Dalla Mailing List di Bairo     20/06/2002

Caro Bairo, ti scrivo per segnalarti un altro orrore. Di nuovo. A Barletta.

Quindici cani sono stati avvelenati in un terreno recintato.
Io sono stata sul posto per fare l'articolo, che allego con foto.
Le immagini sono molto forti. E io sto sempre più male.
Il pezzo sarà pubblicato domani. Ve lo inoltro in anteprima.
Se volete, amici della Mailing list, scrivete lettere al direttore come avete fatto nel caso delle mattanze al canile comunale, all'indirizzo: quotidianobari@caltanet.it
Giulia La Volpe da Molfetta (Ba)


Barletta. Contrada Piscina. Ore 19. Scene da brivido. Nichi Inchingolo raggiunge un terreno adibito a canile e si trova davanti l’orrore. Due cani – Andrea e Lupo – corrono verso il cancello e si infilano in macchina terrorizzati. Sono loro gli unici superstiti dell’ennesima strage, dopo le mattanze compiute il 28 gennaio, 7 febbraio e 2 marzo nel canile comunale. Quindici dei suoi diciassette cani erano stati avvelenati nella notte. Morti, tra atroci sofferenze, dopo ore di agonia. Qualcuno ho trovato la forza di rifugiarsi nella cuccia, altri si sono accasciati sul terreno. Rigidi, sanguinanti, invasi dagli insetti. “Entrate solo se avete stomaco – avverte Nichi – qui è l’inferno”. Oltre quel cancello, in un fondo di proprietà di Ester Montesanti, ti accorgi che quello è un massacro. Gratuito. E chi ha agito non ha lasciato traccia. “Me li hanno uccisi senza pietà – dice tra le lacrime. E, pensando al dolore patito dai suoi cani, confessa: “Avrei preferito che li avessero sparati, ma con il veleno no”. Nessuno sa spiegarsi le ragioni del gesto. Si ipotizza una vendetta nei confronti dell’Enpa, in seguito ad una denuncia per maltrattamento di animali. Quindici giorni fa, Nichi ha trovato il cancello forzato. Con lui, c’è il presidente dell’associazione, Mimmo Francone: “Vigliacchi. Se la sono presa con i cani, che non c’entrano niente. E’ a noi che si dovevano rivolgere. Ma quella è gente che infierisce su chi non può difendersi. Li sto aspettando. Se hanno il coraggio, si facciano vivi. Tanto, sanno dove trovarmi”. Francone, piangendo, fa un nome. Ma sono solo sospetti. Non ci sono prove. Delle polpette avvelenate non è rimasta traccia. Gli autori hanno imboccato gli animali attraverso la recinzione, facendo il giro del terreno dall’esterno. Consumato il pasto mortale, le bestiole si sono sentite subito male. Sono poi morte, dopo ore di lenta agonia, per paralisi cardio-circolatoria. E nessuno ha potuto fare nulla per salvarle. Solo il giorno dopo, quando ha imboccato quella complanare di via Madonna della Croce per portare loro da mangiare, Nichi Inchingolo ha fatto la macabra scoperta. Il fatto è stato denunciato al Commissariato di polizia che ora indaga nei confronti di ignoti. Già, nessuno ha visto nulla. Non ci sono indizi. Resta solo il dolore per un gesto definito “subdolo e malvagio”. Li accarezza piangendo ad uno a uno Nichi i suoi cani. Rea, Dafne, Ciccio, Lupetto, Berni, Lilli, Tina, Chino, Pino, Spillo, Mandy, Ciccia, Marx, Marpol e Dado. Li aveva strappati dalla strada. E dice: “Io qui non metterò più piede”. (Giulia La Volpe)
       pagina principale di questa sezione                  bairos@tin.it                  le foto