aprile 2015
 

IL MATTINO
1 APRILE 2015
 
Pozzuoli (NA). Autista Non non si ferma per soccorrere cane che aveva travolto: denunciato
 
Un autista della De Vizia, l'azienda che cura il servizio Igiene in città, è stato denunciato a piede libero dalla polizia municipale di Pozzuoli per omissione di soccorso di un cucciolo di cane. L'uomo è stato denunciato da una donna che ha osservato la scena dal balcone di casa.Il pesante mezzo, che stava provvedendo nel tardo pomeriggio di oggi alla raccolta differenziata, ha travolto il cane nel Rione Toiano, nei pressi della farmacia Roncisvalle e, secondo quanto riferito, nonostante sia stata richiamata l'attenzione dai presenti alla scena, ha proseguito incurante di quanto accaduto. Immediatamente sono partiti i soccorsi al cane che è stato trasferito all'ospedale veterinario di Marano e versa in gravi condizioni, in pericolo di vita e la denuncia alla polizia.L'autista, attraverso il numero di targa del mezzo e l'orario di servizio, è stato identificato e successivamente rintracciato presso la propria abitazione dove gli è stata notificata la denuncia del magistrato.
 
LA ZAMPA.IT
1 APRILE 2015
 
Vigili salvano cinghiale femmina ferita. Dove sono finiti i cuccioli?
 
provincia di Bologna - La Polizia metropolitana di Bologna è intervenuta nel tardo pomeriggio di ieri all’interno del Parco Talon di Casalecchio di Reno, a seguito delle numerose telefonate di escursionisti che richiedevano un intervento per una femmina di cinghiale. L’animale giaceva ferito sull’asfalto in via Panoramica, mentre i suoi cuccioli, ancora nella fase dell’allattamento, erano scappati nel bosco. Appena arrivata sul posto, la pattuglia, per motivi di sicurezza, ha immediatamente allontanato le oltre 50 persone che si erano assembrate attorno all’animale ferito. Per difendere i propri cuccioli, infatti, una femmina può avere comportamenti aggressivi caricando chi si trova nelle vicinanze.La giovane scrofa, priva di una zampa anteriore, si era ferita cadendo da un muretto in sasso di circa tre metri che separa la strada dal bosco. Nonostante il suo handicap, decisamente grave per la vita allo stato selvatico, era riuscita a partorire i cuccioli che stava allevando. Sul posto è poi intervenuto personale veterinario dell’Ausl di Casalecchio di Reno e del Centro di recupero della fauna selvatica di Monte Adone. L’animale ferito è stato bendato e sedato per trasportarlo al centro di recupero, dove gli sono state praticate le cure necessarie. Subito dopo, con l’estemporanea spontanea collaborazione di numerosi escursionisti, gli agenti hanno iniziato le ricerche dei cuccioli nel bosco tuttora in corso.
 
PIACENZA SERA
1 APRILE 2015
 
Cagnolino finisce in un canale, salvato dai vigili del fuoco
 
provincia di Piacenza - "Voglio davvero ringraziare i vigili del fuoco di Piacenza, perché sono riusciti in poco tempo a salvare un cagnolino finito in un canale a ridosso della tangenziale. Non solo sono intervenuti in poco tempo, ma lo hanno recuperato in una manciata di minuti". I ringraziamenti arrivano da una nostra lettrice, protagonista a sua volta di un vero e proprio salvataggio a quattro zampe. Stamattina vicino al cavalcaferrovia vicino al Po è stato notato un cagnolino, del tutto simile a un cucciolo di Shitzu, mentre rischiava di essere investito dalle auto. Il piccolo si è poi allontanato, finendo in un canale sotto al viadotto della tangenziale. A questo punto la nostra lettrice ha allertato i vigili del fuoco insieme agli addetti del canile municipale. Il cucciolo è stato salvato dai vigili, e affidato agli operatori del canile, per verificare la presenza del microchip. Il suo padrone quindi è stato rintracciato e ha potuto recuperare il suo amico a quattro zampe. A quanto pare il cucciolo si era perso. "Ho voluto raccontare questa storia - racconta la lettrice - per ringraziare i vigili del fuoco. Oggi hanno dato esempio di professionalità e umanità".
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
1 APRILE 2015
 
TRIESTE, 700 AGNELLI IN VIAGGIO VERSO VITERBO PER PIU' DI 29 ORE
Controlli Polstrada in Friuli: violazioni per 3.000 euro
 
Oltre 700 agnelli in viaggio da più di 29 ore. Succede anche questo a pochi giorni da Pasqua. Ecco, allora, i controlli in tutta Italia della Polstrada sul trasporto degli animali vivi verso i macelli per contrastare il maltrattamento di animali e il trasporto in condizioni non idonee a tutelare il loro benessere. In Friuli Venezia Giulia, 37 pattuglie - coadiuvate da operatori Uvac (Uffici veterinari adempimenti comunali), hanno controllato 103 veicoli accertando 29 violazioni, tra cui una relativa alle condizioni di trasporto animali e due a mancanze riguardanti il veicolo. La prima è stata contestata dalla pattuglia della Polstrada di Trieste al valico di Fernetti a un mezzo rumeno che trasportava più di 700 agnelli destinati al viterbese e che viaggiavano da più di 29 ore, limite massimo previsto per quella tipologia di animale. Le altre violazioni sono state riscontrate da una volante degli agenti di Gorizia, ferma al casello di Villesse sull'autostrada A34, ad un mezzo proveniente dalla Slovacchia che aveva scaricato in Toscana quasi 800 agnelli, senza poi ripulire e disinfettare i piani di carico. L'importo del totale delle violazioni accertate ammonta a 3.000 euro.
 
TRIESTE PRIMA
1 APRILE 2015
 
Trasporto animali vivi, task force della Stradale: 29 violazioni
 
Conclusi i cinque giorni di servizio straordinario della Polizia lungo le autostrade regionali (e nazionali): in Friuli Venezia Giulia sono state 37 le pattuglie impiegate che hanno controllato 103 veicoli. Un mezzo rumeno trasportava più di 700 agnelli da più di 29 oreSi é da poco concluso il lavoro della task force della Polizia Stradale di tutta Italia impegnata per 5 giorni sul controllo del trasporto degli animali vivi verso i macelli e destinati quindi alle tavole italiane anche per il prossimo periodo pasquale: l’obiettivo del servizio straordinario era quello di contrastare il maltrattamento di animali e il trasporto in condizioni non idonee a tutelare il loro benessere.In Friuli Venezia Giulia sono state 37 le pattuglie impiegate, coadiuvate da operatori UVAC (Uffici veterinari adempimenti comunali), che hanno controllato 103 veicoli accertando 29 violazioni, tra cui una relativa alle condizioni di trasporto degli animali e due a mancanze riguardanti il veicolo. La prima è stata contestata dalla pattuglia della Stradale di Trieste al valico di Fernetti a un mezzo rumeno che trasportava più di 700 agnelli destinati al viterbese e che viaggiavano da più di 29 ore, limite massimo previsto per quella tipologia di animale. Le altre violazioni sono state elevate dalla Polizia Stradale di Gorizia, ferma al casello di Villesse sull’autostrada A34, a un mezzo proveniente dalla Slovacchia che aveva scaricato in Toscana quasi 800 agnelli, senza poi ripulire e disinfettare i piani di carico. L’importo del totale delle violazioni accertate ammonta a circa 3.000 euro.«Il potenziamento dei controlli di legalità di tutta la filiera del trasporto animali per garantire la sicurezza alimentare e per accertare episodi di maltrattamento degli animali disposto dal Ministero dell’Interno risponde a un’esigenza comunitaria ancor più che nazionale . spiega una nota della Questura di Trieste -. L’Unione Europea, già dal 2005, ha tracciato delle linee guida in materia, invitando i Paesi appartenenti ad aderire al Regolamento 1/2005, applicato in Italia dal 5 gennaio 2007, in cui sono definite le regole da rispettare per ridurre al minimo lo stress a cui sono sottoposti gli animali, riconosciuti nel trattato di Lisbona come esseri dotati di sensi e sensibilità. L’attività di contrasto delle irregolarità nel campo della sicurezza stradale e della tutela della salute e del benessere degli animali è peraltro già oggetto di un protocollo d’intesa tra Ministeri dell’Interno e della Salute del 19 settembre 2011».
 
NEL CUORE.ORG
1 APRILE 2015
 
UE, DAL 1° APRILE NUOVE ETICHETTE PER IL POLLO E LE CARNI OVINE E SUINE
Obbligatorio indicare luogo d'origine e macellazione
 
Nuova etichetta in arrivo dal primo aprile nell'Unione europea, per chiarire origine o provenienza di carne fresche, refrigerate o congelate, di maiale, pecora, capra e pollame. Sarà infatti obbligatorio introdurre in etichetta il luogo dell'allevamento e della macellazione, mentre l'origine potrà apparire, su base volontaria, se la carne è ottenuta da animali nati, allevati e macellati nello stesso Paese. Sono state stabilite una serie di norme per ogni tipo di produzione, in modo da garantire che il luogo dell'allevamento corrisponda con il luogo in cui l'animale ha trascorso una parte sostanziale della sua vita. Per le carni macinate dovrà essere indicato se sono state allevate e macellate nell'Ue o in Paesi non appartenenti all'Unione europea. Finora l'obbligo di origine in etichetta era previsto solo per la carne di manzo, in seguito alla crisi della mucca pazza.
 
NEL CUORE.ORG
1 APRILE 2015
 
ESCHE AVVELENATE NEL PARCO D'ABRUZZO, LNDC: TOLLERANZA ZERO
Autopsia in corso sulle dieci volpi trovate morte
 
La Lega nazionale per la difesa del cane condanna duramente l'uccisione di dieci esemplari di volpe all'interno del Parco nazionale d'Abruzzo, presumibilmente dovuta all'ingestione di bocconi avvelenati http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/parco-nazionale-d-abruzzo-nove-volpi-morte-avvelenate.html
La macabra scoperta è stata fatta dalle guardie del Parco che, in sintonia operativa con il nucleo cinofilo antiveleno del Corpo forestale dello Stato, si stanno adoperando sia per bonificare la zona in questione sia per ricercare indizi che permettano di individuare i responsabili del gesto criminoso. Gesto che peraltro mette a repentaglio non soltanto le povere volpi, ma tutta la fauna selvatica limitrofa oltre a rappresentare un pericolo per la pubblica incolumità considerando la vicinanza del luogo del misfatto al paese di Villavallelonga (AQ). Ora si attendono i risultati autoptici degli esami che si stanno svolgendo presso l'Istituto zooprofilattico sperimentale di Avezzano - fa sapere Michele Di Leva, responsabile Lndc caccia e fauna selvatica - con la speranza che possano scaturire elementi utili per le indagini avviate dalla Procura della Repubblica competente dopo la denuncia contro ignoti inoltrata dal Pnalm (Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise).
"Di fronte alla gravità dell'accaduto, la Lega del cane, in una lettera aperta, oltre a esternare al presidente dell'Ente Parco Antonio Carrara il proprio sdegno per il gesto criminoso, gli ha anche garantito la piena collaborazione del nucleo aquilano delle guardie zoofile dell'associazione, così come contempla l'ordinanza del ministero della Salute in merito alle norme sul divieto di esche e bocconi avvelenati. E ha annunciato l'intento di costituirsi parte civile in eventuali procedimenti penali una volta identificati gli autori del reato", conclude Di Leva.
 
ESTENSE.COM
1 APRILE 2015
 
Allarme esche avvelenate nell’area sgambamento cani
Si consiglia prudenza mentre sono ancora in corso le analisi dei campioni prelevati in zona Gad a Ferrara
 
Ferrara - Rischio esche avvelenate nell’area sgambamento cani inaugurata lo scorso settembre in zona Gad, dove la polizia municipale ha affisso dei segnali di avvertimento per mettere in guardia i padroni dalle misteriose polpette rinvenute sul prato e portate nel laboratorio analisi dell’istituto zooprofilattico.
“Si consiglia di prestare la massima attenzione. È opportuno che i cani siano provvisti di museruola”, si legge negli avvisi affissi della polizia municipale attorno all’area verde. Gli agenti sono intervenuti sul posto in seguito ad alcune segnalazioni dei residenti della zona, che nei giorni scorsi hanno notato una persona lanciare una scatoletta di alimenti per cani all’interno dell’area di sgambamento.
Una volta giunta sul posto, la polizia municipale ha appurato la presenza di alcune ‘misteriose’ confezioni di cibo aperte sul prato, provvedendo a ripulire la zona e a segnalare il possibile rischio di altre polpette di provenienza sconosciuta ai padroni dei cani. La conferma che le scatolette fossero effettivamente avvelenate arriverà quindi solo tra una decina di giorni, al termine delle analisi sui campioni inviati dal corpo di polizia ma i timori, visti i precedenti, sono fondati: “Purtroppo sono casi abbastanza frequenti – spiega l’ispettore Catozzi -, anche nelle aree verdi più frequentate. Per quanto riguarda la zona Gad, questo è il primo caso che ci viene segnalato”.
Ai padroni dei cani che frequentano la zona si consiglia quindi di prestare attenzione al proprio amico a quattro zampe mentre si trova nel parco, e di segnalare la presenza di altri bocconcini di carne che potrebbero essere sfuggiti al setaccio delle forze dell’ordine.
 
GEA PRESS
1 APRILE 2015
 
Roma – Più sole per le botticelle. Le critiche delle associazioni al testo del nuovo Regolamento
 
Non va bene alle associazioni il nuovo testo, ancora da approvare, che apporta modifiche al Regolamento Tutela Animali della città di Roma. L’annuncio dell’Assessore all’Ambiente del Comune  viene infatti criticato da un nutrito cartello delle associazioni che hanno oggi evidenziato alcuni aspetti che, se approvati, potrebbero rappresentare un pericoloso passo indietro.Tra questi l’abolizione del divieto estivo di esercitare l’attività di botticelle nelle ore più calde. Per le associazioni si tratterebbe di “uno squallido mercanteggiare sulla pelle dei cavalli che ha ridotto lo stop in termini di giorni e di fascia oraria. In tal maniere si passerebbe, infatti,  dal divieto di esercizio dalle ore 13:00 alle ore 17:00 dal 1 giugno al 15 settembre, ad un divieto limitato dalle ore 13.00 alle ore 16.00 dal 1 luglio al 31 agosto”. In altri termini i cavalli avrebbero due ore di caldo in più, per aggiunti 45 giorni.
E che dire del divieto di spettacoli in strada e feste con animali? Secondo le associazioni sarebbe stato  significativamente “mascherato”. Questo perchè è prevista l’esclusione degli animali selvatici come oggetto di tutela del Regolamento.
Critiche anche per la  Commissione Consultiva delle associazioni animaliste nonché la figura del “Garante del benessere e della tutela degli animali”. Viene definita “vuota” perchè priva di alcun potere effettivo d’intervento.  A fronte di questi peggioramenti, aggiungono le associazioni, non è previsto alcun miglioramento per la tutela degli animali, anzi la stessa autonomia delle Guardie Zoofile dovrebbe essere costretta all’interno del coordinamento della Polizia Locale.Tra gli animalisti, però, si nota una certa polemica interna. C’è stato, infatti, chi ha abbandonato la discussione con il Comune di Roma, fin dall’inizio ai tavoli di lavoro concordati.  “Abbiamo provato – hanno voluto specificare le associazioni – in tutti questi mesi a spiegare, sia per le vie brevi che per le vie formali, partecipando a tutti gli incontri del tavolo, a differenza di alcune associazioni che lo hanno abbandonato fin dalla prima riunione per protesta. E’ servito a poco. A questo punto non ci resta che confidare in una corretta analisi da parte della Giunta. Altrimenti passeremo a discutere nei municipi e in Assemblea Capitolina. Abbiamo una pietra di paragone ineludibile: nel 2005 il Regolamento vigente, secondo in Italia solo a quello di Firenze approvato nel 1999, venne approvato all’unanimità del Consiglio Comunale. Vedremo”.Il nuovo testo dovrà essere  approvato dalla Giunta Marino e poi dai Municipi e dall’Assemblea Capitolina.Alla nota di protesta hanno aderito LAV, ENPA, OIPA, ANIMALISTI ITALIANI insieme a Associazione Volontari Canili Porta Portese e AVA.
 
GREEN STYLE
1 APRILE 2015
 
La tata per i cani: nuovo lusso per ricchi
 
Nuovo trend per i super ricchi del Regno Unito: arriva la tata per gli amici a quattrozampe. Non un semplice pet-sitter o un aiuto nei momento dell’assenza, ma una vera tata che affianchi il cane per 24 ore al giorno. Esattamente come potrebbe accadere tra le stanze dell’alta borghesia nei confronti dei bimbi più piccoli, la presenza della nanny è un must have del tutto irrinunciabile. A fare da esempio involontario forse è la stessa Regina, che dispone di personale apposito per la cura e l’assistenza dei suoi amatissimi Corgi  Una tata assunta a tempo pieno per curare i cani di casa pare sia una necessità importantissima, un lavoro che può durare alcune settimane ma anche mesi interi fino a un anno. Difficilmente la tata viene assunta per tutta la durata della vita del cane, ma alcuni possono seguire l’animale anche per i primi anni della sua esistenza. Un lavoro ben retribuito che in molti hanno abbracciato, rivoluzionando il vecchio impiego lavorativo in favore di questa mansione più divertente e molto richiesta. Molti proprietari si rivolgono a questo servizio in concomitanza di lunghe partenze lavorative all’estero, la tata provvederà quindi a occuparsi dell’animale giorno dopo giorno aggiornando la famiglia tramite foto e comunicazioni. Del resto, chi può permettersi una tata per il cane avrà uno spazio apposito all’interno della casa da dedicare all’animale, non il classico divano ma forse anche una stanza o una dependance fino al cottage in giardino. Ciò che richiedono queste persone è la massima attenzione, cura e rispetto delle esigenze dei loro amici di affezione. Spesso esemplari di razza quindi molto costosi e delicati. Una tata per cani dovrà aver cura che il quadrupede non si imbatta in pericoli e difficoltà, che non si ammali in assenza del proprietario e che sia pronta per ogni eventualità e necessità. Vita agiata e di lusso anche per i cani quindi, non solo per i loro ricchi proprietari.
 
NEL CUORE.ORG
1 APRILE 2015
 
RIECCO LA LEPRE ITALICA NEL PARCO NAZIONALE ARCIPELAGO TOSCANO
Al progetto hanno lavorato anche la Forestale e l'Ispra
 
La lepre italica (Lepus corsicanus), una delle specie più preziose della fauna italiana, da tempo estinta nell'Arcipelago toscano, in questi giorni è stata reintrodotta all'isola d'Elba. Grazie ad un progetto finanziato dal ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare nel Parco nazionale dell'Arcipelago toscano, le operazioni sono state condotte con una collaborazione tra il Parco stesso, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e il Corpo forestale dello Stato nell'ambito di un più ampio programma di conservazione di questa specie avviato in altre aree protette italiane.
"La lepre italica e la lepre comune - ricorda il CfS - appartengono a linee evolutive diverse. La lepre italica è una specie endemica e quindi esclusiva della penisola italiana e della Sicilia, dove si è evoluta in aree rifugio durante le glaciazioni. Pur essendo protetta nell'Italia peninsulare, oggi è minacciata a causa dell'isolamento dei suoi nuclei superstiti, del numero esiguo di esemplari e dalle immissioni di lepre europea, specie invece cacciabile con la quale rischia di essere confusa e abbattuta". Il Corpo forestale dello Stato ha partecipato al progetto di reintroduzione - si legge in una nota - offrendo 15 esemplari adulti di lepre italica allevati presso il Centro faunistico di Bieri (Ufficio territoriale per la biodiversità di Lucca). Il Centro di Bieri è la principale struttura per la riproduzione della lepre italica nell'Italia peninsulare, avendo prodotto in due anni 40 individui a partire da quattro coppie provenienti da aree protette del Lazio (Parco regionale Marturanum e Riserva naturale di Castelporziano). "Il Parco nazionale dell'Arcipelago toscano con il supporto del Coordinamento territoriale per l'ambiente della Forestale e con la supervisione scientifica e tecnica dell'Ispra - aggiunge la Forestale - avvierà ora un monitoraggio degli individui immessi. Le lepri reintrodotte, infatti, verranno seguite con apparati radio per seguirne gli spostamenti e studiarne i comportamenti, con l'obiettivo finale di un recupero positivo di una componente importante e peculiare del patrimonio faunistico del nostro Paese".
 
NEL CUORE.ORG
1 APRILE 2015
 
LA STRAGE NEI LABORATORI UE: TOPI UCCISI PER TESTARE ALCOL E STRESS
Lav: "Esperimenti su 12 mln di animali. Inutili per l'uomo"
 
Sembrano un macabro pesce d'aprile, invece sono drammaticamente veri: sono gli esperimenti più "assurdi" autorizzati ed eseguiti sugli animali. A ricordarlo, anche quest'anno, la Coalizione europea contro la vivisezione Eceae (The European coalition to end animal experiments) - di cui la Lav è rappresentante per l'Italia, che sottolinea come 12 milioni di animali vengano uccisi ogni anno nei laboratori europei per una pseudo-scienza che valica i confini di ogni logica scientifica, rasentando l'assurdo, come negli studi che trovate qui sotto. Lo scrive una nota della Lega antivivisezione.
Italia (1)
Per studiare gli effetti tossici dell'esposizione all'alcol nei neonati, dei piccoli di ratto sono stati separati dalla madre, messi in una gabbia per tre ore al giorno e costretti a inalare vapori densi di alcol. Al termine dell'esperimento, durato complessivamente tre mesi, ad alcuni animali sono state iniettate direttamente nel cervello, sotto anestesia, alcune sostanze chimiche per poi essere soppressi dopo quattro giorni. Un altro gruppo è stato direttamente ucciso e sezionato.
Ripugnante sul piano etico, la sperimentazione è palesemente assurda in quanto sono già noti da tempo gli effetti dannosi dell'alcol, tanto che è seriamente raccomandata una forte limitazione della sua assunzione in gravidanza. Come se non bastasse, lo stadio di sviluppo dei ratti non è paragonabile a quello umano viste le chiare differenze morfologiche e di completamento/sviluppo dei tessuti tra le due specie.
Inghilterra (2)
I ricercatori, per capire gli effetti dell'astensione da attività fisica dopo un periodo di allenamento, hanno obbligato dei ratti a correre per quattro settimane fino allo sfinimento all'interno di un circuito elettrificato che rilasciava scosse elettriche tutte le volte che rallentavano. Quindi hanno sospeso l'"allenamento" per altre quattro settimane, prima di rimettere gli animali nella mola circolare elettrificata e investigare le condizioni cardiache e lo stato del tessuto muscolare. Le bestiole sono state, infine, sottoposte a iniezioni, uccise e sezionate. I risultati hanno dimostrato come gli effetti positivi di un allenamento fisico diminuiscano col tempo: evidenze già note e ampiamente deducibili dall'uomo.
Inghilterra (3)
Per investigare gli effetti dell'abuso di alcolici negli adolescenti, sono stati utilizzati giovani topi in cui sono state iniettate ripetute dosi di alcol direttamente nell'addome per due giorni (tentando di simulare gli "sballi del fine settimana") prima di essere privati per giorni di cibo, tanto da perdere l'85% del peso e vedere se, stimolati tramite test a ricompensa, avevano assunto un comportamento più impulsivo. Questo studio semplifica processi molto complessi come la dipendenza da sostanze d'abuso nell'uomo, riducendolo a meccaniche iniezioni e deprivazioni, oltre a usare come modello organismi completamente diversi dalla nostra specie: un topo giovane non è sicuramente, né fisicamente né psicologicamente, paragonabile a un'adolescente.
Norvegia (4)
Alcuni cuccioli di ratto sono stati allontanati dalla madre e isolati in gabbie (per tre ore al giorno per due settimane) per poi misurare, dopo 13 settimane di vita, il livello di ansietà mostrato in un luogo esposto, senza ripari. Alla 14esima settimana gli hanno indotto infiammazioni gengivali inserendo del filo intorno ai molari. La settimana successiva sono stati decapitati e ne hanno esaminato i denti. Lo scopo era dimostrare come lo stress nelle prime fasi della vita può aumentare il rischio di peridontite.
"Gli esperimenti descritti sono solo alcuni drammatici esempi di quel che accade nei laboratori, senza alcun fondamento scientifico e senza alcuna considerazione per la vita e la sofferenza di esseri senzienti, vittime di sperimentazioni che vengono incredibilmente autorizzate nonostante le evidenti impossibilità di ottenere dati applicabili all'uomo, che si differenzia da ogni altro animale per genetica, anatomia, fisiologia, contesto socio-psicologico e condizionamento ambientale - spiega la biologa Michela Kuan, responsabile Lav vivisezione -. Pensare e accettare che queste violenze siano il prezzo da pagare per l'avanzamento della ricerca è sbagliato. Se si vuole fare un passo avanti nella scienza bisogna abbandonare il modello animale che appartiene a una ricerca della fine dell'800, mai validata dal punto di vista scientifico, mentre le nuove tecnologie senza animali, si sono dimostrate utili, rapide ed etiche".
Il decreto legislativo n.26 del 2014 prevede l'entrata in vigore, dal 2017, del divieto di testare su animali sostanze d'abuso come alcol, droghe e tabacco. Gli studi riportati sono l'ennesima prova dell'inutilità di questa pseudo-scienza: il ministro della Salute Beatrice Lorenzin - conclude la Lega antivivisezione - non permetta slittamenti di questa scadenza, per dare un input concreto alla ricerca in questi ambiti, e una prospettiva di serio intervento a tutte le vittime di dipendenze.
1. Department of Psychology, Catholic University, Milan, Italy: Reduced density of dendritic spines in pyramidal neurons of rats exposed to alcohol during early postnatal life. (2015). International Journal of Developmental Science, 41: 74-79.
2. Cardiac adaptions from 4 weeks of intensity-controlled vigorous exercise are lost after a similar period of detraining. (2015). Physiological Reports, 3(2): e12302. Research Institute for Sport and Exercise Sciences, Liverpool John Moores University.
3. Repeated ethanol exposure during early and late adolescence: double dissociation of effects on waiting and choice impulsivity. (2014). Alcoholism: Clinical and Experimental Research, 38(10): 2579-2589. School of Psychology, University of Sussex, Brighton supported by European Commission InterReg project "AlcoBinge".
4. Maternal deprivation of lewis rat pups increases the severity of experimental periodontitis in adulthood. (2015). The Open Dentistry Journal, 9: 65-78.
Faculty of Dentistry, University of Oslo, Norway, supported by the Norwegian Defence Research Establishment.
 
LEGGO
1 APRILE 2015
 
Trascina il cane con l'auto per 400 metri:
allevatrice denunciata per maltrattamenti
 
Ai poliziotti ha spiegato che il cane, legato al guinzaglio era saltato fuori dal portellone posteriore dell'auto lasciato aperto. E così l'aveva trascinato per 400 metri a circa 50 all'ora, come riporta il Daily Mail On Line.   La giustificazione non è bastata a Deborah Fuller, allevatrice dell'Essex in Inghilterra, che è stata condannata per maltrattamenti ad animali, con il sequestro degli altri 27 cani che teneva in casa, e il divieto di detenere altri animali per cinque anni. La donna era stata vista trascinare il piccolo Tango con l'auto.  Qualcuno, però, aveva preso il numero di targa e l'aveva denunciata. Gli ispettori avevano trovato nella depandance di casa della donna, il cane con bende agli arti e allo stomaco dove vi erano profonde ferite, causate dal trascinamento.  I veterinari lo hanno perso in consegna e curato, una prognosi di otto settimane. La Fuklle ha dovuto anche pagare tre mila sterline (circa 4mila euro) per le spese veterinarie.
 
GEA PRESS
1 APRILE 2015
 
Filippine – Mangiano carne di cane affetto da rabbia. Finiscono tutti in ospedale
 
Tredici persone della città di Zamboango, nel sud delle Filippine. Tra di loro ben  nove sono bambini.Le autorità sanitarie sono arrivate a loro  a seguito di una investigazione su un presunto caso di rabbia. Si è così scoperto che si erano alimentati con la carne di cane i cui resti sono risultati intetti. Secondo quanto riportato dal quotidiano South China Morning bisognerà ora accertare se altri cani erano affetti dalla stessa grave malattia e nel caso se la loro carne è finita per l’alimentazione umana.Le Filippine, rispetto ad altri paesi dell’estremo oriente, non sono particolarmente segnalate per l’alimentazione di carne di cane. Diverso situazione, invece, per il Vietnam ed alcune province della Cina. I cani, specie per quelli serviti nella ristorazione vietnamita, provengono anche dalla Tailandia dove invece il fenomeno dell’alimentazione di carne di cane è estremamente basso.In Cina, ultimamente, vi sono stati numerosi casi di camion carichi di cani bloccati dagli animalisti. Quasi sempre gli attivisti cinesi sono riusciti ad ottenere la consegna degli animali, in quanto commerciati senza rispettare le disposizioni sanitarie di quel paese. In alcune province, infatti, non è illegale cibarsi di carne di cane, ma gli animali dovrebbero essere sottoposti ad una quarantena che invece non sembra essere sempre rispettata.  Gli amministratori delle città particolarmente segnalate per queste abitudini hanno in alcuni casi cercato di non incentivare tali usi ma, in altri casi, invece, si è fatto richiamo alla difesa delle tradizioni.Intanto, per i mangiatori di cane della città filippina, è stata disposta la profilassi sanitaria prevista nei casi di rabbia. Quattro iniezioni, sembra  particolarmente dolorose.
 
GIORNALE DI SICILIA
1 APRILE 2015
 
Addio alla carne di manzo: solo pollo per le tigri di Mumbai
 
ROMA. Da quasi un mese le tigri, i leoni e gli altri felini dello zoo di Mumbai sono costretti a mangiare carne di pollo in seguito al divieto di macellazione e consumo della carne di mucca entrato in vigore in Maharashtra, nell'India centrale, su richiesta dei gruppi radicali indù. Lo riferisce oggi The Times of India. Invece dell'abituale razione di manzo appena macellato, gli animali carnivori del parco nazionale Sanjay Gandhi sono nutriti ora con la meno saporita carne bianca. Il giardino zoologico ospita otto tigri del Bengala, tra cui un grosso maschio di 200 chili, tre leoni e 14 leopardi. Stessa sorte è riservata anche per i tre avvoltoi. Sembra che per ora la salute degli animali non abbia risentito del cambiamento di dieta. Secondo alcuni esperti, tuttavia, nel lungo tempo "la mancanza di carne rossa più proteica potrebbe indebolire i felini". E' quindi probabile che sarà necessario trovare un sostituto, per esempio della carne di bufala, un bovino molto diffuso nelle campagne indiane, che non rientra nel divieto perché non ha un significato religioso.Il 3 marzo il presidente indiano Pranab Mukherjee aveva firmato una legge, rimasta in sospeso per quasi 20 anni, che proibisce la macellazione delle mucche nello Stato centrale di Maharashtra e prevede fino a cinque anni di carcere per chi viola il divieto. Come è noto, la mucca è un animale sacro per milioni di induisti. Il consumo della sua carne è quindi largamente proibito in molti Stati dell'Unione, con eccezioni riguardanti il Nord-Est e il Sud indiano.
 
LA ZAMPA.IT
1 APRILE 2015
 
Era stato rubato, il cane ritrova il suo proprietario
 
Un fiume di emozioni. Jasper era stato rubato da casa sua nel Bedfordshire (Regno Unito) nel settembre scorso e solo questa settimana ha ritrovato la sua famiglia. Il cane era stato trovato randagio e qualcuno l’ha portato alla Heath Veterinary Clinic. Qui hanno trovato e scannerizzato il microchip venendo a scoprire che il suo proprietario era Michael Ford. Il momento del loro incontro parla da solo su quanto forte possa essere un legame fra un cane e un uomo.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
1 APRILE 2015
 
Usa, non udente insegna ai gatti la lingua dei segni
 
«Immagino che mi mancasse l’insegnamento, così ho pensato di provare con i gatti!». Ma quello che Kim Silva insegna loro non qualcosa di usuale, anzi. L’ex professoressa della Scuola americana per sordi (American School for the Deaf), ha deciso di insegnare il linguaggio dei segni ai suoi gatti. Tutto ha avuto inizio dopo l’adozione della gatta sorda Bambi. Nel 2009, dopo aver perso l’amato gatto, Kim e suo marito John - sono entrambi non udenti - erano pronti per un nuovo compagno felino.  
“Ci siamo innamorati di Bambi su Petfinder”, racconta Kim. L’esperienza di insegnamento di Kim era limitata all’uomo, ma era convinta che avrebbe potuto aiutare anche Bambi. La gatta però viveva in un rifugio texano e sarebbe passato un po’ di tempo prima di farla arrivar nel Connecticut, dove vive la signora Silva vive. Così la donna ha deciso di iniziare con i gatti che già aveva, anche se entrambi potevano sentire. «Bobcat ha capito subito - racconta la donna all’Huffington Post -. L’altro mio gatto, Bear, era molto vecchio e non era interessato. Bobcat è stato una vera spugna! E’ stato favoloso». Per Bambi imparare i segni è stato ancora più facile, dal momento che, spiega Kim, aveva “Bobcat come esempio da seguire”. Alla morte di Bear, in famiglia è arrivata anche Thomasina che ha imparato ancora più velocemente.  
Sul web è stato anche pubblicato un video che mostra la Silva durante una dimostrazione pratica. I gatti hanno acquisito un vocabolario impressionante.  Tra le parole che ora conoscono ci sono: “vieni”, “di più”, “seduto”, “soggiorno”, “scuotere”, “batti il cinque”, “sonno”, “cerchio”, “gamberetti’, “gioco”, “cibo”, ”fine” e “danza”. Una forma di comunicazione che per ora i gatti comprendono, ma non sono ancora in grado di proporre. Ma la Silva è convinta di essere sulla strada giusta. 
VIDEO
 
IL SECOLO XIX
2 APRILE 2015
 
Allarme a Spigno: quattro cani uccisi dai bocconi avvelenati
 
Spigno (AL)- L’Enpa e le guardie zoofile denunciano nuovi avvelenamenti di animali. Questa volta si tratta di almeno quattro cani ritrovati morti nelle campagne circostanti il paese. Si tratta di un episodio che fa seguito all’avvelenamento di due gatti qualche tempo fa, e all’emissione di una specifica ordinanza da parte del Sindaco del paese per avvisare la popolazione della possibile presenza di esche avvelenate.
«Due di essi sono stati rinvenuti in località Duranti – spiega Piero Rapetti, capo nucleo guardie zoofile - la stessa dove l'anno scorso nello stesso periodo furono ritrovati i corpi di due lupi deceduti per le stesse cause: ingestione di Endosulfan». Vale a dire un potente insetticida prodotto industrialmente bandito in molti paesi tra cui gli Stati Uniti e l’Unione europea. Chiaramente ora la domanda pressante, non solo degli animalisti ma anche dei cittadini continua ad essere sempre la stessa: chi sparge esche avvelenate? «In terreni agricoli e boschi tali pratiche sono effettuate per proteggere la fauna selvatica cacciabile (fagiani e lepri) dai cosiddetti "nocivi" – aggiunge Piero Rapetti - soprattutto volpi, mustelidi e anche lupi che hanno il torto, per i sostenitori della caccia, di cibarsi di altri animali».
Oppure, spiegano le guardie zoofile, si tratta di pratiche utilizzate per risolvere contenziosi tra tartufai e tra cacciatori per la fruizione della medesima porzione di territorio.« Nei centri abitati i bocconi avvelenati sono opera degli intolleranti alla presenza dei gatti, in particolare dove i sindaci non provvedono al controllo della popolazione felina con le sterilizzazioni, compito che spetta a loro come autorità sanitaria locale». Tali atti sono reati penali puniti dalla L. 189/2004 che modifica il Codice Penale introducendo il Titolo IX / Bis "Dei delitti contro il sentimento per gli animali".
«Un fatto singolare da sottolineare – aggiunge il capo nucleo guardie zoofile - è la completa assenza di risposte e coinvolgimento da parte dei rappresentanti delle associazioni venatorie, che purtroppo non si espongono dicendo che eventualmente sanno. Cito però un vecchio ma sempre attuale proverbio: chi tace acconsente».
 
LA PROVINCIA PAVESE
2 APRILE 2015
 
«Ridatemi la mia Daisy». Derubata del suo cane
Garlasco, l’appello di Manuela Buraschi titolare di un maneggio della zona Presentata denuncia ai carabinieri. È uno degli esemplari “liberati” a Green Hill

Maria Pia Beltran

 
GARLASCO (PV). «Aiutateci a riavere la nostra Daisy, chi l’ha rubata ce la retuisca». Sono ormai trascorsi 10 giorni da quanto Daisy è stata rubata. Daisy è una Beagle di tre anni arrivata al Centro Equestre Le Baragge - frazione Madonna delle Bozzole - da Green Hill a luglio del 2012 quando aveva solo 5 mesi. «Siamo sconvolti, quanto successo è incredibile – racconta Manuela Buraschi proprietaria della cagnolina scomparsa dal rinomato maneggio ‘Le Baragge’ - non posso credere che un cane possa sparire senza che nessuno lo abbia visto. Senza che nessuno sappia o dica niente.Oggi sono due settimane che Daisy è stata rubata e non abbiamo ricevuto nessuna segnalazione. Abbiamo fatto denuncia contro ignoti per appropriazione indebita presso le Forze dell'Ordine, sono stati avvisati tutti i veterinari della Regione Lombardia, le Guardie del parco del Ticino, tutti gli Enti di Garlasco, ma nulla». Ma chi vuole così bene a Daisy, diventata ormai come per la maggior parte degli animali domestici, parte integrante della famiglia non si vuole arrendere.Ecco con ordine la ricostruzione dei fatti: «Mercoledì 18 marzo dopo pranzo è andata a fare il suo giretto, come al solito – racconta la proprietaria – il maneggio è recintato ed il cancello chiuso, ma il terreno del Parco del Ticino è sabbioso per cui lei scava sotto la rete e va a farsi il suo giretto nelle case vicine. Tutti la conoscono, tutti la salutano e poi lei scondinzolando torna a casa sua. Siamo sicuri che qualcuno l’abbia caricata in macchina e portata via essendo una cagnolina veramente socievole». Manuela ha attaccato personalmente i volantini in via Baraggia e nella zona centrale della frazione: «Ho suonato ai campanelli delle villette in zona, ma nessuno sembra averla vista – racconta - ogni sera quando torno dal lavoro passo lì in macchina, mi fermo, tiro giù il finestrino e la chiamo, sperando che sia in qualche villetta. Aveva un collare color cuoio con la medaglietta. Ha il tatuaggio nell'orecchio numero 7330464 BSGH. Essendo una beagle di Green Hill è rimasta piccolina, peserà circa 9/10 kg». Tutti i segni identificativi forniti dalla sua famiglia certamente fanno comprendere quanto Daisy sia ben voluta, ma anche ‘appetibile’ per il traffico clandestino di cani, in particolare di razze pregiate come quella della Beagle in questione.«Io non mi arrendo perchè Daisy deve tornare dalla sua famiglia – chiede con forza la proprietaria – aiutateci, per favore”. Questi i riferimenti telefonici per qualsiasi segnalazione o notizia sulla piccola Beagle scomparsa: 366/4459751-348/1313005.
 
LA PROVINCIA PAVESE
2 APRILE 2015
 
Furti di cani, Pavia è tra le province più colpite
Sono stati 5mila l’anno scorso secondo l’associazione Aidaa. Record negativa anche per Milano, Novara e Parma
 
PAVIA. Una vera e propria tratta dei cani di razza di piccola taglia: lo denuncia l’associazione Aidaa (associazione italiana difesa cani e ambiente) secondo cui sono circa 5mila i cani di piccola taglia rapiti nel 2014. In particolare sono particolarmente ambiti per motivi riproduttivi i bassotti, i pinscher nani e i barboncini toy. In discesa anche se ancora richiesti sul mercato nero gli yorkshire e i barboncini. In forte aumento anche i furti di cani di piccola taglia meticci che vengono invece avviati al mondo dei mendicanti ed in particolare degli zingari che li usano anche per riprodurre per poi vendere i cuccioli.Tra le provincie dove spiccano i rapimenti ci sono quella di Milano, Novara, Pavia ma anche Verona e a sorpresa Parma.
 
GAZZETTA DI PARMA
2 APRILE 2015
 
Cane da caccia aggredito e ucciso da un lupo
Durante una battuta di caccia alla volpe. Il padrone del segugio ha assistito alla scena: "Costretti a sparare colpi in aria per allontanarlo"

BIANCA MARIA SARTI

 
Prov. Di Parma. Sbranato davanti agli occhi del suo padrone a soli 70 metri dal sentiero.
Sabato scorso, al mattino, durante una battuta di caccia alla volpe nell’ambito di un piano di controllo, un giovane segugio italiano di media taglia è stato aggredito e ucciso in pochi secondi da un grande esemplare di lupo, sotto lo sguardo impotente del suo padrone e degli altri cacciatori.
L’aggressione è avvenuta sotto la chiesa di Sivizzano, in località Valli di Traversetolo, a soli 70 metri dal sentiero spesso frequentato da famiglie con cani al guinzaglio.
Il lupo non ha dilaniato il corpo del cane, gli è bastato un morso potente al torace che, schiacciandolo, ha ucciso il segugio praticamente sul colpo.
Altri due cani, un segugio e un fox terrier, sono fuggiti a grande velocità mentre il padrone del cane, Claudio Fontanesi, insieme a una decina di cacciatori esperti, assisteva terrorizzato alla scena.
«Avevo appena rilasciato i cani – spiega Fontanesi – ma la cosa più terribile è che il lupo non ha ucciso per difendere il territorio, voleva mangiarlo. Era affamato e non si voleva staccare dalla preda: abbiamo dovuto sparare colpi in aria per allontanarlo».
Si tratterebbe di un esemplare di lupo maschio di almeno 60 kg, secondo le testimonianze, che lo stesso che probabilmente Fontanesi ha visto: «Lo avevo già visto una volta, sempre da queste parti. Faccio il boscaiolo e il cacciatore da quando avevo 18 anni e ora ne ho 46 – spiega –, conosco i nostri boschi come le mie mani. Noi cacciatori avvistiamo regolarmente lupi nelle nostre zone. Ma questa è la prima aggressione durante una battuta di caccia. Il bosco era piuttosto rado e abbiamo visto tutta la scena. Non avevo mai provato una paura del genere. Non andrò mai più alle battute coi miei cani e molti altri cacciatori la pensano come me».
Due precedenti nella zona di Traversetolo riguardanti cani domestici si sono registrati negli scorsi anni a Cazzola e in Gabbiola, a poca distanza dal luogo dove è avvenuta l’aggressione di sabato.
Due avvistamenti, inoltre, erano stati registrati nel 2014: due branchi di 3 e 7 esemplari di lupo, sempre nelle Valli di Traversetolo.
Pochi mesi fa l’Atc Pr4 aveva denunciato sulle pagine della «Gazzetta di Parma» la presenza sempre più frequente di lupi nella zona, fino a Montechiarugolo, invitando i cittadini a non liberare i cani in prossimità delle zone boschive.
 
STRETTO WEB
2 APRILE 2015
 
Incredibile a Messina: ancora animali morti sulla spiaggia di San Saba. Trovato un altro cane e una tartaruga
 
Rinvenuti altri due corpi in mattinata. Scenario inquietante sul lungomare
Prima un pitbull, poi un agnello, adesso un altro cane ed una tartaruga: la spiaggia di San Saba sta diventando un cimitero a cielo aperto per gli animali. Alti lai si levano per le nuove segnalazioni del consigliere Mario Biancuzzo, il quale ha rinvenuto stamane altri due corpi inerti, distesi esanimi a ridosso della riva. L’indignazione monta e l’opinione pubblica s’interroga se non sia il caso di chiarire con un’indagine le circostanze di queste morti misteriose…
FOTO
 
GEA PRESS
2 APRILE 2015
 
Brescia, Altopiano di Cariadeghe – Abusivismo venatorio in area protetta? La LAC: un capitolo pesantissimo
 
C’è un capitolo apertissimo dell’illegalità venatoria nel Bresciano. Lo afferma la LAC (Lega Abolizione Caccia) di Brescia che ricorda a questo proposito i già noti innumerevoli abbattimenti vietati. A ciò devono aggiungersi quelli che vengono definiti “gli impianti di cattura fuorilegge ma riproposti ogni anno” oltre che il traffico clandestino dei richiami vivi.
“La nostra provincia – afferma la LAC di Brescia - si distingue in Italia e in Europa anche per le violazioni delle norme urbanistiche e paesaggistiche causate da un grande numero di appostamenti fissi per la caccia alla fauna migratoria che potremmo eufemisticamente definire «fuori posto»“.Al centro del nuovo intervento delle associazioni ecologiste Lega per l’abolizione della caccia e del Gruppo d’Intervento Giuridico ONLUS c’è la stridente situazione dell’Altopiano di Cariadeghe, Monumento Naturale e SIC, Sito di interesse comunitario, nel Comune di Serle (BS).Mappando il territorio serlese, la Lac e la onlus Gruppo d’intervento giuridico hanno evidenziato “un incredibile quadro di abusivismo di decine di capanni in un’area di grande rilevanza geologica, botanica, oltre che zoologica, costruiti in assenza di un titolo abilitativo rilasciato dal comune e in assenza dell’autorizzazione riguardante il vincolo paesaggistico“.
Uno scenario fatto di doline, grotte, faggete e castagneti monumentali. Un luogo, cioè, di elevato valore naturalistico con specie floristiche presenti protette da leggi nazionali e internazionali dove la Lac e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno delineato quello che apparirebbe come un  quadro di abusivisimo. Il tutto è stato indirizzato agli enti preposti e alla procura della Repubblica di Brescia, affinchè siano svolte ulteriori indagini e  ripristinato lo stato di legalità.“Il semplice motivo – ha concluso la LAC – si basa sul principio secondo cui la legge è uguale per tutti, i cacciatori non devono essere ancora una categoria di privilegiati, sono uguali a tutti gli altri cittadini e pertanto devono rispettare le norme edilizie come tutti i comuni mortali. Tale principio e’ stato ribadito dalla sentenza della Corte costituzionale (la 139 del 2013) che ha che ha dichiarato l’incostituzionalità della legge regionale 6 luglio 2012, n. 25 nelle parti in cui esenta gli appostamenti per la caccia (capanni, altane) dall’ottenimento dell’autorizzazione paesaggistica (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e dal titolo abilitativo urbanistico-edilizio (D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.)”.
 
METEO WEB
2 APRILE 2015
 
Wwf propone testo di legge “salva-orsi” e animali protetti
 
Piu’ tutele alle specie selvatiche protette e nuove norme ‘salva-orsi’, che se violate possono portare al carcere. Questo il senso della proposta di legge – che completa la riforma del Codice penale sugli ecoreati – pensata dal Wwf Italia e presentata a Palazzo Madama da 12 Senatori sia del centrosinistra che del centrodestra. Con il provvedimento – spiega il Wwf che ha promosso e proposto ”l’innovazione normativa”, anche raccogliendo a sostegno dell’iniziativa 55.000 firme nell’ambito della Campagna ‘Stop ai crimini di natura’ – si intende punire con pene severe simili a quelle previste per i delitti, chi cattura, detiene, maltratta o uccide esemplari di specie selvatiche protette. Questo e’ ”un altro passo avanti nella tutela penale dell’ambiente: si vuole che il codice penale risponda ad un elementare principio di buon senso finora assente”, e cioe’ ”tutelare le specie selvatiche protette come e quanto gli altri animali”. L’associazione ricorda che ”il bracconaggio e’ un fenomeno ancora presente in Italia, un killer silenzioso che uccide ogni anno nel nostro Paese migliaia di uccelli migratori, piccoli uccelli, ma anche orsi, lupi, aquile e altri rapaci”; e per esempio ”dal 2011 al 2014 sono stati 12 gli orsi uccisi in Abruzzo e pochi giorni fa in Val Di Non in Trentino e’ stato trovato morto l’orso M6”. Il testo – rileva il Wwf – interviene emendando 5 articoli del codice penale (544 bis, 544 ter, 727 bis, 733 bis, 733 ter), introducendo un nuovo articolo (544 septies) e adeguando il sistema sanzionatorio previsto dalla legge quadro sull’attivita’ venatoria. Con queste norme, ”chi cattura, detiene o uccide esemplari di specie selvatiche protette potra’ essere punito con la reclusione tra 4 mesi e mezzo a 27 mesi”
 
GEA PRESS
2 APRILE 2015
 
Trento – L’orso M6 vittima del veleno. L’ipotesi avvalorata dalla provincia di Trento
 
Potrebbe essere stato il veleno la causa della morte dell’Orso M6 ritrovato sabato mattina in Val di Non, in provincia di Trento. L’ipotesi viene evidenziata dalla Provincia di Trento che ricollega il tutto ad un pezzo di spago rinvenuto nello stomaco del plantigrado. Si tratta, infatti, di un oggetto del tutto simile a quelli utilizzati nella confezione di alcuni bocconi avvelenati  già rinvenuti  dalla Forestale nella stessa zona.
Il primo esame sul corpo dell’orso è stato compiuto nella giornata di ieri. Sembra potersi escludere la possibilità di colpi di arma da fuoco. Alto è invece il sospetto dell’avvlenamento.
“Se questo fosse confermato – ha detto l’assessore alle foreste Michele Dallapiccola - sarebbe un’azione gravissima, per la quale esprimiamo la ferma condanna della Provincia che ha già disposto l’intensificazione di controlli mirati sul territorio provinciale“.
Il corpo senza vita dell’orso M6, munito di radiocollare, era stato trovato sabato mattina in Val di Non, dagli uomini della forestale. L’assenza di un regolare segnale proveniente dal radiocollare aveva fatto scattare l’allarme. Localizzato il punto di partenza degli ultimi impulsi, gli agenti sono giunti sul posto ed hanno trovato l’orso senza vita. Da quel momento sono state immediatamente attivate le verifiche di prassi per accertare le cause del decesso ed è stata inoltrata una segnalazione alla Procura della Repubblica che sta seguendo il caso e con cui il Servizio provinciale Foreste e Fauna è in continuo contatto, anche per seguire gli esiti dell’autopsia e degli esami tossicologici.
L’esito di questi ultimi esami si conosceranno verosimilmente a metà aprile. Dal corpo dell’orso sono stati estratti campioni di stomaco e fegato.
 
NEL CUORE.ORG
2 APRILE 2015
 
ORISTANO, MACELLAIO SI FERISCE ALLA TESTA CON LA PISTOLA PER GLI ANIMALI
Non rischia la vita. Al via le indagini dei carabinieri
 
Sardegna - I carabinieri stanno svolgendo delle indagini per fare luce su un grave incidente accaduto ieri mattina nel mattatoio comunale di Samugheo, in provincia di Oristano. Un macellaio di 40 anni, del luogo, è rimasto ferito alla testa da un colpo partito da una pistola utilizzata per uccidere gli animali. Lo scrive "La Nuova Sardegna".
Il punteruolo di ferro ha colpito l'uomo alla tempia, procurandogli un ematoma, senza intaccare la scatola cranica. Il macellaio si trova ora ricoverato nel reparto di neurochirurgia dell'ospedale di Nuoro. I medici si sono riservata la prognosi. Il ferito non sarebbe comunque in pericolo di vita. Secondo quanto accertato dai carabinieri di Samugheo, l'incidente è accaduto ieri mattina verso le 11, all'interno del mattatoio. L'uomo, celibe, era impegnato nella zona del macello quando è accaduto il misterioso incidente: stava usando una delle pistole a proiettile defintio "captativo", provvista di una punta di ferro, di solito non superiore ai sei centimetri, quando è accaduto l'imprevisto. Il macellaio è stato colpito alla tempia ed è caduto a terra in una pozza di sangue.
I soccorsi sono stati immediati. Quando sono arrivati gli operatori del 118, il ferito era cosciente e ha raccontato al medico di turno di essersi fatto male accidentalmente.
Le prime cure in ambulanza, ma dopo, a causa della lesione, è stato chiesto l'intervento dell'eliambulanza dei vigili del fuoco. Il ferito è stato, quindi, imbragato e trasferito con l'ambulanza fino al campo sportivo di Samugheo, dov'è atterrato l'elicottero del 118. L'Ab 212 è decollato verso Nuoro. Il ferito è stato sottoposto ad un intervento chirurgico al San Francesco.
I militari dell'Arma hanno effettuato i rilievi ed ora dovranno ricostruire quanto è accaduto. Gli elementi raccolti non coinciderebbero con le dichiarazioni rese dall'uomo. I carabinieri, infatti, temono che il macellaio abbia tentato il suicidio. Tesi che sarebbe anche confermata dalle condizioni di salute dell'uomo e dalla crisi che sta attraversando il settore.
 
GEA PRESS
2  APRILE 2015
 
Rovigo – Sei cacciatori “raccoglitori” di anatre morte …
Intervento della Polizia Provinciale
 
Sei cacciatori segnalati all’autorità giudiziaria per attività venatoria in periodo di chiusura generale. Questo quanto riportato dalla Polizia Provinciale di Rovigo che ha altresì provveduto al sequestro di 2 fucili e 13 cartucce. Trovato, ed anch’esso sottoposto a sequestro, anche un germano reale ucciso.L’intervento è maturato domenica scorsa nell’area artigianale di Lendinara a seguito di una segnalazione pervenuta da una pattuglia del nucleo radiomobile dei Carabinieri di Rovigo. A quanto sembra, i due cacciatori per non essere sanzionati, avevano detto di essere a passeggio in campagna e di aver trovato la carcassa di un germano reale a terra. Questo, però, dopo aver nascosto i loro fucili  fra la vegetazione e tra le piante all’interno di un fosso.Inoltre a pochi passi da loro, un altro cacciatore si era nascosto dentro una siepe ed altri tre, sempre in zona, andavano a spasso con una muta di cani.  La dinamica, in effetti, era un po’ più complessa.La segnalazione  dei Carabinieri riferiva della carcassa di un germano reale all’interno del baule di un veicolo con ancora le chiavi inserite. All’arrivo dei vigili provinciali si erano nel frattempo presentate due persone, entrambi cacciatori polesani vestiti di tutto punto, che sostenevano di aver rinvenuto la carcassa qualche ora prima sul ciglio stradale mentre si stavano recando ad un appuntamento con un amico con il quale avevano organizzato una passeggiata nelle campagne del medio polesine.A pochi metri dall’auto, nascosto all’interno di una siepe, gli agenti di Polizia Provinciale rilevavano poi la presenza di una persone, risultata poi il terzo cacciatore, che riferiva di essere in zona per verificare la presunta presenza di carcasse di lepre, possibili vittima di una volpe. Sempre nei paraggi venivano ritrovati due fucili, uno di proprietà di un cacciatore ed uno già pronto all’uso, caricato con tre cartucce di cui una in canna. La Polizia Provinciale recuperava inoltre una scatola con dieci cartucce dello stesso calibro. Da un’ispezione dell’animale si evidenziava, però, una vistosa ferita allo stomaco, risultando  eviscerato verosimilment per fare da esca di animali. Altri tre persone, con una muta di cani, venivano poi identificate “evidentemente allontanatisi all’arrivo delle forze dell’ordine” configurandosi nel complesso “la caratteristica dinamica della battuta di caccia alla volpe”.
 
IL GIORNALE
2 APRILE 2015
 
L'ora dei verdetti animalisti «Risarcite la perdita del cane»
La Corte d'appello di Roma riconosce il danno economico-morale determinato dalla morte colposa di un animale da compagnia
 
C'erano già state in passato, buone avvisaglie e pare che finalmente, anche nel nostro Paese, cominci a intravedersi la possibilità giuridica che gli animali d'affezione siano considerati esseri senzienti e coscienti, la cui perdita rappresenta un danno esistenziale e morale per il proprietario.
Mi sembra già di udire i moccoli e le imprecazioni dello zooclasta Cruciani che, nel suo baraccone radiofonico la Zanzara , non perde occasione per mostrare il suo lato di totale insensibilità nei confronti di qualunque forma di vita diversa dall'uomo. Temo che se ne dovrà fare una ragione.
La Corte d'Appello di Roma ha infatti scritto quanto segue: «Non sembra dubitabile che la perdita di un animale d'affezione, specie nel caso in cui il rapporto sia radicato da tempo, comporti un pregiudizio non soltanto alla sfera emotivo-interiore, ma sia suscettibile di modificare e alterare le abitudini di vista e gli assetti relazioni del danneggiato». Questa, la motivazione della sentenza attraverso la quale è stato condannato al risarcimento del danno morale e patrimoniale, un veterinario che, a causa della sua condotta professionalmente inadeguata, aveva causato la morte di un cane. Un classico caso dunque di malasanità veterinaria, un osso piantato nell'esofago, la mancanza di banali esami di routine, una diagnosi sbagliata e la conseguente morte del cane. Fino a oggi queste situazioni, purtroppo non così rare, vista la quasi totale assenza di regole nel campo della medicina veterinaria che si occupa di animali d'affezione, venivano troppo spesso trattate alla stregua della vendita di un chilo di mele marce. La magistratura però, per fortuna, sta cambiando atteggiamento.
Facciamo un piccolo tuffo nel passato. Siamo a Siena dove tra Caterina B., una signora matura, e il suo cucciolo di Yorkshire s'instaura un rapporto che va ben oltre l'affetto per un cane. La donna, che vive sola, passa la maggior parte della giornata con il suo «Yorky» e, grazie a lui, ritrova una voglia di vivere, persa per recenti gravi traversie. La storia tra i due purtroppo s'interrompe nel '97, quando lo Yorkshire viene aggredito da un Pastore Tedesco e resta ucciso. Caterina ricade in un grave stato di depressione e, una volta ripresa un po' di energia, si rivolge al giudice di pace, chiedendo un risarcimento per danni morali alla proprietaria del cane aggressore. Per il magistrato la morte dell'animale ha provocato alla signora «un danno alla sua personalità: la riduzione della capacità e della qualità di vita, tanto da essersi dovuta sottoporre a terapia psicologica». La padrona del Pastore Tedesco, viene così condannata al risarcimento dei danni morali per la somma di un milione e mezzo di lire. Il ricorso in Cassazione non vale ad annullare la sentenza, anzi, la suprema corte conferma, con sentenza del 3 agosto 2001, il giudizio a favore del risarcimento dei danni esistenziali.
Nei giorni scorsi la Corte d'Appello di Roma, per quanto riguarda il cane morto per un errore diagnostico, ha scritto che «nel caso di un cane da compagnia è fin troppo noto come le abitudini dell'animale influiscano sulle abitudini del padrone e come il legame che si instaura sia di una intensità particolare, sicché affermare che la sua perdita sia futile (…) non sembra più rispondente ad una lettura contemporanea delle abitudini sociali e dei relativi valori».
Un sentito grazie all'Enpa di Roma il cui ufficio legale ha seguito brillantemente la causa ottenendo pieno successo.
Le righe della sentenza
che definisco «non dubitale» il danno subìto dalla morte del proprio cane
 
EURO OPNIONE
2 APRILE 2015
 
Gli animali da compagnia non saranno più pignorabili
 
Dopo la campagna di sensibilizzazione e di raccolta firme promossa dalla conduttrice tv e blogger Tessa Gelisio, il (terribile) paradosso presente nella nostra legislazione sembra essere in procinto di cessare, grazie anche all'impegno del Ministro Orlando
Un recente studio antropologico, condotto dalla Professoressa dell’Università della Pennsylvana Pat Shipman, dimostra come i cani ebbero un ruolo chiave nella storia dell’evoluzione umana, a partire da 40.000 anni fa, quando l’Homo Sapiens riuscì a spodestare il suo rivale di Neanderthal; e non da 10.000 anni, con la nascita e lo sviluppo dell’agricoltura, come la tesi scientifica più diffusa sembra voler affermare. Il legame tra l’uomo e il cane non è dettato solo da puro affetto, ma da una collaborazione primordiale ed indelebile, scolpita nel DNA, e che porta benefici ad entrambe le specie.
La vita di James Bowen, non è proprio rosa e fiori: per problemi personali e dipendenza da eroina, cominciò a vivere per strada, accompagnato dalla sua immancabile chitarra, ed esibendosi nelle zone più popolari di Londra. Un giorno, quasi dal nulla, comparve un gatto dal pelo rossiccio. Si chiamava Bob. Per ragioni sconosciute ai più, ed inspiegabili allo stesso James, piccolo Bob cominciò a seguirlo ovunque: arrivò persino a salire su un autobus insieme a lui, come se lasciarlo solo potesse dimostrarsi il peggiore dei mali, e assumendo il ruolo di perfetto angelo custode. Nacque un’insolita amicizia, reale, disinteressata. La coppia attirò l’attenzione al punto che un giornalista decise di parlarne. Scrisse una storia che ebbe molto successo, intitolata “A street cat named Bob”: un gatto salvò James Bowen dalla sua miseria, e dalla sua dipendenza, e ancora oggi lo si può trovare a Covent Garden con il suo fedele amico spelacchiato. E la storia è piena di casi come questi. Casi in cui gli animali non sono semplici animali. Casi in cui esseri insospettabili, quasi insignificanti, riescono a stravolgere positivamente la routine di intere famiglie, a volte perfino a salvare delle vite.
“Cani, gatti, pesci rossi e ogni sorta di animale domestico sono considerati dal codice civile una ‘res’, ossia una cosa, e quindi pignorabili nei casi previsti dalla legge proprio come televisori, moto, automobili, divani. Un fatto incredibile e contro il buonsenso”. Lo affermava il Presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, sottolineando l’inadeguatezza delle nostre normative su una questione che interessa ben 25 milioni di italiani. A confermarlo un ufficiale giudiziario intervistato nella trasmissione Ballarò del 16 aprile: “Si possono pignorare anche i cani”. Notizia che ha suscitato non poco scalpore tra il pubblico, specialmente negli ambienti animalisti, e che ha spinto ad una campagna di sensibilizzazione che sembra essere giunta al successo.
Da un punto di vista strettamente procedurale, infatti, le parole dell’Ufficiale Giudiziario risultano essere veritiere: gli animali (vivi o morti) sono considerati un bene; tanto che, in caso di maltrattamento, il reato individuato dalla Legge è solo quello in funzione del “sentimento per gli animali” e non “degli animali stessi”; in pratica l’oggetto da tutelare non sarebbe l’animale, in quanto essere vivente avente diritti e dignità, ma il sentimento dell’uomo verso il proprio animale domestico. In realtà, la pignorabilità degli animali domestici è poco applicabile e riconosciuta, almeno in casi di animali domestici comuni, che non siano quindi da pascolo o cavalli del valore di una Ferrari. Argomento interessante è l’elemento della “ritorsione sull’affetto” in materia di pignoramento: per evitare ritorsioni e ripercussioni psicologiche nell’individuo colpito da pignoramento, la Legge esclude dalla pratica tutti quei beni che abbiano un riconosciuto valore affettivo, come ad esempio fedi nuziali e cimeli di famiglia. Il che è davvero ridicolo, visto che un animale haun valore affettivo sicuramente più elevato rispetto ad un semplice oggetto.
Ora, la situazione sembra essere pronta ad una svolta, attraverso un emendamento del governo concordato anche con il ministro dell’Ambiente Galletti all’art. 6 del Collegato Ambientale, in discussione al Senato. E ha avuto grande successo la campagna di raccolta firme sulla piattaforma digitale Change.org per chiedere che gli animali non vengano pignorati. A #giùlezampe, promossa dalla conduttrice tv e blogger Tessa Gelisio, hanno aderito 110.000 persone. Le firme sono state consegnate, virtualmente, al Ministro della Giustizia Andrea Orlando che si è impegnato a promuovere l’adozione del futuro e, ci auguriamo, l’imminente emendamento.
 
PIACENZA 24.EU
2 APRILE 2015
 
Fermata depenalizzazione su reati contro animali
 
Piacenza - Riportiamo il comunicato stampa dal sito web della LAV (http://www.lav.it/news/tenuita-del-fatto) inerente alla depenalizzazione dei reati contro gli animali; confidiamo in una attenta verifica delle normative tenendo in considerazione il sempre crescente numero di persone attente ai bisogni degli animali ed alla presa di coscenza che sono esseri senzienti con la "capacità" di soffrire per le angherie subite.
Come Fare Ambiente - Laboratorio Verde di Piacenza non possiamo che rallegrarci, senza abbassare la guardia, per la notizia riportata.
“I reati contro gli animali non sono stati depenalizzati”: dell’entrata in vigore, 2 aprile, della Legge sulla “tenuità del fatto”, la LAV interviene a fare chiarezza sugli effetti del provvedimento. “La norma sulla ‘tenuità’ è residuale, inapplicabile di fatto, ai reati contro gli animali. Maltrattamenti e uccisioni non solo continueranno ad essere perseguibili ma non archiviabili nella stragrande maggioranza dei casi, anche alla luce del nuovo articolo 131-bis del Codice penale voluto dal Governo e avallato dalla grande maggioranza del Parlamento. I reati contro gli animali rimangono quindi perseguibili d’ufficio e ogni Forza di polizia è tenuta a intervenire pena la denuncia per omissione d’atti d’ufficio.”
“La morte e il maltrattamento di un essere senziente non può mai essere ‘tenue’. Questo è il principio che affermeremo da domani a tutte le Polizie e in tutte le Procure e Tribunali d’Italia. E in più abbiamo fatto presentare una nuova Proposta di legge di ‘Armonizzazione, modifiche e implementazione delle disposizioni sulla repressione e il contrasto dei reati contro gli animali’ con firme rappresentative di tanti gruppi, alla Camera con Michela Brambilla (Fi) e al Senato con Monica Cirinnà (Pd). Vedremo se questo Parlamento e questo Governo vorranno cambiare, in meglio, dopo che abbiamo evitato il peggio sollecitando il premier Renzi e il Ministro della Giustizia Orlando, partendo dal positivo parere della Commissione Giustizia della Camera proprio riguardo ai reati contro gli animali: un risultato politico rilevante alla cui luce deve oggi essere letta la nuova norma.”
In più l’obbligo per la Procura di notificare sempre e comunque alla persona offesa, compresi gli  Enti come la LAV che perseguono ‘finalità di tutela degli interessi lesi dai reati contro gli animali’, l’eventuale richiesta di archiviazione permettendo così una strenua opposizione all’istituto anche nei casi più blandi, facendo valere il principio inderogabile di derivazione comunitaria che mai può essere un fatto tenue, ciò che comporta la compromissione della vita e della salute di un singolo animale.
 
LA ZAMPA.IT
2 APRILE 2015
 
Lymbery: “In Farmageddon racconto il male degli allevamenti intensivi per il mondo di oggi”
Il direttore di Ciwf International: «Gli animali sono tenuti in gabbia, stipati e confinati. L’ambiente viene distrutto e stiamo mangiando cibi meno sani e meno nutrienti»

Fulvio Cerutti

 
Il consumo di carne a buon mercato ha un prezzo che pagano tutti. Il libro “Farmageddon” (Ed. Nutrimenti) svela i segreti nascosti dietro la carne “di massa” che viene venduta a buon mercato e propone soluzioni per evitare l’«apocalisse» (Armageddon) derivante dall’agricoltura (Farm) intensiva: il diffondersi incontrollato delle malattie, una velocissima perdita di biodiversità e una crisi alimentare che minaccerebbe seriamente la vita di miliardi di persone. Gli animali da allevamento, loro malgrado, sono diventati nostri concorrenti alimentari: cereali e soia che potrebbero nutrire miliardi di persone vengono utilizzati come mangime animale. Tonnellate di pesce di piccola taglia vengono destinate allo stesso scopo, sotto forma di farina di pesce. Il libro inchiesta scritto da Philip Lymbery, direttore di Ciwf (Compassion in World Farming) International, insieme a Isabel Oakeshott, giornalista del Sunday Times, è il frutto di un viaggio di tre anni in diversi paesi tra cui Cina, Perù, Argentina, Stati Uniti e Francia, per indagare gli impatti degli allevamenti intensivi.  Signor Lymbery, nel libro lei descrive un “inferno sulla terra”. L’agricoltura intensiva e gli allevamenti intensivi utilizzano molte risorse, distruggendo ogni cosa per la produzione di carne a buon mercato. Quali sono le principali conseguenze di questo sugli animali, sull’ambiente e sulle persone?  
«Nel tentativo di sfamare il mondo corriamo il rischio di non accorgerci del “Farmageddon”. Si profila un’altra ondata di industrializzazione e questo porterebbe grandi cambiamenti alle campagne rurali, un aumento delle malattie, cibo malsano e una crescente fame nel mondo. Gli animali sono tenuti in gabbia, stipati e confinati. L’ambiente viene distrutto e stiamo mangiando cibi meno sani e meno nutrienti» Lei non descrive solo i problemi legati agli allevamenti di mucche, maiali e altri animali delle fattorie “tradizionali”, ma anche quelli degli allevamenti di pesce. In che cosa consistono?  
«Gli allevamenti ittici sono gli allevamenti industriali di cui spesso ci si dimentica. Purtroppo, le enormi quantità di pesce consumate per la farina di pesce sono le vittime dimenticate delle “fattorie del pesce”. Circa un quarto del pescato mondiale non raggiunge mai una bocca umana, mentre viene destinato per l’alimentazione industriale degli animali. Se smettessimo di allevare i pesci per gli animali da fattoria e di considerarli una fonte di alimentazione “a buon mercato” per le aziende agricole, allora potremmo ridurre l’elevato sfruttamento degli oceani. L’allevamento di specie carnivore, come il salmone e la trota, si basa su grandi quantità di pesce selvatico usato come nutrimento. Ci vogliono dalle tre alle cinque tonnellate di pesce selvatico per produrre una tonnellata di pesci di allevamento. Questo è un spreco incredibile». 
Qual è la prima reazione delle persone che leggono il suo libro? Sono più le persone che non conoscono la situazione o quelle che, seppur consapevoli, lo considerano come un danno collaterale, qualcosa di normale? Qualcuno le dice: “beh, lei scrive che la carne non è buona, che gli animali vengono allevati usando medicinali, ma le persone vivono più a lungo rispetto al passato ...”?  
«Devo dire che la maggior parte della gente ha una reazione positiva. Molte persone capiscono l’orrore di quanto scoperto sulla realtà degli allevamenti industriali. Però alla fine tutti considerano il libro anche come un messaggio di speranza» 
Quale tipo di soluzione di breve periodo può suggerire per evitare il “Farmageddon”?  
«Evitare il Farmageddon è facile. È sufficiente comprare i prodotti provenienti da animali allevati a terra (ruspanti o da pascolo), favorire i produttori locali o rivenditori di cui ci fidiamo, mangiare ciò che compriamo e quindi ridurre i rifiuti alimentari. Possiamo evitare l’eccesso di cibo a base di carne e riempire i nostri piatti in modo da darne beneficio alle campagne, al nostro benessere e alla salute degli animali. I consumatori possono fare la differenza tre volte al giorno con l’acquisto di prodotti provenienti da animali che sono allevati a pascolo, ruspanti o biologici». 
Lei pensa che i governi, in particolare quelli locali, facciano poco in questo senso?  
«Tutti possono fare la loro parte per raggiungere una soluzione. I governi possono contribuire a migliorare la salute della loro nazione e salvaguardare il futuro approvvigionamento di cibo, sostenendo la produzione alimentare che mette gli animali di nuovo in fattorie, invece che in fabbriche» 
Questo non è un libro vegan. Pensa che questo punto di vista possa dare un maggiore sostegno per aiutare gli animali sottoposto alle torture degli allevamenti?  
«Questo non è un libro per dire “poveri animali” - anche se polli, suini, bovini e pesci hanno un vita terribile in allevamenti intensivi. Né predica il vegetarianesimo. Non è un libro contro il consumo della carne, non è anti-OGM, e neanche contro le multinazionali. Punta a chiedersi se, in agricoltura, “grande” deve significare per forza “male”. Punta ad andare al cuore della questione: se gli allevamenti industriali sono il modo più efficiente di produrre carne e se sono l’unico modo per sfamare il mondo. Sono sicuro che siamo tutti d’accordo che il proprio sistema alimentare deve cambiare non solo per gli animali, ma per la nostra salute» 
La Cina è uno dei paesi che consuma più risorse. Che tipo di metodo alternativo si può suggerire per questo paese?  
«C’è una crescente consapevolezza della sicurezza alimentare in Cina. La gente in città sta arrivando a capire che gran parte del loro cibo viene prodotto in allevamenti intensivi, con tutti gli svantaggi per la salute e per l’ambiente. Ci sono voluti alcuni incidenti tragici per spingere a questo cambiamento culturale che sta avvenendo; anno dopo anno, ci sono stati gravi scandali di sicurezza alimentare, come ad esempio la recente contaminazione del latte con la melamina, che ha causato gravi effetti sulla salute nei bambini. Come altrove, i genitori cinesi sono pronti a garantire al loro bambino il cibo migliore e più sicuro. Compassion in World Farming sta lavorando con le autorità di Pechino per incoraggiare l’adozione di pratiche che prevedano un benessere più elevato per l’allevamento dei suini. Recentemente abbiamo premiato un primo gruppo di agricoltori con il nostro prestigioso Good Pig Production Award. Tutti i destinatari si sono impegnati a impiegare elevati standard di benessere per i loro maiali, ben diversi dalle gabbie dove le scrofe sono confinate e non possono neanche girarsi. E’ un piccolo inizio in un paese molto grande. Ma è per me è un grande incoraggiamento». 
Pensa che la dieta vegan o vegetariana possa essere una soluzione per evitare il Farmageddon?  
«Io consiglio questo: comprare cibo dalla terra - allevati in aziende agricole, non fabbriche; amare gli avanzi, per ridurre gli sprechi alimentari; e scegliere una dieta equilibrata senza mangiare troppa carne» 
Onestamente, quando vede un bambino, pensa che vivrà in un mondo senza questo inferno?  
«Nutro molte speranze per un futuro senza allevamenti intensivi. Continuerò la mia campagna perché tutti gli animali da allevamento possano vivere in una condizione senza sofferenze» 
 
NEL CUORE.ORG
2 APRILE 2015
 
AUSTRALIA, 55 LEVRIERI TROVATI MORTI DOPO LO SCANDALO ESCHE VIVE
La polizia: "Un massacro a dir poco aberrante"
 
Cinquantacinque levrieri sono stati trovati morti in Australia: una macabra scoperta che segue lo scandalo sulle esche vive utilizzate per l'allevamento dei cani. Le carcasse sono state trovate in avanzato stato di decomposizione vicino a Bundaberg, 360 chilometri a nord di Brisbane, nel Queelnsland. La polizia, che ha parlato di massacro "a dir poco aberrante", ha chiesto alla pooolazione di dare informazioni. L'esame post-mortem rivelerà la causa della morte. Ma, nelle vicinanze della boscaglia dove sono stati ritrovati gli animali morti, gli inquirenti hanno ritrovato anche 22 bossoli di cartucce di fucile. A febbraio, un'emittente australiana aveva rivelato che durante l'allenamento dei cani per le corse vengono utilizzate esche vive: porcellini, conigli e opossum, che vengono messi in libertà in un circuito chiuso, lasciando ai levrieri che li inseguono la possibilità di divorarli vivi. L'utilizzo di richiami vivi (e non meccanici) per l'allenamento dei cani è vietato da decenni in Australia e il documento diffuso dall'Abc aveva suscitato enormi critiche.
 
