aprile 2012
 

GAZZETTA DI MODENA
1 APRILE 2012
 
Passano il recinto: cani seviziati
A San Damaso (MO)  puniti crudelmente un bastardino e un dalmata per una violazione di proprietà
 
Due cani seviziati e pestati a sangue nel giro di una settimana per il solo motivo di avere varcato, naturalmente a loro insaputa, i confini dei terreni dei loro padroni.È successo in questi giorni a San Damaso, nei pressi di una proprietà che si affaccia sulla via Vignolese. A raccontare queste tristi storie alla “Gazzetta” è stata la proprietaria di Macchia, un cane dalmata di tre anni di età, il quale ha subito praticamente una sorte analoga a quella di un bastardino, di proprietà della madre della padrona di Macchia.«Premetto che abitiamo in una zona – ha detto la proprietaria di Macchia – che fino a pochi mesi fa era destinata al ripopolamento della fauna selvatica. Quindi, nella nostra campagna, non abbiamo mai potuto mettere certi tipi di recinzioni, per favorire il passaggio e lo spostamento della fauna selvatica da una proprietà all’altra. Ultimamente, questa zona è invece stata trasformata in area di addestramento di cani da caccia».Prosegue la padrona: «Noi, come famiglia, abbiamo sempre lasciato il mio dalmata e il bastardino di mia madre liberi di correre all’interno della nostra proprietà, dal momento che non sono neanche cani pericolosi per le persone. Tuttavia, capitava che qualche volta andassero fuori dalla nostra proprietà, perché chiaramente non abbiamo mai potuto recintarla a dovere a causa delle limitazioni che erano in vigore per il ripopolamento della fauna selvatica. È capitato così, nei giorni scorsi, che ci siano prima state riferite delle minacce riguardo ai nostri cani. Poi, la cosa è puntualmente avvenuta. Al bastardino, un cane di dimensioni davvero molto piccole, è stata tagliata la zampa destra, gli è stato fatto uscire un osso da una zampa e ha riportato diverse lacerazioni in tutto il corpo, mentre il mio dalmata è stato forse ingabbiato e poi percosso pesantemente in diverse parti del corpo. Ora sono entrambi fuori pericolo di vita e si stanno riprendendo, ma quello che ci è successo è davvero assurdo. Non abbiamo avuto modo di presentare denuncia – ha concluso la proprietaria di Macchia – perché non sappiamo chi è stato e prima di denunciare qualcuno bisogna essere sicuri. Tuttavia, abbiamo dei sospetti su chi possano essere stati gli autori di simili gesti. Ora, ci informeremo se, con il cambio di destinazione che ha avuto quest’area di recente, sarà possibile mettere recinzioni diverse nelle proprietà. Per ora, non è mai stato possibile».
 
LA ZAMPA.IT
1 APRILE 2012
 
Tenevano 16 cani sotto il sole nel bagagliaio, denunciati
L'allarme lanciato dai passanti attirati dai guaiti degli animali
 
Marina Romea (Ravenna) - Trovati giovedì scorso dalla Polizia Municipale di Ravenna16 cani in fin di vita. Gli animali erano chiusi in due gabbie nel bagagliaio di una macchina parcheggiata al sole da ore lungo il litorale di Marina Romea. I passanti, allarmati dai guaiti che provenivano dall’auto hanno avvertito gli agenti. Giunti sul posto sono stati trovati 16 animali adulti di varie razze, tra Yorkshire, Barboncini e Pincher, ed hanno richiesto l'intervento del veterinario dell’Ausl.Il funzionario sanitario ha certificato le condizioni di cattiva salute dei cani, alcuni dei quali avevano già perso i sensi a causa della mancanza d’acqua e dello scarso passaggio d’aria. Le condizioni degli animali erano precarie, aggravate dalla posizione dei sedili della macchina e del ripiano superiore del porta bagli che impedivano l’areazione . Alcuni di essi sono stati ritrovati anche ricoperti di escrementi. L’intervento degli agenti ha permesso di affidare gli animali al canile municipale, dove riceveranno le prime cure e rimarranno con gli altri numerosi ospiti in attesa di trovare una casa. E’ stata inoltre emessa una denuncia a piede libero per maltrattamenti nei confronti sia della proprietaria dei cani, una donna di 45 anni residente a Savona e domiciliata a Ravenna, sia del proprietario della vettura, 63 anni, residente in provincia di Bologna.
 
MATTINO DI PADOVA
1 APRILE 2012
 
Strage di gatti a Lozzo Animali uccisi con il topicida

Piergiorgio Di Giovanni

 
LOZZO ATESTINO (PD) -  A Lozzo è in azione uno sterminatore di gatti. L'orribile segnalazione arriva direttamente da un residente in via Malusà, che da tempo insieme al vicino di casa sfama una colonia di felini. Lunedì scorso Elio Brusamento si è accorto che uno dei suoi gatti agonizzante e non ha indugiato a portarlo dal veterinario di Este, il quale è riuscito a strappare alla morte il malcapitato animale. Il medico ha detto a Brusamento che il gatto era stato avvelenato con un topicida. Purtroppo non si è trattato di un episodio isolato, perchè la moglie dell’uomo, rincasando nel pomeriggio, ne ha scoperti altri due ormai privi di vita. Ovviamente i due coniugi si sono subito dati da fare per avvertire l'Usl e sapere come comportarsi, ma senza trovare una positiva risposta. Lo stesso vicino di cas a ha trovato dei gatti morti e ha pure registrato delle percosse al proprio cane di piccola taglia, tanto forti da farlo finire in gravi condizioni dal veterinario. Oggi i due lozzesi hanno in programma un giro d'ispezione sul monte, per verificare se ci siano altri randagi eliminati, e mercoledì prossimo si recheranno dai carabinieri della stazione di Lozzo per denunciare l'ignoto killer di animali.
 
Express-news.it
02/04/2012

Un tutore dell’ordine tedesco uccide una gattina trovatella

Germania, Wuppertal – Stefan H. (41) camminava in strada con un amico, quando ha sentito un miagolio provenire da un bidone della spazzatura, all’interno una busta di plastica, con una gattina dentro.
L’uomo ha subito preso la gattina, chiamata Kira, l’ha riscaldata un pò, stava bene, allora ha chiamato la polizia, e gli è stato detto di consegnargliela. Così han fatto…………ma dopo due ore la gattina era morta. Un ufficiale della polizia gli aveva sparato un colpo di pistola.
I funzionari di polizia hanno dichiarato successivamente che non volevano far soffrire il gatto ed hanno deciso di sopprimerlo.
Un portavoce, Detlev Ruether 54 anni, ha dichiarato in merito, dopo che il fatto di inaudita violenza è venuto alla luce sui media: “Stiamo indagando se esistono le condizioni giuridiche per irrorare un reclamo disciplinare procederemo di certo!”
N.d.r. Un reclamo disciplinare ci sembra veramente poco per un simile reato tanto efferato, tanto più che si tratta di rappresentante dell’ordine, come si fa a lasciare un arma in mano ad un idiota del genere?

 
LA NUOVA FERRARA 
1 APRILE 2012
 
Esche al veleno, padroni di cani in allarme
 
ARGENTA (FE) -  Non ci sono ancora riscontri oggettivi, ma la polizia municipale di Argenta, in via del tutto precauzionale, ha tabellato una zona per la possibile presenza di esche avvelenate. Un avviso ben esposto che richiama l'attenzione dei padroni di cani, di fare attenzione e di condurre l'animale con la museruola. Il provvedimento è stato deciso in conformità della legge regionale e riguarda l'area verde, compresa la pista ciclabile, che sale l'argine del fiume Reno, nei pressi del ponte lungo la via Cardinala. Da una decina di giorni, infatti, corre voce che due padroni di cani avrebbero (il condizionale è d'obbligo visto che nessuna segnalazione di animali morti è arrivata ai vigili urbani e tanto meno l'ha fatto qualsivoglia veterinario obbligato a farlo qualora ne riscontrasse l'episodio) trovato delle esche avvelena te. Di qui appunto la decisione di segnalare ai padroni che conducono i propri cani lungo la ciclabile di porre maggiore attenzione. Nel caso qualcuno dovesse rinvenire dei pezzi di mortadella (questa sarebbe l'esca), allora, per senso civico, dovrebbe avvisare una di queste autorità: la polizia municipale, i veterinari dell'Usl, la polizia provinciale o il Corpo Forestale dello Stato.
 
OGGI TREVISO
1 APRILE 2012
 
SCOPERTA CHOC: IL TOPO-CHIHUAHUA
Scoperto laboratorio clandestino di ingegneria genetica dove si sperimentavano incroci tra animali

 
TREVISO – Tutto è iniziato quando il topo si è messo ad abbaiare. A dire il vero, il primo testimone della scoperta choc, ha riferito che più che abbaiare il minuscolo roditore guaiva in modo strano “come volesse ululare e squittire e gemere nello stesso tempo”. Sgattaiolato dalla porta d’acciaio di un capannone industriale apparentemente vuoto, lo strano topolino si era avvicinato a un passante, che stava passeggiando in cerca di erbe spontanee, con l’aria di chiedere aiuto.L’uomo aveva osservato il “topolino”: la pelle rugosa e delicata come quella di un neonato, le orecchie sproporzionate e trasparenti come quelle di una farfalla, l’espressione da cucciolo di cane, piuttosto che da sorcio…Impietosito, aveva raccolto l’animale, che sembrava non chiedere altro che di essere accudito e l’aveva portato da un amico veterinario.Lo sconcerto del dottore di fronte alla strana bestiola ha fatto il resto. Intorno al capannone industriale, situato in una zona poco frequentata della campagna trevigiana e successivamente dentro la struttura apparentemente inaccessibile, sono state avviate delle perlustrazioni che hanno portato a uno scoperta sorprendente.All’interno dell’uovo di cemento del capannone era collocato un laboratorio di ingegneria genetica, con dotazioni d’avanguardia, dove si stavano sperimentando inusitati incroci di razze animali, destinate per lo più all’esportazione asiatica. Gestito da un professionista svizzero, da un chimico macedone e da un genetista di origine trevigiana, da anni al vertice di una prestigiosa società cosmetica neozelandese, il laboratorio – grazie all’aiuto di alcuni giovani laureati – aveva già creato il “tartagallo” (una sorta di gallo con la corazza, destinato ai combattimenti), il felinofarfalla (un gatto dotato di minuscole appendici alari) e il topo-chihuahua: un esemplare animale che associa le caratteristiche del chihuahua a quelle del piccolo topo di campagna.Il motivo della creazione di questi animali da genere fantasy? “In Giappone – ha riferito il responsabile del Reparto Investigativo Scientifico che ha svolto le indagini – si è da tempo alla ricerca di un cane da compagnia che abbia dimensioni tanto ridotte da poter essere inserito in una tasca, in un portafogli, nel medaglione di una collana. Una bestiola che occupi il minimo ingombro, come un gingillo. L’unico animale col quale il cane si poteva compatibilmente incrociare per raggiungere tale risultato era il topo”.
Ma è possibile arrivare a creare essere viventi con patrimoni genetici così differenti?
“Sì – assicurano all’Istituto per le transevoluzioni genetiche Mark Twain di Samarate (Milano) - . L’ingegneria genetica prevede la manipolazione di materiale genetico e altri materiali biologici (cellule, acidi organici, enzimi) in laboratorio. I biologi prelevano un gene dal Dna di una cellula e lo inseriscono nel Dna di un’altra. In pratica con un enzima "forbice" tagliano il Dna della cellula donatrice in un punto preciso, lo asportano, e poi con un enzima "colla" lo attaccano al Dna della cellula ricevente. Il gene può anche essere affidato a dei vettori che poi vengono sparati nella cellula ricevente e trasferito al posto giusto. L’operazione riesce anche se due organismi non sono parenti genetici. Ha successo persino nel caso che il primo appartenga a un animale e il secondo a un vegetale.”
Significa che un ortaggio potrebbe ricevere il seme fecondante o le cellule genetiche di un animale?
“Non è escluso. I confini della bioingegneria sono pressoché infiniti, come quelli dell’universo. Specie animali, vegetali e stagionali possono contaminarsi vicendevolmente. E niente vieta che in futuro possiamo raccogliere un pomodoro che morde, odorare un ciclamino che cinguetta o pescare un pesce d’aprile, come questo.”
 
CATANIA TODAY
1 APRILE 2012
 
Nicolosi (CT): fermata corsa clandestina di cavalli, denunciate 7 persone
Lì intervento è stato effettuato a seguito delle numerose segnalazioni dei cittadini di Nicolosi che in alcune mattine dell'anno si trovano a dover fronteggiare l'occupazione delle strade utilizzate dagli organizzatori delle corse ippiche
 
I Carabinieri della Stazione di Nicolosi hanno denunciato il pregiudicato C.M.P.di anni 28, S.A., 41enne, D.G., di 31 anni, A.R., di anni 42, D.M., 36enne; V.C., di 40 anni, e Z.R., di anni 32, per maltrattamento di animali, competizione ippica non autorizzata e interruzione di un pubblico servizio.Lo specifico intervento è stato organizzato a seguito delle numerose segnalazioni dei cittadini di Nicolosi che in alcune mattine dell'anno si trovano a dover fronteggiare l'occupazione delle strade utilizzate dagli organizzatori delle corse ippiche. Competizioni che creano pericolo oltre che per i fantini ed i cavalli anche per gli spettatori e la gente comune che si trova coinvolta, dal nulla, in una mezz'ora di assoluta confusione.Così, i militari, appostatisi dalle prime luci dell'alba, sono intervenuti sulla S.P. 92 Monte Etna, in Contrada Nocilla, ed hanno bl occato la partenza di una competizione ippica non autorizzata. Nell'immediatezza, oltre ai proprietari dei cavalli, agli organizzatori ed ai driver, sono stati controllati 25 veicoli, dei quali alcuni con il compito di interdire il normale transito veicolare, e circa 50 persone presenti come spettatori.Tra questi ultimi, alcuni avevano il compito della vedetta e quindi di preavvisare dell'eventuale avvicinamento di personale delle forze dell'ordine. I cavalli, due purosangue inglesi di circa 5 anni del valore pro capite di 15 mila euro, sono stati controllati dal personale del servizio veterinario dell'Asp di Catania e sottoposti a sequestro penale unitamente ai calessi ed ai frustini.I due animali sono stati affidati in custodia giudiziale ai rispettivi proprietari, presso stalle autorizzate. Nella circostanza sono state elevate contravvenzioni per circa 20 mila euro. Il giro delle scommesse clandestine sulle gare ippiche, gestito spesso dalla criminalità organizzata, frutta solitamente diverse migliaia di euro e solitamente i cavalli sono sottoposti a trattamenti dopanti che ne aumentano il rendimento mettendo però a repentaglio la vita degli stessi animali che in alcuni casi sono stroncati durante le corse da veri e propri attacchi cardiaci.Nella circostanza, le persone controllate non sono state trovate in possesso né di denaro né di particolari farmaci, sebbene il servizio veterinario abbia effettuato i prelievi necessari sugli equini finalizzati a verificare il fatto che i cavalli fossero stati drogati.
 
LA SICILIA
2 APRILE 2012
 
I carabinieri bloccano corsa clandestina di cavalli

Antonio Carreca

 
Nicolosi (CT) - Sette persone sono state denunciate ieri dai carabinieri di Nicolosi con le accuse di maltrattamento di animali, competizione ippica non autorizzata e interruzione di pubblico servizio. Ieri all'alba i militari hanno interrotto una corsa clandestina che stava per svolgersi sulla SP 92 Monte Etna, in contrada Nocilla. L'operazione è stata predisposta in seguito alle numerose segnalazioni giunte da cittadini di Nicolosi che, in altre occasioni, avevano trovato le strade occupate dagli organizzatori delle corse illegali.
Nel corso del servizio, oltre ai proprietari dei cavalli, agli organizzatori e ai drivers, sono stati controllati anche 25 veicoli, dei quali alcuni con il compito di interdire il normale transito veicolare e circa 50 spettatori. Tra questi alcuni facevano da "vedetta", allertando in caso di eventuale avvicinamento di personale de lle forze dell'ordine. I cavalli, due purosangue inglesi di circa 5 anni del valore di 15mila euro ciascuno, sono stati controllati dal personale del servizio veterinario dell'Asp di Catania e sottoposti a sequestro penale assieme a calessi e frustini. I due animali sono stati affidati in custodia giudiziale ai rispettivi proprietari, presso stalle autorizzate. La denuncia è scattata per il pregiudicato Mirko Pompeo Casesa, di 28 anni e altre sei persone: S. A., 41enne, D. G., di 31 anni, A.R., di 42 anni, D.M., 36enne; V.C., di 40 anni, e Z.R., di 32 anni. Sono state inoltre elevate contravvenzioni per circa 20 mila euro. «Il giro delle scommesse clandestine sulle gare ippiche -specifica una nota del Comando provinciale -, gestito spesso dalla criminalità organizzata, frutta solitamente diverse migliaia di euro e solitamente i cavalli sono sottoposti a trattamenti dopanti». Nella circostanza, però, le persone controllate non sono state trovate in possesso né di denaro né di particolari farmaci.
 
GEA PRESS
3 APRILE 2012
 
Il giro pazzo delle corse clandestine di cavalli: a Catania vince “Manuela Arcuri” (VIDEO)
 
In pochi giorni ben tre operazioni di polizia volte alla repressione del fenomeno delle corse clandestine di cavalli. Ad intervenire Carabinieri, Polizia di Stato e Corpo Forestale dello Stato che hanno nel complesso rivelato uno spaccato tipico del mondo della corsa clandestina. Precedenti significativi ed in alcuni casi storici. Molise, Puglia e Sicilia le regioni coinvolte.In Molise gli interventi operati dal NAS dei Carabinieri, hanno riguardato il controllo di numerose stalle, in buona parte abusive, appartenenti a famiglie di origine rom. Non si tratta di cittadini stranieri recentemente arrivati nel nostro paese, ma di italiani che vivono ormai da tempo in più regioni tra le quali Molise, Abruzzo e Marche. La passione per i cavalli è nota, ma meno indagato è forse il fenomeno della corsa minimizzato da alcuni rappresentanti dell a stessa comunità rom. A Termoli (CB), dove è avvenuto il blitz del NAS, vi era stato un altro intervento nel 2005, condotto dal Comando Compagnia. In quel caso venne individuata una vera e propria corsa clandestina alla quale partecipavano personaggi provenienti sia dal Molise che dall’Abruzzo. Da quest’ultima regione provenivano i partecipanti di altra competizione clandestina fermata dai Carabinieri a Falconara, nelle Marche. I militari riferirono di un fenomeno nuovo per il posto che era stato così stroncato sul nascere. Di un fatto insolito parlò anche il rappresentante dell’Opera Nomadi, sebbene il riferimento sembrava essere generalizzato a tutte le famiglie rom sparse lungo le regioni del medio e basso adriatico, che non al singolo caso di Falconara. A Termoli i Carabinieri del NAS hanno ora effettuato numerosi controlli nelle stalle, rinvenendo medicinali non detenibili. L’azione, finalizzata alla repressione delle corse clandestine di cavalli, parrebbe rilevare un substrato molto florido per un fenomeno che, riferiscono gli inquirenti, riprende vigore con la bella stagione.Bella stagione che già da qualche settimana è arrivata in Sicilia. Forse per questo a Nicolosi (CT) la corsa era già in strada. Ad interromperla, lungo la strada provinciale 42 in contrada Nocilla, sono stati i Carabinieri. Venticinque veicoli che seguivano i calessi ed una cinquantina gli spettatori. I due cavalli dovrebbero essere di razza, forse addirittura dei purosangue inglesi. Sei i denunciati.A Scorrano (LE), invece, un vero e proprio ippodromo in disuso (nella foto) utilizzato per la gara finale. I cavalli, infatti, sarebbero stati prima allenati nelle strade del circondario e poi trasferiti nel circuito dove è avvenuta l’irruzione della Squadra Mobile di Lecce e del Corpo Forestale dello Stato. Tredici cavalli posti sotto sequestro ed altrettante persone denunciate. In questo caso è stato contestato, oltre al reato di maltrattamento di animali, anche quello di associazione a delinquere. Evidentemente il materiale investigativo raccolto ha consentito di individuare un vero e proprio sodalizio criminale finalizzato alla gestione delle corse e, pertanto, delle verosimili scommesse clandestine.Quello che colpisce, nonostante il continuo intervento delle Forze dell’Ordine, è il clima di sostanziale impunità che caratterizza i partecipanti a questi eventi. Anche per quelle zone dove ha avuto maggior peso l’intervento delle Forze dell’Ordine, le corse non solo si continuano a svolgere ma, con tanto di volto scoperto, vengono inserite su You Tube. Campania, Calabria e Sicilia. A Catania, poi, si registra tutto e su You Tube è possibile vedere, tra i tanti inserimen ti, la corsa di “Lalla U Latitante” contro “Pinocchio”. A caricare il filmato è alfa926. Accedendo nel suo canale è possibile vedere, tra le performance canore di cantanti del genere melodico partenopeo, “Lalla contro Kimba”. Il sottofondo musicale è sempre partenopeo, ma di chiare origini sicule. Si stornella di persone in “coppa o’ motorino”, di “cavallo potente” e di “gente di rispetto”. Lalla ha poi una sorta di monografia, con tanto di foto di stalla e indicazioni delle strade dove corre. Il titolo, ovviamente, è “Lalla cavallo da corsa”. Visibile nella colonnina che scorre vicino alfa926 c’è poi “Adrano cavallo mafioso” sempre con canzone melodica dedicata al cavallo che “ci ha fatto guadagnare un sacco di piccioli”. Il cavallo mafioso è Jamaicano e in altro video si vedono i volti delle persone che badano all’animale, la stalla e le solite indicazioni stradali. Ma il top tra decine di account è la classe “pony”. Ad illustrare la loro performance è “ucalabrisi1987″. I suoi ultimi inserimenti sono di quest’anno e mostrano “Manuela Arcuri” ovvero la cavallina imbattibile guidata sempre dallo stesso soggetto con tanto di scritta sulla tuta “Scuderia Pierino – Ariazzeddu”. Una delle ultime corse mostra la cavallina tra le vie di un centro abitato del catanese. I ragazzi sugli scooter bloccano la circolazione stradale, passano tra i negozi, rasenti ai portoni della case, nei pressi dello svincolo con una grossa arteria di comunicazione. Poi la corsa. Sfrecciano, gridando e strombazzando con le motociclette tra hard discount, negozi di cucine e il distributore dell’Agip. Poi, in un invisibile punto prestabilito, sospendono il tutto. Le scommesse si gestiranno altrove.Il motivo per il quale in maniera così tanto spavalda imperversano in Italia le corse clandestine di cavalli è abbastanza semplice. Gli interventi di Polizia non mancano, ed allora si deve andare a cercare nella legge che di fatto permette l’instaurarsi di questi fenomeni. Il maltrattamento di animali, nonostante gli slogan animalisti, non rappresenta un valido baluardo. Anzi, gli stessi interventi delle Forze dell’Ordine dimostrano come l’unico incentivo è dato dalla possibilità di potere contestare insieme al reato delitto di maltrattamento, quello di associazione a delinquere. Non è però cosa semplice. Occorrono indagini e l’individuazione di figure molto particolari all’interno dell’organizzazione, quali lo stesso organizzatore e il promotore. Viceversa il reato di cui all’art 544-quinquies sulle competizioni non autorizzate (previsto nella legge sul maltrattamento di animali) prevede pene equivalenti ad un qualsiasi maltrattamento. Niente galera, come da altro slogan animalista, dal momento in cui la pena reclusiva è ben al di sotto della soglia di punibilità.Il Codice della Strada, poi, non vieta l’asfalto ai cavalli. Nelle strade possono pure correre, basta che non vi sia competizione. Per tale motivo è nato il fenomeno delle corse a cronometro. Singoli calessi che sfrecciano ed ai quali nessuno può dire niente. La competizione (punita dal Codice ancor meno di quella tra mezzi motorizzati) è comunque solo la punta di un iceberg che galleggia tranquillamente in strada.
VEDI VIDEO:
 
IL GIORNALE DEL MOLISE
1 APRILE 2012
 
Blitz dei Nas: controlli sui cavalli
L'operazione dei carabinieri sulla costa per contrastare le corse clandestine
 
Nuovo blitz dei carabinieri del Nas di Campobasso a Termoli, che questa volta non si sono diretti al distretto sanitario, ma nelle zone periferiche della città, a Difesa Grande, a Rio Vivo, verso San Giacomo. L'obiettivo: visitare gli allevamenti di cavalli molto diffusi tra le famiglie rom del posto. Insieme ai militari della compagnia di Termoli i Nas, agli ordini del comandante Antonio Forciniti, hanno fatto scattare una serie di controlli sanitari sugli animali finalizzati a contrastare il fenomeno delle corse clandestine che in questo periodo dell'anno con la bella stagione alle porte subiscono un'impennata. Fenomeno che già nel 2005 sempre i carabinieri avevano stroncato a Termoli, dove sulle ampie e lunghe strade del Nucleo Industriale si organizzavano gare con scommesse illegali, con un giro di soldi per migliaia di euro e scommettitori che arrivavano anche di fuori regione. Ci fu una maxi retata proprio nel mezzo di una corsa con numerose denunce e sequestri. Oggi come allora i carabinieri sono tornati a controllare i cavalli. Di buon'ora numerose gazzelle sono partite dalla caserma di via Martiri della resistenza dirette ai maneggi, quasi tutti abusivi, dove sono state trovate diversi medicinali di provenienza illecita. Per lo più prodotti che non si trovano in commercio, ma solo sul mercato nero. Sostanze di cui ora verrà accertata la natura, perché il sospetto è che si tratti di prodotti dopanti, in grado di potenziare le prestazioni dei cavalli. Oltre cinquanta gli esemplari controllati, alcuni dei quali sono stati sequestrati.
 
POLIZIA DI STATO
2 APRILE 2012
 
Lecce: corse clandestine, sequestrati 13 cavalli
 
Tredici cavalli, una macchina usata per segnalare la partenza delle corse ippiche, farmaci dopanti sequestrati e 13 persone indagate con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al maltrattamento degli animali e alle gare clandestine. Questo è il bilancio di un'operazione effettuata ieri mattina dalla Squadra mobile di Lecce e dagli uomini della Forestale in servizio presso il Tribunale, contro le corse ippiche illegali. Gli investigatori hanno fatto irruzione in un circuito appositamente attrezzato per lo svolgimento delle gare clandestine bloccando così una corsa che stava per partire.
 
ALTO ADIGE
1 APRILE 2012
 
Magrè, tasso investito e ucciso sulla provinciale
 
MAGRÈ (TN). Un tasso che si era avventurato nelle campagne del fondovalle in località Lafot, a sud del paese, è stato travolto e ucciso probabilmente da una vettura. L’investimento è avvenuto l’altra notte sulla strada provinciale che da Magré conduce a Roveré della Luna. Il mustelide, che sicuramente risiedeva lungo le pendici della vicina montagna, aveva lasciato la sua tana di notte per cercare cibo, lombrichi, insetti, topi e radici, nei frutteti del fondovalle. Probabilmente voleva anche dissetarsi con l’acqua dei fossi che scorrono vicino alla strada, visto che la montagna che sovrasta Magré non è ricca di sorgenti. Invece, purtroppo, nell’attraversare la strada, un mezzo lo ha investito scaraventandolo nella scarpata sotto la provinciale. Il mattino successivo Herbert Frassen, un agricol tore che abita proprio in località Lafot, poco distante dal luogo dove è stato travolto il simpatico mammifero, passando con il suo trattore, mentre si recava nei campi, ha notato la carcassa dell’animale che presentava delle ferite soprattutto al muso. Un peccato, anche perché il tasso è un abitante dei boschi molto utile all’agricoltura.
 
LA ZAMPA.IT
1 APRILE 2012
 
Trovano un cane, chiedono il riscatto
La coppia denunciata per appropriazione aggravata
 
Ronco Scrivia (Genova) - Mielè, un meticcio di quattro anni, si era smarrito nei dintorni di casa, in una frazione di Ronco Scrivia, nell'entroterra genovese. Regolare medaglietta al collo, con nome e numero di telefono dei padroni. La storia però comincia quando due disoccupati, avendolo trovato, decidono di approfittarsi dell'amore che lega il cane ai padroni. Contattati i proprietari di Mielè, infatti, i due chiedono una ricompensa di diverse centinaia di euro, che diventa riscatto quando minacciano di non restituire l'animale se non gli fosse stata recapitata la somma.
L'uomo, ex guardia giurata, e la compagna, casalinga, sono stati denunciati ai militari della compagnia di San Martino, ed oltre ad aver restituito il cane, dovranno ora rispondere del reato di appropriazione aggravata di oggetti o cose smarrite.
 
IL PICCOLO
1 APRILE 2012
 
Erano senza microchip Sequestrati due piccoli bulldog
 
Gorizia - È costato caro il regalo che una signora modenese ha voluto fare alla figlia donandole due cuccioli di bulldog inglese. Li ha acquistati on line da un allevamento ucraino, se li è fatti poi trasportare in Italia senza provvedere all’applicazione del microchip come prevede una recente normativa europea. Così quando il furgone condotto da un autista ucraino è stato fermato per un controllo subito dopo il valico di Sant’Andrea, gli agenti della polizia di frontiera si sono accorti che i due cuccioli erano oprivi del microchip. È scattato il sequestro degli animali affidati in custodia al canile. La signora, giunta a Gorizia per risolvere la questione, ha dovuto applicare a ciascuno dei due cuccioli il microchip, pagare una sanzione di 1066 euro oltre il fermo amministrativo dei due cani. Solo, allora, visto che i due piccoli bulldog erano in buona salute, la polizia ha dissequestrato gli animali che sono stati consegnati alla signora modenese.
 
MESSAGGERO VENETO PORDENONE
1 APRILE 2012
 
La vera Pasqua esclude l’uccisione degli agnelli
 
Riceviamo dalla lettrice Paola Doretto la riflessione che pubblichiamo. * * * Mi è capitato ultimamente di vedere delle foto, scattate dagli animalisti, “rubate” nei macelli, dove non si può entrare e dove una crudele mattanza di decine e decine di migliaia di agnellini si sta compiendo. Sono piccole creature di appena un mese, strappate alla madre per essere portate direttamente con i camion dagli allevamenti in questi luoghi di morte. Nate solo per finire sulle nostre tavole a celebrare la Pasqua secondo la nostra usanza. Molti di noi sicuramente non pensano nemmeno a quello che significa veramente, a quello che avviene prima del semplice gesto di portare sulla tavola il piatto della tradizione, ci pare normale e questo forse perché molte cose non le sappiamo. Tra queste forse la più importante riguarda la figura di Gesù. M olti non sanno che Gesù celebrò la sua Pasqua solo con pane e vino e che apparteneva probabilmente alla Comunità degli Esseni che viveva secondo regole che ora definiremmo rivoluzionarie. Erano vegetariani e non violenti, vivevano a stretto contatto con la natura e curavano se stessi e gli animali allo stesso modo, con le piante. A sottolineare la non violenza di Gesù possiamo vedere nelle raffigurazioni pittoriche e ascoltare nelle liturgie che egli stesso è rappresentato come l’agnello, l’animale del sacrificio. I Vangeli, infatti, ci raccontano proprio come egli lasciasse che su di sé si abbattesse la violenza, per poi risorgere nella luce di una vita nuova, per riscattarla. Questo il senso della Pasqua, così come ce lo raccontano le Scritture. Ai tempi di Gesù e ancor prima esisteva l’uso del cruento sacrificio dell’animale. In quei tempi lontani però l’animale non era considerato semp lice numero, carne da macellare e da cui trarre profitto, ma qualche cosa di sacro: un medium che permetteva all’uomo il rapporto con la divinità. All’animale veniva riconosciuto un suo posto, importante, nel mondo. E questo accadeva allora, in quei tempi lontanissimi ed erroneamente considerati “barbari”. Ma cosa c’è, invece, di più barbaro della contemporanea mattanza? Cosa c’è di meno “sostenibile” di considerare oggi greggi intere come sola merce? Dopo lunghi secoli negli anni Settanta dello scorso secolo, nasce una nuova sensibilità rispetto agli animali, soprattutto da parte di alcune donne. Donne che spendono la propria vita nella ricerca, nella passione per la causa dei nostri “compagni di viaggio”. Una per tutte Dian Fossey che visse e sacrificò la sua vita per i gorilla (raccontata nel bellissimo film “Gorilla nella nebbia”). Si ricomincia quindi a parlare di vegetarianesimo, sempre più persone si accostano a questa nuova visione non violenta del mondo. Anche una parte degli scienzati si schiera. Molti di loro oggi sono contro l’uso delle cavie per la ricerca. Si scopre che mangiare carne non è né indispensabile all’organismo umano, né addirittura benefico e che anzi cibarsi di carne predispone alle malattie che più ci colpiscono in questi anni. Non posso non ricordare come esempio di questo volto non cruento della scienza Margherita Hack, vegana dalla nascita. Ma il cammino è ancora lungo, arrivano notizie di nuovi, enormi, macelli che si stanno costruendo e apriranno, tra non molto e proprio nelle nostre zone. Olocausto animale? Se pensiamo alla loro innocenza, il paragone non è così assurdo. Rimane da stabilire chi ci dà comunque il diritto di trattare gli animali con violenza. Di certo questo diritto non dovremmo prendercelo in nome della Pasqua, non ce rto in nome di Gesù e del suo sacrificio per allontanare la violenza dal mondo. Credo che questa sia una preghiera da aggiungere alle nostre consuete per la Santa Pasqua. Paola Doretto
 
CADO IN PIEDI
1 APRILE 2012
 
Mamma elefante contro le iene per difendere il cucciolo - foto
Incredibile sequenza di immagini catturata da alcuni turisti durante una visita guidata all'interno del Linyanti Wildlife Reserve
 
Un'incredibile foto-sequenza catturata da alcuni turisti durante una visita guidata all'interno del Linyanti Wildlife Reserve, riserva africana a nord del Delta dell'Okavangodi 1.250 chilometri quadrati: un'immensa area fatta di acquitrini, foreste fluviali e ampie savane. Le immagini mostrano un branco di iene mentre tentano di catturare il cucciolo di elefante. Mamma elefante è costretta ad intervenire per evitare il peggio. (foto Iberpress).
FOTO
 
IL GIORNALE
1 APRILE 2012
 
Altro che tigri e panda A rischiare l’estinzione è il cane di Sua Maestà
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Quando si pensa ad animali in via d'estinzione o seriamente minacciati di scomparsa, la mente corre al Panda gigante, ai Rinoceronti bianchi, alle Tigri e ad altri grandi mammiferi che, per una molteplicità di fattori, avidità umana in primis, si trovano in condizioni di pericolo, per quanto riguarda la loro futura esistenza su questo pianeta.
A parte i grandi mammiferi o gli uccelli e i rettili in pericolo, che vediamo spesso nei documentari del National Geographic o in SuperQuark, ci sono animali molto più vicini a noi che rischiano seriamente di sparire per sempre dalla faccia della Terra. Si tratta di alcune razze di cani, tra le quali peraltro ve ne sono alcune antichissime. Gli inglesi erano molto preoccupati per una razza tipica dell'isola e anticamente rappresentata dai più famosi Airedale Terrier e Bloodhound (Cane di S.Uberto) che si era assottigliata negli ultimi decenni, fino alla presenza di circa mille esemplari in tutto il mondo, trecento di questi in Gran Bretagna. Si tratta dell'Otterhound, divenuto negli ultimi anni il più raro cane britannico, più raro ancora del Panda gigante e del Rinoceronte bianco di cui si contano rispettivamente circa 2000 e 17.000 soggetti al mondo.
L'Otterhound è un cane di grande taglia a pelo duro e riccio, con una tesa massiccia. Pur essendo di grande taglia (il maschio arriva a pesare oltre i 50 chilogrammi), ha zampe slanciate e piedi adatti al nuoto e alla corsa. Questo faceva di lui un abilissimo cacciatore ed è per questa attitudine che gli inglesi lo hanno selezionato. Alla forza e all'agilità si deve poi aggiungere un olfatto tra i primi in assoluto nel mondo canino, unito a una resistenza che hanno pochissimi rivali. C'era un animale selvatico che per i cacciatori di quei tempi rappresentava una continua sfida, a causa del suo vigore, della sua vista e della sua agilità unita a un udito straordinario. Tutte doti che venivano moltiplicate all'ennesima potenza quando questo animale era nel suo elemento preferito: l'acqua dei fiumi. Si trattava della lontra, longilinea, scattante, veloce e agile in acqua grazie a alle zampe corte e ai piedi palmati, abilissima nel lasciare con un palmo di naso qualunque cane tentasse di inseguirla nel suo ambiente preferito. La sua pelliccia era oro per i cacciatori e il suo nutrimento preferito, il pesce, la collocava tra le prede maggiormente cacciate con l'ovvio beneplacito dei pescatori. A forza di incroci, i britannici riuscirono ad ottenere l'Otterhound (segugio di lontre) che, con il suo doppio mantello idrorepellente e le sue caratteristiche fisiche divenne uno spauracchio per questo splendido viverride che popolava le acque di tutti i fiumi europei. Nel 1978 il declino della lontra fu talmente evidente che in Gran Bretagna ne venne proibita la caccia. L'Otterhound rimase disoccupato, o meglio precario, costretto ad occuparsi di lente e poco redditizie nutrie. Pian piano cominciò il suo inesorabile declino. Una donna inglese, Miss Lerego, da decenni combatte la sua battaglia per risollevare le sorti di questo cane che, utilizzato un tempo per la caccia, è un eccellente cane da compagnia. E Miss Lerego, da Ledbury (Herefordshire) ha avuto la sua soddisfazione proprio in questo mese di marzo, quando Calista e Symhony hanno dato alla luce 19 cuccioli, 19 fiocchi rosa e azzurri sulle cucce di madri salvatrici della razza. «Mi sento sulla luna» ha dichiarato la signora Lerego. «In un mese abbiamo avuto più cuccioli che in tanti anni». L'Otterhound dunque è salvo e, quando passeggia sulle rive del fiume, c'è un abitante che lo squadra con sospetto, ma senza paura.
 
LA NUOVA SARDEGNA
1 APRILE 2012
 
SMARRIMENTI RITROVAMENTI
 
Smarrito chihuahua strada Olbia-Telti, prima di Putzolu. Beige, piccolo, di due chili circa, color crema, femmina. Chi avesse notizie è pregato di telefonare al 3498108661.
 
 
BRETON. Cagnetta razza breton, pelo bianco e arancio, è stata smarrita nei pressi della scuola di Santa Maria. Ha il microchip ma non il collare. Info: 348.5272300, 333.2787594.
 
 
FURETTO. Smarrito a Olbia, in zona San Nicola, furetto femmina, marrone con tonalità giallo e nocciola. Info: telefonare al numero 334.2450030.
 
CAGNOLINO. Ritrovato in via Rio Filigheddu, zona Putzolu, cagnolino maschio nero focato con collarino nero. Info: telefonare al 335.7170070.
 
Trovato a Olbia cagnolino biondo con collare. Info: 339.8904443.
 
Ritrovato uno yorkshire di colore nero e beige, in zona via Barcellona. Telefonare al numero 348.4518928.
 
VOLPINO. Trovato un meticcio tipo volpino in zona Bandinu, privo di collare, 5-6 mesi di età e ben tenuto. Info: 348.3745601.
 
CAGNETTA. Una cagnetta, probabilmente smarrita, è stata avvistata nei pressi di via Spiegana, rione Putzolu. Ha il pelo lungo, di colore marrone e beige. Niente collare. Info: 0789.31361.
 
 
METICCIO. Meticcio nero, smarrito a Pinnacula (OT). Ha il microchip, collare marrone con borchie. Tel. 331.6844978 o 334.7496560.
 
RED ACON
1 APRILE 2012
 
Il riccio, graziosa bestiola che popola la nostra montagna, esce dal letargo
 
In questo periodo il riccio (Erinaceus europaeus) esce dal letargo, quindi è possibile trovarne sulle strade mentre di notte si aggira alla ricerca di cibo. E’ assai frequente vedere piccoli corpicini ai lati della carreggiata, vittime delle auto. A questo proposito ricordiamo agli automobilisti che fino ad ottobre queste bestiole saranno attive e utilissime, infatti si alimentano di invertebrati di qualsiasi tipo (insetti, ragni, lombrichi, chiocciole, millepiedi), rettili ed anfibi. Non disdegnano nemmeno i piccoli mammiferi, soprattutto topi, di cui sono considerati cacciatori spietati poichè uccidono gli adulti e dissotterrano i nidi per nutrirsi dei piccoli. E’ necessaria solo un po’ di attenzione per salvaguardare un patrimonio faunistico di cui è ricca la nostra montagna.
 
GEA PRESS
2 APRILE 2012
 
Milano: l’uccellatore di via Montenapoleone (fotogallery)
L'intervento di LAC, Corpo Forestale e Polizia Provinciale.
 
Nel cuore della finanza milanese, in via Borgonuovo a due passi da via Montenapoleone. Uno spaccato insolito del mondo dell’uccellagione e del bracconaggio italiano che emerge ora a seguito dell’operazione resa nota pochi giorni addietro dalla Polizia Provinciale e congiunta al Corpo Forestale dello Stato. Un allevatore di specie protette catturate illegalmente nel cuore di uno dei quartieri più ricchi d’Italia.Il tutto nasce grazie ad una segnalazione pervenuta alle Guardie della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia). Dino Mensi e Luigi Andrina si erano recati in via Borgonuovo a seguito di una segnalazione. Dalle grate di un seminterrato provenivano i canti di uccelli appartenenti a specie protette dalla legge. In particolare le due Guardie notavano i versi del Verdone, un piccolo fringillide.Ad accorgersi però di quelle grate canterine, erano stati in molti. Alla vista dei volontari, infatti, più persone si sono avvicinate fornendo ulteriori particolari. Quella situazione si protraeva da almeno dieci anni. Nessuno però era mai intervenuto, neanche per verificare il rispetto dell’Ordinanza del Ministero della Salute emessa a suo tempo a causa dell’influenza aviaria. Come è noto, infatti, l’Ordinanza del Ministero venne emanata quando si scoprì che il temibile ceppo dell’H5N1 era veicolato dagli uccelli appartenenti a specie selvatiche. L’Italia non ha mai vietato per questo motivo forme di uccellagione legalizzata tramite dubbie disposizioni regionali più volte impugnate, come nel caso dei famigerati roccoli ed altri impianti di cattura sparsi tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana. L’allevatore illegale era addirittura in via Montenapoleone a Milano.L’allevatore si è difeso sostenendo che gli uccelli di cattura li aveva ricevuti in parte dal cognato allevatore e in parte li aveva acquistati in vari mercatini. Sta di fatto che nella cantina illuminata solo da luce artificiale deteneva, all’interno di una voliera tra cavi elettrici ed umidità, 25 uccelli appartenenti alla fauna autoctona e due pappagalli inseparabili. Sei Verdoni, due Verzellini, quattro Cardellini, due Fringuelli, un Fanello. Tutti protetti dalla legge, molti dei quali senza anelli inamovibili, obbligatori secondo le nostre disposizioni in tema di difesa della fauna. Poi vi erano gli ibridi tra il Verdone e i canarini. Fatto questo che induce a pensare come la struttura potesse essere un luogo di supporto ad un allevatore riconosciuto (ovvero abilitati ad inserire l’anello) che ricorreva ad incroci con la fauna selvatica. In totale sono stati sequestrati undici uccellini privi di anellino di riconoscimento.
VEDI FOTOGALLERY:
 
GEA PRESS
2 APRILE 2012
 
Ravenna: cani paralizzati e passaporti bulgari
I risvolti dell'operazione condotta dalla Polizia Municipale.
 
Tra i sedici cani scoperti giovedì scorso al chiuso di due trasportini disposti nel bagagliaio di una macchina a Marina Romeo (RA), vi era pure uno Yorkshire paralizzato alle zampe posteriori. Nel momento in cui la Polizia Municipale, avvisata da alcuni passanti, è riuscita ad accedere all’automezzo, il piccolo cane sembrava morto. Alcuni degli animali sembravano quasi privi di sensi ma lui, il piccolo Yorkshire, era finito pure calpestato dagli altri cani lasciati, stante le dichiarazioni forniti da alcuni passanti, fin dalla mattina al chiuso della macchina e sotto il sole. Parrebbe, comunque, che i finestrini anteriori presentassero una lieve apertura.Tutti i cani avevano patito quella particolare situazione. Su questo gli Agenti della Polizia Municipale di Ravenna non hanno dubbi, mentre al vaglio degli stessi vi sarebbero pure i do cumenti degli animali. Tutti forniti di passaporti e tutti, tranne uno, di provenienza bulgara. Il sospetto è che in qualche maniera i documenti possano essere stati alterati. Il reato contestato alla proprietaria dei cani, S.A. originaria di Savona ma domiciliata a Ravenna, è quello di falsificazione dei documenti e maltrattamento di animali. Denunciato anche un uomo di Bologna, proprietario dell’automobile.Sedici cani in tutto, tra Pincher, Yorkshire e barboncini. Tutti dentro i due trasportini a loro volta al chiuso di una Fiat punto. La proprietaria dei cani si sarebbe giustificata con l’esigenza di stare effettuando un trasloco e di non sapere dove sistemare i cani.I cani, tutti adulti e in condizioni di salute precaria, sono stati sequestrati ed affidati al Canile Municipale di Ravenna.
 
AT NEWS
2 APRILE 2012
 
Vendita online di animali, in aumento quella illegale
A denunciarlo è stato il sottosegretario per le Politiche Agricole Franco Braga durante la presentazione dell’attività annuale del Corpo Forestale dello Stato
 
Il fenomeno della vendita online di animali e piante appartenenti a specie protette è in continuo aumento.A denunciarlo è stato il sottosegretario per le Politiche Agricole Franco Braga durante la presentazione dell’attività annuale del Corpo Forestale dello Stato, che ha istituito un gruppo di lavoro specializzato al fine di monitorare il commercio via web.
Come ha spiegato Braga:
Il commercio via web di animali esotici e di piante sta diventando sempre più ampio. C’è il vezzo sempre più diffuso di acquistare cuccioli in Internet o animali esotici senza interrogarsi sulle condizioni alle quali gli animali vengono sottoposti, senza chiedersi se sono stati opportunamente vaccinati, da dove vengono, dove sono stati catturati o allevati. Spesso vengono mal alimentati e confinati in spazi piccolissimi. Non si capisce come mai qualcuno decida di acquistare un animale in queste condizioni.Spesso, infatti, dietro la vendita online degli animali si nascondono vere e proprie truffe. Un esempio sono le e-mail che propongono consegne di cuccioli spediti via aerea, a cui seguono richieste di denaro, per concludersi con la scomparsa del venditore dopo il pagamento.
Se ne è parlato molte volte e da tempo invitiamo i nostri lettori alla cautela quando si tratta di animali di razza in regalo. E’ diventata oramai nota la truffa dei cani del Camerun, con lo stesso copione. Le organizzazioni criminali, infatti, fanno leva sul senso di amore per gli animali e sul desiderio di avere un cucciolo di razza gratis o per poche decine di euro. Internet, in questo senso, ha dato una mano a complicare il quadro L’acquisto online di cani, gatti e specie esotiche è purtroppo un trend in crescita, ma pochi, tra coloro che scelgono questo canale, si interrogano seriamente sulle condizioni degli animali, sulle vaccinazioni o sulla loro provenienza. Non accade di rado, infatti, che i cuccioli, strappati alle cure materne e costretti a viaggi insopportabili per la loro tenera età, muoiano durante il percorso (tratto da www.tuttozampe.com).
 
TRC GIORNALE
2 APRILE 2012
 
Ladispoli (RM), per la sagra del carciofo vietata l'esposizione e la vendita di animali
 
Alla Sagra del carciofo di Ladispoli vietata l'esposizione e la vendita di animali di tutte le specie su qualsiasi area pubblica in forma itinerante: questo il contenuto dell'ordinanza emessa dal sindaco Crescenzo Paliotta in occasione della manifestazione che si svolgerà nella città balneare dal 13 al 15 aprile. "L'obiettivo – ha detto Crescenzo Paliotta – è quello di tutelare da una parte la vita e la salute degli animali e dall'altra la salute pubblica che potrebbe essere compromessa dall'importazione, dall'esposizione e dalla vendita di eventuali animali affetti da patologie infettive. Come hanno più volte sottolineato le associazioni animaliste in ambito nazionale sulla base di numerosi e documentati episodi, oggetto anche di segnalazione anche all'Autorità giudiziaria, le sofferenze e le crudeltà a cui sono sottop osti i cuccioli di animali che vengono utilizzati a scopo espositivo e di vendita nella fiere possono essere tantissime. A partire dalle condizioni di trasporto particolarmente disagiate che nuocciono alla delicata salute dei cuccioli, spesso importati dall'estero perché offerti ad un prezzo di mercato più conveniente. Quasi sempre, inoltre, si tratta di animali non vaccinati e, quindi, passibili di contrarre malattie gravi ed anche letali, che si manifestano, di solito, nel giro di pochi giorni dalla conclusione della manifestazione. Infine troppo spesso il cucciolo viene abbandonato dopo pochi giorni poiché all'atto dell'acquisto non si sono bene ponderati gli impegni che l'animale rappresenta per l'acquirente. "Per non parlare – ha concluso Paliotta - delle condizioni di esposizione e detenzione che sono particolarmente penose e spietate per l'eccessiva promiscuità degli animali in piccoli spazi, come bacinelle, gabbie, scatole e cartoni, esposte ad ogni condizione meteo ed in mezzo a migliaia di visitatori. Gli animali hanno diritto ad un'esistenza compatibile con le proprio caratteristiche biologiche ed etologiche." In occasione della Sagra del carciofo il Comune di Ladispoli non ha rilasciato alcun permesso agli ambulanti interessati al commercio ed esposizione di animali. A chi trasgredirà l'ordinanza, oltre alle sanzioni di carattere penale e la confisca delle specie animali illegittimamente detenute ed esposte, sarà applicata una sanzione amministrativa pari ad € 1.000.
 
NEW NOTIZIE
2 APRILE 2012
 
Il maltrattamento animali vale per tutti. Sentenza storica della Cassazione
 
Il maltrattamento animali vale per tutti. Una sentenza della terza sezione penale della Suprema Corte di Cassazione traccia una netta linea di demarcazione con il passato. I reati di maltrattamento e uccisione di animali sono, sostanzialmente, sempre e comunque punibili, a prescindere che le vittime rientrino nella categoria giuridica definita con l'espressione "animali d'affezione" o meno. Il pronunciamento della Cassazione, spiega l'Enpa,  sancisce  "l’applicabilità degli articoli 544 bis e ter del codice penale", estendendo la stessa in favore di tutti gli animali ed a tutti i contesti, anche quelli disciplinati da leggi speciali. Un concetto questo già parzialmente contenuto nella legge 189/2004, profonda innovatrice della materia.
Le leggi speciali disciplinano determinati contesti in cui sono presenti animali delle speci più svariate. L'Enpa spiega ancora che il significato del pronunciamento della Corte di Cassazione è di portata storica:  "categorie, come quelle dei cacciatori, circensi, vivisettori, pescatori o degli allevatori, nel caso in cui si rendano responsabili di delitti contro gli animali, non potranno più nascondersi dietro un dito e invocare una vera e propria immunità, connessa alla natura dell’attività che essi svolgono". 
Principio storico  Un provvedimento di assoluzione impugnato dalla Procura della Repubblica di Pistoia contro il Tribunale della stessa città, che aveva stabilito che il comportamento da parte di un circense, chiamato a giudizio su iniziativa della Lav, non fosse sanzionabile in quanto il 544 ter  non si sarebbe dovuto applicare a “quelle attività umane che hanno un rilievo sia di carattere commerciale che ludico, ovvero un risvolto di carattere economico”. L'articolo 544 ter&n bsp; della legge 189/2004 dispone che  "Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale". La Cassazioneha fornito un'interpretazione diversa rispetto a quella espressa dal Tribunale di Pistoia, stabilendo così un nuovo principio in materia di maltrattamento animali.
La gioia della Lav. Soddisfatta anche e soprattutto la Lega Anti Vivisezione che da sempre, sin dall'emanazione della legge 189, ha sostenuto la battaglia sull'equiparabilità dei diritti per gli animali d'affezione e non. L'editoriale a firma congiunta del suo presidente Gianluca Felicetti e  del magistrato di Cassazione Maurizio Santoloci   spiega che  "la sentenza 6 – 26 marzo 2012,  n. 11606  stabilisce in modo inequivocabile che la norma sul maltrattamento si applica senza confini ed ovunque ed a carico di chiunque. Non vi sono soggetti e situazioni esenti ed animali sottratti alla tutela". Appunto, la legge è uguale per tutti.
 
VITA DA MAMMA
2 APRILE 2012
 
Maltrattamenti animali: sentenza Cassazione news in tema di delitti contro gli animali
Tempo di sentenze storiche e grandi innovazioni che segnano il passaggio da una mentalità chiusa e retrograda nei confronti degli animali, così come recepita dal legislatore, verso un'apertura che contempla il cambiamento etico della società, in relazione ad uno spirito di rispetto sempre maggiormente accolto dalla società.
 
E’ di pochi giorni fa una sentenza storica della Corte di Cassazione che equipara animali da affezione, che godono di privilegi grazie a una tutela particolare prevista dall’articolo 544 del codice penale, agli “altri” animali, prevedendo sanzioni applicabili nei casi di reato Nella fattispecie, i delitti di maltrattamento e uccisione di animali sono applicabili senza discriminazione di specie, a qualunque animale, bypassando le leggi speciali che regolano condizioni particolari in cui si trovino gli animali quali: circhi, laboratori di sperimentazione, allevamenti di varia natura.Tale principio completa la legge 189/2004, circa i divieti di maltrattamento o utilizzo di animali in ambito di combattimenti clandestini e competizioni che non siano state autorizzate, che trova applicazione non solo per cani e gatti come da consuetudine, ma abbraccia tut ti gli appartenenti al regno animale.Coloro che, sfruttando le leggi speciali, usufruivano di trattamenti di impunibilità, ovvero cacciatori, pescatori, allevatori e vivisettori che si macchiano di maltrattamenti o torture verso gli animali con cui hanno a che fare, saranno ora passibili di sanzione.Alla conclusione innovativa, cui è approdata la Cassazione, si è giunti in seguito ad un ricorso della Procura di Pistoia che non aveva gradito l’assoluzione di un circense reo di aver commesso maltrattamenti verso animali del proprio circo, adottando una condotta omissiva dei propri doveri di cura. La LAV, Lega Antivivisezione, aveva promosso un’azione legale contro il circense ma secondo il Tribunale di Pistoia, l’art. 544 non poteva trovare applicazione al caso perché trattatasi di “… attività umane che hanno un rilievo sia di carattere commerciale che ludico, ovvero un risvolto economico…”. Impugnata la sentenza in Cassazione, il circense è stato condannato, ma sopratutto è stato sentenziato un principio di riconoscimento dei diritti che trascende l’applicazione agli animali domestici e li abbraccia tutti.La sentenza apre la via a scenari nuovi, mostrando la direzione che magistratura e forze dell’ordine dovranno intraprendere nei casi specifici. Con essa viene assorbito dal sistema giudiziario, un nuovo principio che piano piano e progressivamente si sta affermando e trova posto tra la gente comune: il rispetto per gli animali e l’ambiente.La progressione di una coscienza che si accorge dei difetti nella pratica di una cultura antropocentrista, che pone l’uomo al centro dell’universo, e che sposta l’attenzione verso la salvaguardia dell’ambiente, riconoscendo quel rispetto giusto che è dovuto ai suoi abitanti…. tutti quanti; equivale al raggiungimento di un ambito traguardo di civiltà.
 
LUCIDAMENTE
2 APRILE 2012
 
CONTRO LO SGOZZAMENTO LENTO DEGLI ANIMALI DA MACELLO SENZA STORDIMENTO
 
L’assurdità del “carnivorismo” e dei dettami religiosi. Cos potrebbe fare il Governo per impedire inutili sofferenze a esseri viventi
Ognuno sa che nel sangue di un animale ucciso si depositano immediatamente alcune tossine, sia quelle legate al terrore della morte che quelle legate al processo di decomposizione, che si avvia pressoché immediatamente dal momento dell’uccisione. La carne degli animali appena macellati contiene adrenalina e altri neurotrasmettitori legati alla paura. Successivamente, e in condizioni di conservazione sfavorevole, si formano altre sostanze tossiche, come la cadaverina.
Per questa ragione gli animali predatori preferiscono cibarsi immediatamente dell’animale ucciso, soprattutto ingerendo gli organi interni, e lasciano la carcassa con il sangue rappreso al consumo degli spazzini (canidi, avvoltoi, etc.). Per poter assimilare le sostanze del cadavere, comunque, anche questi spazzini devono attendere la frollatura del cadavere. Infatti, chi vive in campagna sa benissimo che le volpi uccidono gli animali da cortile, ma non li consumano immediatamente. Li sotterrano per mangiarseli dopo diversi giorni dalla morte, a frollatura ultima (cioè quando il cadavere è stato abbastanza “purificato” dall’azione dei germi e vermi della putrefazione).
L’uomo, che è di natura un frugivoro, come tutte le scimmie antropomorfe, ha anch’egli problemi di assimilazione della carne. Anticamente i cosiddetti cacciatori vagavano nelle savane alla ricerca di animali uccisi dai grandi predatori (leoni, tigri, etc.). Osservando il volo degli uccelli, individuavano il cadavere dell’erbivoro, scacciavano le iene che eventualmente vi pasteggiavano e “rubavano” la carcassa bella e frollata e quindi commestibile (magari abbrustolita al fuoco).
Il processo di “maturazione” è assolutamente necessario per nutrirsi delle carni, tant’è che anche oggi nei macelli l’animale ucciso viene lasciato nella cella frigorifera per almeno una decina di giorni prima di passarlo al consumo umano. La carne degli animali macellati (o comunque uccisi) viene fatta frollare prima del consumo in quanto subito dopo l’uccisione è dura, a causa del rigor mortis. Questo consiste in una serie di reazioni biochimiche che avvengono nel muscolo in assenza di ossigeno, che dopo poco dalla morte viene a mancare. La frollatura inoltre conduce ad altre reazioni biochimiche con spezzettamento delle proteine, il che rende la carne più digeribile.
Ma torniamo al sangue… Nei luoghi dove la temperatura è troppo calda – e nell’animale ucciso il processo di decomposizione e di rilascio di cadaverina nel sangue è veloce – è decisamente consigliabile che l’animale venga preventivamente dissanguato. Da qui l’usanza musulmana ed ebrea di sgozzare l’armento lasciando colare il sangue (l’antico tempio di Gerusalemme era in verità un enorme macello). Alcuni lettori che vivono al Sud, in campagna, ricorderanno che le massaie, quando tagliavano la gola a qualche animaletto da cortile, lo appendevano poi a testa in giù per lasciar colare tutto il sangue. Queste usanze avevano una ragione salutistica legata soprattutto al luogo in cui si vive e al tempo in cui tali dettami igienici furono individuati. La stessa cosa dicasi, ad esempio, per la proibizione, rivolta a musulmani ed ebrei, di cibarsi di suini, che mangiano pure le feci e per loro natura sono portatori di malattie varie…
Pertanto le proibizioni e le ingiunzioni sui sistemi idonei a uccidere l’animale e cibarsene sono diventati norme “religiose”. Tali “tabù” nell’antichità costituivano l’unico modo per far sì che venissero rispettate le regole di igiene (magari per paura dell’inferno o della punizione divina). Oggi queste norme in massima parte son divenute obsolete ma in qualsiasi luogo o latitudine restano in vigore a causa della tradizione e del bigottismo… Inoltre, in spregio a ogni logica etica, va notato che tali “leggi religiose” tendono a giustificare l’uccisione di animali, senza minimamente tener conto dell’animale stesso.
Oggi, in un mondo globalizzato, la reperibilità di cibo vegetale è estremamente facilitata, per cui la necessità di nutrirsi di animali (come avveniva due o tremila anni fa per gli abitanti di zone aride o ghiacciate) è praticamente nulla. L’agricoltura moderna, anche senza ricorrere agli ogm o ai pesticidi, potrebbe sfamare i miliardi di abitanti del pianeta. Sennonché la produzione alimentare è utilizzata massimamente per nutrire le bestie da macello (cosa antiecologica ed antietica), con forti ricadute di inquinamento e aumento dell’effetto serra (consumo eccessivo di acqua, deiezioni animali, consumo dei suoli, desertificazione, etc.).
Tuttavia, le credenze religiose, che sono ascientifiche e illogiche per loro natura, hanno mantenuto nei propri “libri sacri” regole incongrue e inaccettabili alla luce della coscienza e di una morale più elevata. Il carnivorismo reprime non solo il sentimento di compassione verso la sofferenza dell’animale, ma induce l’essere umano alla durezza del cuore e all’insensibilità verso i suoi stessi simili; inoltre impedisce all’individuo lo sviluppo del senso critico e la capacità di guardare agli effetti prodotti dalle sue stesse azioni. Le normative per la macellazione ebraiche (kosher) e mussulmane sono atroci, e le risparmiamo al lettore.
Per evitare che con la scusa della “religione” o del “profitto” le altre specie animali siano deprivate totalmente dei loro diritti esistenziali, il Governo, in merito al rapporto uomo/animali, dovrebbe:
rendere attuabile la Dichiarazione universale per i Diritti degli animali proclamata dall’Unesco nel 1978 e riconoscere gli animali quali soggetti di diritto;
salvaguardare il benessere degli animali mediante l’applicazione delle normative inerenti la detenzione, il trasporto e lo stordimento prima della macellazione;
vietare la macellazione rituale o modificare il decreto legislativo n. 333/98 che consente alle comunità islamiche ed ebraiche di uccidere gli animali senza stordimento;
sia riconosciuto agli equidi lo status di animali d’affezione;
favorire la ricerca di metodi alternativi alla vivisezione, con modifiche alla normativa n. 116/92, abolendo la deroga per la sperimentazione senza anestesia;
vietare l’utilizzo degli animali nella didattica e la possibilità di sperimentare su cani, gatti, cavalli e primati non umani;
vietare l’utilizzo di animali per uso bellico, sportivo e per i test di tossicità dei prodotti cosmetici e loro componenti;
applicare la legge n. 157/92 inerente le normative comunitarie in materia di caccia;
vietare la pratica dell’uccellagione e del bracconaggio, l’uso di richiami vivi ed estendere la protezione della legge 157/92 a tutti gli uccelli migratori; ridurre il periodo di attività venatoria; vietare la caccia nei terreni privati, nei parchi e nelle aree protette; sia esclusa la caccia dai finanziamenti del Coni;
modificare l’art. 727 del codice penale in materia di abbandono di animali, eliminando dall’art. 1 del testo il termine «gravi» nella frase «condizioni produttive di gravi sofferenze per l’animale»;
impegnarsi affinché l’art. 3 della legge 189/04 venga applicato anche alle manifestazioni storiche e culturali;
apportare modifiche alle leggi speciali su circhi, zoo, palii, rodei e manifestazioni con uso di animali, quindi vietare l’utilizzo di animali nelle fiere, nelle feste popolari e religiose;
vietare inoltre l’importazione e la detenzione di animali esotici;
osservare la legge contro l’uso di pelli e pellicce di animali d’affezione;
far rispettare la quota di pesca, secondo le normative europee, per impedire il saccheggio dei mari, la pesca indiscriminata e a strascico;
produrre normative inerenti la protezione dei consumatori da frodi alimentari e cibi contaminati da inquinanti chimici, medicinali di sintesi e metalli pesanti;
garantire l’alternativa del pasto vegetariano nelle mense sociali, negli ospedali ed in tutti i ristori pubblici;
abolire qualsiasi propaganda pubblicitaria, diretta o indiretta, verbale o attraverso immagini, che possa favorire il consumo di ogni tipo di prodotto carneo, compreso il pesce;
offrire, nei programmi televisivi, agli esponenti della cultura vegetariana, la possibilità di esporre le proprie argomentazioni in materia di prevenzione e cura delle malattie dovute a cattiva alimentazione;
sia sostenuta da parte dei mezzi televisivi, specialmente Rai e Mediaset, la politica della prevenzione delle malattie attraverso programmi di educazione alimentare che pongano in evidenza i benefici dell’alimentazione vegetariana.
Le immagini: dall’alto, di Annibale Carracci (Bologna, 3 novembre 1560 – Roma, 15 luglio 1609), particolare de La macelleria (1583, olio su tela, 59,7 x 75, Fort Worth, Museum Kimbell Art); lo stesso quadro per intero; La bottega del macellaio (1585, olio su tela, 185 × 266, Oxford, Christ Church Gallery).
Paolo D’Arpini
(LucidaMente, anno VII, n. 76, aprile 2012)
FOTO
 
GEA PRESS
2 APRILE 2012
 
Spagna: iniziato l’abbattimento dei cani-lupo
 
Polemiche a non finire in Spagna dopo che il Governo locale della Galizia ha deciso di abbattere gli incroci tra cane e lupo. L’azione di fucileria, condotta da cacciatori autorizzati, si propone di salvaguardare la purezza genetica del lupo spagnolo. Gli abbattimenti sono già iniziati nel mese di marzo, mentre nelle prossime settimane si dovrebbe procede al trappolamento degli animali. Per i lupi, muniti di radiocollare, avverrà la liberazione.Al di là dei risultati che potrebbero essere raggiunti, la perplessità sui metodi adottati riguarda principalmente la morte degli animali che rappresentano, casomai, l’effetto di un problema da studiare. Il ricorso al fucile, peraltro in alternativa alla sterilizzazione giudicata troppo costosa, elimina fondamentalmente la conoscenza del fenomeno. Considerata la millenaria con vivenza tra uomo e cane oltre che le irrisolte problematiche legate alla proliferazione del randagismo, è probabile che le potenzialità di una ibridazione tra il lupo ed il cane siano le stesse ormai da tempo.Come più volte evidenziato anche in ambienti accademici è, infatti, probabile che tra il lupo ed il cane esistano delle barriere riproduttive che riducono al lumicino gli incroci. L’esempio più lampante si ha proprio in Italia, dove pure sono noti incroci di cane con il lupo. Eppure il canide selvatico ha ricolonizzato una buona parte dei suoi areali storici di montagna, partendo dai branchi appenninici storicamente presenti in regioni afflitte dal problema del randagismo.L’ibridazione tra cane e lupo sarebbe in corso nelle montagne della Barbanza, una regione della Galizia che si colloca all’estremità nord occidentale della penisola Iberica. Se però un qualche fattore ha rotto in quei luoghi una barriera millenaria tra lupo e cane, non è chiaro come tale fenomeno potrà essere scoperto e risolto procedendo all’abbattimento di uno dei suoi effetti. Forse andrebbero studiati più che impallinati.
 
SAN MARINO NOTIZIE
2 APRILE 2012
 
APAS. Passeggiata con il cane ma attenti alla Processionaria
 
[c.s.] E’ arrivata la primavera, auspicata e attesa dopo i disagi e i disastri del nevone, ma altri pericoli sono in agguato, soprattutto per i nostri cani. Sempre ad annusare e frugare col muso per terra e in mezzo all’erba ed ai cespugli, qui si possono celare, soprattutto se si tratta di zone erbose di pineta o di bosco a querce, le “Processionarie” bruchi pelosi di farfalle notturne, che hanno l’abitudine di spostarsi in fila formando una sorta di “processione”. In particolare, nelle pinete troveremo le Processionarie del pino, che vivono brucando avidamente gli aghi di questa conifera, distruggendone letteralmente l’apparato fogliare, mentre nei boschi a quercia, troveremo una specie simile, che divora avidamente le foglie di questa pianta. Durante lo stadio di bruco, che precede il bozzolo e la falena adulta, che compar e in estate, il bruco, con il movimento e per l’azione del vento perde le setole del dorso, queste recano all’apice minuscoli ganci, coi quali si attaccano facilmente ai tessuti, come pelle e mucose, provocando una reazione più o meno grave, dovuta all’istamina rilasciata. Questa sostanza può determinare reazioni allergiche più o meno gravi nelle persone, come eruzioni cutanee con forte prurito, se il contatto avviene a livello della pelle, congiuntivite, se a livello degli occhi. Se inalate invece, le setole possono provocare irritazione delle vie respiratorie, con dispnea e addirittura asma sino a shock anafilattico, nei soggetti a rischio o che più volte sono venuti a contatto con i peli urticanti di questo bruco.
Nei cani è facile che avvenga l’ingestione delle setole presenti nell’erba, con gravi e a volte gravissime conseguenze per la mucosa della bocca, per la lingua e per la mucosa dell’apparato digerente. Diversi sono i casi di cani che in questi giorni sono stati vittime delle Processionarie, alcuni di essi hanno manifestato, danni irreversibili alla lingua e al cavo orale in genere.
L’APAS pertanto, al fine di prevenire gravi conseguenze per la salute dei nostri amici a quattro zampe, rivolge a tutti i cittadini un appello, invitando a non frequentare con i propri cani, pinete o boschi di querce, per la probabile presenza appunto di bruchi di processionaria, che potranno rappresentare una minaccia ancora sino a fine maggio, fino a quando l’insetto non avrà costruito il bozzolo che svilupperà la farfalla adulta nei mesi di piena estate.
 
GREN MEE
2 APRILE 2012
 
Cani: arriva in Italia il vaccino contro la Leishmaniosi

Marta Albè

 
A partire da questo mese sarà disponibile nel nostro Paese il vaccino contro la Leishmaniosi, malattia che, nella sua forma animale, può colpire i nostri amici a quattro zampe, provocando sintomi fastidiosi, fino a condurli alla morte. Per prevenire la Leishmaniosi si era potuto agire finora tramite l'impiego di antiparassitari. Non sappiamo ancora se il vaccino possa essere la migliore soluzione per arginare il diffondersi dei parassiti portatori della malattia, ma pare che esso sia in grado di ridurre gli effetti della stessa a livello individuale. Secondo le statistiche, un cane su tre colpito da Leishmaniosi sarebbe condannato a morte certa.Per quanto riguarda il vaccino, esso porta il nome di CaniLeish® ed è distribuito dalla Virbac, azienda francese impegnata nella protezione della salute animale. Sarà necessario somministrare il vacci no in tre dosi separate, a distanza di tre settimane l'una dall'altra, tramite inoculazioni sottocutanee. In seguito sarà necessario eseguire un richiamo a cadenza annuale, poiché la protezione dalla malattia avrà effetto per i dodici mesi successivi al momento della vaccinazione, che dovrà essere dunque eseguita regolarmente.Il vaccino può essere somministrato a tutti i cani di età superiore ai sei mesi che siano risultati negativi al test preventivo. Ogni cane vaccinato sarà protetto dal rischio di sviluppare la forma attiva della malattia, che purtroppo può essere letale. La vaccinazione non è indicata nel caso il vostro cane abbia già contratto la malattia, poiché l'efficacia in casi analoghi non è ancora stata provata. La Leishmaniosi viene trasmessa, tramite puntura, dal parassita Phlebotomus papatasi, comunemente noto come pappatacio. Esso & egrave; diffuso in tutto il mondo, in prevalenza in zone umide e costiere, come quelle mediterranee.Nessuna zona della nostra penisola, in base ai casi di malattia riscontrati, può essere ritenuta al riparo dalla diffusione dei pappataci portatori della Leishmaniosi, nemmeno l'Italia settentrionale, che per lungo tempo era stata considerata immune ad essa. I sintomi della malattia possono essere particolarmente gravi e possono manifestarsi anche mesi dopo l'avvenuta infezione. Essi possono riguardare sia gli organi interni che i tessuti cutanei del cane. La sintomatologia interna, spesso quasi invisibile, può essere difficilmente rilevata da padroni non esperti, che possono invece porre attenzione ai segnali esteriori.Tra i sintomi più comuni vi sono: perdita del pelo, rapida perdita di peso, dermatite, crescita rapida delle unghie, epistassi e lesioni della mucosa orale, che possono provocare sanguinamento, o delle orecchie. Purtroppo vi possono essere anche les ioni agli organi interni, con particolare riferimento ai reni, oltre alla comparsa di dolori articolari alle zampe ed alla schiena e di lesioni oculari. A seguito della vaccinazione potrebbero comparire alcuni sintomi, destinati a scomparire nel giro di una decina di giorni. Tra di essi potrebbero esservi: arrossamenti, gonfiori, irritazioni, formazione di noduli dolorosi, disturbi della digestione ed aumento della temperatura corporea.
 
GIORNALETTISMO
2 APRILE 2012
 
Il paese dove scompaiono i gatti
In una cittadina tedesca sono spariti sei felini in cinque giorni, un caso che allarma i cittadini e inquieta la polizia alla caccia di una persona che odia i mici
 
A Baar-Ebenhausen, paesino bavarese vicino al Danubio ed ad Ingolstadt, sono scomparsi ben sette gatti in neanche sei giorni in una frazione della cittadina. “Prendiamo questa situazione molto seriamente” ha detto a Süddeutsche Zeitung il capitano del dipartimento investigativo della polizia Egon Dietz. Mai nel recente passato erano scomparsi così tanti mici in un arco temporale così ristretto, rimarca sconsolato Dietz che in tutta la sua lunga carriera ha dato spesso la caccia a felini smarriti.
PAESE PREOCCUPATO – La primavera sarebbe anche il periodo tipico nel quale i gatti vanno a spasso allarmando i padroni, ma la vicinanza temporale delle scomparse e il loro numero eccessivo fanno propendere l’agente per una persona che odia i mici. Un gruppo di ladri professionisti viene invece escluso, visto che solo un gatto di razza è al momento scomparso. Le indagini della polizia si appoggiano al momento ad un funzionario che risiede sul posto e che conosce personalmente molti degli abitanti di Ebenhausen. Al momento le indagini si sono concentrate sulle domande ai proprietari dei gatti scomparsi e su possibili indizi forniti dalle circostanze della loro scomparsa. Anche altre persone della cittadina sono stati interrogati per capire se ci siano legami o similitudini nei sei casi dei mici spariti nella terzultima settimana di marzo.
CITTADINANZA ALLERTATA - Anche Marion Büchler, segretario del sindaco del comune di Schäftlarn è piuttosto preoccupato e ha chiesto tramite altri funzionari comunali di conoscere qualsiasi informazione che possa chiarire il mistero dei gatti scomparsi. Finora non è emerso nulla di particolare, e neanche i veterinari o i gestori di rifugi per animali hanno potuto dare sollievo alle preoccupazioni dei proprietari. Su loro richiesta nelle lettere comunali per le imminenti vacanze pasquale sarà richiesto a tutti i cittadini di controllare qualsiasi stranezza riferibile a questo caso, e di eventualmente segnalare veicoli sconosciuti che si avvicinano ai gatti.
 
LA ZAMPA.IT
2 APRILE 2012
 
Louisiana, poche speranze per i delfini intossicati dal petrolio BP
A due anni dal disastro uno studio riporta le pessime condizioni degli animali
 
A due anni dal disastro della Deepwater Horizon le conseguenze continuano a preoccupare gli ambientalisti.Una ricerca commissionata dall'Amministrazione Oceanica e Atmosferica Nazionale ha riportato che le conseguenze per la salute delle numerose specie che vivono nei dintorni del golfo in cui è avvenuta la perdita di petrolio sono addirittura peggiori di quanto si temesse a pochi giorni dall'accaduto.In particolare lo studio effettuato su 32 delfini della Baia di Barataria, lungo le coste del Louisiana, ha sottolineato come gli animali siano stati trovati quasi tutti in pessime condizioni: sottopeso, anemici e con malattie di vario genere dell'apparato digestivo, oltre a diffusi disordini ormonali, che potrebbero causare lo spiaggiamento degli animali.Sebbene un solo esemplare sia morto prima che si concludesse la ricerca, Lori Schwacke, la portavoce degli studiosi , ha dichiarato che le speranze di sopravvivenza per gli altri 31 delfini erano scarsissime.La ricerca è stata effettuata in collaborazione con altri due uffici del Ministero dell'Ambiente americano, e al termine degli studi i tre gruppi di ricercatori sono giunti alla stessa conclusione: gli effetti a lungo termine della perdita di combustibili dalla petroliera di proprietà della British Petroleum potrebbero essere molto peggiori di quanto previsto in precedenza.
 
YAHOO NOTIZIE
2 APRILE 2012
 
Anori, il cucciolo d’orso polare
 
Berlino - Stanno facendo il giro del mondo le immagini di Anori, il piccolo orso polare femmina che ha fatto il suo debutto allo zoo di Wuppertal a Berlino. Immagini commoventi, che riescono a finire sempre sulle prime pagine dei giornali e davanti alle quali anche i duri si inteneriscono. Anori è nata dalla madre Vilma è già una piccola star mondiale, anche perché sorella del più famoso orsetto Knut (hanno lo stesso padre), scomparso improvvisamente lo scorso marzo. L'orso era diventato subito la mascotte di Berlino, anche perché era il primo orso bianco in cattività dopo 33 anni nella capitale tedesca, ma dopo quattro anni venne colpito da una lesione al cervello che non gli lasciò scampo. Una storia che colpì l'immaginario collettivo e venne riportata da ogni quotidiano e telegiornale. Così, a qu asi un anno di distanza, lo zoo ha un altro piccolo della stessa specie da coccolare e che ricorda moltissimo il cucciolo scomparso. Considerato un animale dalla specie in via d'estinzione, l'orso polare (Ursus maritimus) è tra i più grandi carnivori terrestri del mondo, anche se il suo habitat ruota attorno all'acqua e al ghiaccio. Ed è proprio nell'Artico circumpolare dove è diffusa la specie, in particolare negli Stati Uniti, in Canada, Russia, Groenlandia, Islanda e sulle isole artiche della Norvegia, su banchise, lungo o vicino le coste e sulle isole. Si nutrono principalmente di foche e la loro dieta ideale prevede l'assunzione di circa 2 kg di grasso al giorno, soprattutto in vista dei mesi meno freddi, in cui possono arrivare a a non nutrirsi per tre-quattro mesi. L'orso polare è per lo più un animale solitario ed è solo nella stagione priva di ghiaccio che si riunisce insieme ad altri della stessa specie; l'accoppiamento dura in media una settimana, dopo di che i partner si dividono ed è la femmina ad occuparsi dello svezzamento dei cuccioli.
FOTO E VIDEO
 
IL MESSAGGERO
2 APRILE 2012
 
In ufficio con il cane: per gli scienziati è il miglior antistress
 
ROMA - In ufficio con l'amico a 4 zampe. Portare il cane al lavoro, vederlo fare capolino da sotto la scrivania e ogni tanto coccolarlo, è il miglior antistress. Altro che palline di gomma da strizzare e minipiste da golf. Parola di scienziati americani. Secondo uno studio della Virginia Commonwealth University, il migliore amico dell'uomo può fare una differenza positiva nei luoghi di lavoro riducendo lo stress e rendendo l'attività più soddisfacente anche per gli altri dipendenti.
Lo studio. Lo stress, sottolineano gli esperti, è una delle principali cause di assenteismo fra i dipendenti e di burnout, esaurimento scatenato dal mal di lavoro, e si traduce in una significativa perdita di produttività e di risorse. Uno studio preliminare pubblicato sulla rivista International Journal of Workplace Health Management dimostra ch e i cani nei luoghi di lavoro possono alleviare il peso dello stress e della stanchezza durante la giornata lavorativa. Un effetto che si propaga anche ai vicini di scrivania e a chi entra in contratto con il proprietario di Fido. Tanto che in poco tempo il pet, amico personale di uno dei lavoratori, si trasforma nel cane dell'ufficio. A questa conclusione i ricercatori sono approdati confrontando i dipendenti che portano i loro cani al lavoro, e i loro colleghi senza animali, in diversi campi: stress, soddisfazione sul lavoro, impegno e supporto sul fronte organizzativo. «Anche se preliminare - commenta il ricercatore principale Randolph T. Barker, professore di Management - questo studio fornisce la prima misurazione dell'effetto esercitato dai cani dei lavoratori nell'ambiente di lavoro. Questi animali nei luoghi di lavoro possono fare una differenza positiva». Lo scienziato sottolinea le «significative differenze» in termini di livelli di stress percep ito tra i giorni in cui il cane era presente e quelli in cui era assente. «I dipendenti nel complesso hanno mostrato una soddisfazione sul lavoro superiore alla norma», continua l'esperto.
Dog friendly. Lo studio si è svolto in un'azienda dog-friendly, la compagnia Replacements, sede a Greensboro e 550 dipendenti. Nella sede sono circa 20 o 30 i cani che timbrano il cartellino ogni giorno. Lo studio si è svolto in azienda durante una settimana lavorativa, in cui i dipendenti arruolati hanno partecipato a un'indagine e si sono fatti prelevare campioni di saliva. Attraverso dei cercapersone, i ricercatori li avvertivano quando era il momento di compilare le diverse indagini durante il giorno. L'analisi ha riguardato i lavoratori che portavano il cane in ufficio, quelli che invece lo lasciavano a casa e i non proprietari di pet. Gli scienziati hanno osservato una differenza tra i tre gruppi sui livelli dell'ormone dello stress, misurati attraverso i campioni di saliva al mattino. Nel corso della giornata di lavoro, poi, lo stress autoriferito risu ltava diminuito per i dipendenti con cani al seguito, aumentato per i non proprietari di animali e anche per chi aveva lasciato il pet a casa. Il team ha anche osservato che lo stress aumentava in maniera significativa quando i lavoratori lasciavano a casa i loro cani, rispetto ai giorni in cui erano presenti. Durante l'esperimento, gli scienziati hanno anche notato che gli impiegati senza pet cercavano i colleghi con il cane e si interfacciavano con l'animale durante la pausa.
Commenti. I commenti raccolti dagli scienziati sono stati tutti perlopiù positivi. C'è chi ha sottolineato che «gli animali da compagnia nei luoghi di lavoro possono essere un bonus per sollevare il morale dei dipendenti», o ancora che «è un grande antistress», che «favoriscono e aumentano il lavoro di squadra con i colleghi». La presenza di un pet si rivela dunque come «un incentivo low cost al benessere dei dipendenti», conclude lo scienziato. E' inoltre un rimedio subito disponibile per i datori di lavoro e facile da mettere in pratica, e «può migliorare il livello di soddisfazione organizzativa e la percezione di sostegno». E' però importante che le aziende adottino una politica che preveda "l'assunzione" «solo di animali domestici puliti e ben educati», sottoline a infine Barker, auspicando l'avvio di ulteriori ricerche con campioni di dimensioni più grandi all'interno del contesto organizzativo. Un passaggio necessario per replicare i risultati di questo studio iniziale.
 
LA NUOVA VENEZIA
3 APRILE 2012
 
Due cani e un gatto trovati morti al parco
 
CORTELLAZZO (VE) -  Due cani e un gatto trovati morti, allarme per dei sospetti bocconi avvelenati in un parco pubblico a Cortellazzo. A lanciarlo è la lista civica Jesolo, di Daniele Bison, contattata da alcuni residenti che sono ora molto preoccupati anche perché il parco pubblico, alla fine di via Asmara, è frequentato da tanti bambini e dalle loro famiglie. I cani e il gatto potrebbero essere ora sottoposti a un'autopsia per capire se la causa della morte siano appunto dei veleni. «Sospettiamo», dice Bison, «che ci sia qualcuno che ha voluto in qualche modo lanciare un macabro messaggio ai padroni di questi animali. Qualcuno che non voleva più vederli al parco e ha scelto misure a dir poco drastiche per farli fuori. Non si spiegano queste morti nel volgere di pochi giorni e siamo quasi certi che possa trat tarsi di un atto doloso. Queste persone non pensano alle conseguenze? Se un bambino dovesse ingerirli sarebbe spacciato, anche solo toccandoli e mettendosi le manine in bocca. Siamo senza parole, attendiamo solo la conferma dell'avvelenamento per presentare una denuncia e invocare accertamenti seri per punire severamente i colpevoli». Episodi che negli anni si sono già verificati a Jesolo, e anche nel Sandonatese, e sono stati denunciati più volte dalle associazioni animaliste e da cittadini che hanno poi presentato denuncia alle forze di polizia o alle associazioni specializzate, come le guardie ecozoofile sempre pronte a intervenire. Il più delle volte, però, questi episodi restano impuniti perché è difficilissimo cogliere in flagranza chi uccide gli animali a meno che non siano organizzati degli appostamenti o trovate prove inequivocabili dell'avvelenamento.
 
