dicembre 2012
 

LA TRIBUNA DI TREVISO
1 DICEMBRE 2012
 
Cane da salvataggio scomparso, trovato morto
La proprietaria, volontaria della Croce Rossa, ha ritrovato Bonnie senza vita: incidente o avvelenamento

 
Il timore era che Bonnie, cane salva-persone della Croce Rossa di Treviso, fosse stata rubata. Questi giorni di nervosa attesa hanno restituito ai proprietari una realtà ancor più amara: il boxer femmina è stato trovato morto. Forse avvelenato.
Bonnie, esemplare di un anno, era scomparsa lunedì 19 novembre. La proprietaria, volontaria della sezione trevigiana della Croce Rossa, l’aveva vista per l’ultima volta in giardino, nella sua abitazione di San Cipriano di Roncade, attorno alle dieci e mezzo del mattino. Poi Bonnie è sparita. Il timore era che si fosse trattato di un vero e proprio furto. «Bonnie non è diffidente, anzi: l’ho addestrata a fidarsi molto delle persone, a essere dolce e giocherellona. Se qualcuno la chiama, lei corre», aveva detto la proprietaria. Domenica, però, il bruttissimo finale.
«L’abbiamo trovata senza vita, adagiata su un letto di foglie», ci ha raccontato ieri la proprietaria, «senza particolari segni traumatici. Solo una zampa forse spezzata». Potrebbe essere stato un impatto non grave con un’auto, seguito però da una fatale emorragia interna. Oppure un avvelenamento. «Nel boschetto vicino casa nostra, negli anni scorsi, erano morti alcuni cani da caccia. C’erano evidentemente dei bocconi avvelenati, e forse anche Bonnie ne ha mangiato uno». Il cane non presentava evidenti segni di avvelenamento, come per esempio la lingua con un colorito insolito. «Secondo il veterinario, però, questo non eslcude l’avvelenamento: ogni cane reagisce in maniera diversa».
Restano il rammarico e il dolore. Bonnie era iscritta all’unità cinofila della Croce Rossa Italiana di Treviso per la ricerca delle persone scomparse. Le unità comprendono cani per la conduzione di non vedenti, cani da salvataggio in mare, cani da valanga, cani per la ricerca e per l’individuazione di persone.
 
ANSA
1 DICEMBRE 2012
 
Uccisi cani consigliere Comune Galtellì
Atto intimidatorio condannato da Cappellacci, atto vile
 
NUORO - Un atto intimidatorio dal forte significato simbolico è stato compiuto ieri sera contro Angelo Tore Loriga, di 32 anni, consigliere di maggioranza al Comune di Galtellì e caporal maggiore dell'Esercito. Due cani da caccia sono stati selvaggiamente impiccati. Il militare ha denunciato l'accaduto ai carabinieri che hanno avviato le indagini per individuare responsabili e movente del fatto che è stato condannato anche dal governatore Cappellacci per il quale si tratta di "un gesto vile".
 
LA NUOVA SARDEGNA
2 DICEMBRE 2012
 
Impiccati i due cani di un consigliere comunale
 
di Angelo Fontanesi
 
GALTELLI’ (NU) Il macabro ritrovamento lo ha fatto la moglie la mattina di giovedì scorso quando è andata nel piccolo appezzamento di terreno dove la famiglia di Angelo Tore Loriga, 32 anni, caporalmaggiore dell'Esercito e consigliere comunale di maggioranza, cura un piccolo orto. I suoi due cani da caccia grossa beagle-terrier pendevano impiccati a una fune da un palo della cancellata. Ammazzati nella maniera più crudele e barbara da qualcuno che probabilmente voleva introdursi nel piccolo podere per impossessarsi delle attrezzatura agricole che il padre del militare usa per la coltivazione. Forse i cani hanno disturbato i malviventi impedendo loro di portare a termine il piano, per questo potrebbero averli impicca ti con incredibile ferocia. «Non ci può essere alcuna altra spiegazione – dice Angelo Tore Loriga – di certo non si tratta di una ritorsione nei confronti della mia famiglia né contro di me. Siamo persone stimata de tutti e il mio ruolo in consiglio comunale non ha mai dato adito ad alcun problema».. Tesi sulla quale tutti in paese concordano a incominciare dal sindaco Renzo Soro che come tutta la comunità ha rivolto al giovane il più ampio attestato di stima. «Quello che mi rincresce maggiormente – si duole Angelo Tore Loriga – è che la notizia sia diventata di dominio pubblico proprio nelle giornate in cui Galtellì si presenta alle ribalta regionale per un appuntamento di grande prestigio come il forum del turismo religioso. Per questo, pur denunciando per dovere civile l'atto alle autorità preposte, mi ero raccomandato di tenere riservata la notizia. Purtroppo per colpa di qualche balordo Galtellì paga una pessima pubblicità». Contro il barbaro atto si è espresso anche il presidente della Regione Ugo Cappellacci: « ;Un gesto vile da condannare due volte – scrive – in primo luogo perché colpendo un consigliere comunale si offende un’intera comunità e, in secondo luogo, perché sono stati barbaramente uccisi due animali. Esprimo al consigliere Loriga il senso della mia vicinanza e della mia solidarietà, con l’auspicio che quanto prima i responsabili siano assicurati alla giustizia».
 
MATTINA DI PADOVA
1 DICEMBRE 2012
 
Quando la bestia si veste da uomo e maltratta una creatura
 
La denuncia Lunedì mattina a Padova, ho avuto modo di assistere ad un episodio di gratuita e ingiustificata intolleranza che grida vendetta di fronte al rispetto verso le persone, gli animali e le creature di questo mondo. Un uomo, con il proprio cane, chiedeva l’elemosina, nella zona di piazza Mazzini. Al passaggio di una persona, il povero uomo ha chiesto la carità e il cane ha abbaiato al cittadino. Di risposta il “civile” cittadino ha spiazzato un terribile calcio al cagnolino, che è finito sotto un mezzo stradale parcheggiato vicino, con strazianti ululati e latrati di pianto terribili. Il mendicante, di fronte a tanta ferocia verso il povero animale, che nulla aveva fatto di male, ha rimproverato l’uomo per tale meschinità. Non bastasse il disprezzo per questo sventurato, il “nobile” personaggio ha cominciato ad urlare contro il mendicante imprecazioni e offese, reguardendolo anche a procurarsi un lavoro (di questi tempi, ce ne fosse di lavoro anche per la gente “comune”). Assistere a scene del genere provoca veramente molto sgomento e amarezza e un giusto senso di ribellione contro forme di incomprensibile malvagità. La riflessione che vorrei fosse colta è sul buon senso, la tolleranza, il valore umano e civile che tutti proclamano, ma che pochi praticano. C’è gente che nella propria mente, nel proprio animo e nei propri comportamenti è peggiore di chi si umilia a chiedere la sussistenza per un giorno, senza importunare nessuno. La vita e la dignità di ogni essere umano e animale sono sacre e nessuno deve permettersi di usare violenza verbale o fisica nei confronti dei propri simili, siano essi avvocati (per dare un esempio) o mendicanti. Tanto più senza aver subito alcun torto. Tanta violenza a che pro? Per di più la violenza inaudita contro un povero cane, mezzo zoppo e vecchio, dimostra, da parte di chi l’ha prodotta, un comportamento, a sua volta, animale, quasi bestiale, certamente poco edificante ed esemplare come invece, probabilmente, si sentiva, in cuor suo, il facinoroso cittadino. C’è da chiedersi, in definitiva, chi sia veramente la bestia e chi sia l’uomo… In questi tempi difficili, per la crisi economica ed etica, ripensare alla tolleranza e alla fratellanza, partendo dai propri comportamenti quotidiani, può essere la giusta via per evitare ogni tipo di violenza gratuita e inopportuna. Lettera firmata
 
LA PROVINCIA PAVESE
1 DICEMBRE 2012

Maltrattava il cane, 23enne denunciato
 
MEDE (PV)  - Teneva un pastore tedesco rinchiuso in una stanza di pochi metri quadri. Legato con una stretta catena al collo, senza luce nè riscaldamento tanto che il cane versava in condizioni igeniche e fisiche penose. A finire nei guai è un romeno di 23 anni, V.G.D, che è stato denunciato a piede libero dalla polizia locale di Mede coordinata dal comandante Davide Curti. Il luogo in cui teneva il cane è stato scoperto infatti proprio dagli agenti della polizia municipale. Gli agenti hanno ricevuto una segnalazione anonima che annunciava la presenza di quel cane, solo e malnutrito, in un fabbricato isolato alla periferia del paese. Immediati così sono scattati i controlli da parte degli agenti della polizia locale, che hanno liberato il cane. Il 23enne padrone dell'animale è stato denunciato ed ora rischia una multa da 3mila a 10mila euro o addirittura una condanna da 3 mesi ad 1 anno.
 
PADOVA OGGI
1 DICEMBRE 2012
 
Paura a Cartura (PD), scappa un grosso toro dal macello: abbattuto
Era scappato dal macello di una ditta di Gazzo e si stava avvicinando pericolosamente al centro del paese: per questo l'animale, sempre più pericoloso per gli abitanti, è stato abbattuto dai militari con diversi colpi di pistola
 
Paura a Cartura, abbattuto un grosso toro scappato dal macello
IL FATTO. Ieri pomeriggio, infatti, un toro di enormi dimensioni era scappato da un macello della zona Paura a Cartura, abbattuto un grosso toro scappato dal macello
L'ABBATTIMENTO. L'animale, del peso di 5 quintali, si era avvicinato pericolosamente al paese e ai loro abitanti tanto che i medici alla fine hanno deciso di dare l'ok all'abbattimento: e ci sono voluti diversi colpi di pistola dei carabinieri per riuscire nell'intento
 
MATTINO DI PADOVA
1 DICEMBRE 2012
 
Cartura (PD), toro in fuga steso a colpi di pistola
Grosso bovino scappa a Gazzo di Cartura e girovagando si avvicina all’abitato: carabinieri costretti ad abbatterlo
 
CARTURA (PD). Fermarlo si è rivelato impossibile, così carabinieri e veterinari hanno dovuto optare per l’abbattimento. Giovedì pomeriggio movimentato in via Ca’ Bianca, nella frazione di Gazzo di Cartura. Un toro di oltre cinque quintali è fuggito dalla azienda Ossari Giovanni e Fratelli, specializzata nella lavorazione e nel commercio di carni, facendo diventare pazzi commercianti, militari e veterinari. Il grosso bovino, probabilmente alla ricerca di qualche spiraglio di libertà, è riuscito ad eludere la sorveglianza e l’attenzione degli operatori del macello.
L’animale ha oltrepassato i confini dell’azienda e raggiunto la strada vicina, creando notevole pericolo per automobilisti, passanti e residenti. Per i titolari della Ossari è diventato impossibile fermare e controllare il toro ed è stato inevitabile chiedere l’aiuto delle forze dell’ordine. Sul posto sono quindi arrivati i carabinieri della compagnia di Abano Terme, assieme ai veterinari dell’Usl 17. Per qualche decina di minuti, i movimenti del bovino sono stati monitorati, quanto basta perché l’animale non creasse confusione o facesse danni. Si è anche cercato di far convogliare la grossa bestia verso l’azienda, ma invano. di Nicola Cesaro
Il toro, anzi, si avvicinava sempre di più al centro abitato di Gazzo, aumentando il rischio per i residenti. La lunga caccia al toro è stata infruttuosa e, visto che l’animale non dava segno di calmarsi, i militari - dopo aver ricevuto l’assenso dei medici - hanno deciso di abbatterlo: l’animale è stato ucciso con cinque colpi di pistola. La carcassa del bovino è stata quindi recuperata dall’azienda di via Ca’ Bianca, che ha provveduto allo smaltimento delle carni.
 
MESSAGGERO VENETO
1 DICEMBRE 2012
 
Cervo abbattuto dai bracconieri
 
TRAMONTI DI SOTTO (PN) - Un grave episodio di bracconaggio si è consumato in comune di Tramonti di Sotto, nelle aree della riserva di caccia locale. Giovedì mattina è stato rinvenuto privo di vita a Pradilleva, nei pressi dell’allevamento di conigli, un esemplare femmina adulto di cervo. Il corpo dell’animale, con evidenti segni di arma da fuoco, è stato rimosso dagli agenti del corpo forestale di Maniago, che hanno competenza per l’area, e da quelli della guardia venatoria provinciale e sarà sottoposto agli esami di rito che forniranno maggiori informazioni sullo stato di salute e commestibilità dell’erbivoro selvatico. Le indagini da parte delle autorità competenti sono in corso. La presenza di alcuni esemplari di cervo, a Tramonti, oltre ch e nei prati e nelle boscaglie, è stata segnalata più volte anche lungo le strade, in particolare all’altezza della diga di Redona. L’incontro con l’animale, dall’imponente stazza, ha infatti seminato il panico tra gli automobilisti in più occasioni. La sua presenza è stata rilevata, però, non soltanto in montagna, ma anche in pianura. In particolare venerdì scorso, lungo la Cimpello-Sequals, un cervo, dopo avere fatto incursione sulla carreggiata, è stato travolto da due auto.
 
QUOTIDIANO.NET
1 DICEMBRE 2012
 
Abruzzo, ricorso al Tar contro la caccia al cervo
Il Wwf contesta il regolamento ritenuto illegittimo
Sotto accusa la Regione: "Le competenze sono delle Province"
 
Roma, dicembre 2012 - Il Wwf e gli Animalisti Italiani hanno depositato al Tar dell'Aquila il ricorso <contro l'approvazione da parte della giunta regionale della Regione Abruzzo di un regolamento che apre la strada alla caccia al cervo e al capriolo>.Il documento <Indirizzi generali per la gestione delle popolazioni di Cinghiale e principi generali per la gestione delle popolazioni di Cervo e Capriolo> era stato approvato dalla Giunta Regionale nel 2011 ma la delibera era stata pubblicata sul Bollettino ufficiale Regione Abruzzo (Bura) solo il 26 settembre 2012.
<Probabilmente per permettere l'immediata approvazione di ulteriori provvedimenti attuativi all'Amministrazione Provinciale di Pescara il 4 ottobre (discussione poi rinviata a causa dei dubbi insorti tra gli stessi cacciatori)>.
Alla pubblicazione sul Bura <è seguita una forte presa di posizione da parte dell'opposizione in Consiglio Regionale sulle modalità di approvazione del documento che avrebbe leso le prerogative del Consiglio>. I dubbi dell'opposizione <hanno trovato conferma nel parere del Collegio per le Garanzie Statutarie della Regione che confermava la natura regolamentare del provvedimento e, quindi, la competenza del Consiglio Regionale e non della giunta per la sua approvazione>.
La giunta regionale, a seguito del parere del collegio, <avrebbe dovuto immediatamente ritirare la Delibera ammettendo di aver compiuto un passo falso - dice Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia - abbiamo aspettato fino all'ultimo un ravvedimento operoso che non c'è stato e siamo stati costretti a depositare l'ennesimo ricorso al Tar in materia di caccia>.
<E' deprimente pensare quante risorse pubbliche - tra impegno dell'avvocatura, dei giudici e dei funzionari - si devono perdere per un provvedimento che non solo è stato censurato dal Collegio delle garanzie Statutarie ma che ha visto una vera e propria sollevazione popolare dei cittadini abruzzesi che sono contrari alla mattanza di animali come cervo e capriolo - dice Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia - il buon senso avrebbe consigliato di evitare un inutile contenzioso visto che il provvedimento, a nostro avviso, è illegittimo non solo per la procedura di approvazione seguita ma anche per i contenuti>.
Infatti, <vi sono evidenti contrasti con la Legge 394/91 sui parchi, visto che il regolamento prevede che siano le province ad autorizzare l'ingresso di cacciatori nelle aree protette in aperta violazione delle norme nazionali - dice Caserta - purtroppo il Presidente Chiodi ha perso un'occasione per richiamare il suo assessore alle Politiche agricole e di Sviluppo rurale, forestale, caccia e pesca, Mauro Febbo, ad una gestione della materia venatoria più attenta alla tutela degli interessi collettivi e non a quella delle parti più estremiste del mondo venatorio, dopo anni di sconfitte davanti a Tar, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale>.
 
MESSAGGERO VENETO
1 DICEMBRE 2012
 
Carcasse di cinghiali trovate abbandonate in mezzo al bosco
 
MANZANO (UD) - Il tanfo disturba già lungo la salita del bosco, fino a farsi nauseabondo avvicinandosi al cartello giallo che segnala la proprietà privata di un’azienda faunistica venatoria. Da via Sottomonte - altrimenti conosciuta dai locali come la “strada sopra la cava di Midolini”, vicino al pozzo del Poiana - si intravedono le carcasse di cinghiali, presumibilmente uccisi non da molte ore, interiora, zoccoli di ungulati; residui di caccia abbandonati qui dopo una macellazione approssimativa. Un manzanese di passaggio, che è solito far funghi in quella zona, ieri ha sentito l'odore acre e si è accostato all’area dove ha trovato i resti degli animali, segnalandoci poi la macrabra scoperta: «Non è la prima volta che accade - racconta -. Martedì c’era il doppio di carcasse». Dell’episodio sono stati informati la Forestale, che oggi effettuerà un sopralluogo, e la Provincia, referente per il ritrovamento di animali morti. Anche se l’abbattimento dei cinghiali è consentito, non lo è invece la gestione illecita dei rifiuti, penalmente perseguibile: lo smaltimento di carcasse e pellame,segue un preciso iter che in questo caso, purtroppo, non sembra sia stato rispettato.
 
GEA PRESS
1 DICEMBRE 2012
 
Parco Nazionale Alta Murgia – condannato cacciatore di frodo
Intervento delle Guardie per l'Ambiente.
 
Un successo, al di là della pena che può sembrare bassa. 20 giorni di arresto e 500 euro di multa. Arresto senza carcere, come nel caso dei blandi reati di contravvenzione che caratterizzano la legge sulla caccia, ma comunque, almeno per la sentenza di primo grado, rilevanti. Un bracconiere,scovato ed inseguito dalle Guardie per l’Ambiente guidate da Pasquale Laterza all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Pena rara e non solo perché trattasi di un incensurato. Come dicono le Guardie per l’Ambiente, è molto facile per questi tipi di reati, venire assorbiti nell’orbita della prescrizione giudiziale. Quella stessa prescrizione, riferiscono sempre le Guardie, che nel 90 % dei casi annulla, per non dire “immunizza”, i rea ti commessi.
La condanna è stata emessa in questi giorni dal Tribunale di Trani, sede distaccata di Andria e fa seguito all’intervento delle Guardie per l’Ambiente. Le Guardie, infatti, erano intente a raccogliere prove fotografiche sulla presenza del lupo ai piedi del Castel del Monte e “All’improvviso – riferisce Pasquale Laterza presidente delle Guardie per l’Ambiente - abbiamo visto uno scodinzolante cane da caccia. Ci siamo chiesti se si fosse smarrito oppure fosse stato abbandonato. Lo abbiamo seguito per leggerne l’eventuale microchip identificativo e abbiamo capito subito di non essere soli in quella zona del Parco Nazionale dell’Alta Murgia“.
Il processo si è avvalso anche delle testimonianze della Polizia Giudiziaria delle Guardie per l’Ambiente, che sono riuscite a dimostrare la consapevolezza del bracconiere di essere colpevole. Oltre ogni ragionevole dubbio, insomma, per un reato commesso in piena area naturale protetta. Adesso la parola passa all’Autorità di Pubblica Sicurezza affinché valuti il ritiro definitivo del porto d’armi all’astuto bracconiere. Se trattasi di porto d’armi uso caccia, e l’Autorità di Pubblica Sicurezza non interverrà, il condannato potrà però continuare ad esercitare l’attività di caccia. Solo a condanna divenuta peraltro definitiva, l’Autorità giudiziaria comunica a quella di Polizia l’eventuale conferma d ella condanna e solo in questo caso scatta non il ritiro ma la sola sospensione della licenza di porto di fucile uso caccia.
 
NEL CUORE.ORG
1 DICEMBRE 2012
 
GIAPPONE, OPINIONE PUBBLICA DIVISA SULLA CACCIA ALLE BALENE
Da un anno l''88,8 % non mangia carne di cetacei
 
L'opinione pubblica giapponese è divisa sulla caccia alle balene. Secondo un sondaggio realizzato per l'International Fund for Animal Welfare, il 26,8% dei giapponesi è favorevole all'uccisione di circa 900 balene ogni inverno per motivi di ricerca scientifica, mentre il 18,5% si dichiara contrario. Il resto del campione non ha una idea precisa in merito. Però dal sondaggio emerge che l'88,8% dei giapponesi non ha acquistato carne di balena negli ultimi 12 mesi.
"Il popolo giapponese sta togliendo la carne di balena dalle proprie tavole", afferma Patrick Ramage, direttore del programma globale per le balene dell'International Fund for Animal Welfare. "E' una grande notizia per le balene e uno dei più chiari segnali che l'industria del settore è avviata verso la morte".
 
GEA PRESS
1 DICEMBRE 2012
 
Danimarca – orrore – bambino con feto-giocattolo
Sea Shepherd: non giudicate lui ma chi ha ucciso la madre delfino.

 
Per favore non prendetevela con il bambino, riferisce Sea Shepherd che ha diffuso l’agghiacciante fotografia. Un bambino europeo. Un bambino delle Isole Fær Øer. Ampia autonomia amministrativa, ma pur sempre Regno Unito di Danimarca. Sea Shepherd non specifica la località costiera dove è stata scattata la fotografia né quando è stata fatta, ma il problema è comunque attuale. Quel bambino potrebbe tranquillamente essere un pescatore dei nostri giorni, come di cinquanta anni addietro.
I delfini, infatti, continuano in questi giorni ad essere uccisi in una sorta di pubblica festa. Il bambino, probabilmente, è stato fotografato nel porto di Fuglafjørður. Nella rada, infatti, avviene la strage dei delfini globicefalo (vedi articolo GeaPress). 719 uccisi quest’anno, ha riferito Sea Shepherd. 719 contro i poco più di 200 che sono stati uccisi a Taiji, il porto della strage giapponese. In questo caso, però, non solo carne ma anche delfini da inviare negli zoo d’acqua. Altro luogo, quello di Taiji, dove è attivo un presidio di Sea Shepehrd.
Il bambino, sullo sfondo del mare insanguinato, tiene sorridente un feto di globicefalo. La madre, con il ventre squarciato, è nei pressi. Uccisa, però, non più per cibo (ammesso che possa essere ancora giustificato) ma per sport. La denuncia di Sea Shepherd è secca. In quelle isole, dietro la strage, non vi è oramai più alcuna rilevanza economica. Si ammazza, cioè, per uso e tradizione. La madre macellata nei pressi e il piccolo feto diventato giocattolo per il bambino sorridente. Il tutto, dicono gli ambientalisti, nella civile Europa.
Nessun basso prelievo per scopi alimentari ecosostenibili, dicono da Sea Shepherd richiamando chi tenta di far passare tale motivazione come giustificazione del bagno di sangue. Solo una mattanza ad alto livello. Una tradizione, evidentemente, da inculcare fin da piccoli. Crescendo senza sangue, forse, le opinioni potrebbero divergere.
 
GEA PRESS
1 DICEMBRE 2012
 
USA – l’orgasmo con gli animali – fino a 45 anni di carcere e 17,5 milioni di multa
In Italia, per un caso simile, la "condanna" alla libertà.
 
Rischiamo grosso i due americani accusati di avere prodotto crush video mostranti torture sugli animali da destinare a persone con problemi nella sfera sessuale (vedi articolo GeaPress). La posizione di Brent Justice e Ashley Richards, si è aggravata con l’incriminazione ora pervenuta dalla Corte Federale. Produzione e distribuzione dei video, questo l’oggetto dell’intervento dei Giudici. Un procedimento giudiziario con al centro il reato di maltrattamento ed uccisione di animali, già occorsa in Italia e conclusa nello scorso aprile con una condanna a quattro mesi di reclusione (vedi articolo GeaPress). Ovvero, considerata l’esiguità della pena prevista nel caso di uccisione di animali, tranquillamente in libertà.
Secondo la PETA, i due soggetti rischiano ora una condanna fino a 45 anni di prigione federale ed una multa pari 17,5 milioni di dollari. Gatti uccisi tagliando la gola e tacchi a spillo negli occhi. In America, coda e collo di cuccioli tagliati e zampe affettate. Il tutto “utile” a raggiungere l’orgasmo per i pervertiti ai quali erano destinati i video. La condannata italiana, invece, utilizzava tacchi a spillo, mozziconi di sigaretta e cappi in laccio. I soggetti erano pulcini, topi e conigli. Comportamenti assimilabili, ma di certo non nell’abnorme sproporzione della pena. Quasi una pacca nella spalla, in Italia grazie all’incredibile legge contro i maltrattamenti. Negli Stati Uniti, la fine di una vita. Ordinamenti diversi e giustizie diverse. Da condividere come no. Di certo due diverse valutazioni di comportamenti che al di là della struttura del reato, si basano sul maltrattamento di animali.
 
GEA PRESS
2 DICEMBRE 2012
 
Cosenza – dal Piemonte a Palermo i cani da caccia sequestrati (fotogallery)
Forse un rientro da una vacanza venatoria – parte dei cani già consegnati.
 
Sono in parte già stati consegnati ai proprietari, ma in custodia giudiziaria, alcuni dei 26 cani da caccia sequestrati pochi giorni addietro in provincia di Cosenza. Un intervento della Polstrada e del Corpo Forestale dello Stato, Comando provinciale di Cosenza, avvenuto nei pressi del casello autostradale Cosenza Nord. Un furgone con rimorchio che trasportava, secondo gli inquirenti, animali di “dubbia provenienza“.
Su quest’ultimo punto, però, ci sarebbero le prime rilevanza, sia sull’origine che sui luoghi di destinazione. Dal Piemonte, ma anche da Liguria, Toscana e Lombardia. La destinazione, invece, era sicuramente, oltre che per la stessa Calabria, anche per la Sicilia. In particolare, a Messina, vi era sicuramente una tappa decisiva. Forse uno smistamento tra cacciatori della Sicilia orientale ed occidentale. Per quest’ultima area, parrebbe che la destinazione finale fosse Palermo.
26 cani, quasi tutti adulti, stipati in piccoli scomparti. In buona parte microchippati, con l’esclusione di soli quattro. Cani, comunque, di un certo valore. 19 Segugi, 3 Setter, 2 Bracchi, 1 Pointer, 1 Terrier e di diverse età, dai 5 mesi ai 7 anni.
Appurate, a quanto pare, le irregolarità sul trasporto. In particolare non sarebbe risultata la registrazione di nessuna sosta. Le indagini sono ora rivolte alle motivazioni che hanno giustificato tale trasporto. Gli inquirenti ipotizzano cacciatori provenienti da battute di caccia all’estero e che in qualche maniera avevano trovato questa maniera per il ritorno dei cani. Oppure, animali già acquistati ed addestrati allo scopo. In particolare, per alcuni di loro, parrebbe essere stata appurata la recente acquisizione. Il trasportatore, comunque, era un italiano. 15.000 euro l’ammontare delle sanzioni, mentre sia il furgone che i cani permangono sotto sequestro amministrativo, ivi compresi quelli già consegnati. Gli altri, invece, sono detenuti, sempre sotto sequestro, presso il
canile sanitario di Cassano allo Jonio, convenzionato con l’ASP n. 2 di Cosenza.
VEDI FOTOGALLERY:
 
GEA PRESS
2 DICEMBRE 2012
 
Palermo – blitz delle Forze dell’Ordine nel mercato degli uccellatori di Ballarò
Soddisfazione della LIPU: bisogna vigilare sempre.
 
Intervento stamattina alle 8:30 nel popolare mercato di Ballarò a Palermo ai danni di uccellatori ed altri trafficanti di fauna selvatica protetta dalla legge. L’operazione è stata condotta  dal Nucleo Operativo Provinciale di Palermo del Corpo Forestale della Regione siciliana, dal Commissariato Oreto-Stazione della Polizia di Stato e da alcune pattuglie della Guardia di Finanza.
Tre gli uomini denunciati,  due residenti a Palermo ed uno in provincia, ad Altofonte. Tre diverse generazioni dal dopoguerra ad oggi coinvolte nello stesso reato che evidentemente si perpetua. All’apparire degli operatori di Polizia nel mercato degli uccellatori, stracolmo di persone, è stato il caos. Un fuggi fuggi generale che non ha impedito però di potere fermare e denunciare i tre uccellatori.
Ad essere sequestrati un centinaio di fringillidi, prevalentemente cardellini. Il prezzo degli stessi varia da poche decine di euro, per quelli di recente cattura, fino a 250-300 euro (minimo) per gli incroci con i canarini.
In merito all’operazione di stamani è pervenuto il plauso del responsabile provinciale della LIPU, Giovanni Cumbo, il quale nei giorni scorsi aveva fortemente richiamato l’esigenza di riportare ordine in un luogo ormai da troppo tempo lasciato in mano all’illegalità.
“Ringrazio tutte le Forze dell’Ordine intervenute stamattina – ha dichiarato Giovanni Cumbo, Responsabile LIPU di Palermo – La gravità di quanto avviene in quel posto va anche oltre al mancato rispetto delle norme sulla protezione della fauna selvatica e sul benessere degli animali. Si tratta – ha concluso il responsabile LIPU – di un vero e proprio schiaffo alla legalità che va per questo prevenuto con presidi costanti da effettuarsi ogni domenica mattina, quando cioè già dalla prossima settimana gli uccellatori riprenderanno possesso della piazza.”
 
NEL CUORE.ORG
2 DICEMBRE 2012
 
ABRUZZO, VIA AL RICORSO ANIMALISTA AL TAR CONTRO LA CACCIA AL CERVO
Wwf: "Evidenti contrasti con la legge sui parchi"
 
Wwf e Animalisti italiani ricorrono al Tar (Tribunale amministrativo regionale) dell'Aquila "contro l'approvazione da parte della giunta regionale della Regione Abruzzo di un regolamento che apre la strada alla caccia al cervo e al capriolo".
Il documento era stato approvato l'anno scorso, ma la delibera era stata pubblicata sul Bollettino ufficiale Regione Abruzzo (Bura) solo il 26 settembre 2012. "Probabilmente per permettere l'immediata approvazione di ulteriori provvedimenti attuativi all'amministrazione provinciale di Pescara il 4 ottobre (discussione poi rinviata a causa dei dubbi insorti tra gli stessi cacciatori)".
Alla pubblicazione sul Bura "è seguita una forte presa di posizione da parte dell'opposizione in Consiglio regionale sulle modalità di approvazione del documento che avrebbe leso le prerogative del Consiglio". I dubbi dell'opposizione "hanno trovato conferma nel parere del Collegio per le garanzie statutarie della Regione che confermava la natura regolamentare del provvedimento e, quindi, la competenza del Consiglio regionale e non della giunta per la sua approvazione".
La giunta regionale, dopo il parere del collegio, "avrebbe dovuto immediatamente ritirare la delibera ammettendo di aver compiuto un passo falso - dice Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia - abbiamo aspettato fino all'ultimo un ravvedimento operoso che non c'è stato e siamo stati costretti a depositare l'ennesimo ricorso al Tar in materia di caccia".
"E' deprimente pensare quante risorse pubbliche - tra impegno dell'avvocatura, dei giudici e dei funzionari - si devono perdere per un provvedimento che non solo è stato censurato dal Collegio delle garanzie statutarie ma che ha visto una vera e propria sollevazione popolare dei cittadini abruzzesi ch e sono contrari alla mattanza di animali come cervo e capriolo - continua Caserta - il buon senso avrebbe consigliato di evitare un inutile contenzioso visto che il provvedimento, a nostro avviso, è illegittimo non solo per la procedura di approvazione seguita ma anche per i contenuti".
E non solo: "Ci sono evidenti contrasti con la Legge 394/91 sui parchi, visto che il regolamento prevede che siano le province ad autorizzare l'ingresso di cacciatori nelle aree protette in aperta violazione delle norme nazionali - spiega ancora Caserta - purtroppo il presidente Chiodi ha perso un'occasione per richiamare il suo assessore alle Politiche agricole e di Sviluppo rurale, forestale, caccia e pesca, Mauro Febbo, ad una gestione della materia venatoria più attenta alla tutela degli interessi collettivi e non a quella delle parti più estremiste del mondo venatorio, dopo anni di sconfitte davanti a Tar, Consiglio di Stato e Corte costituzionale".
 
IL TIRRENO
2 DICEMBRE 2012
 
Vitelli soccorsi sull’A11
 
MONTECATINI (PT) - Polizia in aiuto degli animali, per garantire il loro benessere. È successo a Montecatini, dove gli agenti della stradale hanno fermato per controlli, sul tratto fra Chiesina e la città termale, un camion che stava trasportando 42 vitelli dalla Spagna alla Puglia. Dalle verifiche sono emerse alcune irregolarità, a danno degli stessi animali. Il camion è stato fatto fermare alla caserma della stradale di Montecatini, dove al conducente sono state notificate due violazioni. La prima era quella di non aver rispettato le leggi relative alle soste obbligatorie a precise scadenze temporali per non far stressare eccessivamente gli animali. Inoltre le pareti divisorie all’interno del vano di carico s ono risultate troppo alte, e questo non garantiva un giusto equilibrio agli animali che in quel modo avrebbero potuto anche farsi male. Sul posto è stato fatto intervenire anche il personale del servizio veterinario dell’Asl3, che ha analizzato le condizioni di salute dei singoli animali (che sono risultate comunque tutte soddisfacenti). Questo non ha però salvato l’autista del mezzo pesante da una multa salata di alcune migliaia di euro. Una volta verificate le condizioni di salute e fatti riposare gli animali (e sistemati i divisori interni), il camion ha potuto riprendere il suo cammino.
 
VALCHIANA OGGI
2 DICEMBRE 2012
 
Cuccioli abbandonati e uomini di buon cuore: una storia
 
SALVARE UN CANE NON CAMBIERA' IL MONDO, MA PER QUEL CANE IL MONDO CAMBIERA' PER SEMPRE"

Allattare cuccioli non propri solo per amore; lasciarsi morire sulla tomba di un padrone defunto; attendere in strada per giorni o mesi dopo esser stato abbandonato, qualcuno che non tornerà più; salvare l 'uomo da annegamenti e dalle macerie;regalare ad un bambino malato o ad un vecchio solo tutto la felicità possibile; attendere in un box tutto l'anno, di poter uscire a caccia col padrone; dare amore disinteressato in cambio di cibo, di una carezza o spesso di nulla. ...
Questo è il cane.
Abbandonare una volta cresciuto, quel cucciolo regalato per Natale; dimenticarsi quel cane malato il cui intervento sia troppo costoso; lasciare nei boschi il cane che non è più bravo come una volta a cacciare; maltrattare e picchiare un povero randagio; consegnare cuccioli indesiderati alla strada o ai cassonetti, condannandoli a morte certa.....
Questo purtroppo è spesso "l'uomo".
Ma l'uomo quello vero, quello Umano, fortunatamente è anche altro. E' successo nelle nostre zone pochi giorni fa. Due cuccioli abbandonati, uno nei pressi di un cassonetto in uno scatolone, l'altro addirittura dentro il cassonetto stesso. Persone di buon cuore hanno notato i poveri animaletti, salvandoli.
Adesso hanno entrambi una casa e tanto amore. Qualcuno è stato in grado di compiere un piccolo miracolo di Natale.
Quanto a chi invece li ha abbandonati.... chissà se da vecchi, malati e indifesi, qualcuno si curerà di loro .............. Glenda Furia
 
IL CENTRO
2 DICEMBRE 2012
 
Ladri «rapiscono» il cagnolino Chihuahua
 
L’AQUILA - La microcriminalità impazza e ci sono furti che fino a poco tempo fa erano davvero impensati Ieri, a farne le spese, un cucciolo di cane di razza Chihuahua color panna, portato via dal negozio di animali che si trova in viale della Croce Rossa. Il fatto è avvenuto intorno a mezzogiorno quando nel negozio è entrato un ragazzo italiano, dal chiaro accento meridionale, per chiedere notizie su alcuni animali. Il ragazzo ha distratto la persona che era al bancone mentre un complice entrava e, dopo aver rovistato nella zona della cassa, ha finito per arraffare un cucciolo di Chihuahua che si trovava in un recinto insieme a un altro esemplare. «Non è per il valore del cane, che si aggira intorno ai 50 0 euro», si lamenta Alessandro Natale, titolare del locale, «quanto per il fatto che i cuccioli di quella razza sono assai delicati, e spero almeno che chi lo ha portato via sappia maneggiarlo e curarlo come si deve». Il derubato ha chiamato la polizia per tentare di recuperare l’animale anche se egli stesso e gli investigatori sono ben consapevoli della difficoltà obiettiva di poter rintracciare ladro, complice e cane. Nulla esclude che esista una rete criminale che si occupa di commercio abusivo di animali che hanno un certo valore sul mercato.
 
LECCE NOTIZIE
2 DICEMBRE 2012
 
Aggredito dai cani, parte un colpo: muore cacciatore
 
BOSISIO PARINI (LC) - Vicenda drammatica e per certi versi incredibile quella che si è consumata questa mattina poco prima delle 9 nei boschi di Bosisio Parini dove un uomo di 53 anni di Merone ha perso la vita.Stando alle prime informazioni, l’uomo era impegnato con un amico in una battuta di caccia affiancati dai loro due Setter, quando sono stati raggiunti da altri due cani di grossa taglia, probabilmente fuggiti da una proprietà privata, che li hanno aggrediti.A quel punto pare sia nata una colluttazione con i due animali, durante la quale dal fucile del 53enne sembrerebbe sia partito un colpo che lo ha ferito mortalmente. Il compagno, anche lui coinvolto nella zuffa con i cani, non ha esitato ad imbracciare il fucile uccidendo uno dei due animali e ferendo gravemente l’altro.La nciato l’allarme, sul posto è giunto il personale della Croce Verde di Bosisio, ma nella è stato possibile per salvare la vita del 53enne. Il colpo esploso dal suo fucile lo avrebbe centrato in pancia, senza lasciargli scampo. Il cane rimasto in vita, ma agonizzante dopo una fucilata che lo ha preso in pieno collo, è stato prelevato dall’accalappiacani dell’Asl di Lecco e trasportato ad un vicino veterinario, ma è morto poco dopo.Sul luogo della tragedia sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Merate, insieme al capitano Giorgio Santacroce, che stanno ricostruendo la dinamica dell’accaduto e rintracciando i proprietari dei due grossi cani.
 
IL TEMPO
2 DICEMBRE 2012
 
Sulmona (AQ)Due esemplari avvistati di sera dai residenti. Paura anche per gli allevamenti
«Lupi tra le case». Allarme alle Marane
Barbara Delle Monache
SULMONA Allarme lupi nella zona pedemontana del Monte Morrone.
 
Qualche sera fa, alcuni residenti mentre rientravano in casa hanno avvistato due lupi nei pressi della loro abitazione. I due animali erano spaventati e appena visti i fari dell'auto si sono allontanati. Con molta probabilità, sono scesi a valle per fame, ma la loro presenza fa paura. Non è la prima volta che gli animali vengono avvistati: l'anno scorso, infatti, in più occasioni sono stati notati all'inizio della morronese per Pacentro, ma anche vicino al canile municipale. Adesso la zona è diversa. I due lupi sono stati visti tra la frazione di Marane e Case Lupi. Insomma, alle porte della città. A circa tre chilometri dal centro. «Erano lupi e non cani, li abbiamo avvistati intorno alle 19. Questo lo voglio premettere perchè qualcuno potrebbe pensare che mi sono confuso - ha sottolineato uno dei due uomini - Sono un cacciatore e so riconoscere un lupo da un cane. Mi sono spaventato anche se non è la prima volta che avvistiamo dei lupi in questa zona e più volte abbiamo richiesto agli organi competenti di monitorare il territorio, soprattutto in questi periodi dell'anno. La vicenda non è da sottovalutare, visto che questi animali potrebbero essere assai pericolosi per l'uomo. Chiaramente -continua - in questa zona ci sono molti allevamenti e la preoccupazione è anche questa. Le stalle potrebbero essere attaccate dai lupi affamati provocando una strage». Forse il lupo in questi ultimi anni è ricomparso nella zona pedemontana a seguito degli interventi di ripopolamento, seminando anche un po' di paura tra i residenti della periferia sulmonese. Se questo può essere considerato positivo sul piano della tutela della biodiversità, l'assenza di adeguate misure di prevenzione potrebbe determinare un incremento nei danni provocati dal lupo alle aziende agricole. Così i residenti si attivano e oltre a lanciare un appello verbale si dicono pronti ad una raccolta firme per chiedere il monitoraggio dell'area. Chiaramente sarà coinvolto anche il Parco della Majella.
 
LA VOCE DELLA RUSSIA
2 DICEMBRE 2012
 
Muoiono cuccioli allo zoo di Kiev
 
Uno scandalo allo zoo di Kiev: dopo l'acquisto di una partita di rari fenicotteri cileni da un imprenditore privato ucraino ci siritrova invece con una specie di uccelli completamente diversa. Il contratto era stato firmato dall'ex-direttore, licenziato per riciclaggio di denaro.
Gli esperti osservano che un caso del genere non accade certo per la prima volta. Il giardino zoologico ultimamente è diventato una moneta di scambio nelle strategie politiche della municipalità di Kiev.
Invece di 12 rari fenicotteri cileni rossi, i collaboratori dello zoo hanno ricevuto nove comuni fenicotteri rosa che abitano in Asia centrale e Africa settentrionale. Per gli uccelli sono stati pagati 25 mila dollari; difficile riaverli indietro. Il destino degli uccelli «sbagliati» non è ancora noto. Probabilmente i fenicotteri sono stati portati in Ucraina clandestinamente. Nessuno degli uccelli è dotato di un riconoscimento, seppure sia obbligatorio negli zoo ufficiali. Il caso attuale di acquisto di animali clandestini per lo zoo di Kiev non è il primo, racconta il presidente dell'organizzazione ucraina per la difesa degli animali SOS, Tamara Tarnavskaja:
«È un business. Nello zoo non pensavano che qualcuno si sarebbe messo a fare distinzioni tra fenicotteri rossi o rosa. Due anni fa era stata comprata una scimmia sempre clandestinamente, perita molto presto. Avevano pagato grosse somme di denaro e dopo la sua morte si continuava comunque a spendere per il mangime e costosi medicinali. Finché non si arriverà ad una decisione da parte della procura, i fenicotteri rimarranno in quarantena. Deduciamo che siano stati portati via dalla Siria durante gli scontri bellici».
Lo scandalo è divampato sullo sfondo delle imminenti elezioni del sindaco della capitale ucraina questa primavera. Lo stato disastroso dello zoo di Kiev negli ultimi dieci anni è diventato lo strumento preferito per i «tecnici politici» nelle campagne elettorali, afferma Jurij Ruban, politologo ucraino:
«Non sta tutto nel colore del fenicottero. Intorno allo zoo si crea un'immagine positiva o negativa del potere della città di Kiev. Ci sono stati scandali che prima remavano contro Aleksandr Omel'čenko e dopo la presa del potere di Kiev di Leonid Černoveckij lo zoo continuava ad essere sotto i riflettori della stampa. Ora non abbiamo un sindaco ed esiste un'intera lista di politici che vorrebbero impadronirsi del posto alla guida di Kiev. Per loro gli scandali intorno allo zoo sono una maniera efficace per guadagnare punti».
A causa dei loro giochi politici e delle infinite congetture con il budget muoiono animali. Nel 2006 lo zoo di Kiev è stato escluso dall'Associazione europea degli zoo ed acquari per il crudele trattamento degli animali. Allora era morta un'orsa, ferita da una nuova recinzione e rimasta senza soccorso di un veterinario. Secondo i dati della stampa locale, negli ultimi cinque anni, nello zoo è morta quasi la metà dei cuccioli e intanto fuori dallo zoo uomini d'affari senza scrupoli conducono le proprie lotte, osserva Jurij Ruban:
«Il problema dello zoo è che si trova nel cuore di Kiev. Il costo dell'affitto è molto alto e, ovviamente, c'è una gran quantità di persone che desiderano cacciare gli animali e realizzare in quel luogo i propri piani. Il secondo problema è il tentativo di mettere lo zoo su un piano commerciale. Si dice che qui avvenga il commercio di pelli di animali».
Nel giro di una settimana, nello zoo, tra i cinque peggiori del mondo, comparirà un nuovo direttore. Ambiscono alla posizione vacante già diverse persone, collaboratori dello zoo di Kiev e capi degli zoo regionali. Ognuno promette di migliorare le condizioni di trattamento degli animali, ma gli esperti della «Voce della Russia» comprendono che anche solo per ricostruire le recinzioni sono necessari più di cinque milioni di euro. Né lo zoo né la città hanno questi soldi.
 
IL MESSAGGERO
2 DICEMBRE 2012
 
Delfini, cani e piccioni in trincea: l'armata degli animali

 
Qualche mese fa, davanti alla possibilità di nuove sanzioni contro il suo programma nucleare, l’Iran minacciò di riempire lo stretto di Ormuz di mine e rendere così impossibile il transitare delle petroliere nel Golfo Persiano. Intervistato alla radio sulle difese che gli Usa avrebbero adottato in una simile situazione, l’ammiraglio Tim Keating rispose laconico: «Abbiamo i nostri delfini».
Sono più di 50 anni che la Marina Usa fa uso di delfini, leoni marini, e altri mammiferi d’acqua, a scopo difensivo. Per le Forze Armate, il lavoro di questi animali è di grande utilità ed è da paragonare a quello che fanno i cani al fronte. E tuttavia, entro cinque anni, l’intero battaglione di delfini and company verrà messo in pensione. Gli animali saranno ritirati in luoghi protetti, e curati fino alla morte per vecchiaia. E al posto loro verrà usato un delfino meccanico, un piccolo sommergibile che riproduce le stesse capacità dei mammiferi, ma che ha un enorme vantaggio su di loro: costa poco.
IN PENSIONE
Se è vero infatti che delfini, foche ecc, sono imbattibili nel trovare mine, nel pedinare sommozzatori malintenzionati, perfino nel localizzare, identificare e recuperare oggetti caduti nelle inaccessibili profondità oceaniche, è vero anche che essi vanno trattati con estrema cura, e ogni volta che sono dislocati in un teatro di guerra devono essere trasportati dentro speciali contenitori con accorgimenti costosi (per esempio devono rimanere idratati, essere tenuti tranquilli con la presenza dell’allenatore umano ecc).
La cura con cui questi mammiferi militari vengono trattati è in parte dovuta all’insistenza delle associazioni per la protezione degli animali, ma anche al fatto che costa moltissimo addestrarli e ognuno di loro è considerato un investimento prezioso. Basti un esempio: nell’infuriare dell’invasione dell’Iraq, nel 2003, un plotone di delfini venne trasferito nel golfo Persiano e usato come difesa contro le mine. Gli animali ne identificarono a decine, nel porto di Umm Qasr, evitando danni alle imbarcazioni degli alleati e salvando vite umane.
MULI E PICCIONI
I delfini non saranno gli unici animali che dopo aver servito sotto le armi, vengono pensionati perché superati dalla tecnologia. Prima di loro la stessa sorte è toccata ai piccioni viaggiatori, che pure furono tanto utili sia nella Prima che nella Seconda Guerra mondiale (il Pentagono ricorda che il 90 per cento dei messaggi affidati ai piccioni nella Seconda Guerra Mondiale fu consegnato indenne).
Lo stesso è toccato ad asini e muli, tanto utilizzati in entrambe le due guerre. Tuttavia, sia i piccioni che i muli stanno vivendo una nuova giovinezza militare: la Cina ha addestrato 50 mila piccioni per le comunicazioni lungo i confini e le coste. E gli stessi americani hanno riscoperto i pregi dei muli per arrancare nelle vette afgane, dove nessuna jeep, camion o elicottero potrebbe avventurarsi.
Ovviamente, gli animali che rimangono utilizzati con maggiore frequenza e soddisfazione sono i cani. La loro intelligenza e la loro abilità è imbattuta: difatti si può sostituire un delfino con un robot sottomarino, ma nessuno scienziato è ancora riuscito a creare un robot che abbia il fiuto del naso di Fido. O la sua lealtà. Il mondo sa che nella missione per la cattura di Osama bin Laden le 80 Navy Seals avevano con loro un cane, Cairo, scelto proprio per la sua eccezionale bravura.
L’EROE
Sappiamo che Cairo ha partecipato alla missione aprendo la strada sia nell’attacco, sia nell’uscita dalla costruzione, trasmettendo agli uomini in missione le immagini davanti a sé grazie a una telecamera fissata sul dorso. Un cane prezioso. E difatti indossava una sofisticata corazza leggerissima e impenetrabile. Per ogni cane in missioni delicate come quelle di Cairo, l’esercito spende 30 mila dollari per simili giubbotti: «Non possiamo fare economia sugli animali che ci aiutano a proteggere e salvare le vite dei nostri uomini» spiega Louis Reyes, capo addestratore dei cani della Marina.
L'unico animale domestico che non sia stato addestrato a scopi militari è il gatto: che sia intelligente, che abbia fiuto, che sia agile, gli esperti lo ammettono prontamente. Ma è anche un individualista che si offende facilmente e non sempre perdona: «Diciamo la verità - commenta Hayes Freeman, un veterano dell'Iraq che ha avuto la vita salvata varie volte dai cani da fiuto che identificavano gli ordigni esplosivi lungo la strada -. Mi piace avere un bel gatto a casa che fa le fusa. Ma non gli affiderei la mia vita, se fossi al fronte».
 
CORRIERE DELLA SERA
2 DICEMBRE 2012
 
LA SVOLTA DAL 2017
Addio ai delfini sminatori la marina Usa «arruola» un robot
Una parte dei cetacei usati dalla Us Navy per cercare ordigni nei fondali sarà rimpiazzata da un veicolo sottomarino

Beatrice Montini

 
A cinquant’anni dalla creazione del «reparto speciale» di delfini sminatori, la marina militare Usa cambia rotta. Dal 2017, 24 degli 80 cetacei usati per rintracciare ordigni nei fondali oceanici, sarà sostituita da un robot. Si tratta, spiega la Us Navy, di un veicolo sottomarino a forma di siluro, lungo circa 3 metri e mezzo, dotato di un potentissimo sonar, in grado di individuare le mine con altrettanta precisione e velocità degli animali acquatici. Una buona notizia per i delfini arruolati dalla Marina Usa che tuttavia non potranno ancora godersi la meritata pensione: continueranno a venire impiegati per la sicurezza nei porti e per recuperare oggetti e materiali dai fondali.
IL PROGRAMMA - Ad oggi sono 80 i delfini e 40 i leoni marini impiegati nell’U.S. Navy Marine Mammal Program, un progetto con base a san Diego in California, avviato negli anni ’50. Dopo un iniziale periodo di sperimentazione, i mammiferi vennero per la prima coinvolti in operazioni «sul campo» durante la guerra in Vietnam. Negli ultimi anni i «war dolphins» sono stati quindi impiegati in operazioni anti-sminamento in Iraq, sia nella guerra del Golfo che nel 2003, e in Bahrein. Dopo un duro addestramento (che può arrivare fino a 7 anni), grazie ai sonar biologici di cui sono dotati, i delfini riescono a rintracciare gli ordigni inesplosi nelle acque più profonde, anche quando sono sommersi da alghe e detriti. «Ma adesso - spiega la Marina a stelle e strisce - il loro lavoro potrà essere svolto dalle macchine. I delfini sono eccezionali e forse la tecnologia non arriverà mai al loro livello, ma il loro uso c omporta responsabilità e impegno oltre che una spesa di oltre 20 milioni di dollari all'anno per la Marina».
ANIMALI IN GUERRA - L’uso di animali nelle missioni di guerra non è certo una novità. Basti pensare ai cani, abitualmente impiegati in Afghanistan, sempre per individuare mine ed esplosivi. Senza contare che il primo “soldato” ad entrare nella base di Osama bin Laden ad Abbottabad lo scorso maggio, durante il blitz dei Navy Seals che ha portato alla morte del leader di Al Qaeda, fu proprio un pastore tedesco.
LE CRITICHE - Lo sfruttamento di cani, delfini, cavalli e molti altri animali a scopi militari viene fortemente criticato dalle associazioni animaliste che sottolineano, fra le altre cose, la mancanza di dati relativi alle vittime non umane durante le missioni. Secondo la Peta ogni anno negli Stati Uniti 342mila animali (tra primati, cani, maiali, capre, pecore, conigli e gatti) vengono feriti o uccisi in esperimenti militari «top secret» condotti dal Dipartimento della Difesa. Test il cui costo è stimato in circa 225 milioni di dollari. All’inizio dell’anno quando si tornò a parlare proprio dell’uso dei delfini nel Golfo di Hormuz (per individuare eventuali mine piazzate dagli iraniani), il filosofo australiano Peter Singer, decano dei diritti animali (suo il testo di riferimento del movimento animalista internazionale «Liberazione Animale») pubblicò un lungo editoriale sul «Guardian» per condannare l’impiego dei cetacei in guerra. «Gli Stati Uniti non costringono più i cittadini a combattere le guerre da tempo – scrive Singer - tutti i soldati sono volontari. Ma anche i coscritti hanno dei diritti di base. Solo i delfini non ne hanno alcuno».
 
LA ZAMPA.IT
2 DICEMBRE 2012
 
L’alce ha più paura dell’uomo che dell’orso
Gli attacchi di predatori naturali mettono meno in allerta le alci rispetto alle attività invadenti e di disturbo dell’uomo.
 
Le alci risultano maggiormente preoccupate dal comportamento e dalle attività degli esseri umani piuttosto che dagli attacchi dei predatori naturali. È il sorprendente risultato di un nuovo studio dell’Università dell’Alberta in Canada che ha dimostrato come gli attacchi di predatori, ad esempio orsi e volpi, mettano meno in allerta le alci rispetto alle attività invadenti e di disturbo dell’uomo. La ricerca coordinata dal biologo Simone Ciuti è stata descritta in un articolo pubblicato sulla rivista Plos One. 
I ricercatori hanno monitorato le alci che vivono nell’Alberta Sud-Occidentale per dodici mesi. Lo studio ha coinvolto mandrie di alci composte principalmente da femmine e dalla loro prole e ha monitorato la loro reazione a elementi di disturbo come traffico automobilistico, vicinanza a strade rumorose, presenza degli esseri umani all’interno del Waterton National Park. I risultati hanno dimostrato che lo stress del passaggio dei veicoli, ad esempio, impone alle alci di stare maggiormente allerta e attente. Uno stress che ricade sulle abitudini alimentari degli animali che finiscono per consumare meno cibo, per ridurre il proprio benessere generale e riprodursi con meno frequenza.  
 
BAGHERIAINFO
3 DICEMBRE 2012
 
Tre cani morti avvelenati a Bagheria (PA)
Un'altro investito in Via Mattarella adesso ricoverato in una clinica veterinaria



 

Non e' un bel momento per i cani randagi che girano per le vie di Bagheria, nelle ultime ore tre di loro sono morti avvelenati grazie ad uno, o piu' personaggi, senza scrupoli che pensano di risolvere il problema del randagismo eliminandoli con cibi avvelenati. I cani sono stati ritrovati morti in Via Costanza D'Altavilla e nella zona di Via Ing. Bagnera alle spalle di Mariano Durante, quindi zone molto vicine che fanno pensare ad un solo protagonista in negativo che da solo, e per quello che ha fatto, si rappresenta nella societa' con credenziali demenziali.
Altra storia invece quello di "Nebbia" randagio di Bagheria, arrivato nel lontano 2002 ancora cucciolo. Bello, bianco, carattere buonissimo, amava la liberta' e cosi' si e' stabilito in via Mattarella, al condominio Quadrifoglio, da allora non se ne piu' andato, specialmente dopo avere incontrato l' amica della sua vita :Aurelia, un pastore tedesco.
Nebbia e' stato uno dei primi cani di quartiere, prima contestatato da alcuni inquilini ma poi con il suo buon carattere e con quello sguardo ammaliante e' riuscito a farsi volere bene. "Ci piace sottolineare questa storia -afferma Francesca Bellomo una delle responsabili dell'ASVA"- perche' e' l'amore che puo' nascere tra uomo e animale, che puo' esistere la convivenza pacifica con gli animali anche se non si amano e che non occorre avvelenarli solo perche' non si vogliono tra i piedi, mentre passeggi il proprio cane, come e' successo nei giorni scorsi a Bagheria dove sono stati avvelenati tre cani. La nostra associazione continua a fare denuncie di maltrattamento animali e spero che prima o poi qualcuno venga preso con le mani nel sacco e paghi le giuste conseguenze. Un saluto speciale al nostro Nebbia che ci ha lasciato (e' morto di vecchiaia) la scorsa settimana per vivere una nuova vita!"
Infine un grosso meticcio e' stato investito ieri in Via Mattarella all'altezza della gelateria "Anni 20", il cane e' stato preso in cura dai responsabili dell'ASVA, su indicazioni della polizia municipale di Bagheria, ed attualmente si trova ricoverato in una clinica veterinaria di Palermo.
 
CATANZARO LIVE
3 DICEMBRE 2012
 
Animali avvelenati in via Lenza

  
Catanzaro - Al momento sarebbero stati rinvenuti senza vita cinque gatti e un cane. Il gesto ignobile sarebbe avvenuto nella notte Ancora violenza verso i nostri amici a quattro zampe. Nella notte qualcuno ha tentato di avvelenare un gruppo di animali in via Lenza, nel quartiere Gagliano. Una zona che annovera diverse famiglie con animali domestici. Stando a quanto segnalatoci da un nostro lettore, al momento sarebbero cinque i gatti rinvenuti senza vita e un cane, mentre altri due sarebbero stati salvati dall'intervento tempestivo del veterinario di zona. Un nuovo gesto ignobile da parte di chi evidentemente disprezza la vita perché disprezza sé stesso.
 
MATTINO D PADOVA
3 DICEMBRE 2012
 
Bocconi avvelenati per i cani È allarme fra i cacciatori
 
ESTE (PD) - Cani uccisi con dei bocconi avvelenati. È questo il fondato timore che sta allarmando gli appassionati dell’attività venatoria dell’Estense. La scorsa settimana, infatti, più di un animale è rimasto intossicato dopo aver ingerito qualcosa di nocivo nella campagna atestina che da Deserto porta a Villa Estense. Per ora nessuna denuncia è stata presentata ufficialmente, ma la circostanza è comunque verificata dagli accessi negli ambulatori veterinari del territorio. I cani avvelenati sarebbero stati almeno cinque e, in un caso, un animale ha perso anche la vita. Il numero degli intossicamente potrebbe tuttavia essere maggiore. Pare che qualcuno, probabilmente detrattore della caccia e della categoria dei cacciatori, abbia volutamente lasciato nella campagna che corre lungo la Sp 42 del cibo avvelenato. Bocconi che i cani hanno ingurgitato, per poi venire salvati quasi per miracolo. Insomma, un’azione mirata, attuata per scoraggiare gli appassionati a scendere in campagna con i propri animali e per interrompere quindi la loro attività.
 
TG COM 24
3 DICEMBRE 2012
 
E' morto Alex, il cane-agente de L'Aquila
si è gettato sugli scogli di Camogli
Una morte misteriosa quanto tragica per i pompieri di Busalla (Genova). Il golden retriever di 6 anni era un eroe per le sue missioni di ricerca: aveva ritrovato tre dispersi sotto le macerie della città abruzzese

 
E' morto Alex, il cane-eroe dell'unità cinofila ligure. Una morte tragica quanto misteriosa per i pompieri di Busalla (Genova). Alex infatti si è gettato durante una gita con il suo padrone (il vigile del fuoco Massimo Angeloni) sugli scogli di Camogli. Alex era un golden retriever di 6 anni e da quando ne aveva due era operativo. Era stato in missione svariate volte con ottimi risultati: fu anche a L'Aquila dove aiutò i volontari trovando tre dispersi.
Come ha affermato al Secolo XIX, il responsabile dell'unità cinofila dei VdF, Flavio Pittaluga, "Alex era un cane di grandissima affidabilità e professionalità. Volava anche dall'elicottero". Per questo "è stata una gravissima perdita". L'agente a quattro zampe era in libera uscita con il suo padrone quando si è gettato su una scogliera di 15 metri. Forse un gesto istintivo, "avrà sentito qualcosa" pensano i colleghi che lo conoscevano.
 
IL SECOLO XIX
3 DICEMBRE 2012
 
Il cane-eroe Alex si getta sugli scogli e muore
 
Francesca Forleo
 
Genova - Nessuno saprà mai che cosa passava per la testa al cane Alex, ieri pomeriggio, quando si è buttato in mare da una scogliera di Camogli, facendo un salto di 15 metri. «Forse uno stimolo di quelli che sentiva nelle ricerche, non possiamo dirlo», ragiona il responsabile dell’unità cinofila ligure dei vigili del fuoco, Fulvio Pittaluga. Già perché l’animale, un magnifico esemplare di golden retriever di 6 anni, era uno dei 12 operativi delle unità cinofile della Liguria dei pompieri. Di proprietà del vigile del fuoco Massimo Angeloni, 42 anni, di Coronata, aveva partecipato a decine di ricerche di fungaioli e persone disperse nei boschi, oltre ad aver annusato per g iorni le macerie del terremoto dell’Aquila nel 2009. «Trovammo tre persone grazie lui, purtroppo decedute», ricorda ancora Pittaluga che si presta a raccontare la storia del cane visto che il padrone, in organico al gruppo Saf (speleo alpino fluviale) è troppo scosso dalla disgrazia che ha trasformato una gita di famiglia, con la moglie e le due figlie, in un giorno da dimenticare.
Era da poco passata l’una e trenta quando è successo tutto: il cane che si butta all’improvviso in mare, Angeloni che si sporge dalla scogliera alta 15 metri e lo vede nuotare. E pensa: «Questa volta è andata bene». Invece, quando poi raggiunge il livello del mare, si rende conto che galleggia senza vita e chiama i pompieri.
«Alex aveva cominciato da cucciolo i corsi di formazione - ricorda ancora Pittaluga - e a due anni ha superato gli esami per diventare operativo. Quindi era con noi da 4 anni, un cane di grandissima affidabilità e professionalità. Volava anche dall’elicottero».
VIDEO
 
IL GIORNALE
4 DICEMBRE 2012
 
Il cane-eroe dei terremotati si è suicidato dalla scogliera
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Cosa sia successo ai suoi delicati meccanismi neuronali nessuno probabilmente lo saprà mai dire. Si possono fare tutta una serie infinita di congetture più o meno prosaiche, più o meno scientifiche oppure di pura fantasia. Fatto sta che Alex, il cane eroe in forza all'unità cinofila dei vigilie del fuoco di Busalla è morto e apparentemente si è suicidato. Il suo proprietario e conduttore, Massimo Angeloni vigile del fuoco in forza alla cittadina ligure, era presente al momento della tragedia e ricorda di averlo visto improvvisamente gettarsi in mare da un'altezza di 15 metri, fatto abbastanza insolito, sia per un cane abituato a lavorare soprattutto sulle macerie. Il vigile si è subito avvicina to alla scogliera e ha tratto un sospiro di sollievo, quando ha visto Alex nuotare tra i flutti. «Anche questa volta è andata bene» ha detto tra sé e sé, dato che il cane non era la prima volta che si trovava in condizioni di apparente pericolo. Essendo poi un Golden Retriever (razza molto simile al Labrador), anche se non istruito specificamente per i salvataggi in mare, come tutti questi cani ha un istinto natatorio molto sviluppato, oltre a una forza fisica in grado di superare momenti di grande difficoltà. E invece, quando il vigile è sceso all'altezza del mare, si è reso conto che il corpo di Alex galleggiava ormai privo di vita.
Alex era stato impiegato anche nel terremoto de l'Aquila, dove aveva lavorato intensamente per diversi giorni, aiutando i volontari a ritrovare alcuni dispersi tra le macerie. Il suo incredibile tuffo dall'alto della scogliera di Camogli, dove si è consumato il dramma, rimane avvolto nel mistero. Fulvio Pittaluga, responsabile dei vigili del fuoco di Busalla dove Alex era assegnato per le operazioni di protezione civile, cerca di darsi una spiegazione, ragionando su un eventuale richiamo dell'istinto verso uno stimolo a noi ignoto. «Forse uno stimolo di quelli che sentiva nelle ricerche, non possiamo dirlo» dichiara il comandante. Già, ma quale se a mare non c'era nessuno in difficoltà, cosa che spiegherebbe benissimo l'istinto di gettarsi anche in un'operazione di salvataggio, per quanto disperata. «Avrà sentito qualcosa» dicono i colleghi, con il dubbio disegnato sul viso. Qualcuno parla invece apertamente di suicidio, mentre altri ne parlano ma sottovoce, quasi fosse una bestemmia. Può dunque un animale e in questo caso un cane togliersi volontariamente la vita? La domanda continua ad affascinare gli etologi e la gente comune, anche sulla base di leggende metropolitane suggestive ma pur sempre leggende, come quella che vorrebbe lo scorpione suicida di fronte al cerchio di fuoco che lo circonda. Certamente non sarà un'amabile bestiola ma milioni di scorpioni nel mondo hanno subito il triste destino di essere arsi vivi dal bambino di turno che voleva dimostrare agli altri la veridicità della leggenda del suicidio. Un'altra situazione che ha fatto discutere molto è il «suicidio» in massa dei lemming: piccoli roditori artici che in realtà è frutto di un cartoon di Disney più che della realtà.
Il suicidio ammette la coscienza di sé e la propria posizione nel mondo circostante. Solo pochissimi animali, come i delfini, alcuni primati e forse gli elefanti, sono dotati di questa caratteristica, mai sviluppata comunque come nell'uomo. La realtà è che abbiamo perso Alex, un cane di sei anni fedele al suo lavoro di salvare vite umane e tutti quelli che lo hanno conosciuto ora ne piangono l'assenza. Quel che ha visto o sentito solo il mare lo sa.
 
QUOTIDIANO.NET
3 DICEMBRE 2012
 
Cento cardellini sequestrati  al mercato di Palermo
E' una specie protetta, tre indagati a piede libero
I volatili sono stati immediatamente liberati nel parco Uditore
 
Palermo - Circa 100 cardellini, specie protetta, chiusi in diverse gabbie e venduti su una bancarella di piazza Ballarò, a Palermo. E' la scoperta fatta dalla polizia del capoluogo siciliano. I proprietari degli animali, viste le forze dell'ordine, hanno tentato di fuggire ma sono stati fermati. Tre persone sono indagate in stato di libertà perchè ritenute responsabili del reato di detenzione e vendita di animali di specie protetta. Gli esemplari di cardellino, che sono sempre più richiesti da appassionati del settore. Gli esemplari sono stati liberati presso il parco Uditore.
 
GEA PRESS
3 DICEMBRE 20012
 
Vicenza – specie protette a colare in leccarda
Intervento delle Guardie volontarie e della Polizia Provinciale nel ristorante con gli uccellini spiumati.
 