GREEN STYLE
2 APRILE 2015
 
Cane salva pensionato da soffocamento
 
Alan Spencer, 67enne inglese di casa a Withernsea nell’East Yorks, deve la sua vita al cane Lexi. Il cucciolone, femmina di 18 mesi di razza Labrador, lo ha salvato tempestivamente dal soffocamento a causa di una cipollina in salamoia. L’uomo, ex cantante di club, stava cenando a casa quando una delle cipolline in agrodolce che stava mangiando è scivolata in modo anomalo nella trachea. Questo ha inciso subito sulle facoltà respiratorie dell’uomo, il quale non riusciva a espellere l’alimento. Dalla sua testimonianza diretta, tutti i tentativi di togliere l’ingombro si sono rivelati vani, così da spaventarlo e terrorizzarlo sempre di più. Dopo alcuni minuti di apnea, Alan è crollato a terra circondato dai suoi due cani, ormai anch’essi angosciati dalla situazione. Mentre cercava di tossire per liberare la trachea dall’ostacolo e le forze stavano lentamente scomparendo, i suoi due cani hanno così iniziato a saltargli intorno. Svenuto e quasi soffocato, il cane Nancy gli zampettava sulle gambe per svegliarlo e Lexi gli leccava il volto per rianimarlo. Vista la situazione drammatica, la giovane ma attenta cagnolina non si è però persa d’animo, agendo tempestivamente per aiutare il povero proprietario Tramite alcuni salti ben assestati, Lexie è planata sulla schiena del proprietario, attuando una sorta di manovra di Heimlich canina ma del tutto efficace. Grazie a questi balzi l’uomo è riuscito a espellere la cipollina riprendendo quindi a respirare normalmente, nonostante l’incredibile spavento patito. Come sostiene lo stesso Alan Spencer: Lei mi ha salvato la vita. Se non ci fosse stata io non sarei qui, senza il suo soccorso sarei sicuramente morto. La schiena ovviamente è ancora un po’ dolorante, come la gola che è ancora irritata, ma con un po’ di tranquillità e cura l’uomo riprenderà la forma fisica. I suoi amici considerano Lexi una piccola eroina, per questo Alan cerca di viziare i due cani più che può, così da ringraziarli per il gesto fondamentale. Ancora oggi la cagnolina si dimostra piuttosto attenta agli eventuali colpi di tosse dell’uomo, pronta a scattare in suo soccorso.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
2 APRILE 2015
 
CINA, IN UNA RISERVA NATURALE AVVISTATI DUE LEOPARDI DELLE NEVI
Le immagini catturate da una termocamera ad infrarossi
 
Due rari leopardi delle nevi rare sono stati fotografati in una riserva naturale nel sud-ovest della provincia cinese del Sichuan. Una termocamera ad infrarossi, installata a un'altitudine di 4102 metri, ha catturato alcune immagini dei grandi felini, che si ritiene siano una madre e un cucciolo, nella Riserva naturale di Wolong. Lo ha comunicato oggi l'amministrazione del parco.
Le riprese, che risalgono al mese di gennaio, mostrano i leopardi mentre leccano sostanze minerali vicino a una roccia nel famoso habitat del panda. Altre 14 telecamere sono state ora piazzate nella zona, stando a quanto rivelato dall'amministrazione.
I leopardi delle nevi rientrano nella classe A degli animali protetti della Cina e si trovano di solito nelle catene dell'Himalaya dell'Asia centrale e meridionale fra le quote di 3.000 e 5.500 metri. L'animale è stato visto raramente in natura in questo secolo a causa della perdita di habitat e del bracconaggio. Ci sono circa 3.500 a 7.000 leopardi delle nevi viventi allo stato selvatico, oltre a circa 650 in cattività in tutto il mondo.
 
IL TIRRENO
3 APRILE 2015
 
Una fucilata ha ucciso il cane Red
La triste storia del bastardino di Pian d’Alma. È scattata la denuncia ai carabinieri
 
di Enrico Giovannelli
 
PUNTA ALA (GR). Red non ce l’ha fatta: quel bastardino dal pelo corto e sempre pronto a scodinzolare a tutti i passanti al podere Valgattolina a Pian d’Alma è morto sul tavolo della clinica San Martino a Grosseto.
Fin qui sarebbe stata una tragedia solo per la sua famiglia, i signori Malatini di Punta Ala, che qualche anno fa avevano adottato quel cane vagabondo, ma che aveva colpito la loro attenzione. Purtroppo, invece, la vicenda di Red (o “Rosso” come era stato chiamato il bastardino di media taglia che gli si era parato un giorno davanti) ha dei contorni oscuri, e sicuramente non belli.
Red infatti è morto perché qualcuno gli ha sparato sul muso una fucilata, come ha stabilito il dottor Andrea Guidoni che aveva tentato di salvare la vita all’animale, portato già in condizioni disperate sul tavolo operatorio. La storia di Red è raccontata dallo stesso Franco Malatini, il suo proprietario, che si era affezionato molto a quel cane e che non si capacita di chi possa aver fatto una cosa del genere: «Qualche anno fa, intorno al podere a Valgattolina dove abitano i miei parenti, si avvicinò questo cane. Era denutrito e pieno d’acciacchi. Non si faceva toccare da nessuno, segno che aveva subito dei forti maltrattamenti. Al podere però, ci sono anche altri cani e dopo qualche tempo Red, il nome è venuto spontaneo dal colore del suo pelo, si abituò alla nostra presenza. Noi tutti abbiamo continuato a dargli da mangiare e Red è rimasto al podere, diventando un altro cane di casa».
Nei giorni scorsi però il fattaccio, che ha scosso chi a quel cane era affezionato: «Mia cognata – racconta sempre il signor Malatini – mi ha chiamato e mi ha detto che Red si nascondeva sotto il trattore e non c’era verso di andargli vicino, e che non mangiava più. Così sono andato anch’io al podere e ci siamo accorti che il cane aveva il viso sfigurato. Abbiamo prima avvisato una dottoressa, che ci ha consigliato di portarlo alla clinica a Grosseto e così abbiamo fatto. Purtroppo il dottor Guidoni non ci ha dato speranze: ma intervenendo ha scoperto che c’erano dei pallini nella sua bocca. Segno evidente che qualcuno gli aveva sparato in faccia».
Una fine atroce per il povero Red. Il signor Malatini ha però voluto sporgere denuncia ai carabinieri di Punta Ala, che hanno girato l’informativa anche a quelli di Scarlino.
 
IL MAMILIO
3 APRILE 2015
 
Abbandonano cagnolino nella spazzatura. Lo salva casualmente un passante
 
MONTEPORZIO (PU)- Lo avevano chiuso in una scatola di cartone e lasciato vicino alle campane del vetro in via Costagrande
Ha visto qualcosa muoversi vicino alla campana del vetro. Una scatola di cartone, sigillata, dalla quale arrivavano strani versi. Incuriosito il cittadino di Monteporzio, ha aperto la scatola e subito è schizzato fuori un cagnolino che senza pensarci se l'è data alle gambe dopo esserla vista bruttissima.
A denunciare l'accaduto è proprio colui che ha ritrovato la bestiola.
E' accaduto stamattina in via Costagrande, a Monteporzio. Qualcuno voleva sbarazzarsi della piccola bestia e non aveva trovato di meglio sche abbandonarla chiusa in una scatola vicino all'immondizia. Un crudele, maldestro tentativo fortunatamente andato a vuoto. Ma è davvero impossibile risalire al responsabile?
 
LA NAZIONE
3 APRILE 2015
 
Cani maltrattati e senza cibo: blitz della Forestale ad Anghiari, animali sequestrati e portati via
Recinto fatiscente e senza tetto, gli ospiti in balìa della pioggia. Denunciato il proprietario
 
Arezzo - Gli uomini del Nucleo Speciale del Corpo Forestale di Arezzo hanno denunciato un uomo per avere detenuto 10 cani da caccia in condizioni non idonee, esponendoli a gravi sofferenze, e posto sotto sequestro gli animali, che sono stati poi trasportati in un luogo più idoneo. Gli agenti, su segnalazione dalle guardie zoofile dell’OIPA di Arezzo, si erano recati in Comune di Anghiari per verificare le condizioni di detenzione dei 10 animali, riscontrando che gli stessi erano detenuti in un recinto, diviso in comparti, fatiscente e parzialmente privo di copertura.
Dato che il giorno del controllo pioveva abbondantemente, i forestali hanno potuto constatare direttamente come dalla copertura in telo di juta, sfondato e strappato in più punti, l’acqua piovana filtrava in modo abbondante e come il terreno recintato fosse completamente bagnato. Anche il pavimento in legno delle cucce presenti all’interno della struttura era completamente umido. I cani presenti ovviamente si presentavano bagnati e in evidenti condizioni di disagio, non avendo a disposizione un luogo asciutto dove ripararsi. Inoltre gli animali non avevano cibo a diposizione, almeno al momento del controllo, e l’acqua per bere non era del tutto pulita.
Per questo gli agenti hanno deciso di fare intervenire un veterinario della Usl,  ha riscontrato come i suddetti animali fossero effettivamente detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura e quindi esposti a gravi sofferenze. Pertanto gli uomini della Forestale hanno provveduto immediatamente a porre sotto sequestro i 10 cani e a curarne il trasporto nel canile comprensoriale di Badia Tedalda. Il proprietario, residente ad Arezzo, è stato denunciato alla Procura.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2015
 
ISERNIA, BLITZ DEL CFS: "ANIMALI MALTRATTATI IN AZIENDA AGRICOLA"
"C'erano carcasse di ovini". Denunciato il titolare
 
Il titolare di un'azienda agricola di Vastogirardi (Isernia) è stato denunciato per maltrattamento di animali in seguito ai controlli eseguiti dal Corpo forestale dello Stato. All'interno dello stabile sono state riscontrate "condizioni palesemente irregolari sia in merito alla tenuta del bestiame, ovini di cui sono state rinvenute anche diverse carcasse, che delle strutture e delle pertinenze". Al titolare sono state contestate anche la gestione illecita dei rifiuti e dei registri aziendali. Due persone, inoltre, sono state denunciate per pascolo abusivo e danneggiamento. Complessivamente 100 i controlli effettuati dalla Forestale dall'inizio dell'anno. Le irregolarità scoperte sono state sanzionate con multe per un valore di 20 mila euro. "I controlli proseguiranno - annunciano i vertici - in collaborazione con il servizio veterinario dell'Aserm (Azienda sanitaria regionale del Molise, ndr)".
 
ANSA
3 APRILE 2015
 
Maltrattava animali, denunciato
Nelle stalle trovate dalla Forestale anche carcasse di ovini
 
ISERNIA, 3 APR - Il titolare di un'azienda agricola di Vastogirardi (Isernia) é stato denunciato dalla Forestale per maltrattamento di animali. All'interno dello stabile sono state riscontrate "condizioni palesemente irregolari sia in merito alla tenuta del bestiame, ovini di cui sono state rinvenute anche diverse carcasse, che delle strutture e delle pertinenze".Al titolare sono state contestate anche la gestione illecita dei rifiuti e dei registri aziendali.
 
IL TIRRENO
3 APRILE 2015
 
Circo condannato per maltrattamento di animali
Montecatini, dopo il blitz della Forestale nel 2009 è arrivata la sentenza del tribunale di Pistoia: 8.000 euro di multa e risarcimento a Lav, Lipu e Wwf
 
MONTECATINI (Pistoia). Una giornata estenuante di controlli accurati. Oltre 12 ore nel piazzale a fianco del Palamadigan. Tutto è iniziato prima delle 10, proseguendo senza sosta fino a tarda serata. Per i gestori del circo Victor, ribattezzato lo "Spettacolo delle meraviglie", si è mossa la Guardia Forestale di Roma, Firenze e Pistoia, assieme alla Asl, alla sezione Cites e ai vigili urbani. Alla fine la decisione di trasferire oltre settanta animali in strutture più idonee.
 Tecnicamente non si tratta di un sequestro in senso stretto, ma sotto il profilo pratico poco cambia. Adesso si sta cercando casa per gli animali da trasferire: un leone marino dovrebbe andare al parco di Gardaland, gli altri (una sessantina di uccelli tra pappagalli e rapaci, 4 alligatori, sette anaconda e un pitone) saranno invece destinati, con ogni probabilità, all'oasi Wwf grossetana di Semproniano. Da un esposto degli ambientalisti partita anche a Montecatini, dopo l'episodio di Quarrata di cui parliamo sotto, tutta la serie di controlli incrociati da parte della Guardia Forestale, della Asl e anche della polizia municipale. Una lunghissima giornata di lavoro, durante la quale si è ventilata la possibilità di disporre la custodia dell'attività, affidandola alla comandante della polizia municipale Michela Cupini. Invece, la Asl veterinaria ha solo deciso di trasferire una parte delle specie animali, limitando di fatto l'attività del Victor.
 Condizioni degli animali. Alla base della protesta degli animalisti, e della decisione presa al termine dei controlli, ci sono le condizioni igienico-sanitarie degli animali del circo. Si è puntato il dito sull'alimentazione e anche sui meccanismi con cui gli animali vengono portati sul palco, come le piattaforme alzate e abbassate per esigenze di spettacolo. Senza dimenticare le condizioni delle vasche che contenevano gli animali marini giganti. Si tratta sempre di esemplari seguiti dalla sezione Cites, che riguarda la convenzione di Washington sul commercio internazionale di fauna e flora, minacciate d'estinzione. Autorizzazione. Il Comune, interpellato al proposito, ha parlato di «regolare autorizzazione con la finalità di esposizione faunistica, rilasciata dopo una seduta della commissione di vigilanza, alla quale ha preso parte anche un veterinario».
 
NEL CUORE.ORG
4 APRILE 2015
 
TRIBUNALE PISTOIA: "CIRCO, ANIMALI MALTRATTATI: 8.000 € DI AMMENDA"
Lav: "Anacronistico, oltre che violento e diseducativo"
 
Il Tribunale di Pistoia, dopo una denuncia presentata dalla Lav, ha condannato il titolare di un circo a un'ammenda di 8.000 euro per maltrattamento di animali, perché "senza necessità, ovvero con condotte omissive derivanti da incuria e inosservanza dei principi riconducibili alle caratteristiche etologiche delle singole specie animali, cagionava agli stessi lesioni". Lo rende noto la stessa Lega antivivisezione precisando di essere stata assistita dall'avvocato Danilo Giacomelli. Nello specifico sarebbe stato provocato agli animali "uno stato di grave sofferenza e decadimento dello stato di salute" e, in alcuni casi, "vere e proprie lesioni dell'integrità psico-fisica".
Nel gennaio 2012 gli animali furono sequestrati dagli agenti del Corpo forestale dello Stato, su disposizione della Procura di Rieti, e il sequestro fu convalidato dalla Corte di Cassazione, che rigettò l'istanza di dissequestro. "Ci auguriamo che questa condanna - afferma in una nota la Lav - sia un ulteriore segnale di quanto il circo con gli animali rappresenti una forma di spettacolo anacronistica, oltre che violenta e diseducativa ed invitiamo i cittadini a non assistere a spettacoli che facciano uso di animali e a sostenere le nostre richieste a Governo e a Parlamento affinché anche in Italia questa forma di intrattenimento venga finalmente vietata".
 
ANSA
3 APRILE 2015
 
Circo condannato per detenzione animali
Cinquemila euro ammenda e confisca esemplari da Tribunale Chieti
 
CHIETI - Cinquemila euro di ammenda e confisca di tutti gli animali: è la condanna inflitta dal Tribunale di Chieti al titolare del Circo Victor per aver detenuto animali, e segnatamente pitoni e anaconda, un leone marino, quattro alligatori, degli istrici africani, alcuni esemplari di rapaci e altri volatili in gabbie o in altre strutture di contenimento, inadeguate e incompatibili rispetto alle caratteristiche etologiche delle singole specie e tali da produrre alle bestie gravi sofferenze.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2015
 
IL TRIBUNALE DI CHIETI: CONDANNATO IL TITOLARE DEL CIRCO VICTOR
Ammenda di 5.000 euro e confisca di tutti gli animali
 
Cinquemila euro di ammenda e confisca di tutti gli animali: è la condanna inflitta dal Tribunale di Chieti al titolare del Circo Victor per aver detenuto animali e, in particolare, pitoni e anaconda, un leone marino, quattro alligatori, degli istrici africani, alcuni esemplari di rapaci e altri volatili in gabbie o in altre strutture di contenimento, inadeguate e incompatibili rispetto alle caratteristiche etologiche delle singole specie e tali da produrre alle bestie gravi sofferenze.
A settembre 2014, ricorda la Lav, il Tribunale di Tivoli aveva condannato il titolare al pagamento di un'ammenda di duemila euro per lo stesso reato. Nel gennaio 2012 gli animali furono sequestrati dagli agenti del Nirda del Corpo forestale dello Stato, su disposizione della procura di Rieti, e il sequestro fu convalidato dalla Corte di Cassazione. Che rigettò l'istanza di dissequestro degli animali presentata dal titolare del circo-mostra faunistica "Victor, lo Spettacolo delle Meraviglie" (sic!). Secondo la Lega antivivisezione, ''questa seconda condanna è un ulteriore riconoscimento delle argomentazioni presentate dalla Lav a supporto della denuncia, avvalorate da pareri di medici veterinari. Una conferma della validità delle tesi dell'associazione, nonostante il contrasto con i continui pareri positivi sulle condizioni degli animali, di Servizi veterinari pubblici di mezza Italia che ne autorizzavano via via gli attendamenti, nonché della difesa da parte di veterinari Sivae (Società italiana veterinari animali esotici, ndr) e Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani, ndr)". Una condanna, conclude la Lav ringraziando l'avvocato Michele Pezone del foro di Chieti per l'assistenza legale, ''che deve essere di monito per chi crede di poter liberamente e crudelmente lucrare su esseri viventi. L'immunità di cui hanno goduto finora sta finalmente assottigliandosi''.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2015
 
ABRUZZO, CONTROLLI DEI NAS: ACCERTAMENTI SU 251 AGNELLI
Al via l'operazione contro la macellazione clandestina
 
Controlli in vista delle festività pasquali, in tutto l'Abruzzo, da parte dei carabinieri del Nas di Pescara. Il bilancio è di 251 esemplari ovicaprini sottoposti ad accertamenti veterinari, in due allevamenti, in quanto detenuti "promiscuamente". Le ispezioni sono state condotte in quegli allevamenti individuati dai militari come "promiscui" per scongiurare la macellazione clandestina di agnelli "non identificati", cioè privi dei marchi obbligatori e senza tracciabilità. Dopo gli accertamenti dei Nas, il veterinario dell'Asl (Azienda sanitaria locale) dell'Aquila ha disposto il vincolo sanitario per gli animali presenti in due allevamenti.
 
METO WEB
3 APRILE 2015
 
Animali: trovato cavallo morto sulla spiaggia a Messina

 
Agghiacciante ritrovamento: qualche giorno fa, su una spiaggia del versante tirrenico di Messina, i biologi marini del centro Delphis, impegnati in una delle perlustrazioni che quasi giornalmente vengono effettuate allo scopo di osservare il fenomeno degli spiaggiamenti di cetacei e tartarughe marine, si sono imbattuti nella carcassa di un cavallo.
Potrebbe trattarsi di un individuo utilizzato nelle corse clandestine, o gettato in mare poiché morto a bordo, da una nave utilizzata per il trasporto di bestiame.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2015
 
TRENTO, SPAGO NELLO STOMACO DI M6: "GRAVISSIMO SE E' STATO AVVELENATO"
Enpa: "Sono necessari ulteriori accertamenti"
 
"La triste, orribile morte di M6, che sembra essere causata dall'ingestione di esche avvelenate, è un fatto gravissimo per il quale è necessario accertare, con estrema urgenza, tutte le responsabilità". Lo afferma in una nota l'Enpa a proposito del plantigrado trovato morto il 28 marzo in Val di Non, in Trentino, dal Corpo forestale della Provincia autonoma di Trento. Dopo che ieri l'amministrazione provinciale ha dato notizia della presenza di un pezzo di spago nello stomaco delll'orso, come quello utilizzato nella confezione di alcuni bocconi avvelenati scoperti in zona dai forestali, che potrebbe fare pensare a un avvelenamento. "In particolare - prosegue la Protezione animali in una nota - chiediamo venga fatta chiarezza sul ruolo svolto dai residenti: com'è possibile che, ogni qualvolta si verificano fatti del genere, gli abitanti del posto, soprattutto coloro i quali appartengono a ben individuate categorie, siano sempre all'oscuro di quanto accade sul loro territorio?". Attenzione, però - prosegue l'associazione animalista - "per gli orsi, come per gli altri selvatici, il pericolo non deriva solo dal veleno ma anche dal bracconaggio". "Continuiamo ad assistere alla morte degli orsi, che, è opportuno ricordarlo - sottolinea l'Enpa - sono animali particolarmente protetti dalla legge 157/92 e, al pari degli altri selvatici, patrimonio indisponibile dello Stato e quindi di tutti i cittadini italiani. Animali che, ciononostante, vengono uccisi nella totale impunità. Questo non è più accettabile e le responsabilità sono anche istituzionali: sfruttando e incitando la popolazione a colpi di interrogazioni regionali in cui si prefigura a possibilità di uccidere i plantigradi, molti politici hanno condotto campagne emergenziali con l'obiettivo di creare un falso allarme sociale".
 
TODAY
3 APRILE 2015
 
Tre cani morti da mesi nel freezer del negozio di animali
Il giovane titolare del negozio di animali di Mestre in cui il mese scorso erano stati trovati tre cagnolini morti conservati nel freezer del retrobottega, ha deciso di chiudere per sempre l’attività
 
Prov. Di Venezia. Ha deciso di chiudere, non ce la fa più. E racconta il motivo al quotidiano Il Gazzettino. Il giovane titolare del negozio di animali di Mestre in cui il mese scorso erano stati trovati tre cagnolini morti conservati nel freezer del retrobottega, ha deciso di chiudere per sempre l’attività.La vicenda aveva fatto molto discutere: Mohamed Ezzat, 31 anni vendeva cuccioli di cani in un negozio del centro ma teneva nel frigorifero il corpo di tre piccoli animali morti da più di sei mesi. Gli agenti della Polizia municipale e dal Servizio Veterinario dell'Ulss 12 fecero la macabra scoperta durante un controllo.Mohamed chiude, e vuole raccontare la sua versione dei fatti: "Per un errore burocratico e una multa da 1.500 euro, mi hanno mandato in rovina. Mi tirano ancora uova e sassi sulle vetrine".Qualcuno lo aveva chiamato "Negozio-Lager", una pressione mediatica e sociale insostenibile ha costretto il giovane commerciante a farsi da parte: "Quando è esploso il caso mi avevano accusato di essere fuggito - racconta Mohamed al Gazzettino - invece ero andato in Egitto per la morte di mio padre"Tre cani morti da mesi nel freezer del negozio di animali
„Lì ho la mia nuova famiglia (in precedenza era sposato con un’italiana, con la quale gestiva un altro negozio di animali al centro Polo di Zelarino, ndr.). Ho una moglie e una figlia che sognavo di portare in Italia, ma ora sono rimasto senza lavoro.“
FOTO
 
IL TIRRENO
3 APRILE 2015
 
Rubati cani di razza nei giardini delle case a Fucecchio
Spariti nel nulla uno springer e un dobermann a Querce, è il terzo caso in poche settimane di
 
Francesco Turchi
 
FUCECCHIO (FI). Ora i ladri rubano anche i cani. Nessuno tra i proprietari li ha beccati in flagrante, ma intanto si moltiplica il numero di animali spariti nel nulla. Tutti rigorosamente di razza.
L’ultimo episodio è accaduto domenica scorsa, a Querce di Fucecchio, ed è stato denunciato dal proprietario Giuseppe Cerfeda. «Sono andato via da casa intorno alle 14 - racconta - e i miei cani si trovavano in giardino. Sono tornato poco dopo le 17 e non c’erano più». Inizialmente Giuseppe ha pensato che i due inseparabili amici a quattro zampe si fossero allontanati volontariamente. Ma poi, con il passare delle ore, la preoccupazione è salita e il terrore che fossero stati rubati si è fatto largo: «Non può essere altrimenti - spiega Giuseppe - perché non ci sono buchi nella recinzione e non avrebbero potuto scavalcarla. Di conseguenza qualcuno deve essere entrato, portandoseli via. Nessuno li ha visti in giro: se avessero vagato nella zona qualcuno mi avrebbe avvertito». Dopo quattro giorni dello springer Benito e del dobermann Clara, non c’è nessuna traccia: «Qualcuno mi aiuti, possibile che siano spariti così nel nulla?». Più probabile che siano stati rubati per poi (in alcuni casi) essere utilizzati nei combattimenti.
Anche perché episodi simili si sono già verificati negli ultimi tempi in zona: «Di recente sono stati rubati due rottweiler a Galleno e un amico mi ha segnalato un altro caso poco distante. Insomma, qui c’è qualcuno che sta passando al setaccio le colline». Individua l’obiettivo, ovviamente di razza, tiene d’occhio le abitudini delle famiglie e poi entra in azione, portandosi via il cane in pochi secondi.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2015
 
MARCHE, SI CAMBIA: PIU' TUTELE AGLI ANIMALI CONTRO I MALTRATTAMENTI
La legge è stata approvata dalla commissione Salute
 
"Divieto di organizzare spettacoli, rappresentazioni pubbliche o private che possano comportare maltrattamenti, sevizie e sofferenze agli animali, divieto di tenere animali legati alla catena in spazi angusti, privi di acqua e cibo necessari, divieto di tenere animali in condizioni d'isolamento fisico e sensoriali o in luoghi che non consentono il controllo costante dello loro stato di salute benessere". Questi alcuni dei temi che sono al centro di una legge che la commissione Salute della Regione Marche ha approvato oggi. "Queste norme erano attese da tempo - ha detto il presidente Gianluca Busilacchi - e vanno incontro alle molte richieste pervenute dalle associazioni animaliste''.
Le nuove misure adeguano la normativa regionale a quella nazionale e europea. Tra i compiti affidati ai Comuni, quello di provvedere alla riduzione del fenomeno del randagismo attraverso campagne di sterilizzazione degli animali di proprietà, la promozione delle adozioni attraverso la diffusione di foto e informazioni sugli animali ricoverati nei canili, gattili e rifugi. Queste iniziative possono essere svolte dai Comuni anche attraverso la stipula di apposite convenzioni con le associazioni di volontariato. Sono stati, ancora, meglio definiti i rapporti di collaborazione tra enti, istituzioni e associazioni di volontariato iscritte al registro regionale. Tra i requisiti richiesti per i canili e i rifugi, la previsione di aree verdi per gli animali. All'Asur (Azienda sanitaria unica regionale) è affidato il compito dell'obbligatorietà della microchippatura dei cani presenti nei canili e l'esecuzione dei test per il controllo delle malattie. Sono previste, inoltre, disposizioni e obblighi specifici per chi alleva o detiene animali a scopo di commercio e sono disciplinate le colonie e le oasi feline. Aumentano le sanzioni amministrative con lo scopo di disincentivare l'abbandono degli animali da parte dei privati: gli importi saranno riscossi dai Comuni ed acquisiti al bilancio destinando le somme alle finalità di questa legge.
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2015
 
TORINO, LA TRASFUSIONE DI SANGUE TRA CANI SALVA LA VITA AD AGNESE
Prima in Italia. Rischiava la vita dopo puntura di zecca
 
Lilli Rose ha salvato la vita ad Agnese. Le due cagnette non si sono mai incontrate, eppure il sangue della prima ha salvato la vita alla seconda. Grazie alla banca dati Dog Blood Donors, la prima in Italia per cani donatori di sangue, realizzata e finanziata da Almo Nature.
Lilli Rose è un incrocio di dobermann di 6 anni, la schiena nera e gli occhi vispi. Anche Agnese è un meticcio: è stata adottata un anno fa dal canile di Cavour, in provincia di Torino, ha 5 anni, il pelo color champagne e gli occhi dolci. Nel cuore della notte - rivela "la Repubblica" - il suo proprietario, Alessandro Mattiazzi, 42enne di Villafranca Piemonte, ha chiamato la veterinaria Barbara Badiale. Che ha raccontato: "Agnese era in cura da qualche giorno, ma quella notte, più o meno verso le due, era peggiorata e ci siamo preoccupati. Aveva una forma acuta di piroplasmosi, una malattia trasmessa dalle zecche, che le stava provocando una forte anemia. Il cane respirava malissimo". Agnese, quindi, aveva bisogno di una trasfusione al puiù presto. Detto, fatto: la cagnetta è stata salvata da Lilli Rose, il cui proprietario è stata contattato in pochi minuti grazie alla banca dati Dog Blood Donors, ideata da Benedetta Giannini, responsabile del settore veterinario di Almo Nature. Come funziona? Raccoglie tutti i potenziali donatori, per ora 600 quattrozampe, suddivisi per gruppo sanguigno e citta, evitando così gli appelli sui social tra amici e conoscenti. Se c'è un'emergenza, si può arrivare al cane giusto in un attimo. E così è stato. "Ho visto che la famiglia di Lilli Rose dava disponibilità 24 ore su 24 e non ho esitato a contattarla anche se era notte fonda", ha fatto sapere la veterinaria.
Una storia a lieto fine: il proprietario di Lilli Rose si infila una tuta, prende la macchina e da San Secondo di Asti arriva in poco tempo nella clinica veterinaria di Frossasco. La trasfusione salva la vita ad Agnese. Walter Gardiol, 42 anni, "papà" della cagnetta donatrice, ha commentato: "Mi è sembrato giusto così. Ho pensato che se fosse capitato a uno dei miei cani avrei voluto che qualcuno avesse fatto lo stesso".
 
NEL CUORE.ORG
3 APRILE 2015
 
LNDC CONTRO IBRIWOLF: "CON OLTRE 2 MILIONI POCHI OBIETTIVI RAGGIUNTI"
"Catturati soltanto 2 adulti di ibridi e 6 cuccioli superstiti"
 
Si è recentemente concluso, dopo oltre tre anni di attività, il progetto Ibriwolf, finanziato in gran parte dall'Unione europea nell'ambito del programma Life con un contributo complessivo di 2.296.659 euro. Il progetto stesso, concepito con la finalità di salvaguardare il patrimonio genetico del lupo attraverso l'identificazione e la rimozione dal territorio dei canidi vaganti incrociati con lupi all'interno di due aree pilota della Toscana, ha mantenuto però sempre un occhio di riguardo nei confronti delle problematiche degli allevatori relative a eventuali razzie di bestiame compiute da lupi e da cani randagi.
L'interesse della Lega nazionale per la difesa del cane nei confronti di Ibriwolf è nato dalla constatazione che durante una delle sessioni di cattura previste era stata prelevata dal territorio una cucciolata di ibridi (dieci esemplari, quattro dei quali deceduti successivamente) di un'età di 4-5 giorni deducibile dalla presenza del cordone ombelicale, come riferito dal responsabile scientifico di Ibriwolf, professor Luigi Boitani.
La Lndc non ritiene un modus operandi accettabile il distacco della prole dalle cure materne soltanto pochi giorni dopo la nascita, di qualunque specie si tratti, e si chiede pertanto se le autorizzazioni di cattura rilasciate dal ministero dell'Ambiente, oltre al parere favorevole dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), contemplino realmente una procedura a dir poco discutibile. Perplessità hanno pure suscitato nell'associazione le dichiarazioni ufficiali di Ibriwolf apparse sul sito istituzionale, che invece riportavano per i sopraccitati cuccioli un'età presunta di circa due settimane, dato discrepante con quanto dichiarato in precedenza.
La Lega del cane ha proceduto perciò a una richiesta di accesso agli atti amministrativi del progetto nei confronti della Provincia di Grosseto, capofila del medesimo, per verificare - si legge in una nota a firma Michele Di Leva, responsabile caccia e fauna selvatica Lndc - la congruità dell'importo erogato con l'effettiva finalità del progetto, con un particolare attenzione alla presenza di adeguate garanzie per il benessere animale. Richiesta che riporta quanto segue ''In qualità di soggetto portatore di interessi diffusi, Lndc richiede copie in carta semplice inerenti a ogni singolo emolumento retributivo a beneficio di soggetti fisici, associazioni, enti pubblici e privati nell'ambito del progetto Ibriwolf, finanziato dal programma comunitario Life".
La Provincia di Grosseto per ben due volte ha replicato che la richiesta era troppo generica. A questo proposito ci preme sottolineare che richiedere come vengano impiegati i soldi dei contribuenti - si legge ancora nel comunicato dell'associazion animalista - non deve essere interpretato come un presunto controllo dell'operato di una pubblica amministrazione bensì come un diritto di ogni cittadino. Vogliamo anche ricordare che Ibriwolf, in un lasso di tempo di poco superiore a tre anni, ha portato alla cattura di due esemplari adulti di ibridi e di sei cuccioli superstiti. Numeri decisamente esigui. Inoltre, in una sconcertante intervista, lo stesso Boitani ha dichiarato che i progetti sugli ibridi non hanno intenzione di risolvere definitivamente un problema ma hanno soltanto l'obiettivo di portare l'argomento all'attenzione del pubblico e delle autorità. La Lega del cane - aggiunge Di Leva - ritiene si possa evidenziare una tematica importante anche senza elargire importi milionari a progetti come appunto Ibriwolf, nel quale si ritrova un po' di tutto, dalla tutela dell'integrità genetica del lupo al coadiuvare economicamente gli allevatori che subiscono danni.
A questo proposito la Lega del cane mette in evidenza una plateale disparità nell'erogazione dei fondi. Per l'emergenza randagismo, che nel centro-sud italiano coinvolge quasi 700 mila cani solitamente malati e non sterilizzati, dalla tabella dei finanziamenti della Legge di Stabilità risulta che alla sanità pubblica veterinaria è stata assegnata la risibile somma di 300 mila euro per il triennio 2015-2017. Per il progetto Ibriwolf sono stati stanziati quasi due milioni e trecentomila euro. Perciò anche la Lega nazionale per la difesa del cane, sulla falsariga del Boitani, desidera porre determinate problematiche all'attenzione dell'opinione pubblica, laddove autentici scempi che riguardano centinaia di migliaia di poveri cani vengono perpetrati con il tacito assenso delle istituzioni mentre le medesime istituzioni (italiane e comunitarie) non si fanno remore nel finanziare progetti milionari nei quali alla fine, il vero beneficiario è l'uomo, conclude la nota.
 
FIDELITY HOUSE
3 APRILE 2015
 
Vietnam: ora basta cani rapiti! Guerra aperta contro i ‘dognappers’
Negli ultimi anni, in Vietnam, i padroni di cani e gli abitanti dei villaggi si sono ribellati ai cosiddetti dognappers, i rapitori di cani: negli ultimi giorni, l'ennesimo agguato

 
L’immagine scioccante che vi mostriamo è solo una delle tante che, ogni giorno, vengono scattate in Vietnam; ancor di più, sicuramente, sono le fotografie che non vedremo mai. Protagonisti della foto, loro malgrado, un gran numero di cani che, ammassati l’uno sull’altro in questa minuscola gabbietta, vengono portati via per essere venduti. In Vietnam, infatti, è triste abitudine quella di rapire i cani, al duplice scopo o di venderli, come appena detto, o di chiedere un riscatto ai loro padroni.
Un vero e proprio mercato in crescita quello dei cani, che sta dilagando a assumendo proporzioni inimmaginabili, tanto che quello del dognappers (letteralmente: rapitori di cani), sta diventando un vero e proprio mestiere nello Stato vietnamita: vere e proprie organizzazioni criminali gestiscono un business da milioni di dollari l’anno. Secondo la polizia vietnamita, oltre alla richiesta di riscatto, un altro dei motivi che rende ‘appetibile’ il furto di cani è anche l’elevato valore che ha la carne sul mercato orientale.
I padroni dei cani, però, negli ultimi anni si sono ‘organizzati’ e hanno deciso di passare al contrattacco, anche in maniera violenta: negli ultimi 3 anni, infatti, si calcola che siano stati assassinati una ventina di dognappers, come ci racconta l’emittente NBC. E’ delle ultime ore la notizia che nel piccolo villaggio di Nhi Trung, sono stati picchiati a morte due rapitori di cani e gettati in un fosso, dopo che gli era stato teso un agguato da parte degli abitanti del posto, esasperati dai continui furti; secondo le ultime indiscrezioni, sembra che i due siano stati colti sul fatto e siano stati uccisi per questo motivo.Lungi da noi voler giustificare atti di tale violenza, chiudiamo però con le parole di uno degli abitanti del villaggio, che ha dichiarato alla NBC: “Chi è il primo a darti il benvenuto a casa ogni giorno? Non sono i vostri bambini. Non è certamente vostra moglie. E’ il tuo cane“.
 
LA ZAMPA.IT
3 APRILE 2015
 
Gatto sopravvive in un container di una nave cargo per 17 giorni senza acqua e cibo
Il felino si era “imbarcato” ad Alessandria d’Egitto ed è arrivato nel Regno Unito
 
Tremila chilometri sul mare e 17 giorni apparentemente senza acqua e cibo. Sinbad “il rosso”, un gatto egiziano, è arrivato sulle coste del Regno Unito direttamente da Alessandria d’Egitto, viaggiando come ospite non richiesto e non previsto, quindi clandestinamente, su una nave cargo. Un evento che ha quasi del miracoloso, soprattutto considerando che il mare era molto mosso, una situazione non certo agevole per un felino. Nascostosi nel retro di un furgone, Sinbad è così giunto fino al porto di Moreton-on-Lugg, nell’Hereford, e a scoprirlo è stato proprio il direttore operativo della compagnia di trasporti commerciali. Ora, per le dure leggi britanniche, il gatto dovrà passare il suo periodo di quarantena nei locali di un’associazione per la protezione degli animali, che ha persino lanciato una sottoscrizione pubblica per raccogliere i fondi per il suo mantenimento.Poi partirà la ricerca di volontari padroni adottivi, visto che dal Paese nordafricano nessuno ha ancora reclamato il coraggioso e avventuroso felino dal pelo rosso, forse stanco della situazione nella sua patria d’origine. 
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
4 APRILE 2015
 
Maltrattamento di animali durante il trasporto bloccati a Bari 2 autotreni
 
BARI - Nell'ambito del potenziamento dei controlli di legalità in materia di autotrasporto, il Servizio Polizia Stradale del Ministero dell'Interno ha disposto su tutto il territorio nazionale l'operazione "alto impatto" intensificando i controlli di legalità nel settore del trasporto degli animali vivi destinati alla filiera alimentare, nella settimana che precede la Pasqua.
Anche nelle province di Bari e Barletta - Andria - Trani, negli ultimi giorni, le pattuglie della Sezione Polizia Stradale di Bari, in collaborazione con veterinari della ASL  di Bari, hanno monitorato nel nostro territorio il trasporto di animali vivi verso i macelli, effettuando numerosi  controlli, accertando più violazioni ed elevando multe per oltre 3 mila euro. In particolare, la Polizia Stradale di Bari  nel pomeriggio del 29 marzo ha fermato un autotreno, con a bordo 400 ovini, proveniente dalla Romania e diretto in un paese della provincia di Bari  e nella serata di ieri 3 aprile  2015 un autotreno proveniente dalla Francia diretto al porto di Bari con destinazione Grecia, che trasportava 313 ovini e 95 caprini;  in entrambi i casi, i trasportatori non sono stati in grado di esibire le registrazioni relative alle temperature alle quali erano stati tenuti gli animali durante il lungo viaggio.Veniva, pertanto, in entrambi i casi - in collaborazione con il Servizio Veterinario della ASL - accertata  e contestata la violazione dell'art.7 comma 4 del Decreto Legislativo del 25 luglio 2007 n.151, nonché consentito lo scarico degli ovini presso un posto di controllo  comunitario, sito in Bitritto, per il riposo e il mantenimento del benessere degli animali stessi.Obiettivo dei controlli è quello di contrastare il maltrattamento di animali e il loro trasporto in condizioni non idonee per tutelare  il loro benessere. L'Unione Europea - già dal 2005- ha tracciato le linee guida in materia, invitando i paesi membri ad aderire al Regolamento 1/2005, applicato in Italia dal 5 gennaio 2007 in cui sono definite le regole da rispettare per ridurre al minimo lo stress cui sono sottoposti gli animali, riconosciuti nel trattato di Lisbona come esseri dotati di sensi e sensibilità.
 
NEL CUORE.ORG
4 APRILE 2015
 
MACERATA, CFS: SCOPERTO TRAFFICO DI AGNELLI MACELLATI ILLEGALMENTE
"Uccisi senza storditore". Due mattatoi sequestrati
 
Il Corpo forestale dello Stato ha sgominato un traffico illegale di agnelli e denunciato due allevatori del maceratese. Secondo quanto accertato, macellavano gli animali nella totale illegalità, all'interno di garage, container e baracche attrezzate con strumentazione fatiscente. Alcune strutture erano in condizioni igienico-sanitarie pessime. Illegali anche le modalità di abbattimento degli animali, che venivano soppressi senza storditore, strumento necessario per evitare loro ulteriori sofferenze.
L'operazione "Easterlamb", coordinata dalla Procura di Macerata, ha permesso di scoprire che uno dei due allevatori arrivava a macellare in un sola settimana oltre 50 esemplari. Gli abbattimenti avvenivano in un garage tappezzato di ragnatele e polvere, e le carcasse venivano poi trasferite in un container. L'indagine ha portato alla luce un traffico completamente illegale stimato in circa 600 esemplari macellati mensilmente per un valore di 100 mila euro, ma non si escludono sviluppi ulteriori riguardanti altri operatori del settore zootecnico. Un sistema finalizzato a evitare i costi previsti per il trasporto verso i mattatoi autorizzati e le visite sanitarie necessarie per garantire la sicurezza delle carni a tutela del consumatore. Così facendo gli allevatori evitavano anche di pagare le imposte dovute all'erario.
Nei locali attrezzati per le macellazioni, alcuni privi di celle frigorifere, gli agenti hanno inoltre scoperto ganci e strumenti da taglio, alcuni dei quali sporchi e ossidati, pelli e interiora degli animali accatastate sul pavimento, con macchie di sangue ovunque. Sequestrata anche, all'esterno di uno dei mattatoi, un'area di oltre 200 metri quadri, nella quale, all'interno di una buca, erano state ammassate numerose carcasse di pecora in attesa di essere sotterrate, nonché le interiora, per evitare i costi dello smaltimento. I due allevatori, denunciati per macellazione clandestina e smaltimento illecito di rifiuti, rischiano pene fino a 24 mesi di reclusione e ammende fino a 150.000 euro. Contestate a un altro allevatore sanzioni amministrative per 5000 euro per macellazione domestica non autorizzata e mancato utilizzo dello storditore per gli abbattimenti. Alle operazioni di sequestro ha partecipato anche il Servizio veterinario dell'Asur (Azienda sanitaria unica regionale) di Macerata.
 
GEA PRESS
4 APRILE 2015
 
MACERATA – Agnelli macellati nei garage (FOTOGALLERY). Il Corpo Forestale teme l’esistenza di un sistema generalizzato
 
Ventisei agnelli, macellati all’interno di locali che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati caratterizzati dalle scarse condizioni igieniche. Il tutto per la vendita, ormai prossima, a privati e ristoratori della regione in occasione delle festività pasquali
L’operazione denominata “Easterlamb” è stata diretta dalla Procura della Repubblica di Macerata. Ad intervenire il Nucleo Investigativo Polizia Ambientale e Forestale del Comando Provinciale di Macerata e le Stazioni forestali di Abbadia di Fiastra, Camerino, Cingoli, Macerata, Recanati.I Forestali avevano impiegato due settimane di indagini e appostamenti, che hanno infine consentito di sgominare un ingente traffico di agnelli. A finire denunciati sono stati due allevatori accusati di avere macellato giovani ovini all’interno di garage, container e baracche attrezzate con strumentazione definita fatiscente; alcune strutture sarebbero poi risultate prive di ogni condizioni igenico sanitaria.Gli agnelli macellati in una settimana ammonterebbero, nel caso di un solo allevatore,  ad una cinquantina. Ad eseguire le uccisioni sarebbe stato proprio l’allevatore all’interno di un garage tappezzato di ragnatele e polvere. Le carcasse finivano poi all’interno di un container anch’esso adibito all’attività di macellazione.
Secondo quanto reso noto dal Corpo Forestale dello Stato, l’indagine ha portato alla luce un traffico che si suppone essere completamente illegale. Almeno 600 animali macellati mensilmente per un valore di circa 100.000 euro. Non sono esclusi  ulteriori sviluppi riguardanti altri operatori del settore zootecnico, tanto da fare supporre un sistema di macellazione illecita generalizzato, perpetrato all’interno di strutture estemporanee prive delle condizioni igienico sanitarie atte a garantire la salute umana. Il tutto sarebbe stato finalizzato ad evitare i costi previsti per il trasporto verso i mattatoi autorizzati e le visite sanitarie necessarie per garantire la sicurezza delle carni a tutela del consumatore; in questo modo gli allevatori evitavano anche di pagare le imposte dovute all’erario.
Nei locali attrezzati per le macellazioni, alcuni privi di celle frigorifere atte alla conservazione delle carni, gli agenti hanno inoltre rinvenuto ganci e strumenti da taglio, alcuni dei quali sporchi ed ossidati, pelli ed interiora degli animali accatastate sul pavimento, con macchie di sangue ovunque.All’esterno di uno dei mattatoi è stata inoltre sequestrata un’area di oltre 200 metri quadrati dove, all’interno di una buca, erano state ammassate numerose carcasse di pecora in attesa di essere sotterrate, nonché tutti i residui (interiora) derivati dall’attività di macellazione, al fine di evitare i costi necessari per lo smaltimento.Oggetto dell’indagine sono anche  le modalità di abbattimento degli animali. Secondo la Forestale sarebbero stati soppressi senza l’ausilio del prescritto storditore, strumento necessario per evitare di sottoporre gli agnelli alle strazianti attese ed alle sofferenze conseguenti l’impiego di strumenti da taglio per sgozzare e dissanguare gli ovini vivi e coscienti.I due allevatori dovranno ora difendersi dall’accusa di macellazione clandestina in violazione del Regolamento UE 853/2004, e smaltimento illecito di rifiuti. Rischiano pene sino a 24 mesi di reclusione e ammende sino a 150.000 euro.Contestate inoltre ad un quarto allevatore sanzioni amministrative pari a 5000 euro, per macellazione domestica non autorizzata e mancato utilizzo dello storditore per gli abbattimenti.Alle operazioni di sequestro ha partecipato anche il Servizio Veterinario della competente Asur della Provincia di Macerata.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
4 APRILE 2015
 
In 60 secondi la tremenda vita degli agnelli pasquali
 
Stop all’uccisione di massa degli agnelli a Pasqua. E’ questo il messaggio che Diana Del Bufalo, attuale conduttrice della trasmissione televisiva Colorado, ha voluto lanciare con un video volto a sostenere la campagna di Animal Equality #SalvaUnAgnello. Nel video si vede che cosa gli agnelli, nella loro breve vita, sono costretti a subire negli allevamenti e nei macelli, soprattutto in prossimità della Pasqua, quando la richiesta della carne di questi cuccioli è maggiore. Animal Equality é un’organizzazione internazionale per i diritti animali presente in Italia, Regno Unito, Spagna, Germania, Venezuela, Messico e India.
VIDEO
 
TGCOM 24
4 APRILE 2015
 
Fa scattare allarme della sua azienda, lui spara al gatto
Ravenna, un 68enne denunciato dai carabinieri
 
La sua unica colpa, peraltro tutta da dimostrare, era far suonare l'allarme di un'azienda. Per questo motivo, stanco di quella situazione, un 68enne finora incensurato, dirigente di un'azienda agricola del Ravennate, è uscito e ha ucciso a fucilate un gatto. I carabinieri di Sant'Alberto lo hanno denunciato a piede libero per lo sparo e per uccisione di animali. Sequestrata la doppietta con cui ha fatto fuoco, che deteneva regolarmente. Secondo quanto ricostruito, un primo intervento dei militari nell'azienda agricola è avvenuto poco dopo le 20 quando l'allarme della struttura, collegato alla caserma, si è attivato. La pattuglia ha accertato sul posto che era tutto sotto controllo ed è tornata indietro. Verso le 21 l'allarme è scattato di nuovo. I carabinieri sono ripartiti per l'azienda agricola e, quando erano ormai arrivati, hanno sentito lo sparo. Il gatto, morto sul colpo, è stato recuperato dai carabinieri. Il 68enne, che abitualmente dorme nella struttura, avrebbe poi ammesso di avere in effetti fatto fuoco perchè la bestiola faceva continuamente scattare l'allarme dell'azienda. Secondo voci di paese, il giorno dopo avrebbe pure raccontato di quel gesto al bar.
 
NEL CUORE.ORG
5 APRILE 2015
 
RAVENNA, FA SCATTARE ALLARME IN AZIENDA: GATTO UCCISO A FUCILATE
Denunciato a piede libero un 68enne di Sant'Alberto
 
L'allarme dell'azienda suonava in continuazione e così lui è uscito e ha ucciso a fucilate il gatto che credeva fosse il responsabile. E' accaduto nei giorni scorsi a Sant'Alberto di Ravenna, dove i carabinieri hanno denunciato a piede libero per lo sparo e per uccisione di animali un 68enne finora incensurato, dirigente di un'azienda agricola della zona. Gli è stata anche sequestrata la doppietta con cui ha fatto fuoco, che deteneva regolarmente. A causa del procedimento aperto a suo carico, gli è stata per ora inibita la detenzione di altre armi. Secondo quanto ricostruito, un primo intervento dei militari nell'azienda agricola è avvenuto poco dopo le 20 quando l'allarme della struttura, collegato alla caserma, si è attivato. La pattuglia intervenuta ha accertato che era tutto sotto controllo ed è tornata indietro. Verso le 21 l'allarme è scattato di nuovo. I carabinieri sono ripartiti verso l'azienda agricola e, a due passi dalla struttura, hanno sentito uno sparo: si trattava presumibilmente di quello appena esploso dalla doppietta del dirigente, proprio davanti ad alcuni dipendenti e alla guardia giurata dello stabilimento. Il gatto, morto sul colpo, è stato recuperato dai carabinieri. Il 68enne, che abitualmente dorme nella fabbrica, avrebbe poi ammesso di avere in effetti fatto fuoco, perché la bestiola faceva continuamente scattare l'allarme dell'azienda. Secondo voci di paese, il giorno dopo avrebbe pure raccontato quel gesto al bar. Resta da chiarire a chi appartenesse il felino ammazzato.
 
OSTIA TV
4 APRILE 2015
 
Ostia antica, gattino in fin di vita: ‘qualcuno’ gli ha sparato
La storia è veramente triste: racconta della crudeltà di alcuni esseri umani verso gli animali. A renderla nota una persona colpita da questo gesto insensato sui social. Il dolore della proprietaria del micio
 
Ostia antica (RM)– La storia è veramente triste: racconta della crudeltà di alcuni esseri umani verso gli animali, creature deboli che andrebbero difese e tutelate. A renderla nota sui social è stata due settimane fa una persona di buon cuore, inorridita da questo gesto tanto assurdo quanto cattivo verificatosi a Ostia antica. Due giorni fa, poi, è stata la stessa proprietaria, o forse sarebbe meglio definirla l’amica umana di un gattino cui ‘qualcuno di noi’, scrive la signora su Facebook, ha sparato un piombino. “Sono 15 giorni che il nostro micio lotta tra la vita e la morte e noi con lui. Fatichiamo a capire e ad accettare. Nulla mi stupisce più, ma credevo di vivere tra meravigliose persone. Quasi tutti siete proprietari di un animaletto. Amate soltanto i vostri? E semmai vi dessero fastidio quelli degli altri, cercate il proprietario e parlatene con lui. Non è giusto provocare tanto dolore. Spero possiate perdonarci se non viene dal cuore augurarvi una serena pasqua. Per noi non lo sarà…”, è il post accorato della ‘mamma umana’ del gattino. La solidarietà non è mancata. Scrive una internauta: “Mi dispiace tanto. Anche a me tanti anni fa hanno avvelenato un gatto. C'ho sofferto molto” e il signore che aveva reso noto l’accaduto aggiunge: “Io (ho) una certosina è un Golden Retriever e infatti li adoro come adoro qualsiasi Essere Vivente. Spero che aiutate la signora a trovare questo disgraziato”. E’ un gesto che non ha scusanti. Come osserva correttamente la padrona del micio, se la bestiola in qualche modo arrecava disturbo a qualcuno perché non parlarne? Perché non fare presente eventuali disagi? Il tono attonito, sgomento della signora fa riflettere. Non è accettabile in una società che si definisce civile prendersela con i più deboli siano animali, bambini, anziani, poveri, persone con disabilità o fragilità. Sempre attuale la riflessione del Mahatma Gandhi che sosteneva che il grado di civiltà di un popolo si misura dal rispetto riservato agli animali. Soltanto poche settimane fa a Ostia antica erano stati rapiti i tre cani di una residente, Simona Sgalla, fortunatamente ritrovati dopo poche ore grazie anche al tam tam mediatico e agli appelli lanciati da Stefano Locci, artista di Fiumicino cugino della signora. La vicenda si era conclusa bene ma Simona ci aveva confidato delle terribili ore d’ansia e di angoscia quando al rientro a casa aveva trovato il cancello aperto e le bestiole che, dopo essere state narcotizzate, erano sparite.
 
L’ADIGE
4 APRILE 2015
 
In Lessinia arriva Joska il primo cane anti lupo
 
Un guardiano coraggioso del bestiame, disposto a sacrificare la sua stessa vita per proteggere il gregge dai predatori. In Lessinia è arrivato il primo cane anti-lupo del Trentino: Joska, una cucciolotta di pastore maremmano abruzzese di 4 mesi, è stata adottata dieci giorni fa dai gestori di malga Riondera  per difendere le pecore.In provincia l’utilizzo dei cani da pastore a scopo protettivo è ancora in fase di sperimentazione, ma in altre regioni d’Italia, come l’Abruzzo, dove il lupo non ha mai smesso di aggirarsi per i boschi dell’Appennino, questi candidi e possenti animali domestici si sono dimostrati perfetti per questo compito delicato.
È stata la Provincia a portare Joska sui Lessini: l’anno scorso altri due pastori maremmani erano stati consegnati a un allevatore della val di Non per combattere l’orso. «Un po’ alla volta vogliamo cominciare a diffondere questo nuovo sistema di prevenzione dei danni da grandi carnivori», spiega Claudio Groff del Servizio foreste e fauna.Ora come ora Joska è ancora troppo piccola per impensierire il branco di lupi della Lessinia, ma tra qualche mese sarà pronta per svolgere il suo prezioso lavoro. I pastori maremmani abruzzesi sono una razza selezionata per la protezione delle greggi; nel loro Dna è inscritto un forte legame con il bestiame, con il quale si riconoscono come un unicum. «Non hanno paura, abbaiano e sono pronti a sacrificare la propria vita per quella di un agnello», precisa Groff.Secondo il progetto Life Wolfalps , nel 2014 sul territorio di Ala i lupi hanno attaccato il bestiame per 5 volte, causando 11 vittime. Il bilancio totale, considerando anche la Lessinia veronese, è però ben più corposo: 42 attacchi per 53 capi persi.Vallagarina Altipiani
 
LA NUOVA VENEZIA
4 APRILE 2015
 
Lido, apre la "bau beach" con menù per cani
Il "Pachuca" dalla prossima estate sarà l'unica spiaggia dell'isola con "servizio completo" per cani di Simone Bianchi
 
LIDO (VE). Dopo aver aperto la prima spiaggia per potersi godere il sole e il mare accanto al proprio cane, il Pachuka di San Nicolò, la spiaggia più a nord del Lido di Venezia, dalla prossima estate offrirà la possibilità di scegliere anche il menù specifico per il proprio amico a quattro zampe. Un’idea che sta già raccogliendo il favore di molte persone, e che da maggio diventerà una realtà concreta.
«Riteniamo questo genere di attenzioni molto interessanti e apprezzate da chi vuole trascorrere un po’ di tempo in spiaggia con il proprio cane», sottolinea Marco Damiani, uno dei gestori del locale di via Klinger a San Nicolò. «Da quest’anno sarà disponibile un menù dedicato ai nostri amici a quattro zampe dove, oltre ad alimenti freschi preparati quotidianamente per loro, saranno disponibili prodotti delle marche più vendute per ciò che riguarda crocchette e bocconcini. Chi verrà da noi in spiaggia troverà tutto quel che serve, senza doversi portare da casa borse o zaini con ciotole, acqua e alimenti per il cane». La Bau Beach del Pachuka è l’unica spiaggia del Lido attrezzata e autorizzata in questo senso. Uno spazio in riva al mare dedicato espressamente ai cani, non attiguo allo stabilimento balneare dello stesso locale, ma dotato di ombrelloni, doccette, ciotole per bere e mangiare destinate a Fido.
«È in vigore un regolamento stabilito dalla direzione e che prevede che i cani debbano essere in regola con tutte le prescrizioni mediche e vaccinazioni previste», aggiunge Damiani. «Inoltre, c’è un responsabile che vigila sulla condotta dei cani, con poteri di allontanamento dallo stabilimento affinché tutti gli ospiti possano restare tranquilli». La spiaggia del Pachuka aprirà a maggio e chiuderà a fine settembre. Il locale dispone anche di lounge bar e spazi per eventi, congressi, matrimoni, feste di laurea, serate discoteca con disk-jokey resident e una sessantina di capanne oltre agli ombrelloni in riva al mare. Sono previsti anche centri estivi, una scuola sup (antica forma di surf) gestita da maestro americano, e ci saranno attività di tipo ludico, compiti vacanze, scuola nuoto, corsi di ballo in collaborazione con la scuola Welness e Fitness del Lido e spettacoli settimanali.
«Un’offerta completa a cui la Bau Beach si aggiunge, per garantire a tutti di poter trascorrere le proprie ore in spiaggia serenamente», conclude Marco Damiani.
 
LA ZAMPA.IT
4 APRILE 2015
 
Orsi tibetani portati via dal Tempio delle Tigri in Thailandia, ma i monaci si oppongono
La struttura era già finita al centro di accuse di maltrattamenti e traffico illegale di fauna
 
Sei orsi tibetani che si pensa siano stati commercializzati illegalmente sono stati sequestrati in Thailandia dalla Direzione dei parchi nazionali, della fauna selvatica e della conservazione delle piante dal Tempio delle Tigri, dopo che la negoziazione tra il capo dei monaci e le autorità sono fallite.
Gli orsi sono stati portati via dai funzionari dopo due giorni di discussione con i monaci del tempio di Kanchanaburi che si rifiutavano di lasciare gli animali. «Non siamo coinvolti in nessuna faccenda illegale - ha però protestato il capo dei monaci -, gli orsi sono con noi da più di 10 anni». Tuttavia nessuno di loro è riuscito a dimostrare carte alla mano la provenienza lecita degli orsi.
Il tempio delle Tigri è una popolare meta turistica a tre ore di auto da Bangkok. Ospita più di 100 tigri al suo interno. La struttura si trova nella provincia di Kanchanaburi, non lontano dalla Birmania, ed è stato recentemente scagionato da accuse di maltrattamento degli animali. Sono ancora in corso verifiche per traffico di fauna selvatica.
 
LA ZAMPA.IT
4 APRILE 2015
 
Nuova Zelanda, stop ai test cosmetici sugli animali
Il divieto non interessa però i prodotti di importazione, prossimo obiettivo delle campagne animaliste
 
Nessun cosmetico verrà testato sugli animali in Nuova Zelanda. Il governo ha modificato la normativa vigente vietando ufficialmente la sperimentazione animale per i prodotti cosmetici e dovrebbe diventare legge nel giro di poche settimane. Una vittoria per le associazioni animaliste e per il Green Party che nell’ultimo anno si sono impegnate in una campagna per condannare i test sulle cavie e sui conigli. Attualmente, sul territorio nazionale, non risultano aziende cosmetiche impegnate in test di questo tipo, e di certo non ci saranno data la messa al bando prevista dalle nuove leggi. Una decisione che è totalmente in linea con il pensiero dei neozelandesi: in base a un sondaggio condotto dall’associazione animalista Safe, ben l’87% della popolazione sarebbe contraria a questa pratica.  Purtroppo il divieto non riguarda i prodotti cosmetici di importazione che sono stati testati sugli animali e che, attualmente, sono la maggior parte sugli scaffali di negozi e supermercati. Sarà comunque il prossimo obiettivo degli animalisti. Con l’attuale divieto la Nuova Zelanda va ad allungare la lista dei Paesi che vietano i test sugli animali per prodotti cosmetici, lista che comprende già India, Israele, lo stato brasiliano di San Paolo, l’Unione Europea e la Cina. Le prossime nazioni potrebbero essere Australia, Canada, Brasile, Corea e Taiwan, mentre continuano a essere in ritardo gli Stati Uniti.
 
GIRA TEMPO WEB
4 APRILE 2015
 
PETA accusa Warner Brothers. Animali maltrattati allo Studio Tour
 
La settimana scorsa l’associazione animalista PETA ha denunciato la Warner Brothers per maltrattamento di animali, nella fattispecie gufi e civette. Questi rapaci, ormai simbolo della saga di J. K. Rowling, sono stati recentemente utilizzati all’interno della scenografia di Diagon Alley  dell’Harry Potter Studio Tour a Leavesden.Secondo l’associazione animalista, gli animali erano costretti in gabbie o incatenati a trespoli e obbligati dagli addestratori a svolgere vari trucchi a comando, inoltre gli spettatori venivano invitati dalle guide a toccare e fotografare i gufi come se fossero stati dei semplici oggetti di scena.“Non c’è nulla di magico – hanno concluso i rappresentanti del PETA – nella crudeltà verso gli animali.”
 
5 APRILE 2015
 
Cilento (SA): violenza su animali senza fine. Trovato ucciso cavallo e bovino decapitato
 
Ancora sangue e violenze sugli animali nel Cilento. Ieri pomeriggio sulle montagne di Monte San Giacomo dei cittadini del posto hanno rinvenuto un cavallo ucciso con un colpo di arma da fuoco alla testa e un bovino decapitato. A Lentiscosa, invece, frazione di Camerota, una famiglia non ritrova da giorni il loro amico a quattro zampe ma tutto fa presumere che sia stato ammazzato. Infatti il ragazzo, figlio più piccolo, appena fuori l’uscio della propria abitazione, ha trovato delle tracce di sangue. «Il paese quella mattina era tutto macchiato di rosso – dichiara R.F. al giornaledelcilento.it -. E’ impressionate e vergognoso». E’ probabile infatti che l’animale sia stato aggredito da un altro cane, oppure che qualcuno, per ripicca, lo abbia colpito per ucciderlo. Circa due mesi fa, però, sempre a Lentiscosa, un cane di una donna del posto è stato ritrovato ammazzato a colpi di fucile.Intanto le forze dell’ordine stanno intensificando i controlli nelle zone. Si battono a tappeto anche le aziende zootecniche locali.
 
VALLE SABBIA NEWS
5 APRILE 2015
 
Famiglia di bracconieri recidivi
Un’operazione del Nucleo operativo antibracconaggio della Forestale ha portato alla denuncia di sei uccellatori fra cui un irriducibile di Agnosine beccato con le mani nelle reti per l’ottava volta
 
Prov. Di Brescia. Se il bracconaggio è un fenomeno che interessa l’intera provincia Bresciana, la Valsabbia vanta purtroppo dei primati in negativo.
Archetti e reti sono ancora gli strumenti privilegiati per catturare di frodo l’avifauna e ciò che sconcerta è, in alcuni casi, la completa mancanza del senso della misura.
È da qualche mese ormai la stagione della caccia è conclusa (anche se qui non si parla di cacciatori!), eppure anche in primavera, stagione della riproduzione, ci sono ancora scriteriati bracconieri che tendono reti e seminano archetti.
Un’operazione del Noa, Nucleo operativo antibracconaggio della Forestale, per quattro giorni un paio di settimane fa ha intrapreso una missione straordinaria su tutta la provincia che ha portato alla scoperta e al sequestro di decine di uccelli vivi e morti, ha permesso di sequestrare 17 reti, 190 archetti non attivi, una gabbia trappola per cornacchie e 17 lacci per volpi e mustelidi e alla denuncia di sei persone. L’episodio forse più clamoroso ha avuto come teatro le colline di Agnosine: un lungo appostamento ha permesso di bloccare un’altra volta sulle quattro reti un conosciutissimo uccellatore del paese che insieme ai parenti stretti dà vita da anni a una famiglia da record.
Alternandosi, il padre (sorpreso questa volta), il figlio e persino il nonno sono riusciti a farsi denunciare per otto volte consecutive per uccellagione e maltrattamento degli animali.
Non era un novizio neppure il ristoratore sorpreso a Serle: su segnalazione del distaccamento di Desenzano della polizia provinciale, i forestali hanno in realtà individuato il figlio, ma anche il genitore è stato messo sotto accusa per una rete da 30 metri e per i tordi appena catturati e pronti per essere inanellati illegalmente custoditi, però, insieme ad alcuni esemplari morti, nell´abitazione privata e non nell´esercizio pubblico di famiglia; cosa questa che ha evitato una denuncia ulteriore per commercio illegale di avifauna.In altre zone della Valsabbia gli agenti del Noa sono stati costretti a rimuovere semplicemente alcune reti per un paio di appostamenti.
 
IL GAZZETTINO
5 APRILE 2015
 
Sei bracconieri in trappola bloccata una battuta alla volpe
Tutti denunciati dalla polizia provinciale. Ridicole le giustificazioni per l'abbigliamento "da battaglia". Sequestrato un germano reale e fucili
 
ROVIGO - Sei persone sono state segnalate domenica scorsa a Lendinara all'autorità giudiziaria per caccia abusiva.
Sequestrati anche due fucili con 13 cartucce. I cacciatori sono stati trovati anche con un germano reale, sequestrato ovviamente anche questo. La Polizia provinciale si è data da fare dopo una prima segnalazione di una pattuglia dei carabinieri di Rovigo.
Pur di evitare la multa e la denuncia i cacciatori hanno accampato scuse, arrampicandosi sugli specchi: due cacciatori hanno assicurato di essere solamente a passeggio per la campagna e di aver trovato del tutto casualmente la carcassa di un germano reale. Peccato che i fucili in possesso dei cacciatori, nascosti appositamente per evitare ulteriori conseguenze, fossero stati ritrovati nei pressi, facendo cadere i castelli di sabbia.
A pochi passi dai malcapitati si era nascosto dentro una siepe anche un terzo cacciatore. Sgamato subito. Altri tre invece sono stati trovati sempre in zona mentre andavano a spasso con alcuni cani.
Dopo aver scoperto i primi due cacciatori, la terza persona, cacciatore locale e in abbigliamento mimetico, è stato scoperto a nascondersi dentro una siepe. Gli altri tre cacciatori invece sono stati identificati nella classica "scenografia" dinamica di una battuta di caccia alla volpe.
 