IL RESTO DEL CARLINO
3 APRILE 2012
 
Due setter maltrattati e denutriti: proprietario denunciato
Nei guai un 67enne
I cani, ormai allo stremo delle forze, sono stati rifocillati e portati al canile comunale

 

Modena - Due cani in gravi condizioni fisiche, tanto da non reggersi sulle zampe, sono stati salvati da un proprietario poco sensibile e affidati alle cure del canile comunale dagli agenti della polizia municipale. Gli operatori del comando di via Galilei, insieme ad un veterinario dell’Asl e a un tecnico dell’Ufficio diritti degli animali del Comune di Modena sono entrati in azione lunedì mattina nella zona di via Uccelliera. Su segnalazione di un cittadino, gli agenti sono entrati nella proprietà di un uomo di 67 anni, nativo della provincia, ma residente in città.All’interno di due box, privi di ciotole per il mangiare e per l’acqua, sono stati trovati due cani di razza setter, un maschio e una femmina, tanto denutriti da non aver la forza di muoversi. Uno, tenuto alla catena, presentava una serie di ferite agli arti già privi di pelo. L’altra, apparsa subito in non buone condizioni, oltre ad essere denutrita era tenuta in mezzo ai propri escrementi. Nonostante l’evidente condizione di sofferenza il proprietario ha cercato inutilmente di alzare a forza i cani da terra, forse per dimostrare che gli animali stavano bene.La situazione non ha convinto gli operatori che hanno rifocillato gli animali, li hanno sequestrati e portati al canile dove sono stati accolti. Per il padrone degli animali è scattata una denuncia penale. […]

 
LA GAZZETTA DI MODENA
4 APRILE 2012
 
Salvati due setter malnutriti e chiusi nei box

Modena - Due cani in gravi condizioni - non riescono a reggersi sulle zampe - sono stati tratti in salvo e tolti a un proprietario poco sensibile e affidati alle cure del canile comunale dagli agenti di prossimità della polizia municipale. I vigili, insieme con un veterinario dell’Asl e a un tecnico dell’Ufficio diritti degli animali, sono entrati in azione lunedì mattina nella zona di via Uccelliera. Sono entrati nella proprietà di un modenese di 67 anni residente in città. All’interno di due box, privi di ciotole per il mangiare e per l’acqua, sono stati trovati due setter, un maschio e una femmina, tanto denutriti da non aver la forza di muoversi. Uno, tenuto alla catena, presentava una serie di ferite agli arti già privi di pelo. L’altra, apparsa subito in non buone condizioni, oltre ad essere emaciata, era tenuta in mezzo ai propri escrementi. Nonostante l’evidente condizione di sofferenza il proprietario ha cercato inutilmente di alzare a forza i cani da terra, forse per dimostrare che gli animali stavano bene. Per il padrone degli animali è scattata una denuncia penale.

 
IL MATTINO
3 APRILE 2012
 
Tratta illegale dei cani, sedici cuccioli non sopravvivono: inutili tutte le cure
 
Nello Fontanella
 
NAPOLI - Non ce l’hanno fatta. Sedici dei cinquantacinque cuccioli di cani da compagnia, importati illecitamente dall’Ungheria e immessi sul fiorente mercato della vendita di cuccioli di razza, sequestrati dal Corpo Forestale dello Stato in una rivendita di Camposano il sette marzo scorso come riportato dal nostro giornale, sono purtroppo deceduti.
Parassitosi il referto medico stilato da veterinari che hanno effettuato i rilievi sui cani. I cuccioli sono tutti deceduti nel capannone di Camposano adibito a negozio dove erano stati lasciati in custodia giudiziaria allo stesso proprietario della rivendita, un 37enne di Nola, denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola per traffico illecito di animali da compagnia.
Nonostante le cure, i cuccioli non hanno resistito allo stress del lungo viaggio e alla mancanza del latte matern o. Sono stati aggrediti dai parassiti che invadono l’intestino e provocano la morte. I decessi sono avvenuti in tempi diversi e in attesa che il magistrato affidasse gli stessi alla Lav per la sistemazione definitiva in una struttura adeguata per essere poi affidati a privati. I trentadue cuccioli sopravvissuti infatti, sono stati affidati dalla Procura di Nola alla Lav che li ha trasferiti in una struttura adeguata di Verona ma tutti hanno bisogno di adeguate cure almeno per un mese. Hanno bisogno di prendere anticorpi proprio a causa della mancanza di latte materno. Tre sono rimasti a Napoli perché considerati non in grado di sopportare un nuovo stressante viaggio.
I 55 cuccioli di Labrador, Jack Russel, Maltese, Barbone, Pinscher, Bulldog, erano stati importati dall’est europeo, dall’Ungheria, e sdoganati in Puglia. Da qui erano finiti a Camposano in una rivendita di animali per essere immessi sul fiorente mercato della vendita di cuccioli di razza. L’illecita attività fu però stroncata dal Corpo Forestale dello Stato del Comando provinciale di Napoli e dalla stazione di Roccarainola, a seguito di una più vasta attività finalizzata alla «tracciabilità e rintracciabilità» di animali. 26 di questi cuccioli erano dotati di sistema di identificazione elettronica con regolare passaporto. Ma anche sui documenti furono riscontrate delle cancellazioni forse per nascondere l’età dei cuccioli. La restante parte invece è risultata priva di qualsiasi documentazione o sistema di identificazione che ne attestasse la provenienza.
A seguito poi dei controlli da parte dei medici veterinari dell’asl, è stato riscontrato che la data di nascita riportata sui passaporti ungheresi per diversi cuccioli, non sarebbe corrispondente a quella reale, ovvero avrebbero avuto meno di 3 mesi e venti giorni di età al momento del viaggio.
Ques to avrebbe causato la morte per parassitosi dei sedici cuccioli. Per essere introdotti in Italia infatti, l’età superiore ai 3 mesi e venti giorni è indispensabile proprio per evitare prematuri decessi a causa di gastroenteriti o cimurro o altre malattie che insorgono in questi cani ancora troppo piccoli. Molti dei cuccioli importati dall’Ungheria sono stati strappati prematuramente alle cure materne, tanto da comprometterne la sopravvivenza. I trentadue cuccioli sopravvissuti sono stati affidati alla Lav e trasferiti in una struttura di Verona […] .
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
3 APRILE 2012
 
Novecentomila agnelli passati a fil di lama, è la settimana della mattanza
 
E’ iniziata la mattanza, saranno circa 900.000 gli agnellini ed i capretti che saranno uccisi e macellati in questi giorni per finire sulle nostre tavole nel giorno di Pasqua. Di questi oltre un terzo saranno macellati direttamente dai pastori fuori dalle regole della macellazione regolare e saranno venduti in nero a privati e ristoranti. AIDAA lancia un appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà a rinunciare durante il pranzo pasquale all’agnello ed anche a tutti gli altri animali (circa 3 milioni di capi tra oche, galline, conigli e altri piccoli anmali da cortile oltre ovviamente ai bovini e suini massacrati dopo essere stati allevati in allevamenti intensivi) che in questi giorni vengono uccisi per finire sulle nostre tavole intraprendendo una cultura vegetariana che possa puntare alla cultura della vita e all’abolizione immeditata degli allevamenti intensivi. Insieme all’appello AIDAA lancia però anche un’allarme in quanto almeno un terzo di questi agnelli verranno sgozzati e brutalmente uccisi dagli stessi pastori e per questo chiediamo alle forze dell’ordine ed in particolare ai comandi dei Nas di procedere ai controlli stringenti nei macelli e nelle zone di pastorizia cosi come chiediamo alla guardia di finanza di controllare macelli, macellai e ristoranti per verificare le violazioni ai vari livelli delle legge sulla macellazione e per la tutela degli animali.
 
GEA PRESS
3 APRILE 2012
 
Milano – luccichio mortale: il Parco Sud avvelenato con anticoagulanti (foto)
Intervento delle Guardie LAC – avvelenamento seriale mirato ad uccidere i volatili.
 
Almeno un centinaio di sacchetti colmi di granoturco avvelenato. Un potente anticoagulante sparso secondo una ben precisa cadenza annuale tra gli orti dove appena pochi giorni addietro si è saputo della morte di decine di gatti. Questa volta ad essere presi di mira sono gli uccelli.L’area è quella di via Ferrante, via Silvanesco e zone limitrofe, ovvero luoghi ricadenti ancora una volta nel Parco Sud di Milano.Da due giorni le Guardie volontarie della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) Dino Mensi e Manuela Capo, stanno raccogliendo i sacchetti con il granturco avvelenato. Hanno avvisato Carabinieri, Polizia Provinciale e ASL, ma intanto sul posto parrebbero esserci ancora solo loro. Gl i Uffici dell’ASL avrebbero risposto di fare pervenire le esche avvelenate per gli esami di rito, mentre la Provincia ha assicurato che avrebbe inviato delle pattuglie.Il granoturco è avvolto da cellophane ad uso alimentare. Il fatto non è casuale. Le sottile pellicola, infatti, luccica al sole attirando in tal maniera i malcapitati uccelli. Questi ultimi, tentando di prelevare il granturco, sollevano e rompono il sacchetto di cellophane spargendo i semi avvelenati in un’ampia fascia di terreno caratterizzata, oltre che dagli orti, anche da un ristorante, case abitate, cascine ed i canali d’irrigazione dove il micidiale veleno rischia così di diffondersi ancor più velocemente.Le due Guardie, in soli due giorni, hanno recuperato un centinaio di sacchetti-esche. L’anno scorso furono 180, ma la raccolta continua senza sosta. L’anticoagulante utilizzato è ricavato da potenti topicidi. Il veleno provoca lesioni interne e consequenziale emorragia fino alla morte per dissanguamento.La distribuzione dei sacchetti contenenti il granoturco avvelenato avviene in occasione della semina e ad essere colpiti sono cornacchie, piccioni e altri volatili. L’intenso lavoro delle Guardie LAC ha finora consentito che gli avvelenatori non raggiungessero subito il loro scopo ed ancora non sono stati rinvenuti animali morti. E’ pur vero, però, che l’azione dell’anticoagulante non si manifesta subito come nel caso di prodotti di sintesi per uso agricolo, anch’essi molto utilizzati per gli avvelenamenti. Gli animali, cioè, potrebbero morire lontano dal punto di assunzione dell’esca contaminata.Gli agricoltori, con scellerata metodologia, usano pasturare anticipatamente nei luoghi con granoturco non avvelenato. In seguito, una volta che gli uccelli si sono abituati a concentrarsi in queste sorte di mangiatoie collettive, provvedono a lasciare i micidiali sacchetti. Gli uccelli in tal maniera si abituano al luogo e tendono a concentrarsi nel posto dove verrà poi sparso il veleno. Il granturco trattato con l’anticoagulante può assumere coloritura diverse da quella naturale. Nel caso del Parco Sud di Milano, si presenta rossastro.
VEDI FOTO:
 
LA STAMPA
3 APRILE 2012
 
Tragico destino per 300 pitbull nelle Filippine
 
I volontari della Società Filippina per il Benessere degli Animali si sono trovati di fronte a uno spettacolo terribile: decine di cani incatenati e tenuti in pessime condizioni in una coltivazione di caffè  a sud di Manila. La polizia ha sequestrato oltre 300 tra pitbull e razze derivate a San Pablo City, nella provincia di Laguna. Gli animali venivano usati da un gruppo di sette coreani che gestiva un sito di combattimenti clandestini molto seguito. Gli uomini sono stati arrestati ed il sito chiuso.
FOTO
 
GREEN ME
3 APRILE 2012
 
Cani da combattimento: la polizia filippina salva 300 pitbull a Manila

Roberta Ragni

 
Raramente le storie di maltrattamenti sugli animali hanno un lieto fine, ma questa volta c'è stato un happy end per alcuni cani da combattimento nelle Filippine, Paese che certo non brilla in materia di tutela degli amici a quattro zampe, dove dietro un'anacronistica tradizione secondo la quale mangiare la loro carne protegge gli spiriti della famiglia, si cela ancora oggi un'industria commerciale che massacra oltre 500.000 esemplari ogni anno. Ma forse qualcosa sta cambiando.Oltre all'approvazione di qualche anno fa da parte del Congresso di una nuova legge  che vieta il commercio di carne di cane e promuove l'eliminazione della Rabbia attraverso un obbligo di vaccinazione degli animali, la nuova attenzione nei confronti dei pelosi ha portato la Polizia a salvare circa 300 pitbull da combattimento a sud di Manila, impiegati in un gioco tanto crudele quanto moderno. Dopo due settimane di appostamenti e indagini, la Polizia ha infatti fatto irruzione nel campo di circa due ettari in cui venivano detenuti e preparati gli animali, confiscando telecamere ad alta definizione e computer utilizzati per un gioco d'azzardo illegale online, in cui crudeli giocatori piazzavano le scommesse sui cani che vedevano in diretta streaming. Orecchie e lingua strappate, condizioni di salute pessime, ferite ed evidenti cicatrici su corpo e muso inferte dai combattimenti all'ultimo sangue. Come cuccia dei bidoni di carburante, a cui venivano tenuti legati da pesanti catene in acciaio. Per tutta questa violenza gratuita ora i proprietari rischiano, in caso di condanna per crudeltà verso gli animali, a ppena due anni di reclusione. Ma sarebbe comunque una condanna esemplare in un Paese dove è difficile concepire un cane se non da combattimento o come carne da mangiare.Perché in Asia centrale i cani da combattimento rappresentano ciò che per noi sono i giocatori di calcio , con un nutrito gruppo di tifosi per ogni combattente e con gli incontri più importanti svolti nelle periferie delle grandi città o in cortili, giardini, piazzali e prati all'aperto. Ufficialmente illegali, ma per nulla contrastati. Per questo ogni piccola vittoria è fondamentale per promuovere una maggiore coscienza degli animali ed educare alla proprietà responsabile degli animali."Questi poveri animali indifesi non possono combattere contro i crudeli commercianti che legano le loro bocche, immobilizzano le loro zampe e li lasciano ad una morte lenta e dolorosa", spiega l'Oi pa. Ma questa storia rappresenta una nuova speranza per frantumare il crudele commercio che ogni anno miete migliaia di innocenti.
 
CORRIERE DELLA SERA
4 APRILE 2012
 
L'intervento dei volontari della Pawn. Arrestati gli organizzatori delle gare
Il lager di bidoni per i pitbull da combattimento
Trecento cani strappati agli scontri clandestini nelle Filippine. Ma ora rischiano di essere comunque soppressi

MILANO - Nove pitbull sono già stati uccisi e decine di altri lo saranno nelle prossime ore nella provincia di Manila, nelle Filippine. I cani fanno parte di un gruppo di trecento animali salvati da un giro di scommesse.
RISCHIO SOPPRESSIONE - I pitbull però sono troppo aggressivi, addestrati ad attaccare e a combattere: non ci sono strutture adeguate dove lasciarli ed è troppo pericoloso darli in affidamento. Così, dopo essere stati salvati, ora rischiano la soppressione. La denuncia arriva dalla associazione animalista Philippines Animal Welfare Society (Paws). Il piano è di uccidere tutti gli animali, ma al momento il gruppo veterinario che ha preso in custodia i pitbull dispone soltanto di 70 dosi per praticare l'eutanasia.
GLI ARRESTI - In tre distinti raid fatti la settimana scorsa, la polizia ha arrestato otto sudcoreani sospettati di organizzare illegalmente il gioco d'azzardo online, promuovendo scommesse sui cani da combattimento nelle Filippine: se le accuse saranno confermate, rischiano dodici anni di prigione.
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http://www.corriere.it/animali/12_aprile_04/lager-pitbull-combattimento_6dba7608-7e5c-11e1-b61a-22df94744509.shtml

 
IL MESSAGGERO
3 APRILE 2012
 
Fa roteare il gatto in aria: incastrato dal video e processato
 
LONDRA - Aveva fatto roteare nell'aria un gatto tenendolo per la coda fuori da un pub di Ramsgate, nel Kent britannico: ora il protagonista di questa brutale bravata, ripresa da una telecamera di sorveglianza, è stato identificato e dovrà comparire davanti a un tribunale per maltrattamenti al malcapitato felino.
L'uomo, come dimostrano le immagini, balla per le vie della cittadina usando il gatto come una bandiera da sventolare, e perfino anche come corpo contundente nei confronti di alcuni passanti. La bestiola, Mowgli, un gatto nero di due anni, ne è uscito illeso, ma, ha raccontato la proprietaria, così traumatizzato da non volere più uscire di casa. E ora il maltrattatore, un 20enne residente a Ramsgate, viene chiamato a rispondere davanti alla giustizia di Sua Maestà, con l'accusa di avere inferto sofferenze immotivate all'animale. Per un episodio simile nel 2010 un bancario di Coventry era stato pesantemente multato e gli era stato proibito tenere animali domestici.
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ARTICOLO TRE
3 APRILE 2012
 
Salvato un cucciolo di lamantino da morte certa
Quando si tratta di cuccioli di animali adorabili, alcune specie vincono di slancio come i lamantini amazzonici. Ogni anno, innumerevoli di questi esemplari rimangono orfani perché le loro madri sono spesso uccise da bracconieri o muoiono di fame a causa della pesca sregolata dei loro habitat naturali.
 
Redazione – La scorsa settimana, alcuni pescatori in Amazzonia hanno salvato un piccolo di due mesi trovato vicino al corpo della madre probabilmente uccisa dai bracconieri, e hanno contattato l'AMPA (Gli Amici dei Manati), un gruppo ambiestalista che si dedica alla protezione di questa specie. In collaborazione con il National Institute for Amazonian Research (INPE), i soccorritori dell'AMPA hanno allattato l'animale che era visibilmente malnutrito e in un secondo memento trasferito in un centro acquatico dove rimarrà fino a quando non sarà abbastanza forte e grande da essere liberato. I lamantini amazzonici sono protetti dalla legge brasiliana dal 1967, e considerati come una specie "vulnerabile" dall'Uni one Internazionale per la Conservazione della Natura, ma nonostante questo le minacce per questi animali persistono, In Amazzonia pere esempio sono cacciati per la loro carne prelibata.
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ECO SEVEN
3 APRILE 2012
 
A Parigi nasce l'albergo di lusso per i cani
 
Sembra strano ma è vero, a Parigi c’è un albergo di lusso per cani. Si chiama Actuel dog e offre ai suoi clienti lenzuola di seta, massaggi e pranzetti raffinati, ma anche tv, compagnia e tutti i comfort che una vera vacanza richiede. La strana idea è venuta a Stan Burun, specialista del comportamento animale, e a sua moglie, Devi Burun, un avvocato. I due hanno pensato che nelle grandi città i cani sono amati come se fossero figli e che quindi preferirebbero affidarli ad un albergo di lusso che ad una comune pensione per cani o ad un canile. I padroni più apprensivi possono anche monitorare e controllare il comportamento del proprio cane attraverso una webcam.Questo albergo per cani è situato nei pressi del Bois de Boulogne, un grande parco all'ovest di Parigi, ed ha 6 camere di 9 metri quadrati ciascuna, decorate con color i vivaci e quadri alle pareti, dotate di poltrona, letto e tessuti ipoallergenici. Il costo? 45 euro a notte, ma dipende dal periodo: in bassa stagione il prezzo scende a 35.Pazzia, schiaffo alla crisi o semplicemente amore incondizionato per gli animali che vengono visti proprio come figli. La Francia, così, spende ogni anno 4 miliardi di euro per la cura dei propri cani. L’amore verso i cani porta alla nascita anche di nuove figure professionali. E non parliamo del dog-sitter, che ormai sembra esser quasi passato di moda. O meglio, il dog-sitter sembra aver cambiato le proprie abitudini. Ogni giorno fa il giro della città e porta con se tutti i cani dei padroni che lavorano o non hanno voglia di portare fuori il proprio cane. E per 4 ore di passeggiata al parco collettiva sono 30 euro a cane.E non è tutto. Se il cane a casa è troppo vivace allora la soluzione potrebbe esser un bel massaggio, rilassante magari. Il costo? 35 euro ogni mezz&rsqu o;ora. Cosa non si fa per i propri amici a quattro zampe ...(GC)
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
4 APRILE 2012
 
Spara e uccide un meticcio 68enne patteggia 50 giorni

VAZZOLA (TV) -  La vita di un cane ucciso vale cinquanta giorni di reclusione. E' questa la pena che ha patteggiato Mario Cappellazzo, 68 anni. L'uomo era stato denunciato l'11 settembre 2010 a Vazzola poiché «per crudeltà e senza necessità» aveva ucciso un cane meticcio di circa due anni di proprietà di Loretta Bonotto, sparando dei colpi d'arma da fuoco. Per questo era stato deferito all'autorità giudiziaria per maltrattamento di animali oltre che per esplosioni pericolose. Lunedì il procedimento è arrivato nel tribunale di Conegliano. Attraverso il proprio legale l'uomo ha richiesto l'applicazione della pena, richiesta accolta dal giudice monocratico. Considerato che per il rito c'è lo sconto di un terzo, l'uomo ha patteggiato un mese e venti giorni di reclusione. Nello stesso periodo a fine 2010 sempre a Vazzola, i carabinieri di Conegliano avevano accusato un cacciatore settantenne di aver impallinato il proprio segugio perchè non rispondeva ai suoi richiami. Quell'episodio invece si era rivelato privo di fondamento poiché il cane era vivo. Si trattò di un fraintendimento da parte degli investigatori che diffusero una notizia che, dopo degli accertamenti più approfonditi, si dimostrò non vera. I due episodi sono quindi distinti. Cappellazzo sparando uccide un meticcio.

 
GEA PRESS
4 APRILE 2012
 
Erice (TP), randagismo: all’opera i fucili – a morire un cane di 15 anni affetto da grave tumore

 
Tre macchine dei Carabinieri davanti al canile municipale di Trapani. L’intervento non nasce dalla situazione di sovraffollamento recentemente denunciata da Enrico Rizzi ma trova la sua origine nel vicino Comune di Erice. Nel Comune della nota città ad alta vocazione turistica, arroccata sulla cima del Monte San Giuliano, è in corso un tentativo di intervento sul randagismo a suon di dardi con l’anestetico. I fucili sarebbero stati messi a disposizione dal Corpo Forestale della Regione siciliana, ovvero dagli Ispettori di Tiro fatti venire da Palermo. L’anestetico è fornito dai veterinari, presenti con un incaricato dell’ASL. In gran forza pure la presenza della Polizia Municipale di Erice e la Protezione Civile.L’operazione, voluta dall’amministrazione comunale della famosa cittadina turistica, troverebbe pure un appiglio in un fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica e conseguente ad alcuni presunti casi di aggressione, forse un paio, che sarebbero avvenuti nella spiaggia ai piedi di Monte San Giuliano, la montagna di Erice.Stamani a rimanere ucciso per un probabile collasso cardio circolatorio è stato un cane (nella foto) obeso di circa 15 anni, affetto da tumore ed a quanto pare molto tranquillo.Della cosa è stato informato lo stesso Rizzi, impegnato nella campagna elettore per il partito del Presidente della Camera alle prossime elezioni amministrative a Trapani. E’ stato lui a chiamare i Carabinieri che hanno atteso al canile finché non è sopraggiunto il Veterinario incaricato di assistere alle operazioni messe in campo ad Erice. Qui sarebbe stata confermata la morte per collasso cardio circolatorio. Il cuore del povero cane, anziano, in sovrappeso e gravemente malato, non avrebbe retto all’effetto dell’anestetico.Per Rizzi il cane era assolutamente tranquillo. A confermarlo sarebbe proprio il suo stato di salute e l’anzianità. Rizzi, però, se la prende in generale con il metodo adottato, inadeguato, al di là di altri ovvi aspetti, a porre fine al fenomeno del randagismo.Di diverso avviso il Sindaco di Erice Giacomo Tranchida, anch’esso candidato ma con l’opposto schieramento di Rizzi. Per il Sindaco, oggi contattato da GeaPress, l’intervento è dettato per garantire la salute e la sicurezza dei cittadini. Anzi ci sarebbe pure un cittadino residente che avrebbe portato nella località turistica cani di altri Comuni. Fatto noto, dice il Sindaco, anche alla stessa autorità giudiziaria. Circa il cane vecchio e malato il Sindaco non vuole parlarne e ci rimanda al Veterinario.A chiarire come è andata ci pensa infatti il dott. Ugo Azzaro, incaricato dall’ASL di seguire stamani le operazioni di prelievo. I cani, secondo quanto riferito dal dottore, vengono indirizzati da alcuni operatori verso il tiratore, il quale spara ad un cane adulto. I cuccioli, cioè, non devono essere colpiti. Il dardo contiene una dose di anestetico tarata per un peso corporeo pari a cinque chilogrammi. Molto meno, dunque, rispetto a quello colpito stamani che era addirittura obeso. Il povero cane, però, aveva 15 anni ed un tumore rettale già prolassato. Potrebbe pertanto non avere retto alla fatica ed all’effetto, pur debole, dell’anestetico. Il dott. Azzaro ha disposto l’invio al canile municipale di Trapani dove è morto poco dopo. Rizzi nel frattempo era venuto a conoscenza del caso ed ha già incaricato il suo legale di perseguire nelle opportune sedi la vicenda.L’intervento di oggi è il secondo messo in atto da Polizia Municipale di Erice, Forestale e Protezione Civile. La prima cattura è stata condotta circa una settimana addietro ed avrebbe portato al prelievo di una trentina di animali attualmente detenuti presso una struttura vicino allo svincolo autostradale, mentre altri sono stati trasportati al canile di Trapani. Stamani altre tredici cani e domani mattina, fin dalle 5.00, di nuovo arma in pugno a catturare cani.Per il Sindaco i cani saranno sterilizzati e dati in adozione.A breve, però, sia a Trapani che ad Erice ci saranno le elezioni amministrative. Chissà cosa succederà. Di certo l’immagine di un fucile che va sparando ai cani, pur se con l’anestetico e con tutta la buona volontà del Sindaco e della Forestale, è una icona che vorremmo relegare ad altri paesi dove questi interventi provocano sollevazioni di carattere internazionale. Rispettabile, anzi doveroso, intervenire per la sicurezza delle persone, ma l’intervento su un cane di 15 anni e malato di tumore difficilmente trova una spiegazione, tranne che non ci si poteva rendere conto di quello che si stava facendo. Fatto questo che non può essere una giustificazione.
 
GEA PRESS
4 APRILE 2012
 
Caserta: il lager con il cimurro (fotogallery)
Intervento delle Guardie Zoofile dell'OIPA.

Non solo detenuti in un penoso stato di incuria ma pure con la spada di Damocle dell’imminente abbandono. Questo la risultanza principale che emergerebbe nell’operazione condotta dalle Guardie Zoofile dell’OIPA di Caserta, congiuntamente ai Carabinieri di Mondragone.Un’ abitazione privata, di fatto divenuta una sorta di improprio rifugio con all’interno pure un cane morto ed altri moribondi. Poi il secchio con poca acqua talmente scura a causa dell’accumulo di feci, da non fare inizialmente notare la presenza di due tartarughe.In tutto 19 meticci di taglia medio-piccola ed un 1 rottweiler. Erano detenuti in box esterni fatiscenti e sporchi, in alcuni casi senza adeguata copertura dalle intemperie. Agghiacciante il risultato del primo esame effettuato dai Medici Veterinari presenti al sopralluogo. Tutti i cani sono malati di cimu rro. La stessa malattia che probabilmente ha determinato l’agonia di alcuni di loro e la morte di un meticcio. Comunque, anche in questo caso, sostengono dall’OIPA, senza che gli sarebbe stata prestata alcuna cura. A completare la già penosa situazione quanto scoperto all’interno della casa. Otto gatti detenuti senza luce né aria in una stanza completamente serrata. Erano tutti visibilmente spaventati.Un po’ ovunque le tracce della presenza dei ratti. Sotto una tettoia in fibra di amianto e con gli escrementi che avevano contaminato gli alimenti sia quelli destinati agli animali che all’uso umano. Tutti gli animali sono stati sequestrati e sono attualmente in attesa di trasferimento in una struttura idonea e attrezzata con un reparto di quarantena. I due detentori sono stati denunciati per maltrattamento di animali ai sensi della legge 189/2004 art 544 ter e obbligati dalla Asl a procedere allo sgombero della struttura.
VEDI FOTOGALLERY:
http://www.geapress.org/m/caserta-il-lager-con-il-cimurro-fotogallery/26059

 
IL RESTO DEL CARLINO
4 APRILE 2012

Lasciati senz'acqua e in condizioni precarie: l'odissea di 36 cani
Blitz del Corpo Forestale presso una struttura in aperta campagna: 46 sanzioni per 8.000 euro di multa alla persona che si occupava degli animali

Ravenna - Prosegue l’attività di controllo preventivo e repressivo del Corpo Forestale dello Stato sulla tutela del benessere degli animali. Nei giorni scorsi, il personale del Comando Stazione Forestale di Ravenna e del Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Ravenna ha eseguito un accurato controllo in località Piangipane (frazione del Comune di Ravenna) presso una struttura, in aperta campagna, dove erano presenti numerosi cani.Presso il sito erano custoditi ben 36 cani (34 adulti e 2 cuccioli) tutti di razza meticcia in condizioni tali da non rispettare i requisiti previsti dalle normative sul benessere degli animali: nel dettaglio, seppur venivano rispettate le condizioni di igiene dei luoghi di detenzione dei cani, sono state contestate violazioni perché molti degli animali erano legati con catene eccessivamente corte e ad alcuni di essi mancava l’acqua, inoltre non era presente il registro dei trattamenti sanitari ed infine diversi animali erano sprovvisti di microchip di identificazione, come invece previsto per legge.Non è stato chiarito se gli animali venissero impiegati per attività venatoria, per la ricerca di tartufi o per altri scopi e finalità: al riguardo proseguono le attività di accertamento. Complessivamente sono state elevate 46 sanzioni per un importo complessivo di poco inferiore agli 8.000 euro alla persona che attualmente detiene e si occupa degli animali.Il personale del Corpo Forestale dello Stato – come prassi – nel corso delle operazioni ha richiesto il prezioso supporto del Servizio Veterinario dell’AUSL di Ravenna per verificare se sussistesse anche il reato di maltrattamento di animali, ma tale ipotesi non ha trovato conferma nella situazione in essere, rilevando la sola esistenza di condizioni di mancato benesser e per i cani lì custoditi.
 Il Corpo Forestale dello Stato ricorda che per eventuali segnalazioni su emergenze ambientali è sempre attivo il numero verde “1515” a cui il cittadino può rivolgersi gratuitamente per comunicare attività illecite condotte in danno dell’ambiente e/o degli animali.
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http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=photo&media=33537

 
AGI
4 APRILE 2012
 
COMMERCIO ANIMALI PROTETTI, SEQUESTRATE 50 TARTARUGHE A FOGGIA
 
Foggia - Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato di Bari, Servizio CITES, a seguito di indagini sugli annunci di vendita di animali protetti pubblicati sul web, hanno sequestrato in un'abitazione di Foggia una cinquantina di tartarughe appartenenti alla specie Testudo Hermanni, tutte prelevate illegalmente dall'ambiente naturale e sprovviste della documentazione che ne attestasse la legale acquisizione.Il sequestro e' stato disposto ai sensi della normativa CITES, che regola la detenzione e la commercializzazione di esemplari esotici in via di estinzione. Ora le tartarughe sono state affidate in custodia giudiziale a centri autorizzati dal Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio. Il detentore dei 50 esemplari e' stato denunciato.
 
BLITZ QUOTIDIANO
4 APRILE 2012
 
Parco del Vesuvio, bracconieri uccidono un raro esemplare di gru
 
NAPOLI –  Un esemplare di gru in via d’estinzione è stato ucciso nel Parco Nazionale del Vesuvio. E’ l’ennesimo episodio di bracconaggio che colpisce le specie protette. La gru è stata ritrovata ancora viva nel Comune di Terzigno, vicino Napoli, in un’area vicina al parco. I volontari dell’associazione Kronos di Napoli l’hanno portata al Centro Recupero Animali Selvatici della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Napoli Federico II, ma le ferite erano troppo gravi.Il bellissimo esemplare di gru, dall’apertura alare di 2 metri e alta 120 centimetri, è morta per le gravi lesioni alle sacche aeree, i polmoni degli uccelli. I veterinari ritengono che l’animale fosse stato ferito almeno due giorni prima del decesso. Il luogo del ritrovamento dunque non sarebbe il lu ogo in cui la gru è stata ferita dai bracconieri. Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu, ha dichiarato: “Condanniamo con forza questo gravissimo episodio e chiediamo alle forze dell’ordine un controllo severo del territorio per impedire e prevenire tali atti. Un grazie ai volontari della Kronos che si sono prodigati per tentare di salvare l’animale, ennesima vittima della follia e dell’inciviltà dell’uomo”.
 
ANSA
4 APRILE 2012
 
Animali: Lav, e' libera la capretta gettata nel cassonetto
Abbandonata da pastore perche' non stava al passo con il gregge
 
MILANO - ''Ora Vegan e' finalmente libera e al sicuro: un traguardo importante, certamente atteso, ma non scontato''. La Lav annuncia cosi' l'avvenuta confisca della capretta Vegan, diventata tristemente nota nel 2008 quando, ricorda l'associazione, il suo pastore, P.C., e l'aiutante A.B., decisero di gettarla in un cassonetto, a Lodi, perche' non stava al passo del gregge. Un atto crudele sul piano morale e penalmente rilevante, come ha confermato il giudice. Nei confronti dei due, infatti, spiega ancora la Lav, e' scattato un decreto penale di condanna: i due dovranno pagare ciascuno 2.280 euro di multa, con confisca dell'animale.
 
TG COM 24
5 APRILE 2012
 
Lodi, una capretta gettata nel cassonetto: oltre duemila euro di multa per i due pastori
L'animale era troppo lento rispetto al gregge. Quattro anni dopo arriva la sentenza di condanna

Era ancora un cucciolo quando fu gettata in un cassonetto dai suoi proprietari, un pastore e il suo aiutante. La piccola capra Vegan aveva una colpa: essere troppo lenta tanto da non riuscire a stare al passo con il resto del gregge. Ora, quattro anni dopo quell'episodio, arriva il decreto penale di condanna per i due pastori: dovranno pagare una multa di 2280 euro ciascuno, oltre alla confisca dell'animale.La capretta, che nel 2008 era stata gettata in un cassonetto di Lodi , era stata ritrovata da alcuni agenti della Polizia locale che immediatamente avevano allertato la Lav. La Lega antivivisezione aveva deciso di lasciare l'animale alle cure di un centro ippico lodigiano in attesa della decisione del giudice.Da quattro anni Vegan è in affidamento al "Centro ippico L'ortica di San Martino in Strada, ma solo la sentenza avrebbe potuto dare la certezza che la capretta non sarebbe t ornata nelle mani dei suoi primi padroni.Ma ieri sera è giunta la lieta notizia della condanna dei due pastori per maltrattamento e abbandono di animale. Oltre alla multa c'è anche la confisca dell'animale, che potrà quindi restare nel centro insieme ai suoi nuovi padroni. "Finalmente è arrivata la conferma che la capretta potrà restare qui con noi, con la sua nuova famiglia" dichiara l'Associazione.Felici anche i volontari della Lav, che attendevano con ansia la decisione del giudice. "La sentenza era attesa ma non era affatto scontata la confisca, e questo rende la notizia ancora più bella" commenta uno dei responsabili della Lav. 

 
IL SOLE 24 ORE
4 APRILE 2012
 
Associazione per delinquere e maltrattamento di animali per il veterinario che dopa i cavalli da corsa

Associazione per delinquere e maltrattamento di animali per il veterinario che dopa i cavalli da utilizzare nelle corse clandestine. A incastrare un docente universitario della facoltà di veterinaria sono state le intercettazioni telefoniche, nelle quali al professionista venivano richiesti consigli su come "preparare" gli animali in vista di una gara clandestina, ma anche su come disintossicarli dopo.La Corte di cassazione, con la sentenza 12763 conferma non solo l'associazione per delinquere e il maltrattamento degli animali, ma anche la necessità di imporre al veterinario il divieto di dimora nella città in cui i crimini venivano consumati. Alla base della misura cautelare il rischio di reiterazione del reato. Per soddisfare la "febbre da cavallo" degli scommettitori, sul risultato di corse che ne mettevano a rischio l'incolumità, gli animali erano costretti ad addestramenti massacrati e dopati anche con farmaci per uso umano, come il gliburide, impiegato per abbassare il livello di zuccheri nel sangue.

 
ANMVI OGGI
4 APRILE 2012
 
L'AQUILA Condannati due veterinari SSN, interrogazione parlamentare
 
La Sen. Amati ha presentato un'interrogazione al Ministro della Salute "per sapere cosa intenda fare, ora che il comportamento criminoso tenuto dai due veterinari è stato condannato anche in secondo grado". "Costoro – lamenta la Senatrice Silvana Amati - svolgono attualmente la loro attività nell'ambito del Servizio sanitario nazionale con la qualifica di pubblico ufficiale e agente di Polizia giudiziaria".Si legge nell'atto parlamentare che la Corte d'appello de L'Aquila ha confermato la sentenza di primo grado che condanna il direttore del Servizio veterinario di sanità animale della Asl de L'Aquila e il veterinario dell'area C della medesima azienda sanitaria.Entrambi sono stati ritenu ti responsabili di avere soppresso illegalmente 9 cuccioli di cane nell'ottobre 2004. "In primo grado costoro furono condannati a due mesi e dieci giorni di reclusione oltre ad un risarcimento danni, con valore simbolico, di 500 euro;ai due veterinari Asl viene contestata la violazione degli articoli 544-bis (uccisione di animali per crudeltà e senza necessità) e 110 del codice penale (concorso in reato): detta sentenza ribadisce quanto già stabilito dalla legge n. 281 del 1991 "Tutela degli animali d'affezione e prevenzione del randagismo", ovvero che i cani e i gatti possono essere soppressi, e solo attraverso l'eutanasia, soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità".L'interrogante chiede al Ministro della Salute "quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intenda intraprendere nei loro confronti, anche al fine di impedire che in futuro possano reiterare criminosi nei confronti degli animali nell'esercizio del la professione; quali siano le garanzie che il Ministero intende offrire affinché episodi simili non accadano più, in particolar modo ad opera di medici veterinari pubblici che ricoprono un ruolo che dovrebbe in realtà constatare e denunciare simili reati anziché commetterli". Chiede infine di "provvedere immediatamente alla sospensione degli stessi dalla pubblica amministrazione, ma anche di attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, di concerto con la FNOVI, affinché costoro siano radiati dall'ordine professionale".Per la Senatrice Amati "il comportamento criminoso tenuto dai due veterinari, oltre a ledere l'immagine di un'intera categoria di professionisti, risulta tanto più grave ed inaccettabile in considerazione del fatto che è stato commesso da due veterinari che svolgono la loro attività nell'ambito del Servizio sanitario nazionale ai quali, dunque, è stata attribuita la qualifica di pubblico ufficiale e agente di Polizia giudiziaria".
 
GEA PRESS
4 APRILE 2012
 
Brasile: entra in casa e trova il vicino che violenta il cane
 
Mato Grosso, ovvero una delle aree del Brasile che maggiormente è stata deforestata per fare posto ai mega allevamenti di bovini da carne. Tante società (italiane comprese) si sono buttate nell’affare ed oggi lo Stato del Mato Grosso del Sud, conta una delle maggiori popolazioni di bovini di tutto il paese. I redditi pro capite, però, non sono particolarmente elevati anche se le città, come nel caso Ponta Porã, quasi la confine con il Paraguay, cercano di mascherare la povertà chiamando i quartieri Ville o Giardini. Come quello delle Rose dove l’altro ieri, intorno alle 14.00, una signora di 32 anni, rientrando in casa, ha trovato il vicino quarantaseienne che stava violentando il proprio cane labrador.Inorridita dalla scena la signora ha subito avvisato la Polizia che ha provveduto a denunciare l&rsquo ;uomo. Attualmente è in attesa delle disposizioni dell’autorità competente. Il Giardino delle Rose è poco più che un insieme di modeste casette circondate da piccoli orti, immediatamente a ridosso della pista dell’aeroporto di Ponta Porã.Di recente un altro simile caso avvenne in Italia, a Villaperuccio nella provincia di Carbonia-Iglesias. L’autore, affetto da turbe psichiche, aveva prima rubato il cane da caccia di un vicino e poi si era rinchiuso in casa. Di mestiere faceva il “servo pastore”, ovvero badava a greggi altrui. Per lui è stato disposto un anno di libertà vigilata presso una struttura specializzata, dove si cercherà di curarlo.
 
ARTICOLO TRE
4 APRILE 2012
 
Australia: autorizzato massacro di canguri
A partire dall'inizio di quest'anno il governo federale australiano ha avviato un progetto quinquennale “economicamente sostenibile” per l'abbattimento dei marsupiali. La maggior parte dei capi sarà destinata al mercato dell'Unione europea.
 
Andrea Centini
 
Dopo lo scottante caso delle riserve marine contese del quale parlammo in questo articolo e ancora al centro di un accesissimo dibattito interno, il ministro della Sostenibilità e dell'Ambiente Tony Burke è finito nuovamente nell'occhio del ciclone, avallando un piano di abbattimento pluriennale dell'animale simbolo australiano. In base a questa nuova legge, entrata in vigore da gennaio di quest'anno e chiamata “NSW Kangaroo Harvest Management Plan”, è stata avviata un'impresa che impiega un migliaio di cacciatori -con licenza- autorizzati a sparare ed uccidere i canguri. Per “ammorbidire” le posizioni di animalisti ed oppositori il governo federale ha assicurato che gli abbattimenti sono rigidamente regolamentati ed operati nel pieno rispetto degli animali e della natura, oltre che -stando alle parole di Burke- “economicamente sostenibili grazie ad un settore in costante crescita che crea nuovi posti di lavoro”.Immediata la reazione delle associazioni ambientaliste, tra le quali si è distinta Animal Liberation con una serie di iniziative tra petizioni e ricorsi al Tribunale Civile ed Amministrativo grazie al supporto di un pool di avvocati esperti, oltre che di zoologi ed ecologisti di fama internazionale. La prima a muoversi è stata tuttavia l'organizzazione “Australian Alliance for Native Animal Survival” della comunità aborigena, che convive da millenni con questi animali e che ha già avanzato una serie di esposti contro l'iniziativa.Il massacro di canguri non è comunque una novità. Al di là degli abbattimenti per scopi alimentari (la carne rossa di questi animali viene utilizzata in alcune pieta nze della cucina tradizionale australiana) il problema reale è rappresentato dalle uccisioni per la pelle, destinata ai grandi marchi che producono accessori sportivi. Guanti, borse e soprattutto scarpe sportive in pelle di canguro sono nel mirino degli ambientalisti da diversi anni. Si parla di milioni di animali abbattuti per questo scopo, le cui pelli finiscono in prodotti di fascia altissima che riportano la dicitura “K leather” o “RTK”. La pelle di canguro, sebbene non impermeabile e dalla rapida deteriorabilità, grazie alla sua morbidezza avvolgente è considerata la migliore per gli scarpini da calcio e non sono pochi i grandi campioni ad averla adottata. Essa può tuttavia essere sostituita perfettamente da materiali sintetici altrettanto validi e diverse case produttrici hanno virato in favore di questi ultimi, ma non tutte.Oltre ai prodotti derivati dai canguri, tra i quali figurano persino le crocchette per animali dome stici destinate all'Europa, anche le brutali ed agghiaccianti tecniche di uccisione dei marsupiali sono finite nel mirino degli ambientalisti. In particolare quelle dei cuccioli, che vengono estratti dai marsupi delle madri morenti e uccisi calpestandone la testa. Gli adulti sopravvissuti ai colpi d'arma da fuoco vengono invece agganciati per le zampe e lasciati morire sui camion sotto atroci sofferenze. Sono esempi riportati nell'inchiesta “A Shot in the Dark” del 2009 realizzata da Animal Liberation di Mark Pearson. Nello stesso anno fece scalpore la notizia di 140 canguri uccisi per far svolgere una corsa automobilistica di V8 Supercars (la famosa Bathurst 1000) nei pressi del Mount Panorama. Secondo gli organizzatori gli animali avrebbero potuto mettere in pericolo “piloti e pubblico” e le uccisioni furono autorizzate dal Servizio parchi e fauna selvatica.Nel 2011 sono stati uccisi quasi 400 mila canguri in Australia e con l'avvio del NSW Kangaroo Harves t Management Plan i numeri dovrebbero salire vertiginosamente, si stima infatti che nel 2012 saranno uccisi circa un milione di canguri rossi e circa 1,5 milioni di canguri grigi orientali, come riportato dal sito beefcentral.com.
 
MESSAGGERO VENETO
4 APRILE 2012
 
Due giorni sull’albero: gatto salvato

La padrona ha cercato in tutti i modi di farlo scendere dall’albero. Lo ha chiamato e richiamato. Ma lui, un bel gatto di circa un anno, proprio non ne voleva sapere di scendere. Secondo quanto hanno riferito i vigili del fuoco che poi lo hanno salvato, l’animale sarebbe rimasto tra i rami quasi due giorni, facendo preoccupare la donna e non solo. Alla fine la richiesta di aiuto ai pompieri è sembrata essere l’unica soluzione possibile. E così, dopo aver ricevuto una richiesta di intervento alla centrale 115 verso le 8.30 di ieri mattina, i vigili del fuoco hanno raggiunto un’abitazione della signora, in via Irene di Spilimbergo (una alterale di via Cotonificio). Una casa che si trova nelle vicinanze degli edifici universitari del Polo scientifico. I pompieri hanno lavorato per circa un’ora prima di riuscire a raggiungere il felino in condizioni d i sicurezza e a riportarlo tra le braccia della sua padrona che, naturalmente, a quel punto ha tirato un sospiro di sollievo e non ha potuto far altro che ringraziare più e più volte i vigili del fuoco per il loro impegno. Il gatto, che appariva in discrete condizioni, è stato subito nutrito e coccolato.

 
CITTA’ OGGI WEB
4 APRILE 2012
 
Capriolo finisce nel canale 'Regresso': salvato
 
Turbigo (MI) - Complice l’asciutta del Naviglio Grande cessata lunedì, era un po’ di tempo che i caprioli non rischiavano di finire annegati tra le acque dei canali. Il ‘Regresso’, così chiamato perché l’acqua defluisce in senso inverso, non è andato in secca e, proprio in quest’ultimo corso d’acqua un giovane capriolo ha rischiato grosso domenica mattina in quel di Turbigo. Era mattina presto e, con buona probabilità, l’animale aveva trascorso l’intera nottata su un muretto. Stanco di rimanere accovacciato si è lanciato nell’acqua facendosi trascinare dalla corrente per parecchi metri.
L’allarme è scattato immediatamente per il 115 che ha inviato sul posto un mezzo dei vigili del fuoco volontari di Inveruno. Sono stati allertati anche i sommozzatori di Milano, poi rispediti in sede perché la situazione era ormai sotto controllo. In accordo con l’Enel è stata aperta una chiusa per consentire al capriolo di scendere a valle dove ad attenderlo c’erano i pompieri. Con un balzo è salito sulla terraferma e si è dileguato tra i boschi. In questo caso, complice la giovane età del capriolo, tutto è finito per il meglio. Lo scorso anno sono state decine gli interventi dei vigili del fuoco per salvare caprioli, ormai presenti in abbondanza nel Parco del Ticino, caduti in uno dei numerosi corsi d’acqua presenti nel castanese.
 
LAZAMPA.IT
4 APRILE 2012
 
Monaco, gatto ritrovato dopo 16 anni
"Poldi" è stato rinvenuto nei boschi e grazie al tatuaggio sull'orecchio è stato riportato dalla sua padrona


NELLA FOTO - "Poldi" in una foto della Protezione Animali di Monaco.

 
Monaco Il gattino tedesco "Poldi" era stato smarrito 16 anni fa a Monaco, e la sua padrona, credendolo morto, si era ormai abituata all'idea che non l'avrebbe rivisto.
Ieri però il gatto è stato ritrovato nei boschi della città, ed, emaciato, è stato portato all'ospedale veterinario di zona.Qui i medici hanno trovato il tatuaggio nell'orecchio del micio, che ha permesso loro di identificare la padrona, subito avvertita"Davvero non pensava di poter reincontrare il suo Poldi dopo tanto tempo" ha detto Eveline Kesenbach, la funzionaria dell'ospedale che ha chiamato la donna, aggiungendo che trovare un gatto vivo dopo così tanto tempo dalla sua scomparsa è un fatto assolutamente atipico.
Il fatto, come ha sottolineato la donna, è avvenuto solo grazie al tatuaggio identificativo, di cui è sempre utile ricordare l'importanza.
La padrona si riunirà con il suo animale giovedì, probabilmente dopo aver smaltito lo choc.
 
LA NUOVA VENEZIA
4 APRILE 2012
 
Alleverò sei tigri per le sfilate di moda E ci andrò a spasso
 
di Annamaria Serena

MONTEBELLUNA (TV) -  La tigre arriva nel trevigiano, a fine aprile l'apertura del primo allevamento europeo. In un primo momento ci si potrebbe non credere. D'altronde non è cosa di tutti i giorni sentir parlare della presenza di tigri nel nostro territorio. Invece stavolta si tratta di un vero a proprio allevamento, creato e attrezzato per ospitare due diverse razze: la tigre del Bengala e la tigre bianca siberiana. Ad avere l'idea un cittadino montebellunese, Luca Bacchiega, noto imprenditore della zona nonché fondatore del recente partito Veneto 2. «Tutto è nato dalla mia passione sfrenata per la tigre. Un animale maestoso, nobile e forte. Da bambino solo le tigri riuscivano a farmi rimanere a bocca aperta. Con il tempo questo interesse aumentava sempre più man mano che riuscivo ad avvicinarmi al loro mondo».. Così, qualche mese fa, Bacchiega ha cominciato ad informarsi su permessi e burocrazia per portare questa razza qui in Italia. «Non è stata cosa facile – ci spiega. Ho dovuto barcamenarmi nella giungla della burocrazia italiana. La prefettura non sapeva nulla al riguardo e mi mandava dalla Forestale, che però a sua volta mi rimandava alla Prefettura non sapendo come comportarsi. Fortunatamente tramite l'Usl ho avuto molte risposte e alla fine sono riuscito a conoscere l'iter da seguire». L'allevamento, che aprirà definitivamente a fine aprile, avrà come ospiti sei tigri, regolarmente importate, tra cui Billy, un cucciolo di tigre del Bengala nato sei mesi fa. «Billy è adorabile – ci racconta il proprietario dell'allevamento - appena entri nel recinto lui ti viene incontro, ti fa le fusa e comincia a giocare. Un micione un po’ cresciuto, insomma». «In Europa non c'è ancora una mentalità che concepisce questa razza come non pericolosa. Il mio allevamento è il primo in Europa solo perchè la gente ancora non è pronta ad accettarlo. Anche per questo motivo - ci spiega Bacchiega - tre esemplari tra quelli che teniamo, due siberiane e una del Bengala, verranno istruiti per poter entrare in pieno contatto con l'uomo. Accompagneranno le modelle nelle sfilate di alta moda, compariranno in pubblicità e film e saranno presenti a molte manifestazioni. Voglio che nasca un equilibrio tra uomo e tigre». Per dimostrare quanto tenga a questo equilibrio tra le due razze, Bacchiega ha fatto richiesta di poter circolare con uno di questi animali e, seguendo l'iter che durerà un paio d'anni, potrebbe diventare l'unico in Europa a poter portare a spasso una tigre al guinzaglio.

 
HELP CONSUMATORI
4 APRILE 2012
 
Avere un cane costa oltre 1700 euro l’anno
 
Avere un cane è un lusso? È la domanda da cui è partito il Movimento Consumatori che ha deciso di analizzare quali sono le spese necessarie per curare gli amici a quattro zampe. In un anno, i costi per mantenere un cane si aggirano intorno ai 1700 euro – dentro ci sono vaccinazioni, toelettatura, alimenti, antiparassitari – cui si possono aggiungere altri 270 euro in media, che derivano da costi occasionali o una tantum.È una cifra che può avere un certo peso nell’economia media di una famiglia. Certo, non giustificabile con l’ipotesi di prevedere un obolo sui cani, tanto che nei giorni scorsi è partita la petizione “Fido non è una tassa”. Spiega Alessandro Mostaccio del Movimento Consumatori: “Un cane è un essere vivente, c on cui si stabiliscono relazioni di cura e di interdipendenza affettiva.  In merito quindi alla voce circolata negli ultimi tempi di tassarlo, bisognerebbe tenere sempre a mente che stiamo parlando di esseri viventi. Paragonarli a un bene di lusso lascia stupefatti e preoccupa, per il modello culturale che ispira questo modo di pensare: completamente incentrato sul bene/avere e non teso sul benessere. Piuttosto, visti i costi che deve sostenere chi possiede un cane, – prosegue l’esponente dell’associazione –  una politica tesa a sviluppare relazioni dovrebbe prevedere la possibilità di dedurre il più possibile le spese sanitarie e igieniche necessarie per i nostri animali e dovrebbe contemplare delle facilitazioni per contrastare l’abbandono soprattutto nei mesi estivi, dando, ad esempio, la possibilità di lasciare i nostri amici in pensioni che facciano prezzi abbordabili”.L’analisi fatta dal Movimento Consuma tori evidenzia la spesa media che deve essere sostenuta. Il microchip dal veterinario costa dai 30 ai 50 euro, alla Asl si spendono 8 euro più il costo dell’impianto del microchip, che è variabile da struttura a struttura. Per le vaccinazioni si pagano 30 euro l’anno per effettuarne una, ma nei primi anni di vita ne servono una decina compresi i richiami, quindi il prezzo sale.Collare, guinzaglio e medaglietta costano in media dai 25 ai 50 euro. Solo di crocchette si può spendere dai 16 ai 40 euro al mese per arrivare a una media annuale di 200 euro; una scatoletta di carne costa in media 2,40 euro e la spesa da mettere in preventivo è di circa 72 euro al mese, che possono diventare 864 euro l’anno. Un antiparassitario costa circa 30 euro.Per una cuccia si sborsano dai 12 ai 40 euro. Ci possono essere inoltre spese aggiuntive: un corso di addestramento può costare dai 200 ai 1500 euro. Se poi c’è la necessità di ospitare il cane in una pensione perché non lo si può portare in vacanza, bisogna mettere in conto che 15 giorni hanno un prezzo di circa 225 euro. E i giocattoli costano in media da 3 euro a 20 euro l’uno.
 
MATTINO DI PADOVA
5 APRILE 2012
 
Sgozzata, scuoiata e impalata una pecora
 
Silvia Bergamin
 
FONTANIVA (PD) -  Un blitz notturno, una pecora sgozzata, un gesto barbaro e assurdo. L’oscuro episodio si è consumato in aperta campagna, al confine tra Fontaniva e San Giorgio in Bosco. Un atto che appare gratuito, senza senso, il movente appare oscuro. Forse solo follia, una follia che ha visto una povera pecorella uccisa con un procedimento orrendo. O forse è fame, una molla che spesso vince qualsiasi resistenza e ogni forma di ragionamento. Nella notte tra lunedì e martedì qualcuno si è introdotto nella proprietà di una famiglia di San Giorgio in Bosco; c'è una piccola fattoria, animali da cortile, galline, tacchini, oche, qualche pecora; gli animali si muovono liberi all'interno di una recinzione; al centro dell'area c'è una casetta, è un rifugio notturno, dentro al quale gli animali si sistemano e dormono tranquilli. Ma una banda ha sconvolto la loro quiete: gli sconosciuti sono entrati e hanno preso una pecora, uccidendola. La mattina dopo, la macabra scoperta. I proprietari se ne sono immediatamente accorti, nel corso del sopralluogo quotidiano hanno visto il sangue, sono arrivati fino alla rete di recinzione, pochi passi più in là si sono trovati di fronte a uno spettacolo raccapricciante: infilata in una canna di bambù e legata con del filo metallico alla rete, c'era la pecora, sgozzata e poi scuoiata; la pelle era stata gettata per terra, le interiora scagliate in riva al fossato che scorre lungo la proprietà. L'animale pesava intorno ai 50 chilogrammi. Ed ora rimane il mistero ed anche una certa paura: chi se l'è presa con l'animale? E perchè l'ha fatto con tanta crudeltà? Tutto da chiarire.
 
GEA PRESS
5 APRILE 2012
 
Caserta: il mago dello scuoiamento, a vivo e ad aria compressa
Orrore nell'allevamento prêt-à-porter - intervento della Guardie Zoofile di Aversa e dei Carabinieri.

Si sono finti normali frequentatori del luogo, ma lui, l’allevatore-macellaio abusivo nel cuore di Lusciano, in provincia di Caserta, ha subito preso il povero animale e con una velocità fulminea lo ha legato con dei legacci a testa in giù. Come un mago con il cappello ed i conigli. Nel suo caso, però, ad apparire tra le mani è stato un coltellino con il quale ha repentinamente tagliato la gola al povero animale. Poi, con un pizzico di calma in più e l’animale che si dibatteva disperatamente spruzzando sangue ovunque, ha praticato un piccolo taglio all’estremità di una delle zampe posteriori ed ha poggiato le labbra. Ha così soffiato e la pelle si è immediatamente staccata dai tessuti sottostanti. Il coniglio si è irrigidito. Quanto è bastato per eviscerato, scuoiato e servirlo caldo e pulsante. Tutto su misura, adeguato all’allevamento abusivo. 15 euro prendi e porti via in meno di cinque minuti.Il tutto è avvenuto innanzi alle Guardie Zoofile Venatorie di Aversa guidate dal loro Comandante Saverio Mazzarella (nella foto) ed i Carabinieri di Lusciano, inorriditi dalla scena. Di conigli pronti all’uso in questa sorta di take away nel centro del paese, ve ne erano ben 120. Le segnalazioni riferivano di una sorta di supermercato degli orrori. Bastava presentarsi e nel caso scegliere pure il coniglio. Tutti ammassati in piccole gabbie strette e colme di ruggine sistemate all’interno di fatiscenti catapecchie.Il luogo della macellazione era invece uno spazio esterno sotto gli occhi di mamme intente a stendere la biancheria e bambini che giocavano nei balconi. Appena gli “spettatori” hanno capito che nel luogo erano intervenute le Guardie Zoofile e i Carabinieri, è stato uno sfogo collettivo. Di quegli orrori non ne potevano più e stante quanto potuto apprendere dalle Guardie guidate da Saverio Mazzarella, quella situazione andava avanti da alcune decine di anni. Il tutto alla luce del sole ed a due passi dal Comune, dove il pensionato allevatore-macellaio gestiva indisturbato la sua attività.Il locale esterno era non solo luogo di macellazione, ma anche discarica. Feci, budella, pelle, orecchie e zampe erano malamente sepolti in alcune buche scavate nel terreno che si presentava, a ulteriore conferma della pluriennale attività, traboccante di ossa ed altre parti anatomiche di conigli e probabilmente altri animali. Nell’allevamento fai da te, vi erano anche polli e galline.Tutto posto sequestro e adeguatamente rapportato alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che ha confermato il sequestro. Allegata anche le risultanze evidenziate dai Medici Veterinari dell’ASL intervenuti congiuntamente alle Guardie Zoofile ed ai Carabinier i di Lusciano.

 
CASERTA NEWS
5 APRILE 2012
 
Smantellato allevamento abusivo macellazione conigli e polli

Lusciano (CE) - Da segnalazioni di cittadini ed indagini pregresse, al fine di verificare la veridicità delle informazioni assunte, una pattuglia di Guardie Zoofile Venatorie di Aversa dirette dal Comandante Saverio Mazzarella, si portava presso un appezzamento di terreno in pieno centro abitato in Lusciano (CE), dove veniva segnalato un allevamento clandestino intensivo di conigli che, stipati a centinaia in gabbie piccole, strette ed anguste, vengono sistematicamente sgozzati e squoiati sul posto ed illegalmente venduti ai numerosi acquirenti che, in virtù delle festività pasquali si recano presso il suddetto allevamento per acquistare gli animali. L'illecita attività posta in essere dal proprietario dell'allevamento e dell'appezzamento di terreno adibito a mattatoio illegale, si compone di diversi individui che coadiuvano l'attività di quest'ultimo aiut andolo nella vendita e nell'uccisione degli animali. Durante l'attività d'indagine posta in essere dal personale del comando in intestazione, filmata in flagranza di reato ai sensi dell'art. 382 c.p.p., si procedeva a sopralluogo.
L'intervento repressivo veniva messo in atto con una operazione congiunta di Guardie Zoofile Venatorie del Nucleo Investigativo Antibracconaggio di Aversa, Carabinieri della Stazione di Lusciano ed i medici veterinari dell'A.S.L. di Aversa. Da subito, all'ingresso, gli operanti scoprono una macabra scena notando subito un esemplare di coniglio appeso ai lacci a testa in giù ed appena sgozzato, con la carotide ancora gocciolante di liquido ematico, ed il proprietario C. L. di 65 anni intento a scuoiarlo con un grosso coltello affilato. Alla vista di una scena così altamente cruenta e non meno orrenda, gli operatori si qualificano immediatamente nelle loro competenze bloccando di fatto la mattanza prevista per centinaia di conigli pronti per essere giustiziati ed immessi sul commercio già macellati, ripuliti e pronti per essere cotti e consumati.
All'interno delle baracche fatiscenti vi erano una grandissima quantità di gabbie strette, arrugginite e sovraffollate con alla base una grandissima quantità di escrementi e dove venivano rilevate nel giardino circostante delle grosse buche aperte contenenti le interiora e le pellicce dei conigli scuoiati dalle quali saliva, espandendosi, un odore nauseabondo. Inoltre nel frutteto venivano macabramente rinvenuti pezzi di pelliccia, di orecchie e di code nonché di intestini, organi ed ossa di conigli macellati forzando la visuale obbligandola ad uno spettacolo desolante paragonabile a quello di scene prese da un film horror. Si precisa che detto squallido ed infernale luogo non si trova in una zona periferica, ma esattamente al centro del comune di Lusciano (CE), in pieno centro abitato ed a pochissimi passi dalla Casa Comunale Municipio.
Durante l'operazione si notano tantissimi passanti e persone del circondario che, curiosando, iniziano a protestare dall'esterno del recinto, informando le Guardie Zoofile dell'insopportabilità degli odori putridi e degli orrori che gli stessi cittadini notavano dai balconi e dalle finestre delle proprie abitazioni circostanti e divenendo involontari spettatori di azioni così cruente e crude, sopportando scene raccapriccianti che avvenivano anche sotto gli occhi dei bambini che si affacciavano dai balconi e dalle finestre a ridosso del giardino-lager. Si rende ulteriormente noto che la macellazione avveniva in luogo aperto, alla luce del sole e sotto gli occhi di tutti. Inoltre l'uomo era sprovvisto di tutti i documenti necessari al corretto e legale svolgimento dell'attività posta in essere. Agli operatori, a richiesta, non veniva mostrato alcun documento né amministrativo, né fiscale né san itario. Infatti, l'andirivieni di persone che acquistavano questi animali chiedeva espressamente al sig. C. L. di prelevare un coniglio vivo dalle gabbie e di farselo macellare de quo, davanti ai loro occhi senza ottenere né richiedere alcun documento fiscale né sanitario che attestasse la qualità e l'integrità del prodotto alimentare illecitamente ed incautamente acquistato, nonché dal sig. C. L. fraudolentemente venduto.
All'allevamento abusivo vengono immediatamente apposti i sigilli, sottoposti a sequestro ben 130 conigli, 20 galline ed altri animali. L'uomo viene denunciato alla Procura della Repubblica di S. Maria C.V. per diversi reati gravissimi in violazione agli artt. 544-ter, 544-bis della Legge 189/2004 e rispettivamente per maltrattamenti ed uccisione di fauna. Denunciato e sottoposto a fermo di P.G. anche per allevamento abusivo e macellazione clandestina di fauna da cortile come conigli, polli e galline.
Le inda gini sono ancora in corso per definire se ci fossero altri componenti fornitori e compratori grossisti che mettono a repentaglio la salute dei cittadini smerciando prodotti alimentari derivati da macellazione clandestina e potenzialmente infetti, in barba alle leggi che regolano la sicurezza e la salute pubblica.
Un altro grande smacco volto alla repressione dei crimini contro l'ambiente e gli animali da parte del Gruppo Guardie Zoofile di Aversa che ringrazia l'impeccabile personale Carabinieri Lusciano e quello altamente discreto e professionale dei medici veterinari A.S.L. di Aversa che li hanno coadiuvati nell'operazione.
A causa delle orribili immagini e le foto probatorie visibilmente cruente di tutta l'attività investigativa ed operativa, la S.V. potrà farne richiesta al numero telefonico del Comando in intestazione per i servizi video televisivi, opportunamente modificate e moderate per la loro crudeltà.

 
GEA PRESS
5 APRILE 2012
 
Veneto: al via la mattanza delle mamme (cervo) gravide
L'On.le Zanoni: vergognoso intervento utile solo a ristoranti e agriturismi.
 

Nuova mattanza per ingrassare i piatti tipici di caccia. Non cinghiali uccisi dai bracconieri e utilizzati, come più volte comunicato dalle Forze dell’Ordine, per i piatti di tradizione. Questa volta si tratta di femmine di cervo, legalmente abbattute addirittura nel periodo della gravidanza ed in area protetta.Saranno uccise, infatti, nella Foresta del Cansiglio, in Veneto. Lo ha deciso Veneto Agricoltura (azienda della Regione Veneto), le Province di Treviso e Belluno, la Regione Veneto, la Regione Friuli Venezia Giulia, il Corpo Forestale dello Stato e l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie.L’uccisione avverrà dopo Pasqua ed è stata decisa in base a stime di aumento delle popolazioni selvatiche ma senza considerare misure alternative di intervento.“Tutti devono sapere che sarà una macelleria a cielo aperto” dice Andrea Zanoni, europarlamentare IDV “Sarà una vera e propria mattanza legalizzata all’interno di una foresta demaniale, dove da sempre è vietata la caccia”.La carne dei poveri animali, sostiene Zanoni, verrà venduta solamente ai ristoranti e agli agriturismi della zona, che potranno così lucrare sulla morte di questi animali in un periodo, quale quello primaverile,  solitamente inconsueto per ottenere carne di cervo.Zanoni sottolinea inoltre come in questo periodo le femmine di cervo sono solitamente gravide.“È una cosa orribile: con un solo proiettile porranno fine a due vite, quella della madre e del suo cucciolo” continua Zanoni “Si tratta di uccisioni inutili e non giustificate, che verranno effettuate dalle Guardie venatorie e dal Corpo Forestale dello Stato, per l’ingordigia a fini di lucro dei ristoranti locali”.Zanoni ha oggi inviato una lettera la Ministro delle Politiche Agricole Catania, al Ministro dell’Ambiente Clini ed al Corpo Forestale dello Stato. L’On.le Zanoni ha sottolineato al Ministro Catania come la Forestale, dipendente dal suo Ministero, è finora riconosciuta come “custode della natura“. Uno strano abbinamento, sostiene Zanoni, tra chi dovrebbe custodire ed invece viene obbligato ad uccidere.Ma c’è di più. La Foresta del Cansiglio, ricorda sempre Zanoni, è anche un SIC (Sito di Importanza Comunitaria) motivo per cui sarebbe violata la Direttiva UE Habitat 92/43/CEE. “A breve presenterò un’interrogazione alla Commissione Europea – ha dichiarato l’On .le Zanoni – proprio perché ritengo violata la Direttiva”.Le uccisioni saranno effettuate, oltre che dal Corpo Forestale, anche dalle Guardie Venatorie, ovvero le Guardie giurate delle Associazioni di cacciatori.

 
CORRIERE DELLA SERA
5 APRILE 2012
 
Gettati nel cassonetto e poi salvati
La nuova vita di Vegan, Romeo e Giulietta
Da Nord a Sud, due storie di barbarie nei confronti degli animali sfociate in un lieto fine. Con l'intervento di Enpa e Lav
 
MILANO - Gettati in un cassonetto ancora vivi. Tolti di mezzo come spazzatura inutile. Scaricati tra il pattume senza alcuna remora e senza alcuna preoccupazione per quella che avrebbe potuto essere la loro sorte. La barbarie contro gli animali unisce l'Italia, dal profondo Nord di Lodi al profondo Sud di Ragusa. Ma per fortuna in questi casi l'Italia è unita anche dal lieto fine di questa storia che vede protagonisti due vitellini e una capretta. E' la storia di Romeo e Giulietta e della piccola Vegan. Sono due storie che ne fanno una sola. Quella che oggi possiamo per fortuna raccontare con un sorriso.
QUI RAGUSA - Romeo e Giulietta sono due vitellini dal musetto simpatico. Sono nati in Sicilia e in quella splendida terra potranno ora davvero crescere. Non sarebbe stato così se fosse stato per il loro ignoto proprietario che, subito dopo la loro nascita, aveva deciso di sbarazzarsene. Nel modo che probabilmente gli era apparso il più comodo e indolore: scaricandoli all'interno di un cassonetto per la raccolta stradale dei rifiuti. L'episodio avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche per i due animali, se non fosse stato per un passante che si è accorto della loro presenza e ha dato l'allarme. Sul posto sono subito intervenuti polizia locale, vigili del fuoco e guardie zoofile dell'Enpa di Ragusa. Tratti in salvo, sono stati affidati temporaneamente ad un’azienda agricola. Ma non era ancora il momento di tirare un sospiro di sollievo. «In casi come questo – h a spiegato Antonio Tringali, coordinatore Enpa per la Sicilia -, la prassi legale prevede che si proceda all’abbattimento. Sarebbe stata una beffa insopportabile». L'intervento di vari soggetti istituzionali ha però permesso di trovare una soluzione. E oggi, a pochi giorni dalla Pasqua, per Romeo e Giulietta è iniziata una nuova vita, affidati alle cure di una fattoria gestita dall’associazione “Filodoro” in contrada Giubiliana. «Non abbiamo salvato due animali soltanto da un pericolo immediato, abbiamo anche evitato che finissero in un mattatoio – ha commentato il presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi –. Vogliamo che Romeo e Giulietta diventino il simbolo della nostra battaglia a favore dell’alimentazione vegetariana e vegana, tanto più che proprio in questi giorni centinaia di migliaia di agnelli vengono uccisi in nome di una tradizione anacronistica e crudele».
QUI LODI - Una storia non dissimile è quella della capretta Vegan: nel marzo 2008 un pastore e il suo aiutante decisero di gettarla in un cassonetto a Lodi perché non riusciva a stare al passo del resto del gregge. Erano stati gli agenti della polizia locale, allertati da una donna che aveva assistito alla scena, a recuperare l'animaletto e a rintracciare i responsabili dell'atto. I due in un primo tempo avevano cercato di negare, poi hanno provato a sostenere di averla lasciata solo temporaneamente. Alla fine però la verità è venuta a galla. E nei giorni scorsi è stata decisa la definitiva confisca della capretta. Il giudice ha anche inflitto ai due uomini una multa di 2.280 euro ciascuno. Vegan era stata affidata alle cure della Lav, che aveva poi provveduto alla denuncia dei due pastori per maltrattamento e abbandono di animale. «Ora è finalmen te libera e al sicuro - spiegano all'associazione -. L'animale ha trovato accoglienza al centro ippico L’Ortica, presso la Cascina Santa Maria Bassa di San Martino in Strada (Lodi), dove tuttora vive liberamente, insieme a Charlie, agnello ormai cresciuto e scampato, anche lui, 10 anni fa dai pranzi pasquali».
 
GEA PRESS
5 APRILE 2012
 
Milano – Parco Sud: gli animali iniziano a morire (foto)
Avvelenamenti fuori controllo - minuti dopo la bonifica c'è chi riposiziona i sacchetti mortali.
 
Stessi luoghi, ovvero quelli di via Silvanesco e via Ferrante, più via Campettino, sempre nel Parco Sud di Milano. La distribuzione del veleno sotto forma di granaglie cosparse di un potente anticoagulante, è ormai del tutto fuori controllo. Solo nella giornata di ieri le due Guardie della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) Dino Mensi e Manuela Capo, hanno individuato altri 280 sacchetti in cellophane pieni di grano avvelenato. Altri settanta, invece, erano già stati aperti dagli animali. In quest’ultimo caso, i semi rossastri erano sparsi nel terreno. Due giorni addietro, nella zona di via Silvanesco, le Guardie volontarie della LAC avevano rinvenuto un centinaio di altri sacchetti in cellophane stracolmi di granaglie avvelenate. Nelle ultime ore si sono iniziati a trovare i primi animali morti. Si tratta di una cornacchia grigia oltre che i resti di un gatto probabilmente avvelenato da una meno recente distribuzione di veleno tra gli orti, in buona parte abusivi, della periferia sud di Milano.Sia i resti degli animali che le esche, sono state consegnate a cura della LAC ai laboratori dell’ASL, ma la cosa grave è il repentino riposizionamento dei sacchetti, già poco dopo che le Guardie hanno effettuato la bonifica. Stamani la LAC ha depositato un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica di Milano ove si chiede, tra l’altro, l’intervento della Polizia Provinciale e della Forestale. Nei giorni scorsi, sempre la LAC, aveva provveduto ad avvisare numerosi organi di Polizia, l’Ufficio Diritti Animali del Comune di Milano e la stessa ASL.La Polizia Provinciale è stata così presente con una sua pattuglia nella giornata di ieri, sebbene sembrerebbe che non abbiano ritrovato esche avvelenate. I proprietari dei terreni sarebbero stati avvisati ma evidentemente, stante il nuovo abbondante ritrovamento del veleno, non è servito a molto.
VEDI FOTO:
 
GEA PRESS
5 APRILE 2012
 
Trapani: arrivano i fucili e i cani scappano in alto mare (fotogallery)  Intervento della Guardia Costiera.

Alla sola vista del furgoncino, i cani si sono subito dati alla fuga dirigendosi pericolosamente verso il mare. Uno di loro ha così iniziato a nuotare fino a divenire un puntino al largo della costa di Ronciglio nei pressi del porto di Trapani. Venti minuti tra le onde di acqua gelida. E’ così dovuto intervenire un gommone della Guardia Costiera ed il cane è infine ritornato a riva. Di accalappiarlo, però, nessuna possibilità. I fatti sono avvenuti alle 9.15 di stamani.Ieri, invece, l’incredibile sistema di accalappiamento attuato con dardi anestetici sparati dai fucili del Corpo Forestale della Regione siciliana, è stato messo in scena nel litorale del Comune di Erice. Su quest’ultimo caso si è subito innescato un focolaio di polemiche tra Enrico Rizzi, Coordinatore del PAE (Partito Animaliste Europeo) e Gi acomo Tranchida, Primo Cittadino della notissima località turistica. A rimetterci la vita, infatti, è stato un cane anziano affetto da un tumore già prolassato. Centrato nel mucchio … in fuga, dal dardo anestetico è andato in collasso cardiocircolatorio. Ora gli accalappiamenti si sono spostati nel litorale di Trapani con l’intervento della locale Amministrazione comunale che si è così unita al singolare metodo che vorrebbe proporsi come soluzione del randagismo. Singolare, forse, anche il periodo scelto, ovvero quella dalla campagna elettorale.Stamani, dopo circa due ore di accalappiamenti, su nove cani catturati ben sette erano già  microchippati. Il gruppetto di Forestali, Vigili Urbani ed ASL Veterinaria si era dato appuntamento fin dalle 5.00. Poi un momento di indecisione. Enrico Rizzi (in fotogallery accanto ad uno dei cani di stamani), infatti, si è presentato nel luogo dell’appuntamento, chiedendo di partecipare al raid. Telefonate, qualche smorfia ma infine arriva, chissà da chi, il bene stare. le operazioni si sono concluse alle 10:30.“Non voglio entrare nei livelli delle polemiche create in questi giorni – riferisce Enrico Rizzi – e rilevo altresì il desiderio da parte di tutti gli intervenuti a non creare danno agli animali. Quello che invece contesto è il metodo adottato che dimostra a mio avviso come nessuno abbia preventivamente studiato il fenomeno prima di intervenire. I cani scappano – riferisce Rizzi – avranno ora paura dell’uomo, si spara nel mucchio, non si sa quale cane si deve colpire, come il povero animale morto ieri e quelli già microcippati e sterilizzati di oggi. I cani invece non ancora microchippati – aggiunge Rizzi – sono in buona parte scappati via“. La beffa sarà che i cani stamani catturati e scoperti microchippati, dovranno probabilmente tornare nel territorio.Poteva non tenersi conto che sulle criticate scelte di questi giorni, potesse non influire la campagna elettorale per le prossime amministrative? Il Sindaco di Erice Giacomo Tranchida, ieri sentito da GeaPress, ha richiamato inderogabili esigenze di sicurezza pubblica. Rizzi, invece, riferisce di metodi decisamente discutibili e inefficaci, ma continua a ripetere che lascia ad altri le polemiche. Tranchida, candidato con il centro sinistra, si è così subito trovato l’opposto (candidato) al Comune di Trapani, ovvero lo stesso Rizzi. Dopo il cane morto ieri nel territorio comunale di Erice (ambito territoriale delle prossime elezioni per Tranchida che ribadisce le esigenze che hanno dettato la scelta) e quello spedito dalla paura tra i gelidi flutti al largo di Trapani (ambito territoriale delle prossime elezioni per Rizzi che vorrebbe subito sospese le operazioni), sorge il sospetto che anche per questa volta se non fosse stato per lo spirito animalista, degli imprevisti, anche tragici, combinati a suon di dardi anestetici, nulla si sarebbe saputo.
VEDI FOTOGALLERY:
http://www.geapress.org/randagismo/trapani-arrivano-i-fucili-e-i-cani-scappano-in-alto-mare-fotogallery/26092

 
TUTTO NEWS
5 APRILE 2012
 
Sequestrati 8 cani e due bovini per maltrattamenti dal proprietario
 
VALLE S.BARTOLOMEO (AL) - E’ stato convalidato il sequestro amministrativo di 8 cani e 2 bovini, detenuti in condizioni di grave maltrattamento, di proprietà del Sig. A.L. residente in Valle san Bartolomeo. Un paio di giorni fa, veniva segnalato all’Ufficio Welfare Animale, che nella notte un cane, femmina, era stata azzannata da altre due, femmine e giaceva immobile e sanguinante in un angolo del cortile e che altri cani e animali erano detenuti in una situazione di grave carenze igienico sanitarie. L’ufficio contattava il servizio veterinario Asl che disponeva di inviare gli Ispettori Ambientali per accertare la situazione segnalata. Gli ispettori, prontamente intervenuti, comunicavano che dall’esterno si poteva vedere nel cortile un cane, in decupito laterale, sanguinante, rantolante, in pericolo di vita.Il proprietario era uscito per commissioni, ma avevano avuto il recapito telefonico da un’anziana signora, che non permetteva a nessuno di accedere nel cortile. Personale del Servizio Veterinario Asl Al, insieme alla responsabile dell’ufficio welfare animale si recavano sul posto. Veniva contattato telefonicamente il proprietario, intimandogli di raggiungere tempestivamente la propria abitazione per poter far accedere gli intervenuti. Una volta arrivato, si poteva accedere e verificare la gravità delle ferite di un cane, razza meticcia, sesso femmina, aggredita da altre due femmine, rinchiuse in un fatiscente box.Lo stato clinico del cane, grave, del tutto abbandonato a se stesso, ha imposto l’immediato trasferimento presso una Clinica Veterinaria, dove ore è in prognosi riservata. Nel proseguo del sopralluogo, si sono verificate le condizioni degli altri sette cani, costretti a vivere e dormire sotto una fatiscente struttura, sulla nuda terra o su bancali pieni di escrementi, privi di cucce, con a disposiz ione un unico recipiente in plastica vecchio e consumato con dentro poca acqua putrida. Un cane si presentava con una evidente zoppia all’arto anteriore destro, ascrivibile a lesione pregressa non curata. Veniva richiesto anche l’ausilio della Polizia Municipale. Infine, in una vetusta e fatiscente stalla erano presenti due bovini, entrambi in forte stato di dimagrimento, sporchi e debilitati.Tutti gli animali sono stati sequestrati; i cani, quella ferita e le altre due femmine che l’hanno aggredita, sono state affidate in custodia fiduciaria al canile sanitario; gli altri quattro, di cui tre maschi (2 molto giovani) e una femmina sono stati affidati al canile rifugio Cascina Rosa. E’ stato denunciato il proprietario che dovrà rispondere per non aver prestato le cure al cane e aver abbandonato lo stesso in condizioni pre-agoniche con decupito laterale sul nudo terreno, senza alcuna copertura o protezione, mera crudeltà verso lo stesso, avendo pro curato sofferenze gravissime e volontarie e per le condizioni di maltrattamento nei confronti degli altri animali, di cui all’ art. 544 ter e 727 C.P.
 
LA ZAMPA.IT
5 APRILE 2012
 
Quei gatti senza padrone
 
Cesare Pierbattisti

Torino Lucio Dalla ci ha lasciati, per molti della mia generazione è stato come perdere un pezzetto di vita; se n’è andato un poeta fragile, capace di vedere al di là delle apparenze e di cogliere frammenti di bontà in un mondo che non sempre offre una lusinghiera immagine di se.
In una delle sue più belle canzoni «Piazza Grande» citava i gatti che non han padrone paragonandoli agli esseri umani che, raramente per scelta, più spesso per necessità vivono ai margini di una società che talvolta non è neppure consapevole del loro disagio. Alcune sere fa ho visto in TV, non ricordo quale, un servizio sui cani di strada dell’Aquila, si parlava dei randagi vaganti nel centro della storica città devastata dal terremoto e si evidenziavano, come in un film di Walt Disney, gli aspetti romantici della vita di questi animali senza padrone: «Accolgono scodinzolando i turisti quando scendono dai pullman e li accompagnano nella visita alla città», «Tutti li conoscono e li apprezzano» , «C’è chi li nutre con affetto».So che qualcuno disapproverà ciò che penso, ma non posso non esprimere tutto il mio fastidio quando sento parlare di «cani di quartiere» affidati alla pubblica carità. Tutte le persone che conosco e che rispettano gli animali sanno che necessitano di affetto individuale e di una sistemazione casalinga: questo vale per cani, gatti ed ogni altra specie domestica. La «famiglia» è importante per gli animali come per l’uomo , le soluzioni di comodo che sfruttano la sensibilità di quelle persone che, non potendo portarsi a casa decine di cani e gatti, si sacrificano per loro cercando di aiutarli per strada come possono, non devono essere trasformate in una favola sdolcinata che ci fa sentire a posto con la nostra coscienza. Per questo la vista di un animale senza padrone mi fa sentire a disagio, anche se so che qualche anima gentile, pur non potendo dargli l’affetto che vorrebbe, non gli fa mancare un po’ di cibo per sopravvivere.
* CONSIGLIERE DELL’ORDINE DEI VETERINARI DI TORINO

 
IL SECOLO XIX
5 APRILE 2012
 
Lieto fine per “Paletta”


NELLA FOTO - “Paletta” e la sua salvatrice

 
Genova - A fuggire, Paletta, ci ha provato per ben due volte: la prima una settimana fa, quando il personale della Società Autostrade l’aveva recuperato mentre vagava su un tratto particolarmente pericoloso dell’A7, vicino a Bolzaneto. Una volta al sicuro, il cucciolo - si fa per dire, date le dimensioni - di pastore tedesco era stato poi riconsegnato al padrone, rintracciato grazie alla medaglietta identificativa.Non pago del primo tentativo, neanche 24 ore dopo il ribelle cane lupo si liberava dall’impiccio del collare e si precipitava di nuovo verso l’autostrada, mettendo in allarme gli automobilisti di passaggio. Stavolta però sul posto arrivava una pattuglia della stradale di Sampierdarena, su cui viaggiava anche una poliziotta, rimasta immediatamente vittima del fascino dell’incosciente cagnone.Gli agenti caricavano dunque il pastore tedesco sull’auto di servizio, lo ribattezzavano scherzosamente Paletta e lo trasportavano nel cortile della caserma di Sampierdarena, sperando di poter rintracciare il padrone nel minor tempo possibile. Il colpo di fulmine però era ormai scattato, e, in caso di abbandono, la poliziotta era più che pronta ad adottare il cucciolone.
Paletta però non è riuscito a liberarsi da tutti i legami col passato: un veterinario ha infatti trovato il microchip che l’animale aveva sottopelle, e da lì c’è voluto poco a ricavare i contatti del padrone e ad allertarlo. Arrivato in caserma, l’uomo ha ripreso in consegna Black - questo il vero nome del cane - e, dopo aver promesso una maggiore sorveglianza, se l’è riportato a casa.Un lieto fine per tutti i protagonisti della storia quindi, sebbene forse a due di essi sia rimasto un po’ di rimpianto: da una parte alla poliziotta, ormai innamorata del cagnone, dall’altra allo stesso Black, che si è visto di nuovo tarpare le ali.© Riproduzione riservata
 
ECOO
5 APRILE 2012
 
Animali sfruttati per sport e spettacolo. Arriva una sentenza storica

E’ una sentenza storica in tema di sfruttamento degli animali quella che arriva da parte di un tribunale civile, il quale ha condannato il palio di Ferrara a risarcire la Lav. La Lega antivivisezione aveva fatto un ricorso denunciando la lesione dei sentimenti di pietà verso gli animali, con esplicito riferimento ad un episodio avvenuto nel 2006. Nel corso del palio del 28 maggio infatti la corsa dei cavalli si concluse con la morte di due cavalli e con il ferimento di un terzo.