Una traccia in particolare, quella che ha portato alla denuncia dei responsabili di un ristorante del vicentino, trovato in possesso di decine di uccelli appartenenti a specie protette. Una informazione che è stata ben valorizzata dal lavoro congiunto messo in campo dal Coordinamento Protezionista Vicentino. Una realtà che ormai da alcuni anni vede ben cooperare volontari dell’ENPA, WWF, LAC, movimento UNA, LAV e LIPU.
Poi, dopo un primo briefing tra soci LIPU ed ENPA, arriva il lavoro congiunto con la Polizia Provinciale. Sta di fatto che quando i tre denunciati si sono trovati innanzi le Guardie Zoofile e la Polizia Provinciale non hanno detto niente ed hanno subito chiamato il loro avvocato.
Decine di pettirossi, spioncelli, verdoni, pispole, prispoloni, capinere, passere scopaiole, una trentina di migliarini di palude, tutti uccellini appartenenti a specie protette. Uno status ribadito sia dalla legislazione nazionale che internazionale. A tutelarli, infatti, è anche la Convenzione di Berna. Eppure erano tutti nel ristorante, per finire intervallati a pezzi di maiale a scolare (forse le viscere, secondo la tradizione locale) nella “leccarda“. Su tale oleoso accumulo, si stende poi la polenta. Sopra di questa gli uccellini arrosto. Secondo gli inquirenti sarebbero 50 le cene a base di “spiedi“. Più o meno due a settimana.
Colti con le mani nel sacco, ovvero in pieno orario di attività. Intorno alle 22.00 con una operazione di polizia che è proseguita fino a notte inoltrata. Altri uccellini dovevano però già essere finiti nelle pance di incauti avventori, visto che nella parte retrostante del locale sono stati trovati le spiumate. Un sacco intero, pieno di piume e penne, tra le quali quelle di lucherino (altra specie protetta) non rinvenuta tra gli animali del ristorante.
Chissà il piombo. Pochi grammi di uccelletto contro le decine di grammi di pallini. Questo nonostante il noto pericolo per la salute drammaticamente riportato alla luce da un recente rapporto dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che ha evidenziato gli elevati rischi.
A quanto pare i proprietari del locale, sono stati trovati mentre spiumavano innanzi agli stessi clienti. Come è possibile, si chiede ora il Coordinamento Protezionista Vicentino, che queste attività illegali fioriscano in provincia, risultando così difficile stroncarle? Per Samantha Tistoni, dello stesso Coordinamento, tali cene sarebbero infatti molto diffuse nell’intera provincia.
Il rischio, ora, è che la professionalità acquisita specie da alcuni elementi dei guardia caccia provinciali, venga dispersa con la riorganizzazione delle provincie. A temere tale fenomeno, è Renzo Rizzi, portavoce dello Coordinamento, il quale mette in evidenza i milioni di euro all’anno che, solo nella provincia di Vicenza, muoverebbe il fenomeno del bracconaggio.
“Mi pare – ha riferito Renzo Rizzi – che contrastare questo fenomeno malavitoso sia il modo corretto “di fare cassa” facendo gli interessi dei cittadini”.
 
QUOTIDIANO.NET
3 DICEMBRE 2012
 
Viaggi low cost per uccidere l'orso
Affari milionari con il boom del turismo venatorio
All'estero per aggirare le leggi restrittive; in Africa si spara anche al leone
 
Roma - E' l'affare del nuovo millennio, si va all'estero per cacciare quello che in Italia è proibito. Aumentano ogni anno le cifre del turismo venatorio. I cacciatori che partono, doppietta in spalla, scelgono paesi con leggi meno restrittive che non prevedono limiti di caccia. Mentre quelli che rimangono nei confini nazionali, possono scegliere tra caccia libera o riserve venatorie, che ora rappresentano un vero business. I Paesi si scelgono a seconda della specie che si intende cacciare, dagli orsi ai grandi felini, dagli elefanti ai lupi o pernici. Secondo le associazioni venatorie dell'Istria, il giro d'affari si aggira intorno ai tre milioni di euro. Il viaggio è quasi sempre proposto da agenzie turistiche online. <Un fenomeno che va sempre più aumentando - dice Francesco Pellecchia, presidente di Anpana, Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente - in anni precedenti erano pochi i cacciatori che sceglievano di andare all'estero, ora invece i numeri stanno crescendo. Ma la nostra maggiore preoccupazione sta nel fatto che in molti degli Stati scelti per questa pratica le forme di controllo sono assenti o insufficienti. Da fonti non ufficiali - prosegue il presidente - sappiamo che in Africa come nei paesi asiatici e nei balcani i controlli sono molto ridotti>.
Le destinazioni sono Asia, Africa, Europa o Oceania. Molto frequentate dai cacciatori europei sono le isole britanniche. All'Irlanda e alla Scozia si è aggiunta l'Inghilterra. Mentre in Crimea, una delle più importanti agenzie italiane organizza voli charter che trasportano nella cabina cacciatori e cani. Aumentano i cacciatori italiani che guardano oltremare, verso paesi come Argentina, Uruguay e Cuba.
<Ci sono pacchetti turistici che prevedono la caccia al Cervo Rosso in Croazia, durante la fase riproduttiva, da metà agosto a inizio settembre, o al Capriolo e al Daino. Si tratta di 'spedizioni' organizzate verso paesi in fase di sviluppo o in difficili condizioni economiche dove questo tipo di turismo è visto come fonte di introiti piuttosto facili. L'Associazione - rileva il presidente Anpana - già da tempo si sta muovendo per reprimere comportamenti illeciti. Stiamo avviando rapporti di collaborazione con vari Paesi colpiti da questo problema, perché vengano rispettati i principi della legalità e della tutela dell'avifauna. Ma, purtoppo le leggi ci impediscono di fare di più>.
Sono paesi anche talvolta europei, come la Romania, dove però <vige una sorta di caccia selvaggia verso specie che invece in Europa sono tutelate>, afferma Andrea Brutti dell'Ente Nazionale Protezione Animali. Infatti, la Romania essendo entrata da poco nella Comunità Europea, ha tempo dieci anni per adeguare le sue normative a quelle degli altri Stati. Intanto, <si continuano ad uccidere specie di volatili che in Italia sono limitate, come l'allodola. Tra l'altro, la Romania che è un paese prezioso anche dal punto di vista ambientale è messo in pericolo proprio dai cacciatori e in particolare quelli italiani>.
<Addirittura - rileva Brutti - in quel paese si può cacciare l'orso protetto in altri Paesi. E lo si uccide solo per la soddisfazione di conquistarsi il suo trofeo, che solitamente è la testa>. Poi c'è la realtà africana <preferita dai più ricchi. Dove sono stati attrezzati parchi finalizzati proprio a questo gioco: la caccia di elefanti, leoni, rinoceronti o bufali>, prosegue Brutti.
 
AGEN PARL
3 DICEMBRE 2012
 
ANIMALI: PARTITO ANIMALISTA EUROPEO, DENUNCIA IN PROCURA PER LEONE IN VATICANO
 
Roma - "Vaticano, l'udienza del Pontefice del 1° dicembre è stata caratterizzata dalla presenza di un leone accompagnato dalla rappresentativa circense. Il grande felino non sarebbe potuto andare dal Papa per il fatto che la sua specie appartiene per legge a quelle considerate pericolose per l’incolumità pubblica. Per tale motivo vale una autorizzazione prefettizia rilasciata solo per la specifica struttura, un animale “pericoloso” ex legge, non potrebbe essere trasportato al di fuori dagli spazi circensi autorizzati. La legge in questione è la 150/92, ovvero quella relativa ai reati previsti per chi viola la Convenzione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione. Le disposizioni che ne derivarono, tra le quali una circolare del Ministro dell’Interno risalente al 2002, dispongono chiaramente che ad esser e autorizzata è la specifica struttura circense. Improbabile, in altri termini che una autorità di polizia, possa avere autorizzato il trasporto. Un caso potenzialmente ingarbugliato, poi trasportato in un altro Stato, qual è quello Vaticano, dove, in alcuni luoghi, la Polizia italiana svolge funzioni di ordine e sicurezza. Un’analogia con il leone, tutto sommato, considerato per legge pericoloso per l’incolumità pubblica". Lo si legge in una nota del Partito Animalista Europeo. " Abbiamo conferito mandato al nostro legale di presentare una denuncia al Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato al fine di individuare e denunciare tutti coloro ritenuti responsabili . - dichiara il presidente del Partito Animalista Europeo, Stefano Fuccelli - Indipendentemente dall'illecito penale il fatto rappresenta un grave e deleterio messaggio discriminatorio contro i più deboli ed indifesi esseri viventi, avallare lo spettacolo circense che con metodi coercitivi e vessatori schiavizza e sevizia gli animali per meri profitti economici significa calpestare i valori di uguaglianza, democrazia,solidarietà e giustizia. Proprio perchè compiuto dal Papa è ancora più inaccettabile e vergognoso.
 
GEA PRESS
3 DICEMBRE 2012
 
Ardea (RM) – cocaina e tartarughe
Intervento dell'Arma dei Carabinieri.

  
Nuovo intervento della Tenenza dei Carabinieri di Ardea (RM) che, nel corso di operazioni relative ad altri reati, si è imbattuta in detentori abusivi di tartarughe protette. Lo scorso novembre il caso di un uomo, sembra, con precedenti di polizia (vedi articolo GeaPress) e adesso cocaina e tartarughe. Entrambe rinvenute nel corso di una perquisizione che ha portato all’arresto di una donna di Ardea e della sua domestica, entrambe incensurate. Una decina i grammi di cocaina, già suddivisa in dosi singole. Poi 2000 euro, forse frutto dell’attività illecita, e detenzione di animali appartenenti a specie protetta.
I Carabinieri, durante la perquisizione, hanno rinvenuto in una dependance attigua all’appartamento 8 tartarughe di età compresa tra i 2 e i 25 anni, tutte appartenenti alla specie “Hermanni” e con un valore di mercato che si aggira intorno ai 3.500 euro. Le testuggini più piccole erano custodite in una teca, mentre le più grandi in un vascone di plastica. Nessuna di esse era provvista della certificazione prevista dalla legge. Al termine degli accertamenti, le tartarughe sono state sequestrate ed affidate in custodia ad un centro di recupero di fauna selvatica. Per le due donne, invece, è stato disposto l’arresto domiciliare nelle rispettive abitazioni, in attesa di essere giudicate con rito direttissimo.
Le indagini dei Carabinieri sono ora volte ad appurare se esista o meno, un collegamento fra la detenzione dello stupefacente ed il possesso delle tartarughe. Non sono, allo stato, stati rilevati collegamenti con il precedete sequestro, ma anche su questo sono in corso gli accertamenti degli inquirenti.
 
IL RESTO DEL CARLINO
3 DICEMBRE 2012
 
Intrappolati dalle nutrie tre cani salvati dai vigili del fuoco
A Fratta Polesine
La curiosità aveva spinto tre meticci a intrufolarsi in una tana profonda due metri nel terreno fangoso. Per estrarli è stata attivata una ruspa che ha rimosso parte dell'argine
 
di Cristina Degliesposti
 
Rovigo - Quattro ore di paura, tra fango e buio totale. Quattro ore senza riuscire a trovare la via d’uscita, pagando caro quella curiosità che li ha spinti a intrufolarsi nelle tane di alcune nutrie, lungo l’argine di un canale di scolo. E’ successo ieri mattina, a Mulino Pizzon (Fratta Polesine), dove sono dovuti intervenire i vigili del fuoco e il Consorzio di bonifica con un escavatore per trarre in salvo tre cani meticci rimasti incastrati dentro un reticolo di cunicoli, a due metri di profondità. Alla fine tutti e tre i cani sono stati riconsegnati alle cure della padrona, ma solo dopo aver divelto con la ruspa una buona fetta di terreno.
L’ALLARME nella caserma dei vigili del fuoco di Rovigo è scattato intorno alle 10,45. Una donna che abita in via Basse aveva visto i suoi tre cani giocare dalle parti del fossato che confina con la sua abitazione. Poi più nulla. In un attimo erano spariti. I tre meticci di piccola taglia, con ogni probabilità, hanno tentato di seguire, incurositi, qualche nutria senza ben sapere a cosa andavano incontro. Ai vigili del fuoco, la padrona ha detto di aver visto prima uno dei tre infilarsi in una tana, poi a ruota gli altri due, senza più uscirne. Quando la donna ha provato di richiamarli fuori dai buchi nel terreno, nessuno è riemerso. I lunghi e tortuosi cunicoli, larghi quanto loro, li avevano come inghiottiti. I tre non riuscivano né a girarsi, né a indietreggiare tanto si erano spinti in profondità. Poi, a un certo punto, uno dei tre è uscito da solo, mentre gli altri due continuavano a mancare all’appello. All’arrivo i vigili del fuoco hanno subito capito che non ce l’avrebbero mai fatta a tirarli fuori. A quell’ora il tempo era clemente: non pioveva, ma il terreno fangoso per i temporali di questi giorni aveva riempito le buche di fango. I tecnici del Consorzio di bonifica e i vigili del fuoco hanno chiesto l’intervento di una ruspa che ha rimosso buona parte dell’argine e, solo una volta scoperchiato il terreno, i cunicoli sezionati hanno liberato gli ultimi due cagnolini. Alle 14,45 i tre erano in salvo.
FERITI e bagnati ma vivi sono tornati tra le braccia della padrona. Per lei però l’ansia non è finita. Se le ferite che i tre cani avevano sono frutto di una zuffa con una nutria, il rischio che abbiano preso la leptospirosi (infezione batterica spesso mortale per gli animali) è alto. Per questo era stato contattato anche il servizio veterinario, ma solo il passare delle ore scioglierà ogni riserva sul contagio.
 
GEA PRESS
3 DICEMBRE 2012
 
Marche – Tar boccia Ordinanza “affama randagi” con vizio di … paradosso
Accolto il ricorso della LAC - a Monte Cavallo era vietato dare da mangiare con uso di contenitori.
 
Non si può vietare di dare da mangiare agli animali randagi. A ribadirlo è il TAR delle Marche il quale, rimarcando analoghe Sentenze, ha in tal senso deciso. Il giudizio di merito è stato pronunciato lo scorso 23 novembre. Secondo i Giudici Amministrativi, che hanno accolto il ricorso della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) avverso l’Ordinanza del Comune di Monte Cavallo (MC), il provvedimento sarebbe anticostituzionale.
Già il Consiglio di Stato, infatti, in sede consultiva (Sez, III, parere 16.9.1997 n. 883), su un ricorso straordinario al Capo dello Stato aveva stabilito che nessuna norma di legge dispone il divieto di alimentare gli animali randagi nei luoghi in cui trovano rifugio. Inoltre, il divieto di offrire alimenti agli animali randagi è apparso in contrasto con la legge nazionale (281/91) dettata a prevenzione del randagismo e a tutela degli animali d’affezione. Analoga sentenza, inoltre, era stata pronunciata dal Tar Puglia, sezione di Lecce, lo scorso marzo. Il divieto del Comune di Monte Cavallo contrasta pure con la legge regionale n. 10/1997, che prevede all’art. 1 la protezione degli animali, il controllo del randagismo, la protezione del benessere dei medesimi, oltre al divieto di causare loro dolore e sofferenza.
Sullo specifico caso, però, si aggiunge una vicenda surreale, anzi, secondo quanto riportato dal TAR Marche, paradossale. Il divieto del Comune di Monte Cavallo, infatti, riguardava il dar da mangiare ai randagi mediante l’uso di contenitori. Secondo i giudici, però, non veniva indicato in alcun modo la modalità alternativa per nutrire gli animali. In altri termini si rischiava di instaurare conseguenze potenzialmente paradossali e controproducenti, come ad esempio incoraggiare la somministrazione degli alimenti in maniera altresì nociva per l’igiene urbana.
Disposizione annullata, dunque, come già era comunque avvenuto in sede cautelare. Ora il giudizio di merito, Sentenza n. 753/02.
 
IL RESTO DEL CARLINO BOLOGNA
3 DICEMBRE 2012
 
Piano freddo, dormitori aperti anche ai cani dei clochard
Disponibili 10 cucce riscaldate
Quest'anno non si utilizzeranno i containers, ma solo le strutture residenziali per un totale di 210 posti: risparmiati 80mila euro
 
Bologna -Contro il freddo dell'inverno, il comune di Bologna non aiuterà solo i clochard, ma anche i loro cani. Insieme ai senza tetto bolognesi, all'interno delle strutture di ricezione comunali, saranno ospitati anche i loro animali, riparandoli in apposite cucce dalla rigidità delle temperature che stanno per arrivare.
La crisi economica ha imposto al Comune un taglio di circa 80mila euro per il "Piano freddo", rispetto ai soldi spesi nel 2011. Un piano predisposto il 29 novembre dal Comune di Bologna, gestito dall’Asp Poveri Vergognosi in collaborazione con le associazioni del territorio, per sottrarre al gelo i senzatetto della citta’ e, per la prima volta, anche i loro cani. Circa una decina, infatti, le cucce al coperto gia’ pronte per i compagni a quattro zampe di chi vive in strada.Gli 80mila euro non spesi riguardano i container che erano stati allestiti lo scorso anno e che nel 2012 non ci saranno. I clochard, infatti, saranno ospitati solo in strutture, per un massimo di 210 posti. Al finanziamen to comunale vanno aggiunti poi 200 mila euro da parte della Fondazione Carisbo, per la messa a norma e ristrutturazione dei centri di accoglienza di Irnerio e Zaccarelli.Oltre ai posti letto per passare la notte, e’ prevista l’accoglienza anche nelle ore diurne limitatamente ai periodi di neve e freddo intensissimo. Si affiancano i numerosi altri servizi offerti prevalentemente dal volontariato, quali distribuzione di coperte, sacchi a pelo, bevande calde e generi di conforto a cui si aggiunge la somministrazione di pasti presso le strutture del Piano. Nello specifico, 45 posti sono stati predisposti alla ‘Casa del riparo notturno Zaccarelli’ in via del Lazzaretto, un posto e’ al rifugio notturno di via del Gomito, dove potranno essere accolti anche 9 cani nella zona attrezzata esterna. Il dormitorio ‘Beltrame’ di via Sabatucci dispone di 34 posti e altri 100 sono pronti in via Pallavicini nella struttura Irnerio. Infine le parrocchie de lla citta’ hanno offerto 14 posti, cui se ne aggiungono 2 presso la struttura ‘Madre Teresa di Calcutta’ in viale Felsina e 5 all’Op era Padre Marella.Gli interessati devono presentarsi esclusivamente presso i servizi che si occupano di accogliere e smistare le richieste, ovvero l’unita’ di strada attiva negli orari pomeridiani in Largo Respighi e Piazza XX Settembre. Il servizio mobile di sostegno attivo il lunedi’, martedi’ e giovedi’ in orari serali fino alla mezzanotte al piazzale Est della Stazione Centrale e il mercoledi’ nella sede di piazza Grande in via Corazza 7/8. E ancora il Centro diurno in via del Porto che riceve quotidianamente, compresa la domenica.
“L’accesso avviene compatibilmente con la disponibilita’”, ricorda il Comune. Mentre l’invio ordinario viene effettuato per 15 notti con eventuale successivo rinnovo da parte del soggetto inviante attraverso foglio di invio, ma dopo 2 notti di assenza la persona perde il diritto al posto letto. All’ingresso in struttura viene fatto firmare agli ospiti il regolamento interno tradotto anche nelle principali lingue. Il piano freddo e’ in vigore fino al 31 marzo.
 
AGEN PARL
3 DICEMBRE 2012
 
ANIMALI: AIDAA, FERMARE ACCATTONAGGIO CON ANIMALI CHE RENDE 20 MLN L'ANNO
 
Roma - "Ogni giorno sono almeno una quarantina le segnalazioni che arrivano all'AIDAA ma anche alle altre associazioni animaliste di cani, gatti, conigli ed altri piccoli animali che vengono utilizzati per l'accattonaggio. Le città dalle quali provengono il maggior numero di segnalazioni sono Roma, Torino, Milano e a sorpresa Parma. Si tratta molto spesso di cani di giovanissima età (pochi mesi) usati per impietosire i passanti che si vedono quasi costretti poi a fare l'elemosina. Molte segnalazioni arrivano anche da parte di animalisti che pur di salvare quei cuccioli (molti dei quali muoiono dopo pochi giorni di strada e vengono sostituiti da altri cuccioli sicuramente importati in maniera illegale dall'est europa) non esitano a comperarli per toglierli dalla strada. Il fenomeno dell'accattonaggio con animali si divide prevalentemente i due filoni. Il primo riguarda i clochard che vivono di fatto insieme ai loro cani i quali sono ben tenuti e ben curati che raccolgono si l'elemosina in compagnia dei loro animali ma che non approfittano quasi mai della loro presenza per impietosire i passanti. Diverso invece il racket della raccolta di elemosine con animali che gestito dalla malavita impone ai mendicanti ricattati dall'organizzazione di raccogliere le elemosine fuori dai supermercati o dalle librerie o dalle chiese facendosi accompagnare dai cuccioli di cani e gatti spesso drogati e costretti a restare immobili per 12-14 ore al giorno con un chiaro elemento di maltrattamento per gli animali. Il giro delle elemosine con animali frutta al racket in tutta Italia almeno 20 milioni di euro l'anno fatto questo che deve far riflettere. AIDAA propone una normativa nazionale che preveda il divieto totale di accattonaggio con gli animali". Così Aidaa in una nota. "Sia ben chiaro noi non vogliamo certo portare via gli animali ai clochard che spesso vivono in simbiosi con il loro cane e che senza di loro sarebbero perduti- ci dice Lorenzo Croce presidente di AIDAA- ma chiediamo che venga definitivamente troncato in maniera severa il racket delle elemosine con animali, che oltre a permettere alle organizzazioni delinquenziali dei profitti altissimi di fatto è un'incentivazione dei traffici di cuccioli illegali, animali che molto spesso tra l'altro muoiono se non riscattati dagli animalisti nel giro di pochi giorni quando vengono fatti scendere in strada in tenerissima età. Purtroppo- conclude Croce- il fenomeno esiste ed è diffuso piu di quanto possiamo pensare e per questo dobbiamo seriamente stroncarlo senza ovviamente toccare i veri clochard ed i loro animali che sono amati molto più di molti di quelli che vivono nelle case degli italiani".
 
GEA PRESS
3 DICEMBRE 2012
 
Catania – ancora pesce spada giovanissimo posto sotto sequestro
Intervento della Guardia Costiera.
 
Povero pesce spada, nonostante dovrebbe essere rispettato almeno il divieto di pesca dei piccoli, la loro cattura sembra continuare in maniera implacabile. Questo pure nei luoghi dove numerose sono oramai le operazioni di polizia. Dopo i numerosi sequestri dei giorni scorsi (vedi articolo GeaPress) un nuovo intervento della Guardia Costiera è avvenuto ieri nel catanese. Un passante, a quanto pare, a segnalare il tutto.
I militari della Guardia Costiera di Catania, sono questa volta intervenuti nel mercato rionale di Nesima inferiore. Numerosi i giovanissimi pesci spada pescati illegalmente e messi in vendita. Diciassette in tutto, per una lunghezza di circa 80 centimetri ed un peso medio inferiore ai tre chili. Questo quando un adulto dello stesso pesce supera comunemente i 400 chilogrammi.
Tutto sequestrato, mentre il venditore ambulante è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria. Un nuovo intervento per gli Ispettori della Capitaneria di Porto, coordinati dall’ 11° Centro Controllo Area Pesca della Direzione Marittima etnea.
I controlli, che continueranno anche nei prossimi giorni, sia a terra che in mare, con l’ausilio delle Unità navali della Guardia Costiera, si intensificheranno in prossimità delle festività natalizie e di fine anno, periodi in cui si registrano solitamente maggiori consumi di prodotti ittici e truffe a danno dei consumatori.
 
IL TEMPO
3 DICEMBRE 2012
 
Partito dalla sua arma
Cacciatore ucciso da un colpo di fucile
LECCO Un cacciatore milanese di 53 anni è rimasto ucciso per un colpo partito dal suo fucile durante una zuffa tra cani a Bosisio Parini, centro della Brianza in provincia di Lecco.
 
L'uomo stava effettuando una battuta di caccia con un amico quando da una proprietà privata si sono liberati e sono usciti due cani di grossa taglia che hanno aggredito il suo setter. Per cercare di dividere gli animali, il cacciatore avrebbe usato il fucile, prendendolo per la canna e brandendolo come un bastone ma in queste concitate fasi è partito un colpo che lo ha ucciso.
 
NEL CUORE.ORG
3 DICEMBRE 2012
 
USA, ANIMALI TORTURATI E VIDEO "CRUSH": COPPIA RISCHIA 45 ANNI
In Italia 4.400 euro di multa per un caso simile

 
Un gran giurì federale ha incriminato Brent Justice ed Ashley Richards, di Houston, in Texas, per il loro ruolo nella creazione e distribuzione di video "crush" con animali torturati e uccisi. Venerdì scorso, PETA ha annunciato la notizia, esclamando: "Vittoria!". Ognuno rischia di passare fino a 45 anni dietro le sbarre in una prigione federale e di dover pagare una maxi-multa di 1,75 milioni di dollari. Una pena esemplare. Mentre in Italia, per un caso simile, una madre di famiglia di Rho (Milano) se l'è cavata con una pena di quattro mesi di reclusione poi trasformata in una multa di 4.400 euro
Justice, 51 anni, e Richards, 22, sono i primi destinatari di un atto d'accusa federale per i video "crush" negli Stati Uniti. I filmati creati dalla coppia comprendevano orribili torture degli animali: un cucciolo di pit bull ucciso con una mannaia da macellaio e un gattino preso a pedate dalla donna mentre indossava scarpe con tacchi a spillo.
Cuccioli, gattini e persino polli sono stati sottoposti a brutali torture negli otto video creati dalla coppia di Houston. Le vittime coinvolte nei video atroci non sono sopravvissute.
In questo momento, la coppia rimane dietro le sbarre di un carcere di Houston. Il mese prossimo, però, dovranno comparire in tribunale federale per affrontare nuove accuse.
 
GEA PRESS
3 DICEMBRE 2012
 
Corni di rinoceronte – i bracconieri si sono diretti al museo
In Sudafrica, proposta oscena ad un rangers.
 
Avrebbe direttamente agganciato un rangers del Parco Kruger in Sudafrica, chiedendogli di procacciargli dei corni di rinoceronte. Forse una informazione sbagliata su una persona ritenuta corrotta (proprio in quel Parco, infatti, sono stati arrestati nel passato dei ranger). Sta di fatto che l’incredulo vigilantes ha fatto finta di stare al gioco ed ha avvisato la polizia che ha predisposto l’incontro nel villaggio di Plange, vicino Malamulele. Due presunti bracconieri sono così finiti in stato di arresto ed il processo è previsto già per domani.
L’alto valore raggiunto dalla polvere di corno di rinoceronte induce, però anche furti ben più particolari. Non più in natura, a spese della vita dei rinoceronti, ma direttamente a danno di materiale esposto nei musei. E’ successo in Inghilterra, nel Museo del Castello di Norwich, dove un trafficante, tale Patrick Kiely, è stato ora ritenuto colpevole del tentativo di furto di un corno di rinoceronte appartenente ad una testa imbalsamata in epoca vittoriana. I fatti avvennero lo scorso febbraio e l’uomo, a quanto pare, era riuscito a scappare con l’enorme testa. Venne inseguito e fermato dalla vigilanza.
Appena pochi giorni addietro, invece, tre corni di rinoceronte erano stati rubati dal New Walk Museum di Leicester. Gli inquirenti sono certi che i corni siano finiti in mano ai trafficanti. Continuando di questo passo, ad estinguersi non saranno solo i rinoceronti vivi … Fece scalpore, tempo addietro, il furto di un corno avvenuto ai danni di un rinoceronte morto nello zoo di Colchester, sempre in Inghilterra.
 
ROVIGO OGGI
3 DICEMBRE 2012
 
La magica polvere cosmica dall'Europa dell'est
“La poetica magia della Scuola orafa di Tallin” è il secondo titolo della mostra che si terrà dal 1° al 27 dicembre all’oratorio San Rosso di via Santa Lucia a Padova. Si tratta di una esposizione di gioielli dall’Estonia realizzati da sei artisti dell’Accademia d’arte di Tallin, sono allievi di Kadri Mälk e appartengono al singolare gruppo chiamato “Castle in the air”. Un'esposizione di forte impatto simbolico con forte il bisogno di recuperare il rapporto con la natura

Barbara Codogno

 
Dominata dalle potenti forze oscure del mar baltico, l'Estonia è una terra antica da cui attingere, intatta, un'energia primordiale. Possiamo respirare questa forza arcaica ammirando i capolavori esposti in “Pensieri preziosi 8 - La poetica magia della Scuola orafa di Tallin” dal 1° dicembre al 27 gennaio all'oratorio di San Rocco in via Santa Lucia, a Padova. Sei gli artisti estoni selezionati per questa suggestiva ottava edizione di un appuntamento di Ram tra i più significativi per la ricerca artistica: Mälk, Piret Hirv, Kristiina Laurits, Eve Margus-Villems, Villu Plink, Tanel Veenre. Gli artisti vengono tutti dall'Accademia d’arte di Tallinn, sono allievi di Kadri Mälk e appartengono al singolare gruppo chiamato “Castle in the air”.
L'Estonia ha le sue radici nella sua cultura ugrofinnica: prima della cristianizzazione vi dominavano la religione animista e la Maausk la religione della terra. Una terra piena di boschi, paludi, stagni. “Notti lunghissime, inverni freddi e interminabili, tempeste di neve e lupi che ululano: questo l'isomorfismo immediato tra i gioielli e la loro provenienza” sigilla l'assessore alla cultura del Comune di Padova Andrea Colasio.
Del primitivo paganesimo estone non sono scomparse le tracce: grazie all'etnografia e all'etnomusicologia - che ne hanno salvaguardato fiabe, canzoni e tradizioni - il ricco pantheon mitologico è sopravvissuto così come le complicate pratiche magiche e rituali.
“I parenti sono legati dal sangue ma più del sangue possono le affinità che uniscono un gruppo” sono le parole di Mälk che Mirella Cisotto Nalon ama sottolineare per parlare del filo rosso che lega i gioielli in esposizione. Mirella Cisotto Nalon è la madre di “Pensieri preziosi” che, quest'anno, ha realizzato con la collaborazione di Marijke Bianchi Vallanzasca, coadiuvando i suoi testi critici a quelli di Luisa Bazzanello Dal Piaz e Alessandra Possami “Vita dando vita” ad un catalogo davvero prezioso.
I gioielli esposti ci parlano di un mondo fantastico e spirituale creato dall'immaginazione, ma anche dell'analisi del sé profondo, di una comunione con il cosmo, di trascendente. Un'esposizione di grande impatto simbolico con forte il bisogno di recuperare - attraverso il gesto arcaico, attraverso la magia, la spiritualità della leggende, il richiamo agli elementi - il nostro rapporto con la natura.
“Per noi oggi giorno e notte sono la stessa cosa, la notte è illuminata con l'elettricità non con le stelle, la nostra luce è quella artificiale mentre questi artisti sono la voce antica della terra” spiega Cisotto Nalon.
Tra i sei artisti senz'altro spiccano la maestra, Kadri Malk: respiriamo l'atmosfera metafisica d ella sua terra nei gioielli che realizza. E Tanel Veenre, classe 1977 e una potenza poetica sublime
. I gioielli sono stati realizzati con fegati essiccati di animali, pelliccia di talpa, capelli, crini di cavallo, argento bianco nella maggior parte dei casi, legno, lische di pesce, ossa, vaniglia ma anche riccio di mare fossilizzato, corno, resina naturale e la strabiliante polvere cosmica, l'ingrediente magico usato dal grandioso Tanel Veenre.
FOTO
 
GEA PRESS
3 DICEMBRE 2012
 
Ruanda – saccheggiato campo antibracconaggio della Fondazione Dian Fossey
Ucciso un ranger - forse ad aggredire truppe appoggiate dalla Repubblica Democratica del Congo.
 
Continua la guerra pericolosamente a cavallo tra i confini di Ruanda e Repubblica Democratica del Congo. Nei giorni scorsi, nel corso di un violento conflitto a fuoco tra bracconieri e rangers nel Parco Nazionale dei Monti Virunga (Repubblica Democratica del Congo), si è apertamente riferito di un appoggio esterno alla guerriglia che si finanzia con il traffico di fauna selvatica.
La situazione sembra ora presentare pericolose analogie in Ruanda dove un campo antibracconaggio della Fondazione Dian Fossey è stato saccheggiato da uomini armati. Un rangers ruandese è morto, mentre altri sembrerebbero essere stati feriti. Tutti hanno comunque abbandonato il campo. Secondo alcune fonti ruandesi, responsabili dell’assolto armato potrebbero essere uomini armati appoggiati dal Congo. Forse intenzionati ad appropriarsi di apparecchiature per le telecomunicazioni, ma che non hanno comunque risparmiato anche le installazioni con pannelli solari. Tutto è stato distrutto.
Il Governo del Ruanda non ha ritenuto di dovere reagire militarmente e, per ora, sembra aver scelto una iniziativa diplomatica.
I conflitti, in quella zona della valle del rift (l’imponente fossa tettonica che dalla Siria raggiunge il Mozambico), sono più volte sfociati in bagni di sangue di vaste proporzioni, come nel caso del genocidio avvenuto nel 1994, proprio in Ruanda, tra Hutu e Tutsi. Si tratta in realtà di una presunta individuazione di gruppi etnici, voluta in modo particolare dai colonizzatori belgi. Le leve del potere volute dagli europei ed affidate prevalentemente nelle mani dei Tutsi, hanno generato una spirale di violenza che non si è mai sopita. Proprio lungo i confini di questi Stati, vi è la nota popolazione di gorilla di Montagna, tanto cara alla ricercatrice americana Dian Fossey, che proprio in quei luoghi venne uccisa.
 
NEL CUORE.ORG
3 DICEMBRE 2012
 
USA, A DALLAS PRIVATI FINANZIANO I PM CONTRO GLI ABUSI SU ANIMALI
Promessi 200 mila dollari per il primo anno di attività
 
Dopo l'apertura, l'anno scorso, del National center for prosecution of animal abuse, in collaborazione tra l'Associazione dei "district attorneys"(gli "avvocati dell'accusa") e alcune società di protezione animale, in varie Procure americane si stanno creando unità specializzate per la lotta ai crimini contro gli animali. Accade anche nella contea di Dallas (Texas) dove funzionari, attivisti ed avvocati lanceranno a breve la prima "animal cruelty unit" in quella parte dell'immenso Stato, per ora con due posizioni: un procuratore e un investigatore. Ma la cosa forse più interessante, e più strana per il lettore italiano, è che il primo anno di attività di questa unità speciale non sarà finanziato con i soldi dei contribuenti, ma con un'operazione di "fund raising" avviata da un'associazione di volontari: "Safer Dallas, Better Dallas". L'organizzazione si è impegnata a raccogliere i 200 mila dollari necessari per assicurare un anno di funzionamento alla nuova unità. Dopo questo periodo, si valuteranno i risultati e si prenderanno le decisioni corrispondenti. "L'iniziativa – scrive il Dallas Morning News – è parte di un piccolo ma crescente cambiamento nel modo in cui il sistema giudiziario americano concepisce, tratta e valuta i crimini violenti contro gli animali".
 
GEA PRESS
3 DICEMBRE 2012
 
USA – sfiorata tragedia al delfinario: bambina di otto anni afferrata da un delfino

 
E’ ora ossessionato dalla ricerca di informazioni sui batteri che potrebbero essere stati veicolati dal morso del delfino. La figlia, infatti, ha nel polso e nel palmo della mano, tre buchi, causati dal morso di uno dei delfini di Sea World di Orlando, in Florida. La famiglia di Atlanta, si era recata nel popolare parco divertimenti ed aveva pagato per poter dare da mangiare ai delfini. Ad un certo punto, uno dei delfini, in maniera inaspettata, è emerso più degli altri dal bordo vasca, raggiungendo quasi al volto la piccola di otto anni. La sua meta, però, era quello che probabilmente riteneva essere un pesce tenuto in mano dalla bambina.
Il padre, in quegli attimi, ha pensato che la figlia sarebbe stata trascinata in acqua. Ed invece il delfino ha mollato la presa un istante prima. La direzione del parco si è dichiarata dispiaciuta per quanto successo, ed ha riferito come la sicurezza delle persone e dello staff sia prioritaria per la stessa azienda. Dichiarazioni che però, stante quanto riportato dai giornali americani, sembrano aver lasciato insoddisfatta la famiglia di Atlanta.
Di certo, al di là dell’accidentalità dell’incidente ora occorso, su queste strutture rimangono non poche perplessità. Anche in tema di sicurezza, per i grandi cetacei, come le orche, e non solo. Segni di aggressività sono infatti documentati in altri delfinari proprio nel caso di delfini.
 
GEA PRESS
4 DICEMBRE 2012
 
Catania – dagli ippodromi all’asfalto – chi è il cavallo con la testa spaccata (foto)
L'impegno della Questura di Catania e il dramma dell'ippica di strada.
 
Potrebbe chiamarsi “Ursinus”, il cavallo che venerdì scorso, intorno alle 7.20, è morto in un bagno di sangue, in via Lavandaie a Catania, proprio a due passi da piazza Duomo. Ad intervenire subito sul posto la Squadra a cavallo e Nucleo cinofili della Questura di Catania.
Stante la documentazione in possesso degli inquirenti il cavallo sarebbe nato all’estero, forse in Irlanda, e risulterebbe essere stato acquistato da un allevatore senese. Un purosangue inglese di cinque anni, i cui dati dovranno ora essere verificati dagli inquirenti. La data di nascita riportata, però, potrebbe essere proprio il 2007. Stessa data del galoppatore “Ursinus”, così registrato negli annali dell’ippica e conosciuto negli ippodromi anche per il colore del mantello non proprio comunissimo, (vedi foto, nel riquadro, “Ursinus” in un ippodromo italiano). Niente Palio di Siena, comunque, quel cavallo non ha mai corso in piazza del Campo sebbene un suo “collega” dello stesso proprietario potrebbe essere stato iscritto alle visite qualche anno addietro. Cose normali, nel mondo dell’ippica e nulla può essere imputato al proprietario il quale, nel recentissimo passato, avrebbe venduto il cavallo ad nuovo soggetto in provincia di Perugia. Il cavallo doveva poi raggiungere Ragusa, ma a Catania parrebbe aver preso nuova destinazione. La Polizia sta ora verificando i passaggi di proprietà con particolare riferimento al sud Italia.
Un galoppatore, più in uso nella Sicilia orientale, rispetto ai trottatori della Sicilia occidentale.
A Catania era arrivato da un paio di giorni. Forse, però, il suo itinerare non va oltre una settimana. Secondo le ricostruzioni della Polizia di Stato, ad Ursinus è stato imposto il calesse, al quale evidentemente non era abituato. Dalle prime ricostruzioni, potrebbe darsi che “Ursinus” si sia impennato, ribaltando così il calesse. Si è inoltre portati ad ipotizzare che “Ursinus” non sia morto subito, ma sia rimasto vivo ancora per qualche minuto. Tolti velocemente calessi e finimenti, il cavallo sarebbe morto sull’asfalto.
Sul caso sta ora indagando la Squadra a cavallo ed il Nucleo cinofili della Questura di Catania. Gli inquirenti sarebbero portati a credere che il cavallo era in allenamento, forse per farlo abituare al calesse. Il pensiero va pertanto alle corse clandestine che affliggono la città di Catania. Tutto da appurare così come i precedenti specifici del nuovo detentore.
Un cavallo dalla carriera intensa, ma sempre da galoppatore. Agnano, le Capannelle, ma anche gli ippodromi di Grosseto e Livorno. Nato in Eire da genitori americani e, se riscontrata la ricostruzione in atto presso la Questura di Catania, finito sull’asfalto proprio a lato di Villa Pacini.
Un impegno costante, quello della Questura di Catania, più volte testimoniato dai frequenti interventi ai danni delle corse clandestine di cavalli. Macellazione clandestina, stalle abusive e percorsi di gara, spesso in piena città.
VEDI FOTO:
 
LA NAZIONE
4 DICEMBRE 2012
 
Quattro gattini avvelenati L'appello "attenti ai vostri animali"
IN VIA GENOVA
 
Arezzo - Probabilmente sono stati dei bocconi avvelenati ad ucidere i micetti, che da venerdì non si vedevano più girovagare per il quartiere che li aveva adottati. Avvelenare un animale è un reato ai sensi dell'art. 544-bis del codice penale Arezzo, 4 dicembre 2012 - Un nuovo atto di inciviltà verso gli animali si è compiuto ad Arezzo lo scorso fine settimana. Vittima 4 gattini, "ospiti" della colonia felina di via Genova.
Probabilmente sono stati dei bocconi avvelenati ad ucidere i micetti, che da venerdì non si vedevano più girovagare per il quartiere che li aveva adottati. Una "gattaia" portava loro ogni giorno qualcosa da mangiare, riempiendo le ciotoline sistemate in via Genova. Ma la signora non era lo sola. Molti i residenti che si prendevano cura dei gattini, sempre pronti a ringraziare con fusa e qualche zuccatina alle gambe.
Poi sabato è comparso un cartello: "sono stati avvelenati 4 gattini. Attenti ci sono persone incivili che fanno di queste cose". Le speranze di chi aspettava di rivedere il loro musetto nella via, o sul tappetino davant i casa, sono così crollate davanti a quel messaggio. Tante le segnalazioni che ci sono giunte.Ricordiamo che avvelenare un animale è un reato ai sensi dell'art. 544-bis del codi ce penale, cioè uccisione di animali. Inoltre l' art. 146 T.U. Leggi Sanitarie proibisce e punisce la distribuzione di sostanze velenose e prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e un'ammenda da € 51,65 fino a € 516,46.
Inoltre che i bocconi avvelenati oltre a causare una morte atroce agli animali sono possibile potenziale pericolo anche per i bambini.
 
ADN KRONOS
4 DICEMBRE 2012
 
Perugia, autocisterna con gpl e camion con maiali si ribaltano: nessun ferito
Perugia - Due incidenti simili, quasi in contemporanea a Balanzano e fra Casacastalda e Valfabbrica
 
Perugia – [………]Fra Casacastalda e Valfabbrica, invece, si e' ribaltato un camion pieno di maiali. Anche qui i vigili del fuoco hanno dovuto svuotare il mezzo dagli animali per poi procedere alla riapertura della strada. L'Anas ha chiuso e poi riaperto il tratto della strada statale 318 ''di Valfabbrica'' tra Sospertole (km 26,500) e Pianello (6,500), frazione nel comune di Perugia.
 
IVG
4 DICEMBRE 2012
 
Andora (SV), appartamento a fuoco: 65enne morto carbonizzato insieme al suo cane
 
Andora (SV). Tragedia nella notte ad Andora dove un uomo è morto carbonizzato a causa di un incendio scoppiato nel suo appartamento di via Leopardi.
Era circa mezzanotte quando un passante, notando le fiamme provenire dal pianterreno di una palazzina di tre piani, e composta da quattro appartamenti, ha lanciato l’allarme al 115. Sul posto sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco di Albenga che hanno operato con quattro automezzi, un’autoscala e un’autobotte. Insieme a loro, anche gli agenti del commissariato di polizia di Alassio.
Un intervento lungo tutta la notte, ma che non è servito a salvare l’inquilino dell’appartamento che è morto carbonizzato insieme al suo cane. Si tratterebbe del 65enne che vive in quella casa, Giovanni Vassallo, anche se il corpo è totalmente irriconoscibile e, dunque, si dovranno attendere gli esami del caso per scoprire la sua identità (l’unico modo sembra essere quello delle impronte dentali).
L’altro cane di proprietà della vittima è rimasto illeso dal momento che si trovava in giardino. L’alloggio è andato completamente distrutto e si teme anche per gli altri piani della palazzina, a rischio caduta (in particolare l’appartamento sovrastante quello in cui è scoppiato il rogo).
Sul posto stanno ancora operando i pompieri, la polizia municipale e sono in corso i rilievi della Scientifica per capire esattamente le cause e la dinamica dell’incendio mortale. Pare comunque che le fiamme si siano propagate dalla cucina, forse a causa di un corto circuito. La villetta dell’uomo si trova sulle colline andoresi ed è affacciata sul mare, in una posizione non agevole per i soccorsi che si sono resi necessari questa notte.Si tratta di una zona di seconde case e, dunque, piuttosto isolata, al punto che non si sa a che ora sia effettivamente scoppiato il rogo: solo il fortuito passaggio di un uomo davanti alla casa intorno a mezzanotte ha fatto scattare l’allarme.
 
IL GIORNALE
4 DICEMBRE 2012
 
A LECCO Cacciatore muore per difendere il suo Setter
 
Un cacciatore milanese di 53 anni è rimasto ucciso a causa di un colpo partito dal suo fucile durante una zuffa tra cani a Bosisio Parini, centro della Brianza in provincia di Lecco. L'uomo stava effettuando una battuta di caccia con un amico quando da una proprietà privata si sono liberati e sono usciti due cani di grossa taglia che hanno aggredito il suo cane di razza setter. Per cercare di dividere gli animali, il cacciatore avrebbe usato il fucile, prendendolo per la canna e brandendolo come un bastone ma in queste concitate fasi è partito un colpo che lo ha ucciso.
 
GEA PRESS
4 DICEMBRE 2012
 
Monti e i tagli alla Forestale – a rischio l’antibracconaggio
L'On.le Zanoni incontra il Capo della Forestale: il NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) fondamentale per proteggere il patrimonio ambientale e faunistico.

  
Con i tagli di Monti l’antibracconaggio rischia di diventare solo “anti”. Il rischio è stato paventato dall’eurodeputato IdV Andrea Zanoni nel corso di un incontro con il Capo della Forestale Cesare Patrone. Per l’Eurodeputato, tagliare i fondi destinati al Corpo Forestale vuol dire mettere i bastoni tra le ruote a professionisti impegnati quotidianamente nella tutela dell’ambiente e nella protezione dell’intera fauna selvatica.
“E’ fondamentale mantenere la massima efficienza ed operatività del Nucleo Operativo Antibracconaggio (NOA) – ha dichiarato l’On.le Zanoni – che in questi anni ha ottenuto importantissimi risultati ad esempio contro il bracconaggio purtroppo dilagante in Italia”.
Zanoni, inoltre, ha avuto modo di soffermarsi su alcuni aspetti particolarmente significativi dell’attività del Nucleo specializzato della Forestale. Il bresciano, innanzi tutto, dove ogni anno vengono denunciati centinaia di cacciatori che violano la legge. Poi l’isola di Ponza e lo Stretto di Messina. Tutte situazioni di particolare criticità. Quindi, l’appello al Ministro Clini: meglio impegnarci di più ora in attività antibracconaggio piuttosto che dover pagare dopo milioni di euro a Bruxelles per le multe dovute alle violazioni delle normative comunitarie a causa della caccia illegale.
Zanoni conclude con uno sguardo al suo Veneto: “Patrone mi ha confermato purtroppo che la Regione Veneto è l’unica regione d’Italia che non ha stipulato una convenzione con il Corpo forestale”.
 
RIMINI TODAY
4 DICEMBRE 2012
 
Cinghiale suicida a Verucchio, per l'animale nulla da fare

  
Prov. di Rimini - Stava percorrendo in tutta tranquillità la strada provinciale 15-Ter quando improvvisamente, giunta in località Torello, ha travolto un cinghiale intento ad attraversare la strada nei pressi di una curva verso destra
Stava percorrendo in tutta tranquillità la strada provinciale 15-Ter quando improvvisamente, giunta in località Torello, ha travolto un cinghiale intento ad attraversare la strada nei pressi di una curva verso destra. Per la donna alla guida dell'auto, una Fiat Grande Punto, fortunatamente nessuna ferita ma solo tanto spavento. Diversa sorte per il cinghiale, morto sul colpo nel forte impatto. Nemmeno l'auto è uscita illesa dall'urto: ingenti i danni nella parte anteriore della vettura „Sul posto, per i rilievi stradali, è intervenuta una pattuglia della Stazione Carabinieri di Villa Verucchio, insieme ad un veterinario per la rimozione dell'animale.
 
IL TIRRENO
4 DICEMBRE 2012
 
Torna l’abigeato: rubati venti agnellini a Villa Ceci
 
CARRARA - Una ventina di agnellini spariti a Villa Ceci. Torna d’attualità, con la crisi che morde, anche un reato che riporta addirittura ai secoli scorsi, l’abigeato: ovvero il furto di bestiame, tipicamente realizzato spingendo via gli animali. I ladri sono entrati più volte all’interno della stalla e quasi “beccati” sul fatto. I ladri nella stalla. E’ successo a Villa Ceci dove un allevamento è stata derubata di una ventina di agnellini. Non è la prima volta che accade ma in questa circostanza, a differenza delle altre in passato, si tratta di furti destinati alla vendita. Nulla a che fare con necessità di genere alimentare di qualche sfortunato soggetto questa è, almeno fino ad oggi, la tesi più accreditata. I furti sono andati avanti per alcune settimane, tante quanto sono servite alla famiglia Paolini per rendersi conto che, nel numeroso gregge che ogni giorno pascola nei prati di Villa Ceci, mancavano alcuni agnellini. Solo allora sono iniziati gli appostamenti fino a quando i ladri sono stati “beccati” con le mani nella stalla senza però riuscire ad individuarli. Il fatto, che risale ad alcune settimane fa, è stato segnalato ai Carabinieri. Un fenomeno, quello dei furti nelle campagne, alimentati anche dalla grave crisi economica che il territorio sta vivendo e che sta diventando sempre più frequente. Sono infatti in aumento, in tutta la provincia, furti e furtarelli tra i campi e le stalle. «Un fenomeno figlio dei tempi che stiamo vivendo – fa notare Vincenzo Tongiani, presidente Provinciale Coldiretti – e tanti sono i furti nelle cascine che non vengono nemmeno denunciati dagli agricoltori perché si tratta di perdite di piccola entità. Ma in questo particolare caso siamo di fronte a furti seriali con finalità b en precise come quelle delle vendita ai fini della macellazione». A far dirottare su questa tesi le tracce lasciate dai ladri nel perimetro dove si trova la stalla. Gli agnellini sono stati tramortiti e trascinati ma non uccisi sul posto. O forse, come accade nell’abigeato, semplicemente portati via spingendoli a forza su qualche mezzo di trasporto. «Un fatto inquietante che merita l’attenzione delle forze dell’ordine – sostiene ancora Tongiani – questi non sono ladri di galline!»”. Ad essere più esposti ai furti sono le aziende agricole più isolate che presentano via di fuga multiple. I colpi avvengono nel cuore della notte. Ortaggi, olive, frutti, capi di bestiame, soprattutto di piccola taglia, animali da corte le facili prede per ladri di professione, ma anche spesso di ladri improvvisati spinti dalla fame. Tra i “prodotti” appetibili il filo di rame molto utilizzato nel settore del vivaismo ed i l gasolio prelevato con delle pompette dalle cisterne. «Non è possibile vigilare e pattugliare tutto il territorio con la stessa intensità – conclude il presidente provinciale di Coldiretti Vincenzo Tongiani – ma invitiamo gli agricoltori a segnalare movimenti anomali ma anche sparizioni seriali così da dirottare i riflettori delle forze dell’ordine sulle aree a più alta intensità».
 
MESSAGGERO VENETO
4 DICEMBRE 2012
 
Conigli sul palco, critiche al teatro Verdi
Marchi (Lac): «Pordenone disattende il regolamento sugli animali». Lessio: «Nessuno sfruttamento»
 
PORDENONE. La magia senza tempo frana alla fine del primo tempo. I conigli, le papere e le colombe de Le Cirque invisible, spettacolo firmato da Victoria Chaplin (sesta figlia di Charlie Chaplin) e Jean Baptiste Thierrèe, che ha fatto il giro del mondo, a Pordenone non passano inosservati. E non in senso positivo.
Alessandra Marchi, avvocato e delegata della Lega per l’abolizione della caccia di Pordenone, rimarca l’inopportunità di portare animali in scena. «All’improvviso compiono sul palco del teatro Verdi poveri animali che i due artisti usano per dare più colore alla scena. C’è un grasso coniglio bianco dall’aria intorpidita che fa da padrone e un altro coniglio grigio, da magiche scatole appaiono e scompaiono due coniglietti più piccoli. Pordenone, città dotata di un meraviglioso regolamento che vieta l’attendamento dei circhi con animali e gli spettacoli che ne facciano uso, dopo “Amici animali in Fiera” e “Coun try Christmas”, ci ha deluso un’altra volta».
E poi «le papere, una decina, che vengono spinte in scena un po’ alla volta» e «le povere colombe bianche che vengono per magia bruscamente strappate fuori da vivaci ed angusti sacchetti rossi ».
Il presidente del teatro spegne le polemiche. «Parliamo di uno spettacolo internazionale – dice Giovanni Lessio – molto bello, arguto e intelligente e non a caso ha successo in tutte la parti del mondo».
 
LA NUOVA VENEZIA
4 DICEMBRE 2012
 
Schibuola: «Fateci cacciare i piccioni»
 
SAN DONÀ (VE) «Nessuna differenza tra topi e piccioni, dobbiamo eliminarli». Taglia corto l'assessore alla sicurezza di San Donà, Alberto Schibuola, che si rivolge ai parlamentari del territorio per sollecitare un loro intervento a livello legislativo che consenta di superare gli ostacoli all'eliminazione dei piccioni nelle città. Qui il fenomeno sta ormai esplodendo incontrollato e ci sono state situazioni di esasperazione anche tra i cittadini nelle abitazioni invase dai volatili. Laddove non è riuscita Venezia, ora ci prova San Donà che in piazza Indipendenza, invasa da una colonia di piccioni migranti, ha già utilizzato i falconieri che per&ogra ve; comporteranno costi enormi, fino a 50 mila euro l'anno. I falchi li allontanano per qualche tempo, ma la presenza dei falchi a intimorirli deve essere costante, almeno settimanale per ottenere qual che risultato. Non si possono usare altri sistemi più drastici, a parte gli spilloni che impedire loro di posarsi. In breve non possono essere uccisi e neppure presi con una rete e portati via. I piccioni sono volatili che risultano protetti dalla legge. Pur derivando dal piccione domestico, è un animale tornato selvatico e come tale protetto da leggi specificihe. Dopo la demolizione del teatro Astra i piccioni, finora nascosti nell'edificio fatiscente, hanno trovato nuovo riparo sotto i portici di piazza Indipendenza, ora cosparsi di guano. Per questo il sindaco, Francesca Zaccariotto, ha parlato di emergenza igienico sanitaria perché in ogni caso se mandati via dalla piazza, si sposterebbero da qualche altra parte. «Bisogna finirla con questa ipocrisia dei piccioni intoccabili», esclama l'assessore Schibuola, «ormai sono veramente troppi e senza dubbio, oltre che un problema di danno alle abitazioni e alle pavimentazioni, c'è anche un problema igienico-sanitario. Che differenza c'è tra i topi e i piccioni? Perchè i topi si possono eliminare e i piccioni no? Se è valido il principio della protezione animali, allora bisognerebbe anche vietare l'uccisione di topi e pantegane». «Interessiamo della cosa i nostri parlamentari», conclude Schibuola, «sarebbe bello che la soluzione di questo problema partisse dal Sandonatese per risolvere un problema che esiste in molte città d'Italia».
 
GEA PRESS
4 DICEMBRE 2012
 
Latina – arrestati sei veterinari – le ultime novità
L'accusa del NAS: falsi sulla tubercolosi.
 
Potrebbero avere falsamente attestato circa la tubercolosi bovina in diversi allevamenti di bufale del frusinate. Nove ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari sono state per questo emesse nei confronti di altrettanti dirigenti Medici Veterinari dell’ASL frusinate. I Carabinieri del NAS di Latina, intervenuti congiuntamente al Comando Provinciale stanno eseguendo in queste ore le ordinanza emesse dal GIP del Tribunale di Frosinone dott.ssa Annalisa Marzano.
L’inchiesta, diretta dal Sostituto Procuratore del Tribunale di Frosinone dott.ssa Rita Caracuzzo, è stata condotta dal NAS laziale in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Latina. Un anno di indagini a quanto pare partiti dalla denuncia di un allevatore al quale erano stati abbattuti 106 animali. Sarebbero risultati positivi alla tubercolosi. L’ipotesi investigativa è che la responsabilità della diffusione della malattia potesse essere stata determinata dagli stessi Veterinari.Questi, stante l’accusa, avrebbero attestato l’esecuzione della prevista profilassi contro la TBC che potrebbe, invece, non essere mai stata avviata.
Da quell’allevamento, l’inchiesta si è allargata ad altre strutture. Parrebbe che in alcuni giorni ove risulterebbe l’intervento dei Veterinari, questi erano assenti dal servizio.
Diversi allevamenti di bufale sarebbero cosi stati interessati dalla presunta falsificazione della documentazione relativa alla TBC. I Veterinari, stante l’accusa, avrebbero continuato a percepire gli emolumenti per un danno erariale pari a 200.000 euro. I reati ipotizzati sono pertanto falso e truffa.
La tubercolosi bovina è potenzialmente pericolosa, considerato il facile contagio, sia per gli animali che per l’uomo, dove risulta estremamente virulento. Il latte, nel caso del frusinate, era destinato all’alimentazione umana. Secondo il NAS si sarebbe in tal caso messo a rischio l’incolumità pubblica. Ad ogni modo, gli accertamenti sulla genuinità del latte, hanno escluso ogni pericolo per la salute pubblica.
 
QUOTIDIANO.NET
4 DICEMBRE 2012
 
Falsi controlli sulla Tbc arrestati nove veterinari
Certificazione contraffatta sulle bufale da latte
I professionisti operano presso la Asl di Frosinone, truffa da 200.000 euro

  
Roma - Nove veterinari dell'Asl di Frosinone sono finiti agli arresti domiciliari con l'accusa di falso e truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale per 200mila euro. L`indagine, condotta dal NAS laziale con la collaborazione dell`Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Latina e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone (Sostituto procuratore Rita Caracuzzo), ha avuto origine nello scorso anno dalla denuncia sporta da un allevatore di bufale, i cui 106 capi erano stati abbattuti poiché diversi animali erano risultati positivi alla tubercolosi. La responsabilità della diffusione della malattia era da attribuirsi ad alcuni veterinari della locale ASL, i quali, intervenuti presso la struttura, avevano falsamente attestato l`esecuzione della prevista profilassi contro la TBC, di fatto mai effettuata.
Dopo la segnalazione dell`allevatore i militari del NAS di Latina hanno esteso gli accertamenti ad altri allevamenti, individuando 9 veterinari che avevano più volte disatteso la profilassi contro la malattia, non effettuandola oppure svolgendola con modalità operative non idonee e radicalmente differenti dalle procedure previste dal Ministero della Salute.
I veterinari, da quanto è emerso, avevano redatto una documentazione falsa che attestava la regolarità dell`attività svolta. In diversi casi è stata accertata l`esecuzione delle attività in giorni in cui i sanitari erano addirittura assenti dal servizio. I veterinari avevano comunque percepito illecitamente gli emolumenti previsti per il servizio, truffando in tal modo il Servizio sanitario nazionale per circa 200mila euro e causando un concreto pericolo per la salute pubblica, poiché il latte delle bufale non sottoposte a profilassi era destinato all`uomo. Gli accertamenti sulla genuinità del latte, comunque svolti attraverso campionamenti ed esami analitici, hanno escluso ogni pericolo per la salute pubblica.
 
MESSAGGERO VENETO
4 DICEMBRE 2012
 
Roggia di Palma “asciutta” salvati ben 43 mila pesci
Udine, l’acqua tornerà entro Natale, l’intervento di manutenzione costa 150 mila euro. Etp e Consorzio Ledra Tagliamento: lavori difficili, troppi rifiuti nell’alveo
 
UDINE. La roggia di Palma, uno dei tre storici corsi d’acqua che attraversano la città (gli altri sono il Ledra e la roggia di Udine) è “asciutta” da un mese esatto. Il suo alveo, pieno zeppo di fango e rifiuti di ogni genere, è interessato dai lavori di manutenzione periodica che il Consorzio Ledra Tagliamento sta effettuando, per una spesa complessiva di circa 150 mila euro.
Ma quando è stato interrotto l’afflusso d’acqua molti pesci e altri animali (come le anatre) si sono trovati in difficoltà e tanti sono morti. A tal proposito ci sono state diverse segnalazioni da parte dei cittadini, nonchè un nota di protesta della Lav, la Lega anti vivisezione. Ma l’Ente tutela pesca (Etp), dal canto suo, fa notare che le squadre di addetti, in queste settimane, sono riuscite a recuperare, salvare e censire, addirittura 43 mila pesci. «Indice che l’acqua del canale è pulita - fanno notare gli esperti - forse di più rispetto al passato».
«La roggia resterà “asciutta” almeno fino al 10 dicembre prossimo - spiega il direttore del Consorzio Ledra Tagliamento Canali - per ripulire il fondo dai fanghi accumulati. Ma non è escluso qualche giorno di attesa in più, perchè il Comune, nel quartiere di Cussignacco, sta effettuando delle opere, proprio in concomitanza con i lavori sul corso d’acqua. In ogni caso prima di Natale chiuderemo il cantiere: è una necessità estetica e paesaggistica, sembrano dettagli, ma sono cose importanti. Questo canale attraversa infatti il centro della città, piazza Primo maggio e altre strade di grande percorribilità.
Purtroppo stiamo trovando una quantità molto rilevante di rifiuti abbandonati nell’alveo, che dobbiamo recuperare e analizzare, prima di portare in discarica o di smaltire. E’ un vero peccato questa inciviltà di alcuni cittadini, che costa alle casse pubbliche molto denaro. Pensi che, prima di immettere nuovamente l’acqua nella roggia di Palma, gli operai faranno una seconda ricognizione, dopo quella già effettuata, e raccoglieranno altra immondizia: bottiglie, lattine, vetri, anche copertoni e biciclette».
Ma appunto l’altro grave problema che è stato evidenziato è la moria di pesce. L’Ente tutela pesca ha però fatto il possibile per salvarne quanti più esemplari. «Siamo impegnati nelle operazioni di salvaguardia della fauna ittica e tale impegno - si legge in una nota dell’ente - non è mancato nemmeno in questa occasione. La roggia di Palma è stata messa in asciutta dal Consorzio Ledra-Tagliamento per favorirne le operazioni di pulizia. L’ente è quindi intervenuto per recuperare la fauna ittica in difficoltà su tutto il tratto compreso tra Remugnano e Palmanova, città di Udine compresa, nel periodo tra il 5 e il 22 novembre.
L’intervento ha interessato 40 chilometri di canali, e sono state impiegate 4 squadre, dotate ciascuna di elettrostorditori e automezzi con vasca ossigenata per il trasporto dei pesci. Complessivamente sono state utilizzate 426 ore di lavoro che hanno consentito di recuperare 65 alborelle, 3.726 barbi, 55 carassi, 2.724 cavedani, 2.801 cobiti, 1.357 sanguinerole, 1.570 scardole, 168 scazzoni, 796 spinarelli, 7 temoli, 2 tinche, 377 triotti, 5.470 trote, 24.343 vaironi, ovvero oltre 43 mila esemplari, che sono stati liberati in altri corsi. Purtroppo i limiti tecnici delle attrezzature e i tempi di realizzazione delle operazioni, che devono essere contenuti per non creare sofferenze al pesce catturato, non consentono di salvare tutti gli esemplari.
Quelli di piccole dimensioni e quelli che si rifugiano tra le asperità del fondo o nei sifoni, che in città sono numerosi, possono sfuggire alla cattura. Per limitare queste perdite le squadre dell’Etp ripetono le operazioni a distanza di un giorno, salvo ritornare sulle pozze rimaste, ma anche con queste attenzioni non è possibile garantire il recupero dell’intera popolazione ittica».
 
MESSAGGERO VENETO
4 DICEMBRE 2012
 
IL CASO» DOPO LA MORIA
 
di Maurizio Cescon
 
La roggia di Palma, uno dei tre storici corsi d’acqua che attraversano la città (gli altri sono il Ledra e la roggia di Udine) è “asciutta” da un mese esatto. Il suo alveo, pieno zeppo di fango e rifiuti di ogni genere, è interessato dai lavori di manutenzione periodica che il Consorzio Ledra Tagliamento sta effettuando, per una spesa complessiva di circa 150 mila euro. Ma quando è stato interrotto l’afflusso d’acqua molti pesci e altri animali (come le anatre) si sono trovati in difficoltà e tanti sono morti. A tal proposito ci sono state diverse segnalazioni da parte dei cittadini, nonchè un nota di protesta della Lav, la Lega antivivisezione. Ma l’Ente tutela pesca (Etp), dal canto suo, fa notare che le squadre di addetti, in queste settimane, sono riuscite a recuperare, salvare e censire, addirittura 43 mila pesci. «Indice che l’acqua del canale è pulita - fanno notare gli esperti - forse di più rispetto al passato». «La roggia resterà “asciutta” almeno fino al 10 dicembre prossimo - spiega il direttore del Consorzio Ledra Tagliamento Canali - per ripulire il fondo dai fanghi accumulati. Ma non è escluso qualche giorno di attesa in più, perchè il Comune, nel quartiere di Cussignacco, sta effettuando delle opere, proprio in concomitanza con i lavori sul corso d’acqua. In ogni caso prima di Natale chiuderemo il cantiere: è una necessità estetica e paesaggistica, sembrano dettagli, ma sono cose importanti. Questo canale attraversa infatti il centro della città, piazza Primo maggio e altre strad e di grande percorribilità. Purtroppo stiamo trovando una quantità molto rilevante di rifiuti abbandonati nell’alveo, che dobbiamo recuperare e analizzare, prima di portare in discarica o di smaltire. E’ un vero peccato questa inciviltà di alcuni cittadini, che costa alle casse pubbliche molto denaro. Pensi che, prima di immettere nuovamente l’acqua nella roggia di Palma, gli operai faranno una seconda ricognizione, dopo quella già effettuata, e raccoglieranno altra immondizia: bottiglie, lattine, vetri, anche copertoni e biciclette». Ma appunto l’altro grave problema che è stato evidenziato è la moria di pesce. L’Ente tutela pesca ha però fatto il possibile per salvarne quanti più esemplari. «Siamo impegnati nelle operazioni di salvaguardia della fauna ittica e tale impegno - si legge in una nota dell’ente - non è mancato nemmeno in questa occasione. La roggia di Palma è stata messa in asciutta dal Consorzio Ledra-Tagliamento per favorirne le operazioni di pulizia. L’ente è quindi intervenuto per recuperare la fauna ittica in difficoltà su tutto il tratto compreso tra Remugnano e Palmanova, città di Udine compresa, nel periodo tra il 5 e il 22 novembre. L’intervento ha interessato 40 chilometri di canali, e sono state impiegate 4 squadre, dotate ciascuna di elettrostorditori e automezzi con vasca ossigenata per il trasporto dei pesci. Complessivamente sono state utilizzate 426 ore di lavoro che hanno consentito di recuperare 65 alborelle, 3.726 barbi, 55 carassi, 2.724 cavedani, 2.801 cobiti, 1.357 sanguinerole, 1.570 scardole, 168 scazzoni, 796 spinarelli, 7 temoli, 2 tinche, 377 triotti, 5.470 trote, 24.343 vaironi, ovvero oltre 43 mila esemplari, che sono stati liberati in altri corsi. Purtroppo i limiti tecnici delle attrezzature e i tempi di realizzazione delle operazioni, che devono essere contenuti per non creare sofferenze al pesce catturato, non consentono di salvare tutti gli esemplari. Quelli di piccole dimensioni e quelli che si rifugiano tra le asperità del fondo o nei sifoni , che in città sono numerosi, possono sfuggire alla cattura. Per limitare queste perdite le squadre dell’Etp ripetono le operazioni a distanza di un giorno, salvo ritornare sulle pozze rimaste, ma anche con queste attenzioni non è possibile garantire il recupero dell’intera popolazione ittica».
 