GEA PRESS
5 APRILE 2015
 
Pavia – Il Grifone pasquale, salvato delle guardie Volontarie del WWF (VIDEO)
 
Salvataggio eccezionale quello effettuato dalle Guardie venatorie del WWF Lombardia nella giornata di ieri. Un avvoltoio Grifone  recuperato nell’ambito comunale di Cigognola nell’Oltrepò pavese.“ La notizia dello  straordinario avvistamento – riferisce Filippo Bamberghi coordinatore delle Guardie WWF di Milano – aveva rapidamente fatto il giro del web e molti appassionati birdwatchers e fotografi si erano recati sul posto per osservarlo. La presenza di un Grifone in Lombardia è avvenimento insolito: si tratta spesso di giovani esemplari che compiono movimenti erratici dalle zone in cui sono ancora presenti colonie di questa avvoltoio come in Croazia e Francia ed in Italia dal Friuli dove la specie è stata oggetto di un riuscito progetto di rentroduzione”.In casi come questi, la sosta prolungata potrebbe rappresentare il segnale di uno stato di debilitazione o peggio di intossicazione dell’animale. “In un ambiente fortemente antropizzato – ha aggiunto il responsabile del WWF - l’avvoltoio fatica a trovare animali morti di cui cibarsi o si ciba di animali morti per mano dell’uomo tramite bocconi avvelenati”.Il Grifone dopo la lunga sosta sul castello è volato sulla strada e si è fatto prendere a mani nude senza alcun tentativo di involarsi. Contattata la Polizia Provinciale di Pavia le Guardie del WWF hanno recuperato l’animale che è stato portato al Centro Recupero animali Selvatici WWF Valpredina, presso l’omonima Riserva Naturale sita nel Comune di Cenate Sopra (Bergamo). Da una prima valutazione veterinaria il Grifone è sembrato intossicato ma non presentando sintomi neurologici si auspica una rapida riabilitazione e successiva liberazione.“Il Grifone era affamatissimo ed è stato subito alimentato – afferma Filippo Bamberghi – Un ringraziamento va a tutti gli appassionati, in particolare i pavesi Andrea Borca e Ivan Brandolini, che si sono mobilitati sulla pagine facebook Birdwatching & Wildlife e alla sezione Lipu di Pavia che hanno permesso il salvataggio dell’animale. Ci siamo inoltre avvalsi dei preziosi consigli di Guido Ceccolini dell’Associazione CERM – Centro Rapaci Minacciati, grande esperto italiano di avvoltoi” conclude Filippo Bamberghi “consigli necessari per un intervento tanto delicato”.Secondo il WWF, questo nuovo recupero dimostra l’importanza dell’attività di volontariato delle Guardie Volontarie del WWF e di una struttura all’avanguardia come il CRAS WWF Valpredina, che ha già avuto in cura in passato un esemplare di grifone ferito da una fucilata in Val Trompia: esemplare perfettamente riabilitato nonostante le gravi ferite e successivamente liberato in Friuli Venezia Giulia.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
5 APRILE 2015
 
Pasqua, attenzione ai rischi della cioccolata per i cani
Occorre evitare che ingerisca la teobromina, sostanza altamente tossica
 
Il periodo pasquale è il migliore per i golosi di cioccolata. Ma c’è chi deve starne molto alla larga. La cioccolata può essere altamente tossica per i cani perché contiene la teobromina, una sostanza che può provocare diarrea o vomito, ma anche avere gravi effetti sul sistema centrale nervoso, cuore e reni.  Più la cioccolata è fondente, più contiene cacao e quindi più teobromina. Una mezza barretta di cioccolata può essere fatale al nostro quattrozampe. Diverso il discorso per il cioccolato bianco che, al contrario, ne contiene di meno e quindi risulta meno pericolosa anche se comunque è meglio evitarla.
Gli effetti
Se il vostro cane mangia accidentalmente un po’ di cioccolata, i primi sintomi si verificano in un intervallo di tempo fra le 4 e 24 ore dopo il consumo. La loro reazione varia a seconda della quantità di cioccolato (teobromina) ingerita. I sintomi possono includere: Vomito (anche con tracce di sangue); Diarrea; Irrequietezza e iperattività; Respirazione accelerata; Tensione muscolare, scoordinamento; Aumento della frequenza cardiaca
Che cosa fare
Se vi siete accorti che il vostro cane ha ingerito cioccolata o notate alcuni dei sintomi precedentemente elencanti, il miglior consiglio è quello di contattare il vostro veterinario. La tempestività dell’intervento è fondamentale: la teobromina va eliminata prima che venga assorbita dall’apparato gastroenterico.
Alcuni consigli da seguire
“Prevenire è meglio che curare”. Dunque per non cacciarsi nei guai, è meglio tenere fuori dalla portata dei cani le scorte di uova di Pasqua, coniglietti e altre forme di cioccolata che in questo periodo vengono vendute. Se a casa vostra si usa fare una caccia al tesoro nascondendo le uova in posti impensabili, sappiate che il vostro cane sarà il primo a fiutarle e a trovarle.
I genitori dovrebbero dare il buon esempio ed educare i figli a non condividere con i quattrozampe i dolci pasquali. Visto però che è una festa, si può dare loro qualche croccantino in più o più sfizioso perché anche loro prendano parte a queste giornate speciali. E poi tutti a farsi una bella passeggiata per smaltire il tutto.
 
LA ZAMPA.IT
5 APRILE 2015
 
Cina, cane si salva dopo essere rimasto investito e incastrato nell’auto per 400 km
Il quattrozampe è stato poi adottato dall’automobilista: «Era destino»
 
Un cane randagio è stato investito e rimasto intrappolato accidentalmente nel paraurti di un’auto per circa 400 chilometri. Tutto è accaduto nella provincia dello Fenghuang, Cina centrale. L’animale è sopravvissuto e il signor Zhang, il conducente dell’auto che lo ha travolto, lo ha adottato. 
«Stavo viaggiando a forte velocità e ho pensato che il cane fosse morto o colpito di striscio da una gomma dell’auto. Non ho controllato» ha raccontato Zhang. Solo dopo 200 chilometri si è reso conto che c’era un piagnucolio che proveniva dall’auto. Si è così fermato e opo aver fatto il giro due volte dell’auto ha scoperto che cosa era successo: il cane aveva sfondato la griglia anteriore ed era diventato parte integrante dell’auto, proprio sotto il radiatore, a pochi centimetri dall’asfalto.  
Dopo aver scattato alcune foto, l’uomo ha preso una decisione: «Ho visto che c’era una certa distanza fra il cane e il radiatore e non c’era nessuna parte dell’animale a penzoloni. Così ho deciso di tornare indietro e portarlo da un veterinario». 
L’uomo ha così ripercorso altri 200 chilometri, fermandosi più volte per controllare le condizioni del cane. Arrivato a Loudi, l’ha portato da un veterinario che l’ha aiutato a liberarlo. Dopo averlo visitato, il medico ha riscontrato solo poche e lievi ferite. La storia, che sin qui ha già dell’incredibile, ha anche un finale a sorpresa: Zhang, che ha dichiarato di essere un grande amante degli animali, ha deciso di adottarlo. «Era destino» ha commentato portandosi a casa il cagnolino.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
5 APRILE 2015
 
India: mucche schedate con una foto segnaletica per non mangiarle
Nello Stato di Maharashtra una legge vieta di cibarsi della carne bovina
 
Il rafforzamento delle pulsioni nazionaliste-induista in India, dopo la vittoria alle elezioni del premier Narendra Modi del Bjp, sta avendo conseguenze impreviste, almeno in alcune regioni dello sterminato subcontinente. Nel Paese le mucche sono sacre per la maggioranza indù. Ma in qualche posto sono ancora più sacre. È il caso di Maleagaon, città di oltre 400.000 abitanti nello Stato centro occidentale di Maharashtra, dove la polizia ha ordinato un censimento con tanto di schedatura con foto segnaletica di ogni bovino per scongiurare il rischio che qualcuno, meno rispettoso della dottrina induista, se le mangi.
Nello Stato di Maharashtra, il più popoloso, peraltro, lo scorso mese è stata approvata una legge - criticata dai laici - la Animal Preservation Act che sancisce esplicitamente il divieto di cibarsi di carne bovina. In precedenza il divieto era tradizionalmente limitato alle mucche ma non a manzi, vitelli e tori. Chi viola legge può essere condannato fino a 5 anni di carcere e una multa di 10.000 rupie (150 euro). Le pene più severe, però, fino a 10 ani di reclusione, sono state approvate nello Stato di Haryana, che ha modificato la sua legislazione subito dopo il Maharashtra.
Mahesh Sawai, vice capo della polizia locale, ha spiegato al Times of India che ogni vacca e manzo deve essere fotografati dai rispettivi proprietari e copia delle `foto segnaletiche´ dovrà essere consegnata alla polizia. Ma oltre alla foto, non è chiaro anche se di profilo e sembra che non saranno prese le impronte degli zoccoli, i proprietari dovranno fornire dati quali la lunghezza della coda, l’età, anche se ad una gentildonna, benché mucca non andrebbe chiesta, ed il colore del manto dell’animale sacro.
Lo scorso mese per la prima volta dall’entrata in vigore della nuova norme due persone sono state arrestate per aver macellato e venduto carne bovina. Il divieto di cibarsi di carne bovina è lasciato alla legislazione dei singoli Stati. Il consumo è quindi per ora vietato nelle regioni nord-occidentali ma si teme ora che con l’avvento al potere del partito nazionalista-indù Bjp di Modi, la proibizione possa estendersi, grazie ai soliti solleciti volenterosi soccorritori dei vincitori, comuni ad ogni latitudine.
 
LA GAZZETTA DI REGGIO
6 APRILE 2015
 
A fuoco un garage, morto il cane che ci viveva
L'incendio è scoppiato nella notte per cause accidentali
 
CASINA (RE). E' stato probabilmente un cortocircuito a provocare le fiamme che, ieri notte, hanno distrutto un garage e ucciso un cane che lì aveva la sua cuccia.
Il tutto è avvenuto, poco dopo l'una, in una palazzina in via Papa Luciani, a Casina. Le fiamme hanno raggiunto anche l'appartamento sopra al box auto, dove i proprietari - un 60enne del luogo e sua moglie - stavano dormendo.
Fortunatamente i due si sono salvati e non sono nemmeno stati ricoverati all'ospedale. La loro abitazione, però, è stata dichiarata inagibile e i coniugi dovranno essere ospitati per un po' di tempo dai figli.
Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri di Casina: dai primi accertamenti sembra che l'incendio sia stato provocato da un cortocircuito elettrico.
 
NEL CUORE.ORG
6 APRILE 2015
 
GROSSETO, "NIENTE ARCHIVIAZIONE PER L'UCCISIONE DEL GATTO BOMBOLO"
Gip: imputazione coatta per il presunto responsabile
 
La Lav Grosseto interviene sul caso del gatto Bombolo, colpito da un fucile ad aria compressa a Casalecci, nel grossetano, il 23 marzo di due anni fa e poi morto dopo una lunga agonia. Nei giorni scorsi, dopo una prima richiesta di archiviazione per il presunto responsabile, il Gip (Giudice per le indagini preliminari) ha ribaltato la situazione e ha chiesto l'imputazione coatta.
"Siamo certi che la giustizia farà il suo corso in questa vicenda di violenza che purtroppo è solo una tra le tante in danno degli animali – dichiara la Lega anti vivisezione Grosseto – e per quanto ci riguarda continueremo a dare il nostro supporto alla famiglia di Bombolo. Troppo frequenti sono ancora i casi in cui l'uccisione di animali rimane impunita ed esprimiamo soddisfazione per la svolta imposta dal giudice. Ricordiamo che la diffusione delle armi, sia quelle detenute con regolare licenza di caccia o per altro scopo sia quelle di libera vendita, non può far altro che favorire atti criminali di questo ed altro genere. Siamo pronti ad affiancare la famiglia nelle azioni che seguiranno affinché la morte di Bombolo non rimanga senza una condanna".
 
GEA PRESS
6 APRILE 2015
 
Palermo – I cuccioli di Pit bull in vendita a Ballarò
Tra oggetti ricettati e fauna selvatica illecitamente catturata, l'illegalità regna sovrana
 
Arrivano un po’ più tardi rispetto agli uccellatori che, ogni domenica mattina, occupano una delle piazze del quartiere palermitano di Ballarò.A volte con un semplice contenitore di cartone o addirittura con un passeggino per neonati. All’interno ci sono i cuccioli, quasi sempre di razze di particolare significato: pit bull, dogo argentino  e cane corso.I venditori si sistemano in via Giovanni Grasso alle spalle dell’incrocio ove altri delinquenti vendono cardellini, verdoni, verzellini ed altri piccoli volatili della fauna protetta illecitamente catturata. Se va bene un cucciolo di pit bull si può vendere anche per cinquanta – ottanta euro. Si ignora, ovviamente, la provenieza. Si sta sulla fiducia riposta sul cane dal carattere forte.
“Poi u viri comu annagghia“, ossia vedrai poi come il cane afferra. Il riferimento è forse alle tecniche di addestramento che comportano il mordere e rimanere appesi ad  un oggetto sospeso. Si tratta, in genere,  di una camera d’aria di automobile.
Nessuno disturba i venditori, nessuno chiede loro cosa stanno facendo. Attorno ci sono solo molte centinaia di persone.
Così il quartiere di Ballarò si presenta la domenica mattina. Accanto al mercato ufficiale, se ne monta uno del tutto abusivo. Non poche centinaia di venditori che prendono possesso della piazza già nei due giorni antecedeti. Dormono sul posto, contorniati da oggetti ricettati, altri provenienti dallo sgombero di immobili e poi animali, tanti. Si va dalle galline ovaiole dismesse dagli allevamenti, vendute per un euro ai cittadini di orgine straniera o comunque a chi non può spendere soldi. Ci sono poi gli uccellatori che, in barba a tutte le leggi, continuano a presidiare l’incrocio innanzi al Convento delle suore tra via Giovanni Naso e via delle Pergole, e ci sono anche i venditori di cani.
Guai a chiedere oltre ma, secondo gli animalisti, non sono pochi i magazzini ove al chiuso di grate di ferro, vengono detenuti i Pit bull da combattimento. Un mercato parallelo alle competizioni è sempre stato quello dei cuccioli. Si arrotonda, si arricchisce l’ambiente. Nuovi incontri e nuovi propositi di scommesse che in loco, evidentemente, in non pochi devono conoscere.Di recente, numerosi interventi di polizia, coordinati dalla Questura di Palermo, hanno tentato di riportare la legalità nel quartiere. Ve ne è stato pure uno contro ngli uccellatori. Già la domenica successiva, però, la piazza era di nuovo occupata con buona pace dei residenti onesti che ancora resistono e che non possono neanche spostarsi da casa con la propria autovettura. In strada c’è l’illegalità, la vera padrona del mercato domenicale di Ballarò.L’altra città, quella che la domenica non lavora, sonnecchia insieme agli uffici della politica cittadina.
 
ANSA
6 APRILE 2015
 
15 cani rubati da circolo nel Bolognese
Razza Labrador e Akita Inu, ladri hanno danneggiato recinzione
 
BOLOGNA - I carabinieri di San Pietro in Casale indagano sul furto di 15 cani di razza Labrador e Akita Inu rubati da un circolo. Ad accorgersi del furto è stato il responsabile del centro, che sabato si è recato sul posto per dare da mangiare agli animali, che appartenevano ai soci della struttura. Dai primi accertamenti è stato rilevato che i malviventi sono riusciti a portare a termine il colpo danneggiando un lato della recinzione perimetrale e penetrando nell'area in cui erano custoditi i cani.
 
LA ZAMPA.IT
6 APRILE 2015
 
Cico, il cane con gli occhi parlanti
Bastava che lo guardassi e i suoi occhi sembravano illuminarsi, dicevano cose che molti uomini non sono capaci nemmeno di pensare!
 
Cico non era il mio cagnolino, in realtà non era di nessuno. O meglio, un padrone lo aveva avuto, ma era stato così maltrattato da girare alla larga dalla sua casa. Viveva in un paesino piccolissimo sulle colline parmensi, rimediava qualche pasto dai pochi abitanti e dormiva probabilmente dove capitava. Io in quel paesino avevo dei vigneti e una vecchia casa dove andavo regolarmente tutte le settimane.
Lo vidi la prima volta in primavera: era poco più di un cucciolo, con il pelo bianco e due occhi scuri, lucidi e tristi; aveva paura di qualunque cosa, bastava un movimento brusco, un rumore improvviso e per un paio d’ore non si faceva più vedere. Poi incominciò a fidarsi, ad essere più sicuro e fu amore totale e incondizionato. Per dieci anni. Al sabato, quando arrivavo per il fine settimana, sentiva il motore dell’auto e correva incontro, sventolando la coda come una bandiera, saltando e girando su se stesso, pazzo di gioia. Ai bocconcini di carne preferiva le coccole: non era il cibo che gli mancava, era qualcuno che lo amasse e gli stesse vicino, ma senza imposizioni e senza forzature. Ho cercato inutilmente per molto, molto tempo di farlo entrare in una bellissima cuccia di legno foderata di lana, comperata apposta per lui, perché potesse dormire al riparo: niente da fare, preferiva i porticati delle case disabitate, o anche il mio portico, ma fuori dalla cuccia. Poi venne ad abitare nel paesino una coppia di ragazzi e per Cico la vita divenne molto meno difficile perché aveva finalmente compagnia, aveva qualcuno con cui andare in giro per la collina, qualcuno che lo accarezzasse; certo, quando arrivavo io i ragazzi non esistevano più, Cico non mi lasciava un attimo: ha fatto con me tutte le vendemmie, tutte le potature, è stato sul trattore mentre si imbottigliava, seduto sul tappeto mentre cucinavo... Bastava che lo guardassi e i suoi occhi sembravano illuminarsi, parlavano i suoi occhi e dicevano cose che molti uomini non sono capaci nemmeno di pensare! Poi arrivò l’8 dicembre di tre anni fa, neve dappertutto e un gran freddo. Arrivo su a casa e non lo vedo:strano, forse non mi ha sentito, o forse è in giro, o forse...Invece uno dei ragazzi mi viene incontro: «Cico è sotto al portico, non si muove, ieri sera ha mangiato normalmente, ma adesso sembra star male». Corro, lo vedo nel suo riparo, lui scodinzola piano ma è felice di vedermi, anche se non riesce ad alzarsi; lo accarezzo e gli parlo, gli dico che vado a scaldare in casa,poi vengo a prenderlo. Attraverso la stradina, faccio pochi passi,poi mi giro per guardarlo: lui è dietro di me, si è trascinato nella neve per seguirmi, un mucchietto di pelo bianco nel bianco che ci circonda. Lo prendo in braccio, lo avvolgo in una copertina, poi il ragazzo si offre di accompagnarmi da un veterinario a Fidenza... Il suo cuore si è fermato che non eravamo nemmeno arrivati in fondo alla discesa, mentre lo tenevo stretto a me. Ho sempre pensato che mi avesse aspettato prima di morire, come per salutarmi e vedermi ancora una volta. Sono spuntate le viole nel punto dove l’abbiamo sepolto: adorava correre nei prati fioriti, gli sarebbero di certo piaciute. ROSSANA MARIA
 
ADN KRONOS
6 APRILE 2015
 
Pasqua in rosa, schiuse le prime uova di Fenicottero al Parco Natura Viva
 
E' stata un Pasqua in rosa quella del Parco Natura Viva di Bussolengo (VR) che ha festeggiato la nascita di due pulcini di Fenicottero Rosa (Foto) , i primi ad aver schiuso l’uovo, battendo sul tempo le altri trenta grandi uova bianche ancora in cova. In questi giorni, le due coppie di neogenitori ospitano a turno i propri piccoli sotto l’ala mentre le altre 30 coppie si preparano al lieto evento, alternandosi nella cova, ruotando con cura il proprio uovo più volte al giorno e difendendo l’alto nido di fango dalle mire di altri esemplari.
La stagione riproduttiva non è ancora terminata ma la colonia di 120 esemplari ospitata al Parco Natura Viva raggiungerà le 150 unità in breve tempo, dando sfoggio di una buffa alternanza di colori: il rosa e il bianco degli adulti sarà interrotto dal piumaggio grigio e dal becco rosa dei neonati che scenderanno dal nido solo dopo una settimana dalla schiusa.
Quella dei fenicotteri è un’organizzazione sociale volta a ottimizzare gli sforzi “educativi” degli adulti: a circa due settimane dalla nascita i piccoli vengono raccolti in un’area interamente dedicata a loro, controllata da alcuni adulti. Una sorta di "asilo" che in natura raggiunge fino ai 30.000 partecipanti.
I genitori riconoscono la propria prole grazie al richiamo di ciascuno e nei primi periodi li nutrono frequentemente e per breve tempo attraverso un rigurgito di “latte” tipico della specie. Il trascorrere del tempo ridurrà la frequenza del nutrimento e ne aumenterà la durata fino all’autonomia totale.
I Fenicotteri Rosa vivono in natura lungo le coste del Mediterraneo e nelle aree umide a sud-ovest dell’Asia. Anche su di loro, incombe il pericolo delle attività umane: il traffico aereo a bassa quota, i motoscafi e i fili della corrente che incidono sull’alta mortalità delle colonie, mentre l’inquinamento delle acque in cui trovano nutrimento li rende estremamente vulnerabili alle malattie, che nell’arco di poco tempo si diffondono a tutta la colonia. In particolar modo in Egitto, sia fenicotteri adulti che le loro uova vengono cacciati e venduti al mercato.
FOTO
 
REPUBBLICA.IT
6 APRILE 2015
 
Cibi pronti per fido e micio, trovati resti di animali non dichiarati sulle etichette
Dopo lo scandalo della carne di cavallo trovata negli hamburger, è la volta di scatolette e patè per animali domestici
 
di AGNESE FERRARA
 
ROMA - Dopo lo scandalo della carne di cavallo trovata negli hamburger venduti nei supermarket inglesi e irlandesi, risalente al 2013, è la volta delle scatolette e dei cibi umidi, paté gourmet e pappe dietetiche per cani e gatti. Residui di animali, tessuti e proteine differenti da quelli dichiarati sulle etichette sono stati trovati in 14 tipi di cibi umidi su 17 fra i più noti venduti nei supermarket inglesi dai ricercatori dell'università di Notthingam in uno studio pubblicato su Acta Veterinaria Scandinavica.La scoperta sta facendo indignare ancora una volta gli inglesi, proprietari di cani e gatti  "ma deve far riflettere tutti i cittadini europei e le industrie che producono cibi per animali affinché ci sia una maggiore trasparenza sulle etichette", dichiarano gli studiosi.I ricercatori hanno acquistato 17 prodotti fra i più popolari e li hanno sottoposti all'analisi del Dna. Ben 14 contenevano residui di Dna bovini, di maiale e di pollo in proporzioni variabili non elencati sulle etichette. Su sette cibi etichettati con la dicitura 'con manzo' solo due contenevano più Dna di carne bovina che di maiale e pollo, gli altri contenevano soprattutto maiale. In sei prodotti 'al pollo' la percentuale di Dna di pollo contenuta è risultata variare dall'1 al 100 % e in due prodotti quella di carne di maiale e manzo superava quella di derivazione ovina. Sulle etichette nessuna informazione in merito."Il problema deve interessare tutti i consumatori dell'Unione perché la legge europea non impone la tracciabilità completa dei cibi per animali e sull'etichettatura lascia margini decisionali. Non si tratta solo di mancanza di trasparenza per chi sceglie i cibi pronti per i propri animali, diviene particolarmente importante se si possiedono animali con allergie alimentari", precisano gli autori dello studio. "Esistono delle linee guida e dei codici di buona pratica intrapresi in modo volontario dalla Federazione delle industrie europee dei cibi per gli animali domestici (Fediaf) ma, alla luce della nostra ricerca, non tutte le seguono. Ci vuole più chiarezza perché i consumatori possano fare scelte informate".
 
LA ZAMPA.IT
6 APRILE 2015
 
Rapita e venduta, cucciola ritrova la madre elefante
 
Questo video testimonia l’incontro fra Me-Bai e Mae Yum, figlia e madre rimaste separate per tre anni. La gioia della madre elefantessa per aver ritrovato la sua cucciola lascia senza parole. La piccola era stata rapita nel 2011 e venduta a un’organizzazione che l’avrebbe usata per trasportare i turisti in Thailandia. Lo stress e i traumi di questo lavoro l’hanno resa troppo debole per continuare, così è stata liberata e mandata all’Elephant Nature Park. Il resto, l’incontro con la madre, non necessita di ulteriori spiegazioni: parlano le emozioni.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
6 APRILE 2015
 
Cairo, liberano un gatto rimasto intrappolato per cinque anni dietro un muro della stazione
Ogni giorno un anziano lo ha nutrito e dissetato sin quando c’è stato il permesso di rimuovere la parete e farlo uscire
 
Fulvio Cerutti
 
Cinque lunghi anni imprigionato dietro a una parete. Praticamente sarebbe stata la sua tomba se qualcuno non si fosse accorto di lui e non avesse fatto di tutto per liberarlo. È la storia del gatto Biso che è finito, chissà come, in una intercapedine della stazione della metropolitana del Cairo. A salvarlo è stato un anziano signore noto come Zio Abdo che avendone notato la sua presenza e ha iniziato ad andare ogni giorno presso quel muro per dargli un po’ di cibo e acqua.
La storia poco per volta ha iniziato a diffondersi, sino ad arrivare sui social media. Nel marzo scorso un turista aveva anche scattato una fotografia della coda del gatto spuntare da dietro il muro e l’aveva postata sulla pagina Facebook del “Help and rescue homeless animals”. Le segnalazioni e le foto si sono moltiplicate, ma serviva un permesso per poter praticare un foro nella parete o spostarla. «Quando abbia rimosso la parete è venuto fuori un odore disgustoso dall’intercapedine larga appena 15 centimetri per 4 di altezza. Era come una tomba. C’erano vermi neri lungo tutto i 4 metri, proprio dove zio Abdo infilava il cibo per il gatto» ha raccontato Mounira Shehata al Cairo Post, un’attivista per i diritti degli animali che ha partecipato al salvataggio. Il momento della liberazione del gatto è stato un momento molto commovente per Zio Abdo che per cinque anni si è preso cura di Biso, anche quando, nel 2011, la città egiziana era interessata dalle rivolte popolari. Appena rimosse le pareti il gatto è scappato via, libero e senza voltarsi indietro verso quella tomba che poteva essergli fatale. 
FOTO
VIDEO
 
GEA PRESS
6 APRILE 2015
 
Lupo iberico – Aumentano le quote di caccia. Secondo gli ecologisti nessuno sa quanti ne vengono uccisi
 
Aumentano, in  Spagna, le proteste per le nuove licenze di caccia al lupo iberico.
Portato quasi all’estinzione nel corso della dittatura franchista, il lupo iberico è rimasto relegato nel nord ovest del paese ed in limitate aree dell’Andalusia e del nord del Portogallo.
Nessuno conosce il dato esatto della consistenza della popolazione selvatica che potrebbe aggirarsi intorno ai 2000 animali. Di certo i circa 200 per il quali sarebbe stato autorizzato l’abbattimento, appaiono decisamente troppi. Il tutto, viene poi deciso dalle Regioni Autonome e ad essere additate dagli ecologisti, sono in modo particolare  la Galizia e le Asturie.
Secondo gli ecologisti spagnoli, i dati diffusi sulle morti degli animali non sarebbero poi attendibili, mentre rimane esclusa da ogni conteggio l’incidenza del bracconaggio che, secondo alcune fonti, potrebbe considerare il 70% del totale dei lupi abbattuti.
Purtroppo, a livello governativo, le cose non sembrano andare per il verso giusto ed il Ministro dell’Ambiente, a livello Europeo, appoggia la causa degli allevatori che però, a detta degli ecologisti, non sarebbe supportata riscontri oggettivi.
In Spagna vi era probabilmente una sottospecie meridionale, più piccola e dal manto rossicio, ormai estinta. Il predatore è però ricomparso nella Catalogna, anche se la sottospecie di appartenza non è quella iberica, ma italica.
 
GEAPRESS
6 APRILE 2015
 
Al-Shabaab e il commercio dell’avorio. Una inchiesta del 2012 spiegava come i terroristi agivano in Kenya
Nelle terre di "Nata Libera" la contro "epopea" dei criminali somali

 
Gli attentati che hanno sconvolto il Kenya, provocando la morte di 148 persone, potrebbero avere una vecchia radice ben intrecciata con il traffico di avorio.
Una lunga storia, quella dei banditi somali che, a partire dal 2006, data alla quale si riconduce la fondazione di al-Shabaab, sono probabilmente confluiti nel gruppo terrorista.
Nel  luglio 2010, invece, nel corso della finale del campionato del mondo di calcio che si è svolto in Sudafrica, al Shabaab  ottiene il palcoscenico internazionale.  In Uganda, a Kampala, vennero uccise 76 persone mentre erano intente  a guardare la finale di calcio.  Fu questa la  vendetta per l’appoggio del governo ugandese a quello di transizione della Somalia, sostenuto dall’Onu.
In tal maniera, ricorda una indagine dell’ONG Elephant Action League conclusa nel 2012, al-Shabaab si presentò sul palcoscenico mondiale, risultando chiari gli stretti legami ormai ottenuti con al-Qaeda.
Da allora venne rafforzata la pressione dei paesi africani sulla Somalia, ma ben poco è stato evidenziato sulle fonti di sostentamento locali del gruppo terrorista.
Elephant Action League, suppone che il traffico di avorio contribuisca fino ad oltre il 40% .
Non è da escludere che al-Shabaab ha nel tempo inglobato gruppi  dediti al bracconaggio oltre confine. Elefanti e rinoceronti sono stati, fin dagli anni 70, le principali vittime in Kenya dei cacciatori di frodo somali. Chi non ricorda il film  “Nata Libera” e la nota serie di telefilm della leonessa Elsa? Erano ispirati ad una storia vera, che aveva visto protagonisti George Adamson e la moglie Joy. A loro si deve la riabilitazione di alcuni leoni provenienti da zoo europei. George Adamson, in particolare, descrisse quel periodo nel libro “La mia vita con i leoni”. Venne assassinato il 20 agosto 1989 nel Kora National Park, proprio da banditi somali. Nel 2007  fu  la volta di tre Rangers uccisi sempre per mano dei banditi somali nei pressi del fiume Tana, nel Tsavo National Park.  Nel 2006, poi, la probabile orgine di al-Shabaab in Somalia, che fa seguito alla sconfitta dell’Unione delle Corti Islamiche nella guerra contro il Governo Federale di Transizione appoggiato dall’Etiopia. Una costola delle Corti con riferimenti religiosi diversi da quelli nazionali (e per questo probabilmente divisa al suo interno), che ha preso il sopravvento in ampie aree della Somalia. Solo aiuti di paesi compiacenti o anche forme di finanziamento locali? In molti, per quest’ultima ipotesi, hanno fatto riferimento ai pirati somali, quasi nessuno, però, alle zanne degli elefanti del Kenya.
Purtroppo le incursioni dei bracconieri sono continuate nel tempo e la preda principale, sostiene Elephant Action League, è sempre l’elefante e il suo prezioso avorio. Armati di fucili mitragliatori AK-47, ovvero i più famosi Kalashnikov, i banditi somali hanno collezionato le storie più cruente del bracconaggio africano. Si tratta, sostengono i protezionisti, di ex soldati disposti a tutto pur di guadarsi da vivere.
Elephant Action League, descrisse un intero episodio di bracconaggio riuscendo a documentare le “teste” del bracconaggio, comodamente sedute in un ristorante di Nairobi. Nel campo, l’elefantessa matriarca ormai mortalmente ferita, subiva la rescissione delle zanne sotto gli occhi di tre elefantini. “Fratello abbiamo una quarantina di chili di merce da consegnare“. Questo il messaggio arrivato ai somali ben vestiti che attendevano nel ristorante. Da li parte un’altra chiamata, questa volta diretta in Somalia. Secondo i protezionisti si trattava proprio di un posto controllato da al-Shabaab. E’ li che viene annotato il quatitativo e la data per il ritiro. Il  mercato dell’avorio sarà probabilmente quello dell’estremo oriente.
Negli ultimi venti anni, il Kenya ha dichiarato la sua guerra ai commercianti di corno di rinoceronte e di avorio. A questo si deve, nel 1989, la fondazione del Kenya Wildlife Service, lo speciale corpo di polizia impegnato nella salvaguardia della fauna nazionale. Paradossalmente potrebbe essere stato proprio l’intensificarsi delle azioni repressive a favorire l’attività dei banditi somali che godono, dopo il disfacimento dello Stato nazionale, del pieno controllo di alcuni approdi del loro paese.
Al Shabaab ha subito approfittato della facile e veloce fonte di sostentamento.
Secondo l’indagine di Elephant Action League, a disposizione dei bracconieri vi sarebbe una intricata rete costituita da broker e informatori. In Somalia, invece, il legame tra i commercianti e al-Shaabab. I protezionisti, nel corso dell’indagine sotto copertura, avevano incontrato i bracconieri in un albergo di Nairobi. Dalla Somalia, però, arrivava il contatto che aveva condotto ai cacciatori di frodo particolarmente attivi nella zona attorno a Isiolo, nel Kenya orientale. Un’altra area molto nota ai leoni di George e Joy Adamson.
Nel corso di un’altra telefonata alla quale hanno assistito i protezionisti, si sente parlare un mediatore di particolare rilievo. Deve essere un asiatico o un arabo probabilmente di un paese del Golfo. Dall’altro capo c’è il mediatore dal Kenya, che è però di origine somala. Una tonnellata di avorio; si deve fissare il prezzo. Il successivo passo sarà con i mediatori locali. Con loro si fisserà la data della consegna. La spedizione è a questo punto pronta a partire.
Secondo Elephant Action League, gli agenti di al-Shabaab pagano meglio di altri. Il loro potere si estende sulla Somalia meridionale e centrale. Si tratta di territori ricadenti nell’ex area fiduciaria italiana post bellica. Il nostro paese, storicamente, ha non poche responsabilità sul destino di quella parte del corno d’Africa.Sembra che un punto di transito importante dell’avorio contrabbandato, sia il villaggio di Liboi, in Kenya. Le zanne intercettate  dai protezionisti erano state occultate all’interno di  casse contenenti carbone. Giunte in Somalia sono state caricate nei  sambuchi, ossia barche a vela tipiche della zona, ma anche dell’India e dei paesi arabi. In tal maniera raggiungeranno le navi in attesa in mare aperto. La tratta coinvolgerebbe mediatori arabi in grado di fare confluire più spedizioni lungo la stessa rotta. Nell’indagine dei protezionisti viene rilevata la presenza di cinesi, iraniani e coreani.
Al Shabaab, paga puntualmente e in maniera profumata i suoi soldati. Cibo, acqua, khat (una locale droga conosciuta con il nome di Mirrar) e armi sono fornite dall’esercito criminale. Secondo fonti interne all’organizzazione, il quantitativo di avorio contrabbandato oscillerebbe da una a tre tonnellate mensili. Il Kenya, ha però non pochi problemi anche con gli altri Stati confinanti. I proventi si aggirano tra i 200.000 e i 600.000 dollari. Gli stipendi per i circa 5000 armati (oggi si crede siano ancora di più) di al-Shabaab arrivano fino a 1,5 milioni di dollari. Dunque la dipendenza dall’avorio è quantomeno fondamentale.
L’avorio, sostiene Elephant Action League, è l’oro bianco della jihad africana. Sfugge alle contro misure finanziarie, ivi compreso il blocco di conti esteri sospetti. Soldi contanti, che vengono immediatamente investiti nel pagamento di banditi organizzati come veri e propri eserciti. Un problema che riguarda altri paesi africani. Percorrendo a sud la Rift Valley, le milizie cambiano credo e spesso diventano cristiane. Anche loro hanno sulla coscienza numerosi Rangers uccisi.
In Kenya, nel Parco Nazionale di Kora, riposano le spoglie di George Adamson. Accanto a lui, quelle del fratello e di due leoni. Si dice che suo grande desiderio sarebbe stato quello di essere seppellito accanto a Christian, uno dei suoi leoni preferiti. Nel 1969, quando aveva un anno di vita, il grande felino era stato acquistato nel reparto animali esotici del grande magazzino londinese Harrods. Nello stesso anno, in Somalia, prendeva il potere Siad Barre, amico dell’Italia. Adamson, continuava  la sua attività in favore dei leoni e della natura africana. Riuscì a riabilitare Christian ed altri leoni, alla vita selvatica. Tanto bene era riuscito nel suo intento, che il leone dei magazzini londinesi si era poi diretto oltre il fiume Tana. Non rivedrà mai più George Adamson, ucciso dai banditi somali nel 1989. Di lì a poco la vicina Somalia si disgregava in lotte tribali, falliva la missione dell’ONU e si consumava il dramma di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. All’inizio del nuovo millennio, un effimero accordo di pace e l’avanzata delle Corti Islamiche, i bombardamenti americani nel sud del paese e l’intervento dell’Uganda e dell’Etiopia. Un paese che ha conosciuto guerra e siccità, ex pescatori diventati pirati ed ex soldati che si sono andati ad agganciare al preziosissimo avorio contrabbandano dai cacciatori di frodo.  Chissà se il leone Christian, al di là del fiume Tana, è poi sopravvissuto ad un mondo che si è andato velocemente deteriorando.Pochi giorni addietro le molte decine di morti nel college. Una vendetta, per punire il Kenya a seguito dell’appoggio dato all’ONU impegnato in Somalia. Cosa riserverà ora il futuro? Quanto tempo ancora avranno a disposizione gli elefanti?L’inchiesta di Elephant Action League, che ha svelato gli intrecci tra i bracconieri e al Shabaab,  è stata condotta tra il 2011 e il 2012 ed è stata resa pubblica da Nir Kalron (Fondatore e Amministratore Delegato di Maisha Consulting) e Andrea Crosta (Direttore Esecutivo e  coofondatore di Elephant Action League).
 
GEA PRESS
6 APRILE 2015
 
India – Diminuiti dell’80% i leopardi indiani
 
I leopardi indiani, negli ultimi 100 anni, sarebbero diminuiti  dell’80%. A questo risultato è giunto un gruppo di ricercatori del Wildlife Institute of India, Wildlife Conservation Society e del National Centre for Biological Sciences.
In India manca una banca dati centralizzata sulla popolazione selvatica dei leopardi, ma dagli studi condotti, sarebbe emerso come il felino sia sostanzialmente stretto dalla morsa di due principali problemi. Il primo è rappresentato dalla maggiore protezione che si è voluta dare alla Tigre. I bracconieri, che del grande felino utilizzano soprattutto le ossa da esportare in estremo oriente, si sono così maggiormente concentrati sul leopardo. I ricercatori hanno infatti censito ben 4000 casi di ritrovamento di parti di corpo ed ossa di leopardo nel periodo compreso tra il 1994 ed il 2013. Quelli di tigre, invece, ammontavano a non più di mille.Il secondo problema che grava pesantemente sulle popolazioni selvatiche di leopardo, è rappresentato dalla progressiva riduzione dell’habitat naturale. I casi di conflitto uomo-leopardo, non sono dovuti da un aumento della popolazione del felino, bensì allo sconfinamento degli insediamenti abitativi umani negli areali di caccia storici del leopardo. Quest’ultimo, potrebbe poi trovare meno dispendioso, procacciarsi le prede in ambiti urbani, come nel caso, di ratti e cani, ed aumentare così i casi di conflitto con l’uomo che si concludono spesso con la morte dell’animale.Dunque, mentre la consistenza delle popolazioni selvatiche della Tigre, è sembrata fornire timidi segnali di miglioramento, così non si può dire del leopardo. Anzi, il decremento dell’80% fa presupporre ad un vero e proprio crollo.
 
GREEN STYLE
6 APRILE 2015
 
La socializzazione del cane anziano
 
L’appartenenza a un branco, anche solo il nucleo familiare, impone al cane le regole della socializzazione sin dalla più tenera età. Ruoli, rispetto e gerarchia sono subito immagazzinate dal cucciolo che impara a interagire velocemente con i suoi simili. L’ingresso in una famiglia, il branco umano, introduce un nuovo genere di interazioni e feedback: dalla comprensione degli spazi, all’assimilazione di orari e luoghi dove espletare i bisogni, questi anche all’interno della casa tramite la lettiera. L’età del cucciolo tra le 4 e le 12 settimane risulta essere il momento più importante per la comprensione legata alla socializzazione, percorso che avanza e cresce in sincrono con l’animale.
Ma l’adozione spesso può interessare anche cani non più giovanissimi e magari non completamente socializzati, perché vittime di abbandono e maltrattamenti. Esistono alcuni segnali precisi che possono indicare una scarsa integrazione: ad esempio l’animale si allontana se il padrone si avvicina oppure mostra un atteggiamento spaventato o aggressivo. Ma anche un comportamento nervoso e ansioso durante le passeggiate, a fronte di rumori, luoghi e suoni nuovi e per lui estranei. Fino a risultare particolarmente ostile o timoroso nei confronti di altri simili o umani estranei. Ma con un percorso di recupero e affiancamento l’animale potrà riprendere a socializzare e interagire correttamente.
Socializzazione del cane anziano, regole e trucchi
Per aiutare Fido nel percorso di apprendimento è bene condurlo presso un’area sgambo o parco con la presenza di altri cani, senza entrare direttamente nello spazio. Durante l’osservazione esterna degli animali, a ogni avvicinamento, risulterà utile fornire un croccantino al cane anziano così da associare la nuova presenza con un premio. Nel caso l’animale mostrasse tensione o rancore non riprendetelo con rabbia: allontanatevi lentamente con calma fino a quando non si sarà rasserenato. Se dovesse comparire un animale durante una passeggiata distraete Fido con un gioco o una crocchetta.
La socializzazione dovrà avvenire anche all’interno dell’ambito domestico cioè l’animale dovrà conoscere gradualmente e positivamente tutti i membri della famiglia. Meglio un approccio sereno, pacifico senza ansia. Consigliabile aggiungere nuove conoscenze in modo graduale, in particolare gli estranei, che andranno presentati di settimana in settimana con relativo premio commestibile e lode. Magari con il supporto di un educatore nei casi più complicati, che possa introdurlo alle regole e alla convivenza con simili e umani.
Per non accentuare l’ansia dell’animale, a fronte di una situazione stressante o relativamente spaventosa, è bene ignorare lo stesso o attirare l’attenzione preparando una prelibatezza In questo caso il cane potrà abbandonare il rifugio dove si era nascosto, associando alla situazione la positività del premio.
Infine per garantire la giusta metodologia legata alla socializzazione del cane risulterà fondamentale affiancarlo in modo sereno, senza lasciarlo solo all’interno di un branco di cani – o persone – a lui sconosciuti. Controllando costantemente l’ambiente quindi gli input in arrivo, a fronte di un percorso di vita e un bagaglio personale sempre differente per ogni cane. E senza dimenticare come ogni quadrupede possieda un’indole e un carattere, oltre a preferenze personali, da tenere in considerazione durante la fase d’educazione alla socializzazione. Il cane è un essere senziente e, come tale, andrà considerato.
 
REPUBBLICA.IT
7 APRILE 2015
 
Rapiscono gatta della vicina per sfamare i loro pitbull
Corcolle (RM), il felino ucciso da quattro cani. Donna denuncia agli agenti: "Un orrore". "E i proprietari di quegli animali ridevano"
 
di LORENZO D'ALBERGO
 
"La stavano sbranando. Quando ho iniziato a urlare, l'hanno presa per la coda e tirata nel mio giardino. Ha continuato a respirare per pochi secondi... poi è morta". Sono passate meno di 24 ore da quando Natasha Spiotta ha assistito alla raccapricciante esecuzione della Emma, una gattina di 8 anni, nel cortile della sua villetta di via Acquacanina, a Corcolle. Una fine truce quanto assurda. Come raccontato dalla donna agli agenti intervenuti la sera di Pasqua, a dilaniarla morso dopo morso e ucciderla sarebbero stati i quattro pitbull dei suoi vicini, due coppie di romeni. Peggio: la gatta sarebbe stata data letteralmente in pasto ai cani dagli stessi proprietari.Un'ipotesi che, se confermata dagli agenti del commissariato Casilino, supererebbe ogni più macabra fantasia. "Domani (oggi, ndr) andrò a formalizzare la denuncia  -  spiega Natasha, cercando di trattenere le lacrime  -  prima, però, passerò dal veterinario. Serve un pezzo di carta che certifichi che quei buchi sono stati causati dai morsi dei cani. L'ultima volta che ho visto la mia Emma? Pochi minuti prima di quell'orrore". Sono le 18 di domenica e la gattina non si trova più. Poi, l'attenzione della padrona viene catturata da una serie di lamenti e miagolii disperati. "Ho capito che era in casa dei miei vicini  -  racconta ancora la padrona - che l'avevano preso. Sentivo tirare di tutto, sentivo le loro risate mentre se la prendevano con una gatta zoppa, cieca e incinta. Ho chiamato la polizia, mi sono affacciata e ho urlato di smetterla subito. A quel punto un uomo è uscito tenendo Emma per la coda. "Questo è il tuo?", mi ha chiesto. Prima ha lanciato Emma ai cani e poi me l'ha gettata in giardino".Una volta sul posto, gli agenti delle volanti hanno identificato Natasha e i vicini che prima dell'arrivo delle forze dell'ordine avrebbero anche insultato e ricoperto di sputi la proprietaria di Emma e insultato a ripetizione anche la madre intervenuta per cercare di sedare la lite. "Quello che lanciato il gatto abita con gli altri soltanto da una settimana  -  continua la proprietaria di Emma - e non aveva neanche un documento d'identità. Hanno raccontato ai poliziotti che la gatta era entrata dentro e che aveva distrutto il loro appartamento. Ma quando mai, quel gatto non si muoveva mai dal mio giardino. Con questa scusa l'hanno presa e data in pasto ai loro cani. Stiamo parlando di gente che ha minacciato di ucciderci. Ci hanno urlato di tutto, di volerci sgozzare".Le lacrime questa volta prendono il sopravvento: "Io qui ho un mutuo fino a quando avrò 70 anni e una figlia di 15 anni che va a scuola da sola. Come faccio a vivere tranquilla? Dopo la Pasqua che ho passato, ho anche iniziato a pensare che tutti i gatti che ho perso da quando sono qui, dal 2006, non siano un caso. Li raccolgo dalla strada, curo quelli feriti. Solo due giorni fa ho speso 300 euro per salvarne uno investito da un'auto. La beffa? Ho sentito uno di quelli che diceva ai poliziotti "non è il primo che trovo" e che la gatta in mezzo ai cani ci era andata da sola. Non è vero e non finisce qui".Ma i vicini di casa ribadiscono la versione che hanno raccontato
alla polizia. E tramite il loro legale, l'avvocato Andrea Quintigliani, ci tengono a precisare che i loro cani sono di razza Amstaff e annuncia "iniziative legali contro chiunque abbi diffuso sui social network indirizzi, foto e nomi dei suoi assistiti e rivolto offese e minacce nelle ultime ore". Secondo l'avvocato, la proprietaria del gatto "ha messo in moto una sorta di linciaggio mediatico prendendo spunto da una sfortunata coincidenza".
 
FAN PAGE
7 APRILE 2015
 
Rapiscono gatta della vicina e la danno in pasto ai loro cani
Le avrebbero rapito la gatta di otto anni per darla in pasto ai loro cani, quattro pitbull. La vicenda, avvenuta la sera di Pasqua, è stata denunciata da una residente in un villino a Corcolle (RM). Gli autori del gesto sarebbero i vicini della signora.
 
Le avrebbero rapito la gatta di otto anni per darla in pasto ai loro cani, quattro pitbull. Gli autori del gesto, secondo quanto raccontato al quotidiano la Repubblica da Natasha Spiotta, sarebbero proprio i suoi vicini di casa, che la sera di Pasqua avrebbero prelevato la gatta Emma, dalla villetta di via Acquacanina a Corcolle dove la donna abita, per farla sbranare dai loro "La stavano sbranando. Quando ho iniziato a urlare, l'hanno presa per la coda e tirata nel mio giardino. Ha continuato a respirare per pochi secondi… poi è morta". Racconta al quotidiano la donna che, verso le 18.00 della scorsa domenica, mentre cercava la gatta ha sentito i miagolii provenire dalla casa dei vicini. A quel punto ha cominciato a protestare con veemenza per riavere indietro il proprio animale, ricevendo in cambio solo insulti e alla fine quel gesto gratuitamente crudele: il vicino lancia davanti ai suoi occhi il felino nel suo giardino dove i cani lo sbranano. Sul posto gli agenti del commissariato Casilino che hanno identificato Natasha e i vicini, raccogliendo una prima testimonianza della donna che oggi si recherà in commissariato per presentare una formale denuncia.
"Hanno raccontato ai poliziotti che la gatta era entrata dentro e che aveva distrutto il loro appartamento - spiega la donna al quotidiano - Ma quando mai, quel gatto non si muoveva mai dal mio giardino. Con questa scusa l'hanno presa e data in pasto ai loro cani. Stiamo parlando di gente che ha minacciato di ucciderci. Ci hanno urlato di tutto, di volerci sgozzare". Ora starà agli agenti stabilire cosa è successo e se la gatta sia stata veramente data in pasto ai cani in maniera volontaria.
 
FUORI DAL COMUNE
7 APRILE 2015
 
PIOLTELLO (MI)
AVVELENAMENTO CANI: RISCHIO PER GLI ANIMALI E PER L’UOMO. LA GIUNTA INTERVIENE SUBITO
 
Alcuni casi di avvelenamento di cani avvenute in parchi e aree della città a loro destinate, hanno allarmato cittadini e Amministrazione.La Giunta ha subito cercato la soluzione al problema, informando i cittadini e provvedendo a rendere sicure le aree verdi. “Abbiamo predisposto le bonifiche necessarie nei giardini di via Milano, via Wagner e via Palermo, per la presenza di lumachicidi e topicidi che hanno causato la morte di alcuni cani”, ha spiegato il Sindaco di Pioltello Cristina Carrer.Saranno affissi oltretutto dei cartelli di segnalazione in modo da informare correttamente i fruitori dei parchi, ricordando che avvelenare un animale è un reato a tutti gli effetti ed inoltre la legge proibisce e punisce lo spargimento di sostanze velenose con ammende e in alcuni casi la reclusione.Il pericolo non riguarda però solo gli amici a quattro zampe: “La presenza di veleni e sostanze tossiche sul territorio, in particolare sotto forma di esche o bocconi, rappresenta un serio rischio sia per i nostri amici animali che per la popolazione umana -ha continuato il Primo Cittadino- in particolare per i bambini, sia direttamente che indirettamente attraverso la contaminazione ambientale.”Saranno quindi migliorati i controlli e per questo si chiede anche l’aiuto dei cittadini, perché segnalino comportamenti anomali o la presenza di sostanze sospette alle Autorità di Polizia locale.
 
SALERNO NOTIZIE
7 APRILE 2015
 
Continua la silenziosa strage di animali nel Cilento, denuncia LAV
 
Dopo il lupo, il cinghiale, i bufalotti, ora è strage di cavalli. Su facebook i residenti di Monte San Giacomo continuano a denunciare macabri ritrovamenti. Sembrerebbero essere 3 cavalli di cui una cavalla incinta, le vittime accertate fino ad ora, più uno stallone ferito presumibilmente con un colpo di arma da fuoco che continua a vagare zoppo e sanguinante .
“Recentemente avevamo messo in premio una ricompensa di mille euro per chi avesse fornito informazioni utili alla condanna dei colpevoli di tali azioni” asserisce la LAV Onlus “le segnalazioni sono arrivate e continuano ad arrivare; ci hanno detto più o meno quali piste seguire, ma per ora non siamo riusciti a stringere la cerchia fino ad ottenere un unico nome su cui far indagare gli inquirenti”“E purtroppo la situazione peggiora con l’aumentare del numero delle vittime. In questo caso specifico, i cavalli vaganti, che sembrerebbero essere padronali, infastidirebbero i proprietari terrieri che si vedono distrutte le proprie coltivazioni, e così a dir loro, costretti a gesti estremi. ”“Si legge su alcune testate online  che il Sindaco della piccola comunità cilentana, abbia escluso che a privare della vita gli animali sia stata la mano dell’uomo e che ciò sia stato accertato dai veterinari dell’asl intervenuti. Diverso il parere di alcuni residenti indignati che ci hanno inviato le foto dei corpi dei poveri animali con visibili fori sul cranio , che a prima vista potrebbero sembrare i  fori di entrata di proiettile. Purtroppo, l’anagrafe degli equidi, istituita con la legge n. 200 del 1 agosto 2003 e successivi Decreti Ministeriali,  non è applicata pienamente e in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale. Ciò, unito alla scarsa vigilanza, fa sì che si verifichino anche casi di randagismo equino, e spesso le istituzioni non sanno affrontare la questione.Da qui, il nostro appello affinché siano rafforzati i controlli per prevenire quanto più possibile situazioni che possono recare nocumento agli animali e favorire queste situazioni da far west. Nessuno ha diritto di farsi “giustizia” da sé, questi reati devono essere perseguiti con forza e condannati da tutta la popolazione civile. Diamo piena disponibilità quindi a collaborare con le autorità e l’amministrazione comunale al fine di assicurare i colpevoli alla giustizia e restituire la serenità che meritano a questi timidi animali”.
 
NEL CUORE.ORG
7 APRILE 2015
 
TRENTO, FALSA VENDITA DI CUCCIOLI SUL WEB: DENUNCIATO TRENTENNE
Il cesenate aveva incassato 950 euro da un ventenne
 
Denunciato per truffa dai carabinieri di Ledro, in provincia di Trento, un trentenne di Cesena. I militari hanno scoperto che il giovane, sfruttando il periodo delle festività pasquali, aveva pubblicato su un sito e-commerce di prodotti per animali false inserzioni per la vendita di cuccioli di cani di razza e non, incassando direttamente sul proprio conto corrente le somme pattuite. Un ventenne di Ledro, vittima della truffa, ha fatto scattare le indagini, dopo aver versato 950 euro per l'acquisto di un cucciolo di akita-inu, di fatto mai arrivato a casa sua. Il conto corrente del falso venditore è stato posto sotto sequestro cautelativo da parte dei carabinieri per evitare che altri amanti degli animali potessero cadere nella trappola.
 
LA PROVINCIA DI COMO
7 APRILE 2015

Rapito un cagnolino a Figino
Appello disperato del padrone

Il piccolo Alvin è stato portato via dal giardino dove era stato lasciato un attimo. Si sospetta di un ambulante
Portato via dalla sua casa e ora finito chissà dove. Ma il proprietario del piccolo Alvin, cucciolo di cinque mesi, non si arrende, «perché smettere di cercarlo significherebbe abbandonarlo. E io non abbandono un amico».
Un vero e proprio rapimento quello che racconta il ragazzo, e che ha visto protagonista il suo cane, uno scricciolino di taglia medio/piccola, il pelo marrone chiaro con macchie nere. «Venerdì – spiega – attorno a mezzogiorno sono andato a prendere mia sorella al lavoro a Cantù. Ho lasciato scendere il cane il giardino, dove è rimasto per il tempo necessario, poche decine di minuti. Quando sono tornato l’ho cercato ovunque, ma non c’era più traccia di lui».
Impossibile, secondo il giovane, che il cane possa essere scappato. Nessuno dei vicini ha visto nulla, e le ricerche per le strade del paese non danno esito. Finché non arriva la telefonata di un’amica, che assicura di avere visto il cane a Cantù: «Mi ha chiamato dicendomi che era andata a pranzo in una pizzeria e che all’esterno c’era un venditore ambulante che ha cercato di regalarle un cucciolo, dicendo che l’aveva avuto poco prima. Lei e la sua bambina hanno subito riconosciuto Alvin, ma quando hanno detto di essere di Figino l’uomo ha risposto che non glielo poteva dare e l’ha messo sul camion».
Il ragazzo si è precipitato sul posto, ma non c’era nessuna traccia né dell’uomo né del cucciolo. E ora lo cerca senza darsi pace: «Me l’hanno regalato per il mio compleanno e non posso darmi per vinto». Chiunque potesse fornire informazioni può contattare il numero 334. 531. 68 24.
 
CORRIERE DELLE ALPI
7 APRILE 2015
 
Vola nel dirupo sul Cordevole un cane salvato dai pompieri
Era sfuggito alla custodia del padrone per lanciarsi all’inseguimento di una gallina, ma quando quest’ultima ha improvvisamente svoltato nel tentativo di darsi alla fuga lui, nello slancio, è caduto nel vuoto.
 
AGORDO (BL). Era sfuggito alla custodia del padrone per lanciarsi all’inseguimento di una gallina, ma quando quest’ultima ha improvvisamente svoltato nel tentativo di darsi alla fuga lui, nello slancio, è andato dritto, scivolando per una decina di metri nel dirupo sotto il ponte alto, rischiando di finire nel sottostante torrente Cordevole.
Salvo per miracolo un cagnolino di medie dimensioni che ieri pomeriggio è scivolato per una decina di metri lungo il ripido pendio di terra e roccia. Nonostante gli inviti del padrone, la bestiola non riusciva più a risalire e non essendoci la possibilità di recuperarlo l’uomo ha chiesto l’aiuto dei pompieri.
Vista la pericolosità dell’intervento, dal distaccamento di Agordo è stata inviata una squadra del Saf (Speleo alpino fluviale), con un vigile del fuoco che si è calato con le corde nel dirupo, recuperando il cagnolino, illeso.
 
NEL CUORE.ORG
7 APRILE 2015
 
MILANO, TENTA DI FAR MORIRE DI FAME COLONIA FELINA: 81ENNE INDAGATO
Danneggiamento e furto aggravato tra le accuse
 
Avrebbe tentato di far morire di fame una colonia di gatti che vive a Trezzano sul Naviglio, in provincia di Milano, e avrebbe fatto sparire la casetta di legno che conteneva le ciotole con viveri e acqua per la sopravvivenza dei felini e aver buttato via il cibo sparpagliandolo per terra. Per queste ragioni un ottantenne è stato denunciato da un'associazione animalista locale ed è ora indagato dalla Procura di Milano per maltrattamento di animali, furto aggravato e danneggiamento. La vicenda, per cui adesso - su delega del pm - la polizia locale del paese del milanese sta effettuando le indagini, è cominciata circa un anno fa, dopo che l'associazione ha ottenuto dal Comune sia la concessione per gestire la colonia felina, tre maschi e quattro femmine tutti sterilizzati, sia il via libera per utilizzare una piccola area con tanto di aiuole dove creare i "punti ristoro". Un'iniziativa che, però, non è andata giù a G.I., procuratore, come si è qualificato lui stesso, di un'azienda con la sede vicina alla zona dove la colonia felina si è insediata. L'uomo, 81 anni, rivendicando la proprietà dell'area, alla fine dello scorso giugno - così riporta la denuncia presentata il 25 gennaio di quest'anno - ha iniziato la sua "battaglia" nel tentativo di cacciare i gatti. Non solo ha chiesto via e-mail ad Animal's Emergency di non dare più loro da mangiare, ma ha anche minacciato la "distruzione" della colonia entro 48 ore. E questo nonostante l'associazione, come testimonia un carteggio con l'anziano, gli abbia segnalato che il suo comportamento nei confronti dei sette felini era un reato e che per qualsiasi azione contro i mici sarebbe stata sporta denuncia alle autorità competenti. Ma l'uomo, "non volendo sentire regione circa il rispetto della colonia felina", si legge nell'esposto, è passato anche dalle parole ai fatti: la rimozione dei "punti ristoro" - almeno sette volte da ottobre a gennaio scorsi - compresa una casetta in legno di 50 per 30 centimetri costruita da una volontaria e dentro la quale sistemare le ciotole con i viveri per consentire ai gatti di avere un luogo riparato dove trovare il cibo. Casetta ripetutamente sparita e ricostruita e risistemata dalla donna al suo posto. Quando poi si è scoperto che effettivamente l'area incriminata, al contrario di quel che si pensava, non era di proprietà del Comune di Trezzano sul Naviglio e quindi si è provveduto a trasferire il "punto ristoro" per i gatti a 20 metri di distanza, l'ottantunenne, invece di desistere, ha continuato la sua protesta: ha ancora portato via casetta e ciotole e buttato cibo e acqua anche davanti a testimoni "allibiti". Due mesi e mezzo fa è stato denunciato. E ora è stato aperto anche un fascicolo a suo carico.
 
CINQUE QUOTIDIANO
7 APRILE 2015
 
Roma, poliziotto salva un cane rimasto a testa in giù (IL VIDEO)
Le immagini dello straordinario intervento
 
Una storia di salvataggio e attenzione verso gli animali quella che giunge dalla Questura di Roma. Un poliziotto del commissariato Flaminio ha liberato un cane da una terribile trappola mettendolo in salvo.
IL SALVATAGGIO – Tutto inizia da un’indagine che li porta a Campagnano (RM) e mentre sono impegnati nel loro lavoro sentono il guaire disperato di un cane. Incuriositi e allarmati si mettono alla ricerca e trovano questo cane da caccia che, rimasto solo per la momentanea assenza dei padroni, non si sa perché decide di saltare la recinzione.
Il problema è che il filo spinato che è sopra la recinzione si attorciglia ad una zampa posteriore e lo tiene letteralmente appeso a testa in giù. Per fortuna la sua taglia lo aiuta e riesce almeno a poggiare le zampe anteriori a terra. Rimediate delle tronchesi, i poliziotti riescono a liberarlo e lo sfortunato/fortunato cane limita i danni ad un po’ di dolore. Poi viene affidato a dei vicini e rifocillato, ed in serata riconsegnato ai legittimi proprietari. In commissariato giunge la lettera del Presidente della locale Protezione animali che ringrazia i colleghi e il Questore informato della cosa decide di premiare i colleghi con una lettera di compiacimento!
Tutto è bene quel che finisce bene e ora vediamo come lo hanno liberato.
 
GEA PRESS
8 APRILE 2015
 
CAMPAGNANO DI ROMA (RM) – Cane da caccia a testa in giù (VIDEO). Il salvataggio dalla Polizia di Stato
 
Un intervento maturato in maniera casuale, ma che è stato subito affrontato dai poliziotti del Commissariato Flaminio Nuovo di Roma.La Polizia di Stato era infatti intervenuta a Campagnano, alle porte di Roma, per svolgere alcune indagini delegate dall’Autorità Giudiziaria. Nei luoghi, però, veniva udito un forte latrato. I poliziotti si sono subito messi alla ricerca di quello che fin da subito sembrava essere il lamento di un cane in difficoltà, provenire da molto lontano.Il povero animale è stato così trovato a testa in giù impigliato in un recinzione. Un cane di media taglia, il quale, nel tentativo di scavalcare la recinzione di metallo di una villa, è rimasto appeso con la zampa posteriore incastrata nel filo spinato. La zona era in aperta campagna e per questo, in assenza dei padroni, il cane era rimasto senza aiuto.
I poliziotti, appena si sono resi conto del pericolo di vita nel quale riversava l’animale, sono subito intervenuti. Constatato il non breve tempo che sarebbe occorso per fare intervenire in loco i soccorsi, si è preferito reperire sul posto l’opportuna attrezzatura necessaria a  liberare il cane. La villa era peraltro disabitata ed ogni ulteriore perdita di tempo avrebbe potuto nuocere gravemente alla salute del cane.La Polizia di Stato ha così cercato aiuto nelle case vicine ed in tal maniera si sono procurate delle cesoie con le quali si è provveduto a tagliare una parte della recinzione. Il cagnolino è stato a questo punto liberato. I poliziotti hanno poi provveduto a rifocillarlo e solo dopo avere constatato che non correva più alcun tipo di pericolo, hanno ripreso i loro accertamenti.Il cane, ormai tranquillizzato, si è accovacciato davanti al cancello della villa, ha atteso l’arrivo dei proprietari.
ACCEDI AL VIDEO SALVATAGGIO
 
GEA PRESS
8 APRILE 2015
 
Parco Nazionale d’Abruzzo – Volpi uccise dal veleno. Nel loro stomaco l’insetticida utilizzato
 
Si tratterebbe dell’ALDICARB, appartenente al gruppo dei carbammati. Questa, secondo il Parco Nazionale d’Abruzzo, la sostanza che avrebbe procurato la morte delle prime cinque volpi rinvenute nei pressi del Villavallelonga. Ancora da accertare, invece, la sostanza che ha ucciso altri 10 animali.Ai risultati, resi noti dal Parco Nazionale, è giunto l’Istituto Zooprofilattico al quale erano state affidate le carcasse del maxi avvelenamento dei giorni scorsi.La sostanza sarebbe stata rinvenuta  nel contenuto gastrico delle volpi, miscelata a carne. Il Parco Nazionale precisa che trattasi di un potente insetticida largamente diffuso in agricoltura e anche per uso domestico. L’effetto, nel caso di ingestione, è un grave stato di contrazione spastica della muscolatura, fino al decesso che sopraggiunge, in funzione della dose assunta, nel giro di 4-6 ore.Il rinvenimento solo di volpi morte, in un raggio abbastanza limitato di territorio, senza coinvolgimento di altre specie, fa pensare allo spargimento di qualche esca in un solo punto, probabilmente attuata proprio per liberarsi delle volpi.
Le perlustrazioni, che hanno portato al rinvenimento delle carcasse degli animali morti, sono state effettuate a progressivo allargamento del raggio. Le perlustrazioni sono state attuate grazie all’impegno del personale della Sorveglianza del Parco e dagli Agenti del CTA/CFS, e sono continuate con l’impiego del nucleo cinofilo antiveleno del Corpo Forestale dello Stato, il cui intervento ha consentito di escludere, per il momento, l’interessamento di altri animali e altre porzioni di territorio allo sciagurato e delinquenziale spargimento di veleni.
 
QUOTIDIANO.NET
7 APRILE 2015
 
Corre per soccorrere il gatto: riconosciuto lo lo stato di necessità
Importante sentenza del giudice di pace di Pisa resa nota dall'Enpa: "Un piccolo passo avanti per tutelare gli animali in quanto esseri senzienti"
 
Un’importantissima sentenza pronunciata la settimana scorsa dal Giudice di Pace di Pisa, numero 249/2015, relativa allo stato di necessità che può essere invocato anche nel caso in cui un animale d’affezione si trovi in una situazione di pericolo imminente per la sua salute. "Grazie a tale sentenza possiamo infatti affermare che è stato fatto un piccolo passo in avanti verso una legislazione in grado di tutelare gli animali in quanto “esseri senzienti”, così come stabilito dalla normativa comunitaria", rileva l'Enpa che riporta la sostanza del pronunciamento.
In particolare, il Giudice di Pace di Pisa ha accolto il ricorso del proprietario di un gatto in grave pericolo di vita (e successivamente deceduto), multato per eccesso di velocità durante il trasporto dell’animale dal veterinario al fine di salvargli la vita. L’articolo 177 del Codice della Strada, che disciplina la circolazione degli autoveicoli e dei motoveicoli adibiti a servizi di polizia o antincendio e delle autoambulanze, prevede l’esistenza di mezzi di soccorso per il trasporto di animali in gravi condizioni di salute i quali però non erano presenti sul territorio in questione.
Per questo motivo l’uomo, nell’impugnare la sanzione, aveva invocato lo stato di necessità. Il Giudice gli ha così dato ragione annullando il verbale e ammettendo che: "E’ vero che lo stato di necessità così come ritenuto dalla legge e dalle correnti giurisprudenziali richiede che il soggetto in pericolo imminente sia una persona fisica, mentre nel caso di specie il fatto concerne un animale", ma anche, spingendosi oltre, che "la stessa legislazione penale ha visto in tempi recenti un inasprimento delle pene per i maltrattamenti di animali, manifestando quindi un'attenzione a considerare l'animale, soprattutto quello domestico, come qualcosa di più di una mera res, anche se certamente non può parlarsi dell'animale come di un soggetto portatore di diritti alla stregua dell'essere umano".
In relazione alla multa, il Giudice ha inoltre rilevato che nel caso di specie debba applicarsi il principio giurisprudenziale secondo cui: "In tema di sanzioni amministrative, non è sufficiente che siano accertati gli estremi oggettivi della violazione, ma occorre altresì, per l'affermazione di responsabilità, che la condotta sia almeno colposa, e la colpa è esclusa quando, secondo il disposto del secondo comma dell'art. 3 L. 689/81, la violazione è commessa per errore sul fatto non determinato da colpa dell'agente" (Cass. sez. III, 12.5.2000, n. 6111).
 Il ricorrente, a sostegno delle proprie richieste, aveva invocato diversi precedenti. Fra questi, la sentenza del Giudice di Pace di Chieti, del 26 maggio 2011, n. 369 (Giudice: De Tiberiis – D.L. c/ Prefettura di Chieti), ravvisante lo stato di necessità, e quindi la causa di esclusione della responsabilità, per il trasporto di animale in imminente pericolo di vita, e la n. 1/2012 con cui il Giudice di Pace di Offida aveva accolto il ricorso promosso da un medico veterinario, multato per eccesso di velocità mentre, contattato da una cliente, si recava tempestivamente presso la stessa, per prestare soccorso al suo cane in imminente pericolo di vita, e in condizioni così gravi da non poter essere in alcun modo trasportato.
In merito, il Giudice aveva rilevato come, in materia di stato di necessità e soccorso stradale, già l'art. 31 della Legge 120 del 29/07/2010, integrando il comma 1 dell'art. 177 del Codice della Strada, avesse demandato ad un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti l'individuazione sia delle condizioni per cui il trasporto di un animale in grave stato di salute possa essere considerato in stato di necessità, anche se effettuato da privati, sia la documentazione da esibire all'atto di controllo da parte delle autorità di polizia stradale, riconoscendo così, di fatto, il principio generale dello stato di necessità.
 
LA ZAMPA.IT
9 APRILE 2015
 
Pisa, corre dal veterinario per salvare il gatto: annullata la multa
L’automobilista era stato sanzionato per eccesso di velocità. Il giudice di pace l’annulla
 
Correre dal veterinario per cercare di salvare il proprio gatto può essere giustificato come stato di necessità. Così ha deciso, in una sentenza pronunciata a fine marzo scorso, un Giudice di Pace di Pisa che ha accolto il ricorso del proprietario di un gatto in grave pericolo di vita (e successivamente deceduto), multato per eccesso di velocità durante il trasporto dell’animale dal veterinario al fine di salvargli la vita. «Grazie a tale sentenza - afferma l’Enpa - possiamo infatti affermare che è stato fatto un piccolo passo in avanti verso una legislazione in grado di tutelare gli animali in quanto “esseri senzienti”, così come stabilito dalla normativa comunitaria».L’articolo 177 del Codice della Strada, che disciplina la circolazione degli autoveicoli e dei motoveicoli adibiti a servizi di polizia o antincendio e delle autoambulanze, prevede l’esistenza di mezzi di soccorso per il trasporto di animali in gravi condizioni di salute i quali però non erano presenti sul territorio in questione. Per questo motivo l’uomo, nell’impugnare la sanzione, aveva invocato lo stato di necessità. Il Giudice gli ha così dato ragione annullando il verbale e ammettendo che: “E’ vero che lo stato di necessità così come ritenuto dalla legge e dalle correnti giurisprudenziali richiede che il soggetto in pericolo imminente sia una persona fisica, mentre nel caso di specie il fatto concerne un animale”, ma anche, spingendosi oltre, che “la stessa legislazione penale ha visto in tempi recenti un inasprimento delle pene per i maltrattamenti di animali, manifestando quindi un’attenzione a considerare l’animale, soprattutto quello domestico, come qualcosa di più di una mera res, anche se certamente non può parlarsi dell’animale come di un soggetto portatore di diritti alla stregua dell’essere umano”. In relazione alla multa, il Giudice ha inoltre rilevato che nel caso di specie debba applicarsi il principio giurisprudenziale secondo cui: “In tema di sanzioni amministrative, non è sufficiente che siano accertati gli estremi oggettivi della violazione, ma occorre altresì, per l’affermazione di responsabilità, che la condotta sia almeno colposa, e la colpa è esclusa quando, secondo il disposto del secondo comma dell’art. 3 L. 689/81, la violazione è commessa per errore sul fatto non determinato da colpa dell’agente” (Cass. sez. III, 12.5.2000, n. 6111).
 
IVG
7 APRILE 2015
 
Animali selvatici, Enpa lancia l’appello: “Non toccate i piccoli di capriolo e daino”
 
Provincia. “Per favore non toccate i piccoli di capriolo (e daino, e gabbiano, e cornacchia, e lepre)”. E’ questo l’ appello lanciato dalla Protezione Animali savonese anche a nome della Provincia e degli ambiti territoriali di caccia di Savona.“Anche se sembrano soli – fanno sapere i volontari – non sono stati abbandonati e non bisogna toccarli e neppure avvicinarli se per caso se ne incontrano, perché la presenza dell’uomo rischia seriamente di compromettere le possibilità di sopravvivenza di questi giovani animali, la cui madre è sempre nelle vicinanze a brucare e torna da loro appena possibile. Per questo è molto importante allontanarsi immediatamente se si vedono nei prati piccoli di capriolo, daino, lepre e cornacchia; e gabbiano sulle spiagge)”.E’ alta la probabilità di incontrarli in questo periodo, perché è la stagione delle nascite di queste specie, diffuse in quasi tutte le aree boschive e rurali della provincia. I cuccioli sono difesi dai predatori dall’assenza di odori particolari in grado di attrarli e dal mimetismo del loro manto.Le madri, confidando su queste protezioni naturali dei piccoli, si allontanano temporaneamente da loro, lasciandoli in apparenza soli e indifesi, per alimentarsi, o in caso di pericolo come l’avvicinarsi dell’uomo; ed il loro svezzamento artificiale pone sempre anche una grossa incognita sul loro futuro: senza gli insegnamenti e gli anticorpi materni, sono spesso destinati ad una breve esistenza.Il prelievo non autorizzato di fauna selvatica è un illecito penale e quello di caprioli e daini (ma anche cinghiali ed altri animali) è sanzionato con un’ammenda sino a mille e 500 euro di competenza del tribunale.
 
NEL CUORE.ORG
7 APRILE 2015
 
TRENTINO, SUL BRENTA LA PRIMA CUCCIOLATA DI ORSI DI QUEST'ANNO
Forestali: viste orme sulla neve di uno o due orsetti
 
Accertata in Trentino la prima cucciolata di orso di quest'anno. I forestali hanno scoperto e seguito questa mattina le orme su neve di una femmina con uno o due cuccioli nelle montagne del Brenta meridionale. Aprile - sottolineano i tecnici - è tradizionalmente il mese in cui si hanno le prime segnalazioni relative a nuovi cuccioli, i quali nascono verso gennaio in tana e compiono i primissimi spostamenti con la madre proprio in questa stagione. Si tratta dunque della prima segnalazione relativa al 2015. Sono diverse le femmine che potrebbero essersi riprodotte lo scorso inverno e solo i mesi prossimi consentiranno di avere un'idea più precisa in proposito, fa sapere il Servizio foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento.
 
