dicembre 2013
 

MILANO TODAY
1 DICEMBRE 2013
 
Sei cavalli da trotto scomparsi: si teme un "giro" illegale per le macellerie
 
Milano - Ceduti da un privato a un demolitore di Quintosole, ne è stato ritrovato solo un settimo
Sei cavalli da trotto sono scomparsi. Facevano parte di un "lotto" di sette animali, venduti per 2.300 euro da un privato di Vigone (Torino) a un demolitore di Milano, che opera a Quintosole, nella periferia sud, dove il settimo cavallo è stato ritrovato dai carabinieri. Tutto è partito da un esposto del privato venditore, che ha lamentato di non essere stato pagato dal demolitore. Così le forze dell'ordine sono intervenute. Il demolitore ha riferito di avere ceduto gli altri sei animali a un terzo soggetto, senza però rivelarne l'identità.
La storia è stata "scoperchiata" lunedì 25 novembre, quando l'Asl si è recata sul posto. Trovando, come riferisce il "Corriere", il settimo cavallo oltre ad altri tre, di proprietà del demolitore, di cui però mancavano i documenti. Venerdì, infine, i carabinieri del Nas hanno eseguito il sequestro penale. Trovando i cavalli legati alle catene e senza cibo a disposizione: cosa che ha fatto scattare anche la denuncia per maltrattamento.
Proseguono le indagini per capire che fine abbiano fatto i sei cavalli ex trottatori di cui si sono perse le tracce. C'è infatti la possibilità che siano stati ceduti nell'Europa dell'Est, da dove succede che poi rientrino in Italia o sotto forma di carcassa o con nuovi documenti che, classificandoli come animali da reddito e non più sportivi, consentano la fine in un macello.
 
NEL CUORE.ORG
1 DICEMBRE 2013
 
MILANO, "SPARITI" SEI TROTTATORI: SOSPETTA TRIANGOLAZIONE CON L'EST
Indagine dei Nas e della polizia municipale
 
Ci sono sospetti sulla sorte di alcuni trottatori venduti per un prezzo modesto da un privato di Vigone (To) ad un demolitore di auto di Quinto Sole (Mi): sei dei sette cavalli, racconta l'edizione milanese del "Corriere della sera", sono "spariti". Le indagini condotte dai Nas e dalla polizia locale sono partite da una denuncia del venditore, che lamentava di non aver ottenuto la somma pattuita (2300 euro). Nell'area utilizzata per la demolizione dei mezzi, alla periferia di Milano, è stato ritrovato solo uno dei sei cavalli, peraltro in pessime condizioni come altri tre di proprietà del demolitore, denunciato per maltrattamento. L'uomo avrebbe dichiarato ai carabinieri di aver ceduto agli animali ad un'altra persona di cui non ha voluto rivelare l'identità. Il timore è che possa trattarsi di una classica "triangolazione" con Paesi dell'est, per far rientrare in Italia i trottatori con un passaporto diverso che li renda macellabili. I cavalli da corsa, infatti, sono rigorosamente "non Dpa", non destinati alla produzione alimentare, per ché in carriera sono trattati con sostanze dannose per l'uomo come l'antinfiammatorio fenilbutazone.
 
GEA PRESS
1 DICEMBRE 2013
 
Noto (SR) – Macellazione clandestina e furto di energia elettrica
Intervento della Polizia di Stato
 
Macellazione clandestina e pure il furto di energia elettrica. Questo quanto contestato dal Commissariato di P.S. di Noto (SR), intervenuto venerdì scorso in contrada Fiumare. In un complesso rurale, due uomini infatti sarebbero stati trovati intenti a macellare un suino. Il Veterinario del Distretto di Noto dell’ASP, chiamato dagli Agenti della Polizia di Stato, ha così verificato che la macellazione risaliva a poche ore addietro.
L’attività di macellazione e preparazione di carni, avveniva pertanto in uno stabilimento non idoneo né autorizzato alle successive fasi di trasformazione, come previsto dalle norme europee che regolamentano la materia. Per tali motivi gli Agenti provvedevano al sequestro della carcassa e degli arnesi utilizzati per la macellazione clandestina provvedendo alla denuncia delle due persone entrambe di Noto.
In quella stessa occasione veniva accertato, anche grazie all’arrivo del personale ENEL, l’allacciamento volante collegato direttamente alla rete. Per tale reato veniva denunciato uno dei due soggetti.
 
METO WEB
1 DICEMBRE 2013
 
Maltempo, allagato un rifugio per cani in Puglia: in corso il salvataggio degli animali
 
Allagamenti si registrano a nord di Bari a causa della pioggia intensa e del vento forte che da ieri sera sta battendo sia i comuni costieri sia quelli interni. Ad Andria i vigili del fuoco di Barletta sono al lavoro per mettere in salvo i cani che si trovano all’interno di un rifugio allagato e che rischiano di morire.[…]
 
ANSA
1 DICEMBRE 2013
 
Maltempo: Puglia, in salvo cani rifugio
Al lavoro i volontari di associazioni animaliste
 
TRANI - Sono in salvo i cani - circa un centinaio - ospiti del rifugio privato Dog's hotel, nel territorio di Trani, al confine con Andria, che rischiavano di annegare a causa dell'allagamento della struttura provocata dalle abbondanti piogge di queste ore. I cani hanno trovato posto presso alcune strutture e canili sparsi in tutta la Puglia. Al lavoro per dare una sistemazione ai cani ci sono i volontari delle maggiori associazioni animaliste.
 
L’ECO DI BERGAMO
1 DICEMBRE 2013
 
Cani per le terapie e Oliver
Il «sogno» diventa una onlus
 
Prov. Di Bergamo, Può un cane cambiarti la vita? Di sicuro Oliver l’ha cambiata al suo padrone, Gigi Ferrarese, che di professione fa l’educatore e l’addestratore di cani nelle campagne di Cologno al Serio, in località Fornasette.
Dopo un passato da rappresentante di utensileria meccanica e un’innata passione per i quattrozampe, nel 2000 l’incontro con il golden retriever Oliver lo ha portato alla scelta radicale di abbandonare un lavoro sicuro per dedicarsi interamente a questa sua passione. E così è nato «Oliverdream», scuola di formazione cinofila e pet therapy (o, come sarebbe più corretto dire, terapie assistite dagli animali).
Oliver, purtroppo, se n’è andato il 12 settembre scorso, dopo aver regalato per tanti anni, nelle case di riposo, negli ospedali, nelle scuole e nei centri per disabili, sorrisi e serenità a centinaia di bambini, ragazzi e anziani in situazioni di fragilità.
Ma il suo «sogno» non è finito con lui, anzi, si è fatto in due: ora il suo nome è infatti diventato una onlus interamente dedicata alla pet therapy e a breve nascerà una nuova associazione sportiva e culturale chiamata «Cani & persone» che si occuperà di educazione cinofila.
 
QUOTIDIANO.NET
1 DICEMBRE 2013
 
Famiglia in salvo dal rogo  grazie al cane del vicino
Abbaiando ha svegliato i proprietari che hanno dato l'allarme
In provincia di Sondrio, il tetto della casa aveva preso fuoco 
 
Prata Camportaccio (Sondrio), 1 dicembre 2013 - Si è salvata grazie al cane dei vicini una famigliola, padre, madre e due bambini, che dormivano mentre il tetto della loro villetta prendeva fuoco, nella frazione San Cassiano, nel territorio comunale di Prata Camportaccio (Sondrio), in Valchiavenna. All'origine delle fiamme, domate dopo alcune ore dai vigili del fuoco, è stato probabilmente il cattivo funzionamento della canna fumaria.
I vicini, svegliati dal latrato incessante del cane, si sono alzati a controllare temendo la presenza dei ladri. Così dalle loro finestre hanno visto il tetto della villetta che bruciava. Nell'attesa dell' arrivo dei pompieri, il proprietario della casa ha cercato con mezzi di fortuna di circoscrivere le fiamme ed è rimasto leggermente ustionato.
 
NEL CUORE.ORG
2 DICEMBRE 2013
 
SONDRIO, TETTO DI CASA BRUCIA: IN QUATTRO SALVATI DAL CANE DEI VICINI
Ha abbaiato così tanto da far preoccupare i proprietari
 
Devono la vita al cane dei vicini. Padre, madre e due bambini di Prata Camportaccio, in Valchiavenna, nella provincia di Sondrio, dormivano mentre il tetto della loro villetta ieri notte prendeva fuoco, nella frazione San Cassiano. All'origine del rogo, spento dopo qualche ora dai vigili del fuoco, forse il cattivo funzionamento della canna fumaria. Sta di fatto - scrive Quotidiano.net - che i vicini di casa, svegliati dal latrato senza fine del cane, si sono alzati a controllare temendo la presenza dei ladri. Ecco che dalle loro finestre hanno visto il tetto della villetta che bruciava. Nell'attesa dell'arrivo dei pompieri, intanto, il proprietario della casa ha cercato con mezzi di fortuna di domare l'incendio ed è rimasto leggermente ustionato.
 
CESENA TODEY
1 DICEMBRE 2013
 
Cacciatore muore per un malore: i suoi cani non lo abbandonano fino all'ultimo
Il cellulare suonava. Invano. E' in quel momento che la moglie di Franco Ronconi, 61enne cacciatore di Santangelo di Gatteo, ha capito che qualcosa non andava. Il suo corpo è stato ritrovato
 
Prov. Di Forlì Cesena - Il cellulare suonava. Invano. E' in quel momento che la moglie di Franco Ronconi, 61enne cacciatore di Santangelo di Gatteo, ha capito che qualcosa non andava. E così ha avvertito il figlio che, alle 13, è partito alla ricerca del padre. Una ricerca mirata perché conosceva bene le mosse del papà, dedito a cacciare in quella zona, la campagna intorno a Sala di Cesenatico. Difatti la ricerca ha dato subito i suoi frutti: l'auto parcheggiata e i due cani da caccia.
Poco dopo la tragica scoperta: il corpo del 61enne era riverso nell'acqua, nel piccolo fossato che divide i due campi. Secondo gli inquirenti, giunti sul posto poco dopo, si è trattato di un malore fatale. Franco, che lascia la moglie e due figli, era andato in pensione praticamente un anno fa, nel novembre 2012. "E' da quel giorno che spesso praticava uno dei suoi hobby preferiti a tempo pieno: la caccia" ha raccontato a "Il Mazziatore" il figlio della vittima
Purtroppo quel malore lo ha strappato alla vita. I suoi cani, però, non lo hanno mai abbandonato e, anzi, probabilmente hanno anche cercato aiuto. I residenti della zona affermano di averli visti girovagare da soli dal primo mattino, probabilmente in cerca di qualcuno che fosse in grado di aiutare il loro amato padrone. Ma le stesse persone non hanno pensato ad un segnale di allarme, visto che in zona c'erano altri cacciatori.
Quando il figlio li ha ritrovati, non distanti dall'auto di Franco, loro lo hanno condotto subito al corpo senza vita del padre. Il giovane ha così chiamato i soccorsi, ma quando i sanitari del 118 sono giunti sul posto per il 61enne non c'era già più nulla da fare.
 
IL TIRRENO
1 DICEMBRE 2013
 
Ferito da una fucilata nella caccia al cinghiale

Luca Tronchetti

 
LUCCA - Centrato da una palla sparata dal fucile di un amico che faceva parte della stessa squadra di caccia al cinghiale all’opera nei boschi sopra il cimitero di Piazzano nella zona dell’Oltreserchio. Una ferita profonda all’addome con copiosa perdita di sangue che costringe i medici dell’ospedale Cisanello di Pisa a sottoporlo a un delicato intervento chirurgico nel primo pomeriggio di ieri. Le condizioni di Paolo Lazzarini, 59 anni, residente a Camaiore, sono gravissime. Il cacciatore è ricoverato in rianimazione in prognosi riservata. I sanitari sono ottimisti: la palla non avrebbe leso organi vitali e non ha intaccato la colonna vertebrale. Le prossime 48 ore saranno comunque decisive per il decorso post operatorio. L’indagato. Nel registro degli indagati con l’accusa di lesioni gravi finisce un compagno di caccia di Lazzarini. Un pensionato di 72 anni originario di Bagni di Lucca, ma residente a Stazzema. L’esperto cacciatore - ascoltato come persona informata dei fatti dai carabinieri di Nozzano giunti subito dopo sul luogo dell’incidente - ammette ai militari di aver esploso il colpo di fucile che colpisce all’addome Lazzarini proprio mentre sta scendendo a valle un cinghiale. È circa mezzogiorno e, stando alla testimonianza dell’anziano che esplode il colpo e anche di altri componenti la squadra partita dalla Versilia, alla base dell’incidente ci sarebbe una fatalità. Probabilmente, ma il particolare dovrà essere accertato dai carabinieri e dal magistrato, a causare l’incidente è uno spostamento improvviso e inatteso del cacciatore ferito. L’uomo era nel posto fisso assegnatogli dal caposquadra e dagli altri partecipanti alla battuta proprio nel momento in cui l’ungulato si trova nella traiettoria di tiro. Una versione che dovrà essere confermata da Lazzarini non appena sarà fuori pericolo e i carabinieri avranno il nullaosta dei medici e potranno ascoltarlo in ospedale. Nel frattempo - su disposizione del sostituto procuratore Fabio Origlio - i militari sequestrano il fucile da caccia e le cartucce utilizzate dall’indagato durante la battuta che rischia seriamente di trasformarsi in tragedia. I fatti. La squadra di caccia al cinghiale - composta in prevalenza da appassionati di Massarosa, Camaiore, Stazzema e altri comuni versiliesi (ce n’erano alcuni provenienti da S. Maria a Colle) - parte dalla Versilia poco dopo le 10,30. Poco più di trenta cacciatori alla guida delle loro auto si ritrovano a Piazzano e da lì a piedi, equipaggiati di tutto punto con cartuccere, giberne, cani e fucili, si addentrano nel bosco sopra il cimitero del paese. Sanno che quella zona boschiva è infestata di cinghiali e hanno predisposto il loro piano con appostamenti fissi in zone strategiche dove abitualmente stazionano gli animali. Lo sparo. Neanche mezz’ora che si trovano nella radura e arriva il primo cinghiale che scende a valle. Nella concitazione uno dei cacciatori spara. L’animale scappa e l’apposita palla usata per la caccia agli ungulati si conficca nell’addome di Lazzarini che si trova sulla traiettoria. I soccorsi sono immediati. I componenti la squadra aiutano lo sfortunato compagno. Alcuni telefonato al 118, altri alle forze dell’ordine. In poco tempo arriva un’ambulanza con medico a bordo. La zona è impervia, il ferito perde molto sangue. Sul luogo viene inviato l’elicottero Pegaso. Lazzarini è cosciente e parla con gli amici quando i volontari lo caricano sulla lettiga e lo sistemato sull’elisoccorso che lo trasporta al Cisanello di Pisa.
 
METEO WEB
1 DICEMBRE 2013
 
Maltempo, Aidaa: “ecco come tutelare gli animali dal freddo”
 
Il generale inverno inizia a farsi sentire con diverse perturbazioni in tutta Italia, ma sopratutto le temperature notturne sono calate sensibilmente andando in molte localita’ sotto lo zero. Anche quest’anno Aidaa, associazione in difesa degli animali, presenta un breve vademecum per aiutare concretamente gli animali in difficolta’. A cominciare dagli uccellini che in questi giorni iniziano a faticare a procurarsi il cibo. L’invito per tutti e’ di esporre piccole mangiatoie sui balconi (ne esistono in legno o possono essere realizzate in materiale di riciclo come ad esempio le bottiglie di plastica) contenenti piccoli pezzettini di grasso e carne avanzata, croste di formaggio,briciole di dolci, frutta fresca e secca e miscele di semi (consigliati e acquistabili gia’ confeziona ti). Occorre rifornire regolamente le mangiatoie senza riempirle fino all’orlo – consiglia l’Aidaa – in quanto a causa del freddo nelle ore notturne parte del cibo potrebbe deteriorarsi. Le mangiatoie vanno messe fuori dalla portata dei gatti. A proposito di gatti, E proprio dei gatti vanno messa a loro disposizione tre ciotole, una con del cibo secco, una con del cibo umido ed una con l’acqua. I croccantini vanno sostituiti giorno per giorno in quanto con l’umidita’ rischiamo di deteriorarsi, lo stesso vale per la pappa umida che potrebbe anche congelare ed i mici potrebbero quindi mangiare del cibo deteriorato che a loro farebbe male. Occorre quindi cambiare il cibo due volte al giorno e lasciare in luogo riparato anche la ciotola dell’acqua fresca per evitare rischi di congelamento. “Se avete la cantina disponibile – suggeriscono gli esperti dell’associazione – lasciate aperta la finestra cosi che i mici possano ripararsi nelle notti piu’ fredde oppure fate delle vere e proprie cucce nel vostro condominio per far riparare i mici”. Per quanto riguarda i cani randagi, anche per loro valgono le regole per i gatti. “Se invece vi capita di ospitare in casa vostra o nel vostro giardino animali selvatici come ghiri, scoiattoli, ma anche volpi e faine, noi vi consigliamo – covludono dall’Aidaa – di chiedere informazioni direttamente al corpo forestale dello stato chiamando il 1515 prima di prendere qualsivoglia iniziativa per favorirne l’alimentazione specialmente se si tratta di animali del bosco o di selvatici di grossa mole”.
 
GLOBAL LIST
1 DICEMBRE 2013
 
Le dieci regole contro il freddo per gli animali
Nasce il vademecum di Lega Nazionale per la Difesa del Cane: dieci consigli utili per sapere fin da subito come comportarsi con i propri animali durante l'inverno.
 
È ormai arrivata la stagione invernale e anche se gli animali sopportano il freddo meglio degli essere umani è comunque importante avere qualche piccolo accorgimento per salvaguardare la loro salute. Proprio per questo nasce il vademecum di Lega Nazionale per la Difesa del Cane, dieci consigli utili per sapere fin da subito come comportarsi con i propri animali durante l'inverno.
Sono diversi gli accorgimenti da seguire per garantire al nostro pet il benessere di cui necessita, come ad esempio una alimentazione adeguata o un riparo idoneo. Non tutti i quattro zampe sono temprati per i rigori del clima invernale: i cani di taglia grande mantengono il calore per molto più tempo grazie alla maggiore massa corporea che li isola. Le taglie più piccole, le razze a pelo corto e quelli che non hanno particolare massa corporea per aiutarli a mantenere il calore, necessitano quindi di un trattamento speciale.
Bisogna prestare particolare attenzione ai cani o gatti che vivono all'aperto, poiché devono avere un luogo asciutto e senza correnti dove dormire e rifugiarsi. Inoltre, nella stagione invernale, con le temperature rigide, i soggetti anziani e/o malati, i cani di taglia piccola, vanno maggiormente protetti dalle intemperie e non devono essere lasciati all'aperto, soprattutto di notte. Tanti, difatti, i cani che in Italia muoiono durante la stagione invernale per il peggioramento di malattie croniche o la poca protezione ricevuta dal gelo.
Ma è importante ricordarsi anche dei randagi. Basta veramente poco per aiutare un animale in difficoltà. Specialmente in alcune parti d'Italia, i cani e i gatti presenti sul territorio sono veramente tanti, non dimentichiamoci mai di mettere una ciotola di cibo e di acqua a loro disposizione fuori dalle nostre abitazioni.
Per gli ospiti di canili e gattili, Lega Nazionale per la Difesa del Cane lancia un appello rivolgendosi a tutti i cittadini affinché coperte, piumoni, asciugamani, lenzuola e indumenti usati destinati al macero vengano donati per poter essere riutilizzati per scaldare le cucce nei Rifugi.
Tanti piccoli accorgimenti non solo potrebbero migliorare la qualità della vita del tuo animale, ma in alcuni casi anche preservarla.
1) Una alimentazione adeguata
Un'alimentazione adeguata per il nostro animale può fare la differenza, in particolare durante la stagione invernale. Questo perché con l'abbassarsi delle temperature anche loro, come noi, bruciano più calorie. In particolare per i gatti che vivono all'aperto una dieta ricca di nutrienti, grassi e proteine, dall'elevato profilo qualitativo, consente loro di n on perdere peso utilizzando le riserve corporee come "carburante" per scaldarsi.
2) Un riparo idoneo
Bisogna prestare particolare attenzione ai cani o gatti che vivono all'aperto, poiché devono avere un luogo asciutto e senza correnti per dormire e rifugiarsi. La cuccia, di dimensioni giuste per la taglia dell'animale, va collocata a qualche centimetro da terra, possibilmente con l'entrata rivolta in direzione opposta a quella in cui solitamente soffia il vento. Il pavimento della cuccia può essere ricoperto con una coperta di lana, con vecchi maglioni, con ritagli di moquette o con della paglia (se il vostro cane non ne è allergico). È importante ricordare che qualsiasi tipo di materiale dovrà essere regolarmente cambiato, soprattutto dopo che ha piovuto. Nei casi in cui il freddo è davvero pungente, è consigliabile coibentare la cuccia con dei materiali ecologici come le schiume a base di ricino, soia, zuccheri ecc.
3) Una cura costante
Spazzolando il vostro animale con regolarità, si stimola la circolazione sanguigna e un adeguato rinnovo del sottopelo che gli consentirà maggiore protezione anche nei mesi invernali. Inoltre, se si sono bagnati a causa della pioggia o della neve è importante asciugarli bene, soprattutto le zampe e tra le dita, dove possono rimanere i cristalli di ghiaccio che potrebbero contenere sostanze tossiche presenti nelle soluzioni antigelo, nocive per l'animale. Anche il sale può creare serie irritazioni ai polpastrelli del vostro pet, pertanto, per sciogliere il ghiaccio su marciapiedi e viottoli vi consigliamo prodotti pet friendly. Ricordiamo che in inverno è bene evitare di fare il bagno troppo di frequente al cane. Il lavaggio, infatti, lava via anche gli oli protettivi presenti in superficie sulla cute ed espone il cane a un rischio maggiore di secchezza e desquamazioni.
4) Attenzione il freddo della notte può essere letale per i meno forti
Nella stagione invernale, con le temperature rigide, i soggetti anziani e/o malati, i cani di taglia piccola, specie se a pelo raso, vanno maggiormente protetti dalle intemperie e non dovrebbero essere lasciati all'aperto, soprattutto di notte. Tanti, difatti, i cani che in Italia muoiono durante la stagione invernale per il peggioramento di malattie croniche o la poca protezione ricevuta dal gelo.
5) Una ciotola dell'acqua doc
L'acqua del cane o del gatto se si trova all'esterno può congelarsi. Consigliamo di cambiarla spesso e di usare recipienti in plastica, poiché il metallo conduce il freddo più rapidamente.
6) Non lasciate mai un cane incustodito in auto Non bisogna mai lasciare un cane incustodito in auto: è molto pericoloso durante la stagione estiva in quanto potrebbe soffocare, ma lo è anche d'inverno. Il veicolo potrebbe diventare una sorta di frigorifero, soprattutto durante le ore serali, causando l'ipotermia o il congelamento dell'animale. Mettete una coperta in macchina: in caso di emergenza può essere utile coprirlo e farlo stare al caldo.
7) Non lasciate mai un cane incustodito in garage E' assolutamente sconsigliato custodire l'animale in garage. Ma, spesso, accade. Quindi, prima di "custodire" l'animale in questo luogo, ricordiamoci di mettere al sicuro l'antigelo per la macchina: può essere fatale per gli animali domestici, anche in piccole quantità. Parimenti non versate mai l'antigelo a terra o sopra un tombino: qualche cane o gatto potrebbe leccarlo. Nel caso in cui il vostro animale ne ingerisse, va portato urgentemente dal veterinario, possibilmente con la confezione del prodotto.
Un occhio di attenzione alle nostre autovetture e alla perfetta tenuta dei sistemi idraulici. Il liquido del radiatore, contenente paraflù, glicole propilenico colorato e trattato, è di sapore dolciastro, lappato con golosità dai gatti. Inoltre, non bisogna mai lasciare il cane in garage quando si accende l'auto, poiché il monossido di carbonio (che viene emanato dal tubo di scappamento) potrebbe essergli fatale.
8) Non lasciate mai incustoditi apparecchi elettrici Non lasciate mai, per nessun motivo, incustodite eventuali stufette portatili, cuscinetti termici, scaldini elettrici ecc: nel caso in cui, cani, gatti e conigli masticassero i cavi elettrici, potrebbero essere fulminati.
9) Attenzione: nella neve il cane potrebbe perdere le tracce di odore e smarrirsi
In mezzo alla neve un cane potrebbe perdere le tracce di odore sue e/o del proprietario e smarrirsi più facilmente. Soggetti molto giovani, o notoriamente "fuggitivi", è dunque meglio vengano tenuti al guinzaglio o, comunque, venga loro impedito di allontanarsi eccessivamente (cosa che non andrebbe permessa in alcuna situazione, indipendentemente dal clima).
10) Attenzione agli animali che si rifugiano sotto le automobili
Con le basse temperature i gatti liberi o anche altri animali che vivono all'aperto potrebbero andare a rifugiarsi sotto le automobili, per riscaldarsi con il caldo del motore. Prendiamo la buona abitudine di controllare sotto l'automobile, all'interno del passaruota, o per sicurezza dare dei leggeri colpi sul cofano della macchina prima di partire, in modo da dare una possibilità di fuggire a eventuali ospiti.
 