La sofferenza degli animali

E’ una condanna che potrebbe creare quindi un precedente per quanto riguarda in generale lo sfruttamento degli animali in ambiti commerciali o per il divertimento degli spettatori, una pratica che purtroppo continua ad essere effettuata in molti settori, causando a volte danni pesanti gli animali.Non dobbiamo andare troppo lontano per riflettere su questo fenomeno, diffuso praticamente ovunque. Basti pensare infatti ai numerosi circhi, alle gare effettuare in occasione di feste popolari, allo sfruttamento di animali per show televisivi o per la realizzazione di film.In tutti questi casi non si fa altro che far compiere agli animali delle azioni che solitamente non sono abituati a svolgere. Cavalli, ma anche cani e animali come tigri e leoni sono costretti ad effettuare delle parti che non sono nella loro natura. E questo non può non provocare in loro della sofferenza.Anche perché spesso questi spettacoli effettuati per far divertire gli spettatori o per guadagnare denaro sono realizzati senza tenere conto del benessere degli animali. I percorsi messi a punto per le gare sono spesso inadatti e costituiscono un vero e proprio pericolo per gli animali che li percorrono.E non ci si riferisce solo alla morte degli animali, casi che a volte purtroppo accadono, ma parliamo anche della sofferenza di questi animali, costretti ad effettuare sforzi fisici, ad essere privati della giusta alimentazione, a vivere in delle vere e proprie gabbie senza spazio, ad affrontare viaggi e spostamenti lunghi e senza condizioni di sicurezza.Quante volte portiamo i nostri bambini allo zoo, e sorridiamo vedendo le scimmie che si muovono in modo frenetico nelle gabbie? Non riflettiamo minimamente alle condizioni di vita di questi animali, soli e privati della loro naturalità?

Una limitazione della libertà

Zoo e circhi sono particolarmente pesanti per gli animali, che si trovano costretti a stare chiusi in luoghi ristretti e in ambienti che non corrispondono per natura al loro habitat naturale. E, anche se non ce ne accorgiamo, molto spesso gli animali finiscono per mostrare la loro sofferenza con comportamenti ripetitivi o animali.Basti pensare al continuo spostamento degli animali da una parte all’altra delle gabbie che spesso vediamo nei circhi o anche al dondolio della proboscide degli elefanti. Come dimenticare le interazioni con gli altri animali? Come facciamo noi nella nostra società, anche gli animali per natura fanno parte di società complesse e hanno bisogno, per vivere serenamente, di confrontarsi con gli altri soggetti della stessa specie per dare sfogo al proprio istinto naturale.Questo purtroppo non succede nei casi di sfruttamento, casi in cui vengono completamente stravolti i ritmi biologici degli animali, che sono costretti a non vivere in libertà. E questo succede anche nel caso delle fiction o delle produzioni cinematografiche, nelle quali gli animali sono “costretti” a compiere delle azioni che non sono dettate dal loro istinto, ma sono imposte da altri soggetti.
E cosa c’è di peggio della limitazione della libertà?
http://www.ecoo.it/articolo/animali-sfruttati-per-sport-e-spettacolo-arriva-una-sentenza-storica/20027/ 

 
LA NUOVA FERRARA
5 APRILE 2012
 
Palio condannato, esulta la Lav
 
Cinquemila euro da versare alla Lega Anti Vivisezione (Lav) per la morte dei due cavalli rimasti coinvolti nella disastrosa caduta durante la corsa del Palio celebrata il 28 maggio 2006, in cui rimase ferito anche un terzo cavallo in gara per l’assegnazione del prestigioso Palio di S. Giorgio. E’ la sentenza emessa dal giudice Angelo Cerulo il 26 marzo scorso che chiude la contesa giudiziaria aperta dall’associazione animalista nei confronti della manifestazione ferrarese, da anni al centro di vivaci polemiche e azioni di protesta che hanno preso di mira i vertici dell’ente. «Ora aspetteremo le motivazioni della sentenza - commenta il presidente dell’ente, Vainer Merighi - devo comunque rilevare che una parte molto limitata delle richieste dell’associazione è stata accolta dal giudice. In effetti il Palio dal 2007 ha adottato una serie di provvedimenti che hanno ulteriormente migliorato la sicurezza della manifestazione. Quello del 2006 fu un incidente, non ci furono responsabilità da parte degli organizzatori, ma l’ente si è posto una serie di obiettivi e ha agito tempestivamente, anche prima dell’ordinanza Martini, per garantire la sicurezza degli animali. Cosa faremo adesso? Decideremo quando conosceremo in dettaglio le valutazioni del giudice». La Lav, rappresentata dall’avvocato bolognese Giovanni Adamo, aveva puntato alto nelle richieste al giudice: inibire le corse dei cavalli oppure applicare una sanzione di 25mila euro, somma da destinare ad attività mirate alla protezione dei cavalli. «Credo che la sentenza, anche se non ha accolto in toto le nostre richieste sostiene l’avvocato Adamo - abbia segnato un precedente che offrirà la possibilità alle associazioni animaliste come la nostra, forte di 40mila iscritti, di agire a tutela degli animali. Siamo stati riconosciuti come una sorta di poliziotto buono e chi organizza certe manifestazioni o maltratta gli animali dovrà tenerne conto». Un monito rivolto anche agli organizzatori del Palio di Ferrara, che tra meno di due mesi daranno il via alla storica sfida fra le contrade nella giornata finale della manifestazione. Una data tenuta d’occhio anche da altre associazioni, che contestano il tradizionale evento di fine maggio.
 
GEA PRESS
6 APRILE 2012
 
Palio di Ronciglione: Decreto di Citazione a Giudizio per gli indagati
L'ANPANA: porteremo il filmato della morte di Tiffany nelle aule del Tribunale (VIDEO).
 
Decreto di citazione a giudizio per gli indagati della morte della cavalla Tiffany, occorsa durante il Palio di Ronciglione (VT), edizione marzo 2011. Lo rende noto l’Ufficio Legale dell’ANPANA diretto dall’Avvocato Maria Morena Suarìa che sta seguendo la denuncia collettiva firmata da 200 persone. Terminata la fase di presentazione delle memorie difensive, che ha fatto seguito alla conclusione delle indagini preliminari , il PM titolare dell’inchiesta procede ora con l’emissione del Decreto di citazione a giudizio per il reato di maltrattamento di animali. Per questo reato erano risultati indagati il Sindaco Massimo Sangiorgi ed il presidente della Pro Loco Luciano Camilli. Richiesta di archiviazione, invece, per le ipotesi di reato scaturite dall’esame della documentazione presentata a supporto dello svolgimento della corsa. Si tratterebbe delle indagini relative alla planimetria del percorso che avevano coinvolto il Vice Comandante della Polizia Municipale Silvio Gianforte ed il tecnico comunale Pino Prucini. Deciderà il GIP se accogliere la richiesta oppure procedere per un approfondimento delle indagini.Per il maltrattamento di animali, invece, parrebbe proprio che l’iter giudiziario sarà destinato ad approdare in un’aula del Tribunale, salvo richieste di patteggiamento.“Continueremo a seguire, così come abbiamo sempre fatto, la vicenda giudiziaria – ha dichiarato a GeaPress l’Avvocato Maria Morena Suarìa – La denuncia promossa dall’ANPANA è stata firmata da 200 persone ed il Pubblico Ministero ha ben messo in evidenza come il fascicolo sul maltrattamento non è interessato dalla richiesta di archiviazione“.L’iter giudiziario, cioè, va avanti.Sulla vicenda intanto appare un piccolo mistero. La richiesta di archiviazione per i reati relativi alla documentazione presentata, risulta essere stata notificata a sole due Associazioni denuncianti. All’ANPANA e ad altra di consumatori. Ciò è d’obbligo nel momento in cui nella denuncia viene espressamente indicato, ai sensi dell’articolo 408 del Codice di Procedura Penale, di essere notiziati della eventuale richiesta di archiviazione. Chi, tra i tanti che annunciarono, ha poi presentato una denuncia? Salvo dimenticanze di frasi di rito (in mancanza di esplicita richiesta, non vi è obbligo di notiziazione) l’ANPANA apparirebbe l’unica Associazione che rappresenterà le istanze animaliste in sede di Tribunale per la morte della cavalla Tiffany. Il povero animale, scivolò nella pavimentazione stradale bagnata dalla pioggia, andando a schiantarsi con il petto contro il tubolare metallico delle transenne. Il filmato degli ultimi secondi di vita della povera Tiffany, immortalati da un turista, hanno fatto il giro del mondo (vedi video).“Quel filmato lo porteremo al processo – promette l’Avvocato Suarìa – e continueremo a seguire la vicenda in ogni opportuna sede ivi compresa quella di una azione risarcitoria il cui ricavato verrà devoluto per scopi benefici“ Intanto per quest’anno il tanto discusso Palio non si è svolto. Una battuta d’arresto, si è detto in loco.
VEDI VIDEO:
 
LA NUOVA SARDEGNA
5 APRILE 2012
 
I cavalli e la giostra, solo tanti sorrisi dai test del sangue
 
ORISTANO - Un calcio alle polemiche. Chi grida al maltrattamento degli animali e vorrebbe addirittura veder sparire la Sartiglia o i giochi equestri tradizionali, ora, ha un avversario in più contro cui battersi e che difficilmente potrà essere sconfitto. Di fronte all’evidenza scientifica quei tanti che sbandierano i vessilli dell’animalismo dovranno probabilmente ricredersi. I risultati delle analisi fatte su un campione elevatissimo di cavalli che hanno preso parte all’ultima edizione della giostra dimostrano inequivocabilmente che cavalieri e proprietari delle scuderie prestano ben più di un attenzione verso i loro animali. Il progetto era stato portato avanti attraverso una collaborazione tra la Fondazione Sartiglia, l’associazione cavalieri Sa Sartiglia, la facoltà di Veterinaria dell’università di Sassari e l’Istituto zooprofilattico. Erano tutti scesi in pista per capire quale fosse il grado di stress a cui vengono sottoposti gli animali nei giorni della giostra e soprattutto se questo stress esiste. In tutto sono stati analizzati 44 cavalli, a cui sono stati fatti i prelievi ematici il sabato prima della Sartiglia, la domenica immediatamente al termine delle varie discese alla stella e, da ultimo, il lunedì a corsa conclusa. Il totale delle determinazioni ematiche, alcune delle quali ancora in via di completamento, è di 3.500 e nessuno dei valori è “sballato”. I cavalli esaminati erano in buona salute prima, durante e dopo la Sartiglia. C’è qualche animale che ha avuto il prevedibile calo di alcuni valori al termine delle proprie fatiche, ma è stato come se uno sportivo avesse misurato i propri valori del sangue prima e dopo lo sforzo di una gara. Inevitabilmente certi parametri sarebbero stati differenti e con tutta probabilità in calo. Quel che conta è che poi, già al lunedì, una volta avuto il giusto momento di riposo, nessun dato tra quelli dei campioni esaminati è risultato al di fuori dei parametri. Terminata questa prima fase, ora si procederà con nuovi esami, stavolta sul siero congelato ottenuto dal sangue. Con tutta probabilità, considerata la gran quantità di analisi già effettuata sugli stessi campioni, sarà difficile che ci siano valori fuori norma. Ad ogni modo, sin da questo primo esito si può tranquillamente affermare che la salute degli animali è una priorità per il mondo della Sartiglia. Del resto questo tipo di iniziativa è addirittura un di più rispetto a quanto richiede il famoso decreto ministeriale “Martini” che regola le manifestazioni equestri al di fuori degli ippodromi o dei percorsi di gara. Insomma, si è addirittura andati oltre ciò che è onnliga torio per legge e infatti al momento in cui l’Università di Sassari ha bussato alle porte dell’associazione dei cavalieri e della Fondazioni ha avuto immediatamente il via libera. I cavalli quindi stanno bene. Più che bene, anzi. E il fatto che da parte degli stessi cavalieri ci sia stata la massima disponibilità a far effettuare i prelievi e i successivi test sui propri cavalli sta a significare che i primi a non voler problemi di salute per i loro animali sono proprio coloro che montano in sella. La Sartiglia è anche questo.
 
LA ZAMPA.IT
5 APRILE 2012
 
Cina, squalo di 6 metri trovato in un fiume

Un gigante di sei metri di lunghezza e oltre 3.000 kg è stato trovato morto nelle acque torbide del Pearl River nel sud della Cina nella provincia del Guangdong. Lo squalo balena era stato avvistato dai pescatori del villaggio Tianxin mentre risaliva la corrente del fiume. Probabilmente il colosso ha perso l'orientamento, non è riuscito a cambiare rotta e ritrovare la via del mare. I pescatori hanno dovuto utilizzare una gru per spostare la carcassa sulla spiaggia e poi per seppellirla in un frutteto poco distante dalla riva. Per evitare una rapida decomposizione dell'animale lo hanno coperto di ghiaccio. Pescatori cinesi, alcuni con più di 10 anni di esperienza - hanno detto di non aver mai visto uno squalo di queste dimensioni in queste acque così poco profonde e hanno voluto posare per una foto ricordo insieme al gigante del mare.
VIDEO
http://multimedia.lastampa.it/multimedia/nel-mondo/lstp/132718/ 

 
AGEN PARL
5 APRILE 2012
 
ALIMENTI: LAV, RISCHIO UOVA ILLEGALI, ATTENZIONE CONSUMATORI
 
Roma - “Attenzione agli inganni, sui banchi dei supermercati potrebbero esserci uova illegali”. A dare l'allarme è la LAV (www.lav.it), che annuncia battaglia in sede comunitaria per denunciare il pericolo irregolarità in tema di etichettatura e chiede l'intervento immediato del Ministero delle Politiche Agricole per garantire il benessere degli animali.
Dal 1 gennaio 2012 sono infatti inderogabilmente vietati su tutto il territorio comunitario gli allevamenti di galline ovaiole con gabbie non modificate, in base al combinato disposto della normativa comunitaria (art.5 Direttiva del Consiglio n.74 del 19 luglio 1999) e nazionale (Decreto Legislativo 29 luglio 2003 n.267). Nonostante questo divieto sia noto da ben 13 anni, solo in Italia sarebbero circa 18 milioni le galline ancora detenute in maniera illegale su un totale superiore ai 40 milioni di individui. La stima delle galline allevate in maniera irregolare in tutti i Paesi UE è di quasi 50 milioni: se ne desume che l’Italia ne avrebbe circa il 40% con un primato di illegalità non certo esemplare. Tutto questo dopo un periodo di transizione durato ben 13 anni e durante il quale solo una piccola parte delle aziende si sono adeguate alla normativa.
“Un macroscopico illecito – afferma Roberto Bennati, vicepresidente LAV - con indiscutibili effetti negativi sul piano del benessere degli animali, ma anche un macroscopico inganno per milioni di consumatori”.
In base al combinato disposto dell’art.12 e degli allegati n.1 e 2 del Regolamento n.589/2008 si evince che al 1 gennaio 2012 la dicitura uova da allevamento in gabbia sugli imballaggi si riferisce esclusivamente agli allevamenti che rispettino il dettato della Direttiva 74/99, e quindi da allevamenti con gabbie modificate. Di conseguenza le uova provenienti da allevamenti vietati dalla Direttiva e dalla norma nazionale (cioè quelli con gabbie non modificate) non potranno avere alcun tipo di imballaggio né essere messi in commercio, anche perché non vi sarebbe alcun codice di riferimento da assegnargli. Qualora esse abbiano la dicitura ‘uova da allevamento in gabbia’ quest’ultima non corrisponderebbe alla realtà dei fatti, con conseguenze in termini di frode per i consumatori coinvolti.
"Una situazione grave, tanto che la Commissione UE ha messo in mora l'Italia avviando una procedura d'infrazione, la seconda sulla materia, che sarà inevitabilmente pagata dai consumatori! - prosegue Bennati - In questi giorni abbiamo inviato alla Commissione UE una richiesta per rafforzare la procedura d'Infrazione contro l'Italia per violazione delle norme sulle gabbie e per chiedere una nuova procedura di infrazione sull’etichettatura, nell'interesse di decine di milioni di animali e dei cittadini. Oggi, i cittadini che stanno comprando uova con codice 3 (cioè da allevamento in gabbia), stanno acquistando con molta probabilità delle uova illegali, la cui commercializzazione dovrebbe essere immediatamente sospesa in base alle norme sulla commercializzazione delle uova stesse. Per questo invitiamo tutti i consumatori a non acquistare uova con codice 3, e a seguire i nostri consigli su www.cambiamenu.it per scoprire i tanti vantaggi della scelta veg”.
“Purtroppo - conclude Bennati – la richiesta da noi inviata al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, per vietare la commercializzazione di uova provenienti da galline allevate in sistemi illegali è rimasta lettera morta. Una scelta verso l’illegalità. L’unica soluzione avuta ad oggi dal Ministero è stata un Decreto Ministeriale che vorrebbe trasformare l’adempimento obbligatorio, quello del 1 gennaio 2012, in adempim ento facoltativo al 2014! Oltre all’illegalità dell’industria, anche l’illegalità delle Istituzioni”.
Lo si legge in una nota dell'Ufficio stampa Lav.
 
LA NUOVA SARDEGNA
5 APRILE 2012
 
Scatta l’allarme nutrie: «Sono troppe»
 
MONASTIR (CA) -  Un esercito di nutrie invade i fiumi del Basso Campidano, provocando dei danni incalcolabili per l'ecosistema. Il fenomeno è stato rimarcato nel corso dell'ultima seduta del consiglio provinciale con un'interrogazione rivolta all'assessore all'Ambiente Ignazio Tolu. Un esodo massiccio che sta destando l'allarme per lo stato della situazione: «La diffusione delle nutrie nei corsi d'acqua e dei laghi naturali e artificiali nella provincia si è ingrossata negli ultimi tempi – ha rilevato il capogruppo del Partito sardo, Modesto Fenu – Il grosso roditore, originario del sud America, si sta ormai impadronendo dei nostri fiumi. Questo animale è una minaccia alla nostra biodiversità. Scavando le sue tane arreca danni agli argini dei fiumi. La sua azione distrugge i nidi e le nidiate dei volatili selvatici autoctoni e migratori presenti nell'Isola».
 
ASCA
5 APRILE 2012
 
Vivisezione: Aidaa, in tre anni torturati 2.602.000 animali
 
Roma - ''Spesso si parla di vivisezione, di animali torturati, sperimentati, uccisi per gli esperimenti, prendendo come fonte la 'Gazzetta Ufficiale n. 53 del 5 marzo 2011' possiamo dire che nel triennio 2007-2009 sono stati 2.602.000 gli animali sottoposti a torture e vivisezione''.
E' quanto denuncia l'Aidaa, associazione italiana difesa animali e ambiente.''Una media esatta di 867.590 animali torturati ed uccisi ogni anno - aggiunge - con una leggera diminuzione di circa il 5% rispetto al numero degli animali torturati nel triennio precedente. In particolare, 1.275.000 (49%) sono stati torturati in quella che viene definita la ricerca di base, 618.000 animali invece sono stati sottoposti ad 'esperimenti scientifici' in relazione allo sviluppo dei farmaci con una diminuzione del 17% rispetto al triennio precedente. Sono 320.000 circa gli animali sottoposti ad esperimenti per i test obbligatori sui farmaci pari al 12% del totale.
Gli animali usati nei test di tossicita' (compresi gli esperimenti militari) sono stati invece 197.600 pari al 7,6% del totale. Venendo agli esperimenti classificati come sviluppo delle diagnosi delle malattie si legge che sono stati circa 75.640 gli animali torturati pari al 3%. 63.500 gli animali usati per gli 'esperimenti obbligatori sui test di farmaci veterinari', mentre altri 49.500 sono stati catalogati sotto la voce 'altri esperimenti'''.
Questi, conclude Lorenzo Croce, presidente nazionale dell'associazione, ''sono i numeri ufficiali dell'olocausto animale cosi come pubblicato dalla gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana del 5 marzo del 2011. Ci sembrava opportuno riproporli senza ulteriori commenti perche' basta una loro lettura per renderci conto di quante vite vengono distrutte per esperimenti assolutamente inutili che purtroppo non verranno cancellati certo con la nuova legge sulla vivisezione''.
 
LA STAMPA
5 APRILE 2012
 
Cancro della pelle, la caffeina aiuta a combatterlo
Il connubio esercizio fisico e caffeina pare possa essere d’aiuto nel combattere il temuto, e oggi assai diffuso, tumore della pelle. Lo studio

Se n’è parlato qualche giorno fa dell’aumento preoccupante dei casi di cancro della pelle (vedi articolo) dovuti a un’errata esposizione ai raggi UV, e oggi un nuovo studio suggerisce che la caffeina combinata con l’attività fisica possa essere d’aiuto nel caso si sia vittime di questa malattia.
Sono i ricercatori del programma di prevenzione del cancro della pelle presso il Rutgers Ernest Mario School of Pharmacy di Piscataway, nel New Jersey, ad aver scoperto l’effetto combinato di caffeina ed esercizio fisico sullo sviluppo del tumore della pelle in modello animale.
Il professor Yao-Ping Lu e colleghi hanno valutato che effetto aveva questa combinazione su un gruppo di topi ad alto rischio di cancro della pelle e con la malattia in corso.
«Abbiamo scoperto che questo trattamento combinato può diminuire la luce del sole, ha causato la formazione del cancro della pelle in un modello murino», spiega il dottor Yao-Ping Lu.
I test condotti hanno infatti evidenziato come nei topi sottoposti a esercizio fisico e somministrazione di caffeina si mostrasse un 62 percento in meno di casi di tumore della pelle. Allo stesso modo, in quelli che avevano già sviluppato il tumore questo è diminuito in volume dell’85 percento, rispetto al gruppo di topi che non assumevano la caffeina o non facevano esercizio fisico.
«Credo che si possano estrapolare questi risultati per gli esseri umani e anticipare che anche essi trarrebbero beneficio da questi trattamenti combinati», ha commentato Lu nel comunicato REM.
Gli altri test, condotti per valutare gli effett i della sola caffeina o dell’esercizio fisico hanno anche mostrato di indurre benefici, tuttavia in misura minore. Per questo motivo, i ricercatori ritengono che l’ideale per ottenere un certo risultato sia la combinazione delle due cose.
A ogni modo, nello specifico si è mostrata una riduzione del 27 percento dei tumori nel caso dell’uso della caffeina e una riduzione del volume nella misura del 61 percento. Nel caso del solo esercizio fisico la riduzione dei casi di cancro si è mostrata nella misura del 35 percento; la riduzione del volume era invece del 70 percento.
Infine, la combinazione di caffeina ed esercizio fisico ha permesso ai topi di perdere peso e ridurre l’infiammazione generale.I risultati completi dello studio sono stati presentati al AACR Annual Meeting 2012 che si è tenuto a Chicago dal 31 marzo al 4 aprile.

 
AGI
5 APRILE 2012
 
Vivisezione: da Fli proposta legge a Camera per stop definitivo
 
Roma - Uno stop definitivo alla vivisezione accompagnato dalla promozione della sperimentazione di metodologie alternative per la ricerca. L'obiettivo dei deputati di Futuro e Liberta' che oggi hanno presentato la proposta di legge alla Camera e' quello di "riconoscere il diritto di ogni animale ad una piena ed effettiva integrita' fisica e psichica". La speranza di Fabio Granata, uno dei primi firmatari della proposta, e' che "si possa trovare una larga maggioranza capace di esprimersi in modo chiaro sull'argomento".L'Italia, ha sottolineato Flavia Perina, "come sempre e' indietro, con leggi confuse e contraddittorie. Gli animali sono diventati l'antidoto piu' diffuso contro la solitudine, in particolare di anziani e figli unici, e sono entrati nelle dinamiche sociali e familiari", ha aggiunto la deputata.Occuparsi degli animali, ha continuato, "puo' sembrare un paradosso in un moment o di crisi come questo, ma il Paese deve avere almeno il coraggio di fare passi avanti su diritti che non costano niente".La proposta di legge, di soli 4 articoli, vuole essere, ha spiegato il terzo firmatario, Aldo Di Biagio, "una legge quadro, una cornice normativa valida", cosi' come prevede la normativa Ue che lascia ai Parlamenti nazionali "di fissare il perimetro - ha puntualizzato Granata - per la tutela del benessere degli animali". Ora, ha concluso Granata "sentiremo anche i capigruppo degli altri schieramenti per cercare di ottenere una corsia preferenziale" e intanto partira' un'opera di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, in particolare tra i giovani, attraverso l'attivita' del settore giovanile di Fli, Generazione Futuro.
 
GREEN ME
5 APRILE 2012
 
I rimedi naturali per il cane

Marta Albè

 
Spesso per la cura di noi stessi ricorriamo a semplici rimedi naturali o casalinghi, sfruttando ciò che abbiamo a portata di mano e che siamo certi possa fare al caso nostro. In alcune situazioni è possibile affidarsi a rimedi semplici e rapidi anche per la cura degli animali domestici, in particolare se non si ha la possibilità di recarsi immediatamente dal veterinario, che è comunque sempre opportuno contattare per un consulto.I consigli che troverete qui di seguito sono tratti da petMD, sito web che craccoglie numerosi articoli dedicati alla salute dei nostri amici a quattro zampe, con servizi curati ed approvati da un gruppo di veterinari. al fine di creare una rete di conn essione tra esperti e felici padroni di cani e gatti.
Vitamina E
La vitamina E può essere impiegata per la cura di alcuni problemi di dermatite nei cani. Può essere utilizzato olio di vitamina E da massaggiare delicatamente sulle zone interessate. Esso può essere inoltre aggiunto all'acqua che userete per la pulizia del pelo. La vitamina E può essere inoltre somministrata in pillole, ma solamente dietro consiglio del veterinario.
2. Yogurt
Nel caso di diarrea o di problemi digestivi, lo yogurt, grazie ai suoi fermenti vivi, può aiutare a riequilibrare la flora intestinale del vostro cane, aiutandolo a sconfiggere i batteri nocivi causa del suo malessere. L'assunzione di yogurt è particolarmente indicata durante o a seguito di una cura a base di antibiotici, al fine di favorire il ripristino del sistema immunitario. I principi attivi dello yogurt possono essere somministrati anche tramite apposite pillole, da mescolare eventualmente con il cibo.
3. Camomilla
L'infuso di camomilla è raccomandato in caso di coliche, presenza di gas intestinale o ansia. Esso può essere inoltre impiegato, una volta lasciato intiepidire e dopo averlo inserito in un contenitore spray, per essere spruzzato sui cuscinetti delle zampe o su altre zone irritate. L'infuso di camomilla ha effetto lenitivo e antibatterico. Infine, le bustine di camomilla possono essere applicate umide sugli occhi del vostro cane per alleviare rossori o irritazioni.
4. Avena
La farina d'avena, rimacinata e ridotta in una polvere finissima, può essere impiegata per la preparazione di un bagno alleviante per la cute irritata del cane al fine di lenire la sensazione di prurito. La farina deve essere disciolta in acqua tiepida all'interno del catino in cui farete in modo di immergere il vostro cane. Il sollievo dovrebbe essere immediato e di certo il vostro amico a quattro zampe vi ringrazierà.
5. Sale inglese
Il sale di Epsom o sale inglese può essere disciolto nell'acqua in cui immergere il vostro cane due volte al giorno nel caso si presentino gonfiori alle zampe. Il trattamento è apparso efficace indipendentemente dalla causa del gonfiore, che potrebbe essere stato generato da punture di insetti o contusioni.
6. Succo di limone
Prima di ricorrere a rimedi più estremi per combattere le pulci, i veterinari consigliano di utilizzare dell'acqua addizionata con del succo di limone come repellente, sia nel caso le pulci siano già presenti sia per svolgere un'azione di prevenzione. E' altrimenti possibile preparare un infuso con delle bucce di limone, da lasciare raffreddare e da applicare spruzzandolo sul pelo.
7. Aloe vera
Il gel d'aloe vera può essere applicato direttamente sulle zone interessate da bruciature superficiali, piccole irritazioni o screpolature, in modo da velocizzarne la guarigione. Esso può essere impiegato anche per uso interno nel caso di infezioni e di problemi digestivi o intestinali.
8. Calendula
Con i fiori di calendula è possibile preparare un infuso da applicare sul mantello del cane come antisettico, per prevenire la proliferazione di batteri.
9. Zenzero
La radice di zenzero essiccata può essere utilizzata per la preparazione di tinture o di infusi da somministrare al vostro cane nel caso si presentino problemi a livello digestivo.
10. Valeriana
La somministrazione di infusi e tisane o di poche gocce di estratto di valeriana può rivelarsi utile nel caso in cui il vostro cane presenti stati d'ansia o eccessiva iperattività. Il veterinario saprà certamente indicarvi le dosi ed i tempi di somministrazione più indicati a seconda della situazione.
 
GEA PRESS
6 APRILE 2012
 
Bolzano: individuati e denunciati i cacciatori di … gatto!
 
 
Sono stati individuati dai Carabinieri del Comando Stazione di Chienes, in provincia di Bolzano, gli uccisori di un povero gatto centrato il primo aprile scorso nel giardino di una abitazione privata.Si tratta di due giovani cacciatori del posto titolari di regolare porto d’armi uso caccia. Entrambi ventenni si erano così resi responsabili di un gesto incomprensibile ma che purtroppo, in base all’attuale legge sulla caccia, non li priva automaticamente, salvo superiore intervento dell’autorità di polizia, della facoltà di continuare a praticare l’attività venatoria.Le indagini dei Carabinieri si sono concluse nella giornata di ieri con l’individuazione dei due e la denuncia per i reati di “uccisione di animali” ed “esplosioni pericolose” . Il colpo di fucile veniva infatti esploso in piena zona abitata. I due è risultato avere agito in concorso, ma non sono ancora note le motivazioni eventualmente addotte. Dopo avere centrato il povero micio, morto sul colpo, i due giovani si sono velocemente allontanati in automobile.
 
IL GIORNALE DI VICENZA
6 APRILE 2012
 
Gatti presi a fucilate e cani avvelenati
CORNEDO. Gli ultimi episodi in via Motta. Rizzi del Cpv: «Casi in aumento del 30% nella zona pedemontana


NELLA FOTO – Il piccolo gatto Fufi reso cieco con una fucilata in via Motta K.Z.

Luigi Centomo

 
Cornedo (VI). Gatti impallinati senza pietà, fino a renderli ciechi. Gli episodi di tiro a segno, ai danni dei piccoli mici, stando agli accertamenti dei residenti pare siano iniziati sei mesi fa. A farne le spese, una colonia felina di 12 esemplari accuditi dai residenti di via Motta a Cornedo. È solo l'ultimo grave episodio di quelli verificatisi in Valle dell'Agno. In particolare, a Valdagno, sarebbero già state registrate fucilate in via Dott. Dal Lago, mentre al Castello ignoti si sarebbero scatenati con tagliole. Per non parlare degli avvelenamenti di cani, ai Campassi.  «Il fenomeno ha subito un incremento del 30% nella fascia pedemontana con casi abitualmente in aumento da gennaio a maggio, cioè nel periodo in cui è sospesa l'attività venatoria - spiega Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento protezionistico veneto (Cpv) - Il gatto, in particolare, viene considerato un antagonista dal cacciatore. Comunque, i responsabili saranno identificati, grazie anche all'analisi dei pallini o dei pallettoni. Analizzando le rigature, specifiche per ogni fucile, si può risalire all'arma utilizzata per sparare». Per il caso di via Motta è già stata sporta denuncia alla stazione carabinieri di Valdagno. Il referto del veterinario, per un gatto in particolare (Fufi), parla di “gravi lesioni al muso, cecità per lesioni oculari bilaterali a causa di numerosi pallini da caccia di piccola misura". Lo scorso agosto, stando a quanto riferito dalla residente che si è rivolta ai militari dell'Arma, anche il gatto Romeo - un altro maschio della colonia felina - sarebbe stato preso di mira da ignoti, sempre con fucilate. Lesioni riportate al muso, al capo e ad un orecchio. Il felino era stato curato, dopo un'accurata visita dal veterinario. Ma la cosa strana, sempre stando alla denuncia, è che dopo circa due mesi è sparito nel nulla. Nuova violenza, nello stesso periodo, sulla gatta Nerina con evidenti problemi di deambulazione causati da un colpo alla schiena come da referto veterinario. Lo scorso novembre, ulteriore analogo episodio, ai danni del giovane maschio della colonia Tato. «Nutro la colonia felina - ha riferito la donna che ha denunciato gli episodi ai carabinieri - con l'aiuto degli altri residenti della contrada. L'impallinamento di Fufi è solo l'ultimo di una lunga serie. E ci sono stati anche alcuni casi di sparizione molto sospetti. Qualcuno ce l'ha con noi e se la prende con i poveri gatti».
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 APRILE 2012
 
Avvelenati e uccisi dodici gatti in un’ora Rabbia a Maserada
 
Elena Asilio
 
MASERADA (TV) -  Strage di gatti a Maserada. È successo nella notte tra venerdì e sabato in via Gabriele d’Annunzio dove alcuni residenti all’alba si sono trovati di fronte a un vero e proprio campo di sterminio di quei poveri micetti di cui amavano prendersi cura. Sono stati tutti ritrovati in punto di morte, alcuni barcollanti in mezzo al giardino di qualche casa, altri sul punto di crollare, con la bocca violacea, tremolanti, con gli occhi sbarrati e in preda a convulsioni. A soccorrerli per prima Laura Meneghetti, residente della via, appassionata di animali che a mezzogiorno del sabato, dopo aver descritto i sintomi alla Clinica di San Francesco di Castagnole, ha subito avvertito la Croce Blu di Ponzano. I sanitari dell’Usl 9 sono intervenuti prontamente raccogliendo i poveri animali in fin di vita e trasportandoli d’urgenza nell’ambulatorio veterinario di Ponzano. Un’inutile corsa che si è risolta tragicamente dopo quattro ore di agonìa. Su quindici gatti sono riusciti infatti a sopravvivere solo tre, le cui condizioni rimangono ancora molto gravi. Non è stato difficile capire per gli addetti ai lavori che si trattava di avvelenamento. Da alcuni prelievi dallo stomaco delle povere bestie eseguiti dai medici dello zoo profilattico è emerso che si trattava di intossicazione indotta per via orale. Il tutto è avvenuto nella notte, nel giro di un’oretta. L’accaduto è stato denunciato immediatamente ai Carabinieri di Maserada che ora stanno procedendo con le indagini per individuare il colpevole. Qualche sospetto sembra già esserci. Alcuni infatti azzardano l’ipotesi che la colpa sarebbe da attribuire a due anziane signore residenti nella zona che da tempo manifestavano odio e insofferenza nei confronti dei gattini quando si introducevano nei loro giardini per giocare con i fiori. Laura Meneghetti esprime la sua indignazione: «I colpevoli di devono essere puniti. Sono loro le vere bestie».
 
ADN KRONOS
6 APRILE 2012
 
Bolzano, uccidono gatto a fucilate: denunciati due giovani
Bolzano - E a Brunico denunciato un uomo per aver catturato fringuelli
 
Bolzano - Due ventenni di Chienes, Alto Adige, sono stati denunciati dai carabinieri con l'accusa di avere ucciso a fucilate un gatto all'interno di una zona abitata del loro paesino. E anche un uomo di 51 anni a Brunico, in Val Pusteria, e' stato denunciato per aver catturato illegalmente una quarantina di fringuelli che sono stati trovati nella sua cantina.
 
IL TIRRENO
6 APRILE 2012
 
Costretti tra sporcizia e eternit Blitz in due strutture per cani
 
VOLTERRA (PI) -  Cani costretti in gabbiotti sporchi di escrementi, stretti, malsani. In alcuni casi, le bestiole sono tenute in baracche costruite con materiali di fortuna, tra cui eternit. Usato sia come copertura che sparso a terra e sbriciolato. Ecco quello che si trovano davanti agli occhi, lungo il vecchio binario della ferrovia (verso San Lazzaro) e sotto le mura storiche del Bastione, gli animalisti di Volterra: una situazione vista e denunciata attraverso un esposto presentato dall’Anpana (Associazione nazionale protezione animali, natura, ambiente), in collaborazione con i volontari di Dav, Legambiente e Gavol. L’esposto fa scattare un vero e proprio blitz delle forze dell’ordine in questi due mini lager: partecipano i carabinieri, i vigili urbani congiuntamente con la Asl e il Comune di Volterra. A due passi dal centro. «Abbiamo visto uno scenario drammatico, difficilmente compatibile con le disposizioni della legge regionale 59 del 2009 e il suo regolamento di applicazione, che stabilisce criteri precisi e chiari per la tutela e il benessere degli animali», fanno sapere dalle associazioni. «Addirittura un cane è stato sequestrato – continuano – per le precarie condizioni igienico-sanitarie e di salute in cui versava, disidratato con febbre e forte gastroenterite. Era pure privo di microchip». La situazione appare paradossale anche per i ricoveri di fortuna allestiti. Si parla di baracche accatastate in modo precario e pericoloso, specie in un sito, sopra un dirupo scosceso, potenzialmente a rischio di frana. Inquietante la presenza dell’eternit, come copertura delle catapecchie ma anche a terra spezzato e sbriciolato, pericoloso per chiunque si trovi a passare dal sentiero appena sotto il parco pubblico “Il Bastione”, frequentato da bimbi, ragazzi e turisti. Da sottolineare la vicinanza non solo alle belle mura storiche, ma anche alle Fonti di Docciola, uno dei luoghi culturali simbolo della città. Oltre a una diffusa situazione di degrado ambientale, una discarica di oggetti e pezzi di plastica, vetro, scatolette di cibo sporche ammucchiate, metalli e rifiuti speciali come bombole del gas. Nell’altro sito, alla vecchia stazione ferroviaria, erano presenti, sempre in recinti, galline e colombi. Attualmente, in seguito all’ispezione di martedì sono in corso gli accertamenti per stabilire gli illeciti che, se saranno riscontrati, dovranno portare all’ordinanza di demolizione delle stamberghe, e, in caso di abuso edilizio, allo smaltimento dei rifiuti pericolosi e alla messa a norma dei recinti per il ricovero degli animali. «Ringraziamo le forze dell’ordine, il Comune, l’Asl e tutti soggetti che hanno contribuito all’operazione. Continueremo a seguire la situazione affinché la legalità venga ripristinata, disposti a costituirsi parte civile in caso di conferma di reato», chiudono le associazioni.
 
RADIO GOLD
6 APRILE 2012
 
Maltrattamento di animali: denunciato uomo di Valle San Bartolomeo
 
Era in fin di vita la cagnolina salvata nella notte tra lunedì e martedì in un'abitazione di Valle San Bartolomeo. L'animale era riverso in un angolo del cortile, ricoperto di sangue, in gravi condizioni dopo che altri due cani l'avevano aggredita. Grazie alla segnalazione di due vicini del proprietario della casa, gli agenti della Polizia Municipale di Alessandria, intervenuti insieme agli Ispettori e Veterinari dell'Asl Al e al personale dell'Ufficio Welfare Animale del Comune di Alessandria hanno salvato non solo la cagnolina, ma altri setti cani costretti a vivere completamente abbandonati a sé stessi in condizioni igenico-sanitarie precarie.Il proprietario della casa, (A.L.) ora denunciato per abbandono e maltrattamento di animali, teneva gli 8 cani, due di taglia grande e gli 6 di media taglia, in un box fatiscente e sporco. Per gli animali solo una vecchia ciotola con poca acqua putrida. Forse proprio quella vita di sofferenze ha spinto le altre due femmine ad aggredire così ferocemente la cagnolina.I cani, insieme a due bovini, anche loro debilitati e costretti a vivere in una stalla fatiscente, sono stati tutti sequestrati. La cagnolina ferita è stata operata e si sta riprendendo. Con lei, al canile sanitario, anche i due cani che l'hanno aggredita.Gli altri cinque cani, quattro maschi e una femmina, sono invece in custodia al canile […]
 
GEA PRESS
6 APRILE 2012
 
Bolzano: i crocieri tornano liberi
Denunciato l'allevatore grazie all'intervento dei Carabinieri di Brunico.
 
 
Da qualche tempo era forte il sospetto che attorno a Brunico, in provincia di Bolzano, si verificassero catture illegali di volatili. In particolare, era giunta notizia del prelievo di specie protette dalla legge e caratterizzate da un certo valore fra gli allevatori di avifauna. Si tratta in particolare di fringillidi la cui cattura e detenzione è vietata, come ricordato dal Comando Compagnia dei Carabinieri di Brunico.Le indagini dell’Arma sono così andate in porto individuando un 51enne residente a Brunico trovato in possesso di 13 fringillidi, la cui vendita nel mercato illegale, secondo i Carabinieri, avrebbe fruttato non meno di 10.000 euro. L’uomo è stato denunciato per maltrattamento di animali oltre che per i reati di uccellagione e detenzione di fauna selvatica protetta.Nel corso dell’operazione sono stati altresì sequestrati ben 298 anellini di identificazione, definiti dagli inquirenti di dubbia provenienza. Si tratta di anellini che dovrebbero in teoria essere inamovibili e la cui apposizione nella zampa dell’uccellino ne confermerebbe il possesso lecito, come ad esempio quello derivante dalla nascita in cattività.I tredici uccellini, liberati (nella foto) a seguito dell’operazione dei Carabinieri di concerto con il Guardiacaccia distrettuale, erano tutti dei crocieri. Si tratta di un grosso fringillide che presenta il becco tipicamente incrociato ed utile in tal maniera all’apertura dei coni di pini ed abeti. Il grazioso animale, di colore rosso scarlatto nei maschi e verde oliva nelle femmine, è infatti particolarmente ghiotto dei piccoli semi delle conifere.Nonostante la particolarità dell’alimentazione di questo fringillide alcuni allevatori riescono a costringerlo alla vita in gabbia. Il povero animale è attualmente oggetto di un intenso traffico che può avere, in alcuni casi, utili punti di vendita in prossimità di mostre di ornitofili. Nel dicembre 2010 il Corpo Forestale dello Stato sequestrò alcuni crocieri nelle vicinanze di una mostra di ornicoltori a Parma. L’allevatore disonesto proveniva proprio da Bolzano.
 
IL CITTADINO
6 APRILE 2012
 
Sant’Angelo Quattro ore di lavoro per salvarla, i pompieri l’hanno imbragata e sollevata con la gru  Mucca “ripescata” dal Lambro  Era fuggita martedì dalla cascina San Leone di Bargano  

Davide Cagnola

 
Sant’angelo (LO) -  “Ripescata” dal Lambro una mucca fuggita dalla stalla. L’animale si era allontanato martedì pomeriggio dalla cascina San Leone di Bargano, frazione di Villanova, e si era diretto verso il fiume scendendo poi dalla scarpata che porta alla riva. I suoi padroni non lo avevano più trovato e solo ieri è riapparso, sulla riva opposta del fiume, già in territorio di Sant’Angelo Lodigiano accanto alla provinciale per Graffignana. Lo ha visto quasi per caso un pastore di passaggio, che ha subito chiamato i vigili del fuoco e i carabinieri per farlo mettere in salvo.«Martedì è uscita dalla stalla - spiegano gli affittuari della cascina San Leone - e ha girovagato un po’. Quando poi le siamo andati incontro per recuperarla e farla tornare indietro, lei ha caricato e poi si è diretta ve rso il Lambro. Si è buttata in acqua e lo ha attraversato, nuotando come un cagnolino, allora anche noi siamo andati dall’altra parte e così lei, vedendo ancora le persone, si è spaventata ed è tornata nuovamente indietro». Tutte queste operazioni hanno fatto passare del tempo e così è scesa la sera. Il buio ha reso difficile il recupero e tutto è stato rinviato al giorno dopo. Peccato che poi, alla mattina, la mucca non c’era più. «Forse si era nascosta dietro un albero caduto sull’ansa - aggiungono gli affittuari -. Così abbiamo chiamato i carabinieri dicendo che c’era una mucca dispersa. Oggi saremmo dovuti andare a fare la denuncia di smarrimento, invece è stata ritrovata». La mucca era sulla sponda santangiolina del Lambro, in località cascina San Martina (che appartiene alla Fondazione Bolognini). Non era stata trascinata dalla corrente, ma si trovava pi&ugrav e; o meno nella stessa posizione di due giorni prima, solo un po’ più nascosta. Con le piogge forse la riva aveva ceduto sotto il suo peso e lei si era ritrovata immersa nell’acqua, dove è rimasta per due giorni.Qui, intorno alle 11, sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri. Le operazioni di recupero sono durate quasi quattro ore. È stato necessario infatti avvicinare l’animale, che era molto spaventato e continuava ad attraversare il fiume da una parte all'altra. Alla fine è stato agganciato con apposite funi e sollevato con la gru. Le corde andavano posizionate nei punti giusti, altrimenti, visto che la mucca è molto pesante, si rischiava di farla soffocare durante il sollevamento. Alla fine comunque è stata riportata a riva sana e salva ed è stata riconsegnata ai proprietari della cascina San Leone di Bargano. Martedì scorso, inoltre, altre due mucche erano scappate dalla stalla insieme a quest a, ma erano state ritrovate quasi subito e “convinte” a tornare indietro.
 
CORRIERE DELLE ALPI
6 APRILE 2012
 
Salvata una lepre caduta nel canale Enel
 
FELTRE (BL) -  Nuotava e camminava lungo l’argine ma non riusciva a uscire. Protagonista una lepre, finita chissà come nel canale Enel di Anzù. A dargli una mano sostanziosa sono stati i vigili del fuoco di Feltre, intervenuti dopo la chiamata di un passante che ha notato l’animale in difficoltà. Sono le 17,30 quando la squadra lascia il distaccamento cittadino e si reca sul luogo dell’avvistamento. La lepre nuota nel canale, talvolta si avvicina e sale sull’argine perocrrendolo avanti e indietro. Non appena tenta di risalire lungo la sponda però non c’è niente da fare. D’altra parte le sponde sono molto inclinate e insidiose. I pompieri studiano la situazione e avvertono anche la squadra Speleo alpino fluviale di stanza a Belluno. Nel frattempo si industriano per risolvere la situazione. Recuperano un retino da pesca e realizzano una prolunga di alcuni metri con la quale possono raggiungere la lepre. L’animale tutto sommato è tranquillo e così il recupero va a buon fine proprio mentre la squadra speciale giunta da Belluno è appena arrivata ad Anzù. La lepre viene liberata nella speranza che in futuro non ricaschi nel canale mentre la squadra del distaccamento può rientrare in caserma e quella speciale riprendere la via di Belluno. L’area di Anzù è ricca di campagna e la vicinanza con l’area protetta del Vincheto di Celarda favorisce lo sviluppo di fauna selvatica. Insomma la presenza della lepre è comune. Un po’ meno che finisca nel canale Enel. In mattinata i vigili del fuoco erano intervenuti in via Rizzarda per l’incidente che ha coinvolto un’auto e un ciclista straniero. Intervento semplice, limitato alla rimozione della bicicletta e al supporto alle forze dell’ordine intervenute per i rilievi.
 
CORRIERE ADRIATICO
6 APRILE 2012
 
Era accusato di maltrattamenti di animali
Assolto il proprietario dell’azienda Hobby Zoo
 
Macerata - Con un’assoluzione piena, perché il fatto non sussiste, è finito il calvario giudiziario di Maurizio Rossi, titolare della nota azienda Hobby Zoo di Macerata specializzata nella vendita e nella custodia degli animali. La sentenza di assoluzione è stata emessa mercoledì scorso dal giudice Paolo Properzi (il pubblico ministero in aula era Sabina Antognozzi).
I fatti contestati a Rossi risalgono al 2007 quando personale del Corpo forestale dello Stato aveva effettuato due accessi nell’azienda dopo aver ricevuto diverse segnalazioni di associazioni animaliste che denunciavano - a loro dire - le precarie condizioni igienicosanitarie in cui vivevano gli animali. A seguito dei controlli l’azienda era stata posta sotto sequestro per alcune settimane e per riprendere i lavori Rossi dovette pagare circa 5.000 euro di cauzione.
Poi era iniziato il procedimento penale, con il titolare dell’azienda accusato di maltrattamento di animali. Dopo cinque anni da incubo, quindi, mercoledì scorso si è conclusa la vicenda giudiziaria con un’assoluzione piena. Rossi era difeso dall’avvocato Renato Coltorti, il quale è riuscito a dimostrare l’insussistenza delle accuse rivolte all’imputato.
 
GEA PRESS
6 APRILE 2012
 
Roma: per cuccia la cella frigorifera del macello clandestino (video e foto)
Tutti i particolari dell'operazione dei Baschi Verdi della Guardia di Finanza di Ostia.
 
Ottimo conoscitore del luogo, dal quale è uscito tranquillamente incuriosito dal via vai dei finanziari giunti con il buio della notte. Tanto a suo agio da far pensare che la sua cuccia fosse proprio la cella frigorifera del macello clandestino in zona Divino Amore, a sud di Roma.Il grosso cane maremmano entrava ed usciva con tutta tranquillità nel locale adibito alla conservazione delle pecore macellate. La porta  è stata trovata aperta come probabilmente, chissà perché, lo era sempre stata. Un po’ ovunque, infatti, sia nella cella frigorifera che nell’attiguo locale adibito a macello clandestino vi era la polvere del terreno circostante.Questo si sono trovati innanzi i Baschi Verdi della Guardia di Finanza (II Gruppo Ostia) nell’operazione condotta tre giorni addietro ai danni di un allevamento di ovini teoricamente autorizzato alla sola produzione casearia. Ed invece, in un locale ricavato nei pressi nell’area dell’allevamento, gli animali venivano macellati in maniera del tutto illegale. Una situazione molto simile ad altro intervento dei Baschi Verdi, effettuato lo scorso dicembre sempre nella stessa zona della famosa campagna romana immediatamente adiacente alla città. Se la cella frigorifera presentava la porta aperta il vicino locale di macellazione ne era invece del tutto privo. Schizzi di sangue ovunque, e poi una bilancia, due mannaie, tre coltellacci ed un punteruolo. Con quest’ultimo arnese veniva praticato un grosso foro nel collo con il quale l’animale moriva dissanguato. Tutti i 35 corpi trovati nella cella frigorifera, presentavano il grosso foro circolare.Nell’allevamento erano poi detenute 918 pecore che appena pochi giorni addietro erano state censite dall’ASL veterinaria territorialmente competente. Forse il fatto che i locali di macellazione e la cella frigorifera, fossero separati dal luogo di stabulazione degli ovini, aveva impedito la loro scoperta. Ad ogni modo l’intervento dei Baschi Verdi è avvenuto dietro precisa segnalazione.Le condizioni igieniche apparivano in tutta evidenza quantomeno precarie, mentre, a differenza dell’allevamento scoperto a dicembre con annesso macello abusivo, il luogo di detenzione dei formaggi era diverso da quello di frattaglie, pelle, pelame e carne pronta ad essere commercializzata. Il tutto, comunque, privo di ogni tracciabilità.Il titolare della struttura è stato denunciato per violazione della normativa sanitaria e detenzione di prodotti alimentari in cattivo stato di conservazione. Gli animali macellati, la cella frigorifera e il capanno adibito alla macellazione,sono stati posti sotto sequestro. Scontato, per gli inquirenti, che l’attività del macello clandestino si fosse intensificata in occasione delle festività pasquali.
VEDI FOTO:
 
IL PICCOLO
6 APRILE 2012
 
Sui Tir accertate 33 violazioni nel trasporto degli animali
 
Per tutelare il benessere degli animali vivi durante il trasporto è stata svolta nei giorni scorsi un’attività di controllo finalizzata alla repressione di condotte a volte esasperate e pericolose. La protezione degli animali durante il trasporto, soprattutto negli spostamenti a lunga percorrenza, rappresenta un rischio molto alto per il benessere degli animali stessi. La documentazione sanitaria, il carico, lo scarico, i tempi e il numero degli animali presenti sull’automezzo, le caratteristiche del veicolo, possono pregiudicare il loro benessere e salute, fino a situazioni di vero e proprio maltrattamento. L’operato della Polizia stradale della sezione di Gorizia, affiancata anche dal Servizio veterinario dell’Ass 2 Isontina ha permesso di controllare 48 veicoli adibiti al trasporto di animali vivi identificando 57 persone ed accertando 33 violazioni a carattere amministrativo, per complessivi 14.354,80 euro di sanzioni esitate. Di queste, tre riguardavano specificatamente l’inosservanza della normativa relativa al trasporto degli animali (densità di carico), 22 all’inosservanza dei tempi di guida e riposo dei conducenti mentre in quattro casi sono state accertate violazioni alla normativa sull’uso del cronotachigrafo di bordo. Quattro patenti di guida ed una carta di circolazione sono state ritirate nel corso dei controlli a seguito dell’applicazione di sanzioni accessorie mentre un veicolo è stato sottoposto a fermo amministrativo. L’attività ha consentito inoltre di imporre ad un trasportatore lo scarico degli animali trasportati nelle stalle della Sdag in quanto aveva superato il limite di ore di viaggio consentite.
 
LA CITTA' DI SALERNO
6 APRILE 2012
 
Abbattuti i bovini presi sul raccordo
 
Baronissi (SA). E’ stato eseguito ieri mattina, in un macello autorizzato di Sant’Antonio Abate, l’abbattimento di sette capi di bestiame, tutti privi di contrassegno identificativo. Si tratta dei bovini che vennero catturati lo scorso 17 dicembre mentre vagavano pericolosamente sul raccordo Salerno-Avellino, costringendo la polizia stradale a chiudere temporaneamente un segmento dell’autostrada per motivi di pubblica sicurezza. I capi di bestiame, che nei mesi scorsi avevano creato disagi soprattutto nella frazione Antessano, sono stati abbattuti da personale autorizzato alla presenza di un funzionario dell’Unitá veterinaria dell’Asl Sa2 e della polizia municipale di Baronissi. Due le ordinanze del sindaco di Baronissi, Giovanni Moscatiello, che hanno scandito le fasi di cattura ed abbattimento degli animali: la prima con la quale ha disposto «lo sgombero degli animali vaganti dai tratti stradali compresi nel territorio comunale mediante la cattura o, limitatamente ai casi in cui sussistano i presupposti dell’estrema necessitá ed urgenza, l’abbattimento dei capi di bestiame pericolosi»; la seconda, del 29 marzo scorso, con la quale ha autorizzato la soppressione dei bovini sequestrati sull’autostrada. «E’ il primo atto concreto che Baronissi compie dopo i problemi causati dagli animali vaganti negli ultimi mesi in alcuni punti del territorio comunale - sottolinea Moscatiello - è una risposta importante perché arriva dopo aver richiesto un protocollo operativo con la Prefettura ed i Comuni dell’area che hanno lo stesso problema, ma che, ad oggi, non è stato ancora sottoscritto ufficialmente. Per ora Baronissi ha agito da sola».
 
CORRIERE DEL VENETO
6 APRILE 2012
 
L'ANIMALISTA VICENTINO
Compra agnelli per salvarli dai pranzi «Li portiamo nelle fattorie»
Mariano Dalla Pria e i suoi amici nell’ultimo mese hanno salvato 107 capi dalla macellazione

Macri Puricelli

 
VICENZA — «Chi non ha mai visto gli agnelli giocare, non potrà capire fino in fondo la forza e la gioia che può dare la vita. Nascono con la luna piena di febbraio, restano nascosti fra le zampe della mamma qualche giorno appena, poi si scatenano nei saltelli più teneri che abbia mai visto. Per questo ho deciso di darmi da fare. Di salvarne quanti più possibile dal massacro pasquale. Di riscattarli dai pastori, dagli allevatori, dai macelli, dal mercato del bestiame. E poi sistemarli, per il resto della loro vita, in famiglie che li ameranno. Proprio come amiamo i nostri cani e i nostri gatti. Che differenza c’è?». Siamo a Grisignano di Zocco, provincia di Vicenza. Mariano Dalla Pria e i suoi amici nell’ultimo mese hanno salvato 107 fra agnelli e capretti dalla morte e dalle tavole di Pasqua. Una goccia in un mare di sangue: sull’altare di tradizioni pasquali anche quest’anno vengono immolati più di settecentomila fra agnelli, agnelloni e capretti. La maggior parte ancora lattanti, di due, tre settimane di vita. La Federazione delle associazioni che tutelano i diritti degli animali ha chiesto agli italiani di non cadere nella «trappola» e di pensare a un menu tutto vegetariano. È il primo anno che quest’uomo di 42 anni - da sempre animalista, vegetariano da quando aveva 12 anni e vegano da 6 - ha deciso di salvare questi animali. La campagna è stata un successo. Le donazioni degli amici generose tanto da permettere a Mariano di chiudere in pareggio l’avventura. In media ogni agnello è stato pagato (con regolare fattura) 50 euro. E «rivenduto» a 20, 25 euro, sotto forma di donazione. Ora sono sparpagliati in tutto il Veneto, e non solo. L’altro giorno Mariano ha fatto la spola con Bari: è sceso con quattro capretti e risalito con due cani in cerca di padrone. Agnelli e capretti vengono sistemati fra fattorie didattiche, rifugi e famiglie. Come quella di Scorzè, in provincia di Venezia, che ha voluto adottare una coppia di fratellini e se li tiene dietro casa. Gli adottanti, firmando un regolare contratto, si impegano ad amare e seguire i nuovi arrivati «fino al giorno della morte naturale». «Non è facile comprare agnelli e capretti se non sei del mestiere», spiega Mariano che oggi fa il consulente di catering, ma che fino a qualche anno fa faceva il cuoco obiettore («Niente animali sulle mie tavole»). «Le aziende ci marciano. E più ci si avvicina alla Pasqua, più i prezzi salgono. Bisogna prenotarli, pre-acquistarli quando sono ancora nella pancia della mamma. È così che sono riuscito a pagarli in media 50 euro a capo. Oggi ti chiedono 10, 12 euro al chilo che alla fine fa un centinaio di euro sia per un agnello che per un capretto. Pelle e ossa sono, povere creature. Alcuni li abbiamo recuperati ancora lattanti. Li abbiamo dovuti svezzare noi, con il biberon, latte di mucca o liofilizzato. Almeno quattro pasti al giorno, ma ora sono cresciuti e stanno benone». Il gruppo di Mariano - per scelta svincolato dalle maggiori associazioni animaliste - non si limita ad agnelli e capretti. L’anno scorso ha salvato e piazzato 25 cavalli, 4 pony, 227 cani. Perfino due maiali da 260 chili. «In 25 anni ho visto tutto l’orrore possibile nei macelli. Atrocità, sofferenza, terrore. So cosa succede. Per questo mi interessa una cosa sola: salvare gli animali».
 
ANSA
6 APRILE 2012
 
Mangimi per animali con troppo arsenico in supermercati
Inchiesta Procura Torino su segnalazione Zooprofilattico
 
TORINO - Mangimi per cani e gatti con arsenico in quantita' superiore ai limiti di legge sono stati segnalati alla Procura dall'Istituto zooprofilattico. Erano venduti in catene di supermercati e provenienti dalla Thailandia; riscontrati 6 mg per kg, quando il limite e' fissato a 4.
A gennaio il pm Guariniello aveva aperto un'inchiesta contro ignoti dopo un esposto del Gruppo Animalisti Informali: i controlli del Nas evidenziarono livelli di arsenico fuori norma in cibi per gatti.
 
OGGI NOTIZIE'0
7 APRILE 2012
 
Animali, mangimi per cani e gatti con troppo arsenico
 
Torino - L'Istituto Zooprofilattico di Torino ha segnalato alla Procura del capoluogo piemontese, mangimi per cani e gatti con arsenico in quantità superiore a quella prevista dai limiti di legge. Sono stati infatti riscontrati 6 mg per kg a dispetto del limite di 4 mg. Si tratta di cibo per animali venduto in catene di supermercati e proveniente dalla Thailandia. Nello scorso mese di gennaio il procuratore Raffaele Guariniello aveva aperto un'inchiesta a carico di ignoti in seguito a un esposto del Gruppo Animalisti Informali: i controlli del Nas evidenziarono livelli di arsenico fuori norma in cibi per gatti.
 
LA ZAMPA.IT
6 APRILE 2012
 
Il mio cane mi ha salvato dall'alcol
Così l'attore Chris Klein racconta di essere stato aiutato dal suo pastore tedesco a cercare aiuto
 
 
Un cane è capace di uno sguardo di disapprovazione. Lo sa chiunque ne abbia uno, e lo sa bene Chris Klein, tra i protagonisti di "American Pie-The Reunion".
L'attore 33enne ha infatti raccontato al People Magazine di essere stato aiutato nella lotta contro l'alcolismo da Chief, il suo pastore tedesco. «Ha riconosciuto un cambiamento nel mio modo di comportarmi, nelle mie abitudini, da quando ho iniziato a bere, e da allora il suo atteggiamento è cambiato». Il cane di Chris si agitava ogni volta che il suo padrone prendeva in mano una bottiglia, e questo l'ha aiutato a rendersi conto di dover cercare aiuto.
Klein è poi entrato in una clinica di riabilitazione nel 2010, dopo essere stato trovato alla guida in stato di ebrezza, con il suo fedele amico sul sedile passeggero. «La prima cosa che ho fatto prima di andare in clinica è stata cercare qualcuno di cui potessi fidarmi che si prendesse cura di Chief».
Sono passati 19 mesi dall'ultima volta che l'uomo si è lasciato andare all'alcool, e da allora assicura di aver vissuto la sua vita al massimo, per sempre grato al suo amico a quattro zampe ancora oggi al suo fianco.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 APRILE 2012
 
Le nutrie devastano gli argini Scatta il progetto-sicurezza
 
ODERZO (TV) - Oderzo ha iniziato la sua lotta contro le nutrie che devastano gli argini del Monticano. In poche ore sono state catturate quattro nutrie. La caccia, attuata da esperti inviati dalla Provincia di Treviso, continuerà nelle prossime settimane. «Contro le nutrie bisogna condurre una battaglia unitaria. La Provincia ha posizionato due trappole sugli argini del Monticano, con delle esche particolari. In poco tempo quattro nutrie sono state catturate. Da tempo avevamo fatto presente che il problema legato a questi animali si stava allargando e la Provincia ha risposto. Le nutrie costituiscono un problema perché scavano le gallerie entro gli argini e li rendono fragili. Con il Monticano che scorre in centro città, il problema potrebbe essere gravissimo», dice il sindaco di Oderzo Pietro Dalla Libera. Anche lungo il fiume Lia i pescatori hanno più volte avvistato e fotografato le nutrie. Sono animali di grandezza impressionate e, anche se non sono aggressive, costituiscono uno spettacolo che fa paura.
 
IL PICCOLO
6 APRILE 2012
 
SE LA TIROIDE NON FUNZIONA IN CANI E GATTI
 
di FULVIA ADA ROSSI
 
La tiroide è una ghiandola localizzata nella regione ventrale del collo dei nostri animali. Il suo compito è produrre e sintetizzare due ormoni contenenti iodio, la tiroxina (T4) e la triiodo tironina (T3); questi ormoni stimolano il metabolismo nella maggior parte delle cellule, oltre ad avere un ampio spettro d'azione sul metabolismo di carboidrati, grassi e proteine, sui processi di crescita e sul funzionamento del sistema nervoso centrale. Per mantenere il metabolismo ad un livello normale deve essere continuamente secreta esattamente la giusta quantità di ormoni tiroidei. La sintesi e la secrezione degli ormoni tiroidei è controllata da ghiandole presenti nel cervello: ipotalamo e ipofisi. Le patologie tiroidee sono principalmente suddivise a seconda dell’alterazione della quota di ormoni tiroidei circolanti: si parlerà di ipotiroidismo e di ipertiroidismo. L'ipertiroidismo è abbastanza frequente nel gatto anziano, e nella maggior parte dei casi è causato da tumori benigni della ghiandola tiroide, con una produzione eccessiva di ormone T4 ; i segni clinici più comuni di ipertiroidismo includono perdita del peso, appetito aumentato (anche se alcuni pazienti hanno meno appetito), vomito, sete aumentata e conseguenti urinazioni abbondanti e frequenti, iperattività, diarrea, debolezza e svogliatezza. La diagnosi si basa sulla sintomatologia su esami del sangue. Il farmaco più comune per il trattamento dell'ipertiroidismo felino si chiama metimazolo e blocca la produzione di T4 e T3. Quando si inizia la terapia, gli ormoni tiroidei che sono già presenti nel corpo sono ancora attivi, quindi sono necessarie 2 - 4 settimane prima che gli esami del sangue mostrino l'efficacia del trattamento. Nel cane al contrario è abbastanza frequente l'ipotiroidismo (non risconosciuto nel gatto): si tratta di soggetti tra i sei e i dieci anni di età, anche se nelle razze giganti sono stati osservati più precocemente. I sintomi sono vari: intolleranza all'esercizio, aumento di peso, alopecia (caduta del pelo, che compare in forma particolare: l' animale perde i peli soprattutto lungo i fianchi, in modo bilaterale e simmetrico): se l'ipotiroidismo è primario, è necessarIo sonministrare a vita per via orale gli ormoni deficitari.
 
STABIA CHANELL.IT
7 APRILE 2012
 
Su facebook foto di due ragazzi mentre impiccano un cagnolino indifeso
 
"Dopo aver fatto chiudere la pagina shock la nuova squadra- spaccanapoli 3 in cui si mostravano scene immonde di animali uccisi e sventrati nei modi più cruenti e violenti - denuncia il commissario regionale dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli - abbiamo segnalato alla polizia postale una nuova pagina realizzata da due ragazzi che mostrano in modo provocatorio la foto di un cagnolino impiccato probabilmente proprio da loro stessi. Invece di vergognarsi di un atto così immondo e ingiustificabile i due sembrano soddisfatti e provocatoriamente, quasi in segno di sfida verso le autorità, alzano entrambi il dito medio di fronte alla macchina fotografica"."Il fenomeno esibizionista - conclude Borrelli - da parte soprattutto di giovani che pubblicano foto di violenza o uccisione di animali indifesi in particolare di cani e gatti è fortemente in aumento sulle pagine dei social network. Oltre alla chiusura della pagina stiamo cercando di identificare i due protagonisti apparentemente minorenni per perseguirli penalmente per il reato assurdo che hanno commesso".
 
ALTO ADIGE
7 APRILE 2012
 
Gatto ucciso a fucilate
 
BRUNICO (BZ). Tripla denuncia in Pusteria per maltrattemento di animali. Vittime dei due casi avvenuti uno a Chienes e l’altro a Brunico sono un povero gatto, ucciso con una fucilata, e 34 volatili, liberati dai carabinieri dopo essere stati rinchiusi illegalmente da un bracconiere di Brunico.
Il primo episodio è stato segnalato dai carabinieri di Brunico ed ha dell’incredibile. Nella serata del primo aprile, nel centro abitato di Chienes, due giovani ventenni residenti in paese stavano facendo un giro in macchina. Passando davanti a un prato hanno notato un gatto domestico che apparteneva a una famiglia che abita nelle vicinanze. I due non ci hanno pensato su due volte: hanno preso il fucile da caccia che tenevano in macchina (entrambi possiedono la licenza per porto d’armi da caccia) mirando al povero felino e colpendolo in pieno. Il gatto è rimasto a terra morto, mentre i due ragazzi si allontanavano in fretta a bordo dell’auto. Dopo una breve indagine, però, i carabinieri della compagnia di Brunico sono risaliti ai due ragazzi che sono stati denunciati entrambi per “uccisione di animale” ed “esplosioni pericolose”.
È invece una storia a lieto fine quella che riguarda 34 uccelli che erano stati catturati da un 51enne di Brunico. Da qualche tempo i carabinieri stanno effettuando dei controlli nelle aree boschive intorno a Brunico, perché c’era il sospetto che si potessero verificare delle catture illegali di volatili selvatici di spece protette. Il sospetto si è rivelato fondato visto che le indagini condotte in questi giorni assieme al guardiacaccia distrettuale hanno portato all’individuazione di un 51enne residente a Brunico. I carabinieri hanno accertato che l’uomo deteneva illegalmente nella propria cantina ben 34 uccelli, tutti appartenenti alla famiglia dei “fringillidi”, volatili che abitano proprio le zone boschive e la cui cattura e detenzione è espressamente vietata. Gli uccelli, venduti sul mercato illegale, avrebbero fruttato circa diecimila euro. Tra di loro c’erano anche 13 crocieri, che il guardiacaccia e i carabinieri hanno liberato reinserendoli nel loro habitat naturale sulle montagne pusteresi. Nel corso dell’operazione, i carabinieri hanno sequestrato all’uomo anche 298 anellini di identificazione da apporre alle zampe dei volatili catturati. Il pusterese è stato denunciato per maltrattamento di animali, uccellagione e detenzione di fauna selvatica.
 
GAZZETTA DI MODENA
7 APRILE 2012
 
Cani seviziati: controlli serrati in tutta la zona
 
Prov. di Modena - Ha destato scalpore il caso dei due cani massacrati di botte a San Damaso, ritenuti colpevoli di aver qualche volta “invaso” luoghi non consentiti, esser andati cioè oltre ai confini padronali. Alcuni lettori ci hanno scritto, una in particolare ha riferito: «sono inorridita davanti a questa notizia ed auspico che le autorità competenti possano impegnarsi fattivamente per la ricerca del farabutto. Un episodio del genere non può passare inosservato e devono essere presi i provvedimenti necessari. È troppo facile lanciarsi in accuse contro animali che aggrediscono gli uomini (per fame, per maltrattamenti subiti, per incuria) e lasciar passare queste cose. Sono gli uomini i primi aggressori, le menti malate sono quelle umane». Alla signora ha risposto Stefano Ante, commissario della polizia municipale: «volevo informarla che la Municipale è da sempre attenta alle problematiche relative al benessere degli animali e, nel caso specifico, ha provveduto mediante gli operatori della rete del Vigile di Quartiere a contattare immediatamente la proprietaria del cane meticcio e dalmata seviziati. Nel corso del colloquio non sono emerse particolari situazioni di conflittualità con i vicini cui far risalire la vicenda nè situazioni pregresse di disagio manifestate e denunciate in zona». «È nostra ferma intenzione - ha confermato il commissario della Municipale di Modena - proseguire nell'attività di indagine con la speranza di risalire agli autori del fatto criminale che rischiano una denuncia penale per maltrattamento e, al riguardo, è stato fornito specifica utenza telefonica dell'ufficio Vigile di quartiere-prossimità per contatto diretto in caso di necessità».
 
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GAZZETTA DI MODENA
1 APRILE 2012
 
Passano il recinto: cani seviziati
A San Damaso (MO) puniti crudelmente un bastardino e un dalmata per una violazione di proprietà
 
Due cani seviziati e pestati a sangue nel giro di una settimana per il solo motivo di avere varcato, naturalmente a loro insaputa, i confini dei terreni dei loro padroni.
È successo in questi giorni a San Damaso, nei pressi di una proprietà che si affaccia sulla via Vignolese. A raccontare queste tristi storie alla “Gazzetta” è stata la proprietaria di Macchia, un cane dalmata di tre anni di età, il quale ha subito praticamente una sorte analoga a quella di un bastardino, di proprietà della madre della padrona di Macchia.
«Premetto che abitiamo in una zona – ha detto la proprietaria di Macchia – che fino a pochi mesi fa era destinata al ripopolamento della fauna selvatica. Quindi, nella nostra campagna, non abbiamo mai potuto mettere certi tipi di recinzioni, per favorire il passaggio e lo spostamento della fauna selvatica da una proprietà all’altra. Ultimamente, questa zona è invece stata trasformata in area di addestramento di cani da caccia».Prosegue la padrona: «Noi, come famiglia, abbiamo sempre lasciato il mio dalmata e il bastardino di mia madre liberi di correre all’interno della nostra proprietà, dal momento che non sono neanche cani pericolosi per le persone. Tuttavia, capitava che qualche volta andassero fuori dalla nostra proprietà, perché chiaramente non abbiamo mai potuto recintarla a dovere a causa delle limitazioni che erano in vigore per il ripopolamento della fauna selvatica. È capitato così, nei giorni scorsi, che ci siano prima state riferite delle minacce riguardo ai nostri cani. Poi, la cosa è puntualmente avvenuta. Al bastardino, un cane di dimensioni davvero molto piccole, è stata tagliata la zampa destra, gli è stato fatto uscire un osso da una zampa e ha riportato diverse lacerazioni in tutto il corpo, mentre il mio dalmata è stato forse ingabbiato e poi percosso pesantemente in diverse parti del corpo. Ora sono entrambi fuori pericolo di vita e si stanno riprendendo, ma quello che ci è successo è davvero assurdo. Non abbiamo avuto modo di presentare denuncia – ha concluso la proprietaria di Macchia – perché non sappiamo chi è stato e prima di denunciare qualcuno bisogna essere sicuri. Tuttavia, abbiamo dei sospetti su chi possano essere stati gli autori di simili gesti. Ora, ci informeremo se, con il cambio di destinazione che ha avuto quest’area di recente, sarà possibile mettere recinzioni diverse nelle proprietà. Per ora, non è mai stato possibile».
 
IL RESTO DEL CARLINO
7 APRILE 2012
 
Cinque gattini appena nati gettati nel bidone dei rifiuti
Codigoro, salvati assieme a due cani
 
Codigoro (Ferrara) - CINQUE gattini appena nati gettati nel bidone dell’immondizia ma salvati, grazie alla sensibilità e all’attenzione di una coppia di coniugi che hanno strappato a morte certa anche due cuccioli di cani, anch’essi gettati fra i rifiuti e salvati per un soffio. 
 E’, questo, il triste bilancio delle crudeltà e barbarie messe in atto a Codigoro da ignoti, sicuramente però persone senza cuore. Dopo essere stati salvati, gli animali sono stati presi in cura da Sara e Cinzia, due volontarie dell’Ente nazionale protezione animali che con biberon e tanto amore li stanno crescendo.
Come detto, il ritrovamento dei mici è avvenuto in un contenitore dei rifiuti dietro la Coop Estense mentre i due cani sono stati ripescati in via De Amicis, poco distante dalla scuola materna. «E’ stato anche investito un gatto e lasciato ferito in mezzo alla strada – spiega Cinzia Mantovani – al di là delle sanzioni previste dal Codice della strada, queste cose non si devono fare. I sette cuccioli sarebbero stati macinati insieme ai rifiuti il giorno successivo all’abbandono se non fossero stati trovati e salvati. Oltretutto sottrarre dei mici di pochi giorni alla mamma è deleterio, perché hanno bisogno di stargli vicino». [...]
FOTO
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
7 APRILE 2012
 
Chiede la carità con un cucciolo Zingara presa
 
Lieta Zanatta
 
CONEGLIANO (TV) -  Girava da oltre dieci giorni tra Conegliano e Vittorio Veneto chiedendo l'elemosina con tra le braccia un cagnolino meticcio di poco più di un mese. Ieri mattina, al mercato di Conegliano, una gitana di origini rumene è stata fermata da una pattuglia di vigili e sanzionata per accattonaggio. Il cagnolino è stato sequestrato e affidato ai volontari dell'Enpa. «Una volta tanto una storia a lieto fine», sospira Valentina, volontaria Enpa, «Da diversi giorni ci arrivavano segnalazioni di cittadini che avevano visto questa donna aggirarsi per le strade chiedendo la carità con questo piccolissimo cane marroncino, che impietosiva la gente». Ma ieri mattina, al mercato di Conegliano, era presente un'altra volontaria che ha chiamato immediatamente i vigili. «La signora»,dice Luca Zenobio, comandante dei vigili di Conegliano, «è stata sanzionata con un'ammenda di 150 euro perché l'accattonaggio è vietato e perché sfruttava un animale per impietosire la gente». Dopo una titubante resistenza, la donna ha permesso che le fosse portato via il cucciolo. «Non ha dimostrato un particolare attaccamento all'animale», sottolinea il comandante, «ultimamente abbiano notato un aumento considerevole dell'accattonaggio in tutte le sue forme, anche con musica o animali». «Il cagnolino era abbastanza denutrito», continua Valentina, «ma l'abbiamo portato subito dal veterinario. Adesso sta bene, verrà vaccinato e microchippato ed è in cerca di casa».
 
LA NAZIONE PISTOIA
7 APRILE 2012
 
Stop alla barbarie degli agnelli La campagna dell'imprenditore
"Per favore non mangiateci". Questo l'appello lanciato sui giornali, con pagine pubblicitarie
 
Pistoia - DA SETTIMANE promuove sui giornali, anche il nostro, una campagna di sensibilizzazione animalista in occasione della Pasqua e della tradizione culinaria dell’abbacchio, ispirandosi anche alla presa di posizione del professor Umberto Veronesi che invitava, e invita ancora, dal suo sito, a fermare «la barbarie degli agnellini sgozzati». Luca Onori, laureato in scienze politiche, ma da sempre imprenditore del caffè che si divide tra Pistoia (Torrefazione New York in viale Adua) e la Valdinievole (Caffè New York in Corso Roma a Montecatini), è anche fotografo, ma la sua grande passione sono gli animali, per i quali profonde molte delle sue energie.
«Per piacere non mangiateci!» è l’appello sotto l’immagine dell’agnellino scannato e sotto ancora si legge una frase raccolta da un trasportatore pentito: «Piangono come bambini quando sentono che li uccidono».Abbiamo chiesto a Luca Onori di parlarci di questa sua particolare iniziativa.«IL MIO IMPEGNO — ci ha detto l’imprenditore — nasce negli anni, perché gli agnelli mi fanno tenerezza e sono come i bambini accanto alla madre. Ora, nel periodo pasquale, ho provato a scendere in campo per la difesa degli agnelli, ma sono sempre stato dalla parte di tutti gli animali. In modo particolare, questo mio tentativo, è scaturito dopo avere assistito, a Capo Verde, dove mi reco per esplorazioni e fotografie, a episodi in cui questi piccoli animali vengono sgozzati tra atroci sofferenze. Al di là dell’impegno a favore degli agnelli, devo spendere una parola in generale a favore degli animali, che sono molto intelligenti».L’obiettivo di Luca Onori è comunque più ampio rispetto alla campagna che ha intrapreso in questo periodo pasquale.«E’ quello infatti — ci spiega — di sensibilizzare le persone a creare una catena solidale a difesa della natura ingenere. Io cerco sempre di dare qualcosa agli altri, uomini e animali che siano. So per certo che la natura è crudele, ma gli uomini possiedono la dote di poterli aiutare e difendere, un impegno che porto avanti da anni anche in difesa del canile Hermada, e rinnovo la preghiera che possa essere costruito il canile consortile sempre promesso e mai realizzato, dove questi poveri animali possano vivere meglio».
«L’appello per gli agnelli — conclude Luca — mi è venuto dal cuore e non mi attendevo i numerosi riscontri in positivo che ho ricevuto». Lucia Agati  Faustina Tori
 
AT NEWS
7 APRILE 2012
 
Gatti certosini in “regalo” sul web: scoperta truffa
Ci risiamo, una nuova truffa sul web che stavolta anziché riguardare cani di razza pregiati coinvolge splendidi gatti certosini. Anzi, meglio usare il condizionale, “coinvolgerebbe”, perché i mici in questione non esistono
 
L’allarme arriva da AIDAA (Associazione Italiana Animali e Ambiente) che ha presentato un esposto contro i truffatori. Ecco come avviene il tutto. Come sempre c’è un annuncio in un sito che ne pubblica di gratuiti, in cui si parla di una coppia di anziani proprietari di gatti certosini regala una cucciolata, non potendo mantenerla. Gli interessati vengono invitati ad inviare una mail di contatto e prontamente ricevono la risposta di alcuni volontari che si stanno occupando del caso. Questi spiegano che occorre inviare una piccola cifra tramite post-pay, circa 50-60 euro, necessari per le spese di vaccinazione, il microchip e la spedizione degli animali. In molti ci sono caduti ed hanno pagato, altrettanti hanno contattato l’associazione Aidaa insospettiti. In primis un signore di Genova, perplesso dal fatto che i due volontari non parlassero di “controllo preaffido”, cosa che abitualmente avviene. Poco male sarebbe stato, se non che per le spese di trasporto si richiedevano ulteriori 15 euro. Ovviamente dopo più di 30 giorni nessuna traccia dei gatti e l’esposto dell’Associazione nei confronti dei due sedicenti “volontari” milanesi individuati grazie al codice fiscale inserito per ii post-pay. Staremo a vedere come andrà a finire, ma certo è importante ricordare che un gatto certosino costa in media 300 euro e con un buon pedegree può arrivare anche ad un valore di 1000 euro. Un capitale insomma che in tempo di crisi, ben pochi regalerebbero. L’invito poi è sempre quello di rivolgersi ad un gattile per un’adozione, ma comprendendo anche il desiderio di chi vuole solo ed esclusivamente un gatto di razza pregiata, non possiamo che invitare alla prudenza. Per avere certezze però è meglio rivolgersi ad un allevatore serio, del quale si può valutare la struttura e la professionalità (Cinzia Iannaccio per www.tuttozampe.it)
 
CORRIERE DELLA SERA
7 APRILE 2012
 
I segnali nascosti di chi vive con cani e gatti
Ma attenti alle fregature
 
Baccaro Antonella
 
Quando sono andata a visitare quella che sarebbe stata la mia nuova casa, mi ha aperto la porta una signora dal viso antico, come di porcellana, che con un sorriso mi ha fatto cenno di entrare. Varcata la soglia, mi si è gelato il sangue: ovunque girassi lo sguardo, c' era un gatto: un gatto sui termosifoni, uno nel piatto doccia, un altro sotto il lavandino, un gatto sul soppalco, uno sulla libreria, gatti ovunque tra le piante del terrazzo. In un attimo di lucidità ne ho contati tredici. Ho dovuto ricorrere a tutto il mio autocontrollo per concentrarmi sulla casa e decidere che l' avrei scelta. Non sono abituata a convivere con gli animali, non ne amo il contatto, mi disturba la loro imprevedibilità. Tuttavia devo ammettere che conosco legioni di single che, come la signora dei gatti, condividono la loro vita con un animale domestico. Il motivo è intuitivo: fanno compagnia. Ricerche sui benefici effetti di questo tipo di convivenza ce ne sono in quantità. Sulla Annual Review of Public Health, due studiosi, Alan Beck e N. Marshall Meyers, hanno scritto che «tutti gli indicatori segnalano che gli animali da compagnia giocano un ruolo da membro della famiglia, spesso un membro con le caratteristiche più desiderate... Per alcune persone gli animali sono un' occasione per incontrare gente, per altre sono un modo di stare da soli senza sentirsi soli». La lista degli effetti benefici di questa compagnia, stilata dai due studiosi, comprende una maggiore longevità, ansia e senso di isolamento ridotti, decremento del rischio di pressione alta e infarto, senso di maggior sicurezza e persino un miglioramento dell' umore. «Gli animali - sostengono Beck e Marshall Meyers - possono anche avere un peso nell' aumentare il benessere delle persone di tutte le età che si sentono criticate». La spiegazione di questa affermazione mi colpisce: in pubblico, si spiega, quelli che vivono da soli possono sentirsi stigmatizzati o stereotipati. Ma tornando a casa, giocando con i loro animali, smettono di sentirsi colpiti. È una delle conclusioni più tristi che si possano trarre sul tema. Guardo ai tanti single che convivono con animali domestici con curiosità e devo ammettere che il loro modo di instaurare un rapporto con gli animali mi affascina e mi suscita tutt' altri pensieri. Osservando queste persone giocare con gli animali, e più ancora prendersi cura di loro, si ha l' occasione di carpirne un aspetto molto intimo che altrimenti sfuggirebbe. Insomma sono portata a credere che il modo in cui interagiscono con gli animali esprima molto di loro, nel bene e nel male. Proprio come nelle relazioni umane ci sono gli apprensivi, i possessivi, quelli che lasciano fare e quelli che trascurano. E poi ci sono segnali inequivocabili che sarebbe prudente cogliere per tempo: se il single dorme con il cane, lasciate perdere. Per voi non c' è posto.
 
IL TIRRENO
7 APRILE 2012
 
Cavallo fugge dal recinto e viene catturato alla Pietà
 
PRATO - Un cavallo fuggito dal suo recinto ha reso necessario ieri mattina l’intervento della polizia municipale e dei vigili del fuoco nella zona della Pietà. Numerosi residenti hanno segnalato la presenza dell’animale che si aggirava nelle strade del quartiere. Immediatamente è stata allertata una pattuglia del reparto moto che, arrivata in zona, ha individuato l’animale in via Ardigò dove passeggiava tranquillo, ma con rischio per la sua salute e per la sicurezza della circolazione stradale, dato che si trovava vicino alla sede stradale. Con l’aiuto dei vigili del fuoco, gli agenti hanno bloccato l’animale sulla vicina pista ciclabile e poi hanno pensato a trovargli un adeguato ricovero. Sono in corso le indagini dirette all’individuazione del proprietario del cavallo sia per la restituzione dell’animale che per le sanzioni amministrative del caso che saranno addebitate. Al proprietario verrà contestata l’omessa vigilanza sul cavallo, che comunque almeno non ha fatto la brutta fine del vitello fuggito alcuni mesi fa e abbattuto dalla polizia sulla pista ciclabile.
 