NEL CUORE.ORG
7 APRILE 2015
 
"ITALIA, ANTIBIOTICI NELLE CARNI RIDOTTI DEL 30% NEGLI ULTIMI 3 ANNI"
"Ma si deve fare di più", ha detto il ministro della Salute
 
L'attenzione al corretto consumo degli antibiotici, nelle persone e negli animali, in Italia "non è mai calata. Lavoriamo da tempo sul tema e mi fa sorridere che l'argomento guadagni la prima pagina quando l'allarme viene lanciato dall'estero. Ma ben venga, sono contenta che se ne parli". Lo ha detto il ministro per la Salute, Beatrice Lorenzin, alla presentazione della Giornata mondiale della salute dedicata alla sicurezza alimentare. "Negli ultimi tre anni abbiamo ridotto del 30% gli antibiotici nelle carni, ma dobbiamo fare ancora di più", ha detto Lorenzin spiegando che - seppure il tasso degli antibiotici dati agli animali non è basso - i farmaci presenti nella carne sono limitati perché si abbattono nel tempo. "Stiamo lavorando su tutti i fronti - ha aggiunto - stiamo parlando da un anno e mezzo sia della resistenza agli antibiotici in campo umano, sia animale. Abbiamo fatto un G8 a dicembre sul tema", che è stato al centro "del semestre europeo. La resistenza a questi farmaci è un problema vero che riguarda tutto il Pianeta e su cui siamo impegnati"
 
LA ZAMPA.IT
7 APRILE 2015
 
Sparano e abbandonano per strada una cagnolina, viene salvata e partorisce nove cuccioli
 
Una donna l’ha trovata ferita e, con l’aiuto dei poliziotti, l’ha portata dal veterinario
Sis corre felice nella sua nuova casa inseguita dai suoi nove cuccioli. Ma per meritarsi tutto questo, la Border Collie ha dovuto lottare e non poco. Tutto ha avuto inizio nel febbraio scorso quando la signora Beth Stenberg ha visto lungo la Interstate 15 (Idaho, Usa), tra le città di Fort Hall e Blackfoot, un cane che barcollava, spesso finendo per cadere nell’erba. La donna, che era sola alla guida della propria auto, ha chiamato la polizia di Stato dell’Idaho perché la aiutasse a portare Sis dal veterinario più vicino. Esaminando il cane, il dottor Jamie Rantala ha trovato frammenti di proiettile nella schiena e fra le spalle, ma non solo: il cane di due anni era anche in dolce attesa. «Data l’entità delle sue ferite, non ha mai cercato di scappare - racconta il veterinario secondo il quale le ferite risalivano a circa 24 ore prima -. Sembrava aver capito che si poteva fidare di noi, che eravamo lì per aiutarla». Poco tempo dopo Sis ha partorito nove cuccioli, cinque femmine e quattro maschi, a cui hanno dato il nome di Suzie, Sassy, ​​Oden, Chuck, Viaggio, Dottie, Rogue, Petunia e San Valentino. Stenberg si è poi attivata su Internet per cercare loro una famiglia, ma non per Sis che, insieme a un paio dei suoi cuccioli, rimarrà sempre con lei: «Mi sono innamorata di Sis - racconta all’Idaho Journal - è parte della mia famiglia»
FOTO
 
GEA PRESS
7 APRILE 2015
 
Cina – Due spedizioni di cani bloccate dagli animalisti cinesi (VIDEO)
Il maxi impegno degli attivisti. In rete c'è chi riconosce il proprio cane
 
Giorni di grande impegno quelli trascorsi dagli attivisti cinesi che, nella notte tra venerdì e sabato, hanno provveduto a bloccare un camion con  a bordo 180 cani. Si trattava, a quanto sembra, di una spedizione  diretta ad un macello di Shenyang, la città  capoluogo della provincia del Liaoning, nella Cina nord-orientale.
Gli animalisti cinesi una volta individuato il camion, non lo avevano più perso di vista. Contemporaneamente avevano provveduto  a diffondere la voce via web, avvisando giornali e televisioni.
Riusciti a bloccare il camion e sopraggiunte le forze di polizia, si è provveduto al trasferimento dei poveri animali presso   un canile pubblico della zona. La struttura, però, nel fine settimana non poteva espletare alcuna pratica burocratica. Gli attivisti, nel frattempo affluiti sempre più nei luoghi, hanno così prestato la loro assistenza ai poveri animali.
Le cose, però, erano destinate a complicarsi nelle successive ore.
Nella notte tra sabato e domenica, infatti, veniva fermato un secondo camion, questa volta nei pressi di Pechino. Al suo interno vi erano circa 300 animali per i quali, ai primi controlli di polizia, veniva rilevata la probabile irregolarità della spedizione. Le autorità disponevano così il trasferimento di tutti gli animali. Nelle concitate fasi di recupero non sono purtroppo mancate le brutte sorprese. Alcuni cani, riferiscono gli attivisti, erano morti o gravemente debialitati.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
7 APRILE 2015
 
Il cane dei miracoli: investita e sepolta vita, ora Theia vive felice
Credendola in fin di vita un agricoltore l’aveva colpita alla testa con un martello e messa in una cassa sotto terra. Ma lei è riuscita a sopravvivere
 
Se c’è un cane che ha voglia di vivere quello è Theia. E una quattrozampe così non poteva non trovare una famiglia in cui vivere felice. La sua storia, la sua capacità di sopravvivere, ha infatti del miracoloso.Questo incrocio di Pit Bull di circa un anno viveva degli avanzi che le lasciavano i lavoratori di una fattoria della città di Moses Lake, nello stato di Washington. 
La sua triste e solitaria vita stava per essere improvvisamente interrotta nel febbraio scorso, quando è stata investita da un’auto. Come se non bastasse, uno dei contadini, nel tentativo di porre fine alle sue sofferenze, la colpì alla testa con un martello. Credendola morta, ha deciso si seppellirla in un campo.
Ma la voglia di Theia era più forte di tutto e quattro giorni dopo è stata trovata nei pressi della fattoria. Ferita e sporca della terra che aveva dovuto scavare via per uscire dalla sua tomba, quando un bracciante agricolo l’ha vista ha deciso di portarla da un veterinario dove è stata curata per tutte le ferite che aveva dovuto sopportare. La sua storia, così incredibile, si è subito diffusa. Sara Mellado, una residente del posto, si è offerta di prendere la cagnolina in affido, pagandole le cure e trovarle una famiglia dove poter vivere. Con la mascella slogata e uno sfondamento dei seni nasali, il suo recupero doveva però passare attraverso un intervento chirurgico. I dottori di Medicina Veterinaria della Washington State University si sono subito dimostrati ottimisti sul fatto che la cavità del seno nasale della Pit Bull potesse essere ricostruita, permettendole di respirare normalmente. L’intervento chirurgico era però piuttosto costoso e così la signora Mellado ha deciso di lanciare una pagina GoFundMe per raccogliere donazioni per Theia con obiettivo 10mila dollari (circa 9100 euro). La raccolta è stata subito un successo: grazie alla generosità di centinaia di donatori, in pochi giorni sono stati raccolti oltre 27mila dollari (circa 24.700 euro). Charlie Powell, responsabile della comunicazione presso l’ospedale veterinario del college, ha detto che, nonostante tutto, Theia mostra una forza di spirito incredibile. «Chi la incontra, non potrebbe mai avere idea di quello che ha passato - spiega Powell -. Theia non sa che cosa sia il rancore. Sembra pensare solo: “Quand’è il prossimo pasto? Chi è il prossimo che posso leccare? Quanto posso correrti intorno per fare le feste?”. Lei è solo molto molto felice di avere una famiglia affidataria. Sono certo che avrà una vita felice!» 
 
LA ZAMPA.IT
7 APRILE 2015
 
Indiana, un cane cieco e il suo amico trovano casa
Quando nel rifugio hanno provato a separarli, i due ne hanno sofferto. Una famiglia ha deciso di prenderli entrambi
 
Una coppia di cani ha conquistato i cuori dei volontari del rifugio che li accoglieva in Indiana (Stati Uniti). Muellas, un mix Rat Terrier, e Hercules, un mix Labrador-Pit Bull, erano stati abbandonati nel febbraio scorso, quando il loro proprietario aveva deciso di non potersi più prendere cura di loro. Muellas è cieco e si affida in tutto al suo amico Hercules. Quando il rifugio ha tentato di separare i due, Muellas è caduto in depressione ed Hercules ha iniziato a piangere ininterrottamente. I volontari del Fort Wayne Animal Care & Control, il rifugio che li ha accolti, hanno così capito che i due amici non potevano essere separati e hanno deciso di tentare di proporli come adozione di coppia. 
Una scelta difficile visto che, oltre all’handicap di Muellas, i due cani sono anziani, avendo 8 anni ciascuno. Ma il destino per i due stava per cambiare: una famiglia dell’Ohio li ha visti durante un programma televisivo e si è subito innamorata della formidabile coppia. 
Stavano cercando di risparmiare dei soldi per poter adottare un animale da compagnia ma, quando hanno visto che le tasse di adozione per i due quattrozampe erano state pagate da un donatore anonimo, l’hanno preso come un segno del destino. 
Sono partiti in auto per andare a conoscere Muellas ed Hercules, ed è stato subito un colpo di fulmine. «E’ stato davvero emozionante vedere la coppia interagire con la famiglia - ha raccontato Jodi Hamilton, direttore delle pubbliche relazioni del rifugio -. Non avevo mai visto i due cani più felici!».
FOTO
 
L’UNIONE SARDA
7 APRILE 2015
 
Mondo: Animali esotici in valigia all'aeroporto di Mosca
 
Nel suo bagaglio aveva un vero e proprio zoo. A scoprire il contenuto di una valigia, dal peso di 27 chili, all'aeroporto di Mosca, sono stati gli agenti della dogana. Fermata una donna, che tornava in Russia dall'Indonesia. Nella valigia erano stati infilati 55 serpenti, 35 lucertole, sette tartarughe, sei lemuri, due scimmie e un cucciolo di felino, probabilmente un leopardo. Durante il volo due cuccioli di coccodrillo sono morti. La passeggera rischia fino a 7 anni di carcere.
 

GEA PRESS
7 APRILE 2015
 

Mosca – Lo zoo in valigia. Dai leopardi alle scimmie, sotto sequestro in aeroporto
 

 

Centinaia di animali esotici stipati in valigia, tra cui un cucciolo di leopardo. Questo all’oggetto del sequestro operato nell’aeroporto di Domodedovo, poche decine di chilometri a sud di Mosca.
Il volo, proveniente dall’Indonesia e con scalo tecnico in Qatar, portava con se una spedizione orrendamente occultata  che ha lasciato non poco sorpresi i funzionari della dogana moscovita. Cinquantacinque serpenti, trentacinque lucertole e sette tartarughe. Come se ciò non bastasse sono stati rinvenuti sette lemuri, due scimmie ed il cucciolo che è sembrato essere di leopardo.
A finire nei guai è una donna nel cui bagaglio, sottoposto a scansione, sono stati trovati, incredibilmente ammassati, i poveri animali. Gli animali erano stati rinchiusi all’interno di piccole gabbie e scatole di plastica. Ogni singolo serpente, era stato poi riposto all’interno di un sacchetto di stoffa. In totale sono stati rinvenuti 108 animali.
Secondo quanto dichiarato dalla donna, gli animali (trovati sfiniti ed affamati) sarebbero stati acquistati in un mercato indonesiano al prezzo complessivo di 200 dollari. Sarebbero serviti per un allevamento.
In Russia, come in altri paesi, è molto diffusa la moda di detenere animali esotici. La sanzioni di legge, recentemente inasprite, prevedono una pena detentiva fino a sette anni. In Italia, invece, tutti i reati Cites, ovvero relativi alla violazione della Convenzione di Washington sul commercio di specie in via di estinzione, sono rientrati nelle more dell’impunibilità stabilita, per determinate condizioni, dal recente Decreto Legislativo del Governo.

 
BLITZ QUOTIDIANO
7 APRILE 2015
 
Oscar, il gatto che predice la morte. La storia
 
RHODE ISLAND (USA) - Oscar, il gatto che predice la morte. La storia. In America, più precisamente a Providence, città nello Stato di Rhode Island, all’interno della clinica per anziani “Steere House”, c’è un ospite molto particolare. Apparentemente è solo un micio a chiazze bianco e grigio come tanti, ma ha un dono: individua quali sono i pazienti che stanno per morire.Oscar gira di stanza in stanza, si guarda intorno, ma non si ferma con tutti. Passa il suo tempo solo con i pazienti più gravi, quelli a cui restano poche ore di vita.E’ diventato famoso nel 2007 quando il dottor David Dosa ha scritto un articolo relativo alla “capacità divinatoria” di Oscar sul Giornale di Medicina del New England. Successivamente Dosa ha anche pubblicato un libro, “Making Rounds With Oscar: The Extraordinary Gift of an Ordinary Cat – Girando con Oscar. Lo straordinario dono di un gatto ordinario”.Più di 50 sono i casi in cui Oscar si è mostrato un veggente infallibile. Quando il felino entra in una stanza e si ferma più del dovuto, medici e infermieri sanno che è il momento di avvisare i familiari del paziente. Ma sulla pagina Facebook dedicata al micio, non mancano i detrattori, che si dichiarano scettici sulle presunte capacità del felino.Al momento la scienza non è in grado di spiegare in maniera approfondita come e perché alcuni animali abbiano una sensibilità tale da poter “prevedere” alcuni eventi naturali prima che si manifestino. Il caso più eclatante è quello dei cani, che sarebbero in grado di percepire i terremoti ancor prima che avvengano.
 
GEA PRESS
8 APRILE 2015
 
Olbia – Mucca ferita dal bracconiere di cinghiali. Intervento delle Guardie AGES

 
Intervento delle Guardie Ecozoofile AGES di Olbia che, nella giornata di ieri, sono intervenute a seguito di una presunta aggressione di cani randagi ai danni di un bovino.
L’arrivo delle Guardie, avvenuto dietro segnalazione dei Carabinieri, avrebbe però svelato un’altra realtà.Stesa nel prato, era infatti presente una mucca riportate vistose macchie di sangue. Nei pressi vi erano in effetti alcuni cani che, all’arrivo delle Guardie, sono scappati via. Stante quanto riportato dall’AGES, la mucca sembrava però essere rimasta vittima di un colpo di arma da fuoco.
Ad avviso delle Guardie Zoofile, ad avere sparato potrebbe essere stato un bracconiere che, nella notte, era intento a cacciare i cinghiali. L’avvicinamento dei cani sarebbe così avvenuto in un secondo momento.
In seguito al nuovo riscontro, sono stati allertati i Carabinieri della Stazione di Olbia, che hanno preso in carico le indagini, ed i servizi veterinari dell’ASL.
 
GEA PRESS
8 APRILE 2015
 
Ischia (NA) – L’upupa impallinata e con le ali tagliate
L'ENPA: una nuova "medaglia" per i bracconieri dell'isola

 
Un intervento che purtroppo si è concluso con la morte della povera Upupa. Un uccello migratore, dal caratteristico becco ricurvo, che si era posato nell’isola di Ischia (NA) per riprendersi dalle fatiche della migrazione.Ha invece trovato un uomo armato che l’ha prima crivellata con gli effetti di una fucilata provvedendo, poi, a reciderle le ali. L’animale , così ritrovato a seguito di un intervento delle Guardie Zoofile dell’ENPA, non è sopravvissuto. Con amarezza, la Protezione Animali sottolinea come i bracconieri si sono così guadagnati una nuova “medaglia”.Nei giorni scorsi le Guardie Zoofile avevano portato a termine numerosi interventi antibracconaggio, alcuni dei quali condotti congiuntamente all’ Arma dei Carabinieri. Cacciatori di frodo, vecchi e nuovi, che evidentemente continuano una tradizione, quale quella della caccia primaverile, ormai vietata dalla legge ma dura a morire. Per questo le Guardie Zoofile avevano preannunciato controlli straordinari in difesa della fauna alata in migrazione. Un viaggio, riferiscono gli animalisti, che dovrebbe servire a raggiungere i luoghi di riproduzione ma che invece, ancora molto spesso, si conclude con una fucilata.
 
ROMA TODAY
8 APRILE 2015
 
Gatto ucciso dai cani a Giardini di Corcolle: "Ecco come è andata davvero"
La replica dell'avvocato Andrea Quintigliani che rigetta le accuse rivolte contro i suoi clienti: "Minaccie ed insulti di stampo razziale, adesso hanno timore ad uscire di casa"
 
Roma - "Contestiamo integralmente la versione dei fatti fornita dalla padrona del gatto". A parlare per conto del suo assistito è l'avvocato Andrea Quintigliani, che racconta a RomaToday la versione dei proprietari dei due cani accusati di aver dato l’animale da compagnia della propria vicina in pasto a quattro pitbull. Una versione che discosta totalmente dalla versione fornita dal cittadino romeno residente vicino alla sua accusatrice, con il suo legale che precisa come "i cani siano due, e non quattro" e siano di razza "amstiff e non pitbull".
PROPRIETA' PRIVATA - La notizia della gatta Emma ha trovato grande risalto prima sui media e poi sui social network dopo la denuncia di Natasha Spiotta che parlando con diverse testate giornalistiche ha affermato "Di aver visto il proprio gatto essere preso per la coda e gettato in pasto ai pitbull". Una dinamica che non coincide con la versione fornita dal proprietario dei due terrier al proprio avvocato. "Il gatto non è stato assolutamente rapito - sottolinea l'avvocato Quintigliani - bensì è entrato in una proprietà privata dove ci sono due cani regolarmente registrati e accuditi con tanto di chip".
SBRANATO DAI CANI - Dunque due versioni differenti, con la proprietaria di Emma che parla di un gesto volontario e l'avvocato del propietario del cane che parla di "un incidente". In particolare Andrea Quintigliani ci tiene a precisare che "i due cani non sono da combattimento come i pitbull, ma sono Amstaff, cani dal carattere docile", "purtroppo cani e gatti non si stanno simpatici ed una volta che si sono trovati il gatto davanti non hanno resistito ai loro istinti".
LITE TRA CONDOMINI - Una volta uditi i rumori, sempre secondo la versione fornita dall'avvocato Quintigliani "il mio assistito è uscito in giardino per vedere cosa stessa accadendo, dando vita ad un parapiglia verbale con la padrona della gatta ed altre persone presenti in quel momento sul posto". Allontanati i cani dalla gatta questa è stata poi "ridata alla sua proprietaria, ma erà già troppo tardi".
GOGNA MEDIATICA - La morte di Emma ha però trovato un enorme riscontro con le foto della gatta martoriata postate sul profilo facebook della sua proprietaria con la richiesta di giustizia per Emma. "I miei assistiti - conclude l'avvocato Quintigliani - sono però diventati vittime di una gogna mediatica senza precedenti con insulti di matrice razzista nei loro confronti e vere e proprie minacce di linciaggio. La vicina di casa con la collaborazione di altre persone prendendo spunto da una sfortunata coincidenza ha messo in moto una sorta di linciaggio mediatico attraverso Facebook, con tanto di pubblicazione di foto ed addirittura indirizzo dei proprietari dei due cani, i quali adesso hanno timore anche ad uscire di casa".
 
MATTINO DI PADOVA
8 APRILE 2015
 
Pitbull sbrana cagnolino, la proprietaria chiama la polizia
E' successo ieri (martedì) sera in via Bembo, a Padova, davanti allo studio di un veterinario
 
PADOVA. Pitbull azzanna e uccide un cagnolino meticcio: è successo ieri (martedì) sera in via Bembo, a Padova, sulla pista ciclabile, davanti a uno studio veterinario, con la dottoressa che è scesa in strada provando inutilmente a separare i cani.La proprietaria del meticcio ha chiesto l'intervento della polizia.E' successo ieri sera alle 20. Entrambi cani erano comunque regolarmente tenuti al guinzaglio.
 
INFORMAZIONE TV
8 APRILE 2015
 
Cagnolino sospeso nel vuoto, lo salvano due ragazzi dalla strada e la padrona
 
PORTO SANT'ELPIDIO (Fermo) Poteva finire in un dramma e invece l’episodio di cui si sono resi protagonisti un cagnolino e alcuni passati si è concluso con un sospiro di sollievo per tutti. Due giovani, infatti, notato un cucciolo di cane penzolante dal terzo piano di una palazzina, hanno iniziato a urlare richiamando la padrona che, così, è riuscita a mettere in salvo il suo cagnolino. Questa mattina, intorno alle ore 7,30, infatti, alcuni giovani, mentre camminavano lungo una via del centro si sono accorti dello strano comportamento di un cucciolo di cane sul balcone di un appartamento al terzo piano di una palazzina in centro. Il cagnolino, infatti, stava si era arrampicato su una rete protettiva istallata tutt’intorno alle inferriate parapetto del balcone finendo per rimanervi incastrato con mezzo corpo penzolante nel vuoto, al di là della balaustra. I due hanno così iniziato a urlare verso l’appartamento. Le grida dalla strada e i colpi di clacson di un automobilista fermatosi in loro ausilio hanno fortunatamente richiamato l’attenzione di una donna, la padrona dell’animale, che, insospettitasi, è arrivata al volo sul balcone ed ha afferrato il cucciolo aggrappato alla rete con solo le zampe posteriori. La donna ha così ringraziato con tutto il cuore i due ragazzi a cui nel frattempo si erano aggiunti altri passanti. Insomma grazie all’attenzione e alla premura di quei due giovani, quello che poteva finire con un dramma per il cucciolo, è stato un episodio che si è concluso con un sospiro di sollievo per tutti.
 
SALERNO NOTIZIE
8 APRILE 2015
 
Salerno: ipotesi aumento tassa rifiuti, chi possiede cani e gatti paga di più
 
L’ipotesi del Comune di Salerno di aumentare la tassazione sui rifiuti per chi possiede animali da compagnia, cani e gatti è destinata a far discutere. Per ora è solo una idea ma si è già aperta la discussione. Tutto nasce dalla proposta  del presidente della commissione Urbanistica di Palazzo di Città, il consigliere comunale Mimmo Galdi. Per Galdi  chi ha animali domestici produce un maggiore quantitativo di rifiuti e  quindi va riconsiderata, per questi nuclei familiari, l’imposizione fiscale per la Tari. “Ovviamente - dice Galdi al Mattino -  non si tratta di punire chi ha un cane, ma di considerare una maggiore produzione di rifiuti organici. Ecco perchè sto lavorando per preparare, qualora il regolamento comunale lo consenta, una richiesta per introdurre un coefficiente aggiuntivo nel calcolo della Tari per quei nuclei familiari dove ci siano cani e gatti”. La discussione potrebbe giungere già nel prossimo consiglio comunale, previsto per lunedì 13 alle ore 9. Ma intanto è già pronta una nuova polemica in città.
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2015
 
PER L'ORSO POLARE RISCHI IN ARRIVO PURE DAI CONTAMINANTI AMBIENTALI
Studio: effetti sui sistemi endocrino e riproduttivo
 
Nuovi dati preoccupanti sul futuro degli orsi polari: oltre ai rischi crescenti che sono costretti ad affrontare per la scarsità di prede e il ritiro dei ghiacci causati dai cambiamenti climatici, questi mammiferi subiscono anche gli effetti dell'inquinamento di plastica e contaminanti ambientali, che hanno ripercussioni sul loro sistema endocrino e riproduttivo. L'allarme arriva da uno studio condotto da ricercatori internazionali e pubblicato su "Environmental Research".
La ricerca, coordinata da studiosi norvegesi, si è concentrata sull'orso polare che vive in Groenlandia, esposto a livelli crescenti di contaminanti ambientali. I ricercatori hanno analizzato più di 50 contaminanti organoalogenati e i loro metaboliti nel sangue e nei tessuti dei plantigradi. E hanno scoperto che la presenza di questi contaminanti era collegata ad alterazioni nei tessuti. "Una grande quantià di composti organoclurati e pesticidi hanno effetti sugli ormoni tiroidei nel plasma, nei tessuti e negli enzimi deiodinasi, che hanno il ruolo di stabilizzare gli ormoni tiroidei dai tessuti", ha detto Maria Jesus Obregon, docente dell'Instituto de Investigaciones Biome'dicas di Madrid, tra gli autori dello studio.
 
LA ZAMPA.IT
8 APRILE 2015
 
Smarriscono il gatto Felix nel volo da Abu Dhabi a New York
Il micetto deve essere scappato dal trasportino danneggiato durante il viaggio. La proprietaria: «Sono devastata»
 
Claudia Audi Grivetta
 
Che una compagnia aerea smarrisca il bagaglio imbarcato è un’ipotesi che, pur fastidiosa, è quasi all’ordine del giorno fra le paure dei passeggeri. E se non si trattasse della valigia, ma del proprio gatto? E’ successo, purtroppo, alla newyorkese Jennifer Stewart di ritorno, con il marito Joseph Naaman, da un viaggio a Dubai con Etihad Airways. «Sono devastata», ha dichiarato all’atterraggio, quando si è resa conto che il suo amato gattino Felix, di due anni, non c’era più. 
Il micio è stato imbarcato dalla capitale degli Emirati Arabi il primo aprile per un volo di quattordici ore. All’aeroporto internazionale J. F. Kennedy si erano perse del tutto le sue tracce. Con ogni probabilità il piccolo Felix è riuscito a liberarsi dal trasportino che era stato danneggiato durante il volo. Le fotografie scattate da Jennifer mostrano infatti un grande foro nella parte superiore. Sta di fatto che una settimana dopo il gatto è ancora disperso e la Stewart è molto arrabbiata. «Prendono un gatto e lo spediscono come se fosse un pacco, non un essere vivente. Ti fidi, pensi che le persone stiano facendo bene il loro lavoro e poi succede questo». Non che sia costato poco il trasporto di Felix: 1200 dollari, circa 1100 euro. Un rappresentante della compagnia aerea ha detto alla Cnn che lo smarrimento di animali durante i voli è estremamente raro e che, solo lo scorso anno, Etihad ha ne ha trasportati oltre 200, tutti giunti a destinazione sani e salvi. Etihad sta analizzando i fatti, lavorando gomito a gomito con i gestori dell’aeroporto di New York per cercare di capire dove potrebbe essere finito il gatto. E dopo questo incidente la compagnia ha diffuso un comunicato in cui si scusa profondamente con i proprietari di Felix e annuncia l’intenzione di rivedere le procedure di movimentazione degli animali, con maggiore attenzione verso la cura e la sicurezza dei nostri amici a quattro zampe.
FOTO
 
GEA PRESS
8 APRILE 2015
 
Svizzera – Turismo eutanasia cani? Il precedente del 2008 e il nuovo intervento della Deputata Ramsauer
 
Interrogazione parlamentare della Deputata Patrizia Ramsauer che nella giornata di ieri ha chiesto al Consiglio di Stato del Cantone Ticino di esprimersi sulla paventata eutanasia di cani italiani.
Il sospetto sollevato dalla Granconsigliera è quello di cani sani provenienti dall’Italia che sarebbero stati eutanasiati in Svizzera. Questo perchè la nostra legislazione impedirebbe un intervento di tal genere. Un’ipotesi che ha già sollevato numerose rimostrante, come nel caso della nota stampa diffusa dallo Sportello dei Diritti, diretto da Giovanni d’Agata cha ha riferito di un” aberrante turismo eutanasico in particolare alla vicina Svizzera, per il proprio animale domestico” senza che quest’ultimo sia gravemente ammalato, attuato da idioti che pensano che un animale sia una proprietà e non una creatura“.
Già nel 2008 la Deputata svizzera aveva sollevato il problema ottenendo risposta da parte del Gran Consiglio del Cantone Ticino. Secondo quest’ultimo un cane effettivamente proveniente dall’Italia sarebbe stato soppresso in territorio svizzero. Si sarebbe trattato di un cane morsicatore per il quale sarebbe stata refertata l’impossibilità di una terapia riabilitativa. La Deputata, però, aveva espresso le sue perplessità rilevando come proprio in Italia era stata offerta la possibilità di riabilitare l’animale, evitandone così la morte. Questa la risposta fornita dal Gran Consiglio: “L’Ufficio del veterinario cantonale ha esaminato la possibilità di consegnare il cane a centri di recupero in Italia o in altri cantoni, ma in base alle informazioni raccolte le garanzie di sicurezza per considerare un possibile ricollocamento dell’animale erano insufficienti“.
Dunque, sembra di capire, era stato portato in Svizzera.
 
TIO.CH
9 APRILE 2015
 
"Da noi non è vietato uccidere un animale sano"
Il veterinario cantonale sul presunto "turismo dell'eutanasia": "In Svizzera non c'è distinzione tra un animale da compagnia e uno da reddito"
 
Articolo di D.M.
 
Svizzera LUGANO - Turismo dell'eutanasia anche per gli animali? L'interrogazione inoltrata al Consiglio di Stato da Patrizia Ramsauer sta facendo molto discutere nella vicina Penisola.Secondo la deputata leghista, infatti, molti cani italiani giungerebbero, accompagnati dai loro proprietari, nel nostro Cantone per trovare la morte. "Diverse persone", forse stanche del proprio animale da compagnia, avrebbero trovato l'escamotage per farlo sopprimere, visto che la legge italiana vieta l'eutanasia per animali da compagnia sani."Bisogna capire innanzitutto su quali informazioni si basano le affermazioni contenute in questa interrogazione", ci spiega al telefono Tullio Vanzetti, veterinario cantonale. "Nel testo dell'interrogazione non sono evidenziati dati ufficiali sull'argomento", aggiunge. Ma la legge come affronta un tema così delicato? "In effetti la nostra Ordinanza federale sulla protezione degli animali non vieta in modo esplicito la possibilità di uccidere un animale sano - aggiunge Vanzetti -. E non fa distinzione tra un animale da compagnia e uno da reddito", conclude. Per l'Ordinanza, insomma, meritano entrambi di essere tutelati. È reato infliggere ingiustificatamente dolore o stress attraverso azioni che compromettono il loro benessere.
Insomma, esiste un articolo che tutela la dignità dell'animale, ma che non è violata con la morte indotta tramite macellazione o eutanasia. L'Ordinanza, sull'abbattimento e macellazione di animali, in sostanza, dice che: "Può uccidere un animale vertebrato soltanto chi dispone delle conoscenze e delle capacità necessarie a tal fine". La scelta di sopprimere l'animale o meno, quindi, diventa una questione etica, una scelta dei veterinario che può, ovviamente, opporsi alla pratica se ritenuta non necessaria.
 
LA ZAMPA.IT
8 APRILE 2015
 
Brasile, usano gatto ammaestrato per portare cellulari e droga dentro al carcere
Il felino è stato “arrestato” dai sorveglianti e affidato a un’associazione animalista
 
Paolo Manzo
 
Erano passate da poco le 11 della notte di Pasqua quando “Miao” - chiameremo così il bel gatto bianco e grigio protagonista del nostro racconto - con passo felpato e protetto dall’oscurità tentava di entrare furtivamente nel carcere di massima sicurezza di Patos, cittadina della Paraiba, nel nord-est brasiliano. Sotto la pancia portava un carico pesante ma preziosissimo per i narcos che, seppur in galera, continuano da lì a dare ordini agli affiliati esterni del Pcc, il Primeiro Comando da Capital che oggi è l’organizzazione mafiosa più strutturata in Brasile, dove controlla gran parte del mercato della cocaina. 
Attaccati con nastro adesivo e cerotti al pelo della povera bestiola c’erano infatti ben sette schede sim telefoniche, quattro cellulari di ultima generazione ed altrettanti caricabatterie ma, per la disperazione dei delinquenti del Pcc, il pesante carico portato dal gatto ammaestrato si impigliava fortuitamente in una sbarra di ferro e Miao cominciava a fare ciò che fanno tutti i gatti del mondo, anche quelli ammaestrati dai narcos brasiliani, ovvero a miagolare. A quel punto i secondini del carcere sono intervenuti e, dopo aver sequestrato il carico “high tech” del gatto, prima hanno “arrestato” Miao rifocillandolo con latte e biscotti, per poi consegnarlo ad un centro di animali domestici che cercherà di darlo in adozione.  Daniel Ribeiro, agente penitenziario in quel di Patos, sa che non è la prima volta che un gatto ammaestrato dai narcos tenta di portare in un carcere cellulari ed altri utensili illegali, comprese lime per evadere e pistole con proiettili. «Stiamo indagando perché sospettiamo ci sia una vera e propria organizzazione di delinquenti che ammaestra queste povere bestiole per poi usarle per scopi criminali» spiega a La Stampa Ribeiro.  
Del resto l’uso di animali addomesticati dai narcos per far entrare in carcere qualsiasi oggetto sembra essere oramai una prassi. Un primo gatto-narcos era infatti già stato fermato in Brasile nella notte dell’ultimo Capodanno 2012, mentre cercava di introdursi con lime e sim card telefoniche nel carcere di Arapiraca, nello stato di Alagoas. E sempre nel 2012 erano stati “fermati” addirittura sette colombi mentre cercavano di far entrare nella prigione di Pirajuí, nello stato di San Paolo, telefonini e droga contenuti in piccoli zainetti legati al loro sottopancia. Purtroppo uno di loro morì schiantandosi contro una vetrata per il troppo peso. Nel giugno del 2013, infine, nella prigione di Getulina, sempre nello stato di San Paolo, era stato “arrestato” un altro gatto ammaestrato mentre cercava di portare in carcere cellulari e sim, proprio come Miao nel giorno di Pasqua.
FOTO
 
CAVALLO MAGAZINE
8 APRILE 2015
 
Carne di cavallo camuffata: arriva la condanna
Due anni e mezzo di reclusione per il commerciante olandese arrestato nel maggio 2013 che camuffava carne bovina con altra di origine equina. Il suo stabilimento nel mirino dell’inchiesta di uno dei più grandi scandali alimentari d’Europa
 
di Barbara Leoni
 
Oss, aprile 2015 – Si annuncia con due anni e mezzo di reclusione il verdetto per Willy Selten, il commerciante olandese condannato per frode sulla carne prodotta nel suo stabilimento di Oss, a nord-est di s’-Hertogenbosch, in Olanda.
Il 45enne era stato arrestato nel maggio 2013 in seguito ad un’inchiesta che aveva individuato la contaminazione di carne bovina con carne di cavallo non dichiarata, confezionata e distribuita nei grandi supermercati in tutta Europa.Per due anni, 2011 e 2012, Selten mischiava, infatti, la carne bovina invenduta con quella di cavallo, ingannando i consumatori. Bancarotta e undici milioni di risarcimento danni, poi la richiesta a cinque anni di reclusione, secondo quanto previsto per aver danneggiato l’intero settore carni su scala nazionale.
Il commerciante, che ha ammesso parzialmente alcuni errori, si è sempre dichiarato estraneo dall’aver deliberatamente commesso atto di frode, argomentando a supporto della propria difesa la carenza di controlli severi nella filiera produttiva.Selten è stato ritenuto colpevole in seguito a numerose prove che lo hanno inchiodato per oltre trecento tonnellate di carne di origine equina camuffata.Dall’indagine che ha coinvolto l’Europa intera è risultato un traffico di 50mila tonnellate di carne equina, per uno dei più grandi scandali alimentari del nostro continente.I controlli dell’Unione Europea hanno, infatti, rivelato tutta la fallacia della catena produttiva davanti ai meccanismi globalizzati del commercio illegale.
 
GREEN STYLE
8 APRILE 2015
 
Serpente ingoia un gatto e muore

 
Un serpente di tre metri ingoia un gatto domestico, perdendo la vita poco dopo. Succede in Australia, nel Queensland, dove un pitone si sarebbe intrufolato in un giardino, uccidendo il gatto di una famiglia.Il tutto è accaduto la scorsa domenica e le fotografie, data anche la singolarità dell’avvenimento, si sono rapidamente moltiplicate sui social network. A scoprire l’accaduto Francis Bakvis, il proprietario del deceduto gatto, il quale ha rinvenuto la scioccante scena recandosi in giardino, attirato da strani odori.Sembra che il felino Tiger, di ben 16 anni, mancasse da casa da tre giorni. Dopo aver notato un odore insolito provenire dal giardino dell’abitazione, situata a Clifton Beach, il proprietario ha trovato un pitone di 3.5 metri senza vita, rigonfio dalla preda conservata al suo interno. Successive verifiche pare abbiano confermato come il serpente avesse proprio ingoiato lo smarrito micio. Così avrebbe dichiarato l’uomo, come riporta il Daily Mail:Ho rimosso il serpente deceduto dal giardino, un pezzo della sua pelle si stava già decomponendo. Lo potevo vedere, era il mio gatto. Comprensibilmente turbato dall’accaduto, anche per l’affetto che lo legava da quasi due decenni al gatto, l’uomo ha spiegato di non aver mai visto un pitone in 15 anni di residenza in quella zona. Secondo le prime ipotesi, il gatto sarebbe stato attaccato all’aperto, poiché amante del sole e del riposo in veranda. Il serpente deve aver quindi incontrato dei problemi nell’ingoiare l’animale, forse troppo grande, tanto da causarne il collasso. Secondo gli esperti di rettili locali, tuttavia, non sarebbe insolito per questa varietà di pitoni prendere topi, gatti e piccoli esemplari di cane come loro prede. Non è la prima volta, infatti, che un simile incidente accade. Qualche tempo fa balzò sugli onori di cronaca la scomparsa, sempre in Australia, di un esemplare di Chihuahua Momentaneamente legato con un guinzaglio all’aperto, il cane è stato ucciso da un affamato pitone
 
GEA PRESS
8 APRILE 2015
 
Cambogia – Delfino di fiume sempre più verso l’estinzione. Appello del WWF ai Governi di Cambogia e Laos
 
Ad essere trovata morta è stata, alcuni giorni addietro, una femmina. Uno degli ultimi sei delfini di fiume di una particolare area del Mekong, posta al confine tra Laos e Cambogia.
Ne da comunicazione il WWF Internazionale che ha  invitato i due paesi a lavorare assieme per cercare di salvare una delle specie simbolo della conservazione mondiale oltre che discreta fonte di reddito per l’afflusso di turisti che determina nei luoghi.Il delfino, del peso di 223 chilogrammi, era lungo 2,4 metri di lunghezza. Si ritiene essere stato uno dei sei ultimi animali rimasti in un’area allagata di circa sei chilometri quadrati, nei pressi del Cheutal Touch Island.  La gente del posto ha avvistato mercoledì scorso il delfino spiaggiato ed ha  così allertato le autorità locali. L’animale è stato trasferito a Kratie, in Cambogia, per gli esami di rito. Si trattava probabilmente di un esemplare anziano.“E’ questo un momento molto triste – ha riferito  Thomas Gray, Responsabile  del progetto del WWF Greater Mekong -  In quel tratto di fiume ci sono ora solo cinque delfini, tutti nel Laos. Un nuovo segnale che la specie è ormai a grave rischio di estinzione“. Il pricipale pericolo per i delfini è rappresentano dalle reti da pesca oltre che  dall’utilizzo di metodi di pesca illegali, come esplosivi e veleni.  Mentre la Cambogia ha però vietato la pesca con reti da posta, il Laos si è limitato ad interdire la posa solo in alcune aree. Il pericolo maggiore che potrebbe determinare l’estinzione del delfino di fiume, è però rappresentato dalla costruzione di una centrale elettrica.Storicamente, si pensa che la stessa area sia stata frequentata da 40-50 delfini, ridotti a circa la metà nel 1990. Eppure gli ultimi superstiti riescono ad attirare non meno di 20.000 turisti l’anno.Si stima che non più di 85 delfini siano ancora presenti nel fiume Mekong, buona parte dei quali si trovano nel tratto cambogiano del grande corso d’acqua.
 
GEA PRESS
8 APRILE 2015
 
Gran Bretagna – La nuova chimera biotecnologica: cellule di elefante con DNA di Mammut
 
Una notizia non ancora pubblicata in riviste scientifiche, ma confermata dai ricercatori dell’Università di Harvard su un noto giornale inglese. All’interno di cellule prelevate dal corpo di un elefante, sarebbe stata inserita una breve sequenza di DNA di Mammut.
I resti del grande animale, ormai estinto da migliaia di anni, era stato trovati in buono stato di conservazione “imprigionati” all’interno del  terreno ghiacciato. I ricercatori sono così riusciti a prelevare tratti sepcifici del suo DNA che si trova, ora, in cellule di elefante tenute in vita in laboratorio. La speranza, così è stata presentata nei giornali, è quella di riportare in vita il Mammut. Per quale ambiente, poi, è tutto un mistero.
La BUAV, la più antica associazione antivivisezionista inglese, solleva però molti quesiti su una vicenda che di certo sarà destinata a generare non poche polemiche. Esperimenti simili condotti su altre specie, avrebbero fornito risultati molto discutibili ai quali si è sopraggiunti dopo una lunga serie di aborti, oltre che, nel caso di nascite, di vite brevi e spesso tormentate. Una volta che si sarà riusciti a produrre zigoti di Mammut, ovvero uno dei primissi stadi dello sviluppo del futuro feto, occorrerà poi una femmina di elefante nel cui utero si dovrà procedere con l’impianto. Chi ha fornito, in ultimo, gli elefanti dai quali sono state prelevate le cellule ove si è provveduto all’inserimento di sequenze di DNA di Mammut?
Mistero, poi, sui luoghi ove dovrebbe andare a vivere il Mammut. Il tutto mentre le politiche di conservazione mondiale stanno dimostrando tutti i loro limiti nella protezione delle specie di elefanti viventi.
 
NEL CUORE.ORG
8 APRILE 2015
 
AUSTRALIA, AL VIA PIANO DECENNALE PER TUTELARE LA BIODIVERSITA'
Include gestione incendi e controllo specie a rischio
 
Ha preso il via oggi in una riserva ambientale vicino a Canberra un ambizioso piano decennale per rallentare la crisi di estinzioni degli animali nativi, unici al mondo, dell'Australia. Al progetto, chiamato "Saving Our Species", partecipano 50 scienziati di 15 università del Paese, che collaboreranno a 55 diversi progetti di conservazione. Il programma include gestione degli incendi e monitoraggio delle specie a rischio, controllo degli animali selvatici non nativi e delle specie invasive, e la reintegrazione di ecosistemi. E' stato lanciato dall'organizzazione di conservazione ambientale Bush Heritage Australia, che conta di raccogliere l'equivalente di 14 milioni di euro per finanziarlo.
"L'Australia è di fronte a una crisi di biodiversità, con il 20% dei mammiferi nativi minacciati di estinzione e fino al 20% degli uccelli in una simile situazione", ha detto il portavoce dell'organizzazione, Jim Radford. Al centro del progetto c'è la Scottsdale Reserve, una proprietà di oltre 1300 ettari acquistata all'organizzazione nel 2006 e riabilitata allo stato naturale con l'aiuto di 500 volontari, che hanno piantato alberi nativi. "Quello che abbiamo fatto finora fa una differenza, ma non abbiamo le conoscenze necessarie per recuperare tutte le specie che vogliamo. Il lavoro degli scienziati lo renderà possibile", ha aggiunto Radford.
 
GEA PRESS
9 APRILE 2015
 
Palermo – Il cucciolo che sembrava dormire. Morto per abbandono difronte al canile municipale

 
Palermo - Quando gli operatori del canile municipale di Palermo, hanno aperto il cancello, il cucciolo sembrava dormire. Così una volontaria riferisce sul ritrovamento del cagnolino che in realtà era ormai morto. E’ stato lasciato al freddo della scorsa notte, quanto è bastato per farlo morire.Il povero cagnolino non ha retto alle basse temperature e, dormendo, ha chiuso gli occhi per sempre. Una “cartolina” poco desiderabile ma che ben evidenzia il dramma del randagismo in città.Non è la prima volta, infatti, che qualcuno, nottetempo, lega un cane al cancello. In questo caso, non vi era neanche una corda per impedere che il cucciolo potesse finire sotto le ruote di una macchina. Questo rischio non è mai esistito: è morto prima.Le telecamere, riferiscono i volontari, forse non funzionano ma comunque il posto scelto per l’abbandono non sarebbe stato visualizzato. L’unico “conforto”, rivelatosi del tutto inutile, è stata una sorta di pezza che doveva forse servire ad isolarlo dal cemento. Il freddo pungente della scorsa notte, però, non ha lasciato scampo al piccolo animale che necessitava, invece, con la massima urgenza di un luogo riscaldato.“Spero che la fotografia venga vista da chi lo ha abbandonato – riferiscono ora i volontari – Che gli resti sulla coscienza. Non ha neanche aspettato l’apertura del canile. In piena notte come un sacchetto dell’immondizia“.In città non è allo stato possibile quantificare il numero di cani randagi. Le altalenanti attenzioni del Comune nei confronti di un problema grave e tutt’ora irrisolto, quale è quello del randagismo, e gli interventi di sterilizzazione non sempre portati avanti con continuità, generano un  numero sicuramente elevato di randagi. A monte, però, il problema vero è rappresentato dall’esiguità dei controlli sui microchip. In altri termini, un obbligo di legge è di fatto vissuto come una sorta di optnional. Del resto, per abbandonare un cane, è meglio che il chip non ci sia.
 
GEA PRESS
9 APRILE 2015
 
Pisticci (MT) – Due cuccioli in Commissariato. Erano stati abbandonati nel bordo strada

 
Un soccorso che questa volta non ha riguardato un essere umano ma due cuccioli di cane. A salvarli è stato  il personale del Commissariato di P.S. di Pisticci, in provincia di Matera.Gli operatori di una volante della Polizia di Stato, mentre perlustravano il centro abitato di Pisticci e le contrade limitrofe, sono stati attirati da uno strano movimento all’interno della vegetazione  ai margini di una strada. Si tratta di una zona ad alta densità di traffico che conduce alla frazione di Pisticci Scalo.Incuriositi, i poliziotti hanno deciso di fermarsi vedendo spuntare dai cespugli due cuccioli di cane, spaesati e disorientati, che si avvicinavano sempre più pericolosamente alla strada. Prima che potessero finire investiti, i due animali sono stati recuperati dai poliziotti con tutta la delicatezza del caso, dopo aver accertato che non presentassero ferite evidenti.I cuccioli erano stata abbandonati da ignoti. Sono ora stati affidati alle cure di un canile di Matera convenzionato con il Comune di Pisticci, dove saranno curati fino al raggiungimento dell’età necessaria per l’affidamento.Prima di venire affidati al canile, i cagnolini sono stati fatti visitare da un veterinario, che ne ha riscontrato un moderato stato di malnutrizione e disidratazione, pur in condizioni generali di buona salute. Per questo sono stati temporaneamente accuditi e rifocillati dal personale del Commissariato. Per loro è stato riservato  latte e altri alimenti, che hanno mostrato di gradire dopo una iniziale comprensibile diffidenza.I due cangolini hanno familiarizzato soprattutto con i due poliziotti salvatori, non mancando di mostrare loro tutta la propria gratitudine.La Polizia di Stato, nel ricordare che l’abbandono di animali costituisce reato, raccomanda ai cittadini di segnalare sempre al 113 eventuali situazioni di pericolo per le persone, ma anche per gli animali, onde poter tempestivamente intervenire e scongiurare effetti irreparabili, come nel caso sopra descritto.
 
SANREMO NEWS
9 APRILE 2015
 
Ospedaletti (IM): ora in città cresce la psicosi dei bocconi avvelenati per cani, ieri un altro in corso Regina Margherita

Carlo Alessi

 
Le forze dell’ordine stanno anche verificando una serie di immagini delle telecamere sistemate in città per risalire all’eventuale ‘pazzo’ (non abbiamo al momento altri termini per lui) che sistema bocconi avvelenati per strada senza motivo.I proprietari di cani di Ospedaletti e delle zone limitrofe sono ora davvero terrorizzati. Nei giorni scorsi, infatti, erano emersi alcuni casi di bocconi avvelenati nella zona di corso Regina Margherita e, purtroppo, il caso sembra conclamato.Non si sa ancora se si tratti di un caso relativo ad una sola persona oppure se, addirittura, sia un fatto che coinvolga più soggetti. Ieri sera, una coppia che stava passeggiando con il proprio cane nella zona dell’hotel Firenze, in corso Regina Margherita nella città delle rose, ha notato un boccone per terra, proprio mentre la bestiola lo stava annusando. La reazione è stata quella di gettarlo via, evitando ovviamente che il cane lo mangiasse. Il consiglio per tutti i proprietari di cani è ovviamente la massima attenzione, ma soprattutto il recupero di un eventuale boccone trovato, per poterlo analizzare. Nei giorni scorsi si è registrata la morte di alcuni gatti, che potrebbe essere riconducibile proprio a bocconi avvelenati.Le forze dell’ordine stanno anche verificando una serie di immagini delle telecamere sistemate in città per risalire all’eventuale ‘pazzo’ (non abbiamo al momento altri termini per lui) che sistema bocconi avvelenati per strada senza motivo.
 
GEA PRESS
9 APRILE 2015
 
Grosseto – Nel pollaio una martora morta a testa in giù. Denunciato il presunto bracconiere
 
Intervento, ieri mattina, delle Guardie LAC (Lega Abolizione Caccia), Sezione Regionale Toscana, che   dopo aver accertato la presenza di alcuni lacci-cappio lungo il perimetro di un pollaio, hanno atteso l’arrivo del presunto bracconiere.
I fatti sono avvenuti nel comune di Massa Marittima (GR).All’interno del pollaio veniva così rinvenuta una martora (specie particolarmente protetta dalla legge) ormai morta che era stata appesa per una zampa, probabilmente dal giorno precedente. Poco dopo si presentava sul posto un uomo che, dopo essere entrato all’interno del pollaio, veniva fermato ed identificato dalle guardie della LAC.Sul posto giungeva nel frattempo una pattuglia della Polizia Provinciale di Grosseto che provvedeva al sequestro dei lacci, di una gabbia trappola rinvenuta all’interno del pollaio con esca e tracce di sangue riconducibili probabilmente alla cattura nonché uccisione della martora, oltre che al corpo del mustelide.Il presunto bracconiere è stato così segnalato all’Autorità Giudiziaria per vari reati inerenti l’attività venatoria (esercizio di caccia in periodo di divieto generale e uso di mezzi vietati) nonché per la detenzione di specie particolarmente protetta anche da convenzione internazionale. Ulteriori accertamenti saranno richiesti per l’eventuale responsabilità del proprietario del terreno.La LAC ha approfittato dell’occasione per condannare l’episodio ed esprimere il proprio rammarico per l’uccisione di animali rari come la martora.
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2015
 
"PLAUSO AL NUOVO CIRCO, SPETTATORI ALLIETATI SENZA L'ABUSO DI ANIMALI"
Lav Trentino al festival: "Un esempio educativo"
 
La Lav del Trentino plaude all'arrivo a Trento del primo Festival di Nuovo Circo, "un esempio positivo di circo contemporaneo educativo e divertente che allieta adulti e bambini senza l'utilizzo e l'abuso di animali a fine di spettacolo". "Ci preme sottolineare l'importanza di questo positivo rinnovamento dell'arte circense, non più fondato sul maltrattamento e lo sfruttamento degli animali", afferma Simone Stefani, responsabile Lega anti vivisezione del Trentino. La Lav locale sarà presente al festival con la petizione popolare per chiedere la revoca del finanziamento pubblico ai circhi con animali, "non più rappresentativi di un'ampia comunità".
 
QUOTIDIANO.NET
9 APRILE 2015
 
Trentino, individuate le orme dei primi cuccioli di orso di quest'anno 9 aprile 2015
La Forestale ha scoperto le tracce di un esemplare adulto e un cucciolo o forse due. I piccoli nascono nelle tane in gennaio e in aprile cominciano ad esplorare il territorio. La Lac ricorda di non avvicinarsi mai agli animali
 
Roma, 9 aprile 2015 — Una buona notizia per gli orsi del Trentino arriva a qualche giorno dal ritrovamento del corpo senza vita di M6 in Val di Non. Nessuna informazione ufficiale sulle cause del decesso anche se, secondo indiscrezioni, l'orso sarebbe stato avvelenato con esche killer. Ma adesso arriva un sottile filo di speranza dalla stessa terra. Ne ha dato notizia la Lac, Lega per l'abolizione della caccia e in particolare una nota a firma di Francesco Mongioì, Coordinatore Comitato per l'orso Trentino Alto Adige/Südtirol, informata direttamente dalla Provincia.La buona novella è che sarebbero stati individuati i primi cuccioli nati durante l'inverno. Li avrebbero scoperti i forestali del Brenta sud occidentale. Sono stati loro a scoprire  una pista di orso su neve, in seguito ad alcune segnalazioni. Si tratta di orme di un orso adulto e di almeno un cucciolo, ma è probabile che siano due. Dopo il letargo invernale, le segnalazioni di avvistamenti o di indicatori di presenza consentono di accertare la ripresa dell'attività degli orsi.I nuovi cuccioli nascono intorno a gennaio in tana e i primi spostamenti avvengono proprio nella stagione primaverile. Così, è aprile il mese che registra le prime segnalazioni di nuove cucciolate. Più femmine potrebbero essersi riprodotte durante l'inverno appena trascorso e solo durante i prossimi mesi sarà possibile farsi un'idea sulla quantità di nuovi cuccioli e sulle orse che si sono riprodotte. Naturalmente, sarà necessario che nessun umano si avvicini agli orsi, mamme con cuccioli comprese."Chiunque si avvicinasse ai cuccioli - sottolinea la Lac - emulo del fungaiolo estivo che con il suo incontro "ravvicinato" ha portato all’uccisione di mamma Daniza, provocherebbe la reazione, doverosa e naturale, della madre che nell’allontanare il molestatore, potrebbe causargli qualche graffio. La reazione della mamma che difende i propri cuccioli da un intruso, sarebbe considerata aggressione, strumentalmente, e la sentenza di morte è ormai certa", scrive la Lac.
"E’ questo il percorso tracciato dalla delibera ammazza orsi, di cui continuiamo a chiedere la revoca", scrive ancora il Comitato per l'orso del Trentino. E' ancora attiva, su change.org, la raccolta firme per l'abolizione del provvedimento.
 
MESSAGGERO VENETO
9 APRILE 2015
 
Caccia e bracconieri, aumentano i controlli
La Polizia provinciale nel primo trimestre ha organizzato 500 pattugliamenti, anche su strada
 
UDINE. Cinquecento pattugliamenti nel primo trimestre del 2015 e collaborazione con la Guardia di Finanza e i Carabinieri in alcune operazioni di ricerca e identificazione di clandestini nella zona di Amaro, a marzo.Gli agenti della Polizia Provinciale di Udine presidiano il territorio attraverso un’attività intensa in primis per quel che riguarda l’accertamento di reati e illeciti amministrativi. Sono stati disposti controlli di varia natura soprattutto in materia di antibracconaggio con particolare riferimento alla pratica illegale dell’uccellagione e al controllo del bracconaggio con i lacci, la forma più odiosa di cattura di animali per le sofferenze causate dalle ferite della fauna che vi resta imprigionata.Sono stati eseguiti svariati appostamenti a distanza per verificare il corretto esercizio dell’attività venatoria: 105 i cacciatori fermati e controllati nel mese di gennaio in periodo di caccia aperta. Effettuati anche servizi notturni e nelle giornate di sabato e di domenica (123) con più pattuglie, finalizzati alla prevenzione degli illeciti. Recentemente – spiega in una nota la Provincia – è stato individuato a Lauco un bracconiere che esercitava l’uccellagione con trappole a scatto, panie invischiate e richiami vivi privi di anello identificativo.E non sono mancate le sanzioni per alcuni cacciatori: a Cassacco per irregolarità della polizza di assicurazione, a Forni Avoltri per aver superato la quota di capi prelevabili. Ad Aquileia, due cacciatori sono stati deferiti all’autorità giudiziaria per aver esercitato l’attività venatoria in zona protetta. Eseguiti anche alcuni servizi programmati di vigilanza faunistica nel parco delle Prealpi Giulie per il controllo del territorio, la verifica della manutenzione dei sentieri e delle “casere” del parco.Quanto all’attività di polizia ambientale ed urbanistica – si legge ancora nella nota –, gli operatori della Polizia provinciale (con l’apporto del personale dell’area ambiente) hanno effettuato 15 sopralluoghi esterni e redatto 13 tra notizie di reato, annotazioni ed informative all’autorità giudiziaria e 7 verbali di accertamento. Per quanto riguarda il prelievo di fauna selvatica, 24 sono state le uscite sul territorio e 59 i capi prelevati tra volpi e corvidi.Per quanto riguarda i controlli su strada, gli agenti hanno effettuato 31 uscite, 87 le violazioni accertate e contestate di cui 83 per eccesso di velocità. Con il personale della Motorizzazione civile è stata effettuata una serie di controlli ai mezzi pesanti: 124 i veicoli fermati, 80 nazionali e 44 esteri. Omessa revisione del mezzo, mancato uso delle cinture di sicurezza, caratteristiche o dispositivi di equipaggiamento alterati o malfunzionanti, le principali irregolarità riscontrate.
 
MODENA TODAY
9 APRILE 2015
 
Dal comune via libera al cimitero per animali, approvata la variante
Il Consiglio approva la variante al Rue che recepisce le osservazioni della Provincia e le conseguenti modifiche al Regolamento per il funzionamento e la gestione della struttura. Resterà un intervento realizzabile solo da un privato
 
Modena - Nel territorio comunale di Modena sarà possibile realizzare un cimitero per gli animali d’affezione, ma, trattandosi di opera di rilevante interesse pubblico, per farlo il privato dovrà presentare un progetto sottoposto ad approvazione con specifica variante urbanistica. È quanto prevede la variante al Regolamento urbanistico edilizio (Rue) per la localizzazione del cimitero per animali d’affezione, che accoglie la riserva presentata dalla Provincia di Modena tra la fase di adozione e quella di approvazione del documento, presentata dall’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli e approvata all’unanimità dal Consiglio comunale nella seduta di ieri, giovedì 9 aprile. La variazione comporta modifiche al Regolamento comunale per il funzionamento e la gestione del cimitero approvato nel marzo dello scorso anno, modifiche inserite in una apposita delibera illustrata dall’assessore all’Ambiente Giulio Guerzoni e approvata con il voto favorevole di Pd, Sel, CambiaModena, Per me Modena, Ncd e M5s, e con l’astensione di FI.Il Regolamento stabilisce che nel Cimitero per animali d’affezione potranno essere interrate, e non tumulate, le spoglie di cani, gatti, criceti, uccelli da gabbia, pesci ornamentali e altri animali domestici di dimensioni piccole o medie (non oltre i 40 chilogrammi) a condizione che un apposito certificato veterinario escluda la presenza di malattie trasmissibili all’uomo. Gli animali più grossi, come cavalli sportivi, dovranno prima essere inceneriti in una struttura autorizzata; la qual cosa dovrà comunque avvenire se la morte dell’animale è dovuta a una malattia infettiva diffusiva.Nel cimitero potranno essere posizionate lapidi o pietre tombali di altezza, però, non superiore a 80 centimetri. L’area cimiteriale non potrà essere inferiore a 5mila metri quadrati, né superiore a 10mila e dovrà comprendere zone per il seppellimento, un’area per la dispersione di ceneri nel terreno e una per i servizi collaterali, quali struttura d’accoglienza, sistema di smaltimento rifiuti cimiteriali e altri. Inoltre, l’area dovrà essere dotata di parcheggi privati di uso pubblico.Sul tema sono intervenuti alcuni consiglieri. Simona Arletti del Pd ha evidenziato che la variante “non comporta una modifica sostanziale a quello che era l’impianto previsto. L’Amministrazione conferma l’interesse per il cimitero degli animali di affezione: pur non potendo essere attore diretto di quest’opera, in quanto non può darle priorità con risorse dedicate dal Piano investimenti, vuole renderla possibile. Spero ci possano essere privati interessati a realizzarla”. Luca Fantoni del M5s ha ribadito che “con la variante vengono recepite le osservazioni della Provincia rispetto al Regolamento edilizio. Diamo un parere positivo alla delibera e, quando verrà presentato un progetto di realizzazione del cimitero, chiediamo di analizzare con attenzione che la situazione urbana dell’area individuata sia adatta, come previsto da questa variante”. Il consigliere Antonio Montanini di CambiaModena ha infine chiesto e ottenuto conferma della presenza, nel Regolamento, della possibilità di accedere all’incenerimento degli animali, “su cui c’è grande richiesta”, ha precisato.“
 
FOCUS
9 APRILE 2015
 
Ecco il 'muscolo di grano', la carne vegetale nata per amore
Enzo Marascio, attraverso una serie di tentativi, ha realizzato un preparato a base di grano e legumi che ricorda la carne per aspetto, consistenza e gusto: "Il grano ha da sempre cotenna, pelle e muscoli. Noi lo abbiamo scoperto 25 anni fa". La Regione Calabria porterà la specialità a Milano nei suoi spazi all'interno dell'Expo
 
Roma - Una scoperta che nasce per amore. E che verrà messa a disposizione di tutti. E' il 'muscolo di grano'. Che per nome, aspetto, consistenza e gusto evoca la carne ma è realizzato con un impasto a base di grano Cappelli, una qualità pregiata, legumi, spezie, erbe aromatiche (rosmarino, alloro, menta) olio extravergine d'oliva, sale marino. Arriva dalla Calabria, per la precisione da Isca sullo Ionio, e presto sarà a Milano in occasione dell'Expo."Ho scoperto una cosa che è sempre esistita", racconta all'Adnkronos Enzo Marascio, commercialista in pensione e oggi nonno a tempo pieno. "Il grano ha da sempre cotenna, pelle e muscoli. Noi lo abbiamo scoperto 25 anni fa", spiega raccontando la storia del suo 'muscolo di grano'. Tutto nasce da alcuni problemi di salute e dalla necessità di rivedere l'alimentazione. "Fu un medico a parlarmi del cibo come medicina e del seitan, in un'epoca in cui quasi non c'erano vegetariani", continua. Da lì la messa al bando di grassi saturi, formaggi, carne: "sono diventato un erbivoro, arrangiandomi con legumi e frumento".Da questo momento inizia la ricerca che culminerà nella scoperta del 'muscolo di grano'. Marascio parte dal seitan, cercando un alimento più completo grazie all'aggiunta di legumi. Poi l'ingrediente fondamentale: "l'amore per i due figli". Affinché "non si sentissero esclusi" per via delle scelte alimentari della famiglia. Così, dopo vari tentativi, "sono spuntate fasce e striature muscolari. E' stato un passaggio". "Anche gli americani stanno cercando questa 'muscolatura', che io ho trovato più di 20 anni fa, ma è solo per amore che nascono le cose", ribadisce.Il risultato è stato un prodotto con l'attrattiva della carne, per aspetto, consistenza e gusto, e i pregi di un alimento vegetale. Dal punto di vista nutrizionale, il 'muscolo di grano' è una preparazione alimentare proteica (21%), priva di grassi e di colesterolo, con poche calorie (140-150 kcal per 100 grammi) ma con tutti gli aminoacidi essenziali. E' ricco di ferro, zinco, potassio, calcio e magnesio. Il 'muscolo di grano', poi, può essere servito sotto forma di bistecche, roast beef, porchetta, prosciutti, salumi. La produzione non è su scala industriale: l'azienda familiare di Marascio, sei persone, tutti vegetariani e vegani, riesce a rifornire 3-400 persone tra amici e conoscenti che il titolare ha incontrato negli anni durante le fiere di settore. D'altro canto, l'obiettivo non è mai stato il guadagno. "In tanti ci hanno offerto denaro ma questa scoperta deve andare a favore dell'umanità affinché si possano trarre dall'agricoltura le proteine nobili". Una volontà che Marascio ha messo anche per iscritto nel suo testamento: "Io ho 64 anni e vorrei che rimanesse di proprietà della gente e non dell'economia. Poi vorrei darlo alla Fao, alle organizzazioni umanitarie trasferendo a loro la proprietà così che possano mettere in piedi la produzione in ogni Stato".Da qui l'impegno a diffondere il più possibile la sua tecnica. Prossima tappa l'Expo di Milano negli spazi della Regione Calabria che, sottolinea, con "coraggio encomiabile ha deciso di portare questo prodotto all'attenzione del pubblico".
 
GEA PRESS
9 APRILE 2015
 
Cina – L’assalto ai camion con i cani da macello. Tutte le novità
 
Sono con l’acqua alla gola gli animalisti cinesi che nei giorni scorsi avevano provveduto al blocco di due camion carichi di cani, per i quali si sospetta l’invio ad un macello (vedi VIDEO e articolo GeaPress). La spedizione fermata nei pressi di Pechino, ha infatti avuto il nulla osta delle autorità per l’affidamento dei cani agli animalisti. Il trasporto, infatti, era irregolare e gli attivisti avevano altresì denunciato come alcuni cani fossero stati riconosciuti dai proprietari dopo la diffusione delle foto  sul web.In altri termini, è forte il sospetto che siano stati rubati.Le autorità hanno però imposto lo sgombero dei cani entro 24 ore a partire da ieri sera. Dunque gli animalisti hanno ormai poche ore per completare il  trasferimento dei 300 cani presso stalli temporanei o volenterosi del luogo che si sono resi disponibili ad ospitarli. Nonostante ciò i pareri sull’operato della polizia e delle autorità locali sono stati positivi. A detta degli animalisti vi sarebbe stata molta compassione nei confronti dei cani e tutti gli sforzi sarebbero stati concentrati per salvare il salvabile. Molti animali, infatti, sono stati trovati morti o debilitati. Alcuni di loro, erano inoltre affetti da cimurro. Alto è pertanto il rischio che la malattia sia stata facilmente veicolata.Dallo scorso mese di agosto, gli animalisti cinesi hanno messo in atto una nuova strategia per contrastare tale commercio. Avvistato un camion in transito, viene subito lanciato l’allrme sul web e nel giro di poco tempo numerose macchine si dirigono nella zona al fine di bloccare il trasporto. La legge cinese non impedisce di alimentarsi con carne di cane, anche se, tengono a precisare gli stessi animalisti, questo uso è relegato ad alcune provincie della Cina. In altri termini, per molti cinesi il cane è un amico, non  cibo.Allo stato attuale è possibile entrare in possesso dei cani se la spedizione risulta irregolare, ma per gli animalisti si tratta di una strategia per arrivare al definitivo bando.Purtroppo ancora incerta è la situazione di altri 180 cani, bloccati nei pressi della città di Shenyang, capoluogo della provincia del Liaoning, nella Cina nord-orientale. I cani continuano ad essere tenuti presso un canile pubblico ed il trasportatore sostiene che trattasi di animali da riproduzione.
 
GREEN STYLE
9 APRILE 2015
 
Carne di cane in un ristorante di Tijuana, in Messico
 
Carne di cane in un ristorante cinese, all’insaputa dei clienti. È quanto sarebbe accaduto a Tijuana, in Messico, dove un esercizio locale sarebbe stato chiuso a seguito dei controlli della polizia. Sul fatto sono in corso le indagini delle autorità locali. La scoperta sarebbe nata dalla segnalazione di un cliente preoccupato, dopo aver sentito l’ululato di un cane provenire dalle aree non accessibili al pubblico del ristorante. Giunta sul posto la polizia, sarebbero stati rilevati degli esemplari chiusi in gabbia e un cucciolo decapitato. Non è però tutto, poiché il Daily Mail svela come il proprietario stesso del locale sia stato colto sul fatto, durante il taglio di porzioni di carne da una carcassa per la successiva preparazione. Lo stesso proprietario sembra abbia ammesso di aver ucciso l’animale, specificando però di averlo fatto per il proprio consumo personale senza coinvolgere i clienti della struttura.All’arrivo sulla scena, pare che i poliziotti abbiano scovato alcuni cuochi pronti a gettare una carcassa decapitata all’interno di un bidone della spazzatura. Secondo le prime ipotesi, la carne di cane avrebbe sostituito quella di maiale nelle ricette previste di menu, il tutto all’insaputa dei clienti. Gli agenti, dopo aver prelevato alcuni campioni da frigoriferi e freezer per le successive analisi di rito, avrebbero quindi fermato tre persone: il proprietario e due dipendenti. Mentre continuano le indagini, sembra che altri cinque ristoranti cinesi della zona siano rimasti momentaneamente a serrande abbassate, forse a scopo precauzionale. Gli animali ancora in vita scovati nelle gabbie e sul retro del ristorante sarebbero infine stati affidati alle cure dei veterinari. Il consumo di carne non è insolito nella tradizione culinaria in Cina, sebbene negli ultimi tempi si assista a una lenta diminuzione, forte anche delle campagne di sensibilizzazione locali. Di solito, è tuttavia assai raro che il ricorso superi i confini nazionali. Le agenzie di stampa estere hanno diramato anche un video delle perquisizioni condotte dalle autorità: dato il tenore delle immagini, non sempre adatto a un pubblico sensibile, si rimanda alle fonti riportate in calce all’articolo.
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2015
 
USA, CACCIA AL KILLER DELLE AQUILE CALVE: "NE HA UCCISE 4 IN POCHI MESI"
Offerta ricompensa di 6.000 dollari a chi dà informazioni
 
C'è qualcuno in Arkansas che nell'arco di pochi mesi ha ucciso a fucilate almeno quattro esemplari di aquila calva, simbolo degli Stati Uniti sin dal 1782, e le autorità locali hanno deciso di offrire una ricompensa a chi aiuterà a catturarlo. L'aquila calva non è più nella lista degli animali in via di estinzione, ma è ancora una specie protetta a livello federale: a chiunque ne uccida volontariamente un esemplare può esse inflitta una molta fino a 100 mila dollari e una pena fino ad un anno di carcere. L'ultimo esemplare ammazzato è stato ritrovato giorni fa nei pressi del lago Beaver, e lo U.S. Fish and Wildlife Service e l'Arkansas Game and Fish Commission hanno deciso di intensificare le ricerche, offrendo una ricompensa di 6.000 dollari a chiunque fornirà informazioni utili per la cattura del responsabile.
 
LA ZAMPA.IT
9 APRILE 2015
 
I pesci rossi? Non liberateli in un lago...
Ecco cosa accade al Lago Teller in Colorado, dove l’equilibrio della fauna locale ora è minacciato dal gesto imprevidente di qualche cittadino
 
Marina Palumbo
 
Il Lago Teller, in Colorado, è diventato una gigantesca vaschetta per pesci rossi. Invaso da migliaia di questi piccoli animaletti, ora vede il proprio ecosistema minacciato. I funzionari che si occupano della fauna selvatica ritengono che la proliferazione fino all’attuale numero di tremila-quattromila esemplari sia iniziata con la liberazione di quattro o cinque pesciolini domestici da parte di un cittadino due o tre anni fa.  Le specie naturali del lago si trovano ora a contendere il cibo con questa nuova specie non autoctona che per di più rischia di spandere malattie. «Le specie non autoctone entrano in competizione per le risorse con quelle già preesistenti, creando condizioni di sopravvivenza molto difficili» spiega Jennifer Churchill del Colorado Parks and Wildlife. Per salvare il lago ora sarà necessario ripulirlo da questo sovrannumero. I metodi possibili sono due: uno è prosciugare i dodici acri del lago completamente per spostarli, l’altro è usare l’elettricità per scioccare i pesci e rimuoverli mentre sono paralizzati. Il secondo è un metodo già usato in passato con successo in un altro lago, ugualmente infestato da pesci tropicali non naturali in quella zona. «Molte persone non si rendono conto delle conseguenze delle loro azioni di questo tipo: liberano specie esotiche e non immaginano di fare altro che del bene all’animale in questione, ma invece a soffrirne è tutto l’equilibrio naturale di quella zona» sottolinea Ken Kehmeier, biologo acquatico di Colorado Parks and Wildlife.I pesci rossi, questa volta, finiranno molto probabilmente in un centro di riabilitazione per rapaci, dove serviranno ad alimentare i predatori. Probabilmente, non ciò che aveva pensato sarebbe successo chi ne ha liberato i progenitori.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
9 APRILE 2015
 
Bracconieri su Facebook e Twitter per scovare gli animali più rari
Le gang rovistano nelle pagine dei social media per trovare foto con tag geografici, trasformando così inconsapevoli turisti in strumenti di morte
 
Marina Palumbo
 
Cambiano i tempi e anche i cacciatori diventano 2.0. Ecco perchè è importante, come turisti, iniziare a prestare un po’ di attenzione a ciò che si condivide in Rete. Molti amanti degli animali, infatti, scelgono di passare le proprie vacanze in luoghi inesplorati dove è incontrare animali rari e di grandi dimensioni. I tour scelti, naturalmente, sono rispettosi dell’ambiente naturale, ma il pericolo si annida altrove. I bracconieri che battono i grandi territori dei parchi naturali africani, e in misura minore di altri continenti, usano infatti le indicazioni fornite dagli ignari turisti attraverso i social network per individuare i luoghi migliori di caccia.  Molti dei moderni strumenti fotografici, soprattutto smartphone e tablet, hanno attiva una funzione di geolocalizzazione che trasmette insieme alle immagini e ai filmati il luogo nel quale in quel momento ci si trova. Per quanto possa sembrarci divertente mostrare agli amici che siamo sperduti in luoghi remoti e stiamo vedendo coi nostri occhi la razza più rara di leone esistente sulla terra, questo per il leone in questione rappresenta probabilmente un serio pericolo.I bracconieri, infatti, usano queste informazioni per scovare gli animali, particolarmente quelli appartenenti alle specie più a rischio che sul mercato nero hanno più valore. Queste bande, i cui proventi spesso finiscono in armi, sono molto ben attrezzate e dunque, seguendo le tracce scovate su web, raggiungono i posti indicati molto velocemente in elicottero, evitando così i pericoli, ed essendo sicuri di trovare ancora le prede sul posto.In Sudafrica, ad esempio, si stima che vengano uccisi tre rinoceronti al giorno per il loro corno che può valere fino ad oltre sedicimila euro per ogni chilo di peso.Le immagini postate su Facebook, Twitter e Instagram possono così diventare un enorme tesoro in termini monetari. Certo a nessun turista può far piacere sapere di essersi trasformato in uno strumento di morte, ma non è neppure simpatico avvertire una simile limitazione delle proprie libertà. E allora, come fare? La soluzione è molto semplice: via libera alle fotografie, sia nostre, sia degli animali, ma prima di iniziare il tour, ricordiamoci di andare nelle impostazioni del telefono o della fotocamera e disattivare la geolocalizzazione. Poi, attenzione anche a ciò che si scrive: niente indicazioni di località, a meno che non siano davvero molto generiche.
 
