"Alto Adige"    01/06/2002
Bolzano
Un'interminabile processione per adottare i cuccioli
Tutti in coda al canile
per fermare "Crudelia"

l.f.

BOLZANO. E' stata una processione ieri al canile municipale per vedere i 56 cuccioli: famiglie intere, ferventi animalisti, coppie arrivate dal Trentino e dal Veneto "per adottarne uno". E poi: centinaia di telefonate piombate da tutta Italia al centralino della Sill, decine ai vigili urbani e in Comune. Tutti disposti a fare qualsiasi cosa pur di evitare ai beagle di finire nelle mani di "Crudelia De Mon", ovvero del laboratorio tossicologico di Amburgo.
Alle 8 di mattina, le prime ad entrare nel cortile del canile sono le ragazze di una classe delle Magistrali, la seconda B. Cristian Klotz, uno degli addetti, porta i piccoli a gruppi di sedici a sgranchirsi sul prato: giocano, si rincorrono, non stanno mai fermi. Più li guardi e più ti chiedi con che cuore si possano utilizzare come cavie. Il pensiero passa anche per la testa di Martina Lana, 17 anni. Scoppia in lacrime: «Non devono andare via. Lo impediremo con ogni mezzo». Arriva una signora meranese: «Ho 82 anni e dieci cani, sono pronta a prenderne un altro». Le studentesse e la signora sono l'avanguardia di un fiume umano inarrestabile e generoso durato ore. Paul Lezuo si offre di mantenerne cinque: «A casa non posso tenerli ma pago le spese a chi vuole adottarli. Sappiamo bene che se riusciamo a salvarli, ce ne sono altrettanti pronti a partire per Amburgo. Ma questa storia sta sollevando un polverone: forse costringeremo la politica a cambiare la legge». A metà mattinata arrivano anche gli attivisti di Wwf e Abac, e i ragazzi de "L'altro posto", l'associazione che ha organizzato il blocco del secondo camion mandato dall'allevamento Morini. Davide Costanzo ha 21 anni e una maglietta grigia con scritto "consideratemi una specie di Panda". E' lui uno dei motori della protesta. Aggeggiando sul cellulare è pronto a convocare ("se ce ne fosse bisogno") una trentina di attivisti. Hanno già gli striscioni pronti. Il migliore recita: "Testatevi i vostri beagle". Alle 11 il veterinario del canile Giovanni Lorenzi sale in auto e si fionda in Tribunale. Torna dopo un'ora con il comandante della polstrada di Vipiteno Mock e l'ispettore di vigili urbani Colli: la Procura ha ordinato il sequestro a tempo indeterminato dei cani. Una prima vittoria. La notizia, diffusa dai tg delle una, innesca un effetto moltiplicatore. Per tutto il pomeriggio è una fila interminabile di bambini e genitori. I cuccioli se la godono, pancia al sole. Per loro solo affetto e le carezze tra le sbarre delle gabbie. Arriva anche l'assessore all'ambiente Fattor. Chiama l'allevamento. Alle 15.30, la Morini si dice disposta a cedere venti cani. Uno sponsor (una banca) è pronto a comprarli sull'unghia. Le notizie volano di bocca in bocca. Il gruppetto di Davide fa girare un foglio: chi vuole un cucciolo ed è disposto a pagare metta il suo nome. Cresce la confusione. Poco prima delle 17, il canile è costretto a chiudere i cancelli. La gente crea capannelli sulla stradina della Sill. Il vento è favorevole. Alle 18, al cellulare di Davide arriva l'sms che mette la parola fine: «Li ha comprati tutti Ebner». Si chiudono 48 ore di intensa passione: Crudelia ha perso.

 

"Alto Adige"    01/06/2002
Bolzano
Quattro aziende allevano
animali per la vivisezione
IL BUSINESS Ma ci sono anche criceti e maialini

a.me.