IL GIORNALE
1 DICEMBRE 2013
 
I ricercatori si ribellano: «Non torturiamo animali»

Maria Sorbi

 
Ha ricevuto minacce di morte dagli animalisti ma Silvio Garattini, direttore dell'istituto Mario Negri, non si ferma. E sostiene la sua battaglia a favore della scienza, lanciando un appello anche ai ricercatori: «Svegliatevi, bisogna avere il coraggio di aprire la bocca, di parlare». Che significa: basta lasciar passare falsi messaggi per paura di dire cose impopolari, basta silenzi da parte delle istituzioni («assordanti i mutismi del ministro della Salute Beatrice Lorenzin e del ministro della Ricerca Maria Chiara Carrozza»). A sostenere Garattini è l'interno mondo della ricerca, che tenta una sorta di riscatto dopo anni di falsi messaggi mediatici diffusi dagli animalisti, in piazza con il corteo di Animal Amnesty.
«La vivisezione - tiene a precisare Elisabetta Dejana, a nome della fondazione di oncologia molecolare - non è l'immagine del gatto con gli elettrodi in testa o la scimmietta torturata. In laboratorio non avviene questo». Giuseppe Remuzzi, presidente della società internazionale di Nefrologia, parla molto chiaramente: «Senza gli animali si ferma la medicina. Penso ai trapianti di organi. Senza la sperimentazione sugli animali nulla sarebbe stato possibile». Ovviamente nei laboratori non regna la giungla che denunciano gli animalisti in piazza: gli animali vengono utilizzati solo quando è strettamente necessario e, per il 90% dei casi, non si tratta di cani, gatti o scimmie ma di vermi, pesci, moscerini della frutta, rane e topi.
«Quindi basta usare la parola 'assassini' - sprona il rettore dell'università Statale Gianluca Vago - È intollerabile dover giustificare ciò che si fa. È ora di rivendicare la legittimità della ricerca e di agire in maniera compatta comunicando ciò che realmente avviene nei laboratori». «I ricercatori - precisa l'assessore Mario Melazzini, medico e presidente Arisla - seguono già iter molto rigidi per l'utilizzo degli animali. Ma senza la sperimentazione animale non andiamo da nessuna parte».
L'Italia sta già perdendo colpi rispetto agli altri paesi europei e i paletti italiani posti rispetto alle direttive europee rischiano di bloccare la didattica (impedendola ai laureati in biologia e veterinaria) e fermare la ricerca sulle droghe, sul trapianto di organi e sul tumore. «Dalla crisi - è l'appello dei ricercatori - si esce solo con la ricerca ma il governo sembra fare di tutto per impedirlo».
Gli ospedali milanesi, a cominciare da quelli oncologici, danno la loro piena solidarietà a Mario Garattini: «La priorità della ricerca è il paziente, è la cura». Punto. Di fronte a questo non c'è battaglia animalista che tenga. Il farmacologo dell'istituto Mario Negri ha raccolto più di mille firme a favore della sua manifestazione «Io sto con la ricerca», a testimonianza del fatto che finalmente gli scienziati escono dal laboratorio e raccontano perché serve sperimentare e come lo si fa. Sfatando i falsi miti dei cortei politicizzati.
 
GEA PRESS
1 DICEMBRE 2013
 
Vivisezione – I babbuini (inglesi) a cranio aperto sperimentati in Kenya
In Italia, con la nuova legge, si potranno utilizzare finanche le scimmie antropomorfe.

 
In Inghilterra è vietato sperimentare su primati di cattura fin dal 1995. Lo riferisce la BUAV (British Union for the Abolition of Vivisection) che rivela come i ricercatori d’oltremanica si rechino per i loro esperimenti in Kenya. Un Istituto specializzato nella ricerca sui primati, ma per gli animalisti la legislazione del Kenya è obsoleta oltre che inadeguata.
Nella nuova investigazione diffusa dalla BUAV, vengono mostrati esperimenti invasivi su babbuini di cattura. Prelevati dalla savana, i poveri animali verrebbero rinchiusi in condizioni da compromettere gravemente il loro benessere. Poi quei filmati con interventi chirurgici a cranio aperto e prelievo di parti di materia cerebrale. Animali  tenuti in vita fino a  cinque settimane ed alimentati con un sondino.
Secondo quanto rilevato dalla BUAV i babbuini sarebbero stipati in piccole gabbie e trasportati per molte ore nel retro dei pick-up. Poi la detenzione in condizioni che, ad avviso degli animalisti, potrebbero causare anomalie comportamentali, come nel caso dei piccoli separati dalle madri.
“E’ una presa in giro se nel Regno Unito i ricercatori possono ignorare la legge  e utilizzare i fondi pubblici per andare all’estero ed effettuare interventi di chirurgia su primati selvatici di cattura – ha dichiarato Sarah Kite Direttore dei progetti speciali della BUAV – Primati tenuti in condizioni spaventose - ha aggiunto la responsabile della BUAV – Tali pratiche non sarebbero autorizzate nel Regno Unito“. La BUAV ha sollecitato il governo britannico a porre fine a quella che viene definita una vera e propria scappatoia.
Giova appena ricordare che nella bozza di Decreto con la quale l’Italia si appresta a recepire la Direttiva Europea di settore (vedi articolo GeaPress), sarà possibile utilizzare animali rari, ivi comprese scimmie antropomorfe, anche di cattura. Il tutto in deroga ad un formale divieto. Con la precedente legislazione non era possibile utilizzare specie rare, ma il divieto preesistente doveva essere confermato alle autorità europee entro il dicembre 2012. Non risulta sia stato fatto.
 
CORRIERE DELLA SERA
1 DICEMBRE 2013
 
IL VIDEO CHOC DI PETA
Strage di conigli d’angora per i vestiti caldi
e pregiati. Le case di moda battono in ritirata
La pelle strappata agli animali ancora coscienti: gli animalisti denunciano un allevamento cinese
 
Viene utilizzata per produrre capi pregiati: vestiti per i bimbi, abiti femminili o biancheria intima. È l’angora, un tipo di lana molto richiesta che viene prodotta con il pelo del coniglio d’angora, un batuffolo bianco, morbido e molto sensibile. Ciò che però pochi sanno: la pelliccia viene strappata agli animaletti mentre sono ancora perfettamente coscienti. Una procedura brutale, denunciata ora dall’associazione animalista Peta in Germania. Il video ripreso in un allevamento cinese fa rabbrividire. E dopo l’indignazione generale le grosse case di moda corrono ai ripari. SCANDALO - Cosa si nasconde dietro a un capo di lana in angora, quei vestiti caldi, eleganti e di pregio che amiamo indossare soprattutto nei mesi freddi? Una pelliccia insanguinata. L’organizzazione Peta ha documentato in un video denuncia le crudeltà compiute sui conigli d’angora in alcuni allevamenti in Cina. Già, perché è da lì che arriva la preziosa fibra, prodotta per le grosse aziende d’abbigliamento europee, spesso catene di moda a basso prezzo. La Cina è infatti il più grande produttore di lana d’angora del mondo. Sempre in Cina vengono prodotte oltre 4 mila tonnellate di pelliccia all’anno. Ora, dopo il video-choc che ha fatto il giro di Internet, i colossi H&M e C&A hanno comunicato di rinunciare ai vestiti con pelo di conigli di angora. «Abbiamo interrotto la produzione», ha fatto sapere la portavoce di H&M a Stoccolma, Camilla Emilsson Falk. «Dobbiamo controllare se i nostri produttori siano conformi ai nostri standard». I maglioni o le sciarpe ancora presenti sugli scaffali continueranno ad essere venduti, ma «i clienti potranno cambiarli con un altro capo», fa sapere H&M.
PROCEDURA - Nel frattempo, anche le case concorrenti, le svedesi Lindex, Gina Tricot e MQ, così come la danese IC Companys, prendono le distanze e si dicono pronte a rinunciare alla lana di coniglio d’angora. Una ritirata, a dire il vero, solo temporanea, perlomeno fino a quando non sarà fatta piena luce sulla vicenda. Nel filmato rubato da Peta Asia si vedono i conigli allevati in gabbie sporche, in mezzo alla spazzatura, e infine sottoposti più volte in un anno a una tosatura con metodi crudeli. Durante la procedura gli animali sono ancora coscienti mentre vengono legati con una corda al soffitto o immobilizzati su un cavalletto per strappare loro di dosso, nel vero senso della parola, la preziosa pelliccia. © RIPRODUZIONE RISERVATA
VIDEO
 
LA SENTINELLA
2 DICEMBRE 2013
 
Una denuncia per scoprire il killer dei gatti
 
LESSOLO (TO) - Una denuncia ai carabinieri. Oggetto: l’uccisione di due cuccioli della colonia felina di piazza Adriano Olivetti. L’hanno sottoscritta i volontari dell’Eipa, l’Ente italiano di protezione animali e il sindaco Franco Sicheri. I due cuccioli erano stati trovati morti il 22 ottobre scorso. «Il cadavere dei un micio - racconta Marino Rore, volontario che si occupa della colonia a segretario dell’Eipa - è stato messo accanto al muro, l’altro, invece, nella piazza dove stazionano di solito i gatti della colonia. Era letteralmente massacrato, ma attorno non c’era neppure una goccia di sangue. Per me è il segno evidente che sono stati uccisi altrove e poi lasciati lì». I corpi dei gatti sono stati esaminati anche dall’istituto zooprofilattico e la relazione, insieme a una corposa documentazione raccolta con tenaci a e pazienza dai volontari, è stata allegata alla denuncia. Resta il fatto, però, che va trovata una soluzione per far terminare le violenze e i dispetti nei confronti della colonia tutelata, come tutte le colonie feline, dalla legge. E potrebbe, a questo punto, essere costruita in un’area diversa dalla piazza Olivetti, un’area di sosta temporanea per gatti finalizzata esclusivamente alla messa in sicurezza della colonia. I volontari dell’Eipa, nei giorni scorsi, hanno incontrato il responsabile dell’Asl/To4 del servizio dedicato agli animali, Giovanni Mezzano, per affrontare la situazione e capire quale possa essere la via d’uscita per salvaguardare la colonia. Altra soluzione temporanea potrebbe essere quella di trovare persone disposte ad ospitare temporaneamente i gatti, che attualmente sono una quindicina. E se c’è chi non si fa scrupolo a fare violenza sugli animali, le vicissitudini della colonia hanno generato tanta solidarietà. In arrivo, anche il calendario 2014. Gattoso, ovviamente.
 
GEA PRESS
2 DICEMBRE 2013
 
Alluvioni – Il dramma in tre canili – Tutte le novità su Francavilla al Mare (CH), Trani (BT) e Pescara
La frana nella collina a Francavilla e i cani che mordevano i volontari coinvolti nell'alluvione di Trani.
 
Ore drammatiche quelle che si stanno vivendo in tre canili della costa orientale italiana. Dalla provincia di Pescara a quella di Trani-Barletta.
La situazione in corso più grave è sicuramente quella di Francavilla al Mare (CH). Il rifugio gestito dai volontari della Lega Nazionale per la Difesa del Cane ha subito danni gravissimi e molto probabilmente irreparabili a seguito della frana che ha coinvolto i terreni ove sorge. Per fortuna nelle scorse ore erano stati trasferiti molti cani e la frana che oggi ha investito il canile si è resa responsabile della probabile morte di un solo cane, attualmente dato per disperso. Si tratta della cagnetta Kira. I volontari sono certi che si trovi sotto il fango. Dei 115 animali ospitati nella struttura, oggi ne rimanevano una cinquantina. In queste ore si sta cercando di completare il trasferimento.
L’area di Francavilla al Mare, a seguito delle piogge, presenta seri problemi di viabilità anche se la zona del Rifugio, riferiscono i volontari, è raggiungibile, meglio se con un fuoristrada. I volontari invitano chi vuole aiutare, a portare cose utili per il trasferimento dei cani: guinzagli, collari e trasportini. “In questo momento – riferisce a GeaPress Manuela Contasta, volontaria del Rifugio – non occorrono subito coperte o mangimi, quantomeno nella zona dove sorgeva il rifugio, bensì trasportini, collari o quant’altro di utile per trasferire i cani. Non so dove riprenderemo la nostra attività – aggiunge la volontaria – ma di certo qui sarà molto difficile”.
Quando stamani è arrivata la notizia che la situazione stava precipitanto, i volontari sono subito corsi sul posto. Poi la notizia sulla quale si erano quasi interrotte  le comunicazioni. Una collina è franata sul rifugio! Una situazione che attualmente si conferma drammatica ma, per fortuna, meno di quanto si era pensato nel momento dell’annuncio della frana. Alle 16.00 di oggi vi era un cane disperso,  una sessantina già trasferiti prima della frana ed una cinquantina per i quali il trasferimento è in corso. Nessun danno alle persone ma tutta l’area è piena di fango rendendo difficili gli stessi soccorsi.
Emergenza in parte rientrata a Pescara, dove stamani la struttura gestita sempre dalla Lega Difesa del Cane è entrata in allarme rosso. Alle 5.00 è arrivato l’avviso del Comune: possibile esondazione del fiume. Per fortuna, rassicura la Lega Difesa del Cane, tutti i cani sono in salvo ma il canile è allagato.
Situazione drammatica anche al noto canile di Trani (BT), divenuto oggetto di recente  sequestro da parte della Magistratura a seguito dell’ispezione del NAS dei Carabinieri e dalla Task Force del Ministero della Salute. La struttura, affidata in custodia giudiziaria alla Lega Difesa del Cane e all’UGDA (Comitato Nazionale per l’Istituzione dell’Ufficio del Garante dei Diritti degli Animali) ha ieri subìto lo straripamento di un vicino corso d’acqua. In alcuni punti il livello ha raggiunto un metro e quaranta centimetri. Nella struttura c’erano in quel momento i volontari di più associazioni che si sono così trovati anch’essi sommersi dall’acqua.
“E’ un miracolo – riferisce a GeaPress Paola Suà, presidente di UGDA – che non sia successo niente a persone ed animali“. Alcuni cani, presi dal panico, hanno morso i volontari mentre cercavano di metterli al riparo in un’area più sicura. Il tutto mentre l’acqua invadeva la struttura. “Un dramma  a cui si è aggiunta la disperazione dei volontari della Lega Nazionale Difesa del Cane, UGDA , ANPANA e TRANI SOCCORSO di Protezione civile, accorsi sul posto per salvare gli animali – spiega Paola Suà – Un girone infernale dantesco. Cani bloccati nei recinti terrorizzati, ululanti e mordaci per il terrore. Acqua alta fino a 1 metro e 40 centimetri che non ha fermato il coraggio e l’amore delle persone intervenute per metterli in sicurezza lavorando al buio e in condizioni rischio se fina a tarda sera“.
Parte dei cani sono stati trasferiti in queste ore, mentre si continua a programmare il trasporto di quelli rimasti in attesa che la situazione torni sotto controllo. Purtroppo a Trani ha ripreso a piovere.
 
NEL CUORE.ORG
2 DICEMBRE 2013
 
LO ZOO SAFARI DI FASANO ALLAGATO: "SI E' SFIORATA LA TRAGEDIA"
Rinoceronti, ippopotami e orsi hanno rischiato grosso
 
"Si è sfiorata la tragedia". Lo scrive in una nota lo Zoosafari di Fasano (Brindisi). Le piogge battenti dell'ultimo week-end hanno provocato allagamenti anche nella struttura pugliese in cui sono costretti a vivere diversi animali, di cui alcuni appartenenti a specie protette. Ad essere esposti a grave pericolo, negli ultimi giorni, quelli che si trovano all'interno del "Lago dei grandi mammiferi", ossia ippopotami, rinoceronti, orsi bruni e orsi polari che hanno rischiato di essere sommersi dall'acqua. Sabato, in particolare, il laghetto e le gabbie erano completamente colmi. "I nostri ranger -  si legge ancora nel comunicato - hanno dapprima fatto uscire gli animali e contestualmente hanno allertato il comando provinciale dei vigili del fuoco Brindisi che sono arrivati allo zoo in meno di un'ora con due squadre e due idrovore messe subito all'opera".
 
ANSA
2 DICEMBRE 2013
 
Allagamenti in Zoosafari, salvi animali
Intervento pompieri per liberare ippopotami, rinoceronti e orsi
 
FASANO (BRINDISI), 2 DIC - Le piogge dell'ultimo weekend hanno provocato allagamenti anche nello Zoosafari di Fasano, parco in cui sono ospitate diverse specie animali, alcune delle quali protette. Ad essere esposti a grave pericolo le specie che sono all'interno del Lago dei grandi mammiferi, cioè ippopotami, rinoceronti, orsi bruni e orsi polari che hanno rischiato di essere sommersi dall'acqua.''Si è sfiorata la tragedia'', è detto in una nota dello Zoosafari.Al lavoro Vigili del fuoco e ranger del parco.
 
NEL CUORE.ORG
2 DICEMBRE 2013
 
BOLZANO, VENDEVA CUCCIOLI AL MERCATINO DI NATALE: BLOCCATO
L'uomo aveva un borsone con una cagnetta e 7 piccoli
 
La polizia municipale di Bolzano ha fermato un 30enne, originario della Repubblica Ceca, durante il mercatino di Natale, mentre tentava di vendere per le vie del centro dei cuccioli di cane. L'uomo portava a tracolla un borsone che conteneva una femmina di razza meticcia e sette cagnolini di neanche dieci giorni di vita. Un funzionario del Servizio veterinario provinciale ha poi appurato che la madre e i cagnetti erano privi di microchip e di qualsiasi attestazione sanitaria accompagnatoria. Gli animali, che erano in discrete condizioni di salute, sono stati ricoverati al canile di Castel Novale dove verranno tenuti in osservazione e regolarizzati sotto il profilo sanitario.
 
MESSAGGERO VENETO
2 DICEMBRE 2013
 
Cervo abbattuto, identificata bracconiera
 
Prov. di Pordenone - Una donna sotto indagine per bracconaggio. E’ quel poco che trapela dalle fitte maglie del riserbo degli inquirenti. Sarebbe stata scoperta con un cervo, morto. E questo nella zona di Erto e Casso, in prossimità del parco delle Dolomiti friulane. Il fascicolo di indagine è nelle mani della polizia venatoria della Provincia di Pordenone. All’interno, la segnalazione destinata alla procura della Repubblica. Per bracconaggio. L’indagata è una donna poco più che sessantenne, sorpresa dagli agenti in possesso di un cervo morto. Un abbattimento senza autorizzazione. L’operazione è scattata un mese dopo che la polizia provinciale aveva chiuso una triplice indagine – due casi di bracconaggio e uno di uccellagione – tra il Sacilese e la stessa Val Vajont, a Erto. Due cervi ammazzati, altrettante persone denunciate. Le operazioni antibracconaggio della polizia provinciale erano andate a buon fine a ottobre, consentendo di individuare gli autori delle uccisioni e di deferirli all’autorità giudiziaria. Un vero e proprio blitz era stato messo in atto a San Martino di Erto e Casso, all’interno del Parco naturale delle Dolomiti friulane. Gli agenti della polizia provinciale avevano rinvenuto un esemplare di cervo femmina adulto da poco abbattuto. Si erano così appostati e notato un fascio di luce. All’alba una persona era giunta sul luogo dove si trovava il cervo ucciso, poi si era allontanata per ripresentarsi successivamente con una slitta di legno per caricarvi l’animale morto e trasportarlo nella propria abitazione. A questo punto gli agenti l’avevano identificato, ottenendo la confessione dell’abbattimento dell’ungulato la sera precedente.
 
NEL CUORE.ORG
2 DICEMBRE 2013
 
"NORME SUI CANI DA ASSISTENZA? L'ITALIA RESTA INDIETRO IN EUROPA"
Convegno a Verona. "Presto linee guida nazionali"
 
L'Italia è indietro rispetto all'Europa nella legislazione sui cani da assistenza, quelli cioè che aiutano disabili o anziani, che in molti luoghi pubblici non sono ammessi perché non equiparati a quelli per ciechi. E' quanto è emerso dal convegno "Assistance dogs: situazione europea e prospettive in Italia", organizzato dall'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, in collaborazione con il ministero della Salute, alla Fiera di Verona.
"La situazione italiana sui cani da assistenza - ha sottolineato Francesca Martini che, in rappresentanza dell'Ente Fiera ha salutato i partecipanti - registra a oggi un ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Servono norme snelle e chiare che permettano di far convivere situazioni di bisogno con animali che siano formati e controllati e che permettano di costruire con la persona dinamiche positive in grado di far viver e meglio entrambi". Presto, è emerso dal convegno, potrebbero arrivare delle linee guida nazionali. "Il Centro di referenza nazionale intende portare un contributo nell'affrontare questa tematica con il suo apporto nella redazione delle Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali", ha aggiunto Luca Farina, direttore del Centro di referenza nazionale per gli interventi assistiti con gli animali istituito presso l'Izsve. Nel corso del workshop sono stati affrontati molti aspetti della realtà dei cani da assistenza: dalla normativa alla situazione internazionale, dalla formazione dell'animale alle potenzialità di sviluppo della relazione con il disabile.
 
QUOTIDIANO.NET
2 DICEMBRE 2013
 
Cani da assistenza, tanti doveri pochi diritti
Un convegno mette a fuoco l'arretratezza delle norme italiane
Dovrebbero essere equiparati a quelli per i non vedenti. Ma non è così
 
Verona, 2 dicembre 2013 - L'Italia è indietro rispetto all'Europa nella legislazione sui cani da assistenza, quelli cioè che aiutano disabili o anziani, che in molti luoghi pubblici non sono ammessi perché  equiparati a quelli da compagnia e non ad esempio a quelli per ciechi. E' quanto è emerso dal convegno "Assistance dogs: situazione europea e prospettive in Italia", organizzato dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, in collaborazione con il ministero della Salute, alla Fiera di Verona. "La situazione italiana sui cani da assistenza - ha sottolineato Francesca Martini che, in rappresentanza dell'Ente Fiera ha salutato i partecipanti - registra a oggi un ritardo rispetto agli altri paesi europei. Servono norme snelle e chiare che permettano di far convivere situazioni di bisogno con animali che siano formati e controllati e che permettano di costruire con la persona dinamiche positive in grado di far vivere meglio entrambi".
Presto, è emerso dal convegno, potrebbero arrivare delle linee guida nazionali. "Il Centro di referenza nazionale intende, con il suo apporto nella redazione delle Linee guida nazionali per gli Interventi assistiti con gli animali - ha aggiunto Luca Farina, direttore del Centro di referenza nazionale per gli Interventi assistiti con gli animali istituito presso l'Izsve - portare un contributo nell'affrontare questa tematica".
Nel corso del workshop sono stati affrontati molti aspetti della realtà dei cani da assistenza: dalla normativa alla situazione internazionale, dalla formazione dell'animale alle potenzialità di sviluppo della relazione con il disabile. Il convegno ha avuto come ospite Danny Vancopernolle, presidente dell'Assistance Dogs International Europe e segretario generale Belgian Assistance Dog Federation.
"La persona e il cane da assistenza - ha sostenuto - rimangono insieme per tutta la vita, e formano pertanto un team, un team che nel momento in cui esce di casa necessita di diritti di accesso a ciò che troveranno. E questi diritti devono essere sostenuti da una base normativa".
Boris Albrecht, della fondazione francese A&P Sommer ha sottolineato la preferenza francese per il termine "mediazione animale" rispetto a pet therapy. "Non è solo un discorso di terapia, ma più in generale di assistenza alle persone; non solo prive di vista o portatori di handicap, ma anche altre realtà, come ad esempio, le persone senza fissa dimora o i detenuti.
Nella realtà carceraria francese il 10 per cento degli istituti penitenziari ha avviato iniziative con i cani, in vista di un reinserimento sociale e professionale dei detenuti, una volta scontata la pena. Inoltre, la mediazione di questi animali sembra favorire il miglioramento dei rapporti interpersonali, molto complessi all'interno degli istituti di pena". In chiusura dei lavori Rosalba Matassa, dirigente veterinario del ministero della Salute, ha esposto l'impegno del dicastero per far raggiungere ai cani da assistenza lo stesso status giuridico dei cani per le persone prive di vista. "La presenza e l'impegno delle istituzioni in tal senso è un'importante garanzia per il benessere dell'animale e della persona assistita".
 
NEL CUORE.ORG
2 DICEMBRE 2013
 
ROMA, L'ATTRICE ANIMALISTA: NON RESTITUISCO IL CANE AL CACCIATORE
Accusata anche di appropriazione indebita
 
E' stata denunciata con l'accusa di appropriazione indebita. Protagonista di questa vicenda l'attrice animalista Lodovica Mairé Rogati, attrice e presentatrice tv, nel cast di "Matrimonio alle Bahamas". Dopo aver trovato un setter inglese in un parco di Roma con microchip, si è presentata dai carabinieri per restituire il cane ma, quando ha saputo che il proprietario è un cacciatore, è tornata sui propri passi e non ha consegnato l'animale. Ma questa scelta le è costata un'iscrizione nel registro degli indagati della procura capitolina - scrive "Il Messaggero" - non solo per appropriazione indebita, ma anche per abbandono di animale. Il proprietario ha presentato subito denuncia dopo la scomparsa della sua N era e il pm Stefano Rocca Fava ha aperto un fascicolo. Nei guai ora Rogati, con alle spalle più di dieci anni di volontariato nei canili e da sempre schierata dalla parte degli animalisti.
Inizia tutto il 7 ottobre scorso, un lunedì pomeriggio. Davide P., 40 anni, imprenditore con la passione per la caccia, va al parco di via Esperia Sperani, a Ottavia, con i suoi cinque setter inglesi. Ma ad un certo punto Nera non si trova più. Il proprietario si dà da fare per riportarla a casa ma non c'è niente da fare. Non passano neanche 24 ore dalla scomparsa e la moglie si presenta dai carabinieri per denunciare la scomparsa del cane. Nel frattempo, al comando di Ottavio - stando a quanto detto dall'imprenditore - arriva la segnalazione del ritrovamento di un cane. Il cacciatore si presenta dai militari dell'Arma con la moglie. Ed ecco la sorpresa: l'attrice animalista si allontana dalla stazione dei carabinieri con Nera. "Ma come faccio ad essere sicura che questa bestiola non faccia una brutta fine? Mai nelle mani di un cacciatore...", pare abbia detto Rogati.
Da quel momento il cane non si trova più. L'anagrafe canina ha informato l'uomo del fatto che chi è in possesso di Nera non vuole restituirla. Ma anche di una telefonata in cui una voce femminile avrebbe detto che l'animale era stato riportato nel parco, "visto che i proprietari non si erano degnati di recuperarlo". Gelo tra le parti e l'inchiesta va avanti. L'attrice sarà chiamata presto per fornire la propria versione dei fatti.
 
GEA PRESS
2 DICEMBRE 2013
 
Bologna – Tentano il suicidio portando con se il cane
Intervento dell'Arma dei Carabinieri
 
Tragedia sfiorata questa notte in provincia di Bologna. Il peggio è stato evitato grazie all’intervento dell’Arma dei Carabinieri ed alla prontezza di un cittadino.
Intorno alle 4.00 di stamani una giovane donna si è presentata dai Carabinieri per denunciare la scomparsa dei genitori. Secondo quanto ricostruito dai militari, nel secondo pomeriggio di ieri una vicina di casa aveva riferito la sua preoccupazione per l’assenza dei coniugi. Temendo una disgrazia, la figlia è tornata subito a casa non trovandovi neppure il cane labrador. La prima ipotesi, ovvero che i due si potessero essere recati dal veterinario, è poi venuta meno e per questo veniva coinvolta una parente la quale, raggiunta la casa, ha iniziato le ricerche telefonando ai vari numeri di pronto intervento. La paura era quella di un incidente stradale, essendosi i due allontanati con la proprio autovettura.
Cercando in casa, oltre alla presenza dei cellulari, è stata rinvenuta una lettera che manifestava il proposito del suicidio a quanto pare a causa delle difficoltà economiche sopraggiunte. Poi la mancanza della scatola di un noto ansiolitico.
Immediatamente sono state attivate le pattuglie dei Carabinieri disponibili per effettuare una perlustrazione delle zone potenzialmente raggiungibili dai due. Le ricerche erano in corso quando, intorno alle 7.00 di stamani, un signore che si stava recando a lavoro ha notato l’autovettura segnalata.
L’uomo, insospettito da quel veicolo con le persone a bordo in una zona isolata, ha telefonato al 112. Ad intervenire i Carabinieri di Castello di Serravalle che si sono precipitati nel luogo. I due coniugi, con il loro cane, si trovavano a bordo, semi-coscienti, nonostante le pillole del medicinale ingerite  e l’inalazione di gas GPL proveniente da una bombola aperta, che avevano posizionato sul sedile posteriore. Prestati i primi soccorsi da parte dei Carabinieri, il 118 ha poi trasportato i due coniugi presso l’ospedale civile di Vignola per le cure del caso.
Stante notizie pervenuta neanche il cane non aveva subito danni irreparabili.
 
