Continua l'incredibile vicenda dei trovatelli che hanno ereditato una fortuna

I CANI DELLA MILIARDARIA SONO FINITI COSI': IN GABBIA E AL GELO

Una nobildonna ha lasciato ai randagi le sue ricchezze perché fosse costruito per loro un canile a 5 stelle. Ma i cani da 18 mesi vivono in una situazione precaria


di Ines Delgado

Sandigliano (Biella), gennaio 2001

Sono probabilmente fra i cani più ricchi d'Italia. Eppure, per la maggioranza di loro, questo Natale è stato soltanto un altro giorno triste. Un Natale trascorso in casupole di legno, poste in recinti all'aperto, inadeguate a difenderli dalla pioggia, dal vento, dal freddo, sollevate dalla nuda terra con quattro mattoni e senza all'interno nemmeno una cuccia. La loro acqua è in ciotole non collegate all'acqua corrente e quindi pronte a gelare. Ma non è tutto: basta guardare le foto in queste pagine per capire.
Ma chi sono questi sfortunati "quattrozampe" che, nonostante siano gli "eredi" di una fortuna valutata tra i dieci e i dodici miliardi, da oltre diciotto mesi stanno vivendo una vera odissea?
Ricostruiamo questa triste vicenda dall'inizio. Stiamo parlando dei 142 "più disgraziati" fra i circa duecentocinquanta ex randagi, dei quali Gente era già occupato l'estate scorsa, raccolti negli anni da due ricchissime e aristocratiche sorelle milanesi, Clotilde e Clementina Baratieri, che, spinte da un grandissimo amore per le creature indifese, da tempo davano ospitalità, nel loro palazzo di piazza Castello a Milano, ai trovatelli abbandonati da padroni crudeli.
In breve l'esercito di "figliocci pelosi" delle sorelle Baratieri era aumentato e gli appartamenti erano diventati insufficienti a dare loro un ricovero decente. Ma Clotilde e Clementina non erano donne da voltare le spalle a questi diseredati e li avevano collocati in case sfitte di loro proprietà, in una cascina di famiglia vicino a Cremona e, infine, avevano affittato una fabbrica dismessa a Quarto Oggiaro, nella periferia milanese trasformandola in canile.
Per le bistrattate bestiole sembrava arrivato finalmente il momento della serenità: alcune venivano date in adozione a famiglie affidabili, mentre quelli che nessuno voleva, perché troppo vecchi oppure malati, avevano comunque una ciotola di pappa assicurata ogni giorno, le cure mediche necessarie e anche il conforto di qualche carezza.
Nel 1995 il piccolo esercito di ex randagi aveva perduto Clementina Baratieri, una delle loro benefattrici, ma la sorella Clotilde si era prodigata per proseguire la sua meritoria azione.
Tutto proseguiva per il meglio quando il 24 luglio del 1999, a settantanove anni, la signorina Baratieri si era spenta nella notte. Sentendo che le forze la stavano abbandonando, la nobildonna stava preparando i documenti per istituire una fondazione per i suoi protetti. Ma anche se il destino non le ha concesso di portare a termine il suo sogno, l'anziana "fata" dei "quattrozampe" aveva lasciato scritto in un testamento che tutti i suoi averi avrebbero dovuto essere usati per costituire una fondazione per la creazione e il finanziamento di un canile nel quale ospitare cani abbandonati, a cominciare da quelli che già possedeva.
Il futuro dei cani della signora Baratieri avrebbe dovuto essere roseo. Invece spesso le cose non vanno come sarebbe giusto.
Le pratiche burocratiche per costituire una fondazione sono lunghe e complesse. I mesi passano e, invece di scorazzare tra gli agi del confortevole rifugio che "mamma" Baratieri aveva desiderato per loro, per i trovatelli la situazione peggiora.
Il Tribunale nomina un curatore provvisorio per amministrare il patrimonio lasciato dalla contessa milanese ma non può prendere assolutamente iniziative che riguardano la fondazione. In pratica provvede a saldare i conti del cibo, i compensi ai dipendenti della scomparsa che accudiscono i cani e delle cure mediche urgenti.
Amica, un'associazione milanese per la tutela degli animali sempre in prima linea per salvaguardare il benessere delle creature indifese, a titolo di volontariato gratuito, preoccupata dallo stato di progressivo degrado del canile di Quarto Oggiaro, si prodiga con consigli e nella misura possibile con azioni per migliorare la situazione delle bestiole programmando vaccinazioni, sterelizzazioni, visite veterinarie. Ma tutti gli altri presunti "amici e protettori" degli animali si disinteressano della sorte degli "orfanelli" delle sorelle Clementina e Clotilde Baratieri.
E i miliardi di cui i cani sono i legittimi eredi che fine hanno fatto? Nessuno li ha fatti sparire ma,  per colpa delle lentezze della burocrazia, la montagna di denaro lasciata dalla signorina Baratieri è "congelata", anche se ormai sono passati circa diciotto mesi dalla sua scomparsa, in attesa che gli organi competenti, Comune, Regione, Prefettura, nominino gli esperti che andranno a far parte del consiglio di amministrazione. Fino a che la fondazione non vedrà la luce non si possono assolutamente prendere iniziative che esulino dal tran tran quotidiano.
Intanto la situazione dei cagnolini ospitati a Quarto Oggiaro peggiora di giorno in giorno. Lo stabile è sporco e in condizioni sempre peggiori dal punto di vista igienico, i "quattrozampe" da mesi non sanno cosa sia un bagnetto, nessuno pulisce loro le orecchie, parti delicatissime per il benessere dei migliori amici dell'uomo.
Fino che un giorno si fa viva la sezione milanese dell'Enpa  (Ente nazionale protezione animali) che, dopo un sopralluogo compiuto con l'Asl presso la struttura di Quarto Oggiaro dove "abitano" 142 dei 250 "eredi" Baratieri, si rivolge al Tribunale di Milano per far sequestrare gli animali per maltrattamento e disagio.
Il 24 novembre, lo stabile viene chiuso e i suoi ospiti vengono affidati in custodia al presidente della sezione Enpa di Milano. I 142 cani vengono trasportati a gruppi di una ventina per volta in una pensione di Sandigliano, nelle campagne vicino a Biella.
A questo punto si immaginerebbe che finalmente i "poveri miliardari" abbiano trovato, se non il canile a 5 stelle sognato dalla loro defunta proprietaria, un rifugio confortevole.
Accompagnati da uno dei fotografi di Gente, sabato 16 dicembre partiamo per andare a documentare la fine dell'odissea dei cani ereditieri. Quando arriviamo nella pensione scelta dall'Ente protezione animali ci troviamo di fronte ad uno spettacolo tristissimo.
La pensione concepita come luogo per ospitare una clientela a quattrozampe estiva, dispone solamente di 16 box riscaldati e gli altri esterni. E ovunque vedi musetti che si incastrano tra i buchi della rete di protezione per allungarsi verso le persone e cercare una carezza.
Per adesso gli oltre cento cani cercano affetto stringendosi l'un l'altro. Una cosa è certa: vedendo dal Cielo così a mal partito i loro "protetti" le sorelle Baratieri si chiederanno perché, con tutti i miliardi che hanno loro lasciato i loro "figliocci" debbano stare in gabbia e al freddo.                

da "Gente" n. 1/2 11/01/2001

pagina iniziale                                      bairos@tin.it                                     pagina principale di questa sezione