REGGIO EMILIA. L'azienda Morini di via San Giovanni Bosco 7, quella da cui è partito il camion bloccato l'altro giorno a Bolzano, carico di cuccioli Beagle destinati ad un laboratorio farmacologico tedesco, non è la prima volta che «conquista» le pagine dei giornali a causa della sua attività. Nell'ottobre 1991 migliaia di persone arrivate un po' da tutta Italia, parteciparono ad una manifestazione di protesta contro lo «scannatoio Morini», come lo definirono senza tanti complimenti gli animalisti che organizzarono la protesta: la Lega antivivisezione (Lav) e l'Ente nazionale protezione animali (Enpa).
Oggi, a undici anni di distanza, sul sito della Lav nazionale www.infolav.org l'azienda Morini di San Polo è indicata fra le quattro aziende italiane che allevano cani per la vivisezione.
Le altre sono: Greenhill di Montichiari (Brescia), Charles River di Calco (Como), Harlan Nossan di Correzzana (Milano).
Oltre ai cani, l'azienda sanpolese alleva anche mini pigs (maialini), conigli, criceti, ratti, topolini. Di recente la «Stefano Morini sas» dal nome del suo fondatore morto alcuni anni fa (oggi la guida la moglie Giovanna Soprani) è «sbarcata» su Internet. E, visto che l'azienda rifiuta ogni contatto con i giornalisti, abbiamo tentato di saperne di più usando il mouse.
Ma è stata una delusione: dopo aver digitato l'indirizzo www.morini.re.it si è aperta l'home page e basta. Sì, dopo questa pagina non c'è altro. L'home page ha in alto solo la scritta «Beagle» e sotto la foto di quattro adorabili cuccioli, che forse già da tempo sono finiti in qualche laboratorio. Poi l'indirizzo, il telefono (0522 873424), il fax (0522 874600), l'e-mail morinimorini.re.it l'orario d'apertura. Punto e basta.
«Più volte abbiamo chiesto di poter fare un sopralluogo nell'azienda - dice Stella Borghi dell'Enpa di Reggio Emilia - ma i proprietari ci hanno sempre sbattuto la porta in faccia. Anni fa, poco dopo la manifestazione che portò a San Polo migliaia di persone, chiedemmo al sindaco di allora Frigani e all'Ausl notizie in merito e ci fu risposto che tutto era in regola. Ora rinnoviamo la nostra richiesta per un sopralluogo e, alle forze dell'ordine diciamo: i nostri esperti sono a vostra disposizione se vorrete fare un controllo».
Come nel resto d'Italia, anche a Reggio si svolgerà oggi alle 18 una manifestazione davanti alla Prefettura, proclamata dalla Lav per sensibilizzare i cittadini sui temi della vivisezione. Aderiscono anche Enpa e Lega nazionale protezione del cane. Manifestazione che sensibilizzerà sul tema della vivisezione, a prescindere dal felice esito della vicenda di Bolzano, con la vendita dei cuccioli da parte della stessa Morini

 

"Alto Adige"    01/06/2002
Bolzano
AMBURGO
Il laboratorio resta muto

BOLZANO. Ad Amburgo non si fanno trovare. Il «Labor für Pharmakologie and Toxicologie» non ama la pubblicità. Non ha un suo sito Internet, né un centralino. Al telefono risponde, garbata, una signorina che ha l'ordine di non dare notizie. «Qui sono tutti in riunione - spiega affabile - potreste provare a richiamare nel pomeriggio?»
Il referente è tale professor Leuscham. Alla «Hamburger Morgenpost» lo conoscono, ma sono anche loro parchi d'informazioni. Il laboratorio si trova nella Redderweg di Amburgo. Qui dovevano arrivare i 56 cuccioli di Beagle. Per farne cosa? Nessuna risposta.
«Ci sono molte speculazioni, sarebbe bene che chiariste l'utilizzo di questi cani» è la domanda d'obbligo. Ma da Amburgo, malgrado la crescente pressione degli stessi mass media germanici - del caso si è interessata anche la «Bild Zeitung» - non è arrivata ieri alcuna spiegazione. Quello che appare certo è che la «commessa» sarà rispettata e una nuova infornata di cuccioli partirà presto da Reggio Emilia alla volta di Amburgo.

