agosto 2013
 

LA NUOVA VENEZIA
1 AGOSTO 2013
 
I carabinieri salvano un pony maltrattato e altri animali
Il cavallino era legato sotto il sole senza acqua e cibo, pieno di piaghe e infezioni. I militari del Nas lo hanno sequestrato e fatto curare. Denunciato il proprietario
 
MESTRE (VE). Hanno salvato un pony lasciato legato sotto il sole senza acqua e cibo.
È solo una delle azioni dei carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazione e sanità) che già nel primo semestre dell'anno hanno ispezionato 62 attività nelle nostre province, riscontrando irregolarità in 19 casi e sequestrando strutture ed animali per un valore di circa 1milione e 400mila euro.
Per i cosiddetti “animali d'affezione”, come cani, gatti e uccellini, i militari hanno accertato l'attivazione abusiva di 2 canili e di un centro di addestramento gestito da un'associazione sportiva e proceduto al sequestro amministrativo delle strutture e di 64 cani (varie razze), 12 dei quali - presso un allevamento amatoriale - non sottoposti a vaccinazione antirabbica.
Invece, in 15 allevamenti di animali da reddito (bovini, ovicaprini, suini e avicoli) i carabinieri del Nas hanno sequestrato alcuni locali abusivamente adibiti a stalle, alla lavorazione di carni, 2 locali di mungitura e 2 depositi di latte crudo per precarie condizioni igienico-sanitarie.
Nell'ambito delle ispezioni, i militari hanno proceduto anche al sequestro di 93 bovini (di cui 45 vitelli) stallati in carenti condizioni di benessere ed in box non idonei che provocavano sofferenza agli animali, altri 44 privi di marchi, 320 ovini e 7 suini non assunti in carico sul prescritto registro aziendale.
Inoltre, in uno degli allevamenti il Nas ha proceduto al sequestro penale di un ''Pony'' detenuto in condizioni assolutamente incompatibili con la propria natura ed alla denuncia - per maltrattamento di animali - del proprietario. Il cavallino, di circa 14 anni, è stato rinvenuto legato ad un albero sotto il sole, in grave stato di denutrizione per mancanza di foraggio e di acqua, con piaghe diffuse e lesioni da parassiti in varie parti del corpo e perduranti giàda diverso tempo. Sottoposto - da personale del Servizio Veterinario dell'Asl - ad immediato trattamento farmacologico, il pony è stato trasportato - con ambulanza veterinaria - in uno stallo (ove è tuttora in custodia giudiziaria) per essere accudito e curato da medici veterinari volontari. Inoltre, nel medesimo allevamento, sono stati sequestrati amministrativamente altri 20 equini ( 5 pony e 15 asini) poichè risultati in parte privi di dispositivo di identificazione ed in parte mai denunciati all'anagrafe.
 
ANSA
1 AGOSTO 2013
 
Animali: controlli Nas Treviso
Salvato pony che era tenuto sotto il sole e denutrito
 
TREVISO - Nel primo semestre dell'anno, i Carabinieri del Nas di Treviso, nell'ambito dei controlli finalizzati alla verifica del benessere animale, hanno ispezionato 62 attività nelle province di Treviso, Venezia e Belluno, riscontrando irregolarità in 19 casi e effettuando sequestri per un valore di circa 1milione e 40mila euro.
In un allevamento è stato sequestrato un Pony, legato ad un albero sotto il sole, in grave stato di denutrizione per mancanza di foraggio e di acqua, con piaghe diffuse.
 
CORRIERE DELLA SERA
1 AGOSTO 2013
 
LE ISPEZIONI DEI CARABINIERI
Pony sotto il sole e cani senza vaccini
Irregolarità in un'attività su tre
Allevamenti e strutture tra Venezia, Treviso e Belluno: nei primi sei mesi sequestri per un milione e 400 mila euro
 
TREVISO - Nel primo semestre dell'anno, i Carabinieri del Nas di Treviso, nell'ambito dei controlli finalizzati alla verifica del benessere animale, hanno ispezionato 62 attività nelle province di Treviso, Venezia e Belluno, riscontrando irregolarità in 19 casi e sequestrando strutture ed animali per un valore di circa 1milione e 400mila euro. Per gli animali d'affezione, i militari hanno accertato l'attivazione abusiva di 2 canili e di un centro di addestramento gestito da un'associazione sportiva e proceduto al sequestro amministrativo delle strutture e di 64 cani (varie razze), 12 dei quali - presso un allevamento amatoriale - non sottoposti a vaccinazione antirabbica. Invece, in 15 allevamenti di animali da reddito (bovini, ovicaprini, suini e avicoli) i Carabinieri del Nas hanno sequestrato alcuni locali abusivamente adibiti a stalle, alla conservazion e di liquido seminale suino, alla lavorazione di carni, 2 locali di mungitura e 2 depositi di latte crudo per precarie condizioni igienico-sanitarie.
Nell'ambito delle ispezioni, i militari hanno proceduto anche al sequestro di 93 bovini (di cui 45 vitelli) stallati in carenti condizioni di benessere ed in box non idonei, altri 44 privi di marche auricolari, 320 ovini e 7 suini non assunti in carico sul prescritto registro aziendale nonchè 73 tra anatidi, ovicaprini e maiali di ignota provenienza. Inoltre, in uno degli allevamenti situato nella provincia di Treviso, il Nas ha proceduto al sequestro penale di un «Pony» detenuto in condizioni assolutamente incompatibili con la propria natura ed alla denuncia - per maltrattamento di animali - del proprietario.
Il cavallino, di circa 14 anni, è stato rinvenuto legato ad un albero sotto il sole, in grave stato di denutrizione per mancanza di foraggio e di acqua, con piaghe diffuse e lesioni da parassiti in varie parti del corpo e perduranti già da diverso tempo. Sottoposto - da personale del Servizio Veterinario dell'Aulss - ad immediato trattamento farmacologico, il pony è stato trasportato - con ambulanza veterinaria - in uno stallo (ove è tuttora in custodia giudiziaria) per essere accudito e curato da medici veterinari volontari. Inoltre, nel medesimo allevamento, sono stati sequestrati amministrativamente altri 20 equini (5 pony e 15 asini) poiché risultati in parte privi di dispositivo di identificazione ed in parte mai denunciati all'anagrafe.
 
MATTINO DI PADOVA
1 AGOSTO 2013
 
Animali, i Nas scoprono 19 irregolarità
Il rapporto sull’attività del primo semestre: fra gli altri casi, salvato pony tenuto sotto il sole e denutrito
 
TREVISO - Nel primo semestre dell'anno, i Carabinieri del Nas di Treviso, nell'ambito dei controlli finalizzati alla verifica del benessere animale, hanno ispezionato 62 attività nelle province di Treviso, Venezia e Belluno, riscontrando irregolarità in 19 casi e sequestrando strutture ed animali per un valore di circa 1milione e 400mila euro. Per gli animali d'affezione, i militari hanno accertato l'attivazione abusiva di 2 canili e di un centro di addestramento gestito da un'associazione sportiva e proceduto al sequestro amministrativo delle strutture e di 64 cani (varie razze), 12 dei quali - presso un allevamento amatoriale - non sottoposti a vaccinazione antirabbica. Invece, in 15 allevamenti di animali da reddito (bovini, ovicaprini, suini e avicoli) i Carabinieri del Nas hanno sequestrato alcuni locali abusivamente adibiti a stalle, alla conservazione di liquido seminale suino, alla lavorazione di carni, 2 locali di mungitura e 2 depositi di latte crudo per precarie condizioni igienico-sanitarie. Nell'ambito delle ispezioni, i militari hanno proceduto anche al sequestro di 93 bovini (di cui 45 vitelli) stallati in carenti condizioni di benessere ed in box non idonei, altri 44 privi di marche auricolari, 320 ovini e 7 suini non assunti in carico sul prescritto registro aziendale nonché 73 tra anatidi, ovicaprini e maiali di ignota provenienza. Inoltre, in uno degli allevamenti situato nella provincia di Treviso, il Nas ha proceduto al sequestro penale di un «Pony» detenuto in condizioni assolutamente incompatibili con la propria natura ed alla denuncia - per maltrattamento di animali - del proprietario. Il cavallino, di circa 14 anni, è stato rinvenuto legato ad un albero sotto il sole, in grave stato di denutrizione per mancanza di foraggio e di acqua, con piaghe diffuse e lesioni da parassiti in varie parti del corpo e perduranti già da diverso tempo. Sottoposto - da personale del Servizio Veterinario dell'Aulss - ad immediato trattamento farmacologico, il pony è stato trasportato - con ambulanza veterinaria - in uno stallo (ove è tuttora in custodia giudiziaria) per essere accudito e curato da medici veterinari volontari. Inoltre, nel medesimo allevamento, sono stati sequestrati amministrativamente altri 20 equini (5 pony e 15 asini) poiché risultati in parte privi di dispositivo di identificazione ed in parte mai denunciati all'anagrafe.
 
NEL CUORE.ORG
1 AGOSTO 2013
 
FORLI': DUE CUCCIOLI CON LA CODA MOZZATA, ALLEVATORE DENUNCIATO
L'uomo rischia fino ad un anno e mezzo di carcere
 
Rischia una condanna da tre mesi ad un anno e mezzo di carcere o una multa da 5.000 a 30.000 euro un allevatore amatoriale di cani trovato in possesso, durante un controllo delle guardie zoofile ambientali di Forlì-Cesena, di due cuccioli di cane di circa due mesi, con la coda mozzata. Pare che le code dei cuccioli siano state strette fortemente da elastici in modo da provocarne la necrosi con successivo distacco della parte.
''Tale dolorosa quanto arcaica pratica finalizzata all'amputazione di una parte della coda - precisano le guardie zoofile - è vietata dalla legge. Il taglio della coda è praticabile in casi eccezionali, con metodologia chirurgica ed in anestesia, soltanto nella prima settimana di vita dell'animale. Solo un medico veterinario, che ne abbia constatato secondo scienza e coscienza concreta esigenza, puo' eseguire questi interventi''. L'allevatore si è difeso sostenendo che senza taglio della coda i due cani non si potevano vendere. Infatti, i cuccioli, per altro non ancora iscritti presso l'anagrafe canina del Comune di residenza, sarebbero stati consegnati la settimana seguente a due persone che li avevano prenotati espressamente con la coda tagliata. I due cuccioli sono stati sequestrati e l'allevatore denunciato all'autorità giudiziaria.
 
IL RESTO DEL CARLINO
1 AGOSTO 2013
 
Taglia le code ai cani, allevatore denunciato
Scoperto dalle guardie zoofile, si è giustificato: «Dovevo venderli». Rischia una multa di 30mila euro
 
Forlimpopoli (FC), 1 agosto 2013 - Due cuccioli di cane 'Corso' di circa due mesi, con la coda mozzata, sono stati trovati dal personale della Guardia zoofila ambientale provinciale durante un controllo effettuato nei giorni scorsi a Forlimpopoli. Da una prima ricostruzione sembra che le code dei cuccioli siano state strette da elastici in modo da provocarne la necrosi con successivo distacco. La pratica è illegale.
«Solamente un medico veterinario, che abbia constatato secondo scienza e coscienza, concreta esigenza per il benessere dell'animale stesso e sotto la propria diretta responsabilità, può eseguire questi interventi che rientrano a pieno titolo nelle pratiche mediche», spiega il comunicato del Nucleo operativo del Corpo della Guardia zoofila ambientale di Forlì-Cesena. Gli animali sono stati sequestrati, mentre l'allevatore che li deteneva è stato deferito all'autorità giudiziaria. «Se non si taglia, non si vendono»: così si sarebbe giustificato l'allevatore di fronte alle contestazioni delle Guardie zoofile. «Infatti, i cuccioli, per altro non ancora iscritti presso l'anagrafe canina del Comune, sarebbero stati consegnati la settimana seguente a due persone che li avevano prenotati espressamente con la coda tagliata», prosegue la nota. Il mancato rispetto della normativa specifica è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. «I cani - concludono le forze dell'ordine - devono obbligatoriamente essere iscritti ed identificati con microchips all'anagrafe canina sul luogo di residenza del proprietario della fattrice. Le violazioni amministrative sono soggette a prescrizione quinquennale e per tanto eventuali difformità sono sanzionabili fino ai cinque anni successivi dalla data in cui sono commesse».
 
GEA PRESS
1 AGOSTO 2013
 
Porto di Torre Cesarea (LE) – La rianimazione del piccolo delfino
Intervento della Guardia Costiera di Gallipoli.
 
Fin dalle 05.30 di stamani la sala operativa della Capitaneria di Porto di Gallipoli aveva iniziato a ricevere numerose segnalazioni di un delfino ancora vivo ma in difficoltà, nei pressi del Porto di Torre Cesarea. Venivano così immediatamente allertati i militari dell’Ufficio Locale Marittimo della nota località turistica mentre, contemporaneamente, venivano messi in atto i protocolli previsti per la segnalazione di cetacei in difficoltà. Ad essere avvisati anche i medici veterinari dell’ASL competente per territorio ed il personale dell’Area Marina Protetta.
In effetti nei luoghi veniva subito avvistato un piccolo delfino, molto probabilmente un grampo, della lunghezza di appena 1.20 mt e del peso di circa 35 kg.
I militari della Guardia Costiera, in collaborazione con gli specialisti del settore, avvicinatisi al delfino hanno prima provveduto a rianimarlo e poi a condurlo al largo. In tal maniera sono state altresì scongiurate eventuali collisioni con unità da diporto che in questo periodo sono molto numerose lungo il litorale jonico.
Ancora sconosciute le cause che hanno portato il cetaceo a spingersi in acque così poco profonde come quelle di Porto Cesareo. Basti pensare, spiega la Capitaneria di Porto, come questi delfini vivono in branchi ad una profondità che compresa tra i 400 ed i 1000 metri di profondità.
Rimane sempre attivo, h24 il numero blu gratuito, 1530, per tutte le segnalazioni e le emergenze in mare.
 
LA NUOVA SARDEGNA
1 AGOSTO 2013
 
IL MISTERO di stintino
È morta Peppa, il cane adottato dal poliziotto scomparso
 
SASSARI. Peppa ha atteso con pazienza il ritorno del suo padrone, anche se ormai era diventata cieca e anche l’udito l’aveva quasi abbandonata. E ogni volta che arrivava qualcuno al cancello, avanzava sempre con più fatica ma andava a vedere. Sperava ancora in quella carezza, in quell’abbraccio che per anni li aveva trasformati in amici inseparabili.
Peppa, il cane del posto di polizia di Porto Torres, è morta ieri mattina senza incontrare lo sguardo di Michele Peragallo, l’ex poliziotto di 55 anni di Stintino, scomparso misteriosamente dalla sua abitazione il 2 febbraio.
Il cane - un meticcio che Michele aveva adottato dopo che insieme ad alcuni colleghi l’aveva salvata dalla solita fine che fanno i cuccioli abbandonati nei cassonetti dei rifiuti - è morto ieri mattina nella clinica veterinaria, dove i medici hanno tentato sino all’ultimo di salvarlo. «Sono stati eccezionali», hanno detto gli agenti. Una ventina di giorni fa, sempre più stanca, Peppa aveva deciso di lasciarsi andare: poca attenzione, movimenti lenti, era evidente che soffriva anche per quella mancanza che nessuno ha saputo spiegare agli uomini e tanto meno a lei. Era stata investita da una moto, un incidente banale, la frattura dell’anca. Gli agenti del posto di polizia di Porto Torres si erano prodigati pagando le cure e garantendo ogni assistenza possibile. L’avevano fatto per lei e per Michele, con la speranza un giorno di rivederli insieme. Invece non è stato così, non sempre la generosità aiuta a scrivere storie a lieto fine. Aveva 13 anni Peppa, era un vero cane da guardia, non certo cattivo. Però abbaiava, controllava, ti girava intorno due o tre volte, ti annusava e capiva subito se doveva ringhiare o lasciare libero il passaggio. Ieri al posto di polizia qualche collega ha versato una lacrima per Peppa, succede dove ci sono ancora certi valori.
«Di Michele non sappiamo niente, l’abbiamo cercato ovunque insieme alle altre forze dell’ordine. La sua sparizione è un mistero», questo il commento. Sul libretto di Peppa c’era il nome di Michele, era talmente affezionato che si era fatto carico lui di registrarla. Anche quando era andato in pensione, tornava sempre, più volte nella settimana. Ed erano grandi feste. C’è una bella foto che li ritrae insieme, Michele Peppa, entrambi fieri di essere poliziotti. Se ne sono andati entrambi senza potersi salutare.
 
LA PROVINCIA PAVESE
1 AGOSTO 2013
 
L’auto lo investe e gli uccide il cane
L’incidente di notte in Strada Nuova. L’uomo ha riportato la frattura di una gamba, automobilista sottoposto all’alcol test
 
PAVIA. Ha perso il controllo della sua automobile e ha investito un passante in piena notte in Strada Nuova. Daniele Bergamo, 35 anni, residente a San Martino, se l’è cavata con la frattura di una gamba ma il suo cane, un meticcio, è stato ucciso dalla Golf. I carabinieri della compagnia di Pavia hanno aperto un’inchiesta per chiarire la dinamica precisa dell’incidente.
La vicenda si è verificata, mercoledì notte verso le due e mezza, all’incrocio tra corso Carlo Alberto e Strada Nuova. Jacopo Maria Tavaroli, uno studente di 20 anni che abita a Torre d’Isola, era al volante della sua Golf. Al suo fianco un amico che abita a Ferrera Erbognone. La vettura stava percorrendo corso Carlo Alberto in direzione di piazza Italia. Un tratto di strada consentito al passaggio delle auto anche se si trova pieno centro storico. All’incrocio con Strada Nuova le vetture possono svoltare a destra per proseguire verso viale XI febbraio oppure proseguire per un breve tratto verso piazza Italia dove c’è la sede dell’amministrazione provinciale. Il ragazzo di Torre d’Isola, da una prima ricostruzione, sembra sia arrivato all’incrocio con Strada Nuova dove non si è sarebbe accorto che Daniele Bergamo e il suo cane stavano attraversando la strada vicino alle strisce pedonali. Un attraversamento sembra in diagonale. Jacopo Tavaroli se li è trovati davanti e non ha fatto in tempo a toccare i freni della Golf. Ha investito sia l’uomo che il cane. Poi ha proseguito corsa per oltre cinquanta metri. Si è fermato Strada Nuova ed è sceso insieme all’amico. I due si sono resi conto di quello che era successo. Daniele Bergamo era steso a terra con un forte dolore ad una gamba. Il suo cane, un meticcio di taglia media, è stato purtroppo ucciso sul colpo dalla Golf. I ragazzi hanno lanciato l’allarme con una telefonata alla centrale operativa del 118. Sono arrivati anche alcuni residenti svegliati dal rumore e altri automobilisti. In Strada Nuova sono state inviate sia l’ambulanza che l’automedica. Le condizioni del ferito non sono sembrate gravi: Daniele Bergamo no n aveva infatti perso conoscenza nonostante la caduta. E’ stato caricato in ambulanza ed è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale San Matteo. Qui è stato sottoposto alle radiografie che hanno evidenziato la frattura. L’uomo aveva anche riportato escoriazioni in diverse parti del corpo. I ragazzi hanno rifiutato il trasporto in ospedale. Sul posto dell’incidente è intervenuta una pattuglia dei carabinieri del nucleo radiomobile. I militari hanno cercato di ricostruire la dinamica precisa dell’investimento in un punto dove gli incidenti sono molto rari. Hanno sentito sia il conducente della Gofl che l’amico seduto a fianco. Probabilmente i due non si sono resi conto di quell’uomo che stava attraversando la strada. I carabinieri hanno cercato di chiarire alcuni particolari come, ad esempio, la velocità della vettura investitrice. Il conducente è stato anche sottoposto all’alcol test. Per il mo mento non sono stati presi provvedimenti particolari ma la vicenda sarà sicuramente segnalata all’autorità giudiziari. L’incidente, per come è avvenuto, avrebbe potuto provocare conseguenze ben peggiori.
 
AGEN PARL
1 AGOSTO 2013
 
BOTTICELLE: CIRINNA', CON NUOVA ALLERTA CALDO DA DOMANI STOP A SERVIZIO
 
Roma - “A partire da domani e fino a domenica è prevista una  nuova ondata di  caldo record a Roma. Per la capitale la previsione è da allerta 3 e bollino rosso. Le temperature  saliranno fino a 40 gradi. Con queste condizioni metereologiche il servizio pubblico a traino animale delle 'botticelle ' va sospeso così come previsto nell’ultima ordinanza del Sindaco e dall'art. 46 del  Regolamento capitolino per la disciplina degli autoservizi pubblici non di linea approvato con DC 68/2011 che "esclude in ogni caso l'esercizio qualora la temperatura sia superiore ai 35 gradi".
Confido che l'Amministrazione Capitolina e la Polizia di Roma Capitale vogliano intensificare i controlli a partire dalla mattina di domani per prevenire abusi  e violazioni del vigente regolamento comunale di tutela degli animali.
Purtroppo dobbiamo registrare, non senza  irritazione e preoccupazione,  le segnalazioni e le denunce delle associazioni animaliste e della LAV che hanno verificato,  in concomitanza  dell’emergenza caldo della scorsa settimana, diverse inosservanze al regolamento di tutela dei cavalli.
Ricordo infine che il regolamento comunale dispone  che i cavalli non vengano  utilizzati per più di 6 ore al giorno, con obbligo di pausa all'ombra tra una corsa e l'altra e divieto di far circolare i cavalli dalle ore 13 alle 17.”
E’ quanto dichiarato dalla senatrice del Pd Monica Cirinnà.
 
GEA PRESS
1 AGOSTO 2013
 
Taranto – Arresto per furto di bestiame
Intervento dell'Arma dei Carabinieri
 
Nella scorsa notte, i Carabinieri del N.O.R. – Aliquota Radiomobile della Compagnia di Taranto, coadiuvati dal personale del Distaccamento di Manduria (TA) della Polizia Stradale – Distaccamento di Manduria, hanno tratto in arresto in flagranza di reato un giovane originario di San Severo (FG).
L’accusa è quella di furto aggravato di animali.
Allertati da una telefonata giunta alla Centrale Operativa del Comando Provinciale da parte dell’Arma di Francavilla Fontana che segnalava il furto di 17 capi di bestiame (mucche da latte pezzate rosse) asportati poco prima da un’azienda agricola del posto, i militari in servizio di pattuglia hanno intercettato l’uomo mentre percorreva la S.S. 7 ter con direzione Taranto alla guida del proprio autocarro, fermandolo nei pressi di un’area di servizio.
Non sapendo giustificare il possesso dei bovini trasportati, né potendo mostrare i relativi documenti veterinari, dopo aver fornito alcune versioni giudicate contraddittorie, l’interessato ha riconosciuto la propria responsabilità. L’autocarro utilizzato è stato sottoposto a sequestro mentre gli animali, che gli avrebbero fruttato Euro 50.000 circa, sono stati restituiti al legittimo proprietario, nel frattempo sopraggiunto sul posto.
Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato tradotto presso il carcere di Taranto, a disposizione del p.m. di turno, dott. Lelio Fabio Festa.
 
GAZZETTA DI REGGIO
1 AGOSTO 2013
 
Eroi a quattro zampe, salvatori per gioco
 
Se per Maya, Cartier e Cris le prove sul campo devono ancora cominciare, Denzel – l’anziano del gruppo – ha sulle spalle un’esperienza importante. E’ quella del terremoto della Bassa, un anno fa. «Siamo andati a Medolla, tra le macerie della Haemotronic (qui morirono quattro persone) –s piega il suo conduttore, Giuseppe Arigò – Lavoravamo insieme a sei unità cinofile, tre dalla Lombardia tre dall’Emilia Romagna. Ci si dava il cambio. Dieci minuti ciascuno. Non era facile. Perché c’erano tante persone: colleghi, soccorritori, chi attendeva di avere notizie. Non sono condizioni facili, ci sono un sacco di distrazioni. I cani però sono fondamentali nell’indicare quale deve essere la zona dove scavare. Il conduttore deve essere bravo nel “leggere” il cane, che non sempre abbaia, ma assume dei comportamenti da interpretare». Il veterano “umano” dell’unità cinofila del comando di Reggio è Lorenzo Pellinghelli che prima di accompagnarsi a Cris, aveva Tex, che ora si gode la meritata “pensione”: «Siamo stati all’Aquila, cercato tra le macerie. Loro non sono infallibili: insomma, Rex non esiste. Quando un cane segnala, cerchiamo conferme con gli altri. Poi si parte a scavare. Ma a quel punto non si sbaglia». (el.pe) di Elisa Pederzoli Cartier è l’unico golden retriver del gruppo: il pelo bianco e morbido. Denzel – che prende il nome proprio dal noto attore americano Washington – è il più esperto di tutti: ha sulle spalle il terremoto dell’Emilia, un anno fa. Il giovane Cris, labrador di due anni e mezzo, ha un debole per la femmina della “compagnia”, Maya, e non riesce proprio trattenersi dall’andarle vicino. Sono i cani che compongono l’unità cinofila del comando provinciale dei vigili del fuoco. Quattro è un numero importante. «Che porta Reggio a detenere il primato in Emilia Romagna» spiega il comandante Ugo D’Anna. Un numero che si è potenziato nelle scorse settimane quando Cartier, Cris e Maya – il veterano Denzel già da tre anni – hanno ottenuto la certificazione. Ora, sono a tutti gli effetti “vigili del fuoco” per il soccorso in superficie e tra le macerie: cercano i dispersi nei boschi o in caso di terremoto. Eroi a quattro zampe che si accompagnano ai loro conduttori umani, in un rapporto simbiotico che è a tutti gli effetti la chiave per comprendere come e perché Cartier, Denzel, Cris e Maya e tutti i cani che come loro sono al servizio del soccorso sono capaci di diventare tanto preziosi. L’ADDESTRAMENTO. «Il percorso di addestramento inizia quando i cani hanno sei mesi» spiega Alberto Gazza, coordinatore dell’unità cinofila. «Il primo passo è un test d’ingresso per comprendere se il cane è adatto a diventare un soccorritore. Servono infatti alcune caratteristiche – spiega –. Devono essere animali socievoli, sia con le persone che con gli altri animali, e avere attitudine all’obbedienza». Il secondo step è l’addestramento vero e proprio. «Dura un paio d’anni – prosegue – fino a che si arriva alla settimana di corso di formazione e all’esame finale per la certificazione, che si svolgono nella nostra scuola a Volpiano, in provincia di Torino». Quello che il suo Cartier, Cris e Maya hanno superato da poche settimane. Ma come fanno a imparare a cercare le persone? «Loro cercano attraverso l’olfatto – prosegue –. Si chiama teleolfatto: loro sentono l’odore delle cellule che il corpo lascia dove passa. E sentono la postura. Così riescono a trovare chi magari è steso per terra, o rannicchiato: le condizioni in cui troviamo chi è disperso e stiamo cercando. Quando lo trovano abbaiano». QUESTIONE DI GIOCO. Ma come si fa a “insegnare” a questi cani a cercare? «Noi in realtà sfruttiamo la loro attitudine al gioco – prosegue Gazza –. Negli addestramenti il figurante si nasconde e quando il cane lo trova, porge al cane un premio. Che varia: può essere il loro gioco preferito o del cibo». E varia proprio a seconda del cane. Perché Cartier, ad esempio, si “accontenta” del suo manicotto per giocare. Maya, invece, predilige i bocconcini di wurstel come ricompensa. Anche sapere questo fa parte del “gioco”. Un “gioco” a due che investe di un ruolo altrettanto fondamentale anche l’umano della coppia: non esiste, infatti, cane senza conduttore e ogni conduttore è tale solo con il proprio animale, che è tutti gli effetti di sua proprietà, vive con lui e da quanto diventa “vigile del fuoco” è in comodato al Ministero dell’Interno. LA SQUADRA. Nella squadra del comando di Reggio i conduttori – a parte Gazza che è professionista – sono tutti volontari: Giuseppe Arigò (proprietario di Denzel) è un libero professionista, Lorenzo Pellinghelli (il suo cane è Cris) lavora per un’azienda alimentare, mentre Cristian Ligabue (con Maya) lavora per la Croce Rossa. «Passiamo moltissimo tempo con loro. E’ un continuo addestramento – spiegano –. Sono a tutti gli effetti cani di famiglia, fanno parte delle nostre case. Li portiamo sempre con noi, anche in vacanza. L’unica cosa che devono aver chiaro è chi è il capo branco. E non hanno giochi in casa». Il gioco, infatti, per loro &eg rave; la ricerca, che scatta non appena arriva la chiamata dal comando. A qualsiasi ora del giorno o della notte.
 
GEA PRESS
1 AGOSTO 2013
 
Orso Stefano – Ad ucciderlo potrebbe essere stato un trauma
 
L’orso Stefano che tanto ha riempito le pagine dei giornali nei primi giorni di luglio, potrebbe essere morto a seguito di un trauma.
L’animale, come è noto, venne rinvenuto nel versante molisano del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Sulle cause della morte si avanzarono varie ipotesi.  In particolare venne riferito di colpi di arma da fuoco ed ingestione di sostanza avvelenata. Le indagini, tutt’ora in corso, sono coperte dal massimo riserbo.
Le ultime novità, apprese da GeaPress da fonte degna di nota, riferiscono di un trauma nella regione ascellare sinistra in corrispondenza della quale sarebbe stato riscontrato un emotorace. In pratica la parte sinistra della cavità toracica presenta gli evidenti segni di una copiosa emorragia interna che potrebbe essere stata causata da un forte trauma nella regione ascellare.
Gli inquirenti tendono ad escludere un investimento. Sebbene nei pressi vi sia una strada, questa sarebbe in realtà caratterizzata da un traffico particolare, tipo fuoristrada, poco compatibile con un impatto violento con il povero animale.
Sul fronte “veleno”, c’è invece da registrare come all’appello mancano ancora gli esami tossicologici acuti ovvero quelli relativi ad una qualche sostanza i cui effetti tossici si presentano in breve tempo e già con una sola somministrazione. Qualora l’orso l’avesse ingerita, questo deve essere avvenuto nei pressi del luogo del ritrovamento. Nel caso c’è da capire quanto gli effetti della sostanza hanno poi inciso sul trauma che, con molta probabilità, ha poi causato la morte dell’animale.
Cosa, però, può aver causato questo trauma?
Una ipotesi è che l’orso possa avere subito un  colpo violento, come il calcio di un cavallo. La zona, infatti, è caratterizzata dalla presenza di molti cavalli e nei pressi del corpo dello stesso Orso Stefano vi era un puledro morto sul quale, probabilmente, si erano ancor prima avvicinati dei lupi. Un possibile scenario da predazione che comunque non esclude una qualche influenza dell’ancora teorica ingestione di veleno. Parrebbe invece tramontare del tutto l’ipotesi della morte a seguito di colpi di arma da fuoco. L’orso ne aveva subiti parecchi. In corpo, infatti, sono stati trovati due proiettili sparati dalla stessa arma (molto probabilmente una pistola di piccolo calibro) e più colpi di fucile tipo caccia, armato con pallini per prede piccole, come il caso dei tordi. Si tratterebbe, però, di episodi non recenti.
Il prossimo esito degli esami tossicologici acuti, potrebbe circoscrivere in maniera  pressocchè certa la causa di morte dell’orso Stefano. Rimarrà poi da capire cosa ha causato quel trauma nella regione ascellare sinistra e di conseguenza il riversamento di sangue nella cassa toracica.
 
IL FATTO QUOTIDIANO
1 AGOSTO 2013
 
Legge su sperimentazione animale, Garattini: “Ennesimo colpo alla ricerca”
In una intervista al Corriere il diretto dell'Istituto Mario Negri dice che il provvedimento "renderà, se fatto proprio letteralmente dal Governo, praticamente impossibile fare ricerca biomedica in Italia. Abbiamo recepito da ultimi una direttiva europea riuscendo a peggiorarla, a compiere un’infrazione e a creare un danno alla ricerca italiana”. La Lav invece esulta.
 
Gli animalisti esultano, gli scienziati per niente. E’ diventata legge la norma che vieta i laboratori come Green Hill. ”Tempi duri per la ricerca” li definisce Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri. Il provvedimento “renderà, se fatto proprio letteralmente dal Governo, praticamente impossibile fare ricerca biomedica in Italia”. In una intervista al Corriere il farmacologo critica la decisione della Camera: “Abbiamo recepito da ultimi una direttiva europea riuscendo a peggiorarla, a compiere un’infrazione e a creare un danno alla ricerca italiana”. Vietando gli eterotrapianti “non potremo più sperimentare tumori sui topi, trasferire elementi di maiale, non potremo più condurre studi sulle droghe e saremo impediti anche nell’uso o meno dell’anestesia: una vera stupidaggine. Il provvedimento ci mette in condizioni estremamente negative nei confronti degli altri Paesi proprio sul piano della ricerca” afferma Garattini. “Non potremo competere su questo fronte con altri progetti europei, dal momento che le condizioni sono diverse. È un ennesimo colpo alla ricerca italiana”.
Soddisfatti invece gli attivisti della Lav: “‘La norma restringi-vivisezione rappresenta la base per una legge realmente migliorativa per i quasi 900mila animali utilizzati ogni anno in Italia e un futuro concreto per i metodi sostitutivi e la ricerca innovativa nel nostro Paese”. Tra i punti più importanti approvati c’è “il divieto di allevamento di gatti, primati non umani e cani che porterà alla chiusura definitiva del tristemente noto allevamento ‘Green Hill’, il coronamento di una battaglia di attivisti e associazioni in corso da anni”. Per la Lav l’alternativa all’articolo ‘restringi-vivisezione’ “sarebbe stato un recepimento-fotocopia della direttiva europea e nessun cambiamento alla situazione attuale per cui tutto è possibile fare sugli animali. “Purtroppo – conclude la Lav – in Parlamento non era all’ordine del giorno il no totale alla vivisezione, il nostro obiettivo, e per questo sosteniamo l’iniziativa europea dei cittadini ‘Stop Vivisection‘ che non è in antitesi con questa battaglia, ma questo articolo 13 delle Legge di delegazione europea 2013, rappresenterà una svolta in Italia e un esempio per tanti altri Paesi. Nonostante gli obblighi sovranazionali previsti dalle farmacopee o da altre legislazioni”.
 
ARTICOLO TRE
1 AGOSTO 2013
 
Sperimentazione animale. Il divieto di allevamento di animali destinati ai laboratori è ora legge
Il disegno di legge che vieta l'allevamento in Italia di animali destinati a scopi scientifici è finalmente realtà. Inoltre, con l'approvazione definitiva della norma, il governo si impegna a cercare di sviluppare metodi alternativi alla sperimentazione animale.
 
Redazione- -1 agosto 2013- E' stato approvato definitivamente, ieri, alla Camera, il disegno di legge riguardo la "protezione degli animali utilizzati per scopi scientifici".
La nuova legge vieta di allevare su tutto il territorio nazionale cani, gatti e primati che dovranno poi essere destinati ai laboratori per la sperimentazione animale. La norma era stata scritta dall'ex ministro Brambilla, ma solo adesso è stata approvata definitivamente.
Secondo la norma, il governo dovrà anche impegnarsi affinché nei laboratori vengano utilizzate l'anestesia e l'analgesia per tutti i test che possano in qualche modo arrecare dolore all'animale, eccezion fatta per gli esperimenti riguardanti gli analgesici e gli anestetici. Inoltre, gli animali non potranno essere soggetti a "esperimenti bellici, per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso, negli ambiti sperimentali e di esercitazioni didattiche ad eccezione dell’alta formazione dei medici e dei veterinari”.
Ma, soprattutto,  il governo, con l'approvazione del decreto si impegna a “sviluppare approcci alternativi idonei a fornire lo stesso livello o un livello superiore di informazioni rispetto a quello ottenuto nelle procedure che usano animali, ma che non prevedono l’uso di animali o utilizzano un numero minore di animali o comportano procedure meno dolorose, nel limite delle risorse finanziarie”.
 
IL GIORNALE
1 AGOSTO 2013
 
Arriva la legge salva cani: la vivisezione ora è reato
Approvato il testo che impedisce l'uso di cani, gatti e primati nei laboratori Una vittoria per gli animalisti e per la loro paladina Michela Vittoria Brambilla
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Quante battaglie. Se lascio libera la memoria, vedo i sit-in davanti alla famigerata Morini, di S.Polo d'Enza (Reggio Emilia), ditta storica nell'allevamento di cavie, dai topi ai cani Beagle. La memoria non può non andare a dieci anni fa, quando un camion della Morini venne fermato a Bolzano con venticinque cuccioli di cani Beagle, perché non era a norma. Morale, tutti i cani immediatamente confiscati e trasportati in un campo da calcio recintato, in mezzo alla fresca erbetta tutta per loro, con comode cucce e il servizio veterinario mobilitato per le loro esigenze. Perché ricordo così bene tutto questo? Perché, dopo tre giorni, iniziarono le adozioni e io e una mia collega eravamo sul posto ad adottare quella che ancora oggi si chiama Matilde e che, invece di finire sui freddi tavoli di marmo di un laboratorio di vivisezione tedesco, zampetta allegra sulle montagne della Valsassina, scappando ogni giorno verso le malghe e facendo ritorno quando le pare, come ogni buon Beagle.
Ho ricordato il fermo del camion della Morini perché è stato quello che io spero rapprsenti un po' l'11 settembre per i vivisezionisti. L'inizio della sconfitta di questa pratica crudele e fuorviante dal punto di vista scientifico, come ormai si rende sempre più evidente da parte dei più seri ricercatori di tutto il mondo.
Dopo l'episodio di Bolzano è venuta Michela Vittoria (è il nome appropriato) Brambilla, che si è dannata l'anima, assieme alle associazioni animaliste, ma sostenuta da un vasto pubblico trasversalmente schierato, per porre fine a questa vergogna, mettendo almeno alcuni solidi paletti. «Mai più Green Hill», è stato lo slogan che ha bloccato l'altra grande ditta allevatrice di cani Beagle destinati alla vivisezione o sperimentazione animale che dir si voglia. Quei paletti da ieri sono solidi, perché con l'approvazione definitiva alla Camera del disegno di legge di delegazione europea, acquistano forza di legge i criteri individuati dal Parlamento per l'applicazione della direttiva europea 2010/63 «sulla protezione degli animali utilizzati per scopi scientifici».
Tra questi il divieto di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati destinati ai laboratori, norma scritta dall'onorevole Michela Vittoria Brambilla e introdotta nel testo già dalla scorsa legislatura, che ora è stata quindi approvata in via definitiva. Il governo ha anche accolto un ordine del giorno dell'onorevole Brambilla che lo impegna, indicando dove attingere le risorse, a favorire lo sviluppo di metodi alternativi e ad un più stringente controllo, sulla sperimentazione animale. «A poco più di un anno dalla liberazione dei 2.600 beagle, oggi celebriamo la vittoria definiva: con l'approvazione della mia norma, Green Hill non riaprirà mai più» ha commentato l'onorevole Brambilla. Oltre al divieto di allevamento, sono confermati l'obbligo di impiegare l'anestesia e l'analgesia per tutti gli esperimenti che causano dolore (eccetto i test su anestetici e analgesici), il divieto di utilizzare gli animali «per gli esperimenti bellici, per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d'abuso negli ambiti sperimentali».
Un dovuto ringraziamento alla sensibilità dei ministri Lorenzin e Moavero e a tutti quelli che hanno combattutto una battaglia sacrosanta.
 
LA ZAMPA.IT
1 AGOSTO 2013
 
La norma “restringi-vivisezione” è legge
Approvato in via definitiva l’articolo 13 della Legge di delegazione europea che restringe la vivisezione e incentiva il ricorso ai metodi sostituivi di ricerca
 
La Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva l’articolo 13 della Legge di delegazione europea che restringe la vivisezione e incentiva il ricorso ai metodi sostituivi di ricerca. 
La legge “restringi-vivisezione”, che ha subito ricevuto il plauso degli animalisti, vieta in particolare «l’allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione», norma che comporterà la chiusura definitiva dell’allevamento Green Hill. 
Verranno anche vietate alcune pratiche oggi comuni come i test per droghe, alcol, tabacco, armi, didattica e limitati alcuni utilizzi, con l’obbligo di anestesia e analgesia che fino ad oggi non venivano usate in almeno il 20% degli esperimenti sui quasi 900mila animali che ogni anno vengono utilizzati nei laboratori italiani. 
L’articolo “restringi-vivisezione”, al suo primo punto, impegna il governo a «orientare la ricerca all’impiego di metodi alternativi», imponendo poi di «destinare annualmente una quota nell’ambito di fondi nazionali ed europei finalizzati allo sviluppo e alla convalida di metodi sostitutivi, compatibilmente con gli impegni già assunti a legislazione vigente, a corsi periodici di formazione e aggiornamento per gli operatori degli stabilimenti autorizzati, nonché adottare tutte le misure ritenute opportune al fine di incoraggiare la ricerca in questo settore con l’obbligo per l’autorità competente di comunicare, tramite la banca dei dati nazionali, il recepimento dei metodi alternativi e sostitutivi». 
Tra i punti salienti c’è il divieto degli esperimenti e delle procedure che «non prevedono anestesia o analgesia, qualora esse comportino dolore all’animale, ad eccezione dei casi di sperimentazione di anestetici o di analgesici». Vietato anche l’utilizzo di animali per gli «esperimenti bellici, per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso, negli ambiti sperimentali e di esercitazioni didattiche ad eccezione della formazione universitaria in medicina veterinaria e dell’alta formazione dei medici e dei veterinari». 
Per quanto riguarda la «generazione di ceppi di animali geneticamente modificati», essa dovrà tener conto dell’effettiva necessità della manipolazione e del possibile impatto che potrebbe avere sul benessere degli animali, valutando i potenziali rischi per la salute umana e animale e per l’ambiente. 
Il governo, infine, dovrà definire un quadro sanzionatorio «appropriato e tale da risultare effettivo, proporzionato e dissuasivo». 
 
BLITZ QUOTIDIANO
1 AGOSTO 2013
 
Stop vivisezione: legge c’è, sanzioni no. Medico: Così stop a ricerca su tumori
 
ROMA – Stop alla vivisezione, o meglio all’allevamento in Italia, di “cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione”. La norma è stata approvata il 31 luglio dalla Camera dei Deputati con il plauso degli animalisti. Legge che, tra le altre cose, risolverebbe una volta per tutte vicende come quella del canile lager di Green Hill. 
Peccato che ci sia qualcosa che non torna. Perché c’è la legge e non ci sono le sanzioni. Cosa succede a chi viola la norma? Allo stato degli atti nulla. E comunque non è dato saperlo.  Chi di ricerca si occupa, invece, è preoccupato per le conseguenze.  Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, parla di “colpo alla ricerca”.
Quanto agli altri effetti della nuova legge scrive La Stampa: Verranno anche vietate alcune pratiche oggi comuni come i test per droghe, alcol, tabacco, armi, didattica e limitati alcuni utilizzi, con l’obbligo di anestesia e analgesia che fino ad oggi non venivano usate in almeno il 20 per cento degli esperimenti sui quasi 900mila animali che ogni anno vengono utilizzati nei laboratori italiani. La legge, al suo primo punto, impegna il governo a «orientare la ricerca all’impiego di metodi alternativi». E spetterà ancora al governo, con una successiva legge, definire un quadro sanzionatorio «appropriato e tale da risultare effettivo, proporzionato e dissuasivo». Il ricercatore Garattini: “Così stop a ricerche su tumori”. ”Abbiamo recepito da ultimi una direttiva europea riuscendo a peggiorarla, a compier e un’infrazione e a creare un danno alla ricerca italiana”. Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, commenta così la legge sulle norme anti-vivisezione. Vietando gli eterotrapianti, dice in un colloquio con il Corriere della Sera, ”non potremo più sperimentare tumori sui topi, trasferire elementi di maiale, non potremo più condurre studi sulle droghe e saremo impediti anche nell’uso o meno dell’anestesia: una vera stupidaggine”.
”Il provvedimento ci mette in condizioni estremamente negative nei confronti degli altri Paesi proprio sul piano della ricerca”, afferma Garattini. ”Non potremo competere su questo fronte con altri progetti europei, dal momento che le condizioni sono diverse. E’ un ennesimo colpo alla ricerca italiana”.
 
NEL CUORE.ORG
1 AGOSTO 2013
 
GREEN HILL, L'ATTACCO DI GARATTINI: SENZA TEST ALCUNI STUDI IMPOSSIBILI
E il prof. Tirelli: l'Italia non è un Paese per scienziati
 
Con il giro di vite ai test scientifici sugli animali si attendono "tempi duri per la ricerca". E' la previsione del farmacologo Silvio Garattini, che affronta il tema nel suo ultimo libro "Fa bene o fa male?" (Sperling & Kupfer). Il direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano ribadisce la propria posizione dopo il via libera definitivo della Camera al recepimento della direttiva Ue sulla materia, resa nell'iter italiano più restrittiva. Un voto che, secondo Garattini, se fatto proprio letteralmente dal governo, renderà praticamente impossibile fare ricerca biomedica nel nostro Paese. Il libro, che tratta diversi temi cari al professore, si conclude con l'augurio che in Italia venga potenziata la ricerca scientifica secondo il criterio dell'evidenza scientifica, perché soprattutto in tempi di crisi andrebbero salvaguardati gli interventi provati scientificamente. Un augurio che, si legge nella nota, "per il momento sembra andare deluso per responsabilità di un Parlamento che, in maggioranza, è rimasto sordo alle ragioni della comunita' scientifica, sinteticamente ben rappresentate nel libro".
Anche Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di oncologia medica dell'Istituto tumori di Aviano (Pordenone), dopo il sì definitivo della Camera di ieri della legge di delegazione europea, che comprende la stretta sulla vivisezione, ha espresso il proprio dissenso: "Questo intervento sulla limitazione alla sperimentazione sugli animali ai fini della ricerca di nuovi farmaci, e non solo, è l'ennesima dimostrazione che il nostro non è certamente un Paese per scienziati". "Continueremo pertanto a comprare i farmaci che vengono approvati negli altri Paesi dopo l'obbligatoria sperimentazione sull'animale - aggiunge Tirelli - con il solito tasso di ipocrisia oramai ai limiti dell'insopportabile, anche dopo i numerosi interventi di riviste scientifiche come Nature".
 
MESSAGGERO VENETO
2 AGOSTO 2013
 
«Sperimentazioni sulle cavie La nuova norma crea danni»
 
«Un danno gravissimo per la ricerca». Così Paolo De Paoli, direttore scientifico del Cro di Aviano, commenta l’approvazione del provvedimento che recependo una direttiva europea, introduce criteri più stringenti in materia di sperimentazione sugli animali. «E’ la solita cosa all’italiana - rincara De Paoli -: la commissione europea definisce norme ben fatte, noi invece esageriamo. Credo che sia massima la preoccupazione dei ricercatori sulle conseguenze di questo provvedimento che, se non sarà modificato, impedirà di portare avanti studi e ricerche anche sui tumori, con tutto ciò che questo può significare in termini di ricadute positive sui pazienti. Mi auguro - conclude De Paoli - che questo provvedimento, così come formulato, venga fermato e corretto». Durissimo anche Silvio Garattini, che oltre ad essere uno scienziato, fondatore e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri è anche presidente della Via di Natale, secondo il quale sta diventando impossibile fare ricerca biomedica in Italia. Infine per Umberto Tirelli «questo intervento sulla limitazione alla sperimentazione sugli animali ai fini della ricerca di nuovi farmaci, e non solo, è l’ennesima dimostrazione che il nostro non è certamente un paese per scienziati e che continueremo pertanto a comprare i farmaci che vengono approvati negli altri paesi dopo l’obbligatoria sperimentazione sull’animale, con il solito tasso di ipocrisia oramai ai limiti dell’insopportabile. Ci lamentiamo tanto della fuga all’estero dei nostri cervelli e vorremmo che tornassero ma il mio augurio è che rimangano nei paesi culturalmente avanzati scientificamente e non ritornino in questo paese in cui l’ignoranza scientifica è ormai diffusa come un virus epidemico».
 
IL PICCOLO
2 AGOSTO 2013
 
Stretta sulla vivisezione, è polemica
 
ROMA - La Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva l’articolo 13 della Legge di delegazione europea che restringe la vivisezione e incentiva il ricorso ai metodi sostituivi di ricerca. Tutti felici per questa nuova regola di civiltà? Macchè. Perchè gli italiani, come al solito, non sanno limitarsi all’essenziale. Esagerano. E, dunque, hanno introdotto un testo ancora più restrittivo rispetto a quello europeo. Cosa che, detto per inciso, è tutt’altro che apprezzabile. È vietata. La legge “restringi-vivisezione”, che ha subito ricevuto il plauso degli animalisti, vieta in particolare «l’allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione», norma che comporterà l a chiusura definitiva dell’allevamento Green Hill. Verranno anche vietate alcune pratiche oggi comuni come i test per droghe, alcol, tabacco, armi, didattica e limitati alcuni utilizzi, con l’obbligo di anestesia e analgesia che fino ad oggi non venivano usate in almeno il 20% degli esperimenti sui quasi 900mila animali che ogni anno vengono utilizzati nei laboratori italiani. Ma non è che la scelta abbia sortito un plebiscito di consensi. «Ad oggi non esistono vere alternative all'utilizzo di animali nella sperimentazione di farmaci e di nuove terapie». A sostenerlo, invitando il Parlamento a recepire la disciplina Ue in materia senza gli emendamenti introdotti al Senato, sono una dozzina di direttori scientifici di importanti centri nazionali di ricerca tra cui Silvio Garattini, direttore del Mario Negri di Milano, che oggi verrà ascoltato in commissione alla Camera. «Il Senato - continuano gli esperti - ha approvato alcuni emendame nti, che se dovessero essere fatti propri anche dalla Camera, oltre a essere in aperto contrasto con la direttiva, penalizzerebbero pesantemente la ricerca biomedica in Italia, già in difficoltà per i continui tagli ai finanziamenti della stessa. Tra questi: il divieto all'utilizzo di animali per gli xenotrapianti e per gli studi sulle droghe, l'obbligo dell'anestesia o dell'analgesia anche quando non ha alcun senso, così come il divieto di allevamento su tutto il territorio nazionale di cani, gatti e scimmie destinati alla sperimentazione». «Questo intervento è l’ennesima dimostrazione che il nostro non è certamente un paese per scienziati - commenta Umberto Tirelli , direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Tumori di Aviano - e che continueremo pertanto a comprare i farmaci che vengono approvati negli altri paesi dopo l’obbligatoria sperimentazione sull’animale con il solito tasso di ipocrisia oramai ai limiti dell’insopportabile, anche dopo i numerosi interventi di riviste scientifiche come Nature. Ci lamentiamo tanto della fuga all’estero dei nostri cervelli e vorremmo che tornassero ma il mio augurio è che rimangano nei paesi culturalmente avanzati scientificamente e non ritornino in questo paese in cui l’ignoranza scientifica è ormai diffusa come un virus epidemico».
 
LA REPUBBLICA
1 AGOSTO 2013
 
Arriva l'estate: in viaggio con cani e gatti
Senza dimenticare che chi abbandona animali domestici "o che abbiano acquisito abitudini della cattività" rischia l'arresto fino a un anno o l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro
 
ROBERTO CALABRO'
 
L'estate è arrivata e come ogni anno si registra il tragico fenomeno dell'abbandono degli animali. Molto è stato fatto nell'ultimo decennio, a partire dalle campagne di educazione e sensibilizzazione in tv e sui giornali. L'unico deterrente efficace però sembra essere il codice penale che prescrive per chi abbandona animali domestici "o che abbiano acquisito abitudini della cattività" l'arresto e la detenzione fino a un anno o l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
Anche lasciare il proprio cane chiuso nell'auto esposta al sole può costare caro:  la Cassazione, con una sentenza del 2008, l'ha equiparato al reato di abbandono.
Ma la legge prescrive per i conducenti anche nuovi obblighi di soccorso agli animali investiti. L'articolo 189 comma 9-bis del Codice della Strada stabilisce che l'automobilista o il motociclista, in caso di incidente in cui è direttamente coinvolto, ha l'obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subìto il danno. Chi non ottempera a questo obbligo è punito con una sanzione amministrativa da 410 a 1.643 euro.
Ma anche chi ama gli animali e li porta con sé in auto deve sapere come farlo. Del resto sono molti gli italiani che trascorrono le vacanze con i propri adorati animali: non solo cani e gatti, ma anche conigli, pappagalli, iguane e furetti. Secondo un'indagine della compagnia assicurativa Direct Line, quasi un italiano su quattro quando si sposta per lunghi
viaggi è solito farlo con il proprio animale domestico. Il 24 per cento degli intervistati ha dichiarato di avere un animale che lo segue durante i viaggi in auto: sono soprattutto le donne (55 per cento) ad avere questa abitudine rispetto agli uomini (39 per cento).
Per viaggiare con gli animali, però, bisogna seguire delle regole di sicurezza.  Il Codice della Strada ci indica quali. L'articolo 169 comma 6 stabilisce che il trasporto è consentito a patto che  non costituisca impedimento o pericolo per la guida. In pratica, è possibile trasportare animali purché legati con le apposite cinture di sicurezza, o custoditi in gabbia o contenitore, o nel vano posteriore al posto di guida diviso da una rete o da altro mezzo idoneo.  Chi viola queste disposizioni è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 78 a 311 euro e rischia la decurtazione di un punto dalla patente.
Si tratta di nome di buon senso che sembra che gli italiani in buona parte rispettino. Sempre dall'indagine Direct Line scopriamo infatti che il 42 per cento degli automobilisti italiani tiene il proprio animale nell'apposito trasportino e il 17 per cento ha montato all'interno dell'auto una rete divisoria. Ma c'è anche chi palesa comportamenti più imprudenti: c'è chi lascia l'animale sul sedile posteriore (14%) o, peggio, seduto a terra sul lato del passeggero o libero di muoversi nell'abitacolo dell'auto (8%). Comportamenti, questi, pericolosi che potrebbero causare distrazioni alla guida e incidenti stradali. Per garantire un viaggio sicuro e piacevole per sé e per i propri animali, basterebbe il buon senso. Oltre al rispetto del Codice della Strada.
 
AFFARI ITALIANO
1 AGOSTO 2013
 
Né carne, né pesce: le vacanze vegetariane
Al mare o ai monti senza rinunciare alle proprie scelte alimentari
 
Ogni scelta è una rinuncia, ma le rinunce posso essere fatte con gioia e senza abbandonare le bontà che fanno felice il palato. E’ il caso di chi sceglie una dieta vegetariana. Sui menu dei ristoranti degli alberghi fanno oggi sempre più spesso capolino gustosi piatti senza carne né pesce, dedicati a chi sceglie appunto di alimentarsi senza assumere proteine animali. Un’esigenza che va rispettata anche in vacanza.
BUFALA E CARASAU ALL’AQUADULCI, NELLA SARDEGNA DEL SUD
L’antica saggezza orientale si sposa con i profumi del mediterraneo e del sud della Sardegna all’Hotel Aquadulci (Tel. 070.9230555; www.aquadulci.com), una struttura eco-attenta a pochi metri dalla laguna turchese di Chia (CA). Profumi di mar e ma anche di buona cucina: le ricette di Jacopo Lenza sono un mix di creatività e rigore nella scelta delle materie prime. In linea con le più avanzate tendenze della cucina contemporanea, lo chef compone i suoi raffinati piatti utilizzando prodotti a Km 0 provenienti dal generoso territorio circostante. Sul menu vegetariano: Insalata d’orzo perlato con verdure croccanti al basilico, Spiedini di formaggio e verdure con mousse di pomodoro e Millefoglie di verdure con bufala e carasau.
HAMBURGER DI CECI ALL’HOTEL TIFFANY (CESENATICO)
A due passi dal mare e vicino al porto canale di Cesenatico, l'Hotel Tiffany & Resort (Tel. 0547.86387, www.cesenaticobellavita.it)  – membro del consorzio Cesenatico Bellavita – si presta per ogni tipo di vacanza. I punti forti del ristorante sono la pasta fatta in casa come una volta, un ricco buffet di deliziosi antipasti e verdure, le materie prime di ottima qualità e i prodotti locali a Km 0. E ancora Hamburger di ceci, Polpette vegetariane, Fagottini di zucca e taleggio, Sformato di carote e noci. Piatti gustosi che rinunciano a carne e pesce, ma non al sapore autentico e salutare delle materie prime utilizzate.
CANEDERLOTTI E TOSELLA AL ROMANTIK HOTEL POSTA 1899
Un’antica struttura che accoglieva viandanti e pellegrini. È il Romantik Hotel Posta 1899 a Montagnaga di Piné (TN) (Tel. 0461.558322; www.romantikhotels/montagnana), un angolo di relax e benessere sull'Altopiano di Piné. Nella stessa località dell'albergo si trova il santuario Mariano dedicato a Sant'Anna, meta di frequenti visite e pellegrinaggi. Pietra preziosa dell’Hotel Posta è il rinomato ristorante Ca’ dei Boci, locale rustico e famigliare, aperto anche agli esterni. La cucina prepara come antipasto il Cestino di Trentingrana e fin ferli con polenta e fonduta ai formaggi trentini, la Selezione di formaggi del Trentino accompagnati da pan brioches ai fichi e banana, sottaceti, mostarda di mele e miele di montagna e lo Sformatino di polenta e Vezzena con salsa Portadoro. Tra i primi Tagliatelle smalzade con porcini e Casolet, Cappellacci di mirtilli ripieni di patate e porcini con crema di polenta e Casolet, Tris di canederlotti su crema al porro (di verza, alla rapa rossa , di segale) e “Turteln” alla Tirolese (raviolone fritto ripieno con patate e crauti). Come secondi Tosella alla piastra e verdure grigliate, Polenta, crauti e frittata ai formaggi e spinaci ed Insalata mista di verdure dell’Altipiano con vinaigrette allo yogurt magro.
I PRODOTTI DELLA “FATTORIA” AI RICCI HOTELS
Ideali per tutta la famiglia sono i Ricci Hotels – Family Resort di Cesenatico (www.riccihotels.it), che si offrono come luogo perfetto per adulti e bambini, con architetture mediterranee, piscine extra large ed ampie aree comuni per beneficiare di ogni comfort. I quattro Hotel del gruppo (Hotel Valverde, Hotel Sport, Hotel Nettuno, Villa Mia) offrono un menu attento a conservare i sapori del territorio con prodotti sempre freschi delle campagne e della “Fattoria”, che diventano punti di partenza per la preparazione di piatti della cucina mediterranea e di saporite proposte vegetariane: Timballo di melanzane con crema di parmigiano, Sformato di patate, Insalata di pere, formaggio e noci, Cassone con erbette o Flan di spinaci.
LE LASAGNE? VEGETARIANE AL BEAU SOLEIL (CESENATICO)
Nel verde della pineta di Cesenatico, a pochi passi dal mare, l’Hotel Beau Soleil (Tel. 0547 82209, www.cesenaticobellavita.it) possiede la più bella e grande piscina riscaldata della Riviera. Riposo e turismo culturale sono all’ordine del giorno in questa str uttura che fa parte del consorzio Cesenatico Bellavita. In cucina, gli antichi sapori dei primi ancora preparati “a matterello” si uniscono a prodotti di prima qualità, con attenzione anche alla cucina dietetica e vegetariana: lo chef prepara i piatti che tradizionalmente includo carne o pesce tra gli ingredienti in versione alternativa, con un occhio di riguardo a chi ha intolleranze e allergie alimentari. Dunque Lasagne vegetariane, Crema di sedano e carote, Penne alle verdure, Ravioli burro e salvia, Timballo di verdure. Inoltre: un ampio buffet di contorni di verdure e piatti senza glutine.
LA PREMIATA CUCINA DELL’EXCELSIOR RESORT (TRENTINO)
La gastronomia ladina è basata su pochi e semplici ingredienti ma accostati con gusto fra loro per creare un mix di sapori italiani, mitteleuropei e di tradizioni alpine. All’Excelsior mountain | style | spa |resort (Tel. 0474.501036, www.myexcelsior.it ) 4 stelle superior di San Vigilio di Marebbe (BZ) le tradizioni continuano tra innovazione e creatività grazie allo chef Rino De Candido. L’hotel ha un design dal sapore alpino ed elegante, suite a tema ed una Spa di 5 piani, ma anche una premiata cucina che propone piatti senza glutine (a richiesta) e diverse portate vegetariane. Tra le altre: Mezze maniche saltate con peperoncino e broccoli, gratinate con la mozzarella, Gnocchi di zucca saltati, Frittelle di spinaci con la spuma di parmigiano, Cous Cous alle erbe e Minestra d’orzo al fumo.
BEATA LIBERTÀ AL LUNGOMARE (CESENATICO)
Meritata libertà: all'Hotel Lungomare di Cesenatico (Tel. 0547.680666; www.cesenaticobellavita.it) membro di Cesenatico Bellavita gli orari dei pasti sono totalmente elastici ed anche la fruizione. Sunny breakfast, pranzo e cena sono infatti a buffet. Per iniziare la giornata marmellata, frutta fresca di stagio ne e sciroppata, crostate e torte fatte in casa, ma anche miele, uova e formaggi. A pranzo e a cena verdure freschissime, legumi al vapore, ortaggi gratinati, pasta fatta in casa e golosi dessert. A richiesta verranno preparati piatti ad hoc per chi segue diete sportive, vegetariane o per celiaci.
DALL’ORTO ALLA TAVOLA A VILLA DI CAMPO (TRENTINO)
Un'elegante dimora di campagna, dove piccole attenzioni e ritmi d’altri tempi scandiscono  le giornate. E’ l’Hotel Villa di Campo (Tel. 0465.700052, www.trentinocharme.it/villadicampo) - uno degli 11 gioielli di Trentino Charme -  a 2 km dalle Terme di Comano (TN), che si veste di oltre 160 anni di storia. Emozioni rurali ma anche spunti per migliorare il proprio stile di vita appagando il palato. La proprietaria dell’hotel cura personalmente l’orto del resort. Dunque pomodori, rape rosse, cetrioli, zucchine, melanzane, peperoni, verze, cipolle, patate, fragole e tante altre primizie, vengono servite in tavola, cucinati dallo chef Gesuino Frau, che utilizza esclusivamente materie prime freschissime e biologiche. Sul menu di Villa di Campo figurano: Uovo in camicia di pasta kaitaifi su letto di misticanza, Tartare di zucchine e avena in cartoccio di trota fario e olio del Garda, Orzo biologico mantecato al pesto di noci, Avena decorticata saltata al pesto di radicchio, Sedano rapa e timo profumato al limone, Tortelloni farciti al pesto di melanzane e pinoli, ricotta pressata e gocce di pomodoro. E ancora Millefoglie di verdura al trentingrana e querelle di pomodori crudi alla melissa.
TOFU E ASPARAGI ALLO STAFLER (TRENTINO)
Atmosfera accogliente ed elegante, cucina eccellente e wellness curato per rigenerarvi in modo profondo ed efficace: è il Romantik Hotel Stafler di Mauls (BZ) (Tel. 0472.771136)
 
GREEN STYLE
1 AGOSTO 2013
 
Soldato perde il cane, tutta Internet si mobilita
 
Sarà capitato a molti di perdere, anche solo momentaneamente, il proprio cane: basta un attimo di distrazione e Fido non è più in giardino, si è divincolato dal suo guinzaglio o si è lanciato nell’inseguimento di qualche preda lontana. Il dolore della scomparsa è incommensurabile e porta, nella totalità dei casi, a lunghe ed estenuanti ricerche pur di riabbracciare il proprio amico a quattro zampe. Si pensi a quanto ancor più grave sia il caso di un militare che, di ritorno dopo mesi in missione, non trova più il suo cucciolo ad attenderlo a casa. È quanto è successo al luogotenente Brandon Harker, di ritorno negli Stati Uniti dopo nove mesi passati in Afghanistan. A differenza di tanti video quotidianamente caricati su YouTube, co n scene strappalacrime di soldati che riabbracciano i loro cani, ad attenderlo alla porta non vi era il suo adorato Labrador.
Il tutto nasce da una cattiva gestione dell’animale durante la sua assenza: le persone a cui il Labrador è stato affidato, infatti, han ben decido di sbarazzarsene donandolo a terzi. Purtroppo, non essendo stato registrato il numero di telefono dei nuovi proprietari, per Harker è rimasta un’unica risorsa: Internet. Così, armato di mouse e tastiera, ha pubblicato un appello su Craiglist, popolare sito d’annunci a stelle e strisce:
Sto solo cercando di ritrovare il mio cane, siccome è stato erroneamente consegnato a terzi o venduto senza il mio permesso mentre ero dispiegato all’estero. Sebbene il cane non sia ancora stato ritrovato, quel che è successo dopo l’annuncio è qualcosa di unico: migliaia di persone si sono mobilitate per aiutare il militare, tanto che qualsiasi angolo di Internet – tra siti personali, social network, portali di condivisione video e d’annunci – riportano messaggi accorati per la ricerca del Labrador. La pagina Facebook cresce di giorno in giorno ed è stata organizzata anche una raccolta fonti autonoma, già arrivata a oltre 700 dollari, affinché l’uomo riabbracci presto il suo amico a quattro zampe.
 
NEL CUORE.ORG
1 AGOSTO 2013
 
SOS TARTARUGHE MARINE: 100MILA MORTE OGNI ANNO NEL MEDITERRANEO
Cts: sotto accusa anche la pesca accidentale
 
Sos tartarughe marine. Sono 100 mila gli esemplari che muoiono ogni anno nel Mediterraneo a causa di catture accidentali, inquinamento, traffico nautico e scomparsa dei siti di nidificazione. La denuncia arriva dal Centro turistico studentesco (Cts) che il 4 agosto celebra il "Tarta Day", la giornata dedicata alla tartaruga marina. Numerose le iniziative di sensibilizzazione in tutta Italia che vedono coinvolti pescatori, turisti, diportisti, sub, amministrazioni e popolazioni locali.
Il principale pericolo per questa specie, spiega il Cts, sono le catture accidentali durante le attività di pesca professionale ma anche il traffico nautico, particolarmente intenso nel Mediterraneo, con le molte collisioni che sfociano sempre nella morte degli animali. Secondo una stima dell'Unione petrolifera, ricorda il Cts, nel Mediterraneo finisce ogni anno un milione di tonnellate di idrocarburi. Altri fattori che mettono a rischio le tartarughe marine sono la pressione demografica sul bacino che riduce i siti di nidificazione: in Italia si registrano ogni anno, mediamente, appena 3-5 nidificazioni che si concentrano nelle isole Pelagie (Linosa e Lampedusa) e lungo la costa ionica della provincia di Reggio Calabria. "L'iniziativa del Cts - commenta il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, in base a quanto riferisce lo stesso Centro turistico studentesco - contribuisce a difendere una specie fra le piu' preziose del Mediterraneo. Anche il ministero è impegnato con il Cts in difesa degli animali che sono i simboli dei nostri mari". "La situazione delle tartarughe marine nel Mediterraneo - spiega Stefano Di Marco, numero due del Cts - è allarmante e preoccupante. Il nostro appello è rivolto principalmente alle istituzioni, in primis alle Regioni e al ministero dell'Ambiente al quale chiediamo di sostenere le attività dei numerosi Centri di recupero tartarughe marine che operano lungo le coste italiane".
 
