aprile 2013
 

GEA PRESS
1 APRILE 2013
 
Sassari shock – Quattro gattini finiti a pietrate, trovati nel condominio perbene
Forse una cucciolata indesiderata di una gatta di casa - Domani verrà sporta denuncia.

  
Domani verrà consegnata la denuncia ma  risalire al colpevole non sarà affatto facile. Il tutto è avvenuto sabato sera in un quartiere bene di Sassari. Poche ore prima della domenica di Pasqua, i corpi dei quattro gattini di non oltre un mese di vita, sarebbero stati rinvenuti nel locale condominiale che conduce al parcheggio interno. Non un luogo aperto, dunque. Forse una cucciolata indesiderata di una gatta di casa, ma finchè il tutto non verrà appurato si può solo rimanere nell’ambito delle ipotesi.
Secondo Maddi Sechi Martinez, lauranda in Medicina e Chirurgia, quei corpi potrebbero riportare delle ferite lacero contuse. Pietrate, ad esempio. “Non voglio che la cosa passi inosservata – riferisce Maddi Sechi Martinez a GeaPress – e su questo fatto sarà senz’altro presentata una denuncia“. Una segnalazione valida che però non è stato possibile verificare in tempo reale. Ci sono le fotografie ed a quanto pare un racconto dettagliato. Nel frattempo, però, i gattini sono stati fatti sparire. Nel caso sarebbe interessante sapere in quale maniera si sono “smaltiti”  quei corpicini. Non solo un ipotetico “corpo del reato” ma anche un “rifiuto speciale” che va trattato in maniera opportuna.
“Mi dispiace di non aver fatto in tempo – riferisce Maddi Sechi Martinez rammaricata, ma determinata ad andare avanti – I cuccioli di certo erano già morti, ma forse avrei potuto avvisare in tempo la Polizia e scoprire così qualche particolare in più. Una banale sfortunata coincidenza e sono venuta a sapere di quanto successo troppo tardi“.
Impossibile non pensare che, quando avvenuto lo scempio,  si era a poche ore dalla Pasqua. Qualcuno non si è neanche preoccupato che altre persone di quel palazzo potessero vedere quei corpicini orrendemente sfigurati da più colpi sferrati con violenza. Schizzi di sangue ed altro ancora. Qualcuno che poche ore dopo era forse seduto a festeggiare la Pasqua con i suoi familiari.
“Non mi importa se qualcuno penserà che la denuncia sarà inutile – aggiunge Maddi Sechi Martinez – per me è una questione di legalità e conto sullo scrupolo di chi la riceverà“.

 

CORRIERE DELLA SERA
1 APRILE 2013
 
Abruzzo, addio alla spiaggia amica dei «pet»
«Delocalizzata dove il mare non è balneabile»
Rischia di chiudere la spiaggia di Giulianova, l'unica amica degli animali. Martedì ultimo tentativo contro la fine di un sogno

Paola D'Amico

 
GIULIANOVA (TE) Un passo avanti, tre indietro. «Unica Beach», la spiaggia per quattro zampe di Giulianova, l’unica in Abruzzo attrezzata lo scorso anno per ospitare i bagnanti con i loro pet, rischia di chiudere. Sfrattata, anzi «delocalizzata» dalla stessa amministrazione che l’aveva promossa: spazio dimezzato, lontano dalle case, dai camping, dagli alberghi, ai margini della cittadina, negli unici cinquanta metri di spiaggia dove il mare non è balneabile, perché c’è la foce di un fiume a tratti inquinato.
Martedì, ultimo tentativo di contrastare la fine di un sogno, sarà presentata al Consiglio Comunale una proposta di delibera d’iniziativa popolare da Giusy Branella, la veterinaria che si occupò di gestire la spiaggia nell’estate 2012, e da un comitato di cittadini amanti degli animali. In poco tempo hanno, infatti, raccolto 750 firme, ben oltre le 500 necessarie per sostenere la richiesta di lasciare la spiaggia dov'era, a Sud della cittadina. Unica Beach, nella Regione Abruzzo che, una tra tante, vieta di portare gli animali in spiaggia, nel poco tempo che ha avuto per decollare s’è guadagnata un’indiscussa popolarità anche sui blog. Tra fine luglio e inizi agosto si è arriva ti a registrare 50 nuovi ingressi (di quattro zampe) al giorno, con al seguito interi gruppi familiari. A gestire lo spazio – 80 metri lineari di sabbia e mare ritagliati in un’immensa spiaggia libera – era un gruppo di educatori cinofili coordinati da veterinari. Ogni ospite a quattro zampe era registrato e controllato sotto il profilo sanitario all’ingresso (tramite lettura del microchip e libretto). E nessun proprietario s’è mai ribellato alle rigide regole di convivenza dettate dal gestore: cani al guinzaglio anche in acqua, obbligo di ombrellone per garantirne il riparo nelle ore più calde e sacchetto per la raccolta delle deiezioni. «La nostra spiaggia – racconta con orgoglio Pietro Attilii, fedelissimo della spiaggia con l’inseparabile Dik e presidente di un’associazione diabetici– era la porzione più pulita di tutta la spiaggia libera. Ci sono famiglie che tutti i giorni ci chiamano addirittura per prenotare». Il sindaco Francesco Mastromauro non ha detto no alla spiaggia, che era stata una sua lungimirante invenzione. Ma accogliendo le proteste di albergatori e residenti che, forse, preferiscono un nuovo chiosco/bar al posto di piccolo esercito di quattrozampe, ha deciso di spostarla una decina di chilometri più a nord, dove il fiume Salinello incontra il mare, in uno stretto spazio schiacciato contro una pineta «invasa dai topi e dalle zanzare», precisano i residenti.
La nuova sede ipotizzata per Unica Beach perdipiù «è difficilmente raggiungibile – aggiunge Attilii -, è vicina alla foce del fiume e al depuratore di Tortoreto che ha avuto qualche problema in passato, la pineta s'allaga ad ogni pioggia e andrebbe bonificata e quel tratto di mare non è balneabile». Non sono gli animali la fonte del degrado, spiegano i sostenitori della spiaggia per i pet. «I nostri cani lì rischiano di ammalarsi». Mentre gli impianti di balneazione cominciano in questi giorni a preparare la stagione, i sostenitori di Unica Beach neppure possono scendere in campo per cercare sponsor.
 
NEL CUORE.ORG
2 APRILE 2013
 
ABRUZZO, "IN CASTIGO" L'UNICO STABILIMENTO BALNEARE PER I PETS
Lo ha deciso il Comune. La protesta dei proprietari
 
"Unica Beach", la spiaggia per quattro zampe di Giulianova, l'unica in Abruzzo dedicata dall'anno scorso ai bagnanti con i loro animali domestici, rischia di chiudere. Chiusa o, meglio, "delocalizzata" dalla stessa amministrazione comunale che l'aveva sostenuta. E spedita lontana dagli alloggi per i turisiti, alla periferia della cittadina in provincia di Teramo, con lo spazio dimezzato e, per di più, negli unici cinquanta metri di spiaggia in cui il mare non è balneabile, perché c'è la foce di un fiume a tratti inquinato. Lo scrive il Corriere della Sera.
Oggi sarà presentata al Consiglio comunale una proposta di delibera d'iniziativa popolare da Giusy Branella, la veterinaria che si era presa la brig a di gestire la spiaggia la scorsa estate, e da un comitato di cittadini animalisti. In poco tempo 750 firme raccolte, molte di più rispetto alle 500 necessarie per chiedere di non spostare la spiaggia per i pet.
Anche perché gli abruzzesi hanno dimostrato di apprezzare l'idea. Nel lido "Unica Beach", tra fine luglio e inizio agosto 2012, ci sono stati 50 nuovi ingressi di animali al giorno, con al seguito intere famiglie. Lo spazio – 80 metri di sabbia e mare in un'immensa spiaggia libera – era gestito da un gruppo di educatori cinofili coordinati da veterinari. Ogni ospite a quattro zampe veniva registrato e controllato dal punto di vista sanitario (tramite lettura del microchip e libretto) prima di entrare. E nessun proprietario si è lamentato delle regole, seppur ferree: cani al guinzaglio anche in acqua, obbligo di ombrellone per garantirne il riparo nelle ore più calde e sacchetto per recuperare le feci.
"La nostra spiaggia - ha detto al Corriere Pietro Attilii, fedelissimo della spiaggia con il suo cane Dik - era la porzione più pulita di tutta la spiaggia libera. Ci sono famiglie che tutti i giorni ci chiamano addirittura per prenotare". Il sindaco Francesco Mastromauro, dal canto suo, accogliendo le proteste di albergatori e residenti che, forse, preferiscono un nuovo chioschetto al posto del lido pet-friendly, ha deciso di spostare la spiaggia una decina di chilometri più a Nord, dove il fiume Salinello incontra il mare, in una porzione ristretta, schiacciata contro una pineta "invasa dai topi e dalle zanzare", secondo il racconto dei residenti.
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
1 APRILE 2012
 
Morta Pattycake,prima gorilla newyorkese
Aveva 40 anni e viveva nello zoo del Bronx
 
(ANSA) - NEW YORK, 1 APR - E' morta Pattycake, il primo gorilla 'newyorkese'.
L'animale che aveva 40 anni e soffriva di problemi cardiaci cronici e' deceduta nello zoo del Bronx domenica.
''Milioni di bambini della Grande Mela sono cresciuti con Pattycake - ha spiegato Jim Breheny, direttore dello zoo - era un animale speciale, si sentira' molto la sua mancanza''. La gorilla era nata il 3 settembre 1972, e nel corso della sua vita ha partorito 10 piccoli che ora vivono in vari zoo americani.
 
ADN KRONOS
2 APRILE 2013
 
Roma: taglia gola e zampe a cuccioli maremmano poi li getta in cassonetto
 
Roma - Ha tagliato la gola e le zampe a quattro cuccioli di maremmano fino a ucciderli e poi li ha gettati in un cassonetto. L'uomo un egiziano di 50 anni, che lavora come collaboratore in una fattoria di Nazzano, in provincia di Roma, e' stato denunciato dai carabinieri di Torrita Tiberina per uccisione di animali. Il comportamento dell'uomo non e' infatti passato inosservato, anche perche' il 50enne si e' anche vantato pubblicamente del gesto.
 
NEL CUORE.ORG
2 APRILE 2013
 
ROMA, "AVVELENA 4 CUCCIOLI E LI GETTA TRA I RIFIUTI": DENUNCIATO
Sotto accusa un egiziano 52enne: "Non sono stato io"
 
Avvelenati e poi gettati in un cassonetto. Almeno secondo le testimonianze di alcuni suoi concittadini. Quattro cuccioli morti di pastore maremmano sono stati trovati l'altro giorno a Nazzano, in provincia di Roma. Quattro bestiole di poche settimane di vita, notate da alcuni residenti, che hanno avvisato subito i carabinieri di Torrita Tiberina. La denuncia - scrive Leggo.it - è stata presentata dalla Lav.
I militari si sono messi subito alla ricerca dell'autore, che è stato trovato e denunciato per uccisione di animali. Si tratta di un egiziano di 52 anni, residente a Nazzano, in Italia da diversi anni, ma già noto alle forze dell'ordine. L'uomo, che lavora come operaio in una fattoria della zona, è stato portato in caserma e identificato dai carabinieri. Interrogato, non ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto a compiere questa strage. Anzi, ha detto di non averli uccisi lui.  Si è detto estraneo alla vicenda, anche se non sembrano esserci dubbi sulla dinamica dei fatti. I militari dell'Arma hanno sentito diversi testimoni, tra i quali ci sarebbe qualcuno che ha raccontato di averlo visto gettare i cuccioli morti nel cassonetto.
Sempre secondo i racconti degli inquirenti da parte di chi lo accusa, l'egiziano si sarebbe anche "vantato" con altre persone di averli uccisi.
L'Asl farà le analisi sui corpicini degli animali uccisi per risalire alle cause del decesso e per vagliare l'ipotesi di avvelenamento. Sul fatto sta continuando a indagare la procura di Rieti, in attesa dei risultati dell'autopsia dei veterinari.
 
PAESE SERA
2 APRILE 2013
 
Uccide 4 cuccioli maremmani
tagliando la gola e le zampe
 
Sono stati i militari della Lega Antivivisezione a denunciare l'uomo, un cinquantenne, che lavora come collaboratore in una fattoria in provincia di Roma
Prima li ha uccisi tagliandogli la gola e le zampe, poi li ha gettati in un cassonetto. Per questo un egiziano di 50 anni che lavora come collaboratore in una fattoria di Nazzano di proprietà di un 85enne del luogo, in provincia di Roma, è stato denunciato dai carabinieri della stazione di Torrita Tiberina. A segnalare la vicenda ai militari la Lega Antivivisezione.
Allertato anche il servizio veterinario della Asl di Rignano Flaminio. Subito sono scattate le indagini dei carabinieri che hanno identificato l'uomo che si era vantato pubblicamente del gesto, asserendo di averlo compiuto non sapendo cosa farsene degli animali essendo la madre dei cuccioli morta.
 
YAHOO NOTIZIE
2 APRILE 2013
 
Roma, taglia gola e zampe a cuccioli maremmano poi li getta in un cassonetto
 
Roma - Ha tagliato la gola e le zampe a quattro cuccioli di maremmano fino a ucciderli e poi li ha gettati in un cassonetto. L'uomo un egiziano di 50 anni, che lavora come collaboratore in una fattoria di Nazzano, in provincia di Roma, e' stato denunciato dai carabinieri di Torrita Tiberina per uccisione di animali. Il comportamento dell'uomo non e' infatti passato inosservato, anche perche' il 50enne si e' anche vantato pubblicamente del gesto.
La notizia e' arrivata alla Lav, che ha avvisato i militari e il servizio veterinario della Asl di Rignano Flaminio. Al termine delle indagini i carabinieri sono riusciti a rintracciare l'uomo. Le carcasse degli animali sono state recuperate.
 
GEA PRESS
2 APRILE 2013
 
Nazzano (RM) – le prime indiscrezioni sui cuccioli “amputati”
A denunciare l'egiziano potrebbe essere stato un cittadino straniero - La difesa: era morta la madre in un incidente stradale
 
Ad accorgersi e denunciare quanto avrebbe compiuto il cittadino egiziano accusato della morte di una cucciolata di cane,  potrebbe essere stato  un cittadino straniero. Altre persone avrebbero comunque assistito alla scena, ovvero l’atto di gettare la busta con i corpicini, all’interno di un contenitore dell’immondizia.
Così trapela da fonte inquirente sui fatti poi appurati dall’Arma dei Carabinieri, nei pressi di Nazzano (RM). I Carabinieri del Comando Stazione di Torrita Tiberina, dipendenti dal Comando Compagnia di Monterotondo, sono intervenuti il 29 marzo scorso, ma i fatti sono avvenuti alcuni giorni prima. Si sarebbe così appurato quanto denunciato. Il tutto, a quanto pare, era stato inizialmente riferito all’ASL di Rignano Flaminio.
Sulla presunte amputazioni che sarebbero state inferte ai cuccioli bisognerà comunque aspettare l’esito dell’esame autoptico. E’ probabile comunque che almeno lo sgozzamento (si era parlato anche di amputazione degli arti) sia inquadrabile non all’interno di un mortale atto di crudeltà fine a se stessa, ma come metodo scelto per procurare la morte.
Contrariamente ad una prima versione dei fatti già circolata, l’egiziano, una volta rintracciato a seguito delle indagini dei Carabinieri, avrebbe ammesso di essere l’autore della morte dei cuccioli. Anzi si sarebbe giustificato con il fatto che la madre dei cuccioli, una femmina tipo pastore maremmano, era morta a causa di un incidente stradale. I cuccioli ancora non svezzati, non sarebbero così stati in grado di sopravvivere. Da qui la decisione di uccidere i cagnolini di appena un mese di vita. L’uomo è stato denunciato per uccisione di animali.
 
MILANO TODAY
2 APRILE 2013
 
Non sopporta le feci di cane, riempie la via di polpette avvelenate
Fermato un 75enne che aveva gettato una ventina di polpette
 
Milano - Un uomo di 75 anni è sospettato di aver sparso una ventina di polpette avvelenate in via Caccialepori, nella zona di piazzale Lotto. 
Il fatto lunedì 1 aprile intorno alle 9.50. E' stato un uomo di 38 anni a chiamare la polizia, segnalando che il 75enne stava spargendo carne umida per la strada. 
Il segnalatore ha spiegato agli agenti che, qualche tempo fa, alcuni cani della zona erano morti per aver ingerito cibo "del genere". Un altro testimone, poi, ha detto ai poliziotti che l'anziano si era spesso lamentato delle defecazioni dei cani davanti a casa. 
Le polpette sono state portate in un laboratorio per l'analisi. Il reato ipotizzato per il 75enne è maltrattamento di animali. 
 
IL GIORNALE
3 APRILE 2013
 
Era un pensionato il killer dei cani: «Sporcano le strade»

Enrico Silvestri

 
Un giallo e come tutti i gialli che si rispettano c'è un morto, due testimoni e un sospettato che però rigetta le accuse. Luogo del delitto via Caccialepori che, guarda caso, incrocia via Osoppo, la vittima un cane, gli inquisitori, due proprietari di animali, l'imputato un anziano distributore di pezzetti di carne di dubbia provenienza. Carne ora in laboratorio per stabilire se fosse davvero avvelenata e abbia ucciso l'animale.
Le indagini della polizia, perché come tutti i misteri prima o poi finisce in mano alla polizia, partono con una segnalazione arrivata ieri mattina al 113. Il signor Gianluca, 37 anni, chiama la centrale per segnalare gli strani movimenti del signor A ristide 73 anni. «Sta disseminando la strada di polpette avvelenate per ammazzare i nostri cani». Via Fatebenefratelli invia una equipaggio in via Caccialepori, traversa di via Osoppo dove negli anni Cinquanta fu assaltato un portavalori, la più clamorosa e ricca rapina della storia criminale milanese. Giusto per dare più patos alla storia
Al loro arrivo gli agenti rintracciano sia Gianluca che Aristide e quest'ultimo ha affettivamente in mano un sacchetto con dentro dei 14 pezzettini di carne senza contare l'altra mezza dozzina già sparsa per la via. Gianluca accusa Aristide di disseminare bocconi avvelenati per ammazzare in cani del quartiere, colpevoli di sporcare i marciapiedi. E tal proposito ricorda come l'anno scorso sia morto un animale e qualche giorno prima un altro si sia sentito male. In quel momento arriva un altro residente di via Caccialepori che rincasa la dose: l'assassino è proprio il signor Aristide, che odia i cani e i «ricordini» che lasciano per la strada al loro passaggio. Soprattutto quelli randagi che non hanno un padrone che raccolga le loro deiezioni. Accuse che suscitano la vibrata reazione del signor Aristide: «Ma quale odio? Io amo i cani, in particolare i molti randagi della zona a cui nessuno provvede e così io ogni tanto lascio un po' di carne».
A questo punto è giocoforza sviluppare le indagini, partendo da un approfondito sopralluogo della scena del crimine. Che non presenta però particolari lordature: punto a favore del signore Aristide che non avrebbe dunque motivo di lagnarsi. Ma gli agenti che conoscono bene la zona, sottoscrivo che non sono mai pervenute lagnanze relative a fenomeni di randagismo. Punto a carico del presunto avvelenatore che non avrebbe nessun animale da sfamare. Insomma tra accuse e sospetti, l'affaire si fa ingarbugliato, per cui non rimane che affidare tutto in mano alla «scientifica». Vie ne pertanto sequestrato il «corpo di reato», cioè i 14 bocconcini che l'anziano teneva nel sacchetto e quelli già disseminati sul marciapiede. Le polpette vengono poi portate in un laboratorio del servizio veterinario dell'Asl. E se effettivamente verrà confermata la presenza di veleno, il signor Aristide rischia una condanna fino a un anno e mezzo di carcere o la multa fino a 22.500 euro. Ma per il momento, come in un vero giallo, tutto rimane avvolto nel «mistero».
 
CORRIERE DELLA SERA
3 APRILE 2013
 
Segnalati decessi misteriosi in zona De Angelis
Anziano distribuisce polpette in strada
Bloccato con bocconi sospetti per cani
«Potrebbero essere avvelenate» Il pensionato sotto accusa: «Amo i cani e gli animali, porto loro soltanto da mangiare»

Michele Focarete

 
Milano - Lascia in giro un sacco di polpettine che potrebbero essere avvelenate. Lui, Aristide A., 74 anni, adesso è indagato per maltrattamenti su animali. C'è infatti il forte sospetto che i bocconcini prelibati fossero destinati a cani che, a sentire alcuni cittadini della zona, ogni tanto muoiono misteriosamente.
LE ANALISI - La polizia, intervenuta sul posto, ha infatti ritirato le polpette per farle analizzare, anche se Aristide ha giurato e spergiurato che ama «gli animali e soprattutto i cani ai quali do da mangiare». L'episodio, che potrebbe avere un seguito in questi giorni, ha avuto inizio lunedì mattina, poco prima delle 10. Aristide A. è in giro a lanciare polpette per strada. Sotto casa, nelle vie attorno a Caccialepore, dove abita. In zona piazza De Angeli. Una cosa insolita che non è passata inosservata. Tenuto conto che qualche tempo fa un cane si era sentito male e un altro era morto.
LE POLPETTE - Il pensionato, incurante della gente, ha continuato a spargere pezzetti di carne cruda sui marciapiedi, almeno una ventina. E lo ha fatto davanti a un cittadino, Gianluca, 35 anni, che non ha esitato a lanciare l'allarme sul centralino della polizia. «C'è un signore anziano che lascia polpette per strada e potrebbero essere avvelenate. Venite». Gli agenti sono arrivati sul posto ed hanno raccolto alcune testimonianze. Qualcuno ha ricordato che un anno fa, dopo aver visto il pensionato gettare polpette, un cane era morto. Gianluca ha invece ricordato di un cane che era stato molto male meno di un mese fa. Atri ancora hanno ricordato che il pensionato è noto nella zona per le proteste contro i padroni di cani che non raccolgono i bisogni dei loro beniamini, imbrattando così i marciapiedi.
LA DIFESA - Aristide A. si è difeso energicamente, asserendo che in giro ci sono diversi cani randagi e che lui dà loro da mangiare e che le sue polpette non erano affatto avvelenate. Gli agenti, per poter sequestrare i pezzi di carne, 14 già sparsi per terra e sei che l'uomo teneva ancora in mano, hanno dovuto indagarlo per maltrattamenti su animali. A chiarire la vicenda saranno le analisi sui bocconi sequestrati dalla polizia. Ci vorrà qualche giorno ai detective della scientifica per stabile se, il sospetto esternato da alcuni cittadini, possa essere purtroppo realtà. La scorsa estate, oltre a sconosciuti che si divertivano ad incendiare i parchi, qualcuno si dedicava ad avvelenare gli animali al Lorenteggio. C'era stata allerta: qualcuno aveva riempito le aree cani di bocconi avvelenati.
 
CORRIERE DELLA SERA
4 APRILE 2013
 
Allarme
Psicosi cani avvelenati: aumentano
le denunce, ma i casi sono solo tre
L'uomo sorpreso mentre spargeva bocconcini sospetti si difende: sfamavo randagi

Paola D'Amico

 
Un centinaio le segnalazioni di presunti avvelenamenti, solo 3 i casi accertati, nel 2012, a Milano. La vicenda dell'anziano di via Caccialepori, denunciato dalla volante perché visto da alcuni cittadini mentre spargeva sospetti bocconcini di carne per strada, riaccende i riflettori su un fenomeno tanto diffuso quanto poco indagato. Destinata a crollare la difesa dell'uomo: «Sfamavo cani randagi». La Asl, infatti, spiega che «c'è un'emergenza nella periferia tra San Donato e Chiaravalle, ma non sono randagi bensì animali che vivono nei campi rom e che non hanno microchip». Non è il caso di zona De Angeli.
Piccoli numeri, non rappresentativi della realtà. In totale gli esperti dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell'Emilia Romagna (Izsler), che per legge è deputato a fare l'autopsia degli animali che si ipotizza siano stati uccisi da un veleno e ad esaminare i campioni di sostanza usata dall'avvelenatore, nel 2012 hanno ricevuto soltanto 56 campioni dall'intera provincia di Milano. In sedici casi si è trovata traccia di sostanze in grado di uccidere cani o gatti, occultati in uova, salsicce, pezzi di prosciutto, impasti di formaggio. Alla Asl di Milano, invece, si sono rivolti direttamente 31 cittadini, segnalando la presenza di esche in aree cani o zone frequentate da cani.
Tre soli casi, però, risultano all'ufficio Animali del Comune, che viene allertato dallo Zooprofilattico in caso sia evidenziata la presenza di veleni nei campioni e al quale tocca presentare la denuncia alla Procura e la segnalazione alla Prefettura e alla Asl. Nei tre casi, a mettere in moto gli accertamenti sono stati un'associazione animalista e i proprietari degli animali, deceduti dopo una normale sgambata nel caso di un cane nell'area laghetto del parco Forlanini, una colonia di mici nell'area stazione San Cristoforo/Naviglio e altri cani in via Selvanesco. Tre scene del crimine, tre sostanze pericolose utilizzate (Flocoumafen, Coumatetralyl, Brodifacoum), «cumarinici», cioè anticoagulanti utilizzati nelle patologie trombotiche.
Per legge, tutti i veterinari che sospettano un caso di avvelenamento tra i propri pazienti devono invia re il cadavere dell'animale e i contenuti gastrici o quel che resta di un boccone avvelenato all'Izsler per l'indagine tossicologica. Non sempre questo accade. Inusuale persino la modalità seguita l'altro giorno dalla polizia. «Sarebbe dovuto uscire sul posto un nostro veterinario e i campioni dovevano essere inviati dal servizio veterinario Asl a Brescia», spiegano in Asl. Invece hanno preso la strada della scientifica, per essere poi inviati ad un laboratorio esterno. Ci sono leggi e ordinanze ma pochi le sanno applicare.
Le aree dove è stata accertata la presenza di veleno dovrebbero essere cintate e segnalate ai cittadini con segnaletica esplicita. «L'ordinanza è chiarissima, ci sono linee guida e manuali che spiegano come raccogliere gli elementi di prova, come non inquinare e perdere le prove - spiega Rosario Fico, veterinario dell'Izsler di Grosseto che ha fatto da apripista in questo campo -. I reati contro gli animali sono molto diffusi e i bocconi avvelenati sono casi emblematici di come le indagini non funzionino». Certo, precisano i veterinari, «a volte i sintomi sembrano ma non sono quelli dell'avvelenamento. Ma se c'è il sospetto noi siamo tenuti a presentare una denuncia».
 
LA SICILIA
2 APRILE 2013
 
Le guardie zoofile salvano un cane al casello autostradale


NELLA FOTO - le guardie zoofile con il cane

 
Taormina (Messina) - Week end intenso per i membri della sezione taorminese della Guardia zoofila provinciale. I volontari sono stati impegnati in diversi servizi e soprattutto nell'hinterland taorminese.
In particolare, sabato sera, intorno alle 20, su segnalazione della Polizia municipale, le guardie zoofile sono intervenute nei pressi del casello autostradale di Taormina a causa del ritrovamento di un cane, probabilmente smarrito. «Eravamo di servizio nel centro storico - hanno spiegato il comandante provinciale Mimmo Cingari e il coordinatore del Nucleo operativo giudiziario Fabio Laganà - quando siamo stati chiamati dai vigili urbani. In poche parole, un artista di Letojanni aveva notato, all'ingresso del casello dell'A18 di Giardini, un cane di circa 12 anni con mantella a chiazze marroni e, come vuole il buon senso civico e legislativo, ha pensato bene di allertare gli agenti di Polizia municipale, informandoli dello smarrimento. Nel frattempo, l'artista si è recato al casello autostradale di Taormina portando con sé l'animale, un pastore tedesco. Entrambi siamo intervenuti per il supporto del caso e abbiamo effettuato gli opportuni rilievi. Dai primi accertamenti, il pastore tedesco risultava in condizioni fisiche ottimali e rispondeva ai comandi vocali, ma esprimeva il bisogno di rifocillarsi e riposarsi. Purtroppo non è stato possibile venire a conoscenza del proprietario attraverso il microchip identificativo poiché, essendo sotto le festività pasquali, l'Azienda sanitaria provinciale non avrebbe avuto modo di collegarsi telematicamente alla centrale dell'Anagrafe canina».
Il pastore tedesco, quindi, è stato consegnato alla Polizia municipale che a sua volta lo ha affidato a un amante degli animali. Gli agenti, nei prossimi giorni, accerteranno se il cane si è smarrito o se è stato abbandonato.

 

IL GIORNO
2 APRILE 2013
 
Cadavere del cane sul balcone: "Troppo caro smaltire il corpo"
Il vicino chiama la polizia
Un anziano ha sparso invece delle polpette di carne sul marciapiede. Il sospetto è che possa aver seminato delle "carne avvelenata" per i cani responsabili, a suo dire, "di imbrattare il marciapiede"
 
Milano, 2 aprile 2013 - Una donna di 48 anni ha lasciato il suo cane durate il ponte di Pasqua, un meticcio di taglia piccola morto proprio alla vigilia della partenza, sul balcone, dentro un sacchetto. Cosi’ l’hanno trovata gli agenti di una Volante chiamata da un vicino di casa, in via dei Giaggioli. La donna ha ammesso di aver temporeggiato ed ha garantito di provvedere al corretto smaltimento della carcassa. Agli agenti, la donna, 49 anni, residente in zona Lorenteggio a Milano, ha motivato il suo gesto sostenendo che era affezionata all’animale, ma che non voleva pagare la somma prevista in questi casi (pari a 100 euro) per lo ‘smaltimento’ del corpo.
In via Caccialepori, invece, un uomo di 73 anni che ha sparso dei resti di carne sul marciapiede e’ stato segnalato all’autorità giudiziaria con l’ipotesi di maltrattamento di animali. Il sospetto e’ che possa aver seminato delle "polpette avvelenate" per i cani responsabili, a suo dire "di imbrattare il marciapiede". Secondo alcuni testimonianze, in quella stessa via, un cane sarebbe morto e un altro avrebbe accusato un malore dopo aver mangiato resti per terra. Se le analisi della carne sequestrata saranno positive, scatteranno le contestazioni per l’anziano.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2013
 
MILANO, TIENE IL SUO CAGNOLINO MORTO PER TRE GIORNI SUL BALCONE
La donna: troppi 100 euro per lo smaltimento
 
Milano - Ha tenuto il suo meticcio di piccola taglia, Full, morto in un sacchetto di plastica sul balcone di casa per quasi due giorni. E' stato un vicino ad avvertire la polizia. Quando gli agenti sono arrivati nell'abitazione, in zona Lorenteggio, a Milano - scrive il Corriere della Sera - hanno trovato il cagnolino deceduto da 36 ore. La donna, 49 anni, in lacrime, si è giustificata dicendo che era affezionatissima alla sua bestiola con cui aveva vissuto "tantissimi anni", ma che non intendeva pagare i 100 euro che le avevano chiesto per lo smaltimento della corpicino.
Il cane sarebbe morto nel giorno di Pasqua. La signora, incalzata dai poliziotti, ha preso tempo, però li ha poi rassicurati con la promessa che smaltirà da sola la carcassa del piccolo Full.
 
GAZZETTA DI PARMA
2 APRILE 2013
 
Frana a Genova: cane ha salvato la padrona trascinandola via
 
GENOVA - E’ stato un cane a evitare che la grossa frana che la notte scorsa ha tagliato in due via Ventotene, a Genova, provocasse la morte di una donna. L’animale, un meticcio, ha evitato che la padrona fosse travolta dallo smottamento trascinandola con forza dall’altra parte della strada. ’’Ha sentito qualcosa - ha detto la donna, una cinquantenne residente nella zona - e mi ha portato via. Strano perche’ lui alla sera fa sempre i suoi bisogni in quel punto’’, proprio dove la strada e’ franata.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2013
 
GENOVA, CANE-EROE TRASCINA LA PROPRIETARIA E LA PORTA IN SALVO
La donna rischiava di essere travolta dal fango
 
Dovrà ringraziare a vita il suo "Fido". E' stato proprio il cane di famiglia ad evitare che la grossa frana che la notte scorsa ha tagliato in due via Ventotene, a Genova, provocasse la morte di una donna. L'animale, un meticcio, ha evitato che la proprietaria fosse travolta dallo smottamento. L'ha trascinata con forza dall'altra parte della strada. "Ha sentito qualcosa - ha raccontato la signora, una cinquantenne residente nella zona - e mi ha portato via. Strano perché lui alla sera fa sempre i suoi bisogni in quel punto", proprio dove la strada è franata.
 
GIORNALE DI VICENZA
2 APRILE 2013
 
Bocconi avvelenati alle nutrie
Denunciato un agricoltore
I bocconi, ben 91, potevano essere mangiati da qualsiasi animale di passaggio
 
VICENZA. Una segnalazione da parte dell’Enpa, inoltrata nell’aprile dello scorso anno al Coordinamento Protezionista Vicentino, ha consentito di risalire all’identità di un agricoltore di San Germano dei Berici che aveva posizionato dei bocconi avvelenati per combattere le nutrie. Secondo quanto spiegato in una nota del Cpv, le guardie zoofile avevano segnalato il fatto alla Procura di Vicenza.
Il pm Paolo Pecori l’11 febbraio scorso ha dato ordine agli agenti dell’Enpa di effettuare le indagini e all’Usl le opportune analisi sulla tossicità del prodotto. Le prove effettuate dall’Istituto Zooprofilattico, hanno catalogato il prodotto come anticoagulante, una sostanza pericolosa e non detenibile. «L’agricoltore - continua la nota - nell’interrogatorio davanti al giudice non ha negato gli addebiti, ma si è difeso asserendo di aver disperso i bocconi avvelenati perchè voleva uccidere le nutrie, a suo dire responsabili dei danni alle colture».
«Sul posto gli agenti - spiega Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento Protezionista Vicentino - hanno raccolto 91 esche, disseminate su un’area di un centinaio di mq. I bocconi erano stati riversati anche sulla sponda del fossato, al punto che avrebbero potuto finire in acqua, scatenando un inquinamento più grave. Qualsiasi animale selvatico avrebbe potuto diventare vittima di questo prodotto. Inoltre la zona è frequentata da persone che passeggiano con animali domestici e bambini».
 
GEA PRESS
2 APRILE 2013
 
Vicenza – Individuato l’avvelenatore di San Germano dei Berici
Voleva uccidere le nutrie distribuendo oltre novanta esce multicolori - Intervento delle Guadie volontarie.

  
Si dovrebbe trattare di un agricoltore della zona che aveva lamentato danni alle colture. Il presunto avvelenatore di nutrie di San Germano dei Berici (VI) è stato individuato a seguito delle indagini dell’ENPA, LAC  e della Federzione Italiana Pesca Sportiva. La distribuzione delle esche avvelenate, era iniziata nell’aprile dello scorso anno, in una zona valliva, presso Rio Vanezza.
Gli agenti giunti sul posto, si sono trovati di fronte a una vasta area disseminata di esche multicolore.  Ne erano state poi raccolte ben novantuno, disseminate su un’area di circa cinquanta metri quadrati. I bocconi colorati, erano stati riversati anche sulla sponda del fossato,  ricchissima d’acqua. Il rischio, pertanto, era che il percolato delle esche potesse finire in acqua, scatenando un inquinamento ben più grave.
Dopo un’ora di lavoro, i bocconi erano stati raccolti e messi sotto sequestro in attesa dei test di tossicità. Quello che era apparso subito chiaro era l’obbiettivo dell’avvelenamento, ovvero le nutrie. In realtà, riferisce il comunicato dell’ENPA, qualsiasi animale selvatico poteva diventare vittima di questo prodotto. Non solo, la zona è frequentata da persone che passeggiano con animali d’affezione e bambini.  Le analisi effettuate dall’Istituto Zooprofilattico, hanno poi individuato il principio attivo come un anticoagulante.
L’agricoltore di San Germano, rischia ora quanto previsto dal Regio Decreto del 1937 il quale punisce “chiunque distribuisce sostanze velenose“, con una multa e  la reclusione da sei mesi a tre anni.
Secondo Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento Protezionista Vicentino, “negli ultimi anni la piaga degli avvelenamenti è esplosa“. Un numero elevato di animali d’affezione che  vengono uccisi per i motivi più futili. A morire, però, non sono solo quelli domestici.  “Anche animali selvatici – spiega Renzo Rizzi – cadono vittime di questi vigliacchi, che vanno combattuti in ogni modo”.
Il Coordinamento Protezionista Vicentino ha inoltre voluto ringraziare le Guardie volontarie di diversa estrazione. Tutte persone, conclude il comunicato del CPV, deputate dal Prefetto ad essere le vere sentinelle dell’ambiente, a costo zero per la comunità, animate dalla passione per l’ambiente naturale, e formate per imporre il rispetto delle regole, possono portare il loro contributo per rendere un paese più vivibile, civile e tollerante.
 
GEA PRESS
3 APRILE 2013
 
Emilia Romagna – la caccia di selezione, .. ai feti di capriolo
Il racconto di un cacciatore disgustato nella denuncia del Centro di Intervento Giuridico Onlus.
 


 

“Caccia di selezione”. In tal maniera, riferisce un comunicato del Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus, si definisce la “riverniciatura ecologica” di varie forma di attività venatoria praticate al di fuori dei periodi canonici di caccia. Un esempio, secondo Stefano Deliperi del Gruppo d’Intervento Giuridico, è fornito dall’abbattimento primaverile dei cervidi, ovvero nel periodo di gravidanza delle femmine. Cervi, ma anche daini e caprioli come nel caso della foto dei feti che il Centro d’Intervento Giuridico è riuscito ad avere dopo una  battuta di selezione avvenuta nello scorso marzo. Lo scatto sarebbe stato eseguito in Emilia Romagna.
In questa regione la caccia ai cervidi è stata prorogata grazie alla deliberazione di Giunta regionale n. 253 dell’11 marzo 2013 e conseguenti deliberazioni delle Giunte provinciali. La motiviazione sul surplus di caccia, sarebbe dovuto al fatto che i prelievi precedentemente programmati sono stati in parte inficiati “dalle persistenti e prolungate nevicate dei mesi di gennaio e febbraio 2013“. In definitiva, sintetizza il Centro d’Intervento Giuridico “non ne avrebbero ammazzati abbastanza“. Dunque tutto prorogato proprio quando i cervidi si “ostinano a vivere” (se non impallinati) la loro stagione riproduttiva.
Femmine gravide uccise tutt’altro che ecologicamente, sottolinea Stefano Deliperi, e men che meno eticamente.
Il Centro di Intervento Giuridico riporta altresì quanto avrebbe scritto la fonte dello scatto. Si tratterebbe di un cacciatore che ritiene “scandaloso che, sino ad oggi, si sia potuto sparare a femmine di cervi e di caprioli, in avanzato stato di gravidanza. Come, ripeto, nessuna parola sarebbe pugno nello stomaco come una simile immagine; mi auguro che così – ha concluso il racconto del cacciatore - MAI PIU’ si consenta di cacciare sino a fine marzo, dato che le nascite iniziano a maggio. Uno dei tanti cacciatori disgustati da questa proroga della caccia al 31 marzo“.
 
IL GIORNALE DI VICENZA
2 APRILE 2013
 
«Perché perseguitare le volpi?»
La Regione Toscana aveva deciso di attuare una campagna di abbattimento delle volpi in tana, ma dopo le proteste dei cittadini ha sospeso per un mese il provvedimento, e forse lo abolirà del tutto.
 
La Regione Toscana aveva deciso di attuare una campagna di abbattimento delle volpi in tana, ma dopo le proteste dei cittadini ha sospeso per un mese il provvedimento, e forse lo abolirà del tutto. Qui a Vicenza mi sembra che le volpi vengano uccise ogni anno con "spedizioni punitive" proprio in questi mesi di primavera, come se fosse una cosa del tutto ovvia.
Qui da noi non protesta nessuno? A nessuno importa niente di questi animali? Li hanno sempre descritti come animali intelligentissimi e con un comportamento estremamente interessante, ma poi li perseguitiamo in ogni momento. Sono proprio così pericolosi?
Walter Giorio
Vicenza
 
CORRIERE DELL’UMBRIA
2 APRILE 2013
 
Gubbio, emergenza lupi affamati: stanno distruggendo allevamenti di ovini e bovini
Gli allevatori sono esasperati e sul piede di guerra: "Siamo in ginocchio"

A cura di Sara Minciaroni

 
Ci sono e sono affamati. I lupi. Per quanto la cultura eugubina sia molto legata a questo animale le recenti e numerose aggressioni ai danni degli allevamenti di bestiame hanno fatto scattare il campanello di allarme. Gli allevatori si dichiarano “messi in ginocchio” dalla ferocia dei mammiferi, che spinti dalla fame, aggrediscono pecore e mucche. “Una volta ho rischiato anch’io di essere azzannato - queste le parole di un allevatore di Fratticiola Selvatica - ho cercato di difendere il mio gregge e l’animale si è scagliato contro di me. Mi è andata bene. Ci hanno rimesso solo gli animali”.
Ma il problema è ampio e non solo di natura animalista. Gli aspetti che tocca passano per l a politica e le amministrazioni e arrivano fino all’economia. Oltre allo strazio di ritrovare animali dilaniati, per gli allevatori, dopo il passaggio dei lupi, arrivano sempre conti da pagare: per il sopralluogo dei veterinari, per le cure delle bestie rimaste ferite e per lo smaltimento delle carcasse delle vittime. La Regione in questi casi prevede dei rimborsi per il sostegno degli allevatori, quando appunto i loro animali vengono assaliti dai lupi.
Notizia integrale nel Corriere dell’Umbria del 2 aprile
 
MATTINO DI PADOVA
2 APRILE 2013
 
«Pasquina», salvato e curato un daino investito a Monselice
Domenica di Pasqua al lavoro per gli agenti della polizia provinciale: un daino è rimasto ferito in un incidente ma è stato prontamente curato

 
 
PADOVA. Insolita domenica di Pasqua per la Polizia Provinciale. Alle 9 arriva una chiamata alla centrale operativa per un intervento urgente di soccorso a un daino coinvolto in un incidente stradale verificatosi in via Solana a Monselice. Un'auto ha travolto un bellissimo esemplare che è rimasto a terra ferito. Così sono intervenuti prontamente gli agenti assieme al veterinario dell’Ulss 17 Ferdinando Zanin che gli ha praticato le prime cure.
Le condizioni del daino sono apparse subito precarie: si era fratturato l'omero della zampa anteriore destra, alcune coste e il bacino oltre a numerose escoriazioni. Gli agenti della polizia provinciale si sono attivati per trovare una persona disponibile ad accogliere il cucciolo almeno fino al lunedì di Pasqua offrendogli ricovero e cibo. La catena di solidarietà è scattata immediatamente e il cucciolo ha trovato ospitalità dal signor Gianni Toniolo. Il piccolo daino è stato «battezzato» Pasquina visto che si tratta di un bellissimo esemplare femmina.
«Gli agenti - ha detto l'assessore provinciale Enrico Pavanetto - guidati dal comandante Augusto Cecchini, hanno operato con professionalità per il salvataggio del daino. Purtroppo i traumi subiti dagli esemplari di fauna selvatica rappresentano una triste realtà. Grazie all'intervento tempestivo spero che l'animale recuperi velocemente e possa essere rimesso in libertà. Il consiglio è di percorrere con attenzione e prudenza le strade Parco dei Colli Euganei e dei territori limitrofi, in modo da riuscire a rallentare e frenare nel caso in cui un esemplare di fauna selvatica attraversi improvvisamente la carreggiata».
 
CON I PIEDI PER TERRA
2 APRILE 2013
 
Pasqua: molti agnelli sono arrivati dall’Est
 
Neppure la tradizione dell’agnello pasquale ha vinto la crisi: anzi la concorrenza estera, con prodotti a minor prezzo, si è imposta sulle tavole degli italiani, mettendo ancora piu’ in difficolta’ gli allevatori locali. La denuncia viene da Confagricoltura, secondo cui si è registrato un “forte calo” della domanda di agnello. “Le aziende ovicaprine – informa Confagricoltura – hanno avuto una sensibile riduzione degli ordini anche del 40%, con la GDO che ha gia’ previsto offerte speciali per questo tipo di carni. E le quotazioni all’origine sono diminuite sensibilmente attestandosi, per l’agnello sardo a peso vivo al di sotto di 5 euro/kg. Il settore si e’ v isto ridurre considerevolmente gli ordini, da un lato per un aumento delle importazioni di agnelloni da Ungheria, Macedonia, Spagna ma anche e soprattutto per u n forte calo delle richieste dei consumatori”.
Abbastanza stabili i consumi di uova, con un aumento anche del 20% nella settimana di Pasqua – fa presente Confagricoltura – ma molto meno degli anni scorsi. Le quotazioni all’origine sono di circa 80 centesimi/confezione di 6 uova. In diminuzione, nel periodo pasquale, del 4-5% le vendite delle carni avicole, con prezzi al produttore, per animale vivo, di circa 1,20 euro/kg. “Indubbiamente – osserva l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – le uova e il pollo sono prodotti a buon mercato, duttili in cucina, su cui si stanno orientando maggiormente le scelte dei consumatori nel periodo pasquale, attenti alla qualita’ ma soprattutto al risparmio. Preoccupano pero’ i risultati insoddisfacenti della zootecnia nel suo complesso, in particolare del settore suinicolo con un calo degli ordini del 20-30%, nonostante i prezzi all’origine siano bassi (1,40 euro/kg per animale vivo)”.
 
GO NEWS
2 APRILE 2013
 
I cacciatori dalla parte degli animali: "Basta con la 'mattanza' di cinghiali nell'ex Smi di Campo Tizzoro"
L'associazione chiede che vengano fermati gli abbattimenti da parte delle guardie venatorie dove non siano accertati danni alle colture
 
"Fermiamo l'abbattimento dei cinghiali. Non ha senso ciò che è accaduto e sta accadendo". A lanciare l'appello questa volta non sono gli animalisti, ma i cacciatori. L'associazione cinghialai della provincia di Pistoia, presieduta da Daniele Pacelli, e Federcaccia chiedono infatti che vengano fermati gli abbattimenti dei cinghiali da parte delle guardie venatorie dove questo animale non fa danni.
Secondo le due associazioni nell'area dell'ex Smi di Campo Tizzoro (San Marcello Pistoiese) si starebbe assistendo ad una vera e propria "mattanza" col timbro della Provincia e il silenzio del Wwf che gestisce quel territorio. In una riunione, tenutasi a San Marcello Pistoiese, alla quale hanno partecipato circa 200 cacciatori, in rappresentanza di una assai più larga platea di interessati ma che per limiti di capienza dei locali non potevano presenziare, sia Daniele Pacelli, sia Federcaccia si sono detti d'accordo sul totale abbattimento del cinghiale dove l'animale non deve stare e dove fa veramente danni. Non è il caso, "e per questo siamo assolutamente contrari", dicono le due associazioni, dell'oasi ex Smi, "in piena area vocata, cioé dove secondo il piano faunistico provinciale di Pistoia la presenza del cinghiale è compatibile con il territorio".
 
NEL CUORE.ORG
2 APRILE 2013
 
VERGATO (BO) DICHIARA GUERRA AI PICCIONI: MULTE FINO A 500 EURO
Ricorso al Tar contro l'ordinanza del sindaco
 
Divieto assoluto di dar da mangiare ai piccioni e periodici interventi di cattura ed (eventuale) eutanasia degli esemplari denutriti o malati con multe fino a 500 euro. Il Comune di Vergato, sull'Appennino in provincia di Bologna, ha dichiarato "guerra" ai piccioni. Secondo l'amministrazione comunale, le segnalazioni dei cittadini sono continue e la "crescente massa di deiezioni" danneggia edifici, balconi e marciapiedi, e causa anche degrado ai monumenti. E ancora: "è invalsa l'abitudine" di dar da mangiare ai colombi e questa "alimentazione incontrollata" aumenta "in modo innaturale" la loro capacità di riproduzione e "richiama un gran numero di esemplari anche da zone limitrofe". E' quanto si legge nell'ordinanza del sindaco Sandra Focci, che all'inizio di febbraio ha deciso di mettere al bando i colombi con un provvedimento urgente per motivi igienico-sanitari.
Contro l'ordinanza "piccionicida", nei giorni scorsi hanno presentato ricorso al Tar due associazioni animaliste, indignate all'idea di una possibile eutanasia dei piccioni: l'udienza è fissata per l'11 aprile. A sostegno della propria decisione, Focci richiama il preparere dell'ufficio Igiene e sanità pubblica dell'Ausl e anche il piano di controllo dei piccioni adottato dalla Provincia di Bologna in dicembre. Da un lato, dunque, Vergato prevede la possibile eutanasia dei piccioni "pericolosi", dall'altro il divieto assoluto di alimentare i volatili "urbanizzati" presenti sul territorio, con "espresso divieto di gettare al suolo granaglie, scarti e avanzi alimentari".
Chi trasgredisce rischia una sanzione amministrativa dai 50 ai 500 euro. Ma le prescrizioni del Comune non fini scono qui: i proprietari immobiliari, pubblici o privati che siano, devono provvedere nel più breve tempo possibile "al risanamento e alla ripulitura dei locali e degli anfratti in cui i piccioni abbiano nidificato e depositato guano". Tutte le aperture (come quelle degli impianti di areazione), poi, devono essere chiuse con griglie o reti ed è necessario "impedire la sosta abituale o permanente dei piccioni sui terrazzi, sui davanzali e nei cortili", se serve "applicando dissuasori in plastica non cruenti".
 
LA ZAMPA.IT
2 APRILE 2013
 
Toscana, il mistero dei delfini spiaggiati
Nel Grossetano trovato morto un altro cetaceo: è il decimo  dall’inizio dell’anno
 
Grosseto - Un n altro delfino trovato morto in Toscana: è stato trasportato a riva sulla spiaggia dell’Osa, nel Grossetano, da un forte vento di libeccio. È il decimo dall’inizio dell’anno solo sulle coste maremmane, ma da gennaio in tutta la regione si sono verificati 25 spiaggiamenti di cetacei. Un numero ritenuto anomalo dagli stessi esperti dell’Arpat, l’agenzia regionale per l’ambiente. Già nel 2012 gli spiaggiamenti furono 35, il numero più alto in Toscana dal 1986. La chiamano “malattia dei delfini”, e non sanno ancora in cosa precisamente consiste, ma il dato certo è che continua a uccidere molti animali: ora sono 45 quelli trovati morti sulle spiagge del Tirreno dai primi di gennaio.  
Tra le possibili ragioni, oltre al ruolo del “Morbillivirus” o di altri agenti biologici, si valutano gli «agenti inquinanti organici» che si accumulano nei tessuti dei cetacei e che possono alterarne le risposte immunitarie. 
A fine febbraio era stata trovata morta nel porto di Civitavecchia una «stenella coeruleoalba» e il ministero dell’Ambiente aveva ricordato che altre due carcasse di «stenella striata» erano state scoperte sulle spiagge del Lazio, a Terracina e Sperlonga. La giovanissima delfina era morta mentre nuotava nella darsena dei pescherecci del porto di Civitavecchia ed era stata al centro di una coinvolgente operazione di soccorso cui avevano assistito decine di persone. Particolare toccante, al largo c’era anche il branco di stenelle cui apparteneva. 
Secondo il ministero dell’Ambiente alcune indicazioni fanno pensare che gli animali siano vittime di infezioni batteriche, ma solo analisi accurate potranno stabilire con certezza il motivo della strage. La causa più probabile potrebbe essere di natura infettiva (in numerose carcasse è stata rinvenuta traccia di un batterio, photobacterium damselae, che può portare a sindrome emolitica e lesioni ulcerative). Per questo motivo i ricercatori pongono attenzione all’eventuale presenza di virus e all’eventuale fioritura di alghe anomale. 
«La morte anche di un solo delfino, se non avvenuta per cause naturali, rappresenta una perdita intollerabile» dice il presidente di Marevivo, Rosalba Giugni, ricordando come la conservazione della biodiversità sia basilare per la vita sul Pianeta.  
Tursiopi, stenelle, grampi, globicefali e pseudo orche sono animali in via di estinzione perché finiscono spesso nelle reti dei pescatori, sono vittime dell’inquinamento e della crescente scarsità di pesce. Un dossier pubblicato da Wwf e Whale and Dolphin Conservation Society (Wdcs) chiama in causa anche i cambiamenti climatici, sempre più dannosi per i cetacei: dal raffreddamento delle acque del mare per lo scioglimento dei ghiacci al declino, in aree di particolare importanza, delle popolazioni di krill, banchi di piccoli crostacei che vivono sotto lo strato di ghiaccio polare e che rappresentano la principale fonte di cibo per i cetacei. 
Ogni anno, da settembre a marzo, i pescatori giapponesi catturano e uccidono circa 23 mila esemplari di delfino, in modo spesso brutale e violento: i pescatori, su una barca, una volta avvistato il branco picchiano su pali di acciaio per creare un muro di suoni e disorientare i cetacei, indirizzandoli verso baie e fiordi.  
Ma l’imboccatura delle insenature è bloccata dalle reti e qui inizia la selezione degli animali: i più giovani vengono strappati alle madri per finire nei delfinari, altri vengono arpionati e smembrati per utilizzarne le carni a scopi alimentari. 
 
IL TIRRENO
3 APRILE 2013
 
I delfini stanno morendo anche per fame
 
È la nuova ipotesi che avanza il ministero dell'Ambiente sulla strage di stenelle lungo il Mar Tirreno
È salito a 94 il numero di delfini morti lungo le coste del mar Tirreno, mentre sono 125 gli animali spiaggiati nei primi tre mesi di quest'anno. Lo comunica il ministero dell'Ambiente spiegando che è ancora sconosciuta la causa della morìa, «ma si fa strada l'ipotesi dell'inedia: quasi tutti gli animali non mangiavano da giorni». Insomma, questi delfini sarebbero morti di fame.
In quasi tutti gli animali analizzati non sono state trovate tracce di cibo nello stomaco, spiega il ministero. Le stenelle si cibano prevalentemente di piccole prede come naselli, seppie, calamari e sogliole, tutte specie soggette a attività di pesca intensiva. Quindi, stando a queste nuove ipotesi, si potrebbe affermare che non si tratterebbe più di una sola causa scatenante, ma di una serie di concause: la somma di un aumento della popolazione di stenelle; scarsità di cibo a causa della pesca intensiva; e il poco cibo disponibile, più inquinato a causa dell'invasione di habitat costieri. Sinora, i principali indagati della straordinaria moria rimangono il morbillo (morbillivirus delphini) e il batterio photobacterium damselae, anche se - osserva il ministero - l'importanza data in precedenza al morbillo sembra diminuire in seguito alle ultime scoperte dei ricercatori del Cert (Cetaceans stranding emergency response team).
 
GEA PRESS
2 APRILE 2013
 
Lecco – le foto ed il video dell’orso goloso
Per la terza notte consecutiva a Premana - I consigli della Polizia Provinciale
 
Il più classico dei cibi per un orso “goloso” quasi come Winnie-the-Pooh, il noto personaggio dei cartoni Disney. L’orso che  per la terza notte consecutiva si fa notare nei boschi di Premana, sembra avere una passione particolare per il dolce miele. La meta è sempre quella, le arnie in località Aquaduscio. La Polizia Provinciale, con l’ausilio delle fototrappole è ora riuscita a documentare la presenza. Le prime segnalazioni risalgono infatti a venerdì scorso in località Luera e Mosnico, sempre a Premana. Orme inequivocabili ed alcune segnalazioni giunte alla Guardia Forestale di Margno da parte di valligiani della zona.
La Polizia Provinciale di Lecco, subito intervenuta, aveva poi trovato alcune tracce di pelo. E’ probabile che l’orso abbia trascorso il letargo in Val Gerola. Le tracce erano state infatti rinvenute nelle ultime settimane a Fenile, a sud della Valtellina. Per l’Assessore all’Ambiente Carlo Signorelli, responsabile per la Provincia di Lecco del progetto Life ARCTOS, si potrebbe trattare di un maschio schivo e timoroso.
La Polizia Provinciale si è premurata di fornire, già nei giorni scorsi, alcune informazione su come comportarsi nel caso di incontro con l’orso, sebbene si tenga a precisare come non vi sia alcun pericolo per l’uomo. Anzi se si avvista un orso si può godere tranquillamente di questa rara opportunità senza pericoli, ma non è opportuno avvicinarsi. A riprova di ciò vi è lo stesso dato relativo agli ultimi 150 anni per l’intera penisola: nessuna documentazione di aggressioni dell’orso bruno nei confronti dell’uomo.
Quando è capitato di incontrarlo, i precedenti riferiscono di un animale che si comporta in modo schivo e timoroso. Come deve allora comportarsi l’uomo?
Sempre secondo la Polizia Provinciale di Lecco qualora si dovesse incontrare il plantigrado a pochi metri di distanza, è importante mantenere la calma e far notare la propria presenza parlando a voce alta. In tal maniera l’orso si allontanerà. Se si dovesse alzare in piedi, ciò non significa che stia per attaccare, ma, come altri animali selvatici (lepre, marmotta), anche l’orso assume questa posizione solo per meglio osservare il territorio e identificare “l’intruso”. È comunque opportuno allontanarsi lentamente, senza correre, lasciando sempre una via di fuga all’orso. Maggiore cautela, spiega sempre la Polizia Provinciale, nel caso ci s i imbatta in un piccolo di orso in quanto quasi sempre c’è la madre nelle vicinanze, mentre è assolutamente da evitare l’interposizione tra l’orso affamato e la sua preda.
VEDI FOTOGALLERY E VIDEO:
 
NEL CUORE.ORG
2 APRILE 2013
 
NORTH CAROLINA: FA UN TATUAGGIO AL CANE, LO ACCUSANO DI CRUDELTA'
Il protagonista: "Serve per l'identificazione"

 
Un veterano dell'esercito del North Carolina, specialista in tatuaggi, è finito nel mirino di alcune associazioni animaliste americane, che l'accusano di maltrattamento per aver tatuato il suo pitbull, Duchess, ed aver postato online le foto del cane. Ernesto Rodriguez deve fare i conti con un'inchiesta del Dipartimento Salute e controllo animale della contea di Stokes (la Contea può essere paragonata alla nostra Provincia) per l'"intervento" su Duchess eseguito nello "studio" che l'ex soldato ha aperto nella cantina di casa sua. Rodriguez si è difeso sostenendo di aver voluto "distinguere" la sua pitbull dagli altri cani usando un emblema che rappresenta la sue linea di discendenza. "Quando marchiano una vacca o fanno un tatuaggio sui cavalli, non li stanno maltrattando. Li stanno proteggendo perché non si perdano", ha detto.
I funzionari della contea, dopo un'ispezione, hanno emesso a carico di Rodriguez una diffida a proseguire con la sua attività finché non otterrà le adeguate autorizzazioni. Sotto il profilo del controllo animale il veterano è risultato in regola. Su Facebook ha "ringraziato per la pubblicità" i "fanatici" che l'avevano accusato ed ha aggiunto: "Che spreco di denaro pubblico!"
 
AGI
2 APRILE 2013
 
Animali: elefanti in Africa dimezzati in pochi anni
 
New York - Gli elefanti della foresta africana sono stati letteralmente decimati nel corso dell'ultimo decennio, a livelli tali da far temere per la loro sopravvivenza. Lo afferma uno studio dello zoo di San Diego pubblicato dalla rivista Plos One. Lo studio, il piu' grande mai condotto nell'area, ha coinvolto piu' di 60 scienziati di diverse istituzioni, che hanno studiato gli elefanti in cinque paesi, Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Gabon e Repubblica del Congo per un totale di quasi 92mila giorni, percorrendo 13mila chilometri a piedi e analizzando piu' di 11mila mucchi di letame di elefanti. Il risultato e' stato che il 62 per cento degli elefanti e' stato ucciso dai bracconieri nell'ultimo decennio, con una diminuzione nella popolazione cosi' veloce da far temere per l'estinzione a breve: "non solo - rincarano gli autori - abbiamo osservato che un terzo di quello che fino a pochi anni fa era il loro habitat ora e' diventato troppo pericoloso".
 
CORRIERE DELLE ALPI
2 APRILE 2013
 
Una dolce morte per il volpino
Il veterinario gli ha fatto l’eutanasia dopo aver ravvisato congiuntivite e cimurro

Gigi Sosso

 
BELLUNO. Dolce morte per il volpino. Il veterinario dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie ha dovuto praticare l’eutanasia al cucciolo di volpe, che sabato pomeriggio si era spinto fino a via Segato, ai piedi della scalinata del centralissimo Palazzo di Giustizia: congiuntivite e cimurro. Il piccolo, un maschio di non più di un anno di età era stato in un primo momento salvato dai Vigili del fuoco, che l’avevano affidato a un agente della Polizia provinciale per tutti gli esami del caso. Una volta nella struttura di via Cappellari, la visita medica ha evidenziato una grave congiuntivite, che gli ha minato la vista e fatto perdere l’orientamento e molti segnali di questa grave malattia, che colpisce non soltanto le volpi, ma anche i cani e sferra il suo attacco soprattutto al sistema nervoso.
Ma non c’erano proprio alternative? Questo cucciolo era davvero incurabile e dal destino segnato? Il vicecomandante della Polizia provinciale, Oscar Da Rold ha seguito con attenzione e quasi partecipato alla storia di questa bestiola talmente coraggiosa e anche affamata da raggiungere il centro cittadino: «Il medico dell’istituto ha fatto tutto quello che serviva con attenzione e scrupolo. Prima di prendere una decisione così definitiva, ha fatto tutte le analisi e le considerazioni richieste dal caso. Il volpino non stava bene e di questo ce n’eravamo accorti tutti, già al momento. Non si trattava di rogna, perché la pelliccia era in buone condizioni, ma il primo problema stava nella malattia degli occhi, che glieli ha velati, impedendogli di vederci bene e, di conseguenza, facendogli perdere la bussola e il secondo in questa forma di cimurro, che spesso non lascia possibilità di scampo alla fauna selvatica, provocando anche dei danni a livello cerebrale. Purtroppo non c’erano speranze di tenerlo in vita. Ci sarebbe piaciuto tanto raccontare una bella storia pasquale con il suo ritorno nei boschi come lieto fine, ma non c’è proprio stata questa opportunità e ci dispiace molto».
C’è qualche idea su come la piccola volpe abbia potuto raggiungere il centro, nel traffico della giornata di mercato, mentre lo stesso veterinario le sta praticando l’autopsia: «È probabile che sia salita in città, lungo la valle dell’Ardo», conclude Da Rold, «non ci vuole poi molto a ritrovarsi in mezzo al bosco, quando hai lasciato la periferia. L’esame autoptico servirà a stabilire con precisione di cosa soffrisse l’animale. Informazioni utili, perché stiamo uscendo da un periodo di rabbia silvestre e non vorremmo che questa malattia già così grave venisse sostituita dal cimurro. I sintomi che avevamo potuto rilevare coincidono, a cominciare dagli spasmi muscolari. Nel frattempo, abbiamo scoperto che era maschio e dalla dentatura siamo riusciti a stabilire la sua età, fissandola in un anno. Peccato: sarebbe stato bello riportarlo a casa, ma proprio non è stato possibile, nonostante tutti gli sforzi che sono stati fatti».
 
ALGUER
3 APRILE  2013
 
Alcuni recenti episodi hanno spinto l´assessore Riva a mettere in guardia i cittadini. La Polizia Municipale vigilerà nelle zone interessate dalla presenza di cani e gatti al fine di prevenire situazioni di maltrattamenti
Animali maltrattati: emergenza ad Alghero
 
ALGHERO (SS) - Animali avvelenati e abbandonati, un gatto seviziato e un altro ferito a morte in circostanze sospette negli ultimi giorni: sono episodi che ad Alghero ( ma anche a Sassari) hanno riportato all’attenzione, oltre che sulla crudeltà umana, sull’obbligo del rispetto delle leggi. Per questo l’Assessorato all’Ecologia del Comune su iniziativa dell’assessore Elena Riva mette in guardia i cittadini: «gli animali liberi o accuditi sono tutelati secondo il disposto della legge 281/1991. Nel caso in cui si ravvisassero gli estremi del maltrattamento sarà applicato quanto previsto dalla legge. Nello specifico, l’articolo 544 bis del Codice Penale prevede : chiunque, per crudeltà o necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi». Richiamato, inoltre, anche l’articolo 544 ter del Codice Penale che prevede: «chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a otto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro». La Polizia Municipale vigilerà nelle zone interessate dalla presenza di cani e gatti al fine di prevenire situazioni di maltrattamenti. «Da ricordare – specifica l’Assessore Elena Riva – che la presenza dei gatti in diverse zone della città rappresenta una strategia naturale ed efficace di lotta alla presenza di piccoli animali, specialmente dei topi».
 
GEA PRESS
3 APRILE 2013
 
Sorgono (NU) – cane colpito da fucile caricato a pallettoni
 
E’ ancora in prognosi riservata il cagnolone meticcio, incrocio di maremmano, raggiunto da un colpo d’arma da fuoco sparato verosimilmente da un fucile caricato a pallettoni. Tre proiettili sarebbero rimasti nel corpo dell’animale, giudicato inoperabile dal veterinario.
Il fatto è accaduto ieri a Sorgono, in provincia di Nuoro, dove i Carabinieri della locale stazione sono immediatamente intervenuti a seguito della segnalazione della proprietaria del cane.
L’animale, a quanto pare, al momento dello sparo si trovava nei pressi di un’abitazione. Sono in corso le indagini dei Carabinieri coordinate dal Comando Compagni di Tonara per risalire all’autore del gesto, che probabilmente dovrà rispondere non solo di maltrattamento di animali ma anche di esplosioni pericolose in prossimità di abitazioni.
 
IL TIRRENO
3 APRILE 2013
 
Avvelenati due cani e un’altra decina di gatti
A Montiscendi di Pietrasanta continuano gli attacchi alla colonia felina: un piccolo è morto, gli altri sono stati salvati dall’intervento del veterinario.
 
PIETRASANTA (LU). Un avvelenamento di massa, quello andato in scena negli ultimi giorni a Montiscendi: nel mirino una decina di gatti e due cani. Una storia, triste e sconvolgente, che avevamo già denunciato nelle scorse settimane e che continua a ripetersi. Uno dei gatti è morto, gli altri animali sono tutti sotto trattamento, con dosi importanti di vitamina k. Un altro gattino è stato trovato ai lati della strada con la schiena spezzata.
Come detto anche due cani rimasti avvelenati: forse hanno bevuto acqua nelle ciotole dei gatti. Sugli episodi indagano i carabinieri.
 
LA PROVINCIA PAVESE
3 APRILE 2013
 
l’allarme
Sannazzaro (PV), cani avvelenati
Bocconi sospetti in campagna, morto un animale in zona Biraga
 
SANNAZZARO (PV). Il primo caso di avvelenamento è avvenuto un mese fa e si pensò ad un fatto accidentale; ieri un secondo cane è morto avvelenato dopo aver trangugiato un boccone, quasi certamente avvelenato, trovato lungo il camminamento che, dalla tangenziale nord di Sannazzaro, porta in campagna, nell’area della Biràga, zona notoriamente frequentata da chi fa trekking a piedi e da chi porta a passeggio i cani.
Il proprietario, tecnico di professione alla raffineria Eni ed appassionato cinofilo, racconta: «Quando il mio Bretton, una femmina di dieci anni, ha dato evidenti segnali di avvelenamento l’ho portata subito dal veterinario che ha constato un grave caso di avvelenamento causato da sostanze altamente tossiche presenti nel liquido antigelo delle autovetture. Qualcuno ha volutamente avvelenato un boccone abbandonandolo a meno di cinquanta metri dalle case, un autentico caso di pura incoscienza oppure un gesto programmato e voluto».
Il povero cane sarebbe rimasto per tre giorni in agonia; ieri è morto tra lo sgomento dell’intera famiglia dell’allevatore che era molto affezionata all’animale. Ancora il proprietario: «Anche il veterinario è rimasto allibito da tale episodio. Non si vuole fare dell’allarmismo, ma intendo segnalare a chi passeggia abitualmente in quella zona di fare molta attenzione perché ho saputo che non è la prima volta che accadono su quel sentiero episodi del genere».
Di recente altri episodi di avvelenamento erano stati segnalati in altre zone della provincia di Pavia, ma a pochi chilometri di distanza da Sannazzaro.
E’ giustificato, quindi, l’allarme tra i proprietari di animali che hanno deciso di rendere pubblico quanto accaduto per mettere in guardia gli altri padroni di cani.
 
