aprile 2014
 

ALTO ADIGE
1 APRILE 2014
Cane investito, automobilista non si ferma
 
Bolzano - E’ successo a Bolzano sud. La Lav: «Bacino e zampe fratturate più emorragia interna»
E’ successo di nuovo, dopo la morte della cagnolina Pilù che è stata investita il 2 marzo a Pineta di Laives da un auto pirata, un altro cane è stato investito in zona industriale a Bolzano.
A dare l’allarme sono stati gli stessi padroni del cane.
La famiglia del cucciolo ha raccontato di averlo portato d’urgenza in clinica senza che l’animale venisse soccorso per l’impossibilità di pagare la parcella.
Contattati telefonicamente dai volontari LAV i veterinari sotto la garanzia che le spese venivano pagate dalla stessa LAV e da SOS Ada hanno fatto un passo indietro e quindi il cane è stato soccorso. Lav e Ada spiegano che «il diritto alla vita deve essere garantito per ogni essere vivente, ma purtroppo non è sempre cosi, ci si chiede come si possa non curare un cucciolo di sei mesi in fin di vita, solo perché la famiglia non ha in quel momento i soldi per pagare una parcella». Al cane è stata diagnosticata la frattura del bacino in tre punti, la frattura alla zampa ed una emorragia interna.
 
NEL CUORE.ORG
1 APRILE 2014
 
CAGLIARI, LAV: INACCETTABILE, LA PROCURA SEQUESTRI IL CIRCO MARTIN
La denuncia in un video: "Drammatico ed eloquente"
 
La procura di Cagliari disponga il sequestro urgente degli animali del Circo Martin, costretti a esibirsi in spettacoli "inaccettabili, anacronistici ed etologicamente insopportabili". A chiederlo è la Lega antivivisezione (Lav) del capoluogo dopo "anni di investigazione e denunce per violazioni delle leggi e pareri scientifici". "Le immagini girate durante la recente tournée in Sardegna - afferma l'associazione - sono drammatiche ed eloquenti, e testimoniano le molteplici violazioni" delle linee guida del ministero dell'Ambiente "per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre viaggianti". In particolare un video, disponibile sul canale Youtube della Lav che trovate qui sotto, di cui abbiamo parlato anche in http://nelcuore.org/blog-associazioni/item/cagliari-sequestrati-animali-al-circo-marin.html, documenta in particolare un'esibizione vietata: un cavallo viene portato davanti al pubblico con in groppa una tigre e, in aggiunta, trainando un carretto con sopra un orso, più volte forzato a mettersi a testa in giù. Tigre e orso sono inoltre costretti da una corta catena per limitarne i movimenti spontanei. Lo spettacolo, poi, prevede l'uso di catene e maschere di cuoio sugli animali, che dimostrano procedure di costrizione insopportabile per le caratteristiche etologiche degli animali stessi. Le ultime immagini girate dai volontari Lav di Cagliari "mostrano anche le condizioni di detenzione degli animali nello zoo del Circo: gabbie minuscole e prive di qualsiasi arricchimento ambientale, all'interno delle quali gli animali sono comunque legati con una catena. Preoccupante, per la sicurezza pubblica, l'assenza di protezioni idonee ad impedire il contatto tra i visitatori e gli animali". A supporto della denuncia la Lav ha prodotto anche significativi pareri scientifici da parte di esperti in tema di animali esotici, selvatici e zoo "che confermano la gravità delle condizioni degli animali ritratti nei video".
VIDEO
 
MESSAGGERO VENETO
1 APRILE 2014
 
Trasporto animali la metà è irregolare
 
Si è da poco concluso il lavoro della task force della Polizia Stradale di tutta Italia relativo al controllo sul trasporto degli animali vivi destinati alle tavole italiane. In tutto il territorio nazionale, dal 17 al 21 marzo, circa 550 pattuglie della Polizia Stradale hanno effettuato controlli sui veicoli adibiti al trasporto di animali vivi verso i macelli. Su 1650 veicoli controllati, sono state accertate circa 800 violazioni di cui 150 relative alla normativa sul trasporto degli animali vivi. In Fvg sono stati controllati 86 veicoli e contestate 15 infrazioni.
 
NEL CUORE.ORG
1 APRILE 2014
Bracconaggio – Sempre attivo da nord a sud
Tra gabbie, reti e colla topicida, perdurano le tradizioni venatorie illegali
  
Tre interventi di rilievo, da segnalare nelle ultime ore ed occorsi in diverse regioni italiane.
Il caso più rilevante è occorso a Cimolais in provincia di Pordenone. A distanza di soli pochi giorni un altro cervo è stato ucciso approfittando dell’impraticabilità di molte aree ancora coperte dalla neve e dal fatto che questi ungulati, alla ricerca del cibo, scendono a valle. L’animale, non a caso, è stato trovato alle porte del centro abitato. Un fatto, questo, che evidenzia come cervi, ma anche caprioli ed altri animali, non trovino ancora le condizioni ideali per riprendere la via dei boschi avvicinandosi pericolosamente, come nel caso dell’ultimo cervo, ai centri abitati.
A Teano (CE), invece, è stata trovata una grande gabbia predisposta per la cattura delgi ungulati.  Cibo, in genere mais ma anche altro alimento, attira i cinghiali all’interno della gabbia dove i poveri animali verranno finiti con un colpo di fucile. In questo caso il marchingegno, sebbene perfettamente funzionante, non era ancora entrato in funzione.
Più complesso, invece, l’intervento della Polizia Provinciale a Sociville in provincia di Siena. In questo caso la trappola era costituita da una rete ed alcuni rami di girasole cosparsi di colla topicida. Una mangiatoia con dei sempi costituiva l’esca per i malcapitati volatili. Alcuni di questi erano stati già catturati e l’uomo denunciato dalla Polizia Provinciale è stato trovato in possesso di alcuni fringillidi.
 
METEO WEB
1 APRILE 2014
 
Animali, Lipu: ogni anno uccisi 500.000 uccelli migratori
 
Civette e gabbiani impegnati in un frenetico balletto, gru e fenicotteri che paiono danzare al ritmo di una samba: sono queste le immagini scelte dalla campagna ‘Leaving in Living’ per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela degli uccelli migratori, di cui ogni anno vengono uccisi illegalmente 500mila esemplari. Con il video tre partner dell’associazione BirdLife International – Lipu per l’Italia, Seo per la Spagna e Hos per la Grecia – denunciano il bracconaggio nel Mediterraneo e le minacce per la migrazione degli uccelli. ”Violenza e illegalita’ contro gli animali selvatici continuano ad accadere nel Mediterraneo e in particolare nel Sulcis, in Sardegna, dove si massacrano tordi e pettirossi in migrazione”, afferma Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu, che nel Sulcis organizza annualmente campi di volontariato copntro il bracconaggio. Nel Sulcis si stima che 300mila piccoli uccelli migratori restino vittima di trappole e reti illegali per poi finire in macellerie e ristoranti locali. In Spagna fino a 430mila uccelli, con punte di 2 milioni, vengono uccisi ogni anno in modo illegale. Una delle tecniche piu’ impiegate e’ il ‘parany’, che prevede l’uso di colla sui rami, nelle aree di Castellon, Valencia e Terragona. In Grecia l’area piu’ esposta e’ quella delle isole ionie, situate lungo la rotta migratoria. La Hos stima che in un giorno fino a 15mila uccelli selvatici possano essere uccisi dai bracconieri.
 
NEL CUORE.ORG
1 APRILE 2014
 
"PARTIRE E' VIVERE", ECCO LA NUOVA CAMPAGNA PER SALVARE I MIGRATORI
Centinaia di migliaia intercettati dai cacciatori
 
Civette e gabbiani impegnati in un frenetico balletto, gru e fenicotteri che paiono danzare al ritmo di una samba. Ma improvvisamente, a turbare questa armonia, arriva l'imprevisto. È il nuovo , originale video della campagna Leaving is living, 50 secondi di immagini coi quali tre partner di BirdLife International (Lipu per l'Italia, Seo per la Spagna e Hos per la Grecia) denunciano il pericolo del bracconaggio nel Mediterraneo e le minacce per la migrazione degli uccelli. Il video, disponibile e condivisibile su varie piattaforme web (www.lipu.it; www.leavingisliving.org; la pagina Facebook della Lipu https://www.facebook.com/Lipuonlus e quella su Youtube all'indirizzo https://youtube.com/watch?v=Nm_mRZhk_Sg), è stato realizzato nell'ambito del progetto Life+ Safe haven for wild birds, (in italiano Un rifugio sicuro per gli uccelli selvatici) dall'agenzia di comunicazione J.Walter Thompson, anch'essa partner del progetto Life che vede impegnate la Lipu (come capofila) con Seo e Hos.
"Chiediamo di visualizzare e condividere il video su Facebook, Youtube o sui siti web Lipu o del progetto Leaving is living – afferma il presidente Lipu-BirdLife Italia Fulvio Mamone Capria – Violenza e illegalità contro gli animali selvatici continuano purtroppo ad accadere nel Mediterraneo e in particolare nel Sulcis, in Sardegna, dove si massacrano tordi e pettirossi in migrazione. Ma siamo certi che l'ottimo lavoro di educazione e prevenzione che i volontari Lipu stanno svolgendo localmente in Sardegna, unitamente alla sensibilizzazione che la campagna Leaving is living sta effettuando sui media nuovi e vecchi, darà presto i suoi frutti".
Ogni anno la Lipu organizza campi di volontariato in Sardegna, nel Sulcis, per combattere, in collaborazione con le forze dell'ordine locali, il bracconaggio contro i piccoli uccelli migratori. Si stima che 300mila esemplari restino vittima di trappole e reti illegali per poi finire in macellerie e ristoranti locali. Oltre ai campi, la Lipu effettua nella zone del basso Sulcis, in provincia di Cagliari, azioni di educazione ambientale con le comunità locali, in primis le scuole.
In Spagna fino a 430mila uccelli, con punte di 2 milioni, vengono uccisi ogni anno in modo illegale. Una delle tecniche più impiegate è il Parany (che prevede l'uso di colla sui rami) nelle aree di Castellon, Valencia e Terragona.
In Grecia l'area più "calda" è quella delle isole ionie, situate lungo la rotta migratoria. La Hos stima che in un giorno fino a 15mila uccelli selvatici possano essere uccisi dai bracconieri.
 
NEL CUORE.ORG
1 APRILE 2013
 
PERUGIA, CINQUE DAINI SOTTO SEQUESTRO NEL PARCO DI SAN GEMINI
"Senza autorizzazione". Si cerca una sistemazione
 
Cinque esemplari di daino, tra cui un maschio di grosse dimensioni, detenuti senza autorizzazione, sono stati sequestrati dalla Forestale all'interno del parco delle Fonti di San Gemini. Denunciato l'amministratore unico della società proprietaria degli animali, compartecipata dalla Sangemini spa. La scoperta - secondo quanto riferito dal Cfs - è stata fatta dagli agenti grazie alla segnalazione di un cittadino, preoccupato per la sorte degli animali nell'eventualità della vendita della società delle acque minerali, proprietaria dei terreni. I daini, lì da almeno dieci anni, erano in buone condizioni, accuditi da un dipendente della società, mentre il recinto era di adeguate dimensioni ed efficacemente ombreggiato da piante di alto fusto. Mancava però - ha accertato la forestale - l'autorizzazione della Provincia di Terni, necessaria per legge. L'amministrazione provinciale dovrà emettere ora un provvedimento di confisca degli animali, per i quali si sta cercando una sistemazione idonea in qualche struttura attrezzata.
 
GEA PRESS
1 APRILE 2014
 
Pasqua 2014 – Appello a Papa Francesco dalla Lega Difesa del Cane: no al sacrificio di migliaia di agnelli
 
In occasione della Pasqua ormai alle porte riparte la campagna Lega Nazionale per la Difesa del Cane contro il consumo di carne, per la vita di agnelli e capretti che, soprattutto in questa stagione, rischiano di finire purtroppo nel piatto di tanti italiani.
Anche quest’anno, nell’augurare a Papa Francesco una buona Pasqua, l’Associazione chiede al Pontefice di farsi portavoce di un messaggio d’amore forte e incisivo, promuovendo nelle coscienze degli uomini il rispetto della vita degli animali e della biodiversità. “Al Santo Padre chiediamo di fermare il sacrificio inutile di migliaia di creature, invitando i fedeli a santificare questo giorno in un modo unico e speciale – commenta Lega Nazionale per la Difesa del Cane - senza sporcare di sangue e morte una ricorrenza che acquista un sapore molto più importante se arricchita da una ulteriore valenza etica che ben si accosta al messaggio cristiano di amore universale: non uccidere. Non ci lasceremo rubare la speranza in un mondo migliore e antispecista in cui gli animali hanno il pieno diritto di abitare il pianeta in pace e in armonia con gli uomini”.
Nonostante in Italia sia accresciuta la preferenza per il menu cruelty free, ancora oggi l’usanza pasquale conduce solitamente al macello oltre 700mila animali, in ossequio a una tradizione insensata e fuori tempo. Sono per lo più cuccioli di appena trenta giorni di vita, nati dopo cinque mesi di gravidanza delle madri, la cui fecondazione è regolata in modo da poter macellare i piccoli quando pesano 8-12 chili.
Nondimeno l’uccisione dell’agnello per Pasqua non ha alcun fondamento nella tradizione cristiana, semmai ha radici nel Vecchio Testamento. E’ un rito cruento, in forte contraddizione col concetto di Resurrezione, che porta con sé il rinnovamento della fede e della speranza, è un rito non necessario in una società, la nostra, già impregnata di violenza e di morte.
Lega Nazionale per la Difesa del Cane auspica che si diffonda sempre maggiormente la cultura della festa senza uccisioni di esseri viventi. Un giorno che dovrebbe essere per i fedeli un invito a rinascere e rinnovarsi, si ripete, allo stesso modo, anno dopo anno: animali trasportati per ore, a volte per giorni, stipati senza cibo né acqua, per giungere ai macelli di destinazione dove li attendono le ultime, atroci sofferenze. Per quest’anno, però, speriamo in un piccolo-grande miracolo; sogniamo che a partire da oggi gli italiani rinuncino all’agnello, sostituendone la carne con un menù alternativo, tra l’altro, anche non dannoso per la salute umana. Scegliere un menù vegetariano o vegano, non rappresenta soltanto una scelta etica ma anche un modo per migliorare il nostro benessere.
 
NEL CUORE.ORG
1 APRLE 2014
 
FIRENZE, DAI CANI AI CAVALLI: ECCO IL NUOVO REGOLAMENTO COMUNALE
Pro e contro delle misure sul tavolo dei consiglieri
 
Libero ingresso dei cani in uffici, negozi e spazi aperti al pubblico, con multe a chi espone cartelli con il divieto di accesso loro dedicato, lotta all'accattonaggio con animali e al traffico illegale di cuccioli (con obblighi di tracciabilità degli esemplari a carico di chi li vende) e regole a tutela dei cavalli dei fiaccherai. Sono alcune delle novità contenute nel nuovo regolamento sugli animali del Comune di Firenze, che approderà presto in Consiglio comunale. Ad illustrarne i contenuti, oggi, è stato l'assessore all'Ambiente Caterina Biti, dopo che il documento ha ricevuto l'ok in commissione.
Nel dettaglio, sui cavalli dei fiaccherai, la norma prevede regole per le razze da utilizzare, per gli orari (non più di 6 ore al giorno, con pause obbligatorie), per le condizioni ambientali (divieto di utilizzare i cavalli se la temperatura supera i 35° C), per il decoro (la carrozza deve avere un contenitore per le deiezioni), per l'uso della frusta (sempre vietato). Tra i vari contenuti del documento, anche norme più stringenti per i circhi con animali e il divieto di accesso dei cani alle aree giochi.
Per quanto riguarda, poi, la vendita e l'esposizione degli animali, viene introdotto l'obbligo di tenere un registro di "carico e scarico" che annoti entrate e uscite degli animali e le generalità degli acquirenti, contro i traffici illegali di cuccioli. E due modifiche del regolamento riguardano, in particolare, gli uccelli. Nella prima si prevede che le gabbie debbano avere dimensioni maggiori ("per uno, e fino a due esemplari adulti, due lati della gabbia dovranno essere almeno di cinque volte, e gli altri lati di tre, rispetto alla misura dell'apertura alare del volatile piu' grande"); la seconda vieta l'utilizzo di tutti i dissuasori per uccelli fatti "da aghi o spilli metallici o con punte che possano trafiggere" o da reti con maglie superiori a 2x2 centimentri.
Altra novità riguarda i cavalli, che per la prima volta entrano nel regolamento con un apposito articolo, realizzato in collaborazione con l'Asl. Un articolo - spiegano i tecnici - che è anche collegato alla recente crisi degli ippodromi e alle conseguenti condizioni di tanti animali rimasti "disoccupati" e dall'incerto destino. Vengono fissate regole sia per gli equini tenuti in box sia per quelli che vivono all'aperto (dalle misure minime degli spazi, all'obbligo di iscrizioni all'anagrafe equina, al divieto di sottoporre a sforzi eccessivi gli esemplari anziani). Una parte viene dedicata, in particolare, anche ai cavalli dei fiaccherai. Riguardo, ancora, ai casi di avvelenamento (puniti con multe fino a 500 euro), la segnalazione dei veterinari deve essere fatta entro 24 ore, non più al Comune ma alla polizia provinciale. Infine, le sanzioni: è stato fatto un lavoro di semplificazione, con le multe tradotte da lire in euro e armonizzate con il regolamento di polizia municipale. Alcune parti del regolamento vengono pienamente confermate: come ad esempio quelle sui gatti, con la tutela e i diritti degli animali delle colonie feline, molto numerosi, che vengono regolarmente censiti, accuditi e sterilizzati.
 
NOVE DA FIRENZE
1 APRILE 2014
 
Cani e padroni, a Firenze si cambia, accesso libero e divieto di accattonaggio
Sanzioni fino a 500 euro per chi è sprovvisto di sacchetto o museruola.
 
Dai cani alle bestie selvatiche, dai cavalli agli uccelli in gabbia: il nuovo Regolamento per la Tutela degli animali, che a breve approderà all’esame del consiglio comunale, introduce importanti novità che confermano Firenze come città all’avanguardia in questa materia.
Per la prima volta c’è un apposito articolo che riguarda specificamente i cavalli, compresi quelli dei fiacchierai; si contrasta l’accattonaggio con animali e il traffico illegale di cuccioli; si introduce il divieto assoluto di tenere i cani a catena; si disciplina la gestione delle aree verdi per evitare litigi e discussioni; si aumenta la dimensione delle gabbie per gli uccelli; si precisa che chi porta a spasso il cane deve essere munito di strumenti per la raccolta delle deieizioni; si introduce, così come prevede la legge regionale, il principio del libero accesso dei cani negli esercizi pubblici, commerciali e nei locali ed uffici aperti al pubblico.
“Il nuovo Regolamento, approvato stamani dalla Commissione Ambiente, aggiorna e semplifica quello del '99, si adegua alla legge regionale in materia ed è uno dei più avanzati a livello nazionale – spiega l’assessore all’Ambiente Caterina Biti –  nel regolamento si è introdotto un nuovo intero titolo con sette articoli sulle funzioni e le regole del Parco degli Animali, il canile-rifugio comunale che è un vero fiore all’occhiello dell’amministrazione ed è un modello a livello internazionale. Il complesso delle nuove norme tutela tutti gli animali presenti sul territorio fiorentino con severe sanzioni per chi non rispetta le nuove regole”.
Le novità introdotte. Per quanto riguarda l’accattonaggio, viene introdotto il divieto assoluto di utilizzare animali (pratica che avviene soprattutto in centro); per chi trasgredisce scatta la multa, ma non è più previsto il sequestro amministrativo dell’animale (che quasi sempre veniva restituito al proprietario dopo qualche giorno), mentre è previsto il sequestro penale in caso di maltrattamenti. Riguardo la vendita e l’esposizione degli animali, viene introdotto l’obbligo di tenere un registro di ‘carico e scarico’ che annoti entrate e uscite degli animali e le generalità degli acquirenti. Una regola sulla tracciabilità, con provenienze e destinazioni, che intende controllare un settore dove purtroppo spesso si registrano traffici illegali di cuccioli, importati dall’estero in pessime condizioni. Un articolo importante si occupa dell’accesso a giardini, parchi ed aree pubbliche. L’obiettivo è quello di ‘specializzare’ sempre più le aree, in modo da evitare la conflittualità che spesso nasce tra padroni di cani e no. Ai cani è consentito l’accesso a tutte le aree pubbliche e di uso pubblico, ma “è vietato l’accesso nelle aree giochi per bambini, solo quando le stesse sono dotate di strumenti atti alla custodia degli animali al proprio esterno. Detto divieto vige solo nello spazio strettamente occupato dai giochi, non può essere esteso ad intere aree prive di attrezzature. Il guinzaglio è obbligatorio, va utilizzata anche la museruola se gli animali possono determinare danni o disturbo. Un altro articolo precisa che i proprietari di animali hanno l’obbligo non solo di raccogliere gli escrementi (in strade, piazze, aree verdi e altro), ma “devono disporre di strumenti idonei”, senza eccezioni. Altrimenti la multa può andare da 80 a 500 euro.Riguardo i cani tenuti a catena, viene eliminata ogni deroga: il divieto è assoluto, gli animali non si possono mai e in nessun caso tenere a catena.E sempre riguardo ai diritti dei cani, viene recepita la norma regionale che permette il loro ingresso in tutti i negozi, i pubblici esercizi e gli uffici pubblici; per avere una deroga è necessario che il Comune dia il suo assenso dopo una motivata richiesta del titolare. E quindi chi espone il cartello “I cani restano fuori” senza il consenso dell’amministrazione è passibile di multa. Le novità del nuovo regolamento riguardano anche i circhi. Dopo la sentenza del Tar che ha bocciato la norma del Comune che vietava di utilizzare animali per spettacoli e intrattenimento, sono state introdotte norme molto stringenti. Gli animali possono essere utilizzati sono nelle manifestazioni storico-culturali (come nel corteo del calcio storico) e nei circhi equestri; le mostre e l’attività circense sono sottoposte alle norme della convenzione internazionale Cites, che prevede alti standard di qualità nella gestione degli animali e precise sanzioni per chi non li rispetta (fino alla chiusura per tre giorni). Anche se i tecnici precisano che i controlli eseguiti fino ad oggi hanno avuto buon esito.Due modifiche del regolamento riguardano in particolare gli uccelli. Nella prima si prevede che le gabbie debbano avere dimensioni maggiori (“per uno, e fino a due esemplari adulti, due lati della gabbia dovranno essere almeno di cinque volte, e gli altri lati di tre, rispetto alla misura dell’apertura alare del volatile più grande”); il secondo da ora in poi vieta l’utilizzo di tutti i dissuasori per uccelli fatti “da aghi o spilli metallici o con punte che possano trafiggere” o da reti con maglie superiori a 2x2 cm.Altra novità molto importante riguarda i cavalli, che per la prima volta entrano nel regolamento con un apposito articolo, realizzato in collaborazione con la Asl. Un articolo, spiegano i tecnici, che è anche collegato alla recente crisi degli ippodromi e alle conseguenti condizioni di tanti animali rimasti ‘disoccupati’ e dall’incerto destino. Vengono fissate regole sia per gli equini tenuti in box sia per quelli che vivono all’aperto (dalle misure minime degli spazi, all’obbligo di iscrizioni all’anagrafe equina, al divieto di sottoporre a sforzi eccessivi gli esemplari anziani). Una parte viene dedicata in particolare anche ai cavalli da lavoro. Si danno norme per le razze da utilizzare, per gli orari di lavoro (non più di 6 ore al giorno, con pause obbligatorie), per le condizioni ambientali (col divieto di utilizzare i cavalli se la temperatura supera i 35°), per il decoro (la carrozza deve avere un contenitore per le deiezioni), per l’uso della frusta (sempre vietato). Per quanto poi riguarda i casi di avvelenamento (puniti con multe fino a 500 euro), la segnalazione dei veterinari deve essere fatta entro 24 ore, non più al Comune ma alla Polizia provinciale. Infine le sanzioni: è stato fatto un lavoro di semplificazione, con le multe tradotte da lire in euro e armonizzate con il regolamento di Polizia municipale. Naturalmente alcune parti del Regolamento vengono pienamente confermate: come ad esempio quelle sui gatti, con la tutela e i diritti degli animali delle colonie feline, molto numerosi, che vengono regolarmente censiti, accuditi e sterilizzati.
"Grande soddisfazione nel vedere che la nostra proposta sul decoro urbano, le deiezioni canine e l'obbligo di essere muniti di museruola sia entrata a far parte del nuovo Regolamento Comunale sulla tutela degli animali" questo quanto dichiarato dal consigliere del NCD Emanuele Roselli dopo la presentazione del regolamento da parte dell'Assessore Biti alla Commissione Ambiente e mobilità riunita questa mattina per il voto.
"La mozione che avevo presentato - spiega Roselli - era stata votata a larghissima maggioranza dal Consiglio Comunale a metà febbraio e ha portato un contributo importante alla stesura del nuovo regolamento. Si tratta di una proposta di buon senso che vuole colpire i padroni maleducati che troppe volte non provvedono né a mantenere pulita la città e neppure a fare il possibile per evitare situazioni di pericolo per persone e bambini, soprattutto quelli che magari giocano nella stessa piazza o giardino”.
“Una volta ratificato dal Consiglio Comunale, questo nuovo Regolamento permetterà alla Polizia Municipale di sanzionare i padroni sprovvisti del sacchetto per la raccolta degli escrementi dei loro animali – anche se non colti sul fatto – e di elevare contravvenzioni a chi non sarà munito di guinzaglio e di museruola. La sfida adesso sarà nel far rispettare queste nuove disposizioni, sperando che le buone intenzioni non restino lettera morta su un pezzo di carta".
 
IL TIRRENO
1 APRILE 2014
 
A Firenze per i cani libero ingresso in negozi e uffici
Novità nel nuovo regolamento del Comune. Previste multe a chi espone i cartelli con il divieto di accesso
 
FIRENZE. Libero ingresso dei cani in uffici, negozi e spazi aperti al pubblico, con multe a chi espone cartelli con il divieto di accesso loro dedicato, lotta all'accattonaggio con animali e al traffico illegale di cuccioli (con obblighi di tracciabilità degli esemplari a carico di chi li vende), e regole a tutela dei cavalli dei fiaccherai. Sono alcune delle novità contenute nel nuovo regolamento sugli animali del Comune di Firenze, che approderà presto in Consiglio comunale. Ad illustrarne i contenuti è stato l'assessore all'ambiente Caterina Biti, dopo che il documento ha ricevuto l'ok in commissione.
Nel dettaglio, sui cavalli dei fiaccherai, la norma prevede regole per le razze da utilizzare, per gli orari di lavoro (non più di 6 ore al giorno, con pause obbligatorie), per le condizioni ambientali (divieto di utilizzare i cavalli se la temperatura supera i 35), per il decoro (la carrozza deve avere un contenitore per le deiezioni), per l'uso della frusta (sempre vietato). Tra i vari contenuti del documento, anche norme più stringenti per i circhi sull'utilizzo di animali e il divieto di accesso dei cani alle aree giochi. Riguardo la vendita e l'esposizione degli animali, viene introdotto l'obbligo di tenere un registro di "carico e scarico" che annoti entrate e uscite degli animali e le generalità degli acquirenti, contro i traffici illegali di cuccioli.
Due modifiche del regolamento riguardano in particolare gli uccelli. Nella prima si prevede che le gabbie debbano avere dimensioni maggiori ("per uno, e fino a due esemplari adulti, due lati della gabbia dovranno essere almeno di cinque volte, e gli altri lati di tre, rispetto alla misura dell'apertura alare del volatile più grande"); la seconda vieta l'utilizzo di tutti i dissuasori per uccelli fatti "da aghi o spilli metallici o con punte che possano trafiggere" o da reti con maglie superiori a 2x2 cm. Altra novità riguarda i cavalli, che per la prima volta entrano nel regolamento con un apposito articolo, realizzato in collaborazione con la Asl. Un articolo, spiegano i tecnici, che è anche collegato alla recente crisi degli ippodromi e alle conseguenti condizioni di tanti animali rimasti "disoccupati" e dall'incerto destino. Vengono fissate regole sia per gli equini tenuti in box sia per quelli che vivono all'aperto (dalle misure minime degli spazi, all'obbligo di iscrizioni all'anagrafe equina, al divieto di sottoporre a sforzi eccessivi gli esemplari anziani).
Per quanto riguarda i casi di avvelenamento (puniti con multe fino a 500 euro), la segnalazione dei veterinari deve essere fatta entro 24 ore, non più al Comune ma alla Polizia provinciale. Infine le sanzioni: è stato fatto un lavoro di semplificazione, con le multe tradotte da lire in euro e armonizzate con il regolamento di Polizia municipale. Alcune parti del Regolamento vengono pienamente confermate: come ad esempio quelle sui gatti, con la tutela e i diritti degli animali delle colonie feline, molto numerosi, che vengono regolarmente censiti, accuditi e sterilizzati.
 
IL TIRRENO
1 APRILE 2014
 
I cani potranno entrare nei negozi e negli uffici
Il padrone dovrà usare guinzaglio e museruola. I gestori delle attività non potranno vietare l’ingresso: eventuali limiti per ragioni igienico-sanitarie dovranno essere richiesti agli uffici comunali competenti. È quanto previsto dal nuovo regolamento sugli animali. In fondo a questa pagina è possibile consultare il documento integrale
 
LIVORNO. I cani potranno entrare in tutti i negozi, esercizi e locali pubblici sempre che siano tenuti al guinzaglio e abbiano la museruola. Analogamente, e con il solo obbligo del guinzaglio di un metro e mezzo, potranno entrare in tutte le aree pubbliche e di uso pubblico (giardini, parchi, spiagge, etc.) anche se l'amministrazione comunale può comunque emanare specifici divieti in determinate aree come, ad esempio, quelle destinate ai giochi per i bambini. I cani potranno salire anche sui mezzi pubblici di trasporto.
Sono queste alcune delle principali novità introdotte dal nuovo Regolamento comunale sulla tutela degli animali che è stato discusso e approvato ieri a larga maggioranza dalla sesta commissione consiliare: dopo questo parere favorevole, il provvedimento - caratterizzato da 45 articoli - sarà portato fra pochi giorni in consiglio comunale per il via libera definitivo. Nel percorso di stesura del nuovo testo, come ha spiegato l'assessore Massimo Gulì, è stata ripresa la normativa in materia adottata dalla Regione Toscana e sono stati ascoltate anche le varie associazioni interessate, oltre all'Asl e alla Polizia municipale. Guardando, in particolare, all'articolo 32, dove appunto si specifica che ai cani è consentito di entrare in esercizi pubblici e commerciali, i gestori non potranno esporre cartelli di divieto: la possibilità di limitarne l'accesso su richiesta del titolare dell'esercizio, per motivate ragioni igienico-sanitarie, saranno oggetto di verifica da parte delle autorità preposte e l'eventuale divieto di accesso dovrà poi essere segnalato all'ingresso dell'esercizio interessato con un'apposita indicazione (scritta o disegno) vidimata dall'Ufficio comunale competente in materia di animali. In merito alle spiagge esclusivamente destinate ai cani è stato stabilito che l'amministrazione comunale potrà affidarne la gestione ad associazioni animaliste e zoofile assicurando l'ingresso degli animali regolarmente iscritti all'anagrafe canina e, se provenienti dall'estero, in regola con le vaccinazioni. Altre disposizioni del nuovo Regolamento hanno, ad esempio, interessato anche le attività circensi per le quali viene fatto assoluto divieto di utilizzare ed esporre animali di specie selvatiche ed esotiche in attività di spettacolo ed intrattenimento pubblico.
Nella discussione sono state, fra l'altro, esaminate anche problematiche come l'adozione di animali abbandonati, ma pure la vigilanza sulle trasgressioni e sui maltrattamenti (in una casa sono state trovate due persone che vivevano con settantaquattro gatti, oltre a carcasse di bestiole morte e rifiuti di vari natura).
Sull'annosa questione del canile municipale, l'assessore Gulì ha spiegato che essendosi liberate delle risorse, è stata di recente bandita una gara appena conclusa per il completamento dell'opera con una novantina di offerte: con l’ aggiudicazione dell'incarico, i lavori dovrebbero partire a breve. «E prima della fine della legislatura – conclude - voglio pubblicare il bando per la gestione della struttura in modo che al termine dei lavori ci sia già il gestore pronto». A proposito di sanzioni, l’ultimo articolo del regolamento specifica che «per le violazioni alle disposizioni , rispetto alle quali non sia prevista una sanzione specifica in norme statali o regionali, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 25 ad euro 50.
DOCUMENTO / LA BOZZA DEL REGOLAMENTO
 
LA NAZIONE
1 APRILE 2014
 
Neda, il cucciolo di cinghiale che si crede un cane è salvo e ora vive coi suoi nuovi padroni
Una coppia di fidanzati salva da morte certa l'animale, che ora vive con loro.
 
Livorno, 1 aprile 2014 - Un piccolo di cinghiale salvato da due ragazzi è diventato in breve tempo il loro animale di compagnia. Un cucciolo di ungulato che in poco tempo si è trasformato in un cagnolino, un vero animale da compagnia che sta crescendo felice dopo che, nei suoi primi giorni, ha rischiato di non poter sopravvivere. Una femminuccia che ora è una vera e propria star del web. La storia arriva dalla zona sud della provincia di Livorno, dai dintorni di Piombino. Roberto Panerati e Giada Tani, fidanzati, trovano il cucciolo di cinghiale, una femmina, circa un mese fa. E' stato Roberto a trovare il cucciolo, che si chiama Neda.
Il giovane, 24 anni, stava facendo asparagi quando si è visto correre incontro Neda, probabilmente spaventata da una battuta di caccia o comunque fuggita in qualche modo dalla sua cucciolata. La mamma non si è più trovata ma intanto il ragazzo con la fidanzata Giada, 20 anni, ha dato un riparo all'animale, che senza qualcuno ad accudirlo avrebbe potuto morire. 
Passano i primi giorni: tutto sembra andare bene ma poi Neda si sente male. Un problema all'apparato respiratorio costringe i giovani ad andare subito dal più vicino veterinario. L'animale non respirava più ma alla fine i medici riescono a salvarlo. Da quel giorno comincia la convalescenza. I due ragazzi non si sono più separati da Neda. Le foto del piccolo di cinghiale fanno il giro di Facebook. A contatto con gli umani, Neda diventa sempre più docile. Un vero e proprio animale da compagnia, e le foto di Roberto con Neda sulle ginocchia testimoniano questo. 
"Neda cresce molto bene - dice Roberto - ha iniziato da a mangiare pasta  tagliata a pezzettini ma comunque continua a rendere il latte intero di capra col biberon". Ed è sempre più vivace. Come ogni cinghiale che si rispetti, ha iniziato a scavare buche nell'appezzamento di terra in cui viene custodita. 
Comincia a saltare, a muovere la coda. E' docile e si fa facilmente accarezzare. La casa di Neda è nella zona piombinese delle Caldanelle, in un campo per lei confortevole. Roberto, operaio della Lucchini, guarda il suo cucciolo con orgoglio e tenerezza. Per Neda ci sono state anche proposte di adozione. Per il momento la sua casa resta Piombino, con i suoi padroni. 
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
1 APRILE 2014
 
VIVISEZIONE, TRE ESPERIMENTI CHE SEMBRANO MACABRI SCHERZI
Se la "scienza" assomiglia a un pesce d'aprile
 
Il primo aprile, giorno dedicato agli scherzi, la Coalizione europea contro la sperimentazione animale richiama l'attenzione su tre esperimenti in vivo, che sembrano macabri "pesci d'aprile", ma sono – scrive una nota della Lav– "scandalosamente e drammaticamente veri": oltre 11,5 milioni di animali vengono uccisi ogni anno nei laboratori europei "per una pseudo-scienza che valica il confine della fantasia più sfrenata".
ITALIA: per studiare gli effetti sui disordini alimentari dell'Iperico - pianta nota e usata in medicina da secoli su cui è possibile fare numerosi studi epidemiologici - centinaia di ratti sono stati sottoposti a ingestione forzata dell'estratto miscelato con creme dolci a base di cioccolato. Una parte di essi ha subito, poi, restrizioni alimentari mentre su altri sono stati riprodotti stati di stress che stimolavano l'alimentazione incontrollata (Effect of Hypericum perforatum extract in an experimental model of binge eating in female rats. (2012). Journal of Obesity, Article ID: 956137. Università di Camerino).
SVIZZERA: i ricercatori, allo scopo di trovare una correlazione tra lo sviluppo di disordini comportamentali e lo stress subito durante la pubertà, hanno utilizzato dei giovani topi traumatizzandoli con scosse elettriche, costrizioni fisiche in tubi di plastica e nuoto forzato per ore. Da adulti, gli stessi animali hanno poi subito shock acustici per analizzare il livello di ansia e i riflessi. Alla fine gli animali sono stati soppressi mediate decapitazione, per analizzare gli effetti sui tessuti dei trattamenti subiti (Stress in puberty unmasks latent neuropathological consequences of prenatal immune activation in mice. (2013). Science, 339(6123): 1095-1099)
GRAN BRETAGNA: gli effetti del fumo e di un'alimentazione insufficiente in gravidanza sono ben noti da tempo, ma nonostante questo delle ratte gravide sono state forzate a ingerire alti dosi di nicotina e subire restrizioni alimentari, quindi i loro cuccioli sono stati decapitati e i cervelli analizzati.
(Long-term effects of gestational nicotine exposure and food-restriction on gene expression in the striatum of adolescent rats. (2014). PLoS ONE, 9)
"I casi descritti – commenta la Lav - sembrano un triste gioco pagato con la vita e la sofferenza di esseri senzienti, ma non lo sono: sono reali sperimentazioni, incredibilmente autorizzate nonostante le evidenti impossibilità di ottenere dati applicabili all'uomo, che si differenzia da ogni altro animale per genetica, anatomia, fisiologia, contesto socio-psicologico e condizionamento ambientale".
"Pensare e accettare – continua la nota - che queste violenze siano il prezzo da pagare per l'avanzamento della ricerca è sbagliato. Se si vuole fare un passo avanti nella scienza bisogna abbandonare il modello animale, che appartiene a una ricerca della fine dell'800 mai validata, e affacciarsi alle nuove tecnologie senza animali, dimostratesi utili, rapide ed etiche. Solo quando la ricerca tornerà ad avere come unico scopo la conoscenza, la salute dei cittadini e dei malati, si libererà dall'ombra della vivisezione, che rallenta le scoperte scientifiche a fronte di interessi economici e carriere".
 
ALTOPASCIO
1 APRILE 2014
 
Per vivere di più bisogna seguire una dieta ipocalorica: cala rischio patologie
 
I medici hanno sempre raccomandato di non mangiare molto se si vuole vivere di più e in salute. E’ vero. A comprovarlo arriva anche uno studio portato avanti da un team di scienziati della University of  Winsconsin-Madison. Gli studiosi americani hanno sottoposto a dieta ipocalorica molte scimmie, notando un allungamento della loro vita e la diminuzione del rischio di patologie. Le scimmie che possono mangiare tutto e a dismisura, invece, rischiano di morire prima ed è facile che vengano colpite da brutte malattie come l’Alzheimer e i tumori.
Insomma, una dieta ipocalorica fa vivere di più, come già notato con lieviti, insetti e topi.
 
AVVENIRE
1 APRILE 2014
 
Semplicemente un gatto, eppure bello e perfetto
 
Una domenica mattina. Silenziosa la casa: dormono tutti. Mi ha svegliato un tonfo soffice sul letto, e poi dei passi, sì, dei passi leggeri e disinvolti sul mio petto. Il gatto rosso, dei nostri gatti il più sfacciato, fa presente che sarebbe ora di colazione. Mi alzo, vado in cucina,
riempio le ciotole, torno a letto. Cinque minuti dopo, plonf, il tonfo, di nuovo. Il gatto rosso è tornato: sfamato, la lingua che passa e ripassa soddisfatta sui baffi, pare volermi dire: vedi? Sono di nuovo qui, per puro affetto. E strofina il muso sulle mie guance, erompendo in fragorose fusa. Lo sollevo sopra di me e lo considero con tenerezza: quattro chili, forse, di gatto, occhi d'oro, fulvo come una volpe, solo le zampe e la punta della coda bianca – che, dritta come uno stendardo, gli conferisce un che di petulante.
E me ne sto così con il gatto in braccio, sfiorando con un dito la punta delle sue candide vibrisse; che subito si inclinano, delicate come antenne gentili. Muovo un piede sotto le coperte: vedo le sue pupille farsi tonde, le zampe contrarsi, pronte al salto, il corpo teso come quello di una tigre nella giungla quando passa un branco di gazzelle. Il gatto fa un balzo e si avventa sulla presunta preda, azzanna, morde – io precipitosamente ritiro il piede. Lo acciuffo per la collottola: e la mia tigre in un attimo ridiventa dolce e mansueta.
Ora gli apro la porta del balcone, nella mattina frizzante. Lui, subito, si precipita a esplorare il terrazzino – la coda, adesso, a ricciolo, come un punto di domanda. Annusa ogni angolo scrupolosamente, poi a un battito d'ali si blocca, le pupille in un istante strette a fessura: immobile guata un passero che è già volato via. Senza alcuno sforzo, le zampe flessuose come molle, salta su un tavolino; e se non ci fosse una rete sarebbe già sui tetti, a sfidare la gravità da consumato equilibrista.
Semplicemente un gatto, un comune gatto di grondaia trovato, piccolo, davanti a una stalla, in montagna. Pagato niente, come fosse una cosa da nulla. Eppure, come è bello, e come ogni particolare in lui è perfetto. Gioco con una zampa, premendo i polpastrelli da cui si sguainano, nascosti e affilati, gli artigli. Nel silenzio della domenica mi accorgo che sorrido: grata di un gatto, della sua bellezza, del piccolo compagno che mi segue con i suoi passi felpati, ombra gentile. (Se qualcuno, mi dico, avesse voluto farmi un regalo, non avrebbe potuto trovare niente di più bello di questo gatto rosso, bestiola da nulla, ferina e dolce, che ogni giorno mi incanta: chiare in lui, eppure misteriose, le tracce di un formidabile "intelligent design").
 
GREEN STYLE
1 APRILE 2014 
 
La pancreatite nei cani
 
Tra le problematiche che colpiscono e debilitano la salute del cane vi è la pancreatite, un’infiammazione del pancreas. La ghiandola presente nell’addome in prossimità di stomaco, fegato e intestino, spesso è colpita all’improvviso da questa malattia debilitante. Il ruolo del pancreas è quello di produrre enzimi per la digestione, quindi insulina indispensabile per la regolazione dei livelli di zucchero nel sangue. Infine il pancreas produce una serie di sostanze utili a eliminare l’ambiente acido del tratto gastrointestinale superiore.
La pancreatite incide negativamente sulla salute dell’organo, sul suo normale e regolare funzionamento, favorendo un’infiammazione dello stesso e la produzione prematura di enzimi. Quindi un versamento di succhi nell’addome, al posto dell’intestino, che contribuisce a irritare lo stesso ma anche gli organi adiacenti. Le motivazioni sono diverse e, secondo alcuni studi, i cani domestici risulterebbero i più esposti.
Cause e sintomi
L’entità della pancreatite può essere lieve o grave, può giungere all’improvviso (acuta) oppure presentarsi lentamente nel tempo (cronica). L’origine spesso è incerta, molti studiosi rimangono perplessi sulle reali cause che conducono alla patologia. Tra queste hanno individuato motivazioni di tipo fisico come danni da urto, ad esempio incidenti, cadute pericolose e colpi violenti. Ma anche un’origine di tipo alimentare conseguente all’ingestione di cibi molto grassi, quindi un bilanciamento errato tra quantità e qualità del cibo assunto.
Quindi predisposizioni di tipo genetico, l’assunzione di farmaci come ad esempio i corticosteroidi, tumore del pancreas, malattie di tipo ormonale o addominale, diabete e problematiche legate all’avanzare dell’età. L’insufficienza che ne deriva porta gli enzimi a svolgere erroneamente il loro compito, causando un auto-digestione dell’organo e dei tessuti vicini. I sintomi più frequenti sono comuni sia alla fase acuta che cronica, nel secondo caso si presentano gradualmente nel tempo. I più noti sono vomito, inappetenza, letargia, dolore addominale, abbattimento e debolezza, disidratazione e assenza di sete, quindi diarrea, febbre, dolore addominale e infezione diffusa anche degli organi circostanti.
Pancreatite e terapia
Vi è una predisposizione naturale a sviluppare la patologia per i cani affetti da diabete, oppure sindrome di Cushing e ipotiroidismo. Ma anche un eccesso di peso corporeo e una dieta sbagliata. La diagnosi avviene tramite esami approfonditi come test clinici, radiografie e ecografia dell’addome. La terapia di tipo farmacologico viene applicata per ridurre la disidratazione e ristabilire l’equilibrio enzimatico, oltre alla gestione del dolore. Quindi l’introduzione di una dieta povera di grassi e proteine, ma ricca di fibre. Indispensabile interpellare il veterinario di fiducia che potrà consigliare sulla terapia più efficace.
 
NEL CUORE.ORG
1 APRILE 2014
 
CINCINNATI, MUORE ALLO ZOO UN RARISSIMO RINOCERONTE DI SUMATRA
In natura ne sono rimasti appena un centinaio
 
Si chiamava Suci, viveva nello Zoo di Cincinnati, in Ohio (USA), ed è morta di malattia. Era un rarissimo esemplare di rinoceronte di Sumatra. In libertà sull'isola indonesiana – secondo gli esperti - ce ne sarebbero al massimo cento esemplari, e quei pochi sempre più minacciati dai bracconieri che vogliono i loro corni – pregiatissimo ingrediente della medicina tradizionale asiatica - e dall'urbanizzazione che si mangia le foreste.
La morte di Suci assesta un duro colpo al progetto di far riprodurre in cattività questa specie sull'orlo dell'estinzione: negli zoo di tutto il mondo i rinoceronti di Sumatra sono rimasti nove. "Suci - spiega Terri Roth, direttore dello Lindner Center for Conservatio & Research of Endangered Wildlife" dello zoo di Cincinnati - era un simbolo di speranza per l'intera specie, che sembra non farcela a resistere in natura; la morte di Suci ci lascia con un gran vuoto dentro".
Per ora non si conoscono le cause della morte della giovane femmina. I veterinari dello zoo hanno tentato di tutto per salvare Suci che non mangiava e deperiva a vista d'occhio, mostrando evidenti carenze di ferro, necessario al suo sostentamento. Ora si attendono (ma ci vorranno mesi) le conclusioni dell'autopsia.
Suci era nata nel 2004, dalla madre Emi (morta nel 2009) e dal padre Ipuh (morto nel 2013). Si era cercato, invano, di farla riprodurre con il fratello minore Harapan, oggi l'unico esemplare di rinoceronte di Sumatra presente in Nord America. Un altro fratello, Andalas, ritornato a Sumatra, ha generato con un esemplare autoctono vissuto in libertà un maschietto di rinoceronte peloso dai due corni. Ma l'estinzione è dietro l'angolo. Dice Terri Roth: "Se non agiamo in fretta e con forza, la perdita di questa magnifica creatura sarà una delle grandi tragedie del nostro tempo".
 
GEA PRESS
1 APRILE 2014
India – Imboscata ai bracconieri. Due rimangono uccisi
 
E’ costata la vita a due bracconieri l’imboscata tesa dalle autorità di polizia  ad una banda di cacciatori di frodo che avevano ucciso un rinoceronte nel Pobitora Wildlife Sanctuary nello stato indiano dell’Assam.
In tutto, un gruppo di 5-6 uomini che dopo avere ucciso il povero rinoceronte erano stati intercettati dai funzionari forestali. Fuggiti al controllo erano stati ripresi lungo la via di fuga, grazia ad una imboscata tesa dalle autorità di polizia. Nello scontro a fuoco che è scaturito due sono rimasti in terra mentre gli altri membri della banda, sono riusciti a fuggire.
Dall’inizio dell’anno nel Parco Nazionale Kaziranga, sempre nell’Assam, sono stati uccisi undici rinoceronti. Uno, invece, nel parco nazionale di Manas .
 
GEA PRESS
1 APRILE 2014
Hawaii – Raganelle velenose in spedizione postale
  
Ventiquattro anuri Dendrobatidae sono stati sequestrati la settimana scorsa nelle isole Hawaii. Gli animali, stante quanto comunicato dalla polizia, era commerciati illegalmente utilizzando semplici spedizioni postali.
Sebbene non sia stato diffuso il nome della specie, va rilevato che i Dendrobatidae sono piccoli anfibi arboricoli, diffusi nel centro e sud america, la cui cute secerne delle potenti tossine in grado di procurare al semplice contatto, pericolosi avvelenamenti.
In altri termini si tratta di piccoli animali, molto belli a vedersi per via  dei vivaci colori che li contraddistinguono, ma da maneggiare con particolare attenzione. Nel caso delle Hawaii, poi, la spedizione avveniva addirittura via posta. Il tutto avveniva in maniera illegale.
Quattro anfibi sono stati trovati già disposti per la spedizione, mentre altri venti erano detenuti nell’abitazione dalla quale veniva diretto il commercio illegale.
 
GREEN STYLE
1 APRILE 2014
 
Carne cruda forse letale per 40 cani nel Regno Unito
 
Una misteriosa malattia sta mietendo vittime tra i cani del Regno Unito, ma le motivazioni risulterebbero ancora quasi del tutto sconosciute. Secondo uno studioso americano, però, il focolaio della patologia potrebbe avere una causa comune, ovvero l’ingestione di carne cruda. Un passo avanti per quello che era diventato un mistero dalle tinte fosche. Le lesioni cutanee, le escoriazioni sulle zampe e sul petto avevano spinto i veterinari a individuare il colpevole in un’infezione data dal contatto con agenti esterni. L’area del New Forest, la più colpita dai decessi, presenta molte zone incolte e focolai di virus, parassiti e batteri. Molte le similitudini con l’epidemia americana Alabama Rot, che nel passato decretò la morte di moltissimi cani. Gli studiosi hanno evidenziato un’origine comune, un’appartenenza allo stesso ceppo familiare. E come per la malattia che sentenziò la morte di molti cani in Alabama, il killer misterioso inglese pare avere genesi da una tossina presente nella carne cruda. I batteri attivi nella carne non cotta sarebbero gli artefici della proliferazione della malattia, favorendo la formazione della tossina mortale. Nonostante non vi siano ancora fonti definite, la sempre più crescente diffusione della dieta crudista porterebbe all’assunzione di carne, ossa e alimenti non adeguatamente cotti. Quindi maggiormente esposti a batteri, infezioni e malattie.
La decisione di nutrire i cani di casa con carne non cotta potrebbe essere la causa di questa misteriosa patologia. Ovviamente le teorie sono tante e senza dati certi non esiste la reale possibilità di contrastare la sconosciuta malattia, arginando così decessi e cause. Per ora il numero delle morti è fortunatamente fermo, ma per le 40 vittime non c’è stata soluzione e il decesso è giunto in modo lento e doloroso. I proprietari di cani, per ora, preferiscono evitare le parti boschive incriminate. Un’accortezza in più dettata dalla paura di perdere l’amato quadrupede, in attesa che la causa venga finalmente individuata per risolvere il problema.
 
LA ZAMPA.IT
1 APRILE 2014
 
Io e il wombat Douglas: una storia d’amore
Un fotografo austriaco ha conosciuto il marsupiale durante un soggiorno
in Australia e si è letteralmente innamorato di lui dedicandogli un sito web
 
FULVIO CERUTTI
 
La natura è così: ti arriva al cuore quando meno te lo aspetti. Se poi le emozioni delle immagini vengono pubblicate in rete e sono un successo, allora quell’emozione diventa ancora più forte. «Io e Douglas: una storia d’amore» così ha intitolato il suo sito internet Andreas Jakwerth, fotografo austriaco letteralmente colpito al cuore dalla tenerezza di un piccolo wombat. 
Tutto ha avuto inizio nel 2009 quando Jakwerth si trasferisce per due settimane in Australia, dove vive un’esperienza con il “wwoof”, un movimento mondiale (presente anche in Italia) che fa incontrare volontari e progetti naturali rurali per poter costruire una comunità globale sostenibile. 
Durante quel periodo il fotografo ha incontrato Douglas, un piccolo wombat rimasto orfani di genitori e adottato da chi gestisce la fattoria. Questi marsupiali australiani, che sembrano essere un mix fra un orsetto e un koala, in natura sono molto schivi e diventano anche aggressivi quando qualcuno cerca di invadere il loro territorio. Ma non Douglas che invece ha sempre cercato la compagnia di Jakwerth che racconta: «Cercava sempre il contatto fisico (e mordicchiava) per essere preso in braccio o farsi strofinare la pancia». 
A testimonianza di tutto questo, Jakwerth ha pubblicato un video su Youtube (clicca qui per guardarlo ) che ormai è stato visualizzato un milione di volte. Un successo che ha spinto Jakwerth a creare un sito dove condividere le foto (clicca qui per guardarle ) del “suo” Douglas arricchito da qualche commento divertente: «Non lasciatevi ingannare della foto, quel piccoletto, nel pieno della sua pubertà, puzzava alla grande. Ma non così tanto da non innamorarsi di lui. È il migliore». 
PS: un ringraziamento particolare a Andrea Jakwerth per aver concesso a LaZampa.it di poter pubblicare le fotografie scattate al wombat Douglas. Cliccate qui per guardare gli altri suoi lavori fotografici  
 
MESSAGGERO VENETO
2 APRILE 2014
Trova i cani feriti, via alla denuncia
ATTIMIS (UD) - Non sono infrequenti purtroppo, negli ultimi tempi, i casi di maltrattamenti di animali e, proprio in questi giorni, una denuncia contro ignoti è stata sporta anche ad Attimis, da parte di Maria Federica Bocedi, una donna che vive in una grande casa con giardino. Si tratta di un'abitazione non isolata e anzi inserita a pieno titolo nel contesto del paese. All'origine della denuncia le ferite riportate da due dei cani di proprietà della donna. Secondo quanto la stessa signora ci ha raccontato, una prima denuncia per fatti analoghi era già stata sporta da lei a febbraio ma, in casi come questi, si spera sempre di essersi sbagliati. Sabato scorso, invece, secondo la ricostruzione della stessa proprietaria, quando è uscita per chiamare i cani a mangiare, ha avuto stranamente risposta solo da due dei suoi quattro animali, mentre gli altri due, un meticcio chiaro e un golden retriever, erano fermi vicino al cancello principale d'accesso e si leccavano le zampe posteriori. Esaminando le condizioni dei due animali, la donna ha potuto constatare che entrambi i cani presentavano una ferita a una delle zampe, più precisamente si trattava di ferite da taglio sanguinanti e abbastanza profonde, della lunghezza approssimativa di circa 2 - 3 centimetri. La donna ha quindi presentato denuncia ai carabinieri. All'indomani, alcuni vicini hanno pure informato la donna di avere visto, verso le 20, due uomini abbastanza giovani vicini al cancello principale della proprietà. Urlando contro questi individui, i vicini sarebbero riusciti a farli allontanare ma i cani, nel frattempo, erano stati sentiti guaire. Non si può non rilevare l'allarmante frequenza con cui queste denunce ormai vengono presentate: solo all'inizio di marzo un cane da pastore abruzzese nella zona di viale Venezia a Udine, era stato colpito da una freccia metallica lunga 60 cm.
 
GEA PRESS
3 APRILE 2014
 
Trasporto animali – L’On.le Zanoni: no ai viaggi lager. Il VIDEO dell’orrore
Ad essere accusati sono in modo particolare i viaggi verso il Medio Oriente
 
“L’Ue vieti per sempre l’esportazione di animali vivi nei paesi terzi e in particolare in Medio Oriente. In attesa di una messa al bando totale, almeno aiuti i paesi importatori a migliorare il benessere degli animali al momento della macellazione”. Lo scrive in una lettera indirizzata al Commissario Ue Tonio Borg l’eurodeputato PD Andrea Zanoni, vice presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo. “Le condizioni in cui questi animali sono,  trasportati e macellati sono miserabili. L’Ue – ha aggiunto Zanoni - ha il dovere di porre fine a questi calvari integrando la Strategia per il benessere degli animali all’interno della Politica europea di vicinato”.
Zanoni denuncia a Borg le condizioni terribili di macellazione che devono affrontare gli animali da allevamento europei esportati in Turchia, Libano, Giordania e Cisgiordania, come testimonia il film prodotto da Compassion in World Farming. Zanoni ha anche sottoscritto la petizione di CIWF  (vedi nella pagina video) che chiede alla Commissione europea lo stop di ogni esportazione di animali vivi fuori Europa.
“Ogni anno tre milioni di animali europei vengono esportati vivi in viaggi lunghi ed estenuanti per essere macellati al di fuori dell’Ue. La crudeltà delle pratiche di macellazione è in quei paesi semplicemente immensa. Esorto la Commissione a porre fine almeno all’esportazione di animali vivi in Medio Oriente – scrive Zanoni nella lettera – Invito inoltre la Commissione ad aiutare i paesi importatori a migliorare il benessere degli animali al momento della macellazione, anche se spero che l’Ue ponga presto fine a questo terribile commercio una volta per tutte”.
L’eurodeputato fa presente a Borg che “la stessa Strategia Ue per il benessere degli animali prevede l’esame di come il benessere degli animali possa essere meglio integrato nel quadro della Politica europea di vicinato”.
VEDI VIDEO CIWF
 
IL FATTO QUOTIDIANO
2 APRILE 2014
Traffico di animali, fermato camion sull’A1. A bordo oltre duecento cuccioli di cane
Gli animali sono stati trovati su un furgone Iveco all'altezza di Altedo sull'autostrada che collega Padova-Bologna. Gli esemplari erano tutti tra i due e tre mesi e sono stati trovati in condizioni igieniche pessime e con gravi difficoltà respiratorie
La Polstrada di Bologna ha denunciato per maltrattamento e importazione illegale di animali domestici tre uomini provenienti dalla Campania. Erano a bordo di un autocarro proveniente dall’Ungheria dove erano trasportati 220 cuccioli di varie razze di cane (maltesi, cocker, chihuahua, bulldog). Il furgone Iveco, fermato al casello di Altedo sull’A13 è stato sequestrato così come i cani, di età tra i due e i tre mesi. Al momento del blocco, molti animali avevano difficoltà respiratorie e sono stati affidati a strutture specializzate. Il camion adibito a “canile” abusivo era diretto verso la provincia di Caserta ed è stato fermato grazie alla segnalazione dell’Ente italiano tutela animali e lupo.
 
GEA PRESS
2 APRILE 2014
Bologna – Il maxi sequestro di cuccioli
Il sequestro nato dalle indagini dell'Eital
Un’operazione complessa che, nelle prossime ore, potrebbe svelare ulteriori  particolari. Un commerciante del sud Italia fermato dalla Polstrada di Bologna sulla A13 all’altezza di Altedo. A bordo di un furgone vi erano 220 cuccioli.
Tutti gli animali provengono dall’Ungheria, dove sarebbero stati acquistati da soggetti forse  già incorsi in vicende di questo genere.
Sui cuccioli è attualmente in corso le verifica dell’età desumibile dall’esame veterinario. Il tutto da raffrontare  con quanto dichiarato nella documentazione ritrovata. Razze da compagnia, secondo un’abitudine ben radicata e, notoriamente, dai considerevoli margini di guadagno.
L’intervento operato dalla Polstrada, nasce da una attività di indagine condotta dall’Eital (Ente Italiano Tutela Animali) che potrebbe essersi avvalsa di segnalazioni provenienti dallo stesso settore dei commercianti di animali. Non è da escludere, come già sembra essere emerso nel corso di altre indagini, che nell’ambiente vi siano antichi dissapori.
Al vaglio dei Veterinari vi sono ora le condizioni di salute degli animali, tutti posti sotto sequestro. Si tratta prevalentemente di chihuahua, maltesi, carlini, bulldog francesi ed altre varietà da compagnia.
La provenienza ungherese viene riferita come certa.
 
IL RESTO DEL CARLINO
3 APRILE 2014
Traffico illecito di cani. Maxi sequestro sull’A13

Matteo Radogna

Bologna, 3 aprile 2014 - STIPATI in piccole gabbiette, con lo sguardo smarrito, strappati alle loro mamme dopo pochi mesi dalla nascita quando ancora il loro sistema immunitario non era in grado di proteggerli. Così viaggiavano a bordo di un camion sull’autostrada Bologna-Padova, all’altezza di Malalbergo, i 220 cuccioli di razze di pregio (foto). Un normale controllo, ieri mattina, della Polstrada di Altedo in collaborazione con il comando centrale di Bologna, ha portato scoprire un traffico di cani. Gli animali sono stati tutti sequestrati e verranno affidati alle amorevoli cure dell’ Ente Italiano Tutela Animali e Lupo, e in alcuni casi anche di privati.
I cuccioli erano stati caricati su un camion bianco guidato da un autista napoletano. Dalla bolla di  accompagnamento si è scoperto che provenivano dall’Ungheria e dovevano arrivare ad Aversa nel Napoletano e, in totale, erano stati pagati all’allevamento nell’Est Europa circa 22mila euro, ma, essendo di razza, potevano essere rivenduti a circa 800 – 1000 euro cadauno.
SI PARLA quindi di un valore complessivo di oltre 100mila euro. A bordo del camion c’erano tutte le razze pregiate: mastino napoletano, bulldog francese e inglese, chiuaua, pinceer, yorkshire terrier, alani, spitz, cavalier king, husky, labrador, akita inu, jack russel e maltese. I documenti erano quasi tutti contraffatti: vaccini, registrazione con il chip erano stati fatti nello stesso giorno quando ci vorrebbero una ventina di giorni fra una procedura e l’altra. Dai controlli dei veterinari del servizio dell’Ausl di Bologna è emerso che i cagnolini in alcuni casi non avevano neanche quattro mesi. Secondo la legge, prima delle 16 settimane i cuccioli non possono essere commercializzati per evitare che vangano strappati troppo presto alla madre.
L’azienda, che trasportava i duecento adorabili cuccioli e ha la sede legale a Napoli, subirà, assieme all’autista, una denuncia per maltrattamento di animali e per traffico illecito e introduzione illecita di animali da compagnia. Considerata l’entità del sequestro è facile presupporre che i destinatari finali potessero essere non solo i negozi del capoluogo campano, ma anche quelli di altre città dall’Emilia alla città partenopea.
FOTO
http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2014/04/03/1047964-traffico-illecito-cani-sequestro.shtml#1
 
SI’24.IT
3 APRILE 2014
Fermati trafficanti di cani sull’A13
Erano 220 i cuccioli stipati in un camion
Trasportati all’interno di piccole gabbie. Così viaggiavano sull’autostrada Bologna-Padova 220 cuccioli di razze di pregio destinati al mercato nero. Grazie ad un normale controllo di routine, la polizia stradale in collaborazione con il comando centrale di Bologna ha scovato un traffico di cani illeciti. I cuccioli sono stati sequestrati e adesso verranno affidati alla tutela dell’Ente Tutela Animali e Lupo.
Nella bolla di accompagnamento che l’autista del camion bianco portava con se era indicata come nazionalità di provenienza dei cuccioli l’Ungheria. La destinazione doveva essere Aversa, nella provincia di Napoli, ed erano stati pagati in un allevamento dell’Est europeo all’incirca 22mila euro, ma secondo quanto spiegano gli inquirenti, il valore di mercato dei cuccioli poteva arrivare intorno ai cento mila euro.
Gli animali stipati sul camion appartenevano tutti quanti a razze pregiate  mastino napoletano, bulldog francese e inglese, chiuaua, pinceer, yorkshire terrier, alani, spitz, cavalier king, husky, labrador, akita inu, jack russel e maltese. La documentazione che accompagnava i cuccioli era quasi tutta contraffatta: dai vaccini alla registrazione con il chip. Dopo i controlli dei veterinari del servizio dell’Ausl di Bologna si è appreso che i cani, in molti casi, non fossero nemmeno di quattro mesi.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2014
BOLOGNA, FERMATO UN CAMION CON 220 CUCCIOLI DI CANE A BORDO
Denunciati 3 campani per maltrattamento e traffico
La Polstrada di Bologna ha denunciato per maltrattamento e importazione illegale di animali domestici tre campani. Sono stati scoperti a bordo di un autocarro proveniente dall'Ungheria dove erano trasportati 220 cuccioli di varie razze di cane (maltesi, cocker, chihuahua, bulldog). Il camion, fermato al casello di Altedo sull'A13 è stato sequestrato e lo stesso provvedimento è stato preso per i cani, di età tra i due e i tre mesi. Molti animali avevano difficoltà respiratorie e sono stati affidati a strutture specializzate.
 
GEA PRESS
3 APRILE 2014
 
Bologna – I cuccioli del maxi sequestro arrivano sul banco della Commissione Europea
Intervento dell'On.le Cristiana Muscardini. Quali provvedimenti intende assumere l'Europa?
 
“Come contrasta il traffico illegale di animali?” Questo uno dei quesiti formulati dall’On.le Cristiana Muscardini che si è rivolta, presentando una interrogazione parlamentare, direttamente alla Commissione Europea. Lo spunto è stato fornito dal nuovo sequestro di cuccioli di cane importati dall’est europa e comunicato ieri dalla Polizia Stradale di Bologna (vedi articolo GeaPress ).
220 cuccioli, tutti provenienti dall’Ungheria e diretti probabilmente ad un commerciante della Campania. Indagini serrate condotte dall’EITAL (Ente Italiano Tutela Animali) a concluse sulla A13 nei pressi di Altedo, in provincia di Bologna.
Nell’atto parlamentare, l’On.le Muscardini chiede inoltre di sapere se la Commissione non intende adoperarsi al fine di implementare le normative sul trasporto degli animali. In effetti i sequestri operati dalle Forze dell’Ordine, mostrano un preoccupante reiterarsi degli stessi comportamenti che far pensare all’esigenza di un rafforzamento delle norme in vigore, evidentemente non all’altezza.
Dunque, chiede l’On.le Muscardini, “dopo aver regolamentato la libera circolazione delle persone e delle merci, può chiarire in che modo si applica la libera circolazione degli animali tra gli Stati Membri?“. Un fenomeno probabilmente ancora poco conosciuto tanto da far chiedere alla stessa Europarlamentare se la Commisisone “dispone di dati relativi all’effettiva applicazione della normativa sul trasporto degli animali“.
Nell’atto la Parlamentare espone quanto sarebbe emerso dalle prime risultanze investigative sul sequestro di Bologna. Documentazione da passare al setaccio e presunta età dei cuccioli. Di certo quel furgone è stato sequestrato a Bologna. Viene da chiedersi quali controlli si attuano nei punti doganali.
Intanto i 220 cuccioli di Bologna sono stati affidati dall’Eital ed all’esperto Antonio Colonna che ha seguito personalmente le indagini.
 
GEA PRESS
3 APRILE 2014
 
Roma – Sequestro di segugio nel trasportino. Il sospetto dell’ENPA: costretto con continuità in quelle condizioni
 
Tenuto in un trasportino che, ad avviso delle Guardie Zoofile dell’ENPA di Roma, si sarebbe presentato sporco e maleodorante. In una superficie di appena 50×60 cm, il cane Segugio francese della Guascogna era a sua volta  rinchiuso nell’automobile.
Le Guardie Zoofile  sono intervenute dietro segnalazione dei passanti che erano stati a loro volta attirati dagli ululati. Giunti sul posto gli Agenti Zoofili dell’Ente Nazionale Protezione Animali con l’ausilio della Polizia di Stato del Commissariato Primavalle, hanno aperto l’auto provvedendo a liberare il povero cane. Lo stesso appariva  assetato ed agitato. Secondo le Guardie la temperatura all’interno del trasportino sarebbe stata insopportabile. All’interno anche residui di feci.
Oggetto dell’indagine saranno anche le testimonianze  raccolte. A tal proposito sembrerebbe che il cane fosse costretto a vivere con continuità in quelle condizioni, eccetto un breve periodo di mattina. Forse a causa da tali abitudini era derivata la difficoltà deambulatoria nelle zampe posteriori.
Il proprietario atteso sul posto dalle Guardie Zoofile, è tornato per riprendere l’auto dopo molte ore. L’ENPA riferisce come lo stesso si stava recando direttamente al posto di guida, come  nulla fosse. L’uomo è stato identificato dagli Agenti dell’ENPA e denunciato  all’Autorità Giudiziaria. Dovrà ora difendersi dall’accusa  di maltrattamento di  animali (art.544ter del Codice Penale).
Il Segugio è stato invece sottoposto a sequestro giudiziario dalle  Guardie Zoofile dell’ENPA e ricoverato per gli accertamenti clinici e le cure del caso presso il canile comunale di Roma, a  disposizione dell’Autorità Giudiziaria. In caso di condanna del proprietario il cane verrebbe confiscato. Per questo, oltre al sequestro  per urgenza operato dall’ENPA, il GIP ha disposto un ulteriore sequestro preventivo.
 