GAZZETTA DI MODENA
1 AGOSTO 2013
 
Salvate i pipistrelli antizanzare

Marco Amendola

 
Piccoli, veloci e notturni. Al calar della sera e per tutta la notte diventano i protagonisti e i migliori alleati dell'uomo nella difesa dalle zanzare. Questi piccoli mammiferi sono i pipistrelli, e in una notte sono capaci di divorare più di 2500 insetti ciascuno. Ma di giorno a volte può capitare di trovarli a terra indifesi, rannicchiati o nascosti in qualche angolo in cortile o vicino ai marciapiedi dei palazzi. Ecco allora che non bisogna farsi prendere dalla paura o pensare a leggende strane, ma di prestare un utile soccorso a questi animali contattando centri specializzati, come il centro per la fauna selvatica Pettirosso di Modena, che offre il servizio gratuitamente. «Quando li troviamo è meglio metterli all'interno di una scatolina e portarli da noi», spiega Pietro Milani, responsabile del Pettirosso, che aggiunge: «Bisogna sempre evitare gesti improvvisati perché si può danneggiare l'animale. Se si trova un pipistrello bisogna evitare di metterlo sopra un albero o sul davanzale: difficilmente la madre tornerà a prenderlo. E' più facile invece che arrivi un predatore. Possiamo trovare un pipistrello a terra per diversi motivi, tra questi anche la possibilità che sia riuscito a salvarsi dall'assalto di un predatore notturno, o che abbia perso la madre durante la notte. Tra l'altro i pipistrelli sono una specie protetta, ed è un obbligo soccorrerli». Il Centro Fauna Selvatica “Il Pettirosso” in questi giorni è il punto di riferimento soprattutto per l'assistenza ai pipistrelli, portati a Modena anche da Brescia. «Adesso abbiamo 100 pipistrelli, di cui 50 in attesa di liberazione. I piccoli li allattiamo con una miscela speciale, poi in una struttura imparano a volare. Sono animali utili che fanno lotta integrata agli insetti, e sempre più gente è contenta quando scopre che nel sottotetto o alle grondaie ci sono loro. Questi mammiferi volanti sono animali delicati, hanno una morfologia tutta loro, e ogni notte vanno in letargo. Per farli insediare nella propria zona non è sufficiente mettere la casetta perché se l'habitat non è idoneo non si stabiliscono».
 
L’UNIONE SARDA
2 AGOSTO 2013
 
Carbonia, fa morire il cane di sete
Donna denunciata dai vigili urbani

 
Al sole, con al collo una corda talmente corta da impedirgli qualunque movimento, senza acqua né cibo: è morto così un meticcio di taglia media. E' successo a Carbonia.
Il piccolo meticcio ha resistito per tanto tempo sotto il sole, senza acqua, nè cibo, legato a una catena talmente corta da impedirgli qualunque movimento. Ma alla fine non ce la ha fatta e si è arreso. È morto di stenti il cane di una donna che risiede nella località di Is Garaus poco lontano da Flumentepido.
I vigili urbani di Carbonia, intervenuti dopo la segnalazione di alcuni vicini di casa, appurato che per il cane non c'era più nulla da fare, hanno denunciato la proprietaria con l'accusa di aver cagionato la morte della povera bestia.
Il codice penale per il maltrattamento di animale che porta alla loro morte prevede (articolo 544) una pena fino ai due anni di reclusione e una multa dai tremila ai quindicimila euro.
I dettagli della notizia in edicola con L'Unione Sarda nell'articolo di Stefania Piredda.
 
GEA PRESS
2 AGOSTO 2013
 
Odolo (BS) – Decapita il suo cane e lo getta in strada
Forse era infastidito dai bambini. Intervento dell'Arma dei Carabinieri

 
L’autore del tremendo gesto occorso ieri sera ad Odolo (BS) dovrebbe essere ora ricoverato presso l’ospedale di Gavardo. A quanto pare, nel passato, aveva già dato segni di squilibrio. Se così è stato, la malattia ieri si è accanita contro Birba, cognolina con la quale giocavano i bambini del luogo (nella foto schermata).
Stante le prime ricostruzioni l’uomo dovrebbe essere il proprietario del cane finito orrendamente decapitato ed incredibilmente deposto in strada e non direttamente nei pressi della casa di un vicino, come inizialmente si era creduto.
Birba, la cagnolina, era  orrendamente capitozzata. Si pensa che l’uomo possa avere utilizzato un’ascia o comunque un grosso attrezzo in grado di portare a compimento la mostruosità.
Le urla di una donna, quasi subito accortasi della povera “birba” hanno così attirato l’attenzione di altre persone che hanno immediatamente avvisato i Carabinieri del locale comando Stazione. Secondo le prime informazioni circolate, sembrerebbe che l’uomo possa essere andato in escandescenza per futili motivi. Forse dei bambini che gli facevano degli scherzi lo hanno infastidito. A quanto pare, sembra che non era gradito che “birba” giocasse con loro.
I Carabinieri appena giunti sul posto e rilevato quanto successo, si sono poi indirizzati verso la casa dell’uomo.
Sulla vicenda è ora intervenuta l’ANPANA di Brescia che ha invitato a denunciare i casi di maltrattamento e ringraziato sia i vicini che i Carabinieri subito accorsi e che, commentano dall’ANPANA “non hanno poi chiuso occhio tutta la notte“.
 
LEGGO
3 AGOSTO 2013
 
DECAPITA IL CANE CON UN COLTELLO E LASCIA
LA TESTA IN STRADA, DENUNCIATO 56ENNE
 
BRESCIA - Ha decapitato il proprio cane con un grosso coltello e poi ne ha lasciato i resti in strada. Per questo motivo un uomo di 56 anni di Sabbio Chiese (Brescia), con problemi psichiatrici, è stato denunciato dai carabinieri per uccisione di animale e minacce.
Nella notte tra l'1 ed il 2 agosto, l'uomo ha ucciso il proprio cane e ha lasciato il corpo dell'animale per strada. Vistosamente agitato e alterato, il 56enne ha destato la preoccupazione dei vicini di casa che hanno chiamato i militari. L'uomo, che era fuggito, è stato poi rintracciato dai militari il giorno seguente e portato in ospedale per gli accertamenti del caso.
 
BRESCIA OGGI
4 AGOSTO 2013
 
Decapita il cane dopo una lite
Orrore e raccapriccio a Odolo
IL CASO. Protagonista dello scempio un 56enne ora ricoverato nel reparto di Psichiatria
Getta la carcassa e la testa mozzata davanti all'abitazione dei vicini con i quali aveva appena discusso Le foto sul web indignano il mondo

Franco Mondini

 
L'orrore che si è consumato in Valsabbia ha già fatto il giro del mondo. Indignando anche chi non ha un particolare feeling con i cani. Le fotografie di quel piccolo batuffolo di peli orrendamente decapitato, con a fianco la testa grondante di sangue, postate sui social network sono diventate il simbolo della brutalità umana nei confronti degli animali. L'autore del gesto, un 56enne di Odolo, è già stato identificato e denunciato dai carabinieri di Sabbio Chiese. Durante l'interrogatorio in caserma ha mostrato evidenti segni di instabilità psichica. Il magistrato ha così optato per un trattamento sanitario obbligatorio e D.B. è stato ricoverato nel reparto di Psichiatria dell'ospedale di Gavardo. Paradossalmente proprio le condizioni mentali del protagonista della vicenda mitigano in parte il raccapriccio per l'esecuzione di Birba, un meticcio di tre mesi, vittima degli spettri interiori del suo migliore amico. L'uccisione del cane è l'epilogo di una sera di follia iniziata giovedì con una discussione con i vicini di casa per motivi banali. D.B è fuori di sé, impugna un coltello e minaccia di morte i presenti. Poi rincasa. Sembra tutto finito, quando dal cortile del 56enne si levano guaiti strazianti. Sono quelli di Birba, sgozzato dal padrone che affonda con forza la lama nel collo dell'animale fino a decapitarlo. Poi prende la carcassa e la testa dell'animale gettandole davanti l'abitazione dei vicini: un gesto intimidatorio eloquente. IL 56ENNE È STATO per questo denunciato per uccisione di animali e di minacce. Sulla vicenda accaduta a Odolo ha preso posizione anche l'Ente nazionale protezione animali. «Questo caso è particolarmente grave ed inquietante, in quanto atti così violenti nei confronti degli animali sono spesso seguiti da un'escalation di eventi che possono arrivare a delitti efferati anche contro le persone. Anche per questo l'Enpa onlus sezione di Brescia seguirà da vicino la vicenda, per accertarsi che sia fatto tutto il possibile per evitare il ripetersi in futuro di simili episodi».
 
GEA PRESS
2 AGOSTO 2013
 
Palermo – Cane legato per collo e zampe, gettato nella vasca dell’irrigazione
La LIDA: una nuova crudeltà frutto della pochezza della pena.

 
I resti del povero cane sono stati rinvenuti stamani dall’AMIA, l’azienda municipalizzata che si occupa dell’igiene  cittadina. La segnalazione riferiva di un cane morto in una “gebbia”, ovvero una vasca per l’irrigazione. Il corpo, una volta prelevato, è stato trasferito al canile municipale di Palermo. Il cane appariva imbrigliato da una grossa corda che lo avvolgeva al collo ed alle zampe. In tale maniera era stato poi gettato nella vasca. I fatti dovrebbero essere avvenuti nei pressi del Parco della Favorita, nella periferia nord della città.
Saranno ora i Veterinari in servizio al canile a disporre quanto necessario affinchè si possa risalire alle cause della morte dell’animale. Basterà vedere, nel corso dell’esame autoptico, se i polmoni contenevano acqua oppure no. Nel primo caso, si tratterebbe di annegamento, ovvero l’animale è stato ucciso. Nel secondo, molto probabilmente, di uno smaltimento illecito della carcassa.  Purtroppo, specie nelle zone rurali, è ancora in uso sbarazzarsi degli animali morti, legandoli per una corda e trainandoli con l’automobile. Qualcuno potrebbe avere fatto la stessa cosa con il povero cane per poi gettarlo nella vasca.
Dall’esame del microchip è stato  possibile verificare che si trattava di una cane di quartiere registrato a nome del Comune di Palermo
“Ho saputo oggi del cane capitozzato in provincia di Brescia (vedi articolo GeaPress), ora quello gettato nella vasca a Palermo – dichiara a GeaPress Alessandra Musso, responsabile cittadina della LIDA – Pur volendo valutare l’infermità del responsabile di quanto successo a Brescia,  mi chiedo se in generale tali episodi, oltre ad esprimere una crudeltà inaudita, non siano anche il frutto della pochezza della pena. Forse è il caso di finirla di continuare a dire che in Italia rischia grosso chi maltratta un animale. Non ci crede più nessuno“.
 
VICENZA TODAY
2 AGOSTO 2013
 
Strage di gatti a Pove del Grappa, la Lav lancia l'allarme: "Trovare colpevole"
Dopo l'episodio di quest inverno, quando una colonia di gatti accudita da alcune signore era stata sterminata, proseguono gli avvelenamenti di felini in via Rea a Pove del Grappa: "E' un reato, rintracciamo questo orribile personaggio"
 
Non si ferma la strage di gatti a Pove del Grappa, già teatro lo scorso gennaio del caso di avvelenamento di una colonia di gatti censita dalla asl locale, in via Rea a Pove del Grappa "dove la violenza umana ha colpito un gruppo gatti sterilizzati e accuditi da alcune signore". I CASI DI AVVELENAMENTO NEL BASSANESE
"Siamo stati recentemente informati che purtroppo in questa via la strage non si è fermata , in pochi mesi sembra siano almeno 8 i gatti morti, la piccola colonia è stata praticamente sterminata - scrive la Lav bassanese - L’ultima barbara uccisione risale a pochi giorni fa. Ma a farne le spese sono stati anche gatti di proprietà. Il sindaco ha affisso come previsto dalle normative vigenti, dei cartelli contro gli avvelenamenti ma neanche questo ha fermato la crudeltà, anzi uno dei cartelli è stato strappato poco dopo, a dimostrazione del mancato rispetto per l’autorità del Primo Cittadino".
"E’ palese che si tratta di mano umana finalizzata a voler eliminare ogni traccia di vita felina nella zona con qualsiasi mezzo e sostanza velenosa. Sollecitiamo quindi le Autorità competenti perché venga fatto rispettare l’articolo 36 del Regolamento di Polizia del Comune che garantisce tutela alle colonie feline e perché sia fatto un intervento mirato, con mezzi più incisivi ed efficaci, per ritracciare questo orribile personaggio e far finire questa strage; e se consideriamo che nel quartiere abitano pochissime persone, l’individuazione non dovrebbe essere difficile.
 
NEL CUORE.ORG
2 AGOSTO 2013
 
IL CORTILE DEGLI ORRORI, 80 ANIMALI "VITTIME" DEL DELITTO CASELLA
Salvati dall'intervento della sezione Oipa di Piacenza
 
L'omicidio di Francesco Casella, agricoltore in pensione di Sariano (Piacenza) ucciso dal figlio con una pistola da macellazione, ha coinvolto anche gli 80 animali "da cortile" e i 5 cani di proprietà della famiglia Casella, portando alla luce le gravi condizioni di detenzione a cui erano costretti.
A segnalare la presenza degli animali alla sezione Oipa di Piacenza sono stati alcuni abitanti di Sariano, che preoccupati dalla presenza di due cani segregati sul terrazzino d'entrata dell'abitazione dei Casella, hanno allertato Laura, delegata di sezione, che si è immediatamente attivata per accertarsi che le forze dell'ordine avessero segnalato a chi di dovere la presenza degli animali.
A seguito del delitto l'abitazione dei Casella era stata posto sotto sequestro dall'autorità giudiziaria per consentire ai Carabinieri e al Ris di Parma di effettuare le indagini, mentre la custodia degli animali era stata affidata dal Corpo Forestale dello Stato ad un cittadino volontario che si sarebbe dovuto prendere cura di loro fino metà agosto.
Per fornire un supporto Laura contatta la Forestale e due volontarie vengono autorizzate ad accedere nell'area posta sotto sequestro per poter verificare le condizioni degli animali.
Emerge così uno scenario inquietante tanto quanto le cause del delitto.
Due cani di piccola taglia segregati sul terrazzino d'entrata, completamente esposti al sole cocente; un cane da caccia legato a catena e con un filo di ferro annodato al collo; una cagnolina insieme al suo cucciolo ricoperti di zecche e pulci (il piccolo, rachitico, quando è stato trovato aveva ancora il cordoncino ombelicale incollato alla coda e ciò gli impediva di camminare e urinare correttamente). Due serragli minuscoli con 40 galline ammassate e sotto il sole (19 in un serraglio e 21 nell'altro), nella stalla diverse anatre, 4 oche, 20 pulcini, 4 anatroccoli, 20 conigli, anche cuccioli, di cui molti nelle gabbie da ingrasso, zampe di conigli amputate ancora appese ai cappi, uno strato di escrementi e fango sotto le gabbie e degrado e sporcizia ovunque.
'urgenza primaria era la carenza di acqua, la collocazione degli animali ammassati nel fango (2 anatroccoli erano stati ritrovati morti, soffocati dal fango) e una situazione igienico-sanitaria gravissima, senza contare che oche e anatre stavano covando (nei giorni successivi, infatti, sono venuti alla luce una ventina di piccoli).
Con tutta la buona volontà, il cittadino volontario incaricato dalla Forestale di accudire gli animali fino a metà agosto non avrebbe potuto garantire la sopravvivenza degli animali.
Trascorrono i giorni, i volontari autorizzati e alcuni della protezione civile portano acqua e cibo a turni, ma il caldo e la mancanza di un intervento programmato da parte dell'ASL e del Corpo Forestale, che avrebbero dovuto occuparsi di mettere immediatamente al sicuro gli animali, non fanno che aggravare le loro condizioni.
Laura incomincia allora a interpellare le amministrazioni e le forze dell'ordine coinvolte, fino ad arrivare al magistrato che segue le indagini per chiedere l'autorizzazione a spostare gli animali, per i quali, nel frattempo, grazie alla catena dei soccorsi da lei attivata, ha individuato una sistemazione. Gli animali "da cortile" saranno accolti da una fattoria didattica, previo controllo veterinario, per scongiurare eventuali epidemie, mentre per i cani vengono individuati degli stalli temporanei.
Ottenuta l'autorizzazione, Laura organizza i volontari e i mezzi di trasporto (di cui la Forestale era sprovvista) e, finalmente, alle 16 di venerdì 26 luglio, i volontari di OIPA Piacenza, il veterinario ASL e due pattuglie del Corpo Forestale si ritrovano a Sariano per spostare gli animali. I primi a essere prelevati sono i due cagnolini reclusi sul terrazzino, seguono la mammina con il suo piccolo assieme al cane da caccia, mentre gli animali d'allevamento vengono liberati presso una fattoria didattica, dove finalmente potranno dimenticare la prigionia e la sofferenza vissuta.
Un lieto fine per una tragica vicenda, sulla quale permangono ancora molte perplessità, la prima fra tutte la mancanza di un intervento tempestivo e organizzato delle istituzioni preposte alla tutela degli animali, che hanno erroneamente pensato che 80 animali d'allevamento e 5 cani potessero sopravvivere per più di un mese in quelle condizioni, con la sola assistenza di un cittadino volontario da loro incaricato.
 
GEA PRESS
2 AGOSTO 2013
 
Savona – Il “cecchino” ad aria compressa
Un piccione vittima di chi si diverte con il fucile in città
 
Un incosciente, secondo l’ENPA di Savona il quale, appostato dietro le finestre di qualche palazzo in piazza del Popolo , si “diverte” a sparare ai colombi con un fucile ad aria compressa.
Un volatile moribondo è stato trovato proprio all’angolo con via Guidobono con una ferita sul dorso e consegnato alle cure dei volontari della Protezione Animali. Purtroppo, il povero piccione,  è morto poco dopo.
Secondo la Protezione Animali, l’uso di queste armi in città può essere molto pericoloso anche per i passanti. Le guardie zoofile volontarie  stanno ora svolgendo gli accertamenti, al termine dei quali invieranno una denuncia alla vicina Procura della Repubblica. L’appello è rivolto a chi può fornite informazioni  utili a rintracciare il “cecchino” di Savona. Per questo si può contattare lo  019 824735, oppure scrivere alla seguente mail savona@enpa.org.
Colombi, gazze, taccole che vivono in piazza sono spesso oggetto di maltrattamento. Lo scorso aprile è avvenuto l’ennesimo avvelenamento in cui i volontari dell’ENPA avevano raccolto un trentina di volatili agonizzanti, solo pochi dei quali sopravvissuti grazie alle cure prestate.
In questi giorni è tra l’altro  ripreso l’avvelenamento di animali a Quiliano in via Dodino, con diversi gatti morti ed altri spariti. Lo scorso febbraio, inoltre, erano stati uccisi da micidiali polpette avvelenato ben cinque cani di proprietà.
 
CORRIERE DELLE ALPI
2 AGOSTO 2013
 
Controlli negli allevamenti cinque trovati irregolari
I Nas di Treviso hanno riscontrato violazioni di tipo amministrativo già sanate Disposto il sequestro per oltre 320 capi di bestiame e per una stalla
 
BELLUNO. Sequestro amministrativo di 320 capi ovini e 7 suini “non assunti in carico sul prescritto registro aziendale” e di una stalla, risultata non conforme alla normativa. È il bilancio bellunese dell’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) di Treviso, nell’ambito dei controlli effettuati nel primo semestre 2013 e finalizzati alla verifica del benessere animale.
Complessivamente 62 le attività finite sotto accertamento nelle province di Treviso, Venezia e, appunto, Belluno, che hanno portato al riscontro di irregolarità in 19 casi e al sequestro di strutture e animali per un valore di circa un milione e 400 mila euro.
Relativamente al territorio bellunese, «sono state 18 le attività ispezionate e in cinque di queste sono state riscontrate delle irregolarità», precisano dalla centrale Nas di Treviso. «Nello specifico si tratta di tre allevamenti di ovicaprini, uno di suini e uno di bovini. A questi si aggiunge anche il caso di uno stabile adibito a stalla, risultato non conforme alle specifiche normative».
Tutti sequestri di natura amministrativa, con i Nas che hanno quindi provveduto a segnalare le irregolarità e ad elevare, in base a queste, le sanzioni previste per legge. «Posizioni di fatto già regolarizzate», aggiungono i militari dell’Arma di Treviso, «in quando le irregolarità riscontrate non avevano, per quanto riguarda le cinque aziende del Bellunese, rilevanza penale. Si trattava principalmente di violazioni amministrative, nessun provvedimento di chiusura per gli allevamenti». In sostanza, i Nas hanno trasmesso il verbale di sequestro, ma riservando ai titolari delle aziende, previo pagamento della sanzione amministrativa, la richiesta di dissequestro: procedura puntualmente espletata nel Bellunese.
Nell’ambito dei controlli effettuati nelle province di Treviso, Venezia e Belluno, il Nucleo antisofisticazioni e sanità dei carabinieri della Marca ha accertato l’abusività di due canili (entrambi nel Trevigiano) procedendo al sequestro di 64 cani di varie razze. In 15 allevamenti di animali “da reddito” (bovini, ovicaprini, suini e avicoli) i carabinieri hanno sequestrato alcuni locali abusivamente adibiti a stalle (tra cui quello individuato nel Bellunese), alla conservazione di liquido seminale suino, alla lavorazione di carni nonchè due locali di mungitura e due depositi di latte crudo per precarie condizioni igienico-sanitarie. Nell’ambito delle ispezioni, complessivamente, si è proceduto al sequestro di 93 bovini stallati in carenti condizioni e ad altri 44 privi di marche auricolari.
L’unica denuncia è scattata a Treviso, nei confronti del proprietario di un pony di 14 anni, trovato in evidente stato di denutrizione.
 
LA NUOVA VENEZIA
2 AGOSTO 2013
 
Stalla e animali sequestrati dai Nas
 
CHIOGGIA (VE) - C’è anche una stalla dell’area sud del Veneziano finita nei controlli dei carabinieri dei Nas di Treviso (Nucleo anti sofisticazioni) che ieri hanno fornito i dati relativi alle ispezioni nel primo semestre a Venezia, Treviso e Belluno. Dei 62 controlli fatti 16 hanno riguardato il Veneziano, e in solo un caso sono state riscontrate irregolarità. In particolare la stalla posta sotto sequestro, con l’annesso terreno, presentava irregolarità e carenze dal punto di vista tecnico e sanitario. Inoltre, le capre presenti nell’allevamento erano prive del marchio auricolare che ne consente l’identificazione. La stalla e il terreno, per un valore di 30 mila euro, e gli animali dell’allevamento, 18 capre e 3 mucche per un valore di 5 mila euro, sono sta te poste sotto sequestro. Per il resto i controlli fatti nel Veneziano non hanno presentato altre irregolarità. A Treviso e Belluno i militari hanno accertato l'attivazione abusiva di due canili e di un centro di addestramento gestito da un'associazione sportiva e proceduto al sequestro amministrativo delle strutture e di 64 cani (varie razze), 12 dei quali - presso un allevamento amatoriale - non sottoposti a vaccinazione antirabbica. In particolare a Treviso i Nas hanno proceduto al sequestro penale di un pony detenuto in condizioni assolutamente incompatibili con la propria natura ed alla denuncia - per maltrattamento di animali - del proprietario. Il cavallino, di circa 14 anni, è stato rinvenuto legato ad un albero sotto il sole, in grave stato di denutrizione per mancanza di foraggio e di acqua, con piaghe diffuse e lesioni da parassiti in varie parti del corpo e perduranti già da diverso tempo. Sottoposto - da personale del Servizio Veterinario dell'A sl - ad immediato trattamento farmacologico, il pony è stato trasportato con ambulanza veterinaria in uno stallo (ove è tuttora in custodia giudiziaria) per essere accudito e curato da medici veterinari volontari.
 
LA PROVINCIA PAVESE
2 AGOSTO 2013
 
Liberato cane segregato in casa
 
di Adriano Agatti
 
PAVIA - Quaranta piantine di marijuana sul balcone di casa e un cane denutrito rinchiuso in una stanza nella sporcizia assoluta. Sono le accuse nei confronti di una giovane donna di 27 anni che abita a Mirabello. I carabinieri della compagnia di Pavia hanno sequestrato le piantine e hanno affidato l’animale, un meticcio di taglia media, ad un veterinario che l’ha preso in cura. Ecco la ricostruzione della vicenda. I militari del reparto operativo della compagnia di Pavia da qualche tempo avevano saputo dell’esistenza di diverse piantine di canapa coltivate sul bancone di un’abitazione di Mirabello. I militari hanno eseguito alcuni controlli e si sono resi conto che la segnalazione era reale. Così hanno eseguito alcuni servizi di appostamento e l’altro pomeriggio sono entrati in azione. Hanno fatto irruzione nell’appartamento dove hanno scoperto le piantine di canapa indiana. I genitori della ragazza vivono in casa ma non hanno sospettato nulla. I militari hanno anche sentito un cane che abbaiava con insistenza in una stanza con la porta chiusa a chiave. Hanno chiesto spiegazioni e hanno saputo che un meticcio viveva segregato all’interno. I carabinieri non hanno perso altro tempo e si sono rivolti ad un veterinario. Al suo arrivo hanno aperto la porta e si sono trovati di fronte un cane denutrito. Il veterinario l’ha visitato, gli ha dato del cibo e l’ha portato via per curarlo. Intanto i carabinieri hanno anche sequestrato le piantine e le hanno portate in caserma per essere distrutte.
 
PANORAMA
2 AGOSTO 2013
 
Delfini liberi o in cattività, è polemica tra animalisti e strutture acquatiche
E gli italiani si dividono
 
Roma - Con l'estate, periodo di massima attività per delfinari e parchi acquatici, esplode la polemica che coinvolge queste strutture presenti un po' in tutta Italia, dagli acquari di Genova, Livorno e Cattolica, a Fasanolandia, Zoomarine, Oltremare, Gardaland e Rimini, considerate da alcuni utili strutture di valore scientifico e didattico, da altri delle prigioni in cui i delfini tenuti in cattività sono condannati a condurre un'esistenza innaturale. E gli italiani si dividono.
Secondo un sondaggio Ipsos, per l'81% degli italiani intervistati i delfini sono più felici in natura che in contesti di cattività; il 73% è contrario alla cattura di questi animali e alla loro esibizione in pubblico; il 71% ritiene che i delfinari non contribuiscano alla comprensione di come i delfini vivono in natura e il 68% è favorevole alla proibizione dei delfinari nel Paese e addirittura il 96% dichiara che cattura e confinamento dei delfini debbano essere proibiti o strettamente limititati. A questi dati fanno da contraltare, però, i numeri dell'affluenza registrati da queste strutture: 400mila visitatori paganti l'anno per Oltremare ("per il 95% italiani" fa sapere il parco tematico di Riccione) e oltre tre milioni di visitatori, dal 2005 ad oggi, per Zoomarine.
E nel caso di Zoomarine la totalità dei visitatori assiste alle dimostrazioni dei tursiopi, la specie normalmente utilizzata nei delfinari per la sua intelligenza. Ma se sono proprio gli spettacoli con i delfini ad attirare il pubblico dei parchi acquatici, sono proprio queste esibizioni a sollevare le accuse delle associazioni animaliste perché il contatto con il pubblico e le continue esibizioni rappresenterebbero i più frequenti fattori di stress per questi mammiferi.
"Si dà agli spettatori l'impressione di assistere ad uno spettacolo gradito ai delfini che, invece, sono solo costretti ad assumere un comportamento che non è naturale", dichiara all'Adnkronos Laura Gentile, referente della campagna Sos Delfini per Marevivo, l'associazione che proprio oggi, con la Lav, è stata protagonista di un flash mob di protesta a Roma, con la Fontana di Trevi invasa da 100 palloncini a forma di delfino.
"Fermo restando che il concetto di felicità è tipicamente umano e non possiamo sapere cosa significhi per un delfino, i moderni delfinari sono strutture nelle quali la ricerca del benessere animale è un pre requisito del loro mantenimento - spiega all'Adnkronos Cristina Pilenga, direttore zoologico e scientifico di Zoomarine - Tutte le attività nelle quali partecipano gli animali fanno parte di un piano addestrativo che ha l'obiettivo di garantire il benessere animale e risponde sia a protocolli nazionali (misurazione dei livelli di stress secondo disposizioni ministeriali) che internazionali riconosciuti dalle principali associazioni di settore".
Si tratterebbe inoltre di uno strumento educativo "dalla riconosciuta efficacia, rilevata anche da studi sul feedback educativo, in quanto permette di far sentire le persone più vicine agli animali utilizzando cosi il canale emozionale per suscitare la spinta a conoscerli meglio e a dare il proprio contributo per tutelarli".
Le critiche riguardano anche il fatto che queste strutture non sempre rispetterebbero le disposizioni dettate dal Decreto Ministeriale 469/2001 in materia di condizioni per il mantenimento in cattività dei delfini Tursiopi né il ruolo didattico e scientifico loro assegnato. Violazioni registrate da una recente investigazione svolta dalla Lav nei delfinari di Fasanolandia, Zoomarine, Oltremare, Gardaland, Rimini tra esposizione continua al rumore e al sole, la mancanza di spazi adeguati. Accuse rispedite al mittente dalle strutture. "Sono qui da 7 anni e non ho mai avuto un rilievo, mai un verbale dai Nas o al ministero dell'Ambiente", specifica all'Adnkronos Francesco Soressi, Ad di Oltremare.
"Zoomarine dispone di una volumetria pari a 7,8 milioni di litri di acqua che potrebbe ospitare più del doppio di quelli attualmente presenti, monitorata nei suoi parametri chimico-fisici e microbiologici costantemente - sottolinea il direttore zoologico e scientifico di Zoomarine - quanto riguarda l'esposizione sonora delle vasche, è principalmente aerea e comunque controllata. I delfini 'sentono' prevalentemente quando sono sott'acqua e non quando ne sono fuori. Zoomarine ha comunque effettuato con specialisti di bio acustica delle valutazioni di impatto acustico in vasca in relazione allo spettro acustico specifico della specie e dalle quali non è mai emerso inquinamento acustico".
Altra accusa riguarda lo spazio dedicato alla divulgazione scientifica e all'attività didattica dei delfinari "carente quando non del tutto assente", denuncia Laura Gentile di Marevivo. Ma per l'Ad di Oltremare "ogni anno in primavera sono circa 50mila i bambini che si recano in escursione didattica al parco in virtù anche della pubblicazione da parte nostra di approfondimenti scolastici contenuti in dispense disponibili per gli insegnanti su internet.(segue)
"Da anni poi - aggiunge l'Ad di Oltremare - ogni pomeriggio facciamo delle sessioni di mezzora aperte al pubblico con addestratori e veterinari e si tratta di didattica, non di show". Sono 60mila gli studenti che ogni anno visitano invece anche Zoomarine che ricorda le visite guidate, le mostre tematiche sui progetti europei, la cartellonistica e i testi delle dimostrazioni con gli animali, i 15 laboratori didattici e le visite scolastiche e i centri estivi.
E se per le associazioni animaliste delfinari e acquari rappresentano comunque una prigione, incompatibile con la natura dei delfini che richiede spazio e libertà, queste strutture rivendicano il proprio ruolo scientifico. "Oggi queste strutture - spiega l'Ad di Oltremare - ospitano un piccolo popolamento, sotto la cura quotidiana e costante dell'uomo e in questo modo, in caso di un problema in mare aperto o di spiaggiamento, si garantisce la presenza di strutture che posseggono il know how per intervenire e salvare un animale in difficltà".
E ricorda che "è dal 1983 in Italia non è mai più stato catturato un delfino, quelli presenti nei delfinari sono stati presi prima di quella data. Il tema da sollevare - conclude - sarebbe più che altro quello della salvaguardia dei nostri mari e dei delfini che ancora vi abitano e dell'istituzione dei parchi marini".
 
CHE DONNA
2 AGOSTO 2013
 
CAMUFFA TARTARUGA DA HAMBURGER: fermato all’imbarco in aeroporto
 
Tentativo decisamente originale ma non andato a buon fine quello dell’uomo che ha provato a contrabbandare la sua tartaruga facendola passare ai controlli mascherata da hamburger di KFC.
Il bizzarro tentativo ha avuto luogo nell’aeroporto internazionale cinese Guangzhou Baiyan, dove un uomo, che erroneamente pensava di essere molto più furbo degli addetti ai controlli, ha imbottito la povera bestiola con hamburger, pomodori e insalata.
Alle rimostranze manifestate dal personale di terra l’uomo, che si fa chiamare Li, ha risposto negando l’evidenza: ‘Non c’è nessuna tartaruga, non c’è bisogno di guardare dentro. E’ solamente un hamburger!’. Fortunatamente gli addetti ai controlli non si sono lasciati convincere e la povera tartaruga è stata lasciata a terra.
Pena proposta per Li: che sia costretto ad andarsene in giro una settimana con i calzoni pieni di carne trita, lattuga marcia e formaggio ammuffito.
 
ROVIGO OGGI
2 AGOSTO 2013
 
Ariosto il veterano si godrà il meritato riposo
ULSS 18 ROVIGO Il primo cane per la pet therapy è andato in pensione. La festa del centro diurno “Ancora e delfino” in piazza Alighieri a Canda
Ariosto, il primo cane che ha partecipato alle attività di pet therapy per l’Ulss 18 di Rovigo, è andato in pensione venerdì 2 agosto. Gli ospiti del centro diurno “Ancora e delfino” di Canda, dove Ariosto “prestava servizio” lo ha festeggiato in piazza Dante Alighieri. Ariosto ha aperto la strada alla pet therapy dell’Ulss 18 assistendo gli ospiti del centro quotidianamente. Da oggi, il Golden Retriever si godrà il meritato riposo

 
Canda (Ro) - Come per ogni lavoratore, è arrivato anche per Ariosto il termine della carriera professionale. Già perché Ariosto si è dedicato alle attività del centro diurno “Ancora e delfino” di Canda, assistendo quotidianamente gli utenti della struttura. Venerdì 2 agosto, il suo “pensionamento” è stato festeggiato dagli operatori e dagli ospiti del centro con una festa in piazza Dante Alighieri a Canda.
Ariosto, di razza Golden Retriever, arriva nell’estate del 2006 con l’attivazione di un progetto sperimentale finanziato dalla Regione Veneto e realizzato in collaborazione con l’istituto zooprofilattico di Legnaro.
Il cane viene acquistato all’allevamento Cave canem di Villafranca (Vr) e, all’età di 15 mesi, dopo aver conseguito l’addestramento per svolgere attività di pet therapy, viene affidato alla famiglia Cappello per quanto concerne il domicilio, e al coadiutore del  centro diurno per lo svolgimento di attività assistite per favorire la relazione uomo-animale.
Ariosto si è dimostrato fin da subito empatico, instaurando buone relazioni con l’utenza e il personale. Le attività svolte sono state pensate per risaltare le caratteristiche innate di Ariosto e poter stimolare alcune autonomie e competenze degli utenti, obiettivi individuati nei percorsi dei progetti individuali dei singoli ospiti.
Le attività in particolare sono state: partecipazione alla vita del centro, passeggiate all’esterno, accudimento, cura e igiene. Hanno comportato un consolidamento del rapporto con il cane e sono diventati gesti quotidiani di ogni ragazzo presente nel centro. Le iniziative si sono svolte con cadenza settimanale e per cicli di tre/quattro mesi, a piccoli gruppi.
La presenza di Ariosto ha incentivato anche l’interesse di altri operatori ad avvicinarsi a questo mondo, portando il personale a specializzarsi e formarsi in questo ambito.
Nell’arco degli anni successivi all’arrivo di Ariosto, si sono pian piano incrementati sia il numero di cani che di relativi operatori legati alla pet therapy. Ariosto si avvia al “pensionamento”, con il prestigio e l’onore di aver aperto la strada nel mondo pet therapy all’interno dei centri diurni dell’Ulss 18, lasciando in eredità i risultati ottenuti, e la possibilità di estendere l’attività assistita in altri centri dove ancora non è stata istituita l’attività riabilitativa con gli animali da compagnia.
Da oggi, libero da impegni lavorativi, Ariosto verrà ceduto alla famiglia Cappello di Castelgugliemo, il cui figlio frequenta il centro diurno di Canda.
 
GAZZETTA DI MODENA
2 AGOSTO 2013
 
Pastori maremmani guardiani contro i lupi
 
Si chiamano Diana e Atena e sono due cuccioli di pastore maremmano che la Provincia di Modena ha assegnato, in comodato gratuito, a un allevatore di pecore cashmere delle colline sassolesi, la ditta Giasone in via Vandelli a San Michele dei Mucchietti, con l'obiettivo di proteggere il gregge dai predatori, come lupi e cani inselvatichiti ma anche dai furti di bestiame. L'assegnazione si svolge oggi (alle 17) con una visita nella sede dell'allevamento di Luca Gozzoli, assessore provinciale alle Politiche faunistiche, e dei tecnici dell'Ausl che collaborano al progetto. «È un'iniziativa sperimentale - spiega Luca Gozzoli, assessore provinciale alle Politiche faunistiche - che parte con questa prima assegnazione alla quale probabilmente ne seguiranno altre, visto che abbiamo già ricevuto altre richieste da parte degli allevatori. Il progetto fa parte delle iniziative a tutela dei nostri allevamenti, non solo dal lupo, ma soprattutto da altri predatori, tra cui i cani inselvatichiti o anche cani non adeguatamente custoditi dai proprietari che possono creare gravi danni agli allevamenti». Per l'assegnazione dei maremmani la Provincia ha a disposizione risorse regionali pari a sette mila euro, sufficienti a rispondere alle richieste di un'altra decina di allevatori modenesi. Per informazioni: servizio Politiche faunistiche della Provincia, via Scaglia est 15 a Modena (tel. 059 200731).) Vengono affidati ancora cuccioli perché, crescendo con altri animali, il pastore maremmano sviluppa un innato senso di protezione (in Italia già in epoca romana veniva considerato il più efficace difensore del gregge dai predatori). Sia all'interno dei recinti che durante le transumanze, in caso di pericolo i cani seguono istintivamente efficaci tattiche coordinate di dissuasione e difesa, senza peraltro temere di affrontare direttamente i predatori (indossano pure uno speciale collare chiodato che li protegge dai morsi letali alla gola dei lupi). Negli ultimi tre anni, la Provincia ha risarcito agli allevatori di ovicaprini circa 28 mila euro per i danni da predazione. Tra gli episodi di queste ultime settimane spicca a Montese l'assalto a una gregge quasi certamente da parte di un lupo (come riportato dal rapporto dell'Ausl previsto in questi casi), ma nel caso più recente il lupo non c'entra: vicino a Modena un allevamento di pecore è stato assaltato da alcuni cani fuggiti al proprietario; in questo caso non sarà la Provincia a risarcire ma i padroni dei cani che sono stati identificati.
 
IL TIRRENO
2 AGOSTO 2013
 
A 2 o a 4 zampe siamo tutti parenti ed è bello così
 
Era la metà del Settecento quando Linneo collocò l'uomo nel regno animale, e la metà dell'Ottocento quando Darwin dimostrò che noi animali siamo tutti parenti. «Facciamocene una ragione - ci esorta nel suo libro l'etologo - e, tra l'altro, scopriremo che si tratta di una splendida ragione. Basta guardare un bambino che gioca in un prato col suo cane: non sono nemmeno parenti stretti - l'uno è un primate, l'altro è un ex lupo - eppure sono tutti e due esseri sociali e intelligenti. Il loro rapporto è naturale, sprizzano empatia. Comunque, anche se si tratta di noi e di loro, siamo pur sempre noi che guardiamo loro e i nostri occhi dovrebbero essere sempre liberi da pregiudizi, come quelli di un bambino».
 
IL TIRRENO
2 AGOSTO 2013
 
Niente macello per i cavalli troppo vecchi o in esubero
 
GROSSETO - Salvare da un destino di morte i cavalli che non possono più lavorare, che hanno difetti morfologici o un caratteraccio. «Perché in quest’azienda ogni animale che muore è una sconfitta per noi». È con questo spirito che l’azienda agricola di Alberese , a Grosseto, e la sezione provinciale dell’Ente protezione animali hanno avviato in questi giorni un percorso comune per studiare una nuova procedura che permetta agli animali che l’azienda non può tenere di essere venduti con la clausola che non saranno uccisi. L’incontro tra la presidente dell’Enpa di Grosseto, Marlena Giacolini, il direttore dell’azienda agricola di Alberese Marco Locatelli, si è tenuto mercoledì nell’azienda maremmana. Qui si son o mossi i primi passi per salvare la vita a quei cavalli, pochi per la verità, scartati dalle leggi della razza e dell’età, evitando che vengano mandati al macello. L’idea è di venderli con una clausola che impegni il compratore a lasciare in vita il cavallo.
 
LA SENTINELLA
2 AGOSTO 2013
 
Razzia di mucche e vitelli «In tre colpi 20 animali»
 
MERCENASCO (TO) - «Due mucche e due vitelli: e con questi ci hanno fatto sparire venti capi in cinque anni, in tre diversi colpi». A parlare è la figlia del titolare dell’ultima azienda agricola nel mirino dei ladri di bestiame. Roberta Ponsetto, 24 anni, ha seguito le orme del padre Giovanni, 64, titolare di una realtà zootecnica che si trova lungo la strada tra la frazione di Villate e Mercenasco. Mercoledì, poco dopo la denuncia ai carabinieri di Strambino, è stata lei a raccontare l’accaduto: «Hanno caricato le bestie su un camion e sono spariti con i nostri animali. Di nuovo». Poco dopo le 7 di mercoledì, ad accorgersi che su 35 mucche qualcuna mancava all’appello, è stato proprio il signor Giovanni. «Per noi è la regola svegliarci presto – ha detto Roberta Ponsetto – non ci sono nè domeniche nè orari quando hai le bestie da seguire. Mio padre alle 7,20 era già nella stalla». A occhio l’uomo ha notato qualcosa di insolito. La perplessità iniziale si è fatta certezza quando vicino al ricovero per gli animali, l’allevatore ha individuato alcune tracce di paglia. E davanti alla porta del box dei vitellini la corda usata per chiudere il recinto tranciata di netto. Roberta un’idea se l’è fatta. «C’è poco da dire, purtroppo. Sono entrati prima nelle stalle e hanno portato via due vacche da latte e poi nel box dei vitellini – ha proseguito – È ovvio che se rubi dei bovini hai per forza un camion sul quale caricarli. Anche le altre volte deve essere andata così. E infatti anche adesso ci sono le tracce vicino al sentiero che usiamo noi per incanalare gli animali». I ladri devono essersi lasciati alle spalle la stalla portandosi dietro i quattro bovini, che probabilmente hanno condotto fino al rimorchio percorrendo lo stesso tracciato delimitato da picchetti e corda che serve a dirigere il bestiame in movimento. Il fatto è stato denunciato alla stazione dei carabinieri di Strambino, che hanno fatto un sopralluogo per individuare eventuali elementi utili alle indagini. Le vittime del furto hanno stimato un danno economico di 3500 euro. Quasi certamente «faremo mettere le telecamere davanti alla stalla, ormai siamo arrivati a questo punto».
 
LA PROVINCIA PAVESE
2 AGOSTO 2013
 
Rubano due fucili e le galline
 
di Paolo Fizzarotti
 
VOGHERA (PV) - Mentre il padrone di casa è al lavoro, i ladri entrano nell’appartamento e rubano due fucili da caccia. Poi, non contenti, si portano via anche cinque galline vive. E’ accaduto a casa di D.A., un uomo che abita con la famiglia in località Cascina del Conte, vicino alla frazione Torremenapace di Voghera. Si tratta di un gruppo di costruzioni e fabbricati di uso abitativo e agricolo che si trova sulla strada per andare alla centrale elettrica dell’Asm. D.A. lavora come imprenditore edile in proprio. Al mattino presto D.A. è uscito da casa di buon’ora, per raggiungere il cantiere. In casa è rimasta la moglie. La donna non si è allontanata per quasi tutta la mattinata. Solo verso le 11 la donna è uscita di casa per andare a trovare una vic ina. La banda di ladri, che evidentemente teneva d’occhio la sua abitazione, ha agito proprio in quel momento. I ladri hanno forzato una porta del retro, coperta alla vista rispetto a chi passa sulla strada, e poi hanno rovistato in tutta l’abitazione, in cerca di qualcosa da rubare. In breve hanno trovato un armadio a muro, di ferro, chiuso a chiave: uno di quelli che di norma vengono utilizzati dai cacciatori proprio per custodire le loro armi. I ladri, che disponevano di attrezzi da scasso, sono riusciti a forzarlo. Probabilmente pensavano di trovare all’interno i gioielli e altri oggetti di valore appartenenti alla famiglia di D.A.. Invece c’erano solo due fucili da caccia semiautomatici, regolarmente denunciati dal proprietario. Al momento di andarsene la banda è passata dal pollaio che si trova nel retro della casa. Dentro c’erano cinque galline: i ladri se ne sono impadroniti, mettendole dentro alcune gabbie che hanno trovato sul posto. Non è chiaro cosa volessero farsene, visto l’irrisorio valore degli animali: è probabile quindi che le galline siano finite in pentola poco tempo dopo. La moglie dell’imprenditore ha scoperto l’accaduto una mezz’ora dopo, quando è rincasata e ha trovato la sua abitazione messa a soqquadro dai ladri. A quel punto la donna ha telefonato a D.A., che è rincasato. L’imprenditore edile non ha potuto fare altro che informare i carabinieri di Voghera dell’accaduto. Il giorno dopo si è presentato alla caserma del comando compagnia di via Verdi per presentare una denuncia contro ignoti. Le armi erano perfettamente funzionanti.
 
MESSAGGERO VENETO
2 AGOSTO 2013
 
Magrini: caccia, sola arma per l’emergenza cinghiali

Tanja Ariis

 
TOLMEZZO (UD) «L’unica soluzione immediata per i danni che stanno creando i cinghiali è la caccia. La Regione adegui la normativa per consentire un efficace quanto necessario prelievo venatorio. Intanto con l’Università si lavori ad una pillola anticoncenzionale mirata per i cinghiali». A lanciare l’appello alla politica è Giulio Magrini, presidente dell’Asca(Associazione delle sezioni montane del Club alpino italiano che comprende le sezioni Cai di Forni Avoltri, Forni di Sopra, Moggio Udinese, Pontebba, Ravascletto, Tarvisio e Tolmezzo), sconvolto dopo aver constatato gli ultimi danni che questi ungulati stanno creando tra Raveo e Ovaro. Basta attraversare, osserva Magrini, Pani o andare a Ovasta o alle malghe Forchia e Losa, senza scordare cosa i cinghia li hanno combinato in questi mesi a Navas per rendersi conto del disastro. «In Carnia–dice Magrini-i contadini devono diventare più importanti dei cinghiali. I contadini curano i prati nell’interesse di tutti e non mi riferisco solo a coloro che svolgono questa attività a tempo pieno, ma anche al contadino part- time, quello che al ritorno dalla fabbrica, va a falciare i prati. Ce ne sono di questi giovani e sono energie fondamentali che non possono essere deluse non facendo nulla per contrastare i danni che fanno continuamente i cinghiali, arrivati in Carnia da pochi anni ma che hanno già creato una situazione esasperante. Questi ragazzi prima o poi mollano tutto. Riparare quei danni poi è costosissimo. Ora i cinghiali si stanno spostando in alto, verso le malghe e anche lì i danni sono giganteschi, poi ridiscenderanno. I cinghiali si riproducono 2 volte l’anno, è vero che la mortalità è del 50%, ma resta una popolazione imponente. Non ci si può limitare a consigliare le recinzioni elettrificate, è una soluzione assurda, le procedure per ottenere gli indennizzi sono defaticanti, folli e i fondi sempre meno. Solo con il prelievo venatorio pesante il problema si risolve e serve una normativa che tenga conto del fatto che questi animali sono tanti e viaggiano di notte. Bisogna coinvolgere l’università di Udine e, se non basta, quella di Piacenza, per studiare un sistema anticoncezionale per i cinghiali. Esiste già qualcosa di sperimentale. Trovo apprezzabile il tentativo dei Comuni di Villa Santina, Enemonzo, Socchieve, Preone e Verzegnis di contrastare il problema, che però così non viene risolto, ma solo spostato in altri territori. Ma loro almeno hanno fatto qualcosa, per il resto la politica non sta facendo nulla».
 
MESSAGGERO VENETO
2 AGOSTO 2013
 
Lotta alle nutrie, Riserva presa a modello

Andrea Sartori

 
SAN VITO AL TAGLIAMENTO (PN) - La Regione ha suggerito al Comune di San Vito di proporsi quale capofila tra gli enti locali della Bassa pianura pordenonese per trattare congiuntamente la problematica delle nutrie, che affliggono il territorio da anni, e condividere le forme d’intervento al fine di individuare le modalità operative maggiormente efficaci, efficienti ed economiche. E’ emerso a un tavolo tenutosi sul tema a San Vito, che ha visto partecipare, tra amministratori e funzionari, Comune, Regione e Provincia, nonchè rappresentanti di Coldiretti e Riserva di caccia di San Vito. L’animale originario dell’America Latina, sfuggito alla cattività (era utilizzato negli allevamenti per pellicce), ogni anno è oggetto di un provvedimento teso alla sua cattura emanato dalla Regione, con la Provincia, chiamata alla sua attuazione, che a sua volta demanda alle Riserve di caccia la risoluzione del problema. A San Vito i risultati raggiunti dalla Riserva di caccia diretta da Renato Monestier sono stati giudicati eccellenti: 200 capi catturati all’anno, con la punta di 300 raggiunta nel 2011. Il funzionario della Provincia, Davide Zaninotti, ha fatto notare che in provincia di Pordenone, ufficialmente, i danni alle colture della nutria si contano soltanto tra 5 e 10 l’anno, ovvero dai 500 ai mille euro: questo perché i cittadini tendono a effettuare le segnalazioni per via telefonica e non agli uffici preposti. E’ emersa quindi la necessità di informare circa le corrette modalità di segnalazione della presenza delle nutrie. La richiesta di risarcimento, ad esempio, va effettuata con la documentazione scaricabile dal sito web dell'ente intermedio. La Coldiretti si è resa disponibile a fare informazione a riguardo. Zaninotti ha precisato che ad oggi alla Provincia non sono state inoltrate segnalazioni di danni agli argini: si coinvolgerà il consorzio di bonifica per delle verifiche in merito. Si è convenuto che il tavolo sanvitese può essere l’occasione per dare il “la” ad un’azione informativa in tutta la provincia sul problema nutrie. «Un incontro proficuo – afferma l’assessore all’Ambiente, Andrea Bruscia – che ci permetterà di migliorare la gestione di un fenomeno per il quale la corretta informazione, unita ad una collaborazione attiva tra istituzioni, è decisiva».
 
MESSAGGERO VENETO
2 AGOSTO 2013
 
Fugge anche Pepito Una famiglia in ansia per il suo pappagallo

Raffaella Sialino

 
SAN DANIELE (UD) Solo pochi giorni fa era scomparso Checco, il pappagallo della pizzeria “Biffi” di Udine, poi per fortuna ritrovato e restituito al proprietario: adesso a essere “ricercato” è Pepito, un altro pappagallo, scomparso dall’abitazione di via Osoppo a San Daniele in cui viveva col proprietario Luca Rossetti e la sua famiglia. «Venerdì – dice Rossetti – Pepito è fuggito. Non sappiamo cosa possa averlo spaventato, ma ha preso il volo allontanandosi dal nostro giardino. L’abbiamo rivisto sabato su un albero, poi è ripartito e da quel momento non ha fatto più ritorno. Siamo molto dispiaciuti: per me, mia moglie e i bambini è praticamente uno di famiglia, un animale giocoso e intelligente». L’ultimo avvistamento di Pepito risale a sabato mattina quando è stato visto volare in direzione del colle di San Daniele. La famiglia Rossetti ha denunciato lo smarrimento dell’animale, precisamente un Ara Chloroptera di un anno e mezzo, sia ai carabinieri che alla guardia forestale visto che è registrato come specie protetta, inoltre ha tappezzato la città di manifestini. «Abbiamo messo un po’ dappertutto i manifesti – spiega Rossetti –, ma a causa del maltempo e della poca sensibilità di alcune persone, molti sono spariti». Da quando Pepito è scomparso dal suo trespolo la famigliola è molto triste. L’animale potrebbe, seppur stanco, disorientato e privo di cibo e acqua, girovagare nel raggio di qualche chilometro. Chi lo avvista contatti i proprietari al 335-7687543 (Luca) e 347-7184294 (Monica).
 
 
NEL CUORE.ORG
2 AGOSTO 2013
 
DEBUTTA IL NUOVO REDDITOMETRO CON LE SPESE PER CANI E GATTI
Vani appelli e proteste di categorie ed associazioni
 
A nulla sono valsi appelli e proteste. Nel nuovo redditometro che entra da oggi nel già potente arsenale dell'Agenzia delle Entrate, come presunta "arma letale" contro gli evasori, restano le spese per gli animali domestici, considerate – come centinaia di altre voci - manifestazione di capacità contributiva. Con la circolare operativa diffusa ieri, il direttore dell'Agenzia, Attilio Befera, ha dato istruzioni agli uffici che potranno avviare immediatamente la selezione dei contribuenti "sospetti", partendo dai redditi del 2009.
Il redditometro è un meccanismo presuntivo di determinazione del reddito basato sulla ricostruzione delle spese sostenute dai contribuenti, gran parte delle quali sono già note all'amministrazione fiscale. In pratica gli ispettori tributari saranno in grado di comparare i redditi dichiarati da ciascun contribuente con le spese ed il tenore di vita effettivo, ricostruito in buona parte, ma non solo, sulla base di elementi certi. E quando questo scostamento tra i redditi denunciati al fisco e la spesa effettuata in un determinato anno eccede il 20%, scatterà l'accertamento vero e proprio.
 
ARTICOLO TRE
2 AGOSTO 2013
 
Sedicente animalista sopprime 240 cani, ma potrebbe averne uccisi migliaia
Redazione- 2 agosto 2013- Una sedicente animalista avrebbe ingannato una intera comunità.
 
Judy Cahil, sicuramente una persona non sana di mente probabilmente affetta da disposofobia,cioè il bisogno ossessivi di acquisire qualsiasi tipo di materiale senza mai disfarsi di nulla, utilizzava da tempo annunci sul giornale e altri mezzi per offrire una nuova casa ad eventuali cani randagi che necessitassero di un padrone.
In realtà quelle povere bestie venivano uccise.
Ciò che è stato trovato all'interno della casa in Rockville, Md., è sconvolgente. Più di 240 resti di cani andati in contro ad eutanasia coatta. Molti di essi erano carbonizzati e infilati in grossi sacchi della spazzatura.
Le autorità rivelano che sono passati centinaia, forse migliaia, di cani sotto le grinfie della Cahill nei 30 anni di attività. Si pensa che i cani cremati siano quelli ai quali la protagonista di questa assurda vicenda fosse più affezionata.
La casa degli orrori era piena zeppa di feci e casse dalle barre piegate: indizio evidente che i cani non stessero a loro agio e che provassero in tutti i modi a scappare.
Da tempo si erano sollevate delle segnalazioni contro le attività intraprese dietro quelle mura.
Adesso ciò che resta dei cani è stato seppellito.
Di ciò si è occupata la Humane Society's Nicodemus Memorial Park in Reisterstown, che per la prima volta in 86 anni si è vista impegnata in una oscenità così abnorme.
“Sentiamo la necessità di dare a questi animali una degna sepoltura, un luogo dove riposare serenamente dopo le sofferenze patite mentre erano in vita”, ha dichiarato Goldband.
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
2 AGOSTO 2013
 
Olanda: babbuini traumatizzati allo zoo
Da esperti varie teorie. La piu' folle: scimmie hanno visto Ufo
 
L'AJA (OLANDA) - Esperti perplessi allo zoo olandese di Emmen, dove un un centinaio di babbuini ha iniziato a manifestare strani comportamenti.
Gli animali sono stati colti all'improvviso dal panico, come minacciati da un nemico invisibile.
Le scimmie avrebbero voltato le spalle ai visitatori del parco e per un paio di giorni avrebbero smesso di alimentarsi.
Tra teorie ipotizzate dagli esperti, "la più folle è che il trauma sia stato causato da un Ufo", ha spiegato Wijbren Landman biologo dello zoo.
 
NEL CUORE.ORG
2 AGOSTO 2013
 
ATENE-ZURIGO NEL CARRELLO DI UN AIRBUS: IL GATTO VIAGGIA INDENNE
Il felino è ricoverato con un febbrone, ma vivo
 
Un gatto è sopravvissuto mercoledì a un volo Atene-Zurigo nel vano del carrello di un Airbus della compagnia di bandiera elvetica Swiss. Il micio, di appena qualche mese, ha superato pressoché indenne temperature che possono scendere a -50 gradi e soprattutto una quasi totale assenza di ossigeno. Ora è ricoverato con febbre alta in un centro di protezione degli animali. Il gattino aveva ritardato il decollo di due ore, ha spiegato oggi all'Ats la portavoce di Swiss Myriam Ziesack. Il felino, infatti, si era avvicinato all'Airbus e improvvisamente è scomparso. Dopo una ricerca infruttuosa, capitano e tecnici hanno deciso di decollare. "Non c'era alcun rischio, altrimenti l'aereo non sarebbe partito", ha assicurato Ziesack. L'animale è stato scoperto solo dopo l'atterraggio in Svizzera e quindi affidato alle cure di un veterinario. Ora si trova nel centro di protezione degli animali, dove potrebbe restare dopo la guarigione. Non è però esclusa una soluzione diversa: "Alcuni collaboratori che hanno avuto a che fare con il gatto si sono affezionati e hanno manifestato l'interesse di portarselo a casa", ha aggiunto la portavoce di Swiss.
 
LA ZAMPA.IT
4 AGOSTO 2013
 
Gatto sopravvive a un volo  nel vano del carrello dell’aereo
Il felino trovato dopo la tratta Atene-Zurigo
 
Incredibile viaggio per un felino. Un gatto è sopravvissuto mercoledì a un volo Atene-Zurigo nel vano del carrello di un Airbus della compagnia di bandiera elvetica Swiss. Il micio, di appena qualche mese, ha superato pressoché indenne temperature che possono scendere a -50 gradi e soprattutto una quasi totale assenza di ossigeno. Ora è ricoverato con febbre alta in un centro di protezione degli animali.  
Il gattino aveva ritardato il decollo di due ore, ha spiegato all’Ats la portavoce di Swiss Myriam Ziesack. Il felino, infatti, si era avvicinato all’Airbus e improvvisamente è scomparso. Dopo una ricerca infruttuosa, capitano e tecnici hanno deciso di decollare. «Non c’era alcun rischio, altrimenti l’aereo non sarebbe partito», ha assicurato Ziesack.  
L’animale è stato scoperto solo dopo l’atterraggio in Svizzera e quindi affidato alle cure di un veterinario. Ora si trova nel centro di protezione degli animali, dove potrebbe restare dopo la guarigione. Non è però esclusa una soluzione diversa: «Alcuni collaboratori che hanno avuto a che fare con il gatto si sono affezionati e hanno manifestato l’interesse di portarselo a casa», ha aggiunto la portavoce di Swiss.
 
NEL CUORE.ORG
2 AGOSTO 2013
 
VIENNA, PRETE AIUTA GLI ANIMALI E OFFRE ASSISTENZA AI PROPRIETARI
Jaeschke, teologo, si occupa dei bisogni delle bestiole
 
Padre Thomasz Jaeschke, teologo di Vienna, è costretto agli straordinari per soddisfare i desideri e le preghiere dei suoi fedeli. È un Animalpastors, un sacerdote che si occupa dei bisogni degli animali, e quindi anche dei loro proprietari. Lo chiamano da ogni parte. E padre Thomasz è continuamente in viaggio tra la sua Austria, la Germania e anche l'Italia. "Probabilmente - ha ammesso - sono l'unico". E non solo: in pochi mesi ha raccolto oltre 5 mila amici su Facebook. Lo scrive il quotidiano "ItaliaOggi".
"Io mi adopero per stabilire un contatto allo stesso livello tra esseri umani e animali", ha spiegato. Cani e gatti hanno un'anima? Una domanda che ci si pone da secoli. Sta di fatto che padre Thomasz, che ha studiato filosofia e teologia a Cracovia, nella diocesi di papa Woityla, è sempre disponibile per un'orazione funebre dopo la morte di un cagnolino o di un micio. "Una preghiera - ha aggiunto - che dà conforto al proprietario o alla proprietaria rimasta sola al mondo". Ed è pronto a chiedere a Dio di far guarire una mucca ammalata o un puledro con problemi di deambulazione.
Uno degli ultimi casi affrontati è stato quello della vitella Flora. L' animale vive nelle stalle dell'abbazia benedettina di St. Ottilien, in Baviera. La piccola Fanny, nove anni, si è innamorata di Flora e sua madre decide di comprare la vitella per salvarla dal macello. Allora, sorge un problema: dove sistemarla? Padre Thomasz ha placato le polemiche attorno alle scelte dei benedettini e ha trovato un posto per la vitella nel giardino di una villa di Salisburgo. "Se riuscissimo a trovare una via d'uscita, potremmo dimostrare che il mondo non è così male come sospettiamo", ha detto. Il destino di Flora lo ha reso ancora più celebre e le richieste aumentano. Ora gli chiedono di pregare per le piante, fiori e alberi, tutte creature di Dio.
 
ITALIA OGGI
2 AGOSTO 2013
 
Il prete che aiuta gli animali
È l'unico e in 5 mesi ha raggiunto 5 mila amici su Fb
 
da Berlino Roberto Giardina
 
Sembra che la religiosità sia in calo, più tra i luterani che tra i cattolici. Ma nella sola Germania, l'una e l'altra chiesa perdono in media 200 mila fedeli all'anno. Sarà colpa delle tasse che da queste parti sono diverse che da noi: si paga l'8% di tasse in più su quanto dovuto allo stato, da versare alla chiesa di cui facciamo parte. Per non pagare bisogna compiere un atto ufficiale di uscita, e si perde il diritto all'assistenza religiosa, dal battesimo all'estrema unzione, a meno che non si trovi un pastore o un prete per cui la fede è più importante del Finanzamt, l' ufficio imposte. E per la verità, sono i più numerosi.
Ma padre Thomasz Jaeschke, teologo di Vienna, non conosce crisi. Anzi è costretto a fare volentieri straordinari per venire incontro ai desideri e alle preghiere dei suoi fedeli. È un Animalpastors, che forse in italiano suona male. Un sacerdote che si occupa dei bisogni degli animali, e quindi anche dei loro padroni. Lo chiamano da ogni parte, e padre Thomasz è continuamente in viaggio per la sua Austria, la Germania, e spesso scende anche in Italia. «Probabilmente», ha ammesso, «sono l'unico.» In pochi mesi ha raccolto oltre 5 mila amici su Facebook.
«Io mi adopero per stabilire un contatto allo stesso livello tra esseri umani e animali», ha spiegato. Cani e gatti hanno un'anima? Un interrogativo su cui si discute da secoli, e qualcuno è finito perfino sul rogo per aver sostenuto che il suo cavallo o mucca, l' avrebbe seguito nel Regno dei Cieli. Padre Thomasz, che ha studiato filosofia e teologia a Cracovia, nella diocesi che fu di papa Woityla, è sempre disponibile per un'orazione funebre in morte di Fido, o di Mausi, il gattino. «Una preghiera», ha aggiunto, «che dà conforto al padrone o padrona rimasta sola al mondo». Ed è pronto a chiedere a Dio di far guarire una mucca ammalata, o un puledro azzoppato.
Ultimamente si è dovuto occupare del caso della vitella Flora. L' animale vive nelle stalle dell'abbazia benedettina di St. Ottilien, in Baviera. La piccola Fanny, nove anni, si è innamorata di Flora, e sua madre è disposta a comprare la vitella per salvarla dal macello. Ma non è un animale da salotto. Dove sistemarla? Per la verità, i benedettini sarebbero disposti a regalare Flora, però il caso è finito in rete, e i religiosi sono stati sommersi dagli insulti di centinaia di animalisti che accusano i monaci di allevare animali destinati a tramutarsi in cotolette o salsicce. Cosa che un religioso dovrebbe evitare, sostengono.
I benedettini si sono offesi e ora non vogliono più consegnare Flora perché, si giustificano, potrebbe sembrare un' ammissione di colpa, una grazia per un solo animale mentre gli altri vengono spediti sul patibolo. Padre Thomasz cerca di far da paciere, e ha trovato un posto per la vitella nel giardino di una villa di Salisburgo.«Se riuscissimo a trovare una via d'uscita, potremmo dimostrare che il mondo non è così male come sospettiamo», ha dichiarato. Esagerato? Ma il destino di Flora lo ha reso ancor più famoso, e le richieste aumentano: ora gli chiedono di pregare per le piante, fiori e alberi, tutte creature di Dio. E c'è chi gli chiede di benedire le autopompe dei vigili del fuoco, o la moto del figlio adolescente a evitare incidenti.
 
LA ZAMPA.IT
2 AGOSTO 2013
 
“La felicità dei cani? Si vede dalle sopracciglia”
Secondo uno studio giapponese le espressioni facciali “racconterebbero” le emozioni dei  quattro zampe
 
Il tuo cane è felice di vederti? Basta guardare le sue sopracciglia per scoprirlo. I cani, infatti, utilizzano specifiche espressioni facciali per dimostrare quanto sono entusiasti di rivedere i propri proprietari, secondo una nuova ricerca condotta da Miho Nagasawa dell’Azabu University in Giappone pubblicata su Behavioural Processes. 
Le emozioni degli animali sarebbero visibili da riconoscibili smorfie del viso che possono rivelare se il cane è davvero contento di trovarsi accanto al suo migliore amico.  
Utilizzando telecamere ad alta velocità, i ricercatori hanno monitorato i cambiamenti nelle facce dei cani nei momenti in cui hanno incrociato estranei e proprietari. Risultato? I cani tendono a spostare il sopracciglio sinistro circa mezzo secondo dopo aver incontrato il padrone se sono contenti mentre quando incontrano una persona mai vista prima spostano leggermente all’indietro l’orecchio sinistro. Quando non gradiscono un oggetto proposto tendono, invece, a muovere l’orecchio destro. I sottili cambiamenti del volto sono il riflesso di attività in regioni chiave del cervello che controllano le emozioni. 
 
LA PROVINCIA
3 AGOSTO 2013
 
IL SINDACO GEREVINI: "E' UNA VERGOGNA"
Cani legati e annegati Orrore a Crotta d'Adda
Le due carcasse avvistate da un ciclista

 
CROTTA D’ADDA (CR) — Li ha legati per il collo a due corde, le ha unite e poi ha agganciato un prisma di cemento e una tanica piena d’acqua. Poi giù nel canale, incontro alla morte. Li avrà anche guardati inabissarsi, i suoi due cani. Ha deciso di sbarazzarsene così, probabilmente per partire e godersi in pace le ferie. L’episodio, vergognoso, è avvenuto nei giorni scorsi a Crotta, nel canale di fronte alla discarica. Lo ha scoperto per caso un ciclista: le carcasse, in acqua da diverso tempo, si erano gonfiate a tal punto da riemergere come due macabre boe, ancora legate e attaccate alle zavorre. Subito l’uomo ha telefonato in Comune per avvisare. Indignato, infuriato, il sindaco Renato Gerevini ha denunciato l’accaduto ai carabinieri, all’Asl, alla polizia provinciale e all’Aipo (competente sul canale). Sono in corso indagini per far luce sull’accaduto e individuare i responsabili. "E’ una vergogna" attacca Gerevini.
 