LA NAZIONE FIRENZE
7 APRILE 2012
 
Pericoloso macaco nel Chianti, catturato Lo accudiva una bambina
L'ipotesi è che sia stato importato illegalmente
 
Greve in Chianti (FI) - Sempre in ambito di animali esotici, dopo la tigre della Rufina e la pantera a Grosseto, è la volta del macaco a Greve in Chianti. Da giorni gli abitanti del paese segnalavano alla centrale operativa del Corpo Forestale dello Stato la presenza di un macaco (macaca fuscata) vicino al cimitero di Petriolo. Ieri il personale del Corpo forestale dello Stato e della Polizia Provinciale di Firenze, coadiuvato dalla polizia municipale di Greve, ha proceduto alla cattura e al sequestro dell'animale. Si tratta di un primate proveniente dal Giappone protetto dalla convenzione di Washinghton e considerato pericoloso.Non sembra che l'animale abbia subito maltrattamenti e si è avvicinato senza paura all'uomo. L'ipotesi è che sia stato importato illegalmente in Italia. Potrebbero averlo abbandonato o forse è scappato a chi lo aveva in custodia. Il macaco è stato immediatamente trasportato al centro di tutela e studio della fauna esotica e selvatica di Sasso Marconi (Bologna) dove verrà visitato e tenuto in custodia. Secondol'agenzia GEPRESS, che riferisce di  indiscrezioni apprese sul posto, parrebbe che ad accorgersi dell’animale sia stata una bambina. Ogni giorno gli portava da mangiare. Un fatto, però, che avrebbe potuto presentare risvolti poco piacevoli. Le scimmie, infatti, sono animali imprevedibili oltre ad essere dotate di notevole forza fisica e di una dentatura in grado di offendere.La Forestale, recatasi nei luoghi, ha in effetti constatato la presenza di resti di cibo probabilmente lasciati da qualcuno. La scimmia, secondo il Comando Provinciale di Firenze del Corpo Forestale dello Stato, era sicuramente abituata alla presenza dell’uomo. Appena la gabbia trappola fornita dalla Provincia di Firenze, è stata aperta, la scimmia si è subito fiondata al suo interno attirata dall’irresistibile profumo di una banana appena sbucciata.La scimmia di Greve in Chianti è ora ospite del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Sasso Marconi, in provincia di Bologna, ma la Forestale ipotizza il trasferimento ad altra struttura già in possesso di Macaco fuscata. A Sasso Marconi, infatti - riferisce ancora l'agenza GEAPRESS -   è presente un’altra specie di Macaco, ovvero il sylvana, più comune e presente allo stato selvatico in posti decisamente più vicini a noi. Il Macaco fuscata, invece, è originario del Giappone. Il sylvana si trova anche in nord Africa e con una piccola colonia nella Rocca di Gibilterra. Dal nord Africa è già capitato che alcuni sprovveduti turisti abbiano importato dei cuccioli acquistati nei mercati locali. Al controllo doganale, però, scatta il sequestro.Al Centro di Sasso Marconi, la scimmietta viene ora sottoposta agli esami di rito e nei prossimi giorni si vedrà se sarà confermato il suo stato di salute che, ad un primo esame, appare buono. “Per il Centro di Sasso Marconi – riferisce a GeaPress Mirca Negrini, Reponsabile del Centro – quello arrivato ieri è in effetti il secondo Macaco fuscata. Nel 1993 ci venne consegnato Bingo, sequestrato dalle Guardie Zoofile dell’ENPA di Modena e Milano, ad uno zoo itinerante. Tre anni dopo Bingo venne trasferito in una struttura olandese, ma con noi rimasero due leoni, poi inviati in Africa, alcune tartarughe, un gufo di specie non autoctona, un pitone di seba in pessime condizioni di salute ed un’Ara ararauna che è ancora con noi“.
Nei prossimi giorni, per il Macaco fuscata di Greve in Chianti, sarà resa nota la destinazione finale.
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L'ARENA
7 APRILE 2012
 
Fenomeno allarmante in primavera e in estate
 
Il fenomeno dei cani vaganti è particolarmente preoccupante in primavera ed estate e la monticazione dei capi di bestiame in alpeggio lo accresce perché le mandrie sono spesso lasciate tutto il giorno incustodite e i cani pastore, tradendo la loro funzione, si trasformano a volte in predatori. «Il problema esiste da sempre», dicono i cacciatori della Riserva alpina di Bosco, «ma in questi anni, con l'aumento della fauna selvatica, grazie anche al nostro lavoro di gestione, il fenomeno si è aggravato e i danni al patrimonio faunistico sono sottovalutati, soprattutto ai caprioli che sono le prede più accessibili. Sono infatti animali delicati», spiegano i cacciatori, «che non reggono la fatica di lunghi inseguimenti. A volte addirittura muoiono d'infarto per lo sforzo e il terrore. Le vittime sono più spesso le femmine gravide, alle quali la fatica della fuga o lo spavento può determinare degli aborti o essere fatale». Ma l'appello che lancia Fabrizio Croci, direttore del Centro recupero fauna selvatica di Verdeblu, è anche per questi giorni di festività, e rivolto ai tanti cittadini che scelgono la Lessinia o la campagna per le escursioni con i loro amici a quattro zampe. «Si tratta di cani tenuti in appartamento o in giardino e non abituati all'eccesso di stimoli olfattivi che arrivano da un ambiente vario come quello di campagna. Lasciati liberi, i cani si lanciano all'inseguimento di tutto quel che percepiscono, anche solo per gioco, senza la volontà di predare per mangiare, ma i danni sono gravi lo stesso», denuncia l'esperto di Verdeblu, «perché i caprioli sono animali molto emotivi». Ricorda che nell'arco dell'anno Verdeblu esegue da 10 a 15 interventi di recupero di caprioli feriti a causa dell'inseguimento da cani: «Non sempre vengono azzannati: a volte solo inseguiti e sfiancati, altre volte spinti verso le strade dove vengono falciati dalle auto: in questi casi li registriamo come incidenti stradali, ma l'origine è quasi sempre un inseguimento causato da cani vaganti». Denuncia che aumentano nei fine settimana i recuperi di fauna selvatica infortunata: «In questo periodo ci arrivano decine di leprotti feriti portati in bocca come trofeo da cani domestici ai loro padroni, che li hanno lasciati liberi», conclude Croci.
 
ADN KRONOS
7 APRILE 2012
 
Pisa: bimbo 4 anni azzannato da pitbull, animale ucciso a coltellate da proprietari
 
Pisa - Un bambino di 4 anni e' stato azzannato alle gambe da un pitbull, che e' stato poi abbattuto a coltellate dai proprietari per liberare la vittima dalla morsa del cane. E' successo a Gello, frazione di San Giuliano Terme (Pisa). Il piccolo non corre comunque pericolo di vita. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, il bambino era andato insieme ai genitori a far visita a dei conoscenti.
 
IL MATTINO
7 APRILE 2012
 
Pittbull impazzito attacca un bimbo
I genitori lo salvano pugnalando il cane
 
PISA - Il pittbull di casa azzanna un bimbo di 4 anni: i genitori del piccolo ed il proprietario, per fermare l'animale che non obbediva, prendono un coltello da cucina e accoltellano l'animale, uccidendolo. I fatti ieri sera a Gello di San Giuliano Terme (Pisa). Il piccolo ora è ricoverato nel reparto di chirurgica plastica dell'ospedale Santa Chiara di Pisa con ferite gravi.
Secondo quanto si è appreso, il piccolo insieme ai genitori è andato a far visita ad alcuni amici e quando questi hanno aperto la porta il cane si è avventato sul bambino, all'altezza delle gambe. Immediata la reazione degli adulti presenti, compresi i proprietari dell'animale, per strappare il piccolo dalla morsa del cane, ma per alcuni minuti non c'è stato nulla da fare, al punto che i padroni del pittbull hanno afferrato un coltello e colpito a morte la bestia per riuscire a liberare la gamba del bambino.
Trasportato in ospedale, il piccolo ha ferite ad una gamba, ma non avrebbe subito lesioni permanenti. Dopo una notte nel reparto di medicina di urgenza è stato trasferito in quello di chirurgia plastica del Santa Chiara dove sarà sottoposto a un intervento ricostruttivo dell'arto danneggiato.
 
LA NUOVA SARDEGNA
8 APRILE 2012
 
Nel cortile un lager per cani
 
UTA (CA) - Ha applicato alla lettera il detto “vita da cani”. M.M., 27 anni, nel cortile adiacente la sua abitazione ha realizzato un lager per cani: in locali angusti, sporchi e fatiscenti teneva reclusi 23 esemplari di varie razze, in condizioni igienico-sanitarie pessime. Ieri mattina i carabinieri hanno effettuato una perquisizione insieme al personale del servizio veterinario della Asl 8 di Cagliari. L’accertamento ha permesso di riscontrare la situazione terribile in cui vivevano le bestiole. Molti cani mostravano evidenti sintomi di malnutrizione e disidratazione. Alcuni erano persino legati con cortissime catene a pali e alberi. Tutta la zona è stata messa sotto sequestro. Gli animali, su ordinanza del sindaco, sono stati ricoverati presso una struttura di accoglienza autorizzata, M.M., è stato denunciato per maltrattamento di animali. Le indagini proseguono per verificare se fosse in atto anche una certa forma di attività di commercio degli animali. Tutti i cani sono stati sottoposti a cure veterinarie e dopo la terapia potrebbero essere autorizzate le adozioni.
 
MATTINO DI PADOVA
8 APRILE 2012
 
Capretta sgozzata nel giardino di casa Scatta la denuncia
 
di Elena Livieri
 
LEGNARO (PD) -  Aveva sgozzato e poi decapitato un capretto ed era pronto a fare il bis. Non fosse che un passante, inorridito dal macabro spettacolo, ha pensato bene di avvisare i carabinieri. Sono stati loro a porre fine all’attività di macellazione, clandestina e cruenta, cui si stava dedicando un allevatore del paese nel cortile di casa. L’animale è stato sequestrato e non finirà al forno fra patate e rami di rosmarino come era stato destinato. L’allevatore si è beccato una denuncia per macellazione clandestina, reato che può costargli anche il carcere e una multa salata. Tutto è avvenuto venerdì pomeriggio. Ai carabinieri è giunta la segnalazione di una persona che si diceva inorridita dalla scena a cui aveva assistito passando lungo la strada davanti a una fattoria del paese. Un uomo stava macellando dei piccoli capretti: li appendeva legati alle zampe posteriori al ramo di un albero, li sgozzava, e una volta dissanguati, ne tagliava la testa. Questo il trattamento riservato al primo animale. Ma ce n’era un altro già destinato al patibolo. I militari si sono precipitati all’indirizzo indicato. Hanno fatto giusto in tempo a salvare il fratellino del capretto già macellato dalla medesima sorte. Il capretto ucciso era ancora appeso all’albero e l’allevatore era intento a squartarlo. Su una carriola lì vicino c’erano la testa e le interiora, pronte per essere seppellite. Nella fattoria sono state trovate due coppie di capre adulte. Erano i due cuccioli maschi di queste che l’allevatore aveva in animo di macellare per Pasqua. Oltre ai carabinieri alla fattoria è intervenuto anche il servizio veterinario dell’Usl 16. L’episodio ha subito destato l’interesse dell’associazione Centopercento animalisti che si è resa disponibile ad adottare le caprette: «Gli animali non erano nemmeno stati denunciati all’Usl», fanno notare gli animalisti, «l’allevatore deve pagare per la sua crudeltà. Ancora una volta i carabinieri di Legnaro si dimostrano solerti nell’intervento e sensibili nei confronti di animali maltrattati» fanno notare dall’associazione, «stiamo pensando di rilasciare nei prossimi giorni al comandante Giovanni Soldano e ai suoi uomini una targa di riconoscimento». La macellazione “fai da te” è vietata dalla legge che ha fissato norme precise anche sul modo in cui gli animali debbano essere uccisi, per evitare inutili sofferenze.
 
CANICATTI' WEB
8 APRILE 2012
 
Sicilia, macellavano clandestinamente gli agnellini per Pasqua: 4 arresti
 
I carabinieri hanno arrestato nel messinese quattro persone accusate di macellazione clandestina di ovini e abbandono di rifiuti speciali derivanti dalla macellazione. Si tratta di Ionut Mamaluga, 22 anni di nazionalità romena, ricercato nel proprio paese per violenza sessuale e sequestro di persona; Giuseppe Guidara, 36 anni, di Patti (Messina), e i fratelli Antonino e Giuseppe Furnari, 42 e 49 anni, allevatori di Montalbano Elicona (Messina).Gli arrestati sono stati sorpresi dai carabinieri nei pressi del torrente Timeto di Patti, intenti a macellare clandestinamente diversi agnellini, destinati con molta probabilità ai pranzi pasquali. Il romeno è stato rinchiuso nel carcere di Gazzi in attesa di essere rimpatriato in Romania dove deve scontare quattro anni di carcere.
 
LA VOCE DEL NORD D'EST
8 APRILE 2012
 
Cansiglio, autorizzata mattanza dei cervi
 
Belluno - Onorevole Andrea Zanoni: "Vergognoso intervento utile solo a ristoranti e agriturismi". Le uccisioni riguarderanno soprattutto femmine di cervo, legalmente abbattute nel periodo della gravidanza ed in area protetta”Uccisioni inutili e barbare, anche di femmine gravide, effettuate dalle Guardie Venatorie e dal Corpo Forestale dello Stato, per l’ingordigia a fini di lucro dei ristoratori locali”: cosi’ l’europarlamentare Andrea Zanoni ha definito le prossime soppressioni di cervi nel bosco del Cansiglio per le quali ha annunciato un’interrogazione alla Commissione Europea.
L’europarlamentare, infatti, indica la violazione della Direttiva Ue Habitat 92/43/CEE, ”considerato anche – dice – che il Cansiglio e’ un Sito di Importanza Comunitaria”. ”Tutti devono sapere che sara’ una macelleria a cielo aperto – aggiunge – sara’ una vera e propria mattanza legalizzata all’interno di una foresta demaniale, dove da sempre e’ vietata la caccia”.
”Veneto Agricoltura, insieme alle Province di Treviso e Belluno, la Regione Veneto, la Regione Friuli Venezia Giulia, il Corpo Forestale dello Stato e l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, hanno approvato il piano di abbattimento dei cervi del Cansiglio – spiega Zanoni – lo sterminio iniziera’ subito dopo la Pasqua, senza aver valutato altre alternative, per ingrassare ristoranti e agriturismi della Provincia di Belluno e Treviso”. A detta di Veneto Agricoltura, infatti, ”la popolazione di cervi e’ aumentata a dismisura e per questo ne ha autorizzato l’uccisione che partira’ subito dopo Pasqua, senza considerare altre alternative come il trasferimento per popolare zone e parchi protetti dove questa specie e’ scarsamente presente”.
L’europarlamentare sottolinea che ”la carne dei poveri animali verra’ venduta solamente ai ristoranti e agli agriturismi della zona, che potranno cosi’ lucrare sulla morte inutile di questi animali, in un periodo, quello primaverile, nel quale e’ difficile trovare carne di cervo”. Sul caso Zanoni ha presentato un’informativa ai ministri Clini e Catania chiedendo un loro immediato intervento, nonche’ al Capo del Corpo Forestale dello Stato ”che mette a disposizione i suoi uomini ‘custodi della natura’ per perpetrare queste uccisioni”.
 
IL CENTRO
8 APRILE 2012
 
Investito il cane Napoleon, inutili i soccorsi
 
GIULIANOVA (TE). Viene investito da un’auto ed è soccorso da un passante, ma purtroppo le ferite sono troppo profonde e muore: è la storia di Napoleon, un cagnolino che nel pomeriggio di venerdì è stato travolto da una vettura condotta da un operaio giuliese, in prossimità della frazione Casale. Walter De Berardinis, che con la sua auto viaggiava dietro quella dell’operaio, si è fermato e ha soccorso il cane, portandolo nel centro veterinario “Zar”, dove la dottoressa Giusy Branella ha riscontrato all’animale un trauma toracico ed un’emorragia interna. Il cane era di proprietà di una coppia di coniugi stranieri, che non è stato possibile rintracciare subito, nonostante il collare riportasse il nome ed un numero di cellulare da contattare in caso di smarrimento. Benchè dotato di microchip, non è stato possibile rintracciare il cane nell’anagrafe canina perchè l’impianto era stato effettuato all’estero.
 
IL TIRRENO
8 APRILE 2012
 
Auto investe un capriolo
 
MONTOPOLI (PI) -  Ha attraversato la strada all’improvviso, forse in preda ai dolori per le doglie e cercando un posto sicuro dove partorire. Invece, ha trovato la morte insieme al suo piccolo. La femmina di capriolo dopo l’impatto con una macchina che l’ha investita ha partorito sulla strada, lungo la Tosco Romagnola, proprio sulla salita che porta a Casteldelbosco. Per mamma e figlio non c’è stato niente da fare. Sono stati momenti brutti anche per la conducente della Renault, una donna di Pontedera, che all’improvviso si è trovata davanti l’insolito ostacolo. La femmina di capriolo era uscita da un campo, forse per raggiungere il bosco o comunque un luogo tranquillo dove dare alla luce il suo piccolo. L’incidente stradale è accaduto poco dopo le 11. L’auto nella parte anteriore ha subìto gravi danni. Illesa la conducente, anche se molto spaventata. Sul posto è intervenuta una pattuglia del commissariato che si è occupata dei rilievi ma anche di rintracciare un’azienda in grado di occuparsi della rimozione delle carcasse dei due poveri animali. Gli incidenti in cui restano coinvolti animali selvatici sono abbastanza ricorrenti sulle strade in collina. Un po’ meno lungo la Tosco Romagnola dove è capitato l’incidente stradale.
 
ROMAGNA GAZZETTE
8 APRILE 2012
 
Maltrattamento degli animali. Sentenza della Cassazione: ‘Nessuna zona franca !
 
CRIMINI CONTRO GLI ANIMALI & CASSAZIONE. La Corte di Cassazione, sezione III Penale, con sentenza del 6 marzo (depositata il 26 marzo 2012, n. 11606) ha stabilito un principio fondamentale in materia di crimini contro gli animali, ovvero che tutti gli animali possono essere vittime del delitto di maltrattamento di cui all’articolo 544 ter del Codice penale, al di là del fatto se siano o meno oggetto di un’attività speciale, come la caccia, la sperimentazione o i circhi in quanto ‘‘l’articolo 19ter delle disposizioni di coordinamento del Codice penale non esclude in ogni caso l’applicabilità delle disposizioni del Titolo IX-bis del Libro secondo del Codice penale all’attività circense ed alle altre attività menzionate, ma esclusivamente a quelle svolte nel rispetto delle normative speciali che espressamente le disciplinano”.“La sentenza nasce dal ricorso in Cassazione della procura di Pistoia, che si opponeva all’assoluzione in primo grado del titolare di una struttura circense, citato a giudizio per maltrattamento animali su denuncia della LAV – dichiara l’avv. Carla Campanaro, dell’Ufficio Legale della LAV – secondo la Procura, infatti, il titolare e gestore della struttura, deteneva gli animali in condizioni inadatte alle loro caratteristiche etologiche, causando loro enormi sofferenze fisiche e psicologiche, come confermato dalle indagini”.Il tribunale di Pistoia aveva assolto l’imputato in primo grado ritenendo che il maltrattamento non fosse applicabile ai circhi in quanto l’articolo 19 ter disp. att. C.P. stabilisce che il reato di maltrattamento animale non di applica ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, pesca, allevamento, trasporto, macellazione, sperimentazione scientifica, attività circense, giardini zoologici, né alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla Regione competente.I COMMENTI ALLA SENTENZA. “La Terza sezione della Cassazione, quindi, ribalta la sentenza di assoluzione di primo grado, condividendo quanto sostenuto dalla Procura e quanto da sempre sostenuto dalla LAV sin dall’approvazione della legge del 2004, ovvero che tutti gli animali sono oggetto di tutela penale e non è assolutamente concepibile che un animale, solo perché oggetto di un’attività commerciale, sia per questo passibile di qualunque tipo di maltrattamento – prosegue l’avv. Campanaro – Ogni attività ha la sua norma di riferimento, come la legge sulla caccia, sulla macellazione, sulla sperimentazione, e qualora questa legge sia violata è pienamente applicabile il maltrattamento”.Proprio in materia di circhi, prosegue la Cassazione vista la lacunosità del quadro normativo di riferimento, fermo a una legge del 1968 che ne riconosce la funzione sociale, oltre che le linee guida della Cites, l’ambito di operatività dell’articolo 19 ter disp. coord. C.P., viene di molto ridimensionato ed è quindi applicabile il maltrattamento.“La Cassazione ha confermato autorevolmente e giuridicamente ciò che sosteniamo fin dall’approvazione della Legge 189 del 2004, cioè che il delitto di maltrattamento è pienamente applicabile ogni qualvolta siano attuate condotte di deliberata noncuranza ai bisogni etologici di ciascuna specie detenuta, anche in fase di addestramento oltre che di detenzione e trasporto, minando così alla radice il comune sentimento di pietà nei confronti degli animali oggi penalmente rilevante (Titolo IX bis Codice penale ‘dei delitti contro il sentimento per gli animali’) oltre che ovviamente gli animali stessi. Una importante sentenza che conferma la tutela penale per tutti gli animali, nessuna specie esclusa, e da cui derivano precisi obblighi e responsabilità a carico di tutti coloro che a vario titolo utilizzano gli animali”, aggiunge Gianluca Felicetti, presidente LAV.I CONTROLLI. Importante, infine, che la Cassazione rilevi come, lungi dall’essere una mera facoltà, i Servizi veterinari pubblici in qualità di soggetti preposti ai controlli, in presenza di fatti costituenti reato ovvero maltrattamento, hanno l’obbligo di denuncia imposto dall’articolo 331 del Codice di procedura penale in quanto pubblici ufficiali ed incaricati di un pubblico servizio.
 
MENTE CRITICA
8 APRILE 2012
 
Storie di Cani e Padroni: dov’è finita la Rivoluzione italiana?
 
Il mio coinquilino si chiama Scassino, è un cane. Non nel senso che è una brutta persona o che sia qualcosa di più di una Pecora, ma nel senso che è proprio un cane. In realtà non si chiama Scassino, ma mia madre lo ha ribattezzato così in onore della sua grande abilità a rompere le scatole, proprio come me. Ma questa è un’altra storia.
Scassino non ha rapporti fantastici con gli altri cani, preferisce le persone. Tanto che quando lo porto a spasso cerca sempre di saltare addosso ai passanti, o comunque di elemosinare qualche carezza da qualche anima buona e generosa. Il più delle volte non è difficile trattenerlo: è un cucciolo, e per quanto possa essere bestiale e cocciuto, la mano che regge il guinzaglio lo è ancora di più. Purtroppo però, Scassino non è solo rompiscatole, bestiale e cocciuto: Scassino è anche pazzo, forse schizofrenico. Capita infatti che, mentre passeggiamo tranquilli tra le vie della nostra città, decida di importunare i passanti con scatti fulminei, troppo fulminei anche per la mia fulminea mano. E così qualche tempo fa è capitato che sfoggiasse la sua follia davanti alla persona sbagliata, toccando con il muso la mano di una schifata signora di seconda età in compagnia del presunto marito che (più fulmineo dello stesso Scassino e delle sottomissive scuse della sua padroncina) mi ha sbattuto in faccia la sua energica rabbia ringhiandomi (proprio come farebbe Scassino) di “tenerlo fermo questo cazzo di cane!”. La vecchia Gilda (di origini romane e ben abituata all’irritabilità degli abitanti delle grandi metropoli) non si è stupita più di tanto della reazione del signore, che forse in fondo aveva anche le sue buonissime ragioni. La nuova Gilda, però (da abitante di una cittadina molto più civile e accogliente di Roma) è rimasta interdetta davanti a una reazione di questo tipo, tanto da chiedersi quale abominevole rabbia repressa possa quell’uomo aver avuto dentro di sé. La risposta è facile: l’Italia è un paese di merda, e forse lo sarebbe meno se la rabbia di quell’uomo invece di finire nelle povere orecchie di Scassino e della sua padroncina, finissero sulle facce e sui culi (c’è poi tanta differenza?) di chi la merda in questo paese l’ha creata.Scassino ha iniziato ad alzare la zampa e marchiare il territorio da circa un mesetto. Devo dire che per me è stato un bel sollievo vederlo raggiungere tale traguardo: avevo infatti avuto dei diverbi con un paio di abitanti della mia via, che si lamentavano una volta del fatto che pisciasse sul marciapiede, un’altra che lo facesse in mezzo alla strada, un’altra ancora che ci provasse sul tombino. Ho ingenuamente pensato che sul muro non avrebbe rotto i coglioni a nessuno, ma il mio ottimismo era decisamente infondato.  Qualche giorno fa, infatti, mentre Scassino urinava splendidamente rilassato sul muro di una traversa della via in cui alloggio, sento una voce dall’alto che (quasi come un messaggio divino) mi informa che “è vietato”. Cosa sia vietato e dove questo sia stato scritto, non è dato saperlo. Io, che non avevo alcuna intenzione di mettermi a discutere, ho fatto amabilmente finta di niente, distogliendo indifferentemente lo sguardo dopo una veloce occhiata alla donna (sempre di seconda età) affacciata alla finestra di casa sua. Dopo aver ripetuto il messaggio divino un altro paio di volte, la donna ha poi deciso di complimentarsi con la mia persona: “Brava, fai finta di niente… scema!”. Io, che continuavo a non avere alcuna voglia di discutere, ho continuato anche a far finta di nulla e quando Scassino ha riabbassato la zampa ho ripreso la nostra passeggiata, interrogandomi sulle ragioni di quella donna tanto combattiva. Sono infatti una persona civile, raccolgo sempre la cacca che Scassino lascia in giro (salvo quando la fa in mezzo ai cespugli, visto che funziona da fertilizzante) e non butto mai le cartacce per terra. La pipì però mi mette un po’ in crisi: non saprei bene come raccoglierla, e trovo impensabile girare con un secchio di varechina per 4-5 volte al giorno. Mi viene poi anche un po’ da ridere a pensare (non dico alla comunità di piccioni che scagazza sulle teste della gente) ma almeno agli alcolisti anonimi che bazzicano la mia zona tutte le sere, e che marchiano il territorio molto più spesso e fastidiosamente del mio povero cane, che come tale (al contrario degli umani) non può conoscere la funzione di un water. Mi chiedo dunque quale sia la frustrazione che quella povera donna ha dentro di sé. La risposta è simile alla precedente: l’Italia è un paese di merda (e di piscio) e forse lo sarebbe meno se la rabbia di quella donna si rivolgesse agli alcolisti anonimi che scambiano la via per un cesso pubblico, invece di prendersela con un piccolo e indifeso Scassino in compagnia della sua altrettanto piccola e indifesa padroncina.Queste sono solo stupide storielle che forse vi hanno anche fatto perder del tempo che ultimamente è prezioso più della benzina, ma grazie a Scassino e alle furie che ha generato in alcune persone che ha incrociato sulla sua strada, ho capito qual è il problema degli italiani: la loro rabbia è talmente incontrollabile da non avere un obiettivo, e da accontentarsi anzi di sfogarsi sull’ultimo dei cittadini anziché prendersela col Primo e suoi superiori che, al sicuro nelle loro abitazioni di lusso, pubblicizzano l’alcol in televisione e non si prendono neanche la briga di provvedere le città di bagni pubblici idonei ad ospitare i fluidi che un qualsivoglia alcolista anonimo abbia bisogno di espellere all’ennesima birra tracannata per strada. E non solo certa gente se la prende con l’ultimo cittadino di questo paese, ma se la prende anche con l’ultimo problema di questo paese. Ed è questo il vero motivo per cui non ci sarà mai nessuna Rivoluzione in Italia: non è vero che gli italiani sono indifferenti, è solo che i nostri Indignados (almeno molti della seconda età, ma anche della terza e della prima) sputtanano tutta la loro rabbia e la loro energia ad inveire contro l’innocuo e ingenuo Scassino e la sua altrettanto innocua ed ingenua padroncina, continuando imperterriti ad ignorare Cani e Padroni decisamente più importanti e criminali di me e del suddetto Scassino. Insomma, in fondo non è vero che non combattono: sbagliano solo a prendere mira. Gilda
 
MESSAGGERO VENETO
8 APRILE 2012
 
Controlli Nas sui pranzi pasquali sequestrati 220 chili di carne Ispezioni in macellerie e ristoranti. La merce era priva dei documenti che ne indicano la provenienza .Vietati alla vendita anche cinque capretti macellati clandestinamente o privi della tracciabilità
 
UDINE. Di quintali di carne, tra oggi e domani in Friuli, sulle tavole imbandite delle case e nelle grigliate all’aperto se ne consumeranno tantissimi. Ma intanto i carabinieri del Nas (Nucleo anti sofisticazione) di Udine, nell’ambito di un’operazione che si è svolta in contemporanea in tutta Italia, hanno sequestrato 220 chili di carne in ristoranti e macellerie, principalmente nella Bassa e in Carnia. Vietata la vendita anche per cinque capretti macellati in modo clandestino o privi della tracciabilità. La carne sequestrata, sia bovina che ovi caprina, era mancante delle indicazioni della provenienza. E’ da precisare che non è stata trovata merce avariata, solo “sconosciuta” e per questo passibile di sequestro, come è effettivamente accaduto.Sono state inoltre compiute verifiche in alcuni allevamenti ovi-caprini di medie dimensioni, con circa 70, 80 capi ciascuno che si trovano nel Tolmezzino, dove i carabinieri del Nas hanno riscontrato numerose irregolarità sulla gestione aziendale (mancata applicazione delle marche auricolari, omessa o irregolare tenuta dei registri carico e scarico aziendali, mancata corrispondenza dei registri aziendali con quello informatizzato gestito dall’Azienda sanitaria di riferimento) sequestrando, con l’ausilio del Servizio veterinario, oltre 190 capi ovi-caprini. Toccherà adesso all’Azienda sanitaria provvedere alle verifiche del caso e segnalare alle autorità, giudiziaria o amministrativa, le eventuali irregolarità.Rilevante, in appena tre mesi, cioè dall’inizio dell’anno, l’attività del Nas in Friuli Venezia Giulia a tutela della salute pubblica. Limitatamente alla ristorazione, il Nas di Udine ha condotto complessivamente 132 ispezioni, riscontrandone 59 con irregolarità. Sempre 59 sono state le persone segnalate all’autorità amministrativa e 5 a quella giudiziaria. Sono 8 le violazioni penali rilevate (riguardanti in particolare cibi in cattivo stato di conservazione, a volte con parassiti o muffe) e 67 quelle amministrative per un controvalore di oltre 38.500 euro. Sono stati 6 infine i sequestri.Plauso all’attività di questi giorni del Nas viene dalla Coldiretti. «Con la necessità di risparmiare - si legge in una nota - aumenta la domanda di alimenti a basso costo con un rischio più elevato di frodi e sofisticazioni e per questo è importante l’operazione dei carabinieri del Nas che ha portato al sequestro, in tutta Italia, di 2.800 tonnellate di prodotti alimentari pericolosi o irregolari».Venerdì erano stati i militari della Direzione marittima e delle Capitanerie di porto della regione a svolgere controlli sull’intera filiera della pesca, sia in mare che a terra. Sequestrato qualche chilogrammo di carne scaduta in un ristorante della provincia e prodotti ittici privi di documenti in due ristoranti a Lignano e uno a Grado.
 
IL TIRRENO
8 APRILE 2012
 
Una razza selezionata per l’attacco
 
di Gianluca Campanella
 
PISA «Bisognerebbe conoscere il passato» del cane per capire i motivi dell’aggressione al bimbo di 4 anni; ma per quanto sembri assurdo il dramma di Gello, l’esperto Angelo Gazzano ritiene «quasi normale» il comportamento del pitbull che è stato ammazzato per liberare il piccolo. Il ricercatore alla facoltà di Medicina veterinaria dell’Università di Pisa (e autore della guida “Cani e bambini: istruzioni per l’uso”) con le sue parole non intende assolvere l’animale, ma spiega che il cane «ha fatto esattamente ciò per cui è stato selezionato: non mollare la presa». I pitbull, come i bulldog, sono nati da una serie di incroci che mirava a ottenere quel risultato; «anzi, più sono scossi e più tengono ferma la presa». Il ricercatore ritiene di escludere un comportamento territoriale, «altrimenti il quadrupede avrebbe avuto reazioni violente anche con la mamma del bimbo, a meno che non la conoscesse bene». Semmai, Gazzano vede un’altra possibile causa: «Tutti i cani hanno problemi con i bambini, perché hanno un odore diverso dai grandi e si muovono in modo diverso. I cani vanno abituati a riconoscere anche i bambini come esseri umani, altrimenti li percepiscono come un pericolo, una preda o un giocattolo». E le reazioni possono essere diverse: gli animali dal temperamento mite possono scappare, ma il pitbull, «che ha un carattere forte, aggredisce». Gazzano, però, ci tiene a smitizzare un luogo comune: «Non è una questione individuale», cioè non è il pitbull in sé a essere pericoloso, al massimo la sua taglia. Ma resta il fatto che ogni cane «va abituato alla diversità: tutte le razze reagiscono allo stesso modo con chiunque: bambini, uomini in divisa, donne anziane o persone in sedia a rotelle, per fare qualche esempio a caso». Come si risolve? «Non credo che serva il patentino, di cui si parla spesso in queste occasioni. Viviamo con i cani da 15mila anni. Il problema è l’educazione degli animali, che da soli non ce la fanno a eseguire tutto quello che pretendiamo». Gazzano allora suggerisce di ascoltare i consigli di allevatori, veterinari ed educatori qualificati.
 
SPOLETO ONLINE
8 APRILE 2012
 
Smarrito gatto siamese in centro storico
Ricompensa per chi riesca a farlo ritrovare alla sua padrona
 
 
Spoleto (PG) - Smarrito in pieno centro storico un gatto siamese thai. E' accaduto qualche giorno fa, giovedì scorso 5 aprile, nei pressi di piazza Fontana. Il gatto in questione (ritratto nella foto), di proprietà della signora Maria Luisa Profili, è molto docile ed è caratterizzato da occhi particolarmente azzurri, due canini spezzati, nello specifico quelli superiori, e da un callo osseo sulla zampa anteriore destra facilmente individuabile al più semplice contatto con la parte interessata.Sarebbero gradite telefonate di ogni genere, tanto per semplici segnalazioni di "miagolii particolari" nelle vicinanze quanto di avvistamenti del gatto stesso. Non è infatti comune vedere un gatto della razza in questione in giro per il centro né, tanto meno, sarebbe la prima volta che il micio rimane intrappolato in qualche cantina.La proprietaria offre una ricompensa per chi sia in grado di fornirle indicazioni utili al ritrovamento del suo gatto. Per le segnalazioni sono disponibili i numeri: 074349563, 3200611526 e 3465207832.
 
 
L'ARENA
8 APRILE 2012
 
«Ora bisogna convivere e proteggersi»
LE REGOLE. Diego Lonardoni, direttore del Parco Lessinia: «Non siamo più abituati ma la coabitazione è possibile»
I consigli degli esperti soprattutto agli allevatori «Fate attenzione, a rischio pecore, capre e puledri»
 
Gli studiosi con il lupo, addormentato per l'impianto del radiocollare
 
Veneto - Bisognerà farsene una ragione e soprattutto cambiare certe abitudini. Non siamo più soli e il lupo è tornato a casa. Il richiamo della natura, gestita da vent'anni con un Parco naturale che ha protetto e incrementato la popolazione dei grandi erbivori è forse la spiegazione scientificamente più sostenibile per la presenza stanziale di due lupi nel Veronese da alcuni mesi. Ma non si potrà far finta che tutto sia come prima. Gli esperti avvertono che il lupo, soprattutto quando è solitario o «in dipersione», come viene indicato in termine tecnico, è un animale opportunista e fra inseguire per ore un capriolo o un cervo o dover affrontare la lotta con un branco di cinghiali per assicurarsi una preda, preferisce più comodamente banchettare con capre, pecore, puledri o asinelli lasciati in recinti precari o in stabulazione libera. «Ho la responsabilità di dirlo e lo dico: in un momento in cui gli allevatori si preparano a caricare le malghe per l'alpeggio serve un livello di attenzione maggiore», avverte il direttore del Parco della Lessinia Diego Lonardoni. Non è il caso delle mucche, che sono animali fuori dalla portata di un lupo, ma pecore, capre e puledri costituiscono effettivamente prede appetibili. «Non si deve vedere questo come una calamità», aggiunge Lonardoni, «ma capire che non si può impedire il ritorno di una specie a cui non siamo più abituati e che la coabitazione è possibile con regole e accorgimenti. Sarà mio compito accelerare i tempi per conferenze e incontri con gli allevatori per spiegare come convivere e ricavare anche vantaggi da questa e altre nuove presenze». Il lupo è un ospite schivo e di abitudini notturne che non rappresenta alcun pericolo per l'uomo, ma per il lupo sono un invito a nozze steccati in legno, fili di ferro che servono più a impedire l'uscita di mansuete pecore al pascolo che a evitare l'ingresso di predatori, reti elettriche che possono essere agevolmente scavalcate con un semplice balzo. Bisognerà attrezzarsi con nuove strutture e soprattutto nuova mentalità: recinzioni adeguate; stabulazione più sicura; ricovero dei capi durante la notte; custodia con cani da guardiania come il pastore abruzzese, dimostratosi particolarmente efficace nell'opera di dissuasione agli attacchi del lupo. La Regione ha a disposizione un fondo in grado di risarcire i danni, non solo materiali, subiti dagli allevatori, ma la soluzione finale dei conflitti inevitabili tra chi alleva e chi preda passa necessariamente attraverso l'educazione e l'informazione sulle caratteristiche di questa specie e sulle possibilità di prevenire e risarcire. Quanto a quei cacciatori poco informati che vedono il lupo come un competitore, numerosi studi effettuati in Italia ed all'estero hanno ormai dimostrato che la presenza del lupo, a medio e lungo termine, non influisce negativamente sulla quantità di prelievi di fauna selvatica, ma contribuisce ad un miglioramento qualitativo anche dei capi oggetto di abbattimento, perché elimina soggetti malati e costituzionalmente deboli, contribuendo con la sua selezione al rafforzamento delle caratteristiche genetiche della popolazione dei grandi erbivori selvatici.
 
L'ARENA
8 APRILE 2012
 
Un team specializzato e controlli via satellite
TECNOLOGIA. È arrivato il 6 marzo nel territorio di Campofontana
Ogni due ore arriva via etere la posizione del lupo Il monitoraggio dei suoi spostamenti è costante
 
Provincia di Verona - Lo scorso dicembre un lupo si era presentato con una doppia aggressione a delle capre nei pressi di Branchetto di Bosco Chiesanuova. Le modalità di attacco avevano insospettito guardaparco, agenti del Corpo forestale dello stato e della polizia provinciale, che coordinando le forze avevano installato delle videotrappole contando sul ritorno del lupo. La felice intuizione è stata premiata con un filmato che riprende un esemplare sul quale cinque esperti nazionali di lupi, interpellati dalla direzione del Parco della Lessinia, avevano ammesso l'alta probabilità che si trattasse effettivamente di un lupo. Un secondo video, con immagini più nitide lo realizzò anche il cacciatore trentino di Ala, Stefano Fabbiani, nella notte tra il 29 febbraio e il 1 marzo in alta Val dei Ronchi. In quell'occasione, poiché il lupo fu colto nell'atto della minzione, accovacciato sulle zampe posteriori, si ipotizzò che si trattasse di una femmina, ipotesi però messa in dubbio da alcuni esperti secondo i quali anche i lupi maschi giovani adottano la stessa postura. Ma cinque giorni dopo, esattamente il 6 marzo, si presentò al confine orientale della nostra provincia Slavc, un giovane lupo di tre anni, provvisto di radiocollare satellitare, che entrò in Lessinia nei pressi di Campofontana provenendo dalla Slovenia. Aveva percorso quasi mille chilometri: aveva nelle zampe un record di distanza dal proprio luogo di origine che finora non era mai stato registrato. Si pensò a un sopralluogo veloce, una toccata e fuga da giocare tutta in altitudine e nelle impervie aree boscate dei vaj lessinici. Invece Slavc ha sorpreso tutti, girando per tutto l'altopiano e arrivando fino alle porte di Verona. La sua permanenza prolungata nei pressi di Romagnano di Grezzana, dove esiste un parco faunistico gestito dalla famiglia Malascorta, che custodisce tre lupi di cui una femmina, ha fatto pensare che l'estro della lupa avesse attirato Slavc. Nei pressi di Romagnano c'è stata anche l'unica predazione accertata di Slavc su un animale domestico: ne ha fatto le spese una pecora, la cui carcassa è stata trovata grazie ai fix provenienti dal radiocollare satellitare. Ed è proprio da questi segnali che ogni due ore e dieci minuti arriva al satellite la posizione del lupo e che si riescono a ricostruire alla perfezione, con calcolo che rasenta l'approssimazione di un metro, gli spostamenti dell'esemplare. I segnali sono costanti, ma la scarico dei dati dal satellite avviene ogni 22 ore tramite segnale Gsm e questo, in caso di cattiva ricezione per le condizioni orografiche o di posizionamento del satellite, può essere assente anche per più giorni. Ma gli stessi studiosi sloveni, i professori Hubert Potocnik e Miha Krofel responsabili del progetto Slowolf, programma di controllo e conservazione della popolazione di lupi sloveni, sono rimasti sorpresi dall'efficienza della squadra veronese che segue gli spostamenti di Slavc. Ne fanno parte operativamente sul campo e in coordinamento dagli enti preposti, il Corpo forestale dello Stato, attraverso il Comando provinciale e regionale e il Comando stazione di Bosco Chiesanuova; il Parco naturale regionale della Lessinia; l'amministrazione provinciale, sia attraverso il faunista Ivano Confortini, sia con il corpo di polizia provinciale e la Regione Veneto, che ha in Sonia Calderola, referente dell'Unità caccia e pesca, la coordinatrice del gruppo di studio in contatto con l'università di Lubiana e le forze operative sul campo. V.Z.
 
ALTO ADIGE
8 APRILE 2012
 
Zanzare, pericolo filariosi per cani e gatti
La recente diffusione dell'insetto anche in regione crea allarme
 
BOLZANO. L'arrivo della primavera determina lo schiudersi delle uova di molti insetti tra cui la zanzara, la zanzara tigre e gli acari, con zecche, pulci e pidocchi. Proprio per questo è bene iniziare da subito a proteggere gli animali domestici come cani e gatti con validi prodotti anti parassitatori al fine di assicurare al nostro amico a quattro zampe uno stato igenico-sanitario adeguato. A richiamare l'attenzione di chi ha in casa un gatto o un cane è l'ambulatorio veterniario di Oltrisarco con la dottoressa Francesca Benin. In effetti proprio i parassiti possono veicolare diverse malattie.
«Bisogna sottolineare - si legge in un comunicato stampa ufficiale - che la zanzara e la zanzara tigre sono vettori per una malattia chiamata filarosi, la quale consiste nell'inoculazione di microfilarie da parte dell'insetto che col tempo migrano verso il cuore del cane, andando a formare le macrofilarie, ossia dei veri e propri vermi. Quando il parassita raggiunge il cuore diventa adulto e a questo la situazione per l'animale ammalato diventa molto grave. «In effetti in casi come questi, l'animale durante la cura è a rischio della vita» puntualizza il dottor Paolo Gallmetzer, titolare dell'omonima clinica veterinaria per piccoli animali a Bolzano. Secondo la dottoressa Francesca Benin la situazione di potenziale pericolo non deve essere sottovalutata neppure in Alto Adige dato che proprio ultimamente anche nella nostra regione si è sviluppata la presenza sia della zanzara che della zanzara tigre. «Sicuramente - si legge in una nota - le condizioni ambientali degli ultimi anni (clima estivo sempre più caldo e umido) aumentano la possibilità della diffusione di questa patologia. Inoltre bisogna tenere presente che anche gli spostamenti delle persone con i loro animali aumenta la possibilità di contrarre la malattia, in quanto tutta la pianura padana fin buona parte del centro Italia sono da considerarsi zone endemiche, cioè zone dove la malattia (che non può essere trasmessa all'uomo) ha un'incidenza altissima.
«Questo è vero - dice il dottor Gallmetzer - ma è anche vero che ultimamente da noi è stato registrato un solo caso a Riva del Garda. L'ambulatorio veterinario Oltrisarco consiglia comunque di sottoporre il proprio cane o il proprio gatto alla profilassi di prevenzione che mette al riparo dal possibile contagio l'animale al 100 per cento. La profilassi è comunque volontaria ed è a pagamento.
 
CORRIERE DELLA SERA
9 APRILE 2012
 
ROZZANO
Lancia il suo pitbull dalla finestra e lo uccide Arrestato un pregiudicato di 42 anni
L'uomo, di origine palermitana, si è giustificato affermando di aver agito durante un momento di rabbia. Il cane era maschio, di 9 anni
 
MILANO - Un pregiudicato, già noto alle forze dell'ordine per gesti inconsulti, ha ucciso il suo pitbull lanciandolo dalla finestra in un momento di rabbia. È accaduto a Rozzano, nel Milanese, prima di Pasqua, ma si è saputo soltanto lunedì. L'uomo, un 42enne di origine palermitana, nella notte tra il 6 e il 7 aprile ha preso il suo cane, un pitbull maschio di 9 anni, e l'ha lanciato fuori dalla finestra dell'appartamento in cui vive da solo, al secondo piano di un palazzo in via delle Primule. Sul posto sono giunti i carabinieri della Compagnia di Corsico, che lo hanno denunciato per maltrattamenti agli animali, e alcuni esponenti della Protezione animali. Secondo quanto si è appreso il raptus dell'uomo non sarebbe stato provocato da un'aggressione o da un comportamento anomalo dell' animale. i residenti della zona, dipingono l'uomo come un tipo violento.
 
IL GIORNALE
10 APRILE 2012
 
Pregiudicato uccide il cane lanciandolo dalla finestra
 
Un pregiudicato, già noto alle forze dell'ordine per gesti inconsulti, ha ucciso il suo pitbull lanciandolo dalla finestra in un momento di rabbia. È accaduto a Rozzano, nel Milanese, prima di Pasqua. L'uomo, un 42enne di origine palermitana, nella notte tra il 6 e il 7 aprile ha preso il suo cane, un pitbull femmina di 9 anni, e l'ha lanciato fuori dalla finestra dell'appartamento in cui vive da solo, al secondo piano di un palazzo in via delle Primule.
Sul posto sono giunti i carabinieri della Compagnia di Corsico, che lo hanno denunciato per maltrattamenti agli animali, e alcuni esponenti della Protezione animali. Secondo quanto si è appreso il raptus dell'uomo non sarebbe stato provocato da un'aggressione o da un comportamento anomalo dell' animale.
Intanto è stato abbattuto dai proprietari il cane che due giorni fa aveva aggredito un bambino di quattro anni, ora ricoverato nel reparto di chirurgia plastica del Santa Chiara di Pisa. È successo a Gello, frazione di San Giuliano Terme (Pisa). Il bambino, che con i genitori era andato a trovare una famiglia di amici, ha riportato gravi ferite a un gamba. Il cane è stato abbattuto dagli stessi proprietari, che sono stati costretti ad accoltellarlo, non riuscendo in alcun modo a strapparlo dalla gamba del piccolo.
 
2 RIGHE
10 APRILE 2012
 
Milano: uccide il suo pitbull lanciandolo dalla finestra

Valentina Vanzini

 
Rozzano (MI) - Ancora violenza sugli animali, ingiustificata e crudele. Questa volta è accaduto a Rozzano, nella zona del Milanese, dove un uomo ha lanciato il suo cane dalla finestra, uccidendolo.
Il fatto è accaduto prima di Pasqua, ma solo in questi giorni è stato reso noto. Secondo gli investigatori giunti sul luogo, il 42enne di origini palermitane sarebbe un pregiudicato già noto alle forze dell’ordine.La notte tra il 6 e il 7 aprile avrebbe lanciato in un momento di rabbia il suo pitbull di 9 anni giù dalla finestra dell’appartamento in cui vive da solo in via delle Primule.
L’animale a causa della caduta è morto. Oltre ai carabinieri, allertati dai vicini che descrivono l’uomo come un tipo molto violento, anche diversi esponenti della protezione animali.  
L’uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti contro animali. Secondo quanto rivelato dalle forze dell’ordine, che hanno già avuto a che fare con l’uomo a causa dei suoi scatti di violenza, il povero pitbull non avrebbe fatto nulla per scatenare la rabbia del suo padrone. Alla radice dello scatto d’ira non ci sarebbe infatti ne un aggressione da parte del cane ne un comportamento anomalo.Si è trattato di un gesto di rabbia, di una violenza e di una cattiveria inaudita, verso un animale indifeso che di sicuro, voleva anche bene al suo padrone violento.  
 
GEA PRESS
10 APRILE 2012
 
Rozzano (MI): perché ho buttato il pit bull dalla finestra
 
Ha precedenti per ricettazione, aggressione e resistenza a pubblico ufficiale. Nonostante ciò, seppure i Carabinieri della Compagnia di Corsico siano giunti poco dopo l’accaduto, la legge contro i maltrattamenti di animali non consente l’arresto in flagranza di reato. Questo nonostante gli slogan di alcuni animalisti che si erano vantanti di avere fatto approvare una legge (ovvero la 189/04) utile a portare in prigione chi maltratta o uccide gli animali.Lui, il disoccupato di origine palermitana residente a Rozzano (MI) stanco di non essere obbedito dal suo cane, lo ha semplicemente preso e scaraventato fuori dalla finestra dell’appartamento, al secondo piano di una palazzina. Il povero animale, un Pit bull, maschio, di nove anni, è morto subito dopo lo schianto. I fatti sono successi nella notte fra il 6 e il 7 aprile, per& ograve; la notizia è stata diffusa solo ieri.L’uomo, di anni 43, dedito all’alcol, era visibilmente alterato ma improvvisi scatti d’ira erano a quanto pare già noti ai vicini. Non è chiaro se avesse già coinvolto in tali comportamenti il povero cane. Di sicuro lui ha continuato a ripetere che era stanco di non essere rispettato. I Carabinieri non hanno potuto fare altro che identificarlo e denunciarlo a piede libero per uccisione di animali, ovvero in base all’articolo 544/bis del Codice Penale. Difficilmente avrà un minimo di peso la previsione massima di due anni di reclusione. La punibilità del reato, proprio in termini di reclusione, scatta nel nostro ordinamento giuridico nel caso di previsione di pena (minima) di quattro anni. Per i precedenti, invece, inciderà sicuramente il tempo trascorso dal compimento del reato. L’art. 544/bis non prevede neanche una multa (ovvero la sanzione pecuniaria dei reat i delitti).Fine di un nuovo atroce caso di maltrattamento di animali. L’uomo, per ora, è tranquillamente a casa sua (alcol permettendo).
 
GEA PRESS
9 APRILE 2012
 
Alessandria: il cane fantasma con il collare elettrico
 
Misterioso fenomeno vicino ad Ovada (AL). Un cane da caccia vagante, prelevato in strada e consegnato ad un canile autorizzato, è inspiegabilmente ricomparso presso l’abitazione del suo padrone che ha negato ogni allontanamento dell’animale nei giorni antecedenti.La recinzione del box del canile ove era stato ricoverato il cane, è stata però trovata forzata e tagliata…Appena il giorno prima il cane era stato rinvenuto in strada dalle Guardie Zoofile dell’ENPA di Acqui Terme. Al collo portava un vistoso collare elettrico. Tali strumenti, il cui uso è vietato dalla legge senza che però ne venga interdetta la vendita, sono abbastanza in uso presso i cacciatori (ditte che pubblicizzano tali strumenti erano presenti all’Hunting Show di Vicenza) ed addestratori. Chi…manovra il cane, provoca una scarica elettrica sull’epidermide del collo del povero animale. Basta premere il pulsante del telecomando. Due elettrodi, infatti, poggiano direttamente sul collo. In tal maniera può essere represso il tentativo di disobbedienza.Le Guardie dell’ENPA avevano recuperato l’animale disponendo il ricovero presso una struttura idonea e comunicando il tutto alla Procura della Repubblica di Alessandria. Poi l’incredibile sparizione alla quale, evidentemente, si devono ricollegare altri fenomeni, come la registrata presenza del cane nel canile (nottetempo manomesso) non coincidente, però, con il racconto del suo padrone che avrebbe dichiarato come l’animale non si fosse mai allontanato da casa.La Procura della Repubblica non deve però aver creduto al racconto, visto che il padrone, oltre al reato di maltrattamento di animali è stato denunciato per quelli specifici alla sparizione del cane. Per quest’ultimo, il Magistrato ha deciso la restituzione allo stesso proprietario.
 
GEA PRESS
9 APRILE 2012
 
Albania: tra poche ore la strage dei randagi
 
A partire dalla mezzanotte e fino alle 3.00 del mattino. Da martedì 10 e fino al 25 aprile. Fine dei randagi di Perrenjas (nella foto un cane della cittadina), nell’Albania orientale. Così ha deciso il Sindaco che consentirà l’uccisione a colpi di armi da fuoco dei cani randagi.Le esecuzioni erano inizialmente previste a partire dal cinque aprile, ma le pressioni degli animalisti albanesi, che ieri hanno manifestato contro l’uccisione dei cani, sono riuscite a farle slittare di pochi giorni.Il posticipo delle esecuzioni è funzionale anche ad un incontro con il Sindaco della cittadina, Bajazit Karriqi, che  l’Associazione Animal Rights Albania è riuscita ad ottenere. Gli attivisti si avvarranno anche della presenza di un proprio veterinario e di un Avvocato. Il tutto nella speranza di riuscire a fare desistere il Sindaco dal portare avanti il suo proposito.“Purtroppo in Albania – riferisce a GeaPress Pezana Rexha, direttore esecutivo di Animal Rights Albania – sopratutto nei mesi estivi è comune risolvere il problema del randagismo a colpi di pistola.”Stante le informazioni pervenute i corpi dei cani dovrebbero essere bruciati. Pratiche terribili, secondo Animal Rights Albania. Nel frattempo si spera in una valida protesta internazionale che riesca a fare desistere dal loro proposito le autorità albanesi.L’Albania, dicono gli animalisti, è un paese culturalmente ricco e con un paesaggio stupendo, ma per quanto riguarda la tutela degli animali vi sono ancora molti passi da fare. Questo nonostante vi sia una legge che dovrebbe tutelarli.“Le cose in Albania stanno cambiando – continua Pezana Rexha – Sempre più persone hanno a cuore i problemi degli animali, ma anche le autorità cittadine devono fare la loro parte ed accettare il nostro aiuto“.L’Associazione ha già anticipato che si farà carico della sterilizzazione di 50 cani ed ha invitato il Sindaco ad impiegare in maniera diversa i soldi stanziati per le uccisioni dei cani.La questione, quindi, è davvero appesa ad un filo. Nelle prossime ore si saprà della sorte dei cani randagi di  Perrenjas.
 
LA ZAMPA.IT
10 APRILE 2012
 
Albania, cani randagi a rischio fucilazione
Da questa sera sino al 25 aprile, ogni notte i cittadinidi Perrenjas potranno sparare ai cani senza padrone
 
Tirana - Sono 50 i cani randagi nella piccola località di Perrenjas, a circa 100 chilometri a sud di Tirana, che rischiano di essere fucilati per mano di due cacciatori assoldati dal comune. La decisione è stata presa dal municipio che in un avviso pubblico rende noto ai cittadini che «la caccia ai cani durerà da mezzanotte fino alle tre del mattino, fino il prossimo 25 aprile», invitandoli quindi a «fare attenzione a tenere chiusi i loro animali».La decisione ha provocato una dura protesta delle associazioni che tutelano i diritti degli animali. «È un atto barbaro. Bisogna fermare questa vergognosa strage», si legge in un appello pubblico dell’Associazione per la tutela dei diritti degli animali in Albania (Ara).I due cacciatori saranno pagati 200 lek (1.45 euro) per ogni cane ucciso, che poi verrà bruciato. «Fucilare gli animali e poi bruciarli per eliminarli è una pratica terribile che non potrà essere identificata da nessuna cultura umana o civiltà degna di essere ricordata. Sono pratiche che fanno parte di momenti scioccanti della storia umana», osserva Ara. Pezana Rexha, direttore esecutivo di Ara, si è impegnata ad impedire la strage dei cani. Un primo risultato lo ha ottenuto, facendo slittare a questa sera il via alla caccia previsto inizialmente per lo scorso 5 aprile.
«Oggi pomeriggio - racconta all’ANSA - mi presenterò davanti al consiglio municipale, insieme ad un avvocato, per convincerli a rinunciare. Noi siamo disposti a procedere alla sterilizzazione di tutti i cani ed alla loro vaccinazione. Offriremo tutte le cure che ha un animale tenuto a casa. Speriamo di potercela fare», conclude Rexha.
 
GEA PRESS
10 APRILE 2012
 
Albania: l’esecuzione dei cani rinviata di dieci giorni
 
Si è appena conclusa  presso il Municipio di Perrenjas la riunione tra i rappresentanti dell’ Associazione Animal Rights Albania (ARA) ed il Sindaco Bajazit Karriqi. Quest’ultimo aveva disposto per le ore 24 di oggi l’avvio dell’uccisione dei cani a colpi d’arma da fuoco. Le proteste guidate da ARA (nella foto un’attivista con un randagio di Perrenjas) lo avevano però indotto a convocare la riunione tenutasi oggi pomeriggio. Il Sindaco si è così espresso per un rinvio di 10 giorni, durante il quale a cura di ARA si dovranno vaccinare e sterilizzare i cani randagi della cittadina.  Passato questo termine il Sindaco deciderà su l da farsi.Stante quanto dichiarato a GeaPress da Pezana Rexha, direttore esecutivo di Animal Rights Albania, l’incontro era iniziato nel peggiore dei modi. Il Sindaco, infatti, era intenzionato a confermare l’ordine di abbattimento. E’ merito, pertanto, dell’associazione albanese essere riuscita a posticipare ulteriormente i termini della tremenda esecuzione annunciando altresì che saranno adite le vie legali qualora le autorità locali continueranno a calpestare i diritti degli animali tutelati, come ricorda Pezana Rexha, da una legge della Repubblica Albanese.Di fatto, il risultato dell’incontro odierno prefigura una situazione di sostanziale stallo, motivo per cui l’Associazione ARA ritorna a chiedere il massimo supporto sia a livello nazionale che internazionale.
 
LA ZAMPA.IT
9 APRILE 2012
 
Agnellina nasce nel mattatoio e salva la madre
I due animali presi in custodia dall'Enpa
Dopo il parto il veterinario decide di salvare entrambi
 
Arezzo - Proprio nei giorni in cui molti agnelli sono vittime di una mattanza, da Arezzo arriva una storia avvenuta un mese fa e che dovrebbe far riflettere.
La storia, raccontata dalle pagine aretine de "La Nazione", è quella di Matilda una pecora già portata al mattatoio, a pochi metri e istanti dall'essere uccisa.
E proprio in quel luogo di morte, lei ha avuto una seconda possibilità. L'animale, infatti, era gravida e il destino ha voluto che la nuova creatura nascesse proprio in quel momento. La prima ad accorgersi dell'evento è stata Maria, un'addetta della struttura che ha avvisato il veterinario impegnato nei controlli previsti nelle operazioni di macellazione. Il medico decide di sospendere le attività, ma non tutti sembrano avere la stessa sensibilità: il proprietario all’inizio non sente ragioni.La soluzione viene raggiunta grazie all'intervento dell'Enpa che interviene sulla vicenda: non si può lasciare senza mamma il piccolo appena nato. Da allora l’agnellina, chiamata Maria come l'addetta che la salvò, insieme alla madre, è ospite di Paola, una volontaria dell’Enpa che ha messo a disposizione il suo spazioso prato.
 
GEA PRESS
9 APRILE 2012
 
Messico: corrida con fuga e veterinaria incornata
 
Ha venduto cara la pelle tentando pure una impossibile fuga. Un toro dell’arena di Colima, città capitale dell’omonimo piccolo Stato del Messico occidentale, ha tentato il colpo grosso dopo che il torero aveva iniziato a ferirlo. Infuriato, ha iniziato a colpire la vistosa pubblicità della Volkswagen che ricopriva una porta laterale. Abbandonata l’arena, si è però ritrovato tra la macchine del parcheggio ed uno stand della Coca Cola.Su di lui si sono subito rivolte le attenzioni del torero e degli altri partecipi della corrida che sono riusciti, dopo non poche difficoltà, a riportarlo nell’arena. Il toro ha così ripreso, suo malgrado, il mortale spettacolo. Nessuna grazia è stata concessa per l’inconsueto tentativo di fuga. Prima di rientrare nel luogo di morte, l’animale ha incornato una giovane donna, ovvero la veterinaria dell’arena.La fuga del toro è stata filmata dalla BBC (vedi Video).Nei paesi latino americani le corride sono ancora molto diffuse. Nei giorni scorsi gruppi animalisti colombiani erano riusciti ad interrompere uno spettacolo, entrando nell’arena ed esponendo alcuni striscioni.
VIDEO
 
TUTTO GRATIS
9 APRILE 2012
 
Otite cane: cause, cura e farmaci
 
Dopo tante malattie infettive e parassitarie, passiamo ora ad un argomento che a prima vista potrebbe sembrare banale: l’otite del cane. Una malattia banale per molti, che in realtà nasconde più insidie di quante non pensiate. L’otite, lo dice il nome stesso, è un’infiammazione dell’orecchio. In veterinaria, così come in umana, riconosciamo tre tipi di otite:
otite esterna
otite media
otite interna
Andiamo a conoscere meglio queste entità.
L’orecchio del cane si distingue in tre parti: l’orecchio esterno, l’orecchio medio e l’orecchio interno. L‘orecchio esterno è la parte costituita dal padiglione auricolare e dal condotto uditivo esterno. Termina con il timpano, che è visibile solo tramite l’ausilio di un otoscopio e che da inizio all’orecchio medio, che contiene i tre ossicini noti come Incudine, Martello e Staffa, le ossa più piccole in assoluto. Al di là di queste troviamo il labirinto dell’orecchio interno.A seconda di quale parte dell’orecchio si infiammerà, avremo un’otite esterna, un’otite media o un’otite interna.
Cause
Ma quali sono le cause dell’otite nel cane? Possono essere varie e disparate e vi sveliamo un segreto: le otiti del cane sono multifattoriali. A differenza di quanto accade in umana, in cui di solito l’eziologia è singola, nella specie canina otiti batteriche, fungine, allergiche si mescolano tranquillamente fra di loro, andando a complicarsi a vicenda.Vediamo le cause di otite più frequente nel cane:
cause otite esterna: è di sicuro la forma più comune di otite nel cane. Le cause sono solitamente forme allergiche (ricordo che la pelle del condotto uditivo esterno è equiparabile al resto della pelle del cane, così come si infiamma questa, si infiamma anche quella del condotto uditivo), batteri, malassezia, corpi estranei come spighette e semini. Da non dimenticare la Leishmania, che può dare una forma di dermatite con otite che si confonde facilmente con quella allergica
cause otite media: diciamo che si tratta di una forma complicata dell’otite esterna, il timpano viene lesionato e i sintomi sono più gravi
cause otite interna: se prima parlavamo di una forma grave, qui la situazione lo è ancora di più. Si ha anche una forma di vestibolite, che spesso può essere confusa con forme vascolari o degenerative
Fattori predisponenti
Citiamo solo alcuni dei fattori predisponenti che portano allo sviluppo di otiti nel cane:
cani che soffrono di problemi di allergia alimentare o ambientale possono sviluppare più facilmente otite
cani con le orecchie pendule, tipo cocker per intenderci, hanno continuamente otiti: le orecchie così chiuse non respirano e i batteri trovano un fertile terreno per proliferare
cani che vanno spesso in acqua: l’acqua nelle orecchie è deleteria, riesce a sviluppare una forma di otite purulenta nel giro di pochi giorni
alcune razze di cani sono inscindibili dalle otiti: se prendete un barboncino, un labrador, un west highland white terrier, un cavalier king charles spagnel (solo per citarne qualcuna), sappiate che è matematico che vi stiate prendendo delle otiti viventi
Sintomi
Spesso i sintomi dell’otite vengono sottovalutati dai proprietari: ma si, cosa vuoi che sia, scuote un po’ le orecchie da qualche giorno, talvolta qualche settimana, non sarà mica una cosa grave, no? Potenzialmente lo è, perché anche se la forma più diffusa di otite è quella esterna, è questione di un attimo che si trasformi in otite media o interna e qui sono dolori per il cane.I sintomi classici di otite esterna del cane sono:
scuote la testa, con violenza
tiene la testa ruotata, di solito nel senso dell’orecchio che gli fa più male
ha dolore quando tocchi la zona intorno all’orecchio
forte prurito alle orecchie
presenza di cerume, di diverso tipo, consistenza, colore e odore
I sintomi dell’otite media del cane sono simili ai precedenti, ma il dolore e il fastidio sono più forti, soprattutto quando il timpano viene perforato.
Ancora più gravi i sintomi dell’otite interna del cane, il cane con vestibolite tiene la testa ruotata, ha le vertigini, gira in tondo, non riesce a stare in piedi, spesso fa anche fatica a mangiare.
Raramente in corso di otite il cane manifesta febbre: anche quando c’è un’otite purulenta di vecchia data, stranamente al cane non viene mai la febbre. Anche un risentimento generale è per lo più riservato all’otite interna.
Tipi di cerume
Argomento non proprio piacevole, magari leggetelo lontano dai pasti. Però se imparate a distinguere il tipo di cerume, potete già avere una vaga idea di quale sia la causa dell’otite del vostro cane, causa che dovrà però essere confermata dal veterinario. Vediamo le tipologie di cerume più comuni:
cerume marrone scuro, nero, dal tipico odore di burro rancido: si tratta di solito di una forma di cerume comune nelle otiti da Malassezia, quelle da lieviti per intenderci, che nascondono spesso una forma allergica del cane. Il cerume appare di consistenza più o meno morbida, lucido, cremoso
cerume nero, secco: qui siamo probabilmente di fronte a una forma di parassitosi da acari delle orecchie. Il cerume è facilmente riconoscibile, è proprio nero nero e secco secco, mentre gli acari si riescono a vedere solo con l’otoscopio
cerume a scaglie biancastre, secche: si tratta di una forma particolare, l’orecchio del cane appare arrossato, ispessito, rugoso con queste scaglie biancastre che formano il cerume e occludono il condotto uditivo. Di solito è provocato da forme allergiche ormai cronicizzate
cerume bianco-giallastro, liquido, dall’odore nauseabondo: siamo di fronte a un’otite purulenta, forse la forma più grave, perché il pus corrode molto facilmente il timpano. Il cane ha molto dolore e può esserci anche la presenza di sangue a causa dell’intensa infiammazione
La Malassezia, questa sconosciuta
Chi conosce la Malassezia alzi la mano! Parliamo un po’ di questo lievito, noto una volta come pitirospori. Si tratta in realtà di un lievito normalmente presente nel condotto uditivo del cane: in quantità discrete non causa problemi al cane. Quando per un qualsiasi motivo l’orecchio del cane subisce dei processi infiammatori continui, come nel caso di un’allergia alimentare o ambientale, questi lieviti si moltiplicano a dismisura e provocano quel tipico cerume oleoso, nerastro, lucido e dall’odore di burro rancido caratteristico dell’otite da Malassezia.
Otite allergica
Altra forma di otite abbastanza comune è quella da allergia. Un’allergia ambientale o alimentare può manifestarsi non solo con forme di dermatite sparse un po’ ovunque sul corpo, ma anche con una forma di otite. D’altra parte la pelle del condotto uditivo fa sempre parte della cute, quindi se si infiamma una si infiamma anche l’altra. Se si riesce a capire quali siano le cause di un’allergia (impresa abbastanza ardua a dire il vero), è anche possibile che si riesca parzialmente a risolvere anche il problema dell’otite.
Otite da corpi estranei
Forma di otite che quasi tutti i proprietari di cani conoscono assai bene, soprattutto i cacciatori: le otiti da corpi estranei. Molto spesso un’otite che sembra ostinarsi a non voler passare, nasconde un’insidia: il corpo estraneo. Per corpo estraneo in questo caso intendiamo semini e spighette di vario tipo che possono subdolamente infilarsi nelle orecchie del cane e andare ad ancorarsi o nella parete del condotto uditivo o nel timpano. Non pensate che sia così facile per il veterinario vederli: a prima vista uno potrebbe pensare che con l’otoscopio sia abbastanza facile individuarli. Ma considerate che spesso il cane durante questa operazione non sta fermo e che il corpo estraneo viene nascosto dal cerume o dal pus, quindi non è semplicissimo beccarli al primo colpo. Oltretutto se queste spighe rimangono settimane nelle orecchie del cane, macerano, si sbriciolano e causano seri danni al timpano del cane.
Diagnosi
Come fare diagnosi di otite nel cane? Beh, i sintomi sono già abbastanza patognomonici, il difficile è scoprire la causa. I sacri testi prevedono che la diagnosi di otite del cane, oltre allavisita clinica e all’esame con l’otoscopio, preveda anche un tampone auricolare per fare un antibiogramma e una coltura su terreno micologico. Questi due esami servirebbero per scoprire quale tipo di batteri e di funghi ci sono nelle orecchie del cane e impostare una terapia mirata. Il problema è che ci possono volere anche un paio di settimane prima di avere il risultato e intanto cosa faccio? Aspetto che l’otite passi? Certo che no, quindi la maggior parte delle volte si parte con una terapia ad ampio spettro, di cui parleremo anche in seguito.Se poi il nostro veterinario ha anche un endoscopio, potrebbe utilizzarlo per visualizzare meglio l’eventuale corpo estraneo, anche se ci sembra un po’ esagerato utilizzare uno strumento del genere per un’otite, ma de gustibus…..
Terapia e cura
Passiamo ora alla terapia dell’ otite. Allora, se seguo tutti i sacri crismi della medicina veterinaria, per impostare una cura corretta devo aspettare l’esito dell’antibiogramma, nel frattempo magari attuo una terapia a largo spettro che mi permetta di arrivare all’esito del test prescelto. E se sono fortunato è già quella giusta e mi sono portato avanti con la cura.
Questi sono i capisaldi della terapia dell’otite nel cane:
terapia locale: in veterinaria si usano molto le gocce otologiche, ce ne sono da applicare una volta al giorno, la maggior parte due. C’è una cosa da tenere a mente: a differenza di quanto accade in umana, visto che le otiti del cane sono spesso miste, i prodotti otologici per cani contengono antibiotici, antinfiammatori e antimicotici, tutti mescolati insieme. Questo rende de facto inutili i prodotti otologici utilizzati in umana, in special modo quelli a base di derivati della lidocaina, che servono solo a togliere il dolore, ma non curano assolutamente l’infezione alla base.
Quando si tratta di mettere le gocce otologiche al cane, è sempre meglio prima far vedere il cane al veterinario: deve accertarsi che non ci sia una lesione al timpano prima di applicare le gocce. Se infatti malauguratamente mettiamo delle gocce nell’orecchio di un cane che ha una ferita al timpano, glielo perforiamo ulteriormente, causando un danno maggiore
terapia sistemica: la terapia sistemica prevede l’utilizzo di antibiotici, antifiammatori e antimicotici somministrati per bocca o tramite iniezioni, variamente combinati fra loro, a seconda del tipo di otite che ho di fronte. La si usa o in caso di lesioni al timpano che non permettono l’immediato utilizzo delle gocce otologiche (in questo caso sta al veterinario dirvi quando è ora di usare le gocce) o quando pur non essendoci lesioni al timpano, la situazione è tale che necessita di terapia locale e sistemica abbinate Una piccola postilla: l’otite del cane è una delle poche malattie in cui la terapia locale è più efficace di quella sistemica. Mi spiego meglio. Se bazzicate dalle parti del vostro veterinario, spesso sentirete proprietari lamentarsi perché devono usare le gocce: ma il veterinario non può darmi le pastiglie? Non sono più efficaci? Sbagliato, il tuo veterinario sa quello che sta facendo: la terapia base per l’otite sono le gocce otologiche, eventualmente coadiuvate dalle compresse per bocca e non viceversa
asportazione di corpi estranei: beh, se c’è un corpo estraneo, prima si riesce a toglierlo e prima guarisce l’otite. Spesso da svegli non si riesce, il cane o si agita troppo per poter lavorare dentro con una pinza o tira a mordere: in questo caso si tratta di fargli una piccola anestesia
terapia dell’otite allergica: se siamo di fronte a un’otite allergica, la terapia di cui sopra deve essere abbinata a un’opportuna dieta ipoallergenica e a un’eventuale terapia desensibilizzante da concordare col veterinario
lavaggio del condotto uditivo esterno: potrebbe esservi proposto dal vostro veterinario di effettuare un lavaggio del condotto uditivo esterno. Si esegue di solito in anestesia totale e si utilizza in casi di otiti purulente ostinate, che non reagiscono a nessun tipo di antibiotico, con notevole quantità di materiale che ostruisce il condotto uditivoUn piccolo consiglio terapeutico: le otiti nel cane sono lunghe da guarire. Sia la terapia locale che quella sistemica vi verrà data per minimo dieci giorni, talvolta più tempo: è assolutamente normale, il veterinario sa quello che sta facendo. Non interrompete il trattamento di testa vostra: sarete costretti a ricominciare tutto dall’inizio e non guarirete mai il cane.
Complicazioni
Vediamo ora quali sono le complicazioni dell’otite del cane. Alcune le abbiamo già descritte, le otiti medie e le otiti interne come forma complicata dell’otite esterna sono una di esse. Un’altra forma di complicazione abbastanza frequente è l’otoematoma. Si tratta di un ematoma localizzato nel padiglione auricolare del cane, appare come un bozzo rigonfio, caldo, non sempre dolente. E’ provocato dallo scuotimento della testa del cane: si rompono i vasi sanguigni, il sangue esce, ma visto che nell’orecchio c’è solo cartilagine e non c’è il sottocute che potrebbe assorbire questo sangue, questo si accumula e forma l’otoematoma. A questo punto bisogna valutare col proprio veterinario se lasciare che col tempo si assorba lentamente da solo (l’orecchio si accartoccia un pochetto), se drenarlo o se intervenire chirurgicamente.
Manutenzione dell’orecchio del cane
Come evitare le otiti del cane? Beh, vediamo quello che si può umanamente fare:
curare le allergie sottostanti, con pazienza, senza voler fare tutto e subito, ma procedendo con metodo e per gradi
tenere pulito il condotto uditivo esterno del cane: in commercio ci sono gocce destinate alla pulizia, in cani che producono molto cerume sarebbero da applicare almeno una volta a settimana. Se non avete le gocce va bene anche dell’olio di oliva, l’importante è che non usate mai dell’acqua o dell’alcool. Una volta messe le gocce, con un batuffolo di cotone togliete il cerume che verrà fuori
destinato ai proprietari di cani con i peli nelle orecchie: toglieteli, abituate il cane a questa manualità fin da cucciolo. Tutti quei peli che crescono dentro le orecchie, trattengono lo sporco, favoriscono la crescita dei batteri, formano un vero e proprio tappo insieme al cerume
evitate il più possibile che entri nelle orecchie del cane dell’acqua
non fate viaggiare il cane con la testa fuori dal finestrino, i colpi d’aria sono possibili anche per le loro orecchie.
 
IL MESSAGGERO
10 APRILE 2012
 
Paura a Villa Ada, caccia all'uomo che accoltella labrador e barboncini
Su Facebook la descrizione dell'aggressore che ieri ha ferito un cane: «E’ alto, robusto, capelli medio lunghi»
 
 
di Matteo Valerio
 
ROMA - Una normale zuffa tra cani. I padroni che accorrono a sedare gli animali. Poi l’imprevedibile: uno dei due uomini tira fuori un coltello e sferra tre fendenti contro il cane dell’altro. Quindi minaccia il padrone, con il coltello ancora in mano. E scappa. C’è paura a Villa Ada, dove alcune sere fa si è verificato il fatto. La notizia si è diffusa in fretta, grazie alla vittima dell’aggressione, che ha allertato i padroni di animali tramite Facebook, fornendo una descrizione dettagliata dell’accoltellatore.
La testimonianza. Patrizia c’era. Con il suo cane e suo figlio piccolo. Oggi passeggia ancora a Villa Ada, un barboncino bianco al guinzaglio, ma non è tranquilla: «Ho sentito i versi di due cani che si azzuffavano – racconta – ma non sembrava una zuffa violenta. Poi, d’un tratto, le urla disperate di un ragazzo: sono corsa fino al punto dell’aggressione con mio figlio, nonostante la paura, e ho visto una scena agghiacciante. L’aggressore era già scappato, e l’altro cane era in un bagno di sangue, penso che non ce l’abbia fatta». E invece Arturo, questo il nome del labrador accoltellato, ha lottato per una notte tra la vita e la morte, ma è fuori pericolo. «Perdeva tantissimo sangue – spiega Luca, il padrone – e io ero terrorizzato. L’ho preso in braccio sono riuscito ad arrivare alla macchina». Poi la corsa alla clinica veterinaria: «Grazie alla solidarietà di tanti amici, che sono accorsi con i loro cani per la trasfusione, Arturo si è salvato, ma porta ancora i segni di quelle coltellate».
La denuncia ai carabinieri. Luca ha sporto denuncia ai carabinieri, fornendo la descrizione dell’aggressore, del modello e della targa della sua auto: «E’ questione di pochi giorni prima che lo individuiamo», assicura il capitano Massimo Pesa, della Compagnia Parioli. «Si tratta probabilmente – afferma – di un normale cittadino, che in questo caso ha esagerato». Non sono dello stesso avviso i frequentatori abituali di Villa Ada. Giada per esempio, padrona di un meticcio di taglia grande, si è informata: «Qualcuno, tra gli altri proprietari di cani, ha capito di chi si tratta e lo descrive come una persona all’apparenza poco equilibrata. Sembra che non si sia più fatto vedere da allora, ma noi siamo sgomenti per quello che è successo».
Ormai è fobia a Villa Ada. E qualcun altro, come Giulia, ricorda che «c’è anche una certa fobia perché poche settimane fa un bassotto, sempre qui a villa Ada, è stato aggredito e ucciso da un altro cane». Resta, tra i padroni, un diffuso stato di allerta «per un matto – dice senza mezzi termini Luigi – che va ancora in giro con il coltello in tasca». E resta la descrizione affidata ai social network (e poi ai carabinieri) del proprietario del cane aggredito: «E’ alto, robusto, capelli medio lunghi. Ha un cagnolino marroncino con una striscia bianca sul petto».
 
IL MESSAGGERO
19 APRILE 2012
 
Villa Ada, preso il terrore dei cani
Accoltellò un labrador
E' un romano di 32 anni. E' stato denunciato per maltrattamento e ai carabinieri ha detto: «E' stata legittima difesa»
 
ROMA - Tre coltellate contro un labrador ridotto in fin di vita. L'aggressione a Villa Ada davanti allo stupore di tante persone che ormai, rimaste terrorizzate dall'episodio, evitavano le passeggiate con i propri cani al parco. I carabinieri hanno rintracciato l'uomo, romano, 32 anni che si è giustificato: «È stata legittima difesa. Il mio cane era in estremo pericolo». Il labrador si era azzuffato con il suo volpino. L'uomo, incensurato, che collabora nello studio di architettura del padre, è stato denunciato dai carabinieri della stazione Roma-viale Eritrea per il reato di maltrattamenti di animali. I carabinieri hanno accertato che si è trattato di un fatto isolato.
L'aggressione. Il labrador fu trasferito nella clinica veterinaria San Francesco e sottoposto ad un delicato intervento chirurgico e ora sta bene. Il 29 febbraio scorso il trentaduenne si trovava a spasso con il proprio volpino all'interno del parco, quando da lontano si accorse che aveva ingaggiato una lotta con un labrador. Di fretta si avvicinò agli animali, li divise, prese «l'avversario» del suo cane per il collo, estrasse un coltellino tascabile e lo colpì con tre fendenti provocandogli gravi feriti davanti agli occhi impietriti del proprietario, un ragazzo di 26 anni, che denunciò il tutto ai carabinieri.
La denuncia. Ieri i militari, dopo aver raccolto numerose testimonianze, riscontrate poi da diversi servizi di osservazione all'interno del parco di villa Ada, sono arrivati al 32enne che ha detto di portare con sè il coltello per tagliare gli arbusti all'interno del parco o per andare a cercare funghi. Valentina Coppola, presidente di Earth, ha fatto sapere che l'associazione si costituirà parte civile e offrirà assistenza legale gratuita al proprietario del labrador.
 
LATINA 24 ORE
19 APRILE 2012
 
Roma, accoltellò un cane: “Ho agito per legittima difesa”
 
Roma - «È stata legittima difesa. Il mio cane era in estremo pericolo». Così si è giustificato l’uomo di 32 anni, che a fine febbraio ridusse in fin di vita, colpendolo tre volte con un coltello e poi scappò, un cane labrador che si era azzuffato con il suo volpino all’interno del parco di Villa Ada. L’uomo, incensurato, che collabora nello studio di architettura del padre, è stato denunciato dai carabinieri della stazione Roma-viale Eritrea per il reato di maltrattamenti di animali.La «vittima» fu subito trasferita nella clinica veterinaria San Francesco e sottoposto ad un delicato intervento chirurgico, ora però sta bene. I carabinieri hanno dovuto fare delle indagini per individuare il colpevole e soprattutto capire se l’accoltellatore era «seriale» ma è stato accertato che si è trattato di un fatto isolato. Il 29 febbraio scorso il trentaduenne si trovava a spasso con il proprio volpino all’interno del parco, quando da lontano si accorse che aveva ingaggiato una lotta con un labrador. Di fretta si avvicinò agli animali, li divise, prese «l’avversario» del suo cane per il collo, estrasse un coltellino tascabile, di modeste dimensioni, ed lo colpì con tre fendenti provocandogli gravi feriti davanti agli occhi impietriti del proprietario, un ragazzo di 26 anni, che denunciò il tutto ai carabinieri.Ieri i militari, dopo aver raccolto numerose testimonianze, riscontrate poi da diversi servizi di osservazione all’interno del parco di villa Ada, sono arrivati al 32enne che ha detto di portare con sè il coltello per tagliare gli arbusti all’interno del parco o per andare a cercare funghi.
 
IL TEMPO
20 APRILE 2012
 
L'accoltellatore del cane di Villa Ada dovrà spiegare molte cose ai carabinieri che lo hanno individuato e denunciato a piede libero.
Si tratta di un giovane di 32 anni, romano, incensurato.
 
Roma - Dovrà spiegare perché girava "armato" di coltello nel parco pubblico e soprattutto per quale motivo ha ferito gravemente un labrador con tre fendenti durante una baruffa con il suo. «È stata legittima difesa. Il mio cane era in estremo pericolo» si è giustificato ai carabinieri della Stazione di viale Eritrea. Bisognerà vedere se basterà in aula quando con buona probabilità dovrà rispondere dell'accusa di maltrattamento di animale. La presenza dell'accoltellatore di Villa Ada aveva gettato nel panico i tanti proprietari di quattrozampe che ogni giorno frequentano il parco della Salaria e scatenato una caccia all'uomo. Indizi e testimonianze del resto erano state numerose e le indagini dei carabinieri hanno fatto il resto riuscendo a risalire al responsabile escludendo l'ipotesi di un comportamento seriale. Sapere adesso che ha un volto e un nome e che non si tratta di un folle, farà tirare un sospiro di sollievo e tutti potranno sentirsi più sicuri lungo i viali alberati della storica villa. Tutto era cominciato l'ultimo giorno di febbraio quando il 32enne si trovava a spasso con il suo volpino a Villa Ada quando da lontano si accorse che il suo cane e un labrador avevano ingaggiato una «canizza». Cani con due pesi e due misure differenti certo, ma dopo averli raggiunti e divisi perché ha preso «l'avversario» per il collo e l'ha pugnalato tre volte davanti agli occhi terrorizzati del suo padrone? Il cane ridotto quasi in fin di vita, riuscì a salvarsi, dopo un delicato intervento chirurgico nella clinica veterinaria San Francesco. Il proprietario del labrador denunciò l'accaduto ai carabinieri e l'episodio fece presto il giro dei «canari» delle ville tramite facebook suscitando indignazione e paura. I militari dopo aver raccolto le testimonianze e eseguito diversi servizi di osservazione nel parco hanno messo insieme i pezzi del puzzle e sono risaliti al responsabile che avrebbe spiegato di portare il coltello per tagliare arbusti nel del parco o per andare a cercare funghi. «Possedere un cane non vuol dire necessariamente amare gli animali» spiega Valentina Coppola, presidente di Earth - quindi nessuna scusante per un gesto tanto violento». L'associazione ha già allertato il proprio ufficio legale per costituirsi contro l'aggressore. «Vogliamo anche offrire la nostra assistenza legale gratuita al proprietario del labrador perché veda risarciti i danni subiti». Plaude alla soluzione del caso grazie ai carabinieri anche il delegato capitolino agli animali Federico Coccia, che è anche veterinario. «Sono felice che l'impegno delle forze dell'ordine e dell'amministrazione abbia restituito la totale sicurezza a uno dei parchi più amati della città dove i cittadini possono portare a spasso i propri cani in assoluta serenità».
 