IL MESSAGGERO
2 DICEMBRE 2013
 
Marito e moglie tentano il suicidio con il cane, salvati. «Troppe difficoltà economiche»
 
Due coniugi di Castello di Serravalle, nel Bolognese - lui 62enne titolare di un'azienda artigianale, lei 60enne casalinga - hanno tentato di togliersi la vita ingerendo ansiolitici e inalando i gas di scarico della loro auto. Sono stati salvati questa mattina dai Carabinieri, che li hanno trovati dopo che alcuni familiari avevano denunciato la scomparsa della coppia. A quanto sembra avevano lasciato una lettera in cui annunciavano la volontà di farla finita, per problemi economici.
Nella missiva, indirizzata alla sorella della donna, la 60enne avrebbe spiegato il gesto con una serie di motivazioni: le difficoltà economiche della ditta del marito, la preoccupazione per l'ipoteca sulla casa, oltre ad alcuni suoi problemi di salute. I due coniugi volevano farla finita insieme al loro cane, una femmina di Labrador trovata anche lei nell'abitacolo della Citroen Saxo della coppia, ormai saturo di gas. La vettura è stata notata verso le 7 da un automobilista in una stradina in aperta campagna, ai confini fra il territorio di Castello di Serravalle e quello di Zocca, nel Modenese. Insospettito dal veicolo con alcune persone all'interno che sembravano dormire, l'uomo ha avvertito i carabinieri che già da alcune ore stavano cercando la coppia. Non avevano collegato l'abitacolo al tubo di scappamento, ma utilizzato una bombola di gas Gpl, lasciata aperta sul sedile posteriore. Inoltre avevano ingerito massicce dosi di Tavor. I due, trovati in stato di semicoscienza, sono stati soccorsi e ricoverati all'ospedale di Vignola: potrebbero avere bisogno di un trattamento in camera iperbarica, ma non sarebbero in pericolo di vita. Anche le condizioni del cane non sarebbero preoccupanti. L'allarme alle forze dell'ordine è stato dato verso le 4 dalla figlia 24enne della coppia, avvertita nel tardo pomeriggio di ieri da una vicina di casa che si era preoccupata per l'assenza dei suoi genitori. Non trovando a casa neppure il cane, la ragazza aveva inizialmente pensato che l'avessero portato dal veterinario. Poi, non vedendoli rientrare, ha avvertito la zia con la quale ha controllato l'appartamento. La donna ha trovato i telefoni cellulari della coppia e la lettera a lei indirizzata, scritta dalla sorella, nella quale si manifestava il desiderio di farla finita. La figlia si è anche accorta che uno dei genitori aveva fatto recentemente una ricerca su internet, per trovare informazioni sugli effetti indesiderati dei barbiturici, e sulle modalità di intossicazione dei gas di scarico delle macchine.
 
NEL CUORE.ORG
2 DICEMBRE 2013
 
AUTOSTRADE, ACCORDO PER LA TUTELA DELLA FAUNA IN LAZIO E ABRUZZO
Obiettivo: ridurre i rischi di incidenti su A24 e A25
 
La salvaguardia dell'orso e più in generale l'avvio di azioni concrete che possano mitigare i rischi di incidenti su A24 e A25, per effetto dell'attraversamento della fauna selvatica, sono i temi sui quali sarà avviata una collaborazione tra la Strada dei Parchi e l'associazione "Salviamo l'orso". E' il risultato dell'incontro che l'associazione ambientalista e i vertici della societa' Concessionaria hanno avuto a Roma, nella sede di 'Strada Dei Parchi', gestore delle due autostrade. 'Strada dei Parchi' ha illustrato la strategia che l'ha spinta verso l'obiettivo di realizzare un protocollo d'intesa con gli enti, come i Parchi e l'associazione delle riserve naturali, così da mettere in campo una strategia operativa che abbia basi scientifiche e che sia in grado di interessare tutte le aree sensibili di A24 e A25, in Abruzzo e nel Lazio. In questo senso sono state illustrate sommariamente alcune delle proposte di soluzioni che, ricevute le necessarie valutazioni scientifiche e del concedente, potranno essere realizzate. Il presidente dell'associazione ambientalista, Stefano Orlandini ha illustrato e consegnato ai dirigenti della concessionaria una "Analisi sulla biopermeabilità" delle Autostrade dei Parchi, nei tratti appenninici', illustrando anche alcuni possibili interventi.
 
CERVELLIAMO
2 DICEMBRE 2013
 
IDEE REGALI DI NATALE: DONARE UN ANIMALE, GIUSTO O SBAGLIATO?
Quando si tratta di oggetti o di pensierini da regalare a Natale, la domanda che probabilmente ci si pone è: "Gli/Le piacerà?"
 
Questo problema non si pone mai quando si tratta di un animale, visto che per fare un tipo di regalo del genere, si è certi (o quasi) dell'amore del destinatario verso i nostri amici animali.
Ma è sempre lecito fare un tipo di "regalo" del genere?
Innanzitutto, occorre tener presente che, di solito, quando si fa un regalo, l'intero costo è a carico del "mittente", ma quando si tratta di un animale non è affatto così, perchè bisogna tener presente che il destinatario dovrà accollarsi tutte le spese per il suo mantenimento.
Un altro fattore da considerare è la sottile differenza che intercorre tra un regalo voluto e quello inaspettato: nel primo caso, possiamo essere sicuri che chi riceverà un animale in regalo lo prenderà in tenera cura, mentre nel secondo caso, pur essendo magari entusiasta sulle prime, con il passar dei giorni potrebbe cominciare a considerare un "peso" il nuovo arrivato in famiglia.
I dati forniti dall’Associazione Italiana in difesa di Animali e Ambiente sono davvero eloquenti, se non impressionanti: si stima che sotto l’albero quest’anno ci saranno tra i 20 e i 25.000 cuccioli di cane, circa 10.000 gatti, ma anche 20.000 uccelli, 4.000 animali esotici, 5.000 conigli, un migliaio di furetti e almeno 30.000 tartarughe d’acqua, per un totale di circa 120.000 animali o cuccioli di animali.
Il timore, soprattutto, è quello di scoprire che molti di questi animali verranno poi abbandonati tristemente la prossima estate perchè i "destinatari" di quel particolare regalo se ne vogliono disfare...Attenzione: l'animale regalato a Natale non è nemmeno da paragonare a quegli oggetti, magari inutili, di cui magari, ci si vuole disfare. 
 
ALTO ADIGE
2 DICEMBRE 2013
 
Il padrone “giusto” per il cane Deve avere tempo e voglia
 
di Martina Capovin
 
BOLZANO - Sono molti i futuri padroni che non decidono solo di prendere un cane: adottano o comprano un cucciolo di una precisa razza. Prima di agire però, ogni persona dovrebbe farsi alcune domande, per capire se è veramente in grado di gestire correttamente un cane. Purtroppo invece succede che sull’impeto del momento si decida di prendere un cane per i motivi sbagliati: i figli lo chiedono di continuo, è un cane che va di moda, è un regalo per Natale. Se si decide di prendere un cane per questi motivi, si sta sbagliando tutto. Prima di prendere un cane di razza, o un cane in generale, è importante farsi alcune domande importanti: si ha il tempo e le energie da dedicare alla cura e all’educazione del cane? Avere tanto amore purtroppo non è sufficiente: il cane richiede cure e una continua e costante educazione. Se si lavora 18 ore al giorno, forse è acquistare un acquario da riempire di pesci. Si ha lo spazio per quella particolare razza? È normale essersi innamorati dell’aspetto del Tosa Inu, ma non è una buona idea prendere un cane che arriverà a pesare 50 chili e tenerlo in un appartamento di 40 metri quadri. In caso ci si dovesse assentare per lavoro o vacanze, c’è qualcuno che possa tenere il cane? In famiglia sono tutti d’accordo a prendere un cane? Se la risposta è no, allora meglio non adottare un cucciolotto, o il risultato alla fine saranno familiari scontenti, un cane che vive in un ambiente pieno d’ansia e i canili pieni di cani abbandonati. Ci sono i soldi necessari al suo mantenimento e alle sue cure? Se la risposta è no, allora non si può prendere un cane. Il cibo, gli accessori, le spese veterinarie hanno un certo costo: il rischio è che quando il cane si ammalerà, non ci saranno soldi necessari per curarlo. Il risultato è facilmente immaginabile. Ogni cane necessita di determinate attenzioni: ci sono le energie necessarie per quella precisa razza di cane? Se si ama stare sdraiati sul divano e guardare la tv ci sono razze out, come i Border Collie o i cani da caccia. Allo stesso modo una persona sportiva è meglio che non punti su una razza tipo Mastino napoletano, mentre una persona dal carattere insicuro, timido, che si impone poco, è meglio che eviti i Rottweiler. Il cane diventerà un capobranco ingestibile. Scegliere la razza giusta e capire se si può gestire è molto importante: se si fa la scelta sbagliata il cane avrà numerosi problemi comportamentali e caratteriali difficili da risolvere.
 
D.REPUBBLICA
2 DICEMBRE 2013
 
Per il mio cane, solo bio
Dalle cure alla pappa, dalla pulizia della cuccia ai giochi, è possibile rendere "sostenibilie" la vita del proprio animale domestico. I consigli concreti di Antonella Tomaselli, esperta cinofila e autrice di un libro a tema
 
di Irma D'Aria
 
Anche il tuo cane può seguire uno stile di vita bio. Dall'alimentazione, all'igiene, alla toeletta: oggi possiamo impostare anche le abitudini dei nostri amici a quattro zampe al rispetto della natura e a criteri di eco-sostenibilità. Come lo spiega Antonella Tomaselli, esperta cinofila e autrice di "Tutto bio per il mio cane" (De Vecchi editore, 11.90 euro), che abbiamo intervistato per avere consigli concreti sulla gestione quotidiana del nostro cucciolo.
Cure dolci. Anche quando si tratta di cani spesso i farmaci vengono usati con leggerezza, si abusa di rimedi medici con inevitabili effetti collaterali e talvolta addirittura intossicazioni. Ecco perché si diffonde sempre più, anche tra i veterinari, la tendenza a curare con le medicine alternative: omeopatia, gemmoterapia, agopuntura, fitoterapia e medicina ayurvedica. "Bisogna rivolgersi a veterinari specializzati con una certa esperienza alle spalle perché è fondamentale una corretta diagnosi" spiega Marco Dalzovo, medico veterinario esperto in medicina non convenzionali.  "I preparati omeopatici devono essere molto precisi, decisamente più mirati di cortisonici e antibiotici che coprono di tutto e di più". Dunque: una diagnosi sbagliata o superficiale porta a un preparato omeopatico non mirato, e quindi l'obiettivo guarigione si allontana.
La pappa ideale. I prodotti pronti contengono additivi e conservanti. Diversi preparati includono anche scarti di macellazione: se leggessimo le etichette con attenzione, ce ne renderemmo conto. Perciò, perché non adottare per Fido un'alimentazione casalinga? "Si può fare abbastanza facilmente, a patto di rispettare il fabbisogno giornaliero dei vari nutrienti, inclusi i cereali. Contrariamente a quanto si crede, infatti, i cani non hanno bisogno solo di proteine" spiega l'autrice del libro. Ogni giorno gli servono: due parti di carne o pesce; una di formaggio; cinque di cereali (pasta o riso) e una di verdure o legumi. In quali quantità? Lascia decidere al tuo cane, a meno che non abbia problemi di peso o di salute o il veterinario non abbia impostato una dieta su misura per lui. "Se ha sempre mangiato le scatolette, abituarlo al nuovo menù con gradualità introducendo gli alimenti un po' per volta nell'arco di una decina di giorni" consiglia Tomaselli. Per guadagnare tempo, si può lessare una quantità abbondante di pollo o tacchino, tritare la carne con una mezzaluna e preparare tanti pacchettini con la razione quotidiana da conservare in freezer. Ogni giorno si lascia scongelare una porzione, poi la si scalda leggermente e si aggiungono gli altri ingredienti. "In pochi minuti, il pranzo è servito. È importantissimo che il cane abbia sempre a disposizione anche
una ciotola di acqua (del rubinetto) fresca e pulita ".
Igiene verde. Il nostro cane trascorre in casa durante gran parte della giornata e della notte? L'igiene è fondamentale. Ma come pulire senza "sporcare" il pianeta? "Invece dei soliti detersivi che inquinano l'ambiente e la nostra casa, per i pavimenti si può preparare un detergente bio mescolando un cucchiaio di bicarbonato con tre litri di acqua molto calda" suggerisce l'esperta. Va usato per una settimana e poi si passa a un altro detergente che si può preparare mescolando un bicchierino di aceto bianco e tre litri di acqua molto calda. L'alternanza serve a creare un ambiente poco adatto alla proliferazione di batteri. Scegli una soluzione naturale anche per pulire cucce, cuscini e giocattoli. "Per un lavaggio a secco, basta cospargere di bicarbonato gli oggetti da pulire, lasciare agire per mezz'ora e poi toglierlo con una spazzola".
Toeletta. Con quale frequenza si deve fare il bagno al proprio cane? "Dipende dal tipo di pelo. Per esempio al cune razze a pelo raso non hanno bisogno di essere lavate spesso. Si tiene pulito il cane passando quotidianamente sul mantello una pelle di daino sintetica inumidita" spiega Tomaselli. Razze a pelo lungo hanno decisamente bisogno di bagni più frequenti. Per lavarlo, la cosa migliore è scegliere uno shampoo naturale e senza profumi. Si consiglia di leggere sempre attentamente le etichette e verificare che non contengano parabeni. Se è necessario un anti-parassitario per difenderlo da pulci, pidocchi, zecche e zanzare, si può usare l'olio indiano di Neem: bastano poche gocce applicate direttamente sul pelo.
Accessori eco-friendly.  Per farlo divertire, si possono scegliere giocattoli... riciclati. Un cane si diverte tantissimo anche con un pallone bucato o con una vecchia pallina da tennis. "Per esempio, si può realizzare un giochino riutilizzando cravatte dismesse: se ne intrecciano alcune fra di loro, si fissano alle estremità con qualche punto o con un paio di nodi, ed ecco un giocattolo pronto per il tiro alla fune" suggerisce l'autrice del libro. Anche in commercio si trovano giochini in plastica riciclata, palline e ossi ecologici, guinzagli e collari in canapa o in cotone biologico e con colorazioni naturali, cappottini in tessuti riciclati (li trovi anche online).
Il premio goloso: deliziosi bonbon al fegato
Ecco una ricettina facile per bonbon dedicati al cane come "premio veramente speciale".
Ingredienti
fegato di manzo (da allevamento bio); aglio in polvere (da agricoltura bio); sale (un pizzico); acqua
Procedimento
1. Tagliare il fegato a pezzetti (dimensioni uguali a un bocconcino) e metterlo in acqua bollente salata per 15 minuti.
2. Scolarlo e asciugarlo.
3. Rivestire il fondo di una teglia con carta forno e disporvi i pezzetti di fegato.
4. Cospargere abbondantemente con aglio in polvere e mettere in forno a 150 °C per 15/20 minuti.
5. Togliere dal forno, girare i pezzetti di fegato e spolverizzare con l'aglio.
6. Rimettere in forno per altri 5 minuti.
7. Spegnere il forno, aprirne leggermente lo sportello e lasciare raffreddare il tutto.
8. Quando i pezzetti di fegato raggiungono la temperatura ambiente sono pronti.
9. Si possono conservare in freezer. Una volta scongelati si mantengono 2 o 3 giorni in frigorifero.
 
ACICLICO
2 DICEMBRE 2013
 
La tosse nei cani
La tosse può colpire anche il migliore amico dell'uomo, ma non sempre si tratta di un'infezione delle vie respiratorie.
 
La tosse, forse uni dei disturbi caratteristici della stagione invernale più fastidiosi, non colpisce solo l’uomo ma anche alcuni animali. Tra questi i cani, non solo quelli anziani ma anche quelli più giovani e i cuccioli.
Nella maggior parte dei casi la tosse è causata da infezioni delle vie respiratorie, batteriche o virali. Se la tosse è temporanea e quindi sparisce dopo pochi giorni non è il caso di allarmarsi, mentre se al contrario il disturbo è persistente è necessario rivolgersi ad un veterinario che, a seguito di un’accurata visita, individuerà la causa del disturbo e indicherà la terapia adeguata.
Oltre che da virus e batteri, infatti, la tosse può essere causata anche da altri fattori, come insufficienza cardiaca, polmoniteo traumi. In tal caso le opportune analisi eseguite dal veterinario individueranno la causa scatenante, di conseguenza si dovrà intervenire con un’adeguata terapia farmacologica o con interventi di altro tipo. Infine, la tosse nei cani può essere causata anche da sostanze irritanti presenti nell’aria: in tal caso basta eliminare tali sostanze e il problema dovrebbe scomparire da solo.
Oltre ai farmaci indicati da veterinario, il disturbo può essere calmato con alcuni rimedi tosse casalinghi, soprattutto una serie di infusi a base di alcune piante curative come drosera, grindelia, menta piperita o poligala.
 
GAIA NEWS
2 DICEMBRE 2013
 
Sperimentazione animale: leggi italiane, leggi draconiane
 
Italian biomedical research under fire. Così si intitola il duro editoriale uscito il 22 novembre su  Nature Neuroscience. Una denuncia dello stato di crisi cui andrà incontro la ricerca italiana in seguito all’approvazione della recente proposta di legge sulla sperimentazione animale.
Le repliche non sono mancate: mercoledì scorso  la senatrice Elena Cattaneo scriveva su Repubblica che il nostro paese sta morendo: “con queste leggi, il Paese non solo umilia la scienza e la cultura, ma umilia i nostri figli, suggerendo loro che il loro impegno e i loro studi a questo Paese non servono. […] Gli stranieri che ci offrono opportunità lontano da qui si chiedono perché continuiamo a restare. E si prendono i nostri giovani. […] Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Repubblica, non so dirvi per quanto resisteremo. Bisogna far qualcosa. Il Paese muore”.
Proposte di legge a dir poco draconiane. Come si ricorda nell’articolo, un primo schiaffo alla ricerca è avvenuto nel 2012, con l’annuncio del taglio dei finanziamenti ad alcuni istituti di ricerca nazionali: del 3,8% nel 2012 e di un ulteriore 10% nel 2013-2014. La situazione non può che peggiorare. Nel mese di agosto di quest’anno il Parlamento ha votato una legge che, se attuata, bloccherà di fatto tutta la sperimentazione nel settore biomedico. La storia di questa legislazione inizia con una direttiva dell’Unione europea (Direttiva 2010/63/UE) adottata nel settembre del 2010 e che mirava a istituire norme minime nell’utilizzo di animali per progetti scientifici o didattici. Anche se la direttiva ha imposto agli Stati membri di presentare le loro disposizioni nazionali entro il 10 gennaio 2013, l’Italia è uno dei sei paesi europei ch e ad oggi non è riuscito a soddisfare i requisiti di presentazione indicati.
Ma l’aspetto scandaloso della questione è il seguente: il disegno di legge va ben oltre le norme descritte nella direttiva UE. Questa normativa, se sarà approvata dal Senato, vieterà l’allevamento o l’uso di cani, gatti e primati non umani per gli esperimenti, con l’eccezione di ricerche traslazionali – ossia con obiettivi chiaramente definiti come attinenti alla salute umana. Non solo. Anestesia o analgesici dovranno essere applicati durante qualsiasi procedura in cui l’animale potrebbe provare qualche tipo di dolore, tranne nei casi in cui siano esse stesse oggetto di studio. Ma, più preoccupante di tutte, è la direttiva che vieta l’uso di tutti gli animali per xenotrapianti, ossia trapianti di cellule viventi, tessuti e organi da una specie all’altra , e nei programmi di ricerca finalizzati allo studio dell’abuso di droghe, mettendo fine alle ricerche sulle cause e sui trattamenti delle tossicodipendenze e alla maggior parte della ricerca per trovare terapie contro il cancro.
Non è difficile vedere come queste restrizioni, una volta attuate, avranno conseguenze catastrofiche per l’intera comunità dei ricercatori del settore biomedico. Come se non bastasse, infatti, la proposta di legge contiene una disposizione alquanto vaga in cui si dice che la generazione di animali geneticamente modificati come i  roditori dovrà tener conto dei “potenziali rischi per la salute umana, il benessere animale e l’ambiente ” (Articolo 13, Legge 6 agosto 2013, n. 96). Giocare sulla vaghezza e ambiguità del dettato giuridico per proporre interpretazioni restrittive sarà fin troppo semplice. Se queste proposte diventeranno legge al Senato, non solo si avrà un massiccio esodo dei ricercatori italiani, m a la competitività del paese verrà ancora una volta umiliata. Spero che i senatori si vadano a leggere la direttiva UE e tengano a mente che è proprio la normativa europea a stabilire che, qualora gli stati membri decidano di optare per misure più restrittive di quelle ivi introdotte, tali misure, per non essere abrogate, dovevano già essere in vigore nel 2010. In pratica, la soglia massima di “divieto” è rappresentata proprio dalla direttiva europea. Oltre non ci si può spingere.
Non c’è sinergia tra la comunità scientifica e la politica, come non c’è sinergia tra la società e la comunità scientifica. Mi è venuto in mente il  Minicorso di scienza per politici (e non solo) di Anna Meldolesi che leggevo sul Corriere della Sera, in cui si denuncia l’inesistenza in Italia di una figura professionale, quella del consulente scientifico, che è invece affermata da anni nel mondo anglosassone, ad esempio. E questo rilievo non è che la punta di un ormai smisurato iceberg.
Evidentemente, da un lato ai politici mancano le nozioni di base per prendere decisioni corrette su temi scientifici di vitale importanza. Dall’altro l’opinione pubblica è troppo spesso in balìa di pregiudizi e diffidenze non giustificate, forse perché non conosce gli strumenti con cui la ricerca si svolge. Per sciogliere l’iceberg dobbiamo capire che cultura, (finanziamenti alla) ricerca e progresso tecnologico/industriale sono la stessa cosa. Se l’Italia non comincerà a muoversi in queste direzioni, abbattendo innanzitutto i costi della macchina statale, morirà molto presto.  
 