GEA PRESS
3 AGOSTO 2013
 
CAPUA (CE) – Nel campetto della scuola picchiato e poi impiccato. I nodi sciolti in un grumo indelebile
La testimonianza del cantautore Marco Cocco. Quel gattino aveva un anno ed era cresciuto con lui.

 
Trovato impiccato nel campetto di calcio dell’Istituto Tecnico Industriale di Capua, in provincia di Caserta. Il povero micetto, di appena un anno di vita, è morto in uno di quei posti che presentano recinzioni per molti virtuali. Un luogo frequentato da ragazzi, anche se allo stato  è possibile solo ipotizzare un loro coinvolgimento. L’orrendo gesto, di certo, è avvenuto a cavallo tra il 31 luglio ed il primo agosto.
Romeo, questo il nome che era stato dato al gattino, era scomparso mercoledì. Fino ad allora aveva vissuto con la madre, una sorellina, e Marco Cocco cantautore di Capua. L’amore per gli animali ed il rispetto della vita stava diventando oggetto di una canzone. Una composizione centrata sul rapporto tra animali e uomo, ovvero una auspicabile evoluzione. Un fenomeno nobile, ad avviso di Marco che nulla ha a che fare con i falsi idoli costruiti su potenti telefonini o altre analogie di un mondo apparentemente scintillante ma in realtà molto povero.
Evolversi è imprescindibile dal rispettare la vita. Un rapporto che va costruito, conoscendosi. Un rapporto che invece, appena due giorni addietro, è finito strozzato in un campetto di calcio.
Il povero Romeo, infatti, non solo è stato impiccato con una corda di nylon, ma i più nodi che erano stati fatti sono poi stati saldati avvicinando verosimilmente la fiamma di un accendino. Quanto basta per fare squagliare la fibre in un inestricabile grumo. L’impronta del malfatto, in altri termini, doveva rimanere indelebile.
Marco Cocco denuncia il tutto a Polizia Municipale e Carabinieri. Poi, però, qualcosa non lo convince e decide di tornare nei luoghi in una sorta di personale indagine. Scopre così le macchie di sangue. Il sospetto aumenta il dolore. Romeo, probabilmente, è stato maltrattato e poi impiccato. Forse dei calci, pensa Marco Cocco.
Il giovane cantautore di Capua non è la prima volta che assiste  ad episodi drammatici che riguardano gatti, cani ed altri animali. Ricorda e conferma i fatti descritti in un precedente articolo di GeaPress, sui gatti investiti e lasciati in strada tra le automobili in transito (vedi articolo GeaPress). Bisogna però impegnarsi e Marco Cocco, vegano ormai da anni, è in questo molto attivo. Conferenze e dibattiti ma non solo su cani e gatti. Il problema è più ampio, riferisce a GeaPress. Bisogna provare a valorizzare quei valori della vita nei quali si crede. Una evoluzione, appunto, che in certi momenti sembra fermarsi e tornare indietro nel tempo.
Il pensiero di quel gattino, probabilmente picchiato e poi sicuramente impiccato con i sigilli della morte sciolti nella corda, è duro da dimenticare. Impossibile, riferisce Marco, ed ancora più duro è accettare che quel fatto possano averlo commesso dei ragazzi. “Se sono così a 15 anni cosa succederà quando saranno più grandi?”.
Di certo il povero Romeo è stato trovato all’interno del campo di calcio della scuola. Ogni giorno dei ragazzi scavalcano e vanno a giocare a pallone. Non vi sono altri frequentatori ed a volte è difficile pensare che le cose possano cambiare.
La speranza è ora che le indagini possano portare quantomeno a circoscrivere il possibile torturatore di Romeo. Servirebbe, si sussurra in città, se non per Romeo per i futuri frequentatori di quel campo di calcio.
 
IL TEMPO
3 AGOSTO 2013
 
Bocconi al veleno a Trasacco fanno strage di cani e gatti
 
TRASACCO (AQ) - Avvelenati in meno di ventiquattro ore due cani e quattro gatti, tutti di razza e tutti di proprietà. Accade a Trasacco, a poche centinaia di metri dal centro, dove ignoti, almeno per ora, hanno colpito in alcune abitazioni. Utilizzata il solito e letale boccone di carne con il veleno. I fatti sono iniziatia nel pomeriggio dell’1 agosto quando i padroni di una bel pastore teesxco di razza, di pregio e costoso, si sono allontanati un attimo da casa e, al ritorno, hanno trovato l’amara sorpesa. Poco dopo è toccato ad un altro cane di razza e, prima, durante e dopo, ad alcuni gatti, anche in questo caso animali di pregio, di razza certificata e che vivevano in casa. Un altro animale, un terzo cane, si sarebbe salvato per pochissimo grazie all’intervento tempestivo dei suo i padroni. Un vero e prorpio raid che è stato segnalato ai Vigili urbani del grosso centro fiucense nel quale ora, oltre alla paura dei proprietari di animali domestici, monta la rabbia per dei gesti così odiosi e ingiustifcabili quanto incivili. I Vigili di Trasacco, con l’aiuto delle altre autorità competenti, contano però di riuscire a risalire ai possibili autori ti questi episodi che, al momento, non trovano nemmeno un movente comune e concreto.
 
SAVONA NEWS
3 AGOSTO 2013
 
Loano, da un mese animali avvelenati sistematicamente in via Silvio Amico
Molti volatili morti per ingestione di stricnina o esteri fosforici: il colpevole rischia una denuncia in Procura
 
prov. di Savona - Da circa un mese, forse approfittando della confusione della stagione estiva ma certamente fornendo ai visitatori una brutta immagine della città, qualcuno sta sistematicamente avvelenando animali in via Silvio Amico a Loano (SV); quasi ogni giorno viene trovato un soggetto moribondo, con i sintomi dell’ingestione di stricnina o esteri fosforici, che provocano una lenta agonia e danno poche speranze a chi, come la veterinaria dottoressa Emma Bruno ed i volontari della Protezione Animali, tentano di salvarli; ad oggi sono già morti trenta colombi ed un numero imprecisato di uccelli di altre specie.
Le guardie zoofile dell’ENPA stanno svolgendo gli accertamenti per individuare i colpevoli e denunciarli alla Procura della Repubblica; chi avesse informazioni utili le potrà segnalare a savona@enpa.org o al numero 019 824735.
Ogni anno in provincia di Savona si verificano oltre 150 episodi di avvelenamenti di animali, o sospetti tali, sia deliberatamente mirati alla loro uccisione che conseguenze di errato o illecito uso di sostanze chimiche, con la morte di almeno 50 cani e gatti di proprietà, 100 gatti liberi ed un numero molto grande di volatili e mammiferi selvatici; l’associazione tiene a disposizione degli animalisti la mappa degli eventi ed ogni volta, dopo aver diffuso avvisi in loco, li segnala al Comune competente che, secondo un’ordinanza del Ministero della salute, è tenuto a delimitare e bonificare l’area.
Quest’anno gli avvelenatori hanno pesantemente e ripetutamente agito soprattutto  a Savona, Pietra Ligure, Quiliano e Cairo Montenotte.
 
IL TIRRENO
3 AGOSTO 2013
 
Il cane adotta il gatto preso a bastonate in mezzo alla strada
 
di Donatella Francesconi
 
LIDO Viareggio (LU) - Si fa presto a dire "sembrano cane e gatto…"…Lillo e Cippalippa sembrano smentire ogni credenza popolare o naturalistica sui rapporti che dovrebbe intercorrere tra le due specie. Tra questi due animali, proprietari di una famiglia che vive a Lido, c'è un rapporto di mutuo soccorso da quando Cippa Lippa (il gatto) si è trascinato fin sulla soglia di casa ferito in due zampe e una costola. Forse preso a bastonate, come temono i residenti nel centro di Lido che sospettano ci sia qualcuno che si accanisce a mazzate sui felini. Altri casi di gatti feriti, infatti, si raccontano di giardino in giardino. Lillo (il cane) ha già sei anni, che cominciano ad essere una “certa” età. Cippa Lippa non arriva ad un anno: un “pupo”, insomma, E nonostante il peso delle ferite (rischia di perdere una zampa per sempre) ha ancora voglia di giocare. Fin da quando il gatto - ammaccato e fasciato - è stato obbligato in casa - così il racconto dei proprietari, supportato dalle foto scattate, Lillo non l’ha mollato un momento. Sfogliamo l’album: Cippa Lippa che dorme e Lillo seduto che lo guarda attento, «senza scostarsi da quella posizione»; Lillo sul divano con il gatto sdraiato che gli prende il muso con le zampe davanti, giusto per “ruzzare” un po’, comunque, anche tra medicine e immobilità forzata; Lillo che non fa una piega di fronte a quell’amico sfortunato e un po’ invadente, diciamolo, come solo i gatti sanno essere quando vogliono attirare l’attenzione. Lillo cane da guardia del felino ferito, che gli dorme addosso e l’animale non si muove per non disturbare l’amico che non può ancora zampettare in libertà come faceva prima di incontrare una vigliacca mano umana. Cippa Lippa, gatto in ripresa anche grazie a questo amico speciale. Che di disavventure ne sa qualcosa, visto che i suoi proprietari l’hanno scovato al canile per portarlo alla nuova vita. Essere amici, di questi tempi, non è cosa di tutti i giorni. Lillo e Cippalippa, però - su questo possiamo scommettere - lo saranno per sempre.
 
ADN KRONOS
3 AGOSTO 2013
 
Delfino ucciso con una fiocina nel Parco La Maddalena
Olbia - L'animale, ancora in vita al momento del ritrovamento da parte di un dipendente del Parco, ha resistito alla grave ferita per poco più di un'ora. Si cerca di risalire ai responsabili del gesto
 
Olbia - E' stato avvistato intorno alle dieci di stamani, in prossimita' dell'Isola di Razzoli, da un dipendente dell'Ente Parco un delfino in evidente stato di difficolta'. La sorpresa per il soccorritore e' stata quella di scoprire le cause del malessere dell'animale: mortalmente ferito da una fiocina. Il delfino, ancora in vita al momento del ritrovamento, ha resistito alla grave ferita riportata per poco piu' di un'ora nuotando stentatamente nelle acque in prossimita' del faro, per poi lasciarsi morire sotto gli occhi dei soccorritori. Immediatamente, sono state attivate dall'Ente Parco le procedure per il recupero della carcassa dell'animale, collegate al tentativo di cogliere qualsiasi informazione che consentisse di risalire ai responsabili del gesto sconsiderato.
''Un gesto barbaro che qualifica chi lo ha commesso -sottolinea il Direttore dell'Ente Parco Ciro Pignatelli- e che evidenzia ancora una volta le difficolta' nel recepire valori essenziali del rispetto della natura e degli animali da parte dell'essere umano. La brutalita' dell'episodio e l'inutilita' del gesto ci obbligano ad una riflessione rispetto a quanto sia ancora lungo il percorso da fare nell'ambito dell'educazione e della tutela ambientale''.
 
GEA PRESS
3 AGOSTO 2013
 
La Maddalena – Delfino muore tra le braccia dei soccorritori con una fiocina in corpo
Un secondo delfino trovato morto al largo di Gallipoli.
 
Due delfini morti in poche ore. Uno è stato recuperato  dalla Guardia Costiera al largo di Gallipoli (LE). Si trattava di un delfino comune al quale ha fatto seguito, poche ore dopo nella scogliera di Rivabella, il ritrovamento di una  tartaruga Caretta caretta, anch’essa morta.
Il ritrovamento del secondo delfino è invece avvenuto stamani nei pressi dell’Isola di Razzoli, nella provincia di Olbia-Tempio. L’animale, ancora in vita al momento del ritrovamento, era però mortalmente ferito da una fiocina.  Il delfino, stante quanto riferito dall’Ente Parco de La Maddalena, ha resistito alla grave ferita per poco più di un’ora, nuotando stentatamente nelle acque in prossimità del faro, per poi lasciarsi morire sotto gli occhi dei soccorritori. Immediatamente, sono state attivate dall’Ente Parco le procedure per il recupero della carcassa dell’animale, collegate al tentativo di cogliere qualsiasi informazione che consentisse di risalire ai responsabili del gesto sconsiderato.
“Un gesto barbaro che qualifica chi lo ha commesso – sottolinea il Direttore dell’Ente Parco Ciro Pignatelli – e che evidenzia ancora una volta le difficoltà nel recepire  valori essenziali del rispetto della natura e degli animali da parte dell’essere umano. La brutalità dell’episodio e l’inutilità del gesto ci obbligano ad una riflessione rispetto a quanto sia ancora lungo il percorso da fare nell’ambito dell’educazione e della tutela ambientale”.
Nel caso di Gallipoli, per le cause di morte del delfino, sono invece attese le analisi dell’Istituto Zooprofilattico di Campi Salentina.
 
YAHOO NOTIZIE
3 AGOSTO 2013
 
Olbia: delfino ucciso con fiocina nel Parco La Maddalena
 
Olbia - E' stato avvistato intorno alle dieci di stamani, in prossimita' dell'Isola di Razzoli, da un dipendente dell'Ente Parco un delfino in evidente stato di difficolta'. La sorpresa per il soccorritore e' stata quella di scoprire le cause del malessere dell'animale: mortalmente ferito da una fiocina. Il delfino, ancora in vita al momento del ritrovamento, ha resistito alla grave ferita riportata per poco piu' di un'ora nuotando stentatamente nelle acque in prossimita' del faro, per poi lasciarsi morire sotto gli occhi dei soccorritori.
 
NEL CUORE.ORG
4 AGOSTO 2013
 
MADDALENA, DELFINO MUORE TRAFITTO DA UNA FIOCINA
Ha resistito poco più di un'ora, ma non ce l'ha fatta
 
Un delfino è morto a La Maddalena, nel nord della Sardegna, per colpala dei ''bracconieri del mare''. E' stato infiocinato vicino all'isola di Razzoli, nell'arcipelago maddalenino, e non sono bastati i soccorsi immediati degli uomini dell'Ente Parco che hanno cercato di salvargli la vita.
Il tusiope è stato avvistato sabato mattina da un dipendente dell'Ente che lo aveva notato in difficoltà, dopo che la fiocina lo aveva infilzato. Il mammifero ha resistito per poco più di un'ora, nuotando nelle acque vicino al faro, per poi morire sotto gli occhi dei soccorritori.
Subito sono state attivate le procedure per il recupero del corpo dell'animale, collegate al tentativo di cogliere informazioni che permettessero di risalire ai responsabili del fattaccio. "Un gesto barbaro che qualifica chi lo ha commesso - sottolinea in una nota il direttore del Parco, Ciro Pignatelli, riportata da Quotidiano.net -. La brutalità dell'episodio e l'inutilità del gesto ci obbligano ad una riflessione rispetto a quanto sia ancora lungo il percorso da fare nell'ambito dell'educazione e della tutela ambientale".
 
LA NUOVA SARDEGNA
5 AGOSTO 2013
 
Delfino fiocinato, caccia al bracconiere
 
di Serena Lullia
 
LA MADDALENA (CA) Il bracconiere del mare resta senza volto. Non c’è traccia del responsabile dell’uccisione di un delfino nelle acque di Razzoli. Il corpo forestale ha sporto denuncia contro ignoti. L'analisi dell'asta thaitiana con cui il Tursiops truncatus, nome scientifico del delfino costiero, è stato infilzato, non ha dato indicazioni utili per risalire all’eventuale proprietario. Nel caso in cui le indagini portassero a individuare il responsabile scatterebbe l’arresto. I delfini costieri, così come tutti i cetacei, sono animali protetti dalla direttiva Habitat e dalla Convenzione di Washington. La loro uccisione è un reato. Previsto l’arresto e la reclusione da un minimo di 6 m esi fino a un massimo di due anni e una ammenda fino a 4 mila euro. Leggi severissime che non hanno impedito a qualche pescatore senza scrupoli di fiocinare il giovane delfino, un esemplare di 2 metri e 40, in ottimo stato di salute. L'animale, che non era stato ancora fotoidentificato a causa della giovane età, è morto per dissanguamento. Dura la condanna del Parco. «Non siamo in grado di dire con precisione se l'asta tahitiana sia stata scagliata a mano con forza o con un fucile elastico – spiega il direttore del Parco nazionale della Maddalena, Ciro Pignatelli –. Al di là dell’aspetto tecnico resta la condanna morale di un gesto tanto crudele. Compiuto inoltre all'interno del santuario dei cetacei, l'habitat marino per eccellenza in cui vivono e si riproducono tursiopi, delfini, balenottere. Non c'è mai stato un episodio di questo tipo nel Tirreno. Purtroppo non abbiamo maggiori dettagli sul delfino ucciso. Essendo molto giovane non era stato ancora inserito all'interno del foto-archivio degli esemplari che transitano nelle nostre acque, una settantina». Un'azione crudele ma non isolata. Negli ultimi due anni nelle acque dell'Asinara e di Alghero sono stati trovati spiaggiati dei delfini e delle stenelle con delle parti mutilate. «In alcuni casi a seguito di incagliamento nelle reti – spiega Luca Bittau, naturalista, impegnato da 5 anni nel Progetto di ricerca sui cetacei pelagici del dipartimento di Scienze della natura e del territorio dell'università di Sassari – . Ma in altri si tratta di uccisioni volontarie. Episodi molto tristi, esempi di come sia purtroppo molto forte il conflitto fra l’uomo e questi mammiferi». Bittau conosce bene il delfino costiero, la specie a cui apparteneva l’esemplare ucciso nei giorni scorsi nelle acque del Parco. Nella sua campagna di ricerca fra le onde ha potuto studiarne abitudini ed evoluzioni del comportamento. «Solitamente il tursiops truncatus lo si trova lungo la costa perché non vive oltre i 250 metri di profondità. Durante l’estate però, a causa del grande traffico delle imbarcazioni, ha la tendenza a spingersi al largo, diventando anche molto più socievole». Una convivenza non facile quella con l'uomo. «I delfini condividono lo stesso habitat con l'uomo – aggiunge il ricercatore –, lì dove esercita le attività di pesca costiera e il traffico nautico. Dispiace vedere che c'è ancora tanta ignoranza fra la gente, che non riesce a vedere oltre i problemi che causa alla pesca. I delfini sono una fonte di ricchezza e anche di lavoro. Molto più da vivi che da morti. Le attività di whale watching ne sono un esempio». L'Orso diving, il centro di immersione che con la sua barca con base a Poltu Quatu collabora con i ricercatori universitari, ha liste di attesa lunghe giorni per le escursioni turistiche di avvistamento dei cetacei. In tanti vogliono vivere l’emozione di vedere da vicino un gigante del mare come il capodoglio o i delfini. «Negli anni le richieste sono aumentate – conclude Bittau –. Ci sono lunghe liste di attesa. Quest’anno la domanda arriva soprattutto da stranieri»
 
GAZZETTA DI REGGIO
3 AGOSTO 2013
 
Nuovi cuccioli abbandonati sulla rotonda
 
SCANDIANO (RE) - Da aprile a oggi, sei cuccioli meticci sono stati lasciati in mezzo alla rotonda di Arceto, a pochi chilometri dal Centro soccorso animali. I brutali episodi, segnalati da Antonio Cigarini, presidente del centro, non si sono mai placati ma, anzi, sono continuati e proseguono tutt’ora. L’ultimo ritrovamento, questa volta a Dinazzano, è avvenuto sabato: sulla rotonda due cuccioli di due mesi, la loro mamma e una cucciola di 5 mesi. Nessuno ha ancora capito chi è l’artefice di questi terribili abbandoni, ma uno schema così prevedibile non lascia dubbi e il presidente del centro soccorso avanza l’ipotesi di pseudo volontari che dal sud Italia porterebbero cuccioli al nord, lasciandoli vicino a una struttura in grado di ospitarli e farli adottare. «Certo l’intenzione è buona ma ci mettono in forte difficoltà – spiega Cigarini – questi cuccioli sono troppo piccoli e non possono essere lasciati al canile, perché potrebbero contrarre virus che per loro potrebbe essere letali, e allora io e mia moglie li accudiamo tutti a casa. Ma non può andare avanti così». Della vicenda sono al corrente anche la polizia municipale, che sta indagando sul caso, e le guardie forestali. «Ma trovare i colpevoli non è affatto semplice – aggiunge Cigarini – anche perché ora che si è sparsa la voce hanno cambiato il luogo dell’abbandono. Ora li stanno lasciando alla rotonda di Dinazzano, pochi chilometri più in là rispetto a quella di Arceto, ma pur sempre vicino al nostro centro. Vogliono farceli trovare ma, ripeto, non è questo il modo». Nei tanti anni di attività, infatti, al centro sono arrivate cucciolate, lasciate tutte davanti al portone dell’ingresso. «Vuoi per ignoranza, per mancanza di denaro o perché prendersi cura di una cucciolata è un impegno, comunque di cuccioli qui ne vengono lasciati spesso. Ma mai come quest’anno. Ecco perché pensiamo che dietro a tutta questa storia ci sia qualcosa di non chiaro. Sono tutte supposizioni le mie – precisa Cigarini – ma in tanti anni d’esperienza questa è la prima volta che una storia del genere si ripete con così tanta frequenza e sistematicità». E il fatto preoccupa non poco. «Lasciare i cuccioli in mezzo alla rotonda è molto pericoloso: i cagnolini sono curiosi, lo scatolone fa presto a ribaltarsi e la strada è a due passi. Inoltre, questi abbandoni ci danneggiano. […]
 
MODENA QUI
3 AGOSTO 2013
 
Lasciano ‘Fido’ in auto sotto il sole: denunciati
In via Emilia est svaligiata una concessionaria. Bottino da 5mila euro
 
Modena - Brutto episodio di maltrattamenti di animali, purtroppo sempre più frequenti, quello andato in scena giovedì pomeriggio, intorno alle 19, nel parcheggio del Grandemilia.
La polizia è dovuta intervenire per salvare dalla canicola estiva un cane di grossa taglia.
‘Fido’ era stato lasciato all’interno di una macchina, una Mercedes classe A, da una coppia di modenesi che si era recata a fare la spesa.
Gli agenti sono stati chiamati da alcuni passanti che hanno visto l’animale agonizzante dentro il veicolo.
Una volta sul posto, i poliziotti hanno dovuto rompere il vetro per fare uscire il cane, e poi hanno aspettato i due proprietari, i quali sono stati denunciati per maltrattamento di animali. [….]
 
IL MONDO
3 AGOSTO 2013
 
Caldo/ Aidaa: Per l'afa a rischio salute 1,5 mln di animali
I consigli per mitigare l'effetto delle alte temperature sui cani
 
Roma - L'ondata di caldo mette a dura prova anche la salute degli animali: a rischio, infatti, ci sono un milione e mezzo tra cani e gatti ed altri animali domestici. A lanciare l'allarme è l'Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa), che ha stilato un elenco di consigli pratici che proteggono in particolare i cani obesi e quelli appartenenti alle razze a rischio dal pericolo dell'afa. Secondo l'Aidaa "ogni anno sono almeno 700mila i cani che rischiano malattie sia per la loro particolare razza di appartenenza (in particolare i molossi), ma anche perché anziani, cardiopatici o obesi". Ecco i consigli per far convivere bene il cane con la calura estiva secondo l'associazione Aidaa: "Come regola generale anche fido può rischiare un colpo di calore che potrebbe portarlo fino al coma e alla morte. Per questo in casi particolari occorre intervenire subito applicando ghiaccio secco sotto ascelle e inguine, con doccia gelata e usando ventilatore o aria condizionata per raffreddare il cane. Questi interventi se fatti velocemente spesso salvano la vita. I più a rischio sono carlini, boxer e bulldog, razze che hanno le prime vie respiratorie piuttosto piccole rispetto alle dimensioni dell' animale. Particolarmente a rischio i cani obesi, e quelli con il folto mantello". A parte questi casi, per l'Aidaa ci sono anche semplici consigli da seguire in casa e all'aperto: "Mantenere una dieta equilibrata e molta acqua fresca, ma non freddissima per evitare possibili congestioni; tenere il cane in zone ombrose ed evitare di portarlo in spiaggia o a fare la passeggiata quotidiana, nelle ore più calde, e comunque munirsi sempre di una bottiglia di acqua; attenzione ai colpi di freddo per l'aria condizionata; mai lasciare il cane chiuso in auto con i finestrini serrati anche durante i viaggi delle vacanze".
 
GEA PRESS
3 AGOSTO 2013
 
L’Italia dei maltrattamenti sui cani – E’ accaduto tutto in pochi giorni
 
E’ accaduto tutto negli ultimi giorni. Il cane decapitato ad Odolo, in provincia di Brescia (vedi articolo GeaPress) e l’altro gettato nella vasca di irrigazione legato per zampe e collo a Palermo (vedi articolo GeaPress ).
In provincia di Forlì-Cesena, invece, il caso dei due cuccioli di cane molossoide trovati dalle Guardie volontarie della Provincia con le code mozzate. Il tutto, presso un allevatore del luogo che aveva già ricevuto la prenotazione dei due animali. Le code dei due cuccioli erano state strette con un elastico. Il fine era quello di procurare la necrosi e successiva asportazione.
I due cagnetti sono stati posti sotto sequestro mentre l’allevatore è stato deferito all’Autorità Giudiziaria.
Un cane agonizzante è invece stato rinvenuto nei giorni scorsi nei pressi del parcheggio di  un ipermercato in provincia di Modena. Una coppia di coniugi, incurante dei rischi che avrebbe corso il povero animale, lo avevano lasciato al chiuso della propria autovettura. La pattuglia della Polizia di Stato, intervenuta dietro segnalazione, ha provveduto alla rottura del vetro  della lussuosa Mercedes, estraendo il cane ormai stremato.  I due coniugi sono stati denunciati per maltrattamento di animali.
Morto, invece, di fame e di sete un cane di Is Garaus in provincia di Carbonia Iglesias. Ad intervenire, dietro segnalazione,  la Polizia Municipale  che ha provveduto a denunciare una donna ritenuta responsabile del grave atto. A quanto il corpo del povero cane era legato ad una corta catena, senza alcun riparo dal sole e senza neanche la ciotola con cibo ed acqua.
 
CORRIERE DELLA SERA
3 AGOSTO 2013
 
La storia Laborioso intervento a Botticino, quadrupedi sull'orlo del precipizio
I pompieri salvano 4 capre in cava
 
provincia di Brescia - Sane e salve dopo due giorni in parete e quattro ore di lavoro della squadra Saf (speleo-alpino-fluviale) dei vigili del fuoco. Quattro capre, un maschio e una femmina e due piccoli, sono state salvate ieri pomeriggio dai vigili del fuoco. Le capre erano bloccate in una cava di Botticino, quella situata proprio sotto il rifugio degli Alpini, pareti verticali e cordoli millimetrici. Nella zona del rifugio c'è un recinto con una decina di capre: è possibile che alcune, stanche di stare rinchiuse, abbiano deciso di assaporare la libertà. E tenendo fede alle loro caratteristiche sono andate a cercare erba e fresco anche dove non avrebbero dovuto: sono scese sulla parete della cava e poi sono rimaste bloccate. Incapaci di tornare indietro. Hanno belato. Per ore. Un cavatore le ha sentite e ha dato l'allarme. E ieri mattina i vigili del fuoco sono entrati in azione. Una squadra di cinque vigili ha raggiunto Botticino: gli uomini si sono calati in cordata sulla parete laterale a quella in cui le capre erano bloccate, poi si sono avvicinati e hanno imbracato i quattro esemplari. Quando le capre hanno rimesso le zampe a terra hanno belato soddisfatte. E se ne sono andate a passo lento. Parevano indolenzite, dopo due giorni di stop in parete.
FOTO
 
LA NUOVA SARDEGNA
3 AGOSTO 2013
 
Sotto l’ombrellone con Fido, sì ai cani a S’Abba Meica
 
DORGALI (NU) - Anche per la stagione estiva in corso, Cala Gonone ha la sua spiaggia dedicata esclusivamente ai cani. Il 10 luglio, la giunta comunale guidata dal sindaco Angelo Carta, ha infatti deliberato per l’istituzione di un contributo per la spiaggia Animal Friendly. L’arenile scelto per accogliere gli amici a quattro zampe è sempre lo stesso, S’Abba Meica. Che è raggiungibile sia dalla spiaggia di Sos Dorroles (alla fine di Palmasera), che dalla strada che porta verso la spiaggia di Cala Fuili. La giunta ha anche deliberato di affidare alla Pro loco la gestione del servizio. Attività che comporta la vigilanza, il controllo e la pulizia dell’area, nonché l’assistenza agli animali con la fornitura di ciotole di acqua potabile e di appositi kit per la rimozione degli escrementi. Insomma un piccolo stabilimento balneare totalmente dedicato al migliore amico dell’uomo. Stabilito anche il contributo che gli utenti dovranno versare per usufruire del servizio: per mezza giornata si paga 2 euro, per un giornata intera 3 euro. Chi vuole, può anche fare un abbonamento settimanale che costa 15 euro. I residenti pagano invece 1 euro.
 
LA SICILIA
3 AGOSTO 2013
 
Guardie venatorie
Multati cacciatori

Antonino Ravanà

 
Agrigento - Stavano ammaestrando i loro cani segugi in aree di campagne vietate a questo tipo di attività e non consentite dalla legge. Un doppio errore costato caro ad almeno cinque cacciatori agrigentini che nei giorni scorsi sono finiti nel mirino dei controlli delle guardie venatorie di Agrigento e delle altre forze dell'ordine. Si tratta di persone amanti della caccia, tra i trenta e i sessant'anni, i quali hanno rimediato una multa di circa 100 euro per addestramento fuori dalle aree autorizzate dei cani da caccia. « Qualche cacciatore, magari anche in buona fede addestra i cani in zone rigorosamente vietate - spiega Umberto Miccichè, responsabile del circolo cacciatori di Villaseta -. Chi li usa per questa attività rischia la multa, ma potrebbe configurarsi anche la denuncia penale per maltrattamento. Invito i cacciatori a rispettare le aree elencate nel calendario venatorio, e di attenersi alle regole ». L'autorizzazione per la costituzione di zone per l'addestramento dei cani sono rilasciate solo alle associazioni venatorie riconosciute a livello regionale, le associazioni agricole riconosciute, ed i gruppi cinofili.
 
LA ZAMPA.IT
3 AGOSTO 2013
 
L’orsetto ladro ruba i cassonetti dai ristoranti
 
Che ci fosse stato un ladro era chiaro ma quando sono stati esaminati i filmati delle telecamere di sicurezza la sorpresa è stata totale. Il colpevole dei furti era nientedimeno che un cucciolo di orso bruno che, dopo essersi intrufolatosi furtivamente nel retro bottega di un ristorante di Colorado Springs, negli Stati Uniti, ha pensato bene di rubare un paio di cassonetti dei rifiuti per poterne comodamente razziare il contenuto, al riparo da occhi indiscreti (telecamere comprese). L’Arsenio Lupin dei plantigradi si mostra scaltro e determinato, arriva, si guarda in giro e poi, adocchiato - anzi, annusato - l’obiettivo, non ci pensa due volte a portarlo con sé trascinandolo in un luogo più sicuro dove poterne analizzare meglio il contenuto, alla ricerca di cibo. Il furto con destrezza si ripete nell’arco di qualche minuto, l’orsetto mariuolo, forse insoddisfatto del primo bottino, torna sul luogo del delitto e, individuato un secondo e più promettente cassonetto, lo trascina via senza colpo ferire, per andare a gustarsi poco distante il suo pranzo degno di un gourmet.
VIDEO
 
YAHOO NOTIZIE
3 AGOSTO 2013
 
Usa, orso ruba cibo da ristorante: due colpi in meno di 24 ore
 
Colorado Springs (Colorado, Usa) - Un orso ladro di cibo, ma non si tratta del solito furto di miele. Guardingo e scaltro come un ladro professionista, un orso bruno ha colpito in un ristorante di Colorado Springs negli Usa. L'animale è riuscito a trascinare un bidone pieno di cibo avanzato, fra cui c'erano anche delle salsicce, e lo ha portato via. L'incursione è avvenuta in un ristorante tedesco, nel parcheggio del locale. Il pasto deve essere piaciuto all'animale che dopo meno di 24 ore è tornato sul luogo del delitto e si è portato via un altro bidone. Il ristoratore sta apprestando misure per scoraggiare altri furti del genere.
 
NEL CUORE.ORG
3 AGOSTO 2013
 
ENVIRONMENTAL RESEARCH: LO "SPRECO GLOBALE" DELLA CARNE
Dimezzando il consumo, 2 miliardi di affamati in meno
 
Se gli Stati Uniti rinunciassero al consumo di carne bovina potrebbero nutrire tre volte tanto il numero di persone che sfamano ora. Lo rivela un recente studio, spiegando che le calorie assunte da una persona che si nutre di carne bovina, rappresentano appena il 10 per cento di quelle acquisite dall'animale dai prodotti agricoli. Nel passaggio dunque si disperde il 41 per cento delle calorie. Lo studio, dei ricercatori della University of Minnesota Institute on the Environment, è stato pubblicato sulla rivista specializzata IOP Science Environmental Research Letters. Il saggio affronta la materia a livello globale, ma a sprecare più calorie sarebbero soprattutto gli Stati Uniti, primi esportatori al mondo di carne bovina. Soltanto il 34 per cento delle calorie assunte dagli animali allevati nel Paese, alla fine, viene assorbita dall'organismo umano. Per fare un confronto, in Cina, il 62 per cento dell'apporto calorico assunto dalla popolazione non passa dalla carne, mentre, in India, la percentuale sale al 90 per cento.
Per chi non potesse o volesse rinunciare a bistecche e spiedini, gli autori dello studio propongono di arginare lo spreco eliminando la carne bovina dalla dieta, in favore di quelle suina o ovina, molto più caloriche; così facendo, si riuscirebbero ad alimentare 357 milioni di persone in più nel mondo. Intraprendere una dieta vegetariana, invece, contribuirebbe a sfamare 850 milioni di individui in più, mentre dimezzare il consumo di carne nel mondo darebbe cibo ad altri 2 miliardi di persone. Scelte non da poco, considerato che la domanda globale di alimenti è destinata a raddoppiare nel 2050.
 
IL TIRRENO
4 AGOSTO 2013
 
Salvata dal randagismo e poi vittima del veleno
 
LARI (PI) - La triste storia dei cani avvelenati si ripete: martedì scorso, Cinzia e Fabio, proprietari di una cagnetta di nome Laika e residenti a Colline di Boschi di Lari, hanno assistito impotenti alla morte della propria amica a quattro zampe, dopo un'agonia durata un’ora e 40, dovuta all'ingestione di un boccone avvelenato. Ecco la testimonianza di Cinzia, che, sconvolta dall'accaduto, ha deciso di presentare formale denuncia ai carabinieri e di rendere pubblica la sua vicenda: «Martedì pomeriggio, come tutti i giorni quando Fabio (mio marito) fa rientro a casa dal lavoro, Laika esce dal giardino e si fa il solito giretto, va giù in fondo alla strada (privata e bianca), torna su sempre per la stessa strada in cima alla collina e torna a casa. Il percorso che fa si aggira intor no ai cinquecento metri. Non si allontana oltre e ci sono abitazioni, piccoli borghi, case singole e persone che passeggiano. È tornata a casa e la nostra vicina passando a piedi l’ha vista sul marciapiede in preda ad un attacco violento di spasmi. Aveva vomitato una strana cosa. Fabio la porta subito dal veterinario, che la soccorre con farmaci, flebo, ma Laika non accenna a riprendersi e dopo circa un’ora e 40 di cure e tanta sofferenza, muore. Abbiamo portato con noi la cosa strana che aveva vomitato e il veterinario ha accertato che si trattava di parte di un intestino di pecora, agnello o simile, riempito con un cocktail di anticrittogamici, antiparassitari, veleno per lumache e chissà cos'altro. Purtroppo, non esiste un antidoto efficace per una simile pozione. In questa zona, Colline di Boschi di Lari, via Barsottini e dintorni, ogni anno di questi tempi un’animale da compagnia muore avvelenato dai bocconi che i signori cacciatori, ingordi di selvaggina da uccidere a settembre, seminano, anche vicino alle abitazioni, per uccidere le volpi, loro grandi e pericolose rivali di caccia!». Laika era una trovatella arrivata in Italia dalla Grecia dopo una vacanza, durante la quale Gloria, figlia di Cinzia, si era affezionata a lei e decidendo di prendersene cura. La Dav (Difesa Ambiente e Vita) ha diversi soci che hanno vissuto la stessa esperienza di Cinzia, ecco perché intende condannare fermamente per l'ennesima volta questi atti atroci perpetrati nei confronti di animali da compagnia e raccomanda alla cittadinanza di controllare sempre durante le passeggiate con il proprio cane ciò a cui si avvicina, anche solo per annusare. Alessio Giani, vicepresidente Dav: «Posizionare bocconi avvelenati è un'attività illegale punita con l'arresto fino ad un mese, secondo l'articolo 674 del codice penale. Nonostante ciò, in questo periodo vengono posizionati da ignoti bocconi avvelena ti per uccidere le volpi, per questo voglio lanciare un appello alle autorità affinché vigilino attentamente sul territorio».
 
LA SICILIA
4 AGOSTO 2013
 
Scaricato sulla tangenziale
e salvato dalla Polizia stradale

giovanna quasimodo

 
Catania - Siamo sulla tangenziale ovest di Catania nei pressi dello svincolo di San Giovanni Galermo, è venerdì 2 agosto. Alle 10 di mattina l'asfalto è già rovente, mentre un giovane pastore tedesco, fresco d'abbandono, corre disperato zigzagando pericolosamente sulla carreggiata in direzione Siracusa, la stessa direzione intrapresa sicuramente dai padroni bastardi che l'hanno scaricato dall'auto per andare a trascorrere una vacanza sulla costa sud dell'Isola; un abbandono così, il più delle volte, equivale a una condanna a morte, così come la settima prima era morto, nella stessa zona, un altro cane abbandonato e legato ai bordi della strada: l'animale era riuscito a slegarsi ed era poi finito triturato dalle ruote delle macchina.
Il pastore tedesco che vagava l'altro ieri è stato sicuramente più fortunato. Decine di automobilisti ne hanno segnalato la presenza al 113 e così è partita una pattuglia della Polstrada che, aiutata da alcuni operai dell'Anas, è riuscita miracolosamente a prelevare l'animale riuscendo a superare la sua giustificatissima diffidenza.
Si tratta di un cane buono e intelligente, di non più di 4 anni d'età (senza microchip però), che quando ha capito che quegli uomini in divisa volevano solo aiutarlo, si è lasciato avvicinare mostrandosi grato. Ora il cane si trova imprigionato in un canile convenzionato col comune di Catania, dove certo non starà a suo agio, dal momento che fino a due giorni fa aveva una casa e dei padroni. Sarebbe davvero bello se una persona speciale, amante degli animali, potesse adottarlo: per farlo basterà chiamare nelle ore d'ufficio questo numero di cellulare: 3397621268.
Il caso di questo pastore tedesco - che chiameremo Rex, come il famoso «commissario» a quattro zampe, in onore alla Polizia che lo ha salvato - ripropone drammaticamente la piaga degli abbandoni che tutti gli anni nel periodo estivo si incrementano. Molte di queste bestiole muoiono investite, o di stenti o di malattie, mentre quelli che riescono a sopravvivere, se non salvati, vanno ad incrementare le folte schiere dei randagi; un problema che non si riesce mai ad affrontare in maniera organica da parte dell'amministrazione comunale, che per legge, non solo è proprietaria dei cani e gatti vaganti, ma ha il dovere di provvedere al loro benessere.
Con la passata amministrazione era stato avviato un programma di sterilizzazione massiva in collaborazione con l'Asp e si attendevano altre iniziative, anche in previsione della realizzazione di un rifugio comunale. Ma in assensa di una vera e propria politica animalista, di una pianificazione strutturale di servizi e strutture, si rischia di non risolvere mai il problema, anzi di aggravarlo. In attesa che la nuova amministrazione guidata dal sindaco Enzo Bianco si distingua con una proposta organica per affrontare in maniera definitiva il problema del randagismo, anche l'estate del 2013, ormai in fase più che inoltrata, si è presentata problematica e irta di difficoltà per i nostri amici che vivono o finiscono in strada.
«La grandezza di una nazione - diceva Gandhi - e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali».
 
IL TIRRENO
4 AGOSTO 2013
 
Bocconi avvelenati sul Montalbano
 
Mettere un cartello che avverta del rischio di esche avvellenate? «Se ne può parlare – dice il comandante di vigili urbani di Carmignano, Giuliano Pascucci – Ma occorre evitare di generare un'allarmismo eccessivo e generalizzato». Il comandante non sottovaluta il caso: piazzare esche avvelenate è un reato grave e pericoloso, per i bambini che con le mani toccano tutto e poi se le mettono in bocca, per chi anche semplicemente mangia un fagiano o qualche animale che poco prima ha magari ingurgitato del veleno. E non lo sa. Il caso di Spazzavento sembra però abbastanza circoscritto. «Se le esche fossero state state forestale e polizia provinciale avrebbero trovato le carcasse di altri animali. Al momento non risulta» spiegano. All'inizio dell'anno all'ufficio di polizia municipale c'è stata un'altra denuncia: un'esca avvelenata anche in questo caso non molto lontano da Spazzavento. E' accaduto a Bacchereto, poco più sotto.

di Giovanni Ciattini

CARMIGNANO (PO) Matilde aveva quattro anni e mezzo. Era un cane meticcio adottato da Alessandro Panzani che abita nella zona di Spazzavento. Era la “sorella” maggiore di Brita, una cucciola di pastore tedesco. Ora Matilde è morta, uccisa da un boccone avvelenato dopo quattro giorni di atroci sofferenze. Nel suo stomaco è stata trovata pelle di coniglio insieme a tracce di fosfuro di zinco. Brita, anche lei rimasta avvelenata, invece ce l’ha fatta. La veterinaria di Seano è riuscita a strapparla alla morte. I fatti risalgono a quindici giorni fa. Alessandro Panzani ora ha deciso di denunciare tutto pubblicamente, dopo averlo fatto attraverso la Polizia provinciale di Prato e Pistoia e il Corpo forestale dello Stato, non solo per mettere al bando gli avvelenatori di cani e gat ti che si aggirano sulle colline del Montalbano, ma per invitare i proprietari di animali domestici a stare in guardia. E soprattutto a denunciare i casi di avvelenamento. Ecco la sua storia. La fine di Matilde. «Il caso di avvelenamento è avvenuto tra il Comune di Carmignano e Quarrata, precisamente sulla strada di confine, strada bianca protetta (via Fontemorana) tra Spazzavento e Colle di Quarrata, - racconta Panzani - una strada percorsa di frequente i sabati e domeniche da persone con cani al guinzaglio, bambini, cavalli. Il 18 luglio i miei due cani sono usciti dalla proprietà recintata passando sotto la rete. Un’assenza di pochi minuti, sufficienti però per fargli inghiottire i bocconi avvelenati. Matilde, buonissima e affettuosa (mi svegliava la mattina avvicinando il suo muso al mio viso), è morta tra il 20 e 21 luglio tra indicibili sofferenze. L’autopsia eseguita all’Istituto zooprofilattico di Scandicci non ha lasciato dubbi: avvelenamento da esca avvelenata: una pelle di coniglio o lepre è stata infarcita di sostanze terrificanti quali fosfuro di zinco, stricnina e altri veleni che si trovano tranquillamente o quasi in commercio. Ringrazio la veterinaria Rita Carta dell’ambulatorio medico di Seano che ha fatto il possibile, riuscendo a salvare Brita, che probabilmente aveva ingerito meno veleno». L’appello. «Noi abbiamo fatto tutte le denunce come vuole la legge, purtroppo molti non lo fanno. Non denunciano, piangono i propri animali ma qualche motivo o non denunciano a tutto vantaggio di chi (non importa se sia un cacciatore o un agricoltore), usa questa pratica barbara ed orribile per avvelenare volpi, faine, falchi, donnole, gatti o cani, tutti possibili predatori della cacciagione di terra, lepri o fagiani, oppure possibili aggressori di pollai. Voglio ricordare che la fauna selvatica è protetta dallo Stato, è espressamente vietato diffondere veleni dalle legge sulla caccia e dalle leggi sanitarie. Sono previste ammende fino a 1549,37 euro e reclusione da sei mesi a tre anni. Contro il maltrattamento e l’uccisione di animali è in vigore la legge 189 del 2004». «E’ difficile che questi avvelenatori si riescano a prendere - prosegue Panzani - ma forse facendo un po’ di rumore riusciremo a mettere paura a chi si macchia di un simile reato. occorre sensibilizzare anche i sindaci della zona perché mettano cartelli nelle zone a rischio. Il pericolo non riguarda solo cani e gatti: anche i bambini potrebbero venire inavvertitamente a contatto con simili veleni che riescono ad essere letali anche solo “leccandosi le dita” dopo aver toccato qualcosa di “strano”. In alcune esche avvelenate è stato rinvenuto perfino il cianuro». Alessandro Panzani è battagliero: la morte del suo cane lo ha ferito e indignato. «Mi batterò usando tutti i mez zi di legge a disposizione affinché si scoraggi questa barbarie e si individuino i responsabili. Sono convinto che siano della zona perché nessuno se ne andrebbe ad avvelenare gli animali a 10 e 20 chilometri di distanza».
 
GAZZETTA DI REGGIO
4 AGOSTO 2013
 
Allarme bocconi avvelenati sulle rive del Po
 
GUASTALLA (RE) - Una ragazza di Guastalla ha lanciato su Facebook l'allarme bocconi avvelenati. Sarebbero stati avvistati sull’argine. Non si sa se tali bocconi siano stati buttati da ignoti per eliminare animali nocivi. Il fatto è che se un cane o un gatto, casualmente, dovesse ingerirli sarebbe condannato a una morte atroce. I cittadini guastallesi, e tanti proprietari di cani, rispondono al suo post e ringraziano per la segnalazione anche se per la verità, alla polizia locale, a tutt’oggi non sono stati denunciati casi da avvelenamento. Non esistono dati precisi in merito ma sono centinaia i gatti e i cani che ogni anno muoiono nelle nostre campagne per colpa dei bocconi avvelenati. Trappole mortali, pericolosissime, che vengono sparse nell’ambiente per combattere gli animali cosid detti “nocivi” – volpi, donnole, faine o nutrie – e preservare i volatili riservati al divertimento dei cacciatori. Troppo spesso però le vittime sono animali domestici, cani e gatti a spasso per i campi. Ma a rischio sono anche le persone, soprattutto i bambini. I veleni usati sono diversi ma soprattutto la terribile stricnina, molto potente, che uccide in pochissimi minuti. L’uso dei bocconi avvelenati è una pratica illegale, punita dalla legge. Ma purtroppo è spesso coperta da una fitta omertà che impedisce alle forze dell’ordine e alle autorità preposte di individuare i colpevoli. Importantissime sono perciò le denunce che i cittadini hanno il dovere di fare quando sono a conoscenza di qualcosa che può aiutare le indagini.
 
ANSA
4 AGOSTO 2013
 
Cane precipita in dirupo, malore padrona
Nelle Prealpi Biellesi. Donna in ospedale con l'elisoccorso
 
BIELLA - Il cane muore precipitando in un dirupo e la padrona, una donna di mezza età, viene colta da malore e soccorsa dall'elisoccorso. E' accaduto alle pendici del Corno Becco, poco distante dal Monte Barone, nelle Prealipi Biellesi. Soccorso alpino e vigili del fuoco sono intervenuti sul posto. La donna è stata trasportata all'ospedale di Biella in stato di choc.
 
BRESCIA OGGI
4 AGOSTO 2013
 
Troppe proteste, corsa delle oche annullata

Elia Zupelli

 
SAN ZENO (BS). A un mese del Palio delle contrade sparisce dal programma la tradizionale competizione dei palmipedi. Don Giovita: «Ci inventeremo qualcosa di diverso»
Il curato del paese getta la spugna «Ho ricevuto anche delle minacce» L'Enpa si era appellata al vescovo: «Gli animali non sono degli oggetti»
Galeotta fu l'«oca nel serraglio». Passato remoto d'obbligo. Già, perché a un mese esatto dal Palio delle contrade di San Zeno, il curato don Andrea Giovita ha gettato la spugna: la tradizionale corsa dei quattro palmipedi, punto qualificante della rassegna folkloristica, è stata cancellata dal programma. «Troppe polemiche, troppe lamentele, persino alcune minacce anonime recapitate via mail - ammette con disappunto il sacerdote -. Il gioco "Accompagna l'oca nel serraglio” quest'anno non si farà». UNA DECISIONE sofferta che aveva cominciato a materializzarsi nel corso dell'ultima edizione del Palio. La prova, che consiste nel far correre il pennuto al campo sportivo, era finita nel mirino dell'Ente nazionale protezione animali ma anche di un gruppo di cittadini di San Zeno. Tutti concordi nell'esprimere dissenso e perplessità nei confronti del rito goliardico. Un paio di giorni prima dell'annuncio laconico di don Andrea, l'Enpa era tornata alla carica per denunciare una pratica «che oltre ad essere decisamente superata, genera negli animali stress e terrore». L'associazione animalista aveva scritto alla Curia e al vescovo di Brescia monsignor Luciano Monari invitandoli «a prendere una posizione contraria all'uso di animali in feste patronali o sagre locali, che ogni anno, soprattutto d'estate, vengono organizzate in diversi paesi della provincia». LA TESI DELL'ENPA di Brescia è chiara: va benissimo mantenere in vita le antiche tradizioni, ma giù le mani dagli animali. «Anche perché - si legge nella lettera inviata al presule a pochi giorni dalle polemiche, con tanto di intervento della forestale al Palio delle oche di Polaveno - si potrebbero organizzare senza difficoltà altri tipi di giochi, altrettanto divertenti, lasciando in pace gli esseri viventi non consenzienti». Direttamente o indirettamente l'appello dell'Enpa, che velatamente faceva riferimento alle recenti posizioni «francescane» assunte sul rispetto degli animali dal Papa, non è caduto nel vuoto. Tanto più che la missiva prendeva spunto proprio dalla festa in programma a San Zeno. «È assurdo promuovere questo "gioco" lesivo per la dignità degli animali e diseducativo per i bambini - ha scritto l'Ente nazionale protezione animali facendo riferimento al Palio delle contrade del paese dell'hinterland -. Le oche sono infatti animali che per natura non corrono, se non per sfuggire da un pericolo. Costringerle a farlo, per giunta vicino ad una folla di persone e sotto luci artificiali, è per loro fonte di forte angoscia e possibili pericoli». Ma ci sarebbe anche di più. Secondo la versione dell'Enpa, il problema non riguarda solo le oche nel serraglio. «STUDI PEDAGOGICI hanno evidenziato come l'esposizione dei minori a comportamenti violenti, anche contro animali, riduce il naturale senso di empatia dei bambini verso le altrui sofferenze, con conseguenze negative per la loro crescita emotiva e cognitiva - sostiene l'associazione -. I piccoli dovrebbero, per diventare adulti sensibili e responsabili, essere educati all'empatia e al rispetto, non alla sopraffazione e alla derisione del più debole». Una teoria che strappa un amaro sorriso ironico al curato di San Zeno. «Ormai siamo arrivati ai confini del ridicolo: teniamo di più agli animali che agli uomini - ribatte don Andrea -. Ribadisco: al Palio non ci sarà nessuna oca maltrattata. Ci inventeremo qualcos'altro, ma francamente i problemi seri da affrontare credo siano decisamente altri».
 
TRENTINO
4 AGOSTO 2013
 
Palio (e proteste) questa sera a Cembra
 
CEMBRA (TN) - Si entra nel vivo del tradizionale appuntamento con il «Palio Raglio», giunto alla sua trentesima edizione, questa sera a Cembra. A contendersi il titolo, le sei contrade del paese: San Pero (vincitore lo scorso anno), Piaggi, Campagna Rasa, S. Rocco, Fadana e Carraia. Si parte alle 19, con la sfilata dei carri allegorici. Intorno alle 21.15, il momento clou, con la gara degli asini nel tragitto (percorso tre volte) di via IV Novembre, via Roma, piazza S. Rocco, Via L. Bonfanti, piazza Marconi, via D. Chiesa e via S. Maria. Il percorso può essere effettuato in qualsiasi modo, ma gli ultimi 60 metri di tutti e tre i giri dovranno essere percorsi in groppa all'asino. Intanto, arrivano però le proteste degli animalisti: «È diseducativo – afferma in una nota Si lvia Gelmini, responsabile della Lav del Trentino – che il divertimento delle persone derivi dallo sfruttamento di animali indifesi, costretti ad assumere comportamenti contrari alle loro caratteristiche di specie». «Secondo la legge – spiega Nadia Zurlo, responsabile nazionale Lav Settore Equidi – il fondo del percorso deve essere ricoperto di materiale idoneo ad attutire l'impatto degli zoccoli e ad evitare scivolamenti e cadute. L'anno scorso alcuni attivisti hanno riscontrato che gli asini hanno dovuto correre per quasi tutto il percorso su asfalto o bolognini. Esortiamo il Sindaco di Cembra a sospendere immediatamente il Palio qualora non siano state previste le misure di sicurezza, per evitare il rischio di nocumento agli animali coinvolti nella manifestazione ed il conseguente maltrattamento, punibile ai sensi di legge». «Auspichiamo – conclude Zurlo – che sagre di questo tipo siano soppiantate da manifestazioni che non prevedano in alcun modo l'utilizzo, la sofferenza ed il disagio degli animali».
 
IL TIRRENO
4 AGOSTO 2013
 
Il bicchiere d’acqua negato al cane assetato

Matteo Garavoglia

 
VIAREGGIO (LU) È una Viareggio a due facce quella che accoglie, in questa calda estate versiliese, famiglie di turisti con i rispettivi cani. Da un lato, la possibilità di soddisfare i bisogni fisiologici di un cane, come il bere, sembra impossibile, dall’altro gli animali sono accolti da un’ospitalità al limite del sorprendente. Il caso risale a domenica scorsa. Il padrone di un cane entra in un bar sul lungomare, compra una bottiglietta per lui e, accortosi che l’animale aveva bisogno di bere, chiede al cameriere un bicchiere di plastica per dissetare l’amico a quattro zampe. La risposta arriva lapidaria: «Non ne abbiamo». Stessa scena alla richiesta di una ciotolina. Sconsolato, l’uomo si arrangia come può. La passeggiata pomeridiana continua, ma il malumore di un tale trattamento resta. Dopo una ventina di metri, però, arriva la svolta. Un altro bar, al contrario, nel déhors ha predisposto due ciotole piene d’acqua per i cani di passaggio, lasciando sorpreso l’uomo. Un’iniziativa che sarebbe da imitare. L’acqua è un bene di tutti, anche di questi animali.
 
GAZZETTA DI REGGIO
4 AGOSTO 2013
 
Caccia ai cervi ancora polemiche sul “prezziario”
 
CASTELNOVO MONTI (RE) Risale ad alcuni giorni fa l’intervento critico delle associazioni ambientaliste reggiane in merito al “prezziario” istituito dall’Atc Montagna per la caccia di selezione al cervo. Ora, dopo alcuni chiarimenti arrivati da parte della Provincia, tornano a intervenire Clizia Ferrarini per Legambiente Val d’Enza e Rossella Ognibene per gli Amici della Terra. «Le nostre domande – spiegano – avevano lo scopo di capire come viene gestita questa vendita di fauna che appartiene allo Stato e quindi a tutti noi. La risposta della Provincia lascia ancora molti punti non chiari: ciò che emerge è che il prezziario è definito dagli Atc e che i soldi incassati vanno nelle casse degli stessi Atc. Non ci è stata data risposta alla do manda se esista un rendiconto dei soldi raccolti così come non ci è stato risposto se esistano altri prezziari per uccidere animali. La chiarezza è elemento fondamentale per evitare polemiche, sospetti o quant’altro. Che fine fanno le migliaia di caprioli, cinghiali e cervi uccisi? Rimangono in possesso del selettore che non ha obbligo di sottoporli ad analisi e così possono finire sulle loro tavole? Noi iniziamo a pensare che vi sia un notevole interesse economico in questa materia e sarebbe bene che vengano resi trasparenti i bilanci e gli utilizzi dei denari».
 
IL TIRRENO
4 AGOSTO 2013
 
Investe un capriolo ma riesce a salvarlo chiamando i soccorsi
 
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CAMAIORE (LU) Brutta avventura, ma a lieto fine, ieri mattina per un automobilista sulla Provinciale, all’altezza del Kama Kama. L’uomo, infatti, ha investito con la sua auto un capriolo che stava attraversando in quel momento la strada: gravi i danni al veicolo, ma per fortuna sia l’automobilista che l’animale non hanno avuto conseguenze drammatiche. Protagonista dell’episodio Luca Corsetti, noto commerciate su aree pubbliche di polli arrosto, che mentre stava transitando sulla via provinciale Francigena in direzione Camaiore - dopo aver superato l'ex Kama Kama - si è visto attraversare la strada proprio da un bellissimo esemplare di capriolo maschio, e nulla ha potuto per poterlo evitare. L’uomo, peraltro, ha subito allertato dopo l’impatto la polizia municipale di Camaiore, che a sua volta ha fatto intervenire il Vega Soccorso, associazione convenzionata con la Provincia di Lucca per il recupero della fauna selvatica ferita. Ma anche lo stesso Corsetti, oltre che l’agente della polizia municipale Stefano Poli - intervenuto sul posto per i rilievi del caso - si sono dannati per prestare le prime cure al povero capriolo. Poco dopo l’animale veniva trasportato dal personale del Vega Soccorso presso il servizio veterinario per una visita: all'animale veniva riscontrato un leggero trauma cranico e per la felicità di tutti appena ripresosi è stato poi liberato. Peggio è andata alla Smart la quale è stata gravemente danneggiata: parabrezza rotto e danni alla parte anteriore della carrozzeria. Alla luce dei rilievi effettuati dalla polizia municipale ora al Corsetti non resta che chiedere i danni per il risarcimento alla Provincia di Lucca, quale ente proprietario della fauna selvatica. Soddisfatto per l'efficienza del suo personale e per avere contribuito a soccorrere quanto prima il capriolo è il comandate della Polizia municipale Carlo Palmerini, che ringrazia in particolare il personale del Vega Soccorso per la tempestività nel soccorso. E certamente è una storia a lieto fine, visto che il povero capriolo è stato salvato grazie alla prontezza del commerciante. Che ha mostrato buon cuore verso l’animale che aveva avuto la sfortuna di investire.
 
FAN PAGE
4 AGOSTO 2013
 
Arrestato due volte in una settimana per aver abusato sessualmente di cani
Per la seconda volta in meno di una settimana, un predatore sessuale è stato arrestato in Florida con una serie di accuse, tra cui le attività sessuali che coinvolgono animali. La sua fedina penale è macchiata da diversi reati.
 
Un uomo è stato più volte arrestato perché accusato di atroci abusi su dei cani. Lui si chiama James Lyons, è un 52enne di S.Agostino, in Florida. La sua fedina penale è tutt’altro che pulita: l’uomo è stato in carcere per 13 anni con le accuse di abusi sessuali su minori. Secondo quanto riporta la stampa estera, Lyons è stato arrestato due volte nell’ultima settimana per aver ripetutamente fatto sesso con un cane. Venerdì scorso l’uomo è stato arrestato per aver abusato del cane del suo vicino. Era stato lo stesso vicino a notare prima l’assenza dell’animale e poi di averlo visto con Lyons. Il cane è stato portato da un veterinario che ha accertato le violenze che gli erano state sottoposte. Trovati in casa sua due cani, uno con spaventose lesioni - Dopo il suo arresto Lyons è uscito dal carcere su cauzione mentre il giudice gli ha ordinato di non avere animali domestici in casa. Ma a casa sua la polizia ha trovato due cani che sono stati portati in clinica per dei controlli. Uno dei due, un pitbull, sembrava sano mentre l’altro cane presentava delle lesioni genitali spaventose. “Non vi è dubbio che questo cane ha subito una grande quantità di dolore”, ha detto il veterinario.  Lyons è stato accusato di crudeltà verso gli animali e attività sessuali che coinvolgono gli animali.
 
GEA PRESS
5 AGOSTO 2013
 
Florida – Doppio abuso sessuale sui cani, ma previa cauzione
 
Era stato arrestato sul finire di luglio con l’accusa di crudeltà verso gli animali. In particolare J.L.L. era accusato di avere abusato sessualmente di uno dei cani del vicino di casa. Le lesioni, stante quanto riportato dal Medico Veterinario, era abbastanza evidenti. I fatti erano occorsi a St. Augustine, capoluogo della contea di St. Johns nello Stato della Florida. L’uomo era stato poi rilasciato dietro pagamento di una cauzione di 11.000 dollari.Durante un controllo dello stesso personaggio, avvenuto appena una settimana dopo il suo rilascio, era stato però trovato in possesso di un Pit bull e di un incrocio di cane terrier. Il Pit bull non era apparso ferito, cosa che invece era evidente nel terrier. Un randagio, probabilmente, che il soggetto ora nuovamente arrestato, ha dichiarato di avere accolto i n casa.   Anche quel cane, però, avrebbe subito la stessa orrenda sorte del primo. L’uomo, riportaro di nuovo in carcere ha poi pagato 61.000 dollari di cauzione ed ora è di nuovo libero. E’ schedato come maniaco sessuale. Se l’atteggiamento delle autorità giudiziarie americane può sembrare incongruente, si deve altresì rilevare come la quasi totalità delle legislazioni statali degli USA  considerano come reati gravi quelli di maltrattamento di animali. In Italia, invece, ci sono persone condannate per orrende torture sugli animali, ivi compresi gli abusi sessuali, che non hanno mai passato un solo secondo di carcere. Questo è dovuto alle previsioni di pena considerate nella legge 189/04 che dovrebbe proteggere gli animali dai maltrattamenti dell’uomo. Nessun arresto in flagranza di reato (sia per il maltrattamento che uccisione)  e previsione di pene detentive di gran lunga inferiori alla soglia di punibilità. Per andare in carcere occorrono previsione minime di quattro anni. Nella legge, invece, già le massime sono notevolmente inferiori. Per essere poi considerata persona socialmente pericolosa, occorre una condanna minima di cinque anni. Dunque, rispetto ai cani americani, c’è chi sta peggio di loro.
 
NEL CUORE.ORG
4 AGOSTO 2013
 
IL COSTA RICA PRONTO A CHIUDERE I DUE ZOO DEL PAESE: "ANIMALI LIBERI"
La fondazione che gestisce le strutture non ci sta
 
Le autorità del Costa Rica hanno annunciato di voler chiudere i due zoo pubblici del Paese il prossimo anno per permettere che gli animali vengano liberati dalle loro gabbie.
Il ministro dell'Ambiente René Castro ha fatto sapere che la struttura Simon Bolivar, nata 97 anni fa nel centro di San José, diventerà un parco botanico. Ma anche un altro zoo fuori dalla città chiuderà i battenti. In totale - scrive Quotidiano.net - nei due parchi sono detenuti 400 animali di 60 specie, tra cui un leone, coccodrilli e un cervo.
Ma la strada non è in discesa, perché la fondazione che guida i due giardini zoologici, nata come Fundazoo, sta provando a impedire che la misura entri in vigore. Il portavoce Eduardo Bolanos spiega che il contratto della fondazione per la gestione delle strutture è stato rinnovato fino al 2024.
"Siamo preoccupati su dove il ministro pensa di trasferire gli animali, visto che il Simon Bolivar e il Centro di conservazione sono gli unici che hanno un veterinario specializzato in specie delle foreste e un nutrizionista animale", ha spiegato Bolanos.
Sta di fatto che questa non sarebbe la prima svolta animalista del Costa Rica, che ha già messo al bando i circhi con animali nel 2002 e vieta la caccia sportiva.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
4 AGOSTO 2013
 
Farmaci animali proibiti Il pm interroga 65 indagati
 
Al via gli interrogatori dei 65 indagati per traffico di farmaci veterinari, distribuiti al mercato clandestino e destinati a gonfiare i vitelli e i maiali del Nord Italia. Ad occuparsene sarà il numero uno della Procura di Mantova Antonino Condorelli che smentisce d’aver ordinato 55 nuove perquisizioni. Conferma invece che saranno effettuati nuovi controlli e sopralluoghi. Una cosa è certa. Quella carne è finita sulla tavola dei consumatori. I farmaci giravano sottotraccia, in nero, al mercato clandestino. Nessuna registrazione, così gli animali, malati e sani, venivano dopati e gonfiati come palloni. Aggirando i controlli sanitari. Tutto nascosto grazie ad accordi tra grossisti, veterinari liberi professionisti e allevatori compiacenti, ricettatori di medicinali rubati, farmaci sti e commercianti non abilitati alla vendita dei farmaci. Un'organizzazione con probabili ramificazioni anche all'estero (Principato di Monaco, Romania, San Marino) e con la testa a Pegognaga. Sono in tutto 17 (su un totale di 65 indagati) i mantovani finiti nei guai in seguito all'operazione denominata Muttley messa a segno dal Corpo Forestale della Lombardia e dell'Emilia Romagna, con il contributo del comando provinciale di Mantova e sotto il coordinamento della procura di via Poma, che ha portato alla luce un traffico di farmaci veterinari distribuiti al mercato clandestino e destinati a gonfiare vitelli e maiali del Nord-Italia. Nel corso del blitz scattato nel giugno scorso con 101 perquisizioni in sette regioni e al quale hanno partecipato 260 uomini della Forestale sono state sequestrate 17.100 confezioni di farmaci veterinari per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. Le indagini, guidate dal capo della Procura di Mantova, Condorelli, hanno scoperto una vera associ azione a delinquere dedita alla distribuzione e alla vendita di farmaci veterinari da somministrare in nero agli animali e in assenza di controlli medico-veterinari. Tra gli indagati 23 grossisti di farmaci, 10 allevatori, 12 responsabili di attività commerciali zootecniche, 2 farmacisti, 12 veterinari libero professionisti (non dell'Asl), 6 privati che facevano da tramite tra domanda e offerta. Come detto 17 sono mantovani e le perquisizioni sono scattate a Pegognaga, Mantova, Suzzara, Motteggiana, Gonzaga, nel Reggiano a Reggiolo, Rubiera, Gattatico, in provincia di Padova, Brescia, Parma, Sondrio, Torino, Cuneo. L'inchiesta è stretta nel massimo riserbo, per il momento nessun nome. I farmaci venivano somministrati sia agli animali ammalati, per curarli e spedirli agli allevatori finali, sia a quelli sani per accrescere la massa muscolare.
 
AFFARI ITALIANI
4 AGOSTO 2013
 
"Creare zombie è possibile. Il gelo per resuscitare i morti"
 
Il segreto per indurre uno stato simile alla morte, ma "reversibile", è ridurre l'attività metabolica per poi ripristinarla prima che il corpo venga irrimediabilmente danneggiato. Ecco la ricetta per far tornare in vita i morti. Almeno secondo Frank Swain, giornalista scientifico per Times e New Scientist, autore del libro How to Make a Zombie (traduzione "Come creare uno zombie").
"Il confine tra scienza e fantascienza, se parliamo di zombie, è labile", spiega Frank Swain a Il Venerdì di Repubblica. "I risultati più clamorosi, ma anche meno credibili, sono quelli vantati da alcuni scienziati sovietici negli anni Trenta e Quaranta. Sergei Brukhonenko sosteneva per esempio di riportare in vita cani e anche persone grazie a un sistema circolatorio e respiratorio artificiale, e su YouTube si può vedere ancora il filmato originale che descrive le sue ricerche realizzato nel 1940 dalla American-Soviet Medical Society: la definirei propaganda fatta passare per scienza".
Ma adesso qualche spiraglio per creare davvero un non-morto sembra esserci, almeno secondo le parole rese da Swain sempre a Il Venerdì: "Per esempio le tecniche di ipotermia sperimentate a partire dal 2005 dai ricercatori del Safar Center for Resuscitation Research dell'Università di Pittsburgh. Riscaldando cani che avevano passato tre ore tecnicamente morti, in uno stato di congelamento senza segni di attività biologica, li si è riportati in vita". Swain spiega come sia possibile una cosa del genere: "Ogni grado in meno di temperatura corporea rallenta il metabolismo del cinque per cento e gradualmente "spegne" il cervello. Facendo ciò, si riduce di molte la necessità di ossigeno".
Le tecniche di ipotermia sono già utilizzate per salvare annegati o persone colpite da ictus. Tecniche che secondo Swain "potranno essere usate sempre di più per salvare esseri umani nei casi in cui i chirurghi hanno bisogno di più tempo per riparare danni all'organismo". Insomma, la soluzione per continuare a vivere starebbe nel morire. Ma solo temporaneamente.
 