DIRE.IT
3 APRILE 2014
Cane segregato in un auto sotto al sole, lo salvano le guardie zoofile
 
ROMA - E' stato trovato dalle Guardie zoofile dell'Enpa di Roma rinchiuso in un angusto trasportino sporco e maleodorante di 50x60 cm, rinchiuso nell'auto con tutti i finestrini chiusi, in una calda giornata romana. Il povero animale è un cane di razza Petit Bleu de Gascogne (Segugio francese della Guascogna), ululava e aveva attirato l'attenzione dei passanti e dei negozianti che si erano riuniti intorno all'auto lasciata in sosta per molte ore al sole.
Gli agenti, con l'ausilio della Polizia di Stato del commissariato Primavalle, hanno aperto l'auto e liberato il povero cane dalla sua prigione. Era assetato e disperato, mentre la temperatura nel trasportino era insopportabile. E' stato immediatamente dissetato e fatto camminare per le necessità fisiologiche. Il trasportino all'interno del quale era segregato era sporco, con residui di feci ed emanava un odore terrificante. Ulteriori accertamenti di Polizia giudiziaria condotti dalle Guardie zoofile dell'Enpa capitolina hanno svelato una realtà ancora più crudele: dalle testimonianze raccolte, sembrerebbe che il cane fosse costretto a vivere perennemente in quelle condizioni, rinchiuso nel trasportino all'interno dell'auto, tranne per una breve uscita la mattina. I problemi di deambulazione che l'animale presenta alle zampe posteriori potrebbero essere conseguenza della costrizione nel piccolo spazio che non gli consentiva di stare in piedi.
Il proprietario, tornato a riprendere l'auto dopo molte ore, è stato aspettato sul posto dalle Guardie Zoofile. Senza curarsi di controllare le condizioni del cane, si stava recando direttamente al posto di guida, come nulla fosse. E' stato identificato dagli agenti dell'Enpa e denunciato all'autorità giudiziaria per il reato di maltrattamento di animali: rischia una condanna da 3 a 18 mesi di reclusione o una multa fino a 30.000 euro. Il cane è stato sottoposto a sequestro giudiziario e ricoverato per gli accertamenti clinici e le cure del caso presso il canile comunale di Roma, a disposizione dell'autorità giudiziaria. In caso di condanna del proprietario, l'animale verrebbe confiscato. Per questo, oltre al sequestro per urgenza operato dall'Enpa, il Gip ha disposto un ulteriore sequestro preventivo.
 
GEA PRESS
2 APRILE 2014
 
Parco dei Monti Lucretili (RM) – La lupa che si prendeva a morsi nel laccio dei bracconieri
E' ora sulla via della guarigione. L'impegno per la libertà
 
E’ in via di guarigione la lupa salvata lo scorso settembre a Monte Matano, nel territorio del Parco dei Monti Lucretili. Una zampa del povero animale appariva orrendamente ferita in un laccio-cappio dei bracconieri (vedi articolo GeaPress).
Ad intervenire, nel settembre dello scorso anno, erano stati i Guardiaparco del Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili, insieme ai Forestali del Comando Stazione di Palombara Sabina.
Ad occuparsi della lupa erano intervenuti i Veterinari della Croce Azzurra e quelli della Clinica degli animali esotici (entrambi di Roma), i quali controllano presso il Giardino Faunistico del Parco dell’Abatino di Poggio S. Lorenzo (Rieti) lo stato di salute dell’animale (vedi articolo GeaPress). La lupa, da allora,  ha subito vari interventi per la ricostruzione della zampa, anche se l’estremità  dell’arto non è ancora completamente rimarginata e ci vorrà del tempo per una guarigione ottimale. Non si fa avvicinare dall’uomo ed è veloce nei movimenti: questo comportamento fa sperare con qualche riserva, che possa ritornare in libertà al momento opportuno.
Di certo molti cambiamenti tutti in posito dal giorno del ritrovamento. La zampa posteriore sinistra era stata rivenuta serrata da una trappola a cappio collocata da bracconieri per la cattura dei cinghiali. Per liberarsi dal cappio, la lupa si era rosicchiata la zampa. Una volta liberata dalla trappola, dopo un primo soccorso, era stata trasportata con non poche difficoltà al Parco dell’Abatino dove ha ricevuto le cure del caso. Il rischio era quello dell’amputazione dell’arto ma grazie alle cure ricevute tale eventualità è stata scongiurata. L’amputazione, riferisce il Parco dei Monti Lucretili, avrebbe significato  la preclusione del ritorno in natura. La lupa aveva circa 18 mesi.
Il Giardino Faunistico dove è stata ricoverata, ha un’area di circa 10 ettari ed ospitata, oltre alla lupa ferita, vari animali bisognosi di ricovero e cure tra i quali: volpi, cinghiali, tassi, caprioli, istrici, rapaci diurni e notturni. Occorre aggiungere che negli ultimi due anni il Parco dell’Abatino ha curato e reinserito in natura tre esemplari di lupo. A due di essi sono stati applicati radiocollari per monitorare i loro spostamenti.
L’ospitalità e l’assistenza è una delle più importanti attività fornite dal Parco Faunistico e viene svolta con la collaborazione del Parco dei Monti Lucretili, il Corpo Forestale dello Stato e con associazioni ambientaliste.
A tale proposito Il Parco dei Monti Lucretili  ringrazia le Forze dell’Ordine, i Veterinari della Clinica Croce Azzurra e della Clinica degli animali esotici, gli esperti del Parco dell’Abatino che si prodigano per la lupa e tutti coloro che hanno aderito alla raccolta fondi, tutt’ora disponibile, “SALVIAMO LA LUPA” a sostegno del Giardino Faunistico.
Un impegno dall’alto valore educativo. Nella giornata di domani la scuola primaria Cesare Oreglia di Frasso Sabino, accompagnata dal Servizio Educazione Ambientale del Parco dei Monti Lucretili, visiterà il Giardino faunistico del Parco dell’Abatino.
Non sarà però consentito di avvicinare la lupa convelescente, per garantirle la massima tranquillità possibile.
Putroppo sembra non conoscere fine lo sterminio dei lupi italiani. Nelle scorse ore, tre lupi sono stati rinvenuti avvelenati in provincia di Matera (vedi articolo GeaPress).
 
IL TIRRENO
2 APRILE 2014
«Va fermata la strage delle volpi»
PISA - Gianluca Gambini, capogruppo di Forza Italia in Provincia, si schiera contro l’abbattimento delle volpi, che già tante polemiche ha suscitato nelle ultime settimane. Gambini ha presentato una interrogazione. «Chi ha fatto il censimento sul contenimento dei capi in esubero e quali sono i criteri adottati? - domanda il consigliere provinciale - Si devono per forza uccidere dei poveri animali ed i loro cuccioli, che vengono lasciati sbranare dai cani nelle tane, mentre il cacciatore uccide la madre in fuga? Non si potrebbero usare sistemi di sterilizzazione con bocconi ripieni di anticoncezionale? Molti studiosi sostengono che l'abbattimento è non solo barbaro, ma anche inutile in quanto la volpe è territoriale e non vive in branco. Quindi se ne uccidi una, un'altra prende il suo posto e non si tutelano le altre specie. Inoltre la caccia alla volpe, oltretutto animale non commestibile, si estende oltre i limiti del calendario venatorio e si mettono così in pericolo gli altri animali in fase di riproduzione».
 
IL TIRRENO
2 APRILE 2014
Rubati nella notte sei cani da caccia per i cinghiali
VADA (LI) - Hanno forzato i lucchetti dei box dopo aver tagliato la recinzione del terreno. E poi, uno ad uno, hanno rubato i sei cani, facendoli sparire nel nulla. I sei esemplari rubati sono tutti cani da caccia, meticci di mezza età che da anni accompagnavano il proprietario, Sergio Ticciati nelle sue battute al cinghiale. «Erano cani molto legati non solo a mio padre - spiega la figlia del proprietario - ma anche all’intera squadra di caccia che fa le battute al cinghiale». Gli animali sono stati rubati nella notte tra sabato e domenica scorsi. I sei cani da caccia fanno parte di un più ampio gruppo formato da dieci animali. Caso strano, i ladri hanno portato via gli esemplari meticci e hanno lasciato quattro animali di razza, dei breton.
 
JULIE NEWS
2 APRILE 2014
Terzo occhio non funzionale
Crotone, nato “Polifemo”: un vitellino con tre occhi

Si chiama Polifemo ed altri non è che un piccolo vitellino nato 20 giorni fa nelle campagne di Strongoli, in provincia di Crotone. La scelta non è casuale. Il vitellino, infatti, è nato con un terzo occhio al centro della testa, a causa di una malformazione atipica che si crea in fase embrionale. Il piccolo animale non riesce a stare in piedi, probabilmente per un problema cerebrale legato proprio alla malformazione ma viene comunque amorevolmente curato ed allattato dai titolari dell'azienda con il latte munto dalla mamma che gli viene poi somministrato con un biberon. Il terzo occhio non eè funzionale, cioè il vitello da lì non vede nulla.
 
AGI
2 APRILE 2014
Animali: nato vitello con tre occhi, si chiama 'Polifemo'
Crotone, 2 apr. - Una rara, ma normale malformazione.
Questa la diagnosi veterinaria per un vitello nato con tre occhi nelle campagne di Strongoli, nel Crotonese. Il bovino, di circa 20 giorni, e' nato con un terzo occhio al centro della testa. Si tratta di un occhio soprannumerario che si crea in fase embrionale. Una malformazione atipica che si puo' riscontrare anche in altri animali. Il vitello, che non riesce a stare in piedi, probabilmente per un problema cerebrale legato proprio alla malformazione, viene comunque amorevolmente curato ed allattato dai titolari dell'azienda con il latte munto dalla mamma che gli viene poi somministrato con un biberon. Il terzo occhio non e' funzionale, cioe' il vitello da li' non vede nulla. L'animale e' stato ribattezzato 'Polifemo'.
 
IL TIRREO
2 APRILE 2014
«Salviamo gli agnelli» E il ristorante ne mette uno in sala
MASSA - Acquisteranno un agnello per Pasqua e lo porteranno nella sala principale del ristorante. Vivo e vegeto, però. Non fatto a pezzi, cucinato e servito con patate al forno. Sì, è così: dal 15 al 17 aprile prossimi al circolo Endas Pitagora di Marina (in via Adelina Zini) l’agnello parteciperà al banchetto e alle giornate che precedono la festa pasquale come ospite, e non come cibo, perché il titolare del locale vegetariano, a tavola servirà solo piatti a base di verdure e frutta. È il quarto anno consecutivo che il ristorante Pitagora promuove l'iniziativa “Pasqua vegan”, ossia una Pasqua cruelty free durante la quale nessun agnello verrà ucciso, ma, appunto, salvato. Ogni anno infatti, in questo periodo, numerose pecore vengono costrette a partorire agnelli che, dopo un mese, verranno acquistati e mangiati per il pranzo pasquale. In Italia sono circa 700.000 quelli che vengono acquistati ogni anno per questa ricorrenza, 50mila in Toscana e qualche migliaio nella provincia apuana. Una tradizione a cui Francesco Goracci, titolare e chef del ristorante, ha deciso di opporsi con un gesto, non solo simbolico. Andrà infatti anche lui da un allevatore del territorio e comprerà un agnello. O meglio: lo adotterà. L'agnellino infatti per i tre giorni che precedono la Pasqua rimarrà al ristorante e dopo verrà portato alla Fattoria Felice di Montepepe, un'area dove crescerà in compagnia di altri animali salvati dal macello. «È anzitutto un modo – spiega Francesco – per sensibilizzare le persone. Il fatto di vedere direttamente un agnellino rende più chiaro che davanti a noi abbiamo un animale, un cucciolo, e non un cibo, un alimento. Devo dire che i miei clienti sono già sensibili alla tematica vegetariana. Ma questo vuole essere anche un gesto più forte: in questo modo un agnello viene veramente salvato dal macello». Un gesto che verrà sicuramente apprezzato dagli animalisti. Ogni anno infatti le iniziative degli amanti degli animali sotto Pasqua si fanno intense. Da campagne pubblicitarie a uova solidali, ma il gesto del circolo Pitagora è sicuramente originale: un agnello diventerà come un animale domestico. «Non possiamo accettare - aggiunge  Francesco - che questi animali, che a tutti ispirano tenerezza, siano sottoposti a tanta violenza e alla morte solo perché a molti piace mangiarli». Le cene per quelle tre giornate saranno quindi a base di prodotti vegani, vale a dire senza carne, pesce o derivati animali (né uova, né formaggio). Il ricavato verrà interamente devoluto al mantenimento in vita dell'agnello e alla realizzazione del progetto della Fattoria Felice. «Questo – spiega il titolare del Pitagora - un progetto che stiamo portando avanti da tempo, grazie anche alla collaborazione con la Provincia che ci ha messo a disposizione il terreno sopra Montepepe. L'obiettivo è di creare una vera e propria fattoria di animali che verranno salvati via via dal macello e lì rimarranno come a casa loro, tutta la vita, in una fattoria appunto felice». Le cene, nelle tre serate, saranno a menù fisso a 25 euro a persona. Obbligatoria la prenotazione al 329-0045276 o 0585-1901018.
 
LA ZAMPA.IT
2 APRILE 2014
“Vendo cane in cambio di un iPhone 5” Rivolta del Web contro il sito di annunci
L’avviso pubblicato su un portale. Online la rabbia degli animalisti
FULVIO CERUTTI
«Scambio mio Akita inu di 1 anno completo di pedigree, microchip, libretto sanitario e vaccinazioni con IPHONE 5 S». Così qualcuno, nella zona di Napoli, ha scritto in un annuncio pubblicato sul portale di scambi e vendite Subito.it per cercare di portarsi a casa l’ultimo ritrovato in tema di tecnologia cellulare, incurante dei sentimenti del proprio cane. 
Un vero e proprio baratto, come se si trattasse di due oggetti. Una situazione al limite del paradossale a tal punto da sperare in uno scherzo di cattivo gusto. Di certo appena la notizia è iniziata a circolare online, i commenti furiosi degli amanti degli animali sono piovuti numerosi con la richiesta di cancellare quella proposta indecente. L’annuncio, pubblicato qualche giorno fa, oggi risulta non più disponibile, sperando che ciò sia dovuto alla rimozione da parte dei gestori del sito e non al buon esito della trattativa.  
 
IL GIORNALE
5 APRILE 2014
 
L'annuncio che fa scandalo: «Scambio cane con iPhone»
 
Scambiare il cane con un telefonino, attraverso un annuncio su un portale di acquisti on line. Sulle prime si pensa a un pesce d'aprile a scoppio ritardato. Eppure, se facciamo un'analisi a mente fredda, dobbiamo ammettere che, per la nostra legislazione, il cane il gatto, il coniglio nano sono ancora «cose». E qui casca l'asino, anzi il povero cane scambiato on line con il telefonino di ultima generazione. Gli animalisti hanno fatto e vinto battaglie titaniche, negli ultimi anni. Un tempo, per niente lontano, i canili comunali ospitavano gli animali randagi per qualche giorno e se nessuno veniva a reclamarli si procedeva a quella che, con un eufemismo degno di maggiore gloria, veniva definita eutanasia. Senza entrare in particolari grandguignoleschi quanto reali, si pensi che la procedura era affidata al custode del canile, munito di una siringa riempita di etere solforico. Erano i tempi in cui un cacciatore della provincia di Bologna si vedeva insignito di un premio ufficiale, da parte dell'amministrazione pubblica, per avere sparato a un rarissimo esemplare di Aquila del Bonelli. Oggi si tratta di reati per i quali sarebbe prevista anche la galera, se solo ci andassero, per qualche mese almeno, anche gli stupratori e i tagliagole.
Oggi, sul territorio nazionale, è vietato allevare cani, gatti o scimmie destinate ai laboratori della sperimentazione animale. Sembra che siano di ieri i sit-in contro la Morini di Reggio Emilia e la Green Hill di Brescia. Eppure, nonostante le battaglie vinte dagli animalisti, e da un'opinione pubblica che ha cambiato radicalmente le proprie convinzioni morali, nonostante i pronunciamenti dei comitati di bioetica sul fatto che gli animali siano «esseri senzienti», nonostante i ripetuti pronunciamenti della magistratura sul danno morale (e non solo pecuniario) dovuto alla perdita di un cane o un gatto, lo stato di questi animali è ancora giuridicamente quello di un bene immobile. Ne consegue che l'annuncio del «signore» di Napoli che voleva scambiare il suo Akita Inu (splendida razza giapponese) con un i-Phone nuovo era, dal punto di vista legislativo, lecito e ineccepibile. Si tratta di un comune baratto. Leggo un interessante commento sul web. «Pagare il cane in denaro o con un telefonino cambia poco, secondo me, e non è questo che m'infastidisce. Mi dà fastidio quando leggo che uno scambia il cane con un telefonino e vuole un conguaglio. Allora nella mia mente si forma l'immagine di due tipi che si incontrano, uno gli passa la scatolina, l'altro il manico del collare, il cane va via strattonato senza capire cosa succede e senza più vedere il suo indegno padrone».
Se cercate quell'annuncio, oggi non c'è più. O è stato rimosso o l'affare è andato in porto. Ne trovate però decine di migliaia, su numerosi portali, che riguardano la vendita di cuccioli on line e questo non sembra lacerare le coscienze. Ma è così diverso pagare un cane con un i-Phone ancora imballato o con la Postepay?
 
MATTINO DI PADOVA
2 APRILE 2014
I vicini di casa diventano dog-sitter per due settimane
VIGODARZERE (PD) - La solidarietà tra condomini ha fatto sì che un cagnolino non finisca in un ricovero per animali, ma possa continuare a rimanere nell’abitazione in cui vive finché l’anziana padrona tornerà dall’ospedale. Di lui si occuperà una vicina di casa. La padrona del piccolo meticcio può quindi ricoverarsi in ospedale con il cuore più leggero: dovendo assentarsi per alcuni giorni, era appunto preoccupata di dove poter sistemare il cagnolino che vive con lei e che le fa compagnia. Non avendo parenti prossimi cui lasciarlo, non sapeva a chi rivolgersi. Del caso sono venute a conoscenza le guardie zoofile del Gadit, avvertite del problema dal vicesindaco Moreno Boschello. Hanno quindi raggiunto l’abitazione della signora, in via Galilei a Saletto: parlando con lei, sono venuti a sapere che dovrà ricoverarsi tra qualche giorno e rimanere un paio di settimane circa in ospedale. Le guardie zoofile allora le hanno prospettato come soluzione di prendere in custodia il cagnolino fino alla dimissione della padrona. Soluzione che andava bene anche alla signora, in quanto non aveva veramente nessuno cui affidarlo. Sennonché, notando l’auto delle guardie, i vicini di casa della donna si sono avvicinati, chiedendo cosa fosse accaduto. Appreso quindi del motivo per cui si trovavano lì, una delle vicine della signora si è offerta di accudire il cagnolino, portandogli acqua e cibo e controllando che stia bene, senza spostarlo dalla casa in cui è abituato a vivere. La padrona del cane non aveva mai pensato di domandare ai vicini di farle un piacere, forse per riservatezza o per paura di disturbare e di impegnare troppo gli altri condomini. Invece ha trovato qualcuno di buon cuore, disposto a dare un aiuto a lei e al suo amico a quattro zampe.
 
LA NAZIONE
2 APRILE 2014
 
Dal cinghiale-cagnolino all'oca dal becco di rame: dieci animali che non potrai non amare
Le storie da ogni parte della Toscana che più hanno appassionato i lettori sono ora raccolte in un unico articolo
 
Firenze, 2 aprile 2014 - Dal piccolo di cinghiale che si crede un cane all'incrocio tra il cavallo e la zebra: ecco i dieci animali toscani che non dimenticherai facilmente. Le loro storie, a volte finite purtroppo tragicamente, vi hanno appassionato. Noi le riproponiamo qui, con tanto di link.
1. Il cinghialino che si crede un cane: è la storia di un piccolo di cinghiale femmina, Neda. Trovata da una coppia di fidanzati di Piombino (Livorno), adesso corre felice nel recinto che gli è stato costruito. E' stata salvata da morte certa: non aveva più la mamma. E, state sicuri, la piccola Neda non finirà in salmì. 
2. Il cocker abbandonato: una triste storia. E' stato gettato in un cassonetto che era morente. Ha lottato con tutte le sue forze ma alla fine non ce l'ha fatta. A Boh, questo il nome del cocker, è stata intitolata un'area per cani a Campi Bisenzio (Firenze).
3. L'incrocio tra zebra e asino. Si chiama Ippo ed è un vero e proprio incrocio tra cane e cavallo. Troppo simpatico: fino alle zampe sembra un asino, ma da lì in poi è zebrato. La madre, Giada, è un asino dell'Amiata - esemplare di una specie in via di estinzione affidato alla struttura fiorentina per garantirne la riproduzione - il padre, Marti, è una zebra, sequestrata anni fa a uno zoo.
4. Il gatto gigante che sembra una pantera. La storia risale al 2012. Nella zona di Certaldo in molti giurano di aver avvistato una pantera. Non spaventatevi, dice poco dopo la padrona di un gatto gigantesco, è il mio felino di nove chili. Proprio così: niente caccia grossa nei dintorni di Certaldo. 
5. Il fenicottero ferito atterra a Firenze. Sembrava un volo come tanti altri, migrando da una zona all'altra. Invece uno splendido fenicottero sbatte contro un traliccio dell'alta tensione e si ferisce gravemente. Triste occasione per vedere da vicino un animale splendido, curato da un veterinario fiorentino. 
6. Nibbio, cavallo salvato dalla crisi dell'ippica. Era rimasto nel suo box all'ippodromo Sesana: non era più adatto alle corse, e in un mondo dell'ippica in crisi sembrava destinato a una brutta fine. Invece il cavallo Nibbio nel 2012 è stato adottato grazie a una gara di solidarietà sul web. 
7. La volpe ferita salvata da una ragazza. L'ha trovata una ragazza: era ferita ma molto docile. Così una volpe, grazie al buon cuore della giovane, è tornata a vivere. 
8. La volpe incastrata in una grata: la salvano. Col suo muso era rimasta incastrata in una grata. La polizia provinciale l'ha salvata. Così una volpe è tornata a correre felice. 
9. L'oca Ottorino ha il becco di rame. Una delle storie più conosciute e apprezzate dai lettori. La papera Ottorino aveva perso il becco in circostanze rocambolesche. Un veterinario ha ricostruito la parte in rame, creando una figura quasi mitologica ma che ha potuto continuare a godere di ottima salute. 
10. Il capriolo sui viali di Firenze. Non era in auto ma di sicuro sarebbe arrivato prima delle macchine, visto il traffico: si tratta di un capriolo spaventatissimo che si è nascosto nel giardino di una banca e poi è stato riportato sui monti.
 
NEL CUORE.ORG
2 APRILE 2014
 
IL REGISTA DI "THE COVE": "BAIA DI TAIJI INSANGUINATA: TUTTO VERO"
"Riprese troppo crude che abbiamo escluso dal film"
 
La rivista Newsweek ha fatto discutere gli Stati Uniti per una storia di copertina sulla caccia al delfino in un villaggio di pescatori giapponese, una pratica che ha guadagnato improvvisa attenzione internazionale nel 2009 grazie al documentario "The Cove ". In risposta all'articolo, il regista del film ha pubblicato dei filmati inquietanti di delfini massacrati, troppo "crudi" per essere inclusi nel documentario.
Scritta da Bill Powell, la storia su Newsweek si occupa della caccia annuale a Taiji, in Giappone, dove migliaia di delfini e focene vengono macellati per la loro carne o venduti in cattività. Il pezzo si concentra sull'impatto che "The Cove" - che segue un gruppo di attivisti in missione segreta per svelare i massacri raccapriccianti - ha avuto sugli abitanti di Taiji, i quali sostengono che i registi abbiano sfruttato la loro tradizione e abbiano ritoccato le immagini per mostrare il colore dell'acqua della baia, satura di sangue di delfino.
"La sfiducia dei registi e degli attivisti anti-caccia è così intensa che alcuni abitanti del villaggio dicono che l'acqua non diventa mai rossa durante l'abbattimento e ritengono che i produttori in seguito abbiano aggiunto il colore livido con effetti speciali - scrive Powell -. La troupe del film ha categoricamente negato questo".
Difendendo il suo film premiato con un Academy Award, "The Cove", Louie Psihoyos, il regista, che è anche il presidente della Oceanic Preservation Society, ha pubblicato un post sul blog che recita: "L'articolo di Powell insiste sul fatto che ogni storia deve avere due facce. Ed è anche privo del minimo controllo dei fatti. 
"Ho pensato che forse questa storia è un ultimo disperato tentativo per rilanciare un marchio (Newsweek, ndr)", ha detto Psihoyos a The Huffington Post al telefono .
Psihoyos ha detto che lui e il suo entourage non hanno mai aggiunto effetti speciali o migliorato il colore del sangue nelle scene cruente che coinvolgono l'uccisione di delfini. Durante le riprese delle sequenze sulla baia di Taiji, nascosti su una scogliera vicina, Psihoyos ha filmato, anzi, un repertorio troppo raccapricciante per gli occhi del pubblico e ha lasciato quelle immagini fuori del film, ha poi spiegato.
"Ho pensato che se avessimo pubblicato quel filmato sarebbe stato troppo schiacciante per il pescatore. Si vedono i delfini legati in spiaggia mentre si contorcono. Abbiamo solo pensato che ciò è troppo brutale, troppo raccapricciante da mostrare", ha aggiunto Psihoyos ad HuffPost . "In altri filmati che abbiamo mostrato, almeno i delfini morivano in acqua" .
Per sottolineare la natura barbarica della caccia, Psihoyos nei giorni scorsi ha pubblicato filmati inediti. I video, che trovate sulla pagina Vimeo dell'Oceanic Preservation Society (attenzione: immagini forti!) mostrano quattro diverse angolazioni della baia di Taiji, in cui sono raffigurati i pescatori con le lance mentre macellano gruppi di delfini. Con il sangue che ricopre man mano tutta l'acqua del mare. "Del sangue che vedete, non abbiamo toccato un pixel", ha ribadito Psihoyos ad HuffPost.
 
GEA PRESS
2 APRILE 2014
Malta – Il bracconiere mascherato. Decine di uccellatori all’opera nel filmato shock del CABS
Ieri l'ultimo bracconiere filmato. Polemiche con l'autorità di polizia
Ventidue impianti di cattura illegali individuati e smantellati dai volontari del CABS, lo speciale gruppo antibracconaggio, in appena dieci giorni. L’ultimo luogo di morte è stato filmato ieri. Tutto inserito in un filmato che pur mostrando alcuni interventi di polizia, rivela altresì il ritardo degli interventi. In tal maniera, può anche capitare  che i bracconieri, cercando di celare il volto, sfruttino il tempo a loro disposizione per fare sparire ogni traccia.
Fringuelli, pettirossi, verdoni e tanti altri animali spesso protetti dalle Direttive comunitarie e comunque catturati illegalmente. Reti, gabbie trappole, uccellini utilizzati come zimbelli. Almeno sette dei cacciatori di frodo filmati appaiono intenti nella cattura dei volatili o preparazione degli impianti. Luoghi in alcuni casi molto semplici da individuare, visto che la tesa delle reti di cattura necessita di una vistosa modifica della vegetazione circostante. Uno spazio aperto, intervallato da siepi. Un “richiamo”  evidente che però, a Malta, non sembra infastidire granchè.
Questo dopo che il Governo aveva nei giorni scorsi annunciato il forte inasprimento delle pene a seguito dell’ennesima strage di cicogne in migrazione.
Eppure le autorità di polizia avrebbero riferito al CABS come l’ipotetito intervento era condizionato dalla presentazione di un report. Un fatto, si giustificano i volontari, impossibile da presentare in tempo reale.
Un triste esempio, riferisce sempre il CABS, dell’incapacità evidente delle autorità a rispondere in tempo utile. Così è successo, ad esempio, proprio ieri pomeriggio  quando una squadra del CABS ha cercato di segnalare due fringuelli di cattura all’interno di uno dei siti di uccellagione vicino a Marsaxlokk . Nessuno ha dato però pronta risposta. Dopo due ore e mezza , denuncia il CABS, è avvenuto l’intervento. Un segnale, per gli attivisti, di come il sistema di segnalazione sia inadeguato. In tal senso il CABS ha già manifestato l’impegno a discutere con la polizia un sistema più efficace, utile a reprime in tempo tali azioni criminali.
A Malta, come del resto anche in Italia, la cuttura degli uccelli vivi è una tradizione venatoria dura a morire. In più occasioni gli interventi di polizia hanno rilevato un intenso commercio di uccelli di cattura con la Sicilia e la Libia.
VEDI FILMATO CABS SUGLI UCCELLATORI DI MALTA E GLI INTERVENTI DI POLIZIA
http://www.geapress.org/video/il-video-degli-uccellatori-mascherati/52396
 
GEA PRESS
3 APRILE 2014
 
Malta – Le cicogne che vengono giù, a colpi di pistola (VIDEO)
La denuncia del CABS e l'intervento dell'Europarlamentare Andrea Zanoni
 
Governo maltese dopo che il CABS ha documentato l’ennesimo attacco di fucileria in danno alle cicogne in migrazione.
Uno storno di 13 uccelli, passato a quota bassa nei pressi di Salina. Mentre i volontari del CABS stavano monitorando la situazione si sono iniziati a sentire alcuni colpi di pistola. Due cicogne sono caduta innanzi ai volontari, che hanno filmato il grave atto. L’indomani, però, solo dieci animali si sono alzati in volo per riprendere la migrazione. E’ probabile che un terzo animale sia rimasto ferito, ma le ricerche dei volontari e della polizia maltese, non hanno portato ad alcun risultato.
In tutto, in quelle stesse ore, il CABS ha documentato sei gravi reati in danno alla fauna migratoria. Un fatto, questo, che dimostra come la situazione a Malta stenti a cambiare.
Intanto proprio i gravi fatti di Malta sono divenuti oggetto di intervento dell’Europarlamentare PD Andrea Zanoni, il quale ha chiesto al Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik il rispetto della Direttive di settore. Zanoni, che è anche vice presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo , ha fatto presente al Commissario la continua violazione della normativa comunitaria da parte dei cacciatori maltesi che “usano le deroghe per scatenare delle vere e proprie stragi di uccelli migratori anche in primavera“.
Un vero e proprio incontro quello tra Zanoni ed il Commissario che si è detto consapevole della situazione evidenziando le quattro prossime priorità della Commissione: assicurare controlli indipendenti affinché le deroghe siano applicate secondo la legge, accesso alla giustizia, cattura dei fringuelli in stretto rispetto delle normative europee e conservazione delle specie.
“Potočnik ha lasciato aperta la porta a una futura revisione migliorativa della Direttiva Uccelli – ha spiegato Zanoni – con i risultati  del controllo della sua applicazione in tutti i Paesi membri attesa per il 2016”.
VEDI VIDEO ABBATTIMENTO CICOGNE
 
LEGGO
3 APRILE 2014
 
Miley Cyrus piange durante il concerto
per la morte del suo cagnolino Floyd
 
BOSTON - Miley Cyrus è scoppiata in lacrime ieri sera durante un suo concerto a Boston, dopo aver dedicato una canzone al suo cagnolino Floyd, morto nei giorni scorsi. La star aveva condiviso la triste notizia il primo aprile sul suo profilo Twitter: «Il mio prezioso bambino Floyd è morto. Sono a pezzi. È insopportabile. Come farò senza di lui?», aveva scritto.  Cyrus aveva preavvertito il suo pubblico di Boston che non sarebbe stata al meglio: «Mi scuso in anticipo se non sarò me stessa stasera. Proverò a fare del mio meglio», aveva detto. Poi ha tenuto sotto controllo le sue emozioni fino quasi alla fine dello show, quando le lacrime hanno preso il sopravvento. «Sono sicura che voi già sapete ma il motivo della mia tristezza è il mio cane, che era il mio essere preferito, ed è morto. Voglio dedicargli una canzone perchè con lui ascoltavano sempre i Fleetwood Mac, che lui adorava».  Così ha attaccato a cantare 'Landslidè della rockband anglo-americana ed ha proseguito con una commovente 'Summertime Sadness' di Lana Del rey e con 'The Scientist' dei Coldplay. La sorella minore di Miley, Noah, è uscita sul palco per confortare la cantante e l'ha abbracciata mentre cantava commossa.
VIDEO
 
METEO WEB
2 APRILE 2014
 
Animali: caprioli a rischio a causa delle primavere anticipate
 
Alcune specie di caprioli potrebbero non sopravvivere al cambiamento climatico, secondo un nuovo studio dell’Universite’ Claude Bernard Lyon I, in Francia, condotto su una popolazione di Capreolus capreolus nella regione di Champagne. Dai dati raccolti sul lungo termine e’ emerso che questa specie fatica ad adattarsi all’arrivo della primavera sempre piu’ anticipata e che i giovani esemplari nascono nello stesso periodo in cui venivano al mondo ventisette anni fa. Tutto questo, secondo i ricercatori, ha ridotto i tassi di sopravvivenza dei caprioli e potrebbe portare all’estinzione di questa e di altre specie con l’aumento dei cambiamenti climatici. Per garantire la sopravvivenza dei caprioli, il periodo di comparsa della vegetazione primaverile deve coincidere con il periodo in cui le femmine si preparano a partorire per poter contare sulla disponibilita’ di cibo per il latte da fornire ai piccoli. Nonostante la primavera si sia anticipata di due settimane tra il 1985 e il 2011, i tempi di nascita non sono cambiati in modo significativo nello stesso intervallo. Una mancata corrispondenza che rivela che i caprioli non riescono ad adattare i cicli riproduttivi alle variazioni stagionali, dato associato a una ridotta sopravvivenza e a un generale calo della popolazione. Lo studio e’ stato pubblicato su Plos Biology.
 
LA ZAMPA.IT
2 APRILE 2014
 
Nuova teoria sulle strisce delle zebre: “Tengono lontani gli insetti”
Tra le teorie più gettonate, negli anni si è parlato di un “look”
utile a confondere iene, leoni e altri predatori della savana
 
Da “difesa” contro iene e leoni, a deterrente per gli insetti: dalla California arriva una nuova teoria sulle strisce delle zebre, un tema che appassiona i biologi dalla fine dell’800, quando sull’argomento si confrontarono i fondatori della teoria evoluzionista, Charles Darwin e Alfred Russel Wallace.  
Secondo un nuovo studio, pubblicato da “Nature Communications”, le strisce bianche e nere servono ad allontanare la mosca tse-tse ed altri insetti ematofagi, per sottrarsi alle loro pericolose punture. 
Tra le teorie più gettonate, negli anni si è parlato di un `look´ utile a confondere iene, leoni e altri predatori della savana, di una particolarità che serve a raffreddare il loro corpo, ma anche di un più semplice fattore estetico che distingue le zebre dai cavalli. Secondo lo studio, eseguito in laboratorio, gli insetti preferiscono i colori uniformi. Il responsabile del team di ricercatori all’Università della California, Tim Caro, ha spiegato che la nuova teoria è la migliore emersa finora, anche se non fornisce una risposta sul colore bianco e nero delle strisce.  
 
PARMA TODAY
3 APRILE 2014
San Secondo, soldi per cani già morti: veterinario condannato a 10 mesi
Il Corpo Forestale dello Stato ha scoperto la truffa compiuta dal gestore di una struttura adibita a ricovero e pensione per cani: truffati otto Comuni dell'Emilia-Romagna. Gli animalisti di Rimini: 'Noi l'avevamo detto'
"Il personale del Nucleo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Parma -si legge in una nota- allertato dalla segnalazione di una dipendente dell'anagrafe canina di un Comune della Provincia di Piacenza, ha scoperto la truffa compiuta dal gestore di una struttura adibita a ricovero e pensione per cani situata nel comune di San Secondo in Provincia di Parma, un veterinario denunciato anche per esercizio abusivo della professione veterinaria.
Le indagini hanno evidenziato in diversi Comuni dell'Emilia Romagna l'illecito pagamento al canile del mantenimento per cani che invece non erano più presenti nella struttura perché adottati o addirittura deceduti anche anni prima. I Comuni truffati sono complessivamente otto e il raggiro è stato favorito anche dalla distanza dei Comuni stessi dal canile che confidavano nel rapporto fiduciario col veterinario per il controllo della movimentazione dei cani.
Il trucco era semplice: i cani randagi che effettivamente erano stati recuperati in diversi Comuni della regione, da Bellaria (RN) ad Alseno (PC), venivano trasferiti presso la struttura di San Secondo per essere successivamente dati in affido a privati. Quando però venivano realmente affidati o morivano, il veterinario che gestiva il canile non comunicava l'avvenuta adozione o la morte ai Comuni continuando a percepire la retta per il loro mantenimento. A seconda della convenzione la retta ammontava a circa tre euro al giorno per esemplare.
Dall'analisi della documentazione sequestrata sono state scoperte irregolarità sui registri, cancellature e false dichiarazioni che attestavano il conferimento dei cani mesi o addirittura anni dopo rispetto a quando fossero realmente usciti e non più in carico alla struttura.  Le indagini laboriose hanno consentito di smascherare la truffa che, per i soli due anni presi in esame, superava i diecimila euro. Le ricerche, dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Parma dr.ssa Lucia Russo, hanno evidenziato anche documenti di presunti affidatari totalmente contraffatti o rimaneggiati comportanti il delitto di falso documentale.
Gli agenti hanno verificato, inoltre, che il gestore della struttura, un veterinario piuttosto conosciuto nella zona, risultava essersi volontariamente cancellato dall'Albo professionale per raggiunti limiti di età contributiva e, pur non essendo più iscritto all'ordine dei veterinari di Parma, continuava tranquillamente ad esercitare la professione facendo operazioni chirurgiche, inoculando microchip e prescrivendo farmaci. Per questo motivo è stato deferito all'Autorità Giudiziaria per abusivo esercizio della professione medico veterinaria. Il veterinario ha concordato con il Pubblico Ministero il patteggiamento per truffa aggravata, falso ideologico, falso materiale, falso in certificati e abusivo esercizio di professione, per una pena complessiva di dieci mesi di reclusione e poco meno di 500 euro di multa, pena sospesa per la condizionale".
ANIMALISTI: 'NON L'AVEVAMO DETTO'. "Spiace dover dire “Noi l’avevamo detto!” -scrive Lorenza Cevoli, presidente Animalfreedom onlus- ma davanti alla notizia del veterinario di Parma che truffava i Comuni non possiamo non ricordare che le associazioni animaliste di Rimini già nel 2007 iniziarono la loro battaglia contro le deportazioni di cani fuori provincia, e nella fattispecie proprio verso il canile parmense del veterinario in questione. Nel marzo di quell’anno alcuni attivisti misero in atto uno sciopero della fame durato 9 giorni per convincere la Provincia a far rientrare immediatamente i cani già trasferiti a Parma, ma non furono ascoltati. Nel dicembre dello stesso anno gli animalisti riuscirono a bloccare il trasferimento di altri cani dal canile di Vallecchio a quello di Parma, creando un cordone umano davanti al cancello del canile. L’anno dopo, in giugno, stessa storia: saputo dell’arrivo del veterinario a Vallecchio, con l’incarico di prelevare altri cani, gli animalisti tornarono a bloccare l’operazione schierandosi davanti all’entrata del canile. Sapevamo di essere nel giusto, ma per farci ascoltare abbiamo dovuto arrivare a questo, a bloccare fisicamente il camion rischiando anche di essere denunciati. Ma avevamo ragione, e oggi i fatti lo dimostrano. Speriamo che questa storia insegni qualcosa e ci metta al riparo, in futuro, da altre simili, scellerate operazioni".
 
ANCONA TODAY
3 APRILE 2014
Amici Animali: affinchè nessuno dica più “E’ solo un gatto”
Riceviamo e pubblichiamo questa triste testimonianza di Tiziana: una storia (purtroppo) come ce ne sono tante, che speriamo serva per far riflettere
 
"Vorrei gridarlo al mondo intero, non perché era il mio, non perché era più bello o più buono di tanti altri (anche se bellissimo lo era ed eccezionalmente buono) ma perché la sua morte, ad appena tre anni, non è dovuta al caso o ad una inevitabile malattia, ma a quel disgraziato incontro che lui ha avuto ad appena pochi mesi con quell’essere spregevole che si è divertito a sparargli con un fucile da caccia...da allora è cominciato il suo calvario!
Non si sa come abbia fatto a salvarsi, ma il suo corpo era pieno di pallini e il suo organismo, intossicato dal piombo , ben presto ha cominciato a ribellarsi.
Una via crucis infinita, fatta di esami, terapie, trasfusioni, una via crucis che lui ha affrontato senza mai ribellarsi, senza mai dare segni di stanchezza, senza mai arrendersi, ad ogni ago che gli veniva infilato, ad ogni manovra che gli veniva fatta, lui rispondeva solo con le fusa...tante, rumorose, infinite... perché lui era grato a tutti, perché lui voleva vivere.
Oggi però, ha dovuto arrendersi...tutte le cure e tutto il nostro infinito amore non sono bastate a sconfiggere il male che ha devastato il suo giovanissimo organismo! È una storia come tante altre, una storia di ordinaria cattiveria e crudeltà nei confronti degli animali, ma è la mia storia, è la storia di Stecchino... l'ennesimo essere vivente che subisce le conseguenze dell’operato di quelli che noi chiamiamo "uomini".
Nessuno si chieda più come mai tante persone, come me, preferiscono gli animali alle persone, spendono tanto tempo e tante lacrime per loro...Definire bestia quel tipo di persone è solo un complimento! ( e un offesa per l'animale).
Ciao mio dolcissimo Stecchino, spero che lassù troverai la giustizia che qui non esiste!"
 
CORRIERE ROMAGNA
3 APRILE 2014
Svuotano il laghetto, muoiono gli animali
Pesci e tartarughe restano a secco per i lavori
 
MEDICINA (BO). Dal fine settimana scorso non c'è più acqua al laghetto dell'area Pasi nel centralissimo parco delle Mondine a Medicina. La causa sono i lavori programmati dal Comune, lavori che hanno reso necessario lo svuotamento del bacino. Si è però pensato solo all'acqua, non tenendo conto della fauna. E così sul fondale fangoso nei primi giorni di prosciugamento sono rimasti agonizzanti poi senza vita pesci, tartarughe, e qualche anatroccolo come ha fatto notare un cittadino medicinese indignato.
«Domenica scorsa, mentre facevo un giro con mia moglie, mi sono accorto dell’accaduto e da quel momento ho iniziato a far delle telefonate» racconta il geometra Claudio Saracino. Tra queste anche una al responsabile delle Guardie ecologiche volontarie di Bologna, senza però ottenere un riscontro in merito. Il signor Saracino alla fine è andato di persona dai carabinieri. «Con il comandante siamo andati a provare di salvare qualche tartaruga, ma senza una buona riuscita. Quindi il comandante ha chiamato i vigili del fuoco. In serata hanno provveduto a rimettere un po’ d’acqua all’interno del laghetto per far sopravvivere gli animali fino all’indomani, per poi intervenire con la luce del sole. Lunedì ho sporto denuncia ai carabinieri affinché questi fatti e violenze contro esseri indifesi possano non accadere più». Per il signor Saracino la situazione al laghetto del parco delle Mondine potrebbe poi prendere una deriva pericolosa dal punto di vista igienico-sanitario dato che, «in quella zona, dove c’è un parco molto frequentato anche da bambini, c’è puzza di pesce morto e per questo ora la gente sta più lontano dal laghetto».
Di tutt’altro avviso è il sindaco di Medicina Onelio Rambaldi. Per lui «non c’è nulla di cui preoccuparsi» e la situazione dovrebbe ristabilirsi nel giro di un paio giorni con il riempimento dell’invaso. Il primo cittadino ricorda che lo svuotamento dell’invaso serviva a dar corso a lavori di consolidamento degli argini del laghetto che, a causa dell’erosione dell’acqua e delle tane delle nutrie, rischiavano di cedere. «Quando abbiamo iniziato lo svuotamento le tartarughe erano in letargo, ma il caldo degli scorsi giorni le ha svegliate. Inevitabilmente quegli esemplari non autoctoni, sono infatti tartarughe carnivore comprate nei negozi di animali esotici e gettate nel lago da chi le aveva acquistate, hanno cominciato a uscire. Sui pesci va detto che quelli più furbi hanno seguito la corrente dell’acqua fino al canale. Quelli rimasti sono stati pian piano mangiati dalle anatre, semplicemente seguendo la catena alimentare. Ora non ce ne sono più e non c’è puzza. Dall’Ausl non ho ricevuto alcuna segnalazione, il che vuol dire che è tutto normale» taglia corto Rambaldi.
 
LA ZAMPA.IT
3 APRILE 2014
Lipu: ogni anno vengono uccisi 500mila uccelli migratori
L’associazione ha lanciato la campagna “Leaving is living”
contro il bracconaggio pubblicando un video di cinquanta secondi
Civette e gabbiani impegnati in un frenetico balletto, gru e fenicotteri che paiono danzare al ritmo di una samba: sono queste le immagini scelte dalla campagna “Leaving in Living” per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela degli uccelli migratori, di cui ogni anno vengono uccisi illegalmente 500mila esemplari. 
Con il video tre partner dell’associazione BirdLife International - Lipu per l’Italia, Seo per la Spagna e Hos per la Grecia - denunciano il bracconaggio nel Mediterraneo e le minacce per la migrazione degli uccelli. 
«Violenza e illegalità contro gli animali selvatici continuano ad accadere nel Mediterraneo e in particolare nel Sulcis, in Sardegna, dove si massacrano tordi e pettirossi in migrazione», afferma Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu, che nel Sulcis organizza annualmente campi di volontariato contro il bracconaggio. 
Nel Sulcis si stima che 300mila piccoli uccelli migratori restino vittima di trappole e reti illegali per poi finire in macellerie e ristoranti locali. In Spagna fino a 430mila uccelli, con punte di 2 milioni, vengono uccisi ogni anno in modo illegale. Una delle tecniche più impiegate è il “parany”, che prevede l’uso di colla sui rami, nelle aree di Castellon, Valencia e Terragona. In Grecia l’area più esposta è quella delle isole Ionie, situate lungo la rotta migratoria. La Hos stima che in un giorno fino a 15mila uccelli selvatici possano essere uccisi dai bracconieri. 
 
GEA PRESS
3 APRILE 2014
Forino (AV) – Trappole per cinghiali in area protetta
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
Un’oasi di ripopolamento della fauna, macchiata dalle trappole per cinghiali. Le hanno scoperte gli Agenti del Corpo Forestale dello Stato – Comando Stazione di Forino nell’ambito dei controlli mirati alla protezione della fauna selvatica ed alla repressione del fenomeno in crescita del bracconaggio.
Nella località di “Boschitello”, occultati tra la vegetazione, erano stati sistemati lacci in acciaio muniti di fermi metallici a sua volta ancorati alle piante. Il tutto vicino ai camminamenti soliti della fauna.
Il sistema di cattura, sottolinea il Corpo Forestale, è quello a cappio. Con inusuale violenza le prede vengono catturate dai bracconieri di cinghiali.
Congegni illegali ed incivili, sottolinea sempre il Corpo Forestale, disposti in zone difficili da raggiungere e popolati anche da scrofe con i loro piccoli, volpi e tassi. Un pericolo valido anche per malcapitati escursionisti. Di quanto accertato in località “Boschitello” è stata informata l’autorità giudiziaria.
Le trappole sono state tutte rimosse dal Corpo Forestale.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2014
 
ENPA: NO ALLA PASQUA DI SANGUE, 700 MILA AGNELLI CONDANNATI A MORTE
L'appello a Papa Francesco: dica no alla barbarie
 
"Ci rivolgiamo alle coscienze perché questo barbaro e crudele tributo di sangue cessi una volta per tutte. E ringraziamo tutti gli uomini di buona volontà che, con il loro no, contribuiranno a salvare la vita di centinaia di migliaia di cuccioli innocenti". Lo dice 'Enpa alla vigilia delle festività pasquali, in occasione delle quali saranno uccisi, in nome di una assurda e anacronistica tradizione, oltre 700mila tra agnelli, capretti e caprettoni, strappati anzitempo alle loro madri e macellati per imbandire le tavole della festa. Paradossalmente, per i cuccioli di pecora meglio sarebbe stato non nascere affatto e non conoscere la tragedia della morte.
In particolare, la Protezione animali - si legge in una nota - si appella a Papa Francesco affinché anche in questa circostanza si faccia portatore di un messaggio d'amore, invocando un atto di clemenza per questi poveri animali e sottraendoli così alla loro condanna. "La festa dovrebbe rappresentare un momento di gioia per tutti gli abitanti del Creato – prosegue l'Enpa – e non un motivo per uccidere altri esseri viventi. Per di più in nome di una "tradizione" propria del Vecchio Testamento ed che poco ha a che vedere con il Cristianesimo".
Dire no al consumo di agnello e più in generale della carne rappresenta, dunque, il modo più adatto per celebrare la resurrezione di Gesù. Quale migliore occasione di rinascita e di rinnovamento per scoprire le delizie dei menù "veg"? D'altro, sono gli unici realmente salutari e "cruelty free" al 100%.
 
LIVE SICILIA
3 APRILE 2014
 
Salva il cane, ma lui annega
Così è morto il pediatra di Terrasini
Ferdinando Passalacqua era uscito di mattina per allenare i suoi sette cani da caccia. Uno di loro sarebbe finito nella vasca per la raccolta dell'acqua piovana e lui si è tuffato per salvarlo: non è riuscito a risalire.

Monica Panzica

 
CARINI (PALERMO) - Si è tolto la maglietta, ha posato a terra il borsello che teneva a tracolla. Poi si è tuffato: doveva salvare a tutti i costi il suo cane, uno dei tanti che da tempo lo accompagnavano durante le battute di caccia e che in questi giorni doveva fare allenare. Un amico fedele che non voleva perdere, improvvisamente finito in una vasca per la raccolta dell'acqua piovana profonda più di due metri. Lì, in contrada Cippi, tra le campagne di Carini, il salvataggio del quattrozampe si è trasformato in tragedia.
Il cane si sarebbe infatti trovato in difficoltà, le stesse che avrebbe avuto il suo padrone dopo essere riuscito a metterlo in salvo. E così, il pediatra in pensione di Terrasini non ce l'ha fatta. Ferdinando Passalacqua, 72 anni, conosciutissimo nella zona per la storica gioielleria di famiglia in piazza Duomo, è stato trovato senza vita dopo una giornata di ricerche. Ieri mattina era uscito da casa, ma non aveva più fatto rientro. Nel tardo pomeriggio le preoccupazioni dei parenti sono aumentate, al punto da rivolgersi ai carabinieri della stazione di Terrasini a cui hanno sporto denuncia di scomparsa. Il figlio ha raccontato che il padre non aveva mai tardato, ma che stavolta, visto che non rispondeva al telefono, forse qualcosa era andato storto.
La notizia del ritrovamento della sua auto, distante almeno due chilometri dal luogo in cui è stato individuato il cadavere, ha poi gettato i familiari nello sconforto: dell'ex pediatra non c'e stata traccia fino a quando non sono stati trovati i suoi sette cani che hanno letteralmente "fatto strada" ai soccorsi. Hanno abbaiato, chiesto aiuto con tutte le loro forze. E hanno condotto tutti vicino alla vasca di campagna in cui viene raccolta l'acqua piovana.
Una scena drammatica quella di fronte alla quale si sono trovati i carabinieri: i cinque cani da caccia vegliavano da ore il loro padrone, uno di loro era ancora bagnato: probabilmente era quello che il pediatra era riuscito a salvare sacrificando se stesso. Dopo essersi tuffato, infatti, il pensionato avrebbe aiutato l'animale a risalire, ma non sarebbe poi riuscito a riemergere, morendo annegato. E' stato proprio il medico legale giunto sul posto ad accertare il decesso per asfissia da annegamento: Passalacqua è stato trovato ancora in piedi, a petto nudo. I suoi oggetti personali era sul terriccio: si era gettato nella vasca volontariamente.
Un gesto d'amore per il suo amico fedele che purtroppo gli è costato caro. Ad estrarlo dalla vasca sono stati gli uomini del nucleo saf e i sommozzatori dei vigili del fuoco, nel corso di un lungo intervento insieme ai carabinieri. La salma è stata riconsegnata ai familiari, che oggi piangono un uomo amato e stimato da tutti. A Terrasini, Passalacqua viene infatti ricordato come un uomo perbene, grande lavoratore e rispettoso. "Aveva sempre il sorriso stampato sul volto - dice un commerciante di piazza Duomo - ed anche se ormai non lo vedevamo spesso, sapevamo che stava bene e che ogni tanto usciva per cacciare. Aveva questa passione anche da giovane. La sua perdita è dolorosa, ma penseremo a lui sempre come una persona generosa, come conferma l'ultimo gesto che gli è costato la vita".
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2014
 
GB, CHIUDE I SUOI 2 CANI IN SALOTTO E LI FA MORIRE DI FAME: IN CARCERE
Condannato un 35enne con problemi di alcolismo
 
Ha chiuso i suoi cani in una casa vuota e squallida e li ha lasciati morire di fame. In cella per quattro mesi Stephen Hulbert, 35 anni, con problemi di alcolismo, a Longsight, vicino a Manchester, in Inghilterra. Gli ispettori della Rspca hanno assistito ad una scena "orribile" quando si sono trovati davanti i corpi dei due cani morti, ricoperti di mosche e di vermi, durante il sopralluogo nella casa dell'uomo lo scorso dicembre. Lo rivela il "Mirror".
Il giudice ha scoperto che l'uomo, dipendente dall'alcol, stava a casa di un amico e aveva lasciato i suoi animali chiusi in salotto. Ma i quattrozampe, Talula, un tan terrier e Chance, un pastore tedesco, non avevano abbastanza cibo o acqua per sopravvivere. Quando sono stati scoperti nell'abitazione, si pensava che avessero perso la vita già da quindici giorni. La Rspca ha chiamato la polizia, che ha arrestato Hulbert con l'accusa di maltrattamento. 
L'uomo ha ammesso di non essersi interessato della sorte degli animali e di averli lasciati morire di fame. Al processo, la difesa ha provato ad aggrapparsi al fatto che i problemi con l'alcol hanno sicuramente influenzato sulla mancata attenzione nei confronti dei cani: "Non è in grado di badare a sé, non solo agli animali". Il giudice, però, ha detto che la negligenza è stata prolungata in maniera eccessiva e ha condannato Hulbert a 17 settimane di carcere, oltre a bandirlo a vita dal possesso di qualunque animale.
 
GEA PRESS
3 APRILE 2014
Libano – La bambina, il fucile e la cicogna impallinata
Continua senza sosta l'attività di fucileria in danno agli uccelli migratori
 
Continua il passaggio delle cicogne in migrazione in Libano. Un paese che si trova lungo una principali rotte migratorie al mondo e che possiede, putroppo,  una situazione venatoria allo sbando.
Tutto denunciato dagli animalisti libanesi e dal CABS, lo speciale nucleo antibracconaggio che implacabilmente rimanda foto tremende dal paese dei cedri. Un account facebook tutto dedicato alle bravate dei cacciatori libanesi (vedi articolo GeaPress) i quali, sicuri del clima di impunità, non esitano a mostrarsi a viso scopero (i bottoni nelle foto sono inseriti dai protezionisti).
In molti casi compaiono foto di minorenni o addirittura di bambini molto piccoli. Era probabilmente di un ragazzino la voce che si può sentire in un video che mostra l’inizio dell’azione di fucileria contro uno stormo di cicogne in migrazione (vedi VIDEO). Il filmato è stato probabilmente girato nella metà di marzo ma da allora numerose altre uccisioni di cicogne sono state documentate.
Una delle ultime foto è tremenda. Mostra una piccola bambina che tiene a malapena un fucile da caccia mentre, con l’altra mano, alza per il becco il corpo senza più vita di una cicogna.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2014
 
GIAPPONE, STORICO STOP ALLA CACCIA ALLE BALENE DOPO OLTRE 25 ANNI
L'annuncio delle autorità dopo la sentenza dell'Aja
 
Per la prima volta in oltre mezzo secolo, il Giappone rinuncerà alla sua annuale caccia alle balene nell'Antartide: lo hanno annunciato le autorità di Tokyo dopo la sentenza del tribunale delle Nazioni Unite che ha stabilito che il programma ha ordinato di fermare la caccia, giudicandola un'attività commerciale camuffata con fini scientifici. Tokyo già lunedì aveva anticipato che avrebbe rispettato il giudizio della Corte internazionale di giustizia dell'Aja, anche se non escludeva futuri programmi in altre zone. Oggi, le autorità di Tokyo hanno confermato che la prossima caccia antartica, che avrebbe dovuto prendere il via alla fine di quest'anno, non ci sarà. "Ma - ha aggiunto un responsabile dell'Agenzia di pesca giapponese - abbiamo intenzione di proseguire la ricerca sulle balene in altre zone" del Pacifico settentrionale.
Il Paese finora ha bypassato la moratoria sulla caccia alle balene, stabilita da una convenzione internazionale, camuffando la caccia alle balene con scopi scientifici. Le ultime campagne di pesca tuttavia sono state tutte fortemente disturbate dagli attivisti di Sea Shepherd.
 
GEA PRESS
3 APRILE 2014
Balene protette? Forse si, forse no
Dopo il pronunciamento della Corte di Giustizia dell'Aia i nuovi assetti nel fronte baleniero
Tutto sicuro per le balene? Parrebbe di no. Il recente pronunciamento della Corte di Giustizia dell’AIA (vedi articolo GeaPress ) che ha di fatto interrotto la caccia cosiddetta scientifica nell’oceano meridionale, riguarda  solo una parte dell’ampio fronte baleniero che vede coinvolti anche paesi europei.
Islanda, Norvegia e Groenlandia (quest’ultima facente parte del Regno Unito di Danimarca) continuano a praticare la caccia alle balene. Sebbene nelle denunce degli ambientalisti, vi sono spesso riferimenti al consumo locale (clamoroso, a questo proposito, la carne di balena apparsa nei negozi di Copenhagen, vedi articolo GeaPress ) il più grande quantitativo di tranci di balena continua ad essere esportato in Giappone.
Caccia di tradizione, continuano a  giustificarsi  giapponesi ed europei. In realtà qualcosa di molto più grande come nel caso della flotta baleniera islandese accusata di operare in sintonia con le imbarcazioni autorizzate alla pesca del merluzzo. Ultimamente, però, proprio in questo paese, qualcosa sembra essere cambiato. Nove componenti del Parlamento, appartenti al gruppo dei socialdemocratici e dei verdi, hanno presentato una proposta ove si invita il Governo a valutare l’opportunità della caccia alle balene. Secondo i Deputati non è più nell’interesse dell’Islanda e della sua immagine in particolare.
Al ministro delle Finanze Bjarni Benediktsson, è stato chiesto di esaminare gli “interessi economici e commerciali, gli interessi del settore della pesca e quelli dell’industria turistica “. A potere essere messa in crisi è  la posizione dell’Islanda sulla scena internazionale e nelle relazioni con gli altri paesi. La proposta interroga inoltre sui possibili danni agli interessi commerciali dell’Islanda.
Nessun termine, nel caso di approvazione, viene però stabilito per la caccia alle balene.
Rischi permanenti si evincono inoltre dal fronte giapponese. Sebbene il rappresentante del Governo a l’Aia, ha dichiarato di rispettare, seppur non condividendo, la sentenza che di fatto dovrebbe bloccare la caccia, un recente intervista all’ex capo dell’Agenzia giapponese della pesca Masayuki Komatsu, sembra aprire nuove possibilità per le navi arpionatrici. Intervistato da una giornalista del network televisivo americano ABC, l’ex responsabile dell’Agenzia, apparso a volte cordialmente irritato dalle domande della giornalista, ha fatto intendere che pur rispettando la sentenza il Giappone potrebbe proseguire nella sua politica di prelievo.
Dunque, per le povere balene, i mari non sono ancora tranquilli. Un problema giapponese ma non solo. Islanda e Norvegia non fanno parte della UE, mentre la Groenlandia gode di  ampia autonomia amministrativa nell’ambito del Regno Unito di Danimarca. Aspetti culturali sicuramente molto più vicini a noi rispetto al sol levante.
Piccolo particolare. Ampia autonomia amministrativa, ma pur sempre facente parte dello stesso Regno Unito, godono anche le isole Faroe, famose per la macellazione dei delfini globicefali, gli stessi che vengono uccisi per essere mangiati nella baia di Taiji, in Giappone.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2014
IUCN: UN QUARTO DEI CALABRONI IN EUROPA SONO A RISCHIO ESTINZIONE
Minacciate le colture che valgono 22 miliardi di euro
Quasi un quarto dei calabroni in Europa sono a rischio di estinzione a causa della perdita di habitat e dei cambiamenti climatici. Minacciata l'impollinazione delle colture del valore di miliardi di dollari, segnala uno studio reso noto ieri. Sedici delle 68 specie nel Vecchio Continente potrebbero sparire, secondo la "Lista rossa" dell'Unione internazionale per la conservazione della natura, Iucn. Si sta preparando uno studio globale sulle api.
"Dei cinque più importanti insetti impollinatori delle piante europee, tre sono le specie di calabroni", ha detto l'Iucn, che raggruppa i governi, gli scienziati e i gruppi di conservazione. "Insieme ad altri impollinatori, i calabroni contribuiscono a raggranellare più di 22 miliardi di euro (30,35 miliardi dollari) per l'agricoltura europea in un anno", si legge in una nota. E ancora: delle specie presenti in Europa, le popolazioni di quasi la metà sono in calo e solo il 13 per cento è in aumento.
Spesso caratterizzati da strisce gialle e nere e più grandi delle api, i calabroni vivono in piccoli nidi fino a 200 esemplari e non fanno favi. Alcuni vengono allevati a livello commerciale per impollinare pomodori, peperoni e melanzane in serra.
"I cambiamenti climatici, l'intensificazione dell'agricoltura e i cambiamenti dei terreni agricoli sono le principali minacce", sostine il rapporto. Mentre un alto funzionario ambientale dell'Unione europea ha fatto sapere che il blocco di 28 nazioni sta pensando di prendere provvedimenti per migliorare la situazione. "L'Ue ha recentemente vietato o limitato l'uso di alcuni pesticidi che sono pericolosi per le api e sta finanziando la ricerca sullo stato di impollinatori ", ha dichiarato il commissario europeo per l'Ambiente, Janez Potocnik, in un comunicato. "Tuttavia, gli sforzi devono chiaramente essere maggiori", ha aggiunto. Lo studio dell'Iucn, tra l'altro, è stato finanziato dalla Commissione europea.
 
GREEN STYLE
3 APRILE 2014
 
Rapito il cane di Alanis Morissette
 
Alanis Morissette e il marito annunciano alla stampa il rapimento del loro cane. La cantante rock, sulla cresta dell’onda sin dagli anni ’90, e l’amato si sono rivolti alla stampa per rendere noto il dolore provocato dall’assenza del loro amico a quattro zampe, Circus, un esemplare di razza Chihuahua. La vicenda non è però avvolta da alcun mistero, nessun malintenzionato – nemmeno il più temibile degli stalker – ha pedinato la star pur di sottrarle l’adorato cagnolino. Il piccolo sarebbe in realtà nelle mani di una ex collaboratrice personale, la quale si rifiuterebbe di riconsegnarlo ai legittimi proprietari. Sebbene la coppia VIP continui a parlare esplicitamente di rapimento, così non sembrerebbe essere nei fatti, semmai si tratta di un contenzioso sulla custodia del cane. Nessun riscatto è stato infatti chiesto e la collaboratrice in questione, Maria Garcia, dichiara come nessun compenso monetario possa convincerla alla restituzione dell’animale. Così la Morissette e il marito, Mario Treadway, hanno adito le vie legali richiedendo una compensazione di 25.000 dollari. Non è però tutto: la collaboratrice e l’ex dog-sitter dell’artista, Patrick Murch, hanno deciso di aprire un blog e di pubblicare un video sulla piattaforma YouTube per raccontare la loro verità. Stando a quanto dichiarato, la Morissette avrebbe consegnato alla coppia il cane nel 2012, perché affetto da problemi comportamentali. Comprendendo i problemi dell’artista, tra impegni discografici e quant’altro, i due avrebbero accettato ben volentieri di accudire il Chihuahua, convinti si trattasse di un affidamento comunque temporaneo. Nel corso dello scorso anno, conclusi gli impegni di un tour, in più occasioni Maria e Patrick avrebbero chiesto ai due artisti se volessero riabbracciare il loro cucciolo, ma Alanis avrebbe rifiutato perché convinta che il cane potesse vivere una vita migliore con la coppia. I due ex dipendenti, licenziati qualche tempo fa per ragioni non connesse all’animale, sostengono perciò di aver ricevuto Circus in dono, tanto che il cane sarebbe entrato a tutti gli effetti a far parte della famiglia e soffrirebbe l’assenza dei nuovi proprietari. Alla fine del tour di Alanis, nel gennaio del 2013 sono tornati a casa. Nel marzo del 2013, Alanis e Mario hanno chiesto a me e al mio fidanzato, Patrick Murch, di occuparci di Circus perché Alanis sarebbe stata allergica al cane, l’animale avrebbe sporcato in casa e si sarebbe dimostrato molto famelico (tanto da essere obeso e avere problemi alle anche e in altre parti del corpo). Mario e Alanis si sono detti entrambi frustrati dal comportamento di Circus e hanno sostenuto il cane fosse pericoloso per la loro famiglia, tanto da costituire un rischio per gli altri cani e il figlio. Il Chihuahua sarebbe stato “troppo fastidioso” per vivere con loro. Come andrà a finire non è dato sapere, ma è molto probabile che in sede legale non venga vagliata unicamente la legittima proprietà, ma anche l’effettiva capacità delle due opposte coppie di accudire il cagnolino.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
3 APRILE 2014
E il tribunale della Sharia ordina:“Restituire cani e gatti al coniuge”
Abbandona il marito portandosi dietro gli animali domestici, ma i giudici di Dubai intervengono: sì al divorzio, no alla “sottrazione” dei cuccioli di casa
Maurizio Molinari
corrispondente da GERUSALEMME
Abbandona il marito portandosi dietro cani e gatti ma il Tribunale della Sharia, pur acconsentendo al divorzio, le ordina di restituire gli animali domestici. Succede a Dubai, il gioiello degli Emirati, dove un cittadino britannico residente e sposato con una donna del luogo si è assentato per lavoro ed al ritorno ha trovato la casa completamente svuotata. Non solo mancava la moglie, ogni oggetto e tutto l’arredamento ma non v’era traccia neanche dei quattro cani e tre gatti a cui lui era, da sempre così affezionato.  
Superato lo shock, il britannico è andato prima dalla polizia e poi dal giudice, chiedendo il divorzio dalla consorte. Nella richiesta formale di separazione, l’uomo lamenta di essere stato spesso “insultato e maledetto da mia moglie, davanti a testimoni” arrivando alla conclusione che “si tratta di una donna fonte di problemi” nonché ladra “essendosi portata via i miei affetti più cari”. Il Tribunale della Sharia, competente per tali dispute, si è rivolto alla donna che in una contro-denuncia ha definito “insopportabile” il matrimonio, addebitandone la responsabilità al marito “troppo assente” e “violento”, chiedendo “compensazioni economiche” a cominciare da un affitto, una donna di servizio e una rendita di almeno 30 mila dollari. I giudici del Consiglio della Sharia hanno esaminato entrambe le posizioni, ascoltando testimoni pro e contro, e si sono quindi pronunciati a favore della richiesta di divorzio. Adottando due decisioni specifiche: la donna dovrà restituire “subito” i cani e gatti “rubati” mentre l’uomo dovrà versarle una rendita equivalente a 7000 dollari Usa. 
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2014
USA: CASO SALMONE GENETICAMENTE MODIFICATO, GOVERNO OBAMA IN STALLO
Alcuni rivenditori hanno già deciso: non ci sarà da noi
L'amministrazione Obama è rimasta in fase di stallo per più di quattro anni per decidere se approvare o meno un salmone in rapida crescita, che sarebbe il primo animale geneticamente modificato autorizzato per il consumo umano. Durante questo periodo, gli oppositori della tecnologia hanno approfittato della crescente preoccupazione dei consumatori per gli alimenti geneticamente modificati e hanno esortato diversi importanti rivenditori a non venderlo. Finora, due dei più grandi catene alimentari della nazione, Safeway e Kroger, si sono impegnate a mantenere il salmone lontano dai loro scaffali se sarà approvata la vendita. I fautori di pesci geneticamente modificati e di carne dicono che si aspettano l'approvazione della Food and drug administration per il salmone e ancora sperano di trovare un mercato per questo. Tuttavia, la cautela dei rivenditori e i cospicui ritardi normativi preoccupano gli investitori. ''Il ritardo della Fda ha condotto gli sviluppatori a prendersi una pausa'', ha detto il dottor David Edwards della Biotechnology industry organization, il gruppo industriale principale per l'agricoltura geneticamente modificata. Alterando il materiale genetico degli animali, gli scienziati hanno proposto - e, in alcuni casi, realmente creato - gli animali che sarebbero allevati per essere privi di malattie, in grado di crescere in modo più efficiente. Come i polli allevati per resistere all'influenza aviaria, gli ''Enviropigs" il cui letame non inquina tanto o i bovini allevati senza corna per non avere problemi durante la macellazione. Ma dove gli scienziati vedono grandi opportunità , i critici vedono l'avanzare dei limiti e sostengono che gli organismi geneticamente modificati possono sfuggire allo stato brado e mescolarsi con specie autoctone, con effetti sconosciuti. ''Queste sono domande fondamentali che dobbiamo chiedere della società'', dice Lisa Archer di "Friends of the Earth", un gruppo che fa opera di lobby che ha incitato i rivenditori a non vendere il salmone modificato ed ha invitato i consumatori a non mangiarlò. "Quando finirà tutto questo? Quando tracceremo una linea di demarcazione? Diamo un'occhiata a tutte alle implicazioni e a tutti i costi".
 