GIORNALETTISMO
4 DICEMBRE 2012
 
Quando l’uomo morde il cane (e lo uccide)
Un ventitreenne inglese ha strappato l'orecchio sinistro della sua bestiola in risposta ad un morso ed alla moquette sporcata dall'animale
 
Il Mirror ci racconta la triste fine di uno Staffordshire Bull Terrier, chiamato Ellie, la quale è stata uccisa dal padrone che per vendicarsi di un morso del suo cane l’ha presa per la gola, alzata e strappato a morsi parte di un orecchio.
L’AGGRESSIONE - Il novello Mike Tyson, il 23enne Mark Else, ha voluto punire il cane anche per avergli sporcato moquette e tappeto. Secondo i giudici incaricati di seguire la faccenda. Dopo aver aggredito la sua bestiola l’uomo l’ha chiusa in una gabbia dov’è stata trovata morta il giorno dopo. C’è comunque da dire che il ragazzo in quelle ore è andato in ospedale per sottoporsi ad una valutazione di salute mentale.
LA CONDANNA - Il ragazzo ha poi ammesso la sua responsabilità nei confronti del cane al quale ha causato una terribile morte tanto da essere stato condannato a 18 mesi di reclusione con la condizionale, oltre a seguire un percorso sanitario idoneo.  Una pena sicuramente pesante ma commisurata alla gravità del fatto compiuto dal 23 enne il quale ha reagito in maniera brutale ad un morso in faccia datogli dal cane, anche se è ignota l’entità dello stesso. Successivamente l’uomo ha portato la bestia in bagno e solo dopo che questa si è calmata si è avventato su di lei. L’esame autoptico ha dimostrato poi che il cane era sottopeso, che aveva lesioni al fegato e che ha subito un’emorragia a causa della ferita all’orecchio sinistro, il quale è stato parzialmente strappato via.  
 
GEA PRESS
4 DICEMBRE 2012
 
Cameroon – il sequestro di mani e piedi

  
Tempo addietro ne vennero trovati alcuni utilizzati come posacenere da vendere ai turisti. Mani e piedi di gorilla. Assieme ad un piccolo scimpanzé ed altra fauna, sono stati posti sotto sequestro la scorsa settimana in Cameroon.
A darne comunicate è l’ONG LAGA, impegnata attivamente in progetti di salvaguardia dell’ambiente. Una organizzazione che lavora in stretta collaborazione con i Governi e il cui impegno, proprio in Cameroon sta dando i suoi frutti. Recentemente lo stesso Governo ha annunciato di volere aumentare il numero dei rangers e disposto misure straordinarie di repressione del bracconaggio.
Lo stesso intervento che ha portato al recente sequestro di mani e piedi, nasce proprio da un’operazione congiunta.
Circa i piccoli di scimpanzé, si tratta di un traffico tutt’ora in atto che alimenta un florido mercato illegale. Per prendere il piccolo, viene sterminato l’intero branco. Ad alcuni individui del branco è probabile che appartenevano le mani tagliate e mummificate. Sarebbero molto probabilmente divenuti orridi posaceneri da mostrare agli amici.
 
GEA PRESS
4 DICEMBRE 2012
 
INTERPOL – sequestro di tigri
Terza fase dell'Operation Prey: interventi in Malesia e Indonesia.

 
Si chiama Operation Prey e si propone di combattere il commercio illegale di specie animali. Le prime due fasi si sono concluse nei mesi di settembre ed ottobre. Decine di tigri, sia vive che già macellate, assieme ad altre specie protette. Una dozzina gli arresti.
I paesi interessati sono stati Bangladesh, Laos, Birmania, Tailandia e Vietnam. Ora un successivo intervento, il terzo, che ha riguardato Indonesia e Malesia. Oltre alla tigri sequestrate, anche pangolini, serpenti protetti ed altri animali cacciati illegalmente.
Un sistema di azioni, quello dell’Operation Prey, mirate a coinvolgere gli stessi paesi. Un’esperienza, comunicano dall’INTERPOL, che verrà ulteriormente rafforzata in una successiva sessione di approfondimento che si terrà in Nepal.
Secondo David Higgins, direttore del Programma crimini ambientali dell’Interpol “con la crescente coesione all’interno della comunità internazionale delle esigenze di conservazione delle tigri, ma anche leopardi delle nevi ed altri grandi felini asiatici, l’INTERPOL potrà sostenere i paesi membri nel rafforzamento delle stesse azioni”.
Ostentazione come status symbol e presunte proprietà medicinali. Queste le principali cause che hanno ormai portato sull’orlo dell’estinzione i grandi felini. Per evitare il perpetrarsi di un processo che sembra irreversibile, l’Interpol chiede di potenziare quelle azioni, innanzi tutto economiche, che consentano di abbattere la domanda di tali animali e spezzare la catena criminale dei trafficanti.
Operation Prey è parte del Progetto Predator, sostenuto dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e il Dipartimento britannico per gli Affari e Ambiente, Food and Rural (DEFRA).
 
LA PRESSE
4 DICEMBRE 2012
 
New Jersey, dopo un solo giorno di caccia già uccisi 55 orsi
 
Dalla nostra corrispondente Valeria Rubino
 
Newark (New Jersey, Usa) - E' iniziata lunedi in New Jersey la caccia all'orso, organizzata ogni anno per aiutare a controllare la popolazione di orsi bruni dello Stato, in congiunzione con la stagione della caccia al cervo. Possono partecipare all'evento annuale cacciatori muniti di licenza apposita per la caccia all'orso bruno, che dà diritto ad uccidere un solo animale di tale specie. Quest'anno, sono stati rilasciati più di 6500 permessi. La caccia all'orso dura una settimana e lunedi sono stati uccisi 55 orsi. L'anno scorso, sono stati uccisi 469 orsi bruni ed oltre 50mila cervi. "Stiamo tentando di stabilizzare e ridurre la popolazione di orsi di questo Stato per mantenerla a una densità che minimizzi il conflitto tra uomo ed animale, sia sostenibile e faccia diminuire il trasferimento degli orsi in habitat suburbani ed urbani" ha spiegato Dave Chanda, direttore della Division of Fish and Wildlife del Department of Environmental Protection. Gli orsi sono animali un po' fastidiosi per diversi residenti del New Jersey, anche se gli avvistamenti quest'anno si sono ridotti del 34% e le lamentele per danni o fastidi sono scese del 26%. Non sono stati registrati incidenti tra uomo ed orso negli ultimi due anni. "E' molto raro che un orso bruno attacchi un essere umano. Alcune persone credono che siano come i grizzly, ma non è vero" ha fatto sapere Larry Ragonese, portavoce del dipartimento di protezione ambientale del New Jersey.
 
ACICLICO
4 DICEMBRE 2012
 
Il ruolo dei topi nella lotta contro il cancro
La sperimentazione biomedica sui topi è stata fondamentale per raggiungere dei punti importanti nella lotta contro il cancro.
 
I topi sono gli animali più utilizzati nella sperimentazione biomedica. Sono animali molto prolifici in cui è possibile selezionare determinate caratteristiche genetiche e che hanno una vita media molto più concentrata di quella degli uomini. E’ quindi facile osservare in essi il decorso di malattie che negli uomini impiegherebbero anni per arrivare allo stesso stadio o manifestare gli stessi sintomi. Per tutte queste ragioni i topi sono i mammiferi al centro della sperimentazione biomedica per la cura del cancro. I primi test su questi animali, fin dal 1940, dimostrano il potere cancerogeno di alcuni solventi, vernici, derivati del petrolio, amianto, radiazioni ionizzanti e ultraviolette, e la possibilit&agrav e; di individuare dei fattori di malattia nell’ambiente, per promuovere strategie di prevenzione primaria che prevedano l’eliminazione o il contenimento dell’esposizione.
Attraverso lo studio di alcune famiglie di topi si è poi scoperta la predisposizione familiare al cancro, la variabilità genetica dello stesso tumore in differenti ceppi (dunque il fatto che ogni malato ha una sua sensibilità alle cure), nonché il fatto che il Dna ha due codici genetici, uno già decifrato e uno da decifrare, depositario delle malattie.
Nel 1974 si realizza il primo topo transgenico; da qui, trasferendo nei topi i geni umani sospettati si scoprono varianti genetiche umane predisposte all’infarto, l’ictus, il diabete o la tubercolosi.
Nel 1992 arriva poi la scoperta degli oncosoppressori,  i geni che bilanciano l’azione degli oncogeni e solo qualche anno dopo si sperimenta sui topi la terapia a bersaglio, che consiste nel far sviluppare un certo tipo di tumore per procedere alla sperimentazione di farmaci.
 
QUOTIDIANO.NET
4 DICEMBRE 2012
 
Ricerca: scoperto il gene dello 'sballo' alcolico
Cedere al richiamo dell'alcol è anche colpa dei geni. Un team di ricercatori del King's College di Londra ha scoperto infatti perché [...]
 
Roma - Cedere al richiamo dell'alcol è anche colpa dei geni. Un team di ricercatori del King's College di Londra ha scoperto infatti perché alcune persone sono più inclini al binge drinking, le mega-bevute di alcolici concentrante in poche ore, ormai divenute una moda fra i giovani in cerca dello sballo del sabato sera. Sembra, infatti, che alcune persone abbiano un gene che moltiplica i livelli di una sostanza chimica nel cervello che regala la felicità, e questo gene è direttamente collegato all'assunzione di alcol. Il Rasgrf-2 era già stato collegato a problemi con gli alcolici, ricorda lo studio su 'Pnas'. I ricercatori diretti da Gunther Schumann hanno scoperto che gli animali privi di questo gene mostrano molto meno desiderio di alcol rispet to agli altri. Inoltre lo scanner cerebrale di 663 adolescenti maschi ha rivelato che quelli che hanno una versione particolare del gene hanno anche un'attività maggiore della dopamina nei test 'disegnati' per studiare la loro reazione a una ricompensa. In pratica i ragazzi, tutti di 14 anni, presentavano un'attività più intensa in un'area cerebrale, lo striatum ventra le, collegata proprio con il rilascio della dopamina, l'ormone del piacere. Quando poi il team di studiosi ha ricontattato i ragazzi, a distanza di due anni, ha scoperto che quelli con la variante genetica 'colpevole' bevevano più spesso dei coetanei.
"Abbiamo scoperto che il gene gioca un ruolo cruciale nel controllare come l'alcol stimola il cervello, spingendolo a rilasciare la dopamina, e in questo modo moltiplica la sensazione di piacere e ricompensa". Certo, occorrono ulteriori lavori per dimostrare questa teoria, ma secondo gli autori la ricerca è sulla strada per aprire nuove prospettive nella ricerca sull'alcolismo.
 
QUOTIDIANO.NET
4 DICEMBRE 2012
 
Dai pipistrelli uno spunto per la lotta all'Aids
Si studia la risposta immunitaria degli animali
Al microscopio la sindrome infiammatoria da Immuno-Ricostruzione
 
Sydney, dicembre 2012 - Le risposte immunitarie dei pipistrelli alla sindrome del naso bianco provocata dal fungo letale 'Geomyces destructans' potrebbero offrire nuove prospettive per future terapie contro l'Aids nell'uomo. E' il risultato di una ricerca condotta da Marcia McNutt dell'Us Geological Survey che ha analizzato lo sviluppo della sindrome infiammatoria da Immuno-Ricostituzione negli animali. Una condizione rilevata anche in molti esseri umani affetti da Aids e trattati con terapie antiretrovirali ad alta efficacia.
La sindrome si sviluppa quando il sistema immunitario 'inibito' temporaneamente dal trattamento viene riattivato. Appena il sistema immunitario dei pazienti trattati con terapia antriretrovirale si riattiva può scatenare una reazione infiammatoria eccessiva a una infezione precedentemente acquisita provocando un peggioramento dei sintomi.
Ciò può essere fatale per le persone ammalate di Aids se devono contrastare una infezione secondaria grave. La ricerca pubblicata sulla rivista 'Virulence' e commentata sul Sydney Morning Herald ha offerto i dettagli della risposta immunitaria dei pipistrelli all'infezione fungina dopo il risveglio dal letargo rilevando una notevole analogia con lo sviluppo della sindrome infiammatoria da Immuno-Ricostituzione nei malati di Aids. Le analogie offriranno, secondo i ricercatori, notevoli spunti per la creazione di nuove strategie di cura dell'Aids.
 
GEA PRESS
4 DICEMBRE 2012
 
Leoni africani a rischio estinzione
 
75% in meno del loro habitat solo negli ultimi 50 anni. E’ questo quanto emerge in uno studio pubblicato dal Journal Biodiversity and Conservation e coordinato dal prof. Stuart Pimm della Duke University, una delle università private più famose degli Stati Uniti.
Di leoni, in tutta l’Africa, ne sarebbero rimasti non oltre 32.000. Una situazione molto grave specie per le popolazioni dell’Africa occidentale, frammentate in piccoli gruppi ormai isolati. Una tendenza che sembra essere destinata a mantenersi. Il leone è di fatto scomparso dall’area di interi parchi nazionali. Appena cinquanta anni addietro la popolazione stimata era di 100.000 animali. I fattori che maggiormente sembrano incidere sulla diminuzione, sono quelli relativi alla crescente espansione dell’uomo. Le popolazioni di leoni si trovano così divise da ampie aree di savana ormai colonizzate ed adibite a pascolo.
Non solo. Le aree residuali loro rimaste saranno destinate a ridursi nei prossimi 40 anni.
Il 40% dei leoni africani è concentrato in Tanzania, mentre solo nove paesi hanno la popolazione del felino superiore ai 1000 individui.
Pascoli e conflitti con i pastori, ma non solo. Ad essere presi di mira nel rapporto della Duke University, sono anche le aree coltivate e la caccia per i trofei.
 
NEL CUORE.ORG
4 DICEMBRE 2012
 
IL DALAI LAMA: "GLI ANIMALI POSSONO ESSERE PIU' ONESTI DEGLI UOMINI"
"Ho alcuni uccelli, cani e un gatto"
 
Recentemente, riferisce oggi "The Times of India", in occasione della Giornata mondiale Compassion (WCD), il XIV Dalai Lama ha condiviso i suoi ideali e pensieri sull' ahimsa (non-violenza) e sulla compassione durante un incontro pubblico a Mumbai.
Poiché quest'anno l'attenzione è rivolta al benessere degli animali e alla crescente importanza del vegetarismo per ragioni igieniche e come mezzo per scoraggiare l'uccisione di altre specie, il Dalai Lama ha parlato delle sue esperienze con gli animali. "Ho alcuni uccelli, cani e un gatto," rivela la massima autorità religiosa del buddismo tibetano. "Ho sempre pensato che se si trattano bene gli animali, essi rispondono di conseguenza. Gli animali possono essere più onesti degli esseri umani, a volte."
Usare l'educazione per diffondere la compassione è la strada da seguire. "La mente umana – spiega il Dalai Lama - è viziata facilmente, quindi bisogna insegnare fin dalla tenera età a coltivare l'educazione Prendere il pensiero della compassione e usare l'intelligenza o la mente umana come un seme per seminarla.».
Ha anche detto che persevererà fino alla morte nel suo atteggiamento compassionevole. "Non c'è niente di meglio che mantenere i nostri principi. Bisogna preoccuparsi perfino per il benessere dei nostri nemici", afferma. E aggiunge: "Questo non significa accettare qualcosa di ingiusto, ma agire avendo in mente il benessere altrui".
 
GREEN STYLE
4 DICEMBRE 2012
 
Anche i cani soffrono i traumi di guerra
 
Anche i cani soffrono le temibili conseguenze di un conflitto bellico. È quello che dimostra una recente ricerca condotta sui cani utilizzati dai marines per le missioni in Afghanistan: circa un 10% mostra irrequietezza, depressione e altri problemi psicologici dovuti alla tragedia vissuta. È il caso di Nushka, una Labrador nera assoldata tra le fila dei Marines e impiegata nelle azioni di salvataggio, come crolli di edifici a causa delle bombe. I veterinari la definiscono assente, senz’anima, presa da una depressione che pare incurabile. Una sindrome che prende il nome di “canine PTSD” e che affligge circa il 10% dei cani impiegati in situazioni di vera e propria tragedia umana e animale. Sebbene questi cani passino molto del loro tempo in addestramento e sui campi di guerra siano sempre accompagnati dal loro fedele soldato – ogni cane viene sempre assegnato allo stesso marine, dalla prima fase d’addestramento alla missione vera e propria – molti non riescono a riprendersi. E così si rende necessario un percorso di recupero psicologico e di ritorno alla normale vita, prima del loro effettivo pensionamento.
Nonostante nessun cane sia stato ferito durante il conflitto, il trauma impedisce ai cani affetti da depressione di separarsi dai loro soldati. Così l’esercito USA ha iniziato un programma di distaccamento controllato che coinvolge sia il militare che una nuova famiglia adottiva, con un percorso a tappe per ridonare fiducia e gioia agli animali. La buona notizia è che, per quanto straziante sia questa situazione, gran parte degli ex cani militari si riprende completamente.
 
QUOTIDIANO.NET
4 DICEMBRE 2012
 
Il gatto egoista?
E' solo un luogo comune
Testata l'affettuosità dei felini con risultati sorprendenti
 
I meno espansivi sono quelli di strada; i siamesi vincono in amabilità
Londra, dicembre 2012 - Il gatto è notoriamente descritto come meno affettuoso e più egoista e infedele del cane, ma secondo un nuovo studio pubblicato sul 'Journal of Veterinary Biology' lo stereotipo del gatto scostante è vero o falso a seconda della razza felina di appartenenza dell'animale.  I più amabili? Il gatto 'sfinge' e il siamese. La ricerca è stata coordinata dall'Ecole nationale veterinaire d'Alfort e ha classificato le razze dei felini partendo dai gatti dotati di maggiore cordialità per finire con quelli scontrosi e intrattabili. I più ostili sono risultati i gatti senza pedigree, frutto di incroci e generalmente descritti come gatti domestici dal pelo corto.
Lo studio ha valutato la gentilezza e la predisposizione di 129 gatti di 14 razze diverse verso gli esseri umani. Le razze riconosciute e classificate sono risultate più affettuose di quelle senza pedigree. Sul podio della cordialità è salito il gatto sphynx, il gatto 'sfinge' privo di peluria. Secondo i ricercatori la sua estrema amabilità potrebbe essere direttamente connessa alla sua necessità di contatto per riscaldarsi. Si sono guadagnati punteggi alti di cordialità anche i siamesi, il gatto sacro di Birmania e il gatto blu di Russia.
 
ATTUALISSIMO
4 DICEMBRE 2012
 
Il virus mutato geneticamente che uccide i cani: si teme un’epidemia
 
I ricercatori stanno tentando di isolare il ceppo virale della malattia che rischia di condurre alla morte dell'animale tra sofferenze atroci. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio ha dato la notizia di un nuovo virus che avrebbe contagiato alcuni cani randagi della Capitale, dov’è stato registrato il primo caso. Si sospetta che possa trattarsi di una forma molto aggressiva di parvovirosi canina o  gastroenterite virale dovuta ad una mutazione virale mediata dalle cornacchie e dai corvi. I sintomi consistono in tosse, diarrea, febbre, vomito e feci emorragiche che porterebbero alla morte dell’animale in preda ad atroci sofferenze. I ricercatori stanno ora cercando di isolare il ceppo virale di questo tipo di parvovirosi canina, nel timore di una possibile epidemia. Questo perché il virus è molto infettante, sopravvive a lungo nell’ambiente e resiste ai normali disinfettanti. Per i cani vaccinati non ci sarebbe alcun problema, in quanto il rischio di contrarre il virus sarebbe molto  basso.
Ciò che preoccupa l’Istituto Zooprofilattico è invece la salute dei cani randagi, che sono enormemente esposti al contagio. Nel frattempo, il canile della Muratella ha deciso di bloccare per il momento i nuovi ingressi a causa proprio dei sospetti di contagio, oltre 60 solo negli ultimi giorni, e tutti trasferiti in strutture maggiormente attrezzate.
 
RIMINI TODAY
5 DICEMBRE 2012
 
Allevamento lager di cani a Mondaino: denunciato 38enne
Scoperto dalla Polizia Provinciale di Rimini una sorta di allevamento-lager di cani di razza maremmano nel comune di Mondaino. Il responsabile, un uomo di 38 anni, è stato denunciato

 
Scoperto dalla Polizia Provinciale di Rimini una sorta di allevamento-lager di cani di razza maremmano nel comune di Mondaino. Il responsabile, un uomo di 38 anni, è stato denunciato per maltrattamento di animali. Gli uomini della polizia Provinciale hanno accertato la presenza di nove cani femmina, privi di ciotole per l'acqua e il cibo e di un adeguato riparo; erano infatti legati ed esposti alle intemperie.
In alcuni casi i cani si erano arrotolati con la catena alla pianta a cui erano legati rimanendo con una limitata disponibilità di movimento. Gli animali venivano nutriti solamente con scarti di macelleria gettati a terra tra fango e sporcizia. La Polizia Provinciale ha allertato immediatamente il servizio veterinario della A.Usl che ha constatato l'effettivo stato di degrado degli animali.
 
NEL CUORE.ORG
5 DICEMBRE 2012
 
RIMINI, SCOPERTO ALLEVAMENTO LAGER DI CANI: UN DENUNCIATO
Scoperto dagli agenti della Polizia provinciale
 
La Polizia Provinciale di Rimini ha denunciato un uomo di 38 anni per maltrattamento di animali. L'uomo aveva realizzato, nel comune di Mondaino, una sorta di allevamento-lager di cani di razza Maremmana. Gli agenti della Provinciale hanno accertato, infatti, la presenza di 9 cani femmina, privi di ciotole per l'acqua e il cibo e di un adeguato riparo. Gli animali erano infatti legati ed esposti alle intemperie.
Alcuni cani si erano arrotolati con la catena alla pianta a cui erano legati rimanendo con una limitata disponibilità di movimento. Per nutrirli l'allevatore usava solo scarti di macelleria gettati a terra tra fango e sporcizia. Il proprietario è stato denunciato all'autorità giudiziaria, mentre i cani sono stati posti sotto sequestro.
Gli agenti hanno allertato immediatamente il servizio veterinario della Ausl che ha constatato l'effettivo stato di degrado. I cani salvati verranno inseriti, a cura del canile di Riccione, nel programma di identificazione (in quanto privi di microchip, nessuno risulta registrato all'anagrafe canina), e probabilmente immessi nel circuito delle adozioni.
 
IL SECOLO XIX
5 DICEMBRE 2012
 
Cani avvelenati, taglia degli animalisti
 
Genova - L’allarme rosso è già scattato fra i proprietari di cani. Perché l’incubo del maniaco - o dei maniaci - che sta seminando polpette avvelenate a macchia di leopardo un po’ in tutta Genova, si sta diffondendo sempre più. Ora però scatta la risposta. Perché non bastano più le ronde organizzate dai cittadini e dalle associazioni animaliste nei quartieri più colpiti, non bastano più i controlli capillari ordinati dal Municipio Centro Ovest a San Teodoro, la zona per ora più bersagliata. E a nulla valgono neppure le - neppure velate - minacce che i padroni hanno rivolto ai responsabili di questi tramite volantino .
Ecco, ora la replica si fa più concreta. E sonante. Già, perché ora c’è pure una taglia: 500 euro a chi contribuirà a consegnare alla giustizia il (o i) killer dei cani. L’offerta è di alcuni animalisti del Tigullio. Che preferiscono mantenere l’anonimato ma rilanciano: «Ben venga chi voglia contribuire offrendo qualcosa per aumentare la ricompensa». Attenzione: non si tratta di una millanteria o di una promessa da marinaio. Perché gli autori della proposta avevano già avuto una simile iniziativa, e avevano onorato gli impegni. Era il Capodanno del 2005, e a Chiavari una donna denunciò di aver visto un clochard straniero, ubriaco, colpire violentemente il proprio cane fantasia nero, di taglia medio grande, con forti pugni alla testa. Indagando, si scoprì che il clochard, un tedesco noto
nell’ambiente dei senzatetto con il nome di Guitar, non era nuovo a gesti di violenza nei confronti degli animali che usava per impietosire la gente e chiedere l’elemosina.
Chiavari e tutto il mondo animalista del Tigullio si mobilitò per cercare di salvare il cane - erede lontanissimo di un labrador nero e di chissà quante altre razze a quattrozampe - di nome Toxi, e del coniglietto con il quale condivideva le sventure, Roger Rabbit. Finché, appunto, qualcuno non mise sul piatto qualche banconota da 100 euro per salvare il cane. Ci furono diverse segnalazioni. Guitar fuggì dal clamore che il suo caso aveva suscitato nel Tigullio per riparare a Genova, dove qualcuno lo individuò. Il clochard fu distratto da un punkkabbestia, mentre un altro rapì Toxi per consegnarlo agli animalisti in cambio della taglia.
Da quel momento di Toxi, ribattezzato Topsi, si persero le tracce. Perché gli animalisti che si erano impegnati a salvarlo decisero di non consegnarlo alla Asl4 Chiavarese, temendo che sarebbe finito in un canile. Così il cane rimase con uno dei promotori dell’iniziativa, che lo adottò come suo: per Topsi la fine di un incubo, anche se fra gli stessi amanti degli animali si accese una polemica sul fatto se fosse questo - illegale - uno strumento corretto per il benessere dell’animale.
Ecco, ora la proposta torna. Nei limiti della legalità: «Offriamo 500 euro di ricompensa a chiunque fornirà informazioni utili alla cattura dei killer dei cani. La ricompensa verrà data in forma anonima», spiegano gli animalisti del levante. Uno stimolo in più, per chi vuole fermare questo tentativo di mattanza nei confronti di esseri indifesi. Un problema ulteriore invece per i sadici che si divertono a far soffrire i cani con polpette di carne avvelenate e ripiene di schegge di vetro.
 
NEL CUORE.ORG
5 DICEMBRE 2012
 
GENOVA, ALLARME CANI AVVELENATI: TAGLIA DI 500 EURO SUI KILLER
L'iniziativa di un gruppo animalista del Tigullio
 
I proprietari di cani di Genova sono allarmati. Il motivo? Hanno paura del balordo (forse più d'uno) che sta lasciando per terra polpette di carne avvelenate a macchia di leopardo in tutta la città. Un fenomeno in aumento. Non bastano più le ronde organizzate dai cittadini e dalle associazioni animaliste nei quartieri più colpiti o i controlli capillari ordinati dal Municipio a San Teodoro, la zona per ora più bersagliata. E ora arriva anche una taglia: 500 euro a chi contribuirà a consegnare alla giustizia il (o i) killer dei cani. L'offerta è di alcuni animalisti del Tigullio. Che hanno chiesto al Secolo XIX di rimanere anonimi, ma hanno rilanciato: "Ben venga chi voglia contribuire offrendo qualcosa per aumentare la ricompensa".
Si tratta, secondo il quoti diano genovese, di un'iniziativa seria, perché gli autori della proposta di oggi avevano già realizzato in passato un'iniziativa del genere onorando gli impegni.
E ora la proposta torna. "Offriamo 500 euro di ricompensa a chiunque fornirà informazioni utili alla cattura dei killer dei cani. La ricompensa verrà data in forma anonima", spiegano gli animalisti del Levante ligure. Ecco uno stimolo in più per chi vuole fermare questo tentativo di mattanza perpetrato contro bestiole indifese con polpette avvelenate riempite anche di schegge di vetro.
 
NET1 NEWS
5 DICEMBRE 2012
 
La preghiera commovente del cane randagio: leggere e riflettere
Vi avviso subito, se siete come me, con la sindrome di san Francesco e la volontà di salvare tutti i cani sfortunati di questo mondo, questo post fa venire i lacrimoni, leggete a vostro rischio di pianto (e poi, forza, andate ad abbracciare immediatamente il vostro cane, su!)

  
Con passo vacillante e con il corpo stremato giungo alla fine dei miei giorni. Forse stasera morirò e da sotto questa quercia con l’ultimo respiro, che mi resta in gola, vorrei ringraziare il Signore per il pane che mi ha fatto trovare nella spazzatura, per l’acqua che ha fatto scendere dal cielo per dissetarmi, per i sagrati delle chiese dove ho potuto ripararmi. Sì, Signore, io sono uno di quelli, uno fra i tanti che non sa cos’è il calore di una cuccia, il sapore di un osso, la carezza di un padrone. Conosco solo il dolore dei calci sul dorso, le sassate sulla fronte, le gomme di quella macchina che mi hanno spinto nel burrone.
La preghiera poi continua: Ricordo, poi quella mano, grande, pesante, che ancora cucciolo mi ha abbandonato nella strada, dove vissi tutto il mio calvario. Ho attraversato monti, boschi e paesi nessuno mai mi ha tenuto con sé, nessuno, mai, mi ha dato un nome. Dalla nascita ho sempre portato il tuo “Cane”. Signore, tante sono le cose che vorrei dirti; ma… il cuore ha rallentato il suo battito e il respiro si affievola sempre più. Perdonami! E ti supplico: fa’ che la mano dell’uomo non abbandoni più un cucciolo nella strada. È triste vivere da vagabondi, è penoso essere soli, ed essere soprattutto semplicemente solo un cane. Abbracciami almeno tu in quest’attimo. Perché? Perché anch’io ti appartengo!
PS: la foto qui in alto è mia e quello ritratto è il mio cane. Ho deciso di metterla perché, prima che ci incontrassimo, anche lui era un randagio e solo all’idea di quello che poteva succedergli se le nostre vite non si fossero incrociate, beh, mi fa venire i brividi.
Fonte: Petsblog Roberta Romano
 
IL SECOLO XIX
5 DICEMBRE 2012
 
Ladri crudeli rubano e sgozzano il bestiame
 
Renzo Sanna
 
Rapallo (GE) - Pecore, anatre, conigli, galline. Hanno fatto razzia di tutto quello che hanno trovato, forse sgozzando gli animali prima di caricarli su un furgone e portarli via. E poi attrezzi agricoli e utensili vari. E olio, tanto olio. Solo qualcuno che conosceva le abitudini dei proprietari poteva avventurarsi nottetempo sino a Ronco, sulle alture di Rapallo, per un furto consistente e crudele.
Sei case svaligiate, quasi tutte momentaneamente disabitate tranne una, di cui è stato preso di mira solo il deposito esterno: è il blitz che ladri senza nome e scrupoli, sulle cui tracce sono ora gli agenti del commissariato di Rapallo, hanno compiuto nel buio della notte tra lunedì e martedì, scavalcando sei cancelli e forzando altrettante serrature per entrare e prendere tutto ciò che hanno trovato. Senza scrupoli, perché per non attirare l’attenzione degli unici abitanti in zona non hanno esitato a uccidere gli animali, forse tutti a giudicare dall’abbondante sangue trovato dai proprietari e mostrato agli investigatori.
Miravano probabilmente proprio al bestiame, visto che hanno risparmiato la villetta occupata: i valori non interessavano, meglio nel loro piano puntare su altro. È successo a notte fonda, mentre l’unica famiglia residente dormiva. Sei case una accanto all’altra in altrettanti terreni, un proprietario per ognuna, tutti in qualche modo imparentati tra loro. Un cancello da passare, poi le villette, o meglio i rustici nel caso di quelle disabitate, utilizzati soprattutto per le vacanze estive, e poi i depositi per gli attrezzi e la casupole per gli animali.
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2012
 
Manfredonia (FG): 600 mq di reti abusive sequestrate e 98 allodole liberate (video e foto)
Nuova operazione della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza.
 
Nuovo intervento dei militari della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Manfredonia ai danni degli uccellatori. Nel corso di alcuni servizi predisposti per la tutela ambientale i Finanzieri hanno rinvenuto, nei pressi dell’acquedotto della S.S. 89, un vero e proprio impianto illegale per la cattura di avifauna. Come nel precedente intervento si tratta ancora una volta di allodole, uccelli molto richiesti nelle regioni del Nord Italia (vedi articolo GeaPress).
La struttura era costituita da otto reti, parallele al terreno, sorrette da 50 paletti in ferro, per una superficie totale di circa 600 mq. Le reti tutte disposte a non più di 50 cm da terra erano perfettamente mimetizzate. Alla base delle reti poi alcuni richiami acustici che riproducevano il verso degli uccellini da catturare. Nei pressi dell’impianto, inoltre, i Finanzieri hanno trovato alcune gabbiette contenti numerose allodole. Tali gabbiette, sottolinea la Guardia di Finanza, servono a contenere l’avifauna catturata ma naturalmente la presenza degli uccelli nelle vicinanze delle reti funge anche da richiamo vivo per gli altri selvatici da catturare.
In totale 98 le allodole rinvenute sia nelle gabbiette che nelle reti, di cui 20 risultate ferite e quindi inadatte a riprendere subito il volo. Per queste 20 allodole, con l’ausilio Polizia Provinciale di Foggia, è stato disposto l’affidamento all’Osservatorio faunistico provinciale di Foggia, per la riabilitazione ed il successivo reintegro nell’habitat naturale.
I 98 uccelli, tornati a nuova vita grazie alle fiamme gialle sipontine, avrebbero fruttato circa 1.000 euro di profitto all’ignoto responsabile dell’impianto abusivo.
Questo è il terzo importante risultato a tutela della fauna protetta da parte dei Finanzieri della Squadra Operativa Navale di Manfredonia che, aggiunto ai precedenti, ha permesso a 249 uccellini, tra allodole e cardellini, di tornare a volare liberi.
VEDI FOTO E VIDEO:
 
FOGGIA TODAY
5 DICEMBRE 2012
 
Fiamme Gialle liberano allodole, sequestrato impianto illegale
 
Prov. di Foggia - Sulla Statale 89, nei pressi dell'acquedotto sito al km 172,300, i militari della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Manfredonia, hanno trovato un vero e proprio impianto illegale per la cattura di avifauna di circa 600 mq. Lo hanno sequestrato per violazione dell'art. 30, comma 1, lett. e della Legge 157/92, che vieta la cattura di volatili in tempi vietati, con attrezzature e mezzi elettronici non consentiti.
In tema di tutela ambientale, non è il primo e probabilmente non sarà nemmeno l'ultimo caso a riguardo. Nel corso dell'operazione di controllo sono state trovate intrappolate e liberate 78 allodole, altre venti sono state affidate alla Polizia Provinciale di Foggia, che ha provveduto a confluirle presso l'Osservatorio faunistico provinciale di Foggia, dove saranno riabilitate e verranno reintegrate nell'habitat naturale.
Con questa operazione, la terza, sono 249 gli uccellini, tra allodole e cardellini, tornati a nuova vita grazie alla Fiamme Gialle sipontine. La vendita delle 98 allodole da parte dell'ignoto responsabile avrebbe fruttato circa 100 euro. Fiamme Gialle liberano allodole, sequestrato impianto illegale I 98 uccelli totali, tornati a nuova vita grazie alle fiamme gialle sipontine, avrebbero fruttato circa 1.000 euro di profitto ll'ignoto responsabile del prefato impianto abusivo, prodotto della vendita dei poveri volatili, che rientrano tra le specie protette. Questo è il terzo importante risultato a tutela della fauna protetta da parte dei finanzieri della Squadra Operativa Navale di Manfredonia, dopo l'ultim o del 5 novembre. Fortunatamente, 249 uccellini, tra allodole e cardellini, sono potuti tornare a volare liberamente.
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2012
 
Bracconaggio Italia – da Trento a Taranto
Interventi del Corpo Forestale e della Polizia Provinciale.
 
Il personale del Corpo Forestale dello Stato del Comando Stazione di Leonessa, in provincia di Rieti, stava da giorni tenendo sotto controllo l’area protetta denominata “Oasi di Protezione del Monte Terminillo”, ricompresa nella rete “Natura 2000”. Interventi programmati per contrastare le violazioni delle norme che regolamentano la caccia in generale e sulle aree protette in particolare.
Le indagini hanno preso una svolta sabato pomeriggio, quando in località “Macchia Grande”, gli Agenti della Forestale hanno sentito esplodere alcuni colpi di arma da fuco. Tre persone, armate di fucili, scoperte proprio mentre stavano trascinando un grosso cinghiale. A nulla è valso l’alt intimato dalla Forestale. I tre, infatti, si davano alla fuga abbandonando l’animale appena abbattuto.
Ne seguiva così un vero e proprio inseguimento, concluso con il fermo dei tre, trovatisi circondati su più vie dai Forestali. Si trattava di tre cacciatori, residenti nella provincia di Rieti ed in regola con la licenza di caccia e il porto di fucile. Tutti, ovviamente, in palese violazione delle leggi di tutela previste per l’Oasi di protezione del Monte Terminillo. Ai tre cacciatori, colti in atto di bracconaggio,la contestazione circa l’abbattimento del cinghiale avvenuto in area protetta. Ad essere sequestrati sono stati due fucili semiautomatici calibro 12, una carabina oltre che il corpo del reato, ovvero un maschio di cinghiale di oltre un quintale di peso.
Bracconieri in azione anche in località “Caccavella” nel Parco Regionale Terra della Gravina, in provincia di Taranto. Ad intervenire, in questo caso, il Corpo Forestale dello Stato appartenente al Comando Stazione di Martina Franca. Quattro persone, di età compresa tra i 25 ed i sessantacinque anni. Per loro il sequestro dei fucili da caccia ed il munizionamento.
Solo uno dei due era invece in possesso di porto d’armi uso caccia in Val di Non, in provincia di Trento. A darne comunicazione è il Corpo Forestale della Provincia di Trento, che ha sorpreso i due bracconieri all’interno di un capanno di caccia in località Solena. La perquisizione domiciliare che ne è conseguita ha rilevato la presenza di un richiamo acustico vietato dalla legge e tre cesene, che sono state liberate. Poi anche un fucile non denunciato, una trentina di reti per uccellagione, 35 trappole, 28 lacci per cinghiali, trappole a scatto per la cattura delle volpi, ed altri attrezzi illegali (come gabbie e colla) per la cattura degli uccelli. In ultimo decine di chili di uccelli di varie specie chiusi nel freezer, trenta chili di carne di selvaggina, due palchi di capriolo. A Valfloriana, poi, il caso più incredibile. Il bracconiere stava disponendo le trappole a base di colla nei pressi del centro abitato. La perquisizione domiciliare a poi rilevato altre trappole e numerosi animali appartenenti a specie protette. A Lasino, invece, la denuncia di un cacciatore che aveva abbattuto un gallo forcello.
Decine di reti per uccellagione, trappole, munizioni a pallettoni spezzate e 54 pettirossi. Tutti sequestrati ad un cacciatore di frodo di Colzate, in provincia di Bergamo. Piccolo particolare. Lo scrupoloso bracconiere aveva appuntato gli esiti dei precedenti abbattimenti. 132 pettirossi, specie protetta. Ad intervenire la Polizia Provinciale che ha altresì denunciato alcuni uccellatori anche a Almanno San Bartolomeo ed a Gandosso.
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2012
 
Roma – il commerciante di coccodrilli (fotogallery)La Polizia è arrivata a lui a seguito di indagini relative a stupefacenti - intervento del Servizio Cites del Corpo forestale dello Stato.
 
Li deteneva per commerciali illegalmente. Il fine era la compravendita di animali, ma in maniera illegale. Un giro di affari che si suppone cospicuo.
Un serpente a sonagli, una vipera dal corno, una tartaruga azzannatrice, una tartaruga alligatore ed un varano. Tutti animali considerati dalla legge pericolosi per l’incolumità pubblica e per questo vietati, ai privati detentori, fin dal primo gennaio 1997. La Polizia di Stato ha scoperto il pericoloso zoo casalingo nel corso di un irruzione relativa ad indagini sugli stupefacenti nel quartiere Boccea. Ad operare il sequestro gli esperti del Servizio Cites Centrale di Roma del Corpo forestale dello Stato.
Le indagini sono ancora in corso ma potrebbe essere stata riscontrata una cospicua movimentazione di rettili velenosi, varani ed anche coccodrilli. La Forestale presume che il soggetto si rifornisse di animali all’estero, presso alcune fiere come quella molto ricercata di Hamm in Germania. Per la Forestale il soggetto ora denunciato potrebbe aver rifornito il collezionismo spicciolo, molto diffuso in Italia. La vendita degli animali avveniva in varie parti della penisola, anche se alcune aree sembrerebbero essere state preferite.
La Forestale ricorda, a proposito dei serpenti a sonagli, come qualche anno addietro all’interno della Pineta di Ostia, erano stati avvistati e poi in effetti ritrovati, alcuni serpenti a sonagli. Molto pericolosi, per via del morso velenoso. Animali, ricorda sempre la Forestale, che possono raggiungere anche un metro e ottanta cm di lunghezza e 7 chili di peso. Il crotalo e la vipera dal corno, che si nutrono di roditori e altri piccoli mammiferi, uccelli, pesci e anfibi, hanno bisogno di procurarsi cibo ogni due, tre settimane e il loro morso può essere letale se non si interviene subito con la somministrazione di un siero antiveleno, che tuttavia è difficilmente reperibile nel nostro Paese.
Le indagini della Forestale, proseguono ora per risalire alla provenienza degli animali.
VEDI FOTOGALLERY:
 
IL MESSAGGERO
5 DICEMBRE 2012
 
Animali velenosi sequestrati a Roma
in casa di un pregiudicato
Un serpente a sonagli, una vipera dal corno, una tartaruga azzannatrice
 
ROMA - Un serpente a sonagli, una vipera dal corno, una tartaruga azzannatrice e una tartaruga alligatore e un varano, sono stati sequestrati questa mattina dal personale del Servizio Cites Centrale di Roma del Corpo forestale dello Stato. Gli esemplari estremamente pericolosi, sono stati trovato in un appartamento nel quartiere Boccea, dove nei giorni scorsi la Polizia aveva fatto irruzione per trarre in arresto l'inquilino per motivi di droga.
È stato quindi immediatamente allertato il personale del Comando Stazione di Roma e del Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato. I rettili velenosi sono stati recuperati e saranno consegnati oggi al Bioparco di Roma. La detenzione di questi animali è assolutamente vietata, per i privati cittadini, in quanto il morso può essere letale se non si interviene subito con la somministrazione di un sier o antiveleno, che tuttavia è difficilmente reperibile nel nostro Paese.
Sull'uomo, un commerciante di animali, pende ora anche l'aggravante della detenzione illegale di animali considerati pericolosi per la salute e l'incolumità pubblica. Dai primi accertamenti sarebbe, infatti, emerso che l'indagato commerciava illegalmente questi rettili velenosi e pericolosi.
 
CORRIERE DELLE ALPI
5 DICEMBRE 2012
 
Porte chiuse al circo: stop agli spettacoli che usano gli animali
 
di Raffaele Scottini
 
FELTRE (BL) - Nessuna area pubblica per spettacoli con gli animali. Non è un divieto esplicito al circo con gli elefanti, i leoni, le tigri, le scimmie, gli orsi oppure i cavalli trasportati in gabbie anguste, a volte incatenati, ma nella sostanza il risultato del nuovo regolamento comunale è questo. Ben vengano invece i giocolieri, acrobati, trapezisti, contorsionisti, mimi, comici e tutte le esibizioni che valorizzino la bravura degli artisti. Lo stop per il 2013 all'attività circense arriva con una delibera di giunta che recita così: «Considerati gli ultimi eventi negativi legati all'uso dell'area del Boscariz nello stazionamento delle relative strutture che hanno coinvolto anche spazi privati limitrofi, l'amministrazione ha valutato l'opportunità di non considerare tale area ancora idonea e sufficiente allo scopo, tenuto anche conto dell'imponenza delle strutture oggigiorno necessarie allo svolgimento dello spettacolo, alla permanenza del personale addetto e degli animali eventualmente presenti. È stato infine verificato che in alternativa a tale luogo non ce ne sono comunque altri idonei a ospitare spettacoli circensi che prevedano impiego di animali». In poche parole, niente circo almeno per i prossimi dodici mesi, perché la regolamentazione delle zone destinate alle attrazioni e alle carovane degli spettacoli viaggianti deve essere ridefinita di anno in anno. Vietando la sosta sul proprio territorio, il Comune in sostanza si schiera contro i circhi che fanno uso di animali. Lo dice chiaramente in sindaco Paolo Perenzin: «Spazi sufficientemente grandi non ce ne sono e in ogni caso si tratta di una questione di principio per la tutela della salute e il benessere degli animali che troppo spesso si vedono in gabbia». Già con l'amministrazione Brambilla vigeva l'ordinanza di divieto per l'impiego di animali all'interno di intrattenimenti che in qualche modo ne mortificano la dignità, provvedimento modificato dall'amministrazione Vaccari che ha riaperto le porte ai circhi. L'ultimo, il circo di Praga, si è tenuto ad aprile in zona industriale alla Peschiera ed è stato contestato dagli attivisti della Lav, che hanno protestato contro gli spettacoli con gli animali, sostenendo quelli come il famoso “Cirque du soleil” che offrono al pubblico esclusivamente i contenuti artistici delle performance di acrobati, contorsionisti, clown, trapezisti, giocolieri e mimi. In merito poi agli ultimi eventi negativi legati all'uso dello spiazzo del Boscariz (non attrezzato ad accogliere grandi carovane, perché privo di allacci per l'acqua e per gli scarichi) menzionati nella delibera della giunta Perenzin, basta ricordare il caso del settembre 2010 del circo Medrano (con sessanta fra camper e roulotte e animali al seguito), che lasciò una scia di danni e una coda di proteste.
 
IL TIRRENO
5 DICEMBRE 2012
 
QUANTA CRUDELTÀ CONTRO GLI ANIMALI
 
di ANGELA BELLINI
 
Sono un medico veterinario. Vorrei segnalare alcuni fatti vergognosi e inquietanti accaduti nelle scorse settimane, affinchè non passino sotto silenzio ed i responsabili si possano sentire al sicuro "tanto nessuno dice niente"... Qualche settimana fa mi trovavo in ambulatorio da alcune colleghe. Mi si è presentata una ragazza inglese in lacrime, che vive qui, ma che stava partendo per la Gran Bretagna. Poco prima di partire, mentre buttava la spazzatura, in un cassonetto alla Vettola, ha visto un sacchetto chiuso e - sottolineo - annodato che si muoveva, così lo ha preso, lo ha aperto e ne è uscito un gatto rosso adulto, anzi anziano, che miagolava. La ragazza lo ha portato a casa, lo ha messo in un trasportino e poi lo ha portato in ambulatorio. Il gattino, tra l'altro dolcissimo, si è fatto visitare tranquillamente, ha mangiato con appetito e poi lo abbiamo trasferito in un gattile (dato che la ragazza non poteva tenerlo), dove aveva un posto caldo tutto per lui, cibo a volontà e coccole da parte di tutte le volontarie. Con il passare dei giorni, dato che lo tenevamo in osservazione, Geo, così era stato battezzato, abbiamo scoperto probabilmente la causa del suo abbandono: Geo era un gattino non abituato a fare i bisogni nella cassettina e questo atteggiamento poteva essere anche amplificato dal fatto che soffriva di una forma iniziale di insufficienza renale. Dopo qualche settimana di relax, ricche pappe e tante coccole, Geo se n'è andato oltre il Ponte dell'Arcobaleno, ma dolcemente, strappato ad una morte tremenda a cui lo aveva condannato l'essere (perché non si può definire uomo) che lo aveva chiuso in quel sacchetto. Ogni giorno, purtroppo, vengo a conoscenza di crudeltà nei riguardi dei nostri amici pelosi, esseri dolcissimi, che non chiedono altro di stare c on noi per una carezza. Ma come si fa a concepire una cosa del genere? Nei giorni scorsi sono venuta a conoscenza di un altro caso: faccio volontariato al canile di Tirrenia, che ospita cani soprattutto anziani, vecchietti paciosi e dolcissimi. Ho trovato in terra nel canile una lametta da barba. Spaventata, l'ho mostrata a Gina, la signora che si occupa del canile e che tiene questi bimbi pelosi come se fossero i suoi. Con mia grande sorpresa, mi ha detto che non è la prima volta che trova lamette da barba: spesso ne trova in quantità, gettate oltre il cancello! Adesso valuterò il caso e, se dovesse continuare questo atto incivile, ma soprattutto pericoloso per la vita di esseri così indifesi, mi attiverò con polizia e carabinieri. Ho scritto questa lettera perché sono profondamente indignata per questa inciviltà, ma soprattutto di questa volontà di fare del male a degli esseri fantastici che ci aiutano ad essere migliori ogni giorno senza chiederci nulla. Medico veterinario
 
CORRIERE DEL VENETO
5 DICEMBRE 2012
 
Amare gli animali e conoscere se stessi
 
Ho conosciuto Stefano Cattinelli, veterinario triestino, quasi per caso.
La mia cavalla stava morendo e ho incrociato, come sempre non per caso, il suo bel libro “Amici fino in fondo”.
Allora l’ho cercato, l’ho incontrato, l’ho portato da Margherita.
E lui, che non è un veterinario da cavalli, per quattro anni l’ha seguita con omeopatia e Fiori di Bach.
Ha allontanato la morte per un po’. Mi ha insegnato a conviverci e ad accettarla. Mi ha fatto capire tante cose legate alla malattia, alle nostre emozioni e ai nostri animali.
E’ proprio l’amore per gli animali, viatico a una più profonda conoscenza di noi stessi il tema dell’incontro che Cattinelli terrà il 7 dicembre alle 20.30 alla Città degli Asini di Polverara, nel padovano.
Gli animali che vivono con noi fanno parte della nostra famiglia, spiega Stefano.
Sono dei componenti della nostra famiglia.
Sono una parte della nostra famiglia ma anche una parte della nostra vita.
Gli animali sperimentano nella loro interiorità tutto quello che sperimentiamo noi, perché a loro è data la possibilità di sentire , grazie al loro mondo emozionale, tutto ciò che è presente nell’ambiente nel quale vivono.
E in questo ambiente ci siamo noi, con il nostro vissuto, con le nostre paure e con le nostre gioie, con le nostre difficoltà e con i nostri blocchi.Gli animali percepiscono tutto questo. Per loro è importante sperimentare il nostro mondo interiore, risuonare con le nostre difficoltà perché hanno la possibilità di fare un’esperienza che, in tutto il regno animale, è davvero unica e irrinunciabile.
 
LA NUOVA FERRARA
5 DICEMBRE 2012
 
La gattina come terapia
 
Tutto merito della micina Jessi. Grazie all’affetto della sua gattina Jessi, un bambino inglese di 7 anni, Lorcan Dillon, colpito da mutismo selettivo, è riuscito a rompere il silenzio e dire «ti voglio bene». Il mutismo selettivo colpisce circa un bambino su mille e impedisce, a chi ne è affetto, di esprimere le proprie emozioni e comunicare con gli altri, facendo sentire psicologicamente soli. Come riporta il giornale britannico Daily Mail, il caso di Jessi è la prova tangibile che con l'amore e la vicinanza di un animale domestico tutto è possibile. Da quando, infatti, la gattina Jessi di razza Birmania, è arrivata in casa, i due sono diventati inseparabili e dopo due anni i risultati della felice convivenza si vedono anche a scuola, dove il ragazzino ha fatto grandi miglioramenti. Jessi ha aiutato Lorcan a mostrare i suoi sentimenti, cosa che non faceva nemmeno con la mamma alla quale non riusciva a dire un semplice «ti voglio bene». I gatti sono ritenuti particolarmente adatti per i bambini affetti da autismo o da altre malattie legate alla comunicazione.
 
TIO.CH
5 DICEMBRE 2012
 
STATI UNITI
Diamanti con le ceneri di Fido, un animale è per sempre?


Una curiosa moda sta prendendo piede. I costi? Fino a 1400 dollari
NEW YORK - Un animale è per sempre. E può rimanere fianco a fianco del padrone anche dopo la morte ma sotto un'altra forma, quella di pietre preziose. Gli amanti degli animali, soprattutto cani e gatti, che non vogliono separarsi dal loro migliore amico anche dopo il suo decesso hanno ora un'altra modalità per portarli sempre con sé: trasformali in gemme. E questo trend sta prendendo sempre più piede negli Stati Uniti, dove un numero sempre crescente di persone si rivolge a società specializzate per trasformare le ceneri del proprio animale in diamanti per la vita.
Le gemme, realizzate dalle ceneri di carbonio del quattro zampe defunto, costano dai 250 dollari ai 1'400 dollari, con i prezzi basati sul colore e la taglia della pietra. I diamanti creati hanno le stesse proprietà fisiche dei diamanti da miniera. La società LifeGem - riporta il "Wall Street Journal" - ha prodotto oltre 1'000 diamanti da animali nell'ultimo decennio, soprattutto da cani e gatti, ma anche da uccelli, conigli, cavalli e un armadillo.
 L'Istituto Gemmologico americano non commenta i processi usati per la creazione delle pietre, limitandosi a dire che i diamanti sintetici sono fatti di carbonio e il carbonio "può arrivare anche dai resti di un animale deceduto".
Produrre un diamante da un carato richiede meno di una tazza di ceneri o di peli. Molte delle pietre create vengono usate dai proprietari di animali come ciondoli o anelli. Per chi ha un rapporto molto stretto con il proprio animale e un oggetto fisico, come un gioiello, può aiutarli - secondo alcuni esperti - a superare la perdita.
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2012
 
Bruxelles – 20.000 NO ai richiami vivi per i cacciatori (foto)
Consegnata la petizione promossa da LAC e CABS.
 
Consegnata oggi a Bruxelles la petizione contro l’uso dei richiami vivi. Poveri uccellini tenuti rinchiusi all’interno di piccole gabbie e costretti a cantare fuori stagione per attirare i volatili selvatici sotto il tiro del fucile. Uccellini a sua volta catturati in natura grazie agli impianti la cui attività in più occasioni è stata oggetto di intervento del TAR.
20.000 firme per la petizione voluta dalla LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) e dal CABS (Committee Against Bird Slaughter) corredata da ben tre relazioni di Veterinari, un video sulla cattura e detenzione dei richiami vivi. Il tutto nelle mani della Presidente della Commissione PETI (Commissione Petizioni della Comunità Europea) on.le Erminia Mazzoni. Ad accompagnare i rappresentanti delle due Associazioni c’era l’Eurodeputato Andrea Zanoni, Vice Presidente dell’Integruppo per il Benessere degli Animali e componente della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo. Una presenza da sempre impegnata nella difesa della fauna selvatica.
La petizione, indirizzata al Parlamento europeo, chiede sia un intervento deciso contro le metodologie che caratterizzano la detenzione dei volatili sia di cattura che di allevamento, che il divieto sullo stesso uso dei richiami.
Secondo le due Associazioni l’utilizzo di uccelli selvatici come richiami vivi è una pratica inaccettabile che determina sofferenze indicibili per gli uccelli detenuti in cattività e comporta un grave impatto della caccia sull’avifauna migratoria. Una pratica in contrasto con lo stesso articolo 13 del Trattato di Lisbona che riconosce gli animali quali essere senzienti.
VEDI FOTO:
 
CORRIERE DELLE ALPI
5 DICEMBRE 2012
 
Sos cinghiali: «Distruggono i nostri campi»

Martina Reolon

 
BELLUNO - «O li abbattono o li portano via. Provincia, Regione, cacciatori o riserve: qualcuno deve dare una mano a noi agricoltori e fare qualcosa, altrimenti non sappiamo più come andare avanti». Ernesto Dal Farra possiede terreno, una stalla e animali a Cirvoi. E ormai da tempo deve combattere contro le “incursioni” di cinghiali e cervi. «Soprattutto dei primi», spiega Dal Farra, «che devastano tutto e nessuno si decide a fare qualcosa. Io con il mio lavoro non faccio commercio. Quel che produco mi serve per dare da mangiare alle mie mucche. Da quando ci sono i cinghiali è un disastro». Dieci anni fa, ricorda Dal Farra, erano pochi ed erano di passaggio. Ora sono tanti e provocano danni. «Più di 30 quintali di mais mi sono andati in fumo. Ora hanno attaccato i prati e le altre coltivazioni. I cinghiali non mangiano patate e fagioli, ma distruggono i campi in cui vengono coltivati». E il problema è che, se il raccolto va a monte, per poter alimentare gli animali, l’agricoltore è costretto a comprare il necessario. «Prima si spendono soldi per la semina», precisa Dal Farra, «e poi ancora altri per ricomprare il grano. Non viviamo in una miniera d’oro. E sono diversi gli agricoltori che si trovano nella mia situazione, anche nella stessa Cirvoi». Dal Farra ha chiamato la Polizia provinciale che si è recata sul posto per vedere i danni a fine ottobre. «Da allora non ho più sentito niente. Che prendano la decisione che vogliono, a me basta che facciano qualcosa, perché questi animali smettano di distruggere tutto. E alle persone che dicono che sono begli animali io rispondo: bene, se vi piacciono portateveli nel vostro giardino e vediamo quanto resistete». Oltre al danneggiamento dei campi, Dal Farra fa notare anche la questione legata alla pericolosità dei cinghiali: «Pesano fino a un quintale e mezzo e hanno denti spessi e lunghi 9 centimetri, a sciabola. Se una persona che va a funghi ne incontra uno, le cose possono andare male». A preoccupare meno è la presenza dei cervi, «che si riproducono meno velocemente», dice Dal Farra. «Ogni cinghiale femmina invece fa cucciolate da 5-6 piccoli, partorendo ogni 5 mesi. Fanno presto a moltiplicarsi». «Da tempo mi chiedo: dov’è il sostegno all’agricoltura?», tiene a sottolineare. «Si parla tanto di piogge di contributi, ma noi non ne vediamo, a parte i 250 a ettaro per lo sfalcio dei prati, tra l’altro ancora da prendere. Anche il Piano di sviluppo rurale è destinato solo agli under 40. L’agricoltura non è per niente incentivata. E di questo passo, visto che ci si mettono i cinghiali, l’anno prossimo le terre rischiano di non essere più coltivabili». Da parte sua il responsabile della polizia provinciale Gianmaria Sommavilla ribadisce che la problematica dei cinghiali è complessa. «Anche in pochi esemplari fanno danni», evidenzia. «È una problematica che ha tutta Europa e sono arrivati anche da noi. L’obiettivo è sradicarli, ma finora nessuno c’è mai riuscito. Dall’inizio dell’anno ne sono già stati abbattuti quasi 300, ma il loro aumento non è gestibile».
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2012
 
Bangkok – in 48 ore in aeroporto, tartarughe, iguane, serpenti, gechi, scorpioni e millepiedi (fotogallery)
Nuovo intervento ai danni dei trafficanti di fauna selvatica.
 
Due trafficanti arrestati e 343 tartarughe d’acqua dolce sequestrate. La Polizia doganale tailandese ne ha dato comunicazione poche ore addietro. Un nuovo intervento che fa seguito a quello messo a segno poche ore prima sempre nell’aeroporto internazionale di Suvarnabhumi di Bangkok. In questo caso serpenti, iguane, scorpioni, ricci, gechi, centopiedi ed altri animali, scoperti nel bagagliaio di un passeggero diretto a Doha nel Qatar (nelle foto di Panjit Tansom – Ufficio Traffic).
Le tartarughe erano rinchiuse all’interno di sacchetti a sua volta sistemati in scatole di polistirolo. Ad intervenire, oltre alla Polizia doganale, anche il Dipartimento dei Parchi Nazionali e il Dipartimento statale della pesca. Si tratta quasi esclusivamente della Testuggine bruna birmana (Manouria emys) e della Heosemys grandis.
Animali, riferisce l’Ufficio Traffic, una Ong specializzata nel contrasto ai traffici illegali, che vengono spesso utilizzati nell’alimentazione. Specie, quelle esotiche, che in molti casi sono prelevabili all’interno di quote stabilite dalla Convenzione di Washington, ma che vengono evidentemente disattese con un certa frequenza. Una scappatoia, forse, per i trafficanti. La Convenzione di Washington tutela infatti una specie se le popolazioni animali sono depauperate.
Improbabile, invece, che i numerosi animali sequestrati al viaggiatore diretto a Doha (si trattava di un cittadino del Kuwait) potessero servire all’alimentazione. Su questo punto, però, non sono state fornite ulteriori informazioni.
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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
5 DICEMBRE 2012
 
Kenya: uccisi quattro rinoceronti
Aumenta bracconaggio per crescente domanda avorio da Asia
 
NAIROBI - Quattro rinoceronti neri sono stati trovati morti nel parco naturale di Lewa, vicino al Monte Kenya, a nord del paese.
Secondo i funzionari della riserva, gli animali sono stati uccisi da una banda di bracconieri che da diversi mesi agisce in zona.
Negli ultimi tre anni sono stati uccisi all'interno della riserva 10 rinoceronti e diversi elefanti a causa della crescente domanda di avorio proveniente soprattutto dal mercato illegale asiatico.
 
NEL CUORE.ORG
5 DICEMBRE 2012
 
FLORIDA, DELFINO MORDE BAMBINA AL SEAWORLD, PETA PROTESTA (VIDEO)
"Rispettare la legge e tenere a distanza animali e uomini"
 
Per fortuna l'episodio accaduto nei giorni scorsi al Seaworld di Orlando (Florida, Usa) non ha avuto gravi conseguenze. Ma dovrebbe servire da monito. Come si vede nel video postato su youtube dai genitori, una bambina di otto anni, insieme con altri bambini di età anche minore, dà da mangiare del pesce ai delfini del delfinario. Quando alza il cartone dove si trovano i pesci, il delfino lo morde e così facendo "cattura" anche l'avambraccio della piccola. La bambina se l'è cavata con qualche piccola ferita e il cetaceo probabilmente ha ingurgitato il cartone. A seguito di quest'episodio, Peta ha chiesto al Dipartimento americano dell'agricoltura di verificare il rispetto del le regole dell'Animal Welfare Act, che prevede tra l'altro "distanza sufficiente e/o barriere tra l'animale e il pubblico", e di assicurare adeguate cure al delfino.
Un episodio analogo avvenne nel 2006 quando gli addetti del Seaworld furono costretti ad aprire di forza la bocca di un delfino per liberare la mano di un bambino di 7 anni.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
5 DICEMBRE 2012
 
Corea del Sud, non si cacceranno  balene per scopi scientifici
Greenpeace Italia: «Nei mari non c’è più spazio  per la caccia commerciale,  questa ne è la prova»
 
Nonostante l’accordo firmato a luglio con il Giappone, la Corea del Sud ha abbandonato il piano di dare inizio alla caccia baleniera per fini scientifici. Lo rende noto Greenpeace, definendo la rinuncia «un passo importante nello sforzo che a livello internazionale molti Paesi stanno facendo per salvare le popolazioni di balene». In base alle regole della Commissione baleniera internazionale (Iwc), una proposta formale per iniziare una caccia scientifica avrebbe dovuto essere presentata entro il 3 dicembre. Secondo quanto riferisce Greenpeace, la Commissione avrebbe confermato che la Corea del Sud non ha presentato la richiesta. Nel luglio scorso la Corea del Sud aveva scatenato polemiche e proteste internazionali con l’annuncio di voler seguire il Giappone nella caccia alla balena finalizzata alla ricerca scientifica, che secondo l’associazione ambientalista «avrebbe in realtà portato al massacro di diversi esemplari di balenottera minore per fini commerciali». «La voce dei sudcoreani e di migliaia di persone nel mondo è stata ascoltata dal governo sudcoreano», commenta Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia. Il mese scorso oltre 100 mila persone si sono mobilitate, inviando numerosi messaggi al Primo Ministro con la richiesta di cancellare il piano che avrebbe potuto creare gravi danni alla popolazione cetacea. Il ripensamento della Corea, aggiunge, «è un chiaro segnale che nei nostri oceani non c’è più spazio per la caccia commerciale».
 
ETICAMENTE
5 DICEMBRE 2012
 
Stanley il cane bionico
 
Eccovi una di quelle storie a lieto fine che scaldano il cuore, un cucciolo di cocker spaniel è stato in grado di andare a fare la sua passeggiata per la prima volta dopo essere diventato il più giovane cane nel Regno Unito, a sottoporsi a una sostituzione totale dell’anca.
A soli cinque mesi, il cocker spaniel ha avuto una protesi all’anca, guadagnandosi il soprannome di cane bionico. 
Stanley soffriva di Legg-Calvé-Perthes la necrosi avascolare mono- o bilaterale (NAV) della testa del femore, causato da scarso afflusso di sangue. 
La malattia aveva immobilizzato le sue zampe posteriori, lasciandolo in agonia
L’operazione era rischiosa, di solito effettuata su cani che hanno il doppio della sua età, ed è stata pagata completamente dall’assicurazione dei suoi proprietari, circa  £ 6.000 sterline.
I veterinari temevano che se non avesse subìto la procedura, avrebbe dovuto essere abbattuto perché soffriva veramente troppo.
Ma ora, dopo 5 mesi dall’operazione il cocker spaniel sta vivendo una nuova prospettiva di vita ed è in grado di andare a fare una passeggiata e correre correttamente per la prima volta nella sua vita.
Stanley è ora alla ricerca di una nuova casa visto che i suoi proprietari non sono più in grado di prendersi cura di lui.
Ray Dedicoat, proprietario di Animal Rescue Hollytrees a Hollywood, Birmingham, dove Stanley dimora, e ha detto: ‘E’ come una bottiglia di pop. Considerando quello che ha vissuto ci vuole un po ‘perchè prenda fiducia.’. ’Stanley ha bisogno di spazio per muoversi. Egli è un levriero ora. Ogni volta che si incontra trova il modo per salirvi in braccio. Tutto quello che vuole fare è sedersi in grembo. Se si sta seduti a guardare la tv lui non è felice sul pavimento o il divano  lui vuole essere sulle vostre gambe.’
Passa più tempo su due gambe che su quattro. E ‘uno dei più folli cani che abbiamo mai avuto, ma non c’è malizia in lui’, ha detto Dedicoat. ‘Considerando quello che ha vissuto ci vuole un po’ di pazienza. Noi lo chiamiamo il cane bionico. ‘
Stephanie Tickale, della Clinica Veterinaria Maypole, Birmingham, ha detto che la procedura è normalmente eseguita solo sulla piena cani adulti ma: ’Era veramente infelice, gemeva molto, è diventato molto molto sottile e debole sulle sue zampe posteriori, perché semplicemente non era in uso. Avrebbe voluto camminare o meglio trascinarsi intorno a volte, sdraiato con le zampe posteriori sul pavimento e appena si trascinava sulle zampe anteriori era davvero triste da vedere.‘
‘Non è fatto di solito in cani di età inferiore ai 10-12 mesi di età, perché normalmente si aspetta che finiscano la crescita, ma Stanley soffriva così tanto che abbiamo deciso di correre il rischio e intervenire chirurgicamente, anche se lui era un animale molto piccolo al momento. ’
Di seguito il video di Stanley
FOTO E VIDEO
 
TM NEWS
5 DICEMBRE 2012
 
I cani possono "sniffare" il tumore ai polmoni, successo al 70%
Ricerca austriaca, obiettivo è diagnosi precoce. Potrebbero aiutare gli scienziati a brevettare un "naso elettronico"
 
Roma - I cani hanno una sorprendente abilità di "sniffare" il tumore ai polmoni e, secondo i risultati di un progetto pilota condotto in Austria, potrebbero essere sfruttati per la diagnosi precoce della malattia. "I cani non hanno problemi a identificare i pazienti affetti da tumore", ha affermato Peter Errhalt, capo del reparto di pneumologia dell'ospedale di Krems, nel Nord dell'Austria, uno degli autori dello studio.
Dalla ricerca è emerso che i cani hanno una percentuale di successo del 70% nell'identificare un tumore da 120 campioni di alito, un risultato così "incoraggiante", afferma ancora Errhalt nello studio, che partirà una ricerca di due anni e 10 volte più vasta. I risultati fanno il paio con i peculiari comportamenti osservati nei cani quando si trovano in presenza di pazienti oncologici oltre ad essere sostenuti da studi più circoscritti fra cui uno condotto nel 2011 in Germania.L'obiettivo ultimo non è di portare i cani negli ospedali ma di identificare quale odore i cani sniffano, ha spiegato Michael Mueller dell'ospedale Otto Wagner di Vienna che ha collaborato al progetto. Questo in seguito potrebbe aiutare gli scienziati a riprodurre una sorta di "naso elettronico" che potrebbe risultare utile nella diagnosi precoce del cancro, facendo aumentare nettamente il tasso di sopravvivenza, ha aggiunto Mueller.
 