IL TIRRENO
3 APRILE 2013
 
«Animali abbattuti dentro l’oasi del Wwf»
L’accusa dell’Associazione cinghialai e di Federcaccia: «Esemplari uccisi alla ex Smi: troviamo un accordo, o non collaboreremo più con la Provincia»
 
PISTOIA. «Fermiamo l'abbattimento dei cinghiali. Non ha senso ciò che è accaduto e sta accadendo». L'Associazione cinghialai della provincia di Pistoia, presieduta da Daniele Pacelli, e Federcaccia chiedono che vengano fermati gli abbattimenti dei cinghiali da parte delle guardie venatorie «dove l’ animale non fa danni».
In una riunione a San Marcello, alla quale hanno partecipato circa 200 cacciatori in rappresentanza di una più larga platea di interessati, sia Daniele Pacelli sia Federcaccia si sono detti d'accordo sul totale abbattimento del cinghiale dove l'animale fa veramente danni. Ma non, ad esempio, nel caso dell'oasi ex Smi (tra l'altro gestita dal Wwf), in piena area vocata, dove secondo il piano faunistico provinciale di Pistoia la presenza del cinghiale è compatibile con il territorio. «Siamo assolutamente contrari al suo abbattimento in forma metodica, indiscriminata e con l'ausilio dell'appastamento». Quindi basta uccidere cinghiali nell'oasi. «Abbiamo assistito a cose che assolutamente non approviamo: con un metro di neve, gli animali affamati e alla disperata ricerca di cibo, sono stati richiamati all'interno dell'oasi con abbondanti quantità di cibo, attirati dentro recinti appositamente predisposti e qui abbattuti dalle guardie provinciali. Fortuna che è un'oasi gestita dal Wwf. Ma la cosa che non può essere tollerata è che dentro quei recinti, per via della fame, non sono stati attirati solo quei pochi animali ancora presenti nell'oasi, ma anche quelli che stazionavano a chilometri di distanza».
Le motivazioni date per questa scelta, spiega l’Associazione cinghialai, sono state due. «La prima i danni che i cinghiali avrebbero fatto nella zona intorno all'oasi. Ma dai dati in possesso dell'Atc nel raggio di 200 metri dall'oasi, cioè quelli dove per legge può esserne chiamato a rispondere il gestore, non ci sono danni. Né ci potrebbero essere perché è tutto territorio boschivo. Il secondo parametro è il numero di questi animali. Ebbene anche questo parametro va calibrato non sulla sola zona dell'oasi, ma sull'intera area vocata della provincia di Pistoia. Così vediamo che la popolazione di cinghiali è assolutamente dentro i parametri ed in forte calo rispetto agli anni passati.
Ci chiediamo, e domandiamo, se fossero stati i cacciatori ad abbattere dei cinghiali in un oasi gestita dal Wwf cosa sarebbe successo? Forse ci sarebbe stata un'interpellanza parlamentare in merito. Per queste ragioni e per la sordità della Provincia alle richieste giunte dall'Associazione cinghialai e da Federcaccia crediamo che debba essere presa in seria considerazione e messa in atto ogni azione di intervento. Non ultima la sospensione di qualunque forma di collaborazione con l'amministrazione provinciale per tutti quegli interventi a salvaguardia dell'agricoltura che fino ad oggi sono stati attuati».
«Siamo consci e dispiaciuti - proseguono le due associazioni - perché questa posizione potrebbe creare problemi, ma non abbiamo altre alternative e speriamo che la nostra protesta sensibilizzi anche il mondo agricolo, che dovrebbe essere nostro alleato in questa battaglia. I cacciatori sanno benissimo che in primo luogo deve essere tutelato quel mondo. Protetto dalle specie che possono incidere negativamente sulle coltivazioni. Fino ad oggi lo hanno dimostrato e vorrebbero continuare a farlo, a condizione che si trovi un punto d'incontro che soddisfi ambedue le parti».
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2013
 
VARESE SI MUOVE: VERSO LO STOP AI CIRCHI CHE SFRUTTANO GLI ANIMALI
Il tema sul tavolo del consiglio comunale
 
Varese vuole vietare i circhi con animali. E domani sera arriverà sul tavolo del consiglio comunale il nuovo regolamento su luna park e carovane circensi. Un passaggio, all'apparenza, di routine, perché il regolamento è ormai vecchio. Ma il consigliere di Movimento Libero, Alessio Nicoletti, presenterà un emendamento per inserire una norma che renda più complicato il rilascio di permessi ai circhi che usano animali. E la maggioranza potrebbe sostenere la sua iniziativa.
Mentre in commissione Commercio la proposta di Nicoletti - scrive La Provincia di Varese - non aveva riscosso molto successo, ieri mattina, durante una discussione tra assessori e consiglieri, è emersa la decisione di appoggiarla. Niente di ufficiale, per ora. Ma sembra che le battaglie animaliste stiano prendendo piede anche nella giunta varesina.
Il sindaco Attilio Fontana avrebbe dato il via libera ai suoi assessori su questo progetto. D'accordo anche il titolare dell'Ambiente Stefano Clerici: "Ci sono molti casi in cui gli animali vengono maltrattati. Naturalmente non si può generalizzare, ma il Comune, da parte sua, per quei circhi che chiederanno di venire in città, potrà inasprire i controlli e richiedere il rispetto di elevati standard di qualità del trattamento degli animali. Ad esempio la grandezza della gabbia e il modo in cui vengono addestrati".
Il Comune, se si limitasse ad emanare un divieto, rischierebbe di essere trascinato in tribunale dalle compagnie circensi. "Ma faremo capire che a Varese chiediamo il rispetto degli animali". Da qui la spinta della giunta "affinché il voto su questa proposta sia con diviso e ampio in consiglio comunale".
 
GEA PRESS
3 APRILE 2013
 
Capua (CE) – Un prato coperto di reti – sequestrato maxi impianto per la cattura dei beccaccini
Intervento del Comando Stazione Forestale di Capua - L'uccellagione al servizio di un ricco mercato illegale

 
Un prato di beccaccini, ma tutti virtuali. Il loro canto, infatti, proveniva dai richiami in funzione in località “via Frascale” nel Comune di Capua (CE). Un lungo appostamento, quello del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Caserta, iniziato già alcuni giorni prima dell’intervento. Infine la denuncia del presunto uccellatore di Capua.
E’ stato individuato mentre si accingeva a controllare le reti di un impianto che si presentava  subito di ragguardevoli dimensioni. Dieci reti e due richiami acustici elettromagnetici. La struttura era divisa in due sequenze separate fra loro. La prima di sei reti ognuna della lunghezza di circa 20 metri. La seconda di quattro reti fisse ognuna di eguale lunghezza delle prime. L’altezza delle reti era di circa due metri e mezzo, ed ognuna delle due sequenze (tesa) era servita da un richiamo sistemato all’interno di un secchio.
In tal maniera, gli uccelli selvatici, attratti dall’ingannevole richiamo, finivano nelle reti. Le indagini sono ora volte ad accertare se la struttura potesse essere in uso ad altre persone. Ad essere sequestrate sono state, oltre le reti ed i richiami, anche due batterie di ricambio ed un caricabatteria. Questi ultimi sono stati rinvenuti nelle vicinanze.
Secondo la Forestale, la pratica dell’uccellagione alimenta un vasto e remunerato mercato illegale di uccelli di cattura.
 
CASERTA NEWS
4 APRILE 2013
 
Richiami acustici e reti per catturare uccelli smantellati dal Corpo Forestale
 
Capua (Caserta) - A seguito di segnalazione pervenuta al numero verde di emergenza ambientale 1515 del Corpo Forestale dello Stato, il personale del Comando Stazione di Caserta si portava in località "Via Frascale" del Comune di Capua (Caserta), ove venivano individuati alcuni richiami in funzione che riproducevano il canto dei "beccaccini". I forestali, perlustrando il fondo, notavano a ridosso dei richiami acustici, delle reti montate per l'uccellagione, pertanto si provvedeva ad effettuare un appostamento al fine di individuare eventuali bracconieri.
L'appostamento iniziato dalle prime ore del mattino dei giorni successivi, permetteva di sorprendere M.T., di 50 anni, residente a Capua, mentre si accingeva a controllare le reti per verificare l'eventuale cattura di volatili. Si procedeva, pertanto, a deferire M.T. all'Autorità Giudiziaria ed a sequestrare la struttura, reti e richiami, due batterie di ricambio ed un caricabatteria, quest'ultimi rinvenuti nelle vicinanze. Il predetto impianto di cattura illegale, era costituito da n° 10 reti e da due richiami acustici elettromagnetici. In particolare, era diviso in due tese distinte e separate: la prima costituita da n° 6 reti fisse della lunghezza di circa mt. 20 ognuna, montate con una tesa orizzontale al terreno e con il relativo richiamo acustico elettromagnetico posizionato a terra sotto le reti, e la seconda composta da n° 4 reti fisse della stessa lunghezza, con una tesa verticale al terreno per un altezza di circa 2.5 metri ed il relativo richiamo elettroacustico, ubicato all'interno di un secchio e posizionato tra le reti. I richiami acustici in funzione, riproducenti il verso della fauna selvatica, posizionati tra le reti, avevano lo scopo di attrarre i volatili di passaggio al fine farli impigliare nelle reti e catturarli. I controlli proseguono al fine d i verificare se il denunciato, M.T., si avvalesse di eventuali complici, atteso che questa pratica alimenta purtroppo un vasto e remunerato mercato illegale di uccelli da cattura.
 
IL RESTO DEL CARLINO
3 APRILE 2013
 
Scoperti e sequestrati due allevamenti abusivi
Fossombrone
Il Corpo Forestale dello Stato e l'Asur hanno trovato 21 suini e 45 caprini privi di qualsiasi identificazione e documentazione sanitaria
 
Pesaro - Un allevamento abusivo di suini e uno di caprini, situati in località Santa Maria della Valle di Fossombrone (Pesaro Urbino), sono stati posti sotto sequestro sanitario in seguito a un accertamento del Corpo Forestale dello Stato e dei Servizi Veterinari della Asur Marche – Area Vasta n.1 zona territoriale - Fano.
Il personale intervenuto ha accertato la presenza di 21 suini e 45 caprini privi di qualsiasi identificazione e documentazione sanitaria (Certificazione sanitaria, registro di stalla e dei Farmaci) constatando peraltro che né l’ allevamento di suini né quello dei caprini risultavano registrati presso il Servizio Veterinario, come previsto dalla vigente normativa. All’interno di una cella frigo di un laboratorio non autorizzato, inoltre, è stato trovato un bovino regolarmente macellato.
Al proprietario sono state applicate sanzioni amministrative per un totale di 16mila euro  per la mancata registrazione degli allevamenti e per la detenzione presso un locale non autorizzato di carne macellata. Gli allevamenti inoltre sono stati posti sotto sequestro sanitario; in tal modo, nei prossimi giorni, gli animali potranno essere identificati mediante l’applicazione delle marche auricolari e sottoposti agli accertamenti diagnostici previsti dalla legge.
L’operazione è stata condotta dal Comando Stazione Forestale di Fossombrone, unitamente al Personale dell’Asur Marche - Servizi Veterinari Area Vasta n.1 zona territoriale di Fano. Sull’argomento Maurizio Cattoi, comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato ha dichiarato: "L’operazione effettuata congiuntamente con il Servizio Veterinario dell’Asur rappresenta un ulteriore rafforzamento delle attività del Corpo Forestale a garanzia della sicurezza alimentare, a tutela non solo del consumatore ma anche dei tanti allevatori che operano correttamente nel rispetto della legge". Valerio Smilari, Direttore del Servizio Veterinario di Sanità Animale Asur Marche-Fano, ha dichiarato: "L’attività svolta è finalizzata a scoraggiare il fenomeno dell' alleva mento abusivo nel nostro territorio" .
 
GEA PRESS
4 APRILE 2013
 
Pesaro – sequestrati due allevamenti abusivi
Intervento del Corpo Forestale dello Stato e del Servizio Veterinario dell’ASUR Marche.
 
Sono stati posti sotto sequestro sanitario i due allevamenti abusivi, rispettivamente di suini e di caprini, ubicati in località S. Maria della Valle di Fossombrone (PU) in seguito ad un accertamento del Corpo Forestale dello Stato e dei Servizi Veterinari della ASUR Marche.
Al momento del controllo, riferisce la Forestale in un suo comunicato, erano presenti 21 suini e 45 caprini che sarebbero risultati privi di qualsiasi identificazione e documentazione sanitaria. Nessuno dei due allevamenti, riferisce sempre la Forestale, era registrato presso il Servizio Veterinario. Inoltre, all’interno di una cella frigo di un laboratorio non autorizzato è stato trovato un bovino macellato.
Al proprietario sono state applicate sanzioni amministrative per un importo totale di 16.000 euro per la mancata registrazione degli allevamenti e per la detenzione presso un locale non autorizzato di carne macellata. Nei prossimi giorni, gli animali saranno identificati mediante l’applicazione delle marche auricolari e sottoposti agli accertamenti diagnostici previsti dalla legge.
L’operazione è stata condotta dal Comando Stazione Forestale di Fossombrone, unitamente al Personale dell’ ASUR Marche – Servizi Veterinari Area Vasta n.1 zona territoriale di Fano.
 
IL TIRRENO
3 APRILE 2013
 
Capriolo ferito a un cancello, salvato dai vigili
L’animale è stato trovato incastrato tra le sbarre, all’ingresso di alcune villette nella zona alta di Cambiano

 
CASTELFIORENTINO (FI). Rimasto incastrato tra le sbarre di un cancello a Cambiano, un capriolo è stato salvato stamani (mercoledì) dalla polizia provinciale e dai vigili urbani di Castelfiorentino, con l'ausilio anche dei volontari dell'Arcicaccia. L'animale era rimasto incastrato in un cancello all'ingresso di una piccola zona residenziale. Dopo essere stato liberato è stato portato al centro veterinario della polizia provinciale di Firenze, poi una volta medicato è stato liberato in un terreno. La polizia municipale spiega in una nota che «l'animale presentava alcune lacerazioni esterne all'altezza degli arti posteriori ed era in discreto stato di salute».
 
MESSAGGERO VENETO
3 APRILE 2013
 
Caneva, i vigili del fuoco salvano due femmine di cervo
Erano cadute in un canale dell’Enel nelle prime ore del pomeriggio. Decisivo l’intervento degli uomini del Saf del 115. Ora gli animali stanno bene
 
CANEVA (PN). Due femmine di cervo sono state salvate con un provvidenziale intervento dai vigili del fuoco di Pordenone nelle prime ore del pomeriggio a Fiaschetti di Caneva.
Gli uomini del Soccorso alpino speleologico e fluviale del 115 sono stati allertati da un testimone, che aveva visto gli animali in difficoltà in un canale dell’Enel.
Una volta sul posto, i vigili del fuoco hanno agganciato le femmine di cervo con alcune corde e le hanno tratti a riva. Gli animali ora sono in buone condizioni.
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LA VOCE DI ROVIGO
3 APRILE 2013
 
LA TRUFFA Una 41enne polesana voleva fare un regalo ai figli: “Per un bassotto ho speso 200 euro”
Compra un cucciolo on line, ma è un inganno
Il cane avrebbe dovuto essere spedito da Londra. Il pagamento effettuato a un indirizzo del Camerun
 
Alberto Garbellini

ROVIGO - Credeva di aver acquistato attraverso un annuncio on line un cucciolo di cane bassotto per i propri figli. E invece è finita intrappolata nel giro delle truffe di animali on line. Un animale di razza con tanto di libretto delle vaccinazioni per soli 200 euro. Un affare intercontinentale perché il cane sarebbe arrivato da Londra grazie a un pagamento postale indirizzato ad una città del Camerun. Ancora un caso di truffa on line, un episodio del tutto analogo si era verificato pochi giorni fa, come riportato dalla cronaca della “Voce”. La 41enne polesana, quindi, è rimasta vittima di una truffa, il cane non è nemmeno mai partito dall’aeroporto di Londra, molto probabilmente perché non c’è mai stato alcun bassotto pronto ad essere spedito allo scalo di Venezia per poi essere preso in custodia dalla 41enne polesana. “Tutto è iniziato - racconta la polesana che lavora in ospedale - quando attraverso un sito on line ho contattato sul web una persona che si spacciava come il componente di una famiglia a Londra. Abbiamo concordato la compravendita di un cane bassotto, fissato il prezzo sui 200 euro comprese le spese di trasporto aereo”. Attraverso lo scambio di mail alla donna polesana arrivano le istruzioni per il pagamento che doveva avvenire attraverso un money gram. “Mi sono recata all’ufficio postale - continua il racconto - ed ho spedito il denaro. Subito dopo ho ricevuto una telefonata, era un uomo che parlava con cadenza che sembrava africana, e diceva che aveva dei problemi per imbarcare il cane sull’aereo, che servivano 200 euro per una speciale culla termica. Mi sono insospettita ed ho telefonato al marco Polo di Venezia. Mi hanno spiegato che quella cifra era spropositata per la spedizione di una culla con un cucciolo”. E’ stata in quel momento che la 41enne ha avuto la certezza di essere stata ingannata. Non ha potuto far altro che girare lo scambio di mail alla polizia postale per segnalare la truffa. “Poi - prosegue - ho navigato un pò in internet ed ho scoperto che alcuni anni fa c’era stato un grosso giro di truffe legate a finte compravendite di cani. Truffe messe in pratica proprio utilizzando la stessa finta compagnia di trasporto aereo delle mail inviatemi, e gli stessi indirizzi di partenza del Camerun”. Una truffa a quattro zampe. Vittima una 41enne polesana che ha versato 200 euro per un cucciolo di cane bassotto che si è rivelato essere inesistente.
 
ANSA
3 APRILE 2013
 
Primo asilo per cani a Firenze, coccole a ore
Padroni potranno controllare il loro fido via webcam
 
FIRENZE - Hai bisogno di lasciare Fido per un giorno e la tua dog-sitter non e' disponibile? Oppure sei un turista con quattrozampe al seguito ma nei musei il 'miglior amico dell'uomo' non puo' entrare? Per casi come questi nasce nel centro di Firenze il primo (e uno dei primi in Italia) asilo nido per cani, 'Bau, il Circolo delle Coccole'. I padroni piu' ansiosi potranno persino seguire il loro cane in diretta online con la webcam.
Il Circolo, che si inaugura il 6 aprile, e' pensato come un luogo aperto senza gabbie e catene. Negli spazi messi a disposizione, si legge sul sito del Circolo delle Coccole, ''i cani staranno insieme per socializzare e giocare, se vorranno.
Avranno cuscinoni per il pisolino e giochi da mordicchiare. Per ciascun cane verra' studiata e proposta una accoglienza e permanenza diversificata a seconda delle sue esigenze e del suo carattere, organizzando la giornata scandita dalle varie attivita'''.
Durante la giornata ci sara' spazio anche per la pappa e il pisolino. I pasti saranno sempre concordati a seconda delle esigenze alimentari e grazie a consulenze con specialisti. Il circolo mette a disposizione anche un 'dogbus' con cui il cane sara' prelevato a casa e riportato. Per chi poi avesse bisogno di lasciare il cane anche la notte, il circolo fornisce anche un servizio di dogsitter a domicilio.
L'asilo costera' 5 euro l'ora ma per chi vorra' lasciare il proprio cane mezza giornata la tariffa e' 18 euro, 28 euro per l'intera giornata. Piu' convenienti ancora le tariffe settimanali e mensili.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2013
 
FORESTALE, ISPRA E UNIVERSITA' DI ROMA 1 DALLA PARTE DEL LUPO
Intesa per una tutela più incisiva della specie
 
"Uniformare le procedure operative di salvaguardia del lupo su tutto il territorio nazionale". E' l'obiettivo che si pone il Corpo forestale dello Stato, d'intesa con l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e l'Universita' La Sapienza di Roma. A tale scopo, spiega una nota del CfS, è stato "costituito un gruppo di lavoro che, oltre a integrare le linee guida e supportare le attività del Corpo forestale dello Stato, incentiva la partecipazione ai progetti Life+".
"Il lupo è tutelato da molte norme, a partire dal 1979 con la Convenzione di Berna che lo inserisce tra le specie particolarmente protette, fino ad arrivare ad un regolamento comunitario relativo al commercio e detenzione del canis lupus", precisa la Forestale.
Ciononostante, le criticità non mancano: "Lupi avvelenati, lupi investiti, lupi cacciati, una strage silenziosa che negli ultimi tempi sta interessando l'intero territorio italiano", specifica la nota.
A ciò si aggiungono problemi diversi, "dal fenomeno del randagismo canino e degli ibridi che minacciano l'integrità genetica, alle morti con bocconi avvelenati, per concludere con i conflitti con le popolazioni locali specialmente allevatori e cacciatori". Si spiega in questo modo l'esigenza di tutelare, in modo più incisivo, una specie che "dopo una fase di declino, si sta lentamente espandendo sia numericamente che geograficamente".
 
IL SECOLO XIX
3 APRILE 2013
 
Lupi vicini alle case del Parco
 
Italo Vallebella
 
Borzonasca (GE) - Lupi vicino alle case. C’è chi assicura di «averli visti nei giorni scorsi in Valle Sturla». E dopo qualche giorno «aver anche rinvenuto nei boschi vicini due carcasse di cinghiali sbranati». Accade a Gazzolo, piccolo gruppo di case che si trova sulla strada che porta ai laghi di Giacopiane. Da quelle parti la presenza di animali è un fatto quotidiano: cinghiali, caprioli, lepri, volpi. Anche lupi certo, ma non per esperienza diretta. Allargando il discorso a tutto il territorio del Parco dell’Aveto, di lupi si parla quando alcuni escursionisti li scorgono (ma sono eventi rari) o quando creano danni agli allevatori. In genere accade du rante l’estate sui pascoli del Monte Aiona, ora un caso simile è stato segnalato nella zona di Stibiveri, ancora nel territorio comunale di Borzonasca.
Diverso ciò che è accaduto a Gazzolo. Una mattina c’è stato chi ha notato, mentre transitava in automobile, alcuni lupi («Erano tre») nella vicinanze delle case. Anche per chi abita in queste zone, la vista di un lupo rappresenta una novità. Lo stupore, tuttavia, ha lasciato posto alla preoccupazione qualche giorno dopo, quando un paio di cinghiali sono stati rivenuti nel bosco sbranati. Gli autori del banchetto sono stati i lupi? L’esperienza e il buon senso farebbero proprio ragionare in questo modo. E qualcuno si è anche premurato di raccomandare di non avventurarsi nel bosco, nemmeno per fare legna.
 
CORRIERE DELLA SERA
3 APRILE 2013
 
Arrivate solo il 10-15%, le altre sono ora in Nord Africa
Rondini in ritardo e sempre meno numerose
In Italia in dieci anni si sono ridotte del 50%. Rotte diverse tra migrazione primaverile e autunnale

Manuela Campanelli

 
Capita un po’ a tutti in questo periodo di guardare il cielo e di chiedersi dove sono le nostre rondini. «A parte quelle poche (circa il 10-15 per cento) che sono già arrivate sulla nostra penisola, la maggior parte si sta affacciando ora sulle coste del Nord Africa. Si tratta di individui adulti, cioè di due o più anni d’età: i più giovani devono infatti ancora mettersi in viaggio perché stanno ultimando la muta del piumaggio», risponde Nicola Saino, professore ordinario di ecologia al dipartimento di bioscienze dell’Università degli studi di Milano.
PERCORSI DIVERSI - Grazie a una ricerca in corso, finanziata anche da Fondazione Cariplo, Lipu (Lega italiana protezione uccelli), Parco Adda Sud e Università Bicocca di Milano, oggi si sa anche l’itinerario che percorreranno per venire a riprodursi nel nostro Paese, che a sorpresa si è scoperto essere diverso da quello utilizzato per tornare a svernare nel sud del Sahara. «Se in autunno la loro rotta è pressoché una linea retta con direzione nord-sud, in primavera descrivono un itinerario più articolato che si snoda lungo le coste africane dell’Atlantico fino allo stretto di Gibilterra, passa per la penisola iberica e attraversa la Francia meridionale per arrivare in Italia», spiega Saino. Il viaggio primaverile è dunque più lungo di quello autunnale. Se il primo è di ben 7 mila km, il seco ndo è di «appena» 4 mila km.
MAPPATE - A questa conclusione si è potuti giungere analizzando le registrazioni effettuate da dispositivi elettronici assai avanzati, applicati come uno zainetto sulle spalle di cento rondini in estate e rimossi al loro ritorno in primavera. Con questo metodo del tutto originale per lo studio della migrazione, messo a punto dalla Swiss Volgelwarte e utilizzato anche dall’Università degli Studi di Milano, si è capito che le rondini non compiono lo stesso tragitto in primavera e autunno. Un risultato che va contro l’aspettativa di vedere le rondini desiderose di arrivare prima nelle nostre terre per riprodursi (le più tempestive fanno fino a tre covate in primavera-estate) e di tornare con tutta calma a sud del Sahara dopo l’estate.
ATTRAVERSO IL SAHARA - «L’allungamento della rotta sembra essere una necessità per questi migratori di lungo raggio che incontrano condizioni ambientali non ottimali sulla loro via», illustri il ricercatore. «Le nostre rondini prima di partire da Nigeria, Gabon, Camerun e Rep. Centrafricana, devono infatti ingrassare e accumulare riserve per attraversare il Sahara, e successivamente devono ancora rifocillarsi prima di superare il Mediterraneo. I cambiamenti climatici, e la conseguente scarsità di cibo, le obbligano ad allungare il loro itinerario».
TEMPI STRETTI - Perché allora in autunno percorrono una rotta lineare più veloce? Sebbene debbano sempre oltrepassare il Mediterraneo e il deserto del Sahara, le priorità cambiano e l’obiettivo diventa il rispetto dei tempi imposti dalla loro migrazione. Le rondini devono infatti osservare una tabella di marcia che prevede una routine annuale molto compressa, fatta dal susseguirsi di riproduzione, migrazione e muta del piumaggio. A fine estate non c’è dunque tempo da perdere. Tenendo conto che la migrazione è in un certo senso tempo sprecato, alle rondini conviene tagliare dritto per arrivare al più presto nella prima fascia utile a sud del Sahara, dove almeno possono iniziare a mutare il piumaggio. Un’operazione, questa, che le obbliga a stare ferme in un luogo per quattro m esi circa, e che deve essere rigorosamente ultimata prima di poter ripartire per le nostre latitudini.
MANGIATE - A rallegrare i nostri cieli ci saranno senz’altro quest’anno meno rondini dell’anno scorso: in dieci anni il loro numero si è ridotto del 50 per cento in Italia. Colpa dei cambiamenti climatici, della trasformazione degli agrosistemi e degli habitat, ma anche della loro uccisione per mano dell’uomo perpetuata con lo scopo di arricchire la propria dieta con proteine animali. «Continua infatti la strage di decine di migliaia di rondini: in Nigeria vengono catturate di notte con lunghe aste ricoperte con una sostanza vischiosa; nella Rep. Centrafricana e in altre regioni le catturano facendo roteare in aria un amo innescato con una termite», aggiorna Saino.
RISORSE CONTRO LA CATTURA - Fermare questa moria è tuttavia possibile innanzitutto dando cibo agli abitanti di pochi villaggi che tradizionalmente le cacciano, sfuttando il fatto che in inverno le rondini si aggregano a centinaia di migliaia in piccolissime aree di quei Paesi africani. Ad esempio si potrebbero incentivare le snail farms, piccoli allevamenti di grosse lumache del genere Achatina che si avviano con alcune migliaia di euro e che possono essere una notevole risorsa alimentare; istituendo servizi di sorveglianza alle rondini svolti dai giovani del posto; favorendo il turismo naturalistico sostenibile o promuovendo progetti di conservazione già attuati in parte da alcune istituzioni e organizzazioni locali.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2013
 
LABRADOR DA RECORD RACCOGLIE 25 MILA BOTTIGLIE DI PLASTICA IN GALLES
L'animale aiuta la proprietaria nel recupero
 
Anche i cani capiscono l'importanza del riciclo. Accade in Galles, dove un labrador di nome Tubby ha stabilito un vero e proprio record: ha raccolto oltre 25 mila bottigliette di plastica con la complicità della sua proprietaria Sandra Gilmore.
Il suo sistema? Elementare: una volta identificata la bottiglia di plastica, l'accartoccia con i denti e la consegna alla donna, che ricicla il vuoto. Un metodo semplice ed efficace che può servire da monito per tutti quelli che snobbano le attività che fanno bene all'ambiente, anche se tutt'altro che complicate da realizzare.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2013
 
BIEBER NEL MIRINO: SOTTO SEQUESTRO IN GERMANIA LA "SUA" SCIMMIETTA
Il veterinario: "Mostruoso portarla in giro così piccola"
 
Non si stanca mai di far parlare di sé Justin Bieber. Stavolta la popstar 19enne canadese, con milioni di fan in tutto il mondo tra gli adolescenti, si è attirata le ire di un veterinario austriaco per la scimmietta che si portava in tour e che - scrive Tgcom24 - gli è stata sequestrata in Germania. "Portare in giro per il mondo, facendole fare continui viaggi aerei - ha spiegato il dottor Grabenwoeger - una scimmia di appena 14 settimane è mostruoso". Bieber, tra l'altro, è stato anche criticato per non essersi interessato delle condizioni dell'animale dopo il sequestro.
Il medico ha poi aggiunto: "Questo tipo di scimmie avrebbe solo bisogno di restare con la propria madre per almeno un anno, ma dovrebbero essere circondate anche dal loro gruppo famigliare. Sono esseri viventi, non accessori per celebrità come una borsetta".
La piccola Mally ora resterà a Monaco di Baviera a spese di Bieber fino a quando non verrà compilato un certificato di salute che attesti che l'animale non ha malattie come la rabbia. Intanto, però, la bestiola sembra molto spaesata e rifiuta il cibo. In ogni caso, è difficile che Bieber rischi di essere perseguito per importazione illegale di una specie protetta.
 
INFOOGGI
3 APRILE 2013
 
Frodi alimentari: dopo la carne equina ora tocca al Fishgate
 
Frodi alimentari: dopo la carne equina ora tocca al Fishgate. Il Pangasio sempre più usato al posto del merluzzo anche per il tradizionale Fish & Chips. Ma il mercato del pesce esotico al posto del tradizionale si va diffondendo in tutta Europa
ROMA 3 APRILE 2013 - Non si fa a tempo a denunciare una frode alimentare di massa che subito se ne affaccia un’altra all’orizzonte. Nonostante l’amplificarsi dei controlli e delle tutele per i consumatori imposte dalle sempre più stringenti regole dell’UE, infatti, e dopo la mega truffa dei prodotti con carne equina spacciata come di manzo, ancora una volta un importante comparto del settore alimentare del Regno Un ito e non solo, potrebbe trovarsi nell’occhio del ciclone per un nuovo possibile scandalo che coinvolgerebbe nientepopodimeno che il piatto nazionale: il Fish & Chips.
Il più tradizionale piatto della cucina britannica, com’è noto, consiste in filetto di pesce bianco (solitamente gadidi come il merluzzo o l'eglefino) fritto in pastella o impanatura e attorniato da abbondanti patatine, anch'esse fritte, scelte tra le varietà farinose maris piper, king edward o desiree. Viene servito con una spruzzata di sale e di aceto (solitamente di malto), ma può essere accompagnato anche da altre pietanze, spesso piselli (bolliti in modo particolare a formare una zuppa grumosa).
La richiesta mai decrescente di questa pietanza, pare che sia alla base di un’involuzione nella base della preparazione che ne coinvolge l’elemento più importante: alcune indagini tra cui una dell’Università di Salford, riportate anche dalla Bbc, avrebbero rivelato, infatti, che il pesce con cui viene preparato è sempre meno il merluzzo, come richiederebbe la ricetta, ma varietà molto meno pregiate e ovviamente meno costose, provenienti anche da paesi esotici, come il Pangasio vietnamita.
La più prudente delle ricerche sul punto avrebbe svelato che almeno il 7% del pesce smerciato per merluzzo sarebbe invece altro.
È chiaro che tale sorprendete rivelazione da parte della principale tv britannica solleva almeno tre questioni rilevanti. In primo luogo un’evidente violazione dei diritti dei consumatori che in casi del genere subiscono una vera e propria truffa perché non in grado di conoscere con sufficiente certezza se il prodotto acquistato è conforme a quello dichiarato. Dall’altro lato si pongono chiari problemi di sicurezza alimentare e ambientale.
Sono anni, infatti, che anche per l’innalzamento (in melius per i consumatori ) del livello della normativa europea nel campo della tracciabilità dei cibi, in tutta l’UE si sono stabilite ferree regole che consentono la possibilità di risalire ai metodi di pesca utilizzati per valutarne l'impatto con l’ecosistema, ed al contempo gli eventuali sistemi di allevamento.
Ciò che sorprende e dovrebbe inquietare anche le autorità sanitarie italiane, sottolinea Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, è che ricerche analoghe siano state già effettuate non solo in Gran Bretagna, ma anche nel resto dell’Unione ed hanno rivelato che una quantità pari tra un quarto e un terzo dei prodotti a base di pesce contiene specie diverse da quelle specificate sulle etichette.
Vi è da dire che ad oggi non possiamo annunciare se si tratta di un vero e proprio “Fishgate” perché non è semplice quantificare con i sistemi attuali l’esatta ampiezza del fenomeno.
Ma di certo, due ragioni incontrovertibili ci fanno propendere in tal senso anche alla luce della pubblicizzazione della vicenda da parte dell’autorevole tv britannica. Da una parte, infatti, è difficile rintracciare la provenienza di tutto il pesce che giunge nel Vecchio Continente per riversarsi nei mercati dei singoli Paesi europei, perché il pescato proveniente dal mondo intero non trova il suo epicentro di smistamento in uno dei grandi porti europei, ma sorprendentemente all'aeroporto di Francoforte, dove, sempre più spesso le autorità doganali continuano a “scoprire” nuove specie fino ad ora non commercializzate o addirittura ignote al mercato europeo. Dall’altra, il settore merceologico del pesce congelato continua a crescere in maniera esponenziale, quasi incontrollabile per la mole di container che giungono, provenendo dai territori dell’intero globo, ma come in altri mercati la Cina continua a far la parte del leone. A questo punto, non resta che imporre il rispetto delle regole sulla tracciabilità e sanzionare pesantemente gli importatori e i commercianti di prodotti del pescato che violano le regole del mercato comune.
(notizia segnalata da giovanni d'agata)
 
GIORNALETTISMO
3 APRILE 2013
 
Gli animalisti che uccidono gli animali
L'accusa contro la Peta raccontata da Huffington Post
 
Huffington Post pubblica un articolo che pone degli interrogativi sull’attività di Peta, la nota associazione animalista, che anziché occuparsi della tutela degli animali, “li uccide”.
L’ACCUSA - Su Peta piovono accuse gravi perché l’associazione è nota per il pubblico sostegno degli animali ma Huffington Post racconta la scoperta di alcuni attivisti: “Ogni anno, circa 2mila animali passano attraverso le ‘cure’ Peta ma solo pochi ne escono vivi. La maggioranza, e parliamo del 96%, viene ucciso e finisce cremata” scrive il giornale. Il grande freezer che raccoglie i loro resti è stato acquistato grazie alle donazioni degli amanti degli animali che non avrebbero mai potuto immaginare queste cifre: “Negli ultimi 11 anni Peta ha ucciso 29.426 tra cani, gatti, conigli e altri animali domestici”.
TESTIMONIANZE - Le accuse sono così gravi che si fatica a crederle fondate, per questo Huffington Post ha pubblicato materiale che arriva da varie fonti, una su tutte “Why Peta Euthanize“, un sito che raccoglie molto materiale di denuncia sull’accusa. Nel sito si scorrono foto di animali uccisi. L’accusa è che l’eutanasia sia “forzata”: “Nel 2012 sono finiti tra le mura dei palazzi Peta almeno 733 cani e 602 sono morti, solo 12 sono stati adottati. Durante lo stesso anno,  sono stati sequestrati 1 .100 gatti e 1.045 sono morti, solo sette sono stati adottati. La stessa sorte è toccata a 28 dei 34 conigli passati sotto le loro ‘cure’”. Un veterinario ha raccontato di una gatta e dei suoi gattini, tutti in salute e perfettamente adottabili che l’uomo stava cercando di piazzare ma ha raccontato che Peta li ha uccisi in un furgone, dopo avergli mentito. I dipendenti Peta avrebbero un “kit della morte” in ogni furgone e un agente di polizia ha trovato alcuni animali morti a giugno del 2005 in un bidone della spazzatura del North Carolina: “Sono stati uccisi nel retro di un furgone Peta”.
LE DONAZIONI - Nonostante il giro di donazioni che raggiunge cifre da capogiro come 35 milioni di dollari all’anno, Peta non si adopera per trovare case ai cuccioli, non ha piani di adozione anche se è registrata in Virginia come “società per rifugio di animali”. Secondo alcune indagini del Dipartimento di Agricoltura della Virginia: “La struttura Peta non dispone di spazio sufficiente per ospitare il numero di animali che viene segnalato ogni anno in loro custodia”, inoltre l’edificio non è accessibile al pubblico. Il Dipartimento rivela ancora: “Il 90% degli animali viene ‘sacrificato’ entro le prime 24 ore di custodia&rd quo; e Huffington Post chiede: “Dove finiscono i soldi delle donazioni?”. Secondo le accuse Peta, non solo non rispetta gli animali ma difende anche abusi altrui: “In un rifugio di Houston è morto un gattino e alcuni membri sono stati segnalati per le loro violenze e comportamenti criminali. E bene, Peta ha difeso questa struttura” scrive ancora H.P.. Peta approva l’eutanasia per i gatti non domestici e ha bocciato la SB359 ovvero la legge che li avrebbe sterilizzati, il sito afferma: “La scelta più compassionevole per i gatti selvatici resta questa dell’eutanasia. Chiedete al vostro veterinario” scrive ancora H.P. Nathan Winogrand è un attivista che ha fornito decine di testimonianze e lotta da tempo contro le attività Peta, sulle sue pagine Facebook e Twitter è possibile reperire molto materiale sull’argomento. In conclusione, Huffington Post descrive Peta come l’equivalente “di un macello” e avverte della necessità di un cambiamento immediato per salvare migliaia di animali dalle iniezioni letali.
 
LA NUOVA SARDEGNA
4 APRILE 2013
 
Paura a Sorgono, cane crivellato a colpi di pistola
 
SORGONO (NU) Un grave atto intimidatorio è stato commesso a Sorgono, dove un cane è stato barbaramente ammazzato a colpi di arma da fuoco. I carabinieri della stazione sono intervenuti a seguito della denuncia presentata da  una donna 48enne che ha informato i militari dell’uccisione del cane meticcio di sua proprietà. L’animale è stato crivellato di colpi, almeno tre quelli che lo hanno colpito provocandone la morte, probabilmente esplosi con una pistola. Un gesto inspiegabile per la proprietaria che non comprende quale fastidio abbia potuto dare il suo cane.
 
CANICATTI’ WEB
4 APRILE 2013
 
Canicattì, ennesimo efferato gesto contro dei cani: avvelenati 6 randagi

Totò Treppiedi

 
Canicattì (AG) - Nella notte fra martedì e mercoledì, è stato perpetrato un ennesimo atto di gratuita crudeltà nei confronti di alcuni cani che abitualmente stazionavano tranquillamente nella piazzola antistante la mia abitazione. Degli sconosciuti hanno avvelenato circa 6 cani, di cui 3 cuccioli con qualche mese di vita.
Lo spettacolo che mi si è presentato davanti, uscendo dal portone di casa, era semplicemente orrendo, sull’erba distesi con la bava alla bocca, qualcuno ancora rantolante, giacevano gli stessi cani a cui il giorno prima, avevo dato i resti dei pasti pasquali, e che loro scodinzolando, avevano accennato di gradire volentieri.
A questo punto mi chiedo , quale mostro di sadismo, abbia potuto fare un gesto così abietto di avvelenarli senza il benché minimo scrupolo di coscienza. Vorrei qui asserire senza tema di smentita, che mai, nessuno dei cani in questione aveva dato segni di alcuna aggressività.
Spesso alcuni esseri umani soffrono di una situazione di cino – fobia, che non guarisce certo con l’uccisione di cani innocui, altrimenti se dovessimo curare le centinaia di fobie che ci attanagliano, dovremmo distruggere il mondo intero, mentre sarebbe più sensato ricorrere ad un bravo psicoterapeuta.
L’amore per gli animali, o per il Creato, per usare le parole del Papa, che peraltro ha scelto un nome emblematico, “FRANCESCO” ci dovrebbe indurre ad avere con loro un rapporto di amore, che vi assicuro è sempre riconosciuto anche con maggiore della nostra sensibilità dai nostri amici pelosi.
E’ altresì cinico e deviante disdegnare i poveri cani randagi, ma voler bene al piccolo volpino che teniamo in casa, o seguire la moda del possesso del grosso pitbull che abbiamo in campagna e che lasciamo scorazzare senza guinzaglio ne museruola com’è accaduto nei giorni scorsi, dove un signore ha rischiato grosso per difendere il proprio piccolo cagnolino alla Villa Comunale, da un cagnone forse anche allenato alla lotta, pratica questa si da deprecare, condannare e perseguire..
Cari amici, se saremo più umani, anche gli animali saranno molto più umani nei nostri confronti.
A tal proposito mi sovviene una frase “francescana” di mio nonno, ormai deceduto da tempo, il quale soleva dire: “caru Turiddruzzu, ricordati sempri ca lu Diu di l’armali siemmu nuantri”.
Appare comunque chiaro che alcuni interventi, onde evitare il proliferare del numero dei cani, sono essenzialmente da mettere in pratica.
L’anagrafe canina, i micro – chip, la sterilizzazione, l’eventuale allontanamento temporaneo delle cagne in calore, che determinano in modo del tutto naturale, il concentrarsi di piccoli branchi di cani al loro seguito, il principio dell’adozione, sono tutti provvedimenti adottabili e tali da risolvere tanti problemi.
Cari amici che leggerete questo sfogo, uccidere è male, uccidere gli indifesi è criminogeno, è un’offesa al senso di umanità ed al “CREATO”.
 
NEL CUORE.ORG
4 APRILE 2013
 
SCROFE "IN SCATOLA", A RILENTO VERSO IL BANDO EFFETTIVO DELLE MINI-GABBIE

 
Il bando effettivo delle gabbie gestazionali per le scrofe, in America e in Europa, richiederà ancora molto tempo. Ma di tanto in tanto si registra qualche passo avanti.
Tim Hortons, un'altra grande catena di ristorazione nordamericana a annunciato che cesserà di rifornirsi da allevatori che utilizzano gabbie gestazionali. Anche in questo caso il termine fissato per la "conversione" è molto lungo: nove anni, fino al 2022. Del resto McDonald's si è impegnato per la stessa data, Burger King per il 2017, Wendy's si è impegnato senza far date. La decisione di Tim Hortons è l'ennesima dimostrazione che la mutata sensibilità dei consumatori è in grado di incidere sulle politiche aziendali. Sia pure con tempi lunghi.
In Europa, com'è noto, dal 1 gennaio di quest'anno è applicata la direttiva 2008/120/CE sulle norme minime per la protezione dei suini che vieta di utilizzare sistema di stabulazione individuale per le scrofe. Ma, secondo la commissione europea, solo undici Stati membri (Austria, Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Romania, Slovacchia, Svezia e Regno Unito) sono pienamente conformi alla direttiva, benché dalla sua approvazione siano trascorsi cinque anni. Senza la minaccia di condanne ed infrazioni (vedi il caso delle galline ovaiole) gli allevatori italiani si sono mostrati restii all'adeguamento. Il rischio di infrazione però c'è, ed è molto concreto. Lo ha confermato nelle settimane scorse il commissario Tonio Borg, rispondendo ad un'interrogazione dell'eurodeputato Andrea Zanoni.
Nel frattempo, purtroppo, le scrofe italiane in gestazione restano confinate in vere e proprie "scatole" dove non possono fare passi avanti né indietro. Una tortura particolarmente crudele per un animale curioso ed attivo che ama grufolare, rotolarsi per terra e stringersi ai suoi simili.
 
PRIMO NUMERO
4 APRILE 2013
 
Cronache
Tir sbanda, il carico si ribalta: persi quasi cinquemila polli. Bifernina chiusa per ore

 
Prov. di Campobasso E’ accaduto intorno alle 5.30 di oggi, giovedì. Un camion partito da Tufara e diretto in Abruzzo per portare al macello 4.600 polli d’allevamento ha perso il controllo sulla Statale 647, all’altezza del bivio per Palata. Gli animali, nelle cassette, sono finiti in parte nella scarpata e in parte sulle carreggiate. Traffico bloccato fino alle 8, quando l’arteria è stata riaperta alle auto. Sul posto carabinieri e polizia. Non ci sono feriti.
Il tir con un carico di 4mila e seicento polli di allevamento era partito da Tufara e doveva raggiungere Mosciano Sant’Angelo, in provincia di Teramo, per la macellazione degli animali. Ma all’altezza del bivio di palata sulla Bifernina, in direzione Termoli, l’autista ha perso il controllo. Il bisonte ha sbandato, ha sfondato il guard-rail, s’è messo di traverso sull’asfalto mandando automaticamente in tilt la circolazione. E gli animali, a migliaia, sono volati in giro in una sorta di scena apocalittica, penne e carcasse dappertutto, cassette arancioni spezzate e piegate nell’impatto.E’ accaduto intorno alle 5.30 di oggi, giovedì 4 aprile, e per fortuna non ci sono feriti gravi nell’incidente che ha richiesto l’intervento di Polizia e Carabinieri e la chiusura temporanea della Bifernina. La conseguenza sono state lunghissime code di vetture e camion su entrambi i sensi i marcia, anche perché l’incidente, si è verificato nelle prime ore del mattino a ridosso dell’orario di punta e ad alta intensità di traffico.
Pesante il danno economico, con la perdita di tutti i polli destinata al macello. Un veterinario della Asrem è arrivato per valutare la situazione.
 
IL PICCOLO
4 APRILE 2013
 
Maltrattarono i cuccioli, 10 mesi
 
CERVIGNANO (UD) - Il giudice Roberto Pecile, del Tribunale di Udine, ha condannato a dieci mesi di reclusione, pena commutata in 2500 euro di ammenda, più le spese processuali, Dejan Dragasic e Jovan Dragasic, padre e figlio, entrambi cittadini serbi, rispettivamente 43 e 20 anni, per maltrattamento di animali. I due erano stati trovati in possesso di otto cuccioli di dobermann che tenevano chiusi, in pessime condizioni, nel bagagliaio della loro automobile. I fatti risalgono all’8 gennaio del 2012. Padre e figlio dovranno anche provvedere al risarcimento del danno economico (circa 1000 euro) nei confronti della Lega Anti Vivisezione, associazione animalista che, fin da subito, si era costituita parte civile e che si è fatta rappresentare, in sede di processo, dall’avvocato Maddalena Bosio. Intanto l’odissea dei cuccioli si è definitivamente conclusa. Le povere bestiole, sequestrate nel 2012, erano state affidate prima al canile made in Friuli di Porpetto e poi ad alcune famiglie in affido temporaneo. Ora il Tribunale ha disposto la confisca dei cani e l’affido definitivo agli attuali affidatari. Le loro sofferenze sono terminate. Dejan Dragasic e il figlio Jovan erano stati fermati nel parcheggio del Palmanova Outlet Village, ad Aiello. A condurre la brillante operazione erano stati i Carabinieri di Cervignano, comandati dal maresciallo Alessandro Maggio, che, ieri mattina, è stato sentito dal giudice durante l’udienza. Nonostante la cittadella dello shopping friulano fosse ancora chiusa, i movimenti sospetti dei due uomini, visti armeggiare nel bagagliaio dell’auto, una Peugeot 306, erano stati notati dalla vigilanza. Immediata la chiamata alle Forze dell’ordine, intervenute tempestivamente sul posto. I cuccioli, di appena un mese, dopo essere stati visitati e curati dalla dottoressa Daria Boscolo, medico veterinario dell’Ass5, erano stati portati al canile Made in Friuli di Porpetto. I pets erano stati stipati in due piccole gabbie, cinque da una parte e tre dall’altra, senza cibo né acqua. Fermati dai Carabinieri i due serbi non avevano fornito alcuna documentazione relativa al trasporto degli animali e pertanto i militari avevano immediatamente provveduto al sequestro. La sede nazionale della Lav commenta con soddisfazione la sentenza. «I dieci mesi di reclusione, contro i tre chiesti dal pubblico ministero - spiega Ilaria Innocenti, responsabile nazionale del settore cani e gatti - dimostrano la gravità delle condizioni in cui sono stati trasportati gli otto cuccioli».
 
IL TIRRENO
4 APRILE 2013
 
Dado era stato adottato ma è ritornato al suo canile
 
Prov. di Torino - Scappato dalla sua nuova proprietaria ha percorso 15 chilometri in mezzo ai boschi per tornare al canile. Di solito capita il contrario, ma Dado, un meticcio labrador di taglia gigante, approdato al rifugio della Lega nazionale del cane di Bibiana, a due passi da Pinerolo, in provincia di Torino, dopo il terremoto dell'Aquila, ha preferito restare fra i suoi simili. Preso in adozione da una famiglia super-garantita, il cane dopo pochi giorni di permanenza nella sua nuova casa, ha infatti scavalcato il cancello e, vagando per due settimane fra freddo, pericoli e stenti, è ritornato nel canile che lo aveva accolto in un momento triste della sua esistenza. «Dopo il sisma del 2009 - aveva circa sei mesi - il cane si è trovato di colpo senza casa e padroni», raccontano i custodi del rifugio, spiegando che era spaventatissimo, non sopportava i rumori forti, si ritirava nel suo box e tremava. Aveva insomma tutti i sintomi di chi ha subito un forte un trauma. «A noi è apparso subito un caso da seguire - affermano - tanto che per farlo sentire meno solo lo abbiamo subito unito a un branco di cinque cani che di notte se ne stavano liberi nel prato a fare la guardia. In mezzo a quel gruppo Dado si è rivelato presto un leader, tanto che, dopo pochi mesi dall'entrata in canile, si è rimesso completamente anche dal punto di vista psicologico: si faceva avvicinare dagli umani e si faceva accarezzare, lasciando immaginare che finalmente avrebbe potuto essere dato in affidamento. Così è partita la ricerca della famiglia adottiva, caduta su una signora che abitava in una casa in collina in mezzo a un bosco, e aveva già una cagnolina docile. Una soluzione che dava ai gestori del canile le garanzie del caso… Tutto sembrava andare per il meglio, ma poi Dado è sparito per ritornare una quindicina di giorni dopo al suo adorato rifugio, ridotto a uno scheletro, ma felice: si sentiva di nuovo a casa, fra i suoi amici. Ma come può un cane preferire la cuccia di un canile a una casa calda ed accogliente? «In realtà la reazione di Dado - dice la dottoressa Sonia Campa, educatrice cinofila di Pisa - è molto più comune di quanto si possa pensare, poiché l'errore che noi umani facciamo è quello di pensare che il cane dia all'adozione il nostro stesso valore. E che chiunque arrivi in un canile, prenda un trovatello e se lo porti a casa, possa con questo gesto renderlo felice. Ma questa è una nostra visione perché il cane vive in modo diverso lo spostamento da una situazione che, per quanto non ricchissima di benessere, gli è conosciuta. La routine, infatti, gli dà tranquillità, cosa che a volte non riesce a fare un ambiente nuovo, di cui l'animale non conosce niente». «Bisogna anche capi re - spiega l'educatrice - se il cane è mai stato in una famiglia o se ha vissuto sempre libero, conoscere cioè la sua storia: alcuni animali si fanno prendere talmente dall'ansia da rischiare un viaggio all'indietro, sia pure con tutti gli ostacoli, pur di tornare in quelle che ormai erano le loro abitudini. Per ovviare a ciò, quando si portano a casa cani prelevati dai canili, bisognerebbe farsi seguire nei primi tempi da un educatore cinofilo, o comunque da un esperto in etologia, che aiuti la famiglia a integrare gradualmente la bestiola, abituandola al suo nuovo mondo, senza provocare altri traumi, che andrebbero ad aggiungersi a quelli già pesanti di un passato problematico».
 
NEL CUORE.ORG
4 APRILE 2013
 
CASERTA, BUFALI MORTI E SOTTERRATI: SEQUESTRATO ALLEVAMENTO
Il CfS ne ha scoperti altri vivi ma malnutriti
 
C'erano bufali morti e sotterrati senza alcuna precauzione, e altri vivi ma in evidente stato di malnutrizione nell'allevamento di bufale campane sequestrato a Pietramelara (Caserta) dal Corpo forestale dello Stato. Una situazione quasi simile a quella accertata nel gennaio scorso dagli uomini della Capitaneria di porto di Napoli in un allevamento di Villa Literno (Caserta), in cui vennero scoperte anche numerose carcasse di bufalotti, lasciati morire di fame perché improduttivi. Le guardie forestali hanno scoperto anche che una parte dell'azienda era stata utilizzata per lo smaltimento di rifiuti di vario genere costituiti da materiali ferrosi, rifiuti solidi urbani, confezioni di medicinali per uso veterinario e materiale plastico.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
4 APRILE 2013
 
Maiali sul tir da ventidue ore senz’acqua Autista multato
 
GAZZUOLO (MN) - Fermano a Gazzuolo un grosso camion col logo di sorridenti maialetti. Ma gli animali trasportati erano in viaggio dalla Danimarca, per Parma, da 22 ore ininterrotte e senza acqua. A bloccare il camionista sulla provinciale 420 sono stati i vigili di Bozzolo e Gazzuolo insieme in pattuglia. Già un po' insospettiti, gli agenti della polizia locale hanno chiesto i documenti di rito, mentre un vigile veniva attratto dal lamentarsi dei maiali. Per l'autista i problemi sono cominciati quasi subito, cioè quando ha detto di aver appena spento involontariamente il tachigrafo che registra la durata del viaggio e le soste. La polizia locale però analizzava lo strumento e riusciva ad accertare che praticamente l'uomo no n si era mai fermato neanche per le soste che richiede il trasporto degli animali. E probabilmente, fin dalla partenza i maiali erano addirittura senza acqua, tanto apparivano sofferenti. I vigili hanno chiamato l'Asl di Viadana e il veterinario di turno ha accertato l'effettivo stress dei maiali. Al conduttore gli agenti hanno inflitto, per il momento, la multa di cinquemila euro.
 
GEA PRESS
4 APRILE 2013
 
L’Unione Europea e l’aumento del trasporto bovini nei paesi terzi. Nonostante la mancanza di incentivi il fenomeno non diminuisce
Nei paesi terzi, dalla Giordania alla Russia, lunghissimi viaggi non più sostenibili - L'On.le Zanoni: subito il limite delle otto ore.
 
Nonostante la cancellazione degli incentivi, le esportazioni di bovini sono in continuo aumento. Questa in sintesi la risposta pervenuta dal Commissario UE all’Agricoltura all’interrogazione presentata dall’On.le Andrea Zanoni, Eurodeputato ALDE e vice presidente dell’Intergruppo Benessere degli Animali al Parlamento europeo, ed altri tre Europarlamentari (Nadja Hirsch: tedesca, liberal democratica; Jorgo Chatzimarkakis: tedesco, liberal democratica; Sonia Alfano: italiana, liberal democratica).
Eppure, riferisce l’On.le Zanoni in un suo comunicato, questo avviene  nonostante le accuse rivolte ai paesi terzi in merito alle condizioni di trasporto ed i metodi di macellazione. Zanoni ricorda altresì come un milione di cittadini europei ha chiesto il limite di otto ore al trasporto di animali vivi.
Trasporti lunghi, quelli dei bovini, che durano anche più giorni ed a volte in condizioni del tutto precarie per gli animali. “Assistiamo ad un costante aumento di queste esportazioni – riferisce l’On.le Zanoni -  il che vuol dire sempre più animali trasportati lungo calvari di giorni e spesso in condizioni precarie e spesso macellati nei Paesi in cui sono portati in modi brutali e proibiti all’interno dell’Ue”. Le cifre della Commissione parlano di un aumento di bovini da  403.143 capi nel 2009 a 768.572 capi nel 2012 (destinazioni principali Turchia, Croazia, Libano, Israele e Algeria), ovini da 225.177 capi nel 2009 a 1.635.546 capi nel 2012 (destinazioni principali Libia, Giordan ia e Turchia) e caprini da 2.311 capi nel 2009 a 11.564 nel 2012 (destinazioni principali Gior dania, Libano, Turchia e Albania). In calo solo il commercio di s uini, da 2.211.220 capi nel 2009 a 1.239.751 capi nel 2012 (destinazioni principali Croazia, Ucraina e Russia).
Ad avviso dell’On.le Zanoni   solo con il limite delle otto ore si può riportare sui binari della sostenibilità un mercato della carne altresì definito “schizofrenico e causa di indicibili sofferenze per milioni di animali in Europa e oltre i suoi confini”. Un impegno, quello delle otto ore, richiesto non solo con un milione di firme raccolte dai cittadini europei ma anche dal Parlamento europeo con la dichiarazione scritta  49/2011 (15 marzo 2012) e la relazione Wojciechowski (12 dicembre 2012).
Il Commissario all’Agricoltura Dacian Cioloş ricorda dal canto suo come “tutte le restituzioni [incentivi, nda] all’esportazione di carni bovine e di animali vivi della specie bovina (destinati alla riproduzione) sono state abolite a partire dal 21 settembre 2012” e che “le restituzioni all’esportazione di animali vivi destinati alla macellazione erano già state azzerate nel 2005”. Dunque, oggi più che mai occorre il limite delle otto ore.
 
AFFARI ITALIANI
4 APRILE 2013
 
Un cavallo morto in mostra a Ginevra
 
A testa in giù. Supportato da due cinghie. Il lavoro di Maya Bösch e Régis Golay è impressionante. Una pensilina è stata trasformata in galleria, e ospita un cavallo morto che scandalizza i visitatori, suscitando stupore o ammirazione. Come rivelato da Tribune de Genève, "l'opera d'arte" resterà appesa fino a giugno. Ma gli autori si difendono dalle accuse di provocazione gratuita. "Siamo consapevoli che questa parte può suscitare forti reazioni soprattutto a bambini e vegetariani" dicono da Point Zabriski, che gestisce l'esposizione. "In un altro contesto, per esempio in un macello, sarebbe una banalità assoluta. E' questa contestualizzazione che apre una complessità di significati e crea problemi, e, infine, il dibattito. Il gruppo nega di voler provocare per provocare. Il nostro vero obiettivo è lanciare degli artisti. Per contro, il luogo dell'esposizione ha la particolarità di essere completamente trasparente ed essere situato al centro di Ginevra. Questo luogo è ovviamente sovraesposto e ci mette a nudo tutti: artisti, spettatori volontari e involontari ".
Questa non è la prima volta che degli artisti usano animali in un'opera d'arte: tra maiali tatuati e cavalli incorporati nei muri, ogni volta le reazioni indignate non mancano. Peter Keller, ex direttore della Scuola di Arte e Design di Losanna (ECAL), sostiene di utilizzare l'animale come un materiale. Tutto è possibile, finché funziona e serve a far passare il messaggio. Ma l'esperto Keller, non è un fan di questo tipo di installazione: "Non mi piace, mi fa schifo un po', ma apprezzo il duro lavoro". "Reazioni "molto emozionanti" ha commentato Charlotte Moser, direttore di una galleria d'arte contemporanea a Ginevra. Secondo lei gli animali sono,  insieme ai bambini, due soggetti che l'arte usa per smuovere le coscienze. "Spesso le persone hanno reazioni molto emotive a questo tipo di lavoro. Non usano un occhio critico e non si mettono nei panni dell'artista". Charlotte ricorda che "l'obiettivo dell'artista è quello di spingere la gente a farsi domande, smettendo di inghiottire tutto media ci servono".
E questo cavallo, allora che cosa ci fa pensare? "Per gli artisti, il cavallo rappresenta tutte le battaglie  dei caduti, soprattutto quelli dimenticati" fanno notare da Zabriskie Point.
 
GEA PRESS
6 APRILE 2013
 
Ginevra – cavallo morto per pubblicità oppure un’opera d’arte?
Italian Horse Protection scrive alla galleria d'arte contemporanea: togliete subito la macabra esposizione.

 
Nelle pretese da opera d’arte, dovrebbe essere una sorta di sperimentazione artistica. Il cavallo (morto) dovrebbe rappresentare quello di Riccardo III di Shakespeariana memoria.
L’artista svizzera che ha inscenato il povero cavallo, esposto penzoloni alla galleria d’arte contemporanea Zabriskie Point di Ginevra, non è nuova a provocazioni che dovrebbero stimolare la percezione delle persone. Per IHP (Italian Horse Protection), però,  quel “cadavere di cavallo che giace penzoloni sorretto da due cinghie” rappresenterebbe, invece, una scena di cattivo gusto più vicina ad una trovata pubblicitaria che ad un’opera d’arte.
Una percezione di tale opera che di certo non mancherà di suscitare ulteriori polemiche.
Per IHP, senza mezzi termini, si tratterebbe addirittura di una vera e propria strategia di marketing, che ha già suscitato vibrate proteste. C’è stato pure chi  ha espresso il suo rammarico scrivendo alla stessa associazione. Da qui la lettera inviata da IHP alla galleria d’arte contemporanea  ove si chiede, anche alla luce  delle lagnanze pervenute,  di “chiudere anticipatamente la macabra esposizione del cavallo“.
 
GEA PRESS
7 APRILE 2013
 
Ginevra – Il cavallo appeso per il collo, causa rottura cinghia
Rimosso per "crollo" - La galleria d'arte scrive ad IHP ed informa che studierà la reazioni

 
Il corpo del cavallo esposto nei locali della galleria d’arte Zabriskie Point (vedi articolo GeaPress), è stato rimosso. La decisione, che di certo farà tirare un sospiro di sollevo a chi aveva in questi giorni protestato, ha però una genesi tutta particolare. Con una lettera inviata ad Italian Horse Protection la galleria d’arte ginevrina ha riferito come il corpo del cavallo – opera d’arte, sarebbe stato rimosso a seguito della rottura di una delle due cinghie. Anzi, così come riportato da IHP, che aveva vivacemente protestato per l’esibizione di dubbio gusto, la rimozione sarebbe avvenuta “a seguito del suo crollo avvenuto nella notte del 3-4 aprile“.
La lettera, scritta in francese, riporta ovviamente il significato artistico che avrebbe indotto a tale performance sul cui valore, però, si erano sollevate inevitabili polemiche. Per IHP, si sarebbe addirittura trattato di una operazione di marketing.
Il corpo del povero cavallo, che avrebbe dovuto ispirarsi all’equino di Riccardo III della famosa opera di Shakespeare, sarebbe rimasto appeso al collo e con una zampa rotta. Questo per almeno due ore. Le proteste che si erano sollevate, parrebbero però avere indotto  ad una curiosa riflessione. La galleria d’arte contemporanea avrebbe infatti intenzione di organizzare nei prossimi giorni un incontro tra sociologi, filosofi ed artisti per analizzare lo shock provocato. Così riferisce Italian Horse Protection nel suo comunicato.
 
NEL CUORE.ORG
7 APRILE 2013
 
GINEVRA, CAVALLO MORTO MESSO IN VETRINA SORRETTO DA CINGHIE
IHP scrive indignata alla galleria d'arte svizzera

 
Orrore in Svizzera e in tutta Europa per la pessima "trovata" artistica di una galleria d'arte contemporanea di Ginevra. La società, la Zabriskie Point in Rond-point de Plainpalais 1205 ha esposto in vetrina una presunta opera d'arte denominata "Cavallo da guerra" di Maya Boesch - Régis Golay. In realtà, si tratta - racconta Quotidiano.net - del cadavere di un cavallo a penzoloni sorretto da due cinghie.
Non si è fatta attendere la protesta delle associazioni animaliste e in particolare di Italian Horse Protection (IHP) che ha scritto un'accorata lettera alla casa d'arte parlando di "una scena di cattivo gusto più vicina ad una trovata pubblicitaria che ad un'opera d'arte".
"Non crediamo sia difficile trovare veri artisti nel panorama internazionale, quindi vi chiediamo perché puntare su una misera strategia di marketing come questa, anziché su una offerta artistica degna di questo nome", sottolinea Sonny Richichi di IHP. "Molte persone ci hanno scritto, giustamente indignate, segnalandoci la cosa. Speriamo che vogliate tenere conto di questa lettera e chiudere anticipatamente la macabra esposizione del cavallo", conclude l'associazione riportando la rabbia di molti cittadini svizzeri e di tutta Europa.
 
IL TIRRENO
4 APRILE 2013
 
Il Parco non uccida i daini
 
ALBERESE (GR) - Lav, Italia Nostra e coordinamento dei comitati ambientalisti hanno scritto ieri una lettera aperta al presidente del Parco regionale della Maremma Lucia Venturi. Chiedono che il Parco, nonostante recenti indicazioni del comitato scientifico, rinunci a eradicare il daino. «Abbiamo apprezzato – scrivono Giacomo Bottinelli, Michele Scola e Mauro Leuci - l’impegno nel mettere in atto metodi non cruenti di contenimento degli ungulati con la sperimentazione di una struttura metallica (il cosiddetto bos, acronimo di boar operated system) che, attraverso delle esche, fornisce vaccini e contraccettivi ai cinghiali. Presto vorremmo conoscerne i risultati, l’esito. Non solo. Abbiamo apprezzato la notizia che i contenimenti di ungulati nel Parco della Maremma non sono terminati il 31 marzo, ma l’8 marzo, con 23 giorni di anticipo». Poi, dopo gli elogi, la richiesta: «Per quanto riguarda l’indicazione del comitato scientifico dell’Ente Parco di ridurre la popolazione del daino, fino alla totale eradicazione, noi chiediamo che anche in questo caso vengano adottati metodi non cruenti. Se il daino è il principale responsabile della riduzione numerica del capriolo non si comprende perché non introdurre nel Parco quei caprioli che in molte aree della Provincia di Grosseto sono considerati in sovrannumero e sono oggetto di caccia di selezione con migliaia di capi abbattuti ogni anno. Noi riteniamo che se è stato commesso l’errore di introdurre specie non autoctone come il daino, l’uomo non possa commettere un secondo errore non adottando metodi ecologici per il loro contenimento. Inoltre riteniamo che il comitato scientifico, che opera nell’ambito della conservazione della natura, debba mantenere la popolazione del daino ad una densità accettabile senza l’uso di metodi cruenti e senza l’eradicazione totale, al fine di mantenere in equilibrio daini e caprioli». La lettera indirizzata a Lucia Venturi si conclude con queste parole: «I parchi naturali dovrebbero essere dei santuari, con il divieto assoluto di uso delle armi da fuoco e non dei luoghi di caccia per pochi eletti o il luogo dove i cacciatori si riforniscono di animali vivi per le loro aziende faunistico venatorie. L’aspetto etico dovrebbe essere alla base di chi opera per la conservazione della natura».
 