CIRCO.IT
2 DICEMBRE 2013
 
Animalismo contro natura: il circo è nato e vivrà con gli animali
 
“Il circo è un’attività che l’uomo svolge da millenni e che ha lasciato le sue tracce nelle pitture rupestri, nei codici, nelle statue di terracotta o negli spazi architettonici dove si celebravano queste attività. Il circo è nato con gli animali ed ha tutto il diritto di continuare a vivere con i suoi insostituibili compagni di viaggio”. Julio Revolledo Cárdenas è uno storico del circo, direttore del Centro Messicano di Sviluppo delle Arti Circensi all’Università Mesoamericana di Puebla. Anche lui (così come il  Cirque du Soleil  ed altri) ha inviato una documentata relazione alla Corte Costituzionale della Colombia, dopo che quest’ultima ha ammesso la domanda di incostituzionalità della legge che vieta i circhi con animali e al momento la sta esaminando.
Vediamo con Julio Revolledo Cárdenas perché la presenza degli animali è uno dei capisaldi che definiscono l’identità del circo.
“Anzitutto dobbiamo riconoscere che le rappresentazioni dell’arte circense sono le più antiche e precedono il teatro, la danza, la coreografia, la pittura, la scultura, eccetera. Il circo si sviluppò sin dalle origini utilizzando gli animali. Dal momento stesso in cui l’essere umano iniziò l’arduo compito di spostarsi da un punto ad un altro, lo ha sempre fatto accompagnato dalle sue bestie che gli sono servite per lo sviluppo personale e per la propria attività di espansione e di colonizzazione. E’ chiaro che questa attività non fu solo una relazione di vantaggio ma che nel corso della interrelazione quotidiana l’uomo ha sviluppato un grande rispetto e una grande cura per questi esseri che lo accompagnano nei suoi compiti al punto da stabilire con essi una relazione affettiva”.
E’ vero che negli ultimi decenni il circo è cambiato, come dimostrano il successo del Cirque du Soleil, del Cirque Eloise ed altri: “Si tratta di proposte nuove, tuttavia adatte ad un pubblico adulto con pretese artistiche specifiche, abituato a leggere immagini e, in generale, con una formazione teatrale e in grado di pagare l’elevato prezzo del biglietto. Il circo tradizionale invece basa il suo lavoro sui pagliacci e sugli animali, ha un pubblico prevalentemente familiare, di tutte le età ed è uno spettacolo più democratico perché è alla portata di tutte le tasche. Proibire l’uso degli animali implica la perdita dell’ultimo elemento di divertimento che rimane ai settori poveri della nostra popolazione, o per lo meno, a quelli con meno risorse, e significa anche vietare uno spazio dove la famiglia si integra e si diverte insieme”.
Storicamente, spiega Julio Revolledo Cárdenas, “proprio per questi motivi il circo ebbe una diffusione popolare molto ampia. Sebbene un essere umano possa non essere interessato allo spettacolo circense, andrà al circo almeno tre volte nella sua vita, una volta da bambino quando lo portano i genitori, una volta da genitore per portare i propri figli e infine da nonno per portare i nipotini. Il circo con i pagliacci e gli animali sarà sempre un ricordo gradevole riconducibile alla nostra infanzia. E’ invece normale che tanta gente non abbia mai assistito ad uno spettacolo di danza classica o all’Opera o addirittura al teatro. Dobbiamo anche considerare che il dramma ebbe maggiore diffusione tra le classi ricche, mentre la comicità e il divertimento del circo tra quelle meno favorite economicamente, da qui deriva il suo radicamento nel popolo. Inoltre lo spostamento del circo e dei suoi artisti permise il raggiungimento di luoghi molto distanti da un punto di vista geografico, rappresentando a volte l’unica esperienza scenica per molti colombiani”.
Julio Revolledo Cárdenas è convinto che “uomo e animale nello scenario o nella pista di un circo rappresentano attività che mostrano l’enorme possibilità di sublimazione di entrambi nell’arte, l’animale e l’uomo (anche lui in realtà animale) hanno entrambi la possibilità di creare uno spettacolo che meravigli e sorprenda la gente, basato su un lavoro di formazione costante, persistente e responsabile.
Fortunatamente in Messico dove abbiamo molti circhi con animali, il nostro Centro ha stipulato accordi con alcuni di essi affinché, quando passano dalla città di Puebla, i nostri alunni interessati alle tecniche di formazione degli animali possano accedere a questo sapere millenario, basato sul rispetto e sulla cura dell’animale, sul riconoscimento dei suoi diritti (corretta cura e pulizia, alimentazione opportuna e adeguata, uso di premi ma non di castighi per il suo addestramento), che arricchisce la formazione scenica scolastica”.
Con l’obiettivo di raggiungere i punti più reconditi della terra – prosegue – “sia l’uomo che l’animale hanno abbandonato il loro ambiente naturale; di conseguenza, le razze provenienti da luoghi caldi si trasferirono al freddo e viceversa, adattandosi a nuove condizioni, vegetazioni e spazi vitali. Ciò fu dovuto al carattere transumante e nomade degli esseri umani. Siamo sicuri che lo stesso succederà quando l’uomo dovrà andare ad abitare su altri pianeti per garantire la propria sopravvivenza. In quel caso è facile desumere che si sposterà portando con sé una gran quantità di esseri viventi e ciò sarà possibile solo conoscendo le tecniche di addestramento che consentono la comunicazione tra uomo e animale.
In questo contesto ciò che lo Stato, le autorità e le organizzazioni devono garantire è il benessere dell’animale in qualunque luogo esso venga impiegato senza arrivare all’estremo del divieto che non si sposa con la mentalità di nazioni che si pregiano di un alto livello di sviluppo”.
Il circo è l’unico spazio urbano che consente relazioni con gli animali. “Ancora oggi, nelle città che non possiedono uno zoo, il circo resta lo spazio adeguato dove la popolazione può fare esperienza di una relazione con gli animali che sono parte importante dello spettacolo e talvolta questa è l’unica possibilità di conoscere gli animali dal vivo. La virtualità, la televisione e i computer sono solo un riferimento a qualcosa la cui ricchezza è centrata nell’esperienza dal vivo.
Il circo divenne nel corso degli anni il più Grande Spettacolo del Mondo, avendo la capacità di attrarre grandi e piccini, gente di tutte le età; con il suo discorso narrativo unì la forza degli esseri umani, la magia, i corpi volanti nello spazio, bellissimi animali provenienti da terre straniere, lo spirito avventuriero dei suoi protagonisti, belle donne esecutrici di esercizi incredibili, tende favolose, corpi che si contorcono, saltano o restano in equilibrio sospesi a grandi altezze su un filo, strepitose bande, tutto per creare un’atmosfera incomparabile che fa volare la fantasia degli innumerevoli spettatori”. I circensi conoscono gli animali e sanno come prendersene cura, dice ancora Julio Revolledo Cárdenas: “La partecipazione dell’animale allo spettacolo circense richiede un lavoro serio e responsabile, basato sul buon trattamento degli animali che il circo ha sviluppato nel corso dei secoli, acquisendo una conoscenza specifica che solo i circensi hanno saputo sviluppare. Nessuno conosce il modo di trattare i grandi animali, di garantire la loro salute e il loro benessere meglio della gente del circo, dato che ciò ha costituito il proprio patrimonio di lavoro nel corso dei secoli e così il circo si è trasformato nella casa degli ani mali, specialmente le specie più grandi.
Risulta illogico supporre che dei nuovi gruppi, ipoteticamente “difensori dei diritti degli animali” sappiano di più di coloro che hanno combattuto con essi nel corso della propria esistenza. Considerato che questo e altri saperi empirici non sono stati riconosciuti alla gente del circo, oggi la Universidad Mesoamericana de Puebla è impegnata nell’invertire questo processo e nel riconoscere in maniera ufficiale i saperi del circo, organizzandoli e teorizzandoli per dare corpo a una professione, partendo dalle necessità che il mercato del lavoro sta esprimendo in merito a ciò che si conosce come industria culturale circense. Pertanto, in qualità d’istituzione universitaria, riteniamo che solamente alla gente del circo spetti prendere decisioni in merito alla questione dell’eredità di un’attività che gestisce da secoli, posto che noi riteniamo che il diritto si fondi sul tempo”.
Julio Alberto Revolledo Cárdenas è ancora più esplicito: “Gli organi di governo, così come diversi gruppi sociali, possono aiutare la gente del circo in questo compito, esigendo per esempio la corretta gestione degli animali.
Tuttavia, proibire una delle discipline più importanti della sua attività significa limitare la sua anima, fare scomparire l’arte circense e il meglio della sua espressività. Sembrerebbe che oggi le nuove generazioni vogliano cancellare tutte le attività tradizionali che l’uomo ha sviluppato nel passato, posizioni che attengono più ad una filosofia maoista di ricostruzione sociale a partire dalle sue ceneri. Non esiste un’attività dell’uomo che non abbia una corrispondenza nel consumo. Cioè se il popolo non desiderasse vedere animali negli spettacoli circensi smetterebbe semplicemente di vederli e questa attività scomparirebbe perché è impossibile fare vivere qualcosa senza la corrispondente domanda, è molto semplice. Pertanto risulta improprio che si voglia regolare, da parte dello Stato o delle organizzazioni civili, una manifestazione artistica il cui uso è frutto di una scelta libera e sovrana di una società o di un popolo nel suo insieme.
Il circo è l’ultimo spazio libero che esiste sulla faccia della terra. Oggi siamo circondati da una cinematografia e da una televisione concepiti soprattutto per gli adulti dove si usano un linguaggio eccessivo e immagini che distorcono le menti dei bambini; con una legge che vieti gli animali nei circhi annienteremmo l’ultima fortezza del divertimento familiare e soprattutto infantile”.
La conclusione non lascia spazi a dubbi: “Invito ad analizzare quello che è successo soprattutto in quelle nazioni dove si sono adottati strumenti legislativi atti a vietare l’uso degli animali nei circhi. Si arriverà alla conclusione che ciò che si è ucciso è stata la società circense e il circo come spazio di divertimento per la famiglia. Vale a dire tali normative non solo fanno scomparire gli animali dai circhi, ma distruggono tutta l’attività circense concepita per fare divertire la gente e buttando all’aria il lavoro di migliaia di persone che sanno fare solo ciò che hanno imparato dai loro genitori per tradizione.
In qualità di Centro Messicano di Sviluppo delle Arti Circensi e come amanti della diversità nelle attività circensi ci battiamo affinché e sista un circo con animali ben trattati come base per un futuro prospero e diversificato di questa arte”.
Short URL: http://www.circo.it/?p=33262
FOTO
 
IL FATTO QUOTIDIANO
2 DICEMBRE 2013
 
Usa, inchiesta choc: “Animali maltrattati nei film di Hollywood”
La rivista 'The Hollywood Reporter' ha rivelato come l'American humane association abbia acconsentito a mettere la dicitura “nessun animale è stato maltrattato per realizzare questo film” anche in casi in cui la violenza viene esercitata. La risposta a un allevatore rivela l'escamotage: "Non essendo successo sul set non ci riguarda"
 
Ricordate Richard Parker, la tigre del Bengala protagonista del film ‘La vita di Pi’? Non era realizzata al computer: per molte scene è stato necessario utilizzarne una vera, di nome King, che più di una volta ha rischiato di annegare sul set, nel disinteresse totale dell’American humane association (Aha), l’associazione animalista che alla fine della pellicola permette la dicitura “nessun animale è stato maltrattato per realizzare questo film”. Lo ha scoperto la rivista The Hollywood Reporter, che ha letto la mail inviata a un collega da una dipendente della Aha, la signora Gina Johnson, che come annuncia la stessa rivista, è stata licenziata in tronco dalla Aha. Da qui il magazine americano ha cominciato un’inchiesta, ascoltando altri membri della Aha che hanno preferito rimanere anonimi scoperchiando un mondo di maltrattamenti e uccisioni di animali in film che riportavano però la famosa dicitura “nessuno è stato maltrattato”.
La casa di produzione Fox, responsabile del film ‘La vita di Pi’ del regista Ang Lee, vincitore di quattro premi Oscar, ha negato con forza che la tigre King abbia mai rischiato di annegare. E la Aha ha risposto attaccando il report e affermando poi che la percentuale di animali non maltrattati nei film si avvicina al 99.8%. Un numero, spiegano alcune fonti, che è però gonfiato: sul set infatti sono presenti decine di migliaia di insetti, dai vermi alle lumache alle mosche, proprio per abbassare la percentuale di infortuni. Inoltre, continuano le fonti dell’Hollywood Reporter, per legge sono conteggiati solo gli incidenti che avvengono sul set vero e proprio, davanti alle telecamere. Non quelli che accadono dur ante i frequenti trasporti o nelle strutture che ospitano gli animali durante la lavorazione del film. Per il resto, i numeri del report sono ben diversi.
Nel kolossal ‘Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato’ di Peter Jackson sarebbero morti 27 animali, alcuni per troppa fatica e altri, tra cui pecore e capre, annegate durante una pausa del film in un canale vicino alla fattoria dove erano custodite. Quando uno degli allevatori, John Smythe, ha inviato una mail all’Aha per denunciare il fatto, si è sentito rispondere che non c’erano prove. In una successiva lettera l’uomo risponde che avendole sepolte lui poteva produrre come prova i cadaveri. Inutile, perché la replica dell’Aha è chiara: “Non essendo morte sul set durante la lavorazione del film non sono di nostra competenza”. In quello specifico caso poi, la Aha si è tutelata scrivendo sulla pellicola che “nessun animale era stato maltrattato durante le scene del film che erano state monitorate”. Una “finezza" legale non sempre usata visto che dicitura classica è  messa anche quando nonostante diversi animali siano stati maltrattati, o addirittura morti.
Secondo l’inchiesta di The Hollywood Report, nel film ‘8 Amici da salvare’ prodotto dalla Disney un cane husky sarebbe stato picchiato violentemente e colpito più volte sul diaframma, come appare da questa mail interna e confidenziale della Aha, mai resa pubblica. Mentre uno scoiattolo sarebbe stato calpestato e ucciso nella commedia romantica con Sarah Jessica Parker ‘A casa con i suoi’, prodotto dalla Paramount. Così come la Aha ha messo a tacere la moria di pesci e altri animali marini giunti morti sulla spiaggia nei quattro giorni seguenti la lavorazione di una scena del film Disney con Johnny Depp ‘Pirati dei Caraibi: la maledizione della prima Luna’. Una moria, spiegano i leaks, dovuta alle mancate precauzioni durante le numerose sequenze di esplosioni. Tre esempi di come, quando alla fine di un film si legge la dicitura “nessun ani male è stato maltrattato per realizzare questo film”, ci sia poco da fidarsi.
 
TIO.CH
2 DICEMBRE 2013
 
Duncan Lou Who, il cane a due zampe
Gli arti inferiori gli sono stati amputati e lui ha imparato a correre anche senza

 
VANCOUVER (USA) – Arriva dagli Stati Uniti la storia di un cane davvero particolare, diventato un esempio dell’attaccamento alla vita che alberga in ogni essere vivente. Parliamo di Duncan Lou Who, un boxer di quattro anni che, quando aveva solo due mesi di vita, è rimasto senza le zampe posteriori, amputate a causa di una deformazione congenita.
Un handicap, quello di Duncan, che non gli ha impedito di avere una vita normale, di correre e divertirsi, pur con sole due zampe e senza l’aiuto di alcun carrellino. Arrivato cucciolo al Panda Paws Rescue di Vancouver, cittadina dello stato di Washington, Duncan presentava una malformazione alla colonna spinale che gli rendeva impossibile l’utilizzo delle zampe posteriori e metteva a rischio la sua sopravvivenza.
Al tempo i medici decisero di amputargli i due arti, pensando di condannarlo alla dipendenza a vita da un carrellino. Crescendo, però, Duncan ha imparato a stare “in piedi” sulle zampe anteriori, trasformandosi in un’autentica celebrità. Su Youtube, infatti, è possibile vedere come il boxer si diverta a correre e a giocare come un cane normale. 
 
QUOTIDIANO.NET
2 DICEMBRE 2013
 
Dissanguate e uccise 105 renne in Norvegia
Altro che Babbo Natale: via con la macellazione islamica
La carne sarà destinata al mercato norvegese ed esportata negli emirati 
 
Oslo, 2 dicembre 2013 - Un centinaio di renne finiranno presto nei piatti dei  musulmani, in Norvegia e in paesi lontani come gli Emirati, dopo essere state macellate secondo il rito halal per la prima volta nel paese scandinavo. "E' la carne più gustosa al mondo. Molte persone fuori dalla Norvegia amerebbero assaggiarla, ma non possono" a causa delle loro credenze religiose, ha detto Harry Dyrstad, direttore di Vilteksperten, un macello specializzato in carne di animali selvatici. In collaborazione con il Consiglio islamico di Norvegia, organizzazione ombrello che comprende molti musulmani che vivono nel paese, Vilteksperten ha abbattuto 105 renne secondo il rito halal. In particolare, la renna viene prima stordita, e poi svuotata del suo sangue e macellata: la macellazione avviene in presenza di un dignitario religioso che pronuncia una benedizione "nel nome di Allah". La domanda di carne da selvaggina, generalmente più costosa della carne da bestiame, è aumentata dal 2008. "Abbiamo pensato che molte persone nel mondo sarebbero state pronte a pagare un po' di più per mangiare carne deliziosa, sana e nutriente", ha detto Dyrstad.
I musulmani in Norvegia dovrebbero costituire la maggior parte dei nuovi clienti, ma la carne di renna potrebbe anche essere servita in ristoranti di fascia alta a Dubai, secondo l'esponente di Vilteksperten.  La carne di renna halal è un'assoluta primizia per la Norvegia. Ma nel 2010, secondo fonti di stampa, la regione autonoma russa di Iamalo-Nenetsie aveva già esportato in Qatar 1.000 barattoli di conserva di questo prodotto.
 
NEL CUORE.ORG
2 DICEMBRE 2013
 
NORVEGIA, NEANCHE LA RENNA SFUGGE ALLA MACELLAZIONE HALAL
Almeno 105 esemplari abbattuti per i musulmani
 
Non c'è pace neanche per le renne. Anche loro vittime della macellazione halal. Un centinaio di esemplari finiranno presto nei piatti dei musulmani, in Norvegia e in Paesi lontani come gli Emirati, dopo essere state macellate secondo il rito halal per la prima volta nello Stato scandinavo. In collaborazione con il Consiglio islamico di Norvegia, organizzazione ombrello che comprende molti musulmani che vivono nel Paese, Vilteksperten, un macello che si occupa della carne di animali selvatici, ha abbattuto 105 renne secondo il rito halal. Una pratica assolutamente discutibile, perché la renna viene prima stordita e poi svuotata del suo sangue e macellata. La macellazione - pensate - avviene in presenza di un dignitario religioso che pronuncia una benedizione "nel nome di Allah".
I musulmani in Norvegia dovrebbero costituire la maggior parte dei nuovi clienti, ma la carne di renna potrebbe anche essere servita in ristoranti di fascia alta a Dubai, secondo Harry Dystad, direttore di Vilteksperten. 
La stessa carne di renna halal è un'assoluta novità per la Norvegia. Ma nel 2010, secondo fonti di stampa, la regione autonoma russa di Iamalo-Nenetsie aveva già esportato in Qatar 1.000 barattoli di conserva di questo prodotto.
 
GEA PRESS
2 DICEMBRE 2013
 
Interpol – Sequestri di avorio droga e legname pregiato
 
240 kg di avorio, centinaia di tronchi di legno pregiato, ma anche eroina ed altre droghe, motoseghe, 2000 pezzi di munizioni, 637 armi da fuoco e venti chili di corni di rinoceronte. E’ questo il risultato della nuova operazione dell’Interpol condotta nell’ambito dei progetti  Project Wisdom and Project Leaf, svolti in collaborazione con alcune ONG in Mozambico, Sudafrica, Swaziland, Tanzania e Zimbabwe.
Il tutto in un mese di interventi condotti assieme alle polizie locali. 660 le persone arrestate per crimini perpetrati in danno all’ambiente. A finire sotto sequestro pure 47 animali.
“Con questa operazione – ha dichiarato Heri Lugaye , Vice Sovrintendente della Polizia presso Ufficio Interpol di  Dar es Salaam - abbiamo individuato le principali reti coinvolte nel contrabbando di avorio oltre che le spedizioni illegali di legname e carbone” . 
Importante, come sottolineato da David Higgins Direttore del programma di sicurezza ambientale dell’Interpol, la condivisione delle informazioni e delle analisi di intelligence. “Queste operazioni - ha riferito Higgins – producono una grande quantità di informazioni non solo  dove i crimini vengono commessi, ma anche sugli organizzatori che agiscono dietro le quinte“.
Uno dei principali obiettivi dell’operazione è stato quello di rafforzare le capacità nazionali e regionali per proteggere gli elefanti e i rinoceronti in via di estinzione. Le cause sono quelle del bracconaggio e del commercio illegale di avorio e corna di rinoceronte. Ai primi di novembre altri due interventi erano stati effettuati a Dar es Salaam e Zanzibar. In questi ultimi due casi erano stati sequestrati ben 1.700 pezzi di avorio per un peso complessivo di quasi cinque tonnellate.
 
GIORNALETTISMO
2 DICEMBRE 2013
 
Elwood: è morto il cane più brutto del mondo
All'età di 8 anni è improvvisamente scomparso Elwood, incrocio tra un chihuahua e un cane nudo cinese
 
All’età di 8 anni è morto il cane più brutto del mondo. Elwood, questo il nome dell’animale, incrocio tra un chihuahua e un cane nudo cinese, era diventato famoso per la partecipazione a numerosi eventi pubblici e in particolare per aver vinto nel 2007 in California un concorso dedicato cani dall’aspetto poco gradito. UN CANE FAMOSO – Stando a quanto riferito dalla proprietaria Karen Quigley, di Sewell, New Jersey, Elwood, un cane molto affettuoso e accogliente con tutti, è scomparso improvvisamente nel giorno del ringraziamento e da gennaio aveva smesso di partecipare ad eventi pubblici. Si stima che il cane più brutto del mondo abbia preso parte complessivamente a circa 200 manifestazioni di raccolta di fondi in favore delle organizzazioni animaliste no profit. Caratterizzato dall’assenza di peli, ad eccezione di un ciuffo sulla test a, e dalla lingua sporgente su un lato, Elwood aveva ottenuto nel giro di pochi tempi numerosi fan, ed era anche diventato personaggio principale di un libro per bambini intitolato ‘Tutti amano Elwood’.
FOTO
 
CASTEDDU ONLINE
3 DICEMBRE 2013
 
Quartu (CA), cane maltrattato a colpi di roncola e machete: "Una vergogna"
Gli abitanti di Is Arenas spediscono le foto su Whatsapp: un cagnetto è stato massacrato a colpi di machete, cresce l'indignazione in tutta la zona

  
Federica Lai
 
Quartu, cane maltrattato vicino allo stadio Is Arenas. Sul posto Polizia municipale e i veterinari di Sardara che hanno soccorso il cane. "Probabilmente - scrive Rossano -  é stato maltrattato con colpi di machete o roncola da ignoti. Un comportamento vergognoso. Ora il cane verrà curato dai veterinari, ma é intollerabile che qualcuno provi soddisfazione nel ridurre in queste condizioni un animale".
 
GEA PRESS
3 DICEMBRE 2013
 
Il dramma dei cani non più sottosequestro. Dopo due anni tornano … indietro!
La protesta dell'OIPA: non è stress toglierli dalla famiglia?
 
Una vicenda paradossale, riferisce l’OIPA, quella dei settanta cani che su disposizione del Tribunale di Bologna sono stati riconsegnati alla persona alla quale due anni addietro vennero sequestrati. Si tratta di pastori tedeschi e pincher la cui gestione degli affidi venne al momento del sequestro gestita dall’OIPA.
Secondo il comunicato diffuso dall’associazione gli affidatari, in alternativa alla consegna, si sarebbero ritrovati una richiesta economica giudicata elevata. Il tutto, per riscattare i cani. Anzi, riferisce sempre l’OIPA, sarebbero pure andati incontro a vere e proprie trattative, per quello che giuridicamente si configurerebbe forse come un atto d’acquisto. Legittimo, una volta dissequestrati i cani, ma che è ovviamente difficile da spiegare a chi ormai da due anni ha accolto in famiglia il cane. Tra queste persone ci sarebbe pure chi, per difficoltà economiche, non ha avuto la possibilità di affrontare la spesa. Cani che in alcuni casi, sarebbero già stati consegnati al soggetto ora nuovamente titolato alla proprietà.
Il tutto trae origine da un sequestro dopo che era stata evidenziata  la presunta inidoneità della struttura oltre che ad problematiche  che coinvolgevano gli animali. A supportare la richiesta di sequestro pure il referto del veterinario. Evidentemente nel corso del procedimento si sono poi avanzate altre rilevanze.
“Questa triste vicenda – ha evidenziato Massimo Comparotto, Presidente OIPA Italia Onlus – mette a nudo la pesante contraddizione del Codice di Procedura Penale che prevede il dissequestro di un animale trattandolo alla stregua di un qualsiasi oggetto“. Perchè, rileva Comparotto, non è possibile considerare la sofferenza da stress per un cane al quale viene tolta la famiglia nella quale ha vissuto?
L’OIPA si è quindi costituita parte civile e farà tutto quanto è possibile per dare voce a questi animali e alle loro famiglie”.
 
IL RESTO DEL CARLINO
3 DICEMBRE 2013
 
Trasporto animali, rigidi controlli a Faenza
All'uscita del casello, una ventina di uomini, tra polizia, Finanza, Forestale e Ausl, ha passato al setaccio diversi mezzi pesanti 
 
Faenza (RA) - Massiccia operazione di controlli questa mattina a Faenza sul trasporto di animali. Con l’avvicinarsi delle festività si intensifica la richieste di carni così nel corso della mattinata, all’uscita del casello autostradale di Faenza, Polizia Stradale di Ravenna e Faenza, Guardia di Finanza con il supporto delle Unità Cinofile, agenti della Forestale di Brisighella e dell’Ausl hanno posto in essere una serie di verifiche sui trasportatori e sui loro carichi.
I controlli sono stati indirizzati sia per il rispetto della salubrità degli animali che, malgrado debbano essere accompagnati ai macelli, devono essere trasportati secondo una rigidissima normativa, sul rispetto dell’ambiente, oltre ovviamente al rispetto del Codice della strada a della parte fiscale. Così una ventina di uomini, con diverse pattuglie delle forze dell’ordine e della Forestale e dell’Ausl ha setacciato il territorio faentino accompagnando gli autotrasportatori che avevano a bordo animali, per lo più vivi. Per non creare disservizi all’uscita del casello autostradale le pattuglie di Guardia di Finanza e della Polstrada hanno effettuato i controlli nella zona industriale tra via Giovanni Falcone e Giovanni Borsellino.
Circa undici i mezzi pesanti controllati. Mentre gli agenti della Polstrada hanno controllato la parte relativa al rispetto delle norme a cui sono tenuti gli autotrasportatori, gli uomini della Guardia di Finanza si sono concentrati sulla parte fiscale mentre i colleghi delle Unità cinofile hanno passato in rassegna con i cani antidroga i mezzi pesanti per verificare che assieme agli animali non viaggiassero anche stupefacenti; Forestale e personale dell’Ausl si sono invece concentrati sullo stato di salute degli animali e sulle condizioni di trasporto. I controlli si sono protratti dalle 7 alle 13.
 
TISCALI
3 DICEMBRE 2013
 
Traffico di animali dall'Est Europa: è ora di dire basta
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Torno sul problema dei cuccioli di cane, gatto, sugli uccelli e rettili, addirittura sulle scimmie che arrivano dai paesi dell’Est illegalmente, un commercio molto florido che alimenta un business di centinaia di milioni di euro. Me ne dà l’occasione Striscia la Notizia che, proprio in queste sere ha trasmesso una piccola inchiesta di Edoardo Stoppa che si è recato nei luoghi d’origine, principalmente Ungheria e Repubblica Ceca.
Le scene più impressionanti, girate dall’equipe di Striscia, riguardano proprio quest’ultima nazione. In una cittadina di cui non ricordo il nome, una volta al mese si danno appuntamento centinaia di “allevatori” che, in tre enormi capannoni, mettono in mostra (e in vendita) i loro “prodotti”. Si tratta di cucciolate d’ogni tipo: ho visto Labrador. Golden, Chihuahua. King Cavalier, Husky, così come gatti Persiani, Siamesi, Certosini, Korat e questa è stata solo una carrellata della macchina da presa veloce perché ovviamente ben nascosta. In quei megaserragli si può trovare di tutto e se non lo si trova al momento lo si può ordinare per il mese successivo.
Questo lo so perché ho un caro amico che c’è stato, in veste di acquirente. Vuoi un cucciolo di lince, vuoi un pulcino di Allocco degli Urali, non c’è nessun problema. L’unico problema e contrattare e fissare il prezzo e quando la stagione sarà propizia, il bracconiere farà il suo lavoro e tu potrai portare a casa quanto desiderato comodamente nel baule dell’auto, dopo avere rimpinguato la caparra data qualche mese prima con dollari (preferiti in queste operazioni)  e saldato il tuo conto. I controlli alle frontiere? Avete avuto occasione, negli ultimi anni, di viaggiare all’interno dell’Europa Unita, diciamo Austria, Germania, Francia, Slovenia, Slovacchia ecc. o anche dei paesi non facenti parte dell’UE, ma aderenti al trattato di Schengen, come la Svizzera? I controlli alle dogane, per chi passa queste frontiere sono praticamente zero. D’altronde il trattato è stato ideato anche per snellire le procedure di controllo doganali di persone e merci. Quindi, se volete passare le frontiere di Germania e Austria e arrivare in Italia con il vostro cucciolo di lince nel baule, non dovete avere alcuna preoccupazione. A meno di segnalazioni mirate nessuno vi fermerà.
A parte i capannoni dove si trova di tutto e di più, il vero commercio di animali “molto esotici” si svolge fuori dalle porte, nei parcheggi, letteralmente ripieni di vecchie macchine scalcinate e furgoni dell’anteguerra, dove viaggia, in condizioni miserevoli, praticamente ogni sorta di animale. Non dico che ci potete trovare il Panda maggiore, ma quello minore, se pagate bene, sono convinto che riuscite a portarlo a casa, prima o poi. Di certo potete pagare una cantata  (300 dollari) una decina di cuccioli d'ogni razza, di 30 giorni, ancora lattanti. Arrivati in Italia, diciamo che tre sono morti nel viaggio. Potrete vendere i restanti, con certificati falsi (trovare un veterinario compiacente, come si è visto, non è una mission impossible) a 800 euro l’uno. Che poi altri 4 o 5 muoiano entro pochi giorni a casa dell’acquirente poco importa. Il business è andato in porto. Fate voi i conti.
Ora, io mi chiedo questo. Visto che a Bruxelles, passano giornate a decidere quale deve essere la lunghezza dello zucchino venduto in tutta l’UE, non potrebbero anche prendere provvedimenti verso queste nazioni che trattano gli animali come bulloni davanti a una polizia sicuramente corrotta e corriva?
 