NEL CUORE.ORG
5 DICEMBRE 2012
 
LE SAVANE AFRICANE SCOMPAIONO: A RISCHIO ANCHE IL RE DELLA FORESTA
I ricercatori della Duke: si dissolve l'habitat naturale
 
Le savane africane e i leoni che ci vivono stanno scomparendo ad una velocità allarmante in virtù del fatto che le popolazioni umani, in crescita esplosiva, stanno privando i grandi felini del loro habitat naturale. Lo dimostra uno studio pubblicato martedì.
Circa il 75 per cento delle savane del continente nero e due terzi della popolazione dei leoni sono scomparsi nel corso degli ultimi 50 anni, secondo i ricercatori della Duke University in North Carolina, negli Usa.
"La parola savana evoca visioni di vaste pianure brulicanti di fauna selvatica - ha detto Stuart Pimm della Nicholas School of the Environment di Duke -. Ma la realtà è che un massiccio cambiamento nell'uso del territorio e la deforestazione, guidati da una rapida crescita della popolazione umana, hanno frammentato o degradato gran parte della savana originale".
Utilizzando nuovi d ati satellitari, gli scienziati sono stati in grado di stimare che soltanto da 32mila a 35mila leoni vivono nelle savane dell'Africa, in netto calo rispetto al 1960 quando erano circa 100mila.
La situazione è particolarmente grave in Africa occidentale, dove le popolazioni umane sono raddoppiate negli ultimi tre decenni, secondo lo studio, che è stato pubblicato sulla rivista Biodiversity and Conservation. Meno di 500 leoni rimangono in questa regione, distribuiti su otto siti, fanno sapere gli esperti.
I ricercatori di Duke hanno poi mappato le zone ancora favorevoli per la sopravvivenza dei leoni ricorrendo ad immagini satellitari ad alta risoluzione di Google Earth per osservare la densità della popolazione umana e per stimare il numero di leoni.
Se le vecchie mappe basate su immagini satellitari a bassa risoluzione mostrano grandi distese di savana intatta, quelle ad alta risoluzione hanno permesso al team di vedere che molte di queste z one sono ora punteggiati di campi e di piccoli insediamenti umani ma in avanzamento che intaccano l'habitat dei leoni.
"Una riduzione del 75 per cento della savana africana è sensazionale e triste", ha detto lo scienziato Thomas Lovejoy, presidente di commissione della Big Cats' Initiative di National Geographic che ha finanziato lo studio. "Va sottolineata l'urgenza - ha concluso - per la conservazione di questi habitat grandi e delle specie magnifiche come i leoni".
 
MARKET PRESS
5 DICEMBRE 2012
 
UNO STUDIO TROVA UN LEGAME TRA IL VIRUS DELL´INFLUENZA E L´INSORGENZA DEL DIABETE
 
Bruxelles - Ricercatori in Italia hanno scoperto che il virus dell´influenza contribuisce all´insorgenza del diabete. Questa scoperta potrebbe aiutare gli scienziati a scoprire un modo per prevenire alcune forme di questa malattia. Lo studio è stato in parte finanziato dal progetto Flutrain ("Training and technology transfer of avian influenza diagnostics and disease management skills"), sostenuto con 1,8 milioni di euro attraverso l´area tematica "Politiche" del Sesto programma quadro (6° Pq) dell´Ue. Il diabete si manifesta quando le cellule non assorbono gli zuccheri dal sangue; un fenomeno che avviene quando le cellule diventano insensibili all´ormone insulina, che a sua volta ha come risultato il diabete di tipo 2. Alcuni studi hanno rivelato una relazione tra la dieta, lo stile di vita e il diabete di tipo 2. Altri studi hanno scoperto che il diabete di tipo 1 si manifesta quando il sistema immunitario distrugge le cellule pancreatiche che producono insulina. Le persone cui viene diagnosticato il diabete di tipo 1 hanno una predisposizione genetica a questa malattia. Per quasi 40 anni gli scienziati hanno ipotizzato che i virus potrebbero essere responsabili del diabete. Il diabete di tipo 1, per esempio, di solito si manifesta subito dopo un´infezione. Tuttavia, finora non sono state raccolte prove sufficienti a confermare questo fatto. Il New Scientist ha riportato che un team di ricercatori, coordinati da Ilaria Capua dell´ufficio italiano dell´Organizzazione mondiale per la salute animale, ha studiato il virus dell´influenza nei tacchini perché questi volatili quando hanno l´influenza hanno spesso il pancreas infiammato. A prescindere dal fatto che i tacchini abbiano ceppi del virus che normalmente non si diffondono al di fuori dei polmoni, i ricercatori hanno scoperto che molti tacchini sviluppavano gravi danni al pancreas e il diabete. In seguito hanno infettato tessuto pancreatico umano con due comuni virus dell´influenza, ed entrambi "sono cresciuti molto bene" nel tessuto, ha detto la dott.Ssa Capua. Secondo i ricercatori, la produzione di una serie di sostanze chimiche infiammatorie veniva generata dalla presenza dell´influenza nelle cellule pancreatiche. Le sostanze chimiche hanno un ruolo importante nelle reazioni autoimmunitarie che hanno come risultato il diabete di tipo 1. Il New Scientist ha riportato che alcuni ricercatori credono che le cellule immunitarie presentino pezzettini del tessuto infetto ai linfociti T distruttivi, per aiutarli a riconoscere il virus. I linfociti T imparano però anche a riconoscere le cellule che producono insulina e a distruggerle. Riguardo alla presenza dell´influenza nel pancreas, la dott.Ssa Capua ha detto che il pancreas costituisce un ambiente che permette al virus di replicarsi. I ricercatori italiani stanno attualmente studiando gli effetti dell´influenza su modelli murini di diabete di tipo 1 e stanno esaminando le infezioni di influenza recenti nei pazienti cui è stata da poco diagnosticata questa malattia. "La cosa importante è che, anche se l´influenza causa solo una piccola percentuale dei casi di diabete di tipo 1, - ha detto la dott.Ssa Capua - possiamo vaccinare e prevenire l´influenza nelle persone geneticamente predisposte, e ciò può essere davvero incisivo." Per maggiori informazioni, visitare: Organizzazione mondiale per la salute animale: http://www.Oie.int/  New Scientist: http://www.Newscientist.com/  
 
GIORNALETTISMO
6 DICEMBRE 2012
 
I cani dei detenuti uccisi a colpi di badile
Tre agenti penitenziari del carcere di Arbus finiscono sotto inchiesta con l'accusa di aver massacrato quattro meticci
 
Tre agenti penitenziari del carcere di Arbus, nella provincia del medio Campidano, sono finiti sotto inchiesta con l’accusa di aver ucciso a colpi di badile quattro cani accuditi dai detenuti. Si tratta del sovrintendente Giorgio Diana, 45 anni, e degli assistenti Italo Pili (45 anni) e Antioco Scanu (49). Dovranno rispondere di uccisione di animali, omessa denuncia e atti persecutori. Ne parla oggi il quotidiano l’Unione Sarda. SEI TESTIMONI – L’indagine è partita dopo la denuncia di uno dei testimoni della strage (sono sei in tutto), un recluso marocchino. I quattro meticci, abbandonati dopo poche ore di vita lungo la strada che porta al carcere, erano stati adottati dai carcerati, che li accudivano ogni giorno:
Stando alla versione dei fatti fornita agli inquirenti da Adel Chabba, marocchino recluso a Is Arenas per piccoli reati, nell’estate del 2011 Antioco Scanu una mattina avrebbe detto di aver ricevuto l’incarico di uccidere i cagnolini ormai di casa nel maneggio del carcere. Le proteste dei reclusi, che avevano costruito le cucce per i meticci ai quali davano da mangiare ogni giorno, non hanno fatto desistere l’agente: a colpi di badile avrebbe ucciso tre bastardini, ma non il quarto, riuscito a fuggire. Quest’ultimo sarebbe stato trovato qualche giorno dopo da Italo Pili che avrebbe completato l’opera iniziata dal suo collega, sempre a colpi di vanga. Adel Chabba a questo punto si sarebbe rivolto al sovrintendente Giorgio Diana per denunciare l’uccisione dei cagnolini. La risposta sarebbe stata eloquente: «Stai zitto, altrimenti t i trasferiamo in un altro istituto». Il movente? Forse le tensioni tra un gruppo di agenti e i detenuti. Questi i fatti contestati ai tre agenti della polizia penitenziaria. Il direttore della colonia penale di Is Arenas, Pierluigi Porcu, invita alla prudenza: «Aspettiamo l’esito delle indagini, ho piena fiducia nel lavoro della magistratura. Non mi era giunta alcuna notizia di un fatto del genere e sono piuttosto scettico visto che si tratta di tre poliziotti assegnati al distaccamento equestre che amano molto gli animali. Non li ritengo capaci di un simile gesto».
 
NEL CUORE.ORG
6 DICEMBRE 2012
 
"HANNO MASSACRATO I CANI DEI DETENUTI", NEI GUAI 3 AGENTI SARDI
Partita la denuncia per il caso nel carcere di Is Arenas
 
Tre agenti dei polizia penitenziaria della colonia penale di Is Arenas, in provincia di Cagliari, sono finiti sotto accusa. Avrebbero ucciso a colpi di badile quattro piccoli cuccioli adottati dai detenuti del carcere.
L'indagine della procura - scrive l'Unione Sarda - è partita dopo la denuncia di un prigioniero marocchino che avrebbe assistito alla macabra scena. I quattro meticci erano ormai di casa nell'istituto penitenziario. I detenuti li accudivano ogni giorno fino al brutto episodio. Il direttore della colonia penale Pierluigi Porcu, però, frena: "Le accuse sono molto gravi ma tutte da dimostrare".
 
GENOVA.IT
6 DICEMBRE 2012
 
Cani avvelenati: una taglia sulla testa del killer
Per la serie 'proprietari di cani unitevi' la caccia al killer o ai maniaci che seminano polpette avvelenate si fa sempre più seria. Il popolo del web si è organizzato su facebook con la pagina Segnalazioni bocconi avvelenati a Genova e provincia
 
Genova - Per la serie 'proprietari di cani unitevi' la caccia al killer o ai maniaci che seminano polpette avvelenate si fa sempre più seria. E per difendere il proprio cucciolo da queste trappole il popolo del web si è organizzato.
Segnalazioni bocconi avvelenati a Genova e provincia è un gruppo nato da poco su facebook ma che conta già quasi 500 aderenti. In poche righe l'amministratore della pagina spiega gli intenti. «Questo gruppo vuole definire una mappa delle zone più a rischio per i nostri amici nell'area di Genova e provincia. Postate i ritrovamenti di bocconi sospetti e le (spero poche) eventuali vittime. Dedicato a Stella, assassinata il maledetto giorno 11 luglio 2012 da un bastardo che non smetterò mai di cercare. Si prega di rimanere in argomento, post non attinenti saranno rimossi».
L'altra controffensiva parte dal Tigullio. Alcuni animalisti, che preferiscono al momento rimanere anonimi, hanno deciso di mettere una taglia sul killer. Chi dovesse contribuire a consegnarlo alla giustizia avrà in premio 500 euro. Ma la cifra potrebbe salire con il contributo di altri volonterosi.
L'allarme polpette avvelenate è scattato nel quartiere di San Teodoro, per poi allargarsi a macchia di leopardo ad altri quartieri. Secondo alcune testimonianze si tratta di palline di carne con all'interno schegge di vetro. Quando il nostro cane pianta il tartufo a terra controlliamo cosa sta perlustrando. E durante le passeggiare cerchiamo di non dimenticare mai i sacchettini per raccogliere i suoi rifiuti solidi. Se possedere un cane è un diritto, lo è anche camminare su un marciapiede senza dover fare lo slalom. Un ultimo appello. Evitiamo episodi di giustizia privata. Chi dovesse individuare uno o più individui depositare polpette eviti di prendere iniziative violente e avvisi subito le autorità competenti. Non vorremo trovarci qui a riportare episodi di 'gattare' prese a bastonate.
 
LA REPUBBLICA
6 DICEMBRE 2012
 
Cibo avvelenato sui maricapiedi del centro
Emiliano lancia l'allarme: "Animali in pericolo"
I vigili urbani hanno sequestrato diversi involucri. Ritrovato anche un gattino morto. Il sindaco scrive su Facebook: "In attesa di far luce su questa vicenda, invito comunque a prestare attenzione, specialmente se avete animali domestici"

  
Crocchette per cani avvelenati tra le strade di Bari. A lanciare l'allarme è stato su Facebook il sindaco Michele Emiliano che ha scritto: "La polizia municipale ha trovato e rimosso da numerosi marciapiedi del centro cittadino involucri contenenti cibo probabilmente avvelenato . E purtroppo anche un gattino morto, pare per avvelenamento. Gli involucri sono stati rimossi e verranno analizzati, così come il povero gatto. Abbiamo allertato l'Amiu per rimuovere eventuali altri bocconi. In attesa di far luce su questa vicenda, invito comunque a prestare attenzione, specialmente se avete animali domestici. Non vorrei che qualcuno si sia fatto suggestionare e si fosse messo a fare derattizzazioni "fai da te" combinando questo scempio".
 
GEA PRESS
6 DICEMBRE 2012
 
Rimini – nove maremmani tra fango e scarti di macelleria (fotogallery)
Intervento della Polizia Provinciale.
 
Gli agenti della Polizia Provinciale di Rimini, impegnati ieri mattina in un servizio di vigilanza nel Comune di Mondaino (RI), avrebbero visto dapprima un solo cane. Quindi, avvicinatisi a quel terreno parzialmente recintato, la scoperta. Ben nove cani maremmani adulti, tutte femmine, legate a catena.
Al momento dell’intervento i cani erano sprovvisti di riparo, così come non erano presenti ciotole per acqua e cibo. Le cagne erano esposte alle intemperie e costrette a vivere su un terreno fangoso. In terra, poi, scarti di macelleria (ossa e cotiche) in mezzo al fango e alla sporcizia.
In alcuni casi, sottolinea il Comandante della Polizia Provinciale Maurizio Guidi, le catene si erano arrotolate agli alberi, lasciando la disponibilità di pochi centimetri e costringendo i cani, di fatto, all’immobilità. Non è dato sapere quante volte gli animali fossero visitati dal loro detentore. Sta di fatto che il 38enne denunciato dalla Polizia Provinciale per maltrattamento di animali risulta residente in provincia di Pesaro.
Stante quanto riferito dalla Polizia Provinciale di Rimini l’uomo non avrebbe dato spiegazioni sul perché della detenzione delle nove cagne. Una sorta di allevamento secondo gli inquirenti. Ma è ancora in fase di accertamento se le cagne fossero potenziali fattrici.
Sul posto è stato allertato immediatamente il servizio veterinario della locale Ausl che, svolti i dovuti accertamenti, non ha potuto far altro che constatare e confermare l’effettivo stato di degrado degli animali.
I cani, tutti sprovvisti di microchip, sono stati posti sotto sequestro. Al detentore sono state imposte le prescrizioni della Ausl, in attesa di una sistemazione presso il canile di Riccione ed eventuale adozione.
VEDI FOTOGALLERY:
 
IL MESSAGGERO
6 DICEMBRE 2012
 
Da Stroncone i cani in Germania esplode la rabbia degli animalisti

 
STRONCONE (Terni) - Cani trasferiti in Germania. Per risolvere il problema dei canili che mancano, ma nascono i sospetti. Che cosa ci fanno i tedeschi? Non è che dietro l'adozione ci sia una ben altra destinazione. Così scocca la scintilla della protesta.
Hanno chiamato carabinieri, guardia forestale e vigili urbani, pretendendo controlli e verifiche e chiedendo garanzie. Questo nel tentativo di di impedire il trasferimento di una decina di cani, destinati alle adozioni estere verso la Germania dal canile di Stroncone. Un canile privati, a cui, però, il Comune, fa riferimento per quanto riguarda gli animali abbandonati.
Diverse associazioni animaliste intervenute, tra cui anche il Wwf, chiedono infatti che si verifichi la reale destinazione dei randagi. Nel corso degli accertamenti compiuti anche recentemente su disposizione della procura di Terni non sono comunque emerse irregolarità relative alla documentazione necessaria per il trasferimento. Anche i controlli svolti - secondo quanto riferito dai carabinieri, - non hanno evidenziato anomalie e alcuni cani sono già partiti per la Germania. Gli animalisti ternani, però, sono preoccupati per la sorte di questi animali, anche perchè, sostengono, non si capisce perchè «vengano scelti animali vecchi o, addirittura, ammalati». Insomma, a taccuini chiusi, il sospetto, per alcuni animalisti, è che quegli animali facciano in realtà una brutta fine, magari in qualche laboratorio per la vivisezione.
A tentare, perlomeno, di calmare gli animi ci ha provato il sindaco di Stroncone, Nicola Beranzoli. «Cinque cani sono partiti oggi - ha spiegato Beranzoli - e non si tratta assolutamente di animali ammalati o vecchi. Anzi, uno che sembrava non stesse bene non è stato fatto partire. Questa cosa del le adozioni da parte della Germania sembra strana, ma in realtà questo succede perchè là gli animali randagi vengono uccisi. Così non è facile avere degli animali da compagnia». Beranzoli aggiunge: «Manderemo un vigile a controllare di persone come stanno gli animali. Lo faremo a gennaio, andrà personalmente dalle famiglie che hanno preso gli animali in adozioni e riferirà sulle condizioni. Potrà essere accompagnato dagli ambientalisti».
 
IL MESSAGGERO
6 DICEMBRE 2012
 
Il cane muore durante una visita chiesti i danni affettivi al veterinario
Il meticcio doveva essere sterilizzato ma è deceduto dopo la puntura d'anestesia

 
VITERBO - Febbraio 2012, Bambi, cane meticcio di quattro anni, era in ottima salute quando i suoi padroni lo hanno portato dal veterinario di fiducia per farlo sterilizzare.Un intervento semplice, di routine in qualsiasi studio medico per animali, che però si è trasformato in tragedia. Bambi dopo la puntura d’anestesia non si è più svegliato, morto nel giro di pochi minuti. Inutile qualsiasi tentativo da parte del veterinario di tenerlo in vita.
I suoi padroni – madre e figlia di 16 anni residenti in un paese della provincia – non sanno darsi pace, il cane stava bene e non aveva mai avuto problemi di salute. Quel tipo di operazione viene praticata tante volte e quotidianamente in tutti gli studi veterinari. Eppure quel pomeriggio di febbraio accade l’irreparabile, qualcosa di cui ancora oggi non sanno darsi pace. Mamma e figlia, affiancate dall’avvocato Vincenzo Petroni, vanno in tribunale e intentano una causa civile contro il medico e chiedono i danni.
Una causa civile «per danno da relazione affettiva con animale domestico». Per la ragazzina, soprattutto, la perdita di Bambi è stato un trauma dal quale ancora non si è ripresa. Per lei era molto di più di un cane, era nato praticamente tra le sue braccia e con lei aveva vissuto questi quattro anni. Poi la tragedia, inaspettata, inspiegabile.
Dopo il dolore il ricorso all’autorità giudiziaria e adesso il processo. Il Codice prevede il danno ma sarà difficile quantificarlo, lo stesso avvocato Petroni sa benissimo che davanti al giudice di pace il 17 dicembre dovrà affrontare una dura battaglia giuridica il cui epilogo, almeno per quanto concerne il risarcimento del danno morale, è difficilmente prevedibile.
 
NEL CUORE.ORG
6 DICEMBRE 2012
 
MONTIRONE (BS), CHIUDE (PER ORA) L'ALLEVAMENTO DI VISONI
Ma il Tar si pronuncerà nel merito a gennaio

 
E' stato chiuso, come previsto dall'ordinanza del Comune e del Tar, l'allevamento di visioni di Montirone nel Bresciano. Ma, stando a quanto scrive "Il Giorno" nell'edizione odierna, nei capannoni l'attività sarebbe esercitata a norma di legge. Il 30 novembre, la famiglia De Poli, proprietaria della Fioreria, ex pollaio trasformato prima in agriturismo e poi in allevamento di visoni, ha svuotato lo stabilimento, con una perdita economica di mezzo milione di euro. Dei 3 mila animali, comprese le 800 fattrici, non c'è più traccia: parte sarebbero stati abbattuti e parte venduti ad altri allevamenti. L'ordinanza di chiusura, firmata dal sindaco e impugnata dai titolari, è fondata sul mancato rispetto delle distanze previste dal regolamento comunale. Il Tar si esprimerà nel merito a gennaio. Se il pronunciamento fosse favorevole ai proprietari, in teoria l'allevamento potrebbe riaprire. Indagini compiute dalla forestale, su mandato della Procura di Brescia, avrebbero accertato che non vi sono gli estremi per formulare l'accusa di maltrattamento di animali, in quanto gabbie, scarichi, celle frigorifere etc. sarebbero a norma.
 
NEL CUORE.ORG
6 DICEMBRE 2012
 
BRESCIA, BLITZ IN UN ALLEVAMENTO: SEQUESTRATI 348 VITELLONI MUTILATI
L'intervento delle guardie zoofile OIPA a Chiari

  
Sotto sequestro un allevamento con 384 vitelloni, 10 dei quali erano in un recinto con la lettiera zeppa di sangue che scorreva anche all'esterno e avevano il capo coperto di sangue. Il blitz delle guardie zoofile OIPA Brescia in una cascina agricola nel comune di Chiari, sempre nel Bresciano.
Gli agenti hanno potuto appurare che agli animali erano stati appena tagliate le corna, tanto che dalle ferite usciva ancora tanto sangue. Gli addetti, che si sono giustificati definendola "prassi aziendale", stavano infatti utilizzando una sega a lama rotante per tagliare tutte le corna degli animali che, per eseguire l'operazione, venivano condotti in un corridoio e bloccati con una barra metallica posta sopra la loro testa.
I vitelloni reagivano alla dolorosissima e traumatica operazione scalciando, dimenandosi e muggendo disperatamente. Nell'area adiacente erano, ancora, presenti altri 25 vitelloni, anche loro insanguinati, a cui le corna erano state tagliate nei giorni precedenti.
Il veterinario Asl chiamato dalle guardie zoofile ha confermato che il taglio delle corna è vietato trascorse le prime tre settimane di vita dell'animale. E non solo: si richiede espressamente la presenza di un veterinario per tutta la durata dell'attività come previsto da un decreto legislativo del 2001 sulla protezione degli animali negli allevamenti.
Gli animali mutilati avevano tutti un'età compresa tra le 31 e le 56 settimane, di conseguenza le guardie zoofile OIPA Brescia hanno ritenuto si trattasse di reato di maltrattamento di animali (art. 544 ter C.P.) e hanno disposto il sequestro preventivo, già convalidato dalla magistratura, dell'intera area, animali inclusi.
"La tortura inflitta a questi vitelloni testimonia come, nonostante siano esseri viventi e senzienti, gli animali da reddito destinati al macello siano considerati come oggetti alla mercè dell'essere umano – ha sottolineato Silvana Confente, medico veterinario OIPA – Il dolore inflitto tagliando le corna è pari a quello che potrebbe provare un essere umano a cui viene amputato un arto senza anestesia, infatti il tessuto corneo di rivestimento oltre le prime tre settimane di età presenta una parte ossea che si estende dal cranio ed è innervato, quindi tale pratica provoca lesioni psicofisiche e gravi sofferenze. E' quindi incredibile che tutto ciò sia stato definito "prassi aziendale'".
 
GEA PRESS
6 DICEMBRE 2012
 
Chiari (BS): corna recise e fiumi di sangue (fotogallery)
L'intervento delle Guardie Zoofile dell'OIPA di Brescia - posto sotto sequestro un intero allevamento.
 
A quanto pare gli addetti dell’allevamento nei pressi del Comune di Chiari, avrebbero riferito che trattavasi di “prassi aziendale“. Sega a lama rotante per tagliare indistintamente tutte le corna dei vitelloni. Condotti in un corridoio e bloccati con una barra metallica sulla testa, iniziava la crudele operazione. Muggiti e disperati tentativi di fuga. Poi il sangue, copioso tanto da fare apparire la lettiera del recinto intrisa di sangue. In tale stato, infatti, sarebbe stata trovata dalle Guardie Zoofile dell’OIPA di Brescia. Dieci dei 348 vitelloni erano proprio, al momento del sopralluogo, in questo recinto. Il sangue arrivava a fluire all’esterno, mentre una maschera rossa ricopriva quasi p er intero il capo dei poveri animali.
Le Guardie Zoofile dell’OIPA hanno così potuto appurare come agli animali erano stati appena recisi gli abbozzi corneali. Poi, nell’area adiacente al recinto, altri 25 vitelloni, ancora sanguinanti sebbene le corna fossero state recise nei giorni antecedenti.
Secondo quanto riportato dall’OIPA il veterinario Asl convocato sul posto, avrebbe riferito come la cauterizzazione degli abbozzi corneali è vietata dopo le prime tre settimane di vita. Ad ogni modo dovrebbe essere inoltre richiesta la presenza di un veterinario per tutta la durata dell’intervento. Così prevede l’art.2 comma 1 del D. Lgs n°146 del 26 marzo 2001 relativo alla protezione degli animali negli allevamenti. Stessa disposizione sarebbe contenuta nella nota esplicativa sulle procedure per il controllo del benessere animale negli allevamenti di vitelli del Ministero della Salute del 25 luglio 2006.
Gli animali mutilati, però, avevano tutti un’età compresa tra le 31 e le 56 settimane. Per tale motivo le Guardie Zoofile OIPA di Brescia hanno ritenuto che tale pratica potesse configurasse il reato di maltrattamento di animali (art. 544 ter C.P.). Il sequestro preventivo, è stato già convalidato dalla Magistratura. Ad essere divenuti oggetto di misura cautelare sono sia gli animali che l’intera area di allevamento.
“La tortura inflitta a questi vitelloni testimonia come, nonostante siano esseri viventi e senzienti, gli animali da reddito destinati al macello siano considerati come oggetti alla mercé dell’essere umano – ha sottolineato Silvana Confente, medico veterinario OIPA – Il dolore inflitto tagliando le corna è pari a quello che potrebbe provare un essere umano a cui viene amputato un arto senza anestesia, infatti il tessuto corneo di rivestimento oltre le prime tre settimane di età presenta una parte ossea che si estende dal cranio ed è innervato, quindi tale pratica provoca lesioni psicofisiche e gravi sofferenze. E’ quindi incredibile che tutto ciò sia stato definito ‘prassi aziendale’”.
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IL TIRRENO
6 DICEMBRE 2012
 
Cavalla muore di paura nel maneggio sott’acqua

Pietro Barghigiani

 
PIEVE A NIEVOLE (PT) - Il nubifragio ha fatto una vittima. Una cavalla gravida che non ha retto allo choc dell’allagamento di martedì quando un nubifragio ha travolto il centro ippico “La Pieve” in via del Melo. Un episodio tra i tanti che hanno flagellato la Valdinievole, ma in questo caso con un epilogo triste. La carcassa dell’animale è stata rinvenuta dalla proprietaria del maneggio, Lisa Ducci, rannicchiata in un box. «Troppo stress – dice la titolare del centro –. È rimasta spaventata dall’esondazione. E anche la gravidanza non l’ha aiutata. Troppo debole per reagire e scappare». Ha i lucciconi agli occhi Lisa Ducci. L’acqua ha trasformato in un lago il ranch nel quale vengono allevati una quarantina di cavalli, alcuni anche da corsa e la maggior parte utilizzati per ippoterapia o per svago. L’acquazzone ha sconvolto la quiete del maneggio diventato una cassa di esondazione in cui il vicino corso d’acqua ha trovato sfogo naturale dopo aver tracimato. La costruzione di una strada sterrata rialzata ha avuto un effetto una diga. E l’acqua ha inondato il centro risparmiando le abitazioni vicini. «Vorrei sottolineare il lavoro eseguito dagli agenti della polizia municipale di Pieve Giuseppe Bonari e Alfredo Giacomelli Alfredo – prosegue la titolare del maneggio – e del centro operativo provinciale della protezione civile, in particolar modo Marco Paolieri, Robert Kaiser e Stefano Meoni. Senza il loro intervento le conseguenze sarebbero state molto più gravi». Il salvataggio a opera dei soccorritori ha riguardato 8 puledri di 6 mesi; 4 pony; 6 fattrici gravide (incinte di 6/7 mesi); 8 cavalli a sella. «Purtroppo una è deceduta perché era impossibile salvarla – aggiunge Lisa –. Le cause dell’incidente sono di sicuro le pessime condizioni atmosferiche, ma ha influito anche la situazione per cui il mio terreno ha fatto da bacino al corso d’acqua del padule di Fucecchio. Lo scarico in fondo alla strada non riceve bene e il livello del terreno confinante è superiore al mio per la realizzazione di una strada sterrata. Risultato: tutta l'acqua è finito nel mio centro. Spero che la morte di questa cavalla non sia stata invana. Bisogna prendere provvedimenti perché questo problema è ben conosciuto a tutti. i miei cavalli hanno rischiato tutti la vita e, ripeto, sono ancora vivi grazie al grande impegno di tutti i volontari che hanno lavorato ben dodici ore dalle 16 di martedì alle 6 di ieri al freddo e sotto l'acqua. Grazie ancora a tutti per il gran lavoro svolto e per il grande impegno anche a nome di pony e cavalli che fanno divertire molti bambini ed adulti della zona».
 
GEA PRESS
6 DICEMBRE 2012
 
Lucca – vanno via le cavalle-scheletro (foto)
Mistero in Procura: affidate ma solo se non costano – lo sdegno di IHP.
 
Sono arrivate ieri nel centro di recupero gestito dall’Associazione Italian Horse Protection, le due cavalle smagrite provenienti da un sequestro operato a Lucca dal Corpo Forestale dello Stato.
Singolare il posto dove sono state sequestrate ma ancor più insolita è la richiesta che, stante quanto riferito dalla stessa Associazione, sarebbe pervenuta dalla Procura della Repubblica di Lucca.
Il luogo del sequestro è una fattoria didattica. Al di là di quanto successo e per il quale qualcuno dovrebbe pagare, non può non notarsi la contraddizione tra tale denominazione e le condizioni delle due cavalle. Entrambe in pessimo stato, riferiscono da Italian Horse Protection. Estremamente magre. Poi il mistero dell’età che sarebbe dichiarata nei passaporti. “Inverosimile“, riferiscono da IHP. E dire che in quella fattoria dovevano esserci visite di bambini. Chissà cosa hanno imparato, commenta qualcuno.
Quello che però appare ancor più inverosimile è la risposta che potrebbe essere arrivata dalla Procura della Repubblica in merito alla richiesta di sequestro. A tal proposito parrebbe essere stato riferito che i cavalli potevano essere consegnati solo se l’Associazione avesse rinunciato al rimborso delle spese.
Che gli Uffici Giudiziari siano avviliti dal taglio delle spese, è facile immaginarlo. Un bene sequestrato, però, sia cavallo o carretto, potrebbe però tornare al soggetto al quale, in attesa del giudizio, lo Stato in via non definitiva lo ha sottratto. In linea teorica lo stesso soggetto potrebbe poi rivalersi per la mancata adeguata conservazione del bene posto sotto sequestro. Perché, riferiscono in casa animalista, si può tentare di risparmiare su un essere vivente e non su un oggetto? Paradossalmente per la legge sono entrambi la stessa cosa, ovvero oggetto di sequestro. Dove sarebbero finite, poi, le due povere cavalle se IHP avesse detto di no? Molto probabilmente, sarebbero rimaste in custodia giudiziaria allo stesso soggetto.
“Anche se l’impegno di mantenere altri due cavalli è per noi molto gravoso – hanno dichiarato i responsabili di Italian Horse Protection - abbiamo voluto pensare anzitutto a loro…e quindi abbiamo ceduto alla richiesta formulataci, pur di farli arrivare al centro di recupero“.
Dunque un futuro che finalmente potrebbe volgere in favore dei due poveri animali, anche se avranno bisogno di una particolare assistenza. Al Corpo Forestale dello Stato, IHP ha invece rivolto i suoi ringraziamenti. Il Comando del Parco di San Rossore (PI), ha peraltro messo a disposizione un mezzo per il trasporto.
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LA NUOVA VENEZIA
6 DICEMBRE 2012
 
L’Asl 13: «Attenti a eventuali reati da codice penale»
 
MIRANO (VE). Cosa dice l’Asl 13 in merito al palio dell’oca? In una nota inviata al Comune, il servizio veterinario dà l’ok allo svolgimento di manifestazioni con animali, nonostante l’allarme aviaria dei mesi scorsi, ma pone dei limiti: le oche, non dovranno entrare direttamente a contatto col pubblico, dovranno essere garantite acqua e cibo e data la possibilità ai pennuti di sottrarsi alla vista del pubblico. Il pronunciamento dell’Asl arriva dopo una segnalazione degli animalisti, che denunciano modalità illegali di svolgimento del palio. Da qui l’avvertimento dell’Asl al Comune: «Se la manifestazione si dovesse svolgere con tali modalità, potrebbero configurarsi i reati previsti dal codice penale». Comune messo in guardia. Ma gli organizzatori non ci stanno: «Da anni il Palio è sempre stato fatto allo stesso modo e il Comune lo sapeva: ogni dietrofront ora puzzerebbe di ricatto».
 
GIORNALE DI VICENZA
6 DICEMBRE 2012
 
Quei 12 cani hanno ereditato il benessere
 
IL GIALLO DI CREAZZO (VI). Le ultime volontà dell'insegnante in pensione gettano una luce singolare sulla morte misteriosa della donna trovata nel giardino della sua villa
I custodi, un nipote e un amico, dovranno vigilare per molti anni Anche i discendenti delle bestiole beneficeranno del testamento
Un testamento che getta una luce surreale in una morte misteriosa. Il decesso è quello di Nives Savelli, 68 anni, trovata cadavere nel giardino di casa dall'amica Marilene all'alba dell'8 settembre scorso: la procura, con il pubblico ministero Silvia Golin, ha aperto un'inchiesta per omicidio volontario contro ignoti ed ha fatto riesumare la salma, già sepolta nel cimitero di Creazzo. Il magistrato attende gli esiti dell'autopsia affidata al medico legale Andrea Galassi. Il testamento, invece, è quello della vittima, che ha lasciato beni per milioni di euro ai suoi 12 cani, come ha confermato il notaio Francesca Bonvicini agli inquirenti. ULTIME VOLONTÀ. E sono proprio le ultime volontà dell'insegnante in pensione, che viveva sola - dopo la morte del marito, il farmacista Sergio Contin, avvenuta nel 2006 - in una grande villa circondata da un parco sui colli sopra Creazzo e Monteviale, a suscitare delle perplessità. Ma quando ha sottoscritto il testamento olografo, nel 2008, Nives era assolutamente in sè. E anche l'intenzione di modificare quello scritto, manifestata a più riprese prima di morire, sarebbe andata nella medesima direzione. Nives ha deciso di lasciare tutto ai suoi amatissimi 12 cani. In che maniera? Savelli ha spiegato che gli animali debbano restare nella villa, che siano curati e seguiti. E che con i suoi averi sia necessario provvedere a tutte le necessità «dei loro discendenti», tutti ospiti nel parco di Creazzo. Custodi delle bestiole, e di tutto il patrimonio, il nipote Edoardo e un amico della vittima, che la seguiva per le consulenze finanziarie. LA CLAUSOLA. Non solo. Nives ha scritto che qualora le sue volontà non venissero rispettate (a partire dalla mancata cura dei cani) tutti i suoi beni il notaio debba destinarli alla Lipu, la Lega italia na protezione uccelli. Ed è evidente che sarà la stessa Lipu, direttamente interessata, a vigilare sulla custodia di quei cani. I CUSTODI. Per i due custodi il compito è tutt'altro che semplice. Nives viveva in simbiosi con gli animali, spesso dormiva con loro. Chi è entrato nella villa dopo la morte della proprietaria ha subito compreso come fosse necessaria una completa disinfestazione di alcuni locali, un riordino e una pulizia globali del grande complesso. Non solo: i custodi dovranno essere seguiti da veterinari che controllino lo stato di salute di ciascun cane e degli “eventuali eredi”. Serve almeno una persona che possa seguire le bestiole ogni giorno. Nipote e amico avrebbero accettato per amore della donna, colta e stimata, ma avranno il loro daffare. LE INDAGINI. La procura però vuol vederci chiaro. È vero che sia il Suem che i carabinieri di Montecchio, i primi ad intervenire, avevano ritenuto che la morte di Nive s, caduta in giardino, fosse naturale. Ma è altrettanto vero che alcuni amici avevano manifestato dei sospetti. Era davvero naturale quella morte? Nessuno ipotizza che l'insegnante sia stata uccisa, ma tutti chiedono di conoscere la verità. Ed è per questo che, oltre all'autopsia, il pm ha ordinato ai carabinieri del luogotenente Lorenzo Barichello di ascoltare numerose persone informate sui fatti. Cosa è successo a Nives?
 
GEA PRESS
6 DICEMBRE 2012
 
Secondigliano (NA) – sequestro di avifauna protetta e testuggini (foto)
Intervento dell'Arma dei Carabinieri e delle Guardie EMPA.
 
 
Fino a 3000 euro. Questo il guadagno che avrebbe potuto procurare un cardellino particolarmente pregiato. Nelle scorse ore un nuovo sequestro avvenuto questa volta a Secondigliano (NA). Ad intervenire il Comando Stazione Carabinieri di Afragola (NA) e le Guardie Zoofile dell’EMPA (Ente Mediterraneo Protezione Animali). 30 uccelli di specie protetta, soprattutto cardellini ( Carduelis carduelis). Assieme a verdoni e fringuelli costituiscono gli “oggetti” più richiesti dal mercato nero governato dalla criminalità. Al sud sfoggiati in piccole gabbie per il loro canto, mentre al nord richiesti per la polenta e osei.
Gli interventi diretti dal Comandante della Stazione Carabinieri di Secondigliano, Luogotenente Fedele Del Vecchio, con l’ausilio dall’ Appuntato Roberto Vittiglio e dal CSR Sparaco sono proseguiti, sempre congiuntamente alle Guardie EMPA, con un successivo sequestro di 20 testuggini appartenenti a specie protetta ed illegalmente detenute. Ad essere denunciati per numerosi reati, sono state due persone.
Il tutto è nato da un controllo dell’Arma dei Carabinieri messo in atto proprio a Secondigliano (NA). Qui si è individuato il presunto venditore di cardellini. Poco dopo, il secondo sequestro. Ad intervenire il Capo Nucleo delle Guardie EMPA Giuseppe Salzano e la guardia Antonio Castiello.
I cardellini e le testuggini sequestrati sono stati portati all’ospedale ex Frullone di Napoli. Saranno tenuti in osservazione per il tempo necessario alle cure prima di essere rimessi in libertà.
Secondo l’EMPA la tratta dei volatili di specie protetta ha ormai assunto dimensioni preoccupanti. Il tutto in barba alle leggi ed alle convenzioni internazionali. Un fatto molto grave, ed ancor di più quanto questo avviene sotto lo sguardo incurante dei cittadini ignari del danno arrecato alla natura. Animali spesso appartenenti a specie gravemente minacciate e divenute oggetto di traffici saldamente in mano ad organizzazioni criminali. Purtroppo a contrastare simile condotte sono reati di natura squisitamente contravvenzione. Basse ammende e previsioni di arresto molto al di sotto della soglia di punibilità.
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LA NUOVA SARDEGNA
6 DICEMBRE 2012
 
Narbolia, una tartaruga ferita ritrovata a Is Arenas
 
NARBOLIA (OR) - La mareggiata poteva costargli la vita. Un esemplare di caretta caretta è stato rinvenuto, viva ma in pessime condizioni di salute, nella spiaggia di Is Arenas. La tartaruga non ha saputo resistere alla forza del moto ondoso perché impigliata in un groviglio di reti in nylon, cordame e resti di nasse che ne hanno limitato la mobilità. L’intricata matassa è anche costata una pinna al povero esemplare che, nel tentativo di liberarsi, ha lacerato l’arto fino all’amputazione. La tartaruga è stata ritrovata da un passante che l’ha trovata nei pressi del camping “Le dune”, a una centinaio di metri dalla battigia. Poi, la segnalazione alla Capitaneria che ha subito girato l’allarme al Cres, il centro di recupero del Sinis. Una volta recuperato, l’animale è stato consegnati ai veterinari della clinica Due mari dove, dagli esami radiologici, non è emersa la presenza di ami nel tratto digerente. Dunque, lo spiaggiamento potrebbe essere dovuto ai detriti in cui la caretta caretta è rimasta impigliata. L’animale rimarrà in degenza per tutto l’inverno e, probabilmente, riprenderà la via del mare già la prossima primavera.
 
PRIMO PIANO
6 DICEMBRE 2012
 
Chiwawa fallato, allevatore condannato al risarcimento
Per il Tribunale di Campobasso 'il venditore ha l’obbligo di consegnare al compratore un ‘‘bene conforme’ a quello richiesto'
 
Sentenza a dir poco innovativa quella del Tribunale di Campobasso, in materia di risarcimento danni, che dà ragione alla proprietaria di un chiwawa, indennizzato per le cure veterinarie che ha dovuto affrontare per via di una patologia non segnalata al momento dell’acquisto. Accogliendo la tesi sostenuta dall’avvocato Vincenzo Iacovino, difensore della proprietaria del cane, il giudice Margherita Cardona Albini, ha ritenuto applicabili i principi civilistici per cui il venditore ha l’obbligo di consegnare al compratore un ‘‘bene conforme’ a quello richiesto con le caratteristiche funzionali del caso, con l’obbligo di sostituzione del ‘‘bene difettoso’ e di risarcimento dei danni provocati. La proprietaria del chiwawa, non avendo interesse a sostituire l’animale per ragioni affettive, ha chiesto e ottenuto la riduzione del prezzo in misura proporzionale alla menomazione riscontrata, oltre al risarcimento danni per le cure veterinarie che ha dovuto affrontare l’animale. La patologia di cui soffriva comporta una serie di ricadute sulla possibilità di riproduzione e implica il rischio di trasmettere la stessa malattia ai cuccioli maschi. “Il giudice inoltre - ha detto l’avvocato Iacovino - ha ritenuto responsabile l’allevatore che a sua volta aveva fornito l’animale al venditore, condannandolo a risarcire la somma riconosciuta alla cliente a titolo risarcitorio”.
 
GEA PRESS
6 DICEMBRE 2012
 
Ischia: blitz antibracconaggio di Forestale e LIPU
Denunciati bracconieri, una poiana ferita a fucilate.

  
Per due giorni l’isola d’Ischia (NA) è stata teatro di un’importante attività antibracconaggio e di polizia venatoria. A seguito della recente Convenzione sottoscritta dal Capo del Corpo forestale dello Stato, Cesare Patrone, e dal Presidente della LIPU (Lega italiana protezione uccelli), Fulvio Mamone Capria, agenti del Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Napoli del CFS coordinati dai Commissari Capo del Comando Provinciale, affiancati dalla Guardie venatorie volontarie della LIPU, hanno battuto una vasta area compresa tra i Comuni di Forio d’Ischia, Serrara Fontana e Barano per contrastare atti di caccia di frodo.
Nella sola giornata di martedì, giorno di “silenzio venatorio“, già dalle prime ore del mattino le fucilate fuorilegge si udivano a decine. In un rocambolesco inseguimento a seguito di un tentativo di fuga nei sentieri di Pennanova e Forio d’Ischia, è stato fermato e successivamente denunciato un uomo di 57 anni. Caccia in giorno di divieto oltre che le modifiche apportate all’arma sequestrata. Questi i reati contestati. In particolare l’arma avrebbe così potuto contenere più di tre munizioni. Il tutto per aumentarne la potenza di fuoco. Posto sotto sequestro il fucile, si è dato corso alla perquisizione domiciliare.
Durante il blitz, però, decine di persone, individuate in atteggiamento di caccia, tentavano comunque la fuga. Tra queste anche due giovani ragazzi armati di fucile, mentre un altro soggetto è stato fermato e sanzionato perché sprovvisto di documenti di caccia e per varie irregolarità amministrative.
Nella giornata di mercoledì invece, controlli in altre località. Prima, però lo studio del territorio che ha consentito proficue azioni antibracconaggio con la verbalizzazione di decine di cacciatori. Elevate sanzioni amministrative per circa 1.000 euro. Non è mancato il ritrovamento di fauna ferita tra cui un rapace, uccello protetto dalla legge. Si trattava, infatti, di una poiana rimasta ferita da una fucilata. A trovarla alcuni cittadini che hanno provveduto a consegnarla al Corpo Forestale per il trasferimento al Centro recupero fauna selvatica di Napoli. Per la LIPU, un’ulteriore dimostrazione del grave livello di violazione alla legge 157/92 perpetrato sull’isola a danno dell’avifauna.
“Siamo di fronte ad un territorio dove il bracconaggio spadroneggia da anni – commenta Fulvio Mamone Capria, Presidente della LIPU-Birdlife Italia – come più volte abbiamo denunciato alle Autorità. Agli occhi degli uomini della Forestale è emerso un quadro di illegalità desolante e pericoloso. L’inciviltà venatoria che regna su Ischia, anche a seguito del ritrovamento di numerosi rapaci e uccelli protetti feriti o uccisi, dimostra ancora una volta che servono misure speciali e condanne esemplari per sconfiggere la caccia di frodo. Continueremo in ogni sede a segnalare le gravi irregolarità ad Ischia in materia di tutela della fauna e dei migratori“.
“I nostri servizi di controllo dell’attività venatoria e antibracconaggio proseguiranno nei prossimi mesi anche a seguito delle intese nazionali sottoscritte dal CFS e dalla LIPU – dichiara Sergio Costa, Comandante provinciale di Napoli del Corpo Forestale dello Stato – E’ nostro compito istituzionale prevenire e reprimere i reati di attività illecite, le nostre pattuglie si sono ritrovate a fronteggiare una generalizzata attività di bracconaggio, con illeciti penalmente rilevanti anche in materia di armi e di sicurezza pubblica. Speriamo che queste denunce servano soprattutto ad educare maggiormente al rispetto della legalità e alla tutela della biodiversità. Tra i tanti illeciti e/o reati che si compiono quotidianamente c’è ancora l’errata percezione che quelli legati al bracconaggio siano di minore rilevanza”.
 
GEA PRESS
6 DICEMBRE 2012
 
Caccia – gli incidenti arrivano in Parlamento
Interpellanza urgente presentata da trenta parlamentari Pdl – prima firmataria l'On.le Fiorella Ceccacci Rubino.
 
Dal bambino morto a Pantelleria (vedi articolo GeaPress) a quello deceduto in provincia di Nuoro (vedi articolo GeaPress) più i tanti altri incidenti di caccia.
Cento vittime in 40 giorni effettivi di caccia, riferisce l’Associazione Vittime della Caccia. Tutto inserito nell’interpellanza parlamentare urgente presentata dall’On.le Fiorella Ceccacci Rubino e firmata da altri trenta parlamentari PdL lo scorso 3 dicembre 2012 (SCARICA INTERPELLANZA). Destinatari dell’Atto Parlamentare il Ministro degli Interni e delle Politiche Agricole e Forestali.
Visite mediche ancora consentite ogni sette anni, con una popolazione di cacciatori sempre più anziana. Permesso di potere sparare anche nei terreni privati, norme di sicurezza (come quella delle distanze minima da case e strade) senz’altro da rivedere. Tutto sottolineato nell’atto parlamentare assieme alle soluzione proposte.
“Finalmente una presa di coscienza nuova sui problemi connessi ad un’attività venatoria oramai decontestualizzata dal territorio italiano e dal vivere civile” dichiara Daniela Casprini, presidente dell’Associazione Vittime della Caccia.
Secondo l’Associazione sempre più cittadini invocano una drastica riduzione della caccia e una intensa vigilanza sul territorio. Poi i controlli su quelli che Daniela Casprini definisce gli esercenti di questa attività armata.
“Sarebbe auspicabile – aggiunge la Presidente dell’Associazione Vittime della Caccia – una seria riforma della legge sulla caccia tesa non più a stabilire dove non si può cacciare ma dove e se questo è compatibile con il contesto antropico, faunistico-ambientale e sulla base di criteri di pubblica sicurezza applicati sul territorio“.
Soddisfazione, dunque, per la presentazione dell’interpellanza. Un ascolto, in altri termini, della richiesta dell’Associazione Vittime della Caccia di verificare quanto sia ancora compatibile la caccia così come oggi esercitata, a vent’anni dall’approvazione della legge 157. Quesiti, nati dall’accoglimento delle testimonianze di chi subisce la caccia e dalle notizie di cronaca nera che riportano i macabri numeri, peraltro in aumento.
Questi gli ultimi dati forniti dall’Associazione Vittime della Caccia: dal 1 settembre al 2 dicembre 2012, 100 le vittime. Si tratta di 23 morti e 77 feriti. Di questi, tra i non cacciatori si registrano 6 morti e 17 feriti. I minori sono sette (quattro morti e tre i feriti). Settantasette invece le vittime tra i cacciatori. 17 i morti e 60 i feriti.
Sul dato però bisogna fare alcune considerazioni. Secondo l’Associazione Vittime della Caccia è inquietante pensare che non si tratta di cifre annuali, ma corrispondenti ai soli tre mesi dall’inizio di questa stagione venatoria. Tale arco temporale si riduce notevolmente se si pensa che sono cinque i giorni a settimana dedicati alla caccia (quindi circa 60 giorni dedicati alla caccia in questi 3 mesi). Tra questi solo tre fruibili a scelta del cacciatore, ne consegue che non sono neppure 40 i giorni effettivi svolti di caccia in cui però sono avvenuti ben 100 casi d’incidenti per mano di cacciatori, con morti e feriti. Un quadro, sottolinea Daniela Casprini da allarme sociale.
 
ITALIA SALUTE
6 DICEMBRE 2012
 
Cani e gatti, un bene per la salute dei bambini
Meno rischi di infezioni e di allergie
 
Un cane o un gatto in casa non si limitano a far compagnia a tutta la famiglia, ma preservano addirittura la salute dei bambini. Una ricerca finlandese del Kuopio University Hospital sostiene che i neonati che vivono in una casa abitata anche da un cane o da un gatto mostrano un terzo di probabilità in meno degli altri di ammalarsi a causa di influenze e infezioni all'orecchio.
Lo studio, pubblicato sulla rivista specializzata Pediatrics, ha coinvolto un campione di 397 bambini nati fra il 2002 e il 2005, verificandone le condizioni di salute e il numero di infezioni che avevano subito a partire dal terzo mese di gravidanza fino al compimento del primo anno di vita. Per farlo, il pediatra Eija Bergroth, che ha coordinato lo studi o, ha chiesto ai genitori di compilare dei resoconti con informazioni dettagliate riguardanti gli animali domestici e le condizioni dei propri bambini.  Alla fine del primo anno, è stato chiesto loro di rispondere alle domande di un questionario. I risultati parlano chiaro. Nelle case in cui era presente un animale domestico i bambini hanno mostrato una predisposizione alle infezioni del tratto respiratorio più bassa del 31 per cento rispetto agli altri, contraendo peraltro l'otite in misura molto inferiore (41 per cento in meno). Di conseguenza, i bambini hanno anche avuto minor necessità di seguire terapie antibiotiche.
“I nostri risultati danno corpo alla teoria secondo la quale, durante il primo anno di vita, i contatti tra bambini e animali sono importanti, perché possono generare una migliore resistenza alle malattie infettive respiratorie durante l'infanzia”, spiega Bergroth.
I ricercatori finlandesi hanno inoltre evidenziato che nel caso in cui l'animale trascorreva molto tempo fuori casa il rischio di infezioni per i bambini era ancora più basso. Lo scienziato nordico fornisce una possibile spiegazione: “è plausibile ipotizzare che se il cane è spesso fuori casa, si sporchi di più e, inevitabilmente rientrando, introduca nell’ambiente domestico più microbi che finiscono, in qualche modo, con lo stimolare il sistema immunitario del bambino”.
La tesi “animalista” è supportata peraltro da altre ricerche, che attribuiscono alla presenza degli animali in casa anche un effetto preventivo nei confronti delle allergie. Lo dice ad esempio uno studio pubblicato sulla rivista Clinical & Esxperimental Allergy da un team americano, secondo cui i bambini che entrano in contatto quotidianamente con un cane o un gatto – in particolare nei primi mesi di vita – risultano meno esposti al rischio di sviluppare in futuro forme allergiche.
Gli scienziati del Department of Public Health Sciences, all'interno dell'Henry Ford Hospital di Detroit, negli Stati Uniti, hanno esaminato 565 bambini dalla nascita ai 18 anni, raccogliendo informazioni sul loro stile di vita e campioni di sangue che sono serviti a misurare gli anticorpi agli allergeni, da cui dipendono le crisi allergiche.
Ne è risultato che il periodo più rischioso per lo sviluppo di un'allergia è il primo anno di vita, ma se i bambini hanno a che fare con un animale domestico il pericolo si dimezza rispetto ai bambini che vivono in una casa senza animali.
La dott.ssa Ganesa Wegienka, che ha coordinato la ricerca, aggiunge: “lo studio ha provato che l'esposizione durante i primi anni di vita a un animale domestico non mette i bambini a rischio di sensibilizzarsi a questi animali nel corso della vita”.
 
AGI
6 DICEMBRE 2012
 
Animali: in Cina fotografata rara coppia leopardi Amur
 
Pechino - Una coppia di leopardi di Amur (Panthera pardus orientalis), uno dei piu' rari felini al mondo con una popolazione stimata di soli trentaquattro esemplari, e' stata fotografata in Cina. La notizia e' stata riportata dai media nazionali cinesi. Si tratta, secondo quanto segnalato dal sito Phys.org, di un avvistamento eccezionale che potrebbe far sperare nell'esistenza di piu' esemplari in natura di quanti sinora calcolati dagli esperti. L'animale e' noto anche come leopardo della Manciuria e leopardo dell'Estremo Oriente ed e' originario principalmente della Corea, della Cina nord-orientale e della Russia orientale.L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha concluso nel 2007 che i gatti si sono definitivamente estinti in Cina e che una manciata di leopardi viveva ancora in Russia.Ma un censimento cinese effettuato nella provincia di Jilin nello scorso mese di aprile ha rilevato la presenza di otto dei grandi felini all'interno della riserva naturale creata nella citta' di Hunchun nel 2011. Lang Jianmin, responsabile della fauna di Hunchun, ha spiegato all'agenzia di stampa cinese Xinhua che una videocamera nell'area ha catturato i movimenti di un maschio e di una femmina di leopardo di Amur il 16 novembre in atteggiamenti "romantici". Una buona notizia dato che gli animali quasi estinti sono molto solitari e si accoppiano circa una volta ogni tre anni.
 
LA ZAMPA.IT
7 DICEMBRE 2012
 
Cina, fotografati due rari leopardi di Amur
Si tratta di un avvistamento eccezionale che potrebbe far sperare nell’esistenza di più esemplari in natura di quanti sinora calcolati dagli esperti.
 
Una coppia di leopardi di Amur (Panthera pardus orientalis), uno dei più rari felini al mondo con una popolazione stimata di soli trentaquattro esemplari, è stata fotografata in Cina. La notizia è stata riportata dai media nazionali cinesi. Si tratta, secondo quanto segnalato dal sito Phys.org, di un avvistamento eccezionale che potrebbe far sperare nell’esistenza di più esemplari in natura di quanti sinora calcolati dagli esperti. L’animale è noto anche come leopardo della Manciuria e leopardo dell’Estremo Oriente ed è originario principalmente della Corea, della Cina nord-orientale e della Russia orientale. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha concluso nel 2007 che i gatti si sono definitivamente estinti in Cina e che una manciata di leopardi viveva ancora in Russia. Ma un censimento cinese effettuato nella provincia di Jilin nello scorso mese di aprile ha rilevato la presenza di otto dei grandi felini all’interno della riserva naturale creata nella città di Hunchun nel 2011. Lang Jianmin, responsabile della fauna di Hunchun, ha spiegato all’agenzia di stampa cinese Xinhua che una videocamera nell’area ha catturato i movimenti di un maschio e di una femmina di leopardo di Amur il 16 novembre in atteggiamenti «romantici». Una buona notizia dato che gli animali quasi estinti sono molto solitari e si accoppiano circa una volta ogni tre anni.  
 
AGI
6 DICEMBRE 2012
 
Animali: invasione volpi minaccia estinzione specie
 
Canberra - La presenza crescente delle volpi in Tasmania provochera' un'ondata di estinzioni tra le specie autoctone secondo un nuovo studio dell'Universita' di Canberra coordinato da Stephen Sarre e pubblicato su Wiley. Utilizzando una tecnologia basata sul rilevamento del Dna, il team di ricercatori ha mappato la presenza attuale delle volpi in Tasmania riuscendo a prevedere la loro futura diffusione e le conseguenze sulle specie locali piu' vulnerabili. Le volpi si stanno diffondendo in particolare nelle aree settentrionali e orientali della Tasmania.
"E' una situazione drammatica, non c'e' nulla di fantastico nella presenza massiccia delle volpi in Tasmania. Se permetteremo a questi animali di stabilizzarsi assisteremo inerti ad una selvaggia e catastrofica ondata di estinzioni tra le specie che vivono sull'isola" ha spiegato Sarre. "La nostra ricerca ha dimostrato che le volpi sono sul punto di sistemarsi irreversibilmente in Tasmania. E' una fase critica oltre quale non si potra' piu' intervenire per salvare gli animali piu' vulnerabili dall'invasivita' delle volpi". L'indagine e' parte del Tasmania's Fox Eradication Program, il piu' grande progetto di ricerca per stimare i tassi di popolazione delle volpi sull'isola.
 
NET1 NEWS
7 DICEMBRE 2012
 
Il cagnolino investito e trascinato per due km, ora salvo (FOTO)
Investito e trascinato per oltre due chilometri da un fuoristrada alla velocità di 90 km/h.

 
Investito e trascinato per oltre due chilometri da un fuoristrada alla velocità di 90 km/h. Quando la Humane Society del Missouri ha ricevuto la telefonata in cui veniva lanciato l'allarme per un cucciolo di pitbull martoriato dalle ruote dell'auto, i soccorritori credevano di dover solo recuperare il cadavere, e invece il tenace Trooper, questo il nome dato dai volontari al cucciolo, era ridotto male ma ancora vivo. Perdeva molto sangue ed era ferito a tutte e quattro le zampe. E' stato sottoposto a un intervento durato più di tre ore: “Le ferite erano alcune delle più gravi che avessi mai visto – ha dichiarato uno dei veterinari – ma non abbiamo sentito Trooper piangere o lamentarsi nemmeno una volta”. Trooper oggi sta meglio e la Umane Society ha pubblicato un video in cui il cucciolo riesce finalmente a camminare senza aiuto per raggiungere i suoi giocattoli. L'uomo che lo ha investito ha detto di non essersi accorto di averlo trascinato fino a quando non glielo ha fatto notare un altro automobilista, inoltre i veterinari hanno scoperto che il cucciolo era stato vittima di maltrattamenti e avevano anche offerto 2.500 dollari a chi avesse fornito informazioni suoi proprietari. La storia di Trooper ha fatto velocemente il giro del web, tanto che un anonimo ha raddoppiato l'offerta, in molti hanno inviato giochi e donazioni e molti altri non aspettano che poter adottare il cagnolino "immortale". 
 
MESTRE TODAY
7 DICEMBRE 2012
 
Esche avvelenate a Favaro, Bettin: "Sanzioneremo chi uccide i cani"
Riunione tra polizia municipale, polizia provinciale e organismi comunali per trovare una soluzione alla moria di animali. verranno affissi dei cartelli di allerta nelle zone a rischio
 
Cani avvelenati con bocconi avvelenati a Campalto e Favaro Veneto
„Una piaga che ha colpito soprattutto le campagne di Favaro Veneto e Campalto. Tanti, sicuramente troppi, sono stati i cani da caccia morti dopo aver mangiato quello che per loro era solo cibo, invece significa morte. Per questo l'assessorato comunale e la Direzione ambiente hanno promosso una riunione con pulizia municipale e provinciale e il servizio veterinario dell'Ulss 12 per far luce sulla situazione e concordare un intervento comune. L'abbandono di esche e bocconi avvelenati viola infatti varie normative, fra cui anche l'articolo 7 del Regolamento comunale di Igiene urbana veterinaria e benessere animale. In attesa degli approfondimenti già in corso, è stata intanto concordata l'emanazione di un avviso preventivo ai proprietari dei cani che frequentano le zone "incriminate", ricordando anche le sanzioni a carico di chi abbandona esche o bocconi avvelenati. Le zone interessate sono: area di forte Bazzera (zona idrovora) e lato laguna, via Orlanda, via Triestina 14b (a Ovest della località Ca' Serafin), a Sud di via Litomarino e Ca' Zorzi (località. Dese) e nell'area golenale del fiume Dese, tra via Ca' Zorzi e bretella Aeroporto (a Nord di forte Rossarol), tra via Ponte Alto e bretella dell'Aeroporto.
 
BLOG SICILIA
7 DICEMBRE 2012
 
Treno diretto a Siracusa travolge  cavallo, cancellate 8 corse
 
Questa mattina alle 6,25, un treno nella tratta tra Priolo-Melilli e Augusta ha investito un cavallo che si trovava sui binari. Interrotta la circolazione sulla linea ferroviaria.
Il Regionale 8580, partito alle 6.05 da Siracusa con destinazione Taormina, poco prima delle 6.30 ha investito l’animale che aveva invaso i binari. L’urto, inevitabile malgrado la frenata del macchinista, e’ risultato fatale per il cavallo e per l’impianto pneumatico di frenatura del convoglio, danneggiato in seguito all’impatto. Nessuna conseguenza, invece, per i pochi viaggiatori a bordo e per il personale ferroviario.
L’episodio ha causato la cancellazione di otto corse e, per garantire i collegamenti, e’ stato attivato un servizio sostitutivo con autobus. Il traffico ferroviario e’ ripreso regolarmente solo dopo gli interventi necessari alla rimozione della carcassa dell’animale e del veicolo danneggiato.
Alle 9 la circolazione e’ ripresa sulla linea Catania-Siracusa.
 
LA SENTINELLA
7 DICEMBRE 2012
 
Ferita da un colpo di fucile Yin tornerà a camminare

Nilima Agnese

 
CHIESANUOVA (TO) La piccola Yin, un anno appena, tornerà a camminare. La micia era stata colpita dal proiettile di una carabina che le aveva distrutto la zampa anteriore e l’omero. A salvarla sono stati l’amore della sua padrona e l’affetto di decine di persone che hanno deciso di contribuire spontaneamente ai costi della delicata operazione che ha permesso di non sopprimere l’animale. La vicenda inizia quasi un mese fa, quando Marta non vede più tornare la sua Yin. La gatta tigrata, che insieme alla sorella Yan l’aveva accompagnata in più di un trasloco tra Torino e Chiesanuova, non si era più presentata per la pappa. «Subito pensavo avesse incontrato una volpe o un cinghiale – spiega la ragazza – ma mai avrei pensato di trovarmela cos&i grave; e che stesse male per colpa dell'uomo». Per sette giorni la micia traumatizzata vaga ferita per i boschi e raccogliendo le sue ultime forze una mattina si presenta davanti alla porta di casa. «Aveva la zampa a penzoloni, gonfia ed era al limite delle sue forze. Quando il veterinario mi ha fatto vedere il foro del proiettile non volevo crederci anche perchè l’episodio è successo in paese, dove vivono decine di animali». Yin, forse scambiata per un coniglio o vittima del gioco disumano di qualche bullo, viene colpita all’attaccatura dell’articolazione, accanto alla spalla. Il proiettile ha perforato l’osso ed i tessuti, ed in questo caso ogni tentativo di amputazione diventa impossibile. L’unica soluzione è un delicato e costosissimo intervento di osteosintesi. Il veterinario avrebbe inserito dei ferri per ricostruire l’osso della zampa e la parte lesionata, in sostanza. Un’operazione che da sola Marta non avrebbe mai potuto permettersi. Per questo ha voluto coinvolgere i suoi amici ed in una decina di giorni si è potuto raggiungere la cifra necessaria per operare la gatta. «Quando ho dato l’assenso per l’intervento non sapevo nemmeno dove avrei trovato i soldi, ed invece alla fine tutto è andato per il meglio - osserva la proprietaria della micetta - . Non so davvero come ringraziare quanti ci hanno voluto aiutare. Ora abbiamo iniziato una convalescenza difficile e stiamo continuando con le medicine, ma almeno Yin è salva. Se un giorno potrà tornare a camminare lo deve alla straordinaria generosità di chi ha dimostrato sensibilità, trasporto, calore umano. Grazie ancora, dal più profondo del cuore».
 
GAZZETTA DI PARMA
7 DICEMBRE 2012
 
Salva la micia abbandonata
 
Parma - «Un gesto crudele quanto insensato, non capisco come si possa arrivare a tanto». È questo il commento unanime dei lesignanesi che si sono trovati, qualche giorno fa, di fronte ad una scena raccapricciante: un gattino che, disperato, miagolava dall’interno di un cassonetto per il riciclo degli abiti usati. 
Ad accorgersi che qualcosa non andava sono state alcune mamme che, mentre accompagnavano i figli a scuola, hanno sentito dei miagolii incessanti. Fin qui niente di strano perchè l’area dove si trovano gli istituti scolastici è circondata da una zona residenziale, con case dotate di giardino e molte delle famiglie che vi abitano hanno animali domestici, tra cui numerosi gatti. Ma il miagolio, ad un ascolto più attento, non sembrava provenire da nessuno dei giardini lì intorno: veniva dall’interno del contenitore per la raccolta di indumenti usati, situato a lato dello stradello pedonale che conduce sulla provinciale. 
Un gruppo di donne, incredule, ha prima di tutto tentato di aprire il cassonetto per recuperare l’animale. Operazione però impossibile dal momento che il contenitore è dotato di un bocchettone di sicurezza, che permette solo l’ingresso, per evitare il furto degli indumenti custoditi prima che vengano raccolti dalle associazioni caritatevoli che se ne occupano. 
Il gruppo di mamme non si è tuttavia perso d’animo e, grazie all'aiuto di un operaio dell’ufficio tecnico del Comune che è intervenuto adagiando il contenitore a terra, la vicenda ha avuto un felice epilogo. La gattina, femmina, come si è poi scoperto, è uscita da sola dal bocchettone del cassonetto. Nonostante avesse poche settimane e avesse con tutta probabilità trascorso la nottata all’interno del contenitore, era solo impaurita ma stava bene. 
«Se qualcuno ha visto qualcosa - è l’appello rivolto da una delle donne che ha ritrovato la micia - o ha notato qualcuno di sospetto aggirarsi nella zona della scuola, è pregato di comunicarlo alle autorità competenti, perché è impossibile che la gattina sia entrata da sola nel cassonetto e dunque qualcuno deve avercela abbandonata. Vogliamo risalire all’identità del responsabile di un episodio così barbaro, che non può e non deve rimanere impunito». 
Nel frattempo la gattina, a cui ancora non è stato dato un nome, ha trovato calore e conforto presso una famiglia di Lesignano. C.P.
 