GREEN STYLE
10 APRILE 2015
 
Bracconieri alla ricerca delle prede sui social network
 
La tecnologia e le vie di condivisione moderne implementano la comunicazione e la ricerca via Web. Tutto appare più facile e veloce da individuare e scoprire, in particolare attraverso i social network più noti: Twitter e Facebook. Questo tipo di cammino ultimamente è molto in uso tra i bracconieri, che effettuano vere e proprie battute di caccia virtuali tra i profili open degli utenti. B La condivisione di foto e immagini scattate all’interno di resort, parchi naturali e riserve ecologiche consente ai cacciatori di scoprire nuovi luoghi di predazione. La geolocalizzazione automatica di molti smartphone moderni rende ancora più facile l’individuazione di riserve protette o di zone incontaminate, dove magari vivono esemplari in via di estinzione o in pericolo. Il procedimento appare semplice: individuato il nuovo luogo da saccheggiare i cacciatori si attivano giungendo in loco via elicottero. Velocità e tecnica per eludere la sorveglianza e catturare la preda, magari rara quindi economicamente più importante e facilmente più vendibile.r Secondo una stima aggiornata, in Sudafrica verrebbero uccisi tre rinoceronti al giorno, solo per il taglio e la vendita del corno che può arrivare a valere anche sedicimila euro al chilo. La pratica barbara e subdola sta ulteriormente aggravando una situazione già precaria, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di moltissimi animali. Nonostante gli sforzi dello staff e dei gestori dei parchi e delle riserve naturali, la geolocalizzazione automatica sta favorendo questo tipo di scempio. Per questo motivo, per impedire che una svista pregiudichi la vita di molti animali, le strutture consigliano e avvisano di disattivare la funzione per l’identificazione automatica delle posizione attraverso il cellulare e quindi di evitare riferimenti precisi e indicazioni se non generiche quando si postano le foto su Twitter e Facebook. Con qualche semplice accorgimento la fauna locale potrà sentirsi protetta e preservata perfettamente anche dai visitatori stessi che sono di passaggio.acconieri alla ricerca delle prede sui social network.
 
LA ZAMPA.IT
9 APRILE 2015
 
In Australia un piano decennale per frenare estinzioni
Al progetto Saving Our Species partecipano 50 scienziati di 15 università del paese
 
Ha preso il via, in una riserva ambientale presso Canberra, un ambizioso piano decennale per rallentare la crisi di estinzioni degli animali nativi, unici al mondo, dell’Australia. Al progetto detto Saving Our Species partecipano 50 scienziati di 15 università del paese, che collaboreranno di 55 diversi progetti di conservazione. Il piano include gestione degli incendi e monitoraggio delle specie a rischio, controllo degli animali selvatici non nativi e delle specie invasive, e la reintegrazione di ecosistemi. È stato lanciato dall’organizzazione di conservazione ambientale Bush Heritage Australia che conta di raccogliere l’equivalente di 14 milioni di euro per finanziarlo. «L’Australia è di fronte a una crisi di biodiversità, con il 20% dei mammiferi nativi minacciati di estinzione e fino al 20% degli uccelli in una simile situazione, ha detto il portavoce dell’organizzazione, Jim Radford. La Scottsdale Reserve al centro del progetto, è una proprietà di oltre 1300 ettari acquistata all’organizzazione nel 2006 e riabilitata allo stato naturale con l’aiuto di 500 volontari, che hanno piantato alberi nativi. «Quello che abbiamo fatto finora fa una differenza, ma non abbiamo le conoscenze necessarie per recuperare tutte le specie che vogliamo. Il lavoro degli scienziati lo renderà possibile», ha detto Radford. 
 
NEL CUORE.ORG
9 APRILE 2015
 
ECCO PIUMINO SENZA PIUME DI "SAVE THE DUCK" CON IL CERTIFICATO LAV
L'associazione ha assegnato il massimo rating etico
 
Save the Duck, il marchio italiano dei piumini senza piume, ha aderito al progetto "Animal Free Fashion", lanciato dalla Lav per una moda etica e priva di materiali di origine animale. Il brand ha aderito all'iniziativa sottoscrivendo il massimo livello del rating etico previsto, VVV+, ovvero impegnandosi a non utilizzare alcun materiale di origine animale: pelliccia, piume, pelle, seta e lana. Nell'ambito del progetto, la Lega anti vivisezione ha istituito il primo rating etico basato sul non utilizzo di materiali di origine animale: rinunciando all'uso di pelliccia, piume, seta e pelle, lana l'azienda raggiunge la corrispondente valutazione V, VV, VVV, VVV+. Ogni marchio può utilizzare il livello del rating raggiunto e il logo "Animal Free" per etichettare i propri capi. "Per Save the Duck è un riconoscimento molto importante. Avere la certificazione Lav - dicono dall'azienda - è uno dei tanti traguardi che ci siamo posti quando abbiamo iniziato a creare i nostri piumini 'duck free'". La moda "Animal Free", secondo una rilevazione Ispo effettuata in sei Paesi dell'Unione europea, corrisponde almeno al 12% della domanda attuale dei consumatori europei e, con il 78,6% di propensione all'acquisto, rappresenta una enorme opportunità di mercato per le aziende.
 
QUOTIDIANO.NET
10 APRILE 2015
 
Osimo: scoperta una pensione lager dove erano rinchiusi 23 cani
Ancona. Sinergia tra Corpo Forestale dello Stato, Guardie zoofile di Legambiente Marche e Oipa di Ancona. Appello ai cittadini per dare un futuro a queste creature sofferenti
 
provincia di Ancona  - Pensione-lager per cani scoperta ad Osimo dal Corpo forestale dello Stato di Ancona e dalle Guardie zoofile della Legambiente Marche e dell'Oipa di Ancona. Dopo mesi di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Ancona, nei giorni scorsi sono stati sequestrati ad Osimo "23 cani di varie razze, detenuti in condizioni indicibili in una casa in zona Passatempo e trasferiti poi in vari canili; la donna che gestiva la pensione abusiva, una cinquantenne residente ad Osimo, è stata denunciata per maltrattamento animali e detenzione incompatibile". Infatti, gli animali "erano detenuti in condizioni igieniche pessime, erano presenti abbondanti escrementi putrescenti non rimossi da molto tempo con presenza di muffe in tutta l'abitazione e all'esterno, e i cani, specie quelli detenuti costantemente in casa, erano costretti a vivere in mezzo a tutta questa sporcizia". Inoltre, "si è rilevata carenza di acqua e nessuna riserva di cibo, con presenza di tessuti in putrefazione, recipienti colmi di pattume e l'unica acqua presente dove alcuni cani si abbeveravano era completamente putrida. Si ipotizzano anche gravi maltrattamenti protratti nel tempo".Per questo "i cani trasferiti sono stati immediatamente sottoposti alle necessarie cure veterinarie e dati in custodia alle Associazioni animaliste che tenteranno di riportare gli animali ad una vita normale, dopo anni di sofferenze e di privazioni sofferti nella pensione-lager smantellata". Tra questi animali, spiega la Procura della Repubblica di Ancona, che ha coordinato le indagini, era presente "una cagnolina meticcia di taglia medio piccola che riportava paralisi totale alle zampe posteriori ed era costretta a vivere in questo ambiente sporco ed angusto trascinando le proprie zampe paralizzate; grazie alla generosità di alcune persone e' scattata subito la solidarietà ed è stato donato un carrellino per permettere al cane di poter scorrazzare nuovamente con le proprie zampe anteriori rendendola indipendente. Ad un altro cane pastore tedesco sono stati donati medicinali per curarlo per otite e forte dermatite".Oltre ai controlli in materia sanitaria, "continuano anche le verifiche in materia di anagrafe canina da parte del Corpo forestale dello Stato di Ancona in quanto molti dei cani sequestrati provengono da fuori regione e le Guardie zoofile delle Marche e dell'Oipa del Nucleo di Ancona continuano a ricevere testimonianze da tutta Italia del vasto giro messo in piedi dalla donna". Per questo, Legambiente e Oipa invitano tutti i cittadini "a partecipare nuovamente, come già successo per i cani sequestrati a Chiaravalle, ad una campagna di solidarietà per questi poveri animali, che sono tra l'altro numerosi, attraverso offerte e donazioni per acquistare cibo e medicinali necessari alle cure e sostentamento dando una mano anche alle strutture che li ospitano che attualmente si trovano in gravi difficoltà economiche; si invita anche a non acquistare o regalare cuccioli di dubbia provenienza ma a recarsi presso i canili pubblici e privati della provincia per adottare un randagio e sottrarlo ad una vita di prigionia".
 
ROMA TODAY
10 APRILE 2015
 
Cane gettato nei rifiuti dentro una scatola: denunciati madre e figlio
Il cagnolino, infreddolito e tremante, è stato trovato da un cittadino nei pressi di una isola ecologica di Monte Porzio Catone (Roma)
 
Roma - Un cagnolino infreddolito e tremante dentro una scatola gettata tra i rifiuti. Questo quanto si è trovato davanti un cittadino di Monte Porzio Catone dopo essersi recato nell'isola ecologica del Comune dei Castelli Romani. Ad abbandonarlo madre e figlio, poi denunciati in stato di libertà dai carabinieri della locale stazione per "concorso in abbandono di animali".
CANE ABBANDONATO - I due sono accusati di avere abbandonato un cane, chiuso in una scatola, tra i rifiuti, nell’isola ecologica di via Costagrande a Monte Porzio Catone. A dare l’allarme ai Carabinieri un cittadino che, recatosi nell’area ecologica per gettare dei rifiuti, è stato attirato dai guaiti di un cane, provenienti da una scatola di cartone abbandonata vicino ai rifiuti.
CANE TREMANTE - L'uomo ha poi amaramente scoperto che all’interno, sigillato con del nastro da imballaggio, al quale erano stati procurati dei fori per l’aerazione, vi era un cagnolino infreddolito e tremante che, appena vista la luce, è poi scappato per le campagne vicine. Visionando i sistemi di videosorveglianza presenti in zona, i Carabinieri sono riusciti a ricostruire completamente i fatti, identificando i responsabili.
DENUNCIATI MADRE E FIGLIO - Una volta scoperti, madre e figlio, hanno ammesso le loro responsabilità e raccontato di averlo fatto approfittando di una momentanea assenza del proprietario del cane, attuale compagno della donna, sostenendo che erano ormai esausti per le continue lamentele dei vicini di casa.
 
GEA PRESS
10 APRILE 2015
 
Roma – Cane sigillato con il nastro da imballaggio, gettato tra i rifiuti. I Carabinieri denunciano due persone
 
I Carabinieri della Stazione di Monte Porzio Catone (RM), hanno denunciato in stato di libertà due persone accusate di “concorso in abbandono di animali”.I due, stante quanto riportato dall’Arma dei Carabinieri, avrebbero abbandonato un cane, chiuso in una scatola, tra i rifiuti, nell’isola ecologica di via Costagrande a Monteporzio Catone.
A dare l’allarme ai Carabinieri era stato un cittadino che, recatosi nell’area ecologica per gettare dei rifiuti, era stato attirato dai guaiti del povero animale. Sembravano provenire proprio da una scatola di cartone abbandonata vicino ai rifiuti. All’interno, sigillato con del nastro da imballaggio al quale erano stati procurati dei fori per l’aerazione, vi era un cagnolino infreddolito e tremante che, appena vista la luce, era poi scappato per le campagne vicine.
Visionando i sistemi di videosorveglianza presenti in zona, i Carabinieri sono riusciti a ricostruire completamente i fatti, identificando i responsabili.Una volta scoperti, i due avrebbero ammesso le loro responsabilità e raccontato di averlo fatto approfittando di una momentanea assenza del proprietario del cane, sostenendo che erano ormai esausti per le continue lamentele dei vicini di casa.
 
IL CENTRO
10 APRILE 2015
 
Chieti, tenta di ucccidere tre cani di 6-7 mesi: denunciato
La polizia municipale di Chieti ha  bloccato un cittadino teatino di 59 anni lungo il fiume Alento, in località Valle Para, a pochi metri del canile rifugio
 
CHIETI. A seguito di segnalazione inviata dai volontari del canile rifugio di Chieti alla Centrale Operativa, la Polizia Municipale di Chieti ha  bloccato un cittadino teatino di 59 anni lungo il fiume Alento, in località Valle Para, a pochi metri del canile rifugio, mentre tentava di uccidere tre cani di 6-7 mesi, di taglia medio-piccola e di razza meticcia, chiusi all’interno di una sacca. I cani, sequestrati dalla polizia municipale, sono stati sottoposti a visita presso il canile sanitario e in seguito trasferiti al canile rifugio; l’autore del reato è stato denunciato all’autorità giudiziaria. Il fatto è stato reso noto dal sindaco di Chieti, Umberto Di Primio.[…]
 
ANSA
10 APRILE 2015
 
Voleva gettare cani nel fiume,denunciato
Provvidenziale l'intervento della polizia municipale
 
(ANSA) - CHIETI - La polizia municipale di Chieti ha scongiurato la morte di tre cani, bloccando un cittadino teatino di 59 anni il quale si trovava lungo il fiume Alento, a pochi metri del canile rifugio: l'uomo quando sono arrivati i vigili, allertati dai volontari del canile, stava tentando di gettare nel fiume tre meticci di 6-7 mesi, tenuti chiusi all'interno di una sacca. I cani posti sotto sequestro, sono stati visitati presso il canile sanitario e poi trasferiti nel rifugio; l'uomo è stato denunciato.
 
ZONA LOCALE
10 APRILE 2015
 
Capriolo ferito salvato da
Forestale, Asl e Protezione Civile
 
Prov. di Chieti. È stato un intervento congiunto di Corpo Forestale dello Stato, servizio veterinario della Asl e gruppo comunale di Vasto di Protezione Civile a salvare il capriolo rimasto ferito in un incidente nei pressi della rotatoria all'inizio della Val Sinello. L'episodio è avvenuto nel pomeriggio e, dopo la segnalazione raccolta dalla Forestale, si sono attivate le squadre di soccorso. L'animale è stato recuperato, sedato e curato e trasferito poi presso il centro recupero del Corpo Forestale dello Stato di Popoli. 
"Di servizi gratificanti ne facciamo tanti, ma questo è stato davvero particolare - commenta il responsabile della PC, Eustachio Frangione -. Presso il centro recupero di Popoli, del personale specializzato, con la S maiuscola , ha preso in carico la bestiola che nel frattempo si stava risvegliando dal sedativo. Ora riceverà le cure adeguate. Un grosso ringraziamento all'agente Tiziano La Palombara del Corpo Forestale dello Stato e al Dottor Massimo Genovesi della Asl Vasto per l'efficienza e la passione con la quale svolgono il loro mestiere!".
 
GEA PRESS
10 APRILE 2015
 
GORILLA DI MONTAGNA, MAPPATO IL DNA: "CHIAVE CONTRO L'ESTINZIONE"
Le capacità di adattamento "scritte" nel codice genetico
 
Pronta la mappa del Dna del gorilla di montagna, uno degli animali a più alto rischio di estinzione con poco più di 800 esemplari superstiti in Africa. Il suo identikit genetico, presentato su "Science", è frutto di una task-force internazionale a cui ha collaborato anche l'Università di Bologna. Dai risultati emerge che questi primati sono "geneticamente preparati" ad affrontare il lento declino delle loro popolazioni, tanto da mostrarsi potenzialmente più resistenti all'estinzione rispetto ai Neanderthal.
Lo studio è basato sull'analisi del Dna estratto da campioni di sangue di sette gorilla di montagna provenienti dai monti Virunga tra Ruanda, Uganda e Congo. Una volta ricostruito il genoma, è stato confrontato con quello dei loro "vicini di casa", i gorilla della pianura orientale, e con quelli di altre sottospecie dell'Africa centro-occidentale. E' così emerso che i gorilla di montagna e quelli della pianura orientale hanno una diversità genetica che è 2-3 volte inferiore rispetto agli altri che vivono in gruppi più numerosi: per questo hanno meno strumenti per reagire a minacce come le malattie infettive e i cambiamenti ambientali. Le analisi hanno inoltre rivelato che i gorilla di montagna si sono abituati con il tempo a sopravvivere in gruppi sempre meno numerosi. Questo adattamento, iniziato diverse migliaia di anni fa, è "scritto" nel Dna: i continui incroci tra esemplari imparentati tra loro hanno portato inaspettatamente all'eliminazione di diverse mutazioni genetiche pericolose per la salute.
''I gorilla di montagna sembrano essere più resistenti a quel genere di incroci che, in passato, ha invece contribuito all'estinzione dei Neanderthal'', spiega il primo autore dello studio Yali Xue, che lavora al Wellcome Trust Sanger Institute in Gran Bretagna. ''Dunque - aggiunge il ricercatore - non c'è ragione di pensare che i gorilla di montagna non possano prosperare anche negli anni a venire''. Intanto, la mappa del Dna aiuterà a identificare gli esemplari catturati dai bracconieri, favorendo il reinserimento in natura.
 
WIRED
10 APRILE 2015
 
Scegliere un cane di razza è folle e crudele?
Me lo sono chiesta dopo aver letto alcune ricerche recenti sui danni che secoli di selezione hanno portato alle più amate “razze” canine
 
Secondo i dati dell’ultimo rapporto Assalco-Zoomark, in Italia il cane è presente nel 55,6% delle case, contro il 49,7 dei gatti. Si stima che tra un terzo e la metà di tutti questi cani siano di razza. Per la precisione, in base ai dati Enci, si tratta soprattutto di pastori tedeschi (21.660); setter inglesi (14510), labrador (7774), jack russel (5152), golden retriver (5120), segugi italiani (4066), boxer (3597), Chihuahua (3452), cani corsi (3052); bassotti (2887), rottweiler (2666), pointer (2481), border collie (2466); american staffordshire (1970), bulldog (1756), dobermann (1431). Un’ossessione.Tra le categorie sopra, da piccola ho avuto diversi pastori tedeschi, un boxer e tre rottweiler. Non nego le qualità delle loro selezionatissime caratteristiche, soprattutto l’intelligenza e la dolcezza dei boxer. Ma vederlo morire di tumore a tre anni è stato un prezzo troppo grande da pagare, specie per lui. Da quando ho potuto scegliere, non ho mai più avuto un cane di razza.Raccogliendo dati delle più recenti ricerche in relazione alla scarsa salute dei cani selezionati (e in particolare dalle Universities Federation for Animal Welfare, Morris Animal Foundation, University of Cambridge Inherited Diseases In Dogs, University of Prince Edward Island Canine Inherited Disorders Database, VCA Hospitals, RSPCA, Orthopedic Foundation for Animals), l’Huffington Post ha recentemente riassunto i principali danni che stiamo causando al nostro migliore amico.Tanto per fare un esempio, gli incroci incestuosi a cui la razza è stata costretta hanno portato il pastore tedesco a un aumentato rischio di cataratta e quindi cecità, dolorosi problemi di digestione, emofilia, problemi al pancreas, dolore alle articolazioni e la ben nota displasia dell’anca. Solo che i proprietari – me compresa – non se ne rendono conto finché la situazione diventa irrimediabile, dato che i nostri cani non parlano. Per il boxer, la faccia particolarmente schiacciata porta problemi respiratori, le gengive arrivano a crescere sopra i denti, l’occhio prominente è più soggetto a ulcere, c’è un altissimo rischio di sviluppare tumori e di avere difetti cardiaci. Così i labrador, i carlino, i bassotti e via dicendo.Alcuni esemplari, si è scoperto negli scorsi anni, stanno sviluppando danni ancora maggiori: ci sono spaniel con un cervello troppo grande per il loro teschio, boxer condannati all’epilessia e bulldog incapaci di riprodursi senza assistenza. Lo mostra perfettamente questo documentario dellaBbc. Nel Regno Unito il pedigree accompagna ben il 75% di tutti i cani. “Stiamo facendo ai cani quello che non ammettiamo neppure lontanamente per gli esseri umani e che in genere ci disgusta”, hanno commentato i ricercatori. È il risultato vergognoso di secoli di selezione genetica, “che non ha mai tenuto in considerazione gli effetti sulla salute degli animali”, e che ha creato mostri destinati al dolore e una vita misera e breve. Mostri anche abbastanza ridicoli: date un’occhiata qui per rendervi conto di cosa intendo.
 
GEA PRESS
10 APRILE 2015
 
Brasile – L’allucinante contenuto stomacale. Tartaruga marina intasata di plastica, muore di fame

 
E’ morta di una agonia lunga e dolorosa. La tartaruga marina recuperata in Brasile, presentava l’apparato digerente del tutto saturo di vari pezzi di plastica. Un esemplare giovane, trovato in un irrecuperabile stato di denutrizione e purtroppo per questo deceduto. In pratica, è morta di fame.A postare le foto sul web è stata una donna inglese, Chloe Garland, che è impegnata come volontaria nel centro di recupero brasiliano. Le foto, subito riprese dai giornali, sono diventate virali.L’autopsia ha infatti rivelato come il sistema digestivo della tartaruga fosse di fatto intasato. Pezzi di plastica di varia natura compresi i fili in uso nella pesca.  Nessuna traccia di cibo, la tartaruga era impossibilita ad assumerlo.Le tartarughe marine ingoiano i pezzi di plastica, scambiandoli per animali marini.  Sembrano meduse ed altri invertebrati; in tal maniera si crea il mortale equivoco che causa negli animali pericolose occlusioni intestinali. Un pericolo che non riguarda solo le tartarughe. I dati sulla presenza di plastiche nelle acque marine sono allarmanti. Pezzi più meno grossi che hanno già formato delle vere e proprie isole galleggianti in vaste aree oceaniche grazie al gioco delle correnti, e non meno insidiose microplastiche presenti diffusamente anche nel Mar Mediterraneo.In alcuni casi  la presenza di veri e propri “tappi” di vari pezzi di plastica, causano la formazione di bolle di gas che finiscono per fare galleggiare gli animali impedendo ogni possibile movimento utile per alimentarsi. Anche in questo caso il loro destino è quello di morire di fame.
 
GEA PRESS
10 APRILE 2015
 
Carne di gatto e di cane – Il sistema cinese per toglierli dal macello
L'ultimo salvataggio: centinaia di gatti non diventeranno pellicce
 
I salvataggi si susseguono ormai dalla scorsa estate. Decine di camion, carichi di cani ed a volte di gatti, intercettati dagli animalisti cinesi. Nello scorso fine settimana le spedizioni sono state bloccate in due diverse regioni della Cina. Quasi 500 animali salvati dal macello (vedi articolo GeaPress).
Il sistema messo in atto è semplice quanto rivoluzionario. La “falla” aperta nel sistema di macellazione cinese (va detto che solo alcune regioni della Cina praticano questa alimentazione) è stata subito utilizzata dagli animalisti per fare venire a galla il fenomeno ed indirizzarlo verso il bando finale. Dall’aprile del 2013, infatti, i cani devono essere tracciati. Una misura sanitaria presa principalmente per evitare la diffusione della rabbia. Il mercato, però, è in buona parte abusivo e dietro ogni sequestro potrebbe nascondersi la ricettazione di animali rubati.Va pertanto precisato che l’assalto ai camion, espone gli animalisti non solo al rischio di denuncia da parte di chi regolarmente autorizzato, ma anche a violente reazioni soprattutto nel caso il trasporto sia eseguito da elementi della malavita. Macelli clandestini che di certo non hanno molta voglia di essere fermati, fotografati ed esposti, nel giro di poche ore, in ogni angolo del mondo.Gli animalisti sembrano essersi organizzati in un vero e proprio network on line. Una volta intercettato il carico, parte il messaggio via web. In poco tempo altre automobili raggiungo il luogo, con l’intento di fermare il trasporto. L’arrivo della Polizia, ufficializzerà l’ultimo “incubo” da superare. Se il carico è regolare, si dovrà restituire al trasportatore. Viceversa, in poche ore, bisognerà procedere allo stallo di centinaia di cani o gatti.L’ultimo caso è occorso poche ore addietro a Hangzhou, città costiera della Cina centro orientale. “I gatti sono nascosti  in un magazzino – riferiscono gli animalisti – Secondo quanto abbiamo sentito dire, sono stati raccolti per il macello, sia per carne che pellicce.La destinazione dovrebbe essere il Vietnam. Se riusciamo ad essere in molti e si riesce a dimostrare che sono stati rubati c’è qualche speranza per loro“.Il mezzo scelto per comunicare è Weibo, ossia il Twitter cinese.
Nel web si scatenano i messaggi. Si cercano e si trovano dei reporter, si diffondono numeri di telefono, iniziano a girare le prime foto.   Infine il messaggio più atteso: “Hangzhou! Hangzhou! Massima priorità! I giornalisti sono arrivati, occorrono più volontari“.
L’arrivo della Polizia, tutt’ora in atto, rivela un’altra sorpresa. Il magazzino ha anche gabbie piene di passeri. A quanto sembra, servono per la cattura dei gatti.Nelle prossime ore, si saprà se i micetti saranno messi in salvo.
 
GREEN STYLE
10 APRILE 2015
 
Cani e avvelenamento: le cause all’interno della casa
 
La curiosità dei cani e la loro ingordigia è ben nota_ questo li spinge a ricercare cibo o avanzi ovunque, finendo per ingerire sostanze non adatte alla loro salute. Secondo alcune stime del Kennel Club e della Veterinary Poisons Information Service, solo nel Regno Unito dal 2010 al 2014 circa 56.000 sarebbero stati vittima di avvelenamento causale, quindi trattati e curati urgentemente presso un centro veterinario. Non solo sostanze tossiche come detersivi, liquidi infiammabili e diluenti, ma anche cibi e pietanze adatte all’alimentazione umana ma vietati per quella canina. Il più classico dei veleni è il cioccolato, ma anche ciò che si porta in tavola magari cucinato con salse e sughi non adatti all’intestino del cane. Risulterebbe più utile non cedere alle sue richieste e agli occhi languidi, così da evitargli problemi e patologie molto più gravi che possono evolvere dall’intossicazione alla morte in pochi passi. Anche medicinali, profumi e trucchi risultano pericolosi per il cane, come ad esempio gli antidolorifici spesso a portata di mano e quindi facilmente assimilabili. Tra le cause più ovvie di avvelenamento anche l’ingestione di animali trattati con veleno, ad esempio scarafaggi e topi, oppure le stesse esche posizionate per eliminarli. Mentre cibi come l’uva classica o l’uvetta, cipolla, porri, aglio oltre a mozziconi di sigarette lasciati incustoditi nel portacenere appaiono intriganti per il cane. Lo stesso discorso vale per caramelle, gomme da masticare, bevande alcoliche e non, tutte vietate e altamente letali. Indispensabile evitare che il cane acceda a tutto ciò che possa ledere la sua salute, posizionando cibi e sostanze ad altezza di sicurezza o all’interno di mobili inaccessibili. Quindi evitare di fornire al proprio amico ciò che si gusta nel piatto, per non acconsentire ad abitudini errate e pericolose. I cibi destinati all’uomo spesso sono cucinati in modo troppo elaborato per lo stomaco di un cane, che difficilmente riesce a sintetizzare correttamente le proprietà e i nutrimenti. Piuttosto agevolando patologie e intossicazioni che possono condurlo a sintomi come vomito, diarrea fino all’avvelenamento e alla formazione di diabete, anemie e patologie molto gravi, fino alla morte.
 
LA ZAMPA.IT
10 APRILE 2015
 
Giappone, 150 delfini arenati a Hokota: attivati soccorsi per salvarli
Sono esemplari di “testa di melone”, un tipo di cetaceo molto simile al calderón, lungo tra i 2 e i 3 metri, e pesante fino a 270 chilogrammi.
 
Circa 150 delfini sono stati trovati arenati nell’area di Hokota, nella prefettura giapponese di Ibaraki. Lo fa sapere l’emittente pubblica nipponica Nhk. La polizia locale e la guardia costiera sono state allertate nelle prime ore del giorno dai residenti che hanno scoperto gli animali sulla spiaggia, che si trova a 90 chilometri a nordest di Tokyo. Un portavoce della guardia costiera spiega che i circa 150 esemplari si trovano su un tratto di spiaggia di 4 chilometri. Si tratta del delfino “testa di melone”, un tipo di cetaceo molto simile al calderón, lungo tra i 2 e i 3 metri, e pesante fino a 270 chilogrammi. Secondo le autorità, alcuni esemplari sono morti, altri sono feriti o appaiono molto deboli.  La guardia costiera è intervenuta con teli di plastica per sollevare i delfini e provare a rimetterli nell’oceano, mentre gli abitanti della zona stanno cercando di versare acqua sugli animali in difficoltà. Il portavoce di un acquario vicino a Hokota ha spiegato a Nhk che quello coinvolto è un tipo di cetaceo generalmente classificato come balena di piccole dimensioni, che abita in acque profonde. È inusuale, ha aggiunto, che così tanti esemplari si arenino in questo molto. Ecco perché potrebbero essere stati spinti a riva da una corrente molto forte. Il 4 marzo 2011, altri 50 esemplari di delfini testa di melone si arenarono a Kashima, ad appena 20 chilometri a sud di Hokota.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
10 APRILE 2015
 
GIAPPONE, ORA SI ARENANO ANCHE I DELFINI: 150 IN SPIAGGIA A HOKOTA
Attivate le squadre di soccorso per salvarli
 
Circa 150 delfini sono stati trovati arenati nell'area di Hokota, nella prefettura giapponese di Ibaraki. Lo fa sapere l'emittente pubblica nipponica Nhk. La polizia locale e la guardia costiera sono state allertate nelle prime ore del giorno dai residenti che hanno scoperto i tursiopi sulla spiaggia, che si trova a 90 chilometri a nordest di Tokyo. Un portavoce della guardia costiera spiega che i circa 150 esemplari si trovano su un tratto di spiaggia di quattro chilometri. Si tratta del delfino "testa di melone", un tipo di cetaceo molto simile al calderón, lungo tra i due e i tre metri, e pesante fino a 270 chilogrammi. Secondo le autorità, alcuni esemplari sono morti, altri sono feriti o appaiono molto deboli.
La guardia costiera è intervenuta con teli di plastica per sollevare i delfini e provare a rimetterli nell'oceano, mentre gli abitanti della zona stanno cercando di versare acqua sugli animali in difficoltà. Il portavoce di un acquario vicino a Hokota ha spiegato a Nhk che quello coinvolto è un tipo di cetaceo generalmente classificato come balena di piccole dimensioni, che abita in acque profonde. È inusuale - ha aggiunto - che così tanti esemplari si arenino in questo modo. Ecco perché potrebbero essere stati spinti a riva da una corrente molto forte. Il 4 marzo 2011, altri 50 esemplari di delfini testa di melone si arenarono a Kashima, ad appena 20 chilometri a sud di Hokota.
 
NEL CUORE.ORG
11 APRILE 2015
 
ROMA, RISCHIA DI SALTARE SUBITO IL PROCESSO SUL CANE BRUCIATO
I legali dell'imputato: "E' incapace"
 
Rischia di chiudersi subito il processo per la vicenda del cane seviziato e bruciato a Roma, a villa Ada, nel dicembre 2013. I legali dell'imputato, un 47enne con problemi psichici residente nel quartiere Prenestino, sostengono la sua incapacità di stare in giudizio. Ma l'associazione Earth, che è stata riconosciuta parte civile, osserva che, "se non fosse stato individuato dalla polizia, il colpevole vivrebbe ancora con il solo aiuto di un amministratore di sostegno, che di regola è nominato quando il soggetto da assistere è capace di agire". Deciderà il tribunale, ma c'è il pericolo che un fatto così grave resti impunito.
 
IL TIRRENO
11 APRILE 2015
 
Polpette avvelenate si moltiplicano i casi è allarme per i cani
Altri decessi di animali nel verde intorno a Castelnuovo L’ultimo episodio venerdì in un campo in località Caspeci

Rino Bucci

 
CASTELNUOVO VALDICECINA (PI). Un altro episodio, l’ennesimo. Un cane avvelenato nel comune di Castelnuovo Val di Cecina e un padrone che si è ritrovato con l’animale agonizzate tra le braccia senza neanche sapere chi chiamare o come fare per salvarlo in tempi ragionevoli.
Una storia che si aggiunge a diverse altre capitate negli ultimi mesi dove alle polpette di carne “condite” con il veleno si sono aggiunte anche quelle farcite con chiodi o vetri ritrovate in varie zone del comune di Castelnuovo (vicino al cimitero ed in località Canalino). Episodi che, inevitabilmente, hanno fatto salire la preoccupazione di chi con gli animali vive ogni giorno fianco a fianco e li considera parte della famiglia.
L’ultimo episodio è accaduto venerdì scorso e a raccontarlo è Sergio Pineschi, 52 anni di Poggibonsi. L’uomo avrebbe dovuto andare al mare verso Follonica con i suoi due cani e invece si è ritrovato alla disperata ricerca di un veterinario mentre uno dei due meticci si stava spegnendo nell’agonia dell’avvelenamento.
«È stato terribile - racconta Pineschi - sono partito ieri da Poggibonsi (venerdì, ndr) per andare al mare a Follonica. Ero insieme ai miei due meticci. A metà tragitto mi sono fermato nel territorio di Castelnuovo per farli muovere un po’ in un campo che conosco da tempo. Uno spiazzo che si trova proprio sotto il paese, in località Caspeci». È stato in quel punto che una giornata nata con i toni di una vacanza davanti al mare ha preso una piega completamente diversa.
«Uno dei miei cani, Nerina, un meticcio di due anni - continua l’uomo - ha iniziato ad avere delle convulsioni e stare male, a tremare. Ho visto che in bocca aveva qualcosa, forse una polpetta avvelenata. Dopo dieci minuti mi è morta tra le braccia».
L’episodio è accaduto nel primo pomeriggio di venerdì e il rammarico più grande di Pineschi è quello di non essere riuscito a mettersi in contatto con qualcuno che avrebbe potuto aiutarlo. Della vicenda è stato informato anche il sindaco di Castelnuovo Val di Cecina Albero Ferrini.
«È incredibile - continua Pineschi - in tutti i modi ho provato a chiamare qualcuno che mi potesse dare indicazioni sul da farsi. Purtroppo, il veterinario più vicino era lontano a Pomarance. Allora ho provato a contattare i vigili urbani ma non ha risposto nessuno. E anche parlare con i carabinieri è stato difficile. Alla fine, sono dovuto tornare a Poggibonsi dal mio veterinario di fiducia». Al quale non è rimasto altro che constatare l’avvelenamento e la morte del meticcio di due anni.
 
IL TIRRENO
11 APRILE 2015
 
Bracconaggio: abbattuti più di 1400 animali a Prato
Il bilancio dell'attività degli agenti di Polizia provinciale contro l'attività illegale sulla caccia. In cinque anni sequestrate 188 trappole e 72 armi
 
PRATO. Grande l'impegno, ma anche la competenza con la quale gli agenti della Polizia provinciale portano avanti la lotta contro il bracconaggio e il commercio e la detenzione illegale di fauna selvatica. Negli ultimi cinque anni, solo per quanto riguarda l'attività illegale sulla caccia e la tutela della fauna selvatica, gli agenti hanno contestato 185 reati, elevato 1444 sanzioni amministrative e sequestrato 1422 esemplari di fauna selvatica perché illegalmente abbattuti o detenuti oppure appartenenti a specie vietate o protette. Rilevante anche il numero di mezzi di cattura vietati sequestrati: 188, in particolare trappole, tagliole, lacci e reti oltre a 72 armi sequestrate, tra le quali anche balestre e silenziatori da applicare ai fucili, visori e puntatori laser per il bracconaggio notturno.
"I risultati ottenuti testimoniano la considerevole attività illegale presente sul territorio e la costante necessità della presenza, specialmente in zone extraurbane, del personale della polizia provinciale -– sottolinea il comandante Michele Pellegrini -– Personale opportunamente addestrato per prevenire e reprimere le attività illegali in ambito venatorio e ambientale". Ambito nel quale, sul territorio pratese, la Polizia provinciale è la forza principale che opera costantemente per la tutela del patrimonio faunistico e lo fa attraverso un numero esiguo di agenti, solo 12 per tutta la provincia (compreso il comandante e l'addetto amministrativo).
Elemento fondamentale per l'attività investigativa è anche la collaborazione con la Procura della Repubblica di Prato che ha delegato agli agenti provinciali ispezioni, perquisizioni domiciliari e locali e altre attività repressive, che hanno permesso di rinvenire mezzi di cattura vietati e animali selvatici illegalmente detenuti. Proprio con riferimento ai mezzi vietati vale la pena ricordare che questi oltre a essere illegali sono causa anche di grandi sofferenze per gli animali. In particolare i lacci in acciaio, solitamente utilizzati per la cattura di grossi ungulati come cinghiali, caprioli e cervi, intrappolano l'animale per il collo fino a ucciderlo per strangolamento. La Polizia provinciale ricorda come sempre la propria disponibilità a fornire informazioni e ricevere richieste e/o segnalazioni attraverso il cellulare di pronto intervento 337 317977.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
11 APRILE 2015
 
Cane smarrito in strada? No, appartamento svaligiato
Il cane vagava al centro della strada, impaurito e disorientato. Fuggito da casa? No, scappato per lo spavento: poco prima i ladri avevano svaligiato l'abitazione dei suoi padroncini. I proprietari erano in gita a Padova
 
MANTOVA. Il cane vagava al centro della strada, impaurito e disorientato. Un pericolo per sé e per gli automobilisti in transito lungo strada Lago Paiolo, davanti all’ingresso dell’ospedale. Ad avvertire la polizia locale è stato proprio un automobilista, che si è fermato a mettere in salvo e rassicurare il cane, di taglia piccola, tipo yorkshire. Attraverso il microchip gli agenti sono riusciti a rintracciare i proprietari al cellulare. E fin qui potrebbe suonare come una storia a lieto fine simile a tante altre.
La notizia è nello stupore dei proprietari e nella successiva, amarissima sorpresa. «Impossibile che il cane sia nostro, a meno che non ci abbiano svaligiato la casa». Appunto. In gita a Padova, la famiglia aveva lasciato i cani in appartamento, in un condominio di via Bolivia. I “cani” al plurale perché sono due. Spaventati dai ladri che hanno forzato la porta e rovesciato ogni cosa - armadi, materassi, cassetti - uno si è rifugiato sotto un letto, l’altro ha infilato la porta ed è scappato via come un fulmine. Fino ad arrivare in strada Lago Paiolo. Impegnati allo stadio per la partita del Mantova contro il Novara, gli agenti della polizia locale hanno avvertito la questura che ha inviato una pattuglia in via Bolivia. Dove l’altro cane ancora guaiva sotto il letto.
 
LA PROVINCIA DI SONDRIO
11 APRILE 2015
 
Lanzada (SO), sei ore di lavoro per salvare il cane sul fondo della diga
Il ghiaccio e la neve che ricoprivano le sponde impedivano infatti all’animale, provato e stanco dopo gli innumerevoli tentativi di risalita, di riuscire a inerpicarsi e mettersi in salvo.

 
È stata una Pasqua decisamente impegnativa quella trascorsa e che ha visto impegnato il nucleo SAF (Speleo Alpino Fluviale), specializzato in recuperi in ambienti impervi, in un’operazione decisamente delicata. Per ben sei ore, dalle dodici alle diciotto, tre vigili del fuoco del comando di Sondrio hanno infatti lavorato per riuscire a portare in salvo un vecchio cane, che si trovava sul fondo della diga di Gera, nel Comune di Lanzada. Il ghiaccio e la neve che ricoprivano le sponde impedivano infatti all’animale, provato e stanco dopo gli innumerevoli tentativi di risalita, di riuscire a inerpicarsi e mettersi in salvo. Per fortuna alla scena avevano assistito i guardiani della diga, che tempestivamente avevano allertato la caserma di Sondrio e hanno poi collaborato attivamente al recupero - niente affatto semplice, se si considerano le ore impiegate - dell’animale. Il vecchio cane è stato poi ricoverato al canile consortile di Busteggia e il giorno dopo recuperato dai proprietari, felici di riportare a casa il proprio tenero quatrozampe. Una bella storia a lieto fine che mostra come - e per fortuna - esistano ancora tante persone che amano gli animali e non si fanno alcuno scrupolo a impegnarsi per metterli in salvo e non farli soffrire. A tutti va un ringraziamento da parte dell’Enpa per il grande impegno nell’intervento.
 
IL MATTINO
11 APRILE 2015
 
Guarda cosa succede a lasciare libero il proprio cane

 
Una pratica discutibile. Che diventa normalità nei piccoli centri, ma che è molto seguita anche in città. Da gente che deve tenere davvero molto poco al proprio amico a quattro zampe se è pronta ad esporlo ai cento, mille pericoli di una strada poco o tanto trafficata, non fa grande differenza. E ai cento, mille imprevisti, esche al veleno e malintenzionati dei quali è disseminato qualunque centro abitato metropoli o paese che sia.E così, sempre più spesso, si vedono cani che se ne vanno in giro da soli, "tanto conoscono la strada di casa" e "tornano sempre". Cani "mandati a farsi una passeggiata" "perché devono avere la loro libertà" e altre amenità del genere. Assurde pretese che ignorano del tutto un assunto di base: il cane è un animale sociale. Vive per stare accanto al suo umano. E' con lui che vuole andare in giro. E' con lui
che vuole passare le sue giornate.Vuol essere parte del suo branco fatto di pelosi e bipedi. Condividerne le esperienze. Spedirlo a vagare senza meta non lo renderà certo felice. E' solo un alibi per chi dimostra di non avere tempo sufficiente da dedicargli. Guardate la foto che pubblichiamo: ha fatto il giro della rete. Quello che vedete era un cagnolino per così dire "padronale". Sì insomma, aveva una famiglia o presunta tale che ogni giorno gli apriva il cancello di casa e gli diceva: "Vai caro...fatti un giro. Ci si vede più tardi..."
I volontari della zona dell'Anagnina a Roma, lo avevano già notato. E più d'una volta, risalendo ai proprietari, li avevano invitati a non farlo più uscire da solo. Parole al vento. La vita di quel piccolo cane è finita così: in un giorno qualunque tra due cassonetti della spazzatura. Come uno dei tanti randagi disperati che ogni giorno muoiono tra l'indifferenza degli esseri umani.
 
NEL CUORE.ORG
11 APRILE 2015
 
SCIOGLIMENTO DEL CORPO FORESTALE, SUL "FT" ECHI DELLA BATTAGLIA
I "no" da Berlusconi ai frati di san Francesco
 
I frati del Sacro Convento di San Francesco D'Assisi apparentemente hanno poco da condividere con l'ex premier, Silvio Berlusconi ma questa volta hanno trovato una causa comune: la difesa del Corpo Forestale dello Stato, che ora rischia di essere accorpato alla Polizia di Stato come prevede una misura contenuta nella delega sulla Pubblica Amministrazione. E' quanto scrive il 'Financial Times'. "E 'giusto che il governo guardi alle questioni economiche ma vorremmo che ci fosse più attenzione alla difesa dell'ambiente che ci circonda", spiega al quotidiano britannico Padre Enzo Fortunato, sottolineando che un eventuale scioglimento del Corpo Forestale potrebbe favorire la criminalità organizzata nel settore agricolo. "Il pericolo -spiega- è che l'uomo diventi un distruttore arrogante della natura piuttosto che un suo attente custode". Anche l'ex premier, Silvio Berlusconi, che ha sostenuto l'attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in alcune sue riforme e che non è mai stato particolarmente un difensore dell'ambiente, "è saltato sul carro" sostenendo che il Corpo Forestale "non debba essere sacrificato sull'altare delle riforme a tutti i costi", sottolinea il quotidiano britannico. Per Berlusconi, infatti, scrive il 'Financial Times', sarebbe un "grave errore" perdere simile competenze che aiutano a proteggere "il nostro ambiente, la nostra agricoltura e la nostra terra". Il Governo, invece, rileva l'Ft, si difende spiegando che l'obiettivo "non è abbassare il livello di tutela ambientale" ma "di semplificare la catena di comando".
 
NEL CUORE.ORG
11 APRILE 2015
 
FORESTALE, IL MINISTRO MARTINA: "VALORIZZARE L'ESPERIENZA"
Forse uno spiraglio contro lo scioglimento
 
"Nelle prossime settimane si renderà sempre più evidente che questo passaggio offre una opportunità rilevante nel segno del riconoscimento delle professionalità, del rinnovato presidio territoriale, dell'efficacia nell'azione a tutela del patrimonio naturale del Paese". Così il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, commenta con l'Adnkronos l'articolo di oggi del FT dedicato alla riorganizzazione del Corpo forestale, su cui viene data voce a chi, dai frati francescani di Assisi alle forze politiche di opposizione, come Forza Italia, dice no allo scioglimento del corpo forestale. "La riforma della Pubblica Amministrazione e la riorganizzazione delle Forze di Polizia rappresentano una opportunità per valorizzare ancora meglio l'esperienza degli uomini e delle donne del Corpo forestale dello Stato che si impegnano ogni giorno su tutto il territorio nazionale e sono una risorsa di competenze di altissimo valore per l'Italia, a tutela del nostro patrimonio ambientale e agroalimentare", dice il ministro dell'Agricoltura.
"Parlano chiaro i risultati ottenuti sul versante delle attività di controllo - ha detto ancora Martina - così come le delicate situazioni d'emergenza che il Corpo forestale sta presidiando sul territorio: ciò vale in modo particolare ad esempio per il grave problema fitosanitario generato dalla Xylella in Puglia o per le cruciali operazioni di messa in sicurezza dei territori delle province di Caserta e Napoli". "Il dovere del Governo - ha concluso il ministro delle politiche agricole - è quello di potenziare queste esperienze, a garanzia innanzitutto delle risorse ambientali e agroalimentari della nazione con strumenti sempre più efficaci"-
 
QUOTIDIANO.NET
11 APRILE 2015
 
Si chiama DbD: è la banca dati italiana dei cani donatori di sangue
Si tratta di uno strumento importante per aiutare animali in difficoltà e l'iscrizione è molto semplice. E' stata creata senza scopo di lucro dall'azienda Almo Nature
 
Roma, 11 aprile 2015 - La notizia è seria e importante: è nata DbD Dog Blood Donors, la prima banca dati italiana per cani donatori di sangue. E' uno strumento fondamentale per portare aiuto ad altri cani in difficoltà, esattamente come accade per gli umani. In attesa di una trasfusione si potrebbe morire, la banca dati vuole aiutare nella ricerca, accelerare i tempi, consentire alla speranza di farsi strada con maggiore facilità.DbD Dog Blood Donors, ossia la banca dati per cani donatori di sangue, è stata creata senza scopo di lucro dall’azienda Almo Nature. Attraverso il sistema messo a punto si può procedere all'iscrizione volontaria dei cani ad una banca dati fruibile da tutti i medici veterinari registrati. Operazione che si può ripetere ogni volta che se ne presenti la necessità, ovvero che lo specialista ritenga sia necessaria una trasfusione di sangue per un quattrozampe.
La procedura è semplice: 
1.Registrarsi e compilare la scheda nel sito dedicato al progetto; http://www.dogblooddonors.it/
2. Stampare e conservare il codice assegnato dal sistema. Lo stesso codice sarà anche inviato via mail 
3. Portare il cane in una delle strutture veterinarie abilitate oppure recarsi dal proprio medico veterinario, per sottoporre l'animale ad un piccolo prelievo utile per determinare il gruppo sanguigno.
Dog blood Donors, attraverso i dati registrati, consentirà al veterinario che ne avrà bisogno di identificare il cane con il gruppo sanguigno utile per l'eventuale trasfusione. Il medico si metterà in contatto con il proprietario del cane donatore per sapere se può recarsi presso la struttura interessata, ovvero dove è ricoverato l'animale che ha bisogno del sangue. Se in quel momento il proprietario non fosse disponibile non cambierà nulla: nessuno è vincolato alla donazione. Si tratta sempre di una scelta volontaria. Se non esistono le condizioni,  il veterinario contatterà gli altri proprietari in lista fino a trovare qualcuno in grado di raggiungere la struttura per effettuare la trasfusione. 
Per ulteriori chiarimenti: http://www.dogblooddonors.it/iscrivi-il-tuo-cane/come-funziona/
 
METEO WEB
11 APRILE 2015
 
Tumori: un fiuto da Nobel, i cani possono scovare il cancro alla prostata nel 98% dei casi
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista ‘Journal of Urology’
 
Il fiuto dei cani pastore tedesco da premio Nobel. I quattrozampe possono scovare il cancro alla prostata annusando le urine di un paziente con un’esattezza che arriva al 98%. Lo ha stabilito un nuovo studio del dipartimento di Urologia dell’Ircss Humanitas di Rozzano (Milano) diretto da Gianluigi Taverna – riporta il ‘Telegraph’- La ricerca è stata pubblicata sulla rivista ‘Journal of Urology’. Il lavoro ha utilizzato due esemplari di pastore tedesco femmina che hanno annusato i campioni di urina di 900 uomini, 360 con cancro alla prostata e 540 senza. Un cane è riuscito a scovare con il 98,7% dei tumori alla prostata, l’altro esemplare si è fermato al 97,6%. Gli animali, come già attestato in altri studi, sono in grado di rilevare specifici composti organici volatili del tumore alla prostata presenti nelle urine.
 
IL FRIULI
11 APRILE 2015
 
Curare gli animali è un lusso
I farmaci per quattrozampe hanno lo stesso principio attivo e lo stesso dosaggio di quelli per umani, ma costano anche tre volte di più e i veterinari sono obbligati a prescrivere quelli più cari
 
Curare Fido o Micio rischia di diventare davvero un lusso. A confermare questa tendenza il fatto che i farmaci veterinari costano spesso il doppio dei corrispettivi per umani, a parità di principio attivo. Il mercato delle medicine per cani, gatti, pesci e uccelli nel nostro Paese vale quasi 500 milioni di euro.
Tra cure e farmaci, gli animali ci costano in media cento euro all’anno, ma un terzo dei proprietari italiani paga almeno due o tre volte tanto. Inoltre, per i prodotti veterinari non ci sono coperture da parte del Sistema sanitario nazionale: il costo è tutto a carico del proprietario. Se a ciò si aggiunge il fatto che i generici veterinari sono una rarità, è evidente che le cure per gli animali da compagnia rappresentano un costo elevatissimo per le famiglie. Per esempio, il Metoclopramide (promuove la motilità dell’intestino e contrasta il vomito) in medicina umana è disponibile come Plasil e costa 1,89 euro per scatola; in veterinaria è noto come Vomend e costa, alla confezione, 19 euro.
Divieto di legge
Ma i casi sono numerosi e il sindacato italiano dei veterinari, Sivelp, ha creato un sito, farmacoveterinario.it, in cui è possibile confrontare i prezzi dei farmaci. L’unica opportunità di risparmio, in realtà poco conosciuta, resta la possibilità di detrazione fiscale delle spese veterinarie a fronte della presentazione dello scontrino con codice fiscale (come avviene per i farmaci umani). “I veterinari, di fronte a questa situazione, sono praticamente impotenti - commenta Alberto Bernava, presidemte dell’Ordine dei veterinari di Udine -: è la legge a imporci di non prescrivere ai ‘pazienti animali’ farmaci per uso umano quando siano disponibili terapie veterinarie con le stesse indicazioni. Lo stesso vale per i farmaci che acquistiamo noi, come gli anestetici per gli interventi chirurgici. Inoltre sulle parcelle delle nostre visite, bisogna caricare l’Iva al 22%”.
Idee per risparmiare
“Sarebbe opportuno permettere al veterinario di poter prescrivere un analogo farmaco per umani – ha scritto il consigliere regionale di Autonomia Responsabile, Giuseppe Sibau nell’interrogazione con cui chiede alla Giunta un intervento presso il ministero della Salute -. Basterebbe una semplice modifica normativa che consenta ai veterinari di prescrivere anche per gli amici animali farmaci generici. Inoltre, poiché lo Stato è il più grande proprietario di cani (ce ne sono 600mila nei canili della penisola) converrebbe anche alle casse pubbliche dare l’ok ai generici per uso animale”.
Nel frattempo l’Enpa ha lanciato una petizione per chiedere al ministro della Salute di rendere obbligatoria la prescrizione medica del principio attivo, anziché la marca del medicinale, anche per i farmaci destinati all’uso animale mentre il Ministero si sta attivando per aderire alla proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo ai medicinali veterinari che si discuterà a Bruxelles.
 
LA ZAMPA.IT
11 APRILE 2015
 
Rischia la vita per salvare un cane ferito in autostrada
 
Città del Messico, Rodrigo Gonzàlez, operatore dell’associazione Ladridos Aydadado, riceve una segnalazione: lungo un’autostrada c’è un cane ferito, forse morto. Quando si ferma con l’auto, il quattrozampe, quasi capisse che quella persona vuole aiutarlo, raccoglie le sue forze e tira su la testa. È ancora vivo e il cane viene caricato sul veicolo per portarlo da un veterinario.
VIDEO
 
TIO.CH
11 APRILE 2015
 
Invasione anche in MotoGP... si tratta di un cagnolino
La direzione corsa ha sospeso per un po' le prove del GP di Austin per permettere i soccorsi al povero animale

 
AUSTIN (USA) - Il testa a testa nel mondo dei motori tra Formula 1 e MotoGP è sempre all'ordine del giorno dividendo ascolti, sponsor e appassionati. E siccome nessuno vuole essere da meno dell'altro ecco che anche la classe regina del Motomondiale ieri ha avuto un'invasione di pista.Ma se in Cina è stato un uomo a creare scompiglio durante le libere di Shanghai, ad Austin è stato un cane a irrompere in piena sessione di prove peraltro sotto l'acqua. Le foto così come le testimonianze dei piloti confermano di questo povero cagnolino che ha costretto la direzione corsa a sospendere per un po' le prove per metterlo in sicurezza, sano e salvo. Chiedere a Maverick Vinales che se lo è trovato in pista...
 
LA ZAMPA.IT
11 APRILE 2015
 
Thailandia, il governo toglie le tigri ai monaci del Tiger Temple
Da anni ambientalisti e animalisti ne denunciano gli abusi e i traffici illegali di fauna selvatica
 
Fulvio Cerutti
 
Dopo gli orsi, il governo thailandese toglierà le tigri ai monaci del famoso Tiger Temple. Entro la fine di aprile, al termine del Songkran Festival, tutti i 146 esemplari presenti nella struttura verranno portati via dagli operatori del Dipartimento dei Parchi Naturali e per la salvaguardia degli animali selvatici. Personale che si è già detto pronto ad affrontare le proteste che sicuramente i monaci, e i loro seguaci, metteranno in atto. Per ora non sono ancora state diffuse motivazioni ufficiali sul perché di questa decisione. Anche se sembra già una vittoria per attivisti per i diritti degli animali che da oltre 15 anni sottolineano i vari casi di abusi e di traffici illegali di fauna selvatica. Il Tiger Temple, a solo tre ore da Bangkok, è da tempo una meta turistica molto visitata ed è un importante fonte di guadagno per questi religiosi laddove i turisti arrivano a pagare sino a 180 dollari (circa 170 euro) per farsi una foto con una delle tigri. Un business che non è mai andato giù agli ambientalisti che si sono sempre opposti a un modello che vede le tigri diventare attrazione turistica con lo scopo, presunto, di tutelarne la specie. 
Nei giorni scorsi sei orsi erano stati portati via di fronte all’incapacità dei monaci di dimostrarne l’effettiva proprietà. Ora è il momento delle tigri. Il governo thailandese si sta preparando a prendersi cura di loro, ben consapevole dell’oneroso impegno che li aspetta. Per alleggerire le spese, il governo è anche pronto ad attivare programmi di adozione a distanza, nonché chiedere un supporto, purtroppo, agli zoo locali.
FOTO
 
GEAPRESS
11 APRILE 2015
 
Malta – Oggi si vota sulla caccia. Referendum popolare sulla “tradizione primaverile”
 
Hanno aperto stamani alle 7.00 e chiuderanno alle 22.00 di oggi, i seggi elettorali  dove gli elettori maltesi si esprimeranno sulla caccia in periodo primaverile. Per la prima volta si potrà votare avendo compiuto i sedici anni e per la prima volta il Referendum non avrà valore consultivo.
Gli elettori nel caso di vittoria casseranno l’attuale disposizione che consente ai cacciatori maltesi di praticare la caccia in periodo primaverile.
Si tratta, come è noto, di una forma anacronistica di caccia, già condannata dall’Europa ma incredibilmente ancora ammessa, sebbene con particolari restrizioni, dal Governo maltese. Ad aggravare i pericoli per la fauna vi sono anche altre tradizioni venatorie che, sebbene vietate, sono ancora largamente praticate. Tra queste la caccia agli uccelli rapaci in migrazione.
Non pochi, sia in loco che in altri paesi europei, hanno però commentato che per vietare la caccia in periodo primaverile non occorreva un Referendum, essendo già tale pratica vietata.
La lobby della caccia, però, è ancora molto forte a Malta ed evidentemente le pressioni sul mondo politico devono essersi fatti sentire.
 
GEA PRESS
12 APRILE 2015
 
Malta, caccia – Il Referendum è perso
Uno scarto di voti minimo, pari ad appena 5000 preferenze in più per il SI, ed un 51% di elettori che sancisce il manteneimento delle anacronistiche cacce primaverili.
 
Questo il risultato del Referendum sulla caccia di tradizione che ha ricevuto il significativo parere favorevole  sia del Primo Ministro (Partito Laburista), che dei ledear dell’opposizione nazionalista. Una campagna elettorale, quelle dei cacciatori, tutta centrata sul mantenimento dell’hobby, senza mai mostrare fucili o animali morti. Infine, secondo i giornali locali, sembra essere stato l’appoggio di appassionati di altri hobby, come il tiro al volo e quelli motoristici, a fornire la marcia in più per ribaltare i pronostici che fino a pochi giorni prima davano per certa la vittoria del NO. In altri termini, ora tocca ai cacciatori, domani a voi.Un risultato che non mancherà di sollevare polemiche, anche perchè tali tipi di caccia sarebbero vietati dalle Direttive comunitarie.Quello che è certo è che circa il 75% degli elettori si è recato alle urne (il 3% in più del referendum, sul divorzio) con code nelle zone dove maggiore era la presenza dei cacciatori. Sia in campo ambientalista, ma anche nei giornali maltesi, sono stati denunciati casi di volantinaggio che sarebbero stati operati da cacciatori ed elementi afferenti alla sinistra maltesa.Da martedì prossimo, dunque, al via la caccia primaverile.Nelle strade maltesi sono segnalati numerosi caroselli di macchine di cacciatori.Da rilevare, comunque, quanto dichiarato dal  Primo Ministro maltese. La prossima stagione di caccia primaverile sarà l’ultima nel caso dovesse continuare l’abbattimento di specie di uccelli protetti dalla legge. I protezionisti, intanto, annunciano l’inizio dei campi antibracconaggio. Malta, dunque, si prepara ad una primavera molto calda.Lo scorso autunno fece molto scalpore il caso di un gruppo di cicogne impallinate sotto gli occhi di decine di protezionisti provenienti da diversi paesi stranieri. Uno di questi animali era stato inanellato in Italia, vicino Udine.
 
GEA PRESS
15 APRILE 2015
 
Malta – “Bentornata” caccia primaverile. La caduta del Cuculo (video)
 
A soli pochi giorni dal risultato referendario (vedi articolo GeaPress) che, con uno scarto minimo di voti, ha sancito la volontà dei cacciatori maltesi di continuare a praticare una tra le forme più anacronistiche di caccia, come quella primaverile.Domenica scorsa, alle ore 22.00, si sono chiuse le urne. Stamani il primo abbattimento documentato di una specie protetta. Due colpi di fucile ed il Cuculo in migrazione sull’arcipelago maltese, cade inesorabilmente. Un cacciatore lo raccoglie. Un primo colpo, quello che ha abbattuto il povero volatile, ed un secondo esploso sempre nei luoghi.Birdlife Malta, allerta subito la polizia che interviene sul posto fermando il cacciatore e sequestrando i resti del povero cuculo.
Si tratta del primo documento che mostra un abbattimento di specie protetta dopo il Referendum di domenica scorsa. L’isola di Malta ha detto NO alla caccia, quella di Gozo, dove maggiormente sono radicate queste tradizioni, ha imposto il SI. Circa 10.000 cacciatori che a cavallo tra aprile e maggio potranno sparare a Tortore e Quaglie che, dall’Africa, si recano a nidificare in Europa. Una forma di caccia che forse non aveva bisogno di un Referendum per via dei richiami dell’Europa al rispetto delle Direttive in materia.Intanto, a Malta, sono già partiti i primi campi antibracconaggio. Più organizzazioni di volontariato convogliano i volontari da più parti d’Europa. Negli anni sono stati sempre documentati abbattimenti illegali di cicogne, rapaci ed altri uccelli protetti. Il Primo Ministro Maltese, subito dopo l’esito referendario, si era affrettato a dichiarare che questa caccia primaverile sarebbe stata l’ultima nel caso si fossero verificati episodi di abbattimenti di specie protette.© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
11 APRILE 2015
 
Sudan, il rinoceronte sorvegliato 24 ore al giorno perché è l’ultimo della sua specie sulla Terra
Insieme a due femmine, è l’unico maschio rimasto degli esemplari bianchi settentrionali
 
Per Sudan ogni giorno è una conquista. Questo esemplare di rinoceronte maschio è sorvegliato 24 ore al giorno da guardie armate perché è l’ultimo rimasto della sua specie sulla Terra. È l’unico esemplare di rinoceronte bianco settentrionale, una delle due sottospecie di rinoceronte bianco. Tutti i suoi “parenti” e antenati sono stati uccisi per le loro corna, oggetti che ormai hanno valori molto elevati sui mercati asiatici. Non solo gli sono stati applicati dei trasmettitori radio, ma Sudan, insieme a due esemplari femmine, è sorvegliato dalle guardie armate del Ol Pejeta Conservancy in Kenya. Per sperare di salvarne la vita, a Sudan è stato anche rimosso il corno: senza quello, i bracconieri non dovrebbero avere interesse a ucciderlo. Sino al mese di ottobre 2014, gli esemplari erano quattro, tutti giunti da uno zoo della Repubblica Ceca, con la speranza che si riproducessero in un ambiente più consono alla loro natura. A ottobre Suni, l’altro esemplare maschio, è morto all’età di 34 anni, lasciando l’arduo compito di mantenere la specie al 40enne Sudan. Ma sino ad ora ogni tentativo non è andato a buon fine.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
11 APRILE 2015
 
AUSTRALIA, MORRISSEY CONTRO IL GIGANTE DEL RETAIL: "NO ALL'ANGORA"
Nuovo intervento del cantante animalista
 
Solo poche settimane dopo aver bloccato la vendita di prodotti a base di carne all'opera di Sydney durante le sue esibizioni, il cantante Morrissey è intervenuto ancora, come al solito, sui diritti degli animali. L'artista che ha in programma quattro show già con il "tutto esaurito" al Sydney Vivid Live festival ha scritto una lettera aperta al "Just Group" – il gigante australiano della vendita al dettaglio che controlla marchi di abbigliamento noti in tutto il mondo anglosassone – chiedendo che smetta di utilizzare lana ricavata da conigli d'angora. I conigli, com'è noto, vengono "pelati" vivi. Finora, riferisce il "Daily mail", il gruppo Just ha sempre resistito a tutte le richieste di non servirsi più di lana d'angora.
 
LA ZAMPA.IT
12 APRILE 2015
 
Vicenza: ragazzino prende a bastonate un coniglio, poi scappa con la madre
All’arrivo dei veterinari, i due si sono dileguati senza lasciare tracce
 
Un coniglio è in fin di vita per la crudeltà di un ragazzino che, in presenza della madre, si è “divertito” a bastonare il povero animaletto. Il tutto è accaduto ieri, 11 aprile, nel parco Querini di Vicenza. A segnalare la storia alla sezione Enpa di Bassano del Grappa è stata una signora che ha assistito all’incredibile scena e ha tentato di fermare il ragazzino. L’Enpa ha contattato l’associazione la “Voce dei conigli” che già conosce la triste situazione di quel parco, spesso luogo di innumerevoli abbandoni di conigli, problema non ancora affrontato in maniera risolutiva da parte delle istituzioni locali. All’arrivo sul posto degli operatori dell’associazione e del personale veterinario, la mamma e il ragazzino si sono allontanati facendo perdere le tracce. Purtroppo il coniglietto, che ha subito un grave trauma cranico a causa delle bastonate, versa in condizioni terribili.La crudeltà del gesto, si aggiunge l’aggravante della giovane età del ragazzo e la presenza della madre. Anche per questo chiunque avesse assistito alla scena o potesse dare informazioni sull’accaduto sarebbe bene lo facesse prendendo contatto con la sezione Enpa di Bassano del Grappa (bassanodelgrappa@enpa.org).
 
GEA PRESS
12 APRILE 2015
 
Vicenza – Coniglietto bastonato. Per l’ENPA sarebbe stato un ragazzino in presenza della madre
Appello della Protezione Animali: chi ha visto si metta subito in contatto con noi.
 
Ad essere messo molto male è il povero coniglietto. Le ultime notizie, risalenti a questo pomeriggio, riferivano della prognosi riservata.I fatti sono accorsi a Vicenza nella giornata di ieri. Nel Parco Querini, un ragazzino accompagnato dalla madre avrebbe bastonato il povero coniglietto.Una persona che ha assistito casualmente alla scena avrebbe così cercato di fermare il ragazzino, provvedendo a contattare la sede ENPA di Bassano del Grappa. L’intervento è stato immediato ed i soccorsi hanno altresì interessato l’associazione “Voce dei Conigli” i cui volontari sono accorsi assieme ad un Veterinario. A questo punto, la donna avrebbe preso il ragazzino allontanandodi velocemente dal luogo.Secondo quanto riportato da alcuni testimoni, la donna avrebbe inoltre inveito contro chi l’aveva invitata a prendersi cura dell’animale.  Il coniglietto soffre ora di un importante trauma cranico.L’appello dell’ENPA è  rivolto a chiunque ha assistito alla scena, invitando, nel caso, a mettersi in contatto con la sezione di Bassano del Grappa.La stessa sede ha inoltre nelle scorse ore diffuso un  vademecum su come comportarsi nel caso di sospetto maltrattamento di animali.
Questi i consigli diffusi dall’ENPA:
Se vedi qualcuno maltrattare un animale intervieni facendogli presente che il fatto costituisce reato  ed invitandolo a desistere dall’illecito che sta mettendo in atto. Nel caso di rifiuto e peggio ancora di minaccia rivolta a te per l’intromissione hai l’obbligo morale di rivolgerti alle Forze dell’Ordine e di denunciare l’accaduto.
- Se di particolare gravità, informa del fatto anche gli organi di stampa.
- Non lasciarti scoraggiare dal fatto che la cosa possa avere un seguito intempestivo: l’importanza delle denunce e degli esposti è anche quella di favorire la conoscenza delle leggi per la tutela degli animali a qualunque livello degli organi giudiziari, preparando così il terreno ad una comprensione di quanto gli animali possono essere importanti nell’opinione pubblica.
- Qualora ti capitasse di assistere a giochi, palii, spettacoli in genere che coinvolgono animali informati se essi siano stati autorizzati e da chi. In ogni caso se dovessi riscontrare che un animale viene maltrattato e costretto con forme di violenza, denuncia quanto da te rilevato.
- Se vieni a conoscenza di “spettacoli” organizzati clandestinamente denuncia tempestivamente la cosa.
- Lo stesso sei in diritto/dovere di fare qualora ti capitasse di vedere animali (magari da allevamento) troppo stipati in gabbie o recinti di stabulazione, o durante un trasporto, non abbeverati o sofferenti perché in condizioni fisiche compromesse.
- Ricordati che le normative in vigore tutelano gli animali dalla sofferenza non solo psico-fisica, ma anche etologica: modalità di detenzione inadeguate, comportamenti umani poco appropriati nei confronti degli animali, utilizzo degli stessi per scopi contrari alla loro natura.
- Se sei a conoscenza di un cane tenuto in condizioni che gli causano sofferenza, cerca di parlarne con i proprietari, invitandoli ad adottare misure adeguate. Verifica successivamente se siano stati adottati i provvedimenti suggeriti. Se il tuo “consiglio” fosse stato disatteso, informa la ASL della situazione, per il più sollecito intervento.
- Vale per tutti i casi contemplati l’opportunità di portare a conoscenza di essi l’ENPA così come le associazioni animaliste. Possono esserti utili nei confronti delle autorità competenti, aiutandoti nelle procedure da seguire. La nostra esperienza acquisita “sul campo” può a volte esserti preziosa.
 
IL GIORNO
12 APRILE 2015
 
Cavalli, cani, capre in condizioni choc: "Striscia" scova allevamento abusivo a Desio

di Alessandro Crisafulli

 
Desio (Monza e Brianza), 12 aprile 2015 - Una vera e propria baraccopoli, in mezzo al verde. Completamente abusiva. Con all’interno una serie di micro-allevamenti, altrettanto irregolari, con cavalli, pony, caprette, cani, tenuti in condizioni pietose.
É quanto ha scoperto Striscia la Notizia, su soffiata di qualche residente della zona, attraverso Edoardo Stoppa, il paladino degli animali che si mobilita in queste situazioni di violenza sugli amici dell’uomo.
Il servizio è andato in onda venerdì sera, rimbombando da un televisore all’altro, tra i desiani e i brianzoli, in un tam tam di "hai visto?".
Un pessimo biglietto da visita in tutta Italia, l’ennesimo purtroppo, per la città.
Siamo in zona San Carlo, all’estrema periferia della città, dietro l’ospedale e al confine con Seregno e Cesano. Zona quagliodromo. Qui, in mezzo a campi coltivati, c’è un boschetto. Dentro e attorno, ecco la baraccopoli: decine e decine di metri di baracche, in legno e ferro, recinti grandi e piccoli, stalle o presunte tali, tettoie, magazzini, persino un calesse.
In uno scenario di estrema fatiscenza e degrado. Le telecamere di Striscia hanno ben documentato tutto, "sporcizia dappertutto - ha spiegato Stoppa -, animali feriti e medicati in qualche modo, pezzi di ferro arrugginiti, recinzioni e cancelli completamente abusivi. E ancora, cani malridotti con guinzagli molto corti, un semplice telo a fare da tettoia".Evidenti non solo gli abusi ma anche le pessime condizioni degli animali. A un certo punto, ecco spuntare il proprietario del terreno e due amici. I quali - anzichè cacciare l’inviato tra insulti e minacce, come accade a Stoppa di solito in queste scoperte - sorprendentemente reagiscono con sorrisi, pacche sulle spalle e allegre repliche: "Una volta non c’erano tutte ste leggi, vero? - dice il proprietario - Adesso è un casino. D’estate possono stare, no?". Ovviamente, no. "Vabbè - insiste l’uomo - non c’è problema, adesso butto giù tutto, faccio solo tre box e lascio solo tre bei cavalli"."E' gente senza cuore - dice una persona che abita in zona -, questa estate avevano lasciato dei cavalli chiusi in un camion che scalciavano. Li vedo con i pony al calesse, li portano via, spariscono e ne prendono altri. Non so che giri abbiano". Intanto il sindaco di Desio Roberto Corti annuncia: "Ci siamo mobilitati subito, la situazione è intollerabile, toglieremo tutto".
 