QUOTIDIANO.NET
3 DICEMBRE 2013
 
Vigili del fuoco con la gru per recuperare il cagnolino
Spettacolare intervento di salvataggio nel centro di Ascoli
L'animale è stato restituito al proprietario: era finito in una scarpata
 
Ascoli Piceno -  Spettacolare operazione di salvataggio, oggi, da parte dei vigili del fuoco di Ascoli che hanno recuperato un cane di piccola taglia caduto in una scarpata sul fiume Tronto nel tratto in cui il fiume attraversa il centro storico. La povera bestiola guaiva disperatamente non riuscendo a tornare sulla strada e ha attirato l'attenzione di alcuni passanti. I vigili del fuoco, compatibilmente con le decine di interventi che stanno effettuando per i danni del maltempo, sono intervenuti con una gru con la quale un vigile si è calato recuperando il cagnolino. Alla scena hanno assistito decine di persone, una delle quali si è subito offerta di adottare l'animale, che però  è stato restituito al proprietario che lo stava cercando.
 
IL RESTO DEL CARLINO
3 DICEMBRE 2013
 
Cane salvato nella scarpata
L’operazione portata a termine dai vigili del fuoco. L'animale era caduto nella zona del Lungotronto adiacente l’auditorium della Fondazione Carisap
 
di Matteo Porfiri
 
Ascoli - SI E’ CONCLUSA con un lungo applauso l’operazione di salvataggio di un cane portata a termine nel primo pomeriggio di ieri dai vigili del fuoco di Ascoli. Durante l’ora di pranzo, infatti, nella zona del Lungotronto adiacente l’auditorium della Fondazione Carisap, alcuni passanti hanno sentito i lamenti e l’abbaiare di un cane provenire dalla scarpata. Immediatamente, allora, gli stessi cittadini hanno avvertito la locale stazione dei vigili del fuoco, che prontamente sono intervenuti sul posto per trarre in salvo l’animale.
La strada, da corso Trento e Trieste, è stata chiusa al traffico per oltre un’ora, al termine della quale i pompieri sono riusciti nella loro missione. Ovviamente, l’operazione di salvataggio del cane ha suscitato l’interesse e la curiosità di moltissime persone, che si sono radunate nella zona proprio per seguire la vicenda. L’animale, un meticcio di taglia media, è stato successivamente riconsegnato al proprietario, il quale lo ha riabbracciato con grande emozione. Decisamente una bella scena, dunque, arricchita dall’applauso di tutti coloro che hanno assistito all’operazione. Tutto è bene ciò che finisce bene.
FOTO
 
TRENTINO
3 DICEMBRE 2013
 
Cacciatore di Amblar incappa nel laccio di un bracconiere
 
AMBLAR (Trento) - Brutta avventura per un cacciatore, finito in un laccio teso da qualche ignoto bracconiere nel bosco poco distante dal maneggio Roén lungo la strada che dal paese sale verso Bocca delle Valli. Il cacciatore, uscito domenica di buon'ora per una battuta con il cane, dopo qualche tempo ha udito il suo segugio, evidentemente lasciato libero, abbaiare furiosamente. Allarmato, si è messo a correre nella direzione da cui veniva il rumore e così è rimasto impigliato in un laccio con il piede. Riuscito a liberarsi, è arrivato dopo pochi passi nel punto in cui si trovava il cane, che continuava ad abbaiare, ed ha scoperto un capriolo intrappolato con il ventre stretto in un grosso laccio, che lo stava immobilizzando. Il cacciatore a quel punto ha avvertito il responsabile della riserva. Viste le condizioni, l'animale - che era ferito in modo irreparabile - è stato abbattuto. Il fatto è stato segnalato anche al guardacaccia e alla Forestale di Fondo che ha rilevato l'illecito con un primo sopralluogo sul posto. La notizia dei lacci e del cacciatore impigliato si è immediatamente diffusa ad Amblar e nei centri vicini alimentando preoccupazione, perché questo genere di trappole, poste indiscriminatamente e proditoriamente nel bosco, possono risultare pericolose per le persone oltre che ovviamente per gli animali che vi arrivano a tiro. Il cacciatore infatti, pur con l'occhio esperto di chi è abituato a frequentare il bosco, non è riuscito ad evitare il laccio che lo ha fatto cadere a terra. L'uomo, un esperto cacciatore a quanto dicono in zona, è riuscito a liberarsi senza danni, ma comunque sempre troppo tardi per liberare il povero animale. Difficile avere conferme in zona sui dettagli, quello che è certo è che è partita la denuncia della Forestale contro ignoti con l'obiettivo di individuare l'anonimo bracconiere che si diverte a disseminare trappole nel bosco, pratica illegale e vietata dalla legge sulla caccia. Un pericolo, quello dei lacci, che, come dimostra la vicenda di Amblar, può diventare un problema per gli stessi cacciatori, i più interessati a far venire alla luce episodi di comportamento illecito che compromettono indiscriminatamente l'immagine complessiva delle doppiette che correttamente esercitano la pratica venatoria. Lo scorso mese di aprile la presenza di lacci nel bosco era stata segnalata dagli stessi cacciatori nella riserva di Ton, in località Bastianelli, e dopo alcuni appostamenti la Forestale di Cles aveva individuato e denunciato il bracconiere. Il quale, preso in flagrante, era risultato essere un non cacciatore come aveva prontamente documentato il rettore delle riserva comunale di Ton. E oltre che di bracconaggio ha dovuto rispondere di detenzione abusiva di armi.
 
GAZZETTA DI MODENA
3 DICEMBRE 2013
 
Strisce rosse, luci e cani per smarrire i lupi
 
di Andrea Minghelli
 
Pastori maremmani, “ninnoli” e finti predatori, tutte le armi a disposizione di Provincia e allevatori per difendersi dagli attacchi di lupi e altri animali selvatici. Dopo anni d'assenza, il lupo è tornato nel modenese: tanti gli avvistamenti e negli ultimi mesi sono stati certificati attacchi ad allevamenti a Pavullo, Riolunato e a Montese. «È importante - spiega Aldo Magnoni, responsabile per la Provincia della Programmazione Faunistica - che la questione degli attacchi dei lupi e di altri animali selvatici non si cronicizzi: uomo e animale possono tranquillamente vivere l’uno accanto all'altro. E qui è fondamentale la collaborazione degli allevatori. Proprio in questi giorni stiamo intervenendo laddove gli agricoltori ci hanno segnalato la presenza di lupi». A Selva di Serramazzoni sono stati installati sulle recinzioni di alcuni allevamenti i cosiddetti “Fladry”. Il sistema è piuttosto semplice: si tratta di strisce di stoffa rosse, arancioni o grigie appese intorno al recinto a circa un metro da terra e a mezzo metro l'una dall'altra: il loro movimento e i colori disorientano il lupo che così non li attraversa. Testati con successo in Romania, Svizzera e Canada, in Russia vengono usati per guidarli fino alla cattura. «Montati da una decina di giorni - dice Magnoni - finora non si sono registrati attraversamenti, nonostante ci sia bestiame all'aperto e nonostante si sappia che lì i lupi ci sono e passano vicinissimo». Inoltre nei prossimi giorni «interverremo - continua Magnoni - montando dei dissuasori luminosi e acustici. “Trappole” che al passaggio dell'animale selvatico scattano o accendendo delle luci o simulando l'ululato di altri lupi, versi di altri predatori o colpi di fucile». Tuttavia, precisa l'esperto della Provincia, «si tratta di misure d'emergenza e provvisorie, perché di questi sistemi non conosciamo i tempi d'assuefazione del lupo», insomma non si può sapere con esattezza quando l'animale capirà che in realtà lo si sta solo ingannando, rendendo a quel punto vane queste misure di difesa. Per difendersi gli allevamenti da lupo «in assoluto - rimarca Magnoni - non c'è niente di meglio che il cane da guardiana, soprattutto il pastore maremmano. Dove lo si usa, come in Toscana, Abruzzo e Piemonte, dove il lupo è ben più presente che nel modenese, i danni da predazione si sono ridotti drasticamente». Ad agosto una prima coppia di pastori maremmani (Atena e Diana) era stata consegnata all'allevamento Giasone di San Michele dei Mucchietti, nel sassolese, con ottimi risultati. Nei prossimi giorni due di questi cani da guardiania arriveranno invece in un allevamento di Montebonello a Pavullo. Le consegne di pastori maremmani continueranno poi anche nel 2014, agli agricoltori che ne faranno richiesta.
 
ALTO ADIGE
3 DICEMBRE 2013
 
Degasperi: «Favogna ha paura dell’orso, troppi avvistamenti»
 
di Luca Pianesi
 
MAGRÈ (BZ) «A Favogna la comunità è seriamente preoccupata per i continui avvistamenti, anche tra le case, dell’orso. E come Comune non possiamo che unirci alle loro ansie anche perché lassù mandiamo i nostri ragazzi a fare i campi scout e portiamo per gli anziani a fare passeggiate e visite alla vecchia canonica». È il sindaco di Magrè, Theresia Degasperi, a farsi portavoce del malessere della sua comunità. Favogna, infatti, è una frazione del suo comune, pur trovandosi a più di 1.000 metri d’altezza, sopra il monte Fennberg, su un altipiano bellissimo, immersa tra boschi incontaminati e laghetti alpini. Qui vi abitano una settantina di persone che producono formaggio, vino (qui si trova il vigneto posto più in alto dell’Alto Adige di Müller-Thurgau a ben 1.034 metri), miele, vivono di agricoltura e soprattutto di turismo. «Sul posto si trovano ben due alberghi - spiega il sindaco Degasperi - perché il sito è di particolare interesse sia dal punto di vista naturalistico che storico. Vi si trova, infatti, una splendida chiesetta romanica, quella di S. Leonardo, menzionata per la prima volta nel XIII secolo, e un ecosistema unico. Il Lago di Favogna ha acque pulitissime e intorno a lui si estendono 10 ettari di biotopo protetto per il suo valore botanico e faunistico. Ebbene lì, d’estate, ci sono i giovani scout che vanno a fare tendate, dormono nei boschi e fanno gite nella natura e dall’anno scorso abbiamo reso raggiungibile il paesino montano anche con il citybus. La Provincia ha investito oltre 1milione di euro per mettere in sicurezza la galleria che porta fino a Favogna e anche noi come Comune stiamo promuovendo iniziative importanti per non far morire la nostra frazione. Abbiamo dotato d’infrastrutture case e masi e promuoviamo gite e escursioni, anche del gruppo anziano, sul posto. Ebbene - prosegue Degasperi - i continui avvistamenti dell’orso nel paesino. Non ci rendono sicuri. La bestia ha già attaccato un agnello e altri animali degli abitanti di Favogna, ha distrutto alveari e arnie per la produzione del miele, in varie occasioni, ed è stato visto dagli abitanti più volte girare tra le case alle quali spesso si avvicina. Questo non ci rende tranquilli. Capiamo i progetti della Provincia di reinserimento del plantigrado sulle nostre montagne, ma al tempo non vogliamo che certe località montane vadano a spopolarsi completamente. Abbiamo fatto tanto per mantenere la popolazione a Favogna, per tenere viva la nostra frazione. Bisogna cercare, in qualche maniera, rispettando anche l’orso, di trovare una soluzione per mettere in sicurezza quell’abitato e tutta l’area boschiva attigua».
 
GEA PRESS
3 DICEMBRE 2013
 
IL PIOMBO DA CACCIA. Può colpire donne incinta, quozienti intellettivi di bambini ed Aquile reali
Il nuovo rapporto dell'ISPRA. I mezzi a disposizione per difendersi ... da chiedere al cuoco.
 
Già nello scorso mese di novembre, l’ISPRA si era ampiamente pronunciata sui pericoli dell’ avvelenamento da piombo riferito al munizionamento in uso presso i cacciatori (vedi articolo GeaPress). L’organo tecnico chiamato dallo Stato ad esprimersi su importati pareri anche in tema venatorio, torna ora ad indicare, in maniera ancora più decisa, la potenziale pericolosità del metallo. Anzi, al pericoloso munizionamento dedica un intero capitolo dell’ultima pubblicazione relativa alle “Linee Guida per la gestione degli Ungulati”.
Un susseguirsi di studi, alcuni in fase di pubblicazione, così come di dati inediti che dovrebbero fare accapponare la pelle per i pericoli latenti derivanti non solo dalla concentrazione della sostanza in acquitrini e nei pressi di capanni di caccia (come sottolineato già nel precedente report dell’ISPRA) ma anche per la salute umana e di taluna fauna protetta.
Il capitolo dedicato all’uso delle munizioni contenenti piombo nella caccia per gli ungulati, riporta la firme dei dott. Alessandro Andreotti e Fabrizio Borghesi.
IL DANNO ALLA FAUNA SELVATICA
Lascia un  po’ perplessi apprendere come da oltre un secolo sia noto che il piombo delle cartucce da caccia rappresenti causa di avvelenamento per gli animali selvatici. Un problema che fino a poco tempo addietro si associava erroneamente alle sole zone umide, considerata l’abitudine degli uccelli acquatici di assumere  pallini di piombo scambiandoli per semi o ingerendoli per errore al posto dei sassolini necessari per favorire la digestione del cibo. Nuovi studi, invece, hanno dimostrato come il saturnismo (ovvero la malattia causata dall’assunzione del piombo con esiti anche letali) riguarderebbe anche animali di ambienti terrestri. L’ingestione del piombo disperso durante l’esercizio dell’attività venatoria è stata ad esempio riscontrata anche in Galliformi e Columbiformi ed è stata ipotizzata nel caso delle beccacce e, persino, dei picchi.
Ci sono poi quegli uccelli che si alimentano di mammiferi e uccelli morti, feriti o malati di saturnismo. E’ questo il caso dei rapaci che ingeriscono insieme alla carne anche il piombo. Il metallo entra velocemente nelle vie metaboliche, riferiscono sempre i due ricercatori, e causa l’avvelenamento. Gli studi che hanno dimostrato questo fenomeno sono compresi tra il 2001 ed il 2009.
Secondo l’ISPRA, contrariamente a quanto è facile pensare, l’ingestione di piccoli frammenti di piombo non avviene solamente con la carne di prede colpite con munizionamento spezzato, ma anche quando sono state raggiunte da un proiettile sparato da un’arma a canna rigata. Specifiche indagini hanno infatti dimostrato come il proiettile che entra nel corpo di un ungulato, tende a frammentarsi. Un numero elevato di schegge s’irradia così nei muscoli e negli organi anche a distanze considerevoli rispetto alla zona colpita.
Il caso forse più significativo è quello del Condor della California. Per i ricercatori non vi sono dubbi: il saturnismo rappresenta la principale causa di mortalità per questa specie. Un fattore talmente elevato da riuscire a pregiudicare la sopravvivenza in natura. Non solo, ma un numero crescente di ricerche condotte in diverse parti del mondo sta dimostrando come il fenomeno sia tutt’altro che circoscritto. L’assunzione dei frammenti di piombo avviene con frequenza nelle aree dove è praticata la caccia agli ungulati. Condor ed in generale avvoltoi ma anche molti altri rapaci che si alimentano degli ungulati morti. E’ il caso dell’Aquila reale. Un fatto ulteriormente aggravato dalla maggiore longevità e dalla bassa produttività del grande rapace diurno.
Sempre secondo l’ISPRA, in Italia i rapaci più esposti all’ingestione di frammenti di piombo sono gli avvoltoi (soprattutto Gipeto e Grifone), i Nibbi (Nibbio reale e Nibbio bruno) oltre alle Aquile ed in particolare quella reale. Significativo a tal proposito quanto emerso nel corso del progetto di reintroduzione del Gipeto nelle Alpi. Il saturnismo è stato accertato come causa di decesso per sette dei 90 individui rinvenuti morti. Il dato, ancora inedito, fa riferimento alla data di inizio del progetto, risalente al 1986. Un quadro preoccupante anche alla luce della tardiva consapevolezza che si ha di questa problematica.
Prima, cioè, non veniva ricercata la specifica correlazione  e per questo l’accertamento del primo caso di intossicazione risale solo all’inverno del 2005.
Preso atto della rilevanza del problema, un successivo studio del 2009 ha accertato la presenza di frammenti di piombo in un’alta percentuale dei visceri di ungulati analizzati (95 su 153, pari al 62,1%), confermando la rilevanza del rischio. L’area in oggetto era proprio quella del Gipeto.
I RISCHI PER LA SALUTE UMANA
Se già le viscere degli ungulati possono causare la morte degli avvoltoi è pur vero che i frammenti di piombo, sono distribuiti un po’ ovunque nella carne dell’animale ucciso dal cacciatore . Cosa succede  quando la carne viene assunta dall’uomo? Non c’è da stare allegri anzi, ricordano i dott. Andreotti e Borghesi, già l’assunzione di dosi bassissime è sufficiente a determinare danni permanenti al sistema nervoso per il feto in crescita o per il bambino. Per questo, sottolinea l’ISPRA, le donne in stato di gravidanza e i giovani sono da considerare soggetti particolarmente a rischio.
Nel nuovo studio dell’ISPRA sono in parte richiamate alcune evidenze già esposte nel precedente lavoro di un anno addietro.
“Riguardo agli effetti del piombo sui bambini, indagini condotte su vasta scala negli USA hanno evidenziato come ad un incremento della concentrazione di questo elemento nel sangue da meno di uno a 10 µg per decilitro corrisponda un abbassamento medio del quoziente intellettivo (QI) di 6,2 punti (Kosnett, 2009). Nel caso di contaminazioni che interessano una quota significativa di popolazione, pertanto, il piombo può determinare pesanti ricadute sociali, portando ad un aumento percentuale di soggetti con ritardi mentali gravi.
Studi effettuati con varie tecniche diagnostiche hanno dimostrato come gli alimenti derivati dagli ungulati abbattuti e destinati al consumo umano possano contenere frammenti di piombo anche molto fini e in numero inaspettatamente elevato. Tali frammenti non sono rimossi durante la macellazione e il successivo confezionamento delle carni; la loro ingestione da parte dei consumatori è inevitabile non potendo essere percepiti durante la masticazione e, inoltre, le piccole particelle risultano facilmente assimilabili una volta entrati nell’apparato digerente…”
I dati di riferimento sono ora anche europei. In 21 Paesi europei sono state infatti rinvenute nella carne di cinghiale concentrazioni medie di piombo pari a 1.143 µg/kg. Cento volte superiori, sottolinea l’ISPRA, a quelle riscontrate nei maiali, e con picchi sino a 232.000 µg/kg. Con le alte temperature di cottura ed in presenza di ingredienti acidi, come ad esempio l’aceto, si favorisce poi la dissoluzione del metallo in sugo e carni.
CONSIGLI PER I CONSUMATORI
Inutile dire che la rigorosa trattazione scientifica dell’ISPRA si scontra con una situazione reale dai toni a dir poco surreali. Come fare, ad esempio, quando la trattoria di fuori porta presenta un piatto di pappardelle con ragù di cinghiale? A giudicare dagli interventi delle Forze dell’Ordine, dovremmo prima chiedere se trattasi di carne di bracconaggio oppure quella passata ai controlli veterinari, come nel caso dei cosiddetti cacciatori di selezione. Concluso questo primo passo, ed analizzata la faccia del cuoco, si dovrebbe poi chiedere se i frammenti misti alla carne sono di piombo oppure, ad esempio, di rame. A giudicare dalle opposizioni delle Regioni ai ricorsi ambientalisti che vorrebbero vietare, proprio per gli ungulati, le munizioni di piombo, non dovrebbero purtroppo esserci molti dubbi. Forse una guardatina al report dell’ISPRA da parte delle Regioni e del legislatore nazionale, non farebbe male. I ricercatori, infatti, raccomandano prudenza qualora non si abbia la certezza che l’animale sia stato ucciso con munizioni atossiche.
“In assenza di garanzie – conclude lo studio dell’ISPRA -  è opportuno che i bambini e le donne in stato di gravidanza si astengano dal consumare selvaggina, per prevenire gli effetti negativi che il piombo esercita sullo sviluppo del sistema nervoso. Per le altre categorie meno sensibili, si sconsiglia il consumo frequente e la cottura delle carni con condimenti ad elevata acidità. Queste precauzioni valgono non soltanto nel caso degli ungulati selvatici, ma più in generale per tutta la selvaggina“.
 
BERGAMO NEWS
3 DICEMBRE 2013
 
Centrodestra e Partito democratico hanno presentato una mozione in Consiglio comunale a Bergamo per manifestare vicinanza al professor Silvio Garattini. Nei giorni scorsi l’istituto Negri è stato bersagliato da minacce su internet scritte da alcuni attivisti che si oppongono alla vivisezione. Sotto la sede del centro di ricerche è stato allestito un finto cimitero degli animali.
Centrodestra e Pd:“Le ricerche con animali sono necessarie”
 
Centrodestra e Partito democratico hanno presentato una mozione in Consiglio comunale a Bergamo per manifestare vicinanza al professor Silvio Garattini. Nei giorni scorsi l’istituto Negri è stato bersagliato da minacce su internet scritte da alcuni attivisti che si oppongono alla vivisezione. Sotto la sede del centro di ricerche è stato allestito un finto cimitero degli animali. Il documento a sostegno di Garattini è stato presentato da Giancarlo Barbieri (Nuovo centrodestra) e sottoscritto da buona parte della maggioranza (esclusa la Lega Nord) oltre che dai consiglieri del Pd e Simone Paganoni del Patto Civico. “L'attività di ricerca e sperimentazione è indispensabile per la cura delle persone in condizioni di fragilità e malattia, senza la possibilità di utilizzare gli animali tale attività sarebbe fortemente penalizzata, con grave pregiudizio delle possibilità di cura – si legge nel testo – esprimiamo solidarietà e sostegno nei confronti del professor Garattini, scienziato di livello internazionale che onora la città e la provincia di Bergamo nel mondo per l'altissimo profilo professionale e l'eccellenza dell'impegno a favore delle persone bisognose di cure. La ricerca e la sperimentazione si avvale della possibilità di utilizzo degli animali, trattati con tutte le cure della corretta applicazione scientifica riconosciuta dalla letteratura internazionale, e che tali pratiche non possano essere in alcun modo definite "vivisezione". Non esiste al momento nel mondo scientifico una seria alternativa che permetta il progresso delle conoscenze scientifiche senza l'utilizzo degli animali da laboratorio. Impegna il sindaco e la Giunta rendersi disponibili per un'azione di informazione e sensibilizzazione della comunità civile affinché, attraverso una seria cultura scientifica di base, si conoscano le vere modalità e procedure di utilizzo degli animali utili alla ricerca scientifica. Si favoriscano, attraverso l'assessorato Politiche sociali, le attività di singoli e di Associazioni che si pongano come obiettivo la diffusione di una cultura della solidarietà e dell'impegno civile a favore delle persone più fragili e sofferenti e delle loro famiglie”.
 
GREEN STYLE
3 DICEMBRE 2013
 
L’amore tra il cane Rex e l’oca Geraldine
 
Si dice che l’amore segua percorsi misteriosi creando combinazioni perfette, anche se a volte atipiche. Strade parallele e vite diverse che, all’improvviso, riescono a trovare un punto d’incontro e familiarizzare fino a innamorarsi. Ed è ciò che è accaduto a due esemplari appartenenti a due mondi completamente diversi: il cane Rex e l’oca Geraldine. Lui un burbero e mordace cane vissuto a catena per 4 anni, accolto nel rifugio Puriton Horse and Animal Rescue nei pressi di Bridgwater nel Somerset, lei un’allegra e delicata oca ospite dello stesso spazio. Un incontro casuale dettato dalla destino e dalla precedente vita, fatta di sofferenza e violenza. Un’esperienza difficile che aveva segnato profondamente il cane, trasformandolo in un esemplare aggressivo e rancoroso. Una ferocia così presente che anche i compiti basilari, come la consegna del cibo, erano svolti in coppia. Un volontario aveva il compito di distrarre il cane mentre l’altro allungava la ciotola nel recinto. Il Pastore Tedesco, che rischiava la soppressione, ha però trovato una via di salvezza con l’arrivo al rifugio dell’oca Geraldine. La dolce e simpatica oca dal manto bianco ha avuto un ascendente positivo su Rex, tanto da trasformare la sua tendenza aggressiva. I due spartiscono un’amicizia unica e, insieme, passeggiano per il rifugio senza destare ansia e terrore. Rex e Geraldine dividono giochi e cibo, tanto che l’oca mangia insieme a lui nella stessa ciotola. Non solo: condividono il giaciglio del cane.
Questa incredibile amicizia – e forte sentimento – è nata per caso e il cane undicenne è molto protettivo con la sua Geraldine. Mentre dormono pone una zampa accanto a lei, così che nessun pericolo possa sorprenderli, quindi passa intere giornate a leccare la testa dell’oca. In passato qualsiasi pennuto avesse attraversato la strada di Rex avrebbe fatto una brutta fine, ma al cuore non si comanda e per Geraldine il cane ha ammorbidito la sua tempra. L’incredibile coppia persiste anche se non è ben vista da Vera, Pastore Tedesco e ex amica di giochi di Rex, che osserva i due con malinconica distanza.
 
NEL CUORE.ORG
3 DICEMBRE 2013
 
STELLA INGLESE DEL JAZZ NEL MIRINO: CONCERTO NEL CIRCO CON 200 ANIMALI
Cullum sul palco a Monaco. "Legittima la crudeltà"
 
Jamie Cullum, stella del jazz inglese, è stato accusato di "legittimazione di crudeltà" dopo essersi esibito nel più grande circo con gli animali selvatici d'Europa. Il pianista ha svolto una performance da tutto esaurito davanti a 3.000 fan al Circus Krone di Monaco di Baviera, in Germania, il mese scorso, in cui gli elefanti e i grandi felini sono costretti a ripetere sempre gli stessi numeri.
Le associazioni animaliste - rivela "The Independent" - hanno condannato la decisione di suonare in quella sede che ha ospitato in passato una serie di importanti gruppi rock del mondo come i Rolling Stones, gli AC/DC e Pink. Il Circus Krone, tra l'altro, è da sempre sotto accusa e famigerato in tutto il mondo, perché detiene 200 animali tra cui leoni, tigri, zebre, elefanti, un rinoceronte e leoni marini.
Jan Creamer, direttore esecutivo di Animal defenders international (Adi), attacca: "I bisogni assistenziali di tigri, leoni e altri animali selvatici non possono mai essere soddisfatti nei circhi, dove questi animali maestosi vengono confinati. Siamo molto preoccupati del fatto che le celebrità tra cui Jamie Cullum apparentemente giustifichino tale crudeltà esibendosi in luoghi come il circo con gli animali".
 