IL MATTINO DI PADOVA
4 APRILE 2013
 
Cacciava uccelli con le reti, denunciato
 
TOMBOLO (PD)  - Il Corpo Forestale dello Stato di Cittadella ha denunciato un agricoltore di Tombolo. Catturava uccelli protetti con le reti e utilizzava come richiami uccelli in gabbia e mezzi elettroacustici. La scoperta è avvenuta a due passi dalla palude di Onara. L’indagato aveva installato nel terreno di sua proprietà un sistema permanente di reti tese per una lunghezza di 50 metri. Per attirare nelle reti gli uccelli, sia stanziali che migratori, il bracconiere utilizzava 50 uccelli detenuti in gabbia (richiami vivi) e richiami elettroacustici vietati dalla legge. Tra gli uccelli trovati c’erano, oltre a 30 fringillidi (verdoni, fringuelli e lucherini), anche specie protette, come passere scopaiole e migliarini di palude. Gli inquirenti stimano che l’impianto consentisse la cattura di 3 mila uccelli all’anno e ch e dalla vendita per fini culinari a qualche ristorante o trattoria avrebbe ricavato tra i 12 mila e i 15 mila euro l’anno. L’eurodeputato Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere degli Animali al Parlamento europeo: «Invito le associazioni protezionistiche Lipu e Wwf a costituirsi parte civile nel processo affinché possano chiedere i danni morali».
 
L’ECO DI BERGAMO
4 APRILE 2013
 
Non soltanto ad Antegnate
I visoni arrivano anche a Misano
 
Prov. di Bergamo - Non solo Antegnate. Anche Misano si appresta a ospitare un allevamento di visoni. Forse già entro la fine di questo mese nell'azienda agricola Legramandi troverà posto un migliaio di questi animali da pelliccia. I preparativi sono a buon punto, come spiega Damiano Legramandi, titolare dell'azienda di famiglia insieme ai fratelli. «Dobbiamo terminare una recinzione – dice – e poi, in teoria, alla fine del mese potremmo cominciare con l'allevamento dei visoni».
Lo stesso Legramandi spiega il perché abbia deciso di affiancare all'allevamento dei bovini da latte quello degli animali da pelliccia. «Sono arrivato a un bivio: o spendere 250-300 mila euro per raddoppiare l'allevamento di bovini oppure intraprendere, accanto a questa, un'altra strada. Mantenere l'allevamento dei bovini da latte con le attuali dimensioni (32 vacche in lattazione più una decina in attesa di partorire) mi costa in media 9,20 euro al giorno fra mangime da dare agli animali e costi vari.
Se consideriamo che la consegna di 750-800 litri di latte al giorno mi rende 12 euro al giorno io con meno di 3 euro giornalieri di guadagno devo ricavarmi stipendio, soldi degli affitti e manutenzione dei macchinari. Pagato tutto mi restano 1.200 euro netti al mese, senza considerare che il prezzo del latte al litro potrebbe scendere ancora. Non me la sento proprio in questo momento di investire 250 mila euro. E poi ho anch'io una famiglia».
Da qui la decisione di provare con i visoni, fermo restando l'allevamento delle vacche da latte. «Ci siamo informati presso altri allevatori – prosegue Legramandi – e abbiamo approfondito la materia anche con ricerche all'estero. Non è colpa nostra se il mercato internazionale richiede le pelli di questi animali. Noi, comunque, alleveremo soltanto i visoni, senza trattarne le pelli».
Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 4 aprile
 
GEA PRESS
4 APRILE 2013
 
Carsoli (AQ) – i cacciatori-bracconieri e la carcassa di cinghiale
Intervento del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Carsoli
 
Due cacciatori di Carsoli (AQ) sono stati denunciati nei giorni scorsi perchè sorpresi dal locale Comando Stazione Forestale mentre erano intenti a cacciare in periodo di divieto assoluto.
I due sono stati individuati in località “Le Puzzelle” mentre trascinavano la carcassa di un grosso cinghiale maschio con l’intento di caricarlo nell’autovettura. Quando la Forestale, appostata nei luoghi, si è qualificata i due avrebbero  tentato la fuga.
Si tratta di cacciatori con regolare permesso di porto di fucile per uso caccia. Una volta fermati, non hanno potuto che ammettere le proprie responsabilità e per loro è scattata la denuncia all’Autorità Giudiziaria per il reato di caccia in periodo di chiusura generale. La Forestale ha provveduto al  sequestrato delle due carabine, del relativo munizionamento, oltre che del cinghiale.
 
NEL CUORE.ORG
4 APRILE 2013
 
MILANO, ZANNE DI ELEFANTE IN VENDITA IN RETE: DUE DENUNCIATI
Sotto sequestro il materiale. Il blitz della Forestale
 
Due zanne di elefante messe in vendita su Internet. Ma il Corpo forestale dello Stato è riuscito ad impedire il commercio illegale di avorio di elefante (Loxodonta africana) grazie all'intervento del Servizio Cites di Milano. Sul portale www.kijiji.it, spiega una nota della Forestale, venivano pubblicizzate due zanne. Dopo alcuni contatti con l'inserzionista, continua il CfS, è stata proposta un'offerta in denaro che lo stesso inserzionista, per conto del proprietario, ha esaminato. Le indagini hanno permesso di verificare l'effettiva detenzione illecita delle due zanne, che sono state subito poste sotto sequestro. Scattata anche la denuncia per entrambi i soggetti coinvolti.
 
GROSSETO NOTIZIE
4 APRILE 2013
 
Il Fronte di liberazione animale minaccia Arcicaccia. Sani: “Sono inaccettabili atti violenti di sabotaggio”
 
L’onorevole Luca Sani, nella sua veste di parlamentare membro della XIII Commissione agricoltura, testimonia la propria solidarietà all’Arcicaccia che ha subito un grave atto intimidatorio ad opera del “Fronte di liberazione animale”.
“A metà dello scorso marzo – spiega Sani – l’Arcicaccia ha ricevuto una mail con la quale il Fronte di liberazione animale rivendicava ‘il danneggiamento di decine di macchine di cacciatori nella zona del centro Italia durante la stagione venatoria 2012 – 2013’. Nel testo della mail si legge ‘A voi bastardi sono state bucate le gomme e rotti i vetri a martellate. E’ ora che paghiate un prezzo salato per lo sterminio di animali indifesi che fate ogni anno: da oggi in poi le prede siete anche voi. Fronte di liberazione animale’.
Di fronte a questo atteggiamento il presidente nazionale di Arcicaccia Osvaldo Veneziano ha presentato alla procura di Roma una denuncia-querela per ‘minaccia grave’”.
“Mi pare evidente – argomenta l’onorevole Luca Sani – che in questa vicenda si sia superato abbondantemente il segno, e che se non si metterà un freno a certi comportamenti violenti si correrà il rischio concreto di una degenerazione che non porterebbe a nulla di buono.
Sono da sempre convinto che ogni opinione è legittima, a patto che non metta in discussione la libertà e l’incolumità delle persone. Sappiamo tutti che sulla caccia ci sono opinioni contrapposte e visioni radicalmente alternative, tuttavia nessuno può arrogarsi il diritto di imporre agli altri il proprio punto di vista. Né tantomeno di compiere atti violenti in nome di una visione delle cose”.
“Per questo – conclude Sani – voglio esprimere la mia solidarietà all’Aricaccia e al suo presidente. I cacciatori non possono essere considerati degli assassini, né si può disconoscere l’impegno di quest’associazione in tanti progetti di tutela ed educazione ambientale. Basta con certi atteggiamenti estremisti e antidemocratici, quindi, perché non è accettabile un imbarbarimento delle relazioni sociali”.
 
NEL CUORE.ORG
4 APRILE 2013
 
VALLE D'AOSTA, L'INUTILE CROCIATA CONTRO GHIANDAIE E CORNACCHIE
Wwf, Lac, Lav e Pro natura criticano la Regione
 
È dal 2004 che la Valle d'Aosta mette in opera piani di controllo numerico delle specie ghiandaia e cornacchia, dal 15 giugno al 15 settembre (ovvero al di fuori della stagione venatoria) come azione di contrasto, secondo l'Assessorato all'Agricoltura, per gli "ingenti danni alla melicoltura e ai vigneti[...]di forte valenza turistico/ambientale". A prescindere dal fatto che i turisti siano maggiormente scoraggiati dall'attività venatoria in periodo primaverile ed estivo, "ci si chiede - osserva una nota delle associazioni Wwf, Lav, Lac e Pro natura - quali metodi siano stati usati per evitare il danno alle produzioni agricole". I dissuasori acustici, a quanto pare, si sono dimostrati inefficaci e "le reti a protezione dei meleti hanno portato a risultati positivi ma per le aziende di piccole dimensioni risultano avere c osti troppo elevati".
In realtà, prosegue il comunicato, "si preferisce sparare ai corvidi ed inutilmente: vediamo perché. Nel 2004 – ricordano le associazioni - sono state abbattuti 732 esemplari e il danno alla produzione è stato il più ingente, secondo solo a quello del 2007 quando gli abbattimenti sono aumentati e paradossalmente anche i danni. Se la matematica non è un'opinione è ovvio che non ci sia correlazione tra il numero di esemplari abbattuti e la riduzione dei danni ai meleti. Ma a quanto pare la Valle d'Aosta oltre ad essere insufficiente in matematica, va male anche nella gestione delle politiche agricole. Da tutti i dati emersi dai documenti prodotti dall'Assessorato, e sopra riportati, emerge che i meleti soggetti a maggior danno sono quelli limitrofi alle aree incolte boschive. La logica imporrebbe a questo punto, dato il protrarsi di un azione fallimentare che va avanti da ben nove anni, di investire nella ri cerca delle cause, nelle soluzioni alternative e nella pulizia d ei fondi dismessi. Nulla di tutto ciò! Da nove anni si preferisce illudere i melicoltori con azioni del tutto inique, danneggiando oltretutto l'immagine della Regione che adotta un agricoltura ecologicamente non sostenibile. Ciliegina sulla torta: convinto, nonostante i dati che smentiscono l'efficacia dei piani di controllo numerico, l'Assessorato, perseguendo la linea dura su una specie utilissima nell'ecosistema, decide si sperimentare nella giurisdizione di Chatillon, l'anticipo degli abbattimenti al 1° marzo, compromettendo volutamente il periodo di nidificazione dei corvidi. Si proverà ad abbatterli mentre si riproducono, lasciando la nidiata senza sostentamento; forse dopo nove anni di tentativi inutili la "soluzione finale" sarà quella giusta? L'importante è non rinunciare alla logica del fucile in favore di metodi più scientifici".
Wwf, Lac, Lav e Pro natura hanno chiesto che il fenomeno sia analizzato da un punto di vista scientifico e che siano adottati metodi conseguenti ai risultati dello studio. Intanto andrebbe sospesa la delibera che prevede gli abbattimenti in periodo di nidificazione e non. "La risposta della Regione Valle d'Aosta? Nessuna!", conclude la nota. "Non possiamo che prendere atto – dicono gli animalisti - che al di là delle mura del feudo politico valdostano la voce "eco sostenibilità" non sia ancora giunta e che si preferisca adottare una politica agricola discutibile a danno degli agricoltori, ai quali si prospettano soluzioni del tutto empiriche, e dell'immagine dell'intera Regione".
 
IL PICCOLO
4 APRILE 2013
 
Pronto il piano per eliminare le colonie di nutrie
 
CERVIGNANO (UD) - Nel capoluogo della Bassa il problema nutrie sarà risolto. Lo ha annunciato ieri il sindaco di Cervignano Gianluigi Savino. Dopo le proteste dei residenti, che avevano chiesto all’amministrazione un intervento urgente, il comune fa sapere che la Regione ha approvato il piano operativo che prevede la cattura e la soppressione degli animali. «Il problema è molto sentito in tanti comuni del territorio – spiega il sindaco Savino –. A Cervignano in particolare i corsi d’acqua, dove è facile vedere le nutrie, attraversano il centro urbano e quindi l’attività di cattura deve essere svolta con particolare accuratezza. L’operazione è delicata. Per questo motiv o potranno operare solo persone specializzate che hanno frequentato un apposito corso. Nei prossimi giorni organizzeremo un incontro per pianificare l’attività di cattura degli animali, che purtroppo creano danni ingenti agli argini dei corsi d’acqua e sono portatori di malattie». Aggiunge Savino: «Le nutrie si riproducono velocemente e pertanto la loro diffusione può diventare una vera e propria emergenza. Non è facile risolvere il problema ma siamo pronti a partire». Nelle scorse settimane numerosi cittadini delle frazioni di Muscoli, Strassoldo e Scodovacca avevano riferito di aver avvistato alcuni grossi esemplari di nutrie. A Cervignano i roditori erano stati visti nella zona della stazione, nei pressi della sede della Protezione civile e in via Caiù. «Cervignano sarà uno dei primi comuni a partire – dice Savino – dopo di noi, molto probabilmente, anche i territori limitrofi interessati dal problema faranno partire l’intervento. Ho sollecitato la conclusione dell’iter. Abbiamo dovuto attendere i tempi tecnici ma ora è ; tutto pronto».
 
IL SECOLO XIX
4 APRIEL 2013
 
Nervi, “caccia” allo scoiattolo grigio
 
Genova - Catturare e sterilizzare gli esemplari di scoiattoli grigi americani presenti ai Parchi di Nervi, per non mettere in pericolo la sopravvivenza degli scoiattoli rossi, specie autoctona. Il progetto di salvaguardia è stato illustrato in un'assemblea pubblica a Villa Garibaldi, nel quartiere di Quarto, dall'assessore all'Ambiente Renata Briano alla presenza di cittadini e diverse associazioni.
«Su indicazione dell’Unione Europea dobbiamo intervenire per proteggere gli scoiattoli rossi», ha spiegato Briano. Un recente studio ha confermato i rischi di estinzione per lo scoiattolo rosso messo in fuga da quello grigio dai parchi di Nervi e costretto ad andare a colonizzare zone vicine, da Sant’Ilario, a Bogliasco fino a Pieve Ligure. Lo stesso problema, in quantità più elevate lo hanno anche Lombardia e Piemonte che hanno agito nello stesso modo».
L'assessore all'Ambiente ha poi spiegato che non «saranno maltrattati o sacrificati, ma liberati in diverse aree urbane del Levante genovese, dopo la cattura e la sterilizzazione». Ad accoglierli saranno i parchi di Villa Gambaro e Valletta Cambiaso, ad Albaro, e Villa Croce, a Carignano.
All'assemblea hanno partecipato anche diversi comitati spontanei contrari al provvedimento che hanno già raccolto 2mila firme in una petizione. Secondo il comitato "Amici degli scoiattoli di Nervi", gli scoiattoli grigi sarebbero presenti nei parchi già dal 1966 e non avrebbero mai creato problemi ai "cugini" rossi.
La Regione Liguria, insieme alle Regioni Lombardia e Piemonte e alle Università di Genova, di Torino e dell'Insubria, partecipa come partner al progetto comunitario Life+Ec-Square, cofinanziato, con fondi vincolati, dall'Unione Europea e dal ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, finalizzato alla conservazione dello scoiattolo rosso europeo.
Già dalle prossime settimane il progetto potrebbe partire, ma non sono escluse proteste da parte delle associazioni contrarie.
VIDEO
 
GAZZETTA DI PARMA
4 APRILE 2013
 
Capriolo fa peripezie nel centro di Firenze: catturato
 
FIRENZE - Curiosita’ a Firenze e spavento tra gli automobilisti che dovevano scansare un capriolo che ha vagato sui viali di circonvallazione prima di essere investito da un’auto, entrare nel cortile di una banca e, incastrato in una cancellata, attendere la Polizia Provinciale che lo ha liberato e poi trasferito nella campagna di Roveta, presso Scandicci. L’episodio e’ accaduto nel pomeriggio. Dopo che un veterinario non gli ha trovato ferite l’animale e’ stato riportato in un bosco.
 
IL GIORNALE
4 APRILE 2013
 
I veri amici degli animali e le tante cattiverie fatte solo per interesseLa testimonianza
 
di Monica Di Meo*

Egregio Direttore, capita oramai raramente di leggere articoli precisi, importanti e circostanziati. Ma, grazie a professionisti impavidi quali il Signor Pistacchi, si può ancora provare il brivido del «giornalismo di denuncia». Un brivido di giustizia che fa onore alla memoria di personalità uniche quali il vostro fondatore, Indro Montanelli, intramontabile esempio di serietà e incorruttibilità.
Conosco l'ambiente animalista genovese dal 1984. In quegli anni l'allora nascente Le.A.L. (Lega Antivivisezionista Lombarda) era ospitata dai radicali ed il dottor Massimiliano Suprani era proprio uno degli adulti che insegnava a noi ragazzini ad usare il megafono, allestire banchetti informativi, ottenere permessi per le manifestazioni e molto altro. Sono passati decenni da allora ma Massimiliano non h a tradito. Non ha tradito la causa, non ha tradito gli animali, non ha tradito i nostri comuni principi. Era ed è un uomo d'onore disposto ad esporsi in prima persona pur di dare voce a chi non l'ha.
Avevamo dei «miti» a livello nazionale. Una di questi era proprio Carla Rocchi. Donna forte, coraggiosa prestata alla politica sempre in prima linea per ogni battaglia animalista. Non riconosco la Carla Rocchi di allora nel ridicolo comunicato stampa confezionato per replicare ai vostri articoli, che molto mi ricorda il comportamento dei nostri sfacciati politicanti celenterati... sempre ignari, innocenti, a rubare (a sorpresa) sono solo «gli altri». Lusi, Belsito, Fiorito hanno fatto sparire cifre abnormi dalle casse... e nessuno si è mai accorto di nulla.
Signora Rocchi, non voglio dire che lei sia responsabile, ma se questo significa essere Presidente (soprattutto alla luce di scandali simili che già avevano coinvolto la sua attuale associazione)... scelga un altro ruolo. Questo non fa per lei.
Molti dettagli stanno emergendo e molti altri ne emergeranno. E qui desidero rivolgermi al dottor D'Attilio della Prefettura: è davvero giusto che, sulla base di affermazioni di persone come Zanardi o altri (sempre appartenenti allo stesso entourage) si revochi il decreto al Capo delle Guardie Zoofile (Termanini) decretato con una diversa Associazione?
Sono, codesti, individui rispettabili, affidabili, attendibili?
Dottor D'Attilio, non dimentichi la manifestazione sotto i suoi uffici a cui hanno partecipato centinaia di cittadini che, negli anni, si sono rivolti con fiducia e soddisfazione al signor Termanini (lui sì, un «signore» lo è davvero) per interventi ai quali le forze dell'ordine non hanno spesso potuto far fronte, sia perché oberati di lavoro, sia per specifica incompetenza. Grazie.
*Guardia Zoofila
 
NEWS RIMINI
4 APRILE 2013
 
Trovato in buone condizioni yorkshire rubato in furto a negozio animali
Ieri pomeriggio i Carabinieri di Santarcangelo hanno rintracciato il cane rubato lo scorso due aprile in un negozio di animali in via della Repubblica a Rimini. L’animale era stato trovata da una donna in giardino.
 
SANTARCANGELO (RN) Il veterinario a cui la donna si è rivolta grazie al “cip” di identificazione, è riuscito a risalire ai proprietari. Lo yorkshire, in buone condizioni, è tornato a casa.
Per il furto i ladri avevano usato un'auto come ariete.
 
GEA PRESS
4 APRILE 2013
 
Separazioni ed ex coniugi in lotta per il cane
Earth: le ultime Sentenze e l'interpretazione evolutiva dell'animale non più "cosa".
 
Sono in tutto otto i casi trattati dai legali dell’associazione EARTH dall’inizio del 2013 e relativi a separazioni consensuali che hanno coinvolto anche dei quattro zampe. Situazioni che in qualche caso si sono risolte con il mantenimento del gatto o del cane in favore di chi decide di tenerlo presso la propria abitazione.
In tre casi è stato poi previsto anche un “diritto di visita” al cane da parte dell’ex marito. In pratica, potrà portarlo con sé per un giorno alla settimana.
“Sempre più gli animali vengono visti come veri e propri membri della famiglia – spiega Valentina Coppola, Presidente di EARTH – Ci sono casi di separazioni giudiziarie in cui assistiamo a vere e proprie  lotte per la custodia del cane o del gatto con tanto di dispetti e testimonianze dei parenti su chi sia più idoneo alla cura dell’animale”
Secondo l’avvocato Patrizia Giusti, legale di Earth, le recenti sentenze non fanno altro che seguire il sentimento reale degli italiani nei confronti dei propri animali. E’ il caso, ad esempio, della sentenza pubblicata il 13 marzo scorso, dalla nona Sezione Civile della Cassazione (giudice estensore Giuseppe Buffone). Un gatto collocato presso il coniuge separato, con tanto di regolamento di spese analogo a quello del figlio minore.
Tale sentenza, spiega il legale di Earth,  è stata pronunciata alla luce dell’entrata in vigore della legge 201/10 che ha recepito la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, sottoscritta a Strasburgo il 13 novembre 1987. Il Giudice ha quindi elaborato  “un’interpretazione evolutiva e orientata delle norme vigenti“, la quale “impone di ritenere che l’animale non possa essere più collocato nell’area semantica concettuale delle “cose”». L’animale, cioè, deve “essere riconosciuto come “essere senziente”.
“Speriamo che presto anche le amministrazioni si rendano conto della realtà della vita quotidiana – conclude Valentina Coppola – e che le città ed i luoghi di socializzazione siano pensate per vivere i propri animali come membri effettivi della famiglia”.
 
GIORNALETTISMO
4 APRILE 2013
 
“Potete portare i cani in ufficio”
L'Enpa chiede agli imprenditori di offrire ai dipendenti servizi di dog sitting: "La presenza di animali aumenta la produttività"
 
Realizzare, ove possibile, dei dog parking all’interno delle imprese per accogliere i cani dei dipendenti. E’ la richiesta avanzata in questi giorni dalla sezione fiorentina dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali) agli industriali della zona. L’appello viene rilanciato oggi su Repubblica dal neopresidente dell’associazione, Andrea Petrilli. Gli animalisti sostengono che “il cane in ufficio è il miglior antistress che ci sia”. E citano uno studio della Virginia Commonwealth University che dimostra come il migliore amico dell’uomo possa fare una differenza positiva nei luoghi di lavoro, riducendo la tensione e rendendo l’attività più soddisfacente anche per gli altri dipendenti, tanto da ridurre l’assenteismo e alzare la produttività. (LaPresse)
ANIMALI ALLA SCRIVANIA – Per ora, però, tenere con sè il proprio cane o il proprio gatto è opzione quasi esclusiva di chi lavora in proprio. All’estero le cose vanno diversamente. Spiega Mario Neri su Repubblica Firenze: Ma negli Stati Uniti, in Canada, in Inghilterra o in Francia questa è già una realtà, una prassi quotidiana per aziende e uffici pubblici che, insieme al nido per i bambini, offrono ai dipendenti anche servizi di pet-sitting o addirittura dedicano uno spazio al dog parking. Che non è un parcheggio per cani, un posto dove lasciarli e liberarsi la coscienza, ma un’opportunità per portarsi al lavoro gli amici a quattro zampe e saperli coccolati e accuditi da educatori esperti. Secondo le statistiche negli Usa un’impresa su 5 favorisce politiche dog friendly. E il 5% dei lavorato ri dipendenti porta il cane sul posto di lavoro.
 
NEL CUORE.ORG
5 APRILE 2013
 
ENPA FIRENZE, APPELLO ALLE AZIENDE: "FATE PORTARE I CANI AL LAVORO"
Studio Usa: meno stress e produttività in crescita
 
Allestire dei dog parking nelle aziende per accogliere i cani dei dipendenti. E' la richiesta partita in questi giorni dalla sezione fiorentina dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali) agli industriali della zona. L'appello - rivela Giornalettismo - è stato lanciato ieri su Repubblica Firenze dal neopresidente dell'associazione, Andrea Petrilli. Gli animalisti sono convinti: "Il cane in ufficio è il miglior antistress che ci sia". E fanno riferimento ad una ricerca della Virginia Commonwealth University che dimostra come il quattrozampe di famiglia possa incidere positivamente nei luoghi di lavoro, facendo calare la tensione e rendendo l'attività più soddisfacente anche per gli altri dipendenti. Le conseguenze? Assenteismo ridotto all'osso e produttività in aumento.
Al momento, però, in Italia, può tenere con sé il cane o il gatto quasi soltanto chi lavora da casa. Eppure, all'estero la situazione è diversa: una prassi quotidiana negli Stati Uniti, in Canada, Inghilterra e Francia portare il proprio cucciolo in ufficio. Secondo una statistica americana, negli Usa un'impresa su cinque favorisce politiche dog-friendly. E il cinque percento dei lavoratori dipendenti porta un animale in azienda.
 
IL GIORNALE
4 APRILE 2013
 
Se l'Enpa si tiene i soldi di Padre Pio
 
Diego Pistacchi
 
La notizia dell'inchiesta in corso sui soldi dell'Enpa, l'associazione nazionale protezione animali, finiti in ville sul Mar Rosso, cliniche private, hotel di lusso, scooter e prelievi misteriosi, potrebbe aver aperto un filone quantomai scabroso. L'anticipazione del Giornale sulla destinazione dei soldi che ignari e benemeriti donatori versavano per la cura degli animali ha portato una serie incredibile di segnalazioni che potrebbero rappresentare altrettanti scandali nei quali sono coinvolti esponenti di primissimo piano dell'associazione (o ex esponenti dimissionari) a livello nazionale e genovese. Nuovi casi di possibili usi personali di beni dell'ente, quindi azioni che avrebbero danneggiato i tanti animalisti di cuore e la stessa Enpa, che però fino ad ora non sembra aver denunciato gli eventuali responsabili.
Un caso clamoroso è quello che riguarda un lascito testamentario molto ricco. Della vicenda si era occupato il sito online «Edizioni Oggi» con un accurato servizio. E tutto nasce ancora una volta a Genova, nel 2006. Il 2 febbraio di quell'anno un notaio diede lettura del testamento olografo di una defunta che lasciava tutti i suoi averi alla sezione genovese dell'Enpa. Si trattava di numerosi beni immobili e di denaro contante. La benefattrice aveva inserito alcune clausole ben precise nel testamento e addirittura aveva lasciato 5.000 euro per pagare un avvocato affinché si prendesse cura di eseguire le sue disposizioni. Non solo, aveva persino indicato il nome del professionista e quello di un «supplente» nel caso il primo non avesse accettato l'incarico. Tutto fatto con una precisione estrema, anche dal punto di vista formale, con firme, bolli e sigilli al posto giusto.
Questo anche perché nel testamento era scritto chiaramente che tutto sarebbe dovuto andare all'Enpa Genova, a patto che prima venissero versati 50.000 euro alla «Casa di Sollievo della Sofferenza» di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, 10.000 euro all'«Opera don Guanella» (il Ricovero San Giuseppe) di Roma, 10.000 euro all'Associazione Amici del Cane di Genova e ancora 10.000 euro alla parrocchia di San Paolo di Genova. Un totale di 80.000 euro cui se ne aggiungevano circa altri 20.000 indicati in un altro documento formalmente registrato il 20 ottobre 2003 sotto forma di «Aggiunta al testamento olografo».
Il consiglio nazionale dell'Enpa aveva ovviamente accettato il testamento che portava alla sezione genovese un bel po' di soldi e di beni immobili. Ma il tesoriere nazionale, sempre Piermario Villa, l'ex assessore genovese al traffico con la pipa al posto della patente, aveva poi provveduto a comunicare all'associazione che il valore del testamento era assai inferiore alle attese. A suo avviso molti immobili sarebbero stati da restaurare profondamente, altri avevano inquilini che pagavano affitti bassi. Insomma, aveva spinto perché quei beni lasciati ad Enpa venissero venduti. Circa trenta «pezzi» tra terreni, immobili, e beni vari, che sempre su indicazione di Villa si sarebbero dovuti vendere a un unico soggetto.
Il suggerimento del tesoriere era stato accettato dall'ente e così tutta l'eredità era passata per 2 milioni e 700mila euro alla società «Hiram - Promozioni e Iniziative Immobiliari».
Che si sia trattato di un affare, e soprattutto per chi, sarebbe curioso da capire. Ma a prescindere da simili valutazioni, resta il fatto che ad Enpa restavano un bel po' di soldi. Ma con quasi tre milioni di euro la meritoria associazione che si batte per difendere gli animali non ha mai trovato modo di rispettare la volontà della benefattrice che aveva destinato centomila euro ad altri enti quantomeno altrettanto meritori che si battono per aiutare gli esseri umani in difficoltà. A tutt'oggi non risulta che questi centomila euro alle comunità di Padre Pio o di altri enti benefici (ma neppure agli Amici del Cane di Genova) siano stati consegnati come da volontà della defunta. Che peraltro nel testamento indicava chiaramente un tempo massimo di 60 giorni dalla lettura del documento, perché venissero rispettati versamenti.
Questi 2 milioni e 700mila euro dovrebbero, al netto di quanto potrebbe emergere dall'inchiesta condotta dal pm Nicola Piacente, trovarsi ancora nelle casse di Enpa Genova, quella sezione che a detta dell'attuale commissario Massimo Pigoni, non avrebbe neppure i soldi per la benzina, essendo costretta a lasciare morire di stenti e di freddo un daino o una gru, come accaduto recentemente a Genova.
 
IL TIRRENO
4 APRILE 2013
 
Carne addio, ora sono vegetariano
 
di Martina Altigeri
 
PRATO - I pratesi si scoprono sempre più vegetariani. Centinaia di persone hanno scelto di cambiare la loro vita partendo dal cibo, mettendo al bando la carne e i derivati animali e concentrandosi su ricette alternative, spesso vegetali al cento per cento. Non è una moda, ma una precisa scelta ideologica che, giorno dopo giorno, sta avvicinando sempre più persone verso questo mondo alimentare ancora non troppo conosciuto. In poco più di un mese a Prato sono nate due nuove associazioni vegane e, ad ogni appuntamento che esse organizzano, fanno il tutto esaurito. Ci sono clienti che già hanno scelto di escludere dalle loro cucine tutto ciò che deriva dallo sfruttamento animale, ma tanti sono anche coloro che si avvicinano per la prima volta ai nuovi piatti vegetali e, con grande stupore, ne rimangono estasiati. All’Orto del lupo, in via Ciardi a San Paolo, si mangia vegan il mercoledì sera. Da poche settimane ha aperto i battenti questa nuova struttura ospitata presso il circolo Fuori di Pizza. Patrizia Gozzini e la socia Marlis Lombardi hanno deciso di far conoscere tanti nuovi sapori naturali e contribuire a diffondere una maggiore attenzione contro lo sfruttamento animale. «Ogni settimana riscuotiamo tanto successo e riempiamo la sala di clienti interessati a conoscere i nostri prodotti biologici – ha spiegato Patrizia Gozzini – Cuciniamo cereali per il primo piatto e poi proponiamo tofu e seitan per secondo. Tante persone sono carnivore, ma rimangono sorprese e mangiano con piacere questi prodotti». Ogni mercoledì il menù cambia e si arricchisce di nuovi sapori, non solo di derivazione estera. Tanti piatti forti guardano proprio alla tradizione toscana: ne è un esempio la ribollita, in cui gli ingredienti principali sono proprio quelli poveri del mondo contadino, il pane e le verdure del campo. Per Gozzini questa non è la prima esperienza nel settore della ristorazione, lei è vegetariana da trent’anni e per molto tempo ha avuto in gestione, insieme ad altri soci appassionati, una casa in campagna in cui era stato creato un orto biologico. Questa avventura ora è terminata e l’occasione per conoscere la sua cucina è quella di andarla a gustare direttamente nel nuovo locale. Il 2 febbraio ha aperto al pubblico una seconda associazione vegana, il No Cage, in via Borgovalsugana. Recuperato il fondo che fino ad alcuni mesi fa ospitava il Tira Tardi, tre giovani soci pratesi, Damiano Gori, Alba Di Domenico e Marina Rapisarda, hanno deciso di creare anche in città un luogo di incontro e di assaggi per far conoscere la filosofia vegana e la cultura antispecista , quella che porta ad avere una maggiore attenzione verso la condizione animale e sostiene una lotta contro ogni forma di discriminazione. Cene, buffet-aperitivi, corsi, concerti con gruppi nazionali e internazionali: questo e tanto altro viene organizzato durante la settimana. L’associazione è collegata all’Acsi e tutti coloro che desiderano frequentarla devono solo richiedere la tessera all’ingresso. Il No Cage è un luogo vivo di dibattito, conoscenza, divertimento, aperto a tutti. Il martedì, ogni quindici giorni, si può frequentare il corso di cosmesi veg cruelty free, per conoscere i trucchi non testati su animali; il mercoledì, tutti ai fornelli per imparare a cucinare vegan; il giovedì, gran menù vegetariano a scelta, con primi piatti, secondi e dolci, a prezzi davvero ottimi; il venerdì e il sabato, grandi buffet e, a seguire, concerti con band italiane e d’Oltralpe. In poco più di un mese, già sono centinaia gli associati, vegani e carnivori, provenienti da tutta la Toscana.
 
ANSA
4 APRILE 2013
 
Ue: stop additivi nei mangimi che stimolano appetito animali
Nuove regole in vigore dal prossimo 10 aprile
 
BRUXELLES - Stop dell'Europa agli additivi presenti nei mangimi per stimolare l'appetito degli animali. La decisione, che entra in vigore il prossimo 10 aprile, prevede - salvo autorizzazioni specifiche - ''il ritiro dal mercato degli additivi per mangimi che appartengono al gruppo di sostanze aromatizzanti e stimolanti dell'appetito''. Il provvedimento deciso dalla Commissione europea ha ottenuto il sostegno degli Stati membri riuniti nel Comitato europeo per la catena alimentare e la salute animale.
La decisione, spiegano gli esperti, dimostra la volonta' dell'Ue di fare un passo indietro rispetto alla rincorsa a livelli produttivi elevati, favorendo cosi' anche il benessere degli animali. Un solo esempio: nell'ultimo trentennio le vacche da latte, a seguito di un'elevata selezione genetica, sono diventate animali eccezionali nella produzione di latte, mentre la loro capacita' di alimentarsi e' rimasta inferiore, con il rischio di deficit energetici per l'animale.
Lo stop deciso dall'Ue prevede comunque periodi transitori diversi per permettere di liquidare le scorte esistenti. (ANSA).
 
GEA PRESS
4 APRILE 2013
 
Agnello e piatti pasquali: gli ordini sono calati. La soddisfazione di Animal Equality
In pochi giorni 45.000 persone hanno visto il documento shock presentato dall'associazione animalista
 
Ordini calati fino al 40% durante il periodo di Pasqua. In tal maniera un comunicato di Confagricoltura riferiva già alla fine di marzo. Come cause del crollo sono state richiamate le importazioni dall’estero ma “anche e soprattutto un forte calo delle richieste dei consumatori“.
Quanto basta per fare tirare le somme ad Animal Equality, l’associazione animalista che in pieno perido pasquale ha fatto piombare sul piatto delle scelte dei consumatori un documento shock sul mondo degli allevamenti e macellazione degli agnelli (vedi articolo GeaPress).
“Un’indagine – riferiscono gli animalisti in un loro comunicato – che ha  chiaramente puntato il dito sulla sofferenza e lo sfruttamento celati dietro la produzione di carne di agnello“.
Il video, che a detta di Animal Equality, riguarderebbe strutture italiane (nella foto di Animal Equality), dopo soli 10 giorni dalla pubblicazione è stato visto da quasi 45.000 persone mentre in 4.000 hanno firmato l’impegno a non consumare carne d’agnello o altri prodotti di origine animale.  Per Animal Equality, al di là della crisi economica evidenziata dalle aziende, “è oramai evidente che nell’opinione pubblica il dibattito sulla sofferenza di questi animali è aperto“.
Per più di un anno attivisti sotto copertura hanno infatti filmato scene mai viste prima, scioccanti e reali di quanto accade ai cuccioli di appena un mese di vita, uccisi per diventare cibo.“All’indomani della Pasqua – ha dichiarato Francesca Testi, portavoce di Animal Equality – possiamo dire che la nostra campagna ha ottenuto molta attenzione da parte dei media e nell’opinione pubblica, chiaramente interessata a capire cosa si cela dietro il consumo di carne di agnello“.
Queste le cifre riportate da Animal Equality: 4 milioni gli agnelli uccisi ogni anno in Italia  per il consumo umano, tra quelli esportati dall’Est Europa (Romania prima di tutto) e quelli allevati in Italia. Questa cifra è superiore, se prendiamo in considerazione anche pecore, agnellotti e capre, che in questo periodo subiscono una sorte altrettanto cruenta. Sono quindi circa 800.000 gli animali uccisi in totale solo nel periodo di Pasqua.
 
NEL CUORE.ORG
4 APRILE 2013
 
USA, ADDIO ALLA CARNE: I VEGANI RADDOPPIATI NEGLI ULTIMI TRE ANNI
Google Trends: crescita notevole dell'interesse
 
Con personaggi influenti come l'ex presidente Usa Bill Clinton che ha annunciato il proprio entusiasmo per una dieta vegana e celebrità come Justin Timberlake che canta "Bring it on down per Veganville", sembrerebbe che il veganismo stia diventando sempre più diffuso. Secondo Google Trends, l'interesse del pubblico per la dieta vegana è più alto che mai. E' in aumento il numero di persone alla ricerca del termine "vegano" sul motore di ricerca più importante del mondo. Il picco, quota 100, indica l'interesse più alto mai raggiunto, che per questo termine è stato toccato lo scorso marzo. E non solo: uno studio, commissionato nel 2012 dal Vegetarian Resource Group e realizzato da Harris Interactive, ha rilevato che il 2,5 percento degli americani si è definito "vegan", rispetto all'1 percento nel 2009. Guard ando questi ultimi numeri, sembra di non essere di fronte ad una crescita accentuata, ma per comprendere il fenomeno basta considerare il fatto che il numero dei vegani è più che raddoppiato in soli tre anni.
L'anno scorso, Mark Bittman ha scritto su The New York Times che la domanda americana di carne è stata in costante diminuzione, con le proiezioni del Dipartimento dell'Agricoltura che mostrano un ulteriore calo.
Più di recente, dopo che lo scandalo della carne di cavallo, soprattutto in Europa, ha suscitato indignazione pubblica, le vendite di prodotti senza carne sono salite.
Il crescente interesse potrebbe dipendere dall'esplosione delle celebrità vegan negli ultimi anni. Tuttavia, siamo davanti ad una tendenza più significativo. Alcuni studi hanno recentemente collegato il veganismo ad una varietà di effetti benefici sulla salute a tutto tondo: da una migliore salute del cuore ad un controllo più efficace degli zuccherri, fino all'abbassamento dei tassi di obesità. Ridurre il consumo di carne, tra l'altro, è anche vantaggioso per l'ambiente.
 
IL MONDO
4 APRILE 2013
 
Canada/ Contrabbando di batteri con Cina, accusati 2 scienziati
I due ricercatori volevano esportare il batterio Brucella
 
Ottawa  - La polizia federale canadese ha accusato due ex ricercatori del governo di aver tentato di esportare in Cina germi pericolosi e altamente contagiosi.
Klaus Nielsen e Wei Ling Yu, ex ricercatori dell'Agenzia canadese di controllo degli alimenti, sono accusati di aver cercato di contrabbandonare agenti patogeni pericolosi, capaci di
infettare uomini e animali. Nielsen è stato arrestato lo scorso ottobre mentre raggiungeve l'aeroporto di Ottawa con 17 fiale del batterio Brucella, capace di causare infezioni agli organi
riproduttivi, alle articolazioni e alle ghiandole mammarie dei bovini, così come di renderli sterili. Il batterio Brucella colpisce principalmente bovini, cervi e cavalli, ma può anche infettare gli esseri umani, causando sintomi simili all'influenza. Non esiste vaccino e l'unico modo di arginarne la diffusione consiste nell'abbattere gli animali sospettati di essere stati infettati. Nielsen era stato elogiato nel 2006 per aver contribuito a mettere a punto un test rapido per identificare la brucellosi negli animali. Nielsen comparirà davanti alla corte di Ottawa il prossimo 17 aprile, mentre è stato spiccato un mandato di arresto per Yu, che sarebbe riuscita a lasciare il Canada e a raggiungere la Cina.
 
GEA PRESS
5 APRILE 2013
 
Alghero: pre-Pasqua tra gatti squartati, lapidati ed uncinati
Le indagini dell'Arma dei Carabinieri e la denuncia dell'associazione "A-mici di Matisse".

 
I fatti sono accaduti la settimana prima di Pasqua. Max (nella foto durante il ricovero in clinica veterinaria), un gatto dal mantello rosso di circa due anni deceduto sabato 30 marzo ed una gatta ormai prossima al parto,  trovata squartata. Poi altri casi ancora, tutti riferiti ai Carabinieri di Alghero. Micetti bastonati ed un gatto lapidato.
Uno dei primi dei quali si è saputo è stato Max. Viveva nel centro storico della città. Un “privilegiato” rispetto ai componenti delle circa 50 colonie feline di Alghero. La notte, infatti, veniva accolto dal proprietario di un negozio. Max era conosciuto da tutti. Mansueto e pacioccone. Secondo Franca Spanu, responsabile dell’associazione “A-mici di Matisse”, Max amava l’essere umano. Si faceva accarezzare e coccolare. Forse, proprio questa confidenza, potrebbe però averlo tradito.
La sera del 25 marzo, il gatto non è più rientrato al “suo” negozio. Solo all’una del mattino, è stato sentito miagolare in maniera straziante. Gli avventori di un bar, uditi i lamenti, hanno subito avvisato il proprietario del negozio. Sabato 20, dopo interminabili giorni di sofferenza, il povero Max è morto. Secondo il referto Medico Veterinario, il micio sarebbe stato colpito con un oggetto appuntito penetrato vicino all’attaccatura della coda. L’oggetto, probabilmente a punta ricurva, ha staccato l’ultima vertebra della colonna. Devastanti i danni agli organi interni. Riversamenti di contenuti organici ed altro ancora.
Forse intolleranza per le colonie ma per Franca Spanu è probabile che per il povero Max abbia inciso in maniera negativa la sua innata confidenza con l’uomo. Qualcuno, infatti, potrebbe non averla gradita.
Ai Carabinieri di Alghero, sono state depositate due denunce, una delle quali della stessa associazione che in città accudisce una decina di colonie. L’altra, invece, di un commerciante dei luoghi.
L’associazione “A-mici di Matisse” ha cercato di coinvolgere il Comune ottenendo la risposta dall’Assessore all’Ambiente che ha predisposto la stampa di una locandina con i riferimenti di legge sui maltrattamenti oltre che condannare il gesto. Per Franca Spanu, occorre però il riconoscimento da parte del Comune delle colonie feline. Alcuni mesi addietro, la richiesta di sterilizzazione rivolta all’ASL aveva ricevuto un parere positivo, ma tale impegno poteva essere portato a compimento solo in data successiva al riconoscimento delle colonie da parte del Comune.
Il desiderio dei volontari, oltre a quello di un maggiore controllo, è anche la creazione di un’oasi felina. Un luogo, dicono i volontari, che abbia anche una valenza educativa, come quella promossa dall’associazione “A-mici di Matisse” con il coinvolgimento delle scolaresche in una prossima fiaccolata.
Franca Spanu invita a mettere una pietra sopra all’omertà. “Speriamo che il clamore sollevato da questi ultimi fatti, possa invitare a riflettere ed a denunciare il colpevole“. Max, il micione rosso, è stato colpito di giorno. Possibile che nessuno abbia visto?
Dei casi di maltrattamento se ne stanno ora occupando i Carabinieri di Alghero. L’Arma ha già incentivato i controlli ma, secondo gli inquirenti, sarà difficile, in mancanza di indizi, poter risalire ai colpevoli. Proprio ai Carabinieri, risulta un caso di maltrattamento risalente anch’esso a poco prima di Pasqua. Un gatto lapidato. Un nuovo tremendo episodio di insensibilità e crudeltà.
 
GEA PRESS
5 APRILE 2013
 
Teramo – al via la strage delle volpi – Il WWF: “orde” di cacciatori contro l’utile predatore
Esposto del WWF al Corpo Forestale dello Stato - Stop ad un intervento che serve solo ai cacciatori.

 
Con Delibera di Giunta del 26 marzo scorso, la Provincia di Teramo ha autorizzato su tutto il territorio di sua competenza, squadre di cacciatori in “braccata”, ovvero fino a trenta armati pronti  a puntare il fucile contro la volpe. A denunciarlo è il WWF il quale rileva  come il piccolo canide  sia in questo periodo impegnato nell’allevamento della prole. I cuccioli, infatti, stanno venendo alla luce proprio in questi giorni.
Per il WWF la decisione della provincia rappresenterebbe “una scelta incivile, sostanzialmente inutile ed illegittima“. Sempre secondo il WWF l’autorizzazione non sarebbe stata preceduta da alcuna Valutazione di Incidenza. Un fatto indispensabile visto il particolare ruolo che la volpe riveste in natura come quello di essere una specie preda dell’Aquila reale. Nessuna approvazione, inoltre, da parte dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che, per legge, è l’unico Ente scientifico autorizzato a rilasciare pareri alle amministrazioni locali in merito alle scelte di gestione faunistica.
A tal proposito il WWF comunica di avere contattato i Dirigenti dell’ISPRA, i quali avrebbero confermano l’impossibilità ad autorizzare le Amministrazioni che intendono effettuare la caccia alla volpe in territorio libero. Si tratta, in quest’ultimo caso, di zone non sottoposte a gestione venatoria programmata. Men che meno se la caccia avviene con metodo della “braccata” che, ad avviso del WWF, si svolgerebbe con “orde di cacciatori che circondano vaste porzioni di territorio spaventando tutto quello che incontrano e con il rischio di abbattere accidentalmente altre specie animali“. Indubbio, poi, il disturbo in un periodo tanto delicato quale quello riproduttivo.
Per Luciano di Tizio, presidente del WWF Abruzzo quella della Provincia di Terano sarebbe una “scelta deprecabile” non solo per il danno che viene arrecato alle altre specie animali, ma anche  perché simili interventi vengono spacciati per “riequilibri degli ecosistemi naturali”. In realtà, aggiunge il presidente del WWF, tali interventi hanno il solo obiettivo di favorire l’espansione di altre specie di interesse venatorio come lepri e fagiani, artificialmente reintrodotti in natura e artificialmente tutelati perseguitando il loro predatore naturale.
E dire, spiega il WWF, che la volpe è un grande predatore di roditori ed è per questo utile all’agricoltura e persino alla sanità umana. “L’interesse venatorio nel teramano – conclude il WWF – viene tuttavia privilegiato a danno di quello della collettività tutta, alla quale viene comunque sottratto un ecosistema sano ed equilibrato”.
l WWF ha inviato un esposto al Corpo Forestale dello Stato chiedendo di verificare eventuali responsabilità nella infelice scelta operata dall’ente locale ed auspica che vengano immediatamente interrotte le battute di caccia nelle campagne del teramano.
 
ABRUZZO 24 ORE
5 APRILE 2013  
 
Autorizzate a Teramo le braccate alla volpe
Il WWF "iniziativa incivile e illegittima"
 
Squadre composte da tantissimi cacciatori libere di sparare in piena stagione riproduttiva. Nessuna valutazione di incidenza né pareri dell’ISPRA
Con una delibera di Giunta del 26 marzo, la Provincia di Teramo ha autorizzato, su tutto il territorio provinciale, squadre con fino a 30 cacciatori che con il metodo della braccata potranno abbattere le volpi che in questo periodo allevano la propria prole.
Una scelta incivile, sostanzialmente inutile e illegittima.
Tra l’altro l’autorizzazione non è stata preceduta dalla valutazione di incidenza, indispensabile visto che la volpe è una specie preda dell’aquila reale. Non c’è stata inoltre, né poteva esserci alcuna approvazione da parte dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che, per legge, è l’unico ente scientifico autorizzato a rilasciare pareri alle amministrazioni locali in merito alle scelte di gestione faunistica. Il WWF ha sentito i dirigenti dell’ISPRA che confermano come in questi casi le Amministrazioni provinciali non vengano mai autorizzate ad effettuare la caccia alla volpe in territorio libero (ossia in aree non sottoposte a gestione venatoria programmata) in braccata, vale a dire con orde di cacciatori che circondano vaste porzioni di territorio spaventando tutto quello che incontrano e con il rischio di abbattere accidentalmente altre specie animali e arrecando comunque un notevole disturbo proprio in un periodo particolarmente delicato qual è quello riproduttivo.
Dichiara Luciano di Tizio, presidente del WWF Abruzzo: “Si tratta di una scelta deprecabile non solo per il danno che viene arrecato alle altre specie animali, ma anche perché simili interventi vengono spacciati per “riequilibri degli ecosistemi naturali” quando invece hanno il solo obiettivo di favorire l’espansione di altre specie di interesse venatorio come lepri e fagiani, artificialmente reintrodotti in natura e artificialmente tu telati perseguitando il loro predatore naturale. La volpe tra l’altro preda grandi quantità di roditori ed è per questo utile all’agricoltura e persino alla sanità umana. L’interesse venatorio nel Teramano viene tuttavia privilegiato a danno di quello della collettività tutta, alla quale viene comunque sottratto un ecosistema sano ed equilibrato”.
Il WWF ha inviato un esposto al Corpo Forestale dello Stato chiedendo di verificare eventuali responsabilità nella infelice scelta operata dall’ente locale ed auspica che vengano immediatamente interrotte le battute di caccia nelle campagne del teramano.
 
GEA PRESS
5 APRILE 2013
 
Caccia illegale – Intervento della Prefettura di Napoli per allarme bracconaggio ad Ischia e Procida
La LIPU: aumentare subito la vigilanza - Nei giorni scorsi abbattuto pure un Falco Pellegrino.

 
Allarme caccia illegale sugli uccelli migratori a Ischia e Procida. Con una lettera inviata ieri ai Sindaci dei Comuni delle due isole campane, al comandante del Corpo forestale e a quello della Polizia provinciale di Napoli, il Prefetto di Napoli chiede di incrementare i servizi di vigilanza e controllo antibracconaggio anche attraverso una pianificazione complessiva e congiunta degli interventi.
A rendere noto dell’invio della lettera è oggi la LIPU, coinvolta direttamente nella questione sia per la continua attività di recupero di animali feriti (nei giorni scorsi i volontari dell’Associazione hanno raccolto e fatto pervenire al Cras di Napoli una poiana, un falco pellegrino e un gabbiano reale, tutti impallinati) che per l’azione di vigilanza venatoria attivata dal nucleo partenopeo di guardie volontarie. Già in una lettera precedente datata 8 agosto 2012, la Prefettura di Napoli invitava   i sindaci ad alzare il livello di vigilanza antibracconaggio, da realizzare in sinergia con la LIPU, impegnata da anni nel contrasto degli atti illegali a danno degli uccelli selvatici.
“Le isole di Ischia e Procida – scrive il Presidente LIPU Fulvio Mamone Capria in una nota recente inviata alla prefettura del capoluogo campano – si trovano  su una importante rotta migratoria che favorisce l’incremento di attività venatoria illecita con conseguenti pericoli anche per la pubblica incolumità. Serve una seria azione di contrasto alle illegalità venatorie purtroppo ripetitive e costanti sulle isole campane”.
 
IL RESTO DEL CARLINO
5 APRILE 2013
 
Lupo ferito trovato sul Tronto e salvato dalla Forestale
Ha le zampe fratturate
Ritardo nei soccorsi per problemi di competenze
 
di Nicoletta Tempera
 
Arquata (AP), 5 aprile 2013 - Era ferito, spaventato, infreddolito. Quando si è accorto che il veterinario e gli uomini della Forestale di Acquasanta stavano arrivando per salvarlo, con le ultime forze, si è anche inoltrato tra i rovi che costeggiano il Tronto per nascondersi. La presenza del grosso lupo, un esemplare maschio di una quarantina di chili, era stata segnalata alla Forestale da un automobilista, che aveva visto l'animale aggirarsi nella zona di Trisungo di Arquata mercoledì intorno all'ora di pranzo. Immediatamente si è messa in moto la macchina dei soccorsi che, a dire il vero, è stata 'rallentata' da alcuni problemi burocratici.
 «La competenza per il soccorso degli animali selvatici - spiega Massimiliano Vitelli del comando forestale di Acquasanta - sarebbe della Polizia provinciale che però, contattata ieri (mercoledì, ndr), ci ha spiegato che non era momentaneamente in grado di intervenire perché non aveva a disposizione la strumentazione adeguata. A quel punto è stata contattata l'Asur: un altro tentativo vano. Quindi ci siamo mossi noi: abbiamo chiamato il veterinario del parco nazionale dei Monti Sibillini che, impossibilitato a venire per motivi personali, ci ha messi in contatto con il veterinario del parco dei Monti della Laga. Con il suo aiuto, e non senza difficoltà, abbiamo raggiunto il punto dove il lupo si era nascosto e, dopo averlo sedato, lo abbiamo portato in salvo». O ra l'animale si trova ricoverato al centro di recupero della Forestale di Popoli, in Abruzzo. Ha le zampe anteriori e le anche fratturate, ma è vivo. «Adesso - dice ancora Vitelli - dovrà essere sottoposto ad ulteriori analisi per vedere se ha riportato fratture anche alla spina dorsale. In questo caso sarà impossibile salvarlo, altrimenti potrà essere operato e speriamo di poterlo liberare presto»
 
GAZZETTA DI MANTOVA
5 APRILE 2013
 
Allevatore patteggia per i maltrattamenti nel trasporto bovini

Davide Casarotto

 
CASTIGLIONE (MN) - Due leggerezze, commesse nell’esercizio del suo lavoro, che l’hanno portato a patteggiare due mesi di reclusione davanti al Tribunale di Castiglione. La denuncia, indirizzata ad un allevatore dell’Alto Mantovano e che vedeva coinvolta come parte civile nel procedimento anche la Lega Anti Vivisezione (distaccamento di Verona), si basava su due capi di imputazione. Il primo riguardava un animale mandato al macello, provvisto di certificato che escludeva in maniera categorica l’utilizzo di sostanze farmaceutiche nel trattamento dello stesso. Fatto sistematicamente smentito da successive analisi di controllo, condotte sul bovino in questione. In questo caso l’imputato è stato processato in base all’articolo 483 del codice penale: falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. L’altro riguardava invece il trasporto, su un camion, di un altro capo bovino. L’allevatore sarebbe stato fermato in occasione di un controllo in provincia di Verona: a bordo non c’erano le condizioni idonee, secondo la legge, per evitare all’animale la sofferenza di un lungo viaggio su ruote. Troppo angusto lo spazio in cui la bestia si è ritrovata ad essere trasportata, tanto da far scattare la denuncia della LAV per la violazione dell’articolo 544 ter, che persegue chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona legione o sofferenza agli animali. A fronte della richiesta del pubblico ministero, che riconoscendo l’esistenza di entrambi i reati aveva richiesto una pena di tre mesi di reclusione, l’imputato ha deciso di patteggiare la pena a due mesi, da sommare al pagamento delle spese processuali relative al procedimento.
 
CORRIERE DELLE ALPI
5 APRILE 2013
 
Apre un macello per ovicaprini e selvaggina
 
TAMBRE (BL) - Torna il macello in Alpago. Una struttura era sorta alcuni anni fa, ma poi per problemi economici aveva chiuso i battenti costringendo gli allevatori della zona e dell’intera Valbelluna a riferirsi alla vicina pianura trevigiana oppure nel Friuli Venezia-Giulia con conseguente aumento dei costi anche solo del trasporto degli animali. Da qualche tempo, però, visto anche il successo del presidio slow food dell’agnello dell’Alpago, a Tambre un allevatore (lo stesso che aveva aperto qualche anno fa per poi richiudere) ha deciso di ritentare la sorte, in considerazione proprio del fatto che il mercato dell’agnello inizia ad essere fiorente. E così ha rimesso a nuovo la vecchia struttura che proprio in questi giorni il servizio veterinario dell’Usl n. 1 ha sottoposto a tutti gli accertamenti normativi e sanitari del caso. Il macello di piccole dimensioni rappresenta per l’Alpago e per gli allevatori di ovicaprini un’importante struttura che permetterebbe di fare praticamente “in casa” la macellazione abbattendo i costi. Ma per le sue dimensioni il macello si configura come una struttura esclusivamente per la macellazione di pecore, capre e anche selvaggina che venga poi destinata alla commercializzazione. Attualmente, il cacciatore quando abbatte un solo capo può cederlo direttamente al dettagliante o tenerlo per consumo privato, ma se i capi sono molti, serve una struttura apposita per la macellazione. Il macello deve rispettare i requisiti comunitari, deve avere percorsi specifici per il controllo e la gestione dei capi. Una volta ucciso, l’animale viene ispezionato dal punto di vista veterinario e poi diviso in tre parti al massimo. L'Usl deve dare parere di congruità alle norme che va trasmesso a Venezia che assegna un numero di riconoscimento sulla cui base l’Usl rilascia il decreto di riconoscimento del macello.
 
CORRIERE DELLE ALPI
5 APRILE 2013
 
Almeno 30 i daini uccisi da freddo e neve
 
TAMBRE (BL) - Sarebbero almeno 30, secondo un primo bilancio della Forestale, i daini morti di fame e di gelo in Cansiglio, dove l’inverno appena trascorso è stato il più nevoso dal 1985. Inverno che è stato anche fra i più freddi degli ultimi 50 anni, specie in Val Menera, dove spesso si sono superati i 20 sotto zero. E dove si sono spesso rifugiati cervi e daini. A cedere sono state soprattutto le femmine. Quella dei daini è una popolazione, per la verità, non autoctona, quindi non viene tutelata come quella dei cervi e dei caprioli; però questi animali sono presenti in un centinaio circa. Se n’è andato, pertanto, un terzo. La Forestale, gli allevatori e gli stessi cacciatori hanno provveduto ad alcuni approvvigionamenti con fieno e sali minerali . Ma, evidentemente, non è bastato. Ripetutamente Paolo Casagrande, presidente del sindacato Anpa, che rappresenta gli allevatori dell’altopiano, ha lanciato appelli per non lasciar morire così tanti daini, ancorché lamentando l’assalto portato alle rotaballe di fieno presenti in alcune aziende. I cervi ed i caprioli sono riusciti per la gran parte a sopravvivere (soltanto poche decine le vittime) perché questi ungulati sono scesi verso la pedemontana trevigiana e pordenonese, oltre che nella valle dell’Alpago. I daini, dalle gambe più corte, hanno faticato a camminare nella coltre bianca, per cui numerose carcasse sono state trovate in mezzo al bosco dagli escursionisti sulla neve. Nella foresta sarebbero arrivati, dal vicino Friuli, anche i lupi che si sarebbero spinti fino alla periferia di Fregona, e avrebbero sbranato un cinghiale presso le ex cave dell’Italcementi. L’Anpa, intanto, rilancia l’appello alla Regione Veneto per il risarcimento degli allevatori che fin dal 2010 ha patito una presenza eccessiva di cervi nei pascoli degli associati.
 
IL CENTRO
5 APRILE 2013
 
Denunciati due cacciatori di frodo
 
CARSOLI (AQ) - Due bracconieri, S.D.S., di 44 anni, ed E.D.G., di 61, entrambi residenti a Carsoli, sono stati sorpresi dagli agenti della Forestale del locale comando stazione per aver esercitato attività venatoria in periodo di divieto assoluto. Nel corso di un appostamento effettuato per contrastare il fenomeno del bracconaggio in località “Le Puzzelle” a Carsoli, dopo un breve inseguimento, i forestali hanno bloccato i due cacciatori di frodo mentre trascinavano a mano la carcassa di un grosso esemplare maschio di cinghiale con l'intento di caricarlo su un'auto. Colti in flagrante, i due cacciatori, in possesso di regolare porto di fucile per uso caccia, non hanno potuto far altro che ammettere le proprie responsabilità. Per loro è scattata l'immediata denuncia all'autorità giudiziaria. Gli agenti hanno provveduto anche al sequestro della carcassa dell'animale, delle carabine utilizzate per l'abbattimento e le munizioni.
 
IL GIORNALE DI VICENZA
5 APRILE 2013
 
«Le nutrie fanno danni Ma evitate il “fai da te”»
S. GERMANO DEI BERICI (VI). Parla il comandante della polizia provinciale.
«Le esche avvelenate sono una risposta illegale Contattate gli organismi preposti per combatterle»

Matteo Guarda

 
La notizia che un coltivatore di San Germano è indagato per aver sparso sul proprio terreno un centinaio di esche avvelenate contro le nutrie, che danneggiano le rive dei fossati e le colture, riporta sotto i riflettori il problema del proliferare di questi roditori di medie dimensioni, che possono essere scambiati per grossi topi, e che portano all'esasperazione gli agricoltori.
La polizia provinciale, che ha competenza in materia, ha da tempo adottato misure per fronteggiare il fenomeno e contenere il notevole incremento, negli ultimi anni, del numero di esemplari, tanto che è arrivata ad abbatterne fino a 4 mila all'anno.
Tuttavia lo spargimento di esche velenose lasciate nell'ambiente, che genera il pericolo di avvelenamento non soltanto per le nutrie a cui erano destinate ma anche per gli altri animali e per la possibilità di inquinamento nell'acqua e nei terreni, è punito con la pena prevista da 6 mesi a 3 anni di reclusione.
«Le nutrie provocano parecchi danni alle strutture agricole, in particolare - spiega il direttore di Confagricoltura Vicenza, Massimo Cichellero - per la loro propensione a scavare tane ramificate e profonde, e spesso non facilmente rilevabili, che rovinano le rive di canali e fossati creando pericolo per l'incolumità degli agricoltori che passano con il trattore lungo le sponde del campo rischiando, come è successo, che il mezzo si ribalti a causa del cedimento del terreno».
«Sono decine ogni anno gli associati che chiamano per sapere come comportarsi nei confronti di questi animali – aggiunge Cichellero -. Il punto è che hanno la capacità di riprodursi molto rapidamente e non è pensabile intervenire da soli». La polizia provinciale di Vicenza, che agisce sia direttamente con i propri agenti, sia attraverso operatori volontari - perlopiù cacciatori - che hanno superato un corso specifico, riesce a sopprimere una media di 3.500 nutrie ogni anno, fino al picco di 4 mila di due anni fa.
 
NEL CUORE.ORG
5 APRILE 2013
 
OLANDA SOTTO CHOC: "CARNE DI CANE DALLA SPAGNA PER FARE LE POLPETTE"
La Commissione europea frena: "Solo speculazione"
 
Carne di cane e gatto morti in provenienza dalla Spagna sarebbe stata rivenduta in Olanda e forse usata, oltre che per la preparazione di prodotti per l'alimentazione animale, anche per la preparazione di piatti a base di carne macinata come polpette. E' il nuovo caso alimentare che si profilerebbe secondo il quotidiano olandese Telegraaf, ma che la Commissione europea per il momento classifica come ''pura speculazione''. ''Siamo al corrente di questa storia perché l'abbiamo letta sulla stampa, ma dal punto di vista formale non c'è stata nessuna segnalazione di una tale informazione da parte di nessuno Stato membro al sistema di allerta rapida Ue per la sicurezza alimentare'', ha dichiarato il portavoce del commissario Ue alla Salute, Tonio Borg. In ogni caso Bruxelles, ha assicurato il portavoce Frederic Vincent, ''scriverà alla Spagna per saperne di più''' ma, ha sottolineato, la vicenda ''allo stadio attuale resta pura speculazione''.
Il Telegraaf ha riferito ieri che sarebbe in corso un'inchiesta da parte della Guardia Civil spagnola, partita dalla segnalazione avvenuta un anno fa da parte della proprietaria di un rifugio per animali spagnolo. Un'impresa iberica avrebbe raccolto le carcasse degli animali domestici morti nella casa dei proprietari e poi li avrebbe rivenduti per fabbricare prodotti per l'alimentazione animale. Uno dei trader coinvolti sarebbe un olandese di Amsterdam, che ha però chiuso l'attività qualche tempo fa. Il sospetto è che questo possa averla utilizzata anche per ricette alimentari come le polpette. L'Autorità olandese per la sicurezza alimentare, riferiscono i media, ha detto di non aver ricevuto informazioni ufficiali a questo riguardo e di non avere in ogni caso trovato tracce di carni "sospette" negli alimenti.
 
NEL CUORE
5 APRILE 2013
 
L'INFORTUNIO DELL'ATLETA E QUELLO DEL CAVALLO DA CORSA: DUE VIDEO
Gli animalisti di Peta propongono un confronto
 
Domenica scorsa ha impressionato i telespettatori degli Stati Uniti l'infortunio patito dal cestista Kevin Ware, della squadra di Louisville, durante la partita contro i Blue Devils della Duke University: milioni di persone hanno potuto vedere la gamba destra del difensore spezzarsi sotto il peso del corpo e l'incidente è stato giudicato "uno dei più orribili" nella storia dello sport americano. Anche gli animalisti di Peta sono d'accordo, ma al video con la caduta di Ware ne hanno affiancato un altro. Protagonista involontaria una puledra da corsa, bisnipote di un cavallo leggendario negli Usa, Seattle Slew. Anche in questo caso l'infortunio, ripreso dalla telecamera, è impressionante. Però, notano gli animalisti, l'animale è stato messo a morte e ben poco si fa per impedire che si verifichino incidenti del genere, frequentissimi negli ippodromi del Paese. "Accade – spiegano – perché i cavalli sono costretti a correre troppo giovani, con ossa non ancora sviluppate. Somministrano loro farmaci che sopprimono il dolore, così continuano a correre. E sono obbligati a lanciarsi a tutta velocità su piste dure e punitive". Gli atleti umani scelgono di competere e giustamente ricevono le migliori cure possibili, per rimetterli subito in sesto. Il cavallo, invece, non sceglie di gareggiare e, quando subisce un infortunio grave, è spesso soppresso sul posto.
VIDEO
 
NEWS ADMIN.CH
5 APRILE 2013
 
Tubercolosi bovina: ordinato l’abbattimento di tutta la mandria dell’azienda d’origine
 
Berna, 05.04.2013 - All’inizio di marzo nel Cantone di Friburgo era stato scoperto un caso di tubercolosi bovina. Gli accertamenti sistematici svolti in seguito sulla mandria hanno riscontrato un alto grado di contagio e datato la presenza della tubercolosi nell’azienda ad almeno tre anni fa. L’ufficio cantonale di veterinaria ha perciò ordinato di abbattere ed eliminare tutti gli animali della mandria infetta. Fino ad oggi non è stata riscontrata alcuna infezione di tubercolosi nelle persone che si sono occupate degli animali nelle aziende contaminate.
Le analisi sistematiche svolte hanno accertato che molti capi di bestiame dell'azienda d'origine erano infetti da batteri della tubercolosi. Considerato l'alto grado di contagio, la tubercolosi è probabilmente presente nella fattoria friburghese già da alcuni anni. Né si può escludere che tra i capi risultati ancora negativi vi siano degli esemplari portatori dell'agente patogeno. Per questo motivo l'ufficio di veterinaria del Cantone di Friburgo ha ordinato l'abbattimento di tutti gli animali.
Nel frattempo sono stati identificati tutti gli animali venduti negli ultimi otto anni e analizzate in modo sistematico tutte le aziende acquirenti. Nel complesso sono stati rilevati cinque casi: uno in Vallese, due nel Cantone di Vaud e due nel Cantone di Friburgo. Tutti gli animali risultati positivi sono stati abbattuti e le loro carcasse eliminate. Le aziende contaminate sono state poste sotto sequestro e per quelle con produzione lattiera è stato decretato un blocco della fornitura di latte.
Per precauzione, il bestiame di tutte le aziende venute a contatto con capi delle cinque fattorie contaminate sarà ora sistematicamente sottoposto al test della tubercolina. Le analisi, che hanno lo scopo di conservare alla Svizzera la qualifica di «Paese indenne da tubercolosi», richiederanno un certo tempo.
Il sistema diagnostico richiede tempi lunghi
È difficile riconoscere la tubercolosi bovina, poiché la malattia si sviluppa lentamente e con sintomi spesso aspecifici. Un elemento fondamentale della sorveglianza di questa malattia è il controllo delle carni effettuato al macello. In casi sospetti, la malattia può essere rilevata con un test cutaneo. La procedura è retta dall'ordinanza sulle epizoozie.
L'essere umano può contrarre l'infezione consumando latte crudo o tramite il contatto diretto con un animale infetto, tuttavia il rischio è minimo. Finora tutte le analisi condotte sul personale delle aziende contaminate hanno avuto esito negativo. Il consumo di alimenti prodotti con latte pastorizzato o con latte lavorato ad alte temperature e il consumo di prodotti del latte soggetti a un processo di maturazione, quali i formaggi a pasta dura e semidura, non comportano alcun rischio.
 