LEGGO
5 AGOSTO 2013
 
CHOC AL CAMPO ROM, CAGNOLINA PRESA A
CALCI: "USATA COME PALLA DAI BAMBINI"
 
ROMA - Orrore in un campo rom di roma, dove alcuni bambini hanno deciso di giocare a palla con una cucciola di cane.
La cucciola è stata presa a calci e poi gettata nel secchio dell'immondizia quando ormai stremata non reagiva più. Come riporta il sito Anime Bastarde la piccola ha riportato un trauma cranico e paralisi delle zampe posteriori
A soli 30 giorni di vita la cucciola è stata recuperata in condizioni disperate.
Ora scatta la denuncia da parte dei volontari che sostengono che scene di questo tipo sono all'ordine del giorno nei campi rom, dove pare non ci sia alcun rispetto per gli animali.
 
GEA PRESS
5 AGOSTO 2013
 
Il savonese e l’estate dei veleni
Nuovo spargimento ed altri animali morti - La denuncia dell'ENPA
 
A meno di due mesi dall’ultimo avvelenamento in piazza della Vittoria a Cairo Montenotte (SV), altre decine di colombi e passeri sono morti nei giorni scorsi, uccisi da grano avvelenato sparso sul lungofiume nella vicina zona della Lea.
A segnalarlo sono i volontari della Protezione Animali savonerse, chiamati da diversi residenti indignati per il comportamento di alcuni concittadini che continuano nella loro azione per sterminare i piccioni. La somministrazione del micidiale composto avviene di solito la mattina presto. I sospetti, tutti ancora da verificare, ricadono ad avviso dell’ENPA. Forse, alcune persone sono già state segnalate.
L’ENPA ha nuovamente inviato al Comune di Cairo una segnalazione, chiedendo di attivare, come prevede un’ordinanza del Ministero della Salute, sia le indagini per scoprire i colpevoli ormai divenuti “seriali”, che la bonifica della zona; anche le guardie zoofile dell’ENPA stanno svolgendo accertamenti.
Uccidere i colombi con il veleno non è soltanto un’azione barbara ed illecita, ma è anche una azione inutile. Specie intelligenti ed adattabili come i colombi, spiegano dall’ENPA, ricostituiscono velocemente il numero degli animali con l’incremento della fertilità. Per limitarne il numero non serve vietare di dar loro da mangiare, come invece fanno molti comuni come quello di Cairo, ma impostare programmi di contenimento basati su studi della situazione locale e sulla biologia e mobilità della specie, nonché sulla “portanza alimentare” dell’area.
 
VALDARNO POST
5 AGOSTO 2013
 
Violenze e avvelenamenti contro i gatti: l'allarme viene lanciato dai cittadini
Polpette avvelenate, violenze e addirittura il fuoco: i cittadini di Pergine segnalano una serie di atti contro i gatti che si sta verificando negli ultimi periodi. Le segnalazioni sono arrivate in comune e alla Lav
 
Prov. Di Trento - Violenze e cattiverie contro i gatti sembra si stiano verificando a Pergine negli ultimi tempi. Vittime di avvelenamenti, e non solo, sono vari felini che appartengono a privati o che fanno parte di colonie regolarmente registrate. Sono proprio i cittadini coinvolti a lanciare l’allarme e a richiedere di fermare i colpevoli.
I testimoni parlano di un numero considerevole di gatti deceduti a causa di avvelenamento, talvolta anche tramite polpette gettate in giardini privati o in luoghi pubblici frequentati anche da bambini. La LAV, la Lega Anti Vivisezione, è stata chiamata ed è intervenuta per una constatazione dei fatti, in particolare per alcuni gatti bruciati. “Una strage che deve finire”, commentano in coro alcuni cittadini.
Dal comune confermano la segnalazione ricevuta in particolare per cinque gatti avvelenati. È stato dato incarico ai vigili urbani di effettuare accertamenti. La vicenda è stata resa nota anche alla Provincia, incaricata adesso di disporre i controlli. In alcuni casi, la procedura di denuncia si è attivata direttamente, così come dispone la burocrazia se l’animale viene portato dal veterinario che conferma l’avvelenamento.
 
QUOTIDIANO.NET
5 AGOSTO 2013
 
Gatti neri, almeno 35.000 vengono uccisi ogni anno
Aidaa: "Sacrificati nei riti satanici e impiegati nella pellicceria"
Il fenomeno è percepito nettamente dai volontari che vagliano gli affidi
 
Roma –  Gatti neri uccisi in riti esoterici e satanici durante i plenilunio e nella notte delle streghe di Halloween. Gatti neri, allevati, rapiti ed uccisi per utilizzare il pelo che è facilmente acconciabile per farne pellicce proibite, o colli, o interni per giubbotti e guanti. Questa è la fine che ogni anno viene riservata a circa 35.000 gatti neri in tutta Italia, circa 5-6000 sono quelli che vengono utilizzati per i riti satanico-esoterici degli oltre 800 gruppi satanisti esistenti nel nostro paese  con un totale di circa 600.000 adepti (http://italiadallestero.info/archives/14951  ) dei quali olt re la metà usa sacrificare animali ed in particolare gatti neri al diavolo.
Ma la stragrande maggioranza dei gatti neri rapiti ed uccisi sono invece destinati al mercato della pellicceria abusiva e a basso prezzo. Molto spesso questi animali vengono rapiti direttamente nelle colonie, specialmente in quelle che si trovano in prossimità dei cimiteri dove vengono spesso poi sacrificati in riti esoterici e messe nere fai da te
<Basta dare un'occhiata agli appelli che ogni giorno girano nei social-network o agli avvisi pubblicati all'interno dei gattili dove si invitano i volontari a verificare in maniera minuziosa chiunque si presenti chiedendo in adozione un gattino nero per capire quanto questo fenomeno forse ancora sottovalutato a livello generale, sia in realtà percepito nella sua totale gravità dagli operatori e dai volontari del settore - spiega Lorenzo Croce presidente nazionale di AIDAA - per questo anche quest'anno abbiamo deciso di mettere in campo per domenica 17 novembre l'ottava edizione della festa del gatto nero che celebreremo a Torino, alla diga del Pan Perduto nel Varesotto e nella zona del lago di Bracciano a Roma zone considerate ad alta densità di presenza satanista>.
 
IL CENTRO
5 AGOSTO 2013
 
Corse clandestine di cavalli sulla strada delle fabbriche
 
di Roberto Raschiatore
 
AVEZZANO (AQ) - Gare clandestine di cavalli per un presunto giro di scommesse illegali. La Procura sta indagando su un fenomeno tornato di moda nelle ultime settimane. L’ultimo episodio ieri mattina in via Volta, lungo lo stradone nella zona industriale di Avezzano, proprio di fronte alla Fiamm, la fabbrica delle batterie. Approfittando della domenica, quando la maggior parte delle aziende è chiusa e non c’è il consueto traffico di camion, una cinquantina di persone ha dato vita a un corsa di cavalli. Tutto organizzato nel dettaglio, anche con vedette pronte a dare l’allarme in caso di avvistamenti non graditi. La strada è stata bloccata abusivamente da alcune auto sistemate di traverso, fino a via Trara, e verso le 11,30 bighe e fantini hanno dato vita alla corsa. Alla presenza, si presume, di allibratori arrivati an che da altre zone del centro sud Italia. Nelle ultime domeniche si sarebbero ripresentate scene simili e sempre in via Volta. Il sospetto degli inquirenti è che si sta ripetendo quanto già accaduto negli anni scorsi, almeno fino a novembre 2008. Risale a questo periodo, infatti, la maxi operazione dei carabinieri che portò a smantellare un'organizzazione che ad Avezzano era specializzata in gare illegali con i cavalli. Gli indagati furono 33. Un'organizzazione ben ramificata, come riuscirono a ricostruire gli inquirenti, composta quasi esclusivamente da rom di famiglie residenti ad Avezzano e nelle province di Frosinone e Rieti. Ma il giro delle scommesse arrivava a toccare anche il Teramano e il Pescarese. Le accuse in concorso andavano dall’organizzazione di corse e scommesse clandestine alla violenza privata. Quest'ultimo reato era riferito alla illegale chiusura al traffico del rettilineo della zona industriale. I carabinieri arrivarono a sequestrare trenta cavalli da corsa, oltre a dodici stalle. Fu escluso l’utilizzo di sostanze dopanti sugli animali. Per la Procura era rilevante il volume d'affari che, a seconda del periodo dell'anno e del numero di concorrenti, andava dai 20 ai 100mila euro. Le indagini scattarono dopo una denuncia della Lega antivivisezione: le guardie zoofile, nel marzo 2008, si infiltrarono tra gli scommettitori, filmarono le corse e presentarono un dettagliato esposto.
 
MATTINO DI PADOVA
5 AGOSTO 2013
 
Via dalla sagra il cane senza museruola
Il parroco di Terraglione: «Quando un animale è in mezzo alla gente deve portarla. Così tuteliamo la sicurezza»
 
VIGODARZERE (Padova) -  «Signorina, il suo cane è pericoloso, non potete stare qui!». Questo ha scritto ieri mattina sulla sua bacheca Facebook Ylenia Favaro, trentun anni, di Padova: lo sfogo per quanto le era accaduto la sera prima alla sagra del Terraglione a Vigodarzere.
Doveva essere una tranquilla serata d'estate, trascorsa con il fidanzato Nicola, un amico, e l'inseparabile cane Darma, una femmina di border collie di quattro anni e mezzo, a cena nello stand gastronomico di una delle tante sagre parrocchiali della zona.
E invece la serata ha avuto un risvolto tanto sgradevole quanto inaspettato.
«Eravamo in coda», racconta Ylenia, «per prendere il caffè al bar, nel piazzale della chiesa di Sant'Antonio. Darma era come al solito tranquilla al mio fianco, al guinzaglio. Ad un certo punto un signore di mezza età richiama la mia attenzione, battendomi la mano sulla spalla e dicendomi che il mio cane era pericoloso e che quindi, se volevamo continuare la serata lì, dovevo metterle la museruola».
Inizia così un battibecco piuttosto acceso nel quale Ylenia chiede all’interlocutore dove sia indicato il divieto di accesso con cani senza museruola e l'uomo, che intanto si era qualificato come responsabile della sicurezza della sagra, risponde in modo tale da non lasciare margine di discussione.
«Quel signore ci ha detto», continua Ylenia, «che lì valeva soltanto la sua legge. Quindi ce ne siamo andati dalla sagra con tutta l'intenzione di chiamare i vigili e i carabineri per chiarire la questione. Poi abbiamo deciso di lasciar stare, ma siamo tornati al bar a chiedere almeno chi fosse quell'uomo. "È il parroco", ci è stato detto».
Don Bernardo Pegoraro, parroco di Terraglione, replica deciso: «Io non ho mandato via nessuno, ho solo chiesto che il cane indossasse la museruola. Alla nostra sagra vengono tante persone con i cani, ma finché sono di piccola taglia non ci sono problemi. È giusto che un cane di quella stazza, quando è in pubblico e in mezzo alla gente, la porti. È una questione di sicurezza per tutti».
Ylenia però non ci sta: da lì il suo sfogo su Facebook, che ha raccolto diversi commenti di amici, stupiti per il trattamento ricevuto dal prete.
«Darma», puntualizza, «è un cane docile ed equilibrato. Non ha mai fatto male a nessuno ed è sempre pronta a mettersi a pancia all'aria e a farsi coccolare da tutti. Ha un carattere talmente dolce che ha fatto anche esperienza di "pet therapy" nelle scuole, con ragazzi con problemi psichiatrici e nelle case di riposo. Non si merita un trattamento del genere».
L'episodio stona un po' con il regolamento recentemente presentato dall’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e dalla Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente, approvato il giugno scorso: la regola generale è che l'accesso agli animali domestici sia libero ovunque la legge non lo vieti, purché i cani siano muniti di guinzaglio e, solo all'occorrenza, di museruola.
 
LA ZAMPA.IT
5 AGOSTO 2013
 
Roma, cucciolo di cane aiuta bimba a uscire dalla terapia intensiva
Lieto fine per primo caso all’Ospedale Gemelli di pet-therapy in Tip
 
Roma - Portos, un cucciolo di cane, ha aiutato la sua padroncina, una bimba di 10 anni ricoverata nella Terapia intensiva pediatrica del Policlinico universitario A. Gemelli di Roma, a guarire da uno stato depressivo profondo sviluppato in seguito ai suoi problemi di salute durante la degenza nel reparto intensivo. Un incontro al giorno col suo amico a quattro zampe l’ha aiutata a ritrovare il sorriso e le forze per reagire alla sua malattia e sconfiggerla. Ora la bimba è tornata a casa guarita.  
Si tratta del primo caso di pet-therapy in terapia intensiva pediatrica nel Lazio e tra le prime esperienze di questo tipo conosciute in Italia, comunica l’ospedale in una nota. È il lieto fine avvenuto presso la Terapia intensiva pediatrica (Tip) del Policlinico universitario A. Gemelli, grazie all’idea dell’equipe medica diretta da Giorgio Conti, dove è stato attivato con successo un programma di pet-therapy nella bambina affetta da mielite postinfettiva (una reazione del midollo spinale molto rara) e per questo da una forma temporanea di tetraplegia. La piccola paziente aveva sviluppato uno stato di profonda depressione post-traumatica e l’equipe multidisciplinare di rianimatori pediatrici, neuropsichiatri infantili ed ematologi del Gemelli, d’accordo con la famiglia , ha condiviso l’idea che il gioco con il suo piccolo cucciolo di cane potesse essere di grande giovamento sia per il suo umore, sia per la guarigione che richiedeva l’impegno nella fisioterapia.  
«La bambina era tristissima, non riusciva a dormire - racconta Conti - Abbiamo cercato di farla reagire facendo entrare in Tip Portos, un cucciolo di Golden Retriever che faceva parte della famiglia. Abbiamo organizzato, con il permesso della direzione sanitaria e rispettando scrupolosamente il protocollo di trattamento integrato con la pet-therapy, un incontro di un’ora con il cane tutti i giorni per due settimane, dopo la seduta di fisioterapia. La bimba, che si era chiusa in un mutismo acinetico e non riusciva a essere molto collaborativa in fisioterapia, ha subito reagito, già al primo incontro: è stato possibile staccarla dal ventilatore meccanico e iniziare a fare sessioni di fisioterapia più intensa. I genitori hanno accettato con entusiasmo la nostra idea e oggi la bambina è guarita e ha lasciato l’ospedale».  
La pet-therapy è prevista nelle linee-guida di trattamento della Critical Care Society Usa (Società scientifica statunitense di Terapia Intensiva), ma questa è una delle prime esperienza di pet-therapy in Terapia intensiva pediatrica nel nostro Paese, certamente la prima nel Lazio. «Stati depressivi nei pazienti ricoverati in terapia intensiva pediatrica sono abbastanza comuni - conclude Conti - soprattutto nei bimbi un po’ più grandi perché che sono sottoposti ad alcune procedure come l’intubazione che li rattristano particolarmente. Per questo abbiamo attivato questo programma di pet-therapy e puntiamo a riproporre questo trattamento integrato anche per altri piccoli pazienti che in futuro saranno ricoverati nella nostra terapia intensiva aperta».  
 
NEL CUORE.ORG
6 AGOSTO 2013
 
ROMA, CAGNOLINO AIUTA BIMBA AD USCIRE DALLA TERAPIA INTENSIVA
Primo caso nel Lazio. Portos è il cane di famiglia
 
Portos, un cucciolo di golden retriever, ha aiutato la sua piccola proprietaria, una bimba di 10 anni ricoverata nel reparto di terapia intensiva pediatrica del Policlinico universitario "A. Gemelli" di Roma, a guarire da uno stato depressivo profondo associato ai suoi problemi di salute durante la degenza. Un incontro al giorno col suo amico a quattro zampe l'ha aiutata a ritrovare il sorriso e le forze per reagire alla sua malattia e sconfiggerla. Ora la bimba è tornata a casa guarita.
Si tratta del primo caso di pet-therapy in terapia intensiva pediatrica nel Lazio e tra le prime esperienze di questo tipo conosciute in Italia, fa sapere l'ospedale in una nota. L'idea porta la firma dell'equipe medica diretta da Giorgio Conti, dove è stato attivato con successo un programma di pet-th erapy nella bambina affetta da mielite postinfettiva (una reazione del midollo spinale molto rara) e per questo da una forma temporanea di tetraplegia. La piccola paziente aveva sviluppato uno stato di profonda depressione post-traumatica e l'equipe multidisciplinare di rianimatori pediatrici, neuropsichiatri infantili ed ematologi del Gemelli, d'accordo con la famiglia, ha condiviso l'idea che il gioco con il suo piccolo cucciolo di cane potesse essere di grande giovamento sia per il suo umore, sia per la guarigione che richiedeva l'impegno nella fisioterapia.
"La bambina era tristissima, non riusciva a dormire - ha detto Conti -. Abbiamo cercato di farla reagire facendo entrare in Tip Portos, un cucciolo di golden retriever che faceva parte della famiglia. Abbiamo organizzato, con il permesso della direzione sanitaria e rispettando scrupolosamente il protocollo di trattamento integrato con la pet-therapy, un incontro di un'ora con il cane tutti i giorni per due settimane, dopo la seduta di fisioterapia. La bimba, che si era chiusa in un mutismo acinetico e non riusciva a essere molto collaborativa in fisioterapia, ha subito reagito, già al primo incontro: è stato possibile staccarla dal ventilatore meccanico e iniziare a fare sessioni di fisioterapia più intensa. I genitori hanno accettato con entusiasmo la nostra idea e oggi la bambina è guarita e ha lasciato l'ospedale".
"Quello di Roma è un caso particolarmente importante: mostra l'efficacia della pet-therapy in un campo delicatissimo come la terapia intensiva pediatrica", ha commentato l'on. Michela Vittoria Brambilla. Che ha aggiunto: "Ma proprio perché si tratta di uno strumento terapeutico di grande applicabilità e di validità ormai riconosciuta, è necessario - per tutelare adeguatamente i pazienti, gli operatori e gli animali stessi, superare la fase dello spontaneismo e approvare una disciplina nazionale che definisca figure professionali, standard e procedure".
 
L’ALTRO QUOTIDIANO
5 AGOSTO 2013
 
Agrigento. Squalo ferito muore vicino alla riva
 
AGRIGENTO. I bagnanti di Porto Palo di Menfi, nell'Agrigentino, se lo sono visto spuntare sulla battigia: uno squalo di verdesca di quasi due metri, ferito alla bocca da un amo da pesca. Per l'animale non c'è stato nulla da fare: è morto durante il trasporto. Tra la rabbia di chi aveva provato a salvarlo.
 
GEA PRESS
5 AGOSTO 2013
 
VOLLA (NA) – Sequestrato un impianto di uccellagione
Intervento dei Carabinieri e delle Guardie EMPA e WWF
 
Una segnalazione anonima quella che ha portato alla denuncia del nuovo reato di uccellagione nel Comune di Volla (NA). In via Case dell’Acqua, dove gli agenti dell’EMPA (Ente Mediterraneo Protezione Animali) e del WWF Napoli si sono recati rinvenendo un vero e proprio maltrattamento perpetrato ai danni di uccelli protetti (Cardellini – Carduelis Carduelis). I poveri animali erano infatti utilizzati come richiami vivi per attirare loro simili. Legati alla trappola attraverso uno spago fatto passare attraverso il petto della povera bestiola. Il tutto al fine di strattonarli ed attirare così gli uccellini selvatici.
Sul luogo, infatti, era posizionata una rete trappola per la cattura dei poveri malcapitati. Trovato anche il “ricevitore” ovvero una gabbia in legno, in genere molto bassa,con all’interno numerosi cardellini già catturati. Ad intervenire anche i Carabinieri di Volla che hanno provveduto al sequestro di tutto il materiale usato per la cattura della fauna protetta.
Il bracconiere, individuato nei luoghi è stato denunciato per maltrattamento animali e per uccellagione.
E’ noto che i cardellini vengono sottratti alla libertà mediante tali azioni, per poi essere venduti clandestinamente nei mercati abusivi. Tutto questo produce un giro d’affari di considerevoli dimensioni. Al termine dell’operazione i responsabili dell’E.M.P.A e del WWF, hanno espresso grande apprezzamento per l’impegno profuso dai Carabinieri del Comando Stazione di Volla nel contrasto alle attività illecite in danno del patrimonio faunistico naturale.
 
LA NUOVA SARDEGNA
5 AGOSTO 2013
 
Cavallo cade in una cisterna, salvato dai vigili del fuoco
 
SASSARI - Vigili del fuoco e veterinari mobilitati, nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio di ieri, per salvare un cavallo che era precipitato dentro una cisterna piena d’acqua nelle campagne alla immediata periferia di Sassari. È accaduto in località Filigheddu e a dare l’allarme è stato il proprietario dell’animale e del terreno dove è accaduto l’incidente. Secondo i primi accertamenti, una soletta di una cisterna interrata ha improvvisamente ceduto sotto il peso del cavallo che è precipitato all’interno del vascone. Al principio si è pensato che l’animale fosse morto invece fortunatamente l’acqua, che non riempiva il vascone fino all’orlo, ha attutito la caduta. A Filigheddu sono immediatamente arrivati i vigili del fuoco del comando provinciale che hann o organizzato il recupero dell’animale. L’operazione, lunga e complessa, ha impegnato per più di tre ore le squadre dei soccorritori. A Filigheddu sono stati portati una gru per issare il cavallo, ma prima di poter imbragare i vigili hanno dovuto svuotare dall’acqua il grosso vascone. Per fare questo lavoro è stata utilizzata un’autopompa che ha aspirato tutto il liquido contenuto nella cisterna. Solo a questo punto i vigili del fuoco hanno potuto portare a termine il loro lavoro, sotto lo sguardo preoccupato del proprietario dell’animale. Il cavallo è stato tranquillizzato e intorno alle 15, assicurato con pesanti cinghie, è stato finalmente issato in superficie dove ha trovato ad aspettarlo personale veterinario specializzato che ha verificato le sue condizioni di salute. La disavventura è a lieto fine: dopo mezz’ora dal recupero, passato lo spavento, il cavallo stava già tranquillamente pascolando come se nulla fosse accaduto.
 
NEL CUORE.ORG
5 AGOSTO 2013
 
CACCIA IN DEROGA, LE ASSOCIAZIONI SCRIVONO A LETTA E A ORLANDO
Mancata l'occasione della legge europea
 
Lo scorso 2 luglio, la DG Ambiente della Commissione Europea ha scritto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri evidenziando che se l'Italia non la smette di autorizzare, in deroga alle leggi comunitarie, l'uccisione di milioni di piccoli uccelli protetti e non corre al più presto ai ripari per impedire "che tali deroghe producano i loro effetti, la Commissione europea non avrà altra scelta che presentare un secondo ricorso dinanzi alla Corte di Giustizia UE proponendo l'imposizione di sanzioni pecuniarie contro la Repubblica italiana". Nella medesima lettera, la Commissione Europea offriva al Ministro Moavero tutte le indicazioni per superare i punti problematici al fine di risolvere la procedura d'infrazione ed evitare pesanti conseguenze all'Italia.
Tuttavia, il Governo Letta ha omesso d i informare il Parlamento , lasciando che il 31 luglio scorso venisse approvata alla Camera dei Deputati, in via definitiva, la Legge europea 2013 senza il recepimento delle puntuali indicazioni comunitarie.
"Perché il ministro Moavero non ha informato il Parlamento di una nota così puntuale e dettagliata che consentiva di risolvere definitivamente una pesante procedura d'infrazione?" si chiedono CABS, ENPA, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU e WWF. "Siamo di fronte a un fatto tanto grave quanto inspiegabile, se non con una certa sudditanza del Governo e di taluni settori delle amministrazioni pubbliche alla lobby più marginale del mondo venatorio, quella della caccia ai fringuelli. Il risultato è che oggi ci ritroviamo una riforma della legge sulla caccia in deroga che non soddisfa se non una piccola parte delle precise richieste comunitarie e, soprattutto, lascia pericolosamente aperta una serie di finestre perché le infrazioni possano continuare, con il rischio più che concreto che si giunga alla seconda e definitiva condanna per l'Italia".
"Se da una lato sarà oggettivamente più difficile, per Veneto, Lombardia e chiunque volesse cacciare in deroga, continuare nel loro regime di palese infrazione della normativa comunitaria, dall'altro si è persa un'ottima occasione per chiudere definitivamente questa annosa e sgradevole questione".
Per queste ragioni le associazioni CABS, ENPA, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU e WWF hanno subito inviato una nota urgente al Presidente del Consiglio, Letta, e al Ministro dell'Ambiente, Orlando, chiedendo di intervenire adottando tempestivamente nuove disposizioni normative che raccolgano, alla lettera, i rilievi segnalati dalla Commissione per sanare e chiudere la procedura d'infrazione e fermare definitivamente questa vergogna tutta italiana che colpisce milioni di uccelli migratori, come i fringuelli, i frosoni, le pispole, più piccoli della stessa cartuccia che li uccide.
"La partita – concludono le associazioni - si gioca tra il tornaconto della peggiore politica, conquistato su pressioni di varie regioni irresponsabili e sulle piume dei piccoli uccelli migratori protetti, e il rispetto del diritto, la protezione della natura e le pesanti sanzioni europee. Da che parte starà adesso il Governo?"
 
IVG
5 AGOSTO 2013
 
Come proteggere gli animali da caldo e afa: ecco i consigli degli esperti
 
Savona. Caldo e afa possono essere nocivi anche per gli animali, a cui si deve sempre garantire un luogo ombreggiato e ventilato, acqua fresca, cibo leggero e facile da digerire. Lo rende noto l’Enpa, che ha stilato un vademecum per aiutare i nostri amici a quattro zampe ad affrontare le giornate di gran caldo.
“Non dimenticare mai un animale incustodito dentro l’auto, in questo periodo la temperatura interna dell’abitacolo sale rapidamente, anche con i finestrini aperti, può raggiungere fino a 70 gradi. Non costringere i cani a sforzi eccessivi. Sono assolutamente da evitare le passeggiate nelle ore più calde della giornata: oltre al colpo di calore, l’animale può scottarsi le zampe sull’asfalto arroventato” spiega l’associazione.
Gli amici a 4 zampe possono inoltre andare incontro al colpo di calore. L’animale respira velocemente ansimando, le mucose diventano violacee, si ha uno stato di abbattimento generale, non si regge sulle zampe ed in breve cade in stato semi-comatoso. In poco tempo, se non viene soccorso tempestivamente, sopraggiunge la morte.
Di fronte a una situazione del genere, gli esperti spiegano che ci sono tre cose fondamentali da fare: portare l’animale in una zona fresca all’ombra, bagnarlo ripetutamente con acqua fredda su tutto il corpo, (se è possibile immergerlo completamente nell’acqua), dopodiché portarlo di corsa dal veterinario.
Ma non solo consigli per cani o gatti, anche per i pesci. L’Enpa, infatti, ricorda che obbligare questi animali a vivere in un acquario significa infliggere loro inutili sofferenze: ”un acquario non dovrebbe essere esposto al sole diretto. E’ inoltre importante cambiare l’acqua regolarmente avendo cura di togliere le alghe che si formano”. Questi alcuni dei consigli dell’ Ente per rendere più semplice la vita dei nostri amici.
 
ARTICOLO TRE
5 AGOSTO 2013
 
Cani. Non esistono razze proibite
 
Andrea Cermelli

Molte persone chiamano le razze canine teoricamente più aggressive e pericolose con un termine inappropriato: proibite.

E’ doverosa un’informazione di servizio: in questo periodo è possibile, anzi consigliabile evitare la passe4ggiata pomeridiana con il nostro amico a quattro zampe, patisce il caldo eccessivo, ideali le uscite al mattino presto e in tarda serata.
Ritornando al discorso delle razze definite “pericolose”, va detto chiaro che queste non esistono.Ad esempio un cane da caccia come il bracco tedesco, addestrato a dovere  può assumere il ruolo di cane da guardia. Anche qui dipende dal tipo di ordini che il padrone “inculca” al suo cane, e dal tipo di educazione cui l’animale è sottoposto.
Cane ‘da guardia’ è un’espressione pessima che rivela un sostanziale non affetto per il cane, visto solo come baluardo contro eventuali malviventi. Così come non ha senso definire il proprio cane "da difesa". Anche in questo caso si sceglie il cane per un puro egoismo personale, come fosse un'arma.
 Non ha senso sceglierlo perché la razza piace, in quanto incute timore e infonde sicurezza. Questo è il punto più difficile da spiegare. In fondo, qualsiasi cane allevato con affetto ed equilibrio, non è pericoloso.
Un cane allevato in un clima di violenza certamente, prima o dopo, aggredirà un suo simile o una persona, ma la vera ‘bestia’ sarà in ogni caso il proprietario, unico responsabile ad averlo spinto a tale azione, attraverso un’adolescenza traumatica
Non sarà mai, mai colpa dell'animale stesso, ma del vissuto che ha avuto, e che magari purtroppo ancora sta vivendo.
 
NEWS FOOD
5 AGOSTO 2013
 
Locale di Universo vegano, è gestito da Luca Giampietro
Via Barbaroux, Torino: apre il primo fast food vegano
Cibo veloce, ma privo di carne, pesce o derivati

Matteo Clerici

 
Un fast food vegano: niente carne, pesce o derivate. A Torino, in via Arbarello, apre un locale di "Universo Vegano", catena di fast food dedicata a chi rifiuta ogni sfruttamento di animali, per alimentazione o per altre attività umane.
Il titolare è Luca Giampietro: torinese, 34 anni, un passato come art director, ma una passione sempre presente per la cucina vegan. Così, prima i piatti casalinghi, poi il lavoro in un fast food, poi l'apertura di un locale in franchising con la casa madre.
Allora, è tempo di mettere le carte in tavola. Per prima cosa, la filosofia di base: "I nostri sono cibi naturali pensati per chi ha solo un'ora per la pausa pranzo e non vuole rinunciare ai propri principi, o magari per chi intende provare qualcosa di diverso senza ingurgitare cibo-spazzatura. Ovviamente il nostro fast food è aperto a tutti: assaggiate e giudicate…".
Poi, l'offerta commerciale. Regola di base, "Tutti i nostri prodotti sono nati dalla collaborazione con medici-nutrizionisti. Gli ingredienti principali sono la soia, il seitan (glutine iperproteico), i ceci, le spezie e la fecola di patate". Riguardo ai piatti, ecco la piadina (affettato vegetale), il kebab (vegetale) e l'hamburger (vegetale). Sempre parlando di panini, ecco il cheeseburger: cotoletta (di ceci) e formaggio (vegetale).
Obiettivo dare ai clienti la stessa soddisfazione che Giampietro prova nel preparare i suoi piatti. Una soddisfazione vegana, ovviamente.
 
TIO.CH
5 AGOSTO 2013
 
Circo Knie, indagine sul maltrattamento di alcuni animali
Sotto esame un numero con gli elefanti. Il direttore del circo, Franco Knie, ha respinto le critiche
 
SAN GALLO (Svizzera) - La Fondazione per la protezione animale e l'etica, ProTier, ha chiesto di sottoporre ad esame un numero del circo Knie con gli elefanti che potrebbe rappresentare un caso di maltrattamento. Su ordine dell'ufficio di veterinaria del canton San Gallo alcuni esperti si stanno occupando della questione. Il direttore del circo, Franco Knie ha respinto le critiche.
Eugen Fauquex, vice del veterinario cantonale, ha detto all'ats che non si può ancora prevedere quanto dureranno gli esami del caso, confermando una notizia in tal senso pubblicata dal domenicale "Sonntagszeitung".
Nel numero, un elefante, da un piedistallo, posa le zampe anteriori su di un'altalena a bilico per lanciare in aria un acrobata. Secondo ProTier, dato il peso dell'animale, l'esercizio può provocare slogature e danni alle articolazioni e ai piedi del pachiderma.
Secondo il direttore del circo, Franco Knie, che ammaestra gli elefanti da molti anni, il numero in questione è "conforme alla protezione degli animali ed è sicuro dal punto di vista della medicina veterinaria", ha detto all'ats. Lo spettacolo con la altalena a bilico è stato eseguito diverse volte fin dal 1973 (nel '77 ha vinto il Clown d'oro) ed un veterinario lavora a tempo pieno per il circo, ricorda il suo direttore.
Gli elefanti - sottolinea - "non hanno mai riportato alcun danno e sono in ottima salute". Se ci fossero dubbi sul rispetto degli animali in qualche spettacolo, il circo non lo eseguirebbe. Inoltre se una bestia, soprattutto un elefante, non desidera fare qualcosa lo mostra chiaramente, e lavorare con la coercizione non è possibile. Costringere un pachiderma a fare ciò che non desidera può essere pericoloso, aggiunge Franco Knie. Da quando esiste il circo nazionale non è mai stato necessario esaminare ufficialmente la correttezza di un numero.
D'altro canto, ProTier non ha contattato alcun responsabile del circo. Così non si è potuto discutere in merito e nemmeno mostrare come si svolge il lavoro con gli animali. Il circo Knie - ha concluso il suo direttore - prenderà una posizione ufficiale nei prossimi giorni.
 
LA ZAMPA.IT
5 AGOSTO 2013
 
Olanda: babbuini in preda al panico allo zoo, è mistero
Tante le ipotesi, anche la più folle: «Tutto causato da un Ufo»
Esperti perplessi in uno zoo olandese, dove un centinaio di babbuini ha cominciato all’improvviso a manifestare strani comportamenti. Gli animali sono stati colti all’improvviso dal panico, come minacciati da un nemico invisibile. 
 
«Sono stati presi all’improvviso dal panico, erano isterici», ha spiegato Wijbren Landman, biologo e portavoce dello zoo di Emmen, nel nord dei Paesi Bassi: «non saltavano, ma avevano comunque un comportamento molto strano». Le 112 scimmie provenienti dall’Africa orientale avrebbe voltato le spalle ai visitatori del parco. 
«Poi, nei giorni successivi- ha raccontato ancora Landman - le scimmie sono rimaste tutte sedute tra gli alberi o per terra, quasi senza muoversi e alimentarsi». 
Secondo quanto riferito dallo zoo, è la quarta volta in 20 anni che i babbuini si comportano in questo modo. Un comportamento che non è mai stato osservato in questo tipo di animali, sia in natura o in cattività. Gli esperti non hanno idea al momento delle cause di questo trauma apparente che ha colpito i babbuini dello zoo di Emmen, tutti nati in cattività, ma hanno ipotizzato alcune teorie. 
Secondo alcuni i babbuini avrebbero visto un predatore in carne e ossa o sulla maglietta di un visitatore, o avrebbero avvertito un terremoto o un altro fenomeno naturale. «La teoria più folle è che sia stato causato da un Ufo», ha detto Landman, assicurando che ora le scimmie hanno già ricominciato ad alimentarsi. 
 
NEL CUORE.ORG
5 AGOSTO 2013
 
FRANCIA, BOOM DI FOCHE: SCONTRO TRA PESCATORI E AMBIENTALISTI
Brigitte Bardot: "Finché sarò viva, non saranno abbattute"
 
Via allo scontro tra pescatori e ambientalisti nella baia di Somme, sulla costa nordovest della Francia, a causa del crescente numero di foche sulle spiagge della zona e dei loro abbondanti pasti a base di pesce. ''La quantità di sogliole è diminuita del 15% in due anni'', spiega alla stampa Fabrice Gosselin, fondatore di un collettivo di professionisti della pesca che chiede alle autorità di intervenire per ridurre il numero di foche, spostandole o abbattendole. Secondo i calcoli dell'associazione, gli animali sarebbero quasi 600, circa 370 foche comuni e oltre 150 grigie, e ciascuna mangerebbe quattro chili di pesce al giorno. Per consentire la sopravvivenza delle attività di pesca, che aiuta parecchio l'occupazione locale, sarebbe necessario ridurre la popolazione e poi mantenerla sotto costante controllo per impedire un nuovo incremento eccessivo. Gli ambientalisti, però, contestano le cifre diffuse dai pescatori e si oppongono con forza, in particolare, all'ipotesi di abbattere alcuni degli animali per evitare l'aumento degli esemplari. ''Fino a quando sarò in vita, nessuno in Francia abbatterà una foca'', ha affermato battagliera Brigitte Bardot dal sito della sua fondazione, bollando l'idea di un'uccisione controllata come ''cavolata, bassezza e crudeltà umana''. Al suo fianco si sono mobilitate diverse associazioni locali, come Picardie Nature, che chiedono non solo di non far calare il numero di foche, ma anche di favorirne la diffusione chiudendo ai bagnanti le spiagge su cui soggiornano. La direzione regionale dell'Ambiente, responsabile finale di ogni decisione in materia, per ora non si esprime. Ma un portavoce ha dichiarato che i responsabili si impegnano a ricevere le parti in causa dopo l'estate
 
LA ZAMPA.IT
5 AGOSTO 2013
 
Usa, stop a pesca sportiva di polpi giganti nello stretto di Puget
Il divieto viene imposto a seguito delle polemiche legate alle foto che mostravano un sub intento a bastonare a morte un esemplare sulla spiaggia di Alki Point.
 
Lo Stato di Washington impone un giro di vite al massacro dei polpi giganti nello stretto di Puget. La Commissione per la pesca e la vita selvatica dello Stato americano ha deciso all’unanimità di vietarne la pesca sportiva in sette siti di immersione molto popolari. 
Il divieto viene imposto a seguito delle polemiche legate a un episodio dello scorso ottobre, quando un istruttore dello sport marino si imbattè in un sub che bastonava a morte un polpo gigante sulla spiaggia di Alki Point. Le foto del fatto scatenarono la rabbia di altri appassionati dello sport acquatico e dell’osservazione degli animali. 
Diedero il via a diverse petizioni per rendere illegale la caccia ai polpi o per creare riserve marine in cui proteggerli. Secondo l’acquario di Seattle i polpi giganti del Pacifico pesano in media 34 chilogrammi e hanno tentacoli lunghi fino a sei metri. Vivono tra le rocce, cacciano di notte e cambiano colore in base a dove si trovano e alle loro condizioni. “Washington è una importante località per le immersioni e la protezione dei polipi è rilevante sia per la comunità dei sub sia per l’economia dello Stato”, ha dichiarato il commissario Conrad Mahnken di Bainbridge Island. 
 
NEL CUORE.ORG
5 AGOSTO 2013
 
GERMANIA, I VERDI: NIENTE CARNE NELLE MENSE UN GIORNO A SETTIMANA
La proposta alla vigilia delle elezioni di fine settembre
 
In caso di vittoria elettorale il 22 settembre prossimo, i Verdi tedeschi vogliono introdurre nelle mense pubbliche una giornata vegetariana alla settimana. Lo annuncia alla Bild il capogruppo del partito ecologista al Bundestag, Renate Kuenast, spiegando che un "Veggie Day" fa parte del programma elettorale dei Verdi e dovrà diventare "uno standard" nelle mense statali di tutto il Paese. La leader ecologista spiega che "il 'Veggie Day' è una giornata magnifica per provare come ci si può nutrire senza carne e senza würstel. Cucinare vegetariano è qualcosa di più che dire addio alla carne".
Secondo la signora Kuenast, a trarre vantaggio dalla giornata vegetariana saranno anche il clima ed un allevamento corretto degli animali da macello. Anche Hubert Weiger, presidente dell'associazione ambientalista Bund, chiede "l'introduzione generalizzata di una giornata senza carne nelle mense pubbliche entro il 2015". Secondo la stessa Bund, ogni tedesco mangia in media 89 chili di carne all'anno, con l'85% della popolazione che la consuma quasi ogni giorno. Nella città-Stato di Brema, governata da una coalizione rosso-verde, il "Veggie Day" è diventato già realtà nelle mense scolastiche, in quelle della funzione pubblica e negli asili nido.
 
AGI
5 AGOSTO 2013
 
Cucinato il primo hamburger di staminali. Sfamera' il mondo ma non sa di nulla
 
Londra - Malgrado costi ancora 250.000 sterline (290.000 euro) la risposta alla fame nel mondo e alla salvaguardia dell'ambiente e' in un hamburger realizzato grazie alle cellule staminali di un mucca, sviluppate in vitro fino ad ottenere i 150 grammi di manzo, 'sintetici' ma indistinguibili - tranne per il sapore - dagli originali. Annunciato domenica scorsa sara' presentato e cotto nel pomeriggio a Londra dal suo creatore, il ricercatore dell'universita' olandese di Maastricht Mark Post.
Lo studioso partendo dalle staminali di un mucca ha sviluppato in vitro 20.000 fibre di muscolo di manzo nel corso di tre mesi. Ogni fibra e' stata sviluppata individualmente in un gel di coltura. Poi tutte insieme sono state compattate insieme per formare l'hamburger, biologicamente identiche all'originale ma sviluppato in vitro.
L'unico problema e' che al momento il manzo sintetico non sa quasi di nulla, per l'assenza di grasso e di sangue. Per questo alla 'polpetta' cucinata oggi sara' aggiunto succo di barbabietola rossa e zafferano, per dargli il colore giusto, sale, uova in polvere, pane grattuggiato.
In futuro la cosiddetta carne sintetica potra' rispondere alle richieste di carne delle popolazioni in via di sviluppo (basti pensare alla domanda crescente in Cina), al momento soddisfatti dagli allevamenti di bestiame che hanno un impatto estremamente pesante sul clima. Ogni chilo di carne tradizionale richiede tra 4 e 10 chili di mangimi, che a loro volta richiedono acqua, fertilizzanti e pesticidi per essere prodotti, oltre ai carburanti per trattori e macchine agricole. Per dare un'idea al momento il 30% della superficie terrestre coltivata e' impiegata per ottenere mangimi per animali e solo il 4% per colture vegetali per il diretto consumo umano.
La carne 'sintetica', invece, richiede il 99% in meno della terra di quella usata per alimentare il bestiame, tra l'82 ed il 96% di acqua in meno, e genera tra il 78 ed il 95% di gas serra in meno: basti pensare che il metano che si sviluppa naturalmente nei processi digestivi dei bovini e' 20 volte piu' dannoso dell'anidride carbonica dei motori a scoppio e di ogni processo di combustione. Il bestiame allevato tradizionalmente, secondo una ricerca dell'universita' di Oxford, produce anzi piu' gas serra di tutto l'intero sistema di trasporti mondiale. In particolare genera il 39% del metano, il 5% di anidride carbonica e il 40% dell'ossido di azoto.
In teoria, per Post, con le staminali (le cellule indistinte allo stato primitive che potenzialmente possono trasformarsi in ogni tipo di tessuto) di una sola mucca (o maiale, o pollo o agnello) si puo' avere milioni di volte piu' carne di quella ottenibile da un singolo capo di bestiame. E questo tra i prossimi 10/20 anni.
 
IL TIRRENO
6 AGOSTO 2013
 
Londra, in tavola l’hamburger sintetico fatto in laboratorio
 
LONDRA - Prima lo hanno guardato con titubanza, poi lo hanno addentato. Così due esperti di gastronomia e alimentazione hanno mangiato, in una storica cerimonia-evento a Londra, il primo hamburger artificiale della storia. Il responso è positivo: «Sembra carne», hanno detto entrambi, «al massimo manca un po’ di sale» e «non è molto succulento». E’ dunque iniziata la rivoluzione alimentare promessa dall'ideatore di questa speciale polpetta di carne, lo scienziato Mark Post, dell'università olandese di Maastricht. Ha realizzato l'hamburger di manzo coltivando in laboratorio cellule staminali prelevate dal muscolo di un bovino. La prima «prova del gusto» si può dire riuscita. «Pensavo che fosse più morbido in consistenza, c'è qualcosa di intenso nel gusto», ha detto la critica gastronomica Hanni Ruetzler. La «degustazione» - in realtà un importante esperimento scientifico costato 250mila euro è stata presentata in diretta sia in tv che su internet. Due chef hanno servito il piatto con la carne fatta in laboratorio accompagnata, come si raccomanda per ogni hamburger, da pane, lattuga, e pomodoro a fette. Il colore sembrava proprio quello rossastro inconfondibile della carne, sebbene - hanno precisato cuochi e scienziati che hanno lavorato nell'ultima fase del progetto a stretto contatto - siano state aggiunte spezie per ravvivare la tinta tendente al grigio. «È veramente un buon inizio - ha detto Post dopo aver assaggiato la sua creazione - è la prova che lo possiamo fare». Per arrivare sino a qui sono serviti lunghi anni di ricerche. La scienza delle cellule staminali ha permesso di moltiplicare migliaia di filamenti che poi sono stati uniti creando la speciale polpetta. I detrattori lo hanno già chiamato «Frankenburger», per sottolineare come si tratti di qualcosa che non esce dalla natura, ma da un laboratorio, con tutti i rischi del caso. Ma c'è chi ha coniato un altro soprannome per la polpetta: «Googleburger». Nel corso della presentazione, infatti, si è scoperta l'identità dell'anonimo imprenditore che ha finanziato il progetto: si tratta di Sergey Brin, il miliardario co-fondatore di Google, che ha investito circa 230mila euro. Lo ha fatto perché la carne prodotta in laboratorio evita sofferenze agli animali rinchiusi negli allevamenti. Brin ha già messo i suoi soldi nei progetti più originali: dall'auto che non ha bisogno di un autista alle energie alternative, fino a una compagnia che manderà i turisti sulla Luna. In questo caso però vuole limitare drasticamente l'allevamento e le sue conseguenze. Secondo le previsioni, grazie alla carne «sintetica», si ridurrà del 99% la terra destinata agli allevamenti; tra l'82% e il 96% l'acqua, mentre si produrranno fra il 78% e 95% in meno di gas serra. Infine, si potranno sfamare molte più persone rispetto ad oggi. Almeno in teoria.
 
IL RESTO DEL CARLINO
6 AGOSTO 2013
 
Cane sedato e abbandonato in una gabbia al caldo
In un casolare vicino al casello: ritrovato da un pensionato e soccorso dell’Enpa
 
di Nina Reverberi
 
Reggio Emilia, 6 agosto 2013 - DANNO il sedativo al cane e lo abbandonano nei pressi dell’autostrada. Un episodio incredibile avvenuto nei giorni scorsi in città. Evidentemente i proprietari di un meticcio dovevano partire per le vacanze e il cane era “ingombrante”. Così hanno pensato di abbandonarlo. Giunti all’ingresso dell’autostrada, hanno lasciato il cane in una casa colonica abbandonata, nei pressi del Punto Blu.Per fortuna è transitato da quelle parti un pensionato che si è accorto della presenza di una gabbia per animali. Quando si è avvicinato ha visto che all’interno c’era un cane assopito e debilitato. Così ha allertato i vigili urbani che a loro volta hanno fatto intervenire i volontari dell’Enpa. Ancora poche ore in quelle condizioni con un caldo infernale e il cane sarebbe morto. Inoltre contro questo cane, c’è stato un vero e proprio accanimento. Oltre a sedarlo, lo hanno messo all’interno di questa gabbia piuttosto stretta per le sue dimensioni, con museruola, collare e guinzaglio. «Per fortuna sta meglio - spiega Stella Borghi, consigliera dell’Enpa - Era completamente coperto da zecche.
Sicuramente devono avergli dato una dose massiccia di sedativi: ancora adesso non si è ripreso. Un gesto a dir poco incivile e solo per puro caso, l’animale non è morto. Ora vorremmo che ci venisse dato un aiuto per risalire a chi ha così incivilmente abbandonato quel povero cane, anche fornendoci informazioni in forma anonima». La Borghi mette a disposizione i propri numeri: 3384338703 e (nelle ore serali) 0522953163.
FOTO
 
GEA PRESS
6 LUGLIO 2013
 
Brescia – Dal cucciolo esposto in area di servizio al presunto allevamento
Intervento dell'ANPANA e del Corpo Forestale dello Stato.
 
L’intervento è avvenuto sabato scorso ma la notizia è stata diffusa solo ora. Durante l’espletamento di un normale servizio di Vigilanza, le Guardie Ecozoofile ANPANA di Brescia notavano in un’area di servizio, quella che è stata definita come una compravendita di un cucciolo di razza di circa 50 giorni. Incuriositi dal luogo e dall’interloquire delle persone gli Agenti procedevano alla verifica dell’animale  che sarebbe risultato sprovvisto di sistemi di identificazione e troppo giovane  per non ricevere più le cure materne.
Con la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato intervenuti in supporto alle Guardie Ecozoofile, il controllo si estendeva così presso l’abitazione di Palazzolo (BS), dove risultava risiedere una delle persone identificate. Qui venivano rinvenuti altri 16 cuccioli. Anch’essi sarebbero risultati senza dispositivi di identificazione, certificati di provenienza e tutti troppo piccoli per essere posti in vendita. Nonostante l’insistenza delle Guardie dell’ANPAMA e degli Agenti del Corpo Forestale, il proprietario degli animali non sarebbe stato in grado di giustificare la presenza nella civile abitazione di un numero così elevato di cuccioli. Presso l’amministrazione comunale, riferisce il Corpo Forestale dello Stato, non risulterebbero inoltre autorizzazioni sanitarie per la detenzione e il commercio di questi animali. Non dimostrata, inoltre, la legale provenienza dei cuccioli detenuti.In attesa di chiarire la posizione del soggetto, gli animali sono stati posti sotto sequestro amministrativo. Il tutto per consentire lo svolgimento di ulteriori indagini volte a chiarire la reale provenienza dei cagnolini.
 
GIORNALE DI BRESCIA
6 AGOSTO 2013
 
Cuccioli salvati da un allevamento abusivo
 
provincia di Brescia - Lo scambio è avvenuto in un'area di servizio: il cucciolo è passato dalle mani del venditore a quelle del suo nuovo proprietario. Ma non era pronto per iniziare una nuova vita lontano dalla mamma. Una compravendita che ha insospettito le Guardie ecozoofile dell'Anpana di Brescia, incuriositi dal luogo e dall'interloquire delle persone: gli agenti hanno così verificato le condizioni dell'animale, sprovvisto di sistemi di identificazione e troppo giovane per essere staccato dalle opportune cure parentali della mamma. Con la collaborazione della guardie Forestali è così scattato il controllo nell'abitazione del venditore, a Palazzolo. In casa sono stati trovati altri 16 cuccioli, anche loro senza dispositivi di identificazione, certificati di provenienza e tutti troppo piccoli per essere venduti. Il proprietario degli animali non ha saputo giustificarne e dimostrare la legale provenienza dei cuccioli detenuti.I cuccioli intanto sono stati posti sotto sequestro amministrativo per consentire lo svolgimento di ulteriori indagini volte a chiarire la reale provenienza dei cagnolini.
 
NEL CUORE.ORG
7 AGOSTO 2013
 
BRESCIA, VENTI CUCCIOLI STIPATI IN GABBIA DENTRO CASA: SEQUESTRATI
Blitz della Forestale: forse un allevamento abusivo
 
Dentro casa, in una zona periferica di Palazzolo sull'Oglio, in provincia di Brescia, teneva una ventina di cagnolini quasi tutti sotto i due mesi e mezzo di vita: cavalier king, barboncini toy, labrador e chihuahua. Tutti in una gabbia stretta nella taverna, come si vede dalle fotografie scattate dal Corpo forestale dello Stato, che nei giorni scorsi, con la collaborazione delle guardie zoofile, ha messo i cuccioli sotto sequestro preventivo. Lo scrive "Il Giorno".
Il proprietario, A.M., con un precedente simile, è sospettato di gestire un allevamento illegale. Nel municipio di Palazzolo sull'Oglio, difatti, non ci sono licenze o permessi di commercializzare cani intestati all'uomo, che tra l'altro non è stato in grado di spiegare la provenienza dei cagnolini. E non si esclude l'ipotesi secondo cui i piccoli arrivino da Paesi esteri, presumibilmente dall'est Europa. Per ora i cagnolini si trovano ancora nell'abitazione del proprietario, perché alcuni di loro hanno dei problemi di salute e non possono essere spostati. Uno di questi è stato trasferito dal veterinario per una forte gastroenterite.
I volontari stanno andando quasi ogni giorno nella casa per controllare che i cuccioli stiano bene, che vengano tolti dalla gabbia e fatti correre in giardino almeno per qualche ora. In una seconda fase si stabilirà se verrano tolti al loro proprietario e affidati a famiglie che se ne prendano cura, portati in strutture sanitarie o rifugi. L'operazione è partita dalla segnalazione di un'associazione animalista alla Forestale, dopo che alcuni volontari hanno assistito alla compravendita di un cucciolo in un'area di servizio.
 
LEGGO
6 AGOSTO 2013
 
VANNO IN VACANZA E LANCIANO I CANI
IN UN CANILE, FERITI I DUE CUCCIOLI
 
PESCARA - Gettati dentro un canile, perché i loro padroni si erano stancati di badare ai loro bisogni. In questo modo due cuccioli sono arrivati al canile di Pescara.
Uno dei volontari si è reso conto che erano arrivati nuovi ospiti quando ha notato uno dei due cuccioli feriti. I due piccoli sono stati lanciati all'interno di un recinto con una rete alta due metri, ed è probabilmente perchè rimasto incatrato che uno dei due si è ferito.I piccoli poi potevano essere aggrediti da altri cani, ma fortunatamente questo non è accaduto.
I volontari li hanno accolti, curati e medicati, quando saranno ripresi dallo choc si procederà per l'adozione responsabile.Come ogni estate i canili si trovano a far fronte all'emergenza abbandono. L’invito per chi dovesse assistere ad uno di tali scellerati atti, è quello di denunciare il tutto alle Forze dell’Ordine, perchè, tengono a sottolineare, abbandonare un animale è reato.
 
FAN PAGE
6 AGOSTO 2013
 
Devono partire per le ferie e abbandonano i loro cani lanciandoli nel canile
 
Lanciati dentro il canile perché i padroni dovevano andare in vacanza. E' successo a Pescara. Ad accorgersene uno dei volontari di stanza che ha notato uno dei due cuccioli feriti. I proprietari li avrebbero lanciati oltre una recinzione alta due metri e uno dei due è rimasto incastrato. Fortunatamente gli altri cani non li hanno aggrediti. I volontari li hanno accolti, curati e medicati, quando saranno ripresi dallo choc si procederà per l'adozione responsabile. Abbandonare i cani è un reato commesso con frequenza nei periodi che precedono le vacanze. Vari artisti si sono spesi nel corso degli anni per mettere un freno e sensibilizzare le persone ma sembra che a poco sia valso lo sforzo collettivo.
 
MESSAGGERO VENETO
6 AGOSTO 2013
 
Combattimenti di cani vietati anche oltre confine
 
CHIONS (PN). Sia in Slovenia sia in Croazia la legge inerente alla protezione degli animali proibisce e condanna chiunque utilizzi animali per combattimenti clandestini e al contempo infligge pesanti sanzioni a eventuali scommettitori. A sottolinearlo, dopo la pubblicazione di un articolo sui combattimenti clandestini di cani, è Maria Grazia Beinat, presidente dell’associazione Il Capofonte di Trieste. In Croazia la legge per la protezione degli animali 135 del 2006 cita: «E’ vietato l’uso di animali nei combattimenti ed è severamente punito chiunque pubblicizza e organizza combattimenti connessi con scommesse, e al contempo viene punito anche colui che partecipa al relativo gioco d’azzardo».
Un’ulteriore precisazione arriva dalla responsabile del canile di Villotta Aurora Bozzer: «Un passaggio dell’articolo è oggetto di un malinteso tra me e il giornalista che mi ha intervistata telefonicamente in merito a segnalazioni di cani momentaneamente smarriti e subito ritrovati perché portati nel rifugio di Villotta dal cinovigile dell’Ass che li aveva raccolti in strada. Nella conversazione avevo accennato a fatti accaduti in passato nella zona di confine con la Slovenia. All’epoca accadeva che personaggi della malavita domiciliati nel Goriziano detenessero cani di grossa mole con i quali varcavano il confine facendoli partecipare a combattimenti clandestini. Pur non essendo una cosa recente è sempre utile che la popolazione conosca i potenziali rischi che corrono i cani lasciati vagare con negligenza».
 
QUOTIDIANO.NET
6 AGOSTO 2013
 
Lola, rubata a Ravenna
riabbraccia la famiglia in Puglia
Dopo nove anni il cane è stato ritrovato dai volontari dell'Oipa
Era stata soccorsa in strada vicino Foggia. Poi i controlli di routine e il microchip...
 
di Lorenzo Gallitto

 
Roma - Una storia bellissima e triste insieme. Una storia di amore che non conosce tempo ma che, pure, deve piangere tutto quello rubato. E' la storia di Lola, cane boxer che viveva a Ravenna con una famiglia che la adorava. Nove anni fa Lola era stata rubata proprio a Ravenna. La sua famiglia non si è mai arresa e ha continuato a cercarla senza sosta. Ma lei sembrava svanita nel nulla, scomparsa completamente, tanto che qualche volta i suoi cari hanno pensato che non ci fosse più, che fosse morta. Invece no.
Nove anni dopo, Lola è ricomparsa in Puglia e solo grazie alla cura dei volontari dell'Oipa, è stata ricostruita la sua storia. Perché Lola ha il microchip identificativo e questo ha permesso a lei di tornare, nove anni dopo, a casa e alla sua famiglia di poterla riabbracciare.
Mercoledì 31 luglio i volontari della sezione OIPA di Foggia hanno soccorso un cane di razza boxer anziano vagante per le strade di San Severo (FG) colpito da un colpo di calore. Il cane era affannato e visibilmente provato così i volontari hanno prestato le prime cure e avviato i controlli di routine per verificare l’iscrizione all’anagrafe canina e rintracciarne eventualmente il proprietario.
E qui c'è stata la prima sorpresa, visto che non è usuale che i cani trovati a vagare siano microchippati. Ma proprio grazie a questo minuscolo strumento identificativo, ai giovani dell'Oipa di Foggia è stato possibile scoprire che Lola risultava iscritta all’anagrafe canina dell’Emilia Romagna e nove anni prima ne era stato denunciato il furto.
I proprietari, subito contattati, hanno raccontato con emozione che Lola, che all’epoca aveva solo un anno, era stata rubata dall’auto parcheggiata per pochi minuti davanti ad un tabaccaio a Ravenna e che la famiglia non si era mai rassegnata alla scomparsa, continuando le ricerche per anni.
Resta da chiarire come il cane sia giunto a San Severo, dove risulta abbia vissuto per diversi anni. Ma anche questo si potrà accertare in seguito. La cosa fondamentale, che ha riempito di gioia i volontari dell'Oipa di Foggia, è che Lola ha una casa dove tornare, persone che la amano e che l'hanno aspettata per nove lunghi anni.
L'incontro è avvenuto  lunedì 5 agosto, sotto gli occhi dei giovani commossi. La sua famiglia è arrivata da Ravenna per riportarla nella sua casa, dove potrà trascorrere la vecchiaia amata e coccolata.
<Siamo molto felici di aver contribuito a scrivere il lieto fine di questa storia incredibile – sottolinea Linda Tortorelli, delegata OIPA Foggia e provincia – Fondamentale per il riconoscimento del cane è stata la presenza del microchip, ribadiamo quindi l’importanza di questo strumento, una vera e propria carta d’identità dell’animale, sia per responsabilizzare i proprietari sia per combattere il randagismo>.
Bisognerebbe chiederlo a Lola, già tornata a Ravenna, quanto è importante il microchip. E quanto conta l'amore incondizionato verso gli animali di tutti i giovani che si impegnano, come volontari, per difenderli, accudirli, promuoverli. Lei non potrà raccontare che cosa ha fatto e dove ha vissuto per nove lunghi anni, ma potrà godersi tutto il riposo e l'amore che merita.
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NEL CUORE.ORG
6 AGOSTO 2013
 
SAN SEVERO (FG): TROVATO UN BOXER RUBATO NOVE ANNI FA A RAVENNA
Soccorso dall'Oipa. La famiglia l'ha riabbracciato
 
I volontari della sezione Oipa di Foggia e provincia hanno soccorso un boxer anziano vagante per le strade di San Severo (FG). Era il 31 luglio scorso e l'animale era stato soggetto ad un colpo di calore. Dopo le prime cure, sono stati fatti i controlli di routine per verificare l'iscrizione del cane all'anagrafe canina e rintracciarne eventualmente il proprietario. Grazie alla presenza del microchip, è emerso che Lola risultava iscritta all'anagrafe canina dell'Emilia Romagna e nove anni prima ne era stato denunciato il furto.
I proprietari, contattati immediatamente, hanno raccontato con emozione che la cagnetta, che all'epoca aveva solo un anno, era stata rubata dall'auto parcheggiata per pochi minuti davanti ad un tabaccaio a Ravenna e che non si erano mai rassegnata alla scomparsa del cane, continuando le ricerche per anni. Resta da chiarire come la bestiola sia finita a San Severo, dove risulta abbia vissuto per diversi anni.
I volontari hanno accudito Lola fino all'arrivo dei proprietari, che ieri hanno potuto finalmente riabbracciarla e riportarla a casa. Dove potrà trascorrere la vecchiaia amata e coccolata.
"Siamo molto felici di aver contribuito a scrivere il lieto fine di questa storia incredibile – sottolinea Linda Tortorelli, delegata Oipa Foggia e provincia –. Fondamentale per il riconoscimento del cane è stata la presenza del microchip, ribadiamo quindi l'importanza di questo strumento, una vera e propria carta d'identità dell'animale, sia per responsabilizzare i proprietari sia per combattere il randagismo".
 
NEL CUORE.ORG
6 AGOSTO 2013
 
SERIATE (BG), VA SUL BALCONE DI CASA E TROVA UN BOA DI QUASI DUE METRI
La Forestale: 100 serpenti sequestrati in Italia nel 2012
 
Stava per portare sul balcone di casa un bidoncino dei rifiuti ma ha notato qualcosa tra la ringhiera e un vaso. Una donna di Seriate, in provincia di Bergamo, ha scoperto così ieri sera un boa, lungo 1,7 metri che appartiene alla famiglia dei boa costrittori, anche definiti "dalla coda rossa". Lo scrive corriere.it.
La signora che ha fatto la scoperta ha chiamato immediatamente i vigili del fuoco, che hanno catturato il rettile scattato qualche foto all'inaspettato ospite. Il boa è rimasto poi rinchiuso per tutta la notte al comando provinciale dei pompieri di Bergamo in via Codussi. In mattinata il Corpo forestale dello Stato lo ha trasferito in un rettilario.
Intanto, sono stati pubblicati oggi i dati del CfS sui sequestri di serpenti in Italia. Nel 2012 sono stati 100 quelli effettua ti in dogana e nelle città. Numeri che rispecchiano la media annuale degli ultimi 10 anni. Poco frequenti, però, i sequestri che riguardano boa e pitoni, perché "sono animali che generalmente non costituiscono un pericolo, non essendo velenosi" e infatti "non sono considerati dalla legge come specie pericolose, la loro detenzione da parte di privati non è quindi illegale, ma la loro vendita e il loro acquisto deve avvenire in presenza di un certificato Cites", spiega all'Adnkronos Irene Davì, commissario capo della Forestale - servizio Cites.
"Nel 2012, 50 tra crotali e vipere sono stati sequestrati in un'auto privata presso la stazione Termini a Roma, e un caimano dagli occhiali che era in possesso di un pregiudicato - spiega ancora Davì - spesso, infatti, questi animali vengono tenuti a guardia di case o di nascondigli per la droga come deterrenti. Altro caso noto, il sequestro in dogana di un piccolo esemplare di caimano che un passeggero nascondeva all'interno dei pantaloni".
E, ancora, per quanto riguarda l'abbandono di questi animali, "il fenomeno si sposa male con i costi elevati di questi esemplari: un boa di grandi dimensioni può valere diverse migliaia di euro".
 
TRENTINO
6 AGOSTO 2013
 
Tartaruga sguazza nella fontana
 
VILLA LAGARINA (TN) - A nuoto nella fontana delle angurie. Ieri mattina nella fontana di piazza Riolfatti a Villa ha fatto capolino un ospite inatteso. Si tratta di una tartaruga verde della lunghezza di circa 25 centimetri. Il rettile in questione stava sguazzando ieri mattina nel luogo famoso per le angurie immerse in fresca. Nella vasca più piccola delle tre, l'animale nuotava sul fondo guardandosi intorno incuriosita tra una pietra e l'altra e le alghe presenti sulle pareti. Come sia arrivata lì è fin troppo facile da immaginare: qualcuno che voleva sbarazzarsene ha deciso di lasciarla in un posto che potesse essere in parte simile al suo habitat naturale vista la presenza dell'acqua, in un certo modo protetta dai raggi del sole di agosto e soprattutto ben visibile. Facendo due passi all'ombra degli ippocastani della piazza non era difficile scorgere sul fondo bianco della fontana un "sasso" diverso dagli altri. Siamo dunque davanti all'ennesimo caso di abbandono di un animale domestico, fenomeno purtroppo sempre di attualità. Accanto all'abbandono molto più comune ed evidente di cani e gatti, in questi ultimi anni si è aggiunto quello di conigli, cavie e altri roditori, ma anche di animali esotici come pappagalli, pesci o, come in questo caso, una tartaruga. Un gesto sicuramente riprovevole, non solo per il rischio corso dall'animale o per i danni ambientali che possono derivarne, ma anche perché le testuggini sono specie protetta e il loro abbandono comporta una multa non indifferente per il possessore che le ha abbandonate. Fortunatamente per l'animale la storia si è conclusa con un lieto fine: dopo le segnalazioni di rito anche alle forze dell'ordine, una signora roveretana amante degli animali ha deciso di raccoglierla, trasportarla a casa sua e salvarla da un probabile triste destino.
 
CORRIERE DELLE ALPI
6 AGOSTO 2013
 
I vigili del fuoco salvano una mucca incinta
 
BELLUNO Mucca incinta di un vitellino salvata dai vigili del fuoco: era finita in un dirupo dopo essere scappata dalla stalla di un’azienda agricola del Castionese. Duro lavoro per tutta la giornata di ieri per i vigili del fuoco di Belluno, che in via Pedecastello (tra Castion e Levego) sono intervenuti con due squadre (due mezzi) e sei uomini. Sei ore ci sono volute per tirare su la mucca, che era finita in un canalone della zona senza riuscire a risalire la scarpata. Intorno alle 10 c’è stata la chiamata dalla fattoria dove hanno raccontato che la mucca s’era imbizzarrita tutta d’un tratto ed era fuggita. Nel girovagare intorno alla azienda, aveva finito per ritrovarsi in un canalone nella zona di via Pedecastello: da qui era difficilissimo tirarla su. L’elicottero non poteva effettuare il lavoro dal momento che l’animale s’era fermato in mezzo alla boscaglia e lo stesso era impossibile utilizzare un trattore per il traino. I vigili del fuoco si sono dovuti quindi attrezzare di buona pazienza e con un sistema di carrucole che hanno realizzato alla bisogna, hanno tirato su gli otto quintali di mucca. Dalle 10 del mattino, il lavoro è terminato intorno alle 18 di ieri pomeriggio.
 