LA CITTA’ DI SALERNO
4 APRILE 2014
 
Stamattina l’autopsia sulle carcasse dei cani ammazzati

Annalaura Ferrara

 
VIETRI SUL MARE (SA) - Riesumate e poste sotto sequestro le carcasse dei due cani, Leo e Brigadiere, ammazzati a colpi d’arma da fuoco in località Iaconti a Dragonea. Ieri mattina sul posto sono arrivati i carabinieri di Vietri sul Mare e il medico legale dell’Asl veterinaria di Roccapiemonte. Stamattina le due carcasse saranno sottoposte all’autopsia presso il canile rifugio di Ottaviano. Dai rilievi sulla ferita causata dal colpo, si spera di risalire al calibro della pistola o al modello del fucile utilizzati per ammazzare i due cani. Le denunce per l’uccisione degli animali sono partite, oltre che dal proprietario del rudere dove erano custoditi, anche dall’associazione Una e dall’organizzazione internazionale protezione animali, Oipa, sezione di Salerno, che se ne prendevano cura. Leo e Brigadiere erano due cani di grossa taglia di 10 e 5 anni; sono stati trovati morti, lunedì mattina, in località Iaconti a Dragonea di Vietri sul Mare. I due animali erano custoditi all’interno di un box in una proprietà privata e sono stati rinvenuti privi di vita dagli stessi proprietari. Evidentemente la presenza dei due cani di grossa taglia dava fastidio a qualcuno che ha scelto un metodo atroce per ammazzarli. Sulla vicenda proseguono le indagini dei carabinieri che attendono novità dall’autopsia che sarà effettuata questa mattina presso il canile rifugio di Ottaviano.
 
IL RESTO DEL CARLINO
4 APRILE 2014
 
Quattro cani affamati e nella sporcizia, il proprietario deve pagare quattro multe
Il Tribunale ha respinto il ricorso di un cittadino contro il Comune di Montecchio
 
di Mike Scullin
 
Montecchio (Reggio Emilia), 4 aprile 2014 - SE I CANI tenuti male sono quattro, chi li affama e li asseta tenendoli nella sporcizia si merita quattro multe, anche se i maltrattamenti sono accertati dai vigili urbani in un unico controllo. E’ interessante - dal punto di vista giuridico ma soprattutto in una prospettiva animalista - la sentenza emessa alcuni giorni fa dal tribunale di Reggio, seconda sezione civile: una sentenza di civiltà. Stabilisce che ogni animale deve essere considerato e protetto nella sua individualità,  con  i suoi giusti diritti personali e non parte anonima di un gruppo (in questo caso una muta di cani). Il giudice Gianluigi Morlini nel rigettare un ricorso, ha fatto riferimento a due leggi: quella italiana che esegue l’articolo 13 del trattato di Lisbona quando dispone espressamente che “ogni singolo animale è un essere senziente e, come tale, soggetto singolo al quale assicurare benessere e sanità”; e quella regionale secondo cui “al proprietario compete assicurare a ciascun animale (sottolineato dal giudice ndr) le condizioni di benessere e sanità ed osservare le comuni norme di igiene generale”.
IL PROBLEMA si è posto dopo che, lo scorso agosto, la polizia municipale di Montecchio aveva compiuto un accesso nell’abitazione di un cittadino del luogo e redatto 17 verbali di contestazione. All’uomo i vigili contestavano di avere violato le norme in materia di tutela del benessere animale, avendo notato che teneva quattro cani “in condizioni igieniche del tutto precarie e senza garantire loro cibo e acqua sufficienti”. Cos’ha fatto il Comune di Montecchio? Ha accorpato i verbali in quattro provvedimenti definitivi, uno per ciascuno dei cani di proprietà del montecchiese, irrogando quattro ordinanze di pagamento da 300 euro ciascuna.
IL MULTATO si è opposto. Affidandosi a uno studio legale reggiano, ha avanzato tre motivi. I primi due, più tecnici, riguardavano la violazione del principio di contraddittorio e di diritto alla difesa, e un difetto di motivazione delle ingiunzioni. Altrettanto tecnici i motivi con cui il giudice le ha respinte. Ma l’aspetto sostanziale della sentenza riguarda il terzo motivo di opposizione addotto dal proprietario dei cani. Secondo lui, infatti, era ingiusto che il Comune avesse sanzionato con quattro distinte ingiunzioni ”un’unica fattispecie normativa”. Ed ecco cosa risponde il giudice sul punto: “In proposito, deve invece ritenersi che la condotta posta in essere dal ... in violazione delle norme a tutela del benessere animale vada sanzionata con riferimento a ciascuno degli animali maltrattati, e cioè a ciascuno dei quattro cani, essendo ogni singolo animale protetto nella sua individualità”.
IL GIUDICE Morlini ricorda pure, in un ulteriore passaggio della sentenza, che la legge regionale 5/2005 avverte come “chiunque conviva con un animale da compagnia è responsabile della sua salute e del suo benessere e deve provvedere alla sua idonea sistemazione, fornendogli adeguate cure d’attenzione, tenendo conto dei suoi bisogni fisiologici ed etologici secondo l’età, il sesso, la specie, la razza”. Giusto poi dargli quelle multe - il massimo allora previsto - considerate “le condizioni realmente penose e drammatiche nelle quali il proprietario deteneva i quattro cani”: il giudice ha potuto vedere di persona le fotografie scattate dai vigili. Risultato? Il proprietario dei cani deve rifondere al Comune anche le spese di lite: 1.550 euro più Iva.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
4 APRILE 2014
 
Vitellini lanciati nel fiume Terzo caso in pochi giorni
 
CAPACCIO (SA) - Ennesimo rinvenimento di una carcassa di vitello di bufala lungo il litorale di Paestum. Si tratta della terza macabra scoperta nel giro di appena due settimane nella zona costiera di Capaccio. L’ultimo ritrovamento è avvenuto ieri nella contrada marittima della Licinella, alla foce del fiume Capodifiume. Il sospetto è che l’animale sia stato scaricato nel fiume dallo stesso allevatore, proprietario di tutti e tre i capi. In tutti e tre i casi i vitellini avevano al collo la medesima tipologia di corda.   Potrebbe dunque trattarsi del gesto di qualche allevatore che, in questo modo barbaro e incivile, si è disfatto dell’animale probabilmente maschio e, non produttivo. «La carcassa del povero animale - afferma Maurizio Paolillo, consigliere delegato alla fascia costiera del Comune di Capaccio - è stata rimossa dalla riva e sarà recuperata da parte dell’Asl per essere smaltita». Ormai ci si trova di fronte ad una vera mattanza: negli ultimi due mesi sono stati oltre una decina i vitellini di bufala buttati nel fiume e trascinati dalla corrente fin sul litorale di Paestum. Sono stati effettuati dai sanitari del servizio veterinario dei prelievi di campioni di pelle per la ricerca del dna per risalire all’allevamento da cui proviene attraverso l’anagrafe bovina. Un fenomeno di inciviltà, sul quale è in corso un’inchiesta avviata dalla capitaneria di porto di Agropoli dopo la denuncia presentata dal Comune le scorse settimane, a seguito del primo rinvenimento di una carcassa sulla spiaggia. I militari della guardia costiera, agli ordini del tenente di vascello Rosario Florio, hanno proceduto con dei sopralluoghi effettuando anche dei rilievi aerei. Nel caso in cui venissero identificati gli autori dell’abbandono dei vitellini scaricati nel fiume e dunque soppressi non solo saranno denunciati per inquinamento e maltrattamento animali, ma anche sanzionati con una multa di circa 3mila euro.
 
MESSAGGERO VENETO
4 APRILE 2014
 
Cervignano (UD), investe un cane e non lo soccorre
La proprietaria: al volante una donna, perché si è comportata così?
 
CERVIGNANO (UD) . E’ stato investito sulla strada che da Cervignano porta a Saciletto. E la conducente dell’automobile, invece di fermarsi a soccorrerlo, è scappata, lasciandolo a terra agonizzante. Il povero Silver, un West Highland White Terrier, per fortuna è ancora vivo e si sta riprendendo lentamente.
Il brutto episodio è accaduto qualche giorno fa, verso le 11. Silver è stato centrato in pieno da una Opel Corsa che, come detto, non si è fermata. Alcuni residenti hanno udito distintamente il rumore provocato dall’impatto tra la vettura e il quattro zampe e sono scesi in strada. «La gente ha visto una Opel Corsa grigia metallizzata allontanarsi subito dopo aver investito il mio cane – racconta Agnese Colpo, la proprietaria di Silver, ancora comprensibilmente scossa -. Al volante c’era una donna. In quel momento, stava arrivando una signora in macchina e ha inseguito l’auto. C
redo sia riuscita a prendere il numero di targa. Sull’asfalto, è rimasto un pezzo del paraurti. Mi chiedo come si possa lasciare un cagnolino in mezzo alla strada dopo averlo investito e scappare via. Non ci sono davvero parole. Non può non essersi accorta. Ringrazio la signora che, per prima, ha spostato Silver dalla strada. Avrebbe potuto essere investito una seconda volta».
Silver ha riportato numerosi traumi. I cittadini hanno contattato la sezione cervignanese dell’Ente nazionale protezione animali. Andrea Berton, volontario, commenta: «La gente dovrebbe fermarsi non per la paura della sanzione ma per un obbligo morale ed etico nei confronti di una creatura sofferente. Nel 1978, è stata sottoscritta la dichiarazione dei diritti degli esseri senzienti. E’ stato stabilito che gli animali provano dolore e sofferenza, esattamente come l’uomo. La legge 120 del 2010 - aggiunge -, ha modificato il codice della strada. E l’articolo 189, comma 9 bis, prevede l’obbligo di prestare soccorso agli animali investiti».
 
GEA PRESS
4 APRILE 2014
 
Mirabello Sannitico (CB) – Lupo morto ai bordi della SS 17

 
Un maschio di lupo, molto probabilmente deceduto a causa di un investimento, è stato rinvenuto la scorsa notte a Mirabello Sannitico (CB).
L’animale era adagiato ai lati della Strada Statale 17 in località “Castagna”.
Ad intervenire nei luoghi il Comando Stazione Forestale di Bojano ed il Servizio Veterinario di Campobasso. Del corpo del lupo si occuperà  l’Istituto Zooprofilattico al fine di accertare le cause della morte.
Proprio pochi giorni addietro, ma in Basilicata, i corpi di tre lupi sono stati rinvenuti ai bordi della strada tra Pomarico e Bernalda, in provincia di Matera (vedi articolo GeaPress). In questo caso è quasi certo che si tratti di avvelenamento.
 
PRIMO CANALE
4 APRILE 2014
 
Cinghiale per le strade di Genova, l'animale è stato abbattuto
 
Genova - E' stato individuato e abbattuto in mattinata dalla polizia provinciale di Genova il cinghiale che da diversi giorni era stato avvistato in città.
Nelle ultime ore ancora molte le segnalazioni da parte dei cittadini in corso Montegrappa, via Asiago, Largo Giardino e piazza Manini. Intorno alle 9.45 l'avvistamento dell'animale e in seguito l'abbattimento.
 
PRIMA DA NOI
4 APRILE 2014
Spoltore, a Villa Acerbo spuntano bocconi avvelenati. Animali in pericolo
Diligenti: «nessun progetto per quell’area da parte dell’amministrazione comunale»
 
SPOLTORE (Pescara). Nel parco della storica Villa Acerbo sono comparsi dei cartelli che avvertono del pericolo di bocconi avvelenati in seguito a una segnalazione di un cittadino che ha rischiato di perdere il proprio piccolo amico.
«Il fatto, oltre ad essere di una gravità inaudita», protesta il consigliere comunale Edoardo Diligenti, «è l'ulteriore conferma che la Villa, con il parco, sembrano proprio non interessare all'Amministrazione comunale. Non un progetto, non un'idea, solo slogan»
Nel 2001 la villa, che ospitava l'Opera Nazionale Pensionati d'Italia (ONPI), è stata chiusa con la promessa di una imminente riapertura. In realtà nel 2009 è stata riaperta solo la parte nuova del complesso. Oltre a essere una residenza di Giacomo Acerbo, poichè originario di Caprara da parte di madre (Mariannina De Pasquale), durante la seconda guerra mondiale è stata anche sede di un ospedale militare nella struttura adiacente. Successivamente è entrata a far parte del patrimonio regionale e infine di quello comunale. «A questo punto sarebbe meglio ridare le chiavi del complesso a qualche altro Ente o agli eredi di chi l'ha donata poichè il Comune sembra proprio non sapere cosa fare», contesta Diligenti. «Oltre a numerosi furti (quadri, fontane ecc.) e atti di vandalismo, la villa sembra proprio non trovare la giusta valorizzazione, anche da un punto di vista occupazionale; tante promesse e tanti progetti "facciata" (museo archeologico, ecc.). Insomma uno spreco sotto gli occhi di tutti utilizzato solo come argomento delle campagne elettorali. Ora c'è anche qualche "esaltato" che si diverte a lasciare bocconi avvelenati in giro così da determinare l'ulteriore degrado. Tale argomento sarà oggetto di un'imminente interrogazione consiliare».
 
IL TIRRENO
4 APRILE 2014
 
Cane ingoia amo ed esca abbandonati sulla spiaggia
 
MARINELLA (RM) - Salvato grazie all’intervento di una clinica degli animali un bell’esemplare di Pitbull America che. mentre si trovava sulle spiagge di Marinella assieme alla sua padrona, ha trovato un grosso amo con ancora infilzata l’esca che un incauto pescatore aveva lasciatoo sulla sabbia. L’animale si è subito sentito male e la sua padrone, non accorgendosi dell’accaduto, lo ha poi condotto da un veterinario. IL medico degli animali ha compreso qualcosa e quindi ha predisposto una radiografia allo stomaco del cane. Così è risultato quel grosso amo incastrato nello stomaco della povera bestia. Da qui l’affidamento a una clinica della Val di Magra dove è stato eseguito l0intervento di recupero dell’amo. Adesso la povera bestia sta bene, ma la padrona, Sabrina Gozzani, chiede maggiore attenzione a chi adopera questo genere di attrezzi per la pesca e quindi di non abbandonarli sulle spiagge, sia per la sicurezza delle persone che degli animali.
 
LA ZAMPA.IT
4 APRILE 2014
 
“Sequestrate gli animali del Circo Martin”
I volontari Lav di Cagliari hanno girato un video che testimonia
le condizioni terribili in cui sono costretti a vivere tigri, orsi e cavalli
 
CLAUDIA AUDI GRIVETTA
 
“Il sequestro degli animali del circo Martin è fondamentale”. Con queste parole la Lav ha rivolto un appello alla Procura della Repubblica di Cagliari affinché disponga il sequestro urgente degli animali detenuti in quello che sembra essere un vero e proprio inferno itinerante. I volontari Lav di Cagliari hanno girato un video che testimonia le condizioni terribili in cui sono costretti a vivere gli animali nello zoo del circo: rinchiusi in gabbie anguste, gli animali vi sono imprigionati in palese violazione delle Linee Guida Cites emanate dal Ministero dell’Ambiente che impongono, fra l’altro, di non trasportare in nessun caso specie diverse in strutture attigue, soprattutto se le suddette specie sono in rapporto preda-predatore. O, come si evince dal video, lasciati anche a diretto contatto con i visitatori. Un insieme di pratiche sbagliate che causa uno stress psicologico spesso sottovalutato, ma in grado di produrre un grave stato di sofferenza negli animali, nonché un potenziale pericolo per genitori e bambini. 
Gli spettacoli, poi, non sono da meno. Nel video si documenta anche un’esibizione vietata: “un cavallo viene portato davanti al pubblico con in groppa una tigre, trainando un carretto con sopra un orso, quest’ultimo più volte forzato a mettersi a testa in giù. La tigre e l’orso sono inoltre costretti da una corta catena. Lo spettacolo prevede l’uso di catene e maschere di cuoio sugli animali, che dimostrano procedure di costrizione insopportabile per le loro caratteristiche etologiche”, spiega la Lav in un comunicato. 
Le condizioni degli animali del circo Martin sono purtroppo note da tempo. Circa un mese fa, infatti, il Corpo Forestale dello Stato era intervenuto sequestrando un orso, un elefante africano, una tigre ed un ippopotamo nella provincia sarda di Carbonia Iglesias. “Detenuti senza alcun rispetto delle esigenze etologiche, biologiche, psichiche e - sottolinea la Forestale - particolarmente eclatanti i presunti casi di maltrattamenti quali l’utilizzo per tempi prolungati di museruola e legacci per l’orso e la tigre”. Pochi giorni dopo, però, la brutta notizia: il Tribunale di Cagliari ha rigettato la convalida del sequestro. E così, gli animali sono tornati al circo e tutto è ricominciato come prima. 
La Lav però non si arrende e continua a chiedere giustizia e a documentare lo stato di sofferenza, soprattutto psicologica, e la violazione della normativa vigente. Nei giorni scorsi anche l’ex Ministro Brambilla è entrata nel merito della questione con un appello: “Il circo Martin è un vero e proprio inferno per gli animali che vi sono sfruttati. - riporta il quotidiano La Nuova Sardegna - La Procura di Cagliari, competente per territorio, valuti con attenzione i nuovi elementi d’indagine a sua disposizione e provveda al sequestro degli involontari protagonisti di spettacoli barbari, crudeli e anacronistici». 
VIDEO
 
MODENA TODAY
4 APRILE 2014
 
Animali, quindici anatroccoli salvati sulla Nuova estense a Vaciglio
Alcuni automobilisti, dopo aver notato il gruppetto al centro della carreggiata zigzagare pericolosamente tra i mezzi in transito, hanno avvertito la Polizia municipale e i volontari del Centro fauna selvatica "Il Pettirosso"

 
Prov. di Modena - Una famigliola composta da 15 germani reali, 14 piccoli appena nati e la mamma, è stata salvata nei giorni scorsi, mentre stava cercando di attraversare la strada statale Nuova estense a Vaciglio. Alcuni automobilisti, dopo aver notato il gruppetto al centro della carreggiata zigzagare pericolosamente tra i mezzi in transito, hanno avvertito la Polizia municipale e i volontari del Centro fauna selvatica Il Pettirosso che, dopo una temporanea breve interruzione del traffico, hanno catturato gli animali per portarli nella sede del Centro in via Nonantolana 1217 a Modena. Al termine dello svezzamento, saranno liberati in un'area verde vicino al Cavo Minutara. Come succede di frequente, la mamma germano reale, alla ricerca di un posto sicuro per covare le uova, aveva scelto l'area verde al centro della rotatoria tra la Nuova estense e via Morane, considerato un posto tranquillo e alla larga da eventuali predatori.
Analogo episodio, sempre nei giorni scorsi a Sassuolo, dove una decina di anatroccoli sono stati avvistati e salvati al centro di una rotatoria in via Pace dopo essere stati abbandonati dalla mamma. Portati al Centro fauna, i piccoli si sono uniti alla famigliola salvata a Vaciglio, insieme ad altri nove anatroccoli appena nati, recuperati al parco Amendola a Modena, ormai allo stremo, anche questi dopo essere stati abbandonati. Il Centro opera sulla base di una convezione con la Provincia di Modena per il recupero e il salvataggio della fauna selvatica in difficoltà. Per le segnalazioni e richieste di intervento sono attivi 24 ore su 24 alcuni numeri telefonici: 339 8183676-339 3535192 oppure è possibile chiamare anche il servizio 118.
 
LA PROVINCIA PAVESE
4 APPRILE 2014
 
Veterinario a processo «Complotto contro di me»
 
di Maria Fiore
 
SANTA MARIA DELLA VERSA (PV) - «Nessun animale è stato maltrattato nella mia clinica e non ho mai minacciato o insultato le dipendenti. Certo, si lavorava sempre in emergenza e con alcune dipendenti ci sono stati contrasti. Ma le accuse che mi vengono contestate sono prive di senso». Giuseppe Genta, il veterinario di Broni con ambulatorio a Santa Maria della Versa e Borgonovo Valtidone, accusato di maltrattamenti sul posto di lavoro, violenza sessuale e maltrattamenti ai danni di animali, si è definito «vittima di un complotto» nell’udienza del processo dedicata alla sua difesa. Genta, che si è sottoposto ad esame, ha risposto ieri mattina alle domande del pubblico ministero Ilaria Perinu, del suo avvocato, Angela Fortunati, e del collegio che lo sta giudicando, presieduto da Stefano Scati. Una deposizione di due ore, in cui l’imputato ha dato la sua versione dei fatti, ricostruendo il contesto di lavoro della clinica, i rapporti con le dipendenti e la sua carriera. «Faccio questo lavoro da 24 anni, sono arrivato ad avere 12mila clienti e facevo ogni giorno fino a 40 visite e interventi, sia in clinica che a domicilio – ha spiegato l’imputato –. Queste accuse gettano discredito su di me, professionista serio e competente». Ieri mattina a sostenere l’imputato c’erano anche alcuni clienti della clinica, tra cui Sergio Tabacci, vice presidente del comitato che si è costituito in favore del veterinario. «Siamo sicuri che riuscirà a dimostrare di non avere fatto niente di quello di cui lo accusano», hanno commentato i sostenitori prima dell’avvio dell’udienza. Sull’altro fronte, però, c’è la versione dell’accusa, che riferisce di cani e gatti maltrattati, soppressi senza il rispetto delle procedure, chiusi nei freezer o uccisi in bagno. Ma la procura ha anche raccolto i racconti delle dipendenti e di altre persone che avevano frequentato la clinica e che hanno dichiarato di essere stati vittime di insulti sul posto di lavoro, di minacce e anche di violenze sessuali. Alcune di loro, sentite nel corso del processo, avevano definito Genta come un «uomo che perdeva spesso il controllo, facilmente irascibile». «Ci sono stati contrasti – ha ammesso Genta –, ma la mia clinica era frequentata da tanti clienti e se avessi davvero avuto reazioni violente se ne sarebbero accorti». Ma per quale ragione, allora, tante dipendenti della clinica lo accusano? «Non lo so, nemmeno io capisco il motivo – ha risposto Genta –. Con loro ho sempre avuto rapporti informali, e forse questo è stato il mio vero errore». I giudici dovranno ora stabilire la verità. Il processo è stato rinviato al 17 aprile per la discussione.
 
DOTTOR SPORT
4 APRILE 2014
 
Animali domestici: benefici per chi ne possiede
 
Diverse ricerche hanno confermato quanto asserito da sempre dagli esperti: possedere un animale domestico, gatto, cane, o altro, può offrire importanti effetti benefici agli esseri umani, sia dal punto di vista mentale, che fisico ed emotivo.
In particolare, il Center for Disease Control e il National Institute of Health, hanno condotto diversi studi che hanno dimostrato, tutti, come gli animali offrano una vasta gamma di benefici sulla salute dei loro proprietari.
Diminuiscono lo stress: la sola presenza di un piccolo animale abbassa i livelli di stress più della presenza di una persona, per quanto amata.
Abbassa il colesterolo e la pressione sanguigna, specie nei soggetti ad alto rischio o ipertesi.
Diminuisce le possibilità di incorrere in un infarto o in un ictus, soprattutto nei proprietari di gatti. Se, inoltre, il padrone, dovesse avere un attacco di cuore, la presenza di un cane o di un gatto, favorirebbe la ripresa.
Prevengono le allergie, almeno nei bambini che crescono con un cane o con un gatto.
Esponendo, infatti, i bambini al pelo degli animali fin da piccoli, si hanno meno probabilità che sviluppino una allergia o l’asma. Tutto questo per dimostrare che esiste una stretta correlazione tra animali domestici e buona salute. Recenti ricerche hanno inoltre dimostrato come i cani o i gatti possano svolgere un ruolo fondamentale in tutti coloro che sviluppano diabete. I loro sensi più sensibili, infatti, possono avvertire un cambiamento dei livelli di zucchero nel sangue del loro padrone e, di conseguenza, cambiare il loro atteggiamento mettendoli in guardia e spingendoli ad un controllo.
Gli animali domestici possono aiutare chi soffre di dolore cronico o di depressione; ciò è in parte dovuto al fatto che questi piccoli amici danno alle persone un senso di scopo nella vita; non solo ci si sente responsabili nei loro confronti ma si avverte una spinta maggiore ad uscire per portarli a passeggio, per nutrirli. La sola presenza di un piccolo animale, può edificare la nostra esistenza; le persone che possiedono un animale è ormai noto che riescano, più di altri, a godere dei piccoli momenti della vita, fosse solo per la gioia che provano nel tornare a casa e trovarli pronti a farci le feste.
Gli animali svolgono un ruolo importante anche nella nostra vita sociale. Portare a spasso nel quartiere il vostro piccolo amico vi renderà più facile incontrare persone, scambiare due chiacchiere il che si riflette sul nostro benessere mentale. Concludendo, possiamo asserire senza ombra di dubbio, che gli animali portano solo bene nella nostra vita oltre ad un amore incondizionato che difficilmente un essere umano potrà eguagliare, a patto, però, di non trattarli come essere umani e di restituire loro il rispetto che meritano.
 
IL SECOLO XIX
4 APRILE 2014
 
Genova - Via Lucarno, paura per i forasacchi “nemici” degli animali
 
Genova - «Sui marciapiedi di via Lucarno stanno nascendo molte spighe pericolose per la salute dei nostri amici a quattro zampe, alcune aiuole ne sono già piene: spero che non ci troveremo nella situazione dell’anno scorso, quando lungo il marciapiede ce n’erano tantissime. Faccio questa piccola “denuncia” a cuore aperto perché a febbraio il mio cagnolino è morto per averne inalata una».
A parlare è Ines Fasce, una residente. Nel luglio scorso, qui su via Lucarno, il suo yorkshire ha inalato una di queste spighe d’avena selvatica, comunemente chiamate "forasacco" e, nonostante i tentativi di salvarlo del veterinario, purtroppo è morto. «Il veterinario mi ha spiegato che una volta che la spiga entra all’interno del corpo dell’animale, “cammina”. Non è riuscito ad asportarla e il mio Joy è stato sotto antibiotici per mesi, fino a febbraio quando poi non ce l’ha più fatta».
I “forasacchi” sono le spighe di alcune graminacee selvatiche e diventano pericolose quando sono secche. Si staccano facilmente dallo stelo e si impigliano nel pelo degli animali: si possono infilare negli occhi, nelle orecchie, nelle narici, tra i polpastrelli o possono addirittura venire aspirate. Di solito, il cane inizia a starnutire o a strusciare muso e testa per terra: in alcuni casi più gravi, se non si interviene in tempo, la spiga può arrivare ai bronchi o al cervello.
Qui, su via Lucarno, i residenti raccontano che fino a due anni fa, le erbacce venivano tagliate per tempo scongiurando in parte il rischio dovuto alle spighe selvatiche. «Ma dallo scorso anno non interviene nessuno – continua Fasce – mi preoccupo per la salute degli altri cagnolini del quartiere, ma anche per quella dei bambini».
 
NEL CUORE.ORG
4 APRILE 2014
 
COSI' PARLO' GIOVANARDI: ANIMALISTI PIU' PERICOLOSI DEI SEPARATISTI
Nuova esternazione del senatore Ncd "pro circhi"
 
"Gli animalisti sono molto più pericolosi dei separatisti veneti. Fanno attentati, bruciano furgoni, danneggiano negozi. Ci sono aziende e stabilimenti distrutti e danneggiati da questi estremisti". Lo dice Carlo Giovanardi, senatore del Nuovo Centro Destra, a La Zanzara su Radio 24. "Una volta - racconta Giovanardi - sono andato a difendere quei poveracci del circo. Ho trovato venti vegane vestite di nero con le mani verniciate di rosso, che insultavano e mi davano dell'assassino perché mangio prosciutto, parmigiano e uova. In America ci sono leggi che bloccano questi fanatici dell'animalismo. Quella dei separatisti mi sembra invece una retata fatta in osteria". "I canili in Italia - dice ancora Giovanardi - costano 600 milioni di euro all'anno. Mentre la sanità ha problemi drammatici, i farmaci salvavita hanno costi esorbitanti, una spending rewiew la farei. Prima degli animali vengono donne, bambini e famiglie. Mentre la Brambilla dice che non si possono toccare nemmeno i topi per la sperimentazione sui farmaci".
 
NEL CUORE.ORG
4 APRILE 2014
 
"CHIETI, CENTINAIA DI TOPI SOPPRESSI NELL'ISTITUTO MARIO NEGRI SUD"
Lav: se arriva la conferma, denunceremo i responsabili
 
Secondo quanto riportato dagli organi di stampa locale, centinaia di topi "da laboratorio" della Fondazione Mario Negri Sud, Centro di ricerche farmacologiche e biomediche di Santa Maria Imbaro (Chieti) sarebbero stati soppressi nei giorni scorsi a causa della mancanza di fondi per mantenerli. Altri 800 sarebbero stati, invece, trasferiti presso l'Università di Bari, non si sa con quali autorizzazioni.
Sarebbero queste le drammatiche conseguenze della parziale chiusura della struttura di ricerca abruzzese. "Se la notizia sarà confermata denunceremo i responsabili per uccisione 'non necessitata di animali', come previsto dall'articolo 544 bis del codice penale che prevede la reclusione fino a due anni - annuncia Gianluca Felicetti, presidente LAV -. Per questo chiediamo subito un'indagine agli organi di polizia e ci candidiamo a trovare una sistemazione agli eventuali sopravvissuti. Chissà cosa ne pensa il professor Garattini, garante della struttura che con la casa madre di Milano è riuscita a ottenere lauti finanziamenti pubblici per la realizzazione del Mario Negri Sud".
"Chiediamo quindi -
prosegue Felicetti - che lo stabulario venga convertito in un Centro che si avvalga di metodi senza animali, come oltretutto previsto e voluto dalla legge internazionale e italiana che indica i metodi sostitutivi come prioritari rispetto al modello in vivo. La vera ricerca innovativa è anche finanziata con il Programma Horizon 2020 della Commissione europea, un treno che l'Italia sta colpevolmente perdendo".
L'articolo pubblicato oggi sulla versione web del quotidiano "Il Centro" riporta anche una dichiarazione del direttore amministrativo della Fondazione Negri Sud, Tommaso Pagliani, secondo cui "come istituto ci siamo premuniti di cercare di trovare una collocazione alle cavie, così come prevede la nuova normativa che sta per essere emanata su trattamento degli animali da laboratorio e che però non è ancora in vigore".
Il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 26 (Attuazione della direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici) però è entrato in vigore il 29 marzo scorso. "Qualora la soppressione fosse avvenuta in data successiva al 29 marzo, quindi, saremmo di fronte anche alla violazione della nuova normativa che regola la sperimentazione animale nel nostro Paese - dichiara Michela Kuan, responsabile Lav del settore Vivisezione - che prevede il 'reinserimento in un habitat adeguato o in un sistema di allevamento appropriato alla loro specie', qualora non vi siano, tra gli altri requisiti, pericoli per 'la sanità pubblica, la salute animale o l'ambiente".
Si attiva anche l'Enpa. «Il nostro ufficio legale - spiega buna nnota dell'ente - si sta occupando del dossier relativo alla presunta soppressione di numerosissimi topi presso l'istituto Mario Negri Sud – come apprendiamo dalla stampa gli abbattimenti sarebbero tuttora in corso - e sta predisponendo le opportune iniziative legali da intraprendere in questa circostanza. Prima fra tutte una diffida contro ulteriori azioni in violazione della legge. Transgenici o meno, i topi sono esseri senzienti ed è inaccettabile, e contrario ai più elementari principi etici, che essi vengano messi a morte. Il fatto che ciò avvenga per motivi di natura economica rende la situazione ancora più intollerabile – prosegue l'Enpa -. Tra l'altro, il direttore del Mario Negri Sud dovrebbe sapere che l'uccisione di animali è un reato punito dal nostro codice penale; reato che siamo pronti ad invocare nel caso in cui tali uccisioni fossero confermate".
 
IL CENTRO
4 APRILE 2014
 
Niente soldi, il Negri sud chiude e uccide col gas i topi usati in laboratorio
L’istituto di ricerca di Santa Maria Imbaro non ha più i fondi per mantenerli. Gli Animalisti: "Nazisti". La replica: prendeteli

Daria De Laurentiis

 
SANTA MARIA IMBARO (CH). Centinaia di topi da laboratorio soppressi col gas perché non ci sono più soldi per mantenere personale, attrezzature e costi di gestione dello stabulario. Accade in queste ore nell’istituto di ricerca farmacologica di base Mario Negri Sud, alle prese con la crisi finanziaria più grave di sempre, da quando cioè ha iniziato a produrre ricerca scientifica nel 1987.
Dopo la notizia del probabile licenziamento di 60 ricercatori dell’istituto sui 100 effettivi (più un’ottantina di borsisti a contratto), in queste ore è emersa la difficoltà di tenere in vita lo stabulario che ospita centinaia di cavie da laboratorio. Il responsabile del laboratorio del Metabolismo Lipidico e Tumorale, Antonio Moschetta, ha lasciato l’istituto da mesi e lo stabulario è rimasto via-via sprovvisto di personale e di attività. La procedura di soppressione dei roditori è iniziata gioco forza nelle scorse ore, di concerto con l’amministrazione dell’Istituto.
Le gabbie con i topi vengono poste in un apparato ermetico in cui viene immesso Co2 (anidride carbonica). «Il gas fa passare i topi dal sonno alla morte, in maniera incruenta, indolore e nel modo più pietoso possibile», assicurano dal Negri Sud. Il professor Moschetta ha prelevato nei giorni scorsi oltre 800 topi utilizzati per lo studio dei tumori. «Abbiamo concordato con lui e con l’università di Bari il trasferimento delle cavie in Puglia», spiega Tommaso Pagliani, ricercatore e attuale direttore amministrativo della Fondazione Negri Sud, «per salvarne almeno qualcuna. Purtroppo queste scelte sono dettate esclusivamente dalla mancanza di risorse». «In questi giorni», prosegue Pagliani, «come istituto ci siamo premuniti di cercare di trovare una collocazione alle cavie, così come prevede la nuova normativa che sta per essere emanata su trattamento degli animali da laboratorio e che però non è ancora in vigore. Abbiamo contattato altri stabulari, ma non abbiamo ottenuto risposta».
Ed è subito scandalo. Il caso ha scatenato le reazioni furibonde di Walter Caporale, presidente di Animalisti Italiani onlus, che è di Lanciano. «Come i nazisti, anche gli assassini del Mario Negri Sud hanno pensato bene di ammazzare con le camere a gas tutti gli animali», scrive Caporale in una nota durissima, «al Mario Negri Sud hanno campato a spese e a sbafo dei cittadini abruzzesi, elemosinando ed ottenendo milioni di euro di soldi pubblici dalla Provincia o dalla Regione. Ora che la festa è finita, hanno dimostrato di non essere capaci di cercarsi finanziamenti privati e non si sono neanche degnati di chiamare gli Animalisti Italiani Onlus per salvare gli animali. Li hanno ammazzati, li hanno gasati, trattandoli da esseri inferiori degni solo di tortura, di crudeltà, di esperimenti inutili ed antiscientifici».
«Si tratta di topi transgenici», precisa il direttore Pagliani, «che non possono essere utilizzati per altro scopo se non la ricerca. Siamo disposti da domani mattina alle 9 (oggi per chi legge) a regalare e donare i topi agli Animalisti Italiani o a chiunque ne faccia richiesta scritta, vengano a prenderli». «Non dimentichiamo, e non dimentichi nessuno», ammonisce Pagliani, «che tutte le associazioni, i politici, i sindacati che parlano del Negri Sud lo fanno sulla pelle viva della gente che qui ci lavora da anni. Non vorrei che fossero più importanti delle cavie piuttosto che 60 ricercatori che rischiano il posto di lavoro o i milioni di persone che la ricerca può aiutare».
 
IL CENTRO
5 APRILE 2014
 
Topi uccisi col gas Animalisti in rivolta: salviamo i superstiti

Daria De Laurentiis

 
SANTA MARIA IMBARO (CH) - «Siamo disposti a salvare le cavie del Negri Sud». Walter Caporale, presidente dell'associazione Animalisti Italiani onlus, ha scritto una lettera aperta ai vertici dell'istituto di ricerca per visitare lo stabulario assieme alla veterinaria degli Animalisti, Cristina Graziani. «Dopo aver visto le foto degli animali gasati al Negri Sud», prosegue Caporale, che è della vicina Lanciano, «ci chiediamo quanti animali sono ancora chiusi nelle segrete degli stabulari di vivisezione dell'Istituto». La notizia della soppressione con il gas di centinaia (il numero non è ufficiale ma pare che siano più di 800) di cavie da laboratorio a causa delle difficoltà economiche del Centro di ricerca ha scatenato le reazioni delle associazioni animaliste. La Lav, lega per l'antivivisezione annuncia, attraverso il presidente nazionale Gianluca Felicetti, di voler denunciare i responsabili per "uccisione non necessitata di animali, come previsto dall'articolo 544 bis del codice penale che prevede la reclusione fino a due anni". «Chiediamo subito un'indagine degli organi di polizia», prosegue Felicetti , «e che lo stabulario venga convertito in un centro che si avvalga di metodi di ricerca senza animali». «Qualora la soppressione fosse avvenuta in data successiva al 29 marzo, data di entrata in vigore della normativa che regola la sperimentazione animale», fa inoltre notare la Lav, «saremmo di fronte anche alla violazione della legge che prevede il “reinserimento in un habitat adeguato o in un sistema di allevamento appropriato alla loro specie”, qualora non vi siano, tra gli altri requisiti, pericoli per “la sanità pubblica, la salute animale o l'ambiente"». Pronta ad azioni legali anche l'Enpa (Ente nazionale protezione animali) che ha annuncia di aver affidato lo studio della questione al proprio ufficio legale. «Transgenici o meno», scrive l'Enpa, «i topi sono esseri senzienti ed è inaccettabile, e contrario ai più elementari principi etici, che essi vengano messi a morte. Il fatto che ciò avvenga per motivi di natura economica rende la situazione ancora più intollerabile». Intanto però i ricercatori del prestigioso Centro di ricerca farmacologica, sono sgomenti. La notizia della cavie era stata rilanciata dal sito di informazione www.abruzzolive.tv. Ma al Negri Sud oltre alla notizia di probabili licenziamenti (un numero che oscilla tra i 35 e i 60 esuberi) per contenere la spesa del personale, il fatto di essere considerati "assassini" e "nazisti"(il termine è stato utilizzato dagli Animalisti di Caporale) li ha gettati nello sconforto. «Facciamo ricerca da anni con sacrificio e dedizione», spiegano alcuni ricercatori , «e Caporale ci accusa di aver rubato soldi alla Regione e alla Provincia. Come si può essere più ingiusti? Lavoriamo senza stipendio da dieci mesi e contribuiamo alla ricerca su malattie genetiche e mortali. Ora passiamo per essere dei sadici assassini». Si discosta dalle dichiarazioni di Walter Caporale l'associazione Miral, in cui milita il fratello dello stesso Caporale, Alex. «Non puntiamo l’indice verso i lavoratori anche se fanno un tipo di ricerca che non condividiamo», scrivono Alex Caporale e Miriam Casturà, « saremmo ipocriti se dicessimo di non aver mai preso un medicinale. Ci preoccupano anche ricercatori e giovani senza futuro che rischiano di ritrovarsi a vivere il dramma ed il disagio della disoccupazione».
 
IL CENTRO
6 APRILE 2014
 
La protesta di Caporale: «Liberate le cavie»
 
SANTA MARIA IMBARO (CH) - Dovrà scrivere a Silvio Garattini, direttore e fondatore dell'istituto Mario Negri di Milano, Walter Caporale, presidente dell'associazione Animalisti Italiani onlus per visitare lo stabulario del Mario Megri Sud di Santa Maria Imbaro e tentare di salvare le cavie che sono in regime di soppressione in queste ore a causa di problemi economici del prestigioso centro ricerche. Ieri, dato che l'istituto Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro di sabato è chiuso, non c'è stata quindi nessuna visita, nè alcuna consegna di cavie. Ad aspettare Walter Caporale c'era un cancello chiuso e il direttore amministrativo della Fondazione Negri Sud, Tommaso Pagliani. In via precauzionale, per evitare eventuali scontri o azioni dimostrative, la direzione dell'istituto ha chiamato i carabinieri che sono arrivati davanti i cancelli dell'istituto senza tuttavia effettuare alcun tipo di intervento. L'incontro tra Caporale e Pagliani si è svolto infine, non senza una certa palpabile tensione, ma senza esasperazioni. «Ho appreso che al Mario Negri Sud non potrò mai mettere piede» ha commentato Caporale «e che devo fare espressa richiesta a Silvio Garattini, direttore dell'istituto Mario Negri di Milano, nonostante il direttore Pagliani avesse annunciato di regalare i topolini a chiunque ne avesse fatto formale richiesta. La lettera comunque parte oggi stesso (ieri per chi legge ndc)». Caporale ha annunciato di voler coinvolgere nella richiesta di autorizzazione di visita dello stabulario e di affidamento delle cavie restanti anche l'ex ministro del turismo e fervente animalista Michela Brambilla. Intanto nel centro ricerche abruzzese sono arrivate altre richieste di adozione delle cavie. «I topolini» hanno fatto notare nei giorni scorsi alcuni ricercatori del Negri Sud «non possono però essere affidati alle famiglie. Si tratta di topi geneticamente modificati, in cui vengono inoculati particolari virus di cui i ricercatori seguono lo sviluppo e il decorso». « Non siamo ingenui» precisa Caporale «sappiamo benissimo che si tratta di animali destinati purtroppo a morire. Ma abbiamo già la disponibilità di un istituto europeo che accoglierà i topolini accompagnandoli fino alla morte». La questione della soppressione delle cavie al Negri Sud, che peraltro ha enormi problemi finanziari e rischia di dover licenziare gran parte dei ricercatori e del personale, ha riportato in vita l'eterno dibattito tra la ricerca scientifica e la pietà verso gli animali. «Non siamo assassini e di certo non abbiamo mai “rubato” soldi a Provincia o Regione. Facciamo ricerca, un servizio utile alla collettività, non meritiamo di essere trattati così dalla stampa e dall'opinione pubblica» ha evidenziato Pagliani «questo centro ha problemi gravissimi, di cui finora nessuno si è interessato». «Non siamo contro i lavoratori» sottolinea Caporale «ma invitiamo ad innovarsi e a scegliere una sperimentazione che non prevede l'uso di animali, così come avviene in America e così come fa Umberto Veronesi, il più noto oncologo italiano nel mondo».
 
OGGI SCIENZA
4 APRILE 2014
 
All you need is law: breve storia delle leggi italiane sulla sperimentazione animale
 
LA VOCE DEL MASTER – I primi sono stati gli Inglesi. È il 1876 quando il Regno Unito emana il Cruelty on Animal Act, il documento precursore, in ambito internazionale, di tutte le leggi sulla sperimentazione animale. Gli altri paesi europei hanno emanato le prime leggi in materia solo intorno agli anni Sessanta e Settanta.
E l’Italia? Dal 1941 allo status incerto di oggi l’Italia ha regolato l’uso degli animali nella ricerca biomedica con leggi, circolari, decreti ministeriali e attuazioni, più o meno discutibili (e discusse), delle direttive europee.
Firmata da Vittorio Emanuele III, “per grazia di Dio e volontà della nazione Re d’Italia e di Albania e Imperatore di Etiopia”, la legge 615 del 1941 è la prima legge italiana organica in materia, che integra e amplia una legge precedente del 1931. “La vivisezione e altri esperimenti sugli animali vertebrati a sangue caldo sono vietati quando non abbiano lo scopo di promuovere il progresso della biologia e della medicina sperimentale”. La legge non distingue la vivisezione da altre partiche sperimentali e non esclude la possibilità di praticarla su cani e gatti (“normalmente vietata, salvo che essa sia ritenuta indispensabile”).
La legge monarchica subisce numerosi rimaneggiamenti e resta in vigore fino al 1992, anno in cui viene attuata la direttiva europea del 1986. Tra gli interventi correttivi alla legge merita attenzione la Circolare numero 15 del 1974 che ha sancito per la prima volta la distinzione tra vivisezione (“sezione di un animale vivo”) e sperimentazione “avente lo scopo di dimostrare l’efficacia, la validità e l’innocuità dei vari prodotti biologici” e che blocca, solo per la prima delle due, l’emissione di nuove autorizzazioni. Tutte le circolari di modifica vengono unificate con la Circolare numero 41 del 1987, che regola la sperimentazione in Italia fino al 1992: definisce le figure responsabili (dei progetti di ricerca, dei centri che la ospitano e delle autorità di controllo) e i numerosi documenti da allegare alle domande di autorizzazione. La sperimentazione è possibile, pur sottostando a rigide gabbie burocratiche e a severi controlli, se l’obiettivo è verificare l’efficacia o l’innocuità non solo dei prodotti farmaceutici, ma di prodotti chimici e alimentari.
Nel 1986 arriva una direttiva europea (86/609/CEE), prescrittiva, che invita gli Stati membri ad armonizzare le leggi nazionali in materia, “in modo che non siano pregiudicati l’instaurazione e il funzionamento del mercato comune”. A espressioni generiche come “progresso scientifico” o “pratica indispensabile”, la direttiva del 1986 sostituisce un elenco preciso di obiettivi di ricerca per i quali – e solo per i quali – è consentito l’uso di animali. Si tratta della determinazione dell’efficacia o della sicurezza di medicine, alimenti e altre sostanze per curare l’uomo, gli animali o le piante. La direttiva non dà però indicazioni sulla sperimentazione a scopi didattici. L’Italia rende esecutiva la direttiva solo nel 1992, con tre anni di ritardo rispetto alla scadenza fissata. Lo fa con il decreto 116/1992. Il decreto è restrittivo e dichiara di voler tutelare il “benessere animale”: l’anestesia totale diventa regola generale e l’animale può essere usato solo una volta. Il decreto vieta esperimenti su cani, gatti, primati non umani e quelli didattici, ma è contemplata la possibilità di andare in deroga con una autorizzazione del Ministero della Salute. Deroghe e restrizioni, la legge e la porta sul retro, fino alla direttiva successiva.
Anno 2010. L’Unione Europea emette una nuova direttiva (63/2010/UE) “sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”. La direttiva è necessaria perché resistono, tra le legislazioni dei paesi membri, differenze tali da ostacolare il libero mercato e la ricerca. La scadenza per l’attuazione è fissata al novembre 2012. Nel gennaio 2014 l’Europa ha aperto, nei confronti dell’Italia, una procedura di infrazione per due ragioni: il ritardo nel recepimento e gli emendamenti restrittivi. All’inizio di quest’anno, il nostro è l’unico paese dell’Unione a non aver recepito la direttiva. Inoltre, con la legge 96/2013 e altri emendamenti, ha approvato misure restrittive e ambigue che, nei fatti, ignorano la direttiva: il divieto di allevamento di animali destinati alla sperimentazione (assente nella 63/2010), di uso di animali nelle sperimentazioni didattiche, di tutte le procedure per cui non è possibile fare l’anestesia all’animale, degli xenotrapianti e della ricerca sulle sostanze d’abuso. Nel mondo della ricerca, non solo biomedica e non solo italiana, si solleva un coro di dissenso che arriva più volte negli editoriali di Nature e Science. Di fatto le restrizioni frenano o fermano interi settori della ricerca (come quella sulla terapia del dolore, impossibile da fare con l’anestesia). La possibilità di importare gli animali ma non di allevarli, grande contraddizione, fa lievitare i costi rendendo la ricerca italiana ancor meno competitiva.
A fine febbraio 2014, con l’estremo ritardo accumulato in varie commissioni parlamentari e un infinito stallo in Senato, un testo arriva all’esame finale del Consiglio dei Ministri ed è stato appena approvato. La direzione è ancora quella delle restrizioni e delle ambiguità. La legge contiene, in un unico testo, sia i divieti sia la moratoria per i divieti, fino al dicembre 2016. Il blocco vero e proprio arriverà nel gennaio 2017 e, nel frattempo, vanno cercate valide alternative sperimentali. Molta ricerca biomedica e la didattica per biologi e biotecnologi (l’uso di animali in didattica è consentito solo per medici e veterinari) rischia la paralisi. Il testo resta ambiguo e contraddittorio e presenta molti di quei divieti che hanno già comportato la procedura di infrazione. Quella penale da centocinquantamila euro, al giorno, è ancora sospesa sulla testa di Damocle.
 
NEL CUORE.ORG
4 APRILE 2014
 
TRAFFICO DI VIRUS, LA PROCURA DI ROMA INDAGA SULL'ALLARME AVIARIA
Nel 2005 spesi 50 milioni per vaccini inutilizzati
 
Virus dell'aviaria spediti dall'estero in Italia in plichi anonimi, senza alcuna autorizzazione e violando tutte le norme di sicurezza, per produrre vaccini. Con il rischio di diffondere epidemie. "L'Espresso", nel numero in edicola oggi, rivela l'esistenza di un'inchiesta del Nas e della procura di Roma su un traffico internazionale di Virus. L'indagine, secondo il settimanale, "ricostruisce i retroscena sullo sfruttamento dell'allarme per l'aviaria nel nostro Paese, che nel 2005 spinse il governo Berlusconi ad acquistare farmaci per 50 milioni di euro, rimasti inutilizzati". E provocò l'eliminazione di centinaia di migliaia di polli.
L'inchiesta "e' stata aperta dagli investigatori americani, che hanno ottenuto le confessioni di Paolo Candoli, manager della filiale italiana di Merial, sui ceppi patogeni di aviaria spediti illegalmente a casa sua in Italia e poi venduti ad aziende statunitensi. Nel 2005 la Homeland Security Usa ha trasmesso i documenti ai carabinieri del Nas, che gia' si erano occupati a Bologna di una organizzazione criminale dedita al traffico di Virus ed alla produzione clandestina di vaccini. La nuova inchiesta dell'Arma si e' allargata, seguendo le intercettazioni disposte dai magistrati di Roma". Candoli, molto attivo a Roma, "riesce a far cambiare parere alla commissione consultiva del farmaco veterinario per mettere in commercio prodotti della Merial. Tra i suoi referenti piu' stretti - spiega l'Espresso - c'e' Ilaria Capua, virologa di fama internazionale, attualmente deputato di Scelta Civica e vice presidente della Commissione Cultura alla Camera. Fino all' elezione alla Camera, era responsabile del Dipartimento di scienze biomediche comparate dell'Istituto Zooprofilattico sperimentale (Izs) delle Venezie con sede a Padova". La Capua - che, contattata da "l'Espresso" respinge tutte le accuse - e alcuni funzionari dell'Izs "sono indagati per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, all' abuso di ufficio e per il traffico illecito di Virus. Stessa contestazione per tre manager della Merial. Anche il marito della Capua, ex manager della Fort Dodge Animal di Aprilia, attiva nella produzione veterinaria, e' indagato insieme ad altre 38 persone. Nell'elenco ci sono tre scienziati al vertice dell' Izs di Padova; funzionari e direttori generali del mistero della Salute; alcuni componenti della commissione consultiva del farmaco veterinario; coinvolta anche Rita Pasquarelli, direttore generale dell'Unione nazionale avicoltura. I fatti risalgono a sette anni fa ma molti degli indagati lavorano ancora nello stesso istituto".
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
4 APRILE 2014
 
Un ceppo virale che fa strage negli allevamenti di polli e galline
 
L’ultimo allarme risale all’agosto scorso, con la diffusione del virus tra le galline ovaiole. E ha provocato più di un milione di abbattimenti. L’influenza aviaria è una malattia virale contagiosa che può colpire tutte le specie di uccelli. In Italia la diffusione del virus balza agli onori delle cronache nel 2005. Si inizia a parlare di H5N1, il ceppo del virus. Gli uccelli selvatici possono veicolare il virus influenzale senza ammalarsi, a causa della loro resistenza naturale, contribuendo in questo modo alla diffusione della malattia negli animali domestici. Durante l’ultima ondata, ad agosto scorso, le associazioni di categoria nazionali hanno stimato una perdita di guadagni pari a 10 milioni di euro per l’intero settore avicolo. Comparto che in Veneto vanta realtà produttive importanti. I ceppi isolati non sono pericolosi per l’uomo, resta il fatto che l’ultimo, comparso un anno fa, viene giudicato più aggressivo: è chiamato H7N7 e viene trovato in un piccolo allevamento privato a Bondeno, in provincia di Ferrara. Siamo nell’agosto del 2013 e in Veneto scatta l’allerta massima. In via precauzionale viene disposta una forte limitazione alla movimentazione dal Veneto verso altri paesi comunitari di prodotti da avicoltura.
 
IL FATTO QUOTIDIANO
4 APRILE 2014
 
Fotografia, la storia di Pecorino, il cane più fotografico che ci sia
 
Leonello Bertolucci
 
Anche in fotografia, come in generale nella vita, la semplicità è il massimo punto d’arrivo della complessità.
Un cane questo forse non lo sa, ma lo sente, lo fiuta. Cosa avrà dunque “fiutato” il cucciolo Pecorino quando ha visto per la prima volta Toni, affermato fotografo austriaco? Ricapitoliamo: Toni Anzenberger è un fotografo di Vienna, gira il mondo e realizza servizi per molte riviste internazionali, soprattutto geografiche e di viaggi. Nel 1998 si trova in Italia, nel Polesine, quando gli viene chiesto caldamente di adottare il più piccolo e gracile della cucciolata di mamma Lady, per il quale non si riesce a trovare un padrone.
Detto fatto, il traballante Pecorino – così è stato “battezzato” – ha trovato un papà, ma un papà fotografo. Che questo non è un dettaglio da poco, Pecorino avrà tutto il tempo per capirlo. E anche noi.
Raggiunti i sei mesi d’età, Pecorino accompagna casualmente Toni durante un viaggio fotografico ancora in Italia, Toscana.
E ancora più casualmente s’intrufola nell’inquadratura di uno scatto.
È il cortocircuito che ti cambia la vita. Toni ha una folgorazione: Pecorino, in quella foto, non è un elemento di disturbo o un intruso, ma viceversa aggiunge vita, originalità e interesse alla foto e anche al luogo in essa rappresentato.
Bene, inutile farla lunga: da quel giorno Pecorino ha accompagnato, docile modello, Toni in tutti i suoi viaggi di fotografo, e in tutti i quattro angoli del pianeta ha posato per la modica cifra di… una carezza.
Racconta Toni Anzenberger che Pecorino, senza alcuna indicazione, stava fermo in posa fino a quando non si rendeva conto che gli scatti erano finiti. Altro che bizze e capricci alla Naomi Campbell: col caldo e col freddo, passando senza un plissé da un vulcano attivo a un ghiacciaio, utilizzando qualsiasi mezzo di trasporto, il modello a quattro zampe diventava ogni giorno più “professionale”. E ogni giorno il già molto professionale Toni diventava sempre di più il fotografo esclusivo di Pecorino. Nata come grande gioco e atto d’amore, con la forza che solo i grandi giochi e gli atti d’amore possono avere, un po’ alla volta la strana coppia fotografica viene notata e… pubblicata.
Insomma, nel giro qualche anno sono usciti una quantità di libri che hanno Pecorino viaggiatore come unico protagonista; su di lui hanno pubblicato servizi decine di riviste in tutto il mondo (Amica, Bild Zeitung, El Pais, VSD, The Independent, Geo, National Geographic, solo per citarne alcune), altrettante TV hanno trasmesso la sua storia, per non parlare di mostre, calendari, premi.
Un enorme successo trascinato dalla simpatia e dall’originalità. Ma poi c’è l’aspetto specificamente fotografico, visto che di questo ci occupiamo nel blog.
E credo che l’operazione sia sapiente anche vista così. Toni Anzenberger è un fotografo “di razza” (contrariamente a Pecorino, senza nulla togliergli…) e si vede. Ma fosse solo per una composizione efficace, per la forza attrattiva di un’anomalia che scodinzola e per il luogo sempre interessante, avremmo al massimo un’ottima foto. Ma un’ottima foto, ancorché ottima, è “solo” un’ottima foto. Così come due ottime foto sono due ottime foto.
È quando diventano – per dire – cinquanta, che le ottime foto possono decollare (e dico possono, che mica è automatico) verso un ottimo racconto, ben altra cosa. La forza del lavoro di Toni e Pecorino sta nella costanza e sulla distanza. Messe in fila, queste foto sono la storia personale di un uomo e del suo fedele amico, eroi di un’avventura moderna.
La faccenda prende una connotazione quasi epica, e in questo nostro immaginario, probabilmente, va a far breccia l’inesausto viaggio che dietro colori e armonie sottintende anche fatiche, chilometri, disagi, imprevisti.
Ci appare come una storia d’altri tempi calata nella contemporaneità, che della contemporaneità utilizza i canali e le risorse (non manca nemmeno la fanpage dedicata a Pecorino su Facebook).
Pecorino, il cane più fotografico che ci sia, dopo un’onorata carriera da modello e tante carezze, nel 2012 ha lasciato questo mondo non prima, però, di averlo girato in lungo e in largo. 
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
4 APRILE 2014
 
GERMANIA, PECORA IMPICCATA IN UN CAMPO D'ALLENAMENTO: POLEMICHE
"Sfidato" l'Hannover prima del derby con l'Eintracht
 
Sarà una partita ad alta tensione il derby della Bassa Sassonia di Bundesliga, la serie A tedesca, fra l'Eintracht Braunschweig e l'Hannover 96, in programma domenica alle 15.30 all'Eintracht-Stadion. A due giorni dalla partita, i dirigenti dell'Hannover hanno trovato una pecora impiccata a uno dei cancelli del campo d'allenamento dove la squadra sta preparando la sfida. Accanto alla pecora, colorata di verde come la maglia degli ospiti, anche un cartello con su scritto: "Domenica è il vostro turno, sporchi animali". "E' un atto inaccettabile e perverso", il commento del direttore sportivo dell'Hannover, Dirk Dufner. E la polizia è già in allarme per i possibili scontri. Del resto, già in occasione del derby d'andata, giocato a novembre e finito 0-0, i tifosi dell'Eintracht portarono in centro un maiale con la maglia dei rivali. Ora anche gli ultras se la prendono con gli animali.
 
LEGGO
4 APRILE 2014
 
Olanda choc, una donna addestra i cani
a fare sesso con gli umani: "Ci danno dentro"

 
AMSTERDAM - Dall'Olanda la storia agghiacciante di una prostituta che ha deciso di addestrare i cani a fare sesso con gli uomini.   In un’intervista la donna ha dichiarato:
"Non mi dà fastidio essere merce di scambio, comunque. Mio marito era molto preso dal lavoro e non aveva quasi tempo per me. I miei genitori sapevano tutto ed erano d’accordo con lui. Alle mie amiche non interessava molto, anche loro hanno appoggiato questa scelta, e alcune mi hanno anche raggiunto al bordello".
Lavora stabilmente in un 'bordello' dove l’età media spazia tra i 40 e i 57 anni, perché "Il proprietario dice che le adolescenti causano troppi problemi. Noi siamo spregiudicate, non diciamo mai di no e abbiamo molta più esperienza. [...] Posso mollare il lavoro quando voglio, ma non voglio. Mi piace. Sesso con gli animali, sadomaso, gang bang, va bene tutto; mi piace scopare.  I CANI E IL SESSO "Io lavoro - spiega la donna - in allevamenti specifici in Germania, Belgio e Svezia. Aiuto i cani ad abituarsi alla femmina umana. Dopo circa sei mesi di allenamento mirato, i cani ci danno dentro come demoni e mi piace da impazzire. Ovviamente sono cani molto costosi. Ho anche due cani che vivono con me al cottage, e non hanno mai fatto sesso con altri cani, solo con esseri umani. Spesso i clienti lo fanno a casa con i loro cani, che sono ovviamente cani addestrati. Sono tutti molto ricchi e hanno case enormi. Ci sono recinti appositi per i cani e scantinati adibiti al sadomaso. Sembrano i posti in cui la Gestapo torturava la gente".
 
GEA PRESS
4 APRILE 2014
 
Cile, terremoto – Il cane estratto dalle macerie (VIDEO)
 
Così come in altri disastri. Le violente scosse di terremoto che negli ultimi giorni hanno colpito il Cile, stanno mettendo in risalto tante storie di solidarietà.
Come successo anche nel nostro paese in occasione di catastrofi naturali, in Cile molti soccorsi stanno avendo come protagonisti animali rimasti imprigionati nelle macerie o comunque bisognosi di aiuto. Si tratta a volte di interventi importanti anche per gli stessi terremotati in cerca dei loro animali lasciati in casa oppure scappati.
I social network cileni si stanno riempendo di appelli, avvisi di ritrovamenti, staffette per il recupero degli animali o cosegna di croccantini e medicinali.
Un video, però, sta facendo il giro del mondo. Vede protagonista un cane della città di Iquique e tre ragazzi: Diego Vasquez, Francisco Vasquez e Bruno Ceballos. Quest’ultimo è l’autore del video.
Il quattrozampe è purtroppo rimasto bloccato tra  le macerie. I ragazzi riescono appena ad individuare il muso e si prodigano subito per tentare il liberare lo sfortunato animale. Operazione difficile ed altretutto rischiosa. I tre ragazzi si ritrovano infatti ad operare proprio nella zona disastrata ed a rischio di nuovi crolli.
Il cane, per fortuna, appare tranquillo, probabilmente intontito per quanto successo. Lunghi, interminabili minuti di apprensione nel corso dei quali i ragazzi fanno di tutto per recuperarlo. Per prima cosa viene portata dell’acqua e contemporaneamente si tenta di muovere delicatamente il corpo del cane. Prima lateralmente, infine si tenta di liberarlo poggiando un asse di legno sotto un grosso pezzo di cemento che sovrasta almeno metà del corpo del cane. L e zampe posteriori appaiono completamente immerse tra gli sfabbricidi.. Molto vicino al cane un grosso pezzo di cemento.  Dopo quasi sette minuti di intervento, è finalmente estratto. All’estremità della zampa posteriore sinistra, presenta  una vistosa ferita. Non è chiaro se l’animale è rimasto in qualche maniera compromesso nella capacità di deambulare anche se, appena posato in terra, sembra reagire esercitanto una seppur lieve pressione sulle zampe.  Riposto in un lenzuolo viene poi portato via.
I commenti, nei social netwok, sono numerosissimi. Tra i semplici ringraziamenti e alle dichiarazioni di “eroi”, c’è anche quello di Teresa. E’ ancora scossa dal terremonto ed ha visto piangendo il video. Queste immagini, scrive in un account facebook animalista, le hanno dato la forza di continuare a sperare.
VEDI VIDEO SALVATAGGIO CAGNOLINO
 
LA STAMPA
4 APRILE 2014
 
Il cane lupo che si prende cura dei coniglietti
 
Chi ha paura dei cani lupo? Di certo non i piccoli coniglietti della 23enne tedesca Vroni Effner. Anzi, i piccoli animaletti hanno trovato in Rude Jack un animale che si prende di cura di loro, anche quando la “mamma” umana li allatta con il biberon.
FOTO
 
GEA PRESS
4 APRILE 2014
 
Singapore – Sequestro di una tonnellata di avorio
Era dichiarato come bacche di caffè
 
Singapore rappresentava solo uno scalo tecnico. Il carico di  zanne di avorio era diretto ad un altro paese asiatico.
L’Agri – Food & Veterinary di Singapore, che ha operato il sequestro, non ha però diffuso altri particolari. L’unica cosa certa è che le zanne provenivano dall’africa ed erano dichiarate come una spedizione di bacche di caffè. Ed invece, all’interno del container sottoposto al vaglio di un sistema di scansione, vi erano 14 casse di legno colme di 106 pezzi di avorio.
Il sequestro, avvenuto il 25 marzo scorso, è stato reso noto solo poche ore addietro.
Nel gennaio 2012 e giugno 2013, sempre a Singapore, erano avvenuti altri due grandi sequestri. In tutto l’avorio sequestrato in quelle occasioni ammontava ad un valore pari a quattro milioni di dollari. Si tratta, ovviamente, di zanne grezze. L’avorio, cioè, deve essere ancora tagliato e lavorato, aumentando sensibilimente di prezzo.
 
METEO WEB
4 APRILE 2014
 
Animali: tratti in salvo 800 baby-pinguini orfani in Sud Africa
 
Oltre 800 baby-pinguini sudafricani orfani sono stati messi in salvo grazie alle cure degli ambientalisti: i ricercatori della Bristol Zoological Society hanno infatti aiutato i piccoli delle colonie a sopravvivere dopo essere stati abbandonati dai loro genitori. Il progetto, chiamato “Chick Bolstering”, ha permesso ai piccoli volatili di rimanere in vita anche senza le necessarie cure parentali. Tra questi, in particolare, circa 500 pulcini sono stati presi in cura in “cattivita’ temporanea” tra novembre e dicembre dopo essere stati trovati sottopeso e malati a causa dell’abbandono dei loro genitori durante il periodo della muta, alla fine della stagione riproduttiva. “Se non fosse intervenuta l’organizzazione per la conservazione, questi pulcini sarebbero morti di fame – ha dichiarato al Guardian Christoph Schqitzer, responsabile della ricerca presso la Bristol Zoological Society. “Il pinguino africano e’ caduto in una spirale discendente a causa della mancanza di cibo vicino alle colonie di nidificazione. C’e’ un rischio considerevole che questa specie potrebbe estinguersi”. Secondo i ricercatori, le colonie di pinguini africani stanno diminuendo ad un ritmo allarmante: la popolazione attuale e’ solo il 2,5% del livello di 80 anni fa; nel 1956 sono state contate circa 150.000 coppie nidificanti della specie, numero sceso a soltanto 19.000 lo scorso anno (pari ad una perdita di quasi il 90%). Le cause principali di tale calo sono da attribuire alla pesca eccessiva e al movimento degli stock ittici lontano dalle colonie che ha portato ad una drastica carenza di cibo.
 
NATIONAL GEOGRAPHIC
4 APRILE 2014
Niente animali sull'arca di Noah
FOTOGALLERIA Nel film con Russell Crowe - in uscita il 10 aprile - tutti gli "attori non umani" sono in realtà immagini in computer grafica. È una svolta nell'atteggiamento di Hollywood verso gli animali?

Nella foto: animali generati al computer corrono verso l'arca in una delle scene del film Noah. Immagine per gentile concessione Paramount Pictures. 
di Bruce Newman
Un regista che decida di raccontare l'epica storia biblica di Noè e della sua arca - e di spendere 120 milioni di dollari per farlo - deve essere necessariamente un po' megalomane. Ma Darren Aronofsky, che ha diretto Noah - il film in uscita in Italia il 10 aprile in Italia - pensa addirittura di poter competere con Dio.
Secondo il libro della Genesi, il Dio di Abramo ordinò a Noè di portare con sé sull'arca "due di ogni specie" di tutti "gli animali, gli uccelli e gli esseri che strisciano al suolo". Ma Aronofsky ha pensato bene di revisionare la creazione divina: per il suo film ha creato immagini computerizzate (CGI) di animali che sono versioni "leggermente ritoccate" di quelli che possiamo trovare oggi in natura.
Certo, "Non ritoccare" non è uno dei Dieci Comandamenti. Ma la decisione di Aronofsky potrebbe segnare un punto di svolta nell'atteggiamento dell'industria cinematografica e televisiva nei confronti degli animali. Per ragioni sia pratiche che di correttezza politica, a bordo di questa versione hollywoodiana dell'arca di Noè non compaiono tigri, leoni o orsi vivi. Tutti gli animali del film - a parte qualche colomba, un corvo, e naturalmente Russell Crowe, che interpreta il pluricentenario patriarca - sono stati creati dalla Industrial Light & Magic, una delle più quotate aziende di effetti speciali. >>
Nella foto: animali generati al computer corrono verso l'arca in una delle scene del film Noah. Immagine per gentile concessione Paramount Pictures.
 
CN24
5 APRILE 2014
 
Animali: mattanza di cani a Le Castella, brutto risveglio oggi per i cittadini
 
Prov. di Krotone, Brutto risveglio nella frazione di Le castella, nella scorsa notte è stata creata una vera mattanza di cani, con bocconi di pasta con veleno all’interno, si presumono molti decessi di cani randagi , ma docili, e tra questi anche cani custoditi nei giardini di alcuni compaesani.
Tutta le castella è stata tempestata da queste esche avvelenate, anche nelle zone del Tucano, vigne e Campolongo una vera spedizione di morte.
Sin da subito appena ricevuta notizia il consigliere Comunale Manuela Parisi e il presidente del Consiglio di Frazione Veronica Lombardo assieme al corpo della polizia municipale e all’ Asl si sono attivati per cercare le esche avvelenate, c’è da segnalare che molti cittadini hanno collaborato alla segnalazione di carcasse dei poveri cagnolini .
Le dichiarazione della Parisi : “C’è rabbia e sgomento a Le Castella per quanto accaduto in quella notte. Personalmente non ho parole per esprimere il mio rammarico e il mio disappunto nei confronti di un atto così cruento e feroce da parte di persone ignote prive di scrupoli e di coscienza nei confronti della vita di questi poveri animali, la cui unica colpa è quella di non avere un padrone.
Quello di che è successo è stato un vero e proprio massacro oltre ad essere un gesto irresponsabile e incivile. L’avvelenamento è di certo la forma più subdola, vigliacca e incivile del maltrattamento verso gli animali. L’amministrazione comunale si sta sicuramente attivando e attrezzando per ridurre il fenomeno del randagismo che è una piaga che da anni affligge il nostro territorio, ma non bisogna abbassare la guardia e anche i padroni devono fare la loro parte.
I cani per natura manifestano comportamenti e pulsioni che portano loro a curiosare in ogni luogo. Quanto appreso, visto e sentito mi sgomenta e mi addolora. La paura per tutti noi è stata davvero tanta. Posso capire quindi il dolore di chi ha visto uccidere il proprio cane in un modo così crudele. Ci attiveremo sicuramente affinchè atti del genere non si verifichino più e per capire chi è il responsabile di questa strage.
La voce è unanime quello che è stato fatto è un atto gravissimo che sta facendo regredire la nostra cittadina, speriamo che chi ha fatto questo paghi penalmente, e ci affidiamo alle indagini di chi competenza sperando che tutte le telecamere private, comunali e della prefettura abbiamo ripreso questi assassini.”
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
5 APRILE 2014
 
PERUGIA, RACCOGLIE LA SPAZZATURA E TROVA TRE GATTINI: MESSI IN SALVO
I mici in un cassonetto appena svuotato nel camion
 
Tre gattini sono stati salvati da un operatore ecologico della Gesenu (Gestione servizi nettezza urbana) di Perugia che ha sentito il loro miagolio da un cassonetto appena caricato sul camion per la raccolta dei rifiuti organici, a bordo del quale si trovava nella zona di San Vetturino. L'uomo, Enrico Sguilla, ha fatto subito intervenire i propri familiari per portare gli animali a casa sua, dove hanno ricevuto le prime cure. Al termine del turno di lavoro, li ha quindi consegnati alla clinica veterinaria Loreti Petrini Sciarra di San Mariano di Corciano dove sono stati curati e ora sono in attesa di adozione. Dopo aver avvertito i miagolii, l'addetto alla raccolta dei rifiuti ha subito aperto il sacco nero trovando, tra la spazzatura, i tre gattini. Per i veterinari erano in ipotermia e non erano stati mai nutriti. Probabilmente, erano stati gettati nel cassonetto la sera prima. Uno degli animali è stato già adottato dallo stesso operatore della Gesenu.
 