L’UNICO
7 DICEMBRE 2012
 
Aidaa, nonni: non regalate cuccioli a Natale
 
L’Aidaa (Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente) fa un appello a tutti gli adulti ma in particolare rivolto ai nonni - che difficilmente nel periodo del natale sanno resistere alle richieste di regalo dei nipotini - chiedendo di non regalare loro cuccioli di animali (cani, gatti, ma anche tartarughe e piccoli altri animali domestici).
Infatti, il 60% dei cuccioli acquistati come regalo di natale è a rischio di abbandono già dai mesi estivi del 2013. Quest'anno con l'avvento della crisi sono molte le "offerte speciali" degli allevatori e dei negozi di animali che propongono anche l'acquisto di cuccioli di razza a prezzi scontatissimi ed in comode rate a partire da 15 euro al mese. Obbiettivo quello di vendere almeno 15.000 cuccioli di cane e gatto e migliaia di altri piccoli animali. «L'acquisto di un animale deve essere un gesto consapevole», lo dichiara Lorenzo Croce presidente di Aidaa «e non un capriccio da soddisfare - continua Croce - l'animale acquistato, di qualunque animale si tratti necessita di cura e di spazi, e molto spesso questo viene sottovalutato al momento dell'acquisto con il risultato che poi il 60% di questi animali dopo pochi mesi sono a rischio abbandono». Aidaa sottolinea che sono migliaia i cani ed i gatti presenti in canile e gattile e che se proprio si vuole allargare la nostra famiglia ad un peloso lo si adotti tra coloro i quali sono in cerca di una casa, ma anche per le adozioni Aidaa sottolinea la necessità dell'adozione responsabile fatta seguendo quelle che sono le indicazioni dei volontari presenti in canile e gattile in quanto l'arrivo a casa di un animale rappresenta un impegno che va assolto quotidianamente.
 
BRESCIA OGGI
7 DICEMBRE 2012
 
Caccia, ventimila «no» all'uso dei richiami vivi
POLITICHE VENATORIE. La Lac presenta le firme al Parlamento europeo
 
La raccolta era iniziata nel luglio scorso, e nelle ultime ore il risultato della campagna è stato consegnato all'Europa: ventimila firme di cittadini italiani che chiedono a Bruxelles di abolire l'uso dei richiami vivi nella caccia da capanno alla selvaggina migratoria. Le sottoscrizioni, davvero tante considerando la particolarità di un tema poco conosciuto al di fuori della Lombardia e del Veneto, sono state raccolte dalla Lega abolizione caccia, e mercoledì una delegazione formata da esponenti della stessa Lac e dell'associazione animalista europea Cabs (Committee agains bird slaughter), che opera da anni contro il bracconaggio nel Bresciano e in altre zone del Paese, le ha consegnate ad Erminia Mazzoni, presidente della commissione Petizioni. Insieme alla richiesta di vietare il possesso e l'uso di uccelli selvatici catturati («la maggior parte», ricorda la Lac) oppure allevati per scopi venatori, gli animalisti hanno anche presentato a Bruxelles tre relazioni scientifiche redatte da altrettanti veterinari che sottolineano la sussistenza di un regime di continuo maltrattamento dei presicci, per le dimensioni ridottissime delle gabbie ma non solo, e un video sulle modalità di cattura nei roccoli e sulle stesse condizioni di detenzione. Il tutto, a partire dalla petizione, è indirizzato al Parlamento europeo per chiedere, come spiegano i promotori dell'iniziativa, «un intervento che impedisca il possesso di uccelli selvatici, derivanti da cattura e da allevamento, perchè le modalità di stabulazione avvengono in condizioni incompatibili con la loro natura e sono produttive di gravi sofferenze, e un divieto dell'uso dei richiami vivi nella caccia grazie all'inserimento degli stessi nell'allegato dei mezzi vietati dalla Direttiva 2009/147/CE sulla tutela dell'avifauna. Questo utilizzo della fauna selvatica - conclude la Lac - è una pratica inaccettabile che determina sofferenze indicibili per gli esemplari in cattività, ed è a nostro avviso contrario al Trattato di Lisbona che riconosce gli animali quali esseri senzienti e comporta un ulteriore, grave impatto della caccia all'avifauna migratoria».
 
LA NUOVA VENEZIA
7 DICEMBRE 2012
 
Palio dell’oca Il Comune di Mirano si chiama fuori

Filippo De Gaspari

 
MIRANO (VE) - Comune come Ponzio Pilato: autorizza il palio dell’oca, ma fa proprie le prescrizioni dell’Asl. Quasi impossibili da rispettare e così gli organizzatori insorgono. Dal palazzo è emersa la lavata di mani che mette al riparo il Comune dalle denunce degli animalisti e lascia agli organizzatori le responsabilità di quanto accadrà domani. A Luneo si conferma insomma un sabato ad altissima tensione. Da una parte gli attivisti, decisi a rovinare la festa a colpi di querele se non verrà rispettato il benessere degli animali, dall’altro gli organizzatori, seccati dalle intrusioni e ancor più dalla posizione ambigua del Comune. Ieri è arrivato il pronunciamento ufficiale, tecnico (non politico) del Comune: gli uffici autorizzano la corsa delle oche, a condizione però che vengano rispettate le prescrizioni raccomandate dall’Asl. E aggiunge pure “scrupolosamente”. Il problema è che a essere ligi il palio diventa impossibile da fare. L’Ufficio fiere e mercati infatti chiede di tenere gli animali all’interno di recinti, in modo da evitarne il contatto con la gente e i pennuti dovranno avere in ogni momento la possibilità di sottrarsi alla vista del pubblico. Gli organizzatori dovrebbero insomma recintare l’intero percorso, quasi 500 metri di strada e allo stesso tempo permettere alle oche di farsi da parte durante la gara. Paradossalmente, con un percorso recintato, questo diventa impossibile. Diventa impossibile soprattutto per i volontari recuperare o acquistare il giorno prima un chilometro di transenne (500 metri per lato) per contenere gli animali in strada ed evitare che finiscano tra la gente. Per la prima volta insomma la burocrazia si mette di traverso, anche se nessuno a Luneo pensa di fare un passo indietro. L’indignazione nel quartiere è alle stelle. «Questa vicenda ha dell’incredibile», afferma una nota del comitato organizzatore, «abbiamo fatto tutte le necessarie richieste, come da 25 anni a questa parte e ben tre settimane fa. Una risposta arriva solo oggi, mentre ancora aspettiamo le transenne dal Comune. Oltre alla grave mancanza di comunicazione, ci saremmo aspettati una ferma posizione di condanna del Comune nei confronti di chi in questi giorni ha imbrattato Luneo, volendo imporre con maniere forti e minacce la propria idea. Altrove i Comuni difendono a spada tratta le tradizioni locali. Ad ogni modo noi ieri abbiamo consegnato casa per casa insieme ai bambini il libretto di presentazione del palio. Il via alla manifestazione quindi ci sarà». Col presidio degli animalisti e presumibilmente una folta schiera di forze dell’ordine. Alle 10.19, domani, come da tradizione alle ex scuole di Luneo.
 
GEA PRESS
7 DICEMBRE 2012
 
L’invasione biblica di orsi ed aquile
Il provvedimento spara tutto, in approvazione alla Camera, ha un problema: mancano i soldi.
 
Potrebbe essere la mancanza di soldi a fermare l’iter del provvedimento relativo al contenimento dei danni causati dalla fauna selvatica, la cui discussione è attualmente in atto presso la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. In altri termini è difficile definire il fondo di prelievo per risarcire gli agricoltori. “Caccia selvaggia“, avevano ieri denunciato ENPA, LAV, Legambiente, LIPU e WWF. Un provvedimento, cioè, travestito per consentire forme di caccia ormai sorpassate e dannose per l’ambiente. Caccia agli ungulati nei terreni innevati, ma anche potenziale rischio di apertura dell’attività venatoria ai danni di lupi, aquile ed orsi, dicono sempre le Associazioni.
Un provvedimento, però, che ha ricevuto un’ampia condivisione in seno al Comitato Ristretto, tanto da fare ben sperare nel passaggio dell’iter approvativo in sede legiferante. Niente passaggi parlamentari, dunque, ed immediata approvazione. Ora, però, le cose potrebbero complicarsi, visto che i fondi di copertura spesa sono un pò forati. O meglio, potrebbero esserlo meno, ma solo se si toglie per il rimborso di altri danni all’agricoltura.
Per risolvere il pasticcio, infatti, c’è chi ha proposto di prelevare dal Fondo di Solidarietà Nazionale, ovvero, per dirla con una battuta, quando si dovrà far fronte ai danni per calamità naturali o eventi eccezionali, si dirà agli agricoltori (il Fondo, infatti, è principalmente indirizzato ai danni ricadenti su colture agricole e zootecniche) di pazientare perché si sta pur sempre lavorando per loro. Sparando alle aquile, ad esempio, secondo la denuncia delle Associazioni. Oppure, come è stato sempre riferito in sede di Comitato Ristretto, si aumenta di un ulteriore 5% la tassa governativa della licenza di porto d’armi uso caccia. Insomma, chi vuole sparare a lupi ed orsi, mette in conto un 5% in più, sulle tasche di tutti gli armati colleghi.
La questione non è da poco, visto che la mancata copertura finanziaria potrebbe far scattare le obiezioni della Commissione Bilancio, ed a quel punto i tempi si allungano. Tanto per capire di cosa stiamo parlando, basti considerare che tra i numerosi ritardi del ddl 3129 (legge comunitaria 2011, portatrice del famoso articolo 14 sulla vivisezione) se ne annovera uno in particolare. Si tratta delle osservazioni della Commissione Bilancio del Senato. In questo caso (per sparare a lupi ed orsi) siamo alla Camera, ma il concetto è lo stesso.
Un provvedimento contestabile che riguarda, tra l’altro, anche nutrie e piccioni. Nel caso delle pennute colombelle il pensiero è arrivato, nella seduta dello scorso 4 dicembre, dall’On.le Giovanna Negro (Lega Nord) che assieme all’Onorevole Beccalossi (PdL), anch’essa componente della Commissione Agricoltura, si erano già distinte per l’impegno profuso in altra discussione. Era, allora, il depotenziamento dei ruoli della Guardie Zoofile volontarie delle Associazioni.
E dire che in Italia già esiste un meccanismo di rimborso agli agricoltori. Che motivo c’è di modificare la legge sulla caccia? Di questo, infatti, si tratta ora in Commissione. Specie protette e particolarmente protette che diventerebbero cacciabili.
Pericolo reale, dunque, quello del passaggio in sede legiferante, alla luce dell’ampia condivisione sul tema e di alcune “firme eccellenti”. Bisogna ora vedere cosa succederà con i soldi.
Cosa ha previsto, però, il Comitato ristretto per la reperibilità dei fondi? Si tratta della costituzione di un apposito fondo, presso il Ministero delle Politiche Agricole da alimentarsi con il famoso 5% della tassa sulla licenza di porto d’armi uso caccia. Curioso, poi, come viene modificato il Fondo di Solidarietà Nazionale. Le calamità naturali e gli eventi eccezionali sono così specificati: “ovvero dalla fauna selvatica, in particolare quella protetta“. Non i cinghiali, dunque, che già si possono impallinare quasi tutto l’anno, ma orsi, lupi ed aquile, come denunciato dalle Associazioni. Orsi, lupi ed aquile che diventano come la cavallette, bibliche naturalmente. Solo che quelle non erano protette.
Ovviamente il tutto sarebbe difficilmente attuabile se la gestione della fauna selvatica rimane come è ora, ovvero in mano allo Stato. Le Regioni ci tentano, ma i loro provvedimenti, come le cacce in deroga ipotizzate anche sui danni all’agricoltura, vengono cassati proprio dalla Corte Costituzionale e dal Consiglio di Stato (in funzione se disposti per legge o atto amministrativo). Ed ecco fatto il miracolo. Ad occuparsi della gestione della fauna-danni all’agricoltura, saranno le Regioni. La quadratura del cerchio, dunque.
Solo che si sono scordati a contare i soldi.
A spingere per la sede legiferante (ovvero, approvato subito) sono stati in particolare il relatore, On.le Monica Faenzi (PdL), l’On.le Carlo Nola (PdL), l’On.le Sussanna Centi (PdL) che ha riferito di “tentare” e ritenendo “umiliante” non riuscire a far approdare il provvedimento, l’On.le Sandro Brandolini (PD) che vorrebbe il prelievo selettivo agli ungulati in terreno innevato.
Come avverrebbe, però, il passaggio in sede deliberante? Deve essere innanzi tutto proposto dal Presidente della Camera all’Assemblea. Prima, però, deve esserci la richiesta unanime dei rappresentanti dei Gruppi nella Commissione, oppure dai quattro quinti dei componenti della Commissione stessa. Ci deve essere inoltre l’assenso del Governo e comunque i pareri già espressi in una serie di altre Commissioni. Inoltre, quando di mezzo ci sono questioni di soldi (nel nostro caso di copertura finanziaria) devono esserci gli specifici pareri della Commissione Bilancio, della Commissione Affari Costituzionali e della Commissione lavoro.
Speriamo allora, dicono in casa animalista, che i tempi brevi auspicati in Commissione, non siano tali anche se il Presidente della Commissione On.le Angelo Zucchi (PD), ha dato mandato alla Relatrice di prendere contatto con i gruppi anche in via informale al fine di definire al meglio il testo per un veloce passaggio attraverso un iter definito non immediato. Detta così, sembra quasi di trovarsi innanzi ad una invasione biblica di orsi ed aquile da affrontarsi con un provvedimento particolarmente raccomandato. Quasi unto, insomma.
 
NELCUORE.ORG
7 DICEMBRE 2012
 
DRONI ANTI-BRACCONIERI IN AFRICA E IN ASIA, CON I SOLDI DI GOOGLE
Donati al Wwf cinque milioni di dollari
 
Droni (aerei senza pilota) per proteggere dai bracconieri leoni, tigri, rinoceronti e altre specie in pericolo. Sarà possibile grazie a Google, che ha donato 5 milioni di dollari al WWF. Con i fondi sarà realizzato un sofisticato sistema di monitoraggio attraverso i mini-velivoli, solitamente usati in guerra, che fotograferanno i bracconieri, e terranno stato controllo gli animali, e un sistema digitale che aiuterà ad individuare i punti dove preferibilmente colpiscono i cacciatori di frodo. IL WWF dal canto suo sta sviluppando un kit per le analisi sul Dna che consenta di ricondurre parti di animali oggetto di traffico ad una determinata popolazione.
Bracconaggio e commercio illegale stanno mettendo a rischio le "riserve" di molte specie accumulate ij decenni di attenta politica protezionistica. Negli ultimi dodici mesi si sono moltiplicati soprattutto gli attacchi ai rinoceronti. Secondo il presidente del WWF, Carter Roberts, "stiamo affrontando una crisi dovuta al bracconaggio che non ha precedenti. Abbiamo bisogno di soluzioni sofisticate".
 
LA ZAMPA.IT
7 DICEMBRE 2012
 
Caffè dalle feci di elefante: è il più caro del mondo
 
Nero d’avorio: nero come il caffè, d’avorio perchè viene dagli elefanti. Il Nero d’avorio è un tipo di caffè ed è il risultato della ricerca congiunta tra un imprenditore canadese e alcune torrefazioni in Thailandia, luogo dove si può gustare il bizzarro nettare. I chicchi del caffè vengono trattati dagli elefanti in modo alquanto particolare prima di diventare caffè: i semi vengono dati in pasto ai pachidermi che li espellono dopo la digestione. Una “tostatura” naturale. Letteralmente. Una volta raccolti vengono ripuliti da alcuni artigiani. Durante il processo il caffè assume un aroma particolare. Il suo costo sfiora i 1100 dollari per chilogrammo.
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LA ZAMPA.IT
7 DICEMBRE 2012
 
Più possibilità di adozione se il cane sa guidare
 
Addestrare un cane a guidare per aumentarne le possibilità di adozione. Questa la teoria di una associazione neozelandese con sede ad Auckland. Precisamente l’associazione insegna agli animali la pratica della guida al fine di dimostrare che anche agli animali possono essere anche assegnati compiti complessi. In particolare l’addestratore Mark Vette, che si occupa del progetto, ha educato numerosi esemplari.
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LA SENTINELLA
7 DICEMBRE 2012
 
Ecco perché diciamo no alla vivisezione
 
Angelo Mandelli sulla Sentinella del 30 novembre scorso si rivolge ai manifestanti che hanno fatto un presidio contro la vivisezione nei pressi dell'Rbm (collegata alle multinazionali del farmaco e delle biotecnologie, dove tuttora si esegue la sperimentazione sugli animali) e confuta le loro ragioni affermando che tale pratica è necessaria dal momento che la ricerca alternativa non può garantire gli stessi risultati e può essere, al massimo, complementare. Aggiunge poi : «Credo che l'uomo sia più importante degli animali e che le sofferenze dei bambini meritino di ricorrere alla sperimentazione». E' proprio su questo punto che vogliamo intervenire. E' scontato che un umano consideri più importante l'uomo. Se i piccioni potessero parlare direbbero che sono più importanti i piccioni, e i maiali che dovrebbero contare di più i maiali. Ma questo che diritto dà a una specie di dominare, distruggere, umiliare le altre? La concezione antropocentrica dell'uomo come dominatore di tutto il vivente, in diritto di piegare ai suoi interessi la natura e gli animali, ha già portato a tali e tanti disastri che sarebbe ora di rivedere la nostra posizione. E comunque cosa vuol dire "più importante"? Mandelli parla dei bambini. È un argomento che fa sempre presa (come il recente manifesto pro-vivisezione in cui un topolino cavia promette a una bambina che un giorno potrà salvarle la vita). Per ognuno di noi nostro figlio è più importante di qualsiasi altro bambino, magari ancora più importante se l'altro bambino non è importante per nessuno, se è magari cerebroleso. Se l'unica possibilità per nostro figlio di sopravvivere a una patologia cardiaca fosse il trapianto del cuore e l'unico donatore possibile fosse proprio quell'altro bambino, saremmo in diritto di ucciderlo? O anche solo di prendergli un rene lasciandolo in vita? O forse per "più importante" intendiamo "più forte e quindi in diritto di..."? Stiamo attenti perché dovremmo sapere dove ci può portare il diritto del più forte… Se noi riconosciamo negli animali non degli oggetti da consumare in vari modi ma degli esseri senzienti, capaci anche di emozioni e relazioni, dovremmo riconoscere loro dei diritti, alla vita e all'inviolabilità corporea innanzitutto. Gli animali hanno capacità diverse dalle nostre, non sanno comporre poesie e fare il sudoku, ma la loro capacità di soffrire è uguale alla nostra, tant'è che spesso alle cavie vengono recise le corde vocali perché non turbino con le loro urla strazianti il lavoro dei vivisettori. La domanda che poniamo è: è eticamente accettabile che si ottengano dei risultati scientifici su corpi prigionieri e inermi con esperimenti spesso dolorosi e mortali che costituiscono autentiche torture? La risposta che diamo è: "No". Per noi la scienza non ha alcun diritto di ledere gli interessi e la vita di milioni di animali. Paola Oddone Mario Bovolenta Jlenia Volpedo Aldo Sottofattori
 
GALILEO
7 DICEMBRE 2012
 
Isolati i geni che fanno funzionare i globuli rossi
 
Sono microscopici e senza non potremmo sorpavvivere. Sono i globuli rossi, gli autobus su cui viaggia l'ossigeno nel sangue. Così importanti che una loro riduzione (nel numero e/o nella funzione) è causa di anemie, malattie molto diffuse che causano nei malati infezioni, affaticamento e debolezza fino addirittura alla morte. Nonostante i molti progressi fatti finora, i meccanismi molecolari alla base delle anemie però non sono ancora completamente chiari e un nuovo studio multicentrico pubblicato su Nature prova oggi a far chiarezza sull'argomento. Combinando tecniche di analisi genomica con i dati ottenuti da pazienti e organismi-modello (topi e moscerini), i ricercatori hanno identificato 75 regioni contenenti 121 nuovi geni necessari al corretto funzionamento dei globuli rossi, che se alterati causano sintomi caratteristici delle anemie nei topi.
Per identificare le regioni geniche necessarie per il corretto funzionamento dei globuli rossi gli scienziati hanno combinato i risultati di diversi studi di associazione estesi a tutto il genoma (Gwas) condotti su oltre 135.000 persone in un’unica analisi statistica. Questo tipo di studio permette di identificare le varianti genetiche associate a particolari caratteristiche fenotipiche e, basandosi su un numero di campioni molto elevato, consente di isolare anche quelle differenze rare responsabili di specifici caratteri patologici.
“Nella nostra analisi abbiamo identificato 75 regioni geniche correlate con sei parametri funzionali specifici per i globuli rossi, tra cui il loro numero, il volume e il contenuto di emoglobina", spiega John Chambers, uno dei responsabili dello studio presso l’Imperial College di Londra: "Di queste 75 regioni, 43 sono nuove e non erano state identificate in precedenza”.
Usando tecniche di biologia computazionale i ricercatori hanno mappato in queste regioni 121 “potenziali regolatori” dei globuli rossi, tra i quali figurano geni già coinvolti in disordini quali l’anemia emolitica, alterazioni del metabolismo del ferro e dell’emoglobina e altri disordini che influenzano la morfologia degli eritrociti. I geni candidati sono maggiormente espressi nelle cellule precursori dei globuli rossi soprattutto negli stadi finali di differenziamento, confermando il loro coinvolgimento nella regolazione dell’emopoiesi, il processo di formazione degli eritrociti. Ino ltre, da un punto di vista clinico, alcune varianti geniche identificate erano associate con le caratteristiche fenotipiche dei globuli rossi presenti in individui affetti da talassemia, o anemia mediterranea, una malattia genetica molto diffusa causata da difetti della sintesi dell’emoglobina.
Un aspetto interessante della ricerca, secondo il coautore dello studio Willem Ouwehand, dell’Università di Cambridge, è che nel Mouse Genome Database erano presenti dati su 29 dei 121 “regolatori”, la cui inattivazione induceva negli animali problemi ematologici quali riduzione del numero dei globuli rossi e delle cellule emopoietiche staminali. Questo ruolo di controllo dell’emopoiesi era conservato anche nella Drosophila melanogaster (il moscerino della frutta), come hanno dimostrato studi di silenziamento dell’espressione genica (sebbene i moscerini non abbiano globuli rossi, ma condividano comunque alcuni tratti riguardo la formazione dei componenti del sangue).
“Questi risultat i sono molto eccitanti", sostiene Nicole Soranzo, una delle autrici che lavora presso il Wellcome Trust Sanger Institute: "e confermano che gli studi Gwas possono portare alla luce varianti genetiche che sono conservate durante l’evoluzione e il cui impatto sulla salute dell’essere umano può essere studiato almeno in parte usando organismi-modello. È chiaro che i meccanismi molecolari tramite cui questi geni agiscono sia biologicamente sia patologicamente devono ancora essere elucidati, ma – conclude l’autrice – le nostre ricerche rappresentano il punto di partenza per studi futuri che potrebbero migliorare il trattamento dei pazienti affetti da anemia”.
Riferimenti: Nature doi:10.1038/nature11677
 
GEA PRESS
7 DICEMBRE 2012
 
Molfetta (BA) – il granchio blu che arriva dall’America
Il Centro Recupero Tartarughe Marine: probabile "ospite" di una nave in transito.

 
Forse è arrivato al seguito della draga che ha operato i lavori del nuovo porto di Molfetta (BA). Oppure con le navi mercantili e le acque di sentina. Non si sa, ma di certo quel grosso granchio blu che in realtà dovrebbe stare nell’oceano atlantico, deve aver sorpreso non poco. Innanzi tutto i pescatori che hanno provveduto a consegnarlo al Centro di Recupero delle Tartarughe Marine, per la sua identificazione.
Qui si è potuto identificarlo come una femmina di Callinectes sapidus. In Europa è stato segnalato per la prima volta agli inizi del secolo scorso. In Italia negli anni cinquanta, ma i suoi avvistamenti si contano sulla punte delle dita.
Per Pasquale Salvemini, responsabile del Centro di Recupero Tartarughe Marine si tratta comunque di un ritrovamento di assoluto rilievo non solo per Molfetta ma per l’intera costa dell’Adriatico. Anzi, secondo il Responsabile, potrebbe trattarsi di un effetto del cambiamento delle condizioni climatiche e dell’aumento della temperatura dell’acqua marina. Tali variazioni potrebbero avere facilitato le migrazioni accidentali di specie alloctone. “Non si può escludere – ha riferito Pasquale Salvemini - che il suo arrivo a Molfetta sia opera di una nave in transito“.
Il granchio azzurro vive lungo le coste atlantiche dell’intero continente americano, spingendosi lungo i corsi dei fiumi poiché in grado di tollerare salinità inferiori al tre per mille. Più largo che lungo può arrivare alle ragguardevole dimensioni di venti centimetri per dieci. Il corpo ha, nel complesso, una forma ellittica con due spuntoni ai due lati, margine anteriore seghettato e zampe piuttosto allungate. Ha un’ampia valenza ecologica, efficiente predatore di pesci, molluschi e crostacei. Può nutrirsi anche di animali morti.
L’animale è stato trovato nei pressi di cala San Giacomo.
 
AGI
7 DICEMBRE 2012
 
Animali: a rischio contaminazione salmone dei grandi laghi
 
Parigi - I salmoni che vivono nei Grandi Laghi dell'America del Nord potrebbero essere contaminati. E' l'allarme lanciato da una ricerca dell'ecologista Gary Lamberti dell'Universita' di Notre Dame che rivela che i salmoni che migrano attraverso un affluente, ad esempio, del Lago Michigan potrebbero essere contaminati da sostanze inquinanti. Lo studio di Lamberti ha dimostrato che durante la rotta migratoria che porta i salmoni a viaggiare, deporre le uova e poi morire, i pesci trasportano inquinanti industriali nei Grandi Laghi e nei corsi d'acqua affluenti. La ricerca e' stata pubblicata sulla rivista Environmental Science and Technology. "Tutti i Grandi Laghi subiscono un certo livello di inquinamento - ha spiegato Lamberti - in particolare nei pressi delle citta' come Chicago, Detroit o Cleveland. Gli inquinanti si sono ridotti rispetto al secolo scorso ma molti ancora persistono soprattutto in alcune zone calde come quelle del lago Michigan che contiene tanti metalli pesanti, mercurio e inquinanti organici come i PCB, i bifenili policlorurati che provengono dai fluidi di vecchi trasformatori elettrici. Il salmone assume e archivia nel grasso questi inquinanti attraverso la catena alimentare dei laghi. Quando sono giovani, i pesci si nutrono di vermi e larve di insetti e molti invertebrati che assumono inquinanti da alghe e batteri e di conseguenza si contaminano, trasportando queste sostanze dannose per l'intera migrazione".
 
ESTENSE.COM
8 DICEMBRE 2012
 
Carne sospetta nell’auto: c’era anche un cane
E' l'esito delle analisi effettuate sulla merce trasportata da due persone fermate dai carabinieri in ottobre
 
Ferrara - Avevano il baule pieno di carne sospetta, contenuta in otto sacchetti di plastica trasparente. In uno di questi c’era anche quella che in un primo momento era sembrata una volpe, ma che in realtà si è rivelata essere la carcassa di un cane, proveniente da chissà dove. Questo infatti l’esito delle analisi dell’Istituto Zooprofilattico al quale la merce sequestrata – perché di merce si trattava visto che i due avevano dichiarato trattarsi di carne da vendere a non meglio identificate persone africane per la consumazione – è stata consegnata per gli opportuni esami.
Le due persone erano state fermate ai primi di ottobre dai carabinieri (vai all’articolo) e, dopo gli accertamenti su B.D. (classe 1951) di nazionalità italiana e su K.D. (classe 1989) di nazionalità rumena, il conducente dell’auto, B.D., era stato denunciato per violazione delle norme sul commercio e sulla conservazione degli alimenti. Tutta la carne, circa 50 chili, era stata sequestrata e portata in celle frigorifere grazie anche all’intervento del personale veterinario dell’Ausl e della polizia provinciale di Ferrara. Oltre alla presunta volpe, rivelatasi in realtà un cane, nei sacchetti c’era anche carne rossa di pecora, stomaco di bovino, parti di capra e pezzi di ovino.
Gli esiti delle analisi effettuate sono stati trasmessi alla Procura, che sulla loro base potrebbe ravvisare ulteriori ipotesi di reato.
 
LA NUOVA VENEZIA
8 DICEMBRE 2012
 
Bocconi avvelenati rinvenuti anche a San Giuliano
 
FAVARO (VE) - Il killer dei cani colpisce anche al parco di San Giuliano. Dopo Favaro e Dese, anche nel più grande parco della città sono stati trovati bocconi avvelenati destinati ai cani. A segnalarlo è il Comune che ha pubblicato sul proprio sito degli avvisi, appesi anche in giro per la città, in cui invita i proprietari di cani di stare attenti quando vanno a passeggiare con i propri “amici a quattro zampe”. L’avviso pubblicato per la zona del parco di San Giuliano è uguale a quello già esistente per la zona della municipalità di Favaro: area di Forte Bazzera, idrovora e fronte laguna: via Orlanda, via Triestina 14bis, a sud di via Litomarino, Ca’ Zorzi area golenale del fiume Dese tra via Ca& rsquo; Zorzi e la bretella aeroportuale, tra via Ponte Alto e la bretella aeroportuale. Sono 19 i cani da caccia morti dal 3 novembre a causa dei bocconi avvelenati abbandonati nelle campagne tra Dese, Ca' Noghera e Campalto. Gli ultimi sono morti nel fine settimana del 18 novembre. I bocconi trovati sono stati analizzati ed è emerso che si tratta di una mistura di prodotti utilizzati in agricoltura fuori commercio: prodotti chimici di 10-15 anni fa. Cani e gatti, in particolare, li mangiano attirati dall'odore della carne all'interno della quale sono state mischiate le sostanze chimiche. A fine novembre un gruppo di ambientalisti ha trascorso una giornata a controllare le zone di Favaro e Dese dove erano stati rinvenute le esche e dove erano stati avvelenati i cani da caccia. Non avevano trovato esche, ma carcasse di animali selvatici, presumibilmente resti di attività di bracconaggio. Il Comune avverte i possessori di cani di tenerli al guinzaglio e con la museruola quando li portano a passeggiare. Nel caso l’animale morisse e ci fosse il sospetto che la causa del decesso fosse l’avvelenamento bisogna avvertire la polizia locale o l’Asl. I veterinari che curano animali per avvelenamento lo devono segnalare al settore veterinario dell’Asl o alla polizia locale.
 
LA NAZIONE
8 DICEMBRE 2012
 
Cani scomparsi ritrovati su internet
Le incredibili peripezie dei padroni dei quattro zampe
Una sorta di caccia al tesoro conclusasi con un lieto fine
 
Uno Yorkshire di 11 anni e un minuscolo pincher di 18. Due cagnolini con cui i proprietari, un’anziana coppia di pisani, hanno condiviso anni e affetto. Poi all’improvviso scompaiono dall’appezzamento di terreno vicino casa. Giorni di ricerche e poi la convinzione, data anche l’età dei due cagnolini, che si sia trattato di un furto. Così scatta la denuncia contro ignoti.
Ma la coppia non si rassegna, e così continua nelle ricerche, sperando che qualcuno abbia visto o incrociato i loro amatissimi amici a quattro zampe. Giorni di appelli e ricerche su internet, finché, un giorno, su eBay, il noto sito di e-commerce (acquisti e aste in rete) riconoscono in una foto lo yorkshire e il pincher scomparsi.
La sorpresa è ancora maggiore quando vedono che nella foto i due cagnolini sono in posa con una sconosciuta, della quale compaiono nome e cellulare. La telefonata è immediata: la donna però non fornisce tante spiegazioni e si limita a dire di essere volontaria del canile di Pisa e di aver già dato in affido i due cani. I proprietari dei cani vogliono vederci chiaro e cercano chiarimenti anche al canile, dove però di tutto questo non risultava alcunché.
E' qui che scatta la denuncia per furto dei due cagnolini. L’intervento della polizia fa sì che la donna racconti di aver trovato i due cagnolini nel parcheggio di un supermercato pisano, sporchi, magri e malnutriti. «Non avevano microchip, né collarino. Così mi sono presa cura di loro e dopo una quindicina di giorni mi sono messa a cercare una famiglia che li adottasse».
Dopo qualche giorno una signora bresciana aveva visto l’annuncio su internet e aveva ottenuto l’affidamento, gratuito, di entrambi. Versione confermata dalla signora di Brescia che, appena saputo delle peripezie della coppia di proprietari per ritrovare i due cagnolini, si è subito detta disponibile a restituirli. Una sorta di caccia al tesoro, conclusasi, per una volta, con un lieto fine e il ritorno a casa del pincher e dello yorkshire.
 
NELCUORE.ORG
9 DICEMBRE 2012
 
PISA, COPPIA PERDE DUE CAGNOLINI E POCO DOPO LI RITROVA SU E-BAY
Denunciata per furto la donna che mise l'annuncio
 
Uno yorkshire di 11 anni e un pincher piccolissimo di 18. Un'anziana coppia di pisani condivide con loro tanti anni. Poi, un giorno, all'improvviso, i due cagnolini spariscono dall'appezzamento di terreno vicino casa. Via alle ricerche. Ma poco dopo matura la convinzione che si sia trattato di un furto. E scatta la denuncia contro ignoti.
Ma la coppia non si rassegna e non smette di cercare le due bestiole sperando che qualcuno possa riportarli a casa. Appelli, anche sul web. Finché, un giorno, su eBay, il sito di e-commerce, riconoscono in una foto lo yorkshire e il pincher scomparsi.
La sorpresa aumenta ancora quando - scrive La Nazione - i due notano che i due cagnolini sono in posa nella foto con una sconosciuta, della quale compaiono nome e cellulare. Subito la chiamata: la donna per&ograv e; non dà tante spiegazioni e si limita a dire di essere volontaria del canile di Pisa e di aver già dato in affido i due cani. I proprietari dei cani esigono spiegazioni e si rivolgono anche al canile per avere chiarimenti. Ma gli operati della struttura smentiscono tutto.
Parte così un'altra denuncia: stavolta per furto dei due cagnolini. Stando a quanto riferito dalla polizia, la donna ha raccontato di aver trovato gli animali nel parcheggio di un supermercato pisano, sporchi, magri e malnutriti. "Non avevano microchip, né collarino. Così mi sono presa cura di loro e dopo una quindicina di giorni mi sono messa a cercare una famiglia che li adottasse".
Dopo qualche giorno, una signora bresciana ve l'annuncio su internet e ottiene l'affidamento gratuito di entrambi. Versione confermata dalla donna di Brescia che, appena viene a conoscenza dell'avventura della coppia di proprietari, si è subito detta disponibile a restituirli. Un a caccia al tesoro, stavolta, a lieto fine. Il pincher e dello yorkshire sono ritornati a casa.
 
GEA PRESS
8 DICEMBRE 2012
 
Palermo – Hotel Rwanda – presa a legnate per aver dato da mangiare ai gatti
 
Problemi alle costole ed al rachide. Poi il trauma cranico. I fatti sono accaduti alcuni giorni addietro nei pressi del mercato ortofrutticolo di Palermo, quartiere Monte Pellegrino. Un medico e la professione trascorsa tra i disastri del mondo a curare gli effetti di guerre insensate, come tutte le guerre del resto. Poi la passione per i gatti. Una passione, però, che le è costata un ricovero al pronto soccorso dell’ospedale di Villa Sofia ed una denuncia presentata al Commissariato di Polizia Libertà.
Al nuovo tentativo di dare da mangiare ai gatti (a quanto pare il padrone di casa era arrivato a chiuderle una finestra) una signora del luogo si inalbera. Raggiunge il medico nelle scale e l’aggredisce. Mani sul collo, calci e pugni. Questo avrebbe riferito la donna, di origine belga, al Commissariato di Polizia, al quale ora spetterà verificare l’accaduto.
 Una vita passata tra i lebbrosi dell’India, e le favelas di Rio. Quando nel 1994, nella città di Goma (ex Congo Belga) arrivarono i disperati scampati dal genocidio che l’intero mondo ha conosciuto con il film Hotel Rwanda, lei era lì.  “Arrivavano a migliaia contemporaneamente – riferisce il medico che non vuole che si dica il suo nome – In molti portavano le ferite del machete”. Alterna momenti di tranquillità a profonda stanchezza. In ospedale le avrebbero riferito che potrebbe soffrire, a seguito dei colpi subiti, di momentanee amnesie, ma lei parla sempre con toni gentili anche quando si fa riferimento a chi l’avrebbe aggredita. “Sono stata educata così – spiega la donna – non capisco tutto questo accanimento. I poveri mici non fanno del male a nessuno, saltano tra i tetti ed io dalla finestra davo loro da mangiare. Ora sono chiusa in casa”.
 
La signora non è ancora riuscita a mettersi in contatto con gli animalisti di Palermo. Anche in quel quartiere, sebbene non proprio facilissimo, ce ne sono. Ma lei fa una vita riservata e poi, in un certo senso, erano i mici ad andare da lei e non al contrario, in strada.
A salvarla da quella aggressione è stato un cittadino di origine tunisina, da lunghi anni a Palermo. In Commissariato, però, è andata in taxi. Da lì, poi, sarebbe stata chiamata l’ambulanza.Gli appelli della donna rimbalzano nel frattempo da città in città e stamani sono giunti alla nostra redazione. A quanto pare, se non fosse stata per la persona intervenuta in suo favore, la donna era destinata a volare  dalle scale. In Commissariato confermano in linea di massima quanto accaduto ma per saperne di più bisogna aspettare lunedì quando rientra il responsabile del procedimento.E dire che quella sistemazione, nel quartiere Monte Pellegrino, doveva essere momentanea. In attesa della disponibilità della nuova casa. Nel frangente, però, aveva incontrato i micetti e con loro la persona che asserisce averla aggredita. Non è la prima volta in quel posto. Nei pressi della vicina via Ammiraglio Persano, negli anni passati, in più occasioni la Polizia di Stato è dovuta intervenire. Ad una signora veniva impedito di dare da man giare ai gatti in strada. Questo nonostante la donna aspettasse che i gattini finissero di mangiare, per togliere i piatti. Ed invece, piatti e mangiare, finivano sparsi nel marciapiede. Con quel mangiare si attiravano gli scarafaggi, disse un energumeno del posto. Sparsi nel marciapiede, però, no.  
 
NEL CUORE.ORG
8 DICEMBRE 2012
 
PADOVA, BATTAGLIA FRA DUE EX FIDANZATI PER IL LABRADOR JACK
Un decreto del tribunale lo affida all'ex. Ma lei non ci sta
 
Anche i cani possono soffrire per la separazione di una coppia. E' successo anche a Jack, il labrador di Valentina, una ragazza di Rovolon, in provincia di Padova. Il suo ex, che risulta di fatto proprietario del cane, può tenere l'animale. Lo ha deciso un decreto del tribunale dello scorso 29 novembre. Che, in sostanza, ha separato anche Jack e Valentina. Lo scrive Il Gazzettino. Davanti alla casa della giovane si sono presentati l'ufficiale giudiziario con il decreto di restituzione in mano, l'avvocato e un veterinario. Ma c'erano anche i carabinieri di Bastia di Rovolon. Il labrador è stato fatto salire sull'auto dell'ex di Valentina ed è stato portato nella sua casa di Rubano. Tre anni dopo che Jack era arrivato a casa della ragazza. Che si è rivolta agli attivisti di "100%animalis ti". I quali, proprio l'altra notte, hanno affisso al cancello della villetta di Rubano, in cui abita il giovane, un cartello molto chiaro con sullo sfondo il viso triste del labrador: "Jack sta soffrendo. Noi ci stiamo incazzando. Restituisci Jack a chi lo ama veramente". Solo una ripicca fra due ex fidanzati.
La coppia si forma nell'ottobre del 2008. E Jack, dopo che i due decidono di convivere insieme a Rovolon nella casa di Valentina, arriva come regalo per lei. E' un cucciolo ed è proprio il ragazzo a consegnarlo tra le mani della giovane. Tutto bello, all'inizio. Ma poi la stessa Valentina si lamenta perché lui trascura anche il cane. A marzo di quest'anno la relazione finisce e lui la denuncia per appropriazione indebita di Jack. La battaglia legale ha il suo inizio. E l'epilogo sa di beffa. Soprattutto per il povero labrodor.
 
IL GIORNALE
9 DICEMBRE 2012
 
Se nella coppia che scoppia a stare male è solo il cane
 
La storia di cui ci occupiamo prende le origini nella provincia di Padova, dove, come in tute le parti del mondo a ogni minuto, Cupido scaglia la sua freccia, talvolta avvelenata con una sostanza tossica a lento rilascio.
Siamo nel 2008 e Valentina di Rovolon incontra il suo Lui che è di Rubano. Scocca l'amore e i due diventano fidanzati. L'anno successivo lui le regala un bel cucciolo di Labrador al quale vien dato il nome di Jack. Visto che la coppia decide di convivere nella casa di lei, Jack naturalmente ne segue le orme, condividendo la stessa abitazione, come è giusto che sia.
«Jack ha sempre vissuto con me - narra Valentina - è sempre stato più con la mia presenza affettiva che con la presenza ben poco affettiva del mio compagno».
E immagino che già da queste parole possiate capire che il veleno, nella freccia di Cupido, cominciava presto ad agire. La storia che racconta Valentina non solo è di scarsa affezione, da parte del compagno, verso Jack, ma addirittura si tinge di giallo, quando lei narra alle autorità e ai legali che il suo dolce amore non disdegnava di sferrare calci nella pancia del povero cane, il quale, più di una volta, era costretto a farsi la pipì addosso per la paura.
Per quanto poi riguarda la salute di Jack, questa, secondo Valentina, era interamente demandata al suo buon cuore visto che lui se ne fregava.
Visite, vaccinazioni e controlli dal, veterinario, come testimoniato dal sanitario, vedevano quasi sempre arrivare una sola coppia in clinica: Jack ovviamente e Valentina. Chi era poi a portare Jack e Spillo, l'altro cane della famiglia di Valentina, a fare le canoniche passeggiate vi lascio immaginare chi era. Sì, proprio lei, Valentina di Revolon. Le poche volte che il suio amore (sempre meno amato) era a casa in panciolle e lei gli chiedeva di portare i cani a fare due passi veniva fuori un impegno inderogabile, magari il derby che in effetti qualche volta potrebbe anche avere una valenza di inderogabilità. E sia chiaro che non dico questo per difendere lui che, avrete già capito non mi sta molto simpatico, ma l'intera categoria dei maschietti.
Il veleno di Cupido colpisce duro e, a marzo di quest'anno, lui decide di mollare Valentina e se ne va dal nido d'amore, ovvero la casa di lei. Pochi giorni e lui fa scattare una denuncia per appropriazione indebita di Jack. Sì, d'accordo lui glielo aveva regalato, ma si sa l'amore acceca momentaneamente le facoltà mentali che poi riprendono a lavorare. Il cane è intestato a lui.
Poche balle, amore o no, regalo o no, carta canta e villan dorme. E infatti, Jack viene messo ai domiciliari a casa di lui per tre giorni. Ma Valentina di Revelon, come s'intuisce dalla nomea non è mica la fragile Valentina della canzone. Sotto coi legali e un giudice di Padova decreta che il cane torni a casa sua. Finita la storia? No, perché il 29 novembre a casa di Valentina si presentano un avvocato, l'ufficiale giudiziario e un veterinario. Le pignorano il cane, facendolo salire nel baule dell'auto di lui dove un Jack riluttante è costretto a iniziare un altro viaggio per l'appartamento di lui al secondo piano di un condominio. Valentina è disperata e Jack pure, a detta di lei. A questo punto arrivano gli animalisti che, di notte, mettono uno striscione minaccioso sulla di lui magione. «Non staremo qui a vedere un cane strappato alla sua mamma».
La morale della storia, se vogliamo trarne una, è che Cupido ha delle frecce taroccate (ma si sapeva) e che è bene non regalare mai animali, neanche al proprio amore.
 
GEA PRESS
8 DICEMBRE 2012
 
Esposto alla Magistratura per l’azienda con i beagle di Striscia La Notizia
 
Una azienda misteriosa che neanche la potente Striscia La Notizia vuole  citare. Certo che a Pomezia non ve ne sono poi tantissime. Di certo un paio di clienti di Green Hill, almeno negli ultimi anni. Cani in piccoli vani ed utilizzati più volte. Quei box così piccoli (vedi Video Striscia) si potevano comunque realizzare ovunque.
Il filmato diventerà ora oggetto di un esposto denuncia. Il Partito Animalista Europeo, infatti, ha già conferito mandato al proprio legale, Avv. Donatella Buscaino, di presentare un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri. All’Autorità Giudiziaria il compito di ravvisare eventuali reati.
Condizioni di detenzione giudicate dal PAE come inaccettabili ma che potrebbero non necessariamente violare i parametri previsti in Italia. Le dimensioni degli stabulari, nel nostro paese, sono veramente degne del paese di lilliput.  A riepilogarle ci pensa lo stesso PAE:  box di circa 1 mq (metro-quadrato), solitudine senza apparente apertura sull’esterno o luce solare. Stante così le cose, i cani non respirerebbero mai aria fresca e l’unica luce che sono costretti a vedere è quella dei neon. I box dove sono tenuti i cani, apparivano nel filmato del tutto spogli e, come documentano benissimo le immagini di Striscia la Notizia, gli animali non hanno libero accesso ad acqua e cibo. Ma vi è di più. L’infiltrato del tg satirico ha chiesto ad un dipendente della struttura di poter adottare il cane ricevendo una risposta negativa. Il dipendente, infatti, ha riferito che l’animale serve ancora alla struttura per una ” lunga sperimentazione ” .
Anche questo, pertanto, dovrà passare la vaglio del Magistrato visto che secondo il PAE, tale pratica sarebbe vietata dalla legge in vigore. In altri termini un animale non potrebbe essere utilizzato più di una volta.
 
LA REPUBBLICA
8 DICEMBRE 2012
 
Cigno ingordo salvato dalla Guardia Costiera
L'intervento a Porto Santo Stefano (Grosseto) nel tratto di mare vicino al promontorio: uno degli animali aveva mangiato troppo cibo offerto dai turisti
 
Un cigno reale ingordo è stato salvato dalla guardia costiera a Porto Santo Stefano (Grosseto). Aveva fatto probabilmente indigestione di cibo offerto dai passanti. Da giorni un gruppo di cigni reali staziona nel mare di fronte al Promontorio. Questa mattina alcune persone hanno notato un esemplare che, in evidente difficoltà, cercava disperatamente di raggiungere gli scogli.
La Guardia Costiera è subito corso in aiuto dell'animale, recuperandolo ormai allo stremo delle forze e provvedendo ad avvolgerlo in una coperta per dargli un primo ristoro. Il cigno è stato trasportato al centro Recuperi Animali Selvatici ed Esotici di Semproniano per ricevere le cure veterinarie necessarie. L'esemplare soccorso - sicuramente giovane, visto il piumaggio color bianco sporco della testa -, da una prima diagnosi, pare sia stato colto da malore a causa dell'ingerimento di cibo offerto dai passanti incuriositi dall'insolita vista, provocandone, di fatto, una vera e propria "indigestione". Questi animali, infatti, vivono allo stato selvatico in ambienti tipicamente lacustri e si nutrono di ben altro cibo che noccioline, crackers, caramelle o biscotti. Si nutrono di piante acquatiche, insetti, pesciolini, crostacei, girini, rane, ma anche mais ed ortaggi a foglia.
 
AREZZO NOTIZIE
8 DICEMBRE 2012
 
Cavallo cade in un dirupo, salvato dai vigili del fuoco
 
Arezzo - Alle 9,40 una squadra di Vigili del Fuoco è intervenuta a Talzano in soccorso di un cavallo che dopo una brutta caduta in un dirupo non riusciva ad alzarsi. Probabilmente l'animale si trovava in quella condizione da alcune ore, il freddo, la posizione di disagio mantenuta a lungo sono state le cause che hanno reso necessario l'intervento dei vigili della centrale di Arezzo. IL personale sul posto, mentre venivano organizzate le procedure per il recupero avvenuto anche con l'ausilio di una macchina operatrice del comune di Arezzo, ha provveduto a riscaldare e rifocillare l'animale oramai stremato dalla condizione in cui si trovava, dopo 4 ore di lavoro finalmente il cavallo è stato affidato al proprietario e alle cure di un veterinario presente sul luogo fin dall'inizio delle operazioni di salvataggio.
FOTO
 
LA NUOVA SARDEGNA
8 DICEMBRE 2012
 
Un furgone degli abigeatari scoperto in mezzo al bosco
 
LEI (NU) - Questa volta agli abigeatari è andata buca. I carabinieri della stazione di Silanus, che negli ultimi giorni hanno intensificato i servizi di pattugliamento nelle campagne con l'obiettivo di frenare l'escalation dei furti di bestiame, hanno recuperato nascosto nella boscaglia un Fiat Dayli pronto per l'uso. L'automezzo era stato rubato a fine novembre a Olbia. I militari della stazione di Silanus, coordinati dal maresciallo Carlo Castellucci, lo hanno scovato ai lati della strada rurale che da Lei conduce al santuario campestre di San Marco. Molto probabilmente doveva servire per mettere a segno qualche razzia negli ovili della zona, dove negli ultimi tempi i furti di bestiame hanno subito una preoccupante impennata. Nel mezzo infatti possono essere caricati animali di qualsiasi stazza: agnelli, m aiali e vitelli. Nelle ultime settimane sono stati diversi i furti di bestiame commessi ai danni di allevatori della zona. L'ultimo risale alla scorsa settimana quando in località “Abbadorzu” sono stati rubati otto vitelli. In precedenza ci sono stati altri furti di bovini, pecore e soprattutto maiali. Il recupero del furgone ha sicuramente consentito di sventare qualche furto. Per i carabinieri di Silanus, che hanno competenza anche nel territorio di Lei, si tratta del secondo risultato positivo conseguito nel corso della settimana.
 
MESSAGGERO VENETO
8 DICEMBRE 2012
 
Bracconiere preso da Polizia locale e Guardia di finanza
 
SAN GIOVANNI AL NATISONE (UD) - Un altro colpo contro l’uccellagione di frodo è stato inflitto dagli agenti della Polizia provinciale congiuntamente con gli uomini della Guardia di Finanza di Cividale. La denuncia è scattata per un uomo di San Giovanni al Natisone. Proprio nel territorio comunale di San Giovanni, una pattuglia appartenente alla Compagnia della Guardia di Finanza di Cividale, procedendo al controllo di un’auto, ha rinvenuto un consistente quantitativo di panie invischiate atte alla cattura di uccelli nonché diversi esemplari di avifauna selvatica di cui il conducente non era in grado di dimostrarne la legittima provenienza. Tenuto conto del peculiare settore di servizio, i finanzieri hanno richiesto l’intervento degli operatori della Polizia locale provinciale di Udine avvalendosi della loro specifica competenza in materia. Successivamente è stato effettuato congiuntamente un controllo nell’abitazione del conducente, dove è stato rinvenuto un impianto di uccellagione attivato mediante reti e richiami vivi esposti. A seguito della perquisizione effettuata nell’impianto e nell’abitazione sono stati rinvenuti altri esemplari vivi, una trappola a scatto ed alcuni uccelli morti. In totale sono state sequestrate 3 reti per uccellagione, una trappola a scatto, 185 panie invischiate, 11 tordi sasselli, 5 cesene, 2 cardellini, 2 cinciallegre, 1 passero, una peppola, un fringuello e 5 prispoloni. Tutti i volateli idonei al volo sono stati liberati mentre alcuni esemplari in cattive condizioni sono stati affidati al centro di recupero fauna autorizzato dalla Provincia per la riabilitazione. Il bracconiere è stato denunciato alla Procura della Repubblica per i reati di uccellagione, detenzione illegale di avifauna selvatica protetta e per maltrattamento di animali, avendo causato la morte di alcuni uccelli. Sono state contestate inoltre violazioni amministrative in materia di legislazione venatoria per un totale di oltre 20 mila euro come sanzioni pecuniarie.
 
IL TIRRENO
8 DICEMBRE 2012
 
Passano gli anni, resta l’emozione
 
FIVIZZANO (MS) - Era appena venticinquenne quando fondò "La Macchia". Oggi, 40 anni dopo, è ancora la sua guida. La caccia è cambiata in tutto questo tempo, la sua passione è però rimasta la stessa del primo giorno come alcuni compagni di avventura con cui condivide stagione dopo stagione il bosco, la posta, la natura, giornate fortunate ed altre meno. Ezio Rosa, 66 anni, gragnolese, è il capo squadra de "La Macchia". E' un'altra (per fortuna) delle grandi figure della caccia dell'Ambito Territoriale di Caccia di Massa-Carrara; memoria storica e all'occorrenza anche critica di chi ha visto, subito e metabolizzato i profondi cambiamenti del movimento. «Cacciare è un'avventura straordinaria, lo è sempre stato; una sfida con se stessi, con gli elementi della natura ma sempre nel pieno rispetto e nel rigore del principio della sicurezza; certo - ammette con un pizzico di nostalgia - trent'anni fa prelevare un cinghiale era un'impresa. Era probabilmente più difficile; c'era da soffrire maggiormente. Prima di arrivare al dunque con un cinghiale dovevi sudartelo quel privilegio, camminare ed inseguirlo anche per una giornata intera, quando lo cacciavi però avevi da festeggiare. L'elemento di continuità tra ieri e oggi? L'emozione, la tensione positiva, la fatica». A portarlo tra canaloni e macchie era stato un amico, "un signore" come lo chiama più volte: «Dopo quella volta mi sono appassionato. Ho smesso di andare a fagiani». Il nome che porta la sua squadra è un evidente omaggio alla macchia "dove si nasconde il cinghiale". Con lui, ancora oggi, c'è Lino Terenzoni, uno dei quattro fondatori. Il suo vice è il fivizzanese Angelo Conserva di San Terenzo Monti. 76 iscritti, "La Macchia" ha il suo raggio di azione tra Gragnola e Fivizzano nelle zone di Vezzanello, distretto di Casola - Fivizzano; territori difficili ed affascinanti che presentano passaggi impenetrabili: «Zone - aggiunge - che si prestano alla caccia, diverse per tipologia. Zone perfette per il cinghiale che trova facile rifugio nella folta macchia». In quattro decenni di caccia la stagione migliore, più fortunata è stata quella dello scorso anno a conferma di un'annata molto prolifica in tutti i territori di caccia; un trend quest'anno decisamente in controtendenza con un calo dei prelevamenti generalizzato e diffuso: «18 cinghiali in una sola giornata - confida - un numero incredibile. Ci sono state giornata molto positive con 14 esemplari, 12, ma quella è stata perfetta. Ogni posta ha funzionato, tutti hanno fatto la loro parte. Mica come l'altro giorno: siamo tornati a casa - ricorda l'ultima battuta con zero nel tabellino - senza aver sp arato un colpo a segno». A determinare la riuscita di una cacciata sono principalmente due elementi: i cani ed i cacciatori che compongono la squadra. Animale e uomo. Contano poi l'affiatamento, il rigore, la preparazione, la compattezza e l'attenzione di ciascun membro. Cani compresi. «Ma non è detto che il risultato sia matematico - spiega ancora - un cane buono può valorizzare un cacciatore meno buono, e vice versa. È indubbio che avere cani bravi fa la differenza e può essere spartiacque tra una giornata positiva ed una meno positiva». Ezio conosce bene i fidati amici a quattro zampe che lo scortano in battuta. Ci ha trascorso "una vita dietro i cani: «Il momento più bello - spiega ancora ricordando il suo ruolo di canaio nel gruppo - è quando il cane abbaia da fermo; si avvicina piano alla tana del cinghiale senza farsi sentire ed in un lampo gli è sopra. Lo spinge verso le poste…». Ad aspettarli, al termine di ogni battuta, c'è il camino alla "Sezione" come chiamano la casa di caccia da sempre a Gassano, nella frazione di Pian di Là. «E' l'altro grande momento della giornata - prosegue ancora - quando i racconti si sprecano, e c'è chi esagera, chi la dice più grossa dell'altro». Ezio appartiene a quella generazione di cacciatori che vive la caccia con la capacità di trovare sempre il buono in ogni giornata là fuori: «Non è importante cacciare - conclude il suo racconto il caposquadra de “La Macchia” - è importante godere della natura, della bellezza dei luoghi che esploriamo e soprattutto dei momenti che abbiamo la fortuna di vivere facendo una delle cose che più ci piace al mondo».
 
GEA PRESS
8 DICEMBRE 2012
 
Regali di Natale – il WWF: non acquistate animali esotici
 
Stop alla vendita di animali esotici. L’appello, in occasione delle festività natalizie, arriva dal WWF Piemonte e Valle d’Aosta.
Commerci con cifre da capogiro che di fatto stanno provocando danni gravissimi all’ambiente. Basti pensare alle recenti denunce del WWF internazionale. Nel sud est asiatico, luogo tra i primi al mondo per le esportazioni di animali esotici, i fantomatici allevamenti sono di fatto imputati di essere riciclatori di fauna selvatica.
Anche quest’anno a Natale il WWF lancia un appello a non comprare animali esotici d’importazione.
“Anche se il commercio di molte specie è regolamentato e consentito, la loro vendita garantisce enormi profitti solo ai commercianti europei; per gli esportatori i benefici economici sono piccolissimi – dichiara Riccardo Fortina, Presidente WWF Piemonte e Valle d’Aosta – “Senza contare che esiste anche un fiorente mercato nero: chi compra animali esotici può rischiare di compiere un reato e di finanziare attività illegali”.
La moda degli animali esotici da compagnia è purtroppo in crescente aumento; la globalizzazione ha ingigantito la mobilità delle merci, e Internet ha aperto nuovi mercati a specie fino a pochi anni fa quasi sconosciute. E’ il caso, ad esempio, dei pipistrelli che si nutrono di frutta: sono venduti legalmente anche in Italia, ma vanno tenuti in gabbia. Come spesso avviene, quando diventano troppo ingombranti vengono liberati destinandoli a morte certa perché non riescono a sopravvivere all’inverno.
Rischi, inoltre, sotto il profilo ambientale per le specie così rinselvatichite. Specie alloctone che potrebbero competere con quelle autoctone, ovvero originarie dei luoghi. Non esotiche, insomma
Per il WWF, tenere in casa animali selvatici è sempre un’aberrazione. Per questo motivo l’Associazione anche quest’anno invita la gente a non comprare e a non regalare animali per Natale.
 
ANSA
9 DICEMBRE 2012
 
Wwf, a Natale non donate animali esotici
Si alimenta mercato nero e si danneggia ecosistema
 
TORINO - Non comprate e non regalate per Natale animali esotici: e' l'appello lanciato dal Wwf del Piemonte. ''Questo tipo di commercio - spiega il presidente, Riccardo Fortina - ha raggiunto cifre da capogiro ma garantisce enormi profitti solo ai venditori europei, e il mercato nero e' assai fiorente''. Esistono poi i danni per l'ambiente: ''Quando diventano troppo grandi, gli animali vengono abbandonati e danneggiano i nostri ecosistemi, oppure muoiono perche' non riescono a superare l'inverno''.
 
GEA PRESS
8 DICEMBRE 2012
 
Cameroon, sono arrivati i bracconieri con l’elicottero
Lo scorso febbraio hanno ucciso 300 elefanti.
 
Sono stati individuati mentre erano diretti nel Cameroon. Si tratta di due bande di bracconieri ben armati provenienti dal Sudan. La notizia di più gruppi di bracconieri (circa 200) che avevano valicato i confini di stato, era stata rilevata, appena due giorni addietro, dall’edizione on line del National Geographic (vedi articolo GeaPress). A rilevare la presenza nel paese centro africano è ora il WWF Cameroon.
Già nello scorso mese di febbraio i bracconieri provenienti dal Sudan (a quanto pare nelle bande attuali sarebbe stato riconosciuto uno dei capi) avevano raggiunto il Cameroon tramite la Repubblica Centro Africana. Nel Bouba Ndjida National Park, sarebbero stati così uccisi 300 elefanti, ovvero l’80% della popolazione di pachidermi del Parco Nazionale. Attualmente i due gruppi di bracconieri sono proprio nella Repubblica Centro Africana e si stanno dirigendo proprio verso il Cameroon, dove, nel recente passato, hanno sterminato i rinoceronti.
La crescente domanda di avorio proveniente dall’Asia, rischia con questa ultima scorribanda, di decimare del tutto gli elefanti del Cameroon. Per capire come il lucroso affare riesce sempre a trovare solidi riferimenti in loco, basti considerare come un chilo di avorio, appena dieci anni addietro, era valutato 10 dollari. Oggi la quotazione è di 297 dollari. Basta una zanna di circa 15 chili, ha dichiarato il WWF Cameroon, per procurare in loco un guadagno superiore al reddito annuo di un cittadino del Cameroon. Strada facendo ed in funzione della manifattura (monili, gioielli, oggetti religiosi) i prezzi salgono alle stelle. Un mercato che evidentemente è destinato ad estinguere gli elefanti. Come è noto la principale imputata di tale commercio è la Cina che è, però ;, incredibilmente autorizzata dalla Convenzione di Washington all’importazione legale dell’avorio. Un utile canale per camuffare i commerci illeciti.
Un affare, quello dell’avorio, che evidentemente giustifica anche investimenti di un certo rilievo. Nella disponibilità dei bracconieri sudanesi, ci sarebbero infatti granate anticarro, telefoni satellitari ed elicotteri.
 
YAHOO NOTIZIE
8 DICEMBRE 2012
 
Cina, un cane che sa contare e memorizza numeri di cellulare: è Tudou
 
Yixing (Cina), 8 dic. (LaPresse/AP) - Ha competenze aritmetiche e memorizza le figure. Non è il giudizio di una maestra scritto sulla pagella del suo allievo. Ma quanto sa fare un cane nella Cina orientale, nella provincia di Jiangsu, secondo il suo padrone. L'animale, di nome Tudou, che ha due anni e vive a Yixing, sa sommare, sottrarre e moltiplicare per 10mila. A Tudou il padrone rivolge domande che potrebbero mettere in difficoltà i bambini della scuola. Ma l'amico a quattro zampe pare non avere problemi a rispondere. Ecco un esempio: quanto fa 3,44 più 3,56? Ebbene a questa domanda l'animale risponde correttamente. Ma Tudou non si accontenta dell'aritmetica. Il suo padrone assicura infatti che il bianco cagnolino memorizza anche l'età delle persone, come quella di una vicina di ca sa, e i numeri di telefono cellulare a 11 cifre.
 
GREEN STYLE
8 DICEMBRE 2012
 
Paul McCartney: stop alla carne per salvare il Pianeta
 
Paul McCartney si porta nuovamente sotto i riflettori della cronaca ambientalista, richiedendo un maggiore sforzo ai governi per il salvataggio del Pianeta. Un progetto di crescita condivisa che passi per l’abbandono definitivo della carne, vera piaga per la sussistenza dell’uomo in futuro.
Non è certo un mistero l’impegno che l’ex Beatle da anni dimostra per dell’ambiente, comprovato non solo con una dieta rigidamente vegetariana e vegana, ma anche con numerosi progetti per la salvaguardia degli animali. L’occasione per la sua ennesima presa di posizione è la Conferenza sul Cambiamento Climatico di Doha, a cui il musicista ha indirizzato un’accorata lettera.
La missiva, spedita ai due esperti Christiana Figueres H.E. Abdullah bin Hamad Al-Attiyah, chiede un maggiore impegno alla Conference of the Parties (COP) per l’abbandono completo della carne. La COP non è altro che l’organismo governativo della Convention on Biological Diversity, l’ente che studia il cambiamento climatico e come le attività dell’uomo abbiano un’impatto sulla biodiversità. Queste le parole del cantante:  «Nonostante emergano sempre più prove a dimostrazione di come la crescita globale dell’industria della carne stia portano a conseguenze ambientali allarmanti, l’impatto dell’allevamento sul surriscaldamento globale non sembra essere stato preso in giusta considerazione dalla Conference of the Parties (COP). Pertanto richiedo di portare la questione all’attenzione di questa conferenza e vi incoraggio ad adottare policy e azioni individuali, come ad esempio un giorno a settimana privo di carne».
Le Nazioni Unite hanno già riconosciuto l’importanza del progressivo abbandono della dieta onnivora, tanto che nell’ultimo incontro di Rio si è sostenuto come l’intera popolazione mondiale dovrà necessariamente divenire vegetariana entro il 2050. Un processo che appare come inevitabile, perché gli allevamenti stanno mettendo a repentaglio la sussistenza dell’uomo e del Pianeta con la deforestazione e delle emissioni di CO2 non più sostenibili. Già solo un giorno alla settimana “meat free”, ovvero privo di carne così come consiglia McCartney, sarebbe un buon inizio per intraprendere questo percorso di rinascita umana e ambientale.
 
LIBERA STAMPA
8 DICEMBRE 2012
 
Ecco come è fatto realmente il Kebab, non semplice Maiale….
 