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
6 AGOSTO 2013
 
Controlli truccati. Brucellosi, sequestrate
1100 bufale a rischio infezione
Operazione del Corpo forestale in 4 diversi allevamenti
 
CASERTA - Sequestrate 1112 bufale sospettate di aver contratto la brucellosi. Il blitz in 4 distinti allevamenti del Casertano è stato effettuato dal Corpo forestale su ordine del gip di Santa Maria Capua Vetere. L'operazione riguarda accertamenti sulla qualità e la salubrità degli alimenti derivati dal latte di bufala, mozzarella in primis. Gli inquirenti hanno scoperto un illegale sistema di copertura della brucellosi, malattia delle bufale, ai danni della salute pubblica e dei consumatori. I controlli della Forestale hanno evidenziato, infatti, che i capi di bestiame erano stati sottoposti alla somministrazione di dosi massicce di vaccino oltre i 9 mesi d'età, un espediente utile ad occultare la presenza della malattia infettiva durante i controlli sanitari. «Come per i bambini i vaccini vanno somministrati in tenera età - spiega il dottor Giuseppe Vadalà - altrimenti il virus entra in circolo. E in particolare nel latte che poi viene riutilizzato per gli usi alimentari noti a tutti. Ma non solo. Il vaccino RB51 contiene proprio il virus della brucella. A quel punto non si può più individuare il virus sintetico da quello dovuto alla malattia». I gestori dell'allevamento - secondo gli inquirenti - riuscivano in tal modo ad evitare l'abbattimento dei bovini infetti, come prevede il programma europeo di eradicazione della brucellosi. Conseguenza dell'espediente fraudolento utilizzato dagli allevatori è il passaggio del batterio vivo della brucella dall'animale al latte prodotto, con relativo pericolo di contaminazione. A MAGGIO - Questo maxi-sequestro segue un altro blitz effettuato a maggio di 800 bufale che comportò la distruzione del latte infetto.
«BUFALE SICURE 2» - L'attività investigativa, denominata dalla polizia giudiziaria operante «Operazione Bufale sicure 2» è stata condotta dal personale del Corpo forestale dello Stato (Comando provinciale di Caserta e Nucleo agroalimentare e forestale di Roma), sotto la direzione della Procura sammaritana.
BUFALA DOP - «L'azione della Procura di S. Maria Capua Vetere e del Corpo forestale dello Stato, in considerazione dell'alto valore economico e territoriale degli alimenti prodotti con il latte bufalino - si legge in una nota - è finalizzata esclusivamente ad assicurare un livello di qualità e di sicurezza della mozzarella di bufala e della mozzarella di bufala campana dop, senza ombre, per gli allevatori, per i caseifici e per i cittadini consumatori e quindi stroncare questa pratica illegale che, individuati allevatori, mettono in atto per mantenere elevato il numero delle bufale gravide e mascherare così la brucellosi ancora presente negli allevamenti, mascherando così la brucellosi ancora presente negli allevamenti, al fine di garantirsi la produzione del prezioso latte».
LE ACCUSE - Secondo il codice penale i gestori dei 4 allevamenti saranno giudicati per commercio di sostanze alimentari nocive, cosa che potrebbe costargli dai 6 mesi ai 3 anni di reclusione; somministrazione di medicinali pericolosi per la salute pubblica, con possibile reclusione fino ai 2 anni; possibile diffusione di una malattia pericolosa all'economia rurale e forestale, ossia il vero e proprio morbo della brucellosi la cui eventuale condanna prevederebbe la reclusione fino a 5 anni.
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GEA PRESS
6 AGOSTO 2013
 
Caserta – Sequestro di 1122 bufale – Ritorna l’ipotesi vaccino che nasconde la brucellosi
Per la Procura della Repubblica, gli animali dopo essere stati sfruttati fino allo stremo venivano abbattuti per i contributi.
 
Non ha avuto sosta l’attività investigativa, delegata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, al Corpo forestale dello Stato, in relazione all’accertamento della qualità e salubrità degli alimenti derivati dal latte di bufala. A riferirlo è la stessa Procura  con un comunicato a firma del Procuratore della Repubblica Vicario Luigi Gay.   Dopo il sequestro del maggio e giugno scorso di 800 bufale all’interno di tre allevamenti del casertano (vedi articolo GeaPress), che ha portato al blocco del latte del caseificio e alla distruzione del latte infetto, sono stati oggi posti sotto sequestro su disposizione del GIP del Tribunale di S. Maria Capua Vetere altri 1112 animali, localizzati in quattro distinti allevamenti.
Anche questa attività è stata resa necessaria a seguito della scoperta del sistema che si presume serva da copertura della brucellosi.
I controlli della Forestale hanno evidenziato, infatti, che i capi di bestiame sequestrati erano stati sottoposti alla somministrazione di dosi massicce di vaccino, che parrebbe essere servito ad occultare la presenza della malattia infettiva durante i controlli sanitari.    Tale “accorgimento” fraudolento, riferisce la Procura della Repubblica, è finalizzato ad evitare l’abbattimento dell’animale infetto, come invece previsto dal programma europeo di eradicazione della brucellosi proprio al fine di eliminare il rischio di infezione. Conseguenza dell’espediente che sarebbe utilizzato dagli allevatori è il passaggio del batterio vivo della brucella dall’animale al latte prodotto, con evidente pericolo di contaminazione anche per il consumatore.
L’attività investigativa, denominata dalla polizia giudiziaria operante “Operazione Bufale sicure 2”, è stata condotta dal personale del Corpo forestale dello Stato (Comando Provinciale di Caserta e Nucleo Agroalimentare e Forestale – NAF – di Roma), sotto la direzione della Procura della Repubblica. L’indagine del Corpo forestale dello Stato ha fatto emergere come il vaccino potrebbe essere stato somministrato agli animali (dei quali alcuni trovati affetti appunto da brucellosi) in età adulta, malgrado l’Unione Europea consenta, e solo in alcune zone del Sud Italia, la somministrazione di vaccino limitatamente alle bufale in età compresa tra i 6 e i 9 mesi e con il rispetto dei protocolli sanitari.
Scopo degli allevatori incriminati, come si è detto, è l’occultamento dell’infezione da brucellosi, che, in presenza del vaccino, non può essere rilevata con il metodo tradizionale di analisi (metodo SAR “Siero Agglutinazione Rapida”), normalmente utilizzato in Italia e all’estero ma utilizzando il metodo di seconda analisi denominato, FdC (Fissazione del Complemento) che, appunto, ha consentito di fare emergere la presenza di capi brucellotici. Tale sistema sarebbe stato portato avanti fin dal 2000. Gli allevatori, secondo la Procura, dopo aver sfruttato fino allo stremo gli animali per ricavarne quanto più latte possibile, avrebbero proceduto al loro abbattimento al solo scopo di percepire i contributi previsti dall’Unione Europea.
Anche in questa seconda operazione si è rilevato prezioso l’ausilio specialistico dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, centro di eccellenza e referenza nazionale di rilievo europeo per la prevenzione della brucellosi, che sottoporrà le bufale sequestrate a uno speciale protocollo operativo. Le 800 bufale, oggetto del primo sequestro, sono state sottoposte nel frattempo a un’ulteriore verifica del siero sanguigno da parte dell’ASL territoriale, come disposto dal Ministero della Salute con il quale è in atto un’intensa collaborazione. Questi esami hanno dato riscontri positivi, confermando il preoccupante contesto illegale già accertato.
Con questa operazione s’intende riportare gli allevamenti posti sotto accertamento, attraverso l’applicazione dello specifico protocollo, a un regime di integrità sanitaria, sicuro per gli operatori e per i consumatori.
Secondo la Procura della Repubblica, dagli ulteriori approfondimenti posti in atto in altri allevamenti, si ritiene che l’illegale pratica di somministrazione del vaccino in età adulta avvenga in modo frequente in numerosi altri allevamenti del casertano.
Quanto ora emerge dall’azione condotta della Procura di S. Maria Capua Vetere e del Corpo forestale dello Stato, in considerazione dell’alto valore economico e territoriale degli alimenti prodotti con il latte bufalino,  è finalizzata esclusivamente ad assicurare un livello di qualità e di sicurezza della mozzarella di bufala e della mozzarella di bufala campana DOP, senza ombre per  gli allevatori, per i caseifici e per i cittadini consumatori e quindi stroncare questa pratica illegale.
 
LA REPUBBLICA GENOVA
6 AGOSTO 2013
 
Anche Fido paga il conto della crisi
Boom abbandoni, i canili si riempiono
Nella struttura di Monte Contessa continuo afflusso di persone che lasciano il loro quattrozampe: per uno sfratto, una separazione, ma anche perchè costa troppo mantenerlo
 
di STEFANO ORIGONE
 
NON sarà il primo dei problemi di chi stenta ad arrivare a fine mese, di sicuro è un altro segno dei difficili tempi che stiamo vivendo: la crisi colpisce anche cani e gatti, sempre più famiglie non possono più mantenere un amico a quattro zampe. "Su trenta animali che entrano, sette-otto sono "figli" della crisi  -  denuncia Clara Bongiorno, responsabile del canile municipale di Monte Contessa a Sestri Ponente  -  e il fenomeno è in continua crescita perché ora investe anche i gatti, che ci vengono portati quattro-cinque per volta". L'abbandono forzato, è quindi una tragedia che si porta dietro un'altra tragedia. "È un fenomeno parallelo a quello dei cani che vengono abbandonati per strada e che poi ritroviamo, cominciato lo scorso inverno, quando a causa delle aziende che chiudono o mandano gli operai in cassa integrazione, molti genovesi hanno cominciato a presentarsi al canile confessando di non sapere più come fare per mantenere i loro animali, dare loro il cibo o curarli ". Si tratta di persone anche completamente sole, senza nessuno che possa dare un aiuto. "Proprio lunedì scorso ci hanno portato un cane di 6 anni. La famiglia, di Sestri, è stata sfrattata e andando a vivere in quattro in due stanze non poteva più tenere l'animale. È stata una scena straziante, i bambini piangevano, erano disperati...". I casi sono tantissimi. "Tanto per citarne alcuni, mi ricordo bene quello di una giovane madre che si è separata. Ha una figlia, i turni di lavoro di sera, e il cagnolino è diventato un peso. Poi quello di un operaio che è ritornato con la famiglia in Ecuador e non poteva portarsi dietro il suo meticcio. Mi viene in mente anche quello di un artigiano che ha chiuso la bottega e ha dovuto fare una scelta: dare da mangiare ai figli oppure al suo cane", Arrivano animali di tutte le razze: pastori tedeschi, jack russel, ma anche molti molossoidi. "Il canile può ospitare 190 animali: ne abbiamo 175 e 60 sono pitbull".
È la profonda crisi di chi anni fa si poteva permettere il Maremmano o il Labrador e che ora di fronte alla perdita del posto di lavoro, si trova a dover fare delle scelte drammatiche. "Quello che mi ha stupito di più, è che queste famiglie non hanno neppure il tempo di organizzarsi. Perdita del posto, sfratto, viaggiano così in fretta che la prima soluzione che hanno è quella di dividersi: il marito magari va dal fratello, la moglie dai genitori con i figli, il cane finisce qui". E fa ancora più tristezza quando di mezzo ci finiscono gli anziani. "Guardi, questa è una cosa pazzesca. Ma lo sa che un terzo degli animali che ci lasciano, arrivano da case di pensionati che non riuscendo più a pagarsi l'affitto finiscono dai parenti oppure in mezzo a una strada o in uno ospizio? Venti giorni fa ci è arrivato un cane di 14 anni. La padrona era andata a vivere dal figlio, ma il cane non l'ha voluto e lei non ha potuto fare altro che affidarcelo".
C'è poi il fenomeno dell'emigrazione. "Stiamo ritornando indietro di sessant'anni, quando i nostri vecchi andavano in Germania. Ora molte persone che ci lasciano i loro animali, ci raccontano di aver trovato lavoro in Inghilterra, in Francia, di più la prima forse, ma anche nell'Est d'Europa, perché li le industrie assumono ancora o perché le loro aziende hanno spostato la catena di produzione".
 
GEA PRESS
6 AGOSTO 2013
 
Caccia in deroga – Risponde il Ministro ma la polemica si alza ancora. Appello al Capo del Governo Letta
Le associazioni: la nota di Moavero non fornisce alcuna risposta. Perchè il Governo non ha informato il Parlamento?
 
Una “risposta” per modo di dire. Questo fanno intendere le associazioni dopo che il Governo ha ribattuto al quesito posto nelle scorse ore dalle associazioni (vedi articolo GeaPress). Perchè il Governo non ha informato il Parlamento sull’ultimatum della Commissione Europea.
L’oggetto del contendere sono ancora una volta le famigerate cacce in deroga, autorizzate da alcune regioni contro specie protette e particolarmente protette. Una vicenda che dopo la prima condanna Europea, rischia di far piovere sull’Italia pesanti multe. La legge di delegazione europea, però, recentemente approvata dal Parlamento, non risolverebbe un bel nulla.
Ieri la polemica seguita da una nota del Ministro Moavero che però, a detta delle associazioni, non risponde affatto né alle puntuali prescrizioni della Commissione Europea per chiudere una pesantissima procedura d’infrazione, né alla denuncia sulla mancata informazione da parte del Governo al Parlamento italiano del documento della Commissione Europea che quelle prescrizioni contiene e che si è voluto tenere in un cassetto, nonostante fosse in piena discussione alla Camera la Legge Europea. Questo riportano nel loro comunicato Cabs, Enpa, Lav, Lipu e Wwf .  La nota della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le Politiche Europee, diffusa dopo la polemica comunicazione del mondo ambientalista e animalista sulla vicenda, non affronterebbe il problema.
“Riteniamo sempre più grave – dichiarano all’unisono le associazioni – l’atteggiamento del Governo”. In altri termini le richieste dell’Unione Europea vengono ancora una volta ignorate. Nel documento in questione inviato da Bruxelles il 2 luglio scorso, protocollato alla Presidenza del Consiglio l’11 luglio scorso, e poi “scomparso”, vengono con estrema chiarezza e con estrema pazienza da parte europea (“si ribadisce ancora una volta”, afferma la Commissione) snocciolate le ineludibili condizioni per l’ammissibilità delle deroghe al prelievo di piccoli uccelli protetti:
non è sufficiente il richiamo alla tradizione popolare per motivare la deroga;
deve essere opportunamente motivata la mancanza di soluzioni alternative: sono illegittime le deroghe aventi ad oggetto piccoli migratori protetti (fringuello, frosone, peppola, ecc.) dal momento che in Italia sono ampiamente e da sempre cacciabili altri piccoli migratori come la cesena, il merlo, il tordo bottaccio e il tordo sassello; l’obbligo di registrare i capi abbattuti sul tesserino venatorio “subito dopo l’abbattimento”. E’ questo infatti, afferma la Commissione, l’unico modo che consente ai controllori di verificare, in particolare, che il singolo cacciatore esercitante la deroga non superi il numero massimo di capi;
il prelievo in deroga deve avvenire in “condizioni rigidamente controllate”. Dunque, “per un periodo di tempo assai breve, da un numero assai ridotto di cacciatori specificamente autorizzati e identificati, in un numero limitato di luoghi conosciuti ed effettivamente accessibili alle Autorità (con esclusione quindi sia degli appostamenti temporanei sia della caccia vagante”);
“inoltre, occorre che vengano disposti controlli specifici in aggiunta alla vigilanza ordinaria”;
per il calcolo delle piccole quantità ci si deve basare su un valido fondamento scientifico, quindi dati certi, come afferma la consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. “Già nel 2005 – afferma la Commissione nella sua lettera – l’Infs (ora Ispra) ha riconosciuto che per le specie migratrici in questione, i dati attualmente disponibili non consentono una determinazione oggettiva e scientificamente solida delle piccole quantità”.
Su tutte queste precise richieste dell’Europa, da tempo note, erano stati presentati emendamenti sia al Senato che alla Camera, ma il Governo aveva espresso parere negativo. Così, il testo finale della Legge Europea non li riporta, perché il Parlamento, potremmo dire, ha votato in buona parte al buio, ignorando l’esistenza di una sorta di ultimatum della Commissione Europea.
“Può essere questo il nostro modo di stare in Europa? Chiediamo al presidente Letta – aggiungono le associazioni – un intervento deciso su questo pasticciaccio brutto, di cui informeremo ovviamente la Commissione Europea, e forti iniziative legislative per uscire da una perdurante illegalità e dal rischio di pagare salatissime multe all’Europa”.
 
L’ECO DI BERGAMO
6 AGOSTO 2013
 
Specie cacciabili, zone e date
Ecco il calendario di Bergamo
 
La stagione di caccia si avvicina e i cacciatori fremono per sapere come, dove e quando cacciare. Lo strumento indispensabile a tutto ciò è il calendario venatorio, da poco approvato dalla Provincia, basato sulle indicazioni più generali fornite da Stato e Regione e ai pareri dell'Ispra.
Come ormai da consuetudine l'inizio della caccia è fissato al 15 settembre, mentre il silenzio venatorio resta confermato per i giorni di martedì e venerdì. Una novità riguarda il fucile. Chi è solito cacciare con un fucile a canna liscia a ripetizione semiautomatica deve ridurlo a soli due colpi, salvo che nell'Atc Pianura, dove si può usare ancora il fucile a tre colpi. Ora vediamo come si può cacciare sul territorio.
Atc Pianura bergamasca
Mercoledì, sabato e domenica sono i tre giorni fissi settimanali per poter cacciare alla selvaggina stanziale e migratoria, sino alla fine del mese di settembre; mentre dal 1° ottobre al 31 dicembre si potranno scegliere i tre giorni in cui andare a caccia. Dal 1° al 31 gennaio 2014 la caccia vagante è consentita alla sola selvaggina migratoria lungo i fiumi Oglio, Cherio, Serio, Brembo e Adda. Allo stesso modo dal 15 settembre al 31 gennaio è regolamentata la caccia da appostamento temporaneo, mentre la caccia da appostamento fisso va dal 15 settembre al 31 gennaio per tre giorni a scelta. La caccia alla lepre va dal 15 settembre all'8 dicembre nei giorni di mercoledì, sabato e domenica. Dal 1° ottobre per tre giorni a scelta. Dal 1&de g; al 31 gennaio è consentita la caccia vagante con il cane da seguita esclusivamente alla volpe nei giorni di sabato e domenica sino alle 13. Le squadre devono essere composte da non meno di 10 cacciatori, individuate dai Comitato di gestione e notificate al Corpo di polizia provinciale.
Comprensori alpini e Atc Prealpino
Nelle zone di minor tutela, zona «B» e Atc Prealpino la caccia vagante alla selvaggina stanziale va dal 15 settembre al 30 novembre il mercoledì e la domenica salve alcune precisazioni relative agli ungulati e ad alcune specie di selvaggina stanziale. La caccia alla lepre, al silvilago e al coniglio selvatico va dal 15 settembre al 30 novembre il mercoledì e la domenica; alla starna e al fagiano femmina dal 15 settembre al 24 novembre; al fagiano maschio dal 15 settembre al 31 dicembre; alla pernice rossa dal 15 settembre all'8 dicembre. La caccia al cinghiale nel Prealpino va dal 1° ottobre al 31 dicembre nei giorni di mercoledì e domenica. La caccia alla volpe da l 15 settembre al 30 novembre il mercoledì e la domenica. Dal 1° al 31 dicembre con il cane da seguita il sabato e la domenica sino alle 13 con squadre con meno di 10 cacciatori. La caccia vagante alla selvaggina migratoria è consentita dal 15 settembre al 31 dicembre per tre giorni settimanali a scelta. Nella zona di maggior tutela, zona «A» la caccia vagante alla selvaggina stanziale e migratoria è consentita dal 6 ottobre al 24 novembre il mercoledì e la domenica. Con il cane da ferma nei giorni di mercoledì e domenica. La caccia da appostamento temporaneo va dal 15 settembre al 31 dicembre ed ha le stesse regole della caccia vagante. La caccia da appostamento fisso è consentita dal 15 settembre al 31 dicembre per tre giorni settimanali a scelta. La caccia di selezione agli ungulati è consentita tre giorni settimanali a scelta. Capriolo dal 15 agosto al 31 ottobre; cervo dal 17 agosto al 14 settembre; camoscio tutte le classi di età dal 15 settembre all'8 dicembre; muflone dal 15 agosto all'8 dicembre; cinghiale dal 1° settembre al 31 dicembre; per tutte le classi di età e femmine adulte dal 1° ottobre al 31 dicembre. Si ricorda che nei Sic e nelle Zps è vietato l'utilizzo di munizioni contenenti piombo nei 150 metri dalle rive delle aree umide: laghi, stagni, paludi e lanche; e in tali zone è obbligatorio sotterrare o smaltire i visceri rimossi dagli ungulati prelevati. Per quanto riguarda, invece, l'addestramento e allenamento dei cani è consentito nei giorni di mercoledì, sabato e domenica con un massimo di sei unità per cacciatore o squadra di cacciatori. Per le squadre abilitate alla caccia collettiva al cinghiale è consentito l'addstramento di non più di 18 cani. Negli Atc dal 17 agosto all'11 settembre; nella zona Alpi dal 17 agosto all'11 settembre nella zona B e dall'8 al 29 settembre nella zona A.
 
GEA PRESS
6 AGOSTO 2013
 
La mattanza dei delfini nell’Unione Europea
Intervento dell'Eurodeputato Zanoni: si fermi la mattanza dei Globicefali
 
Alla fine di luglio, circa quattrocento Globicefali (nella foto un feto di globicefalo in mano ad un bambino) sono stati massacrati nelle isole Faroe, in una caccia crudele e disumana, causando loro una sofferenza terribile che può durare fino a quattro minuti. Contro tale incredibile strage di delfini, l’eurodeputato del Gruppo ALDE (Alleanza dei Liberali Democratici europei) Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo ha scritto il 2 agosto 2013 al Primo Ministro danese Thorning-Schmidt e al suo collega Johannesen delle isole Faroe esprimendo il proprio sdegno e la propria contrarietà.
“La Danimarca e le Isole Faroe fanno parte dellUnione europea – ha spiegato Andrea Zanoni – La maggior parte dei cittadini europei si aspetta che vengano rispettati determinati standard per il benessere degli animali, come indicato nell’articolo 13 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in cui gli animali sono definiti esseri senzienti. Questa pratica, nascosta dietro la scusa delle tradizioni, deve terminare“.
Zanoni ha deciso di rivolgersi direttamente ai Primi Ministri esprimendo il suo disappunto al Grindadráp, ovvero la caccia di Globicefali (Globicephala melas) e altri piccoli cetacei come gli Iperodonti boreali (Hyperoodon ampullatus) e i Delfini con la parte ventrale bianca, l’Agonorinco acuto (Lagenorhynchus acutus). Una vera e propria mattanza, infatti, si svolge ogni anno sulle coste delle isole Faroe, soprattutto in estate.
“Ho ricevuto diverse e-mail da parte di cittadini europei inorriditi da questa pratica tradizionale e feroce, soprattutto in questi ultimi giorni dopo l’ultima Grindadráp: tutti questi cittadini hanno chiamato per fermare la mattanza – ha spiegato Zanoni – In tutta Europa, nel mondo, e anche tra la popolazione locale è accresciuta la consapevolezza per questa attività di caccia. I Globicefali sono animali pacifici, molto curiosi e si muovono in branchi.  Nelle loro migrazioni, passano nelle vicinanze delle isole Faroe, soprattutto nel periodo estivo: appena avvistati tutta la popolazione si mette in moto per iniziare la caccia, circondandoli a semicerchio con le barche e convogliandoli verso piccole baie prestabilite che si trovano a ridosso delle città, verso l’acqua bassa, dove li attendono i loro massacratori“.
I poveri animali portati verso riva verrebbero uncinati per la coda, trascinati sul bagnasciuga e quindi uccisi barbaramente a coltellate mentre si dibattono e gridano di dolore ed il mare diventa rosso del loro sangue.
Purtroppo si tratta di una attività legale e regolata sembra da norme dalle Autorità delle Isole Faroe. Per questo Zanoni ha chiesto ai Primi Ministri danese e delle Isole Faroe di fornire gli elementi per capire come viene considerato il benessere dei cetacei in questa caccia e come vengono applicate le norme esistenti. In particolare, le Autorità sono state invitate a fare conoscere il contenuto dei regolamenti e ad indicare se, come nel caso della recente caccia del 22 luglio 2013 nella baia di Viðvík, sono stati osservati. Zanoni ha inoltre chiesto se, come in altre attività di caccia e di produzione di carne, si stanno compiendo sforzi per rivedere e rinnovare tali norme, al fine di migliorare gli standard di benessere degli animali.
Oltre all’aspetto del benessere degli animali, Zanoni, che ricopre anche l’incarico di membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo ha sottolineato che “il Grindadráp solleva anche gravi preoccupazioni per quanto riguarda la salute umana, poiché la carne e il grasso dei globicefali contengono alti livelli di mercurio e composti organici persistenti. Ricerche indipendenti sulla salute dei bambini nelle Isole Faroe hanno collegato direttamente i ritardi neurologici, i problemi cardiovascolari e altri problemi di sviluppo al consumo prolungato delle loro madri in fase pre-natale di carne di globicefali. Inoltre, recenti studi hanno dimostrato un legame diretto tra il verificarsi della malattia di Parkinson negli adulti delle Isole Faroe e il mangiare carne di globicefali“.
 
NEL CUORE.ORG
7 AGOSTO 2013
 
GRINDADRAP, LA MATTANZA DEI GLOBICEFALI NELLE ISOLE FAROE
L'on. Zanoni scrive alle autorità isolane e danesi
 
Dopo l'ennesima strage che ha visto morire circa quattrocento cetacei in una caccia crudele e disumana nelle isole danesi,l'eurodeputato del gruppo ALDE Andrea Zanoni ha scritto al Primo Ministro danese Thorning-Schmidt e al suo collega Johannesen delle isole Faroe: «Dopo aver rivisto anche quest'anno i video che riprendono il Grindadráp, ovvero la barbara uccisione di questi poveri animali indifesi, ho deciso di rivolgermi alle Autorità per chiedere che venga messa fine a questa ingiustificata crudeltà»
Alla fine di luglio, circa quattrocento Globicefali sono stati massacrati in una caccia crudele e disumana, causando loro una sofferenza terribile che può durare fino a quattro minuti. L'eurodeputato del Gruppo ALDE (Alleanza dei Liberali Democratici europei) Andrea Zanoni, vice Presidente dell'Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo ha scritto il 2 agosto 2013 al Primo Ministro danese Thorning-Schmidt e al suo collega Johannesen delle isole Faroe esprimendo il proprio sdegno e la propria contrarietà.
«La Danimarca e le Isole Faroe fanno parte dell'Unione europea - ha spiegato Andrea Zanoni - La maggior parte dei cittadini europei si aspetta che vengano rispettati determinati standard per il benessere degli animali, come indicato nell'articolo 13 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in cui gli animali sono definiti "esseri senzienti". Questa pratica, nascosta dietro la scusa delle tradizioni, deve terminare».
Zanoni ha deciso di rivolgersi direttamente ai Primi Ministri esprimendo il suo disappunto al Grindadráp, ovvero la caccia di Globicefali (Globicephala melas) e altri piccoli cetacei come gli Iperodonti boreali (Hyperoodon ampullatus) e i Delfini con la parte ventrale bianca, l'Agonorinco acuto (Lagenorhynchus acutus). Una vera e propria mattanza, infatti, si svolge ogni anno sulle coste delle isole Faroe, soprattutto in estate.
«Ho ricevuto diverse e-mail da parte di cittadini europei inorriditi da questa pratica tradizionale e feroce, soprattutto in questi ultimi giorni dopo l'ultima Grindadráp: tutti questi cittadini hanno chiamato per fermare la mattanza - ha spiegato Zanoni - In tutta Europa, nel mondo, e anche tra la popolazione locale è accresciuta la consapevolezza per questa attività di caccia. I Globicefali sono animali pacifici, molto curiosi e si muovono in branchi. Nelle loro migrazioni, passano nelle vicinanze delle isole Faroe, soprattutto nel periodo estivo: appena avvistati tutta la popolazione si mette in moto per iniziare la caccia, circondandoli a semicerchio con le barche e convogliandoli verso piccole baie prestabilite che si trovano a ridosso delle città, verso l'acqua bassa, dove li attendono i loro massacratori».
I poveri animali portati verso riva, spiega la nota dell'eurodeputato, verrebbero uncinati per la coda, trascinati sul bagnasciuga e quindi uccisi barbaramente a coltellate mentre si dibattono e gridano di dolore ed il mare diventa rosso del loro sangue.
«Questa barbara pratica non può continuare - ha aggiunto Zanoni - Purtroppo è un'attività legale e regolata sembra da norme dalle Autorità delle Isole Faroe. Ho chiesto, quindi, ai Primi Ministri danese e delle Isole Faroe di fornirmi gli elementi per capire come viene considerato il benessere dei cetacei in questa caccia e come vengono applicate le norme esistenti. In particolare, ho invitato le Autorità a farmi conoscere il contenuto dei regolamenti, a indicare se, ad esempio nel caso della recente caccia del 22 luglio 2013 nella baia di Viðvík, sono stati osservati e se, come in altre attività di caccia e di produzione di carne, si stanno compiendo sforzi per rivedere e rinnovare tali norme, al fine di migliorare gli standard di benessere degli animali».
Oltre all'aspetto del benessere degli animali, Zanoni, che ricopre anche l'incarico di membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo ha sottolineato che «il Grindadráp solleva anche gravi preoccupazioni per quanto riguarda la salute umana, poiché la carne e il grasso dei globicefali contengono alti livelli di mercurio e composti organici persistenti. Ricerche indipendenti sulla salute dei bambini nelle Isole Faroe hanno collegato direttamente i ritardi neurologici, i problemi cardiovascolari e altri problemi di sviluppo al consumo prolungato delle loro madri in fase pre-natale di carne di globicefali. Inoltre, recenti studi hanno dimostrato un legame diretto tra il verificarsi della malattia di Parkinson negli adulti delle Isole Faroe e il mangiare carne di globicefali».
VIDEO
 
LETTERA 43
6 AGOSTO 2012
 
Gb, carcere a vita per padroni di cani killer
Proposta di legge per Inghilterra e Galles dopo episodi tragici.
 
Il governo britannico ha proposto misure drastiche per le morti causate dagli attacchi di cani: si prevedono per i padroni che non riescono a controllarli pene sempre più severe, fino al carcere a vita, mentre al momento il limite massimo è due anni.
LA FINE DI JANE. La proposta, che riguarda Inghilterra e Galles, è arrivata dopo il caso di una ragazza di 14 anni, Jade Andreson, che lo scorso marzo è stata sbranata da quattro cani mentre si trovava a casa di un amico vicino a Manchester.
GIARDINI E PARCHI. La polizia non ha potuto incriminare i padroni per quella morte. Attualmente la legge riguarda gli attacchi da parte di cani in spazi pubblici o in aree private dove gli animali non sono ammessi, come il giardino di un vicino o un parco.
 
NEL CUORE.ORG
7 AGOSTO 2013
 
GRAN BRETAGNA, ERGASTOLO PER I PROPRIETARI DI CANI "ASSASSINI"
Il governo avvia una consultazione pubblica
 
"I proprietari di cani assassini potrebbero finire la loro vita in carcere". Titolava così ieri in prima pagina il Guardian. La proposta arriva da Lord de Mauley (nella foto), sottosegretario britannico per il Benessere animale, che ha intenzione di modificare al Dangerous Dogs Act del 1991. A parte l'ironia suscitata dal nome del Lord (in inglese "to maul" è il verbo specifico per indicare l'aggressione di un animale), la questione è quantomai seria, rilanciata da alcune vicende di cronaca. In tutto sedici persone sono morte dal 2005: ad oggi: cifra che impressiona un Paese dove domina il lombrosiano "Dangerous dogs Act" ed è illegale possedere "Specially controlled dogs", come il pitbull o il dogo, senza il permesso di un tribunale. Basta ricordare la storia del povero Lenn ox, giustiziato a Belfast solo perché compreso nella lista dei "cattivi".
Perciò lord Mauley ha bollato come "completamente insufficenti" le sanzioni in vigore al momento (due, tre anni di prigione) sono completamente insufficienti. "Gli attacchi mortali, o con gravi conseguenze, causati dai cani - ha spiegato De Mauley - meritano durissime punizioni e saranno inseriti tra i comportamenti antisociali, come lo stupro e lo stalking. E' fondamentale che le leggi siano un deterrente per fermare questi incidenti terribili". Intanto, il ministero ha avviato una consultazione nazionale in rete, chiedendo se si ritiene opportuno innalzare le attuali sanzioni per i possessori di "cani killer", che uccidono persone o cani guida. Tra le domande spicca questa: "Per i casi che implicano la morte di una persona quale delle seguenti opzioni ritenete più opportuna: 7 anni, 10 anni, 14 anni di prigione o l'ergastolo?". Oltre all'abbattimento del "cane assassino". La consultazione partirà martedì 1° settembre.  
Il disegno di legge arrivato sul tavolo del Dipartimento per l'Ambiente, il cibo e gli affari rurali (Defra) contiene anche modifiche giuridiche al Dangerous Dogs Act del 1991 che consentono al giudice di prendere in considerazione "il temperamento di un cane e il suo comportamento passato", quando si esaminano i casi degli animali da abbattere. 
Il Sindacato dei lavoratori della comunicazione (Cwu), che rappresenta portalettere e ingegneri delle telecomunicazioni, che lamentano circa 5.000 attacchi di cani ogni anno, ha accolto con favore la consultazione. Dave Joyce, responsabile salute e sicurezza, ha dichiarato: "Le condanne attuali non corrispondono alla gravità dei reati. Solo una persona è finita in carcere per l'attacco di un cane ad un postino. Visto che il tasso di mortalità cresce, la condanna deve diventare più dura. Vogliamo vedere l'inaspri mento delle pene, una migliore applicazione e una maggiore coerenza nella condanna". Il mese scorso i genitori di Jade Anderson e quelli di John Paul Massey, ucciso dal pit bull dello zio nel 2009, hanno inviato una petizione al primo ministro David Cameron per chiedere misure di prevenzione e di educazione.
In Italia non c'è una black list di razze pericolose ma  il proprietario è ovviamente responsabile degli atti del suo cane e vi sono state sentenze di condanna per omicidio colposo (la cosiddetta "culpa in vigilando")
 
NEL CUORE.ORG
6 AGOSTO 2013
 
SVIZZERA, CHOC NEL CANTON GRIGIONI "ABBATTERE GLI ORSI PROBLEMATICI"
Enpa: specie protetta, intervenga il ministero
 
Gli orsi cosiddetti "problematici" siano uccisi già in Italia, prima che entrino in territorio elvetico. E' la richiesta perentoria del governo del Cantone dei Grigioni, in Svizzera, che invita la Confederazione elvetica ad intervenire rapidamente presso le autorità italiane. "Questi orsi - scrive il Consiglio di stato cantonale - costituiscono un ostacolo all'accettazione del grande predatore da parte della popolazione locale. L'abbattimento di orsi problematici deve percio' poter avvenire in una fase precoce nel loro territorio originario". Il governo di Coira chiede inoltre al Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (Datec) di chiarire tutta la problematica che riguarda l'abbattimento di grandi predatori (orso, lupo, lince). La strategia della Confederazione in questa materia "non deve in futuro essere ostacolata dall'arbitrario ricorso a rimedi giuridici", ha precisato il governo del Cantone dei Grigioni, che richiede alla Confederazione un migliore indennizzo degli oneri supplementari provocati all'agricoltura dalla presenza di grandi predatori.
L'Enpa, intanto, chiede al ministero dell'Ambiente di intervenire con la massima tempestività per sollecitare un incontro con i Paesi transfrontalieri in merito alla gestione degli orsi; incontro la cui urgenza è stata più volte segnalata dall'associazione animalista. "La richiesta del Cantone dei Grigioni, che vorrebbe che gli orsi cosiddetti "problematici" fossero uccisi nel nostro Paese è decisamente singolare - spiega l'associazione animalista - e non tiene conto di un fatto fondamentale: gli orsi sono specie particolarmente protette e per questo non è possibile ipotizzare né prefigurare astrusi piani di abbattimento. E' anche opportuno ricordare al cantone svizzero che i plantigradi delle Alpi fanno parte di un programma di reintroduzione finanziato dall'Unione europea a cui segnaleremo gli effetti tragici causati da una gestione del progetto non corretta e dall'investimento di fondi in questa direzione piuttosto che per la tutela degli orsi".
Di fronte a quella che è considerata come una "crociata" anacronistica e anti-storica, la Protezione animali torna a chiedere, come ha fatto più un volte in passato, un intervento deciso e risolutivo del ministero dell'Ambiente. "E' ora di finirla con l'intolleranza e con le campagne che alimentano una vera e propria psicosi nei confronti dei plantigradi; campagne che hanno già causato la morte di numerosi esemplari o la loro cattura e reclusione, non solo nella regione alpina, ma in quella appenninica – prosegue l'Enpa -. Gli orsi, del resto, non rappresentano un pericolo per l'uomo se è vero, come scrive sul proprio sito la Provincia autonoma di Trento, che 'In Italia, nelle Alpi e negli Appennini, non sono documentate aggressioni deliberate nei confronti dell' uomo negli ultimi 150 anni'".
"Attenzione - avverte l'Enpa - perché il principale risultato di queste infondate campagne discriminatorie potrebbe essere quello di causare la morte di altri animali, uccisi, come già accaduto, con il veleno o con una fucilata".
 
GEA PRESS
6 AGOSTO 2013
 
La Svizzera chiede all’Italia di abbattere gli orsi
L'ENPA: intervenga il Ministero dell'Ambiente
 
L’Ente Nazionale Protezione Animali, chiede al Ministero dell’Ambiente di intervenire con la massima tempestività per sollecitare un incontro con i Paesi transfrontalieri in merito alla gestione degli orsi. Incontro la cui urgenza è stata più volte segnalata dall’associazione animalista.
“La richiesta del Cantone dei Grigioni, che vorrebbe che gli orsi cosiddetti “problematici” fossero uccisi nel nostro Paese è decisamente singolare – spiega l’Enpa – e non tiene conto di un fatto fondamentale: gli orsi sono specie particolarmente protette e per questo non è possibile ipotizzare né prefigurare astrusi piani di abbattimento. E’ anche opportuno ricordare al cantone svizzero che i plantigradi delle Alpi fanno parte di un programma di reintroduzione finanziato dall’Unione Europea a cui segnaleremo gli effetti tragici causati da una gestione del progetto non corretta e dall’investimento di fondi in questa direzione piuttosto che per la tutela degli orsi“.
Di fronte a quella che è considerata come una “crociata” anacronistica e anti-storica, la Protezione Animali torna a chiedere, come ha fatto più un volte in passato, un intervento deciso e risolutivo del Ministero dell’Ambiente. “E’ ora di finirla con l’intolleranza e con le campagne che alimentano una vera e propria psicosi nei confronti dei plantigradi; campagne che hanno già causato la morte di numerosi esemplari o la loro cattura e reclusione, non solo nella regione alpina, ma in quella appenninica – prosegue l’Enpa -. Gli orsi, del resto, non rappresentano un pericolo per l’uomo se è vero, come scrive sul proprio sito la Provincia Autonoma di Trento, che “In Italia, nelle Alpi e negli Appennini, non sono documentate aggressioni deliberate nei confronti dell’ uomo negli ultimi 150 anni”.
Per l’ENPA bisogna porre la massima attenzione, dal momento in cui il principale risultato di quelle che vengono definite ”infondate campagne discriminatorie” potrebbe essere quello di causare la morte di altri animali, uccisi, come già accaduto, con il veleno o con una fucilata.
 
ECO SEVEN
6 AGOSTO 2013
 
Animali: il Costa Rica chiude tutti gli zoo
Il Costa Rica chiude tutti gli zoo del Paese, entro il 2014. Le strutture verranno trasformate in parchi urbani e in giardini pubblici
 
Il Costa Rica ha deciso di chiudere tutti gli zoo, liberando dalla lunga prigionia tutti gli animali presenti. In particolare, le chiusure degli zoo saranno in vigore dal marzo 2014, momento in cui decadrà il contratto del governo firmato con l'organizzazione che gestisce i due giardini zoologici del Paese.
La chiusura degli zoo vuol essere un segno chiaro contro lo sfruttamento animale. ‘oVgliamo liberarci dalle catene e rafforzare così l'idea di interagire con la biodiversità nei parchi botanici in modo naturale - ha commentato il ministro dell'Ambiente, Renè Castro - Non vogliamo più animali in cattività o racchiusi nelle gabbie se non in caso di necessità, per salvargli la vita’. ‘E' una mossa che riflette un cambiamento di coscienza ambientale tra i costaricani’, ha spiegato Castro.Gli zoo, che ora ospitano gli animali in cattività, verranno trasformati in parchi urbani e in giardini pubblici dove gli animali potranno soggiornare, ma solo se lo vorranno. Per quanto riguarda invece i molti uccelli, mammiferi e rettili presenti in mostra oggi, il governo sta pensando di trasferirli all'interno di vaste riserve forestali della nazione.
 
GEA PRESS
6 AGOSTO 2013
 
Canada – Il pitone che ha ucciso due bambini
Forse cercava solo calore ... di libera vendita, come in Italia.
 
Per avere certezza della causa di morte dei due bambini di Campbellton nella provincia canadese del New Brunswickm, occorrerà aspettare i risultati degli esami autoptici. Secondo quanto riferito dalla polizia, la dinamica potrebbe però essere già definita. Attreverso un condotto della ventilazione, il serpente scappato dal vicino negozio di animali, ha raggiunto l’abitazione. I due bambini, di cinque e sette anni, sarebbero stati soffocati nel sonno dalle spire del rettile poi catturato dalla polizia.Si tratterebbe di un Pitone anche se non è stata riportata la specie di appartenenza. Un grave fatto, molto simile a quello ora occorso, era  avvenuto nel 2011 in Florida. Un Piton e moluro aveva ucciso in maniera simile una bambina di due anniPerché i rettili uccidono con le spire? Per nutrirsi, ed a maggior motivo quelli che non sono velenosi. Può darsi, però, che il Pitone ora ripreso in Canada, cercasse solo calore.  Così, infatti, ebbe a riferire in una intervista concessa a GeaPress il prof. Vincenzo Ferri, ovvero uno dei massimi esperti italiani di rettili (vedi articolo GeaPress). Una abitudine che è spiegabile con l’esigenza di termoregolarsi. I rettili, come è noto, sono animali a sangue freddo. Basta portarli al collo, come in molti purtroppo fanno, e l’animale potrebbe iniziare a stringere. Il prof. Vincenzo Ferri sottolineò allora anche la pericolosità che deriverebbe dalla vendita di t ali animali, non tutti inseriti nello speciale elenco di animali pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica e per i quali &egra ve; interdetto il possesso ai privati detentori italiani.Un grosso Pitone come il moluro, se in regola con la documentazione Cites sul commercio di specie in via di estinzione, può essere acquistato in un negozio con le stesse precauzioni di legge di un pesciolino rosso. Nessuna norma nazionale detta disposizioni in merito, e le poche leggi regionali sono di fatto del tutto inefficaci.A creare problemi non sono però solo i grossi moluri. Un signora di Casoria (NA) venne morsa da un più piccolo e mite Pitone reale, che si era rifugiato nell’armadietto del balcone, una volta fuggito dalla casa del vicino. La signora aprì lo sportello ed il pitone, spaventato, scattò mordendola (vedi articolo GeaPress ).
 
AGI
6 AGOSTO 2013
 
Animali: nato primo cavallo selvatico da inseminazione artificiale
 
Washington - Nato il primo cavallo selvatico da inseminazione artificiale allo Smithsonian Conservation Biology Institute. La nascita del puledro, la scorsa settimana, segna un enorme passo in avanti per la sopravvivenza della specie di cavallo di Przewalski (Equus ferus przewalskii) attualmente classificata come in pericolo di estinzione. Si tratta di una femmina ed e' il risultato di sette anni di ricerche e sforzi coordinati da Budhan Pukazhenthi, fisiologo dell'SCBI.Lo studioso ha lavorato a stretto contatto con gli esperti della Auburn University in Alabama per perfezionare le tecniche di riproduzione assistita. Sia la puledra sia la neomamma Anne sono in ottima salute, si legge in una nota. Anche Anne e' nata allo SCBI ed e' la figlia di una cavalla importata dall'Europa e dello stallone geneticamente piu' prezioso degli Stati Uniti.Il cavallo di Przewalski e' considerato l'ultimo cavallo non domestico del pianeta. Attraverso la tecnologia a ultrasuoni, la gravidanza e' stata confermata circa trentacinque giorni dopo la fecondazione e monitorata da vicino per undici mesi.
L'attesa e' durata 340 giorni e il parto meno di dieci minuti.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
7 AGOSTO 2013
 
Uccide il cane che lo infastidiva
 
SAN MAURO CILENTO (SA) - Ha sparato con un fucile da caccia ad un cane ritenuto responsabile di aver infastidito alcune galline. Per questa ragione un anziano pensionato di San Mauro Cilento è stato denunciato dai carabinieri per porto illegale di arma, uccisione di animale e introduzione di arma nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. A dare l’allarme ai militari sono state alcune persone che, sentito lo sparo e subito dopo un forte lamento, sono accorse in strada in località Casal Sottano, dove hanno trovato il cane, conosciuto nel paese e chiamato da tutti “Gaetano”, in una pozza di sangue. L’animale, con regolare microchip, è morto sul colpo mentre l’anziano si è dato alla fuga. Il corpo del meticcio è stato affidato per l'esame necroscopico agli esperti dell’Asl. Intanto i carabinieri della stazione di Acciaroli, diretti dal maresciallo Lorenzo Brogna, hanno avviato immediatamente le indagini e hanno perquisito un casolare di campagna situato nella zona in cui è avvenuto l’uccisione. All’interno del casolare hanno rinvenuto alcuni fucili, tra cui un calibro 28 con la canna ancora calda. Il proprietario, un anziano del posto, ha inizialmente negato ogni responsabilità, poi, messo alle strette, ha confessato il fatto. Adesso l’uomo rischia la galera per l’articolo 544 bis del codice penale che recita: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”. Più probabilmente non accadrà proprio nulla, vista anche l’età avanzata dell’uomo che ha sparato a “Gaetano”, ma si spera, almeno, che la denuncia ricevuta serva a farlo smettere di usare le armi. E a fargli capire che il Parco non è suo, ma di tutti. Anche dei cani.
 
MATTINO DI PADOVA
7 AGOSTO 2013
 
Arcella (PD), avvelenato il cane anti-droga: «Me lo hanno ucciso per vendetta»
Trovato morto York, il rottweiler anti-spacciatori. Il padrone Masiero lo usava per allontanare drogati e spacciatori

Felice Paduano

 
ARCELLA (PD). È morto York, il bellissimo Rottweiler di nove anni, che l’imprenditore di Borgomagno Emilio Masiero utilizzava per mandare via gli spacciatori, dai nigeriani ai tunisini che bazzicano in vicolo Tiziano Aspetti e nelle zone limitrofe.
«Me l’hanno ucciso per vendetta» taglia corto l’ex gestore della Capannina Arpax, a Torreglia «il veterinario, che ha constatato il decesso, non ha certo effettuato l’autopsia, ma ha confermato che la causa della sua morte va collegata a qualche boccone avvelenato che il mio cane ha mangiato sul prato di Borgomagno, dove attualmente, specialmente tra le 17 e le 21, bivaccano i nigeriani in attesa dei clienti. Ma quella gentaglia me la pagherà. La vendetta la servirò fredda quando quasi tutti gli spacciatori non si ricorderanno più di questa mia, brutta, dolorosa esperienza».
E Masiero si lascia andare ai ricordi. «Gli spacciatori avevano il terrore del mio cane» aggiunge «appena lo vedevano spuntare dall’incrocio con via Annibale da Bassano, dove c’è il negozio di ferramenta Longhin, si davano subito alla fuga. Io stesso più volte sono stato provocato e anche minacciato. Per fortuna ho sempre avuto sangue freddo. Non l’ho mai mollato contro nessuno e l’ho tenuto bloccato con una robusta museruola. York aveva un istinto naturale contro i delinquenti e in particolare contro gli spacciatori. Se la prendeva di più contro i malviventi di colore. Riusciva a individuare da lontano quali erano le persone senz’arte né parte che vivevano senza rispettare la legge. Ma adesso lasciatemi in pace- taglia corto - per me è come fosse morto uno di famiglia o il mio amico più caro».
Infine, Masiero lancia anche un appello alle forze dell’ordine e ai rappresentanti delle istituzioni. «La zona del Borgomagno è diventata invivibile anche per precise responsabilità politiche ed amministrative - aggiunge - nigeriani e tunisini, nonostante non ci sia lavoro per nessuno, continuano a venire ad abitare all’Arcella in massa. La buona volontà dei vigili, della polizia, dei carabinieri e dei finanzieri, in questo nuovo contesto sociale che si è creato nella zona del cavalcavia, non basta più. Occorre un piano d’emergenza. Bisogna andare casa per casa, come si fa, ad esempio, in Germania e in Svizzera per controllare chi e quanti ci abitano e bisogna effettuare controlli quotidiani capillari nei negozi etnici e nei phone center. Altrimenti tutto resterà sempre come oggi, e cioè insopportabile» conclude.
 
LA SENTINELLA
7 AGOSTO 2013
 
Il gran caldo uccide i cani L’ultimo caso ad Arè

Lydia Massia

 
CALUSO (TO) - L’emergenza legata alle temperature africane di questi giorni, oltre che mettere in allarme medici, anziani e persone sofferenti di varie patologie, ha causato anche la morte di alcuni cani. La conferma arriva dai veterinari responsabili dell’area del benessere animale, con sede a Cuorgnè. L’ultimo caso accertato si è verificato domenica in una cascina di frazione Arè. Qui una femmina meticcia di taglia media dell’età di 8 anni, legata a una catena regolare a scorrimento, è stata trovata morta da Luciano Sardino, responsabile del canile di Caluso. Sardino, chiamato da un vicino di casa, è stato il primo a intervenire e a richiedere l’intervento del veterinario reperibile dell’Asl/To4, che non ha potuto far altro che constata re il decesso della povera bestiola. Dopo un primo esame sul posto, dal quale non risulterebbe una morte causata da stenti, il medico ha comunque disposto l’autopsia sull’animale, per accertare le cause della morte. Con ogni probabilità il meticcio, che aveva regolare microchip, è morto a causa del gran caldo. Ma se dovesse emergere un'altra causa, dopo l’esito dell’esame autoptico, affidato all’istituto zooprofilattico di Torino, il proprietario rischia una denuncia per maltrattamenti. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di Caluso. Legato alla catena c’era anche un altro esemplare maschio di meticcio della stessa età. Che è stato trovato in buone condizioni. Tuttavia sembra che i cani, soprattutto la femmina, non avessero la possibilità di raggiungere una zona d’ombra per ripararsi dal sole cocente. «I cani – avverte Sardino – corrono più dell’uomo i rischi di un colpo di calore, non avendo la sudorazione che funziona come termoregolazione. Vanno tenuti all’ombra, sempre con acqua fresca a disposizione e bisogna bagnargli il dorso e le zampe». Ma Sardino lancia un altro allarme, legato questa volta al canile: «Purtroppo la nostra situazione finanziaria si aggrava, rischiamo seriamente di chiudere. Ci sono Comuni che continuano a non versare la loro quota; altri che pur richiedendo i nostri interventi in caso di randagismo, non si convenzionano. Una situazione paradossale. E dire che il costo per la convenzione è basso: 1,50 euro per abitante. Qui ospitiamo e curiamo una media di 300 cani, che altrimenti potrebbero diventare un rischio per l’incolumità pubblica».
 
GEA PRESS
7 AGOSTO 2013
 
Pordenone – Cani rapiti per combattimenti in Slovenia
L'Eurodeputato Zanoni: un traffico che va fermato immediatamente
 
Dal Rifugio del cane di Villotta di Chions (PN), una struttura convenzionata con molti comuni della provincia di Pordenone e del Veneto, la Presidente Aurora Bozzer ha denunciato nei giorni scorsi  come nel territorio provinc iale verrebbero rapiti cani che sarebbero usati come sparring partner (avversari in allenamento). Si tratterebbe di “vittime sacrificali” della violenza di altri cani addestrati per i combattimenti in Slovenia.
Sulla vicenda è ora intervenuto l’Eurodeputato Andrea Zanoni, che ha ricordato le strane sparizioni di cani avvenuti  a Fontanafredda (PD). Sembrerebbe a tale proposito ormai noto il fenomeno di strani personaggi che su dei furgoni  prelevano cani da tutta la provincia di Pordenone. L’attività sarebbe destinata a portare i poveri animali fino in Slovenia, al fine di rifornire le lotte clandestine che si svolgerebbero nei dintorni di Lubiana.
Secondo Zanoni “il traffico di cani destinati a fini atroci deve essere fermato immediatamente. Invito gli inquirenti a compiere indagini serrate e controlli meticolosi, perché non si può accettare che questi poveri animali vengano prelevati e  destinati a morte certa nei combattimenti. Non hanno alcuna possibilità di sopravvivenza in mano a quegli aguzzini. Chiedo a chiunque veda movimenti sospetti di rivolgersi alle Forze dellOrdine: anche un numero di targa può portare ad individuare questi criminali“.
Nell’ultimo anno, al Rifugio del cane di Villotta sono giunte segnalazioni di sparizioni sospette e delle pratich e che in Slovenia vengono adottate per soddisfare il sadico piacere degli scommettitori.
La Slovenia non è l’unico paese a noi vicino ed essere segnalato per questo fenomeno. Ancora più pericolosa è forse la situazione della Croazia, dove apparirebbero ancora più storici i riferimenti di Pit bull ed altri cani allevati per lo scopo (vedi articolo GeaPress )
 
NOODLS
7 AGOSTO 2013
 
COMUNICATO nr. 2287 del 07/08/13 17.48
Denunciata dai Forestali una persona di Castelnuovo, in casa sua decine di trofei di ungulati e tagliole per uccelli

 
OPERAZIONE ANTIBRACCONAGGIO IN BASSA VALSUGANA
Chiusa nei giorni scorsi un'altra importante operazione antibracconaggio in Bassa Valsugana. Teatro delle operazioni del personale del Corpo forestale trentino, appartenente alle Stazione di Borgo Valsugana, Pieve Tesino e di Pergine, attivamente supportato dai Custodi Forestali di Telve e dai Guardia Caccia della Associazione Cacciatori Trentini, sono stati questa volta i territori dei comuni di Castelnuovo e di Telve. In val Calamento da tempo il personale di vigilanza aveva notato movimenti sospetti che inducevano a ritenere che fosse in atto un'attività di bracconaggio condotta in modo sistematico. In seguito al recente rinvenimento nella zona dell'ennesimo capriolo morto, e dopo aver avuto conferma dall'esame autoptico veterinario di quanto era apparso a prima vista, e cioè che la causa del decesso dell'animale era inequivocabilmente attribuibile ad un'arma da fuoco di piccolo calibro, i forestali hanno deciso di agire rapidamente attivando una verifica mirata presso la residenza di una persona ritenuta il possibile responsabile degli atti illeciti .
Già in questa prima fase dell'operazione, svoltasi a Castelnuovo, sono emerse violazioni penali (illecita detenzione di munizioni) e sono stati rinvenuti numerosi trofei d'ungulato, parecchi dei quali senza certificato di origine. Questi risultati hanno indotto gli agenti a proseguire gli accertamenti anche in un edificio rurale di Calamento, abituale residenza dell'indagato. Anche in questo edificio si sono rinvenute munizioni, altri trofei di ungulati e una trentina di tagliole metalliche di varie fogge e misure destinate alla cattura di uccelli.
Alcuni dei trofei rinvenuti appaiono molto recenti e, peraltro, il protagonista della vicenda era in possesso di quanto necessario alla pulizia e preparazione di crani e corna. Il rinvenimento di tali reperti animali, in periodo di caccia chiusa, ha fatto scattare una denuncia penale per esercizio della caccia in periodi di divieto generale oltre a quella per detenzione illecita di munizioni.
 
MESSAGGERO VENETO
7 AGOSTO 2013
 
Caneva, cinghiali annegano nella centrale
Gli animali (5 piccoli e la madre) sono scivolati nel vascone dell’impianto di Col Longone. Vani i tentativi di salvataggio
 
CANEVA (PN). Quattro mesi fa era toccato a due cerve, che erano state salvate al termine di un complicato intervento dei vigili del fuoco. Ieri sera è toccato a un branco di cinghiali: sono finiti in un canale idroelettrico a ridosso di una centralina a Fiaschetti di Caneva. Tre ungulati sono morti, due sono riusciti a risalire e a scappare nel bosco pedemontano, uno è stato recuperato ferito.
A dare l’allarme è stato un pescatore. Verso le 19 ha udito, nel silenzio della pedemontana, dei forti lamenti. Avvicinatosi alla centralina, ha scorto il branco. Ha chiamato i vigili del fuoco di Pordenone che hanno raggiunto il canale con la polizia venatoria. Sono quindi cominciate le operazioni di recupero, che si sono protratte fino a tarda sera.
Il branco – molto probabilmente anche madre e due figli – era scesa dalla montagna, tra Fiaschetti di Caneva e Polcenigo, per abbeverarsi nel canale, non particolarmente profondo, ma molto insidioso. Il branco si è avvicinato per bere, è scivolato nelle fredde acque e non è più riuscito a risalire le sponde, troppo ripide e scivolose.
I sei, tre forse alcune ore prima, sono finiti contro le grate di protezione che si alzano quando i sensori segnalano un peso, scaricando gli oggetti – di solito rifiuti, in questo caso i sei animali – su un container. Durante questa operazione due cinghiali sono riusciti a guadagnare il terreno e a fuggire verso il bosco; tre erano già morti annegati, uno, probabilmente la madre, è stata recuperata ferita dal container.
«Muoiono più animali in questo canale che non in tutta la stagione di caccia», lamenta un residente: «Basterebbe mettere una rete di protezione, lungo il canale, che non c’è».
Quattro mesi fa un analogo imprevisto aveva avuto come protagoniste due cerve. Per loro, però, l’epilogo era stato decisamente migliore. Era il 3 aprile. Due cervi femmine - un quintale di peso l’uno, un’ottantina di chili l’altro - erano finiti nello stesso canale idroelettrico. Il personale del Saf dopo aver agganciato con delle corde gli animali, li aveva tratti a riva. Non altrettanto bene era finita lo scorso gennaio, quando quattro esemplari di cervo, tre adulti ed uno più giovane, erano stati rinvenuti dalle guardie ittico-venatorie nel canale della centrale idroelettrica di San Foca. All’arrivo dei vigili del fuoco tre cervi erano già morti, il quarto era morto successivamente.
Il problema degli incidenti con animali nella fitta rete di canali che costella l’alta pianura pordenonese è da tempo noto. E da tempo si sta cercando di porvi rimedio, con delle recinzioni. Ma non sempre è possibile farlo e non dappertutto.
VIDEO
 
IL GIUNCO.NET
7 AGOSTO 2013
 
Cade nella fossa e rimane imprigionato: corsa contro il tempo dei Vigili per salvare un cavallo

 
MONTEMERANO (GR) – Intrappolato dentro una fossa, sono dovuti intervenire i Vigili del fuoco per cercare di salvarlo. L’intervento a Montemerano, nel comune di Manciano, dove un cavallo è caduto accidentalmente dentro una fossa procurandosi forse uno strappo muscolare o lesioni più serie, tanto da non riuscire ad uscire con le proprie forze.
Tre squadre dei Vigili del fuoco, una da Grosseto, una da Sorano e una da Orbetello, si sono prodigate per cercare di estrarre l’animale. Sul posto anche un veterinario. I Vigili del fuoco hanno imbracato l’animale e con l’utilizzo di una gru si sono mobilitati per estrarre il cavallo dalla buca e per rimetterlo in piedi.
 
MESSAGGERO VENETO
7 AGOSTO 2013
 
Cervignano dichiara guerra alle nutrie
 
CERVIGNANO (UD) - Una decisione che farà senz’altro discutere. Il Comune dichiara guerra alle nutrie. Il servizio risorse faunistico venatorie della Provincia di Udine ha autorizzato il contenimento della popolazione di nutrie con l'ausilio di volontari/cacciatori in possesso di apposita abilitazione. Il provvedimento riguarda il distretto venatorio numero quindici “Pianura Isontina”, che comprende molti comuni della Bassa friulana. «Un passo avanti verso l'eradicazione di questa specie che minaccia i nostri ecosistemi – commenta l'assessore all'ambiente, Ivan Snidero –. Un risultato importante sotto il profilo ambientale. La nutria è una specie invasiva che rappresenta una seria minaccia per altre specie animali autoctone e, in generale, per la nostra biodiversità.» «E’ necessario adottare strategie di controllo in grado di limitare in maniera efficace la sua diffusione - prosegue l’assessore provinciale all’ambiente - I roditori potranno essere prelevati con trappole e abbattuti con i fucili, anche nelle ore notturne. Le carcasse saranno smaltite dalla Provincia». L’amministrazione provinciale spiega: «Il problema delle nutrie sta nel loro impatto sugli ecosistemi: le tane provocano l’indebolimento degli argini e, alimentandosi della vegetazione palustre, causano la scomparsa di alcune specie vegetali, senza contare i danni per l'agricoltura. Inoltre, questa specie è responsabile della distruzione di nidi e della predazione di uova e di pulli di uccelli che nidificano a terra. Non va sottovalutato il rischio sanitario determinato da un’eccessiva concentrazione di esemplari».
 
NEL CUORE.ORG
7 AGOSTO 2013
 
ANZIO (RM), IL TAR CONFERMA IL DIVIETO PER I CANI IN SPIAGGIA
Ma il Comune dovrà al più presto creare aree per i pet
 
Resta in piedi il divieto di accesso alle spiagge di Anzio, sul litorale romano, di qualsiasi animale, anche munito di museruola o guinzaglio. Ma il Comune dovrà, al più presto, applicare la delibera con cui la giunta regionale del Lazio ha stabilito che tutti i centri devono individuare tratti di arenile da destinare agli animali da compagnia. Lo ha stabilito la II sezione bis del Tar del Lazio, che ha formalmente respinto le richieste dell'associazione animalista "Earth", che si era rivolta ai giudici dopo le richieste arrivate da tanti proprietari di pet.
Il Tribunale amministrativo regionale - scrive Quotidiano.net - vista la deliberazione della giunta, "ai sensi della quale - si legge nell'ordinanza - i Comuni sono tenuti ad individuare tratti di arenile da destinare all'accoglienza temporanea di animali da compagnia, con strutture per le quali il Servizio Veterinario dell'Azienda Usl competente per territorio rilascia il nulla-osta sanitario a garanzia del benessere degli animali e del rispetto dell'igiene pubblica", e rilevato come il Comune di Anzio "allo stato non risulta aver ottemperato a quanto disposto dalla richiamata disposizione", ha ritenuto non sussistenti "i presupposti per la sospensione dell'atto impugnato in quanto la richiamata disposizione regionale, non immediatamente precettiva, subordina l'individuazione dei tratti di arenili a specifiche prescrizioni volte alla tutela dei rilevanti interessi coinvolti".
Ma è una sconfitta a metà, perché i giudici hanno respinto la richiesta di sospensione del divieto d'ingresso in spiaggia ai cani, ma hanno disposto nel contempo "che il Comune di Anzio avvii, nel più breve tempo possibile, il procedimento volto a dare applicazione alla richiamata disposizione regionale" per trovare dei tratti di arenile attrezzati per i nostri amici a quattro zampe.
 
GEA PRESS
7 AGOSTO 2013
 
Camera dei Deputati, caccia in deroga – Denuncia del Movimento 5 Stelle: il Governo non ha informato il Parlamento
Italia contro le norme europee - Critiche anche nei confronti del Ministro Moavero: specie protette e particolarmente protette ancora da cacciare nonostante il rischio infrazione.
 
Intervento dei Deputati del Movimento 5 Stelle in Commissione Agricoltura della Camera. Ad essere criticato è l’atteggiamento del Governo che non ha informato il Parlamento della grave posizione nella quale si trova il nostro paese.
In una nota stampa diffusa del Movimento 5 Stelle, viene infatti denunciato come  “l’Italia non rispetta la norme europee e andrà incontro a una procedura di infrazione se non mette a regime la definizione della concessione della caccia in deroga, su cui le Regioni decidono in autonomia“.
Questa la denuncia dei Deputati del Movimento 5 Stelle in Commissione Agricoltura.
“Nella legge europea approvata la settimana scorsa – afferma Massimiliano Bernini, Deputato 5 Stelle eletto nel Lazio  – abbiamo cercato di presentare degli emendamenti che rispondevano alle critiche più volte mosse dalla Commissione europea rispetto al modo con cui fino ad oggi l’Italia ha applicato le deroghe. Purtroppo il testo è stato blindato e non abbiamo potuto presentare nessun emendamento che avrebbe apportato quelle modifiche che avrebbero dato una risposta ai rilievi fatti dalla Commissione e risolto la procedura d’infrazione. Bisogna rendere vincolante il parere dell’Ispra sui provvedimenti di deroga, questo servirebbe anche a evitare la definitiva condanna da parte dell’Unione europea“.
Dubbi vengono avanzati anche nei confronti del Ministro per gli Affari Europei Moavero Milensi, il quale secondo Chiara Gagnarli Deputata 5 Stelle eletta in Toscana, il Ministro “ha forse dimenticato che lo scorso 2 luglio la direzione generale Ambiente della Commissione europea aveva scritto al Consiglio dei Ministri ribadendo come l’Italia non possa autorizzare l’uccisione di specie di uccelli protetti. Il rischio ora è che la Corte di Giustizia europea imponga pesanti sanzioni al nostro Paese“.
“Ribadiamo la nostra richiesta – concludono i Deputati – che il parere dell’Ispra sia quello decisivo e che vengano adottate tutte quelle misure segnalate dalla Commissione  scongiurando così che le deroghe concesse dalle Regioni possano tradursi in sanzioni pecuniare a discapito di tutti i cittadini“.
 