GIORNALE DI VICENZA
10 APRILE 2012
 
Bocconi avvelenati strage di cani e gatti L'appello dell'Enpa
ASIAGO (VI). Diversi morti e tanti intossicati
«Segnalare subito la presenza di cibi sospetti per bonificare l'area»

Gerardo Rigoni

 
Due cani morti, altri 5 intossicati e innumerevoli gatti uccisi. È il bilancio dell'ultimo mese di avvelenamenti da bocconi tossici sparsi sul territorio. E grazie all'accortezza di un escursionista che ha segnalato la presenza di bocconi sospetti in zona Kaberlaba altre morti sono state evitate. Il primo cane colpito è stato a Camporovere dove, nei pressi della chiesetta dell'Holl, appena fuori l'abitato, il cane ha ingerito il tipico bocconcino cosparso da veleno. Solo l'immediato intervento dei veterinari l'ha salvato. Per due volte bocconi avvelenati sono stati trovati al parco Millepini, dove almeno 3 cani sono dovuti ricorrere alle cure mediche, mentre uno è morto. Bocconi segnalati sul delimitare del bosco al Kaberlaba e, a distanza di qualche giorno, due cani di contrada Ave hanno evidenziato i tipici sintomi. Uno di loro non ha superato la crisi. I gatti non se la passano meglio. Dopo il ritrovamento in autunno di colli di pollo farciti con veleno in contrada Mosele, dove vive una famiglia di gatti randagi (e dove l'Enpa ha recentemente effettuato una campagna di sterilizzazione) nella contrada galliese di Ronchi di dietro numerosi gatti sono stati trovati senza vita. «L'avvelenamento è una crudeltà per la quale si rischia la condanna penale - ricorda Helen Scaggiari, presidente dell'Enpa Asiago 7 Comuni - ma c'è anche una questione di danno ambientale e di irresponsabilità. Molte zone sono frequentate anche da bambini che possono intossicarsi e poi i bocconi possono essere mangiati dalla fauna selvatica». Nonostante pene severe (con sanzioni da 3 a 15 mila euro e da 3 a 18 mesi di reclusione in caso di morte dell'animale), il fenomeno continua. Sono stati informati i carabinieri, polizia municipale e polizia provinciale ma, nonostante controlli periodici nelle zone più colpite, le indagini non hanno portato all'identificazione dei responsabili. «Chiediamo ai possessori di animali domestici la massima attenzione - conclude Scaggiari - e invitiamo a segnalare immediatamente alle autorità la presenza di bocconi anche solo sospetti. Qualora l'animale avesse ingerito veleno, chiediamo di denunciare il fatto, indicando con la massima precisione ora e luogo dell'avvelenamento per bonificare subito la zona».
 
IL RESTO DEL CARLINO
10 APRILE 2012
 
Vita da... cani, 'Hobby Zoo': dal maxisequestro all’assoluzione
Il caso Il titolare del canile era accusato di maltrattamenti agli animali
 
Macerata - Niente maltrattamenti agli animali. A 5 anni dal sequestro del negozio e del canile, il titolare della Hobby Zoo, Maurizio Rossi, è stato assolto dal giudice con formula piena: il fatto non sussiste. La vicenda risale all’agosto del 2007, quando la procura dispose il sequestro di tutta l’attività in contrada Pieve: il provvedimento fu la conseguenza dei controlli effettuati dal servizio Cites del Corpo fortestale di Macerata e di Pescara insieme con i veterinari dell’Asur, intervenuti dopo le segnalazioni di alcune associazioni animaliste.Al titolare del negozio furono contestate le inadeguate condizioni in cui erano tenuti gli animali, sia a causa del sovraffollamento, sia per le carenti condizioni igienico-sanitarie. Il sequestro fu chiesto dal sostituto procuratore Massimiliano Siddi e disposto dal gip Semeraro. La decisione fu dettata, sostennero gli inquirenti, dalla necessità di trovare una sistamazione più idonea per gli oltre duecento cani adulti e per i 150 cuccioli dell’'Hobby Zoo'. Il giorno successivo, Rossi ottenne il dissequestro della struttura dopo il pagamento di una cauzione e soprattutto dopo aver assicurato che il canile sarebbe stato ampliato. A tal proposito, riferì che un progetto era stato presentato, ma che dal Comune non era arrivato l’ok (giunto solo due anni più tardi). Ed è stato proprio questo uno dei pilastri della difesa, sostenuta dall’avvocato Renato Coltorti. E’ stato inoltre dimostrato che gli animali non erano stati sottoposti a sofferenze fisiche. Il giudice ha dunque accolto la linea difensiva, assolvendo Rossi dall’accusa di maltrattamenti.
 
AFFARI ITALIANI
10 APRILE 2012
 
Contrabbando di animali alla frontiera: beccato con un caimano dentro i pantaloni
 
Hanno tra uno e due anni d'età, ma denti ben affilati i tre alligatori consegnati venerdì al Vivarium di Losanna. E la saga di uno di loro, lungo 50 centimetri, non è per nulla banale. "E' stato recentemente scoperto dai servizi doganali alla frontiera di Basilea. Il contrabbandiere lo stava trasportando, incollato a una coscia, sotto i pantaloni", ha rivelato Michael Ansermet, 47 anni, direttore del famoso zoo dedicato principalmente a rettili e ragni. Dopo un periodo in un parco faunistico che non poteva ospitarli a tempo indeterminato, i tre caimani hanno finalmente trovato rifugio a Losanna."Hanno finalmente una gabbia e uno spazio per le loro esigenze, con abbondante acqua". Gli altri due rettili appartenevano a un individuo che non forniva le condizioni necessarie per mantenerli a casa sua. "Chi 'adotta' degli alligatori senza conoscere il loro stile di vita, spesso li mette nella vasca da bagno. Ma questo è completamente illegale. Un veterinario cantonale può confiscarli e poi affidarli ad un zoo", dice Michel Ansermet.Secondo l'Ufficio federale di veterinaria (UFV), il numero di sequestri alle frontiere di animali vivi è piuttosto elevato. "Ne contiamo tra 50 e 70 di un anno", afferma Regula Kennel, portavoce del FVO. Tuttavia, data la Direzione federale delle dogane, le cifre sono ancora maggiori. Incredibile, ma vero, delle rane vive sono regolarmente inviate per pacco postale. "Spesso non sopravvivono al trasporto", dice il portavoce delle dogane. Alla frontiera, le pelli di animali protetti vengono spesso sequestrate, così come la carne. "Non è raro imbattersi in carne di scimmia e persino elefanti. Quest'ultimo è considerato da alcuni come una prelibatezza", ha detto il funzionario.
 
LA STAMPA
10 APRILE 2012
 
Maltrattamenti ad animali, i controlli dell'Asl
Da inizio anno già 10 cani tolti ai rispettivi padroni
 
ASTI - Resta alta l’attenzione contro il maltrattamento degli animali: nell’Astigiano il 2012 è iniziato con dieci cani sequestrati in due casi accertati di mancanza di cure e assenza di condizioni igienico-sanitarie. L’anno scorso si sono registrati 97 controlli in risposta a segnalazioni ed esposti scritti, aumentati del 10% rispetto al 2010 (87) e del 15% rispetto al 2009 (82). Tra le richieste di intervento, 70 hanno riguardato gli animali domestici (in particolare cani e gatti), mentre le restanti 27 hanno interessato allevamenti e animali da reddito.
Altri particolari sul giornale in edicola oggi, martedì 10 aprile. 
 
GIORNALETTISMO
10 APRILE 2012
 
“Il gatto che mi ha salvato dall’anoressia”
Prendersi cura di un micio denutrito ha cambiato la vita di una ragazza che non voleva più mangiare
 
PESO PIUMA - Ashley Ransley a 20 anni pesava come una bambina di 12, e i medici erano stati molto chiari: “Potresti morire di infarto da un momento all’altro” le avevano detto 5 anni fa. Ashley soffriva di disordini alimentari fin dall’inizio del liceo, ma ha dovuto sbarcare a un corso di psicologia all’università per capire che qualcosa non andava: così ha deciso di farsi seguire da un nutrizionista. Ma di fronte all’anoressia i discorsi dei medici valgono poco, la malattia sfugge di mano a chi ne è afflitto, specie se il suo decorso ha una coda lunga che si perde nella storia personale come nel caso di Ashley, che nonostante la coscienza del proprio problema non riusciva a uscirne.
RIABILITAZIONE FELINA - A dare alla ragazza la forza necessaria per riprendere a mangiare è stata Riley, una gatta che Ashley ha trovato per strada: era così denutrita che le era sembrato un cucciolo, e invece l’animale aveva già tre anni, doveva solo mangiare. Ashley è guarita preoccupandosi di guarire la gatta, mangiando quando mangiava lei, informandosi sull’importanza di un’alimentazione equilibrata e distraendosi dall’ansia e dalla depressione con l’amica a quattro zampe. “So di averle salvato la vita, ma so anche che lei ha salvato la mia” racconta al Daily Mail Ashley, che oggi ha 25 anni ed è fuori pericolo.
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IL RESTO DEL CARLINO
10 APRILE 2012
 
Il cane finanziere Mep in servizio alla stazione
Fiuto d'oro per le droghe
 
 
Ravenna - Durante l’ultima settimana sono stati tanti i controlli da parte della Guardia di Finanza di Ravenna che dispone anche dei cani antidroga. E proprio uno di loro, Mep, si è reso protagonista di diversi interventi, scovando dosi di stupefacente nascosti nei luoghi più impensabili.Nel corso della mattina, dopo aver effettuato alcuni controlli di routine sui passeggeri alla stazione di Ravenna, il cane antidroga “Mep” ha effettuato, guidato dal suo “amico” finanziere, una perlustrazione esterna nel piazzale della stazione. L’infallibile fiuto del pastore tedesco ha permesso di scovare, all’interno di un pacchetto di sigarette, nascosto sulle rastrelliere delle biciclette, 5 grammi di hashish probabilmente abbandonati in fretta e furia da qualche spacciatore intimorito dalla pr esenza della pattuglia di finanzieri. Il cane “Mep” ancora voglioso di portare a termine il proprio “gioco” ha segnalato con insistenza, tra un gruppetto di studenti presenti in stazione, un giovane che risultava poi nascondere nel proprio marsupio 1,8 grammi di hashish.Altrettanto movimentata è risultata poi la serata della vigilia pasquale quando durante i controlli a Marina di Ravenna, una pattuglia di baschi verdi ha controllato una serie di autovetture con la “fedele” presenza dell’infallibile amico cane antidroga che ha fiutato e permesso il sequestro di complessivi 10 grammi di hashish ed un grammo di marijuana.Complessivamente sono stati 6 i soggetti segnalati al Prefetto per il possesso di sostanze stupefacenti, 1 denunciato per guida in stato di ebbrezza con conseguente immediato ritiro della patente ed 11 i verbali di contestazione per una serie di infrazioni al codice della strada.
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CORRIERE DELLA SERA
10 APRILE 2012
 
Senza animali da laboratorio si ferma la ricerca medica
 
Caro Severgnini, sono un italiano che vive da molti anni negli USA, dove dirigo un centro di ricerca sull’AIDS. Da cittadino italiano, e da scienziato, sto seguendo con con notevole preoccupazione l’iter del il disegno di legge No. 3129 che contiene delle disposizioni concernenti l’impiego di animali da laboratorio, che risulterebbero fortemente penalizzanti per la ricerca biomedica.
Come lei sa, i farmaci, le terapie, gli strumenti diagnostici, le cure e i vaccini che sviluppiamo per i bambini, gli adulti, gli anziani e gli animali domestici dipendono dal proseguimento della ricerca biomedica. Mai nella storia della scienza siamo stati così’ vicini a risultati che promettono di migliorare la nostra qualità di vita. L’attuazione di un disegno di legge che penalizza la ricerca biomedica Italiana in questo momento così’ cruciale farebbe dei danni notevoli al nostro paese, dal punto di vista culturale, tecnologico, ed economico. Cedere alle pressioni delle lobby animaliste e decidere di mutilare la qualità’ della ricerca biomedica sarebbe un gravissimo errore strategico, con pessime conseguenze per il futuro della scienza italiana, e dell’Italia in genere. Un saluto cordiale,
Guido Silvestri
 
INFORMAZIONE.IT
10 APRILE 2012
 
Cavia di laboratorio salva la vita di una bambina
Organizzazione per la ricerca biomedica lancia una nuova campagna con cartelloni che stimolano la riflessione
 
 
FBR Media, un'organizzazione globale di ricerca biomedica ha annunciato oggi di aver lanciato una nuova campagna con cartelloni pubblicitari in Italia, nell'ambito della sua campagna internazionale ResearchSaves. A primavera, in tutta Italia appariranno cartelloni pubblicitari con lo slogan "Un giorno potrei salvare la tua vita". I cartelloni presentano una cavia di laboratorio che spiega a una bambina che i suoi contributi alla scienza e alla medicina potrebbero salvarle la vita un giorno. La campagna ResearchSaves è stata ideata per aumentare il sostegno internazionale per la ricerca medica e scientifica con modelli animali. 
"I nostri nuovi tabelloni spiegano che la ricerca sugli animali è essenziale per le cure mediche, per i trattamenti e per le terapie a cui tutti noi, compresi i nostri figli, ci affidiamo.  Senza la ricerca sugli animali, i medicinali e i trattamenti che abbiamo ora non esisterebbero e non sarebbero state sviluppate nuove cure," ha dichiarato Paul McKellips, presidente di FBR Media. "Senza ricerca con modelli animali, in particolare i roditori, non possiamo scoprire nuove cure per molte malattie che minacciano le nostre vite, compreso il cancro, HIV/AIDS, l'Alzheimer, diabete, paralisi, autismo, malattie cardiache, fibrosi cistica, Parkinson e malaria."La ricerca sugli animali non aiuta solo le persone, aiuta anche gli animali. Ha avuto riflessi anche in molte terapie importanti salvavita e per prolungare la vita di gatti, cani, animali da fattoria, animali selvaggi e specie a rischio. Pacemaker, articolazioni artificiali, trapianti di organi e libertà dai dolori artritici sono solo alcune delle scoperte fatte in veterinaria grazie alle ricerche sugli animali. Cani, gatti, pecore e bestiame vivono inoltre più a lungo e più in salute grazie ai vaccini per rabbia, cimurro, parvovirus, epatite, antrace, tetano, e la leucemia felina. Le nuove cure per il glaucoma, per le cardiopatie, per il cancro, displasia dell'anca, e per traumi salvano, prolungano e migliorano le vite dei nostri amati animali domestici, mentre tecniche riproduttive avanzate aiutano a conservare e proteggere le specie minacciate e in pericolo.ResearchSaves è una campagna internazionale innovativa con un messaggio semplice: la ricerca sugli animali salva vite umane e di animali. Con la campagna pubblicitaria in televisione, sui cartelloni, online e per radio, la campagna ResearchSaves educa le persone su come la ricerca medica con modelli animali porti a nuove cure e trattamenti per le malattie. La ricerca sugli animali ricopre un'importanza vitale per il futuro della salute umana e animale.  La campagna ResearchSaves, del valore di molti milioni di dollari, ha il sostegno delle principali istituzioni accademiche mondiali, da organizzazioni no-profit, ospedali, gruppi per la difesa dei malati e da grandi aziende del settore sanitario, oltre che da singoli donatori. Per avere maggiori informazioni sulla campagna ResearchSaves visitare il sito http://www.ricercasalva.it.ResearchSaves è una coalizione internazionale di oltre 250.000 ricercatori biomedici, scienziati, medici, veterinari e studenti da 75 nazioni nel mondo che stanno lavorando per scoprire innovazioni scientifiche e mediche per migliorare le vite di uomini e animali.  La maggior parte delle medicine, delle terapie, delle procedure e delle apparecchiature mediche sia per uomini che animali domestici vengono scoperte con ricerche biomediche... ricerca che salva. ResearchSaves è gestita da FBR Media, un'organizzazione di ricerca biomedica.
Nota per i redattori:Una foto a corredo di questo comunicato stampa è disponibile da European Pressphoto Agency (EPA) sul sito http://www.epa-photos.com
 
CORRIERE DELLA SERA
11 APRILE 2012
 
Ancora sulla sperimentazione animale: non è un far west per scienziati pazzi
 
Cari Italians,
Leggendo i commenti al recente post sull’utilizzo degli animali in ricerca, sono saltati fuori molti luoghi comuni.Uno dei punti più eclatanti è che si facciano esperimenti sugli animali “perché costa molto meno” (Cesare Cerri, Roma). Al contrario, si può dire che un esperimento “in vitro” costi infinitamente meno di un esperimento “in vivo”, per costi di gestione, di materiali, di forza lavoro etc. Le ditte farmaceutiche sarebbero solo contente di eliminare la ricerca sugli animali perché sarebbe un enorme taglio dei costi.Un altro punto sostenuto é che “gli esperimenti vengono fatti quasi sempre in completa assenza di anestesia sugli animali” e si parla di “vivisezione” (Liliana Caruso). Invece ogni trattamento che può provocare dolore deve essere giustifica to (non è permesso testare cosmetici, tanto per rispondere a Valeria Venturin), e deve essere sempre svolto in anestesia. La vivisezione (operazione su animale vivo e cosciente) è una pratica vietata, che sta alla ricerca biomedica moderna come l’alchimia sta alla chimica moderna (oltretutto, dopo più di dieci anni di esperienza, non riesco neppure a trovare un motivo per cui uno scienziato pazzo dovrebbe farlo, quale vantaggio? Risparmiare 2 centesimi di anestetico?). Un terzo punto (sostenuto in più commenti) è che non ci sono regole. La sperimentazione animale è invece regolata. È vietata a meno che sia “dimostrata l’impossibilità di ricorrere ad altri metodi scientificamente validi alternativi all’impiego di animali”; si richiede che si applichi anestesia e che si riduca il numero di animali al minimo possibile per ottenere un risultato significativo. Le condizioni di stabulazione di questi anim ali sono a loro volta strettamente regolamentate e controllate. È più che legittimo cercare di migliorare le regole, ma che non si usino argomentazioni non veritiere su questioni così delicate. Matias Soncini
 
PER COMMENTARE
 
IL GIORNALE
10 APRILE 2012
 
La svolta animalista dei nuovi sindaci

di Diego Pistacchi

 
(...) Oggi la scarsa attenzione per questi temi porta a una nuova svolta. Perche´ la stessa Morelli ha deciso di continuare la sua battaglia ecologista e animalista, trovando ben altra attenzione in schieramenti diversi.
Giovedì avrà un incontro con il candidato del centrodestra Perluigi Vinai, che la accoglierà al suo point «La Fabbrica» in via XII Ottobre insieme ai rappresentanti di molte associazioni. E le premesse sembrano assai diverse rispetto al faccia a faccia con Doria.
Il rappresentante di Pdl, Liguria Moderata, Dc-Am, Città Nuove ha già alcune idee precise in caso di elezione e le sottoporrà agli ambientalisti. «Innanzitutto vorrò capire da loro che conoscono bene questi problemi quali saranno le principali necessità - premette Vinai -. Da parte mia ho già alcune certezze. La prima riguarda la cancellazione di quell'odiosa tassa che consente di abbandonare gli animali al canile, pagando 330 euro al Comune. Un atto barbaro, che sa tanto di balzello sull'eutanasia». Una recentissima delibera del consiglio comunale consente di consegnare un animale al canile, pagando questa somma. Secondo il Comune serve per evitare gli abbandoni ed è conseguenza di una norma regionale che offre questa possibilità. Inoltre dispensa dal pagamento chi per motivi di reddito o di salute non può più permettersi l'animale «Se uno abbandona l'animale per questi motivi è già esentato - replica Vinai -. Se non ha motivi reali, non vedo per quali motivi debba lavarsi la coscienza con 330 euro. Chi arriva a fare un gesto come l'abbandono di un animale non si pone neppure il problema di pagare qualcosa. E poi se si vuole davvero incentivare a una soluzione meno traumatica, al massimo l'eventuale cifra dovrebbe essere simbolica».
Che il tema animalista non sia capitato per caso nell'agenda di Vinai lo conferma anche la seconda proposta, fatta propria dall'uomo che attraverso l'Anci ha imparato a confrontarsi con tanti altri Comuni. «So che ci sono state diverse sentenze che garantiscono a chi ha un animale da compagnia di farselo portare per una visita anche in caso di ricovero in ospedale - prende spunto Vinai -. Ritengo sia utile proporre ad Federsanità, una struttura dell'Anci, di studiare una convenzione con gli ospedali cittadini e l'Asl. So che al San Martino è stato già stato fatto qualcosa. Ritengo si debba trovare una forma che rispetti le esigenze di tutti, altri pazienti e medici compresi, per consentire che in ogni struttura ci sia la possibilità di portare animali in visita ai loro padroni».
Due proposte che trovano perfettamente d'accordo uno dei consiglieri uscenti del Pdl e ricandidato per un seggio in Sala Rossa. «Sono stato tra i più duri contestatori di quella delibera sulla tassa per l'abbandono - conferma Stefano Balleari -. Una schifezza, soprattutto perchè proposta da un assessore che si definisce Verde. È come accettare che un animale diventi un gioco, un tamagotchi non virtuale ma in carne e ossa. Quando uno è stanco, restituisce l'animale pagando qualcosa. Sulla visita in ospedale aggiungerei che la prima convenzione dovrebbe essere fatta con il Gaslini. I bambini prima ancora di altri hanno bisogno dei loro animali e la pet therapy non è una vaga ipotesi medica».
Ma alla «riforma Vinai», Balleari aggiungerebbe anche un altro punto. «Sono stato promotore di una mozione approvata all'unanimità - ricorda il consigliere -. Riguardava la creazione di un cimitero degli animali. Tutti sì, e nessun fatto concreto. Questa amministrazione non ha dato seguito alla cosa. Dovremmo prendere esempio da altre città europee: Parigi su tutte. Lì il cimitero è talmente particolare che è diventato anche una meta turistica». O qualcosa di sinistra lo dicono gli altri, o più semplicemente si tratta di argomenti che non hanno colore. Solo cuore.
 
PRIMO NUMERO
11 APRILE 2012
 
Strage di cani in paese: scovato e denunciato il killer che li avvelenava
Denunciato dai Carabinieri per uccisione di animali e detenzione abusiva di armi l’uomo che a Montecilfone, nel corso degli ultimi mesi, ha avvelenato numerosi cani del paese. Le indagini, partite dopo che diversi residenti si erano rivolti ai militari per segnalare le morti sospette dei propri animali, hanno portato alla casa del 72enne, un pensionato residente nella periferia rurale del paese. Nel corso della perquisizione, sono stati rinvenuti anche un fucile da caccia e 12 cartucce detenute illegalmente.
 
Montecilfone (CB). Individuato e denunciato l’uomo di Montecilfone che negli ultimi mesi ha avvelenato numerosissimi cani del centro abitato. Si tratta di un 72enne del posto, individuato dai Carabinieri a seguito di indagini svolte negli ultimi mesi. Troppo strani quei decessi verificatisi uno dietro l’altro. Episodi sospetti, al punto che più di qualcuno tra i residenti del paese aveva deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine per sporgere denuncia. La diagnosi sempre la stessa: avvelenamento. I bocconcini venivano riempiti di pesticidi o diserbanti e lasciati per strada, a portata degli animali, tanto da provocare nel giro di poco tempo una moria spaventosa che aveva colpito tutta Montecilfone. Le bestie, una volta ingerite le sostanze, agonizzavano per qualche ora fino alla morte. Da qui l’avvio delle indagini da parte dei Carabinieri d ella locale Stazione che hanno portato le indagini a concentrarsi in un luogo circoscritto, lì dove più alto era il numero di animali morti, e in particolare nella casa del 72enne. Nel corso della perquisizione, i militari hanno rinvenuto un fucile da caccia e 12 cartucce, detenute illegalmente, e anche diversi diserbanti e pesticidi probabilmente utilizzati dall’uomo per la fabbricazione delle polpette avvelenate. Interrogato sulle ragioni del gesto, sembra che il pensionato abbia voluto giustificarsi affermando che questo fosse un modo per tenere lontani gli animali dalla sua proprietà. Intanto per il 72enne è partita la denuncia per uccisione di animali e detenzione abusiva di armi.
 
PRIMO NUMERO
11 APRILE 2012
 
"Moria spaventosa": cani uccisi da bocconi di pesticidi
L’ultimo episodio risale all’8 dicembre: un cagnolino agonizzante dopo una passeggiata in via IV Novembre è morto nel giro di due ore. La proprietaria ha sporto denuncia ai Carabinieri, per risalire al responsabile. Solo nei giorni scorsi si sono suseguite altre segnalazioni: «E’ una moria spaventosa, in una settimana possono essere ammazzati anche 5 o 6 cani, il giorno prima li vedi tranquilli per le strade del paese e il giorno dopo agonizzanti».
 
Montecilfone (CB). Il caso più recente risale alla sera dell’8 dicembre: un cagnolino ha cominciato a sentirsi male dopo una passeggiata con la sua padrona, e nel giro di due ore è morto. «Eravamo in via IV Novembre, poi è cominciata l’agonia. Ho contattato il veterinario, e purtroppo non c’è stato nulla da fare. Il sospetto è che la morte sia stata causata da un diserbante, di quelli usati per i girasoli, una sostanza letale, un pericolo non solo per gli animali ma anche per i bambini», racconta angosciata la proprietaria. A un metro di distanza da dove gironzolava il cagnolino, la mattina seguente, sotto un’auto sono stati ritrovati pezzi di lardo: «Potrebbero essere dei bocconcini avvelenati, erano come pieni di pepe». Dello stesso pesticida parla un altro sos, lanciato solo tre giorni fa , da un’altra abitante del centro bassomolisano: «Sono mesi ormai che qualcuno si diverte ad avvelenare cani, sia essi randagi che appartenenti ad un proprietario. E’ una moria spaventosa, in una settimana possono essere ammazzati anche 5 o 6 cani, il giorno prima li vedi tranquilli per le strade del paese e il giorno dopo agonizzanti. E’ una vergogna, se malauguratamente qualche animale si trova su questo territorio il rischio è altissimo e non è neanche pensabile di portare a spasso il cane nel boschetto di questo paese dove il posto è l’ideale per passeggiare con i propri amici a quattro zampe».Dopo i ripetuti episodi sale l’allarme in paese: la proprietaria del cagnolino morto la sera dell’Immacolata ha sporto denuncia ai Carabinieri, che ora hanno avviato le indagini, per risalire al responsabile. «Spero che la cittadinanza si sensibilizzi al problema, i proprietari di gatti e cani devono prestare attenzione, ed evitare che accada l’irreparabile anche ai loro animali».
 
GEA PRESS
11 APRILE 2012
 
Campobasso: individuato l’avvelenatore di cani
Intervento dell'Arma dei Carabinieri.
 
I cani avevano iniziato a morire già da alcuni mesi. In una zona di campagna di Montecilfone, in provincia di Campobasso, si era accertata la morte di ben cinque animali, sia padronali che randagi. Erano tutti deceduti a seguito dell’ingestione di polpette di carne avvelenata che, stante la sintomatologia manifestata, dovevano essere state imbevute con un prodotto di sintesi chimica per uso agricolo. In questi casi la morte sopraggiunge dopo violente convulsioni e bavazione.Le indagini dei Carabinieri del Comando Stazione di Montecilfone, dipendenti dal Comando Compagnia di Termoli diretto dal Capitano Francesco Maceroni, si erano subito avviate. Tutto sembrava risalire ad una abitazione in particolare. Nei pressi, infatti, era stata registrata la violenta morte dei cani. Il presunto colpevole è stato ora rintracciato e denunciato. Si t ratta di un cacciatore settentaduenne del luogo che, sebbene provvisto di regolare porto d’armi uso caccia, deteneva illegalmente una fucile da caccia calibro 12 e le relative cartucce. Nel corso della perquisizione è stato trovato il materiale idoneo al confezionamento delle polpette avvelenate.Il denunciato non ha fornito alcuna spiegazione ma secondo gli inquirenti non sopportava la presenza degli animali nei pressi della sua abitazione.L’uomo è stato denunciato per il reato di uccisione di animali e detenzione abusiva di armi. Nulla osta, secondo la legge sulla caccia, che il soggetto possa continuare a cacciare ma stante il più grave reato di detenzione abusiva di armi da fuoco è da ritenersi che l’Autorità di Pubblica Sicurezza provveda al ritiro del porto d’armi.
 
ALTRO MOLISE
12 APRILE 2012
 
Cani avvelenati a Montecilfone (CB), denunciato un cacciatore
Un 72enne di Montecilfone è stato denunciato per uccisione di animali e detenzione abusiva di armi.
 
Secondo i carabinieri della stazione di Montecilfone e della Compagnia di Termoli sarebbe lui il responsabile dell'uccisione di numerosi cani nelle campagne di Montecilfone. Episodi segnalati e denunciati negli ultimi mesi. Gli animali venivano uccisi con polpette avvelenate, probabilmente imbevute di una sostanza chimica usata in agricoltura. Le indagini, durate alcuni mesi, hanno consentito di raccogliere elementi a carico dell'uomo, un cacciatore che abita in una casa di campagna non molto distante dai punti in cui si sono registrati gli episodi di avvelenamento dei cani. Nel corso della perquisizione presso la sua abitazione i carabinieri hanno rinvenuto un fucile da caccia calibro 12 e le relative munizioni risultate detenute illegalmente. L'uomo è in possesso del porto d'armi per la caccia, ma non aveva denunciato l'arma. Reato questo che dovrebbe comportare a suo carico il ritiro del porto d'armi.
 
IL CENTRO
11 APRILE 2012
 
Bocconi avvelenati per uccidere i cuccioli
 
TOSSICIA (TE). Fa un’escursione e si ritrova con il suo cane agonizzante. Pasquale Iannetti ha così scritto al sindaco di Tossicia, a Forestale, Asl e carabinieri per segnalare che qualcuno dissemina i boschi di bocconi avvelenati. ‹‹Il 19 febbraio››, scrive Iannetti, ‹‹sono stato a fare un’escursione con il mio cane e con alcuni soci dell’associazione Teknoalp sul Montagnone di Tossicia. Verso le 18, quando sono arrivato a Teramo il mio cane ha iniziato ad avere fortissime convulsioni››. Inutili i soccorsi di due veterinari: il cane, ad appena due anni, è morto. ‹‹Da informazioni assunte nei paesi di Azzinano ed Aquilano ho saputo che in passato sono morti tre cani, sempre per avvelenamento››. Una pratica, ricorda Iannetti, molto diffusa: ‹‹l’uso del veleno, oltre ad essere illecito, ha un effetto non selettivo e provoca la morte diretta ed indiretta di numerose specie di animali, sia domestici sia selvatici››. Il parco Gran Sasso-Laga ha ideato “Antidoto”, progetto per la lotta all’uso illegale del veleno. ‹‹Questo però non basta››, osserva Iannetti che chiede di ‹‹fermare i cacciatori e i raccoglitori di tartufi che sono i reali responsabili di questo massacro››. Iannetti sta contattando le associazioni animaliste per promuovere una petizione nazionale perché il sindaco del Comune dove si verificano gli avvelenamenti emetta un’“Ordinanza di sospensione della caccia e della raccolta tartufi”. Così si colpiscono coloro che piazzano i bocconi avvelenati, che forse desisteranno. Invito il sindaco di Tossicia a fare per primo un’ordinanza del genere - conclude Iannetti.
 
GEA PRESS
11 APRILE 2012
 
Catania: la fiera degli animali pigiati (fotogallery e video)
Galline con becco spezzato e pulcini usa e getta
 
Per l’ENPA di Catania già nelle scorse edizioni era avvenuto di tutto. Animali ammassati l’uno sull’altro a contatto con gli escrementi e senza acqua da bere. Ovini, suini, polli ed equini già nelle ore notturne e sotto la pioggia, pigiati lungo la strada che costeggia la Piazza Immacolata, nel Comune di San Gregorio di Catania. Questo nell’edizione 2011 della “fera o luni” che ogni anno si svolge durante il lunedì di Pasqua.Condizioni orrende di detenzione, ivi compresi pulcini acquistati per un euro e rinchiusi dal venditore all’interno di sacchetti di plastica. Secondo quanto riportato dalla sede catanese dell’ENPA la lettera di denuncia inviata preventivamente a Carabinieri, Polizia Municipale, Sindaco e ASL ha avuto solo un parziale riscontro nelle risposta dell’ASP 3 di Catani a.Gli Uffici Veterinari si sarebbero, infatti, espressi solo per gli aspetti espositivi e limitatamente alla detenzione di bovini, caprini ed equini. Animali registrati nelle autorizzazioni del Comune di San Gregorio di Catania. In tal maniera l’allevatore sarebbe stato rintracciabile nel caso di problematiche sanitarie.Niente vendita, dunque, così come esposizione sconsigliata per altre specie animali.Ed invece la vendita c’è stata, così come in più casi gli animali erano ammassati. Questo nonostante le Guardie Zoofile dell’ENPA siano riuscite ad allontanare alcuni espositori non autorizzati. La fiera, stante quanto riferito dall’ENPA di Catania, è stata controllata fin dal mattino dall’ASP Veterinaria e dal Corpo Forestale della Regione siciliana.“Alle prime ore del mattino – ha riferito a GeaPress Cataldo Paradiso, Responsabile delle Guardie Zoofile dell’ENPA di Catania – abbiamo anche noi controllato i venditori, facendo allontanare chi non autorizzato. Il Comune, però, aveva concesso l’autorizzazione anche al venditore di volatili e questo spiega il motivo per il quale è rimasto tutta la giornata. L’assenza dell’acqua nei box di bovini ed altri animali è stata notata – ha aggiunto Paradiso – e si è fatto provvedere“.Galline, tacchini, faraone, pavoni, tutti a portata di mano, ivi comprese quelle dei bambini. “Per un euro – riferisce a GeaPress Salvo Iraci, uno dei cittadini di San Gregorio che ha contatto la nostra Redazione e autore delle foto in gallery – era possibile portare a casa pulcini di pochi giorni. Venivano passati di mano in mano e basta guardare il fondo degli scatoli di cartone ove erano ammassati per accorgersi della sporcizia. Poi quei poveri animali – continua Iraci – senza acqua. Almeno fino al primo pomeriggio“.Uno dei venditori, alle rimost ranze delle persone, avrebbe altresì riferito che l’approvvigionamento dell’acqua spettava al Comune, tanto che il servizio sarebbe stato compreso nella tassa pagata. Poi le due galline (vedi video) velocemente prelevate per le ali e rinchiuse nel cartone senza alcun foro per l’aria.“E’ stato uno spettacolo assurdo – continua Iraci – il tutto poi in piena zona abitata. Ho visto le Guardie dell’ENPA ma ho sentito che i venditori fatti allontanare, in almeno un caso, erano in attesa dell’autorizzazione del Comune, tantè che poi hanno esposto. Possibile – si chiede il cittadino di San Gregorio – che non ci siano leggi in materia? Molti animali erano esposti in maniera tale da rendere possibile il contatto con l’uomo. Nel caso dei volatili, poi, era tutto ancora più palese“.Le piccole gabbie ove erano ammassate le galline, le faraone ma anche altri animali come i conigli, erano a diretto contatto con il pubblico. Gli stessi bambini venivano invitati a scegliere i pulcini, sia di galline che di oche. Poi quelle galline ovaiole, tutte con il becco spezzato. Facile immaginare che trattavasi di animali provenienti da allevamento intensivo, ormai fuori produzione e riciclate, in alternativa alla distruzione, in una fiera di paese. La rottura del becco, infatti, è uno dei tipici interventi che servono a prevenire i ferimenti tra gli animali stressati dalle piccole gabbie dell’allevamento. Simile spiegazione anche per i pulcini. Con tutta probabilità doveva trattarsi di maschi di galline ovaiole. Non servono per la carne ed i pulcini vengono avviati alla soppressione.Il tutto esposto alla vendita in pubblica via ed esentasse.
VEDI FOTOGALLERY:
 
TELE REGGIO
11 APRILE 2012
 
REGGIO PER GLI ANIMALI E’ UN INFERNO
 
di Andrea Misiano
 
Dopo la classica gita fuori porta del lunedì di Pasquetta, i tanti che hanno deciso di passare la giornata al mare, sulla Jonica, hanno percorso la 106, accorgendosi di uno scenario noto a chi percorre la strada tutti i giorni. Sembra di attraversare un cimitero a cielo aperto di cani e gatti, spesso in mezzo alle corsie, a volte ai bordi per tutte le volte che sono stati colpiti dai mezzi. Una vera strage di animali. La strada, simile ad un’autostrada per la velocità raggiunta dai veicoli, non ha alcuna rete di protezione, gli animali sbucano da ogni punto, e le conseguenze sono note. Già forse una rete dimezzerebbe il fenomeno. Ma il dato che colpisce è come le persone si siano abituate ad un simile scenario:  la maggioranza delle persone, e lo testimonia lo scempio che si vede, neppure si ferma se investe un animale, come fosse nor male, anche se tante volte questo potrebbe essere salvato se curato subito. Nell’immaginario collettivo passano come “pazze” quelle persone che tutti, anche se raramente, ci siamo trovati di fronte in mezzo alla strada, mentre cercano di far rallentare le macchine perché c’è un animale in difficoltà: i normali sarebbero quelli che passano dritto.
C’è poi da dire che chi ha un po’ di senso civico, e reagisce, sa già da subito che sarà costretto a fare tutto da solo: infinito giro di telefonate con relativo scarica barile” No, non deve chiamare qui, deve chiamare quest’altro numero”… all’infinito. Chi è pratico e civile  se la deve vedere da solo, caricare in auto l’animale investito e portarlo dal veterinario. Chi non ce la fa, sa che gli unici che mostreranno buona volontà ad aiutarlo, sono dei semplici volontari, delle tante associazioni anima liste, che dedicano la loro vita a sopperire alla mancanza di un servizio pubblico. Non si sa chi chiamare, non si sa dove portare l’animale ferito, non si capisce ancora quando e come aprirà il canile di Mortara.
Gli animali resteranno lì, senza preoccuparsi neppure delle conseguenze igienico sanitarie possibili con l’avvicinarsi dell’estate. E chi cerca il suo cane scomparso, se malauguratamente fosse finito lì, potrà aspettare inutilmente che lo chiami qualcuno per avvertirlo, nessuno controllerà mai se quegli animali avevano il microchip.
A Reggio insomma salvare un animale con una telefonata è impossibile, è un’impresa da super-eroi: e se tanti dicono che la nostra non sia una città normale, i cani, se potessero parlare, direbbero che è un vero e proprio inferno.
 
GEA PRESS
11 APRILE 2012
 
Roma capitale, della macellazione clandestina (video e fotogallery)
Terzo intervento dei Baschi Verdi della Guardia di Finanza di Ostia.
 
Assume un preoccupante rilievo il fenomeno della macellazione clandestina alle porte di Roma. Allevamenti di ovini, autorizzati per la sola lavorazione del latte per fini caseari, che di fatto funzionano con annesso macello abusivo. Tre interventi, a non molte settimane di distanza, portati a termine dal Gruppo II dei Baschi Verdi della Guardia di Finanza di Ostia. Il primo macello molto vicino al Divino Amore. In quest’ultimo posto, appena pochi giorni addietro  secondo intervento in un luogo adibito ufficialmente alla sola lavor azione casearia ed invece anch’esso con luogo di macellazione.L’ultimo intervento è questa volta più vicino ad Ostia, nei pressi di Vitinia quasi a ridosso della Cristoforo Colombo. Automobili che sfrecciano per raggiungere il lido di Castel Fusano ed agnelli con un buco al collo per farli morire dissanguati. Identica procedura degli altri due macelli. Eppure anche questo terzo allevamento di circa 150 ettari e con oltre tremila ovini, sarebbe stato autorizzato alla sola lavorazione del latte. I Baschi Verdi hanno raggiunto il posto dopo meticolose indagini, scoprendo in flagranza di reato il titolare ed un lavorante mentre stavano macellando tre agnelli.Carne da destinarsi, come gli altri 22 animali trovati già scuoiati ed a testa in giù, ai banchetti di Pasqua. L’intervento dei Baschi Verdi è infatti di venerdì scorso. Due celle frigorifere. Una adibita alla conservazione degli animali macellati e l’altra per un incredibile accumulo di pelli. Nel terreno adiacente, resti anatomici degli animali. Due persone, giunte separatamente nei luoghi durante l’intervento della Finanza, si sono poi velocemente allontanate appena hanno notato la presenza dei militari. Il sospetto è che fossero degli acquirenti.La carne, previa visita sanitaria, è stata consegnata a due mense di indigenti, mentre i due identificati sono stati denunciati per violazione delle normative sanitarie. Cella frigorifera, strumenti da taglio e le pelli sono state poste sotto sequestro.Il nuovo intervento del Gruppo II dei Baschi Verdi della Guardia di Finanza si inquadra nell’ambito del più generale dispositivo di controllo del territorio disposto dal Comando Provinciale di Roma e coordinato dalla Sala Operativa.
VEDI FOTOGALLERY:
 
AFFARI ITALIANI
10 APRILE 2012
 
Don Mazzi basta soldi ai cani. Dateli alle comunità
Il prete se la prende con lo Stato e con gli animali: "Mando avanti quaranta strutture Quest’anno i bilanci piangono. I servizi pubblici non ci pagano dal 2004. Lancio un appello: Non spendete soldi per salvare cani e gatti, ma destinate denaro alle nostre strutture. Noi salviamo vite umane".
 
Effetti della crisi: se volete dare soldi in beneficenza, non destinateli ai cani. Meglio aiutare i ragazzi in difficoltà. Don Mazzi ha sempre amato le provocazioni. Chissà se lo è anche questa, lanciata dalle pagine del settimanale Chi: "Mando avanti quaranta strutture in tutta Italia e sei nelmondo. Quest’anno i bilanci piangono. Abbiamo debiti per 2 milioni dieuro, perché i servizi pubblici, che dovrebbero aiutarci, non ci pagano dal 2004. Dicono che non ci sono soldi. Si va avanti grazie ai finanziamenti deiprivati. Mi verrebbe voglia di mollare tutto, ma la fede mi dà forza percontinuare. Mandare avanti la baracca costa 450 mila euro al mese. E lo Stato dov’è? Siamo soli. Anzi, ne approfitto per lanciare un appello: 'Italiani, non spendete soldi per salvare cani e gatti, ma destinate denaro alle nost re strutture. Noi salviamo vite umane. Noi recuperiamo quei ragazzi che la società bolla come irrecuperabili. Aiutateci!”. Provocazione o convinzione, una cosa è sicura: che i cinofili non la prenderanno bene. Don Mazzi non se ne cura: "Si incazzeranno gli animalisti, ma io dico quello che penso". Il fondatore della comunità Exodus, impegnata in programmi per adolescenti e giovani che vivono gravi forme di disagio sociale.Don Mazzi non si sottrae nenache davanti a una domanda sugli scandali che hanno investito la Lega Nord: «Che orrore! Altro cheSanta Pasqua! Che cosa c’è più da festeggiare? La Chiesa avrebbe dovuto avere il coraggio di fermarsi e di spostare la Pasqua ad altra data. Ora c’è solo da chiudersi in religioso silenzio e riflettere. Bisogna capire perché l’uomo si è fatto fregare da soldi e potere». Tra i protetti della comunità Exodus c'è una portagon ista di un celebre caso di cronaca, Erika De Nardo: "Prego per lei. Il percorso per Erika è molto lungo. La ragazza è ancora instabile. Aveva trovato un filarino, ma, per amare di nuovo, deve prima ritrovare se stessa. Sono invece contento per suo padre, l’ingegner Francesco De Nardo. Lui ha ritrovato il sorriso con un’altra donna. Questa è la vita. Giusto così».
 
COMUNICATO ENPA
10 APRILE 2012
 
“NON SPENDERE SOLDI PER SALVARE CANI E GATTI”. L’ENPA REPLICA A DON MAZZI: «SMARRITO IL MESSAGGIO DI SAN FRANCESCO»
 
«Se Don Mazzi fosse meglio informato e sapesse quanti programmi di recupero di ragazzi in difficoltà vengono fatti tramite gli animali, forse modificherebbe il suo giudizio non troppo meditato.» Questa la replica dell’Ente Nazionale Protezione Animali all’appello lanciato dalle pagine di “Chi” da Don Mazzi che ha invitato gli italiani a non spendere soldi per salvare cani e gatti, e a destinare il danaro alla sua comunità. «Per fortuna – prosegue l’Enpa - le persone sono in grado di valutare con la propria testa e in genere diffidano da appelli così perentori e violenti, come quello di Don Mazzi, che mostra di avere smarrito del tutto il messaggio di San Francesco.»
 
IL GIORNALE
11 APRILE 2012
 
Don Mazzi: "Macché animali, pensiamo di più agli uomini"
Il fondatore della Comunità Exodus: "Abbiamo milioni di debiti e c’è chi preoccupa delle unghie di Fido".

Nino Materi

 
Più che un prete, un prêt à porter. Sacerdote alla moda sempre pronto a sfilare sulle passerelle più imbarazzanti della tv del dolore: quella abituata ad allineare - in un triste caravanserraglio - il criminologo, l’opinionista di nera, lo psicologo e l’immancabile religioso «esperto» in pecorelle smarrite. Della professione di «sant’uomo» catodico don Antonio Mazzi fa, da oltre una vent’anni, uno dei suoi credi assoluti. Certo, il «don del piccolo schermo» crede in Cristo, la Madonna e tutti i santi, ma non manca di accedere qualche candela pure davanti all’altare di Venier, D’Urso e Giletti. Solo di una categoria umana il parroco della video-parrocchia mostra di non avere pietà: per i padroni (almeno certi padroni fanatici) dei nostri amici a 4 zampe. E dire che il Principale di don Mazzi - sì, insomma, Gesù - gli animali li amava eccome. Per non parlare di un tale Francesco che, dalle parti di Assisi, con loro addirittura parlava (senza però portarli in toiletteria ).Fatto sta che il fondatore delle Comunità Exodus non vuole sentire parlare cani e gatti viziati come bimbi dai loro proprietari senza cervello: «Basta soldi per salvare cani! Noi salviamo vite umane... », ha dichiarato su Chi . E poi: «Mando avanti quaranta strutture in tutta Italia e sei nel mondo. Quest’anno i bilanci piangono. Abbiamo debiti per 2 milioni di euro, perché i servizi pubblici, che dovrebbero aiutarci, non ci pagano dal 2004. Dicono che non ci sono soldi. Si va avanti grazie ai finanziamenti dei privati. Mi verrebbe voglia di mollare tutto, ma la fede mi dà forza per continuare».Batte cassa il «don»: «Mandare avanti la baracca costa 450 mila euro al mese. E lo Stato dov’è? Siamo soli. Anzi, ne approfitto per lanciare un appello: “Italiani, non spendete soldi per salvare cani e gatti, ma destinate denaro alle nostre strutture. Noi salviamo vite umane. Noi recuperiamo quei ragazzi che la società bolla come irrecuperabili. Aiutateci! Si incazzeranno gli animalisti, ma io dico quello che penso».L’appello di don Mazzi fa il paio con l’allarme lanciato qualche tempo da una «collega» del prete di strada, suor Laura Girotto, da 18 anni missionaria in Etiopia: «Le unghie dei cani! Mi muoiono bambini perché non abbiamo cannule pediatriche e alla radio consigliano lo psicologo per i cani che si mordono le unghie».È furente di indignazione suor Laura e così ha deciso di inondare i giornali di lettere di protesta: possibile che l'Italia non si accorga di questo abisso?». L’Italia invece se ne accorge, anzi è una polemica che fa molta presa sull’opinione pubblica. Come, evidentemente, sa bene don Mazzi.
 
LA ZAMPA.IT
11 APRILE 2012
 
Don Mazzi: "Basta dare soldi a cani e gatti"
Enpa: "Smarrito messaggio di San Francesco"
Il fondatore della comunità Exodus: «Aiutateci. Noi salviamo vite umane»
 
Milano -  «Italiani, non spendete soldi per salvare cani e gatti, ma destinate denaro alle nostre strutture. Noi salviamo vite umane. Noi recuperiamo quei ragazzi che la società bolla come irrecuperabili. Aiutateci! Si incazzeranno gli animalisti, ma io dico quello che penso». È questo l’appello lanciato agli italiani da don Antonio Mazzi, il fondatore della comunità Exodus impegnata in programmi per adolescenti e giovani che vivono gravi forme di disagio sociale, in un’intervista al numero di «Chi» in edicola.
«Mando avanti quaranta strutture in tutta Italia e sei nel mondo - prosegue don Mazzi - Quest’anno i bilanci piangono. Abbiamo debiti per 2 milioni di euro, perchè i servizi pubblici, che dovrebbero aiutarci, non ci pagano dal 2004. Dicono che non ci sono soldi. Si va avanti grazie ai finanziamenti dei privati. Mi verrebbe voglia di mollare tutto, ma la fede mi dà forza per continuare. Mandare avanti la baracca costa 450 mila euro al mese. E lo Stato dov’è? Siamo soli».
La reazione dell'Enpa: «Le persone sono in grado di valutare con la propria testa»
E come ci si aspettava, le reazioni non si sono fatte attendere. La prima a reagire alle dichiarazioni di Don Mazzi sono dell'Enpa: «Se fosse meglio informato e sapesse quanti programmi di recupero per ragazzi in difficoltà vengono fatti tramite gli animali, forse modificherebbe il suo giudizio non troppo meditato».
«Per fortuna - aggiunge l’Enpa - le persone sono in grado di valutare con la propria testa e in genere diffidano da appelli così perentori e violenti, come quello di Don Mazzi, che mostra di avere smarrito del tutto il messaggio di San Francesco».
 
IL GIORNALE
11 APRILE 2012
 
Ecco perché io ho scelto di salvare cani e gatti
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Forse Don Mazzi, con questa sua sortita, è riuscito a svelare quell’arcano che turba i sonni degli psicologi (e dei diretti interessati). Diverse loro ricerche, hanno dimostrato, in tutto il mondo occidentale che la professione del veterinario è quella maggiormente a rischio di suicidio. I veterinari sentono lo struggente richiamo dell’al di là quattro volte più degli altri lavoratori e due volte più degli altri sanitari. Lo stress, gli orrori vissuti, la scarsa paga, la frequentazione diuturna con l’eutanasia, la facilità di ricorrere a veleni mortali, gli psicologi hanno chiamato in causa decine di fattori senza mai capire quello che Don Mazzi ha inteso da sempre. Il rammarico è la reale causa del mistero.A un certo punto della sua vita, il veterinario si sveglia di notte sempre più frequentemente e sempre più sudato chiedendosi: «Ma perché io salvo animali e non uomini?». E la domanda si fa insistente, opprimente, ossessionante. Perché non avere scelto di fare il medico, meglio ancora il pediatra e salvare, ogni giorno, la vita a bambini, anziché a cani e gatti? È giusto vivere e dare da mangiare ai propri figli con i soldi di chi li sperpera perché Fido ha la tosse e Silvestro non riesce più a urinare? E, con gli anni, la goccia scava e scava sulla scatola cranica, fino a raggiungere il centro del cervello e dell’anima. L’ossessione diviene disperazione e il veterinario vede un’unica possibile espiazione a quel gravissimo errore compiuto in gioventù: la morte che mette fine a ogni lacerazione mentale. Sono più di trent’anni che vinco e perdo la partita, tutti i giorni, guardando negli occhi sorridenti l’amico che ce la fa o cercando di portare conforto agli occhi bu i di chi ha capito che si avvicina il momento di abbandonare ossi nascosti o lucertole che corrono sul balcone e soprattutto di staccarsi per sempre dalle parole gentili, dai gemiti commossi, dagli odori noti di chi, con loro ha condiviso, una fetta di quella torta infinita che è l’amore.E qui sta il punto, caro Don Mazzi. Potrei citare San Francesco nell’antichità o Papa Giovanni XXIII solo ieri. «C’è dunque un soffio, uno spirito che assomiglia al soffio e allo spirito di Dio. Gli animali non ne sono privi». Potrei ricorrere a mille citazioni, da Padre Pio a Padre Lorenzetti, ma preferisco, senza scomodare nessuno, credere che chi non ama gli animali non può amare l’uomo. Questa la mia ancora di salvezza in questa vita.
 
ARTICOLO TRE
12 APRILE 2012
 
Don Mazzi shock: “non spendete soldi per salvare cani e gatti”
“Aiutate noi che salviamo vite umane”. E' l'invito rivolto agli italiani apparso sul settimanale “Chi” e firmato dal fondatore di Exodus. Immediate le repliche degli animalisti.
 
- Andrea Centini – 12 Aprile 2012 – Semplicemente inaccettabile. La dichiarazione antropocentrica di Don Antonio Mazzi rilasciata al settimanale “Chi” è l'antitesi del messaggio che sicuramente viene insegnato nelle importantissime strutture della Comunità Exodus da lui fondata negli anni '80: l'amore per il prossimo e per il più debole. Sostenendo le gravi difficoltà economiche della Fondazione, a causa di mancati finanziamenti da parte dei servizi pubblici, Don Mazzi si è lasciato andare a parole che hanno inevitabilmente scatenato l'ira degli ambientalisti e non solo: “Mando avanti quaranta strutture in tutta Italia e sei nel mondo. Quest’anno i bilanci piangono. Abbiamo debiti per 2 milioni di euro, perché i servizi pubblici, che dovrebbero aiutarci, non ci pagano dal 2004. Dicono che non ci sono soldi. Si va avanti grazie ai finanziamenti dei privati. Mi verrebbe voglia di mollare tutto, ma la fede mi da’ forza per continuare. Mandare avanti la baracca costa 450 mila euro al mese. E lo Stato dov’è? Siamo soli. Anzi, ne approfitto per lanciare un appello: ‘Italiani, non spendete soldi per salvare cani e gatti, ma destinate denaro alle nostre strutture. Noi salviamo vite umane. Noi recuperiamo quei ragazzi che la società bolla come irrecuperabili. Aiutateci!’. Si incazzeranno gli animalisti, ma io dico quello che penso”.Il prezioso lavoro di recupero e sostegno portato avanti dalla sua Comunità, che aiuta da 30 anni giovani tossicodipendenti ed in precarie condizioni sociali, non può e non deve essere suffragato da consigli così inopportuni ed offensivi per la dignità degli altri esseri viventi, che hanno il medesimo diritto alla vita e alla tutela, anche considerando le sofferenze cui la nostra specie li sottopone quotidianamente.Quante persone bisognose sono state aiutate grazie all'affetto e all'amore disinteressato di un cane o di un gatto? Quanti disabili in tutto il mondo ritrovano il sorriso grazie alla riconosciutissima pet-therapy? Potremmo elencare un numero impressionante di ricerche scientifiche che indicano statistiche di guarigione più elevate solo grazie alla presenza di un animale domestico in famiglia, in particolare nei casi di depressione femminile.Per queste e molte altre ragioni le parole di Don Mazzi, per quanto sincere, non possono essere accettate e le risposte delle associazioni ambientaliste non si sono fatte attendere. Questo il comunicato ufficiale riportato sul sito dell'Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali): “Se Don Mazzi fosse meglio informato e sapesse quanti programmi di recupero di ragazzi in difficoltà vengono fatti tramite gli animali, forse modificherebbe il suo giudizio non troppo meditato. Per fortuna le persone sono in grado di valutare con la propria testa e in genere diffidano da appelli così perentori e violenti, come quello di Don Mazzi, che mostra di avere smarrito del tutto il messaggio di San Francesco”.
 
CORRIERE DELLA SERA
13 ARILE 2012
 
La polemica su Internet
Don Mazzi: «Non fate donazioni per animali» Associazioni in rivolta
Il presidente di Enpa: andare contro il mondo animalista è un modo per «accendere i riflettori su di sé»
 
Paola D'Amico
 
MILANO - Associazioni animaliste contro don Mazzi. Sulla rete dilaga la protesta. Al prete che, in un'intervista, lancia un appello agli italiani, perché donino «a chi salva vite umane, invece di spendere per cani e gatti», rispondono centinaia di internauti. I social network scatenano la loro potenza di fuoco. Associazioni piccole e grandi, che vivono di piccole raccolte di fondi e del lavoro di tanti volontari, invitano il fondatore di Exodus a fare un passo indietro. Luigi: «Come osa criticare chi aiuta cani e gatti?». Maria Letizia: «Lei aiuti chi vuole, ognuno è libero di aiutare chi crede, io comincio dai più deboli e difendo sia gli animali sia gli umani». Un'occasione «persa per tacere», bacchetta «Chi li ama ci segua», in prima linea per la lotta al randagismo come «Noi animali Onlus». I blog raccolgono confidenze tenere («Nei momenti più tristi e bui della mia vita ho sempre i miei animali vicini) e luoghi comuni («meglio i cani che le persone»).
Don Mazzi nell'intervista a «Chi» aveva spiegato che solo grazie alla generosità degli italiani riesce a mandare avanti le 40 comunità di recupero. «Noi recuperiamo quei ragazzi che la società bolla come irrecuperabili».
Durissima la risposta del presidente di Enpa, Ermanno Giudici. L'affondo contro gli animali «suona strumentale». Andare contro il mondo animalista è un modo per «accendere i riflettori su di sé». Dov'è finita la pietas verso i viventi «che dovrebbe essere radicata nel cuore di ogni cristiano, ed in particolare nel suo, proprio per il fatto di essere un religioso?», aggiunge Giudici. «Forse chi ha a cuore il diritto delle creature indifese, uomini o animali che siano, probabilmente è persona attenta alla sofferenza, all'aiuto, senza fare molte differenze». È un errore grossolano «vedere gli animali come antagonisti dei diritti degli umani». Forse sarebbe più utile chiedersi da dove proviene questa carenza di risorse, «figlia dell'uomo, della sua avidità, della sua corruzione»
PER COMMENTARE
 
FAMIGLIA CRISTIANA
19 APRILE 2012
 
Don Mazzi: sì, prima le vite umane
Amo gli animali, ma ci sono priorità. Mi sono lasciato scappare questa frase: «Basta soldi per salvare i cani. Aiutate noi che salviamo vite umane». Ora mi trattano da stragista.
 
È normale che a gente poco normale come me accada di tutto. Un po’ di giorni fa una rivista mi ha fatto un’intervista carina. Sono con l’acqua alla gola, causa debiti. Le nostre attività sono meno finanziate e soffrono tremendamente. Perciò ne ho approfittato (voi mi conoscete) e mi sono lasciato scappare questa frase: «Basta soldi per salvare i cani. Aiutate noi che salviamo vite umane».
È scoppiato il finimondo, i miei mezzi di comunicazione sono intasati. Sono diventato un carnefice, uno stragista… Il povero san Francesco mi è arrivato condito in tutte le salse. Le offese si commentano da sole. Ne ho sorriso. Trascrivo due frasi tra le mille. Una è tragica e scandalosa: «Spero che lei possa ripensare alla castroneria che ha detto e rettificare. Se così non fosse mi auguro che Dio abbia un cane e che la possa mordere quando si troverà al suo cospetto ». (Già che mi pensi al cospetto del Signore, mi pare un atto di grande generosità!). L’altra è quasi comica: «Stasera si rilegga san Francesco, poi dica 5 Padre nostro e 3 Ave Maria e vada a letto vergognandosi tanto».
Il mese scorso, da questa rubrica, ho lanciato un appello per aiutare un grave caso umano. Sono tornate solo due risposte, di giovanissimi senza un centesimo ma con un cuore grande. Amo gli animali, soprattutto i cavalli. Li ho usati, fra i primi in Italia, per l’ippoterapia con i disabili e per le passeggiate ecologiche con ragazzi tossicodipendenti. A Cassino proponiamo pet-therapy. In Cascina nella sala da pranzo troneggia Eva, il pappagallo (foto). Raramente mangio carne. Questo per dire del mio normale rapporto di simpatia per gli animali. Ogni cosa, però, deve stare al suo posto e godere di giuste priorità.
Inoltre, vorrei tanto che leggessimo la vita di san Francesco partendo dal lupo di Gubbio con relative interpretazioni. Noi che lavoriamo con i poveri e gli emarginati abbiamo tanto bisogno di gente onesta, sensibile, disponibile a condividere il poco che ha con chi non ha niente. Gli enti pubblici sono latitanti e sono sepolti in debiti ingiustificati. Avete ragione quando tirate in ballo Chiesa, Vaticano… come avete ragione quando noi non siamo seri e ci abbandoniamo alla Divina Provvidenza con sufficiente fede. Però, permettete che invettive così spropositate si faccia fatica a inquadrarle. Non posso digerire la frase scritta in molte e-mail: «Meglio un cane che un figlio!».
Antonio Mazzi
 
IL RESTO DEL CARLINO
11 APRILE 2012
 
Va in pensione Iabin, il super cane antidroga
Finanza, dopo 12 anni di attività
Ha contribuito al sequestro di oltre 100 kg di droga

 
Macerata - Iabin, il cane antidroga della Finanza di Macerata va in ‘pensione’ con il suo conduttore, l’appuntato Giuseppe Finelli. Iabin era stato assegnato alla Compagnia di Civitanova Marche nel 2000: nel corso della sua lunga ‘carriera’ ha contribuito al sequestro di oltre 100 kg di droga. Figlio 'd'arte' (i suoi genitori sono due cani antidroga del centro di allevamento del Corpo a Castiglione del Lago), è nato il giorno di capodanno del 1999 e dopo circa un anno ha iniziato il suo corso di addestramento con il conduttore. In possesso di una matricola, GF 2809, come tutti gli altri finanzieri, ha mostrato subito un talento eccezionale: grazie al suo lavoro, e al suo fiuto, sono state sequestrate importanti partite di droga, e denunciate 486 persone, 115 delle quali arrestate per spaccio e traffico di sostanze stupefacenti.Il legame con il suo conduttore non si scioglierà: il finanziere ha chiesto e ottenuto di poterlo ospitare a casa sua.
Al posto del neo ‘pensionato’ è arrivato Flash, che ha già esperienza operativa avendo svolto numerose operazioni antidroga nel porto di Ancona.
 
AGI
11 APRILE 2012
 
DROGA: IN PENSIONE IABIN, IN 12 ANNI AIUTA A SCOPRIRNE 100 KG
 
Pesaro-Urbino - All'eta' di 13 anni e dopo 12 anni di straordinari successi nell'unita' cinofila della guardia di finanza di Civitanova Marche (Macerata), va in pensione Iabin, il cane antidroga che, in carriera, ha contribuito al sequestro di oltre un quintale di stupefacenti.E' nato a Castiglion de Lago (Arezzo) il giorno di capodanno del 1999: figlio di Daga e Famo, anche loro cani antidroga. Un anno dopo, insieme al suo conduttore, ha iniziato l'addestramento nel comasco e dall'agosto del 2000 e' entrato a far parte della compagnia delle fiamme gialle di Civitanova.Grazie al suo fiuto, ha permesso ai militari di sequestrare 52,610 kg. di hashish, 45,325 kg. di marijuana, 5,852 kg. di cocaina, 1,957 kg. di eroina e 165 pastiglie di ecstasy e di denunciare 486 persone, 115 delle quali sono in arresto per spaccio e traffico di droga. A fine carriera e' st ato adottato dal suo conduttore ed amico di una vita, l'appuntato Finelli, autorizzato ad ospitare Iabin nella propria casa. Al suo posto ora c'e' Flash, appena arrivato da Ancona.
 
IL RESTO DEL CARLINO
11 APRILE 2012
 
Gazza ladra accusata di furti messa agli arresti domiciliari
In gabbia da un mese
 
Orciano (Pesaro Urbino) - «ME L’HANNO condannata agli arresti domiciliari la mia Checca e non perché è una “ladra”…». Scherza Adriano Gabrielli, pensionato di Orciano, ma dietro la sua battuta si cela la tristezza di chi è costretto a malincuore a vedere un animale che era abituato alla libertà, rinchiuso, non si sa bene per quale motivo, dietro una grata di ferro (guarda le foto).Checca è infatti una gazza ladra (Pica pica il nome scientifico) e lui, Adriano, se ne prende cura da quando era piccolissima: «L’ha trovata in un campo qui vicino il mio amico Marco due anni e mezzo fa, quando ancora non aveva tutte le piume addosso; io me ne sono occupato da subito; l’ho tenuta al cal do, nutrita e quando ho visto che era in grado di volare le ho aperto le finestre di casa. Da quel giorno il nostro rapporto è diventato ancora più bello: lei scorrazzava libera e poi alla sera tornava da me. Nel frattempo un altro mio amico, Giuseppe, detto Pino, le ha insegnato a pronunciare qualche parola: la sua preferita è “ciao”; non passa giorno senza che lei mi saluti e lo stesso, fin che ha potuto, ha fatto con i miei vicini di casa e con i passanti».
Poi cos’è successo?
«Un mese fa sono arrivati i vigili urbani e mi hanno detto che “l’uccello non poteva più stare libero”. Dovevo metterlo in gabbia. Pare che una mamma con un bambino piccolo abbia protestato perché si sentiva minacciata mentre passeggiava con la sua creatura, ma questo è inverosimile. Checca sarà pure una ladra, nel senso che se vede qualcosa che luccica le prende la voglia di portarselo via e nasconderlo tanto che a casa mia sono spariti alcuni cucchiaini, ma non è certo aggressiva e pericolosa, anzi…».
Ci dica…
«E’ un animale molto affettuoso e le piace la compagnia della gente. Era diventata la vera mascotte del viale (viale Evangelisti, dove abita il signor Adriano, ndr). Se notava qualcuno camminare lei gli saltellava dietro e spesso pronunciava il suo simpatico “ciao”. Vederla rinchiusa, adesso, fa male a me e anche a tutti i miei vicini, che l’hanno nutrita quand’ero in ospedale».
Cioè?
«A febbraio, nel periodo del nevone, io sono stato ricoverato e se Checca è sopravvissuta è perché tutti, qui intorno, la conoscevano e le hanno dato qualcosa da mangiare: un grissino, un pezzo di formaggio, un pizzico di carne macinata o un po’ di pasta… Tutti le vogliamo bene e tutti desideriamo che torni libera».
Lanciamo un appello al sindaco, dunque?
«Al sindaco, alla polizia municipale, ai carabinieri… a chi vuole. Sarebbe davvero bello vederla di nuovo fuori dalla gabbia; per lei e anche per le tante persone che sentono un po’ la sua nostalgia. Vi prego, consentitemi di liberarla». di Sandro Franceschetti
FOTO
VIDEO
 
IL RESTO DEL CARLINO
14 APRILE 2012
 
Gazza ladra, il sindaco sta valutando la libertà vigilata
La storia di Orciano
 
Orciano (Pesaro Urbino), 14 aprile 2012 - “Cara gazza, ora sei agli arresti domiciliari perchè c’è chi dice che sei aggressiva e attacchi i bambini... Io mi chiedo: ma chi spara queste cavolate? Chi non ama gli animali? Oppure, come sempre, è l’uomo ad essere più cattivo di un animale? Cara gazza ora non devi aver più paura degli 'animali'; loro sono fuori e tu dentro”.“Non sono cavolate, ci sono diverse testimonianze di episodi di aggressione ai danni di persone, soprattutto bambini. In fin dei conti un uccello in gabbia non è poi la fine del mondo…”. Sono alcuni dei botta e risposta che si possono leggere su Facebook inerenti la vicenda di Orciano che ha come protagonista Checca, la gazza ladra del signor Adriano Gabrielli, da oltre un mese costretta 'dietro le sbarre' su ordine dei vigili urbani (guarda le foto). La maggior parte delle persone ritiene che il provvedimento sia del tutto fuori luogo.Altri, invece, sono dell’avviso che in alcune circostanze Checca abbia 'esagerato' finendo, suo malgrado, per mettere a repentaglio la sicurezza di alcuni bambini, per cui la 'carcerazione' ci sta tutta; qualcuno, sempre su Facebook, si è spinto a chiedere 'l’ergastolo'. Esagerazioni e battute a parte, il suo proprietario, che vorrebbe rivederla libera di volare e anche di zompettare allegramente lungo i marciapiedi di viale Evangelisti, magari dietro a qualche passante, aspetta ancora un segnale dal comune.“Nonostante il clamore che questa storia ha suscitato — ci dice — dal municipio non si è fatto vivo nessuno, quindi Checca rimane in gabbia. Spero che presto possa cambiare qualcosa”. E dal municipio cosa dicono? “Premesso che l’invito al signor Gabrielli di tenere in gabbia la gazza — afferma il sindaco Bacchiocchi — è scaturito da una serie di episodi circostanziati e documentati di aggressioni fisiche da parte dell’uccello ad alcuni bambini (sui capelli e sul volto, con le zampe e con il becco), visto che comunque questi casi sono tutti circoscritti al mese di febbraio quando il suo padrone era in ospedale, si potrebbe anche valutare un suo rilascio, ma bisognerà stare bene attenti, magari consultando un veterinario specialista di questi animali…”. La libertà per Checca potrebbe dunque non essere un miraggio, ma dovrà stare ben attenta a non combinare altri guai…di Sandro Franceschetti  
FOTO
 
JUGO
11 APRILE 2012
 
Uomini: il desiderio rinasce con lo spray all’ossitocina
 
La pillola blu ha un nuovo concorrente spray: un nebulizzatore nasale a base di ossitocina si candida ad alternativa del futuro per gli uomini che vogliono accrescere il desiderio sessuale. Già noto per i suoi effetti positivi sull’umore, questo ormone peptidico può apportare benefici anche alla libido maschile.Almeno sino ad oggi, l’ossitocina veniva usata dai medici per agevolare alcune fasi del parto, in quanto capace di stimolare le contrazioni della futura mamma. Ormai da qualche tempo, però, i ricercatori stanno studiando l’ossitocina anche sugli animali per approfondire alcune osservazioni inerenti agli effetti sull’accoppiamento. L’ormone, infatti, sembra favorire una migliore empatia con il partner, oltre a donare maggiore fiducia al soggetto stesso.Partendo da que ste osservazioni, un gruppo di studiosi ha voluto testare gli effetti dell’ossitocina su un uomo, per indagare eventuali benefici a livello sociale e sessuale. Quello che gli americani Kai MacDonald e David Feifel hanno scoperto è che nebulizzando l’ormone nel naso di un uomo affetto da ansia, si riescono a migliorare numerose componenti della sua sessualità. Pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, lo studio ha dimostrato che un trattamento con spray nasale (due volte al giorno) permette di migliorare non solo l’intimità con il partner, ma anche i rapporti con gli altri e soprattutto con il resto della famiglia, con i tre figli nel caso dell’uomo scelto per lo studio.
 
LA STAMPA
11 APRILE 2012
 
Dagli Usa la tecnica per manipolare i ricordi
Esperimenti condotti sui topi svelano i neuroni responsabili dei cattivi ricordi
 
Basta una fascio di luce, per identificare e manipolare lereti neuronali che permettono di immagazzinare i ricordi negativi. Lo dice uno studio americano, pubblicato su Nature e redatto da un gruppo di ricercatori del "Picower Institute for Learning and Memory", afferente al "Massachusetts Institute of Technology".
L’equipe, guidata dal dott. Xu Liu, ha utilizzato le metodologie tipiche dell’optogenetica (scienza che combina genetica e fisica della luce), servendosene per evidenziare i neuroni attivi durante la codifica di un ricordo negativo, per poi stimolarli in un secondo momento.
Per condurre l’esperimento, i ricercatori sono ricorsi ad un gruppo di topi transgenici, di cui si sono osservate le reazioni dopo una scarica elettrica a bassa intensità: il topo restava temporaneamente im mobile, come paralizzato.
Inseguito, è stato inviato un impulso luminoso diretto all’ippocampo dell’animale, fuori dalla gabbia di sperimentazione, ottenendo il medesimo risultato: l’immobilità. 
Questo perché, dicono ricercatori, l’impulso aveva riattivato una piccola rete di neuroni sita nell’ippocampo, rivelando come ciò sia sufficiente a rievocare un ricordo spiacevole. Non è ancora possibile sapere se ed in che modo il cervello umano possa rispondere ad una simile stimolazione. Tuttavia, si tratta di un significativo passo avanti nella comprensione dei meccanismi che regolano la memoria.
 
AGEN PARL
11 APRILE 2012
 
ANIMALI: LAV, VIVISEZIONE UN MALE DA CURARE
 
Roma - La LAV-Lega Anti Vivisezione risponde alle preoccupazioni per l’art.14 del disegno di legge No. 3129 contenente disposizioni sull'impiego di animali "da laboratorio", espresse dal prof. Silvio Garattini dell'Istituto 'Mario Negri' di Milano, da Roberto Caminiti del Dipartimento di fisiologia dell'Universita di Roma La Sapienza e da Gianni Dal Negro dell'Associazione italiana per la scienza degli animali da laboratorio: "tali principi - afferma Michela Kuan, biologa, responsabile LAV settore Vivisezione - non vieteranno la sperimentazione su animali, ma saranno volti principalmente a limitare le sofferenze nell’animale, a implementare la diffusione dei metodi alternativi (realtà riconosciuta scientificamente dal 1959 e voluta da decenni per legge ma che non viene nemmeno citata durante la formazione universitaria) e ad avere u na ricerca più trasparente grazie a rigidi controlli e sanzioni".
"Da troppo tempo l’ambito sperimentale è un sistema chiuso che non prevede il rigore scientifico su cui dovrebbe essere basato e l’articolo in discussione prossimamente al Senato, tenta di riconoscere gli animali come esseri senzienti (vedi art.7 e trattato di Lisbona) e di diffondere una ricerca basata sul principio delle 3R nel nostro Paese che non pubblica nemmeno la L.413/93 sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale, negando agli studenti il diritto di poter scegliere", prosegue Michela Kuan. Mentre il prof. Garattini sostiene che "la ricerca sui cani è necessaria per i test di tossicità, e quella sulle scimmie ha permesso di trovare i farmaci che curano l'Aids", la LAV ritiene doveroso ricordare come in questo ambito siano stati ampiamente utilizzati i macachi (la specie importata e venduta dalla Harlan) inoculati però con un virus “simile” all’HIV: l’SIV, che non infetta la specie umana. Nel 1989 si riuscì a vaccinare i macachi contro l’SIV e nel 1990 iniziarono le prove di vaccinazione dell’uomo contro l’HIV, ma ad oggi nessun vaccino efficace è stato trovato. Per arrivare poi nel 2005 alla dichiarazione del Dr.Hu, ricercatore del Washington National Primate Research Center: “l’efficacia dei vaccini contro l’HIV non può essere valutata con il modello SIV".
"Il caso del farmaco attualmente più usato contro l’AIDS, l’AZT è indicativo di come la sperimentazione animale rappresenti un alibi per produrre farmaci piuttosto che una necessità scientifica. L’AZT venne approvato nel 1987, fu introdotto sul mercato in base a studi clinici e nonostante provocasse cancro vaginale a topi femmina, infatti venne dichiarato che 'il cancro nei roditori non è necessariamente indice di cancro nell’uomo'", afferma la biologa Michela Kuan, responsabile LAV settore Vivisezione. Rispetto ai test di tossicità su cani, l'uso di altre specie come modello sperimentale è scientificamente errato; non a caso significativi progressi si sono ottenuti grazie a osservazioni cliniche, a studi epidemiologici, a innovazioni tecnologiche (es. dalle indagini al microscopio ai modelli matematici), all'uso di colture di cellule umane, simulazioni al computer, modelli sintetici basati su dati già noti sulla specie umana. La sperimentazione animale è una pratica obsoleta e fuorviante che continua a comportare ritardi nel progresso di una scienza veramente utile per l’uomo.
Infatti vi sono molte importanti scoperte mediche che non vengono accettate perché non possono essere “provate” da esperimenti animali, benché siano solidamente basate sull’evidenza clinica, inoltre non esiste obbligo di valutazioni retrospet tive, l’indice di fallimento del modello in vivo supera il 90% e le reazioni avverse ai farmaci sono altissime: circa 197mila gli europei che muoiono ogni anno a causa di reazioni indesiderate dei farmaci, ovvero la quinta causa di morte negli ospedali (stime pubblicate dall'Ufficio dei consumatori nell'UE).
Lo si legge in un comunicato della LAV.
 
GEA PRESS
11 APRILE 2012
 
Palermo: il Commissario Latella firma il provvedimento salva animali – un occhio di riguardo anche per rettili ed insetti
Il Consigliere Vincenzo Tanania: un lavoro duro ma gratificante compiuto assieme all'OIPA ed agli animalisti di Palermo.
 
“Un grande passo avanti per la crescita della nostra città”. Questo il commento del Consigliere Vincenzo Tanania, redattore della “Carta comunale per la tutela degli animali” firmata lo scorso fine settimana dal Commissario Latella. Un impegno costante portato avanti da Tanania e dalla sede palermitana dell’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) con la collaborazione della LIDA (Lega Italiana Diritti Animali). Tra dieci giorni, dopo la pubblicazione nell’albo pretorio, la Carta entrerà in vigore e secondo il Consigliere Tanania promuoverà il rispetto, la cura e il diritto alla presenza sul territorio degli animali, quale elemento fondamentale e indispensabile di una morale civica e dell’ambiente.Richiamando l’articolo 2 della Costituzione, il documento “riconosce la libertà ad ogni cittadino di esercitare, in modo singolo o associato, le attività connesse con la cura e l’assistenza per gli animali”. Con tanto di obblighi per chi li detiene, dalla tutela e il sostentamento alimentare ai servizi veterinari. Ponendo come obiettivo la prevenzione di maltrattamenti, abbandoni o detenzione in spazi inadeguati che ne metterebbero a rischio la sopravvivenza.“L’approvazione di questa Carta è una grandissima conquista – dice Daniela Brunetto, Presidente e delegata dell’OIPA Palermo – su un tema difficile e fino ad oggi privo di regolamentazione. Per la stesura del testo, per diversi mesi abbiamo studiato e ci siamo confrontati con altre realtà metropolitane che già utilizzavano un documento simile”.Cinquantotto articoli che inquadrano sia problematiche già note in altre Ordinanze che disposizioni comunali, come nel caso della detenzione dei cani e gli avvelenamenti, ma anche molti aspetti peculiari del territorio. Insetti e anfibi compresi. Chi è infatti a conoscenza che a Villa Trabia c’è la biscia ed a Monte Pellegrino una specie di rospo molto rara? Anche a loro penserà la Carta comunale che sanzionerà i cittadini irrispettosi.Nero su bianco per gli animali nei mezzi pubblici di trasporto. Pur rispettando basilari regole, sarà possibile farsi accompagnare dal proprio cane in autobus come in metropolitana. Non potranno opporsi neanche i taxi, nel caso di animali di piccola taglia. Finirà pure il vergognoso spettacolo di noti pluripregiudicati che si servono di animali per accattonare. Fino ad ora si sono spacciati, prendendo in giro le persone ed i turisti in particolare, come improbabili gestori di rifugi. Da oggi non sarà più possibile accattonare con animali.Chi invece espone a pagamento, come nel caso dei circhi equestri, l’autorizzazione comunale sarà subordinata al rispetto dei parametri ministeriali. Niente pulcini colorati, come spesso accade nei mercatini rionali, e norme anche per l’esposizione nei negozi. In considerazione anche l’amico che non c’è più. Potrà essere sotterrato in terreni privati previo obbligatorio consenso dell’autorità sanitaria.Poi il riconoscimento del cane libero accudito ed articoli tutti dedicati al gatto ed alla tutela delle colonie feline. Regole anche per i vetturini … lo ‘gnuri palermitano. Scompariranno le carrozze – discoteca, incredibilmente ideate negli ultimi anni con tanto di impianto hi-fi e sorte di luci psichedeliche. Il cavallo adibito al traino della carrozza non potrà lavorare più di sei ore al giorno e dovrà avere a disposizione, specie in estate, aree di sosta in ombra. Dal primo giugno al 15 settembre divieto assoluto di lavoro dalle 13.00 fino alle ore 16.00.Nelle mense comunali o comunque disciplinate dal Comune, dovranno essere resi disponibili pasti vegetariani e vegani, ovvero, in quest’ultimo caso senza derivati animali.Infine, tra i tanti, un articolo per la protezione degli insetti ovviamente evidenziati, negli aspetti protezionistici, per il ruolo ambientale che ricoprono nelle ville e nei giardini della città. Giova appena ricordare (visto che nella Carta si rileva anche l’importanza culturale di tali animali) che il concetto di biodiversità, oggi patrimonio mondiale, nasce proprio a Palermo e più precisamente a Monte Pellegrino. Negli anni cinquanta l’entomologo americano Hutchinson, dall’osservazione di un insetto rinvenuto proprio nel Pellegrino, iniziò ad elaborare quella che divenne la teoria della biodiversità. Il lavoro, scaturito da quella osservazione sugli insetti di Palermo, venne pubblicato con la seguente titolazione “Omaggio a Santa Rosalia e del perché esistono tante specie di pi ante e animali”. Era nata la biodiversità ed il miracolo di oggi, grazie alla perseveranza del Consigliere Tanania ed all’impegno dell’OIPA, si è concretizzato con i poteri di Giunta conferiti al Commissario Latella. Una metafora, forse, d’augurio per la città e tutti (ma proprio tutti) i suoi abitanti.
 
LA NUOVA FERRARA
11 APRILE 2012
 
Il Cincillà animale da compagnia con l’aspetto da scoiattolo
 
Cacciato e allevato in passato per la sua pelliccia morbida e setosa il Cincillà è un piccolo roditore originario della zona delle Ande, in Sudamerica. Oggi è considerato da molti un animale da compagnia ma è diffuso, seppur limitatamente, anche allo stato selvatico. A vederlo ricorda uno scoiattolo, ma di dimensioni più grandi, che si muove però come un coniglio. La sua pelliccia può essere di colore grigio, nero o bianco, meno comuni le varianti zaffiro e violetto. E' generalmente un animale docile che si fa coccolare e accarezzare e non morde quasi mai. Naturalmente queste caratteristiche possono variare da un esemplare all'altro e dal modo di interagire instaurato con il proprio padrone. Ha bisogno di gabbie ampie che si sviluppano in altezza, tipo le voliere, messe in luoghi freschi e asciutti perché sopporta mal e il caldo. Si diverte con piccoli giochi quali la ruota e vari tipi di scalette, tubi, e ha bisogno di almeno un paio d'ore al giorno fuori dalla gabbia e di appositi legnetti che gli permettono di consumare i denti in continua crescita. Dal punto di vista alimentare è un animale molto delicato che deve evitare i grassi, i farinacei e le verdure troppo acquose. Va nutrito, principalmente, di fieno secco e appositi mangimi: ama le verdure come broccoli e asparagi e la frutta come le mele e i frutti di bosco.
 
COMUNICATI.NET
11 APRILE 2012
 
FederFauna - Ufficio Stampa
 
Animalisti s.p.a. Ma quale volontariato?!
Dossier FederFauna su offerte lavoro di Onlus animaliste. Le figure piu' richieste: il dialogatore e l'addetto alla raccolta fondi.
 
La signorina che l'altro giorno a quel banchetto vi ha chiesto cosi' accoratamente la vostra firma ed una donazione per salvare le foche piuttosto che i cani randagi, probabilmente stava solo lavorando.
FederFauna ha condotto ricerche, spulciato annunci economici e forum specializzati ed ha scoperto che si chiama "dialogatore face to face" e consiste, spiega Mario che questo lavoro lo ha svolto, in: "Sei ore in piedi non-stop da Lunedì a Sabato, senza ferie, a tentare di convincere una fetta di umanita' a versare soldi per qualche causa, ecologista o umanitaria".Un lavoro non sempre facile, quindi: Aurora lo ha abbandonato la! mentando "la retribuzione e le mille bugie che mi hanno raccontato. Perche' per raggiungere il tuo obiettivo ti insegnano ad usare delle tecniche di comunicazione che non sono troppo trasparenti eufemisticamente parlando". Ma c'e' anche chi, come Paolo, che dice: "Ho guadagnato sempre bene,vivo da due anni da solo e mi mantengo".
Infatti, Greenpeace Onlus in un annuncio di offerta lavoro come dialogatore datato 12/01/2012, scrive che "E' previsto un contratto di collaborazione con ottime possibilita' di guadagno!"
Un'altra associazione animalista (l'annuncio datato 06/04/2012 non riporta il nome), per un "addetto/a alla raccolta fondi" offre una posizione full time, anche se con contratto a tempo determinato.E la Lav, in data 01/04/2012, sempre per un "addetto alla raccolta fondi", offre "condizioni contrattuali commisurate all'esperienza". L'annuncio, in questo caso, e' particolarmente interessante: questa Onlus (Organizzazione non lucrativa di util! ita' sociale) cerca "una nuova figura da inserire all'interno dell'organico dell'ufficio Comunicazione e Fundraising" (cio' vuol dire che ha un ufficio proprio specializzato nella comunicazione e nella raccolta fondi) e richiede al candidato, per poter a spirare a ricoprire con successo il ruolo, come requisito indispensabile "precedente esperienza lavorativa almeno biennale nello sviluppo di azioni complesse di raccolta fondi e/o Marketing", mentre "la conoscenza e le condivisione delle tematiche animaliste e della LAV e la scelta vegetariana" solo come "titolo preferenziale".Ma anche il Wwf offre lavoro come promoter e dialogatori, cosi' come molte altre Onlus e non solo animaliste o ambientaliste.
Ovviamente, qualche volontario vero esiste ancora (a costoro tanto di cappello, giuste o sbagliate che siano le motivazioni che li spingono), ma "sono sempre meno!", fanno notare alcuni ragazzi in un forum specializzato. E risulta inoltre spesso difficile distin! guerli, visto che chi conduce il gioco ha tutto l'interesse che cio' non avvenga. Spiega Federica: "la maggior parte delle persone che si fermano non immaginano assolutamente che il dialogatore stia lavorando. Ed e' questo il motivo per cui si fermano. Se le persone sanno che sei pagato ti disprezzano perche' guadagni sulla beneficenza."Mario, Aurora, Paolo e Federica sono ovviamente nomi di fantasia, ma le loro testimonianze sono documentate, cosi' come gli annunci ed i bilanci delle associazioni animaliste… Onlus…...E voi che pensavate di salvare il povero cagnolino con la vostra donazione!...R.D.F.
 
GEA PRESS
12 APRILE 2012
 
Savona: gabbiano impallinato finisce nella caldaia della scuola
Intervento dell'ENPA.