NEL CUORE.ORG
3 DICEMBRE 2013
 
NEW YORK, UN AVVOCATO DIFENDE GLI SCIMPANZE': INGIUSTA LA DETENZIONE
Wise punta a farli dichiarare "persone giuridiche"
 
Steven Wise ha sempre sperato di promuovere azioni per conto di sette scimpanzé tenuti in cattività, sostenendo che gli animali erano detenuti illegalmente. Non solo metaforicamente parlando. Perché Wise ritiene che i primati - alcuni utilizzati per la ricerca nelle università, altri costretti a vivere in varie strutture private - siano letteralmente prigionieri. Insomma, cerca di far dichiarare le bestiole "legal persons", persone giuridiche, negli Stati Uniti.
Ma dal momento in cui l'avvocato, da lungo tempo sostenitore dei diritti degli animali, si era detto pronto a presentare gli ordini di habeas corpus (per chiedere al giudice la ragione della detenzione) a nome di tutti gli scimpanzé conosciuti a New York, tre sono morti nel frattempo. "Stavano morendo all'età di 26 anni, mentre dovrebbero riuscire a vivere fino ai 60 - ha detto Wise a "The Huffington Post" -. Allora eravamo molto preoccupati per questo".
L'avvocato, autore del libro "Rattling the cage: toward legal rights for animals", è ora pronto a depositare diverse cause legali senza precedenti nei tribunali dello Stato di New York per conto di molti meno scimpanzé.
Sostenute dal gruppo di Wise - "Nonhuman rights project", dedicato a promuovere lo stato di persona giuridica per gli animali - queste cause riguardano quattro scimpanzé in cattività: due che vengono utilizzati negli studi di locomozione al SUNY Stony Brook; un esemplare, un tempo costretto ad esibirsi, che vive ora vicino alla cascate del Niagara e un ex attore di un film, Tommy, che diventa il primo ricorrente. Wise sostiene, secondo le carte presentate al giudice, che Tommy ha 26 anni e vive "in isolamento in una piccola e umida gabbia di cemento dentro un capannone buio e cavernoso" in un camion per le vendite a nord nello stato di New York.
Nel ricorso di Tommy , depositato lunedì contro i proprietari Patrick e Diane Lavery e contro l'azienda Circle L Trailer Sales, il legale afferma che, poiché gli scimpanzé sono "autonomi, autodeterminanti, consapevoli, intelligenti ed emotivamente complessi", sono esseri che cognitivamente "assomigliano agli esseri umani" e devono essere dichiarati persone giuridiche e, come tali, liberati dalla prigionia. L'avvocato va oltre: non chiede che vengano abbandonati, ma che gli scimpanzé possano essere portati in un santuario dei primati.
 
NEL CUORE.ORG
3 DICEMBRE 2013
 
PARIGI, AZIONE ANIMALISTA DI TRE GIORNI: "DATE LA PAGLIA AI MAIALI"
L'iniziativa ideata contro gli allevamenti intensivi
 
L'associazione animalista Compassion in world farming (Ciwf) ha lanciato una manifestazione di tre giorni, da mercoledì a venerdì, a Parigi per chiedere "della paglia per i maiali", con l'obiettivo di attirare l'attenzione dei consumatori sulle penose condizioni dell'allevamento industriale.
"In Francia, più del 90% dei maiali crescono in allevamenti intensivi e passano tutta la vita in edifici chiusi, su un suolo fatto con una griglia e senza lettiera", ha spiegato l'associazione in un comunicato. La lettiera in paglia risponde al "bisogno comportamentale di scavare nel terreno" per il maiale e permette all'animale di "evitare problemi comportamentali legati alla noia, come l'aggressività o il cannibalismo".
Il Ciwf - che proporrà una guida per i consumatori su carne, pesce, uova e prodotti caseari - ha lanciato l'iniziativa anche e soprattutto per esortare le persone a preferire nei loro acquisti, al massimo, prodotti provenienti da allevamenti sulla paglia e all'aria aperta.
 
NEL CUORE.ORG
3 DICEMBRE 2013
 
"ELEFANTI AFRICANI, -20% IN 10 ANNI SE NON RALLENTA IL BRACCONAGGIO"
Lo studio del Cites al vertice internazionale
 
Almeno il 20 per cento degli elefanti in Africa potrebbe perdere la vita nei prossimi dieci anni, se il bracconaggio continua al ritmo attuale. Lo segnalano i nuovi dati rilasciati ieri in occasione dell'apertura della Conferenza sugli elefanti a Gaborone, la capitale del Botswana. Si stima che circa 22.000 pachidermi sono stati ammazzati illegalmente in Africa nel 2012. Un dato leggermente inferiore rispetto ai 25.000 animali cacciati di frodo nel 2011, secondo un rapporto della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites). L'analisi specifica poi che le uccisioni sono avvenute in 42 siti in 27 Paesi africani.
"Con una stima di 22.000 elefanti africani uccisi illegalmente nel 2012 , continuiamo ad affrontare una situazione critica. Il bracconaggio al momento in Africa resta troppo alto. E potrebbe presto portare ad estinzioni locali se gli attuali tassi di sterminio si mantengono così elevati. La situazione è particolarmente grave nell'Africa centrale, dove il tasso di caccia di frodo sale al doppio rispetto alla media continentale", ha detto John E. Scanlon, segretario generale del Cites, a "The Huffington Post". Questi numeri allarmanti sono stati rilasciati in occasione della Conferenza sulla elefanti, convocata dal governo del Botswana e dall'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn).
 
NEL CUORE.ORG
3 DICEMBRE 2013
 
UE, VIA AL NUOVO PIANO DI TUTELA DI ELEFANTI, RINOCERONTI E GORILLA
L'obiettivo: rafforzare la lotta ai cacciatori di frodo
 
L'Unione europea ha deciso di dare il suo sostegno ad un nuovo piano di tutela di elefanti, rinoceronti e gorilla in Africa, ma anche di altre specie a rischio come le tartarughe marine, nell'area dei Caraibi e del Pacifico (Acp). "Questo nuovo programma mostra che l'Ue, in partnership con i Paesi dell'area Acp, è pronta a rafforzare i propri sforzi per combattere il traffico di fauna selvatica e a ridurre il suo impatto devastante sulla biodiversità", ha detto il commissario europeo all'Ambiente, Janez Potocnik. Il programma Mikes, tramite azioni di formazione e di supporto operativo, incrementerà il monitoraggio delle popolazioni di animali e del fenomeno del bracconaggio. E non solo aiuterà a migliorare l'applicazione della legge nella lotta contro le uccisioni illegali, ma creerà anche un sistema di risposta di emergenza all'escalation della caccia di frodo e del commercio fuorilegge di avorio.
 
LA STAMPA.IT
4 DICEMBRE 2013
 
Africa: patto per salvare elefanti da cacciatori di avorio
 
I principali Paesi implicati nel commercio dell’avorio hanno deciso di collaborare per salvare gli elefanti. Alla conferenza per la protezione dei pachidermi che si è svolta in Botswana è stato siglato un patto fra i rappresentanti degli Stati che consumano il materiale ricavato dalle zanne, come Cina e Thailandia, di quelli colpiti dal bracconaggio, come Gabon, Niger e Zambia e di quelli in cui il traffico dell’avorio transita come Vietnam, Kenya e Malesia.In particolare sono state approvate 14 misure d’urgenza, fra cui l’impegno a considerare un crimine grave il traffico di animali con il conseguente rafforzamento delle pene contro i bracconieri allo sforzo per sensibilizzare le popolazioni sull’argomento in modo da scoraggiare i consumatori e far precipitare la domanda. In Africa nel 1980 c’erano 1,2 milioni di esemplari, oggi poco più di mezzo milione, un numero che potrebbe diminuire ancora del 20% nei prossimi 10 anni.
VIDEO
 
CORRIERE DEL TICINO
5 DICEMBRE 2013
 
Emergenza per l'elefante africano
In Botswana varate 14 misure per stroncare il traffico di avorio
 
Durante una riunione tenutasi in questi giorni nello stato africano del Botswana, indetta dal governo locale e dall’IUCN, tutta una serie di nazioni coinvolte nel traffico d’avorio ha accettato di prendere 14 misure restrittive urgenti, per fermare il declino degli elefanti. Nel 2012 è stato registrato il più alto livello di bracconaggio degli ultimi 16 anni. Il 2013, con il sequestro di più di 40 tonnellate di avorio, la maggior quantità registrata negli ultimi 25 anni, è stato un altro anno di sangue per i pachidermi. Povertà, corruzione e la grande richiesta da parte dei mercati asiatici sono i motori che alimentano questa carneficina.
 
NEL CUORE.ORG
3 DICEMBRE 2013
 
GB, I RICERCATORI CONTRO IL GOVERNO: DEMOLITA LA LEGGE SUI CANI "PERICOLOSI"
 
Una ricerca condotta da esperti di comportamento animale contesta la base della "breed specific legislation" per proteggere il pubblico da cani "pericolosi". Un team dell'Università di Lincoln, nel Regno Unito, ha concluso che, piuttosto che rendere le persone più sicure, la legge attuale potrebbe spingerle a cullarsi in un falso senso di sicurezza. Ne dà notizia phys.org.
Il dottor Tracey Clarke e i professori Daniel Mills e Jonathan Cooper della School of life sciences di Lincoln hanno lavorato per scoprire la fonte delle percezioni della gente a proposito di "comportamenti tipici", associati a diverse razze di cani. Le loro scoperte sono state recentemente pubblicate sulla rivista "Human Animal Interaction Bulletin" pubblicato dall'American psychological association, in un documento liberamente disponibile "Acculturazione - Percezioni d elle differenze di razza nel comportamento del cane (Canis familiaris)".
Il professor Mills ha spiegato: "Questo lavoro fornisce una buona prova scientifica per spiegare il motivo per cui il perseguimento da parte dei governi della 'breed specific legislation' per ridurre il rischio di danni ai cittadini sia destinato non solo al fallimento, ma possa anche dare alla gente un falso senso di sicurezza, che potrebbe in realtà portare a peggiorare la situazione".
I ricercatori hanno applicato una teoria nota come "ipotesi di contatto", usata dai sociologi per capire l'origine degli stereotipi razziali e altre forme di pregiudizio. Hanno scelto più di 160 persone per esaminare se il loro contatto con i cani abbia influenzato o meno la loro tendenza a credere stereotipi di razza populisti e negativi. Il risultato? Gli studiosi hanno trovato significative differenze di atteggiamento tra le persone che possedevano i cani o hanno avuto contatti regolari con l oro e quelli che non ce li hanno. Più della metà (54 % ) degli intervistati che si sono identificati come "esperti e competenti" con i cani erano in disaccordo con l'affermazione secondo cui alcune razze sono più aggressive di altre. Mentre solo il 15% degli intervistati che dicevano di avere "poca o nessuna esperienza" con i cani avevano lo stesso punto di vista.
Allo stesso modo, più della metà degli intervistati "esperti" dicono che non c'era alcuna ragione valida per arrivare alla "breed specific legislation", mentre meno di 1 su 10 degli intervistati "inesperti" la pensano allo stesso modo.
I risultati sono coerenti con l'ipotesi di partenza: non solo il livello, ma anche la qualità del contatto con i cani sono i principali fattori d'influenza sulla tendenza a credere a stereotipi di razza, nonostante l'esistenza di prove scientifiche che contestano la validità di queste generalizzazioni. La diversità nell'ambito di una razza è quasi sempre maggiore che la variabilità tra le razze per quanto riguarda i tratti coimportamentali. In altri termini: quando si tratta di valutare la probabilità che un determinato individuo si comporti in una certa maniera, le generalizzazioni sono spesso inefficaci. 
 
LA ZAMPA.IT
3 DICEMBRE 2013
 
L’oca con il becco di rame ora diventa fiaba di Natale
Gli incassi serviranno a sostenere il recupero di animali selvatici.

 
La storia dell’oca che vive con il becco di rame, dopo che il suo le era stato staccato da una volpe con un morso, diventa una fiaba di Natale e, probabilmente anche il personaggio di una serie illustrata per bambini i cui incassi serviranno a sostenere il recupero di animali selvatici.  
L’idea è dello stesso veterinario che salvò il pennuto nel febbraio del 2012, Andrea Briganti, applicandole sul becco una protesi in rame unica al mondo. E «Becco di rame» si chiamerà anche il personaggio della fiaba di Natale, che poi è la sua vera storia: una notte, al termine dell’inverno, l’oca per difendere i propri amici, si scontra con una volpe che voleva aggredirli. Ma nella lotta la volpe riesce a strappare parte del becco dell’oca. 
Il resto è cronaca, con la realizzazione della protesi e l’intervento del veterinario. Così l’oca non solo si salva ma rafforza il proprio carattere e la fiducia in sé stessa. Proposto come mascotte delle Paraolimpiadi di Rio del 2016 «Becco di Rame», viene spiegato oggi, è protagonista «di una storia non solo vera, ma anche avvincente e soprattutto ricca di valori, come il rispetto della vita, l’amicizia, la condivisione, la solidarietà, il legame animale-uomo, la pet-terapy e tanti altri ancora».  
 
LA ZAMPA.IT
3 DICEMBRE 2013
 
Uccelli: Raggiunto il numero più alto
di specie in via di estinzione
 
In aumento le specie in pericolo secondo la Red List stilata da BirdLife International
Ha raggiunto il più alto livello di tutti i tempi il numero di specie di uccelli considerati a rischio e inseriti nella Red List di BirdLife International. A entrare nelle fila degli animali da proteggere è il Sarothura ayresi, detto anche “coda piuma” dalle ali bianche, uccello sub-sahariano molto raro che presenta la sommità del capo più scura.  
A contribuire alla sua situazione di precarietà, la degradazione e la distruzione del suo habitat, dovute alla conversione in agricoli dei terreni, alla estrazione di acqua e al taglio della vegetazione spontanea.  
Per questi motivi si rivela necessaria una azione urgente in Etiopia e in tutta la zona adiacente per prima comprendere l’ecologia delle specie e quindi proteggerle e preservarle dalla estinzione e dai pericoli. “Circa 200 specie sono adesso in pericolo e rischiano di scomparire per sempre” ha detto Dr Leon Bennun, direttore scientifico di BirdLife. “Questi animali vengono colpiti su molti fronti. Tra questi la perdita del loro habitat, i cambiamenti nell’agricoltura, i cambiamenti climatici. Se non risolviamo questi problemi la lista continuerà a crescere”. Anche l’uccellino dal petto giallo Emberiza aureola, diffuso nel sud della Cina e nel sud est asiatico, sta rischiando di andare incontro all’estinzione negli ultimi anni.  
Ci sono però anche delle buone notizie. Due specie di albatros - considerate tra le più a rischio delle famiglie di uccelli del pianeta – sono considerate a basso rischio di estinzione dopo un discreto aumento dei membri delle loro popolazioni. Sono l’albatro sopracciglio nero (Thalassarche melanophrys), l’albatro più diffuso e comune, e l’albatro piedineri (Phoebastria nigripes), grosso uccello marino del Pacifico settentrionale e anche una delle tre specie di albatro diffuse nell’emisfero boreale.  
 
LA ZAMPA.IT
3 DICEMBRE 2013
 
Biodiversità, Wwf: il tasso di estinzione è 1000 volte superiore a quello naturale
In 40 anni è scomparso 1/3 degli vertebrati,  oltre 21mila specie a rischio
 
Un pianeta ricchissimo di vita, abitato da circa 5 milioni di specie animali e vegetali, con 18.000 nuove specie di piante e animali descritte ogni anno e 49 scoperte al giorno negli angoli più remoti del pianeta. Ma allo stesso tempo un quadro drammatico che vede un tasso di estinzione dovuto alle attività umane di 1.000 volte superiore al tasso di estinzione naturale, con popolazioni di vertebrati diminuite di un terzo negli ultimi quarant’anni e 21.286 specie a rischio estinzione su 71.576 considerate dall’Iucn, l’ Unione Mondiale per la Conservazione della Natura.  
E poi un’ «impronta» fisica dell’uomo sul pianeta pari a quasi il 50% di tutte le terre emerse, con ormai solo un quarto della biosfera in una situazione ancora «selvatica», quando nel 1700 più della metà della biosfera era in condizioni selvatiche e il 45% in uno stato seminaturale.  
È la fotografia che emerge dal primo rapporto Wwf sulla biodiversità in Italia e nel mondo, realizzato con il contributo della Società Italiana di Ecologia e presentato oggi a Roma. Il Wwf identifica anche delle `specie bandiera´, i cui numeri sono drammaticamente bassi: del rinoceronte di Giava restano appena 50-60 individui, 270 del rinoceronte di Sumatra, minacciati dal bracconaggio per la richiesta del corno; di tigri restano 3.200 individui, con 3 sottospecie su 9 già estinte, la lince iberica conta tra gli 80 e i 140 individui; gli elefanti africani, di foresta e di savana, contano 400.000-580.000 individui, ma erano 1.300.000 negli anni ’70, e di elefanti indiani restano appena 4.000-50.000; i gorilla di montagna sono 860-880, decimati da deforestazione e ricerca del petrolio. Sono solo 1.600 i panda giganti. 
In Italia il 31% vertebrati a rischio. Bene lupi e orsi, male gallina prataiola e gambero di fiume Il rapporto del Wwf fotografa anche la situazione italiana dove, nonostante alcuni miglioramenti, il 31% dei vertebrati in Italia è tuttora a rischio estinzione. E stila il «borsino delle specie», tra chi sale e chi scende. Tra le specie che «salgono», il lupo è passato da 100 esemplari nel 1970 ai circa 1500 esemplari oggi; l’orso delle Alpi da 3-5 individui nel 1990 a oltre 40; il camoscio appenninico da 600 nel 1990 a circa 2.000; il grifone da 20 coppie nel 1990 a più di 100 coppie; l’airone guardabuoi che non era più presente nel 1980, oggi conta più di 1.000 coppie; la cicogna bianca passa da 0 a 100 coppie dal 1970 a oggi, il fenicottero, assente nel 1980 oggi conta 3.000 coppie. «Scendono" invece la gallina prataiola, che nel 1970 contava 1000 esemplari in Puglia mentre oggi sono 5-10; il gambero di fiume, che ha perso il 90% del proprio areale dal 1960 a oggi, il gallo cedrone, la pernice bianca, l’ululone, la tartaruga di mare e le testuggini d’acqua e di Hermann. Stabili su numeri bassissimi l’orso bruno marsicano, con 40-46 individui, la foca monaca (3-5) o la lince (3-5). Ma l’Italia resta un Paese ricchissimo di biodiversità.  
Rispetto al totale di specie presenti in Europa, in Italia si contano oltre il 30% di specie animali e quasi il 50% di quelle vegetali, su di una superficie di circa 1/30 di quella del continente. La fauna è stimata in 58.000 specie, di cui circa 55.000 di invertebrati (95%), 1.812 di Protozoi (3%) e 1265 di vertebrati (2%), con un’incidenza complessiva di specie endemiche pari a circa il 30%. La flora è costituita da oltre 6.700 specie di piante vascolari (di cui il 15% endemiche), 851 di muschi e 279 epatiche. Per quanto riguarda i funghi, sono conosciute circa 20.000 specie di Macromiceti e Mixomiceti. Complessivamente il 12% del territorio italiano è tutelato da aree protette, in linea con gli obiettivi delle convenzioni internazionali, mentre il 21% del paese rientra nella Rete Natura 2000, ovvero Siti di Interesse Comunitario (Sic) e Zone a Protezione Speciale (Zps) identificate in risposta alle direttive europee Habitat e Uccelli. 
Vale circa 250 mld l’anno il commercio legale di fauna selvatica a livello globale  
Il commercio internazionale di fauna e flora selvatiche regolamentato dalla Cites è uno dei mercati più floridi ma anche una seria minaccia per migliaia di specie. Nel 2009, il network Traffic (creato da Iucn e Wwf per contrastare il commercio illegale) ha stimato il valore dei prodotti di fauna selvatica importati legalmente a livello globale a circa 250 miliardi di euro l’anno, di cui 100 miliardi solo in Europa, per il legname si parla di 200 miliardi di dollari, mentre altri 100 miliardi interessano il «seafood».  
Il commercio illegale è stimato tra i 10 e i 23 miliardi di dollari l’anno per la pesca, 7 miliardi di dollari l’anno per il legname, 7,8-10 miliardi di dollari l’anno per le altre specie. Dal 2005 al 2009, la Cites ha registrato una media annua in commercio di oltre 317.000 uccelli vivi, poco più di 2 milioni di rettili vivi, 2,5 milioni di pelli di coccodrillo, 1,5 milioni di pelli di lucertole, 2,1 milioni di pelli di serpente, 73 tonnellate di caviale, oltre un milione di pezzi di corallo e quasi 20.000 trofei di caccia, con sequestri di oltre 12.000 prodotti proveniente dal commercio illegale di animali selvatici nell’Ue. L’Italia è il primo mercato al mondo per il commercio di pelli di rettile, tra i primi importatori al mondo di legnami dal bacino del Congo nell’Africa centrale e uno dei maggiori mercati la mondo per il Ramino. 
Un decalogo per la tutela della biodiversità e adozione simbolica delle specie e a rischio  
In vista della Conferenza Nazionale sulla Biodiversità organizzata dal ministero dell’Ambiente per l’11 e 12 dicembre, il Wwf lancia 10 proposte per tutelare la biodiversità: istituzione di un Comitato per il capitale naturale, legge per la contabilità ecologica, un Pon «Ambiente» per raggiungere gli obiettivi della Strategia Nazionale per la Biodviersita’ (Sbn), identificazione di compiti e responsabilità ai diversi livelli istituzionali, rafforzamento da parte del ministero dell’Ambiente dell’azione integrata delle aree protette nazionali, introduzione di un nuovo capitolo nel bilancio del ministero dell’Ambiente cper l’attuazione della Sbn, azione informativa sulla Sbn, procedure di Valutazione Ambientale Strategica, introduzione di strumenti per il Pagamento dei Servizi Ecosistemici nei bilanci pubblici e nei settori privati, catalogo dei sussidi dannosi o favorevoli. Anche i citttadini possono fare la loro parte adottando simbolicamente, in vista del Natale, una specie a rischio estinzione o uno dei panda di cartapesta che dal 3 al 17 dicembre saranno all’asta su eBay, in edizione limitata, numerata, personalizzata da artisti, ragazzi delle scuole d’arte e personaggi amati dal grande pubblico, da Fiorello ad Aldo Giovanni e Giacomo, dai Negramaro a Elisa e Giorgia, e poi Dario Vergassola, Licia Colò, Bevilacqua, Michele Placido e Silver (www.wwf.it/pandinispecial).  
 
NEL CUORE.ORG
4 DICEMBRE 2013
 
"NEL RIFUGIO-LAGER DI CREMONA CUCCIOLI E MADRI MASSACRATI"
Nel 2009 trovate 32 carcasse nelle celle frigorifere
 
“I cani adulti del 'Rifugio del cane' di Cremona che non trovavano un proprietario venivano uccisi perché l'imperativo era 'bisogna fare spazio'. Perché si decideva che era arrivata l'ora e i cani si dovevano uccidere''. Lo dice Rosetta Facciolo, della Lega nazionale per la difesa del cane, che ha denunciato le presunte uccisioni arbitrarie degli animali, nella lunga deposizione rilasciata al tribunale di Cremona, durante il processo a cinque persone. Sotto accusa l'ex presidente dell'"Associazione Zoofili" (dal 2004 al 2008) Maurizio Guerrini, la vice Cheti Nin, le due volontarie Laura Grazia Gaiardi ed Elena Caccialanza e la veterinaria dell'Asl Michela Butturini. Nel procedimento al via il 26 marzo scorso - scrive "Cremona Oggi" - sono state ammesse come parti civili altre associazioni animaliste, tra cui la Lndc, l'Enpa, l'Oipa e la Lav.
I c uccioli - stando alla testimonianza della Facciolo riportata da Quotidiano.net - ''venivano normalmente soppressi'', come quelli strappati alla madre, portati in infermeria e subito dopo ''trovati sul tavolo come dei peluche, tutti morti''. C'erano ''cani belli e ben nutriti che sparivano dalla sera alla mattina. Ci dicevano che venivano adottati. Ma di notte venivano uccisi, la mattina infilati dai dipendenti nei sacchi neri e messi nella cella frigorifero''.
Un cane di grossa taglia fu soppresso ''perché teneva due posti, era ingombrante'', due husky ''perché avevano il vizio di saltare''. Sono i racconti delle ex volontarie del "Rifugio del cane" di Cremona che trovano spazio nel verbale del processo al tribunale di Cremona sui presunti maltrattamenti e sulle presunte uccisioni di animali che, secondo l'accusa, sarebbero stati soppressi senza necessità centinaia di cani e gatti. L'eutanasia avveniva con iniezioni di Tanax e Pentothal Sodium. Sullo scandalo scoppiato il 3 marzo del 2009 con il blitz del Nas che ha sequestrato la struttura e le 32 carcasse trovate nelle celle frigorifere, se ne riparlerà all'udienza dell'11 febbraio.
 
GAZZETTA DI MODENA
4 DICEMBRE 2013
 
Bastonano il cane e svaligiano tre villette
 
di Andrea Minghelli
 
NONANTOLA (MO) […] Proprio nell'ultima casa i ladri si sono trovati davanti un cane di piccola taglia e di compagnia, messo fuori gioco a suon di bastonate e poi narcotizzato, probabilmente con dei biscotti drogati, stando ai resti rinvenuti. Al rientro del padrone mostrava segni d'intontimento e sanguinava da una zampa, tanto da dover chiedere l'intervento di un veterinario. Quel che pare certo è che non si è trattato di un colpo lampo. Stando al caos nelle case e alle luci accese i malviventi hanno agito a colpo sicuro e per diverse ore. Sull'accaduto indagano ora i carabinieri, a loro il compito di dare un volto e un nome ai responsabili e di capire se chi è entrato in azione a Redù siano gli stessi autori del colpo messo a segno con un modus operandi simile un paio di settimane fa a Bomporto. Anche in quell'occasione vennero narcotizzati degli animali, in quel caso cani da guardia.
 