ARTICOLO TRE
12 APRILE 2015
 
Maltrattamenti sugli animali, condanna definitiva per il Circo Victor
 
Redazione – Forse si può definire conclusa la battaglia contro gli abusi ed i maltrattamenti del Circo "delle meraviglie" Victor nei confronti di tutti gli animali che deteneva in condizioni disumane. Già nel 2008 era partita la denuncia della Lav e successivamente Striscia la Notizia nel 2009, con il suo inviato amico degli animali Edoardo Stoppa, il quale aveva ricevuto un trattamento decisamente poco amichevole con schiaffi e telecamere rotte, dal proprietario, era riuscita tramite i suoi servizi a mobilitare la forze dell'ordine ed a far confiscare gli animali. Nonostante questo, come ammesso dallo stesso Stoppa, grazie a cavilli burocratici e legali gli animali erano successivamente tornati al circo, condannandoli quindi nuovamente alle sofferenze cui erano già stati sottoposti. Basti pensare che molti erano affetti da clamidia e salmonella, altri riportavano fratture, ferite e nonostante questo erano costretti ad esibirsi, messi in ridicolo ed umiliati senza nemmeno poter beneficiare, se così si può dire, di una struttura che potesse accoglierli in maniera "umana". Infatti le gabbie erano piccolissime; gli uccelli non potevano stendere le ali, il leone marino di 400Kg che il circo possedeva non aveva nemmeno lo spazio per alzarsi e così altri esemplari in pessime condizioni. Fortunatamente però la giustizia ha fatto il suo corso; il responsabile del circo Victor è stato infatti condannato per maltrattamento di animali dalla procura della repubblica di Pistoia e per detenzione degli animali in condizioni non idonee alla loro natura dal tribunale di Chieti. Condanne che vanno ad aggiungersi a quella recentissima del tribunale di Tivoli. Le procure hanno inoltre comminato sanzioni per svariate migliaia di euro, ma la cosa decisamente più importante è che abbiano disposto la confisca di tutti gli animali, impedendo così un'eventuale restituzione al vecchio proprietario attraverso nuove falle legali. Sembra avere fine quindi una situazione che andava avanti da anni grazie a servizi pubblici veterinari compiacenti di mezza Italia che autorizzavano il piazzamento dei tendoni. Anche la Lav si ritiene molto soddisfatta del risultato e delle sentenze "Si tratta di un riconoscimento importante del lavoro svolto dalla nostra Associazione sin dal 2008, quando per la prima volta il Circo Victor fu denunciato”. Una triste storia ha avuto il suo lieto fine, gli animali sono stati trasferiti in ambienti idonei, come ad esempio il leone marino, che è vero che non potrà tornare libero, dovrà comunque stare in cattività, ma potrà godere della compagnia di altri suoi simili ed avere uno spazio tutto suo e decisamente più ampio per vivere la sua vita.
 
LA PROVINCIA DI SONDRIO
12 APRILE 2015
 
BABY LADRI DI CANI, MA NESSUNA DENUNCIA
La lettera gira su Facebook da qualche giorno
 
«Un bambino di soli otto anni ci stava rubando il cagnolino, mentre eravamo seduti ai tavolini di un bar a Como, in riva al lago».
È questa in sintesi la segnalazione che da qualche giorno “gira” sulle pagine Facebook. Ma si tratterebbe di una “bufala”.
Il racconto è comunque piuttosto dettagliato, ma non fa parte di un “post”, ma di una immagine simile a una pergamena. Non c’è alcuna firma e non c’è nemmeno un riferimento temporale. «Oggi ci trovavamo a Como, bar sul lago, tavolini all’aperto, affollatissimo, tante famiglie con bambini che giocavano lì interno. Un ragazzino di circa 8 anni ha tentato di rubare Maddie che era sotto la mia sedia, legata. Apparentemente lei lo ha morso mentre tentava di sganciare il guinzaglio dalla pettorina. Mio marito lo ha immobilizzato e abbiamo chiamato i carabinieri».
«Ci hanno riferito che sono presenti su tutto il territorio nazionale bande per lo più di stranieri, tutti tra gli 8 e i 10 anni, dediti al furto di cani di piccola/media taglia, sia da locali pubblici affollati, sia dalle proprietà private».
Da qui l’appello: «Vi invito quindi a essere tutti estremamente vigili, a non perdere mai di vista i vostri cani, neanche per un secondo, perché tanto è sufficiente per non rivederli mai più».
Come detto, la lettera non è firmata. Ma dell’episodio, se non per il tam tam sui social network, non c’è traccia: non ci sarebbe, infatti, alcuna segnalazione o denuncia in tal senso ai carabinieri di Como.
 
STUDIO CATALDI
12 APRILE 2015
 
Cassazione: è reato lasciare il cane in auto per troppo tempo.
I proprietari degli animali sono avvertiti: lasciare il proprio cane chiuso in auto per troppo tempo può far scattare la condanna di cui all'articolo 727 secondo comma del codice penale.
 
Lo ricorda la Corte di cassazione con la sentenza n. 14250 del 9 aprile 2015 (qui sotto allegata) che ha così confermato una sentenza di condanna inflitta a due imputati che per diverse ore avevano lasciato un Beagle in auto quando all'esterno c'era una temperatura di circa 30 gradi.Testo dell'Art. 727 c.p. (Abbandono di animali).
Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze. Un cittadino aveva contattato gli agenti della municipale per avvertirli del fatto che su una Fiat 600 c'era un cane solo che abbaiava da tempo e che mostrava segni di sofferenza dal caldo.Diverse persone avevano cercato di aiutare l'animale facendogli arrivare l'acqua attraverso una piccola fessura rimasta aperta nei finestrini anteriori.Dopo circa 45 minuti erano arrivati gli imputati che, come se nulla fosse, erano saliti a bordo e non volevano neppure rilasciare le proprie generalità alle forze dell'ordine.Dinanzi alla Suprema Corte gli imputati avevano tentato di difendersi contestando il requisito della "sofferenza grave" di cui parla la norma incriminatrice. Al loro dire la sofferenza dell'animale non poteva essere desunta dal solo fatto che il cane abbaiava perché il suo abbaiare poteva essere determinato dalla paura dovuta alla presenza di persone intorno all'auto. Sotto questo profilo sarebbe stata necessaria una verifica da parte di un veterinario.Una tesi che non ha convinto i giudici della Cassazione i quali ricordano che è in linea con la consolidata giurisprudenza della stessa Corte il fatto di ritenere che in fattispecie analoghe alla presente ricorre alla violazione dell'articolo 727 del codice penale. Né si può ipotizzare, nel giudizio di legittimità, una rivisitazione dei fatti sotto una diversa prospettiva.
 
LEGGO
12 APRILE 2015

Isola dei famosi, Rocco Siffredi confessa:
"Ecco perché Catherine Spaak è andata via"

Dopo la fine del reality "L'isola dei famosi" è Rocco Siffredi a svelare il vero motivo che avrebbe spinto Catherine Spaak a lasciare il programma. Il pornoattore afferma che oltre le motivazioni più volte riportate dall'attrice belga ci sarebbe stata anche la visione di un video molto cruento mentre erano nell'albergo in Hounduras.
Le immagini televisive mostravano dei frame in cui i militari si allenavano sparando ai cani. «Catherine è una persona molto sensibile ed è rimasta sconvolta dalla brutalità di quelle immagini». L'attrice, da sempre impegnata nella lotta per la protezione e la tutela degli animali non avrebbe accettato di vivere quell'esperienza in un paese che consentiva pratiche tanto violente.
A tal riguardo lo stesso Rocco ha voluto esprimere la sua opinione in merito ribadendo la necessità di pene più dure per chi maltratta gli animali.

 
NEL CUORE.ORG
12 APRILE 2015
 
TORINO, GARA DI EQUITAZIONE: MUORE 25ENNE CADUTA DAL SUO CAVALLO
Alla "Gara di completo" assisteva il suo fidanzato
 
Una cavallerizza di 25 anni, Sabrina Manganaro, è morta oggi in un incidente avvenuto durante una gara di equitazione. E' successo in un maneggio a San Giorgio Canavese, in provincia di Torino. Secondo le prime informazioni, la ragazza è caduta ed è stata schiacciata dal cavallo. La vittima era di Lonate Pozzolo (Varese) ed era impegnata in una "Gara di completo" che si stava svolgendo nel maneggio del circolo Ippogrifo, in Cascina La Grecia. La giovane è stata disarcionata, poi l'animale le è piombato addosso. Il fidanzato ha assistito alla scena. Inutili i soccorsi.
La gara è stata subito sospesa. Il presidente nazionale della Fise (Federazione degli sport equestri), Vittorio Orlandi, è arrivato con un volo da Roma. In un comunicato, la Federazione ha espresso "immenso dolore". "Siamo sconvolti", ha affermato Anna Pasquale che gestisce il maneggio. Sarà un'inchiesta della magistratura e dei carabinieri a verificare se ci sono dei nodi da sciogliere in materia di sicurezza. Il pubblico ministero della procura di Ivrea, Chiara Molinari, ha aperto un fascicolo. Si procede, come ipotesi di lavoro, per omicidio colposo. E ci sono anche tre persone iscritte nel registro degli indagati, responsabili a vario titolo del maneggio e del circuito di cross-country, rappresentanti della federazione.
 
LA ZAMPA.IT
12 APRILE 2015
 
In Francia un cantiere si ferma per salvare una colonia di ricci
Una legge li tutela, a Ivry-sur-Seine rimandata la costruzione di un centro residenziale
 
In Francia i ricci sono protetti da una legge che vieta di disturbarli in qualsiasi modo quando si trovano nel loro habitat. È grazie a questo che a Ivry-sur-Seine, un comune di 57mila abitanti alla periferia sud di Parigi, per mettere in salvo una colonia è stato bloccato persino un grande cantiere immobiliare.La costruzione del centro residenziale Flavancea, 81 alloggi suddivisi in 4 palazzine, con giardini e parcheggi, sarebbe dovuta cominciare a fine marzo, ma alcuni abitanti della zona hanno segnalato la presenza degli animaletti e la Infim, società proprietaria del cantiere, ha dovuto rimandare al 20 aprile l’entrata in azione delle ruspe. I ricci da trasferire dovrebbero essere una decina, per farlo è stata chiamata l’associazione “Le Sanctuaire des hérissons” (Il Santuario dei ricci), specializzata nel loro recupero e salvataggio, con il supporto dell’associazione Stéphane Lamart che assicura la difesa legale per i diritti degli animali. «Per individuare e stanare i piccoli mammiferi ci avvarremo dell’aiuto di cani miti, il cui fiuto ci condurrà al recupero di tutti», racconta Christine Zimmermann responsabile del Santuario. I ricci saranno poi trasferiti in luoghi come il parco del castello di Vaux-le-Vicomte, con l’obiettivo di metterli in salvo dai pericoli della strada e di una parte della popolazione che cattura per mangiarli.
FOTO
 
METEO WEB
12 APRILE 2015
 
Animali: allarme estinzione per i delfini del Mekong, nel Laos solo 5 esemplari
Belli e rari, delicati e complessi, simbolo stesso della fragilità dell’ecosistema nel quale vivono
 
I delfini sono da sempre tra gli animali più vicini all’uomo. I marinai del ‘500 li scambiavano per sirene che seguivano le navi, indicandogli la strada col loro canto: oggi, invece, questa stessa vicinanza rischia di causarne l’estinzione. E’ il caso dell’orcella asiatica, una specie particolare di delfino d’acqua dolce che vive nelle coste e negli estuari dei fiumi dell’Asia mediorientale che, secondo il Wwf, è ad un passo dallo scomparire proprio a causa delle attività distruttive dell’uomo all’interno del loro habitat. Nel fiume Mekong, tra Laos e Cambogia, secondo le stime del Wwf, ne rimangono appena 85 esemplari, che potrebbero sparire del tutto se il progetto della diga Don Sahong -un gigante da 260 megawatt, ad appena 3km a monte dal bacino, annunciata dal governo del Laos- dovesse andare in porto, nonostante gli allarmi degli animalisti. “La realizzazione della diga -spiega il Wwf sul suo sito- prevede l’estrazione di milioni di tonnellate di roccia con esplosivi: le onde sonore generate dalle esplosioni potrebbero uccidere i delfini, che possiedono apparati acustici altamente sensibili”. Micidiali per i cetacei, sarebbero anche l’aumento della navigazione fluviale e lo stress che deriverebbe dalle mutazioni dell’habitat. Per capire quanto fragile sia l’esistenza di questi animali, basta guardare i numeri: storicamente la popolazione complessiva contava circa 40-50 individui e già a metà degli anni ’90 le stime parlavano di un dimezzamento. Oggi, nelle acque del Mekong che appartengono al Laos, ne rimangono solo cinque, ed è notizia di pochi giorni fa il ritrovamento di un esemplare morto, nei pressi dell’isola cambogiana di Cheutal. Il delfino morto, spiega il Wwf, “pesava 223 kilogrammi e misurava 2,4 metri di lunghezza e si pensa che fosse uno dei sei rimanenti nel tratto del fiume che si estende tra i confini di Laos e Cambogia”. “Questo è un altro avvertimento: la popolazione del Mekong di questa specie è di fronte ad un grave rischio d’estinzione dal paese e dal grande fiume”, afferma Thomas Gray, responsabile del programma per le specie del Mekong del Wwf. Questi rari cetacei d’acqua dolce e di estuari, diffusi in pochi esemplari in diverse popolazioni presenti in alcune regioni dell’Asia sud-orientale, sono minacciati dalle reti da posta e dall’uso di metodi illegali di pesca come l’uso d’esplosivi e il veleno. “La Cambogia -spiega il Wwf- ha vietato la pesca con le reti da posta nell’intero bacino e nelle aree circostanti, ma il Laos ha proibito il loro uso solo nelle parti più profonde del bacino”. La soluzione per salvare questi splendidi animali, spiega l’associazione ambientalista, passa dalla cooperazione tra i due paesi: “Le orcelle asiatiche sono una grande attrazione per i turisti, circa 20mila visitatori l’anno intraprendono ‘crociere fluviali’ per ammirare questi cetacei. La chiave è la collaborazione tra Laos e Cambogia”. “E’ tempo di smettere l’utilizzo di qualsiasi tipo di pesca illegale e di regolare strettamente l’uso di reti da posta e del traffico di barche. Lavorare su queste soluzioni -conclude il Wwf- è l’unica speranza a lungo termine per la sopravvivenza dei delfini in Laos e nel grande Mekong”.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2015
 
Ucraina – Bruciato il Rifugio Italia
 
Un incendio che ha totalmente distrutto la struttura dove Andrea Cisternino, il  nostro connazionale impegnato in Ucraina nella difesa dei randagi, aveva accolto molti cani vaganti.All’arrivo dei volontari solo una ventina di cani si erano salvati dal rogo, mentre alcuni  dati inizialmente per dispersi, stanno in queste ore tornado nei luoghi. Ad essere rimasti uccisi, dovrebbero essere una settantina di cani.Il Rifugio, sorto grazie all’impegno dei volontari, aveva rappresentato una risposta concreta alle lunghe polemiche che erano seguite ai campionati europei di calcio, quando le autorità ucraine avevano deciso l’eliminazione dei cani di strada. Una decisione che era stata poi ritirata senza che per questo venisse meno l’impegno, da parte di alcuni, di continuare ad uccidere i cani.La notizia dell’incendio, ha ora scosso l’ambiente animalista italiano. Una petizione ed una raccolta fondi sono state organizzate per aiutare i volontarti a rimettere in piedi la struttura. Prevista anche una manifestazione all’Ambasciata dell’Ucraina a Roma.
 
L’ECO DI BERGAMO
13 APRILE 2015
 
Ambriola (BG): spari a un cane, ucciso «Ma siamo forse nel Far West?»
«Questa violenza va affrontata e denunciata. Non possiamo vivere come fosse il Far West». Cristina Tamagnini, 45 anni, vuole «andare fino in fondo».
 
Sabato pomeriggio qualcuno ha ammazzato uno dei suoi due cani, con un’arma da fuoco, forse un fucile. A poche decine di metri da casa sua, ad Ambriola, frazione di cento anime di Costa Serina. Ora vuole incontrare in un’assemblea gli abitanti del paese, della valle, denunciare e dire forte che «vogliamo vivere in un paese civile e sicuro. Non è possibile che qualcuno vada in giro sparando, in mezzo alla strada, dove passano anche i bambini. Quel proiettile avrebbe potuto colpire una persona».«Sabato sono tornata dal lavoro per la pausa pranzo, verso le 13 - racconta Cristina -. Quando sono arrivata a casa ho lasciato uscire i due cani. Come fanno solitamente si sono diretti verso il bosco. Generalmente li accompagno io fuori casa ma sabato, per il lavoro, non avevo tempo. Così li ho lasciati uscire da soli, come a volte mi capita. Sarà trascorsa circa un’ora. Li ho visti che stavano rientrando. Poi hanno iniziato ad abbaiare e sono andati dietro una casa. A quel punto ho avvertito lo sparo. Zenzero (a destra nella foto) è ricomparso guaendo e si è accasciato a terra. Era ancora vivo ma è morto dopo due minuti, tra le braccia». Quanto accaduto è stato denunciato ai carabinieri di Serina.
 
NEL CUORE.ORG
13 APRILE 2015
 
AMBRIOLA (BG), CANE UCCISO DAVANTI A CASA CON UN'ARMA DA FUOCO
La proprietaria non ci sta: "Siamo nel Far West?"
 
Sabato pomeriggio qualcuno ha ammazzato uno dei suoi due cani, con un'arma da fuoco, forse un fucile. A poche decine di metri da casa sua, ad Ambriola, frazione di cento anime di Costa Serina, in provincia di Bergamo. Ora vuole incontrare in un'assemblea gli abitanti del paese, della valle, denunciare e dire con forza che "vogliamo vivere in un paese civile e sicuro. Non è possibile che qualcuno vada in giro sparando, in mezzo alla strada, dove passano anche i bambini. Quel proiettile avrebbe potuto colpire una persona. Ma siamo nel Far West?". Lo rivela "L'Eco di Bergamo".
"Sabato sono tornata dal lavoro per la pausa pranzo, verso le 13 - racconta Cristina, originaria di Milano e da tre anni residente ad Ambriola -. Quando sono arrivata a casa, ho lasciato uscire i due cani. Come fanno solitamente si sono diretti verso il bosco. Generalmente li accompagno io fuori casa ma sabato, per il lavoro, non avevo tempo. Così li ho lasciati uscire da soli, come a volte mi capita. Sarà trascorsa circa un'ora. Li ho visti che stavano rientrando. Poi hanno iniziato ad abbaiare e sono andati dietro una casa. A quel punto ho avvertito lo sparo. Zenzero è ricomparso guaendo e si è accasciato a terra. Era ancora vivo ma è morto dopo due minuti, tra le braccia". L'accaduto è stato denunciato ai carabinieri di Serina.
 
IL GIORNO
13 APRILE 2015
 
Killer dei cani ancora in azione, coppia salva il proprio cucciolo dai wurstel imbottiti di lamette Treviglio, bocconi sparsi nel giardino di un imprenditore
 
di Michele Andreucci
 
Treviglio (BG), 13 aprile 2015 - Ormai è diventata una vero e propria emergenza, che sta flagellando la Bassa Bergamasca. Sono sempre di più, infatti, i casi di cani uccisi da uno sconosciuto killer nella zona di Treviglio, che finora è sempre riuscito a scampare alle forze dell’ordine. L’ultimo episodio è avvenuto il giorno di Pasqua, quando Jake, un cucciolo di circa un anno, di proprietà dell’imprenditore Chicco Cornelli, molto noto nella Bassa, è stato salvato per un pelo dall’uomo e dalla moglie prima che, nel giardino della loro abitazione, ingoiasse alcuni pezzi di wurstel al cui interno erano stati messi dei frammenti di lametta da barba. «Qualcuno lo voleva uccidere – racconta la moglie dell’imprenditore –. Ci siamo accorti in tempo di quello che stava avvenendo, non voglio nemmeno immaginare cosa sarebbe successo se avesse inghiottito il boccone. Jake è un cucciolo di un anno, ha il pelo ispido grigio e nero, che diventa maculato sulle orecchie. Era stato abbandonato a settembre si è infilato nell’azienda di mio marito e si è sistemato sotto la sua scrivania. Subito abbiamo deciso di tenerlo con noi. Viviamo nella frazione Geromina di Treviglio, in una villetta. In casa abbiamo già un maltese e uno shitsu. Jake rispetto a loro è di taglia media e lo teniamo in giardino». Qui la presenza dell’animale deve probabilmente aver indispettito qualcuno, visto che a dicembre alla famiglia Cornelli era arrivata una lettera anonima contenente delle minacce al cane. Minacce che qualche mese dopo qualcuno ha evidentemente cercato di tradurre in realtà.
«A Pasqua – ricorda la donna – mio marito era uscito a fare un giro in giardino e ha notato alcuni bocconi buttati sul piazzale. Mi ha chiamato immediatamente e mi ha chiesto se ce li avessi gettati io, ma sono caduta dalle nuvole. Cosi abbiamo decisi di controllare e abbiamo scoperto che all’interno di ogni pezzo di wurstel qualcuno aveva messo dei frammenti di lametta da barba». L’imprenditore e la moglie nei giorni successivi hanno presentato una denuncia alla polizia. Ma non intendono fermarsi qua. «A breve – conclude la donna – faremo installare alcune telecamere in giardino»
 
VENEZIA TODAY
13 APRILE 2015
 
Un cane morto nel sacco dei rifiuti Lo trova un podista a Portogruaro
L'animale, di piccola taglia, è stato trovato dentro un sacco nero domenica da un uomo che correva verso la campagna di Summaga
 
Prov. di Venezia. Un cane morto dentro un sacco di rifiuti. Un cane bianco, di piccola taglia, rinchiuso e gettato via come se fosse semplice spazzatura. L’ha trovato domenica mattina un podista a Portogruaro, mentre correva lungo le campagne tra Summaga e Cinto. Come riporta La Nuova Venezia, quella zona più di una volta ha “ospitato” discariche a cielo aperto, ma l’ultima scoperta è stata davvero macabra.La notizia si è diffusa rapidamente in città, molti si augurano che chi ha gettato via quel cane morto venga individuato (magari con l’ausilio di qualche telecamera) e adeguatamente sanzionato. Lattine, cartoni di pizza e oggetti di plastica spuntano continuamente lungo le campagne, ma quel cane morto chiuso dentro un sacchetto ha provocato un enorme sdegno.Negli ultimi mesi almeno quattro cani sono stati rapiti nel Portogruarese e più di uno è stato trovato morto. Pare anche ci sia addirittura chi, dopo aver rubato il cane, si rivolge al padrone per chiedere un riscatto di 500 euro.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2015
 
Palermo – Il cucciolo con le zampe storte. Abbandonato vicino al canile, è stato ucciso da un’automobile in transito

 
Continuano gli abbandoni nei pressi del canile municipale di Palermo. Dopo il cucciolo  che sembrava”dormire” vicino al cancello (vedi articolo GeaPress ) ed il rottweiler “senza forma” abbandonato perchè malato (vedi articolo GeaPress) è ora la volta di un secondo cane, dell’età di circa quattro mesi.
La storia inizia, probabilmente, già nella giornata di domenica. Un signore con un bambino ed un cucciolo con il collarino rosso,  asserisce di avere trovato il cane in strada e di volerlo consegnare al canile. Una spiegazione che non ha molto convinto gli operatori; ad ogni modo, per l’accettazione,  occorreva una denuncia di ritrovamento. Il cucciolo appariva con una evidente deformazione alle zampe anteriori. Forse un problema congenito che si era aggravato con la crescita del povero animale. Gli arti, infatti, si presentavano ad arco.Il signore sembra accettare la regola e promette di tornare con la denuncia. Di lui, però, non si hanno più notizie. Oggi, però, arriva una segnalazione. Un cucciolo con le zampe storte legato con un guinzaglio in via Buonriposo. Siamo a non più di 100 metri dal canile,  nella sponda opposta del fiume Oreto. Gli operatori raggiungono  il posto ed il cucciolo subito ritrovato presentava caratteristiche simili a quello che era stato visto il giorno prima. Collarino rosso e zampe storte, poi un lungo guinzaglio che era servito a legarlo in una strada stretta ed intensamente trafficata. Una macchina lo aveva travolto e qualcheduno, forse lo stesso segnalante, lo aveva bagnato quando, tramortito ed in piena careggiata, deve avere penosamente tentato di trascinarsi.Immediato è stato il ricovero presso il Presidio Veterinario del canile municipale ma per lui non c’era più niente da fare: una violenta emorraggia interna lo ha ucciso. La foto scattata poco prima del prelievo in strada ha “fermato” gli ultimi attimi della  sua breve vita.
Una situazione difficile quella del canile municipale, aggravata, tra l’altro, da un cumulo di immondizia che non si riesce a far portare via. Sembra, a questo proposito, che il personale oggi intervenuto non fosse autorizzato al prelievo ma solo al trasporto.“Lavoriamo nel fetore dei cumuli di immondizia e con le persone che si accalcano al cancello – riferisce un volontario del canile – Le persone non vogliono sentire  e le regole, giuste o sbagliate che siano, devono comunque essere rispettate, specie in una struttura pubblica. Le scuse per abbandonare i cani sono molteplici. Sappiamo che fuori il randagismo non si riesce ad arginare a ci sentiamo sotto assedio“.La soluzione opportuna, sarebbe quella di iniziare un serio controllo del microchip dei cani padronali, specie nella sconfinata  periferia cittadina. Finchè il flusso non verrà bloccato alla fonte, episodi come quelli di oggi, saranno destinati a ripetersi.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2015
 
Brescia – Capriolo gravemente ferito, forse braccato dai cani da caccia

 
L’ipotesi viene avanzata dalla Polizia Provinciale di Brescia che riferisce di un capriolo forse braccato dai cani segugio. Il povero animale è stato trovato a Sulzano (BS), nella mattinata di ieri.
Secondo la Polizia Provinciale si tratta di un maschio dell’età di circa tre anni.Il capriolo, riferisce sempre la Polizia Provinciale, si trovava in località Antica Strada Valeriana. Una volta prelevato è stato trasporto presso un centro di recupero. In stato di evidente difficoltà è stato opportunamente trattato coprendo gli occhi ed immobilizzato gli arti.L’animale dovrebbe essere poi morto visto che la Polizia Provinciale riferisce di una prima indagine autoptica che avrebbe messo in evidenza le ferite di possibili morsicature da parte di cani. Nessun altro tipo di ferita sarebbe stata finora riscontrata.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2015
 
Ischia (NA) – La fine del piccolo codirosso
Nuovo intervento antibracconaggio delle Guardie ENPA

 
Lo avevano annunciato ad inizio della stagione migratoria e così è stato. Le Guardie ENPA di Ischia (NA), hanno setacciato nella giornata di sabato i boschi di località “Buceto” nella zona di Casamicciola. I risultati, purtroppo, non sono mancati: ben trentadue trappole del tipo “sep” trovate, in alcuni casi, con  il piccolo volatile ormai morto.In questo caso si trattava di Pettirossi e Codirossi spazzacamino, ma a morire nel tremendo scatto sono anche Stiaccini, Culbianchi ed altri rari migratori.Una trappola insidiosa, quella cosidetta “sep”. Si arma direttamente nel terreno e, per le sue dimesioni, è facile poterla nascondere tra la vegetazione. Solo un attento controllo del territorio, come quello attuato dalle Guardie ENPA di Ischia, consente di poterle trovare. Un meccanismo semplice  e spietato. Nella trappola, infatti, viene inserita una piccola esca. Si tratta, in genere di una bacca che, una volta prelevata dall’uccellino fa scattare il marchingegno a molla che non da alcuna possibilità di fuga. Il povero animale, muore dopo una lenta e dolorosa agonia. L’archetto in metallo, infatti, può colpirlo alla gola, come su un’ala o alle zampette che possono rimanere spezzate.Il piccolo passeriforme rimane in vita, spesso fino all’arrivo del bracconiere che lo ucciderà schiacciandolo con le dita alla testa o il torace.“Gente senza scrupoli – afferma l’ENPA di Ischia - non hanno nemmeno pietà per queste piccole creature. Ma anche noi siamo lì, e li contrasteremo giorno dopo giorno, senza tregua”.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2015
 
MOLFETTA (BA) – Grosso pappagallo esotico sequestrato dal Corpo Forestale dello Stato
 
Intervento degli uomini del CITES del Corpo Forestale dello Stato di Bari che, nell’ambito dell’attività di controllo del territorio, hanno provveduto a sequestrare un  pappagallo esotico Ara ararauna. Si tratta di una specie orginaria del sud america.L’animale, stante quanto riportato dal Corpo Forestale dello Stato, era detenuto in un negozio di Molfetta adibito alla vendita di animali ed accessori. L’animale sarebbe stato ritrovato in uno spazio non destinato alla vendita.Il pappagallo sottoposto a sequestro, appartiene ad una specie in via d’estinzione e per questo è protetto da normative internazionali, comunitarie e nazionali. Sia il commercio che la detenzione sono regolati da norme specifiche di settore e le eventuali violazioni comportano sanzioni a carattere sia penale che amministrativo. Quindi lo stesso possesso deve essere legittimato da apposita documentazione.Il detentore dell’esemplare è stato deferito all’autorità giudiziaria mentre il pappagallo è stato temporaneamente affidato allo stesso detentore in attesa che l’Autorità Giudiziaria decida in merito.
 
IRPINIA NEWS
13 APRILE 2015
 
Pratola (AV), cane cade in un’intercapedine tra due palazzi: salvato dai carabinieri e caschi rossi
 
Antonio Pirolo
 
Tra tanti casi di maltrattamento e abbandono ogni giorno riportati dalla cronaca locale, che vedono protagonisti i nostri amici a quattro zampe, ecco una storia che allieta il cuore e che dimostra che non tutti riservano un cattivo trattamento a Fido.A Pratola Serra, poco lontano dalla città di Avellino, un cane è sfuggito al controllo del padrone ed è scivolato in una intercapedine tra due fabbricati profonda svariati metri.Impossibile per l’animale uscire fuori.
I suoi guaiti hanno attirato così l’attenzione dei passanti e dei residenti del posto che, resisi conto dell’accaduto, hanno subito allertato le forze dell’ordine.E’ così che nel centro di Pratola Serra, poco fa, i carabinieri unitamente ai vigili del fuoco di Avellino sono intervenuti per il salvataggio del cane, caduto in una profondità di 4 metri in una piccola fessura che divide due palazzine.Per salvare il piccolo animale è stato praticato un foro nella muratura del garage di una delle due palazzine. Ci sono volute due ore per mettere in salvo il cane.
 
NEL CUORE.ORG
13 APRILE 2015
 
AMBIENTALISTI: NUOVA MORÌA DI PESCI, ALLARME AL MOLENTARGIUS
"Decine di esemplari morti, acque torbide e molti rifiuti"
 
Ancora una morìa di pesci al Molentargius, in provincia di Cagliari. La denunciano gli ambientalisti del Gruppo d'intervento giuridico onlus (Grig) e Amici della Terra: il fenomeno, riscontrato ieri vicini al Rollone, è stato segnalato al consorzio di gestione del Parco naturale regionale di Molentargius-Saline e al Corpo forestale. Il resoconto degli ecologisti parla di decine di pesci morti, anche un riccio (Erinaceus europaeus), acque torbide e parecchi rifiuti. "Le proporzioni - spiegano le due associazioni - appaiono inferiori rispetto a quanto accadde nel canale di Terramaini e nel canale di Mezzo lo scorso 23 novembre 2014, così come l'11 aprile 2014, il 25 luglio 2012, nel 2007 e nel 2008. Le cause al momento non sono conosciute". In precedenti circostanze, ricordano gli ambientalisti, erano stati ipotizzati come possibili motivi un afflusso di sostanze organiche in conseguenza di forti piogge, l'abbassamento della quantità di ossigeno nelle acque, ma anche la presenza di scarichi non autorizzati. "Ancora una volta - fa sapere il Grig - le associazioni ecologiste Gruppo d'intervento giuridico onlus e Amici della Terra hanno provveduto a segnalare l'accaduto al Corpo forestale e di vigilanza ambientale per accertare fatti e motivazioni della purtroppo ricorrente morìa di pesci, tuttavia non si può che sottolineare che le cause non sono state purtroppo ancora rimosse".
 
LA ZAMPA.IT
13 APRILE 2015
 
I volontari che aiutano i rospi ad attraversare la strada
È iniziata la migrazione degli anfibi “Bufo Bufo” per deporre le uova lungo le rive dei fiumi, ma spesso vengono schiacciati dalle auto
 
Giulio Geluardi
 
L’appuntamento con la salvezza è di notte. Torce elettriche non troppo potenti per non danneggiare la vista delle «prede», guanti di gomma in modo da non trasmettere loro malattie letali, passamontagna contro il vento che, a dispetto della primavera, è ancora gelido e taglia il viso, aerati cestini da pescatore. E poi tanta pazienza, ferrea convinzione e sangue freddo. Le «prede», inermi, impacciate e vulnerabili, sono i rospi comuni, i Bufo Bufo, che richiamati da un istinto ancestrale, così come le ultime rondini sopravvissute, da pochi giorni hanno cominciato la grande migrazione verso i luoghi di riproduzione: i corsi d’acqua e gli stagni, gli stessi dove da girini sono metamorfosati in piccoli rospi dando vita a una nuova generazione. I pochi rimasti sono tutti lì, nelle vallate dell’entroterra dove i boschi un tempo confinavano direttamente con i torrenti ma ora, frapposte, serpeggiano insidiose e trafficate strade. Il faticoso compito notturno è quello di aiutare i rospi ad attraversare la striscia d’asfalto, fermando a volte anche il traffico, e permettere così di raggiungere l’acqua per dare il via a un altro ciclo vitale.
Il tam tam in rete
Per aiutare i rospi a percorrere quei pochi metri che rappresentano la differenza tra la vita e la morte - sono migliaia gli esemplari schiacciati da automobilisti distratti o, peggio, indifferenti che invece molto spesso potrebbero semplicemente fermarsi e spostarli nella cunetta - ma soprattutto per cercare di arginare il declino generale degli anfibi nel mondo, in questi giorni in tutta Italia e in moltissimi Paesi europei, sono scesi in campo i volontari delle associazioni ambientaliste e animaliste. Dal Veneto alla Puglia attraverso il tam-tam di Internet o sui giornali delle stesse associazioni, si danno appuntamento nei posti dove maggiore è la presenza del Bufo Bufo, garantendogli per quanto possibile la sopravvivenza. In Italia, gruppi attivi per la salvaguardia degli anfibi sono, per fortuna, ormai presenti in quasi tutte le regioni. I primi esempi erano nati negli Anni 90 a Milano, Trieste e Firenze. Da lì, poi, si sono moltiplicati e oggi sono a Genova, Bari, Trento, Bolzano, Ferrara, Pordenone, Treviso, Bologna, Roma sino ai primi gruppi in Sicilia, Sardegna, Calabra e Basilicata: segno di quanto la necessità di tutelare l’ambiente sia ormai entrata nella coscienza collettiva degli italiani. Nucleo centrale di tutta questa attività e la Società Erpetologica Italiana, con la sua commissione per la Conservazione degli Anfibi e dei Rettili.
All’estero
Certo non ci sarebbe bisogno di volontari se l’Italia a livello istituzionale non fosse, come quasi sempre accade, fanalino di coda nella protezione dell’ambiente. Le iniziative statali all’estero sono innumerevoli: in Germania, Svizzera e Austria i tunnel e i sottopassi per consentire agli anfibi di migrare sotto le strade non sono eccezioni, ma regole abitualmente preventivate dagli stessi progettisti. In Gran Bretagna vi è l’immensa e popolare iniziativa chiamata «1 million ponds» che si prefigge di realizzare un milione di nuovi stagni per consentire la riproduzione e la conservazione degli anfibi (rane, raganelle e tritoni ma anche di libellule che come gli anfibi sono vere sterminatrici di zanzare). Negli Stati Uniti la «Citizen Science» va per la maggiore, con milioni di cittadini entusiasti e consapevoli impegnati a monitorare lo sviluppo dei girini e l’espandersi di malattie. Ma iniziative a tutela di questi indispensabili animali (nel mondo in molti casi, in concomitanza con l’estinzione degli anfibi, si è notata l’esplosione di malattie infettive come la tubercolosi, peste e altre ancora) vanno ormai dal Perù ad Haiti e dal Giappone al Madagascar, in quest’ultimo Paese anche grazie all’impegno degli erpetologi del Museo di Storia Naturale di Torino.
La globalizzazione
«Il declino delle varie specie è dovuto anche all’inserimento negli stagni di esemplari esotici - avverte il naturalista Dario Ottonello che si occupa della conservazione in Liguria della Emys Orbicularis, rara tartaruga autoctona di acqua dolce. Tra tutti, i più dannosi sono il Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii) , i pesci rossi e le testuggini americane (Trachemys scripta). Soprattutto il gambero della Louisiana e i pesci rossi sono una flagello per moltissime specie, in particolare per i tritoni. Un’altra piaga notevole, per esempio per la Rana temporaria, quella di montagna, è l’introduzione di pesci nei laghi alpini che hanno trasmesso micosi diffuse a livello mondiale e che hanno portato all’estinzione di svariate specie anfibie come il Batrachochytrium dendrobatidis e Batrachochytrium salamandrivorans. Inoltre, gli effetti della distruzione-alterazione e della frammentazione degli habitat emergono anche dopo parecchi anni dall’intervento dell’uomo soprattutto in specie longeve come il rospo comune».
VIDEO
 
REPUBBLICA.IT
13 APRILE 2015
 
Milano, nei cimiteri le ceneri degli animali saranno deposte accanto ai resti dei loro padroni
 
I recipienti con le ceneri degli animali d'affezione devono essere metallici o in materiale lapideo, stabilisce Palazzo Marino, completamente chiusi con coperchio inamovibile Nei cimiteri di Milano sarà possibile 'riposare' con accanto le ceneri del proprio animale domestico. Il provvedimento è stato proposto dagli uffici comunali alla giunta, dopo una serie di verifiche tecniche, che ha dato il suo avvallo.
"Visto che non sono stare riscontrate, nelle normative vigenti in materia, prescrizioni che impediscano la collocazione delle ceneri di animali d'affezione nella immediate vicinanze della sepoltura del padrone defunto - spiega Rosaria Iardino (Pd), presidente della commissone consiliare Benessere, che ha lavorato alla soluzione assieme ai tecnici - questa pratica è ora possibile anche a Milano".
Non sarà però possibile collocare le ceneri dell'animale d'affezione all'interno dello spazio per il feretro. Quindi, per esempio, in caso di tomba su campo, il contenitore delle ceneri dell'animale potrà essere fissato al terreno sottostante, con accorgimenti che ne impediscano l'asportazione accidentale. O ancora, per le cellette ossario e il colombaro l'urna potrà essere fissata alla lapide di copertura.
"Voglio ringraziare l'assessore Franco D'Alfonso e i suoi uffici - conclude Iardino - per aver varato questo provvedimento, che avvicina ulteriormente Milano ai più importanti capoluoghi internazionali".
 
LIBERO
13 APRILE 2015
 
Sepolti con il cane o il gatto. Via libera a Milano
 
L'eterno riposo con accanto... le ceneri del gatto o del cane. Succederà a Milano, dove la giunta comunale guidata dal sindaco comunista Giuliano Pisapia ha dato l'ok al provvedimento, che è in vigore da tempo in altre metropoli come New York, o come è possibile fare tradizionalmente in Gran Bretagna. Esclusa, comunque, la collocazione all’interno della
fossa in cui è posato il feretro,  in caso di tomba su campo di età decennale il contenitore delle ceneri dell’animale potrà essere fissato con colle o assicurato al terreno sottostante, con
accorgimenti che ne impediscano l’accidentale asportazione. In caso di cellette ossario e cinerario, l’urna potrà essere fissata alla lapide  di copertura della celletta. In caso di colombaro, il contenitore  delle ceneri troverà posto sulla lapide di copertura, sempre ben  fissato. In questa situazione, inoltre, il contenitore delle ceneri  potrà essere collocato anche nello spazio residuale posto tra la  muratura di chiusura del loculo e la lapide esterna, qualora il volume sia sufficiente per consentirne la collocazione. Infine, in caso di  tomba di famiglia l’urna con le ceneri dell’animale sarà fissata sul  monumento, previa espressa previsione del medesimo nel progetto  approvato dalle commissioni competenti a esprimere parere. I recipienti contenenti le ceneri degli animali d’affezione devono essere metallici o in  materiale lapideo, completamente chiusi con coperchio inamovibile,  privi di bordi taglienti e avere dimensioni massime pari a quelle dei  vasi portafiori collocati sulle lastre di colombaro e di celletta,  secondo la loro destinazione, ovvero armonizzarsi con il monumento nel caso di tombe decennali o di famiglia.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2015
 
Quale destino per il Corpo Forestale e quello Provinciale nel “Documento” del MEF
 
Quel destino per i due Corpi di Polizia ai quali sono stati finora attribuiti compititi di tutela ambientale e di benessere animale? La questione sembra ancora rimanere incerta, ma una conferma dell’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato, arriva ora dal Documento di Economia e Finanza 2015 (Sezione III) redatto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.Il Documento è stato presentato dal Primo Ministro Renzi e dal Ministro dell’Economia e Finanze Padoan, ed è stato deliberato dal Consiglio dei Ministri del 10 aprile scorso.
La previsione sul Corpo Forestale dello Stato è contenuta nel “cronoprogramma del Governo”, nella parte relativa alla “Pubblica Amministrazione per la crescita inclusiva”. Tra i vari settori è infatti previsto quello relativo al miglioramento dell’organizzazione della Pubblica Amministrazione centrale che riporta la denominazione “Razionalizzazione di funzioni e strutture dello Stato.Partendo dal presupposto che il nostro paese ha cinque Corpi di Polizia (fatto, questo, contestato da alcuni sindacati di Polizia che ne annovernao fino a nove, tra cui la Polizia Municipale, Provinciale e la Guardia Costiera) il Governo punta alla “razionalizzazione delle funzioni di polizia, non solo attraverso l’eliminazione di sovrapposizioni di competenze e il riordino delle funzioni di polizia in materia di tutela dell’ambiente, del territorio e del mare, ma anche mediante la riduzione a quattro dei Corpi di polizia esistenti, con assorbimento del Corpo forestale dello Stato“.Non viene detto quale è il corpo di Polizia che assorbirà la Forestale, ma il Primo Ministro Renzi ha già esplicitato che sarà la Polizia di Stato.I decreti attuativi sono previsti già entro la fine di dell’anno, così come “sarà rivista in tempi rapidi – anche ai fini del contenimento della spesa pubblica – la gestione dei servizi strumentali dell’amministrazione statale e dei corpi di polizia, attraverso la loro gestione associata“.Scopo di tale azione dovrebbe essere quello di “semplificare l’accesso ai servizi dell’amministrazione statale sul territorio. Potenziare l’efficacia e delle funzioni di polizia sul territorio. Accrescere l’efficienza della gestione dei servizi strumentali”.Nessun chiarimento, invece, sulla Polizia Provinciale alla quale la nostra legislazione attribuisce compiti in parte simili a quelli della Forestale: tutela dell’ambiente e degli animali. Ad ogni modo, sempre alla voce sulla “spesa inclusiva”, il Documento di Economia e Finanza 2015 del MEF fa diretto riferimento alla “mobilità del personale delle Province”. Il documento richiama pertanto la legge di stabilità per il 2015 che ha previsto “un articolato percorso di mobilità del personale delle province, che dovrà transitare in altre amministrazioni dello Stato o degli enti regionali e locali“.Saranno gli “enti di vasta area” che andranno a sostituire le Province ad occuparsi del “personale da destinare alle procedure di mobilità, in relazione ai processi di riordino delle relative funzioni, che vedranno permanere in capo agli enti di area vasta le sole funzioni definite come fondamentali“. Il personale in mobilità “sarà prioritariamente ricollocato presso le Regioni e gli enti locali e, in via subordinata, presso le amministrazioni dello Stato (in questo caso è prevista una procedura di mobilità prioritaria verso gli uffici giudiziari, oggetto peraltro già di uno specifico bando, che si sta chiudendo, che interesserà oltre mille lavoratori)“. Non sono previste assunzioni per i budget 2015 e 2016 mentre l’avvio delle procedure di mobilità avverrà nel 2015.
Rimane ancora più fumosa la questione delle funzioni. Saranno mantenete e nel caso in quale maniera?
ACCEDI AL DOCUMENTO DEL MEF
 
RAVENNA 24 ORE
13 APRILE 2015
 
Maltrattamenti sugli animali, ora le segnalazioni arrivano attraverso WhatsApp
 
Dopo essere stato testato per alcuni giorni, è attivo in tutte le province dell'Emilia Romagna il servizio che permette a tutti i cittadini  e alle Associazioni di Volontariato, di effettuare le segnalazioni alle Guardie Ecozoofile di Fare Ambiente.Il servizio di messaggistica istantanea più diffuso al mondo permette, oltre ai sistemi tradizionali quali telefono, e-mail, Facebook, ecc, a chiunque di inviare semplici file di testo, o foto o, ancora meglio, file video al contatto attivato dal Coordinamento Regionale delle Guardie Ecozoofile, il quale attiverà la pattuglia in servizio, o la prima che sarà disponibile."La tecnologia in questo caso ci viene in aiuto - afferma il Responsabile Regionale Matteo Fangarezzi - e ci aspettiamo numerose segnalazioni negli ambiti di nostra competenza. La scelta di utilizzare Whatsapp è data dal fatto che ormai sono diffusissimi gli smartphone, in grado, in tempo reale, di inoltrare le segnalazioni. Permette inoltre ai cittadini di aprire un canale privilegiato con le Guardie. Quindi consiglio vivamente di memorizzare il numero".Chiunque dovesse trovarsi di fronte ad illeciti o reati riguardanti maltrattamenti su animali, mancato benessere, pesca di frodo, bracconaggio, trasporto di animali in condizioni non idonee, contrabbando di animali, combattimenti di animali, corse clandestine tra cavalli, detenzione non autorizzata di animali esotici, allevamenti, sversamenti di liquami, abbandono di rifiuti pericolosi e non, discariche abusive o abbandono incontrollato di rifiuti, incendi boschivi, oppure animali in difficoltà, selvatici o domestici a seguito di incidente stradale, animali spiaggiati, ecc può informare le Guardie e chiedere il loro intervento.Tutte le segnalazioni verranno vagliate e verificate, classificandole per importanza e dando una priorità che consenta di poter intervenire tempestivamente per quelle ritenute più gravi."Ovviamente i dati dei segnalanti verranno trattati garantendo la massima riservatezza - continua Fangarezzi - a tutela di coloro che, dimostrando uno spiccato senso civico."Le Guardie hanno un Nucleo di Polizia Giudiziaria specifico per il contrasto al contrabbando di animali, quindi chiunque avesse notizie di traffico di cuccioli, è invitato ad avvisare tempestivamente.
Il numero è il seguente 3703131006 ed è abilitato alla sola ricezioni di messaggi via Whatsapp, quindi non è impostato per ricevere segnalazioni telefoniche.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2015
 
CANADA – Iniziata la caccia alle foche
 
E’ iniziata ieri la caccia ai cuccioli di foca canadesi. Un prelievo, sostiene l’IFAW (International Fund for Animal Welfare), preannunciato con l’ennesimo contributo economico fornito dai governi del Labrador e Terranova.L’uso principale che verrà fatto delle povere foche è quello delle pellicce. Questo nonostante gli introiti siano sempre meno.L’IFAW chiede al Governo del Canada di fermare la caccia così lo spreco di soldi pubblici. Basterebbe, sostengono gli ambientalisti, mettere in linea questo tipo di prelievo con quello di altre cacce che riguardano la fauna selvatica.Negli anni, la vendita delle pelli di foca è andata via via riducendosi e le speranze di poterlo estendere allo sconfinato mercato cinese si sono fino ad ora rivelate vane. Secondo gli ambientalisti solo il sostentamento con i contributi pubblici garantisce ad oggi il mantenimento di una caccia che, da almeno venti anni, si è attirata addosso le critiche di mezzo mondo. I filmati dei cucccioli uccisi con un colpo contundente in testa e poi scuoiati direttamente sui ghiacci, sono stati ripresi dalle televisioni di tutto il mondo.
 
GEA PRESS
13 APRILE 2015
 
India – Rinoceronte ucciso. Il giorno dopo muoiono due bracconieri
 
Uno scontro a fuoco tra le forze di polizia ed un gruppo di bracconieri che si pensa essere gli autori dell’uccisione di un rinoceronte del Parco Nazionale del Kaziranga, nello Stato dell’Assam.Lo scontro è avvenuto venerdì scorso ed a quanto sembra le autorità del Parco sono riuscite ad evitare un altro atto di bracconaggio.I bracconieri sono stati individuati nonostante si fossero nascosti nel folto della foresta di Burapahar, all’interno del Parco. Avevano da non molto attraversato il fiume Brahmaputra. Individuato il gruppo è stata predisposta l’ imboscata e nello scontro a fuoco che ne è derivato due di loro sono rimasti uccisi. I bracconieri erano armati con un potente fucile mitragliatore ed un silenziatore.Appena il giorno prima era stato ucciso nel Parco il nono rinoceronte del 2015 ed il Ministro delle Foreste dello Stato dell’Assam aveva convocato una riunione urgente avente ad oggetto le misure di sicurezza. In questi anni, infatti, numerosi Rangers sono morti nell’adempimento del loro dovere.
 
LA ZAMPA.IT
13 APRILE 2015
 
Usa, la libertà dei gatti parte da una prigione
Dodici felini salvati da un’associazione animalista vivono con i carcerati in attesa di trovare una famiglia che li adotti
 
Claudia Audi Grivetta
 
All’interno del carcere di Pendelton, negli Stati Uniti, ci sono dei piccoli ospiti a quattrozampe che non hanno commesso alcun crimine. Si tratta di 12 gatti salvati dalle Lega Protezione Animale americana che invece di vivere in gabbia ora possono vagare liberi in un ufficio inutilizzato della struttura che è stato dotato di cestini, tira graffi e passerelle fino al soffitto. I detenuti si prendono cura di loro, nell’attesa che trovino una casa definitiva. La storia è stata diffusa pochi giorni fa da “The Herald Bulletin”. «E’ davvero ironico – ha commentato Barry Matlock, un giovane detenuto – che questi gatti dovessero venire in prigione per trovare un po’ di libertà. Noi meritiamo di essere rinchiusi, o almeno io lo merito, ma questi gatti non hanno fatto niente di male». Matlock è uno dei sette prigionieri addetti alla cura dei gattini. Trascorrono nell’ufficio dei gatti la maggior parte della loro giornata: li spazzolano, li accarezzano, li nutrono e li puliscono. Un rapporto che ha funzionato sempre bene da entrambe le parti. «Questa è il momento migliore della mia giornata – commenta un altro detenuto, Charles Baker. E’ molto terapeutico. Dopo averlo fatto un paio di volte mi manca venire qui anche nel mio giorno di riposo». Anche i gatti traggono innegabili benefici da questa particolare sistemazione. Coccole e giochi tutto il giorno e la libertà di muoversi. E le fusa sono conferma del loro benessere.
VIDEO
 
GREEN ME
13 APRILE 2015
 
Carne di balena e delfino: e' allarme mercurio in Giappone

Roberta Ragni

 
Le carni di balena e di delfino in vendita sono altamente contaminate dal mercurio. Lo dimostra una recente indagine dell'Environmental Investigation Agency (EIA), che ha testato 13 prodotti acquistati da Yahoo! Japan, l'unico rivenditore online che continua a trarre profitto dalla vendita di prodotti derivati dai cetacei, e altri sette prodotti dei supermercati giapponesi.Risultato? Le analisi hanno rivelato contaminazione da mercurio pericoloso nel 100 per cento dei campioni esaminati. I risultati mostrano dati superiori al livello di sicurezza consigliato dal Governo giapponese di 0,4 parti per milione (ppm). In un caso di carne secca di globicefalo acquistato su Yahoo! Japan il livello di mercurio è risultato essere 19 ppm – ben 47,5 volte il limite di sicurezza. Tra i prodotti testati dall'EIA ci sono costole di globicefalo (18ppm), stufato di balena (7.2ppm), costine di globicefalo (13ppm) e balena arrosto (10ppm). Ma anche per i prodotti dei supermercati esaminati (e derivanti dalle famigerate caccia nella Baia della Morte di Taiji) non è andata meglio: carne di delfino (11 ppm), stomaco di delfino (2.8ppm) intestino di balena (10ppm). Inoltre, circa il 50 per cento dei prodotti non sono stati etichettati con il nome della specie di cetaceo, in violazione di leggi in materia di etichettatura del Giappone. Qui di seguito la scioccante tabella completa dei risultati dei test di tossicità:
Per questo il governo è stato invitato a smettere di mettere in pericolo la salute dei consumatori, spesso ignari completamente del pericolo che corrono mangiando alimenti contaminati dal mercurio come la carne di balena o di delfino. Alcuni studi compiuti sulle popolazioni che consumano carne e grasso di cetacei hanno dimostrato che il mercurio influenza negativamente lo sviluppo del feto, con gravi problemi immunitari, di sviluppo neurale e di memoria per i bimbi, oltre ad aumentare il rischio di sviluppare Parkinson, ipertensione e arteriosclerosi negli adulti.
 
NEL CUORE.ORG
13 APRILE 2015
 
CACCIA "SCIENTIFICA" ALLE BALENE, NO DELL'IWC: TOKYO NON SPIEGA PERCHE'
Per il programma un'altra bocciatura internazionale
 
Nuova bocciatura internazionale sul programma di caccia alle balene che il Giappone afferma abbia scopi scientifici. Questa volta arriva dagli esperti della Commissione internazionale per la caccia alle balene (Iwc). Il programma - hanno detto - non dimostra la necessità di uccidere i cetacei. Lo scorso anno la Corte internazionale di giustizia dell'Aia aveva stabilito che la caccia giapponese alle balene nell'Oceano antartico dovesse cessare. Tokyo cancellò quindi la gran parte delle sue missioni per la stagione 2014/2015 e propose un programma ridotto all'Iwc.
Il progetto, noto come NEWREP-A, viene però ora bocciato dalla Commissione. Questa fa sapere di non poterlo appoggiare, perché mancano informazioni che motivino l'uccisione dei rari animali. "Con le informazioni presentate nella proposta, gli esperti non sono stati in grado di determinare se la caccia mortale sia necessaria a raggiungere i suoi due maggiori obiettivi. Perciò, l'attuale proposta non dimostra il bisogno di uccidere per raggiungere tali obiettivi", hanno dichiarato.
Il Giappone sostiene che la maggior parte delle balene non sia in pericolo di estinzione e che mangiare la carne dei cetacei sia parte della cultura culinaria del Paese. Nel 1987, Tokyo iniziò quella che chiama caccia con motivi scientifici, un anno dopo l'entrata in vigore della moratoria per proteggere gli animali e scontrandosi con l'opposizione mondiale. Intanto, il Giappone continua un altro programma di caccia alle balene nell'Oceano pacifico settentrionale, su cui la sentenza del tribunale internazionale non ha avuto effetto.
 
GEA PRESS
14 APRILE 2015
 
Palermo – L’urlo di dolore del Rottweiler a 50 euro. Morta senza più la lingua

 
Rottweiler a 50 euro, se cucciolo ed incrocio con altre razze. Si trovano nei più noti siti di annunci on line e non solo. Cinquanta euro, sempre cucciolo e “puro” se venduto nel mercato che ogni domenica si tiene nel quartiere palermitano di Ballarò (vedi articolo GeaPress). Cento euro è poi una monta mentre, sempre on line, un cucciolo “puro” si può trovare a partire da 100 euro. Se ha un minimo di genealogia il prezzo sale lievemente, fino ad arrivare all’offerta “coppia adulta” ed ultima cucciola disponibile. Mai comunque, oltre le 350-400 euro. Rottweiler a buon prezzo ed in genere senza grandi garanzie.Il risultato di tale meccanismo potrebbe essere rappresentato, secondo gli animalisti, dal sempre più elevato numero di cani  che ultimamente si trovano per le strade di Palermo. Cuccioloni deformi abbandonati innanzi al canile municipale (vedi articolo GeaPress) ed altri trovati in piena città come quello di oggi che ci ha lasciato un messaggio pesante sulla nostra coscienza.La segnalazione è arrivata stamani ai volontari. Una cucciolona di rottweiler  nel villaggio Santa Rosalia, quartiere della periferia sud di Palermo. “Vicino allo stigghiolaro [ndr. venditore di budella arrostite] c’è il cane“. Così riferiva l’anonima segnalante che specificava come il frutto del nuovo abbandono si  “avvertiva” da lontano. Nonostante il fumo denso e l’odore invedente delle budella arrostite, la cucciolona si sentiva, … “puzzava di morto”. Magra, sommersa dalle mosche ed impossibilitata  a mangiare. Il motivo di tutto ciò si evidenziava subito alla visita veterinaria. La lingua era totalmente in necrosi. Pezzi di tessuto nerastro sporgevano nell’urlo di dolore lanciato dalla cagnetta. Per lei non vi era, purtroppo, alcuna speranza; di lì a poco andava via da un  mondo, basato sui soldi,  che non l’aveva accettata.Tra le lacrime delle due volontarie, se ne è andata lasciandoci per ricordo il suo grido di dolore. Nessuno l’aveva aiutata. Nessuno si era posto il problema che forse, intervenendo subito, quel cane poteva salvarsi.“Attendiamo il prossimo – riferiscono con amara ironia le volontarie – Basta andare la domenica a Ballarò ed il mercato dei cuccioli a 50 euro è sempre aperto. Ci abbiamo provato anche questa volta, ma siamo arrivati tardi“.
 
TRENTINO
14 APRILE 2015
 
Uccide il suo cane perché non sa cacciare
Un’anziana «doppietta» dell’Alta Val di Non finisce nei guai per aver sparato all’animale dopo averlo legato a un albero. L’uomo si è opposto alla maximulta
 
TRENTO. Il cane non gli sembrava molto bravo a cacciare e per questo non ha trovato di meglio da fare che legarlo a un albero e ucciderlo a fucilate. Per questo motivo un cacciatore ottantenne dell’alta Val di Non è finito nei guai con l’accusa di uccisione per crudeltà o senza necessità di animali, un reato previsto dall’articolo 544 bis del codice penale. L’uomo, difeso dall’avvocato Andrea Stefenelli, è stato raggiunto da un decreto penale di condanna e doveva pagare un’ammenda di 15 mila euro, ma ha fatto opposizione e adesso si avvia a chiedere un patteggiamento. Se la potrebbe cavare con due mesi di reclusione, pena teorica, visto che è incensurato.Le indagini della Procura della Repubblica erano partite dopo che gli uomini della forestale avevano trovato la carcassa del cane crivellato da pallini da caccia, nei boschi dell’Alta Val di Non. Il cane aveva il microchip così è stato facile risalire al proprietario. Agli agenti, però, l’uomo ha spiegato di aver prestato il cane a un amico, un cacciatore della zona. A questo punto, gli inquirenti hanno allargato le indagini e hanno raccolto informazioni. Così è emerso il sospetto di episodi simili avvenuti in passato e sempre su cani che avevano la «colpa» di non essere abbastanza abili nella caccia.Questa volta, il proprietario del cane, si era detto sicuro che il suo amico non avrebbe mai potuto uccidere l’animale. Secondo lui voleva troppo bene a quell’animale. Ma gli inquirenti e la Procura sono giunti a conclusioni opposte. Hanno accertato che il cane era nella disponibilità dell’anziano cacciatore nel periodo precedente al ritrovamento della carcassa. Dalle indagini non è emerso che il cane fosse passato a qualcun altro. Poi è stata scartata l’ipotesi che l’animale fosse fuggito per essere stato ucciso da qualche sconosciuto. Infatti, il cane era stato legato a un albero con un guinzaglio La scena ricordava una vera e propria esecuzione. Una punizione capitale per non essere abbastanza abile nella caccia, questa almeno è l’ipotesi avanzata dai forestali. Così il fatto è finito alla Procura della Repubblica. Il reato di uccisione per crudeltà o senza necessità di animali prevede pene abbastanza basse, da quattro mesi a due anni di reclusione. Pene basse che, comunque, se convertite in un’ammenda diventano pesanti. La Procura per questo aveva emesso un decreto penale di condanna di 15 mila euro. Una multa salata per l’anziano cacciatore. Ma, previsto dal codice di procedura penale, in questi casi si può presentare opposizione al decreto penale di condanna per poi chiedere il patteggiamento. Una manovra che conviene soprattutto a chi è incensurato e non rischia di finire in carcere. In questo modo, quindi, si evita il pagamento della maximulta e non si corre neanche il pericolo del carcere.
 
CITTADINO
14 APRILE 2015
 
Un cane avvelenato a Villa Raverio: in alta Brianza torna la paura dei bocconi killer
Sospetto avvelenamento di un cane nei prati alle spalle del centro sportivo di Villa Raverio a Besana Brianza. L’animale si è salvato, ma nell’alta Brianza torna la paura dei bocconi killer.
 
Sospetto avvelenamento di un cane, nei prati alle spalle del centro sportivo di Villa Raverio a Besana Brianza. L’animale si è salvato, ma nell’alta Brianza torna la paura dei bocconi killer. Lo scorso 1 aprile, un cacciatore caratese si è rivolto a un medico veterinario che opera a Carate: il suo pointer femmina manifestava sintomi clinici di avvelenamento. Il cane stava passeggiando con il suo proprietario, nelle vicinanze del centro sportivo di via De Gasperi, quando ha iniziato ad avere crisi convulsive seguite dalla perdita di conoscenza. Alla struttura veterinaria che lo ha preso in cura, sono stati attuati i protocolli terapeutici del caso.
 
TRENTINO
14 APRILE 2015
 
Povo e Oltrecastello, nel parco bocconi con i chiodi. Sos su Fb dei padroni di cani
La notizia ha fatto subito il giro del web, da Facebook ai gruppi degli appassionati di cani

 
TRENTO. La notizia ha fatto subito il giro del web, da Facebook ai gruppi degli appassionati di cani. «Trovati bocconi di fornaggio con i chiodi!»: è l’sos lanciato da una proprietaria di cane che ha fatto la sconcertante scoperta nel parco di Oltrecastello. Un ritrovamento, quello dei chiodi nei bocconi di formaggio, che segue altri inquietanti episodi di cibio avvelenato, sempre nella zona di Povo, per i quali sono morti due cani ed un gattino.Inutile aggiungere che il popolo di Fb si è scatenato, con insulti e minacce a chi ha messo in atto questo assurdo gesto, che può essere letale per gli amici pelosi, ma anche per i bambini che possono ferirsi, giocando nel parco di Oltrecastello. A farsi portavoce di tutti i proprietari di cani, è Matteo Molinari, animatore della movida cittadina, che abita a Povo e che non ci capacita di come possa esserci qualcuno così crudele, da voler fare soffrire un cane, magari perché ce la con chi non pulisce le cacche.«Che senso ha prendersela con i cani? - commenta Molinari - piuttosto bisogna prendersela con i proprietari che non puliscono, ma che colpa hanno i quattro zampe? penso che si debba fare qualcosa per porre fine a questi episodi. Prima di tutto è bene laciare ancora e sempre un appello perché i proprietari di cani usino le palette per la pulizia di strade e marciapiedi. Ma è il caso, dopo l’avvelenemento dei due cani, che si muovano anche le forze dell’ordine, che si facciano controlli per evitare che ci siano altre uccisioni. Penso che sia il caso di far sentire le nostra voce e per questo andrò al più presto a parlare con la presidente della circoscrizione, perché di affronti il problema».
 
GEAPRESS
14 APRILE 2015
 
La Spezia – L’asinello morto. Per la Forestale non si sarebbe potuto nutrire

 
Dovrà rispondere del reato di maltrattamento di animali aggravato dalla morte di due di essi. Questo dopo che il suo allevamento in provincia di La Spezia è divenuto oggetto di  intervento del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Sarzana, in collaborazione con il Servizio Sanità animale dell’ASL 5. L’allevamento,  è stato poi posto sotto sequestro.Secondo quanto reso noto dagli stessi inquirenti gli animali non sarebbero stati in grado di potersi nutrire oltre che vivere in condizioni tali  da non potere neanche nutrire la prole. Due di loro, sono  stati trovati morti. Un asinello di appena un mese  sarebbe morto di stenti davanti alla madre. Il motivo potrebbe essere ricollegabile all’impedimento ad allattare a causa della restrizione fisica dei luoghi.Vacche stipate in  angusto recinto, in costrizione l’una con le altre e con il letame sino al ginocchio. Questo quanto risulterebbe ai primi rilievi investigativi che hanno altresì evidenziato come una di esse sarebbe stata impossibilita a muoversi perchè legata ad un palo di legno con gli arti anteriori attorcigliati intorno alla corda.Un asino era inoltre legato ad un albero di castagno, sotto al sole e in prossimità di un dirupo, con una corda al collo. Sempre il Corpo Forestale dello Stato sottolinea come, nel caso di caduta nel dirupo, l’animale sarebbe finito di certo  impiccato. Nei luoghi era presente un vitellino apparso rinchiuso in un piccolo lacale definito “fatiscente”, oltre che privo della possibilità di potersi nutrire adeguatamente.Nel complesso le condizioni igieniche rilevate nel corso del sopralluogo sarebbero apparse pessime sia per la presenza di animali morti sul terreno sia per il degrado generale della struttura. Inoltre le unghie degli zoccoli degli asini, vista l’impossibilità di deambulare e di consumarsi in via naturale, erano cresciute in modo abnorme, provocando forte dolore e tendinite agli arti.Gli animali sono stati immediatamente sottratti al responsabile e sono stati trasferiti (con le cautele del caso, vista la debilitazione degli stessi) presso un’azienda agricola della zona dove sono stati subito sottoposti alle necessarie cure.L’esame dei registri di stalla avrebbe inoltre evidenziato come alcuni animali, pur risultanti in carico nel registro, non erano presenti nell’”allevamento”. Il sospetto è che gli esemplari trovati morti potessero non essere gli unici. Sono pertanto in corso le indagini per conoscere il destino degli animali. mancanti.
 
NEL CUORE.ORG
14 APRILE 2015
 
SARZANA (SP), BLITZ CFS: ASINELLO MORTO E MUCCHE STIPATE DENUTRITE
L'allevamento sequestrato. Denunciato il proprietario
 
La Forestale di Sarzana (La Spezia), in collaborazione con il Servizio sanità animale dell'Asl5, ha sequestrato, nel Comune di Sarzana, un allevamento di bovini ed equidi e ha denunciato il titolare per il reato di maltrattamento aggravato dalla morte di due animali.
Secondo quanto appurato dall'indagine del CfS, glianimali non solo non potevano nutrirsi e nutrire i piccoli ma anzi erano costretti a sevizie tali da provocare, in due casi, la morte. Durante il blitz, il personale ha potuto verificare la presenza di un asino di appena un mese morto di stenti mentre alcune mucche erano stipate in un recinto angusto, strette l'una contro l'altra e con il letame sino al ginocchio. Una di queste non poteva muoversi perché era legata a un palo di legno con gli arti anteriori attorcigliati intorno alla corda, mentre un asino era legato a un albero di castagno, sotto al sole con una corda al collo. Ancora, un vitellino era chiuso in una minuscola baracca fatiscente. "Le condizioni igieniche erano pessime sia per la presenza di animali morti sul terreno che per il degrado generale della struttura - si legge nella nota della Forestale -. Tutti gli animali erano in evidente e grave stress fisico e nutrizionale, con patologie dovute alla carenza di cibo e di acqua, alla costrizione fisica e alle pessime condizioni igieniche". Gli animali sono stati trasferiti in un'azienda agricola della zona dove sono stati subito sottoposti alle cure necessarie.
 
CITTA’ DELLA SPEZIA
14 APRILE 2015
 
La Forestale denuncia: "Animali seviziati, più che un allevamento un luogo di orrore"
Fermata una storia d'incredibile atrocità.
 
La Spezia - E' stato sequestrato a Falcinello, nel comune di Sarzana, un allevamento di animali (bovini ed equini), con relativa denuncia del titolare accusato del reato di maltrattamento di animali, aggravato dalla morte di due di essi. Secondo il report del Personale del Corpo forestale dello Stato, intervenuto in collaborazione con il Servizio Sanità animale dell’ASL 5, l’allevamento "più che un luogo di crescita degli esemplari, era un luogo di orrore e gratuita cattiveria": gli animali, infatti, non solo non potevano nutrirsi e vivere in condizioni di benessere (ed anzi erano costretti a sevizie tali da provocare, in due casi, la loro morte), ma neppure nutrire i loro figli.Un asino di appena un mese giaceva infatti morto di stenti davanti alla madre, la quale non aveva potuto allattare il piccolo a causa della restrizione fisica a cui, madre e figlio, erano sottoposti. Alcune vacche erano stipate in un angusto recinto, in costrizione l’una con le altre e con il letame sino al ginocchio. Una di esse era impossibilita a muoversi in quanto era legata ad un palo di legno con gli arti anteriori attorcigliati intorno alla corda. Un asino era legato ad un albero di castagno, sotto al sole e in prossimità di un dirupo, con una corda al collo che qualora l’animale fosse caduto nel dirupo lo avrebbe certamente impiccato. Un vitellino era rinchiuso in una minuscola baracca fatiscente, privo della possibilità di potersi nutrire adeguatamente.Sempre secondo i rilievi dei militari le condizioni igieniche erano pessime sia per la presenza di animali morti sul terreno sia per il degrado generale della struttura. Tutti gli animali erano, conseguentemente, in evidente e grave stress fisico e nutrizionale, con varie patologie dovute alla carenza di cibo e di acqua, alla costrizione fisica e alle pessime condizioni igieniche. Le unghie degli zoccoli degli asini, vista l’impossibilità di deambulare e di consumarsi in via naturale, erano cresciute in modo abnorme, provocando forte dolore e tendinite agli arti. Gli animali sono stati immediatamente sottratti al responsabile e sono stati trasferiti (con le cautele del caso, vista la debilitazione degli stessi) presso un’azienda agricola della zona dove sono stati subito sottoposti alle necessarie cure. L’esame dei registri di stalla ha evidenziato che alcuni animali, pur risultanti in carico nel registro, non erano presenti nell’”allevamento”, facendo temere che gli esemplari trovati morti non fossero gli unici. Sono pertanto in corso approfondite indagini per conoscere il destino degli animali mancanti.
 
ANSA
14 APRILE 2015
 
Sevizia e maltratta animali, denunciato Forestale sequestra azienda agricola e animali
 
LA SPEZIA - La Forestale di Sarzana ha sequestrato un allevamento di bovini e equidi a Sarzana e denunciato il titolare per maltrattamento aggravato dalla morte di due animali. Gli animali non solo non potevano nutrirsi e nutrire i piccoli ma erano costretti a sevizie tali da provocare, in due casi, la morte. La Forestale ha trovato un cucciolo di asino morto, mucche legate e stipate in un recinto, un vitellino segregato e denutrito, un asino legato a un albero sotto al sole.
 