 
Preso di mira da un fucile ad aria compressa e finito tutto sanguinante sul tetto della caldaia del liceo scientifico di Piazza Brennero, a Savona. Il Gabbiano reale è stato così notato dagli alunni, evidentemente anch’essi a raggio di tiro dello sparatore folle, che si sono subito prodigati per la salvezza del grosso volatile infortunato. Immediata la chiamata ai Vigili del Fuoco ed il congiunto intervento dei volontari dell’ENPA savonese che hanno provveduto al ricovero del gabbiano. Spetterà ora al veterinario decidere sul da farsi.Secondo la Protezione Animali è probabile che il Gabbiano reale sia stato abbattuto da una persona intollerante alla sempre più comune presenza in città di un animale ormai adattatosi alla convivenza con l’uomo. Forse il richiamarsi della coppia intenta nella costruzione del nido, potrebbe non essere stato più sopportato.L’ENPA, nel recente passato, aveva ricevuto dal Comune di Savona il benestare per un progetto di sterilizzazione dei gabbiani che però non aveva poi ricevuto il nulla osta da parte dell’ASL. Sta di fatto che i Gabbiani scelgono sempre più la vicinanza dell’uomo, sicuramente favorita dalla presenza di piccole nicchie utili alla costruzione del nido e dalla vicinanza di fonti alimentari. In alcuni casi, sempre secondo l’ENPA, il problema si propone con la ripresa delle case di villeggiatura. Nei balconi, infatti, si trova un bel nido di gabbiani. Fenomeni, questi, che andrebbero studiati e nel caso prevenuti. Purtroppo questo quasi mai avviene.
 
BARY TODAY
12 APRILE 2012
 
Capurso (BA): cani imprigionati in gabbie strette e sporche, il servizio di Striscia
In un servizio mandato in onda dalla trasmissione di Canale 5 le immagini di decine di cagnolini costretti a vivere in gabbie strette e piene di rifiuti in una baracca fatiscente nelle campagne capursesi
 
Cani maltrattati a Capurso a Striscia la Notizia Gabbie strette, piene di rifiuti, costruite con vecchie reti a molle arrugginite. Decine di cagnolini imprigionati, legati con catene così corte che impediscono alle povere bestie qualsiasi movimento, lasciati quasi senza acqua né cibo. Le immagini mandate in onda dal servizio di Striscia la Notizia parlano da sole, e raccontano l'ennesimo caso di maltrattamenti sugli animali.Questa volta l'inviato della trasmissione, Edoardo Stoppa, si trova in provincia di Bari, nelle campagne di Capurso, dove decine di telespettatori hanno segnalato l'esistenza di questa baracca-lager, in cui da anni moltissimi cani vivono imprigionati.“
FOTO
 
IL CITTADINO ONLINE
12 APRILE 2012
 
Cane malato e denutrito sequestato ai Cappuccini
La povera bestiola era relegata in un ambiente fatiscente
 
 
SIENA. Domenica scorsa, a seguito di una segnalazione, le Guardie Zoofile del WWF hanno individuato un cane rinchiuso in un ambiente fatiscente situato in zona Cappuccini, a Siena.La povera bestiola, di circa 11/12 anni e visibilmente sofferente, si presentava denutrita e disidratata, risultando essere anche cieca, malata di tumore e con una grave infezione non curata agli orecchi. Nella mattina di lunedì il caso è stato portato all’attenzione del magistrato di turno, il quale ha disposto il sequestro dell'animale a cui hanno preso parte le Guardie del WWF in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato e personale veterinario della USL 7.Il cane è ora in custodia presso la struttura del canile di Murlo, sottoposto alle cure necessarie.Il proprietario del cane, un signore di circa settant'anni residente a Siena, è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria per violazione delle norme sul maltrattamento degli animali.
 
TRENTINO
12 APRILE 2012
 
Trappole avvelenate per cani e gatti
 
MEZZOLOMBARDO. (TN) E’ ancora allarme veleno in Piana Rotaliana, stavolta a Mezzolombardo, in centro. A denunciarlo, ieri, i proprietari di una cucciola di due mesi, che, al ritorno dalla passeggiata, ha ingerito una dose di topicida trovata in via Garibaldi, in pieno giorno.Il veleno, contenuto in alcune bustine di colore fucsia è stato abbandonato lungo il muro laterale all’imbocco della via, davanti al cancello dei proprietari della cagnetta avvelenata, per la quale, per fortuna, dopo una lavanda gastrica e la somministrazione di un antidoto la prognosi è buona.Non è stata così fortunata invece una meticcia che nei giorni scorsi è entrata in contatto con lo stesso veleno e che è tuttora sotto controllo medico. Monitorati e sotto antidoto sono anche cinque gatti e due cani, che, abitando con i padroni in via Garibaldi, sono stati sottoposti a un trattamento preventivo.«Purtroppo, i casi di avvelenamento da topicida sono in aumento - ha spiegato Roberto Guadagnini, il veterinario che si è occupato dei tempestivi soccorsi - ed è un veleno subdolo, che può impiegare fino a quindici giorni dall’ingestione per dare sintomi evidenti, e a quel punto è difficile intervenire». E molto più complicato salvare gli animali.I padroni di cani e gatti che circolano lungo via Garibaldi e nella vicina piazza Fiera sono dunque invitati a prestare la massima attenzione e a segnalare alle autorità i comportamenti sospetti. I campanelli d’allarme dell’avvelenamento sono la spossatezza degli animali, i capillari rotti, la fatica a respirare, tutte conseguenze dell’effetto anticoagulante del veleno.L’intervento di un veterinario e la pronta somministrazione di un antidoto possono invertire il processo innescato dal veleno, salvando l’animale se preso in tempo.Vista la zona, a rischio peraltro non sono soltanto gli animali, ma anche i bambini. Sono infatti molti quelli che passano tornando da scuola e alcuni si fermano a giocare proprio nel cortile dove è stato abbandonato il veleno. Per questo, in contemporanea a quella all’Asl, è partita anche la denuncia a polizia municipale e carabinieri.
 
IL TIRRENO
14 APRILE 2012
 
Cagnolino di un’anziana ucciso da un’auto pirata
 
CECINA (LI) -  Per lei, rimasta vedova da poco, quel cagnolino era tutto. Sì, ha tre figli ma sono grandi e hanno la loro vita. Per lei Nuvola, uno yorkshire, non era soltanto una compagnia. Lei amava quel cagnolino ed era ricambiata con lo stesso affetto. Ora Nuvola non c’è più. Un’auto gliel’ha ucciso. Il conducente ha proseguito, non si è senza neanche degnato di fermarsi, scendere, prendersi le proprie responsabilità, cercare almeno di rimediare. E lei non si dà pace. Andrà a fare denuncia ai carabinieri ma intanto lancia un appello attraverso Il Tirreno, chiede che si facciano avanti eventuali testimoni. A dir la verità non è lei in persona a chiederlo, ma un’assistente sociale che la segue da tempo e che è rimasta colpita dalla sofferenza di questa donna di settant’anni. Annamaria Berti, l’assistente sociale, fornisce il numero dell’ufficio (0586 614312) e il suo personale (349 6958215) ai quali è possibile telefonare per fornire informazioni. L’investimento del cane risale a un mese fa, al pomeriggio del 13 marzo. L’anziana quel giorno esce per una passeggiata con il suo cagnolino. In via Pasubio, proprio davanti casa sua, un’auto travolge il povero animale. E si allontana. Disperata, la donna chiede aiuto ma non arriva nessuno. Così raccoglie Nuvola e lo porta di corsa dal veterinario, il dottor Tiziano Pucini. Ma per il cane non c’è più niente da fare. L’anziana non si ricorda il modello dell’auto pirata, è confusa e in lacrime. Il veterinario cerca di calmarla. Passano i giorni, ma non il dolore. L’assistente sociale prende a cuore la sua storia. Decide di recarsi dai carabinieri. E viene nella nostra redazione.
 
IL TIRRENO
14 APRILE 2012
 
SMARRIMENTO
 
MASSA - Smarrito cagnolino di piccola media taglia color marrone. E' scappato da casa il giorno 5 Aprile (Turano)è stato visto sul lungo mare dei Ronchi i giorni 9 e 10 Aprile. Il cane è senza collare ma munito di microchip. Ed ecco l’appello di Nadia: «Siamo disperati il cane si chiama Toldo chiunque lo vedesse o lo avesse visto è pregato se possibile di chiamare al numero 333 1481135. Ci manca tanto. Chi può dia una mano a ritrovarlo»
 
 
LA SICILIA
12 APRILE 2012
 
oggi il processo
Due bracconieri sorpresi  a cacciare in zona protetta
 
Gela (CL) - Due bracconieri catanesi oggi compariranno davanti il Tribunale di Gela per il reato di bracconaggio. Si tratta di due uomini di Acicatena, in provincia di Catania, M.L. e Q. S., che nel settembre di tre anni fa vennero sorpresi dalle Guardie Giurate del WWF, in servizio congiunto con i carabinieri, a cacciare in un territorio ricompreso nella Zps, cioè zona di protezione speciale, della piana di Gela. Il vincolo Zps nella piana gelese è stato imposto dalla Comunità europea come area di rilevante importanza per la tutela dell'avifauna migratoria. I due cacciatori, armati di fucili semiautomatici e con cani da caccia, vennero fermati dagli Agenti del WWF in contrada Camera nel corso di un'apposita attività di controllo per contrastare forme illecite di caccia nella piana gelese data la sua importanza per lo svernamento, la nidificazio ne e la sosta di diverse specie della fauna, migratoria e stanziale. La piana gelese rientra tra i siti "Natura 2000" (la rete ecologica europea costituita da aree destinate alla conservazione della biodiversità) in cui è vietata la caccia. Ai due cacciatori, dopo i primi accertamenti, è stato contestato il reato di bracconaggio ai danni del patrimonio faunistico, qualificato dalla legge come bene indisponibile dello Stato. I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di Gela, quindi, hanno sequestrato le armi e le munizioni. Adesso il processo per stabilire se i due imputati dovranno rispondere dei reati loro contestati.
 
CORRIERE DELLE ALPI
12 APRILE 2012
 
Zanoni (Idv): «Fermare la strage di cervi in Cansiglio»
 
CANSIGLIO «Fermate le doppiette pronte alla strage di cervi nel Cansiglio». L'appello disperato è di Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV e vice presidente dell'intergruppo sul Benessere degli Animali al Parlamento europeo, di fronte all'approvazione del piano di abbattimento da parte di Veneto Agricoltura, le Province di Treviso e Belluno, le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, il Corpo Forestale e l'Istituto Zooprofilattico delle Venezie. «Si sta per aprire una mattanza che non risparmierà nemmeno le povere cerve gravide, numerose in questa stagione. Il risultato è che con un solo proiettile si stroncheranno due vite innocenti». L'Eurodeputato punta il dito su Veneto Agricoltura, secondo cui la popolazione dei cervi sarebbe aumentata a dismisura, fatto che giustificherebbe il loro abbattimento. «Se le cose stanno davvero così, allora che forniscano il numero esatto dei cervi. Nel caso la sovrappopolazione fosse accertata, si faccia allora il possibile per provvedere al loro trasferimento in altre zone e parchi protetti», commenta Zanoni. «L'assurda strage che si sta per aprire è in realtà un mero regalo ai cacciatori», attacca l'eurodeputato, che nei giorni scorsi ha scritto una lettera ai ministri Clini, Catania e al capo della Forestale dello Stato, per interessarli della questione. «Sono pronto a portare questo scandalo anche in Europa, dove presenterò un’interrogazione alla Commissione Europea, perché ritengo violata la Direttiva Ue Habitat 92/43/Cee, considerato anche che il Cansiglio è un sito di importanza comunitaria”.
 
GEA PRESS
12 APRILE 2012
 
California: addio foie gras ma nel frattempo c’è chi s’ingozza
 
Il divieto dovrebbe scattare a partire dal primo luglio. Il bando dei pasticci di fegato grasso (ovvero steatosico) di oca, risale però al 2004. Nel frattempo i produttori si sarebbero dovuti adeguare ma anche a distanza di otto anni, la scadenza della prossima estate sta suscitando polemiche ed … ingozzamenti. Alcuni ristoranti californiani stanno infatti proponendo menù a base di fegato grasso d’oca come sorta di addio finale. Conviviali a porte chiuse e cene riservate a base di fegato d’oca, per il modico prezzo di 185 dollari a persona.Stante i ben informati una cena molto particolare sarebbe avvenuta presso il ristorante Golden Gate. In base alle indiscrezioni circolate, si sarebbe parlato proprio di come ribaltare la legge sul divieto di vendita del fegato d’oca. Esiste fin dall’antico Egitto, avrebbero ri cordato noti chef che hanno però omesso di precisare come le povere oche dei faraoni venivano chiodate per le ali ad un muro e costrette ad ingollarsi di cibo fino alla produzione del fegato steatosico.Quando capita all’uomo (… il fegato steatosico) si ricorre al medico. Indotto alle oche, invece, viene divorato. Al giorno d’oggi le oche non vengono più chiodate ma il procedimento è sostanzialmente lo stesso. Un tubo in gomma, infilato in profondità nella gola del povero animale, introduce mais salato. Questo più volte al giorno finché il fegato non ha raggiunto dimensioni abnormi e l’animale è pronto per essere macellato. La massa epatica, di colore paglierino, viene poi preparata cucinandola in forno su una casseruola poggiata in acqua. Le alte temperature e l’umidità del vapore, disporranno il corpo grasso nella forma utilizzata.C’è chi giura che il divieto californiano verrà aggirato con le forniture dalla vicina Las Vegas, dallo Stato del Nevada, come in Arizona e Washington, quest’ultimo a nord della California. Poi, però, i ristoratori hanno riferito di non spargere troppo la voce. Hanno timore della ripresa dei picchetti animalisti.Cosa succede in Europa? In molti paesi europei, come ad esempio in Italia, è vietata la pratica dell’ingozzamento. Questo a seguito di un provvedimento europeo valido però solo per quei paesi dove la pratica non è di uso comune. Non a caso, infatti, molti di quelli ove vige il divieto, non hanno mai avuto allevamenti oppure questi ultimi erano marginali.
 
CORRIERE DELLA SERA
12 APRILE 2012
 
Dibattito sulla vivisezione
Garattini: sperimentazione su animali imprescindibile per la ricerca medica
Il direttore del Mario Negri contro le norme approvate alla Camera e in discussione al Senato: «Test su viventi necessari»
 
MILANO - Le nuove regole per le e in discussione al Senato rischiano di danneggiare la ricerca al punto da bloccare le nuove scoperte, soprattutto in campo farmacologico. La denuncia è di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, Roberto Caminiti del Dipartimento di fisiologia dell'Università La Sapienza e Gianni Dal Negro dell'Associazione italiana per la scienza degli animali da laboratorio, durante un'audizione alla Commissione per le politiche dell'Unione Europea del Senato. Il ricorso agli animali nella sperimentazione scientifica «rimane a tutt'oggi una necessità - ha detto Garattini -. Nel corso degli ultimi cento anni, su 98 premi Nobel assegnati per la Medicina e Fisiologia, 75 erano basati su ricerche che coinvolgevano animali. Basti pensare a quello assegnato nel 2008 per le ricerche sull'HIV e l'HPV o a quello d el 2005 sull'Helicobacter o a quello del 2010 per le ricerche sulla fecondazione in vitro e il trasferimento di embrioni».
NECESSARI - A fronte degli emendamenti approvati dalla Camera dei deputati, Garattini ha sottolineato tre punti. «Il primo riguarda l'orientamento della comunità scientifica internazionale». È del tutto ovvio che gli animali sono dei modelli, «ma rappresentano delle approssimazioni necessarie che non possono essere garantite dalla sperimentazione in vitro. La sperimentazione clinica è la tappa successiva agli studi sulle cellule e negli animali per stabilire gli effetti benefici e tossici non solo dei farmaci ma anche dei dispositivi medici (pacemaker, defibrillatori, organi artificiali, stent) e dei componenti nutrizionali». «Questo è il percorso che garantisce al paziente di ricevere un trattamento il più possibile sicuro, che non sia causa di ulteriore peggioramento delle sue condizioni.
BENESSERE - Il secondo riguarda, appunto, la tutela del benessere degli animali. L'Italia - evidenzia - è uno dei Paesi più avanzati da questo punto di vista. La nostra legislazione, tra le più severe del mondo, prevede che debbano essere adottate tutte le precauzioni affinché sia evitata qualsiasi sofferenza agli animali che entrano in sperimentazione. Va detto inoltre che un animale che soffre è fonte di risultati non attendibili: quindi è nell'interesse del ricercatore stesso studiare animali in condizioni ottimali». «Impedire l'allevamento in Italia di animali (cani, gatti e scimmie) destinati alla sperimentazione scientifica, significa solo spostare il problema altrove - sintetizza Garattini -, diminuendo le capacità di controllo sulle condizioni di vita degli animali assicurate dalla legge italiana e, sopra ttutto, dagli organi ispettivi che esercitano controlli frequenti e rigorosi».
NORME UE - Il terzo punto riguarda l'armonizzazione delle normative a livello europeo. «Vale il principio generale per cui l'atto di recepimento non può introdurre norme più restrittive, a meno che non siano preesistenti all'approvazione della direttiva. Eventuali norme maggiormente restrittive preesistenti possono essere confermate, ma solo nel caso in cui non creino condizioni di disparità rispetto agli altri Stati membri. Non solo: le direttive Ue entrano in vigore indipendentemente dall'emanazione dell'atto di recepimento, e sono pertanto obbligatorie e cogenti. Ne consegue che qualunque norma nazionale in contrasto con la direttiva sia nulla e vada pertanto disapplicata».
 
GEA PRESS
12 APRILE 2012
 
Sperimentazione animale – i favorevoli al Senato: i particolari sulle convocazioni
Il Presidente della Commissione Politiche europee: interventi di indubbio interesse.
 
GEAPRESS – Proseguono, in un pericoloso silenzio, le audizioni presso la Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato relative al disegno di legge n. 3129, ovvero la legge comunitaria 2011. Più esattamente la Commissione sta sottoponendo ai suoi lavori l’esame dell’art. 14 del disegno di legge, altresì denominato emendamento Brambilla. Gli incontri, finora quasi tutti dedicati all’ascolto di esponenti del mondo medico favorevoli alla sperimentazione animale, sono stati caratterizzati dalle sottolineature del Presidente, Senatrice Rossana Boldi (LN) e del Relatore Senatore Roberto Di Giovan Paolo (PD), sul fatto che gli Stati membri non possono introdurre norme più restrittive in tema di sperimentazione rispetto a quanto previsto dalla Direttiva europea. Il Senatore Di Giovan Paolo, a questo proposito, ha riferito che il testo licenziato alla Camera dei Deputati potrebbe creare i presupposti per una procedura di infrazione.Nel corso della riunione tenutasi ieri sono stati ricevuti il professore Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Ricerche Farmaceutiche “Mario Negri”, il professore Roberto Caminiti intervenuto per conto del FENS (Federazione of European Neurosciences Societes), il dott. Gianni Del Negro per conto dell’Associazione Italiana per la scienza degli animali da laboratorio. Gli interventi sono stati giudicati dalla Presidente Boldi di “indubbio interesse“. A data da destinarsi, invece, la scadenza per la presentazione degli emendamenti, tra i quali quello che dovrebbe affossare il famoso articolo 14.Già il quattro aprile, però, la stessa Commissione aveva convocato altri noti esponenti del mondo della ricerca e suoi campi collaterali. In particolare era stata ascoltata la dott.ssa Monica Bettoni, direttore generale dell’Istituto Superiore di Sanità, accompagnata dal dott. Rodolfo Lorenzini, direttore del Servizio Biologico e gestione della sperimentazione animale dello stesso Istituto. Ad essere ricevuta anche la dott.ssa Gaetana Ferri, direttore generale della Direzione Generale della Sanità animale e dei farmaci veterinari del Ministero della Salute.La dott.ssa Bettoni in particolare, rispondendo alle domande dei Senatori, si è soffermata su tutti i punti previsti dall’articolo 14. Per la dott.ssa Bettoni la previsione di personale esperto nella sperimentazione in vitro rappresenterebbe una qualifica improvvisata non essendovi alcuna Università o corso professionale che forma tale figura. Pollice verso anche per il divieto proposto sull’utilizzo di gatti, primati e cani, oltre che le norme previste su anestesia e analgesia.Proposte, secondo il direttore dell’Istituto Superiore di Sanità, incompatibili con la ricerca scientifica. Il divieto di allevare in Italia scimmie, cani e gatti comporterebbe, sempre ad avviso della dott.ssa Bettoni, l’approvvigionamento degli stessi all’estero con conseguente aggravio di costi e rischi sul benessere degli animali. Su questo punto, però, è intervenuta la dott.ssa Gaetana Ferri, specificando che in Italia non ci sono attualmente allevamenti di gatti e scimmie, mentre per quanto riguarda i cani ve ne è solo uno, ovvero Green Hill, il cui 80% della produzione è destinato all’estero.Posizioni forse attese, considerati i ruoli che ricoprono tutti gli auditi. Sulla vicenda, però, rimane un piccolo mistero. Dal momento in cui le audizioni sono state da poco convocate, a cosa si riferivano i noti esponenti del mondo della sperimentazione animale quando, nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella prima metà di marzo a Milano hanno informato del fatto che Palazzo Madama era stato già sensibilizzato?
 
ANMVI OGGI
12 APRILE 2012
 
Il nuovo vaccino contro la leishmaniosi canina
 
Un ciclo di tre iniezioni da somministrare con un intervallo di tre settimane l'una dall'altra. Poi sarà sufficiente un richiamo annuale "per mantenere il cane immune dalla Leishmaniosi".
Dal 4 aprile è disponibile in Italia il primo vaccino contro la Leishmaniosi canina, Canileish. "Dopo 110 anni dalla scoperta del parassita da parte di William Leishman e Charles Donovan e 20 anni di Ricerca e Sviluppo, è disponibile in Italia il primo vaccino contro la Leishmaniosi canina" , dichiara Paolo Bianciardi, consulente tecnico di Virbac come responsabile per l'Europa dello sviluppo della terapia della Leishmaniosi.
Il vaccino – comunica l'azienda- è "una forma di prevenzione nuova e differente che protegge il cane "dall'interno" e ne potenzia il sistema immunitario in modo specifico".
Protocollo vaccinale - Il nuovo vaccino può essere somministrato a partire dai 6 mesi di età del cane riducendo in modo significativo il rischio di infezione attiva con il parassita. Il protocollo di prima vaccinazione prevede un ciclo di 3 iniezioni da somministrare con un intervallo di tre settimane l'una dall'altra. L'immunità - spiega l'azienda- è da considerarsi attiva dopo 4 settimane dal completamento del primo ciclo vaccinale. Per mantenere la copertura vaccinale è richiesto un richiamo annuale. Una singola dose deve essere somministrata a un anno di distanza dalla terza iniezione del ciclo iniziale.
La ricerca - Il vaccino è stato ottenuto in 20 anni di ricerche di tecnologia vaccinale Il vaccino è stato sviluppato da BVT (Bio VétoTest), una consociata interamente controllata da Virbac, in collaborazione con IRD (Institut de Recherche pour le Développement) e il team R & D di Virbac. Il metodo di produzione unico utilizzato nella fabbricazione del vaccino assicura che le proteine escrete e secrete (ESP), che stimolano una migliore risposta cellulomediata rispetto all'intero estratto da parassita, siano le uniche proteine presenti nel vaccino. Prove di laboratorio e prove sul campo hanno dimostrato il profilo di sicurezza del vaccino e gli studi hanno dimostrato che la nuova vaccinazione produce con regolarità benefici statisticamente significativi per i cani vaccinati.
Per la presentazione di Canileish è in corso un road show in varie città italiane, fino al 23 aprile. Canileish è stato approvato dalla EMA, l'Agenzia Europea dei Medicinali.
 
NET1 NEWS
12 APRILE 2012
 
Cani antitumore: "Efficaci nel 90% dei casi"
 
È iniziato tutto nel 1989, quando il dalmata Trudi ha salvato la vita alla sua padrona: la donna aveva osservato che da tempo l’animale si ostinava ad annusarle un neo sulla gamba e alla fine si è convinta a chiarire la strana vicenda sottoponendosi a esami medici che hanno rivelato la presenza di un melanoma.
Dopo molteplici esperimenti, si è scoperto che i cani sono in grado di riconoscere, forse più efficacemente di strumenti sofisticati, le sostanze organiche alterate presenti nelle cellule tumorali, che contengono concentrazioni elevate di idrocarburi o composti azotati. I più scettici dovranno fare i conti con la realtà dei fatti: i cani hanno un fiuto che è da diecimila a centomila volte più potente di quello degli esseri umani e numerosi studi sembrerebbero confermare questa nuova scoperta. In uno dei test condotto da ricercatori americani, polacchi e supervisionato dall’Institute of Genetics and Animal Breeding, cinque cani sono stati addestrati per tre settimane a distinguere campioni di fiato emessi da persone sane e da malati di cancro non ancora curati con antitumorali, che avrebbero compromesso l’esperimento. Le prove sono state ripetute per ben nove volte: gli animali hanno risposto correttamente nel 90% dei casi.
Esperimenti più attuali come quelli effettuati dai ricercatori della Klinik Schillerhöhe di Gerlingen (Germania) potrebbero confermare le scoperte precedenti: la capacità olfattiva dei cani sembrerebbe essere talmente sviluppata da permettere di riconoscere tumori ai polmoni anche in presenza di odori di cibi, fumo e farmaci e di distinguerli dalla broncopatia cronica ostruttiva. L’autore dello studio Thorsten Welles ha spiegato che i cani, con il loro sottile olfatto, possono riconoscere queste differenze in una fase precoce della malattia.
Cani eccezionali, come Katya, in grado di “fiutare l’epilessia” della ragazzina Abigayle Williams, sua padroncina-amica, e addirittura capace di prevedere gli attacchi con molti minuti di anticipo, in modo da evitare rovinose cadute e permettere di chiamare i soccorsi.
 
LA ZAMPA.IT
12 APRILE 2012
 
Russia, nasce l'orfanotrofio degli orsetti
 
Dal 1974 hanno salvato centinaia di orsi da morte certa. Il biologo Valentin Pazhetnov e la moglie da quasi 40 anni sono impegnati a soccorrere i cuccioli rimasti orfani dopo che le madri vengono uccise per procurarsi la pelliccia: una pratica molto diffusa in Russia. Valentin ha creato l'orfanotrofio spinto dalla pratica di stanare gli animali dalle tane. "Il mio lavoro è iniziato con tre orfanelli - racconta - per loro ero una madre surrogata. Abbiamo scoperto che gli orsetti non dovevano essere educati per forza dalla madre". La tecnica consiste nell'imitare mamma orsa, indossando sempre gli stessi vestiti nel tempo in modo che i cuccioli li riconoscano dall'odore. L'associazione International Fund for Animal Welfare sostiene la coppia da 16 anni, con l'obiettivo di ottenere una legge che vieti quel tipo di caccia: ma è difficile, perchè molti perso naggi importanti in Russia sono cacciatori."Un provvedimento analogo non è mai stato adottato: c'è solo un articolo del codice penale che parla del benessere degli animali e vieta i trattamenti crudeli davanti a bambini e uomini, ma spesso episodi simili sono tenuti nascosti" spiega Marua Vorontsova, responsabile dell'associazione. L'obiettivo degli esperti è riportare gli orsi nel loro ambiente naturale: un orso liberato non deve girare per le case aspettando di essere nutrito, ma imparare a cavarsela da solo.
VIDEO
 
IL TIRRENO
12 APRILE 2012
 
Benvenuti nella mia casa piena di gatti
 
di MARIA MEINI
 
Un giorno una zingara disse a mia nonna che le avrebbe maledetto la casa se non le avesse fatto l’elemosina. Mia nonna, per niente intimorita, le rispose che le avrebbe aizzato la sua gatta mariana se non avesse girato i tacchi immediatamente. Non esisteva nessuna gatta mariana, ma la zingara sgranò gli occhi e incrociò le dita per la paura. Merito del nome evocativo che fece breccia nella superstizione della povera rom: in realtà gatta mariana era solo un neologismo involontario per indicare una soriana tigrata dai lucenti occhi verdi che aveva impresso sulla fronte la famosa “m” maiuscola. Quel segno di devozione alla Madonna, che durante il Medioevo salvava i gatti dal rogo dell'Inquisizione. Sicura invenzione di un gattofilo. Odio e amore. I gatti sono tra gli animali i più amati, e venerati di ogni tempo, ma altrettanto vasto è il numero dei loro detrattori. Baudelaire, che al gatto ha dedicato un'ode insuperabile (Viens, mon beau chat, sur mon coeur amoureux) dice che è facile capire perché tanti odiano i gatti: perché queste bestiole dagli occhi di metallo e d’ agata ricordano il piacere carnale e la lussuria. Chissà quale sofferenza agitava il sublime poeta: forse sotto i fumi dell'oppio scambiava l’ondulare sinuoso del suo gatto per l'ancheggiare di un’amante riottosa. Il gatto, più che lussurioso, è lussureggiante. E non fa niente per nasconderlo. Perché il gatto è l'emblema della sincerità. Scrive l'etologo Konrad Lorenz nel suo Anello di Re Salomone: «Una delle tante idiozie assurte a verità proverbiale, contro la quale la scienza si batte vanamente , è l'opinione che i gatti siano falsi». L'inventore dell'imprinting argomenta la sua asserzione spiegando che aver mantenuto forme e carattere originari, selvatici, rendono il gatto un libro aperto, incapace di mentire. I suoi atteggiamenti - di sfida, di fiducia, nella caccia come nel gioco - sono chiarissimi. Predatore sincero. Ma la sua indole di predatore gli ha procurato non poche noie. Si dice che Dio abbia creato il gatto per dare all’uomo il piacere di accarezzare una tigre. Lo Stregatto di Alice nel paese delle meraviglie, Lucifero il gatto cattivo nel cartone animato di Cenerentola sono retaggio dei vecchi pregiudizi. Ma il cuore dei gattofili ha prodotto antidoti potenti. Che poeti e scrittori hanno sparso a piene mani per restituire l'onore al piccolo felino. Non si possiede un gatto. Chi ha visitato la casa di Hemingway a Key West avrà respirato l'aria della gatto-mania. Una comunità di gatti che vive libera e felice. Senza arrivare alle vette letterarie del grande premio Nobel, si può avere un’idea della natura selvaggia del gatto nelle colonie feline del Colosseo. Qualche anno fa ho conosciuto un ingegnere australiano in pensione che d’accordo con la moglie aveva deciso di costruire una casa per gatti sul modello disneyano degli Aristogatti. Ricordate la band di Scat-Cat e dei suoi amici jazzisti? Qualcosa di simile è capitato a chi scrive. Dichiaro subito la mia assoluta partigianeria. Io amo i gatti. Totalmente, e felicemente ricambiata. Come dice l'amico e maestro-veterinario Marco Melosi, nessuno possiede un gatto. É il gatto che sceglie il padrone (termine improprio) e dove vivere e con chi. In campagna la teoria si materializza senza forzature. Ça arrive, dicono i francesi: succede. Vi hanno scelto. Succede che la gatta curiosa di un vicino decida di bivaccare nel vostro giardino. E di portare con sé la sua prole imminente. Succede che vostro marito non resista al suo sguardo languido e alle fusa insistenti, succede che le prepariate una ciotola di croccantini e un cuscino riparato sotto una veranda. Succede che diciate al suo legittimo proprietario di venirsi a riprendere la micia, ma lei non ne vuole sapere. Vi ha semplicemente eletto a sua dimora e ristorante. Vi ha scelto. E così succede che vi teniate i gattini, che la vostra casa si trasformi in una nursery miagolante e alla seconda figliata cerchiate altri gattofili ben disposti ad adottarli. É una catena che non vi lascia scampo. E voi non vi opponete. Giocate a fare le vittime, ma in realtà cedete alle lusinghe con piacere. Nel frattempo la voce si sparge nella comunità felina e altri gatti si avviano verso la vostra casa e il vostro giardino e vi eleggono domicilio. Siete circondati. Arrivano da ogni parte, di ogni foggia e colore. 44 gatti in fila per sei col resto di due… E danno vita per voi, e solo per voi, a una colonia semiselvatica omaggiandovi di fusa , grattini e prede. Regalandovi il privilegio di conoscere la loro vera, intima natura di semidei. Ognuno ha il suo ruolo e il suo carattere: c'è Gemma la supermamma che ha allestito un asilo insieme alla figlia Senzacoda con cui divide le cure parentali; c'è capo Dayan che scaccia gli intrusi e protegge la famiglia; c'è il giovane Pato, cacciatore senza paura , e il grasso Fantomas illanguidito di coccole… e Naomi, che sfila nera sinuosa tra gli allori. Stivalo il vagabondo, Bianca la silenziosa killer di tortore. E Ona, protettrice della casa. Rondini e passerotti hanno fatto le valigie verso lidi meno affollati, ma ricci e volpi di passaggio attingono senza problemi alle ciotole dei croccantini. Il gatto è generoso: vi aspetta la sera senza discutere, fa il pagliaccio per farvi ridere e vi riscalda il divano, graffia le scarpe appena comprate per renderle più morbide ai vostri piedi, assaggia la vostra bistecca, riempie di peli il vostro maglione preferito perché non sentiate la sua mancanza quando siete lontano da casa. Grazie, mon beau chat!
 
IL GIORNALE
12 APRILE 2012
 
Così cani e gatti fanno campagna per i politici Usa
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Tutti siamo a conoscenza di quale importanza abbia, per un politico che desidera essere votato, l'apparenza. Ogni minimo dettaglio è studiato da un selezionato staff di psicologi. I politici americani, come sappiamo dagli storici confronti in tv tra i candidati presidenti d'ogni tempo, sono letteralmente terrorizzati dalla possibilità di commettere gesti che, di per s´ innocenti, possono fare perdere o guadagnare voti preziosi. Per molti candidati, i pet (gli animali d'affezione) sono cruciali nella corsa alle elezioni. Statisticamente si è visto che l'esibizione del proprio pet in tv o in pubblico è tipica dei candidati Repubblicani, mentre i Democratici sembrano gradire maggiormente altre armi. Durante una visita a Bluffton in Sud Carolina, il governatore del Texas Rick Perry, quando ancora era in corsa per le presidenziali, ha voluto il supporto di Beauregard, il suo cane salvato dalla strada. In varie foto il politico si presenta al pubblico con un cucciolo sulla spalla, sebbene sia trapelato il suo scarso amore per i porcellini d'India (e questo gli è costato parecchi voti). Il 10 gennaio scorso durante le primarie del New Hampshire, la tv di stato ha mandato in onda un profilo di Izak, la capra che, come il famoso polipo dei mondiali, avrebbe la capacità di indovinare i vincenti e aveva scelto il precedente governatore dello Utah, John Huntsman. Questa volta tuttavia Izak ha sbagliato cavallo, perch´ Huntsman ha gettato la spugna il 16 gennaio. A fine anno Newt Gingrich, repubblicano di vecchia data e ex rappresentante delle Camere, ha lanciato un sito di animali. Pur non essendo proprietario di un cane ha ripetutamente giurato che ne avrebbe acquistato uno (probabilmente un Labrador) qualora gli elettori lo avessero portato alla Casa Bianca. Allo stesso tempo il suo sito «animalesco» invita gli elettori a inviargli foto dei loro cani e gatti in cui c'è scritto che sostengono Newt Gingrich, il prossimo presidente degli Stati Uniti. Sono però arrivate poche foto e non tutte a suo sostegno. E allora a qualcuno è nata spontanea la domanda. I cani e i gatti riflettono veramente quello che pensano i loro proprietari, oppure hanno una loro opinione politica? Scherzando su questo tema, l'Independent disegna una gustosa storia che riguarda Bean e Tortie, due gatti fratelli di 13 anni e mezzo che hanno vissuto l'intera vita con la stessa famiglia, ma votano uno per i Repubblicani e l'altro per i Democratici. Allegra Boverman, famosa fotografa e loro proprietaria, giura che Bean è rimasto letteralmente colpito guardando in tv Kenneth Starr, il persecutore di Clinton. Da lì la sua fede nei Repubblicani di Dick Cheney, che possiede due Labrador (Jackson e Dave).
A parte gli scherzi fu un cane a salvare la carriera dell'allora vicepresidente Richard Nixon. Il senatore della California venne accusato di avere ricevuto fondi illeciti per 18mila dollari e democratici, ma anche repubblicani, chiesero al presidente Dwight Eisenhower di rimuoverlo. Nixon chiese di potersi difendere personalmente in diretta televisiva e lo fece sostenendo che l'unico regalo era uno scatolone inviato da un texano che aveva udito sua moglie Pat, alla radio, mentre affermava che i suoi bambini desideravano un cane. Dentro la scatola c'era un cocker bianco e nero. «Ci crediate o no», disse Nixon in tv «non lo rimandai indietro perchè le bambine si erano subito affezionate al cucciolo. Tricia gli mise nome Checkers e a quel punto non m'importava più se era un regalo lecito o meno. Quel cane ormai era nostro». Il «discorso di Checkers» salvò la carriera politica di Nixon. Checkers morì nel 1964 ed è seppellito, assieme ad altri 50mila can i, gatti, scimmie ecc. nel Bide-a-Wee Pet Cemetery di Long Island a New York, nel «plot» numero 5, dove vecchi patrioti, ancora oggi, piantano bandiere americane di fianco alla tomba di granito.
 
TG COM 24
13 APRILE 2012
 
Napoli, rapina per rubare un uccellino
Due uomini armati con i volti coperti non hanno voluto soldi ma solo il raro volatile
 
Quando i rapinatori sono entrati armati nel suo negozio, Paolo ha aperto quasi d’istinto la cassa pronto a consegnare gli euro guadagnati. Ai due rapinatori però non interessavano i soldi ma una gabbietta di ferro appesa alle sue spalle. Lì era contenuta la preziosa refurtiva: un cardellino, una specie rara di volatile. È questa la storia della strana rapina avvenuta a Napoli nella zona dell’Arenaccia a tre chilometri dal centro storico. "Tutto mi sarei aspettato, tranne che in questa città arrivassero a rubare anche un uccellino", ha raccontato a La Repubblica Paolo Cursale, il sessantunenne proprietario di Nuova Teleprodotti, il locale rapinato.Paolo ha poi aggiunto che pochi giorni prima della rapina due uomini si erano presentati nel negozio di elettronica di via Sant'Alfonso Maria dei Liguori per acquistare il cardellino. "Anche in quel caso erano in due ma non hanno nulla a che fare con i rapinatori», precisa. Clienti insomma, colpiti dalla bellezza del volatile, custodito nella gabbia vicino al bancone merci: “Mi hanno proposto 3mila euro per l’uccellino. Ho rifiutato e loro hanno rilanciato a 7mila”. Paolo però non ha ceduto. "Ho allevato di persona il piccolo volatile che mi ha sempre tenuto compagnia con il suo canto. Spesso lo lasciavo libero di volare qui nel negozio”.Nei giorni seguenti al negozio arriva una proposta ancora più allettante. “Nessuno ci crederà, ma mi hanno offerto 50 mila euro per quell'uccellino. E io ho di nuovo rifiutato”. Peccato che, poi, pochi giorni prima di Pasqua, nel negozio di Sant'Alfonso Maria dei Liguori si sono presentati due rapinatori con il viso mascherato e armati di pistola. "Secondo me hanno agito su commissione”. Non è da escludere visto che il commercio dei cardellini è un business milionario spesso legato alla criminalità organizzata. Gli uccellini catturati vengono anche accecati per migliorarne la qualità del canto. Ora la ricerca dell’uccellino è iniziata ma il dolore di Paolo per la perdita resta: “Mi ero affezionato a quell'animale. Lo consideravo come un figlio".
 
CORRIERE DELLA SERA
13 APRILE 2012
 
PALERMO
Seppellire il cane in giardino? Ora si può Ecco la Carta per la tutela degli animali
Misure per gli amici a 4 zampe ma anche per anfibi e insetti. I cavalli da traino non potranno faticare oltre 6 ore
 
PALERMO - Stop alle carrozze-discoteca e ai pulcini colorati nei mercati rionali, in autobus sarà possibile farsi accompagnare dal proprio cane che, se di piccola taglia, potrà salire anche sui taxi. I cavalli adibiti al traino non potranno faticare più di sei ore e dovranno avere a disposizione aree di sosta all'ombra, con divieto assoluto di “lavoro” dalle 13 alle 16 in estate. Tutele per anfibi e insetti, via libera al seppellimento in terreni privati dell’"amico" che non c’è più, previo consenso obbligatorio dell’autorità sanitaria. E ancora: pasti vegetariani e vegani (assieme a quelli tradizionali) obbligatori nelle mense comunali. Sono i punti principali di una vera e propria rivoluzione culturale a Palermo che – come già avviene in diverse metropoli italiane ed europee - avrà a brevissimo una sua “Carta comunale per la tutela degli animali”.
CINQUANTOTTO ARTICOLI - Il Commissario straordinario, Luisa Latella, ha firmato il documento – redatto dal consigliere comunale del Pd, Vincenzo Tanania, con la collaborazione delle associazioni Oipa e Lida – che ha l’obiettivo di “promuovere il rispetto, la cura e il diritto alla presenza sul territorio degli animali, quale elemento fondamentale e indispensabile di una morale civica e dell’ambiente”. Cinquantotto articoli che inquadrano e raggruppano sia problematiche già note in altre ordinanze e disposizioni comunali (avvelenamenti, detenzione dei cani), sia aspetti peculiari della città: a essere garantiti dalla Carta - che entrerà in vigore tra pochi giorni, subito dopo la pubblicazione nell’albo pretorio - non solo gli animali domestici, ma anche specie meno note, come la biscia di Villa Trabia o il rospo di Monte Pellegrino. “Anni di duro e perseverante lavoro – dice Tanania - hanno permesso il raggiungimento di questo storico risultato per le battaglie animaliste, un grande passo in avanti per la crescita della nostra città”.
CAVALLI DA TRAINO - La “Carta” dà in particolare una mano ai cavalli da traino: all’articolo 46 è espressamente vietato (pena la revoca della licenza per il “vetturino”), infatti, bardarli, decorarli, “munirli” di campanellini o costringerli a percorrere strade in salita, così come è vietata l’installazione nelle carrozze di mezzi di diffusione audio. “L’approvazione di questa Carta – è il pensiero di Daniela Brunetto, presidente e delegata dell’Oipa Palermo – è una grandissima conquista su un tema difficile e fino ad oggi privo di regolamentazione. Per la stesura del testo, per diversi mesi abbiamo studiato e ci siamo confrontati con altre realtà metropolitane che già utilizzavano un documento simile”.
 
LA ZAMPA.IT
12 APRILE 2012
 
Abbandona sei cuccioli in una valigia,il proprietario ritrovato grazie all'etichetta
L'uomo aveva dimenticato di staccare l'indicazione del suo nome dalla borsa
 
Toledo (ohio) Senza cuore, ma la sua sbadataggine lo ha incastrato. Howard Davis, 53 anni, è accusato di aver abbandonato sei cuccioli di incroci di bulldog di fronte ad un negozio di Toledo, in Ohio. I passanti hanno trovato gli animali, tre maschi e tre femmine, dentro a una valigia chiusa da cui uscivano i guaiti dei piccoli. Allarmati, hanno chiamato le autorità, che non hanno dovuto investigare a lungo per identificare il padrone degli animali.  L'uomo , infatti, aveva dimenticato di staccare dalla valigia la targhetta con i suoi contatti.
Il proprietario è stato subito rintracciato, e gli esperti hanno riconosciuto nel cane che tiene in casa la probabile madre dei cuccioli abbandonati. Insomma, pochi sono i dubbi che il colpevole non sia proprio lui.Nonostante questo, Davis ha continuato a lungo a negare l'evidenza, e una volta crollato ha ammesso di essere il proprietario dei cani, ma sostiene di averli dati in affido. A qualcuno che li avrebbe messi in una sua valigia e abbandonati a pochi isolati da casa sua.I sei sfortunati, intanto, sono accuditi dai volontari di un canile e attendono di trovare una famiglia che li accolga e si occupi di loro, mentre il loro "distratto" ex proprietario dovrà presentarsi in tribunale il 13 aprile.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2012
 
Chieti: scaraventa il cane in aria, ma molti testimoni vanno via all’arrivo della Polizia
La denuncia dell'Associazione Theriakà.
 
Il cane è mio e faccio quello che voglio. Più o meno in tale maniera avrebbe riferito il senzatetto che mercoledì scorso, intorno alle 17.45, ha violentemente picchiato uno dei suoi cani all’interno del campus universitario di Chieti. A suo dire il cane si era comportato male, motivo per cui lo ha prima immobilizzato con una mano e poi ha cominciato a picchiarlo, arrivando a sollevarlo e scaraventarlo in terra. Alla scena hanno assistito atterriti parecchi studenti.Chi ha visto ha poi contattato i volontari dell’Associazione animalista Theriakà attiva nel chietino.Allertato il personale universitario e le Forze dell’Ordine, alcune persone hanno tentato di fermare l’individuo. Il cane, poco prima dell’arrivo della Polizia, era riuscito a scappare. Il senzatetto sarebbe peraltro in possesso di un secondo cane anche lui oggetto di analoghe ‘attenzioni’.Quanto accaduto in quei minuti interminabili è stato agghiacciante. Il cane, infatti, rimaneva rannicchiato in terra, dolorante ed impaurito, mentre il suo possessore continuava a picchiarlo. Non si ribellava, dicono dall’Associazione Theriakà. Nulla è valso, prima dell’arrivo della Polizia, per fermare l’aggressore e tentare di parlargli. Lui, imperterrito, continua a picchiare il povero cane.L’Associazione Theriakà, che ha diffuso a seguito del grave fatto un suo comunicato, rileva però come all’arrivo della Polizia ed alla richiesta di raccogliere deposizioni testimoniali, alcune persone presenti alla tragica scena, si sono purtroppo tirate indietro.Non si sa se il cane è stato ritrovato. Nulla anche sulla sorte del secondo animale. “Speriamo solo per il meglio – dicono all’Associazione Theriakà – perché picchiare un cane è prima di tutto un reato e anche una cosa inaccettabile”.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
13 APRILE 2012
 
Sparano anche dentro il gattile
 
Carlo Gregori
 
Modena - «A questo punto dire che sono preoccupata, è poco. Da un anno troviamo bossoli di fucile da caccia a ridosso delle case e persino nel recinto del nostro ricovero per gatti. Ora mettono cartelli, pare autorizzati, per sparare ai caprioli nel raggio di tre chilometri». Giada abita a San Donnino a ridosso del casello di Modena Sud. Siamo nell’entroterra di via Vignolese vicino alla Baia del Re. È una ragazza appassionata di animali e da anni cura con impegno i gatti abbandonati da passanti senza scrupoli. «A volte ce li gettando dentro sacchi di plastica chiusi», spiega. Oggi ha un rifugio per gatti convenzionato col Comune e cura 25-30 mici. Tutti sotto il tiro di cacciatori di frodo che impunemente scorazzano ai bordi della proprietà per tirare a fagiani e volatili. Lo provano i bossoli che abbandonano anche dentro la sua proprietà. Ora un nuovo incubo. Racconta Giada: «Passeggiando con i miei cani ho notato un cartello nuovo in mezzo a un campo». Guardandolo da vicino si capisce che non è uno dei soliti segnali di latta ma una fotocopia a colori imbustata. C’è scritto che la Provincia autorizza un “punto di sparo”. «Ho chiesto spiegazioni in Provincia e un funzionario mi ha detto oralmente che si tratta di una autorizzazione per la caccia ai caprioli che sono considerati perniciosi per l’ambiente. Tralasciando queste considerazioni, ho trovato gravissimo quello che ha aggiunto: si può sparare nel raggio di tre chilometri da quel cartello. La campagna intorno a me è circondata di quei cartelli». In effetti lontano c’è una macchia con un capanno da caccia. Lì intorno i cacciatori assediano dei caprioli che cercano rifugio. Ma sparando anche da quel punto di vista privilegiato (e ora, pare, autorizzato) i cacciatori si trovano a solo 600 metri in linea d’aria e a campo aperto dalle finestre della Baia del Re e a una distanza anche minore da gruppi di case vicine. Inutile spiegare cosa potrebbe accadere con un colpo partito senza una mira perfetta, per non dire accidentalmente. Ma intorno al cartello c’è anche un mistero. Giada lo ha fotografato ieri alle 13. Ce n’erano anche altri nei paraggi, tutti identici: tutti fotocopiati e imbustati. Nel pomeriggio erano stati tolti. Capire perché, sarebbe interessante. «Il fatto che paia un cartello improvvisato e poi che sia anche stato tolto mi ha posto dei dubbi. Vorrei sapere se davvero si può sparare qui. Oltre i bracconieri ci troveremmo esposti a gravi pericoli».
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
13 APRILE 2012
 
Il caso dello zoo finisce all’europarlamento
 
GODEGA DI SANT’URBANO (TV) -  Il caso dello zoo di Godega finisce al parlamento europeo con l'eurodeputato Andrea Zanoni che chiede pene severe. «Mi auguro che le autorità competenti vadano a fondo di questa vicenda», dichiara Zanoni, «accertando anche le responsabilità di chi questa autorizzazione l'ha rilasciata e di chi fino adesso ha tenuto gli occhi chiusi di fronte ad una simile vergogna». L'europarlamentare plaude all'intervento dei Nas che hanno posto sotto sequestro amministrativo lo zoo. «Il ruolo principale dei giardini zoologici è quello di proteggere la fauna selvatica e di salvaguardare la biodiversità», sostiene Zanoni, «non quello di esporre gli animali al pubblico e quindi detenerli in spazi angusti, senza riparo, in modo che siano sempre visibili agli spettatori». Già in passato il titolare del parco Gianpietro Zava era finito nel mirino di Andrea Zanoni per contributi concessi dalla Provincia alla Confederazione ornitologica nazionale fiere uccelli, presieduta dallo stesso Zava. «Conosco molto bene Zava», spiega Zanoni, «condannato in via definitiva nel 1998 per maltrattamento su animali dopo una mia denuncia in veste di guardia giurata volontaria e poi ancora nel 2011 con varie accuse tra cui detenzione di fauna protetta». Gianpietro Zava ha affermato che il suo parco ha avuto le autorizzazioni necessarie e gli animali sono stati sempre curati. Ora si è dichiarato disposto a cedere l'orso e le linci in quanto bestie pericolose. Lo zoo accanto al ristorante di Godega è presente da diversi anni, ma il polverone è stato sollevato dal blitz di Striscia la notizia con l'inviato Edoardo Stoppa.
 
ANSA
13 APRILE 2012
 
Animali: accusata aver maltrattato cane in strada, assolta
Donna a processo, prosciolta per non aver commesso il fatto
 
MILANO - Dopo quattro udienze e dopo la deposizione di un testimone - che in teoria doveva essere fondamentale per l'accusa - e' stata assolta ''per non aver commesso il fatto'' una donna che era stata portata a processo a Milano per aver maltrattato il suo cane in strada ''tanto da farlo guaire''. La donna, Nina L., 34 anni, rischiava una condanna fino a un anno di reclusione perche' accusata di aver preso a calci il suo cane. Era stata denunciata da una passante, la quale pero', chiamata a deporre in aula, non ha saputo raccontare nulla dei presunti maltrattamenti.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
13 APRILE 2012
 
Lav all’attacco: basta con le uova “illegali”
 
ROVERBELLA (MN) -  Tolleranza zero sulle «uova illegali», prodotte cioè da allevamenti che non hanno ancora introdotto le gabbie più grandi, che migliorano i benessere degli animali come imposto dalla Ue. Lo chiede il vicepresidente nazionale dell’associazione animalista Lav (Lega antivivisezione) Roberto Bennati. Che ricorda: «L’Unione europea ha dato 13 anni di tempo per adeguarsi ed ora l’italia rischia una maxi multa. Non si possono più tollerare rinvii. Gli allevamenti di galline ovaiole in batteria sono definitivamente vietati dal primo gennaio scorso. Chi non si è adeguato non può commercializzare le uova prodotte intanto perché crea concorrenza sleale con chi si è già adeguato e poi perché non può utilizzare gli imballaggi e le etichettature destinate ai consumatori, visto che la direttiva europea dal 2012 le riserva esclusivamente a chi ha rispettato la direttiva. Per questo abbiamo chiesto alla Commisione Ue di aprire una nuova procedura di infrazione nei confronti dlel’Italia». La direttiva già da tempo applicata in altri Paesi, soprattutto la Germania) è ovviamente quella che, dal 1999, per garantire un maggior benessere degli animali allevati vieta le gabbie in batteria per le galline. Dovranno scomparire per sempre gli stabulari dove ogni volatile aveva uno spazio ridotto come un foglio A4. Ogni gallina dovrà avere a disposizione 750 cm quadrati, un nido per deporre le uova, abbeveratoi più ampi e lettiere. Il ministero dell’Agricoltura ha varato un piano per venire incontro alle ingenti spese che ogni allevatore dovrà sostenere. Chi ha aderito al piano, la stragrande maggioranza, avrà tre anni di tempo per adeguarsi comprando le nuove gabbie. Ma dal prossimo primo maggio il numero dei capi per allevamento dovrà comunque ridursi dal 20 al 40% per lasciar spazio alle gabbie più grandi. Per gli oltre 30 allevamenti mantovani con circa 3 milioni di galline ovaiole, questo significherà una spesa stimata in 2 milioni di euro ad azienda. Su 50 milioni circa di galline ovaiole allevate in Italia, un terzo è già allevato a terra, una piccola percentuale vive in impianti biologici o all’aperto. La rivoluzione riguarderà circa 22-24 milioni di animali, visto che molti si sono già adeguati utilizzando gabbie “arricchite” previste dalle norme comunitarie. Ogni italiano consuma circa 210 uova all’anno, su una produzione globale di 13 miliardi di pezzi.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2012
 
Ischia – il video della maxitrappola
Per i cacciatori, però, è sensazionalismo
 
Non la molliamo più”. Così promettono per Ischia i volontari del CABS, lo speciale gruppo antibracconaggio guidato in Italia da Andrea Rutigliano e Piero Liberati. Nei giorni scorsi i primi interventi. 150 trappole tra cui due maxitagliole pericolose anche per l’uomo. Una novità assoluta per l’isola, così come confermato dai volontari ischitani della LIPU. Ed ancora richiami elettroacustici e tanti bossoli di fucile da caccia disseminati sul terreno.I volontari del CABS diffondono ora le foto ed il video che mostra come viene disarmata una delle due grandi tagliole rinvenute proprio ai bordi di un sentiero frequentato da gitanti. Trentacinque centimetri di diametro ed opportunamente occultata nella terra. La grande tagliola, probabilmente destinata a i conigli,  era legata tramite un filo metallico ad un paletto. Poi il coltello tenuto da Piero Liberati fa scattare la tremenda trappola che sebbene non dentata, avrebbe potuto causare seri danni specie ad un bambino.150 trappole trovate in alcuni casi con uccelli già morti ed appartenenti a specie protette. Stiaccino (nella foto) e cutrettole, soprattutto dalle parti di Fiaiano e Monte Epomeo. Fabio Saiezzi, Stefano Ballirano, Piero Liberati (nella foto con le trappole trovate ad Ischia) e Andrea Rutigiliano. Questi i nomi dei primi quattro volontari coadiuvati nell’azione antibracconaggio dai volontari della LIPU di Ischia.“Ischia è molto distante da ogni segnale di contrazione del fenomeno del bracconaggio – ha dichiarato a GeaPress Andrea Rutigliano, responsabile CABS per l’Italia –. Le trappole sono collocate in diversi posti. Nei pressi di un solo orto ne abbiamo trovate più di 40. Sono 15 anni che le azioni antibracconaggio si portano avanti ad Ischia – ha aggiunto Rutigliano – ma non notiamo significative riduzioni del fenomeno, anzi“.I volontari ischitani della LIPU parlano di vero e proprio boicottaggio messo in atto contro le azioni di repressione del fenomeno. Dopo il primo articolo pubblicato nei giorni scorsi da GeaPress sono intervenuti i cacciatori. Con un loro esponente hanno sminuito la portata del fenomeno e parlato di sensazionalismo.“Le trappole ad Ischia sono presenti fin dal mese di marzo – ha aggiunto Rutigliano – ma continueranno in tale maniera fino ad almeno metà maggio. Vorremmo essere molti di più la situazione è veramente preoccupante ed in alcuni casi decisamente pericolosa e non solo per gli uccelli. Invito tutti a vedere il filmato e lo scatto di quella trappola. A pochi passi da noi c’erano dei bambini che stavano giocando“.Non vuole entrare nella polemica neanche Piero Liberati, il coordinatore italiano dei campi del CABS, il quale tiene solo a precisare come il fenomeno sia fin troppo evidente.Intanto ad Ischia si prosegue, anzi per l’anno prossimo il CABS promette un vero e proprio campo antibracconaggio. Ischia, Ponza ed altri luoghi, al momento tenuti riservati. A giorni torneremo a parlarne.GeaPress ricorda ai lettori che gli interventi antibracconaggio sono totalmente autofinanziati. Si basano cioè sul libero contributo di chi ha a cuore la difesa della natura e la vita degli animali. Trappolati, come nel caso di Ischia ed uccisi, se ancora vivi, con lo schiacciamento del torace o della testa. Per questo ti invitiamo a fare una donazione per i campi antibracconaggio del CABS Ti informeremo passo passo sulla loro attività.
VEDI FOTO E VIDEO
 
CORRIERE DELLE ALPI
13 APRILE 2012
 
Vola per 40 metri mentre cattura alcuni stambecchi
 
Cristina Contento
 
CALALZO DI CADORE (BL) - Vola per una quarantina di metri mentre lavorava per catturare degli stambecchi da spedire al parco di Paneveggio Pale di San Martino: Sergio Umattino, agente della polizia ambientale della Provincia di Belluno, se l’è cavata con botte ed escoriazioni e nulla di particolarmente grave. Ferito, recuperato dall’elisoccorso del Suem, è stato medicato al pronto soccorso dell’ospedale di Pieve di Cadore dove gli sono stati effettuati tutti gli accertamenti radiologici del caso. E’ mancato un appiglio e il 53enne bellunese (tra l’altro già consigliere comunale e anche candidato nella lista di sostegno a Jacopo Massaro) è piombato giù. L’incidente sul lavoro è avvenuto ieri pomeriggio sulle Marmarole, dove Umattino, insieme con altri colleghi della guardia ambientale provinciale e insieme anche con gli agenti del Corpo forestale dello Stato, dovevano catturare quattro o cinque esemplari di stambecchi. Un numero di animali che restava da inviare al Parco di Paneveggio, nel vicino Trentino, secondo un progetto che era iniziato tra le due province ancora due anni fa. Durante queste operazioni il 53enne è scivolato nel vuoto, a causa del fatto che gli si è staccato un appiglio: è piombato giù per trenta, quaranta metri circa. Rotolamento che gli ha provocato botte e pacche, escoriazioni diverse, fortunatamente non in parti importanti del corpo. Scattato l'allarme con la chiamata di un forestale presente sul posto, attorno alle 15.20 il 118 ha inviato l'elicottero del Suem di Pieve di Cadore e allertato il Soccorso alpino di Pieve di Cadore, con una squadra pronta a partire in supporto alle operazioni di recupero. Intanto alcuni colleghi presenti all’incidente hanno soccorso l’infortunato. L'eliambulanza è atterrata poco lontano, su un ghiaione del Bus del Canon, sotto Costa Federa, nella Val d'Oten. Umattino è stato dunque seguito dai sanitari che gli hanno prestato le prime cure . Imbarcato, il ferito è stato trasportato a Pieve con un sospetto politrauma non grave.
 
DAILY WIRED
13 APRILE 2012
 
I babbuini riconoscono le parole
Pur ignorando il sistema linguistico umano, possono distinguere le parole scritte che hanno un significato da quelle senza senso. Lo studio su Science.
 
Di certo non vedremo mai una scimmia sfogliare appassionata un romanzo di Dostoevskij, ma questo non ci impedisce di ipotizzare che saprebbe riconoscerne le parole. Il sospetto che qualche primate (oltre all’essere umano) potesse avere una certa attitudine alla lettura è stato in effetti confermato su Science da uno studio della Aix-Marseille Université coordinato da Jonathan Grainger, in cui 6 babbuini della Guinea ( Papio papio) sono stati sottoposti a una prova di identificazione di vocaboli scritti. Superata con esito sorprendente.
La precisazione è d’obbligo: queste scimmie non hanno imparato a leggere. Però sono riuscite a distinguere parole scritte che in inglese hanno un significato da altre senza senso, sebbene non siano in grado di collegare tali vocaboli a un suono o a un contenuto. Ecco come si è svolto l’esperimento. I babbuini erano lasciati liberi di andare, quando ne avevano voglia, davanti allo schermo di uno dei 10 computer messi a disposizione dai ricercatori, per fare quello che probabilmente considerano un gioco. Sul display comparivano sequenze di quattro lettere che potevano formare parole di senso compiuto o meno. Le scimmie avevano davanti due bottoni e dovevano premere l’uno o l’altro a seconda dei due casi, ricevendo una ricompensa in cibo ogni volta che l’associazione risultava corretta.
Dopo un mese e mezzo di allenamento (e oltre 60 mila prove), i babbuini avevano imparato a riconoscere decine di parole, con un record di 308 per uno dei sei, Dan. Questo, come fa notare
New Scientist, è un impressionante prova di memoria, sebbene non sia un caso unico: molti animali, come i piccioni, imparano a catalogare oggetti in due categorie.
I babbuini, però, hanno dimostrato di saper fare di meglio. Finito il periodo di allenamento, riuscivano a distinguere facilmente anche le parole che non avevano mai visto prima, come se avessero imparato anche certe regole che sottostanno all’ordine delle lettere nella grammatica inglese, riuscendo così a riconoscere le sequenze improbabili da quelle verosimili.
La lettura, in pratica, non sembra essere una prerogativa di chi sa usare un linguaggio articolato e il riconoscimento delle parole scritte appare più vicino all’identificazione di oggetti che alle abilità linguistiche, come sottolinea anche
Bbc. L’esperimento, in effetti, ha permesso di far luce su alcuni aspetti dell’ evoluzione dei processi cognitivi legati alla scrittura. Il complesso edificio cognitivo umano è fondato su neuroni specializzati che si sono probabilmente evoluti allo scopo di risolvere problemi in ambito sociale, tra cui il riconoscimento facciale dei compagni di gruppo. Solo in un secondo momento questi neuroni sono stati messi a servizio della comunicazione scritta, racconta il neurobiologo Michael Platt della Duke University in un articolo di accompagnamento allo studio, apparso sempre su Science. Lettura e scrittura, infatti, emersero in tempi relativamente recenti e si diffusero con estrema rapidità, motivo per cui l’assetto neuronale su cui si è costruita questa abilità doveva essere già ben collaudato, secondo il ricercatore.
Altri indizi che l’area cerebrale attivata nel riconoscimento delle parole ( visual word form area, VWFA) non si sia evoluta specificamente per supportare la lettura, ma preesistesse negli antenati dell’essere umano moderno, ci sono forniti dai popoli indigeni alfabetizzati nel corso degli ultimi due secoli, come i
Cherokee del Nord America, dove la rapidità di acquisizione di un sistema di linguaggio scritto esclude la formazione di una nuova struttura cerebrale ad hoc.
VIDEO
 
VITA.IT
13 APRILE 2012
 
animali. Presto una campagna pro vivisezione
Affissioni in tutta Italia a favore della sperimentazione sugli animali. E' facile prevedere cosa succederà
 
Non bastasse il caso Green Hill (allevamento di cani da laboratorio contro il quale è in corso una battaglia animalista senza esclusione di colpi) ci si mette anchela pubblicità pro vivisezione a scaldare gli animi. E' di queste ore la notizia che FBR Media, un'organizzazione globale di ricerca biomedica, sta per lanciare una nuova campagna con cartelloni pubblicitari in Italia, nell'ambito della sua campagna internazionale ResearchSaves.A primavera appariranno cartelloni pubblicitari con lo slogan "Un giorno potrei salvare la tua vita" e l'immagine di una topo di laboratorio che spiega a una bambina che i suoi contributi alla scienza e alla medicina potrebbero salvarle la vita un giorno. La campagna ResearchSaves è stata ideata per aumentare il sostegno internazionale per la ricerca medica e scientifica con modelli animali. "I nostri nuovi tabelloni spiegano che la ricerca sugli animali e' essenziale per le cure mediche, per i trattamenti e per le terapie a cui tutti noi, compresi i nostri figli, ci affidiamo. Senza la ricerca sugli animali, i medicinali e i trattamenti che abbiamo ora non esisterebbero e non sarebbero state sviluppate nuove cure," ha dichiarato Paul McKellips, presidente di FBR Media."Senza ricerca con modelli animali, in particolare i roditori, non possiamo scoprire nuove cure per molte malattie che minacciano le nostre vite, compreso il cancro, HIV/AIDS, l'Alzheimer, diabete, paralisi, autismo, malattie cardiache, fibrosi cistica, Parkinson e malaria." Sempre secondo i promotori, la ricerca sugli animali non aiuta solo le persone, aiuta anche gli animali. Ha avuto riflessi anche in molte terapie importanti salvavita e per prolungare la vita di gatti, cani, animali da fattoria, animali selvaggi e specie a rischio. Pacemaker, articolazioni artificiali, trapianti di organi e liberta' dai dolori artritici sono solo alcune delle scoperte fatte in veterinaria grazie alle ricerche sugli animali. Cani, gatti, pecore e bestiame vivono inoltre piu' a lungo e piu' in salute grazie ai vaccini per rabbia, cimurro, parvovirus, epatite, antrace, tetano, e la leucemia felina."La campagna ResearchSaves, del valore di molti milioni di dollari", si legge in un comunicato, "ha il sostegno delle principali istituzioni accademiche mondiali, da organizzazioni no-profit, ospedali, gruppi per la difesa dei malati e da grandi aziende del settore sanitario, oltre che da singoli donatori". ResearchSaves e' una coalizione internazionale di oltre 250.000 ricercatori biomedici, scienziati, medici, veterinari e studenti da 75 nazioni nel mondo che stanno lavorando per scoprire innovazioni scientifiche e mediche per migliorare le vite di uomini e animali. La maggior parte delle medicine, delle terapie, delle procedure e delle apparecchiature mediche sia per uomini che animali domestici vengono scoperte con ricerche biomediche. ResearchSaves è gestita da FBR Media, un'organizzazione di ricerca biomedica.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2012
 
Piemonte – referendum anticaccia: il video appello dell’astrofisica Margherita Hack
 
Intervento dell’astrofisica Margherita Hack in favore del referendum anticaccia regionale che si svolgerà il prossimo tre giugno in Piemonte. Margherita Hack si è rivolta a tutti i cittadini piemontesi sottolineando l’esigenza di non fare mancare il quorum necessario a convalidare la consultazione referendaria. Sfuggire dal confronto referendario è invece un trucchetto al quale punta chi vuole sottrarsi al giudizio popolare. Consultazione referendaria già molto ostacolata per ben 25 anni (da quando cioè si raccolsero le firme per indirlo) da buona parte del mondo politico regionale piemontese.Per la nota astrofisica è già un’offesa definire la caccia uno sport. In realtà, per la scienziata, la caccia è barbara e senza senso ancorché la fauna selvatica è già abbastanza stressata dagli effetti negativi dello sviluppo umano.Gli animali appartengono alla natura, ha ribadito la Hack e tutti hanno il diritto di vivere in tranquillità. Un bisogno di fratellanza, cioè, da estendere a tutti i viventi. Da qui l’appello della famosa astrofisica: piemontesi andate a votare, ne guadagneremo in civiltà, umanità ed etica.Peccato che la Regione Piemonte, con un notevole aggravio di costi, ha deciso di non abbinare il referendum alle prossime amministrative, relegandolo invece alla sola giornata di domenica tre giugno. Un motivo in più per non darla vinta a chi punta, sfuggendo al confronto, ad allontanare gli elettori dal seggio.
VEDI VIDEO:
 
AGI
14 APRILE 2012
 
Napoli: spara con fucile a cane vicina di casa, arrestato
 
Napoli - A Saviano Giuseppe Del Giudice, un incensurato di 41 anni , abitante in aperta campagna, ritenendo che il cane della sua vicina di casa, una 43enne, gli avesse ucciso alcune galline nel cortile della sua abitazione, ha sparato con un fucile da caccia contro l'animale, ferendolo gravemente. La vicina che ha assistito alla scena ha subito chiamato i carabinieri, che sono immediatamente intervenuti sul posto, trovando l'uomo nel suo giardino di casa con ancora in mano il fucile da caccia calibro 12 che deteneva illegalmente. L'uomo è quindi arrestato per porto abusivo di arma da fuoco e maltrattamento di animale, e condotto al carcere di Poggioreale. Il fucile e le munizioni, circa trenta cartucce, sono state sequestrate, mentre il cane è stato medicato da un veterinario del luogo.
 
IL SECOLO XIX
14 APRILE 2012
 
Rapinato per un cardellino bianco
 
Un cardellino bianco
 
Napoli - Bastano dieci secondi, una pistola puntata, alle sette e mezza di sera. Due malviventi, passamontagna calato sul volto, fanno irruzione nel negozio di elettronica di Paolo Cursale, 60 anni, nel quartiere Arenaccia di Napoli. Non una parola. La cassa non la guardano nemmeno. Cercano qualcosa d’altro. Di più prezioso. Un cardellino bianco che trilla dietro al bancone. I due malviventi, non certo degli esperti avicoltori, si sono fatti consegnare la gabbia del prezioso animale. Poi, forse per evitare un imbarazzante scambio di animali, ne hanno staccata e rubata anche una seconda, quella di un cardellino femmina di nessun valore. E proprio questo dettaglio ha orientato gli inquirenti in una direzione: una rapina su commissione.Ma è l’antefatto, forse, il momento più bizzarro della storia. Il commerciante sessantenne ha infatti riferito di uno strano cliente che a più riprese si è presentato in negozio dimostrando particolari attenzioni per l’animale. Bellezza e rarità del cardellino l’avevano ammaliato: voleva comprarselo a tutti i costi. Prima una offerta di quattromila, poi settemila, infine l’iperbolico rilancio a cinquantamila euro. Ma nulla da fare. Carusale non accetta. «Quel cardellino l’ho visto nascere, l’ho accudito, e il suo canto mi teneva compagnia nelle ore di lavoro», ha spiegato ancora scosso il commerciante napoletano. Grande appassionato di uccelli, Carusale era ben consapevole del valore di quell’animale molto raro. Il cardellino bianco è infatti un esemplare «portatore di colore». Una caratteristica, questa, che permette al volatile, se accoppiato con un altro cardellino, di generare sia una nidiata di uccelli dai colori vivacissimi sia altri cardellini bianchi con le stesse caratteristiche del genitore.Doveva saperlo bene quell’uomo disposto a fare carte false per averlo. Ma la risposta di Caruso è stata secca: «Il cardellino non ha prezzo». Mai l’avrebbe venduto. Nessuna cifra per quel canto a cui si era affezionato. Anche se economicamente parlando l’offerta sembrava di quelle che non si possono rifiutare. «Un uccello di quel tipo vale circa 500 euro», spiega Mario Verner, delegato provinciale della Lipu di Genova. Il prezzo di un cardellino comune nato in gabbia si aggira intorno ai 100, mentre di cattura viene venduto sottobanco a 50. «Ma si tratta di una pratica illegale e molto dannosa per l’ambiente», sottolinea Verner. Se fino al 1976 era possibile appropriarsi di questi volatili ora la cattura è considerata reato penale. «Per ottenere un cardellino bianco in cattività– continua Verner – si devono incrociare più generazioni di parenti». L’uccello che si ottiene, dalla livrea albina, si definisce scientificamente come malato di leucimismo. Quel colore tanto prezioso per l’uomo in natura è piuttosto un “difetto”. «Il bianco non permette all’uccello di mimetizzarsi facendolo diventare così una preda facile», conclude Verner. Bellezza straordinaria e fragilità. Per questo per l’antica cultura pagana questo piccolo uccello, grande quanto un passero, rappresenta l’anima dell’uomo che vola via in punto di morte. Un uccello, il cardellino, che rientra anche nel bestiario cristiano. Pare sia stato questo volatile a staccare le spine dalla fronte di Cristo morto. Allora, una goccia di sangue gli schizza sul capo, macchiandolo di rosso per sempre.
 
IL TEMPO
14 APRILE 2012
 
Mucca travolta ed uccisa da un'auto sulla statale
RIONEROSANNITICO (IS) Mucca a zonzo sulla Statale 652 travolta e uccisa da un'auto.
 
È successo nella tarda serata di giovedì nei pressi del bivio per Rionero Sannitico. Secondo una prima ricostruzione dell'accaduto un automobilista di Cerro al Volturno che, alla guida di un'Audy, procedeva in direzione Castel di Sangro si è improvvisamente trovato l'animale di fronte. Ha fatto il possibile per schivarlo, ma l'impatto è stato inevitabile. Nel sinistro è quindi rimasta coinvolta anche una Ford Fiesta, con al volante una donna di Rionero. Il bovino è morto sul colpo, mentre i due automobilisti sono rimasti miracolosamente illesi. Entrambi sono stati accompagnati al Pronto Soccorso per gli accertamenti del caso. Sull'episodio i carabinieri della Stazione di Rionero, dopo aver effettuato i rilievi del caso, hanno aperto un'indagine per risalire al proprietario della mucca. Impresa non facile visto che l'animale era sprovvisto del dispositivo di riconoscimento. Per la rimozione e la sepoltura del bovino si è resa necessaria perciò un'ordinanza del sindaco Carmosino.
 
LA PROVINCIA DI LECCO
14 APRILE 2012
 
Pitbull fugge e si scatena
Pony azzannato al muso
 
Prov. di Como - Pitbull fugge da un'abitazione e aggredisce due pony ferendone gravemente al muso uno. Al cavallo è stato necessario applicare una cinquantina di punti di sutura. Il fatto è avvenuto a Uggiate Trevano, in provincia di Como.Secondo quanto ricostruito il cane, le testimonianze concordano nell'affermare che si trattava di un pitbull, dopo aver eluso la sorveglianza dei proprietari sarebbe fuggito dall'abitazione raggiungendo un piccolo recinto dove si trovavano due cavallini.Per motivi sconosciuti il cane ha tentato di aggredire prima il pony maschio che lo ha messo in fuga colpendolo con un calcio e poi la femmina azzannandola al muso.Di fatto per medicare l'animale si è reso necessario l'intervenuto di un veterinario che insieme ad un altro suo collega ha curato il cavallino ferito. Il pony, per quanto si sa, ora sta bene, tanto che si è già ripreso e la completa guarigione sarà a breve con l'assorbimento dei punti sottocutanei. Gli altri gli verranno invece tolti. Secondo lo stesso veterinario intervenuto l'aggressione sarebbe decisamente inusuale. Ma non è escluso che il cane sia stato innervosito o semplicemente attirato dai movimenti dei due pony per partire all'attacco.
Di fatto quanto accaduto in Val Mulini è il secondo episodio nel giro di poco tempo che vede protagonisti cani.
 
LA VOCE DEL NORD D'EST
14 APRILE 2012
 
Thiene, cucciolo capriolo ferito finisce dentro fontana: salvato
 
Thiene (VI) - L'animale girovagava per il centro cittadino è stato curato e liberato in bosco. Protezione civile Trentino: recupero animali in difficoltà è gratis se motivi sanita' e sicurezza, con richiesta enti preposti
Cucciolo capriolo ferito finisce dentro fontana, salvato. Girovagava per il centro di Thiene; curato e liberato in bosco (Vicenza) - Per quasi un'ora un cucciolo di capriolo ha girovagato nel centro di Thiene, zigzagando tra pedoni e sfiorando auto in transito; poi, ferito da una vetrata che aveva infranto, e' finito dentro la fontana di fronte al Municipio dove e' stato catturato e salvato.
Un gruppo di studenti, tra l'altro, ha creato un cordone attorno alla fontana per evitare che l'animale scappasse di nuovo e avvisato le forze dell'ordine. L'animale e' stato prima portato da un veterinario, per curare le ferite, e infine liberato in un bosco del Monte Summano.Protezione civile: Trentino; recupero animali in difficoltà. Gratis se motivi sanita' e sicurezza, con richiesta enti preposti (Trento) - Il recupero di animali in difficolta' puo' avvenire gratis da parte di mezzi della Protezione civile solo in precise circostanze. Cio' in base al regolamento della protezione civile trentina, che prevede una richiesta esplicita del sindaco competente o dell'ufficiale sanitario, se evidenziano particolari motivazioni sanitarie e di sicurezza. A spiegarlo e' il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, in risposta a un'interrogazione del consigliere provinciale della Lega Nord Claudio Civettini, riferita a un rifiuto d'intervento per una manza ad Ala, il 4 agosto scorso. La richiesta in quel caso era giunta da un agente forestale tramite i vigili del fuoco. 
 
GEA PRESS
14 APRILE 2012
 
Due volte salvo dal macello: fuga del vitellino nel New Jersey (video)
Salvato dagli animalisti è ora in un rifugio.
 
Circa tre mesi di vita e più volte fortunato. Potrebbe sintetizzarsi così la storia di un vitello scappato martedì scorso da un macello di Patterson nel New Jersey. L’animale ha iniziato a girovagare per i traffico cittadino seguito da cinque macchine della Polizia. Ha attraversato le strade dei quartieri residenziali, un campo di basket ed infine si è gettato nelle acqua del fiume Passaic (abbastanza inquinato, si dice in loco).A nulla sono valsi i tentativi di fermare il povero animale, terrorizzato da un ambiente a lui totalmente estraneo. Una volta uscito dall’acqua un furgoncino in retromarcia lo ha colpito al fianco destro nel tentativo di bloccarlo. Infine, ha urtato contro una macchina della Polizia e si è riusciti così a bloccarlo.La fuga è durata all’incirca un’ora ma le peripezie del povero animale non erano ancora finite. Un animalista del posto, infatti, si era messo in contatto con un rifugio di animali di Woodstock che ha inviato un proprio mezzo con un van per il trasporto dell’animale. Al suo arrivo, però, del vitello non c’era più traccia.Il proprietario, pressato dalle domande, ha infine specificato che lo aveva trasferito presso una non meglio specificata fattoria. Nulla di vero. Il vitellino era, invece, finito in un altro macello. Corsa contro il tempo ed infine Mike (così chiamato dal nome dell’attivista a cui deve la vita) è stato rintracciato. Ora si trova presso il rifugio di animali di Woodstock e, giurano i volontari, nessuno tenterà più di fargli del male.
VEDI VIDEO:
 
ALTO ADIGE
14 APRILE 2012
 
Lotteria del cervo: vince una donna che non va a caccia
 
BOLZANO. «La fucilata al cervo l’ha vinta una signora che non è cacciatrice. Che sarà ora dell’animale in palio a Tesido? La vicenda dimostra come al ridicolo non ci sia mai un limite». Il consigliere provinciale dei Verdi, Riccardo Dello Sbarba, è perplesso. Ha appena ricevuto la risposta alla sua interrogazione, dopo che l’associazione turistica di Tesido aveva messo in palio un cervo: «Poiché la signora che ha vinto non è in possesso di documenti di caccia - si legge nella risposta firmata da Luis Durnwalder -, la donna non è abilitata all’effettuazione del prelievo. la signora ha comunicato verbalmente al rettore della riserva di Tesido che girerà il biglietto vincente a un cacciatore autorizzato. Il cacciatore autorizzato dovrà essere comunicato al rettore di Tesido, affinché questi ne verifichi i documenti di caccia ed emetta il permesso speciale per l’abbattimento del cervo. Qualora ciò non dovesse accadere, il premio si considererà non riscosso». La caccia viene aperta ogni anno il primo agosto.
 
GEA PRESS
14 APRILE 2012
 
Bangkok: l’aeroporto con la tigre in valigia
Tutti i sequestri di fauna protetta.
 
A diffondere i dati è l’Ufficio Traffic ovvero lo speciale organismo nato dalla collaborazione tra il WWF e l’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) e finalizzato al monitoraggio del commercio internazionale di flora e fauna.Ad essere stato attenzionato è l’aeroporto internazionale di Bangkok, in Tailandia, uno dei punti caldi del commercio mondiale di fauna protetta contrabbandata ma anche, stante quanto riferito dallo stesso Ufficio, uno dei luoghi ove più si è lavorato alla repressione del fenomeno. Tre anni di attività che hanno portato le autorità Tailandesi ad effettuare alcuni sequestri clamorosi come quello avvenuto nel 2010 (primo anno monitorato) di un cucciolo di tigre nascosto nella borsa un contrabbandiere.Poi tartarughe appartenenti a specie in pericolo d’estinzione, draghi d’acqua (un sauro diffuso in Australia) e persino pesci spatola, originari dell’America del nord e molto ambiti dai pescatori cosiddetti sportivi. I trafficanti appartengono a diverse nazionalità. Un uomo di Taiwan era ad esempio il contrabbandiere di Boa constrictor, mentre indocinese era il trafficante di draghi d’acqua. Quest’ultimo venne arrestato agli inizi del febbraio 2010 assieme ad altri sauri e camaleonti. In tutto 39 animali, chiusi all’interno di sacchi e diretti verso la Cina. Pochi giorni dopo, un altro viaggiatore indonesiano venne sorpreso ed anch’esso arrestato. Aveva nascosto nel suo bagagliaio una miriade di tartarughe appartenenti a diverse specie, tra cui alcune particolarmente rare prelevate in Pakistan. Appena un mese dopo, un altro uomo indonesiano. Dentro le valige aveva ben 155 pesci tra i quali una dozzina di spatola americana.I casi di cui sopra si riferiscono al 2010 ma già l’anno successivo presso lo stesso aeroporto sono stati sequestrati circa 1.000 animali. Undici casi, contro gli otto del 2010. Ad essere contrabbandati sono soprattutto i rettili. Di questi mille, ben 450 sono stati rinvenuti nel corso di un unico intervento che ha riguardato un passeggero diretto nel Bangladesh. Testuggini in modo particolare, tutte stipate in quattro sacchi abbandonati in aeroporto nel giugno 2011.L’elenco dei due anni è limitato alle attività del Dipartimento dei Parchi nazionali e degli Uffici preposti alla conservazione della vita selvatica. A questi andrebbero altresì considerati i sequestri dalle unità di controllo della Divisione Crimini della Polizia tailandese.Nel 2012 già due casi, ad essere fermati un indonesiano ed un cinese, in tutto un’ottantina gli animali sequestrati.Bangkok, ma anche Jakarta in Indonesia e Kuala Lampur in Malesia. Tutti paesi del sud est asiatico che convogliano un intenso traffico di specie protette provenienti da più parti del mondo e dirette sia verso il ricco mercato cinese che verso quello occidentale. Tradizioni culinarie, medicina orientale ma anche terraristica, come ad esempio per buona parte dei rettili spesso provenienti da finti allevamenti che in realtà riciclano fauna selvatica proveniente dalla natura.
 
GAZZETTA DI PARMA
14 APRILE 2012
 
Ettore, da labrador della "mala" a cane poliziotto
 
 
Da cane della 'mala', utilizzato come sparring partner nei combattimenti clandestini, a cane in forza alla polizia di Frontiera degli aeroporti di Fiumicino e Ciampino: la metamorfosi di Ettore, splendido esemplare di labrador di 2 anni, ora «agente a quattro zampe» a tutti gli effetti. Salvato dalla polizia da un canile del centro Italia in mano ad una organizzazione criminale, Ettore, che all’epoca si chiamava Miele, ha fatto il suo esordio operativo nell’Unità Cinofila del Leonardo da Vinci come cane antiesplosivo.
A raccontare a Fiumicino la sua storia, «primo caso in Italia» di cane salvato da un canile di combattimenti clandestini e addestrato per compiti operativi in polizia, è Antonio Del Greco, Dirigente della Quinta Zona della Polizia di Frontiera: «Ettore è un cane sequestrato nel corso di un’operazione in un canile dove venivano addestrati cani per combattimenti clandestini. Veniva utilizzato per allenare in genere dei pitbull e probabilmente indirizzato ad una brutta sorte come vittima predestinata.
 
IL MESSAGGERO
15 APRILE 2012
 
Ettore, da cane della mala a poliziotto Sorveglierà gli aeroporti romani
Salvato dai combattimenti clandestini è diventato un agente della polizia di Frontiera a Fiumicino e Ciampino
 
 
FIUMICINO (RM) - Da cane della mala, utilizzato come sparring partner nei combattimenti clandestini, a cane in forza alla polizia di Frontiera degli aeroporti di Fiumicino e Ciampino: la metamorfosi di Ettore, splendido esemplare di labrador di 2 anni, ora agente a quattro zampe a tutti gli effetti. Salvato dalla polizia da un canile del centro Italia in mano ad una organizzazione criminale, Ettore, che all'epoca si chiamava Miele, ha fatto il suo esordio operativo nell'Unità Cinofila del Leonardo da Vinci come cane antiesplosivo.
Salvato dai combattimenti clandestini. A raccontare a Fiumicino la sua storia, «primo caso in Italia» di cane salvato da un canile di combattimenti clandestini e addestrato per compiti operativi in polizia, è Antonio Del Greco, Dirigente della Quinta Zona della Polizia di Frontiera: «Ettore è un cane sequestrato nel corso di un'operazione in un canile dove venivano addestrati cani per combattimenti clandestini. Veniva utilizzato per allenare in genere dei pitbull e probabilmente indirizzato ad una brutta sorte come vittima predestinata.
 