LA TRIBUNA DI TREVIS0
4 DICEMBRE 2013
 
Uccide un cane è caccia al pirata
 
CAERANO (TV). Caccia al pirata della strada che lunedì sulle 18 ha investito un cane a Caerano senza fermarsi a soccorrerlo. La bestiola è morta. Il fatto è accaduto nell'area di via Cadore nei pressi della camiceria Arcadia e dell'agriturismo Prà de Roa. Secondo testimoni del gesto incivile il pirata della strada guidava un Citroen C3 grigia. L'associazione animalista Gino Meraviglia, ricordando che il mancato soccorso ad un animale investito è reato, chiede di essere contattata anche in forma anonima al 393 5111954 o per mail all’indirizzo ginomeraviglia@gmail.com
 
LA PROVINCIA PAVESE
4 DICEMBRE 2013
 
Camion investe branco di caprioli in tangenziale
 
MONTEBELLO (PV) - Un camioncino ha travolto un gruppo di cinque caprioli: gli animali, feriti in modo grave, sono riusciti a trascinarsi fuori dalla strada, ma probabilmente sono morti a qualche centinaio di metri di distanza, nei campi. E’ accaduto ieri mattina alle 5.30 sulla tangenziale, all’altezza di Montebello. Un autocarro di marca Scania procedeva da Voghera verso Casteggio: il conducente si stava recando al lavoro. Alla guida c’era B.L., un uomo di 56 anni che abita a Voghera. In quel momento era ancora buio. Ad un tratto da un campo sulla destra è sbucato un gruppetto di caprioli, che ha attraversato di corsa la tangenziale. B.L. se li è trovati davanti all’improvviso, a pochi metri nella luce dei fari, e non è riuscito ad evitare di colpirli in pieno. Il vogherese ha detto che c’erano almeno cinque esemplari e che correvano stando molto vicini tra loro: è presumibile che li abbia colpiti tutti e cinque. Lo Scania ha frenato di colpo, ma quando il conducente è sceso gli animali sono riusciti a rimettersi in piedi e a scappare. B.L. ha quindi dato l’allarme al 112 e sul posto sono intervenuti i carabinieri. Lo Scania ha riportato danni alla parte frontale; il servizio veterinario provinciale è stato informato dell’accaduto.
 
IL TIRRENO
4 DICEMBRE 2013
 
Spari e carcassa di un cinghiale sulla via di Fontia
 
CARRARA - La carcassa di un cinghiale abbandonata lungo la strada. Una lettrice denuncia. «Il primo dicembre ho trovato in un piccolo spiazzo a bordo della strada che va da Fontia a Fossola, i resti di un cinghiale cacciato e scuoiato (non so se sul posto). Ora, oltre ad essere questa un'azione a dir poco riprovevole e sicuramente anti-igienica, vorrei portare l'attenzione alla mancanza di rispetto che i cacciatori che hanno effettuato questa azione hanno dimostrato sia nei confronti dell'animale, sia per l'ambiente, sia per le persone che con loro condividono il territorio di caccia, ma soprattutto il territorio in quanto tale e senza connotazioni di sorta alcuna». La segnalazione arriva da una lettrice, Barbara Gonzo che ha documentato il fatto con tanto di foto. «Come semplice passante rabbrividisco all'idea che a tali persone sia liberamente permesso di possedere armi da fuoco e servirsene in territori pubblici, rabbrividisco anche all'idea di passeggiare in queste giornate nei boschi con il mio cane, temendo per la mia incolumità e soprattutto per la sua, che facilmente potrebbe essere scambiata per preda da cacciare - continua nella sua segnalazione la signora Barbara - Se controllate le statistiche degli incidenti di caccia che hanno coinvolto passanti e animali domestici vi renderete conto che ne ho motivo! È un susseguirsi di spari la mia passeggiata domenicale e vorrei qualcuno ne parlasse un po' di più, perché lede la mia libertà di muovermi in sicurezza sul suolo pubblico». La signora Barbara ricorda cosa le è successo la scorsa domenica, mentre con un’altra persona e i cani stava facendo la sua passeggiata. «La settimana scorsa mentre mi accingevo a intraprendere il sentiero che da Fontia va a Castelpoggio, siamo state fermate da una cortese forza dell'ordine che ci faceva presente che in quel momento era in corso una gara al poligono di tiro e che era meglio aspettare che finisse bene - prosegue a segnalare la lettrice - io vorrei sapere chi mi garantisce con la stessa efficacia che se domani intraprendo lo stesso sentiero, in cui ormai la gara sarà finita, potrò tornare a casa incolume con il mio cane sapendo quali rischi si possono incontrare per i boschi della zona!» «Oltretutto il giorno del ritrovamento del cinghiale - conclude - sono stati avvisati i vigili che sono prontamente intervenuti per verificare l'accaduto. Ma, come ho potuto constatare, senza rimuovere la carcassa».
 
GEA PRESS
4 DICEMBRE 2013
 
Veneto – 200.000 euro di soldi pubblici per catturare uccellini
La denuncia dell'On.le Zanoni: quanti cittadini sono al corrente?
 
Trentasette impianti di cattura, per un totale di 14 mila uccellini che finiranno in gabbiette come richiami vivi ad uso dei cacciatori. Quasi 200.000 euro spesi dalle province venete per attivare le strutture di prelievo della natura alata, senza contare i costi che devono essere sostenuti per le Guardie provinciali, il personale degli Uffici Caccia e Pesca, i mezzi e il carburante e per i locali dei Centri di distribuzione e cessione dei richiami vivi. Il “tutto compreso”, ad avviso dell’On.le Zanoni arriverebbe così a mezzo milione di euro.
“Mi chiedo quanti cittadini veneti siano al corrente che, in periodo di tagli alla sanità e all’istruzione, le Province hanno speso tutti questi soldi per attivare gli impianti di cattura per i cacciatori“, ha commentato l’Eurodeputato veneto. Per l’esattezza 197 mila 750 euro in funzione di quanto stabilito dalla Delibera di Giunta del 28 giugno scorso.
Ad avviso di Zanoni i costi del settore sono in massima parte sostenuti dai contribuenti. I diretti interessati, ovvero i cacciatori, contribuirebbero solo in minima parte con un rimborso spese. L’aspetto grave è che questi soldi dei cittadini servono per la cattura di uccellini con le reti, un mezzo che secondo Zanoni è vietato dall’articolo 8 della Direttiva “Uccelli” 2009/147/CE.
Guardando nel dettaglio le singole province venete (esclusa Rovigo che quest’anno non ha autorizzato impianti di cattura), si parte da Vicenza che con delibera del Commissario Straordinario 183 del 6 settembre 2013 e le determine del Dirigente numero 776 e numero 777 del 11 settembre 2013 ha visto attivare 16 impianti di cattura con una spesa dichiarata di circa 114 mila euro che comprende interventi per l’attivazione di nuovi impianti o di adeguamento strutturale, funzionamento dei Centri di distribuzione e cessione, servizio di call center (per 32.670 euro), acquisto di beni di consumo (gabbie, reti, mangimi, trasporto) e compensi degli operatori.
A Padova, con delibera della Giunta Provinciale 154 del 9 ottobre 2013 e Determina del Dirigente numero 2399 del 11 ottobre 2013 gli impianti attivati sono stati 5 per una spesa dichiarata (funzionamento degli impianti di cattura e dei Centri di distribuzione e cessione, acquisto di beni di consumo, compensi operatori) di circa 41 mila euro.
A Treviso, con la delibera della Giunta Provinciale 383 del 16 settembre 2013 e Determina del Dirigente numero 3131 del 16 ottobre 2013 sono stati attivati 3 impianti per circa 15 mila euro  (funzionamento degli impianti di cattura e dei Centri di distribuzione e cessione, acquisto di beni di consumo, compensi operatori).
A Verona, la determinazione del dirigente 4219 del 23 settembre 2013 ha autorizzato 5 impianti per una spesa dichiarata (funzionamento degli impianti di cattura e dei Centri di distribuzione e cessione, acquisto di beni di consumo, compensi operatori) di circa16 mila euro.
A Venezia, con la determina del dirigente 2887 del 18 settembre 2013 sono stati autorizzati 3 impianti con un costo dichiarato (funzionamento degli impianti di cattura e dei Centri di distribuzione e cessione, acquisto di beni di consumo, compensi operatori) di circa 10 mila 700 euro.
Infine, a Belluno, con la determina del dirigente 1679 del 26 settembre 2013, si è attivato un impianto per una spesa dichiarata di circa 5 mila 500 euro. “In un periodo di crisi economica in cui le Istituzioni ad ogni livello dichiarano di avere le casse vuote e di essere costrette a tagliare servizi fondamentali per gli anziani, i disabili, i bambini e le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, la Regione Veneto ha deciso di fare l’ennesime regalia ai cacciatori con i soldi dei cittadini”- ha concluso Zanoni.
 
SALERNO TODAY
4 DICEMBRE 2013
 
"Correte correte, stanno sparando all’impazzata!”: denunciati due bracconieri
I militari si sono fiondati in località "Massede" della frazione Licusati: lì hanno scovato due bracconieri intenti a sparare ad alcuni volatili
 
Prov. di Salerno - "Correte correte, stanno sparando all’impazzata!”: questa la segnalazione lanciata ieri alla centrale operativa della Compagnia dei Carabinieri di Sapri. Immediatamente, dunque, i militari si sono fiondati in località “Massede” della frazione Licusati. Lì hanno scovato due bracconieri intenti a sparare ad alcuni volatili che, alla vista degli uomini dell’Arma, hanno addirittura tentato la fuga.
Non l'hanno scampata, però, i due responsabili di 51 e 32 anni: sequestrate, dunque, armi, munizioni e selvaggina. Per loro, anche la denuncia per esercizio abusivo di attività venatoria in zona rientrante nel perimetro del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
 
NEL CUORE.ORG
4 DICEMBRE 2013
 
ZOO DI NAPOLI, L'ENPA ALL'ATTACCO: "VANE LE PROMESSE DEL SINDACO"
"Portare gli animali detenuti in un centro di recupero"
 
L'Enpa torna a chiedere la chiusura dello zoo di Napoli e l'affidamento degli animali detenuti ad un centro di recupero, dopo il nuovo affidamento ad una società privata. "Con il cambio della guardia al Comune di Napoli speravamo che l'annosa questione dello zoo di Napoli potesse finalmente essere avviata a soluzione - spiega il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri -. Del resto, proprio in campagna elettorale l'attuale sindaco (Luigi De Magistris, ndr) aveva detto chiaramente di considerare gli zoo come un retaggio del passato e durante un incontro con le associazioni nel novembre 2011 ne promise la chiusura".
"Spiace purtroppo constatare - continua Ferri - che la tanto auspicata soluzione non è arrivata; è stata invece percorsa una strada che solleva non poche perplessità". Perché la gestione della struttura è stata affidata con una semplice trattativa privata e non con una gara pubblica? Perché tale gestione è stata affidata ad una società con capitale sociale 10mila euro, dei quali solo 2.500 risulterebbero interamente versati? Perché è stato concordato, per i primi anni, un canone d'affitto irrisorio a fronte di un programma di riqualificazione che, come reso noto da fonti di stampa, sarebbe redatto in modo tanto generico da non permettere alle istituzioni pubbliche di condurre adeguate verifiche, e per di più su un'area su cui gravano stringenti vincoli architettonico-paesaggistici?".
Ma l'Enpa si concentra in particolare sugli animali in gabbia. "Auspicavamo che l'elezione del sindaco aprisse un nuovo corso per Napoli e per la Campania, e che la città diventasse un esempio positivo per tutto il Paese - aggiunge il direttore scientifico della Protezione animali -. Dal Comun e aspettavamo un atto di coraggio: la chiusura della struttura e la ricollocazione degli animali in centri di recupero e santuari in grado di garantirne salute e benessere, quello di cui sta godendo la tigre Cleo trasferita nell'aprile 2013 dal Corpo forestale dello Stato nel santuario di Monte Adone, riconosciuto dal ministero dell'Ambiente. Ci aspettavamo una riqualificazione dell'area che non pregiudicasse i posti di lavoro. A malincuore dobbiamo prendere atto che questo non è avvenuto e che si è scelto di non imparare dalle esperienze del passato, seguendo la linea di una triste continuità".
L'Enpa, intanto, sta valutando ulteriori azioni legali. "Memori di quanto è accaduto negli ultimi anni con le tormentate vicende dello zoo di Napoli - conclude Ferri - chiediamo alle istituzioni di dare precise garanzie sulla tutela degli animali che continuano a sopravvivere in un struttura che in alcun modo rispetta le normative vigenti, come evidenziato anche dall'ispezione dei Nas e dai fascicoli aperti presso la Procura della Repubblica. Naturalmente il nostro impegno per ottenere la chiusura dello zoo di Napoli, che, come tutti i giardini zoologici rappresenta una struttura anacronistica e del tutto obsoleta, non finisce qui ma proseguirà anche nelle settimane e nei mesi a venire fino al raggiungimento dell'obiettivo".
 
L’ARENA
4 DICEMBRE 2013
 
Furti di cani in aumento
I consigli di Aidaa per prevenirli
 
ROMA. Anche quest'anno appaiono in forte aumento i furti ed i sequestri di cani, in alcuni casi per motivi di riproduzione, o se si tratta di cani molossi per addestrarli al combattimento, ma non mancano i casi di cani rapiti per chiedere un riscatto. Per questo motivo l'Associazione italiana difesa animali ed ambiente ha realizzato un piccolo vademecum nel quale si riepilogano i modi più diffusi usati per rubare e rapire i cani ed allo stesso tempo il modo con cui prevenire questi furti e rapimenti di cui spesso rimane vittima il nostro amico a quattro zampe.
CANE RUBATO IN AUTO. È il crimine più frequente: lasciare il cane chiuso in automobile oltre ad essere un gesto di inciviltà e che può provocare danni alla salute dell'animale risulta essere uno dei metodi preferiti dai ladri di cane per rubare o rapire fido, aprire l'auto infatti è facile, e più facile ancora portarsi via un cane allettandolo magari con una ciotola di acqua fresca o del buon cibo.
CANE RUBATO IN GIARDINO. Purtroppo non mancano i furti dei cani nel giardino di casa, spesso i cani incustoditi possono essere rubati dopo essere stati addormentati, spesso il furto del cane è nel caso specifico il preludio ad altri gravi reati contro il patrimonio domestico.
CANE RUBATO MENTRE STA AL GUINZAGLIO O LEGATO. Mai legare il cane con il guinzaglio fuori da un esercizio pubblico, da un negozio e da un ufficio dove non si può introdurre l'animale (anche se con la nuova legge è possibile portare con sé fido quasi ovunque). Il cane lasciato solo è una manna per i ladri.
CANE RUBATO MENTRE GIRA SENZA GUINZAGLIO. Avviene prevalentemente nei parchi pubblici, dove i ladri prendono di mira delle specifiche razze, quindi mai lasciare circolare il cane senza guinzaglio nelle aree pubbliche e nei parchi, se non nelle apposite aree cani, i cani rubati nei parchi mentre sono in giro senza guinzaglio sono i furti più frequenti al pari di quelli lasciati in auto incustoditi.
CANI DI RAZZA SPECIALE. Sono i cani di razza, quelli che vengono presi di mira, sia di razza pregiata destinati all'accoppiamento che di razza appartenenti a quelle che una volta venivano chiamate le razze pericolose che vengono rapiti per essere addestrate (o per far da cavia) ai combattimenti clandestini. Occorre fare molta attenzione a questi cani compresi quelli da caccia di razza pregiata, mai lasciarli in capanni soli, ma custodirli con la massima c
ura.
 
IL RESTO DEL CARLINO
4 DICEMBRE 2013
 
Trasporto animali sotto la lente
 
TRASPORTO di animali vivi passato al setaccio dalla polizia stradale ieri mattina. In prossimità delle festività natalizie aumenta la richieste di carni così ieri mattina la Polstrada Ravenna e Faenza, i Baschi Verdi e le Unità Cinofile della Guardia di Finanza, agenti della Forestale di Brisighella e personale dell’Ausl hanno fatto una serie di verifiche. I controlli sono stati indirizzati in rispetto delle norme che regolano il trasporto di animali vivi al macello.
Una ventina di uomini hanno controllato il territorio faentino accompagnando i conducenti dei mezzi pesanti che trasportavano animali tra via Giovanni Falcone e Giovanni Borsellino, zona alle spalle del Class Hotel, per non creare intralcio all’uscita dell’A14. Mentre gli agenti della Polstrada han no controllato la parte relativa al rispetto delle norme del Codice della Strada a cui sono tenuti gli autotrasportatori, gli uomini della Finanza si sono concentrati sulla parte fiscale mentre i colleghi delle Unità cinofile hanno passato in rassegna i mezzi pesanti con i cani antidroga per verificare che assieme agli animali non viaggiassero anche stupefacenti. Uomini della Forestale e personale dell’Ausl si sono invece concentrati sullo stato di salute degli animali e sulle condizioni di trasporto. Undici i mezzi pesanti controllati che in alcuni casi hanno evidenziato irregolarità.
 
IL GIORNALE
4 DICEMBRE 2013
 
Ecco la guida per chi ama cani e gatti
 
VITTORIO FELTRI
 
Ho l'impressione che chi non ama gli animali difficilmente riesca ad amare il prossimo, non dico come se stesso, ma neppure come le proprie scarpe. Sono altresì convinto che l'amore sia un bene divisibile in parti disuguali. Una scala di valori esiste anche negli affetti. Forse sbaglia chi si affeziona maggiormente al gatto che alla suocera, ma va capito: già, al cuore non si comanda, gli si può dare solo qualche consiglio, di norma inascoltato.
Tutto questo preambolo per dire che Il Giornale sta con chi - e sono tanti, milioni e milioni di italiani - ospita in casa un micio e/o un cane. Ecco perché la direzione ha deciso di investire in una grande opera, pubblicata in un inserto del quotidiano, che fornisca informazioni utili su come accudire alle citate bestiole nella maniera più idonea.
Ciascuno di noi, quando apre la porta della propria abitazione a un animale domestico, è persuaso di sapere come agire per dargli un minimo di benessere. In realtà non è così semplice, come pensiamo, essere sempre all'altezza della situazione. È vero che i felini, per esempio, hanno fama di cavarsela da soli e (...)
(...) di non avere bisogno di molte attenzioni per campare: sanno regolarsi col cibo e, se hanno un malessere, si appartano, si acciambellano in un angolo e non si muovono da lì finché non sono di nuovo in forma. Eppure non basta affidarsi alle chiacchiere popolari (che comunque hanno un fondamento) per essere sicuri di comportarci correttamente col nostro micio. Che merita di essere conosciuto meglio.
Non occorre essere veterinari allo scopo di avere del feeling col gatto e col cane, ma serve imparare alcune nozioni fondamentali. Vi regaliamo noi, cari amanti degli animali, lo strumento migliore per colmare eventuali lacune in proposito: si tratta dell'unico libro che contenga le notizie indispensabili per fare fronte non solo alle emergenze, ma anche ai piccoli problemi che vi possono cogliere impreparati a risolverli. Nel caso, consultate il testo gratuito allegato al Giornale (da conservare) e avrete l'opportunità di rintracciare in pochi minuti la risposta che cercate.
Avrete a disposizione una sorta di enciclopedia di facile lettura che soddisferà ogni vostra curiosità. Scoprirete un mondo affascinante, ricco di suggestioni: e avrete modo di apprendere i metodi efficaci per far vivere meglio le bestiole cui avete generosamente dato un tetto. Un cane e un gatto allevati e tenuti come si conviene sono pronti a ricambiare ogni premura, rendendovi più lieta l'esistenza. Provare per credere. Buona lettura.
 
GREEN STYLE
4 DICEMBRE 2013
 
Trucchi per mantenere il cane al sicuro dai pericoli
 
La curiosità dei nostri cani è un’arma a doppio taglio perché da una parte li sprona verso l’intraprendenza, dall’altra potrebbe metterli in serio pericolo. Senza dimenticare ciò che spinge sempre i quadrupedi di casa: la golosità, vera bussola nella vita di Fido. Questa predisposizione alla ricerca spinge il cane a rovistare in posti dove non dovrebbe, come ad esempio dispense e frigoriferi. Una pratica che gli consente di eludere la nostra sorveglianza, ma anche di mangiare cibi per lui proibitivi. Alimenti tossici come funghi, cipolla, cioccolato, ma anche avanzi come ossa oppure surgelati, medicinali e detersivi. Il rischio avvelenamento è una realtà costante e per evitarla è importante tenere cassetti e sportelli ben chiusi. Se necessario è utile chiudere a chiave dispense o aggiungere un lucchetto alla serratura, per evitare al cane problematiche gravi. Non ultimo lo sportello della lavatrice, da chiudere se in casa vive un gatto particolarmente sonnacchioso e amante dei posti chiusi. Un altro accorgimento utile da tenere a mente è il cambio di routine che potrebbe sopraggiungere con l’arrivo delle vacanze. Se il cane parte con noi, è giusto considerare che il luogo delle ferire sarà per lui nuovo, con tempistiche, tentazioni e persone diverse. In particolare queste ultime dovranno approcciarsi con lui in modo graduale, così da permettergli di identificarle e conoscerle. Non solo, dovranno evitare di abbandonare in giro prodotti tossici o pericolosi per la sua salute.
Infine è giusto considerare l’età anagrafica del vostro amico che, se giovane e pieno di vita, sarà portato a lanciarsi letteralmente incontro al mondo. Magari alla ricerca di qualche nuovo amore o di un’esplorazione veloce degli spazi. Se poi il vostro cane non possiede il senso del pericolo, come ad esempio le automobili, è utile tenerlo a guinzaglio oppure in uno spazio recintato. La recinzione dovrà risultare adeguate per contrastare eventuali fughe e balzi, in particolare se nei paraggi sono presenti fosse, buche, cave o piscine. Per il suo bene, ma anche per il bene della vostra amicizia, monitoratelo con attenzione senza perderlo d’occhio. La libertà migliore è data da una buona educazione, che gli consenta indipendenza ma anche sicurezza.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
4 DICEMBRE 2013
 
Gli animali e il gioco
 
Il gioco è un argomento interessante quando riguarda i gatti e in generale gli animali domestici. Un animale si dedica al gioco solo quando non è impegnato in attività di primaria importanza, come ad esempio nutrirsi. Il gioco quindi è lasciato ai momenti di rilassatezza. Secondo gli esperti è la mamma gatta a insegnare ai suoi piccoli i giusti comportamenti attraverso il gioco: lotte, salti e inseguimenti, istruiscono i futuri predatori e allenano i loro sensi e muscoli. Quando i gatti crescono, poi, giochi e pupazzi, palline e bottiglie, scatoline e cartoni, richiamano in loro comportamenti predatori senza però un vero fine. I gatti, infatti, ripropongono nel gioco atteggiamenti di fuga, attacco, cattura ecc. ecc. che in altri contesti hanno una precisa finalità. Il gioco, perciò, sembra essere fine a se stesso e fatto per produrre semplice piacere e divertimento. Il gatto di solito ama giocare in solitudine, ma non disdegna di divertirsi con il padrone. Molti gatti così imparano a sedersi, aspettare, e a riportare un oggetto al proprietario perché giochi con loro.
 
GIORNALETTISMO
4 DICEMBRE 2013
 
La famiglia che ha fatto morire di fame otto cuccioli per gioco
Costretti a mangiarsi l’un l’altro nel disperato – e inutile – tentativo di sopravvivere. Sono morti così otto cuccioli di cane, rinchiusi in una cucina senza cibo né acqua e abbandonati a loro stessi in attesa di morire di stenti.
 
CHIUSI IN CUCINA A MORIRE - A perpetrare questo assurdo atto di crudeltà sugli animali una donna di 39 anni, Sam Hessin, di Melton Mowbray, cittadina inglese nella contea del Leicestershire, e i suoi due figli Damon e Hazel, rispettivamente di 22 e 18 anni. I tre hanno semplicemente chiuso a chiave in cucina gli otto cuccioli e hanno aspettato che morissero, mentre per giorni cucinavano e mangiavano in salotto. A trovarne i resti, in una stanza completamente sporca di escrementi, gli uomini della Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals, chiamati dai vicini insospettiti dai continui ululati che provenivano dall’abitazione. Secondo quanto riportato dal Daily Mail, i tre avrebbero confinato gli otto cagnolini in cucina, perché i cuccioli  - tutti intorno ai sei mesi di età – continuavano a morderli e non sapevano più cosa fare per liberarsene. Per i tre è scattato l’arresto.
RITROVATI TRA GLI ESCREMENTI - «Nella stanza l’odore era insopportabile, sul pavimento c’era uno strato di escrementi alto parecchi centimetri – ha detto il pubblico ministero Kevin McCole – Sembrava che quel posto non venisse pulito da mesi. È ovvio che i cuccioli abbiano sofferto ed è probabile che qualcuno sia riuscito a sopravvivere un po’ più a lungo mangiando quel che restava degli altri».
LA CONDANNA - Sam Hessin è stata condannata a 18 settimane di carcere, ma la pena è stata sospesa per 12 mesi Ai due figli, invece, è stato proibito di possedere animali domestici per il resto della loro vita e svolgeranno lavori socialmente utili. Entrambi sono stati condannati anche a pagare le spese processuali. Deborah Scotcher, ispettore della RSPCA ha commentato la decisione dei giudici dicendo che si è trattato di una «sentenza appropriata» e che questo «è stato il caso peggiore» che abbia mai incontrato nel corso della sua attività.
(Photocredit copertina: Daily Mail/RSPCA/Newsteam)
Guarda le foto: (attenzione, le foto potrebbero urtare la sensibilità di chi guarda)
 
TIO.CH
4 DICEMBRE 2013
 
Sequestro di animali nella tenuta di Nussbaumer
Il veterinario cantonale avrebbe rilevato delle inadeguatezze nella custodia degli animali
 
GRAVESANO (Svizzera) - La tenuta del dottor Werner Nussbaumer a Gravesano è stata oggetto di un'ispezione da parte del veterinario cantonale, dopo che diverse segnalazioni avevano rilevato la presenza di inadempienze. La tenuta è una piccola fattoria nella quale dimorano diversi animali tra cui capre, peco­re, galline, anatre e altri volatili, conigli, tartarughe, cavalli e asi­ni, Come oggi riferisce il Corriere del Ticino, l'ispezione del veterinario cantonale del 20 novembre scorso ha portato al sequestro di due cavalli e altrettanti asini.
Tra le inadempienze si sarebbe riscontrato lo scarso foraggio e acqua non pulita per alimentare gli animali, e strutture fatiscenti tra cumuli di sporcizia.
Ma già da alcuni anni diversi cittadini avevano segnalato alcune irregolarità, nonché animali morti. Segnalazioni che avevano portato a successive ispezioni durante le quali sembra fossero state riscontrate già situazioni non a norma per la corretta custodia degli animali, come pure un terreno inadeguato e troppo ripido per ospitare i cavalli
Da parte sua il dottor Nussbaumer rinvia le accuse al mittente, specificando che si tratta di un attacco probabilmente politico e che se è vero che il terreno era ripido, i cavalli erano stati spostati lì solo per due settimane. Al CdT, Nussbau­mer specifica che "È chiaro che la mia tenuta è pic­cola e si può trovare una soluzione mi­gliore: ho diversi amici e pazienti agri­coltori che si sono offerti di darmi una mano. Qualcuno ha fatto foto di animali morti, ma è normale che muoiano di vecchiaia o di malattia, dato che io non li mangio. Proprio io poi, che ho combattuto a fianco di Armando Besomi e m'impegno per gli animali e l'ambiente".
 