AGRIGENTO NOTIZIE
14 APRILE 2015
 
Licata (AG), randagio cade in acqua: un altro cane allerta la Capitaneria
 
Gli uomini della CP 860 della Capitaneria di Licata erano intenti in una normale operazione di pattugliamento lungo la banchina commerciale del porto licatese quando, poco lontano, hanno notato precipitare in acqua un cane.
Del tutto inusuale e inaspettato il salvataggio cui ha fatto fronte l’equipaggio della Motovedetta Sar della Guardia Costiera di Licata questa mattina.
Gli uomini della CP 860 della Capitaneria di Licata, infatti, erano intenti in una normale operazione di pattugliamento lungo la banchina commerciale del porto licatese quando, poco lontano, hanno notato precipitare in acqua un cane, un bel cucciolone randagio molto simile ad un Pitbull. Il grosso cane nero stava giocando e correndo con un altro randagio quando, all’improvviso, è scivolato in mare.Il Comandante della vedetta, il maresciallo Guccione assieme al suo equipaggio, i sottocapi Fiume e Butera, si trovavano nei pressi dell’ormeggio della loro unità quando la loro attenzione è caduta su uno dei due cani che, quasi volendo chiedere aiuto, si agitava a bordo banchina abbaiando. Immediatamente recatisi sul posto i militari hanno notato il grosso cagnolone che nuotava impaurito in acqua, cercando disperatamente un modo per risalire sulle alte pareti verticali delle banchine.Senza troppo indugiare, con non poche difficoltà, l’equipaggio Search And Rescue è riuscito a recuperare il povero animale e riportarlo all'asciutto. Appena toccato terra, bagnato ed impaurito, lo sventurato randagio non ha esitato a scappare via, ma dopo qualche metro, fermatosi un istante, ha guardato i propri soccorritori, bagnati e felici, quasi, forse, volendoli ringraziare.
 
NEL CUORE.ORG
14 APRILE 2015
 
FIRENZE, ARRIVA LA PET THERAPY ANCHE CON ANATRE E CONIGLI
Per i pazienti psichiatrici. L'iniziativa dell'Asl 10
 
Non solo cani ma pure gatti, asini, conigli, tartarughe, uccelli, pesci, piccoli roditori, maiali, polli e anatre saranno impiegati in un progetto di pet therapy rivolto a pazienti psichiatrici al via da domani a Firenze, per iniziativa dell'Asl 10. Un gruppo di circa 15 persone affette da patologie psichiatriche con età media di 40 anni - spiega una nota dell'Azienda sanitaria - seguirà un percorso formativo di base finalizzato a far acquisire nozioni sulle caratteristiche fisiologiche, comportamentali degli animali presenti all'Accademia cinofila fiorentina, in via dell'Argingrosso, nel capoluogo toscano. Una volta alla settimana, il mercoledì pomeriggio, per dieci volte, saranno nel centro per responsabilizzarsi nella relazione con l'animale. Con loro ci saranno lo psichiatra Sandro Domenichetti, responsabile dei servizi di salute mentale di Firenze dell'Asl 10, la psicoterapeuta e veterinaria Giovanna Carlini, gli educatori professionali Luca Paoletti, Anna Orlini, Alessandro Garsia, Michela Picciullo, Cristina Guerrieri, nonché i conduttori degli animali dell'Accademia cinofila. Il progetto - si legge nel comunicato - "mira a riabilitare il paziente psichiatrico creando uno spazio sicuro, protetto, stimolante e confortevole all'interno del quale lavorare sui legami oggettuali. La presenza degli animali, dai cani ai suini, dagli asini alle anatre, può facilitare la comunicazione dei pazienti con gli altri e favorire l'empatia verso il mondo esterno. L'animale diventa anche un oggetto transizionale su cui proiettare le proprie paure ed emozioni e da cui acquisire sicurezza ed autostima". Le 15 persone coinvolte "avranno modo di conoscere la fisiologia, l'anatomia e il comportamento delle varie specie animali, avvicinandoli, potendoli toccare, giocando con loro, conducendo al guinzaglio il cane, verbalizzazione ed elaborando la loro esperienza".
 
L’ECO DI BERGAMO
14 APRILE 2015
 
Vale anche per il nostro cane:attenzione allo stress!
Stress: un vocabolo che tutti noi utilizziamo anche più volte nell’arco di una qualsiasi giornata della nostra vita, lo usiamo per un impegno molto intenso, per i nostri ritmi di lavoro o addirittura per definire una persona noiosa ed insistente!

Paolo Bosatra

 
Ma cos’è in realtà lo stress? Iniziamo, con l’aiuto di Wikipedia, a definire l’autentico significato del termine: «Lo stress è una sindrome di adattamento a degli stressor (sollecitazioni). Può essere fisiologica, ma può avere anche dei risvolti patologici, anche cronici, che ricadono nel campo della psicosomatica. Anche eventi di vita quotidiana possono portare a mutazioni anche radicali dovute all’adattamento. Malgrado ciò, l’adattamento è un’attività complessa che si articola nella messa in atto di azioni finalistiche destinate alla gestione o soluzione dei problemi, alla luce della risposta emotiva soggettiva suscitata da tali eventi».«La capacità di indirizzare le azioni adattative implica sia la possibilità di azioni finalizzate a modificare l’ambiente in funzione delle necessità del soggetto, sia l’eventualità di intraprendere una modificazione di caratteristiche soggettive per ottenere un migliore adattamento all’ambiente circostante.Ad esempio, per adattarsi a un clima rigido, si può decidere di accendere un fuoco, o di indossare abiti più pesanti: l’adattamento dipende dalle capacità di problem solving, ma anche dalla presenza di opportuni elementi ambientali, economici o relazionali».Questo è la definizione scientifica della parola «stress». Vi chiederete: «Bene, ma cosa c’entra con i nostri amici cani?». C’entra eccome, ed ora ci addentriamo nella questione, perché anche i cani si stressano e hanno segnali ben evidenti per manifestarci tale disturbo. Ho più volte sottolineato nei miei articoli che i nostri fedeli amici a 4 zampe sono dei grandissimi abitudinari; una corretta e sistematica routine quotidiana li fa sentire al sicuro, li fa stare bene. Ma se tutto ciò improvvisamente un giorno cambiasse? Provate ad immaginare anche solo un trasloco: noi siamo preparati, abbiamo deciso di cambiare casa, probabilmente il trasloco è l’atto conclusivo di una trafila che dura da un anno e forse più. Ma per il nostro cane non è così. Lui non ha trattato con l’agente immobiliare, non è venuto dal notaio per il rogito, e nella maggior parte dei casi nemmeno ha mai visionato la nuova abitazione. Si ritrova proiettato nella nuova casa da un giorno con l’altro: una nuova cuccia, nuovi odori, nuovi spazi, niente più delle vecchie sicurezze, gli restiamo solo noi che lì lo abbiamo portato. Serve un periodo di adattamento e di accettazione della nuova realtà. In questo caso il «fattore stressante» (o «stressor») è il trasloco, e l’adattamento ne è la conseguenza.Questo come altri fattori possono richiedere al nostro cane altre «prove di adattamento», anche l’arrivo di un nuovo quattrozzampe, o ancor di più di un bambino in casa, generano stress, nella fattispecie stress negativo. Come possiamo riconoscerlo nel nostro cane e quali possono essere i fattori stressanti? Ci sono tantissimi segnali di stress che possiamo cogliere nel cane. Tutto sta nel saperli riconoscere e, soprattutto a ricondurli alla loro reale natura. Ve ne cito qualcuno, ma non pensiate che significhino necessariamente che il vostro cane sia stressato. Se lo dubitate il consiglio è sempre quello di interpellare un buon educatore cinofilo, magari insieme ad un medico veterinario comportamentalista. I fattori stressanti invece possono essere infiniti. Qualsiasi cosa o evento della sua vita può diventare tale. Perfino il gran caldo d’estate o il pungente freddo dell’inverno, le fobie (pensate ad un cane ipersensibile ai rumori), ma anche l’addestramento coercitivo, addirittura in alcuni casi anche la toelettatura o la visita dal veterinario e perché no anche il campo dove si pratica educazione con il metodo gentile. (In quest’ultimo caso sta ovviamente all’educatore cinofilo riconoscere lo stress negativo e adoperarsi per aiutare il binomio in difficoltà). I segnali più comuni con cui il nostro amico ci manifesta stress negativo sono innumerevoli: si va dal grattarsi all’urinare in continuazione, dall’utilizzo smodato di «segnali calmanti» (o di pacificazione) al montare senza pausa, dall’inappetenza alla voracità, dal mangiucchiarsi insistentemente alla distruttività, dai disturbi intestinali alla forfora. In campo un ottimo indicatore del passaggio da uno stato di stress positivo a quello negativo sono i bocconcini: finchè il cane li accetta con entusiasmo, tutto ok, nel momento in cui inizia a rifiutarli, meglio sospendere per un pochino…Avete notato? Ho parlato di un altro tipo di stress, lo stress positivo. Ebbene sì, per fortuna esiste anche questo. Tutti noi lo proviamo ma non ci sogneremmo mai di definirlo tale. Eppure di questo si tratta, perché questo tipo di stress da origine a sensazioni piacevoli, aumenta la nostra capacità di concentrazione e ci prepara ad affrontare una nuova avventura. Immaginatevi al primo giorno di lavoro nella mansione e nel posto dei vostri sogni, ecco la sensazione è proprio quella! E nel cane? L’esempio più immediato è proprio quello del bocconcino. Nella sua piccola mente il desiderio di averlo lo predispone a capire ciò che gli stiamo chiedendo, è concentrato, pronto a imparare un nuovo esercizio. È in condizioni ottimali. La nostra bravura sta nello sfruttare il più possibile quei momenti «magici», ma anche nell’individuare quando questa parentesi si chiude, evitando di «trasformare l’oro in stagno», di rendere pesante ciò che era qualcosa di fantastico.È questo il punto debole di tanti proprietari particolarmente «performanti», non sanno riconoscere quando è il momento di dire basta, accontentandosi del piccolo progresso magari già ottenuto. Alla lunga il cane assocerà l’addestramento a qualcosa di poco piacevole e inizierà a manifestare segnali di stress. Negativo, purtroppo. Ricordiamoci sempre che, anche per i nostri cani, non tutti i giorni sono uguali. Se oggi non fa progressi impariamo a fare un piccolo passo indietro, concentriamolo su ciò che ben sa fare e sospendiamo il lavoro.
 
GREEN STYLE
14 APRILE 2015
 
97 cani e gatti salvati dall’abuso casalingo in USA
 
L’associazione ARC, con il supporto dello sceriffo della contea di Coffee County, ha tratto in salvo 90 esemplari di cane. Tra cuccioli e adulti, anche 7 gatti trattenuti in modo drammatico all’interno di un’abitazione a Manchester, città statunitense del Tennessee. Forse un caso di animal hoarding oppure un allevamento illegale, dove gli esemplari sono apparsi tutti piuttosto sofferenti e debilitati, frustrati dalla condizione di reclusione all’interno di gabbie minuscole e abuso fisico. La situazione di innegabile violenza hanno convinto lo staff dell’associazione Animal Rescue Corps a partire subito alla volta dell’abitazione, nonostante fosse impegnato in un un altro stato. I cani, quasi tutti di razza Golden Retriever,Shih Tzu, Yorkshire Terrier e Border Collie, erano chiusi in box, trasportini e gabbie di ferro poco più grandi del loro formato. Sporchi e denutriti, erano costretti a dormire sopra le loro feci e urine, nella quasi più totale oscurità. La polizia ha rinvenuto gli esemplari in casa oltre che nel garage, ma anche all’interno di un granaio poco distante. Inoltre è stata identificata una carriola carica di corpi ormai in decomposizione. Per molti dei cani presenti è stato richiesto l’intervento immediato del veterinario, che ha prestato rapidamente cure e soccorso. Tutti gli esemplari sono stati quindi tratti in salvo, mentre il proprietario è stato denunciato per violenza sugli animali e per aver violato molte norme della contea. La ARC e l’ufficio dello sceriffo sono giunti presso la casa dopo una serie di segnalazioni e richieste di intervento: l’operazione, ribattezzata Operation Midnight Run, ha permesso il salvataggio di tutti gli esemplari e la loro messa in sicurezza. Gli stessi riceveranno rapidamente cure e vaccinazioni, quindi verranno assistiti fino a quando non recupereranno salute fisica, mentale e serenità. Verranno poi smistanti nei rifugi e nelle organizzazioni di tutto il paese così da trovare presto adozione e una nuova famiglia, dove poter dimenticare il dolore provato.
 
LA ZAMPA.IT
14 APRILE 2015
 
Giappone, nuovo stop al programma di caccia alle balene per “scopi scientifici” Intanto continua un altro programma nipponico di caccia alle balene nell’Oceano pacifico settentrionale, su cui la sentenza del tribunale internazionale non ha avuto effetto.
 
Nuova bocciatura internazionale sul programma di caccia alle balene che il Giappone afferma abbia scopi scientifici. Questa volta arriva dagli esperti della Commissione internazionale per la caccia alle balene (Iwc): il programma, hanno stabilito, non dimostra la necessità di uccidere i cetacei. Lo scorso anno la Corte internazionale di giustizia dell’Aia aveva stabilito che la caccia giapponese alle balene nell’Oceano antartico dovesse cessare. Tokyo cancellò quindi la gran parte delle sue missioni per la stagione 2014/2015 e propose un programma ridotto all’Iwc. Il progetto, noto come NEWREP-A, viene però ora bocciato dalla Commissione. Questa fa sapere di non poterlo appoggiare perché manca di informazioni che motivino l’uccisione dei rari animali. “Con le informazioni presentate nella proposta, gli esperti non sono stati in grado di determinare se la caccia mortale sia necessaria a raggiungere i suoi due maggiori obiettivi. Perciò, l’attuale proposta non dimostra il bisogno di uccidere per raggiungere tali obiettivi”, hanno dichiarato.Il Giappone sostiene che la maggior parte delle balene non sia in pericolo di estinzione e che mangiare la carne dei cetacei sia parte della cultura culinaria del Paese. Nel 1987 Tokyo iniziò quella che chiama caccia con motivi scientifici, un anno dopo l’entrata in vigore della moratoria per proteggere gli animali e scontrandosi con l’opposizione mondiale. Intanto, il Giappone continua un altro programma di caccia alle balene nell’Oceano pacifico settentrionale, su cui la sentenza del tribunale internazionale non ha avuto effetto. 
 
IL SOLE 24 ORE
14 APRILE 2015
 
Traffico animali selvatici, appello per piano azione della Ue
 
L’Unione europea è “una fonte significativa, punto di transito e principale destinazione per diversi prodotti del traffico illegale di specie selvatiche”, con una media di 2.500 sequestri l’anno. A mettere i riflettori sull’Unione europea e a chiedere con urgenza un piano d’azione all’esecutivo Ue è un rapporto della Born Free Foundation, presentato oggi all’Europarlamento. “I 2.500 sequestri registrati nell’Ue rappresentano solo la punta dell’iceberg: è necessaria un’azione urgente” chiede Mark Jones, della Born Free Foundation. Dai corni di rinoceronti, all’avorio, fino ad animali vivi, specie rettili, venduti come animali da compagnia, l’Europa rimane un mercato fiorente per i fuorilegge. Le regole non sono sempre uniformi, quindi alcuni Paesi vietano ogni commercio d’avorio, mentre alcuni consentono quello di vecchi pezzi: almeno cento sono stati venduti in Francia solo negli ultimi tre mesi del 2014. L’Ue è anche una forte destinazione per i cosiddetti ‘trofei’ di caccia, alcuni dei quali ‘riciclati’ dal mercato illegale. Secondo il rapporto, anche per gli animali selvatici a rischio estinzione, venduti come animali da compagnia, il quadro non è roseo, come testimonia il sequestro di 165 fra tartarughe, pappagalli e gechi all’aeroporto di Heathrow nel marzo scorso. “Il piano d’azione dell’Unione europea dovrebbe concentrarsi su cosa può fare l’Ue” afferma Will Travers, presidente della Born Free Foundation. “Leadership significa azione e l’Ue è una posizione influente per aiutare ad assicurare la sopravvivenza a lungo termine di una serie di specie minacciate” conclude Travers.
 
LA ZAMPA.IT
14 APRILE 2015
 
Il salvataggio di un gattino “vissuto” in prima persona
 
Durante un intervento per spegnere un incendio all’interno di una casa, il vigile del fuoco Cory Kalanick vede qualcosa sul pavimento. È un minuscolo gattino privo di sensi a causa dei fumi inalati. Portato all’aperto, il pompiere interviene e lo salva. Tutta la scena è stata ripresa con una GoPro fissata sul caschetto dei vigili del fuoco, un po’ come se la vivessimo in prima persona.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
14 APRILE 2015
 
MILLE CANI A CHICAGO E DINTORNI COLPITI DA UNA STRANA INFLUENZA
Gli scienziati: "Il virus è legato ai ceppi asiatici"
 
Una strana epidemia di influenza canina si sta diffondendo nel Midwest americano: a Chicago e dintorni sono stati colpiti circa mille cani. E gli scienziati della Cornell University e della University of Wisconsin hanno ora scoperto che è causata da un ceppo virale diverso da quello ipotizzato in precedenza. Nei parchi pubblici della capitale dell'Illinois in queste settimane sono apparsi cartelli in cui si avverte della possibilità di infezione per gli animali: l'ingresso è consentito "a rischio e pericolo dei proprietari". I risultati di test approfonditi indicano che l'epidemia è stata provocata da un virus strettamente legato ai ceppi asiatici dell'influenza A/H3N2, attualmente molto diffuso fra i cani cinesi e della Corea del Sud. Non c'è prova - confermano gli studiosi - che si possa trasmettere all'uomo. Inizialmente, invece, i casi insorti nel Midwest erano stati attribuiti al ceppo H3N8. L'A/H3N2 non era mai stato rilevato in Nord America, per cui l'epidemia di Chicago suggerisce un sua recente introduzione dall'Asia. Entrambi i ceppi influenzali possono causare febbre alta, perdita di appetito, tosse, scolo nasale e letargia, anche se alcuni animali rimangono asintomatici, cioè senza sintomi. Quando si va col proprio amico a quattro zampe nei parchi americani, il pericolo che venga infettato potrebbe essere dietro l'angolo.
 
NEL CUORE.ORG
15 APRILE 2015
 
ALGHERO (SS), SCARICA DI PALLINI CONTRO DUE GATTI: MESSI IN SALVO
Denuncia contro ignoti. E' caccia agli aggressori
 
Nuova escalation di violenza contro i randagi ad Alghero, in provincia di Sassari. Due gravi episodi sono avvenuti a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. Vittime due gatti feriti con colpi di fucile ad aria compressa. Lo scrive "La Nuova Sardegna". Il primo, Elmo, è un micio che vive in una colonia in zona Carrabuffas. Nei giorni scorsi, la volontaria dell'associazione "Fuori di zampa" che quotidianamente si occupa dei felini ha notato che il gatto perdeva sangue e lo ha portato immediatamente dal veterinario. Elmo era in stato di choc per il forte dolore provocato da un proiettile calibro 4,5 mm, conficcato alla base della coda. È stato sottoposto a un intervento chirurgico e al momento è ancora ricoverato presso il centro Darwin. Fortunatamente non ha subito danni permanenti. La stessa sorte è toccata lunedì scorso a un altro gatto, questa volta di proprietà. Stesso tipo di proiettile. In questo caso il pallino ha perforato una zampa. Il secondo episodio è accaduto tra via Sassari e via Kennedy. L'associazione "Fuori di zampa", che si è affrettata a soccorrere le bestiole, ha subito presentato una denuncia contro ignoti.
 
VENEZIA TODAY
15 APRILE 2015
 
Volpino sbranato, il suo padrone assalito e ferito: corsa in ospedale
E' successo a Fossà di San Donà, in un giardino: un corso ha azzannato il cagnolino di una famiglia e si è scagliato anche contro l'uomo
 
Prov. di Venezia. Quel povero volpino è stato completamente sbranato, il suo padrone ha dovuto ricorrere alla cura del pronto soccorso. E’ successo sabato sera alle 20.30 a San Donà di Piave nella frazione di Fossà, protagonisti della sventura sono un 57enne e il suo amato cagnolino finito sotto le fauci di un corso di proprietà di un amico del nipote, suo vicino di casa. Come riporta Il Gazzettino, è stata la moglie ha dare l’allarme dopo aver sentito le urla: si è affacciata alla finestra e ha visto il proprio marito disteso a terra insanguinato nel disperato tentativo di salvare il proprio animale.Una scena-fotocopia avrebbe potuto capitare anche un anno fa, quando lo stesso cane tentò di azzannare il volpino. In quell’occasione il padrone del volpino riuscì ad allontanare a forza il cane, stavolta è stato assalito da dietro e non ha potuto fare niente. Anzi, è rimasto seriamente ferito.L’uomo ha riportato lesioni alla spalla per la caduta e a alla mano per il morso del cane, mentre per il volpino non c’è stato purtroppo nulla da fare. Era ancora attaccato al guinzaglio, mentre il corso girava libero. La famiglia si è rivolta ai carabinieri, e intanto l’uomo riflette: e se al posto suo ci fosse stata la nipotina di cinque anni?.
 
GEA PRESS
15 APRILE 2015
 
Modena, sperimentazione animale – Sulla destinazione dei Macachi deciderà l’Università
 
E’ stata firmato stamani l’accordo tra il Comune di Modena e l’Università di Modena e Reggio Emilia sul destino dei 16 Macachi al centro di tante polemiche per il loro uso nella sperimentazione.A confermare l’accordo è lo stesso Comune di Modena.La destinazione delle 16 scimmiette sarà però decisa da una commissione nominata dal rettore dell’Università. L’individuazione della strutturà dovrà avvenire entro  il 30 settembre; quella che pertanto dovrebbe essere certa è la dismissione dell’attuale colonia. Il provvedimento è stato preso in accordo con la ricercatrice responsabile della linea di studio sui primati che sospenderà per due anni la sperimentazione, dedicandosi in maniera più completa all’analisi dei dati sin qui ottenuti.A sottoscrrvere l’accordo, è stato il Rettore Angelo O. Andrisano e l’assessore comunale all’Ambiente Giulio Guerzoni; presente anche il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Giovanni Pellacani.La commissione, composta da un veterinario e un docente dell’Università (quest’ultimo in qualità di presidente) e da un rappresentante del Comune avrà il compito di individuare una proposta di accoglienza e affidamento dei macachi tra più associazioni, pubbliche o private, riconosciute dal ministero della Salute, associazioni no profit o organismi di diritto pubblico che, totalmente a loro spese e con loro mezzi, possano garantire il benessere e la salute degli animali e l’idoneità della loro futura collocazione.La scelta dell’Ateneo di cedere a titolo gratuito i 16 macachi, consegue alla decisione autonoma del gruppo di ricerca dell’Ateneo di terminare entro la fine di aprile i test sui macachi, proseguendo esclusivamente con l’unico esemplare, attualmente già inserito in modo irreversibile nella sperimentazione, lo studio in corso per comprendere se il sistema fronto-cerebellare contribuisce ai processi di orientamento. Il Comune di Modena informa, però, che 16 macachi sono perfettamente sani.
 
NEL CUORE.ORG
15 APRILE 2015
 
SVOLTA A MODENA, LIBERTA' PER I MACACHI: "L'UNIVERSITA' PRONTA A BLOCCARE I TEST"
 
Finalmente potremo vedere i macachi dell'Università di Modena fuori dalle gabbie dei laboratori. Un risultato reso possibile da anni di lotta della Lav di Modena, di azioni realizzate con Animal Amnesty e AnimaAnimale nel coordinamento "Salviamo i macachi", grazie al sostegno di migliaia di cittadini uniti per protestare contro lo stabulario dell'Università di Modena dove si utilizzano macachi per test molto invasivi sul cervello.Oggi, infatti, grazie alla Lega anti vivisezione, il Comune di Modena ha firmato un protocollo d'intesa con il Rettore dell'ateneo che, con il positivo ruolo del nuovo preside della facoltà di Medicina, stabilisce la salvezza dei 16 macachi ai quali non erano stati inseriti apparecchiature nel cranio, stabilendo uno storico stop agli esperimenti sulle scimmie.La Lav ha già rinnovato al Comune di Modena la propria volontà di assumere la responsabilità dell'intera colonia dei macachi liberati, assicurando il recupero degli animali in centri specializzati dove, grazie ai fondi raccolti dall'associazione con il 5x1000, potranno ricevere le adeguate cure e vivere, per sempre, riscaldati dalla luce del sole e liberi di giocare
"La decisione di oggi dimostra che senza vivisezione non solo si deve ma si può - afferma Gianluca Felicetti, presidente Lav - un grandioso risultato ottenuto dopo la vincente battaglia contro Green Hill, grazie alla mobilitazione di tanti e quindi alla illuminata volontà delle più alte cariche dell'ateneo"."Si tratta di un cambiamento-simbolo, una speranza non solo per le vittime della vivisezione ma anche per l'innovazione della ricerca", ha detto Michela Kuan, biologa responsabile nazionale Lega anti vivisezione. Durante la conferenza stampa i rappresentanti dell'Università, il Rettore Andrisano e il preside di Medicina Pellacani, hanno spiegato che entro aprile termineranno gli esperimenti allo stabulario avviati nell'ultimo ciclo tre anni fa. La ricerca viene sospesa per due anni, per dedicarsi piu' che altro all'analisi dei test prima di pubblicarne i risultati. Si proseguiranno gli esperimenti su un unico esemplare, inserito in modo irreversibile nella sperimentazione. La decisione, "autonoma", e' ufficialmente degli stessi ricercatori. Il Rettore e il preside garantiscono che la battaglia portata avanti in questi anni dalle associazioni animaliste non ha condizionato la svolta, anche se Pellacani riconosce: "Abbiamo chiuso i test perche' abbiamo gia' ottenuto tutti i dati necessari. Certo, il 'sentimento popolare' ha bisogno di risposte e questo ha favorito in un qualche modo l'accelerazione della dismissione d'intesa col Comune, che ringraziamo". E se sulla vicenda macachi di Modena non sono mancate anche diverse interrogazioni parlamentari, proprio un'illustre firmataria di una di queste, un paio di settimane fa, ha affontato il tema con i diretti interessati. "Io, il rettore e la direzione dipartimentale ci siamo visti a Modena con Michela Vittoria Brambilla. La dismissione era gia' avviata e quindi l'incontro e' stato positivo", sorride Pellacani a margine della conferenza stampa.
"E' davvero una splendida notizia – commenta l'on. Brambilla - innanzitutto perché preserva le scimmie sane dal rischio di essere sottoposte ad esperimenti invasivi e dolorosi. Ma l'intesa firmata oggi dà anche un importante segnale politico, applicando finalmente la norma, scritta da me, che vieta, sul territorio nazionale, l'allevamento di cani, gatti e primati destinati ai laboratori. Ringrazio dunque i militanti animalisti, le associazioni e i tanti cittadini che ci hanno sostenuto nella battaglia per liberare i macachi di Modena. Ringrazio, per la lungimiranza che hanno dimostrato, il Rettore dell'Università Andrisano, il preside di Medicina Pellacani, il responsabile del Dipartimento e tutti coloro che hanno dato il loro contributo alla positiva conclusione della vicenda. Mi auguro che altri Atenei ed altre istituzioni di ricerca seguano questo esempio".
 
NEL CUORE.ORG
15 APRILE 2015
 
IL TRAFFICO DEI "LUPI-CANE" IN ITALIA: IL CFS NE HA GIA' SEQUESTRATI DECINE
I contrabbandieri vendono un animale per 4.000 euro
 
I cani trasformati in lupi per un capriccio dei proprietari. Ogni animale si vende a quattromila euro. Sul mercato italiano arrivano esemplari "selvaggi" ottenuti da incroci illegali. Allevatori dell'Est Europa, che hanno trovato sponda in alcuni colleghi italiani, stanno facendo girare le lancette dell'orologio evoluzionistico al contrario: ecco una proliferazione di lupi da salotto nel nostro Paese. Non cani lupo, ma lupi. Ce ne sono oltre duecento in Italia, secondo gli investigatori, scrive "la Repubblica". Visto che i lupi - 130 mila anni fa - hanno dato vita ai cani e non viceversa, quello che alcuni contrabbandieri stanno praticando rappresenta un'offesa alla natura, oltre ad essere un falso ideologico, un falso indotto e una truffa. Sono i reati che la Forestale, attraverso il nucleo specializzato Cites, sta contestando a un'organizzazione che sta coinvolgendo diversi allevamenti italiani, il più importante sull'Appennino tosco-emiliano, dove gli ispettori sono pronti a sequestrare duecento esemplari di "lupi-cane".
Nel 2013, durante la prima tranche dell'Operazione Ibrido, furono 38 gli esemplari intercettati. Cinque sono stati prelevati da appartamenti di Cosenza e La Spezia e portati all'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per il controllo del Dna. Un lupo arrivava dalla Cecenia, un altro dalla Russia. Partiti da Mosca su furgoncini turistici, in Polonia sono passati a un altro corriere, fra armi, caviale, droga e prostitute, secondo il quotidiano romano.
Si tratta di incroci illegali, per la Convenzione di Washington che tutela gli esemplari entro le quattro generazioni. Servirebbe un certificato per la detenzione, che gli allevatori-contrabbandieri non forniscono. Una specie selvatica da salotto? Un'assurdità..
 
REPUBBLICA.IT
15 APRILE 2015
 
Expo 2015, via libera al "porceddu" sardo
Intesa fra ministero della Salute e Regione Sardegna: i maialini precotti a 80 gradi potranno essere degustati nel corso dell'esposizione milanese
 
di MONICA RUBINO
 
ROMA - Anche il 'porceddu' sardo potrà partecipare all'Expo di Milano. Lo annuncia il ministero della Salute, che ha siglato un protocollo d'intesa con la Regione Sardegna. "Grazie all'intesa raggiunta - spiega il ministro Beatrice Lorenzin - uno dei prodotti più noti della tradizione gastronomica italiana non resterà escluso, ma potrà essere degustato ad Expo nella modalità termizzata". Il documento prevede cioè l'invio dei maialini precotti a 80 gradi per l'esposizione o la degustazione esclusivamente nell'ambito della manifestazione milanese.La paventata esclusione del maialino sardo, su cui da tempo grava un divieto di esportazione per via della peste suina, fra le leccornie degustabili all'Esposizione Universale aveva suscitato non poche polemiche, specie in vista della possibile deroga ministeriale ad alimenti 'esotici' portati da altri Paesi, dalla carne di caimano al pesce palla. Oggi il contrordine.Per Lorenzin è "un successo costruito attraverso la collaborazione e l'unità di intenti tra il ministero della Salute e le autorità regionali sarde che si sono impegnate ad intraprendere, in linea con le indicazioni della Commissione europea, una rigorosa campagna di lotta alla peste suina africana"."Con il via libera al porceddu l’Expo potrà contare su uno dei più rappresentativi testimonial alimentari della Sardegna da far conoscere potenzialmente agli 8 milioni di turisti stranieri previsti in visita dell’esposizione" commenta la Coldiretti nell’esprimere apprezzamento per la decisione annunciata dal ministro Lorenzin . "I visitatori dell’Expo - sottolinea l'associazione degli agricoltori-spenderanno nell’alimentare circa 1/3 del budget disponibile e avere l’opportunità di far conoscere la specialità gastronomica dell’Isola è un elemento competitivo che va ben oltre al valore intrinseco. Dal punto produttivo il via libera al maialetto è per la Coldiretti uno stimolo ad impegnarsi per uscire finalmente dal tunnel della peste suina, che in oltre 35 anni ha di fatto annientato un intero comparto della Sardegna".
 
LA STAMPA
15 APRILE 2015
 
Brambilla e la carne di coniglio
 
Il coniglio è un animale dotato di un apparato digerente particolare che gli consente di utilizzare al meglio i vegetali. Trattandosi di un vegetariano stretto, vive bene anche allo stato brado e può essere allevato con relativa facilità nelle fattorie “tradizionali”. Ha infatti un basso costo e fornisce delle ottime carni; anche se pochi ne parlano è sia una componente importante della vera dieta mediterranea sia una delle più importanti fonti di proteine di origine animale.La fisiologia del coniglio è stata oggetto di numerosi e importanti studi che hanno consentito di sviluppare condizioni di allevamento a modesto impatto ambientale. In pratica quindi la carne di coniglio è un elemento, a costo piuttosto contenuto, che caratterizza la tradizione alimentare italiana per il suo elevato valore nutrizionale. Al tempo stesso, la natura mite del coniglio ha fatto si che molte persone lo adottassero come animale da compagnia; adesso costituisce la terza scelta dopo cani e gatti. Forte di questa situazione, l’ottima Onorevole Brambilla ha deciso di annullare lo “status” di animale da carne e di trasformarlo in pet mediante una proposta di legge che equipara appunto i conigli ai cani e i gatti. Si propone anche di punire severamente chi è coinvolto nella “filiera” della carne di coniglio includendo anche il consumatore finale.  Senza voler entrare nel dispositivo della proposta di legge, non si può non rilevare il coraggio della proponente che, con qualche articolo, intende cancellare di colpo un elemento fondamentale della tradizione alimentare italiana e privare i cittadini di parte di quella carne bianca raccomandata da medici e nutrizionisti. Non si può ignorare che l’allevamento del coniglio sia uno dei pochi settori ancora in salute nella nostra asfittica zootecnia e che probabilmente verrà presentato come alimento tipico nell’ambito di Expo 2015. Si deve ritenere che l’Onorevole Brambilla intenda imporre un punto di vista ideologico che caratterizza i movimenti animalisti, ma che probabilmente interessa marginalmente la stragrande maggioranza dei cittadini. Chiunque voglia tenere un coniglio in casa come animale da compagnia è ovviamente libero di farlo, così come è libero di non consumarne la carne. Si tratta di convinzioni personali che devono (e lo sono) essere rispettate. Queste stesse persone dovrebbero però rispettare la stragrande maggioranza dei cittadini che non la pensa come loro. I nostri Parlamentari sono democraticamente eletti e fortunatamente rappresentano anche le minoranze dei cittadini. Sarebbe però bene che certe iniziative fossero meditate prima di avviare un iter parlamentare che sicuramente richiederà tempo ed energie e che alla fine, con ogni probabilità, sarà ricordata come una delle tante iniziative folkloristiche di cui i nostri rappresentanti sono capaci. Forse però, considerando la data in cui la proposta è stata depositata, si è trattato di un pesce d’aprile e ciò denoterebbe un alto senso dello humour della proponente.
 
LA ZAMPA.IT
15 APRILE 2015
 
La storia del gatto rosso Dewey
 
Mi chiamo Maura e voglio raccontare e ricordare con piacere quel piccolo batuffolo peloso, un micetto soriano di colore rosso di circa tre o quattro mesi, che scodinzolava tutti i giorni e tutte le sere sotto i portici di casa mia.Probabilmente era stato abbandonato da qualcuno che aveva voluto sbarazzarsene senza cuore e senza pietà. All’inizio era molto timoroso poi col tempo diventò molto più docile, sarà stata la ciotola di cibo che tutti i giorni io e la mia amica Lorella gli facevamo trovare. Ben presto diventò più affettuoso e siccome la mia amica ha una lavanderia, questa diventò per lui la sua nuova casa. Lui andava e veniva dalla lavanderia, mangiava, dormiva nelle varie ceste che col tempo gli comprammo, poi la sera se ne andava a zonzo all’aria aperta. La mattina seguente si faceva trovare immancabilmente sullo zerbino davanti alla lavanderia e aspettava che la mia amica arrivasse, poi arrivavo io e finalmente riceveva il primo piatto di cibo della giornata. Era veramente un mangione! Ricevette tutte le amorevoli coccole mie e della mia amica e lui ci ricambiava con tante fusa, posso veramente dire che ci ha fatto tanta compagnia.Purtroppo un freddo giorno di febbraio, all’età di circa un anno, dopo che per cinque giorni non si era fatto vedere, lo chiamai e lui sbucò fuori da un porticato che si trascinava le zampe posteriori, lo presi in braccio e mi fece la pipì addosso, aveva ricevuto una botta da “non si sa che cosa”, nella parte posteriore del corpo. Da quel giorno iniziò il suo calvario, visite veterinarie (anche tre volte al giorno!), punture, pastiglie, agopuntura, pranoterapia, ebbene si, io e la mia amica le provammo proprio tutte perché da quell’incidente lui rimase bloccato e non riuscì più a fare da solo tutta la pipì e nemmeno la cacca, fummo costretti ad amputargli anche la coda perché era stata lesionata. Da quello sfortunato giorno iniziò per Dewey un particolare feeling con la veterinaria Lucia che imparò, col tempo, a conoscerlo perfettamente! Imparammo a schiacciargli la vescica per svuotarlo completamente, imparammo a dargli le pastiglie, a fargli le punture, a fargli tanti bidet e così, tra alti e bassi, con tutte le sue problematiche, ha vissuto per altri quattro anni e mezzo. Lo portavo sempre in giro con il guinzaglio come fosse un cagnolino tra lo stupore di tanta gente che si fermava a guardarlo. Era il gatto più buono e dolce della terra, era un gatto speciale, lui si faceva fare di tutto, forse aveva capito che aveva bisogno di noi umani! Dewey ci ha lasciati serenamente, sdraiato nella sua cestina preferita, il 25 luglio 2014 e avrà avuto circa sei anni di età. Solo chi possiede un animale e ama gli animali potrà capire questa storia, che per ragioni di spazio, ho dovuto riassumere in breve. Grazie alle dott. sse Lucia, Simona e Alessandra. Grazie di cuore alla mia amica Lorella per averlo ospitato!
Grazie a Dewey per esserci stato! MAURA
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
15 APRILE 2015
 
FORESTALE, IL MINISTRO: "SARA' ASSORBITA DA UN UNICO CORPO"
Atteso per domani il voto del Senato
 
"L'accorpamento del Corpo forestale sarà in uno degli altri corpi". Lo ha affermato, in sede di replica del governo nell'Aula del Senato, il ministro della funzione pubblica, Marianna Madia. "Razionalizzando una catena di comando - ha tenuto a sottolineare - potremmo avere più tutela del territorio".
Il gruppo Pd , nonostante i malesseri, probabilmente non presenterà emendamenti in merito: questa l'intenzione emersa durante la riunione di oggi del gruppo sul ddl delega P.a. in esame in aula a Palazzo Madama. Sempre durante la riunione si è specificato, appunto, che l'eventuale accorpamento dei forestali sarà fatto "unitariamente" in un altro Corpo di polizia e non suddiviso in più corpi.
Fi annuncia dura opposizione. "Domani – avverte Maurizio Gasparri - riunendo la Consulta sicurezza di Forza Italia, lanceremo un altola' sulla soppressione del Corpo forestale dello Stato. Anche il Procuratore nazionale antimafia ha detto che sarebbe un errore. Gli esponenti del Pd seminano confusione dicendo che la forestale potrebbe finire nella Polizia o nell'Arma dei Carabinieri, dimenticando che la Polizia e' smilitarizzata e i Carabinieri sono a ordinamento militare. Si gioca con migliaia di persone impegnate nella tutela del nostro territorio, in prima linea nella lotta alle ecomafie o nella terra dei fuochi. Il Corpo forestale non va toccato, va semmai potenziato assorbendo nel suo ambito le polizie provinciali che per colpa del governo Renzi sono rimaste senza guida e funzioni. Renzi sta sfasciando la sicurezza degli italiani. Importa immigrati clandestini e smantella forze di polizia. FI lancera' un messaggio molto chiaro contro il governo del caos e della resa al crimine".
 
GREEN STYLE
15 APRILE 2015
 
Quanta acqua deve bere il cane: idratazione e nutrimento
 
Il cane deve poter accedere quotidianamente al cibo e soprattutto all’acqua, fonte di vita e idratazione corporea. Non basta fornire una ciotola piena e abbandonarla in giardino, oppure in cucina, perché l’acqua deve risultare sempre pulita e fresca, così da evitare la formazione di batteri e malattie. Ma qual è il quantitativo giornaliero corretto che possa soddisfare il fabbisogno di Fido? In realtà non esiste una misura precisa, ma un cane che beve e si idrata poco è soggetto alla formazione di calcoli, problemi renali gravi fino a patologie mortali. Al contrario, bere troppo potrebbe favorire gonfiore intestinale e problemi alla vescica. In ogni caso, entrambe le situazioni possono segnalare un problema, nel primo caso Parvo, leptospirosi o pancreatite, mentre nel secondo diabete e infezioni alle vie urinarie.Perché l’animale appaia sano e in forze è importante monitorare il quantitativo d’acqua giornaliera, che dovrebbe aggirarsi intorno al grammo per ogni chilo corporeo. I cuccioli devono poter accedere all’acqua ogni due ore: importante garantirgli una dose pari a una mezza tazza. Inoltre una dieta ricca di cibo secco, come le crocchette, richiederà una misura di acqua più abbondante. Meglio evitare cibi troppo elaborati o destinati all’alimentazione umana, quindi ricchi di sodio e condimenti, perché troppo complessi per l’intestino e per i reni di Fido. Anche durante le lunghe passeggiate oppure le sessioni sportive, come l’agility e la corsa o le giornate afose, l’acqua non dovrà mai mancare anzi la sua presenza costante potrà rendere l’assunzione e la richiesta automatica. Senza dimenticare di consultare il veterinario nel caso il cane prendesse medicinali e seguisse un trattamento medico.
Disidratazione oppure eccessiva idratazione?
Per verificare le condizioni di salute di Fido e l’assunzione adeguata di acqua è possibile effettuare qualche controllo specifico. Ad esempio osservando le gengive: se risultano lisce e bagnate appaiono sane, al contrario se sembrano secche e asciutte suggeriscono uno stato di disidratazione. Anche sollevando la pelle dietro al collo, se riprende la posizione in modo plastico e perfetto non sussistono problematiche, invece in caso di disidratazione la cute creerà una sorta di rigonfiamento riprendendo lentamente la posa. Certamente l’acqua è un elemento importante per il benessere di Fido, quindi dovrà essere sempre presente a ogni pasto oppure alla fine dello stesso. La problematica opposta, ovvero un eccessivo ricorso all’acqua, come anticipato può provocare gonfiore addominale quindi rigetto, ma anche letargia. Perché Fido si idrati correttamente per un po’ è bene osservarne i gesti, per aiutarlo a seguire la strada corretta. Nel caso bevesse poco è importante collocare la ciotola in posizioni differenti dal solito, ovvero lontano dalla cuccia, dal cibo e dove ovviamente la rifiuta. Ogni volta che si avvicina e beve si deve lodare il gesto incentivando il tutto con un premio alimentare. Per insaporire e rendere più allettante l’acqua è possibile allungare il liquido con un po’ di brodo di carne. Al contrario, se il cane beve troppo, può risultare necessario dosare i quantitativi, razionando le parti in più tempi durante la giornata. Per monitorare le quantità è possibile utilizzare i dosatori automatici oppure gli alimentatori ad acqua graduati, come quelli per i conigli e i cavalli.
 
FIDELITY HOUSE
15 APRILE 2015
 
Orrore al fast food: servivano carne di cani randagi
A Rio de Janeiro, un fast food controllato da una cerchia di uomini d'affari cinesi serviva carne di cane ai propri clienti. I suoi dipendenti erano costretti a lavorare 18 ore al giorno, e dormivano nelle gabbie con i cani morti

 
A Rio de Janeiro, quello che sembrava essere un normale fast food si è rilevato una vera e propria fattoria degli orrori: al suo interno veniva infatti servita carne ricavata da cani randagi, catturati per strada e poi ridotti in schiavitù all’interno di gabbie piccolissime, in attesa di venire macellati e portati ai clienti. La polizia ha infatti rinvenuto all’interno dell’esercizio dozzine di carcasse di cani surgelati, stipati all’interno di congelatori. La loro carne veniva poi utilizzata per la preparazione del cosiddetto “Pastel“, un piatto tipico della cucina portoghese consistente in pastella fritta in olio vegetale, tradizionalmente accompagnata da carne e formaggio.I cani, secondo quanto riferito dagli agenti di polizia, venivano uccisi con un colpo in testa, poi scuoiati e messi nei congelatori, in attesa di venire preparati per la consumazione. Lo stesso Van Ruilonc, 32enne di origini cinesi proprietario del fast food, avrebbe ammesso alla polizia, secondo quanto riportato dal Daily Mirror, di aver servito abitualmente ai propri clienti carne di cani a loro insaputa; gli animali venivano catturati lungo le vie di Rio de Janeiro, città che ospiterà la prossima edizione delle Olimpiadi.Ma la “fattoria degli orrori” scoperta dagli inquirenti sembra essere in realtà soltanto la punta dell’iceberg: le indagini avrebbero infatti confermato che Van Ruilonc sarebbe solo uno dei membri di una nota casta di uomini d’affari cinesi, proprietari di un gran numero di luoghi di ristoro a Rio de Janeiro. La polizia aveva iniziato ad interessarsi al caso quando era arrivata una denuncia relativa al traffico di esseri umani nei suddetti locali: qui infatti degli operai provenienti dalla Cina venivano costretti a lavorare 18 ore al giorno, senza paga. Il resto della giornata venivano confinati all’interno di vere e proprie gabbie, alla stregua di animali.Il pubblico ministero brasiliano Louro Couto ha poi dichiarato alla stampa che gli stessi agenti di polizia, dopo aver fatto irruzione nel fast food, sono rimasti letteralmente sotto shock per ciò che hanno trovato al suo interno: “Ho visto molte cose terribili nella mia vita, ma quello che ho trovato lì dentro le supera tutte. Per cominciare, c’era una cella, come una prigione, con sbarre e lucchetto, situata appena al di sopra del bar. E’ dove il lavoratore veniva imprigionato”.Una testimonianza sconcertante quella di Louro Couto, che ha continuato a spiegare nei dettagli la situazione che si è presentata di fronte agli stessi poliziotti: “Oltre a questo, era costretto a vivere con il tanfo dei cani morti, che venivano ammucchiati in quella stessa cella. Non sono riuscito a rimanere lì dentro: ho subito cominciato a sentirmi male, e sono dovuto uscire. Quando abbiamo aperto le scatole di polistirolo poi, abbiamo visto i cani congelati. Siamo rimasti scioccati. Qui dentro è stato commesso un gran numero di crimini”.
 
HUFFINGTON POST
15 APRILE 2015
 
Rebecca Francis, la cacciatrice in posa accanto agli animali uccisi fa infuriare il web: dagli utenti minacce di morte
 
Una foto che la ritrae sorridente accanto a una giraffa uccisa. Rebecca Francis è una cacciatrice e sta facendo infuriare migliaia di persone: tanti gli utenti che le stanno inviando minacce di morte a causa della sua spregiudicatezza nel postare su Facebook immagini di tutti gli animali che ha ucciso in Africa e in America.Francis è una cacciatrice prolifica e pubblica regolarmente foto di se stessa in posa accanto a orsi morti, giraffe, bufali e zebre, tra gli altri animali. Da vera cacciatrice, per uccidere le sue prede usa arco e frecce. "Preferisco la caccia con l'arco", spiega sul suo sito web, "e fra gli animali che ho catturato sono inclusi: un orso bruno, un orso nero, un'alce Shiras, un'alce Alaska, un ariete delle montagne rocciose del deserto, cervi dalla coda bianca, capre di montagna, zebre, gnu nero, giraffe, tassi e scoiattoli".Un elenco che fa rabbrividire gli animalisti e non solo. Perché guardarla sorridere accanto alle bestie morte non è un grande spettacolo neanche per chi non si batte quotidianamente per la tutela degli animali. Sono in tantissimi infatti a provare disgusto e raccapriccio per la pratica di questa cacciatrice senza scrupoli. "Il mondo sarebbe un posto migliore senza di te", uno dei commenti ricevuti da Rebecca. E messaggi anche più inquietanti come il seguente: "Posso venire? Ma l'unico proiettile che userò sarà quello che metterò nella tua testa".
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
15 APRILE 2015
 
Rademenesa, il gatto infermiere
Il micio ha iniziato a prendersi cura dei suoi pazienti a quattrozampe.
 
Claudia Audi Grivetta
 
Nella contea inglese di Gloucestershire c’è un gattone tutto nero che dedica la sua vita ad aiutare altri animali che si trovano in difficoltà. Rademenesa, questo il nome del micio, vive e “lavora” in un locale rifugio per animali e qui, da un giorno all’altro, ha iniziato a prendersi cura dei suoi pazienti a quattrozampe. Le foto postate sul web dal sito Imgur.com lo hanno immortalato e consegnato alla storia delle curiosità legate agli animali. Rademenesa si sdraia vicino a cani e gatti malati o appena operati, tiene loro compagnia e regala un po’ di conforto in attesa che recuperino le forze. Cambia l’animale, cambia la posizione ma Rademenesa è sempre lì, vicino, non solo fisicamente, ai suoi amici pelosi nel momento del bisogno. Il micione nero, hanno raccontato i veterinari del rifugio al “Gloucerstershire Echo”, è arrivato al rifugio all’età di soli due mesi a causa di un tratto respiratorio infiammato. Una volta curato e tornato in salute, Rademenesa è rimasto al rifugio dove ha trovato la sua casa. E, poco dopo, anche un’attività che ha ispirato grande ammirazione nelle tante persone che si sono imbattute nelle sue, dolcissime, foto online.
FOTO
 
GEA PRESS
16 APRILE 2015
 
Hong Kong – Pinne di squalo in strada

 
Un solo giorno di carneficina di squalo. E’ stata documentata da Sea Shepherd nel quartiere di  Sheung Wan, nel nord est dell’isola di Hong Kong.Secondo quanto diffuso dall’associazione ambientalista si tratterebbe solo di una piccola parte delle pinne, ovvero quelle visibili in strada, di un magazzino che sembra contenerne molte di più. Si stima, infatti, che non meno di venti sacchi siano presenti nella struttura per un totale di una tonnellata di pinne.E’ la nuova mattanza dei squalo che  servirà, oltre che alla cucina, anche alla medicina tradizionale.Sebbene la Cina rimanga il principale paese ad importare le pinne di squalo, va però ricordato che le marinerie coinvolte sono molte di più ed in particolare quelle di alcuni paesi UE. Ad alimentarsi di carne di squalo non sono comunque solo i cinesi, ma anche gli europei. Pesce vacca, Palombo, Verdesca e Gattuccio sono tutti squali comunemente presenti nei banchi italiani.I tentativi al Parlamento europeo di porre una più ferrea regolamentazione sulla pesca hanno finora portato a risultati effimeri. Stesso discorso per la  maggiore protezione che dovrebbe essere dovuta in sede di Convenzione di Washington che regolamenta il commercio di specie rare e minacciate di estinzione.
 
VICENZA TODAY
16 APRILE 2015
 
Parco Querini, Lav: "Animali abbandonati, maltrattati e perfino cacciati"
 
Vicenza. Dopo l'episodio del coniglio preso a bastonate da un bambino, la Lav lancia l'allarme: "La situazione a parco Querini è insostenibile". Tanti gli animali abbandonati all'interno dell'area verde, qualcuno da loro la caccia per mangiarliIl coniglietto preso a bastonate lo scorso sabato all'interno di parco Querini da un bambino, è solo l'ultimo di una serie di episodi di maltrattamenti degli animali all'interno dell'area verde. E' stato riferito perfino qualche episodio di "caccia".La Lav vicentina lancia l'allarme: «Gli episodi di violenza nei confronti degli animali commessi da minori purtroppo sono piuttosto frequenti - ha affermato Daniela Musocco responsabile della Lav al Giornale di Vicenza- È necessario che gli Uffici scolastici, a partire dalla scuola primaria, promuovano l´approfondimento dell´educazione al rispetto di tutti gli esseri viventi. Ormai da anni, Parco Querini è teatro di abbandono di molti animali da parte dei cittadini. Nessun serio sforzo è stato finora fatto dall´amministrazione comunale per arginare questo fenomeno, che tra l´altro costituisce reato ai sensi dell´art. 727 del codice penale. Per giunta diversi cittadini ci hanno segnalato di aver visto dei privati prelevare animali dal parco, e ciò probabilmente per fini alimentari. La situazione è insostenibile, e dev´essere affrontata.». Parco Querini, „Intanto la "caccia"ai responsabili dell'assalto al coniglietto rimane aperta. L'associazione ha lanciato un appello a chiunque abbia informazioni sull'accaduto per individuare la madre e il figlio segnalati dai testimoni.
 
BERGAMO NEWS
16 APRILE 2015
 
Orrore a Romano: borsa con gatto morto messa fuori da un negozio

 
Prov. di Bergamo. Brutta sorpresa per i gestori del negozio Brignoli calzature di Romano di Lombardia. Martedì mattina, quando si sono recati in via Giuseppe Lamera per aprire la loro attività, hanno notato che poco distante dalla porta d'ingresso era stato abbandonato un sacchetto con all'interno un gatto morto.
Un ritrovamento poco piacevole, con il gattino deceduto qualche ora prima, anche se non è chiaro in che modo e dove. Non è stato impossibile individuare l'autore del deplorevole gesto, anche perchè nella zona non sono in funzione telecamere di sorveglianza.
La foto con il sacchetto è stata pubblicata anche sulla pagina Facebook di Romano, suscitando le reazioni contrariate dei cittadini. 
 
GEA PRESS
16 APRILE 2015
 
Fondi (LT) – Cagnolino tra i rifiuti. Dal cassonetto “vola” sotto la pala del compattatore

 
Strada statale che da Fondi (LT) conduce a Monte San Biagio. Intorno alle 10.30 di ieri almeno una ventina di macchine sono in attesa che il camion dell’immondizia completi il suo intervento. La prima automobile immediatamente dietro al compattatore è quella di una volontaria del canile di Latina. Gli operatori avvicinano i cassonetti al camion. La pala metallica che compatta i rifiuti si abbassa quando tra i sacchetti che precipitano si vede “volare” un cane nero.Il povero animale finisce nel camion e la pala sulla testa. La volontaria si precipita in strada mentre gli operatori tentano di bloccare la macchina. Il cagnolino è ferito. La pala è arrivata a colpirlo ma per fortuna non in maniera mortale. Un operatore salta tra i sacchi dell’immondizia e preleva il cagnolino. La volontaria lo carica subito in macchina, pensando già ad un ambulatorio veterinario. In quel momento, però, inizia una  violenta crisi epilettica che sconvolge tutti.“E’ durata almeno un minuto e mezzo ed è stata tremenda – riferisce la volontaria – Eravamo tutti sconvolti da quanto successo ed è iniziata la crisi; credevo che il cagnolino potesse non farcela. Appena si è calmato, sono corsa dal Veterinario”.
Un cagnolino di non più di un anno e mezzo tipo Spring Spaniel. Al collo portava una corda. Chi lo ha abbandonato, lasciandolo al suo destino, non si era posto molti problemi. Un cane da compagnia o da caccia che non serviva più al suo scopo. “Smaltito” nel cassonetto e salvato per puro caso.Elia, così è stato chiamato, si trova ora accudito dai volontari del Canile di Latina. Le sue condizioni sono serie ma stabili. Gli esami delle prossime ore chiariranno se ha subito danni cerebrali. Il trauma cranico è evidente e si deve ancora capire se è stato questo a causare i problemi alla vista. Un occhi rimane chiuso, mentre quello destro presenta un disorientamento del globo oculare. Una zampa è gonfia tanto da non potersi poggiare a terra.
“Il Veterinaio  ha detto che si salverà – aggiunge la volontaria  – Siamo tutti concentrati su di lui. Sono tanti anni che mi occupo di cani randagi ed è impossibile potersi scordare delle tante emergenza affrontate. Certo che una esperienza come questa non mi era mai capitata”.Elia, tutto sommato, è stato fortunato. Bastava ancora un attimo e sarebbe finito triturato. I volontari, sperano di poterlo salvare e condurlo fino all’adozione. Sul suo precedente padrone, dicono all’unisono, evitiamo di esprimere giudizi.Sempre in provincia di Latina, lo scorso marzo era stato casualmente trovato un cane chiuso in un sacchetto a sua volta gettato nel contenitore (vedi articolo GeaPress). Poche ore prima, nella città di Palermo, al chiuso di un sacco gettato nell’immondizia, era stato trovato un cavallo (vedi articolo e VIDEO GeaPress).
 
REPUBBLICA.IT
16 APRILE 2015
 
Prende il suo cane a calci, giovane denunciato a Lecce
 
Lo studente tradito dalle telecamere di sorveglianza, il pastore tedesco affidato al canile
Uno studente leccese di 25 anni è stato denunciato dalla polizia perché maltrattava abitualmente il proprio cane. A segnalare il caso è stato un condomino del palazzo in via Dalmazia in cui abita lo studente. Il condomino l'altra notte aveva udito guaire il cane del vicino e rumori provenienti dall'appartamento, nonché la voce di un uomo che diceva in dialetto locale 'ti uccido'. I poliziotti si sono recati sul posto notando dalla strada un giovane nel balcone del terzo piano e il suo cane che abbaiava.
Gli agenti hanno faticato per entrare nell'appartamento, anche perché lo studente inizialmente ha negato di possedere un cane. Quando sono entrati nel terrazzino, i poliziotti hanno trovato il cane, un cucciolo di pastore tedesco di nome Rocky, apparentemente in buone condizioni, ma poi hanno notato che l'animale aveva il pelo bagnato e a terra c'erano macchie di sangue e un vetro rotto. Il cane è stato trasferito nel canile municipale, mentre dai successivi accertamenti è emerso che il 22 febbraio scorso il giovane, mentre portava a spasso il cane, lo aveva più volte preso a calci, gesti filmati dalla telecamera di videosorveglianza di un negozio.
VIDEO
 
TG COM 24
16 APRILE 2015
 
Picchiava il proprio cane, denunciato un ragazzo leccese
Ennesimo caso di maltrattamento sugli animali, giovane incastrato da un video di sicurezza
 
Un 25enne leccese è stato denunciato dalla polizia per aver maltrattato il suo cane ripetutamente. Gli agenti sono intervenuti dopo la segnalazione di una vicina di casa del giovane che sentendo i guaiti provenienti dall'appartamento del condomino del terzo piano ha chiamato il 113. La donna ha dichiarato di aver sentito numerose volte Rocky abbaiare rumorosamente in seguito alle urla del padrone.
VIDEO
 
CORRIERE ADRIATICO
16 APRILE 2015
 
Ricovero lager per animali
Denunciate tre donne
 
MONTELUPONE  (Macerata) – Blitz di Nas, carabinieri e veterinari all’associazione L’isola del nonno dopo la segnalazione della troupe di Striscia La Notizia. Scoperto un ricovero lager per animali. Cani senza acqua e cibo, più gatti in una stessa gabbia, carcasse di animali morti, una tortora incatenata, topi ed escrementi. È quanto hanno trovato i militari intervenuti a Montelupone. Tre donne, di cui due titolari del locale sono state denunciate a piede libero per maltrattamento di animali. In totale sono stati 43 cani, 12 gatti, tre capre, cinque piccioni, un’anatra, un piccione morto, due galline e una tortora. Adesso il problema è l’allocamento degli animali. Per il Comune il costo è eccessivo. Il procuratore capo Giovanni Giorgio ha lanciato un appello affinchè organizzazioni di volontariato e privati si facciano avanti per trovare una degna allocazione agli animali. Il servizio di Striscia La Notizia andrà in onda la prossima settimana.
 
GEA PRESS
16 APRILE 2015
 
Desio (MB) – Dopo Striscia arriva ENPA. La Protezione Animali: sequestrati 16 cavalli; altri spariti
 
Dopo il servizio di Edoardo Stoppa andato in onda il 10 aprile su Striscia La Notizia, che ha portato alla luce le condizioni di detenzione di decine di animali in una baraccopoli di Desio (MB), lunedì 14 aprile la Polizia Provinciale di Monza e Brianza, coadiuvata dall’Asl e dall’ENPA è intervenuta nei luoghi rilevando la presenza di un’area di alcune migliaia di metri quadrati occupata da baracche e stalle con all’interno cavalli, alcuni pony, un’asinella, un caprone con quattro caprette tibetane e diversi cani.Secondo quanto diffuso dalla Protezione Animali, sarebbero tutti stati tenuti in condizioni pietose. Alcuni si sarebbero presentati malnutriti e malridotti.Quella di lunedì scorsa  è stata  un’operazione in forze, pianificata con urgenza. Di prima mattina presso l’Asl si è tenuto un vertice al quale hanno altresì partecipato le autorità comunali e le Forze dell’Ordine. Poco dopo, la Polizia Provinciale ha deciso l’intervento temendo che tergiversare anche solo qualche ora, potesse rendere vana l’operazione.Infatti, quando intorno alle 10.30, due pattuglie si sono recate nel terreno, avrebbero trovato una situazione già molto diversa rispetto a quella vista in televisione. Sempre secondo la Protezione Animali, alcune persone avrebbero avuto il tempo di buttare già alcune baracche e a far sparire, portandoli chissà dove, numerosi cavalli e molti cani. Nei luoghi vi erano ancora 16 cavalli, a testimonianza del fatto che si trattava di un allevamento davvero considerevole, insieme a nove tra capre e caprette e quattro cani. I due veterinari dell’Asl hanno proceduto con la visita di tutti gli animali, per verificare le loro condizioni di salute che si sarebbero presentate buone per alcuni, precarie per molti e pessime per quattro cavalli.Le verifiche si sono protratte per quasi tutta la giornata ed in tale contesto sarebbero stati rilevati abusi, irregolarità, carenze igienico-sanitarie e situazioni di pericolo per gli animali. Gli agenti della Polizia Provinciale hanno acquisito la documentazione  che, stante le prime rilevanze, richiederà ora  ulteriori accertamenti per capire dove possano essere stati portati i cavalli.Nel primo pomeriggio è arrivato il camion che ha permesso il trasporto dei quattro cavalli risultati in condizioni più critiche. Gli animali sono stati posti sotto sequestro penale e portati in un luogo idoneo per le necessarie cure. Anche gli altri cavalli sono stati sequestrati, ma al momento lasciati in custodia nell’attuale dimora, così come le capre, senza marchio auricolare e documenti, il che comporta una sanzione amministrativa.Allo stato attuale l’unico indagato è un uomo che risulterebbe gestore di gran parte degli animali. In corso ulteriori indagini per risalire a deventuali altre responsabilità.Una volta che tutti gli animali saranno trasferiti e sistemati in altra sede, sarà compito del Comune far tornare tutta l’area alla destinazione originaria: quella di terreno agricolo.
 
GEA PRESS
16 APRILE 2015
 
Bari – Tartarughe in un garage. Intervento della Forestale
 
Nuovo sequestro di Tartarughe a Bari. Dopo gli animai ritrovati appena pochi giorni addietro in un giardino di casa  (vedi articolo GeaPress) un successivo intervento degli uomini del CITES del Corpo Forestale dello Stato di Bari, ha portato al ritrovamento di altre sei tartarughe, una delle quali era già deceduta.L’intervento, scaturito nell’ambito dell’attività di controllo del territorio e grazie ad una segnalazione di un cittadino, ha portato al ritrovamento dei poveri animali tutti appartenenti a specie di terra protetta dalla legge.Gli esemplari, di età compresa tra i cinque e i quindici anni,  sono stati recuperati da una recinzione di circa 4 metri quadrati ben visibile, posta all’interno di un garage.Si tratta della specie  Hermanni protetta da normative internazionali, comunitarie e nazionali. Sia il commercio che la detenzione sono regolati da norme specifiche di settore e l’eventuali violazioni comportano sanzioni a carattere sia penale che amministrativo. Quindi lo stesso possesso deve essere legittimato da apposita documentazione.Il detentore degli esemplari, apparentemente ignaro della normativa in questione, è stato deferito all’autorità giudiziaria mentre le tartarughe, comunque rinvenute in buono stato, sono state affidate ad un centro pugliese autorizzato al loro possesso.
 
NEL CUORE.ORG
16 APRILE 2015
 
NAPOLI, LAV: CORSA DI TROTTO IN VIA CARACCIOLO, SCELTA INOPPORTUNA
In programma domenica con il patrocinio del Comune
 
Una corsa di trotto sul lungomare Caracciolo di Napoli. Un evento gratuito in programma domenica 19 aprile, dalle 10 alle 13, organizzato dalla società Ippodromi Partenopei Agnano di concerto con il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e con il patrocinio del Comune di Napoli. Un evento "sportivo e turistico", come si legge sul sito dell'ippodromo partenopeo, che prende ispirazione da quello svoltosi a Goteborg, in Svezia. Che non piace, però, alla Lav. Lo rivela il "Corriere del Mezzogiorno".
"Le corse e le manifestazioni equestri svolte al di fuori degli impianti sportivi ufficialmente autorizzati costituiscono da sempre un grave problema, soprattutto per quanto attiene la sicurezza e l'incolumità degli animali in esse impiegati - sostiene la Lega anti vivisezione - nonostante già il 'Recepimento dell'accordo recante disposizioni in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy' prevedesse specifiche statuizioni per le gare con equidi, il ripetersi di incidenti anche mortali dovuti alla generale inosservanza delle stesse ha reso necessaria nel 2009 l'emanazione di un'ordinanza del ministero della Salute prorogata negli anni successivi e tuttora in vigore. Il rispetto delle minime misure di sicurezza previste dall'ordinanza - continua la Lav - possono certamente ridurre il rischio di incidenti, ma non azzerarli del tutto esattamente come accade all'interno degli impianti sportivi, nei quali ogni anno molti cavalli si feriscono e muoiono, o vengono soppressi per la gravità delle ferite riportate, durante gli allenamenti e le gare. Siamo fortemente contrariati - concludono gli animalisti - per il fatto che il Comune abbia deciso di patrocinare una corsa di trotto nel cuore della città, e riteniamo inopportuno, oltre che in contrasto con i principi espressi dal Regolamento comunale per la tutela degli animali, autorizzare e patrocinare eventi e manifestazioni con l'utilizzo di animali da far correre su strada. Per la promozione turistica si possono e si devono privilegiare altre attività".
 
MESSAGGERO VENETO
16 APRILE 2015
 
La storia a lieto fine di Pippo, il pappagallo in fuga
Il volatile scappato da via Chisimaio era ai Rizzi. Gli universitari l’hanno trovato e allertato la polizia di Laura Pigani
 
UDINE. È durata due giorni la fuga di Pippo, un pappagallo cenerino africano sfuggito martedì scorso al controllo dei suoi proprietari. Sono stati due studenti a trovarlo, mercoledì pomeriggio, in un giardino vicino all’Università dei Rizzi, visibilmente segnato dopo aver “lottato” contro un corvo e aver avuto la peggio. Hanno chiamato la polizia che, a sua volta, ha contattato Giuseppe Mazzaglia e la moglie Anna che ne avevano denunciato la scomparsa dall’abitazione di via Chisimaio.Martedì scorso la signora Anna stava preparando l’acqua per il bagnetto, come già fatto moltissime altre volte, sotto il portico, approfittando della bella giornata. Ha inserito il contenitore nella gabbietta per metà fuori e per metà dentro, come sempre, ma l’animale anzichè entrare nell’acqua è uscito ed è volato via. «È passata un’auto – racconta la moglie – e il pappagallo si è spaventato ed è fuggito. Una vicina di casa mi ha detto che lo ha visto volare verso la casa dell’Immacolata di don De Roja». A nulla sono valsi i richiami e le ricerche in zona della famiglia Mazzaglia: del loro Pippo nessuna traccia.
«Lo avevamo preso quasi sei anni fa alla sagra degli uccelli di Sacile – spiega Mazzaglia – e ci siamo molto affezionati a lui. Pippo è un pappagallo parlante e ormai sono abituato a sentire il mio nome pronunciato da lui. Se sono in un’altra stanza – continua con un sorriso –, mi chiama finchè non vado da lui e poi, spesso, si appoggia sulla mia spalla». Abitudini consolidate con quello che ormai era diventato un componente a tutti gli effetti della famiglia. E, il pensiero di perderlo per sempre «era inconcepibile». Da qui l’idea di mettere un appello sul Messaggero Veneto per offire una ricompensa a chiunque avesse rintracciato e riportato a casa Pippo. Disposto a tutto pur di ritrovarlo, mercoledì mattina Mazzaglia ne aveva denunciato la scomparsa anche in Questura. E proprio nel pomeriggio è arrivata la telefonata della polizia. Lo informava che un pappagallo era stato ritrovato da due studenti ai Rizzi. «Sono subito andato a verificare che fosse il mio» racconta Mazzaglia. La bestiola trovata era effettivamente Pippo. Il pappagallo era un po’ malconcio, dopo una notte trascorsa fuori, affamato e pieno di sete. «I due ragazzi – continua il proprietario del volatile – lo hanno trovato in un giardino. Era sopra un albero e hanno visto che litigava con un grosso corvo. Si prendevano a beccate e, a un certo punto, Pippo è caduto a terra». I due giovani lo hanno raccolto e sistemato sopra un tavolino esterno, quindi hanno chiamato la polizia. «Sono rimasti con lui finchè sono arrivato – conclude Mazzaglia – e a loro ho dato, come promesso, una ricompensa».Una volta a casa, il cenerino è stato rifocillato («era due giorni che non mangiava e beveva») e, c’è da sperare, che non gli torni più la voglia di fare un’altra gita fuori porta.©RIPRODUZIONE RISERVATA
FOTO E VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
16 APRILE 2015
 
BRAMBILLA: "UN CRIMINE SOPPRIMERE IL CORPO FORESTALE DELLO STATO"
L'ex ministro: "I prossimi giorni portino consiglio"
 
''Sull'assorbimento del Corpo forestale dello Stato mi auguro che i prossimi giorni portino consiglio al governo e alla maggioranza''. Lo ha detto la deputata di Forza Italia Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente, esprimendo l'auspicio che sia sostanzialmente modificato il testo attuale dell'art.7 del disegno di legge di riforma della Pa (Pubblica amministrazione). ''In un Paese come il nostro, dove si consuma un reato ambientale ogni quaranta minuti, dove le frodi alimentari sono all'ordine del giorno, dove i casi di maltrattamento ed uccisione di animali non si contano - osserva Brambilla - è semplicemente pazzesco sopprimere di diritto e di fatto il Corpo specializzato nella repressione di questi delitti. E' ipocrita parlare di razionalizzazione e far balenare, per i conti dello Stato, risparmi che non ci saranno - prosegue l'ex ministro - ed ancor più grave è lasciar credere che l'accorpamento non avrebbe conseguenze pratiche sulla tutela del territorio e della nostra biodiversità''. ''Il governo lo sa benissimo e sembra procedere ostinatamente su questa via per motivi che mi risultano incomprensibili - osserva Brambilla - forse per assecondare le pressioni dell'Unione europea o per la precisa volontà di indebolire i controlli su temi quali monitoraggio delle foreste, lotta agli incendi boschivi, controlli agroalimentari, lotta all'inquinamento e al traffico dei rifiuti. Ai colleghi senatori, che la settimana prossima dovranno votare sulla proposta del governo, chiedo di riflettere bene. Sul tema specifico del mantenimento del Corpo forestale non possono valere condizionamenti politici. C'è ancora tempo per evitare di commettere non un semplice errore, ma un vero e proprio crimine''.
 
IL FATTO QUOTIDIANO
16 APRILE 2015
 
“Tra uomo e cane legame forte come tra madre e figlio grazie all’ossitocina”
 
È stato un gruppo di ricercatori giapponesi coordinati dal biologo Miho Nagasawa dell’Azabu University a scoprire questo meccanismo. Il loro studio, che conquista la copertina di Science, svela che il cane è diventato il migliore amico dell’uomo imparando a guardarlo negli occhi, imitando cioè un comportamento tutto umano
Quante volte abbiamo voluto bene a un cane come se fosse un figlio? Ebbene il sentimento tra noi e gli amici a quattro zampe ha una spiegazione scientifica. Cane e padrone si guardano con gli occhi dell’amore, proprio come fanno madre e figlio. Il forte legame che li unisce passa infatti dallo sguardo: il contatto visivo genera nel cervello di entrambi un’impennata dell’ormone chiamato ossitocina.È stato un gruppo di ricercatori giapponesi coordinati dal biologo Miho Nagasawa dell’Azabu University a scoprire questo meccanismo. Il loro studio, che conquista la copertina di Science, svela che il cane è diventato il migliore amico dell’uomo imparando a guardarlo negli occhi, imitando cioè un comportamento tutto umano. Ma non solo: i risultati della ricerca aprono nuovi orizzonti anche per quanto riguarda la pet therapy e in particolare l’uso dei cani nella riabilitazione delle persone autistiche o affette da sindrome post-traumatica da stress.Per scoprire le radici biologiche dell’amicizia tra uomo e quattro zampe, i ricercatori hanno osservato per 30 minuti il comportamento di 30 cani (15 femmine e 15 maschi di ogni razza ed età) con i loro proprietari (24 donne e 6 uomini), documentando ogni genere di interazione (visiva, tattile o vocale) tra le due specie. Al termine dell’esperimento sono stati misurati i livelli di ossitocina nelle urine di cani e umani, confrontando i valori con quelli registrati prima dell’esperimento.Dai risultati è emerso che più è prolungato il contatto visivo tra cane e padrone, più aumenta l’ossitocina nel cervello di entrambi.
Per capire se esistesse una relazione di causa-effetto, i ricercatori hanno fatto un secondo esperimento spruzzando l’ossitocina direttamente nel naso dei cani, lasciati poi liberi di avvicinarsi al proprietario come ad altre persone estranee.Gli effetti sono stati subito evidenti: i cani di sesso femminile hanno risposto all’ormone dell’amore aumentando il tempo trascorso fissando lo sguardo del padrone. A distanza di 30 minuti, l’ossitocina è aumentata anche nel cervello dei loro proprietari, rendendo così evidente l’effetto a catena. Questa ‘corrispondenza di amorosi sensi’, però, non è innata, ma si è sviluppata nel corso dell’evoluzione. I ricercatori lo hanno scoperto sottoponendo agli stessi esperimenti alcuni lupi allevati dall’uomo: nessuno di loro ha mai mostrato comportamenti simili a quelli osservati nei cani. Ciò potrebbe significare che questo meccanismo biologico di attaccamento si è sviluppato contemporaneamente nell’uomo e nel cane nel corso della loro millenaria convivenza.
 
