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LA
PROVINCIA DI
CREMONA
9 MARZO 2009
Bloccato il conto del canile Anche il deposito bancario di 500mila euro è sotto sequestro
Mauro Cabrini
Cremona - Diventato oggetto di accurate verifiche a fronte di un saldo ritenuto dagli investigatori "sorprendentemente alto per un'associazione che essendo senza fini di lucro non dovrebbe avere utili", ora anche il contro corrente di riferimento del canile intestato all'Associazione Zoofili cremonesi e aperto in una banca della città, è sotto sequestro. Sono bloccati, di conseguenza, gli oltre 500mila euro che vi sarebbero depositati e che, secondo indiscrezioni, avrebbero dovuto rappresentare la base di partenza per dare corpo al "sogno" di un avveneristico rinnovamento del canile.
Al vaglio come è
facilmente
intuibile, ci
sono la
provenienza e
gli spostamenti
di denaro:
entrate, uscite,
spese e
donazioni
dovranno essere
incrociate con
la
documentazione
recuperata dai
carabinieri per
appurare se
tutto quel
denaro a
disposizione del
presidio è
semplicemente
frutto di un
accumulo dovuto
alle varie
convenzioni -
quelle con
l'amministrazione
comunale di
Cremona, con gli
altri quaranta
comuni
convenzionati e
con il ministero
competente
garantiscono in
effetti almeno
200mila euro
all'anno -
oppure di altro.
Di sicuro, in
attesa di
certezze, il
provvedimento
disposto dalla
procura e
confermato
dall'apparato
inquirente in
una domenica per
il resto segnata
dalla tregua
anche sul fronte
delle indagini,
rappresenta lo
sviluppo
principale di un
lavoro
investigativo
che si annuncia
complesso e
ancora
decisamente
lungo. - Non
possiamo
ovviamente
entrare nei
particolari,
perchè siamo nel
pieno degli
accertamenti -
si è limitato a
riferire ieri il
comandante dei
Nas Raffaele
Marongiu - ma
non escludo che
i riscontri
raccolti sino ad
ora, rivelarsi,
andando avanti,
solo la punta
dell'iceberg.-
Intanto i punti
fermi
dell'inchiesta
innescata
dall'esposto
presentato dalla
Lega nazionale
per
*************** Oggi e domani "vertice" in procura Inquirenti e magistrato a confronto
Quella entrante
promette di
essere una
settimana
decisiva sul
fronte
dell'indagine e
dei suoi
possibili
sviluppi. E per
concordare i
passi da
compiere, i
carabinieri del
Nas di Cremona
dovrebbero
incontrare
questa mattina,
al più tardi
domani, il
magistrato
titolare
dell'inchiesta,
il sostituto
procuratore
Cinzia Piccioni.
Il confronto che
si terrà in via
dei Tribunali,
sarà
l'occasione per
fare il punto
della situazione
su quel che è
stato fatto sino
ad ora e per
individuare quel
che resta da
fare.
L'impressione è
che il raggio
degli
accertamenti,
così come il
numero degli
indagati, sia
destinato ad
allargarsi a
stretto giro di
posta. Si sa che
sono oggetto di
attenzione
almeno cinque,
sei canili
legati a quello
di Cremona e
situati fra nord
e centro Italia,
da cui sarebbero
arrivati in via
Casello
centinaia di
cani:e si sa
anche come i
militari stiano
spulciando la
documentazione
relativa ai
rapporti e alla
movimentazione
di carne
animale, fra il
rifugio e le
aziende di
smaltimento cui
ha fatto
riferimento dal
*************** Le accuse "Soppressioni sistematiche per incassare soldi"
"Uccisione e
maltrattamenti
di animali" ed
"esercizio
abusivo della
professione
sanitaria":
dietro quelle
pesanti
supposizioni di
reato ipotizzate
dagli inquirenti
a carico dei
vertici
dell'Associazione
Zoofila
cremonesi,
secondo
l'impianto
allestito
dall'accusa ci
sarebbe la
"sistematica
soppressione di
cani"
all'interno del
Rifugio. La
ricostruzione di
quanto sarebbe
accaduto è ormai
piuttosto
precisa, se non
nei numeri,
almeno nelle sue
linee guida. In
sostanza stando
ai riscontri
raccolti, i
carabinieri in
circa sei mesi
di accertamenti
e stando anche
alle
"testimonianze
univoche" di
almeno sette,
otto volontari
ed ex volontari,
nel canile di
Cremona si
sarebbero
verificate,
tramite
iniezioni di
farmaci
(sequestrati in
abbondanza)
abbattimenti in
numero
eccessivo, non
strettamente
necessari o
comunque al di
fuori delle
prescrizioni di
legge. Motivo
presunto:in quel
modo in una
struttura
gravata da un
soprannumero di
ospiti a
quattrozampe -
"in nome della
semplice
equazione "più
cani più denaro"
come sostengono
i militari - si
sarebbe liberato
spazio per poter
ricevere altri
animali,
incassando così
la quota - fra i
200 e 300 euro a
capo a seconda
delle
convenzioni -
che i comuni
devono versare
per ogni
"accoglimento".
Dall'altra parte
i responsabili
del presidio
respingono ogni
addebito
attraverso i
loro legali
difensori,
assicurando che
"tutto verrà
chiarito". Al
loro fianco i
tanti che da
martedì,
dall'esplosione
del caso in
avanti, hanno
manifestato
incredulità,
forti della
granitica
certezza che 'l'orrore'
non abbia mai
trovato posto
oltre l'alto
portone in ferro
di via del
Casella. |