AGI
14 APRILE 2012
 
Gb: cane paralizzato, padroni optano per speciale sedia a rotelle
 
 
Londra - A un husky paralizzato e' stata data una nuova vita dopo che i suoi padroni hanno speso migliaia di sterline per migliorare la sua mobilita' con un intervento chirurgico e una sedia a rotelle canina. L'husky siberiano si chiama Ume, 12 anni, e ha perso l'uso delle gambe tre anni fa di punto in bianco. I veterinari all'epoca della diagnosi avevano detto ai proprietari Steve e Marilyn Koh di Melbourne che la qualita' della sua vita sarebbe stata cosi' bassa che era meglio optare per la soppressione. Ma la coppia ha ignorato i consigli dei medici e ha fatto tutto il possibile per offrire al proprio cane una esistenza confortevole e senza dolore.Quando viaggiano lontano da casa per lavoro, Steve e Marilyn, ad esempio, usano Skype per monitorare l'husky. Ume attraverso una speciale sedia a rotelle legata attorno al corpo riesce a muoversi da sola. Il cane fa fisioterapia e piscina regolarmente per mantenersi in forma e ridurre la quantita' di peso supplementare. Marilyn Koh ha raccontato al Sun: "Non e' facile prendersi cura di un cane disabile, e' un impegno che richiede tanto tempo e dedizione. Ma Ume e' parte della nostra famiglia e non potremmo mai fare a meno di lei".
 
AGI
14 APRILE 2012
 
Animali: il gatto soffre? Ecco dieci segreti per capirlo
 
New York - I gatti tendono a mascherare il dolore rendendo difficile la comprensione di un'eventuale malattia. "Non bisogna credere che se non manifestano dolore apertamente non soffrano, non e' quello l'indizio per capire se un gatto ha una patologia", ha spiegato all'Huffington Post Mary Fuller, veterinaria. "Quello che conta - ha continuato - e' notare i cambiamenti nel comportamento o qualcosa di bizzarro che interferisce con le solite abitudini del gatto. Ad esempio, se ha l'artrite puo' zoppicare o meno, non e' detto.Ma se smette di saltare da un letto a un mobile, potrebbe essere un segnale di sofferenza". La Fuller stabilisce dieci regole per essere certi che il proprio gatto e' in perfetta salute, sviando i suoi tentativi di dissimulare il malessere. "La mancanza di interesse verso l'igiene personale, la riduzione dell'attivita', un calo di interazione con la famiglia, la tendenza eccessiva a nascondersi, la mancanza di appetito e la perdita di peso, l'aggressivita' o il miagolio quando qualcuno prova a fare una carezza. E ancora, se il gatto fa i suoi bisogni fuori dalla lettiera o fa strani e crescenti vocalizzi, se affanna o ha un battito del cuore troppo accelerato. E infine, il campanello d'allarme deve suonare quando ha le pupille dilatate. Tutti piccoli accorgimenti che possono aiutarci a intercettare un possibile malessere del gatto".
 
GEA PRESS
14 APRILE 2012
 
Tutte le bravate di Re Juan Carlos e la caccia
L'ultima lo ha portato in sala operatoria.
 
Operato all’anca per via di una frattura multipla mentre era a caccia in Botswana. Secondo i giornali spagnoli, venerdì scorso il Re Juan Carlos cercava elefanti. Il tutto in un paese, quale il Botswana, dove più si specula sulla vita selvatica. E’ permesso cacciare pure i rarissimi ghepardi mentre di recente si è pure annunciata l’intenzione di vendere la polvere di rinoceronte in farmacia. Ad avere la peggio, questa volta, è stato il Re cacciatore che, colpa forse di un’artrite, si è procurato la dolorosa frattura.Nella vita del Re spagnolo, però, c’è una lunga schiera di animali ammazzati in giro per il mondo così come di familiari dediti alla stessa fuciliera passione. Recentemente un suo nipote è rimasto vittima di un incidente di caccia mentre si trovava in battuta con il padre, fratello di Juan Carlos.Per il resto rimangono memorabili le stragi in Romania. Tra queste i nove orsi abbattuti ivi compresa una femmina gravida. In Polonia, poi, il Re cacciatore è arrivato a far fuori pure un bisonte nella famosa foresta di Bialowieza. Nel carniere del Re non potevano ovviamente mancare gli stessi leoni ed i meno reali leopardi. Poi gli elefanti ed i bufali. Il tutto grazie ai permessi di caccia molto ben venduti in Spagna, grazie alle numerose filiali di ditte di caccia, specie di alcuni paesi sud africani. Mozambico, Angola (allora in piena guerra di indipendenza) Sudafrica, finanche le ex colonie portoghesi.Una passione veramente senza confini, quella del Re cacciatore spagnolo che oggi però gli è costata un’operazione chirurgica presso un ospedale di Madrid.
 
IL TIRRENO
14 APRILE 2012
 
Massaggiare i cavalli, una nuova professione
 
VENTURINA (LI) - Una nuova quanto insolita professione: la massoterapia applicata ai cavalli; ovvero il massaggio come strumento per favorire la fluidità e l’andatura del cavallo e come metodo per risolvere contratture muscolari, rigidità, dolori consentendo all’animale maggiore resistenza alla fatica e massima espressione delle proprie potenzialità. A spiegarci questa professione, che lei stessa si è per così dire inventata, è Serena Carmilla 34 anni, venturinese, allevatrice e amazzone per passione, amante dello studio del comportamento animale, che dopo studi in medicina veterinaria e vari corsi di formazione e specializzazione ha deciso di fare della massoterapia applicata ai cavalli la sua attività di libera professionista. Da diversi anni Serena Carmilla supporta il lavoro dei cavalli impegnati in attività agonistiche ma anche in fasi riabilitative o nella risoluzione di problemi legati al movimento. «Il massaggio – spiega – ha un’azione immediata, migliora la circolazione, il tono muscolare, l’andatura, permette di tenere sotto controllo la condizione fisica del cavallo e soprattutto previene alcuni infortuni con un metodo lontano dalla pratica del doping e invece vicino al benessere dell’animale». Dunque, nessuna sostanza estranea, nessuna copertura dei sintomi e nessuna azione invasiva. «Il cavallo riequilibra se stesso con tempi e modalità individuali», dice Carmilla che nel suo lavoro parte da un presupposto fondamentale: rispettare la natura del cavallo. «Sono abituata a guardare l’insieme-cavallo – spiega Serena – e in questa visione entrano tutti gli elementi che portano ad una buona o non buona performance, dalla sella al luogo in cui vive, dal tipo di esercizi che fa in campo alla programmazione a breve e lungo termine degli allenamenti, amo collaborare con gli altri professionisti (maniscalco, veterinario, osteopata..) che seguono il binomio, perché credo che un buon risultato agonistico o riabilitativo siano il frutto dell’unione di più competenze. Il mio continuo aggiornamento professionale vuole proprio questo: comprendere il lavoro di chi ho a fianco e ottenere il meglio per il cavallo». In Italia non sono molte le scuderie con simili impostazioni perché non lavorare all’estero dove questo mestiere non è più considerato insolito? «Certe realtà estere sono perfette per imparare e per aggiornarsi – sostiene Carmilla– ma è qui che molte cose devono cambiare, molti cavalli vivono ancora situazioni che portano a lesioni o patologie che qui sembrano ancora situazioni fisiologiche. Già risolvere piccolezze può fare grandi differenze, ma queste piccolezze la gente deve conoscerle, in questo senso il mio lavoro fa da legame tra il cavallo e le persone. Nel mondo equestre bisogna migliorare molti aspetti, a partire dalla condizione di vita del cavallo, nato per vivere libero e muoversi, noi lo teniamo in box 22 ore su 24, ma pretendiamo la massima prestazione». Un lungo percorso formativo anche in ambito comportamentale ha permesso a Serena di costruire con il cavallo un rapporto esclusivo, che ha deciso di diffondere con stage, seminari e giornate formative, anche per i bambini. Serena Carmilla collabora con scuderie di varie discipline, per la preparazione atletica di cavalli impegnati in attività agonistica tra i quali spiccano molti campioni alcuni dei quali sono anche in lizza per partecipare alle prossime Olimpiadi di Londra per il Dressage e in concorsi internazionali.
 
CORRIERE DELLA SERA
14 APRILE 2012
 
I condomini e il mio cane Come farli andare d' accordo
 
A Orciano, una gazza ladra è stata privata della libertà e chiusa in gabbia dopo la denuncia di una mamma, che temeva per l' incolumità del suo bambino. Inutili le proteste del vicino di casa nonché proprietario. Questa è una tra le mille storie d' incomprensione tra chi ama e convive con gli animali e chi, invece, li trova fastidiosi, senza che ciò necessariamente si traduca nel non amarli. Ecco dunque qualche piccola regola di bon ton, dedicata tanto per cominciare ai quattro zampe che vivono nel microcosmo «condominio» e che nelle metropoli sono ormai più numerosi dei bambini, per tentare di saldare una frattura tra i due mondi (chi li ama e chi no) che spesso porta a episodi di autentica intolleranza. «Gli animali - ricorda l' etologa dell' Università di Parma, Paola Valsecchi - non sono dei peluche ma esseri viventi che fanno rumore e sporcano come noi umani. Chi li ama o li studia tende però a sovrastimare l' interesse generale nei loro confronti, dimenticando, per esempio, che accanto ai molti indifferenti ci sono anche tanti fobici». Un buon proprietario deve imparare a «rispettare la sensibilità di tutti e proporsi bene, perché l' animale stesso faccia breccia nel cuore altrui suscitando simpatia». Quando si esce di casa e si transita dalle zone comuni non permettere al cane di sporcare. Imparerà velocemente. Quando si rientra dopo un acquazzone, perché non asciugare il manto e le zampe con carta assorbente e, se il fisico lo consente, non si prendono le scale invece dell' ascensore (il pelo bagnato lascia una traccia odorosa importante)? Raccogliete gli escrementi: «È l' azione più efficace che un padrone di cane possa fare per scrollare di dosso alla categoria la nomea di maleducati». Non permettere che Bobi faccia la pipì contro i portoni o che in un impeto di feste gioiose sporchi i pantaloni del vostro vicino. Infine, capitolo vocalizzazioni: «Quattro abbai non sono un disturbo. Lo dicono sentenze di tribunale. Ma se il latrato è continuo e prolungato, prima ancora che per evitare la denuncia di un vicino, se veramente amate il vostro cane, cercate di capire il perché di tante proteste».
 
LA ZAMPA.IT
14 APRILE 2012
 
Germania, "pargheggia" male il cane 35 euro di multa
Un'anziana aveva lasciato il suo animale fuori da un negozio e, al suo ritorno, ha trovato una multa infilata nel collare del meticcio
 
 
Berlino - Prendere una multa per aver parcheggiato male un mezzo a quattroruote è normale, prenderla per un quattrozampe meno. Il singolare episodio, riferito dalla Bild, è avvenuto a Essen, nella Ruhr, dove la signora Ingeburg Kaminski, 75 anni, prima di entrare in un emporio ha legato ad una grata la sua bastardina podenco-terrier Tessa, di 3 anni.
Quando è tornata a riprendere l’animale dopo aver fatto gli acquisti, la pensionata ha trovato attaccata al collare del cane una bella multa di 35 euro. «Sono stata via per soli 20 minuti e il cane poteva muoversi solo su un raggio di 20 centimetri», si è lamentata con il giornale la signora Kaminski, mentre i vigili urbani del Comune sono stati di avviso diverso, sostenendo che Tessa abbaiava, era nervosa e minacciava di azzannare i passanti.«Tessa è un animale dolcissimo, che non fa male a nessuno e chiede solo di essere accarezzato», ha protestato la pensionata, che ha presentato ricorso contro la multa. Mal gliene incolse, poichè il ricorso è stato non solo respinto, ma ha avuto come conseguenza che adesso invece dei 35 euro, la signora Kaminski dovrà sborsarne 58,50 in quanto alla multa vanno ad aggiungersi le spese amministrative.Implacabile il commento della portavoce del Comune di Essen, Jeannette Kern, secondo la quale «chiunque conduce un animale deve anche assicurarsi che non costituisca un pericolo per le persone, per gli altri animali o per le cose». Decidere se comminare una multa o un semplice avvertimento, ha precisato la solerte funzionaria, spetta «al personale di controllo sul posto».
 
REGGIO ONLINE
15 APRILE 2012
 
Animali in fin di vita, orrore sul camion diretto al macello
La polizia stradale ferma un mezzo su cui i capi di bestiame viaggiavano in condizioni terribili, senza il minimo spazio vitale

Daniele Paletta

 
MONTECCHIO (Reggio Emilia) – Costretti in un camion, senza il minimo spazio vitale per muoversi, circondati da loro simili in fin di vita eppure destinati comunque a finire sulle nostre tavole dopo essere stati macellati. Sono queste le condizioni spaventose in cui sono stati trovati alcuni animali su un camion in viaggio lungo il tratto reggiano della A1. Il veicolo commerciale, di proprietà di un’azienda di Perugia e guidato da un cittadino serbo, trasportava bovini adulti destinati alla macellazione, completamente sprovvisti della documentazione di origine e provenienza.  A questa irregolarià si sommano poi le condizioni terribili in cui questi animali erano costretti a viaggiare: quasi stritolati dalla mancanza di spazio vitale nel vano di carico, due dei bovini destinati al macello erano in fin di vita, eppure viaggiavano fianco a fianco con 14 giovani vitelli, che invece sarebbero finiti in un allevamento della zona.
Gli uomini della Polstrada hanno subito chiesto l’intervento della Asl di Montecchio, i quali hanno disposto il sequestro degli animali per effettuare tutte le verifiche del caso. Ora, la ditta vettore sarà sottoposta a verifiche sanitarie. Le violazioni non riguardavano solo le condizioni di trasporto dei bovini, ma anche i tempi di guida: gli agenti hanno riscontrato ben sei episodi in cui non sono state rispettate le pause prescritte, e hanno comminato sanzioni per diverse migliaia di euro. 
 
GAZZETTA DI REGGIO
15 APRILE 2012
 
Bovini in fin di vita sul camion, sequestro della Polstrada
Gli animali destinati a un macello venivano fatti viaggiare in condizioni disumane. Gli agenti hanno fermato il camion sull’A1
 
Provincia di Reggio Emilia - Due bovini adulti in fin di vita e quattordici vitelli costretti a viaggiare in spazi angusti e senza possibilità di movimento. E’ quanto hanno scoperto gli agenti della Polstrada di Reggio durante i controlli sull’A1. L’autoarticolato, di proprietà di una ditta di Perugia e guidato da un uomo di nazionalità serba, è stato fermato nei pressi del parcheggio Crostolo Est sull’austrada del Sole in direzione Milano. Tutti gli animali trasportati, e destinati alla macellazione, erano sprovvisti di regolare documentazione di origine e provenienza. Pessime anche le condizioni dei vitelli, che invece dovevano andare in un allevamento della zona.Gli agenti hanno provveduto a sequestrate gli animali, chiedendo l’intervento dei veterinari dell’Azienda sanitaria locale di Montecchio. Sei in tu tto le violazioni riscontrate dai poliziotti relative ai tempi di guida, al mancato rispetto delle prescritte pause. Le sanzioni sono di diverse migliaia di euro.I controlli, nella giornata di venerdì, hanno visto complessivamente mobilitate otto pattuglie e un camper mobile. Sul posto a dirigere e coordinare l’attività c’era il dirigente del reparto, il vice questore Antonio Colantuono. In tutto, sono stati fermati 30 mezzi pesanti e alcun autocarri di vettori italiani ed esteri. Venticinque, in tutto, le sanzioni scattate per varie violazioni. Nove riguardano il mancato rispetto dei tempi di guida e omissioni sulla tenuta dei documenti di bordo, relativi alla merce trasportata.
 
GEA PRESS
16 APRILE 2012
 
Reggio Emilia: la triste storia dei bovini nel camion (foto)
Intervento della Polizia Stradale – animali senza certificazione ed in fin di vita trasportati assieme ai vitellini "regolari".
 
Vi è ancor di più sul controllo eseguito venerdì scorso nei pressi del parcheggio “Crostolo Est” dell’A1, direzione Milano, ad un camion che trasportava animali.Le attività dirette e coordinate sul posto dal Dirigente del Reparto, Vice Questore Aggiunto Colantuono Antonio, si sono avvalse di otto pattuglie automontate ed un camper mobile. Tra le numerose irregolarità accertate, specie al Codice della Strada, anche quelle relative ad un camion con rimorchio adibito al trasporto di animali. Secondo quanto diffuso dalla stessa Polstrada, si sarebbero evidenziate condizioni di estrema sofferenza.Trasportava in tutto 14 vitellini, una bufala e nove bovini adulti. Tutti provenivano da una azienda del perugino. In parte destinati ad un allevamento nei pressi di Reggio Emilia ed in parte ad un macello della stes sa provincia. I bovini però erano privi di documentazione e tre di questi erano disposti in una pedana mobile sistemata al di sopra dello spazio riservato ai 14 vitellini. Questi ultimi erano in possesso di regolare documentazione. Assente, invece, quella dei bovini. L’uso della pedana, precisano alla Polstrada, è consentito ma quello che non era regolare era la sistemazione complessiva. Di fatto una situazione di promiscuità che non garantiva la corretta separazione con i vitelli. Due dei tre bovini adulti sistemati nella pedana mobile, si presentavano inoltre in precarie condizioni, addirittura in fin di vita.Disposto il sequestro, i vitellini sono stati trasferiti in un allevamento del piacentino, mentre i bovini, da destinarsi al macello, sono stati sottoposti ad analisi di laboratorio con il fine di accertare eventuali patologie che potrebbero essere state trasmesse ai piccoli vitelli. La Polstrada, infatti, non ha rinvenuto per i bovini adulti, a lcuna documentazione utile a determinare sia la provenienza che lo status sanitario degli animali.Per questo motivo sono state già avviate le procedure per le necessarie verifiche presso l’azienda del perugino, fermo restando le sanzioni già contestate al guidatore di nazionalità serba e relative alle modalità di trasporto. In tutto sei violazioni, tra cui quella relativa ai tempi di guida (mancato rispetto delle prescritte pause).
VEDI FOTO:
 
GAZZETTA DI MANTOVA
15 APRILE 2012
 
QUELLA BESTIA NON AVEVA NEANCHE LE CORNA
 
Lettera firmata Gentilissimo direttore, mi sento di scrivere alla Gazzetta per un fatto straziante accaduto un paio di giorni fa. Stavo circolando per le strade di Asola, quando a un certo punto vedevo arrivare un vitello, terribilmente spaventato dalle sirene di un'auto della polizia locale che lo stava letteralmente braccando. Lo seguivano per un altro centinaio di metri finchè l'animale impaurito si infilava nel cortile di un'abitazione. Vedo scendere il vigile e lo vedo puntare l'arma contro la bestia, urlando "fermati o sparo", come se tale povero animale potesse capire le sue insulse parole. Poi una serie di spari. Uno, due e ancora. Alle zampe dapprima e poi al corpo. L'animale sanguinante provava a muoversi per scappare, ma il cacciatore era pronto per il colpo di scena finale. Freddato sul ciglio della strada. Senza possibilità di opporsi. Non era pericoloso, non aveva neppure le corna, la povera preda. Ma qualcuno si è sentito di decidere della vita di un essere vivente con una cruda ferocia. Conosco un agente di polizia che mi ha raccontato di casi analoghi e mai si è sostituito a Dio decidendo sulla vita o sulla morte. Non voglio polemizzare, capisco che se fosse stato da scegliere tra la sua vita o quella di una persona, non rimaneva spazio ai dubbi. Ma io ho assistito a tutta la scena e quel povero animale era tutto, meno che pericoloso. Mi chiedo: era proprio necessario togliergli la vita? Non c'era altra soluzione. È tutt’oggi che ho davanti agli occhi quella scena cruda e priva di ogni pietà, quindi me lo domando continuamente: era necessaria un'esecuzione? Qualcuno privo di cuore potrà forse dire che era comunque destinata negli anni a diventare carne da macello, ma io un cuore ancora ce l'ho e le scene di violenza gratuita come quella di Asola mi indignano. Scusate lo sfogo e grazie per lo spazio lasciatomi a disposizione.
 
IL SANNIO
15 APRILE 2012
 
Esche avvelenate, tornano le stragi di cani
 
 
PIETRELCINA (BN) - L’ultima vittima è un meticcio di nome Rambo noto tra gli abitanti di Pietrelcina perché alla morte del suo padrone lo aveva vegliato per ore. Ma nelle ultime ore i cani morti per probabile avvelenamento nella cittadina dell’hinterland sono già tre.
Si tratta di casi non isolati che a più riprese ritornano nei vari comuni della provincia. Come quelli segnalati lo scorso anno a Campolattaro quando le carcasse ritrovate furono ben 20 o a Bucciano dove i casi furono sei.
 
GIORNALE DI VICENZA
15 APRILE 2012
 
Bassano, un killer di gatti a Valrovina 35 felini spariti nel nulla
IL GIALLO. In due casi i felini sono stati impallinati o feriti alla testa
La denuncia al Corpo forestale In un giardino trovate impronte e macchie di sangue. Gli animali scompaiono a pochi giorni di vita
 
Lucio Zonta
 
Bassano (VI). Quasi 35 gatti domestici spariti nel nulla nell'arco degli ultimi anni. La vicenda interessa due famiglie di contrada Rovole, una trentina di case immerse tra gli olivi, nella frazione di Valrovina.  Le denunce presentate dagli interessati al Corpo forestale dello Stato non hanno permesso, nonostante le indagini, di chiarire un giallo che, battute a parte sulla vicentinità, preoccupa non poco. Gli ultimi episodi risalgono a febbraio e a marzo. I proprietari godono per pochissimo tempo della compagnia degli animali che infatti spariscono nel giro di poche settimane. Un solo gatto, in tanti anni, ha avuto il privilegio di vivere tra le mura domestiche per 14 mesi, un recordo a Valrovina, prima di sparire per sempre. Il nucleo familiare di Laurence Helene Caberlon si è visto sparire almeno venticinque gatti. Ad una sua parente, M.G.C., mancano all'appello almeno dieci gatti. «Le guardie forestali - racconta Roberto Zannini, 52 anni, rocciatore, compagno di Laurence Helene - si sono attivate, attuando un servizio di sorveglianza ma non sono emersi elementi probatori utili a fornire una spiegazione sulle sparizioni. Sono diverse le ipotesi che possono essere fatte. Una di queste potrebbe legata a episodi provocati da cacciatori: un paio di gatti infatti prima di sparire del tutto erano tornati a casa con pallini nel corpo. Si tratta solo di un'ipotesi, è chiaro, che ritengo comunque tra le plausibili. Non è escluso che a qualcuno piaccia cucinare e mangiare la carne di gatto. L'unico gatto ritrovato, dopo la sparizione, era morto. Si trovava lungo il ciglio di via Rovole. Presentava una ferita alla testa. Si è sostenuto che fosse stato investito da un'auto, ma non sono stati trovati elementi tali da dare credito ad una tale ipotesi. Tutti gli altri animali sono spariti letteralmente nel nulla. Potrebbe trattarsi anche di una forma patologica di odio da parte di qualcuno verso questi animali».  «Tempo addietro - aggiunge il rocciatore - dall'abitazione della mia compagna l'ennesimo gatto era stato portato via dal giardino. L'autore del gesto aveva lasciato delle impronte, insanguinate, di scarpe. Era una domenica pomeriggio e noi non eravamo a casa. Noi portiamo a casa gatti domestici che non tutte le famiglie adottano. Si tratta ad esempio di animali che hanno già qualche anno. Cerchiamo di ridare un po' di calore ad animali che hanno subito traumi». M.G. C. ha in casa ora un gatto di colore nero. Teme ovviamente che possa sparire anche quello come gli altri, senza lasciare traccia.  Le due famiglie vorrebbero avere la certezza di accogliere i gatti senza il timore di vederli sparire. Troppe volte le ciotole con il cibo degli animali sono rimaste piene.  
 
CANICATTI' WEB
15 APRILE 2012
 
Canicattì (AG), serie di furti di cani razza Pitbull: già spariti in 6, indaga la Polizia
 
La polizia di Canicattì, sta indagando su una serie di furti denunciati di recente riguardanti cani di razza, in particolar modo Pitbull. Nelle ultime settimane sono spariti 6 cani di razza Pitbull custoditi dai proprietari nelle residenze estive. Le modalità dei furti sembrano appartenere tutti ad una stessa mano. Sono sempre di più gli amici a quattro zampe che finiscono nelle mani di individui senza scrupoli e organizzazioni criminali. Un fenomeno dietro il quale si nascondono traffici di cani da combattimento. Non si esclude che gli animali possano essere trasportati fuori da Canicattì per essere addestrati alla violenza e usati successivamente in lotte clandestine tra animali.
 
LA SICILIA
15 APRILE 2012
 
Il fatto. Si teme possano essere usati in combattimenti
Rubati sei pitbull allarme in città
 
Provincia di Agrigento - Il locale Commissariato di polizia sta indagando su una serie di furti denunciati di recente riguardanti cani di razza, in particolar modo Pitbul.
Nelle ultime settimane sono spariti 6 cani di razza custoditi dai proprietari nelle residenze estive. Le modalità dei furti sembrano appartenere tutti ad una stessa mano.
Sono sempre di più gli amici a quattro zampe che finiscono nelle mani di individui senza scrupoli e organizzazioni criminali. Un fenomeno dietro il quale si nasconderebbero traffici di cani da combattimento. Non si esclude che gli animali possano essere trasportati fuori da Canicattì per essere addestrati alla violenza e usati successivamente in lotte clandestine tra animali.
Tempo fa la polizia municipale aveva ritrovato, per strada, un pitbull con chiare ferite da combattimento.
Da li partirono le indagini per accertare se in città venissero organizzati combattimenti clandestini fra cani. Gli inquirenti non escludono che nelle ore serali, in zone appartate della città, più persone si diano appuntamento per assistere ai combattimenti fra animali, Pitbul in maniera particolare.
Uno scenario che se trovasse riscontri aprirebbe parecchie piste investigative agli inquirenti.
Sono sempre più numerose in città le segnalazioni riguardanti furti di cani di razza. Per fortuna, in tutti i casi denunciati, i proprietari avevano provveduto ad inserire il microchip in modo tale che in caso di ritrovamento si può risalire immediatamente all'identità del proprietario. Il dato che emerge dalle segnalazioni di alcune associazioni animaliste è allarmante. I cani di media e grossa taglia spesso rischiano di diventare carne da macello da usare durante l'addestramento di cani da combattimento. Le forze dell'ordine di Canicattì, invitano coloro che hanno subito dei furti ad effettuare sempre la denuncia.
Purtroppo il malcostume dei proprietari di ritenere superflua la segnalazione del rapimento degli animali porta a non avere un quadro completo della situazione. Molto spesso, infatti, si pensa che gli animali spariti non possano essere ritrovati.
Secondo quanto prevede la legge, dopo una denuncia per furto o rapimento deve, obbligatoriamente, seguire l'apertura di un'indagine.
Cosa che non succede in caso di dichiarazione di semplice smarrimento. La speranza è di non vedere carcasse di cani per strada. Davide Difazio
 
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Nelle ultime settimane altri animali sono stati prelevati dalle ville dei proprietari. In tutti i casi si è trattato di cani di razza e di grossa taglia. Indagano gli inquirenti.
 
IL RESTO DEL CARLINO
15 APRILE 2012
 
Luca, disabile di Camerlona, più autonomo con l’aiuto di un cane
"Grazie ad Anouk ora posso uscire di casa". La femmina di meticcio accende e spegne la luce, apre e chiude cancelli, porta il cellulare
 
di Francesco Monti
 
Ravenna - ACCENDE e spegne la luce, apre e chiude porte e cancelli, prende oggetti dai cassetti, apre il marsupio e ne estrae il cellulare: insomma, fa tutto quello che il suo amico Luca non è in grado di fare da solo. Lei, Anouk, è un cane, una femmina di meticcio addestrata ad assistere un disabile ravennate nella sua vita quotidiana.LUCA e Anouk sono ormai una cosa sola. La loro amicizia nasce da un progetto del Centro studi del cane Italia, diretto dall’addestratore ed esperto di psicologia canina Luca Rossi. «Tutto è iniziato con una selezione nel ravennate — spiega — finalizzata a individuare il soggetto più adatto, sulla base di vari parametri: il tipo di disabilità, l’età, la situazione familiare. Luca è risultato il più idoneo».
E anche Anouk sembrava fatta apposta per lui: «Per progetti di questo tipo — spiega il direttore del Centro studi del cane — si scelgono femmine sterilizzate: sono più docili, non suscitano l’interesse dei maschi e subiscono meno le distrazioni dell’ambiente olfattivo. Inoltre Anouk è figlia di una femmina di labrador, e ne ha quindi ereditato le doti caratteriali e l’attitudine al riporto».DI QUI è iniziato il percorso di addestramento: è stato proprio Luca — con l’assistenza di Michela Frisoni, istruttrice ravennate del Centro studi del cane — ad addestrare la cagnetta a casa propria, a Camerlona. Gradualmente, iniziando dalla costruzione dell’affiatamento uomo-cane e da semplici esercizi di riporto, la meticcia è arrivata ad apprendere alla perfezione 40 comandi vocali. Un percorso lungo, ma talmente ben riuscito che il ravennate disabile ha poi superato a pieni voti l’esame da istruttore cinofilo del Centro studi del cane Italia.
Luca preferisce non apparire né rilasciare interviste, ma ci tiene a far sapere che Anouk ha cambiato la sua vita e anche quella di sua madre: ora le sue necessità di assistenza sono diminuite del 78 per cento. «La madre — racconta Rossi — ha ringraziato me e Michela dicendoci ‘erano anni che non vedevo mio figlio abbronzato: prima stava sempre davanti alla televisione e al computer, non usciva mai di casa’».IL CENTRO studi del cane è una scuola di formazione affiliata all’Uisp e riconosciuta dal Coni, che aggrega professionisti del settore cinofilo. La sede centrale è a Parma, ma il Centro ha collaboratori in tutta la regione. I corsi e gli stage organizzati vanno dalla pet therapy alla ‘Obedience competition’, ma riguardano anche l’addestramento di cani al servizio della protezione civile (ad esempio per la ricerca di persone scomparse, sepolte da una valanga o dal crollo di un edificio). E poi, naturalmente, c’è l’assistenza ai più deboli: portatori di handicap (adulti e bambini), ipovedenti, anziani affetti dal morbo di Alzheimer.Luca Rossi, oltre a essere il direttore della scuola cinofila, ha una certa esperienza televisiva: ha partecipato come consulente a varie trasmissioni Mediaset, tra cui Striscia la notizia, al Tg4, a Buddy e ad Affari vostri, oltre che a Bau Boys, il programma che, il 21 aprile alle 19, vedrà protagonista proprio il duo Luca-Anouk.
 
L'ECO DI BERGAMO
15 APRILE 2012
 
Studenti inventano l'Hi-pet:il cane si ritrova col satellite
 
Perso il cane: ci pensa Hi-pet (Foto by BEDOLIS K9)
 
Mettici un corso in economia aziendale, una scuola orientata al mondo del lavoro, un'idea innovativa, et voilà, ecco che dall'Imiberg arrivano gli studenti imprenditori. I ragazzi della classe quarta dell'Istituto tecnico economico (Ite) hanno presentato durante una conferenza stampa organizzata nel teatro dell'Istituto la loro idea imprenditoriale: una mini impresa di nome Hi-Pet che ha creato una pettorina per cani con localizzatore satellitare che permette di individuare il cane in caso di smarrimento e che si può sganciare dal collare quando l'animale ha terminato la propria passeggiata ed è tranquillo a casa.
«Un'idea innovativa – ha spiegato Edoardo Gamba, studente imprenditore e “amministratore delegato” di Hi-Pet (il nome richiama il termine hi-tech, ndr) – nata dall'incontro della nostra classe con Paolo Bosatra, presidente dell'associazione cinofila "Allegra Cagnara”, che ci ha dato lo spunto per progettare una pettorina per cani a forma di “H” in morbido e resistente poliammide pensata per il benessere del cane, che si sgancia dal collare quando il cane è a riposo, ma anche tecnologicamente avanzata in quanto dotata di un localizzatore satellitare che permette di ritrovare il proprio amico a quattro zampe se si dovesse perdere, rintracciandolo con il proprio pc, smartphone o tablet».
 
LA CITTA’ DI SALERNO
15 APRILE 2012
 
Cavallo morto gettato in un vallone

Annalaura Ferrara

 
Provincia di Salerno - Macabra scoperta lungo la strada provinciale che dall’Avvocatella conduce a Dragonea di Vietri sul Marea. E’ stato trovato un cavallo morto tra la vegetazione, a ridosso del torrente Bonea, con evidenti segni di maltrattamento. Sulla parte in rilievo, l’animale giá privo di vita ed in evidente stato di decomposizione, presentava delle vistose incisioni. Ad intervenire sul posto, allertati da automobilisti che avevano notato la presenza di grosse macchie di sangue sull’asfalto e sul guardrail, sono state le guardie giurate dell’Ente mediterraneo Protezione animali, sezione di Cava de’ Tirreni, diretti da Nicola De Cesare. Hanno pensato ad un animale travolto da un automobile: ma agli animalisti sporgendosi si è presentata una scena raccapricciante. Nel dirupo era stato infatti gettato un cavallo, sezio nato in più pezzi con estrema perizia. Il coordinatore dell’intervento Carmine Apicella, con i volontari intervenuti Maurizio Senatore ed Arturo Rotondo, ha allertato i carabinieri di Cava che hanno stilato un verbale sull’accaduto ed avviato le relative indagini, comunicando il tutto anche alla Asl. «Rimane, comunque, un mistero la scoperta del cavallo privo di vita occultato nel vallone - spiegano i volontari - Le numerose incisioni se non hanno niente a che fare con i riti satanici, potrebbero essere state eseguite per favorire un più veloce processo di decomposizione dell’animale, evidentemente, neanche dichiarato nei registri dell’ufficio veterinario». «L’area dell’Avvocatella e del vallone del Bonea - aggiungono gli operatori - giá tristemente famose per fenomeni legati all’occultismo ed ai riti satanici, ci ripropone un caso su cui occorre indagare».
 
JULIE NEWS
15 APRILE 2012
 
GLI ANIMALISTI: “BAGNO DI SANGUE. RIVEDERE LE REGOLE”
Cavalli morti al “Grand National”. Si riaccende la polemica

 
GRAN BRETAGNA – Si riaccendono le polemiche sul “Grand National”, la celebre corsa di cavalli britannica di oltre 7 kilometri ed una trentina di pericoloso ostacoli, che si svolge sul tracciato di Aintree, vicino Liverpool. La polemica si è scatenata dopo che sabato, durante la corsa, due cavalli - Synchronised e According To Pete, questi i loro nomi – sono morti mentre altri due sono rimasti feriti. Entrambi gli animali deceduti, sono crollati dopo aver saltato l'ostacolo chiamato Becher's Brook, fatto di tronchi di abete e noto per la sua difficoltà.
Anche nell'edizione dell'anno scorso erano morti due cavalli, 35 in totale dal 2000. La RSPCA, la principale charity animalista della Gran Bretagna ha immediatamente chiesto una revisione della competizione.
“Siamo molto rattristati - commenta il direttore delle corse di Aintree, Julian Thick -. La sicurezza è la priorità per gli organizzatori del Grand National e noi compiamo tutti gli sforzi per assicurare che all'evento si possa partecipare in sicurezza”. La British Horseracing Authority, una sorta di federazione ippica inglese, era già intervenuta l'anno scorso con una serie di provvedimenti. Secondo il sito del britannico Daily Mail, i manager di Aintree hanno già speso 250 mila sterline per mettere in sicurezza il tracciato. Modificando, tra l'altro, tre ostacoli e introducendo più stretti controlli pre-gara. Una strategia che sembra però non aver funzionato.
Secondo gli animalisti, questa gara è “un bagno di sangue” e “bisogna rivedere le regole”.
 
CORRIERE DELLA SERA
15 APRILE 2012
 
Due cavalli morti al «Grand National»
Si riaccende la polemica in Gran Bretagna
Gli animalisti: bagno di sangue, rivedere le regole
 
MILANO - Si riapre la polemica sul «Grand National», la celebre corsa di cavalli britannica di oltre 7 chilometri e una trentina di infidi ostacoli, che si svolge sul tracciato di Aintree, vicino Liverpool. Per gli animalisti, un «bagno di sangue».
Sabato sono morti due cavalli - Synchronised e According To Pete, i loro nomi -, altri due sono rimasti feriti. Entrambi gli animali deceduti, sono crollati dopo aver saltato l'ostacolo chiamato Becher's Brook, fatto di tronchi di abete e noto per la sua difficoltà.
Anche nell'edizione dell'anno scorso erano morti due cavalli, 35 in totale dal 2000. La RSPCA, la principale charity animalista della Gran Bretagna ha immediatamente chiesto una revisione della competizione.
PROVVEDIMENTI - «Siamo molto rattristati - commenta il direttore delle corse di Aintree, Julian Thick -. La sicurezza è la priorità per gli organizzatori del Grand National e noi compiamo tutti gli sforzi per assicurare che all'evento si possa partecipare in sicurezza». La British Horseracing Authority, una sorta di federazione ippica inglese, era già intervenuta l'anno scorso con una serie di provvedimenti. Scrive il sito del britannico Daily Mail che i manager di Aintree hanno già speso 250 mila sterline per mettere in sicurezza il tracciato. Modificando, tra l'altro, tre ostacoli e introducendo più stretti controlli pre-gara. Una strategia che sembra però non aver funzionato.
FOTO
 
AGI
15 APRILE 2012
 
Equitazione: "strage cavalli" a Grand National in Gb, e' polemica
 
Londra - La morte di altri due cavalli ad Aintree, sede della corsa ad ostacoli piu' prestigiosa del Regno Unito, il Gran National, ha alimentato nuove polmiche sulla sicurezza del concorso. I cavalli sono constretti a correre su un anello di 7.442 metri e a saltare 30 imponenti ostacoli naturali formati da rami di pini ammassati l'uno sugli altri fino a superare i due metri di altezza. Il capo della lega britannica in difesa degli animali, Andrew Tyle, ha bollato l'Aintree Grand National come uno evento "disgustioso e vergognoso". La British Horseracing Authority, che supervisione la gara, ha invece sottolineato come le modifiche effettuate al percorso lo hanno reso piu' sicuro. Lo scorso anno altri due cavalli persero la vita ad Aintree ed in totale dal 1996 le vittime equine sono state 18.
 
LA REPUBBLICA
15 APRILE 2012
 
Ippica
Mattanza al Grand National morti due purososangue
Una delle classiche dell'ippica inglese caratterizzata dagli incidenti: altri due cavalli gravemente feriti. Illesi i fantini coinvolti
 
dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
 
LONDRA  -  I cavalli si uccidono anche così: facendoli correre su un percorso a ostacoli che è diventato un annuale carneficina di equini, e talvolta anche i fantini. Due purosangue sono morti e due sono rimasti seriamente feriti nel Grand National, una delle classiche corse di galoppo inglesi, suscitando vibranti proteste da parte di gruppi animalisti che descrivono l'evento come uno "spettacolo crudele che non ha niente a che fare con lo sport".
Gli incidenti sono avvenuti sabato. Entrambi i cavalli che hanno perso la vita sono stati uccisi per ordine dei veterinari per mettere fine alle loro sofferenze, dopo avere riportate fratture alle gambe e ad altri organi che non erano curabili. Uno dei due era un campione famoso, Synchronized, un cavallo di nove anni che appena il mese scorso aveva vinto la Cheltenham Gold Cup, un'altra classica del galoppo, e che era montato da un fantino veterano, Tony McCoy. L'altro cavallo ucciso si chiamava According to Pete. Altri due hanno riportati gravi infortuni, ma di entità non giudicata fatale, anche se potrebbero non essere più in grado di partecipare alle gare.
Tutti e quattro i cavalli sono caduto durante un percorso che è considerato tra i più impegnativi al mondo per le corse ad ostacoli, con siepi e muri così alti, spesso seguiti da fossati, che provocano abitualmente cadute di massa facendo finire a terra cavalieri e cavalli. Solo che stavolta due cavalli non si sono più rialzati. Le loro morti porta a ben 36 il numero di cavalli uccisi al Grand National nel corso degli ultimi 50 anni. E il 2012 è stato un anno particolarmente doloroso per i cavalli da corsa in Inghilterra, 41 hanno perso la vita dall'inizio dell'anno in varie competizioni, 23 nel solo mese di marzo. Gli esperti affermano che il bilancio delle vit time sarebbe ancora più alto se alcune corse non fossero state cancellate a causa del maltempo.Decine di attivisti di associazioni per la difesa degli animali hanno manifestato oggi davanti all'ippodromo di Aintree in cui si era tenuta la gara, esibendo cartelli con scritte come: "Non scommettete sulla crudeltà". Afferma Andrew Tyler, direttore di Animal Aid e uno degli organizzatori della protesta: "Il Grand  National è uno spettacolo disgustoso e crudele mascherato da sport. Non c'è nulla di agonistico in un evento in cui muoiono continuamente così tanti cavalli. Per chiunque ami i cavalli e gli animali, questa gara è un'esperienza malinconica e deprimente".  Replica Julian Thick, direttore dell'ippodromo di Aintree: "Siamo disperatamente tristi per questi incidenti. Noi amiamo i cavalli e soffriamo quando si fanno male. La sicurezza ha la massima prioprità nella nostra corsa".  Come che sia, le proteste di ieri son o la conferma che questa sarà una primavera e un'estate di manifestazioni contro vari avvenimenti sportive. Nei giorni scorsi c'era stata la solitaria interruzione della regata Oxford-Cambdrige sul Tamigi da parte di un singolo dimostrante che si è tuffato nel fiume per protestare contro l'istruzione di elite. Più vaste dimostrazioni sono attese da parte del movimento "Occupy the City" e da altre organizzazioni in occasione delle Olimpiadi di Londra in luglio e agosto.
 
GEA PRESS
16 APRILE 2012
 
Quattro cavalli morti nei “Grand National” sparsi per il mondo (video Grand National 2012 e cadute cavalli)
 
Sono in tutto quattro, i cavalli deceduti nel corso delle tremende corse ad ostacoli di chiara ispirazione inglese. Due nell’edizione 2012 del Grand National di Aintree, vicino Liverpool, ed altri due in Australia. I quest’ultimo paese al primo cavallo del quale si era avuta notizia lo scorso marzo si è aggiunto, pochi giorni addietro, un secondo animale impiegato in una corsa ad ostacoli ad Oakbank, nello Stato del South Australia. Un nutrito gruppo di animalisti aveva manifestato contro tale tipo di competizione, chiedendo una legge utile a bandirla. Gli organizzatori, però, avevano ribadito la regolarità della corsa e le precauzioni prese durante l’interno percorso. A Sandow , nello Stato australiano di Victoria, era morta una cavalla di nove anni. Nel South Australia, invece, un castrone di dieci anni.L’origine delle corse ad ostacoli è da ricercare nelle rievocazioni storiche inizialmente imposte in aree campestri. Dovevano tenere vivo il ricordo delle antiche tratte utilizzate per la consegna dei dispacci postali. La pericolosità del percorso, però, ha poi trasferito il tracciato in ippodromo. Il numero elevato di animali e le decine di ostacoli, in genere costituiti da alte siepi, hanno però continuato a causare la morte di numerosi cavalli. Solo l’anno scorso si sono avuti due incidenti mortali in Scozia e nello stesso Grand National di Aintree dove, lo scorso 14 aprile, nel corso dell’edizione 2012, sono morti altri due cavalli. Molti di più, però, sono rimasti coinvolti nelle cadute. In poco meno della metà della trentina di ostacoli imposti dal percorso, si sono infatti registrati incidenti.Anche nel Grand National di Aintree le autorità inglesi hanno preso numerose precauzioni, tra cui una vera e propria clinica specializzata appositamente dedicata alla corsa. Nonostante tutto la pericolosità del percorso non riesce ad evitare le morti. Il Grand National di Aintree, oltre che ad un ricco montepremi, alimenta un florido mercato di scommesse on line. Quest’anno poco più di dieci cavalli, sulla quarantina presenti alla partenza, hanno potuto tagliare il traguardo. Solo una siepe è stata loro evitata. Si era, infatti, nel secondo giro e gli inservienti avevano alzato una barriera in plastica verde. Si stava soccorrend o uno dei cavalli, poi abbattuto (vedi video).Tali tipi di competizioni sono diffuse anche in Francia e Irlanda.
VEDI VIDEO:
 
LA ZAMPA.IT
15 APRILE 2012
 
Titanic, anche 12 cani nella tragedia
Erano dei passeggeri ricchi e solo tre di questi si salvarono, ma è probabile che molti altri fossero non registrati e con i passeggeri più poveri
 
 
New York Almeno una dozzina di passeggeri del Titanic era a quattro zampe. In tutto, 12 cani che viaggiavano in prima classe e che hanno ricevuto poca attenzione nel tempo. Nel centenario del celebre naufragio, una mostra dell’università della Pennsylvania rende omaggio ai cuccioli dimenticati che ebbero la sfortuna di partecipare al celebre naufragio nel lontano 15 aprile del 1912.
Joseph Edgette, curatore della mostra, ha detto all’Huffington Post: «Non credo che nessuna mostra sul Titanic abbia mai esaminato il rapporto tra i naufraghi e i propri animali domestici, soprattutto quelli che persero la vita in crociera». Morirono almeno nove cani quando il Titanic andò giù ma l’esposizione mette in evidenza i tre sopravvissuti: due volpini di pomerania e un pechinese». I tre erano: «Lady», un pomerania che era stato acquistato a Parigi poco prima della partenza da Margaret Bechstein Hays, una newyorkese di 24 anni che, dopo un viaggio in Europa con gli amici, tornava a casa sul Titanic; un altro pomerania, il cui nome non è conosciuto, ma di proprietà della famiglia del magnate dell’abbigliamento Martin Rothschild e di sua moglie, Jane Elizabeth Anne Rothschild.
Martin Rothschild non sopravvisse al naufragio, sua moglie sì e riuscì a salvare anche il suo cane, tenendolo nascosto sino al mattino dopo; e «Sun Yat-Sen», un pechinese di proprietà di Henry Harper, erede della casa editrice Harper & Row e di sua moglie, Myna Harper. La coppia stava tornando da un giro in Europa e in Asia. Harper commentò così il salvataggio del cane «non occupava spazio nelle scialuppe e nessuno ebbe da ridire».Si trattava di cani «ricchi» che viaggiavano in prima classe e per questo è più semplice avere qualche informazione sul loro passato, ma è molto probabile che ce ne fossero stati molti altri nelle classi inferiori, rimasti intrappolati. «Alcuni cani sono stati abbandonati nelle cabine, altri semplicemente lasciati al proprio destino. Quelli di cui abbiamo notizie sono solo 12», ha spiegato Edge. «Tra gli altri, un fox-terrier di nome Dog, un airedale denominato Kitty e un bulldog francese di nome Gamin di Pycombe. Una passeggera di 50 anni, Ann Elizabeth Isham rifiutò di lasciare il Titanic senza il suo alano, troppo grande per salire su una scialuppa di salvataggio, il suo corpo fu trovato al largo, galleggiava accanto al suo cane».
 
IL GIORNALE
15 APRILE 2012
 
Troppi gli errori commessi nel nome della nostra salute
La tragedia vera è che la vivisezione è un gravissimo errore metodologico che condanna l’uomo a errare, come un cieco, alla ricerca di un segnale che gli indichi la strada perduta
 
OSCAR GRAZIOLI
 
La vivisezione non è solo una tortura che il cinismo umano infligge agli animali. Fosse «solo» questo non sarebbe certamente giustificabile, ma potrebbe essere comprensibile, visto che che il cammino dell’uomo su questo pianeta è costantemente segnato dai rivoli di sangue che si lascia dietro. La tragedia vera è che la vivisezione è un gravissimo errore metodologico che condanna l’uomo a errare, come un cieco, alla ricerca di un segnale che gli indichi la strada perduta. Succubi della filosofia di Cartesio, per cui l’animale è una macchina da gettare quando si rompe e con le labbra ancora sulle mammelle della fisiologia di Claude Bernard (il più fanatico vivisettore ottocentesco), i vivisettori non amano le luci della ribalta, ma il silenzio dei loro laboratori in cui si celano, come documenterò in modo inoppugnabile, i loro risultati artatamente falsati, per i benefici delle ditte da cui sono pagati.
Guardando quel cartellone che presto vedremo agli incroci importanti delle nostre strade, è ovvio che si è quasi obbligati a cedere. Si tratta di un ricatto, vecchio come le caverne. «Vuoi che viva il ratto o la tua bambina?».Risposta ovvia. Ma aspettate un momento, lasciatemi fare qualche piccolo cambiamento. Il cartellone ora mostra il topo ben pasciuto e decisamente vivo, mentre la bambina, pelle ossa e senza capelli, giace morta nel letto d’ospedale. Triste davvero. Sotto c’è la spiegazione. «Nel ratto aveva funzionato benissimo, quando siamo passati alla bambina purtroppo è morta». Sono centinaia i principi attivi che vengono ritirati in tutto il mondo in pochi anni, dopo che la sperimentazione «sul campo» (ovvero nell’uomo) ha dimostrato effetti tossici devastanti, mai riscontrati su ratti o cani. Lasciamo perdere i nomi, non basterebbero due pagine di giornale. Qualcuno penserà che sa già dove vado a parare.Tirerò fuori la vecchia storia della Talidomide, l’ipnotico che, sperimentato sugli animali, provocò un esercito di focomelici, una volta assunto dalle donne in gravidanza. Roba vecchia? Allora vediamone qualcuna più recente. Le angiostatine di Judah Folkman che, qualche anno fa, riempirono le pagine dei periodici per mesi. Sconfiggevano brillantemente il cancro nei topi. Purtroppo non nell’uomo. E il vaccino anti Aids della nostra professoressa Ensoli? Sembrava eccellente sulle scimmie. Non sull’uomo. Quante scimmie (e quanti soldi) cartesianamente gettate via? Ma, lasciatemi ancora giocare con quel cartellone. Adesso le immagini mutano ancora e si vedono un coniglio e la bambina, entrambi morti. Sempre più triste. La spiegazione? Semplice. Abbiamo somministrato al coniglio una piccola dose, per bocca, dell’antibiotico più usato per i bambini, l’Amoxicillina. Purtroppo in un paio d’ore è morto. Ne abbiamo dedotto che doveva essere tossico anche per l’uomo e l’abbiamo così negato alla bambina che aveva necessità proprio di quello per guarire. Purtroppo, ancora una volta, abbiamo sbagliato tutto. Ricordate i famosi 56 cuccioli di Beagle della ditta Morini sequestrati al Brennero una decina d’anni fa? Erano indirizzati a un laboratorio tedesco che effettuava esperimenti vitali per la salute umana.Quando arrivai a Bolzano e mi avvicinai al gruppo mi accorsi che non avevano due mesi, mentre sui libretti d’accompagnamento era indicato che ne avevano sei. Ma i dati sperimentali che escono da un cucciolo di due mesi sono uguali a quelli di uno che ne ha sei? No, saranno dati falsi, come falsa era la data di nascita imposta dal laboratorio alla Morini.
Quando vedrete quei cartelloni, con il topo e la bambina, girate il viso da un’altra parte. Ai ricatti è così che si risponde.
 
IL GIORNALE
15 APRILE 2012
 
Vivisezione, campagna choc Un topo vale un bambino?
Presto anche in Italia i cartelloni che ci invitano alla "scelta" tra i nostri figli e un animale.
 
 
Si è fatto un po’ troppo rumore, negli ultimi anni, attorno alla vivisezione. Prima la chiusura della storica e premiata ditta Morini di Reggio Emilia, una delle maggiori fornitrici europee di cavie per laboratorio (topi, ratti, cani Beagle), poi recentemente la Green Hill di Montichiari, fornitrice di cani Beagle, assediata più volte da manifestanti capeggiati dall’ex ministro Brambilla che ha fatto, della sua chiusura, una battaglia senza quartiere.
Troppa polvere sollevata su un argomento che incide sul pubblico in modo trasversale, senza ombre proiettate dal credo politico o religioso, un argomento che tocca e sconvolge le coscienze, quando le fotografie o i video degli animali utilizzati per gli esperimenti entrano nella quiete delle case. La vivisezione e tutto quanto ruota attorno a questo mondo, cui conviene sempre il silenzio appena rotto dal sommesso rumore dei macchinari, vive periodi in cui è apparentemente ignorata, per raggiungere poi i titoli di scatola, quando le immagini, girate da un gruppo di animalisti all’interno dei laboratori e nei capannoni dove vengono allevate le cavie, giungono nelle mani di chi non le censura ma ha il coraggio di mandarle in onda, moltiplicate poi dai network sociali, come Facebook e Twitter. Allora, una folata improvvisa di vento alza il polverone e tutti i media sono in qualche modo obbligati a prendere in considerazione un tema che non vorrebbero toccare, perché porta una corrente elettrica ad altissimo amperaggio. Era ora di passare al contrattacco, per aziende farmaceutiche, ricercatori e venditori di cavie che cominciavano a subire troppe perdite di consenso presso chi è già incline, come dimostrano i sondaggi, a stare dalla parte delle cavie, sempre più dubbioso sui benefici apportati dalla vivisezione e sulla sua liceità.
La campagna ResearchSaves è stata ideata, da una potente fondazione americana (Foundation for Biomedical Research) per aumentare il sostegno internazionale alla ricerca medica e scientifica con modelli animali. Il totem del battage pubblicitario è un cartellone che dovrebbe apparire presto nella maggiori città di almeno trenta paesi nel mondo (Italia compresa), con un’immagine esplicita e suggestiva. Un ratto bianco guarda una bambina e le dice «Un giorno ti potrei salvare la vita». Nella versione americana, il tono è ancora più persuasivo. «Chi vorresti vedere vivo?». Ovvio che nessuno, di buon senso, sacrificherebbe la vita di una bambina per un ratto, ma ci sono molte persone tra le quali molti ricercatori, che li vorrebbero vivi entrambi. E credono che questo sia il vero progresso della scienza medica.
 
IL GIORNALE
16 APRILE 2012
 
Vivisezione, quei poster sono un insulto
 
Gli italiani hanno aperto gli occhi. Magari ci hanno impiegato più tempo del previsto, ma ormai sanno benissimo che la vivisezione è tanto crudele per gli animali quanto inutile, e pericolosa, per l'uomo.
Secondo l'Istituto di ricerca Eurispes, l'86 per cento dei nostri connazionali non ne vuol più sentire parlare. Ed è logico che sia così: le bugie hanno le gambe corte. Quelle raccontate dalle multinazionali del profitto non fanno eccezione. Dopo aver trascorso decenni a prendere per i fondelli l'opinione pubblica, contando sulla sua presunta ignoranza dei «misteri della scienza», per le lobby delle imprese farmaceutiche è giunta l'ora della resa dei conti.
Oggi, infatti, anche ai più distratti è capitato di vedere video o foto che documentano l'abominio della vivisezione, anche i più distratti navigano su internet e sanno che sicuri metodi alternativi, attraverso colture di cellule e tessuti, permettono di sostituire il fallace modello sperimentale animale con quello umano, l'unico affidabile per noi. For se, per destare completamente dal sonno gli italiani, ci sono voluti i 2.500 beagle di Green Hill, detenuti nel «lager» di Montichiari, forse i 104 macachi condannati a morte da Harlan hanno dato il loro contributo. Fatto sta che, finalmente, nessuno crede più all'argomento principe del perfetto vivisettore: è indispensabile per salvare vite umane. Semplicemente non è vero. E sappiamo che non è vero perch´ ce lo dice quella parte del mondo scientifico che non ha terrore di perdere i finanziamenti delle multinazionali ed è perciò intellettualmente libero. Del resto, basta una veloce ricerca sul web per «scoprire» che da cinque anni, nei centri di ricerca statale degli Stati Uniti, la sperimentazione animale è stata abbandonata.
Ecco perch´ ´ destinato al fallimento il tentativo di lasciare le cose come stanno che, guarda caso, viene ora messo in atto dai soliti noti proprio in occasione de l voto in Senato sull'articolo 14 della Legge Comunitaria 2011 che - oltre a vietare in Italia l'allevamento di cani, gatti e scimmie destinati alla vivisezione - impone allo Stato di muoversi concretamente verso metodi alternativi alla vivisezione e quindi verso una scienza moderna.
Dato che hanno a disposizione fiumi di denaro guadagnato con i farmaci, in questi giorni costoro hanno avviato una costosissima campagna pubblicitaria per raccontarci una nuova versione della vecchia favola: l'immagine di una bambina (quanto di più toccante ci sia) accanto a quella di un topo (un animale verso il quale pochi provano empatia) per convincerci che tra i due è meglio sacrificare la bestia. Capirai... Slogan come questi offendono l'intelligenza degli italiani e sono la prova che le multinazionali annaspano, perch´ la pacchia è finita. Il grande business della vivisezione serve a chiedere generosi finanziamenti per programmi di ricerca manipolabili all'infinit o. Serve per foraggiare carriere con pubblicazioni che nel 90 per cento dei casi – ed è un eufemismo - non passeranno alla storia. Ha prodotto errori macroscopici, ormai sotto gli occhi di tutti. Anche i macachi di Harlan sanno che i loro simili, sacrificati per studiare la malattia delle scimmie corrispondente al nostro AIDS, hanno perduto la vita invano: dei 100 vaccini prodotti nessuno è risultato utilizzabile per l'uomo.
Gli interessi economici di queste aziende e degli anziani baroni che da anni figurano nei loro libri paga, non devono più prevalere sul diritto dei cittadini di poter contare su una ricerca scientifica eticamente accettabile e veramente sicura. Riferendosi alla vivisezione, Albert Einstein scriveva che «nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni». A maggior ragione oggi. Non c'è bisogno di scegliere tra il topo e la bambina. Possono e devono vivere tutt'e due.
* Fondatore Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente
 
L'UNIONE SARDA
15 APRILE 2012
 
Pubblicità choc per la ricerca "Scegli un topo o tuo figlio?"
Una cavia di laboratorio spiega a una bambina l'importanza della sperimentazione sugli animali per salvare le vite umane. Ma la campagna pubblicitaria commissionata da un'organizzazione globale di ricerca biomedica ha scatenato le polemiche.
 
A inquietare e dividere è in particolare il testo provocatorio che accompagna la vignetta: "Un giorno ti potrei salvare la vita". Parole che il topo sussurra all'orecchio di una bimba e che equivalgono a chiedere a chi legge: "Preferiresti la vita di un topo o quella di tuo figlio?". Dietro l'ovvietà della risposta cova la rabbia di quanti hanno fatto bandiera della battaglia contro la vivisezione e la ricerca sugli animali. Tra loro anche studiosi convinti che la ricerca per salvare uomini possa essere compiuta senza chiedere in cambio il sacrificio di altri essere viventi. Ma dalla FBR Media, un’organizzazione globale di ricerca biomedica ha annunciato due giorni fa di aver lanciato la nuova campagna con cartelloni pubblicitari in Italia, nell’ambito della sua campagna internazionale ResearchSaves, si insiste sulla necessità della sperimentazione su cavie animali: i"I nostri nuovi tabelloni spiegano che la ricerca sugli animali è essenziale per le cure mediche, per i trattamenti e per le terapie a cui tutti noi, compresi i nostri figli, ci affidiamo. Senza la ricerca sugli animali, i medicinali e i trattamenti che abbiamo ora non esisterebbero e non sarebbero state sviluppate nuove cure," ha dichiarato Paul McKellips, presidente di FBR Media. "Senza ricerca con modelli animali, in particolare i roditori, non possiamo scoprire nuove cure per molte malattie che minacciano le nostre vite, compreso il cancro, HIV/AIDS, l’Alzheimer, diabete, paralisi, autismo, malattie cardiache, fibrosi cistica, Parkinson e malaria."
 
COME DON CHISIOTTE
15 APRILE 2012
 
"PREFERISCI SACRIFICARE UN TOPO O SALVARE TUO FIGLIO ?"
 
DI ALESSANDRA COLLA
asinusnovus.wordpress.com
 
Devo darvi due notizie — una buona e una cattiva.
Cominciamo da quella cattiva: la lobby della ricerca c.d. scientifica si prepara a impestare le nostre città con cartelloni e manifesti pubblicitari a favore della ricerca, lanciando una campagna in grande stile «insieme a voi per fare un impatto positivo su tutto il mondo, in piu di 30 paesi, e nella tua communita’» — come si legge, in un italiano un po’ approssimativo, sull’home page del sito www.ricercasalva.it, evidentemente ancora “under construction” (c’è anche una sezione intitolata rozzamente «Sei contro ricerca animale?», ma è vuota). Sono tanti, hanno i soldi e si appoggiano a istituzioni che il grande pubblico considera prestigiose.
Quella buona, invece, è che se pensano di dover uscire allo scoperto è perché si sentono minacciati, e per di più cercano di controbattere alle serie e numerose accuse portate contro le loro pratiche antiquate proponendo un messaggio debole e vecchio.
Vediamo un po’ i dettagli.
La foto del manifesto è questa:
 
 
dell’iceberg “ricerca scientifica”, vivono di rendita sul vecchio, vecchissimo argomento principe del bravo vivisettore: “preferisci sacrificare un topo o salvare tuo figlio?”.
Gli ingredienti per una vivace scossa emotiva ci sono tutti: il bambino, soggetto/oggetto par excellence di ogni pubblicità ovvero l’affetto più caro (per la verità le statistiche del 2010 registrano, per l’Italia, un infanticidio ogni 20 giorni), a fronte dell’odioso topo ( che si tratti di una candida cavia innocua non scalfisce minimamente l’immaginario collettivo che associa ogni muride al temibile Rattus rattus portatore della peste nera) incubo di quasi ogni donna e ogni madre.
È chiaro che i pubblicitari conoscono il loro mestiere — vendere il prodotto .
Da non sottovalutare nemmeno il link di riferimento, con un nome davvero ben trovato: “ricerca salva”. Ovvero la ricerca ti salva, ma tu che guardi, o viandante, devi salvare la ricerca se vuoi esserne salvato. Che, tradotto, significa “caccia la lira”. Obiettivo veramente primario per ogni istituto di ricerca, come sappiamo da tempo, e che costituisce il messaggio occulto.Il messaggio palese, invece, è la quintessenza dell’antropocentrismo politicamente corretto: è in gioco la vita dell’essere umano, per salvare la quale s’impone il sacrificio di una vita non-umana. E la scritta non dice “un giorno ti potrebbe salvare la vita”, bensì “un giorno ti potrei salvare la vita”: è l’animale stesso a dichiararsi disposto a donarsi per la tutela di quel bene “superiore” che è la vita umana — tutto , a fronte del nulla rappresentato, per contro, dalla mera animalità. Nessuno meglio di Marguerite Yourcenar, a mio avviso, ha saputo dirlo meglio cogliendo «quell’aspetto sconvolgente dell’animale che non possiede niente, tranne la propria vita, che così spesso gli prendiamo» .Ma di quale animale si tratta, qui? Del topo. Che un po’ ci è così familiare nelle vesti di Topolino, Jerry, Pixie&Dixie, Fievel, Bianca&Bernie; e un po’ merita, in qualche modo, di essere sacrificato per quella sua parentela (ah, Linneo…) con l’infelice Rattus rattus. Che si offra in sostituzione della vittima prescelta, dunque, è cosa buona giusta doverosa e salutare: come peraltro insegnano le radici della cultura occidentale — l’agnello che salva Isacco dal coltello di Abramo, o la cerva che salva Ifigenia dal coltello di Agamennone (e Lucrezio, lucido e puntualissimo, chiosa “Tantum religio potuit suadere malorum” , quali e quanti mali ha potuto suggerire la religione…).Del resto la storia dell’umanità rigurgita di sacrifici animali, immolati su altari d’ogni tipo per celebrare vittorie, scongiurare sconfitte, espiare colpe o invocare favori — la predilezione di Jahvé per l’odore del sangue è imbarazzante forse più di quella del colonnello Kilgore per l’odore del napalm al mattino. Il che sembra aver fornito all’ homo occidentalis la legittimazione ideale per continuare, anche in questo nostro ancor giovane XXI secolo, a immolare vittime non-umane sull’altare della Scienza.Ecco, questo sì che è preoccupante: considerare la Scienza (con la maiuscola, si noti) alla stregua di una divinità terribile ma giusta alla quale offrire quotidianamente innumerevoli sacrifici per salvarci la pelle. Non, si badi, per assicurarci la vita eterna nell’aldilà — oh no. Ma proprio per illudersi di sconfiggere la morte e tentare di prolungare il più possibile questa vita terrena, bene materiale quant’altri mai, prontissimi a infischiarcene della salute della nostra anima immortale nonché dello strazio di infiniti esseri viventi. (Io credo che l’Occidente cristiano in tutte le sue declinazioni dovrebbe interrogarsi su questa contraddizione che la dice lunga sulla fragilità di certe scelte).Ma questa atroce divinizzazione della scienza non rappresenta forse la sconfitta di ogni illuminismo, e insieme il trionfo di quell’oscurantismo che dopo il 1789 si credeva di aver cacciato dalla porta e che subdolamente è invece rientrato dalla finestra? “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo [...] con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio” ? Urge, s’impone, necessita imperativamente una nuova coscienza, una nuova consapevolezza e l’assunzione di nuove responsabilità.Torniamo al topo, scelto non a caso. Perché sappiamo benissimo che gli animali utilizzati (sono o non sono “utensili animati” al pari degli schiavi, come diceva il sommo Aristotele che tanto piacque a Tommaso d’Aquino?) sono topi, sì, ma anche cani, gatti, scimmie (che sono primati come noi), uccelli, suini, ovini, equini, rettili, pesci — i ricercatori adempiendo così, in modo non eccessivamente arbitrario, l’antica missione: «dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra» (Genesi, 1:28).Ma naturalmente il topo, anche se è una cavia e non un topo di fogna, è molto meno carino di un cane o di un gatto: e si è più disposti a tollerare le sofferenze di quello piuttosto che di questi. (Anche Françoise Marie Martin, moglie di Claude Bernard, celebre fisiologo e campione della medicina sperimentale che l’aveva sposata per interesse nel 1845, tollerava a malincuore le pratiche vivisettorie del marito su topi e rane. Però quando il galantuomo arrivò a vivisezionare pure il cane di casa prese le figlie e se ne andò, nel 1869, trascorrendo il resto della sua vita a battersi contro questa pratica).È probabilmente per questo che il nervosismo sale quando l’attenzione dell’opinione pubblica viene portata sugli allevamenti di cani destinati alla vivisezione; ed è per questo che risulta così difficile indurre l’uomo della strada a ritenere meritevoli di maggior considerazione animali diversi da cani e gatti.Tirando le somme, però, sembra di poter concludere che noi, il popolo antispecista, non siamo messi poi così male. E che anzi stiamo lavorando piuttosto bene, se la lobby vivisettrice si sente in dovere di cercare approvazione per le sue pratiche biasimevoli (oltre che perlopiù fuorvianti, come sappiamo).In concreto, cosa possiamo fare? Parola d’ordine, non abbassare la guardia. E poi: continuare a produrre materiale qualificato, non cedere alle emozioni, non rispondere alle provocazioni, restare distaccati e non dimenticare mai che sotto quei camici bianchi e quei sorrisi stereotipati si celano, intatti attraverso i secoli e i millenni, i portatori di ogni oppressione. Sarà solo questo che potrà salvare la vita di tutti, umani e non-umani.
Alessandra Colla
Fonte: http://asinusnovus.wordpress.com
Link: http://asinusnovus.wordpress.com/2012/04/15/semantica-dellinganno/
 
IL GIORNALE
15 APRILE 2012
 
Ma è il prezzo da pagare per il progresso scientifico
 
Carlo Lottieri
 
La sensibilità crescente dinanzi alla sofferenza degli animali merita rispetto: e non c’è dubbio che nella relazione tra un uomo e un animale possono emergere attenzioni commuoventi, che devono interrogarci. Chi - da adulto o da bambino - ha fatto esperienza dell’intesa, anche reciprocamente affettuosa, che si può creare tra una persona e il suo animale può capire ciò che sto dicendo. Gli animali, e nemmeno le piante, sono abbassabile al livello di semplice cose e questa loro alterità rispetto al mondo inanimato - questa loro «differenza» radicale - è qualcosa che bisogna avere ben presente. Perché, ad esempio, esistono modi diversi di allevare animali da macello e anche di sopprimerli.
Lo scrupolo di quanti reagiscono di fronte a una violenza inutile a danno degli animali è uno scrupolo che è legittimo.
Tutto questo è però sufficiente a contestare la possibilità stessa che, date certe condizioni, si possano utilizzare talune cavie per sperimentare l’efficacia di nuovi farmaci? Ha senso ed è giustificato un atteggiamento radicalmente negativo di fronte a gruppi di ricerca che, prima di arrischiare una determinata cura su uomini e donne, provino a somministrare quel prodotto a qualche altra specie animale? È giusto che le uniche cavie legittime, alla fine, siano gli esseri umani?In altre parole, è ragionevole accettare l’egualitarismo radicale di chi pone sullo stesso livello uomini e animali? È difendibile quella filosofia che, a partire da Richard Ryder, è detta «anti-specista» e vede nel predominio dell’uomo sul creato (o sul cosmo) una forma illegittima di dominio? E infine: è possibile tale cancellazione di differenze tanto evidenti? Ovviamente, anche quanti parteggiano per i cosiddetti «diritti» degli animali non possono essere del tutto coerenti con quanto affermano. È comprensibile che quanti tra gli animalisti più radicali amano davvero il loro cane non si pongano problemi se, allo scopo di salvarlo, devono ricorrere ad antibiotici e in tal modo sopprimere altre specie animali: evidentemente considerate «inferiori». In questo come in altri casi, l’egualitarismo è zoppo e incoerente. E l’esito di tale prospettiva, in fin dei conti, è solo quello di operare una qualche promozione ontologica di alcune specie, che si vorrebbero considerare titolari di diritti e che si vorrebbe elevare al livello degli umani.
La tragedia vera è che la vivisezione è un gravissimo errore metodologico che condanna l’uomo a errare, come un cieco, alla ricerca di un segnale che gli indichi la strada perduta, ad approfondire ricerche e studi, a scoprire terre incognite. È chiaro che sullo sfondo di tutto ciò c’è un antico (e irrisolto) conflitto tra diverse correnti profonde della nostra cultura: quelle che provengono dalla radice ebraico-cristiana, che è essenzialmente umanista, e quelle che discendono da una cultura pagana, più pronta a negare il primato ontologico dell’umano sul resto della realtà.In un suo film documentario sulle gesta efferate di Jean-Bédel Bokassa (che negli anni Sessanta e Settanta tiranneggiò la Repubblica Centrafricana), a chiusura di quel terribile viaggio entro gli orrori della follia umana il regista tedesco Wim Wenders indugia con la telecamera sull’immagine (altamente metaforica) di una scimmia che fuma una sigaretta. Quella scena non è traducibile: è inquietante in sé e ciò basta. Ma certamente quella conclusione segnala come tra l’uomo e le altre specie il confine resta un’esperienza fondamentale. La distinzione rimane ed è importante, va sempre ricordata ed è gravida di conseguenze. Anche sui nostri ordinamenti giuridici.
 
AGI
16 APRILE 2012
 
ANIMALI: CFS DENUNCIA UOMO E SEQUESTRA 12 PAPPAGALLI
 
Rapallo (Genova) - In casa aveva 12 pappagalli senza l'obbligatoria certificazione di provenienza ed era anche sprovvista dell'autorizzazione igienico-sanitaria cosi' e' stata denunciata dagli agenti del Corpo Forestale. Protagonista una donna di Rapallo. Il sopralluogo nell'abitazione del levante ligure, effettutato dal Cfs insieme al personale della Asl 4 chivarese ha consentito di scoprire fra i 12 pappagalli, alcuni esemplari di Roselle e Parrocchetti.
 
AGEN PARL
16 APRILE 2012
 
PARTITO ANIMALISTA EUROPEO: ANIMALI E LA CHIESA CATTOLICA, IPOCRISIE E FALSITA'
 
Roma - A distanza di pochi mesi nuovo attacco dei rappresentanti della Chiesa cattolica contro gli animali ed animalisti. Questa volta l'autore delle dichiarazioni sul settimanale "Chi" è Don Mazzi "Ne approfitto per lanciare un appello. Italiani, non spendete soldi per salvare cani e gatti, ma destinate denaro alle nostre strutture. Noi salviamo vite umane. Noi recuperiamo quei ragazzi che la società bolla come irrecuperabili. Aiutateci! Si incazzeranno gli animalisti, ma io dico quello che penso". "Sacrificare degli esseri viventi per salvarne altri è moralmente ed eticamente inaccettabile soprattutto se a lanciare il messaggio è un rappresentante dell'Istituto religioso. Immediate le proteste della società civile mentre pro-Mazzi si sono schierati solamente i siti dei cacciatori, dei circensi e di federfauna cio&eg rave; coloro che sfruttano ed uccidono gli animali, questo la dice lunga." - dichiara il Presidente del Partito Animalista Europeo, Stefano Fuccelli - "Tuttavia Don Mazzi prima di moralizzare gli altri dovrebbe fare autocritica in particolare sugli scandali finanziari ed illeciti del Vaticano; fu accertato che lo IOR a quel tempo diretto da Marcinkus, aveva avuto un ruolo primario nel crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in un complicato "risiko bancario" che aveva come ulteriori protagonisti personaggi discussi come Michele Sindona e il "venerabile maestro" della loggia massonica P2, Licio Gelli. personaggio di raccordo fra l'"entità vaticana" e quella di Cosa nostra per le attività di riciclaggio di denaro. Senza contare il mistero più inquietante, la morte di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della decisione di rimuovere Paul Marcinkus e i vertici dello Ior. Sull'improvvisa fine di Giovanni Paolo I si sono alimentate maca bre dicerie, aiutate dalla reticenza vaticana. Non vi sarà autopsia per accertare il presunto e fulminante infarto e non sarà mai trovato il taccuino con gli appunti sullo Ior che secondo molti testimoni il papa portò a letto l'ultima notte. E che dire del sanguinario boss della banda della magliana De Pedis che ha ricevuto una sepoltura del tutto inusuale per un comune cittadino in contrasto addirittura con il Diritto canonico, che sancisce che "Non si seppelliscano cadaveri nelle chiese, eccetto che si tratti di seppellire il Romano Pontefice oppure, nella propria chiesa, i Cardinali o i Vescovi diocesani anche emeriti." Ed ancora cosa pensa Don Mazzi delle migliaia di documenti della Chiesa di Boston che rivelavano decenni di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti ed a seguito delle richieste di risarcimento, tre diocesi avviarono in pochi mesi la procedura di bancarotta. Non solo in America, lo scandalo acquistò un più intenso riliev o mondiale coinvolgendo anche paesi come l'Irlanda, l'Austria, l'Italia, il Belgio, l'Olanda, la Germania, la Svizzera, la Spagna, la Gran Bretagna e Malta. E che dire circa l’Obolo di San Pietro, ovvero le donazioni offerte al Papa dai fedeli sparsi nel mondo, dove la Chiesa Cattolica ha destinato l’80% di quei soldi al sostentamento dei preti, delle diocesi, alla costruzione di nuovi edifici e solo il 20% per opere caritatevoli. E la cronaca attuale circa le nefaste vicende di Don Verzè dove il sacerdote è stato protagonista in negativo, trasformando l’ospedale San Raffaele, in una multinazionale, i cui ricavati venivano usati per sprechi di denaro e per la totale mancanza di trasparenza nelle transazioni finanziare che stanno portando al crack il medesimo istituto, "costretto" a comprarsi il jet privato da 20 milioni di euro per evitare le code al check-in. E poi che dire circa l' Ombrellino per viatico splendidamente ricamato completo di fust o in legno pregiato e di fregio in ottone lucido al costo di 1.090,00 € .Solo per citare alcuni fatti. Don Mazzi dovrebbe sapere che ogni anno la sua Chiesa Cattolica, come da inchiesta fatta da UAAR, costa all’intera Italia ben 6 miliardi di euro. Con tutti questi soldi l’Italia farebbe miracoli e si salverebbero tutti gli esseri viventi del mondo: uomini ed animali. Don Mazzi vergogna.
Lo rende noto il Partito Animalista Europeo.
 
CRONACA QUI
16 APRILE 2012
 
Grace, il labrador che rischia la vita per stare con il compagno ferito (video)
 
Non ha abbandonato il compagno ferito, rimanendo per ore immobile nel mezzo di una strada. Grace, una femmina di labrador di colore nero, non ha lasciato per un attimo l'amico ferito dopo l'urto con un'auto. I cani sono stati salvati dai volontari del Los Angeles
County Department of Animal Care and Control: Grace è in cerca di una nuova famiglia mentre il compagno è ancora in cura dai veterinari.
 
JUSTICE TV
16 APRILE 2012
 
FERRARA: ANIMALI, ENTE PALIO CONDANNATO
 
Condannato l'Ente organizzatore del Palio di Ferrara per gli incidenti che, durante la manifestazione del 2006, hanno portato alla morte di due cavalli e al ferimento grave di un terzo.L'Ente dovrà risarcire la Lav, che aveva intentato causa civile a seguito dei sanguinosi episodi chiedendo il riconoscimento della lesione del sentimento di pietà verso gli animali.
“La portata della sentenza è quella di un precedente enorme– afferma Giovanni Adamo, legale che ha seguito la vicenda per la Lega antivivisezione – Per la prima volta in Italia è stato riconosciuto ruolo della Lav, che è quello di guardiano dell'interesse pubblico in relazione al sentimento degli animali”.
La Lav, con la sentenza di primo grado, ha ottenuto grazie al riconoscimento di questo ruolo il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale legato al sentimento di pietà. Bisognerà attendere tuttavia il giudizio di secondo grado per avere una decisione definitiva.
“Il sentimento di pietà sotto il profilo giuridico è quello che ciascun uomo può avere nei confronti dell'animale maltrattato; c'è una fattispecie penalistica che punisce chi incrudelisce sugli animali oppure li sottopone a trattamenti incompatibili con la loro natura”, chiarisce l'avvocato Adamo.
“L'obiettivo era quello di dare un segnale forte affinché ci potesse essere più sensibilizzazione e più cura nei confronti degli animali usati in queste manifestazioni – spiega il legale della Lega antivivisezione - Tenendo sempre conto che lo scopo della Lav è quello di non vedere più animali all'interno dei pali. Può esistere un palio anche senza cavalli”.
Il giudice di Ferrara ha disposto, oltre al risarcimento i n favore della Lav, la pubblicazione della sentenza a pubblicazione della sentenza sull’edizione domenicale dei quotidiani Il Resto del Carlino e La Nuova Ferrara.   Un provvedimento, questo, volto a sensibilizzare l'opinione pubblica e gli amministratori. La speranza della Lav è che gli enti locali non restino indifferenti di fronte alla giurisprudenza. “È chiaro che, se l'orientamento che comincia ad affermarsi è questo, le amministrazioni locali non potranno non tenerne conto”, conclude Giovanni Adamo.
 
GEA PRESS
16 APRILE 2012
 
Strage delle cerve gravide del Cansiglio: Zaia fermi l’esecuzione
Zanoni riscrive a Patrone per chiedere di ritirare la disponibilità data dal Corpo Forestale dello Stato.
 
Veneto Agricoltura e le Province di Treviso e Belluno daranno inizio alla mattanza dei cervi in Cansiglio, senza considerare alcuna alternativa suggerita anche dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) come il trasferimento degli animali per popolare zone e parchi protetti dove questa specie è scarsamente presente.A detta di Veneto Agricoltura, infatti, la popolazione dei cervi è aumentata a dismisura e per questo ne ha autorizzato l’uccisione che partirà tra pochi giorni, probabilmente prima del 20 aprile 2012 e a totali spese dei contribuenti.Purtroppo, però, da più parti è stata messa in dubbio la validità scientifica del Piano di controllo svolto da Veneto Agricoltura, in primis dall’ISPRA che ha ricordato la necessità di svolgere preliminarmente una VINCA – Valutazione di Incidenza Ambientale – considerato che questo intervento sarà attuato all’interno di un’area delle rete Natura 2000, come prevede la Direttiva Habitat 92/43/CEE.L’eurodeputato dell’IDV Andrea Zanoni ha scritto nuovamente al Capo nazionale del Corpo Forestale dello Stato, Ing. Cesare Patrone, per ribadire la richiesta di ritiro della disponibilità di questo Ente a macchiarsi le mani di sangue all’interno di un’area protetta. Nella lettera viene chiesto inoltre se il personale coinvolto e le armi che saranno utilizzate rispettano i requisiti richiesti dalle particolari normative vigenti in materia di armi e licenze e quanto costerà al contribuente questa operazione.Questo via libera ai fucili delle Guardie Provinciali e del Corpo Forestale dello Stato sarà quasi sicuramente il preludio dell’apertura dell’area demaniale ai cacciatori che si ergeranno a salvatori delle casse statali concedendo il loro contributo gratuito per uccidere questi animali.“Zaia non ha voluto prendere in considerazione il parere dell’ISPRA” dice l’On.le Zanoni “Questo Istituto di importanza nazionale ha criticato, già nelle premesse del parere richiestogli, il Piano di controllo del cervo del Cansiglio in quanto ha rilevato che i dati forniti da Veneto Agricoltura e relativi alla popolazione dei cervi sulla Piana, non è chiara date le migrazioni stagionali e per questo è necessario intraprendere un’attività di cattura e marcatura di un campione di cervi”.“Zaia fermi subito questa strage – continua Zanoni – che purtroppo condannerà l’economia dell’intero Cansiglio. Bisogna ricordare al nostro governatore che grazie al turismo ambientalista di migliaia di cittadini ed alunni che in autunno vanno a sentire il branito dei cervi in amore, quest’area gode di una seconda stagione turistica con alberghi e ristoranti con il tutto esaurito. Stagione che proprio Zaia, con la sua delibera, metterà a rischio”.
 
GEA PRESS
16 APRILE 2012
 
Mega macello di Barcon (TV): le associazioni animaliste insieme contro la “catena di smontaggio”
 
Lo scorso 12 aprile a Quinto di Treviso, durante la conferenza “Fermiamo i predoni del nostro futuro”, organizzata dall’On. Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV, in presenza del Direttore Provinciale della CNA di Treviso, Giuliano Rosolen e dell’architetto Enzo Bergamin della Fondazione Villa Emo Onlus, è stato presentato all’intera cittadinanza il Coordinamento NO al Macello di Barcon che unisce quattro associazioni animaliste che operano attivamente sul territorio della trevigiana oltre che a livello nazionale: ENPA, LAC, LAV e OIPA.Molteplici le argomentazioni dei relatori in merito all’inopportunità dell’opera: tra i molti esempi basti citare che la normativa vigente ne vieta l’insediamento, che l’urbanizzazione, soprattutto industriale, è già abbondantemente sovradimensionata rispetto alla domanda, che l’attività commerciale che si andrebbe a creare fagociterebbe le attività esistenti creando un saldo occupazionale negativo, che i problemi generati dalla viabilità dei mezzi impiegati per la costruzione sarebbe insostenibile, che l’impatto sul territorio sarebbe devastante.Tutte motivazioni di carattere tecnico-scientifico, alle quali si aggiungono quelle etiche e ambientali del Coordinamento NO al Macello di Barcon, che propone una petizione popolare (presto disponibile anche on-line) indirizzata a Regione, Provincia e Comune per bloccare la costruzione del mega-macello.Per illustrare efficacemente il punto di vista etico è stato proiettato un video che ha mostrato la breve vita vera di un vitellino dalla nascita alla sua tragica fine prematura in un macello, in una situazione molto simile a quella che prevedrebbe il macello di Barcon, con i suoi 200.000 animali macellati all’anno, in quella che a tutti gli effetti deve essere considerata come una macabra “catena di smontaggio” della quale non c’è assolutamente nulla di cui andare fieri, riferisce il Coordinamento.Dire no al macello di Barcon, secondo le associazioni animaliste, è un dovere morale che deve coinvolgere l’intera collettività in nome del rigore verso sé stessa per vivere in armonia con l’ambiente, per salvaguardare la propria salute e soprattutto nel rispetto di ogni forma vivente.“Tutta la popolazione non solo di Barcon – comunica il Coordinamento NO al Macello di Barcon – deve far sentire unanime la propria voce: basta alla propaganda demagogica che promette posti di lavoro fantasma (in macello!); basta alla predazione di territorio e alle cattedrali nel deserto; ma soprattutto basta alla morte crudele e di massa di esseri senzienti… gli animali!”Il Coordinamento NO al Macello di Barcon non ci sta e sarà il portavoce di tutti coloro che, sempre più numerosi, pretendono il rispetto degli animali e dell’ambiente.
 