 

"Alto Adige"    01/06/2002
Bolzano
La legge fissa paletti molto severi sulla loro utilizzazione
Tremila «quattrozampe»
ogni anno in laboratorio

BOLZANO. In Italia l'allevamento e la vendita di cani è regolamentata dal decreto legge 116 del 1992 (recepisce una direttiva comunitaria) che disciplina la "protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o a fini scientifici". La normativa è molto severa e fissa dei paletti inderogabili: agli animali sottoposti a test tossicologici devono essere evitate inutili sofferenze. Viene richiesta una particolare attenzione ai laboratori: sono tenuti a ricorrere all'anestesia generale o locale su tutti gli animali sottoposti ad esperimenti; e a ridurre il numero di esemplari utilizzati nella sperimentazione, anche attraverso la verifica preliminare dell'esistenza di metodi sperimentali alternativi. I laboratori devono inoltre utilizzare specie animali con il più basso sviluppo neurologico. Inoltre un singolo esemplare non può essere utilizzato più di una volta in esperimenti che comportano forti dolori, angoscia o sofferenze. I cani, in particolare, non dovrebbero rimanere in gabbia più a lungo di quanto strettamente necessario ai fini dell'esperimento. La legge prevede anche la facoltà per ill medico veterinario di assumere la decisione di mantenere in vita gli animali al termine della sperimentazione, con conseguente applicazione dell'istituto dell'affidamento in adozione, sempre che le condizioni di salute lo consentano e di fronte a richieste di affido in adozione da parte di associazioni animaliste, di privati o di comuni. I laboratori sono tenuti anche a tenere dei registri in cui vengono annotati tutti gli animali utilizzati nella sperimentazione e i test a cui vengono sottoposti.
Secondo dati della Lega antivivisezione, in Italia oltre 1.500 cani muoiono ogni anno nei laboratori, ed almeno altrettanti vengono esportati verso altri Paesi per essere sottoposti ad esperimenti. La Lav organizza questa mattina una manifestazione davanti alle prefetture di tutta Itala ed a Palazzo Chigi per chiedere al Governo un impegno concreto per l'abolizione della sperimentazione animale. L'associazione ha poi reso noti i nomi di alcuni allevamenti italiani che forniscono cani destinati ad esperimenti, nonché i centri autorizzati dal ministero della Sanità ad utilizzarli. Queste informazioni, rileva la Lav, "sono state ottenute con grandi difficoltà perché protette da un vero e proprio muro del silenzio». I centri autorizzati dal ministero sono l'Università di Milano, uso di cani per test sul sonno; Novuspharma, uso di cani per oncologia; Bracco, uso di cani, gatti, maiali; Abiogen, uso di cani per elicobatteri pilori; Istituto superiore di Sanità, uso di cani per test Aids; Istituto zooprofilattico sperimentale di Palermo, integrazione per utilizzo di cani.

 

"Alto Adige"    01/06/2002
Bolzano
Salvi i cani: Ebner batte Seppi e i Verdi: 56-0
L'europarlamentare compra tutti i Beagle. Primi acquirenti: Brugger e Zeller
I CUCCIOLI CONTESI