NEL CUORE.ORG
5 APRILE 2014
 
TORINO, PM CONTRO I PESCIVENDOLI: "HANNO SEVIZIATO GRANCHI E ASTICI"
Il reato contestato è maltrattamento di animali

 
Sotto accusa alcuni venditori di pesce del mercato torinese di Porta Palazzo. Il motivo? "Avere per crudeltà o senza necessità sottoposto granchi e astici a sevizie e comunque a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. Segnatamente, nell'effettuare un controllo presso lo stand dodici del mercato ittico di piazza della Repubblica 27, si accertava la presenza di granchi e astici appoggiati direttamente sul ghiaccio e fuori dall'acqua". Così tre commercianti del mercato coperto rischiano ora un rinvio a giudizio per maltrattamento di animali, riferisce "La Stampa". Per aver messo in vendita granchi e astici vivi procurando loro sofferenze. 
Il caso viene alla luce il 14 gennaio scorso, quando la polizia municipale fa un controllo su segnalazione di alcuni volontari torinesi della Lac, Lega per l'abolizione della caccia. "I volontari - scrivono gli agenti nella nota di servizio inviata alla procura - hanno segnalato una situazione di maltrattamento di animali presso il mercato ittico. Nello specifico hanno riferito, dopo aver fatto un sopralluogo, di aver notato in alcuni stand astici vivi posti sul ghiaccio con chele legate, granchi vivi sul ghiaccio e anguille vive in acqua all'interno di una bacinella senza ossigenatore e depuratore. Gli animali davano segni di sofferenza".
Gli agenti fanno i controlli e denunciano i commercianti, contestando loro il reato sulle "condizioni incompatibili con la natura degli animali e produttive di gravi sofferenze". Negli uffici della procura le accuse, però, diventano più gravi: maltrattamento di animali, punito con pene più severe. Da tre mesi a un anno di reclusione. Secondo la Cassazione non ci sono vie d'uscita: mettere granchi e astici su un letto di ghiaccio è un maltrattamento. Per venderli vivi servono vasche attrezzate e ossigenate. Se si espongono sul ghiaccio, invece, devono essere morti. (Foto: JoJan)
 
LAZAMPA.IT
5 APRILE 2014
 
“Seviziatori di granchi e astici” Pm contro i pescivendoli
I titolari di tre stand del mercato torinese di Porta Palazzo rischiano il processo
 
Massimiliano Peggio
 
Torino - Le accuse rivolte ad alcuni venditori di pesce del mercato torinese di Porta Palazzo non lasciano scampo. «Avere per crudeltà o senza necessità sottoposto granchi e astici a sevizie e comunque a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. Segnatamente, nell’effettuare un controllo presso lo stand dodici del mercato ittico di piazza della Repubblica 27, si accertava la presenza di granchi e astici appoggiati direttamente sul ghiaccio e fuori dall’acqua». Così tre commercianti del mercato coperto rischiano ora un rinvio a giudizio per maltrattamento di animali. Per aver messo in vendita granchi e astici vivi procurando loro sofferenze. E tra i banchi è scoppiata la protesta.  
Il caso scoppia il 14 gennaio scorso, quando la polizia municipale effettua un controllo su segnalazione di alcuni volontari torinesi della Lac, Lega per l’abolizione della caccia. «I volontari - scrivono gli agenti nell’annotazione di servizio inviata in procura - hanno segnalato una situazione di maltrattamento di animali presso il mercato ittico. Nello specifico hanno riferito, dopo aver fatto un sopralluogo, di aver notato in alcuni stand astici vivi posti sul ghiaccio con chele legate, granchi vivi sul ghiaccio e anguille vive in acqua all’interno di una bacinella senza ossigenatore e depuratore. Gli animali davano segni di sofferenza».  
Gli agenti controllano subito gli stand e annotano i risultati della loro ispezione. In uno stand trovano un solo granchio, in un altro due e così via. Identificano i venditori e testano le condizioni dei crostacei. Poi denunciano i commercianti, contestando loro il reato che punisce le «condizioni incompatibili con la natura degli animali e produttive di gravi sofferenze». E così gli atti della polizia municipale finiscono in procura.  
Negli uffici della procura le accuse vengono tramutate in un reato più grave: maltrattamento di animali, punito con pene più severe. Da tre mesi a un anno di reclusione. Secondo la Cassazione non ci sono vie d’uscita: mettere granchi e astici su un letto di ghiaccio è un maltrattamento, come per qualsiasi altro animale. Per venderli vivi occorrono vasche attrezzate e ossigenate. Se invece si espongono sul ghiaccio devono essere morti.  
I commercianti, assistiti dagli avvocati Gianpaolo Pantina e Natascia Taormina, non ci stanno a passare per criminali. E sono decisi da dare battaglia, non solo a difesa di tutti i gourmet torinesi amanti dei crostacei. «Se noi siamo criminali - dice Ornella Bevolo, portavoce della protesta dei pescivendoli di Porta Palazzo - lo sono tutti gli operatori della filiera. Da chi pesca i crostacei in mare aperto, a chi li mette in vendita all’ingrosso. Noi, infatti, li preleviamo come ci vengono consegnati, nei contenitori col ghiaccio. E a ben guardare anche i consumatori potrebbero essere accusati di maltrattamenti. Mettono granchi e astici in borsa, li portano a casa insieme al resto della spesa. Infine li cucinano in acqua bollente. Allora vietiamo la vendita del tutto». 
VIDEO
 
LA NUOVA SARDEGNA
5 APRILE 2014
 
Non convalidato il sequestro di orso, elefante e tigre
 
CAGLIARI - Non è stato convalidato il sequestro dell'orso, dell'elefante, della tigre e dell'ippopotamo eseguito il 3 marzo dagli agenti del Corpo forestale all’interno del circo Martin, preso di mira dagli animalisti e dall'ex ministro Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali. A renderlo noto è l'avvocato Francesco Mocellin che rappresenta il circo. Secondo il legale il sequestro era stato motivato solo parzialmente dai presunti maltrattamenti, poi venivano contestate violazioni alle norme di sicurezza: «Il gip ha rigettato la richiesta di convalida del sequestro non ravvisando, allo stato, il fumus circa la fondatezza delle accuse mosse». Il legale evidenzia che il circo Martin sottopone costantemente gli animali a verifiche veterinarie che hanno escluso stati di sofferenza e stress.
 
LEGNANO NEWS
5 APRILE 2014
 
Famiglia e cagnolino intossicati dal monossido: ora incontrano chi li ha salvati

 
Prov. di Milano, Una storia a lieto fine quella del cane Maia e della sua padroncina. I due amici infatti, sono stati salvati dai soccorritori del 118 e ora la famiglia vuole ringraziare questi "angeli custodi".
La tragedia è stata sfiorata lo scorso mese di marzo a Bienate, frazione di Magnago, paese non distante da Legnano: una bimba con i suoi genitori e il cagnolino  erano rimasti intossicati dal monossido di carbonio.
I malcapitati erano stati tratti in salvo e anche Maia aveva ricevuto le prime cure: i soccorritori infatti le avevano messo una mascherina pediatrica per l'ossigeno.
Il gesto di grande umanità è rimasto nel cuore della famiglia che, domenica 6 aprile, nella Sala Operativa regionale di Como dell'Areu,  incontrerà chi si è tanto prodigato
Così il dottor Dario Franchi ricorda com'era iniziata la vicenda: «Alle 8.16 di mercoledì 19 marzo il numero Unico Emergenza (Nue) 112 di Varese ha ricevuto una chiamata: una madre chiede aiuto per la figlia che non sta bene. La chiamata viene inoltrata alla Sala Operativa Regionale Emergenza Urgenza dei Laghi 118 di Villaguardia. La bimba  fa fatica a respirare; all'arrivo la situazione e' strana, nessuno risponde al campanello. In breve, si tratta di intossicazione da monossido: i valori sono molto alti. Si inizia la terapia, mentre l'unica a non rispondere all'appello è Maia, la cagnolina di casa».
Quando la padroncina e la mamma stavano meglio, la bimba ha chiesto del cagnolino: «Maia viene trovata e riceve ossigeno con una mascherina pediatrica - racconta il medico ,- viene  quindi attivato il veterinario dell'Asl. Viene reperito anche il papa', che raggiunge moglie e figlia in ospedale e, dopo un controllo, risultava intossicato anche lui. I tre vengono inviati alla camera iperbarica dell'Ospedale di Niguarda. Dopo il trattamento  tutti e tre stanno bene, notizie confortanti arrivano anche dal veterinario dell'Asl: Maia si è ripresa completamente dopo l'ossigeno in maschera, corre e gioca. La bambina, felicissima di sapere che Maia sta bene, va in osservazione nel reparto di pediatria con un ambito premio: il cappellino da soccorso del 118 Areu».
 
LA NAZIONE
5 APRILE 2014
 
Incendio in un palazzo, vigili del fuoco salvano un cagnolino da morte certa
L'appartamento, nel quale in quel momento non c'era nessuno, era completamente invaso dal fumo
 
Livorno, 5 aprile 2014 - Incendio in via dei Pescatori a Livorno. Un cagnolino, che era rimasto intrappolato nell'appartamento, è stato salvato dai vigili del fuoco. Si tratta di una bestiola di piccola taglia, impaurita ma fortunatamente uscita senza un graffio dal rogo. Nell'appartamento c'era molto fumo ma in quel momento in casa non c'era nessuno. E' stato un condomino a dare l'allarme. E' intervenuto anche il 118 per precauzione ma nessuno ha avuto bisogno di cure. I vigili del fuoco sono entrati dalla finestra. 
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
5 APRILE 2014
 
BRAMBILLA: "CHIUDERE I DELFINARI, SOSTENERE MIA PDL E PETIZIONE LAV"
"La casa dei cetacei è il mare e lì devono stare"
 
"La casa dei cetacei è il mare e lì devono stare. Perciò firmate, firmate, firmate in tutte le piazze italiane la petizione della Lav per chiudere i delfinari. Darà forza al progetto di legge che ho già depositato alla Camera e che si propone di mettere la parola fine allo sfruttamento di questi meravigliosi animali". E' l'appello lanciato questa mattina a Milano dall'on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente (LEIDAA), al tavolo aperto dai militanti dell'associazione, in piazza Argentina, dove la raccolta di firme continuerà anche domani.
"La decisione della Corte dell'Aia di dichiarare "illegale" la caccia alle balene condotta dal Giappone col risibile pretesto della "ricerca scientifica" – ricorda l'ex ministro - ha richiamato l'attenzione del mondo intero sui pericoli che corrono, per mano dell'uomo, molte specie di mammiferi marini. All'alba del XXI secolo, costringere dei cetacei a vivere in vasche e ad esibirsi per il divertimento della folla è crudeltà allo stato puro. I delfini sono animali molto intelligenti, vivono in gruppi sociali complessi e, come gli esseri umani, hanno bisogno di un'intensa vita di relazione. Separarli ancora piccoli dalle loro famiglie vuol dire infliggere loro un trauma gravissimo, spesso insuperabile. In natura possono nuotare anche per 160 chilometri al giorno, cacciando e giocando. La loro casa è l'oceano, non certo una vasca di 400 metri quadri per cinque esemplari e 100 metri quadrati per ogni esemplare aggiuntivo. Parliamo, si badi bene, dello standard minimo dalla normativa italiana, considerata "generosa". Sarebbe come se una persona fosse confinata in uno sgabuzzino per tutta la vita".
L'alibi della ricerca scientifica, grazie al quale molte "prigioni per cetacei" sono riuscite a rimanere in attività, è solo un pretesto, demolito dalle investigazioni degli animalisti. "I delfinari – sottolinea l'on. Brambilla - non sono centri di ricerca, ma imprese commerciali: questi poveri animali prigionieri devono imparare ed eseguire "numeri da circo" di fronte a spettatori paganti. Non c'è da stupirsi se lo stress mentale, emozionale e fisico indebolisce il delicato sistema immunitario dei delfini, li porta spesso alla malattia e alla morte".
"Fortunatamente – conclude l'ex ministro Brambilla - la magistratura italiana, come attesta la recente conferma, da parte della Cassazione, del sequestro dei delfini di Rimini, si è dimostrata attenta e sensibile alle denunce delle associazioni di protezione animale. Ma non basta, non c'è vasca che tenga: l'Italia deve unirsi ai paesi dell'Unione europea che hanno già bandito i delfinari dal proprio territorio nazionale".
 
VITERBO NEWS
5 APRILE 2014
 
Estate 2014: 400mila gli animali in Italia a rischio abbandono
La nota dell'Aidaa, Associazione italiana difesa animali e ambiente
 
VITERBO – In Italia sono circa 7 milioni le famiglie che possiedono un cane o un gatto per un totale di oltre 10 milioni di cani ed altrettanti gatti (dati istat), di queste circa il 30% è a monoreddito, il 20% è composta da pensionati, e il 4% da famiglie senza reddito o comunque senza il reddito sufficiente per potersi considerare sopra la soglia di povertà. La gestione media di un cane o un gatto si aggira oggi tra i 700 ed i 900 euro l'anno e 400mila animali sono a rischio abbandono (300 mila cani e 100 mila gatti) gia dai prossimi mesi, mentre per l'estate si prevede un rischio aumento abbandono su strade ed autostrade.
La denuncia viene da Aidaa che ha proposto un pacchetto di interventi concreti a favore delle famiglie con animali, quali la riduzione dell'Iva sui prodotti necessari e sulle visite veterinarie, farmaci generici veterinari oggi assenti dal mercato e vaccinazioni a costo zero per le famiglie con reddito annuo inferiore ai 10.000 euro. Le zone dove è maggiore l'aumento dell'abbandono sono quelle delle grandi città e delle regioni del nord quali Valle D'Aosta, Lombardia ed Emilia Romagna, oltre ovviamente alle regioni del centro sud Italia dove il fenomeno del randagismo è già molto diffuso.
 
LA NAZIONE
5 APRILE 2014
 
Il nuovo regolamento animali del Comune: stop alle catene e più diritti. Le reazioni
"Ma restano ancora alcune cose da fare"
 
di Patrizia Lucignani
 
Firenze, 5 aprile 2014 - PIÙ TUTELA per gli animali. Lunedì in consiglio comunale verrà discussa la delibera che riguarda le modifiche al Regolamento animali del Comune che è stato varato nel 1999.
Nel nuovo regolamento approvato dalla Commissione Ambiente (ecco il testo integrale), del quale abbiamo già parlato sulle pagine di cronaca nei giorni scorsi, sono previsti più diritti per gli animali, tra i quali il principio del libero accesso dei cani negli esercizi pubblici, commerciali e nei locali ed uffici aperti al pubblico, il divieto assoluto di tenere i cani a catena e diverse novità per i cavalli.
Di tutti questi passi avanti abbiamo parlato con la presidente dell’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) sezione di Firenze, Rossana Regimonti. «Il nuovo regolamento - ci ha detto - è stato discusso in tre riunioni insieme alla consulta degli animali della quale l’Enpa (insieme ad altre associazioni animaliste come Oipa, Lida, Pro Animals, Gabbie vuote, Vivere Vegan ed altre) fa parte. Noi abbiamo dato il nostro appoggio al divieto di vendita ambulante di animali su tutto il territorio e abbiamo fatto ampliare la misura delle gabbie per la detenzione degli uccelli. Abbiamo appoggiato l’eliminazione della catena per i cani. Da parte mia avevo espressamente richiesto il non rinnovo dei permessi per le carrozzelle con cavalli in modo da azzerare nel tempo questa pratica anacronistica». «Avevamo chiesto, tutti, l’eliminazione dei palii con animali di qualsiasi razza. - ha aggiunto - Avevamo poi chiesto il sequestro di animali in caso di accattonaggio ma questo punto, fortemente voluto anche dalle nostre guardie, non è stato messo nel regolamento. Per quanto riguarda i circhi non è stata accolta la nostra richiesta del divieto di attendamento dei circhi con animali, cosa che altre città hanno fatto. Insomma qualcosa è stato fatto, ma si poteva fare di più».
FOTO
 
MATTINO DI PADOVA
5 APRILE 2014
 
Gli allevatori: «Tanti hanno chiuso ai magistrati chiediamo chiarezza»

Nicola Stievano

 
PADOVA - Danni per decine di milioni di euro, prezzi in picchiata, milioni di animali soppressi, allevamenti deserti per mesi e mesi, aziende chiuse, crollo verticale dei consumi, imprenditori dell’indotto costretti a gettare la spugna. Lo spettro dell’influenza aviaria richiama queste ed altre immagini ai tantissimi allevatori veneti finiti nell’occhio del ciclone delle principali emergenze. La prima agli inizi del Duemila, poi di nuovo nel 2005. Ogni volta lo stesso copione e il dilagare della psicosi. «Eravamo visti come degli appestati e costretti all’isolamento, anche fisico» ricordano alcuni imprenditori. La notizia del presunto traffico di virus riapre una vecchia ferita e agita sospetti di cui nessuno vorrebbe sentire parlare. «La prima metà degli anni Duemila è stata drammatica» ricorda Renato Rossi, presidente padovano dell’Associazione veneta allevatori avicoli «e il settore ne ha pagato le conseguenze con una sensibile riduzione di aziende e fatturato, di almeno il 15 per cento». Oggi il Veneto conta circa 500 aziende avicole, fra tacchini e polli, e la più alta concentrazione in Italia. «Non solo gli allevamenti ma anche le piccole e medie aziende mangimistiche e di macellazione sono state costrette alla chiusura» aggiunge Rossi. Quasi una decina di anni dopo la rabbia è passata e per fortuna ci siamo lasciati alle spalle anche certi problemi. Personalmente fatico ad immaginare che il virus possa essere stato introdotto deliberatamente ma lasciamo che sia la magistratura a fare chiarezza. Posso solo dire che con l’Istituto zooprofilattico abbiamo sempre collaborato e trovato la massima disponibilità e professionalità, oltre che un costante punto di riferimento. Ci è stato detto che il virus era stato portato dai flussi migratori di anatre ed oche dall’Asia e ancora adesso permangono delle situazioni critiche, ad esempio in Cina e in Thailandia. Nel frattempo ci siamo attrezzati e il problema si è attenuato, anche se non dobbiamo mai abbassare la guardia. Più che gli aspetti sanitari adesso il problema sta nei mercati». Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti Veneto, ricorda cosa è successo nel 2005: «Fu sufficiente un solo articolo sul Corriere della Sera che paventava la pandemia per diffondere la psicosi in tutta Italia. Il Veneto, primo produttore, ha pagato un danno enorme. Inoltre c’è stata un’iper produzione di vaccino con un danno all’erario pubblico per parecchie decine di milioni di euro. Rimango deluso e basito del fatto che il nostro mondo è sempre tenuto in pochissima considerazione. Abbiamo patito danni per decine di milioni di euro e non resta che augurarci che venga fatta chiarezza. Noi siamo abituati a rispettare le norme e i consumatori hanno bisogno di sicurezze». Da Lozzo Atestino, uno dei poli dell’avicoltura veneta, Francesco Zoia ricorda che il suo allevamento, pur non avendo animali ammalati, è stato “azzerato” e costretto allo stop per ben sei mesi. «Ovviamente il reddito d’impresa ne ha risentito pesantemente» racconta «e non era nella nostra consuetudine sterminare milioni di animali. Di fronte ad un focolaio nel raggio di un chilometro veniva bloccata qualsiasi forma di allevamento. Tutto questo però ha anche insegnato che la tracciabilità degli alimenti non deve essere fatta sull’onda dell’emotività e dei problemi sanitari ma piuttosto come prassi. Anche gli allevatori devono fare la loro parte per ridurre il rischio e la pressione delle malattie. Vanno rispettati i tempi di sosta fra un ciclo e l’altro e anche la densità degli animali. Le misure di biosicurezza ci sono e vanno applicate. È anche una questione di etica».
 
LA NUOVA VENEZIA
5 APRILE 2014
 
AVIARIA»ZoOPROFILATTICO nella bufera

Alberta Pierobon

 
PADOVA - La chiama «ignobile mistificazione». Nega di essere coinvolta in qualsivoglia illecito nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma su un traffico internazionale di virus che, secondo le anticipazioni del settimanale “L’Espresso”, la vedrebbe indagata. Ilaria Capua, 48 anni, romana d’origine, direttrice (ora in aspettativa) del Dipartimento di scienze biomediche comparate dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, a Legnaro, acclamata, premiata e finanziata virologa, parte all’attacco, affiancata dall’avvocatessa Giulia Bongiorno. «Mi ritengo gravemente offesa dalle notizie palesemente diffamatorie divulgate sull'ultimo numero dell'Espresso sui “trafficanti di virus”», scrive la Capua, che dal 2013 occupa anche uno scranno alla Camera (deputata di Scelta Civica e vice presidente della VII Commissione cultura e scienza). «Ho immediatamente dato mandato ai miei legali affinché procedano penalmente contro gli autori di tale volgare manipolazione». La bufera di cui dà conto l’Espresso, e che ha investito lei e altre 38 persone tra Padova e mezza Italia, si è scatenata dalle confessioni alla Homeland Security (ministero creato negli Stati Uniti dopo l’11 settembre per prevenire attacchi di vario genere) di Paolo Candoli, italiano, manager della Merial, branca veterinaria della Sanofi, che ha sede a Noventa Padovana. Insomma, un gigantesco traffico di ceppi patogeni venduti “in nero” per una produzione più rapida dei vaccini contro il virus dell’aviaria. Un business dalle proporzioni enormi, grandi quanto l’”allarme aviaria”: un allarme, secondo i Nas che l’indagine conducono, che fu appunto gonfiato ad arte. A beneficiare del “panico” da virus dei pennuti, racconta l’Espresso, la Merial “in cartello” con l’azienda Fort Dodge Animal di Aprilia di cui il marito della Capua era manager. Si parla di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, all’abuso d’ufficio e al traffico illecito di virus per 38 indagati. A Padova sono stati fatti i nomi, oltre che della Capua, di Igino Andrighetto, direttore dello Zooprofilattico che dichiara di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia e di non saperne nulla; di Stefano Marangon, il direttore sanitario e Giovanni Cattoli, veterinario direttore di struttura. Il primo passo delle indagini fu nel 2007 quando i Nas andarono allo Zooprofilattico di Legnaro e sequestrarono del materiale. «Ma per noi la vicenda era chiusa», spiega Renzo Alessi, direttore amministrativo dell’istituto. «Da allora non abbiamo saputo più nulla, né ricenuto alcuna notifica. E ora apprendiamo dalla stampa che l’indagine è alla fine e che ha prodotto questi risultati. Sono certo che Andrighetto e l’istituto sono fuori dall’indagine». A sostenere di non aver mai saputo nulla, manco della visita del 2007 dei Nas all’Izs, è invece Ilaria Capua: non è lei a dichiararlo ma lo confermano con fermezza fonti a lei vicine. Nominata Grande ufficiale al merito della Repubblica nel 2012 e prima europea a ricevere l’Excellence Award per la microbiologia clinica, si è adoperata a lungo per trasferire il suo gruppo di ricerca dallo Zooprofilattico di Legnaro alla nuova Torre della Ricerca in zona industriale a Padova, contro il parere del direttore generale dell’Izs Andrighetto. Per ora è tutto bloccato. Nel 2000 scoprì un test in grado di individuare gli animali infetti (Diva), strategia di vaccinazione consigliata da Fao e Ue per combattere l’aviaria. Un importante passo, un grande giro d’affari. Nel 2006 Ilaria Capua decise di “regalare” a un data base “open access” la sequenza genetica del primo ceppo africano di H5N1 perché fosse a disposizione di tutti i ricercatori, una scelta che le depositò in testa la corona di paladina di una scienza democratica e trasparente. Come parlamentare, il suo pallino è istituire la figura del ricercatore indipendente e, come scrittrice, in gennaio ha presentato il suo ultimo libro: «I virus non aspettano”. Appunto. «La storia della mia vita professionale» conclude la dichiarazione che la Capua ha affidato all’Ansa «dimostra che ho costantemente combattuto le epidemie con grandissima dedizione ed innegabile impegno morale. Ricordo che la mia professionalità e i risultati scientifici delle ricerche che ho condotto sono riconosciuti sia in Italia che all'estero». «Attraverso l'ignobile mistificazione posta in essere dal settimanale si è quindi inteso colpire il mio ruolo di ricercatrice, screditandomi agli occhi del pubblico»
 
S.I.VE.M.P.VENETO
5 APRILE 2014
 
Le larghe intese degli animalisti, un piano in 45 proposte. Da Forza Italia un codice unico sul tema. Sui contenuti c’è un consenso bipartisan

Tommaso Labate

 

«Ma quale novità? Questi li abbiamo sempre considerati temi di serie A», dice. E poi, aggiunge, «mi fa un po’ sorridere che si parli di “svolta animalista” dentro Forza Italia, come se fosse una scoperta dell’ultimo minuto. Non è così».
Sarà perché è stata il ministro che a suo tempo aveva portato Silvio Berlusconi a sostenerla nelle politiche animaliste. Sarà perché lei, animalista, lo era diventata all’età di tredici anni. Oppure più semplicemente sarà perché, dentro il partito, la titolare del dossier è lei. Sta di fatto che Michela Vittoria Brambilla — che guida il Dipartimento per il Sociale e la solidarietà di Forza Italia, all’interno del quale ha creato una divisione «Amici animali» — passa al contrattacco. Presenta un «programma politico» articolato sui temi dell’animalismo. E, soprattutto, precisa che si tratta di punti specifici su cui verrà chiesto il sostegno di tutti i movimenti e i partiti.
«Le larghe intese dell’animalismo», le chiama Brambilla. E lo dice esplicitamente: «Mi auguro che anche tutte le altre forze politiche scelgano di elevare questi temi al livello di priorità nella loro agenda parlamentare e di governo: insieme potremo essere più efficaci. A noi animalisti, infatti, interessano i fatti concreti. Vogliamo vincere le nostre battaglie in difesa di chi non ha voce. E chiunque abbia intenzione di contribuire sarà ben accetto e apprezzato». Un appello che, proprio mentre la febbre dell’animalismo vero o presunto arriva a contagiare quasi tutti i berlusconiani, da oggi finisce idealmente su tutte le scrivanie dei parlamentari italiani. Dai democratici ai Cinquestelle, passando per i leghisti e i centristi di ogni ordine e grado.
Ed eccoli, i punti del «piano» del dipartimento di Forza Italia guidato dalla Brambilla. Quarantacinque punti che coincidono con altrettante proposte di legge «in tema di tutela del benessere degli animali e dei loro diritti, di sostegno alle loro famiglie e rispetto dell’ambiente», che l’ex ministro del Turismo ha presentato come primo firmatario negli ultimi anni. Proposte che adesso sono state selezionate e raccolte in un documento unitario. Tra queste ci sono l’introduzione di un sistema mutualistico per cani e dei gatti delle famiglie meno abbienti, l’aumento della quota detraibile delle spese sostenute per mantenere degli animali domestici, il libero accesso nei parchi e nei luoghi aperti al pubblico. E persino qualche riforma costituzionale. A cominciare da quella dell’articolo 9 («La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»), che secondo Brambilla va integrato anche con «l’accoglimento del principio, sancito dal Trattato di Lisbona, che riconosce gli animali come esseri senzienti». Senza dimenticare le «norme per garantire l’opzione per la dieta vegetariana e la dieta vegana nelle mense e nei luoghi di ristoro pubblici e privati». C’è anche una parte che riguarda i cavalli. Con norme «sulla riabilitazione attraverso l’utilizzo del cavallo (ippoterapia)», quelle «per la tutela degli equini e loro riconoscimento come animali di affezione», il «divieto di macellazione e di consumo delle carni equine.
C’è un consistente elettorato potenziale che aspetta queste norme? La risposta sembrerebbe affermativa. Basta leggere l’ultimo rapporto Eurispes, secondo cui il 52,1 % di chi possiede un animale spende in media 30 euro al mese per dargli da mangiare e curarlo. La spesa, per il 32.8 per cento dei possessori di domestici, arriva a 50 euro al mese. Mentre quasi l’11 per cento spende nello stesso periodo una cifra che va dai 51 ai 100 euro. L’indice di affezione di una parte degli italiani per gli animali, soprattutto considerando i tempi di crisi, è tutta in queste cifre. Ancora qualche tempo e si vedrà se le «larghe intese animaliste» in 45 punti lanciate dal dipartimento forzista della Brambilla prenderanno il largo. Lei lo ripete fino allo sfinimento: «A noi animalisti interessano i fatti concreti. Vogliamo vincere le nostre battaglie in difesa di chi non ha voce».
 
NEL CUORE.ORG
5 APRILE 2014
 
FRANCIA, UCCIDONO IL PROPRIETARIO E IL CANE VA IN AULA COME TESTE
A Tours Tango, labrador di 9 anni, chiamato dal giudice
 
Un uomo viene ucciso e il tribunale chiama a testimoniare il suo cane. È successo a Tours, in Francia, dove sul banco dei testimoni è salito Tango, un labrador di 9 anni, che ha assistito all'omicidio del suo proprietario. L'episodio è stato riportato da "Le Figaro". Inutili le rimostranze della difesa che lo ricusava come teste attendibile. Il giudice sperava che il cane riconoscesse nell'imputato l'assassino. A quest'ultimo è stato chiesto di "minacciare" Tango e un altro labrador con un bastone per verificare le risposte dei due cani. Le reazioni sono state simili, quindi il giudice non ha potuto considerare il contributo utile alla raccolta di prove. Ma la decisione del magistrato entrerà nella storia.
 
EXCITE
6 APRILE 2014
 
Cane testimone al processo sull'omicidio del padrone: labrador Tango chiamato a riconoscere l'assassino
 
Ha dell'incredibile la storia del labrador Tango, un cane chiamato a testimoniare in un processo per omicidio in Francia: l'animale è stato chiamato sul banco dei testimoni per aiutare a scoprire chi ha ucciso il suo padrone a Tours, una città della parte occidentale della nazione. Perchè proprio il cane come testimone? Innanzitutto perchè unico presente al momento del reato e poi perchè ritenuto in grado di apportare elementi probatori nel processo, in quanto "persona informata dei fatti". Così al sospetto omicida è stato ordinato di minacciare il labrador con una mazza per testare la sua reazione. Un secondo cane della stessa razza stato chiamato a partecipare all'esperimento per confrontare le reazioni dei due animali. Entrambi i cani, si è detto, hanno "trasalito visibilmente", quando il bastone è stato sollevato contro di loro. Esito che non permette di assumere come rilevante e utile alla raccolta di prove il contributo di Tanngo. Un fallimento completo, con entrambi i cani esonerati da ulteriori presenze in aula. L'avvocato difensore Georges Lafarge ha cercato con tutte le sue forze di far sì che la testimonianza del labrador fosse considerata a priori irricevibile. Dopo l'udienza, ha dichiarato alla radio RTL: "Questo tipo di esperimento costituisce un pericoloso precedente ed è abbastanza sleale nei confronti del mio cliente. Quindi se Tango alza la zampa destra, sposta la bocca o la coda, vuol dire che sta riconoscendo il mio cliente o no?". Un modo di procedere che innesca non pochi dubbi: "Trovo tutto ciò molto preoccupante per il sistema giuridico francese. Se un giudice ignora le esigenze della ragione e si circonda di esperti che sono irragionevoli, il sistema diventa molto pericoloso".
Eppure non è la prima volta che un animale approda in aula per essere "ascoltato" in un processo, almeno in Francia: come riferisce il Telegraph, sei anni fa un cane di nome Scooby è diventato il primo cane nel paese a testimoniare in tribunale. La proprietaria dell'animale era stata trovata appesa al soffitto del suo appartamento di Parigi e l'animale era considerato l'unico testimone. La famiglia della donna, convinta che si trattasse di un finto suicidio inscenato per nascondere un assassinio, attraverso il legale ha convinto il giudice a testare come il cane reagisse di fronte al sospettato di omicidio. Scooby "abbaiò furiosamente" in sua presenza, anche se non è chiaro come ciò sia stato considerato nell'ambito del processo.
Insomma, al migliore amico dell'uomo spesso si dice manchi solo la parola, che mai come in casi del genere sarebbe stata decisiva.
 
GEA PRESS
6 APRILE 2014
 
Chianche (AV) – Avvelenamento di cani randagi ed animali selvatici
L'ENPA: è un segnale del marcio della nostra società

 
Corpi di cani randagi ed animali selvatici ovunque. Questa la scena presentatasi stamani alle Guardie Zoofile dell’ENPA di Avellino, accorse dietro segnalazione a Chianche.
Le Guardie, guidate dal Caponucleo Saverio Capriglione hanno subito avviato le indagini e per questo sarà predisposta una dettagliata relazione alla Procura della Repubblica. Ignote ancora le cause che hanno scatenato il gesto. Per l’ENPA Campania appare sconcertante dovere constatare quanto successo. Una dimostrazione, riferisce sempre la Protezione Animali, di come la “nostra società sia marcia, ignorante e soprattutto disumana“.
L’ENPA ricorda come l’avvelenamento degli animali è un reato punitto dall’articolo 544 bis del Codice Penale (uccisione di animali) oltre al fatto che il Testo Unico delle Legge Sanitarie proibisce la distribuzione dei sostanze velenose. Anzi, la prima legge italiana a vietare l’uso dei bocconi (oltre che a detenerli e prepararli) risale al 1934 con il Regio Decreto 1265. In ultimo, l’Ordinanza del Ministero della Salute tutt’ora in vigore grazie alle proroghe attuate negli anni, che dispone  tra le altre cose l’obbligo di autopsia da parte degli istituti zooprofilattici, se un medico veterinario riscontra anche solo il sospetto che un animale sia stato vittima di un avvelenamento.
 
IL RESTO DEL CARLINO
6 APRILE 2014
 
Animali maltrattati: minacce di morte alla proprietaria
Sasso Marconi, dopo l'indagine della Procura
 
di Gabriele Mignardi
 
Sasso Marconi (Bologna), 6 aprile 2014 - "Ti faremo fare la fine del cavallo che hai seppellito vivo". Questa è solo una delle svariate minacce di morte ricevute al telefono da Patrizia Nassetti, la 48enne di Sasso Marconi indagata dalla Procura di Bologna con l’ipotesi di reato di uccisione e maltrattamento di animali. La donna, già nota alle recenti cronache cittadine per una querelle relativa all’uso terapeutico della cannabis per la cura dell’anoressia di cui è affetta, è accusata di avere seppellito un suo anziano cavallo morto nel giardino di casa e di avere maltrattato altri due cavalli e due maialini vietnamiti che le sono stati sequestrati.
Un procedimento che nasce da un filmato inviato alle guardie eco zoofile dell’Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali) che sul loro sito hanno segnalato l’operazione di perquisizione autorizzata dalla Procura per verificare la presenza della carcassa del cavallo documentato nel video e lo stato di detenzione degli altri animali presenti nel podere di via Rio Conco. Il video mostrava infatti un cavallo agonizzante prima sollevato per le zampe da un trattore e, "in seguito alla morte – come si legge nel comunicato - gettato in una fossa scavata appositamente". Il tutto documentato da fotografie e testi riuniti sotto il titolo: ‘Le guardie zoofile Oipa dissotterrano un cavallo lasciato morire in agonia. Sequestrati anche due cavalli e due maiali vietnamiti’.
"Nella stessa proprietà erano presenti altri due cavalli, entrambi sofferenti, in particolare il puledro figlio del cavallo deceduto, visibilmente denutrito e completamente cieco – si legge ancora nel comunicato - E la madre del cavallo, morta due mesi prima, ha lasciato il puledro a sé stesso dall’età di quattro mesi senza che gli venissero fornite dai proprietari le dovute cure: un cavallo di quell’età, infatti, non ha ancora completato lo svezzamento e non può essere trattato come un cavallo adulto" aggiunge Paolo Venturi, coordinatore regionale delle guardie zoofile Oipa per l’Emilia Romagna.
La perizia affidata dal Pm Laura Sola ad un consulente tecnico ha appurato la mancanza delle minime condizioni igienico sanitarie e di cura degli animali tanto che il magistrato ne ha poi disposto il sequestro e l’affidamento ad altra struttura. Nel corso del sopralluogo effettuato alla presenza di carabinieri e veterinari dell’Azienda Usl con l’aiuto di un escavatore è stata trovata la carcassa del cavallo morto. "Il cavallo era vecchio e morto per cause naturali come si legge dal certificato del mio veterinario. Io non sapevo che non si potesse seppellire lì –si difende Patrizia Nassetti- Ho sempre curato bene i miei animali. Ora non dormo più e vivo nel terrore" confessa la donna che ai carabinieri ha presentato denuncia contro ignoti per minacce.
 
IL CENTRO
6 APRILE 2014
 
Stragi di animali? Arrivano i “Ris”

Massimiliano Lavillotti

 
PESCASSEROLI (AQ) - Per fronteggiare la caccia selvaggia e il bracconaggio nel Parco nazionale d’Abruzzo arriva un nucleo speciale di investigazione. È iniziato nel Centro visita del Parco di Pescasseroli il corso di formazione per le guardie del Pnalm e per gli agenti del Coordinamento territoriale per l’ambiente (Cta) del Corpo forestale dello Stato, addetti alla sorveglianza, per approfondire le tematiche concernenti le indagini che si svolgono a seguito del ritrovamento di animali morti per cause non naturali. L’addestramento, voluto dall’Ente, riguarda le indagini sulla fauna selvatica e sugli avvelenamenti. A tenere le prime lezioni sono stati Rosario Fico, responsabile del Centro di referenza nazionale di medicina forense veterinaria che ha affrontato gli aspetti concernenti le procedure investigative previste dal codice di procedura penale, e Davide Minervini, consulente tecnico della commissione del Senato per il problema dell’uranio impoverito che ha curato le procedure riguardanti la balistica forense. La genetica forense per la lotta al bracconaggio è stato oggetto invece dell’intervento di Rita Lorenzini, sempre del Centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria. «Questo corso di formazione è una prima risposta anche per la tutela dell’orso bruno marsicano» sostiene il neo presidente del Parco, Antonio Carrara «in attuazione degli impegni appena presi con la firma del protocollo d’intesa con il ministero dell’Ambiente che prevede una formazione specialistica del personale di sorveglianza del Parco, in collaborazione con il personale della Forestale, per avanzare sempre più nella tutela degli animali». Le nozioni trasmesse dai docenti del corso però permetteranno di migliorare soprattutto l’efficienza delle indagini riguardanti i casi di morte non naturale di tutti gli animali del Parco, come quelli da bracconaggio e avvelenamento.
 
NEL CUORE.ORG
6 APRILE 2014
 
NOVARA, SEMILIBERTA' PER ALCUNE DELLE "TIGRI DI PINEROLO"
L'anno scorso avevano sbranato
 
Regime di semilibertà per alcune delle "tigri di Pinerolo" che nel luglio 2013 sbranarono il loro custode Mauro Lagiard, un uomo di 72 anni. La tigre che lo aveva aggredito, Samir, morì alla fine del mese, dopo esser stata trasferita nello zoo di Fasano (Brindisi), gli altri felini – 11 in tutto – erano stati divisi tra lo zoosafari di Ravenna e quello di Pombia (Novara) dove gli esperti, dopo un anno di osservazione, hanno deciso di aprire la gabbia e inserire Misha e i suoi cinque cuccioli all'interno del Parco Safari. Lo scrive l'edizione piemontese del "Giornale". "L'obiettivo è stato raggiunto per gradi, ma ormai l'ambientazione può dirsi riuscita.
 
FORMICHE.NET
6 APRILE 2014
 
Proposte anti-crisi: estendiamo la tutela per cani e gatti agli esseri umani

Antonio Maria Leozappa

 
Per risparmiare viene svuotato il ruolo di organi costituzionali, come il senato e le province, ma non si esita a presentare proposte di legge  ”in tema di tutela del benessere degli animali e dei loro diritti, di sostegno alle loro famiglie e rispetto dell’ambiente”. L‘iniziativa – di largo successo mediatico – si deve a michela vittoria brambilla responsabile del “dipartimento per il sociale e la solidarietà” di forza italia. “Tra queste ci sono l’introduzione di un sistema mutualistico per cani e dei gatti delle famiglie meno abbienti, l’aumento della quota detraibile delle spese sostenute per mantenere degli animali domestici, il libero accesso nei parchi e nei luoghi aperti al pubblico… senza dimenticare le «norme per garantire l’opzione per la dieta vegetariana e la dieta vegana nelle mense e nei luoghi di ristoro pubblici e privati”.
Una gran bella iniziativa che mi auguro venga, immediatamente, replicata per gli essere umani. sarebbe fantastico se venisse presentato un disegno di legge a tutela del “benessere” e dei “diritti” di coloro che non riescono a sbarcare il lunario, “di sostegno alle loro famiglie”, con l’introduzione di un “sistema mutualistico” per quelle meno abbienti, ovviamente senza dimenticare “le norme per garantire l’opzione per la dieta vegetariana e la dieta vegana nelle mense e nei luoghi di ristoro pubblici e privati”.
Nelle more, mi dichiaro disponibile – pur rischiando di essere censurato dal mio ordine professionale – ad assistere (pro.bono) in giudizio i più bisognosi per richiedere ai tribunali della repubblica italiania di essere equiparati – nella tutela del benessere e dei propri diritti – almeno a cani e gatti.
 
LIVE SICILIA
6 APRILE 2014
 
E' giusto morire per un cane?
 
Roberto Puglisi
 
Si può amare fino a morire ciò che per gli altri è solo un cane? Annegare per lui, nel tentativo di salvarlo, come ha fatto Ferdinando, pediatra buono di Terrasini? Non saprei rispondere con assoluta certezza, tuttavia un'idea nitida ce l'ho. Prima, una storia.
Dove abito, c'è un giardino che dà sul mare e sulla montagna. Il terreno è dominio incontrastato di una colonia di gatti. L'altra sera io e mia moglie abbiamo sentito qualcuno lamentarsi: era un gattino appena nato, abbandonato dalla mamma. L'abbiamo raccolto e accudito. Poppate di latte in polvere. Consultazioni dal veterinario per capire come aiutarlo. Visite notturne per verificare le sue condizioni, lo stato di un corpicino bianco e nero, quasi gassoso nella sua leggerezza, riscaldato da una grande lampada a raggi infrarossi.
Un tempo mi sarei stupito del mio atteggiamento. Adesso non più. Da quando ho sperimentato la ricchezza dei gatti, la varietà di pensieri (sì, pensieri), espressioni e sentimenti che irradiano, li considero persone di famiglia da proteggere. Con i cani sarebbe lo stesso. Sono stato un ragazzino desideroso di compagnia canina, una voglia che non ha mai oltrepassato un divieto inesorabile: in casa, niente animali.
Abbiamo dato un nome al gattino abbandonato. L'abbiamo chiamato Morgan, perché suonava bene. A me ricordava il pirata di Salgari, all'ombra del corsaro nero. Morgan, con la sua difficile navigazione, è stato sistemato in una stanzetta, con tutte le attrezzature e il cibo disponibile, sottoposto a un attentissimo controllo.
Per comprendere il tipo di legame che nasce e che tiene svegli uomini assai corpulenti, in ansia per un gattino di pochi centimetri, dobbiamo interrogarci e rispondere a un paio di domande. Che cos'è l'amore? Che cos'è una persona? L'amore non è soltanto il sentimento esclusivo che ci lega al compagno di viaggio. Si declina in molti modi e riguarda altri passeggeri della corriera. Non hanno il posto accanto al tuo, ma sono essenziali, protagonisti di un interesse primario, di qualcosa che somiglia a certe albe luminose dopo una notte serena. Figure che arricchiscono un paesaggio altrimenti desolato. Sono coloro che ti rincuorano, quando la corriera arranca, o rischia di sbandare. Quando stringi la mano del compagno di viaggio e ti volti indietro, per cercare nei sedili in fondo un sorriso, un incoraggiamento, per sorridere, per incoraggiare.
Che cos'è una persona? Qualcuno che io sento come me. L'eguaglianza discende dall'amore e dalla relazione. Esistono nei nostri libri, nelle nostre cronache, nelle nostre giornate, persone nominali. Tecnicamente lo sono e hanno giustamente, o dovrebbero avere, i diritti che provengono dal loro stato. I diseredati della terra, di questa o di altre terre, sono appunto persone tecniche che non riconosciamo, perché non li vediamo, non li accogliamo. Essere e diventare umani è un lento processo di educazione che ci consente di riconoscere uno straniero come una persona.
Col cane o col gatto - senza escludere il criceto o l'iguana - che hai di fianco, il riconoscimento avviene spontaneamente per misteriose connessioni. Dipende tutto dalla vicinanza o dalla lontananza. Se sei vicino a un gatto o a un cane, li consideri persone. Nascerà un terreno fertile per seminare amore reciproco, nelle forme che quel tipo di rapporto ha già inscritte in sé. Ecco perché la mia idea è netta: Ferdinando, il pediatra buono, non avrebbe potuto fare nulla di diverso dal lanciarsi in una vasca d'acqua piovana per salvare il suo cane, a costo della vita. Non era semplicemente un cane, indistinto segmento di una specie. Era una persona.
Noi abbiamo fatto benissimo ad accogliere Morgan in casa come un dono, anche se, dopo giorni di strenua speranza, siamo stati costretti a seppellirlo in giardino, accanto al geranio, mentre il sole incendiava il mare. Ora Morgan dorme sul golfo di Mondello, in una piccola buca. Con un petalo di fiore bianco e qualche croccantino per il suo viaggio in corriera.
 
IL CENTRO
6 APRILE 2014
 
«Mercurio negli scampi pescati davanti a Pescara»
 
PESCARA - Non solo cibi alterati - grano vite e olivo - coltivati in prossimità del fiume e avvelenati, come da studio datato 1981. «Valori preoccupanti di mercurio sono stati trovati negli scampi pescati nel 2009 di fronte a Pescara, nel raggio di 40 miglia, anche nella parte commestibile». L’ultima “sentenza” sui danni prodotti dalla discarica di Bussi porta la firma di un team dell'università di Teramo e del Centro di referenza nazionale per la sorveglianza e il controllo degli alimenti per gli animali (Creaa) di Torino, che il Forum abruzzese dei movimenti per l'acqua ha subito rilanciato. In particolare, le analisi hanno riscontrato 0,78 milligrammi al chilo nella “white meat” (carne bianca) contro un limite comunitario di 0,5 milligrammi; la carne bollita che i ricercatori hanno esaminato ha raggiunto anche valori superiori, di 1,05 milligrammi al chilo. «Questi dati», evidenzia il Forum Acqua, «fanno il paio con quelli dell'Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta) del 2012 relativi ai sedimenti del porto canale di Pescara, poi dragati con un grande dispendio economico. La stragrande maggioranza dei campioni, 59 su 75, è risultata avere livelli di mercurio superiore allo standard di qualità fissato dal decreto ministeriale 56 del 2009 (0,3 milligrammi al chilo). Due campioni presentavano valori estremamente elevati, rispettivamente di 14 e 17 milligrammi al chilo, addirittura maggiori rispetto ai picchi riscontrati in una delle aree più contaminate da mercurio in Mediterraneo, la laguna di Grado». Lo studio del team teramano e torinese è stato pubblicato lo scorso anno su una prestigiosa rivista internazionale (Environmental science and pollution research, edita da Springer-Verlag) dove i ricercatori, pur non individuando esattamente la fonte di inquinamento dell’ambiente che può avere causato la contaminazione degli animali, esprimono la loro preoccupazione e propongono misure.
 
NEL CUORE.ORG
6 APRILE 2014
 
LASAGNA VEGANA AL TG5, LA FEDERAZIONE RINGRAZIA MIMUN
"Svolta" nella rubrica "Gusto" in onda oggi
 
Le "lasagne vegane" fanno capolino a "Gusto" e procurano alla rubrica del Tg5 i complimenti, probabilmente inattesi, da parte della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, alla quale aderiscono una trentina di autorevoli organizzazioni di settore, tra le quali Enpa, Lav, Leidaa, Oipa e Lega del cane.
"Abbiamo constatato con piacere – dice una nota diffusa dalla Federazione - che nella sua rubrica domenicale, il Tg5 ha deciso di presentare ai telespettatori piatti realizzati senza ricorrere ad ingredienti di origine animale e al loro sfruttamento. Oggi sono state proposte le "lasagne vegane", a base di soia. Altri suggerimenti per piatti dello stesso genere, ha spiegato il curatore, seguiranno nelle prossime puntate. E' una svolta importante in un panorama televisivo, quello dei programmi di cucina, dominato da gentili casalinghe e sorridenti chef che quotidianamente tagliano, disossano e sminuzzano carne e pesce (qualche volta anche animali vivi) sotto gli sguardi incantati di conduttrici e conduttori e tra gli applausi del pubblico in studio. Un panorama, dunque, sconsolante e diseducativo. Raramente, in queste sedi, trova posto l'alternativa vegetariana o vegana, col risultato, non certo casuale, di far credere agli italiani che non si possa "mangiar bene" senza carne, cioè senza uccidere animali.
Il Tg5 si dimostra invece innovativo e in controtendenza; ci auguriamo che questa "controtendenza" possa prendere piede anche nelle rubriche e nei programmi dedicati ai piaceri della buona tavola di altre testate. Nel frattempo la Federazione ringrazia il direttore del Tg5, Clemente J. Mimun, per una scelta che ancora una volta mette in evidenza la sensibilità sua e della testata per le tematiche della protezione animale e della tutela dell'ambiente.
 
GEA PRESS
7 APRILE 2014
 
Isola di Capo Rizzuto (KR) – Pasta e veleno. La strategia assassina ha colpito decine cani
L'ENPA e Anima Randagia: manca la volontà politica. La risposta del Comune di Isola di Capo Rizzuto

  
Una vera e propria strategia criminale quella che ha provocato la morte di una trentina di cani a Le Castella, frazione di Isola di Capo Rizzuto in provincia di Crotone.
Mani ignote hanno cosparso diversi punti della località, con pasta cucinata mista ad una sostanza velenosa. Campioni del tremendo miscuglio sono ora stati inviati all’Istituto Zooprofilattico che dovrà accertare il principio attivo che potrebbe avere procurato la morte dei poveri animali. Cani padronali e randagi che non hanno resistito alla “mela avvelenata” offerta dal mostro. Così riportano gli animalisti dei luoghi. Un piatto reso appetibile forse con del grasso, ed al quale i cani non hanno resistito.
Eppure il problema della provenzione del randagismo era già stato sollevato dall’ENPA, dall’associazione Anima Randagia e, nel caso del recente avvelenamento di Belvedere Spinello, sempre in provincia di Crotone, anche dall’UGDA (vedi articolo GeaPress).
Una strategia, quella messa in atto dall’ignoto avvelenatore di Le Castella, sicuramente ben studiata. L’effetto è sotto gli occhi di tutti: eliminare efficacemente e nel più breve tempo possibile, i cani dell’intera zona. Luoghi, riferisce l’avvocato Giuseppe Trocino, responsabile ENPA di Crotone, dove operano nostri volontari che aveva già avvertito i problemi che potevano generarsi.
A poche ore dall’avvelenamento, infuriano ora le polemiche.
Per l’ENPA di Crotone, quella della criminale risoluzione del problema randagismo, è un problema che riguarda varie parti del territorio nazionale, specie del sud Italia. A monte, però, c’è il mancato o inefficace intervento.
“Abbiamo ricevuto – riferisce a GeaPress l’Avv. Trocino – una pronta risposta  da parte del Prefetto che ha indetto un tavolo di concertazione. Purtroppo la risposta delle amministrazioni cittadine non è stata unanime e  nel caso di un’ultima riunione presso l’ASL, i risultati non ci sono stati. La causa? La mancanza di oltre la metà delle amministrazioni convocate. C’è chi si sporca le mani uccidendo i cani – ha aggiunto il Responsabile dell’ENPA - ma a monte ci sono problemi irrisolti che generano atti delinquenziali“.
Per Francesca Console, presidente dell’associazione Anima Randagia, “oggi Le Castella è il simbolo di una delle più grosse mattanze di uccisione di cani randagi su tutto il territorio calabrese. Si trovano morti, lasciati in balia di se stessi come tutte le persone, commercianti, adulti, bambini, che con il loro grande cuore accudivano queste anime senza fissa dimora. Cani adulti, cucciolate intere, cagne femmine sterilizzate dai volontari…nessuno escluso! E’ opera di una sola mano assassina? – aggiunge Francesca Console – una sola mano che ha “coperto” con chili e chili di pasta “avvelenata” le zone della Darsena, Via Duomo, Via Pizzicarola, Via Volandrino, Via del Tucano, Via Rigon, Via della Spiaggia, Via Cannone, Zona Vigne, Zona Campolongo?”
L’ENPA, intato, ha annunciato un’azione legale ove si chiederà di accertare, per i vari casi che si sono susseguiti in provincia, eventuali responsabilità da parte di chi per legge doveva intervenire per arginare il fenomeno.
“E’ mai possibile – riferisce l’Avvocato Trocino – non considerare il randagismo come problema sociale? Il problema va affrontato nei termini di un servizio pubblico essenziale“.
A ribadire l’impegno dell’Amministrazione comunale di Isola di Capo Rizzuto è invece l’Assessore al Demanio Patrimonio e Attività produttive Carmela Maiolo. “Sul caso – ha riferito l’Assessore Maiolo a GeaPress – c’è l’impegno dell’Amministrazione a provvedere in tempi brevi all’approvazione di un Regolamento sul randagismo. Un atto che mancava e sul quale ormai da due mesi stiamo lavorando per affrontare un problema che ci vede coinvolti anche come cittadini. Mi sono recata personalmente – ha aggiunto l’Assessore – nei luoghi dove si sono registrati gli avvelenamenti assieme al Presidente del Consiglio Comunale. Ci risulta un numero inferiore di cani, circa  venti, ma al di là di questo tengo a sottolineare il nostro intervento attuato anche con la bonifica dei luoghi ed attivando sia gli Uffici veterinari che la ditta incaricata per la rimozione dei cani. Al più presto il Regolamento”. Il testo, già entro il fine settimana, potrebbe essere proposto alle associazioni di categroia.
Gli animalisti, però, sono stanchi a distanza di anni dall’approvazione delle legge sul randagismo, di dovere ricordare l’esistenza di norme, regolamenti europei ed altre leggi che riguardano la tutela e la salvaguardia di animali. La loro vicinanza è ora per i volontari e le associazioni del luogo.
In ultimo brutte notizie  da Belvedere Spinello. La denuncia sugli avvelenamenti, riferisce il Responsabile dell’ENPA, sarebbe stata archiviata. “Un fatto – riferisce l’Avvocato Trocino – al quale ci opporremo“.
 
NEL CUORE.ORG
7 APRILE 2014
 
LE CASTELLA (KR), DA OMERO ALLA STRAGE DI RANDAGI: "30 CANI UCCISI"
Gli animalisti: hanno mangiato pasta avvelenata
 
"Il nome odierno Le Castella fu dato in epoca moderna. La sua storia è lunga e i suoi paesaggi ammirati dai più antichi viaggiatori. Oggetto di tante leggende e addirittura, secondo alcuni studiosi, l'isola di Calypso descritta da Omero nella sua Odissea. Ma oggi Le Castella è il simbolo di una delle più grosse mattanze di cani randagi su tutto il territorio calabrese", scrive Francesca Console, presidente Associazione Anima Randagia Catanzaro, in una nota a proposito della stupenda frazione di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. E ancora: "Circa 30 cani vaganti sono stati avvelenati su tutto il territorio della piccola frazione. Contate di sicuro 29 anime dalle persone del posto che si sono viste davanti - si legge su cn24tv.it - uno scenario di morte e sofferenza. Commercianti, adulti, bambini: tutte quelle persone che con il loro grande cuore accudivano queste anime senza fissa dimora e lasciate in balia di se stesse dalle solite istituzioni completamente assenti. Cani adulti, cucciolate intere, cagne femmine sterilizzate dai volontari... nessuno escluso!".
Pasta 'avvelenata' è stata distribuita nelle zone della Darsena, via Duomo, via Pizzicarola, via Volandrino, via del Tucano, via Rigon, via della Spiaggia, via Cannone, zona Vigne, zona Campolongo. Difficile che il killer sia soltanto uno. Sta di fatto che la strage è stata compiuta.
 
BERGAMO NEWS
7 aprile 2014 
 
Due colpi di fucile: e Sumi, rottweiler femmina di due anni, muore nel giardino di Fontana
(Bergamo). E' il cucciolotto della famiglia Sonzogni che domenica, dopo aver sentito degli strani rumore, si è portata sul retro del giardino e ha visto Sumi in un lago di sangue.
Due colpi di fucile: muore così il cucciolo Sumi, denunciato vicino di casa
 
Due colpi di fucile: e Sumi, rottweiler femmina di due anni, muore nel giardino di Fontana (Bergamo). E' il cucciolotto della famiglia Sonzogni che domenica, dopo aver sentito degli strani rumore, si è portata sul retro del giardino e ha visto Sumi in un lago di sangue, colpita a morte da qualcuno che le ha volontariamente sparato addosso.
Subito  è stata chiamata la polizia che sta compiendo accertamenti su un vicino di casa, un professionista settantenne, proprietario di alcuni fucili regolarmente denunciati, nei confronti del quale è stato aperto un procedimento.
Sumi era un cane tranquillo, assicurano i proprietari, fortemente addolorati: non abbaiava e non dava fastidio.
 
L’ECO DI BERGAMO
8 APRILE 2014
 
«Ho sparato al cane per difendermi
Mi ha aggredito nella mia proprietà»


NELLA FOTO - Il rottweiler Sumi ucciso a colpi di rivoltella

 
Bergamo, «Ho sparato per difendere me e i miei ospiti». Si difende così Gianandrea Crippa, ingegnere settantunenne domenica pomeriggio, intorno alle 16 in via di Mezzo, a Fontana, ha sparato due colpi di pistola e ha ucciso la cagnolina della sua vicina di casa. Sumi, un cane di razza rottweiler di due anni, è morta dissanguata dopo essere stata colpita a una zampa e al collo.
Secondo la polizia, che ha effettuato i rilievi, Sumi avrebbe potuto infilarsi attraverso un buco nella recinzione nella proprietà vicina. Ed è proprio nelle vicinanze della casa dell’ingegner Crippa, nella sua proprietà, che sono stati trovati i due bossoli di rivoltella e alcune tracce di sangue che confermerebbero lo sconfinamento del quadrupede. Che poi, una volta colpito, sarebbe tornato indietro, fino al retro della casa dei suoi padroni, dove sarebbe stato trovato poco dopo, senza vita, in una pozza di sangue.
Il settantunenne contattato telefonicamente, non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma tramite il suo legale, l’avvocato Edmondo Raffaelli, ha fornito la sua versione dei fatti. «Il cane Sumi - si legge nel comunicato - era sfuggita ai proprietari (la famiglia Sonzogni, ndr) e si introduceva nella proprietà del mio assistito più volte, avvicinandosi ai suoi ospiti domenicali, tra cui una signora in attesa, del tutto presi alla sprovvista.
«Alla terza invasione - precisa il legale - il cane ha aggredito il nostro assistito, che era uscito di casa con una rivoltella per eventualmente spaventare il cane. Il cane, uscito dall’angolo destro, lo ha aggredito ringhiando ed egli, spaventatissimo, ha abbassato l’arma e ha sparato due colpi. I bossoli e gocce di sangue repertati dalla polizia di Stato sono all’angolo destro del portico e sul lato a monte dello stesso».
 
GEA PRESS
7 APRILE 2014
 
Caserta – Il cimitero dei bufali. Le foto shock del Corpo Forestale dello Stato (FOTOGALLERY)
 
Una persona denunciata per l’ipotesi di reato relativa al maltrattamento di animali, fino a cagionarne la morte, illecito smaltimento di rifiuti speciali a rischio sanitario e violazione degli obblighi inerenti la custodia giudiziaria. Ne da comunicazione il Corpo Forestale dello Stato che ha rinvenuto un vero e proprio cimitero di animali in avanzato stato di decomposizione all’interno di un’azienda bufalina.
La Forestale è intervenuta a seguito di una segnalazione definita “qualificata”. Dagli uffici del Comando Provinciale di Caserta è così partita l’operazione congiunta ai Comandi Stazione Forestali di Castel Volturno, Caserta e Vairano Patenora, unitamente a sanitari del Servizio Veterinario ASL di S. Marcellino (CE).
All’interno di un complesso aziendale,  venivano così individuate ventiquattro carcasse di bufali adulti ed una carcassa di vitellino, tutte in avanzato stato di decomposizione. La Forestale, rilevando l’odore nauseabondo che si avvertiva nei luoghi, ha poi sottolineato come i resti degli animali sarebbero apparsi giacenti sul nudo terreno. Proprio tale scenario induceva l’urgenza di rimuovere nel più breve tempo possibile quanto ritrovato al fine di evitare l’eventuale diffusione di malattie e cautelare l’igiene e la salute pubblica della collettività.
Sempre il Corpo Forestale dello Stato  raffrontando il numero degli animali avvenuto nel 2013, ha rilevato la mancanza di sette animali.   Le indagini, pertanto, proseguiranno al fine di accertare il luogo destinato ai sette animali mancanti.
Dai primi rilievi investigativi oltre che dalle informazioni assunte al momento dell’accesso, sarebbe emerso come la probabile causa di morte degli animali sia quella della mancata alimentazione. La Forestale riferisce a questo proposito di denutrizione progressiva.  Nei luoghi sono inoltre stati rinvenuti sei capi bufalini vivi e due vitelli, tutti in vita. Per questi animali, non ancora contrassegnati da marchio auricolare, è stato supposto il maltrattamento alla luce dello stato di denutrizione che sarebbe apparso nel corso del sopralluogo. Per tale motivo è stato prescirtto al proprietario di provvedere immediatamente ad alimentare gli animali con foraggio, onde garantirne la permanenza in vita ed  il benessere.
Con riferimento alle carcasse degli animali morti, rifiuti speciali a rischio sanitario, l’Autorità Giudiziaria ha invece disposto l’immediata rimozione e lo smaltimento per termodistruzione.
Secondo il Corpo Forestale, la morte di bufali maschi per denutrizione è, purtroppo, una pratica di smaltimento illecito molto diffusa nel territorio del basso casertano ed, in particolare, nella zona di Castel Volturno, comune noto per la considerevole presenza di aziende zootecniche. Le indagini condotte dalla forestale hanno rilevato che, talvolta, le carcasse vengono addirittura date alle fiamme generando, in pratica, un cosiddetto “rogo tossico”, con evidenti rischi igienico-sanitari oltre che di pericolo per la salute pubblica dei cittadini e di inquinamento per l’ambiente.
VEDI FOTOGALLERY
 
NEL CUORE.ORG
7 APRILE 2014
 
CASERTA, SCOPERTO UN CIMITERO DI BUFALI: "24 IN DECOMPOSIZIONE"
Denunciato un 64enne per reati a vario titolo
 
Un vero e proprio cimitero di bufali in avanzato stato di decomposizione è stato scoperto a Castel Volturno, in provincia di Caserta, dal Corpo forestale dello Stato in un terreno all'interno di un'azienda di allevamento. Gli agenti hanno trovato 24 carcasse di esemplari adulti e una carcassa di un vitellino completamente abbandonati, senza alcuna protezione o copertura. Un 64enne è stato denunciato per maltrattamento di animali, illecito smaltimento di rifiuti e violazioni degli obblighi che riguardano la custodia giudiziaria.
 
LEGGO
7 APRILE 2014

Terra dei Fuochi, ecco il cimitero delle bufale:
24 carcasse in stato di decomposizione

CASERTA - Ventiquattro carcasse di bufale adulte e una di un vitellino. Questo il macabro scenario apparso agli agenti del Corpo forestale dello Stato, all’interno di un’azienda bufalina del casertano.  Gli animali sono stati rinvenuti in avanzato stato di decomposizione e si ipotizza siano stati lasciati morire in seguito a prolungata denutrizione e totale abbandono. Per questo il personale della Forestale ha denunciato un uomo, di anni sessantaquattro, alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per l’ipotesi delittuosa di maltrattamento di animali, fino a cagionarne la morte, illecito smaltimento di carcasse di capi bufalini e violazione degli obblighi inerenti la custodia giudiziaria degli animali. Il ritrovamento del cimitero è avvenuto a seguito di una segnalazione pervenuta agli uffici del Comando Provinciale di Caserta, mentre sul posto è intervenuto il personale dei Comandi Stazione Forestali di Castel Volturno, Caserta e Vairano Patenora, unitamente a quello del Servizio Veterinario della ASL di S. Marcellino (CE). Il personale della Forestale si è, quindi, immediatamente recato in località Pagliuca nel comune di Castel Volturno, constatando all’interno di un complesso aziendale, la presenza delle carcasse di bufale in avanzato stato di decomposizione, dall’odore sgradevole e nauseabondo, giacenti su terreno nudo e prive di qualsiasi forma di copertura o di protezione. Di qui l’urgenza di rimuovere nel più breve tempo possibile i resti degli animali al fine di evitare l’eventuale diffusione di malattie e garantire l’igiene e la salute pubblica della collettività. Già nel 2013 l’azienda zootecnica era stata sottoposta a sequestro. All’epoca, però, figuravano complessivamente quaranta capi bufalini mentre, mentre erano stati realmente trovati solo 33 capi, tra vivi e morti. Pertanto fu ipotizzato che i sette capi mancanti fossero stati smaltiti illecitamente. Durante l’attuale ispezione, all’interno dell’azienda, sono stati rinvenuti sei capi bufalini vivi e due vitelli non ancora contrassegnati da marchio auricolare, tutti in evidente stato di maltrattamento in quanto visibilmente denutriti. Gli animali, infatti, si cibavano esclusivamente con le erbe spontanee radicate in azienda, del tutto insufficienti rispetto alle esigenze minimali di sopravvivenza degli stessi. Il Corpo forestale dello Stato, pertanto, ha prescritto al proprietario di provvedere immediatamente ad alimentare gli animali con foraggio, per garantirne vita e benessere. Con riferimento alle carcasse degli animali morti, rifiuti speciali a rischio sanitario, l’Autorità Giudiziaria ne ha disposto l’immediata rimozione e lo smaltimento per termodistruzione. La morte di bufali maschi per denutrizione è una pratica di smaltimento illecito molto diffusa nel territorio del basso casertano ed, in particolare, nella zona di Castel Volturno, comune noto per la considerevole presenza di aziende zootecniche. Le indagini condotte dalla Forestale hanno rilevato che, talvolta, le carcasse venivano addirittura date alle fiamme generando “roghi tossici”, potenziali cause di problemi sanitari ed igienici e di inquinamento ambientale.

 
IL PICCOLO
7 APRILE 2014
 
Due pitbull superano la rete e aggrediscono un altro cane
 
Due pitbull hanno superato la rete di recinzione del giardino e aggredito un innocuo golden retriever, un esemplare femmina di nome Indiana, che stava in un’area verde vicina. È successo davanti a uno stabile in strada del Friuli 109. Per riuscire a staccare i pitbull da quella che per loro altro non era che una preda, alcuni abitanti del palazzo hanno addirittura gettato giù oggetti e acqua tentando così di spaventare gli animali. Ma non c’è stato nulla da fare fino all’intervento di un abitante della zona che è entrato nel giardino ed è riuscito a far fuggire - seppur ferito - il golden retriever nella casa. Sotto choc Paola Rondanini, l’anziana suocera di Marcello Del Re, proprietario del cane aggredito. La donna è subito accorsa in giardino ma i due pitbull hanno cercato di aggredire anche lei. L’episodio si è verificato ieri attorno alle 15. Da quanto appreso i due pitbull erano in un vicino giardino. Ma i proprietari non erano al momento in casa. Non si sa esattamente cosa sia successo, o meglio per quale motivo si sia scatenata la furia dei due cani. Certo è che sono riusciti, probabilmente attraverso un passaggio di cui nessuno conosceva l’esistenza, ad arrivare nel giardino vicino dove c’era l’altro cane. Sul posto una pattuglia dei carabinieri di Barcola. «Domani (ndr, oggi) - ha detto Del Re - mio suocero andrà a sporgere denuncia. Per fortuna le ferite subite dal nostro cane non sono gravi. Merito dell’uomo che è riuscito a farlo fuggire in casa».
 
