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Non ha conosciuto l'odore del muschio e il
sussurro del vento fra le foglie. Il calore di una tana in un tronco
cavo fra erba secca e rametti mentre all'esterno infuria un
temporale. Non ha mai corso fra i cespugli in cerca di cibo o per
giocare con i compagni, saltellando fra le zolle umide e i sassi di un
piccolo torrente. Non ha lasciato le impronte delle zampette sulla neve
immacolata, come immacolato è il suo pelo morbido e il piccolo naso non
si è mai alzato nell'aria gelida a fiutarne gli odori. Non sa cosa sia
una calda giornata di sole passata a rotolarsi nella polvere e le notti
di luna rallegrate dai canti dei grilli e dallo stormire delle fronde
degli alberi. Non conosce la libertà della vita in un bosco, dove le
stagioni si susseguono al battito delle ore che vanno a formare il
giorno. E' nato in una gabbia e il suo mondo languisce fra le maglie
della sua prigione. L'unico odore che conosce è quello della
rassegnazione e della morte, mentre i compagni con cui divide il gioco
della vita sono il dolore e la disperazione. Povere bestiole piccole e
indifese a cui l'Uomo ha tolto l'unico bene prezioso che
possedevano: un'esistenza libera.
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