GREEN STYLE
5 APRILE 2013
 
A cavallo del leone in uno zoo dell’Argentina
 
Una singolare e criticata iniziativa sta coinvolgendo lo zoo Lujan, in Argentina: da qualche tempo i visitatori possono entrare in diretto contatto con gli animali, addirittura è possibile fare una passeggiata a cavallo di un leone. Un modo per avvicinare lo spettatore alla natura selvaggia o una condizione di stress per gli animali?
Lo zoo, nei dintorni di Buenos Aires, porta avanti l’incredibile progetto già dal 1994, ma solo in tempi recenti è salito agli onori della cronaca. Il tutto è iniziato con attività innocue, quali ad esempio porgere il biberon a un cucciolo di orso, per poi estendersi a esperienze ben più intense, come un caldo abbraccio con i leoni.
Gli animali si dimostrerebbero calmi e del tutto ben disposti all’insolito contatto umano, anche se alcuni visitatori avrebbero recentemente ipotizzato una qualche forma di sedazione per le specie più selvagge. Un fatto che lo stesso zoo nega, sottolineando invece come si tratti di animali appositamente addestrati per vivere a strettissimo contatto con l’uomo. Leoni, tigri, orsi, scimmie, elefanti e diversi pennuti: tutte le specie accudite nella struttura vengono sottoposte allo stesso trattamento. La pratica più diffusa è ovviamente quella dell’alimentazione, sia con bocconi di carne che con super-biberon di caldo latte, seguono poi cavalcate, coccole e giochi con palle, il tutto ovviamente immortalato dalle immancabili macchine fotografiche. In molti si chiedono se un simile trattamento non sia dannoso per gli animali – in particolare per i grandi felini – ospiti dello zoo. La vita in cattività non è certo semplice, per questo le strutture di tutto il mondo cercano di ricreare fedelmente l’habitat naturale di ogni specie. La relazione “intima” con l’uomo non sarà dannosa per la loro salute, fisica e mentale?
 
LA ZAMPA.IT
5 APRILE 2013
 
Sono arrivate a Parigi le pecore “giardiniere”
 
Le pecore di razza Ouessant che dovranno pascoleranno nei terreni pubblici del 19esimo arrondissement sono giunte nella capitale francese e hanno iniziato a brucare entusiaste l’erba. L’arrivo degli ovini a Parigi fa parte di un progetto di eco-pascolo urbano.
FOTO
 
TODAY
5 APRILE 2013
 
La mania di mettere calze e scarpe da donna ai cani: guarda le foto
 
Una moda che degrada gli animali o solo un divertimento innocente?
Girando in rete se ne trovano di foto strane e di mode assurde, ma poche possono competere con la mania che si sta diffondendo di far indossare al proprio cane calze e scarpe da donna, per immortalarli poi in scatti da dare in pasto ai social network.
Immagini "forti", che però vogliamo mostrarvi per farvi capire fino a dove può giungere la mente umana.
FOTO
 
YAHOO NOTIZIE
5 APRILE 2013
 
Aviaria Cina, Shanghai sopprime pollame mentre si aggrava bilancio morti
 
SHANGHAI/HONG KONG (Reuters) - Le autorità cinesi oggi hanno soppresso 20.000 animali in un mercato di pollame a Shanghai, cuore finanziario della Cina, mentre il numero dei morti provocati dal nuovo ceppo di influenza aviaria è salito a sei, con ripercussioni sull'andamento delle azioni delle compagnie aeree in Europa e a Hong Kong.
Il governo locale di Shanghai dice che il mercato degli uccelli di Huhuai è stato chiuso e che sono stati soppressi 20.536 polli, dopo che le autorità hanno rilevato il virus H7N9 in alcuni piccioni.
Tutti i 14 casi di infezione da virus H7N9 si concentrano nella Cina orientale e almeno quattro delle morti si sono verificate a Shanghai, città di 23 milioni di abitanti.
L'ultimo caso mortale è quello di un uomo di 64 anni della provincia di Zhejiang, dice l'agenzia stampa Xinhua, aggiungendo che nessuna delle 55 persone che hanno avuto stretti contatti con lui mostra sintomi influenzali.
Le autorità di Shanghai sottolineano che il ceppo H7N9 resta sensibile al farmaco Tamiflu, prodotto da Roche, e che chi riceve una diagnosi tempestiva può essere curato.
A Hong Kong gli indici azionari oggi sono scesi ai minimi da quattro mesi sulla scia dei timori che il nuovo ceppo di aviaria possa danneggiare l'economia locale. Tra le società che registrano le perdite più consistenti le compagnie aeree.
"Il settore sta reagendo ai timori di una nuova pandemia di aviaria in Cina, che colpirebbe il traffico aereo", ha detto un analista del settora a Parigi.
L'Organizzazione mondiale della sanità ha detto che non ci sono evidenze di "sostenuta trasmissione uomo-uomo" del ceppo H7N9, ma che è importante monitorare le circa 400 persone che sono state a stretto contatto con i 14 casi confermati di infezione.
"Abbiamo 14 casi in un'ampia area geografica, non abbiamo evidenze di un legame epidemiologico tra i casi confermati e non abbiamo evidenze di sostenuta trasmissione uomo-uomo", ha detto il portavoce dell'Oms, Gregory Hartl, a un briefing per la stampa a Ginevra.
Il Vietnam ha vietato le importazioni di pollame cinese. In Giappone, negli aeroporti dei manifesti invitano i passeggeri in arrivo dalla Cina a rivolgersi al medico in caso di sintomi influenzali.
 
AGI
5 APRILE 2013
 
Animali: variante genetica rende topi immuni a borreliosi
 
Zurigo - I topi, come gli esseri umani, possono essere infettati dai microrganismi del genere Borrelia che causano la borreliosi ma un nuovo studio dell'Universita' di Zurigo ha scoperto che alcuni topi, pur entrando in contatto con i batteri patogeni, non contraggono la patologia perche' dotati di una specifica variante genetica che li rende immuni.
I topi selvatici sono i primi portatori dei microrganismi Borrelia che si trasmettono attraverso le zecche per una malattia che solo in Svizzera riguarda oltre diecimila persone infettate dal patogeno durante la primavera. La ricerca, promossa in collaborazione con l'Universita' di Lund, e' stata pubblicata sui Proceedings of the Royal Society B. I risultati hanno rivelato che la differenza di vulnerabilita' alla borreliosi tra i topi selvatici e' di origine genetica. I ricercatori hanno scoperto che i topi con una variante particolare del recettore antigene TLR2 risultano circa tre volte meno sensibili al Borrelia afzelii. Il sistema immunitario dei topi dotati di questa variante innesca piu' rapidamente la risposta al batterio e lo distrugge in tempo.
 
AGI
5 APRILE 2013
 
Animali: scimpanze' hanno capacita' metacognitive
 
New York - "Pensare al pensiero" non e' un'abilita' esclusiva degli esseri umani. Un nuovo studio statunitense ha infatti scoperto che gli scimpanze' posseggono capacita' metacognitive che gli permettono di riflettere sui propri pensieri e di avere consapevolezza del perche' e del come agiscono in un modo rispetto che in un altro in una data situazione. La scoperta e' di un team di ricercatori coordinati da Michael Beran e Bonnie Perdue del Georgia State Language Research Center (LRC) e David Smith dell'Universita' di Buffalo. L'indagine e' stata pubblicata sulla rivista 'Psychological Science' e ha coinvolto gli scimpanze' (Pan troglodytes) in diversi compiti metacognitivi che hanno dimostrato come questi animali siano capaci di adattare le proprie azioni in relazione all'affidabilita' che attribuiscono ai propri pensieri correlati alla promozione o meno delle attivita'. Gli scimpanze' si sono rivelati in grado di riflettere su un livello metacognitivo e di muoversi di conseguenza in situazioni in cui e' necessario fare una scelta tra piu' opzioni. "La dimostrazione dell'esistenza della metacognizione nei primati ha implicazioni importanti sulla comprensione dei meccanismi che hanno portato alla comparsa della mente auto-riflessiva durante l'evoluzione cognitiva negli esseri umani", hanno spiegato gli autori.
 
IL GIORNALE
5 APRILE 2013
 
PSICOLOGIA DEL CAVALLO
Lo scopo di questo articolo è quello di introdurre le principali caratteristiche innate dell'apprendimento equino.
Con l'aiuto di Enrica Loiero e Massimo Muraglia, addestratori, veterinari e ippiatri
 
COME PENSA UN CAVALLO
Il cavallo è un animale da preda e come tale ha sviluppato nella sua evoluzione che dura da milioni di anni, (...) E’ un corridore nato, dotato di arti robusti e veloci e di grande capacità cardio polmonare.
Inoltre, una buona capacità visiva, (...) fuga per la sopravvivenza.
Il suo linguaggio è al 99,9% di tipo gestuale non-verbale. 
Inoltre qualsiasi cavallo è tassativamente un animale da branco, e nella vita nel branco trova la sua forza (…) delle esigenze dei singoli individui che lo compongono, che sono nutrirsi e riprodursi.
Il cavallo inteso come animale domestico, nella sua psicologia congenita, non deve erroneamente essere considerato diverso dal cavallo brado.
Anche se alle sue esigenze di nutrizione provvede principalmente l'uomo, non possiamo ignorare le necessità istintive (...) psicologiche dell'animale.
Uno degli errori più gravi che possiamo fare con i nostri cavalli domestici è relegarli in isolamento e in confinamento. Il cavallo ha necessità innate di imparare e sviluppare per tutta la vita i suoi comportamenti (...)  
Ogni cavallo ha il diritto di essere un cavallo.
CENNI DI APPRENDIMENTO EQUINO
Il cavallo è l'animale domestico che impara più velocemente.
E' fondamentale comprendere che il cavallo è un animale reattivo e come tale reagisce a stimoli esterni.
Un esempio classico è quello del cavallo che morde e che per questo motivo riceve un colpo sul muso (azione). (...)  che continua a mordere e che in più appena muoviamo minimamente le mani, alzerà repentinamente la testa spaventato. Questo perchè abbiamo usato semplicemente l'azione sbagliata per insegnare al cavallo (...) e qualsiasi cavallo morsicatore ne è conferma. In questo caso un professionista utilizzerebbe o la tecnica di condizionamento classico con rafforzamento negativo oppure sfrutterebbe l'innata capacita di distraibilità del cavallo.
Un altro concetto di basilare importanza per comprendere l'apprendimento equino, è che il cavallo è un animale contro la pressione.
Questa regola (...) di allontanarlo otteniamo l'esatto opposto. Questo è solo un esempio di come il cavallo, possa apprendere qualunque concetto e insegnamento, sia nel branco sia in fase di addestramento, mediante il meccanismo di introduzione di una pressione e la conseguente sottrazione della medesima che (...)
E' però indispensabile comprendere che qualsiasi sia la natura della pressione in fase di addestramento ( capezza, aiuti della gamba, morso e redini, sollevare i piedi ecc.), questa non deve mai essere di natura violenta. Il motivo è presto spiegato: la violenza procura sia dolore ma soprattutto  paura,  e la sensazione di paura  innalza immediatamente i livelli sierici di adrenalina. Nella vita di un cavallo l'adrenalina si innalza in ogni singola situazione di pericolo e dunque di  fuga. Nessun cavallo che abbia livelli alti di adrenalina è in grado di apprendere.
 Un cavallo che sembra apprendere  tramite uno stimolo che provoca paura, (...)   prima o poi sceglierà di fuggire da quella paura. 
CENNI SULLE PROBLEMATICHE RELATIVE ALL'APPRENDIMENTO
Nella nostra esperienza di medici veterinari ippiatri comportamentisti e addestratori, ci troviamo costantemente di fronte a cavalli problematici che nella realtà non hanno mai veramente appreso, o meglio, hanno appreso solamente i comportamenti sbagliati.
Sono moltissimi gli errori che i proprietari e alcuni professionisti involontariamente compiono (...)  cavalli che hanno problemi perchè addestrati in ambiente di paura, poichè reagiscono a questa paura senza apprendere veramente.
Lo scopo di un addestratore deve essere quello di lavorare (...) sviluppare al massimo le singole capacità del soggetto, creando un allievo collaborativo perchè sereno.
Vorremmo che fosse compreso il fatto che praticamente quasi nessun cavallo nasce con difetti particolari relativi a vizi psicologici, (...) scorretti nell'addestramento.
Un concetto che spesso si dimentica, è che ogni cavallo apprende in continuazione, (...) in ogni anomalie comportamentali.
CONCLUSIONI
Riassumendo i concetti basilari illustrati, seppur in maniera poco approfondita per motivi di vastità dell'argomento, vogliamo concludere affermando che il cavallo, se avvicinato conoscendone le caratteristiche psicologiche e rispettandone i meccanismi di apprendimento, è un valido compagno della vita dell'uomo.
E' di basilare importanza, se si vuole capire come il cavallo apprende, ricordarsi di rispettare la sua natura e la sua psiche, senza intercorrere nell'errore così comune di umanizzarlo o di confonderne le esigenze con le nostre o quelle dei più comuni animali domestici predatori.
Enrica Loiero e Massimo Muraglia
addestratori, veterinari e ippiatri
 
IL RESTO DEL CARLINO
6 APRILE 2013
 
"Hanno rotto il vetro dell’auto e rubato Snoopy, siamo disperati"
L’altra sera davanti al Cinema City

 
Ravenna, 6 aprile 2013 - Tornare verso la propria auto e ritrovarsi con un vetro infranto e il proprio cane sparito. È successo ad una coppia ravennate giovedì sera. «Io e mia moglie — racconta Giovanni Iozzi, proprietario dell’animale — avevamo deciso di fermarci dieci minuti al Cinema city per prendere un aperitivo. In queste occasioni eravamo soliti lasciare Snoopy (questo il nome del cane, ndr) in macchina, dove oltretutto avevamo installato una apposita cuccetta, ma solo per pochi minuti. E assolutamente mai d’estate o nelle giornate fredde d’inverno. Lui è come fosse il nostro terzo figlio, non ci saremmo mai permessi di maltrattarlo o di lasciarlo in condizioni poco piacevoli per un animale».
Al ritorno dall’aperitivo la triste sorpresa. Il vetro posteriore della station wagon di Giovanni completamente distrutto e del cagnolino, un Maltese toy bianco del peso di 2 chili, nessuna traccia. «Mia moglie è scoppiata a piangere ed ha cominciato a chiamarlo per tutto il parcheggio, ma nulla da fare» prosegue nel racconto Iozzi che proprio non riesce a capire il motivo di un tale gesto.
«Qualcuno che passava vicino al mezzo deve averlo sentito abbaiare e di conseguenza ha deciso di infrangere il vetro. A questo punto mi vengono in mente solo due ipotesi possibili: o pensavano che in quel modo lo stessimo maltrattando, altrimenti, chi l’ha sottratto, ha intenzione di rivenderlo. Contattando il canile di Ravenna sono infatti venuto a conoscenza che ormai da tempo si è espanso sempre di più il mercato dei cani rubati». In ogni caso i proprietari non vogliono demordere e sperano di poter ritrovare il loro amico a quattro zampe. Chi dovesse avvistarlo può contattare il 338-7994918. Segni particolari: un collare grigio e, avendo ormai 10 anni, alcuni denti mancanti. Si offre una ricompensa pecuniaria.
 
 
GAZZETTA DI REGGIO
6 APRILE 2013
 
cella (RE) Sommerso il canile, salvati i cani
Un centinaio gli animali portati via dai volontari, idrovore al lavoro

 
«E’ una situazione allucinante. L’acqua è ovunque. Abbiamo almeno 30 centimetri dentro ai box e in tutta la struttura. Non sappiamo come fare».
A lanciare l’allarme dal canile di Cella è Isabella Bertoldi dell’Enpa. Ieri mattina, la struttura di via Felesino è stata letteralmente sommersa.
I canali della zona sono andati di sopra. Con il risultato che l’acqua ha invaso tutto.
Una situazione d’emergenza di fronte alla quale non si poteva stare a guardare: gli animali erano in serio pericolo. E i volontari si sono fatti in quattro per trovare una soluzione.
Dopo un primo intervento di verifica con i vigili del fuoco, è stato concordata con la Protezione civile la posa di idrovore per garantire la sicurezza degli animali. Ma alla fine si è reso necessario trasferire gli animali.
Alla fine, nel corso del pomeriggio, sono stati un centinaio gli animali caricati di peso dai volontari e messi sui camioncini diretti in strutture delle province vicine. In nove sono dovuti andare fino a Bolgona.
Questo, in attesa che l’acqua defluisca e il canile possa tornare all’asciutto
Critica anche la situazione del vicino gattile.
«Nell’oasi esterna c’è molta acqua, ma i gatti sono liberi e si riparano in alto. Preoccupa di più la situazione dei gatti in gabbia, quelli che sono stati operati da poco o che sono in osservazione – spiegava la volontaria Caterina ieri pomeriggio – Mancano quattro dita perchè l’acqua entri anche nelle gabbie, mettendoli in pericolo. Speriamo che smetta presto di piovere».
 
IL PICCOLO
6 APRILE 2013
 
Il gallo disturba i vicini, il proprietario deve ucciderlo
 
ROMANS (GO) - Fosse successo ai nostri giorni Pietro non avrebbe sentito cantare per tre volte il gallo, perchè il pennuto sarebbe stato ucciso prima perchè recava disturbo. È quello che è capitato a un povero gallo di Romans i cui “chicchirichì” disturbavano un vicino che aveva segnalato il caso ai carabinieri. Se avesse avuto il dono della parola, di certo che il gallo per salvarsi la vita avrebbe preparato un'arringa o steso una memoria scritta, con cui far presente all'homo sapiens che se i suoi simili e la sua specie animale sono giunti fino a questo punto della storia, vuol dire che la loro presenza domestica nel mondo civile risulta quanto mai utile e ben accetta. Se ne avesse avuto la facoltà, avrebbe potuto far altresì presente che in certe residenze abitative vengono spesso superati i decibel che lui solitamente emette con i suoi gorgheggi, eppure per tal motivo non si è mai avuta notizia che gli inquilini siano stati soppressi. Purtroppo, però, certe facoltà di difesa non gli erano state concesse in quanto madre natura gli aveva regalato solamente la possibilità di emettere dei chicchirichì. Canti soprattutto mattutini, che lui aveva liberamente elevato senza pensare che dovevano rientrare in certe fasce orarie per non intaccare la sensibilità, la tolleranza e a volte anche le nevrosi umane, evitando in tal modo di incorrere nelle loro ire, che alla fine gli sono costate la vita. Certo è che il suo destino, come quello di gran parte dei suoi consimili pennuti, era segnato fin dalla nascita, pur tuttavia, qualche anno di vita in più pensava forse di poterselo godere, considerando la sua ancor giovane età. Ma tant'è che quelle sue naturali espressioni, canore per qualcuno, stridule e fastidiose per altri, pur emesse nel cortile di una casa isolata in via 1° Maggio sono state segnalate ai carabinieri, da qualcuno che mal sopportava quell'assolo gallico e alla fine, dopo aver ricevuto la notifica verbale il proprietario, a malincuore, ha dovuto ucciderlo.
 
IL CENTRO
6 APRILE 2013
 
Gatto finisce nella vecchia mietitrebbia ma si salva
 
TERAMO - Attenti al gatto! Un piccolo felino ieri mattina ha creato momenti di trambusto a mezz'ora dall'inaugurazione ufficiale della Fiera. Erano intorno alle 10.30 e negli spazi di Piano d'Accio incombevano gli ultimi preparativi in vista dell'apertura. Gli organizzatori stavano per accendere una vecchia mietritrebbia quando un'animalista, accorgendosi di alcuni miagolii provenienti dal motore, ha lanciato l'allarme.Mettere in funzione il macchinario poteva risultare fatale per l'animale. Sul posto sono intervenuti allora i vigili del fuoco che per quasi un'ora hanno cercato di tirar fuori il gatto per metterlo al sicuro. Dopo diversi tentativi andati a vuoto, i vigili hanno pensato che l'animale fosse scappato non sentendo più i suoi versi e il macchinario è stato acceso. In realtà il micio non si era mosso dal motore, tuttavia non appena la mietritrebbia è stata messa in funzione l'animale spaventato è fuggito, per fortuna sano e salvo.
 
LA REPUBBLICA
6 APRILE 2013
 
Caprioli, cinghiali, volpi i nuovi abitanti di Torino
I terreni a due passi dal centro abbandonati dall'agricoltura, che non è più conveniente, sono stati ripopolati prima dagli alberi, poi dalle bestie selvatiche. Tanti serpenti, attirati dall'aumento dei topi. Il disastro di nutrie e scoiattoli grigi. E tra i possibili futuri abitanti c'è perfino il lupo


NELLA FOTOGli agenti del servizio di Tutela della Fauna e Flora della Provincia, con un esemplare di gipeto

 
di ERICA DI BLASI
 
Il bosco abbraccia sempre più la collina torinese. Un tempo i terreni che sovrastano la città erano utilizzati per l'agricoltura. Ora non più: coltivarli costa troppa fatica, in cambio di un reddito scarso. Non ne vale la pena. Così la natura sta ripopolando poco per volta gli spazi abbandonati dai contadini. Prima arrivano le piante, poi gli animali. E proprio la fauna ha subìto negli ultimi anni i cambiamenti più significativi: vuoi per la contaminazione dell'uomo, che talvolta ha addirittura importato nuove specie, vuoi per le migrazioni spontanee, terrestri o dal cielo. Il servizio di Tutela della Fauna e della Flora della Provincia di Torino, coordinato dall'assessore Marco Balagna, si occupa anche di monitorare questi cambiamenti.
"Bisogna fare una premessa - spiega Leone Ariemme, istruttore direttivo degli agenti faunistico ambientali e responsabile del progetto "Salviamoli insieme" - La formazione di un bosco è un processo lento, mi riferisco ai campi dismessi dall'agricoltura, che richiede anche 50-60 anni. Oggi, in particolare sulla collina torinese, le aree boscate sono in aumento. In primis si forma la vegetazione pioniera: rovi, cespugli, arbusti. Poi arrivano gli animali che vivono in questo ambiente, successivamente le piante grandi, che impediscono al sole di passare". Spariscono così l'erba e le piante di basso fusto. È la cosiddetta wilderness. Il parco della Val Grande, nel Vco, è stato dichiarato di recente l'area selvatica più grande d'Italia. E anche qui sono previsti nuovi arrivi. "Pensando al territorio del Parco come un ambiente in continua evoluzione, verso una situazione sempre più simile a quella originaria, è ipotizzabile in futuro un ritorno di alcune specie oggi estinte, come il lupo, l'orso, la lince e la lontra, il gatto selvatico e la puzzola". Fino agli anni '80, sembra strano pensarlo, persino i cinghiali e i caprioli erano degli alieni. "Oggi - sottolinea Ariemme - i boschi torinesi vantano una popolazione di caprioli, cervi, stambecchi e camosci in salute, sia guardando ai numeri che dal punto di vista sanitario. Ce ne sono tanti e proprio per questo motivo il lupo è tornato. Non serve prendere un animale e metterlo in un luogo. Se facciamo entrare un topo in una stanza con del veleno, ecco che il topo morirà: lasciamo invece del formaggio in una camera, e i topi arriveranno da soli". Così è stato per il lupo che, negli anni '90, dall'Umbria, risalendo la dorsale appenninica, è arrivato prima sulle Alpi Marittime, infine sulle Cozie. E oggi continua la sua migrazione verso est. "In un primo momento - precisa l'istruttore direttivo - la sua dieta si basava sul cinghiale, che nei nostri territori non manca. Ultimamente però preferisce i caprioli e i piccoli cervi, più facili da catturare. Difficilmente attaccherà le pecore: il lupo è un super predatore e di conseguenza si stabilirà lì dove le prede ci sono, e in abbondanza". Tra gli animali che godono della ricolonizzazione verde ci sono anche quei micromammiferi che popolano il sottobosco. Le volpi per esempio sono in aumento. La parte di bosco che abbraccia la collina torinese, vicina quindi alla città, presenta però un problema. Qui infatti i lupi non ci sono e caprioli e cinghiali, senza un predatore naturale che li tenga a freno, si stanno moltiplicando sempre di più. Al punto che un esemplare di Bambi è stato recuperato, dal servizio di tutela della Fauna della Provincia di Torino, addirittura al Valentino. Le lucertole e i topi, che vivono nel sottobosco tra i rovi, hanno invece attirato i serpenti, a loro volta in aumento. Fortunatamente solo la vipera è velenosa. "Riceviamo diverse chiamate - racconta ancora Ariemme - dai proprietari delle ville in collina che si imbattono in questi intrusi. Il più delle volte non si tratta di esemplari pericolosi. Le invasioni sono normali: a dividere il prato all'inglese dalla natura selvatica c'è solo un recinto. E se non ci fossero i serpenti a fare predatori, saremmo invasi dai topi". Un capitolo a parte va dedicato a quelle presenze aliene che oggi popolano i boschi di Torino. Si tratta di animali che qui non ci dovrebbero essere, migrati però grazie ai mezzi di trasporto dell'uomo: lo scoiattolo grigio, originario del Nord America, e la nutria. Ospiti inaspettati, a differenza del gipeto (l'avvoltoio degli agnelli) reintrodotto volontariamente sulle Alpi. "Ogni volta che si sposta un animale dal suo habitat naturale - avverte il responsabile del progetto "Salviamoli insieme" - avviene un inquinamento biologico. Dal punto di vista naturalistico è una cosa grave perché il nuovo arrivato rompe l'equilibrio preesistente. Così è stato per lo scoiattolo grigio entrato in competizione con quello rosso europeo. È stato portato qui negli anni '60 per bellezza, come animale da compagnia: rispetto al suo concorrente è meno schivo, più socievole. Trent'anni dopo però lo scoiattolo grigio ha registrato un'esplosione, mettendo in crisi gli esemplari europei. Il nuovo arrivato usa le riserve alimentari dell'altro, allontanandolo così dal territorio".
Se lo scoiattolo grigio è stato importato, la storia vuole da un riccone per abbellire il suo parco, la nutria qui da noi è invece arrivata per questioni di reddito. Venduta come animale da pelliccia, le cosiddette pellicce di castorino, è stata però ben presto snobbata. Gli allevatori, che pensavano di fare affari con i cuccioli, si vedevano rifiutare i piccoli perché inadeguati. Che fare dunque delle nutrie, ormai inutili? Alcuni hanno ucciso intere famiglie, altri hanno preferito liberarle. Dove? Nei boschi. "Adesso il territorio, non solo quello piemontese - conclude Ariemme - ma tutto quello italiano, è invaso dalle nutrie. Scavando nell'acqua, questi animali finiscono per indebolire le rive dei canali: i danni maggiori li fanno nella pianura Padana. Nella nostra regione, ci pensa il freddo a decimare questi esemplari".
 
IL MEZZOGIORNO
6 APRILE 2013
 
ARZANO (Na) Denunciato per detenzione di animali protetti
 
Nunzio De Pinto

ARZANO (Na) - Gli Agenti del Corpo Forestale di Napoli, in collaborazione con le Guardie Giurate Zoofile E.M.P.A. (Ente Mediterraneo Protezione Animali) e con il Nucleo Guardie Venatorie WWF ITALIA, in seguito ad una segnalazione pervenuta al Comando Regionale di Napoli, di illecita detenzione di animali protetti in Arzano (NA) alla Via Giustino Fortunato, si portavano prontamente in loco per il riscontro d’ufficio e notavano che all’interno di un esercizio commerciale di artigiano albergavano numerose gabbie con all’interno uccelli appartenenti a fauna protetta dall’attuale legislazione (cardeulis carduelis famiglia dei fringillidi). Gli agenti operanti identificavano il presunto detentore A.G. che veniva denunciato all’Autorità giudiziaria competente per il reato di detenzione di animali di razza protetta, che per legge appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato, poiché non ha saputo dimostrare la provenienza ed il possesso legale degli stessi uccelli che sono stati sequestrati, e liberati presso il Bosco Real di Capodimonte alla presenza di numerosi bambini che assistevano alla loro liberazione, come previsto dalla legge 157/92 al fine di ridurre ulteriori ed inutili sofferenze subite a seguito della traumatica cattura e detenzione in cattività. L’operazione è stata coordinata dal Comandante della Stazione del Corpo Forestale di Napoli, Vice Sovr. Roberto Mottola, coadiuvato dall’Ass. Castaldo Giorgio e Ag.Sc. Asti Antonio, e il Capo Nucleo delle guardie zoofile Salzano Giuseppe con il coordinatore del WWF Cajano Bruno che denunciano all’opinione pubblica la considerevole dimensione che ha oramai raggiunto il mercato nero dei cardellini, alimentato da bracconieri senza scrupoli che nei me si primaverili, approfittando della fase di nidificazione della specie, si recano nelle pinete e praticano la tecnica di asportazione cruenta causando danni all’habitat naturale. Infine un doveroso ringraziamento va rivolto al Comandante del Comando Provinciale del Corpo Forestale di Napoli Gen. dott. Costa Sergio che tra mille difficoltà operative è sempre disponibile per qualsiasi attività.

 
LA NAZIONE
6 APRILE 2013
 
Caprioli in città, così vengono salvati e liberati
Amici animali
Dopo l'ultimo caso la Polizia provinciale racconta come si catturano gli ungulati
 
di Patrizia Lucignani
 
Firenze, 6 aprile 2013 - MENTRE CITTADINI e automobilisti lo guardavano con curiosità e incredulità, lui sicuramente era terrorizzato. Perché per un capriolo trovarsi in città nel bel mezzo dei viali di circonvallazione non deve essere una gran bella esperienza. Niente morbida erbetta sotto le zampe, niente alberi. Niente cespugli nei quali trovare riparo. Solo terrificanti rumori e strani oggetti che corrono come impazziti.
Quella di giovedì, come già scritto sul nostro giornale ieri, è stata davvero una strana serata. L’animale prima è stato avvistato nella zona di Gavinana, forse arrivato lì dalle aree verdi di via Benedetto Fortini e dintorni, poi qualcuno dice di averlo visto attraversare l’Arno a nuoto. Infine la corsa sul viale Gramsci: lì il capriolo è stato urtato lievemente da un’auto - fortunatamente senza gravi conseguenze - e si è rifugiato nel cortile di una banca restando incastrato in un cancello.
Stefano Pagnini, il funzionario della Polizia Provinciale che insieme ad altri colleghi lo ha catturato, e che ha già avuto diverse esperienze di questo tipo, ci ha raccontato come è andata la cattura. «Il capriolo si è praticamente “consegnato” - ci ha detto - . Non abbiamo avuto difficoltà a prenderlo perché era incastrato tra le sbarre. Lo abbiamo bendato per non farlo impaurire, e dopo averlo estratto lo abbiamo subito messo dentro una delle casse in legno che usiamo in questi casi. Lo abbiamo portato dal dottor Simone Scoccianti della clinica veterinaria H24 convenzionata con la Provincia poi lo abbiamo rimesso in libertà in una zona collinare di Scandicci dove la caccia è vietata. In questi casi è necessario fare tutto molto velocemente perché gli animali selvatici possono morire d’infarto per la paura».
 «Il capriolo - ci ha detto il veterinario Scoccianti - aveva solo qualche escoriazione superficiale e quindi è stato possibile “dimetterlo” subito».
Non è così frequente incontrare caprioli in città, ma qualche volta capita. «Nei mesi scorsi - ci ha raccontato Roberto Galeotti capo della Polizia Provinciale di Firenze - ne abbiamo salvato uno sul greto del Mugnone al Ponte rosso e poi lo abbiamo liberato nel parco di Villa Demidoff. E in passato ci sono stati altri casi».
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IL CENTRO
6 APRILE 2013
 
Volpi cacciate in gruppo il Wwf: è illegittimo
 
TERAMO - Con una delibera di giunta del 26 marzo scorso, la Provincia di Teramo ha autorizzato, su tutto il territorio provinciale, squadre fino a 30 cacciatori che con il metodo della “braccata” potranno abbattere le volpi che in questo periodo allevano la propria prole. Ne dà notizia il Wwf Abruzzo, secondo cui si tratta «una scelta incivile, sostanzialmente inutile e illegittima. Tra l'altro», continua l’associazione, «l'autorizzazione non è stata preceduta dalla valutazione di incidenza, indispensabile visto che la volpe è una specie preda dell'aquila reale. Non c'è stata inoltre, né poteva esserci alcuna approvazione da parte dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che, per legge, è l'unico ente scientifico autorizzato a rilasciare pareri alle amministrazioni locali in merito alle scelte di gestione faunistica». Il Wwf sostiene di aver sentito i dirigenti dell'Ispra, che avrebbero «confermato come in questi casi le amministrazioni provinciali non vengano mai autorizzate ad effettuare la caccia alla volpe in territorio libero (ossia in aree non sottoposte a gestione venatoria programmata) in braccata, vale a dire con orde di cacciatori che circondano vaste porzioni di territorio spaventando tutto quello che incontrano e con il rischio di abbattere accidentalmente altre specie animali e arrecando comunque un notevole disturbo proprio in un periodo particolarmente delicato qual è quello riproduttivo». Il Wwf ha inviato un esposto al Corpo Forestale dello Stato chiedendo di «verificare eventuali responsabilità nella infelice scelta operata dall'ente locale» ed auspica che vengano immediatamente interrotte le battute di caccia nelle campagne del Teramano.
 
IL SOLE 24 ORE
6 APRILE 2013
 
Il via libera agli animali in condominio non è senza regole
 
di Luana Tagliolini

La norma che ha "liberalizzato" l'ingresso degli animali domestici in condominio è sicuramente una delle novità più rilevanti della riforma che entrerà in vigore il 18 giugno 2013. Dietro la nuova regola, però, si annida il rischio di un aumento della litigiosità tra i proprietari. L'articolo 1138 del Codice civile – così come modificato dalla legge 220/2012 - dispone che «le norme del regolamento» condominiale «non possono vietare di possedere o detenere animali domestici».
Il principio della Cassazione
Nel primo testo di riforma, il divieto riguardava gli "animali da compagnia". Proprio di recente i giudici di legittimità hanno riconosciuto "un vero e proprio diritto soggettivo all'animale da compagnia nell 'ambito dell'attuale ordinamento giuridico" secondo un'interpretazione evolutiva e orientata dalle norme vigenti, che "impone di ritenere che l'animale non possa essere più collocato nell'area semantica concettuale delle cose" ma "deve essere riconosciuto come essere senziente". Lo ha affermato la Cassazione con il decreto 13 marzo 2013 nel quale, richiamando tali principi, ha ritenuto che "il gatto, come anche il cane, deve essere considerato come membro della famiglia e per tali motivi va collocato presso il coniuge separato con regolamento di spese analogo a quello del figlio minore".
Il testo della riforma
Nella stesura finale del nuovo testo dell'articolo 1138 del Codice, però, il termine "da compagnia" è stato sostituito con animali "domestici". Una differenza che potrebbe prestarsi a lunghe discussioni nelle aule di giustizia. Mentre dovrebbe sempre essere possibile vietare la presenza di animali esotici (come ad esempio i serpenti), non &egra ve; così chiaro l'inquadramento degli animali d'affezione che non sempre sono "domestici" in senso proprio, come criceti, furetti o – in certa misura – conigli.
Le altre regole
L'accesso degli animali nel condominio, tuttavia, non è fuori da ogni regola. È comunque buona norma rispettare le disposizioni contenute nell'ordinanza del ministero della Salute, entrata in vigore il 23 marzo 2009, che prevede tra l'altro, l'obbligo, per i proprietari dell'animale, di mantenere pulita l'area di passeggio, di utilizzare il guinzaglio in ogni luogo e – nel caso di animali aggressivi – di applicare la museruola. È sempre prevista la responsabilità civile ex articolo 2052 del Codice civile e penale dei proprietari, in caso di danni o lesioni a persone, animali o cose nonché l'obbligo di stipulare, in caso di animali pericolosi, una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni causati da proprio cane contro terzi. Bisogna, infine, rammentare che:
- gli animali non possono essere lasciati liberi di circolare negli spazi comuni senza le dovute cautele sopra indicate;
- i proprietari degli animali debbono comportarsi in modo tale da non ledere o nuocere alla quiete e all'igiene degli altri conviventi dello stabile;
- il condominio, in caso di rumori molesti o di odori sgradevoli per i quali è necessario chiedere la cessazione della turbativa per violazione delle norme sulle immissioni intollerabili ex articolo 844 del Codice civile, può richiedere l'allontanamento dell'animale dall'abitazione in base all'articolo 700 del Codice di procedura civile;
- nel caso di immissioni rumorose è possibile ipotizzare, purché ne sussistano le condizioni, il reato di "disturbo del riposto delle persone" (articolo 659 del Codice civile) (l'elemento essenziale di tale fattispecie di reato è, però, l'idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone e non già l'effettivo disturbo alle stesse);
- gli animali non possono essere abbandonati per lungo tempo sul balcone o nelle abitazioni perché si potrebbe ipotizzare il reato di "omessa custodia" (articolo 672 del Codice penale).
 
IL MESSAGGERO
6 APRILE 2013
 
Ikea, bloccate le lasagne di alce
«Tracce di carne di maiale»
 
ROMA - Ikea ha annunciato di aver bloccato la vendite delle sue lasagne di alce in 18 paesi europei dopo il ritrovamento di tracce di carne di maiale in alcune di esse. «Abbiamo ricevuto conferma che una parte della produzione contiene carne di maiale in quantità molto piccola, circa l'1%», ha detto la portavoce Tina Kardum precisando che si tratta di 17.000 confezioni. Circa 10.000 tonnellate delle lasagne d'alce vengono prodotte da un fornitore svedese. Lo scorso febbraio, nell'ambito di un più vasto scandalo alimentare europeo, Ikea aveva bloccato la vendita delle sue famosissime polpette dopo che vi erano state ritrovate tracce di carne di cavallo.
 
IL MATTINO DI PADOVA
6 APRILE 2013
 
Crolla la vendita di carne di cavallo in Veneto
La denuncia di Confcommercio:la risonanza degli episodi delle scorse settimana ha fatto crollare i consumi del 60%
 
PADOVA. Sono crollate nell’ultimo mese in Veneto le vendite di carne equina. Un fenomeno, spiega la Confcommercio, legato allo scalpore degli scandali venuti alla luce con il ritrovamento di carne di cavallo non dichiarata nei prodotti di alcuni grandi marchi e gruppi distributivi. Le stime emerse nel corso dell’ultima riunione del Comitato di categoria di Confcommercio Veneto parlano di un calo di vendite, nell’ultimo mese, compreso fra il 50% e il 60%.
«È l’effetto della risonanza dei recenti episodi che hanno coinvolto grandi marche e gruppi distributivi sulla presenza di carne di cavallo non dichiarata in etichetta nei preparati di lasagne, ravioli, eccetera - dichiara Mario Giuliatti, presidente della categoria dei macellai associata a Confcommercio Veneto - A pagarne il conto, pur essendo completamente estranei alla vicenda, siamo noi. Un situazione paradossale, perchè siamo proprio noi i garanti della qualità del prodotto a tutela della salute del consumatore».
Confcommercio ricorda infatti che in Italia la tracciabilità della carne è una realtà, che non si riscontra in molti altri Paesi: esiste una legge precisa che prevede sanzioni pesanti per i trasgressori. In Italia, evidenzia la confdederazione, si consuma un chilo di carne equina all’anno a persona; a livello regionale sono 64 le macellerie esclusivamente equine, la maggior parte delle quali si trova in provincia di Padova. Se a queste si aggiungono le macellerie ’mistè (quelle che vendono cioè carne di tutte le qualità, compresa quella equina) i punti vendita superano il centinaio, su un totale di 1543 macellerie presenti in Veneto
 
YAHOO NOTIZIE
6 APRILE 2013

Polonia, volontari danno da mangiare a cicogne infreddolite
 
Varsavia (Polonia) - Il lunghissimo inverno che continua ad attanagliare gran parte dell'Europa settentrionale ha colto di sorpresa le cicogne che in questo periodo migrano verso la Polonia dall'Africa. La loro situazione si aggrava di giorno in giorno dal momento che gli animali che sono già arrivati, anticipando la primavera reale, non sanno ora cosa mangiare. Di solito le cicogne si cibano di insetti, rane, pesci, roditori e rettili, ma con tanta neve ancora a terra i volatili non hanno modo di cacciare. Ecco quindi che gruppi di volontari si sono adoperati per portare del cibo alle povere cicogne infreddolite, in particolare carne tritata, dove si sono radunati gli stormi maggiori in attesa che il gelo passi, nei pressi dei campi innevati vicino a Biala Podlaska.
 
NEL CUORE.ORG
6 APRILE 2013
 
KENYA, IL GOVERNO ANNUNCIA UN GIRO DI VITE CONTRO I BRACCONIERI
Pene più severe e più efficaci come deterrente
 
Pene più severe, detentive e pecuniarie, per il bracconieri. Il governo kenyota ha annunciato oggi un giro di vite, nel tentativo di contrastare l'ascesa di un fenomeno che negli ultimi mesi è costato la vita ad interi branchi di elefanti e a parecchi esemplari di rinoceronti, ricercatissimi per l'avorio o per l'uso medicinale del corno. L'annuncio è stato dato dal portavoce governativo Muthui Karyuki. "Tra i principali fattori negativi ci sono le troppo lievi sanzioni e le clementi condanne per reati contro la fauna selvatica, "ha detto. "Il governo è preoccupato per questo e ha avviato il processo di revisione della legislazione della politica per la fauna selvatica, allo scopo di aumentare l' effetto deterrente delle sanzioni anche attraverso le pene detentive."
Leggi più severe in materia saranno una delle priorità del Parlmento eletto il mese scorso, ma non ancora nel pieno delle sue funzioni.
 
NEL CUORE.ORG
6 APRILE 2013
 
RINOCERONTI NANI, ACCORDO TRA MALESIA E INDONESIA PER SALVARLI
In natura ne sono rimasti meno di cento
 
In natura ne sono rimasti meno di cento: i rinoceronti nani di Sumatra sono una specie letteralmente sull'orlo dell'estinzione. Per salvare le ultime popolazioni selvatiche, che sopravvivono nell'isola dell'Indonesia occidentale e a Sabah, in Malesia, i governi di Giacarta e Kuala Lumpur hanno per la prima volta deciso di unire le forze con un accordo, siglato in occasione di un summit organizzato dall'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn). In questa occasione, gli esperti hanno anche formulato un piano di emergenza della durata di due anni per salvare i piccoli rinoceronti.
Per impedire l'estinzione di questi animali "devono essere intrapresi seri passi - afferma Widodo Ramono, direttore esecutivo dell'Executive Director of Yayasan Badak Indonesia (Fondazione indonesiana per i rinoceronti) - e questa potrebbe essere la nostra ultima chance di salvare questa specie".
'Sono stati fatti grandi progressi - aggiunge Mark Stanley Price dell'Iucn - nel definire le risorse necessarie per migliorare le valutazioni, la sicurezza e il monitoraggio dei rinoceronti. Abbiamo anche esaminato il potenziale delle nuove tecnologie e l'integrazione della gestione fra individui selvatici e in cattività".
 
LA SICILIA
7 APRILE 2013
 
Cattolica Eraclea
Un sinistro messaggio a comandante Campisi
 
Cattolica Eraclea  (AG) - Ci potrebbe essere un inquietante messaggio intimidatorio dietro l'avvelenamento di due cani da caccia di proprietà del comandante della Polizia municipale Pasquale Campisi . Su questo aspetto sono concentrate le investigazioni dei carabinieri della locale Stazione, ai quali l'alto responsabile dei vigili urbani del paese agrigentino, si è rivolto per presentare una denuncia contro ignoti. Gli animali erano custoditi all'interno di un box nel giardino che si trova dietro la chiesa della Mercede, in via Fratelli Bandiera. Ignoti malviventi quasi sicuramente hanno abbandonato nella zona alcune polpette avvelenate richiamando l'attenzione dei due cani. Il decesso è stato istantaneo, tanto che gli inquirenti ipotizzano che i responsabili sono entrati in azione durante la notte, conoscendo le abitudini del comandante Campisi, che spesso durante il giorno e qualche volta anche la notte si recava sul luogo per dare da mangiare ai suoi amici a quattro zampe. Prima della rimozione delle due carcasse i militari dell'Arma hanno effettuato i rilevamenti del caso per tentare di risalire a qualsiasi elemento utile alle indagini. Tra le piste seguite c'è la vendetta legata a qualche episodio accaduto nell'ambito dell'attività lavorativa di Campisi. Una relazione è stata già inviata alla Procura della Repubblica di Agrigento.
 
LUCCA IN DIRETTA
7 APRILE 2013
 
Cane finisce nel Serchio e muore annegato
 
prov. di Lucca - E' caduto nel fiume Serchio mentre giocava con il suo padrone ed è stato inghiottito dalla corrente che poi lo ha ucciso nonostante il tentativo di salvataggio da parte di una squadra di sommozzatori dei vigili del fuoco di Lucca. E' finita in tragedia la disavventura di un Setter irlandese e del suo padrone sulle sponde del fiume a Monte San Quirico. Il cane è stato recuperato dai pompieri ormai senza vita a Ponte San Pietro. L'allarme è stato dato attorno a mezzogiorno e mezzo dal proprietario del cane che ha richiesto l'intervento dei vigili del fuoco a Monte San Quirico. Il setter finito in acqua non riusciva più ad uscire, trascinato dalle forti correnti del fiume. Sul posto in pochi minuti è giunta una squadra del soccorso acquatico che con un gommone da rafting ha cercato di recuperare l'animale. Il fiume però lo ha inghiottito, restituendo lo sventurato animale ormai privo di vita.
 
NEL CUORE.ORG
7 APRILE 2013
 
FIRENZE, SALVATA CAGNOLINA CON I SUOI DUE CUCCIOLI APPENA NATI
Abbandonati alle Cascine. Caccia al proprietario
 
Una femmina di Chinese crested dog, razza rara di cani di piccola taglia, e i suoi due cuccioli sono stati salvati stamattina alle Cascine di Firenze dalle guardie zoofile volontarie dell'Enpa, intervenute anche con l'ambulanza di soccorso animali dopo la segnalazione di un cittadino. Gli animalisti, intorno alle 10, hanno trovato in stato di abbandono, nei pressi dell'ippodromo del Visarno, la cagnetta, di circa sette-otto anni, ''visibilmente stremata'' e con "vistose mammelle, segno inequivocabile che stava allattando''. E infatti, nelle immediate vicinanze, lungo il ciglio della strada, sono stati trovati i suoi due cuccioli che insieme alla madre sono stati riscaldati e rifocillati dai volontari. Dopodiché è scattato il sequestro e le bestiole sono state affidate ai veterinari dell'Asl. Sono già in corso, spiega l'associazione, gli accertamenti per rintracciare il proprietario che ''rischia una denuncia per abbandono e mal custodia di animali, oltre ad altre infrazioni di natura amministrativa per aver contravvenuto al regolamento regionale per la tutela degli animali''.
 
GEA PRESS
7 APRILE 2013
 
Firenze – sequestro della cagnetta “nuda” (FOTOGALLERY)
Intervento dell'ENPA di Firenze - Trovata anche la cucciolata della rara varietà di cagnetto cinese.
 
A vedere i cuccioli recuperati stamani dall’ENPA di Firenze, non sembrano notarsi grandi differenze rispetto ad una “normale” cucciolata. Poi, crescendo, il cagnetto dall’esile ossatura si presenterà pressoché nudo, tranne una sorta di “criniera” da mini cavallo ed una coda volpina unitamente a dei ciuffetti di pelo nella parte distale delle zampe. Il top per acconciatori ed amanti del “chinese crested dog”, a dire il vero non molto diffuso dalle nostre parti.
Una femmina, di circa 7-8 anni di età, è stata recuperata a seguito di una segnalazione, nei pressi dell’ippodromo di Visarno, nel Parco delle Cascine a Firenze. Ad intervenire l’ENPA cittadina presente con l’ambulanza veterinaria “Isotta” e la dott.ssa Daniela Cesari in una vicina iniziativa di sensibilizzazione.
Il Medico Veterinario notava però la presenza di vistose mammelle, segno inequivocabile  dicono dall’ENPA di Firenze, che la cagnolina stava allattando. Ed infatti, dopo una breve ricerca, si rinvenivano anche i due cuccioli. I piccoli animali sono stati così recuperati, riscaldati e rifocillati.
Le Guardie Zoofile hanno provveduto a porli sotto sequestro mentre sono attualmente in corso gli accertamenti per rintracciare il proprietario che rischia ora una denuncia per abbandono e malcustodia di animali. In aggiunta ai rilievi penali anche le infrazioni di natura amministrativa per aver contravvenuto al regolamento regionale per la tutela degli animali.
VEDI FOTOGALLERY:
 
CORRIERE DELLE ALPI
7 APRILE 2013
 
Gatto ferito da una fucilata Denuncia dei proprietari ai Cc
 
TAI DI CADORE (BL) - Uno sparo da distanza ravvicinata. E il gatto, ferito gravemente all’addome, che piange e si rifugia in casa. Crudeltà gratuite contro gli animali a Tai. E adesso con l’uso di un fucile. E’ successo nei giorni di Pasqua in via Ca’ de Polo, a pochi passi dalla canonica. Larry, un bel gatto europeo grigio, era venuto con i suoi padroni dalla città per qualche giorno di vacanza. Invece ha trascorso un week end da incubo come i suoi proprietari, un giornalista e un medico veneziani. Il sabato vigilia di Pasqua il gatto era come sempre sotto le finestre della sua casa, da dove non si allontana mai. Improvvisamente è stato colpito dal fucile, probabilmente detenuto da un residente della zona. Facile verificare, come ha fatto il veterinario di Cortina Alessandro Siorpaes, che la ferita era stata provocata da un pallino da fucile, ben visibile nelle radiografie. Il gatto è stato operato d’urgenza all’intestino, perforato dalla pallottola, nella clinica veterinaria San Marco di Padova ed è ancora in condizioni molto precarie. I proprietari hanno fatto denuncia ai carabinieri di Venezia, che hanno trasmesso l’esposto alla Procura della Repubblica di Belluno e ai carabinieri di Tai per le indagini dovute. «Il codice penale prevede per i maltrattamenti agli animali pene severe, da tre mesi a un anno di carcere con aggravanti e multe e sanzioni anche per il possesso di armi», dice il proprietario del gatto, . Del fatto sono state informate anche le associazioni animaliste della zona.
 
NEL CUORE.ORG
7 APRILE 2013
 
COMO, DAINI CONDANNATI A MORTE: "VANNO ELIMINATI A FUCILATE"
La Lac contro la Provincia: "Strage contro natura"
 
"Un massacro senza giustificazione. Siamo pronti a ricorrere al Tar". La Lega per l'abolizione della caccia è al lavoro per bloccare la "strage dei daini" e si schiera contro il nuovo capitolo aggiunto al programma annuale di abbattimento selettivo di varie specie animali della Provincia di Como. Lo scrive il Corriere della Sera, secondo cui l'amministrazione del Lario non le manda a dire e nella delibera ufficiale parla, senza mezzi termini, di "eradicazione della specie". Insomma, sarebbe pronta a cancellare tutti i daini che vivono nella zona. "Si autorizzano - si legge nel documento - gli agenti del corpo di polizia provinciale nonché gli eventuali soggetti coadiutori a procedere all'abbattimento con l'uso del fucile sull'intero territorio provinciale.
La Lac non ci sta e parla di motivazioini "pretestuose". Perché, sempre secondo la delibera, i daini si sarebbero diffusi "verosimilmente a causa di occasionali fughe da recinti privati". I "bambi" provocherebbero, poi, "danni alle produzioni agricole" e incidenti automobilistici. E non solo: la specie viene definita "alloctona e non vocazionale del territorio".
Pronta la replica animalista. "Come già avvenuto in altri casi e per altre specie - fa sapere la Lac - analizzeremo tutti i documenti della questione e non esiteremo a rivolgerci al Tribunale per fermare la strage. Tra l'altro, l'obiettivo di cancellare completamente una specie dal territorio è contro natura. E per i danni alle coltivazioni, se ci sono davvero, si può rimediare con reti e protezioni piuttosto che spianando i fucili". Insiste l'associazione: "Quello che i documenti non dicono è che, oltre all'abbattimento a colpi di fucile degli esemplari adulti, la stessa cosa toccherà ai piccoli che nascono proprio in questa stagione. E i casi sono due: saranno uccisi direttamente o moriranno perché resteranno da soli".
 
LA PROVINCIA DI COMO
7 APRILE 2013
 
Carioni fa abbattere i daini
«Sono animali pericolosi»
 
COMO E' certamente destinata a fare discutere la delibera del commissario provinciale Leonardo Carioni che, su proposta del dirigente del settore faunistico Marco Testa, ha autorizzato la polizia venatoria e i cacciatori ad abbattere i daini sul territorio provinciale fino alla fine del 2017. Secondo il servizio faunistico provinciale, infatti, è stata accertata la presenza di uan settantina di daini che risultano pericolosi per il rischio di incidenti stradali e che possono avere "interferenze negative sul patrimonio faunistico per la competizione con altre più pregiate specie animali autoctone". Secondo l'amministrazione provinciale non vi è altro modo di risolvere il problema se non quello di provvedere all'abbattimento "con urgenza e per un periodo pluriennale".
 
IL PICCOLO
7 APRILE 2013
 
Via libera all’abbattimento di altri cinquanta cinghiali
 
di Francesco Fain
 
GRADISCA (GO) - È la determinazione della Provincia numero 649. È intitolata “Attuazione del provvedimento di deroga per il prelievo di esemplari di cinghiali (Sus scrofa). Seconda fase d’intervento”. In cosa consiste? In pratica dà l’autorizzazione all’esecuzione del prelievo di 50 esemplari di cinghiali nel territorio delle riserve di caccia ricomprese nei Comuni di Medea, Farra, Dolegna, Gorizia, Cormòns, San Floriano, Mossa, San Lorenzo, Capriva e Gradisca. «Verrà data priorità di intervento - si legge nella determina - ai cacciatori appartenenti alle sopracitate riserve di caccia, ciascuno per quella di appartenenza e, in caso di necessità, agli altri cacciatori iscritti negli elenchi. Il prelievo avverrà con il fucile a canna rigata: preferibilmente con l’utilizzo di munizionamento atossico ovvero con palla senza piombo e, ove e se necessario, anche con l’uso di munizionamento dissuasivo». Non solo. La determina della Provincia dispone anche che «le spoglie degli animali abbattuti, qualora non destinate allo smaltimento o alle attività di monitoraggio sanitario, vengano destinate, a titolo di rimborso per l’attività svolta, agli incaricati della deroga stessa, i quali attueranno i medesimi obblighi sanitari sulla spoglia previsti dalla normativa venatoria vigente. Ciascun cacciatore incaricato provvederà, non appena possibile, a comunicare l’avvenuto prelievo al corpo di Polizia locale della Provincia: quest’ultima comunicherà i dati raccolti entro 5 giorni dal periodo di deroga all’Ufficio gestione faunistico-venatoria e risorse naturali». Ultimo punto: «Le carcasse prelevate dal corpo di Polizia locale della Provincia verranno destinati al carnaio di Monte Debeli qualora per il prelievo - lo specifica la determina firmata dal funzionario Flavio Gabrielcig - siano state utilizzate le munizioni “atossiche”, ovvero vengano destinati allo smaltimento con le procedure normalmente adottate per i recuperi di fauna selvatica». «Ci concentreremo prima – aveva evidenziato qualche tempo fa l’assessore provinciale Mara Cernic – sulle zone come Piedimonte, Piuma e Oslavia. È importante partire subito in modo da evitare che la proliferazione continui nei prossimi mesi, quando l’attività agricola tornerà ad intensificarsi». Quanto alla gravità del problema-cinghiali a Gorizia e dintorni, l’assessore Cernic definisce «critica» la situazione.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
7 APRILE 2013
 
Pelli di animali selvatici abbandonati sul Cansiglio
 
FREGONA (TV) - Pelli e resti di animali selvatici abbandonati alle pendici del Cansiglio, insieme ad immondizie e altri rifiuti. Per quanto riguarda i resti animali si sospetta di bracconieri, mentre il Comune annuncia l’installazione di telecamere per controllare i punti caldi. Nel frattempo quanto ritrovato è stato tutto rimosso dagli attivisti della Giornata Ecologica, che ieri hanno battuto le strade del paese per eliminare i risultati dell’inciviltà e limitare l’inquinamento: «Abbiamo trovato molti rifiuti, ci ha colpito aver trovato diverse pelli e resti di animali selvatici, abbandonati poco distante da alcuni punti di passaggio. Si tratta molto probabilmente di bracconieri», ha spiegato Daniele Dal Mas, portavoce del comitato locale Uniti per Valsalega, che ieri h a partecipato alle operazioni insieme a tanti volontari e studenti delle scuole, «per fortuna abbiamo saputo che l’amministrazione intende installare delle telecamere nei posti più difficili, in modo da controllare e reprimere questi atti d’inciviltà. Se ne è parlato di recente in consiglio comunale». Le operazioni di raccolta di rifiuti abbandonati hanno riguardato tutto il Comune, con particolare attenzione alla zona compresa tra Osigo e Valsalega.
 
IN ABRUZZO
7 APRILE 2013
 
Carsoli, denunciati bracconieri
 
Carsoli (AQ) – Due bracconieri di Carsoli, sono stati sorpresi dagli agenti forestali per aver esercitato attivita’ venatoria in periodo di divieto assoluto. Nel corso di un appostamento in localita’ “Le Puzzelle” di Carsoli, dopo un breve inseguimento, i forestali hanno bloccato i due cacciatori di frodo mentre trascinavano a mano la carcassa di un grosso esemplare maschio di cinghiale con l’intento di caricarlo su un’autovettura. Colti in flagrante i due cacciatori, in possesso di regolare porto di fucile per uso caccia, non hanno potuto far altro che ammettere le proprie responsabilita’. Per loro e’ scattata l’immediata denuncia all’Autorita’ Giudiziaria. Gli agenti hanno provveduto anche al sequestro della carcassa dell’animale, del le carabine utilizzate per l’abbattimento e del relativo munizionamento.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
7 APRILE 2013
 
Le nutrie? Amiche dell’uomo
 
Treviso - «Stiamo perdendo biodiversità, in quest'ottica le nutrie vanno controllate e non barbaramente sterminate magari spaccando loro la testa». Qquesto l'appello lanciato durante la conferenza “Nutrie: simpatici roditori o calamità naturali?” proposta dall'eurodeputato Andrea Zanoni venerdì sera all'hotel Ca' del Galletto. Tanti i pregiudizi sul roditore che sono emersi e che sono stati contestati nel corso del dibattito cui ha partecipato un centinaio di persone. Il problema esiste, inutile negarlo: le nutrie dopo essere state liberate dagli allevamenti intensivi hanno invaso le campagne e anche le città, tanto che le loro tane si possono vedere attorno alle mura cittadine, ma le modalità pensate fino ad oggi «non sono idonee a risolvere l'emergenza», ha spiegato Massimo Vitturi, responsabile nazionale caccia e fauna Lav: «La Provincia di Treviso ha dichiarato guerra alle nutrie, così come di recente il vicesindaco Giancarlo Gentilini ha invitato a imbracciare le armi per risolvere il problema alla radice». Ma il castorologo Samuele Vetturini aggiunge: «Attenzione, in condizioni di criticità di sopravvivenza queste comunità di roditori anticipano il periodo di fertilità e prolificano maggiormente: si rischia quindi di andare nella direzione opposta all'obiettivo». Nonostante una legge regionale che inquadra le nutrie come fauna selvatica, e quindi protetta e non cacciabile, le amministrazioni locali avrebbero trovato comunque il modo per sterminare il roditore. Una delibera della Provincia di Treviso dello scorso luglio prevede infatti che i “temuti” castorini vengano abbattuti, continua Zanoni: «E' prevista l'uccisione con arma da fu oco tanto che sono stati acquistati 750 gilet per i “controllori della nutria” ovvero i cacciatori». Fermo restando il pericolo di usare un'arma da fuoco, anche se autorizzati e in aperta campagna, la cosa che ha indignato di più la platea è stato apprendere che tra i metodi di uccisione c'è anche quello di una badilata alla testa. Ma esistono soluzioni alternative? Secondo il biologo Venturini sì: «Dei metodi ecologici come adagiare sulle rive dei fossati delle reti, queste impedirebbero agli animali di scavare le tane e quindi le porterebbero a spostarsi altrove, in aree più favorevoli. Le nutrie sono amiche dell'uomo, causano meno danni di cinghiali e fagiani e sono complici dell'ambiente: bonificano le paludi e controllano la vegetazione invasiva nei corsi d'acqua».
 
IL RESTO DEL CARLINO
7 APRILE 2013
 
Biagio Amati azzannato al volto da Leo
Ricoverato a Cesena, lunedì sarà operato
Il presidente del Rimini: "Sto meglio". Il cane era la mascotte della squadra
 
di Donatella Filippi
 
Rimini - «ORA sto meglio, lunedì mi operano, poi vedremo». Un sms per rassicurare tutti, ma il presidente del Rimini, Biagio Amati sta passando ore non facili. L’imprenditore riminese venerdì pomeriggio è stato azzannato dal proprio cane, Leo, l’amatissimo Beagle della famiglia Amati.
Apparentemente senza motivo, mentre il suo padrone era andato a salutarlo a casa della madre, l’animale è saltato al volto di Amati procurandogli ferite apparse subito gravi. I familiari hanno immediatamente soccorso il numero uno della società di piazza del Popolo che in ambulanza è stato trasportato all’ospedale Bufalini di Cesena e ricoverato nel reparto Maxillo-facciale. Una prima medicazione e diversi punti di sutura interni sono serviti per bloccare un principio di emorragia con una lunga ferita che parte dalla zona sinistra della bocca fino a metà guancia. Ieri Amati ha ricevuto la visita dei suoi più stretti collaboratori in ambito calcistico.
«E’ stato un brutto colpo — racconta il direttore sportivo Paolo Bravo che ha raggiunto il Bufalini in compagnia di mister Luca D’Angelo —. Parla poco perché ha una medicazione che non gli permette di aprire troppo la bocca». Domani Amati verrà operato dall’equipe dell’ospedale cesenate per la ricostruzione della parte lesa. Sono ancora inspiegabili le cause che hanno portato il Beagle ad azzannare il proprio padrone. Leo negli ultimi anni era diventato la vera mascotte della squadra biancorossa. Spesso con Amati andava al campo di allenamento e giocava con i calciatori della squadra di D’Angelo. Lo scorso anno aveva anche posato sull’erba del ‘Romeo Neri’, insieme alla squadra e al presidente, durante la giornata mondiale contro la vivisezione.
 
LA PROVINCIA DI LECCO
7 APRILE 2013
 
Il criceto morde la gabbia?
Attenti, ha poco spazio
 
Sono ormai un piccolo esercito gli italiani che hanno, come animale da compagnia domestico, un criceto. E fra tutti costoro non mancano quelli che denunciano una serie di problemi o avanzano interrogativi sul comportamento del piccolo roditore.
Ad esempio ci si chiede come mai morde. Secondo gli esperti di http://www.petsblog.it/ "la prima cosa da chiedersi è se vive in uno spazio adeguato: se lo mettiamo in una gabbia troppo piccola sarà indubbiamente aggressivo o nervoso. Se si tratta di un Roborowski o di un Winter white, necessita di una gabbia grande come minimo 60×40 centimetri. Se possediamo invece un criceto Dorato, ovvero i criceti che arrivano a una lunghezza di venticinque centimetri, abbiamo bisogno di una gabbia di dimensione minima 75&t imes;45 centimetri".
Se lo spazio è sufficiente- il che consente anche di combattere l'obesità dell'animale che è molto pericolosa - il criceto si dovrebbe calmare anche perché gli è sufficiente correre  nella lettiera e sulla ruota e può scavare tranquillo.
Il mordere comunque  potrebbe essere anche un modo per attirare l'attenzione del padrone, per farsi prendere in mano e per giocare. "Questo - spiega ancora il sito -  è il caso di molti cricetini Winter White, particolarmente affabili e desiderosi di compagnia. Ricordate che i criceti gradiscono la compagnia umana, e mai dei loro simili, con i quali invece litigano spesso per la supremazia sul territorio".
Infine potrebbe trattarsi di un criceto "solitario", quindi con un carattere riservato. Ma dicono gli esperti, in questo caso si tratta spesso degli animaletti più intelligenti. 
 
GEA PRESS
8 APRILE 2013
 
Cina, il video integrale dei macelli di cane – Investigazione di Animal Equality (ATTENZIONE – IMMAGINI FORTI)
Dopo i macelli di agnelli pasquali quelli dei cani cinesi. Gli investigatori: vedevamo i cani correre nei vicoli ....
 