VICENZA PIU’
7 AGOSTO 2013
 
Maria Cristina Caretta a Zaia: intervenga sui troppi cervi del Cansiglio prima che sia troppo tardi
 
Maria Cristina Caretta, Presidente Associazione Cacciatori Veneti CONFAVI - In qualità di Presidente dell'Associazione Cacciatori Veneti-Confavi ho ritenuto necessario scrivere al Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, perchè intervenga tempestivamente per affrontare con serietà il problema del sovraffollamento dei cervi nel Cansiglio.
Risulta alquanto singolare che il Presidente Zaia, nonostante uno specifico piano di contenimento della popolazione di cervi studiato appositamente per l'area del Cansiglio, approvato dalle comunità locali, dalle categorie economiche e sociali, dallo stesso ISPRA, si intestardisca nel vietare un prelievo selettivo di questi animali la cui eccessiva presenza sta provocando enormi danni al patrimonio boschivo, alle colture agricole, alla salute delle persone, mettendo in serio pericolo le stesse popolazioni animali presenti in zona.
Pur conoscendo le convinzioni animaliste del Presidente Zaia, riteniamo non condivisibile il suo approccio a queste tematiche dal momento che la corretta gestione del patrimonio faunistico deve essere garantita sulla base di rigorosi riscontri d i natura tecnico-scientifica.
L'approccio ideologico o demagogico non aiuta a risolvere i problemi ma, anzi, contribuisce ad incrementarli.
Come giustifica le sue affermazioni Zaia quando dice che, anzichè effettuare prelievi selettivi sui cervi per contenerne l'abnorme espansione, preferisce pagare gli ingenti danni provocati da questi animali utilizzando risorse finanziarie pubbliche? Non sarebbe forse più giusto, in periodi di così grave crisi economica ed occupazionale, utilizzare l'enorme quantità di milioni di euro necessari a pagare questi danni, utilizzandoli invece per aiutare le famiglie venete in difficoltà o per creare posti di lavoro aiutando le imprese oramai stremate dalla crisi?
Se Zaia si preoccupa dell' immagine del Cansiglio che potrebbe essere danneggiata dalla notizia del prelievo controllato di alcuni cervi (attività che viene normalmente effettuata in tutti i paesi dai quali provengono i turisti) , come farà a convincere i turisti a recarsi in quei luoghi impestati dalle zecche, aumentate a dismisura a causa dell'eccessiva concentrazione dei cervi?
Come si giustificherà Zaia con le famiglie di turisti che vedranno messa in serio pericolo la vita dei loro bambini per effetto della trasmissione della malattia di Lyme fatta veicolare dalle zecche, se il presidente della Regione del Veneto dimostrerà di avere più a cuore la vita di un bambi piuttosto che quella dei nostri bambini?
L'Associazione Cacciatori Veneti- Confavi che ho l'onore di presiedere invita in Presidente Zaia a privilegiare la conservazione dell'ambiente e la corretta gestione del patrimonio faunistico, prima che sia troppo tardi.
La nostra Associazione farà proprie le più che giustificate richieste dei sindaci e delle comunità locali del Cansiglio che richiedono interventi concreti ed immediati.
Se dalla Regione del Veneto perdurerà ; la dimostrazione di insensibilità verso queste sacrosante richeste, la nostra Associazione chiamerà a raccolta tutte le categorie economiche e sociali che, responsabilmente, saranno invitate a mettere in atto ogni utile azione di protesta per indurre la Regione ad adempiere finalmente al proprio dovere.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
7 AGOSTO 2013
 
Troppi i cervi in Cansiglio? Come gli umani nelle spiagge
 
Prov. Di Treviso - Pensiamo al traffico-affollamento in centro nelle ore di punta o in spiaggia o ai concerti, e pensiamo se sarebbe ragionevole autorizzare i cacciatori a sfoltire la congestione umana-disumana assassinando a fucilate un tot di persone. Ditemi, che differenza fa tra un ragionamento come questo, e l'idea di chi vuole abbattere centinaia di cervi in Cansiglio. Penso sia tempo di smetterla di ragionare e agire da nazisti con gli animali, ammazzandoli se diventan troppi e lasciandoli venire al mondo solo come materia prima per le macellerie e i banchi dei salumi-insaccati, o per la pelletteria e le calzature. Penso sia tempo già da tanto tempo di vincere la guerra contro il nazismo dell'aberrante industria concentrazionaria dell'allevamento intensivo, che maltratta tremendamente gli animali e li uccide come se non potessimo nutrirci senza strappare gli occhi con la forchetta agli animali e senza sbudellarli per tenerci su i pantaloni. Basta con questi sistemi nazisti, e con questa gente che impunemente perpetra questo olocausto persino con la divisa dello Stato repubblicano, come se il nazismo che le democrazie lasciano regnare sugli animali, non fosse un ipocrisia e un crimine storico impercepito incredibile. Come se non conoscessimo un alternativa al nazismo anche per gli animali e non fosse possibile smetterla di considerare gli umani come la parte ariana del creato. In realtà, sappiamo bene che anche gli umani come gli animali sono in vita scritti a matita, e son fatti della stessa carne che Shakespeare nel monologo dell'ebreo Shylock afferma che (nello stesso modo) sanguina se ferita, ride se solleticata, muore se avvelenata e sente l'estate e l'inverno allo stesso modo. Quel che vale per gli umani vale per gli animali, e chi fa industria e governa senza aver recepito che l'unica legalità possibile oggi è cruelty-free, va combattuto con la stessa determinazione-resistenza e ragionevolezza con cui ci si oppose a Hitler. Basta anche per gli animali, con il nazismo, sia sul Cansiglio dove si sragiona di abbattere 1200 cervi, che sui colli euganei, dove si farnetica allo stesso modo di cinghiali, come fossimo ai tempi dei bisonti e nel far-west dei treni rincorsi a cavallo. Basta con la doppia morale d'esser nazisti con gli animali, ed etici-umani solo con gli umani. E si, viceversa, ad una Patreve in cui a Padova ci si interessa della moria di pesci a Venezia, mentre a Venezia ci si appassiona dei cervi minacciati a Treviso, e a Treviso ci si indigna dei cinghiali malvisti nei colli atestini.
 
LA ZAMPA.IT
7 AGOSTO 2013
 
Gb, il guardiano dello zoo prende a pugni un’otaria
È successo a Bristol, l’uomo è stato sospeso La struttura: «Tolleranza zero  verso questi comportamenti»
 
Un guardiano dello zoo di Bristol è stato sospeso per aver assestato un sinistro ad una otaria. Lo ha annunciato oggi la direzione del parco, ribadendo la sua “tolleranza zero” nei confronti di questo genere di comportamenti. L’animale, una otaria da pelliccia australe, è stata visitata da un veterinario che l’ha trovata in buone condizioni ma una inchiesta è tuttavia in corso. L’incidente si è verificato allo zoo mentre l’animale veniva pesato, ha dichiarato una portavoce. «Un guardiano di provata esperienza è stato sospeso durante l’inchiesta su un presunto incidente che ha messo in pericolo l’incolumità dell’animale», ha riferito lo zoo in un comunicato. «Lo zoo di Bristol vuole insistere sul fatto che ha tolleranza zero rispetto ad un tale comportamento», ha aggiunto la stessa fonte.  
Le otarie da pelliccia australi sono originarie dell’America del Sud e sono visibili nel loro habitat naturale lungo le coste del Cile, del Perù e dell’Argentina.
 
NEL CUORE.ORG
8 AGOSTO 2013
 
BRISTOL, DA' UN PUGNO ALL'OTARIA: NEI GUAI GUARDIANO DELLO ZOO
L'uomo sospeso dal servizio. Aperta un'inchiesta
 
Un guardiano dello zoo di Bristol, in Inghilterra, è stato sospeso per aver mollato un pugno ad una otaria. Lo ha annunciato la direzione del parco, ribadendo la sua "tolleranza zero" nei confronti di questo genere di comportamenti.
L'animale, un'otaria da pelliccia australe, è stata visitata da un veterinario che l'ha trovata in buone condizioni ma, intanto, è stata aperta un'inchiesta. L'incidente si è verificato allo zoo mentre l'animale veniva pesato, ha dichiarato una portavoce.
"Un guardiano di provata esperienza è stato sospeso durante l'inchiesta su un presunto incidente che ha messo in pericolo l'incolumità dell'animale", ha fatto sapere lo zoo in un comunicato. "Lo zoo di Bristol vuole insistere sul fatto che ha tolleranza zero rispetto ad un tale comportamento", ha aggiunto la stessa fonte.
Le otarie da pelliccia australi sono originarie dell'America del Sud e sono visibili nel loro habitat naturale lungo le coste del Cile, del Perù e dell'Argentina.
 
NET1 NEWS
7 AGOSTO 2013
 
Svezia shock: per risparmiare sul veterinario, uccidono gli animali
La Svezia è in shock per l’odioso caso di crudeltà animale proveniente dall’Oland Zoo.
 
La Svezia è in shock per l’odioso caso di crudeltà animale proveniente dall’Oland Zoo.
Qui, alcuni dipendenti sono accusati di aver ammazzato a bastonate alcuni animali per risparmiare sulle spese veterinarie.
Caroline Ryding racconta di aver rassegnato le dimissioni da quella che, nel Paese, è definita come una delle più grandi e famose attrazioni turistiche dopo essere stata testimone di continui maltrattamenti agli animali. L’ex impiegata ha dichiarato: “Una capra e un coati sono stati picchiati a morte con delle mazze da baseball”.
“Per loro non c’era posto e non potevano permettersi un veterinario”, continua la Ryding, “Così i proprietari ci hanno intimato di non dire nulla, perché quello che avevano fatto era illegale. Quello che hanno fatto è terribile, e se ne devono prendere la responsabilità. Mi risulta anche che un cucciolo di leone sia stato lasciato morire di fame, ma non posso confermarlo”.
coati zoo svezia uccisi
Altri ex dipendenti sostengono che una scimmia venne lasciata morire dallo staff dello zoo dopo un aborto, perché la chiamata al veterinario era stata fatta con estremo, imperdonabile ritardo.
“Ho lasciato l’impiego perché non potevo più lavorare lì. Spero che le cose migliorino, voglio che si prendano cura degli animali”, dichiara la ex dipendente.
A seguito della denuncia, le istituzioni locali hanno deciso per un’ispezione della struttura, mentre l’Associazione degli Zoo Svedesi ha promesso un’investigazione a tutto campo.
Al parco, naturalmente, ogni accusa è stata negata.
Il portavoce dello zoo Hans Uhrus sostiene che i veterinari si sono sempre presi cura degli animali: “Ci prendiamo cura di loro. Non ci son o mai state lamentele verso il parco”.
La versione di Uhrus è stata confermata da uno dei veterinari della struttura, il dottor Karl Johan Nordfel: “Come chirurgo veterinario del parco, visito la struttura almeno una volta alla settimana per vedere come vengono tenuti gli animali. Il loro benessere è controllato ogni giorno dallo staff e da me durante le mie visite. Non ho critiche da muovere”.
Nelle scorse ore, tuttavia, nuove accuse sono piovute sullo staff, che avrebbe utilizzato parti degli animali uccisi per la mensa dipendenti: si tratterebbe di resti di capre, galline e maiali.
Una dei dipendenti ha dichiarato al Daily Mail: “A volte, dopo averli uccisi, facevamo agli animali un’iniezione in modo che fosse difficile stabilire che erano stati uccisi nel modo sbagliato, nel caso di un’ispezione. Ma spesso le capre venivano semplicemente sgozzate”.
I dipendenti stagionali, poi, sarebbero trattati ma le quanto gli animali: costretti a lavorare su turni massacranti e sottopagati, licenziati se osano lamentarsi. La mensa, inclusa nel contratto di lavoro con il parco, ospiterebbe resti degli animali uccisi.
Niclas, un ex dipendente, ha dichiarato di aver personalmente ucciso uno dei maiali dello zoo per utilizzarne la carne alla mensa aziendale.
Lo zoo accusato, che si trova sull’isola baltica di Oland, sulla costa est della Svezia, detiene cento specie diverse.
Nella foto: un coati, uno degli animali che sarebbero stati uccisi a bastonate (fonte Daily Mail).
 
PANORAMA
7 AGOSTO 2013
 
I delfini ricordano gli amici per tutta la vita
Uno studio svolto su 53 tursiopi ha evidenziato la loro capacità di riconoscere il richiamo dei compagni anche dopo molti anni di separazione

Marta Buonadonna

 
Anche se sono passati 20 anni dall'ultima volta che lo ha sentito, un delfino può riconoscere il richiamo di un "compagno di vasca" con cui ha trascorso del tempo in un passato ormai remoto. Questa straordinaria memoria sociale non ha paragone nel mondo animale ed è seconda solo a quella dell'uomo.
Ogni delfino elabora, fin dai primi giorni di vita, un proprio fischio personalizzato che rappresenta la sua firma e lo distingue in maniera univoca dagli altri. Gli scienziati sono incerti se definirlo nome, in quanto probabilmente questo richiamo veicola anche altre informazioni. In ogni caso ogni delfino ha il suo e, a quanto pare, questi mammiferi sono molto bravi a ricordare quello altrui, anche se sono passati anni dall'ultima volta che lo hanno udito.
In uno studio condotto su 53 tursiopi di sei diversi acquari tra gli Stati Uniti e le Bermuda, i cui risultati sono appena stati pubblicati su Proceedings of the Royal Society B., Jason Bruck dell'Università di Chicago ha messo alla prova la memoria dei delfini. "Questo è il tipo di studio che si può fare solo su gruppi in cattività, quando si sa esattamente per quanto tempo gli animali sono stati separati", spiega Bruck. "Condurre un studio simile in natura sarebbe quasi impossibile".
Bruck ha fatto ascoltare ai delfini delle registrazioni di richiami di animali con cui avevano condiviso la vasca per un po' e da cui erano poi stati separati. Confrontando le reazioni dei tursiopi ai richiami di delfini "vecchi amici", rispetto a quelle suscitate dai richiami di esemplari sconosciuti, lo studioso si è reso conto che emergevano differenze sostanziali.
Mentre il fischio di delfini sconosciuti annoiava rapidamente gli esemplari testati, quello di animali con cui avevano passato del tempo suscitava reazioni di interesse. "Quando sentono un delfino che conoscono, spesso si avvicinano velocemente all'altoparlante che riproduce il richiamo", racconta Bruck. E i delfini fischiano nella sua direzione come se si aspettassero di intavolare una conversazione con il vecchio amico ritrovato.
Come prova del nove Bruck ha fatto ascoltare a ogni delfino anche il richiamo di un esemplare sconosciuto ma affine, della stessa età e stesso sesso, a quello conosciuto, che aveva suscitato la reazione entusiastica. Il risultato è che i tursiopi reagivano sempre e comunque di più ai richiami noti che a quelli di delfini sconosciuti, segno che ne riconoscevano la firma. In un caso particolare erano passati più di 20 anni dall'ultima volta che il delfino messo alla prova, Allie, e quello a cui apparteneva il richiamo riprodotto, Bailey, si erano frequentati l'ultima volta, all'età rispettivamente di 2 e 4 anni. Eppure il riconoscimento è avvenuto come negli altri casi.
E' possibile che lo stile di vita che i delfini hanno nell'oceano, che li spinge a unirsi a un gruppo e poi ad abbandonarlo per unirsi a un altro, abbia avuto un ruolo nello sviluppo della loro capacità di ricordare. L'elefante, la cui memoria è leggendaria, può ricordare la propria madre anche dopo 20 anni, ma al di fuori dei legami familiari la sua memoria non è mai stata studiata in maniera approfondita.
Restano da capire molte cose. Per prima a cosa serva ai delfini una memoria sociale così sviluppata. La risposta di Bruck è che non è detto che serva a qualcosa, che sia un tratto adattativo. Questa capacità potrebbe semplicemente far parte del corposo corredo di abilità di questi animali così intelligenti. Poi andrebbe spiegato che informazioni veicola questo fischio che rende i delfini così riconoscibili. E' un nome o qualcosa di più? E quali immagini è in grado di evocare nel delfino che lo ascolta? Lo studioso assicura che sarà proprio questo il tema della sua prossima ricerca.
 
NEL CUORE.ORG
7 AGOSTO 2013
 
MOZAMBICO, MAPUTO IN FESTA PER LA GIORNATA MONDIALE DEI LEONI
Calo drammatico: il re della foresta rischia l'estinzione
 
"Salvare il re degli animali è salvare noi stessi". E' questo lo slogan scelto per celebrare la giornata mondiale del leone, in tutto il mondo, il 10 agosto. In Mozambico, si celebra nel museo di storia naturale di Maputo, che quest'anno festeggia il suo centesimo compleanno. Negli ultimi decenni, la popolazione del leone africano (Panthera leo) è diminuita in modo drammatico e corre il rischio di estinzione. La giornata mondiale dei leoni è un'opportunità per richiamare la società mozambicana all'importanza della conservazione dei leoni. L'iniziativa è promossa dal museo, dal parco nazionale della Gorongosa, dalla riserva nazionale del Niassa, dal progetto dei carnivori del Niassa e dall'associazione "Olho do Cidadao" (Occhio del Cittadino).
Si calcola che oggi esistano tra i 1000 e i 1200 leoni nella riserva nazionale del Niassa (nord del Mozambico, ai confini con il Malawi), con tendenza all'aumento. Si tratta della più numerosa popolazione di leoni conosciuta in Mozambico e una delle cinque in aumento in Africa. Le principali minacce per la sopravvivenza del re della foresta sono la perdita di habitat naturale, la scarsità di alimenti, il conflitto uomo-animale, la caccia illegale, le malattie e la consanguineità. Nel 1979 si stimavano circa 250.000 leoni nel continente africano, mentre attualmente si calcolano solo tra i 25.000 e 30.000. In una nota inviata alla stampa si legge che sono circa 50 gli esemplari che vivono attualmente nel parco nazionale della Gorongosa (nella provincia centrale di Sofala), istituzione che, oltre alla creazione di condizioni per facilitare lo sviluppo della specie, ha iniziato studi e azioni per comprendere e documentare le popolazioni dei felini. Una delle iniziative è il progetto "Leoni della Gorongosa": sei filini sono stati muniti di collare per monitorare i loro movimenti e per raccogliere dati che possano aiutare a capire meglio le loro abitudini.
 
SASSUOLO 2000
8 AGOSTO 2013
 
Modena: denunciate quattro persone per maltrattamento animali
 
Marito e moglie denunciati per aver gettato nel cassonetto dell’immondizia due cuccioli di cane, un altro proprietario denunciato per aver usato mezzi di addestramento non consentiti e un’altra persona per aver portato al canile un cane su cui erano presenti evidenti segni di maltrattamento, i veterinari hanno dovuto operarlo per asportare un occhio. Controllati anche due allevamenti di cani: uno di questi a nord di Modena, che non risultato autorizzato, era palesemente irregolare sia sul fronte delle strutture che per le modalità di detenzione degli animali.
Per questo al titolare sono state elevate sanzioni amministrative per la violazione delle norme sul benessere animali e, con la collaborazione del servizio veterinario dell’ASL, fatte le opportune prescrizioni per la sistemazione a norma della struttura.
Questi i dati dei servizi svolti nel solo mese di giugno dal nucleo Vigili di Prossimità della Polizia municipale di Modena per il controllo e la tutela del benessere degli animali.
Nel periodo estivo la Municipale ha rafforzato le verifiche delle segnalazioni pervenute, oltre a eseguire controlli di propria iniziativa.
Numerosi sono stati i controlli effettuati grazie alle telefonate di cittadini pervenute al centralino del comando di via Galilei in cui si chiedeva di verificare come erano mantenuti cani e altri animali. “Questo ci ha consentito di sanare alcune situazioni, affermano gli operatori intervenuti, a elevare sanzioni ma, soprattutto, a far sì che le condizioni di benessere degli animali venissero garantite”.
La Polizia Municipale, invita a segnalare ogni situazione di disagio o pericolo per gli animali contattando il comando di via Galilei 165 (059/20314)
 
IL MONDO
8 AGOSTO 2013
 
Umbria: uccide a bastonate cucciolo di cigno. Denunciato 17enne
 
Citta' di Castello (Pg) - Un cigno ucciso a bastonate per pura crudelta' e senza nessuna motivazione. Era accaduto nel parco di Riosecco di Citta' di Castello la notte tra il 29 e 30 luglio ed oggi i Carabinieri della locale stazione hanno individuato il responsabile. E' un 17enne del nord Italia, ospite di parenti per un periodo di vacanza e che insieme ad un gruppo di coetanei e' risultato essersi introdotto nel recinto dove sono ospitati alcuni cigni reali tra i quali un cucciolo di alcuni mesi, per poi accanirsi su di lui. Dalle indagini, spiega una nota dell'Arma, sono state acquisite numerose testimonianze e riscontri oggettivi per l'identificazione del responsabile del reato che tanta indignazione aveva scatenato nel popoloso quartiere e nell'intera citta'. Il 17enne, insieme ai genitori, e' stato p rima convocato presso la Stazione Carabinieri e poi denunciato al Tribunale dei Minorenni di Perugia per uccisione di animali. Altri minorenni presenti sono stati identificati e sono al vaglio le loro posizioni per stabilire il ruolo avuto.
 
BLOG SICILIA
8 AGOSTO 2013
 
Sono cinque cuccioli che erano accuditi da volontari
Violenza sugli animali, cani sepolti vivi in viale dei Picciotti a Palermo
 
Orrore a Palermo. I vigili del fuoco hanno trovato in un terreno dei cani sepolti vivi. Una ennesima storia di violenza contro le poveri animali che in città vengono maltrattati e vigliaccamente aggrediti. Dopo la storia del cane Tao rinchiuso dentro un sacchetto e abbandonato in un cassonetto adesso una nuova storia caratterizza questa estate. Cinque cuccioli di appena 40 giorni che in questi mesi sono stati accuditi da un gruppo di volontari erano spariti da un paio di giorni.
I volontari li cercavano nella zona di viale dei Picciotti a due passi dal Macello comunale, dove sono tenuti i cani randagi accuditi dal Comune di Palermo. Dopo averli cercati per due giorni questa sera li hanno sentiti guaire. Un lamento straziante che ha fatto scattare le operazioni di recupero.
I vigili del fuoco scavano da ore per tirare fuori i poveri cani. Due sono usciti vivi dalla collina di terra alta due metri. Degli altri tre non si ha traccia ancora. Le operazioni proseguono in attesa di vedere se si riescono a trovare miracolosamente visi anche gli altri che da almeno 48 ore si trovano sotto terra.
 
GEA PRESS
8 AGOSTO 2013
 
Palermo – cuccioli seppelliti vivi: i Vigili del Fuoco stanno scavando per cercare di salvarli (FOTOGALLERY)
Massaggio cardiaco e ossigeno per rianimare i piccoli cani.
 
SECONDO AGGIORNAMENTO: Di certo i due cuccioli ancora vivi estratti dall’enorme cumulo di terra dove era stati seppelliti, devono la loro vita aI Vigili del Fuoco di Palermo.
Un lavoro immane portato avanti nel caldo afoso, scavando a mano tra terriccio ed arbusti dove  una mente criminale aveva probabilmente deciso di porre fine all’esistenza di quei cani.
Sette cuccioli, di cui cinque seppelliti sotto l’enorme collina di quel cantiere e due scampati all’uccisione assieme ai genitori. Due cuccioli, da quella collina, sono stati estratti ormai morti. Seppelliti non meno di 36 ore addietro. Un terzo cucciolio, estratto ancora in vita, è morto tra le braccia dei Vigili del Fuoco che hanno fatto di tutto per rianimarlo. Massaggio cardiaco e respirazione artificiale. E’ spirato così, pochi secondi dopo essere stato tirato fuori da quell’orrendo cumulo. Per due fratellini, invece, c’è qualche speranza. Avevano la bocca invasa di terra. I Vigili ed i volontari, appena estratti dalla terra, hanno inziato a bagnarli. Poi una signora si precipita per prenderli in braccio e li porta verso la macchina pronta  a partire pe r la clinica veterinaria.
Due cuccioli, un maschio adulto e la madre, sono però liberi  in zona. Quando i Vigili del Fuoco si sono allontanati da quel cumulo di terra, la cagna è venuta a cercare i suoi cuccioli.
Sul posto anche alcuni abitanti del quartiere, arrivati per aiutare. Sono loro  che hanno voluto precisare come più volte hanno segnalato al canile municipale, peraltro molto vicino alla zona, la situazione di quei cani. A quanto pare erano mal tollerati da alcune persone. Poi i volontari. Anche loro hanno dovuto subire minacce ed intimidazioni. “Cercavamo di arrivare nel luogo discretamente – riferisce Rosario a GeaPress – C’era chi non voleva quei cani. Poi, oggi, il turno per la distribuzione del cibo. Appena arrivati abbiamo visto quell’incredibile cumulo di terra ed udito i guaiti“.
I volontari iniziano a comporre i numeri delle emergenze. Anzi, parrebbe proprio che in più casi non abbiano ricevuto risposte. I Vigili del Fuoco, invece, intervengono immediatamente. Dal Comando di Braccaccio viene inviata una prima squadra. I Vigili affrontano quella collina di terra franosa. Bisogna stare attenti, si potrebbe peggiorare la situazione. Nel frattempo, dallo stesso Comando, iniziano ad arrivare altri mezzi. Alle braccia ed alle vanghe, si aggiunge un gancio meccanico. Le zolle vengono sondate una ad una, poi si procede alla rimozione degli arbusti. E’ in questa maniera che vengono estratti gli ultimi due cuccioli, ormai morti.
Persone del posto che non li tolleravano ed altre, invece, che si prodigavano per loro. “Maledetti – dice una signora che abita nei pressi – Li hanno uccisi“. Gli fa eco un signore che denuncia di essere stato affrontato con le mani da un uomo che non voleva movimenti di estranei nella zona. Di tanto in tanto, nel luogo, arriva un’automobile. Il finestrino si abbassa, qualcuno sbircia e va via. Così succede a Palermo, a due passi da Corso dei Mille e dall’ex macello. Poi i palazzoni confiscati ai mafiosi e l’hotel di lusso, ormai definitivamente passato nelle disponibilità dello Stato.
I due cuccioli, intanto, sono stati trasferiti in una clinica veterinaria. Domani i volontari chiederanno una riunione  urgente con le autorità comunali. I cani superstiti vanno allontani da quel posto, prima che qualcuno combini chissà cos’altro. Per i Vigili del Fuoco, intanto, è un continuo susseguirsi di strette di mano e di ringraziamenti. “Se non c’erano loro – riferisce una volontaria animalista - stasera la speranza se ne andava a quel paese per sempre, grazie di cuore“.
PRIMO AGGIORNAMENTO: Intervento in corso dei Vigili del Fuoco di Palermo in via dei Picciotti, zona Corso dei Mille. In un cantiere aperto sono stati seppelliti vivi cinque cuccioli di cane. Alla luce delle fotocellule i Vigili del Fuoco, in una vera e propria lotta contro il tempo, stanno cercando di salvare i piccoli animali sepolti sotto un’ampia collina terrosa, alta almeno tre metri.
Due cuccioli sono stati estratti ancora vivi, sebbene malconci e con la bocca invasa dalla terra, e prontamente trasferiti presso una clinica veterinaria.
Un terzo cucciolo estratto pochi minuti fa, appariva in condizioni disperate. I Vigili del Fuoco hanno praticato un massaggio cardiaco nel tentativo di rianimare il povero animale. Nel frattempo è stata attuata la respirazione artificiale tramite una bombola di ossigeno. Momenti di disperazione tra i volontari. Il cucciolo, riesce a riprendersi, sebbene le sue condizioni appaiano gravissime. Anche questo cucciolo è stato trasferito presso una clinica veterinaria.
Il Comando dei Vigili del Fuoco ha disposto l’invio di un’altra squadra fornita di mezzi meccanici al fine di agevolare le operazioni di soccorso.
Probabilmente i cuccioli si trovano in quelle condizioni da alcune ore. Forse, alla base del folle gesto una intolleranza nei confronti dei randagi e dei volontari che li accudiscono.
VEDI FOTOGALLERY:
 
GEA PRESS
8 AGOSTO 2013
 
Benevento, allevamento abusivo – Parte degli animali sequestrati ed uccisi
Intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
Il Corpo forestale dello Stato ha individuato nei giorni scorsi una ottantina di animali allevati in maniera irregolare in quanto privi di  certificazione.
Ad intervenire il Settore Agroalimentare del Comando Provinciale del Corpo Forestale di Benevento ed il Comando Stazione Forestale di Airola (BN), coadiuvati con l’Unità Operativa Veterinaria di Sanità Animale del Distretto di Montesarchio dell’ASL BN1. L’allevamento è stato scoperto nel comprensorio della Valle Caudina. Stante quanto riportato dal Corpo Forestale, l’azienda agricola sarebbe abusiva.
Nei luoghi sono stati rinvenuti circa 80 animali tra suini, bovini, equini e caprini. Ignota la loro provenienza.
Per tutti gli animali è scattato il sequestro sanitario, così come previsto dalla legislazione di settore. In particolare circa 60 suini sono stati oggetto di  Ordinanza Sindacale ai fini dell’abbattimento e successivo avvio ad un centro di termodistruzione, così come previsto dalla normativa vigente in Regione Campania  in materia di eradicazione e sorveglianza della malattia vescicolare. Al responsabile dell’azienda oltre al sequestro sanitario degli animali  saranno comminate sanzioni amministrative.
Il Corpo Forestale in quest’ultimi due anni ha intensificato i controlli nel territorio della Provincia di Benevento al fine di contrastare la presenza di allevamenti abusivi di suidi, effettuando controlli presso aziende e su strada. Inoltre è da evidenziare che si è riscontrata in alcune località, successivamente ai controlli effettuati, un aumento di richiesta di codice aziendali di allevamenti suini, effetto derivante dalla pressante azione di controllo espletata dal Corpo Forestale dello Stato.
 
LA REPUBBLICA
8 AGOSTO 2013
 
Arezzo, tre cani rottweiler abbandonati sul raccordo
Gli animali, sprovvisti di microchip e tatuaggio, avvistati dagli automobilisti che hanno allertato l'Asl
 
Tre cani di razza rottweiler abbandonati, che vagavano da soli lungo il raccordo autostradale nella zona di San Giuliano, alle porte di Arezzo, sono stati individuati dagli operatori tecnici del servizio Igiene urbana veterinaria della Asl 8 che, con un medico veterinario, li hanno catturati. Si tratta di due esemplari femmina e di un maschio.
A segnalare i cani, alcuni automobilisti stupiti, e anche un pò allarmati, della presenza dei rottweiler che costituivano un serio pericolo per il traffico. L'intervento è durato parecchio.
Solo dopo ore gli operatori sono riusciti a portarli in sicurezza e a trasferirli nel canile cittadino. I rottweiler non risultavano iscritti ad alcuna anagrafe canina perchè privi di microchip e tatuaggio. Sono stati visitati, muniti di microchip e ora resteranno in canile in attesa che il proprietario li venga a ritirare o in attesa di un loro affidamento ad un privato che vorrà prenderli con sé
 
CORRIERE DI RAGUSA
8 AGOSTO 2013
 
Allevava 550 animali esotici, veterinario rinviato a giudizio
L´uomo allevava gli animali in un appezzamento di terreno di sua proprietà di contrada Colavecchio
 
Modica (Ragusa) - Rinvio a giudizio per il veterinario sciclitano Giovanni Musumeci, 58 anni, coinvolto nell’operazione denominata «Corvo Imperiale» ed eseguita dal Corpo Forestale nel 2011. L’imputato comparirà dinanzi al giudice il prossimo 18 ottobre. L’uomo deteneva cicogne, corvi imperiali (da qui il nome dell’operazione), cavalieri d’Italia, pappagalli esotici di ogni tipo e persino una rarissima tartaruga da terra. Animali considerati «trendy» dagli sprovveduti che li acquistano non per amore, ma per mera ostentazione. Si tratta di esemplari di animali non commercializzabili perché protetti dalla cosiddetta «Convenzione di Washington», in quanto a rischio estinzione. Il veterinario allevava gli animali in un appezzamento di terreno di sua proprietà di contrada Colavecchio, nell’agro sciclitano, poco distante dal torrente Modica – Scicli, dove il corpo forestale del nucleo operativo regionale di Palermo, sezione Cites, trovò circa 550 esemplari di volatili esotici, per un valore di oltre 200mila euro. Per il veterinario scattò la denuncia per maltrattamento di animali e commercializzazione vietata.
 
MESSAGGERO VENETO
8 AGOSTO 2013
 
Cervo investito e ucciso sulla Cimpello-Sequals
L’animale è stato centrato da un furgone guidato dal titolare della “Birra di Meni”. «L’ho visto sbucare all’improvviso, non ho potuto evitarlo. È morto sul colpo»
 
SEQUALS (PN). Un cervo irrompe sulla strada e viene travolto e ucciso da un furgone Ducato. È quanto accaduto nella notte tra domenica e lunedì, intorno alle due, lungo la Cimpello-Sequals, a qualche chilometro di distanza dall’uscita che porta al comune del pugile Primo Carnera.
Nulla ha potuto il conducente del furgone, Domenico Francescon, residente a Cavasso Nuovo e titolare del noto birrificio artigianale “La birra di Meni”, che si è visto sbucare il grosso animale, di circa un quintale e mezzo di peso, dalla boscaglia e l’ha centrato con il veicolo, uccidendolo.
«Il cervo ha invaso all'improvviso la carreggiata e non ho potuto fare niente per evitarlo – ha spiegato Francescon –. Me lo sono trovato addosso al mezzo: con il buio non era possibile rilevarne la presenza». Un grande spavento per Francescon e la moglie Ornella, che sedeva a fianco del marito, e ingenti danni al furgone: la parte anteriore destra è stata distrutta, compresa una porzione di parabrezza.
Le schegge hanno invaso anche l'abitacolo, finendo addosso alla donna. I coniugi di Cavasso, comunque, non hanno riportato né traumi né ferite. «Ci è andata bene – hanno commentato –, considerata anche la mole dell'animale». Sul posto sono intervenuti i carabinieri, per effettuare i rilievi, e anche la polizia provinciale.
Come per i cinghiali, anche in questo caso, l’indennizzo spetta all’amministrazione provinciale, che stanzia, nel budget annuale, un fondo apposito. I soldi a disposizione, però, sono limitati, ancor di più di questi tempi, e comunque, vanno suddivisi tra i vari soggetti da indennizzare.
Già a novembre dello scorso anno, la Cimpello-Sequals, tra Zoppola e San Giorgio della Richinvelda, era stato teatro di un simile episodio. Un cervo, di oltre un quintale, aveva fatto “irruzione” sulla strada ed era stato travolto da due auto, che avevano riportato grossi danni.
Un problema non nuovo e destinato a reiterarsi nel tempo, quello degli investimenti di animali selvatici, soprattutto in una strada come la Cimpello-Sequals, priva di protezioni laterali. Il fatto che nei prati e nelle boscaglie che costeggiano questa arteria pascolino cervi non rappresenta un'anomalia, come ha evidenziato anche il comando della forestale di Pinzano.
La comune associazione cervo-montagne impervie non corrisponde alla realtà, perché il grosso erbivoro selvatico, che ha grandi capacità di adattamento a molteplici habitat, vive bene anche in zone di pianura, dove trova ampie distese di erba e ha, perciò, maggiore disponibilità di cibo.
 
IL TIRRENO
8 AGOSTO 2013
 
Istrice ferito in piazza durante il funerale
 
PONTEDERA (PI) L’istrice ferito (nella foto) ha attraversato la strada all’improvviso, mentre stava per iniziare il funerale del professor Enzo Catarsi, l’altro pomeriggio a La Rotta. L’animale era molto spaventato ed è stato catturato dalla polizia municipale che, a sua volta, ha informato quella provinciale. Alla fine l’istrice è stato trasportato in una clinica a Livorno dove avrà tutte le cure necessarie.
 
NEL CUORE.ORG
8 AGOSTO 2013
 
LA LAV DENUNCIA: CONTRIBUTI DEL FUS A CIRCENSI CONDANNATI
La legge li esclude dall'assegnazione
 
Degli oltre 3.400.000 euro donati dallo Stato ai circhi con l'attribuzione dell'ultimo Fondo Unico dello Spettacolo, una cifra fra i 250mila e i 336 mila euro sono stati assegnati a circhi condannati per reati contro gli animali o che comunque hanno violato disposizione normative statali ed europee di protezione degli animali. Come tali, quindi, non potevano essere beneficiari di questi contributi assegnati dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.
Lo denuncia la LAV che - chiedendo la riconversione del Fondo ai soli circhi che non usano animali - ha fatto presentare un'interrogazione alla senatrice Silvana Amati (Pd)e alla deputata Michela Vittoria Brambilla (Pdl), con le quali le parlamentari chiedono al Ministro Bray se non ritenga doveroso e urgente disporre la revoca dei finanziamenti assegnati e se non ritenga importante assegnare questi finanziamenti, così come eventualmente altri, per la costituzione di un proprio Fondo per la custodia degli animali sequestrati o confiscati ad attività circensi visto che ad oggi questo costo per lo più grava sulle associazioni di protezione degli animali.
Il Decreto dell'11 luglio 2013, firmato dal Direttore Generale per lo spettacolo dal vivo Nastasi, riporta infatti tra i beneficiari alcune attività circensi di cui sono note "le condanne definitive o le violazioni di disposizioni normative statali e dell'Unione europea in materia di protezione degli animali".
"Qual è la ragione - domanda la LAV - per la quale non sono stati, evidentemente, svolti da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali i controlli per rispettare l'articolo 7 comma 2 del Decreto Ministeriale 20 novembre 2007 e sulla base di quale tipo di ricerche e documentazione il Ministero ha finora proceduto negli anni precedenti e come intende procedere nei prossimi anni?"
"Da troppi anni attendiamo l'emanazione di una legge nazionale che preveda la riconversione dei circhi in spettacoli senza animali: questo tema deve diventare prioritario nell'agenda politica del nostro Parlamento, con la creazione e il sostegno di centri di accoglienza che possano ospitare animali man mano non più utilizzati negli spettacoli", conclude la LAV.
 
IL TIRRENO
8 AGOSTO 2013
 
Avvelenamento da fiori e piante Attenzione ai vostri cuccioli

Marco Melosi

 
I nostri cani, soprattutto se molto giovani, sono animali curiosi e sono portati spesso ad ingerire tutto ciò che appare nuovo, profumato e interessante come i fiori o le piante. Questo atteggiamento, tipico del periodo della dentizione del cucciolo, può essere legato anche alla necessità che ogni tanto i cani manifestano di "liberarsi" rimettendo. Inoltre i nostri animali tendono a "brucare" l'erba per poter usufruire della fibra in essa contenuta per aumentare la rapidità del transito intestinale delle feci. Purtroppo cani e gatti non hanno capacità di distinguere le piante "salutari" da quelle potenzialmente velenose e rischiano di ingerire piante intere, foglie, semi, fusti o bulbi che risultano tossici fino a divenire, qualche volta, persino mortali. Ci sono vegetali estremamente tossici, come ad esempio oleandro, ricino, tasso, in grado di uccidere un cane anche se ingeriti in quantità limitate. Altri vegetali tossici sono l'azalea, la begonia, la calla, il ciclamino la dieffembachia, l'edera, il ficus, il filodendro, il giglio, il glicine, l'iris ed il tulipano ma è raro che l'assunzione di una modica quantità possa determinare quadri clinici estremamente gravi. La sintomatologia in questi casi, è soprattutto di natura gastroenterica caratterizzata da scialorrea, vomito e diarrea, possono comparire talvolta anche sintomi neurologici come abbattimento e barcollamento.
 
GEA PRESS
8 AGOSTO 2013
 
Orrore in Cile – Gattino centrifugato e filmato nei social network (FOTOGALLERY)
Insorgono le associazioni animaliste. Le indagini della Polizia individuano un ragazzino
 
Il video è improponibile. Non è mostrabile neanche nelle notizie video filtrate dai telegiornali cileni.
Il responsabile dell’orrendo maltrattamento è stato individuato. Un ragazzino di  Pudahuel, un centro abitato a due passi dall’aeroporto di Santiago del Cile. Impunibile, stante alcune fonti della polizia.
Il ragazzo si è fatto filmare, probabilmente con un cellulare di scarsa qualità, mentre preleva un gattino color arancio di non di più di quattro mesi di vita. La lavatrice utilizzata è di quelle a pozzetto, abbastanza larga e con il coperchio tenuto aperto tanto da potere filmare. Il giovane torturatore non si ferma ad una sola “prova”. Il gatto viene centrifugato più volte.
Al primo avvio il gatto miagola. E’ udibile fino a quando il rumore della macchina lo sommerge. Poi, nei successivi divertiti tentativi, il gattino miagola sempre meno. Ad ogni interruzione, una risata e quel tanto che basta di mimica. Il ragazzino fa capire in tal maniera come il povero animale si muove, o almeno tenta di farlo.  Con gli artigli fermi sulla parete crivellata del cestello, il gattino sembra tentare sconclusionati movimenti per allontanarsi. Quasi a scatti, e poi si blocca. Poi, ancora altre prove. Risate  e primo piano di una persona che, dal filmato, sembra non avere più di 12-13 anni. Infine, dopo parecchi minuti, il micetto viene portato via. Le pareti del cestello, sono macchiate di una sostanza rossastra che non è solo sangue. Forse vomito misto a sangue. Dall’ano è evidente un prolasso intestinale.
Il micio viene ulteriormente mostrato ed infine riposto in cima ad un armadio che arriva quasi al soffitto di una tettoia esterna. Sembra ancora vivo.
In Cile, intanto, è scoppiata la polemica. Le tv hanno cercato di mostrare, per quanto schermabile possa essere il filmato, quanto già andato in onda nei social network. Si chiedono pene severe e una nuova legge. Il volto del ragazzo è oscurato ma nel network è senza veli. Due account facebook sono stati già individuati. Uno è stato cancellato. Il secondo, invece, è stato modificato inserendo le foto di una bambina. I due account sono quelli del ragazzo e probabilmente dell’amico che ha filmato.
“Se fanno queste cose  ancora da piccoli, cosa succederà quando saranno grandi?”. Se lo sono chiesti gli animalisti, e non solo. Un quesito che pochi giorni addietro si era posto anche Marco Cocco, giovane cantautore di Capua (CE). Il suo gattino lo aveva  ritrovato impiccato nel campetto della scuola (vedi articolo GeaPress ). Qualcuno lo aveva così ucciso, ma ancor prima il gattino nero era stato probabilmente picchiato. I nodi sulla corda di nylon, quasi a sigillare il malfatto, erano stati sciolti con un accendino.
VEDI FOTOGALLERY:
 
GEA PRESS
10 AGOSTO 2013
 
Cile – Rintracciato chi ha centrifugato il gatto. Chiede scusa
Non sapevo di essere filmato. La sua ragazza, però, la manda a quel paese
 
Non ha più quell’espressione forse un po’ stupida, più volte ripresa mentre si mostra intento a centrifugare un povero gattino chiuso in lavatrice. Anzi, raggiunto dai giornali cileni, dichiara di non sapere di essere stato filmato. Un fatto, questo, che per la particolarità del video, in pochi sembrano disposti a credere.
Per il resto, l’adolescente di Pudahuel, un sobborgo di Santiago del Cile, appare molto diverso. Volto serioso e capelli con vistoso ciuffo in fronte accompagnati da una rasatura pressocchè totale ai lati della testa. Ora, raggiunto dai media dopo che quell’orrendo filmato è stato postato su facebook, dichiara di avere agito male e chiede scusa a tutti.
Sarà vero? Per la legge non dovrebbe essere perseguibile, mentre su facebook è stato mandato a quel paese pure dalla sua ragazza. Poi, minacce ed insulti. C’è pure chi gli ha augurato la morte. Cosa aveva fatto il ragazzino cileno? Aveva “semplicemente” preso un micetto di non più di quattro mesi di vita e lo aveva centrifugato nel cestello di una lavatrice a pozzetto ( vedi articolo e gallery GeaPress). Non una, ma più volte. Possibile che non si sia accorto di essere filmato?
Tra un “passaggio” e l’altro in lavatrice, il ragazzino guarda dritto nel cellulare che lo sta riprendendo. Fa battute e smorfiette per spiegare gli sbandamenti che subisce il povero gatto ogni volta che la lavatrice viene spenta. Mostra, addirittura, il prolasso intestinale. A chi lo mostra se non a chi lo stava filmando?
Il gattino è poi morto, una volta adagiato sul tetto di un armadio. Lui, intanto, chiede scusa.
 
IL RESTO DEL CARLINO
8 AGOSTO 2013
 
Cane lasciato in auto sotto il sole: salvato in extremis
 
San Marino - Un bellissimo esemplare di pastore del Caucaso salvato in extremis dopo essere stato lasciato in auto sotto il sole in un parcheggio di San Marino. L'allarme lanciato alla Polizia civile dal parcheggiatore. I poliziotti hanno rotto il vetro e fatto uscire l'animale stremato. Gli impiegati della vicina banca hanno portato bacinelle di acqua per rinfrescare e dare da bere al povero animale. Il veterinario ha poi provveduto a fare alcune iniezioni per reidratarlo. Il cane è salvo e i suoi padroni sono stati denunciati.
FOTO
 
NEL  CUORE.ORG
8 AGOSTO 2013
 
SAN MARINO, POLIZIA SALVA CANE A PELO LUNGO CHIUSO IN UN'AUTO
Due turisti l'avevano lasciato sotto il solleone
 
Sarà probabilmente denunciata a piede libero, per abbandono di animali, la coppia di turisti tedeschi che questa mattina, poco dopo mezzogiorno, a San Marino, ha chiuso il proprio cane a pelo lungo nell'auto parcheggiata sotto il sole. I due turisti hanno lasciato la vettura vicino alla porta di Citta' e si sono allontanati almeno per un paio d'ore. A scoprire che a bordo c'era un cane sono stati i controllori del parcheggio che hanno subito avvertito la Polizia civile arrivata sul posto insieme all'unità antincendio. I militari hanno scelto di infrangere il vetro e fare subito uscire l'animale gia' in evidente stato di sofferenza. Solo il pronto intervento delle forze dell'ordine, e anche di alcuni impiegati che lavorano nei dintorni accorsi con acqua, ha permesso di impedire il peggio. I due turisti tedeschi sono stati accompagnati al comando.
 
ROMAGNA NOI
13 AGOSTO 2013
 
San Marino
Il cane è morto appena tornato in Germania
L'Apas attacca il servizio veterinario che si difende: forniti tutti li elementi al Giudice

 
SAN MARINO - Il suo corpo non ha retto alle conseguenze del colpo di calore e il povero cane abbandonato la scorsa settimana dentro all’auto parcheggiata sotto al sole è purtroppo deceduto. Ma in Germania. Era infatti stato già trasferito da San Marino e riconsegnato ai proprietari, gli stessi che l’avevano abbandonato nella macchina-forno. Anche per questo la vicenda continuerà a far discutere a San Marino. L’Apas, che aveva subito chiesto il sequestro dell’animale e la denuncia dei proprietari “irresponsabili”, ha già annunciato di ricorrere alle vie legali, perché, secondo i volontari dell’associazione animalista sammarinese, si sarebbe potuto agire più pesantemente nei confronti dei due turisti tedeschi. Invece il cane è stato riconsegnato loro senza particolari problemi, a quanto pare, già un paio di giorni dopo il fattaccio. Ma il Dipartimento Prevenzione e l’Uos Sanità Veterinaria e Igiene Alimentare non ci stanno a passare per incompetenti e replicano alle critiche dell’Apas, riepilogando tutto quello che - nelle loro competenze - hanno fatto in questi giorni. “L’Uos Sanità Veterinaria e Igiene Alimentare”, spiegano in una nota, “allertata nell’imminenza dell’accaduto, ha prontamente soccorso l’animale prestando allo stesso tutte le cure del caso ed affidandolo successivamente ad una struttura professionalmente adeguata in considerazione delle condizioni in cui versava il Pastore del Caucaso. Dell’accaduto è stato accertato, tramite interrogatorio del proprietario (ovvero il turista tedesco del ‘71, poi deferito all’autorità giudiziaria, ndr), ogni elemento utile alle indagini che verranno condotte dall’Autorità Giudiziaria alla quale spetterà la valutazione e l’eventuale sanzione del comportamento che ha condotto all’evento, mentre per ciò che attiene ai compiti legislativamente attribuiti all’Uos Sanità Veterinaria e Igiene Alimentare sono state prestate all’animale tutte le cure del caso, affidandolo -dopo averlo salvato- a personale qualificato per le terapie richieste. 
Il cane”, entrano nel merito della diagnosi, “non presentava all’analisi obiettiva compiuta segni clinici di maltrattamenti pregressi e non sono altresì emersi altri elementi tali da richiedere provvedimenti cautelari diversi dal ricovero in una struttura adeguata per le prestazioni fornite, mentre il quadro clinico è stato costantemente monitorato allo scopo di permettere all’animale il raggiungimento di altra struttura veterinaria presso la quale è stato destinato al ricovero”. “Nel rispetto di quanto sopra”, quindi, “l’Uos Sanità Veterinaria e Igiene Alimentare ha posto in essere tutte le iniziative utili per soccorrere l’animale, fermo restando che a seguito di un colpo di calore, è sempre possibile l’insorgenza di condizioni mediche potenzialmente pericolose anche a distanza di tempo. Purtroppo nella giornata odierna siamo stati informati del sopravvenuto decesso del cane dalla struttura veterinaria tedesca di destinazione dove lo stesso era stato indirizzato per proseguire le cure”. In ogni caso ritengono “di aver operato con la massima tempestività e diligenza essendosi adoperata per prestare le possibili cure del caso ed avendo collaborato con gli ausiliari del Giudice per l’accertamento dei fatti che hanno determinato l’evento e che saranno oggetto di separata valutazione dell’Autorità Giudiziaria”. Riguardo invece alla minaccia legale dell’Apas, l’Istituto Sicurezza Sociale per il tramite del Dipartimento Prevenzione, Uos Sanità Veterinaria e Igiene Alimentare, annuncia che “non assisterà passivamente qualora venissero intraprese azioni legali nei confronti di una delle sue unità operative dai soggetti citati”. In ogni caso, il rapporto di collaborazione con l’Apas non è a rischio: l’Iss “offre, e continuerà ad offrire, la propria collaborazione all’Apas destinando ad essa risorse economiche e materiali oltre che umane compresa la professionalità dei suoi operatori a tutela della salute degli animali”.
 
NEL CUORE.ORG
8 AGOSTO 2013
 
TOGO, ARRESTATO TRAFFICANTE: "HA FATTO MORIRE 10MILA ELEFANTI"
Questa l'accusa degli attivisti a Emile N'Bouke
 
Il ministro dell'Ambiente del Togo ha annunciato ieri l'arresto di uno dei maggiori trafficanti d'avorio del continente nero: Emile N'Bouke, considerato dagli attivisti responsabile della morte di 10 mila elefanti, dagli anni Settanta ad oggi. Al momento dell'arresto, martedì, nel suo negozio di Lome, capitale del piccolo stato africano, N'Bouke, 58 anni, noto nella zona con il soprannome "the boss", aveva a sua disposizione 700 chili di avorio. Ai giornalisti ha detto che "si occupa di avorio" dal 1983 e di essere in possesso di un "permesso speciale" per farlo. Il governo l'ha smentito ed ha promesso il massimo impegno per stroncare il traffico.
 
LEGGO
8 AGOSTO 2013
 
GIALLO NELLA METRO DI NEW YORK: TROVATO
UNO SQUALO IN UN VAGONE
 
NEW YORK - Uno squalo in un vagone della metropolitana di New York, nel Queens.
Lo ha trovato sotto ai sedili un ragazzo, che prima che il conduttore del convoglio ordinasse ai passeggeri di lasciare i vagoni, ha anche avuto tempo di 'vestire' lo squalo con una sigaretta, una lattina di RedBull e una tessera della metropolitana.
«Ho visto la squalo quando sono salito e ho pensato che non era possibile, sembrava morto da un paio di ore. Probabilmente qualcuno - dice Huan d. Cano, il ragazzo che lo ha 'mascherato' , lo ha portato nella metropolitana già morto o in fin di vita. Questa è la 'Shark Week'».
FETORE TERRIBILE Il fatto è stato confermato dalla Metropolitan Transportation Authority (Mta), secondo cui, una volta effettuata la bizzarra scoperta, il conducente ha chiuso il vagone al pubblico e raggiunta l'ultima fermata, un ispettore ha prelevato l'animale e riaperto il vagone. «Sono salito a bordo e ho sentito un fetore terribile - ha raccontato ai media statunitensi uno dei passeggeri - Non era il tipico odore di rifiuti o di urina, era puzza di pesce, così ho guardato in basso e ho visto lo squalo». «Mi sposto in metropolitana da oltre 15 anni - ha aggiunto un altro viaggiatore - ma questa è la cosa più strana che abbia mai visto. E ho davvero visto di tutto». Ora gli esperti stanno cercando di capire come il cadavere dello squalo sia arrivato sul treno della metropolitana.
IL VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
8 AGOSTO 2013
 
USA, JET PRIVATI PER I PET: IL MEDICO VIAGGIA CON TE SE IL CANE E' MALATO
JetSetVets offre un trattamento completo
 
L'americana Jill Zarin doveva fare un viaggio di lavoro, ma il suo cane Ginger era malato. Non poteva lasciare il suo chihuahua a casa, così ha pagato un veterinario per andare con loro. La dottoressa Cindy Bressler ha lanciato quest'anno il servizio JetSetVets per soddisfare le esigenze degli animali domestici in aria. Lo rivela l'Huffington Post.
Bressler opera a New York e negli Hamptons e ha due partner: il veterinario di Los Angeles e Beverly Hills, Patrick Mahaney, e Blue Star Jets, una società con sede nella Grande Mela che mette a disposizone jumbo jet privati pronti ad andare in qualsiasi parte del mondo in meno di quattro ore. Ecco l'unica compagnia privata americana con veterinario e servizi per i pet.
I veterinari potranno dare medicine, cambiare le medicazioni e prestar e tutte le cure di cui hanno bisogno gli animali domestici. Questa società si occuperà anche di preparare le bestiole per i viaggi, documenti compresi, e di stringere contatti con gli ospedali veterinari necessari in caso di estrema necessità.
Per quanto riguarda gli interventi chirurgici, dopo un atterraggio di emergenza, il team medico porterà l'animale nella clinica veterinaria più vicina. E non solo: previsti anche trattamenti alternativi, come l'agopuntura, i massaggi, le terapie laser e persino un cuoco in volo per preparare pasti speciali. Per un trattamento invidiabile ad alta quota.
 
GO NEWS
9 AGOSTO 2013
 
Cani chiusi in un box pieno di escrementi. Uno muore. L'Enpa: "Abbiamo denunciato la cosa, ma l'Asl non interviene"
 
isola d'Elba Capoliveri (Livorno) - "Le autorità veterinarie si sono opposte al sequestro degli animali sostenendo non esistesse lo stato di denutrizione o maltrattamento"
Due cani chiusi in un box pieno di escrementi. E' quanto segnalato dell'Enpa, che ha fatto intervenire carabinieri e veterinario. Uno dei due animali, un pastore cecoslovacco femmina, è stato salvato, l'altro, un pastore tedesco maschio, è morto.
E' successo sull'isola d'Elba, a Capoliveri (Livorno). ''Abbiamo più volte segnalato le pessime condizioni degli animali - affermano in una nota i volontari dell'Enpa - rinchiusi in un recinto pieno di escrementi, rifiuti e detriti, senza cibo né acqua, con un telo di plastica come unico riparo dal sole.
Le autorità veterinarie della Asl, intervenute una prima volta a fine giugno, si sono opposte al sequestro dei cani sostenendo non esistesse lo stato di denutrizione, e quindi di maltrattamento. Il controllo si è chiuso così con la richiesta al proprietario dei cani di ampliare il box''.
Ora i volontari dell'Enpa chiedono che vengano accertate le responsabilità e di vigilare sulle condizioni di altri due cani tenuti in casa dallo stesso proprietario.
 
GEA PRESS
9 AGOSTO 2013
 
Rimini – Gattina uccisa a colpi di fucile
Intervento dell'Eurodeputato Zanoni e del Sindaco

 
Intervento dell’Eurodeputato Andrea Zanoni, per quanto successo nelle campagne tra Onferno  e Gemmano in provincia di Rimini. Qui, infatti, la gattina Sandy di 2 anni, sarebbe stata uccisa mentre era in corso una battuta di caccia alla volpe eseguita dalle guardie venatorie. La bestiolina è stata ritrovata senza vita dalla padrona che era preoccupata per non averla vista rientrare a casa.
Di certo ad ucciderla è stato un colpo di arma da fuoco. Sandy è stata colpita nel lato sinistro sotto il collo. Il Veterinario ha subito avanzato l’ipotesi di un colpo di fucile. Un fatto del quale, a seguito della denuncia della proprietaria, se ne dovranno ora occupare i Carabinieri di Gemmano. L’ipotesi del Veterinario è stata poi confermata dal successivo esame autoptico. Dal corpo della gattino sono stati estratti i frammenti di proiettile che sarebbero stati sparati da un colpo di carabina automatica come quelle usate per la caccia al cinghiale o ad altri animali di grossa taglia.
Secondo l’On.le Andrea Zanoni, vice Presidente dell’intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo “i responsabili devono essere individuati quanto prima e il Questore deve ritirargli subito la licenza di caccia. Chi ha sparato alla gattina va punito – ha aggiunto l’On.le Zanoni. Chi non sa distinguere un gatto da una volpe non può essere lasciato vagare per le campagne con la licenza di uccidere: potrebbe scambiare il raro Ibis eremita per un fagiano, oppure il protetto tasso per una lepre. Invito pubblicamente il Sindaco, le Autorita locali e la Provincia a presentare notizia di reato alla Magistratura e a chiedere ufficialmente alla Questura il ritiro del porto di fucile per uso caccia. Vigilerò su questa vicenda – ha concluso l’Eurodeputato – e spero che nessuno commetta il reato di omessa comunicazione di notizia di reato alla Magistratura”. Il riferimento, è così probabilmente rivolto agli eventuali colleghi del presunto uccisore di Sandy”.
Intanto la petizione online lanciata da Arcabaleno onlus di Gemmano e dal Comitato cittadino ha registrato 890 adesioni in soli tre giorni. Con la raccolta firme si chiede di fermare chi ha ucciso la gatta Sandy e, in particolare, si sollecita un intervento delle autorità provinciali per fare chiarezza sulla battuta che era in corso quando è stata uccisa.
Il sindaco di Gemmano Riziero Santi ha fatto invece sapere che le indagini sono ancora in corso. Lo stesso Sindaco ha poi  chiesto alla Provincia maggiore informazione nel momento in cui si tengono battute da parte delle guardie venatorie.
 
LA STAMPA
9 AGOSTO 2013
 
Dopo aver attraversato l’Italia trova sul suo Tir quattro gattini abbandonati
Arrivava da Salerno per rifornire i supermercati di Vercelli. Poi la scoperta: sono stati affidati al canile
 
Roberto Maggio
 
Borgo Vercelli (VC) Quando il camionista, dopo un viaggio di centinaia di chilometri da Salerno a Vercelli, ha aperto lo sportello posteriore del Tir non ha potuto credere ai suoi occhi: accanto alle casse e agli scatoloni che aveva caricato per rifornire alcuni supermercati vercellesi, ha trovato quattro gattini appena nati. Abbandonati da qualcuno giorni prima, quando era partito. Dopo aver dato loro da mangiare, li ha nuovamente presi con sè sul camion, ma solo per arrivare al canile di Borgo Vercelli, e affidarli alle cure dei volontari.  
Al canile consortile, intanto, si registra un aumento di cuccioli legato al periodo riproduttivo primaverile. Cuccioli di cani e gatti che vengono portati nel centro di strada per Villata dopo due mesi dalla loro nascita, quando cioè smettono di essere allattati dalla mamma. «La gente, all’improvviso, si trova costretta a dar loro da mangiare e non riesce più a tenerli», raccontano al canile.  
 
MESAGGERO VENETO
9 AGOSTO 2013
 
Cani “rapiti” e scommesse: il caso finisce a Strasburgo
Chions, l’europarlamentare Zanoni raccoglie le denunce del Rifugio di Villotta. Raccattati per le strade, finirebbero in Slovenia per i combattimenti clandestini
 
CHIONS (PN). Il caso dei cani “rapiti” in provincia di Pordenone e portati in Slovenia per i combattimenti finisce sui banchi del Parlamento europeo di Strasburgo. L’iniziativa è dell’eurodeputato di Italia dei valori, il trevigiano Andrea Zanoni, eletto nella circoscrizione del Nordest ed Emilia Romagna dopo essere subentrato all’ex magistrato e attuale sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.
Zanoni, trevigiano di Paese, prima di prendere posizione ha voluto sentire Aurora Bozzer, presidente del Rifugio del cane di Villotta di Chions. «Arrivano diverse segnalazioni legate a sparizioni di cani che sarebbero “rapiti” per poi essere portati in Slovenia in un traffico legato a combattimenti clandestini. Ebbene – afferma Zanoni –, invito gli inquirenti a compiere accertamenti e chiunque noti movimenti sospetti a segnalarli alle forze dell’ordine».
La presidente Bozzer aveva riferito che, a Fontanafredda, due cani meticci fuggiti da un’abitazione sono stati ritrovati da una volontaria mentre vagavano in strada e subito recuperati. La volontaria del Rifugio del cane li ha tolti dalla strada anche in quanto girano voci insistenti che qualcuno circoli con furgoni in tutta la provincia di Pordenone alla ricerca di cani da portare in Slovenia per le lotte clandestine che si svolgerebbero nei dintorni di Lubiana. Un fatto increscioso che la Bozzer aveva confermato. Nell’ultimo anno, al Rifugio del cane di Villotta sono giunte segnalazioni di sparizioni sospette e dei combattimenti in Slovenia a suon di scommesse.
L’europarlamentare Andrea Zanoni, che ricopre anche l’incarico di vicepresidente dell’Intergruppo per il benessere e la conservazione degli animali al Parlamento europeo ha confermato: «Il traffico di cani destinati a fini atroci deve essere fermato immediatamente. Invito gli inquirenti a compiere controlli meticolosi: non è possibile accettare in silenzio che questi poveri animali vengano prelevati e destinati a morte certa nei combattimenti. Non hanno alcuna possibilità di sopravvivenza, in mano a quegli aguzzini. Chiedo a chiunque veda movimenti sospetti di rivolgersi alle forze dell’ordine: anche un numero di targa può portare ad individuare questi criminali». Magari Zanoni, a Strasburgo, potrà anche intercedere presso i suoi colleghi sloveni affinchè lavorino per bloccare questa pratica abominevole.
 
NEL CUORE.ORG
9 AGOSTO 2013
 
SCONTRO ALL'AQUILA SULL'ORDINANZA "AFFAMA-RANDAGI" DEL COMUNE
Il sindaco Cialente non intende ritirarla
 
Resta per ora in piedi, nonostante le proteste, l'ordinanza "affama-randagi" firmata all'Aquila il 22 luglio dal vicesindaco Roberto Riga, che vieta di offrire cibo ai cani vaganti per le strade della città. Secondo l'ordinanza, "somministrare a detti cani alimenti indistinti è potenzialmente pericoloso per la loro salute, creando altresì un disagio determinato dagli avanzi di cibo che, con la stagione estiva, può aggravarsi, con potenziale incremento di ratti e mosche ed evidente pregiudizio della vivibilità della zona".
Ieri il sindaco Cialente, dopo un lungo confronto verbale con gli animalisti che manifestavano contro il provvedimento si è dichiarato disponibile a "migliorare", ma non a "ritirare" l'ordinanza. Perciò il capogruppo dei Verdi in Consiglio reginale, Walter Caporale, ha inviato una diffida al sindaco e per conoscenza al Prefetto e alla Procura.
Protesta anche il Pdl. "Pagherò di tasca mia con piacere – ha detto al "Centro" il consigliere regionale Riccardo Chiavaroli – tutte le multe dei cittadini aquilani che contravverranno a tale ordinanza".
 
IL CENTRO
10 AGOSTO 2013
 
Animalisti: italiani indignati Presentato ricorso al Tar
 
L’AQUILA - Sull’ordinanza con cui il Comune vieta di dare da mangiare agli animali randagi della città, pena una multa da 25 a 500 euro, è intervenuta di nuovo l’Associazione «Animalisti italiani onlus». L’Associazione ha diffidato il sindaco affinché ritiri l’ordinanza «illegittima», mentre giovedì scorso, in occasione dell’ultimo consiglio comunale, oltre 50 attivisti e cittadini aquilani, capitanati dal presidente dell’associazione Walter Caporale hanno colto l’occasione per incontrare il sindaco. Il primo cittadino ha motivato l’ordinanza con questioni di igiene, «perché il cibo attira i topi». «L’Italia è indignata», dichiara Caporale «non ci fermiamo, l’azione di disobbedienza civile iniziata ieri continua a oltranza. Gli attivisti dell’Associazione e i cittadini aquilani continueranno a dare da mangiare e bere a tutti i randagi della città. Randagi diventati famosi durante il terremoto del 2009 perché molto docili e amati e che, in questi giorni, hanno ricevuto la solidarietà di tanti italiani indignati». L’Associazione ha inviato un appello rivolto al prefetto dell’Aquila e predisposto un ricorso al Tar contro l’ordinanza. Sarà organizzato, inoltre, un nuovo presidio alla ripresa dei lavori consiliari.
 
ALTO ADIGE
9 AGOSTO 2013
 
Un falco reale nell’Isarco: aveva le zampe spezzate
 
BRESSANONE (BZ) - Lo hanno rinvenuto sulle rocce del fiume Isarco all'altezza del piccolo ponte in legno della zona industriale di Bressanone mentre con tutte le sue forze cercava di trovare un appiglio per cercare la salvezza. Stiamo parlando di un autentico falco reale, stremato fino all'osso ma fortunatamente ancora vivo e tratto in salvo prima di annegare nelle fredde acque del fiume. A salvarlo sono stati ancora una volta un gruppo dei vigili del fuoco volontari di Bressanone che, allertati da alcuni passanti, hanno notato il grosso rapace semisommerso dall'acqua. Non si sa ancora come sia precipitato nel fiume, fatto sta che presentava entrambe le zampe con i grossi artigli spezzati. La cosa certa è che senza l'aiuto dei pompieri il rapace non sarebbe mai sopravvissuto. I volontari lo hanno raccolto su lle rocce a pelo d'acqua e inserito in una gabbietta solitamente utilizzata per il trasporto di animali domestici con molta attenzione, poi è stato trasportato dal vicino veterinario Pranter. Ieri, dopo una nottata tranquilla per recuperare le forze, il falco è stato affidato agli addetti del centro avifauna per il recupero dei rapaci di Castel Tirolo dove ne avrà per qualche mese e, a recupero ultimato, sarà lasciato nuovamente libero.
 
IL SECOLO XIX
9 AGOSTO 2013
 
Tartaruga di terra ferita, salvata da un’automobilista
 
Savona - Una tartaruga di terra, ferita ed allo stremo della forze, è stata salvata a Savona da un automobilista di passaggio, che l’ha raccolta e consegnata ai volontari della Protezione Animali di Savona. Si tratta di un esemplare anziano, ferito gravemente e con il carapace rotto, forse per una caduta o forse per un investimento.
La tartaruga è stata messa dentro una scatola e lasciata ai margini dell’Aurelia vicino alla galleria Valloria. I veterinari dell’Enpa sperano che reagisca alle cure e superi la grave infezione causata dai diversi giorni di abbandono dopo il ferimento; appena guarita la lesione, i medici provvederanno ad incollare il carapace con una resina specifica.
Trattandosi di animale particolarmente protetto, di cui è vietata la detenzione se non se ne documenta la provenienza lecita, l’Enpa dovrà segnalarla al Corpo Forestale dello Stato.
 
IL TIRRENO
9 AGOSTO 2013
 
Ladri all’assalto anche delle pecore: rubato un gregge
 
LUCCA - Tornano i ladri di pecore. Accade a Castelvecchio di Compito, in provincia di Lucca, dove nel cuore della notte sono state fatte sparire tra gli 80 e 100 capi di animali. Un furto messo a segno da una banda specializzata che quasi sicuramente ha agito su commissione e ha preso di mira l’azienda di Marco Giorgi, un giovane imprenditore che gestisce una moderna struttura agricola con tanto di negozio per la vendita al dettaglio dei prodotti. «Mi sono accorto del furto - racconta Giorgi - intorno alle sette del mattino quando mi sono recato in azienda per la mungitura del gregge. I ladri avevano forzato un lucchetto di uno dei portoni di accesso alle stalle e senza alcuna difficoltà hanno fatto uscire una parte del gregge». Sembra che i banditi siano arrivati a piedi ed abbiano caricate gli animali su alcuni furgoni.
 