LETTERA 43
16 APRILE 2015
 
Vietnam, carne di gatto: un mercato illegale in espansione
Uccisi, gettati nell'acqua bollente e infine scuoiati. In tavola finiscono non solo i felini randagi ma anche quelli domestici (che vengono rubati e poi venduti ai ristoratori).
 
Il mercato della carne di gatto è un settore in crescita in gran parte dell'Asia: le strade sono piene di randagi che ogni giorni vengono catturati, squartati e cucinati (guarda le foto).
Soprattutto in Vietnam del Nord, dove questo tipo di carne, chiamata «baby tiger», è un alimento prelibato e molto diffuso nonostante le leggi locali ne vietino il commercio.
Ma non sono solo i gatti randagi a essere sacrificati: anche quelli domestici sono venduti a peso d'oro a chi lavora nel settore della ristorazione. TRA I CLIENTI POLIZIOTTI E AVVOCATI. Il proprietario di un locale sito a circa un'ora d'auto dalla capitale Hanoi ha raccontato il 16 aprile al quotidiano britannico Daily Mail che la richiesta di «baby tiger» è elevatissima e che tra i clienti del suo ristorante «ci sono pure poliziotti e avvocati».
L'uomo (che ha preferito rimanere anonimo) ha mostrato ai reporter la sua abitazione che si trova proprio di fronte al ristorante: è lì che tiene centinaia di gatti rinchiusi in gabbie minuscole e ammassati uno sopra l'altro.Uccisi , gettati in pentole piene di acqua bollente e scuoiati Gli animali vengono uccisi in uno spazio esterno e ancora sanguinanti, vengono gettati in grandi pentole piene di acqua bollente.
Quindi scuoiati con l'ausilio di un macchinario apposito, disossati e infine messi in una carriola per essere trasportati al ristorante, dove vengono infine cucinati e serviti.
«Tutti vogliono il gatto», ha affermato il proprietario, «è un tipo di carne deliziosa ed esotica. Solo oggi io ne ho già uccisi 31».
CIRCA 3,50 STERLINE AL CHILO. I reporter hanno visitato anche un altro ristorante più piccolo, aperto nell'agosto 2014 da Nguyen The Tai assieme alla moglie. «Se oggi la carne di gatto è più popolare», ha spiegato il proprietario, «questo è sicuramente dovuto al fatto che la gente ha più soldi». I gatti «migliori sono quelli che hanno massimo due anni e mezzo e che pesano circa due chili e mezzo. Noi li paghiamo 3,50 sterline (4,80 euro) al chilo per poi rivenderli a sette sterline (quasi 10 euro)».
Nguyen The Tai ha detto che le persone arrivano nel suo ristorante da ogni parte del mondo per provare quel tipo di carne e che la grande maggioranza dei clienti la trova deliziosa.
VIDEO
FOTO
 
BLITZ QUOTIDIANO
16 APRILE 2015
 
VIDEO YouTube. Getta il gatto nel water: 16enne condannato a 9 mesi
 
LONDRA – Una ragazzo di 16 anni ha afferrato un piccolo gatto per la coda e lo ha gettato all’interno di un water. Il giovane è stato denunciato e il filmato del gatto che viene affogato è stato mostrato durante il processo. Il giovane, rosso dalla vergogna, in aula ha ammesso di aver causato sofferenze inutili a Tilly, questo il nome del gatto, ed è stato condannato a nove mesi.
Il giovane ha ammesso due capi di imputazione. Alla proprietaria del gatto, una giovane di 19 anni, è stato invece vietato il possesso di animali per 10 anni ed ha dovuto pagare una multa. Tanya James è la giudice che ha condannato il giovane e la proprietaria del gatto: durante il processo, dopo essersi scusata per aver mostrato il video del gatto che soffre ha spiegato: “L’animale, dopo questa violenza, è apparso molto stressato”.
Tilly ha vissuto nella casa in cui è stata maltrattata solo un mese. In quel periodo è stata sottoposta ad altre torture e presa a calci diverse volte.
FOTO E VIDEO
 
GREEN STYLE
16 APRILE 2015
 
Animali esotici vietati per l’intrattenimento a San Francisco
 
Anche a San Francisco arriva il divieto di ricorrere ad animali selvatici ed esotici per l’intrattenimento del pubblico. Il Board Of Supervisors, ovvero la commissione di vigilanza cittadina, ha votato all’unanimità per vietare qualsiasi performance con questi animali, inclusi spettacoli circensi, set cinematografici, televisivi o per la produzione pubblicitaria. La misura, approvata con 11 voti favorevoli nella giornata di ieri, attende la ratifica finale la prossima settimana. Qualora fosse confermata, San Francisco diventerebbe la città più grande degli Stati Uniti ad adottare un simile provvedimento sul ricorso degli animali a scopi commerciali o di intrattenimento.
L’ordinanza vieta qualsiasi attività che richieda agli animali esotici o selvatici di intrattenere il pubblico, di eseguire comandi o trucchi, di combattere a scopi di ripresa e molto altro ancora. Sono invece escluse dalle limitazioni di legge le attività con gli animali domestici – tra cui cani, gatti, cavalli ed esemplari da fattoria – nonché le iniziative educative organizzate da strutture zoologiche oppure da musei. Il provvedimento spiega come per animali selvatici si intenda qualsiasi specie non domestica o ibrida, indipendentemente sia stata allevata in cattività.Da diverso tempo alcune città californiane stanno valutando l’eventuale opportunità di introdurre delle simili misure, oltre a quelle già approvate in grandi centri urbani come Oakland e Los Angeles. In otto municipalità minori sarebbero stati esclusi i circhi con gli animali, mentre proprio a Los Angeles si è preferito introdurre misure restrittive per il ricorso agli elefanti, una scelta che pare abbia reso complessa la sopravvivenza di molte attrazioni. Tra il plauso delle associazioni animaliste e i dubbi sollevati proprio da alcune strutture comprese nel divieto, la preoccupazione è che l’industria cinematografica decida di ridurre la presenza in quel di San Francisco come conseguenza dell’ordinanza. Per contro, dalla commissione si afferma come le misure siano necessarie per garantire il benessere degli animali, affinché eventuali abusi non vengano tollerati.
 
LA ZAMPA.IT
16 APRILE 2015
 
Scozia, un gatto salva un intero villaggio da un’esplosione
Grazie allo strano comportamento del felino, il proprietario si è accorto del grave pericolo che stavano correndo

 
Un intero villaggio deve la propria vita a un gatto. È quanto accaduto a Winchburgh, in Scozia, dove il coraggioso e tempestivo felino ha portato la polizia e i vigili del fuoco a evacuare 30 abitazioni che rischiavano di esplodere a causa di una fuga di gas.
Tutto ha avuto inizio quando il signor O’Hara ha lasciato uscire il suo gatto Paddy McCourt per la solita passeggiata. Ma il felino ha avuto un comportamento che l’ha insospettito: invece di superare le recinzioni o salire sugli alberi come al solito, il gatto è velocemente tornato sull’uscio di casa. Facendo un controllo O’Hara ha scoperto un tubo del gas danneggiato, forse dall’azione dei vandali, già avvolto da fumo e fiamme. Così è scattato l’allarme generale: i vigili del fuoco hanno subito disposto l’evacuazione di una trentina di case del sobborgo, a scopo precauzionale. Le fiamme, fortunatamente, sono state subito domate. «Se il mio gatto non fosse tornato indietro, non mi sarei mai accorto di nulla - ha raccontato O’Hara ai media locali. Svrebbe potuto morire qualcuno. Ho visto del fumo e un alone arancione: il fuoco non si sarebbe potuto spegnere con l’acqua, è servito l’intervento di professionisti. Il mio gatto è certamente un eroe».
 
NEL CUORE.ORG
16 APRILE 2015
 
CANARIE, AFFONDA PESCHERECCIO: "MAREA NERA, ANIMALI A RISCHIO"
Coinvolta un'area di 12 km. "Questa è una catastrofe"

 
"Questa è una catastrofe, gli animali si stanno già avvelenando con il combustibile". E' drammatico l'allarme lanciato questa mattina dal giornale "Canarias7" ad un giorno e mezzo dall'inabissamento del peschereccio russo Oleg Naydenov, a 23 chilometri a sud di Maspalomas (Las Palmas de Gran Canarias), con nelle stive 1.400 tonnellate di nafta. La marea nera, monitorata da un aereo e da due rimorchiatori di Salvamento Maritímo (il guardacoste spagnolo), ha già raggiunto una estensione di 12 chilometri. Lo rivela "La Stampa".
Le correnti marine spingono il carburante, già solidificato vista la freddezza della acque atlantiche, verso sud, in mare aperto. Ma - secondo le previsioni - domani la marea nera potrebbe spingersi verso Tenerife, una delle sette isole principali delle Canarie, che vivono di turismo. Ieri una lancia della Guardia Civil ha raccolto una tartaruga ricoperta di nafta (la zona dove la nave è colata a picco è ricchissima di pesci e un paradiso per i delfini) che riusciva appena a galleggiare.
"È un disastro che colpirà tutta la fauna della zona, specialmente i puffini (uccelli che pescano con il loro lungo becco), che moriranno subito", dice il biologo marino Pascual Calabuig. A Las Palmas è arrivata la ministra dello Sviluppo, Ana Pastor, per coordinare le operazioni. Nel tratto di mare dell'incidente è stato spedito un robot sottomarino per esaminare la chiglia della Naydenov, che si trova sul fondo marino a 2.400 metri di profondità e che in passato era stato denunciato dal Senegal per la sua illegale pesca a strascico. La nave era stata portata al largo dopo che si era incendiata sabato scorso nel porto dell'isola e i pompieri non erano riusciti a spegnere le fiamme partite dalla sala macchine.
Intanto, il pm della Procura specializzata in reati ambientali del tribunale di Las Palmas, alle Canarie, ha aperto un'inchiesta sul caso. Lo si apprende da fonti giudiziarie citate dal sito di "El Pais".  
 
GEA PRESS
16 APRILE 2015
 
Malta – Post referendum caccia: nuova specie protetta abbattuta
 
Dopo il cuculo ucciso ieri da un cacciatore maltese (vedi articolo GeaPress) un nuovo atto di bracconaggio è stato commesso a Malta. Il tutto a poche ore dal referendum che, con una risicatissima vittoria dei cacciatori, ha stabilito la permanenza della caccia primaverile.Questa volta ad essere stato abbattuta è stata una Pavoncella.Il cacciatore, fermato dalla polizia nei pressi di Birzebugga, ha dichiarato di non sapere che la Pavoncella non era specie cacciabile. Quello fermato ieri, invece, aveva detto di avere confuso il Cuculo impallinato con una Tortora. Le disposizioni volute dal Governo maltese consentono ai cacciatori di potere uccidere, in questo periodo, le Tortore e le Quaglie. Si tratta di animali diretti in Europa per la nidificazione.La caccia primaverile è bandita un po’ ovunque, proprio per favorire la riproduzione degli animali. La forte lobby dei cacciatori maltesi, per molti versi unica in tutta Europa, riesce però ancora ad avere la meglio nelle scelte politiche  locali, come nel caso del Referendum.Il Primo Ministro maltese, subito dopo il Referendum, si era apprestato a dichiarare che non vi sarebbero stati sconti nel caso di violazioni della legge, fino alla sopsensione della caccia.
 
TODAY
16 APRILE 2015
 
Fa sesso col suo cane e gira un video col cellulare: lo manda per sbaglio alla fidanzata
Una storia incredibile che arriva dalla Gran Bretagna il cui protagonista è David Buchanan, un uomo di 34 anni che ha fatto una cosa orribile, anzi due.
 
Una storia incredibile che arriva direttamente dalla Gran bretagna, la patria della sobrietà. Ma questa vicenda di sobrio non ha assultamente nulla: David Buchanan ha 34 anni e un giorno decide di fare sesso con il suo cagnolino, ancora cucciolo. Il punto è che di quel momento decide di avere delle immagini e per questo gira un video con il telefonino. Una scena raccapricciante che David ha anche mandato per sbaglio alla sua fidanzata mentre era a lavoro. Adesso l'uomo è in stato di arresto: "Quando lo abbiamo arrestato ha detto che si sentiva stupido - ha commentato un portavoce della polizia locale - Il video mostra come abbiamo fatto sesso con un cucciolo di cane. Ora rischia 7 anni di carcere e un periodo di riabilitazione".
 
GEA PRESS
16 APRILE 2015
 
Zimbabwe – Cacciatore professionista, ucciso da elefante in amore
 
Una situazione particolare quella che ha portato alla morte di un noto cacciatore professionista che, per conto di una ditta di caccia con sede in Zimbabwe ed in Texas, accompagnava gli armati ad uccidere fauna esotica africana.Il grosso maschio che ha caricato, era probabilmente in must. Si tratta di fenomeno particolare che colpisce i maschi  nel periodo della riproduzione. Una superproduzione di testosterone (fino a sessanta volte superiore alla norma) che rende questi animali più pericolosi del solito.Il messaggio della morte del cacciatore è stato diramato stamani dalla stessa ditta di safari. E’ rimbalzato subito nei principali forum di cacciatori africani e statunitensi. A quanto sembra si trattava di una persona di lunga esperienza.Secondo una prima ricostruzione, fornita dalla stessa ditta di caccia, il cacciatore stava guidando alcuni clienti. Sembra che il gruppetto fosse sulle tracce dell’elefante da almeno cinque ore. Presa una pausa, il cacciatore ha consigliato al cliente di riposarsi, tentando assieme ad un suo lavorante di avvicinarsi all’elefante. A circa 50-100 metri dal pachiderma, è iniziata improvvisa la carica. E’ partito così un primo colpo ma l’elefante è riuscito a raggiungere il cacciatore ed ucciderlo.Nei siti di caccia sono così apparsi molti messaggi di cordoglio e vicinanza per i familiari del cacciatore. Su Africa Geographic, che per prima ha diffuso la notizia ai media, i commenti dei lettori sono però diversi. Il primo, ad esempio, così esplicita: “I hope the elephant is ok”.La Convenzione di Washington, sul commercio di specie minacciate di estinzione, consente allo Zimbabwe di uccidere ogni anno centinaia di elefanti, duecento coccodrilli oltre che il prelievo (vivi o morti) di 50 sempre più rari Ghepardi. Bufali, gazzelle ed altri animali non “tutelati” dalla Convenzione sono comunamente uccisi dai numerosi cacciatori autorizzati dal Governo. I clienti, sono in genere cacciatori occidentali.
 
NEL CUORE.ORG
17 APRILE 2015
 
PISTOIA, TRE GATTINI SEVIZIATI E UCCISI: FORSE PER UN MACABRO RITO
In corso indagini ed accertamenti dell'Asl
 
Tre gattini brutalmente seviziati e uccisi in centro a Pistoia, forse in un macabro rituale. Tutti e tre, informa l'Enpa, facevano parte di una storica colonia di circa quaranta animali, che si trova nell'area dell'ex ospedale del Ceppo, oggi abbandonato. Il ritrovamento dell'ultima gattina, sabato scorso, ha messo in allarme l'Enpa perche' le brutali modalita' con cui gli animali sembra siano stati torturati e uccisi e il modo in cui viene fatto ritrovare il cadavere sono gli stessi. Probabilmente non si tratta quindi di casi isolati ma di una o piu' persone che agiscono seguendo lo stesso rituale. Il servizio veterinario dell'Asl n. 3 di Pistoia sta effettuando degli accertamenti sul corpo di uno dei gattini per chiarire ulteriormente le cause della morte.
 
TOSCANA MEDIA NEWS
17 APRILE 2015
 
Macabro rituale, tre gattini torturati e uccisi
Gli animali brutalmente seviziati seguendo la stessa procedura facevano parte di una colonia che vive nell'area dell'ex ospedale abbandonato del Ceppo
 
PISTOIA — E' stato l'Ente nazionale protezione animali a segnalare i tre casi, l'ultimo dei quali risale a sabato scorso.L'Enpa ha riferito che chi ha torturato e ucciso i gattini si è anche preoccupato di fare in modo che i cadaveri vengano ritrovati con le stesse modalità. Probabilmente quindi non si tratta di casi isolati ma di una o più persone che agiscono insieme seguendo un rituale.Per chiarire le cause della morte il servizio veterinario dell'Asl 3 sta eseguendo una serie di accertamento sul corpo di uno dei gatti uccisi.
 
GEA PRESS
17 APRILE 2015
 
Ravenna – Il gatto che faceva suonare l’allarme. Gli animalisti: è stato ucciso a fucilate
 
Una storia purtroppo di ordinaria crudeltà. A pensarlo è la Lega Nazionale per la Difesa del Cane che ricorda quanto  si sarebbe consumato all’inizio del mese in una località della provincia di Ravenna: un uomo che  imbraccia il fucile e spara contro un gatto uccidendolo.Secondo quanto riportato dagli animalisti il povero micio sarebbe stato “colpevole” di avere fatto scattare l’allarme dell’azienda dove lavorava il presunto sparatore.
I Carabinieri, accorsi sul posto a seguito dell’allarme, hanno sentito lo sparo e recuperato il corpo senza vita del felino. L’uomo avrebbe così ammesso di aver fatto fuoco sul povero gatto perché, con frequenza, faceva scattare l’allarme. Denunciato a piede libero dovrà rispondere dell’accusa di uccisione di animale.La Lega Difesa del Cane ricoda che , ai sensi dell’articolo 544-bis del Codice Penale, l’uccisione di animali per crudeltà o senza necessità è un reato punibile con la reclusione da tre a diciotto mesi. I gatti liberi, inoltre, sono tutelati dalla Legge 281/91 che ne vieta il maltrattamento e ne consente la soppressione solo se gravemente malati o incurabili.Lega Nazionale per la Difesa del Cane si costituirà parte civile nel procedimento a carico dell’animalicida, come previsto dalla Legge 189/2004, per seguire da vicino la vicenda e verificare che venga fatta giustizia con l’applicazione di una condanna esemplare, perché non accadano più fatti di questo genere.
 
LA PROVINCIA PAVESE
17 APRILE 2015
 
Abbandona il cane in auto sotto il sole Pagherà mille euro
Il padrone aveva lasciato il meticcio in macchina in agosto Alcuni passanti avevano chiamato il 113 salvandolo di Maria Grazia Piccaluga
 
PAVIA. Il cane, un meticcio fulvo a pelo lungo, non aveva neppure più la forza di respirare. Era accasciato sul sedile posteriore dell’auto, sofferente. L’abitacolo, arroventato dal sole di agosto, si sarebbe rivelato una trappola mortale se alcuni passanti non se ne fossero accorti e non avessero avvertito il 113. Per aver abbandonato il suo cane in macchina, al caldo torrido, Giuseppe Vallella, 45 anni, originario della provincia di Foggia ma all’epoca dei fatti domiciliato in provincia di Pavia , è stato condannato dal giudice del Tribunale di Pavia Bruna Corbo, su richiesta dle pubblico ministero Giovanna Favini, a pagare mille euro di ammenda. Era il 17 agosto del 2012. Valella aveva parcheggiato la sua Fiat Punto in via Campeggi, a pochi metri dall’ingresso del pronto soccorso del San Matteo. Ha chiuso l’auto a chiave senza lasciare, a quanto risulta dagli accertamenti, nemmeno una fessura nel finestrino della portiera. Poi si è allontanato per dirigersi all’interno dell’ospedale. E per un paio d’ore non è rientrato.Erano da poco passate le nove del mattino. La temperatura pare fosse ancora accettabile, ma con il trascorrere del tempo l’abitacolo dell’auto si è surriscaldato. Al punto che i numerosi passanti, che sfioravano l’auto in sosta per raggiungere l’ingresso con la guardiola del San Matteo, rallentavano per osservare quel cane sempre più sofferente.Temendo il peggio qualcuno ha telefonato al 113. Sul posto sono arrivati due agenti della squadra volante che hanno accertato le difficoltà in cui versava l’animale. Hanno liberato il meticcio, ormai stremato, e rintracciato il suo padrone. L’animale è stato affidato alle cure del servizio Veterinario dell’Asl e Vallella è stato denunciato all’autorità giudiziaria per abbandono di animale, reato che prevede ’arresto fino a un anno o l’ammenda da mille a 10mila euro. Un episodio non infrequente. Al servizio veterinario dell’Asl arrivano diverse segnalazioni per abbandono di animali domestici, cani lasciati sul balcone sotto il sole, chiusi in casa senza acqua e cibo, ma anche abbandonati per la strada.
 
NEL CUORE.ORG
17 APRILE 2015
 
TRENTINO, PECORA UCCISA: PASTORE CONDANNATO A PAGARE 5.000 EURO
Era stato denunciato dalla Lav, costituitasi parte civile
 
Il Tribunale di Rovereto, in Trentino, ha condannato un pastore di Arco alla pena pecuniaria di cinquemila euro per maltrattamento di animali con l'aggravante della morte. Il pastore era stato denunciato dalla Lav nel 2013, come riporta la stessa associazione in una nota, in relazione al ritrovamento "di una pecora morta a causa delle bastonate e delle percosse ricevute". "A sottolineare la gravità dell'accaduto - scrive la Lega anti vivisezione, che si era costituita parte civile - la decisione del giudice di disporre la conversione della pena pecuniaria in pena detentiva, qualora il condannato non dovesse pagare". L'episodio era avvenuto nel marzo del 2013, quando "alcuni volontari della Lav, in seguito a una telefonata anonima, avevano trovato una pecora morta dopo una lunga agonia, con le orecchie recise, dalle quali erano stati tolti i marchi auricolari attestanti le generalità e la proprietà dell'animale". "Siamo molto soddisfatti per la punizione del responsabile di questo terribile gesto, anche se nulla potrà ripagare le sofferenze patite dal povero animale, percosso, ucciso e mutilato", ha commentato Simone Stefani, responsabile dell'associazione animalista per il Trentino.
 
IL CIRIACO
17 APRILE 2015
 
Cinghiali attirati in trappole illegali: operazione del Corpo Forestale contro il bracconaggio
 
Prov. Di Avellino. Il personale del Comando Stazione forestale di Forino ha scovato a San Cipriano-Scampata, nel comune di Montoro, ben tredici lacci in acciaio, debitamente occultati nella boscaglia ed opportunamente ancorati alle piante e collocati, lungo i passaggi, resi obbligati da ramaglie e paletti infissi al terreno, utilizzati da numerosi cinghiali presenti in zona. Le trappole, trovate in due diversi siti, sono risultate illegali perché collocate con tipico sistema a cappio, in modo tale da intrappolare, con inusuale violenza, le malcapitate prede al loro passaggio. Per attirare le ignare bestie, i bracconieri avevano posto delle patate in prossimità dei lacci.Prontamente il personale del Comando Stazione forestale di Forino ha provveduto a rimuovere e sequestrare tutti gli strumenti di caccia illegali e a notiziare la competente Autorità Giudiziaria su quanto riscontrato. E' da evidenziare come tali congegni di caccia vietati ed incivili spesso provochino gravi incidenti anche a sprovveduti e malcapitati escursionisti e/o frequentatori a vario titolo della montagna, che sovente restano vittime di tali trappole.
Lo stesso personale del Comando Stazione forestale di Forino, già lo scorso anno, proprio in questo periodo, alla località "Boschitiello" di Forino, effettuò un'analoga operazione investigativa, sequestrando, anche in quell'occasione, numerosi lacci in acciaio, debitamente occultati nella boscaglia, con analoga metodica.
 
IL GIORNO
17 APRILE 2015
 
Campo dei Fiori di Varese, bloccati due bracconieri
 
Varese, 17 aprile 2015 - Sono stati sorpresi mentre si aggiravano nella zona del Campo dei Fiori, il parco naturale più grande del Varesotto, con fucile e munizioni "fuori legge". Due uomini sono stati denunciati dalla Polizia provinciale con l'accusa di essere impegnati in attività di bracconaggio.
Erano le 23.30 di ieri sera quando due pattuglie, appostate per un monitoraggio  fra Varese e Brinzio, hanno avvistato lungo la provinciale 62 un’auto sospetta. Gli occupanti della vettura, dopo aver rallentato, hanno illuminato i prati della zona di Motta Rossa, nota per la presenza di cervi e caprioli, con una torcia particolarmente potente. Gli agenti hanno bloccato il mezzo, perquisendone l’abitacolo. All’interno sono stati recuperati un fucile da caccia calibro 12 con munizioni abitualmente utilizzate per abbattere animali di grossa taglia. Sull'arma, fra l’altro, era montata una torcia, molto probabilmente per vedere meglio il bersaglio. I due uomini, già pescati in attività di bracconaggio, sono stati denunciati a piede libero. Fucile, munizioni e pila elettrica sono stati sequestrati e sono a disposizione dell’autorità giudiziaria. Sempre nell'ambito dell'attività anti-bracconaggio nell'armadio di un cacciatore residente in un paese della Valganna è stato trovato un numero maggiore di cartucce rispetto a quelle denunciate: l'uomo è stato multato.
 
CASTEDDU OMLINE
17 APRILE 2015
 
Tirrenia dalla parte degli animali: raddoppiate cabine con animali RADDOPPIA LE CABINE DEDICATE A CHI VIAGGIA CON IL PROPRIO ANIMALE E AIUTA LE ASSOCIAZIONI CHE LI DIFENDONO - AGEVOLAZIONI DEL 30% PER GLI AMICI DEI QUATTROZAMPE
 
Tirrenia si dimostra amica degli animali raddoppiando le cabine dedicate a chi viaggia con il proprio amico a quattro zampe e riconfermando per il 2015 le convenzioni stipulate con tre associazioni che si dedicano alla tutela degli animali. Tirrenia Compagnia Italiana di Navigazione ha confermato l’accordo per il 2015 con “Liberi Tutti” di Torino, “Speranzampetta onlus” di Bosa (in provincia di Oristano) e “Facedog Macomer onlus”, tre associazioni da sempre in prima linea per difendere i diritti degli animali, che prevede la riduzione del 30% da applicarsi alle tariffe passeggeri, auto e cose al seguito su tutte le linee (lo sconto non è cumulabile con altre offerte speciali presenti al momento dell’acquisto del biglietto, sono escluse tasse e diritti).Queste associazioni sono costituite da gruppi di volontari che hanno deciso di dedicare gran parte del loro tempo per migliorare le condizioni di vita degli animali, e che spesso viaggiano dalla Sardegna al continente (e viceversa) per portare gli animali abbandonati alle loro nuove famiglie adottive. Un impegno importante per lottare contro il randagismo, che soprattutto in Sardegna rappresenta una piaga difficile da eliminare. Importanti i risultati ottenuti fino a ora: centinaia le adozioni, tantissimi i box realizzati, le sterilizzazioni effettuate, il cibo e i medicinali dati ai vari rifugi che ospitano animali in condizioni difficili. Una vita, quella dei volontari, spesa per proteggere i diritti di chi non ha voce e deve subire gli abusi e il menefreghismo dell’uomo e che Tirrenia ha deciso di iniziare a sostenere.L’attenzione di Tirrenia per i nostri amici a quattro zampe prosegue anche a bordo per tutti gli ospiti che viaggiano con animali: 180 cabine in più, tutte igienizzabili e dotate di pavimento in linoleum, sono disponibili sulle linee Civitavecchia–Olbia, Genova–Olbia, Genova-Porto Torres, Civitavecchia–Cagliari e Napoli–Palermo. Si tratta di cabine dotate dei comfort necessari per trascorrere la traversata insieme al fedele amico, che vengono sanificate a fine di ogni viaggio. Gli animali, inoltre, hanno la possibilità di passeggiare liberamente nei ponti esterni delle navi. In aggiunta, tutti gli ospiti che salgono a bordo col proprio animale ricevono in omaggio il “Tirrenia welcome pet”, un tappetino igienizzante realizzato con polimeri super assorbenti e anti odore, dove il fedele amico potrà comodamente accucciarsi. Tirrenia è dalla parte degli animali.
 
NEL CUORE.ORG
17 APRILE 2015
 
VENEZIA, D'ORA IN POI AMMESSI CANI DALL'ESTERO SOLO CON IL PASSAPORTO
Modifiche al regolamento approvate dal commissario
 
Cani dall'estero solo con passaporto o iscrizione all'anagrafe canina. D'ora in poi a Venezia potranno 'entrare' i nostri amici a quattro zampe solo se avranno il loro 'passaporto'. Lo ha deciso il commissario straordinario del Comune di Venezia, Vittorio Zappalorto, che ha approvato oggi, con i poteri del Consiglio, alcune modifiche ed integrazioni al Regolamento comunale di Igiene urbana veterinaria e sul benessere degli animali. In particolare, al testo vigente viene aggiunto un articolo che obbliga chi detiene animali da compagnia provenienti da altri Paesi e quindi non registrati all'anagrafe canina italiana ma circolanti nel territorio comunale di: essere iscritti all'anagrafe canina dello Stato estero, anche comunitario, di provenienza; essere muniti di passaporto europeo conforme alle normative europee o documento equivalente per gli Stati non comunitari, regolarmente aggiornato secondo le disposizioni nazionali; essere vaccinati contro la rabbia ed essere stati sottoposti alle vaccinazioni utili e necessarie per il benessere degli animali individuate dall'Azienda Ulss 12 veneziana.
In caso di violazione, l'animale sarà posto sotto sequestro amministrativo e affidato all'Azienda Ulss per il ricovero nelle strutture idonee autorizzate; inoltre è prevista una sanzione pecuniaria di 350 euro. La delibera, si legge in premessa, si rende necessaria a causa dell'aumento delle segnalazioni che giungono alla Polizia municipale su situazioni di cattiva custodia di cani, il cui grado di benessere è spesso sotto gli standard minimi accettati; a causa dell'aumento di immigrati comunitari senza fissa dimora, che spesso importano animali da compagnia senza regolare passaporto canino; per evitare la vendita e la esposizione, nei negozi, di animali di difficile tracciabilità o dotati di documentazione di accompagnamento non genuina rispetto alla reale condizione o all'età dello stesso animale. E appunto, al fine di contrastare la possibile diffusione di malattie trasmissibili all' uomo da parte di animali non assoggettati alle profilassi imposte dal Servizio Veterinario e di dover tutelare in pari modo tutti gli animali di affezione.
 
GREEN STYLE
17 APRILE 2015
 
Come riconoscere e gestire il dolore nel cane
 
L’indole particolare del cane non consente di comprendere totalmente le emozioni inerenti il dolore, a meno che non siano situazioni limite, perciò il cane tende a soffrire quasi sempre in silenzio. Per questo motivo spesso è complesso interpretare il livello di sofferenza vissuto e provato sulla sua pelle. Con il tempo l’argomento è diventato elemento di studio, tanto da trasformarsi in tematica principale nei convegni per la ricerca veterinaria. Consentendo quindi una lettura migliore della problematica, con rinnovata capacità e comprensione nei confronti dei segnali e dei campanelli di allarme. La voglia di sapere e capire ha spinto veterinari e proprietari verso un dialogo più serrato e costruttivo, in particolare con l’unico scopo di comprendere l’animale e alleviare il suo dolore.Un’interpretazione corretta dei sintomi e dei segnali comporta una risposta precisa, migliore e veloce. Una sorta di aggressività mirata per sconfiggere il nemico silente e la problematica fisica. Il dolore spesso è soggettivo e difficilmente misurabile, per questo può capitare si assistere a comportamenti anomali. Ad esempio cani on una forte zoppia o incidentati che scodinzolano e allungano la zampa, oppure al contrario esemplari che mostrano la sofferenza attraverso lamenti e urla di dolore. Indispensabile perciò trovare rapidamente una cura precisa, con il supporto del veterinario di fiducia, per permettere all’animale di vivere una vita serena e possibilmente tranquilla.
Individuare il dolore, sintomi e cura
Il dolore è facilmente identificabile se conseguente a operazioni e traumi fisici, ma appare più subdolo in concomitanza di patologie e malattie. Esistono dei comportamenti standard che ne evidenziano la presenza, atteggiamenti che modificano la routine comportamentale del cane spesso metodica e ripetitiva. Ad esempio Fido appare più stanco e riluttante a reagire, preferisce rimanere fermo nella cuccia alla ricerca dell’inattività. Quindi evita scale, corse e movimenti troppo bruschi e faticosi che invece prima amava affrontare con brio. Nel caso di animali anziani e con dolori ossei e di postura, spesso la posizione assunta identifica la presenza di sofferenza. Ma il cane potrebbe apparire anche ostile e aggressivo, solo con l’intento di proteggere la parte dolorante o perché vittima della sofferenza. Al contrario può assumere un atteggiamento remissivo e sottomesso con orecchie basse e appiattite contro il capo, ma anche mugugnare, lamentarsi e piangere con frequenza. Muovendosi con particolare lentezza e difficoltà, dormendo con difficoltà e lamentandosi, nutrendosi sporadicamente rifiutando il cibo e leccando con frenesia una parte del corpo. Inoltre il cane cerca una zona della casa dove rifugiarsi, ma anche affetto e consolazione dal proprietario. Indispensabile captare i sintomi anche più nascosti, i segnali che determinano sbalzi comportamentali senza trascurare quelli legati all’età dell’animale. Importante che il veterinario visiti correttamente il cane per fornire la cura più efficace, dagli antidolorifici agli antinfiammatori, passando per la fisioterapia. Si può curare l’animale anche affiancando cure meno invasive come integratori alimentari, agopuntura e massaggi aggiungendo una dieta sana che possa incidere positivamente sullo stato energetico dell’animale. Fido cerca nel proprietario soluzioni e protezione, spetterà a lui prendersi cura dell’animale per tutta la durata della sua vita.
 
NEL CUORE.ORG
17 APRILE 2015
 
MORTE ALLO ZOO DI BELFAST: ADDIO A UNA GIRAFFINA NATA A PASQUA
"Deceduta per un'infezione contratta alla nascita"
 
Un cucciolo di giraffa di Rothschild, nato nello zoo di Belfast, in Irlanda del Nord, domenica di Pasqua, è morto. Pare che l'animale non abbia retto ad un'infezione contratta alla nascita. Il personale dello zoo si è detto sotto choc e rattristati per la morte descritta come una "perdita enorme". Il curatore della struttura, Alyn Cairns, ha fatto sapere: "E' stato uno choc per tutti noi: dire che siamo devastati da questa perdita sarebbe un eufemismo". Il cucciolo, di sesso maschile, nato dalla madre Sandsteen durante le prime ore del 5 aprile scorso, rappresentava il 34esimo esemplare di giraffa di Rothschild nello zoo nordirlandese.
 
GEA PRESS
17 APRILE 2015
 
Indonesia – Il piccolo orango, contrabbandato in valigia

 
Il Procuratore di Stato del Nord Sumatra, in Indonesia, e l’ONG Wildlife Conservation Society, hanno annunciato l’arresto di un sospetto bracconiere accusato di avere tentato di contrabbandare un giovane Orango tango chiuso all’interno di una valigia.Il trafficante, per effettuare la vendita della grande scimmia come di altra fauna selvatica, si sarebbe servito direttamente di Facebook.L’arresto, riporta la WDC che ha diffuso la foto del piccolo animale, è scattato lo scorso 13 aprile ed avrebbe già portato alla confessione del bracconiere che ha dichiarato di avere ricevuto la fauna selvatica, viva o come parti di animali, da cacciatori locali e collezionisti del Nord Sumatra. Nella sua disponibilità vi sarebbe inoltre stata una rete illegale anche nell’isola di Giava.In base ai primi riscontri investigativi il commerciante avrebbe venduto vari animali selvatici appartenenti a specie  protette. Tra questi vi sarebbero stati altri oranghi, gatti selvatici, ricci, loris lento, gibboni di Giava, buceri e giovani coccodrilli. Ad essere venduti anche parti di animali come becchi di bucero, pelli e denti di tigre.Il giovane orango, ora posto sotto sequestro, ha un’età compresa tra 6 e 12 mesi ed il valore al mercato nero si sarebbe aggirato intorno ai 1300 dollari.L’arresto parrebbe far seguito a quello di altro bracconiere avvenuto nel 2014. Anche questo soggetto si sarebbe servito della vendita on line e stante  quanto riportato dagli inquirenti sarebbe stato in affari con l’uomo ora arrestato con il piccolo orango in valigia.
 
LA ZAMPA.IT
17 APRILE 2015
 
Ritrovato Felix, il gatto smarrito nel volo da Abu Dhabi a New York
Il micio era rimasto “intrappolato” nella zona del Jfk maggiormente pattugliata dai cani poliziotto

 
E’ stato ritrovato vivo Felix, il gatto tigrato grigio che due settimane fa era stato perso dalla compagnia aerea Etihad durante un volo da Abu Dhabi a New York. Tornava a casa con la sua mamma e il suo papà umani quando il trasportino in cui viaggiava è stato danneggiato. Così il micio è uscito e, probabilmente, al momento dell’arrivo in aeroporto è sgattaiolato via e si è nascosto. La notizia del ritrovamento di Felix è stata data ieri dalla pagina Facebook “Jack The Cat is Lost in A Baggage at Jfk” , comunità online che si occupa di sicurezza in volo con gli animali da quando morì il gatto Jack, sempre a New York, anni fa. Un aiuto prezioso, quello che è arrivato da questa attiva comunità di viaggiatori e dalla sua fondatrice, Mary Beth Melchior.  «Abbiamo saputo – racconta la Melchior – che un gatto era rimasto “intrappolato” nella zona del Jfk maggiormente pattugliata dai cani poliziotto, che l’hanno annusata per giorni. Quel gatto era proprio Felix». Una volta avvisati del ritrovamento del micio, i proprietari Jennifer Stewart e Joseph Naaman si sono fiondati in aeroporto e hanno riportato il micio a Princeton, dove vivono. Dopo qualche controllo veterinario di routine Felix è stato finalmente portato a casa, dove a forza di coccole e tranquillità si sta lasciando dietro le spalle questa brutta avventura.
 
AGI
17 APRILE 2015
 
Mangia e decanta carne di balena, bufera su Pippa Middleton
 
(AGI) - Londra, 17 apr. - Bufera animalista su Pippa Middleton, rea di aver assaggiato in Norvegia la carne di balena e di averne poi decantato la bonta'. Mentre il principe William negli ultimi mesi si e' impegnato con passione in campagne ambientaliste e per la tutela degli animali, la 31enne cognata ha abbandonato il "politically correct" per lanciarsi in un inno gastronomico alla carne dei cetacei che "sa di salmone affumicato ma ha l'aspetto del carpaccio di cervo". La sorella di Kate ha scritto il testo della discordia per il Daily Telegraph, dopo un viaggio di piacere e di lavoro nel nord-ovest della Norvegia. Qui, durante "una bella cena conviviale", Pippa ha potuto degustare la prelibatezza norvegese sotto forma di carpaccio. Un fatto subito ritenuto oltraggioso dalle associazioni per la difesa dell'ambiente e della fauna sia nel Paese scandinavo che nel Regno Unito, soprattutto perche' le sue lodi della carne del mammifero marino non avrebbero fatto altro che promuovere un'industria alimentare ritenuta dai piu' "crudele" e consentita solo in altri pochi posti al mondo, come in Islanda e in Giappone. Il tutto e' avvenuto al Juvet Landscape Hotel, non lontano da un fiordo all'altezza di Alesund, bella citta' esattamente a meta' fra Bergen e Trondheim. Poco importa se l'elogio della rossa carne di balena fosse accompagnato dall'esaltazione della SPA dell'hotel e dell'eccellente servizio della struttura albeghiera, almeno a suo dire. E poco importa anche se Pippa, dopo un'esperienza andata male di giornalista negli Stati Uniti, si promuova ora come esperta di moda e di cose trendy: sulla sorella piu' 'glamorous' del Regno Unito sono piovute le critiche feroci degli ambientalisti. Fra i tanti ad attaccare Pippa, Vanessa Williams-Grey, della Whale and Dolphin Conservation, associazione internazionale per la difesa delle balene e dei delfini, ha detto che "Sarebbe stato molto meglio per lei andare a vedere le balene da una barca. Avrebbe dovuto pensarci due volte prima di promuovere questo commercio crudele e inutile". Bisognera' vedere, ora, che cosa il principe William dira' a sua cognata nella prima occasione a Kensington Palace o a Buckingham Palace.
 
CORRIERE.IT
17 APRILE 2015
 
Bufera su Pippa Middleton:
«Ha mangiato carne di balena»
La cognata del principe d’Inghilterra, sorella di Kate, è finita nel mirino delle associazioni animaliste per aver mangiato (e apprezzato) la carne di balena
 
Bufera animalista su Pippa Middleton, colpevole di aver assaggiato - in Norvegia - la carne di balena e di averne poi decantato la bontà. Mentre il principe William negli ultimi mesi si è impegnato con passione in campagne ambientaliste e per la tutela degli animali, la 31enne cognata reale ha abbandonato il «politically correct» per lanciarsi in un inno gastronomico alla carne dei cetacei che «sa di salmone affumicato ma ha l’aspetto del carpaccio di cervo». La sorella di Kate ha scritto il testo della discordia per il Daily Telegraph, dopo un viaggio di piacere e di lavoro nel nord-ovest della Norvegia. Qui, durante «una bella cena conviviale», Pippa ha potuto degustare la «prelibatezza» norvegese sotto forma di carpaccio. Un fatto subito ritenuto oltraggioso dalle associazioni per la difesa dell’ambiente e della fauna sia nel Paese scandinavo che nel Regno Unito, soprattutto perché le sue lodi della carne del mammifero marino non avrebbero fatto altro che promuovere un’industria alimentare ritenuta dai più «crudele» e consentita solo in altri pochi posti al mondo, come in Islanda e in Giappone.
Gli ambientalisti: «Commercio inutile e crudele»
Il tutto è avvenuto al Juvet Landscape Hotel, non lontano da un fiordo all’altezza di Alesund, bella città esattamente a metà strada fra Bergen e Trondheim. Poco importa se l’elogio della rossa carne di balena fosse accompagnato dall’esaltazione della Spa dell’hotel e dell’eccellente servizio della struttura alberghiera, almeno a suo dire. E poco importa anche se Pippa, dopo un’esperienza da giornalista andata male negli Stati Uniti, si promuova ora come esperta di moda e tendenze: sulla sorella più glamour del Regno Unito sono piovute le critiche feroci degli ambientalisti. Fra i tanti ad attaccare Pippa, Vanessa Williams-Grey, della Whale and Dolphin Conservation, associazione internazionale per la difesa delle balene e dei delfini: «Sarebbe stato molto meglio per lei andare a vedere le balene da una barca - ha detto Williams-Grey - Avrebbe dovuto pensarci due volte prima di promuovere questo commercio crudele e inutile». Chissà cosa dirà il principe William...e, soprattutto, Kate.
 
LA PRESSE
17 APRILE 2015
 
Russia, orsetto come animale domestico: ma i rischi ci sono
 
C’è chi in casa tiene un gatto, chi un cane. Questa famiglia russa ha deciso di adottare un cucciolo di orso, rimasto orfano dopo che la mamma è stata uccisa dai bracconieri che lo hanno poi abbandonato davanti all’uscio dell’abitazione. La famiglia si prende cura dell’orsetto dandogli da bere con il biberon e coccolandolo come se fosse un qualunque animale domestico. Ma l’esperto avverte: appena l’orso crescerà tenerlo in casa sarà difficile e pericoloso. Ci sono stati addirittura casi, spiega, in cui un orso adulto ha ucciso il suo padrone.
VIDEO
 
WIRED
17 APRILE 2015
 
La scienza del legame tra esseri umani e cani
Gli sguardi reciproci che si scambiano cane e padrone scatenano un meccanismo ormonale che rinsalda il loro rapporto, come avviene tra madre e neonato. La scoperta su Science
 
D’ora in poi, l’espressione “amore a prima vista” avrà un senso ancora più forte. E soprattutto supportato dalla scienza. I ricercatori del Dipartimento di scienza e biotecnologia animale della Azabu University, in Giappone, hanno infatti appena scoperto che il contatto visivo tra cani ed esseri umani fa salire – in entrambi – il livello di ossitocina, l’ormone responsabile, tra le altre cose, di empatia e attaccamento sociale. Secondo gli scienziati, che hanno pubblicato il loro lavoro su Science, è stato proprio questo continuo meccanismo di feedback ormonale, simile a quello che si instaura tra madre e neonato, a rinsaldare, nel corso dei millenni, il legame tra cane ed essere umano.Per scoprirlo, i ricercatori hanno filmato le interazioni (verbali, tattili e visive) di 27 cani con i relativi proprietari, chiusi insieme in una stanza per mezz’ora. Dopodiché, hanno misurato i livelli di ossitocina nell’urina di esseri umani e animali, scoprendo una correlazione contatto visivo e quantità di ormone presente.In un secondo esperimento, hanno somministrato direttamente l’ossitocina agli animali, per via nasale, e li hanno fatti accomodare in una stanza con i propri padroni e altre persone estranee. I cani di sesso femminile hanno reagito aumentando il contatto visivo con il proprio padrone; dopo mezz’ora, inoltre, gli scienziati hanno misurato un aumento di ossitocina anche nell’urina dei proprietari degli animali sottoposti al trattamento. Un’osservazione che, per l’appunto, rinforza l’idea dell’esistenza di un meccanismo di feedback tra essere umano e animale. E adesso correte pure a guardare il vostro cane.
 
L’ECO DI BERGAMO
18 APRILE 2015
 
Cane ucciso con una carabina
«Non è stato un incidente»
Vorrei ribadire che non è stato un incidente. Zenzero, il mio cane, è stato ucciso con un’arma da fuoco. Non c’è stato alcun incidente d’auto come qualcuno dice ora in paese».

Giovanni Ghisalberti

 
Prov. Di Bergamo. Cristina Tamagnini, 45 anni, l’aveva detto subito dopo l’episodio di sabato scorso: «Voglio andare fino in fondo». Il suo cane, un meticcio di un anno e mezzo, è stato ucciso con un’arma da fuoco, in mezzo alla strada e vicino alle case, nella frazione di Ambriola a Costa Serina. «Quel proiettile poteva colpire anche una persona, non possiamo lasciare che quanto accaduto passi inosservato». «Zenzero è stato visitato da un veterinario –continua Cristina –che ha accertato essere stato ucciso dal proiettile di un’arma da fuoco. Nel corpo il proiettile non c’è più perché ha lo ha trapassato completamente. È rimasto solo un frammento metallico. Segno che al cane è stato sparato da distanza ravvicinata. Dove è stato ucciso Zenzero, invece, due giorni dopo abbiamo trovato il bossolo, nuovo, quindi usato da poco, che abbiamo consegnato ai carabinieri. Si tratta di un calibro 22, di una carabina o di un revolver».
«Non è stato un incidente – continua Cristina – questo vogliamo che sia chiaro, come, invece qualcuno sembra voler insinuare». Nel frattempo su quanto accaduto stanno indagando i carabinieri della stazione di Serina. «Ho parlato con la signora –dice il sindaco Fausto Dolci –e, dal suo racconto, quello che lascia certamente sconcertati è che lo sparo sia avvenuto in strada, vicino alle case. Non abbiamo la certezza, perché nessuno ha visto, ma se fosse così è preoccupante. Perché in quel momento poteva anche passare qualcuno».«Fatti del genere non ricordo siano capitati in passato –prosegue il sindaco –e, sinceramente, non posso capire le motivazioni. Se anche il cane disturbava non è certo giustificabile un gesto del genere. Resta, comunque, una situazione difficile da capire».Nel frattempo, domenica, dalle 15 alle 16,30, all’oratorio di Ambriola di Costa Serina, Cristina e l’amica Martina Trevisiol, incontreranno la popolazione. «Siamo nel Far West?, lasciamo un segno», è il titolo dell’iniziativa di sensibilizzazione. «Vogliamo che il fatto che qualcuno si sia permesso di sparare in mezzo alla strada diventi un’occasione per condividere e dimostrare che la maggior parte degli abitanti della valle vogliono fortemente vivere in un luogo civile e sicuro. Abbiamo il potere di non permettere che episodi come questo accadano ancora». L’invito è a scrivere su uno striscione un messaggio da condividere.
 
TODAY
18 APRILE 2015
 
Cuccioli appena nati chiusi in auto senza areazione: una denuncia
Una donna di nazionalità ungherese stava trasportando i cani senza nessun tipo di documentazione o microchip. Sono stati sequestrati e affidati a una struttura in provincia di Gorizia
 
provincia di Udine - La Polstrada di Palmanova ha salvato ieri mattina 4 cuccioli di cane in condizioni precarie, trasportati nel bagagliaio privo di aereazione di un'auto con targa ungherese, fermata per un controllo lungo l'autostrada A4 all'altezza del casello di Latisana. Alla guida dell'auto c'era una donna, di nazionalità ungherese.
I quattro cuccioli sono due carlini e due bouledogue - come accertato dal medico veterinario dell'Asl nr. 5 "Bassa Friulana" intervenuto sul posto - sprovvisti di documentazione e di microchip. Tutti e quattro sono di età inferiore ai 45 giorni, e hanno un valore sul mercato italiano di circa quattromila euro; sono stati affidati a una struttura autorizzata dell'Isontino.
Indagini sono ancora in corso da parte della Squadra di polizia giudiziaria della Sottosezione di Palmanova, per il momento però la conducente dell'auto è stata denunciata in stato di libertà per il reato di maltrattamento di animali.
 
GEA PRESS
18 APRILE 2015
 
Palmanova (UD) – Sequestro di cuccioli ungheresi (VIDEO), lungo un percorso molto “trafficato”Intervento della Polizia Stradale
 
Un nuovo sequestro di cuccioli provenienti da una paese dell’est Europa, comunicato ieri dalla Polizia Stradale di Palmanova, in provincia di Udine. Un percorso particolarmente interessato da questi traffici, perchè congiunge due importanti vie di collegamento con l’estero queli quelle di Tarvisio e di Trieste.La Polizia Stradale di Palmanova ha trovato i quattro cuccioli all’interno di due contenitori disposti nel bagagliaio. L’auto che è stata fermata nell’ambito di un normale controllo di polizia riportava targa ungherese, così come della stessa nazionalità era la persona che la stava guidando.Nei contenitori vi erano due cuccioli di carlini e due di  bouledogue che sarebbero stati sprovvisti di documentazione  e microchip. Stante il controllo veterinario l’erà sarebbe stata inferiore ai 45 giorni mentre il valore stimato si aggirerebbe intorno ai 4000 euro.I cuccioli sono ora presso un centro idoneo che provvederà alle pratiche di adozione appena saranno concluse le indagini. Il trasportatore, invece, dovrà rispondere del reato di maltrattamento di animali.
VIDEO
 
IL GAZZETTINO
18 APRILE 2015
 
Cuccioli in un furgone senz'aria:
denunciata una donna ungherese

Paola Treppo

 
LATISANA (UD)- Questa mattina la Polizia stradale di Palmanova (Udine) ha fermato per un controllo un’autovettura con targa ungherese, con alla guida una donna di nazionalità ungherese, P.P. le sue iniziali, lungo l’autostrada A4, all’altezza del casello di Latisana.
Il controllo sul veicolo ha messo in luce la presenza, nel bagagliaio, privo di aerazione, di due “trasportini” al cui interno si trovavano, in precarie condizioni, 4 cuccioli di cane: 2 carlini e 2 bouledogue, sprovvisti di documentazione e di microchip.I cuccioli, tutti di età inferiore ai 45 giorni e con un valore sul mercato italiano di circa 4.000 euro, sono stati affidati a una struttura autorizzata dell’Isontino.Le indagini ancora in corso da parte della squadra di polizia giudiziaria della Sottosezione di Palmanova, al momento hanno portato alla denuncia in stato di libertà della cittadina ungherese per il reato di maltrattamento di animali.
 
GEA PRESS
18 APRILE 2015
 
LE ALI SPEZZATE DI REGGIO CALABRIA – Iniziata la mattanza dei falchi migratori
Il CABS: occorrono più controlli, denunce inascoltate

 
E’ iniziata l’annuale strage di uccelli rapaci migratori sul versante calabrese dello Stretto di Messina. Lo afferma il CABS, lo speciale Nucleo di volontarti antibracconaggio che ha a Reggio Calabria uno dei gruppi più attiviti. Nel pomeriggio di ieri, infatti, un contadino che lavorava la vigna in contrada Salice di Catona ha trovato una femmina di Falco di Palude che era stata abbattuta da una fucilata. Poco dopo, nello stesso terreno, il ritrovamento di un altro falchetto ferito, in questo caso una femmina di Grillaio.Due femmine che volavano verso le zone di nidificazione per deporre le uova e che probabilmente non potranno farlo mai più.“Se questo è ciò che è avvenuto in un solo campo della provincia, situato in pieno centro abitato, non osiamo pensare a quanti falchi possano essere stati abbattuti altrove – afferma Giovanni Malara, responsabile del CABS – Sono molti mesi che denunciamo che i controlli sul bracconaggio in provincia di Reggio Calabria sono insufficienti. Ma nessuno ascolta e nulla cambia!”Sempre il CABS denuncia come “inutile ogni tentativo di avere un aiuto dalle istituzioni: sono stati i volontari del CABS a prestare soccorso ai falchi feriti, che sono stati ricoverati al Centro di Recupero dell’Associazione Mediterranea per la Natura di Messina”.Il Grillaio presentava una ferita più vecchia, ormai piena di larve. Saranno operati stamattina, ma è difficile possano di nuovo volare.
 
GEA PRESS
18 APRILE 2015
 
La polenta con gli 800.000 uccellini tunisini. Tutto è partito da una segnalazione al 1515
 
Un intervento mastodontico che trova la sua motivazione giuridica nella modifica della legge sulla caccia che lo scorso 24 giugno ha esteso anche agli uccelli importati dall’estero (con l’esclusione di sole poche specie) il divieto di vendita, acquisto e detenzione.In pratica la polenta e osei con i passeri importati dal Nord Africa, come dalle aree balcaniche, non si può più fare con buona pace di chi in questi mesi (politici compresi) ha gridato quasi all’affronto nei confronti di sacre tradizioni.Uccelli, riferisce il Corpo Forestale dello Stato in un articolo di Flavio Rosati pubblicato nel numero di gennaio/febbraio de “Il Forestale”, che vengono catturati con l’ausilio di reti e trappole. Mezzi di caccia illegali in Italia ma ancora consentiti in Nord Africa. Nei corpicini della piccola avifauna posta sotto sequestro, non vi erano tracce di colpi di arma da fuoco.Un fenomeno massiccio, sempre secondo la Forestale, che si evince già dai numeri del sequestro operato lo scorso dicembre (vedi articolo e Fotogallery GeaPress).Dalle indagini è emerso come in soli sei mesi sarebbero stati commercializzati ben 405.000 uccelli in ben 24 province italiane. Il luogo di partenza era la Tunisia. I corpicini degli animali posti sotto sequestro (si trattava prevalentemente di passeri e storni) sono stati 20.000. Quattro le Procure interessate tra Marche, Toscana ed Emilia Romagna. Gli animali che si pensa siano stati coinvolti nel commercio (la Forestale ha sequestrato copiosa documentazione) sono però almeno 800.000. Il loro destino sarebbe stato quello dei piatti tipici delle regioni Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Umbria e Toscana.Una operazione in grande stile coordinata dal NIPAF del Corpo Forestale dello Stato di Macerata.Meno noto, però, è come il tutto sia partito. Una segnalazione proveniente da un piccolo paesino dell’alto marchigiano. Segnalazione che era arrivata al numero delle emergenze del Corpo Forestale dello Stato 1515. 
 
LA CITTA’ DI SALERNO
18 APRILE 2015
 
Cornetto, il cane di Giffoni “fedele” a messe e processioni
È la mascotte del Festival per ragazzi ed è stato adottato da tutta la comunità dei Picentini

di Enrico Scapaticci

 
GIFFONI VALLE PIANA (SA).  Gli piace vivere per strada, senza fissa dimora (che, peraltro, continua ad avere), da quando il suo padrone, alcuni anni fa, è scomparso. “Cornetto”, questo il nomignolo che gli abitanti del posto gli hanno affibbiato - per via di quella sua passione per i croissant (e anche per i gelati!!!), che quasi quotidianamente gli vengono elargiti nei pressi di una pasticceria locale -  non è, però, un  randagio.  E’ un meticcio, di taglia media, non proprio giovanissimo ma neppure troppo in avanti con l’età, che è stato di fatto adottato un po’ da tutta la comunità della Valle dei Picentini. Il cane “religioso”. La particolarità di questo esemplare a quattro zampe è una sorta di profonda “fede” religiosa, nel senso che non si perde una funzione domenicale e sembra, soprattutto, avere un “fiuto” speciale per tutte le processioni che si celebrano nella zona. In particolare, è un devoto “fedele” del rito eucaristico che si svolge all’interno della chiesa di San Francesco, dove lo si vede spesso circolare tra gli ultimi banchi o accucciato fuori dall’ingresso, mentre segue la funzione in…religioso silenzio. Nei suoi confronti c’è grande tenerezza e tanto solidarietà, come confermano - anche nel servizio televisivo realizzato qualche settimana fa dalla giornalista Giuliana Giannattasio, che cura la rubrica “Zampe zampine zampette”, in onda sull’emittente LiraTv di Salerno - i tanti cittadini di Giffoni Valle Piana intervistati  e lo stesso parroco don Alessandro.La mascotte del Festiival. E “cornetto” è considerato anche la mascotte, ovviamente non ufficiale, del Giffoni Film Festival, la rassegna internazionale del cinema per ragazzi. E, durante il periodo della manifestazione, il cane scorrazza lungo tutto il perimetro della Cittadella del Cinema, partecipando, ”a modo suo”, agli incontri tra i giovanissimi giurati e gli ospiti del Festival e facendosi anche immortalare da flash fotografi e riprese televisive vicino alle star che intervengono al Giffoni Film Festival.
VIDEO
 
PARMA DAILY
18 APRILE 2015
 
"Pene più severe per chi maltratta gli animali"
Pagliari è firmatario di un disegno di legge finalizzato alla tutela degli animali.
 
Saranno più gravi le conseguenze per chi si macchia del reato di maltrattamento di animali qualora venga approvato il Disegno di legge sottoscritto al Senato dal parlamentare parmigiano Giorgio Pagliari.
“Armonizzazione, modifiche e implementazione delle disposizioni sulla repressione e il contrasto dei reati contro gli animali” è il titolo del Ddl presentato, che introduce importanti novità rispetto alla legge 189 del 2004 attualmente in vigore, con l'obiettivo di una effettiva e concreta tutela degli animali.
Prima novità introdotta, è la “duplicità del bene giuridico tutelato”, esplicitamente prevista: non più solo il sentimento di pietà per gli animali, ma anche l’animale in se e per se, come essere senziente, ricade sotto la protezione della legge. Tra le condotte severamente punite rientra la partecipazione a feste popolari che comportano sevizie agli animali e a combattimenti clandestini, anche come spettatori, e sono aumentate sino a quattro anni le pene per il maltrattamento e l'uccisione di animali, mentre viene sanzionata come delitto, quindi punita con reclusione o multa, la detenzione in condizioni incompatibili con la natura dell’animale. Con l’arresto fino a due anni e l’ammenda sino a 20mila euro saranno punite le uccisioni di specie protette e severe disposizioni di contrasto riguardano la zooerastia e la zoopornografia.
Tra le norme previste dalla legge anche l'istituzione sul territorio nazionale di Centri di accoglienza di animali vittime di reato anche utilizzando, su ordine del Prefetto, strutture già esistenti. “Con questa legge si da piena attuazione alle precedenti normative – afferma il Senatore Pagliari – introducendo al contempo misure più severe per chi viola la legge rendendosi responsabile di gravi maltrattamenti. A tutti gli effetti una legge di civiltà”.
 
QUOTIDIANO.NET
18 APRILE 2015
 
Sperimentazione animale. Il Tavolo non parte ma partono le denunce
Il Pae mette sotto accusa il nuovo direttore generale del Ministero e sollecita l'avvio dei lavori. Il presidente Stefano Fuccelli: "Perché tanta paura del confronto tra scienziati?"
 
Roma - "E' stata depositata presso la Procura di Roma la denuncia contro il nuovo direttore generale sanità animale e farmaci veterinari del Ministero della Salute, dott. Silvio Borrello per il reato di omissione d'atti d'ufficio", è quanto riferisce una nota del Partito animalista europeo. Il gruppo accusa il dirigente di ostacolare la ripresa dei lavori del Tavolo tecnicno-scientifico sui metodi alternativi alla sperimentazione animale. "Il Tavolo, inaugurato dal precedente ministro della Salute Renato Balduzzi, a compimento di una delicata e complessa trattativa con il PAE, è tuttora ostacolato. Troppi interessi ruotano intorno alla sperimentazione animale", scrivono gli attivisti del Pae nel comunicato. "La sperimentazione animale permette alle aziende sia di commercializzare qualsiasi sostanza anche nociva, sia di non esserne responsabili in caso di esito avverso poiché la produzione e diffusione nell’ambiente sono avvenute a norma di legge. Milioni di decessi in tutto il mondo  ma nessuno è mai stato perseguito grazie all'alibi della vivisezione. Questo è l'unico motivo per cui non viene abolita", dichiara il presidente del Partito animalista europeo, Stefano Fuccelli."Erano bastate soltanto tre sedute impegnate nel confronto tra le commissioni di scienziati e ricercatori, pro e contro il modello animale, per far congelare la prosecuzione del Tavolo,  vista l'imbarazzante impasse  in cui si sono venuti a trovare i pro-vivisezione - prosegue Fuccelli - Abbiamo chiesto di calendarizzare sin da subito ed in streaming  i prossimi incontri al fine di permettere a tutti i membri di lavorare con successo allo stesso scopo: accelerare il progresso scientifico, tutelare maggiormente la salute pubblica e conseguire un risparmio di spesa". "Il Tavolo è il luogo istituzionale più accreditato per la discussione di un argomento che riguarda non soltanto il benessere degli animali ma soprattutto la tutela della salute pubblica. Continuare a perseverare nel sottrarsi al confronto conferma l'insussistenza scientifica della loro teoria", conclude il presidente del Pae.
 
QUOTIDIANO.NET
18 APRILE 2015
 
Sperimentazione animale: "Il governo applichi la legge"Duro intervento di Michela Vittoria Brambilla al convegno di Modena organizzato dall'Osa. Le battaglie europee tra cui Stop Vivisection
 
Roma - "Il governo emani senza indugio i provvedimenti necessari per completare le previsioni del decreto legislativo sulla sperimentazione animale, pubblicato più di un anno fa: dall'assegnazione delle risorse per i metodi alternativi alla definizione di programmi che consentano di ridurre il numero degli animali impiegati, alla costituzione del Comitato nazionale per la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici". Lo ha chiesto l'on. Michela Vittoria Brambilla, Fi, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente, intervenendo al convegno "Sperimentazione animale: un crimine contro la scienza", promosso a Modena dall'associazione OSA (Oltre la sperimentazione animale), la prima realtà italiana che riunisce medici, ricercatori ed esponenti del mondo scientifico contrari ai test sugli animali."In ogni caso – è il principio generale espresso dall'ex ministro – il progresso (sempre che di progresso si tratti) non può avere come prezzo la rinuncia al senso morale". "L'inerzia dell'esecutivo – sottolinea Brambilla – rischia di trasformare davvero in "lettera morta" anche le innovazioni positive che eravamo faticosamente riusciti ad introdurre nell'impianto, complessivamente inaccettabile, della direttiva europea 2010/63". Tra questi, appunto, il finanziamento dei metodi alternativi."E' invece operante – prosegue Brambilla – come mostra proprio la vicenda dei macachi di Modena, il divieto di allevare cani, gatti e primati destinati ai laboratori, cioè la norma che ho scritto per impedire che aprissero nel nostro Paese altri allevamenti come Green Hill". Tuttavia incidere sostanzialmente sull'attuale disciplina della vivisezione è possibile solo a livello europeo.Due gli appuntamenti all'orizzonte: nell'immediato la discussione dell'Iniziativa dei cittadini Stopvivisection, che ha raccolto quasi 1,2 milioni di firme nell'Unione, di cui 690 mila dall'Italia. La risposta della Commissione alla richiesta di superare la direttiva 2010/63 è attesa entro il 3 giugno. L'altra possibilità è la fase di revisione prevista dalla direttiva stessa nel 2017."L'Europa – conferma Brambilla – sarà il principale campo di battaglia. Dovremo insistere con una pressione costante sulla Commissione, sul Consiglio e sul Parlamento europeo, laddove vengono prese le decisioni fondamentali, per ottenere, anche a beneficio della salute umana, la diffusione e standardizzazione dei metodi alternativi e il superamento definitivo della sperimentazione animale, cioè l'opposto dell'attuale situazione".La lotta sarà lunga, ma la prospettiva appare favorevole. Spiega l'ex ministro: "L'opinione pubblica, non solo italiana, non approva la sperimentazione animale - con un "sentiment", come si dice in gergo, che va dalla diffidenza all'aperta ostilità - ed invano le lobby vivisettorie hanno cercato di contrastare questo trend per loro negativo. Sul fronte scientifico, purtroppo prevalentemente oltreoceano, assistiamo a continui progressi e ad un incremento costante degli investimenti su metodi alternativi, etici e più sicuri. Quindi è molto probabile, se non certo, che in futuro la vivisezione sarà solo un ricordo, uno dei brutti ricordi dell'umanità. Sta a noi operare perché quel futuro arrivi nel più breve tempo possibile".
 
RAI NEWS
18 APRILE 2015
 
Programmi vacanze? Vaccina subito il cane! Sempre più compagnie di trasporto ed alberghi permettono di portare con sè il proprio cane, a patto che sia vaccinato. Ecco l'elenco di quelle che è assolutamente consigliato fare, per la sua sicurezza, e per non incorrere in un rifiuto su treni, aerei o alberghi
 
Proprio come per gli esseri umani, i vaccini per i cani sono necessari fin dai primi mesi di vita. Il vaccino tutela l'animale ma anche noi, perché alcune malattie (come la leptospirosi o la rabbia) possono trasmettersi all'essere umano. E come per i nostri bambini veri, quelli a due "zampe", alcuni vaccini sono obbligatori: contro la parvovirosi, il cimurro e l'epatite: vanno fatti dopo i primi due mesi di vita. Ci sono poi quello contro la leptospirosi e la tracheobronchite infettiva. Facoltativi sono quello contro la rabbia, va fatto se il cane risiede o viene portato dalla Toscana in su o all'estero: si fa dopo i tre mesi di vita. Quello contro le parainfluenze, la bordetella, il coronavirus, l'herpes, la piroplasmosi, la borelia se si va in quelle parti del mondo a rischio di contagio. Questo il piano vaccinale per un cucciolo: 6-8 settimane: Parvovirosi, Cimurro, Adenovirus, Parainfluenza (se necessario) 10-12 settimane: Parvovirosi, Cimurro, Adenovirus, Leptospirosi, Parainfluenza (se necessario) 12 settimane: Rabbia (se necessario) 14-16 settimane: Parvovirosi, Cimurro, Adenovirus, Leptospirosi 1 anno dopo: Parvovirosi, Cimurro, Adenovirus, Leptospirosi, Parainfluenza (se necessario) Questo il piano vaccinale per un cane adulto che non abbia avuto vaccinazioni da cucciolo: Parvovirosi; Cimurro, Adenovirus, Leptospirosi, Virus della Parainfluenza (se necessario) 3 settimane dopo: Parvovirosi,Cimurro, Adenovirus, Leptospirosi, Rabbia (se necessario), Ogni anno per richiamo: Rabbia (se necessario) Ogni 3 anni: Parvovirosi, Cimurro, Adenovirus, Rabbia (se necessario), Virus della Parainfluenza (se necessario). Importante: se il cane non ha completato il ciclo delle vaccinazioni obbligatorie, evitare di farlo uscire di casa e comunque di farlo entrare in contatto con altri animali.
 
LIBERO
18 APRILE 2015
 
Cani, ecco come li abbiamo rovinati

ROBERT LOUIS STEVENSON

 
Il grado di civiltà, i comportamenti e i principi morali dei cani sono in larga misura subordinati a quelli del loro ancestrale maestro, l’uomo. Quest’animale, per tanti versi superiore, ha accettato una posizione d’inferiorità, condividendo la vita domestica e assecondando i capricci del suo tiranno. Ma il sovrano, come gli inglesi in India, mostra una bassa considerazione per il carattere del suo volenteroso assistito, gli riserva sguardi superficiali e lo condanna al ruolo di zimbello. Indolente è stato l’atteggiamento dei suoi ammiratori, che hanno speso pigre frasi d’elogio e hanno seppellito la povera anima sotto le esagerazioni. E ancor più indolente e, se possibile, più ottusa è stata l’attitudine mostrata dai suoi detrattori dichiarati; quelli che si dicono molto affezionati ai cani «ma che stiano al posto loro»; quelli che dicono «poverino, poveretto», e sono essi stessi ben più poveretti; quelli che affilano la lama del vivisezionista o scaldano il suo forno; quelli che non si vergognano di ammirare «l’istinto della creatura» e, varcando abbondantemente la soglia della follia, hanno persino osato resuscitare la teoria delle macchine animali. In quest’epoca di psicologia e scienza, «Istinto del cane» e «cane-automa» suonano come bizzarri anacronismi. Un automa sicuramente lo è; una macchina che funziona indipendentemente dal proprio controllo, il cuore come la ruota del mulino che governa tutto il movimento, e la coscienza come quella di una persona rinchiusa nella soffitta del mulino, che si gode il panorama dalla finestra e vibra al rombo delle pietre; un automa nell’angolo in cui è confinato uno spirito vivente: un automa come l’uomo. Quanto all’istinto, poi, di certo ne è in possesso. Ereditando le inclinazioni, ha ereditato le debolezze. Alcune cose egli le vede e le capisce subito, come se si fosse risvegliato da un sonno, come «nuvole trascinanti di gloria». Ma in lui, come anche nell’uomo, il campo dell’istinto è limitato; i suoi discorsi sono incomprensibili e casuali; e per gran parte della vita tanto il cane quanto il suo padrone muovono i propri passi sulla base di deduzioni e osservazioni. La distinzione principale tra cane e uomo, oltre e forse ancora prima della diversa durata delle loro vite, è che uno può parlare e l’altro no. L’assenza del potere della parola limita il cane nello sviluppo del suo intelletto: gli impedisce di formulare molte congetture, perché le parole sono il principio della metafisica. Allo stesso tempo questo lo mette al riparo da tante superstizioni, e il suo silenzio gli è valso una reputazione più alta di quanto la sua condotta non giustifichi. I difetti dei cani sono tanti. È più vanitoso dell’uomo, straordinariamente avido di attenzioni, straordinariamente intollerante al dileggio, diffidente come i sordi, geloso sino alla follia e radicalmente sprovvisto di senso della verità.La giornata di un cagnolino intelligente viene spesa nella produzione e nella laboriosa comunicazione della menzogna; egli mente con la coda, mente con gli occhi, mente protestando con la zampa; e quando sbatte la ciotola o gratta sulla porta, il suo proposito non è quello che sembra. Ma ha delle scusanti per questa sua cattiva abitudine. Molti dei segni che formano il suo gergo servono a sostenere un significato arbitrario, evidentemente compreso sia da se stesso sia dal suo padrone, ma quando insorge un nuovo desiderio deve inventare un nuovo mezzo di comunicazione oppure adeguarne uno vecchio a uno scopo diverso; e questa necessità, che ricorre frequentemente, deve tendere a smorzare la sua idea della sacra