Nuovo colpo andato a segno per l’associazione Animal Equality. Dopo il video sui macelli italiani di agnelli (così era stato riferito nel comunicato degli animalisti) piombato in pieno periodo di vacanze pasquali (vedi articolo GeaPress ) arriva ora un nuovo tremendo documento sulla fine dei cani in alcune province cinesi. Macelli e ristorazione, mostrati ieri sera in una anteprima del TG1.
Secondo gli  investigatori di Animal Equality ad essere documentati sarebbero stati i macelli di Jiangme e ZhanJiang. Si tratta di due diverse regioni della Cina. La prima si trova nello Chiangsi, nella Cina centro orientale, mentre la città di  ZhanJiang ricade nella regione meridionale del Quantung.
Cani che finiscono la loro esistenza con un colpo di mazza in testa. Quanto basta per stordirli appena. Poi, rivolti a testa in giù,  un taglio alla gola. Gettati nell’acqua bollente (secondo gli animalisti ancora vivi) finiranno così spellati. In alcune regioni della Cina la carne di cane viene considerata in possesso di proprietà medicamentose.
Cani da macellare negli stessi locali che detengono quelli  ancora in vita, rinchiusi in spazi orribili in attesa della morte. Cani trasportati nei macelli (foto Animal Equality) stipati in gabbie poco più grandi di loro[VEDI VIDEO ANIMAL EQUALITY - ATTENZIONE IMMAGINI MOLTO FORTI]
“Questo video nei macelli di cane – ha dichiarato ad Animal Equality Bernard Rollin, docente di Scienze Animali e Biomediche dell’Università statale del Colorado – è il peggiore, il più spietato e orribile che abbia mai visto in vita mia“.
Sempre secondo Animal Equality buona  parte dei cani proverrebbe dagli allevamenti situati nella province di Peixian ed in altre  della Cina settentrionale. Qui i poveri animali possono trascorrere oltre quattro mesi all’interno di piccole gabbie metalliche e solo quando hanno raggiungono il peso desiderato, vengono trasportati nei macelli di Guangzhi, Guangdon e Zhanjiang. Cani la cui provenienza è fortemente sospetta. In alcune regioni della Cina, infatti, il cane è considerato come un animale destinabile al consumo umano, ma deve essere accompagnato da apposita documentazione sanitaria. Considerate le denunce di furto, sembra però che il mercato della carne di cane riesca ad alimentarsi anche con i proventi dei traffici illeciti.
Secondo Animal Equality ogni giorno, in Cina, verrebbero macellati, per la carne o la pelliccia, non meno di 30.000 cani. Un commercio che varrebbe più di dieci milioni di euro all’anno.  Mangiare carne di cane, ricordano gli animalisti, è particolarmente popolare nel nord est del paese, al confine con la Corea, e anche nelle regioni meridionali, come Guizhou, Guangxi e il Guandong. L’unica zona della Cina dove è vietato il consumo di carne di cane è Hong Kong. Al momento non ci sono leggi a livello nazionale di protezione degli animali in Cina.
Secondo la versione spagnola del documento diffuso ieri da Animal Equality, la tortura fisica e psicologica alla quale sono sottoposti questi animali potrebbe essere funzionale ad alzare il livello di adrenalina. L’alta presenza dell’ormone nei tessuti corporei potrebbe intensificare il sapore della carne, un fatto che spiegherebbe il perché i poveri cani finiscono ancora vivi nell’​​acqua bollente oppure deliberatamente massacrati davanti ad altri animali.
“Ho visto alcuni cani che correvano liberi tra i vicoli – ha dichiarato uno degli investigatori di Animal Equality – Altri erano incatenati. Mi è stato detto che alcuni di loro non erano per il consumo umano, bensì animali d’affezione. Mi chiedo, però, quale è la differenza rispetto ai cani che dovevano essere macellati. Quali criteri dell’uomo possono decidere  chi mettere in gabbia per essere mangiato oppure graziato per essere destinato come animale domestico“.
 
ETICAMENTE
8 APRILE 2013
 
Torturato e ucciso il cagnolino che andava a prendere il giornale
 
Prov. Di Cagliari - La vigliaccata è stata fatta in Via Cagliari di Assemini, un quartiere di Cagliari. Un cagnolino di taglia media è stato barbaramente picchiato e torturato e poi impiccato davanti al negozio di articoli per animali. La polizia è subito stata allertata da alcuni passanti che all’alba si sono trovati davanti il macabro gesto.
Ora si cerca il movente, dopo che il corpicino del cagnolino è stato trasportato nell’area di smaltimento.Molto probabilmente è stato solo il “gioco” di qualche “balordo” che non ha altro da fare per divertirsi che torturare un animale innocente, magari in preda ai fumi dell’alcool o della droga. Per ora si indaga anche sulle telecamere della via che possono aver ripreso il crudele delitto.
Chi conosceva il cagnolino racconta che fosse di un’intelligenza straordinaria, andava tutte le mattine all’edicola ad acquistare il giornale al suo devoto padrone. Un gesto visto migliaia di volte che da qualche tempo a questa parte imitava facilmente. Ieri sera, come d’abitudine  è uscito di casa ma è incappato nelle persone sbagliate. Stamane, in tanti hanno pianto il vispo animaletto, “Non aveva la parola ma si faceva capire perfettamente”, scrivono sul web.
Su Facebook il gruppo Amici degli animali, che conta 104 mila iscritti, lancia l’SOS perchè il fatto non passi inosservato.
“La bestialità dell’uomo non ha limiti”, commenta Filippo Serra, vice presidente del consiglio comunale e promotore dell’associazione animalista nata all’indomani dell’iniziativa dell’ex presidente provinciale  Graziano Milia che consentì il libero accesso al Palazzo Regio al cane randagio che da quelle parti aveva trovato casa.
Una delibera per adottare un cane randagio ha dato impulso a tante altre iniziative nell’area vasta […] dopo un anno di attività in Internet adesso è giunto il momento di passare alla realtà. Il primo passo è quello di trovare coloro che hanno ucciso quella povera bestiola”.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
8 APRILE 2013
 
L’auto sfreccia e uccide una gattina, nessuno si ferma

Valeria Nicoli

 
FUORISACCO (MN) - Oggi pomeriggio ho dovuto assistere ad una terribile scena: una gatta è stata crudelmente uccisa da un automobilista che andava ad una velocità che non le ha lasciato scampo e non si è neppure premurato di fermarsi . Io sono arrivata poco dopo non potendo far niente di più che consolare la padrona. Purtroppo non mi è stato possibile leggere la targa ma vorrei dire a chi era alla guida che ha commesso un reato: omissione di soccorso. Il tutto è avvenuto in Via San Giovanni Bono a Cittadella dove le macchine sfrecciano tra il cancello della Canottieri Mincio e il passaggio a livello incuranti di animali, bambini, biciclette, anziani che passeggiano lungo la via. Oggi abbiamo raccolto una gattina, che ha lasciato un dolore immenso nel cuore della sua padrona. In attesa di una strada alternativa, nella quale speriamo da anni, è urgente che vengano posati dei dissuasori che impediscano alle macchine di percorrere in velocità il tratto. Forse eviteremo una prossima volta di dover raccogliere un essere umano.
 
IL GIORNALE
8 APRILE 2013
 
Troppi veleni nei parchi Continua la strage di cani

Christian Pradelli

 
provincia di Milano - Metaldeide, stricnina, dicumarolo, diserbanti per agricoltura. Sostanze che poco ci dicono e che ancor meno conosciamo, ma che sono particolarmente «appetibili» per i nostri amici a quattro zampe, perché base dei bocconi avvelenati che, con l'inizio della bella stagione, tornano a mietere vittime nei parchi di Milano e dell'hinterland. Tra i sintomi denunciati dai proprietari: salivazione eccessiva, tremori muscolari, vomito, perdita di feci, ma anche respirazione affannosa e perdite di sangue da naso e bocca. Gli ultimi episodi, fanno sapere dal Consiglio di Zona 6, risalgono a circa dieci giorni fa nei giardini tra Viale San Gimignano e Via Arzaga e in via Savona all'altezza del civico 123, dove aree verdi non ci sono, ma dove recenti derattizzazioni hanno portato all'utilizzo di spray e sostanze ugualmente nocivi per cani e gatti.
La materia avvelenamento degli animali è più delicata e complessa di quanto si possa pensare, a tal punto da essere regolamentata già da tempo da un'ordinanza del ministero della Salute, emanata nel dicembre del 2008 e avente come oggetto proprio le norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche e di bocconi avvelenati. Ordinanza che ha avuto i suoi effetti: dai numeri allarmanti che hanno constatato l'avvelenamento di circa duemila cani tra il 2007 e il 2010, l'Associazione Italiana per la Difesa e degli Animali e dell'Ambiente (Aidaa) ha fornito dati drasticamente in calo nel 2011 e 2012, soprattutto al Nord. Tra Milano e Provincia, un totale di 333 casi accertati di cui 108 nel capoluogo, con picchi nelle zone di Bande Nere, Solari, Bisceglie ed episodi isolati nelle piazze Lavater e Medaglie d'Oro. Problemi anche nell'hinterland, con segnalazioni giunte da Cassina de' Pecchi e Rho, ma anche Rozzano, Cormano e Boffalora. Resta l'incognita sulle cause di ogni singolo avvelenamento, effetto per lo più delle derattizzazioni degli ambienti, anche se non vanno esclusi i gesti premeditati di qualche malintenzionato.
Ipotesi confermata dalla Delicata Allegrini, Direttore Sanitario della Clinica Veterinaria «Via Fontana»: «Capita spesso di soccorrere cani avvelenati da bocconi cosiddetti
cumarinici (incolori ma dal profumo invitante, ndr) contenuti nelle esche per topi che il Comune mette ormai ovunque. Il problema &e grave; che i roditori difficilmente consumano tutta l'esca sul posto e finiscono per perderne parte nei lunghi tragitti che compiono trascinando il boccone avvelenato». Cruciale, in tal senso, è l'obbligo dei proprietari, non sempre adempiuto, di tenere gli animali al guinzaglio. Obbligo stabilito dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza 14075/2008, ha respinto il ricorso del padrone di un cane che passeggiava fuori da un'area di sgambamento senza tenerlo al guinzaglio.
Oltre ciò, com'è possibile contrastare il fenomeno? «Gli strumenti sono davvero modesti», rivela il professor Valerio Pocar, Garante degli animali per Palazzo Marino, che consiglia di non cimentarsi in «derattizzazioni fai da te», ma affidarsi a imprese specializzate che rispettino tutte le normative vigenti. E che ammonisce: «Spesso non ci rendiamo conto che la presenza di topi dipende soprattutto da situazioni di degrado, frutto di una totale mancanza di igiene. Se si pensasse un po' di più alla prevenzione... ».
 
L’UNIONE SARDA
8 APRILE 2013
 
Bosa (OR), muore per un malore nel camper
Il suo cagnolino lo assiste accucciato
 
I carabinieri hanno trovato un 72enne a terra, privo di vita, nel suo camper parcheggiato nel piazzale Caduti di Nassiriya, a Bosa. Accucciato accanto alla testa, il suo cagnolino.
Francesco Speranza, 72 anni di Genova è morto durante la notte, forse per un malore. L'uomo era stato la sera prima in pizzeria con alcuni amici. Aveva dei parenti a Bosa e veniva nella città del Temo spesso durante le festa. I suoi amici ieri mattina lo hanno chiamato a lungo al telefonino, prima di recarsi dove aveva parcheggiato il mezzo e bussare alla sua porta. Nessuna risposta. Allora hanno chiamato i carabinieri. A quel punto la scoperta. Il piccolo cane è stato affidato agli amici dell'uomo.
 
LA PROVINCIA PAVESE
8 APRILE 2013
 
Soccorso capriolo, ma non ce la fa
 
di Gabriele Conta
 
PAVIA - A dare l’allarme erano stati i residenti di via Baldo degli Ubaldi: un capriolo ferito si aggirava spaurito tra le abitazioni. Subito i vigili del fuoco sono arrivati sul posto, riuscendo a portare in salvo l’animale. Ma mentre i pompieri e un veterinario si stavano recando in campagna per liberarlo, il capriolo è morto. Troppo gravi le ferite riportate. L’animale infatti è stato trovato dai residenti intorno alle 18.30 di ieri, vicino alla massicciata della ferrovia che in questa traversa di viale Cremona è molto scoscesa. Il capriolo potrebbe dunque essere stato colpito da un treno in corsa, oppure essere caduto lungo il dirupo. Di certo quando i vigili del fuoco del comando di Pavia sono arrivati in via Baldo degli Ubaldi l’animale aveva già riportato diverse fratture. «Perdeva molto sangue», racconta una ragazza che abita nella zona. I pompieri sono riusciti a recuperare l’animale quando questo era già molto sofferente, servendosi anche di una coperta per immobilizzarlo. I pompieri hanno seguito la procedura prevista in questi casi, contattando la protezione animale e un veterinario. Su indicazione anche di quest’ultimo, i vigili del fuoco stavano andando in campagna per rimettere in libertà l’animale, che però non ce l’ha fatta. Difficile dire come l’animale fosse arrivato alla periferia di Pavia, se dai pioppeti dietro il Ticino o addirittura dai boschi dell’Oltrepo. 
 
CORRIERE DELLA SERA
8 APRILE 2013
 
L'INCHIESTA DI ANIMAL EUQUALITY «censurata» SU YOUTUBE
Agnelli al macello, video vietato ai minori
«Ma anche grazie a noi consumi in calo»
L'organizzazione animalista rivendica il successo della campagna «Salva un agnello»: «Vendite calate del 40%»

Beatrice Montini

 
Oltre 45 mila visualizzazioni sul sito www.salvaunagnello.com, 4 mila persone che si sono impegnate a non mangiare più prodotti di origine animale, il tam tam in Rete e migliaia di condivisioni su Facebook. E poi un calo delle vendite della carne di agnello del 40%. Sono i «numeri» della campagna «Salva un agnello» di Animal Equality lanciato con una video-denuncia- pubblicata anche da Corriere.it- che mostra la vita e la macellazione degli agnelli in Italia. Passato il periodo festivo l’organizzazione animalista «tira le somme» per rilanciare il dibattito sull’allevamento animale in Italia.
SEMPRE PIU' DENUNCE - Il video «La breve vita degli agnelli» è stato girato sotto copertura dagli attivisti di Animal Equality durante l’ultimo anno e, per la prima volta, ha mostrato senza censure cosa avviene in alcuni allevamenti italiani. Mentre all’estero le docu-denunce di maltrattamenti e violenze negli allevamenti sono diffuse e creano grande dibattito pubblico (tanto che negli Usa molti stati le stanno vietando), in Italia le «investigazioni» (per lo più condotte sotto copertura) sono una conquista più recente che però si sta diffondendo. Dal video diffuso d alla Lav sulle galline ovaiole a quello sui visoni di Nemesi Animale e Essere Animali. «Fino a poco tempo fa parlare di animali era parlare di niente, ma adesso la sensibilità sta cambiando-- dice la portavoce di Animal Equality Francesca Testi a Corriere.it – Il giorno prima di Pasqua abbiamo fatto un'iniziativa a Roma, davanti al Pantheon, e siamo stati avvicinati da tantissime persone. La gente più si informa e più prende posizione. Anche se non sempre tutti vogliono vedere, perché sapere vuol dire anche cambiare le proprie abitudini, mettersi in discussione. Per questo, come attivisti per i diritti animali, pensiamo che educare e investigare siano egualmente importanti».
IL CALO DI CONSUMI - Maggiore sensibilità verso la sofferenza animale o crisi economica, certo è che quest’anno a Pasqua di agnello se ne è mangiato molto meno. «I dati diffusi dalla stessa industria ovina parlano chiaro - sottolinea Animal Equality - durante la Pasqua appena trascorsa la riduzione degli ordini di carne d'agnello è arrivata circa al 40%, il 15% su tutto l'anno. Sebbene le aziende motivino questo calo principalmente nella crisi economica è oramai evidente che nell'opinione pubblica il dibattito sulla sofferenza di questi animali è aperto». Secondo i dati diffusi da varie organizzazioni animaliste ogni anno: circa 4 milioni gli agnelli vengono uccisi in Italia per il consumo umano, tra quelli esportati dall'Est Europa (Romania prima di tutto) e quelli allevati in Italia. Una cifra che lievita ulteriormente consideranti anche pecore e capre. «Sono quindi circa 800.000 gli animali uccisi in totale solo nel periodo di Pasqua», spiegano gli attivisti.
LE «CENSURA» DI YOUTUBE - Intanto si moltiplicano le discussioni sul video di Animal Equality , con le riprese della «pesa» e soprattutto della macellazione: gli agnelli che vengono issati a testa in giù, storditi con una scarica di corrente elettrica e sgozzati, mentre alcuni di loro ancora si agitano e sono coscienti. Immagini dure, tanto che YouTube ha deciso di rendere visibile la video-investigazione solo agli over 18. «Una decisione che Animal Equality ritiene ingiusta poiché limita fortemente la possibilità di esporre la realtà attraverso le significative immagini che ha raccolto - dicono gli animalisti - La nostra campagna ha ottenuto un successo inaspettato. Un segno che l’opinione pubblica è interessata a capire cosa si cela dietro il consumo di carne di agnello e dietro la tremenda realtà di qualsiasi allevamento o macello di animali. Anche perché l’investigazione mostra scene di violenza diffuse e non casi isolati».
COSA DICONO I PASTORI - La denuncia della «mattanza» pasquale ha scatenato anche critiche tra i pastori che rivendicano il valore di un mestiere ancorato nella «tradizione». In loro difesa si è schierata anche Coldiretti. «Stiamo parlando del futuro della pastorizia in Italia - dice l'organizzazione - dove è scomparso quasi un gregge di pecore su tre negli ultimi dieci anni e ci sono molte preoccupazioni per il futuro dei 70mila allevamenti rimasti». Gli attivisti non rispondono direttamente a pastori e allevatori. La loro non è una battaglia contro i lavoratori ma per un «cambiamento etico» della società. «Dietro alla parola tradizione si può celare di tutto - dice ancora Francesca Testi a Corriere.it - Anche la schiavitù una volta era considerata tradizionale e la pena di morte era abituale. Ma oggi non penseremmo mai di ripristinarla per salvare i posti di lavoro per i boia. Quando una società prende coscienza che un certo gesto è sbagliato, iniziano le battaglie e le campagne per cambiarlo. Di questo ci stiamo occupando».
VIDEO
 
GEA PRESS
8 APRILE 2013
 
Palermo – La mafia agricola ed i nuovi assetti, tra furto di bestiame e macellazione clandestina
Maxi intervento dell'Arma dei Carabinieri, coordinato dalla DDA di Palermo.
 
Una fotografia della mafia dalla quale sembra apparire un crogiolo di interessi economici che rimangono ancorati nell’ambito di un’economia pastorale ed agricola. Così vengono inquadrati, nel comunicato del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo,  i risultati dell’ampia operazione condotta dal Nucleo Investigativo del Gruppo di Monreale, coordinato dalla DDA di Palermo. Un nuovo assetto delle famiglie mafiose di una grossa fetta della provincia di Palermo. Famiglie che non vogliono avere a che fare con la mafia urbana, più concentrata sulle ricchezze facili.
Per tale motivo veniva auspicato il passaggio del mandamento di Altofonte da quello di Santa Maria del Gesù (ex mafia agricola ormai urbanizzata) a quello di San Giuseppe Jato. Si tratta, in quest’ultimo caso, di un territorio storicamente alleato con la mafia degli allora latitanti Riina e Provenzano, ed in attesa di nuovi equilibri a seguito dell’ormai datato arresto dei componenti della famiglia Brusca.
Sono questi gli scenari che hanno portato nella mattinata odierna all’arresto di 37 persone tra presunti boss e gregari. Un contesto dove, nel Comune di Monreale, sarebbe scappato pure il morto. Proprio in una frazione della cittadina normanna, nel maggio 2012, è stato tra l’altro rinvenuto un deposito di armi custodito in una stalla.  Attività estortive nel mondo dell’edilizia, legami con le famiglie mafiose americane e furti di bestiame, ovvero quello che nella storiografia mafiosa rappresenta quasi un classico:  l’abigeato.
Le intercettazioni avrebbero permesso di documentare l’ideazione e la successiva realizzazione di 5 furti di bestiame, avvenuti sia in provincia di Palermo, ma anche in quella di Trapani. Ogni singolo furto vedeva il coinvolgimento di diversi ruoli. C’era chi svolgeva il “palo”, ovvero deputato alla vigilanza ed al controllo, mentre i complici compivano il furto degli animali. Altre persone si occupavano poi della macellazione clandestina. Gli animali venivano anche reimpiegati per il pascolo nelle aziende agricole in odore di mafia.
L’attività del furto di bestiame, secondo i Carabinieri, avrebbe fornito all’organizzazione criminale un’importante fonte di sostentamento ad integrazione dei proventi delle estorsioni e della droga. I bovini per i quali sarebbe stato accertato il furto, sarebbero non meno di 250. L’introito stimato varia tra i 175.000 ed i 375.000 euro.
In particolare quello che sembra emergere dalle indagini è l’accorporamento dei mandamenti di San Giuseppe Jato e Partinico, sotto l’egidia di Camporeale. Tra i nomi che, stante il comunicato dei Carabinieri, verrebbe attenzionato nell’ambito della creazione del mandamento di Camporeale, appare quello di Antonino Sciortino, scarcerato per fine pena dopo 12 anni di reclusione al regime carcerario del 41 bis e sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale con obbligo di soggiorno presso il comune di residenza. Sempre secondo i Carabinieri sarebbe stato storicamente legato a Leonardo e Vito Vitale, di cui famose stalle nel territorio di Torretta. Sciortino è anch’esso allevatore.
 
IL FRIULI
8 APRILE 2013
 
Moria di ungulati in montagna
 
Prov. Di Udine La Forestale di Pontebba ha recuperato le carcasse di due camosci e sette caprioli morti. Alcuni uccisi da cani incustoditi
Nell'area montana continua la moria di ungulati, stremati dalla lunga stagione invernale caratterizzata dalla presenza di molta neve, a quote ancora relativamente basse.
Il personale della Stazione Forestale di Pontebba, su richiesta di privati cittadini e di soci delle Riserve di caccia, è intervenuto nei giorni scorsi per recuperare due camosci e sette caprioli morti. Altri recuperi erano stati fatti nelle settimane precedenti nei comuni di Pontebba, Dogna e Chiusaforte.
Poiché si sospetta che in alcuni casi gli ungulati siano stati uccisi da cani incustoditi, il Corpo Forestale invita tutti i proprietari a tenere sotto controllo i propri animali per scongiurare ulteriori danni alla fauna selvatica, molto debilitata a causa del rigido e lungo inverno.
 
LA SENTINELLA
8 APRILE 2013
 
Paura per i lupi in Val Soana e tanti dubbi sul loro arrivo

Ornella De Paoli

 
RONCO CANAVESE (TO) - L’argomento, in paese, è sulla bocca di tutti. La gente ne parla per strada, al bar, nei negozi, mescolando battute scherzose e preoccupazione. La presenza di due lupi in Valle Soana continua a suscitare paure e dubbi, nonostante le spiegazioni fornite dagli esperti dell’ente Parco nazionale Gran Paradiso nell’incontro sulla conoscenza e la convivenza con il lupo svoltosi nei giorni scorsi a Ronco. In particolare, molti valligiani non sono convinti che la coppia di animali avvistata settimane or sono sia arrivata spontaneamente in valle, ma continuano a pensare che sia stata introdotta, come avvenuto in passato nell’area protetta con la lince e nelle zone di caccia con caprioli, cervi e cinghiali. Non sono bastate a persuaderli le ampie illustrazioni del direttore, Michele Ottino, e del veterinario del parco, Bruno Bassano, riguardo all’espansionismo natura le di questi animali dagli Appennini alle Alpi, dovuto allo spopolamento della montagna, all’abbondanza di prede e, non ultima, alla Convenzione di Berna del 1982, grazie alla quale sono diventati una specie protetta. In effetti, la diffusione di lupi di razza mediterranea sulle Alpi occidentali data ormai da oltre vent’anni, come ben sanno i pastori del sud dell’arco alpino, numerosi in particolare sul versante francese, i quali da allora denunciano ogni anno stragi di pecore. Di valle in valle, la migrazione dei lupi, in incremento dal 1994, si è estesa alle valli di Susa, poi a quelle di Lanzo e di lì, probabilmente, al Parco del Gran Paradiso. Prima degli avvistamenti in Valle Orco e in Valle Soana, però, i lupi erano stati segnalati già nel 2006 nelle confinanti valli valdostane di Cogne e Valsavarenche dove erano arrivati, forse, sconfinando dalla Savoia o dal Vallese. Ogni coppia o branco di lupi, infatti, si sposta su un territorio di caccia molto vasto, tra i 100 e i 400 chilometri quadrati (il Parco si estende su 700 kmq) ed è possibile che gli animali che si aggiravano nei pressi di Ronco qualche settimana fa ora siano già in un’altra valle. In Francia, i lupi sono ormai diffusi su tutto l’arco alpino e stanno diventando un problema sempre più pressante, che allo Stato costa parecchi milioni di euro all’anno per indennizzi agli allevatori. In Svizzera, invece, questi predatori pare non abbiano vita facile: presenti dal 1995, se ne contano in tutto 17 esemplari, mentre sull’arco alpino italo francese ve ne sono 400 (dati Wwf).
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2013
 
STATI UNITI, ATTACCA UN MAIALE CON 2 PITBULL E 23 PUGNALATE: IN CARCERE
Nei guai un 23enne di Savannah, Georgia

 
Accade in Georgia, Stati Uniti. La polizia di Rincon, ad una trentina di chilometri da Savannah, ha arrestato un giovane di 23 anni che ha aizzato due pitbull contro il maiale domestico del vicino ed ha infierito sull'animale con 23 pugnalate. Incredibilmente il maiale è sopravvissuto ed è ora affidato alle cure dei veterinari.
I fatti risalgono a mercoledì scorso, quando parecchi testimoni, compresi dei bambini, hanno visto Benjamin Fullwood, di Springfield, e i suoi due pitbull attaccare il maiale Oliver, di quattro anni, che era sfuggito al controllo del proprietario e aveva "invaso", attraversando la strada, un'area dove si trovavano alcune abitazioni prefabbricate.
Il maiale ha perduto le orecchie, staccate a morsi dai cani, ed è ricoperto di ferite da taglio, soprattutto al collo e alle zampe, ma i veterinari pensano che se la caverà.
Fullwood, che ha precedenti per crudeltà verso gli animali e porto d'armi abusivo, è stato accusato di maltrattamento, resistenza e violazione di domicilio. Un giudice ha fissato per lui una cauzione molto elevata: 25 mila dollari.
 
AFFARI ITALIANI
8 APRILE 2013
 
Toro e gallo imbalsamati al ristorante, macabra installazione di Damien Hirst

  
Dopo il cavallo morto in mostra a Ginevra, che ha sollevato accese polemiche, l'attenzione del mondo dell'arte si sposta a Londra sulla macabra installazione di Damien Hirst.
Al ristorante "Tramshed" di Rivington Street è stata esposta la scultura Cock and Bull, pensata appositamente per questo luogo. Infatti, tra le specialità del ristorante spiccano le carni di toro e gallo. E Hirst ha pensato bene di mettere due esemplari in una vasca di formaldeide che campeggia sulle teste degli ospiti. Un cavallo morto in mostra a Ginevra. E' polemica
A testa in giù. Supportato da due cinghie. Il lavoro di Maya Bösch e Régis Golay è impressionante. Una pensilina è stata trasformata in galleria, e ospita un cavallo morto che scandalizza i visitatori, suscitando stupore o ammirazione. Come rivelato da Tribune de Genève, "l'opera d'arte" resterà appesa fino a giugno.
Ma gli autori si difendono dalle accuse di provocazione gratuita. "Siamo consapevoli che questa parte può suscitare forti reazioni soprattutto a bambini e vegetariani" dicono da Point Zabriski, che gestisce l'esposizione. "In un altro contesto, per esempio in un macello, sarebbe una banalità assoluta. E' questa contestualizzazione che apre una complessità di significati e crea problemi, e, infine, il dibattito. Il gruppo nega di voler provocare per provocare. Il nostro vero obiettivo è lanciare degli artisti. Per contro, il luogo dell'esposizione ha la particolarità di essere completamente trasparente ed essere situato al centro di Ginevra. Questo luogo è ovviamente sovraesposto e ci mette a nudo tutti: artisti, spettatori volontari e involontari ".
Questa non è la prima volta che degli artisti usano animali in un'opera d'arte: tra maiali tatuati e cavalli incorporati nei muri, ogni volta le reazioni indignate non mancano. Peter Keller, ex direttore della Scuola di Arte e Design di Losanna (ECAL), sostiene di utilizzare l'animale come un materiale. Tutto è possibile, finché funziona e serve a far passare il messaggio. Ma l'esperto Keller, non è un fan di questo tipo di installazione: "Non mi piace, mi fa schifo un po', ma apprezzo il duro lavoro". "Reazioni "molto emozionanti" ha commentato Charlotte Moser, direttore di una galleria d'arte contemporanea a Ginevr. Secondo lei gli animali sono,  insieme ai bambini, due soggetti che l'arte usa per smuovere le coscienze. "Spesso le persone hanno reazioni molto emotive a questo tipo di lavoro. Non usano un occhio critico e non si mettono nei panni dell'artista". Charlotte ricorda che "l'obiettivo dell'artista è quello di spingere la gente a farsi domande, smettendo di inghiottire tutto media ci servono".
E questo cavallo, allora che cosa ci fa pensare? "Per gli artisti, il cavallo rappresenta tutte le battaglie  dei caduti, soprattutto quelli dimenticati" fanno notare da Zabriskie Point.
IL CASO PRECEDENTE: L'ARTISTA CHE SCANDALIZZO' FACENDO MORIRE UN CANE AL MUSEO
FOTO
 
Affaritaliani.it intervista la filosofa Carola Barbero, esperta di estetica e linguaggi dell'arte
L'arte contemporanea è spesso additata come "ambigua", da Damien Hirst alle sculture viventi della Beecroft, fino a questo cavallo morto che da Ginevra sta facendo parlare in tutta Europa. Che cosa permette di considerare qualcosa un'opera d'arte?
"Possiamo considerare qualcosa un'opera d'arte solo a patto che ci richiamiamo a una particolare teoria dell'arte (e su quale possa essere la teoria migliore, o anche solo quella che è in grado di risolvere il maggior numero di problemi, il dibattito è ancora aperto), per esempio a quella esposta da A.C. Danto all'inizio degli anni Settanta, secondo la quale ci sono alcune proprietà che un oggetto deve possedere per essere un'opera d'arte, in particolare un'opera d'arte deve essere su qualcosa, necessita di un'interpretazione, è tale solo in un determinato momento storico pronto ad accoglierla (in quanto opera d'arte), è espressione dello stile di un autore rende esplicite le sue intenzioni. Seguendo Danto potremmo quindi dire che se un oggetto soddisfa queste condizioni è un'opera d'arte, se no, no".
C'è un criterio da seguire?
"Come dovrebbe emergere dalla mia risposta alla domanda precedente, certo che si segue un criterio, quello che sta alla base della definizione di opera d'arte che si considera valida. Ammesso, ovviamente, che non si pensi, come M. Weitz o N. Goodman, che non sia possibile il linea di principio fornire una definizione di opera d'arte (vuoi perché non c'è un'essenza comune a tutte le opere d'arte, vuoi perché si possono soltanto chiarire i "sintomi" delle opere d'arte, ma non fornire condizioni necessarie e sufficienti affinché qualcosa sia un'opera d'arte)".
Qualche scettico potrebbe sostenere che si possa dare un significato anche a una scopa buttata in mezzo a una stanza, è così?
"Certo, e infatti con una teoria come quella di Danto potremmo dare significato, o meglio, interpretare, anche una scopa in mezzo a una stanza. Tutto dipende da quale teoria decidiamo di considerare valida nel momento in cui ci poniamo la questione".
Quanto conta l'aspetto economico nell'arte contemporanea?
"Molto. Basti pensare al famoso aforisma di Andy Warhol 'Fare denaro è un'arte. Lavorare è un'arte. Un buon affare è il massimo di tutte le arti'"
Esiste il fenomeno della dissonanza cognitiva per cui il giudizio soggettivo nella valutazione di un fenomeno viene condizionato in buona percentuale dal giudizio della massa. Quanto di questo fenomeno agisce sul rapporto tra individui e arte contemporanea?
"Troppo, secondo me. Non si sente quasi mai, uscendo da una mostra, qualche visitatore lamentarsi del fatto che la mostra fosse orribile e l'artista un incapace: c'è sempre una sorta di timore reverenziale nei confronti del mondo dell'arte che fa sì che al limite, se la mostra non ci è piaciuta, diciamo che non abbiamo capito o che era tutto bellissimo anche se non lo pensiamo. Questo succede perché pensiamo che possa sempre arrivare un critico, o anche solo uno più esperto di noi, che ci spiega che non abbiamo apprezzato perché, ad esempio, "non ne sapevamo abbastanza" (il che chiarisce perché ormai alle mostre si legga molto di più di quanto non si guardi: cartelloni lunghissimi ci spiegano tutto per filo e per segno, e poi davanti all'opera ci fermiamo mezzo minuto). Ma se ci lasciamo condizionare e non esprimiamo il nostro parere, non facciamo un buon servizio all'arte: così infatti il mondo dell'arte non è mai messo in discussione, e il rischio è quello del circolo vizioso".
 
LA REPUBBLICA
8 APRILE 2013
 
Corea del Nord: cani da guerra all'attacco
 
La tv di stato nordcoreana mostra le immagini dell'addestramento dei cani da guerra dell'esercito: sui manichini bersaglio dei cani la faccia del ministro della difesa sudcoreano Kim Kwan-Jin
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2013
 
SUDAFRICA, CORNI DI RINOCERONTI AL VELENO CONTRO I BRACCONIERI
Ai cacciatori diciamo: non venite nella riserva
 
La riserva Sabi Sand, in Sudafrica, sta adottando una contromisura drastica per scoraggiare il bracconaggio dei rinoceronti, con 200 uccisioni illegali nella zona solo dall'inizio dell'anno. I responsabili hanno deciso di avvelenare il loro corno di cheratina, in modo da rendere pericoloso per la salute il consumo. In Cina e Vietnam, questo corno è tuttora ricercato come medicinale o specialità gastronomica.
Sono già stati sottoposti al trattamento un centinaio di capi: vengono sparati tranquillanti, poi si pratica un piccolo foro nel corno di cheratina e lo si impregna di antiparassitari per cavalli (tossico per gli uomini) e inchiostro indelebile rosa, riconoscibile anche se in polvere (per esempio, negli aeroporti).
Andrew Parker, direttore dell'associazione privata di proprietari terrieri Sabi Sand Wildtuin Association, ha spiegato: "La pratica è legale: chi dovesse consumarlo non morirebbe, avrebbe solo nausea, diarrea, vomito. Così diciamo ai bracconieri: non venite a Sabi Sand, è tempo sprecato".
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2013
 
CINA, CENTINAIA DI PESCI MORTI RECUPERATI IN UN FIUME DI SHANGHAI
Le autorità: nessun rapporto con il caso dei maiali

 
C'è di tutto nei fiumi di Shanghai: carcasse di maiali, cadaveri umani, pollame e anatre, ora anche pesci morti. Ce n'erano oltre 250 chilogrammi nelle acque di un fiume artificiale nel distretto di Songjiang, lo stesso del fiume HuangPu dove sono stati ritrovati migliaia di maiali morti. Secondo la stampa locale, da alcuni giorni i residenti della zona hanno cominciato a segnalare la presenza degli animali morti. Centinaia di pesci, per lo più carpe, sono stati prelevati dalle acque e consegnato alle autorità per le analisi del caso. Le autorità escludono che i pesci siano morti a causa dell'inquinamento in quanto il fiume è circondato soprattutto da abitazioni e da negozi e non ci sono fabbriche che possano scaricare nelle acque. In ogni caso la Commissione Municipale per l'agricoltura di Shanghai sta ancora indagando sulle cause. Pare non esserci collegamento tra questo e il caso dei maiali.(Foto: Jacob Halun)
 
OGGI NOTIZIE
8 APRILE 2013
 
Brasile - Tonnellate di pesci morti nel lago delle Olimpiadi

  
Brasile - La superficie della laguna Rodrigo De Freitas, che nel 2016 sarà uno dei teatri dove si svolgeranno i Giochi Olimpici, per ragioni che ancora non sono state chiarite, si è letteralmente ricoperta di pesci morti, fino ad una stima di oltre 65 tonnellate. Le immagini hanno fatto immediatamente il giro del mondo.
Secondo gli esperti, il motivo del fenomeno potrebbe essere riconducibile alle pesanti precipitazioni piovose che hanno colpito la zona, impoverendo in modo determinate la percentuale di ossigeno e rendendo quindi l'acqua un ambiente non più sopportabile per i pesci, che in sostanza sarebbero morti per soffocamento.
Un tale fatto si è già verificato nel 2009 nelle acque del Rio Santa Barbara, sempre in Brasile, con le associazioni ambientaliste che imputano la moria di pesci all'eccessivo inquinamento atmosferico e idrico per opera dell'uomo. Molti scienziati lanciano l'allarme: la moria di pesci, come quella delle api e di altre specie animali e vegetali, sarebbe un chiaro segno di indebolimento dell'ambiente, che entro breve tempo avrà conseguenze drammatiche per il genere umano.
 
LA REPUBBLICA
8 APRILE 2013
 
Due panda “riscalderanno” lo zoo francese di Beauval
Le deiezioni dei due preziosi animali e quelle degli altri “residenti" del parco zoologico serviranno a produrre calore, elettricità e fertilizzanti
 
Si chiamano Yuan Zi e Huan Huan (letteralmente “cicciottello” e “felice”) e sono  le due nuove star dello zoo francese di Beauval, nella valle della Loira.  Il giardino, che ospita oltre 4000 animali – tra cui alcuni assolutamente unici come i primi leoni bianchi d’Europa – ha aperto lo scorso anno le porte a due esemplari di panda grazie ai quali non solo aumenteranno i visitatori ma verranno anche riscaldate alcune aree del parco zoologico. Sì perché Yuan Zi e Huan Huan, in prestito dalla Repubblica Polare cinse per i prossimi dieci anni, grazie alla loro speciale dieta a base di bambù (35 chili al giorno) sono tra i candidati ideali per fornir e la materia prima vegetale con cui alimentare il  nuovo impianto a biogas della struttura.   Il progetto dello zoo è quello di integrare nel sistema di riscaldamento del giardino una centrale che processi gli escrementi dei due panda (oltre 30 chili al giorno) e degli altri animali per ottenere biogas utile. L’impianto dovrebbe entrare in funzione a partire dalla primavera del 2014; parte dell’energia prodotta servirà a mantenere al caldo i gorilla e i lamantini e per riscaldare l'edificio che ospita gli elefanti durante i mesi invernali, permettendo un risparmio del 40 per cento sulla bolletta del gas. Il resto del biogas verrà trasformato invece in energia elettrica e venduta al colosso francese dell’energia EDF. Infine, il digestato verrà restituito agli agricoltori come fertilizzante per i terreni. Il progetto, che ricalca da vicino quanto fatto già nello zoo londinese della Zoological Society,è una prima assoluta in Francia. “Questa iniziativa – spiega Delphine Delord, portavoce del parco – è una misura perfetta nella politica di sviluppo sostenibile che abbiamo  intrapreso ormai da lungo periodo di tempo”.  
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2013
 
RICERCA USA: "MALATTIE DEL CUORE E CARNE ROSSA SONO COLLEGATE"
"Problemi alle arterie con alti livelli di carnitina"
 
Un composto abbondante nella carne rossa, aggiunto come supplemento alle bevande energetiche popolari, promuoverebbe l'aterosclerosi - cioè l'indurimento o l'ostruzione delle arterie - secondo una ricerca della Cleveland Clinic pubblicata online sulla rivista Nature Medicine. Lo studio dimostra che i batteri presenti nel tratto digestivo umano metabolizzano il composto carnitina, trasformandolo in trimetilammina-N-ossido (TMAO), un metabolita che in un approfondimento scientifico del 2011 è stato legato alla promozione di aterosclerosi nell'uomo. Inoltre, la ricerca rileva che una dieta ad alto contenuto di carnitina favorisce la crescita dei batteri che metabolizzano carnitina, aggravando il problema producendo ancora più TMAO in modo da ostruire le arterie. Il gruppo di ricerca è ; stato condotto da due specialisti americani, Stanley Hazen e Robert Koeth.
Lo studio ha testato i livelli di carnitina e TMAO negli onnivori, nei vegani e nei vegetariani e ha esaminato i dati clinici di 2.595 pazienti sottoposti a valutazioni cardiache elettive. Gli studiosi, ancora, hanno scoperto che il TMAO altera il metabolismo del colesterolo a più livelli, il che spiega l'aterosclerosi. E non solo: è stato scoperto anche un aumento dei livelli di carnitina solo nei pazienti a rischio ma con livelli elevati di TMAO.
"I batteri che vivono nel nostro apparato digerente sono dettati dalle nostre abitudini alimentari a lungo termine", ha detto Hazen. Per poi spiegare: "Una dieta ad alto contenuto di carnitina in realtà sposta la nostra composizione microbica intestinale e rende chi mangia carne ancora più suscettibile alla formazione di TMAO, i cui effetti portano all'ostruzione delle arterie. Nel frattempo, i vegani e i vegetariani hanno una capacità notevolmente ridotta di sintetizzare TMAO da carnitina. E questo può spiegare i benefici per la salute cardiovascolare di queste diete".
 
LA ZAMPA.IT
8 APRILE 2013
 
Unione Europea: stop agli additivi nei mangimi che stimolano appetito degli animali
La decisione entra in vigore il prossimo 10 aprile
 
Stop dell’Europa agli additivi presenti nei mangimi per stimolare l’appetito degli animali. La decisione, che entra in vigore il prossimo 10 aprile, prevede - salvo autorizzazioni specifiche - «il ritiro dal mercato degli additivi per mangimi che appartengono al gruppo di sostanze aromatizzanti e stimolanti dell’appetito». Il provvedimento deciso dalla Commissione europea ha ottenuto il sostegno degli Stati membri riuniti nel Comitato europeo per la catena alimentare e la salute animale. 
La decisione, spiegano gli esperti, dimostra la volontà dell’Ue di fare un passo indietro rispetto alla rincorsa a livelli produttivi elevati, favorendo così anche il benessere degli animali. Un solo esempio: nell’ultimo trentennio le vacche da latte, a seguito di un’elevata selezione genetica, sono diventate animali eccezionali nella produzione di latte, mentre la loro capacità di alimentarsi è rimasta inferiore, con il rischio di deficit energetici per l’animale. 
Lo stop deciso dall’Ue prevede comunque periodi transitori diversi per permettere di liquidare le scorte esistenti.  
 
BRESCIA OGGI
8 APRILE 2013
 
Salute/ Usa, dalla carne rossa una nuova minaccia per il cuore
 
New York - Che mangiare carne rossa aumenti il rischio di disturbi cardiaci è già noto, ma che la colpa sia solo dei grassi saturi e del colesterolo è una novità. Una ricerca appena pubblicata sul giornale Nature Medicine punta il dito contro la carnetina, un composto fino ad ora poco studiato, presente nella carne rossa e in alcuni integratori alimentari e bevande energetiche. Un team di ricercatori della Cleveland Clinic, in Ohio, ha dimostrato che i batteri presenti nell'apparato digestivo metabolizzano la sostanza in trimetilammina-N-ossido (TMAO), un enzima che favorisce la aterosclerosi, una forma cronica di arteriosclerosi. Condotto su 2.595 pazienti, tra onnivori, vegetariani e vegani, lo studio ha inoltre rivelato che il consumo di carne aumenta la presenza dei batteri che metabolizzano la carnitina in TMAO, tanto che chi evita del tutto le proteine animali ha praticamente perso la capacità di digerire la sostanza. Tuttavia, chiarisce il Wall Street Journal, i medici non hanno ancora stabilito quale sia il limite nel consumo di carne per fermare il processo di produzione di TMAO.
 
LA PROVINCIA PAVESE
9 APRILE 2013 
 
Commuove la rete il capriolo morente arrivato in città
 
PAVIA - Ha commosso tutti il caso del capriolo trovato ferito in via Baldo degli Ubaldi, morto dopo essere stato recuperato dai vigili del fuoco. E i primi ad essere colpiti da questa triste vicenda sono proprio i residenti, quelli che hanno trovato l’animale aggirarsi sanguinante e sparurito tra le case di questa traversa di viale Cremona. «Siamo stati noi a chiamare i vigili del fuoco – scrive Sara su Facebook – gli unici ad essere intervenuti subito con estrema professionalità». Chi abita qui, infatti, racconta di chiamate a enti, cliniche veterinarie e associazioni, chiedendo aiuto per il povero animale ferito. Ma senza successo. «Il capriolo è arrivato dalla ferrovia – racconta ancora la ragazza – ha saltato le reti e sceso le scale, fino a fare un salto di due metri atterrando in un giardino. Inutile dire come era sotto shock, spaventato con le zampe sanguinanti ed ansimante». Ma il cuore dell’animale, che forse era stato anche ferito da un treno, non ha retto. E prima che i pompieri avessero il tempo di riportarlo in campagna per liberarlo nel suo ambiente naturale, il capriolo è morto. Quello di via Baldo degli Ubaldi non è il primo caso di un animale di questo tipo avvistato in città. «Si tratta di una specie in espansione», spiega Giuseppe Bogliani, docente universitario dell’ateneo pavese e presidente del consiglio didattico del corso di laurea in Scienze e tecnologie per la natura. «Nel nostro territorio ci sono due popolazioni di capriolo – spiega ancor l’esperto – una nel parco del Ticino, un’altra a nord di Pavia, nella zona di Giussago»
 
LA PROVINCIA DI VARESE
9 APRILE 2013
 
Malnate, hanno sbranato Spank
E se fosse capitato a un bimbo?


NELLA FOTO - Malnate - Il cane Spank (Foto by RED)

 
MALNATE (VA) Lo ha afferrato con violenza per il collo e gli ha spezzato la spina dorsale senza lasciargli scampo: una morte orribile davanti agli occhi sbarrati della padrona che ha assistito impotente alla fine del suo cane.
Spanck, questo il nome del piccolo animale, è stato brutalmente ucciso da un meticcio di grossa taglia che girava senza guinzaglio e senza museruola, come vorrebbe invece l'ordinanza comunale, nella zona del parco Primo Maggio. Un'area verde di Malnate frequentata da bambini, famiglie e sportivi.
La triste vicenda è avvenuta lo scorso 20 marzo ma solo nelle ultime ore la famiglia Merelli ha voluto raccontare la vicenda per tenera alta l'attenzione sulla sicurezza. «Perché racconto questa triste storia e lo strazio che viviamo da quando è successo? Perché vorremmo far sapere ai cittadini di Malnate che nonostante esistano delle regole di comportamento per chi detiene cani, queste spesso sono disattese».
«Vorremmo segnalare con questo racconto al Comune, di far rispettare le regole esistenti per chi detiene animali. Accompagnare a passeggio i cani sempre con il guinzaglio e quelli pericolosi o di grossa taglia con museruola. Le persone che infrangono tali regole devono essere punite severamente. Chi ci ridà il nostro Spanck?». Anche perché l'aggressività di certi cani potrebbe avere conseguenza peggiore nel caso che ad essere aggredito fosse «un bambino che corre o un ciclista mentre passa sulla strada. Proprietari di tutte le specie animali, semplici cittadini: rispettate le regole».
Sulla questione è intervenuto l'assessore alla sicurezza Francesco Prestigiacomo: «Siamo vicini a questa famiglia per un dolore che posso capire - dice l'assessore - Hanno ragione, siamo con loro anche rispetto al voler sensibilizzare i padroni di animali. La polizia locale sta già portando avanti una serie di controlli per garantire il rispetto dell'ordinanza. Tanto da aver fatto anche una sanzione».
 
IL MESSAGGERO
9 APRILE 2013
 
Casolare lager per cani e gatti
i carabinieri denunciano due persone
Il blitz dei militari dell'Arma ha consentito di restituire la libertà a 33 cani e sette gattini

  
MONTELUPONE (MC) - Cani e gatti tenuti in condizioni terribili sono stati scoperti dai carabinieri in un casolare nelle campagne di Motelupone. I carabinieri della locale stazione coadiuvati da quelli della compagnia di Civitanova, dai sanitari del servizio veterinario e igiene pubblica dell’Asur di Civitanova e Recanati e dall’Ufficio tecnico del Comune, su disposizione della Procura di Macerata, hanno ispezionato un casolare di campagna e l’area antistante. I controlli dovevano servire a verificare le condizioni igieniche di numerosi cani e gatti, ma anche le loro condizioni di nutrizione, se rinchiusi e se affetti da patologie. L’intervento dei carabinieri e del personale sanitario ha effettivamente chiarito le precarie condizioni igieniche, ambientali e nutrizionali di 33 cani e di 7 gattini. Liberati dalle gabbie dove erano rinchiusi, sono stati affidati a strutture regolari presenti sul territorio della provincia di Macerata. Due donne di Montelupone erano già state segnalate dai carabinieri per le ipotesi di reato di concorso in maltrattamenti di animali, pienamente concordate dalla Procura che ha emesso i provvedimenti ispettivi. In casa non solo situazioni igieniche precarie ma anche armi detenute illegalmente. Una carabina, una spada e tre coltelli di genere proibito, sono state sequestrate dai carabinieri che hanno deferito le responsabili anche per detenzioni abusive di armi comuni da sparo ed armi bianche.
 
LA ZAMPA.IT
10 APRILE 2013
 
Macerata, scoperto un casolare “lager” per animali
A Montelupone 33 cani e 7 gatti  prigionieri in condizioni terribili Sono stati salvati dai carabinieri
 
Un casolare trasformato in ’lager’ per cani, gatti e altri animali, tenuti in condizioni igienico-sanitarie indescrivibili, è stato scoperto dai carabinieri a Montelupone, in provincia di Macerata. C’erano 33 cani e sette gatti, questi ultimi tenuti in gabbiette per uccelli, oltre ad altri animali che in parte sono stati liberati e in parte affidati alle cure del Servizio veterinario.  
Il casolare, un domicilio privato, è abitato da due donne di circa 50 anni, denunciate alla procura della Repubblica per maltrattamenti e già segnalate in passato per lo stesso genere di reato. D’intesa con la zona sanitaria e il Comune verrà istituito uno sportello per l’adozione di cani e gatti, alcuni di razza.  
FOTO
 
LA PROVINCIA DI LECCO
9 APRILE 2013
 
Castello: cane nelle reti
salvato dopo quattro giorni


NELLA FOTO - CASTELLO BRIANZA - Il cagnolino imprigionato nella rete paramassi (Foto by Fabrizio Alfano)

 
CASTELLO BRIANZA (LC) Da quattro giorni, i residenti di via Montegrappa sentivano i lamenti di un cane provenire dal bosco. A nessuno, però, è venuto in mente di andare a controllare.
Solo l'altro giorno, stanchi di quell'abbaiare incessante, si sono rivolti agli agenti della polizia locale. Così, dopo essersi inoltrati sulle balze della collina, gli agenti Giovanni Di Maria e Pier Tabuli hanno trovato un cagnolino impaurito e infreddolito, rimasto incastrato con il muso nella rete paramassi e che, per questo, chiedeva disperatamente aiuto.
Tornato finalmente libero, il cagnolino è ora alloggiato nel canile di Lecco, dove è in attesa che il proprietario vada a riprenderselo.La storia del cagnolino salvato dagli agenti della polizia locale comincia qualche giorno fa quando, probabilmente spinto dalla curiosità che anima tutti i cuccioli, l'animale si allontana da casa ed entra nel bosco.Tutti i dettagli nel servizio su "La Provincia di Lecco" in edicola mercoledì 10 aprile.
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2013
 
L'ODISSEA DI BAKER, CANE-BAGAGLIO IN VOLO DA TORINO A CARACAS
L'animale in gabbia per 38 ore. Reclamo all'Iberia
 
E' durata 38 ore l'odissea del cane Baker, da Torino a Caracas via Madrid. La racconta il suo proprietario, Sigismondo Sciortino, che, supportato dalla Lav, presenterà reclamo alla compagnia aerea interessata, l'Iberia, "affinché Baker e tutti i cani in viaggio in aereo, un viaggio che paghiamo e non poco, non siano più trattati come bagagli ma come esseri viventi".
Ecco il racconto: "Il 4 aprile siamo partiti dall'aeroporto di Torino alle ore 8.00 con un volo Iberia fino a Madrid, per poi imbarcarci su un altro volo diretto a Caracas, Venezuela. Il mio cane, Baker, un meticcio anziano (15 anni), viene "accettato" al check-in e imbarcato alle ore 7.00, da quel momento è nella sua gabbia e immaginiamo di rivederlo a Caracas alle 14.45 ora locale (le 21.00 circa ora italiana). Quando arriviamo a Caracas e chiediamo sue notizie al personale Iberia, ci viene riferito ch e Baker non è mai stato imbarcato a Madrid. Ci rechiamo all'ufficio reclami insieme ad altre persone che hanno smarrito il bagaglio. D'altronde questo sono i cani per le compagnie aeree, dei bagagli. Siamo naturalmente tristi e arrabbiati, gli addetti venezuelani di Iberia si scusano e (giustamente) dicono che il problema è avvenuto a Madrid, che loro non c'entrano. Chiedo mi si spieghi per quale motivo il cane non è stato imbarcato mentre le nostre valigie sono arrivate a destinazione. Controllano sul terminale : la motivazione è che l'aereo era troppo carico. A questo punto ci arrabbiamo e chiediamo perché non siano state lasciate le valigie a terra, anziché il cane. Non riceviamo risposta poiché non c'è risposta logica. Ci assicurano che il cane arriverà il gi orno successivo alla stessa ora, ma non sanno se qualcuno si sta prendendo cura di lui a Madrid".
E' il momento peggiore. "Con un'ansia indescrivibile che v i lasciamo immaginare – prosegue Sciortino - ci imbarchiamo sul volo successivo, per Porlamar, nostra destinazione finale: la mia ragazza rimane a Caracas in modo da ricevere (sì, come un pacco) Baker il giorno dopo. Il 5 aprile chiamiamo senza posa i numeri di Iberia di Madrid e di Caracas, dopo vari tentennamenti ci viene confermato che Baker sta arrivando. Naturalmente sulle sue condizioni di salute non si sa nulla. La mia ragazza arriva puntuale agli uffici di Iberia all'aeroporto Simon Bolivar di Caracas. Le dicono che deve avere pazienza, prima saranno consegnati i bagagli dei passeggeri, solo in un secondo momento ci si occuperà dei bagagli dei giorni precedenti. Di nuovo, il cane è considerato alla stregua di una qualsiasi valigia. Finalmente, dopo quasi due ore, le viene consegnato Baker. E' stanco e affamato, appena viene fatto uscire dalla gabbia fa i suoi bisogni fisiologici. Sta bene, non perché sia stato trattato come si merita, m a perché è forte e sano. Siamo fortunati, un cane più debole, dopo una simile avventura (il calcolo è facile, sono circa 38 ore passate in una piccola gabbia senza cibo né acqua) probabilmente non ce l'avrebbe fatta".
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2013
 
BIMBO DISPERSO E RITROVATO NELLA NOTTE: MERITO DEL CANE WALLY
Il fatto è accaduto ieri ad Osiglia (Savona)
 
E' stato il cane "molecolare" Wally, giunto con altri colleghi a quattro zampe da Verbania, a trovare, nel cuore della notte, il piccolo Daniele, due anni e mezzo. Il bimbo mancava da casa da dieci ore e si era perduto in un bosco in località Giacchini, nei pressi del lago di Osiglia, in Val Bormida. Tanti, tantissimi i soccorritori, volontari e uomini delle Forze dell'ordine: vigili del fuoco, operatori del soccorso alpino, un agente della stradale. Nove ore a setacciare il territorio, ore interminabili. Per le ricerche, era giunto nel savonese anche uno speciale elicottero dei carabinieri attrezzato con un rilevatore di calore che, grazie appunto alla sofisticata tecnologia, avrebbe dovuto individuare il bambino.
Alla fine, a trovare il piccolo che giaceva nella boscaglia, terrorizzato, assetato e a faccia in giù per proteggersi dal freddo, è stato il super-fiuto di Wally, che ha guidato sul posto giusto l'agente della stradale, che si chiama Matteo, ed era armato di una torcia soltanto. Tutto bene quel che finisce bene, dunque. Daniele, che si era allontanato da casa per fare un dispetto alla sorellina con la quale stava giocando, è di nuovo a casa, con i genitori. Anche Wally, compiuta la missione, è tornato a Verbania, tra i suoi compagni.
 
GEA PRESS
9 APRILE 2013
 
Preseglie (BS) – maxisequestro di avifauna protetta. Intervento del Corpo Forestale dello Stato e delle Guardie ANPANA
Bracconiere inseguito, si rifugia in casa protetto dalla sorella. Arriva poi lo zio e per telefono apostrofa i Forestali.

  
I fatti sono occorsi il cinque aprile ma la notizia è stata resa nota solo questa sera. Un grosso intervento antibracconaggio messo in campo dai Comandi  Stazione Forestale di Gavardo e Vobarno, in collaborazione con le Guardie Eco Zoofile dell’ANPANA. Ad essere sequestrati sono stati ben 350 animali morti, in buona parte appartenenti ad avifauna protetta. Tra i resti degli uccellini anche due scoiattoli congelati.
Secondo la Forestale buona parte degli animali  erano pronti per la vendita illegale. Sarebbero serviti per lo “spiedo” un piatto tipico bresciano di uccelli arrostiti che si accompagna in genere con la polenta. Una piaga, quella del bracconaggio che, sempre secondo la Forestale, affligge non solo il bresciano ma tutto il territorio nazionale. Dati che emergono dall’archivio storico del NOA, Nucleo Operativo Antibracconaggio, del Corpo Forestale dello Stato, che però i tagli del Governo vorrebbero chiudere (vedi articolo GeaPress).
La scoperta dei 350 animali morti, oltre ad un piccolo arsenale costituito da dieci fucili e munizioni secondo gli inquirenti indebitamente detenuti, è avvenuto a Preseglie (BS). Il presunto bracconiere è stato notato mentre si stava portando presso le due tese, ovvero le sequenze di reti per uccellagione. Appena accortosi dei Forestali, avrebbe opposto una forte resistenza tentando la fuga. Inseguito dagli Agenti è stato infine fermato nei pressi della sua abitazione. Su disposizione del PM dott.ssa Dolce, i Forestali procedevano così alla perquisizione domiciliare. Qui sarebbe avvenuta la resistenza della sorella.
All’interno degli immobili venivano rinvenuti i corpi della fauna protetta, le munizioni e le armi, di cui una illecitamente modificata, varie trappole e reti. L’arma modificata sarebbe però risultata intestata ad un fratello del soggetto. Come se ciò non bastasse pure la telefonata di un sedicente zio che avrebbe apostrofato ingiuriosamente i forestali.
Complessivamente la Forestale ha contestato le seguenti denunce: bracconaggio per aver esercitato l’uccellagione con l’ausilio di reti e sep, con cattura e detenzione di avifauna protetta dalla Convenzione Internazionale di Berna; resistenza a Pubblico Ufficiale e interruzione di pubblico servizio; omessa denuncia di armi e munizioni; alterazione di arma.
I denunciati, riferisce la Forestale, rischiano pene fino a cinque anni di reclusione, nonché la confisca delle armi illecitamente detenute e della cacciagione. La posizione del sedicente zio è in corso di valutazione da parte della Magistratura.
Si stanno invece svolgendo le indagini volte a scoprire le rotte commerciali che permettono all’immissione sul mercato di avifauna protetta proveniente dall’attività di bracconaggio.
 
IL GIORNALE DI VICENZA
9 APRILE 2013
 
«Animali, insopportabile intolleranza»
La televisione ha riportato che a Siena la Provincia vuole abbattere le volpi, e questa notizia è stata riportata a livello nazionale come una cosa insolita.

B. L. Arzignano

 
La televisione ha riportato che a Siena la Provincia vuole abbattere le volpi, e questa notizia è stata riportata a livello nazionale come una cosa insolita.
Io però da molti anni vedo in questo periodo gruppi di 10-15 cacciatori con i cani battere la campagna dove abito per andare a uccidere le volpi, quindi pensavo che dappertutto succedesse questo.
Vengo adesso a sapere invece che questa non è una pratica abituale nel resto d'Italia, e, dato che le volpi sono comunque cacciate nei mesi quando la caccia è aperta, mi chiedo se qui a Vicenza ne abbiamo proprio così tante da doverle uccidere anche in primavera.
Io volpi non ne vedo praticamente mai, e i miei vicini che hanno il pollaio non mi raccontano di massacri operati dalle volpi, e così mi viene il sospetto che forse sia solo un modo inventato dai cacciatori e da chi ne cerca i voti per raddoppiare di fatto il periodo di caccia.
Ho inoltre visto un video su Internet dove una volpe attacca e uccide una nutria. So che anche contro le nutrie si organizzano battute al di fuori del periodo di caccia, e che all'Hunting Show vengono premiati quelli che ne hanno uccise di più. Quindi a Vicenza vanno comunque uccisi gli animali: le nutrie perché sono tante e le volpi perché sono volpi.
A me sembrerebbe logico che l'attività predatoria delle volpi servisse a limitare naturalmente il numero delle nutrie. È proprio inevitabile che la Provincia di Vicenza debba considerare gli animali selvatici sempre come estranei al nostro mondo e come minacce da circoscrivere?
Questo nostro approccio alla presenza di animali liberi che tentano di farsi la loro vita mi sembra estremamente triste e primitivo: “Andate via perché qui dobbiamo starci solo noi”. Non abbiamo superato questa fase storica?
Non vedo qui intorno specie pericolose minacciare il futuro della razza vicentina.
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
9 APRILE 2013
 
Dopo i caprioli nel ‘mirino’ dei bracconieri le lepri, la segnalazione di una lettrice

F. Pensabene

 
Prov. di Frosinone - Continua nella zona di Piglio la strage di animali selvatici. Dopo quella che ha interessato i caprioli, ora si è passato a quella delle lepri da parte, probabilmente, di alcuni bracconieri. La segnalazione ci arriva da una nostra lettrice che, in un accorato appello denuncia questa barbarie che si sta perpetrando nelle campagne della zona. “Di recente – scrive ancora la nostra lettrice – è stato avvistato un altro capriolo e invita tutti a mobilitarsi per evitare che possa fare la fine degli altri. Attualmente sono state trovate abbattute molte lepri, femmine ed incinte, sarebbe ora – conclude – che venissero fermati questi scempi”. Impossibile darle torto, quindi ci uniamo alla sua segnalazione girandola agli organi competenti.
 
MESSAGGERO VENETO
9 APRILE 2013
 
Strage di ungulati Troppo freddo e cibo introvabile

Giancarlo Martina

 
TARVISIO (UD). È stato un inverno caratterizzato da grandi nevicate che hanno fatto la gioia degli sciatori, ma è stato terribile per la fauna che vive sui nostri monti, dove decine e decine (i dati ufficiosi parlano di quasi 150 capi solo nella foresta di Tarvisio) di ungulati, caprioli e cervi, ma anche camosci sono morti per sfinimento per le difficoltà di trovare di che cibarsi, e nonostante i cacciatori e la forestale abbiano continuamente fornito di fieno e mangimi i punti di foraggiamento dislocati nella foresta. La moria di ungolati continua e interessa tutta la Valcanale e il Canal del Ferro come anche la Carnia. Infatti, il personale della Stazione forestale regionale di Pontebba, su richiesta di privati e di so ci delle Riserve di caccia, è intervenuta nei giorni scorsi per recuperare tre camosci e sette caprioli morti. Altri recuperi erano stati fatti nelle settimane precedenti nei comuni di Pontebba, Dogna e Chiusaforte. «Purtroppo – spiega l’ispettore Massimo Pugnetti, responsabile della stazione – i camosci avevano segni evidenti d’essere morti a causa della rogna che ciclicamente ritorna a decimare la selvaggina». Ma c’è pure il sospetto che in alcuni casi i caprioli siano stati uccisi da cani incustoditi ed è per questo che il Corpo Forestale invita tutti i proprietari a tenere sotto controllo i propri animali per scongiurare ulteriori danni alla fauna selvatica, molto debilitata a causa del rigido e lungo inverno. «Dopo due inverni con poca neve, che non hanno favorito la selezione naturale che avviene normalmente in natura consentendo anche a animali deboli di sopravvivere, si ripete ciò che era avvenuto nel 2008, pure con tanta neve – spiega Dario De Martin dell’ufficio della Forestale dello Stato di Tarvisio che segue l’andamento della selvaggi na nella Foresta, importante sezione dell’Ufficio territoriale per la biodiversità -, ossia gli animali più deboli non hanno scampo, ma la difficoltà di trovare di che mangiare rende vulnerabili anche capi normalmente resistenti e poi, vi sono da sommare le vittime e non sono poche, della strada, ossia le bestie investite dalle auto mentre vanno alla ricerca del cibo e le vittime dei cani lasciati liberi che non lasciano scampo ai caprioli o cervi di difficoltà». Non sono, dunque, sufficienti gli interventi della Forestale e dei Cacciatori della riserva di Tarvisio–Malborghetto, che provvedono a rifornire con costanza i centri di foraggiamento.
 
TRENTINO
9 APRILE 2013
 
Boati anti-valanghe, caprioli terrorizzati
 
di Andrea Selva
 
PASSO FEDAIA (TN) E’ il 19 marzo scorso, ore 10 del mattino: un piccolo branco di caprioli si muove affamato sulle nevi del versante meridionale del Monte Padon, alcune centinaia di metri a monte del lago Fedaia, proprio di fronte al ghiacciaio della Marmolada. All’improvviso il silenzio viene rotto dalle pale di un elicottero e quindi dal boato sordo provocato dalla “campana” agganciata sotto il velivolo che serve per provocare il distacco controllato di valanghe. Gli animali - terrorizzati dal rumore -corrono come impazziti sul pendio innevato, mentre dall’altra parte della valle Alessia Soraruf, studentessa universitaria e appassionata naturalista, li osserva con il binocolo e li fotografa con il teleobiettivo : «Una scena impressionante, soprattutto perché ero con i miei due cani e ho visto quant’erano spaventati dal botto: figuriamoci lo spavento che devono aver provocato quei poveri animali, proprio nella zona in cui è stata provocata l’esplosione. Era impossibile restare indifferenti». Alessia Soraruf è la figlia di Aurelio, gestore del rifugio Castiglioni sul passo Fedaia, da sempre contestatore dei sistemi artificiali per provocare il distacco delle valanghe lungo la strada del passo e sostenitore invece della necessità di intervenire con protezioni sulla strada. Ma in questo caso l’amarezza è per l’inutilità dell’intervento in elicottero: «I risultati che si ottengono sono comunque insoddisfacenti». Bisognerà arrivare a fine stagione per contare i giorni (molti) in cui la strada del passo è rimasta chiusa quest’anno. Quel piccolo branco di caprioli così in alto ha stupito anche Gigi Casanova, grande contestatore dell’uso indiscriminato degli elicotteri in Marmolada: «Piuttosto che provocare il distacco di valanghe che mettano finalmente in sicurezza la strada» spiega. E aggiunge: «Quei caprioli così in alto sono una dimostrazione della forza della natura: salgono a cercare cibo nei punti in cui si sono staccate le valanghe. Ma quella fuga dall’elicottero avrà certo comportato un grande dispendio di energie, proprio nel momento in cui gli animali, stremati da un inverno molto duro, sono più deboli. Li abbiamo visti nella zona di Fuciade nei giorni scorsi, ma è impressionante che siano saliti così in alto sopra il lago della Marmolada: probabilmente in quella zona si sentivano tranquilli, è grave che siano stati spaventati dalle operazioni dell’uomo».
 