LA NUOVA SARDEGNA
9 AGOSTO 2013
 
Ottana (NU), sigilli per 58 aziende È la nuova ecatombe di lingua blu
 
Si attende l’aggiornamento del decreto dell’assessore alla Sanità sulla campagna delle vaccinazioni. La decisione è stata presa a Roma, martedì scorso, durante un vertice al ministero della Salute durante il quale si è anche deciso di procedere all’aggiornamento della mappa dei focolai. Intanto è stata costituita una task force interassessoriale, un tavolo tecnico permanente utile per un costante aggiornamento sulla lotta alla blue tongue. L'assessorato alla Sanità aveva provveduto alla ripartizione di quasi un milione 875mila di dosi di vaccino (sierotipi 1 e 8) alle Aziende sanitarie locali per la vaccinazione obbligatoria degli ovini, così come previsto dal decreto dell'assessore Simona De Francisci (nella foto) firmato il 22 luglio scorso, che ha messo a disposizione oltre 30mila dosi per il comparto bovino. di Federico Sedda
 
OTTANA (NU) - Allarme lingua blu nelle campagne di Ottana. Il virus, segnalato qualche giorno con la comparsa di alcuni focolai isolati, si è allargato a macchia d’olio, coinvolgendo, fino alle segnalazioni di ieri, 38 aziende su una settantina che operano nel territorio. Ma non è finita qui. L’epidemia rischia di colpire altre aziende. Il sindaco Gian Paolo Marras, che finora ha emesso 38 ordinanze di sequestro di altrettanti allevamenti, si prepara ad emetterne oggi un’altra ventina. Altri provvedimenti potrebbero scattare nei prossimi giorni, coinvolgendo pressoché tutte le aziende ottanesi. Una vera mazzata che rischia di compromettere in modo irreversibile il comparto agropastorale del paese già colpito dal dramma della crisi delle industrie. La presenza del virus, sia pure in forma sospetta in attesa degli accertamenti definitivi, è stata segnalata dal servizio veterinario della Asl n. 3 di Nuoro tra il 31 luglio e il primo agosto scorso. Nei giorni successivi, la febbre catarrale della blue tongue, è diventata certezza, allargandosi ad altre aziende e uccidendo decine di animali. Il virus ha colpito in modo particolare le zone di Soddoidene, Ereulas, Carchinarzos, Binza ‘e rivu, Sa pedrosa, Singraris, Badu ‘e carros, Bruscas e Murzana, tanto per citare le località a più alta densità di pascolo. Molti allevamenti sono costituiti da capi selezionati destinati alla riproduzione. Un patrimonio che rischia di scomparire, provocando un danno incalcolabile non solo agli allevatori, ma a tutto il debole tessuto economico di Ottana. «L’epidemia - commenta amareggiato il sindaco Gian Paolo Marras – rischia di provocare un disastro». Lui, vista la situazione, non può fare altro ch e emettere una dietro l’altra le ordinanze di sequestro degli allevamenti infetti segnalati dal servizio veterinario. L’ordinanza, oltre a imporre l’isolamento degli animali, contiene anche una serie di misure tra le quali i divieti di spostare e di macellare gli animali, di introdurne altri e di trasportare fuori dall’azienda latte, foraggi, letame e oggetti che potrebbero diventare veicoli per la propagazione della malattia. L’allevamento e i fabbricati circostanti dovranno, inoltre, essere sottoposti a trattamento con sostanze insetticide autorizzate. Il sindaco dovrà anche affrontare un altro problema difficile: la realizzazione di una fossa comune dove seppellire gli animali morti. «Trasferirli nelle discariche autorizzate per questo tipo di smaltimento speciale – dice – costa troppo e molti allevatori non possono affrontare una spesa come questa». Insomma, Ottana si trova davanti a un’altra emergenza socia le ed economica. Intanto, il consigliere regionale della Base, Efisio Arbau, ha chiesto l’intervento della Regione per arginare il diffondersi della lingua blu nella piana del Tirso. L’assessore alla Sanità, Simona De Francisci, ha già fatto sapere che è pronto un piano dell’assessorato all’Agricoltura e l’Unità di crisi.
 
LA NUOVA SARDEGNA
11 AGOSTO 2013
 
Le pecore muoiono a decine: sepolte nelle fosse comuni
 
di Federico Sedda
 
OTTANA (NU) - La fossa comune fatta scavare nell’area artigianale dall’amministrazione comunale per interrare le carcasse delle pecore uccise dalla lingua blu comincia a riempirsi. Ieri, primo giorno di conferimenti dalle 8 alle 10, ne sono state interrate una ventina. Tutte trasportate dagli ovili nei cassoni dei fuoristrada dei pastori. Quasi un simbolico funerale per l’economia del paese che, dopo i sogni industriali, sperava di rifarsi un futuro con l’agricoltura e la zootecnia. I capi morti, negli oltre cinquanta ovili sottoposti a sequestro con ordinanza del sindaco, Gian Paolo Marras, per effetto del virus della febbre catarrale sono un centinaio. Ma le pecore e le capre, alcune selezionate, continuano a morire or a dopo ora. Nei giorni scorsi molte carcasse sono state interrate negli stessi ovili dopo essere state coperte con calce trattata. "La fossa comune"  avverte il sindaco - aprirà anche tutti i giorni della prossima settimana, sempre dalle 8 alle 10». Sono attesi altri conferimenti. Intanto, la Asl di Nuoro, ha diffuso un comunicato nel quale parla “di 22 casi accertati di febbre catarrale degli ovini (cosiddetta blue tongue) effettivamente confermati, concentrati nei comuni di Bolotana, Desulo, Dorgali, Olzai, Orani, Ottana, Sarule e Teti, a fronte di 160 casi sospetti”. Un dato ufficiale, forse incompleto. Le ordinanze di sequestro degli allevamenti emesse dai soli sindaci di Ottana e Bolotana (per parlare solo della piana del Tirso) sono una sessantina. Un centinaio i capi morti nella piana del Tirso. I primi provvedimenti sono stati emessi il primo agosto. Ma il fenomeno è venuto alla luce in tutta la sua drammatica dimensione solo giovedì, grazie anche a una denuncia fatta in consiglio regionale dal consigliere della Base, Efisio Arbau. Per quasi una settimana, la lingua blu ha ucciso pecore nel silenzio degli ovili. Morti certificate dalle lunghe litanie delle ordinanze di sequestro. Intanto, affiorano le polemiche. «C’è stato – denuncia il presidente di Coldiretti nuorese, Simone Cualbu – uno stallo delle istituzioni. I pastori – rincara il sindaco, Gian Palo Marras – sono stati lasciati soli». Ma la Asl nuorese si difende. «L’azienda sanitaria – precisa la nota – ritiene di avere sempre comunicato correttamente e tempestivamente ogni aspetto della salute veterinaria, come dimostra anche il comunicato del 23 luglio relativo alla disponibilità di 60mila vaccini per i sierotipi 1 e 8, con un l’invito agli allevatori a rivolgersi ai servizi veterinari dei vari comuni per attuare le norme di comportamento e tutte le azioni di prevenzione. I veterinari del servizio di sanità animale – conclude la nota – sono comunque in campo per dare massima assistenza agli allevatori, monitorando i focolai e vaccinando le rimonte». Intanto, si apre la fase della riflessione. Il consigliere regionale Efisio Arbau ha convocato un incontro con pastori, veterinari e amministratori locali per martedì 13, alle 18.30, nel centro di via Lussu a Ottana. Saranno presenti anche funzionari dell’assessorato regionale alla Sanità.
 
IL TIRRENO
9 AGOSTO 2013
 
Si rompe un tabù arriva anche qui la spiaggia per Fido
 
di Matteo Garavoglia
 
VIAREGGIO (LU) Il tempo dell’ostracismo è finito. Da lunedì tutti i proprietari di cani potranno finalmente venire in vacanza sulla costa versiliese e vedersi riconosciuto il giusto spazio. Al bagno Marechiaro in Darsena, Carlo e Cristina Lovi hanno dato vita, per la prima volta a Viareggio, a un’area attrezzata pensata appositamente per gli amici a quattro zampe. Una dog beach a tutti gli effetti. Con sei postazioni di quattro metri quadri l’una, dotate di sdraio e ombrellone, padroni e animali non saranno più costretti ad elemosinare un lembo di spiaggia. I cani, inoltre, beneficeranno di tutti i comfort possibili: ciotoline, cibo, sgambatoio e appoggio alla clinica veterinaria sono compresi nell’offerta. Il prezzo? Quello di un ombrellone normale. Nessun costo aggiuntivo. «Siamo veramente soddisfatti - commentano i due fratelli - abbiamo sempre avuto dei cani e le difficoltà di trovar loro una sistemazione adeguata sono sempre state molte». L’idea parte da lontano. Dopo varie trafile burocratiche e un’attesa lunga tutta l’estate, il via libera del parco e del Comune è finalmente arrivato. Così lunedì, a partire dalle 18.30, è prevista l’inaugurazione per mostrare a tutti la grande novità della stagione. Saranno presenti anche il sindaco Betti e l’assessore Glauco Dal Pino. La speranza dei gestori del Marechiaro è quella di ampliare il più possibile questo tipo di offerta, un coordinamento con tutti i bagni della zona per porre fine a una serie di disagi che ha sempre coinvolto il cane ed il suo padrone. «Siamo sommersi dalle richieste - rivela Carlo Lovi - soprattutto dagli stranieri». In tempi di crisi, si sa, gli introiti tendono a diminuire, a volte addirittura spariscono. Con un buon progetto e tanta voglia di fare, però, si è trovata una scappatoia, riportando nelle casse dello stabilimento un certo tipo di indotto. Per il prossimo anno, come sottolinea l’amministratrice del Marechiaro, il progetto è di portare un po’ di verde in più nell’area, installare una passerella e aumentare il numero delle postazioni. Quello di quest’anno rappresenta solo un primo passo. Un'iniziativa semplice ma d’impatto, capace di mostrare a una Versilia immobile che innovare si può, senza costi eccessivi. Basta solo un po’di originalità. I Lovi hanno già cominciato a intrecciare collaborazioni con un hotel della zona, il passaparola è iniziato e si aspettano un agosto con molte prenotazioni.
 
LINKIESTA
9 AGOSTO 2013
 
Chi rispetta gli animali rispetta (anche) le persone
 
Gianluca Melillo
 
Chi rispetta gli animali rispetta sempre (anche) le persone. Ma chi non rispetta gli animali non rispetta alcunchè. A cominciare da se stesso.
Nel periodo delle vacanze inizia quella vergognosa pratica dell'abbandono dei nostri amici a quattro zampe. Un'abitudine disgustosa (troppo) praticata da persone che certo non esito a definire bestiali.
Anche per contrastare questo "fenomeno" estivo è con gioia che accolgo le nuove norme che cancellano il divieto di entrare nei luoghi pubblici degli animali da compagnia. E che, de facto, riconosce una valenza sociale, ed anche giuridica, al rapporto fra animali domestici ed i loro proprietari.
Secondo le nuove leggi infatti il Comune riconosce appunto "la valenza sociale" del rapporto tra esseri umani e animali d'affezione ed opera perché il rispetto verso i nostri amici a quattro zampe sia promosso anche nel sistema educativo, a partire dalla scuola dell'infanzia ed elementare.
Il regolamento elenca doveri e responsabilità del detentore di cani e gatti – ad esempio, la custodia, il controllo della riproduzione, le precauzioni contro danni a terzi o aggressioni – e alcuni significativi divieti come quello di legare gli animali alla catena, di venderli a minorenni, di detenerli se si sono riportate condanne, o è stato accolto il patteggiamento, per maltrattamento o uccisione, di lasciarli cronicamente soli, di condurli al guinzaglio da qualsiasi mezzo di locomozione, di utilizzarli per l'accattonaggio, di offrirli in omaggio o in premio (come ancora accade in molte lotterie di paese).
Qualora il detentore, "per seri e comprovati motivi", non sia più in grado di tenere l'animale, è previsto che ne dia comunicazione all'Asl e al Comune affinché le strutture pubbliche o private convenzionate possano gestire l'accoglienza. Il regolamento, inoltre, riconosce e promuove, quale strumento alternativo per la lotta al fenomeno del randagismo, la figura del "cane di quartiere" o, più propriamente, del "cane libero accudito": le condizioni per il riconoscimento sono definite dal servizio veterinario delle Asl competenti.
I titoli sul libero accesso degli animali riprendono ed approfondiscono il testo delle ordinanze-tipo presentate l'anno scorso e già fatte proprie da molte amministrazioni. La regola generale è che l'accesso è libero ovunque la legge non lo vieti, purché i cani siano muniti di guinzaglio e, solo all'occorrenza, di museruola e i gatti viaggino in trasportino.
Viene concessa la facoltà di non ammettere gli animali negli esercizi pubblici che, presentata documentata e motivata comunicazione al Sindaco, predispongano appositi e adeguati strumenti di accoglienza, atti alla custodia degli stessi durante la permanenza dei proprietari all'interno del medesimo esercizio.
Con guinzaglio e museruola, è consentito ai cani l'accesso alle case di riposo e in "apposite aree" degli ospedali, dove potranno "far visita" ai proprietari ricoverati, e nei cimiteri.
Sono dettate regole anche per affrontare i momenti più spiacevoli: l'eventuale fuga o smarrimento dell'animale domestico, la soppressione, ammessa soltanto se gli individui sono gravemente malati e non più curabili e previo benestare dell'Ufficio competente per la tutela degli animali, e l'inumazione. 
Su tutto il territorio comunale si propone il divieto, in qualsiasi forma, di esposizione, spettacolo o di intrattenimento pubblico o privato effettuato con o senza scopo di lucro che contempli, in maniera totale o parziale, l'utilizzo di animali, sia appartenenti a specie domestiche che selvatiche.
Tra le eccezioni sono ammessi i circhi, tutelati dalla legge del 1968, purché osservino le linee guida "per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre itineranti" emanate dalla Commissione Scientifica CITES del Ministero dell'Ambiente. Sono prescrizioni severe e dettagliate, specie per specie. A danno dei contravventori è disposta la sospensione immediata dell'attività.
Per le violazioni del regolamento, non punite dalla legge, sono previste sanzioni amministrative da 150 a 500 euro e, nei casi previsti dalla legge, la confisca degli animali.
Concludo augurandovi buone vacanze, che personalmente trascorrerò anche con Priscilla (la nostra "figlia" a quattro zampe), e dandovi appuntamento a fine agosto. Sempre su #Italiamo sempre su #Linkiesta 
 
GIORNALETTISMO
9 AGOSTO 2013
 
La strana moria di delfini
Più di 120 animali si sono arenati sulla costa est degli Stati Uniti
 
New York: Gli scienziati federali stanno indagando su un gran numero di delfini morti che si sono arenati sulla costa est del paese. La grande quantità di carcasse spiaggiate indicano un tasso di mortalità che è di ben sette volte superiore alla media, come riporta l’Huffington Post. LA MORIA DI DELFINI - Dal New Jersey alla Virginia sono stati ritrovati più di 120 delfini morti, secondo quanto riportato dalla  National Oceanic and Atmospheric Administration Fisheries Service. Maggie  Mooney-Seus del NOAA riferisce che secondo gli scienziati federali, che stanno indagando sulle cause del decesso, si tratterebbe di un evento di mortalità inusuale. Vi sono una grande quantità ; di fattori che possono portare gli animali alla morte: una fioritura eccessiva delle alghe, virus, lesioni dovute a collisioni con imbarcazioni, inquinamento. Anche se la causa del decesso di massa non è ancora stata stabilita, da una prima analisi del tessuto dei delfini, la loro morte potrebbe essere attribuita al Morbillivirus, un agente patogeno infettivo, secondo quanto sostiene Teri Rowles del NOAA.
IL PRECEDENTE - Le autopsie sui corpi dei delfini sono ancora in corso e potrebbero volerci delle settimane per stabilire la causa del decesso dei mammiferi marini. Solo questo mese sono stati trovati 28 delfini morti lungo la costa est degli Stati Uniti. Sono passati 25 anni dalla più grande moria di Delfini degli US, avvenuta nel 1987, quando più di 740 animali vennero trovati morti sulla tratto di costa che va dal New Jersey alla Florida. Gli scienziati hanno avvertito il pubblico di non avvicinare i delfini in difficoltà perchè potrebbero essere portatori di qualche malattia infettiva. Sotto potete vedere il video di qualche giorno fa, quando la conta dei delfini morti era ferma e 87 esemplari.
FOTO E VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
9 AGOSTO 2013
 
Bimbo di sette anni smarrito in un bosco: “Sono sopravvissuto grazie a un canguro”
Simon per 24 ore è rimasto  disperso in un parco naturale:
«Ha dormito con me»
 
fulvio cerutti
 
Sembra la trama di un film per ragazzi, invece potrebbe essere una storia vera. Il condizionale è d’obbligo perché qualcuno potrebbe dubitare delle parole di un bimbo di sette anni smarrito per una notte intera, tutto solo, all’interno del Deep Creek Conservation Park, a sud di Adelaide, in Australia.  
«Papà, sto bene. Ho dormito sotto un albero e c’erano i canguri» sono state le prime parole che, riporta il giornale “The Austraian”, il bimbo ha detto dopo che la polizia l’aveva riportato fra le braccia dei suoi genitori.  
L’incubo per Etienne e Linda Kruger era iniziato sabato pomeriggio. Durante un picnic nel parco naturale, il piccolo Simon si era allontanato facendo perdere le sue tracce. La coppia ha subito dato l’allarme e squadre di soccorsi, compresi anche due elicotteri, hanno iniziato a setacciare l’ampia area verde. Ma sono servite 24 ore per riuscire a ritrovare il bambino disperso. Una notte intera, nel buio pesto e con il freddo dell’inverno australiano senza i propri genitori. Una situazione che avrebbe potuto spaventare chiunque, soprattutto a quell’età, e magari finire anche male. 
Ma Simon nella foresta ha trovato un angelo custode. «Un canguro gli si è avvicinato - ha raccontato il papà riportando le parole del piccolo Simon - e ha mangiato qualche fiore che lui aveva in mano. Poi si è gli si è addormentato vicino. Credo che Dio abbia mandato il canguro per riscaldarlo».  
E se qualcuno volesse mettere in dubbio l’esperienza speciale vissuta dal piccolo Simon, c’è la madre a dar forte alla sua storia: «Credo che sia stato un miracolo. Quando ha annusato la sua giacca, sapeva di canguro, di cespugli e canguro».  
 
LA REPUBBLICA
9 AGOSTO 2013
 
Yoga col chihuahua, cane imita il "maestro"
 
Ci manca poco che l'allievo superi il maestro. Il chihuahua protagonista di questo simpatico video, infatti, sembra seguire alla lettera le istruzioni del ragazzo che sta facendo Yoga. Il cane replica con successo le sue posizioni e il web si chiede: "Come è possibile?". Per alcuni il filmato sarebbe stato realizzato con la collaborazione di un'altra persona che, dietro la videocamera, avrebbe "guidato" i movimenti del chihuahua utilizzando del cibo o un gioco con cui catturare la sua attenzione (a cura di Pier Luigi Pisa)
VIDEO
 
TISCALI
9 AGOSTO 2013
 
Anche gli squali hanno personalità: generalizzare è un errore
 
Anche gli squali hanno una propria personalità. Una nuova analisi ha messo in evidenza come i più grandi pesci esistenti abbiano "diversi gradi di socialità e curiosità" ed è pertanto sbagliato generalizzare il comportamento di un singolo animale ad un'intera specie.
Gli studiosi del Bimini Biological Field Station delle Bahamas hanno analizzato il comportamento dei giovani squali limone scoprendo per la prima volta l'esistenza di una vera e propria personalità nella specie. Nel tentativo di determinare il grado di socialità degli squali, gli esemplari analizzati sono stati fatti nuotare insieme in una grande vasca per 20 minuti ed i ricercatori hanno documentato il loro comportamento ogni 30 secondi.
E' emerso che mentre alcuni esemplari possono essere aggressivi, altri al contrario sono pacati e tranquilli. "Non sono macchine, hanno una loro personalità - ha spiegato l'autore dello studio, Jean Sebastien Finger. - Non bisogna generalizzare il comportamento di un'intera specie. Nonostante la loro reputazione di cacciatori temibili ed aggressivi, alcuni squali hanno dimostrato di essere abbastanza rilassati rispetto ai loro coetanei".
 
GEA PRESS
10 AGOSTO 2013
 
San Mauro Cilento (SA) – Dava fastidio alle galline. Fine di Gaetano, meticcio conosciuto da tutti
La Lega Nazionale per la Difesa del Cane: ci appelliamo alle Istituzioni. Maggiore collaborazione ed attenzione ai problemi del randagismo.
 
Un grande dolore, quello degli animalisti del Cilento. Gaetano, il meticcio conosciuto da tutti, finito con un colpo di fucile. Il caso è stato risolto dai Carabinieri del Comando Stazione di Pollica (SA), dopo che alcune persone avevano assistito alla fine del povero cane. Un uomo, il fucile, ed a quanto pare dei bambini che potrebbero avere assistito, loro malgrado, alla scena.
Gaetano, sembra che dava un po’ fastidio alle galline. Queste, secondo quanto riferito a GeaPress da Venera Gitto, commissario della Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Vallo di Lucania, le motivazioni sull’insano gesto che sarebbero circolate in loco. L’uomo, di San Mauro Cilento (SA), ha finito il povero Gaetano da distanza ravvicinata. Non un caso isolato, riferiscono dalla Lega Difesa del Cane. I casi di maltrattamento, a quanto pare, sono molteplici.
“Sono rimasta sconvolta dall’accaduto – riferisce la responsabile della Lega Difesa del Cane – cosi come tante altre persone che vivono in una zona dove il rispetto e la tutela per gli animali sembra non esistere“. Il responbile dell’incredibile gesto, una volta raggiunto dai Carabinieri, avrebbe ammesso le sue responsabilità. Per lui la denuncia sul possesso dell’arma e la contestazione del reato di maltrattamento di animali.
L’impegno della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, intanto continua. “La nostra lotta non si ferma – aggiunge Venera Gitto - vogliamo dare voce a chi voce non ha. Cosi facendo speriamo che queste atrocità non si verifichino più sul nostro territorio“. Campagne di sensibilizzazione in favore della sterilizzazione e adozioni. Il tutto per contrastare abbandono e  maltrattamento. Un appello in particolare è ora rivolto alle ASL ed a tutti i Sindaci dei  Comuni del Cilento e Vallo di Diano. Bisogna fare più attenzione alle associazioni di volontariato accettando la collaborazione per risolvere il grave problema del randagismo.
“Ci auguriamo che anche i cittadini del cilento sostengano la nostra associazione – conclude Venera Gitto – denunciando i casi di maltrattamento e  preservando il diritto alla vita e alla libertà“.
Su Gaetano, intanto, si è conclusa un’altra storia triste e drammatica. La speranza degli animalisti è che tanto orrore trovi finalmente fine.
 
CORRIERE DI VITERBO
10 AGOSTO 2013
 
Sette cani avvelenati in una notte: è allarme nella struttura di Bagnaia (VT)
 
La denuncia dei volontari: "A uccidere gli animali sarebbe stato il fosfuro di zinco"
Sette cani avvelenanti in una notte. Altro spregevole episodio quello che si è verificato presso il canile di Bagnaia e denunciato dai volontari della struttura. Secondo quanto raccontato da Leonardo De Angeli gli animali sarebbero stati uccisi utilizzando il fosfuro di zinco. Nello specifico, “il fosfuro di zinco usato dal maniaco - spiega De Angeli -, porta infatti i cani ad una morte lenta e dolorosissima, in quanto paralizza loro progressivamente i muscoli e nel giro di qualche giorno, li porta alla morte”.
Pare che “la conferma dell’uso di questo potente veleno- aggiunge sempre De Angeli - è emersa dai risultati delle analisi effettuate su alcuni dei 32 cani avvelenati durante il mese appena trascorso, dall’Istituto zooprofilattico, che ha escluso qualsivoglia forma di malattia e confermato l’avvenuto avvelenamento”. Tutto ciò ha reso ancor più inaccettabile questo lento strazio che tormenta il personale del Canile.
“Quella di Bagnaia- spiega ancora Leonardo De Angeli -, mi piace ricordare, è una struttura che ospita gli amici a quattro zampe in enormi recinti nel verde ombreggiati da alberi secolari, e che consente agli animali di poter correre liberi all’aria aperta per la maggior parte della giornata. Un vero miracolo operato da volontari, veterinari ed animalisti che hanno fondi ridottissimi con i quali però riescono a dare ai loro piccoli amici un servizio veramente a cinque stelle”.
 
GEA PRESS
10 AGOSTO 2013
 
I croissant al veleno ed altri maltrattamenti
Da Modena fino a Caltanissetta, ancora cani vittime dell'uomo

 
provincia di Cosenza - Croissant al veleno ed altre esche avvelenate sarebbero state rinvenite dal NIPAF del Corpo Forestale dello Stato nei pressi dell’ex palazzetto dello sport di Cetraro, in provincia di Cosenza. Spetterà ora all’Istituto Zooprofilattico, sezione di Cosenza, stabilire la tipologia di veleno che sarebbe stata utilizzata per confezionare i bocconi. Tra questi anche cibo per cani. Nei giorni scorsi alcuni animalisti avevano denunciato la morte sospetta di animali. L’ipotesi subito avanzata era stata quella del veleno.
Hanno rischiato invece di finire molto male due cani a Modena e a Pesaro. Nel primo caso l’intervento dietro segnalazione della Polizia Municipale ha consentito di salvare un povero animale chiuso in una scatola di cartone adagiata nei pressi di un cassonetto dei rifiuti. Pochi giorni addietro, in provincia di Modena, si era  registrato un altro caso, questa volta dettato da incuria. Un cane lasciato in automobile nell’assolato parcheggio di un ipermercato (vedi articolo GeaPress). Un episodio molto simile, si è ora verificato a Pesaro. Un cane , in evidente stato di sofferenza, chiuso all’interno di un automobile parcheggiata nel quartiere Pantano. L’intervento della Polizia ha consentito il salvataggio, sebbene si è dovuto ricorrere al soccorso di un veterinario. La proprietaria è stata rintracciata e denunciata.
Ben più grave, invece, quanto successo nell’isola d’Elba. La sezione ENPA, infatti, aveva denunciato all’autorità sanitaria la presenza di due cani detenuti in condizioni inidonee. Salvo alcune prescrizioni che sarebbero state impartite al proprietario, non era però stato disposto alcun provvedimento cautelare, come il sequestro. Ora il triste epilogo. Tornati con i Carabinieri, i volontari hanno ottenuto il trasferimento della femmina di cane lupo cecoslovacco, a quanto pare trovata afflitta da più patologie. Niente da fare, invece, per il pastore tedesco. Era ormai morto.
Come se niente fosse successo, invece, in una delle patrie italiane del randagismo, ovvero la città di Palermo. La persona accusata di “vendere” cani in strada, fermata nei giorni scorsi dai Carabinieri (vedi articolo GeaPress) è di nuovo al suo posto. Il soggetto continua a sostenere di possedere un rifugio e di voler bene ai cani. I legali delle associazioni sono però pronti a dare battaglia. Si tratta, dicono, di una attività abusiva basata sulla raccolta di fondi per un presunto rifugio che però non si conosce ancora.
E’ finita invece bene l’avventura di quattro cuccioli neonati (nella foto) abbandonati a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta. A ritrovarli alcuni ragazzini attirati dai gemiti dei piccoli animali. Inutile l’intervento che sarebbe stato richiesto al Comune. Sul posto, invece, i volontari dell’OIPA che hanno provveduto al recupero dei quattro cagnolini. Forte, però, il monito di Fabio Calì, coordinatore delle Guardie OIPA. “E’ forse il caso di sottolineare – ha dichiarato il Coordinatore – che chi abbandona questi piccoli animali, li abbandona alla morte“. L’OIPA di San Cataldo, cerca ora aiuto per uno stallo.
 
MESSAGGERO VENETO
10 AGOSTO 2013
 
allerta fra i proprietari di cani
«Attenti ai bocconi avvelenati in zona largo Cervignano (UD)»

Rosario Padovano

 
provincia di Udine - Le segnalazioni sono state numerose e sono arrivate in particolare da persone che hanno chiamato, ieri pomeriggio, la redazione cittadina di Telepordenone.
C’è qualcuno che si diverte a portare avanti un “gioco” davvero stupido: disseminare in largo Cervignano bocconi avvelenati. Antonio Liberti, vicedirettore dell’emittente, ieri sera ha raccontato che i telespettatori, in questo caso alcuni passanti che sono soliti fare le passeggiate coi propri cani, hanno scoperto l’accaduto dopo che diversi esemplari dei loro amici a quattro zampe hanno cominciato a sentirsi male.
Le persone, attraverso il mezzo televisivo, hanno voluto perciò mettere in guardia del pericolo di avvelenamento tutti i proprietari di cani che abitualmente passeggiano nelle aree verdi della zona in compagnia dei propri cani.
L’auspicio è che i responsabili di questi gesti vigliacchi vengano al più presto individuati dalle forze dell’ordine e possano essere puniti come meritano. Per ora non risulta sia stata aperta alcuna inchiesta dalle forse dell’ordine, non essendo ancora arrivata alcuna denuncia formale. La sensibilità verso gli animali va crescendo ogni giorno che passa e sono numerose le persone che si battono per il rispetto dei diritti di creature spesso fondamentali anche per la vita di chi sceglie di farli vivere accanto a sè.
 
IL MESSAGGERO
10 AGOSTO 2013
 
Cane chiuso in auto per ore sotto il sole
Propietaria denunciata per maltrattamenti
Bestiola salvata dalla Polizia dopo che alcuni passanti l'avevano sentita abbaiare disperatamente

 
PESARO - Per ore aveva abbaiato disperatamente. Il cane, di piccola taglia, era chiuso nell'auto ad una temperatura altissima. E, quando sono arrivati i poliziotti era ormai allo stremo delle forze, esanime dentro l'auto, tanto che è stato necessario l'intervento urgente di un veterinario per salvargli la vita. Gli agenti erano arrivati in zona, nei pressi dello stadio Benelli nel quartiere Pantano, proprio chiamati da alcuni passanti, allarmati dall'abbaiare del piccolo animale che da ore si lamentava chiuso nell'auto ed esposto alla canicola di questi giorni. Gli agenti sono arrivati giusto in tempo per salvarlo ed immediatamente hanno rintracciato la proprietaria dell'auto e del cane, che è stata altrettanto immediatamente denunciata per maltrattamenti.
 
NEL CUORE.ORG
10 AGOSTO 2013
 
MILANO, IL GOVERNO AMERICANO CONTRO I GATTI DI PIAZZALE ACCURSIO
Addio alla colonia felina. La zona destinata al consolato
 
Milano - Gli americani contro i gattari di piazzale Accursio, nell'area dell'ex Tiro a Segno, a Milano. La colonia di gatti che vive nella zona, regolarmente registrata all'Asl, non va giù al governo americano, che deve trasferire lì il consolato. Si tratta di un'area ormai abbandonata vivono decine e decine di mici, ai quali una dozzina di milanesi portano regolarmente da bere e da mangiare. Ma dal primo agosto scorso - scrive "la Repubblica Milano" - le cose sono cambiate, perché il perimetro della zona viene piantonato dagli agenti della Mondialpol. Perché in questo quartiere di Milano inizieranno presto i lavori per il nuovo consolato americano nel capoluogo lombardo.
Ma i residenti non ci stanno e si sono lamentati con l'ufficio comunale addetto alla tutela degli animali, che a sua volta ha tentato - anche se invano - di far sentire la propria voce alle autorità statunitensi. Tra l'altro, l'area può essere considerata extra-territoriale e cioè fuori dalle competenze di Palazzo Marino. "Il silenzio degli americani, chissà se arrogante o solo di natura burocratica, rischia però di trasformarsi in una loquacissima condanna a morte per gli animali", protestano i gattari. Intanto, nei prossimi giorni, il Comune ha pensato di piazzare una piccola tettoia mobile con le insegne municipali. Una soluzione temporanea, perché appena cominceranno i lavori i mici dovranno sloggiare. E la questione resta ancora aperta.
 
PRIMO NUMERO
10 AGOSTO 2013
 
IMPORTANTE FURTO DI CANI DA CACCIA. SI PENSA AL TRAFFICO ILLEGALE
 
Larino (CB). È stato realizzato nei giorni scorsi un importante furto di cani da caccia addestrati, nei pressi di Larino; si teme possa trattarsi del risultato di un traffico illegale. A denunciare il fatto è il proprietario degli stessi, Lorenzo Gammieri, appassionato della ricerca di tartufi, che rivela sconcertato e amareggiato l’accaduto. Nella notte tra mercoledì e giovedì scorso, malviventi ancora ignoti, hanno forzato il cancello di ingresso della proprietà in cui erano custoditi i tre segugi e, col favore della notte, hanno portato via i cani dai loro box senza essere scoperti. Solo l’indomani il proprietario si è accorto dell’accaduto e non ha potuto fare altro che denunciare il fatto ai Carabinieri. “È la prima volta che capita un furto del genere in zona –dichiara Gammieri- Resto davvero sconcertato e non so cosa pensare, se a un banale dispetto o piuttosto alla pista del commercio illegale di cani da caccia che probabilmente sta prendendo piede anche qui. Ho provveduto a sporgere regolare denuncia alle forze dell’ordine e le indagini stanno proseguendo a tutto campo anche perché nei box era posto un sistema di videosorveglianza che ci permetterà di individuare più facilmente i responsabili”. Dopo il furto di cani da caccia di cui è stato vittima, il proprietario si rivolge quindi alla stampa nel tentativo di rintracciare i suoi amati animali perché al di là del valore economico (si parla comunque di una cifra complessiva davvero rilevante ) esiste un legame affettivo che non può essere quantificato in nessun caso e il rapporto decennale che lega Lorenzo ai suoi tre cani non ha paragoni. I tre fedeli segugi rubati, addestrati per la ricerca di tartufi, sono tre femmine di razza Bracco, due dal manto marrone della specie Bracco Kurzhaar e una Bracco Ungherese, dal manto color miele. Chiunque avesse segnalazioni da fare può contattare il numero 3495839350.
 
LA ZAMPA.IT
10 AGOSTO 2013
 
Tre gattini attraversano l’Italia sul Tir
 
Quando il camionista, dopo un viaggio di centinaia di chilometri da Salerno a Vercelli, ha aperto lo sportello posteriore del Tir non ha potuto credere ai suoi occhi: accanto alle casse e agli scatoloni che aveva caricato per rifornire alcuni supermercati vercellesi, ha trovato tre gattini appena nati. Abbandonati da qualcuno giorni prima, quando era partito. Dopo aver dato loro da mangiare, li ha nuovamente presi con sè sul camion, ma solo per arrivare al canile di Borgo Vercelli, e affidarli alle cure dei volontari.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
10 AGOSTO 2013
 
ROVETTA (BG) , IL COMUNE AUTORIZZA IL PALIO DEGLI ASINI DI SAN LORENZO
Nonostante le proteste e la diffida della Lav
 
Rovetta (BG) - Nonostante gli appelli e la diffida (della Lav), il Comune di Rovetta (Bergamo) autorizza il tradizionale Palio degli Asini, che si corre a San Lorenzo tra i fantini delle quattro contrade (due per contrada) su un percorso di circa seicento metri, da ripetere cinque volte. La decisione della giunta, spiega "Il Giorno", si fonda sui risultati della riunione della Commissione pubblico spettacolo della val Seriana, che hanno convinto il sindaco Savoldelli. La manifestazione, giunta alla trentanovesima edizione, è stata autorizzata, purché un veterinario attesti la buona salute degli asini.
Alla riunione, però, non era presente il tecnico della Federazione Italiana Sport Equestri, che avrebbe dovuto – come richiesto dall'ordinanza ministeriale – pronunciarsi sul "fondo" del trac ciato. "E' un elemento essenziale – osserva la Lav – per l'autorizzazione della manifestazione nel rispetto dell'ordinanza". Ma l'amministrazione insiste: "Vengano gli animalisti e guardino con i loro occhi. Gli asini non vengono maltrattati", si difende l'assessore Ciaramellano.
 
MESSAGGERO VENETO
10 AGOSTO 2013
 
Appello in città, “salvate la tartaruga”

Martina Milia
 
 
PORDENONE - Per più di vent’anni ha scandito le stagioni, il tempo di una famiglia, rimanendo sempre nel giardino interno di vicolo del Forno, lontano dagli occhi del mondo, vicino a quelli di Francesca, allora bambina e oggi mamma. Ugo (questo il nome), una tartaruga di media grandezza (con un diametro di circa 20 centimetri) è sparito da quello stesso giardino giovedì. «L’ultima volta è stato visto mercoledì – spiegano le proprietarie -. E’ molto strano che si sia allontanato, ma in queste settimane il portone è rimasto aperto per consentire il passaggio degli operai che stavano facendo dei lavori». Quella via di fuga, è il sospetto, potrebbe aver indotto Ugo a esplorare orizzonti ignoti. O forse potrebbe aver fatto cadere in tentazione qualche passante. Dopo aver cercato invano il carapace, la proprietaria ha appeso un cartello in corso Vittorio specificando il grande valore affettivo che l’animale ha per la famiglia e il fatto che, a chi la ritrovasse, sarà offerta una ricompensa. Perché Ugo è più di un animale domestico. Francesca, che oggi è donna e madre, a 7 anni, come tutti i bambini, chiese con insistenza ai genitori che le regalassero un animale. Mamma e papà optarono per quello che pensavano essere meno impegnativo, salvo poi rimanere totalmente coinvolti nella relazione con quella simpatica e intelligente tartaruga. Ugo è divenuto un membro della famiglia e quando il papà di Francesca è venuto a mancare è il suo ruolo ha assunto un valore in più. Negli anni la famiglia ha acquistato un’altra tartaruga che facesse compagnia al maschio e che ora si trova sola. Per cercare di ritrovare Ugo Francesca ha postato fo to e annuncio anche su Facebook. Nel giro di 24 ore due persone si sono fatte vive segnalando di aver ritrovato una tartaruga in corso Vittorio (incredibile ma vero). Purtroppo non si trattava di Ugo. Chiunque avesse informazioni utili al ritrovamento dell’animale può rivolgersi al Messaggero Veneto o telefonare al numero 339 6752385.
 
MESSAGGERO VENETO
12 AGOSTO 2013
 
Riconsegnata alla famiglia la tartaruga Ugo
 
PORDENONE - L’articolo uscito l’altro giorno sul Messaggero Veneto che denunciava la scomparsa della tartaruga Ugo, un esemplare con più di vent’anni, che una famiglia residente in vicolo del Forno accudiva con affetto, è servito. A leggerlo un pordenonese che ha riconosciuto nella foto la tartaruga che il figlio aveva trovato in piazza della Motta (limitrofa alla “residenza” della testuggine) e che si era portato a casa. Così è bastato chiamare al numero di telefono la famiglia per ricongiungerla a Ugo. Per i proprietari Ugo è più di un animale domestico. Francesca, che oggi è donna e madre, a 7 anni, come tutti i bambini, chiese con insistenza ai genitori che le regalassero un animale. Mamma e papà optarono per quello che pensavano essere meno impegnativo, salvo poi rimanere totalmente coinvolti nella relazione con quella simpatica e intelligente tartaruga. Ugo è divenuto un membro della famiglia e quando il papà di Francesca è venuto a mancare il suo ruolo ha assunto un valore ancora maggiore.
 
CORRIERE DELLE ALPI
10 AGOSTO 2013
 
Caccia con i visori notturni, è polemica
 
BELLUNO - La Provincia dà il via libera all’uso dei visori notturni per la caccia e subito scatta la polemica. Chi vorrà potrà utilizzare i visori notturni durante la caccia o nell’attività di controllo della fauna selvatica. Lo dice il dirigente dell’area tutela e gestione della fauna della Provincia di Belluno, Gianmaria Sommavilla in risposta ad una richiesta specifica da parte di alcuni cacciatori. Ma questo lasciapassare non poteva non sollevare il dissenso di qualche gruppo di persone che, protestando, ha inviato una lettera al questore di Belluno chiedendo «un intervento deciso per annullare questa decisione. Abbiamo lottato per creare normative che potessero rendere l’attività venatoria più sicura, sia per i cacciatori e soprattutto per la popolazione, non ultimo provvedimenti per ridurre al massimo a due colpi utilizzabili nelle carabine automatiche. Ora ci troviamo ad autorizzare la gente a sparare di notte nei boschi e sulle montagne», scrivono nella lettera alcuni cittadini. Ma di fronte a questo allarmismo, il responsabile dell’area tutela della fauna getta acqua sul fuoco. «Abbiamo soltanto risposto a parecchie richieste da parte di cacciatori che ci chiedevano se l’uso dei visori notturni avrebbe comportato delle sanzioni. Ma analizzando la legge, abbiamo riscontrato che non c’è nulla che possa impedirne l’uso. A parte il prezzo: un buon visore notturno, che altro non è che un cannocchiale che viene applicato sulla canna del fucile, costa infatti dai 4 ai 5 mila euro. Si tratta di prodotti che vengono immessi sul mercato quando finiscono la loro funzione militare». Ma Sommavilla ci tiene a ribadire che «di notte la caccia è vietata, ad esclusione di quella al cinghiale. Per cui l’unico momento in cui si potrebbero utilizzare i visori, è d’inverno quando iniziando l’attività venatoria alle 6 è ancora troppo buio per vedere nel bosco. Il visore andrebbe bene per i minuti che separano il buio dalla luce». Il dirigente del settore caccia puntualizza che «i visori sono già utilizzati da qualche cacciatore, è un attrezzo che funziona bene e permette di vedere chiaramente fino a una distanza di 100 metri potendo classificare un cervo o un cinghiale. A seconda del prezzo, si può trovare il visore che ingrandisce fino a 30 volte e quello fino a 3 volte. A nostro parere, usando il visore notturno aumenta la sicurezza, perché si vede meglio e il tiro è più sicuro». Sommavilla replica poi a chi obietta che questo sistema possa dare il via libera alla caccia notturna, a prescindere all’animale da cacciare, con rischi o per le persone. «Gli orari e i periodi di caccia sono fissati per legge. Nonostante tutto, c’è sempre chi fa del bracconaggio, ma questo succede a prescindere dal visore notturno e dal suo uso. E chi fa bracconaggio di certo non viene a chiedere il permesso alla Provincia».
 
IL TIRRENO
10 AGOSTO 2013
 
Piccolo squalo verdesca si spiaggia nel golfo di Baratti
 
BARATTI (LI) - L’Arpat ha recuperato una verdesca di piccole dimensioni spiaggiata a Baratti, che era già stata avvistata in difficoltà da alcuni bagnanti. Si trattava di uno squaletto maschio, lungo 66 centimetri e del peso di 800 grammi, recuperato dalla capitaneria e dai biologi dell’Arpat. Sono stati registrati i dati morfometrici dello squalo e sono stati prelevati campioni di muscolo per indagini genetiche; inoltre sono state asportate alcune vertebre per la determinazione dell'età dell’animale e lo stomaco per lo studio della dieta. Le cause di morte sono al momento sconosciute ma, come nel caso dello squaletto spiaggiatosi a San Vincenzo nell’aprile scorso è possibile che sia finito in maniera accidentale in reti da posta o a strascico. La verdesca ha una riproduzione di tipo vivipara placentata: la madre, dopo una gestazione di 9-12 mesi, partorisce circa 30 piccoli per volta lunghi mediamente 35-45 centimetri. L’esemplare recuperato ieri a Baratti aveva presumibilmente non più di un mese di vita. Tutte le informazioni sullo squaletto saranno inserite nel data base del progetto Medlem, gestito dall’Arpat e presente nel sito internet dell’Agenzia.
 
NEL CUORE.ORG
10 AGOSTO 2013
 
COSTA EST USA, STRAGE DI DELFINI: "124 ESEMPLARI UCCISI DAL MORBILLO"
Spiaggiamenti a luglio dalla Virginia a New York (video)
 
Uccisi dal morbillo. Strage di delfini sulla costa orientale degli Stati Uniti: i funzionari federali hanno contato almeno 124 spiaggiamenti dalla Virginia a New York nel solo mese di luglio. Per un tasso di mortalità sette volte superiore alla media.
Il National marine fisheries service - scrive "Leggo" - ha dichiarato il fenomeno "inusuale", spiegando che è in corso un'analisi federale per scoprire le cause della morìa dei mammiferi. Secondo le prime informazioni, però, pare che i delfini soffrissero di una forma di morbillo.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
10 AGOSTO 2013
 
AUSTRALIA, BALENA BIANCA MIGALOO E' TORNATA ASSIEME AL SUO CUCCIOLO
Avvistata per il terzo anno consecutivo nel Queensland
 
E' passata anche quest'anno al largo della costa orientale dell'Australia, per la gioia degli appassionati di whale watching (osservazione delle balene), la celebre balena bianca di nome Migaloo. Ma altrettanto entusiasmante è stato anche l'avvistamento, per il terzo anno consecutivo, proprio davanti alla popolare spiaggia della Gold Coast in Queensland, di una seconda, più giovane balena bianca, probabilmente un suo cucciolo. Lo rivela Quotidiano.net.
Migaloo senior è un maschio di megattera lungo circa 14 metri, avvistato per la prima volta nel 1991 quando aveva fra 3 e 5 anni, e poi decine di volte nella migrazione annuale di 12 mila chilometri della sua specie, dalle acque antartiche ai mari tropicali a Nord, dove le femmine partoriscono, per poi tornare verso Sud in primavera.
Il suo sesso è stato stabilito nel 2004 grazie all'analisi di esemplari di pelle sfogliata via. Gli scienziati cercheranno ora di ottenere campioni di Dna anche del più giovane suo simile, per verificare se esiste un legame di parentela tra i due mammiferi.
Se così fosse, secondo gli esperti, sarebbe un fenomeno incredibilmente raro. Il White whale research centre, con sede a Cairns, uno dei siti web dedicati a Migaloo (nome aborigeno per "uomo bianco"), ha pubblicato l'avvistamento nel suo ultimo bollettino.
"Sono tornati - ha detto la fotografa sottomarina Xante Rivett del centro di ricerca -. Forse questo sarà l'anno in cui scopriamo il mistero di questo raro paio di balene bianche". Migaloo di solito trascorre diverse settimane in una laguna della Grande barriera corallina fra Cairns e Port Douglas e lo scorso anno è stata ripresa con la telecamera, tra salti e tuffi davanti alle macchine fotografiche dei turisti.
 
LA ZAMPA.IT
10 AGOSTO 2013
 
Choc in Cina, sequestrate oltre 600 pelli di lupo
 
Centinaia di pelli di lupo sono state sequestrate alla dogana di Pechino. Il carico era nascosto all’interno di pacchi contenenti pellicce di altri animali, che erano pronti per essere spediti in Grecia. I controlli sono scattati quando i doganieri, esaminando i documenti di viaggio dei pacchi, hanno scoperto che il valore dichiarato era di 3700 dollari, a fronte di un carico di una tonnellata e mezza. Una volta aperti i pacchi la triste scoperta: 645 le pelli di lupo nascoste, di una specie in via di estinzione in Cina, alcune ancora con i denti. Sono in corso le indagini per scoprire i reali mittenti e destinatari degli animali.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
10 AGOSTO 2013
 
Usa, l’olfatto dei cani per combattere il cancro
I ricercatori sperano di poter isolare un odore specifico in modo da rendere la diagnosi più economica e meno invasiva
 
Combattere i tumori attraverso l’olfatto dei cani. I ricercatori dell’Università della Pennsylvania stanno cercando di sviluppare uno strumento per diagnosticare il cancro alle ovaie sfruttando proprio il celebre fiuto di questi animali. A riferirlo è il canale televisivo americano Abc.  
Si tratta di un dispositivo di diagnosi precoce che unisce le capacità olfattive dei cani, ad analisi chimiche e alle nuove tecnologie. L’alta mortalità tra i malati di questo tumore, infatti, deriva dal fatto che la malattia viene spesso scoperta quando è ormai in stadio troppo avanzato.  
Come sottolinea Abc, le cellule tumorali (anche in stadi iniziali della malattia) rilasciano un marcatore rilevabile, proprio come gli asparagi influenzano l’odore delle urine. Nei prossimi due anni i ricercatori sperano di isolare un’essenza specifica, così da poter progettare strumenti di diagnosi precoci più economici e meno invasivi rispetto a quelli utilizzati finora. Secondo i dati del National Cancer Institute degli Stati Uniti, quest’anno in America il cancro ovarico ucciderà 14.000 donne e saranno diagnosticati 22.000 nuovi casi.  
La ricerca è condotta dal dipartimento di fisica e di oncologia ginecologica dell’Università della Pennsylvania, in collaborazione con il Monell Chemical Senses Center, un istituto non profit che studia il gusto e l’olfatto, e il Pet Working Dog Center, una struttura per l’addestramento dei cani. In precedenti ricerche i cani sono risultati utili per individuare tumori al seno, alla prostata e al colon. Questi animali sono anche in grado di segnalare ai diabetici quando il livello di zucchero nel sangue è troppo alto.  
 
LA PROVINCIA DI COMO
11 AGOSTO 2013
 
Veleno a cani e gatti
È allarme ad Alzate


NELLA FOTO - I cani Luna e Geos con le loro padroncine che mostrano la scatola che conteneva i bocconi avvelenati (Foto by foto Bartesaghi)

 
Alzate Brianza (CO) - Una lettera, distribuita nelle cassette della posta di tutto il vicinato, in cui si chiede di prestare attenzione al killer dei cani.
Ovvero all’anonimo vigliacco che giovedì ha avvelenato un pastore tedesco e una cagnolina meticcia, già accusati in passato di abbaiare di notte, in una strada visitata più volte dai ladri.
I due cani, ora in terapia farmacologica, sono scampati alla morte grazie all’attenzione del proprietario. Ma intanto è allarme. Dai veterinari arriva inoltre l’allerta per l’ignota mano che, con un gesto simile, ha cercato di uccidere alcuni gatti.
Nel giardino di una villetta di via della Noce zona palazzetto dello sport, giovedì pomeriggio è stata trovata una scatola con un topicida.
Dopo essere stata lanciata dalla strada, la confezione di veleno ha scavalcato la recinzione e ha sfiorato la piccola piscina dove gioca una bimba.
Altri dettagli sul numero in edicola de La Provincia.
 
GAZZETTA DI MODENA
11 AGOSTO 2013
 
Cane abbandonato nello scatolone
 
Modena - Un altro cane abbandonato nel caldo d'agosto di una Modena semideserta. Questa volta, informa l’amministrazione comunale in una nota, l'animale è stato lasciato non dentro ma accanto a un cassonetto, in uno scatolone di cartone. A notare le zampe che fuoriuscivano dall'insolita cuccia è stata una signora che transitava in automobile in via del Gambero, all'intersezione con via Monte Sabotino, verso le 14.30 del pomeriggio di venerdì appena passato. Un fatto inqualificabile, dunque, proprio alle porte del centro storico. La signora, fortunatamente dotata di senso civico e di responsabilità, non ha esitato a fermarsi e a liberare l'animale e non vedendo il proprietario nelle vicinanze, né alcun segno di riconoscimento sul cane, si è recata in un bar ad acquistare una bottiglia d'acqua per dissetarlo. Sono stati pertanto allertati i vigili di prossimità della polizia municipale di Modena per il controllo e la tutela del benessere degli animali: il cane è stato portato al canile di via Nonantolana ed è risultato essere un meticcio di piccola taglia, femmina e in buone condizioni di salute ma privo del microchip di riconoscimento.
 
MODENA QUI
11 AGOSTO 2013
 
Salvata cucciola abbandonata vicino a un cassonetto
E’ una meticcia di piccola taglia e in buona salute
 
Un altro cane abbandonato nel caldo d’agosto di una Modena semideserta.
Questa volta l’animale è stato lasciato non dentro ma accanto a un cassonetto, in uno scatolone di cartone.
A notare le zampe che fuoriuscivano dall’insolita cuccia è stata una signora che transitava in automobile in via del Gambero, all’intersezione con via Monte Sabotino, verso le 14.30 del pomeriggio di venerdì.
La signora non ha esitato a fermarsi e a liberare l’animale e non vedendo il proprietario nelle vicinanze, né alcun segno di riconoscimento sul cane, si è recata in un bar ad acquistare una bottiglia d’acqua per dissetarlo.
Allertati i Vigili di prossimità della Polizia municipale di Modena per il controllo e la tutela del benessere degli animali, il cane è stato portato al canile di via Nonantolana ed è risultato essere un meticcio di piccola taglia, femmina e in buone condizioni di salute ma privo del microchip di riconoscimento.
Purtroppo questa estate modenese si sta caratterizzando per questo triste fenomeno.
Nelle scorse settimane marito e moglie erano stati denunciati per aver addirittura gettato nel cassonetto dei rifiuti due cuccioli.
Anche per cercare di contrastare i maltrattamenti, nel periodo estivo la Municipale ha rafforzato le verifiche delle segnalazioni pervenute, oltre a eseguire controlli di propria iniziativa.
Numerosi sono stati i controlli effettuati grazie alle telefonate di cittadini pervenute al centralino del comando di via Galilei in cui si chiedeva di verificare come erano mantenuti cani e altri animali.
E non sono mancate le sanzioni.
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
11 AGOSTO 2013
 
Cane scivola in cisterna salvato dai volontari a Torre Santa Susanna

 
MARCO D’ERRICO 
 
TORRE SANTA SUSANNA (BR) - Un cane, scivolato da alcuni giorni in una vasca profonda cinque metri, all’interno di uno stabilimento per la lavorazione di prodotti agricoli, ha rischiato di morire annegato. Una parte dell’area dell’azienda agricola, da tempo in stato di abbandono, è adibita a parcheggio di pullman di linea. Intorno alle 10 di ieri mattina, un operaio torrese, Alessandro Muscogiuri, che avrebbe dovuto servirsi del trasporto pubblico, è stato attirato dai guaiti della bestiola intrappolata nella vasca piena di acqua almeno per un metro. L’uomo ha subito lanciato l’allarme ai volontari della protezione civile “Agata Gallù”, esperti in salvataggi di questo tipo. Sul posto è giunta una squadra composta dai volontari Toni Sanasi e Leonardo Totaro. Con l’ausilio di una scala il Totaro si è calato nella vasca e ha imbracato l’animale con una corda, stando attento a non scivolare nell’acqua melmosa, mentre il collega ha tirato in alto la fune.
L'operazione è durata circa trenta minuti, ma alla fine il cane è stato salvato. Lavato e rifocillato dai volontari, l’animale si è poi allontanato nella zona circostante. L'operazione di salvataggio è apparsa ai volontari sin da primo momento non facile. La vasca profonda e la presenza di acqua melmosa rendevano difficili le operazioni, ma alla fine le tecniche impiegate hanno permesso un agevole salvataggio. Non è la prima volta che l’associazione di protezione civile torrese si prodiga per il salvataggio di animali rimasti intrappolati. La notevole presenza di cani nelle campagne, che spesso sfuggono alla sorveglianza dei proprietari, può spesso determinare incidenti come quello di ieri. Per tale motivo i responsabili degli uffici comunali che combattono il randagismo sollecitano gli agricoltori che posseggono cani a vigilare sui loro animali. Risulta infatti pericoloso che i quadrupedi vaghino anche in prossimità delle strade provinciali, dove il loro attraversamento improvviso talvolta può provocare gravi incidenti. Una storia a lieto, comunque, grazie all’intervento dei volontari che hanno mostrato «cuore» e grande professionalità.
 
NEL CUORE.ORG
11 AGOSTO 2013
 
VULCANO, SCONTRO NOTTURNO TRA UN BARBAGIANNI E UN MOTOCICLISTA
L'animale è stato affidato al Corpo forestale
 
Scontro nella notte sull'isola di Vulcano tra un barbagianni e un motociclista, Ivan Serrato, che e' caduto ferendosi a una spalla. Un medico milanese di origini siciliane, Dario Quattrocchi, in vacanza sull'isola, ha curato entrambi. Alle 4,30 di stamane Serrato, dopo aver svolto servizio notturno in un locale, mentre era a bordo della sua moto ha sbattuto contro un barbagianni in volo e non potendo vedere nulla a causa delle ali che gli hanno coperto gli occhi, e' finito fuori strada riportando una lussazione alla spalla destra a causa dell'impatto contro un pino. A terra e' finito anche il barbagianni, che e' stato preso dallo stesso motociclistica nonostante il forte dolore. Serrato e' poi andato nella guardia medica dell'isola dove gli sono state prestate le prime cure. E' poi giunto i dottor Quattrocchi, che era stato avvisato, che ha ridotto la lussazione alla spalla destra del giovane e ha anche fasciato l'ala contusa del rapace. Il barbagianni e' stato quindi affidato alla Guardia Forestale
 
BRESCIA OGGI
11 AGOSTO 2013
 
Caccia anticipata e mobilità venatoria La Lac all'attacco
AMBIENTE. Nel mirino il calendario provinciale
Sotto accusa una politica di settore «che aiuta una lobby al capolinea»
 
«Evidentemente la caccia "ordinaria", quella che inizia la terza domenica di settembre e che uccide ogni anno decine di milioni di animali selvatici, non basta più, e negli ultimi anni, grazie ai cosiddetti abbattimenti selettivi e di contenimento delle specie alloctone (dei metodi ecologici previsti dalla legge non si parla), per qualcuno la stagione degli spari non finisce mai». Lo afferma la sezione di Brescia della Lac, la Lega abolizione caccia, che silura l'ultimo calendario venatorio provinciale parlando di una «lobby sempre più vicina al capolinea»; di «una percentuale sempre più esigua di elettori per la quale la Provincia non ha esitato a riproporre la preapertura, infischiandosene degli evidenti danni che gli spari anticipati possono causare a numerose specie ancora alle prese con un delicato momento del ciclo riproduttivo. E anche dei rischi di morti e feriti umani, visto che all'inizio di settembre i luoghi aperti alla caccia sono anche quelli di una popolazione turistica ancora in movimento: escursionisti, raccoglitori di funghi, ciclisti e tutti i veri amanti della natura che rischiano di essere impallinati». La Lac ricorda poi che tra le specie abbattibili in anticipo figura anche la tortora comune, «che le evidenze scientifiche e le normative europee classificano in declino: è chiaro che la politica troppo spesso interviene su questioni di esclusiva competenza dei tecnici faunistici. Allargando poi il discorso all'intero calendario venatorio, emerge chiara la mancanza di una consistenza minima per autorizzare il prelievo di specie come la coturnice e la pernice rossa, in uno stato di conservazione sfavorevole, o come il gallo forcello e la pernice bianca che non sono oggetto di ripopolamenti». Poi la conclusione: «Con questo calendario viene ancora una volta "fucilata" la legge dello Stato che sancisce il criterio di esclusività delle forme di caccia più volte confermato da varie sentenze. Con una semplice nota sul tesserino si potrà per 15 giornate cambiare pratica - dalla vagante all'appostamento fisso e viceversa - sacrificando ulteriormente la fauna e slegando i cacciatori dai territori di appartenenza».
 
ADN KRONOS
11 AGOSTO 2013
 
Bergamo, donna trova pitone in lavanderia E' il sesto caso nella zona
Milano - (Adnkronos) - Pochi giorni fa un boa trovato su un terrazzo di una casa a Seriate
 
Milano - Una donna ha trovato un pitone reale nella lavanderia della sua abitazione in via Milano a Bonate Sopra (Bergamo). E' il sesto caso nella zona di Bergamo, l'ultimo e' di soli pochi giorni fa con il ritrovamento di un boa su un terrazzo di una casa a Seriate. Alla vista del pitone la donna non si e' persa d'animo: ha chiamato due amiche, ha preso il rettile con una pala e l'ha messo in una scatola, quindi insieme hanno aspettato l'arrivo dei vigili del fuoco. Il rettile e' stato affidato alla Forestale, mentre si indaga su come l'animale abbia potuto raggiungere la lavanderia.
 
NEL CUORE.ORG
12 AGOSTO 2013
 
BERGAMO, VA NELLA LAVANDERIA DI CASA E TROVA UN PITONE REALE
Chiuso in una scatola e consegnato ai pompieri
 
Ha trovato un pitone reale nella lavanderia di casa sua. E' successo ad una donna a Bergamo: è il sesto avvistamento nella zona. Alla vista del grande rettile, la signora non si è fatta prendere dal panico. Anzi, l'ha preso con una pala e l'ha infilato in una scatola. Dopodiché ha aspettato che arrivassero i vigili del fuoco, i quali hanno consegnato il serpente al Corpo forestale dello Stato. Che subito ha fatto partire le indagini per capire come il pitone reale possa essere finito nella lavanderia.
 
CORRIERE DELLE ALPI
11 AGOSTO 2013
 
Muraro: «Meglio l’orso per ridurre i cervi»

Francesco Dal Mas

 
FARRA D’ALPAGO (BL) - La sterilizzazione chimica delle cerve? Meglio l’orso o il lupo. Un gruppo di cacciatori bellunesi si è rivolto a Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, perché faccia capire a Luca Zaia, governatore del Veneto, che non è praticabile, considerato l’alto numero di animali sui quali intervenire. Muraro é convinto che, probabilmente, è meglio l’orso o il lupo per ripristinare, sull’altopiano, il delicato equilibrio naturale. Zaia, dal canto suo, si dice sempre più convinto che questa procedura è l’unica possibile per contingentare il numero di cervi senza far imbestialire mezzo monto. Anzi. Per evitare che la discussione continui all’infinito, il presidente della Regione Veneto ha annunciato che, a breve, indirà un tavolo tecnico, a Venezia, in cui gli esperti invitati diranno la loro sul trattamento chimico. Entrambi, sia Zaia che Muraro, ribadiscono in ogni caso il loro no alla caccia in foresta. Su questo il presidente della Provincia di Treviso si dice determinato. «Sono salito a Belluno, l’altro giorno, e ho ascoltato cacciatori ed esperti: mi hanno detto che è un’operazione complessa, quasi impraticabile, per un gran numero di animali. Io suggerirei», anticipa Muraro, «che nella foresta del Cansiglio il riequilibrio naturale venga ristabilito con una presenza stabile dell’orso e del lupo, magari anche della lince. Allora sì che il bosco del Cansiglio diventerebbe davvero attrattivo». Solo una fuga in avanti? No, questa è anche l’idea dell’europarlamentare Andrea Zanoni. Il presidente Zaia, in ogni caso, insiste ancora per la sterilizzazione chimica. L’ha ribadito anche ieri, davanti alle telecamere, anticipando che alla ripresa dei lavori, dopo le ferie, in Regio ne sarà convocata una riunione di esperti per decidere se questa strategia è praticabile, come e quando. «A mio avviso questo è l’unico modo possibile d’intervento», ha precisato, «e non si insista oltre con la prospettiva dell’abbattimento. In foresta non lo consentirò mai. Perché ci faremmo linciare mediaticamente da tutto il mondo». E fuori della foresta? «Mi risulta che le riserve di caccia non sono riuscite a completare il piano venatorio a loro disposizione, solo in minima parte. Quindi non ci resta che la sterilizzazione». L’altro ieri il presidente Muraro ha raccolto dagli addetti ai lavori, a Belluno, parecchie perplessità sul trattamento chimico, soprattutto relativamente alle dimensioni (centinaia di cerve da sterilizzare), per cui suggerisce che in attesa dell’introduzione stabile dell’orso o del lupo «si consenta piani di abbattimento maggiori degli attuali al di fuori della foresta», da una parte, e dall’altra si proceda, all’interno dell’altopiano, con risarcimenti certi e più consistenti agli allevatori che subiscono danni ai pascoli. Risarcimenti che, però, gli allevatori del posto non hanno mai riscontrato in questi ultimi anni, come lamenta il presidente del sindacato Anpa, Paolo Casagrande.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
11 AGOSTO 2013
 
Adesso i cervi fanno litigare Zaia e Muraro
 
VITTORIO VENETO (TV) - Anche Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, è contro la caccia ai cervi nella foresta del Cansiglio. Così come il governatore Luca Zaia. Ma a differenza del presidente della Regione, favorevole alla sterilizzazione chimica delle cerve, Muraro è del parere che sarebbe più saggio riportare in foresta il riequilibrio naturale introducendo il lupo e l’orso. «Sono salito a Belluno, l’altro giorno, ed ho ascoltato cacciatori ed esperti, mi hanno detto che la sterilizzazione è un’operazione complessa, quasi impraticabile, per un gran numero di animali. Io suggerirei che nella foresta del Cansiglio il riequilibrio naturale venga ristabilito con una presenza stabile dell’orso e del lupo, magari anche della lince. Allora sì che il l Cansiglio diventerebbe davvero attrattivo». Solo una fuga in avanti? No, questa è anche l’idea dell’europarlamentare Andrea Zanoni. Il governatore Zaia, in ogni caso, insiste ancora per la sterilizzazione chimica. L’ha ribadito anche ieri, davanti alle telecamere, anticipando che alla ripresa dei lavori, dopo le ferie, in Regione sarà convocata una riunione di esperti per decidere se questa strategia è praticabile, come e quando. «A mio avviso questo è l’unico modo possibile d’intervento», precisa, «e non si insista oltre con la prospettiva dell’abbattimento. In foresta non lo consentirò mai. Ci faremmo linciare mediaticamente da tutto il mondo». E fuori dalla foresta? «Mi risulta che le riserve di caccia non sono riuscite a completare il piano venatorio a loro disposizione, non ci resta che la sterilizzazione». Per Muraro, invece, a parte lupi ed orsi, si dovrebbero consentire «piani di abbattimento con maggiori disponibilità ; di capi rispetto agli attuali al di fuori della foresta», da una parte, e dall’altra «si proceda, all’interno dell’altopiano, con risarcimenti certi e più consistenti agli allevatori che subiscono danni ai pascoli».
 
LA SICILIA TRAPANI
11 AGOSTO 2013
 
Per i cani con padrone c'è la spiaggia riservata
 
Castellammare. Un tratto di 240 metri della spiaggia di Castellammare diventa «animal friendly», ossia accessibile agli amici a quattro zampe. Lo ha reso possibile il sindaco Nicolò Coppola con una ordinanza con la quale ha inteso anche migliorare la competitività turistica del territorio. «L'utilizzo dell'area, inoltre - ha sostenuto Coppola - è consentito dall'alba al tramonto nel periodo dal 12 agosto al 16 settembre 2013». L'ordinanza prevede che alla spiaggia possano accedere soltanto i cani iscritti all'anagrafe canina. Inoltre, le deiezione degli animali devono essere rimosse dal proprietario, che dovrà essere munito di paletta e raccoglitore. Gli animali dovranno essere muniti anche di collare con targhetta identificativa del proprietario. Le infrazioni saranno punite con una sanzione che va da cento a mille euro.
 
NOODLS
11 AGOSTO 2013
 
Il Cantone svizzero dei Grigioni chiede al Trentino che gli orsi siano uccisi prima che passino il confine, potrebbero contrabbandare biodiversità?
 