Intestino, polmoni, cuore, lingua, occhi, scarti di macelleria, ossa, denti, sale e grasso animale. Non, no è la ricetta della zuppa di una strega ma gli ingredienti della “carne” di un Doner Kebab. Una moda spopolata in tutta Europa, il kebab è diventato il fast food più diffuso, da Londra a Barcellona, Roma, Berlino, Parigi, milioni di persone lo mangiano ogni giorno, senza sapere che cos’è e quanto pericoloso è per la salute. Mahmut Aygun, emigrato in Germania dalla Turchia negli anni Settanta è stato uno dei primi fautori della diffusione di questo alimento nel nostro continente. Pare che, originariamente, nei paesi arabi dove è nato, il kebab fosse un piatto artigianale e rustico di carne, anche abbastanza fresco e nutriente, servito con verdure e salse speziate. Il Doner Kebab (ovvero la versione “da passeggio”, diffusa dalla Germania in tutta Europa, ndr), invece, non ha niente di nutriente, né di buono, purtroppo.
Quel sapore anche “non male” e a volte appetitoso, che chiunque abbia mangiato un kebab conosce, non è nient’altro il risultato della lavorazione della carne con quantità spropositate di grasso animale e spezie: questo è quello che inganna il palato.
Chi è abituato a mangiare hamburger da McDonald od altre schifezze del genere, sa bene che il panino sembra buono: questo è solo un sapore indotto dal grasso utilizzato nel processo di lavorazione della carne. un singolo kebab contiene tra le 1.000 e le 1.990 calorie (senza considerare le verdure e le salse, ndr ); un altro dato scandaloso è che ogni kebab contiene tra il 148% ed il 346% della quantità di grassi saturi assimilabili giornalmente da un essere umano La totalità dei kebab diffusi dalla Germania in tutta Europa, contengono una quantità elevatissima di conservanti ed additivi chimici, sostanze altamente cancerogene, necessari per poter assicurare la conservazione del prodotto per mesi. Inoltre, durante il loro trasporto ed all’interno degli stessi stabilimenti dove sono venduti al pubblico, questi rotoloni di “carne” sono soggetti a gravi interruzioni della catena del freddo, in seguito a continui e ripetuti congelamenti e descongelamenti.
Buon appetito.
PER COMMENTARE
 
IL CITTADINO
9 DICEMBRE 2012
 
Morte misteriosa di Royal, il cigno del laghetto Belvedere di Sovico

Elisabetta Pioltelli

 
Sovico  (MB) - Da sedici anni era la mascotte del laghetto Belvedere, ammirato soprattutto dai più piccoli. Il cigno insediato nell'oasi fin dalla sua apertura 16 anni fa, purtroppo non c'è più. E' morto pochi giorni fa e sulle cause del decesso bisognerà attendere l'esito di esami accurati. Di fatto l'animale era stato ricoverato dopo che alcuni cittadini si erano accorti del vistoso rigonfiamento sotto il becco in cui, si è poi scoperto, si era accumulata una gran quantità di cibo e altro materiale, impedendogli di alimentarsi adeguatamente.
Che cosa abbia procurato questo anomalo rigonfiamento, al momento non è ancora possibile stabilirlo e sino a quando non verrà fatta luce non si può nemmeno escludere un tentativo di avvelenamento. Il cigno bianco, secondo quanto riferito dall'ufficio tecnico comunale, aveva un corpo estraneo in gola. L'animale, che rappresentava un punto di riferimento - quasi una mascotte - per i cittadini abituati a passare un'oretta nella pace del piccolo parco pubblico, è purtroppo deceduto nonostante le premurose cure degli esperti. L'animale era stato ricoverato dopo la segnalazione raccolta dall'ufficio tecnico che aveva immediatamente allertato una Guardia provinciale per i dovuti controlli.
A seguito delle verifiche da parte dell'Asl veterinaria, il cigno fu preso in cura dall'Enpa di Monza e Brianza. Il 20 novembre scorso i volontari dell'Enpa lo hanno recuperato e portato al Centro Recupero Animali Selvatici (Cras) a Vanzago, gestito dal WWF. Il cigno presentava anche un problema cronico all'ala sinistra dovuto a una vecchia frattura, ma questo non gli aveva mai impedito di condurre una vita serena in compagnia di altri uccelli acquatici. A circa 16-17 anni di età, considerata era relativamente giovane visto che è una specie molto longeva che può raggiungere i 70 anni, il cigno del laghetto di Sovico non si è salvato.
Nonostante le cure dei veterinari specializzati del Cras e un iniziale miglioramento, il cigno purtroppo non ce l'ha fatta e non potrà più tornare nel suo amato laghetto. L'esemplare, molto amato da tutti, fu anche soprannominato Royal da un ragazzo che lo scorso inverno lo nutrì con foglie di insalata perché il cigno, non potendo cibarsi per via del laghetto ghiacciato, si era avvicinato alle abitazioni della zona. Un ricordo tenero di un animale che era entrato nel cuore di tutti e che oggi si ricorda con particolare nostalgia. La storia del cigno del laghetto Belvedere è quasi fiabesca, a pensarci bene. Ma non a lieto fine.
Da 16 anni il simpatico animale ha trascorso le sue stagioni nell'angolo verde di Sovico, circondato dall'affetto di molto zoofili. E già di per sé verrebbe da escludere il tentativo di avvelenamento. In attesa di scoprire che cosa abbia provocato la sua morte, trasferiamo su queste colonne una domanda che aleggia con insistenza: il laghetto Belvedere oggi non ospita più questo tipo di esemplare, in futuro l'oasi potrà accogliere un altro cigno?
 
GEA PRESS
9 DICEMBRE 2012
 
Cagliari – 2000 trappole per gli spiedi da 100 euro cadauno
La LAC: bracconaggio ancora florido ma in diminuizione - per combatterlo occorre andare anche in alcuni ristoranti.
 
Duemila trappole perfettamente funzionanti per la cattura dell’avifauna. Tra queste lacci-cappio, costruiti utilizzando nylon e crine. Erano posizionati sia in terra (1123) che sugli alberi (739). Poi trappole in filo metallico, anch’essa disposte a cappio, per la cattura di cervi e cinghiali.
Questo il riusltato del campo anitbracconaggio condotto dalla LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) nel cagliaritano. Una quindicina di volontari che hanno pure provveduto a neutralizzare altre 2000 basi per il posizionamento di lacci. In tutto, in quest’ultimo caso, oltre 2000 armature in metallo.
Capoterra, Uta, Assemini, Santadi e le zone di Gutturu Mannu, S’Arcu de su Schisorgiu, Poggio dei Pini, Rio S. Girolamo, Monte Arcosu. Queste le aree battute dai volontari in costante contatto con il Corpo Forestale della Regione Sardegna al quale sono stati consegnati sia i mezzi di caccia illecita ma anche gli uccelli rinvenuti già morti nelle trappole. Ancora in vita ed in buono stato di salute, invece, un Tordo bottaccio che è stato liberato. Un fatto indubbiamente positivo si è registrato, inoltre,  nel corso dei sopralluoghi nei mercati cagliaritani di San Benedetto e di via Quirra. Nessun uccellino in vendita.
Eppure, dicono dalla LAC e dal Gruppo d’Intervento Giuridico che ha collaborato con le operazioni, nella sola zona di Capoterra si stimano un centinaio di bracconieri “fissi” ed altri 200 “occasionali”. Un fenomeno che nel complesso appare, secondo la LAC, in sensibile diminuizione. Un risultato delle azioni antibracconaggio messe in campo dalle Associazioni ecologiste e dalle Forze dell’Ordine. Il giro di affari, però, rimane consistente. Un mercato basato sulle “grive”, ovvero uno spiedo di otto tordi (pillonis de tàccula) dal costo di circa 100 euro. Sempre secondo la LAC i fruitori finali sarebbero alcuni ristoranti del cagliaritano alcuni dei quali, abbastanza noti. Un motivo in più, riferiscono sempre gli ambientalisti, per non abbassare i controlli nel periodo natalizio, quando massimo è il consumo delle “grive”.  
“Anche quest’anno – hanno dichiarato Andrea Cucini, Eduardo Quarta e Maurizio Gatto, coordinatori della campagna anti-bracconaggio della L.A.C. - siamo particolarmente soddisfatti  per l’aiuto fornito dal Corpo Forestale e dai Carabinieri che  combattono il bracconaggio ogni giorno, ma siamo convinti della necessità di un impegno molto più incisivo nei confronti degli acquirenti e un deciso rafforzamento delle sanzioni. Sequestri – hanno aggiunto i tre esponenti ecologisti – sia dei mezzi utilizzati per il bracconaggio ma anche delle automobili utilizzate, oltre che ispezioni in ristoranti e mercati“.
 
GEA PRESS
9 DICEMBRE 2012
 
Brescia – sotto la neve le mega trappole dei fratelli cacciatori-bracconieri
Intervento delle Guardie Volontarie WWF e della Polizia Provinciale - otto fucili sequestrati e quattro anatre di nuovo in volo
 
Questa notte nelle bassa bresciana la temperatura è scena fino ad otto gradi sotto zero. Un momento difficile per la fauna la quale deve cercare di sopravvivere ai rigori invernali con un problema aggiunto: i bracconieri. E’ successo anche ieri, nonostante il freddo glaciale. Ad intervenire le Guardie Volontarie del WWF e la Polizia Provinciale di Brescia. Uno “sguass” ovvero uno stagno artificiale per la caccia alle anatre.
Al centro, una enorme gabbia trappola con all’interno richiami vivi, ovvero povere anatre utilizzate per attirare, a tiro di fucile,  altri volatili. Un gabbione lungo 20 metri al quale è congiunto uno stretto corridoio. Il tutto in rete metallica. In acqua, invece, stampi di uccelli in plastica. Avrebbero anche loro attirato i volatili. Di fronte al complesso, neanche a dirlo, un capanno di caccia. Qui avrebbe operato il bracconiere il quale, grazie ad un lungo filo metallico, avrebbe così azionato lo sportellino sistemato nello stretto corridoio della gabbia trappola. Sistemi medioevali, ma evidententemente consoni.
Accertato il tutto, le Guardie del WWF hanno immediatamente avvisato la Polizia Provinciale la quale provvedeva a rintracciare il proprietario del capanno. Un cacciatore fornito di regolare porto d’armi uso caccia. Dal suo capanno partiva il filo che avrebbe azionato la trappola ma le sorprese non erano finite. Ben cinque fucili, nascosti in un doppio fondo. Tutto finito? No.
Poco più avanti un altro capanno. Era del fratello del primo cacciatore-bracconiere. Anche questo, però, era un cacciatore con regolare porto d’armi. Nel secondo capanno, però, di gabbie trappola (identiche a quella già descritta) ve ne erano due. Immancabili i fucili incustoditi. Altri tre.
Contestati i reati venatori (purtroppo la blanda legge venatoria, salvo superiore intervento di polizia, non preclude subito  la possibilità di continuare a cacciare) ed operati i sequestri. Otto fucili, tra gabbioni sigillati e quattro alzavole. Si tratta di una graziosa piccola anatra. Erano da poco finite nei gabbioni.  Grazie alle Guardie del WWF hanno già ripreso il volo nella pianura padana imbiancata. Anche così, senza trappole dell’uomo, la natura è bella.
 
GEA PRESS
9 DICEMBRE 2012
 
Brescia – bracconieri di anatre in fuga
Cacciavano in maniera illegale gli anatidi - intervento dell'ANPANA e dell'Arma dei Carabinieri.
 
Roccambolesco esito, messo in scena da tre individui in atteggiamento di caccia, ieri a Gambara, in provincia di Brescia. Le Guardie dell’ANPANA erano state attirate dai colpi di arma da fuoco che provenivano da un appostamento fisso. Da quel capanno, infatti, si udiva il verso degli uccelli ripetuto da un richiamo elettroacustico, mezzo di caccia vietato dalla legge. Anatre, ma dal verso registrato. Dietro alle balle di fieno, tre persone armate intente a riemipre il loro carniere.
Alla vista delle Guardie, nel frattempo qualificatesi, le tre persone cercavano di dileguarsi, avendo cura di fuggire in direzioni opposte. Uno dei tre, peraltro, pur di fuggire, non ha esitato a spintonare una Guardia tentando contemporaneamente di nascondere il fucile ed il richiamo elettroacustico. Nel frattempo, però, le Guardie Ecozoofile dell’ANPANA avevano avvertito i Carabinieri il cui pronto intervento ha consentito di fermare l’automobile di un cacciatore che aveva con se il richiamo e le munizioni ma non il fucile. Dopo pochi minuti, però, sarà egli stesso a condurre nei luoghi ove l’aveva nascosto. In un fosso, infatti, veniva ritrovata l’arma.
Oltre ai reati venatori (uso del richiamo, non consentito dalla legge) l’uomo ha subito il sequestro del fucile e delle munizioni oltre che la denuncia per resistenza a pubblico ufficiale. Dall’ANPANA i ringraziamenti per il pronto intervento della  Stazione dei Carabinieri di Gambara.
 
QUOTIDIANO,NET
9 DICEMBRE 2012
 
Catturate in aeroporto rilasciate in campagna
Orio al Serio, 14 lepri allontanate per motivi di sicurezza
Gli esemplari sono stati muniti di targhetta di riconoscimento
 
Bergamo - Domenica, giornata di "caccia" alla lepre all'aeroporto di Orio al Serio, nel bergamasco, per allontanare gli animali dalle piste. Gli agenti del Nucleo Ittico-Venatorio della polizia provinciale hanno coordinato una battuta di cattura delle lepri che frequentano l'area erbosa del sedime aeroportuale, e che possono causare problemi agli aerei in decollo o in atterraggio. Alle 7.50 sono entrati in azione circa 75 operatori che hanno installato apposite reti in zone strategiche, producendo suoni e disturbi per spingere le lepri nella direzione desiderata. In quattro ore e mezza sono stati catturati 14 esemplari, che sono poi stati rilasciati nelle aree di ripopolamento della pianura bergamasca, dopo aver applicato a ognuno di essi una targhetta di riconoscimento in modo da poterne controlla re gli spostamenti. Durante le operazioni di cattura delle lepri, l'attività dell'aeroporto non ha subito interruzioni.
 
NEL CUORE.ORG
10 DICEMBRE 2012
 
ORIO (BG), 14 LEPRI PRESE IN AEROPORTO E RILASCIATE IN PIENA CAMPAGNA
L'intervento condotto dalla polizia provinciale
 
Domenica è stata una giornata di "caccia" alla lepre all'aeroporto di Orio al Serio, nel Bergamasco, per allontanare gli animali dalle piste. Gli agenti del nucleo ittico-venatorio della polizia provinciale hanno coordinato una battuta di cattura delle lepri che gravitano nell'area erbosa intorno all'aeroporto e che possono causare problemi ai velivoli in decollo o in atterraggio. Intorno alle 8 del mattino, sono entrati in azione circa 75 operatori che hanno installato reti in zone strategiche, producendo suoni e disturbi per spingere le lepri nella direzione desiderata. In quattro ore e mezza 14 esemplari catturati, che sono poi stati rilasciati nelle aree di ripopolamento della pianura bergamasca, dopo aver applicato a ognuna delle bestiole una targhetta di riconoscimento in modo da poterne controllare gli spostamenti. Durante le operazioni di cattura delle lepri, l'attività aeroportuale non ha subito intoppi.
 
NEL CUORE.ORG
9 DICEMBRE 2012
 
CACCIA, 50ENNE DI BENEVENTO IN OSPEDALE COLPITO DA UN CACCIATORE
Un proiettile sparato alla schiena. L'uomo non è grave
 
Un uomo di 50 anni è finito all'ospedale di Benevento con un proiettile nella schiena esploso da un fucile mentre stava prendendo parte a una battuta di caccia. E' stato il figlio ad accompagnare il 50enne al centro di cura Rummo. I carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Benevento hanno avviato le indagini per fare chiarezza sull'episodio. I militari per il momento escludono che il ferimento sia di natura dolosa mentre sembrerebbe che a ferirlo sarebbe stato un colpo di fucile esploso da un cacciatore che si trovava nella zona.
 
MEDICINA LIVE
9 DICEMBRE 2012
 
Sistema immunitario dei bambini più forte con un cane in casa
 
I bambini sviluppano un sistema immunitario più forte se fin dalla loro infanzia, vivono e giocano con i cani. E’ ciò che ci suggerisce uno studio recentemente condotto dal Kuopio University Hospital, in Finlandia, e pubblicato sulla rivista di settore Pediatrics che spiega come i neonati che vivono in casa con questi animali hanno un terzo di probabilità in più di non ammalarsi.
Meno raffreddori, meno infezioni all’orecchio e quindi un minor uso di antibiotici. E’ questa “l’equazione” estrapolata dagli scienziati coordinati dal ricercatore in pediatria Eija Bergroth. Il grippo ha preso in considerazione 397 bambini dei quali è stato analizzato nel primo anno di vita l’effetto della coabitazione con cani e gatti. Ogni bambini è nato in Finlandia tra il 2002 ed il 2005 ed è stato seguito fin dal terzo trimestre nel grembo della madre fino al soffio della prima candelina.
Ogni settimana i genitori sono stati chiamati a compilare dei diari annotando il loro contatto con gli animali domestici e lo stato di salute dei bambini. E’ risultato non solo che il cane può esser considerato come da tradizione il migliore amico dell’uomo, ma è anche un valido aiuto per tenere in buona forma il sistema immunitario dei bambini. Quest’ultimi infatti sono risultati più sani, sviluppato meno sintomi o infezioni respiratorie, meno casi di otite e quindi hanno di conseguenza necessitato di un minore utilizzo di antibiotici. Commenta Bergroth: I nostri risultati supportano la teoria secondo la quale, durante il primo anno di vita, i contatti tra bambini e animali sono importanti, perché possono indurre una migliore resistenza alle malattie infettive respiratorie durante l’infanzia. È plausibile ipotizzare inoltre che se il cane è spesso fuori casa, si sporchi di più e, inevitabilmente rientrando, introduca nell’ambiente domestico più microbi che finiscono, in qualche modo, con lo stimolare il sistema immunitario del bambino.
Si tratta di una ipotesi lanciata spesso anche da altri studi nel corso degli anni. E’ necessario però prendere i risultati come interessanti ma non conclusivi, spiegano molti pediatri. Questo perché non è ancora stato rilevato cosa succeda effettivamente nel sistema immunitario.
 
QUOTIDIANO.NET
9 DICEMBRE 2012
 
"Il vero regalo di Natale?
Non regalare animali"
Il Wwf scende in campo contro il commercio esotico
Giri milionari e smanie di pochi giorni: ogni scelta deve essere responsabile
 
di Lorenzo Gallitto

Roma - Fatevi un regalo per Natale: non regalate animali, specialmente se esotici. L'appello arriva dalle associazioni animaliste e, in particolare, dal Wwf. Perché un animale non è un giocattolo che poi si può riportare al negozio, è un essere senziente che va accolto, in una casa, con tutta la preparazionee la consapevolezza  necessarie. Il cucciolo di cane o gatto non deve servire a far felice il bambino che, passato Natale, si è già stufato. E' una vita che viene affidata alle nostre mani e come tale va rispettata. Se poi si apre il capitolo animali esotici, allora il discorso diventa addirittura peggiore: tenere in casa un animale esotico è un'operazione contro natura. Ne è convinto il Wwf di Piemonte e Valle d'Aosta che, in vista delle festività natalizie, ha lanciato un appello
.Dietro la tentazione di un minuto ci sono commerci con cifre milionarie che provocano danni ingentissimi all'ambiente. <Anche se il commercio di molte specie è regolamentato e consentito, la loro vendita garantisce enormi profitti solo ai commercianti europei; per gli esportatori i benefici economici sono piccolissimi – dichiara Riccardo Fortina, Presidente Wwf Piemonte e Valle d’Aosta – Senza contare che esiste anche un fiorente mercato nero: chi compra animali esotici può rischiare di compiere un reato e di finanziare attività illegali>.
Si tratta di un trend che si va affermando sempre più in Europa e specialmente in Italia. La moda degli animali esotici da compagnia è in aumento anche grazie ad Internet che ha aperto visuali su mercati inaspettati. Un esempio? I pipistrelli che vengono tenuti in gabbia e nutriti con la frutta. Il problema è che, spesso, sono costretti ad una vita contronatura all'interno di gabbie piccole e, perdipiù, altrettanto spesso vengono liberati in natura quando la famiglia si stufa di accudire l'animaletto.
E loro non sopravvivono, incapaci di difendersi dai rigori dell'inverno. Senza considerare i rischi connessi con l'immissione, in un ambiente naturale, di specie non autoctone. E' il caso degli scoiattoli grigi e di quelli rossi: stanno cambiando la fauna selvatica in Europa. Per il Wwf, tenere in casa animali selvatici è sempre un’aberrazione. Per questo motivo l’Associazione anche quest’anno invita la gente a non comprare e a non regalare animali per Natale.
 
LA NUOVA VENEZIA
9 DICEMBRE 2012
 
Tutti mi chiedono il pitone anti-ladri
 
JESOLO (VE) - Altro che "attenti al cane", meglio cambiare in "Attenti al pitone". Nella sua abitazione Mauro Rigoni, gestore con la moglie Monica del Tropicarium e della mostra degli squali e rettili in piazza Brescia al lido, era balzato agli onori della cronaca dopo aver portato in casa uno dei suoi pitoni selvatici, Principessa, esasperato dai furti a Jesolo in piena stagione. Un rettile di 6 metri di lunghezza e 100 chili di peso, che sicuramente potrebbe impressionare visitatori sgraditi in quella che è tutt'altro che una mostra. Chiunque dovesse aprire la porta quando i proprietari non sono in casa, rischierebbe di trovarselo davanti sibilante e minaccioso. E un pitone, come minimo, può destare una certa impressione. Nei giorni scorsi, dopo l’ondata di furti, tanti hanno chiesto di poterne acquistare uno, da tenere in casa, contro i ladri . «Le domande sono aumentate in questi giorni, ma non è certo come avere un cane», spiega Rigoni, «anche se capisco la paura della gente. Anche io, dopo il secondo furto in casa ho deciso di portarmi il pitone. E credetemi funziona. Ma non lo possono fare tutti. È un animale pericoloso, necessita di autorizzazioni speciali, registrazioni. Inoltre noi non li vendiamo e sono solo in mostra. Chiunque ci chieda un consiglio, salvo appassionati ed esperti, noi cerchiamo di dissuaderlo con determinazione. Avere un rettile pericoloso non è come avere un animale domestico. Ci vogliono molte cure, attenzione, spazi adeguati. E infatti, quando crescono, vengono purtroppo abbandonati. Per questo abbiamo istituito un pronto soccorso e raccolta animali per cercare di dare una riposta all'abbandono di animali pericolosi».
 
GEA PRESS
9 DICEMBRE 2012
 
Leggi pro e contro animali – il Berlusconi cancella tutto, compreso l’art. 14
 
Una cosa è certa. A breve si va a votare. Le improvvise esternazioni di Berlusconi che scende in capo per “disperazione” (così ha dichiarato oggi ai TG) pongono fine alle speranze ma anche alle preoccupazioni di chi, in casa animalista, ha palpitato lungo l’iter dei progetti di legge pro o contro animali.
Con la decisione del Presidente del Consiglio Monti di dimettersi una volta approvata la legge di stabilità, seguirà lo scioglimento delle Camere e la fine dei lavori parlamentari. Al massimo entro Natale la legge di bilancio.
Improvvisamente va via tutto ad iniziare dal tanto famoso, e per alcuni inutile, articolo 14 sulla sperimentazione animale inserito nel ddl 3129 (legge comunitaria 2011). Quasi sicuramente non sarebbe mai stato approvato, considerata la poca simpatia espressa in seno alla XIV Commissione del Senato, ma è fuor di dubbio che a dargli il colpo di grazia, in un silenzio forse un po troppo assordante, è proprio lui. Silvio Berlusconi.
Stessa fine per la proposta di legge che avrebbe dovuto riformulare la vecchia 281 sul randagismo. Nata sotto i migliori auspici, la proposta di legge 1172, ebbe la benedizione dell’allora Sottosegretario alla Salute On.le Francesca Martini (LN), oltre che del relatore On.le Mancuso (PdL). Quando però venne esentata dalla Commissione Affari Sociali, in un irreale clima di mielosi complimenti per l’impegno pro animali, ci si accorse che la lobby dei commercianti era riuscita a stravolgere il tutto sotto una valanga di emendamenti. Poi gli attacchi da parte di altre Commissioni, come l’intenzione di cancellare le Guardie Zoofile volontarie mettendole al soldo della ASL. Infine la decisione (questa realmente inserita nella proposta) di considerare come animali d’affezione, il solo cane e gatto, fermo restando le superiori esigenze del commercio. Giace attualmente ai lavori di Commissione e lì rimarrà.
Probabile definitivo intoppo anche per la legge che vorrebbe considerare orsi, lupi ed aquile come nocivi per l’agricoltura e pertanto da uccidere. Qui, sulla possibilità di potergli sparare, c’era stata la condivisione ampia dei gruppi della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Mancano però i soldi ed anche questa proposta dovrebbe arenarsi, per fortuna, proprio a pochi metri dall’approdo finale.
A rimanere però del tutto dimenticate, vi sono una infinità di proposte di legge (Camera dei Deputati) e disegni di legge (Senato della Repubblica). Che dire del ddl del Senatore Filippi (CN – IUo Sud – FS) il quale con tre articoli voleva vietare la vivisezione e punire chi non ottemperava con il piccolo reato di cui all’art. 727 del Codice Penale (abbandono di animali e inidonee condizioni di detenzione)? Si potrebbe continuare con la pleteora di progetti sull’istituzione del Garante dei diritti animali e sulle leggi illustri (ma solo al momento della presentazione di campagne animaliste). In realtà sono rimaste drammaticamente bloccate al chiodo di partenza. Le pellicce, ad esempio. Ve ne sono due, bipartisan. Una alla Camera dell’On.le Michela Brambilla (PdL) e l’altra al Se nato della Senatrice Amati (PD). Il top si è raggiunto con la proposta di legge anti circo. Venne assorbita e di fatto cancellata nel suo proposito principale, dall’On.le Gabriella Carlucci (PdL). Nessuno se ne è accorto. Nemmeno gli animalisti ed i circensi che andarono rispettivamente a difenderla e criticarla in una incredibile puntata de “La vita in Diretta”.
Si è tentato pure di modificare la legge sui maltrattamenti, arrivando ad innalzare un pochino le pene utilizzando la cosiddetta legge cuccioli tanto voluta dall’ex Ministro degli Esteri Frattini. Alla fine, però, chi ha prodotto di più è stata l’On.le Gabriella Giammanco (PdL). Suo l’inserimento nel Codice della Strada della previsione di sanzione per chi non soccorre gli animali investiti, così come della riforma del condominio ed il divieto di interdire la presenza di cani e gatti.
 
TG COM 24
9 DICEMBRE 2012
 
Madrid, carcasse di animali mostrate in piazza
Protesta contro i continui maltrattamenti
 
Singolare manifestazione di una associazione in difesa degli animali. Le carcasse sono state recuperate tra i rifiuti degli allevamenti Centinaia di carcasse di gatti, cani, uccellini, scoiattoli, pesci e maialini sono state esibite in piazza a Madrid da un'associazione di difesa degli animali per denunciare i continui maltrattamenti. La clamorosa protesta ha radunato centinaia di militanti di vari Paesi. Le carcasse sono state recuperate tra i rifiuti degli allevamenti e delle fattorie.
Al centro della protesta, secondo un comunicato, la denuncia delle cattive condizioni di vita e dei maltrattamenti che le bestie subiscono nelle fattorie, negli allevamenti, nei laboratori e nei macelli, e l'appello a "rispettare i diritti degli animali" che l'associazione vuole celebrare il 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti dell'Uomo.
Gli animalisti affermano infatti che "lo stesso principio di uguaglianza che ci porta a rispettare gli altri esseri umani deve essere esteso agli animali per tutelarli poiché milioni di essi sono sfruttati e uccisi ogni giorno per il nostro interesse".
FOTO
 
GIORNALETTISMO
9 DICEMBRE 2012
 
La morte degli animali urla in piazza
 
Centinaia di carcasse di animali tra gatti, cani, uccellini, scoiattoli, pesci e maialini sono state esibite in piazza a Madrid da un’associazione di difesa degli animali per denunciare i continui maltrattamenti loro inflitti. La clamorosa protesta, che gia’ negli anni scorsi aveva riempito Puerta del Sol nella capitale spagnola, ha radunato centinaia di militanti di vari paesi della Ong ‘Uguaglianza per gli animali, ciascuno in camicia scura e con i resti di un animale. Le carcasse sono state recuperate ‘tra i rifiuti degli allevamenti e delle fattorie, dove erano state gettate’.
Al centro della protesta, secondo un comunicato, la denuncia delle cattive condizioni di vita e dei maltrattamenti che le bestie subiscono nelle fattorie, negli allevamenti, nei laboratori e nei macelli, e l’appello a ‘rispettare i diritti degli animali’ che l’associazione vuole celebrare il 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti dell’Uomo. Gli animalisti affermano infatti che ‘lo stesso principio di uguaglianza che ci porta a rispettare gli altri esseri umani deve essere esteso agli animali per tutelarli…poiche’ milioni di essi sono sfruttati e uccisi ogni giorno per il nostro interesse’.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
9 DICEMBRE 2012
 
India, allarme per le 78 tigri uccise dai cacciatori nel 2012
Un risultato così disastroso si era raggiunto solo nel 2001
 
Il 2012 sarà considerato per la conservazione delle tigri indiane un “anno nero” perché almeno 78 felini sono morti nel periodo, per lo più per mano di cacciatori di frodo attirati da forti possibili guadagni. Lo scrive oggi il quotidiano Mail Today di New Delhi. In un articolo di prima pagina dal titolo “Trauma Tigre”, il giornale ricorda che per trovare un bilancio annuale tanto negativo bisogna risalire almeno al 2001, quando si registrarono 71 decessi nelle diverse riserve del paese. Secondo l’ultimo censimento del 2010, in tutto il territorio indiano c’erano 1.706 tigri nelle 42 riserve gestite nell’ambito del `Progetto Tigre´ governativo su una superficie complessiva di 53.547 chilometri quadrati.Dei 78 animali deceduti (al 22 no vembre 2012), 50 sono caduti nelle mani dei cacciatori di frodo mentre 28 sono morti per cause naturali. Queste cifre preoccupanti, conclude il giornale, dimostrano come le tigri rappresentino un obiettivo commerciale per gente senza scrupoli, dovuto anche alla crescente domanda, proveniente dall’estero ed in particolare dalla Cina. Fonti dell’amministrazione indiana hanno ricordato che parti dei felini vengono utilizzate per la preparazione di farmaci, per lo più afrodisiaci, in vari paesi asiatici.
 
NEL CUORE.ORG
9 DICEMBRE 2012
 
INDIA, 2012 "ANNO NERO" PER LE TIGRI: MORTE 78, USATE PER I FARMACI
La stampa locale: 50 uccisi dai cacciatori di frodo
 
Il 2012 sarà considerato per la conservazione delle tigri indiane un "anno nero". Il motivo? Almeno 78 felini sono morti in questo arco di tempio, soprattutto per mano di cacciatori di frodo attirati da forti possibili guadagni. Lo rende noto oggi il quotidiano Mail Today di New Delhi.
In un articolo di prima pagina dal titolo "Trauma Tigre", il giornale ricorda che per trovare un bilancio annuale tanto negativo bisogna risalire almeno al 2001, quando ci furono 71 decessi nelle diverse riserve del Paese.
Secondo l'ultimo censimento del 2010, in tutto il territorio indiano c'erano 1.706 tigri nelle 42 riserve gestite nell'ambito del "Progetto Tigre" governativo su una superficie complessiva di 53.547 chilometri quadrati.
Dei 78 animali morti (al 22 novembre 2012), cinquanta sono finiti nel la trappola dei caccia tori di frodo, mentre altri 28 hanno perso la vita per cause naturali.
Queste cifre preoccupanti, sostiene il quotidiano, dimostrano che le tigri rappresentano un obiettivo commerciale per gente senza scrupolo. In virtù anche della crescente domanda, proveniente dall'estero ed in particolare dalla Cina. Fonti dell'amministrazione indiana hanno ricordato che parti dei felini vengono utilizzate per la preparazione di farmaci, per lo più afrodisiaci, in vari Stati asiatici.
 
EXPRESS NEWS
9 DICEMBRE 2012
 
Toro scatenato uccide il suo pseudo-domatore
 
Messico – Certe persone se le vanno proprio cercando, in questo video un uomo partecipa ad un rodeo ……….e muore! Il toro per nulla intenzionato a far divertire il pubblico, in pochi istanti disarciona il torero e lo uccide. Si sarà divertito? Il toro certamente si.
VIDEO
 
LA REPUBBLICA
9 DICEMBRE 2012
 
Sudafrica, salvare i rinoceronti  è la nuova missione dell'aeronautica
La South African Air Force schiererà ricognitori e caccia per combattere i bracconieri nel famoso Krueger National Park. I velivoli potranno avvertire i ranger o intervenire direttamente, sfruttando avanzatissimi sistemi di puntamento per colpire le jeep ma non gli animali
 
dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI
 
BERLINO – Tempi duri, finalmente, per i bracconieri che massacrano i poveri rinoceronti africani guadagnando alla grande con i loro corni, venduti ai nuovi ricchi cinesi o russi come sostanza afrodisiaca. Eh già, adesso per i massicci, pacifici animali la difesa arriverà dal cielo. Ci penserà se necessario la South African Air Force, la più moderna e potente aeronautica militare del continente nero. Con voli di ricognizione, ma al limite anche con licenza di sparare alla James Bond pur di difendere la specie in rischio d’estinzione.
La notizia viene dalle pagine scientifiche del settimanale tedesco Der Spiegel, ed è davvero di conforto per chiunque abbia a cuore la difesa delle nature e delle specie animali ormai rare e in pericolo di sparizione per colpa della caccia spregiudicata e spietata dell’uomo.
Il direttore del famoso Krueger National Park - il Parco Krueger sudafricano, che resta uno dei maggiori tesori di difesa della natura - David Mabunda, ha ottenuto di avere a disposizione al momento almeno un ricognitore del tipo Seabird Seeker. È un aereo piccolissimo ma agile e in grado di volare e vedere tutto anche di notte.
Per difendere i rinoceronti dai bracconieri e aiutare i ranger del parco Krueger avvisandoli di ogni movimento dei cacciatori di frodo volerà con a bordo un pilota, un osservatore specializzato in ricognizione con esperienza nell’aviazione sudafricana, e con una fotocamera sensibile al calore. Cioè in grado di sentire e vedere subito le jeep con cui i cacciatori tentano di avvicinarsi ai rinoceronti per ucciderli o ferirli, e poi tagliare loro spietatamente senza anestesia i corni, per poi venderli a peso d’oro a ricchi asiatici o russi senza scrupoli convinti che la polvere di c orno di rinoceronte serva a divertirsi a letto più del Viagra.
"È necessario e urgente, quest’anno le bande criminali hanno ucciso oltre 360 rinoceronti, la sopravvivenza della specie è sempre più minacciata", dicono i direttori del Parco Krueger. Il piccolo ricognitore sarà già un vantaggio strategico per vedere in anticipo e scovare sul fatto i bracconieri e chiamare le pattuglie di ranger. Ma se i ranger con i loro mezzi non potessero arrivare in tempo, allora fosse questione di pochi secondi o minuti per salvare i rinoceronti, la South African Air Force interverrebbe con i modernissimi Saab Jas 39 svedesi (sviluppati dalla gloriosa casa aeronautica del regno delle tre corone insieme ai britannici). Un jet multiruolo come il nostro Eurofighter o il Rafale francese, capace di vincere anche duelli in volo contro i migliori caccia russi o cinesi o americani, ma che può decollare anche da piste in erba, quindi lo si può usare ovunque, anche vicino alle bestie da salvare.
L'utilizzo di questi velivoli garantisce gli animali, perché gli apparati elettronici di mira dei jet sudafricani sono in grado di tirare sulle jeep dei bracconieri, distinguendole dai branchi.
Dalle sue maggiori basi – Waterkloof, Hoedspruit, Swartkop, Bloemspruit, Durban, Langebaanweg - l’aviazione sudafricana può schierare velocemente i Gripen in ogni base improvvisata in savana o giungla. Di riserva, ha i Cheetah (ghepardo), gli ancora validi Mirage prodotti su licenza, e vecchi ma agili ed economici Aermacchi, oltre a elicotteri anticarro.
Tempi duri per i bracconieri, speranza per i rinoceronti insomma. Una buona notizia, in casuale coincidenza col preoccupante ricovero del padre del nuovo Sudafrica Nelson Mandela. Un dettaglio: l’aviazione sudafricana, ai tempi del regime segregazionista, si chiamava solo Suid-Afrikaanse Lugmag ed era esempio di segregazione assoluta, solo i bianchi facevano carriera. Oggi il comandante è un nero, il generale Fabian Zimpande Msimang, reduce da studi nella Royal Air Force britannica e in Svezia. E sui siti (ufficiale e ufficioso) lui e i suoi colleghi d’ogni etnia della nuova nazione ci tengono a pubblicizzare come nella loro forza aerea fai carriera se sei bravo: nero o bianco, donna o uomo. Tanto meglio per i rinoceronti.
 
IL RESTO DEL CARLINO
10 DICEMBRE 2012
 
Uccidono i cani con cibo avvelenato
Allarme
A Copparo, Massa, Jolanda e Tresigallo trovati bocconi sospetti
 
Ferrara - INNUMEREVOLI sono le campagne, anche televisive che vengo trasmesse per ridurre l’abbandono di animali, soprattutto cani; ma, nonostante ciò, ci sono ancora troppi individui che non hanno nessuna pietà. E, come se non bastasse, oltre a lasciare i cani abbandonati sulle autostrade, superstrade o vicoli per fare ferie tranquille , ora c’è anche chi si diverte a lasciare in giro bocconi avvelenati come esca, soprattutto vicino ai cassonetti dei rifiuti, luogo dove solitamente i cani si fermano. E solitamente sono di colore rosa.
È sempre più frequente questo metodo per uccidere ‘il miglior amico dell’uomo’ e che in realtà della nostra provincia come i comuni di Jolanda di Savoia, Copparo e Tresigallo ha gi&agra ve; causato la morte di diversi cani e gatti.
Ora quei bocconi avvelenati sono comparsi anche a Massa Fiscaglia, sarà quindi opportuno vigilare per segnalarne la presenza all’ amministrazione comunale e alle forze dell’ordine. Sarà quindi opportuno controllare pure che queste persone non gettino le esche avvelenate anche all’interno di cortili private vigilati dai cani. È opportuno inoltre considerare l’ importante funzione terapeutica che gli animali hanno, soprattutto per le persone sole e il supporto che offrono, quelli addestrati, all’essere umano in difficoltà.
 
GEA PRESS
10 DICEMBRE 2012
 
Milano – abbandono in diretta
L'ENPA lancia l'appello per risalire al presunto proprietario.

  
E’ arrivato presso la sede dell’ENPA di Milano, stamani intorno alle 7.55. Con se portava  il trasportino. Si china, lo ripone proprio innanzi la porta della Protezione Animali milanese e velocemente si allontana. All’interno un povero micio.
L’ENPA di Milano lancia ora l’appello per rintracciare la persona e dal suo sito web ha diffuso con dovizia di particolari una sorta di identikit per individuarlo. Un uomo di età compresa tra i 50 ed i 60 anni. Tendente al calvo, vistosamente stempiato. Capelli non corti bianchi. Altezza verosimile, nella media.
Il gatto, suo oppure no, di certo è stato lasciato innanzi a quella porta. L’uomo, evidentemente, non si era accorto delle telecamere. Deciso va dritto alla meta e velocemente si allontana. “Ha depositato lo sventurato animale – commenta Ermanno Giudici, Presidente e Capo Nucleo delle Guardie zoofile dell’ENPA di Milano  – nell’unico posto dove qualcuno si sarebbe comunque potuto prendere cura di lui“.
Un gatto maschio di circa dieci anni che è stato già visitato dai veterinari dell’ENPA milanese. Purtroppo, il micio, è risultato soffrire di una grave insufficienza renale. Forse, proprio nel precario stato di salute dell’animale, si deve ricercare la causa del gesto messo in atto stamani. Un proprietario, per ora solo presunto, a quanto pare ignaro delle leggi vigenti in materia di abbandono di animali.
 
GEA PRESS
13 DICEMBRE 2012
 
Milano – ENPA – E’ morto il gatto abbandonato difronte la sede: aveva da tempo bisogno di cure
Ancora nessuna notizia dell'uomo che lo ha abbandonato ed immortalato nel video diffuso dalla Protezione Animali.
 
Milano – E’ morto poche ore addietro il gattino abbandonato presso la sede ENPA di Milano, l’altro ieri mattina. Il povero micio non reagiva alle cure. Esami diagnostici e terapie. Poi l’alimentazione forzata. Il gatto è stato infine addormentato dai Veterinari per evitare inutili sofferenze.
Si trattava, riferiscono dall’ENPA, di un animale in uno stato ormai terminale. Probabilmente, commentano dall’ENPA, se fosse stato curato in tempo, poteva essere recuperato ad una vita dignitosa. Cure, a quanto pare, non costose. Ed invece è finito in quel trasportino nella mattina sottozero di Milano. Il gatto, tra gli altri guai, è stato trovato in stato di ipotermia.
Un gatto che ha fatto polemica, per la decisione dell’ENPA di diffondere via internet le immagini delle telecamere (vedi articolo GeaPress). Si dovevano diffondere le immagini di chi lo ha abbandonato, oppure no?
Il Presidente dell’ENPA milanese, Ermanno Giudici, aveva dichiarato che avrebbe rifatto tutto. In sintesi, quello è un abbandono, un reato punito dalla legge. Un abbandono di un gatto che aveva tra l’altro bisogno di cure. Una grave sintomatologia nefropatica, riferiscono dall’ENPA milanese, con una grande ciste su un rene, disidratazione, sensorio depresso, possibilità di alimentarsi solo forzatamente e con una dissenteria cronica.
“Lo dico senza polemica – riferisce Ermanno Giudici – ma questo animale era maltrattato per carenza di cure prima di essere abbandonato. Non necessitava di costose cure – aggiunge il Presidente dell’ENPA – solo della giusta considerazione e di un poco di umana pietà. Certo l’abbandono al freddo ha costituito un’ulteriore sofferenza“.
Ad oggi, nonostante la diffusione del video, nessuno ha ancora identificato il responsabile dell’abbandono. Questa sofferenza, aggiungono dall’ENPA, resterà, come spesso accade, impunita.
 
GEA PRESS
10 DICEMBRE 2012
 
Cuneo – da Brescia a sparare illegalmente ai tordi
Intervento delle Guardie WWF e LAC.
 
Erano arrivati in provincia di Cuneo da Brescia per cacciare illegalmente. Due cacciatori, muniti di richiamo acustico (mezzo di caccia vietato dalla legge) sono stati così sorpresi a Castigliole Saluzzo. Appostati nei pressi di un torrente, appena scorto le Guardie della LAC e del WWF, hanno pure tentato di occultare il richiamo elettronico vietato.
Le Guardie, intervenute ieri all’alba, si sono subito qualificate ed hanno chiesto l’intervento del Servizio Faunistico-Ambientale della Provincia. Ai due cacciatori venivano così sequestrati fucili, munizionamento, fauna abbattuta, oltre che lo stesso richiamo elettroacustico. Ai due, altre alle denunce per i reati venatori, anche la sanzione amministrativa per non avere segnato nel tesserino l’avifauna abbattuta.
Il WWF sottolinea come i cacciatori locali non praticano la caccia ai piccoli uccelli. Quello che invece notoriamente non avviene nel bresciano ma anche da altre parti, dove i poveri animali vengono catturati in tutte le maniere, sia con impianti di cattura illegali che, incredibilmente, anche legali, ovvero autorizzati dalle province. Poi i richiami elettroacustici, quelli in ogni caso illegali. A giudicare però dai continui sequestri il loro uso non deve rappresentare un caso sporadico.
Nel caso di Castiglione Saluzzo, il richiamo riproduceva il verso del Tordo. In tal maniera i due cacciatori si assicuravano di potere attrarre i volatili selvatici a tiro di fucile. Un inganno mortale, dunque. Un metodo invadente e dagli alti danni per le popolazioni selvatiche. Eppure, nonostante ciò, la legge non vieta la vendita di simili strumenti. Così come nulla viene interdetto in merito alle pubblicità in riviste specializzate o fiere venatorie.
 
NEL CUORE.ORG
10 DICEMBRE 2012
 
GAMBARA (BS), CACCIA CON RICHIAMI ELETTROACUSTICI: TRE DENUNCIATI
Blitz dei carabinieri e delle guardie ecozoofile
 
Attirate dai colpi di arma da fuoco in arrivo da un appostamento fisso, le guardie hanno deciso di intervenire a Gambara, in provincia di Brescia, Da quel capanno si sentiva il verso degli uccelli e delle anatre ripetuto da un richiamo elettroacustico, un mezzo di caccia vietato dalla legge.
Nascosti dietro delle balle di fieno, c'erano tre persone armate e pronte a riempire il loro carniere. Alla vista delle guardie, i tre cacciatori hanno cercato di darsi alla fuga. Uno dei tre, tra l'altro, pur di darsela a gambe, ha spinto anche una guardia tentando contemporaneamente di nascondere il fucile ed il richiamo elettroacustico. Nel frattempo, però, le guardie dell'Anpana avevano chiamato i carabinieri. Che sono riusciti a bloccare l'automobile di un cacciatore che aveva portato con sé il richiamo e le munizioni, ma non il fucile.
Dopo pochi minuti, però, è stat o lo stesso cacciatore a condurre i militari nel luogo in cui l'aveva nascosto. L'arma è stata recuperata in un fosso. Oltre ai reati venatori (uso del richiamo, non consentito dalla legge) sono stati sequestrati il fucile e le munizioni dell'uomo, che poi è stato anche denunciato per resistenza a pubblico ufficiale.
 
TRENTINO
10 DICEMBRE 2012
 
Macellazione rituale La mobilitazione s’allarga
 
di Ivana Sandri
 
TRENTO - Si presenta contrastata la posizione dell'Unione europea sulla "macellazione rituale".Da una parte la direttiva europea che dal primo gennaio 2013 la autorizza, dall'altra la maggioranza dei cittadini europei che aborre questa pratica che consiste nell'uccidere gli animali sgozzandoli senza stordirli. Questo metodo per uccidere gli animali in Italia è già concesso, con deroga al Decreto 333/98 che detta le norme relative alla macellazione. Nella società occidentale attuale i cittadini - pur con un approccio antropocentrico che li porta a vedere ancora gli animali non umani come "inferiori" e a nutrirsene - sono sempre più propensi a riconoscere il loro diritto a non soffrire. Il rispetto del dolore è una delle maggiori conquiste della civiltà ed ha portato a 120 milioni - dopo che anche la corte costituzionale polacca la ha giudicata contraria alla legge fondamentale - il numero dei cittadini europei che hanno detto no alla macellazione rituale halal (musulmana) e kosher (ebraica). Il numero effettivo è superiore, perché non tiene conto dei Paesi - come l'Italia - in cui tale pratica è ammessa ma contrastata da una parte consistente di persone. Secondo l'Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) «sono numeri estremamente significativi: restringendo il campo d’analisi alla sola Unione Europea un cittadino su cinque vive in un Paese dove la macellazione senza stordimento preventivo, che causa atroci sofferenze agli animali, non è ammessa. Le istituzioni comunitarie dovrebbero tenere conto di questo dato e degli orientamenti prevalenti nell’opinione pubblica». Talvolta dalle minoranze religiose questa posizione viene stigmatizzata come "nazismo", perché Hitler è noto come promotore di una legge di tutela degli animali, ma sappiamo anche che il nazismo fu tra i primi a fare una campagna contro il fumo e ciò non è una scusa per fumare in faccia a tutti: quel che conta è il principio fondante, non chi - a diverso titolo e per differenti interessi - se ne appropria. E, come ricorda Antonio Russi, presidente dell'Enpa del Trentino, «per superare ogni contraddizione c'è la scelta vegetariana e vegana che ci porta a non cibarci di cadaveri». Posizione condivisa anche da molti ebrei e musulmani, come dimostrano le proteste in Albania contro la decisione del primo ministro Berisha di celebrare i 100 anni dall'indipendenza con lo sgozzamento di migliaia di animali e i molti vegan musulmani ed ebrei. Si può firmare la petizione dell'Enpa contro la macellazione rituale all'indirizzo http://www.enpa.it/it/iniziative/macellazione_rituale/firma.html.
 
GEA PRESS
10 DICEMBRE 2012
 
Zoo fuorilegge e Ministri assenti: trascorsi cinque mesi, Clini non risponde
L'on.le Andrea Zanoni: la situazione italiana è drammatica - presentata interrogazione alla Commissione Europea.
 
Di fatto in Italia è come se non ci fosse una legge sugli zoo. Questo il pensiero dell’Eurodeputato Andrea Zanoni (IdV) in merito allo stato di applicazione della Direttiva europea 1999/22/CE relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici.
“In Italia la situazione è gravissima – ha dichiarato l’On.le Andrea Zanoni che ricorda una recente indagine di Born Free Foundation. Nove zoo su dieci sarebbero ancora senza licenza. Zanoni, in effetti, aveva per questo scritto a Clini ma dopo cinque mesi, non è ancora pervenuta alcuna risposta. Il Ministero dell’Ambiente, nel 2005, provvide con proprio decreto legislativo al recepimento della Direttiva. Una disposizione europea  vecchia già allora, oltre che redatta grazie ai corposi “consigli” delle associazioni degli zoo. Nonostante cio, in Italia viene pure disattesa la normativa di settore.
Zanoni si chiede altresì quali misure sono state adottate per garantire che tutti i giardini zoologici siano conformi ai requisiti di legge. Di fatto non si ha sicurezza che gli animali siano tenuti in condizioni adeguate. Anzi, a leggere lo stesso rapporto di Born Free, sembra che le cose siano messe proprio male.
Considerata la mancanza di risposta di Clini, Zanoni si rivolge ora direttamente alla Commisione Europea, chiedendo quali azioni, per l’Italia ma anche altri paesi inadempienti, si ha intenzione di intraprendere.
Per l’Italia, poi, è come se fosse avvenuto un recepimento solo formale.“Ciò significa che migliaia di animali detenuti in questi zoo vivono ancora in condizioni inaccettabili – aggiunge l’Eurodeputato che rivela come analoghe richieste siano da lui state fatte pervenire, oltre che al Ministro dell’Ambiente, anche a quello delle Politiche Agricole e della Salute. “Tutti Ministeri competenti per legge – riferisce Zanoni - ma che si sono ben guardati dal rispondermi“.
Purtroppo, una volta tanto, non si tratta di un caso solo italiano. Per questo l’On.le Zanoni ha chiesto al Consiglio (istituzione che rappresenta i Paesi Ue)  il numero esatto dei giardini zoologici e la percentuale di quelli non a norma. “La tutela degli animali in queste strutture – ha spiegato Zanoni -  non deve solo essere recepita sulla carta ma messa in pratica. Per questo ci vogliono seri controlli e multe per i Paesi che non applicano la direttiva 1999/22/CE mentre alle strutture che non si vogliono mettere in regola devono essere applicati immediatamente i sigilli”.
 
OGGI NOTIZIE
10 DICEMBRE 2012
 
Grave un medico finito in un dirupo. Salvato dal suo cane
 
Cesena - Gabriele Cortellini, 53 anni, medico riccionese, è ricoverato in prognosi riservata all’ospedale Bufalini in seguito ad un volo in un dirupo profondo 350 metri e pieno di neve.
L'uomo era uscito nella giornata dell'Imaccoltata con il suo cane in cerca di tartufi.
Intorno alle ore12.00, quando i parenti non lo hanno visto rientrare si sono insospettiti e, dopo aver provato a chiamarlo sul cellulare senza ricevere risposta, hanno deciso di andare nel luogo in cui Cortellini si era recato.
Arrivati sul posto hanno però trovato solo la macchina.
A quel punto fondamentale è stato il cagnolino che accompagnava Cortellini, visto che è stato grazie al latrato della bestia che i parenti hanno potuto constatare che il medico si trovava in un burrone profondo circa 350 metri.
I soccorsi, chiamati immediatamente, ovviamente hanno incontrato enormi difficoltà nel raggiungere l'uomo.
E’ servita circa un’ora per recuperare Gabriele Cortellini ed issarlo fino alla strada con la barella spinale. Quindi il trasporto al Pronto Soccorso al Bufalini. L’uomo, semi congelato, era in fondo al burrone da oltre due ore. Senza il cane a segnalarne la posizione sarebbe morto per il freddo e per le ferite.
La sua prognosi è riservata.
 
AFFARI ITALIANI
10 DICEMBRE 2012
 
Morde un passante, cane arrestato
 
Si chiama Lisippo ma non è il famoso scultore. È un cagnolino di razza Westy, apparentemente del tutto innocuo. Eppure, incredibile ma vero, è stato messo agli arresti domiciliari. Il cagnolino non potrà uscire di casa fino a nuovo ordine.
L'autorità veterinaria del Comune di  Firenze lo ha in pratica "arrestato" secondo una legge dello Stato che prevede la detenzione in casa fino a nuova visita per i cani che abbiano morso qualcuno.
Ma come si è arrivati a questa decisione? La nazione spiega che il piccolo cane si era azzuffato con un altro cane, nero, di grossa taglia, nella giornata di domenica. Ne aveva fatto le spese un passante, azzannato ad una gamba anche se, dicono i padroni di Lisippo, in forma lieve. L'uomo vera andato all'ospedale a farsi medicare e sono scattati gli accertamenti anche sul cane.
Dopo una visita il veterinario comunale prescrive che Lisippo sia tenuto in casa fino a una nuova visita che si svolgerà la prossima settimana che dovrà stabilire se il cane potrà uscire di nuovo fuori. E nasce una vera e propria crociata sul web: sul sito dedicato ai cani razza Westy centinaia di utenti chiedono la liberazione di Lisippo.
 
CORRIERE ADRIATICO
10 DICEMBRE 2012
 
Maltempo, sulla costa marchigiana sette carcasse di tartarughe spiaggiate
 
ANCONA - Sette carcasse di tartarughe della specie Caretta caretta - la più comune nel Mediterraneo, con carapeci fino a 70 cm - sono state trovate lungo la costa marchigiana da Portonovo di Ancona a Fano, dove gli animali sono spiaggiati in seguito al mare grosso delle ultime ore.
E’ un fenomeno - si è appreso dalla Capitaneria di porto di Ancona - che accade quando vi sono temperature esterne prossime allo zero abbinate a mareggiate, e ieri le onde lungo il litorale delle Marche hanno raggiunto un’altezza anche di due metri. A volte, alcune tartarughe spiaggiate sopravvivono, e vengono portate a un centro di recupero di Rimini, per poi essere rimesse in mare l’estate successiva; più spesso, però, muoiono, come avvenuto per tutti e sette gli animali spiaggiati ieri.
 
GREEN STYLE
10 DICEMBRE 2012
 
10 incubi di Natale per cani e gatti
 
Natale è sicuramente un periodo di feste e serenità all’interno della famiglia, anche in compagnia dei propri amici a quattro zampe. Ma spesso la disattenzione può trasformare la festa in tragedia, soprattutto quando il cane e il gatto sono liberi di scorrazzare per casa. Abbiamo già parlato dei pericoli canini del Natale, ma quali sono i fattori generici da tenere in considerazione per curare al meglio gli animali domestici?
A Natale l’abitazione cambia forma, si riempie di addobbi ma anche di tanti pericoli. Avere un cane o un gatto richiede ai proprietari la stessa attenzione che si concede a un bimbo di pochi anni, perché gli incidenti potrebbero essere all’ordine del giorno. Ecco, perciò, la lista dei 10 incubi delle feste:
Cioccolato: il cioccolato è molto pericoloso per gli animali domestici, in particolare i cani. Non solo è tossico, ma le forme particolari di Natale – come ad esempio i soldini – potrebbero portare al soffocamento. Si pensi a un gatto che decide di ingerirne anche la carta dorata;
Alcol: gli alcolici negli umani hanno l’effetto di renderli brilli o tutt’al più ubriachi. Per gli animali sono un vero veleno, che può portare a coma e morte. Prestare attenzione, perciò, non solo ai bicchieri inavvertitamente lasciati incustoditi, ma anche ai cibi contenenti alcol;
Uvetta: anche l’uvetta è tossica, soprattutto per i gatti, quindi non venga a nessuno l’idea di regalare una fetta di panettone al micio;
Farmaci: solitamente i medicinali sono ben chiusi nel loro apposito armadietto, lontani dalla curiosità degli animali domestici. Ma a Natale si hanno ospiti e spesso gli effetti personali, come la valigia o il beauty case, possono essere dimenticati qua e là per la casa;
 Corde decorative: le cordicelle luminose e decorative sono un’azzardo per i cani e per i gatti. Oltre alla possibilità che gli animali possano strangolarsi, in caso di ingestione questi strumenti bloccato l’intestino, portando immediatamente all’infarto gastrointestinale;
Xilitolo: lo xilitolo fa bene ai denti degli umani, ma non di certo alla salute di cani e gatti, perché provoca vomito, perdita di coordinazione e svenimenti. Tenere le chewing-gum, allora, lontano dalla loro portata;
Stella di Natale: questo bellissimo fiore è velenoso per i nostri amici a quattro zampe, soprattutto qualora se ne mordicchiasse il gambo. Riporre le piante ornamentali, allora, su mobili e strutture molto alte lontane dall’area di azione di Fido e Micio;
Deodoranti per ambienti e candele: i sistemi per profumare la casa, così come le candele che si utilizzano per illuminare i centro tavola natalizi, potrebbero essere altamente tossici per gli animali. Nel primo caso, vi potrebbe essere l’ingestione del composto profumato, nel secondo delle pessime scottature;
Decorazioni dell’albero: particolare attenzione anche alle decorazioni dell’albero, che dovrebbero essere prive di angoli vivi o di forme a punta. Meglio sempre scegliere la classica pallina e, qualora il gatto amasse mordicchiare questi oggetti, bisogna optare per feltro, tessuto o cartone. Assolutamente vietato il vetro;
Lucine: come già ripetuto più volte, i cuccioli di casa potrebbero mordicchiare i cavi delle luminarie di albero e presepe, prendendo così la scossa. Nascondere le apparecchiature elettriche dalla loro vista e ricoprire i cavi con speciali tubicini in gommapiuma allontanerà il pericolo.
 
IL TIRRENO
10 DICEMBRE 2012
 
Gatto aggressivo? Ora si cura anche con i fiori di Bach

Elisa Bigazzi

 
 
EMPOLI (FI) La medicina tradizionale perde sostenitori anche quando si deve andare a curare cani e gatti. Sono sempre di più le persone che scelgono l’omeopatia o per esempio anche i fiori di Bach per curare i loro amici a quattro zampe. Dalle allergie all’aggressività. Spesso al centro di dibattiti tra chi la sostiene e chi invece la guarda con disprezzo, l’omeopatia viene messa in pratica nella nostra zona dal veterinario Paolo Rossetti che lavora all’Asl 11, nella sezione omeopatia veterinaria del centro medicina naturale . Tra l’altro Rossetti è anche docente della scuola “R. Zanchi” di Cortona. Qual’è l’atteggiamento delle persone nei confronti dei metodi e rimedi omeopatici sugli animali? «Spesso parlando con le persone - spiega Paolo Rossetti - se il discorso cade sulla omeopatia, mi viene detto :“L'omeopatia? Per gli animali? Funziona? Funziona da quasi due secoli ed è diffusa in tutto il mondo: da sempre veterinari omeopati hanno utilizzato questa disciplina nella cura delle malattie dei piccoli e grossi animali. L'omeopatia può essere estremamente efficace nel trattamento di una vastissima casistica di patologia, dalle acute alle croniche».Ma ancora questo tipo di cure non sono diffusissime per gli animali. L'omeopatia è infatti un sistema di cura alternativo, «basata sulla sperimentazione diretta - va avanti il medico - e l'attenta osservazione dei sintomi del malato e può essere applicata a tutto il mondo vivente, dalle piante all'uomo». In sostanza il paziente viene osservato come un’unità fisica e mentale inscindibile, la malattia non è un fenomeno localizzato e si punta a riportare lo stato psico-fisico del paziente all’equilibrio. «Nella maggior parte dei casi – continua Rossetti – quando le persone vengono nel mio studio hanno provato di tutto per curare i loro animali domestici, ma senza risultato. Attraverso un colloquio, cerco di raccogliere i sintomi e i segni che si presentano nell’animale e prima di iniziare la terapia metto a conoscenza il padrone sia dei benefici, che dei rischi nei quali si può incorrere. L’interessato deve firmare il consenso informato per poter procedere con la terapia». Le medicine omeopatiche «fortunatamente – rassicura Rossetti - sono inodori, insapori, incolori e si danno in acqua da bere, per bocca o sciolti direttamente nell'acqua». L’omeopatia è utilizzata anche nella cura degli animali da allevamento. «Curare gli allevamenti con i rimedi omeopatici – conclude Paolo Rossetti – riduce g li effetti collaterali e permette di avere a disposizioni carni “non intossicate”». Uno dei vantaggi di questa produzione animale è quello evitare al consumatore effetti di tossicità alimentare e d’assuefazione alle sostanze chimiche che potrebbe ingerire con carni e i derivati animali trattati con medicinali tradizionali.
 
L’UNITA’
10 DICEMBRE 2012
 
Usa, uccisa la «lupa più famosa»
Parco Yellowstone sotto shock
Non si chiamava Zanna Bianca, ma era amata da visitatori e scienziati quanto il popolare personaggio di Jack London: ecco la storia di 832F...
 
Non si chiamava Zanna Bianca, ma era amata da visitatori e scienziati quanto il popolare personaggio di Jack London: 832F, la «lupa più famosa del mondo», è stata uccisa da cacciatori in Wyoming e la sua morte ha rilanciato le polemiche sulla legittimità e l'opportunità di uccidere questi rari esemplari, simbolo del vecchio West.
832F era considerata una rock star dai ranger di Yellowstone. È stata trovata morta la scorsa settimana, appena fuori dai confini del parco. La lupa, che il fotografo Jimmy Jones aveva immortalato sull'ultimo numero di American Scientist, aveva addosso uno speciale collare attrezzato col Gps per aiutare i ricercatori e il pubblico a tracciarne i movimenti.
Co me lei nelle ultime settimane altri otto esemplari di Yellowstone sono stati uccisi poco fuori dai confini del parco. Dati raccolti col Gps hanno rivelato che 8 32F si avventurava raramente fuori e sempre per brevi periodi. I lupi grigi in Wyoming hanno ripreso ad avere la vita difficile a metà ottobre quando, dopo decenni di pace, lo stato del West aveva dato via libera alle doppiette: lo stato è il quinto degli Usa che ha dato ai cacciatori licenza di uccidere da quando nel 2011 il Congresso ha tolto i lupi grigi dall'elenco delle specie protette: gli altri sono Montana, Oregon, New Mexico e Idaho. Controllare la natura con i fucili è prassi diffusa negli Usa. Attualmente nel Wyoming la popolazione di lupi è di circa 400 esemplari, poco meno di un centinaio in dieci branchi nel parco di Yellowstone.L'obiettivo dello stato è di mantenere un minimo di dieci coppie di lupi ed un centinaio di esemplari in totale fuori da Yellowstone e la Riserva del Wind River più altri 50 nel parco dell'orso Yoghi. Sarebbe la soglia ideale per minimizzare i conflitti con allevatori e cacciatori che si lamentano perchè i lupi attaccano il bestiame e la selvaggina. I lupi grigi erano praticamente scomparsi nel West americano negli anni Trenta dopo una lunga battaglia sponsorizzata dallo Stato per il loro sradicamento. L'animale era stato dichiarato nel 1974 tra le specie in pericolo poco dopo l'approvazione di una legge che istituiva l'albo degli animali da salvare. Ora ce ne sono oltre seimila negli stati contigui degli Usa e tra 7.700 e 11.000 in Alaska.
 
BLIZ QUOTIDIANO
10 DICEMBRE 2012
 
Cani rubati, cucinati o fuori legge: la dura vita dei quadrupedi cinesi
 
PECHINO – Cani venduti in Cina per finire in macelleria o al ristorante. Cani pagati anche un milione di sterline, oppure rubati. Come racconta un articolo del Guardian, per un cucciolo di mastino tibetano si possono pagare anche 945.000 sterline, oltre un milione e centomila euro.
In Cina sono un prelibato piatto invernale, che resta nella tradizione gastronomica nonostante l’atteggiamento verso i cani stia diventando un po’ più simile a quello occidentale. Così negli ultimi anni sono aumentati i cinesi che si comprano un cane come animale da compagnia, soprattutto tra i single che vivono in città. L’atteggiamento dei padroni di cani verso i loro animali non è però visto bene.
“La gente spende somme ridicole si dolsi per i propri cani”, ha detto al Guardian la regista Wu Ming, che sta girando proprio un documentario sui proprietari di cani in Cina. “Ma le reazioni dei cinesi ai cani sono scioccate: se si sale su un ascensore con un cane le altre persone iniziano a gridare e quasi cercano di scappare”.
Fino alle Olimpiadi del 2008 i cani sopra i 35 centimetri erano banditi entro il quarto anello di strade attorno a Pechino. Durante il giorno si vedevano solo piccoli pechinesi e barboncini. Labrador, husky e golden retriever uscivano solo di notte, quando c’era in giro meno polizia.
All’inizio del 2012 ci sono state proteste nella città settentrionale di Harbin dopo che una nuova ordinanza municipale aveva vietato le “razze pericolose”, includendo nel novero golden retriever e labrador. Non proprio cani pericolosi… Date queste premesse, pare quasi normale che qualche cagnolino sparisca, rubato e poi rivenduto per finire in tavola.
 
LETTERA 43
10 DICEMBRE 2012
 
LA SCOPERTA
Kenya, continua il massacro dei rinoceronti
Quattro esemplari uccisi dai bracconieri in un parco naturale del Paese.
 
Mentre il Sudafrica manda in campo l'aviazione per tutelare i rinoceronti, in Kenya continua il massacro di questi animali, ormai sull'orlo dell'estinzione. Quattro esemplari neri sono stati trovati morti all'interno del Parco naturale di Lewa, vicino al Monte Kenya, a Nord del Paese.
CACCIA SELVAGGIA. I funzionari della riserva hanno riferito che gli animali sono stati uccisi da una banda di bracconieri che da diversi mesi agisce nella zona, allettata dai corni che sul mercato nero valgono moltissimo. Negli ultimi tre anni sono stati uccisi all'interno della riserva ben dieci rinoceronti e diversi elefanti a causa della crescente domanda di avorio proveniente soprattutto dal mercato illegale asiatico.
PERICOLO ESTINZIONE. Con l'uccisione dei quattro animali sono appena 71 gli esemplari, su una popolazione complessiva di 600 animali della stessa specie in tutto il Paese, rimasti nel parco naturale e seriamente minacciati dal crescente fenomeno del bracconaggio.
 
HUFFINGTON POST
10 DICEMBRE 2012
 
Canada, scimmia persa all'Ikea: vestito con un cappottino, l'animale era scappato da un'auto parcheggiata vicino. Multa per il proprietario. E il macaco è star su twitter
 
Chissà che diavolo devono aver pensato i clienti, a caccia di mobili e stoviglie a basso costo, quando l'hanno vista: una scimmia vestita con un cappottino invernale che si aggirava fra gli scaffali. La notizia, riportata dai nostri colleghi dell'Huffington Post Canada, sembra quasi surreale, ma è vera. Tanto che il piccolo Macaco Rhesus di sette mesi è diventato, fra i tanti clienti che l'hanno potuto osservare nell'Ikea di Toronto, una star su twitter. Restano i dubbi (non pochi) su cosa ci facesse lì l'animale.
La soluzione del mistero è che era scappata da una macchina parcheggiata nei pressi dell'Ikea. Il personale del megastore ha subito chiamato la polizia e poco dopo il proprietario si è fatto vivo. Per lui, una bella multa da 240 dollari per possesso illegale di animali selvatici. La scimmia, ha detto il suo proprietario, è riuscita "a scappare in qualche modo. Indossa il suo cappotto preferito".
FOTO
 
ANSA
10 DICEMBRE 2012
 
Ambiente: Enpa, da Newton a Jobs vegetariani danno esempio
Celebrata la Giornata internazionale dei diritti degli animali
 
ROMA - Gli scienziati Albert Einstein e Isaac Newton, lo scrittore George Bernard Shaw, l'inventore Thomas Edison, il fondatore della Apple Steve Jobs, l'attivista birmana Aung San Suu Kyi, il padre dell'India moderna Mahatma Gandhi. E ancora Leonardo da Vinci, Socrate, Plutarco e Schopenhauer. Sono alcune delle personalita' che hanno scelto una dieta vegana e vegetariana ''affermando l'esigenza prioritaria di tutelare gli animali''. Lo ricorda l'Ente nazionale protezione animali (Enpa) in occasione della giornata internazionale dei diritti degli animali.''La vita di queste persone cosi' illustri dimostra quanto ciascuno di noi, con il proprio stile di vita, possa essere determinante nell'affermare e nel dare concretezza ai diritti degli animali'', commenta l'Enpa. Innanzitutto il diritto alla vita, cioe' ''a non essere uccisi per l'alimentazione umana'', ma anche il diritto a non essere maltrattati, privati della liberta' e sradicati dal proprio ambiente naturale.''In questo campo prevale un quadro estremamente frammentario, con alcuni Paesi che hanno compiuto importanti passi avanti dal punto di vista giuridico, come nel caso di quelli che hanno detto no al circo, mentre altri continuano ad accusare un pesantissimo ritardo''. Tuttavia si registra una crescente sensibilita' dell'opinione pubblica internazionale.''I cittadini - conclude l'Enpa - sono piu' avanti dei loro rappresentanti e con le loro pressioni possono costituire il volano per arrivare finalmente a un pieno, effettivo riconoscimento giuridico di questi diritti''.
 