GIORNALETTISMO
9 APRILE 2013
 
Il traffico shock di roditori spacciati per cani
 
In Argentina un uomo credeva di aver acquistato una coppia di preziosi barboncini, ma ha portato a casa animali del tutto diversi. E in questo caso non è una leggenda metropolitana.
UN AFFARE - Possono costare anche 1000 dollari l’uno i barboncini, piccoli cani da compagnia che hanno un loro pubblico d’estimatori anche in Argentina, così l’uomo ha fatto festa quando è riuscito ad aggiudicarsene una coppia per appena 150 dollari. Non erano però cani, ma un altro tipo di animali, roditori, pompati con gli steroidi e acconciati da un esperto parrucchiere fino ad assumere l’aspetto di cagnolini.
LA SCOPERTA - In Argentina, dove i simpatici animaletti sono conosciuti come “topi brasiliani”, la notizia ha fatto decisamente impressione e spinto i media ad evocare leggende metropolitane raccapriccianti, ma alla fine non è chiaro se poi l’uomo si sia lamentato con il venditore o se si sia liberato dei due esemplari. Quello che si sa è che lui proprio non se n’era accorto e che l’ha scoperto sol o alla prima visita dal veterinario.
LA LEGGENDE - Non è vera la storia del topo comprato per un chihuahua in qualche paese dalla dubbia reputazione sanitaria, declinata in tutti i paesi con particolari ad arricchirla e colorarla il più possibile, al punto che ormai è anche nota per essere una leggenda metropolitana. La storia dall’Argentina è quella che ci assomiglia di più ed è emersa appena un anno fa, anche se non ha le peculiari caratteristiche che in quella con il topastro protagonista sono fondamentali per ottenere lo scopo di divertire e colpire l’ascoltatore e anche se forse l’ideatore della truffa ha tratto ispirazione proprio da quella popolare storiella.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2013
 
ARGENTINA, COMPRANO FURETTO "DOPATO" SPACCIATO PER BARBONCINO
La coppia ha pagato 150 euro per l'animale
 
Pensavano di aver comprato un barboncino, in realtà era un roditore. E' la disavventura capitata ad una coppia di Buenos Aires, in Argentina. Il furetto era stato imbottito di steroidi per aumentare la massa e spacciato da alcuni venditori per un cane. I due acquirenti hanno iniziato a notare qualcosa di insolito nell'animale, così lo hanno portato da un veterinario, che ha dato il responso inaspettato. La coppia, forse, si era fatta attrarre dal prezzo di vendita: l'animale è stato pagato circa 150 euro contro i 1000 previsti di solito per l'acquisto di un cane di razza.
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2013
 
"TRENTAMILA CANI AMMAZZATI A BASTONATE OGNI ANNO IN CINA"
Animal Equity: per la carne o per la pelliccia
 
Trentamila cani uccisi a bastonate ogni giorno nei macelli in Cina. Per la carne o per la pelliccia. E' stato calcolato un giro d'affari di più di dieci milioni di euro l'anno. Questi numeri preoccupanti sono frutto del lavoro di investigazione dell'organizzazione internazionale Animal Equality, che è riuscita ad infiltrarsi dove si produce carne di cane a Jiangmen e a Zhanjiang e ha ottenuto filmati "assolutamente inediti - fanno sapere - che rivelano gli orrori quotidiani connessi al commercio di questo tipo di carne in Cina". Ne dà notizia Quotidiano.net.
L'organizzazione parla di "animali terrorizzati, detenuti in condizioni terribili prima di essere percossi con mazze di legno, e uccisi a pugnalate sotto gli oc chi dei loro simili che attendono la morte attoniti".
Probabilmente - continua la nota - alcuni dei quuattrozampe "sono stati rubati dalle case in cui abitavano, secondo un sondaggio realizzato dall'Ong Guo nel maggio 2011 visto che oltre l'80 percento delle famiglie a Jinan (Shandong) hanno denunciato il furto di un cane".
"Questo video è il peggiore, il più crudele e terribile che abbia mai visto", ha commentato Bernard Rollin, docente di Scienze animali e Scienze biomediche alla State University of Colorado, negli Stati Uniti, rivela l'associazione.
Mangiare carne di cane "è particolarmente popolare nel Nordest del Paese, al confine con la Corea, e nelle regioni meridionali, come Guizhou, Guandong e Guangxi - spiega l'organizzazione -. L'unica zona dove è vietato il consumo di questo prodotto è Hong Kong, mentre al momento, in Cina, non sono presenti leggi nazionali a tutela degli animali".
Con questa indagine, presentata contemporaneamente in Gran Bretagna, Italia, Germania, Francia, Messico e India, Animal Equality lancia una campagna internazionale, in collaborazione con organizzazioni cinesi per i diritti animali, con l'obiettivo di bloccare una volta per tutte la pratica del commercio di carne di cane.
 
LA ZAMPA.IT
9 APRILE 2013
 
In Cina 30mila cani uccisi  a bastonate ogni giorno
Viaggio choc nei macelli dei quattrozampe: animali uccisi con due colpi sulla testa e sgozzati di fronte agli altri chiusi in gabbia in attesa del loro triste destino
 
FULVIO CERUTTI
 
Il girone più profondo dell’inferno. Spesso vengono mostrate le immagini di cani rinchiusi in gabbie strettissime, caricati su camion destinati ai macelli di alcuni Paesi asiatici. Spesso questi trasporti vengono bloccati e talvolta, grazie all’intervento delle associazioni animaliste, gli animali, anche acquistandoli, vengono salvati. Raramente però è stato possibile mostrare la parte più profonda dell’inferno che attende questi cani al termine del viaggio. Trentamila di loro vengono uccisi a bastonate ogni giorno nei macelli in Cina, per la carne o per la pelliccia, per un giro d’affari di più di dieci milioni di euro l’anno. È quanto riporta l’organizzazione internazionale “Animal Equality “ che ha documentato il tutto infiltrarsi dove si produce carne di cane a Jiangmen e a Zhanjiang, filmando quanto succed e. Immagini che descrivono come «assolutamente inedite e che rivelano gli orrori quotidiani connessi al commercio di questo tipo di carne in Cina». 
Il video e le fotografie sono state pubblicate anche sul sito italiano (www. senzavoce.org) dell’organizzazione. Sono immagini che definirle un orrore è forse poco e anche per questo LaZampa.it ha preferito non mostrarle, ma descriverle e lasciare la libertà ai lettori di visitare il sito dove sono disponibili. «Questo video è il peggiore, il più crudele e terribile che abbia mai visto», ha commentato Bernard Rollin, docente di Scienze Animali e Scienze Biomediche presso la State University of Colorado, riporta l’associazione. Probabilmente - prosegue la nota - alcuni dei can i «sono stati rubati dalle case in cui abitavano, secondo un sondaggio realizzato dall’Ong Guo nel maggio 2011 visto che oltre l’80% delle famiglie a Jinan (Shandong) hanno denunciato il furto di un cane». 
I filmanti mostrano i mercati dove viene venduta la carne di cane, per poi spostarsi alle gabbie dove vengono stipati prima di essere uccisi. Gabbie strettissime, dove per loro è impossibile muoversi, uno schiacciato all’altro e quando provano a far spuntare il loro muso dalle rete, ricevono anche un calcio di qualche persona.  
I cani vengono poi estratti dalle gabbie con delle pinze, trascinati sul pavimento e poi colpiti con due bastonate sulla testa. Alcuni muoiono subito, altri perdono solo i sensi. Così quando la lama del coltello taglia loro la gola per farli dissanguare, alcuni si dimenano dal dolore. Possono passare anche alcuni minuti prima che muoiano definitivamente. Così alcuni si muovono ancora, accatastati uno sull’altro in attesa di essere buttati nei contenitori dell’acqua bollente, privati del loro pelo e ripuliti delle loro viscere. 
Uno spettacolo orrendo, vissuto anche dagli animali che attendono il loro triste destino. In alcuni momenti del video si vede un cane terrorizzato (quello della foto in questo articolo) , chiuso in una gabbia che non gli permette neanche di coricarsi, che guarda a un metro da lui scorrere il sangue dei suoi simili. 
Mangiare carne di cane «è particolarmente popolare nel Nord-Est del Paese, al confine con la Corea, e nelle regioni meridionali, come Guizhou, Guandong e Guangxi - spiega l’organizzazione - L’unica zona dove è vietato il consumo di questo prodotto è Hong Kong, mentre al momento, in Cina, non sono presenti leggi nazionali a tutela degli animali». 
Con questa indagine, presentata contemporaneamente in Gran Bretagna, Italia, Germania, Francia, Messico e India, Animal Equality lancia una campagna internazionale, in collaborazione con organizzazioni cinesi per i diritti animali, per porre fine alla pratica del commercio di carne di cane. 
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2013
 
CINA: ANCORA MAIALI MORTI IN UN FIUME, QUESTA VOLTA DELLO HUNAN
Sospetti su allevatori e venditori abusivi
 
Dopo l'Huangpu di Shanghai, anche in un altro fiume cinese sono stati trovati maiali morti. Secondo quanto riferisce il China Daily, nel fiume Liuyang, nella provincia centro-meridionale cinese dell'Hunan, galleggiavano le carcasse di oltre settanta maiali. La commissione distrettuale per la protezione dell'ambiente ha fatto sapere che la qualità dell'acqua sarà costantemente monitorata per garantire la salute della popolazione residente. Sui resti dei maiali, intanto, secondo quanto ha dichiarato Tang Jingming, vice direttore del centro per la prevenzione delle malattie di Changsha, non è stato rilevato alcun virus da influenza aviaria. La Commissione Nazionale di Statistica cinese ha reso noto che in Cina nel 2012 c'era no circa 700 milioni di maiali, di cui 18 milioni sono morti di malattie varie. Secondo dati del Ministero dell'Agricoltura, gli allevatori di maiali percepisco no normalmente un sussidio di 80 yuan (circa 10 euro) per ogni animale morto di malattia. Tuttavia la normativa prevede che lo smaltimento dei cadaveri di animale debba avvenire secondo una particolare procedura, devono messi in sacchi sterili e poi seppelliti ad almeno un metro e mezzo di profondità oppure cremati. Ma spesso per evitare questo lungo processo, gli allevatori vendono i maiali morti a venditori abusivi oppure li gettano nel fiume più vicino. Solo qualche settimana fa nel fiume Huangpu a Shanghai erano state ritrovate circa 16.000 carcasse di maiali.
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2013
 
MAROCCO, BLOCCATO DALLA POLIZIA PER IL "MERGUEZ" DI CARNE DI CANE
Nell'automezzo aveva 37 carcasse di quattrozampe
 
Scandalo in Marocco. A Casablanca, durante un controllo di routine le autorità hanno fermato un automezzo con 37 carcasse di cani, uccisi per sgozzamento, perfettamente spellati e pronti per la vendita. Lo riferisce il sito Afriquinfos. Interrogato, il conducente ha ammesso che le carcasse erano destinate ad alcuni ristoranti tipici della medina, dove sarebbero state lavorate e insaccate e quindi vendute ai clienti come "merguez", la salsiccia speziata di montone o manzo tipica della cucina nordafricana. E' stata aperta un'inchiesta per stabilire da quando l'uomo svolgeva questa attività.
Già nel 2009 era scoppiato uno scandalo analogo, quando alcuni ristoratori furono accusati di aver servito carne di cane maschera ndo con prodotti chimici odori e colori. Sette persone erano state arrestate e un ristoratore era stato punito con 6 anni di prigione senza la condizionale.
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
9 APRILE 2013
 
Frodi alimentari. Allarme dal Marocco: ora la carne di cane è servita nei ristoranti
Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo.
 
Lo scandalo della carne si sparge a macchia d’olio e preoccupa i consumatori. Ultimo caso
è quello del Marocco le cui autorità di polizia hanno bloccato a Casablanca un uomo che trasportava nel suo veicolo, le carcasse di 37 cani destinate a ristoranti della Medina nella città vecchia. La scoperta è avvenuta casualmente, dopo che il conducente aveva effettuato una infrazione al codice della strada. Secondo i primi rilievi, gli animali, le cui carcasse erano perfettamente scuoiate, sarebbero stati sgozzati. Gli inquirenti ora stanno cercando di accertare se l’attività dell’uomo fosse consolidata e soprattutto quali fossero i ristoratori in affari con lui.
È evidente per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, l’allarme riguarda la sicurezza dei prodotti che vengono importati dall’estero. In Italia le merci in entrata alle frontiere, sono costantemente monitorati dagli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera che, nel solo 2012, hanno respinto al confine diverse  tonnellate di derrate alimentari provenienti soprattutto da Cina, India e Turchia. Per il business della carne ancora una volta, non solo in Europa, si stanno verificando gravi episodi di violazione delle norme igienico sanitari e in particolare per i consumatori di carne di cane che sono ad alto rischio di contrarre la rabbia, il colera, così come la trichinosi. Per l’ennesima volta il commercio di carne è nell’occhio del ciclone nonostante i ripetuti se questi e ciò fa intuire che si tratta solo della punta di  un iceberg.
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2013
 
SAMOA, PROPOSTA-CHOC: VOGLIONO FARE SALSICCE CON I CANI RANDAGI
Ma la proposta dei ministri non piace ai cittadini
 
Soluzione "alla samoana" per il problema del randagismo canino. Toleafoa Faafisi, condirettore al ministero dell'Istruzione delle isole-Stato nel Pacifico meridionale, ha le idee chiare: "Potremmo usare i cani randagi come alimento, salsicce o cose simili. In alcuni paesi mangiano serpenti, carne di cavallo e appunto di cane". Insomma, non ci sarebbe nulla di strano a cacciare i randagi per trasformarli in merce d'esportazione.
E' d'accordo anche il ministro delle Finanze, che in una dichiarazione ricorda la tradizione di alcuni Paesi asiatici dove la carne di cane è usata come alimento soprattutto nei mesi freddi.
Il predetto Faafisi, nel caso la soluzione gastronomica non piaccia, ne ha pronta un'altra: utilizzare i randa gi per le corse e far pagare il biglietto ai cittadini, che oltretutto si divertirebbero.
Ma, secondo l'agenzia APTN, gli abitanti della capitale, Apia, 3 8.800 abitanti, non condividono l'entusiasmo dei loro capi e per lo più liquidano la faccenda come "una porcheria".
 
GREEN STYLE
10 APRILE 2013
 
Cani randagi, un Ministro di Samoa vuole venderne la carne
 
Un’iniziativa molto discutibile è stata lanciata dal Ministro dell’Istruzione di Samoa, una proposta nata per combattere il randagismo locale. Toleafoa Faafisi, l’uomo in questione, ha suggerito di esportare i cani in quei paesi dove la loro carne è considerata un alimento. Una vera e propria vendita, lanciata anche in funzione di un guadagno economico.
Vista la percentuale molto alta di cani presenti sul territorio, con un picco nella capitale Apia, il Ministro si è deciso per questa risoluzione netta. Una vera proposta shock che ha trovato molti sostenitori tra le fila del governo, pronti a incentivare la messa in atto dell’opera. Intervistato dalla televisione della Nuova Zelanda, Toleafoa Faafisi ha così commentato: In molti paesi il cibo principale è composto da carne di serpente, di cavallo ma anche di cane.
Un’idea di sicuro molto forte che potrebbe trovare sostenitori oltreoceano, ad esempio in Cina, dove la carne di cane è cibo quotidiano. Il Ministro, non pago, ha lanciato anche un’alternativa alla vendita: trasformare i randagi in cani da corsa. Attraverso il pagamento del biglietto si potranno recuperare un po’ di finanze.
Ovviamente l’argomento delicato non è passato inosservato e ha subito dure critiche dagli animalisti ma anche dai cittadini locali. La popolazione non concorda con la scelta cruenta, e pensa non si debbano incoraggiare iniziative di questo tipo. Dello stesso avviso anche il Ministro della Polizia, Sala Fata Pinati, il quale ha avviato un dialogo con l’associazione Animal Protection Society per una risoluzione positiva del problema.
VIDEO
 
GEA PRESS
9 APRILE 2013
 
Dall’Europa un mare di carne di balena per il Giappone
Animal Welfare Institute: subito le sanzioni contro chi non rispetta il divieto della pesca commerciale.
 
Secondo l’ONG Animal Welfare Institute, il prossimo 12 aprile potrebbero arrivare a Tokyo, più di quattro tonnellate di prodotti ricavati dalla lavorazione della carne di balena. Il mittente, sarebbe la Norvegia. AWI sarebbe venuta in possesso dei documenti di carico, dai quali risulterebbe l’invio di 4.250 chilogrammi di prodotti congelati di balena.
Susan Millward, Direttore esecutivo di Animal Welfare Insitute ha ora invitato il governo degli Stati Uniti “ad agire con decisione per convincere il Giappone a respingere la spedizione norvegese di prodotti ricavati dalle balene.”
A quanto pare, la trafila commerciale della carne delle povere balene sarebbe ancora più complessa. Stante le informazioni in possesso di AWI, la carne  potrebbe essere arrivata lo scorso febbraio dall’Islanda. Si tratterebbe, in questo caso, di ben 14 tonnellate di prodotto. Ma c’è di più. La stessa Islanda avrebbe venduto direttamente ai giapponesi, già a partire dal 2012,  tremila tonnellate di prodotti ricavati dalle balene. Di fatto tale quantitativo costiuirebbe  il 20% circa delle vendite di carne di balena nei negozi giapponesi.
Norvegia ed Islanda praticano una caccia squisitamente commerciale, non appellandosi neanche allo spauracchio della ricerca scientifica utilizzato invece per giustificare l’attività delle baleniere giapponesi. Come è noto la caccia commerciale è bandita dalla Commissione Baleniera Internazionale.
AWI chiede ora l’intervento del governo statunitense ed il motivo è semplice. Secondo la “legge Pelly” o “emendamento Pelly”, in vigore negli USA, sarebbe possibile imporre sanzioni commerciali oppure adottare altre misure contro le nazioni che disattendono gli accordi internazionali di settore.
Nel 2012, l’amministrazione Obama ha deciso di utilizzare la pressione diplomatica contro l’Islanda. Questo al fine di sollecitare il Governo di quel paese a fermare la caccia alle balene.  Secondo Susan Millward “è giunto il momento che l’amministrazione Obama prenda una posizione contro la caccia commerciale alle balene. In tal maniera Norvegia e Islanda si ricorderanno di come esistono gli embarghi commerciali.”
 
PET BLOG
9 APRILE 2013
 
Le espressioni "colpevoli" dei cani in una video compilation
Il video mostra la classifica delle “espressioni di pentimento” canine. O almeno questo è ciò che le persone percepiscono…
 
I cani vengono ripresi mentre i proprietari li rimproverano per marachelle varie, dalla scarpa rosicchiata al cartone della pizza fatto in mille pezzi… Impossibile non sorridere di fronte a facce tanto buffe! Sul podio della classifica la scena di tre barboncini: alla domanda delle proprietaria “Chi ha combinato questo pasticcio?”, i due cagnolini più scuri si girano improvvisamente verso quello bianco, indicandolo come unico colpevole del disastro.
Questo video ci permette di analizzare una parte della comunicazione tra persona e cane. Sarà capitato a molti proprietari di cane di tornare a casa e trovare qualche disastro combinato dal proprio animale: magari il cestino rovesciato e i rifiuti sparsi per tutta la casa oppure il telecomando della tv fatto in mille pezzi dai denti del cane…
E spesso il proprietario in questi casi rimprovera il cane, urlandogli contro e mettendogli sotto al naso l’oggetto distrutto. Il cane allora si nasconde, tiene le orecchie basse e la coda tra le gambe, facendosi piccolo piccolo. Tutti questi segnali ci fanno pensare che il cane si senta colpevole e pentito per quello che ha combinato. Ma questa è l’interpretazione umana del linguaggio canino ed è un errore attribuire emozioni umane (come il pentimento) al cane.
In realtà i segni che noi interpretiamo come “pentimento” sono dei segnali mandati dal cane per calmarci e interrompere la nostra “sgridata” (segnali di sottomissione). E quando è passato del tempo tra il disastro fatto e la nostra arrabbiatura (perché magari il cane ha mangiucchiato il telecomando due ore prima del nostro ritorno a casa) il cane non è in grado di associare la punizione a un’azione compiuta tempo prima!
Quindi, se tornate a casa e trovate qualche danno… portate pazienza e non prendetevela col vostro cane, lui non ne capirebbe il motivo! E quando rimproverate il cane, non insistete, soprattutto di fronte ai suoi segni di sottomissione.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2013
 
ADDIO PARCO ACQUATICO: DI NUOVO LIBERI 4 DELFINI IN COREA DEL SUD
La Corte Suprema: gli animali vanno protetti
 
Tornano in libertà quattro delfini in un parco acquatico in Corea del Sud. Lo stabilisce una sentenza della Corte Suprema. Che ha accolto la decisione di un giudice ordinario: il delfino deve essere protetto. Altri due delfini rimarranno ancora nello zoo di Seul fino a quando non saranno ritenuti in grado di farcela da soli a vivere in mare.
Già nei mesi scorsi - rivela Quotidiano.net - la Corea del Sud aveva pensato di mettere al bando la cattura dei cetacei e, in particolare, dei delfini, da destinare agli spettacoli di tipo acquatico. Lo aveva fatto sapere il ministero degli Affari marittimi. E non solo: un anno fa, nell'aprile del 2012, era stato ordinato il rientro in mare di cinque delfini catturati e detenuti senza tutte le autorizzazioni richieste dalla legge.
A Seul, dove si continua, tra l'altro, a consumare carne di cane, ancora, è stata varata una legge c he vieta la cattura di questi animali a scopi ludici, come gli "spettacoli" dei parchi acquatici. Chi non rispetterà la prescrizione andrà incontro ad una multa di 20 milioni di won (circa 14.000 euro) o anche a tre anni di reclusione. Per restituire al mare i primi delfini di nuovo liberi è stata scelta la cornice splendida dell'Isola degli Dei, famosa per il suo mare turchese.
 
IL CENTRO
9 APRILE 2013
 
A Veterinaria si studia la cura per le lesioni dei tendini
 
TERAMO - “Tendinopatie: dalla ricerca di base all'applicazione clinica” è il tema di un convegno organizzato dall'università di Teramo in collaborazione con l'Asl di Teramo per domani, a partire dalle 10, nella sala delle lauree della facoltà di Scienze politiche. I lavori avranno carattere interdisciplinare con relatori medici veterinari ed esperti di medicina umana e si articoleranno in tre sessioni nelle quali sarà illustrato come studi sulle cellule staminali all'Università di Teramo hanno prodotto modelli consolidati di rigenerazione di tendini lesionati, sperimentati su animali ed efficaci nell'uomo. Si tratta di un risultato di particolare rilievo per una patologia che colpisce nel mondo più di 30 milioni di persone ogni anno e per la quale non esistono cure. Oltre a interessare il campo della medicina sportiva, la patologia dei tendini affligge una grossa fetta di popolazione in età avanzata, con ridotta mobilità e acuta dolorabilità. «Non essendoci al momento terapie efficaci - hanno dichiarato i ricercatori dell'ateneo - quella sulle cellule staminali appare attualmente l'unica frontiera per la cura delle tendinopatie».
 
IL CENTRO
11 APRILE 2013
 
Staminali per curare i tendini a Teramo i test sui cavalli
 
TERAMO - Cellule staminali per rigenerare tendini lesionati, per ora quelli dei cavalli, in particolare dei campioni del galoppo ma presto la tecnica sarà sperimentata anche sull’uomo. Se n’è discusso ieri all’università di Teramo nel corso del convegno “Tendinopatie: dalla ricerca di base all’applicazione clinica” che si è tenuto nella sala delle lauree della facoltà di Scienze politiche in collaborazione con la Asl. A portare il loro saluto sono stati sia il rettore Luciano D’Amico che il manager Asl Giustino Varrassi. A discutere del tema medici veterinari ed esperti di medicina umana per illustrare le potenzialità degli studi sperimentati finora su animali ma efficaci anche nell’uomo. La ricerca sulle staminali che parte dall’ateneo per ora è l’unica frontiera per la cura delle tendinopatie, patologia che colpisce nel mondo più di 30 milioni di persone ogni anno. «La nostra ricerca sulla rigenerazione dei tendini è piuttosto avanti», ha spiegato Barbara Barboni del dipartimento di Scienze biomediche comparate dell’università di Teramo nonché prorettore alla ricerca, «grazie al fatto che possiamo sfruttare cellule staminali di origine amniotica che abbiamo in laboratorio da 5 anni, ricavate da ovini in fase di gravidanza già destinati ad essere abbattuti. E così abbiamo potuto vedere esempi di rigenerazione concreta, sui modelli animali ha funzionato, adesso dobbiamo avvicinarci alle staminali umane». Il progetto dell’ateneo è inserito in una rete nazionale di ricerca che coinvolge anche Chieti, oltre che Brescia e Torino. A parlare delle possibili applicazioni in campo u mano è stato anche Ciro Tetta del Fresenius Medical Care Deutschland GmbH di Bad Homburg (Germania). «Ci sono tutte le premesse per l’applicazione di questa tecnica sull’uomo, i meccanismi di base sono simili», ha detto, «in particolare nelle patologie renali ed epatiche ma vedo anche la possibilità di estendere la ricerca per altre patologie veterinarie».
 
LA PROVINCIA DI LECCO
10 APRILE 2013
 
Montevecchia: animali avvelenati
Strage nel parco del Curone
 
MONTEVECCHIA (LC) - Giallo nel parco. Qualcuno dissemina i sentieri del Curone di polpette avvelenate. A farne le spese, per ora, una decina di volpi e qualche cane.
Per informare i visitatori accompagnati da cani dei pericoli, nei giorni scorsi, le guardie ecologiche volontarie hanno affisso cartelli di avvertimento nelle bacheche.
Molte le ipotesi al vaglio degli inquirenti, anche se si esclude che dietro il gesto, probabilmente riconducibile a una sola persona, possa esserci un cacciatore.
Altri particolari sull'edizione in edicola l'11 aprile de La Provincia di Lecco
 
LA NUOVA FERRARA
10 APRILE 2013
 
Bocconi avvelenati in una zona frequentata da cani
 
BONDENO (FE) La polpetta avvelenata è, nell'immaginario collettivo, un qualcosa cui fare attenzione. Specie se il suo colore è blu e se minaccia da vicino la salute dei propri amici a quattro zampe. L'allarme arriva da Enpa di Cento, per voce di Nelson Zagni, che ha recentemente contattato le istituzioni matildee (il sindaco Alan Fabbri e la polizia municipale) per avvertire che ci sarebbe stato il ritrovamento di «polpette blu, di cui ci è giunta notizia - avverte Zagni - nei giorni scorsi». Si tratterebbe di vere e proprie esche, alle quali sarebbero esposti gli animali da passeggio di molti cittadini, che utilizzano gli spazi verdi nel quartiere Belfiore per portare a spasso i priori cani. «Un fatto g rave - avverte la sezione dell’Ente nazionale protezione animali - perchè si tratta di una zona che è particolarmente frequentata da diversi cittadini che portano a spasso i propri cani, i quali... potrebbero restare avvelenati da queste esche, oltre ovviamente alle possibili conseguenze che potrebbero esserci per le persone. Chiediamo quindi che si verifichi se quanto segnalato alla nostra associazione corrisponde al vero» e, nel caso, « provvedere nel merito».
 
GEA PRESS
10 APRILE 2013
 
Busto Arsizio (VA) – Il beagle ad impulso elettrico (FOTOGALLERY) – Condannato un cacciatore
L'alibi tremolante demolito dall'intervento dei Carabinieri e del Servizio Interprovinciale Tutela Animali.
 
E’ passato in giudicato il Decreto Penale di Condanna emesso dal GIP del Tribunale di Varese, Dott.ssa Nicoletta Guerrero, su richiesta del Pubblico Ministero Dott.ssa Francesca Parola nei confronti di un cacciatore di Busto Arsizio (VA). L’accusa era di avere arrecato gravi sofferenze al proprio cane da caccia, una femmina di beagle, mediante l’uso di un collare elettrico.
Tutto ha avuto inizio nel giugno di due anni addietro, quando una signora che si trovava a transitare con il proprio automezzo nella strada statale 336, notò un animale vagare nella carreggiata nei pressi di Lonate Pozzolo.
Fermatasi per soccorrerlo si accorse che il beagle indossava un collare di tipo elettrico. L’aggeggio sembrava inoltre avere provocato lesioni e sanguinamento. Per pulire e medicare le lesioni pensarono poi gli operatori del canile di Gallarate (VA), dove la signora si era subito recata con il povero cagnolino. L’intervento del Servizio Interprovinciale Tutela Animali, Nucleo Operativo di Varese, disposto dal PM di turno, consentiva di sottoporre a sequestro probatorio il collare. Il cane , invece, risultò in possesso del microchip e grazie ad una veloce ricerca presso l’anagrafe canina, venne rintracciato il proprietario. Per lui il deferimento all’Autorità Giudiziaria per l’ipotesi di reato di cui all’art. 727 comma secondo del Codice Penale (inidonee condizioni di detenzioni).
Il cane venne però restituito al proprietario su disposizione dell’ASL Veterinaria la quale, intervenuta tre giorni dopo, non ebbe a notare lesioni. Il proprietario, inoltre, negò di avere posseduto un collare elettrico oltre al fatto che il cagnolino si era smarrito nel corso di una passeggiata con la moglie. Tre spezzoni di collare del tutto identici a quello sequestrato, vennero però rinvenuti nel garage del cacciatore nel corso di una successiva perquisizione domiciliare. Anche in questo caso, però, la risposta sembrava formidabile, o quasi. L’indagato, infatti, asserì di averli trovati casualmente nella discarica di Busto Arsizio.
Storia alla quale  il PM non deve aver creduto, visto il Decreto Penale richiesto al GIP . Trattandosi il reato di semplice  contravvenzione l’ammenda inflitta è di appena 400 euro, ma secondo il Servizio Interprovinciale si tratta, in termini giuridici, di un utile precedente. L’uso del collare elettrico, sebbene non espressamente proibito dalla legge, è penalmente perseguibile in ogni improprio utilizzo.
Curisose le dichiarazioni rese dal denunciato nel corso della perquisizione. Era stato consigliato, a quanto pare al momento del ritiro del cane, di rivolgersi ad un legale per via di una improbabile mancanza di poteri specifici da parte della Guardia Zoofila. Fatto ovviamente non vero ma poi, al denunciato, sarebbe stato altresì riferito che la Guardia era “uno che è contro i cacciatori“.
VEDI FOTOGALLERY:
 
AGI
10 APRILE 2013
 
Testa mozzata di pecora davanti sede associazione in Calabria
 
Vibo Valentia - Un atto intimidatorio e' stato compiuto da ignoti contro l'associazione culturale "Il Brigante" che ha dede a serra San Bruno, nel vibonese. Una testa mozzata di pecora e' stata ritrovata, pochi minuti dopo le ore 22,30 di ieri, davanti alla porta d'ingresso della sede dell'associazione, in pieno centro. La macabra scoperta e' stata fatta da alcuni attivisti che si trovavano in quel momento all'interno dei locali ed hanno denunciato l'accaduto alle forze dell'ordine. Secondo l'associazione, che ha diffuso un comunicato, si e' trattato di un segno "di matrice inequivocabilmente 'ndranghetista: un'inquietante minaccia di morte, - e' scritto nel comunicato - rappresentata con il classico rito del "macabro" cimeli o della testa di animale decapitata e adagiata, col sangue ancora caldo, sull'atrio di ingresso. Un atto gravissimo che ha colpito un luogo di aggregazione sociale e di lotta politica, suscitando, in tutti gli attivisti e le attiviste, un sentimento di rabbia e stupore ma, allo stesso tempo di ferma perseveranza". Questa mattina i rappresentanti dell'associazione hanno incontrato il Prefetto di Vibo, affiancato dai vertici provinciali delle forze dell'ordine,. "A Serra San Bruno, in un territorio in cui l'omerta' e la sottomissione sono divenuti purtroppo pane quotidiano, un luogo di incontro sociale, di condivisione di idee e di lotta - scrive l'associazione - e' evidentemente ritenuto assai scomodo dal malaffare".
 
CORRIERE DELLA SERA
10 APRILE 2013
 
Sgomberano appartamento, trovano
un boa constrictor lungo quattro metri
L'inquilino era stato sfrattato per morosità. L'animale è sopravvissuto al freddo per settimane


(foto F. Radaelli)

Riccardo Rosa 

  
Limbiate (MI) - Quasi quattro metri di lunghezza e undici di peso: sono queste le misure decisamente inquietanti di un Boa Constrictor trovato dall’Enpa di Monza in un appartamento a Limbiate, durante uno sfratto. L’inquilino, sparito dalla circolazione con diverse mensilità non pagate, ha abbandonato l’animale dentro una teca di vetro piazzata in camera da letto. Le condizioni igieniche erano pessime e i volontari hanno anche trovato accanto al rettile molte piume, segno che il rettile, ghiotto di uccelli, topi e lucertole, veniva molto probabilmente sfamato con dei piccioni: la fama del serpente deriva dalla sua tecnica di caccia che prevede un lento soffocamento della preda nelle sue spire. NON PAGAVA L'AFFITTO - Il Boa, trasportato nel canile di via Buonarroti a Monza, si trova comunque in buone condizioni, a parte un po’ di torpore dovuto al freddo dei giorni scorsi. La sua scoperta è stata del tutto casuale. Circa sei mesi fa, a causa della morosità del suo inquilino, la proprietaria dell’appartamento aveva avviato le pratiche per lo sfratto esecutivo. L’uomo, circa 30 anni, non pagava l’affitto da tempo e da qualche settimana era anche diventato uccel di bosco. Così, lo scorso 26 marzo, davanti alla porta chiusa del’alloggio, si sono presentati l’ufficiale giudiziario e un fabbro. Ai quali, dopo avere scoperto cosa c’era in camera da letto, si sono aggiunti anche alcuni volontari dell’Enpa.
SCARSA IGIENE - «Il Boa sta benone – spiega Giorgio Riva, presidente dell’Enpa -. Era intirizzito per il freddo ma dopo qualche giorno di cure si è ripreso completamente. Anzi, adesso è bello arzillo». A indispettire Riva sono state le condizioni igieniche. La teca era in condizioni pessime e l’animale, accanto al quale sono stati ritrovati i resti di tre «mute» di pelle, era decisamente sporco. «Questo non è amore – aggiunge Riva -, ma solo una fissazione. La teca dove viveva era anche troppo piccola e non poteva nemmeno stendersi completamente». Adesso, Enpa ha inserito il Boa fra gli animali in cerca di padrone. Per poterlo adottare è però necessario essere in possesso di determinati requisiti che saranno valutati dai funzionari Enpa.
 
GEA PRESS
10 APRILE 2013
 
Milano – zanne e monili in avorio sequestrati dal Corpo Forestale dello Stato
Per il capoluogo lombardo è il sesto intervento in soli tre mesi.

  
Ventinove oggetti in avorio, esposti alla vendita in assenza delle certificazioni previste dalle normative della Convenzione di Washington su commercio e detenzione di specie vegetali e animali minacciate di estinzione (CITES), sono stati sequestrati dalla Forestale in due distinte operazioni condotte in altrettanti mercati di Milano.
Ad intervenire sono stati i Forestali del Servizio CITES Territoriale presso il Comando Regionale di Milano.
Il primo blitz è avvenuto domenica scorsa nell’ambito della tradizionale fiera dell’antiquariato lungo il Naviglio Grande. Gli investigatori della Forestale hanno notato presso uno dei banchi diversi oggetti in avorio tra cui parti di zanne parzialmente lavorate e di recente fattura. Alla richiesta dell’esibizione della indispensabile documentazione CITES attestante la legittima provenienza del pregiato materiale il venditore non è stato in grado di produrre alcun documento. A questo punto è scattato il sequestro della merce in esposizione e la denuncia a piede libero del presunto responsabile per possesso, esposizione e tentata vendita di oggetti in avorio senza le prescritte certificazioni.
Il secondo sequestro è stato effettuato presso il mercatino dell’usato di Porta Genova prossimo all’omonima stazione ferroviaria, dove sono stati rintracciati 17 oggetti in avorio privi di documentazione e senza che il venditore fosse in grado di giustificarne la provenienza. Anche in questo caso è scattato il sequestro della merce e la denuncia a carico dell’espositore.
Oggetti in avorio di fine fattura. Tra questi zanne raffiguranti figure femminili. Poi oggetti raffiguranti figure in stile africano ed orientale, elefantini e scatole, sempre in avorio, porta gioielli.
Durante i primi tre mesi dell’anno, solo nel capoluogo lombardo questo è il sesto sequestro di avorio di elefante (Loxodonta africana) effettuato dal Servizio Cites Territoriale di Milano.
 
NEL CUORE.ORG
10 APRILE 2013
 
USA, ADDESTRATI CANI "DA AVORIO" PER FERMARE IL CONTRABBANDO
Mandati nei centri di smistamento FedEx e Ups
 
Per contrastare il contrabbando di avorio, uno dei traffici internazionali più remunerativi per le organizzazioni criminali di tutto il mondo, il Fish and Wildlife Service del governo degli Stati Uniti ha deciso di ricorrere a una nuova arma: i cani anti-avorio. Quattro bestiole - Viper, Locket, Lancer e Butter i loro nomi - sono stati addestrati, rivela Ticinonline, proprio per fiutare tracce di avorio e saranno ora inviati presso i più grandi centri di smistamento di FedEx e Ups, due dei maggiori corrieri americani.
Negli ultimi anni, infatti, il commercio di avorio di contrabbando è cresciuto in maniera esponenziale con gli acquisti online. Dagli uffici di corrieri come FedEx e Ups passano numerosi pacchi contenenti zanne o corni venduti illegalmente. L'addestramento dei quattro super-cani permetterà di porre un importante freno a questa attività criminosa, che rappresenta la prima causa di estinzione per animali come elefanti e rinoceronti.
 
TRENTINO
10 APRILE 2013
 
L’orso «trentino» investito sarà imbalsamato ed esposto
 
TRENTO - Dal 12 aprile l’orso bruno, travolto e ucciso nell’estate scorsa sulla superstrada Merano-Bolzano, sarà esposto, imbalsamato, al Museum Ladin Ursus ladinicus a San Cassiano in Val Badia. Nell’estate 2012, la notte tra il 7 e l’8 giugno, sulla superstrada Merano-Bolzano avvenne un singolare incidente: un orso bruno fu travolto da un’auto mentre cercava di attraversare la strada. La vettura fu completamente distrutta, i due occupanti ne uscirono illesi ma l’orso rimase ucciso. L’esemplare di orso bruno, chiamato M12, è stato ora imbalsamato e sarà esposto al Museum Ladin Ursus ladinicus a San Cassiano. A imbalsamare l’orso ha provveduto l’esperto preparatore di animali Meinrad Forer. Al momento della morte, a due anni e mezzo di età, M12 era lungo 1,70 metri e pesava 108 chilogrammi. Poichè gli orsi giovani sono di indole erratica, una volta abbandonata la madre ad un anno e mezzo di età, ad inizio giugno 2011, M12 si era spostato nel nord del Trentino, dove si era unito al fratello M13.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
10 APRILE 2013
 
La tigre sta male: arriva il veterinario
Il medico ha curato il felino del Circo di Praga che era alle prese con la diarrea
 
VITTORIO VENETO (TV). Veterinario chiamato d’urgenza. Ma il pazienta stavolta non era un cagnolino o un gatto ferito: si tratta di una tigre. In particolare lo splendido esemplare del Circo di Praga, passato recentemente per Vittorio Veneto: i domatori hanno chiesto l’aiuto dell’esperto poichè il felino era alle prese con la diarrea.
La tigre, di appena un anno, è quindi finita in cura: antibiotici e fermenti lattici obbligatori per guarire in fretta. Dopo qualche giorno l’animale era già tornato in forma.
Non è la prima volta che il Circo di Praga si rivolge ai veterinari della Marca per qualche problema ai propri animali: il medico aveva curato anche il raffreddore dell’elefante.
 
NEL CUORE.ORG
10 APRILE 2013
 
MARCHE, LA PROPOSTA DI LEGGE: "SPIAGGE APERTE A CANI E GATTI"
"Previsto un aiuto per gli imprenditori balneari"
 
Spiagge aperte per cani e gatti nelle Marche. L'idea è contenuta in una proposta di legge ''a costo zero'', presentata dal consigliere regionale del Pdl Giovanni Zinni, "per aiutare gli imprenditori e fare un po' di giustizia nei confronti di chi possiede un animale di affezione: una proposta di legge per consentire agli stabilimenti balneari di 'specializzarsi' proprio in cani e gatti". Lo scrive Quotidiano.net.
"Capita a tantissime persone - spiega Zinni - di non poter portare il proprio amico a quattro zampe in spiaggia. Questa legge, senza alcun costo per la Regione Marche, consentirebbe allo stabilimento di scegliere se attrezzarsi in questo senso oppure no. In un'epoca amara di spending review, questo disegno di legge si colloca fra la necessità di offrire un'opportunità in più agli amanti degli animali e quella di consentire all'imprenditore concessionario di uno stabilimento di variegare la sua offerta sul mercato".
"Spero che il consiglio regionale - conclude - approvi quanto prima questa proposta di legge rispettosa degli animali, non costosa e utile per gli stabilimenti: con poco a volte si può essere di aiuto agli imprenditori in difficoltà"
 
GREEN ME
10 APRILE 2013
 
Gli orrori del mercato della carne di cane. L’investigazione di Animal Equality (video)
 
Si stima che ogni giorni circa 30.000 cani vengono uccisi in Cina per la loro carne o per la pelliccia. È un commercio che vale più di dieci milioni di euro l'anno. Mangiare carne di cane è particolarmente popolare nel nord est del Paese, al confine con la Corea, ma anche nelle regioni meridionali, come Guizhou, Guangxi e il Guandong. LE LEGGI CHE TUTELANO I CANI? Praticamente inesistenti: l'unica zona della Cina dove è vietato il consumo di carne di cane è Hong Kong e al momento non ci sono provvedimenti a livello nazionale di protezione degli animali in Cina. Per questo Animal Equality ha avviato un'intensa investigazione, presentata contemporaneamente in Gran Bretagna, Italia, Germania, Francia, Messico e India, sui macelli e i mercati della carne di cane nella penisola di Leizhou e nella provincia di Pengijang, in Cina. E ha lanciato una campagna internazionale , in collaborazione con le organizzazioni cinesi di protezione degli animali, per porre fine a questo commercio crudele. PRECISAZIONI. "Animal Equality desidera ringraziare tutti gli individui, gruppi ed associazioni CINESI che si impegnano ogni giorno per difendere gli animali come quelli sfruttati e mostrati sul nostro sito www.SenzaVoce.org. Vogliamo fare un appello alla comprensione e alla solidarietà, quella vera, verso qualunque oppresso e sfruttato. Desideriamo che tutte le persone che ci seguono e ci supportano capiscano che ORA e OVUNQUE ci sono animali di ogni specie sfruttati per il profitto. Inoltre ORA e OVUNQUE ci sono persone che danno ad animali e persone il loro impegno ed il loro coraggio perché si ottenga quella libertà che spetterebbe di diritto ad ogni individuo", spiega giustamente l'associazione (PER QUESTO, AVVISO TUTTI, OGNI COMMENTO RAZZISTA E SPECISTA VERRA' CANCELLATO).
STORIE DI SOFFERENZA. I cani allevati per la produzione di carne sono spesso prelevati dalle strade oppure rubati alle loro famiglie. Vengono tenuti per quasi tutta la loro vita in gabbie metalliche dove soffrono terribilmente, sia fisicamente, che psicologicamente. Mentre si trovano rinchiusi nelle gabbie sono molto spaventati perché non sanno che cosa accadrà loro. Nella maggior parte dei casi non possono nemmeno muoversi, soffrono la fame, il freddo o il caldo e la mancanza d'acqua.
La loro fine è altrettanto terribile: dopo diversi colpi alla testa vengono lasciati in stato di parziale incoscienza prima di essere accoltellati, con una ferita che risulterà letale. I cani continueranno a perdere sangue, per morire dopo qualche minuto di agonia, cercando invano di scappare. Tutto questo è davvero inaccettabile. Per questo bisogna sollecitare il governo Cines e affinché proibisca subito questa attività senza cuore.
FIRMA LA PETIZIONE di Animal Equality: www.SenzaVoce.org
VIDEO E FOTO
 
NEL CUORE.ORG
10 APRILE 2013
 
USA, PETA NEL MIRINO PER LE SOPPRESSIONI DI CANI E GATTI
Gli animalisti si difendono: "Non c'erano alternative"
 
Doveva accadere, in un Paese – gli Stati Uniti – dove ogni anno sono sottoposti ad eutanasia fra 3 e 4 milioni di cani e gatti non reclamati dai proprietari: Peta, la più nota organizzazione animalista americana, è finita nel mirino dei media, tra cui il "Daily Mail", "LiveScience" ed "Huffington Post", con l'accusa di aver soppresso, nel 2012, il 90 per cento degli animali approdati nel quartier generale di Norfolk (Virginia). Ieri il settimanale "Time" ha fatto il punto della situazione. Secondo il Dipartimento Agricoltura e Consumatori dello Stato, Peta avrebbe soppresso 1.675 dei 1.877 animali ospitati a Norfolk, di cui 602 cani e 1.045 gatti. Negli ultimi 11 anni, calcola l'Huffington post, Peta avrebbe eliminato circa 29 mila animali, tra cani, gatti, conigli ed altri animali domestici. Nel rilanciare le accuse si è distinto il CCF (Center for consumer freedom) , un'organizzazione supportata dall'industria alimentare che già in passato aveva avuto scontri con gli animalisti.
La portavoce di Peta Jane Dollinger ha affermato in una dichiarazione che le accuse sono economicamente motivate e che il CCF "ha l'obiettivo di danneggiare" l'organizzazione animalista "dando una falsa rappresentazione della realtà". Peta sostiene che per un certo numero di animali non c'era altra soluzione e che comunque i numeri non corrispondono e sono molto più bassi.
A differenza di quanto accade in Italia – dove la soppressione è vietata dal 1991 e sanzionata penalmente dal 2004 (vedi http://nelcuore.org/la-repubblica-degli-animali/item/uccisero-9-cuccioli-perche-il-canile-era-pieno-condanna-definitiva.html) - un cane o un gatto non reclamati, no n adottati o non adottabili sono normalmente sottoposti da eutanasia dopo un certo periodo di tempo che può variare da amministrazione ad amministrazione. "Le animali che arrivano da noi – ha detto la Dollinger – sono i reietti della società: aggressivi, in agonia o per varie ragioni inadottabili". Insomma, sarebbero stati comunque uccisi, magari con metodi inumani, da qualcun altro.
 
GEA PRESS
10 APRILE 2013
 
Olanda – “ALF” senza veli, libera i cani e va dalla polizia
Incredibile iniziativa di un gruppo animalista olandese.

  
Hanno liberato sei beagle da un allevamento per la sperimentazione animale in Escharen, in Olanda, ed hanno poi volontariamente comunicato il tutto alla polizia di Marnixstraat ad Amsterdam. I componenti di Anti Dierproeven Coalitie (Coalizione Contro la Vivisezione) si sono poi fatti fotografare con i beagle in braccio, contenti e soddisfatti di avere ridato loro una vita.
Secondo Robert Miller, responsabile di Anti Dierproeven Coalitie  “quei cani erano condannati a morte se non avessimo agito“. I cagnolini, ora, non verranno più utilizzati per la vivisezione ma saranno collocati presso alcune famiglie.
Miller ha altresì dichiarato come non riusciva a distogliere il suo pensiero da quei cagnolini ed anche per questo, per non nascondere il problema della vivisezione, ADC ha organizzato l’azione di liberazione. Per il resto, ha detto sempre Miller, verrà tutto riferito con orgoglio alla polizia. Sia per lui che per gli altri partecipanti all’azione.
ADC si è detta altresì disposta ad acquisire tutti i cani del laboratorio Jan Rutten, dove è avvenuta l’azione di liberazione. Molto probabilmente  per gli attivisti si aprirà ora un’azione giudiziaria. Difficile ipotizzare che il laboratorio in questione vottà considerare quella azione come una “liberazione”.
Quanto occorso ieri in Olanda,  ha fatto subito capolino anche in Italia. Secondo il Coordinamento Fermare Green Hill “questa azione ha contribuito ad abbattere il muro di silenzio in Olanda”. Lo stesso allevamento, riferiscono gli animalisti italiani che per sabato 20 stanno organizzando una manifestazione a Milano era pressocchè sconosciuto.
 
ADN KRONOS
10 APRILE 2013
 
Mali: cammello donato a Hollande ucciso e mangiato da famiglia affidataria
 
Bamako - Un inaspettato e triste destino e' toccato al cammello che le autorita' del Mali avevano regalato al presidente francese Francois Hollande, in occasione della sua visita di febbraio nel paese africano. Il cammello, infatti, e' stato ucciso e mangiato dalla famiglia di Timbuctu' alla quale era stato affidato. L'animale era stato consegnato direttamente dal presidente maliano Dioncounda Traore', in segno di ringraziamento per l'intervento militare francese nel nord del paese, che era finito sotto il controllo di gruppi separatisti islamici. "Lo usero' il piu' possibile come mezzo di trasporto", aveva promesso scherzosamente Hollande, che poi aveva invece deciso di affidarlo a una famiglia del posto.
Come in un romanzo di Victor Hugo, la famiglia affidataria si e' rivelata piuttosto crudele e, soprattutto, affamata. E ha quindi deciso che l'animale le sarebbe s tato piu' utile da morto che da vivo, lo ha ucciso e ha usato la sua carne per sfamarsi. La notizia e' presto rimbalzata sui media del Mali e poi su quelli francesi, per i quali l'uccisione del cammello e' per Hollande, che gia' attraversa un 'annus horribilis', la beffa che si aggiunge al danno.
Il governo di Bamako ha fatto sapere che certo non potra' riportare in vita il cammello del presidente francese, ma ha tuttavia promesso di donargliene presto un altro, che si spera avra' un destino piu' felice
 
NEL CUORE.ORG
11 APRILE 2013
 
FRANCIA, DIVENTA SPEZZATINO IL CAMMELLO REGALATO DAL MALI
Il triste destino dopo l'arrivo in una casa di Timbuktu
 
E' finito in pentola il cammello regalato dal governo maliano al presidente francese François Hollande. Le autorità di Bamako hanno espresso grave imbararazzo per la cattiva sorte toccata all'animale, che era stato consegnato ad una famiglia di Timbuktu. Intanto, non contento - scrive Quotidiano.net - il Mali ne sta cercando un altro "più grande e più bello" da inviare a Parigi, ha assicurato un funzionario del Paese africano.
"Siamo imbarazzati per quello che è successo al cammello. Era un regalo che non meritava questo destino", ha aggiunto. Mentre dalla Francia arriva la notizia, pubblicata dal settimanale Valeurs Actuelles, secondo cui Hollande è stato informato dal ministro della Difesa della brutta fine che ha fatto il suo cammello durante una recente riunione di gabinetto.
Era stato proprio l'inquilino dell'Eliseo, durante la cerimonia di consegna del "regalo" in Mali, a scherzare sull'utilità di un animale con le gobbe nel traffico di Parigi. Poi, preoccupato dalle difficoltà di carattere logistico per portarlo a Parigi, il presidente aveva deciso di lasciare il cammello ad una famiglia affidataria affinché se ne prendesse cura. Ma all'animale è toccato tutt'altro destino: sgozzato per diventare spezzatino.
 
YAHOO NOTIZIE
10 APRILE 2013
 
Carne Cavallo: Coldiretti, da Olanda importate 65mila ton. nel 2012
 
Roma - Occorre avviare da subito i controlli sulle importazioni di carne bovina dall'Olanda che ha esportato in Italia ben 65mila tonnellate di carne bovina fresca, refrigerata o congelata nel 2012. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare la decisione dell'autorita' olandese per la sicurezza alimentare (Nvwa) di chiedere il ritiro di 50mila tonnellate di carne bovina vendute nella Ue da un grossista olandese che il mese scorso era rimasto coinvolto nello scandalo della carne di cavallo. La decisione dell'Autorita' olandese giunge dopo l'allarme della Bbc sulla presenza di carne non identificata in cibi da asporto e soprattutto le voci non confermate sull'uso di carne di cane e gatto morti proveniente dalla Spagna e rivenduta in Olanda e forse usata, oltre che per la preparazione di prodotti per l'alimentazione animale, anche per la preparazione di piatti a base di carne macinata come polpette. Una escalation che dimostra - sottolinea la Coldiretti - quanto siano insufficienti le misure prese dall'Unione Europea per fronteggiare uno scandalo senza precedenti che ha evidenziato la presenza di un giro vorticoso di partite di carne che si spostano da un capo all'altro dell'Europa attraverso intermediazioni poco trasparenti che favoriscono il verificarsi di frodi ed inganni, a danno delle imprese e dei consumatori. Per evitare il ripetersi in futuro di tali emergenze e dipanare ogni dubbio sulle effettive caratteristiche del cibo che si porta a tavola occorrono - conclude la Coldiretti - interventi strutturali come l'obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta per farla conoscere ai consumatori e scoraggiare il proliferare di passaggi che favoriscono le truffe.
 
TUTTO GREEN
10 APRILE 2013
 
Altro che carne di cavallo! Ecco sei cose che potreste trovare nei prodotti a base di carne
 
La prima e più pericolosa conseguenza della produzione su larga scala e della grande distribuzione è quella di allontanare il consumatore dalla conoscenza e dalla consapevolezza di ciò che mette ogni giorno in tavola.
Pubblicità ingannevole e mancanza di trasparenza ma anche la lunga filiera produttiva, rendono difficile risalire ai processi e agli ingredienti utilizzati. Così le tracce di carne di cavallo non allevato per il consumo umano recentemente rinvenute nei prodotti di alcune grandi marche non sono, purtroppo, gli unici nemici che possono nascondersi nella carne che si compra in negozio.
Sia chiaro, un sottile strato di batteri è presente praticamente su qualsiasi superficie, alimentare e non ma per quanto riguarda gli hamburger, tuttavia, occorre tenere presente che questi sono composti da un mix di carni diverse macinate e mischiate: esterno ed interno si mescolano e i batteri non restano solo sulla superficie ma anche all’interno del prodotto finito.
Quindi cuocere gli hamburger a livello superficiale non è sufficiente per renderli sterili: occorre invece fare in modo che siano sufficientemente cotti anche all’interno.
Anziché gettare i resti comprendenti sangue, grasso e le diverse parti di scarto della produzione della carne, alcune aziende danno origine alla carne addizionata chiamata lean finely textured beef, nota anche come “pink slime”, ovvero “melma rosa”: i resti della macellazione e della disossatura dei capi di bestiame vengono lavati con ammoniaca e inseriti in percentuali variabili nella carne macinata.
Prodotti di questo tipo venduti a primo prezzo negli Stati Uniti sono attualmente al centro di discussioni per la messa al bando, nonostante siano presenti nel 70% degli hamburger attualmente venduti nel Paese.
Dai test effettuati su campioni provenienti da diversi supermercati, ogni anno viene rilevata la presenza in molti prodotti di escherichia coli (in circa due terzi della carne analizzata, ad esempio, negli Stati Uniti), un batterio dell’apparato escretore: questo perché spesso durante il processo di macellazione, quando le interiora vengono squarciate, le feci schizzano anche sulle altre parti della carne, per poi essere mischiate insieme.
L’allevamento intensivo comporta un ulteriore problema: il trattamento degli animali con potenti antibiotici, che favoriscono lo sviluppo di batteri particolarmente resistenti. Questi ultimi possono sopravvivere poi sia nei tagli di carne come negli hamburger finiti e successivamente arrivare all’uomo, rivelandosi immuni a diversi antibiotici.
Facile immaginare, a questo punto, come anche altre sostanze ingerite dagli animali come pesticidi, medicine e prodotti chimici si conservino parzialmente all’interno della carne, liberandosi soltanto in fase di digestione una volta che essa è stata consumata.
Infine, l’unione di carne proveniente da migliaia di animali diversi favorisce ulteriormente il proliferare di batteri che possono rivelarsi pericolosi anche l’uomo.
Essere consapevoli della provenienza della propria carne, magari acquistandola direttamente dall’allevatore, è il primo passo per evitare questi rischi. Certamente limitarne il consumo aiuta ma non evita i problemi, che comunque, lo sottolineiamo, è presente anche nella frutta, nella verdura e nei cereali sia da colture intensive che biologici, che possono comunque contaminarsi dopo, nella fase di confezionamento o in quella distributiva.
C’è da farsi venire i brividi…
 
YAHOO NOTIZIE
10 APRILE 2013
 
Svezia: carne di maiale trovata nelle salsicce ''halal''
 
Roma - Brutta sorpresa per i fedeli musulmani residenti in Svezia. La locale Agenzia dell'alimentazione ha infatti reso noto di aver trovato carne di maiale in alcune salsicce etichettate come ''halal'', prodotte in Slovenia. Una portavoce dell'Agenzia ha annunciato azioni legali contro la ditta produttrice, che ha ingannato gli islamici ai quali la religione proibisce di consumare carne di maiale, che nelle salsicce era invece presente oltre il 10%. La carne ''halal'', oltre a escludere quella di suino, prevede un metodo di macellazione imposto dalla legge islamica che consiste nel dissanguamento dell'animale.
 
TUTTO ZAMPE
10 APRILE 2013
 
Cane con paura dell’acqua: cause, rimedi e cosa fare
 
Si avvicina la bella stagione e con questa l’opportunità di fare qualche bel bagno al mare anche per il nostro cane. Molti dei nostri amici a quattro zampe adorano questa attività, anzi alcune razze sono particolarmente adatte e predisposte da essere utilizzate come “cani bagnino” o comunque di salvamento in acqua come nel caso del terranova. Eppure alcuni cani guardano all’acqua con estremo terrore. Uno di questi era la mia Inca, adorata Schnauzer nano, che non voleva saperne neppure di bagnare una zampina quando pioveva! Oggi ci occupiamo di loro per comprendere i perché della paura dei cani per l’acqua e cosa si può fare.
Cane con paura dell’acqua: le cause
Per molti cani il terrore dell’acqua è spesso il sintomo di un disturbo più importante: uno stato di ansia e sensibilità estrema, che non si manifesta apparentemente in altri modi. L’ansia nei cani, come negli esseri umani, provoca delle reazioni incontrollate ed irragionevoli, proprio come quelle che si possono avere nei confronti dell’acqua: questo disturbo psicologico può essere stato ereditato dai genitori, indotto da maltrattamenti o più semplicemente da alcuni eventi ed emozioni particolarmente forti per un animale sensibile (un terremoto, un incidente, ecc).
Alcuni cani invece sviluppano una paura dell’acqua più razionale: che dipende cioè da una precedente brutta esperienza a contatto con siffatto liquido. Magari perché da cuccioli hanno rischiato di annegare, o perché un poco intelligente proprietario li ha schizzati per punizione, eccetera. In alcuni casi poi se il timore di fare un bagno o di giocare con l’acqua si manifesta solo in presenza dell’umano, significa che a spaventare il cane sono le persone: indubbiamente l’animale ha subito un trauma tale da non fidarsi più dei due zampe e l’acqua diventa un mezzo per estrinsecare questo timore. Insomma non vuole fare il bagno con l’uomo perché ha paura di lui e non dell’acqua di per se stessa.
Cane con paura dell’acqua: che fare
Qualunque sia la causa (meglio se la si identifica) qualcosa per aiutare il cane a vincere la sua paura per l’acqua è possibile. Occorrerà procedere per piccoli passi, con molta pazienza (più è grave il trauma subito e più lungo sarà il percorso), tante coccole e dimostrazioni di fiducia e rispetto reciproco.
Facciamo un esempio concreto. Si inizia esponendo il cane a piccole quantità di acqua, in momenti di relax: prendete una ciotolina d’acqua e mettetela vicino a voi mentre fate le coccole al cane. Poi ad un certo punto immergete la mano con cui lo accarezzavate nell’acqua. Aspettate che il vostro amico vi annusi e poi con la mano bagnata tornate a toccarlo, più volte, con la mano sempre più bagnata fino a quando non vi permette con serenità di sgocciolarne un po addosso a lui. A questo punto lo si può premiare e rimandare la prova al giorno successivo. Almeno per una o due settimane. Allo stesso modo si potrà poi procedere con una piccola spugna aumentando nel tempo le quantità d’acqua. Quando accetterà anche gli spruzzi significa che avrà vinto i suoi timori. Ma tutto, mi raccomando, con gradualità ed in luoghi c he rendono tranquillo il vostro amico a quattro zampe.
 
GENOVA OGGI NOTIZIE
11 APRILE 2013
 
Gatto ucciso a Legino

 
Savona - Ignoti, dopo aver distrutto nei giorni scorsi i ripari e le mangiatoie di una colonia felina situata a Savona, nel quartiere di Legino vicino alla piscina, hanno cominciato ad uccidere gli animali. I volontari che li curano hanno trovato un giovane esemplare morto (nella foto), probabilmente avvelenato; le guardie zoofile della Protezione Animali stanno procedendo agli accertamenti, che sono di competenza anche di vigili urbani, carabinieri, polizia di stato e provinciale; e stanno pattugliando la zona, in abiti borghesi ed anche di notte.
La colonia è costituita da una decina di animali, in fase di sterilizzazione da parte dell’ENPA presso il vicino ambulatorio del Servizio Veterinario dell’ASL2. L’ENPA segnala che l’intolleranza verso gli animalisti e le colonie feline libere di cui si occupano è purtroppo ancora presente a Savona e provincia, malgrado sempre più persone apprezzino e difendano la loro dura e difficile attività di volontariato.
Maltrattamenti di animali o insulti e prevaricazioni verso gli animalisti si verificano un po’ in tutta la riviera, soprattutto ad Andora, Laigueglia, Albenga, Pietra Ligure, Finale e Savona. Eppure le norme di legge regionali vigenti sono chiare: “I gatti che vivono in stato di libertà sul territorio sono protetti ed è fatto divieto a chiunque di maltrattarli o di allontanarli dal loro habitat. La somministrazione di cibo e cura delle colonie (feline) da parte degli zoofili non può essere impedita. E’ vietato a chiunque ostacolare l’attività di gestione di una colonia o asportare o danneggiare gli oggetti impiegati” e prevedono sanzioni amministrative fino a 516 euro per i responsabili; l’uccisione di animali è invece un reato penale, punito con la reclusione da 3 a 18 mesi.
 
GAZZETTA DEL SUD
11 APRILE 2013
 
Rombiolo (VV) Animali seppelliti in  una fossa nei pressi  del campo sportivo
La scoperta dei proprietari dello sfortunato “Red”
 
Un cimitero per animali a ridosso del campo di calcio? È quanto denuncia il signor Antonino Currà, vittima nei giorni scorsi di uno spiacevole episodio. In una fossa scavata in modo artigianale, ha infatti rinvenuto il suo “Red”. «Aveva ancora una zampa che usciva fuori dal terreno e –rivela –nella stessa fossa ci è stato riferito essere stati seppelliti anche due cavalli rimasti uccisi nelle scorse settimane in un incidente, un vitello e altri cani e gatti. Questa fossa si trova a un metro e mezzo dal campo sportivo, nei pressi di un luogo frequentato da bambini e ragazzi». Non è l’unica anomalia che emerge ripercorrendo a ritroso la triste fine di “Red”, un pastore tedesco che a lungo ha tenuto compagnia alla famiglia Currà. “Red” scompare di casa il giorno del giovedì santo. I proprietari, allarmati per il mancato rientro a casa del cane, già dopo qualche ora iniziano le ricerche. Il giorno dopo tappezzano di volantini il paese e informano i Carabinieri. Niente. “Red”sembra essersi dissolto. Qualche giorno fa la svolta. La Polizia municipale informa un nipote del signor Currà che il giorno successivo alla scomparsa un cane, con le stesse caratteristiche di “Red”, era stato seppellito vicino al campo sportivo. È bastato spostare un po’ di terra per avere la certezza: quel cane era proprio “Red”. Aveva una vistosa ferita ed era stato ritrovato sul cigno di una strada, dentro a una cunetta. «Ancora non sappiamo – dice il signor Currà – se sia stato investito o sparato. Ci ha fatto male, però, leggere nel rapporto "cane sconosciuto”. “Red” non era sconosciuto perché era stato registrato all’anagrafe canina e aveva il microchip. Lo hanno seppellito in una fossa con altri animali e senza neanche preoccuparsi di identificarlo». Ma la storia non finisce qui. La famiglia Currà ha chiesto di poterlo riesumare e ha scoperto, attraverso un veterinario di fiducia, che il cane non poteva essere seppellito, ma andava smaltito in un inceneritore. «Ora ci toccano pagare – conclude con amarezza il signor Currà – anche le spese per l’inceneritore». Gli altri animali restano intanto in quella fossa dove per qualche giorno aveva trovato dimora il povero “Red”. Nella giornata di ieri è risultato irrintracciabile il sindaco Giuseppe Navarra.  
 
LA ZAMPA.IT
11 APRILE 2013
 
Uccisero nove cuccioli, condanna definitiva dalla Cassazione
Confermata la pena per i veterinari che decisero di sopprimerli sostenendo che non ci fosse
più posto nel canile
 
La Corte di Cassazione ha respinto, giudicandolo inammissibile, il ricorso di due veterinari pubblici dell’Aquila, P.I., direttore del servizio veterinario di sanità animale della Asl dell’Aquila, e M.P., veterinario del servizio veterinario di sanità animale della stessa Asl, condannati in appello per l’uccisione di ben nove cuccioli di cane poiché il canile non avrebbe avuto posti disponibili. La sentenza di condanna è dunque definitiva. Lo rende noto la Lav.  
“Giustizia per le vittime di queste soppressioni: non chiedevamo altro e finalmente la Suprema Corte ha posto la parola fine a una storia di crudeltà e indifferenza, ancor più grave se consideriamo che gli imputati di questa vicenda giudiziaria sono due medici veterinari, di cui un Dirigente, cioè professionisti al servizio del bene pubblico che avrebbero dovuto sempre assicurare la tutela e il benessere degli animali”, commenta Ilaria Innocenti, responsabile del settore Cani e gatti della LAV, costituitasi parte civile.  
“Ora con questo atto giudiziario definitivo i due veterinari non potranno non essere radiati dall’Albo poiché, come specifica la normativa sul tema, il Dpr 221 del 1950, hanno compromesso gravemente la loro reputazione e la dignità dell’intera classe sanitaria, altro che la “buona condotta” considerata necessaria dalla stessa Corte di Cassazione e il rispetto del proprio Codice Deontologico - dichiara Gianluca Felicetti, presidente LAV - ciò che chiediamo alla professione veterinaria, a Ordine provinciale dell’Aquila e alla Federazione nazionale degli Ordini, è di fare a propria tutela ciò che hanno sempre rinviato fino a oggi, non emettendo nemmeno le prime due sanzioni d’avvertimento e censura, doverose già con le sentenze di primo e secondo grado”. 
I fatti risalgono alla seconda metà del 2004, quando il Dirigente veterinario ordinò al proprio collega la soppressione di nove animali, per presunti motivi di “ordine pubblico” in base alla richiesta, legittima secondo la difesa, del proprietario del terreno dove vivevano gli animali che invece aveva chiesto solamente un intervento per farli accudire da qualcuno. I cuccioli vennero uccisi con un’iniezione di Tanax eseguita dal dipendente della Asl su ordine del proprio dirigente. Fatti denunciati dalla LAV e dalla Lega nazionale per la Difesa del Cane. Negli atti è emerso anche l’agghiacciante particolare che non era la prima volta che i veterinari Asl eseguivano uccisioni del genere.  
In primo grado i due professionisti furono condannati a due mesi e dieci giorni di reclusione. La sentenza, inoltre, chiarisce che gli unici casi in cui è ammissibile la soppressione mediante eutanasia di cani o gatti sono la certificata incurabilità o la comprovata pericolosità, come disposto dalla legge nazionale 281 sul randagismo del 1991 
 
IL TEMPO
11 APRILE 2013
 
Cani uccisi. Condanna confermata
 
La Corte di Cassazione di Roma ha respinto, giudicandolo inammissibile, il ricorso di due veterinari pubblici dell’Aquila, il direttore del Servizio Veterinario di Sanità Animale della Asl dell’Aquila ed un veterinario del Servizio Veterinario di Sanità Animale della stessa Asl, condannati in appello per l’uccisione di nove cuccioli di cane poiché il canile non avrebbe avuto posti disponibili per ospitarli. La sentenza di condanna é dunque definitiva. In primo grado la condanna era stata di due mesi e dieci giorni di reclusione. I fatti risalgono alla seconda metà del 2004, quando il dirigente veterinario ordinò al proprio collega la soppressione di nove animali, per presunti motivi di "ordine pubblico" in base alla richiesta, legittima secondo la difesa, del proprietario del terreno dove vivevano gli animali che invece aveva chiesto solamente un intervento per farli accudire da qualcuno. I cuccioli vennero uccisi con un’iniezione di Tanax eseguita dal dipendente della Asl su ordine del proprio dirigente.
«Giustizia per le vittime di queste soppressioni: non chiedevamo altro e finalmente la Suprema Corte - commenta Ilaria Innocenti, responsabile del settore cani e gatti della Lav, costituitasi parte civile - ha posto la parola fine a una storia di crudeltà e indifferenza, ancor più grave se consideriamo che gli imputati di questa vicenda giudiziaria sono due medici veterinari, di cui un dirigente, cioé professionisti al servizio del bene pubblico che avrebbero dovuto sempre assicurare la tutela e il benessere degli animali».
 