GEA PRESS
7 APRILE 2014
 
Berna – Un orsetto soppresso allo zoo
Maltrattato dal padre ed ignorato dalla madre

  
Ha ricevuto l’eutanasia da un veterinario. Così i responsabili del Tierpark Dählhölzli di Berna hanno annunciato stamani la morte dell’orsetto numero 4 (nella foto dello zoo di Berna), che fa seguito a quella dell’orsetto numero 3 avvenuta lo scorso aprile.
Entrambi gli orsetti sarebbero stati maltrattati dal padre  e per questo, per evitare inutili sofferenze, sono stati soppressi. Lo zoo, nella sua nota, ha evidenziato come la separazione dei genitori ha rappresentanto un fattore di stress per entrambi i genitori. La madre, inoltre, appariva carente nelle cure del piccolino. Dunque la decisione che sicuramente non mancherà di alimentare ulteriori polemiche sull’utilità di queste strutture.
Se da un lato le cause di tale comportamento sono ancora ignote, dall’altro lo zoo tiene a sottolineare come il benessere degli orsi è garantito al massimo livello. La procreazione viene inoltre ritenuta una componente essenziale per la vita degli animali.
I due orsi erano arrivati nel 2009 dalla Russia.
A quanto pare il padre aveva iniziato a giocare violentemente con l’orsetto tre, tirandolo in aria. Appena il comportamento si è ripetuto con l’orsetto numero 4, si è deciso l’intervento risolutivo.
 
GIORNALETTISMO
7 APRILE 2014
 
La 28enne arrestata per il video porno con le uccisioni di animali
Accade a Miami, in Florida. Una ragazza finisce in manette per aver prodotto e diffuso immagini brutali
 
Venrsì scorso Sara Zamora, una 28enne di Miami, in Florida, è stata arrestata (raggiunta da ordine di arresto mentre già si trovava in carcere) dalla polizia della sua città con l’accusa di aver prodotto video fetish che includeva le immagini brutali dell’uccisione di animali come conigli e polli. LE IMMAGINI FETISH – A quanto si apprende Zamora avrebbe realizzato il suo film, dal titolo ‘Sos Barn’, allo scopo di gratificare sessualmente i suoi spettatori. A fornire qualche dettaglio è il rapporto elaborato dalla polizia riportato dal Miami Herald. A quanto pare Zamora e altre attrici porno sarebbero apparse in scene mentre «torturavano e uccidevano» numerosi animali, tra i quali conigli e polli. Stanto a quanto reso noto dagli agenti, inoltre, la protagonista sarebbe comparsa in una scena in cui tocca i genitali di un uomo con una mano e con l’altra esegue uccisioni di animali. Poi sarebbe apparsa successivamente in abito sexy durante torture. Le scene sarebbero state girate nella zona di South Miami-Dade, in casa di tale Adam Redford, un altro imputato insieme a Zamora. LA DENUNCIA E LA DIFESA – La Cbs riferisce che gli attivisti della Peta, organizzazione animalista di fama mondiale, avevano ricevuto una soffiata sull’esistenza del film nel corso del 2012 e che le indagini si sono aperte proprio dopo la loro segnalazione. «È orribile. Queste sono persone sadiche che infliggono orribile sofferenza su animali innocenti, vulnerabili e indifesi», ha commentato Stephanie Bell, una delle rappresentanti di Peta. L’avvocato che difende Zamora, intanto, ha osservato che è difficile stabilire quando il film sia stato realmente registrato e, per questo, potrebbero essere già scattati i tempi della prescrizione del reato. La 28enne è stata raggiunta da ordine di arresto quando si trovata già in carcere in seguito a condanne per altri reati tra i quali furto e detenzione di cocaina. (Fonte video: Miamiherald.com)
FOTO
 
LEGGO
7 APRILE 2014

Fa sesso fetish con conigli e polli, poi li squarta e filma tutto

http://video.leggo.it/societa/fa_sesso_fetish_con_conigli_e_polli_poi_li_squarta_e_filma_tutto-28752.shtml

 
TG COM 24
7 APRILE 2014
 
Il cane è malato di cancro: i proprietari esaudiscono la sua "lista dei desideri"
Una coppia canadese ha compilato una "bucket list" per il proprio boxer malato alle ossa, una serie di sorprese da realizzare prima di morire
 
Quando una coppia di canadesi ha scoperto che Romeo, il boxer di 9 anni di che faceva parte della loro famiglia, aveva un tumore alle ossa, è rimasta sconvolta. Per rendere felici gli ultimi giorni del cane, i due hanno compilato una "bucket list", come si usa anche negli Stati Uniti. Si tratta di un elenco di sorprese e regali per il loro cane, compresa una festa di compleanno tutta per lui. Romeo, che viveva nella Columbia Britannica, ha così guidato un'auto della polizia, è salito su camion dei vigili del fuoco ed è andato al pub con il suo padrone. La ciliegina sulla torta è stata la sua festa di compleanno: i suoi proprietari avevano programmato il party come ultimo desiderio e sono riusciti a realizzarlo, pubblicando poi su Facebook un album fotografico. Dopo la morte di Romeo, i due canadesi hanno adottato un altro boxer, di nome Elvis. Quella della "bucket list" è un'usanza molto diffusa in Nord America, specialmente nei casi di malati terminali. Adesso anche del mondo animale.
FOTO
 
TIO.CH
7 APRILE 2014
 
REGNO UNITO
Gatto resta intrappolato in un divano per 5 giorni
I padroni avevano venduto il sofà senza accorgersi di nulla, poi i nuovi proprietari hanno scoperto "l’ospite"
 
GRAYS – Dopo cinque giorni di ricerche, Pauline e Bill Lowe, coppia inglese della cittadina di Grays, nell’Essex, si era quasi rassegnata al fatto che il loro gatto, Crockett, fosse sparito. Il loro stupore, pertanto, è stato grande quando il negozio di usato al quale, cinque giorni prima, avevano venduto un divano li ha chiamati per comunicare loro di aver ritrovato il micio: era rimasto intrappolato nel divano.
A fare la scoperta sono stati i nuovi proprietari del sofà: una volta trasportato a casa, avevano iniziato a sentire degli strani miagolii provenire dal divano. Hanno così scoperto che, incastrato tra i cuscini, si trovava un gatto, Crockett appunto. Immediatamente hanno chiamato il negozio di usato dove avevano comprato il sofà e i commessi, a loro volta, hanno avvisato i Lowe. La coppia ha poi ricostruito “l’incidente”: per portare via il divano, avevano smontato la piastra inferiore, nella quale Crockett, probabilmente, si è intrufolato, rimanendo poi bloccato.
Durante i controlli e l’esposizione in negozio nessuno si è accorto di nulla e probabilmente lo stesso micio non ha emesso versi, come invece avvenuto quando il divano è stato trasportato a casa dei nuovi proprietari. 
 
IL MATTINO
7 APRILE 3014
 
La rivelazione
Sul Titanic anche 12 cani: salvi solo quelli dei ricchi

  
Quando la classe fa la differenza. E può salvare la vita. Almeno una dozzina di passaggeri a bordo del Titanic era a quattro zampe. Dodici quelli che viaggiavano in prima classe. Tutti di proprietari facoltosi. E proprio grazie al biglietto costoso - è la terribile rivelazione - hanno avuto una chance in più. Una mostra dell'università della Pennsylvania ha voluto ricordare tutti quei cuccioli dimenticati che ebbero la sfortuna di partecipare al naufragio nel lontano 15 aprile del 1912.
Joseph Edgette, curatore dell'evento, ha raccontato all'Huffington Post: "Non credo che nessuna mostra sul Titanic abbia mai esaminato il rapporto tra i naufraghi e i propri animali domestici, soprattutto quelli che persero la vita in crociera". Morirono almeno nove cani quando il Titanic andò giù ma l'esposizione mette in evidenza i tre sopravvissuti: due volpini di pomerania e un pechinese".
I tre erano: "Lady", un pomerania che era stata acquistata a Parigi poco prima della partenza da Margaret Bechstein Hays, una newyorkese di 24 anni che, dopo un viaggio in Europa con gli amici, tornava a casa sul Titanic. Un altro pomerania, di proprietà della famiglia del magnate dell'abbigliamento Martin Rothschild e di sua moglie, Jane Elizabeth Anne Rothschild. Martin non sopravvisse al naufragio, sua moglie invece sì. E riuscì a salvare anche il suo cane, tenendolo nascosto sino al mattino dopo. E "Sun Yat-Sen", un pechinese di proprietà di Henry Harper, erede della casa editrice Harper & Row e di sua moglie, Myna Harper. La coppia stava tornando da un giro in Europa e in Asia. Harper commentò così il salvataggio del cane "non occupava spazio nelle scialuppe e nessuno ebbe da ridire".
Erano tutti cani "ricchi" che viaggiavano in prima classe e per questo è più semplice ricostruire le storie. Ma è molto probabile che ce ne fossero stati molti altri nelle classi inferiori, rimasti intrappolati. "Alcuni cani sono stati abbandonati nelle cabine, altri semplicemente lasciati al proprio destino. Quelli di cui abbiamo notizie sono solo 12", ha spiegato Edge. "Tra gli altri, un fox-terrier di nome Dog, un airedale denominato Kitty e un bulldog francese di nome Gamin di Pycombe.
Tra i tanti, il ricordo di Ann Elizabeth Isham, una passeggera rifiutò di lasciare il Titanic senza il suo alano, troppo grande per salire su una scialuppa di salvataggio. Il suo corpo fu trovato al largo: galleggiava accanto al suo cane.
 
GREEN STYLE
7 APRILE 2014
 
Anche il cane può soffrire di Alzheimer?
 
Il cane invecchia e con il passare del tempo non solo può subire rallentamenti fisici, ma anche mentali. È una fase delicata della vita come accade anche all’uomo, subentra una precarietà emotiva e fisica che rende il percorso difficile. Il cane anziano è un animale fragile, spesso insicuro, che necessita di attenzioni e maggiore affetto. Come può accadere spesso, la malattia può subentrare ad alterare questo percorso, può colpire la motilità, gli organi vitali oppure il cervello.
Con il passare del tempo è proprio il cervello a subire danni maggiori, le cellule cerebrali possiedono minore capacità rigenerativa ed elasticità. Il cane viene colpito da una neurodegenerazione che modifica anche il suo atteggiamento nei confronti dell’ambiente. Spesso appare più distratto, addormentato, meno desideroso di interagire con il mondo e più sedentario. L’invecchiamento della mente può comprendere varie patologie, tra queste anche una malattia simile al morbo di Alzheimer.
Alzheimer: sintomi e segnali
Con il sopraggiungere della terza età Fido si può scontrare con una malattia simile al morbo di Alzheimer, si chiama sindrome della disfunzione cognitiva (Cognitive Dysfunction Syndrome, CDS) e determina un’azione degenerativa sulle cellule cerebrali conducendo alla perdita quasi totale della memoria. Per riconoscere i sintomi è bene osservare il proprio amico, vagliando eventuali cambiamenti anomali. Solitamente la patologia ha esordio attraverso uno stato di disorientamento e dimenticanza delle nozioni apprese negli anni. Inoltre, l’animale non trattiene più i fluidi corporei.
L’interazione con la famiglia di casa subisce un lento cambiamento, Fido partecipa sempre meno, sviluppando ansie e paure nei confronti del mondo e degli stessi abitanti della casa. Inizia a confondere luoghi e persone, spesso senza distingue e riconoscere il proprietario. Anche la vista e l’udito peggiorano, rendendo più complicato il dialogo all’interno del nucleo familiare. Al contempo, lo stato di smarrimento lo conduce a piagnucolare con più costanza, richiedendo attenzioni per calmarlo.
Spesso alterna momenti di pace e assenza, conditi dal sonno, a stati di agitazione notturna e diurna con scatti nervosi. Vaga per la casa senza riconoscerla, modifica le abitudini alimentari, appare meno reattivo alle stimolazioni e ai saluti, fatica a riconoscere la strada di casa.
Terapia e cura
La patologia degenerativa richiede l’aiuto del veterinario, che potrà prescrivere medicinali per rallentare o contenere il decorso senile. Il procedimento però è irreversibile, per questo è bene mantenere fisse alcune abitudini come una dieta precisa, quindi la routine della passeggiata anche se breve. Importante stimolare la sua attenzione con qualche piccola attività ludica, cercando di tranquillizzare Fido facendolo sentire protetto e al sicuro.
 
IL TIRRENO LIVORNO
8 APRILE 2014
 
Quattro gatti avvelenati e uccisi a bastonate

Alessandro Sisi

 
S. MARCELLO (Pistoia)  - Brutto atto di inciviltà e di cattiveria verso 4 gatti che, alcuni giorni fa, sono stati avvelenati da cibo volutamente infetto procurando alle povere bestiole momenti inauditi di agonia pima di morire. Tutto questo è successo nel borgo del Poggiolo, l’antica contrada di San Marcello che con il suo arco omonimo immette nella piazza principale del paese. Gli animali non erano selvatici, ma tutti riconducibili a due ben distinti proprietari, ben custoditi e molto affettuosi, ma evidentemente a qualcuno i gatti non piacciono e sono stati avvelenati. Tutti meno uno, preso a bastonate e che, con la forza della disperazione, è riuscito a tornare a casa. Ma la rottura della colonna vertebrale non ha lasciato scampo alla povera bestiola, tanto che in queste ore e per questo motivo la veterinaria, dottoressa Trossarello, sarà costretta a porre fine alla sua lunga agonia. Due dei quattro gatti sono di proprietà di Roberto Arcangeli, stimato ex professionista radiologo dell’ospedale Pacini, in pensione da circa un anno, che, oltre al cane, aveva preso con se anche due gatti. Non sono pochi quelli che i questi ultimi mesi erano soliti vedere Ciccio a spasso per San Marcello col cane e il codazzo dei gatti al seguito, essendo questi ultimi mai entrati in conflitto con il cane. Ora a Ciccetto, questo è il nome che gli amici sono soliti chiamare Roberto, figlio del trasvolatore atlantico Dino (1930-1933) medaglia d'argento al valor militare, è rimasto privo dei felini e non nasconde la sua profonda amarezza verso questo atto di pura inciviltà. «Non mi rendo conto a chi potessero dare noia o fastidio, oltre ai mie due gatti altrettanti sono stati avvelenati nel Poggiolo. È davvero incomprensibile come possano esistere ancora persone che si divertono in questo modo, anche prendendo a bastonate gli animali». «Ci ho pensato alcuni giorni – conclude Arcangeli – ma prossimamente andrò alla locale compagnia dei carabinieri di San Marcello per sporgere denuncia, ovviamente contro ignoti. Il reato è penale e chi ha fatto questa cattiveria forse avrà modo di pentirsi e rammaricarsi».
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2014
 
PADOVA, BLITZ NELLA "STALLA-LAGER": QUASI 800 ANIMALI SOTTO SEQUESTRO
Nas e Usl 15: tre vitelli e due suini morti da tempo
 
Blitz dei carabinieri del Nas e dei veterinari Usl 15 nell'azienda agricola Zanon, a San Martino di Lupari. Lo scrive "il mattino di Padova". Il bilancio? Sequestrati quasi 800 tra suini, bovini ed equini, oltre alla struttura. L'operazione al via venerdì pomeriggio. "Ci era stato segnalato che i capi di bestiame erano custoditi in condizioni precarie", racconta Giuliano Berton, direttore del Servizio igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche dell'Usl 15. Poi spiega: "La scena che si è presentata davanti ai nostri occhi non è stata di certo confortante. C'erano 229 bovini, 8 equini e 520 suini costretti a vivere in condizioni igienico-sanitarie molto precarie". Sono stati trovati anche cinque animali morti: tre vitelli e due suini. "Non siamo stati in grado di identificare da quanto tempo si trovassero in quel luogo, visto che erano in avanzato stato di decomposizione", dice il dottore. Nel cortile, ancora, "c'era un po' di tutto: bancali, teli di nylon, eternit e diversi bidoni".
Dopo gli accertamenti, i carabinieri e i veterinari hanno imposto ai quattro titolari dell'azienda di sospendere la produzione di latte e la vendita di carne. La struttura è stata posta sotto sequestro.
 
MESSAGGERO VENETO
8 APRILE 2014
 
Cani maltrattati, via libera al sequestro
Pordenone, accolta la richiesta del pm per tutelare gli animali, denutriti e coi vermi. Processo a padre e figlio, proprietari di un canile

Enri Lisetto

 
PORDENONE. «La libera disponibilità degli animali da parte dei proprietari potrebbe aggravare le conseguenze dannose e pericolose del reato». Con questa motivazione il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pordenone Piera Binotto ha accolto la richiesta del pubblico ministero Pier Umberto Vallerin e trasformato il sequestro probatorio di nove cani meticci in sequestro preventivo.
Prima conseguenza, in caso di definizione con condanna di un eventuale processo, gli animali non torneranno nelle disponilità degli (ex) padroni. Il caso, è quello di fine novembre quando la Procura dispose il sequestro probatorio di nove meticci, iscrivendo nel registro degli indagati per maltrattamento di animali, i proprietari, padre e figlio di 80 e 55 anni, residenti a Pordenone in un’abitazione di via Polcenigo.
Col nuovo provvedimento l’ipotesi di reato è stata derubricata in abbandono di animali, secondo comma dell’articolo 727 del Codice penale (pena eventuale è una contravvenzione) ovvero detenzione di animali in condizioni incompatibili.
Al momento del sequestro, lo scorso autunno, i cani risultavano denutriti, con i vermi, con al collo il segno della catena. Vennero portati, dove si trovano tuttora, alla “Cuccia” di Azzano Decimo. Era stato un cittadino, assistito dall’avvocato e responsabile provinciale della Lac Alessandra Marchi, a depositare un esposto.
Era da molto tempo che la situazione di quei cani era nota ai più e non erano certo mancate le segnalazioni, le telefonate, le richieste di sopralluogo sul posto. «Dopo tanto sconforto un coraggioso cittadino – disse il legale all’indomani del sequestro –, non vedendo sviluppi alle sue recenti segnalazioni e temendo che le già visibili gravi condizioni dei cani e il freddo potessero portarli a morte certa, ha deciso di rivolgersi alla Lac».
Immediatamente scattarono una perquisizione domiciliare e l’ispezione del servizio veterinario. I nove cani vennero portati in una struttura protetta, con spese a carico del proprietario. Se ora i proprietari decidessero di cederli, il sequestro preventivo cadrebbe automaticamente, sollevando padre e figlio (indagati per un’ipotesi di reato meno grave rispetto alla prima formulazione), tutelati dall’avvocato Aldo Masserut, dalle spese di mantenimento.
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2014
 
CUCCIOLO DI DOBERMANN CHIUSO IN FURGONE DALLA ROMANIA A TORINO
Trovato con le orecchie mozzate. Una denuncia
 
Un cucciolo di dobermann di neanche tre mesi chiuso in un furgone e con le orecchie tagliate, trasportato dalla Romania a Torino. Lo hanno trovato gli agenti del Nucleo nomadi della polizia municipale di Torino a bordo di un mezzo parcheggiato in piazza Sofia, dopo la segnalazione di alcuni passanti. Il cagnolino è stato affidato al canile per gli accertamenti veterinari: è stato scoperto che ha meno di tre mesi, oltre ad essere sprovvisto della vaccinazione antirabbica obbligatoria. Ma ha anche subito maltrattamenti con il taglio delle orecchie: pratica vietata. Il trasportatore romeno è stato quindi denunciato per maltrattamento di animale.
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2014
 
BOLOGNA, BOCCONI AVVELENATI PER CANI: DENUNCIATO CACCIATORE
Anche lacci a strangolo nella casa del 66enne
 
Pericolosi antiparassitari e altre sostanze tossiche per preparare bocconi avvelenati, oltre a cavi per costruire lacci a strangolo. E' quanto è stato sequestrato a casa di M.C., 66enne di Funo di Argelato (Bologna), ritenuto dagli investigatori il "sospetto avvelenatore" di animali della bassa bolognese. L'uomo, pensionato con la passione della caccia, è stato denunciato dalla polizia municipale dell'unione Reno Galliera, che ha coordinato le indagini, per tentata uccisione continuata di animali, oltre che per diversi reati in materia di caccia. Da mesi nelle campagne fra Castel Maggiore e Castello d'Argile si era creato un forte allarme per i ripetuti ritrovamenti di animali selvatici, ma anche di cani e gatti, morti avvelenati o uccisi da lacci a strangolo. Altri sono stati trovati sofferenti dopo avere ingerito le esche con il veleno, sparse lungo i campi.
Le indagini, in collaborazione con la polizia provinciale e con le guardie ecologiche volontarie, hanno portato a concentrare l'attenzione sul mondo venatorio. Alcuni cacciatori - stando a quanto è emerso - vedrebbero in alcuni animali una sorta di antagonisti per la loro attività. In particolare le volpi, ma anche cani e gatti che possono nutrirsi delle potenziali prede.
Raccolte alcune segnalazioni da parte di cittadini della zona su un uomo visto aggirarsi in motorino lungo l'argine del fiume Reno, qualche giorno fa è stato fermato il 66enne, sorpreso in località Malacappa con alcune matasse di cavo multifilo, una delle quali abbandonata furtivamente appena prima del controllo. Il cavo è risultato identico, per dimensioni e caratteristiche, a quello utilizzato per realizzare i lacci a strangolo trovati, in più occasioni, sulle carcasse di animali uccisi. La perquisizione, autorizzata dalla procura, è stata estesa all'abitazione del sospetto: in garage sono stati trovati una trentina di contenitori contenenti antiparassitari di prima classe e altre sostanze tossiche e venefiche, per un peso complessivo di diverse decine di chili, oltre a un rilevante quantitativo di carne in putrefazione, potenzialmente utile per la realizzazione delle esche. Per l'acquisto e la detenzione di alcuni degli antiparassitari sequestrati è necessaria un'abilitazione ad hoc, di cui l'uomo non era in possesso. Sono in corso ulteriori indagini, coordinate dal sostituto procuratore Augusto Borghini, per accertare l'eventuale responsabilità del 66enne di alcuni episodi specifici, a cominciare dalla recente morte di due cani e l'avvelenamento di un terzo nelle campagne di Argelato. Saranno confrontate le sostanze sequestrate con i campioni dei bocconi che hanno avvelenato gli animali.
 
SASSUOLO 2000
8 APRILE 2014
 
Individuato il sospetto avvelenatore di animali della bassa bolognese
 
Erano mesi che nelle campagne dei comuni dell’Unione “Reno Galliera”, in particolare lungo l’asta del fiume Reno da Castel Maggiore a Castello d’Argile, si ripetevano rinvenimenti di animali selvatici o da affezione uccisi da lacci a strangolo e deceduti o sofferenti per avere ingerito bocconi avvelenati. Decine le denunce ricevute da Carabinieri, Polizia Provinciale e Municipale della zona dai proprietari di cani avvelenati da esche sparse lungo i campi.
Le prime indagini svolte in collaborazione con la Polizia Provinciale e con le Guardie Ecologiche Volontarie hanno portato a concentrare l’attenzione su una componente “deviata” del mondo venatorio: alcuni cacciatori, solo una parte ridotta per fortuna, ritengono infatti alcuni animali una sorta di antagonisti per la loro passione, tra questi le volpi ed altri animali predatori che possono nutrirsi di potenziali prede dei cacciatori, ma anche animali da affezione, quali cani o gatti, che, pur non essendo per loro stessa natura predatori vocazionali, per il fatto che vagano per le campagne o vi vengono portati in passeggiata dai loro proprietari, possono rappresentare un “disturbo” per la fauna selvatica e quindi possono allontanare eventuali obiettivi dell’azione di caccia.
Negli ultimi tempi si erano infittite le segnalazioni da parte di cittadini della zona su di una persona di sesso maschile che si aggirava alla guida di un ciclomotore lungo l’argine del fiume Reno con fare sospetto. Gli appostamenti, condotti anche in collaborazione con guardie ecologiche volontarie, hanno consentito di individuare questo soggetto lungo i campi nei pressi del fiume Reno, in località Malacappa del Comune di Argelato.
Questi, identificato per C.M., pensionato sessantaseienne residente a Funo di Argelato, veniva trovato in possesso di alcune matasse di cavo multifilo, una delle quali abbandonata furtivamente appena prima del controllo, oltre agli attrezzi necessari per lavorare il multifilo. Tale cavo era del tutto identico per dimensioni e caratteristiche a quello normalmente utilizzato per la costruzione di lacci a strangolo, rinvenuti negli anni in innumerevoli circostanze da guardie ecologiche o da personale della Polizia Provinciale in diversi comuni del circondario.
Di concerto con la Procura presso il Tribunale di Bologna la perquisizione è stata estesa alla abitazione del sospetto, dove è stato possibile rinvenire, custoditi nel garage, alcune decine di contenitori con all’interno antiparassitari di prima classe ed altre sostanze tossiche e venefiche, per un peso complessivo di diverse decine di chili, per alcuni dei quali l’acquisto e detenzione necessitano di apposita abilitazione, tra cui alcune riconducibili al principio attivo “carbofuran”, spesso utilizzato per “confezionare” i bocconi avvelenati, nonché un rilevante quantitativo di carne in putrefazione, potenzialmente utile per la realizzazione delle esche all’interno delle quali inserire le sostanze avvelenanti.
Il materiale rinvenuto è stato sequestrato: sono attualmente in corso indagini coordinate dal sostituto procuratore della Procura bolognese dottor Augusto Borghini, finalizzate innanzitutto a repertare compiutamente le sostanze rinvenute nella disponibilità del C.M. e successivamente a confrontarle con quelle contenute nelle esche che hanno portato recentemente alla morte di due cani e all’avvelenamento di un terzo in comune di Argelato, sulle quali a suo tempo furono condotti esami specifici.
Sono state anche sentite varie persone in grado di riferire circostanze utili ai fini delle indagini, le cui dichiarazioni sono attualmente al vaglio degli investigatori.
Il C.M. è stato denunciato per diverse fattispecie di reati in materia di caccia, nonché per tentata uccisione continuata di animali, in attesa che le indagini ancora in corso consentano di fare ulteriormente luce sulla vicenda.
Il Corpo Unico di Polizia Municipale dell’Unione “Reno Galliera”, diretto dal Comandante Massimiliano Galloni, opera sui territori degli otto comuni associati: Argelato, Bentivoglio, Castello d’Argile, Castel Maggiore, Galliera, Pieve di Cento, San Giorgio di Piano e San Pietro in Casale.
 
IL FATTO QUOTIDIANO
8 APRILE 2014
 
Vola da Linate a Lanzarote, ma il suo cane viene dirottato e arriva ferito dopo 13 ore
Alessio aveva portato con sé il suo American Staffordshire di 32 chili, per il quale aveva pagato un biglietto di 120 euro. Ma la compagnia prima lo ha "smarrito", poi lo ha spedito a Las Palmas. Ed è tornato dal suo padrone con "un dente rotto, gengive sanguinanti, un occhio gonfio, un taglio sul naso e varie lacerazioni"
 
Il volo Iberia parte da Linate per Lanzarote alle 8 di domenica 6 aprile. Alessio, 26 anni, porta con sé il suo cane, Tyler, che arriverà con 7 ore di ritardo ferito e sanguinante. Ha pagato 120 euro di biglietto per il suo American Staffordshire di 32 chili e 150 per comprare il trasportino ad hoc, omologato Iata (International Air Transport Association), per imbarcarlo nella stiva pressurizzata. Il volo fa scalo alle 10.30 a Madrid e un’ora dopo (alle 11.25) riparte per Lanzarote. Alle 13, ora locale di arrivo, il cane non c’è.
La compagnia spiega che nell’aeroporto della capitale è stato “smarrito”. In un secondo momento precisa che non è stato caricato in stiva perché “non c’era spazio”. E’ stato imbarcato all’insaputa del proprietario su un volo per Las Palmas. Iberia aggiunge che se Alessio non se lo va a riprendere dovranno farlo tornare a Linate. Poi si trova una soluzione e il cane arriva all’aeroporto di Arrecife a Lanzarote con un dente rotto, gengive sanguinanti, un occhio gonfio, il naso tagliato e varie lacerazioni. Perché è rimasto chiuso nella sua gabbia 13 ore, 7 in più rispetto alla durata prevista del viaggio. Era stato sedato con alcuni tranquillanti prescritti dal suo veterinario per coprire una tratta di 6 ore, ma ha dovuto rimanere chiuso per più del doppio del tempo. E in attesa dell’arrivo, spaventato, si è ferito cercando di uscire e di forzare il trasportino, arrivato semidistrutto, chiuso da assi di legno e con evidenti segni di urto dall’esterno. 
“Non sapevano dove fosse finita una bestia di 32 chili. Appena arrivato a Lanzarote ho fatto reclamo allo sportello Clever di Iberia”, ricorda Alessio. Dicono che sarebbe giunto a destinazione con un altro volo alle 20.10, ma anche lì non c’è. “La compagnia mi richiama alle 19 e spiega che dobbiamo trovare un accordo perché il cane, che è arrivato a Las Palmas, ‘non è più in grado di volare, ha rotto il trasportino e mangiato la gabbia’. Senza di quello non può viaggiare e Iberia non ne mette a disposizione un altro”. Quindi l’avrebbero rispedito di nuovo a Madrid e poi a Linate. “Mi hanno detto che era un problema mio, ma non è così. Ho pagato un biglietto perché mi avevano garantito che c’era spazio e l’ho sedato per il tempo di durata del viaggio. In più sono stati loro a decidere senza il mio consenso di spedirlo dove io non volevo. In più dovevo pure tornare a riprendermelo”.
Poco dopo Iberia comunica ad Alessio che sarà portato fino a Lanzarote, anche se lo mettono al corrente che il cane è già ferito. All’arrivo “la gabbia puzza di sangue e urina, sparsi ovunque. Il cane è rimasto senz’acqua per 13 ore. Gli hanno buttato dentro una bottiglietta di plastica, ma come fa a berla? Il liquido era sparsa dappertutto. E’ rimasto tante ore a contatto con l’odore del sangue, così può anche diventare aggressivo”. Alessio finora ha fatto tre denunce. La prima allo sportello Iberia, poi alla polizia aeroportuale e infine alla Guardia Civil. Se dopo 15-20 giorni Iberia non lo richiamerà, allora potrà rivolgersi all’ufficio consumatori e richiedere un avvocato d’ufficio. Intanto il proprietario ha portato il suo cane dal veterinario a Lanzarote che ha semplicemente constatato le ferite e il dente mancante. Altri 70 euro.
FOTO
 
LA PRIMA PAGINA
8 APRILE 2014
 
Torino, un arresto per spaccio ed una denuncia per maltrattamento di animale
[…]
Stamani invece agenti del Nucleo Nomadi sono intervenuti in piazza Sofia, dove era stata segnalata la presenza di cani sofferenti all’interno di un furgone. Sul posto è stato recuperato un cucciolo di doberman, trasportato dalla Romania dopo una compravendita.
Il cucciolo è stato affidato al canile per gli accertamenti veterinari, e ne è risultato che ha meno di tre mesi, è sprovvisto della vaccinazione antirabbica obbligatoria e ha subito maltrattamenti con il taglio delle orecchie, che è vietato: il trasportatore rumeno è stato quindi denunciato per maltrattamento di animale.
 
IL CITTADINO
8 APRILE 2014
 
Maltrattamenti agli animali, doppia denuncia

Davide Cagnola

 
Scoperte nuove irregolarità nel trasporto degli animali verso i macelli. La polizia stradale di Lodi ha fermato lunedì pomeriggio quattro veicoli nella Bassa, in un servizio mirato, scoprendo complessivamente più di dieci violazioni commesse dai conducenti. In un caso è scattata addirittura una doppia denuncia per “maltrattamento di animali”.
Nei guai è finito un 28enne della ex Jugoslavia, C.F. le iniziali, fermato a Orio Litta. A bordo aveva infatti due bovini che non riuscivano nemmeno a stare in piedi e che non erano nelle condizioni di essere trasportati. Li aveva “caricati” in due distinti allevamenti nelle province di Cremona e Bergamo: anche nei confronti di questi ultimi verranno presi provvedimenti.
Non è la prima volta che la polizia stradale, con il supporto dei veterinari dell’Asl, effettua dei servizi sulle provinciali per intercettare i mezzi diretti ai macelli e verificare le condizioni degli animali. Già alla fine di gennaio, in un servizio analogo, era stato denunciato un camionista cremonese fermato alle porte di Lodi.
Sotto la lente degli agenti, in particolare, sono finiti i requisiti strutturali degli automezzi impiegati, i documenti autorizzativi o l’idoneità del trasporto dell’animale. Solo quest’ultimo aspetto è di specifica competenza dei veterinari dell’Asl, degli altri invece se ne possono occupare anche le forze dell’ordine.
Lungo la provinciale 234, quindi, in territorio di Orio Litta, la pattuglia ha fermato un camion con a bordo tre bovini, caricati (in base ai documenti di viaggio) in due allevamenti differenti. Due di questi animali, però, non stavano bene e non riuscivano a reggersi in piedi. Anche le condizioni igieniche in cui si trovavano erano pessime.
Il veterinario ha stabilito che gli animali non erano nelle condizioni di essere trasportati e così per il conducente è scattata la doppia denuncia, una per ognuno degli animali “maltrattati”. In base alla normativa sul benessere degli animali, ha ricevuto anche una sanzione di circa 4mila euro.
Gli animali erano diretti a un macello in provincia di Pavia. Al conducente è stato ordinato di raggiungere la sua destinazione il più velocemente possibile per evitare alle bestie ulteriori sofferenze.
Ma questo non è stato l’unico risultato del servizio effettuato in provincia. Sempre nella Bassa, infatti, fra Bertonico e Ospedaletto, nei pressi di altri macelli, la polizia stradale e i veterinari hanno fermato altri veicoli adibiti al trasporto di animali, scoprendo altre violazioni.
In questi casi, però, non sono scattate le denunce penali, ma “solo” sanzioni amministrative per mancanza di documenti, mezzi non idonei e altre irregolarità. Le multe complessivamente ammontano a circa 9mila euro.
Altri controlli di questa natura verranno effettuati da polizia stradale e Asl anche nelle prossime settimane.
 
MATTINO DI PADOVA
8 APRILE 2014
 
Travolto da un Cayenne lui è ferito, il cane è morto
Incidente ieri mattina in via Tommaseo, pedone investito sulle strisce. Il fuoristrada ha ucciso Zeus, un meticcio di 13 anni salvato dal canile

Enrico Ferro

 
PADOVA. Stava attraversando sulle strisce pedonali con il cagnolino al guinzaglio, quando improvvisamente è stato travolto da una Porsche Cayenne.
A. F., di 61 anni, se l’è cavata con una botta alla gamba destra. Non ce l’ha fatta invece il suo amico a quattro zampe, ucciso dalle ruote del suv.
È successo ieri mattina in via Tommaseo, intorno alle 10.30, all’altezza del civico 90, proprio davanti alla casa occupata da Razzismo Stop. L’uomo, sessantunenne, abita a duecento metri dal luogo dell’incidente, in una palazzina Ater.
Stava passeggiando con il suo inseparabile Zeus, un meticcio salvato dal canile 13 anni fa.
Improvvisamente, per cause ancora in corso d’accertamento, è giunta la Porsche Cayenne condotta da M.D., 60 anni, di Padova.
Il fuoristrada della Porsche ha colpito di striscio il pedone, travolgendo in pieno il cagnolino che è morto sulla strada.
Sul posto è giunta una pattuglia della polizia municipale della Squadra incidenti. Gli agenti hanno subito richiesto l’intervento del veterinario ma per il cane, purtroppo, non c’è stato nulla da fare.
A.F. è stato caricato in un’ambulanza e trasferito immediatamente al pronto soccorso dell’ospedale cittadino, dove è rimasto sotto osservazione quasi tutto il pomeriggio.
L’incidente a quell’ora della mattina ha provocato un po’ di traffico.
I dati certi sono due: l’uomo si trovava sulle strisce pedonali e il cane era al guinzaglio. Sulle cause stanno indagando gli agenti della municipale. A loro il conducente del Cayenne ha detto di aver percorso via Tommaseo a velocità moderata.
«Mio figlio era molto affezionato al suo cagnolino» racconta Luigi, 87 anni, padre dell’uomo ferito.
«È disoccupato da circa 15 anni, quindi passava le giornate con lui. Uscivano ogni giorno più volte. Stamattina (ieri) mi ha salutato verso le 8 per la loro consueta passeggiata. In tarda mattinata sono stato informato dell’incidente e solo nel pomeriggio ho saputo che Zeus non c’è più. Siamo molto addolorati».
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2014
 
FIRENZE, LAV: ORRORE, RIESUMATA LA "FESTA DEL GRILLO" CON I GRILLI VERI
"Decisione anacronistica e impopolare. Cattiva politica"
 
"Anacronistica, incomprensibile e inaccettabile". Con queste parole la Lav stigmatizza la notizia del ritorno, nella città di Firenze, della Festa del grillo, anzi "ai grilli", una delle manifestazioni folcloristiche più invise, tanto da averne ottenuto l'abolizione alla fine degli anni '90. E annuncia denunce per maltrattamento di animali, in violazione del codice penale, con la previsione fino a un anno e mezzo di reclusione.
"La liberazione entro tre giorni dei grilli, che sarebbe stata introdotta ieri con un subemendamento presentato dal presidente del Consiglio comunale Giani e approvato anche da parte delle opposizioni con soli quattro voti contrari, non attenua affatto il nostro orrore per questa cattiva politica - spiega la Lega antivivisezione - incapace di farsi realmente interprete del sentimento sempre più diffuso ed autentico di rispetto degli animali".
La Festa ai grilli sarebbe stata "recuperata", con una una deroga ad hoc nel nuovo regolamento comunale di Firenze per la tutela degli animali, approvato ieri nell'ultima seduta di legislatura del Consiglio.
Durante la "Festa del grillo", celebrata nel parco delle Cascine il giorno dell'Ascensione, gli insetti venivano venduti chiusi in gabbiette più o meno colorate: una macabra tradizione che è andata avanti fino a quando è stata saggiamente "annullata" da una norma del regolamento sulla tutela degli animali approvato nel 1999, prima città italiana a dotarsi di questo importante strumento, in base alla quale chiudere il grillo in una gabbietta era sostanzialmente equiparato al maltrattamento. E, invece, ora ci ricasca.
 
LA PROVINCIA DI VARESE
8 APRILE 2014
 
E l’assessore salva un Bambi
«Sulla strada sarebbe morto»

 
Varese - L’assessore all’Ambiente di Palazzo Estense, Stefano Clerici, sabato notte, ha salvato un “Bambi”. Un cucciolo che poteva essere un baby cerbiatto, un piccolo di capriolo o una capretta appena nata.
L’assessore si trovava sul Cuvignone per partecipare alla cena del rally, quando i fari della sua auto hanno illuminato due occhi in mezzo alla strada.
Clerici ha subito inchiodato ed è sceso per capire in cosa si fosse imbattuto. Pensava di trovare un gatto o una volpe, e invece ad aspettarlo c’era un piccolo ovino. «L’animale era buttato per terra e c’era del sangue – ricostruisce Clerici, che sperava che nessuno venisse a sapere della vicenda – L’ho messo in piedi per capire dove fosse ferito. A quel punto ho visto che il sangue proveniva dal cordone ombelicale che era ancora attaccato al cucciolo».
Che fare dunque? «Mi sono appostato per vedere se la mamma tornava a prenderlo, ma niente – continua l’assessore comunale - Ho sentito dire parecchie volte che i cuccioli di ungulati non vanno toccati perché altrimenti vengono abbandonati dalla madre, ma ormai era troppo tardi perché l’avevo preso in braccio per capire dove fosse ferito». Non ultimo: bamby era troppo vicino alla strada e rischiava di essere investito. L’assessore, allora, lo ha caricato in auto.
«Ho provato a chiamare la polizia provinciale e la forestale, ma era notte e non mi hanno risposto – dice Clerici – Dall’agriturismo mi sono fatto dare un po’ di latte per il cucciolo e poi l’ho portato alla clinica veterinaria del dottor Galli. Lì una veterinaria ha preso in conseg
na l’animale. Lo ha visitato trovandolo in perfetta salute». «Il giorno dopo il cerbiatto è stato portato all’oasi di Vanzago. Dispiace sapere che quella bestiola – che era troppo piccola per capire di che razza fosse - non potrà più vedere la sua mamma. La polizia provinciale il giorno dopo mi ha “cazziato”, dicendomi che dovevo lasciarla lì. Ma io sono convinto che a lasciarla lì sarebbe morta».
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2014
 
CASOREZZO (MI), QUATTRO DAINI PER LE VIE DEL PAESE: UNO CATTURATO
Gli altri tre in fuga. I cittadini hanno chiamato la polizia
 
Sono stati avvistati dai cittadini e segnalati alla polizia provinciale che ha cercato di catturarli, ma dei quattro daini che vagavano liberamente nelle vie di Casorezzo, nel milanese, uno solo è stato narcotizzato e preso per essere riportato nel suo habitat naturale. Gli agenti hanno tentato la cattura attraverso un fucile narcotico ad alta precisione, le cui dosi sono state fornite dai veterinari dell'Asl. Come riportato da una nota della Provincia, il dosaggio rappresenta una fase delicata dell'operazione, in quanto una quantità eccessiva di narcotico può nuocere all'animale mentre una dose troppo bassa risulta inefficace. Sono stati colpiti tre esemplari con il narcotizzante ma soltanto in un caso la dose ha addormentato l'animale consentendone il recupero. Gli altri daini, invece, sono riusciti a scappare perché non narcotizzati a sufficienza. Il daino recuperato è stato accompagnato nel Parco Arcadia, nel Comune di Bareggio, dove e' arrivato in buone condizioni.
 
GEA PRESS
8 APRILE 2014
Bracigliano (SA) – Nuovo blitz antibracconaggio di Guardie ENPA, Polizia Provinciale e Carabinieri
A cadere nella rete un sospetto uccellatore. Decine di uccellini, un fagiano e pure un cane non microchippato
 
A pochi giorni di distanza dal primo blitz effettuato a Bracigliano (SA) (vedi articolo GeaPress) , la Polizia Provinciale di Salerno, unitamente ai Carabinieri della locale Stazione e al personale ENPA, è tornata a colpire gli uccellatori del posto.
I controlli erano infatti mirati a salvaguardare l’avifauna protetta che in questo periodo migra verso nord. Oggetto della ricerca degli Agenti sono reti e richiami con i quali i bracconieri catturano l’avifauna protetta. Si tratta di cardellini, verzellini e altri fringillidi. Durante il giro di controllo la squadra composta dalla Polizia Provinciale e alcune Guardie Zoofile ha infatti notato alcune gabbiette contenenti proprio i cardellini ed i verzellini. Ad essere individuato, dopo  breve appostamento, è stato un uomo con  una gabbia in mano.
Si scopre così che tutto intorno alla rete erano disposte gabbie con avifauna protetta che fungeva da richiamo. Le gabbie, infatti, erano appese ai rami degli alberi e contenevano un verdone, alcuni verzellini, ibridi e fringuelli. Nei pressi della rete erano inoltre legati alcuni uccelli usati come zimbello in condizioni molto precarie; presentavano  infatti un piumaggio alterato tanto da risultare inidoneo al volo.
Durante il controllo veniva inoltre rinvenuta una gabbia di ridotte dimensioni contenete un fagiano maschio. In una vicina baracca erano inoltre  presenti alcune gabbie, secchi di mangime e richiami acustici riproducenti i versi degli stessi uccelli detenuti. Il materiale veniva catalogato e sequestrato. Il sospetto bracconiere, invece, era condotto presso la Caserma dei Carabinieri di Bracigliano ed accusato dei reati di uccellagione, detenzione di fauna particolarmente protetta, detenzione di richiami acustici vietati e maltrattamento.
Allo stesso, veniva inoltre elevata una sanzione per mancata microchippatura di un cane meticcio legato all’esterno della baracca. Al termine delle operazioni, gli Agenti operanti procedevano alla liberazione di 11 verzellini, 10 cardellini, 1 fringuello, 1 verdone e 1 fagiano in luogo idoneo. Questi animali risultavano infatti   catturati di recente. Gli esemplari incamiciati (ovvero legati al petto da una cordicella) ed  usati come zimbello venivano trasportati al CRAS di Napoli per le relative cure e riabilitazione.
Il personale ENPA ringrazia la fondamentale presenza della Polizia Provinciale e i militari dell’Arma dei Carabinieri per la costante presenza al contrasto al bracconaggio.
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2014
 
LIPU: 50 MILA FIRME AL PARLAMENTO CONTRO LA CACCIA CON RICHIAMI VIVI
Anche l'Enpa chiede la fine di questa "pratica barbara"
 
Oltre 50 mila firme, tante quante gli uccelli catturati legalmente ogni anno, sono state consegnate oggi dalla Lipu al Parlamento per abolire i richiami vivi - piccoli migratori catturati e usati come richiamo per la caccia - su cui la Commissione europea ha aperto a febbraio una procedura di infrazione ai danni dell'Italia. Alla conferenza stampa ha partecipato anche l'Enpa "per chiedere lo stop di questa pratica barbara".
Con la campagna "No ai richiami vivi", lanciata lo scorso autunno, la Lega italiana protezione uccelli punta a modificare la legislazione in materia di caccia attraverso un emendamento alla legge europea 2013 bis, questo mese in discussione alla Camera, che vieta l'uso dei richiami vivi. L'iniziativa ha già raccolto il sostegno dell'intero gruppo M5S alla Camera e di una ventina di deputati di diversi schieramenti. "Ogni anno oltre 50 mila uccelli come allodole, merli e tordi vengono catturati durante la migrazione, venduti ai cacciatori e tenuti per mesi in piccolissime gabbie al buio in modo da falsare il loro ciclo annuale, poi posizionati in autunno sugli alberi affinché, con il loro canto, richiamino altri uccelli", ha spiegato il presidente della Lipu, Fulvio Mamone Capria. L'uso dei richiami vivi è una pratica "rigorosamente vietata in tutta Europa dall'articolo 8 della direttiva Uccelli che impedisce la cattura", ha sottolineato il dg della Lipu, Danilo Selvaggi, secondo cui l'emendamento "risolverebbe il contenzioso con l'Unione europea, evitando all'Italia l'ennesima multa per il divertimento di alcune decine di migliaia di cacciatori". L'iniziativa della Lipu è stata accolta con favore da Patrizia Fantilli del Wwf, che chiede al Parlamento un impegno per "cancellare questa barbarie dal nostro ordinamento" e da Annamaria Procacci dell'Enpa, che ha evidenziato la violazione della legge 189/2004 sul maltrattamento degli animali.
Si tratta di una battaglia per il rispetto della legalità -sottolinea la Protezione animali - ma anche per l'affermazione di un principio di civiltà nel nostro Paese dove continua ancora ad essere autorizzata la cattura di uccelli come tordi, cesene, merli, che, proprio durante il loro periodo migratorio, vengono intrappolati con l'ausilio di reti. Rinchiusi all'interno di gabbie anguste - non possono neanche aprire le ali - riposte spesso in scantinati bui, vengono portati all'esterno e rivedono la luce solo in autunno, pensando invece di essere in primavera. Grazie a questo, i poveri uccelli vengono indotti a cantare per attirare altri esemplari mentre il cacciatore appostato nei paraggi si tiene pronto a sparare. Le condizione della vita sono drammatiche: lesioni al piumaggio, al becco, alla testa e fratture mai curate, portano ad una atroce sofferenza e ad una agonia senza pari.
"Di recente – spiega l'Enpa - l'Europa ci ha messo in mora proprio sui richiami vivi, vietati negli altri Stati-membri, la cui sopravvivenza in Italia costituisce dunque una palese violazione della normativa comunitaria. La Legge Europea 2013, che il Parlamento sta attualmente esaminando, è stata predisposta prima della messa in mora dell'Italia ed è dunque anche per questo che non risponde affatto alle richieste di Bruxelles. Pertanto, occorre che i parlamentari di qualsiasi forza politica sostengano un nuovo emendamento che abolisca per sempre questa pratica barbara, dando seguito in tal modo a ciò che l'Europa ci chiede".
Ma anche la Suprema Corte è intervenuta con una sentenza importante sui richiami vivi, chiarendo di fatto che "l'uso a scopo venatorio di richiami vivi [...] che comportino [...] sofferenze non giustificate e comunque incompatibile con le caratteristiche etologiche dell'animale, debbono ritenersi illecite...". Insomma, è ormai necessario intraprendere la strada della legalità e della civiltà non solo per evitare che i cittadini siano condannati a pagare le multe dell'UE, ma - soprattutto - per restituire dignità e rispetto a questi splendidi animali e ad alla biodiversità, bene comune di tutti noi. I richiami vivi sono una delle vergogne del nostro Paese e trovano ormai la nettissima contrarietà dei cittadini italiani, essendo pura crudeltà.
 
LA PROVINCIA PAVESE
8 APRILE 2014
 
La Lipu: metodo previsto dalla legge ma a noi non piace
 
Una pratica lecita anche se per la Lipu spaventare i piccioni con falchi e poiane non è il massimo. «I piccioni torraioli – spiega Veronica Burresi, responsabile Crfs La Fagiana – fanno parte della fauna selvatica, quindi sono una specie protetta che piaccia o no. In teoria, quindi, non è cacciabile. Ma la Provinicia, su parere dell’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, può fare piani di abbattimento in caso di necessità. Come per i cinghiali e le nutrie. Ci sono metodi diversi di contenimento. Fra questi, l’utilizzo dei falchi. Che però devono essere di proprietà. Ovviamente la Lipu è contraria anche a questo tipo di possesso, visto che si tratta di animali selvatici. Il piccione, comunque, è molto intelligente. Capisce che è in pericolo e fugge, anche se spesso ritorna sul posto».
 
IL TIRRENO
8 APRILE 2014
Un necrologio per ricordare Bombolo, ucciso un anno fa
Il micio fu trafitto da un pallino di piombo sparato da ignoti a Casalecci. Il proprietario: «La sua morte serva a fermare questa violenza»

Francesca Ferri

Grosseto - «A un anno dalla sua morte ricordiamo Bombolo con immutabile amore, confidando che la giustizia faccia il suo corso nei confronti di chi ha premuto il grilletto». Firmato: la sua famiglia. La famiglia è quella di Francesco Candela che oggi (8 aprile 2014) ricorda l’uccisione del gattino di casa, Bombolo, trafitto da un pallino di piombo sparato da ignoti, un anno fa nel quartiere “bene” di Casalecci, alle porte di Grosseto. Con la Lav, la famiglia ha acquistato un importante spazio pubblicitario (nel Tirreno a pagina IV) per pubblicare il disegno del micio realizzato dal figlio di Candela, 9 anni. Sotto, la citazione dell’articolo 544 bis del codice penale: «L’uccisione di animali è un reato punibile con due anni di carcere».
Il disegno è diventato famoso ad aprile 2013 quando, un mese dopo la morte del micio (avvenuta dopo due settimane di agonia in cui il gattino è stato cosciente e ha risposto alle carezze dei proprietari), la famiglia e la Lav affissero in città un megacartellone per denunciare l’atrocità subita.
«Vorrei che Bombolo diventasse il simbolo delle violenze che questi animali subiscono», spiega Candela. Ancora nei giorni scorsi, infatti, alcuni felini sono scomparsi in città e uno è tornato a casa con un cappio intorno al collo. «Tutte cose – dice Candela – che dimostrano che il problema della violenza sugli animali è vivo e non risolto».
Dopo la morte di Bombolo la famiglia presentò una circostanziata denuncia e la magistratura sarebbe in via di concludere le indagini. Intanto i Candela hanno lasciato la loro casa di Casalecci e si sono trasferiti altrove, ma non hanno mollato la loro battaglia per il rispetto degli animali. «I messaggi, se ripetuti, alla fine fanno breccia. Vorrei almeno che quella di Bombolo non sia stata una morte vana».
 
LA PROVINCIA PAVESE
8 APRILE 2014
 
San Zenone (PV), rapaci contro i piccioni sul tetto del Comune
 
di Giovanni Scarpa
 
SAN ZENONE (PV) A risolvere il problema che da anni angustiava il Comune, cioè le centinaia di piccioni che stazionavano sul tetto del municipio, ci hanno pensato Cico, Paco e Sam. Anni di tentativi con gli strumenti più disparati non erano serviti, fino a quando non sono arrivate loro che in meno di un mese hanno “ripulito” la zona solo grazie alla loro minacciosa presenza. Cico, Paco e Sam sono tre poiane addestrate proprio a fare questo lavoro. L’idea è venuta al sindaco, Eugenio Tartanelli, dopo aver scartato tutte le ipotesi (spesso laboriose e impraticabili) che la normativa prevede per far sloggiare i cocciuti volatili poco apprezzati da molti ma super protetti dalla legge come se fossero aquile reali. «Effettivamente ha funzionato – dice ora Tartanelli guardando il tetto sgombro del municipio –. Eravamo davvero disperati perchè non si può fare quasi nulla per dissuadere questi animali ad andare altrove, finchè abbiamo lanciato l’allarme. Così, poco dopo, si è presentato in municipio il falconiere dicendo che poteva risolvere il problema». Giuseppe Crea, insieme alla moglie Cinzia Villanova, vive in Oltrepo e fa questo lavoro da 7 anni. «Prima è nato come semplice hobby –raccontano – poi piano piano è diventato anche un lavoro. La passione per questi bellissimi animali ci è nata seguendo le orme di un vecchio falconiere». Hanno iniziato tenendo un gufo reale, poi via via hanno preso altri rapaci. Oggi ne hanno 7 fra falchi, poiane e altre specie ancora. «Per fare questo lavoro siamo venuti proprio con le poiane – spiega Cinzia Villanova mentre tiene sul guantone uno dei rapaci che hanno “ripulito” il tetto del Comune –. Cico, Paco e Sam, appunto». «I piccioni non vengono uccisi – precisa subito Crea –. L’obiettivo è quello di spaventarli e stressarli. I falchi, o le poiane in questo caso, si alzano in volo e vanno a posarsi sul tetto. Sono predatori, e questo basta per spaventare i piccioni, che in questo caso sono prede. Quindi, per natura, non solo tendono a fuggire ma anche a memorizzare che quel posto è pericoloso per loro. I rapaci sono invece addestrati a spaventarli». In natura seguirebbero l’istinto e li abbatterebbero. Ma Cico Paco e Sam sono nati in cattività e sono addestrati. Vengono acquistati con tanto di pedigree e registrati alla Forestale. In questo caso il loro premio per aver cacciato centinaia di colombi è un gustoso boccone di carne fresca. Ucciderli o mangiarli sarebbe pericoloso anche per loro stessi, nel caso in cui un piccione abbia ingoiato un boccone avvelenato: «Il tetto del Comune per i piccioni era il posto dove digerire in santa pace. Per questo ce n’erano così tanti. Ora, però che non è più un luogo tranquillo girano alla larga». La disinfestazione è durata poco più di un mese, e al Comune l’operazione è costata all’incirca duemila euro. Ma c’è anche un altro aspetto curioso che il sindaco mette in evidenza: «Non sapevo come l’avrebbero presa i miei concittadini. Molti, quando hanno visto, hanno trovato la soluzione assolutamente innovativa. E quando hanno sentito quanto abbiamo pagato, alcuni si sono offerti per partecipare alla spesa, che per noi non è stata indifferente, per proseguire l’esperimento in caso di bisogno».
 
ANSA
8 APRILE 2014
 
Cani e gatti sotto ombrellone
Provvedimento Regione contro abbandono e per incremento turismo
 
PESCARA, 8 APR - Libero accesso di cani e gatti sulle spiagge abruzzesi. Lo prevede la legge regionale a cui ha dato via libera il Consiglio d'Abruzzo. L'obiettivo è incrementare il turismo e contrastare l'abbandono estivo. Comuni e stabilimenti potranno comunque fissare limiti. Gli animali potranno stare nel perimetro degli ombrelloni o nelle immediate vicinanze del proprietario. Sempre garantito l'accesso dei cani guida per non vedenti. No ad animali in piscine, docce e aree giochi per bimbi.
 
GEA PRESS
8 APRILE 2014
Tailandia – Il sidecar con i cani da … macello
  
Catturati nella Tailandia nord orientale ma non per il consumo locale. In cani, infatti, servono la ristorazione vietnamita.
I luoghi di cattura, si trovano nella parte nord orientale del paese. Gli animali, cani di strada ma si sospetta anche rubati, finiscono poi in orrendi luoghi di detenzione nelle province di Bueng Kan, Nakhon Phanom, Mukdahan e  Nong Khai.
Proprio da quest’ultimo luogo proveniva l’uomo di 58 anni che alla guida di una scooter artigianalmente trasformato in sidecar,  viaggiava con il suo carico di cani (vedi foto Soi Dog Foundation). Il presunto trafficante, arrestato dalla polizia, ha poi confessato di catturare giornalmente i cani per inviarli a Ban Kang, nel Laos. Secondo quanto diffuso da Soi Dog Foundation, nella città oltreconfine sarebbero poi stati macellati per acquirenti  vietnamiti.
Recentemente proprio i rappresentanti di questi tre paesi si sono riuniti in Tailandia per discutere una strategia comune contro i commerci di cani per scopo alimentare (vedi articolo GeaPress ). Il rischio apparso è quello di natura sanitaria, ovvero la probabile veicolazione della rabbia.
Rimane però il problema degli usi culinari del Vietnam, oltre che di alcune aree della Cina.
Questo sequestro conferma ancora una volta come i viaggi della morte dei cani Tailandesi seguano rotte  ben definite.
Tutti i cani, sono stati consegnati alle cure del Dipartimento di Sviluppo zootecnico. A quanto pare una delle cagne, aveva partorito di recente. Nessuna traccia, però, dei cuccioli.
 
LA REPUBBLICA
8 APRILE 2014
 
269: il numero dalla parte degli animali
 
E’ il 2 ottobre 2012 quando in una piazza di Tel Aviv tre giovani attivisti, silenziosi e in catene, si fanno marchiare a fuoco un numero: 269. La scena è composta, impressionante. Il ferro rovente entra nella carne dei ragazzi di fronte ai passanti, il messaggio fa subito il giro del mondo: “Il sangue è sangue, lo specismo è razzismo, la paura è paura, la sofferenza è sofferenza”. Determinato, bello, alla guida dei compagni in azioni pacificamente irregolari – che talvolta gli valgono l’arresto – come vistose irruzioni negli allevamenti o nei mattatoi – questo nuovo leader della liberazione animale ha oggi 28 anni, si chiama Sasha Boojor e l’onda lunga della sua provocazione ha già conquistato gli USA e l’Europa: “Che effetto fa sentirsi un numero?”
 All’origine 269 è il marchio auricolare di una mucca destinata al macello, incontrata dagli attivisti israeliani durante un’indagine e presa a simbolo di 269Life, il movimento vegan che nasce il giorno della pubblica marchiatura a Tel Aviv. L’evento, ripreso da un video, suscita un’emozione profonda, e da allora centinaia, migliaia di persone in tutto il mondo, soprattutto ragazzi e ragazze, iniziano a dichiararsi “un 269″, dalla parte degli animali, tatuandosi, quando non marchiandosi, il famoso numero su braccia, spalle, toraci. Un successo internazionale che a maggior ragione colpisce, alimentandosi da una realtà  considerata pioniera in Israele senza nulla concedere al compromesso.
“Non avremmo mai potuto decollare senza il duro e lungo lavoro di battaglia e comunicazione che ci ha preceduti” commenta Sasha Boojor. “Mai come oggi, in tutto il mondo, il veganismo riscuote tanto consenso. Se le condizioni non fossero state mature, il nostro movimento non avrebbe riscosso il successo che seguitiamo a incontrare, e la stessa natura provocatoria del nostro lavoro, alla gente sembrerebbe aliena”.
La marchiatura a fuoco, “sentirsi un numero”, ad alcuni è apparso un preciso riferimento a un Olocausto umano che, in Israele, assume un significato particolarmente forte e profondo.
L’idea della marchiatura si presta a molte letture diverse. Alcuni la interpretano come un riferimento all’Olocausto, altri ci vedono un richiamo al commercio di schiavi africani, benché noi non abbiamo suggerito nessun accostamento. Penso che siano modi legittimi e personali di interpretare il nostro atto di protesta. Alla base c’è la convinzione che mercificare un individuo, renderlo un oggetto marchiandolo con un simbolo, è un atto immorale e sbagliato. 
La battaglia per i diritti degli animali è una nuova primavera capace di proporre una lingua comune?
Con mia gioia, numerosi attivisti arabi si sono uniti al nostro movimento e tatuati o marchiati con il 269. La mia speranza che un giorno potremo lottare tutti insieme sotto la bandiera della liberazione animale.
Anche da bambino ti immaginavi in difesa degli animali?
Sono nato in Moldavia, la mia famiglia è emigrata in Israele quando avevo cinque anni, per sfuggire agli sconvolgimenti derivati dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Sono cresciuto qui, senza realmente adattarmi bene alla scuola. Così, verso la metà del liceo, sono tornato in Moldavia. Lì passavo gran parte della giornata da solo, arrampicato sugli alberi. Difficile stabilire quando ho iniziato a considerare e trattare gli animali alla pari. Di certo ho sempre odiato i prepotenti, e trovo che il massimo del bullismo sia maltrattare e dominare una creatura, cui il nostro sistema legislativo quasi non riconosce diritti.
Sei religioso – canonicamente o a modo tuo?
Non ho alcuna inclinazione spirituale, amo l’approccio scientifico alla vita e, anziché sull’istinto, cerco di basare le mie decisioni su fatti e evidenze materiali.
Qual è il livello diffuso di coscienza e sensibilità, in Israele, verso i diritti degli animali, e com’è la relativa legislazione?
C’è una sorta di normativa ‘benessere degli animali’, ma l’effetto sulle atrocità che questi ultimi sopportano ogni giorno nell’ambito degli allevamenti da carne, latte e uova è praticamente nullo. Gli animali sono concepiti come merce e trattati di conseguenza; chi dovrebbe far valere le leggi protezionistiche nei loro riguardi è il comparto amministrativo dell’Agricoltura. Ovvio che loro siano molto più preoccupati di compiacere le esigenze finanziarie, quelle aziendali, anziché curare gli interessi delle loro vittime. Così centinaia di milioni di animali vengono brutalizzati ogni anno, quasi senza copertura giuridica.
Il riconoscimento della pari dignità di vita alle altre specie è l’obiettivo ultimo?
Esistono vari approcci all’argomento. Diciamo che io sto con chi richiede la totale liberazione di tutti coloro che sono maltrattati dall’uomo. Non credo che abbiamo alcun diritto morale di infliggere ad altri esseri viventi una vita miserabile, torture e morte.
Come ti poni di fronte alla questione della macellazione rituale?
E’ in teoria il metodo più brutale per uccidere un animale. In pratica poi i macelli moderni, dotati di dispositivi come elettroshock e pistole a proiettile captivo, non sembrano offrire alternative per morire tanto più piacevoli. I controlli sui rispetti dei parametri di legge sono quasi nulli e anche nei rari casi in cui si dimostra la negligenza delle aziende, le sanzioni sono risibili. Ecco perché è comune vedere polli gettati vivi nell’acqua bollente, spennati quando sono ancora coscienti, mentre le pistole a proiettile captivo spesso non fanno che aggravare le sofferenze degli animali. Ecco perché le aziende USA stanno ottenendo quella legge bavaglio che rende illegale filmare e divulgare crudeltà e abusi, dolore e sofferenza, in quei luoghi di tortura.
Cosa pensi del nostro rapporto con gli animali cosiddetti d’affezione, come cani e gatti?
Ogni volta che gli esseri umani entrano a contatto con gli animali, nella relazione interviene un elemento oppressivo, una sorta di istinto naturale che invita a dominare. Ecco perché non sono un fan di alcun addomesticamento di esseri viventi, dimostrazione della nostra incapacità di una convivenza pacifica e rispettosa. La stessa sterilizzazione è un’azione ingiusta, ma rimane certo la soluzione migliore in confronto alla vita brutale destinata alla maggior parte dei randagi, a causa della nostra negligenza e irresponsabilità.
Israele è forse lo stato al mondo che più investe nella ricerca: ne consegue molta vivisezione?
Moltissima. C’è stato e continua ad esserci un enorme lavoro per fermarla. Presto, finalmente, dopo tanti anni di lotta, un immenso stabulario di scimmie chiuderà. Ma la battaglia prosegue finché gli animali saranno tutti liberi.
La considerazione verso le altre specie come punto d’incontro fra gli uomini, il riconoscimento di un diritto condiviso capace di salvare la nostra specie: è un sogno possibile?
Sono per natura pessimista e scettico. Ma guarda come, in un arco di tempo abbastanza breve, si è per esempio evoluto il nostro atteggiamento verso le donne, i gay, oppure abbiamo sconfitto altri pregiudizi. Le culture cambiano di continuo, e sono certo che non possa essercene una peggiore di quella odierna, in merito a come trattiamo gli altri animali. In tal senso, quindi, potrei dirmi ottimista.
FOTO
 
TIO.CH
8 APRILE 2014
 
Cani e bocconi avvelenati: la psicosi corre sulla rete
Alta la tensione in città dopo il caso Milo. Ma l’avvelenamento è un rischio reale oppure no?
 
LUGANO - Dopo l’increscioso caso del piccolo cane Milo, ucciso a Lugano lo scorso 18 marzo con un dolcetto avvelenato somministrato mentre la padrona faceva la spesa, la preoccupazione dei proprietari di cani ticinesi (e soprattutto luganesi) è salita alle stelle. 
Quale miglior cartina tornasole di un sentimento diffuso se non i social network? Ed ecco apparire, su diversi gruppi di discussione e bacheche private, messaggi di allarme che segnalano la presenza dei diabolici bocconi in altre zone della città: a Molino Nuovo e nei pressi dell’Usi. Sempre secondo il tam-tam del web a rischio pure Origlio e zone limitrofe.
Ma si tratta di pericoli reali? Quanto spesso capita che un cane venga avvelenato? Secondo Emanuele Besomi, presidente della Protezione Animali Bellinzona, i casi sono molto più rari di quanto si creda: “Se parliamo di avvelenamento conclamato, ovvero con tanto di certificato rilasciato dal veterinario (come è il caso per Milo, ndr.), non superano una decina all’anno in tutto il Cantone”. Secondo Besomi, è importante discriminare: “Capita che i cani mangino qualcosa che fa loro male e magari li fa vomitare. Ma non per forza di cose deve trattarsi di un boccone avvelenato da un terzo, è una cosa che capita molto di rado. Più comune è che ingeriscano qualcosa di tossico, come diserbanti o pesticidi, che si possono trovare nei prati”.
A confermare la normalità della situazione ci pensa anche l’Ufficio del veterinario cantonale che di recente non ha affatto riscontrato nessun aumento di casi, affermando che gli avvelenamenti succedono sì, ma “solo raramente”.
Quindi, immaginare la presenza di un serial killer di cani a piede libero per Lugano è eccessivo? È sicuro Emanuele Besomi: “Secondo me sì, se una persona del genere dovesse esserci si tratterebbe di qualcuno con seri problemi, innanzitutto dovrebbe girare per la città con del veleno in tasca a caccia delle sue vittime e, il tutto, alla luce del giorno! Un comportamento che non avrebbe precedenti alle nostre latitudini. Se capita, è triste dirlo, è per una questione personale. Cani e gatti vengono avvelenati di solito da vicini perché fanno rumore, sporcano o altro”. 
Una preoccupazione forse eccessiva, quella dei numerosi cinofili nostrani, ma perdonabile, anche considerando che di recente la tensione rasenta picchi storici. A peggiorare il tutto, anche i numerosi casi di aggressioni canine degli ultimi tempi. In questo senso, sempre secondo Besomi è importante “riportare la chiesa al centro del villaggio” e normalizzare la situazione che “ormai da due mesi e mezzo a questa parte è diventata assai tesa”.
Quindi prestiamo sì attenzione, ma non facciamoci rovinare dall’ansia i momenti in compagnia dei nostri amici a quattro zampe. 
 