NEL CUORE.ORG
10 DICEMBRE 2012
 
PATRIK, "L'UOMO PIU' FORTE DELLA GERMANIA", E' UN VEGANO (VIDEO)
Baboumian testimonial in uno spot per Peta
 
"Gli animali più forti sono vegetariani: gorilla, bufali, elefanti ed io". Scherza ma non troppo Patrik Baboumian, tedesco di origine armena, detentore di numerosi record di sollevamento pesi e del titolo di "Uomo più forte di Germania", dove compete nella categoria oltre i 105 chili. Una dieta a base di vegetali gli fornisce tutte le proteine di cui abbisogna. In quanto "prova vivente" che, per essere "forti", non è necessario mangiare carne, la sezione tedesca di Peta gli ha chiesto di diventare testimonial di un diverso stile di vita, con un video diffuso nei giorni scorsi.
VIDEO
 
ITALIA OGGI
10 DICEMBRE 2012
 
Fabbriche di insetti per i cinesi
Secondo gli esperti Fao l'entomofagia può sostituire la carne
 
Massimo Galli
 
I cinesi mangeranno insetti al posto della carne. Compresi gli scorpioni, che vengono allevati per essere dati in pasto agli umani. È questa la nuova frontiera dell'alimentazione. Tecnicamente si chiama entomofagia e significa nutrirsi di insetti. Molti imprenditori ci credono e investono nel settore.
È il caso di Li Jinsui, 45 anni, che nei pressi di Kunming, capitale della provincia sud-occidentale di Yunnan, ha investito 250 mila euro depositando sette brevetti.
La sua azienda si chiama Yunnan Insect Biotechnologies e produce larve essiccate, polvere di proteine estratta dagli scheletri di insetti, oltre a insetti presi interamente.
A prima vista potrebbe sembrare una scommessa azzardata. Eppure sempre più esperti della Fao, l'agenzia alimentare delle Nazioni Unite, vedono nello sviluppo di questo settore un'alternativa alla carne e al pesce. A New York ritengono che le qualità nutritive degli insetti siano considerevoli e che essi presentino, a livello di allevamento, un rendimento migliore rispetto al bestiame tradizionale. Intanto serve molta meno acqua. Basti pensare che attualmente il 70% delle terre coltivabili e il 9% dell'acqua dolce sono consacrati all'allevamento. Un meccanismo che è ritenuto responsabile del 18% delle emissioni di gas serra.
Jinsui sostiene che il mercato ormai è pronto a questo salto perché c'è mancanza di proteine in Cina. Perciò il paese è costretto a importare pesce dal Cile o dal Perù. La sua azienda si è focalizzata sulla specie delle mosche, ritenuta la chiave di volta dell'intero sistema. Questo insetto è particolarmente diffuso, non è nocivo per il suo ambiente, è commestibile per l'uomo e gli animali ed è utile anche all'industria farmaceutica. Inoltre la sua chitina, sostanza che ricopre lo scheletro, rafforzerebbe le difese immunitarie. Per ora l'uomo d'affari dice di consegnare quotidianamente 150 chilogrammi di larva di mosca, ma egli assicura che l'ulteriore fase di sviluppo aziendale lo porterà ad arrivare a 10 tonnellate al giorno a partire dal 2015.
Ma neppure in Cina tutto è scontato. Li Jinsui ammette che anche il palato cinese è reticente a nutrirsi di larve. E allora ecco la sua ricetta: investire nell'educazione e convincere la gente del valore nutritivo degli insetti. Un lavoro arduo, ma di cui bisogna farsi carico. Oltre 200 specie, insiste l'imprenditore, sono commestibili, e non resta che cominciare a produrre su scala industriale.
Secondo Philippe Le Gall, entomologo e ricercatore a Yaoundé, capitale del Camerun, gli insetti fanno parte del futuro nutrizionale di una parte dell'umanità, specialmente delle popolazioni rurali dei paesi in via di sviluppo che già li consumano. In Africa centrale, Camerun, Mozambico, Congo e Zambia gli abitanti mangiano ogni anno migliaia di tonnellate di bruchi. Un'abitudine che si diffonde alle nuove popolazioni urbane povere. In Europa, per il momento, difficilmente l'idea riuscirebbe ad attecchire.
 
NEXTEME
10 DICEMBRE 2012
 
Il pappagallo Pepper che si muove grazie al robot

Francesca Mancuso

 
I robot aiuteranno l'uomo, si sente dire spesso. Ma non solo. Saranno utili anche agli animali. Per la prima volta in assoluto infatti è stato costruito un robot ad uso e consumo di un pappagallo grigio africano.
E Pepper (è questo il nome del pappagallo) sembra aver gradito il dispositivo realizzato appositamente per lui dal suo compagno umano, Andrew Gray. Dimostrando che i robot non sono solo destinati alle persone, il pappagallo, a cui manca una parte dell'ala, ha imparato a guidare il robot e girovagare appollaiato in cima al sua speciale veicolo, il Buggy Bird.
Gray è un giovane di 29 anni, laureato in ingegneria presso l'Università della Florida. Stanco della frustrazione crescente mostrata da Pepper, lasciato da solo a casa mentre la famiglia era fuori al lavoro, il ragazzo ha cominciato a progettare degli oggetti per tenerlo occupato durante la loro assenza e per non doversi sorbire le 'lamentele' una volta tornati a casa. Così, dopo pistola ad acqua attivata dai suoni (che spruzzava acqua su Pepper ogni volta che urlava), Gray ha pensato di dare la possibilità al suo animaletto da compagnia di essere libero di girovagare per casa, nonostante le sue difficoltà fisiche.
Soprannominato bird buggy, questo robot è il giocattolo più sofisticato che Pepper abbia ricevuto finora. Quest'ultimo gli consentendo di seguire i membri della famiglia molto più grandi di lui in casa senza paura di essere calpestato perché non visto.
E ha imparato in fretta a guidare il suo amico robot.
VIDEO
 
GEA PRESS
11 DICEMBRE 2012
 
Palermo – ottantasettenne impicca un cane per vendetta
Intervento della Polizia di Stato.
 
Impiccato perchè dava fastidio alle galline. Questa la fine che avrebbe fatto un cane del quartiere Zen  di Palermo. Stamani, intorno alle 9.00, una telefonata anonima ha dato l’allarme tramite il numero delle emergenze della Polizia di Stato.
Un piccolo allevamento, a quanto pare abusivo, con galline, maiali, mucche e cani. Il tutto in un rudere agricolo vicino alle case dello Zen 2 (nella foto), enclave di edilizia popolare attigua al più noto Zen uno (Zona Espansione Nord).
Intervenuta la Polizia di Stato con una volante dell’Ufficio Prevenzione generale, si è potuta constatare la presenza di un cane meticcio impiccato all’interno del locale adibito a stalla. E’ stato lo stesso proprietario ottantasettenne a giustificarsi innazi ai poliziotti dichiarando una sorta di vendetta nei confronti del cane. Dava fastidio alle galline. Il cane, a quanto pare, sarebbe stato uno dei tre cani dell’allevatore.
Quest’ultimo, incensurato, è stato denunciato per il reato di uccisione di animali. Rischia ora di andare sotto processo, salvo Decreto Penale di condanna,  ma considerata l’esiguità della pena oltre che l’età del denunciato, è certo che verrà condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria. In Italia, sia per il reato di maltrattamento, come di competizione tra animali ed uccisione, le pene reclusive sono tutte ben al di sotto della soglia di punibilità.
 
GAZZETTA DEL SUD
12 DICEMBRE 2012

Cane mangia le sue galline e anziano lo impicca, denunciato
 
Animale ucciso nel quartiere Zen a Palermo.
Un pensionato di 80 anni dello Zen, a Palermo, e' stato denunciato per avere impiccato un cane. L'animale e' stato ucciso perche' aveva mangiato le galline che l'anziano allevava.
 
IL TIRRENO
11 DICEMBRE 2012
 
Morti 2 cani in poche ore forse per bocconi al veleno
 
di Beatrice Faragli
 
AGLIANA (PT) «Verso le 2 e mezza di mercoledì un vicino mi chiama e mi dice “hai il cane, quello grosso, morto”. Poco prima mi aveva suonato al campanello mio nipote. “Corri” mi diceva urlando, “Arturo sta male”». Cassandra, una labrador color miele di sei anni, e Arturo, un bassotto marrone di sette, fedeli compagni di Costanza Pacini, sono morti a poche ore di distanza l’una dall’altro sulla soglia di casa, a San Michele, per un presunto avvelenamento. Erano riusciti a sopravvivere a maltrattamenti e abbandoni. Due anni fa, attraverso il canile del Calice di Prato, avevano trovato una nuova famiglia. La seconda chance, che tutti i cani dei rifugi aspettano, l’aveva data Costanza Pacini, spalancando per loro le porte di casa. Che siano stat i bocconi col veleno ad ucciderli potrà accertarlo solamente l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Scandicci, incaricato delle analisi su Arturo, il cui corpo è stato consegnato al centro dalla Polizia provinciale pistoiese che sta indagando sulla vicenda. L’ipotesi delle esche avvelenate, tuttavia, sembra l’unica possibile. «Quando lo abbiamo trovato – racconta la donna – Arturo tremava, aveva forti convulsioni e bava bianca alla bocca. E’ morto la mattina dopo in clinica veterinaria, dove lo avevamo portato nel tentativo disperato di salvarlo. Cassandra invece, nel primo pomeriggio di mercoledì, era già senza vita». Nel giorno della morte di Cassandra e Arturo, Pacini ha ritrovato al cancello di casa tre roselline e due biscotti per cani. Resta da chiarire se si tratti di un gesto mirato o meno. Dalle reazioni sul web sembrerebbe di no. Un messaggio lanciato attraverso le pagine facebook venerdì e ripreso sia dalla Lav di Pistoia che dal canile di via Agati, mette in guardia i proprietari di cani su pezzi di pizza al veleno abbandonati sia nei parchi pubblici che nei terreni privati di Agliana. «Cassandra e Arturo sono stati avvelenati mentre erano in giardino (anche se il labrador è stato ritrovato lungo la strada, probabilmente stava venendo a chiamarmi da mia sorella) e il mio non sembra essere l’unico caso avvenuto in zona – racconta Pacini – Quando i vigili sono venuti a casa mia per il sopralluogo, mi hanno informata del fatto che pochi giorni prima erano morti altri due cani nello stesso modo». Per adesso però le morti sospette ufficializzate dalla polizia municipale si fermano alle due di San Michele. La polizia provinciale sta indagando sulla vicenda. «Cassandra – ricorda la donna – era il cane di tutti i bambini, quanti palloni ha bucato per giocare con loro. Arturo era dolcissimo, un gran coccolone. Da quando è morto mio padre, a luglio, spesso andava al cimitero a trovarlo. Si allontanava verso le sei di sera, lo ritrovavo poco dopo accanto al loculo del mio babbo».
 
CORRIERE DEL VENETO
12 DICEMBRE 2012
 
IL CASO A VICENZA
Teste di coniglio mozzate
all’ex marito della compagna
Denunciato il nuovo «fidanzato» della donna contesa
 
ROMANO D’EZZELINO (VI)- Non aveva digerito il fatto che l’ex moglie frequentasse un altro. Così ha deciso di andare a trovare sul posto di lavoro il suo rivale in amore. Il quale però non ha affatto gradito la visita inaspettata e l’accesa discussione, tanto che dopo qualche giorno lo ha minacciato al telefono e gli ha fatto trovare sul parabrezza dell’auto quattro teste mozzate di coniglio. Il tutto nel massimo anonimato. Ma non per i carabinieri, che hanno identificato l’uomo e lo hanno poi denunciato.
I protagonisti della storia, contendenti di una stessa donna, sono un 53enne di Pove del Grappa, l’ex marito, destinatario degli animali morti e delle minacce, e l’amante, un 38enne di Mussolente, che è finito nei guai. Era il 26 agosto scorso quando il 53enne si è presentato nel negozio di telefonia del miquilese per intimargli di rinunciare alla relazione con la sua ex moglie. Un’intromissione che il più giovane non aveva certo gradito, tanto che ha studiato la vendetta.
Approfittando del suo impiego, ha intestato una sim telefonica ad un ignaro cinese e, a distanza di qualche giorno, ha chiamato l’uomo geloso, in modo anonimo, dicendogli «adesso intervengono loro» e interrompendo subito la conversazione. Poi, il 2 settembre, la sorpresa delle teste di coniglio mozzate in bella mostra sull’auto. Intimorito, il 53enne si è rivolto ai carabinieri di Romano D’Ezzelino che hanno individuato e denunciato per minacce aggravate l’autore della telefonata e del regalo piuttosto macabro. Si tratta del nuovo compagno dell’ex. Della serie, chi la fa, l’aspetti.
 
NEL CUORE.ORG
11 DICEMBRE 2012
 
LAV VERONA: "I COLLARI ELETTRICI ANTI-ABBAIO SONO MALTRATTAMENTO"
"Per il cane può essere estremamente doloroso"
 
Basta poco per comprare un collare elettrico anti-abbaio su internet. Le offerte vanno da un minimo di 16,45 euro a un massimo di 96 euro per tutte le razze di cane. Chi non ha un computer oppure non si fida di comprare in rete, può andare in un negozio specializzato. Perché questi aggeggi, secondo alcuni proprietari, non sono altro un facile strumento dissuasivo-educativo. "Vengono utilizzati non solo per l'addestramento e per la caccia - spiega Lorenza Zanaboni, presidente della Lav di Verona, al quotidiano L'Arena - ma anche come discutibile sistema anti-abbaio, nonostante recenti sentenze riconoscano l'abbaiare come un diritto esistenziale del cane e i collari elettrici uno strumento lesivo dei diritti dell'animale".
Questo tipo di collare è fatto da una piccola scatola con due puntali che emettono degli impulsi elettrici quando l'animale abbaia. È possibile variare l'intensità delle scariche fino a produrre nel cane - pensate - una scossa tale che l'animale stramazzi per terra per il dolore. "Attualmente la Lav ha in corso due vicende giudiziarie - aggiunge Zanaboni - per uso di collare e ha in affido giudiziario due setter trovate con i congegni al collo".
La presidente della Lav scaligera insiste: "Il collare elettrico è regolarmente in vendita poiché un ricorso delle case produttrici al Tar (Tribunale amministrativo regionale) del Lazio nel 2006 ha prodotto la sentenza che permette la sua vendita, per quanto l'ennesima ordinanza (in totale sono tre) del ministero della Salute del 2009 ne abbia vietato l'uso. Nel frattempo ci sono state sentenze della Corte di Cassazione che considerano il collare elettrico un maltrattamento. La vicenda giuridica è quindi complessa e non dà chiarimenti certi. Quello che invece è certo è il danno che il collare elettrico provoca". Zanaboni poi osserva: "Nei nostri controlli abbiamo visto cani impauriti che uggiolavano piano piano nel timore di provocare la scossa, nascosti dentro le cucce, spaventati solo dall'idea di muoversi. Abbiamo visto cani fare salti di un metro da terra e abbattersi al suolo bloccati dalla paura. E altri che, stimolati ad abbaiare, restavano muti, aprendo le fauci ma bloccandosi subito per il ricordo della scossa. È vergognoso che ci sia chi ancora oggi lo utilizza, compresi non pochi campi di addestramenti anche nel Veronese; è vergognoso che ne venga permessa la vendita e ancora più che il proprietario stesso dell'animale, la persona che più di ogni altro dovrebbe proteggerlo e prendersene cura, lo imponga al suo cane, privando l'animale di esprimere un comportamento legato alla sua etologia. Lo troviamo di una crudeltà inaudita".
Per segnalazioni su questo tema delicatissimo, la Lav ha attivato il numero verde SOS maltrattamenti 848588544, (lunedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 17).
 
GREEN STYLE
11 DICEMBRE 2012
 
Cani e gatti dei clochard ammessi ai dormitori di Milano
 
Milano apre le porte dei dormitori pubblici ai clochard e ai loro amici a quattro zampe. Per la prima volta la giunta milanese si dimostra sensibile nei confronti dei piccoli quadrupedi, spesso al fianco di chi non possiede più una casa. Un segno importante che apre le danze nei confronti di una rinnovata accoglienza e una maggiore sensibilità. E’ un’esperienza interessante che segue l’input iniziato l’anno precedente dal Comune di Milano, con un sempre presente interesse e maggiore aiuto nei confronti dei senza tetto. Dopo il gelido inverno 2011 e una collaborazione fitta tra giunta e cittadini, in favore dei senza tetto. Per questo inizio stagione, con la prima neve, il Sindaco Giuliano Pisapia ha deciso di aprire le porte dei dormitori anche ai cani. Molti i clochard per strada che vivono una vita difficile, alleviata solo dalla presenza di un amico a quattro zampe. E spesso molti di loro si sono visti costretti a rifiutare un letto nei dormitori comunali, perché vietati ai loro cani. Ma finalmente ora potranno trovare rifugio insieme per la notte. L’iniziativa ha visto in prima linea anche Bologna, con cucce apposite per i cani dei senza fissa dimora.
Il progetto, ribattezzata Piano freddo, sarà in vigore fino al 31 marzo. Vedrà la collaborazione del Comune, dei dormitori pubblici sparsi per la città, associazioni di volontari e cittadini e dell’assessorato alle Politiche Sociali pronto a stilare un regolamento speciale per tutte le strutture che accoglieranno i senzatetto.
 
GEA PRESS
11 DICEMBRE 2012
 
Pordenone e la guerra delle volpi
L'On.le Andrea Zanoni: la volpe andrebbe subito protetta - via dai mirini dei fucili.
 
La volpe deve essere inserita tra le specie particolarmente protette. Questo quanto sostenuto dall’Eurodeputato IdV Andrea Zanoni, dopo che la Provincia di Pordenone non ha dato corso alla richiesta del Comune di Cordenons di aumentare il prelievo venatorio. Stante quanto riferito da un Consigliere Provinciale che è anche gestore di una Riserva di Caccia, le volpi si sarrebbero avvicinate ai centri abitati. La preoccupazione manifestata è ora relativa all’importazione della rabbia dalla vicina Slovenia. Stante la risposta della Provincia, gli abbattimenti, proprio per prevenire la diffusione, andrebbero invece limitati. In altri termini, proprio abbattendole si liberano territori che verrebbero occupati dalle volpi slovene portatrici di rabbia.
Per l’On.le Zanoni, che in più occasioni è intervenuto sostenendo la dannosità di simili abbattimenti, anche sotto il profilo della profilassi anti rabbica le volpi andrebbe subito protette. Anzi, come prevederebbe la legge, “particolarmente protette”. La volpe, secondo l’On.le Zanoni è l’unico carnivoro discretamente diffuso nel nostro paese. Svolge, così, un importate ruolo di equilibrio ecologico, predando, ad esempio, le nutrie. In ambito venatorio, notoriamente, si vuole invece uccidere sia l’una che l’altra. Per l’Eurodeputato Veneto dell’IdV, invece, è proprio la volpe la migliore dimostrazione dell’inutilità del presunto ruolo, in funzione ecologica, assunto dal cacciatore. Proprio nelle riserve di caccia sorgono tra l’altro i conflitti. La volpe prederebbe, infatti, gli animali di cosiddetta “pronta caccia”. Allevati e poi liberati, in genere proprio a spese delle Province, per finire sotto il tiro dei fucili.
“Ho sempre sostenuto – ha dichiarato a GeaPress l’On.le Zanoni – che la rabbia va fermata contenendo lo spostamento delle volpi e contemporaneamente distribuendo i vaccini orali. La volpe li mangia e si immunizza, bloccando la diffusione della malattia. Se invece si uccidono – ha aggiunto l’On.le Zanoni – non solo si liberano territori agevolando lo spostamento di volpi e  rabbia, ma si inficiano i costi di immunizzazione derivanti dall’acquisto e distribuzione dei vaccini“.
Dunque volpi da proteggere  riconoscendogli il ruolo ecologico che ai cacciatori forse poco piace.
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
11 DICEMBRE 2012

Antibracconaggio: controlli insistenti del Corpo Forestale dello Stato nel frusinate
 
Continua l’intensa attività di controllo venatorio dei forestali nelle aree boscate di tutto il territorio della provincia di Frosinone. Ogni fine settimana decine di interventi vengono effettuati sulla regolarità delle battute di caccia al cinghiale. Ad oggi l’ammontare delle sanzioni comminate è di diverse migliaia di euro. La repressione ha riguardato spesso il mancato rispetto della perimetrazione tabellare della zona di battuta di caccia. In numerosi casi, infatti, si è rilevata l’insufficiente delimitazione della zona di battuta con conseguente serio pericolo per la  pubblica incolumità. Sempre a presidio della sicurezza dei cittadini, nel Comune di Ferentino, località Porciano, un cacciatore è stato sanzionato dopo essere stato sorpres o a sparare ad una distanza ravvicinata dalle abitazioni, contravvenendo a quanto disposto dall’articolo 37, c. 1  L.R. 17/1995.
I controlli, numerosi ed incisivi,sono teleologicamente preordinati, oltre che al fine primario della tutela della pubblica sicurezza, anche a quello non del tutto secondario della preservazione del territorio, con particolare riferimento alle aree percorse dal fuoco, dove la legge n. 353 del 2000 vieta le attività di caccia e pascolo per dieci anni dall’evento incendio che le ha interessate. Nella zona a sud della provincia, nel comune di Esperia, località Polleca” Grasca, San Martino e Ponte d’oro,sono stati elevati 5 verbali amministrativi per pascolo bovino ed equino su aree percorse da incendio. D’altra parte,nel comune di Sora, in località “Passionisti”, svariati bovini ed equini sono stati sorpresi al pascolo incustodito sulla vasta area percorsa dal fuoco nell’estate 2011; sull’ identità dei proprietari si stanno svolgendo indagini mediante il rilevamento del numero degli auricolari apposti sulle orecchie degli animali.
 
IL TIRRENO
11 DICEMBRE 2012
 
In provincia 33 casi di esche letali meno che in passato
 
PISTOIA - Sono 33 i casi che riguardano le esche avvelenate arrivati sulle scrivanie della polizia provinciale pistoiese dall’inizio dell’anno ad oggi. Nel 2011 furono 39 (5 da Quarrata e 1 da Agliana per la Piana), nel 2010 55 (3 da Quarrata, 2 da Montale) nel 2009 35 (3 da Quarrata). Quasi sempre chi sparge polpette mortali utilizza lumachicida o topicida, rintracciabili con facilità in commercio. La forbice dal 2003 al 2011 oscilla tra i 35 e i 55 casi annui, ma si tratta solo di una piccola percentuale rispetto alle tante situazioni che restano sommerse. Nell’ultimo triennio 91 animali, secondo i rapporti della polizia, hanno trovato la morte per presunto avvelenamento. Ben più limitati i casi accertati in un secondo momento con analisi di laboratorio. Questo avviene soprattutto perché in pochi decidono di andare fino in fondo, attraverso gli approfondimenti diretti sul corpo dell’animale affidati all’Istituto zooprofilattico di Scandicci. I tempi, in quest’ultimo caso, non sono brevi. I risultati infatti possono arrivare anche dopo un anno, e alla fine il colpevole resta troppo spesso senza un nome. «Si tratta quasi sempre di notizie di reato contro ignoti. In tanti anni di lavoro abbiamo emesso una sola sanzione amministrativa ma – spiega il comandante della polizia provinciale, Franco Monfardini – denunciare i presunti casi resta fondamentale. Per i 33 di quest’anno abbiamo aperto un fascicolo e fatto sopralluoghi grazie anche alle guardie volontarie. Nel caso di bocconi avvelenati – ricorda Monfardini – c’è una responsabilità sia amministrativa che penale, visto che si tratta di getto pericoloso di cose e maltrattamenti, o uccisione nei casi peggiori, di animali - «Purtroppo – commenta Valeria Vitiello, volontaria del canile di Prato – finchè non sarà un bambino a prendere in bocca una polpetta avvelenata non cambierà niente».
 
BAMBINI GUIDONE.IT
11 DICEMBRE 2012
 
I bambini che vivono con gli animali sono meno esposti a rischi per la salute
 
I bambini che vivono con gli animali domestici hanno meno infezioni e sono più sani. La vicinanza di un amico a quattro zampe giova in maniera significativa alla salute dei più piccoli.
Il dato è stato rivelato da uno studio condotto dal Kuopio University Hospital, in Finlandia, e pubblicato sulla rivista di settore Pediatrics, e farà di certo felici tutte le famiglie che vivono in compagnia dei propri animali domestici.Secondo la ricerca infatti i neonati che vivono in casa con degli animali hanno un terzo di probabilità in più di non ammalarsi. La vicinanza di un amico a quattro zampe abbassare a il rischio di contrarre infezioni per i bambini ma fa bene anche a cuore e arterie, riduce il risc hio di contrarre allergie e contrasta l’obesità infantile.
Nella ricerca sono stati coinvolti 397 bambini nati tra settembre 2002 e maggio 2005 e seguiti fin dalla gravidanza. Sono stati analizzati la frequenza dei sintomi respiratori e delle infezioni, le informazioni sui contatti con animali domestici durante il primo anno di vita, i diari settimanali e i questionari compilati dalle famiglie. Sulla base di questi dati i ricercatori hanno determinato che tra i bambini che aveva trascorso la maggior parte del loro primo anno di vita con un cane o con un gatto c’era il 44% in meno delle probabilità di contrarre infezioni e il 29% in meno di necessità di ricorrere ad antibiotici.
 
GREEN STYLE
11 DICEMBRE 2012
 
Cani e depressione invernale
 
L’inverno è una stagione amata e odiata dagli umani e lo stesso vale per gli amici a quattro zampe. Da tempo la scienza ha teorizzato l’esistenza del “Winter Blue“, l’insoddisfazione e la depressione che colpisce uomini e donne nella stagione fredda, un cambiamento dell’umore di natura metereopatica. Ma pare che anche i cani ne possano soffrire.
La spiegazione è immediata e indolore: d’inverno i cani sono costretti a rimanere spesso in casa, vedono meno la luce del sole e anche i giochi all’aperto si fanno più contenuti dato il freddo. E così si innesca una reazione di cattivo umore, fisicamente riconoscibile dallo sguardo triste o dalla testa poggiata sul pavimento stretta fra le due zampe anteriori. Come fare, allora, per ridonare un po’ di gioia a Fido? Ecco alcuni consigli.
Vita all’aria aperta: nonostante il freddo e le intemperie, non bisogna privare il cane di passeggiate e corse all’aperto. I cani, inoltre, adorano giocare nella neve, quindi l’inverno è il momento migliore per approfittarne;
Esercizio: nella stagione fredda il cane ha bisogno di fare tanto esercizio fisico, dentro e fuori casa. Non tanto per una motivazione muscolare o di peso, quanto perché il movimento stimola le endorfine e riporta il buon umore;
Stimolazione mentale: per sopperire alle carenze di gioco in giardino, non c’è niente di meglio che stimolare Fido con qualche attività creativa. In commercio esistono molti giochi pensati a questo scopo, utili per tenere la mente del cane attiva e impegnata. Ad esempio, si possono utilizzare quei contenitori con fori dalle forme diverse e addestrare l’animale a inserire ogni oggetto nella sua specifica fessura;
Cibo creativo: si può ottenere una perfetta condizione di gioco anche dal cibo. Ad esempio, si può cambiare la posizione della ciotola senza che il cane ne sia consapevole e tracciare di volta in volta un percorso di crocchette, una vera e propria caccia al tesoro. Il cane ne sarà felicissimo;
Assenza: i cani soffrono spesso della sindrome dell’abbandono, anche quando lasciati in solitudine per poche ore. Se d’estate si possono consolare scorrazzando un po’ in giardino o tenendo d’occhio il gatto dei vicini, in inverno la loro permanenza è assolutamente casalinga. Alcuni veterinari consigliano, allora, il “gioco degli odori”. Utilizzando delle spezie non tossiche per il cane, si possono nascondere per la casa dei pupazzetti ripieni di rosmarino, cannella, essenza di limone: il cane passerà il suo tempo cercando l’origine di queste intense fragranze.
Coccole: per superare un periodo di depressione, non c’è niente di meglio dell’affetto e della connessione tattile con l’animale. Coccole e carezze devono essere sempre abbondanti durante i freddi invernali;
Trasferire l’esterno all’interno: ricordare al cane che la neve prima o poi si scioglierà e tornerà presto a splendere il caldo sole è molto importante. Si può quindi optare per trasferire l’ambiente esterno all’interno. Basta che ogni giorno si consegni a Fido un regalo collegato a una sua intensa esperienza nella stagione calda: un legno raccolto ad agosto in spiaggia e ancora profumato di salsedine, un sasso nascosto dall’animale qualche settimana prima, il frisbee con cui si gioca in primavera.
 
GEA PRESS
11 DICEMBRE 2012
 
Malesia – sequestrate 1500 zanne di elefante
Il carico aveva fatto scalo in Europa ma era diretto in Cina.
 
Dalla città portuale di Lomè, nel Togo, fino ad Algeciras, in Spagna. Poi in Malesia ed infine in Cina. Questo il tragitto  interrotto dalla Polizia doganale di West Ports, il grande terminal di containers di Port Kelang, a pochi chilometri dalla capitale Kuala Lampur. Qui, le 1500 zanne di elefante rinchiuse in casse di legno a sua volta sistemate in due containers, dovevano essere trasbordate in una nave diretta in Cina.
La spedizione, ufficialmente, riferiva di tavole in legno per pavimenti. In tutto 24 tonnellate di zanne (vedi foto di Elizabeth John – Ufficio Traffic) provenienti dal Togo, ovvero uno degli Stati africani meno collaborativi in tema di commerci di fauna selvatica. I doganieri hanno individuato la spedizione sospetta fin dal primo dicembre. Poi, a partire da quella data, cinque giorni di ispezione. Un sequestro che colpisce per l’enormità del carico e preoccupa anche alla luce delle stime diffuse in merito ai sequestri di avorio. Non più del 10% del totale contrabbandato.
Ad essere indagata, per ora, è la società locale che gestisce le spedizioni, ma nessun arresto è stato finora eseguito.
Le autorità doganali malesi hanno diffuso la notizia solo oggi. Quello ora avvenuto, riferisce l’Ufficio Traffic del WWF, è il quarto sequestro di avorio proveniente dall’Africa avvenuto a  Port Kelang ed il sesto in Malesia a partire dal luglio 2011. Nel terminal di Kuala Lamupr, nel settembre 2011, furono rinvenute 695 zanne di elefante, per un peso totale prossimo alle due tonnellate. Sono poi seguiti altri due sequestri per un totale di 1,4 tonnellate di avorio, mentre, nel dicembre 2011, un carico di 492 chili. Altri due sequestri, invece, nei porti di Penang e Johor.
 
NEL CUORE.ORG
11 DICEMBRE 2012
 
USA, LUPI GRIGI UCCISI VICINO A YELLOWSTONE: "STOP ALLA CACCIA"
L'intervento dei commissari della fauna
 
La strage di lupi grigi con il collare nel Parco nazionale di Yellowstone, negli Usa, sta spingendo i commissari della fauna selvatica del Montana a prendere in considerazione nuove restrizioni contro l'uccisione dei predatori in aree vicino al parco.
La cattura del lupo in Montana prende il via 15 dicembre. E' la prima stagione di caccia nello Stato da quando gli animali hanno perso la protezioni federali lo scorso anno, dopo quasi quattro decenni in cui erano stati inseriti nella lista delle specie in via di estinzione.
Ma la caccia ai predatori è già in corso in Montana e nei vicini Idaho e Wyoming: almeno sette dei circa 88 lupi di Yellowstone sono stati uccisi nelle ultime settimane durante le batture fuori dal parco. E questo conteggio comprende cinque lupi muniti di collare di monitoraggio per la ricerca scientifica, ha detto Dan Stahler, un biologo che lavora per il parco. L'ultimo animale ad essere ucciso a fucilate? La femmina alfa con il collare di lupo Lamar Canyon, che ha perso la vita la scorsa settimana in Wyoming.
Shane Colton, commissario alla fauna selvatica in Montana, ha detto che la chiusura di alcune aree per l'intrappolamento o la decisione di stabilire delle quote rigide saranno sul tavolo durante una riunione in programma nei prossimi giorni. "Noi non vogliamo chiudere qualsiasi zona se non è necessario. Ma se continuiamo a perdere lupi con il collare, la gestione diventa difficile - ha spiegato Colton -. Vogliamo che questa prima stagione di cattura venga fatta correttamente".
Intanto, i gruppi di difesa della fauna selvatica premono affinché i funzionari statali impongano una zona di protezione cuscinetto attorno al parco per proteggere una s pecie che a Yellowstone attira tre milioni di visitatori ogni anno. La caccia e la cattura sono vietate all'interno dei confini del parco, ma questi animali potr ebbero spaziare liberamente intorno a quella linea.
Marc Cooke, membro del gruppo dei "Lupi delle Montagne Rocciose", pensa che i cacciatori stiano prendendo di mira gli animali con il collare per due motivi: per vantarsi o per dispetto nei confronti del ritorno della specie nelle Montagne Rocciose del Nord. Tra l'altro, l'uccisione di un lupo con il collare non è illegale se avviene nell'ambito di regolamenti di caccia statali.
Cooke ha detto che il lupo Lamar Canyon ucciso giovedì scorso era famoso tra gli osservatori. Era conosciuto dai ricercatori come 832F e tra i turisti come '06, l'anno della sua nascita.
"La percentuale di lupi con il collare è troppo alta per credere che questo non sia stato fatto deliberatamente", ha detto Cooke. "E'sbagliato, e il mondo ha bisogno di saperlo".
 
LA ZAMPA.IT
11 DICEMBRE 2012
 
Cina, padrone sviene e il cane gli fa da guardia
 
Dalla Cina arriva una scena commovente. Un signore sviene in strada, alcune persone accorrono per soccorrerlo, ma chi rimane sempre al suo fianco è un piccolo cagnolino bianco. Il quattrozampe abbaia, si muove nervosamente e si siede a fianco del suo proprietario. Il tutto sin quando arriva l’ambulanza, la persona priva di coscienza viene caricata con una barella e, a ruota, anche il “piccoletto” sale con lui.
VIDEO
 
IL SECOLO XIX
12 DICEMBRE 2012
 
Sori (GE), tracce del killer dei cani
 
Chiavari - Un urlo, e quell’uomo dal fare sospetto scappa via. Poco prima aveva provato a dare una polpetta alla sua Amanda, e quando la padrona gli ha chiesto cosa stesse facendo è andata via senza dare troppe spiegazioni. È successo a Sori, ed è una delle tante segnalazioni piovute da quando la sensibilizzazione, sotto forma di appello e di gruppo su Facebook, ha cominciato ad attecchire in tutta la Provincia. Ilenia, giovane chiavarese, qualche giorno fa era seduta sulla spiaggia di Sori insieme al suo fidanzato. Osservava Amanda, una meticcia di taglia piccola, vivace e curiosa, scorrazzare sulla sabbia.
Non la seguiva con lo sguardo in continuazione, ma un certo punto la sua attenzione si è posata su di lei e sull’uomo che le si è avvicinato: «Un uomo - racconta - sui settant’anni, forse settantacinque, dai modi affettuosi». Sembrava saperci fare, tanto che quando ha provato ad attirare Amanda, lei non si è fatta pregare troppo e si è avvicinata. Poi la padrona ha capito il perché, e si è allarmata: «Aveva con sé una busta, che ha tirato fuori solo in quel momento. Ha preso da dentro qualcosa, mi è sembrato una crocchetta, una polpetta, e gliel’ha offerta. Mi sono messa a urlare forte, e lui ha tirato indietro la mano».
Il possibile avvelenatore non ha dato spiegazioni, si è semplicemente ritratto ed è andata via: «Ha bofonchiato qualcosa, ma visto che io ero molto decisa non ha insistito, ed è andato via subito. Mi ha colpito che aveva gli occhi di colore diverso l’uno dall’altro, e poi questo fare molto affettuoso, e il fatto che sia quasi scappato immediatamente». La chiavarese ha a quel punto segnalato l’accaduto a un carabiniere che passava in zona, che le ha confermato che le segnalazioni in tal senso stanno aumentando. Riguardano tutta la Provincia di Genova, da Levante a Ponente, tanto che una mappatura delle zone a rischio non si può fare.
Ci sta provando il gruppo Facebook “Segnalazioni bocconi avvelenati a Genova e provincia”, che in pochi giorni ha registrato oltre cinquecento iscrizioni: raccoglie le denunce, screma il territorio, stila identikit sommari degli avvelenamenti. Gli animalisti hanno messo invece sugli avvelenatori, i killer ancora anonimi che dispensano polpette ripiene di pezzi di vetro, una taglia di 500 euro.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
12 DICEMBRE 2012
 
Cane ucciso nel park: scatta la denuncia

Salima Barzanti

 
ODERZO (TV)  Trovano morto Scricciolo, ucciso probabilmente da un corpo contundente appuntito. Il proprietario ha fatto denuncia ai carabinieri di Oderzo per uccisione e maltrattamenti di animali. Bruttissima la storia che racconta Piero Paro. Sabato scorso attorno alle 10.15 Scricciolo, un bellissimo meticcio con pelo lungo e nero, di nove anni, è stato ritrovato morto nel parcheggio di via Pantano. «Sabato, giorno dell’Immacolata, alcune persone hanno visto entrare nel giardino di una casa dove c'era una cagnetta in calore il mio cagnolino», ha affermato Paro, «attorno alle 10.15 Scricciolo è stato trovato morto sul parcheggio di via Pantano. Appena i vicini mi hanno avvisato sono accorso e ho trovato la bestiola, alla quale tutta la famiglia era davvero molto affezionata, in particolare le mie figlie, morta» . Il proprietario ha raccolto, molto commosso, la carcassa dell’animale e ha deciso di portarlo da un veterinario per capire cosa fosse successo. «Scricciolo sul fianco sinistro aveva un foro di circa tre millimetri, ho così deciso di portare la carcassa dell’animale da un veterinario per una visita-autopsia», ha aggiunto l'opitergino, «io ho assistito personalmente all'intervento. È risultato che il cane aveva un polmone forato e da qui l’emorragia che lo ha ucciso. La cosa che mi ha fatto andare su tutte le furie è che il veterinario ha confermato i miei sospetti, la ferita non era compatibile né con un morso di animale, né con un proiettile ma con un corpo contundente appuntito. Il nostro Scricciolo è stato ammazzato». Molto amareggiato e con le lacrime nel cuore Paro ha deciso di rivolgersi ai carabinieri di Oderzo dove il giorno seguente, domenica 9 dicembre, si è recato per formalizzar e la sua denuncia contro ignoti.
 
LA NUOVA VENEZIA
12 DICEMBRE 2012
 
Gli rubano i suoi due cani «Temo che li uccidano»

Alessandro Ragazzo

 
MIRANO (VE) - Un furto inspiegabile. Che sia un avvertimento quello dato a Gilberto Noventa, che ieri si è visto soffiare dalla sua proprietà due cani di razza Breton proprio nel cuore della notte? L’uomo e sua moglie ne sono convinti e, oltre alla disperazione per l’accaduto, temono per la vita degli animali. E sono disposti a tutto pur di ritrovarli. Eppure Noventa non ha ricevuto minacce, anche se a Mirano, dove abita in via Bellini 1, è molto conosciuto. Ma lui è sicuro che sotto ci sia qualcosa. Intanto sono stati informati i carabinieri. L’episodio è avvenuto attorno alle 3. A quell’ora, Noventa ha udito dei rumori provenire da fuori, è sceso ma non ha notato nulla di stran o. Ed è tornato a dormire. Ha scoperto tutto verso le 6.30, quando è sceso in cortile a dar da mangiare a Conar, un maschio di sette anni del col ore bianco e arancione a macchie del peso di 16 chili, e a Betti, due anni, bianconera maculata di 13 chili. Ma i due cani non c’erano. Noventa e la moglie hanno un terzo Breton, di nove anni, padre di Conar, ma è stato tenuto in casa perché malato. Conar e Betti, invece, erano fuori e hanno dormito in una delle quattro cucce a loro disposizione. «Quando scendo al mattino», spiega Noventa, «mi corrono incontro e mi fanno le feste. Stamani (ieri, ndr) non li vedevo arrivare, pensavo si stessero riparando dal freddo. Li ho chiamati ma niente. Allora ho capito che qualcuno se li era portati via». In giardino, Noventa ha notato delle impronte ed è convinto che sia stato abbastanza semplice rubarli. «Per me», commenta l’uomo, «una persona ha scavalcato il cancello, li ha presi in braccio e li ha passati al complice all’esterno. Hanno il microchip, sono cani docili, aspettano che qualcuno li accarezzi e faccia le feste. Mia moglie ha sentito abbaiare Betti ma non sappiamo se può essere riconducile all’episodio. Siamo disperati; quei cani sono come dei figli per noi, non riusciamo a capacitarci che ce li abbiano portati via». Noventa, di professione bancario, è conosciuto a Mirano. Pensa che qualcuno possa avercela con lui ma non ha avuto intimidazioni. «Forse si tratta di un dispetto», riflette, «ma il terrore mio e di mia moglie è che facciano loro del male. Lancio un appello: se qualcuno ha visto o sentito qualcosa, mi faccia sapere o avverta i militari dell’Arma. Vogliamo quanto prima riaccogliere in casa i nostri Conar e Betti».
 
NEL CUORE.ORG
12 DICEMBRE 2012
 
LETTERA DELL'ENPA AI COMUNI ITALIANI: "NO AI BOTTI DI CAPODANNO"
"Grazie ai sindaci che li hanno già vietati"
 
Stop agli spettacoli pirotecnici organizzati dai Comuni del nostro Paese per celebrare il Capodanno. E' quanto ha chiesto la presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi con una lettera inviata al presidente dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci). "Siamo molto preoccupati per le conseguenze che i "botti" possono avere sugli animali, siano essi selvatici o domestici – scrive Rocchi -: il forte rumore provocato dalle esplosioni crea ogni anno una vera e propria emergenza legata all'incolumità e alla tutela degli animali".
Infatti per i nostri "amici a quattro zampe" i fuochi d'artificio sono sinonimo di grande disagio con stati d'ansia e attacchi di panico che, come purtroppo accade, possono essere così intensi da causare il decesso di cani e gatti. Il problema però riguarda anche la fauna selvatica. Numerosi uccelli, spaventati dagli scoppi e disorientati dalle luci dei fuochi d'artificio, tentano di fuggire e molti di loro muoiono o rimangono gravemente feriti urtando contro le pareti dei palazzi – soprattutto quelle a vetrate - e i cavi elettrici. Molti gli esemplari, con lesioni spesso incurabili, che vengono assistiti in questo periodo dalle strutture dell'Enpa presenti in tutta Italia.
"Molti Comuni, che desidero ringraziare, hanno vietato questo tipo di festeggiamenti, raccogliendo grande consenso tra i cittadini – prosegue la presidente dell'Enpa -. Altri, invece, non hanno emanato alcuna ordinanza restrittiva o di divieto, e in alcuni casi si sono semplicemente limitati a proibire l'accesso dei cani alle piazze. Ma si tratta, come è evidente, di un provvedimento inutile che non risolve il problema".
"Per questo – conclude Rocchi -, credo sia opportuno chiedere, a Lei e all'associazione da Lei presieduta, di invitare i Comuni associati a rinunciare agli spettacoli pirotecnici di Capodanno, per tutelare gli animali domestici così come i selvatici che ancora popolano il nostro territorio".
 
SCIENZA E SALUTE
13 DICEMBRE 2012
 
Botti di Capodanno: animali terrorizzati
 
Si stima che ogni anno, solo in Italia, siano più di 5.000 gli animali (domestici e selvatici) che muoiono nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio. 
Gli uccelli che vivono nelle città e che, quindi purtroppo, vivono appieno l'esperienza dei botti di Capodanno, hanno istintive e scomposte reazioni d fuga; ma spesso le condizioni di visibilità sono limitate e gli animali finiscono per morire scontrandosi con edifici, alberi, ecc.
Molti cani che si trovano all'aperto durante le esplosioni cercano in tutti modi di fuggire, divincolandosi da guinzagli o catene o scavalcando recinzioni; e infatti gli ingressi nei canili aumentano notevolmente durante le feste. Per non parlare dei ricoveri nelle cliniche veterinarie: sono tantissimi i cani e i gatti che scappando vengono investiti dalle automobili.
Ma anche gli animali che rimangono in casa (o quelli ospitati in canili e gattili) vengono colpiti dalla paura per questi rumori forti e improvvisi; e spesso questa paura si trasforma in una vera e propria fobia, con sintomi quali tremori, vocalizzazioni, tentativo di nascondersi o fuggire, eliminazioni di feci o urine, distruzione di oggetti, forte aumento della salivazione, ecc. E questo non accade solo nella notte di San Silvestro, ma ben prima, dal momento che già ai primi di dicembre si sentono spari e botti.
Festeggiare il nuovo anno sparando i botti mi sembra un'assurdità. E non lo dico solo da veterinaria e proprietaria di un cane e di un gatto. Lo dico perché ho letto e perché ho ascoltato storie di animali terrorizzati e di proprietari che, di fronte al loro cane che ansima e trema, si sentono impotenti. In realtà non serve avere un cane o un gatto per capire che far scoppiare botti è il metodo peggiore per festeggiare l'anno nuovo. Basterebbe solo essere meno indifferenti. 
 
GREEN STYLE
12 DICEMBRE 2012
 
Per cani e gatti è pericoloso bere l’acqua del WC?
 
Non è una novità, ma spesso un’abitudine consolidata in molte case: cani e gatti che bevono direttamente dalla tazza del WC. È un atteggiamento buffo che strappa più di un sorriso, ma potrebbe essere anche pericoloso? La loro salute potrebbe essere messa in discussione? Molti veterinari, a riguardo, concordano nel dire che dipende sempre da cosa si versa nel proprio WC. Se detergenti e deodoranti fanno bella mostra all’interno della ceramica della tazza e se, al contrario, è poco pulita.
L’attrazione dei nostri cani e gatti per l’acqua del WC spesso è quasi ipnotica. Che lo sciacquone sia in azione o meno, l’acqua ammalia i nostri amici di casa. Del resto, secondo alcuni studi, la ciotola dove spesso versiamo dell’acqua non può reggere il confronto con il WC. Al contrario della solita zona per l’abbeveraggio, la tazza del bagno fornisce un cambio continuo, quindi l’acqua appare più fresca, pulita e sana.  Inoltre la pulizia costante del WC rende il luogo batteriologicamente più curato, rispetto alla ciotola dove al confronto l’acqua è meno fresca. E non basta cambiarla spesso, perché tirare lo sciacquone è un atto rigenerante continuo. Non è certo un caso che cani e gatti siano solitamente attratti dall’acqua corrente di un ruscello o d a quella di una fontanella o di un lavandino.
Ma se la cosa vi disturba ricordate di chiudere la porta del bagno o abbassare la tavoletta del WC. E al contempo di permettere al vostro gatto di bere dall’acqua del lavandino, oppure di accompagnare il cane nei pressi di una fontanella pubblica. Gli animali, per quanto alcuni poco amanti del bagno, al contrario preferiscono come bevanda acqua fresca e corrente.
 
AGEN PARL
12 DICEMBRE 2012
 
PARMA: DENUNCIATI DALLA FORESTALE CINQUE BRACCONIERI DI LUPI
 
Parma - Sono cinque i bracconieri di lupi individuati e denunciati dalla Forestale in provincia di Parma. Le indagini avviate da alcuni mesi dagli agenti del Corpo forestale dello Stato di Parma, in seguito al ritrovamento di alcuni bocconi avvelenati nei boschi dell’alta Val Parma, hanno portato all’individuazione e alla denuncia alla Procura della Repubblica di Parma di cinque bracconieri che, in collegamento tra di loro, utilizzavano diversi mezzi di distruzione per compiere atti di bracconaggio a danno di esemplari di lupo appenninico e altri predatori.
I bracconieri spargevano per i boschi dell’alta Val Parma micidiali bocconi avvelenati realizzati con carcasse di animali selvatici, oggetto di bracconaggio, e imbottiti di veleno. Questo tipo di esca è un sistema subdolo e distruttivo in quanto tutti i predatori che se ne nutrono sono destinati ad una morte atroce, che colpisce indistintamente svariate specie di animali, in particolare carnivori. Infatti oltre al lupo, specie particolarmente protetta, vengono abbattute volpi, faine, tassi, martore, aquile, poiane ed altri uccelli rapaci, ma anche cani e gatti che si allontanano dalle abitazioni.
Nel corso di una perquisizione domiciliare effettuata dal personale del Corpo forestale dello Stato, sono state sequestrate alcune foto che ritraggono alcuni dei bracconieri nell’atto di  impugnare un fucile e di ostentare un giovane esemplare di lupo appenninico abbattuto.
I presunti responsabili degli atti di bracconaggio esercitano o hanno esercitato l’attività venatoria illegale, si ipotizza dunque che le motivazioni alla base dei reati commessi siano quelle di contrastare l’attività di predazione del lupo sulla selvaggina, in particolare su ungulati come il capriolo e il cinghiale, specie oggetto di caccia.
I cinque bracconieri sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Parma e sono indagati per i reati di uccisione e maltrattamento di animali appartenenti a specie particolarmente protette e per gli illeciti relativi alla normativa sull’attività venatoria.
Il lupo è tornato da pochi anni sulle nostre montagne, è una specie particolarmente protetta ma non ha vita facile. L’uomo, in passato, lo ha considerato come un concorrente nella predazione della selvaggina ed un pericolo per l’allevamento brado, sterminandolo fino al limite dell’estinzione. L’azione del lupo, in realtà, ha benefici effetti di selezione sulle popolazioni delle prede, infatti vengono eliminati gli esemplari malati e deboli e questo contribuisce a mantenere in ottima salute le popolazioni, anche quelle delle specie oggetto di caccia.
Nonostante dagli anni settanta il lupo sia una specie protetta, sono in aumento i casi di bracconaggio.
 
GEA PRESS
12 DICEMBRE 2012
 
Parma – i cacciatori-avvelenatori di lupi – erano cinghialai in … competizione
L'indagine shock del Corpo Forestale dello Stato – capriolo al veleno e senza zampe.
 
Il tutto è partito dal ritrovamento di alcuni bocconi avvelenati nell’alta Val Parma. Indagini lunghe e difficili, quelle del Comando Provinciale di Parma del Corpo Forestale dello Stato, culminate nella denuncia dei cinque presunti avvelenatori. Si tratterebbe di persone afferenti a squadre di cinghialai, in possesso di porto d’arma uso caccia. Nel corso delle perquisizioni domiciliari sarebbero pure stati trovati immortalati in fotografie con la preda uccisa: il lupo appenninico. Alcune di queste foto li mostravano con il fucile puntato contro il povero animale.
Secondo la Forestale avrebbero non solo sparso bocconi avvelenati ma anche sistemato caprioli con le zampe mozzate e riempiti di veleno. La difficoltà delle indagini, consiste anche nel fatto che gli animali avvelenati (lupi, ma anche volpi, faine, tassi, martore, aquile per non parlare di cani e gatti) possono andare a morire in luoghi non prossimi a quelli della diffusione del veleno. Micidiali esche, causa di morte atroce, che sarebbero però state piazzate proprio nei luoghi soliti di passaggio del lupo.
Secondo indiscrezioni circolate in ambiente inquirente, alcune delle fotografie che ritraggono i cacciatori con i lupi uccisi, potrebbero essere state fatte nel corso di giornate autorizzate per le battute al cinghiale. Anche su questo, però, sono in corso le indagini volte ad accertare l’esatta dinamica dei fatti che hanno portato alla denuncia dei cinque.
“Colpisce – ha dichiarato a GeaPress il dott. Pierluigi Fedele, Comandante del Comando Provinciale di Parma del Corpo Forestale dello Stato – l’ostentazione con la quale veniva rappresentata la morte del lupo. Quelle foto – ha aggiunto il Comandante – ricordano quelle dei lupari di altri tempi“.
Sempre secondo la Forestale le motivazioni sarebbero da ricercare innanzi tutto nella competizione che il lupo attua nei confronti delle potenziali prede dei cacciatori. Ungulati in modo particolare. Una seconda motivazione potrebbe in minor misura risiedere nel malessere di alcuni piccoli allevatori che non attuano le protezioni anti lupo. Nessun problema per i grandi allevamenti, quanto per i piccoli spesso portati avanti come secondo lavoro. Proprio uno dei denunciati parrebbe, infatti, esercitare anche questa attività.
Per la Forestale, invece, l’azione del lupo ha benefici effetti di selezione sulle popolazioni di ungulati selvatici. Verrebbero, infatti, eliminati gli animali malati e deboli, contribuendo così a mantenere in ottima salute le popolazioni. In definitiva anche quelle oggetto di caccia. Amara la conclusione degli inquirenti: nonostante dagli anni settanta il lupo sia una specie protetta, sono in aumento i casi di bracconaggio.
Purtroppo, salvo superiore intervento dell’autorità di polizia, l’attuale legge sulla caccia non consente l’immediato ritiro del porto d’armi uso caccia. In base alla stessa legge, cioè, non può in tal senso essere subito interdetta la facoltà di continuare ad andare a caccia.
I cinque bracconieri sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Parma e sono indagati per i reati di uccisione e maltrattamento di animali appartenenti a specie particolarmente protette e per gli illeciti relativi alla normativa sull’attività venatoria.
 
GEA PRESS
12 DICEMBRE 2012
 
Liguria – la caccia in “deroga” alla Corte Costituzionale
Ungulati da uccidere nei terreni innevati - LAC e WWF: sfida alla Corte Costituzionale.
 
Nonostante la recente figuraccia, il Consiglio Regionale ci riprova a tempo record, sia pure in forma ridotta. E’ passata ieri in IV Commissione Attività Produttive,  e oggi in Consiglio Regionale, una nuova leggina della Regione Liguria, che consente  ai cacciatori muniti di specifico permesso di uccidere i cinghiali nei terreni innevati. Il tutto su  disposizione delle Province.
Un provvedimento, commentano Lega Abolizione Caccia e WWF, che ignora  la recente figuraccia della Regione Liguria già bocciata lo scorso aprile  dalla Corte Costituzionale. Un’altra leggina, infatti, questa volta del 2001,  consentiva di cacciare sulla neve agli ungulati. Tra questi, proprio il cinghiale.
Il tutto, sostengono gli ambientalisti,  in violazione della normativa statale che proibisce l’esercizio venatorio sui terreni coperti da manto nevoso per più della metà della superficie. Allora, come ora.
Una sfida alla Consulta, dunque.  Una sfida che, secondo WWF e LAC,   parte proprio dal Consiglio Regionale. Per questo  WWF e Lega Abolizione Caccia  hanno già attivato i propri legali. La Regione Liguria, dicono gli ambientalisti, è ormai  solita  vedersi cassati i propri numerosi provvedimenti illegittimi  in campo venatorio.
 
GEA PRESS
12 DICEMBRE 2012
 
Afragola (NA) – agli arresti domiciliari con il pitone reticolato (vietato)
Intervento della Polizia di Stato.
 
Era sistemato all’interno di un teca coperta da giornali ed a quanto pare in visibile stato ipotermico. In tale maniera gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Afragola (NA) hanno rinvenuto il Pitone reticolato nel corso di un controllo nell’abitazione di un uomo di Caivano sottoposto agli arresti domiciliari. Il pitone era rannicchiato attorno alla fonte di luce, un neon.
La teca con il povero animale, nonostante le basse temperature di questi giorni, è stata rinvenuta nel balcone di casa. Il Pitone reticolato, oltre che ad essere inserito nelle Appendici della Convenzione di Washington, è altresì considerato in Italia come specie pericolosa per l’incolumità pubblica. Per tale motivo ai privati detentori ne è interdetto il possesso fin dal primo gennaio 1997. Chi  in data antecedente ne era proprietario doveva effettuare una comunicazione alle Prefetture, cosa che in questo caso parrebbe non essere stata fatta.
Secondo la Polizia di Stato si tratta di animali che, in particolari condizioni ambientali o comportamentali, possono provocare danni invalidanti e mortali alle persone.
L’uomo trovato in possesso del pitone è stata denunciato, mentre il grosso rettile è stato trasferito presso l’Ospedale Veterinario dell’ASL Napoli  centro.
 
ADN KRONOS
12 DICEMBRE 2012
 
A Moncalieri vandalizzati camion per trasporto animali del circo Moira Orfei
Torino -  Bucati con un punteruolo 35 pneumatici di sette mezzi e imbrattati con della vernice blu e una scritta che sembra la parola ''chiuso''. I Carabinieri stanno indagando per risalire agli autori del gesto
 
Torino - Danneggiati i rimorchi per il trasporto animali del circo di Moira Orfei a Moncalieri, nel torinese. Ieri pomeriggio e' stato il marito della famosa direttrice dell'omonimo circo presente in questi giorni nel comune alle porte di Torino, a chiamare i carabinieri. Bucati con un piccolo punteruolo 35 pneumatici di sette camion per il trasporto animali del circo che i vandali hanno anche imbrattato con della vernice blu e una scritta che sembra la parola ''chiuso''. I carabinieri stanno indagando per risalire agli autori del gesto.
 
GEA PRESS
12 DICEMBRE 2012
 
Bracconieri con porto d’armi
Gli ultimi interventi dal Parco della Sila a Trento.
 
Intervento nel giorno dell’Immacolata Concezione del Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato del Coordinamento Territoriale Ambiente del Parco Nazionale della Sila. Ad essere denunciati due cacciatori sorpresi in evidente atteggiamento di caccia in località Carrozzino di Zagarise. Stavano infatti imbracciando i
rispettivi fucili semiautomaci, calibro dodici, caricati a palla singola. Con loro i cani segugio.
I due cacciatori, colti in atto di bracconaggio, sono stati così denunciati per l’esercio dell’attività venatoria in area protetta, ovvero all’interno del Parco Nazionale così come  per l’introduzione delle armi e delle munizioni. Tutto sotto sequestro ed ora messo a disposzione dell’Autorità Giudiziaria.
L’attività del Corpo Forestale dello Stato del Comando Stazione di Zagarise  va così ad aggiungersi ad analoga attività compiuta nello scorso mese di novembre dal personale dei Comandi Stazione Parco di Cotronei e Gariglione (vedi articolo GeaPress ) a carico di altri quattro bracconieri ai quali erano stati sequestrati altrettanti fucili e munizioni. I controlli del Corpo Forestale dello Stato, in merito al fenomeno del bracconaggio all’interno delle  aree protette, continueranno anche nelle prossime settimane al fine di prevenire e contrastare  la caccia illegale all’interno del Parco della Sila.
Interventi ai danni di bracconieri anche ad Imperia dove la Polizia Provinciale, dopo lunghi appostamenti notturni nelle aree innevate del Passo del Corvo nel Parco delle Alpi Liguri, ha fermato un uomo armato di carabina, che aveva sparato contro un camoscio. Il bracconiere, che verrà ora segnalato per l’eventuale ritiro del porto d’armi, non si è fermato all’alt di polizia ed è stato necessario un vero e proprio inseguimento sulla neve, prima di poterlo identificare e denunciare.
Ancora più complicato quanto accaduto nel mese di novembre in provincia di Trento. Il Corpo Forestale della Provincia ne ha dato comunicazione solo di recente.  Il personale della Stazione forestale di Riva del Garda è infatti intervenuto nei territori comunali di  Riva e Tenno dove era stata segnalata un’intensa attività di caccia agli ungulati e alle lepri. In modo particolare al momento del controllo di due persone armate appostate nei pressi del centro abitato,  è nata una vera e propria colluttazione. Pochi giorni dopo, un successivo controllo, sempre nel territorio del Comune di Riva del Garda, ha portato all’individuazione di tre armati, ognuno dei quali trasportava un sacco. Gli uomini, quando è stato intimato l’alt, si sono dati alla fuga scappando a bordo di un’automobile. Raggiunti dai Forestali nei pressi di Tenno non hanno esitato ad eseguire una manovra azzardata centrando contromano una autovettura che proveniva dalla parte opposta della carreggiata.
All’interno del veicolo è stata rinvenuta  carne di selvaggina appena abbattuta. I soggetti hanno dichiarato che trattavi di camoscio. Ritrovati e sequestrati anche un fucile calibro 12 non in custodia e munizioni detenute illegalmente. Le perquisizioni domiciliari hanno inoltre portato al ritrovamento di carne fresca di camoscio, tre trofei di capriolo e sei di camoscio, tutti privi di certificato di provenienza e di recente abbattimento. Alla fine della lunga attività di appostamenti ed indagini si è rilevato che in realtà trattavasi in tutti i casi di persone residenti in zona e soci, riferisce sempre il Corpo Forestale della Provincia di Trento, cacciatori della sezione di Riva del Garda. I reati contestati riguardano l’abbattimento di un camoscio con munizione spezzata, resistenza a pubblico ufficiale, più alcune violazioni amministrative per esercizio di caccia da strade pubbliche.
 
NEL CUORE.ORG
12 DICEMBRE 2012
 
USA, CENTINAIA DI MIGLIAIA DI CUCCIOLI IN VENDITA SUL WEB
Ifaw: "fattorie dei cuccioli" contro il benessere animale
 
Centinaia di migliaia di cagnolini, allevati nelle "fattorie dei cuccioli", vengono pubblicizzati sul web ogni giorno. Lo rivela un rapporto pubblicato martedì dal Fondo internazionale per il benessere degli animali (Ifaw).
Nove investigatori dell'associazione americana no-profit per i diritti degli animali e 16 volontari hanno trascorso una giornata nel mese di luglio a monitorare annunci su sei siti per cuccioli ad alto volume di vendita - Animaroo, DogsNow, NextDayPets, PuppyFind, PuppyTrader e TerrificPets - e su tre siti che vendono i cuccioli assieme ad altri beni - Craigslist, eBay Annunci e Oodle. Gli investigatori - rivela Huffington Post - hanno poi passato due mesi ad analizzare gli annunci raccolti.
In un solo giorno, più di 733 mila cuccioli sono stati pubblicizzati per la vendita, con prezzi che andavano da un dollaro a migliaia di dollari ciascuno, secondo il rapporto. I ricercatori hanno stimato che il 62 per cento degli animali nei quasi 10.000 annunci inseriti nei sei siti di vendita specializzati arrivasse probabilmente dalle "fattorie dei cuccioli", allevatori commerciali che privilegiano il profitto più che il benessere degli animali.
"Internet è il selvaggio West per le 'fattorie dei cuccioli'. E' un mercato anonimo e non monitorato. Il più grande mercato del mondo. E' molto difficile da controllare. Quindi, è facile per i venditori aggirare le leggi", ha spiegato Jeff Flocken, direttore dell'ufficio Ifaw a Washington, all'Huffington Post.
Gli investigatori, ancora, hanno utilizzato una serie di fattori per determinare se il cagnolino provenisse dalle "fattorie dei cuccioli". Sta di fatto che questa, secondo l'organizzazione no-profit, è stata la prima indagine di ampia portata. E Flocken ha aggiunto che gli investigatori sono rimasti scioccati nello scoprire quanti annunci vengono pubblicati in un giorno.
E il problema sta peggiorando come conseguenza della domanda di cani, secondo l'Ifaw. Il numero di cani che vivono nelle case americane ha raggiunto un picco senza precedenti: sono più di 78 milioni, secondo l'indagine nazionale sui proprietari di animali condotta dall'American pet products association nel biennio 2011-2012.
La soluzione più efficace, continua il rapporto, sta nella consapevolezza dei consumatori. "Quelli che optano per l'acquisto di cuccioli su internet sono indotti a credere che stiano comprando da allevatori affidabili", ha fatto sapere l'attore Ben Stein attraverso un comunicato stampa. "Le immagini di un cucciolo carino riportate sui siti web di venditori spesso nascondono la realtà straziante delle condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria in cui vengono tenuti i cani".
I cagnolini provenienti dalle "fattorie dei cuccioli" spesso hanno gravi condizioni di salute, visto che vanno incontro ad una morte prematura o i nuovi proprietari devono far fronte a costose spese veterinaria. "A volte un cucciolo muore pochi giorni dopo essere diventato membro di una famiglia", ha avvertito Tracy Coppola, responsabile delle campagne di Ifaw all'HuffPost.
 
GEA PRESS
12 DICEMBRE 2012
 
Strasburgo – Si a 8hours. Sconfitti i macellatori (VIDEO INTERVENTO IN AULA)
L'On.le Andrea Zanoni: un altro passo avanti verso una maggior tutela di milioni di animali - sballottati per diversi giorni e per migliaia di chilometri.
 
Approvata oggi, in Parlamento Europeo, la relazione sul trasporto degli animali contenente l’indicazione delle 8 ore massime di trasporto.  Lo annuncia l’On.le Andrea Zanoni (IdV), vice presidente dell’Intergruppo Benessere degli Animali al Parlamento europeo.
“Si tratta – ha dichiarato l’On.le Zanoni – di un passo importante che, sommato agli altri segnali dati dal Parlamento e dai cittadini europei, chiede alla Commissione europea di introdurre questo limite nella legislazione comunitaria rendendolo così obbligatorio per tutti gli allevatori e trasportatori del continente”.
La votazione è avvenuta a larga maggioranza. Su 645 presenti, 555 si sono dichiarati favorevoli. 62 i contrari e 34 gli astenuti.
La relazione d’iniziativa dell’eurodeputato Janusz Wojciechowski (polacco, conservatore) “sulla protezione degli animali durante il trasporto”, riconosce al  punto 13, la dichiarazione scritta 49/2001 del Parlamento europeo che sostiene la limitazione della durata del trasporto degli animali destinati alla macellazione. Trasporto che non deve superare le 8 ore. Al punto 14, invece, sottoliena come deve essere presa nuovamente in considerazione la limitazione della durata del trasporto a 8 ore.
“Nonostante la lobby della carne – ha aggiunto l’On.le Zanoni -  siamo riusciti a far valere il diritto degli animali europei ad essere trasportati in condizioni diverse da quelle terribili di oggi che infliggono loro inutili e atroci sofferenze. E’ vero – ha voluto spiegare l’Eurodeputato -  il testo avrebbe potuto essere più forte, tuttavia ci troviamo di fronte a negoziati molto difficili con chi, soprattutto in commissione agricoltura, è più sensibile agli interessi degli allevatori che a quelli degli animali”.
Secondo l’eurodeputato si tratta di una tappa molto importante verso l’adozione definitiva delle 8 ore come legge europea. Zanoni ricorda la dichiarazione scritta 49/2011 approvata lo scorso marzo (di cui è stato uno dei quattro promotori), la relazione di parere della commissione ENVI Ambiente (di cui è stato relatore ombra) destinata alla commissione AGRI Agricoltura  “sulla protezione degli animali durante il trasporto”, e la consegna di un milione di firme per 8hours all’ex Commissario Ue John Dalli.
VEDI VIDEO:
 
GEA PRESS
12 DICEMBRE 2012
 
Taiji, prossima strage
100 delfini bloccati nella baia della morte.
 