LA ZAMPA.IT
16 APRILE 2012
 
Strage di cavalli al Gran National di Aintree, scatta la polemica
Dal '96 sono morti ben 18 cavalli Gli organizzatori si difendono: «Massima attenzione alla sicurezza», ma resta sotto accusa lo spaventoso ostacolo con dislivello di oltre due metri

 
Torino - La morte di altri due cavalli ad Aintree, sede della corsa ad ostacoli più prestigiosa del Regno Unito, il Gran National, ha alimentato nuove polmiche sulla sicurezza del concorso.
I cavalli sono costretti a correre su un anello di 7.442 metri e a saltare 30 imponenti ostacoli naturali formati da rami di pini ammassati l’uno sugli altri fino a superare i due metri di altezza. Il capo della lega britannica in difesa degli animali, Andrew Tyler, ha bollato l’Aintree Grand National come uno evento «disgustoso e vergognoso».
In un commento pubblicato sul sito
www.animalaid.org.uk, ha detto di considerare il Grand National un «disgustoso e vergognoso spettacolo mascherato da sport. Non c'è niente di sportivo - ha aggiunto - in un evento che di routine uccide così tanti cavalli. E' semplicemente il peggior genere di intrattenimento di massa. Per chiunque abbia genuinamente a cuore i cavalli, guardare questa corsa è un'esperienza assolutamente triste e deprimente».
La British Horseracing Authority, che supervisiona la gara, ha invece sottolineato come le modifiche effettuate al percorso lo abbiano reso più sicuro. Lo scorso anno altri due cavalli persero la vita ad Aintree ed in totale dal 1996 le vittime equine sono state 18.
«Siamo disperatamente tristi per questi due incidenti e la nostra solidarietà va a tutti coloro che erano legati a questi due cavalli» ha detto Julian Thick, direttore delle corsa ad Aintree.
«Quando un cavallo si fa male, tutti sono profondamente scossi. La sicurezza è la priorità per gli organizzatori del Grand National e facciamo ogni sforzo per assicurare che tutti coloro che sono coinvolti nell'evento siano in grado di partecipare in sicurezza».
«Le corse dei cavalli sono uno sport regolamentato con molta attenzione e monitorato dalla British Horseracing Authority, ma il rischio non può mai essere eliminato completamente. La Grand National  è una competizione professionale e ben organizzata e soltanto i milgiori cavalli ed i migliori fantini possono farne parte».
Gavin Grant, responsabile della Reale Società per la Protezione degli Animali, parlando alla BBC, ha definito la corsa «un vero casino» e ha chiesto che siano nuovamente prese considerazione delle modifiche agli ostacoli, a cominciare dal famoso Becher's Brook, con il suo controverso dislivello di oltre due metri dopo la barriera, nella zona di arrivo dopo il salto.
Il Becher’s Brook è tra gli ostacoli che erano già stati recentemente modificati, dopo le morti del 2011. Ma secondo Grant «Abbiamo bisogno di prendere nuovamente in considerazione le aree di arrivo dopo le barriere. Alcuni miglioramenti sono già stati apportati, ma quando c'è un dislivello dopo l'ostacolo, un cavallo non se lo aspetta».
 
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Ippica choc, due purosangue abbattuti in gara
 
Choc alla Grand National, culmine di uno dei maggiori convegni di corse dell'ippica mondiale. Due dei quaranta cavalli presentatisi al via - il favorito della vigilia Synchronised e According to Pete - sono infatti stati abbattuti in pista in seguito alle gravi lesioni subìte in altrettante cadute.
FOTO
 
POSITANO NEWS
16 APRILE 2012
 
"CUCCIOLI DI SQUALI COME SOUVENIR": ANIMALISTI IN RIVOLTA SUL WEB
MIAMI

 
Gli animalisti di tutto il mondo sono in rivolta contro l'Atlantic Coral Enterprise, una ditta che produce e vende souvenir turistici realizzati con parti di animali, come teste di alligatori, dentature di squali, teschi di mammiferi con le corna e via dicendo. 
La produzione abituale era però passata quasi inosservata fino a quando la compagnia, con sede in Florida, ha incluso nel suo catalogo delle urne di vetro contenenti cuccioli di squalo sotto formalina, in vendita al prezzo popolare di $14,90. 
Complice la diffusione dei social network, è la recente riabilitazione dei grossi pesci cartilaginei (persino Spielberg ha chiesto scusa per la celebre serie di film degli anni '70, che ne hanno esagerato l'aggressività) le foto del nuovo gadget hanno fatto rapidamente il giro di internet, insieme all'invito a boicottare la casa produttrice e i negozi che rifornisce, e le indicazioni per firmare le petizioni online in cui viene chiesto di bloccare la produzione del macabro ricordino.
 
GEA PRESS
16 APRILE 2012
 
Cipro: volontari italiani antibracconaggio aggrediti con una motosega
Il CABS sbarca sull’isola – pure due pick up in corsa contro i volontari.
 
Inizio drammatico per i volontari del CABS in servizio antibracconaggio da poche ore sbarcati a Cipro. Ieri mattina, dopo avere scoperto una grossa rete di venti metri per sei con richiamo elettroacustico acceso in pieno giorno, i volontari sono stati presi di mira da un bracconiere che li ha inseguiti con una grossa motosega accesa. A raccontare a GeaPress quanto successo è Piero Liberati, coordinatore del CABS per l’Italia e che recentemente abbiamo visto all’opera contro i bracconieri dell’isola del Giglio, di Ponza ed Ischia.“Avevamo trovato numerose bacchette coperte di vischio a Paralimni, Agia Napa, Capo Greco – riferisce a GeaPress Piero Liberati – poi quella grossa rete. Purtroppo il bracconiere si era già allontanato con due buste piene di uccelli, ma nella rete c’era già un assiolo e due rondini. Avevamo appena liberato gli animali e disarmato la rete quando abbiamo sentito accendere la motosega”.Una scena da incubo dal momento in cui i volontari hanno avuto appena il tempo di rimuovere rete e richiamo mentre vedevano il bracconiere correre verso di loro alzando in aria il rumoroso attrezzo. Sembrava uscito completamente di senno, ma i volontari erano riusciti nel frattempo ad allontanarsi. Sembrava essere tornato tutto alla normalità quando improvvisamente sono apparsi due pick up che hanno puntato contro di loro.Già l’anno scorso c’era stato un tentativo di investimento, mentre un bracconiere era riuscito a prendere per il collo Andrea Rutigliano (Responsabile italiano del CABS) malmenandolo e cercando di rapirlo.Per fortuna, ieri mattina, i volontari inseguiti dai due pick up, sono riusciti a fuggire disperdendosi tra la vegetazione.Il problema della sicurezza a Cipro è però ormai ricorrente. Gravi episodi sono successi anche nel 2010 quando, ricorda Piero Liberati, era presente lo scrittore americano Jonathan Franzen.Quest’anno, però, è intervenuta direttamente l’Ambasciata tedesca a Nicosia, riuscendo ad ottenere una scorta da parte della Polizia locale. Il CABS è, infatti, uno speciale gruppo transanzionale con sede in Germania, che mette in campo servizi antibracconaggio con particolare riguardo ai paesi del mediterraneo. Piero liberati ed Andrea Rutigiliano sono i due responsabili per il nostro paese, ma altri attivisti italiani partecipano ai campi. Tra di essi c’è la veterinaria Bettina Volpe, subito intervenuta in soccorso dei poveri animali rimasti intrappolati. Nel breve video inviato in queste ore da Cipro si vede una piccola sterpazzolina ed un torcicollo. Per quest’ultimo, purtroppo, non c’è stato niente da fare. Frattura prossimale dell’ala e zampe con stiramento muscolare. Il povero animale si è dovuto eutanasiare.I bracconieri, oltre che con le reti, catturano gli animali spargendo il vischio (ovvero una colla in molti casi da loro stessi preparata) su alcune bacchette disposte tra la vegetazione. L’animale rimane bloccato, imbrattandosi di colla. I volontari, quando riescono a recuperali, li liberano utilizzando del solvente. I bracconieri, invece, schiacciano il torace o mordono la testa degli animali, abitudine questa diffusa anche in Italia.Gli uccellini, specie le capinere, finiscono a comporre un piatto tipico di Cipro. Un po’ come la nostra polenta ed osei, solo da quelle parti gli uccellini non vengono arrostiti ma bolliti nell’aceto. Un campione di gare culinarie è un noto politico locale. Anche di questo non dobbiamo meravigliarci visto che la stessa cosa succede anche nelle nostre regioni filo venatorie.In questi giorni, intrappolati dai bracconieri di Cipro, ci sono capinere, cuculi, torcicolli, luì verde, tortore dal collare orientale e gruccioni. Oltre ai volontari italiani, sono presenti anche tedeschi, statunitensi, turchi, ciprioti ed ungheresi.GeaPress ricorda che tutti i campi antibracconaggio sono autofinanziati.
VEDI VIDEO:
 
GEA PRESS
16 APRILE 2012
 
Michigan: i cani da combattimento e il labrador-esca
 
Ha sollevato forte indignazione negli Stati Uniti, il risultato della visita veterinaria eseguita sui cinque cani sequestrati nei giorni scorsi nella Contea di Genesee, nei pressi della cittadina di Flint, nel Michigan. Oltre alle ferite esterne, ovvero numerosi tagli sulla pelle, due dei cani che si pensa essere direttamente coinvolti nei combattimenti, presentavano in un caso la frattura di alcune costole e nell’altro della tibia.Particolarmente penosa è risultata la situazione del cane-esca, ovvero quello utilizzato per stimolare la violenza indotta nei combattenti. Si tratta di un labrador retriever che presentava lacerazioni in tutto il corpo oltre che fratture all’omero ed alle costole. In quest’ultimo caso fratture multiple, mai curate ed anche di vecchia data, come quella dell’omero, e le lacerazioni alle zampe anteriori.Sequestrati a nche due cuccioli. La strada ove è avvenuto il ritrovamento dei cani, non è di un quartiere malfamato. La madre di un ragazzo di 14 anni coinvolto nei combattimenti è stata arrestata. In Italia, invece, l’arresto in flagranza è facoltativo e solo nelle ipotesi di aggravante riguardanti pochissime categorie, peraltro difficili da individuare, di persone coinvolte. Si tratta, infatti, di chi promuove, organizza o dirige combattimenti.
 
MI LORENTEGGIO,COM
16 APRILE 2012
 
Animali alla fame. Condannato dal Tribunale di Vigevano pensionato. L'indigenza non è una giustificazione. LAV parte civile
 
Vigevano (PV) - Animali alla fame. Condannato dal Tribunale di Vigevano il pensionato che nel 2006 aveva di fatto abbandonato i propri animali in condizioni di denutrizione e sporcizia. L'indigenza non è una giustificazione. LAV parte civile.
Secondo l'accusa, erano ridotti alla fame e detenuti in situazioni di estremo degrado 58 animali (tra galline, anatre, pappagalli, cani, gatti e una capra) in un appezzamento di terreno.
Questo il quadro emergente dalle deposizioni degli agenti di Polizia Locale e dell’ufficiale veterinario ASL intervenuti sul posto
nell’ottobre 2006 e sentiti un anno fa nell'aula penale del Tribunale di Vigevano dalla Dr.ssa Bruna Corbo, lo stesso giudice che qualche giorno fa ha condannato il pensionato per le condizioni in cui aveva costretto a vivere i propri animali. Gli animali erano stati sequestrati e affidati a strutture locali, a cui va il merito di aver accolto questi animali bisognosi. Alcuni, purtroppo, non sono
sopravvissuti. L’accusa portata avanti dalla Procura era di detenzione incompatibile con la natura degli animali (secondo comma art. 727 c.p.), perché gli animali versavano in stato di abbandono in condizioni di sporcizia, con acqua e cibo scarsi e in condizioni tali da produrre gravi sofferenze. Dalle risultanze istruttorie è emerso che alcuni animali erano giunti a sbranarsi tra loro.
A carico del proprietario degli animali si è finalmente concluso il procedimento penale che vede LAV Onlus costituita parte civile, per mezzo della Dr.ssa Annalisa Gasparre, una dei volontari dell'ufficio legale LAV. Tenacemente hanno resistito al tempo e al pericolo prescrizione Pubblico Ministero e parte civile che hanno concluso per la sussistenza del reato, quantomeno colposo in capo all'imputato che aveva illo tempore opposto una prima condanna emanata con decreto penale. Oggi, oltre alla multa e alle spese processuali, dovrà risarcire anche la parte civile a cui è stata concessa una provvisionale per i danni morali provocati dal reato. LAV si congratula per l'attività di monitoraggio svolta prima di tutto dai cittadini che avevano segnalato i fatti alle Autorità e
naturalmente anche queste che si erano attivate per gli accertamenti del caso. Cruciali sono state le testimonianze degli agenti di Polizia Locale intervenuti e del veterinario Asl che avevano documentato con un corposo fascicolo fotografico la situazione come verificata.
"E' un buon segnale dei tempi che cambiano e della coscienza vigile, silenziosa, costante e diffusa, offuscata dai clamori delle eccezioni negative, in una società dove si grida sempre allo scandalo laddove la maggioranza delle persone, dei lavoratori e delle istituzioni custodisce ancora frammenti di senso civico", conclude la LAV.
 
LA PROVINCIA PAVESE
17 APRILE 2012
 
Vigevano, multato perché maltrattava gli animali
Erano cani, gatti e galline. Pensionato a processo dopo la denuncia dell’Asl
 
VIGEVANO (PV). Animali ridotti alla fame: una multa per il pensionato che nel 2006 li aveva di fatto abbandonati in condizioni di denutrizione e sporcizia. Nel processo era parte civile la Lega Antivivisezione. Secondo l'accusa, erano ridotti alla fame e costretti in situazioni di estremo degrado 58 animali (tra galline, anatre, pappagalli, cani, gatti e una capra) in un appezzamento di terreno a Vigevano.Diversi agenti di polizia locale e il veterinario Asl erano stati sentiti in tribunale dal giudice Bruna Corbo, che ha poi ha multato il pensionato per le condizioni in cui aveva costretto a vivere i propri animali. Gli animali erano stati sequestrati e affidati a strutture locali.L’accusa portata avanti dalla procura era di detenzione incompatibile con la natura degli animali, un reato penale, perché versavano in stato di abbandono in condizioni di sporcizia, con acqua e cibo scarsi e in condizioni tali da produrre gravi sofferenze.A carico del proprietario degli animali si è concluso il procedimento penale che vedeva la Lav Onus parte civile, rappresentata da Annalisa Gasparre, una dei volontari dell'ufficio legale Lav.Oltre alla multa e alle spese processuali, il pensionato dovrà risarcire anche la parte civile a cui è stata concessa una provvisionale per i danni morali.A processo concluso, il commento della Lav : «E' un buon segnale dei tempi che cambiano e della coscienza civile che resta vigile, silenziosa, costante e diffusa».
 
CORRIERE DELLA SERA
16 APRILE 2012
 
«L'amianto? Legale grazie ai test sugli animali»
Parla Michela Kuan, biologa della Lav: «Per alcune specie non era cancerogeno»

Matteo Trebeschi

 
Cosa c’entra l’amianto con la sperimentazione sugli animali? Questa fibra «è stato messa in commercio grazie ai test sugli animali. Per diverse specie, infatti, non risultava cancerogena, ma per l’uomo lo era». Il fumo delle sigarette? In alcuni animali non provoca tumori. «Con questo dato le industrie del tabacco hanno giustificato la loro attività dicendo che non era cancerogeno». A spiegarlo è Michela Kuan, biologa e responsabile del settore vivisezione per la Lav. «Pensare che l’animale sia una forma semplificata dell’uomo è un presupposto sbagliato che genera risultati scientifici errati».
AIDS - Il dibattito sull’utilizzo degli animali per la sperimentazione non è solo una questione etica, ma prima di tutto scientifica. Le due specie sono diverse, ci sono similitudini, ma non corrispondenze. Tanto che «gli animali non si ammalano delle nostre malattie», precisa Kuan. Basta pensare alla Aids. Per anni si è cercato un vaccino facendo sperimentazioni sugli scimpanzé. Eppure non è possibile infettare questi primati con l’Aids, ma serve un virus simile. I dati più utili sono frutto dell’osservazione di persone naturalmente ammalate di Hiv. Il modello animale fornisce infatti risultati fuorvianti per l’uomo. Tanto è vero che il farmaco retrovirale oggi più utilizzato «è stato messo in commercio nonostante provocasse il cancro nei topi – spiega Kuan –. Se ci si fosse basati solo su test animali, sarebbe stato scartato».
FARMACI - A riprova che gli esperimenti sugli animali hanno una scarsa utilità per la ricerca è il dato fornito nel 2006 dal ministero della Salute del governo americano. «Al momento, il 90% delle nuove molecole che passano ai test clinici fallisce, questo è dovuto all’inaffidabilità dei test condotti sugli animali». Ma non è finita. Dalle molecole si passa ai composti e poi ai farmaci. «Una volta entrati in commercio – spiega Kuan – il 50 per cento dei farmaci viene ritirato per affetti avversi non diagnosticabili preventivamente». Un tema, quello della sperimentazione sugli animali, che è poco conosciuto. Tanto meno tra i parlamentari, dove sembrare regnare la confusione.
SENATO - «Se non sarà possibile sperimentare sugli animali, cosa succederà? Faranno esperimenti sulle persone anziché sui cani?», si domanda un senatore contattato al telefono. «No, perché i metodi alternativi esistono e sono tanti – ribattono dalla Lav –. Dalle colture cellulari alla ricerca in vitro, dai modelli bio-informatici agli studi sul genoma». Un altro senatore, protetto dall’anonimato, ammette: «Sappiamo poco di tutte queste novità scientifiche». Sarà proprio Palazzo Madama a decidere il futuro della sperimentazione scientifica. Spetta alla commissione Politiche comunitarie del Senato discutere gli emendamenti alla legge comunitaria. Forse questa settimana. Un passaggio cruciale prima che il testo approdi alla Camera alta per il voto finale.
 
MODENA QUI
17 APRILE 2012
 
Vitello scappa e finisce in strada: abbattuto
 
Provincia di Modena - Non si sa da dove è scappato, ma si sa bene la fine che ha fatto. Un vitello che si era smarrito nei pressi del Grandemilia è stato abbattuto a colpi di pistola da agenti della Municipale e della Questura di Modena ieri pomeriggio. L’animale, in fuga probabilmente da un allevamento vicino, stava per attraversare la strada mettendo così a repentaglio la propria vita e l’incolumità degli automobilisti che stavano sopraggiungendo. Gli agenti, intervenuti in forze dopo la segnalazione di alcuni passanti, hanno tentato di sedare il vitello, sparandogli siringhe con un liquido calmante. Nonostante il tentativo, l’animale si è avvicinato troppo alla strada e agli agenti non è rimasto altro che abbatterlo con le pistole d’ordinanza.
Certo, a malincuore: purtroppo non è stato possibile ottenere un risultato migliore, hanno fatto sapere. Solo circa sei mesi fa era andata in scena una vicenda del tutto simile, con un altro vitello che era fuggito da un allevamento. In quella occasione gli operatori erano riusciti a calmare l’animale e a riportarlo al padrone.
 
GAZZETTA DI PARMA
17 APRILE 2012
 
Un altro cane avvelenato
 
 
Giulia Coruzzi
 
Provincia di Parma - Un’altra tremenda storia di violenza sugli animali, un’altra occasione per domandarsi cosa spinga l’uomo a perdere il proprio tempo e la propria integrità senza tanti scrupoli. 
E’ una vicenda di cani, ma più in generale, di una famiglia che si sente dimenticata. «Parlare di recupero della montagna e delle campagne a volte è proprio ridicolo: mi sono trasferito da Parma in un’alta frazione di Langhirano dieci anni fa, con la speranza di guadagnarci in qualità della vita - spiega Franco, padre di due bambini -. E da allora facciamo i conti con ciò che significa vivere ai confini: abbiamo lottato per ottenere l’illuminazione pubblica e ora lottiamo per chiedere che cacciatori, motociclisti e gente senza rispetto per la natura e per il prossimo venga a fare i propri comodi dove abita la mia famiglia». 
La strada che porta a casa di Franco è comunale ma termina nel bosco. Con tutto ciò che ne consegue: «I fuoristrada scorrazzano impuniti, le moto ancor di più. Ma ciò che è peggio è che i cacciatori organizzano battute di caccia senza che nessuno controlli. Abbiamo trovato volantini vicino a casa in cui ci avvisavano che si sarebbe tenuta una caccia al cinghiale. Peccato che il foglietto non riportasse date né orari. Risultato? I miei bambini non possono giocare all’aperto perché rischiano di finire impallinati». 
Le lamentele del langhiranese hanno finora fatto più male che bene: «Le mie polemiche hanno già costato la vita a uno dei miei cani, morto per avvelenamento. E un’altra l’abbiamo salvata per miracolo. L’ho trovata la domenica delle Palme, tutta tremolante, non si reggeva nemmeno in piedi. Il veterinario l’ha tenuta in vita per un soffio. Ho già chiamato più volte i carabinieri e il vicesindaco, gentilmente, è venuto a farci visita per capire la nostra situazione. Basterebbe che emettessero un’ordinanza per rendere la strada comunale a uso esclusivo dei residenti».Quella di Franco è ormai diventata anche una questione di impegno sociale: «Bisogna dare l’esempio: non si può vivere subendo e soprattutto con la paura di subire ancora. I climi omertosi nascono così. La paura delle ripercussioni nel 2012 non è accettabile». 
A tal proposito non ci si stancherà mai di ricordare: chiunque assista a episodi di violenza su animali può portare la sua testimonianza alle forze dell’ordine.
I maltrattamenti sugli animali e le uccisioni sono severamente puniti dalla legge che prevede fino a 3 anni di reclusione e multe fino a 30mila euro. 
 
GEA PRESS
17 APRILE 2012
 
Salerno: uccellini accecati con la piastra (fotogallery)
Intervento delle Guardie WWF e dei Carabinieri.
 
Al bagaglio, già abbondante, di torture inflitte agli animali ci mancava solo l’uso della piastra. Sapevamo dell’orrenda pratica inflitta agli uccellini, in particolare cardellini, di essere accecati con uno spillo rovente. Una vecchia quanto assolutamente infondata credenza, vuole che un uccellino accecato abbia un canto più melodioso. Così nei tanti sequestri ad uccellatori che si svolgono in tutt’Italia è capitato di trovare piccoli volatili privati della vista.Ma una nuova pratica si fa strada fra gli uccellatori, ovvero quella di avvicinare una piastra rovente agli occhi dell’uccellino, così facendo si brucia la retina, lasciando però l’occhio al suo posto. Un escamotage per eludere i controlli. Infatti, dall’esterno l’occhio sembra intatto a differenza dell’accecamento con spillo rovente che, invece, rende vuoto lo spazio oculare. In tal maniera è stato privato della vista un fringuello rinvenuto dalle Guardie WWF di Salerno, durante un servizio antibracconaggio a Mercato San Severino (SA).Le Guardie giunte alle spalle di un’abitazione si sono accorte di una gabbietta appesa ad una vite con all’interno un cardellino usato come richiamo. Entrati, poi, nel terreno adiacente hanno colto in flagranza di reato un 57enne del luogo che stava praticando l’uccellagione con l’ausilio di reti e gabbie trappola abilmente occultate e perfettamente funzionanti.In totale 42 uccellini reclusi nelle gabbiette: cardellini, verzellini, fanelli, ibridi di cardellino e canarino, e persino due ghiandaie. Tra questi anche il fringuello accecato con la piastra ed un ibrido accecato con uno spillo rovente.Il sopraggiungere, poi, dei Carabinieri di Mercato San Severino (SA), ha reso possibile il sequestro di tutta l’attrezzatura utilizzata per la cattura degli esemplari di avifauna, di quella detenuta senza alcun anello identificativo nonché dei volatili catturati.Gli animali sani sono tornati alla vita libera, quelli che versavano in condizioni non ottimali e gli accecati sono stati trasferito presso l’Ospedale Veterinario “Frullone” dell’ASL NA1.Il detentore è stato denunciato a piede libero per uccellagione e maltrattamento di animali. Neanche per i più crudeli casi di maltrattamento, come bruciare con la piastra gli occhi ad povero uccellino, è previsto l’arresto. Le pene detentive, poi, sono ben al di sotto della soglia di punibilità. Tutti a casa dunque, anche nel caso di condanna definitiva.
VEDI FOTOGALLERY:
 
LA PROVINCIA DI LECCO
17 APRILE 2012
 
Bracconaggio a Barni Denunciato l'assessore
 
BARNI (CO) - Alla sua giunta l'uso della carabina per la caccia a caprioli, mufloni e cinghiali proprio non piace. Al punto che Barni aveva emesso, assieme ai Comuni vicini, un'apposita ordinanza per vietarne l'utilizzo, poi annullata dalla Prefettura. Ora però Emilio Curioni, amministratore comunale, cacciatore, assessore all'Agricoltura, dovrà spiegare ai colleghi di maggioranza il motivo per cui a sera inoltrata è stato trovato in compagnia di un amico armato proprio di carabina nei boschi attorno a Barni.
La disavventura risale a giovedì 5 aprile. I guardiacaccia dell'amministrazione provinciale di Como, che erano in servizio dopo aver ricevuto la segnalazione di un commercio illegale di caprioli e cinghiali, fermano un'auto con tre persone a bordo. I controlli sono sfociati in due denunce a piede libero: l'assessore Curioni, 48 anni, e Adriano Gandola, 53 anni, cacciatore residente a Bellagio nonché proprietario della carabina - che era regolarmente denunciata - sequestrata dai guardiacaccia. Non solo: al momento del controllo, infatti, l'amministratore di Barni è stato trovato in possesso di una potente torcia che, in base all'ipotesi accusatoria, avrebbe potuto essere utilizzata per abbagliare gli animali prima dello sparo. I due sono ora sotto inchiesta in Procura.
 
IL TIRRENO
17 APRILE 2012
 
Senza soccorsi gli animali travolti sulle nostre strade
 
di Massimo Donati
 
PISTOIA - Se ad essere investita da un’auto è una persona tutti sanno che basta telefonare al 118: in pochi minuti accorre un’ambulanza. Ma se ad aver bisogno di soccorso è un cerbiatto, una volpe o un qualsiasi altro animale selvatico le cose si complicano. Ad ora, dallo scorso ottobre, a Pistoia non esiste più un apposito servizio di emergenza. Come ben sanno Silvia ed Angela, due ragazze che, nella notte tra sabato e domenica, mentre percorrevano la via Modenese, si sono trovate di fronte a un cerbiatto agonizzante in mezzo alla strada: l’animale (forse un capriolo adulto più che un cucciolo di cervo, vista la stagione) era stato investito da un’auto che, nell’impatto, gli aveva fratturato la spina dorsale. Erano all’incirca le cinque del mattino. Immediatamente le due ragazze si sono fermate e hanno iniziato a fare telefonate su telefonate in cerca di aiuto. Carabinieri, Corpo forestale dello Stato, polizia provinciale, Guardia di finanza, vigili del fuoco: «Nessuno sembra avesse l’autorità per intervenire. Anzi, si passavano la palla. Solo la Polizia provinciale ci ha dato un’indicazione precisa: “potete portarlo voi da qualche veterinario, ovviamente a vostre spese” – lamentano le due ragazze –. Siamo rimaste là per circa tre ore, fino alle otto e mezzo del mattino, per vedere se si poteva fare qualcosa per salvare quel povero animale, confidando nell’aiuto delle autorità: ma nessuno è intervenuto. Alla fine si è fermato un signore alla guida di un furgone, che ha spostato l’animale ferito sul lato della strada. E ci ha detto di non preoccuparci, si sarebbe incaricato lui di rimuoverlo. Quando, alle due del pomeriggio di domenica, siamo ripassate di là, l’animale non c’era pi&ug rave;. Chissà che fine ha fatto». Silvia ed Angela non si danno pace. Vogliono denunciare sul giornale ciò che successo e, soprattutto, domandano: «Ma in casi come questo come ci si deve comportare? Chi si deve occupare di questi animali, di chi è la responsabilità?». Una domanda che, purtroppo, ha una semplice risposta: non esiste un servizio di emergenza per gli animali selvatici feriti. Anche se, a dire il vero, nel mese di maggio dovrebbe rientrare provvisoriamente in funzione il servizio di soccorso cessato lo scorso ottobre, finanziato dalla Provincia. Nel 2006 venne chiuso il servizio Tartaruga della Croce Verde, fondato nel 1993 dal veterinario Giacomo Giromella, per carenza di volontari e di risorse. Il mezzo attrezzato per il recupero degli animali fu donato alla cooperativa sociale Ipotesi, che in seguito riuscì a riattivare il servizio grazie a una convenzione con la Provincia. Ma solo dal lunedì al gioved&igrav e; dalle 15 alle 19 e il sabato dalle 9 alle 13. Fino all’ottobre scorso, quando i fondi finirono (anche se il veterinario Giromella garantì volontariamente i soccorsi fino alla fine dell’anno). E adesso? Come lo stesso Giromella annuncia, dai primi di maggio la Provincia riattiverà temporaneamente il servizio animali selvatici, destinando a tale scopo un proprio operatore e istituendo un numero verde a cui i cittadini potranno rivolgersi. Il tutto in attesa di un ben più vasto progetto a livello toscano, attualmente in fase di presentazione in Regione, che coinvolgerà tutte le Province e le associazioni di volontariato, come il Wwf. Progetto che realisticamente non potrà essere attivato prima del 2013.
 
GIORNALETTISMO
17 APRILE 2012
 
L’uomo che mangia animali vivi su Youtube
Si chiama Louis Cole e vuole dimostrare che le nostre abitudini alimentari sono solo illusione
 
Food for Louis è un canale Youtube che sta avendo un certo successo, con i suoi quasi un milione di visualizzazioni. Il protagonista di questo esperimento web si chiama Louis Cole e ci mostra come si mangia: il punto è cosa, però, mangia ripreso dalla sua webcam. E ce ne parla il Guardian, di quello che sta diventando un vero e proprio fenomeno di costume.
CIBO VARIEGATO - “Fin da quando ha iniziato a postare i video, Cole ha filmato sé stesso mentre mangia, fra le altre cose, 21 locuste vive, un cuore di toro crudo, una coscia di tacchino piena di larve, una testa di rana marcia, un frullato di topi, una lucertola viva brasiliana, una tarantola viva, un pesce vivo, uno scorpione vivo, e il suo pesce rosso”, poveraccio. Il suo intento è quello di mostrare al mondo che le nostre abitudini alimentari sono il frutto, semplicemente, di convenzioni culturali e abitudini, e possono essere variate senza alcuna fatica, relativamente. “Non voglio infliggere alcun male a questi animali”, dice Cole, che è stato pesantemente criticato dalle associazioni animaliste: “Ecco perché cerco di ucciderle istantaneamente.
CRITICHE E POLEMICHE - In tutti i miei video, ogni animale muore entro cinque secondi”. Dice, però, che non mangerebbe mai mammiferi vivi: “Devo decidere quale è il mio limite”, dice. Il cibo, spiega, è questione di abitudine e cultura: “Chattavo con una ragazza delle Filippine. Nessuno dei miei film l’ha particolarmente impressionata. Sono stato in vari paesi in via di sviluppo, come in Sudafrica dove in un mercato del cibo in una delle città vendono le teste di pecora. Spaccano il cranio e mangiano il cervello come noi mangeremmo un kebab”. In effetti, però, Cole ammette che ha iniziato il suo piccolo progetto “per arrivare ad un milione di visualizzazioni”, anche se odia che lo definiscano “un attention whore”.
FOTO E VIDEO
 
LA NAZIONE
17 APRILE 2012
 
Trattoria Pellegrini
 
Firenze - Il mondo cambia, mi faceva osservare poco fa una cara collega. E con il mondo cambiano le lingue, i costumi, i gusti.
A PASQUA IO MANGIO L'AGNELLO
Un mondo che si evolve, è la tesi, non può più tollerare lo scempio dei cuccioli di ovino, insomma gli agnelli, mandati al macello in nome di un rito brutale, ancorché — e forse proprio per quello ancora più cruento e inaccettabile — antichissimo, come quello dell’abbacchio arrosto per Pasqua. Brutale perfino nel nome: abbacchio pare derivare probabilmente dal latino ad baculum, per fotografare la triste scena della bestiola legata a un paletto a ingozzarsi in vista di finire sulle braci.
Il mio amico Tebaldo Lorini l’aveva inserito, l’agnello, nel suo libro Ricette proibite, che ha sollevato orrori e raccapricci nelle compagini animaliste. Ma altra cosa è pensare al gatto cucinato in forno, o al tenero porcospino, altra cosa l’agnello. Ebbene sì: non me ne voglia la crescente schier a degli inteneriti — quanti se ne contano in particolare tra le giovani generazioni, così ben espressi dalle lacrime globalizzate di Lisa Simpson nel cartoon più visto del mondo... — capitanata alle nostre latitudini da un uomo di grande ingegno e animo profondo come il professor Umberto Veronesi. Rispetto l’opinione contraria, ma a Pasqua mangio l’agnello. Sono figlio di una tradizione che viene da lontano, che è antropocentrica, nella quale gli animali da cortile non nascono per morire di vecchiaia: se vengono allevati, è per finire nel piatto. Non solo: ma la “guerra dell’agnello” è discriminatoria nei confronti della vitella e del manzo, del maiale e del coniglio, del cinghiale e della gallina. E, scusatemi, non riesco allora a immaginare un mondo pieno di carcasse di animali da sotterrare o bruciare su immense pire dopo l’ultimo fiato.
Lo consiglio anche, l’agnello: costolette, l ombate, cosci. Quale agnello scegliere? Quello di Zeri, carne piena e profumata: lassù, in Lunigiana, per quelle coraggiose ragazze, le “signore degli agnelli”, è fonte di vita. Vogliamo portargliela via, in questi tempi e in quei monti così difficili? […]PAOLO PELLEGRINI
 
PER COMMENTARE
 
GEA PRESS
17 APRILE 2012
 
India: stop agli esperimenti sugli animali
 
Secondo quanto riportato dal The Thimes of India, l’Unione dei Ministri dell’Ambiente indiani avrebbe vietato l’uso di animali vivi nella didattica e nella ricerca con la solo esclusione di quella molecolare. Apposite Linee Guida dovranno in tal maniera essere rispettate da vari Istituti, tra i quali università, scuole, ospedali, laboratori di ricerca. Tutti dovranno fare riferimento a metodi alternativi come le simulazioni al computer.Le Linee Guida emanate dal Ministero, fanno riferimento da una legge del 1960 (Prevention of Cruelty to Animals Act). In base a quanto dettato da tale norma è stata prevista la Costituzione del Comitato di Controllo e supervisione sugli esperimenti degli animali (CPCSEA) che, tra i suoi compiti, aveva proprio quello di stabilire le linee guida.Mangal Jain, rappresentante presso l’Institutional Animal Ethics Committee (IAEC), nominato dallo stesso Comitato di Controllo, ha riferito al The Times of India come le Linee Guida prevedano sanzioni pecuniarie e pene detentive. Secondo lo stesso rappresentante, nei laboratori viene a volte svolto molto lavoro ripetitivo. Gli animali, cioè, diventano vittime inutili.La speranza è ora che il Comitato dia ai propri membri la facoltà di potere ispezionare gli istituti senza preavviso.
 
LA ZAMPA.IT
17 APRILE 2012
 
I dieci segreti per capire se il gatto soffre
Il decalogo del buon padrone che sa leggere i segnali del suo micio
 
I felini, infatti, tendono a mascherare il dolore, e spesso in natura quando stanno male si rifugiano in qualche luogo nascosto. Bisogna però tenere conto del fatto che non manifestare dolore non significa non soffrire, e che per renderesi conto della patologia di un gatto è necessario conoscere più profondamente il prorpio animale.
Mary Fuller, veterinaria, ha spiegato all'Huffington Post l'importanza che ha prestare attenzione ai cambiamenti di comportamento del proprio gatto. In animali così abitudinari, infatti, ogni più piccolo cambiamento negli usi quotidiani può essere un campanello d'allarme, e come tale va riconosciuto. Se, per esempio, il proprio gatto smette di saltare da un mobile all'altro, questo potrebbe essere un segnale di sofferenza. "Se un micio ha l'artrite, ad esempio, può zoppicare o meno", ha ill ustrato la veterinaria, che ha poi elencato le 10 regole fondamentali per capire essere certi che il proprio gatto sia in perfetta salute, sviando i suoi tentativi di dissimulare il malessere.
1. I gatti si lavano molto spesso. Se smettono di curare la propria igiene personale, probabilmente c'è qualcosa che non va;
2. Sono animali molto attivi, anche quelli sedentari e da appartamento hanno i loro momenti in cui si sfogano saltando da una parte all'altra della casa,  se questo non accade più potrebbe esserci un problema di salute;
3. Se il proprio gatto smette di fare le fusa e tende a stare in disparte, è possibile che non sia a suo     agio per una questione di salute;
4. Come già accennato, l'istinto naturale porta i gatti a nascondersi in caso di malattia. Se si nota che il proprio micio passa troppo tempo sotto un mobile senza cercare le coccole, sarebbe meglio protarlo a visitare;
5. Scarso appe tito e perdita di peso potrebbero essere altri segnali d'allarme;
6. L'aggressività in risposta ad un tentativo di carezza è un altro atteggiamento che può significare malessere;
7. Sempre per questioni igieniche e abitudinarie, notare che il gatto fa i suoi bisogni fuori dalla lettiera dovrebbe farci pensare che sia indisposto;
8. Miagolii particolari, vocalizzi notturni e altri rumori che il gatto non emetteva in precedenza possono essere tentativi di comunicare dolore;
9. Se si notano affanno o battito cardiaco eccessivamente veloce conviene portare l'animale dal veterinario;
10. Infine, le pupille dilatate sono un ultimo segnale che sarebbe meglio cogliere per accorgersi della malattia del proprio gatto.
 
L'ECO DEL CHISONE
18 APRILE 2012
 
Avvelenato il lupo trovato in acqua
Pragelato, intanto una cerva è stata predata in paese
 
PRAGELATO (TO) - Il referto ha confermato l'ipotesi: il giovane lupo maschio trovato nel bacino di Villaretto tre settimane fa è morto avvelenato con anticoagulanti. Il motivo per cui si trovasse in acqua non è ancora certo, potrebbe esserci caduto mentre cercava di bere. Infatti questo tipo di veleno porta gli animali a cercare acqua. Oppure potrebbe esserci stato buttato proprio con l'intento che venisse ritrovato: «Succede spesso che gli animali avvelenati vengano posti in luoghi visibili un po' come atto monitorio o per cercare l'emulazione», spiegano gli esperti.
 
L’UNIONE SARDA
18 APRILE 2012
 
Pula (CA), il sottile fiuto del cane Yago per salvare 4 cuccioli dalla morte
A salvarli da morte certa è stato Yago, un cane di razza fila brasileiro che quando ha visto quel sacchetto di plastica ha cominciato ad abbaiare come non aveva mai fatto prima.
 
Dentro quella doppia busta di nylon c'erano quattro cuccioli, con gli occhi chiusi e ancora il cordone ombelicale attaccato, che qualcuno l'altra sera ha lanciato in un terreno che si affaccia sulla Statale 195 all'altezza di Is Molas. Non si sa se il sacchetto con le quattro bestiole sia stato lanciato da un auto in corsa o da qualcuno che si è arrampicato sul muro di cinta del terreno, alto più di due metri: l'unica cosa certa è che quello di chiudere quattro cani in una busta di plastica è stato un gesto criminale.
 
LA REPUBBLICA PALERMO
18 APRILE 2012
 
Strage di cani e gatti a Trappeto gli animalisti si mobilitano sul web
Gli accertamenti sui bocconi di carne trovati sulla spiaggia rivelano tracce di veleno. Il sindaco: "Pronti a rivolgerci alla Procura". Su Internet parte la mobilitazione degli animalisti
 
di LICIA RAIMONDI
 
Cani e gatti vittime di avvelenamento causato da anonimi killer di animali. La cittadina di Trappeto, in provincia di Palermo, è sotto choc per una serie di episodi che hanno visto morire in pochi giorni una ventina di animali domestici e randagi. "Tutto è cominciato - racconta Rosalba Lo Duca - quando dopo una passeggiata sul lungo mare di Trappeto insieme al mio cane, che avevo adottato da pochissimi giorni, quest'ultimo dopo circa due ore ha cominciato a manifestare sintomi di intossicazione. Non ho avuto nenache il tempo di portarlo dal veterinario, è morto. Sono rimasta sbalordita, non riuscivo a spiegarmi l'accaduto, così sono tornata sul lungomare e ho trovato due pezzi di pollo ricoperti da una polvere. Li ho raccolti e immediatamente portati ai vigili urbani a cui ho sporto denuncia contro ignoti. Decidendo di andare fino in fondo ho portato il cane presso l'Istituto zooprofilattico di Palermo per sottoporlo all'autopsia insieme alle esche trovate sul lungomare". La diagnosi che viene comunicata in seguito all'Istituto Soclate di Carini non lascia dubbi: si tratta di morte per avvelenamento. "Dalla diagnosi che ci ha comunicato l'Istituto Zooprofilattico  -  si evidenzia che il cane è morto per avere ingerito un'esca avvelenata  -  spiega la dottoressa Daniela Taormina, del Soclate  -  i sintomi dell'avvelenamento sono vomito, diarrea e dopo circa due ore, morte"."La mia Zelda, una femmina di pitbull  -   racconta Francesco La Scala - è morta in modo improvviso. Ho fatto subito denuncia alla polizia municipale di Trappeto."
Anche a Chicco, un incrocio di volpino bianco, dopo avere fatto una passeggiata sul lungomare con il suo proprietario Salvatore Randazzo, è toccata la stessa sorte. Come al bastardino di Concetta Bologna.  Ins ieme a loro circa una ventina tra cani e gatti sono morti negli scorsi giorni e ancora non si è trovato il responsabile.Su facebook è così cominciata la mobilitazione degli animalisti, con la creazione della pagina "Stop agli animali avvelenati, aiutiamo le leggi a tutela, cominciamo da Trappeto", nata sulla spinta dell'attivista Alessandra Di Piazza. "Come guardie ambientali  -  commenta in un post Giuseppe Purpi, di Termini Imerese - siamo disposti a manifestare contro tutte le amministrazioni inadempienti al randagismo e alla insensibilità dei sindaci agli avvelenamenti dei nostri pelosetti. Protesta attiva su fb e su tutti i giornali". "Intendo fare una denuncia alla Procura della Repubblica contro ignoti  -  commenta il sindaco di Trappeto, Pino Muscolino  -  ho già dato disposizione alla polizia municipale di bonificare la zona e ho allertato anche i carabinieri perché questi episodi non si ripetano più".
 
GAZZETTA DI MANTOVA
18 APRILE 2012
 
Cani maltrattati al Platto? Lav e sindaco attaccano
 
Vincenzo Corrado
 
COMMESSAGGIO (MN) -  L’ex canile lager torna a far discutere. E gli animalisti scrivono al sindaco. Gli avvocati della Lega antivivisezione hanno inviato un’istanza di sgombero del canile di strada Viagrande, a Commessaggio, al sindaco Andrea Sanfelici. Secondo la Lav, Giuliano Platto, già condannato nel 2009 per aver detenuto centinaia di animali in un ambiente non rispettoso delle norme igienico-sanitarie, avrebbe ripreso la sua attività illegale. Quando nel 2008 la stessa Lav aveva denunciato Platto, in strada Viagrande erano detenuti qualcosa come 330 cani. Oggi gli esemplari, quasi tutti da caccia, sarebbero 46. «La struttura, da recenti verifiche, oltre che priva delle necessarie autorizzazioni, risulta non in linea con le numerose prescrizioni dettate dall’Asl – spiegano gli animalisti mantovani –. Inoltre, dal 2009 sono state staccate dalla stessa Asl decine di sanzioni, a causa delle irregolarità riscontrate durante vari sopralluoghi. Il canile è seguito dalla moglie del precedente gestore della struttura, che nel 2008 fu denunciato proprio da noi». Animali costretti a vivere in mezzo ai loro stessi escrementi. Gravi problemi di salute per decine di cani. Tanti cuccioli morti prematuramente. La Lav non vuole che il canile torni ad essere lager. «È necessario evitare un nuovo concentramento abusivo di cani, e il ripetersi di situazioni di estremo disagio per gli animali coinvolti – dichiara Stefano Mondini, responsabile Lav Mantova – il reato di maltrattamento non è confinato alle sole lesioni dell’integrità fisica, ma riconducibile anche a sofferenze di carattere ambientale, comportamentale o etologico, comunque capaci di nuocere agli animali in quanto esseri senzienti». Anche il sindaco di Commessaggio, Andrea Sanfelici, esprime perplessità sulla struttura di strada Viagrande: «Dopo la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Platto – spiega il primo cittadino – il Comune non ha rilasciato alcuna autorizzazione al canile e negli ultimi mesi abbiamo multato due volte i gestori, per una somma di duemila euro. Sono d’accordo con i volontari della Lav quando dicono che non si deve tornare alla situazione di qualche anno fa: l’amministrazione non starà con le mani in mano». Insomma, Lav e Comune promettono battaglia. Se, come sembra, i cani di Commessaggio non vivono in condizioni idonee, Platto e la moglie rischiano nuove pesanti sanzioni. Sgombero in vista?
 
CORRIERE ROMAGNA
18 APRILE 2012
 
«Sui gatti morti dette cose non vere»
Dura replica di Rodingo Usberti dopo l’attacco di Raffaella Pirini
 
FORLÌ. «Ho fatto assolutamente tutto ciò che richiede il regolamento. Ritengo che l’Istituto zoo profilattico, centro specializzato di referenza nazionale, sia molto più attendibile di un laboratorio che non ha nessun accreditamento. Hanno usato un metodo molto grossolano per svolgere gli esami. La confusione è loro, non è certamente la nostra».
Il direttore del servizio veterinario dell’Ausl Rodingo Usberti risponde così alle critiche mosse da Raffaella Pirini, consigliere comunale di “Destinazione Forlì”, e lo fa utilizzando toni forti. Difende il suo operato così come l’autorevolezza dei test effettuati dall’Istituto zoo profilattico sperimentale “B. Ubertini”, che avevano individuato 5 positività in altrettanti gatti per chlamydia psittaci, messi in dubbio dai risultati presentati da Raffaella Pirini che invece erano positivi solo per la meno pericolosa ma più diffusa chlamydia felis. «Nel caso chlamydia psittaci è stato fatto tutto ciò che il regolamento riporta. Evidentemente i due colleghi – dice Usberti riferendosi a Pirini e Fabio Gentilini, docente alla facoltà di Medicina veterinaria dell’università di Bologna - si ritengono particolarmente forbiti nel campo della chlamydia ma di fatto non lo sono perché il loro curriculum non lo riporta». Il dirigente del servizio veterinario è sicuro di aver fatto il proprio dovere : «Il servizio veterinario ha l’obbligo di segnalare casi del genere all’igiene pubblica e alla direzione sanitaria dell’Ausl cosa che è stata fatta. Ho rispettato alla lettera ciò che dice l’articolo 5 del regolamento». Usberti fa poi alcune puntualizzazioni rispetto alla chlamydia: «Mi dispiace sentir dire da Gentilini che la chlamydia è una zoonosi secondaria. È una sua interpretazione originale. Devo poi ricordare che anche quella felis è una malattia infettiva». Anche negli ultimi esami di controllo effettuati dallo zoo profilattico, continua Usberti, «la chlamydia felis è venuta fuori al 60%. Il che vuol dire che nulla vieta che ci sia una concomitanza. Quello che preoccupa di più è che il trattamento non ha sortito risultati. Gli antibiotici non sono in grado di uccidere la chlamydia che deve essere eliminata dall’organismo che però se è debilitato non ci riesce». Usberti respinge poi le accuse rispetto alla moria di pesci: «noi più che prelevare i pesci, mandarli all’istituto e richiedere la causa della morte cosa dobbiamo fare? Invito la dottoressa Pirini a dire delle cose vere sennò a tacere». In difesa di Usberti si è schierato anche l’Ordine dei veterinari nelle persona del presidente provinciale Davide Rosetti. «Le misure prese a seguito della segnalazione – afferma – sono di puro buon senso. Non possiamo più accettare che venga denigrata la figura del medico veterinario. L’indubbia azione degli animalisti è fondamentale però non si può permettere che il loro servizio sia svolto senza rispettare le leggi».
 
L’UNIONE SARDA
18 APRILE 2012
 
Cagliari, cavalli maltrattati nel maneggio"Siamo commossi, vogliamo adottarli"
Cavalli denutriti e maltrattati. La notizia, diffusa dopo il sequestro del maneggio di Medau Su Cramu a Cagliari, ha commosso una famiglia di Oristano che ora lancia un appello: "Vorremmo avere uno o due esemplari in adozione".
 
La proposta arriva per bocca della signora Antonina Mura, da Oristano: "Abbiamo a disposizione un podere di quaranta ettari in cui far correre i cavalli e il grande amore che nutriamo per gli animali garantirebbe loro cure e benessere. Il nostro cavallo è morto di vecchiaia adottarne uno sarebbe per noi un sogno". Il maneggio è attualmente sotto sequestro. Alla salute dei cavalli pensano due vicini, un operaio e un agente della Questura. La Polizia municipale ha affidato loro la custodia giudiziaria dei dieci cavalli. Il proprietario, S. B., attualmente in carcere per scontare una pena per droga, e il figlio, momentaneamente il responsabile, sono stati segnalati alla Procura per maltrattamento di animali.
 
CORRIERE DEL VENETO
18 APRILE 2012
 
nel vicentino
Guida l'auto e investe un capriolo
Dueville, il conducente se l'è trovato di fronte in un incrocio cittadino e non è riuscito a evitarlo. L'animale è morto
 
VICENZA - Guida l'automobile e si trova improvvisamente davanti un capriolo, che viene investito e ucciso. L'incidente non è accaduto in montagna ma ad un incrocio cittadino di Dueville, nel vicentino. Il conducente, alla guida di una Golf, si è trovato improvvisamente davanti l'animale e non è riuscito ad evitarlo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri per i rilievi del sinistro stradale e la Polizia Provinciale che ha preso in carico la carcassa del capriolo.
 
AGEN PARL
18 APRILE 2012
 
LIVORNO: DUE CANI RISCHIANO DI PROVOCARE INCIDENTE
 
Livorno - Un’automobilista che percorreva la Strada delle Sorgenti ha corso il rischio di finire fuori strada per la presenza improvvisa di due cani di grossa taglia. Era l’una e mezza di questa mattina quando una signora, guidando lungo la S.P. 55 in direzione di Nugola, superato il ristorante 'Il Tapiro', ha visto sbucare dal nulla due pastori maremmani, che si sono fermati in mezzo alla carreggiata. La donna, che è riuscita per un soffio ad evitare gli animali senza perdere il controllo dell’auto, si è fermata e, spaventatissima, con il cellulare ha chiamato il 112. La pattuglia del Radiomobile, arrivata sul posto, con tutte le cautele ha prima tranquillizzato i due cani, togliendoli dalla sede stradale, poi ha cercato di capire da dove venissero. Vista l’ora, non era possibile chiedere informazioni a nessuno in zona, così i militari hanno allargato le ricerche ad un’abitazione vicina, supponendo che fossero usciti di lì. Mentre erano in corso le ricerche del proprietario, uno dei due cani si è innervosito ed è sfuggito al controllo dei militari, tornando sulla strada e facendo di tutto per evitare di essere ripreso. Nel frattempo le numerose scampanellate alla porta della casa non hanno sortito effetto, così i carabinieri, vista sul retro dell’abitazione un’autovettura parcheggiata, tramite la targa sono risaliti al proprietario, che è stato contattato telefonicamente. L’uomo, un 60enne del luogo, svegliato di soprassalto, ha riconosciuto i cani come propri e si è dimostrato sorpreso del fatto che fossero riusciti ad uscire dal cortile in cui li teneva chiusi, poi, insieme ai carabinieri, ha ripreso il cane fuggiasco e lo ha riportato insieme all’altro all’interno della sua proprietà. La vicenda, v ista l’ora e il luogo in cui si è verificata, si è fortunatamente conclusa senza incidenti, ma il proprietario ora rischia una sanzione amministrativa per omessa custodia di animali.
Lo si legge in una nota del Comando Provinciale Carabinieri Livorno.
 
CORRIERE DELLA SERA
18 APRILE 2012
 
CONCLUSA L'INDAGINE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO
Scarti di animali in catena alimenti Frode per 3 milioni, 68 gli indagati
Tra le persone denunciate anche 13 medici veterinari Nel mirino degli inquirenti la ditta Idrapo di Trani
 
BAT (Trani) - È di 68 indagati, tra i quali figurano 13 medici veterinari e un biologo, il bilancio di una frode per oltre tre milioni di euro scoperta dopo indagini condotte dal Corpo forestale dello Stato in seguito a emissioni maleodoranti provenienti dallo smaltimento di rifiuti pericolosi da parte della ditta Idrapo di Trani.
L'INDAGINE - Dall'inchiesta è emerso che sottoprodotti e scarti di origine animale che dovevano essere smaltiti come rifiuti in realtà sarebbero finiti nella catena di trasformazione per produrre mangimi per animali e quindi nella catena alimentare. Un provvedimento cautelare era già stato disposto dalla Procura di Trani nel 2010 nei confronti della Idrapo. Dai controlli, emerse che l'impianto di lavorazione di scarti animali lavorava in assenza di autorizzazioni, in particolare di quella ambientale.
IL COMMERCIO - Sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti finì il processo di trasformazione dei sottoprodotti di origine animale (Soa) per la produzione e il commercio di farine animali (i cosiddetti ciccioli) e dei grassi colati, impiegati per la formulazione di fertilizzanti. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al compimento di diversi reati quali il traffico illecito di rifiuti, falso ideologico, frode in commercio, truffa aggravata, emissione di fatture a fronte di operazioni inesistenti, sino alla dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti. A carico di alcuni veterinari in servizio nei macelli è ipotizzato il reato di omissione in atti d'ufficio, perchè con il loro comportamento avrebbero innescato le condotte illecite.
 
IL PICCOLO
18 APRILE 2012
 
Caccia ai lupi con i fucili tra i giochi del luna park
 
“Respiro corto”, il nuovo romanzo dello scrittore padovano Massimo Carlotto pubblicato da Einaudi, comincia così. di MASSIMO CARLOTTO I lupi passarono sotto la grande ruota panoramica dirigendosi sottovento verso la giostra dell’autoscontro. Correvano veloci e sicuri nell’erba alta che iniziava a ingiallirsi per l’arrivo dell’autunno. Presto il giallo avrebbe virato al rosso insano dei tronchi degli alberi e a quello scuro, come sangue raggrumato, della ruggine che copriva la ferraglia del luna park. Solo la neve avrebbe avuto pietà di quel parco abbandonato, ricoprendolo di una coltre candida per alcuni lunghi mesi. I lupi si acquattarono fra le vecchie automobiline elettriche osservando i cervi che si abbeveravano a una grande vasca. Un tempo, doveva essere stata una fontana ricca di spruzzi e giochi d’acqua. I maschi ogni tanto alzavano il capo adornato da lunghe corna per annusare l’aria e fiutare i predatori, ma si riempivano le narici di un venticello di ponente, greve di odori della città fantasma di Pripjat´. All’improvviso tutti gli animali si irrigidirono, drizzando le orecchie. Un rombo sordo si stava avvicinando a velocità sostenuta. Tre fuoristrada carichi di uomini armati irruppero nel piazzale. Grida, risate e spari. Due cervi caddero sotto i colpi, gli altri fuggirono via veloci inseguiti dalle pallottole. I mezzi si fermarono e gli uomini saltarono giú dai cassoni. La maggior parte indossava tute mimetiche militari ed era armata di fucili mitragliatori e pistole che spuntavano dai cinturoni. Dalle giacche ciondolavano rilevatori di radiazioni. Non sembravano affatto cacciatori. Nemmeno quelli che autentici ed eleganti indumenti inglesi e tenendo fra le braccia costosi fucili intarsiati muniti di cannocchiali. Uno con la tuta appoggiò a terra il kalashnikov, staccò il rilevatore e lo avvicinò ai cervi abbattuti. Scosse la testa quando lesse il numero apparso sul display. Per ultimo scese un giovane particolarmente ben vestito. Non doveva avere ancora trent’anni. Ai piedi portava scarpe italiane fatte a mano e il cappotto di cachemire si intonava alla sciarpa. Si guardò attorno e notò subito i lupi, che non si erano mossi di un millimetro e osservavano con curiosità gli uomini che stavano scuoiando i cervi.
 
TRENTINO
18 APRILE 2012
 
In casa un maiale da 300 chili
 
di Giacomo Eccher
 
TREGIOVO (TN) -  Il nome è comune (Piggy, in inglese) ma il grosso maiale (quattro anni, di vita e quasi tre quintali di peso) non rischia di finire insaccato. Almeno ancora per qualche anno. Piggy è infatti ormai di famiglia, vive libero nell'azienda agricola di Eddy Pellegrini a Tregiovo, nel pittoresco antico maso Ciban a quota 1125 metri, sopra l'abitato e all'ombra dell'isolato campanile (perché la chiesa non c'è più, ricostruita a valle) rimasto a presidiare solitario con i suoi rintocchi il paese dall'alto. Acquistato quattro anni da un fa dal commerciante di bestiame Anselmi di Brez per farne regalo al più piccolo della famiglia, Alex, il maiale è cresciuto sempre libero muovendosi come un qualsiasi animale domestico nel maso, dentro e fuori. «Adesso indubbiamente è cresciuto, ma per noi è ormai uno di casa, impensabile immaginare la vita al maso qui senza Piggy», afferma Maria Flaim, moglie di Eddy (attuale vicesindaco di Revò) e madre di Alex (che oggi ha 12 anni) e del più grandicello Davide, 15 anni. La signora da 20 anni è sulla sedia a rotelle a seguito di un trauma subito in un incidente stradale quando aveva 19 anni, un handicap con cui convive in serenità anche se la sua giornata non è semplice. Dalla cucina del maso, con una telecamera a circuito chiuso controlla i movimenti di Piggy e degli altri animali (in stalla e in libertà) della fattoria, tra cui due pecore ( una nera, Carboncino, e una bianca, Palla di neve) e un cane San Bernardo (di nome Bach) che gironzolano nel pascolo attorno all'azienda. La star è però Piggy, e il grosso maiale, di pelo nero, nonostante la mole imponente si muove tranquillo e sicuro di qua e di là. Talvolta si affaccia anche in cucina, si proprio dentro. «Cerca i ragazzi, e forse anche i biscotti perché a quelli non resiste», afferma la signora Maria. Piggy nel pomeriggio solitamente riposa e poi si concede un giretto prima di tuffarsi, per la notte, sotto un mucchio di fragrante fieno che lo ripara e da cui è difficile farlo sloggiare. Per mangiare si arrangia, sa dove si trova il mangime e si presenta puntuale sotto il silos che alimenta con una serie di tubi le mangiatoia della stalla. Dalle condotte qualcosa di buono per lui esce sempre. Adesso con la bella stagione, e con l'erba che incomincia diventare verde, per Piggy le occasioni per muoversi di corsa non mancano, e lui i confini della proprietà li conosce, ma poi c'é Bach che sorveglia e se c'è bisogno glieli ricorda. I due ragazzi di casa se ne vanno presto la mattina, Davide a Cles dove frequenta l'Enaip e Alex a Revò alle medie, e il padre Eddy (presidente del caseificio sociale Monte Ozolo) all'alba per alcune ore lavora in stalla. Da fare qui ce n'è tanto.
 
GEA PRESS
18 APRILE 2012 
 
Governo Monti: inasprire (senza troppo ferire) le pene contro i combattimenti tra cani
 
Intervento del Governo in favore di un inasprimento delle pene relative ai combattimenti tra cani. Nel corso della seduta dello scorso 11 aprile della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, il sottosegretario Filippo Milone ha espresso, a nome del Governo, l’auspicio di un inasprimento delle pene.Il riferimento del Governo è relativo ad un emendamento già approvato nel corso della precedente legislatura, ed inserito nel testo di proposta di nuova legge sul randagismo. Tale emendamento integra l’art. 544-quinquies (divieto di combattimenti tra animali) della Legge 189/04, estendendo la previsione di pena a chiunque a qualsiasi titolo partecipa a combattimenti o competizioni che comportino sevizie o maltrattamenti agli animali. Bene pertanto, dal momento in cui in tal maniera sono considerati anche i semplici spettatori. Vale la pena di ricordare, però, come ai combattimenti partecipano pochissime persone e l’esigibilità delle scommesse viene onorata portando all’esterno il filmato che documenta la competizione. E chi non partecipa ma ne determina le condizioni?Così come formulato, l’emendamento ora approvato vorrebbe forse risolvere una pericolosa mancanza (tra le tante) della legge 189/04 sul maltrattamento degli animali. Contrariamente agli spot girati in casa animalista che hanno sbandierato ai quattro venti come la suddetta legge preveda la prigione per chi maltrattava o addirittura uccide gli animali, in nessun passo del provvedimento in questione sono però previste pene minime superiori ai quattro anni. Fatto questo essenziale per fare scattare la possibilità della reclusione ai condannati. Anzi non è neanche possibile l’arresto in flagranza di reato per chi, come successo recentemente in Italia, viene sorpreso mentre sta bruciando ancora vivo il proprio cane dopo avergli spaccato la testa con un colpo di pala. Unica eccezione è il secondo comma dell’articolo relativo ai combattimenti, ovvero quello ora divenuto oggetto di intervento del Governo. Vale l’arresto (peraltro facoltativo) ma solo se in flagranza di reato. Vale, però, solo nelle ipotesi di aggravante (concorso con minori o persone armate, promozione con videopromozioni) che colpiscono (esclusivamente!) chi promuove, dirige o organizza combattimenti. Ipotesi di aggravante già di per sé difficili da ricollegare alle poche categorie, a loro volta difficili da individuare. Di fatto occorrono lunghe indagini che dovrebbero avvalersi di tecniche investigative particolari.Niente, invece, per chiunque a qualsiasi titolo coinvolto, ovvero anche addestratori o allevatori. Anzi, proprio per queste ultime categorie (quelle più comunemente intercettate nelle indagini sui combattimenti) vale il semplice “maltrattamento”. Come nel caso, cioè, di chi spacca a colpi di pala la testa al proprio cane e poi gli da fuoco …L’emendamento ora inserito nella nuova proposta di legge sul randagismo, vorrebbe estendere la più grave pena prevista dalla legge (ipotesi di aggravante per chi promuove, organizza o dirige combattimenti) a chiunque a qualsiasi titolo “partecipa” a combattimenti o competizioni tra animali. In pratica sarà possibile estendere la più grave pena a chi “partecipa” come “palo”, ma niente ancora per chi addestra o alleva.Forse, come già espresso dalla giurisprudenza di merito, potrebbe richiamarsi il comma secondo dell’art. 40 del Codice Penale, ovvero aver cagionato un evento criminoso venendo meno all’obbligo di impedirlo. Potrebbe essere valido nel caso dei proprietari dei cani combattenti che non sono presenti all’evento. Ma questi, poi, potrebbero dire di non sapere che il loro cane era utilizzato nel ring ed in tal maniera si torna al punto di partenza …Insomma, ancora una volta tutto molto ingarbugliato ma confacente a potere continuare ad emettere facili spot ad esempio su improbabili successi animalisti.
 
GEA PRESS
18 APRILE 2012
 
Bari: la pericolosa maxitruffa degli animali a rischio bse e diossina
L'operazione "oro colato" del Corpo Forestale dello Stato: farine pericolose distribuite in tutta Italia, in Albania, in Spagna ed in Vietnam.
 
Alla base delle gravi risultanze scaturite dall’indagine del Comando Stazione del Corpo Forestale di Ruvo (BA) coadiuvato dal Nucleo Investigativo Forestale di Lecce e coordinati dal Comando Provinciale, c’è forse la possibilità prevista dalla legge di poter lavorare, presso la stessa ditta, gli scarti di macellazione relativi a due diverse produzioni: rifiuti e mangimi.Sta di fatto che nel 2010, a seguito di verifiche sulle autorizzazioni e sulla presenza di odori molesti, scattò il sequestro degli stabilimenti di Trani della ditta I.DA.PRO, con sede legale ad Andria. Il provvedimento venne disposto dal Procuratore della Repubblica di Trani, dott Carlo Maria Capristo, a seguito delle indagini dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Antonio Savasta. L’impianto venne poi condotto in amministrazione giudiziaria dall’ASL BAT di Trani.Oggi la notifica di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 68 indagati e due aziende nell’occhio del ciclone e con un giro di affari di 3.300.000 euro nel periodo maggio-ottobre 2009. Oltre alla I.DA.PRO, anche la F.lli Cavaliere srl, due aziende leader in sud Italia nel campo della raccolta e trasformazione dei sottoprodotti di origine animale e successiva commercializzazione delle materie prime derivanti.In pratica, si trattava di un procedimento abilitato alla lavorazione di due differenti linee di sottoprodotti di origine animale (SOA). La categoria 1, finalizzata alla produzione di rifiuti speciali con l’onere della distruzione. Tale impianto dovrebbe lavorare solo animali morti per cause diverse dalla macellazione e materiali a rischio in quanto ad alto contenuto infettivo rispetto alla BSE (crani, intestini etc …). La categoria 3, finalizzata alla produzione di grasso fuso (colato) utile sia per la produzione di mangimi per polli, che di farine animali (cibo per cani e prodotti fertilizzanti in modo particolare per agricoltura biologica). La legge prevede che le due linee devono essere asetticamente separate. Tale separazione, stante le accuse dalle quali ora si dovranno difendere gli indagati, era solo nei documenti. In realtà vi sarebbe stata la più totale promiscuità, non solo nell’azienda, ma già al momento del conferimento. Anche questo, riferiscono gli inquirenti, grazie a documenti falsi e scelte irresponsabili di risparmio sui trasporti.Per tale motivo, tra i coinvolti nell’indagine, risultano i responsabili sia di impianti di transito con sede in provincia di Foggia (Bovino), Brindisi (Francavilla Fontana) Lecce ( San Pietro di Lama e Silvi Marina), che di ben cinque macelli ove, con mezzi delle due ditte oggetto di indagine, venivano giornalmente prelevati i resti della macellazione. Si tratta in due casi di macelli con sede a Foggia, poi a Fasano (BR) e, in provincia di Bari, a Noicattaro e Conversano. Secondo l’accusa erano carichi promiscui scortati da documentazione falsa e che sarebbero poi stati cotti e centrifugati tutti all’interno della linea di lavorazione in realtà adibita solo ai SOA di categoria 3, ovvero quelli commerciabili. Il vizio, ovvero la miscelazione dei due sottoprodotti, sarebbe stato rilevato già alla fonte ed avrebbe coinvolto nell’indagine ben 13 veterinari per i quali si ipotizza il reato di omissione di atti d’ufficio.Il reperimento dei sottoprodotti era poi reso possibile grazie a convenzioni stipulate con allevatori della Puglia e del Molise. Il tutto per un introito annuo pari ad un milione di euro. Tra gli animali morti e poi così trattati, anche quelli abbattuti per zoonosi oltre che per la presenza di diossina. Nel solo periodo di indagine ben 3200 tonnellate di grasso colato prodotto per allevamenti di polli del centro e nord Italia, oltre che per l’Albania e la Spagna. Particolare sconfortante. Gli unici ad accorgersi della cattiva qualità del prodotto, sono stati gli allevamenti spagnoli!In tutto 29 aziende italiane ed estere che avrebbero acquistato in buona fede il prodotto in realtà costituito da una miscela di SOA categoria 3 con il pericoloso SOA di categoria 1. Grassi animali di categoria 1 sono così finiti a Fermo ed a Modena, ma ben 5000 tonnellate di farine animali sono invece state consegnate ad aziende del sud Italia. Niente, rispetto all’enormità di quelle inviate in Vietnam per uso, dicono gli inquirenti, dubbio.Particolare poi il caso di due aziende in provincia di Napoli che evidentemente rimarcano ancora una volta una certa vocazione dei luoghi per lo smaltimento dei rifiuti. Tre tonnellate di animali morti e documentati come sottoprodotti ma in realtà rifiuti da smaltire. A Napoli sono stati fatti letteralmente sparire. Notevole anche la presunta fatturazione falsificata che vedrebbe coinvolti numerosi soggetti oltre che centinaia di migliaia di euro.Le ipotesi di reato ora contestate riguardano l’associazione per delinquere (art. 416 C.P.) finalizzata al compimento di diversi reati che vanno dall’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (art. 260 D.L.vo n° 152/06 e succ. mod.), falso ideologico (art. 483 C.P.), frode in commercio (art. 515 C.P.), truffa aggravata (art. 640 C.P.), emissione di fatture a fronte di operazioni inesistenti sino alla dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti (artt. 2 e 8 del D.L.vo n° 74/2000) oltre al reato di omissione in atti d’ufficio (art. 328 C.P.) a carico di numerosi veterinari ufficiali in servizio presso vari macelli che, reiteratamente, hanno permesso l’innesco delle condotte illecite accertate.
 
IL TEMPO
18 APRILE 2012
 
I cani dell'Ucraina E l'onore di Roma
Ogni battaglia ha le sue vittime.

Susanna Novelli

 
Innocenti. E ogni orrore serve comunque a una nuova rinascita. Così, la strage dei cani e dei gatti randagi in Ucraina ha già avuto un risultato importante. Quello di unire le coscienze di tutto il mondo. E soprattutto di Roma Capitale. La mozione votata all'unanimità lunedì dall'Assemblea capitolina impegnava gli eletti capitolini a «rappresentare presso l'Ambasciata dell'Ucraina in Italia lo sdegno e il dolore dei cittadini romani particolarmente sensibili verso i crimini che vengono perpetrati contro gli animali». Nella mozione, primi firmatari i consiglieri del Pd Monica Cirinnà e del Pdl Andrea De Priamo, conteneva poi una condanna «al grave atto commesso contro animali inermi e senza alcuna grave motivazione di ordine pubblico o di emergenza sanitaria. Infatti, da oltre un anno, in vista degli Europei di calcio di Polonia e Ucraina 2012, nella città di Lysychansk è in corso un vero e proprio sterminio di cani e gatti randagi per dare decoro alla città e renderla più fruibile per l'evento calcistico Eurofoot 2012. Inoltre, sembra che per eliminare gli animali vengano utilizzati veri e propri forni crematori mobili nei quali cani e gatti vengono immessi appena catturati e ancora vivi a una temperatura di circa 900 gradi». Particolari raccapriccianti che rendono ancora più urgente rendere nota la ferma condanna di Roma Capitale. Per questo già ieri mattina 11 consiglieri capitolini, insieme al delegato del sindaco e ai rappresentanti di numerose associazioni animaliste si sono presentati in ambasciata, dove la consigliera aggiunta dell'Assemblea capitolina, Tetyana Kuzyk si era adoperata per ottenere un appuntamento con l'ambasciatore. Non solo il rappresentante ufficiale del governo ucraino si è ben guardato dal ricevere la delegazione di Ro ma Capitale ma la consigliera aggiunta ha dichiarato ai microfoni di Striscia la Notizia che tali crudeltà «avvengono anche a Roma». A prendere le distanze dalle parole della Kuzyk sia i consiglieri Pdl, Andrea De Priamo e Alessandro Cochi, sia la consigliera Pd, Monica Cirinnà. La risposta degli animalisti è stata unanime: il 5 maggio ci sarà una manifestazione. Per quanto riguarda la consigliera aggiunta, già oggetto di polemiche nei giorni scorsi per una manifestazione culturale sulla Croazia a due passi dall'ex villaggio giuliano-dalamta, creando imbarazzo alla comunità degli esuli, sarebbe forse il caso che all'onore di rappresentare la sua comunità nell'Assemblea capitolina aggiungesse l'onere di studiare la città e la sua cultura. Altrimenti, il buon gusto di tacere.
 
GIORNALETTISMO
18 APRILE 2012
 
Quando Obama mangiava carne di cane
 
La presidenza degli Stati Uniti è roba da cani? Sembra di sì, almeno stando alle ultime notizie che arrivano dagli Usa in cui la campagna elettorale si è decisamente spostata sul piano canino. E il duello fra i due candidati, il presidente uscente Barack Obama e il candidato in pectore Mitt Romney, diventa a quattro zampe.
CANE PER CENA - C’è una vecchia storia che imbarazza un po’ Mitt Romney, scrive l’Huffington Post, che però di recente ha trovato il modo di contrattaccare nei confronti dell’inquilino della Casa Bianca. In un passo del suo libro sul padre, Obama ammette che quando era bambino, in Indonesia, ha mangiato carne di cane. “Ho imparato a mangiare peperoncini verdi crudi a cena – un sacco di riso – e, lontano dal tavolo della cena, mi dissero di mangiare carne di cane (era dura), carne di serpente (ancora più dura) e cavallette arrostite (sgranocchianti)”, ha scritto Obama della sua infanzia insieme ad un suo amico indonesiano: “Una volta mi disse che avrebbe presto portato a casa carne di tigre”.
LEGATO AL SOFFITTO - Storie di infanzia, dunque, che ora vengono usate come una clava per tentare di pareggiare questa storia risalente a una ventina di anni fa e che pesa sul collo di Romney: “Nel 1983 Romney ha legato il trasportino del cane di famiglia al tetto dell’auto e poi ha viaggiato per 12 ore dal Massachusetts al Canada perché nell’auto non c’era posto. Il cane, durante il viaggio, ha molto sofferto”, come ha ammesso la moglie di Romney, ma il candidato presidente non si è affatto fermato né scomposto. Insomma, è meglio mangiare i cani da bambini in un paese dove si mangia in maniera indubbiamente esotica, o legarli all’automobile da quarantenni?
VITA DA CANI - Il dibattito gira intorno a questi temi, con commenti di utenti e di responsabili delle campagne politiche che si sfidano sui social network: ci sono molti utenti che hanno detto di aver mangiato cose ben peggiori del cane in giro per il mondo; i supporter di Romney affermano che il cane è stato messo sul tetto dell’automobile, non certo nello stomaco. Chi vincerà la guerra del cane?
 
CORRIERE DELLA SERA
17 APRILE 2012
 
Dopo la gravidanza, Mara è aggressiva. Che fare? «Lasciamola tranquilla, ma potrebbe non bastare»
 
Mara, dopo aver partorito sei cagnolini, è diventata aggressiva. Che cosa posso fare? Mauro A. Varese L' aggressività materna può essere particolarmente rischiosa per le persone o gli animali che, per motivi di coabitazione, transitano in prossimità del luogo di accudimento dei cuccioli. L' azione mordace della cagna infatti, può non essere preannunciata dai classici segnali comportamentali come, per esempio, il ringhio. Alcune femmine dalla spiccata possessività e reattività difensiva, possono reagire anche al solo avvicinamento di persone o animali, con numerosi morsi, prendendo come bersaglio anche il volto se l' approccio avviene in posizione accovacciata; a conferma che l' azione aggressiva ha il solo fine di allontanare il potenziale pericolo per la prole, la madre, generalmente, torna immediatamente ad un composto e tranquillo leccamento dei cuccioli. In questi casi è molto importante che i proprietari non prendano in mano i piccoli facendosi vedere dalla cagna, in caso contrario, infatti, la madre potrebbe arrivare all' aberrazione possessiva della fagocitazione dei cuccioli. Comportamento analogo si osserva durante le cosiddette "false gravidanze": in questa eventualità l' accudimento può rivolgersi verso un feticcio come, per esempio, un peluche o un oggetto riconosciuto dall' animale come un gioco. Gentile Mauro, ti consiglio di non disturbare Mara e di verificare discretamente se, durante il periodo di socializzazione dei cuccioli, ella continua nella sua azione difensiva abnorme. Se questo dovesse accadere, potrebbe essere necessario allontanare i piccoli da Mara, in quanto il comportamento emulativo della prole canina verso la madre è particolarmente spiccato. Uno dei vari motivi della diffidenza di alcuni cani, in età adulta, verso gli estranei è proprio questo. Che ne dice Mauro. siamo tanto diversi da loro? Daniele Mazzini istruttore educatore.
 
ON LINE NEWS
17 APRILE 2012
 
Proliferazione cellulare, un “topo lucciola” ci aiuta a vedere chiaro
LA RICERCA DEL REGINA ELENA
 
Un nuovo topo transgenico, chiamato MITO-LUC, è stato prodotto nel laboratorio di ricerca di Oncogenesi Molecolare dell’IRE, come eccellente modello sperimentale per gli studi sulla proliferazione cellulare. L’animale è stato ottenuto legando il gene della luciferasi, una proteina prodotta dalle lucciole, ad un frammento di DNA del topo che dipende dal fattore di trascrizione NF-Y, una proteina strettamente coinvolta nel processo di divisione e moltiplicazione cellulare. Quando si trovano in fase di crescita, le cellule dell’animale emettono bioluminescenza, una luce visibile ed apprezzabile dall’esterno semplicemente utilizzando una speciale macchina fotografica, senza alcun danno per l’animale. I topi- lucciola, sviluppati dal team della dr.ssa Giulia Piaggio, in collaborazione col Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano, possono essere utilizzati per studi e rilevazioni a lungo termine. I dati ottenuti sono più precisi e consentono di diminuire sensibilmente il numero di animali necessari alla sperimentazione. Le possibili applicazioni sono molteplici: spaziano dall’oncologia alla medicina rigenerativa, dalla farmacologia alla tossicologia.La descrizione del modello animale ha ottenuto la copertina di Molecular Biology of the Cell, la rivista della ASCB, la Società Americana di Biologia Cellulare, in uscita il 15 aprile ed ora disponibile online.Nel modello animale MITO-Luc, ogni volta che le cellule si dividono, ossia vanno in mitosi, producono NF-Y ed insieme ad essa la luciferasi. In questo modello si osserva che nelle aree del corpo ad elevata proliferazione cellulare, come ad esempio nei tumori, si produce una quantità di luce tale da poter essere facilmente rilevata dall’esterno fotografando l’animale con un apparecchio in grado di apprezzare la giusta lunghezza d’onda luminosa propria dei fenomeni di bioluminescenza .I ricercatori guidati dalla dr.ssa Giulia Piaggio da diversi anni studiano l’attività biologica del fattore di trascrizione NF-Y e risultati hanno dimostrato che la proteina agisce nel nucleo cellulare ed esplica la propria attività solo in cellule proliferanti, che si stanno quindi dividendo, e non in quelle che sono uscite dal ciclo replicativo. Il gruppo dell’Università di Milano, , invece, si occupa da tempo di studiare un modo efficace di utilizzare la bioluminescenza per l’osservazione dei processi biologici nei modelli animali. Da qui l’idea della dr.ssa Piaggio di usare NF-Y come “indicatore” della divisione cellulare e di rendere la sua attività visibile accoppiandolo ad una fonte di luce, la luciferasi di lucciola. “Le nostre conoscenze su NF-Y – spiega Giulia Piaggio – derivano da quella che possiamo chiamare ricerca di base. Il modello murino invece scaturisce dalla nostra volontà di trasferire questi risultati alla ricerca pre-clinica. Grazie alla proficua collaborazione con il team guidato dal Dott. Paolo Ciana dell’Università di Milano abbiamo raggiunto tale obiettivo. Noi pensiamo che i topi MITO-Luc siano un potente strumento per misurare rapidamente e facilmente la proliferazione cellulare in molte applicazioni sperimentali di interesse medico. Inoltre, sono utili per prevedere, mappare e caratterizzare la tossicità di vecchi e nuovi composti anti proliferativi con grandi implicazioni nel campo oncologico e farmaceutico”.
I topi MITO-Luc consentono per la per la prima volta un efficace monitoraggio a lungo termine dell’attività proliferativa delle cellule, poiché basta fotografare l’animale ad intervalli regolari riducendo così in modo significativo il numero di animali necessari per gli studi. “Grazie alla tecnologia della bioluminescenza – spiega Giulia Piaggio- è possibile visualizzare le cellule in attiva proliferazione in tutto il corpo, nell’animale vivo potendo così valutare l’efficacia di una terapia antitumorale – la luce emessa dal tumore scompare – o di valutare la cancerogenicità di un composto chimico (sviluppo di luce in organi normalmente “spenti”). Negli ultimi quattro anni, grazie alla preziosa collaborazione della dott.ssa Isabella Manni, coadiutrice della ricerca, abbiamo raccolto circa mille immagini di grande interesse per la nostra ricerca.
“Il modello animale MITO-LUC – conclude Ruggero De Maria, direttore Scientifico IRE – rappresenta un esempio di come la tecnologia possa fornire degli strumenti formidabili per la ricerca traslazionale. La possibilità di monitorare la crescita cellulare ci permetterà di sperimentare nuove terapie sempre più efficaci contro cancro, molto più rapidamente di quanto non potessimo fare fino a ieri”.
 
QUOTIDIANO SANITA'
18 APRILE 2012
 
Ifo. Creato un topo transgenico per la ricerca sui tumori. Se le cellule crescono si illuminano
L'istituto oncologico romano, con l'università di Milano, ha creato un animale cavia i cui tessuti "brillano" quando si registrano crescite del tessuto cellulare. Nessun danno per l'animale. Grazie a queata creazione si useranno meno cavie e i tempi di analisi saranno abbreviati.
 
Poter riconoscere subito le cellule tumorali negli animali che fanno da cavie nei laboratori può essere utile per più motivi: rende più semplici i trial in fase preclinica, velocizza i tempi, permette di utilizzare meno cavie. Per questo nei laboratori di ricerca molecolare dell’Istituto Regina Elena (Ire), da anni si stava cercando di creare dei topi in cui si potessero riconoscere facilmente proprio i tessuti ad elevata proliferazione cellulare. Un successo che è stato oggi raggiunto, con la nascita di MITO-LUC, un topino che potrebbe diventare il modello sperimentale per eccellenza per gli studi oncologici, farmacologici o tossicologici. Il lavoro del team italiano si è infatti guadagnato la copertina di Molecular Biology of the Cell, rivista della Società Americana di Biologia Cellulare.
L’animale è stato ottenuto legando il gene della luciferasi, una proteina prodotta dalle lucciole, ad un frammento di DNA del topo che dipende dal fattore di trascrizione NF-Y, una proteina  strettamente coinvolta nel processo di divisione e moltiplicazione cellulare. Nel modello animale MITO-Luc, ogni volta che le cellule si dividono, ossia vanno in mitosi,  producono così NF-Y ed insieme ad essa la luciferasi. Quando si trovano in fase di crescita dunque i tessuti dell’animale emettono bioluminescenza, una luce visibile ed apprezzabile dall’esterno semplicemente utilizzando una speciale macchina fotografica, capace di cogliere la giusta lunghezza d'onda luminosa, senza alcun danno per l'animale. In questo modello si possono facilmente riconoscere le aree del corpo ad elevata proliferazione cellulare, come ad esempio i tumori.
I ricercatori, coordinati da Giulia Piaggio, da diversi anni studiano l’attività biologica del fattore di trascrizione NF-Y e risultati hanno dimostrato che la proteina agisce nel nucleo cellulare ed esplica la propria attività solo in cellule proliferanti, che si stanno quindi dividendo, e non in quelle che sono uscite dal ciclo replicativo. Il gruppo dell’Università di Milano, invece, si occupa da tempo di studiare un modo efficace di utilizzare la bioluminescenza per l’osservazione dei processi biologici nei modelli animali. Da qui l’idea di usare NF-Y come "indicatore" della divisione cellulare e di rendere la sua attività visibile accoppiandolo ad una fonte di luce, la luciferasi di lucciola. "Le nostre conoscenze su NF-Y derivano da quella che possiamo chiamare ricerca di base”, ha spiegato la ricercatrice. “Il modello murino invece scaturisce dalla nostra volontà di trasferire questi risultati alla ricerca pre-clinica. Grazie alla proficua collaborazione con il team guidato da Paolo Ciana dell’Università di Milano abbiamo raggiunto tale obiettivo. Noi pensiamo che i topi MITO-Luc siano un potente strumento per misurare rapidamente e facilmente la proliferazione cellulare in molte applicazioni sperimentali di interesse medico. Inoltre, sono utili per prevedere, mappare e caratterizzare la tossicità di vecchi e nuovi composti anti proliferativi con grandi implicazioni nel campo oncologico e farmaceutico".
Secondo i ricercatori, i topi-lucciola possono essere utilizzati per studi e rilevazioni a lungo termine. I dati ottenuti usandoli sono più precisi e consento no di diminuire sensibilmente il numero di animali necessari alla sperimentazione: per la per la prima volta un efficace monitoraggio a lungo termine dell'attività proliferativa delle cellule, può essere ottenuto semplicemente fotografando l'animale ad intervalli regolari e dunque riducendo in modo significativo il numero di cavie necessarie per gli studi. “Grazie alla tecnologia della bioluminescenza è possibile visualizzare le cellule in attiva proliferazione in tutto il corpo, nell’animale vivo potendo così valutare l'efficacia di una terapia antitumorale - la luce emessa dal tumore scompare - o di valutare la cancerogenicità di un composto chimico (sviluppo di luce in organi normalmente "spenti")”, ha aggiunto ancora Piaggio.Le possibili applicazioni sono molteplici: spaziano dall’oncologia alla medicina rigenerativa, dalla farmacologia alla tossicologia, ed ecco perché l’animale transgenico è attual mente oggetto di una domanda di brevetto internazionale, per tutelarne sia la proprietà intellettuale che lo sviluppo commerciale. "Il modello animale MITO-LUC – ha concluso Ruggero De Maria, direttore Scientifico dell’IRE – rappresenta un esempio di come la tecnologia possa fornire degli strumenti formidabili per la ricerca traslazionale. La possibilità di monitorare la crescita cellulare ci permetterà di sperimentare nuove terapie sempre più efficaci contro cancro, molto più rapidamente di quanto non potessimo fare fino a ieri".
 
ANSA
18 APRILE 2012