GEA PRESS
11 APRILE 2013
 
Sant’Ilario dello Jonio (RC) – forse morti avvelenati i cuccioli di Codojanni
Poche le speranze di rintracciare il colpevole - Mistero sulla bonifica dei luoghi.

  
Sarà molto probabilmente destinato a rimare ignoto l’autore della morte dei tre cuccioli di cane, scoperti domenica scorsa a Codojanni, nei pressi di Sant’Ilario dello Jonio (RC). Stante il racconto dei volontari, qualcuno avrebbe in loco riferito di un attacco di un pastore tedesco. Una storia alla quale forse nessuno ha creduto.
Anzi, parrebbe che l’unica cosa certa sia la morte per causa dolosa. Una denuncia è già stata presentata ai Carabinieri di Sant’Ilario dello Jonio, ma ad essersi recata nei luoghi, una volta avvisati dai volontari, è stata la Polizia Municipale. I tre piccoli corpi sono ora in una cella frigorifera di un canile privato della zona, in attesa delle disposizioni sullo smaltimento ed eventuale esame autoptico. Secondo indiscrezioni circolate tra gli inquirenti, parrebbe che il Medico Veterinario dell’ASL 9 di Locri, abbia ritenuto probabile, ovviamente come prima ipotesi, quella dell’avvelenamento.
I cuccioli, così come riferito anche dai volontari, presentavano vistose perdite di sangue dal naso e dalla bocca. Un fatto che potrebbe essere messo in correlazione con l’azione tossica di un anticoagulante. Si tratta del principio attivo dei topicidi.
Improbabile, però, che i tre animali siano andati a morire nei pressi di un terrazzino e poi disposti come ai vertici di un triangolo.
Secondo quanto si è avuto modo di appurare non sarebbe stata disposta la bonifica dell’area. Un’azione, questa, obbligatoria in base all’apposita Ordinanza del Ministero della Salute.
Un invio di mail è stato indirizzato dagli animalisti nei confronti del Sindaco e della stessa Polizia Municipale.
 
LIVE SICILIA
11 APRILE 2013
 
Spara e uccide un Labrador Denunciato un 77enne
“Un gesto di barbara violenza che spero venga condannato”, parla così il proprietario del cane ucciso barbaramente questa mattina nella frazione giarrese di San Giovanni Montebello. L’omicida si difende: “Sono stato aggredito”.
 
Maria Bella
 
GIARRE (CT) - Rischia una condanna dai 3 ai 18 mesi, Sebastiano Patanè, 77enne di San Giovanni Montebello, denunciato oggi dai carabinieri della stazione di Macchia di Giarre per uccisione di animali, reato introdotto nel 2004 con la legge n. 189. L’uomo stamani prima delle 8 ha imbracciato il proprio fucile da caccia, detenuto legalmente, ed ha aperto il fuoco contro un Labrador di un anno ed otto mesi, che si era introdotto nel cortile della sua proprietà. Un brutale assassinio a cui solo per poco non ha assistito il proprietario del cane, Daniele Fresta, attuale presidente del collegio dei revisori dei conti del Comune di Giarre, che ha sentito lo sparo e dopo aver appurato che era stato indirizzato al suo Toby, ha chiesto l’intervento dei carabinieri e della polizia municipale.
Secondo la versione dell’omicida il cane era gi&agra ve; entrato in passato per due volte nel suo cortile e aveva ucciso sette galline. Circostanza che al momento non troverebbe alcuna conferma. Oggi, sempre secondo il suo racconto, prima di sparare al cane avrebbe tentato di farlo fuggire inseguendolo con un bastone di ferro ma il labrador lo avrebbe aggredito, costringendolo ad utilizzare l’arma da fuoco. Un racconto ancora tutto da appurare che non coincide con la versione rilasciata dal proprietario del Labrador, che ha riferito di aver visto, poco prima di udire il colpo, la presenza di un secondo uomo che avrebbe chiuso il cancello della proprietà per evitare che il cane fuggisse.
“Come ogni mattina – racconta Daniele Fresta alla redazione di LiveSiciliaCatania – ero uscito con il cane per consentirgli di fare i bisogni ma mi è improvvisamente scappato. Una cosa che purtroppo mi è già capitata in altre occasioni. Toby in genere va in cerca di compagnia e verosimilmente si sarà introdotto nel cortile privato per giocare. Mi sono messo in auto per andare a recuperarlo – prosegue Fresta - e l’ho visto nel cortile di questa proprietà. Mentre parcheggiavo l’auto, ho sentito uno sparo ed ho trovato il cane per terra”.
Daniele Fresta non crede alla versione secondo la quale l’uomo avrebbe tentato, prima di sparargli, di far uscire il cane dalla proprietà. “ A mio avviso quando si vuole far scappare un cane – dice ancora Fresta - bisogna aprirgli la via di fuga e non chiudere i cancelli. Ho potuto constatare che ci sono segni di evidente violenza perché il cane prima di venire ucciso sicuramente è stato anche percosso. Le numerose tracce di sangue lo testimoniano. Non era un cane violento e non si meritava questa fine. Questo è un gesto di barbara violenza – conclude - che spero possa essere condannato come merita”.
 
GEA PRESS
11 APRILE 2013
 
Parco del Ticino – Il capriolo senza volto, sfondato dal calibro 22
L'antico testimone dei boschi planiziali, se ne stava immobile senza naso e senza bocca.

  
A trovarlo è stato un ciclista che si trovava a passare nei pressi del ponte di Bereguardo (PV), nel Parco del Ticino. Il capriolo era immobile, in terra, accovacciato con il collo dritto e la testa diretta proprio verso il ciclista rimasto orripilato. L’intera metà della parte anteriore sinistra del cranio non c’era più, devastata quasi certamente (riferisce l’ente Parco) da un colpo di arma da fuoco calibro 22, ovvero uno dei più comuni fucili da caccia.
Il ritrovamento è avvenuto il primo aprile, ma il Parco del Ticino ne ha dato comunicazione solo ieri. L’arrivo delle Guardie Ecologiche Volontarie non ha potuto far altro che prendere atto delle drammatiche condizioni del povero animale e disporre quanto necessario per l’eutanasia. Mandibola e mascella sinistra, più l’intero apparato nasale erano distrutti. Il volto dell’animale appariva come svuotato.
Il Parco del Ticino provvederà a sporgere denuncia contro ignoti sia per la blanda contravvenzione venatoria (caccia in zona ed in periodo di divieto) che per l’appena più inciso reato di maltrattamento di animale (reato delitto). Annunciata anche la costituzione di Parte Civile, ma le possibilità di potere rintracciare l’autore di tale mostruosità, sono ridotte al lumicino.
E dire che proprio il Parco del Ticino, fin dal 1991, era diventato  sede del Progetto Capriolo. Un intervento che ha dato i suoi risultati. Dall’educazione ambientale all’ecoturismo, fino all’azione culturale ed alla ricostituzione del paesaggio. Quest’ultimo, riferisce sempre il Parco, è reso ora più vivo grazie alla presenza del capriolo. La sua reintroduzione, infatti, ha consentito di sperimentare un’azione di equilibrio sugli assetti faunistici depauperati dall’azione dell’uomo ed ha aperto la strada ad altri importanti progetti come quelli per la rentroduzione di altre specie animali ed anche vegetali.
Ricordiamo, infatti, come alcuni fiumi della pianura padana, ormai banalizzata da filari di costruzioni e monoculture, conservano gli aspetti più importanti di quello che un tempo era un’immensa foresta planiziale. L’azione dell’uomo ne ha cambiato i connotati. Ormai da quasi 2000 anni, ontani, querce, olmi ed altre essenze  boschive che si susseguivano in un terreno ricco di sorgive, non ci sono più. Rimangono gli ambienti fluviali a ricordare quell’antico splendore ed il capriolo ne rappresenta oggi uno dei testimoni più antichi anche per il Parco del Ticino. Bracconieri permettendo.
 
LA PROVINCIA PAVESE
11 APRILE 2013
 
Capriolo ferito a morte dai bracconieri
 
di Gabriele Conta
 
BEREGUARDO (PV) - Agonizzante a terra, con il cranio devastato da un colpo di fucile. Un capriolo di circa due anni è stato trovato in questo stato in un bosco del Parco del Ticino. A notarlo un ciclista di passaggio tra Zerbolò e Bereguardo, che ha subito avvisato i guardiaparco. A ridurre l’animale in questo stato terribile è stato un bracconiere. Che, se verrà individuato, rischia un’incriminazione anche per maltrattamento di animali, oltre che per aver cacciato in una zona vietata. Il Parco infatti è zona protetta, dove la caccia non è autorizzata nemmeno in questo periodo. Eppure l’animale è stato trovato con il muso sfigurato da un colpo di fucile, quasi certamente una carabina calibro 22. Colpendolo in pieno muso, infatti, il proiettile gli ha strappato buona parte della mandibola. E chi ha esploso i l colpo non poteva essere troppo lontano, visto in che stato si trovava l’animale. A segnalare la presenza del giovane esemplare di capriolo è stato un ciclista, di passaggio con la sua bicicletta sull’alzaia di Zerbolò nei pressi del ponte di Bereguardo. «I guardiaparco e le guardie ecologiche volontarie intervenuti sul posto per prestare i soccorsi all’animale ferito si sono trovati davanti a una scena agghiacciante – fanno sapere dal Parco del Ticino –. Le condizioni del capriolo erano disperate: giaceva immobile al lato della strada». E per evitargli altre inutili sofferenze, l’animale è stato soppresso. L’episodio è avvenuto all’inizio di aprile, ma è stato reso noto soltanto adesso. E ieri è stato proprio il Parco del Ticino a diffondere alcune immagini che mostrano l’animale agonizzanti. «Le immagini sono forti – dicono i responsabili dell’ente – ma pensiamo siano utili per combattere il fenomeno del bracconaggio». Il Parco infatti si costituirà parte civile nell’eventuale processo a carico dei responsabili di questo cruento episodio. «E’ un episodio grave, che non deve passare sotto silenzio», dice Gian Pietro Beltrami, presidente dell’ente che ha sede a Magenta, a pochi chilometri di distanza da dove l’animale è stato trovato agonizzante. E dove aveva vissuto in pace prima di incontrare il suo assassino. Nei boschi del Parco del Ticino, infatti, i caprioli sono stati reintrodotti a partire dal 1991. «Gli effetti positivi di questo progetto sono oggi apprezzabili – dicono dall’ente –. Ma queste azioni rischiano di essere vanificate dalla stupidità dell’uomo».
 
LA PROVINCIA DI VARESE
12 APRILE 2013
 
Allarme bracconaggio nel Parco
Capriolo dilaniato lungo il Ticino


Il capriolo col muso dilaniato (Foto by REDAZIONE VARESE CRONACA)

 
Colpito da un colpo da arma da fuoco, quasi certamente una calibro 22 che non potrebbe essere utilizzata neanche per la caccia nei periodi e nei luoghi consentiti. Un capriolo di due anni è stato ritrovato il giorno di Pasquetta agonizzante nel Parco del Ticino con il cranio devastato da un proiettile che gli ha portato via gran parte dell'apparato temporo - mandibolare. E' successo nei pressi del ponte di Bereguardo, in provincia di Pavia. Ma il fenomeno del bracconaggio è purtroppo in diffusione «in tutto il territorio del parco» afferma Maurizio Bossi, capo della vigilanza del Parco del Ticino.«Negli ultimi dieci anni il bracconaggio è aumentato di circa il 30 per cento - continua Bossi - Sembra che il gusto del proibito, la cultura della sfida, abbia preso piede in maniera indiscriminata. Una volta, il bracconaggio era un'attività socialmente definita, svolta da chi non aveva soldi per procurarsi da mangiare. Ora troviamo medici, ragionieri, commercialisti che si danno alla caccia vietata».
Alla crisi economica, dunque, si aggiunge il divieto e il carico di adrenalina come stimolo d'azione. Si cacciano di frodo cinghiali, lepri, mini lepri, fagiani, caprioli. «La ricerca con lo sparo avviene soprattutto di notte o nelle prime ore del mattino, mentre di giorno i bracconieri tendono le trappole, cappi con fili di ferro che uccidono l'animale strangolandolo».
Di notte è sempre proibito cacciare, anche quando la stagione venatoria è aperta. I guardiaparco si fanno in quattro per tenere sotto controllo la situazione, ma sono in 16 per 47 comuni e tre province con un'estensione di 100 mila ettari di territorio e 140 chilometri di fiume (fascia nella quale è sempre vietata la caccia). E non sempre si riesce a consegnare il bracconiere alla giustizia.
Nel caso del capriolo ferito a morte, che si è dovuto sopprimere, il settore Vigilanza polizia giudiziaria del Parco del Ticino ha presentato denuncia contro ignoti per caccia in zona e in periodo di divieto e per maltrattamento di animale. Il presidente del Parco del Ticino Gian Pietro Beltrami «in considerazione della gravità dell'episodio che non può e non deve passare sotto silenzio», ha dato indicazione al settore legale dell'Ente di costituirsi parte civile nell'eventuale procedimento penale.
 
NEL CUORE.ORG
11 APRILE 2013
 
ISOLA D'ELBA (LI), 2 MICI CON IL CORDONE OMBELICALE ATTACCATO TRA I RIFIUTI
Salvati da una volontaria dell'Enpa a Lacona
 
Due gattini appena nati sono stati salvati da una volontaria del'Enpa: li ha trovati chiusi in una scatola infilata in un bidone dell'immondizia a Lacona, all'isola d'Elba. Lo rivela proprio la Protezione animali, che parla di ''episodio bruttissimo, indegno di un Paese che si definisce civile''. Se non fossero stati trovati, i due mici, ora seguiti dalla stessa volontaria, ''sarebbero probabilmente finiti nel compattatore dei rifiuti''. Secondo una nota, la volontaria, passando vicino al cassonetto, ha sentito i pianti dei gattini, che avevano ancora il cordone ombelicale, ed è poi riuscita a recuperare la scatola, tipica degli alimenti per cani, che ''era stata chiusa con della plastica per evitare ogni tentativo di fuga''.
 
NEL CUORE.ORG
11 APRILE 2013
 
NAPOLI, ECCO LA "VECCHIA FATTORIA" SMASCHERATA DALLE GUARDIE OIPA
Decine di animali in condizioni precarie

  
Due maiali, un cavallo e numerosi animali "da cortile", tra cui conigli, galline, pulcini, galli, alcune papere e pavoni. Un elenco di animali che rievoca in ognuno di noi l'immagine della "Vecchia Fattoria", luogo oramai estinto sia nella realtà, fatta di allevamenti intensivi e fabbriche di "smontaggio", sia nei racconti per i più piccoli. Trasmessa oramai solo da immagini pubblicitarie, la favoletta degli animali "da fattoria" liberi e felici non se la "beve" più nessuno.
Tutti sanno oramai che la cruda realtà degli animali d'allevamento è fatta solo di gabbie e prigionia, e gli animali sequestrati il 6 aprile dal nucleo di Guardie eco zoofile OIPA presso una masseria in provincia di Napoli non fanno eccezione.
Segnalati dal referente dell'UDGA Campania e Italia Animalista In Movimento, gli animali erano stati collocati in un'area adiacente alla struttura dell'agriturismo adibita alla ristorazione, rinchiusi in box e gabbie arrangiati con materiali di fortuna e di dimensioni eccessivamente ridotte per garantire il rispetto delle loro esigenze etologiche. Insufficienti anche l'areazione, l'illuminazione e le condizioni igieniche dei locali in cui erano alloggiati gli animali.
La coppia di maiali, rinchiusa in un piccolo box realizzato in muratura, era in evidente stato di sofferenza con scarso apporto di acqua e cibo. In condizioni simili viveva il cavallo, un maschio di circa tre anni, ospitato in un recinto di dimensioni molto ridotte e realizzato con tubature simili a quelle usate per le impalcature, materiale evidentemente inadeguato che rischiava di nuocere all'animale in quanto posto all'altezza degli occhi.
Nella stessa struttura sono stati ritrovati 21 conigli (13 adulti e 8 cuccioli) stipati in gabbie sottodimensionate per il numero di animali che accoglievano e igienicamente non curate. Nelle immediate vicinanze vi erano altri due box (realizzati con materiali misti tra cui legno in evidente stato di deterioramento, reti arrugginite e vecchio cellophane) e una voliera contenenti in totale 20 galline, 8 galli, 5 pulcini, 2 pavoni e 4 papere, tutti detenuti in condizioni igieniche molto precarie. Infine, nell'area all'aperto era collocata anche una cuccia per cani di media taglia coperta con una lamina presumibilmente in Eternit, materiale inquinante pericoloso per la salute umana e animale.
Le guardie eco zoofile dell'OIPA con il presidente di Italia Animalista In Movimento e l'UDGA, hanno provveduto a porre sotto sequestro tutti gli animali e il proprietario della masseria è stato denunciato all'Autorità Giudiziaria competente per il reato di maltrattamento di animali.
 
IL RESTO DEL CARLINO
11 APRILE 2013
 
"Sempre più casi di animali seviziati"
L’allarme
Le guardie zoofile: "Aumento della violenza", e online c’è chi si vanta delle torture
 
Ancona - Si moltiplicano i casi di violenze gratuite sugli animali nella provincia di Ancona. Due volpi impiccate a Montoro di Filottrano il 24 febbraio dell’anno scorso, un cane ucciso a fucilate a Osimo la notte di San Silvestro, animali maltrattati, cani e gatti avvelenati di proposito dalle polpette ad Agugliano, Polverigi e Camerata Picena e adesso anche un povero micio a cui hanno sparato, paralizzandolo.
Sono già numerose e deprecabili, eppure si tratta soltanto di alcune tra le scoperte talvolta macabre disseminate per l’intera provincia, che tracciano uno scenario da incubo per gli amici a quattro zampe della zona perché costituiscono i tasselli di un fenomeno indecoroso cui bisogna porre un freno prima che sia troppo tardi.
L’interesse dei cittadini è altissimo sulla questione, soprattutto dopo gli ultimi fatti di Agugliano e Senigallia: molte persone infatti si sono espresse con commenti pieni di sdegno rilasciati online, unendosi in un grido indirizzato contro gli autori del gesto, che non sono ancora stati identificati, per farli uscire allo scoperto. Al contempo però l’impeto degli indignati si rivolge con tutto il cuore ai padroni di cani e gatti, per metterli in guardia e incoraggiarli a dire basta a gesti del genere.
 
SARDEGNA OGGI
11 APRILE 2013
 
Bonarcado, cane aggredisce 77enne poi viene abbattuto
Un cane aggredisce un pensionato di 77 anni poi viene abbattuto. E' successo ieri pomeriggio a Bonarcado, in provincia di Oristano.
 
BONARCADO (OR)- Nel pomeriggio di ieri un turista toscano 77enne è stato aggredito da un meticcio di grossa taglia che, mordendolo ad una gamba, gli ha provocato una ferita a cui i medici dell’ospedale di Oristano, dove l'uomo è stato trasportato, hanno dovuto applicare una decina di punti di sutura.
Il cane, che era fuggito dall’abitazione del padrone, ha manifestato segni di aggressività nei confronti dei carabinieri e della compagnia barracellare intervenuti a soccorso del pensionato. Per questo è stato necessario uccidere l'animale.
Il padrone del cane, oltre ad aver visto il cane soppresso, è stato anche multato per l’omessa registrazione all’anagrefe canina e mancata custodia e malgoverno di animali.
 
LA PROVINCIA DI COMO
11 APRILE 2013
 
Como, animali al freddo
Condannato il circo


COMO - Animali in mezzo alla neve al circo Miranda Orfei (Foto by COMO)

  
COMO L'ippopotamo in mezzo alla neve; i dromedari rintanati nel loro gabbiotto, rannicchiati; lo struzzo con la testa in un secchio per non sentire il freddo. Il tutto a Como, nell'inverno a cavallo tra il 2008 e il 2009, nell'ambito del circo Miranda Orfei.
Una situazione inaccettabile, anche per la Procura, che aveva avviato un'indagine sulla base della segnalazione della Lav (Lega antivivisezione) che si è poi costituita parte civile nel processo. In tribunale, il giudice Walter Lietti ha condannato a 7 mesi di carcere il legale rappresentante dell'impresa circense, per le condizioni di detenzione incompatibili con la natura stessa degli animali. Abituati a climi caldi, le povere bestie erano costrette al freddo. Pena sospesa ma solo a condizione che il circo risarcisca la Lav con 5mila euro.
Tutti i dettagli sul quotidiano La Provincia in edicola venerdì 12 aprile.
 
LA REPUBBLICA
11 APRILE 2013
 
Como, animali in balìa del freddo: sette mesi al proprietario del circo
 
La sentenza dopo la denuncia della Lav sul circo Miranda Orfei: un ippopotamo lasciato nella neve, dromedari rannicchiati e uno struzzo con la testa in un secchio. Pena sospesa se la Lav sarà risarcita con 5mila euro
Il giudice del tribunale di Como ha condannato a sette mesi di reclusione il legale rappresentante del circo Miranda Orfei per maltrattamento di animali. La pena è stata sospesa a condizione che l'imputato risarcisca con 5mila euro la Lega antivivisezione (Lav), costituita parte civile.Il processo è nato su denuncia della stessa Lav, che aveva segnalato in Procura le condizioni in cui erano tenuti gli animali durante la permanenza del circo a Como, tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009. La denuncia segnalava in particolare l'ippopotamo lasciato in mezzo alla neve, dromedari rannicchiati e uno struzzo con la testa in un secchio per non sentire il freddo: condizioni ritenute incompatibili con la natura degli animali, abituati a climi caldi. Dello stesso avviso è stato il giudice che ha deciso per la condanna.
 
CORRIERE DI COMO
12 APRILE 2013
 
«Animali in condizioni di sofferenza». Condannato il circo Miranda Orfei
La sentenza del Tribunale di Como
 
Condannati per aver tenuto i propri animali in «condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze». Come invocato dall’articolo 727 del codice penale. È stata questa la decisione del giudice di Como, Walter Lietti, che ha punito con sette mesi di cella un 64enne legale rappresentante del circo Miranda Orfei, ospite della nostra città a Muggiò tra il dicembre e il gennaio del 2008-2009.
La pena è stata sospesa a condizione che il responsabile risarcisca di 5mila euro la parte civile costituita, ovvero la Lav. E fu proprio in seguito ad una segnalazione di volontari della Lega anti-vivisezione che partì l’indagine della Procura poi approdata in aula. Secondo quanto documentato dalle foto, nonostante le rigide temperature invernali, un ippopotamo fu tenuto in mezzo alla neve mentre una femmina di elefante ed un dromedario furono rinchiusi su autocarri al freddo, senza possibilità di compiere alcun movimento. Uno scimpanzé, invece, fu tenuto in una gabbia angusta e al buio e diversi cani di razza boxer furono esposti alle intemperie e legati. Alcuni struzzi, infine, utilizzati come cavalcature negli spettacoli, presentarono lesioni cutanee sul dorso. Il circo è stato condannato per la condizione di detenzione delle bestie, e non per il maltrattamento. «Questa condanna è la conferma che il reato di detenzione incompatibile degli animali deve applicarsi anche alle attività, come quella circense, che utilizzano gli animali per fini commerciali ma che non per questo non sono tenuti al massimo rispetto delle loro caratteristiche etologiche», è stato poi il commento dell’avvocato Carla Campanaro, responsabile dell’ufficio legale Lav, che in questa causa ha collaborato con Davide Pivi del foro di Como.
 
GEA PRESS
12 APRILE 2013
 
Montirone (BS) – l’allevamento della discordia e il Teatro dell’assurdo
Ha ragione la ditta ma nessuna azione risarcitoria: l'attività è proseguita presso altri allevamenti.
 
Nessun impedimento economico avrebbe comportato l’azione intrapresa dal Comune di Montirone (ora bocciato dalla Sentenza della Sezione distaccata di Brescia del TAR Lombardia) contro l’allevamento di visoni. Questo grazie alla misura cautelare disposta nei mesi scorsi dallo stesso TAR che avrebbe consentito alla ditta gestrice di portare a termine il ciclo vitale dei visoni allora presenti. L’attività, cioè, è proseguita in altri allevamenti.
Sempre secondo il TAR Lombardia, Sezione II, quello di Montirone dovrebbe essere un “allevamento di animali con ciclo di vita che renderebbe opportuno l’eventuale spostamento o abbattimento nel mese di novembre“, ovvero il periodo garantito dalla misura cautelare.
Cresciuti quanto basta fino all’abbattimento, salvo i riproduttori. Così potrebbero essere intesi gli effetti dell’intervento del TAR che a questo punto avrebbe del tutto inficiato non solo quanto chiesto nel merito dal Comune (ovvero la chiusura dell’allevamento) ma anche una interruzione temporanea in attesa della Sentenza. L’allevamento, come è noto, è ora tornato ad operare.
L’esame del TAR è stato centrato su una disciplina, quella igienico-sanitaria, evidenziata nella sua particolare “gravosità“, ovvero complessità.
Perchè ha perso il Comune e con esso (per ora) le speranze degli animalisti? Tutto sembra basarsi sul fatto che “l’attività di allevamento di visoni, …,  è effettuata negli stessi locali già precedentemente adibiti all’allevamento avicolo ed è stata intrapresa senza nuovi interventi edilizi, se non quelli relativi alla realizzazione di una vasca per lo stoccaggio dei liquami“.
L’aspetto più rilevante è però relativo al fatto che il Comune, dopo ben cinque certificazioni di inizio attività relative a diversi aspetti dell’allevamento, si sarebbe mosso per rappresentarne la nullità solo dopo l’ultima comunicazione. In sostanza la ditta ha presentato la S.C.I.A. (Segnalazione Certificata Inizio Attività) a partire del dicembre 2010 fino al novembre 2011.  Il Comune, invece, è intervenuto solo dopo l’ultimo atto. Secondo il TAR sarebbe così stato violato l’articolo 10 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi ).  Al Comune spettava, infatti, verificare d’ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti di legge della S.C.I.A. e disporre nel caso l’interruzione dell’attività, non oltre 60 giorni dalla presentazione.
Trascorso questo termine  è possibile intervenire solo in particolari situazioni tra le quali il “pericolo di danno per la salute”. Da qui una lunga disamina sulle distanza minime dalla prima abitazione. Il Comune aveva sostenuto il rispetto di una fascia di 100 metri  dalle abitazioni isolate così come previsto dal Regolamento di igiene,  mentre l’art. 38 delle Norme Tecniche di Attuazione  del Piano delle Regole stabilisce che la distanza da rispettare tra allevamenti ed edifici residenziali sparsi sia di 50 metri. E’ così iniziata una contestazione tra le due parti degna del Teatro dell’assurdo. 47,5 metri contro 51 metri. Il tutto a cavallo del limite dei 50 metri.
Insomma, si potrebbe pure continuare con altre osservazioni sollevate sull’interpretazione da dare all’Ordinanza comunale, ma al di là di questo appare chiaro il fatto che pochi metri di differenza risultavano difficili da reggere in un confronto dove venivano paventati danni economici.
La battaglia continua, dunque. Questo anche in attesa di una legge vera che tuteli gli animali. Domani, sono previsti flash mob contro l’uso di pellicce sia a Brescia che a Milano.
 
GEA PRESS
11 APRILE 2013
 
Ascoli Piceno – Da oggi neonato di volpe al dente (di cane)
Appello dell'On.le Zanoni alla Provincia: il Presidente Celani fermi i cacciatori.

 
Inizia oggi l’uccisione dei volpacchiotti della Provincia di Ascoli Piceno. In battuta ed in tana.  L’invito che arriva da Bruxelles è dell’Europarlamentare Andrea Zanoni. Il destinatario non può che essere il  Presidente della Provincia  Piero Celani: ritiri subito quel provvedimento.
Si tratterebbe, ad avviso dell’On.le Zanoni di “un abominio, un mero regalo alla lobby dei cacciatori. Invito la Provincia di Ascoli Piceno a non macchiarsi di questo atto scellerato”. Da Piero Celani, Presidente della Provincia, si spera ora nello stop immediato. Caccia  alla volpe in tana, ovvero i cani che potranno uccidere i cuccioli che nascono in questi giorni.
“Si tratta di un tipo di caccia atroce, contro la quale si stanno mobilitando associazioni e cittadini di tutta Italia – scrive Zanoni – Proprio nei mesi in cui la volpe sta svezzando i suoi piccoli, i cacciatori sono autorizzati a sterminare famiglie di volpi, mandando cani appositamente addestrati dentro le tane dove mamme e cuccioli sono rifugiati, e facendoli sbranare vivi. Gli animali che riescono a scappare fuori muoiono sotto i colpi dei cacciatori. Nel caso improbabile che alcuni cuccioli riescano a scampare l’attacco di cani e operatori, essi andranno incontro a una sorte altrettanto crudele in quanto, rimasti soli, moriranno inevitabilmente di fame”.
Per Zanoni, quanto autorizzato sarebbe un’attività di caccia. Senza scusa, cioè, del contenimento della popolazione per i presunti danni arrecati dalla volpe all’agricoltura e agli allevamenti.
Secondo Zanoni, alla base di tale decisione non c’è alcun fondamento scientifico. “Le volpi – ha dichiarato Zanoni – non possono essere in soprannumero in un determinato territorio poiché sono animali solitari, non amano convivere e si spostano cercando spazi dove insediarsi senza concorrenza”. E poi la “favola“, riferisce sempre Zanoni, dei danni all’agricoltura e agli allevamenti. “Ma come vengono quantificati tali danni? Con quale metodologia?”, chiede l’eurodeputato.
La lettera si conclude con un invito esplicito. “Per le ragioni di cui sopra, e facendo appello alla sua sensibilità, la invito calorosamente a voler sospendere la caccia alla volpe” scrive Zanoni.
Da oggi, intanto, i neonati di volpe verranno uccisi sbranati dai cani.
 
PRIMO PIANO NOTIZIE
11 APRILE 2013
 
Caccia – Provincia rende noto il numero dei cinghiali abbattuti nella stagione venatoria 2012-2013
Perugia - Granocchia: “Questa specie crea gravi danni agli agricoltori”

 
Il consigliere delegato alla caccia Franco Granocchia, ha comunicato i dati relativi agli abbattimenti dei cinghiali durante la stagione venatoria 2012-2013. “Vogliamo rendere pubblici - ha spiegato Granocchia – i dati relativi all’opera della squadre di abbattimento. Questo per manifestare la nostra vicinanza agli agricoltori, mondo che sta subendo gravi danni per la forte presenza del cinghiale. La Provincia di Perugia, come concordato nelle varie consulte regionali e provinciali, ha quindi chiesto di poter intervenire con due battute supplementari nel mese di settembre e con 4 battute nel mese di gennaio 2013”. Ecco i dati: i capi abbattuti dalle squadre Atc 1 sono 17mila e 150, all’interno degli istituti pubblici (ZRC, Oasi, demanio, Zac) 553, in territorio libero ZPS 471, all’interno del parco Lago Trasimeno 110, all’interno degli istituti privati 897, infine quelli abbattuti direttamente dagli agricoltori, con regolare autorizzazione provinciale, sono 57. Il totale dei cinghiali è di 9mila e 238 capi. Per quanto riguarda l’Atc 2 il prelievo venatorio in battuta squadre è di 5mila capi, per abbattimenti singoli è di 53 capi, in zone ZRC è ugualmente di 53 mentre i prelievi in battuta sono stati di 263 capi, per un totale di 5mila e 369. Tra Atc 1 e Atc 2 quindi sono stati abbattuti, nella stagione venatoria 2012-2013, 14mila e 607 cinghiali. “Come si può vedere – ha concluso Granocchia – il numero degli animali è molto consistente rispetto agli anni passati, ma certamente dovremo trovare delle soluzioni nei luoghi nei quali questa specie si rifugia nei periodi di caccia aperta. Questi sono parchi, oasi, aziende faunistiche e zone di ripopolamento ZRC. Dobbiamo valutare la questione in sede di consulta regionale e provinciale per trovare il modo di poter intervenire in queste aree protette e non: bisogna contenere l’eccessiva proliferazione di questa specie. Solo così potremo dare un grande contributo al mondo agricolo”.
 
GEA PRESS
12 APRILE 2013
 
La Spezia – Impugna la pistola e spara. Fine del cinghiale trappolato
Intervento del Corpo Forestale dello Stato - Il povero animale era già in gravi condizioni per l'effetto del laccio-cappio
 
Scoperto in flagranza di reato. Con la pistola in pugno mentre sparava da distanza ravvicinata contro un povero cinghiale trappolato nei boschi di Villa Romana delle Grazie in provincia di La Spezia. Una Glock calibro 40 puntata contro l’animale stretto nella tremenda morsa del filo di acciaio.
Gli Agenti del Comando Stazione di La Spezia e di Sesta Godano, hanno subito intimato  all’uomo di abbandonare l’arma, provvedendo così a disarmarlo. Purtroppo, comunica il Corpo Forestale, il cinghiale era morto. Si presentava, però, gravemente ferito  dall’effetto cappio del tremendo laccio in metallo.
Per il bracconiere con pistola  la denuncia per l’esercizio di caccia al di fuori del periodo di legge ed uso di mezzi di caccia non consentiti. Contestato anche il maltrattamento di animali ed il porto abusivo dell’arma. Secondo il comunicato della Forestale, la pistola non avrebbe potuto essere trasportata fuori dall’abitazione essendo stata denunciata per la semplice detenzione domestica. L’arma ed il laccio sono ora stati posti sotto sequestro, mentre il bracconiere è stato deferito all’Autorità Giudiziaria.
La Forestale era nei luoghi a seguito delle segnalazioni degli abitanti della zona. In particolare i Forestali erano impegnati in un sopralluogo in abiti borghesi. Il  servizio era stato programmato presso la località Le Grazie di Porto Venere. Poi, all’improvviso, l’apparire dell’uomo il quale, lasciata l’automobile sulla strada statale di Porto Venere, si è subito diretto verso la trappola ed impugnata la pistola ha più volte sparato.
La Forestale sottolinea come il denunciato si trovava a cacciare animali in  prossimità della pubblica via e di abitazioni ed al di fuori del periodo consentito,  mettendo così in pericolo cittadini ed escursionisti.
 
IL TIRRENO
11 APRILE 2013
 
Sparite decine di germani È giallo a Roma Imperiale
 
FORTE DEI MARMI (LU) - «Non ci sono solo le cinque anatre trovate morte nel Fiumetto a preoccupare, ma sono spariti anche trentacinque germani». È Angelo Mattugini, per anni presidente dei balneari, a lanciare l’allarme sull’ecosistema che vive attorno al celebre fosso di Roma Imperiale. «Abito a confine con il Fiumetto – spiega Mattugini – e ho letto in questi giorni sul giornale che sono state trovate cinque anatre morte a Marina di Pietrasanta. È stato assicurato che si faranno delle analisi per capire le cause di quanto avvenuto. Un proposito importante perché capire le cause di questo disastro sarà utile per tutelare il microcosmo naturale del Fiumetto e di Forte in generale, dove si possono vedere ancora i germani reali, gallinelle d'acqua, i martin pescatori, gli aironi bianchi e celestini, i colombacci, il picchio rosso e quello muraiolo, la cinciallegra e tanti altri uccelli che migrano sui luoghi del Fiumetto. E ora che l’acqua è chiara sono tornati anche i pesci. Però, ultimamente – continua Mattugini – ho notato che i 35 germani (Mattughini è attentissimo e in un certo senso li ha contati uno ad uno, ndr), che frequentavano regolarmente il mio giardino arrivando la mattina e restando fino al buio, sono spariti. Vista la sorte delle cinque anatre sarebbe bene conoscere cosa stia accadendo. Perché in questi luoghi non c'è alcuna sorveglianza, si caccia dove non si può, usando anche armi silenziate e cani che vengono portati allo scopo di sorprendere gli animali selvatici lungo il corso d'acqua. E ci sono anche una miriade di corvi che distruggono i nidi. Sarebbe, inoltre, opportuna un’ordinanza del sindaco che vietasse la pesca nel Fiumetto, – continua Mattugini – Spesso ho notato a pescare perso ne non del luogo, che poi mangiano quei pesci che hanno (l’ho notato in più di un’occasione) chiazze biancastre: crescendo in un’acqua inquinata è facile credere che non siano esattamente delle prelibatezze. Tutto questo accade perché non c’è l’ombra di un addetto alla sorveglianza. Infine – conclude Mattugini – bisognerebbe proibire l’uso dei fitofarmaci che causano la morte di tanti animali che frequentano la zona, come sarebbe da auspicare che i volontari di enti come il Wwf, Italia nostra e Lipu si presentassero più sistematicamente a sorvegliare».
 
IL TIRRENO
11 APRILE 2013
 
Vigile sorpreso a cacciare di frodo
 
di Alessandro De Gregorio
 
RIPARBELLA (PI) - Doveva limitarsi a cacciare caprioli, la missione era una battuta selettiva di quelle autorizzate dalla Provincia per ridurre il numero degli animali selvatici e lui era lì per questo, come pubblico ufficiale. Ma è stato sorpreso da altri pubblici ufficiali con un paio di cinghiali appena abbattuti e caricati sulla propria auto. E per questo motivo è stato denunciato per bracconaggio. La storia ha un protagonista insolito, un vigile di Riparbella. Anzi, un agente della polizia municipale dell'Unione colli marittimi pisani, visto che Stefano Michelacci, questo il vigile urbano finito nei guai, fa parte del nuovo corpo che raggruppa il personale dei comuni collinari. Oltre alla denuncia penale e al sequestro del proprio fucile, per Michelacci è stata disposta una sanzione accessoria ad hoc per una persona decisamente appassionata di caccia, che consiste nel divieto di partecipare a battute selettive per i prossimi cinque anni. L'episodio in questione è avvenuto un paio di settimane fa (ma è trapelato soltanto ieri) in località Calzalunga, nel comune di Suvereto. Michelacci era andato a cacciare nei boschi suveretani insieme ad altre quattro persone. Ma non c’erano solo loro. Sul posto infatti c'era anche una pattuglia della polizia provinciale del distaccamento di Venturina, che stava eseguendo un controllo e aveva notato due auto parcheggiate al limite della boscaglia. Era il tramonto quando gli agenti hanno sentito esplodere un paio di colpi di arma da fuoco. Una cosa che non poteva che far drizzare le loro orecchie, in tutti i sensi. Così, insospettiti e approfittando dell'oscurità, gli agenti della provinciale sono entrati nella macchia avvicinandosi alle postazioni dei cacciatori. Pochi minuti dopo una delle due auto che avevano notato là fuori, un fuoristrada pick-up, ha cominciato a muoversi lentamente all'interno di una mulattiera che conduce ad alcuni campi incolti. Con i binocoli speciali per la visione notturna gli agenti della provinciale hanno seguito i cacciatori mentre caricavano due grosse sagome scure sul cassone del fuoristrada. A quel punto sono intervenuti, si sono qualificati e hanno chiesto di controllare il veicolo. Nel frattempo è sopraggiunta anche l'altra auto. Le due grosse sagome scure erano una coppia di cinghiali appena abbattuti e infilati in altrettanti sacchi di nylon. Così tutti e quattro i cacciatori sono stati identificati e denunciati alla procura. Sono state sequestrate anche le carabine dei due che, in base agli accertamenti, avevano materialmente ucciso gli animali trovati sul pick-up. Per Michelacci poi è scattata anche la sospensione di cui dicevamo. Infine i cinghiali, anch'essi sequestrati, sono stati regalati alla Croce rossa di Venturina.
 
LA ZAMPA.IT
11 APRILE 2013
 
Fiocco rosa al Bioparco, è nata una cammellina
 
Roma - Fiocco rosa al Bioparco: è nata Amelia, una femmina di Cammello della Battriana. «Il cucciolo sta bene -racconta il Presidente della Fondazione Bioparco, Federico Coccìa- alla nascita, avvenuta il 25 marzo scorso, pesava 40 kg, per un metro e mezzo di altezza». I genitori sono Soraya, di quattro anni, ed Erasmo, di cinque; entrambi provengono da strutture zoologiche dei Paesi Bassi, dove sono nati. Insieme alla nuova famiglia vive anche la piccola Enza, di due anni, arrivata al Bioparco dal Thuringer Zoopark Erfurt (Germania) nel 2012. L’ultima nascita di un cammello al Bioparco, Cirillo, risale al 1987.
Soraya ha partorito il suo primo cucciolo, dopo 13 mesi di gestazione, nell’area esterna dell’exhibit dei Cammelli la mattina alle 9.00. Il parto ha presentato da subito delle difficoltà, come capita spesso nelle primipare. Lo staff veterinario, coadiuvato da quello zoologico, è dovuto intervenire per aiutare la mamma. Appena nata la piccola era molto debole, non riusciva ad alzarsi e di conseguenza le era impossibile `attaccarsi´ alle mammelle della mamma. È stato dunque necessario l’intervento dei guardiani che hanno allattato la neonata giorno e notte, con turni ogni 4-6 ore, utilizzando un biberon contenente colostro bovino. Una volta recuperate le forze, Amelia si è avvicinata alla mamma e finalmente è iniziato l’allattamento.
FOTO
 
IL MATTINO DI PADOVA
11 APRILE 2013
 
A scuola di circo con i maialini, le galline e le mucche
Stanga: lo spettacolo originale di una compagnia itinerante per i ragazzini di elementari e medie

Elvira Scigliano

 
PADOVA. Star cicciotelle e pure parecchio puzzolenti, eppure capaci di mandare i fans in delirio. I divi, età 4 mesi, rosa come deliziosi confetti e teneramente grassocci, sono due porcellini di un allevamento emiliano che hanno letteralmente ipnotizzato sciami di scolari delle elementari. Il teatro è stato allestito dalla compagnia «Cà luogo d’arte», artisti itineranti che montano un tendone da circo e rappresentano uno spettacolo che è, prima di tutto, una storia d’amore raccontata secondo due registri opposti: la parola ad uso arbitrario dell’uomo e il silenzio a cui sono costretti gli animali.
In particolare quelli da cortile: ieri lo show è stato affidato ai maialini, altre volte tocca alle galline o alle mucche. L’arena è stata montata nel giardino dell’elementare Giovanni XXIII (condivisa con i bambini della media Pacinotti) di via Carli. Lo spettacolo si pone un fine nobile: tentare il dialogo con gli animali, al quale alcuni ambiscono, altri credono di averlo raggiunto, i più se ne infischiano. La scommessa è che, portare una fattoria sotto gli occhi dei piccoli, aiuti a comprendere meglio la vita. Partendo da un presupposto di pubblico dominio, eppure del tutto ignorato: i golosi hamburger dei nostri piatti sono i testimoni (muti) dei mutamenti della terra. I testi di Marina Allegri, la regia di Maurizio Bercini e le intepretazioni “bestiali” di Alberto Branca, Dario Eduardo de Falco e Francesca Grisent i usano le musiche di Paolo Codognola, le pitture di Patrizio Dall’Argine e le scene di Maurizio Bercini per indicare la via della consapevolezza del circuito alimentare.
Mettono in scena quegli animali che spesso la stessa cultura ci impone come strumenti (piatti di un menù) dimentichi del sacrificio perché ogni animale dà la propria vita. E quando i porcellini entrano sembrano i protagonisti delle migliori performance. Lì a mangiucchiare un po’, a rincorrersi nell’arena ed ha grugnire «sorridenti» ai bambini, naturalmente schierati con le bestie. In tempi di crisi, in cui le scuole sono al verde, sono anche pronti a portare lo spettacolo dentro le classi, basta trovare un po’ di spazio verde per gli attori a quattro zampe. L’occasione offerta dalla Giovanni XXIII infatti è stata colta con entusiasmo da così tante scuole da richiedere tre spettacoli al giorno. Per ognuno dei piccoli spettatori i protagonisti sono i maialini: quelli che affamiamo o facciamo scoppiare per poi insaccarli e venderli al supermercato; quelli che capricciosamente rifiutiamo nel piatto e rifiliamo alla spazzatura; quelli che, maltrattati a dismisura, non dicono mai di no nel sacrificare la loro esistenza.
FOTO
 
MESSAGGERO VENETO
11 APRILE 2013
 
Quel traffico di carni equine è una frode
 
Presenza di carni equine non dichiarate in prodotti alimentari: «Non un problema sanitario ma una gigantesca frode commerciale senza importanti risvolti di salute pubblica». A dichiararlo è il servizio veterinario della Ass 6 in relazione alle notizie recenti di cronaca circa «la presenza di carne equina non dichiarata, anche se solo in tracce (1-5 per cento), in molte preparazioni alimentari a base di carne (ravioli, lasagne, sughi, dadi, hamburger, polpette). Senza alcun riscontro ufficiale, se n’è voluta fare a tutti i costi una questione “sanitaria” sospettando che la carne di cavallo ritrovata, dovesse per forza provenire da animali malati o contenere residui di trattamenti farmacologici con sostanze più o meno lecite (antibiotici e antiinfiammatori) o addirittura vietate (ormoni e anabolizzanti). In realtà - spiegano dall’Ass 6 - si trattava di carne di cavalli vecchi a fine carriera e l’intera questione si sta rivelando essere soprattutto una gigantesca frode commerciale senza importanti risvolti di salute pubblica. Uno scandalo ampiamente atteso e annunciato già da molto tempo da parte dei servizi veterinari delle aziende sanitarie». Tutto ciò è potuto accadere «per un’improbabile e malfatta normativa europea che regolamenta l’anagrafe degli equini secondo la quale, in estrema sintesi, ogni cavallo dovrebbe essere in possesso di un passaporto nel quale il proprietario dichiara se l’animale dovrà essere considerato da “carne” (Dpa) o da “compagnia” (non-Dpa). In quest’ultimo caso e solo per l’Italia, si parla di circa 500 mila cavalli sportivi o detenuti nei maneggi per la “cavalcata” domenicale che, alla stessa stregua di un cane o un gatto, non saranno soggetti ai ferrei controlli cui sono sottoposti gli animali allevati per scopo alimentare. Quello che lascia perplessi, è che la gestione dell’intera anagrafe equina, compreso il rilascio dei passaporti, è demandata alle associazioni di categoria dei proprietari di cavalli. Si tenga poi conto che per un cavallo dichiarato come animale d’affezione, si pone il problema della gestione del fine vita, che di solito prevede l’intervento eutanasico ed il successivo incenerimento della carcassa. Tali operazioni hanno un costo, che per un cavallo si aggira mediamente intorno ai 400-500 euro. Purtroppo - proseguono dall’Ass 6 - non sono molti i proprietari disposti a sostenere questa spesa e gran parte di loro si “libera” dell’animale cedendolo a commercianti senza scrupoli che lo portano all’estero, gli fanno cambiare il passaporto dichiarandolo animale da carne, per poi macellarlo normalmente. Che fare di tutta questa grande mole di carni? Chi mai consumerebbe carne, ancorché sana e priva di residui farmacologici, di un cavallo vecchio almeno 15-20 anni? Di qui il motivo della frode e dell’omessa dichiarazione della loro presenza».
 
GEA PRESS
11 APRILE 2013
 
Olanda – I beagle liberati. La polizia rilascia quattro dei cinque autodenunciati
Il gruppo antivivisezionista: sappiamo di infrangere la legge ma ci ispiriamo al Mahatma Gandhi ed a Martin Luther King.
 
Sono stati rilasciati un paio di ore addietro, quattro attivisti di Anti Dierproeven Coalitie (Coalizione Contro la Vivisezione) che ieri hanno annunciato di avere liberato sei beagle da un allevamento destinato alla sperimentazione animale (vedi articolo GeaPress). Gli attivisti animalisti, quattro olandesi ed un belga, dopo l’azione di liberazione si erano andati a denunciare alla polizia.
Mistero, invece, sul luogo dove sono tenuti i cani i quali sono, ovviamente, di proprietà dell’allevamento in questione. Nessuna notizia, invece, sul quinto componente il quale, stante le informazioni circolate ieri, era stato anch’esso arrestato.
Con una semplicità quasi sconfortante, gli animalisti hanno dichiarato alla stampa di avere premeditato l’azione di liberazione. Viceversa, significava per loro nascondersi innanzi al problema della sperimentazione animale.
Oggi, invece, hanno riferito del pensiero che li ha ispirati. Salvare i cani, ha rappresentato un’azione di disobbedienza civile. Una disobbedienza che deve essere intenzionale e non violenta ma che di fatto infrange la legge. Il tutto, ha riferito il gruppo, non per un interesse personale, bensì per aiutare gli esseri viventi in difficoltà. Secondo gli animalisti anche il Mahatma Gandhi e Martin Luther King hanno usato analoga forma di protesta. Per gli attivisti le vite di quei cani sarebbero state distrutte dai devastanti test.
I cinque erano stati arrestati subito dopo essersi presentati alla Polizia. Scontato che la proprietà dell’allevamento difficilmente potrà condividere il loro pensiero e per i cinque si prospetta ora l’inevitabile iter giudiziario.
 
LA ZAMPA.IT
11 APRILE 2013
 
L’inondazione in Argentina ha fatto anche strage di animali in uno zoo
Il tragico bilancio delle vittime coinvolge anche una trentina
di ospiti in una struttura a La Plata
 
Trenta animali dello zoo di La Plata sono morti nelle inondazioni che una settimana fa hanno devastato la città argentina, provocando decine di vittime e danni ingenti. 
A causa della morte degli animali e dei danni nelle strutture, lo zoo ha dovuto chiudere provvisoriamente, rendono noto fonti locali, precisando che alcuni animali sono morti annegati, altri per ipotermia. Ma molti, soprattutto scimpanzè e altre scimmie, sono riusciti a salvarsi e sono ora «sotto trattamento per raffreddori o problemi ai polomoni». 
Nessun animale, si fa notare, è fuggito dall’area dello zoo. Un centinaio viene d’altra parte sottoposto a controlli preventivi contro la leptospirosi e altre malattie, e si teme che ci possano essere altre morti, ha precisato il responsabile dello zoo, Diego Balducci, al quotidiano della città “El Dia”. La violenza delle acque ha provocato il crollo di un muro della struttura, mentre un po’ dappertutto ci sono alberi e rami caduti: pecore, lama e alpaca andini e orsi si sono salvati nuotando, arrampicandosi o spostandosi nelle parti più alte delle aree dove si trovavano. Freck, un orso con gli occhiali (tra i più noti «personaggi» dello zoo), si è salvato perché è riuscito a salire sul tetto del proprio recinto, mentre un gruppo di antilopi ha rischiato di affogare visto che per un po’ hanno avuto l’acqua che arrivava fino al collo.  
 
NEL CUORE.ORG
12 APRILE 2013
 
ARGENTINA, INONDAZIONI ALLO ZOO: TRENTA ANIMALI MORTI SOTT'ACQUA
Altri in salvo. La struttura chiude provvisoriamente
 
Trenta animali morti. E' successo allo zoo di La Plata per le inondazioni che una settimana fa hanno sconvolto la città argentina, provocando decine di vittime e molti danni.
Per il decesso degli animali e per i danni alle strutture, lo zoo è stato costretto a chiudere provvisoriamente, scrive La Stampa riportando fonti locali. Alcune bestiole sono morte annegate, altre per ipotermia. Ma molte, soprattutto scimpanzè e altre scimmie, sono riuscite a salvarsi e sono ora "sotto trattamento per raffreddori o problemi ai polmoni".
Nessun animale è fuggito dall'area dello zoo. Un centinaio viene sottoposto a controlli preventivi contro la leptospirosi e altre malattie. E si teme che ci possano essere altre morti, ha precisato il responsabile della struttura, Diego Balducci, al quotidiano della città El Dia.
La violenza delle acque ha provocato il crollo di un muro dello zoo e si vedono alberi e rami caduti: pecore, lama, alpaca andini e orsi si sono salvati nuotando, arrampicandosi o spostandosi nelle parti più alte delle aree dove si trovavano.
Freck, un orso con gli occhiali, si è salvato perché è riuscito a salire sul tetto del recinto in cui è costretto a vivere, mentre un gruppo di antilopi ha rischiato di morire affogate visto che per un po' hanno avuto l'acqua che arrivava fino al collo.
 
GEA PRESS
11 APRILE 2013
 
Malta – Dalle 4.00 di stamani più caccia per tutti
Il governo socialista autorizza 9500 cacciatori ad imbracciare il fucile.
 
Si apre oggi a Malta, la stagione di caccia primaverile. Nel “regno” dei cacciatori (Malta, a livello mondiale, ha una densità di doppiette altissima) è consentito tutto quanto, o quasi, altrove vietato. Si può sparare dai natanti, l’uccellagione è consentita ed anche la caccia primaverile non è un problema.
Per BirdLife Malta una situazione allo sbando. Di fatto una “tolleranza zero” per un fenomeno dannosissimo, quali le cacce nei periodi di riproduzione e migrazione nuziale delle specie.  Nelle scorse stagioni di caccia primaverile i protezionisti maltesi ebbero modo di documentare numerosi atti di bracconaggio perpetrati nei confronti di falchi ed altri rapaci in migrazione  (vedi foto).
Oltre 9500 domande sarebbero infatti pervenute alle autorità maltesi per imbracciare le doppiette in primavera. Il continuo equilibrio tra uno o poco più deputati che finora aveva favorito la caccia ai facili consensi (Partito Nazionalista e Laburista differivano  meno di un punto percentuale), è ora venuto meno. Le cose, però, al posto di migliorare, sono peggiorate. Lo scorso marzo, infatti, i socialisti hanno vinto in maniera decisa sui nazionalisti. 55,1% contro il 43,1%. Ed invece, al posto di regolamentare una situazione venatoria a dir poco paradossale, tra i primi provvedimenti c’è stata l’eliminazione della speciale tassa sulla caccia che era servita a ridurre il numero delle doppiette in campo.
Il risultato immediato si è visto con le 9500 domande di caccia primaverile, contro le 6110 dell’anno scorso. Non solo. Per prevenire le azioni dell’Unione Europea contro l’insensata caccia primaverile a Tortora e Quaglia, Malta aveva deciso di destinare sette agenti ogni 1000 cacciatori. In pratica, fa notare Birdlife Malta, dovrebbero essere operativi 66 agenti ma lo speciale corpo di polizia antibracconaggio (ALE) ne ha solo 18 peraltro non operativi nel Bengodi dei cacciatori maltesi: l’isola di Gozo. Non male per il Primo Ministro maltese Joseph Muscat il quale, in campagna elettorale, aveva ribadito come i cacciatori maltesi avrebbero con lui goduto degli stessi diritti di quelli degli altri paesi UE. La caccia illegale, poi, non sarebbe stata permessa.
Nelle ultime dodici ore, rileva BirdLife Malta, il Governo ha cercato di rafforzare l’organico ma per Steve Micklewright, direttore esecutivo di Birdlife Malta, “il Governo non è affatto preparato ad intensificare i controlli in maniera sufficiente con l’enorme aumento del numero di licenze di caccia primaverile“.
BirdLife Malta chiede ora al Governo di sospendere la caccia primaverile almeno fino a quando si potrà realisticamente dimostrare che essa ha le carte in regola per la corretta applicazione di una deroga alla Direttiva europea sulla protezione degli uccelli.
Intanto, dalle 4.00 di stamani, dunque prima dell’alba, a Malta si spara.
 
GEA PRESS
12 APRILE 2013
 
Turi (BA) – Allarme veleno per cani. Un principio di intossicazione nell’uomo: provoca bruciori e difficoltà visive
La Lega Difesa del Cane: forse sono state trattate con soda caustica. Lunedì le analisi

 
Turi (BA) – Allarme veleno per cani, questa volta più pericoloso del solito. Polpette che sembrerebbero fatte con lo speck ed avvolte con una cordicella di colore blu (nella foto). La segnalazione è arrivata stamani alla Lega Nazionale Difesa del Cane di Turi che ha subito inviato sul posto le sue Guardie Zoofile. Polpette insolite già nella forma, ma la sorpresa più proccupante è avvenuta al momento della manipolazione.
Raccolte con appositi guanti si è subito avvertito il pericolo. “Ho avuto appena il tempo di raccogliere una di queste polpette – riferisce a GeaPress Gaetano Pirulli, Guardia Zoofila della Lega Difesa del Cane – e subito ho avvertito irritazioni agli occhi ed al naso. Mi è iniziata subito a girare la testa ed ho avvertito serie difficoltà visive“. Le Guardie hanno a questo punto chiuso le polpette in un contenitore ermetico ed hanno chiamato la Polizia Municipale.
Stanto quanto rilevato in loco, le polpette ritrovate dovrebbero essere almeno sei, tutte più o meno dalle parti di via Conversano. La preoccupazione delle Guardie, però, è rivolta a quelle che potrebbero essere state rimosse prima del loro arrivo e magari smaltite senza alcuna precauzione. “Bisogna prestare la massima attenzione – aggiunge Gaetano Pirulli – il malessere che ho avverito è stato molto serio“.
Lunedì mattina le Guardie della Lega Nazionale per la Difesa del cane e la Polizia Municipale si recheranno per le analisi di rito, ma il sospetto è che possa essere stata utilizzata soda caustica. Dalle polpette fuoriusciva un liquido giallastro. Forse la reazione tra il grasso dello speck è la sostanza velenosa. Nessun animale deceduto è stato fino ad ora ritrovato. L’invito rivolto  della Lega Difesa del Cane a chi dovesse imbattersi in uno di tali preparati, è di avvisare subito le Forze dell’Ordine.
 
NEL CUORE.ORG
12 APRILE 2013
 
GROTTAGLIE (TA), SEQUESTRATO CANILE CON OLTRE 500 ANIMALI
I carabinieri: è in cattivo stato, molti cani malati
 
Sequestrato il canile comunale di via Oberdan a Grottaglie, in provincia di Taranto. La struttara, affidata in gestione ad un'associazione di volontariato dopo una convenzione stipulata con l'ammininistrazione locale, è stata controllata ieri mattina dai carabinieri del Nas della città jonica, intervenuti insieme al Nucleo investigativo del Corpo forestale dello Stato e al Servizio veterinario della Asl. Secondo le informazioni raccolte, il blitz ha accertato la presenza di numerosi cani detenuti negli spazi comuni fuori dai box o recinti, con condizioni igieniche precarie. L'immobile destinato al presidio medico veterinario era in evidente stato di degrado ed in pessime condizioni strutturali, ammuffito e con parti rovinate dall'umidità.
Nel canile sono presenti oltre 500 cani, per cu i è stato difficile avviare accertamenti sui microchip. Molti animali sono stati trovati malati di leishmaniosi e rogna: è stato richiesto, quindi, l'intervento dei veterinari dell'Azienda sanitaria locale di Grottaglie. Alla fine dell'ispezione sono state ritirate le autorizzazioni per la gestione del canile posto sotto sequestro. Concessa dai militari solo la facoltà d'uso solo per garantire la cura e la custodia degli animali, in attesa di eventuali decisioni alternative dell'autorità giudiziaria.
 
LA REPUBBLICA
12 APRILE 2013
 
Animali nel degrado e malati sigilli al canile di Grottaglie
Blitz dei carabinieri del Nas nella struttura dove erano tenuti oltre 500 cani, molti affetti da leishmaniosi e rogna
 
Carabinieri del Nas e del comando provinciale di Taranto, il collaborazione con Corpo Forestale dello Stato e del Servizio Veterinario della Asl, hanno proceduto al sequestro del canile comunale di Grottaglie, affidato in gestione ad un'associazione di volontariato in base ad una convenzione stipulata con l'ente locale. I controlli hanno evidenziato la presenza di numerosi cani 'detenuti' (e molti ammalati) negli spazi comuni fuori dai box.
L'immobile destinato al presidio medico veterinario, secondo i militari, era in forte stato di degrado e in pessime condizioni strutturali, con presenza di muffe e umidità. Nel canile sono presenti oltre 500 cani, molti dei quali sono risultati affetti da patologie, quali leishmaniosi e rogna. A conclusione dell'ispezione sono state ritirate le autorizzazioni per la gestione del canile. E' stata concessa la facoltà d'uso "al solo fine di garantire la cura e la custodia dei cani, in attesa di eventuali determinazioni - precisa una nota dei carabinieri - dell'autorità giudiziaria".
 
ANSA
12 APRILE 2013
 
Animali: raro 'biancone' ad Albenga
Trovato nell'entroterra, era ferito ad un'ala

 
SAVONA - Un raro esemplare di 'biancone' biancone, un uccello rapace simile al gufo, e' stato soccorso dai volontari dell'Enpa a Castelbianco, entroterra di Albenga.
Era in evidente difficolta' ai margini di una strada di campagna. Una passante ha avvertito l' Enpa, che e' intervenuta.
Il volatile era ferito ad un'ala e disidratato. Il 'biancone' e' tra le specie minacciate di estinzione, anche per il basso tasso riproduttivo. La provincia di Savona e' una rotta di passaggio di questi animali
 
BRESCIA OGGI
12 APRILE 2013
 
Il tasso sceso in paese attirato dalle brioche
VILLANUOVA (BS). L'animale è entrato di mattina in una forneria.
Grande curiosità tra i clienti fino all'arrivo dei forestali

Cesare Mariani
 

Villanuova (BS). È entrata in forneria a metà mattina, infilandosi sotto un mobile tra lo stupore dei gestori del negozio e dei clienti, un po' spaventati per la repentina e inattesa «invasione». Protagonista della fulminea azione, una femmina di tasso che ieri ha deciso di lasciare la tranquillità dei boschi della zona di Prandaglio, per scendere in paese a Villanuova.
IL TASSO, evidentemente disorientato, si è diretto  verso l'abitato e si è probabilmente infilato nel primo spazio che gli ispirava «protezione». I proprietari della forneria non hanno fortunatamente infastidito l'animale e hanno immediatamente avvisato gli agenti della Forestale di Gavardo e le guardie ecozoofile dell'Anpana (Associazione protezione animali natura ambiente) che sono subito intervenute.
Utilizzando un apposito attrezzo munito di laccio, che serve per catturare i cani randagi, il tasso è stato immobilizzato in pochi istanti e portato dal veterinario, che l'ha trovato in perfetta forma. Il giovane esemplare pesa circa 12 chili.
Dopo la visita, l'animale è stato trasportato a Prandaglio dagli agenti della Forestale e liberato nuovamente nel bosco.
La femmina catturata ieri ha avuto una sorte decisamente migliore rispetto all'esemplare maschio che la settimana scorsa, sempre a Prandaglio, è finito sotto un'automobile.
Approfittando della cattura di ieri gli agenti della Forestale di Gavardo cercano di sensibilizzare la popolazione, soprattutto gli automobilisti: «In questo periodo il tasso è in amore e soprattutto i maschi, nella frenetica attività di ricerca delle femmine, si spostano anche ai margini del bosco e attraversano le strade. Per questo gli automobilisti devono prestare molta attenzione e procedere con prudenza e a bassa velocità».
Un altro consiglio riguarda gli animali che, come nel caso della forneria, trovano rifugio negli edifici abitati: «Non cercate mai di catturare un tasso. Le sue "armi" più pericolose sono gli artigli, che possono provocare ferite molto serie. Se venite a contatto con uno di questi animali in un locale chiuso, non avvicinatevi e avvisate la Forestale».
Nella nostra provincia gli esemplari di tassi adulti possono superare anche i 20 chilogrammi di peso.
 
NEL CUORE.ORG
12 APRILE 2013
 
MANTOVA, TRASPORTAVA BOVINO STREMATO: CONDANNATO ALLEVATORE
Due mesi di carcere e stop dell'attività di tre mesi
 
Ha patteggiato due mesi di reclusione e il divieto di svolgere l'attività per tre mesi il rappresentante di un'azienda agricola, imputato di falso ideologico e maltrattamento di animali per aver trasportato un bovino destinato al macello in condizioni gravissime. Lo ha deciso la sezione di Castiglione delle Stiviere del Tribunale di Mantova.
"La vergogna delle mucche a terra trova in questa nuova vicenda giudiziaria l'ennesima censura e condanna di natura etica oltre che economica - dice alla Gazzetta di Mantova Roberto Bennati, vicepresidente della Lav, che si era costituita parte civile nel processo -. Questo sistema di produzione è inaccettabile non soltanto per la sua brutalità, ma per la mancanza del minimo rispetto per gli animali".
L'episodio risale al 7 gennaio di due anni fa, quando la polizia stradale di Legnago, in provincia di Verona, ha fermato il camion diretto al macello Inalca di Castelvetro (Modena), a bordo del quale è stato trovato un bovino ansimante, riverso su un fianco sopra i suoi stessi escrementi e non in grado di muoversi.
"Ci auguriamo - continua Bennati - che questa sentenza sia un monito ai servizi veterinari Asl affinché nei controlli che quotidianamente svolgono negli allevamenti e nei macelli possano adottare una vera e propria 'tolleranza zero' nei confronti di comportamenti che sia la legge, sia la scienza veterinaria libera da qualunque condizionamento di tipo economico, riconoscono come intollerabili per il benessere animale".
 
GAZZETTA DI MODENA
12 APRILE 2013
 
Mucca maltrattata, condanna per un imprenditore agricolo
 
CASTELVETRO (MO) - Due mesi di reclusione e il divieto di svolgere l’attività per tre mesi: è la pena inflitta dalla sezione di Castiglione delle Stiviere del tribunale di Mantova nei confronti del rappresentante di un’azienda agricola imputato di falso ideologico e maltrattamento di animali per aver trasportato in condizioni gravissime un bovino destinato al macello. I fatti risalgono al gennaio 2011 quando la polizia stradale di Legnago, in provincia di Verona, fermò il camion diretto al macello Inalca di Castelvetro, a bordo del quale fu trovato un bovino in terribili condizioni: ansimante, riverso su un fianco nei suoi stessi escrementi, incapace ormai di deambulare. «Ci auguriamo – ha detto la Lav - che questa sentenza sia un monito ai servizi veterinari Asl affinché nei controlli che quotidianamente svolgono negli allevamenti e nei macelli possano adottare una vera e propria tolleranza zero nei confronti di comportamenti che sia la legge, sia la scienza veterinaria libera da qualunque condizionamento di tipo economico, riconoscono come intollerabili per il benessere animale». Il ringraziamento della Lav è andato alla polizia stradale che ha svolto un controllo efficace per accertare gli illeciti.
 