Dopo una stagione più calma rispetto agli anni passati, sembra che nella baia di Taiji, nel Giappone sud orientale  si voglia ora recuperare il tempo perduto. Alle non molte centinaia di delfini catturati in quasi due mesi di caccia (la quota stabilita per la stagione 2012-2013 è di 2089 animali appartenenti a sette diverse specie) in poco più di 48 ore sono stati catturati circa 200 animali, tra tursiopi e stenelle.
L’ultimo gruppo, pari a circa 100 tursiopi (vedi foto Sea Shepherd) è stato condotto  nella baia solo poche ore addietro. Domani inizierà la mattanza. Uccisione per alimentare il mercato della carne di delfino, o catture per i delfinari. Già nelle scorse ore il mare di Taiji si era colorato di rosso, e dalle colline circostanti i militanti di Sea Shepherd hanno tentato di lanciare l’allarme al mondo intero. I macellai, però, continuano la loro opera trasportando fin sotto costa i poveri animali prima di macellarli.
Una strage che avviene ogni anno, sia in Giappone ma anche in Europa (vedi articolo GeaPress). Anzi è proprio di poche ore addietro, tanto per rimanere in tema di cetacei macellati, che in un negozio turistico della capitale danese, è stata rinvenuta carne e grasso di balena destinati all’alimentazione umana (vedi articolo GeaPress). Una pericolosa assuefazione alla violenza, mostrata sotto f orma di festa anche ai bambini. Perché meravigliarsi, allora, di vedere un bambino europeo giocare nel mare rosso sangue, con un feto di delfino (vedi articolo GeaPress)?
 
GEA PRESS
12 DICEMBRE 2012
 
In Europa si mangia balena
Una indagine sotto copertura svolta in Danimarca rivela: carne e grasso nei negozi turistici.
 
Il paese di provenienza è la Groenlandia. La città dove è stata rinvenuta la carne di balena è addirittura Copenhagen. La capitale danese, nonché dei territori d’oltremare di Groenlandia è divenuta infatti oggetto di una indagine sotto copertura, della Whale and Dolphin Conservation. Carne e grasso di balena in vendita in un negozio turistico della capitale.  Quale migliore dimostrazione dello scopo commerciale che si cela dietro la cattura delle balene groenlandesi?
Un fatto non da poco visto che in Europa sono vietati questi commerci. La Groenlandia, però, è finora riuscita ad imporsi sulle scelte della Commissione baleniera internazionale, effettuando un prelievo giustificato con le esigenze alimentari delle popolazioni locali. Un po’ come ai tempi dei Vichinghi, insomma. Esigenze, però, ben confezionate ed esposte nei banconi dedicati ai turisti che visitano la capitale danese.
A ben guardare, però, non si tratterebbe neanche del primo caso. Sebbene ancora non aderente all’Unione Europea (dal 2001 ha però aderito allo spazio di Schengen), in Islanda la flotta peschereccia che rifornisce mezza Europa di merluzzi (Italia compresa) fa capo ad un individuo che gestisce altresì la flotta baleniera. Da più parti si è accusato quest’ultima di cooperare con gli altri pescherecci. La carne di balena, poi, viene esportata in Giappone (vedi articolo GeaPress).
Incongruenze di casa nostra, si potrebbe dire. Balene cacciate in Europa ed ora pure mangiate, mentre per i delfini globicefalo, tanto per rimanere in Danimarca, se ne cacciano e mangiano ancor di più dello stesso Giappone (vedi articolo GeaPress ).
 
NEL CUORE.ORG
12 DICEMBRE 2012
 
AUSTRALIA, RIPARTE CON SLANCIO L'EXPORT DI CARNE DI CANGURO
La Russia cancella in parte il bando del 2009
 
Il governo russo ha parzialmente cancellato il bando alle importazioni di carne di canguro imposto a metà del 2009. I cacciatori e gli esportatori australiani fanno festa, i canguri un po' meno.
Mosca, che in passato acquistava circa il 70% della carne di canguro dall'Australia, aveva messo al bando questo tipo di carne per il timore di contaminazioni batteriche durante la consegna in mattatoio degli animali.
Dopo una serie di controlli è stata approvata inizialmente come unica esportatrice la società Macro Meats di Adelaide e la prima spedizione di quattro container partirà nei prossimi giorni. "E' la migliore notizia che il settore riceve in quattro anni", ha detto il proprietario della Macro, Ray Borda, secondo il quale la messa al bando è costata al settore l'equivalente di 1,6 milioni di euro a settimana, con la perdita di duemila posti di lavoro.
Parecchie compagni russe non vedono l'ora di ricevere la carne, molto pregiata sia per il sapore che per il basso contenuto di colesterolo, ma ci vorrà tempo, dicono gli interessati, prima che il mercato torni ai livelli pre-2009. Tra l'altro c'è carenza sul mercato di tiratori professionisti, molti dei quali sono passati a lavorare con compagnie minerarie dopo aver perduto il posto nel 2009.
 
CORRIERE DELLA SERA
12 DICEMBRE 2012
 
La madre uccisa dai bracconieri. Dalla savana va alla riserva
La favola del rinoceronte che torna dai salvatori
Jimmy, 2 tonnellate di peso e i blitz in cucina. Cresciuto tra gli umani, ha sviluppato un sentimento di fiducia e nostalgia

DANILO MAINARDI

 
L'animale terrestre più grande dopo l'elefante è il rinoceronte. Un bestione dalla pelle glabra, spessa come una corazza, dal corno piazzato in cima al muso, dal trotterellare placido che può di colpo trasformarsi in una carica terrifica dopo averci a fatica messi a fuoco - noi i suoi veri e unici nemici - con i suoi piccoli occhi da miope. Sembra uscito fuori dalla preistoria eppure, al di là dell'aspetto, sorprendentemente rivela buoni sentimenti, tra cui uno straordinario attaccamento alla famiglia. Lo dimostra la storia di Jimmy, un rinoceronte che, oltretutto, è legato affettivamente a una famiglia allargata.
Era il 2007 quando la madre di Jimmy venne abbattuta dai bracconieri in Zimbabwe. Il piccolo se ne stava disperato accanto al corpo freddo della madre, quando per sua fortuna venne trovato da un fotografo naturalista, David Hulme, che subito lo portò nella fattoria di Anne e Roger Whittal, proprietari di una riserva privata dedicata al recupero di animali selvaggi feriti o, come nel caso di Jimmy, di giovani orfani. E così, come vuole il protocollo in questi casi, il giovane rinoceronte venne allevato e, una volta sufficientemente cresciuto, reintrodotto per gradi nella savana. Jimmy però aveva conosciuto la sua famiglia quando era giovanissimo, quando ancora era aperto quel periodo sensibile dell'imprinting entro il qual e un giovane mette magicamente a fuoco le caratteristiche salienti della sua specie.
Fu così che si fissò, nella sua mente semplice e ingenua, la composita immagine d'una famiglia fatta insieme di uomini e di rinoceronti. Il che, anche se può sembrare singolare, non lo è poi tanto, visto che quanto accaduto a Jimmy è esattamente quello che sempre avviene a ogni cucciolo di cane. Ecco così che il nostro rinoceronte di due tonnellate, pur tornato alla savana e divenuto maturo, sente ogni tanto quel richiamo ineluttabile, quel sentimento che noi chiamiamo nostalgia. E allora se ne torna alla vecchia casa dove è cresciuto e va a trovare i suoi fratelli umani, «bussando» dalla finestra della cucina per richiamare l'attenzione di Anne. Anche se ha il sapore di una favola è una storia vera. È la straordinaria forza dell'imprinting che fa scaturire amo re, allegria, attaccamento e nostalgia. L'unica cosa che non sapremo mai è cosa precisamente significhino quando parliamo d'un rinoceronte. Perché queste parole le abbiamo create solo pensando, e riferendoci, a sentimenti umani.
FOTO
 
WAL STREET
12 DICEMBRE 2012
 
Il commercio illegale di animali un'attività che vale 19 miliardi di dollari l'anno
 
New York - Un'attività ad alto profitto (il corno di rinoceronte ha raggiunto il prezzo di 60.000 dollari al chilo) e basso rischio: il commercio illegale di fauna selvatica ha un giro d'affari di almeno 19 miliardi di dollari l'anno ed è al quarto posto nel commercio illegale a livello mondiale dopo stupefacenti, contraffazione, traffico di esseri umani. Ogni anno, sono commercializzati illegalmente 100 milioni di tonnellate di pesce, 1,5 milioni di uccelli vivi e 440.000 tonnellate di piante medicinali. Lo denuncia il nuovo rapporto ''Fighting illicit wildlife trafficking - a consultation with governments" ("combattere il traffico illegale di fauna selvatica - una consultazione con i governi'') del Wwf e Traffic, la rete di monitoraggio del commercio della fauna selvatica
creata congiuntamente da Iucn e Wwf, presentato oggi in una conferenza degli ambasciatori delle Nazioni Unite a New York. Oltre a minacciare gli animali in via di estinzione, il commercio illegale di specie selvatiche rafforza le reti criminali, mina la sicurezza nazionale, impoverisce le comunità locali e comporta rischi crescenti per la salute globale. Secondo il rapporto, questo traffico è gestito da reti criminali sofisticate con un respiro internazionale e i profitti sono utilizzati per l'acquisto di armi, per finanziare i conflitti civili e il terrorismo e attività connesse. "I crimini contro la natura sono aumentati in modo allarmante negli ultimi dieci anni, e sono sempre più condotti da organizzazioni criminali a livello mondiale. Abbiamo bisogno di una risposta quindi che sia globale - spiega Jim Leape, direttore generale Wwf Internazionale -Sono spesso le comunità più povere del mondo a essere danneggiate da questo commercio illegale, mentre le bande criminali e i funzionari corrotti traggono profitto. I ranger dei parchi più a rischio ci stanno rimettendo la vita e quelle famiglie che dipendono dalle risorse naturali stanno perdendo i loro mezzi di sussistenza". Il coinvolgimento della criminalità organizzata e dei gruppi ribelli nei crimini contro la fauna selvatica è in aumento, secondo quanto rilevato nelle interviste con i Governi e le organizzazioni internazionali condotte dal gruppo di consulenza globale Dalberg (che lavora per aumentare il tenore di vita nei paesi in via di sviluppo e affrontare le questioni globali come il cambiamento climatico) per conto del Wwf. Gli intervistati concordano sul fatto che l'assenza di credibilità delle forze dell'ordine, una poco efficace azione penale e poche sanzioni e altri deterrenti al traffico di fauna selvatica riducono i rischi percepiti dai gruppi criminali, cmentre la domanda dei consumatori è facilitata dalla maggiore accessibilità via internet dei prodotti illegali di fauna selvatica. Il problema è che il commercio illegale di specie selvatiche è quasi sempre visto da parte dei Governi come un problema ambientale e non è trattato come un crimine transnazionale. I funzionari di Governo dicono che, per combattere il traffico illecito di fauna selvatica, servono un approccio sistematico e maggiori risorse, cooperazione interministeriale, uso di moderne tecniche investigative per individuare e perseguire i criminali. "I proventi dei traffici illegali sempre più spesso finiscono per arricchire la criminalità organizzata e favoriscono instabilità sociali e politiche. Lo sfruttamento incontrollato di queste risorse toglie opportunità di riscatto economico a chi vive in quei contesti e di quelle risorse, priva gli stessi paesi ricchi di natura dei loro beni primari, ponendo limiti a che tali Paesi possano fare sviluppare le loro economie su un uso più razionale e sostenibile delle proprie ricchezze che invece continuano ad essere depredate senza limiti", dichiara Massimiliano Rocco responsabile Specie, Traffic & Foreste Wwf Italia.
 
VIRGILIO NOTIZIE
12 DICEMBRE 2012
 
Bulgaria/ Approvato divieto totale di caccia all'orso
Precedente norma permetteva uccisione 3-8% popolazione
 
Roma - Il Parlamento bulgaro, per bloccare una procedura d'infrazione Ue, ha deciso il divieto totale di caccia all'orso. Lo scrive l'agenzia di stampa Novinite.
La nuova norma cancella la precedente, che permetteva nella stagione di caccia l'uccisione tra il 3 e l'8 per cento della popolazione di orsi.
L'orso bruno è un animale protetto in Bulgaria. I cacciatori lo uccidono con la scusa che il plantigrado recherebbe pericolo all'uomo e agli animali d'allevamento. Con questa argomentazione, al divieto si sono opposti il Partito socialista bulgaro e il partito Ataka.
 
GEA PRESS
12 DICEMBRE 2012
 
Costa Rica – vietata la caccia
 
Nel Costa Rica la caccia non è più uno sport.
Con un voto unanime del Congresso il Costa Rica è diventato il primo paese dell’America latina a porre il divieto. Chi continuerà a cacciare incorrerà in una sanzione fino a 3000 dollari e rischiare quattro mesi di carcere. Pene più lievi, invece, per chi detiene come domestici animali prelevati in natura.
Ad influire sulla decisione sembra sia stato anche l’eccessivo peso determinato dai cacciatori stranieri, spesso organizzati in veri e propri tour venatori. Felini ma anche pappagalli. Tutto va bene per un compenso pattuito che può arrivare fino a 5000 dollari per un cacciatore di un altro paese. Quello che più colpisce, nella scelta di vietare la caccia, è l’influenza avuta da una petizione popolare. 177.000 firme per dire no alla caccia.
La scelta del Costa Rica segue di poco quella del Botswana. Nel paese africano aveva recentemente fatto scalpore la scorribanda ammazza elefanti del Re spagnolo, il quale si era poi scusato. Peccato, riferì allora l’eurodeputato veneto Andrea Zanoni, che il re non si è scusato per le impallinate compiute in Italia non si capisce bene in base a quelle privilegio reale.
Il Costa Rica è un paese che  ha molto investito nella salvaguardia della natura. Un quarto della sua estensione territoriale è tutelata da parchi nazionali e riserve.
 
LA ZAMPA.IT
12 DICEMBRE 2012
 
Mediterraneo sempre più ricco di cetacei raddoppiano gli avvistamenti, trend in crescita dal 2008
 
Savona  - A bordo delle navi gialle, lungo le rotte Savona-Bastia, Nizza-Calvi, Livorno-Bastia e Livorno-Golfo Aranci, i ricercatori, a chiusura della stagione estiva, hanno registrato un trend in continua crescita dal 2008 di cetacei. nel nostro mar Mediterraneo. 
Nel Santuario dei cetacei il tasso d’incontro degli esemplari è passato da 1,6 avvistamenti per ora nel 2008 fino a 3 avvistamenti all’ora nell’estate 2012. Anche il numero complessivo di avvistamenti è aumentato superando i 600 avvistamenti durante l’estate 2012.  
Sono i dati del quinto anno di lavoro sul progetto internazionale per il monitoraggio dei cetacei, con il coordinamento dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e la partecipazione di fondazione Cima (il Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale), Accademia del Leviatano, Università di Pisa e Corsica Sardinia Ferries.  
Lungo la rotta più occidentale, la Nizza-Calvi, quest’anno si è registrato il numero più alto di avvistamenti dall’inizio del progetto nel 2007: ben 340 di cui la metà costituiti da balenottere comuni. Anche per i capodogli il 2012 ha dato risultati soddisfacenti con 23 avvistamenti, rispetto ad una media di 5 avvistamenti per stagione negli anni precedenti.  
Non sono mancati altri incontri spettacolari, come quello con un branco di circa 40 delfini che hanno nuotato per qualche decina di minuti a poca distanza dal traghetto giallo. Inoltre, sono state avvistate durante ogni viaggio le stenelle striate, la specie più comune in Mediterraneo, in gruppi fino a 100 individui. Lungo la rotta centrale, la Savona-Bastia si è registrato un numero particolarmente elevato di avvistamenti rispetto agli anni precedenti.  
In particolare è cresciuto il numero di avvistamenti di balenottere: 40 individui durante l’estate 2012 contro i 6 dell’anno precedente. Gli avvistamenti riguardano anche lo zifio, i grampi e delfini, generalmente difficili da avvistare. 
La tratta Livorno-Bastia si conferma la tratta ideale per il monitoraggio delle specie di delfini ed in particolare delle popolazioni di tursiope che vivono attorno all’arcipelago Toscano. Ne sono stati avvistati anche quest’anno circa una decina di branchi, in linea con quanto osservato negli anni precedenti, dimostrando il buono stato di salute di queste popolazioni. La rotta più orientale, la Livorno-Golfo Aranci viene monitorata solo dal 2011, pertanto non è possibile ancora valutare eventuali trend. Ad ogni modo anche in quest’area il numero di avvistamenti è aumentato notevolmente, rispetto all’anno precedente: 96 avvistamenti di cetacei contro i 61 dell’anno precedente. In particolare, sono stati registrati ben 22 avvistamenti di tursiope (avvistato invece solo due volte nel 2011). Il tursiope, tra le diverse specie di delfini, è una specie prettamente costiera, ovvero viene avvistato in acque relativamente basse (massimo 200mt) e molto spesso in prossimità dei porti di arrivo o partenza. In particolare, proprio davanti a Golfo Aranci ne è presente una popolazione residente, che non manca quasi mai di accogliere i traghetti in arrivo! Non sono mancati anche in quest’area gli avvistamenti di grandi cetacei: 10 balenottere e 4 capodogli.  
 
IL TIRRENO
13 DICEMBRE 2012
 
«Il cane? Ucciso nella nostra proprietà»
 
CAMAIORE (LU) «Il nostro cane è stato ucciso all’interno del parcheggio di casa nostra. Per questo abbiamo deciso di ricorrere alle vie legali». Finirà probabilmente in tribunale la vicenda del piccolo Pincher nano ucciso sulle colline di Camaiore da un altro cane, un lupo cecoslovacco. Ad annunciarlo sono gli stessi proprietari del cagnolino ucciso e che, dopo l’incidente, sono stati anche multati perché il cagnolino non era iscritto all’anagrafe canina e non era tenuto al guinzaglio. «Il nostro cane - spiegano i proprietari - non ha mai aggredito l’altro animale, e non è mai uscito dalla nostra proprietà. E’stato l’altro cane che ha trascinato la giovane che lo stava portando al guinzaglio e ha ucciso il pincher in un attimo». La vicenda è avvenuta a settembre in un paesino sulle colline camaioresi ed ha già visto un primo scontro tra il proprietario del cane ucciso e il comune di Camaiore. I proprietari dell’animale infatti hanno contestato la multa fatta dai vigili urbani arrivati sul posto dopo l’incidente. Il Comune ha respinto la loro richiesta perché fatta “dopo la scadenza dei termini”. Ma i proprietari del pincher non hanno alcuna intenzione di arrendersi . «Abbiamo già fatto una denuncia ai carabinieri e ingaggiato un avvocato (si tratta di Alberto Trinchesi di Viareggio ndr) per tutelare i nostri diritti in tribunale - spiegano - il nostro cane era all’interno della nostra proprietà come si poteva vedere anche dalla macchia di sangue. Il cane aveva paura degli altri animali, anche per la sua taglia, e non era certo aggressivo. E’stato l’altro animale ad attaccarlo senza motivo».
 
GEA PRESS
13 DICEMBRE 2012
 
San Valentino Torio (SA) – l’uccelleria con i sigilli era di nuovo piena di fauna rubata alla natura
Intervento dell'Arma dei Carabinieri - forse domani la liberazione con Striscia la Notizia.
 
E’ successo di nuovo. Identici reati, già contestati nei giorni scorsi a San Valentino Torio (SA) presso l’uccelleria abusiva del bracconiere al quale era stato rilasciato  il foglio di via (vedi articolo GeaPress ). Violazione dei sigilli e reati venatori. L’unica differenza, però, è l’assenza del bracconiere sostituito, forse, da una persona a lui vicina. Di fatto, nonostante il sequestro, continuava l’attività di  ricettazione di avifauna prelevata in natura. Ad intervenire i Carabinieri di San Valentino Torio. A quanto pare, attorno all’immobile sotto sequestro, è stato notato un certo movimento. Questo nonostante l’apposizione dei sigilli, già peraltro nel recente passato violati.
In quest’ultimo caso, però, i sigilli non sarebbero stati rotti, ma ad essere violato è il divieto di accesso che ne deriva. Chi, infatti, introdottosi nell’uccelleria sottosequestro, avrebbe saltato dalla parte retrostante. Di certo all’interno sono stati trovati altri 450 uccellini, tutti di cattura ed appartenenti a specie protette. Tra questi, 320 cardellini. Poi anche tordi bottaccio, tortore dal collare, calandre, fringuelli ed allodole.
A fare bene i conti, per il mini zoo retrostante, si tratterebbe del quinto sequestro. Anatre ed altri animali da cortile. Tra i reati contestati anche il maltrattamento. Ad intervenire i Veterinari ASL di Nocera e le Guardie Volontarie del WWF. Forse domani la liberazione degli animali. Una cosa in grande stile, con il Sindaco e forse Striscia la Notizia. Nel caso dovesse essere confermato il tutto, speriamo che al Primo Cittadino venga ricordata la bonifica del posto.
 
GEA PRESS
13 DICEMBRE 2012
 
Palermo – mercato degli uccellatori di Ballarò – ripresa la vendita di fauna protetta
La LIPU: chiediamo a gran voce nuovi e più assidui interventi.
 
Dopo l’ultimo intervento delle Forze dell’Ordine del 2 dicembre scorso (vedi articolo GeaPress ), il mercato dei cardellini di Ballarò si è nuovamente riempito come se non fosse successo nulla. I volontari della Lipu, infatti, a seguito di un sopralluogo, hanno riscontrato come la vendita illegale di questi ed altri fringillidi abbia subito ripreso il ritmo di sempre.
“Rinnoviamo i ringraziamenti alle Forze di Polizia per il blitz effettuato lo scorso 2 dicembre, ma è importante che si continui a presidiare l’area in maniera assidua e costante, effettuando interventi ogni domenica – dichiara Giovanni Cumbo, Delegato della Lipu di Palermo – “Solo così si può arginare questo fiorente mercato che ormai perdura da troppo tempo ed è praticamente l’unico rimasto in Italia, se si escludono isolati episodi in altre città.” Bisogna inoltre procedere, come avviene in altri posti, alle perquisizioni domiciliari oltre che al sequestro dei mezzi idonei a commettere l’illecito, tra questi l’automobile con la quale si trasportano e spesso si mettono in vendita gli esemplari di fauna selvatica.
Per la LIPU sarebbe inoltre importante individuare i luoghi dove vengono detenuti i fringillidi, poiché sicuramente solo una parte degli animali è venduta in piazza, la restante viene commercializzata ed esportata tramite altri canali.
 
MESSAGGERO VENETO
13 DICEMBRE 2012
 
Nuovo raid notturno in via Cortina, sgozzati due caproni
 
CORDENONS (PN) - Nella notte tra domenica e lunedì, in un ampio terreno privato di via Cortina dove da anni venivano custoditi in semilibertà, due caproni sono stati sgozzati e amputati degli zoccoli direttamente sul posto da degli sconosciti che, dopo aver sfondato il cancello d’entrata e caricato in macchina i corpi, sono fuggiti facendo perdere le loro tracce. L’indomani mattina il proprietario del terreno e degli animali ha trovato il cancello aperto (solitamente é chiuso con catena e lucchetto): sul terreno segni di pneumatici, sparsi in giro gli zoccoli dei due caproni e, sotto della paglia, la terra inzuppata di sangue. Uno dei due caproni, entrambi di circa una trentina di chilogrammi di peso, aveva una quindicina d’anni anni. Pochi mesi fa dallo stesso luogo, che fronteggia via Cortina e che si trova in una zona scarsamente abitata, erano sparite due caprette, una delle quali di proprietà di una cordenonese che l’aveva lasciata in zona perché potesse trascorrere in libertà gli ultimi tempi della gravidanza. La donna, molto affezionata all’animale, aveva denunciato il fatto ai carabinieri e lanciato appelli affinché le fosse restituito. Così non è stato. I fatti dei giorni scorsi fanno pensare che lo stesso destino dei caproni sia spettato anche alle due caprette. Quanto successo nell’arco di pochi mesi, sta preoccupando il proprietario del terreno in via Cortina. Chi vi è entrato, nottetempo, probabilmente non era solo: ha operato indisturbato, concedendosi il tempo necessario per portare a termine il proprio piano. Il caso è stato segnalato ai carabinieri di Cordenons.
 
L’ECO DI BERGAMO
13 DICEMBRE 2012
 
Aspiranti cacciatori a scuola
Lezioni all'Accademia faunistica
 
Una scuola per diventare cacciatori: è l'Accademia faunistica bergamasca, la cui nascita è stata ufficializzata ieri dal presidente della Provincia, Ettore Pirovano, accompagnato dall'assessore provinciale alla Caccia, pesca e sport, Alessandro Cottini, e dal direttore generale di Abf, Luigi Roffia nelle vesti di «padrone di casa».
Le lezioni teoriche si terranno, infatti, nell'auditorium dell'Azienda bergamasca di formazione di via Monte Gleno in città. Il primo corso (iscrizioni dal 15 dicembre al 15 gennaio, consultare il sito della Provincia) è rivolto agli aspiranti cacciatori di selezione agli ungulati e partirà in primavera, ma non si esclude che possano nascerne altri in futuro su t emi più specifici.
Il ciclo di lezioni è stato definito in base ai dettami Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambienta le) e pertanto dà accesso all'esame di abilitazione nazionale. «La nostra Accademia faunistica è la prima in Lombardia e una delle prime in Italia, su modello di quella nata a Pordenone nel 2009», ha spiegato Pirovano. Lo svolgimento dei corsi è affidato ad Abf.
Tra gli insegnanti ci sono veterinari, ma anche esperti di diritto (il prorettore dell'Università di Bergamo Remo Morzenti Pellegrini) e il sottufficiale della Polizia provinciale Daniele Carrara. Oltre alle 44 ore di teoria sono previste esercitazioni pratiche sul campo e al poligono di tiro. Il corso sarà finanziato tramite le quote d'iscrizione (250 euro per partecipante).
«Il mondo venatorio ha bisogno di essere istruito – ha commentato in rappresentanza dei cacciatori Achille Rubini, alla presidenza dell'Ambito territoriale di caccia della pianura bergamasca –, le indicazioni dell'Ispra e la gestione del territorio sono sempre più complicate». Secondo le intenzioni, i corsi non serviranno solo per migliorare le conoscenze di base che dovrebbero guidare il cacciatore nella pratica dell'esercizio venatorio, ma anche per fornire quel contributo che oggi è richiesto a tutta la collettività nell'ambito della conservazione della fauna selvatica.
 
IL TIRRENO
13 DICEMBRE 2012
 

Cacciatori-docenti «Grave aprire a loro le porte di scuola»

 
 
SAN MINIATO (PI) C’era da aspettarselo. Gli ambientalisti si scagliano contro l’iniziativa messa in piede da Arcicaccia e Federcaccia di San Miniato, i cui esponenti saranno prossimamente ospiti delle scuole per alcune lezioni su fauna, flora e ambiente locali. «Con il pretesto del superamento dei “pregiudizi che condizionano l'immagine dell'attività venatoria”, i cacciatori si lanciano – afferma Antonella Pandolfi della Lav di Pontedera – nell'opera di indottrinamento dei ragazzi della scuola elementare di San Miniato Basso, con, quel che è ancora più grave, il benestare degli insegnanti. Siamo increduli nell'apprendere che il principale pericolo per gli animali selvatici, ovvero i cacciatori, entrerà nelle scuole per spiegare agli alunni cosa si intenda per “gestione equilibrata dell'habitat”. È come se nelle scuole entrassero i dirigenti dell'Ilva di Taranto a spiegare cosa significa la tutela dell'ambiente e della salute dei lavoratori». La Lav parla addirittura di mistificazione della realtà. «Gli alunni delle elementari – prosegue Pandolfi – saranno coinvolti nelle operazioni di cattura degli animali selvatici, in particolare lepri, in una zona di ripopolamento e cattura. Sicuramente i bambini saranno istintivamente attratti dai simpatici animaletti caldi e morbidi che verranno catturati, chissà però se i cacciatori avranno il coraggio di spiegare ai bambini che quella cattura porterà al trasferimento di quegli animali in una zona dove saranno massacrati in tutta comodità dagli “ambientalisti calibro 12”. È estremamente preoccupante che la struttura scolastica apra le proprie porte ai cacciatori, supportando così il loro tentativo revisionista teso unicamente alla distorsione della realtà. L'unico interesse dei cacciatori – continua la Lav – consiste nel far credere ad una favola nella quale la caccia viene ammantata di necessità ecologica. In realtà, sono proprio i cacciatori i primi responsabili dell'inquinamento genetico delle specie animali stanziali, del massacro di milioni di uccelli migratori e dell'introduzione nel nostro Paese dei tanti cinghiali provenienti dall'est Europa, molto più prolifici e quindi dannosi dell'oramai scomparso cinghiale autoctono». Ecco la controproposta dell’associazione ambientalista. «Meglio sarebbe che la scuola proponesse, ad esempio, visite alle oasi ambientali e ai centri di recupero della fauna selvatica, realtà queste dove i volontari si occupano in prima persona e a loro spese della tutela del territorio e degli animali, lasciando la cultura del dominio e della sopraffazione armata ai cacciatori e a chi li sostiene».
 
IL MATTINO DI PADOVA
13 DICEMBRE 2012
 
Per dormire mi succhiava il dito

Laura Fiorillo

 
MARGHERA (VE) Trattengono a stento le lacrime Derio e Anna Groppello parlando di Elsa, lo splendido puma che ha vissuto con loro per dieci anni al civico 27 di via Longhena e che è mancato venerdì scorso. Nata nel ’95 aveva 17 anni e da quattro soffriva di insufficienza renale. Quei tre avevano un rapporto speciale, un amore profondo e una fiducia totale rimasti invariati negli anni nonostante l’enorme distanza che li separava. Derio e Anna, perché proprio un puma, non potevate prendere un gatto o un cane? «Ce l’avevamo un gatto, persiano. Un merlo indiano, un boa e un pitone. Amo gli animali, alcuni di più di altri. Da giovane lavoravo alle poste con una scimmia sulla spalla. Poi un giorno mi hanno detto o la scimmia o il lavoro. E io ho scelto la scimmia. Era il ’95». Dove si andava allora per comprare un puma? «Mi avevano dato un contatto di Modena, uno che riforniva i circhi e gli zoo. Erano appena nati un maschio e una femmina. Abbiamo preso Elsa per 4 milioni di lire». «Quando è arrivata» interviene la moglie Anna «aveva 23 giorni, mi svegliavo ogni 3 ore per allattarla. Il gatto l’aveva presa per una figlia. Dormivano insieme, il puma sopra la gatta. Dopo alcuni mesi, per forza di cose i ruoli sono stati invertiti. Invariata è rimasta invece la passione per il mio dito. Non dormiva se non lo succhiava per almeno 15 minuti. Ho ancora il callo». La legge in quegli anni vi consentiva di tenere un animale selvatico nato in cattività purché vivesse in luogo chiuso e uscisse solo al guinzaglio, poi cos’è successo? «Ci tengo a dire che abbiamo sempre rispettato la legge. Elsa era nata la terza generazione di puma nati in cattività ;, quelli che pensano che l’abbia rubata al suo habitat naturale dicono fesserie. Era docile e affettuosa né più né meno di un qualsiasi altro animale domestico. Anche un cane è aggressivo se non lo educhi, e per farlo ci vuole un enorme costanza, pochi ce l’hanno. Noi con Elsa c’eravamo riusciti, questo ci riempirà sempre di un’enorme soddisfazione. Dopo le aggressioni dei pitbull, è uscita una normativa più severa che l’avrebbe condannata agli arresti domiciliari. Non sarebbe potuta più uscire di casa se non in gabbia. Non ce la siamo sentiti e per il suo bene l’abbiamo portata a Roma. Era il 29 aprile 2005, ci siamo promessi che non l’avremmo mai lasciata. Così, da sette anni, nonostante le difficoltà economiche, siamo andati a trovarla ogni 20 giorni. L’ultima sarà venerdì, per prendere le sue ceneri, che verranno con me nella tomba quando sarà la mia ora».
 
GREEN ME
13 DICEMBRE 2012
 
Commercio illegale di animali selvatici: ogni anno incassa 19 miliardi

Francesca Mancuso

 
19 miliardi di euro all'anno. È questo il giro d'affari che ruota attorno al commercio illegale di animali in un dossier presentato ieri dall'Onu dal titolo “Fighting illicit wildlife trafficking a consultation with governments – Combattere il traffico illegale di fauna selvatica – una consultazione con i Governi” e realizzato dal Wwf e daTraffic, la rete di monitoraggio del commercio della fauna selvatica. Quello che è emerso nel corso dell conferenza di presentazione del dossier da parte degli ambasciatori delle Nazioni Unite a New York, è che il volume di denaro mosso dal bracconaggio e dal commercio clandestino dei poveri animali è al quarto posto a livello mondiale, dopo gli stupefacenti, la contraffazione e il traffico di esseri umani.
Solo per dare alcune cifre, è pari a 10 miliardi di dollari annui il valore del commercio illegale di fauna selvatica, escludendo la pesca e il legname. È pari a 60mila dollari al chilo il prezzo raggiunto dal corno di rinoceronte. Nel 2011, poi, è stato sequestrato avorio proveniente da 2.500 esemplari di elefanti. I pesci e gli uccelli non se la cavano di certo meglio. Ogni anno, 100 milioni di tonnellate di pesce e 1.5 milioni di uccelli vivi sono commercializzati illegalmente. E per le piante medicinali si arriva addirittura a 440mila tonnellate annue.
Il traffico illecito di fauna selvatica è cresciuto negli ultimi anni, nonostante gli sforzi congiunti da parte della comunità internazionale, dei governi e della società civile. La tendenza negativa, ahinoi, è stata confermata da alcuni degli eventi più recenti relativi ai traffici di fauna selvatica. Per esempio, il 2011 è stato il più alto anno record per il bracconaggio degli elefanti, per il furto di corna di rinoceronte dai musei e dalle case d'asta e dai negozi di antiquariato nell'Unione europea. Secondo le stime l'av orio venduto illegalmente è stato pari a 23 tonnellate (i 2.500 elefanti di cui sopra. Inoltre, il bracconaggio di rinoceronti in Sud Africa è salito ad un livello record nel 2011, con la morte di 448 esemplari. Il Wwf ha inoltre confermato che tra il 2007 e il 2011 il numero di rinoceronti cacciati in Sud Africa è aumentato del 3.000 per cento.
Orrore. Nel febbraio del 2012, centinaia di elefanti sono stati macellati in un unico incidente nel Bouba N'Djida National Park, nel Camerun, da bande di bracconieri armati di mitra, probabilmente originari da Ciad e Sudan. Cinque simili eventi di bracconaggio di massa di elefanti da allora si sono verificati in tutto il Centro Africa. La gravità di quanto accaduto in Camerun è stato un ulteriore campanello d'allarme per la comunità internazionale e i governi dei paesi colpiti, soprattutto in termini di minacce alla sicurezza.
Emerge dal dossier che i governi sono d'accordo sul fatto che il commercio illegale di fauna selvatica possa compromettere la sicurezza dei paesi. Infatti, gran parte del commercio di prodotti illegali è gestito da gruppi criminali a livello internazionale, e il profitto può essere utilizzato per finanziare conflitti civili e terrorismo e attività connesse. Inoltre, il commercio illegale di animali ostacola lo sviluppo sostenibile e lo sviluppo economico e sociale riducendo l'efficacia dei governi, erodendo lo stato di legalità e danneggiando la reputazione e la fiducia nei confronti degli Stati. Tutti concordi inoltre nel dire che il bracconaggio distrugge le ricchezze naturali visto che lo sfruttamento illegale di fauna selvatica è in grado di ridurre fortemente le specie e, i n alcuni casi, le porta all'estinzione.
Non solo gli animali. Questa insana pratica comporta dei rischi per la salute pubblica visto che può rappresentare un meccanismo di trasmissione di malattie. Non essendo un mercato controllato, infatti, gli animali infetti potrebbero trasferire malattie. Sono oltre 200 le patologie infettive trasmissibili tra cui Marburg virus, ebola, epatite A e B, aspergillosi, botulismo, salmonella, simian deficiency virus.
"Sono spesso le comunità più povere del mondo a essere danneggiate da questo commercio illegale, mentre le bande criminali e i funzionari corrotti traggono profitto. I ranger dei parchi più a rischio ci stanno rimettendo la vita e quelle famiglie che dipendono dalle risorse naturali stanno perdendo i loro mezzi di sussistenza " ha detto Jim Leape, Direttore Generale di WWF International. "Gran parte del commercio di prodotti illegale di specie selvatiche è oramai gestito da reti criminali sofisticate con un respiro internazionale. I profitti derivanti dal traffico della fauna selvatica sono utilizzati per l'acquisto di armi, per finanziare i conflitti civili e il terrorismo e attività connesse dice il rapporto".
"La domanda di prodotti naturali illegali è in aumento di pari passo con la crescita economica in quei paesi consumatori emergenti, e con denaro facile e profitti sempre più alti per le organizzazioni criminali", ha detto Massimiliano Rocco, responsabile Specie, Traffic e Foreste del Wwf Italia. "Ci auguriamo che i diversi Governi maggiormente interessati aprano gli occhi e si rendano conto che devono affrontare il commercio illegale di Natura come una questione urgente".
 
L’ARENA
13 DICEMBRE 2012
 
Allarme cinghiali: i cacciatori e la Provincia in prima linea

Paola Dalli Cani

 
VAL D'ALPONE (VR). Si ripetono le segnalazioni dei cittadini e aumenta la preoccupazione per la proliferazione degli animali
Nel Veronese dal 1° novembre ne sono già stati abbattuti 180 «Uno dei nostri iscritti se n'è trovati 13 davanti alla macchina» Centosettanta chili: tanto pesava il cinghiale più grosso che domenica le doppiette specializzate dell'Atc 2 «Dei Colli» hanno abbattuto nei boschi tra San Giovanni Ilarione e Vestenanova. Non è stato però questo l'unico esemplare ucciso: ce ne sono stati altri due poco sopra il quintale e uno di 40 chili. Un risultato eclatante, quello del gruppo di 96 cacciatori con abilitazione, guidato da Sergio Molinarolo, che operano coordinati in due squadre da Francesco Marcazzan e Domenico Marcazzan. Un risultato che la dice lunga su quello che, da quattro mesi a questa parte, è divent ato un allarme anche in Val d'Alpone. I cinghiali sono una presenza radicata, e alcuni esemplari sono davvero imponenti: poche settimane fa sulle colline di Cazzano ne era stato abbattuto uno di ben 205 chili. «Sabato sera uno dei nostri iscritti, sulla strada che sale a Cattignano, se n'è trovati tredici davanti alla macchina», racconta Molinarolo. E questa è l'alta valle, ma la preoccupazione si è diffusa anche all'imbocco della Val d'Alpone, da quando cioè qualche automobilista s'è visto tagliare la strada sulla provinciale 17 da un grosso cinghiale. «Quell'animale è stato più volte visto in località Bosco, lungo la strada che dalle Chiarelle va verso Sarmazza», aggiunge Molinarolo. «Dopo aver attraversato la strada, è salito sull'argine. Due persone stavano camminando sulla riva dell'Alpone e sono scappate, nel panico, inseguite dall'animale». Che poi hanno visto tornare al Bosco facendo il percorso inverso. Ma non è tutto: se con una stima approssimativa i cacciatori hanno contano in vallata almeno una sessantina di cinghiali, più segnalazioni arrivano dalle zone collinari della Ponsara. «E' vero, dovrebbero esserci 7 o 8 cinghiali. In tanti li hanno visti, e la gente comincia ad avere paura», conferma il coordinatore dei cacciatori di cinghiali. Di danni, per ora, non ce ne sarebbero (ma la scorsa estate ci sono state numerose incursioni nei campi di mais): a sentire le doppiette, in questo periodo dell'anno gli animali vivono in qualche modo riparati nei boschi. E' il futuro a preoccupare cacciatori e abitanti della valle: i primi sono in allerta per le nuove nascite previste a primavera, i secondi temono razzie nelle colture. «Le femmine sono molto proli fiche, e se riescono ad alimentarsi bene poi ne vedremo le conseguenze. Gli agricoltori temono per le vigne, perchè i cinghiali sono frequentatori degli impianti a spalliera, e non disdegnano i ciliegieti». Loro, i cacciatori, sono impegnati da mesi: in questo periodo organizzano battute tre volte la settimana. Ma alla fine il lavoro che c'è alle spalle li impegna sette giorni su sette: prima vanno fatti i sopralluoghi, poi delimitata l'area in cui si interverrà e infine si posiziona la tabellazione. Il problema c'è, e lo conferma lo stesso Molinarolo quando dice che «lunedì ci sono stati concesse girate con l'impiego di due cani e non uno solo al seguito». La preda in questi mesi resta ai cacciatori; durante le battute di controllo, invece, alle doppiette va solo il 25 per cento. Il grosso, infatti, spetta alla Provincia che vende la carne a macelli autorizzati finanziando anche così il fondo a cui si attinge per pagare i danni arrecati dagli animali selvatici. L'assessore provinciale alla caccia, Fabio Venturi, mette sul tavolo i numeri dell'emergenza: «Dal 1° novembre, cioè da quando è stata aperta la caccia, sono stati abbattuti circa 180 capi. Dal 1° febbraio al 31 ottobre, con il piano di controllo, ne erano stati abbattuti 70. Lo scorso anno in tutto ne erano stati uccisi 420. Il trend di abbattimento positivo conferma da un lato il buon lavoro svolto, ma dall'altro anche la continua crescita dei cinghiali, che sono ormai un autentico problema: questo animale non è facile da abbattere e va cacciato in maniera organizzata. La caccia, peraltro, è possibile solo da tre anni a questa parte. Per fortuna c'è un buon contingente di cacciatori veronesi abilitati agli abbattimenti: il mondo venatorio ci dà un grandissimo aiuto nella gestione di questa situazione, sempre nel rispetto delle regole.
 
IL SOLE 24 ORE
13 DICEMBRE 2012
 
IN “GAZZETTA”: Il decreto sul trasporto e soccorso di animali in stato di necessità
 
È stato pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” del 12 dicembre 2012 n. 289 il decreto 9 ottobre 2012 n. 217 del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti “Regolamento di attuazione dell'articolo 177, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, come modificato dall'articolo 31, comma 1, della legge 29 luglio 2010, n. 120, in materia di trasporto e soccorso di animali in stato di necessità”. L’entrata in vigore del provvedimento è fissata per il 27 dicembre 2012.
 
NEL CUORE.ORG
13 DICEMBRE 2012
 
EUROPARLAMENTO, "RIDURRE I TEMPI DEL TRASPORTO DEGLI ANIMALI AL MACELLO"
Un nuovo, forte segnale alla commissione
 
Le misure per limitare i tempi di trasporto degli animali destinati alla macellazione a otto ore devono essere prese in considerazione, valutando comunque eccezioni di carattere geografico o questioni legate a certe specie di animali. Tuttavia il limite di otto ore per il trasporto non sarebbe sufficiente per migliorare il benessere degli animali, poiché spesso dipende maggiormente dalle adeguate strutture del veicolo e dalla corretta gestione degli animali. Occorre dunque intervenire basandosi sulle ricerche scientifiche al riguardo, soprattutto per ciò che attiene allo spazio e alle scorte d'acqua. Lo dice la risoluzione sul trasporto degli animali approvata ieri dal Parlamento europeo, relatore il deputato polacco Janusz Wojciechowski (ECR). Il testo è stato approvato con 555 voti a favore , 56 contro e 34 astensioni.
LAV accoglie con favore l'esito del voto, che invia un messaggio forte alla Commissione chiedendo di agire in fretta, ribadendo, tra l'altro, la necessità di ridurre la durata dei viaggi di animali vivi verso i mattatoi.
"Dopo la Dichiarazione scritta 49/2011 approvata lo scorso marzo, e il milione di firme raccolte con la Campagna 8hours, questo voto rappresenta un ulteriore, importante segnale, della necessità di limitare ad un massimo di otto ore i viaggi della morte. – commenta Roberto Bennati, vicepresidente LAV – La Commissione Europea non può continuare a ignorare le istanze dei cittadini europei, che hanno ribadito con forza la loro preoccupazione relativamente al benessere degli animali durante i trasporti".
Il numero di animali trasportati all'interno dell'UE è cresciuto notevolmente nel quinquennio 2005-2009, fino al 70% nel caso dei suini. Un terzo di questi viaggi dura più di otto ore.
Nonostante l'attuazione in corso del regolamento (CE) 1/2005, relativa alla protezione degli animali durante il trasporto, infatti, gravi problemi persistono, principalmente a causa della scarsa applicazione delle norme da parte degli Stati membri. La relazione del deputato Wojciechowski segna il percorso per affrontare questi problemi e invita la Commissione ad agire ora per:
• garantire l'applicazione efficace e uniforme in tutti gli Stati membri della legislazione UE esistente sul trasporto degli animali;
• presentare una valutazione completa di tutti gli aspetti economici, i costi ambientali e sociali e i benefici derivanti dal trasporto di animali, tra cui un confronto tra il trasporto di animali vivi e il trasporto delle carcasse e dei prodotti alimentari;
• presentare proposte legislative prima del 1 ° gennaio 2014, volte a creare un quadro comunitario comune per la raccolta dei dati e il controllo in tempo reale dei viag gi, tramite navigazione satellitare;
• aumentare il numero di controlli in loco senza preavviso dei veterinari UVAC, incentrati sul benessere e il trasporto di animali.
"L'Italia è uno dei Paesi che difende il trasporto di animali vivi su lunghe distanze e senza limiti, – prosegue Bennati – questo per tutelare gli interessi dell'industria della macellazione, che continua a non informare i cittadini sulla provenienza degli animali e sulle sofferenze che hanno subito per raggiungere il nostro Paese. Le prove scientifiche delle loro sofferenze ci sono e sono inconfutabili: gli animali trasportati su lunghi tragitti provano dolore, fatica e stress inaccettabili. Dopo questo voto i Governi e la Commissione Europea non rimandino più decisioni urgenti, per tutelare il benessere degli animali e per attuare il trattato Europeo che ha riconosciuto gli animali esseri senzienti da tutelare con leggi efficaci che non pensino solo a tutelare i bilanci di grandi industrie della macellazione", conclude Bennati.
 
GREEN REPORT
13 DICEMBRE 2012
 
Obbligo di soccorso stradale agli animali: pubblicato il decreto attuativo
 
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da oggi è rafforzato il cambiamento del Codice della Strada che dal 12 agosto 2010 ha fissato l'obbligo di fermarsi in caso di incidente con un animale, l'equiparazione dello stato di necessità di trasporto di un animale ferito come per una persona, l'utilizzo di sirena e lampeggiante per ambulanze veterinarie e mezzi di vigilanza zoofila.
Gianluca Felicetti, presidente Lav e Carla Rocchi, presidente nazionale dell'Enpa, spiegano che «La norma ha preso atto del cambiamento del sentire comune sul dovere di prestare soccorso anche agli animali e le sanzioni irrogate fino ad oggi per le violazioni sono state un esempio positivo per automobilisti e Polizie locali.  Nel Decreto siamo riusciti a far inserire il pieno riconoscimento del privato cittadino che porta per dovere civico un animale incidentato in un ambulatorio veterinario, la necessità di intervento anche ai fini della tutela dell'incolumità pubblica e il pieno riconoscimento dell'attività delle Guardie zoofile. Ora le Regioni e i Comuni devono rafforzare i propri compiti di intervento già previsti da altre normative».
Il Decreto ministeriale, che entra in vigore il Entra in vigore il 27 dicembre 2012, fissa anche lle caratteristiche delle autoambulanze veterinarie, le cui attrezzature specifiche saranno individuate dal Ministero della Salute, la certificazione anche successiva dello stato di necessità di intervento sull'animale da parte di un veterinario e gli stati patologici che fanno scattare questo riconoscimento cioè trauma grave, ferite aperte, emorragie, alterazioni e convulsioni.
Felicetti sottolinea che «Fino al 12 agosto 2010 in caso di incidente stradale ci si doveva fermare in caso di danno a persone o anche a un lampione. Non agli animali. Ora, invece, è diventato un obbligo anche se si è investito un cane o un capriolo, un cavallo o un gabbiano. Fino al 12 agosto 2010 si poteva essere sanzionati se per portare con documentata urgenza un animale qualsiasi ferito da un veterinario si passava un incrocio con il semaforo rosso. Ora si può, come per salvare una vita umana. Fino al 12 agosto 2010 l'ambulanza veterinaria che utilizzava la sirena lo faceva contravvenendo alla normativa. Non ne aveva diritto. Ora è stata equiparata, nella necessità di avere la strada libera da parte di auto e Vigili Urbani, alle ambulanze umane. Così come all'intervento delle Guardie zoofile è stato riconosciuto lo stesso carattere d'urgenza di quello di Carabinieri e Polizie».
 
VERONA ECONOMIA
13 DICEMBRE 2012
 
POLSTRADA: OBIETTIVO SICUREZZA DEGLI ANIMALI
Sicurezza alimentare, maltrattamento di animali e rispetto delle norme di settore per la circolazione sono stati gli obiettivi dell’operazione di ieri 12 dicembre, coordinata dal servizio Polizia Stradale di Roma con la locale Sezione Polstrada, diretta dalla Dr.ssa Francesca Montereali.
 
Prov. Di Verona - Grazie ad una task force con personale altamente specializzato, di cui fanno parte anche i veterinari delle Asl locali, sono stati attuati dei posti di controllo a Nogarole Rocca e Sommacampagna.
Le verifiche si sono concentrate sui veicoli che trasportavano animali vivi ed erano rivolte alla tutela degli animali stessi e della sicurezza alimentare dei consumatori.
Ma volendo tradurre in termini pratici la ragione di tali controlli, quante volte vi è capitato di veder transitare un camion che trasportava degli animali e di chiedervi se le condizioni di salute e la provenienza dei capi fosse aderente alle norme di legge? Quando gli animali vengono spostati dal luogo d’allevamento a quello di macellazione, le modalità di trasporto sono rispettate per evitare inutili quanto illeciti maltrattamenti?
Le risposte a queste legittime aspettative dei cittadini possono giungere proprio da questi controlli che la Polizia Stradale attua nell’ottica della tutela dei diritti degli animali, riconosciuti come esseri consapevoli nel nuovo trattato di Lisbona e perciò oggetto di uno specifico Protocollo d’Intesa tra i Ministeri dell’Interno e della Salute siglato il 19 settembre 2011.
I RISULTATI: veniamo ora alle due più importanti irregolarità emerse.
La prima è stata riscontrata alle 8 presso il casello autostradale di Sommacampagna dove è stato controllato un autotreno di una ditta bresciana che trasportava tacchini in condizioni precarie ed uno di essi presentava un grave sanguinamento alle zampe ed alla bocca. In questo caso sono intervenuti i veterinari dell’Ulss che li hanno visitati e curati, mentre gli agenti della Polstrada accertavano anche che il mezzo era privo di adeguate protezioni dalle intemperie e dalla bassa temperatura di -2°C.
Il 55enne conducente bresciano ha ben pensato di giustificarsi asserendo che l’animale era già ferito al momento del carico, ma ciò non gli ha evitato un verbale da 3.333 euro per la violazione del D.L.vo 151/2007.
La seconda irregolarità è emersa a Bagnolo di Nogarole Rocca, verso le 10.30, quando è stato controllato un autocarro del mantovano con un evidente sovraccarico di maiali che non permetteva loro di godere dello spazio necessario per muoversi. Oltre a ciò è stata riscontrata un’irregolarità nei documenti autorizzativi del trasporto.
In questo secondo caso il 23enne conducente mantovano si è giustificato asserendo che nelle curve i maiali si potevano rompere le zampe a causa dell’eccessivo spazio a disposizione. Puntuale anche per lui è giunto un verbale di 1.200 euro
 
CORRIERE DELLA SERA
13 DICEMBRE 2012
 
Bonola  Liberato Nox, il dogo argentino
che aveva ucciso due cani
L'animale potrà essere adottato. Condannato il suo padrone

Paola D'Amico

 
È libero Nox, il dogo argentino che un anno fa era stato posto sotto sequestro al canile comunale con un provvedimento del gip Giuseppe Gennari, dopo aver aggredito (e ucciso) due cani. Il giudice Anna Introini, presidente della IX sezione penale del Tribunale di Milano, martedì ne ha disposto la confisca, togliendolo di fatto al proprietario e ponendolo sotto la tutela dei suoi nuovi educatori. Ora il dogo potrà essere adottato. Condannato, invece, il suo padrone, che aveva chiesto il rito abbreviato: 4 mesi di reclusione, 20 giorni di arresto (pena sospesa) e 11 mila euro di risarcimento alla Asl, per le pesanti minacce ricevute da un veterinario il quale aveva tentato di far eseguire l'ordinanza che imponeva l'uso di museruola e guinzaglio per il cane in libera uscita. A portare in tribuna le l'uomo era stata la denuncia di una donna che, nell'inutile tentativo di salvare il proprio cagnetto dalle fauci di Nox, era rimata lei stessa ferita. Il molossoide di otto anni era stato a lungo il «terrore» del quartiere Bonola. Ma, come avevano anticipato a suo tempo gli esperti, se Nox era così aggressivo la causa andava ricercata nella cattiva gestione di chi lo deteneva, condizionandone i comportamenti.  Daniele Mazzini, l'istruttore cinofilo della polizia locale che era stato incaricato di  "arrestare" Nox, spiegò: «La sensazione che ho avuto in quei momenti, per i comportamenti, le parole, e i contenuti di queste spesso deliranti, è stata quella dell'assoluta inconsapevolezza del proprietario del cane del danno sociale che le sue azioni avevano procurato. Sembrava infatti che il suo sistema relazionale escludesse tutto ciò che non aveva a che fare con se stesso ed il suo cane». Per un anno il proprietario s i  è recato al canile e fino a ieri ha sperato di riavere il suo cane. Il dogo Nog, aggiunge l'esperto «rientra nel ceppo canino dei molossoidi dei quali fanno parte le razze dei cani guardiani che nei secoli sono state selezionate dall'uomo che ne ha esaltato alcuni instinti come la territorialità e la difesa. In questo ceppo sono anche inclusi alcuni Bull e altri cani utilizzati dai popoli latini per i combattimenti inter e intraspecifici. Il dogo argentino è annoverato in questi ultimi, ma ciò non deve essere considerato una condizione di colpevolezza a priori, visto che molto del comportamento, manifestato nell'età adulta da un cane, dipende dal tipo di educazione».
FOTO
 
LA PROVINCIA PAVESE
13 DICEMBRE 2012
 
S. Martino, via i divieti ai cani in negozi e uffici
 
di Anna Ghezzi
 
PAVIA - Da oggi nessuno a San Martino potrà chiudere le porte in faccia agli amici a quattro zampe: ingresso libero nei luoghi pubblici e aperti al pubblico, uffici, negozi, bar e autobus. E per chi si mette di traverso e viene pizzicato dai vigili urbani, la multa rischia di essere salata: da 80 a 318 euro. San Martino ora fa parte della rete delle città “Amiche degli animali”. Resta solo una possibilità per non far entrare cani, gatti e pitoni nel negozio o nell’ufficio: chiedere all’ufficio per i diritti degli animali (all’interno dell’ufficio di Polizia locale) di poterne limitarne l’accesso se ci sono esigenze di natura igienico sanitaria. E ancora: l’accesso è vietato in asili, ospedali e scuole, ma gli animali potranno entrare nelle case di riposo se il proprietario è ricoverato. Anche il centro commerciale Bennet, uno dei pochi ad esporre ancora il cartello con il cagnolino sbarrato sulla porta a vietarne l’accesso, si è dovuto adeguare. «Un’ottima cosa – dice Gabriella Aniello – l’importante è che i cani grandi, nel centro commerciale, abbiano la museruola, ho avuto brutte esperienze. Ma l’importante è che i padroni siano bene educati». Nell’ordinanza, infatti, è specificato anche che in caso di “danni”, saranno i padroni a dover pulire con paletta e sacchetto. «In paese nella maggior parte dei negozi non ci sono di questi problemi – spiega Yuri Martin con il cane al guinzaglio – ma è una bella cosa». E Marika Rossetto, del negozio Il Giardino di Marie sorride: «Qui la porta è sempre aperta – afferma – nel limite del possibile non ci sono problemi. Sta tutto all’educazione del padrone». «Io, personalmente, preferisco non portare il mio cane nei negozi di alimentari, non è igienico – afferma Miriam Arena, padrona di un golden retriever – ma nel limite dell’educazione non vedo cosa ci sia di male nel portarlo in un negozio di vestiti». E al bar?«Qui siamo amici dei cani – spiega Maurizio Bardelli, del bar Sport mentre mostra le foto della nuova cagnolina e il cartello per il Rifugio di Travacò – i cani entrano da sempre. E se succede qualcosa, è sempre colpa del padrone».
 
NEL CUORE.ORG
13 DICEMBRE 2012
 
DAL VETERINARIO IN TEMPI DI CRISI: E' GIUSTO CONSENTIRE LA DETRAZIONE?
Su Panorama il confronto Brambilla-don Mazzi
 
"E' giusto, mentre si taglia la spesa pubblica, permettere di detrarre le spese veterinarie?". E' la "controversia" che "Panorama" in edicola propone ai suoi lettori con due interventi contrapposti: il primo, favorevole, di Michela Vittoria Brambilla (presidente Leidaa) , e il secondo, contrario, di don Antonio Mazzi (fondatore della comunità Exodus).
"Nel tritacarne fiscale della legge di stabilità – ricorda la parlamentare - stavano per finire anche le modestissime detrazioni attualmente previste per le spese veterinarie. Se non ci saranno sorprese in Senato, resterà la detrazione del 19%, fino ad un importo massimo di spesa di 387,34 euro l'anno, limitatamente alla parte eccedente la franchigia di 129,11 eu ro. Il che vuol dire un beneficio massimo di neanche 50 euro. Non c'è comunque di che sorridere, anche perché l'Iva sulle prestazioni veterinarie salirà al 22 per cento il prossimo anno. Per non parlare dei costi assurdi dei farmaci veterinari e della incredibile inclusione delle spese veterinarie nel redditometro. Insomma – prosegue Michela Vittoria Brambilla - non c'è traccia di una politica fiscale che riconosca la funzione sociale degli animali da compagnia e contribuisca alla prevenzione dell'abbandono e quindi del randagismo. E' un grave errore culturale, prima che politico, ignorare il fenomeno della convivenza con gli animali domestici nel nostro Paese, dove spesso svolgono un importante ruolo di sostegno psicologico per molti anziani soli, per i malati e nelle varie fasi della crescita dei bambini. Bisognerebbe esentare dall'Iva la microchippatura e la sterilizzazione, sottoporre le cure veterinarie all'Iva agevolata, innalzare la detraibilità e premiare chi adotta un animale. Altrimenti, il nostro fisco continuerà ad essere "nemico": del cane e dell'uomo".
A don Mazzi, invece, che pure dichiara di "voler bene" agli animali, le battaglie degli animalisti sembrano "francamente fuori luogo" in un momento come questo. "Più che ai cani e ai gatti – sostiene il sacerdote – oggi dovremmo dare la precedenza assoluta ad azioni di sostegno ai milioni di italiani disoccupati, a quelli che stanno per finire in cassa integrazione, agli esodati, a chi non è in grado di pagare l'affitto, o a quelli che alla quarta settimana del mese non hanno più i soldi per la spesa e debbono mettersi in fila per un pasto alla Caritas. Insomma, la lista di chi è in difficoltà è molto lunga , ci sono delle priorità ed oggi sarebbe sbagliato rovesciarle". Per il sacerdote, "siamo davanti a uno strano quanto preoccupante processo di umanizzazione degli animali da parte dei loro padroni, con un'Italia piena di cani che hanno vestitini, giocattoli e ai quali, mi raccontano, più di qualcuno organizza addirittura feste di compleanno. Lo trovo un segnale – sottolinea don Mazzi – molto spiazzante, di grande solitudine sociale: dobbiamo sì voler bene agli animali, ma non possiamo concentrare su di loro l'affetto che dovremmo riservare a un nonno, a un fratello o addirittura a un figlio". Quindi, conclude il fondatore della comunità "Exodus", "utilizziamo quegli euro previsti per la detrazione di spese veterinarie per fare del bene ai nostri simili".
 
IL PICCOLO
13 DICEMBRE 2012
 
L’AGOPUNTURA FUNZIONA ANCHE CON GLI ANIMALI
 
di FULVIA ADA ROSSI
 
La World Health Organization si è pronunciata a favore delle Mnc in quanto discipline mediche di indubbio valore ed in grado di determinare una riduzione nella spesa sanitaria nazionale sia dei Paesi progrediti che di quelli in via di sviluppo, proprio in virtù della loro peculiare applicazione clinica. Anche in medicina veterinaria accanto all’allopatia coesistono diverse discipline mediche, definite comunemente “non convenzionali”. Si tratta di medicine che, analogamente a quanto avviene nell'uomo, integrano e potenziano la medicina convenzionale. Le medicine non convenzionali (Mnc) hanno un approccio di tipo relativistico–energetico che permette uno studio integrato ed olistico (dal greco "olos" tutto) del corpo. Zao Fu è considerato il primo medico veterinario agopuntore che già nel 974 a.C. trattava le patologie del cavallo con gli aghi, e questo testimonia quanto sia antica questa disciplina. Mediante infissione di sottilissimi aghi pliurimetallici nei punti specifici dei vari meridiani, si può intervenire per sfiammare, ridurre il dolore, stimolare la cicatrizzazione, armonizzare e riequilibrare le varie funzioni organiche e metaboliche dell’organismo come ad esempio: disendocrinie, timpanismo, meteorismo, stitichezza, diarree emotive e nervose, problemi dermatologici. Le Mnc nell’assicurare il mantenimento del sistema energetico dell’animale, danno grande importanza alle influenze genetiche, alla tipologia propria del singolo individuo, alle sue interazioni con l’ambiente esterno, ed attuano la prevenzione come unico efficace modello di cura. Secondo le dottrine classiche della medicina tradizionale cinese, il corpo degli animali è percorso da un incessante flusso di energia vitale detta “Qi”, la quale origina dai principali organi e fluisce in un sistema circolatorio di canali, i cosiddetti “meridiani”. Essendo il corpo strettamente connesso con la psiche e la sfera emotiva, agendo su di esso si affrontano e si risolvono anche le forme ansiose, le nevrosi, e le depressioni che ormai appaiono frequentemente anche nei nostri animali (ansie da separazione, depressione dell’anziano, nevrosi compulsive, piaghe da leccamento, eccetera).
 
CORRIERE DEL TICINO
13 DICEMBRE 2012
 
 
Consigli utili per Micio e Fido
Come condividere al meglio la propria casa con gli amici a quattro zampe
 
Buon giorno, vi disturbo con una domanda d'ordine generale e di stagione. Sta arrivando il Natale. Volevo chiedervi se ci sono degli accorgimenti da tener presenti se si hanno animali in casa per quel che concerne le piante di stagione. Mi spiego: gatti e Stelle o Rose di Natale vanno d'accordo? E con il vischio ci sono pericoli? Altre cose da tenere presenti? Grazie anche a nome de "Il Paese dei gatti". Un saluto".  Laura T. V., Minusio
 
Gentile Laura, le piante natalizie sono spesso molto pericolose per i cani e per i gatti, soprattutto per i cuccioli, che più facilmente ingeriscono e rosicchiano cose che non dovrebbero. La stella di Natale ha le foglie che producono una linfa molto irritante che può provocare irritazioni e ulcere sulle mucose di bocca, gola, esofago e laringe. Il vischio ha effetti molto tossici e se ingerito in grandi quantità può anche provocare un arresto cardiaco. La stessa cose l'agrifoglio (sia le foglie che l bacche di colore rosso) sono estremamente tossiche. Quindi la regola é metterle in un punto inaccessibile per cani e gatti anche se con il gatto non sempre é facile trovare un posto in cui non possa arrivarci.
Attenzione anche agli addobbi per l'albero di Natale. I cuccioli e i gatti ingeriscono facilmente cordicelle varie o corpi estranei che potrebbero provocare ostruzioni intestinali che necessitano poi interventi chirurgici. Magari é sempre utile ricordare di tenere d'occhio anche candele e lumini vari visto che gli animali potrebbero farle cadere ustionandosi loro stessi o provocando pericolosi incendi.
 
QUOTIDIANO.NET
13 DICEMBRE 2012
 
Graziato l'asinello destinato alla cena parrocchiale
Lecco, intervento dell'Enpa con l'aiuto di Rita Dalla Chiesa
L'animale sarà trasferito nell'oasi di Bellagio dove si pratica la pet therapy
 
Lecco - Destinato a finire in pentola per uno 'stufato', deve la vita a Rita Dalla Chiesa che ha deciso di fare suo l'appello lanciato da Enpa nazionale, Comitato Ugda e Freccia 45, associazioni animaliste che ora si dicono "molto grate" per la disponibilità manifestata dalla conduttrice televisiva. Ad essere salvato un asinello di Missaglia, provincia di Lecco, il cui destino era quello di essere cucinato per una festa dell'oratorio. Secondo quanto spiega l'Enpa di Lecco nell'ottobre scorso un residente della frazione Ossola di Missaglia ha preso contatti con l'associazione animalista segnalando la presenza dell'asino che veniva sistematicamente maltrattato dal suo proprietario, un uomo residente nella stessa frazione. 
I volontari dell'Enpa durante un sopralluogo avrebbero constatato come l'asino viveva in uno  spazio angusto scarsamente illuminato. Inoltre viveva praticamente prigioniero perennemente legato con una corda al collo particolarmente corta che non gli consentiva neppure di muoversi.
Il destino dell'asino, però era gà' segnato, ovvero quello di diventare il piatto principale di una cena parrocchiale.  A nulla sarebbe valsa l'offerta di una consistente somma in denaro per convincere l'uomo a vendere l'animale all'Enpa. Lo stesso aveva anche alcuni agnelli, pure questi destinati a finire in forno ma in questo caso i volontari sono riusciti a comprarli e a portarli in un'oasi animale di Bellagio (Como).
Intanto per l'asino si stava avvicinando il momento fatale. Così i volontari dell'Enpa hanno preso contatti con il parroco di Missaglia, don Emanuele, il quale pare fosse all'oscuro del fatto che durante la cena sarebbe stato servito un asino appositamente macellato. Il religioso si  è offerto come mediatore fra Enpa e proprietario dell'asino. A questo punto è stato coinvolto il Sindaco di Missaglia mentre la Presidentessa del Comitato nazionale Ugd ha inviato una lettera al programma Forum.
Il documento è stato letto in diretta da Rita Dalla Chiesa e si  è associata all'appello per salvare l'asino. Alla fine il sindaco ha convinto il proprietario a 'graziare' l'animale che presto, una volta raggiunta un'intesa sul prezzo, sarà trasferito all'oasi di Bellagio dove si pratica 'pet therapy' per bambini problematici, i quali lo attendono a braccia aperte.
 
CORRIERE DEL GIORNO
13 DICEMBRE 2012
 
Un menu di Natale ‘sostenibile’ per gli animali e l’ambiente
 
ROMA – L’arrivo delle feste significa inevitabilmente l’arrivo di pranzi e cene con parenti e amici. Ma perché rimpinzarsi di calorie in eccesso? Perché scervellarsi per mettere a punto menù stravaganti e costosi? Un menu di Natale ‘sostenibile’ per gli animali e l’ambiente, ma anche a tutto vantaggio della nostra salute è proposto dalla Lav in collaborazione con lo chef Simone Salvini. Basta consultare il sito www.cambiamenu.it e trovare tutto quello che si vuole. L’avocado con il suo pesto; spaghettoni al ragù di seitan; frittelle di ceci con mele speziate e confettura di patate americane; tortino di cioccolato