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GAZZETTA
DI REGGIO 03/10/2002
Reggio/Valdenza
Il traffico di
cuccioli da laboratorio della Morini di San Polo. Intervista a uno fra
i più importanti ricercatori mondiali
«La
vivisezione? La facevo ma non serve»
Il professor Croce: «Esperimenti sugli animali
inutili per l'uomo» «Dicono che "lavorare" su questi cani serve a salvare i bambini? E'
una menzogna»
SAN POLO. Tutto è cominciato con la scoperta, al Brennero, di un
carico - trasportato in maniera difforme alle regole - di cani
destinati alla vivisezione per un laboratorio tedesco. I cani
provenivano dall'allevamento Morini di San Polo, già in passato al
centro di polemiche per l'esportazione in maniera un po' troppo
disinvolta di esemplari destinati a sevizie e morte certa. Sono
seguite accuse a non finire, fino alla promulgazione della legge
regionale che vieta questo tipo di allevamenti successivamente
impugnata dal governo. Sulla vivisezione, e soprattutto sulla sua
utilità ai fini della ricerca, il veterinario reggiano Oscar Grazioli,
nostro apprezzato collaboratore, ha intervistato il professor Pietro
Croce, luminare della materia.
di Oscar Grazioli
VICENZA. Sylvia, la moglie del professor Croce, mi accoglie sorridente
con un aperitivo e una fetta di torta al cioccolato da brividi. «La
prego, ancora un po'». Il professor Croce sta arrivando. E' andato al
parco qui vicino a fare la sua passeggiata e i suoi esercizi di
ginnastica. Mi sento un verme. Io, a cinquant'anni, vado in
tachicardia parossistica dopo due flessioni, lui, a 84, va a fare
jogging e ginnastica. La casa è piena di libri. Molti dei quali tedeschi, inglesi e
americani. Il professor Croce, oltre ad avere scritto testi
monumentali di patologia, ne ha tradotti altrettanti dal tedesco. Quando entra mi stringe la mano e mi fa cenno di stare comodo. Parla
con misura, senza mai alzare la voce, senza accalorarsi. Gli occhi
sono limpidi e sinceri. «Forza Oscar, volevi farmi qualche domanda?
Sono pronto». Professor Croce lei ha mai condotto esperimenti su animali? «Sì, ma prima di tutto dammi del tu. Tra colleghi ci si dà del tu. La
formazione scientifica scolastica mi ha imposto, per i primi anni, di
sperimentare sugli animali. Era l'unico credo esistente». Quali sono stati i risultati di questa sperimentazione nella sua
esperienza? «Nulli, per la medicina umana. Potevano avere qualche interesse per i
veterinari. Forse avrebbero potuto migliorare la qualità di vita di
topi e ratti, ma non certo quella dell'uomo che è un'altra specie
assolutamente diversa». La vivisezione è solo un problema di compassione nei confronti degli
animali o è un problema scientifico? «Io rappresento e sostengo soltanto l'antivivisezionismo scientifico». Qual è stata la molla che ha condotto uno scienziato come lei a
trovarsi, come scrive in un suo celebre libro, sulla via di Damasco?
In altri termini perché non ha più sperimentato sugli animali? «L'aver constatato che né i miei, né i risultati degli sperimentatori
di tutto il mondo, ottenevano alcun risultato utile per la medicina
umana. Tutti i giorni muoiono in Germania cinquemila animali a causa
della vivisezione. Tutti i giorni muoiono in Germania 44 uomini a
causa degli effetti collaterali su medicine provate sugli animali. E'
questo il risultato che desideriamo?». Ci può dire quali sono i danni maggiori causati all'umanità dalla
sperimentazione dei farmaci su ratti, topi o cani? Ci fai qualche
esempio anche recente? «Ho un elenco di farmaci compilato dal dottor Bernhard Rambeck di
Bielefeld (Germania) che cita un'ottantina di farmaci che,
sperimentati sugli animali hanno fornito risultati soddisfacenti;
somministrarti all'uomo hanno provocato morti o malattie gravissime,
specialmente al fegato e al cuore». E' sicuro che dalla sperimentazione sugli animali non sia derivato
nessun vantaggio, ad esempio il trapianto d'organo? «E' assai probabile che gli sperimentatori abbiano provato sugli
animali prima di provare sull'uomo, ma non possiedo protocolli a
proposito, non saprei come procurarmeli. Anche perché da qualche anno
la sperimentazione sugli animali si svolge nel più assoluto segreto: i
ricercatori cominciano a vergognarsi? Sarebbe ora!». Molte persone credono che la vita di un bambino non valga quella di
tutti i cani del mondo. Cosa risponde loro? «Vorrei invitare quelle persone a dimostrare una correlazione tra la
sperimentazione sugli animali e il salvataggio dei bambini. Non ci
riuscirebbero mai». In una recente intervista la responsabile degli studi dell'istituto
Mario Negri ha detto che quando uno sperimentatore sa che quel cane
deve morire prova grande dolore, ma lo deve fare. E' vero? «Commovente!». Che fare allora. Sperimentare su cavie umane? «Cercando di modificare geneticamente animali per ottenere specie con
tessuti di tipo "umano" i ricercatori, forse senza rendersene conto,
ci hanno dato ragione: soltanto l'uomo può essere modello sperimentale
dell'uomo. Ratti, topi, cani o scimmie non solo sono inutili ma sono
forvianti. La ricerca della sicurezza usando ratti e criceti è pura
follia, o meglio, copertura accorta di interessi che hanno più a che
fare con soldi e punteggi accademici che non con la salute». Lei è un grande scienziato ed è stato un grande insegnante. Vuole dire
qualcosa ai giovanissimi che hanno iniziato ora le scuole? «Quando sarete voi in età da poter sperimentare a favore della
medicina umana, la sperimentazione sugli animali sarà così screditata
da non esistere più nessuna traccia, ma solo un triste ricordo del
quale l'umanità intera si vergognerà. E tu, Oscar, per favore... dammi
del tu». |