TISCALI
8 APRILE 2014
 
La più crudele invenzione umana in campo animale? Il topo ballerino
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Gatti e cani senza mantello, senza coda, con le orecchie di varie forme, con il muso che sembra sia stato tamponato da un TIR in retromarcia, cani miniaturizzati in modo che entrino nello zainetto che si porta a scuola, cani con pieghe della pelle che ricordano l’uomo Michelin, piccolissimi topi con malformazioni cerebrali costretti a ballare anziché camminare, pulcini che nascono rossi dopo avere iniettato sostanze coloranti nell’uovo, uccellini incrociati fino all’esasperazione per ottenere quella sfumatura di viola sull’ala che permette di vincere il primo posto alla mostra ornitologica del paese. Potrei scrivere numerose pagine sulle aberrazioni degli allevatori e dei genetisti che, inculcando mode maniacali, riducono esseri viventi a veri e propri mostri causando alterazioni dell’anatomia che portano inevitabilmente a malattie devastanti se non addirittura mortali.
I cani ci offrono una serie di esempi inesauribile e molto vicina a noi rispetto a queste follie genetiche e non vedo movimenti di massa e neanche di piccoli gruppi tra gli animalisti, per fermare simili orrori che causano sofferenze di non poco conto. Inutile sperare nei veterinari ovviamente: se la moda comporta malattie croniche per le quali si è costretti a portare ogni settimana il proprio cane dal veterinario, questi ne sarà ben contento, almeno per la stragrande maggioranza. Avete mai visto i chirurghi plastici protestare per la manie femminili e maschili di appiattire le rughe e in generale i naturali segni del tempo?
Avete mai udito i dentisti protestare per le sofferenze che impone la dentatura perfetta delle giornaliste televisive che, quando sorridono, abbagliano i telespettatori per il riverbero delle luci su un esasperato smalto di denti finti impiantati nelle ossa? Il problema però è che l’uomo può scegliere la propria tortura, il cane e il gatto no. A forza di appiattire il muso del Carlino che già lo era a sufficienza quando nasceva secoli fa nella sua patria (la Cina), gli hanno impedito letteralmente di respirare. Di notte russa come un trattore e di giorno, se il clima è caldo umido, rischia di soffocare in passeggiata, a meno che non si facciano interventi chirurgici per allargare le narici e accorciare il palato molle. Da una parte gli allevatori restringono tutto (così risaltano di più gli occhioni tristi e accattivanti), dall’altra i veterinari allargano con forbici e bisturi.
Guardate uno SharPei di alta genealogia e vedrete centinaia di pieghe cutanee, dalla testa alla coda. Più pieghe ha e più vale. Fatto sta che tutte queste pieghe producono una macerazione della pelle scarsamente ossigenata con sviluppo di dermatiti croniche talvolta devastanti e intrattabili. Forse la più crudele invenzione umana in campo animale è il Topo Ballerino, una sottospecie del topo comune, caratterizzata da una mutazione genetica dannosa per l'orecchio che comporta un udito ridotto e continue  perdite di equilibrio che lo fanno ballare per tutta la vita. Nessuna delle oltre 500 associazioni animaliste presenti in Italia che protesti contro questi maltrattamenti?
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2014
 
USA, AL VIA L'ITER DELLA PDL CONTRO L'USO DI ORCHE AL SEAWORLD
Oggi le prime audizioni per la speranza animalista
 
Al via oggi in California alle audizioni sulla proposta di legge che costringerebbe il SeaWorld di San Diego a smettere di usare le orche nei suoi "show" e di liberarli dalle vasche, dopo che il documentario "Blackfish" ha criticato con forza le condizioni degli animali nel parco marino. L'Assemblea dello Stato tiene oggi la sua prima audizione in commissione sul disegno di legge, che piace tanto agli animalisti contrari alla struttura di San Diego. Se la legge dovesse passare, le 10 orche dovranno essere spostate in vasche più grandi e non potranno essere più allevate. Se ci sarà la firma del governatore, poi, dovrebbero essere vietate anche l'importazione e l'esportazione di animali. Tanto che gli attivisti si stanno muovendo per provare a convincere anche la Florida e il Texas, dove SeaWorld ha altri parchi.
"Sono troppo grandi, troppo intelligenti, troppo complesse socialmente: impossibile tenerle in cattività", ha detto Naomi Rose, uno scienziato mammifero marino dell'Animal Welfare Institute, sponsor del disegno di legge. Basta guardare "Blackfish" per convincersi del fatto che serve un provvedimento. E in fretta.
 
GEA PRESS
8 APRILE 2014
 
Cambogia – I pitoni sequestrati tornano nella Foresta
 
Sequestro di decine di pitoni avvenuto in Cambogia nel distretto di Koh Thom, provincia del Kandal.
Stante quanto riportato dalle autorità di polizia si tratterebbe di animali vivi del peso complessivo di 80 chilogrammi. La loro destinazione er aprobabilmente il mercato vietnamita. Il trafficante, trattenuto in stato di arresto, si stava apprestando a raggiungere la frontiera tra i due paesi.
Tutti gli animali sono stati affidati ad una OGN che si occupa di protezione ambientale e verranno al più presto liberati in natura.
Recentemente un rapporto dell’IUCN ha messo in evidenza come le pelli di pitone provenienti dalla Cambogia, siano derivate da animali prelevati in natura. Il riferimento era ai presunti allevamenti che dovevano, nelle intenzioni di chi li ha previsti, sostituire le cattur di animali selvatici. Un’alternativa, al di là del benessere di queste strutture, che però non sembra potersi realizzare. Il sospetto, infatti, è che tali strutture presentino animali selvatici come nati in allevamento.
 
AFFARI ITALIANI
8 APRILE 2014
 
Intestini di maiale al posto dei calamari, è scandalo
 
In numerosi supermercati europei sono in vendita calamari che in realtà sarebbero intestini di suino la cui consistenza gelatinosa ricorderebbe i molluschi
In numerosi supermercati europei sono in vendita calamari che in realtà sarebbero intestini di suino la cui consistenza gelatinosa ricorderebbe i molluschi. Dopo lo scandalo della carne di cavallo nelle lasagne industriali un nuovo incubo spaventa i consumatori di tutta Europa.
Per questo l’eurodeputata olandese Esther de Lange, incaricata della questione, aveva già annunciato la necessità di maggiori controlli per evitare eventuali frodi. Questi cosiddetti calamari, infatti, che si trovano nella base di alcuni prodotti, non avrebbero mai visto il mare. Già allertate le autorità dei singoli paesi
I PRECEDENTI
Vi siete mai chiesti con che tipo di carne è stato fatto l'Hamburger che state mangiando? In un ristorante nigeriano i clienti hanno fatto la più orribile delle scoperte: il menù conteneva, ovviamente a loro insaputa, piatti a base di carne umana. La polizia, dopo una soffiata, ha trovato due teste umane avvolte in un cellophane in un ristorante di un hotel di Anambra, città del sud-est della Nigeria. Gli agenti hanno così arrestato il proprietario dell'albergo e altre dieci persone.
La polizia ha anche recuperato due fucili AK-47 e 40 munizioni. "Sono andato a mangiare in quel ristoriante all'inizio dell'anno – ha dichiarato un sacerdote locale – La notizia mi ha veramente sorpreso. Non sapevo che nel piatto ci fosse carne umana. Carne che ho pagato 4 dollari, una cifra ragguardevole che in genere viene pagata per piatti succulenti".
VETRO NEL SUGO - Frammenti di vetro in due lotti di sugo, uno alla bolognese e l’altro al pomodoro ed erbe aromatiche: allarmante la lista dei prodotti ritirati dal mercato dopo le segnalazioni arrivate questa settimana da Germania e Austria. Le esportazioni italiane sono oggetto di controlli a causa della loro possibile adulterazione. Si parla anche di mercurio nel pesce spada surgelato e istamina in filetti di acciuga in scatola. Ogni anno centinaia di prodotti vengono ritirati dal commercio perché contengono corpi estranei, perché sono contaminati da batteri patogeni, perché ci sono degli errori nelle etichette, oppure le date di scadenza sono inesatte. I consumatori però raramente vengono informati, anche se si tratta di alimenti in grado di nuocere alla salute.
CARNE BIANCA E DI CAVALLO, POLPETTE E CERVELLO: TUTTI I CASI PRECEDENTI - Un nuovo scandalo alimentare fa rabbrividire gli amanti della carne bianca. “Natural news” ha pubblicato l'esito di analisi svolte su alcuni campioni della carne di pollo dei bocconcini McNuggets di un ristorante McDonald ad Austin, in Texas. L'esito non è stato rassicurante vista la presenza di filamenti sintetici e non, particelle sferiche di colori artificiali e elementi che nulla hanno a che vedere con la carne.
"Quello che ho trovato - spiega Mike Adams del Natural News Forensic Food Laboratory - mi ha sconvolto. Ho visto un sacco di cose strane in tanti anni, occupandomi di alimenti e di nutrizione, ma non mi aspettavo di trovare strane fibre simili nella struttura ai capelli all'interno dei polli".
Come mostrano le fotografie, sono stati trovati filamenti simili a quelli trovati nei malati di Morgellons. Abbiamo individuato strutture simili a capelli neri scuri e strutture blu a forma di uovo con annesse altre fibre. I campioni sono stati congelati per essere conservati come prove forensi. Abbiamo anche trovato macchie rosse ed un oggetto sferico che ricorda le alghe verdi.
Gli scienziati non sono sicuri che queste fibre rendano i cibi che le contengono poco sicuri per i consumatori, ma spingono per un'indagine da parte della Food and Drug Admistration.
Da naturalnews.com
CERVELLO NELLA PASSATA DI POMODORO...
Pezzi di cervello nella passata di pomodoro. E’ quanto rivelato da Julleen Marter una mamma 47enne, che mentre stava preparando chili con carne per i suoi tre bambini ha fatto la disgustosa scoperta. “Ho capito che c'era qualcosa sul fondo della scatola diverso dal solito, così l'ho tagliata e con mio orrore ho scoperto qualcosa che posso solo descrivere come strano”, ha raccontato la donna, aggiungendo “alla vista sembrava materia grigia”.
La donna anche se ammette che non può sapere con precisione cosa sia afferma che la visione di quella materia grigia ha quasi vomitato e gli è sembrato di essere in un film dell’orrore. Sulla materia trovata ora verranno effettuati dei test.
La Lidl attende i risultati dei test - La donna ha raccontato inoltre che quando ha chiamato il servizio clienti della Lidl dove aveva acquistato il prodotto, l’uomo a cui ha raccontato l’accaduto si è preso gioco di lei e ha cercato di minimizzare. “Il consulente ridacchiò e mi ha detto che era probabilmente solo un pomodoro” ha sottolineato Julleen Marter, che si è detta sicura che non comprerà più nulla in quel negozio.
La donna ha fatto sapere di non volere risarcimenti ma che ha reso pubblica la sua storia perché quei prodotti potrebbe essere dannosi per la salute di tutti. Dalla Lidl fanno sapere che hanno preso la questione sul serio e che stanno attendendo i test dell’ufficio di salute ambientale per capire di cosa si tratta.
Fonte: fanpage.it
FOTO
Fibre nella carne di pollo, la denuncia choc
 
LA NUOVA SARDEGNA
9 APRILE 2014
 
Legano il cane all’auto e lo fanno correre fino a ucciderlo: “Dovevamo punirlo”
Tra Irgoli e Capo Comino padre e figlio alla vista dei carabinieri hanno tentato di scappare finendo in cunetta: è così che i militari hanno notato la bestiola moribonda


NELLA FOTO - Il cane ferito a morte nella cunetta (foto Sergio Secci)

 
NUORO. Hanno punito il loro cane legandolo al gancio traino della loro auto e lo hanno trascinato per chilometri fino a ucciderlo. Per questo padre e figlio sono stati denunciati dai carabinieri di Siniscola per «uccisione di animale».
L'episodio è accaduto qualche giorno fa lungo la strada tra Irgoli e Capo Comino. Una pattuglia del pronto intervento dei carabinieri mentre percorreva la provinciale 72 ha incrociato la Ford Focus con a bordo un 42enne allevatore di Irgoli e suo figlio di 16 anni.
I militari hanno subito notato il cane (un meticcio di 7 mesi) trainato al gancio della vettura e hanno fermato l'auto. L'allevatore si è giustificato spiegando di aver voluto così punire il cane per i danni che avrebbe commesso nella sua campagna.
Quando i soccorritori, chiamati dai carabinieri, sono giunti sul posto l'animale respirava ancora, anche se riusciva a muovere soltanto gli occhi. E' morto durante il trasporto a un ambulatorio veterinario di Orosei e una volta giunto a destinazione il veterinario non ha potuto fare altro che constatarne il decesso.
I due allevatori quando hanno visto i carabinieri si sono dati alla fuga, ma presi dal panico sono finiti fuori strada. A quel punto i militari si sono accorti del cane, che dopo essere stato trascinato per chilometri, anche se ancora vivo era ferito e sofferente. I due allevatori, che dopo la denuncia rischiano dai tre ai 18 mesi di carcere, hanno spiegato che l'animale «infastidiva» anche le loro pecore.
I carabinieri di Siniscola hanno denunciato padre e figlio con l'accusa di uccisione di animale.
 
CASTEDDU ONLINE
9 APRILE 2014
 
Trascinano il cane con l'auto e lo uccidono: "L'abbiamo punito"
Un allevatore di Irgoli e suo figlio di 16 anni sono stati colti in flagrante dai carabinieri. Ora rischiano 18 mesi di carcere.
 
Monica Panzica
 
La strada tra Irgoli e Capo Comino, nel Nuorese, si è trasformata in un tragitto infernale per un cane, "punito" dai suoi padroni in un modo agghiacciante. L'hanno legato al gancio traino della loro auto e lo hanno trascinato per chilometri fino a ucciderlo.
Sono stati denunciati dai carabinieri di Siniscola padre e figlio, l'accusa è di "uccisione di animale": i militari dell'Arma li hanno sorpresi lungo la strada provinciale 72, dove stava transitando proprio la Ford Focus con a bordo un 42enne allevatore di Irgoli e suo figlio di 16 anni. Il cane era ancora agganciato alla macchina, ma senza vita.
I due hanno tentato di fornire una spiegazione riguardo a quello che avevano fatto, ma la versione di una "punizione per i danni provocati in campagna", non ha risparmiato loro la denuncia. Ora rischiano diciotto mesi di carcere.
 
ANSA
9 APRILE 2014
 
Cane legato ad auto per km per punizione
Animale muore, allevatore sardo "ha dato fastidio alle pecore"
 
(ANSA) - NUORO, 9 APR - Hanno punito il loro cane legandolo al gancio traino della loro auto e lo hanno trascinato per chilometri. Padre di 42 anni e figlio di 16 di Irgoli sono stati denunciati per "uccisione di animale" e rischiano da 3 ai 18 mesi di carcere. Una pattuglia dei carabinieri li ha intercettati, dopo un breve inseguimento la loro Ford Focus è finita fuori strada. Il cane è morto durante il trasporto verso Orosei. L'allevatore ha detto che il cane perche "infastidiva" le sue pecore.
 
LA REPUBBLICA
15 APRILE 2014
 
Trascinano e uccidono il cane: denunciati

 
“Per punirlo” hanno spiegato padre e figlio alla pattuglia dei carabinieri che li ha inseguiti sulla Provinciale 72 fra Irgoli e Capo Comino, in provincia di Nuoro, giustificando quella palla di carne, pelo e sangue legata dietro all’auto e trascinata per chilometri. Respirava ancora ma era irriconoscibile, il cane o quel che restava di lui, dinnanzi agli occhi sgomenti dei militari i quali chiamavano subito un veterinario per praticargli un’eutanasia pietosa. Era un cucciolo di sette mesi che a detta dell’uomo, 42 anni, accompagnato dal ragazzo di 16, aveva “infastidito” le loro pecore.
Per Eli, così è stato chiamato, oggi la Lndc-Lega nazionale per la difesa del cane, chiede giustizia: l’associazione si costituirà parte civile  nel procedimento giudiziario ai danni di un allevatore di Irgoli e il figlio. I due sono stati denunciati dai Carabinieri per aver ucciso e seviziato il cane legandolo al gancio traino dell’auto, trascinandolo quindi per chilometri. Avrebbero infine cercato di sfuggire alla giustizia con un breve inseguimento fuoristrada dopo che per puro caso, lungo la provinciale, la pattuglia si era accorta di quel povero corpo martoriato che rimbalzava sull’asfalto e aveva fatto segno all’automobile di fermarsi.
“Si tratta di uno degli episodi più tristi ed efferati che mi sia capitato di affrontare” dice l’avvocato Michele Pezone, responsabile nazionale Diritti Animali Lndc. “Do certo, per parte nostra, ci sarà ogni attenzione allo scopo di attivare la magistratura e chiedere una punizione esemplare per il reato di uccisione di animale – la 189/04 prevede una pena fino a due anni di detenzione – aggravato dall’aver agito per motivi abietti”.
Sconvolti e indignati anche Eva Bianchi, presidente della sezione Lndc di Alghero, e Sebastiano Candidda, presidente della sezione Lndc di Porto Torres. Nel sottolineare la ferocia e la gratuità dell’uccisione, entrambi ricordano come il fatto sia emerso in modo fortuito e grazie, per una volta, all’intervento deciso e sensibile dei carabinieri: “Chissà quanti altri episodi di violenza sugli animali non vengono alla luce”.
Fatti sottovalutati, non facciamo che ricordarlo, dalle istituzioni, poiché è difficile credere che sadismi, brutalità, una feroce e folle interpretazione della giustizia fai da te, rimangano arginati al nostro rapporto con le altre specie, e non siano piuttosto da affrontare con urgenti politiche educative, orientate a un rispetto trasversale.
 
NEL CUORE.ORG
17 APRILE 2014
 
IRGOLI (NU), CANE UCCISO CON L'AUTO: L'ENPA DENUNCIA L'ALLEVATORE
"QUESTO CRIMINE È FRUTTO DI SMISURATA MALVAGITÀ"
 
L'Enpa ha denunciato un allevatore di Irgoli (Nuoro) che alcuni giorni fa ha ucciso un cane meticcio legandolo alla propria autovettura e trascinandolo sull'asfalto per diversi chilometri, fino ad ucciderlo tra atroci sofferenze. Al fatto ha assistito anche il figlio dell'allevatore, minorenne, che era con il padre nell'autovettura. Pertanto la procura procederà anche rispetto alla posizione di tutela che il genitore avrebbe dovuto avere nei confronti del 16enne. Secondo quanto dichiarato dallo stesso allevatore, voleva punire l'animale per avere infastidito alcune pecore. "Per questo - dice la Protezione animali - il nostro ufficio legale con la denuncia chiede non soltanto che l'uomo venga processato per i reati di maltrattamento ed uccisione di animale, per i quali può essere condannato ad una pena detentiva da tre a 18 mesi almeno, ma che siano riconosciute a suo carico le circostanze aggravanti legate ai motivi abietti e futili. Per spiegare l'efferatezza di un gesto tanto spregevole la crudeltà non basta; tale crimine può avere origine soltanto da una smisurata malvagità".
 
GEA PRESS
9 APRILE 2014
 
Vibo Valentia – Pelle di cane di fronte al canile
L'ENPA: siamo sconvolti, denunceremo tutto alle autorità

 
Tremenda scoperta avvenuta stamani innanzi al canile di Vibo Valentia. Una pelle verosimilmente di cane è stata fatta trovare nel marciapiede antistante la struttura dove operano i volontari dell’ENPA.
“Una scuoiatura perfetta” – ha dichiarato a GeaPress Enrica Saccani, presidente dell’ENPA di Vibo Valentia. Il pelame, infatti, è stato fatto vedere ad un Medico Veterinario che in tal senso si sarebbe espresso. Sempre secondo il professionista, che ha però rinviato alle analisi una precisa identificazione dell’animale, si tratta molto probabilmente di un volpino scuoiato e privato di testa e zampe. La scuoiatura sarebbe avvenuta di recente. La pelle, comunque, non si presentava più umida.
Proprio in questi giorni l’ENPA di Vibo Valentia dovrebbe prendere in affidamento il canile di Vibo Valentia. Su cosa  però può avere indotto mani ignote a compiere un gesto così tremendo, nulla può  dirsi. Questo fino all’esatta identificazione dell’animale. La pelle, peraltro, è ancora sul marciapiede.
“Ho chiamato varie autorità – riferisce Enrica Saccani a GeaPress – è venuta pure la Polizia Municipale, ma la pelle è ancora sul marcipiede. Proverò ora con l’ASP veterinaria ma non so più cosa fare”.
Quando stamani i volontari si sono recati nella struttura, erano all’incirca le 8.30 e la pelle non era stata notata. Più o meno intorno alle 9.15, i cani del canile hanno iniziato ad abbaiare. “Può succedere – spiega Enrica Saccani – ad esempio quando si avvicina una persona e per questo non ci siamo allarmati. Poi, vista l’insistenza, mi sono diretta alla finestra ed ho visto quanto inizialmente  scambiato per un cane  morto. Ho pertanto disposto che si andasse subito a vedere ed a quel punto è avvenuta la scoperta”.
Volontari sconvolti ed ancora nessuna ipotesi sulle motivazioni del gesto.
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2014
 
LAV, L'APPELLO PER UNA PASQUA ECO-COMPATIBILE E CRUELTY FREE
Menu alternativi, le proposte dell'associazione
 
Una Pasqua eco-compatibile e cruelty free, senza la crudeltà della carne portata in tavola: è l'appello che la LAV rivolge a tutte le famiglie e ai fedeli, per risparmiare la vita dei circa450.000 agnelli e capretti macellati ogni anno nel nostro Paese per questa ricorrenza religiosa che mentre celebra la risurrezione condanna a morte tanti animali per un consumo non necessario.
Consumo che ha un impatto devastante sul clima, e sul Pianeta, che non possiamo ignorare. L'allevamento di animali destinati all'alimentazione umana, infatti, è colpevole di incrementare l'accumulo di gas serra nell'atmosfera, che la crescente domanda di carne proveniente dai Paesi in via di sviluppo rischia di aumentare esponenzialmente.
Più di 3 milioni di animali, tra ovini e caprini, vengono macellati ogni anno per finire sulle tavole degli italiani, con un'impennata proprio durante le festività pasquali e natalizie, quando si macellano il triplo degli animali macellati in altri periodi. Il triste primato delle macellazioni di ovini e caprini spetta alla Sardegna e al Lazio, seguite, ma in percentuali minori, da Puglia, Campania e Toscana.
"Sebbene in dieci anni la macellazione di ovicaprini sia diminuita di più della metà, passando da più di 7 milioni di animali macellati nel 2004 ai 3 milioni macellati nel 2013 (dati Istat), la strada per un'alimentazione cruelty free è ancora lunga – commenta Paola Segurini, responsabile LAV settore Veg – anche se la consapevolezza dell'importanza, per il Pianeta, per gli animali e per la salute, delle scelte individuali a tavola sta aumentando".
La LAV propone su www.cambiamenu.it tanti piatti prelibati privi di ingredienti di origine animale e ovviamente un goloso Menu di Pasqua, per una Pasqua Buona davvero.
Questo il menu proposto dalla LAV:
Frittelle di radicchio e porri con salsa di avocado e lime
Conchiglioni ripieni di patate e pomodori secchi
Straccetti di seitan e tortino di spinaci
Crostata al cioccolato con mousse all'arancia
Scopri le ricette su: http://www.cambiamenu.it/menu/Per-una-Pasqua-Buona-davvero.
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2014
 
ERSILIA ORFEI: "IL PRIMO GRANDE CIRCO FU DI PAPA' E SENZA ANIMALI"
Una testimonianza dalla storica famiglia circense
 
Animalisti italiani onlus ha coinvolto nella sua protesta contro la presenza di circhi con animali sul territorio bolognese Ersilia Orfei, membro della famiglia Orfei, storicamente impegnata nel mondo del circo. Un appoggio che l'associazione ha avuto alla vigilia della decisione del Tar dell'Emilia-Romagna, in merito all'ordinanza del Comune di Bologna che vietava la presenza sul territorio di circhi con gradi felini - provvedimento sospeso in via cautelare dallo stesso tribunale su istanza della Global Circus, coadiuvata dall'Ente Nazionale Circhi. ''Facendo parte di una grande famiglia di circensi ed essendo figlia di Paolo Orfei - ha detto - sostengo questa campagna perche' so che il primo grande circo fu quello di mio padre e nacque senza animali. Ma oggi non e' piu' cosi': sono nata nel circo e so che gli animali vengono maltrattati. Il circo oggi non e' piu' quello di una volta, dov'e' oggi l'educazione per bambini e il rispetto per la vita? Il sindaco forse non si aspetta che ci sia una Orfei dalla sua parte''. Pierpaolo Cirillo, della sede nazionale di Animalisti italiani onlus, ha spiegato di rendersi ''disponibile a sostenere e supportare la scelta del sindaco di Bologna, Virginio Merola, e della sua amministrazione. Esprimiamo il nostro complimento e ci aspettiamo che la sentenza del Tar di domani ci dia ragione''.
 
IL TIRRENO
9 APRILE 2014
 
In spiaggia a Lido con Fido 100 ombrelloni per i cani
 
CAMAIORE (LU) - Quella che sta per iniziare sarà un'estate di divertimento per adulti, bambini e… amici a quattro zampe. A Lido di Camaiore, infatti, sono oltre un centinaio gli ombrelloni attrezzati per accogliere i cani sulla spiaggia, con tanto di ciotole per l'acqua, zone d'ombra e ganci per il guinzaglio. «Siamo partiti con questa novità qualche anno fa - spiega il presidente dei balneari Luca Petucci - Abbiamo sottoscritto un disciplinare assieme a Comune e Asl, con quest'ultima che ci ha fornito una sorta di vademecum con le regole di condotta a cui ci si deve attenere per portare gli animali in spiaggia. La cosa ha funzionato e i nostri clienti hanno gradito: gli ombrelloni per cani sono andati via come il pane e così oltre la metà dei bagni ha deciso di predisporne almeno un paio». Il servizio non presenta costi aggiuntivi e i bagni che lo offrono espongono il logo "Bau-beach". I cani possono accedere in spiaggia, previa sottoscrizione di un regolamento da parte del padrone. Che impone ai proprietari di tenere sempre d'occhio il proprio animale: non tenerlo con un guinzaglio più lungo di un metro e mezzo, portarlo a passeggiare ogni due ore, assicurarsi che abbia la ciotola piena d'acqua, avere con sé la museruola. I cani - in compagnia dei padroni - potranno anche fare il bagno, ma solo nei momenti di minor ressa: prima delle 9.30 o dopo le 19. La riscossa canina iniziata sulla spiaggia del Lido rischia di arrivare fino al palazzo civico di Camaiore, dove si comincia a parlare dell'adeguamento dei regolamenti a una norma regionale sulla protezione degli animali e sul loro accesso alle aree pubbliche. Il Comune di Firenze è stato uno dei primi a muoversi in questa direzione con una proposta che prevede addirittura sanzioni a negozi e uffici pubblici che espongono cartelli con il divieto di accesso ai cani. Ora, anche Camaiore sta facendo dei passi in questa direzione. «Molti turisti ci hanno fatto presente il problema, così abbiamo cercato di porre rimedio - spiega l'assessore Olga Rita Rovai - Per quanto riguarda il demanio e la spiaggia libera davanti piazza Lemmetti il bando prevede che chi prende le concessioni riservi uno spazio attrezzato agli animali». Alcuni lettori segnalano che esistono ancora molte zone off-limits per i cani: il pontile è una di queste. «Per la parte di competenza del Comune - prosegue l'assessore -d'accordo con la municipale era stato istituito il divieto agli animali, anche per non deturpare la pavimentazione. Ora stiamo valutando la possibilità di ampliare gli accessi, magari attrezzandolo con cestini e dispenser per la raccolta delle feci».
 
ABRUZZO 24 ORE
9 APRILE 2014
 
Al mare con gli animali da affezione, Abruzzo, approvate norme per loro accesso in spiaggia
 
Approvata oggi in Consiglio regionale d’Abruzzo la legge “Norme per l'accesso in spiaggia di animali d'affezione ”, promossa da Riccardo Chiavaroli di Forza Italia (primo firmatario) e sottoscritta da  Maurizio Acerbo, Nicola Argitò', Carlo Costantini, Walter , Gianfranco Giuliante, Emilio Nasuti, Lucrezio Paolini, Antonio Prospero,  Marinella Sclocco, Nicoletta Verì’.
La legge, tra le prime in Italia sul tema, consentirà un più libero accesso di cani e gatti alle spiagge, al fine, da un lato, di agevolare i possessori di tali animali, con un incremento della attività turistica, e dall'altro di contrastare il ben noto e triste fenomeno dell'abbandono di animali domestici durante il periodo estivo, che, oltre ad essere una pratica incivile, è causa anche di molti incidenti.
Secondo le indicazioni di Chiavaroli e dei proponenti, con la nuova legge si garantisce l'accesso, nel rispetto della vigente normativa in materia di sicurezza, a tali animali in tutte le spiagge d’Abruzzo - fatta salva la possibilità ai Comuni, ai titolari della concessione demaniale o ai gestori, di adottare misure limitative all'accesso degli animali alle stesse -  consentendolo invece agli animali in regola con le normative igienico sanitarie e coperti dalle vaccinazioni.
La legge inoltre impone, per maggiore sicurezza dei bagnanti, che i possessori di cani curino attentamente la sorveglianza e il benessere degli animali d’affezione che saranno portati in spiaggia e l’erogazione di sanzioni amministrative per chi non sarà in regola con le norme relative al controllo dell’identificazione e vaccinazione degli animali; viene inoltre consentita la sosta degli animali anche nel perimetro degli ombrelloni e, comunque, nelle immediate vicinanze del proprietario o detentore e viene sempre e comunque garantito il libero accesso dei cani guida per non vedenti.
Infine nella legge vengono altresì disciplinati altri aspetti quali: il rispetto delle norme igieniche, con l’obbligo per il proprietario o il detentorealla rimozione e allo smaltimento immediato di deiezioni; la balneazione, qualora non espressamente vietata, degli animali, sempre sotto stretta sorveglianza e responsabilità del proprietario o detentore; il divieto d'accesso per gli animali agli stessi in luoghi particolari come piscine, docce, giochi per bimbi;  l’indicazione a creare appositi spazi riservati agli animali per il ristoro, l'abbeveraggio o il gioco nel rispetto dei piani spiaggia; la pubblicazione sui siti internet della regione di una apposita sezione contenente gli elenchi di tutte le aree che consentono l'accesso a cani e gatti e i servizi offerti, in quanto è indubbio che un'adeguata pubblicizzazione della possibilità, per i proprietari di animali, di poterli portare con sé in vacanza, favorirà nuove presenze di questa tipologia di turisti.
 
NEL CUORE.ORG
10 APRILE 2014
 
CANI E GATTI SULLE SPIAGGE, IN ABRUZZO APPROVATA LA LEGGE
"Per incrementare il turismo e ridurre gli abbandoni"
 
Libero accesso di cani e gatti sulle spiagge abruzzesi, nel rispetto delle norme sulla sicurezza. Lo prevede la legge regionale a cui ha dato via libera il Consiglio d'Abruzzo. L'obiettivo è di incrementare il turismo e contrastare il fenomeno dell'abbandono estivo.
I Comuni ed i titolari degli stabilimenti potranno comunque fissare eventuali limiti. Gli animali potranno stare nel perimetro degli ombrelloni e, comunque, nelle immediate vicinanze del proprietario. Sempre garantito il libero accesso dei cani guida per non vedenti. Nessun animale, invece, in luoghi particolari come piscine, docce e giochi per bimbi.
"Norme per l'accesso alle spiagge degli animali di affezione" è stata promossa da Riccardo Chiavaroli (primo firmatario) e sottoscritta da Maurizio Acerbo, Nicola Argiro', Carlo Costantini, Walter Di Bastiano, Gianfranco Giuliante, Emilio Nasuti, Lucrezio Paolini, Antonio Prospero, Marinella Sclocco, Nicoletta Verì. Secondo i proponenti è una delle prime in Italia sul tema. La legge impone che i possessori di cani curino attentamente sorveglianza e benessere degli animali d'affezione che saranno portati in spiaggia. Per quanti contravverranno a controllo dell'identificazione e vaccinazione sono previste sanzioni amministrative.
 
LA REPUBBLICA
9 APRILE 2014
 
Animali, ingresso libero anche nelle Rsa
Via libera del consiglio comunale alla risoluzione di Leonardo Bieber del Pd
 
Consentire l'ingresso degli animali da compagnia nelle strutture sanitarie, anche nei ricoveri a lunga degenza . E' questa la richiesta del consigliere del Pd Leonardo Bieber contenuta nella risoluzione approvata nell'ultima seduta del consiglio comunale e con la quale si chiede alla Regione Toscana di adottare un apposito regolamento contenete le norme igienico  - anitarie che dovranno garantire e disciplinare limiti e modalità d'accesso.
"L'idea della risoluzione  -  spiega Bieber - nasce quando nei mesi scorsi ho saputo che nel reparto intensivo di Santa Maria Nuova il primario di anestesia e rianimazione ha acconsentito ad un paziente ricoverato di poter far entrare il proprio cane nella camera di degenza, dopo chiaramente le opportune verifiche di carattere igienico sanitarie. In Italia non esiste una legislazione sulla questione che è invece rimessa alla valutazione discrezionale del singolo medico".
L'Emilia Romagna, nel marzo del 2013, per prima ha modificato la normativa esistente consentendo l'acceso di animali al seguito del proprietario detentore nelle strutture ospedaliere pubbliche e private regionali accreditate dal servizio sanitario regionale. "In Toscana", dice Bieber, "alcuni Comuni come Prato hanno sottoscritto specifici protocolli d'intesa con l'Asl per permettere ingresso degli animali domestici nelle strutture sanitarie". Al Meyer non solo ormai da diversi anni vengono ammessi cani addestrati per la pet therapy, ma anche il cane di famiglia nei prossimi mesi potrà far visita ai bambini previo verifica dei requisiti che saranno stabiliti atti a regolamentare le modalità della visita (orario, giorno, tipo di cane, tipologia di guinzaglio, vaccinazioni sanitarie).
"E' indubbio  -  spiega Bieber  -  che la presenza del proprio animale nell'ospedale correttamente regolamentata, non solo rappresenterebbe un fattore di umanizzazione della struttura stessa, ma avrebbe sul paziente ricoverato anche importanti benefici psico-fisici. La speranza è che davvero la Regione Toscana  -  sulla falsariga di quanto normato nella vicina Emilia-Romagna - possa arrivare a compiere questo ulteriore atto di civiltà disciplinando limiti e modalità d'accesso: sarebbe un bell'atto di amore verso chi soffre e verso i nostri migliori amici a quattro zampe".
 
TRENTINO
9 APRILE 2014
 
Michele, il giovane cuoco convertito alla cucina vegana
 
di Sandra Mattei
 
VALLE DEI LAGHI (prov. di Trento) - Una passione nata da giovanissimo, quando aveva 16 anni ed a diventare cuoco non ci pensava ancora. Ora Michele Granuzzo che vive a Vezzano e di anni ne ha 21, sogna di aprire un locale tutto suo, però al momento la prospettiva è quella di tornare a Berlino, dove è già stato 5 mesi e dove ha fatto esperienza. La città tedesca infatti offre tante possibilità di lavoro per chi è giovane e, soprattutto, i costi sono concorrenziali per mettere in piedi un’attività. E questo è il sogno di Michele Granuzzo, aprire un locale suo, un po’ particolare, perché è un cuoco vegano. Ecco come racconta il suo percorso, ora che è tornato per un periodo a casa e si appresta a organizzare un corso di cucina vegana aSarche. «Tutto è nato anche per una situazione familiare - racconta Michele - dato che il marito di mia madre soffre di una malattia ai polmoni per la quale la cucina ufficiale prevede solo la cura a base di cortisone, mentre cure alternative consigliano una dieta povera di zuccheri e latticini, che possa aiutare a contenere i danni della patologia. Così è stato: da quando ha scelto di assumere cibi senza grassi animali e senza zucchero, il marito di mia madre si sente meglio». I primi rudimenti della cucina vegana li ha appresi alla scuola “Sana Gola” di Milano, della quale di recente si è occupato anche un servizio realizzato dalle “Iene”, perché seguendo una dieta vegana altri malati, in questo caso di tumore, avrebbero avuto giovamento». Anche se, Michele ammette che alcune esasperazioni, come la cucina vegana crudista, non lo convincono. Ma come si fa a rinunciare al latte, chiediamo, che significa rinunciare anche ai dolci? Michele spiega che ormai in commercio ci sono tanti tipi di latte che si ricavano dal riso, dall’avena, dalla soia e che si prestano benissimo a fare dolci e gelati. Scompensi fisici? «Non ne ho - risponde – io non mangio da tempo uova, fomaggio, carne, ma faccio arrampicata senza problemi». Per arrivare all’attività nella sua Valle dei Laghi, prima di spiccare il volo a New York per un altro corso che sarà proprio sulla pasticceria, Michele ha aderito tempo fa anche ad un'iniziativa proposta dalla titolare del negozio “L'Achillea” per una cena vegana, nella quale i posti disponibili sono stati subito prenotati a dimostrazione dell'interesse della gente per questa cucina. A breve Michele Granuzzo ha in programma di realizzare un corso, a Sarche: si tratta di 8 incontri, dal 10 maggio al 28 giugno, tutti i sabati. Le lezioni spaziano dalla pasticceria al seitan e tofu, dalla pasta alla pizza e torte salate, alla cucina senza glutine. I posti sono al massimo 20, si può iscriversi anche solo ad alcune lezioni. Info: michele.granuzzo@hotmail.it, o tel. 3450408957.
 
TARGATO CN
9 APRILE 2014
 
Piemonte, la crisi economica continua, ma rinunciare agli animali domestici è difficile
Le ultime stime sulla situazione delle imprese piemontesi non lascia adito a dubbi, la crisi in Piemonte è ancora molto lontana dall’essere finita, ed anche le proiezioni sulla produzione del prossimo trimestre lasciano tutto invariato
 
Piemonte, la crisi economica continua, ma rinunciare agli animali domestici è difficile
Le ultime stime sulla situazione delle imprese piemontesi non lascia adito a dubbi, la crisi in Piemonte è ancora molto lontana dall’essere finita, ed anche le proiezioni sulla produzione del prossimo trimestre lasciano tutto invariato. Le imprese che sembrano avere i maggiori problemi ad uscire dalla crisi sono quelle artigiane, che non hanno in programma alcun investimento, ma soprattutto non hanno intenzione di assumere manodopera qualificata, neanche a livello di apprendistato.
Da questo punto di vista la situazione occupazionale si fa sempre più pesante, anche perché in fin dei conti ad oggi il lavoratore costa troppo alle aziende, che non si possono permettere, non tanto di pagare lo stipendio, ma di versarci sopra le tasse. Ecco perché una possibile soluzione alla crisi arriva dalla richiesta di una riduzione del cuneo fiscale, che permetta anche ai piccoli imprenditori di poter pensare di tornare competitivi in un mercato sempre più globalizzato.
In tutto questo, oltre alle piccole imprese, quelle che pagano il maggior dazio sono le famiglie, sempre più in difficoltà nel riuscire ad arrivare a fine mese, e che quindi si vedono costrette a tagliare la maggior parte delle spese cosiddette superflue. Una delle spese che incidono maggiormente sul bilancio familiare, ed alla quale è difficile rinunciare, è quella relativa agli animali domestici, come per esempio quella per i cani, che nonostante la possibilità di sfruttare le offerte online di siti web specializzati come perilcane.it, diventa ogni mese sempre più faticosa da sostenere.
Il cane è uno degli animali domestici più diffusi, ma anche uno di quelli che necessita delle maggiori cure ed attenzioni, senza considerare che alcune razze canine devono seguire un determinato regime alimentare. Infatti la maggior parte del costo da sostenere per quanto riguarda i nostri amici a quattro zampe, non è tanto quello relativo ad esempio al prezzo delle cucce per cane, quanto piuttosto quello relativo alla spesa necessaria per gli alimenti, e per quei prodotti che consentono di mantenerlo in perfetta salute.
Un’altra voce del consuntivo di fine mese, che incide notevolmente sulle spese domestiche, è quella delle visite dal veterinario, alle quali non si può proprio rinunciare per il bene del cane, senza considerare gli eventuali farmaci prescritti, che non rientrano tra quelli che vengono passati dal sistema sanitario nazionale, ma vanno acquistati a prezzo pieno. Tirando le debite somme, ecco quindi che ci si deve per forza porre il problema se sia ancora possibile sostenere la spesa per il mantenimento del cane, o comunque di un qualunque altro animale domestico, visto che il potere di acquisto delle famiglie, soprattutto nella realtà piemontese, sta diminuendo sempre di più ogni giorno che passa.
Dare una risposta al dilemma se rinunciare o meno a tenere un animale domestico, che, come nel caso dei cani, dispensa amore incondizionato, e che quindi allieta comunque la giornata con la sua sola presenza, è sicuramente molto difficile. Se la situazione non dovesse migliorare nei prossimi mesi è probabile che ci si troverà veramente a dover veramente considerare gli animali domestici come una spesa superflua, si spera solo che quel giorno sia il più lontano possibile.
 
NATIONAL GEOGRAPHIC
9 APRILE 2014
 
Animali ed esseri umani  devono avere gli stessi diritti?
La risposta sembra scontata, ma cosa succede se cani, gatti e uomini sono uguali davanti alla legge? E perché i veterinari si oppongono?
 
di Rachel Hartigan Shea
 
Amiamo i nostri animali. Circa il 90 percento dei proprietari considera il proprio animale domestico come un membro della famiglia. Oltre l'80 per cento di noi rischierebbe la vita per loro. Solo l'anno scorso, gli americani hanno speso per loro 55 miliardi di dollari. 
Si tratta di un fenomeno abbastanza recente. I proprietari di cani e gatti si sono quadruplicati dagli anni Sessanta del Novecento, e la spesa per gli animali domestici è raddoppiata dal 2000 a oggi. Oltre che nei nostri cuori, i nostri amici a quattro zampe (circa 150 milioni solo negli Stati Uniti) si sono aperti un varco anche nel sistema giudiziario: soprattutto negli USA, sono diventati oggetto di legislazione e battaglie in tribunale, godendo in certi casi persino della rappresentanza di un legale.
"Mentre diventavano parte della famiglia nelle nostre case, gli animali sono stati equiparati ai nostri familiari anche agli occhi della legge", scrive David Grimm nel suo libro Citizen Canine: Our Evolving Relationship with Cats and Dogs.
Abbiamo chiesto a Grimm se, per legge, gli animali sono considerati persone giuridiche o proprietà, e cosa significhi per loro e per chi li ama l'evoluzione del loro status.
Ho un cane e un gatto, che diritti hanno?
Nell'ultimo ventennio sono state promulgate molte leggi che conferiscono a questi animali quelli che molti giuristi chiamerebbero diritti soggettivi, come diritto di essere trattati senza crudeltà, quello di essere salvati da una catastrofe naturale, o persino il diritto alla difesa dei loro interessi in tribunale.
Eppure, cani e gatti sono ancora considerati beni di proprietà: agli occhi della legge non c'è differenza fra loro e una macchina o un divano. Sono state introdotte però una serie di modifiche normative che hanno reso meno netto il confine tra animali ed esseri umani, tra beni di proprietà e persone giuridiche, soprattutto quando si parla di cani e gatti.
Nei casi di affidamento, i giudici hanno iniziato a prendere in considerazione il miglior interesse dell'animale, ad esempio in quale casa starebbe meglio; una prospettiva che non si applica a un divano o a una lampada. Ora, se un cane o un gatto vengono uccisi, i proprietari iniziano a fare causa per sofferenze mentali e perdita di un compagno, caso che in genere si applicava solo alla perdita di un coniuge o di un figlio. È una rivoluzione che sta avvenendo nelle aule dei tribunali e nelle nostre case.
La American Veterinary Medical Association (AVMA) è contraria all'idea di applicare la categoria di persona giuridica agli animali domestici. Perché?
I veterinari hanno capito di avere tutto l'interesse al che i nostri animali domestici vengano trattati come bambini. Se consideri il tuo gatto alla stregua di un tostapane, non spenderai 500 dollari da un veterinario per curarlo, o 2.000 dollari in chemioterapia.
I veterinari hanno costruito le loro carriere su questa relazione affettiva. Costituiscono la terza categoria professionale piu rispettata, dopo i medici e gli infermieri. Ma quando si è trattato di considerare gli animali come persone davanti alla legge, hanno intimato l'altolà. Il loro timore è quello di essere denunciati per negligenza, e di vedersi intentare cause per decine di migliaia di dollari per un animale che ne vale poche decine.
I veterinari si trovano in una situazione molto delicata: beneficiano del fatto che gli animali siano considerati membri della famiglia, ma incominciano a vedere il rovescio della medaglia. Se trattiamo gli animali come bambini, quando qualcosa va storto, verranno denunciati come se si trattasse di bambini.
Perché questo rapporto affettivo così stretto si è sviluppato solo ora, dopo migliaia di anni di domesticazione di cani e gatti?
Penso che concorrano molti fattori, prima di tutto la scomparsa di altri animali dalla nostra vita quotidiana. All'inizio del XX secolo, c'erano cavalli e maiali dappertutto, ora sono scomparsi. Inoltre, vivevamo in case affollate di persone, nonni, genitori, cugini. Oggi ci sono molte coppie senza figli, o con figli ormai troppo grandi, alte percentuali di divorzi, single. C'è un vuoto nelle nostre case che è stato riempito da cani e gatti. Non è più un comportamento marginale, è la nostra società.
Alcuni mettono in guardia sul fatto che dare riconoscimento legale ai diritti degli animali minerebbe il significato stesso di essere umano.
Ne ho parlato con un professore di legge della Pepperdine University, Richard Cupp. È un grande appassionato di animali, ha vari cani che considera come persone di famiglia, ma è molto preoccupato all'idea di conferire agli animali domestici lo stesso status giuridico.
Lui ritiene, come molti giuristi, che l'essere umano sia unico, e che solo l'uomo possa avere diritti in quanto questi implicano il concetto di rsponsabilità, e la capacità di comprendere come funziona la società e il sistema giuridico. Tutta la civiltà umana si fonda non solo sulla comprensione dei nostri diritti, ma anche di quelli altrui. Conferire diritti gli animali, che non sono in grado di comprendere questo status e questi diritti che diamo loro, distruggerebbe questi principi.
Se gli animali acquisiscono uno stato di persona giuridica, ciò fa venire meno i diritti dei loro proprietari?
È una posizione che ha sostenuto l'AVMA: se il tuo gatto è persona giuridica, e il tuo vicino ritiene che tu non lo stia trattando bene - non gli dai da mangiare abbastanza o non spendi 5.000 dollari in chemioterapia se è malato - il tuo vicino o l'equivalente dei servizi sociali può intervenire e portarti via l'animale, proprio come si fa con i minori.
Altri ancora possono obbiettare che, se un animale è una persona, non può essere sterilizzato contro la sua volontà. O non può essere venduto e comprato. Per quanto sembri esagerata, questa è la tendenza, e ancora non sappiamo dove approderà.
Cosa pensa del paragone fatto da qualcuno fra il movimento per i diritti degli animali e quello per i diritti civili?
È un tema molto delicato. Ovviamente, questo è un paragone offensivo per gli afroamericani. D'altra parte però i promotori dei diritti degli animali hanno bisogno di un precedente su cui appoggiarsi. Quando consideriamo l'evoluzione del nostro rapporto con gli animali, vediamo che sono passati dallo stato selvatico, a quello di beni di proprietà; ora qualcuno lotta affinché vengano riconosciuti come persone.
E in effetti, è lo stesso percorso seguito dagli afroamericani. Quando erano in Africa, erano considerati acome animali, rapiti, venduti e maltrattati senza alcuna conseguenza. Poi il movimento abolizionista ha lottato affinché da beni di proprietà venissero considerati persone giuridiche.
Ma gli africani sono sempre stati esseri umani, mentre i cani no.
È quello che sostengono coloro che sono contrari. Possiamo aver fatto finta per un po' che i neri non fossero esseri umani, ma lo sono sempre stati, ed è l'argomento che viene usato contro gli animalisti. Possiamo far finta quanto vogliamo che un cane o un gatto sia una persona, ma la biologia ci dice il contrario.
 
GREEN STYLE
9 APRILE 2014
 
L’anemia nel gatto, sintomi e terapia
 
Esattamente come accade al cane, anche il gatto può soffrire di anemia: spesso è la conseguenza finale di altre patologie. L’affezione è più frequente di quanto si possa pensare ed è legata alla produzione di emoglobina e ossigeno in circolo nel sangue. Una presenza scadente di globuli rossi, una mancata rigenerazione, può determinare uno scarso quantitativo di ossigeno nel sangue e all’interno delle cellule. Inoltre una vita più breve per i globuli rossi felini (70 giorni contro i 120 di cane e uomo) predispone il gatto all’anemia. Lo sviluppo della malattia è molto più rapido e veloce.
Anemia: tipologie e cause
Le anemie feline si suddividono in rigenerative e non rigenerative. Nel primo caso la malattia è la conseguenza di un trauma, di una emorragia oppure di emolisi. Nell’anemia non rigenerativa il midollo osseo cessa di produrre i globuli rossi, spesso in concomitanza con altre infezioni e malattie. Le cause più accreditate sono da individuare tra infiammazioni e versamenti intestinali, traumi, presenza di parassiti, tumori, patologie gravi, FIV e carenza di ferro. I sintomi possono manifestarsi con diversi livelli di gravità, oppure vivere in modo silenzioso. I più comuni sono gengive e mucose pallide, occasionalmente lo sviluppo dell’ittero.
Il gatto appare affannato, stanco, con una frequenza cardiaca alta e febbre. Quindi mostra sintomi tipici di altre patologie, come FIP e insufficienza renale cronica. Il felino, alla ricerca di sali minerali, sviluppa interesse per cibi anomali e atipici. Ad esempio fango e terra, la sabbia della lettiera e l’intonaco dei muri. Al contempo subentra l’inappetenza verso i cibi soliti, il micio è stanco, dimagrisce rapidamente, appare debole e dorme molto.
Diagnosi, terapia e cura
Per individuare l’anemia nel gatto è importante consultare il veterinario di fiducia, che effettuerà alcuni test mirati ed esami del sangue specifici. Anche un test delle feci e del midollo osseo, per stanare eventuali parassiti e la reale causa scatenante.
La cura può contemplare una revisione della dieta, con l’integrazione di cibi utili per la produzione di globuli rossi. Oppure la somministrazione di antibiotici, nel caso delle infezioni, ma anche di corticosteroidi in caso di risposte immunitarie anomale. In situazione di grave anemia il medico effettuerà delle trasfusoni di sangue, ipotesi da valutare dopo analisi e compatibilità di rito.
Con i dovuti accorgimenti, cure e attenzioni il gatto, se non gravemente malato, potrebbe lentamente riprendersi e vivere una vita tranquilla. Importante ripetere annualmente tutti i test per scongiurare ricadute o problematiche connesse all’anemia. Se non curata la malattia può condurre alla morte.
 
SI’ 24.IT
9 APRILE 2014
 
Quanto è importante il gioco nel cucciolo e nel cane adulto?

Aurora Tagliavia

 
Il cane è un eterno bambino e come tale ama divertirsi, tutti i proprietari di un cane sanno quanto gli piaccia giocare sia da cucciolo che da adulto; il gioco rappresenta un aspetto fondamentale nella sua vita e questa attività ludica ha molteplici funzioni. A prima vista, e ai meno esperti, può sembrare un comportamento fine a se stesso ma il gioco rappresenta invece, un elemento determinante per una buona salute fisica e mentale del nostro amico a quattro zampe.
Quindi, che ruolo ha il gioco, nel cucciolo e nel cane adulto?
Attraverso il gioco i nostri amici a quattro zampe riescono a facilitare e migliorare l’interazione sociale, aumentano la destrezza fisica e mentale, migliorano anche la coordinazione, i cuccioli per esempio, si esercitano a dare le prime dimostrazioni dei rituali e dei comportamenti di un branco, hanno l’opportunità di esplorare e di imparare a risolvere problemi di difficoltà crescente.
Durante i primi mesi di vita il cane impara ad interagire con i propri simili e con altre specie: il gioco è necessario per imparare a relazionarsi, rappresenta il mezzo comunicativo per eccellenza, crea dei legami e permette la socializzazione. È proprio grazie ad una corretta socializzazione che il nostro cane impara a relazionarsi meglio prevenendo così molti problemi relativi ad aggressività, paure o fobie. Dobbiamo permettere al cucciolo di giocare anche con le persone oltre che con i suoi simili, ma ci sono alcune piccole regole da tenere in considerazione.
Non permettiamo che il nostro cucciolo giochi mordendo mani, caviglie o altre parti del nostro corpo: ricordiamoci che da adulto questo suo atteggiamento potrebbe causare gravi problemi. Se dovesse farlo, interrompiamo immediatamente ogni interazione con lui. Acquistiamo qualche giocattolo per cani, e indirizziamo le sue attenzioni solo su questi; anche concedergli di giocare con i nostri indumenti è sbagliato: per il cucciolo non c’è alcuna differenza tra un indumento vecchio e uno nuovo.
Il gioco con il nostro cane deve diventare una routine quotidiana: è un momento di relazione fondamentale che va però gestito con attenzione. Se vogliamo giocare a tirare la pallina per farcela riportare, la cosa migliore è procurarsi due palline identiche. Prima ne lanciamo una, quando il cane l’avrà presa lo richiamiamo e gli facciamo vedere l’altra: in questo modo lascerà la pallina per andare a prendere la seconda, e così via.
Questo permette al cane di comprendere che non c’è competizione, ma che si tratta di uno scambio e di una collaborazione, così lascerà volentieri la pallina, perché saprà che noi non vogliamo rubargliela. Non facciamo mai l’errore di togliergli l’oggetto dalla bocca: così impara solo a trattenerlo o scappare da noi.
Piuttosto prendiamo un bocconcino molto appetibile e passiamolo sotto il suo naso: appena aprirà la bocca, diremo “lascia” e daremo il premio. Ancora una volta comprenderà che non ha alcun motivo di essere competitivo. Se al nostro cane diamo la possibilità di giocare nel modo corretto, sia da cucciolo che da adulto, sarà un cane felice ed equilibrato, ben socializzato e soprattutto meno stressato.
 
ANSA
9 APRILE 2014
 
Animali albini, la natura si tinge di bianco
Da deficienza della pigmentazione esemplari di grande fascino
 
Pelle, piume e peli bianchissimi, che spesso si accompagnano a occhi rossastri o violacei. L'albinismo è una malattia congenita che, al pari degli uomini, colpisce anche gli altri animali vertebrati, così come i petali, le foglie e i frutti. Diversi mammiferi e uccelli, pesci e rettili possono essere affetti da albinismo, che consiste in una deficienza della pigmentazione della pelle, dei peli e dell'iride. Dal pinguino al serpente, dal pavone al koala, dal daino al canguro, il risultato sono animali rarissimi e affascinanti, che catturano l'attenzione di chi li incontra. Uno degli ultimi esempi è la cavallina albina nata la settimana scorsa ad Assisi da due campioni del trotto, già diventata una star sulla stampa e i social network.
FOTO
 
IL TIRRENO
10 APRILE 2014
Cane ucciso, ma qualcuno indaga?
PISTOIA - Fabrizio Geri, ex consigliere comunale e oggi (soi disant) cittadino del mondo ci manda questa interessante lettera su un caso di sevizie nei confronti degli animali domestici. «Il giorno di Natale un piccolo meticcio di una famiglia residente nei pressi di Sant’Alessio venne ucciso con una freccia sparata verosimilmente da una balestra. «L’intestino del povero animale era stato perforato da parte a parte, e dopo aver perso molto sangue, per il povero cagnolino, non ci fu più nulla da fare». Un episodio di una crudeltà infinita che i giornali riportarono con grande risalto, ma poi non si è più saputo nulla. Ed è questo il problema che solleva Geri. «Era stata fatta la denuncia al Comando dei carabinieri ma da allora sembra che tutto sia finito nel dimenticatoio. Ritengo invece doveroso che le forze dell’ordine – scrive Geri – si attivino a tutto campo e arrivino all’individuazione del responsabile. Non è tollerabile che persone armate, di un’arma proibita tra l’altro, possano trovarsi in condizione di nuocere ancora e minare la sicurezza di altri animali e persone. «La violenza sugli animali è prodromo della violenza sugli uomini e come accade in Usa chi gira armato e aggredisce degli esseri viventi continuerà a farlo, se non fermato». «Faccio appello alla professionalità delle forza dell’ordine – conclude la lettera di Fabrizio Geri – affinché le indagini vadano avanti con la massima solerzia del caso».  
 
LECCE PRIMA
10 APRILE 2014
Colpi di fucile contro un cane. E’ di proprietà del presidente del “Bellaria”
E' stato un dipendente della struttura sportiva, che sorge sulla strada che collega Lecce a Frigole, ad accorgersi che l'animale era stato ferito. L'episodio si è verificato in piena mattinata: l'animale preso di mira con un'arma da caccia
LECCE – Un altro gesto di crudeltà contro un animale. L’ennesimo. Un cane, Black il suo nome, appartenente al presidente del centro sportivo “Bellaria”, è stato colpito, presumibilmente con un fucile da caccia nei pressi dell’impianto. E’ stato un dipendente della struttura ad accorgersi, poco dopo le 10 di questa mattina che l’animale sanguinava.
La struttura sportiva si trova al sesto chilometro della strada Lecce-Frigole. Intorno ci sono villette abitate tutto l’anno e per questo si fa fatica a comprendere come l’episodio si sia potuto verificare nel pieno della mattinata. Il cane è stato portato prima presso il canile sanitario, poi in uno studio veterinario privato. Fortunatamente non è in pericolo di vita.
 
NEL CUORE.ORG
10 APRILE 2014
 
"SAVANA? NO, LATINA. CUCCIOLI DI LEONE SI ESIBISCONO SULL'ASFALTO"
Animal Amnesty: la foto scattata in piazza del Popolo

 
Latina - L'immagine qui accanto è stata pubblicata sulla pagina Facebook del gruppo Animal Amnesty nel pomeriggio e non può far altro che indispettirci. Oggi, a Latina, in occasione della quinta edizione della "Giornata mondiale del circo", si legge nel commento a corredo della foto, dei cuccioli di leone sono stati esposti in piazza del Popolo. Redy Montico terrà con loro una sessione pubblica di addestramento.
"E' vergognoso notare che nella gabbia dei poveri leoncini - sottolineano gli attivisti - non c'è nemmeno un po' di paglia e che quindi sono costretti a camminare direttamente sull'asfalto, senza rispettare neanche le più elementari linee guida Cites per il benessere degli animali. Cuccioli che a pochi mesi di vita già sono sfruttati come merce e che dovranno subire lo stress di un addestramento in pubblico, tra le grida dei bambini e le richieste dell'addestratore. La savana non è mai stata così lontana".
 
NEL CUORE.ORG
11 APRILE 2014
 
LEONI IN PIAZZA A LATINA, BRAMBILLA: ORRORE, IL CIRCO UMILIA GLI ANIMALI
"L'uomo si conferma la bestia più feroce"
 
"Nel Medioevo i nemici o i delinquenti si esponevano sulla pubblica piazza in gabbia o incatenati alla gogna. Oggi un simile trattamento ci farebbe orrore, anche se riservato al peggiore degli uomini. Però quando ci sono di mezzo gli animali, perfino quelli che la nostra cultura considera più 'nobili', il livello di tolleranza misteriosamente sale. A me, invece, fa orrore vedere le fotografie dei leoni nella gabbia improvvisata sulla piazza principale di Latina. Ci vedo la conferma di una cosa che penso da sempre: il circo non solo sfrutta ma tortura e umilia gli animali, li spoglia della loro dignità. Per questo l'Italia dovrebbe vietare ai circhi di utilizzarli, come è scritto nella proposta di legge che da tempo ho presentato alla Camera e come già è avvenuto in altri paesi. Un leone in gabbia resta sempre un leone, mentre l'uomo che ce lo tiene perde la sua umanità e una volta di più si conferma essere la bestia più feroce". E' quanto afferma l'on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente, a proposito dei leoni esposti ieri, a Latina, in una gabbia allestita a piazza del Popolo.
 
NEL CUORE.ORG
10 APRILE 2014
 
MILANO, LIBERARONO CAVIE ALLA STATALE: ANIMALISTI A PROCESSO
Cinque attivisti sotto accusa dopo il "blitz" di un anno fa
 
La procura di Milano ha emesso un decreto di citazione diretta a giudizio nei confronti dei cinque animalisti che avrebbero partecipato all'"irruzione" del 20 aprile 2013 all'interno dei laboratori del dipartimento di Farmacologia dell'Università degli studi di Milano, in via Vanvitelli, dove vennero liberate decine di cavie (conigli, topi e ratti) usate per gli esperimenti dei ricercatori. I cinque animalisti sono stati, dunque, mandati a processo con un provvedimento firmato dal pm Alessandro Gobbis del dipartimento coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli. Sono accusati di ''invasione'' dell'edificio, violenza privata perché - stando alle indagini della Digos di Milano - bloccarono la sala d'accesso dopo essere entrati, e danneggiamento perché distrussero le targhette identificative degli animali e le gabbie prima di portarli via. Nell'atto del pm sono indicate come parti offese la Statale e il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr - Istituto di neuroscienze). Il blitz alla Statale, che si era verificato quando era in corso la manifestazione organizzata dal "Coordinamento Fermare Green Hill', secondo gli animalisti, doveva servire a dare visibilità al problema della vivisezione.
 
ALTO ADIGE
10 APRILE 2014
Bocconi per cani ripieni di lamette
VARNA (BZ) - Proprietari di cani fate attenzione. Nei giorni scorsi alcuni cittadini a spasso con i loro animali nella zona di Varna, precisamente nel piazzale antistante l'ex caserma Verdone, hanno rinvenuto una serie di piccoli bocconi, ad una prima vista piuttosto anomali. In particolare, questi bocconi erano sistemati sopra delle foglie, ben visibili dal resto della sede stradale per attirare così maggiormente l'attenzione degli animali. Una sorta di crocchetta-trabocchetto, riempita con delle lamette o dei chiodi, che si intravedevano uscire dallo stesso boccone. Solo per una buona dose di senso civico, un passante le ha subito individuate e le ha gettate via prima che queste potessero essere azzannate da qualche sfortunato animale. Ben tre i bocconi-trappola rinvenuti e sistemati abilmente lungo un percorso solitamente frequentato da cani e padroni a passeggio. Trattandosi di zona demaniale, il comune di Varna può fare ben poco per contrastare certe gesta, si raccomanda comunque a tutti i rispettivi proprietari di animali di prestare la massima attenzione in zona. L'ultimo caso analogo registrato in città risale allo scorso anno lungo le passeggiate del fiume Isarco a Bressanone, dove erano state sistemati dei bocconi avvelenati.
 
LA NUOVA SARDEGNA
10 APRILE 2014
Siniscola, investe un cane e scappa
SINISCOLA (NU) - Investe un cane e va via senza prestare soccorso all’animale che è morto subito dopo l’impatto. Potrebbe passare seri guai, se identificato, l’automobilista che l’altro ieri in via Gramsci ha investito e ucciso un bastardino di nome Spenk da anni accudito da una famiglia del paese. Il cane secondo la testimonianza fornita ai proprietari da alcuni testimoni era fermo sulla carreggiata quando un auto, forse una Fiat Punto di colore celeste, lo ha colpito in pieno. Il conducente però, anzichè fermarsi e sincerarsi di cosa fosse accaduto, si è allontanato in direzione della marina di Posada. I primi soccorritori hanno avvisato i proprietari dell’animale che lo hanno subito portato da un veterinario. Ma per Spenk, non c’è stato nulla da fare. L’episodio è accaduto martedì pomeriggio nei pressi dell’Hotel Donatella lungo la provinciale numero 24, una strada che gli automobilisti percorrono speso a velocità sostenuta e che è stata teatro di gravi incidenti stradali di cui almeno tre mortali solo negli ultimi anni. Secondo quanto riferisce la proprietaria dell’animale che ha sporto denuncia contro ignoti, l’automobilista non avrebbe fatto nulla per evitare l’impatto, ma la cosa più grave e che anziché fermarsi e prestare soccorso, si sarebbe allontanato velocemente commettendo quindi il reato di omissione di soccorso che la nuova legge, prevede anche per gli animali punendo severamente il pirata della strada. L’automobilista che mette sotto un cane o un gatto è quindi obbligato a fermarsi e non può più far finta di nulla e tirare diritto.
 
LA NUOVA SARDEGNA
10 APRILE 2014
Il refuso rischia di uccidere il micio
di Elia Sanna
ORISTANO - Nelle migliaia di depliant distribuiti in tutta la Sardegna dalla catena “Bricofer” è stato pubblicizzato in offerta speciale un ratticida per sterminare topi e gatti. Sì, proprio topi e gatti. Il prodotto reclamizzato si chiama “Sandokan”, un nome che è tutto un programma, mentre la confezione contiene delle esche fresche capaci di uccidere all’istante ogni tipo di roditore. Nessuno della distribuzione o della famosa catena del fai da te nazionale si è accorto dell’errore. Ma ieri mattina si è capito che si è trattato di uno di quei terribili errori di stampa. Una banale disattenzione della tipografia che ora rischia seriamente di coinvolgere la Bricofer isolana. La segnalazione inviata ieri mattina in Questura dall’Enpa, l’ente nazionale protezione degli animali di Oristano, ha fatto scattare l’immediato sequestro del volantino incriminato. Gli agenti della questura ieri mattina si sono presentati nel Bricofer di Oristano e hanno chiesto di poter vedere il volantino. Il controllo ha confermato l’errore. A pagina 65 nella didascalia accanto alla confezione di Sandokan era infatti scritto “2,99 euro: esche fresche per topi e gatti”, in pasta da 200 grammi. Bene evidenziato anche in neretto. La polizia ha sequestrato tutti i depliant e ha constatato che il prodotto non era ancora presente negli scaffali. In ogni caso la confezione del potente Sandokan è perfettamente regolare, nell’etichetta viene riportata solo la dicitura di esca rodentricida. «È stato un cliente di Bricofer ieri mattina a scoprire l’incredibile vicenda – ha spiegato il presidente dell’Enpa di Oristano Giovanni Contini – ha acquistato dei prodotti ed ha preso uno dei volantini. Quando è arrivato a casa lo ha letto ed ha scoperto tutto. Ma hanno avvisato e ho inviato una segnalazione alla sede nazionale e in questura chiedendo il sequestro dei depliant. Abbiamo poi capito che si era trattato di un errore. Il volantino era già stato distribuito in tutta la Sardegna ed è chiaro che questo può generare delle informazioni inesatte e pericolose. Mi auguro che la Bricofer rimedi all’errore e ritiri il volantino». La catena del fai da te ha già messo in moto la propria macchina organizzativa: «Non ero presente in negozio quando è arrivata la polizia – ha precisato Andrea Chiesa della Bricofer di Oristano –, ma mi è stato spiegato che si era trattato di un banale errore di stampa. È stato deciso di ritirare il volantino e ristamparlo correttamente. Credo a questo punto doveroso chiedere scusa a tutti i nostri affezionati clienti per l’errore». Andrea Chiesa ha precisato che il Sandokan in offerta non è ancora disponibile e la confezione è regolare.
 
SASSARI NOTIZIE
10 APRILE 2014
 
Un cane sardo commuove la Toscana
La storia di Sirio, meticcio tutto cuore

di Daniele Giola

 
SASSARI. E' rimasto al fianco della sua padrona fino all'ultimo respiro. Come un parente o qualcosa di più: un figlio. Per Sirio, splendido meticcio di poco più di un anno, i corridoi e le stanze dell'hospice delle Oblate di Firenze non avevano più segreti. Conosceva ogni singolo centimetro di quella struttura ed è al suo interno che preferiva passare intere giornate. Non per mangiare, correre o giocare, ma solo per stare vicino alla sua "mamma" gravemente malata. Per dimostrarle amore e profonda gratitudine. Fino alla fine.
Quella di Sirio è una storia triste con tanti spunti di riflessione. Una storia che ha commosso la Toscana e catturato l'attenzione di molti media nazionali. Un romanzo autentico con un lieto fine e un prologo tutto sardo. Circa un anno fa, infatti, insieme a un altro cagnolino, Sirio venne salvato da morte certa dai volontari della Lega nazionale per la difesa del cane nelle campagne di Fertilia, vicino ad Alghero. All'epoca era solo un cucciolo di cinque mesi, mentre Birillo, questo il nome dell'altro cagnolino, era più grande, ma di poco. L'associazione li tolse dalla strada e, a proprie spese, offrì loro un riparo e del cibo in attesa di un'adozione. Fortunati, entrambi vennero adottati in Toscana. Sirio da una persona meravigliosa di Firenze.
Colpita da una gravissima malattia, la donna decise quindi di farsi ricoverare all'hospice delle Oblate, struttura medica che insieme alle cure tradizionali applica la "pet therapy".  Il decorso della malattia le tolse ogni forza e voglia di continuare a lottare, ma non il sorriso. Quello compariva sempre, insieme a momenti di vera gioia, ogni volta che il suo "Sirio" l'andava a trovare, ogni volta che la abbracciava come fosse un essere umano. Fino all'ultimo giorno. 
E il lieto fine? Inesistente verrebbe da dire, e in un certo senso è così. Ma "Sirio", che per la morte della donna rischiava di finire in un canile o al peggio in una strada, ha fortunatamente una nuova casa. Adottato, questa volta da un medico non rimasto insensibile alla vicenda, oggi vive e "lavora" proprio all'Oblate di Firenze dove, con la sua simpatia, sta aiutando tanti altri pazienti a vivere meglio le proprie malattie. La Toscana ormai da tempo pratica la pet therapy, la terapia con gli animali, in quanto è considerata benefica non solo per i pazienti, ma anche per gli stessi animali. La Lega nazionale per la difesa del cane, che ci ha raccontato questa storia, spera che anche in Sardegna si cominci ad attuare una politica di questo tipo. Quella di Sirio, infatti, non è soltanto una grande storia d'amore ma anche l'esempio di come un cane può concretamente dimostrare di essere "il miglior amico dell'uomo".
 