di Antonella Mattioli

BOLZANO. I cinquantasei cuccioli di razza «Beagle» sono salvi. Li ha acquistati l'eurodeputato della Volkspartei Michl Ebner evitando in questo modo che finissero in un laboratorio farmacologico di Amburgo, dove sarebbero stati usati come cavie per test legati - pare - anche a nuovi prodotti cosmetici. Un'operazione importante nella battaglia contro la vivisezione, ma ancora di più a livello di marketing: oggi il quotidiano «Dolomiten» lancerà infatti la campagna di adozione dei cagnolini.
«L'idea di acquistare i cuccioli e poi darli in adozione - spiega Toni Ebner, direttore del «Dolomiten» - è venuta alla redazione, appena si è saputo di quei 56 cuccioli bloccati a Campo Trens su un camion diretto ad Amburgo. Abbiamo provato subito a contattare la ditta «Morini» di Reggio Emilia, proprietaria dei cani, ma i nostri tentativi sono falliti miseramente. La titolare dell'azienda ci ha detto chiaramente che non voleva parlare con i giornali».
Che fare a quel punto? Al canile della Sill, dove i cuccioli nel frattempo sono stati posti sotto sequestro preventivo dal sostituto procuratore Benno Baumgartner, è un viavai continuo di gente.
Ci sono intere famiglie, tanti bambini oltre ad attivisti dei movimenti antivivisezione: vogliono salvare i cuccioli. Alla Sill giungono anche decine di telefonate da tutt'Italia: al veterinario Giovanni Lorenzi chiedono di adottare quei batufoli dagli occhioni tristi. Si offre di acquistarli il consigliere provinciale di Unitalia Donato Seppi, ma anche il suo tentativo fallisce. Com'era naufragata in consiglio comunale la proposta della consigliera di An Maria Teresa Tomada di acquistarli come Comune: «Non possiamo», aveva risposto il sindaco.
Scende in campo l'assessore all'ambiente Fattor: l'ammistrazione non può e non vuole spendere neppure una lira, ma si propone come mediatore tra la ditta di Reggio e quanti aspirano all' adozione. «Ho contattato la titolare - spiega - che mi aveva detto che sarebbe stata disposta a cederne una ventina. Nel frattempo ho cercato uno sponsor che sostenesse economicamente l'operazione: ho chiesto alla Cassa di Risparmio che mi aveva promesso una risposta per lunedì».
Nonostante i rifiuti il direttore del «Dolomiten» ci riprova: stavolta però facendo scendere in campo il fratello eurodeputato. «È stata dura - commenta l'onorevole - ma alla fine ce l'ho fatta. La titolare della «Morini», all'inizio, era molto preoccupata per quello che stava succedendo a Bolzano. Sono riuscito a convincerla che per uscire da questa brutta situazione c'era un'unica possibilità: consentire l'adozione. Per fortuna c'era ancora spazio per trattare, perché pur essendoci un contratto di vendita, la fattura non era stata liquidata. Ho pagato 351 euro e 19 centesimi per ogni cucciolo, lo stesso prezzo che la «Morini» aveva pattuito col laboratorio germanico: ora sono tutti miei».
Da oggi sul «Dolomiten» parte la campagna di adozione: «Salviamo i Beagle dal laboratorio». I cuccioli si potranno acquistare allo stesso prezzo pagato da Ebner. «L'ipotesi dell'adozione gratuita - spiega Toni Ebner - è stata scartata subito, perché il pagamento serve anche a responsabilizzare».
Chi sia interessato può inviare un fax al numero 0471-925.440 o un e-mail a DolomitenAthesia.it. I cagnolini verranno assegnati in base all'ordine cronologico delle richieste. «A disposizione - spiega Michl Ebner - ci sono 54 cuccioli, perché due sono per i miei figli Georg e Cosima che da tempo mi chiedevano un Beagle».
Intanto ieri al «Dolomiten» sono già arrivate le prime richieste. In testa c'è lo stato maggiore della Stella alpina: l'Obmann Brugger, la senatrice Thaler Ausserhofer e l'onorevole Zeller oltre all'assessore provinciale Berger. In lista però c'è anche il consigliere Seppi: «Ho prenotato una femmina e la chiamerò Rintintin».
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