GEA PRESS
12 APRILE 2013
 
Livorno – quattro selecontrollori con i cinghiali eviscerati
Intervento della Polizia Provinciale

 
Si chiamano selecontrollori, ovvero cacciatori abilitati dalle Province alle cosiddette cacce di selezione. Abbattimenti di ungulati ed altri animali, al di fuori dei periodi di caccia.
I fatti sono occorsi verso la metà di marzo ma sono stati resi noti solo ieri. Una pattuglia della Polizia Provinciale di Livorno, nel corso di un normale controllo nel comune di Suvereto località Calzalunga, li ha scoperti in attività di bracconaggio.  Gli Agenti, sentiti degli spari, hanno indossato i visori notturni in dotazione. Ad essere così scoperti sono state quattro persone, tutti selecontrolloti abilitati dalla Provincia, intenti a caricare due cinghiali eviscerati in una macchina.
I quattro sono ovviamente tutti cacciatori con regolare porto d’armi uso caccia. In quel periodo avrebbero potuto cacciare solo caprioli ed invece avevano ucciso due cinghiali già in parte macellati. Questo tipo di caccia era però chiusa dal 31 gennaio.
I quattro selecontrollori sono ora denunciati per avere esercitato in concorso tra loro la caccia in periodo di divieto generale. Ad essere sequestrati, oltre ai cinghiali, anche le carabine munite di ottica.
Ai quattro denunciati la Provincia ha già ritirato l’abilitazione alle cacce di selezione per un periodo di cinque anni. Nulla, tranne superiore intervento dell’Autorità di Polizia, potrà invece essere operato sulla la facoltà di cacciare. La legge 157/92 consente di poter continuare ad essere cacciatore dovendosi registrare la sola possibilità di sospensione della licenza, per un periodo compreso tra uno e tre anni, ma solo a condanna divenuta definitiva. Nel caso di recidiva, e sempre a condanna definitiva, il ritiro.
 
IL GIORNALE
12 APRILE 2013
 
Nella carne islamica scarti da macello
Su 300 macellerie controllate a Milano, 220 avrebbero venduto polpa spacciata per «halal»
Milano - La crisi economica che morde indiscriminatamente tutti i settori non ha lasciato indenni neppure le macellerie islamiche.
 
Enrico Silvestri
 
Un'indagine condotta in città nell'ultimo anno e mezzo ha prodotto lo sconfortante risultato: due su tre non rispettano i precetti Halal. La carne «lecita» infatti richiede un rituale più lungo e complesso e dunque più costoso. Molto meglio acquistare quel che capita e se in mezzo ci sono anche animali decisamente «impuri» pazienza. Per questo ora la Halal International Authority chiede aiuto alle autorità sanitarie locali per poter tracciare i prodotti e poterli classificare «sicuri» per i consumatori che in Italia sono ormai quasi due milioni.
«Noi partiamo dal principio che non deve esserci sangue nel corpo dell'animale, perché è proprio attraverso il sangue che viene trasmessa la maggior parte delle malattie» spiega il presidente di Hia Sharif Lorenzini. E per questo, come del resto nella religione ebraica, l'animale deve essere sgozzato attraverso il taglio netto che di fatto provochi l'immediata perdita dei sensi e quindi una morte priva di sofferenza. «Se soffre l'animale contrae i muscoli e quindi trattiene il sangue. Per questo dobbiamo evitare anche che la bestia veda altre macellazione e si spaventarsi. E deve morire con un colpo netto: due o più tagli significherebbero altra sofferenza. Quindi carne non halal, non lecita. Le macellazioni avvengono tuttavia nelle strutture tradizionali, cambia solo l'addetto all'uccisione che deve essere necessariamente un musulm ano scrupoloso per poter rispettare tutte queste complesse prescrizioni». Ma al momento dei controlli, 220 macellerie islamiche sulle 300 ispezionate a Milano presentavano irregolarità. In alcuni casi si è scoperto nei macinati o negli insaccati carne «impura», vale a dire asino, maiale o altri carnivori. Oppure, attraverso banali controlli sulle bolle di accompagnamento, la presenza di carne macellata in maniera «tradizionale».
«Diciamo che tale irregolarità possono essere motivate con la crisi perché la carne halal è più costosa - prosegue Lorenzini -. E se anche fosse lecita magari è prossima alla scadenza e dunque per noi ugualmente proibita sotto il profilo religioso prima che sanitario. Una scelta assurda, come se un buon musulmano dovesse far caso ai cinquanta centesimi in più o in meno. Per questo chiediamo alle autorità sanitarie maggiore collaborazione per aumentare i controlli. Da parte nostra continueremo a vigilare sui commercianti stilando una lista di quelli sicuri. E infine lanciamo una proposta: i praticanti in Italia sono ormai un paio di milioni. Credo che la grande distribuzione potrebbe aprirsi a questo settore: sarebbe un affare anche per loro, poter offrire ai loro clienti un settore halal».
 
LA NUOVA SARDEGNA
12 APRILE 2013
 
Spedisce per Posta due tartarughe: “Materiale fragile”
 
di Giampiero Cocco
 
TEMPIO (OT) - La primavera risveglia da letargo invernale le testuggini, ma anche il loro “predatore” naturale, l’uomo. L’ultimo ritrovamento di alcuni esemplari adulti di Testudo marginata destinati al commercio clandestino risale ad avantieri, quando un distinto signore sulla cinquantina si è presentato in un mail office di Tempio per spedire due pacchi contenenti, ufficialmente, materiale fragile destinato ad una signora residente a Casal di principe, Campania. La patria del “Clan dei Casalesi”, la cui organizzazione criminale poco ha a che vedere con il traffico di tartarughe, essendo occupata a gestire ben altri spacci, più lucrosi e convenienti sotto il profilo economico. L’impiegato dell’ufficio postale, dopo aver messo da parte le due scatole in attesa di consegnarle al corriere, è rimasto sorpreso e anche preoccupato nel sentire degli strani rumori provenire da queste, oltre a notare una certa vibrazione dei due contenitori. L’uomo ha chiamato le forze dell’ordine e quindi gli agenti della vigilanza ambientale di Tempio, che hanno preso in consegna le due tartarughe (d’età superiore ai vent’anni) che le hanno liberate poche ore dopo in aperta campagna, così come disposto dal magistrato inquirente, il sostituto procuratore della Repubblcia Angelo Beccu, che ha firmato anche un’ordinanza di perquisizione domiciliare da compiere a Casal di Principe, semprechè in quella cittadina ad altissima densità camorristica risieda effettivamente la signora alla quale erano destinati i due pacchi contenenti le testuggini. Nel frattempo gli agenti della vigilanza ambientale di Tempio si stanno preparando per la gigantesca operazione “freedom”, che rimetterà ; in libertà le 42 testuggini messe sotto sequestro, poco meno di un mese fa, nel giardino di una donna che risiede a Rena Majore, il villaggio turistico sulla costa tra Aglientu e Santa Teresa di Gallura. In quella occasione i rangers avevano contestato alla donna la detenzione illegale di animali protetti da convenzioni internazionali, notificandole la salatissima multa di 148 mila euro. Il 16 aprile prossimo le 42 tartarughe verranno rimesse in libertà in diverse zona della Gallura, e i loro primi passi da animali liberi saranno ripresi dagli operatori di una televisione del cantone italiano della Sizzera, che dal Ticino invierà una giornalista che si occupa di ambiente e natura. Nel frattempo le iniziative per contrastare il sempre più fiorente traffico di rettili dall’isola verso zone ben determinate dell’Italia e dell’Europa (la Germania, in particolare) vengono portate avanti senza sosta dagli uomini della vigilanza ambientale, consapevoli che questo è il periodo più delicato per le tartarughe, che si spostano alla ricerca del compagno e per deporre le uova. Una migrazione che rende “visibili” le tartarughe, le quali attraversano i sentieri e le strade dell’isola correndo molteplici rischi, tra i quali quello di restare schiacciati sotto le auto o di finire tra le fauci o le mani dei loro “predatori” (naturali o umani), che conoscono a menadito le loro abitudini.
 
IL TIRRENO
12 APRILE 2013
 
Liberato capriolo entrato in giardino
 
CARRARA - Un capriolo, maschio di circa 2 anni, è entrato ieri pomeriggio nel giardino di una casa in via Agricola, passando probabilmente fra le sbarre del cancello. Il proprietario della casa lo ha visto: l’animale era spaventato, cercava di uscire e si lanciava contro la rete di recinzione, rischiando di ferirsi. Il proprietario della casa, ha subito chiamato i vigili urbani che, arrivati sul posto hanno cercato di tranquillizzare il capriolo, che saltava da una parte all’altra molto agitato. Nel frattempo gli agenti hanno avvisato una ditta specializzata, di Viareggio, per il recupero dell’animale. I vigili urbani con grande attenzione sono riusciti a immobilizzare l’animale senza fargli alcun male, e gli hanno messo un telo sul muso per calmarlo. Quando sono arrivati gli operatori della ditta, hanno constatato che l’animale era in salute, in buone condizioni, e così lo hanno trasportato sulle colline verso Santa Lucia, dove è stato rimesso in libertà ed ha potuto riprendere a correre in spazi aperti.
 
L’INDIPENDENZA
12 APRILE 2013
 
PETA, storia degli animalisti che massacrano gli animali abbandonati
Proponiamo in ANTEPRIMA per L’Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell’articolo del Huffington Post, Shocking Photos: PETA’s Secret Slaughter of Kittens, Puppies di Nathan J. Winograd, direttore del No Kill Advocacy CenterAttenzione: Alcune delle foto scattate dall’autore dell’articolo originale e qua riportate potrebbero turbare la sensibilità di taluni lettori. (Traduzione di Luca Fusari)
 
La PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) è un’organizzazione che sostiene pubblicamente di rappresentare gli interessi degli animali e un ​​loro “trattamento etico”. Eppure ogni anno circa 2.000 animali passano attraverso la porta d’ingresso della PETA e pochissimi di loro ne escono vivi. La stragrande maggioranza (il 96% nel 2011) esce dalle porte retrostanti dei loro centri dopo esser stati uccisi, quando il Servizio di Cremazione Animale di Tidewater procede alla regolare raccolta dei loro resti. Nell’attesa di queste visite, i corpi sono stipati nel gigante freezer P ETA installato per questo scopo.
E’ un congelatore che è costato 9.370 dollari e, come la società che incenerisce i corpi delle vittime della PETA, è stato pagato con le donazioni degli amanti degli animali, i quali non avrebbero mai immaginato che i loro soldi donati per aiutare gli animali sarebbero invece stati utilizzati per porre fine alla vita di questi. In effetti, negli ultimi 11 anni, la PETA ha ucciso 29.426 animali tra cani, gatti, conigli ed altri animali domestici. La maggior parte degli amanti degli animali troveranno difficile credere a questo, ma vedere per credere. E se è vero che un’immagine vale più di mille parole, le seguenti immagini ci raccontano chi e che cosa sta davvero dietro alla PETA.
La sede della PETA è situata lungo la strada giustamente chiamata Front Street. Pur sostenendo di essere un’organizzazione per i diritti degli animali, la PETA non crede che gli animali abbiano il diritto di vivere. Invece ritiene che le persone abbiano il diritto di ucciderli, a patto che l’uccisione sia fatta “umanamente”, il che secondo la PETA significa con un loro avvelenamento con una overdose di barbiturici tale da non far soffrire gli animali. Nel 2012, 733 cani sono entrati in questo edificio, 602 di loro sono stati uccisi, solo 12 sono stati adottati. Sempre nel 2012, hanno sequestrato 1.110 gatti e 1.045 di loro sono stati eliminati, mentre 7 di loro sono stati adottati. Presero anche altri 34 animali da compagnia come i conigli, di cui 28 furono messi a morte, mentre solo 4 vennero adottati.
Un cassonetto da supermercato è pieno di sacchetti di immondizia. Quando gli agenti di polizia vi hanno guardato dentro hanno trovato i corpi di animali morti, animali uccisi dalla PETA, che la PETA invece in pubblico descrive come esseri «adorabili e perfetti». Un veterinario che ingenuamente ha consegnato alla PETA alcuni dei suoi animali, pensando che questi avrebbero trovato grazie ad essa nuove case, ha poi esaminato gli altri cadaveri ritrovati nei sacchi, testimoniando come questi fossero «sani e adottabili» prima del loro decesso. Una gatta e i suoi due cuccioli, tutti perfettamente sani e adottabili e nessuno in pericolo di essere uccisi fino a quando non furono dati in affido alla PETA da un veterinario che stava cerc ando di trovare loro casa, il quale ricevette rassicurazioni che non avrebbero avuto alcun problema nel venir presi in custodia dai dipendenti PETA. Dopo che la PETA mentì a lui, la madre con i suoi cuccioli affidata alle loro cure, secondo testimoni, furono uccisi in pochi minuti nel retro di un furgone. Il kit da campo della PETA per le uccisioni è stato trovato dalla polizia nel retro del furgone della morte della PETA a Ahoskie in Carolina del Nord. Un detective della polizia di Ahoskie vestito con una tuta ignifuga si prepara a seppellire un cucciolo ucciso dalla PETA. Questo cucciolo e altre decine di altri animali, tra cui gatti e gattini, sono stati trovati dalla polizia nel giugno del 2005, dopo che i dipendenti PETA li ebbero gettati in un bidone della spazzatura in Carolina del Nord. Cuccioli uccisi dalla PETA nel retro di un furgone, in un macello su ruote finanziato da donatori. Nonostante i 35 milioni dollari di entrate annuali e i suoi milioni di membri “animalisti”, la PETA non prova nemmeno a trovare loro delle case. La PETA non ha tempo per le adozioni, non fa promozione alle adozioni, non ha un piano di adozione, ma è registrata nello Stato della Virginia come una «associazione umana» o come «rifugio per animali».Secondo i rapporti di ispezione da parte del Dipartimento dell’Agricoltura della Virginia, l’impianto della PETA «non contiene sufficienti stabulari per ospitare regolarmente il numero di animali ogni anno segnalati come presi in custodia … Il rifugio non è accessibile al pubblico, promosso o impegnato negli sforzi di facilitare l’adozione di animali presi in custodia».
Le ispezioni di routine spesso hanno trovato che «nessun animale era ospitato nella struttura» o nel migliore dei casi che «pochi animali erano in custodia», nonostante migliaia di loro siano annualmente dati in custodia alla PETA. Dal momento che essi ne prendono migliaia ogni anno, dove sono? «Il 90% [degli animali] hanno subito l’eutanasia entro le prime 24 ore di custodia», secondo l’ispettorato del Dipartimento dell’Agricoltura della Virginia. Come potrebbe la gente adottare animali dalla PETA quando uccidono quelli che acquisiscono in pochi minuti senza mai renderli disponibili per l’adozione?. Come può la gente adottare gli animali quando non hanno tempi di adozione, non fanno promozione all’adozione e non mostrano gli animali per l’adozione, decidendo di ucciderli senza fare tutto ciò?. Infatti, alla domanda di un giornalista su quali siano gli sforzi che fanno per gli animali, la PETA non ha rilasciato commenti. Una cartolina scritta e firmata da Ingrid Newkirk, fondatrice della PETA, ammette che la PETA non crede che gli animali abbiano il diritto di vivere, questo nonostante la percezione pubblica che la PETA sia una organizzazione per i “diritti degli animali”. Il diritto alla vita è il più fondamentale di tutti i diritti. E’ fondamentale perché senza di esso altri “diritti” non sono possibili. Come può essere garantito agli animali il ​​diritto al cibo, all’acqua, al riparo e alla protezione, quando essi sono negati dalla loro uccisione?. Molti amanti degli animali, che hanno pubblicamen te condannato la PETA per le loro uccisioni, hanno ricevuto una lettera dal dipartimento legale della PETA minacciandoli di cause legali. Tuttavia, poiché una causa permetterebbe di citare gli impiegati PETA passati e presenti sotto giuramento, con le loro testimonianze sulla realtà orribile di ciò che è accaduto e sta accadendo nelle sedi PETA, è poco probabile che la vuota minaccia della PETA trovi mai un seguito.
I loro avvocati finanziati dai donatori sguainano le sciabole ma sanno di avere molto più da temere dalla divulgazione al pubblico che ne deriverebbe dalla causa dei sinceri animalisti, i quali divulgando le minacce e le intimidazioni provenienti dalla PETA, coraggiosamente auspicano che le atrocità della PETA contro gli animali possano terminare. Quando si dona alla PETA non solo si finanzia l’uccisione di animali ma si stanziano fondi per intimidire gli amanti degli animali.
Non solo la PETA uccide gli animali ma difende anche le altrui uccisioni di animali. Questo è un gattino morto in un rifugio a Houston dopo che il personale lo ha “perso”. Quando è stato trovato era prossimo alla morte. Le sue ultime ore furono di sofferenza. I funzionari di Houston, candidati alla custodia, hanno una storia di violenza, una storia di comportamenti criminali e il più basso grado di predisposizione urbana nelle prove attitudinali nel badare agli animali. Quando sono stato assunto dal Dipartimento della Salute di Houston per valutare il rifugio, il mio consiglio per quanto riguardava il personale è stato quello di licenziare le persone che maltrattano gli animali e assumere coloro che si prendono cura di loro. La PETA ha difeso que sto rifugio sollecitando i funzionari del governo a non ascoltarmi. A una cucciola morta di parvovirus nel rifugio di Houston non è stato dato alcun morbido conforto su cui sdraiarsi, come la sua stessa urina su di essa testimonia. Qua lei sdraiata non è in grado di tenere la testa in alto da sola per il freddo, in una sterile gabbia di acciaio inox, senza ricevere le necessarie cure veterinarie. Altri rifugi hanno un migliore tasso di cura dei cani con parvovirus, del 90%. In una lettera al direttore del giornale di Houston, la PETA ha pubblicamente difeso questo rifugio, sollecitando gli houstoniani a rifiutare il mio consiglio sulla necessità di una riforma e come farla. La soluzione della PETA: gatti “selvatici” morti in un rifugio. La PETA in Florida è stata sconfitta con succes so dalla SB 1320, una legge che ha chiarito che i programmi non letali per la sterilizzazione e il rilascio di gatti selvatici, piuttosto che la loro uccisione, sono legali in Florida. Mentre i rifugi e i dipartimenti di salute in tutta la nazione abbracciano programmi di cattura neutra e rilascio, la PETA rimane una avversa sostenitrice di questa umana alternativa non letale, sostenendo che i gatti selvatici sani dovrebbero continuare ad essere uccisi, sollecitando i loro sostenitori nel portarli ai rifugi e inducendo i veterinari ad agire in tal senso. Il sito PETA afferma che, «la scelta più compassionevole è l’eutanasia dei g atti selvatici. Potete chiedere al vostro veterinario di fare questo o se il vostro rifugio locale utilizza una iniezione di sodio pentobarbital, di portare i gatti lì». Questo uso nei rifugi di «una iniezione di sodio pentobarbital» per uccidere i gatti davanti ad altri gatti, mentre cercano di opporre resistenza, ha spaventato gli altri ancora vivi, i quali hanno urinato e defecato in tutto il canile per la paura. Ecco come i gatti selvatici terrorizzati si comportano nei rifugi. A quanto pare per la PETA, questo è come dovrebbe essere. Un gatto, in un rifugio di King County nello Stato di Washington, che implora per il cibo e l’acqua. I gatti in infermeria non sono stati alimentati e dissetati per un fine settimana di vacanza di tre giorni e le loro due ciotole per il cibo e l’acqua sono vuote. Anche se il personale è stato assegnato al rifugio, i supervisori e il personale hanno invece scelto di socializzare tra loro. Sono stato assunto dal Consiglio di King County per valutare il rifugio, il mio consiglio: assumere dei supervisori che non facciano parte dello stesso sindacato, in modo da eliminare i conflitti di interesse. A tutto il personale dovrebbe essere data una lista di controllo dei compiti assegnati, e le autorità di vigilanza dovrebbero verificare se tali funzioni sono state fatte. In una lettera al Consiglio di King County, la PETA ha suggerito ai funzionari di non ascoltarmi perché ero «radicale».Se la PETA avesse avuto via libera, questo cane sarebbe stato ucciso in ogni rifugio in America, perché qualcuno sostiene che sembra un “pit bull”. Secondo Ingrid Newkirk, un numero crescente di rifugi stanno attuando politiche che vietano l’adozione di pit bull, richiedendo la loro uccisione automatica, e la PETA «sostiene tale politica sui pit bull».Dopo aver terminato l’anno salvando il 98% dei gatti e il 94% dei cani, il quarto anno la Shelby County in Kentucky ne ha salvati il 90%, annunciando che gli spazi erano affollati e che avrebbero cominciato a uccidere animali. Ancora una volta, come hanno fatto tante volte in precedenza, la Shelby County No Kill Mission, un’organizzazione privata responsabile, dedicata a garantire che la Shelby County fosse rimasta senza uccisioni, è intervenuta e la “crisi” è stata evitata, riducendo la popolazione attraverso il loro salvataggio, promuovendone l’adozione.
A differenza della Shelby County No Kill Mission, la PETA ha dato una mano ai funzionari, ma non per contribuire a salvare gli animali. La PETA non si chiede che cosa si potrebbe fare, con i loro 35 milioni di dollari all’anno di fatturato e milioni di membri animalisti, per aiutare a salvare gli animali minacciati di morte, come i loro donatori e sostenitori si attendono. Non si sono offerti di aiutare la Contea e il rifugio nel trovare case, costruire canili e pensioni temporanei per animali, nelle adozioni o anche solo garantire un aiuto agli animali del Kentucky bisognosi. Invece, la PETA ha inviato alle autorità della Shelby County e ai funzionari del rifugio un pacco dono con una nota, ringraziandoli per la loro decisione di ricominciare a ucciderli di nuovo dopo quattro anni. «Graz ie per aver fatto la cosa giusta» firmato PETA.
Queste immagini rivelano la verità sulla PETA, una realtà che è profondamente in contrasto con la percezione del pubblico su tale organizzazione come un gruppo radicale per i diritti degli animali. In pratica la PETA è l’equivalente funzionale di un macello,  i loro sforzi sono atti a minare il lavoro di salvataggio degli animali da parte degli amanti degli animali in tutto il paese; servono riforme urgenti e necessarie per i diritti di cani e gatti senza casa nella nostra nazione.
Difendono rifugi inospitali e crudeli politiche di uccisione, invocano la morte di alcuni gruppi di animali che entrano in essi iniettando ogni anno a migliaia di loro dosi letali di veleno, queste azioni non sono solo in contrasto con la missione di una organizzazione per i diritti degli animali, ma esse ne sono l’antitesi. Solo una domanda rimane: perché qualcuno sta ancora donando alla PETA?.
FOTO
 
IL JOURNAL
12 APRILE 2013
 
Il ritorno della gallina carnivora. Farine animali di nuovo lecite nei mangimi
 
“Il ritorno della gallina carnivora” sembra il titolo di un filmetto dell’orrore di serie C. E’ invece il succo di una decisione dell’Unione Europea: dal primo giugno è di nuovo possibile impiegare come mangimi zootecnici le farine animali, ossia i sottoprodotti della macellazione trattati ad alta temperatura.
Le farine animali erano state bandite per via della “mucca pazza“. La malattia uccise negli ultimi anni del Novecento circa 190.000 bovini (la maggior parte in Gran Bretagna) e centinaia di persone che avevano consumato carni infette.
C’è comunque una differenza rispetto alla situazione pre-mucca pazza: i ruminanti (bovini, ovini, caprini) non potranno essere ridotti in farina e continueranno a non mangiare farine animali.
La trasformazione in farina e il consumo di farina riguarderà solo le altre specie (pollame, pesci, maiali), con una limitazione: vietato il cannibalismo. Non di potrà cioè dare da mangiare ad un animale i resti dei suoi simili. Ma le galline e i maiali, poveretti, si ritroveranno trasformati per legge in animali carnivori.
Dalla “mucca pazza” in poi sono state lecite le sole farine di pesce utilizzate nell’acquacoltura: in pratica, pesci dati in pasto ad altri pesci. Per avere un’idea di quanto sia vasto il business aperto dalle nuove norme europee, leggete queste righe tratte da Sicurezza Alimentare, il blog dell’Unione italiana consumatori. Il neretto è mio.
Le farine animali si ottengono trattando termicamente ed essiccando i tessuti di scarto della macellazione degli animali. Si tratta di tessuti cartilaginei, ossei, sangue e organi che normalmente non vengono consumati a scopo alimentare dall’uomo e che rappresentano circa il 50% del peso dell’intera carcassa degli animali macellati.
(…) Attualmente questi scarti vengono lavorati da aziende specializzate e trasformati in farine, che vengono distrutte mediante incenerimento o, in alcuni casi, utilizzate come combustibile per centrali termiche o altre attività industriali
Il morbo della mucca pazza, ma sarebbe meglio parlare di BSE, è una malattia degenerativa del sistema nervoso. Si diffuse fra le vacche, inglesi e non solo, quando divenne d’uso comune integrare la loro dieta con farine animali, comprese quelle derivate dalle pecore affette da una malattia chiamata scrapie.
Il salto di specie e il contagio avvennero attraverso la catena alimentare. Oltre 200 persone in tutto il mondo sono morte per la variante umana della malattia, il morbo di Creutzfeldt-Jakob.
L’agente infettante fu identificato come un prione. Il link conduce ad una pagina del ministero della Salute in cui si spiega che le malattie trasmesse dai prioni hanno un lungo periodo d’incubazione.
Non a caso al centro dell’epidemia furono le vacche da latte, che sono considerate produttive – e dunque vivono – fino a 11-12 anni. Maiali, pesci, polli arrivano alla macellazione nel giro di pochi mesi. Riporto quanto ha scritto sul suo blog Enrico Moriconi, veterinario e dirigente del Servizio sanitario nazionale, quando ha cominciato a prender forma il ritorno delle farine animali nei mangimi:
Può preoccupare che si dia per scontata l’assenza della sindrome [la BSE, ndr] in altre specie, ad esempio i suini che sono molto simili all’uomo, tanto da venir usati come modello per gli esperimenti sul trapianto di organi.
Se è vero che la BSE non si è mai riscontrata in quella specie, è altrettanto vero che è quasi impossibile vederla, perchè i maiali hanno una vita troppo breve, ma ciò non toglie che potrebbero ospitare l’agente infettante. Non si considerino poi i polli che nei 40 giorni circa di vita non possono certo manifestare alcunchè.
 
GIORNALETTISMO
12 APRILE 2013
 
“Carne di cani e gatti nei cibi confezionati”
Carne di cane e gatto nei cibi confezionati. L’allarme parte dalla Coldiretti e ne parla oggi Libero, nell’ambito della richiesta di controlli su 62mila tonnellate di carne importate dal’Olanda
 
L’inchiesta è scattata nell’ambito dei controlli sul caso della carne equina spacciata come carne di manzo che ha coinvolto la Findus, l’Ikea, la Nestlè e che è diventata una piaga continentale. Sono sedici i Paesi coinvolti, quattro quelli che indagano: per ora sono stati arrestati solo i tre dirigenti della Farmbox Meats Ltd, aLlandre, nel Galles.Ma con quest’altro allarme partito dall’Olanda ora lo scandalo ha fatto un salto di qualità.
A rivelare che dietro quella dicitura burocratica – «carne non identificata», per l’appunto – potrebbero celarsi cani e gatti è stata la Coldiretti:
…che chiede immediati controlli sulle oltre 62mila tonnellate di carne che l’Olanda ha esportato nel 2012 in Italia. «La decisione dell’autorità arriva dopo l’allarme della Bbc sulla presenza di carne non identificata in cibi da asporto» sottolinea Coldiretti «e soprattutto dopo le voci, non ancora confermate, sull’uso di carne di cane e gatto morti proveniente dalla Spagna e rivenduta in Olanda e forse usata, oltre che per la preparazione di prodotti per l’alimentazione animale, anche per la preparazione di piatti a base di carne macinata come polpette. È uno scandalo senza precedenti, di fronte al quale l’Europa mostra la sua inadeguatezza, e che ha evidenziato la presenza di un giro vorticoso di partite di carne che si spostano da un capo all’altro dell’Europa attraverso intermediazioni poco trasparenti».
 
LA STAMPA
12 APRILE 2013
 
Il risparmio intelligente sui cibi per animali
Mantenere un animale domestico può risultare dispendioso, ma alcuni acorgimenti permettono di risparmiare senza rinunciare alla qualità
 
Se , da una parte, il desiderio di avere un animale domestico rappresenta un pensiero gioioso e divertente, dall’altro, occorre ricordarsi che anche un piccolo cucciolo comporta alcune spese per il mantenimento che possono pesare sul bilancio familiare. Per questo, i 10 milioni di famiglie italiane saranno interessate a sapere che è possibile risparmiare sul cibo dei loro amici quattro zampe.
Ecco un piccolo vademecum: Scegliere cibi secchi come i croccantini che contengono i nutrienti essenziali per l’alimentazione dell’animale e non hanno una scadenza breve Leggere gli ingredienti per comprare solo cibo che non contiene conservanti Acquistare online o all’ingrosso di cibi per animali, il quale vende al dettaglio Confrontare i prezzi in vari negozi Cercare gli sconti e le promozioni mediante volantini pubblicitari o internet Informarsi in siti web, dove la scelta per il cibo ideale è molto più ampia Comprare in quantità elevate per risparmiare nel tempo Ovviamente, il cibo, specie se acquistato in grosse quantità, va conservato nel modo più corretto, ovvero contenuto in barattoli di vetro o in particolari barattoli a chiusura ermetica che permettono di conservarne la freschezza e il gusto. Inoltre, è sempre utile chiedere informazioni al proprio veterinario di fiducia, che sapranno dare i consigli migliori per garantire agli amici animali una lunga e sana vita, anche dal punto di vista della nutrizione.
Quando si acquista il cibo dedicato a cani, gatti e affini, occorre prestare attenzione alle etichette delle confezioni,  ma anche cercare di scegliere cibi il più possibile naturali. Inoltre, anche se la tentazione di dar loro gli avanzi del nostro pranzo è forte, è ben e ricordare che non sempre si può, poiché ci sono cibi che fanno male all’organismo degli animali.
Ci sono comunque alcune norme che devono essere osservate da chiunque possegga un animale: prima di tutto è di primaria importanza il microchip, ovvero la carta d’identità divenuta ormai obbligatoria  anche per evitare io randagismo e risalire facilmente al proprietario. Per quanto riguarda le spese sanitarie, è bene sapere che si può detrarre dall’Irpef il 19% delle spese veterinarie.
( LuxRevolution.com)  A cura di Thinklux  
 
IL FATTO QUOTIDIANO
12 APRILE 2013
 
In Cina i cani li ammazzano
 
di Fabio Balocco
 
Il video che potete vedere in fondo a questo post fa venire i brividi e francamente non so se consigliarvi di vederlo. Magari limitatevi a leggere queste righe.
I massacri di animali sono aumentati in tutto il mondo grazie al presunto benessere. Dalle mucche, ai polli, dai pesci, ai maiali. Ai cani, sì, anche ai cani.
In Cina 30.000 cani vengono uccisi ogni giorno per sfamare (?) una parte della popolazione. Vengono rinchiusi spesso in piccole gabbie in cui non si possono nemmeno muovere e dove sanno (perché lo sanno) la fine che li aspetta. Prima le bastonate per stordirli, poi il taglio della gola. Infine il corpo esanime viene scuoiato e il corpo bollito. E parte dei cani parrebbero addirittura essere stati oggetto di furti mirati presso famiglie!
Non è la prima crudeltà che si sente perpetrata sul suolo cinese a danno degli animali. Del resto, la Cina non ha una legislazione sulla loro tutela. Protegge rigidamente i panda ma solo perché le portano soldi, e tanti. Non è la prima volta, dicevo, basta pensare alle fattorie della bile e agli orsi della luna, che pare stiano per chiudere ma solo perché le sevizie sono venute alla luce.
La strage dei cani ricorda tragicamente quella dei cani ucraini, rimanda al massacro dei cuccioli di foca, alle stragi di delfini alle Isole Faroe o a Taiji, o più semplicemente agli allevamenti intensivi: “per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”.
E nello stesso tempo, nel mio piccolo, rimanda alla questione del lavoro purchessia, di cui ho parlato in un precedente post. È un lavoro anche questo, quello di uccidere migliaia di animali, anche l’amico dell’uomo.
VIDEO
 
NELCUORE.ORG
12 APRILE 2013
 
CARNE DI CANE E GATTO IN OLANDA, ENPA: CONTROLLI A TAPPETO IN ITALIA
L'appello lanciato al ministero della Salute
 
"Siamo preoccupatissimi per l'allarme lanciato in questi giorni in Olanda sul possibile uso di carne di cane e di gatto per confezionare alimenti destinati al consumo umano". Lo rivela l'Enpa che ha deciso di chiedere al ministero della Salute e ai carabinieri del Nas controlli a tappeto per verificare se i cibi destinati all'uomo e agli animali vengano prodotti a norma di legge. "Se già non fosse bastata questa preoccupantissima deriva delle filiere del cibo industriale che hanno recentemente frodato i cittadini inserendo carne di ogni specie animale - tra cui anche il cavallo -, ora si aggiungerebbe un ulteriore e grave reato: quello dell'utilizzo di specie di animali d'affezione", continua la nota della Protezione animali. Che prosegue così: "Evidentemente il problema non è specista e se s ia etico o meno il consumo di una mucca piuttosto che di un cavallo, ma di un'evidente e gravissima violazione delle normative vigenti nel settore alimentare. Abbiamo il fondato sospetto che gli stessi 'ingredienti' siano utilizzati presumibilmente anche per la produzione del pet food, come già scoperto in passato negli Stati Uniti per prodotti importati anche in Europa".
"Il dilagare degli 'scandali alimentari' - aggiunge il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri – dimostra che questo tipo di frodi è solo uno degli aspetti di una problematica più generale: l'uccisione di animali per soddisfare il nostro presunto fabbisogno alimentare. Dire di no alla carne è l'unico modo per salvare la vita a milioni di esseri viventi e risparmiare loro terribili sofferenze. Dire di no alla carne, inoltre, è lo strumento più efficace non solo per prevenire le cause della contraffazione ma, come dimostra la letteratura scientifica, per garantire a tutti noi un'alimentazione più salutare, più sostenibile dal punto di vista della gestione delle risorse, meno inquinante e accessibile a tutti gli abitanti del Pianeta".
 
NEL CUORE.ORG
12 APRILE 2013
 
USA, TAGLIA DI 33 MILA $ SUL RAMBO CHE HA COLPITO L'ELEFANTESSA
L'animale è salvo, grande indignazione sui media
 
E' arrivata a 33 mila dollari la "taglia" per informazioni utili all'arresto dell'anonimo che martedì scorso ha sparato, di passaggio su una Ford bianca, ad un'elefantessa asiatica di 39 anni, di nome Carol, accampata con il resto del circo Ringling a Tupelo, 36 mila abitanti, nello stato americano del Mississippi.
Parecchi testimoni hanno visto l'auto al momento in cui il colpo è stato sparato nell'area di sosta. La pallottola ha centrato Carol tra l'orecchio e la scapola, aprendo un piccolo foro nella spessa pelle dell'animale. Per un elefante roba da poco, ma la scarsa entità del danno nulla toglie alla gravità del gesto.
Alla taglia hanno contribuito il circo stesso (10 mila dollari), il servizio federale della pesca e della fauna selvatica (10mila), Peta (5 mila) ed altre associazioni.
La notizia è rimbalzata su tutti i principali media americani, suscitando grande indignazione. Negli ultimi due secoli è accaduto che elefanti fossero uccisi negli Stati uniti da plotoni d'esecuzione, o per strangolamento o avvelenamento o addirittura, nel 1903, con una specie di "sedia elettrica" messa a punto da Thomas Edison (l'orribile filmato d'epoca è visibile su http://www.youtube.com/watch?v=HMmslGfaNls). Ma bisogna risalire agli inizi del secolo XIX, tra i primi arrivati nel Nuovo Continente, per trovare un paio di casi di elefanti uccisi da "pistoleri" improvvisati.
 
YAHOO NOTIZIE
12 APRILE 2013
 
Hawaii, papera domestica in borsa: uomo fermato a ingresso tribunale
 
Honolulu (Hawaii, Usa) - La macchina a raggi X del tribunale di Honolulu, nelle Hawaii, ha rilevato movimento nella borsa di un imputato, arrivato nella sede della corte per un'udienza. L'uomo, Michael Hubbard, si era inizialmente rifiutato di aprire la valigetta, ma alla fine ha mostrato agli agenti il suo contenuto: una bottiglia di birra e una papera viva. Quando i poliziotti gli hanno spiegato che l'animale non poteva essere portato all'interno, l'uomo ha chiesto loro di occuparsene mentre lui era impegnato durante l'udienza. "Consigliamo alle persone di non portare i loro animali in tribunale", ha detto Toni Schwartz della polizia, aggiungendo: "Potete crederci o meno, ma non è una cosa rara, molte persone lo fanno". Solo che di solito si tratta di cani.
 
ARTICOLO TRE
12 APRILE 2013
 
Ragazza arrestata per aver fatto sesso con due cani
 
Redazione - Una giovanissima donna dell’Arizona (USA) è stata arrestata con l’accusa di aver avuto dei rapporti sessuali con due cani di sua proprietà.
Protagonista della squallida vicenda è Brittany  Angelique Sonnier, 20 anni, accusata di aver praticato letteralmente “sesso vaginale e orale con due cani” a Lake Havasu City, secondo quanto riferito dal sergente di polizia Joe Harrold. 
Sembra che l’esperienza zoofila regalasse emozioni uniche alla giovane Angelique.
La vicenda è diventata di pubblico dominio quando la ventenne ha deciso di raccontare le sue performance con i cani al suo fidanzato, probabilmente nella convinzione che anche lui avrebbe voluto condividere quell’esperienza.
Per tutta riposta, il ragazzo inorridito ha invece chiamato la Polizia che, nel clamore dei media, lo scorso 20 novembre ha arrestato Angelique con l’accusa di aver commesso un crimine contro natura.
 
LA NAZIONE
13 APRILE 2013
 
Cani prigionieri nella baracca in fiamme: salvati da morte certa
Firenze, l'eroico intervento dei vigili del fuoco
Una storia a lieto fine: una vera e propria corsa contro il tempo
 
Firenze - L'intervento eroico dei vigili del fuoco ha salvato due cani dalla morte: gli animali erano intrappolati in una baracca andata in fiamme a Rovezzano. Grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco, i due quattrozampe sono stati messi in salvo. L’intervento ha causato ripercussioni al traffico nella zona di via Aretina. Una bella storia con gli animali protagonisti, una storia a lieto fine per i due cani. Sono intervenuti anche i carabinieri.
FOTO
 
GEA PRESS
13 APRILE 2013
 
LODI – Sequestro di cuccioli provenienti dall’est Europa
Intervento della Polizia di Stato. Presenti Striscia la Notizia e le Guardie Leidaa
 
L’intervento è avvenuto alle ore 14.00 di ieri nel centro abitato di Sordio, in provincia di Lodi. A quanto pare una segnalazione di un probabile commercio di cuccioli avvenuto in maniera non regolare. Ad intervenire sul posto personale della Questura di Lodi, della Sezione della Polizia Stradale, ed i Veterinari della ASL territorialmente competente.
L’intervento sarebbe avvenuto all’interno di un negozio di animali. Solo uno dei cuccioli, nel momento in cui la Polizia è intervenuta, sembra essere stato ancora nel furgone.
In totale 23 cagnolini appartenenti a varie razze da compagnia tra cui alcuni bull dog. Tra questi due cuccioli che sembravano in condizioni non ottimali.
I cani viaggiavano forniti della documentazione sanitaria prevista dalla legge ma l’ipotesi investigativa è che l’età dei cuccioli sia stata inferiore ai 90 giorni stabiliti per legge. Il furgone proveniva dalla Slocacchia ed era guidato da due cittadini di quel paese. Al suo interno le gabbie per i cagnolini, anche se il mezzo potrebbe essere risultato non idoneo al trasporto.
Il Magistrato di turno ha così disposto il sequestro ed il contemporaneo affido che, secondo indiscrezioni pervenute a GeaPress, avrebbe interessato l’associazione Leidaa presieduta dall’ex Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Sembrerebbe, a questo proposito, che sul posto potesse esservi la stessa parlamentare oltre che il responsabile del Servizio Vigilanza della Leidaa Antonio Colonna. Un esperto del settore e già intervenuto con numerosi altri sequestri. Nel corso dell’intervento di ieri sarebbe stato presente Edoardo Stoppa e la troupe di Striscia La Notizia.
Per i trasportatori la denuncia per la violazione della cosiddetta “legge cuccioli”, mentre gli inquirenti stanno ora valutando la posizione del negoziante, ovvero se deve ritenersi parte lesa o parte in causa.
 
CORRIERE DELL’UMBRIA
13 APRILE 2013
 
Umbertide (PG), interiora di animali trasportate in un camion carico di frutta
La stradale ha controllato il tir diretto a Palermo, sul posto anche gli uomini dell'Ausl. Pioggia di multe e autista nei guai
 
Interiora animali trasportate insieme alla frutta. La scoperta è stata fatta dalla polizia stradale di Città di Castello. Durante un controllo ad Umbertide gli agenti hanno beccato un tir diretto a Palermo carico di viscere animali, stipate in alcune ceste. Figuravano come trippa bovina ma in realtà erano vere e proprie frattaglie. Anche la frutta fresca "viaggiava" senza alcun tipo di documentazione sanitaria. 
Condizioni igieniche sotto la lente Da qui la chiamata all’Usl che ha constatato le condizioni igieniche della merce e ne ha disposto la distruzione. La frutta, al contrario delle viscere animali, è risultata in regola.Multe e denunce Al conducente, nonché al proprietario del veicolo, sono elevate sanzioni per oltre 3.000 euro, con il fermo amministrativo del mezzo. L'autista del tir è anche denunciato per trasporto di rifiuti pericolosi senza autorizzazioni. 
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LA PROVINCIA PAVESE
13 APRILE 2013
 
Gregge di pecore travolto dal treno

Selvaggia Bovani

 
VIGEVANO (PV) Strage di pecore sulla ferrovia, treno bloccato per quasi due ore. Trentotto pecore, per la maggior parte adulte, sono morte ieri mattina, investite da un treno in transito. Era il convoglio partito da Alessandria per Milano alle 7.35. Passata la stazione Parona, poco dopo le 8.30, ha trovato sul suo percorso gli animali da transumanza. I passeggeri hanno dovuto aspettare per oltre due ore sul treno, ed anche la circolazione ferroviaria ha subito pesanti ritardi. Il treno doveva arrivare a Vigevano alle 8.42, ma è rimasto bloccato in prossimità dell’ex casello 10 fino alle 10.50, mentre la circolazione ferroviaria è stata ripristinata solo alle 11.06. «L’impatto – spiegano i tecnici delle ferrovie – è avvenuto tra il chilometro 9 e 10, il tre no viaggiava ad una velocità di circa 130 km/h. Il macchinista, appena ha visto le pecore, ha tirato il freno a mano, ma a quella velocità era praticamente impossibile riuscire a fermarsi». L’intero gregge, composto da centinaia di esemplari, era in un campo al di là della ferrovia. Qualcuna di loro ha voluto staccarsi dal mucchio e qualcun altra l’ha seguita. È bastato un attimo: lo spostamento d’aria, il rumore del treno, il panico della situazione ha terrorizzato le 38 pecore che non sono riuscite a mettersi in salvo. Poco dopo l’incidente sono arrivati i tecnici dell’Asl ed il medico veterinario. Quasi tutti i 38 ovini sono morti sul colpo, alcuni, invece, sono rimasti in agonia per qualche ora, per poi spirare l’ultimo respiro. Dall’altra parte della strada, è arrivato un gruppo di zingari, arrivati con un camion pretendendo di portar via le carcasse, già poste sotto sequestro. È ; stato necessario l’intervento della polizia locale per dissuadere i nomadi dal loro intento. Il gregge è di proprietà di Roberto Morandi, 40 anni originario di un paesino in provincia di Bergamo. «Faccio questo lavoro da una vita – dice Morandi – sono nato in mezzo alle pecore e non mi è mai capitato un episodio simile. Sono distrutto, oltre al valore affettivo, ci perdo tra i 6 ed i 7 mila euro, solo per il bestiame, più i 2mila euro che mi ha chiesto la società che porterà via le carcasse. Oggi doveva esserci sciopero, pensavo fosse già passato l’ultimo treno. Quando ho sentito che ce n’era uno in arrivo, ho cercato di richiamare le pecore, senza però dare il comando al cane che le avrebbe spaventate di più». Sul posto, intorno alle 11 è arrivata anche la Polizia Ferroviaria di Pavia. Sulla vicenda interviene anche la Lav, la lega anti vivisezione che chiede l’apertura di un procedimento penale a carico del custode delle pecore, «in quanto titolare di una posizione di garanzia nei confronti degli animali di cui è custode».
 
ANSA
13 APRILE 2013
 
Dog sitter senza chiavi, salvati cani
Non e'riuscita a entrare in casa,animali salvati da vigili fuoco
 
MILANO - Aveva il compito di dar da mangiare ai cani della sua amica partita per lavoro, ma quest'ultima ha sbagliato a darle le chiavi di casa e cosi' la dog-sitter e' stata costretta a chiamare la polizia e a far intervenire i pompieri. Non potendo entrare nell'appartamento - e sentendo i cagnolini abbaiare affamati dall'interno - la donna ha chiesto aiuto prima al 113 e poi ai vigili del fuoco che hanno forzato una finestra e recuperato le chiavi in modo da permettere alla donna di accudirli.
 
IL TIRRENO
13 APRILE 2013
 
Dissequestrati alcuni pappagalli dati al Wwf
 
SEMPRONIANO (GR) - Sono state dissequestrati alcuni dei pappagalli trovati dal corpo forestale dello stato a Semproniano nel corso del cosidetto "inventario" degli esemplari custoditi nel centro di recupero degli animali esotici. Lo ha deciso il Tribunale del riesame, che ha accolto in parte le richieste dell'avvocato Roberto Burzi, difensore del responsabile del centro di Semproniano e dell'ufficio del Wwf a Roma. I giudici hanno confermato il sequestro dei documenti sequestrati nel corso delle operazioni di alcune settimane fa ma ha ritenuto sovrabbondante il materiale preso. Pur dichiarando salve e imprescindibili le esigenze di indagine, il collegio ha sollecitato una certa rapidità negli accertamenti in modo da consentire a terzi di rientrare in possesso di quanto sequestrato, sia a Roma, sia a Semproni ano. Il riferimento è ai personal computer (e non certo al contenuto) che una volta restituiti potrebbero consentire agli uffici di continuare a lavorare normalmente. Dal punto di vista del proseguimento dell’indagine, tale raccomandazione potrebbe essere celermente risolta con una copia forense dell’hard disk, da adottare con le opportune garanzie. Per quanto riguarda i pappagalli, quelli sequestrati di iniziativa non hanno ricevuto il visto di convalida dal pm e dunque il Tribunale del riesame ha deciso di conseguenza. Anche a Roma ne è stato sequestrato uno, un Amazona Barbadensis, ma anche questo sequestro non è stato convalidato dal pm. I giudici devono ancora decidere sul sequestro su decreto di 5 esemplari nati in cattività e di iniziativa di 7 esemplari di Rubrogenis (gli atti risalgono al 26 marzo). Due invece quelli dissequestrati.
 
IL GIORNO
13 APRILE 2013
 
Capriolo a spasso ad Albavilla Con un balzo semina gli inseguitori
Dopo aver passeggiato sulla Lecco-Comosi è rifugiato in alcuni box interrati in via Crotto Rosa. Poi si è dileguato lungo la strada che sale verso l’Alpe del Vicerè, finalmente in salvo
 
di Roberto Canali
 
Albavilla (CO) - Panorama mozzafiato a parte deve essere sembrato di stare sulle Dolomiti agli automobilisti che questa mattina, mentre procedevano lungo la Como-Lecco, è capitato di vedersi correre incontro un capriolo adulto, in libera uscita e per di più contromano sulla provinciale.
Avvistato una prima volta nella zona di Tavernerio l’ungulato, una femmina adulta, deve essere disceso durante la notte dalle montagne della Valassina, probabilmente spinto a superare la naturale ritrosia nei confronti dell’uomo dalla fame. A cercare di riportarlo in salvo, in quota, ci hanno pensato gli uomini della polizia provinciale, costretti a un insolito rodeo. Il capriolo infatti non appena si è accorto di essere braccato ha iniziato una folle fuga, prima correndo sulla linea di mezzeria della Como-Lecco, seguito a distanza dagli agenti che con i lampeggianti dell’auto segnalavano alle auto in transito il pericolo, poi tagliando per il centro sportivo fino a raggiungere il centro di Albavilla.
Alla fine l’animale, per nulla spaventato, si è rifugiato in alcuni box interrati in via Crotto Rosa, seguito a breve distanza dagli agenti di Villa Saporiti, che aiutati dai colleghi guardacaccia e dalla polizia locale hanno cercato di sbarrare la strada con le loro auto all’animale, con lo scopo di catturarlo per poi liberarlo in quota. Non ce n’è stato bisogno, alla fine l’animale con un grande salto di oltre due metri ha seminato tutti i suoi inseguitori e si è dileguato lungo la strada che sale verso l’Alpe del Vicerè, finalmente in salvo.
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IL GIORNALE DELLA PROTEZIONE CIVILE
13 APRILE 2013

Non toccare o prelevare i cuccioli di capriolo o daino
La Provincia di Alessandria sta diffondendo l'avviso per chi frequenterà i boschi, le campagne o i luoghi rurali in primavera o in estate, di non toccare o prelevare cuccioli di capriolo o daino che potrebbero sembrare abbandonati. Si rischia di condannarli a morte o cattività
 
Non bisogna toccare o portare via dal loro luogo naturale i cuccioli di capriolo o di daino. E' un annuncio che la Provincia di Alessandria sta diffondendo sul territorio, ma che vale ovunque.
Nel periodo primaverile ed estivo sarà frequente rinvenire nelle campagne, nei pressi dei boschi e dei luoghi rurali cuccioli di capriolo e di daino al riparo tra l'erba. I cuccioli non sono stati abbandonati, è il comportamento naturale di queste specie di animali: la madre, allo scopo di non attrarre possibili predatori, lascia i piccoli in luoghi tranquilli, avvicinandosi esclusivamente per l'allattamento.Se i cuccioli vengono toccati l'odore umano si attaccherà ad essi, impedendone il riconoscimento da parte della madre. Qualora la madre non tornasse entro un ragionevole periodo (sicuramente alcune ore) si può segnalare il ritrovamento al Corpo di Polizia locale della Provincia, alle Guardie Forestali o a qualsiasi altra Forza dell'Ordine, ma assolutamente non bisogna andare a prelevare il cucciolo, pensando di far bene. Una volta sottratto alle cure della madre il piccolo avrà poche possibilità di sopravvivenza o sarà molto difficile reintrodurlo in natura. Nella maggior parte dei casi infatti rischierebbe di dover vivere in un recinto. Interventi del genere infatti vanno operati unicamente da professionisti in materia.
 
ALTO ADIGE
13 APRILE 2013
 
 
In malattia ma andava a caccia: licenziato
Il dipendente, che era a casa per un mal di schiena, avrebbe ammesso la colpa. “Tradito” da un vicino di casa

Massimiliano Bona

 
BOLZANO. Tra pochi giorni sarà licenziato perché è stato sorpreso ad andare a caccia mentre era in malattia. La notizia è trapelata nelle scorse ore ed è stata confermata dal direttore della ripartizione personale della Provincia Engelbert Schaller, che - essendo il procedimento disciplinare ancora in corso - preferisce aggiungere il meno possibile. «Lei cosa avrebbe fatto? Nei giorni scorsi c’è stata la prevista audizione del diretto interessato che sostanzialmente, pur fornendo alcune giustificazioni, ha confermato ogni addebito. Con ogni probabilità applicheremo la sanzione più grave, ovvero il licenziamento. E sono convinto che, questa volta, nessuno avrà nulla da ridire». Neppure i sindacati di categoria, probabilmente, che dopo la vicenda dei tre giardinieri comunali meranesi che hanno patteggiato in tutta fretta un anno e sei mesi per «assenteismo», stanno cercando soprattutto di contenere i danni.
La storia. Del dipendente provinciale in questione sappiamo che non è un dirigente e nemmeno un quadro. Con ogni probabilità si tratta di un operaio o di un impiegato con l’hobby della caccia che questa volta è stato tradito dal desiderio di imbracciare la doppietta nei boschi vicino a casa, in una valle vicina a Bolzano. Il dipendente fannullone pare sia andato dal medico per un problema fisico - c’è chi sostiene si trattasse di un forte dolore agli arti inferiori e chi invece scommette su un mal di schiena cronico - e ha ottenuto, come da copione, un regolare certificato medico che gli consentiva di stare a casa dal lavoro. Fin qui, nessun problema. Nel senso che anche i colleghi e i dirigenti dell’ufficio per cui lavora - non è ancora trapelata la ripartizione alla quale appartiene - si sono limitati a prendere atto dell’assenza per malattia.
La segnalazione. La sfortuna del cacciatore provetto in forza all’amministrazione provinciale è stata che un solerte (quasi troppo) vicino di casa, al quale non stava simpatico, lo avrebbe visto inoltrarsi nel bosco con l’abituale tenuta da caccia. Sapendo che era in malattia ha provveduto ad avvisare la Provincia, ma senza fornire nome e cognome. «Molte segnalazioni - ammette il direttore della ripartizione personale Schaller - sono anonime. In questo caso abbiamo disposto una serie di verifiche che ci hanno consentito di avere conferma che il dipendente in questione andava effettivamente a caccia mentre era in malattia. Di qui la decisione di aprire un procedimento disciplinare che, salvo clamorose sorprese, dovrebbe portare appunto al licenziamento».
I precedenti. Non si tratta, peraltro, della regola ma dell’eccezione. A confermarlo sono le cifre. Nel 2009 i dipendenti provinciali licenziati sono stati 5, nel 2010 a perdere il posto sono stati solamente in 2, mentre nel 2011 siamo saliti a 3. L’ultimo dato del 2012 risale al 31 ottobre: in dieci mesi a perdere il posto sono state due persone. Nel 2013, cacciatore compreso, dovremmo arrivare a due.
 
SAVONA NEWS
13 APRILE 2013
 
L' ENPA rilancia la proposta della spiaggia per cani in ogni comune savonese
Ad oggi otto comuni sono attrezzati per ricevere i quattrozampe: Ceriale, Finale Ligure, Pietra, Noli, Loano, Laigueglia, Alassio ed Albisola mare
 
Un piccolo tratto di spiaggia comunale, libera o a prezzi contenuti, in ogni comune della provincia, accessibile agli animali domestici: è il progetto presentato dalla Protezione Animali savonese ai Comuni costieri, ed all’ Autorità Portuale, proprietaria delle spiagge del capoluogo, quattordici dei quali ancora non ce l’hanno.
L’abbandono di cani e gatti, prima delle vacanze estive, è certamente segno di inciviltà ma è favorito dall’assenza di servizi ed ospitalità nei luoghi di villeggiatura, malgrado le bandiere blu o le certificazioni ambientali di cui ormai si fregiano molti comuni rivieraschi. La realtà è infatti pesante per cane e padrone, con una selva di divieti di accesso in molte zone cittadine ed esercizi commerciali mantenuti da quasi tutte le amministrazioni e malgrado non esistano nella vicina e simile Costa Azzurra.
La proposta, elaborata dai Volontari ENPA, prevede una striscia di almeno dieci-quindici metri di litorale, con distributore di palette e contenitore per la raccolta delle deiezioni, espositore per l’affissione del regolamento della spiaggia e rubinetto per l’acqua.  Le spiagge andrebbero ad aggiungersi alle 11 esistenti in provincia, aperte con la consulenza e grazie all’attività svolta dall’ENPA di Savona, che è riuscita negli anni 90 ad ottenere l’autorizzazione generale ad attrezzare, sulla base di propri progetti, seicento spiagge per cani in tutta Italia. Solo cinque sono quelle comunali, a Ceriale, Finale Ligure, due a Pietra Ligure  e Noli, mentre le private sono sei, tre a Loano, Laigueglia, Alassio ed Albissola Mare; ad Albenga ed Andora dovrebbero aprire, si spera già questa estate, due stabilimenti previsti dalle rispettive amministrazioni comunali; per l‘alto numero di cani, particolarmente necessaria è per Savona, dove l’ENPA spera che Comune ed Autorità Portuale accolgano finalmente  la proposta. Così come si augura che la prossima Amministrazione di Alassio prenda in considerazione il progetto che ha presentato l’agosto scorso, senza riscontro, per la spiaggia libera vicino ai Baba beach.
L’associazione continua inoltre a riproporre la modifica delle micidiali ordinanze di divieto di accesso ai cani in molte zone ed esercizi cittadini della Riviera: aree verdi, giardini pubblici, bar e ristoranti; ed uffici postali, come quello di Loano, dove una cliente con un cane, dopo aver fatto una lunga fila allo sportello senza creare disagio agli altri clienti, è stata allontanata da un impiegato particolarmente nervoso. C.S.
 
NEL CUORE.ORG
13 APRILE 2013
 
MESSICO: "HA ABBANDONATO IL CANE", MA LA DONNA NON E' COLPEVOLE
Il vagabondo Calletano preso in cura dalle autorità
 
Le immagini del video qui sotto sono forti: un cane vagabondo, per strada, che corre a più non posso per inseguire la macchina di una donna, riconoscibile dalle quattro frecce accese. L'uomo che sta riprendendo la scena dalla sua auto è convinto del fatto che la signora abbia cercato di abbandonarlo e la denuncia pubblicando il video in rete. Invece, la verità è un'altra e sono servite le segnalazioni dei lettori per chiarire la vicenda. Il cane, che si chiama Calletano, è un randagio di cui si prendono cura le persone del quartiere. E ha l'abitudine di seguire le macchine di quelli che riconosce. La donna è, quindi, soltanto colpevole di aver aiutato saltuariamente il cane ed è stata ingiustamente accusata. Ora, anche dopo il clamore attorno a questa storia, sono intervenute le autorità locali e hanno deciso di prendere in cura Calletano.
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YAHOO NOTIZIE
13 APRILE 2013
 
Lituania, 23enne vive a casa con 3 cuccioli di puma
 
Klaipeda (Lituania) - Una ragazza lituana di 23 anni sta allevando tre cuccioli di puma nel suo appartamento di Klaipeda, in Lituania. La giovane, Rasa Veliute, fa volontariato nello zoo locale e ha portato i piccoli a casa quattro mesi fa, dopo aver notato che la loro madre li stava trascurando. I cuccioli, che si chiamano Kipsas, Gipse e Kinde, mangiano tanto pollo e hanno fatto amicizia con il cane della Veliute. La legge lituana non vieta di allevare animali selvatici in casa e le autorità dello zoo hanno permesso alla ragazza di occuparsi dei cuccioli. I piccoli, ha spiegato però la giovane, stanno crescendo rapidamente e quest'estate torneranno probabilmente nello zoo.
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ADN KRONOS
13 APRILE 2013
 
Carne cavallo: in Olanda indagine su tre aziende
 
Amsterdam - Le autorita' olandesi stanno indagando sulle attivita' di tre aziende potenzialmente coinvolte in "canali commerciali fraudolenti" in merito alla vicenda della carne di cavallo illecitamente mischiata con quella di manzo. Lo riferisce una lettera dei ministeri della Salute e dell'Agricoltura resa nota oggi. Una delle aziende e' la Willy Selten, gia' comparsa sulle pagine dei giornali per aver dovuto richiamare 50mila tonnellate di carne venduta a partire dal 2011 poiche' l'origine delle derrate non era certificata. L'azienda, secondo la lettera dei due ministeri inviata al Parlamento olandese, ha anche venduto 4mila tonnellate di merci in piu' rispetto ai quantitativi ufficiali.
 
LA ZAMPA.IT
13 APRILE 2013
 
Scoperta una nuova specie di porcospino
Ritrovato in Brasile, il roditore ha spine marrone scuro  e si nutre soprattutto di semi
 
Scoperta una nuova specie di porcospino da un team di ricercatori brasiliani coordinati da Antonio Rossano Mendes, docente di Zoologia all’Università Federale di Pernambuco. Si tratta del «Coendou speratus» rilevato in un piccolo e isolato frammento di foresta nell’area nord-orientale dello stato di Pernambuco. Con appena il due per cento degli habitat nativi della foresta atlantica rimasti intatti, gli studiosi ritengono che l’animale appena scoperto sia già a rischio estinzione. Il porcospino è coperto di spine marrone scuro con punte rossastre, si nutre principalmente di semi ed è noto tra le popolazioni locali come «coandu-mirim» trasformato dai ricercatori in Coeandou speratus, dove l’ultimo termine sta per «speranza» che l’animale riesca a sopravvivere in futuro. I suoi nemici naturali sono predatori di medio-grandi dimensioni, dai felini selvatici come i giaguari fino ai cani addomesticati. Il team ha calcolato che nell’area ci sono circa quattro porcospini per chilometro quadrato e che molto probabilmente il patrimonio genetico di questi animali sia già stato compromesso dalla consanguineità. La specie è stata descritta su “Zootaxa”.  
 
LA PROVINCIA DI LECCO
13 APRILE 2013
 
Mangiare gli insetti si può?
L'Insubria cerca una ricetta
 
VARESE In futuro saranno gli insetti a sfamare il pianeta? Grilli, cavallette, formiche, saranno allevati e commercializzati in Occidente e in Oriente? Il tema è di stretta attualità: ad aprile si svolge a Londra “Pestival 2013” il primo festival dedicato agli insetti come alimento (da “pest”, in inglese, insetto infestante); la Fao - l'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura - finanzia da anni programmi di ricerca in tutto il mondo destinati a promuovere il consumo di insetti, in Olanda un gruppo di ricercatori dell'Università di Wageningen si dedica a questa tematica e la stessa Expo 2015 di Milano è sottotitolata: “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”.
Proprio per parlare di entomofagia (letteralmente “cibarsi di insetti”) arriveranno all'Università dell'Insubria Varese esperti dall'Italia e dal mondo il prossimo 19 aprile per una giornata di studi dal titolo “Entomofagia – Il futuro ha sei zampe. Gli insetti come nuova fonte alimentare: sfida per ricerca, tecnologia e impresa”, organizzata a partire dalle ore 9.30, nell'Aula Magna Porati Granero, della sede di via Dunant 3, a Varese dal Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita dell'Università dell'Insubria, insieme al Cra - Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura di Padova, su iniziativa del Dottorato di Ricerca in Analisi Gestione e Protezione della Biodiversità.
«Nel 2050 saremo nove miliardi e l'incremento della popolazione mondiale pone già oggi il problema di come riuscire a garantire a tutti un equilibrato supporto alimentare. I mari sono sempre meno pescosi, due terzi dei terreni agricoli mondiali sono adibiti all'allevamento di bestiame, responsabile di emissione di gas serra, la cementificazione avanza – spiega il professor Roberto Valvassori, ordinario di Zoologia all'Università dell'Insubria e organizzatore dell'iniziativa insieme al professor Gianluca Tettamanti, associato di Zoologia - è necessario cominciare a porsi il problema della ricerca di fonti alimentari sostenibili per non compromettere irreversibilmente le risorse territoriali, idriche, forestali e del patrimonio complessivo di biodiversità».
Nel mondo si stima che siano circa 1900 le specie di insetti utilizzate abitualmente come alimento in America centrale e meridionale, Africa, Asia, Australia. Gli insetti comunemente utilizzati includono cavallette, grilli, termiti, formiche, coleotteri, falene.
«In Thailandia alcuni insetti vengono considerati una vera rarità, delle prelibatezze, mentre in Occidente e in Italia nello specifico, l'idea di mangiare gli insetti suscita disgusto, ribrezzo» commenta il professor Valvassori. In realtà il tabù gastronomico è già stato fatto cadere in Europa da alcuni cuochi di grido: da Renè Rezdepi, proprietario del Noma di Copenhagen, considerato il miglior ristorante al mondo, al guru gastronomico italiano del momento, Carlo Cracco, sono sempre più numerosi gli chef blasonati che inseriscono piatti a base di insetti nei loro menù.
«Mangiare un cocktail di gamberetti oppure di cavallette non comporta grandi differenze sia dal punto di vista zoologico che nutrizionale - dice Valvassori - soltanto che gamberetti, cicale di mare, ma anche lumache oppure ostriche o cozze o molluschi in genere fanno parte della nostra dieta abituale, invece l‘idea di cibarsi di insetti suscita un impatto emotivo negativo legato a sensazioni di repulsione. Ma gli insetti dal punto di vista alimentare sono molto nutrienti e sono fonte di grassi, proteine e sali minerali».
In tutto il mondo sono pochissimi gli allevamenti controllati di insetti, da qui emerge una serie di problematiche legata alla raccolta indiscriminata dall'ambiente naturale e al tempo stesso si profila una possibilità innovativa di business, sia nel campo della alimentazione umana che della mangimistica. «Attualmente chi si ciba di insetti, o li utilizza come mangime per i propri animali di allevamento, lo fa prelevando direttamente in natura gli insetti, pratica che pone problemi legati al prelievo indiscriminato e alla conservazione – afferma Valvassori - Ancora sono irrilevanti le iniziative di allevamento controllato di particolari specie di insetti per scopi alimentari. L'argomento è però di grandissimo interesse per le notevoli potenzialità che questa pratica potrebbe assumere sia da un punto di vista economico-industriale sia per le positive ricadute a livello ambientale, inoltre allevare insetti è economicamente conveniente: basti pensare che per produrre un chilo di insetti bastano circa due chili di vegetali mentre per un chilo di carne bovina ne servono dieci».
L'obiettivo della giornata seminariale è quello di stimolare la curiosità e l'attenzione degli studenti e dei ricercatori verso un tema che certamente costituirà un terreno fertile per ricerche, innovazione e nuove iniziative imprenditoriali. I relatori presenti al convegno sono esperti di entomofagia a livello nazionale, provenienti da Università e Centri di ricerca italiani e stranieri. Tra i vari contributi vi saranno anche gli interventi del titolare della “Ynsect” azienda francese dedita all'allevamento di insetti, e di uno studente del Politecnico di Milano, che illustrerà la sua idea di creare dei “biscottini” additivati con farine provenienti da insetti da mandare nel Terzo e Quarto Mondo.
 
GAZZETTA DI MODENA
14 APRILE 2013
 
Decapitano due piccoli struzzi e rubano le loro carcasse
 
CASTELVETRO (MO) - Li hanno rubati nella notte e poi decapitati, abbandonando le teste a pochi passi dal resto del branco. Un gesto violento e vile, scoperto soltanto ieri mattina dall’allevatore di struzzi che lavora in via Destra Guerro, a pochi passi dal comando della polizia municipale. L’intrusione è avvenuta con il buio, nessuno poteva notare quella banda che ha agito senza scrupoli. Sapevano bene che lì c’è un piccolo allevamento di animali e sono entrati in azione. Ma non volevano rubarli e basta, probabilmente sono stati attratti dalla possibilità di mangiare oppure piazzare sul mercato la tenera e saporita carne degli struzzi. Non a caso i ladri conoscevano bene le abitudini degli animali, hanno accuratamente evitato di avvicinarsi alle bestie più grandi (il rischio di essere attaccati era troppo elevato), concentrandosi su due piccoli di circa 60 chilogrammi cadauno. E per portarli via non hanno avuto pietà: con una mannaia o un oggetto simile li hanno decapitati per poi trascinarli per alcuni metri - come testimoniano le scie sulla terra - e caricarli su un furgone parcheggiato poco distante. Le teste, invece, sono state abbandonate fino alla scoperta di ieri mattina.
 
ANSA
14 APRILE 2013
 
Avvelenati tre cani in val di Gresta
Due Border Colli sono morti, salvo un Golden Retriever
 
TRENTO - La scorsa notte a Ronzo Chienis, in val di Gresta, ignoti hanno avvelenato, probabilmente con delle polpette, tre cani dei titolari dell'allevamento La Volpe Rossa di Mori. Due Border Collie, che in passato erano stati premiati nei concorsi di agility dog, purtroppo non ce l'hanno fatta, mentre un Golden Retriever, soccorso in tempo, e' salvo.
Indagano i carabinieri di Mori sul movente del gesto.
 
LA NAZIONE
14 APRILE 2013
 
Muore il padrone: e la piccola Lulù non regge all'immenso dolore