IL RESTO DEL CARLINO
10 APRILE 2014
L'ultima notte del vecchio Drago, il cane dell'Arma va in pensione
Il pastore tedesco in forza al Nucleo cinofili di Pesaro ma spesso 'di stanza' a Civitanova lascia il servizio dopo 10 anni
Civitanova Marche (Macerata), 10 aprile 2014 - Ha partecipato fino all’ultimo ai servizi di controllo del territorio per la ricerca di stupefacenti e, da oggi, è in pensione. Drago, il pastore tedesco in forza al Nucleo cinofili di Pesaro ha vissuto al fianco dei carabinieri della Compagnia di Civitanova il suo ultimo giorno di servizio (foto), trovando stupefacenti e dando prova di sé ai bambini di una scuola materna in visita alla Caserma Piermanni.
Nato il 24 gennaio 2004 viene subito 'arruolato' e frequenta il corso per la ricerca di droga presso il centro Cinofili dell’Arma di Firenze. Primo del corso, per le sue doti ed abilità, viene promosso 'cane antidroga' a marzo del 2005 e, da subito, viene mandato in zone 'calde', al fianco dei carabinieri Cacciatori di Calabria, a Vibo Valentia. Sette duri anni di battute e rastrellamenti sulle montagne dell’Aspromonte, partecipando a delicate attività operative. La firma di Drago su importanti operazioni di servizio che consentono di trovare, col suo olfatto, quasi 50 chili di droghe.
Dal 2012 nelle Marche, al Nucleo di Pesaro, dove partecipa anche qui a numerose attività. Un pastore tedesco dal carattere mite e amabile, ma arguto nelle attività di ricerca, viene spesso impiegato a Civitanova sia nei ritrovamenti di stupefacenti nell’ambito della recente indagine del Norm civitanovese denominata 'speedy coca' che durante i servizi notturni della movida costiera, come nelle notti di ferragosto 2012 e 2013.
Anche fra la confusione e la musica alta dei locali e delle feste in spiaggia non perde concentrazione e scova dosi di droga sotto gli ombrelloni del lungomare nord. In molti lo hanno ammirato in quelle notti di estate e a molti ha concesso di fargli carezze e coccole.
Ma Drago si è anche distinto, recentemente, nella ricerca di tracce ed elementi di prova di delicatissime indagini. Un fuoriclasse fra i cani dell’Arma che, dopo la visita medica pre congedo condotta dai medici veterinari dell’Arma, lascia il servizio attivo. Ma Drago ha un amico particolare: il suo conduttore di sempre, l’appuntato Andrea Domeniconi che lo ha adottato senza pensarci un attimo.
FOTO
http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=photo&media=99827#1
 
NEL CUORE.ORG
10 APRILE 2014
 
ROMA, RUBANO IL CANE GUIDA AD UN RAGAZZO CIECO: "GRAZIE, RITROVATO"
Torna a casa Mara. Pure "Chi l'ha visto?" si è mossa

 
L'appello per Mara è andato a buon fine. Lei e Angelo sono tornati finalmente insieme. Una storia a lieto fine dopo il ritrovamento del labrador di 12 anni, che dall'altra sera non era più a Roma con il suo proprietario, un ragazzo non vedente di Alatri, in provincia di Frosinone, il giovane Angelo Paniccia. La cagnetta guida era stata rubata sulla via Tuscolana, vicino alla fermata metro Giulio Agricola. "Spero di riabbracciarla presto", aveva detto al quotidiano "Il Messaggero". La sua speranza non è stata vana. La macchina della solidarietà, gli appelli sui social network e sugli organi di informazione hanno portato i loro frutti. Fondamentale l'appello in tv, durante la trasmissione "Chi l'ha visto?" in onda su Rai Tre ieri sera, riferisce "Ciociaria quotidiano".
"Mara è stata ritrovata. Ora è con il suo papà e, finalmente, possono dormire sonni sereni. Sta bene, un poco agitata, ma bene - le parole di Angelo felicissimo di aver riabbracciato l'amica -. Un lieto fine: ora posso comandare al cuore di rasserenarsi. Grazie infinite a tutti coloro i quali hanno dimostrato la propria disponibiltà alla ricerca e alla condivisione, nonché tutti quelli che sono stati vicini nella solidarietà di una parola di incoraggiamento e speranza. Domani aggiornerò le centinaia di persone che ho scomodato. Per ora mi ripeto, grazie... Angelo... vi voglio tanto bene". (Foto: ciociariaquotidiano.it)
 
GIORNALETTISMO
10 APRILE 2014
 
L’interrogazione M5S per introdurre il reato di sequestro di animale
Il deputato Ivan Della Valle chiede al ministro della Giustizia di combattere il furto a scopo di estorsione. E di comparare il nuovo reato al sequestro di persona
 
Donato De Sena
 
Il deputato Ivan Della Valle chiede al ministro della Giustizia di combattere il furto a scopo di estorsione. E di comparare il nuovo reato al sequestro di persona
Introdurre nel codice penale il reato di sequestro animale, comparandolo al reato di sequestro di persona. È la richiesta esplicita del deputato del Movimento 5 Stelle Ivan Della Valle presentata due giorni fa alla Camera dei Deputati attraverso un’interrogazione parlamentare (atto 4-04412) indirizzata al Ministro della Giustizia Andrea Orlando. L’iniziativa – spiega l’onorevole del partito di Beppe Grillo nel testo sottoscritto a Montecitorio – sarebbe mossa dall’esigenza di arginare in particolar modo i sequestri di animali da compagnia effettuati a scopo di estorsione e dei quali si è discusso recentemente anche in tv. IL SEQUESTRO DI ANIMALE A SCOPO DI ESTORSIONE – «In Italia negli ultimi anni – scrive Della Valle – si sono manifestati numerosi episodi di sequestro di animali da compagnia, a scopo di estorsione». Dunque, continua il deputato 5 Stelle: «Oltre a numerosi articoli di associazioni animaliste che denunciano come in Italia ogni anni sono migliaia gli animali da compagnia, in maggior parte cani, che sono sequestrati a scopo di estorsione, ultimamente il problema è stato discusso durante il programma Mediaset ‘L’Arca di Noè’». E ancora, ricorda Della Valle: «Gli animali da compagnia sono considerati come veri e propri membri di una famiglia e sono tutelati da vari atti come la legge n. 281 del 14 agosto 1991, o l’ordinanza del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 6 agosto 2008, recanti ‘misure per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina’».
«COMPARARE SEQUESTRO DI ANIMALE E SEQUESTRO DI PERSONA» – Infine, la proposta: «Nonostante negli anni siano state approvate numerose leggi ed emanate ordinanze ministeriali a tutela degli animali, manca ad oggi un provvedimento che compari il reato di sequestro di animale, con il reato di sequestro di persona previsto dall’articolo 605 del codice penale».
 
NEL CUORE.ORG
10 APRILE 2014
"I CANI CHIUSI IN CANILE MOSTRANO SEGNI DI MALATTIA MENTALE"
Lo rivela uno studio dell'università di Bristol
 
I cani chiusi in canile mettono in atto comportamenti ripetitivi e ossessivi che spesso sono associati alle malattie mentali. Lo rileva uno studio condotto dall'Istituto di antrozoologia dell'università di Bristol su 30 pastori tedeschi in forze alla polizia inglese. I ricercatori hanno piazzato delle telecamere nel canile che ospita i cani poliziotto al termine del turno, scoprendo che 28 animali su 30 mostravano comportamenti ripetitivi. Tra questi, saltare sulle pareti o sul posto, con due o quattro zampe, girare in cerchio facendo perno sulle zampe posteriori, camminare lungo il perimetro del recinto, andare avanti e indietro seguendo una linea immaginaria. Stando allo studio, pubblicato sulla rivista "Physiology & Behaviour", tali comportamenti associabili a disturbi mentali non indicano necessariamente una compromissione del benessere dei cani. In diversi casi, infatti, gli animali non avevano un alto livello di cortisolo, un ormone dello stress. Per i ricercatori è quindi ipotizzabile che alcuni cani usino i gesti ripetitivi come un meccanismo di "coping", un modo cioè per affrontare lo stress derivante dall'essere chiusi in canile.
 
LA ZAMPA.IT
12 APRILE 2014
 
In canile i cani mostrano segni di stress
Analizzando il comportamento di trenta animali, i ricercatori inglesi
hanno rilevato situazioni associabili a sintomi di malattie mentali
 
I cani chiusi in canile mettono in atto comportamenti ripetitivi e ossessivi che spesso sono associati alle malattie mentali. Lo rileva uno studio condotto dall’istituto di antrozoologia dell’università di Bristol su 30 pastori tedeschi in forze alla polizia inglese. 
I ricercatori hanno piazzato delle telecamere nel canile che ospita i cani poliziotto al termine del turno, scoprendo che 28 animali su 30 mostravano comportamenti ripetitivi. Tra questi, saltare sulle pareti o sul posto, con due o quattro zampe, girare in cerchio facendo perno sulle zampe posteriori, camminare lungo il perimetro del recinto, andare avanti e indietro seguendo una linea immaginaria. 
Stando allo studio, pubblicato sulla rivista Physiology & Behavior, tali comportamenti associabili a disturbi mentali non indicano necessariamente una compromissione del benessere dei cani. In diversi casi, infatti, gli animali non avevano un alto livello di cortisolo, un ormone dello stress. Per i ricercatori è quindi ipotizzabile che alcuni cani usino i gesti ripetitivi come un meccanismo di `coping´, un modo cioè per affrontare lo stress derivante dall’essere chiusi in canile. (Fonte: Ansa)
 
LA NUOVA SARDEGNA
10 APRILE 2014
«Risparmiamo la vita di 450mila agnelli» 
SASSARI - Una Pasqua eco-compatibile e cruelty free, che risparmi la vita dei circa 450mila agnelli e capretti uccisi e mangiati ogni anno in Italia durante questo periodo, con la Sardegna che vanta il primato delle macellazioni insieme al Lazio. È l'appello che la Lega Anti Vivisezione (Lav) rivolge alle famiglie e ai fedeli alla vigilia della ricorrenza religiosa che «mentre celebra la risurrezione, condanna a morte tanti animali per un consumo non necessario». Nel 2013 tre milioni di ovini e caprini sono stati macellati per finire sulle tavole degli italiani, con un'impennata durante le festività pasquali e natalizie, ricorda la Lav, che sottolinea come il primato di queste macellazioni spetti alla Sardegna e al Lazio, seguite da Puglia, Campania e Toscana. «Sebbene in dieci anni la macellazione di ovicaprini sia diminuita di oltre la metà, passando da più di 7 milioni di animali macellati nel 2004 ai 3 milioni macellati nel 2013 (dati Istat), la strada per un'alimentazione cruelty free è ancora lunga», commenta Paola Segurini, responsabile Lav settore Veg. L'associazione propone quindi, sul sito cambiamenu.it, un pasto pasquale privo di ingredienti di origine animale.
 
NEL CUORE.ORG
10 APRILE 2014
 
GB, STUDIO: "SPRECATI 473 MILIONI DI STERLINE PER UN ANTIVIRALE INUTILE"
Dopo l'influenza aviaria del 2006 e suina di 3 anni dopo
 
Centinaia di milioni di sterline sono stati sprecati per un farmaco antivirale, il Tamiflu della Roche, rivelatosi poi inutile. Il Regno Unito, come dimostra una ricerca pubblicata oggi, ha speso 473 milioni di sterline (oltre 573 milioni di euro) per immagazzinare milioni di confezioni di Tamiflu nell'emergenza dell'epidemia di influenza aviaria nel 2006 e di quella suina nel 2009. Secondo l'inchiesta della Cochrane Collaboration - un gruppo di scienziati indipendenti - che sarà pubblicata sul British Medical Journal, il farmaco non preveniva la diffusione della pandemia, né riduceva il rischio di complicazioni letali, ma contribuiva solo ad attenuare alcuni sintomi. Insomma, un antivirale che produceva le stesse conseguenze di un qualsiasi farmaco a base di paracetamolo. Secondo l'azienda farmaceutica Roche, lo studio è frammentario e incompleto. I ricercatori della Cochrane Collaboration non hanno voluto stigmatizzare individui o aziende, ma hanno rilevato una serie di errori e mancanze in ogni stadio, dalla produzione alle agenzie di controllo fino alle istituzioni di governo.
 
LA ZAMPA.IT
10 APRILE 2014
 
Si chiama “Mini Winnie” ed è il primo cane britannico clonato
Un procedimento che è costato circa 72 mila euro
 
È un esemplare di bassotto, di nome “Mini Winnie”, il primo cane britannico nato da una clonazione. Appartiene alla 29enne di West London Rebecca Smith, che ha vinto un concorso indetto dalla società coreana Sooam Biotech, che ha già prodotto le “copie” di circa 500 cani, con un procedimento che costa circa 60 mila sterline (circa 72mila euro) 
L’operazione è stata possibile prelevando un campione di tessuto del bassotto Winnie, che a 12 anni di età, come ha spiegato la padrona Rebecca, non ha ancora molto tempo davanti.  
Gli scienziati di Seul sono così riusciti a impiantare il Dna del cane nell’uovo di un donatore e successivamente l’embrione è stato trasferito in una madre surrogata. La tecnica è quella sperimentata per la prima volta nel 1996 dai ricercatori scozzesi del Roslin Institute di Edimburgo, che clonarono il primo animale al mondo, la pecora Dolly. 
 
QUOTIDIANO.NET
10 APRILE 2014
"Clonazione: un altro lucroso affare consumato sulla pelle degli animali"
Sul caso del bassotto "riprodotto" in Gran Bretagna per 60.000 sterline, interviene la Lav e ricorda quanto siano pericolosi questi esperimenti per la salute delle creature e come sia immorale dimenticare le milioni di vite rinchiuse nei canili
Roma, 10 aprile 2014 - La LAV definisce aberrante il ricorso alla clonazione del proprio amico cane, di nome "Mini Winnie", commissionata da Rebecca Smith alla società coreana Sooam Biotech. La clonazione è stata ottenuta tramite il prelievo di tessuto del bassotto Winnie il cui DNA è stato poi impiantato nell’ovulo che ha dato origine a un embrione trasferito, a sua volta, in una madre surrogato: una “catena di montaggio” con un alto indice di insuccesso, dove gli animali sono trattati alla stregua delle macchine in fabbrica.
Ma non si tratta di un caso isolato: la Sooam Biotech Research Foundation ha già prodotto i cloni di circa 500 cani, con un procedimento che costa circa 60 mila sterline.  Al di là degli aspetti emotivi che potrebbero entusiasmare gli animi illusi di poter rendere immortale il proprio amico a quattro zampe, le tecniche di clonazione nascondono, nei fatti, una logica fondata su interessi economici e speculazione sulla vita di animali “da laboratorio”, finanziata dalle vane speranze di chi ha perso, o sta perdendo, il suo compagno a quattro zampe e pensa di poter manipolare la vita a nostro uso e consumo, accusa la Lav.
“L’idea di poter ordinare la nascita di cani come oggetti è ripugnante, sia dal punto di vista etico che scientifico – dichiara Michela Kuan, responsabile LAV settore Vivisezione - L’indice di fallimento per gli esperimenti di clonazione rimane altissimo, quindi anche in questo caso l’esperimento prevede lo sfruttamento e la sofferenza di animali che vengono usati come bacini di produzione di animali-copia; inoltre, l’essere vivente è il frutto di varie componenti e quella genetica ne rappresenta al massimo il 50%: è impensabile ottenere una copia identica dell’individuo che ci è stato vicino per anni perché, come dice la parola stessa, è unico.”
Il ricorso alle tecniche di clonazione è ancora più grave considerando i molti milioni di cani in attesa di un’adozione nei canili e i tanti randagi che vivono soffrendo la fame e privati dell’affetto e della sicurezza di una casa; i canili di tutto il mondo sono affollati e non hanno fondi per tutelare gli animali che ospitano, ma spesso proprio le persone che si definiscono amanti degli animali alimentano gli interessi di questi laboratori pronti a clonare cani, gatti o altri esseri viventi.
La LAV ricorda che gli esperimenti di clonazione hanno un’elevata percentuale di insuccesso e determinano chissà quanti embrioni, feti e cloni malati e poi soppressi, dei quali però non viene data notizia. Uno studio - basato su dati INFIGEN, una delle multinazionali clonatrici, e su studi di Atsuo Ogura del National Institute of Infectious Diseases di Tokyo - pubblicato anche dalla testata inglese New Scientist, afferma che il 75% degli embrioni animali clonati muore entro i primi 2 mesi di gravidanza e comunque il 25% nasce morto o con deformità incompatibili con la vita. Da 100 cellule di partenze mediamente una sola diverrà un animale “adulto e sano”.
Gli individui malformati vengono soppressi alla nascita oppure vengono sottoposti ad eutanasia dopo aver sofferto per un’imprevista malattia. Ecco perché la notizia di tali esperimenti viene resa pubblica solo dopo alcune settimane o mesi dall’evento, ovvero quando l’animale sopravvive almeno alla prima fase della sua esistenza da “creatura da laboratorio”. 
I problemi che più di frequente presentano gli animali clonati sono: taglia corporea più grande del normale, patologie cardiache e polmonari, reni deformi, blocchi intestinali, deficienze immunitarie, diabete, tendini di lunghezza inferiore al normale, ecc. Le tecniche di clonazione animale sono ancora molto lontane dall’essere perfettamente collaudate: questo vuole dire bassa efficienza delle procedure, che tradotto in altri termini significa perdita di vite animali, fatto che però molti scienziati si guardano bene dal dichiarare pubblicamente, sottolinea la Lega antivivisezione.
 
LA ZAMPA.IT
10 APRILE 2014
 
Catie, la labrador portiere di un hotel
Era stata addestrata per diventare un cane guida,
ma poi un problema alla vista le ha cambiato la vita
 
Fulvio Cerutti
 
La mancia? Meglio qualche biscottino e una carezza. Funziona così al Fairmont Plaza Hotel di Boston dove una labrador nera lavora come portiere. Catie Copley, questo il nome della quattrozampe, prima di questo impiego era stata addestrata come cane guida, ma, ironia della sorte, i problemi alla vista non le hanno consentito di continuare l’attività. Lei ora è la prima concierge al mondo, un impiego a tempo pieno con tanto di e-mail personale e biglietto da visita. 
«Il suo compito principale consiste nel rendere felici i clienti e salutare gli ospiti nella hall» spiegano dalla direzione dell’hotel. Quest’anno Catie festeggia il suo decimo anno di servizio ed è diventata una vera e propria star: gli ospiti la amano e tanti clienti che soggiornano da noi prenotano anche tre mesi prima per poter far una passeggiata con lei. E, neanche a dirlo, il prodotto più venduto al negozio di souvenire dell’hotel è un giocattolo con le sembianze della labrador nera. 
Ora per Catie, come qualunque impiegato che si rispetti, sta per avvicinarsi il tempo di andare in pensione. Per questo motivo sta facendo il “passaggio di consegne” della sua esperienza a Carly Copley, un’altra labrador nera di tre anni. E per Catie rimarrà la fama e tante passeggiate da fare con Joe Fallon, il 47enne compagno di lavoro e di vita. 
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LA ZAMPA.IT
10 APRILE 2014
 
Scozia, una città dedica una statua al gatto Hamish McHamish
E’ un felino randagio, amato da tutti, e così i cittadini
hanno raccolto i soldi per dedicarli una statua di bronzo
 
Fulvio Cerutti
 
Si muove libero e fiero per le strade di St. Andrews, cittadina nel nord della Scozia. Tutti conoscono Hamish, tutti lo amano. Gli vogliono così bene da regalargli una statua in bronzo esposta nel centro del paese. Lui è Hamish, Hamish McHamish (perché il Mc da queste parti non può mancare). un gattone dal pelo fulvo di circa 14 anni.  
I cittadini di St. Andrews hanno raccolto una somma importante: circa quasi seimila euro per far realizzare una statua, in bronzo, che ne raffigurasse le sembianze. Una iniziativa che ha il sapore della rivalsa e di risposta nei confronti della città di Edimburgo che dedicò una statua analoga a un cane, Bobby che la storia vuole sia rimasto seduto sulla tomba del suo proprietario per 14 anni. 
Nel caso di Hamish la storia è meno triste: non è una statua commemorativa, ma è un tributo realizzato mentre il buon micio è ancora nel pieno delle sue forze così come dimostrano le foto pubblicate sul profilo Facebook a lui dedicato. E il gattone cinguetta (forse l’aspetto più bizzarro per un felino) i suoi personali ringraziamenti attraverso il proprio profilo Twitter: «Volevo ringraziare il consiglio comunale per la statua in mio onore. Però ho ancora voglia della mia cena a base di pesce». Già perché molte delle foto lo vedo sull’uscio dei ristoranti e negozi di alimentari in attesa, educata ed elegante, che l’amore dei cittadini riempia anche la sua pancia. 
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IL MESSAGGERO
10 APRILE 2014
 
Bubbles e Bella, elefante e cane amici per la pelle

Anna Guaita

 
Un'elefantessa di 33 anni e un labrador femmina di 7 anni sono amiche per la pelle. Bubbles e Bella si sono incontrate in un parco naturale per animali selvatici. Il rifugio, il Myrtle Beach Safari, si trova nella Carolina del Sud, e ospita tigri e orangotanghi, lupi e scimpanzè, leopardi e alligatori, tutta una serie di animali salvati da situazioni disperate, animali abbandonati, malati, esiliati da zoo.
Nella variegata popolazione del Safari, l'elefantessa Bubbles e la labrador Bella sono diventate però le vere star. Non è raro che fra gli animali che hanno trovato ospitalità in questo parco sulla costa del Pacifico scatti dell'amicizia. Ma quella fra Bella e Bubbles è qualcosa di più. Le due amiche condividono una grande passione per l'acqua, nella quale sguazzano insieme a lungo e felici. E i gestori del Safari spiegano che è così che hanno cominciato a passare tempo insieme.
Bubbles è estremamente paziente con Bella: la lascia arrampicarsi sulla sua groppa e le permette di usare perfino la sua fronte come trampolino di lancio nell'acqua. Quando sono sulla terraferma, l'elefantessa, che pesa 3 tonnellate, si muove con estrema cautela intorno alla cagna, che le continua a girellare intorno alle gambe. Dalla delicatezza con cui Bubbles carezza la testa del cane con la sua proboscide, si intuisce che fra i due mammiferi si è sviluppata una vera tenerezza, un affetto che ha fatto notizia. La loro storia è infatti arrivata sulle tv americane. Il safari è aperto al pubblico nella bella stagione, e la lista per andarli a vedere è già lunga.
 
LA ZAMPA.IT
10 APRILE 2014
Mark Barone: “Dipingerò 5500 quadri per ricordare gli animali soppressi nei canili statunitensi”
Un artista di origini italiane è vicino a realizzare il progetto “An Act of Dog”
FULVIO CERUTTI
Oltre 5500 musi, 5500 cani che fissano chi li osserva con uno sguardo interrogativo, con una sola domanda da fare: “perché devo morire?”. Ogni giorno negli Stati Uniti vengono mediamente uccisi circa 5500 cani (il numero raddoppia nel caso dei gatti), animali chiusi in canili la cui unica colpa è quella di non aver trovato una famiglia d’adozione. Spesso alcuni di questi vengono soppressi poche ore dopo il loro arrivo, soprattutto se vengono considerati di razze pericolose, altri dopo un paio di settimane. Una strage silenziosa nonostante il network di volontari che cerca di trovare loro una casa prima che il tempo per salvarli venga a scadere. 
Un numero enorme di esseri viventi, un’intera città di animali che quotidianamente viene soppressa con iniezioni letali o, in alcuni casi, gasati. Un numero di musi, di espressioni che se fosse visto tutto insieme toglierebbe il respiro. C’è qualcuno che ha deciso di dare rappresentazione di questo dramma facendo leva sulla propria capacità di pittura. È nato così “A n Act of Dog”, un ambizioso progetto no-profit che mira a realizzare una Spoon River dei cani soppressi per sensibilizzare il popolo statunitense sul triste destino dei randagi. Dietro a questa idea c’è Mark Barone e la sua compagna Marina Dervan.  
Lui è un artista di Lousiville, ma di chiare origini italiane (i nonni Michael ed Elizabeth Aiello sbarcarono negli Stati Uniti nel 1920), che nel 2001 rimane orfano della sua cagnolina Santina. La compagna, dopo aver insistito, lo convince a prendere un nuovo quattrozampe, ma navigando su diversi siti web viene a scoprire il triste dramma dei cani e gatti di strada. Per chi ama gli animali è un duro choc. Così Mark Barone, che da sempre ha avuto la passione per la pittura, inizia a realizzare decine di quadri di cani. I primi nascono dalle foto tratte dai siti dei canili, altre da quelli che ha avuto modo di incontrare. Ora è a quota 4.300 quadri e prevede di raggiungere i 5500 entro fine anno. Ogni immagine è di circa 30,5×30,5cm, mentre per le storie più toccanti c’è un formato che arriva anche a otto 8 metri quadri. Messi in fila tutti insieme coprirebbero due volte il perimetro di due campi di calcio.  
Signor Barone, dipingere oltre quattromila quadri significa rivivere le storie di ciascuno di loro. Fra quelli che ha già realizzato , quale storia l’ha colpita particolarmente?  
«Sicuramente Lennox. Per me la sua storia è stata particolarmente dolorosa, soprattutto quando ero a metà del quadro. La sua sofferenza è stata ingiusta e la sua fine è stata inutile e crudele. Anche se tutto il mondo ha protestato, lui è stato comunque ucciso. È stato un chiaro esempio di discriminazione, una vera e propria ingiustizia. Quando li dipingo, il mio intento è quello di sentire le loro anime perdute e farli parlare attraverso il mio dipinto. Ho provato il suo dolore in ogni pennellata e mentre la sua figura compariva sulla tela il mio cuore ne soffriva» 
È già possibile visitare il luogo dove ha depositato i quadri? Quale reazione hanno le persone che si trovano di fronte le sue opere?  
«Non abbiamo ancora un vero e proprio museo, ma speriamo che qualche filantropo veda il nostro lavoro e possa darci una mano nel dare evidenza della compassione sulla crudeltà. La gente che viene a visitare il mio studio sono sempre spinti a fare qualcosa. Abbiamo sostenitori provenienti da tutto il mondo che sono venuti a trovarci e sono andati via con l’intenzione di aiutarci» 
Come hanno reagito i mezzi d’informazione?  
«Ci hanno seguiti i media di tutto il mondo e in molti casi hanno cercato nei propri Paesi ispirazione per spingere la gente a una maggiore compassione. Il progetto ha dato loro speranza e ha risvegliato in molti la voglia di mettersi in gioco ed essere parte del cambiamento» 
Sul vostro sito www.anactofdog.org è possibile inviare donazioni o acquistare copie dei quadri. Come vengono utilizzati questi fondi?  
«Ho incassato tutta la mia pensione per portare avanti questo mio progetto. Così ho dato un senso alla mia vita, che non si tratta di me, ma di vivere una vita per contribuire a qualcosa. Negli ultimi tre anni, molte persone si sono proposte di aiutarci a completare il progetto o hanno fatto donazioni in un fondo per gli animali. In quest’ultimo anno di lavoro, abbiamo creato un negozio online, dove abbiamo messo in vendita alcune stampe e la possibilità di fare donazioni. Tutti i soldi raccolti quest’anno li abbiamo divise, al 50%, per due scopi: metà per essere sicuri di poter terminare i quadri, mentre l’altra metà verrà utilizzata per preparare una sede per il museo. Se non dovessimo ricevere un mano da qualche filantropo per avere una sede fissa, venderemo prodotti in merchandise fin quando potremo permettercelo. Spero che i lettori italiani vorranno darmi una mano, so che siamo un popolo di grande sensibilità» 
FOTO
http://www.lastampa.it/2014/04/11/multimedia/societa/lazampa/an-act-of-dog-i-quadri-realizzati-da-mark-barone-IialSsLPMoiTYwMmvLGcaN/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
10 APRILE 2014
 
USA, IL PUGILE VEGANO CAMPIONE WBO: "IL SEGRETO E' LA MIA DIETA"
L'americano Bradley torna sul ring sabato a Las Vegas
 
'Sabato sera è in gioco troppo, per me e per il mio Paese. Non trascurerò nulla, e batterò Bradley perché ho più fame di lui''. Suona quasi come una battuta di spirito, quella di Manny Pacquiao, perché il suo avversario del Mondiale dei welters Wbo, l'imbattuto Tim Bradley, che già lo ha sconfitto due anni fa, è un pugile vegano: banditi dalla sua alimentazione tutti i cibi di origine animale, e quindi non solo carne e pesce, ma anche uova, latte e derivati. Ma questo non impedisce, anzi, a Bradley, di essere un campione. E lui, mentre mostra il suo fisico e i suoi addominali letteralmente scolpiti, tiene a precisarlo. ''Sono diventato vegano nel 2008, prima di affrontare Junior Witter, e non me ne sono mai pentito - spiega il campione del mondo -. Non ingerisco nessun alimento di origine animale, mentre cereali, noci, frutta, verdura, pasta scondita e acido folico sono la mia 'benzina'. Quando gli altri calano, nelle ultime riprese, io sono ancora pieno di energia, e per questo vinco. Arrivo a un certo punto che, anche se mangio molto, perdo comunque tanta massa grassa, e i risultati si vedono. In vista di questo match ogni sera mangio un gran piatto di pasta, e va benissimo così''. Oltre a essere vegano, Bradley si è allenato intensamente per 12 settimane, e adesso si sente pronto e con un corpo, e una muscolatura, con cui potrebbe tranquillamente partecipare ai concorsi di body building. Questo incontro, denominato "Tempesta nel deserto" dagli organizzatori, è la rivincita di quello di due anni fa in cui l'americano si impose ai punti sul filippino con verdetto non unanime.
 
IL TIRRENO
10 APRILE 2014  
Il fumo passivo fa male ai cani che rischiano la dermatite

Marco Melosi

L'esposizione al fumo di tabacco aumenta considerevolmente il rischio di dermatite atopica (allergica) per il cane che ci vive accanto. I danni conseguenti all'esposizione al fumo di tabacco sono ben noti e scientificamente comprovati. Lo sono per noi, tanto che il fumo passivo viene oggi considerato pericoloso per la salute umana al pari del fumo attivo. Ebbene, dal rischio "fumo passivo" non sono esenti nemmeno i nostri animali da compagnia. Lo si sa per i gatti, tanto che diverse indagini hanno evidenziato come il livello di inquinamento da fumo in ambito domestico aumenta la probabilità di ammalarsi di forme tumorali maligne, come linfomi e carcinomi orali. Nel mirino dei danni da fumo passivo finisce ora il cane. Dermatologi della scuola veterinaria dell'Università di Parigi dimostrano, infatti, per la prima volta l'associazione tra fumo passivo e dermatite allergica canina. Nell'arco di 6 mesi, sono stati analizzati 161 cani e i loro proprietari coinvolti tramite un questionario, teso a valutare il tempo e l'entità dell'esposizione al fumo di sigaretta dell'amico a 4 zampe. I risultati non lasciano spazio a dubbi. Esiste uno stretto nesso causale tra comparsa della dermatite allergica e livelli molto elevati di fumo di tabacco. Ciò significa che il fumo passivo rappresenta, tanto quanto per noi umani, un pesante rischio ambientale per gli amici a 4 zampe che ci vivono accanto, capace com'è di alterare la reattività immunitaria della cute e scatenare la risposta allergica che si scatena con un prurito intenso.
 
COSE DI CASA
10 APRILE 2014
 
Cane e gatto: i luoghi comuni da sfatare
Il mondo degli animali domestici è circondato da detti e credenze che si tramandano nel tempo. Alcuni di questi hanno un fondamento di verità (in tutto o in parte). Altri invece sono solo il frutto di convinzioni errate e mai smentite. Facciamo chiarezza.
 
Il cane: troppe leggende sul miglior amico dell’uomo
Sui cani se ne sono dette tante: che è il migliore amico dell’uomo, che è l’animale più fedele, che ritrova la strada di casa. Tutto vero, o quasi: certamente il cane ha una dedizione unica per il suo proprietario che lo caratterizza in maniera particolare. Tuttavia alcune caratteristiche che gli sono state, con gli anni, attribuite non corrispondono al vero. Mentre altre, si stenta a crederlo, sono davvero reali. Ecco come distinguerle.
I cani sentono il diabete – VERO
Una barzelletta? Assolutamente no. I cani, infatti, grazie al loro fiuto speciale sono in grado di avvertire un calo di zuccheri nel sangue e allarmare la persona abbaiando o coi guaiti. Non a caso sono stati addestrati cani appositamente per questo scopo e sono in grado di effettuare una diagnosi esatta nel 90% dei casi.
I cani “parlano”  – VERO
Più che parlare in realtà i cani hanno la capacità di comprendere in parte i discorsi dell’uomo. È stato dimostrato che le razze più ricettive (border collie, barboncino, pastore tedesco, golden retriever, doberman pincher… e di certo non sono da meno i meticci) hanno la stessa capacità di un bambino di due anni nel decodificarli e comprendono fino a 250 parole. In media comunque tutti i cani sono in grado di decifrarne almeno 150.
Can che abbaia, non morde – VERO E FALSO
È un vecchio proverbio che in realtà si riferisce alle persone. Tuttavia non è proprio cosi riferendosi ai cani: non morde nel preciso istante in cui sta abbaiando, perché non può fare due cose insieme. Appena smette di abbaiare, però, può mordere manifestando anche altri segnali come l’irrigidimento del corpo e degli arti, lo sguardo fisso, il portamento della coda alto e fisso
Se il cane scodinzola è sempre felice - FALSO
Il cane è contento e tranquillo solo ha la coda ad altezza media e la muove in maniera naturale tenendo orecchi, bocca e il resto del corpo rilassati. Se, invece, la coda è alta e rigida anche se la muove a scatti sta difendendo il territorio mentre se è bassa ha paura.
Vede solo in bianco e nero - FALSO
Si tratta di una delle credenze popolari mai scomparse. In realtà non è vero che il cane non vede i colori: vede il blu, il viola e molte tonalità di grigio che l’essere umano non riesce a percepire. Inoltre vede meglio in condizioni di scarsa visibilità.
Si guarisce le ferite leccandosi - FALSO
In realtà è l’esatto opposto. Leccandosi il cane rischia di causarsi un’infezione o ritardare la guarigione, perchè può infettare la ferita con i batteri che si trovano in bocca. Meglio quindi evitare questo rischio e utilizzare un collare elisabettiano per impedire che si infetti con la saliva.
Se ha il naso umido è malato  - FALSO
Il naso (tartufo è il termine corretto per il cane) bagnato non è affatto un sintomo di malattia. È importante invece notare altri segnali come perdita di appetito, apatia, vomito, tosse, febbre (si misura con un termometro rettale).
Il cane è in grado di sorridere - FALSO
Più o meno ma non come l’uomo però. Il cane “sorride” ed è felice quando ha la bocca aperta e rilassata. La smorfia canina che erroneamente si riconduce al sorriso invece è più simile a una sorta di “sorriso nervoso”
I gatti: credenze dall’epoca delle streghe
Nella storia i gatti hanno vissuto momenti di gloria e di divinazione, come all’epoca degli antichi Egizi, e periodi di persecuzione e crudeltà come nel Medioevo. Ai giorni nostri, fortunatamente, i gatti sono entrati a fare parte di diritto della famiglia ma molte antiche leggende e luoghi comuni faticano a scomparire. Ecco qualche indicazione per imparare a distinguere i fatti dalle invenzioni.
I gatti atterrano sempre in piedi – FALSO
Purtroppo non è sempre così, anzi non lo è quasi mai. I gatti sono sicuramente agili e campioni di atterraggio in piedi sulle brevi distanze, grazie a una spina dorsale altamente flessibile: tuttavia la maggior parte dei gatti che cadono dai balconi si feriscono gravemente, a volte cadono anche “di testa”, o addirittura muoiono. Meglio quindi non rischiare e proteggere i balconi e le finestre in maniera opportuna.
L’ideale è una ciotola di latte – FALSO
Nell’immaginario collettivo il gatto deve bere il latte. Tuttavia il latte adatto al gatto è solo quello della mamma quando è ancora un cucciolo: una volta svezzato deve essere alimentato con un cibo completo e solo acqua. Troppo latte infatti, seppur gradito, può causare in molti gatti vomito, problemi intestinali e diarrea a causa del lattosio contenuto nel latte vaccino
Vedono al buio – FALSO
Altra credenza dura a morire ma che non corrisponde completamente al vero. In effetti i gatti possono vedere anche in condizione di luce molto scarsa ma non nel buio completo. Le loro pupille si dilatano per approfittare di ogni barlume di luce.
Le donne incinta non devono avere contatti con i gatti – FALSO
Purtroppo questa convinzione ancora molto diffusa (e che trova spesso conferma anche da parte dei medici) è ancora molto radicata e causa innumerevoli abbandoni di gatti quando nella famiglia è in arrivo un bambino. Si tratta, invece, di un’informazione riduttiva ed errata: alcuni gatti infatti possono essere infettati da una malattia di nome toxoplasmosi (che si contrae anche consumando cibi di orgine animale poco cotti e verdura cruda mal lavata) che può essere occasionalmente passata all’uomo tramite le feci feline deposte in giardini e lettiere e causare seri danni al feto. Tuttavia per contrarre la malattia è necessario che ci sia un contagio “oro-fecale” ossia una donna incinta deve ingerire alimenti entrati in contatto con feci di gatto deposte al massimo da 24 ore: un’eventualità piuttosto rara. È sufficiente che la futura mamma prenda qualche precauzione come evitare di occuparsi personalmente della lettiera del gatto o del giardino se il gatto esce a fare i bisogni, affidando l’incombenza ad altri. Se, invece, deve farlo di persona, può indossare robusti guanti di gomma e lavarsi accuratamente le mani una volta terminato. E continuare coccolare i gatti senza problemi.
Se il micio fa le fusa è contento – VERO E FALSO
Non è sempre così. È vero che in linea di massima le fusa sono un segno di piacere e di rilassatezza nei gatti. Tuttavia i gatti fanno le fusa anche per cercare di auto-tranquillizzarsi quando solo malati, doloranti o vicino alla morte. Anche mamma gatta fa le fusa mentre allatta i gattini.
Il gatto sente gli odori anche con la bocca – VERO
In effetti i felini hanno una piccolo ghiandola sul palato, la ghiandola vomeronasale. Quando un gatto ha appena annusato qualcosa fa una smorfia con la bocca che mantiene alcuni secondi: questo avviene perché la lingua incanala verso la ghiandola gli odori, poi inviati all’ipotalamo per una via diversa rispetto a quella nasale.
Queli bianchi sono sordi – VERO E FALSO
In effetti spesso non ci sentono da una o da entrambe le orecchie ma solo quelli con gli occhi azzurri. Se hanno solo un occhio blu, è probabile che siano sordi da un solo orecchio.
 
MATTINO DI PADOVA
11 APRILE 2014
 
Tre cuccioli gettati nel cassonetto a Vo’
 
VO’ (PD) Qualcuno li aveva gettati dentro al cassonetto che si trova davanti al cimitero di Boccon di Vo’. Erano stati partoriti solamente da qualche ora e senza la bontà e l’intraprendenza di un passante ora sarebbero sicuramente morti. È una storia a lieto fine quella che ha per protagonisti tre piccoli meticci, abbandonati a condannati a morte certa in un cassonetto dei Colli Euganei. I tre cuccioli sono stati salvati qualche giorno fa da un uomo che, avvertendo i guaiti dei poveri animali gettati nel cassonetto del cimitero, li ha estratti e salvati. Il terzetto di adorabili pelosoni aveva non più di qualche ora di vita: evidentemente i proprietari hanno ritenuto un peso i tre nuovi ospiti, decidendo di sbarazzarsene in maniera così crudele. Sfamati subito con del latte di capra, i tre cuccioli hanno superato il momento critico e hanno già trovato due famiglie. Una delle due è quella di Antonella Bellamio di Lozzo Atestino, che ha preso in cura due dei tre cuccioli e li ha chiamati Molly e Linda. «Siamo nel 2014 e ancora regna sovrana l’ignoranza in materia» denuncia la stessa Bellamio, che ha già in custodia nove gatti e sette cani, molti dei quali salvati proprio in situazione di emergenza come per i tre meticci «Se non si desiderano cucciolate, la sterilizzazione esiste da anni. Far morire di stenti dei piccoli esseri innocenti è una scelta inaccettabile! Fortunatamente questa storia ha un lieto fine, ma quanti animali molto più sfortunati ogni giorno muoiono per la crudeltà di un essere umano?».
 
NEL CUORE.ORG
11 APRILE 2014
LECCO: UN CANE MORTO AVVELENATO, UN ALTRO SALVATO IN EXTREMIS
Nel mirino dei killer anche gatti e piccioni
Bocconi di carne all'anticoagulante letali. E poi chicchi di granturco imbevuti in liquido topicida. Nel lecchese è allarme avvelenamenti contro cani, gatti e piccioni. Un cagnetto è morto, un altro è stato messo in salvo. Anche diversi volatili hanno perso la vita. Gli episodi più preoccupanti - scrive il "Corriere di Lecco" - a Casatenovo e nel capoluogo, dove il sindaco Virginio Brivio ha emesso un'ordinanza contro gli avvelenatori.
L'arma letale usata dai killer ai danni dei poveri animali si chiama bromadiolone: una sostanza, utilizzata per realizzare topicidi, che entra in circolazione nell'organismo causando gravi emorragie interne e porta ad un'agonia lenta e dolorosa per 24 ore oppure - addirittura - anche 5 giorni.
Allerta per i bimbi, ma anche per i quattrozampe. La polizia locale di Lecco, intanto, è a caccia dei malfattori che, la scorsa settimana, hanno disseminato di bocconi avvelenati la via Bainsizza, nel rione di Olate. Il sindaco si fa sentire e "ordina alla cittadinanza, qualora si dovessero rinvenire sostanze sospette, di darne immediata comunicazione alla Polizia locale".
Avvelenamenti di cani, nei giorni scorsi, a Casatenovo, dove una bestiola è morta ed una cockerina è stata salvata in extremis. Nel paese della Brianza, nei pressi della Villa Mariani, nella frazione Galgiana, sono stati trovati anche dei piccioni morti, avvelenati da un anticoagulante. I segni? Gocce di sanguefuoriuscivano dalle narici degli uccelli
 
NEL CUORE.ORG
11 APRILE 2014
PERUGIA, TORNATO IN LIBERTA' IL LUPO INTOSSICATO DA BOCCONI-KILLER
Pochi dubbi sul motivo del malore. Curato dai veterinari
E' tornato in libertà mercoledì sera l'esemplare di lupo che cinque giorni fa era stato trovato nei dintorni di Scheggia, nel perugino, con sintomi di intossicazione da bocconi avvelenati. Dopo aver ricevuto le cure dei veterinari dell'Asl di Gubbio e al pronto soccorso della clinica veterinaria dell'università di Perugia, l'animale è stato liberato nel Parco del Monte Cucco, nella zona alta delle faggete, dai tecnici del Servizio gestione faunistica e protezione ambientale della Provincia di Perugia e dagli operatori di Torre Certalta. Hanno coordinato e indirizzato a livello scientifico le varie operazioni gli esperti dell'ateneo perugino, come riferisce un comunicato dell'amministrazione provinciale.
Il lupo, un adulto di sesso maschile, che ha meno di due anni, era stato trovato sabato scorso nei pressi di Scheggia. Aveva bisogno dell'intervento medico forse - come detto - per aver ingerito dei bocconi avvelenati. Portato nel centro di recupero di Formichella, gestito dal Corpo forestale dello Stato, l'animale è stato curato e tenuto sotto osservazione, fino alla sua guarigione definitiva ed al ritorno in libertà.
Quello dei bocconi avvelenati - ribadisce la Provincia - è un fenomeno noto e largamente diffuso, che non risparmia alcuna zona del territorio provinciale, anche se le punte maggiori si registrano nel perugino-corcianese, marscianese, eugubino-gualdese e panicalese.
 
CORRIERE DELLE ALPI
11 APRILE 2014
 
Salvato un cervo caduto nel canale dell’Enel di Anzù

Gigi Sosso

 
FELTRE (BL) - Un cervo preso al guinzaglio. I vigili del fuoco di Feltre hanno usato una corda e confezionato una specie di cappio, per tirare verso riva l’animale, che era caduto nel canale dell’Enel, nei pressi del campo sportivo di Anzù. Poi in cinque l’hanno estratto, prendendolo per le zampe, sotto gli occhi più competenti degli agenti della polizia provinciale. Non poteva essere il momento giusto per fare troppo i raffinati, l’importante era metterlo in salvo. Il mammifero da circa un quintale e senza corna, il che farebbe pensare a un esemplare femmina era stanco, spaventato e anche un po’ stordito. Aveva nuotato per diverso tempo in un corso d’acqua artificiale al massimo della portata e, quindi, alto almeno cinque metri e sbattuto contro gli argini, poco prima di una griglia, che l’avrebbe comunque fermato. È sembrato quasi riconoscente, quando ha potuto riprendere la strada del bosco, da dove probabilmente era sceso per farsi una bevuta. Scivolato e finito in acqua, aveva richiamato l’attenzione di un uomo che stava passeggiando da quelle parti e ha immediatamente chiamato i pompieri. Erano le 14, quando è cominciato un intervento per niente semplice, viste anche le dimensioni del cervo. L’unica era cercare di trascinarlo a portata di mano ed è proprio quello che è stato fatto, con l’aiuto di questa preziosa fune. Le operazioni di soccorso sono durate alcuni minuti, sotto la supervisione dei poliziotti provinciali, che nella prima fase potevano contribuire solo con qualche suggerimento da seguire con attenzione. Una volta in salvo, nessuno si è preoccupato di capire se era maschio o femmina, ma la soddisfazione è stata tanta. Non è la prima volta che i vigili mettono in salvo degli animali, ma un conto è un gatto su un albero e un altro un bestione così grosso, in balia della corrente.
 
IL GIORNALE
11 APRILE 2014
Milano avrà un cimitero per animali
Marta Bravi 
Entro il 2015 Milano avrà il suo cimitero per animali. Questa è l'intenzione del Comune che sta lavorando a ritmi serrati perché l'idea diventi realtà.
A prevederlo è il nuovo Regolamento comunale di Tutela degli animali che attende l'approvazione della giunta e del consiglio comunale. Secondo il Garante per la tutela degli animali il professor Valerio Pocar, che ha steso la bozza dopo un lungo percorso di audizione e consultazione di tutte le categorie interessate, il nuovo documento potrebbe venire approvato entro l'estate. Perché un nuovo regolamento? «La normativa vigente, che risale al 2005, era incompleta, quella nuova recepisce alcuni punti dei testi adottati da alte amministrazioni, tra cui appunto l'istituzione di un cimitero comunale». Nella parte programmatica, all'articolo 2 «Principi etici e culturali» infatti si legge: «Il Comune può istituire un servizio di cremazione e individuare aree per la conservazione delle ceneri e/o la tumulazione degli animali di affezione o concedere uso del terreno finalizzato alla cremazione e alla conservazione delle ceneri o alla tumulazione».
Il progetto parte da una constatazione: «Ormai gli animali domestici fanno parte a tutti gli effetti delle famiglie, dunque è giusto che anche loro possano avere un luogo di sepoltura - spiega Pocar -. Noi vogliamo garantire a tutti il diritto a poter piangere i propri cari». Al momento, infatti, la legge regionale prevede l'obbligo della cremazione per gli amici a quattro zampe. È ammessa la sepoltura, solo in terreno privato, dopo l'accertamento sanitario da parte della Asl (l'animale non deve essere deceduto in seguito a una malattia infettiva per non compromettere la salute pubblica), peccato che i giardini privati in città siano pochissimi. A Limbiate, Vigevano, Peschiera Borromeo, Cogliate esistono dei cimiteri per gli animali di affezione, ma sono privati. Nel cimitero pubblico - l'idea - si pagherà un contributo per la sepoltura e la tomba del proprio caro a quattro zampe in base al reddito.
«Ogni giorno ricevo almeno una mail di qualche padrone che mi chiede informazioni in proposito, bene credo che l'istituzione di un luogo di sepoltura pubblico sia un'esigenza molto sentita tra i milanesi». Due numeri per dare l'idea: a Milano vivono circa 120.000 cani (comprendendo anche quelli non registrati) e 150.000 gatti, ma non mancano i conigli che ammontano a svariate decine di migliaia. In Italia si contano 7 milioni di cani, 7,5 di gatti, un milione di conigli. Il cimitero comunale dovrebbe ospitare almeno 10-15mila fosse.
Nelle intenzioni del Garante degli animali, l'area, che è stata individuata in fondo a via Novara, nel Parco Agricolo Sud, dovrebbe ospitare il campo e il forno crematorio, ma su questo punto l'ultima parola spetta alla Asl. Un modello di cimitero pubblico cui ispirarsi? «La città di Roma si è dotata di un cimitero per animali pubblico, ma diciamo che sono seppelliti gli animali di vip e personaggio famosi quindi c'è molto sfarzo per i miei gusti - spiega Pocar - io preferirei, ma è un'indicazione personale, un cimitero all'inglese, un prato con dei semplici cippi con il nome e le date dell'animale».
 
NEL CUORE.ORG
11 APRILE 2014
 
BERNA, ZOO HORROR: ORSETTO UCCISO DAL PAPA', IL FRATELLO SOPPRESSO
L'orso padre, di nome Misha, verrà sterilizzato
 
Scalpore per l'uccisione lunedì scorso con un'iniezione letale di "Numero quattro", uno dei due orsacchiotti nati a gennaio al parco zoologico Dählhölzli di Berna, in Svizzera. Dopo che - rivela il "Corriere del Ticino" - il 2 aprile il fratellino, "Numero tre", era stato ammazzato da papà orso Misha, che ora verrà sterilizzato. Aveva lanciato in aria il piccolo più volte: si pensava a un gioco, ma l'esito è stato doloroso. Lo zoo ha fatto sapere di aver adottato questa decisione "per risparmiargli ulteriori stress e sofferenze. In precedenza Misha (che ora verrà sterilizzato) aveva maltrattato il cucciolo mentre la madre Masha lo trascurava essendo molto 'fissata' sul suo compagno, e ciò ha infine prevalso sugli istinti materni", dicono i responsabili del Dählhölzli. Joanna Schönenberger, responsabile grandi predatori per il Wwf Svizzera, replica: "Questi parchi naturali dovrebbero servire precipuamente per curare animali feriti o ammalati provenienti da circhi o sottratti a chi li utilizza per impietosire le persone e raccogliere soldi come nel caso degli orsi ballerini tenuti incatenati in condizioni aberranti e usati, oggi fortunatamente sempre meno, nei paesi dell'Est dell'Europa quale attrazione. L'orso è un animale solitario per natura e non è fatto per la vita famigliare. Quanto avvenuto a Berna è doloroso ma è la conseguenza del fatto che non è possibile allontanare Misha".
 
QUOTIDIANO.NET
11 APRILE 2014
 
Onori militari e una torta alle banane per Eddie, il cane eroe che va in pensione
Il pastore, con il suo fiuto, ha salvato un'intera pattuglia di soldati americani in Afghanistan. A Tampa, in Florida, il momento della consegna della targa per celebrare la sua grande abilità

 
Tampa (Florida, Usa), 11 aprile 2014  - E' arrivato il momento della pensione per Eddie, il cane antibomba che in Afghanistan nel 2012 salvò la vita di una pattuglia di 13 soldati statunitensi. Il cane da pastore belga ha ricevuto tutti gli onori militari durante la cerimonia per la sua pensione, che si è tenuta alla base aerea di MacDill in Florida.
Alcune decine di soldati hanno preso parte all'evento per salutarlo. Nel 2012 il cane aveva trovato due ordigni esplosivi improvvisati, salvando la vita dei militari. Eddie ha prestato servizio per circa cinque anni nel sesto squadrone delle forze di sicurezza di MacDill. Con la pensione tornerà dal suo primo addestratore, Andrew Grymes.
Quando erano in Afghanistan, il sergente Shannon Hutto aveva pensato che Eddie fosse solo pigro, quando aveva deciso di non muoversi da un certo punto in un caldo giorno del 2012. Tuttavia Hutto ha poi visto quello che Eddie aveva annusato: una bomba artigianale, parzialmente sepolta nella terra. L'ordigno era a 15 centimetri dal piede del sergente. "E' stato un momento molto stressante", ha detto Hutto.
Poco dopo, Eddie ha annusato un altro ordigno esplosivo improvvisato piazzato su un ponte che la pattuglia stava per attraversare. Eddie ha salvato la vita di Hutto, di una decina di membri della pattuglia e di innumerevoli persone nel villaggio. Nei suoi anni in servizio il cane ha anche aiutato a perlustrare palazzi governativi e ha collaborato con i servizi segreti controllando i luoghi delle visite del presidente e del vicepresidente del Paese. Hutto ha detto che sarà sempre riconoscente nei confronti di Eddie per avergli salvato la vita.
Durante la breve cerimonia di pensionamento, il cane è apparso incerto su cosa fare mentre i soldati applaudivano, parlavano e salutavano, ed è sembrato sorpreso quando qualcuno ha consegnato formalmente una targa a Hutto. Tuttavia quando Carol White, consulente privata dell'Air Force, gli ha portato una torta speciale fatta di burro di arachidi e banane, il cane si è subito tuffato. Quando lavorava, a Eddie non sono stati concessi simili lussi. Adesso è libero di apprezzare i piaceri della pensione. "Ora può essere un animale", ha detto Hutto. "Al 100%, sedendosi sul divano, giocando, dormendo nel letto".
 
NEL CUORE.ORG
11 APRILE 2014
 
IL DIVIETO DI CACCIA ALLE BALENE NON SPAVENTA IL GIAPPONE
"Il programma in Antartide era quasi in bancarotta"
 
La sentenza del tribunale internazionale contro le baleniere giapponesi della scorsa settimana può aver dato al governo una comoda via d'uscita politica. Secondo l'Associated Press, il programma antartico era quasi in bancarotta, ma se il governo lo avesse revisionato, si sarebbe scatenata l'ira di una forte lobby anti-caccia alle balene, e sarebbe stato criticato per la capitolazione al cospetto degli attivisti stranieri anti-caccia alle balene. Ora i funzionari possono dire al giudice di aver forzato la mano. ''Mi sembrava che fossero ansiosi di perdere'', ha detto Masayuki Komatsu, ex dipendente del dipartimento Pesca noto per le sue battaglie alla Commissione baleniera internazionale per difendere la caccia in Giappone. E non solo: ha accusato i funzionari giapponesi di aver perso ''passione e amore'' per la caccia alle balene e di non combattere abbastanza duramente in tribunale.
Nella sentenza del 31 marzo scorso, la Corte internazionale di giustizia dell'Aia ha ordinato al Giappone di fermare la concessione di permessi per il programma di caccia alle balene in Antartide, che ha permesso l'abbattimento di circa mille cetacei all'anno. Il giudice, sostenendo argomentazioni fatte dall'Australia, ha respinto la tesi del Giappone secondo cui il programma era scientifico. Anche se alti funzionari di Tokyo hanno bollato la decisione come deplorevole, hanno annunciato che presto il Paese del Sol Levante l'avrebbe rispettata. Il giorno dopo, l'Agenzia della pesca ha fatto sapere che il Giappone avrebbe dovuto far saltare l'imminente caccia antartica. ''Non siamo andati in tribunale per perdere" ha detto un funzionario del governo vicino al caso, che ha chiesto di rimanere anonimo, perché non c'è l'autorizzazione a parlare pubblicamente della questione. ''Ma era ovvio che il programma di caccia alle balene doveva essere cambiato", ha aggiunto.
I politici che sostengono la linea dura, intanto, dicono che il Giappone dovrebbe abbandonare la Commissione internazionale sulle balene e tornare a praticare la caccia commerciale. Ma la maggior parte dei funzionari e gli esperti dicono che un passo così drastico comprometterebbe gli sforzi di Tokyo per promuovere lo Stato di diritto internazionale, in particolare quando si tratta di dispute territoriali con la Cina e la Corea del Sud. Ma resta in piedi un altro dubbio, secondo l'Ap: la caccia commerciale alle balene è economicamente sostenibile, dato il calo di interesse - per fortuna, verrebbe da dire - per la carne di balena in Giappone?
 
GEA PRESS
11 APRILE 2014
 
Malta – Quasi tre milioni di uccelli da catturare. Ne varrebbe pure l’attività sessuale dei cacciatori
Cacciatori a rischio suicido e l'incredibile appello al Governo
 
Nonostante la probabile procedura di infrazione che scatterebbe dall’Europa, il Primo Ministro maltese potrebbe autorizzare nel suo paese la cattura di 300.000 fanelli, 900.000 fringuelli, 500.000 verdoni 400.000 cardellini, 300.000 lucherini, 200.000 verzellini e 60.000 frosoni.
Si tratta di apparteneti alla famiglia dei fringillidi, uccelli tutti protetti dall’Unione Europea. A provvedere alla loro cattura dovrebbe essere una particolare categoria di cacciatori maltesi, ovvero quelli specializzati nel prelievo  di avifauna selvatica viva. Questi ultimi, a Malta, sarebbero stati autorizzati fino al 2008 quando cioè si considerò fallimentare una deroga concessa dalle Autorità europee. Si tratta comunque di migliaia di persone specializzate nella cattura dei piccoli volatili.
La proposta avanzata dalle associazioni venatorie parrebbe avere fatto breccia nel Governo maltese, nonostante i rischi che incomberebbero dall’Europa. La stampa locale fa a tal proposito esplicito riferimento alla vicinanza di ambienti della politica ad alto livello con quelli venatori. La comunicazione dei cacciatori, è peraltro molto incentrata sul sentirsi considerati, proprio dall’Europa, come cittadini meno importanti.
Singolare quanto riportato dalla stampa maltese in merito ad un rapporto dei cacciatori che sarebbe stato presentato al Governo nel dicembre 2013.  In sintesi, mantenendosi il divieto di trappolamento, il cacciatore non avrebbe più nulla in cui sperare nella vita, nulla da sognare, da pregare e potrebbe fallire le sue performance nel lavoro e nel sesso, oltre che le relazioni familiari, senza considerare gli amici che ne soffrirebbero. Una depresione mentale, riportano sempre i giornali maltesi, tendente al suicidio.
Le citazioni apparirebbero tanto incredibili se non fosse per  l’integrale ripresa di una parte del Dossier sulla cattura dei fringillidi redatto dalla stessa associazione nel dicembre 2011. In particolare, per giusticare la profonda dedizione a tale aspetto venatorio, definito “parte integrante della propria vita”, il Dossier  si inoltra in una dissertazione semantica della parola “Namra”, che equivarrebbe ad altri “pathos” venatori tra cui la “passione” dei cacciatori italiani.  Segue poi un lungo calcolo sul minimo catturabile che consentirebbe la deroga al divieto di prelievo. Calcoli che ricordano altre tradizioni venatorie, ovvero quelle di alcune regioni del nord Italia e la deroga ai divieti europei.
 
GREEN STYLE
11 APRILE 2014
 
Cani per proteggere i rinoceronti del Kenya dai bracconieri
 
Il bracconaggio di specie protette in Africa non subisce battute d’arresto, nonostante i numerosi interventi dei governi locali e delle associazioni internazionali. Ma dove non arriva l’uomo, dove la tecnologia GPS non può fare nulla, potrebbero arrivare i cani: in Kenya saranno proprio gli amici a quattro zampe a proteggere i rinoceronti dai cacciatori di frodo. L’Ol Pejeta Conservancy è la più grande riserva dell’Africa orientale per la salvaguardia del rinoceronte nero. Nonostante l’importanza del luogo, nonché le numerose iniziative di controllo e monitoraggio del territorio, i bracconieri non rinunciano all’uccisione di una specie animale a rischio. Una nuova sperimentazione sul campo, però, promette di ridurre ai minimi termini questa pratica illegale: a scovare i malintenzionati ci penseranno dei cani militari.
Possono cercare, inseguire e attaccare. Con queste poche parole spiega il progetto Daryll Pleasants, ex istruttore di cani per l’esercito britannico. Finita la sua carriera militare, l’uomo ha deciso di prestarsi volontariamente all’addestramento di un’unità canina per la difesa del rinoceronte, animale cacciato perché le sue corna possono valere sul mercato anche 300.000 euro.
Il training è di altissimo livello: i cani perlustreranno il territorio in cerca di carcasse di rinoceronte o di altri oggetti connessi alla caccia di frodo, dopodiché inizieranno ad annusare le tracce fino a giungere in prossimità dei bracconieri, per poi attaccarli. Gli esemplari, addestrati senza metodi violenti in speciali strutture per l’agility modificate ad hoc, non subiscono alcuna forma di pressione psicologica all’azione, perché vivrebbero l’intero processo come un gioco. Tra le razze prescelte, un gran numero di cani da Pastore Belga Malinois:
Sono molto agili, tenaci ma anche molto intelligenti. La ragione per cui ricorriamo a questi cani è perché sono completamente avvicinabili. I cani, allenati con il classico sistema dell’esercizio-ricompensa, possono correre a una velocità di 20 chilometri orari e, a differenza di altri metodi come i fuoristrada, possono raggiungere l’obiettivo senza farsi scoprire. Non solo addestramento, ma anche tecnologia: considerato come i bracconieri siano normalmente armati fino ai denti, i quattro zampe indossano una speciale tuta resistente ai proiettili, così come una videocamera apposita e leggera sul capo, affinché possano essere monitorati da remoto anche con un sistema GPS.
VIDEO
 
GEA PRESS
11 APRILE 2014
 
Kansas City – Caesar il fuggiasco. Inventa una scala e salta dal recinto dello zoo

 
Rimarrà chiusa per tutta la giornata di oggi, l’area scimpanzè dello zoo di Kansas City. Il personale, informa una nota dello zoo, dovrà eseguire una attenta verifica sui rami degli alberi.
Non  si tratta di una potatura, bensì della potenziali “scale” come quella utilizzata ieri dallo scimpanzè Caesar. Un pensiero articolato, visto che il grosso maschio di scimpanzè è arrivato a rompere un ramo ed una volta adagiato al muro di cinta, ha tentato la fuga verso la libertà. Di animo altruista, visto che ha poi convinto altri sei compagni di cattività a seguirlo.
Nello zoo è subito scattato il “Codice rosso” ovvero il piano delle emergenze. Gli scimpanzè adulti sono infatti animali che possono divenire molto pericolosi. Si tratta di una specie che raggiunta la maturità sessuale può presentare comportamenti in grado di arrecare seri danni.
Secondo la direzione dello zoo, il gruppo di scimpanzè è stato convinto a rientrare nel recinto, utilizzando “prelibatezze alimentari”.
L’allarme, scattato intorno alle 16.00 di ieri pomeriggio (ora locale), è rientrato dopo un’ora.
 
IL FATTO QUOTIDIANO
11 APRILE 2014
 
Clonare gli animali non è un atto di amore

Tamara Mastroiaco

 
Far clonare il proprio amico a quattro zampe per renderlo “immortale” è una scelta egoistica; pensare di sostituirlo con un “surrogato” – passatemi il termine – non è assolutamente un atto di amore. Sono in un momento delicato, in quanto ho perso Milito il mio compagno-gatto da meno di due settimane; dovrei, dunque, capire l’emotività che gioca sicuramente un ruolo fondamentale su una scelta del genere, soprattutto nelle persone che nella vita sono sole e hanno un solo affetto, quello del proprio animale. Il vuoto che ha lasciato Milito nella mia vita è incolmabile tanto da non trovare l’energia e la voglia per dedicarmi in questi giorni alle cose che abitualmente svolgo. Solo questa mattina ho trovato la forza di sedermi davanti al notebook, consapevole che non arriverà più a sdraiarsi tra me e il pc per dormire tranquillo tra le mie braccia, mentre scrivo. Anche quando ho realizzato che stavamo condividendo le ultime ore insieme, sussurandogli faccia a muso, occhi negli occhi, “non voglio perderti”, bene, anche in quei momenti non ho mai pensato di poterlo clonare, perché Milito, come qualsiasi altro animale, è unico.
Dopo aver letto la notizia di Mini Winnie, nato in provetta dal Dna del suo donatore, Winnie, il bassotto di 12 anni di Rebecca Smith, la quale ha commissionato la Sooam Biotech Research Foundation per la clonazione, mi sono soffermata a riflettere su quanto sia inaccettabile tale scelta. Non posso che essere d’accordo con Michela Kuan, responsabile Lav settore Vivisezione, la quale ha dichiarato che “l’idea di ordinare la nascita di cani (o gatti o altri animali) come oggetti è ripugnante sia dal punto di vista etico che scientifico. L’indice di fallimento per gli esperimenti di clonazione rimane altissimo, quindi anche in questo caso l’esperimento prevede lo sfruttamento e la sofferenza di animali, che vengono usati come bacini di produzione di animali-copia; inoltre, l’essere vivente è il frutto di varie componenti e quella genetica ne rappresenta al massimo il 50%: è impensabile ottenere una copia identica dell’individuo che ci è stato vicino per anni perché, come dice la parola stessa, è unico”.
La storia di Mini Winnie non è un caso isolato; la società coreana ha già prodotto i cloni di circa 500 cani, con un procedimento che costa circa 60 mila sterline. Un enorme business, non c’è che dire, incentivato da tutti coloro che si definiscono amanti degli animali pronti ad alimentare gli interessi di laboratori come la Sooam Biotech pur di clonare il proprio animale. Il ricorso alla clonazione è ancora più grave se pensiamo ai canili e ai gattili affollati; animali che invecchiano dentro le gabbie umide senza aver mai assaporato la libertà, che qualche volta non hanno un pasto perché i fondi sono sempre troppo pochi per tutelarli tutti, che scoprono l’amore grazie ai volontari, i quali cercano di trasformare la loro prigionia in “attesa”.
Credo che esistano diversi spunti etici su cui soffermarsi sul perché sia sbagliato clonare il proprio compagno a quattro zampe, tra cui anche la non accettazione della morte come evento naturale, ma esistono anche motivazioni scientifiche, non meno interessanti e importanti. La Lav dichiara, infatti, che “gli esperimenti di clonazione hanno un’elevata percentuale di insuccesso e determinano chissà quanti embrioni, feti e cloni malati e poi soppressi, dei quali però non viene data notizia. Uno studio, pubblicato anche sulla rivista New Scientist, basato su dati Infigen, una multinazionale clonatrice, e su studi di Atsuo Ogura del National Institute of Infectious Diseases di Tokyo, afferma che “il 75% degli embrioni animali clonati muore entro i primi 2 mesi di gravidanza e comunque il 25% nasce morto o con deformità incompatibili con la vita. Da cento cellule di partenza mediamente una sola diverrà un animale “adulto e sano”. Gli individui malformati vengono soppressi alla nascita oppure vengono sottoposti ad eutanasia dopo aver sofferto per un’imprevista malattia. Ecco perché la notizia di tali esperimenti viene resa pubblica solo dopo alcune settimane o mesi dall’evento, ovvero quando l’animale sopravvive almeno alla prima fase della sua esistenza da “creatura da laboratorio”. Le tecniche di clonazione sono ancora molto lontane dall’essere perfettamente collaudate: questo significa perdita di vite animali, fatto che però molti scienziati si guardano bene dal dichiarare pubblicamente”.
 
IL SECOLO XIX
12 APRILE 2014
 
Cucciolo legato e gettato nel lago, condannato il padrone
 
Savona - È stato condannato a una multa di 15mila euro (con pena sospesa) il quarantenne della val Bormida che nel luglio del 2013 aveva legato e gettato un cucciolo di cane di razza labrador nel lago di Osiglia : lo ha deciso il tribunale di Savona.
Dal microchip, i vigili urbani di Cengio-Millesimo erano risaliti all’allevamento e al proprietario dell’animale, che aveva affidato il cucciolo a una terza persona, quella che lo ha poi ucciso.
L’uomo aveva ammesso di avere legato e gettato il cucciolo nel lago perché «esasperato».
 

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14 LUGLIO 2013
 
Cane affogato, il padrone confessa

Luisa Barberis

 
Savona - Ha detto di aver agito in un momento di stress e in preda alla disperazione. In un attimo di rabbia perché non riusciva più a gestire il cane.
Con una confessione in piena regola si chiude il giallo sull’uccisione del cucciolone di labrador, un esemplare di nemmeno un anno, forse sei mesi, incaprettato e gettato nel lago di Osiglia fino a farlo annegare.
La mano dell’uomo che si è macchiata di tanta ferocia è quella di un cittadino valbormidese, di 39 anni, che ieri, individuato dagli agenti della polizia municipale di Milllesimo e Cengio, ha ammesso i fatti.
L’uomo non ha più retto e ai vigili che lo hanno individuato ha anche detto di essere pentito di quanto fatto. Le “lacrime di coccodrillo” però, dopo un gesto tanto grave e crudele, non sono bastate ad evitargli una denuncia per l’uccisione dell’animale. L’uomo dovrà rispondere della violazione dell’articolo 544 - bis del codice penale, introdotto dalla legge 189/2004, e le cui pene si sono inasprite inasprite dopo il 2010, e che ora fanno sì che il valbormidese rischi da sei mesi a due anni di carcere. A lui gli agenti sono arrivati seguendo le preziose indicazioni fornite dal microchip del cane. La minuscola capsula elettronica, nonostante i giorni di permanenza nel lago, era intatta ed ha permesso ai veterinari dell’Asl2 savonese di leggere i dati del cucciolone: il nome del suo primo proprietario, un allevatore piemontese il quale, informato dei fatti, ha quindi fornito le indicazioni per individuare la famiglia che, solo pochi mesi prima, aveva acquistato il labrador.
Sentito a sua volta dalla municipale, il secondo proprietario aveva però negato ogni addebito e anzi detto di non avere più il cane, ma di averlo affidato s una terza persona ancora. La stretta delle indagini è arrivata ieri, quando la municipale è arrivata all’uomo che, a quel punto, non ha potuto far altro che ammettere i fatti. Si sono smontate così altre possibili tesi: il furto dell’animale, un dispetto tra avversari, screzi di varia natura. Nulla di tutto ciò.
Già da domenica gli abitanti di Osiglia avevano notato una strana cosa galleggiare in mezzo all’acqua. Quel corpo, sempre scambiato per un pezzo di legno, non era però mai arrivato vicino a riva in modo da essere più visibile. È successo venerdì e i pescatori che in quel momento erano in riva, non hanno esitato ad avvertire il Comune che ha immediatamente chiamato i vigili del fuoco per recuperare il corpo. Per il cucciolo, annegato da giorni e ormai in avanzato stato di decomposizione, non c’è più stato nulla da fare. Chiara da subito è stata però la dinamica: le zampine davanti de cane erano legate alla testa in modo che il labrador, incaprettato appunto, non avesse scampo. Ieri, stando alle voci che si rincorrono in Valbormida, è emerso però un nuovo raccapricciante dettaglio: al collo dell’animale con ogni probabilità c’era anche una pietra.
Un dettaglio che rende ancora più truce la vicenda, e che spiegherebbe anche il perché il corpo sia affiorato a galla solo a distanza di giorni.
Così come la notizia del ritrovamento del labrador morto si era diffusa in un attimo in Valbormida, altrettanto velocemente si è saputo che l’uomo era stato individuato. Durissime le condanne da parte dei valbormidesi e delle associazioni ambientalisti che da giorni, su facebook, e per strada commentano l’accaduto chiedendo pene esemplari per il padrone dell’animale.
«A nome di tutta la cittadinanza non posso che ringraziare la polizia municipale e tutti coloro che hanno partecipato alle indagini che in breve tempo hanno chiuso il caso – ha commentato il sindaco di Osiglia Paola Scarzella - in questi giorni ho ricevuto tantissime mail e lettere da parte di cittadini indignati per quanto successo. Ho risposto a tutti invitando alla cautela. Sono personalmente ferita e tutto il paese lo è, ma siamo anche umani ed intelligenti e dobbiamo quindi affidarci alla giustizia affinchè faccia il suo corso».
 