Svizzera - Il Cantone svizzero dei Grigioni chiede al Trentino che gli orsi siano uccisi prima che passino il confine, potrebbero contrabbandare biodiversità?
E' questo che deve esportare il trentino insieme ai "nostri" orsi: l'orgoglio di essere pionieri sulla strada della convivenza civile con gli animali selvatici e precursori di una sana gestione del territorio improntata alla massima protezione.
Dopo l'abbattimento del povero orso M13, con cui la Svizzera ha fatto pessima figura, gli amministratori del Cantone dei Grigioni non solo non si vergognano di quel delitto, ma tornano alla carica. Non voglio parlare di Svizzeri perché non credo che la popolazione abbia alcun interesse a condannare a morte un povero orso che ignora i confini di Stato! Molti svizzeri si sono espressi in modo decisamente contrario a quella orrida esecuzione di un animale innocente: un orso che faceva l'orso! Spesso i cittadini, non solo quelli italiani dunque, si trovano ad essere amministrati da persone che procurano imbarazzo, vergogna e disagio agli amministrati.
Tali amministratori poco informati e superficiali, non hanno niente da chiedere, né a Trento, né a Roma e neppure a Bruxelles poiché Life Ursus prima e oggi Life Arctos sono stati elaborati e approvati dalla comunità ; scientifica e in seguito dai governi europei. Si tratta quindi di ristabilire la legalità. L'uccisione del povero M13 ha gettato vergogna sulle civili vallate svizzere.
La "civile" Svizzera che non annusa il putrido olezzo che proviene dai depositi bancari dei mercanti di morte, ha alzato il fucile contro un pacifico animale che razziava patate, galline e pecore, se le trovava! Orrore! Questi sono i mali del pianeta? Un orso che si sveglia affamato dal letargo, cerca di evitare come può di incontrare gli umani che hanno antropizzato ogni centimetro del suo territorio e per colazione mangia quello che trova? Che l'orso mangi è nell'ordine naturale delle cose! Inquinare senza rimedio, depredare il pianeta e svilire l'umanità sono i mali da cui guardarsi! L'orso sarebbe accettato, anche con ingresso illegale, se introducesse in Svizzera gli enormi  introiti della malavita?
Perché i trentini dovrebbero uccidere gli orsi con intenzioni di viaggio? Gli orsi non sono dei trentini. In realtà gli orsi sono degli orsi, creature libere, non stanziali, che percorrono chilometri giornalmente e con gli stessi nostri diritti, forse qualcuno più di noi umani.
Noi umani ci proclamiamo "sapiens sapiens" (notare la presunzione del raddoppio, una volta sola "sapiens" non bastava), bene, dimostriamolo esprimendo, finalmente per la prima volta da quando calpestiamo questa terra, rispetto per le altre creature invece dello sterminio che abbiamo sistematicamente prodotto in passato! Finora abbiamo dimostrato solo di essere certamente degni dell'appellativo di Homo Sicarius Sicarius! Il pianeta non è infinito, come ancora continuano a pensare molti, e non si possono consumare risorse infinite in un pianeta finito, cioè che ha dei limiti.
Life Ursus immaginava, nelle più rosee previsioni, l'espansione dell'areale dell'orso dalla Slovenia fino ai Pirenei. Il progetto Life Ursus ha avuto successo, ma non era stata messa in conto l'estremamente rozza ignoranza e stupidità di taluni europei! L'orso in Trentino era a un passo dall'estinzione: Life Ursus, progetto europeo, finanziato con fondi europei, l'ha salvato. Certo, però, che salvarlo, per poi impedirgli di espandersi e tornare a colonizzare le sue originarie aree vitali, sarebbe ridicolo. Cosa facciamo: li teniamo qui in Trentino tutti rinchiusi al Casteller? O peggio nell'indecoroso recinto di San Romedio?
Oggi, però,  l'azione non spetta più alla sola parte scientifica del programma Life Ursus, ora tocca fare un percorso di responsabilità, che restituisca a ciascuno di noi abitanti del Trentino ed europei in generale, l'orgoglio del buon lavoro fatto finora e la volontà di innescare un circuito virtuoso di protezione delle poche aree naturali e selvatiche che ancora resistono con gli animali che miracolosamente vi trovano rifugio.
E' questo che deve esportare il trentino insieme ai "nostri" orsi: l'orgoglio di essere pionieri sulla strada della convivenza civile con gli animali selvatici e precursori di una sana gestione del territorio improntata alla massima protezione.
Bisogna convivere: il pianeta non è solo degli umani che si divertono a uccidere, sporcaccioni, invadenti, prepotenti, stupidi e intolleranti. Ci sono anche umani che vivono e lasciano vivere, che frequentano i boschi e le montagne in armonia con la natura e rispettando tutte le forme di vita, non si mettono in competizione con gli orsi e gli altri animali selvatici! Qualcuno (sempre più numerosi per fortuna) non mangia animali e neppure li indossa.
Invece di agitare forconi, clave e fucili, come ho visto e sentito da alcune parti, non solo nelle isolate valli svizzere ma anche dalle nostre parti, occorre recuperare la dignità e l'orgoglio di far parte dell'Umanità civile e virtuosa che si fa custode del Creato e n on suo massacratore.
Grazie per l'attenzione e distinti saluti
Dott. Caterina Rosa Marino
Delegata responsabile sezione LAC Trentino Alto Adige/Südtirol
11 agosto 2013
 
LA ZAMPA.IT
11 AGOSTO 2013
 
Usa, una famiglia trova un orso bruno in cucina intento a leccare le pentole
La scoperta durante la notte, dopo essere stati svegliati dall’abbaiare del cane
 
Svegliato dal proprio cane che alle 3 di notte aveva iniziato ad abbaiare insistentemente, David Edwards della cittadina di Ketchum in Idaho, si è ritrovato in cucina un orso bruno, entrato in casa per quello che si potrebbe definire uno spuntino notturno.  
Raccontando l’accaduto al quotidiano Idaho Mountain Express, Edwards ha detto di avere scoperto l’orso mentre, in piedi sulle zampe posteriori, leccava una pentola in cui era rimasto del cibo cinese che aveva consumato a cena con la moglie. Dopo avere scoperto l’animale in cucina, Edwards è andato a svegliare la moglie Sara, che si era addormentata sul divano, per accompagnarla in camera da letto.  
Non le ha detto nulla dell’insolito lavapiatti in cucina, poiché a suo avviso la donna, già spaventata dai ragni, avrebbe “perso la testa”. Una volta portata la moglie al sicuro, Edwards è tornato in cucina ma l’ha trovata vuota, con la pentola perfettamente pulita. 
 
NEL CUORE.ORG
11 AGOSTO 2013
 
DOVE VA L'EMPATIA? L'ETA' VALE PIU' DELLA SPECIE PER FARE COMPASSIONE
Uno studio presentato al meeting dei sociologi Usa
 
Le persone hanno più empatia per cuccioli maltrattati e cani adulti che per alcuni esseri umani - adulti, ma non bambini, secondo il nuovo studio che sarà presentato al 108.o Meeting annuale della American Sociological Association.
"Contrariamente a quanto si pensa comunemente, non siamo necessariamente più turbati dalla sofferenza animale rispetto a quella umana", ha detto Jack Levin, professore di Sociologia e Criminologia della Northeastern University. "I nostri risultati indicano una situazione molto più complessa in relazione all'età e alla specie delle vittime, con l'età come componente più importante. Il fatto che gli adulti umani vittime della criminalità ricevono meno empatia di quanta ne ricevano bambino, cucciolo e cane adulto suggerisce che i cani adulti sono considerati dipendenti e vulnerabili esattamente come gli individui più giovani della loro specie e i bambini ".
Nel loro studio, Levin e il co-autore Arnold Arluke, professore di sociologia presso la Northeastern University, hanno esaminato le opinioni di 240 uomini e donne, la maggior parte dei quali bianchi e di età compresa tra 18-25, presso una grande università del Nordest. I partecipanti hanno ricevuto a caso uno di quattro articoli fittizi sul pestaggio, rispettivamente, di un bambino di un anno di età, un adulto sulla trentina, un cucciolo, o un cane di sei anni. Le storie erano identiche tranne che per la vittima. Dopo aver letto la loro storia, gli intervistati sono stati invitati a graduare su una scala i loro sentimenti di empatia nei confronti della vittima."Siamo stati sorpresi dalla interazione di età e specie", ha detto Levin. "L'età sembra battere la specie, quando si tratta di suscitare empatia. In oltre, sembra che gli esseri umani adulti siano visti come in grado di proteggere se stessi, mentre i cani adulti sono solo considerati cuccioli più grandi."
 
SANREMO NEWS
12 AGOSTO 2013
 
Leggi europee a tutela degli animali: la denuncia della Lega del Cane di Ventimiglia (IM) La Lega ha provveduto a trasmettere alle Autorità competenti le varie segnalazioni che le sono giunte, al fine di procedere a regolare denuncia ed a conseguente condanna dei responsabili di questi atti criminosi.

 
“Mentre il Parlamento Europeo e lo Stato Italiano emettono Leggi a tutela e per il Benessere degli animali, alcune persone che credono di vivere nel medioevo, si adoperano per produrre violenza e morte atroce agli amici dell'uomo, cani,gatti, uccelli ecc. Queste persone devono essere emarginate dalla società e possibilmente denunciati, come in qualche occasione è stato fatto, al fine di produrre loro carcere e sanzioni amministrative che arrivano fino ad euro 15.000”.
Lo scrive la Lega del Cane di Ventimiglia che, in questo periodo riceve diverse segnalazioni quali: cibo avvelenato, gatti morti, un gatto con testa fracassata (nella foto), cani legati al sole cocente, asini e capre abbandonate nei prati e spesso senza cibo ed acqua per giorni e giorni. La Lega ha provveduto a trasmettere alle Autorità competenti le varie segnalazioni che le sono giunte, al fine di procedere a regolare denuncia ed a conseguente condanna dei responsabili di questi atti criminosi. Le Guardie Zoofile della Lega per la Difesa del Cane procedono dal canto loro a svolgere indagini in collaborazione con tutte le Forze dell'Ordine.
“Questa violenza sugli animali – prosegue la Lega - deve cessare è segno di incivilita. Questa violenza è svolta da una piccola parte di Cittadini che però colpisce l'immagine della nostra zona. Ancora una volta quindi, invitiamo tutti i Cittadini che sono a conoscenza di fatti svolti ai danni di animali, di procedere a segnalare i casi alla nostra sezione o presso il canile od alle Forze dell'ordine”.
 
RIVIERA OGGI
12 AGOSTO 2013
 
Bocconi avvelenati, il proprietario di uno dei cani uccisi: “Le vittime sono 6”
 
TORTORETO (Teramo) – “I cani avvelenati tra sabato e domenica sono 6, e la gente ora ha paura”. In merito ai bocconi avvelenati a Tortoreto ci scrive il padrone di uno dei cani uccisi,  Silvio Falconi, che fa alcune precisazioni sulla vicenda.
“Sono il proprietario del volpino morto per avvelenamento (il  volpino in realtà era una femmina) e purtroppo era di piccola taglia, ho fatto denuncia ai carabinieri e sono di Teramo. I cani al momento morti sono 6,  tra sabato e domenica. L’unico che è stato salvato di cui si conosce l’entità è un cane di grande taglia, curato dalla dottoressa Tamara di Tortoreto Lido, ed è uscito solo oggi dal pericolo.
I bocconi erano salsicce con fertilizzanti di tipo anti lumache e mix di altri veleni usati per lo più chi ha un orto con ortaggi.
Ci sono dei sospettati (n. 4)  abitanti delle vie Aldo Moro – Raffaele Paolucci – via Giannetti  -di cui uno che è stato da molti indicato come l’ipotetico colpevole, ma per la legge italiana non è accusabile, se non in flagranza di reato.
I giardini di via Aldo Moro sono stati chiusi con nastri, dovevano essere ripuliti ma al momento non sono venuti a bonificare.
La gente ha paura, anche perchè è situato lì vicino un asilo. Io ho paura di far uscire l’altro cane che mi è rimasto.
Ci hanno  rovinato le vacanze estive, io non dormo più, la mia cagnetta era una sorella per me e spero che adesso correrà nei prati verdi del paradiso”.
 
CORRIERE DELLA CALABRIA
12 AGOSTO 2013
 
Cetaceo spiaggiato a Caulonia
La carcassa dell'animale era spezzata in due
 
CAULONIA (RC) - La carcassa spezzata in due di un cetaceo di circa sei metri di lunghezza, in avanzato stato di decomposizione, è stata trovata sulla spiaggia di Caulonia, in Calabria. Alcuni bagnanti hanno avvertito della presenza della carcassa la sala operativa della Capitaneria di porto di Roccella Jonica. Dopo le verifiche sanitarie la carcassa è stata rimossa.
 
L’UNIONE SARDA
12 AGOSTO 2013
 
Cavallo azzannato da branco di cani
Cade in dirupo, salvato con una gru
Azzannato da un branco di cani randagi nelle campagne di Sant'Orsola, alla periferia di Sassari, un puledro è stato messo in salvo dalle squadre dei Vigili del Fuoco.


NELLA FOTO - Il cavallo sollevato dalla gru e accudito dai vigili del fuoco

 
prov. di Sassari - Inseguito e spaventato dai cani, l'animale è caduto in un dirupo finendo in un canalone in cui scorrono acque reflue. Ferito e ormai sfinito, il cavallo non era in grado di mettersi in salvo da solo. Il proprietario ha quindi chiesto l'intervento di due medici veterinari e delle squadre dei vigili del fuoco del comando provinciale di Sassari. Dopo le prime cure sul posto, l'animale si è calmato. I Vigili lo hanno quindi imbragato e issato con una autogru. Fortunatamente dopo un accurato esame da parte dei veterinari, le sue condizioni sono risultate meno gravi rispetto a quanto apparso in un primo momento. In passato gli abitanti della borgata di Sant'Orsola avevano segnalato la presenza di cani randagi che in più di una occasione hanno aggredito pecore e galline.
 
NEL CUORE.ORG
12 AGOSTO 2013
 
CASSANO JONIO (CS), SEQUESTRATO CANILE: 22 ANIMALI IN SALVO
La Forestale: denunciate tre persone
 
Una struttura adibita a canile è stata posta sotto sequestro dalla Forestale in località "Piano Scafo" nel comune di Cassano allo Jonio, in provincia di Cosenza. L'operazione è stata portata a termine sotto le direttive del comando provinciale dal Nucleo investigativo per i reati a danno degli animali (Nirda) che ha lavorato con i colleghi di Rotonda (CS). All'interno della struttura, composta da 9 box, sono stati rinvenuti 22 cani di varie razze molti dei quali non registrati alla nascita alla banca dati nazionale canina, come previsto dalla normativa. I controlli, effettuati alla presenza del servizio veterinario dell'Asp di Cosenza, distretto di Trebisacce, oltre a concentrarsi sull'effettivo benessere degli animali e l'esclusione in maniera assoluta di qualsiasi tipo di maltrattamento sui cani presenti, hanno evidenziato irregolarità per la mancanza di autorizzazioni dal punto di vista urbanistico e sanitario. Per questi motivi è stata sequestrata la struttura. Stabilita anche una sanzione amministrativa per gli animali non in regola con l'iscrizione alla banca dati e tre persone deferite all'autorità giudiziaria. Gli animali sono stati consegnati ai legittimi proprietari. Sono attualmente in corso ulteriori accertamenti per far luce sulla sparizione di alcuni cani nonché sul loro regolare possesso.
 
GEA PRESS
12 AGOSTO 2013
 
Segni (RM) – Alla “giostra del maialetto”, si è parlato di Papa Francesco
Discorso di Animalisti Italiani Onlus alla fine della manifestazione – Le aperture della Chiesa e tutti in attesa dal maialino
 
Conclusione inedita della “giostra del mailetto” che tante polemiche aveva suscitato nei giorni scorsi. Ieri sera una dozzina di attivisti di Animalisti Italiani Onlus, si sono  recati a Segni proprio mentre era in corso la manifestazione che comporta, come è noto, l’uso di un maialino. Squadre bendate che devono riuscire a trovarlo utilizzando uno scopa. Chi più lo trova nel tempo previsto, ha vinto. Un fatto, questo, che finisce inevitabilmente per alimentare le polemiche degli animalisti secondo i quali quella giostra proprio non si deve fare.
Poi un atto distensivo dell’Amministrazione comunale che aveva promesso agli animalisti il povero maialino. Il gioco si sarebbe svolto, nonostante la confermata condanna da parte degli animalisti, ma almeno avrebbe salvato il maialino dalla probabile fine.
Quello che però non era prevedibile era la fine non del maiale ma della stessa manifestazione. Walter Caporale, presidente di  Animalisti Italiani Onlus, invitato a parlare si è poi lungamente trattenuto in un discorso tutto centrato sulle aperture della Chiesa ed in modo particolare sulle attenzioni che Papa Francesco ha manifestato anche sui temi che in qualche maniera riguardano il mondo animale.
Considerati i propositi della vigilia, una conclusione quasi surreale ma che, a detta della stesso Caporale, è servita ad aprire un confronto.
All’inizio, però, le cose erano sembrate andar male. Una dozzina di animalisti, alcuni dei quali miscelati alla folla ed “armati” di telecamere. Non si sa mai. Qualche sguardo truce e preoccupazioni che il tutto potesse degenerare. Le Forze dell’Ordine hanno evitato il peggio. Poi l’invito a parlare, subito accettato da Walter Caporale.
“Avevamo deciso di non vedere il gioco- riferisce il presidente di Animali Italiani a GeaPress – mentre per il maialino si aspettarà ancora qualche ora per via delle  incombenze burocratiche necessarie al passaggio dell’animale. Finirà – aggiunge Walter Caporale – in un bella casa di campagna, amato e coccolato da tutti“.
Poi l’invito a parlare che Walter Caporale non si è fatto ripetere due volte.
“Ho accettato perchè penso che il dialogo non può che portare del bene – spiega Caporale – Ho detto a quanti hanno aspettato la fine della manifestazione che rispettiamo i diritti di tutti  e perciò anche  degli animali. Ho citato Papa Francesco e l’importanza del nome scelto, San Francesco d’Assisi. Tutti hanno diritto alla vita. Ho parlato della schiavitù e su cosa questa si sorreggeva, ovvero grazie anche al mancato rispetto dei diritti. Trovo che questo Papa sta facendo delle importanti aperture che a nostro avviso lasciano ben sperare anche per i diritti degli animali ed in tal senso la questione di Segni calzava perfettamente.”
Caporale, in realtà, ha pure temuto di finire male. Un paio di persone, particolaramente animose, sono infatti state trattenute ma poi tutto è andato per il meglio pur con dei fischi, ma anche applausi, che si sono alzati dal pubblico.
“Non abbiamo avvallato nulla – tiene a precisare Caporale – e ci batteremo finché nessun maiale come altro animale, venga utilizzato per queste feste. Attendiamo ora l’ok per il maialino, un  maschietto che ieri sera non poteva che essere agitato. Possiamo promettergli che avrà una vita tranquilla e felice“.
Intanto, già in queste ore, gli animalisti sono in partenza per l’Aquila. Questa sera vi sarà l’ultima riunione del Consiglio Comunale prima della pausa estiva. In discussione la mozione che si propone di ritirare l’Ordinanza cosìddetta “affama randagi” che tante critiche ha fatto piovere sull’amministrazione comunale. La mozione è presentata sia da Consiglieri della maggioranza che dell’opposizione. “Staremo lì fino alla fine della votazione – promette Caporale – ed appena rientrati ci organizzeremo per Tolfa dove a ferragosto dovrebbe svolgersi il “gioco del vitello“.
La Questura di Roma, infatti, non ha negato la manifestazione indetta da Animalisti Italiani e dal Partito Animalista Europeo. Ci saranno però delle prescrizioni, come quella di non interrompere il gioco. Un elemento in più che, nel caso, costiuirebbe anche un aggravante al mancato rispetto dell’art. 18 del TULPS. Si vedrà giovedì prossimo, giorno di ferragosto.
 
CORRIERE DELLE ALPI
12 AGOSTO 2013
 
Val di Gares, saetta uccide due cavalle e una puledra
 
CANALE D’AGORDO (BL) - Due cavalle e una puledra sono rimaste uccise dalla saetta che venerdì sera si è abbattuta in Val di Gares in comune di Canale d’Agordo. Il maltempo, oltre ad aver acceso vari focolai su zone impervie della Valbelluna, focolai che si stanno ancora spegnendo in queste ore, ha fatto anche delle vittime. I cavalli, che erano stati portati al pascolo nei pressi della malga Stia in Val di Gares, si erano riparati sotto un albero dai tuoni e dai lampi, che intorno alle 19 di venerdì avevano iniziato ad illuminare il cielo. Ed è stata proprio la chioma appuntita dell’arbusto ad attirare la saetta che è penetrata nell’albero scaricandosi sui poveri animali e uccidendoli all’istante. Il gestore della malga Stia, Mauro De Martin spiega: «Nel male sono anche fortunato, perché i cavalli solitamente stanno in gruppo e quindi la saetta poteva atterrarne più di tre. Dispiace per quelle povere bestie che pensavano di trovare un riparo, invece hanno trovato la morte. Una di queste era pure gravida. È stata anche una fortuna che la scarica elettrica non abbia colpito gli altri due puledri che stavano lì vicino». In Val di Gares nella malga al momento del fatto pascolavano 30 cavalli e una settantina di manze.
 
NEL CUORE.ORG
12 AGOSTO 2013
 
TRANQUILLANTI E ORMONI AI CETACEI: GLI ISPETTORI MULTANO IL DELFINARIO DI RIMINI
 
Varie irregolarità nelle strutture, tranquillanti e contraccettivi ai delfini. Gli ispettori della task force ministeriale sulle strutture zoologiche, che vede la partecipazione congiunta di funzionari del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, di medici veterinari del Ministero della Salute e dal Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato, multa il delfinario di Rimini e trasmette gli esiti del sopralluogo all'autorità giudiziaria.
Dopo l'Acquario di Alghero, qualche giorno fa è toccato ad uno delfinario storico: quello della città romagnola. Nel corso del sopralluogo, svolto in presenza delle autorità veterinarie della regione e della ASL, sono state rilevate, spiega un a nota del Corpo forestale dello Stato, numerose irregolarità rispetto alle previsioni del decreto legislativo 73/2005 - in materia di giardini zoologici - e del D.M. 469/01 che disciplina il mantenimento dei tursiopi in cattività. Solo per citarne alcune, sono risultati assenti ripari per gli animali dal sole e dalla vista del pubblico, un sistema di raffreddamento e di pulizia adeguata dell'acqua, nonché un idoneo programma di trattamenti medico veterinari. Inoltre, sono risultate assenti adeguate vasche per il trattamento medico veterinario degli animali, per la quarantena e per le femmine in gravidanza o allattamento. Irregolarità che hanno comportato la contestazione, dal parte del Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato, di sanzioni amministrative per un ammontare fino a euro 18.000. A seguito delle nuove norme in materia di zoo e delfinari, maggiormente sensibili alle esigenze biologiche e di benessere delle specie ospitate, l'attuale vasca di contenimento, che risale a qualche decennio fa, risulta irregolare e non idonea a consentire un adeguato movimento dei tursiopi e garantire la salute fisica e psichica degli esemplari, costretti ad una convivenza coatta nel gruppo sociale dove sono inseriti. Anche grazie al contributo di esperti in mammiferi marini, si è potuta riscontrare la somministrazione ai delfini di tranquillanti per inibire i problemi di aggressione intraspecifica e di cure ormonali, anche in questo caso in modo continuativo e prolungato, per non far esprimere i comportamenti legati alla maturità sessuale e impedire la riproduzione in consanguineità. Gli esiti del sopralluogo sono stati comunicati all'Autorità giudiziaria.
 
ASCA
13 AGOSTO 2013
 
Animali: associazioni, dopo intervento Cfs sequestrare delfinario Rimini
 
Roma - Le associazioni animaliste Enpa e Lav, insieme a Marevivo, plaudono all'intervento del Corpo forestale dello stato a seguito della loro denuncia di maltrattamenti presso il delfinario di Rimini. E ne chiedono il sequestro, oltre all'effettuazione di controlli presso le strutture di Riccione e Torvaianica (Rm). ''Abbiamo documentato le violazioni del delfinario di Rimini e quindi plaudiamo all'azione del Servizio Cites del Corpo forestale dello stato che ha annunciato l'invio di una comunicazione di reato per maltrattamenti'', scrivono in una nota congiunta le tre associazioni. ''Chiediamo quindi - proseguono - l'immediato sequestro della struttura e la sua chiusura anche alla luce di esercizio abusivo delle attivita' al pubblico poiche' non ha la dovuta autorizzazione prevista dal ministero dell'Ambiente''. Nella lettura delle tre associazioni ''e' patetico che la struttura tenti di difendersi dicendo che attende dal comune l'autorizzazione a costruire una vasca aggiuntiva visto che lo poteva fare fin dalla sua apertura quasi 45 anni fa- i delfinari non hanno alcun valore educativo e scientifico come dimostrano tutti gli studi indipendenti e ora si proceda anche nei confronti degli altri delfinari di Riccione, Fasano e Torvaianica''. In particolare, le associazioni affermano che non vengono rispettate le prescrizioni del decreto legislativo 73 del 2005 e del decreto ministeriale 469 del 2001, denunciando ''manipolazione degli animali e contatto diretto con il pubblico, con i delfini sottoposti a comportamenti innaturali attraverso la deprivazione alimentare, mancanza di vasche di quarantena, vi sono esposizioni a rumori insopportabili causati da concerti e manifestazioni ludico-circensi, vengono pubblicizzati progetti di 'pet therapy' condannati dal ministero de lla Salute''. Enpa, Lav e Marevivo sottolineano, infine, che ''sulle attivita' dei quattro delfinari italiani sono state indirizzate due interrogazioni al ministro dell'Ambiente presentate alla Camera da Michela Vittoria Brambilla (Pdl) e al Senato da Loredana De Petris (Sel). Anche queste - concludono le tre associazioni - attendono una decisione urgente da parte del ministro dell'Ambiente''.
 
ROMAGNA NOI
14 AGOSTO 2013
 
Giallo sul Delfinario: "Denuncia per maltrattamenti? Non ne sappiamo nulla"
Gli animalisti: “denunciati alla magistratura”, ma la Forestale non conferma. La storica struttura ieri era chiusa per manutenzione alle pompe: “Primi in Europa per il successo riproduttivo dei delfini in cattività”

Paolo Facciotto

 
RIMINI - Il Delfinario di Rimini ieri è stato chiuso ma oggi con ogni probabilità avrà una normale apertura: “colpa della struttura decrepita”, ci dicono dalla proprietà, spiegando che deve essere fatta una manutenzione periodica alle pompe che aspirano l’acqua marina, a causa della sporcizia. Niente a che vedere, dunque, con la tempesta mediatica che si è abbattuta sul vecchio parco tematico fra lunedì e ieri mattina. E’ del 12 agosto, infatti, un comunicato nazionale del Corpo forestale dello Stato che parla di sanzioni a “un delfinario storico”, senza nominarlo. Ed è di ieri mattina il lancio di una nota congiunta di Lav (Lega antivivisezione), Enpa (Ente nazionale protezione animali) e MareVivo che, nel riprendere la notizia della forestale, la amplifica. Ma c’è un giallo: il comunicato della forza di polizia diceva “degli esiti del sopralluogo è stata notiziata l’Autorità Giudiziaria”, mentre gli animalisti sostengono trattarsi dell’“invio di una comunicazione di reato per maltrattamenti”. Le due cose sono un po’ diverse, abbiamo chiesto chiarimenti all’ufficio stampa del Corpo forestale che ci ha risposto: “non abbiamo nulla da dichiarare in più rispetto a quanto scritto nel comunicato”.
Il Delfinario è stato denunciato alla magistratura per maltrattamenti di specie protette? “Non ne sappiamo nulla, nessuno ci ha comunicato niente”, dicono al delfinario, “abbiamo avuto due verbali di 3mila euro ciascuno”. Totale 6mila euro. E qui c’è un altro giallo, perché il comunicato del 12 agosto della forestale dice: “le suddette irregolarità hanno comportato la contestazione, dal parte del Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato, di sanzioni amministrative per un ammontare fino a euro 18.000”. Perché parlano di 18mila euro quando ne hanno verbalizzati 6mila? Mistero. Di certo la storica struttura marina riminese non è amata dai politici nazionali: è stata Vittoria Brambilla, ex ministro del Pdl, a chiedere ufficialmente in un comizio a Rimini la cancellazione dell’attività, e subito il ministro del Pd Orlando - anch’egli piombato in Riviera per fare accordi col sindaco Gnassi - ha mandato sul lungomare Tintori dodici ispettori. “Che la struttura sia carente siamo noi i primi a dirlo - ci spiegano al Delfinario -, attendiamo risposte dal Comune sul nostro progetto di ampliamento, la seconda vasca la chiediamo dagli anni Novanta. Il tranquillante è per stimolare l’appetito, mentre l’anticoncezionale non fa alcun male, lo dimostra il fatto che p er l’altissima percentuale di nascite in cattività siamo i primi d’Europa. L’acqua è di ottima qualità e le analisi sui delfini vanno bene. Ce lo hanno riconosciuto gli stessi ispettori: per la struttura che avete, fate miracoli”.
 
NEL CUORE.ORG
12 AGOSTO 2013
 
EQUIDI, NEL DDL LORENZIN "STRETTA" SU MANIFESTAZIONI E FANTINI
L'anagrafe equina unita a quella zootecnica
 
Unificazione delle anagrafi zootecniche, compresa quella degli equidi, e traduzione in forma legislativa delle disposizioni della cosiddetta "ordinanza Martini" sugli equidi coinvolti nelle manifestazioni tradizionali come i palii. Sono due delle novità previste dal disegno di legge Lorenzin, promosso dal ministro della Salute e approvato alla fine del mese scorso dal Consiglio dei ministri.
L'art.23 del provvedimento supera l'attuale organizzazione dell'anagrafe equina, gestita fino al 2011 dall'UNIRE, unificandola con la Banca dati informatizzata prevista dall'art. 6 del DPR 437/2000 che gestisce – a dire il vero ancora in fase di implementazione - bovini, ovicaprini, suini, avicoli, animali da circo e animali d'affezione .
Il benessere degli equidi nelle manifestazioni è attualmente regolato solo dall'accordo Stato-Regioni del 2003 e dall'ordinanza Martini che scadrà in settembre. Di qui l'esigenza di intervenire per legge.
Secondo il ddl, le manifestazioni pubbliche o aperte al pubblico, incluse le prove, nelle qualivengono utilizzati equidi, ad eccezione di mostre sfilate e cortei, devono garantire i requisiti di sicurezza, salute e benessere per i fantini e per gli equidi', 'devono essere autorizzate previa acquisizione del parere favorevole della commissione comunale o provinciale per la vigilanza, integrata da un medico veterinario dell'azienda sanitaria locale ''. Quanto ai fantini, "è' vietata la partecipazione alle manifestazioni di fantini e cavalieri - si stabilisce nel testo - che hanno riportato condanne per maltrattamento e uccisione di animali, spettacoli o manifestazioni vietate, competizioni non autorizzate e scommesse clandestine''. E' inoltre vietata per 3 anni la partecipazione dei fantini che hanno riportato sanzioni disciplinari per l'uso di sostanze stupefacenti o dopanti "e che, sulla base di un preventivo controllo a campione, da effettuarsi nelle quattro ore precedenti alla manifestazione, sono risultati positivi all'uso di alcol o di sostanze stupefacenti o dopanti".
 
LA ZAMPA.IT
13 AGOSTO 2013
 
Stretta su palii e fantini, in arrivo norme più severe a tutela degli animali
A prevederle è il ddl Lorenzin, promosso dal ministro della Salute
e approvato lo scorso luglio.
 
Stretta sulle manifestazioni popolari che vedono primi “protagonisti” gli animali, come ad esempio i palii che si svolgono anche da lungo tempo. In arrivo, infatti, controlli ancora più stringenti, anche a tutela del benessere degli animali, insieme a regole più severe per fantini e cavalieri. La novità è contenuta nel cosiddetto “ddl Lorenzin”, promosso dal ministro della Salute e approvato lo scorso luglio. 
Le manifestazioni, si spiega nel disegno di legge, «devono essere autorizzate previa acquisizione del parere favorevole della commissione comunale o provinciale per la vigilanza, integrata da un medico veterinario dell’azienda sanitaria locale ». Inoltre, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, un decreto dei ministeri dell’Interno e della Salute dovrà indicare «i requisiti minimi di sicurezza per l’incolumità pubblica e per il benessere degli animali impiegati nelle manifestazioni ». 
E una “stretta” è prevista anche per i fantini: «È vietata la partecipazione alle manifestazioni di fantini e cavalieri - si stabilisce nel provvedimento - che hanno riportato condanne per maltrattamento e uccisione di animali, spettacoli o manifestazioni vietate, competizioni non autorizzate e scommesse clandestine». È inoltre vietata per 3 anni la partecipazione dei fantini che hanno riportato sanzioni disciplinari per l’uso di sostanze stupefacenti o dopanti e che, sulla base di un preventivo controllo a campione, da effettuarsi nelle 4 ore precedenti alla manifestazione, sono risultati positivi all’uso di alcol o di sostanze stupefacenti o dopanti. 
Più in generale, il ddl mira ad una maggiore tutela e benessere degli animali anche stabilizzando alcune norme previste in ordinanze ministeriali già più volte reiterate, che riguardano la tutela dalle aggressioni da cani, il possesso responsabile degli animali da compagnia e la lotta al randagismo, la repressione del fenomeno dei bocconi e delle esche avvelenate a tutela sia degli animali sia della salute dell’uomo. 
Prevista anche l’implementazione dell’uso dei sistemi informatizzati già esistenti per la gestione dei dati e delle informazioni inerenti le malattie animali e per il completamento della raccolta delle informazioni sulla sicurezza alimentare, provenienti sia dagli enti deputati che dagli operatori. Questo al fine di una efficace programmazione dei controlli e per affrontare adeguatamente le crisi sanitarie, oltreché nell’ottica di un risparmio generale. Un altro intervento riguarda poi la riunificazione, sotto l’egida del sistema sanitario veterinario, del sistema di identificazione e registrazione degli equidi, in precedenza attribuito all’Unire (Unione nazionale incremento razze equine), e poi all’Assi (Associazione allevatori cavallo da sella sportivo italiano), ma in realtà mai realizzato compiutamente e che ha mostrato le sue lacune anche in occasione delle recenti frodi comunitarie riguardanti la carne di cavallo. 
Obiettivo del ministro, con il ddl approvato, anche realizzare la possibilità di un ammodernamento del regolamento di polizia veterinaria, al fine di affrontare con misure tecniche più adeguate e meno penalizzanti per gli allevatori le malattie animali, tenendo conto del loro livello di diffusione e delle innovazioni tecniche e farmacologiche intervenute negli anni.  
 
IL PICCOLO
12 AGOSTO 2013
 
Capriolo investito da un’auto Soccorso da carabinieri e polizia
 
SAVOGNA (UD) - Un giovane capriolo investito da un auto è stato soccorso grazie al senso di civismo di un altro automobilista che, notato l’animale ferito a bordo della strada, ha allertato le forze dell’ordine. È accaduto l’altra notte, intorno alle 3 sulla strada del Vallone. L’uomo stava procedendo verso Monfalcone quando ha notato il capriolo steso a terra a bordo della strada. Ha fermato l’auto ed ha notato che l’animale era ancora vivo. A questo punto ha segnalato il caso al 112 e sul posto è giunta una pattuglia del Nucleo radiomobile dei carabinieri di Monfalcone. Nel frattempo sul posto si fermava anche un’auto della polizia. Gli agenti provvedevano a regolare la viabilità nel tratto di strada, pericoloso per la presenza di una semicurva. Veniva allertato l’ospedale civile che, reperito un veterinario, provvedeva a inviarlo sulla strada del Vallone per portare le prime cure all’animale ferito. Non è la prima volta che sul Vallone accadono incidenti provocati dai caprioli che, provenendo dalla boscaglia, attraversano la strada.
 
IL GAZZETTINO
12 AGOSTO 2013
 
Cade nel torrente e batte la testa: 19enne muore davanti al fidanzato
Il dramma in Trentino dove la coppia era in vacanza per fare

arrampicate sulle rocce. La giovane stava cercando il cane
 
TREVISO - Finisce nell’acqua a monte dell’invaso della diga, batte violentemente il capo e viene trascinata via dalla corrente. Muore così la 19enne Diana Mazzer di San Vendemiano (Treviso), vittima della tragedia che si è compiuta ieri pomeriggio in val Daone, sul versante occidentale del Trentino. È spirata alcune ore dopo all’ospedale di Trento, dove era stata trasporta.
La ragazza stava trascorrendo una vacanza assieme al fidanzato, con il quale condivideva la passione per per il bouldering. Quella valle trentina si presta a meraviglia per l’arrampicata libera sui massi. Ieri pomeriggio, attorno alle 17, i due giovani decidono di spostarsi dal luogo in cui hanno piantato la tenda, e attraversano il torrente Chiese, posto a monte dell’invaso della diga di Malga Boazzo. Un punto in cui il fiume descrive alcune cascatelle. Volevano ripetere una scalata effettuata in precedenza.
Doveva essere una nuova bella esperienza. Il fidanzato precede Diana di qualche metro e inizia a percorrere un tratto nel bosco che conduce nel punto prescelto per la scalata. Diana lo sta per raggiungere, quando si accorge di non avere appresso il cane. Così decide di tornare sui suoi passi per andare a prenderlo. In quel momento accade qualche cosa che per la diciannovenne si rivela fatale. Ritrovato l’animale, Diana riprende l’attraversamento del corso d’acqua ma, forse per una distrazione, scivola e cade nel torrente. Diana viene ritrovata proprio grazie al suo cane. L’animale attira l’attenzione del fidanzato che, resosi conto dell’accaduto, chiede disperatamente aiuto. La ragazza viene raggiunta rapidamente dai volontari del soccorso a un centinaio di metri a valle del torrente. Non è facile recuperarla. I soccorritori si sono dovuti imbragare. Diana rimane sotto l’acqua, in un’ansa del lago. Ha battuto la testa sui sassi ed è priva di sensi. A causa dell’immersione, subisce anche uno choc termico. I sanitari ce la mettono tutta per farla rinvenire, ma quei minuti nell’acqua non lasciano adito a grandi speranze di poterla salvare, anche se il cuore dà ancora qualche debole segnale. Ma la morte sarebbe sopraggiunta nel giro di poco.
 
NEL CUORE.ORG
12 AGOSTO 2013
 
CADE NEL TORRENTE PER RECUPERARE IL CANE, RAGAZZA MUORE IN TRENTINO
Stava facendo un'escursione con il fidanzato
 
Cade in un torrente per recuperare il proprio cane, e perde la vita. E'accaduto ad una ragazza di 19 anni della provincia di Treviso, in Val Daone, in Trentino. Secondo la prima ricostruzione dei fatti, riportata dall'Ansa, Diana Mazzer, di San Vendemiano (TV) stava facendo un'escursione con il fidanzato nei pressi di malga Boazzo, quando si è accorta che il cane era sparito. Tornata indietro per recuperarlo, ha attraversato il torrente Chiese e, probabilmente, è scivolata sui sassi. È stato invece il cane richiamare l'attenzione prima del fidanzato e poi dei soccorritori consentendo loro di trovare il corpo della ragazza, una cinquantina di metri più a valle. Recuperata e trasportata con l'elicottero a Trento, la ragazza è morta nonostante i ripetuti tentativi di rianimarla.
 
MESSAGGERO VENETO
12 AGOSTO 2013
 
Scontro Comune-animalisti sulle nutrie
 
CERVIGNANO (UD) - E’ scontro tra l’amministrazione comunale di Cervignano e gli animalisti sulla questione nutrie. Recentemente l’assessore all’Ambiente, Ivan Snidero, aveva annunciato che il servizio risorse faunistico venatorie della Provincia di Udine aveva autorizzato il contenimento della popolazione di nutrie con l'ausilio di volontari/cacciatori in possesso di apposita abilitazione. I roditori potranno essere prelevati con trappole e abbattuti con i fucili, anche nelle ore notturne. Immediata la reazione della Lega Antivisezione, secondo cui «non si può sparare ad animali inermi», e dell’Ente nazionale protezione animali, sezione di Cervignano, che giudica «folle l’utilizzo dei fucili, soprattutto nelle ore notturne: una misura eccessiva e sproporzionata al problema». L’assessore Snidero non la pensa allo stesso modo. - Le nutrie – dice – sono una specie esotica che ha minato l’ecosistema fluviale dei corsi d’acqua e della pianura. In tutta Europa ci si sta muovendo in questo modo. Mi rendo conto che può apparire crudele abbattere le nutrie con i fucili, ma si tratta di ristabilire l’equilibrio nell’interesse della fauna che popola le nostre zone». «Il nostro punto di vista – sostiene Snidero - è condiviso anche da alcune tra le più importanti associazioni ambientaliste, per esempio il Wwf che, a livello nazionale, la pensa come noi». L’amministrazione aggiunge: «Uccidere le nutrie con una sostanza chimica sarebbe stato sicuramente più crudele rispetto all’utilizzo del fucile. E’ un dato di fatto: i danni provocati dalle nutrie agli argini dei fiumi sono notevoli. I Consorzi di bonifica, i pescatori e i cacciatori conoscono bene i danni idraulici».
 
TREVISO TODAY
12 AGOSTO 2013
 
Ferie in sicurezza, blitz dei Nas negli allevamenti di pesce abusivi
I carabinieri hanno sequestrato in provincia di Treviso 70 vasche con 320 tonnellate tra trote e storioni. I controlli sono stati effettuati in tutta Italia
 
I  carabinieri del Nucleo antisofissticazione vegliano sulle vacanze degli italiani, anche nella Marca trevigiana.
Obiettivo dei controlli dei militari, 3.400 in tutto il territorio nazionale, tutte quelle attività commerciali meta dei turisti durante le vacanze estive, di qui il nome dell'operazione: "Ferie in sicurezza".
Bar, gelaterie, stabilimenti balneari, ristoranti: in tutta la Penisola 500 uomini del Nas hanno accertato 1.700 violazioni alle normative nazionali e comunitarie, segnalando oltre un migliaio di persone alle autorità giudiziaria, amministrativa e sanitaria, spiccando multe per circa un milione e 300mila euro.
In provincia di Treviso i militari, che nei mesi scorsi hanno battuto canili e allevamenti, hanno passato al setaccio gli impianti di acquacoltura, scoprendone due di abusivi. In 70 vasche si trovavano 320 tonnellate tra trote e storioni, sequestrati con le strutture nelle quali non era stato predisposto nemmeno il registro di carico e scarico dei pesci allevati.
, delle quali 344 tonnellate di pesce e molluschi e 196 tonnellate tra gelati, dolci, miele, carne, formaggi, prodotti da forno, frutta, ve Nel resto d'Italia i Nas hanno ritirato dal commercio circa 540 tonnellate di alimentirdura, bibite e bevande, tutti di ignota provenienza e conservati in pessime condizioni igienico-sanitarie, in alcuni casi con date di scadenza superate anche da diversi anni.
 
CORRIERE DELLA SERA
12 AGOSTO 2013
 
Da Varese alla Bergamasca
È l'estate dei serpenti
Un altro caso a Bonate Sopra, dopo il giallo del condominio di Seriate
 
Fuggiti dalla teca di casa oppure abbandonati dai proprietari. I motivi possono essere diversi, fatto sta che negli ultimi tempi in Lombardia e nella Bergamasca si moltiplicano i casi di serpenti, boa o pitoni, ritrovati a spasso o a casa di ignari cittadini.
L'ultimo di questi, e il sesto da ottobre nella provincia di Bergamo, è stato scovato venerdì sera quando una signora di Bonate Sopra si è ritrovata un pitone reale nella lavanderia di casa. La donna è riuscita far entrare l'animale in una scatola e l'ha poi consegnato ai vigili del fuoco.
Una settimana fa, invece, una signora di Seriate ha scoperto sul proprio terrazzo un boa constrictor. Proprio a Seriate i casi sono stati tre nel giro di soli 10 mesi, anche se al Corpo Forestale dello Stato non risultano rettili registrati su quel territorio comunale. Mentre a fine luglio in provincia di Varese un pitone è fuggito da un appartamento di Morazzone, scatenando il panico tra gli abitanti perché mai più ritrovato. E, a parte quest'ultimo caso segnalato dal sindaco del paese, è molto difficile risalire al nome del proprietario, che rischia una denuncia per omessa custodia o abbandono di animali.
«Sia i pitoni che i boa possono essere regolarmente detenuti - spiega Rinaldo Mangili, vicecomandante del Corpo forestale di Bergamo, -. I proprietari, che non sono registrati, devono solo poter dimostrare la provenienza legale, conservando lo scontrino d'acquisto». Per questo motivo nessuno sa quanti ce ne siano in giro. «Da questi episodi ci rendiamo conto, però, di quanto gli appassionati di animali esotici siano in aumento, anche chi non è in grado di gestirli».
Diverse le spiegazioni sui motivi dei tanti ritrovamenti: «Un serpente può fuggire se la teca non viene chiusa bene con un peso appoggiato sopra. Ma ci può anche essere chi decide di abbandonare un esemplare perché cresciuto troppo». E in estate, con le temperature più alte, questi animali sono in grado di sopravvivere all'aperto anche parecchi giorni. In ogni caso gli esperti rassicurano: «Possono spaventare ma sia i boa che i pitoni - dice la veterinaria Giada Mancini - sono del tutto innocui per l'uomo». Se dovesse capitare di trovarne uno è bene chiamare il Corpo forestale al numero 1515.
 
LA ZAMPA.IT
12 AGOSTO 2013
 
Gli squali fanno cinque vittime all’anno,
l’uomo risponde sterminandoli
Una mostra allestita nel Parco Nazionale del Circeo mette  in luce la sproporzionata violenza  e molte credenze errate sui grandi pesci a rischio estinzione
 
Ogni anno nel mondo muoiono meno di cinque persone per attacchi di squali mentre sono 100 milioni i predatori marini che ogni anno si stima siano uccisi dall’uomo. Per far conoscere questi animali e far capire le cause che ne minacciano la sopravvivenza, è stata realizzata una piccola mostra itinerante denominata “Sharklife: proteggiamo gli squali nel Mediterraneo”. L’esposizione spiega che gli squali sono visti come gli animali più feroci e pericolosi ma in realtà solo negli Stati Uniti circa 40 persone l’anno perdono la vita a causa di una puntura di vespa. Le vittime salgono a 3.000 se si parla di ippopotami e di elefanti e addirittura a 655.000 nel caso di zanzare che ancora uccidono attraverso la malaria.  
La mostra, realizzata nell’ambito delle azioni di sensibilizzazione previste dal progetto “LIFE+ Sharklife” finanziato dalla Commissione Europea e dal Ministero dell’Ambiente, sarà esposta in vari acquari e musei naturalistici italiani. Fino al 1 settembre la mostra sarà al Parco Nazionale del Circeo presso il Museo del Centro Visitatori di Sabaudia (apertura dalle ore 9 alle 13 e dalle 14,30 alle 17, tutti i giorni).  
 
NEL CUORE.ORG
12 AGOSTO 2013
 
CINA, 150 FARMACIE VIETANO LA VENDITA DI PRODOTTI CON BILE D'ORSO
La svolta a Chengdu. Sono 20mila i plantigradi sfruttati
 
Circa 150 farmacie cinesi a Chengdu hanno annunciato nei giorni scorsi lo stop della vendita di prodotti contenenti bile d'orso in polvere. Una vittoria per gli animalisti in Cina che combattono contro l'estrazione del liquido epatico. Oltre 100 negozi di medicinali a Shenyang, Zhuhai e altre città hanno fatto la stessa promessa nel 2012. Lo fa sapere "China Daily".
Più di 260 farmacie si sono apertamente opposte alla vendita del prodotto, che viene utilizzato nella medicina tradizionale cinese per il trattamento di febbre e di altre malattie del fegato, del cuore, della circolazione e degli occhi, secondo Zhong Yuanwei, manager della società farmaceutica Dahua di Chengdu.
Il metodo è molto cruento , perché prevede l'inserimento di un tubo nella cistifellea del plantigrado e l'estrazione della bile, quando l'animale è ancora vivo. Gli orsi vengono tenuti in piccole gabbie per dieci anni o anche di più in modo tale che possano essere estratte grandi quantità di liquido epatico.
Yuanwei, tra l'altro, ha detto che la guarigione dalle malattie per l'uomo dovrebbe essere possibile senza crudeltà verso gli animali. Al fine di boicottare ulteriormente questa attività, la sua società ha stretto un'alleanza con altre farmacie che vietano la vendita di prodotti di bile d'orso. "Dopo che abbiamo avuto modo di conoscere il settore, abbiamo scoperto che c'è una sensibilità condivisa nei riguardi degli orsi, e la maggior parte dei clienti è d'accordo con noi", ha fatto sapere il manager. Il quale ha aggiunto che sta contribuendo al progresso del benessere degli animali nel Paese. Secondo Yu anwei, pochissimi clienti vanno nei negozi e chiedono prodotti di bile d'orso. Quando qualcuno si presenta per acquistare questi prodotti, i suoi assistenti di vendita spiegano il motivo per cui hanno smesso di venderlo. E la maggior parte dei clienti sembra capire. "Ci sono cinque o sei diversi farmaci di questo tipo, ma tutti questi farmaci possono essere sostituiti con altri", ha sottolineato.
L'Associazione cinese di medicina tradizionale cinese, dal canto suo, ha annunciato il 16 febbraio scorso che la bile d'orso non è sostituibile. Il presidente Fang Shuti, comunque, ha fatto notare che la filosofia della stessa associazione è improntata alla conservazione scientifica, all'uso razionale e allo sviluppo sostenibile. 
Certo è che il nuovo boicottaggio a Chengdu non segna la fine della battaglia tra lobbisti della medicina tradizionali e animalisti. Per i sostenitori del benessere degli animali, la sfida è quella di convincere i consumatori cinesi che la crudeltà degli allevamenti supera i benefici curativi. Ma anche che c'è un rischio per la salute associato all'assunzione della bile estratta da orsi malati.
Secondo gli Animals Asia Foundation, sono circa 20.000 gli orsi tenuti in quasi 100 fabbriche della bile in Cina. L'associazione è riuscita a regalare una nuova vita già ad alcuni orsi con la creazione di un santuario della fauna selvatica grazie all'aiuto delle autorità forestali nel Sichuan. La maggior parte degli animali proveniva da allevamenti chiusi dalle autorità.
 
NEL CUORE.ORG
12 AGOSTO 2013
 
USA, ROBERT REDFORD CONTRO I NAVAJO: NON MACELLATE I CAVALLI
Quelli selvaggi sono 75mila. Si accende il dibattito
 
Robert Redford contro i Navajo. Inzia tutto - rivela "The New York Times" - quando Redford, insieme all'ex governatore del New Mexico, il conservatore Bill Richardson, si unisce all'associazione per i diritti degli animali in un'azione legale per bloccare la ripresa della macellazione dei cavalli negli Stati Uniti, sostenendo di essere "vicino ai leader dei nativi americani" per cui l'uccisione degli equini "rappresenta una violazione dei valori culturali tribali".
Ma poco dopo ecco arrivare le proteste del presidente dei Navajo, Ben Shelly, il quale ha scritto una lettera al Congresso per esprimere il proprio appoggio alla macellazione dei cavalli per ridurne le mandrie. Secondo Shelly, gli animali in libertà costano ai Navajo 200mila dollari all'anno di danni alle proprietà e ai campi. "C'è un divario tra la realtà e il romanticismo quando alcuni 'estranei' come Redford interpretano le lotte degli indiani d'America", ha detto Shelly.
"Forse Robert Redford può venirci a trovare per vedere cosa può fare per aiutarci - ha aggiunto il leader dei Navajo in un'intervista -. Sono pronto ad aiutare perché i cavalli rimangano in vita, ma al momento l'alternativa migliore è la macellazione".
Secondo le ultime stime, in America sono presenti 75mila equini selvaggi, il cui numero è destinato ad aumentare. Il dibattito ruota attorno all'ipotesi di intervento da parte delle autorità federali per punire la macellazione. La pratica non è mai stata vietata, ma si è fermata quando dal budget federale sono stati tagliati i fondi per le ispezioni.
Nel territorio dei Navajo, nell'Ovest, un cavallo selvaggio consuma 18 litri d'acqua e otto chili di foraggio al giorno. Sono senza proprietario e molti sono nativi dell'Ovest. Secondo le tribù, bisogna trovare un modo efficace per ridurre le mandrie. "Anche se è uso comune abbattere i cavalli vecchi e deboli, ce ne sono troppi", sostiene Shelly.
Una posizione che, per fortuna, non è condivisa da molti indiani, oltre che dall'ex governatore Richardson. Il quale sostiene che la soluzione ideale sarebbe quella di trovare un habitat naturale per i cavalli o comunque attivarsi per far in modo che vengano adottati. E per ora può accontentarsi di dire di aver vinto con Redford almeno una battaglia, dopo che un giudice di Albuquerque ha emesso un'ingiunzione contro Valley Meat, di Roswell, nel New Mexico. L'azienda, che il 2 agosto scorsa doveva aprire un mattatoio per consentire la macellazione dei cavalli dopo aver avuto tutti i permessi, dovrà aspettare ancora 30 giorni visto che il tribunale ha impedito le ispezioni.
 
NEL CUORE.ORG
12 AGOSTO 2013
 
STOP ALL'IMPORTAZIONE DI 18 BELUGA DA MOSCA PER IL GEORGIA ACQUARIUM
Lo ha deciso la Noaa. Esultano gli attivisti di Peta
 
Esulta Peta per la decisione della National oceanic and atmospheric administration (Noaa) di negare al Georgia Aquarium, negli Stati Uniti, il permesso di importare 18 balene beluga catturate in natura dalla Russia. Questa decisione potrebbe rappresentare l'inizio della fine per le miserabili mostre di balene imprigionate in acquari e parchi marini come il SeaWorld, che avrebbero preso alcune balene per ognuna delle proprie sedi.
L'associazione animalista internazionale - si legge in una nota - ringrazia i sostenitori della battaglia e Kim Basinger, che ha presentato un forte appello a favore della Peta.
Tra le ragioni (eccellenti) date dalla Noaa per negare l'acquisto dell'acquario, c'è la preoccupazione dell'agenzia americana secondo cui consentire l'importazione delle beluga potrebbe danneggiare "la popolazione da cui queste balene vengono prese"; il fatto di "contribuire alla domanda della cattura di beluga a fini di esposizione al pubblico negli Stati Uniti e in tutto il mondo". E non solo: "cinque delle balene proposte per l'importazione, con un'età stimata di circa 1 anno e mezzo al momento della cattura, erano potenzialmente ancora in fase di svezzamento e non ancora indipendente". Peta si augura che le autorità russe possano anche fare la cosa giusta, ovvero liberare le beluga.
 
AFFARI ITALIANI
12 AGOSTO 2013
 
Esperimenti sugli animali. Il documentario verità
"Massima Dose Tollerata", la videoinchiesta del regista Karol Orzechowski verrà proiettata in anteprima nazionale all'Isola del Cinema. Una serata per indignare e far discutere sui risvoglti etici della vivisezione. LA GALLERY
 
Lunedì 12 agosto 2013 a Roma, a partire dalle ore 22.00 con ingresso libero, all'interno della rassegna 'L'Isola del Cinema, verrà presentato 'Maximum Tolerated Dose – Massima Dose Tollerata', discusso documentario sulla sperimentazione animale firmato dal regista Karol Orzechowski. Una testimonianza cinematografica che ha suscitato un'accesa discussione all'estero, in un momento in cui anche in Italia il dibattito è aperto e di grande attualità, grazie alla recente approvazione alla Camera dei Deputati dell'articolo 13 della Legge di delegazione europea che restringe la vivisezione e incentiva il ricorso ai metodi alternativi. Maximum Tolerated Dose racconta le storie di esseri umani e di animali che hanno subìto la sperimentazione sulla propria pelle, tramite narrazioni di tecnici di laboratorio, scienziati onesti e perseguitati che hanno cambiato il loro punto di vista in seguito a continue riflessioni di carattere etico, così come le commoventi e strazianti storie di animali che hanno vissuto dentro e fuori le gabbie.
FOTO
 
GIORNALETTISMO
12 AGOSTO 2013
 
McDonald sconfitta, cambia la carne degli hamburger
Jamie Oliver, uno chef che da tempo accusa la multinazionale, ha vinto
 
IL VINCITORE - Jamie Oliver (in copertina)  è uno chef che da anni combatte contro la multinazionale del fast food. Oliver da tempo sostiene che la carne degli hamburher di McDonald non sia adatta per il consumo umano, in particolare quella ricavata da scarti di lavorazione e poi addizionata d’idrossido d’ammonio e macinata per produrre quello che ha definito “pink slime”, la pasta di scarti con le quali McDonald confezionava ad esempio le sue crocchette di pollo impanate.
L’ANNUNCIO - Oggi finalmente McDonald ha annunciato che cambierà ovunque la relativa ricetta, che già in alcune parti del mondo era stata abbandonata su pressioni delle autorità o dei consumatori, disgustati dalla visione del documentario prodotto da Oliver. Si tratta di una tecnica che, nelle parole di Oliver, rendeva commestibile scarti di animali che a fatica sarebbero stati destinati all’alimentazione dei cani e che dopo il trattamento diventavano l’ingrediente principale di alcuni prodotti della grande multinazionale.
L’AMMONIACA - L’uso dell’ammoniaca era già stato abbandonato sia dalla concorrenza, come Burger King e Taco Bell, che da tempo sottolineano l’innovazione a discapito del principale concorrente. L’ammoniaca serve ad uccidere i microbi e a rendere edibile la carne altrimenti pericolosa per l’alimentazione umana, anche se l’ammoniaca a sua volta è tossica e non certo indicata per il consumo umano, anche se negli Stati Uniti, essendo considerata “parte del processo” di lavorazione, non deve neppure essere indicata tra gli ingredienti.
VIDEO
 
IL TEMPO
13 AGOSTO 2013
 
Polpette avvelenate. Morti tre cani
 
TORTORETO (TE) - Un volpino, un meticcio e un beagle. Sono loro le vittime della mano crudele che, per ignoranza, crudeltà, vendetta o semplice idiozia, ha deciso di posizionare in un parco pubblico delle polpette avvelenate con barbiturici in una zona residenziale, in via Aldo Moro, notoriamente frequentata da cani. Il risultato é stato impietoso: tre animali di piccola taglia morti per avvelenamento. Una agonia lenta e dolorosa: in un primo momento hanno accusato dei fastidi e poi sono morti. Un quarto animale, un pit bull si è salvato, dopo che il proprietario lo ha fatto visitare con urgenza da un veterinario. Non é tutto. La mattanza poteva avere conseguenze ben più gravi, considerato che anche altri cani hanno accusato identici fastidi, ma senza conseguenze letali. Intanto, i tre turisti proprietari dei tre cani morti, provenienti da Roma, L’Aquila e Teramo, hanno presentato denuncia ai carabinieri, che indagano sulla vicenda. L’area verde nel pomeriggio è stato bonificata per eliminare la presenza di eventuali altri bocconi avvelenati con il veleno usato in agricoltura e al momento l’area non può essere frequentata. Sui motivi che hanno spinto a portare avanti l'insana azione, non si sa ancor molto. Probabilmente qualcuno ha pensato di dare una lezione a quei padroni incivili che utilizzano quell'area come latrina all'aperto spazio libero destinato ai bisogni dei loro cani. Peccato che a farne le spese siano stati innocenti cani, animali che, per istinto, si sono lasciati tentare da quella succulenta polpetta. L'ultima della loro vita.
 
SAVONA NEWS
13 AGOSTO 2013
 
Savona, strage di colombi: avvelenati
Decine di volatili caduti dal cielo in piazza del Brandale e via Pietro Giulia, solo uno è stato salvato
 
Nella giornata di ieri decine di colombi sono caduti in piazza del Brandale e via Pietro Giuria; molti, storditi dal veleno e barcollando per la strada, sono stati schiacciati dalle auto. Sul posto si sono recati i volontari della Protezione Animali che hanno soccorso i volatili ancora vivi, sottoponendoli alle cure veterinarie del caso; soltanto uno è riuscito a sopravvivere e dai sintomi riscontrati si presume sia stato usato un potente anestetico di vecchia generazione ed ormai fuori commercio.
Solo a Savona quest’anno si sono già verificati una decina di avvelenamenti di animali (colombi, cani, gatti), in piazza Saffi, via Cambiaso, via Trincee, via Barrili, Prolungamento a mare, Corso Veneto e l’ENPA ha nuovamente inviato al Comune la richiesta di attivare, come prevede un’ordinanza del Ministero della Salute, sia le indagini per scoprire i colpevoli che la bonifica della zona; anche le guardie zoofile dell’ENPA stanno svolgendo accertamenti.
"Uccidere i colombi con il veleno è incivile ed inutile - spiegano i volontari ENPA - specie adattabili come i colombi ricostituiscono velocemente il numero degli animali con l’incremento della fertilità; per limitarne il numero non serve il divieto di dar loro da mangiare, che vige da 15 anni a Savona, ma impostare programmi di contenimento basati su studi della situazione locale e sulla biologia e mobilità della specie, nonché sulla “portanza alimentare” dell’area". Quest’anno si è verificata una riduzione della fertilità, e conseguenti minori nascite, dovute a ragioni climatiche a cui gli animali selvatici sono molto sensibili.
 
LEGGO
13 AGOSTO 2013
 
ROCKY, MORTO ASFISSIATO NELLA NAVE PER LA
SARDEGNA. IL DOLORE DELLA PADRONA -FOTO
 
di Francesco Balzani
 
OLBIA - "Me l'hanno ammazzato". Per la signora Maria Rosanna, 72 anni di Rieti, Rocky un pastore tedesco di 11 mesi era come uno di famiglia.
Uno di quegli animali fortunati che non vengono abbandonati sul ciglio della strada per permettere ai propri padroni di godersi le ferie senza problemi. Per questo la donna aveva deciso a tutti i costi di portarlo con se in vacanza e chiesto alla compagnia navale Tirrenia di riservarle una camera sul traghetto che a mezzanotte da Civitavecchia doveva portarli insieme ad Olbia questa mattina. Una camera intera solo per lei e il cane visto che un viaggio notturno di 8 ore sul ponte alla sua età poteva essere pericoloso . "Gli animali si possono portare solo nella suite e al momento siamo al completo", la risposta del capitano della nave . L'unica soluzione era affittare un posto nella zona (se cosi si puó chiamare) riservata ai cani. Prezzo? Quasi 400 euro distribuiti in 270 per l'acquisto della gabbia e altri 100 per la custodia dell'animale. A quel prezzo in certi hotel ti portano anche lo champagne in camera. Al piccolo Rocky non hanno portato neanche l'acqua, anzi qualcuno - visto che la zona cani era al completo o magari per dimenticanza- ha pensato bene di lasciare la gabbia nel garage accanto al vano motori. Solo, e spaventato Rocky è morto asfissiato dal caldo infernale e dai fumi della nave. Un calvario straziante, una fine orribile che la donna ha potuto contrastare solo all'arrivo quando tre membri dell'equipaggio le hanno portato la gabbia col cadavere di Rocky cercando anche di incolpare la signora di incuria. Maria Rosanna per poco non sveniva mente il marito ha avuto un malore tra lo sdegno degli altri passeggeri: "Stavolta e' finita in tragedia, ma le condizioni in cui sono costretti a viaggiare questi poveri animali sono pessime e prima o poi bisognava aspettarselo. È' dire che si pagano fior di soldi per portarli con noi", ha dichiarato un giovane accompagnato dal suo gatto costretto ad essere chiuso in una gabbietta per tutto il viaggio. "Me l'hanno ucciso, era un cane buono. Era come un figlio" le parole tra le lacrime della donna che aveva ricevuto in regalo l'animale 10 mesi fa e che ora e' pronta a denunciare il fatto alle autorità competenti. Non basterà per riportarle tra le braccia il piccolo Rocky , ma magari servirà ad evitare disgrazie future.
FOTO
 
AGI
14 AGOSTO 2013
 
Tirrenia: non abbiamo causato noi morte cane sul traghetto
 
Roma - "Come emerso dalle testimonianze e per stessa ammissione dei proprietari del cane, riportate anche sul giornale di bordo, gli stessi lo avevano lasciato chiuso in un trasportino all'interno della loro autovettura nel garage della nave, in aggiunta con i vetri chiusi, causando il decesso del povero animale". Cosi' in una nota Tirrenia smentisce "categoricamente di aver concorso o, ancor peggio, causato la morte del cane Rocky a bordo di una delle sue navi (Bithia) nella traversata tra Civitavecchia e Olbia lo scorso 12 agosto". L'azienda ha gia' dato mandato ai propri avvocati di adire le vie legali per quanto riportato da alcuni giornali online. "Ai proprietari di animali viene ripetutamente comunicato nel corso delle traversate dagli autoparlanti di bordo, di tenere i loro animali con se' o nel canile posizionato su uno dei ponti", continua la nota di Tirrenia che "si rammarica per quanto accaduto a Rocky, ma non puo' ritenersi responsabile di azioni dirette dei proprietari e tantomeno delle loro negligenze che, nel caso specifico secondo quanto da loro dichiarato, erano stati consigliati da chi gli aveva venduto lo stesso trasportino, evidentemente incurante delle conseguenze delle proprie affermazioni".
Tirrenia precisa inoltre che "le cucce del canile a bordo delle navi sono gratuite ed e' a discrezione del proprietario dell'animale scegliere se tenerlo con se' o lasciarlo li'; a bordo non sono in vendita cucce, gabbie, trasportini e tantomeno esiste un servizio di custodia a pagamento degli animali; l'accudimento degli animali e' di competenza dei loro proprietari che devono garantire loro acqua, cibo e il miglior trattamento possibile".
 
LEGGO
14 AGOSTO 2013
 
ROCKY, MORTO ASFISSIATO IN NAVE. LA
TIRRENIA: "LASCIATO IN AUTO DAI PADRONI"
 
di Francesco Balzani
 
OLBIA - Come emerso dalle testimonianze e per stessa ammissione dei proprietari del cane, riportate anche sul giornale di bordo, gli stessi lo avevano lasciato chiuso in un trasportino all'interno della loro autovettura nel garage della nave, in aggiunta con i vetri chiusi, causando il decesso del povero animale".
Cosi' in una nota Tirrenia smentisce "categoricamente di aver concorso o, ancor peggio, causato la morte del cane Rocky a bordo di una delle sue navi (Bithia) nella traversata tra Civitavecchia e Olbia lo scorso 12 agosto. "Ai proprietari di animali viene ripetutamente comunicato nel corso delle traversate dagli autoparlanti di bordo, di tenere i loro animali con se' o nel canile posizionato su uno dei ponti", continua la nota di Tirrenia che "si rammarica per quanto accaduto a Rocky, ma non puo' ritenersi responsabile di azioni dirette dei proprietari e tantomeno delle loro negligenze che, nel caso specifico secondo quanto da loro dichiarato, erano stati consigliati da chi gli aveva venduto lo stesso trasportino, evidentemente incurante delle conseguenze delle proprie affermazioni".
LA VERSIONE DELLA PADRONA "Non avrei mai lasciato il cane in macchina, un funzionario mi ha assicurato che avrebbe pensato lui a Rocky", continua a sostenere la proprietaria del cane.
 
NEL CUORE.ORG
15 AGOSTO 2013
 
TIRRENIA, MUORE PASTORE TEDESCO DIMENTICATO NEL GARAGE
Disperazione e denuncia della proprietaria
 
Era uno di quegli animali fortunati che non corrono il rischio di essere abbandonati dai proprietari durante l'estate. Ma la fortuna ha voltato le spalle