STATO QUOTIDIANO
12 APRILE 2014
 
Manfredonia (FG) , lettore: “polpette di carne avvelenate per sterminare cani”
 
Manfredonia (FG) – “POLPETTE di carne avvelenate per sterminare i cani“. E’ quanto segnala un lettore a Stato. La zona interessata è “la villetta di Via Barletta”.
“Essendo amante degli animali è per me giusto un messaggio di denuncia sociale – dice il lettore – anche se poi non sarà tenuto presente da nessuno; questo messaggio lo rivolgo a questa gente senza cuore che, essendo crudeli verso gli animali, sono sicuramente crudeli anche verso i loro simili. Segnaliamoli all’ENPA (ente nazionale protezione animale) per favore!”.
 
NEL CUORE.ORG
12 APRILE 2014
 
BOLOGNA: VENDE UN CUCCIOLO PER STRADA, CARABINIERE LO BLOCCA
L'uomo con una lista di cani divisa per razze e prezzo
 
E' sceso dalla sua macchina parcheggiata in una via di Malalbergo, in provincia di Bologna, ha parlato con una ragazza a piedi, poi ha aperto il bagagliaio e ha consegnato alla giovane un cucciolo di cane nero, di razza terranova, in cambio di 500 euro in contanti. La scena è stata vista da un carabiniere in borghese che ha riconosciuto l'uomo, 55enne di Bologna, noto per alcuni precedenti. Così, insospettito, ha chiamato una pattuglia e il personale veterinario dell'Asl. Il 55enne si è giustificato con il militare, intervenuto subito per accertarsi dei fatti, dicendo che si trattava di una vendita di un cane. Ma, in realtà, il cucciolo, un maschio di nome Zuny, era privo del microchip identificativo, era stato venduto prima dei 60 giorni di vita e trasportato con un'auto senza autorizzazione. Il 55enne, che aveva in tasca un foglio con una lista di cani distinti per razze e vari prezzi per un totale di 2.800 euro, è stato sanzionato secondo le norme regionali e denunciato per truffa in concorso e sostituzione di persona per essersi presentato con false generalità. Il cucciolo è stato affidato in custodia alla ragazza, estranea ai fatti.
 
IL CENTRO
12 APRILE 2014
 
Cerva gravida investita sulla 17
 
BARISCIANO (AQ) - Una cerva con due piccoli in grembo è stata investita dopo la mezzanotte di due giorni fa lungo la statale 17. È stata la telefonata giunta alle 00,30 alla centrale operativa del comando provinciale dei carabinieri a segnalare la presenza di un animale selvatico che occupava gran parte della carreggiata, investito sulla statale 17 al chilometro 55,700 nel territorio del comune di Barisciano. Sul posto è immediatamente intervenuta una pattuglia del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia dell’Aquila, che aveva frattanto allertato il servizio veterinario. Tuttavia i militari non hanno potuto fare altro se non constatare che il bellissimo esemplare di cerva, di circa due anni e quasi al termine della gravidanza, era già morto ed era stato completamente maciullato, insieme ai due piccoli che l’animale portava in grembo. A quel punto i carabinieri hanno provveduto a sgomberare la carreggiata, per evitare ulteriori pericoli per l’incolumità di altri automobilisti, e provveduto, nel contempo, a far recuperare l’animale per i successivi esami di laboratorio. La statale 17, soprattutto in quell’area è molto spesso luogo di incidenti tra automezzi e animali selvatici vaganti. Non è molto difficile, infatti, specie nelle ore notturne, incappare in cervi e, soprattutto, cinghiali che scendono a valle, mettendo in serio pericolo gli automobilisti. Tuttavia, proprio per questo motivo, si consiglia di avere sempre una guida molto attenta e soprattutto di limitare la velocità che è sempre e comunque, come ricordano i carabinieri in una nota, una delle maggiori cause degli incidenti stradali.
 
IL CENTRO
12 APRILE 2014
 
Mamma cerva muore coi cerbiatti mai nati
 
Prov. dell’Aquila, Non si stava certamente specchiando nella fonte cristallina della favola di Esopo. Non c’erano leoni alle sue spalle, l’altra notte, lungo la statale 17, in agro di Barisciano, come da rapporto dei carabinieri. Quando la cerva è finita sotto le ruote di un’auto pirata – i militari, intervenuti con una «gazzella», ma non di quelle della savana, hanno trovato sul posto la carcassa dell’animale ma non l’investitore, fuggito subito dopo l’impatto – cercava un cespuglio il più nascosto possibile. Lì, dopo averli portati dentro per 260 lunghi giorni, li avrebbe amorevolmente deposti dopo averli dati alla luce. Due insieme, cosa rara per questi animali almeno a sentire gli etologi. E invece la frenata e poi lo schianto hanno inghiottito mamma cerva e i suoi due piccoli. Nulla sappiamo, dai rapporti ufficiali, dello spavento del misterioso investitore, che dev’essere stato notevole, né delle sue condizioni di salute. Né di come sia ridotta la sua macchina. La strada è pericolosa sia per l’uomo sia per l’animale, volendo abbozzare una morale. E se il cervo della favola si salvò grazie alla rapidità delle vituperate zampette, la cerva di Barisciano non ce l’ha fatta. Il leone predatore stavolta ha preso le sembianze di un animale a motore.
 
MESSAGGERO VENETO
12 APRILE 2014
 
Capriolo imprigionato fra le inferriate del castello di Udine
Operazione di salvataggio da parte dei vigili del fuoco sulla collina. La prima segnalazione poco prima delle 8

Alessandra Ceschia

 
UDINE. Era rimasto incastrato nella cancellata del castello e non riusciva a muoversi. Da ore era bloccato fra le inferriate e si dibatteva furiosamente per sfuggire alla morte.
Per salvare un giovane capriolo che si era perso in città e che, sgambettando sulla collina, stava cercando di raggiungerne la sommità, si sono mobilitati tutti, dalla polizia municipale ai vigili del fuoco alla polizia provinciale. Alla fine l’animale è stato sedato, recuperato e curato.
Era un po’ provato per la paura, i colpi e gli strattoni dati a destra e a manca per sfuggire a quella morsa, ma tutto sommato le sue condizioni non sono sembrate gravi al veterinario che lo ha visitato.
Le segnalazioni di avvistamento di un capriolo in città erano cominciate ad arrivare al Comando dei vigili del fuoco in tarda serata sabato. Diverse le telefonate arrivate da parte di chi giurava di aver visto la bestiola in giro per la città.
Poco prima delle 8 del mattino un udinese che aveva imboccato la salita pedonale del castello sul lato di piazza Primo Maggio, proprio sul retro della casa della contadinanza lo ha visto, incastrato fra le sbarre del cancello nella parte sommitale della collina.
La bestiola aveva cercato di passare, infilando il muso fra le sbarre di ferro, quindi aveva spinto fino a far passare il tronco, ma poi era rimasto bloccato e non riusciva più a sfilarsi. Impossibile proseguire per sbucare dall’altra parte, come del resto tornare indietro.
È stato proprio quell’uomo a dare l’allarme alla polizia municipale che ha mandato sul posto una pattuglia, ma di muovere l’animale non c’era verso anche perché, preso dal panico, non smetteva di dibattersi. È toccato ai vigili del fuoco partire con una squadra dal comando di via Popone e tentare di aiutare l’animale.
Si è deciso di optare per la sedazione dell’animale con l’aiuto del veterinario, quindi, i vigili del fuoco, supportati anche dalla polizia provinciale dell’Ufficio risorse faunistiche hanno tentato la manovra per estrarre l’animale ripercorrendo a ritroso i movimenti che aveva compiuto per entrarci.
E ha funzionato.
La bestiola è stata sottoposta a una serie di accertamenti da parte del veterinario. Con ogni probabilità saranno necessarie alcune cure poi potrà essere rimesso in libertà, lontano dal centro cittadino.
 
MESSAGGERO VENETO
12 APRILE 2014
 
Linci pronte a essere liberate: per i cacciatori è allarme
Presa di posizione del Distretto venatorio del Tarvisiano sulla gestione del piano. Pituelli: «La Regione è immobile, così rischia di saltare il progetto con l’ateneo»

 
TARVISIO (UD). Tre linci catturate in Svizzera sono in attesa di essere liberate (due sono già a Tarvisio ospitati in apposite gabbie). È bastata questa novità degli ultimi giorni a scatenare il mondo venatorio legato all’università di Udine, che non nasconde i rischi per l’ecosistema della foresta di Tarvisio.
«La politica dei piccoli passi adottata dal Distretto venatorio del Tarvisiano in relazione all’introduzione sul territorio della lince rischia di saltare», afferma il presidente del distretto tarvisiano Valerio Pituelli. «Il parere favorevole inizialmente espresso dal mondo venatorio – continua – è stato dato sulla base della relazione del responsabile del progetto, Paolo Molinari».
Nella stessa occasione tuttavia è stato assicurato che l’iniziativa era stata già condivisa con tutti gli enti interessati nell’ambito regionale. Nei mesi successivi sono emersi i distinguo di chi invece (Università di Udine e Parco delle Prealpi Giulie) ha dichiarato che nulla sapeva.
A questo punto il Distretto venatorio ha chiesto un tavolo di confronto alla Regione. Su quel versante silenzio, mentre la richiesta di informazioni all’università di Udine ha partorito, nell’ambito di un incontro organizzato dal distretto dove si è evidenziata ancora l’assenza della Regione, un dettagliato parere della stessa università con conseguente sospensione dell’iniziale ok al Progetto dei cacciatori e la richiesta urgente al presidente Serracchiani di sospensione del progetto.
L’ateneo friulano – spiega Pituelli – ha sottolineato l’assenza a monte di un piano comunicativo e partecipativo che rendesse edotti dell’iniziativa tutti i soggetti interessati al progetto, indicando poi nel merito scientifico del piano, alcune gravi carenze tra cui l’assenza di informazioni e analisi sulla consistenza attuale e passata della lince e sua distribuzione sul territorio, di un piano di monitoraggio dettagliato pre, durante e post rilascio (senza contare la coesistenza con gli altri grandi predatori sul territorio, vedi orso e lupo per la quale mancherebbero analisi ed eventuali effetti).
Ora il Progetto lince ha avuto un’accelerazione e gli esemplari stanno per essere liberati «quasi che si volesse chiudere in fretta e furia una pratica prima che, scandagliando e sondando, possano emergere criticità tali da suggerire un ripensamento o quantomeno un approccio più prudente».
Il Distretto venatorio del Tarvisiano ha legato ogni iniziativa futura alle indicazioni dell’ateneo friulano e alla luce della svolta che è stata impressa in questi giorni al progetto, il presidente del distretto Pituelli ha osservato: «Abbiamo sempre garantito collaborazione al mondo della ricerca sul presupposto di dati certi e serietà scientifica: le osservazioni dell’università di Udine ci hanno indotto a riflettere sulle ripercussioni che l’eventuale attuazione del progetto potrebbe avere sull’ecosistema. Ci chiediamo pertanto come mai l’Istituto superiore protezione ambiente e la Regione Fvg abbiano autorizzato un progetto con le carenze evidenziate dall’ateneo, se il via al piano per la liberazione degli esemplari sia condizionato a precise prescrizioni e se le stesse siano state rispettate: ci premureremo comunque di richiedere accesso a tutta la documentazione».
 
NEL CUORE.ORG
12 APRILE 2014
 
PASQUA, BRAMBILLA: "ECCO LA MIA PDL PER FERMARE LA STRAGE DEGLI AGNELLI"
 
"Mangiare carne è una crudeltà inaccettabile, mangiare i piccoli è una barbarie. Scegli di essere Veg, comincia risparmiando la vita dei cuccioli". Così l'on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente (Leidaa), presenta il suo progetto di legge, depositato alla Camera nei giorni scorsi, che vieta la macellazione e la commercializzazione a fini alimentari di animali di età inferiore a sei mesi. Un video-verità, realizzato da La Coscienza degli Animali-Leidaa , racconta in meno di due minuti tutta la crudeltà dell'uomo verso agnelli, capretti, vitelli, maialini e intende risvegliare le coscienze collettive (https://www.youtube.com/watch?v=xjc07CGtaJk&feature=youtu.be  - scaricabile al link http://storage.flexvideo.it/f/brambilla/aprile2014/MVBrambilla_Pasqua.mp4.zip).
"La vigilia delle festività pasquali – osserva l'ex ministro – è il momento più opportuno per riflettere sul consumo di carne e in particolare sulla strage degli agnelli, dei capretti, e di tutti gli animali di giovane età sacrificati alle esigenze dell'industria alimentare. Sono vittime, letteralmente, della crudeltà e dell'ingordigia dell'uomo, che non si accontenta di togliere la vita agli animali che mangia, ma la vuole togliere "tutta", agli individui più piccoli e più indifesi, solo perché hanno la carne più tenera o perché lo impone la tradizione. Milioni di cuccioli macellati ogni anno - agnelli, vitelli, maialini da latte, capretti –  sono un tributo di sangue che appare inaccettabile ad un numero sempre maggiore di cittadini. Il costante declino, da alcuni anni a questa parte, della domanda di agnelli per Pasqua ne è un'indicazione importante. E' tempo di modificare le crudeli abitudini alimentari degli italiani, abbandonando questa barbarie e facendo un salto di civiltà".
"Gli animali – continua l'on. Michela Vittoria Brambilla – nascono uguali davanti alla vita ed è proprio quello alla vita il loro primo diritto. Se non è quindi in alcun modo accettabile la strage di creature viventi, in nome di un consumismo che si nutre di una tradizione insensata, che a sua volta alimenta ogni giorno l'industria della carne, riesce ad essere ancora più esecrabile quella di cuccioli di età inferiore ai sei mesi di vita. Occorre mettere in discussione simili consuetudini  che sono sintomo di arretratezza morale e che non possono più trovare spazio nella nostra cultura".
"Per questo – continua – ho depositato nei giorni scorsi alla Camera un progetto di legge che vieta "l'abbattimento, la macellazione, nonché l'importazione e l'esportazione per tale finalità, di animali di età inferiore a sei mesi,  la vendita e il consumo delle loro carni". E' una battaglia che ritengo possa essere combattuta da tutti i cittadini, affinché l'Italia possa essere un esempio internazionale e faccia sentire la voce degli italiani in sede europea, dove vengono prese le decisioni di politica agricola e zootecnica. Nel frattempo – conclude la parlamentare di Fi – voglio rinnovare il mio appello a non consumare, durante le prossime festività, carne di agnello o di capretto. Ci sono tante alternative vegetariane, altrettanto gustose, che non richiedono la macellazione di neonati. Per una "buona" Pasqua, in pace con te stesso e con gli animali, non pagare un tributo di sangue! ".
E' lo stesso appello di Massimo Comparotto, presidente dell'Oipa. "Ogni anno in Italia – ricorda – sono milioni gli agnelli uccisi, cuccioli di circa due mesi di vita, separati forzatamente dalle loro madri, maltrattati, marchiati e trasportati verso una fine crudele e violenta. Centinaia di migliaia muoiono esclusivamente nel periodo di Pasqua. Ecco perché nelle ultime settimane l'Oipa ha lanciato una grande campagna di affissioni in tutte le fermate delle linee metropolitane di Milano e Roma per sensibilizzare contro questa strage. Con 100 spazi pubblicitari nel capoluogo lombardo e 187 nella capitale, la campagna è la più ampia e intensiva degli ultimi anni a sostegno dei diritti animali e dell'alimentazione veg. L'obiettivo  è indurre a una riflessione sulle motivazioni che spingono ad amare e considerare compagni di vita alcuni animali, e a considerare solo cibo altri. Ci chiediamo, infatti, perché il cane corre nei prati con il suo compagno umano, il gatto sonnecchia sul divano e risponde alle carezze con le fusa, mentre l'agnello piange perché è stato strappato dalla mamma e si trova appeso a testa in giù e sgozzato? La risposta, in realtà, arriva spontaneamente già nel momento in cui si ha il coraggio di porsi la domanda. La consapevolezza dell'incredibile errore insito nell'antropocentrismo nel quale veniamo cresciuti arriva inesorabile. Alla presa di coscienza deve seguire il coraggio di cambiare le abitudini di una vita intera. Abitudini che non valgono certo milioni di vite. Il cambiamento inizia da ognuno di noi. Non nutrirsi di altri animali non è "una moda", una "forma di protesta" e non dovrebbe rendere chi lo fa "quello diverso". Rispettare la vita è, e deve essere, la normalità".
VIDEO
 
NOVI ONLINE
12 APRILE 2014
 
Novi Ligure
Consulta Bioetica, si parla di eutanasia animale
Il convegno nazionale della Consulta di Bioetica ha aperto le porte anche ai veterinari. La quinta edizione del convegno, dedicato all'eutanasia e svoltasi a Novi Ligure sino a sabato 5 aprile, ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Ugo Spallasso, medico veterinario dell’Asl provinciale

Elio Defrani

 
NOVI LIGURE (AL) – “Verrà il giorno in cui uomini come me guarderanno all’uccisione degli animali nello stesso modo in cui oggi si guarda all’uccisione degli uomini”. La frase è attribuita (anche se non correttamente) a quello che nel mondo è considerato forse il più grande genio italiano, Leonardo. Da tempo immemorabile – da ben prima che venisse dipinta la Gioconda – l’uomo utilizza gli animali come fonte di cibo e come mezzo di lavoro. Eppure è solo negli ultimi anni che sono stati fatti concreti passi in avanti nella tutela degli animali.
E non parliamo solo dei piccoli amici a quattro zampe che ci tengono compagnia, ma anche della fauna selvatica, di quelli che vengono usati per ottenere carne, latte e uova, dei mammiferi “da lavoro” come cavalli e asini. Anche grazie ad alcuni interventi legislativi (la legge 189 del 2004, che indica gli animali come “esseri senzienti” e non più come “cose”, e il regolamento europeo sul benessere animale del 2009), si è diffusa una nuova coscienza civica ed è aumentata la sensibilità nei confronti delle sofferenze patite dagli animali.
E così, per la prima volta, il convegno nazionale della Consulta di Bioetica ha aperto le porte anche ai veterinari. La quinta edizione del convegno – che si è svolta a Novi Ligure e si è conclusa sabato 5 aprile – era dedicata all’eutanasia e ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Ugo Spallasso, medico veterinario dell’Asl provinciale.
Spallasso ha spiegato che quella dell’eutanasia “è una pratica che in campo veterinario è sempre esistita”. L’abbattimento dei cavalli azzoppati è usanza antichissima; più recente l’idea di sopprimere in maniera indolore gli animali ammalati e senza speranza di guarigione. Dall’“abbattimento” alla “soppressione indolore” – cioè alla vera eutanasia (dal greco: buona morte) – passa una vera rivoluzione, che è culturale prima ancora che medica: “Sono pochissimi i “padroni” che affrontano morte del proprio animale come se avessero semplicemente perso una “cosa” – ha affermato Spallasso – Così come non conosco alcun veterinario che oggi sarebbe disposto a sopprimere un cane perché privo delle caratteristiche estetiche o genetiche che il padrone voleva”.
Sempre più spesso, anzi, càpita che il veterinario debba improvvisarsi psicologo, “per aiutare le persone che perdono un animale a elaborare il lutto”. L’amico a quattro zampe, ormai, è un vero e proprio componente della famiglia, e come tale viene considerato. Ma se di recente è scomparso il vostro cucciolone o il vostro gatto, una piccola consolazione c’è, come ha spiegato Ugo Spallasso concludendo il convegno: “Gli animali sono esseri senzienti, fuggono istintivamente il pericolo, ma non hanno coscienza della morte”. Il pensiero che un giorno dovremo abbandonare questa terra è un dono – o una maledizione – che solo l’uomo ha ricevuto.
 
AFFARI ITALIANI
12 APRILE 2014
 
Dalla carne umana ai topi nei piatti. Scandali alimentari tra realtà e leggende
 
Comprano acqua al supermercato e poco dopo averla bevuta iniziano ad avere forti dolori e attacchi di diarrea e vomito. E' successo ad alcune persone che hanno ingerito un particolare tipo di acqua a marchio Coop, acquistata in un supermercato di Montevarchi, in provincia di Arezzo.
La stessa Coop ha allertato i propri consumatori e la segnalazione è arrivata alla Unicoop di Firenze, che ha avvertito le autorità sanitarie ed invitato i clienti a restituire immediatamente l'Acqua Montecimone. Almeno quattro le persone che fino a questo momento hanno accusato un malore dopo aver bevuto l'acqua. L'ipotesi più probabile per il momento è quella di un problema in fase di fabbricazione.
I PRECEDENTI
Vi siete mai chiesti con che tipo di carne è stato fatto l'Hamburger che state mangiando? In un ristorante nigeriano i clienti hanno fatto la più orribile delle scoperte: il menù conteneva, ovviamente a loro insaputa, piatti a base di carne umana. La polizia, dopo una soffiata, ha trovato due teste umane avvolte in un cellophane in un ristorante di un hotel di Anambra, città del sud-est della Nigeria. Gli agenti hanno così arrestato il proprietario dell'albergo e altre dieci persone.
La polizia ha anche recuperato due fucili AK-47 e 40 munizioni. "Sono andato a mangiare in quel ristoriante all'inizio dell'anno – ha dichiarato un sacerdote locale – La notizia mi ha veramente sorpreso. Non sapevo che nel piatto ci fosse carne umana. Carne che ho pagato 4 dollari, una cifra ragguardevole che in genere viene pagata per piatti succulenti".
VETRO NEL SUGO - Frammenti di vetro in due lotti di sugo, uno alla bolognese e l’altro al pomodoro ed erbe aromatiche: allarmante la lista dei prodotti ritirati dal mercato dopo le segnalazioni arrivate questa settimana da Germania e Austria. Le esportazioni italiane sono oggetto di controlli a causa della loro possibile adulterazione. Si parla anche di mercurio nel pesce spada surgelato e istamina in filetti di acciuga in scatola. Ogni anno centinaia di prodotti vengono ritirati dal commercio perché contengono corpi estranei, perché sono contaminati da batteri patogeni, perché ci sono degli errori nelle etichette, oppure le date di scadenza sono inesatte. I consumatori però raramente vengono informati, anche se si tratta di alimenti in grado di nuocere alla salute.
CARNE BIANCA E DI CAVALLO, POLPETTE E CERVELLO: TUTTI I CASI PRECEDENTI - Un nuovo scandalo alimentare fa rabbrividire gli amanti della carne bianca. “Natural news” ha pubblicato l'esito di analisi svolte su alcuni campioni della carne di pollo dei bocconcini McNuggets di un ristorante McDonald ad Austin, in Texas. L'esito non è stato rassicurante vista la presenza di filamenti sintetici e non, particelle sferiche di colori artificiali e elementi che nulla hanno a che vedere con la carne.
"Quello che ho trovato - spiega Mike Adams del Natural News Forensic Food Laboratory - mi ha sconvolto. Ho visto un sacco di cose strane in tanti anni, occupandomi di alimenti e di nutrizione, ma non mi aspettavo di trovare strane fibre simili nella struttura ai capelli all'interno dei polli".
Come mostrano le fotografie, sono stati trovati filamenti simili a quelli trovati nei malati di Morgellons. Abbiamo individuato strutture simili a capelli neri scuri e strutture blu a forma di uovo con annesse altre fibre. I campioni sono stati congelati per essere conservati come prove forensi. Abbiamo anche trovato macchie rosse ed un oggetto sferico che ricorda le alghe verdi.
Gli scienziati non sono sicuri che queste fibre rendano i cibi che le contengono poco sicuri per i consumatori, ma spingono per un'indagine da parte della Food and Drug Admistration.
Da naturalnews.com
CERVELLO NELLA PASSATA DI POMODORO...
Pezzi di cervello nella passata di pomodoro. E’ quanto rivelato da Julleen Marter una mamma 47enne, che mentre stava preparando chili con carne per i suoi tre bambini ha fatto la disgustosa scoperta. “Ho capito che c'era qualcosa sul fondo della scatola diverso dal solito, così l'ho tagliata e con mio orrore ho scoperto qualcosa che posso solo descrivere come strano”, ha raccontato la donna, aggiungendo “alla vista sembrava materia grigia”.
La donna anche se ammette che non può sapere con precisione cosa sia afferma che la visione di quella materia grigia ha quasi vomitato e gli è sembrato di essere in un film dell’orrore. Sulla materia trovata ora verranno effettuati dei test.
La Lidl attende i risultati dei test - La donna ha raccontato inoltre che quando ha chiamato il servizio clienti della Lidl dove aveva acquistato il prodotto, l’uomo a cui ha raccontato l’accaduto si è preso gioco di lei e ha cercato di minimizzare. “Il consulente ridacchiò e mi ha detto che era probabilmente solo un pomodoro” ha sottolineato Julleen Marter, che si è detta sicura che non comprerà più nulla in quel negozio.
La donna ha fatto sapere di non volere risarcimenti ma che ha reso pubblica la sua storia perché quei prodotti potrebbe essere dannosi per la salute di tutti. Dalla Lidl fanno sapere che hanno preso la questione sul serio e che stanno attendendo i test dell’ufficio di salute ambientale per capire di cosa si tratta.
Fonte: fanpage.it
DALLA CARNE DI CAVALLO AI FISH & CHIPS, ECCO GLI ALTRI RECENTI SCANDALI ALIMENTARI
FOTO
 
QUOTIDIANO.NET
12 APRILE 2014
 
Serial killer uccide cani con la balestra nei giardini delle case in Nicaragua
La polizia sospetta che si tratti dell "hobby" perverso di una persona ricca. Presi di mira gli animali di famiglia di notte, nelle loro abitazioni. Massimo allarme a Managua
 
Managua (Nicaragua), 12 aprile 2014  - Un aggressore sconosciuto sta facendo strage di cani in un quartiere di lusso di Managua, capitale del Nicaragua, usando una balestra. Sono finora sette i cani uccisi dai dardi nei giardini delle case in cui vivevano, e il caso sta provocando sempre più indignazione. Chiunque sia l'aggressore, secondo la polizia utilizza una balestra piuttosto costosa e che la maggioranza degli abitanti del Nicaragua non si può permettere.
Ciò induce gli inquirenti a pensare che potrebbe trattarsi di una qualche forma di 'hobby' perverso di una persona ricca. La polizia sta indagando e per ora le uniche informazioni che ha reso note sono che le aggressioni sono avvenute a tarda notte e che un suv grigio è stato visto nelle vicinanze delle case in cui i cani sono stati uccisi.
"La cosa peggiore è che è stato provato che chi inizia a uccidere gli animali poi non si ferma lì", ha detto Enrique Rimbaud, veterinario presidente di un gruppo per la tutela degli animali. Il commissario di polizia Roger Paguagua Torres è d'accordo con lui: "Il sospetto potrebbe non limitarsi agli animali. Domani potrebbe uccidere delle persone".
 
NEL CUORE.ORG
12 APRILE 2014
 
COLPO IN INGHILTERRA: RUBATI 5 CHIHUAHUA DA 32 MILA STERLINE
I proprietari: "Devastati: sono come dei figli per noi"
 
Cinque chihuahua del valore di 32 mila sterline (poco più di 38.500 euro) sono stati rapiti da un uomo che è entrato, rompendo una finestra, nella casa del loro proprietario a Lissett, nell'East Yorkshire, in Inghilterra. Lo riportano i media locali. In tutto il Paese è scattata la caccia per ritrovare i cinque cani, tra cui Xena, di 14 mesi, nominato lo scorso mese "miglior cucciolo di razza" al Crufts 2014. Il proprietario, Mal Hilton, ha detto che lui e la sua compagna Lucy sono devastati dal rapimento di Xena, di sua nonna Angel e di sua madre Io, oltre che di altri due cani di nome Pandora ed Evie. La coppia teme che i ladri capiranno che non si possono rivendere e che quindi faranno loro del male. "Sono come dei figli per noi. Siamo devastati e vogliamo solo che tornino a casa", ha detto Hilton.
 
IL MESSAGGERO
12 APRILE 2014
 
Boom dei cani “da borsetta” negli Usa, gli studiosi: «Sostituiscono i figli»

Anna Guaita

 
NEW YORK - Dovunque vai oggi negli Usa, non puoi fare a meno di incontrare giovani donne che girano con un cagnetto al guinzaglio, o infilato in una borsona a tracolla. Fino a pochi anni fa erano solo alcune celebrities, come Paris Hilton, Scarlett Johansson o Britney Spears, ad avere la passione dei mini-cani, ma oggi le giovani con un chihuahua o un maltese al seguito sono ovunque.
Gli studiosi di statistica attribuiscono a questo fenomeno un significato a dir poco sorprendente: tanti batuffoli di pelo, abbastanza piccoli da essere portati ovunque, sarebbero un sostituto dei bambini. Invece che fare figli, le giovani donne americane sceglierebberpo di adottare un cagnetto.
 
LA NUOVA SARDEGNA
13 APRILE 2014
 
Il ritorno dell’avvelenatore e una petizione sul caso Irgoli
 
NUORO Un potente veleno sparso a pioggia, tra giardini e siepi insieme a diversi bocconi avvelenati, e tra cani portati d’urgenza dal veterinario in gravissime condizioni, dopo averlo ingerito. è tornato in azione, tra le strade di Nuoro, l’avvelenatore folle. Un anonimo, o forse un gruppetto di nuoresi senza volto, che a scadenze più o meno periodiche, si divertono a eliminare gli animali o nella migliore delle ipotesi a condannarli ad atroci tormenti. L’ennesimo caso è stato segnalato dai volontari dell’Enpa nuorese nelle ultime ore che hanno segnalato tutto alle autorità e, insieme a un gruppo di volenterosi nuoresi hanno anche ripulito gli spazi verdi per evitare altri casi di avvelenamento. Ma sempre sul fronte dei maltrattamenti agli animali, ieri, un altro gruppo di amanti dei quattrozampe ha lanciato on line una petizione per chiedere una punizione esemplare per i due irgolesi che nei giorni scorsi sono stati fermati dai carabinieri dopo aver legato alla loro auto e trascinato un povero cane. Fino a ucciderlo.
 
IL LAMENTINO
13 APRILE 2014
 
Calabria: Sequestrati 16 cani tenuti in precarie condizioni igieniche

 
Cosenza - Sedici cani tenuti in precarie condizioni igieniche in un terreno a Francavilla Marittima sono stati sequestrati dal Corpo forestale dello Stato di Cosenza che ha denunciato una persona per "detenzione incompatibile". Gli animali erano stati collocati in ricoveri ricavati da fusti arrugginiti e usavano ciotole sporche ed infestate da alghe. I cani erano legati a delle catene ancorate a paletti di ferro posti nel terreno e venivano limitati nei movimenti.
 
AGI
13 APRILE 2014
 
Bidoni come cucce e costretti a girare in tondo, salvati 16 cani
 
Roma - Operazione del Corpo Forestale dello Stato per reprimere i reati a danno degli animali: sedici cani sono stati posti sotto sequestro e un uomo di Francavilla Marittima (Cosenza) e' stato deferito all'autorita' giudiziaria per "detenzione incompatibile alle loro caratteristiche etologiche". Questo il risultato di una attivita' finalizzata a prevenire e reprimere i reati a danno degli animali svolta dal Corpo Forestale dello Stato sul territorio cosentino. In particolare - spiega una nota - sono stati eseguiti una sere di controlli nei comuni di Cerchiara di Calabria e Corigliano che hanno visto impegnati i referenti provinciali del Nirda (Nucleo Investigativo per i Reati a Danno degli Animali specializzato in tale attivita') ed i Comandi Stazione di Cerchiara di Calabria e Corigliano Calabro. In seguito a tali controlli, in contrada Silva nel comune di Francavilla, sono stati rinvenuti sedici cani all'interno di una superficie agricola tenuti in precarie condizioni. Gli animali si trovavano in ricoveri di fortuna ricavati con fusti in ferro e con ciotole utilizzate come abbeveratoio arrugginite, sporche e infestate da alghe.Alcuni di questi cani, probabilmente a causa della scarsa nutrizione, sono risultati sottopeso ai controlli effettuati dal personale veterinario del Distretto Sanitario di Trebisacce intervenuto sul posto su richiesta del Corpo Forestale. I cani erano legati con limitate possibilita' di movimento attraverso catene fuori norma ancorate a paletti di ferro posti nel terreno. Infatti erano presenti formazioni cosiddette a "compasso" con marcature del terreno circolari fatte dagli animali con il loro movimento obbligato. E' apparso subito chiaro al personale intervenuto al controllo lo stato di "detenzione incompatibile" dei cani con le loro caratteristiche etologiche. Informato il Magistrato di turno presso la Procura della Repubblica di Castrovillari, si e' proceduto al sequestro penale e al trasferimento degli animali presso una struttura idonea per la custodia.
 
MATTINO DI PADOVA
13 APRILE 2014
 
Levriero sbrana un cagnolino e azzanna il proprietario
Il padrone tenta di difendere il suo bastardino dall’aggressore molto più grosso, portato a spasso senza museruola, che però lo fa cadere e lo morde ripetutamente
 
GAZZO PADOVANO (PD). Bastardino sbranato da un levriero irlandese mentre passeggia lungo la ciclabile con il padrone, che ha fatto di tutto per impedirlo ed è stato azzannato ripetutamente alle braccia.
Una scena terribile che ha attirato decine di passanti, impotenti di fronte alla ferocia dell’imponente levriero. È accaduto ieri alle 9.30 tra via Riello e via Mazzini, lungo la ciclabile Gazzo-Villalta. Antonio Dalla Libera, 77 anni, pensionato, come ogni giorno passeggiava tenendo a guinzaglio Geppo, il cagnolino della figlia Chiara, un meticcio dal pelo nero e bianco di 9 anni.
Tornava a casa, in via Baracca, quando s’è accorto che dalla direzione opposta giungeva un levriero irlandese, un cane alto almeno 80 centimetri e pesante mezzo quintale, al guinzaglio della padrona, anche lei del posto. Non aveva però la museruola prescritta dall’ordinanza comunale. Per evitare che i due animali s’incontrassero, Dalla Libera ha girato per via Riello prendendosi in braccio Geppo.
Il levriero però, preso da un raptus, è riuscito a sfilarsi dal collare lanciandosi contro il piccolo meticcio. In preda alla furia è saltato addosso all’uomo facendolo cadere e ha braccato a morsi il meticcio ferendolo mortalmente.
L’aggressione è durata pochi istanti, mentre i due padroni cercavano di allontanare il grosso animale. Dalla Libera ha cercato di liberare Geppo dalle grinfie del levriero, ma è stato morso anche lui più volte.
Sul posto i carabinieri di Gazzo, mentre il pensionato, dolorante al fianco, è tornato a casa ed è stato portato al Pronto soccorso di Cittadella: per fortuna nulla di grave, anche se ha dovuto essere medicato alle ferite e ai morsi riportati durante l’aggressione. Sconvolta e ferita anche la padrona del levriero, che non si sarebbe mai aspettata un gesto simile: il cane è abituato a stare anche con i bambini e non ha mai mostrato segni di aggressività. Cosa gli sia scattato, nessuno riesce a capirlo. «Siamo disperati», piange Chiara, padrona di Geppo.
«È stato dilaniato a morsi. Era così dolce e affettuoso. Lo avevamo da 9 anni, era diventato uno di famiglia. Papà lo portava a spasso ogni mattina: era attaccatissimo a lui. Ha fatto di tutto per salvarlo. Non abbiamo nulla contro i proprietari dell’altro cane, che sono addolorati quanto noi: è stato tanto imprevisto quanto brutale e inevitabile».
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
13 APRILE 2014
 
MONTIRONE (BRESCIA), ALLA FINE LA SPUNTANO GLI ALLEVATORI DI VISONI
Il Consiglio di Stato dà torto al Comune
 
Sconfitta su tutta la linea per il Comune di Montirone (Brescia) e per gli animalisti: dopo due anni di battaglie tra carte bollate e cortei, i proprietari dell'ex agriturismo "La Fioreria" potranno continuare ad allevare visoni. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, scrive "BresciaOggi", rigettando il ricorso del sindaco Francesco Lazzaroni contro il provvedimento del Tar che nel febbraio del 2013 aveva cancellato l'ordinanza di chiusura firmata dal primo cittadino. Secondo i supremi giudici amministrativi, l'ordinanza è illegittima "in quanto non adeguatamente motivata". Le distanze dalle abitazioni cui faceva riferimento il Comune per vietare l'allevamento erano fissate in un regolamento entrato in vigore dopo che la Fioreria aveva ottenuto il "nulla osta" dell'Asl
 
IL GIORNALE
13 APRILE 2014
 
«No alla macellazione degli animali cuccioli»
 
«Mangiare carne è una crudeltà inaccettabile, mangiare i piccoli è una barbarie. Scegli di essere Veg, comincia risparmiando la vita dei cuccioli».
Così l'onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente (Leidaa), presenta il suo progetto di legge, depositato alla Camera nei giorni scorsi, che vieta la macellazione e la commercializzazione a fini alimentari di animali di età inferiore a sei mesi. Un video-verità, realizzato da La Coscienza degli Animali-Leidaa, racconta in meno di due minuti tutta la crudeltà dell'uomo verso agnelli, capretti, vitelli, maialini e intende risvegliare le coscienze collettive. «La vigilia delle festività pasquali osserva l'ex ministro è il momento più opportuno per riflettere sul consumo di carne e in particolare sulla strage degli agnelli, dei capretti, e di tutti gli animali di giovane età sacrificati alle esigenze dell'industria alimentare. Sono vittime, letteralmente, della crudeltà e dell'ingordigia dell'uomo».
 
MARIGLIANO.NET
13 APRILE 2014
 
Acerra e Casalnuovo, salvati animali in via d'estinzione
"Sequestrati animali in via di estinzione e fauna protetta dai carabinieri di Afragola in collaborazione con le guardie dell’E.M.P.A. E WWF, nuclei di Napoli."

 
Acerra e Casalnuovo (NA)-  I Carabinieri di Afragola, in collaborazione con le Guardie Giurate dell’E.M.P.A. (Ente Mediterraneo Protezione Animali) e del WWF (Fondo Mondiale per la Natura), nuclei di Napoli, durante la giornata di sabato 12 aprile 2014 hanno sequestrato 30 cardellini, 6 fringuelli ed un verzellino (tutti animali protetti da speciali convenzioni internazionali perché appartenenti a specie protette in via d’estinzione).
I trasgressori, S.P. di Acerra e G.C. di Casalnuovo di Napoli sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per detenzione illegale di fauna protetta. Presso la dimora del secondo trasgressore, sono state trovate anche 15 quaglie detenute in pessime condizioni: sono state trovate ferite e costrette in gabbie piccolissime, non consone alla loro etologia, . immerse in un miscuglio di escrementi ed alimenti in avanzato stato di decomposizione, considerato anche l’odore nauseabondo che emanavano. Tutto questo, aggiungiamo, avrà contribuito ad aumentare le pene e le sofferenze dei poveri animali. E’ importante evidenziare, a tal proposito, che tali gravi carenze igienico-sanitarie avrebbero potuto compromettere la salute degli animali ma soprattutto delle persone che le detenevano in quelle pessime condizioni. Al momento, inoltre,  l'uomo era sprovvisto di qualsiasi documento di origine e provenienza della quaglie.
Tutti gli animali sono stati prontamente trasferiti presso il Centro di Recupero Animali Selvatici dell’ospedale veterinario dell’ASL Napoli 1 centro, presso il Frullone di Napoli. Successivamente l’obiettivo che ci si pone è la liberazione in natura degli animali che gli esperti riterranno opportuno liberare e le migliori cure per gli esemplari che non potranno ritornare a volare in natura.
Inoltre Carabinieri e le Guardie giurate delle due Associazioni suddette si sono imbattute anche in un grave caso di maltrattamento di animali ai senti della legge n° 189 del 20 luglio 2004 (Legge nazionale contro ogni forma di maltrattamento degli animali).
Alcuni giorni fa i nostri operatori,  - hanno dichiarato le due Associazioni - sempre in collaborazione con i Carabinieri, si sono portati presso un noto negozio di animali sito nella galleria dell’Ipercoop di Afragola dove sono stati rinvenuti 4 cuccioli di taglia piccola tenuti all’interno di una gabbia per conigli senza cibo e senza acqua. I piccoli, inoltre, sono risultati essere sprovvisti di microchip e senza nessun tipo di certificazione sanitaria e di provenienza. La cosa più grave è che avevano un’età molto al di sotto di quella che ne consente la vendita e/o l’allontanamento dalla madre (dopo i 60gg). Anche in quel caso gli animali sono stati salvati, portati presso l’Ambulatorio della dott.ssa Tremante Fabiana, che ne ha la custodia, per le cure del caso ed i trasgressori denunciati.
Ancora una volta la sinergia tra i Carabinieri e le associazioni E.M.P.A e WWF ha portato un ottimo risultato per la protezione della Natura e dell’ambiente.
Si ringrazia il Comandante e tutti i Carabinieri di Afragola per la sensibilità e la fattiva collaborazione ancora una volta dimostrate".
 
NAPOLI TODAY
13 APRILE 2014
 
Maltrattamenti di animali: scattano due denunce
Rinvenuti 50 "cardellini" e "fringuelli" riconosciuti come specie protetta a minaccia di estinzione

 
Prov. di Napoli, I carabinieri della stazione di Afragola con la collaborazione del personale del Wwf di Napoli hanno denunciato in stato di libertà per detenzione di animali appartenenti a specie minacciata di estinzione e detenzione di volatili in condizioni incompatibile con la loro natura un 74enne di Acerra e una 70enne di Casalnuovo.
Rinvenuti complessivamente, 50 "cardellini" e "fringuelli", riconosciuti come specie protetta a minaccia di estinzione. I volatili sono stati consegnati all'università veterinaria di Napoli per successiva rieducazione e remissione in libertà.
 
ABRUZZO WEB
13 APRILE 2014
 
CADE CON IL CAVALLO NEL FIUME:
LEI SI SALVA, L'ANIMALE MUORE
 
PESCARA - Un cavallo è morto sabato pomeriggio dopo essere caduto nel fiume, nell'ambito del concorso internazionale di endurance, promosso a Vittorito (L'Aquila) dal Circolo ippico cavalieri dell'Antera all'interno del calendario nazionale della Fise (Federazione italiana sport equestri).
L'episodio si è verificato tra Corfinio e Roccacasale e con il cavallo è finito in acqua anche il cavaliere, Chiara Marrama, campionessa italiana, che è rimasta illesa.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Sulmona, con i volontari di Popoli, e il recupero del cavallo è stato eseguito dal personale dell'organizzazione.
 
IL CENTRO
15 APRILE 2014
 
Un altro atleta si è tuffato e mi ha salvato
 
VITTORITO (AQ) - Torna in sella e riprende a gareggiare. Questa la risposta della 29enne campionessa di sport equestri Chiara Marrama dopo l’incidente costato la vita al cavallo Water, annegato nel fiume Sagittario. Una scelta non facile dato il profondo legame che aveva con il suo animale, ma da buona sportiva ha deciso di continuare la sfida. «Dispiace per quanto accaduto», sottolinea, «Water è scivolato in un punto vicino al fiume altrimenti non sarebbe successo nulla, purtroppo anche l’impatto con l’acqua è avvenuto in un tratto in cui la corrente è forte. I mulinelli gli hanno spinto la testa sott’acqua, togliendogli il respiro e facendolo annegare quasi subito. Una scena», aggiunge la donna, caporale maggiore del centro di equitazione militare, «che ho visto da vicino senza poter fare nulla per aiutarlo. Sono riuscita a liberarmi e ho raggiunto la riva anche grazie all’aiuto di Dario Venturi di Rimini concorrente che si è accorto di quanto accaduto e si è buttato in acqua. Peccato per l’incidente e per la perdita di un cavallo che avrebbe potuto dare ancora molto. Ora però la paura è passata. La manifestazione», conclude, «è andata avanti per il rispetto degli oltre 200 atleti che si sono ritrovati a Vittorito partendo da Argentina, Grecia, paesi dell’Europa e dal resto d’Italia. Persone che mi hanno fatto sentire tutto il loro calore quando sono tornata in paese». Una brutta avventura dunque che non ha fermato la carovana sportiva in grado di portare oltre il migliaio di presenze nel territorio. «Dopo l’incidente», racconta il sindaco di Vittorito, Carmine Presutti, «siamo andati a recuperare la carcassa dell’animale che nel frattempo era giunta sino a Popoli. Un operazione straziante che abbiamo portato avanti grazia all’aiuto di mio figlio e delle persone dell’associazione I Cavalieri dell’Antera». A Vittorito da anni si sta lavorando all’Endurance e dopo le prime gare, la zona è stata inserita nel circuito. […]
 
IL MESSAGGERO
13 APRILE 2014
 
Ostia (RM), cani padroni delle spiagge ma anche quest'anno niente baubeach
 
Con l'arrivio del bel tempo i padroni portano i loro amici pelosi sugli arenili, una pratica che sarà vietata dal 1° maggio con la stagione balneare.
Sul litorale è arrivato il bel tempo ma non è ancora cominciata la stagione dei bagni e in questo paradiso delle attività all'aria aperta sono loro i veri padroni delle spiagge. Grossi e piccoli, paciosi o attaccabrighe, silenziosi o abbaiatori, i cani si sono impossessati degli arenili. Scorrazzano senza timore che il bagnino li cacci, corrono dietro ogni oggetto che il padrone gli lanci. E zompettano tronfi, quasi a dire che nonostante il regolamento balneare ne vieti l'accesso, loro invece sono lì, tra bagnasciuga e lungomare.Certo non sempre la loro presenza è tollerabile, specie quando incontrollati si abbandonano a bisognini fisiologici che renderanno quel fazzoletto di rena assolutamente sconsigliabile al relax ed alla distensione dei gitanti. E' anche per ragioni di decoro e d'igiene che da sempre anche per Ostia si promette l'individuazione di una baubeach da riservare agli amici a quattro zampe. Un tratto di costa tutto per loro, dove tenere i fido al guinzaglio e sotto lo stretto controllo igienico-sanitario di personale esperto. In mancanza di quell'area esclusiva, però, ai cani non resta che godere della primavera ma solo fino al 1° maggio, quando aprirà ufficialmente la stagione dei bagni e scatterà il conseguente divieto di mare per tutti gli animali.
 
NEL CUORE.ORG
13 APRILE 2014
 
SWG-CONFESERCENTI: IL 58 % DEGLI ITALIANI NON MANGERA' AGNELLO
In declino anche uovo di Pasqua e colomba
 
A casa o in viaggio, il 58% degli italiani quest'anno ha deciso di festeggiare a tavola senza l'agnello. E' quanto emerge da un sondaggio Confesercenti SWG, che rileva che solo il 31% lo prevede accanto ai piatti della tradizione. E un italiano su quattro è orientato a escludere il consumo sia dell'uovo di Pasqua che della colomba.
 
QUOTIDIANO.NET
13 APRILE 2014
 
Cina. Eddie, piccolo cane sottratto all'industria della carne oggi è "dottore"
La storia a lieto fine del cagnolino salvato, insieme a decine di altri, da Animal Asia. I cani vengono uccisi e lavorati a scopo alimentare. Ora molti di questi quattrozampe miracolati sono impiegati nella pet therapy
 
Roma, 13 aprile 2014 - Qualche tempo fa abbiamo raccontato la meravigliosa storia deIl’orso Oliver, sottratto a una fattoria della bile cinese e ora ospite dell'oasi di Animal Asia dove vive insieme con altri orsi salvati. Questa volta, invece, Animal Asia presenta un altro dei suoi ambasciatori. Il suo nome è Eddie, uno dei cani fortunati scampato all’industria della carne.
<Eddie è entrato a far parte della famiglia di Animals Asia nel 2001, dopo un’ispezione in un mercato di animali vivi nel sud della Cina>, racconta Jill Robinson MBE, medico veterinario  fondatrice & CEO. <Visitare questi luoghi orribili è una delle parti più difficili del mio lavoro. Ma lasciare i cani al loro atroce destino, una morte brutale davanti a spettatori terrorizzati, è ancora più difficile. Per questo cerchiamo di trattenere le emozioni e restare concentrati sull’obiettivo, raccogliendo preziose informazioni e, quando è possibile, girando filmati sotto copertura>, spiega la dottoressa.
<Poi è arrivato Eddie, impaurito e tremante nella sua piccola gabbia. E’ bastato un suo sguardo per capire che lo avrei portato via con me.Eddie aveva ottime ragioni per essere spaventato. Aveva viaggiato per giorni schiacciato in una gabbia sul cassone di un camion. Come lui, altri cani, malati e ammassati uno sull’altro, mordevano le sbarre compulsivamente in preda al panico. Una volta arrivato a destinazione, ormai disidratato e denutrito, Eddie è stato costretto a guardare uno spettacolo atroce: cani uccisi a randellate o gettati nell’acqua bollente ancora vivi per poi essere scuoiati>.
E' il terribile racconto della dottoressa Robinson. <Da quell’orribile giorno, Eddie ha vissuto al mio fianco insieme ad altri amici a quattro zampe ed è oggi uno dei nostri cani dottori più famosi e conosciuti di sempre, amato e rispettato in molte case di cura di Hong Kong. Ma soprattutto, Eddie è diventato un ambasciatore per i cani (e i gatti) che abbiamo lasciato alle nostre spalle>, sottolinea la dirigente di Animal Asia.
Animals Asia ha lanciato il primo programma di pet-therapy in Asia nel 1991. Oggi circa 300 cani dottori visitano quotidianamente numerosi centri di assistenza ai malati a Hong  Kong e in tre metropoli della Cina continentale. Inoltre, partecipano a programmi affiliati in altre sei città in del continente asiatico.  <I nostri cani dottori sono una risorsa straordinaria per i pazienti, depressi cronici, anziani, bambini acustici, dementi senili, adolescenti introversi e malati terminali.
<Gli orsi, i gatti, i cani e tutti gli animali provano dolore, solitudine, fame e disperazione proprio come facciamo noi. Non possiamo aiutarli tutti, ma facciamo tutto quello che possiamo. E lo facciamo insieme a Eddie>, conclude la dottoressa Robinson.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2014
 
Kenya – L’elefantino con la zampa nel laccio del bracconiere
E' salvo grazie al David Sheldrick Wildlife Trust. Negli anni 60 erano in 26.000, oggi solo in 100

 
Un elefantino con una zampa gravemente menomata. E’ accaduto nella contea di Lamu, nel Kenya, e ad intervenire dietro segnalazione delle autorità forestali locali è stato il personale specializzato del David Sheldrick Wildlife Trust. Si tratta dall’ONG  voluta in memoria di chi ha dato  vita ad una delle pagine più belle per la  difesa dalla natura del Kenya e che, tra le varie attività, gestisce un Centro di Riabilitazione di elefantini orfani.
All’elefantino di Lemu si è subito provveduto per l’assistenza veterinaria. Una ferita le cui cause apparivano subito evidenti. Un tramendo laccio-cappio piazzato dai bracconieri  molto simile a quelli che conosciamo anche in Italia per la caccia di frodo agli ungulati.
Il attesa dell’arrivo dei soccorsi,  il giovane elefante di Lamu veniva vigilato dal personale dal Kenya Wildlife Service, lo speciale corpo di polizia kenyota, costituito per la difesa della vita selvatica. Via aereo, intanto, arrivava il soccorso coordinato dal dottor Poghon.
Curare la zampa di un elefante, è cosa che richiede particolari attenzioni, specie se si tratta di un animale selvatico. L’elefantino si presentava vistosamente zoppicante e  con molta lentezza, si stava dirigendo verso una pozza d’acqua. Per poterlo curare è necessario sparare un dardo anestetico che, dopo alcuni barcollamenti complicati dalla gravità della ferita, ha ottenuto il suo effetto.
Il povero elefante, dicono gli esperti, doveva aver sofferto parecchio per quella ferita. Il filo metallico, infatti, era penetrato nelle carni e non è improbabile, come avviene per i nostrani cervi, caprioli, lupi e cinghiali, che l’animale, nel tentativo di scappare, ha peggiorato la situazione. Il cappio, cioè, stringendo sempre più, è ulteriormente penetrato nella carne.
Trenta minuti di cure intense, nel corso delle quali sono stati somministrati antibiotici, spray antisettico, iodio ed infine argilla verde.
Finito l’effetto del darno sono occorsi ben tre tentativi per riuscire a alzarlo. Il dolore, però, era inevitabilmente molto intenso.
A distanza di alcuni giorni il David Sheldrick Wildlife Trust annuncia che la ferita è ora sulla via della guarigione e l’elefante sta riprendendo le sue forze.
Secondo l’ONG, nella zona di Lamu sono ormai rimasti pochi elefanti. Negli anni 60 erano oltre 26.000, quelli rimasti dovrebbero essere non più di 100.
Per l’elefantino di Lamu, le speranze di guarigione sono ora concrete. Il tutto grazie al David Sheldrick Wildlife Trust, al Kenya Forest Service, al Kenya Wildlife Service e al Kipini Conservancy. Tutti, commentano dalla stessa ONG, hanno visto in prima persona il danno e il dolore causati da laccio di un bracconiere. Una motivazione in più per proteggere il gruppo di elefanti ruperstiti di Lamu.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2014
 
Spagna – La strage dei lupi

 
Le ultime foto diffuse sul web hanno fatto indignare non poco l’opinione pubblica spagnola. Lupi, uccisi a fucilate, ed esposti sul web.
In Spagna l’uccisione di tale animale è purtroppo legale in alcune regioni che ricadono nell’ areale attualmente occupato dal predatore. Il lupo, tranne alcune aree centrali, occupa in buona parte  il settore  nord occidentale del paese e la regione basca in particolare.
Il lupo che si vede nella foto sarebbe stato ucciso nella provincia di Biscaglia, nella comunità autonoma dei Paesi Baschi.
In Spagna gli ultimi censimenti sono ormai datati a più di dieci anni addietro. I 2000 esemplari che tutt’ora vengono riferiti, sono forse in moderata espansione in alcune regioni, ma il numero presunto sembra essere stato  sovrastimato. Per questo, secondo il popolare modello della ben più nota Stop Vivisection, in Spagna è attiva una petizione popolare indirizzata alle Autorità europee che vorrebbe vietare la caccia al predatore.
Una sensibilità che nella penisola iberica, si è acuita dopo l’uccsione di una trentina di lupi, tra cui molti cuccioli, avvenuta nello scorso autunno.
 
METEO WEB
14 APRILE 2014
 
Animali: dal 2013 ad oggi uccisi 80 lupi in Italia. L’ultimo pochi giorni fa in Molise
 
Dall’inizio del 2013 a oggi sono 80 i lupi uccisi e ritrovati in Italia. Un numero consistente se si considera che il lupo e’ una specie protetta, tutelata da norme nazionali e comunitarie. L’ultimo lupo trovato morto, pochi giorni fa in Molise nei pressi di Mirabello Sannitico, e’ stato investito e quindi ucciso in maniera presumibilmente accidentale. Non e’ andata cosi’, invece, per i tre esemplari scoperti solo qualche tempo prima in Basilicata, la cui morte sarebbe da attribuire ad avvelenamento. L’investimento stradale rappresenta la causa piu’ importante di mortalita’, ma una parte consistente degli esemplari rinvenuti sono vittime di bracconaggio (lacci a strangolo, armi da fuoco, veleno). “Questi episodi, in crescita, non devono essere sottovalutati – commenta Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette e biodiversita’ di Legambiente – ma spingere, al contrario, enti e istituzioni a rafforzare sia le misure di controllo del territorio per porre un freno al bracconaggio, sia quelle di prevenzione dei danni alla fauna domestica che spesso innescano un inasprimento degli atteggiamenti di intolleranza nei confronti dei grandi carnivori”. ”Ecco perche’ la delicata questione dell’interfaccia tra i grandi carnivori e le attivita’ antropiche – aggiunge Nicoletti – necessita dell’incontro e del lavoro congiunto di tutti i soggetti interessati, come il personale tecnico dei Parchi, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato impegnati nelle attivita’ di monitoraggio intensivo di diverse specie selvatiche e gli allevatori, alcuni dei quali con coraggio e lungimiranza hanno deciso di investire nella prevenzione e nella sperimentazione di nuovi sistemi di gestione dei conflitti”. Un lavoro portato avanti, per esempio, grazie al progetto Life Wolfnet appena concluso, che ha visto la partecipazione di Legambiente, dei Parchi Nazionali della Majella, del Pollino, delle Foreste Casentinesi, della Provincia dell’Aquila e dell’Istituto zooprofilattico di Lazio e Toscana. Domani, martedi’ 15 aprile, sara’ presentato il Manuale delle attivita’ investigative per i reati contro la fauna: una serie di ”linee guida” sulle procedure da applicare per la prevenzione e la repressione delle persecuzioni nei confronti della fauna selvatica, elaborate grazie alle attivita’ condotte grazie a quel progetto europeo. Il volume vuole essere un primo tentativo di tracciare un modus operandi riconoscibile e definito su principi generali e rappresenta, ad oggi, il riferimento tecnico scientifico per le attivita’ forensi e diagnostiche che affrontino in maniera organica il tema delle investigazioni nei crimini contro gli animali. Solo un inizio, considerata la complessita’ degli argomenti trattati, la ricchezza dei temi giuridici e la multidisciplinarieta’ richiesta da un approccio metodologicamente corretto.
 
QUOTIDIANO.NET
14 APRILE 2014
 
Ottanta lupi uccisi in un anno. Ed è un animale super protetto
 
Legambiente invita a non sottovalutare la crescente intolleranza nei confronti di questi animali. E se gli investimenti stradali sono la prima causa di decessi, non è da meno la violenza dei bracconieri
Roma, 14 aprile 2014  - Ogni tanto se ne ritrova uno. Investito, strangolato, ammazzato da un colpo di fucile, forse avvelenato. A contarli tutti, i lupi uccisi e ritrovati in Italia, dall'inizio del 2013 a oggi, sono 80. Un numero consistente se si considera che il lupo è una specie protetta, tutelata da norme nazionali e comunitarie.
"Questi episodi, in crescita, non devono essere sottovalutati - commenta Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette e biodiversità di Legambiente - ma spingere, al contrario, enti e istituzioni a rafforzare sia le misure di controllo del territorio per porre un freno al bracconaggio, sia quelle di prevenzione dei danni alla fauna domestica che spesso innescano un inasprimento degli atteggiamenti di intolleranza nei confronti dei grandi carnivori".
L'ultimo lupo trovato morto, pochi giorni fa in Molise nei pressi di Mirabello Sannitico, è stato investito e quindi ucciso in maniera presumibilmente accidentale. Non è andata cosi', invece, per i tre esemplari scoperti solo qualche tempo prima in Basilicata, la cui morte sarebbe da attribuire ad avvelenamento. L'investimento stradale rappresenta la causa più importante di mortalità, ma una parte consistente degli esemplari rinvenuti sono vittime di bracconaggio (lacci a strangolo, armi da fuoco, veleno). "Ecco perché la delicata questione dell'interfaccia tra i grandi carnivori e le attività antropiche - aggiunge Antonio Nicoletti - necessita dell'incontro e del lavoro congiunto di tutti i soggetti interessati, come il personale tecnico dei Parchi, gli uomini della Forestale impegnati nelle attività di monitoraggio intensivo di diverse specie selvatiche e gli allevatori, alcuni dei quali con coraggio e lungimiranza hanno deciso di investire nella prevenzione e nella sperimentazione di nuovi sistemi di gestione dei conflitti".
Un lavoro portato avanti, per esempio, grazie al progetto Life Wolfnet appena concluso, che ha visto la partecipazione di Legambiente, dei Parchi Nazionali della Majella, del Pollino, delle Foreste Casentinesi, della Provincia dell'Aquila e dell'Istituto zooprofilattico di Lazio e Toscana. E domani, presso la sede romana del Corpo forestale dello Stato, sarà presentato il 'Manuale delle attività investigative per i reati contro la fauna': una serie di linee guida sulle procedure da applicare per la prevenzione e la repressione delle persecuzioni nei confronti della fauna selvatica, elaborate grazie alle attività condotte grazie a quel progetto europeo. Il volume vuole essere un primo pionieristico tentativo di tracciare un modus operandi riconoscibile e definito su principi generali e rappresenta, ad oggi, il riferimento tecnico scientifico per le attività forensi e diagnostiche che affrontino in maniera organica il tema delle investigazioni nei crimini contro gli animali.
 
LA ZAMPA.IT
16 APRILE 2014
 
Dal 2013 uccisi 80 lupi, vittime di auto e bracconaggio
Sono i risultati emersi in un incontro organizzato per presentare un progetto che ha avuto come obiettivo principale lo sviluppo e l’applicazione di modelli ideali di tutela e gestione del lupo nel contesto delle montagne appenniniche.
 
In poco più di un anno, dall’inizio del 2013 ad oggi, sono 80 i lupi uccisi illegalmente in Italia, vittime delle auto ma anche del bracconaggio cui contribuiscono gli allevatori che tentano di proteggere il bestiame soprattutto in aree, come la Maremma, dove la presenza del lupo è recente e mancano delle tecniche collaudate di difesa degli allevamenti.  
A cercare una sintesi tra la lotta al bracconaggio e la prevenzione degli attacchi alla fauna domestica è stato un incontro organizzato a Roma in occasione della presentazione del volume “Manuale delle attività investigative per i reati contro la fauna”, realizzato nell’ambito del progetto Life Wolfnet. Promosso da Legambiente insieme ai parchi nazionali della Majella, del Pollino e delle Foreste Casentinesi, alla Provincia dell’Aquila e all’Istituto zooprofilattico di Lazio e Toscana, il progetto appena concluso ha avuto come obiettivo principale lo sviluppo e l’applicazione di modelli ideali di tutela e gestione del lupo nel contesto delle montagne appenniniche. 
«Con Life Wolfnet abbiamo cercato metodi standardizzati ma che potessero essere tarati sulle specificità territoriali. Nel parco delle Foreste Casentinesi, dove predominano gli allevamenti bovini, le recinzioni elettrizzate sono risultate più efficaci», ha spiegato Stefano Raimondi dell’ufficio aree protette e biodiversità di Legambiente. Nei parchi della Majella e del Pollino, dove si concentrano molti allevatori di ovini, è stato invece privilegiato il «parco del gregge». «In passato gli allevatori vittime di predazione ricevevano un indennizzo economico da parte del parco - ha detto Raimondi - mentre oggi il parco, dotandosi di un proprio gregge, ha a disposizione un panel di animali con cui poter risarcire l’allevatore per le sue perdite». Accanto alle tecniche messe in campo per la prevenzione, con il volume presentato si punta a rendere più efficace il contrasto del bracconaggio. Il testo si pone come punto di partenza per affrontare in maniera sistematica e con approccio scientifico la lotta alle uccisioni illegali di animali selvatici, con particolare riferimento al contributo dei gruppi operativi speciali sperimentali composti da ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria del Corpo forestale dello Stato.
 
OGGI NOTIZIE
14 APRILE 2014
 
Brindisi, gatto investito e impalato: Aidaa mette taglia di 20.000 Euro
 
Brindisi - Orrore davanti alla scuola media Kennedy di via Magaldi nel rione Casale di Brindisi dove questa mattina poco prima delle 9 alcuni genitori che accompagnavano i figli a scuola hanno ritrovato un gatto impalato. Sul posto sono intervenuti immediatamente i volontari dell'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente guidati dalla pro presidente nazionale Antonella Brunetti che ha immediatamente avvisato i veterinari della locale ASL e la polizia locale.
Una volta intervenuti sul posto i veterinari hanno appurato che il gatto era stato investito e successivamente impalato con un manico di scopa appuntito.
“Oltre al mancato soccorso da parte dell'investitore ci troviamo anche di fronte ad uno sfregio senza precedenti - spiegano Lorenzo Croce presidente nazionale AIDAA e Antonella Brunetti pro presidente dell'associazione - purtroppo il problema dell'omissione di soccorso degli animali per strada è a noi ben noto, ma in questo caso appare evidente che a questo è seguito l'impalamento del gatto morto, un fatto raccapricciante per il quale non bastano leggi ed ordinanze per impedire questi atti di crudeltà ma - concludono Croce e Brunetti - si tratta questione di cultura e di rispetto per la vita”.
E anche se non si esclude che l'impalamento possa essere opera di minori, comunque AIDAA ha deliberato una taglia di 20.000 Euro sulla testa dell'assassino e dell'impalatore del micio.
 
L’ECO DI BERGAMO
14 APRILE 2014
 
Bocconi killer a Gandino
Due cani morti avvelenati


NELLA FOTO - Giotto, il cane avvelenato

 
Prov. di Bergamo, È allarme in Valle Seriana per la morte di due cani, con tutta probabilità avvelenati, avvenuta negli ultimi due giorni nella zona del monte Farno, sopra Gandino. Un primo episodio è stato segnalato mercoledì. L’animale, uno springer da caccia di nome Giotto, avrebbe ingerito un boccone fatale nella zona della Baita Alta della Montagnina.
È morto in pochi istanti e a nulla sono valse le cure dei proprietari, residenti ad Albano Sant’Alessandro. La notizia del secondo caso è invece arrivata nel pomeriggio di ieri a Gandino, dove risiede la proprietaria di un cane pure questo morto durante un’escursione nella zona del precedente episodio.
Il comando di Bergamo del Corpo forestale di Stato ha confermato da subito il primo caso, mantenendo opportuna prudenza riguardo a una situazione che deve necessariamente essere approfondita.
Fra i primi a raccogliere l’allarme scattato sul Farno anche Giampiero Zilioli, presidente dell’associazione cacciatori Anuu di Casnigo, che sul Farno coordina le attività legate alla zona addestramento cani, immediatamente chiusa dopo che è stato confermato il primo caso di avvelenamento.
 
ALTO ADIGE
14 APRILE 2014
 
Terlano, cane muore avvelenato dopo tre giorni di agonia
Aveva leccato degli stracci imbevuti di veleno sulla ciclabile. I carabinieri: «Una crudeltà, cerchiamo testimoni». Aveva appena 10 mesi

 
BOLZANO. Nikita aveva solo 10 mesi. È morta ieri l’altro, dopo tre giorni di agonia e sofferenze atroci: febbre alta, vomito, crisi epilettiche, allucinazioni. L’ha uccisa una mano simile a una di quelle che lei leccava, un uomo simile a quelli a cui lei scodinzolava felice e amava incondizionatamente. Nicky, una bellissima Amstel Bulldog dagli occhi azzurri e dolci, era a casa di Anna da soli 7 mesi.
La sua giovane amica era andata a prenderla a Verona, l’aveva seguita fin da quando era piccolissima. Insieme hanno percorso un pezzo di strada e di vita veramente troppo corto.
Le modalità dell’uccisione di Nikita sono di quelle che fanno accapponare la pelle e dietro le quali c’è una mentalità criminale e una personalità disturbata. Il cosìddetto (in questo caso a torto) «essere umano» ha sciolto nell’acqua del veleno per lumache, ne ha imbevuto degli straccetti e li ha lasciati sulla ciclabile di Terlano.
Non ci sono antidoti, come nel caso, ad esempio, del veleno per i topi. Era sicuro che avrebbe ucciso, e in modo atroce, lentamente. Non gli interessava sapere chi sarebbe finito nella sua perversa trappola: un giovane cagnolino, l’unica compagnia di un anziano, il compagno di giochi di un bambino. O un bambino stesso. Anna fa l’Università, tutto il suo tempo libero lo passava con Nikita e se non aveva tempo di giorno, la portava a passeggiare tra i meli in fiore di sera. Lo ha fatto anche quella maledetta sera.
Era buio, la cagnolina sgambettava felice e lei non si è accorta che stava mangiando degli stracci. Poche ore dopo ha cominciato a stare male: guaiva, tremava, aveva la febbre alta.
Portato subito dal veterinario, il cane ha cominciato poco dopo ad avere crisi epilettiche, a vomitare e a comportarsi come un’indemoniata, con gli occhi fuori dalle orbite.
I veterinari non hanno capito cosa le stava succedendo, anche perchè gli esami del sangue avevano dato esiti negativi. Hanno pensato a una forma influenzale per via della febbre, poi a attacchi di epilessia. Le hanno dato tachipirina e antibiotici. Dopo tre giorni di atroci dolori Nikita è morta e l’autopsia ha accertato che è stato per occlusione intestinale causata dai maledetti stracci avvelenati.
Adesso a Terlano tutti hanno paura a uscire con il cane. Ma tutti hanno anche paura di trovarsi vicino a un essere che semina la morte, volutamente atroce, a piccoli esseri indifesi che non hanno armi contro la crudeltà e la malvagità dell’uomo.
Anna ha sporto denuncia alla stazione dei carabinieri di Terlano. «È la prima volta che succede una cosa del genere e così atroce, qui da noi. - sottolinea il maresciallo Ferdinando Nasta - In passato ci sono stati anche casi di uccisione di cani che sono stati denunciati a Appiano, a Laives, a Bolzano. Ma non mi risulta con queste modalità e soprattutto questa crudeltà».