GEA PRESS
4 DICEMBRE 2013
 
India – Sequestro di 1000 artigli di leopardo
La provenienza è forse sudanese
 
Oltre 1.000 artigli di leopardo sono stati sequestrati nello stato indiano del Kerala. Secondo alcune fonti afferenti al Dipartimento delle Foreste, gli artigli non sarebbero di provenienza indiana, ma probabilmente africana. Come paese esportatore sarebbe stata avanzata l’ipotesi del  Sudan.
La notizia, sebbene confermata, lascia però trasparire alcuni dubbi sull’autenticità degli artigli. Il Dipartimento delle Foreste del Kerala, non  ha ancora confermato l’autenticità.
L’intervento di polizia è avvenuto nella città di Ernakulam ed avrebbe altresì comportato l’arresto di tre persone. Considerata l’entità del sequestro  si è  ipotizzato il coinvolgimento di veri e propri operatori nel settore della caccia grossa africana.
Sugli artigli verrà comunque svolta l’analisi di laboratorio per appurare l’autenticità e nel caso, l’esatta provenienza. Tra le popolazioni di leopardo africano e quello indiano esistono infatti delle differenza tracciabili dall’analisi genetica.  In India, tra i venditori specializzati sono stati in alcuni casi trovati finti artigli confezionati con le corna di bovino.
Già nel recente passato un sequestro di artigli di leopardo di provenienza sudanese era avvenuto nel vicino stato del Tamil Nadu, confinante con il Kerala. La città di Chennai, ove è avvenuto questo primo sequestro, si trova però ben lontana da Ernakulam.
Nel caso venisse provato che gli artigli siano stati effettivamente confezionati con unghia di leopardo, si tratterebbe di almeno 50 animali uccisi.
 
LA ZAMPA.IT
4 DICEMBRE 2013
 
New York, animalisti chiedono lo status di persona giuridica per gli scimpanzè
 
Sono animali cognitivamente avanzati e auto-consapevoli
che il loro mantenimento in cattività equivale alla schiavitù
Un gruppo per i diritti degli animali denominato Nonhuman Rights Project (Nhrp) ha intentato causa presso la Corte Suprema di New York per tentare di far dichiarare che gli scimpanzè sono persone legali e che dovrebbero essere liberate dalla loro cattività. Si tratta della prima delle tre cause che saranno depositate questa settimana in tre contee di New York. In particolare, il tentativo degli animalisti riguarda due scimpanzè coinvolti in alcune ricerche presso la Stony Brool University e altri due tenuti in una proprietà privata.  
Se la Nhrp avrà successo a New York - spiega Richard Cupp, un professore di legge alla Pepperdine University di Malibu, California - ci potrebbe essere un passo significativo verso il ribaltamento delle leggi che da millenni definiscono gli animali come proprietà e si potrebbe innescare una “reazione a catena” che potrebbe diffondersi verso altre giurisdizioni». Secondo la Nhrp, gli animali cognitivamente avanzati come gli scimpanzè e i delfini sono così auto-consapevoli che il loro mantenimento in cattività, sia in uno zoo o in un laboratorio di ricerca, equivale alla schiavitù. 
«Se la Nhrp avrà successo a New York - spiega Richard Cupp, un professore di legge alla Pepperdine University di Malibu, California - ci potrebbe essere un passo significativo verso il ribaltamento delle leggi che da millenni definiscono gli animali come proprietà e si potrebbe innescare una `reazione a catena´ che potrebbe diffondersi verso altre giurisdizioni». Secondo la Nhrp, gli animali cognitivamente avanzati come gli scimpanzèe i delfini sono così auto-consapevoli che il loro mantenimento in cattività, sia in uno zoo o in un laboratorio di ricerca, equivale alla schiavitù.  
 
GEA PRESS
4 DICEMBRE 2013
 
Cina – Dieci tonnellate di parti di Pitone, Pangolino e Tartaruga poste sotto sequestro
 
Intervento dell’autorità doganale della provincia cinese del Guangdong che ha scoperto venerdì scorso un caso di contrabbando di animali rari. Di particolare rilievo sono le pelli di pitone lunghe fino a dieci metri. Cinque i sospetti trafficanti che sono stati posti in arresto.
Oltre alle pelli di pitone, i doganieri hanno sequestrato carne e scaglie di pangolino. Trovata anche carne di tartaruga. In tutto dieci tonnellate di parti animali.
Altresì significativa è l’area di presunta provenienza. Secondo le autorità cinesi si tratterebbe dell’Indonesia. Questo paese, assieme alla Malesia, è tra i principali fornitori del contrabbando diretto in Cina.
Per alcune componenti del sequestro ora comunicato, come nel caso delle parti di pangolino, l’utilizzo in Cina è duplice. Per la medicina tradizionale e l’alimentazione. Di fatto le specie del sud est asiatico di Pangolino, tutte teoricamente protette dalle disposizioni internazionali, sono sempre più a rischio di estinzione. La richiesta è talmente elevata che in più di un caso è stato accertato il contrabbando di parti di Pangolino appartenenti alle specie africane.
 
LA STAMPA
4 DICEMBRE 2013
 
Nel mondo si mangia più carne,colpa paesi emergenti Cina e India
Uomo sale gradino catena alimentare, ma non siamo superpredatori
 
Roma - In tutto il mondo si mangia più carne, molta di più di quella che si mangiava 50 anni fa. Il cambiamento verso una dieta sempre più carnivora è guidato da potenze emergenti come Cina e India.
Lo studio, pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences), sottolinea tuttavia che gli esseri umani non possono essere considerati superpredatori. La ricerca ha esaminato ciò che la gente mangia in diversi paesi e sostiene di essere il primo studio a calcolare il livello trofico negli esseri umani, una misurazione che rivela il nostro posto nella catena alimentare. Ad esempio le alghe sono al livello trofico uno, perché producono il proprio cibo, mentre gli erbivori sono al livello trofico due e gli animali che mangiano gli erbivori al livello tre; i carnivori che mangiano carnivori più piccoli sono al quattro, mentre i carnivori con poche prede, come l'orso polare o i leoni, occupano il livello cinque.
Gli esperti hanno utilizzato i dati dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e l'agricoltura (Fao) su 102 diversi alimenti e calcolato il livello trofico degli uomini in 176 paesi dal 1961 al 2009. Hanno così scoperto che in questi 50 anni gli esseri umani hanno aumentato il loro consumo di grasso e carne, salendo di posizione nella catena alimentare dello 0,06, ovvero del 3%. La scienziata dell'Istituto di ricerca per lo sfruttamento del mare a Sète, Sylvain Bonhommeau, che ha guidato la ricerca, ha spiegato che il livello trofico negli umani era 2,21 nel 2009: "Siamo molto più vicini agli erbivori che ai carnivori", ha sottolineato.
Alcuni ricercatori francesi hanno inoltre scoperto "significativi" legami tra gli indicatori di sviluppo della Banca Mondiale e il cibo che gli esseri umani mangiano in diversi paesi , mettendo in relazione le condizioni socio-economiche, ambientali e di salute e i modelli di variazione alimentari.
 
NEL CUORE.ORG
4 DICEMBRE 2013
 
UNO STUDIO FRANCESE: "IL MONDO E' DIVENTATO PIU' CARNIVORO"
Cresce la domanda di potenze come Cina e India
 
In tutto il mondo si mangia più carne, molta di più di quella che si mangiava 50 anni fa. Il cambiamento verso una dieta sempre più carnivora è guidato da potenze emergenti come Cina e India.
Lo studio, pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences), sottolinea tuttavia che gli esseri umani non possono essere considerati superpredatori. La ricerca ha esaminato ciò che la gente mangia in diversi Paesi e sostiene di essere il primo studio a calcolare il livello trofico negli esseri umani, una misurazione che rivela il nostro posto nella catena alimentare. Ad esempio le alghe sono al livello trofico uno, perché producono il proprio cibo, mentre gli erbivori sono al livello trofico due e gli animali che mangiano gli erbivori al livello tre; i carnivori che mangiano carnivori più piccoli sono al quattro, mentre i carnivori con poche prede, come l'orso polare o i leoni, occupano il livello cinque.
Gli esperti hanno utilizzato i dati dell'Organizzazione delle nazioni unite per il cibo e l'agricoltura (Fao) su 102 diversi alimenti e calcolato il livello trofico degli uomini in 176 Stati dal 1961 al 2009. Hanno così scoperto che in questi 50 anni gli esseri umani hanno aumentato il loro consumo di grasso e carne, salendo di posizione nella catena alimentare dello 0,06, ovvero del 3%. Loo scienziato dell'Istituto di ricerca per lo sfruttamento del mare, Sylvain Bonhommeau, che ha guidato la ricerca, ha spiegato che il livello trofico negli umani era 2,21 nel 2009: "Siamo molto più vicini agli erbivori che ai carnivori", ha sottolineato.
Alcuni ricercatori francesi hanno inoltre scoperto "significativi" legami tra gli indicatori di sviluppo della Banca Mondiale e il cibo che gli esseri umani mangiano in diversi Paesi, mettendo in relazione le condizioni socio-economiche, ambientali e di salute e i modelli di variazione alimentari.
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2013
 
Mantova – Sequestro di decine di Chihuahua (FOTOGALLERY). Al vaglio della Guardia di Finanza i libretti sanitari ritrovati
L'esperto dell'EITAL Antonio Colonna: la legge cuccioli è insufficiente. Presente nei luoghi pure la troupe di Striscia La Notizia
 
Sono terminate alle 5.00 del mattino dello scorso martedì  le operazioni di perquisizione eseguite dalla Guardia di Finanza di Mantova su disposizione della locale Procura della Repubblica. Ancora una volta al centro delle indagini, il traffico di cuccioli di cani. Le Fiamme Gialle della Compagnia di Mantova, nel corso dell’intervento eseguito unitamente all’esperto dell’EITAL (Ente Italiano Tutela Animali e Lupo) Antonio Colonna, già noto per indagini di questo tipo, hanno così sequestrato 63 cuccioli, prevalentemente di cani chihuahua. A documentare il tutto anche la troupe di Striscia la Notizia che manderà a breve in onda il servizio.
L’attività, denominata “Operazione Puppies”, è nata a seguito di un esposto presentato proprio da Antonio Colonna. Un nuovo filone di indagini ed un nuovo intervento  portato a segno dall’esperto dell’EITAL. Le indagini si sono poi sviluppate con la perquisizione dell’abitazione di un soggetto che sembrerebbe essere stato dedito all’allevamento di animali. All’interno dei locali la Guardia di Finanza ha rinvenuto cuccioli di cane, prevalentemente Chihuahua, per i quali si sta ora accertando la provenienza. Gli animali, comunica sempre la Guardia di Finanza, erano in alcuni casi distribuiti in gabbie di metallo e stanze chiuse con lucchetti. Sarebbero altresì stati ritrovati numerosi farmaci.
In tutto i militari avrebbero individuato dieci box, una sala ricoveri, due sale parto, oltre che alcune fattrici. Nel corso dell’operazione  un Veterinario dell’ASL di Mantova ha poi verificato lo stato di salute dei cani e l’età degli stessi. L’ipotesi investigativa è che questa potrebbe non essere coincidente con quella rilevata nei libretti.
Sull’entità del presunto traffico ora oggetto di indagine sono aperte tutte le ipotesi. Da valutare anche alcuni libretti sanitari dove sembra che sia stata riportata una data antecedente a quella dei cuccioli. Tutto da verificare, ma che potrebbe far presupporre anche qualcosa di più grande rispetto all’attuale sequestro. In particolare si tratterebbe di una decina di cuccioli che, secondo quanto comunicato dall’EITAL, sarebbero già stati in possesso dei relativi libretti sanitari alcuni già compilati. Proprio questi ultimi hanno attirato l’attenzione degli investigatori che dovranno ora appurare sia la provenienza che la reale corrispondenza ai cagnolini divenuti oggetto di sequestro.
Tutti i piccoli animali sono stati intanto affidati ad una struttura di riferimento dell’EITAL, mentre il titolare dell’allevamento è stato denunciato alla locale Procura della Repubblica per la presunta violazione della convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia nonché per il reato di maltrattamento di animali.
I militari della Guardia di Finanza di Mantova proseguiranno le indagini al fine di ricostruire il traffico illecito dei cuccioli. L’ulteriore ipotesi è proprio quella della provenienza estera, secondo un fenomeno giudicato dagli investigatori in ampia diffusione e che, negli ultimi tempi, ha coinvolto numerosi soggetti del settore, che avrebbero così lucrato sul commercio degli animali anche mediante falsificazione di documenti e connivenze.
Di vera e propria inefficienza della cosiddetta “legge cuccioli”, approvata nel dicembre 2010, parla invece l’esperto dell’EITAL Antonio Colonna. “Ancora una volta – ha riferito Colonna -  è emerso l’ennesimo caso che dimostra l’inefficienza della Legge “cuccioli” e la fragilità dei sistemi di controllo, consentendo traffici di dimensioni poco confinabili e dai profitti milionari“.
I ringraziamenti sono ora rivolti al Colonnello Andrea Pieroni, al Capitano Antonio Rigido ed a tutti gli uomini del Nucleo Mobile della Guardia di Finanza di Mantova tra cui il Maresciallo Claudio Di Marzo. L’Eital, tiene a specificare Antonio Colonna, è al suo decimo sequestro in materia di traffico e commercio illecito di cuccioli. La stessa associazione presenterà istanza alla Procura affinché possano essere rilevate eventuali altre responsabilità non escluse quelle di professionisti, come nel caso di Medici Veterinari già emersi nel corso di precedenti  indagini. “L’EITAL fa appello a tutti affinchè questo sistema debole e disinteressato cambi direzione – ha concluso Antonio Colonna - mostrando interesse nel tutelare migliaia di piccoli cuccioli oggetto di profitti disumani e insensibilità collettiva”.
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NEL CUORE.ORG
5 DICEMBRE 2013
 
MANTOVA, SEQUESTRATI 60 CUCCIOLI: "STANZE CHIUSE E GABBIE DI METALLO"
In arrivo forse dall'estero. Trovate anche alcune fattrici
 
Le Fiamme gialle di Mantova hanno sequestrato 63 cuccioli nell'ambito di un servizio a tutela a tutela del traffico illecito di animali. L'operazione, chiamata "Operazione Puppies", è nata dopo un esposto presentato dall'Eital (Ente italiano tutela animali e lupo) e ha visto perquisizioni nella casa di un uomo, che è stato denunciato, impegnato nell'allevamento di animali. All'interno dell'abitazione sono stati scoperti cuccioli di cane, prevalentemente chihuahua, distribuiti in alcuni casi in gabbie di metallo e stanze chiuse con lucchetti. La provenienza dei cani, tra cui c'erano anche alcune fattrici, è al vaglio delle autorità. Ma sono anche stati rinvenuti anche 10 box, una sala ricoveri, due sale parto e nume rosi farmaci.
Un veterinario dell'Asl di Mantova ha verificato lo stato di salute degli animali e la loro età, visto "che non dovrebbe esserci corrispondenza tra quella reale e quella rilevata sui libretti". I piccoli animali sono stati affidati ad una struttura di riferimento dell'Eital, mentre il titolare dell'allevamento è stato denunciato alla Procura della Repubblica per violazioni della convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia nonché per il reato di maltrattamento di animali. I finanzieri mantovani proseguiranno le indagini per ricostruire il traffico illecito dei cuccioli "non potendosi escludere una loro provenienza estera". Si tratta, infatti, "di un fenomeno in ampia diffusione che - negli ultimi tempi - ha coinvolto migliaia di soggetti del settore, che hanno spesso lucrato sul commercio degli animali anche mediante falsificazione di documenti e connivenze".
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2013
 
Reggio Calabria – Una bella storia di solidarietà che accomuna studenti, docenti ed un cucciolo di cane
Intervento del Corpo Forestale dello Stato ed i ringraziamenti per la sensibilità dimostrata

  
Un cucciolo di cane che guaiva su un cumulo di rifiuti. Ad accorgersi dello sfortunato animale gli alunni della Scuola media statale “Vittorino da Feltre”, in quel momento in uscita didattica. I ragazzi, attirati dal guaire, si sono avvicinati al piccolo animale prendendolo con se. Si tratta di un meticcio di colore marrò con non più di due mesi di vita.
Il cagnolino aveva probabilmente passato molte ore al freddo e senza cibo.
Poco dopo del ritrovamento, gli alunni della scuola guidati, con professionalità e sensibilità, dai docenti intervenuti, hanno contattato il Corpo Forestale dello Stato, per segnalare quanto accaduto. Gli Agenti, portatisi sul posto, hanno preso in consegna l’animale, constatando effettivamente il reato di abbandono di animali da parte di ignoti.
Il cucciolo, dopo le dovute visite, è stato immediatamente adottato da una famiglia di Reggio Calabria in cui vive una bambina di sei anni, sicuramente felice della nuova compagnia.
Gli alunni della “Vittorino da Feltre” ed i docenti, a cui va il ringraziamento del Corpo forestale dello Stato per la sensibilità dimostrata, si sono trovati a vivere un’esperienza a lieto fine che ha contribuito ad un’ulteriore crescita e maturazione dei ragazzi, un’esperienza che difficilmente dimenticheranno ma che testimonia anche l’accresciuta sensibilità nei confronti degli animali e contro tutte le forme di loro maltrattamento. Da condannare totalmente, di contro, è l’atto compiuto da uno sconsiderato che, oltre a commettere un reato penale gettando come un qualsiasi rifiuto un essere vivente indifeso, si è visto annullare l’insensatezza del suo riprovevole gesto dalla sensibilità e senso civico dimostrato dagli alunni della III F.
 
ANSA
5 DICEMBRE 2013
 
Studenti trovano cagnolino tra rifiuti
In buone condizioni malgrado freddo. Lo ha adottato famiglia
 
(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 5 DIC - Un cagnolino meticcio di due mesi dal pelo marrone abbandonato in un cumulo di rifiuti è stato trovato a Reggio Calabria da alcuni alunni della scuola media "Da Feltre". Gli studenti, in uscita didattica, hanno avvisato il Corpo forestale dello Stato che ha preso in consegna l'animale. Il cucciolo era in buone condizioni di salute pur avendo trascorso diverse ore al freddo e senza cibo. Dopo una visita veterinaria il cagnolino è stato adottato da una famiglia della città.
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2013
 
Genova – Sequestro di cuccioli nel campo rom
Per l'ENPA in città vi sarebbe un commercio illegale finalizzato all'accattonaggio

  
Si cerca ancora la madre dei cinque cuccioli sequestrati ieri dalle  Guardie Zoofile Enpa di Genova nel campo nomadi di Bolzaneto. L’intervento, fecente seguito a numerose segnalazioni pervenute, è avvenuto congiuntamente alla Polizia di Stato, Vigili del Fuoco e Polizia Municipale. I cuccioli erano detenuti all’interno di una baracca tra la sporcizia e senza un riparo adeguato. Purtroppo gli abitanti del campo si sarebbero rifiutati di dire dove si trovi la cagna.
Il sospetto dell’ENPA è quello di un traffico di cuccioli finalizzato alla vendita in strada o per attirare persone per l’elemosina. Un fatto comunque vietato dal Regolamento Comunale. Secondo l’ENPA in città sarebbero presenti  cuccioli di cane di probabile origine rumena utilizzati per questi scopi. In altri interventi compiuti dalle Guardie dell’ENPA sarebbero  risultati  passaporti probabilmente falsificati e firmati da una Veterinaria rumena. Un documento comunque non conforme alle prescrizioni europee.
Già nei giorni scorsi era avvenuto il sequestro di una cucciola utilizzata da un mendicante di origine rumena. Il passaporto, però, era relativo ad un cane maschio e non vi era inoltre corrispondenza tra il numero del chip e quello indicato nel documento.
 
LA PROVINCIA DI COMO
5 DICEMBRE 2013
 
«Bocconi avvelenati per i cani»
Allarme tra i proprietari

  
Albavilla (CO) -  Bocconi avvelenati per i cani in centro paese. In vicolo Crotto Roma un residente con due cani si è imbattuto in diverse polpette avvelenate, probabilmente con del topicida, nascoste tra le foglie.
Uno dei due animali, Shanti, ha preso in bocca una polpetta e fortunatamente il pronto intervento del proprietario gli ha evitato guai peggiori, ma anche dopo un accurato lavaggio della bocca ha sofferto qualche lieve conseguenza.
«Mi sono onestamente stupito di quanto accaduto e mi è sembrato giusto rendere pubblico l’episodio per avvertire le altre persone con animali che percorrono il centro paese - spiega Roberto Pullella - Io stavo scendendo dalla via con i miei due cani: Shanti e Lola, quando il primo ha iniziato ad agitarsi e a cercare tra le foglie. Ad un certo punto ha trovato qualcosa ed è partito tenendolo in bocca, con l’intento di mangiarlo, non sapendo di cosa si trattasse l’ho subito bloccato e con difficoltà me lo sono fatto restituire. Era una polpetta dal colore strano, che penso fosse avvelenata con del topicida o cose simili».
Di corsa a casa per evitare problemi al bastardino di tredici anni: «Gli ho lavato la bocca - spiega Pullella - Non credo fosse riuscito a mangiarne un pezzo ma comunque non stava particolarmente bene dopo l’accaduto. Si vedeva che la carne era stata imbevuta in qualcosa».
Per il padrone degli animali la motivazione dei bocconi avvelenati può essere trovata nelle deiezioni sulla strada: «Questo tratto di vicolo è decisamente riparato e comunque in zona centrale, così non pochi padroni di animali si infilano nella stradina per far fare i loro bisogni ai cani - riprende Pullella - C’è in terra di tutto, credo per questo qualcuno ha deciso di farsi giustizia. Mi sembra un metodo decisamente incomprensibile».
I bocconi non sono poi visibili ai padroni dei cani: «Li hanno occultati sotto le foglie per non farli trovare. Ho segnalato la cosa anche alla polizia locale e mi hanno detto che mandavano gli stradini per ripulire. Purtroppo non hanno la possibilità di analizzare le polpette per capire con cosa sono imbevute».
Dal comando di polizia di Albese ed Albavilla si conferma la segnalazione, si faranno quindi ulteriore verifiche, rimarcando comunque che per ora è un caso isolato.
In paese non si è nuovi ad episodi contro gli animali, nel 2011 venne trovato un cane meticcio di tre o quattro anni con gambe e muso avvolti nel nastro isolante.
 
ROMAGNA NOI
5 DICEMBRE 2013
 
Ravenna
Vanno in ferie e abbandonano il cagnolino
La padrona patteggia un’ammenda di 800 euro
 
RAVENNA - Erano partiti per le ferie. Via di casa tutta la famiglia, per passare un periodo di vacanze fuori città. E il cagnolino? Non di certo con loro. Avevano piuttosto deciso di lasciarlo a fare la guardia, ma senza che nessuno si preoccupasse di accudirlo, dargli cibo e acqua, men che meno mantenere pulito all’interno della recinzione.
La bestiola era rimasta incustodita in giardino. Finché una vicina non si era decisa a chiamare le forze dell’ordine, che l’avevano trovata deperita, denutrita e in mezzo agli escrementi.
Condizioni che per la procura hanno delineato un caso di maltrattamento di animali. Tant’è che ieri sul banco degli imputati c’è finita la proprietaria dell’animale. Difesa dall’avvocato Andrea Maestri, ha patteggiato davanti al giudice Agnese Cicchetti un’ammenda di 800 euro, beneficiando dello sconto di un terzo della pena.
Il fatto si era verificato nei mesi estivi, in un’abitazione di Punta Marina. Da qui la famiglia si era assentata, partendo per il Veneto. Erano passati giorni, e nessuno si era mai presentato per occuparsi dell’animale domestico.
Uno stato di sofferenza percepito anche dai vicini, che avevano iniziato a preoccuparsi delle sue condizioni. I primi guaiti li hanno convinti a contattare le forze dell’ordine.
Il reato è tra quelli più temuti - in particolare nel periodo estivo - punito dall’articolo 727 del Codice penale nei confronti di “chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività”, sia in caso di dolo che di colpa. La pena è l’arresto fino a un anno o l’ammenda da mille a 10mila euro.
Date le condizioni nelle quali era stato lasciato il cane a Punta Marina, l’ammontare dell’ammenda quantificato dal giudice sarebbe stato di 2.100 euro, ridotto a un terzo con il patteggiamento.
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2013
 
Toscana – Controlli contro i maltrattamenti sui cani del Corpo forestale dello Stato
Nel mirino i corsi di difesa ed obbedienza. Per la Forestale sarebbero queste le situazioni considerate più a rischio
 
Alla fine dello scorso mese di novembre il personale del Corpo Forestale dello Stato ha eseguito una campagna di controlli in materia di maltrattamento di cani.
Particolare attenzione è stata dedicata alle  strutture di addestramento con particolare riferimento ai corsi di difesa e di obbedienza. Questo perchè, riferisce sempre il Corpo Forestale, sarebbero considerate come le specializzazioni più a rischio ai fini della verifica del maltrattamento degli animali.
Nella maggior parte dei casi gli obiettivi sono stati preventivamente individuati sulla base di conoscenze territoriali dei Reparti operanti e delle banche dati disponibili anche in via telematica.  Presente altresì personale del Corpo con qualifica di Medico  Veterinario oltre a personale specificamente formato quale referente del Nucleo Investigativo dei Reati a Danno degli Animali (NIRDA) istituito presso l’Ispettorato generale. In vari casi le verifiche sono state svolte congiuntamente all’ASL e di  Enti operanti in campo ambientale, come ad esempio il WWF.
In totale sono state sottoposte a controllo 28 strutture, in 11 delle quali sono state riscontrate irregolarità in parte di natura amministrativa ed in parte penale.
Nel corso dei sopralluoghi  è stata prestata particolare attenzione al benessere degli animali ed alla legittimità delle tecniche di addestramento. Sono stati inoltre controllati i registri di nascita, ingresso ed uscita dei cani nonché i passaporti sanitari, i numeri di microchip, la corretta registrazione alle anagrafi canine, la regolarità dei documenti di acquisto/vendita ed il corretto dimensionamento delle strutture adibite al ricovero degli animali.
In un caso la verifica ha condotto alla perquisizione di un allevamento e dell’abitazione del titolare, oltre che dello studio veterinario avente in cura gli animali. Analogo intervento è stato svolto presso la locale ASL. A finire sotto sequestro sono stati alcuni  cani e varia documentazione sanitaria attinente alla gestione degli stessi. La medesima indagine ha comportato accertamenti anche fuori Toscana.
In un altro caso l’Autorità giudiziaria ha invece delegato lo svolgimento di uno specifico controllo ispettivo presso una nota struttura adibita a ricovero cani, ospitante varie decine di animali su una superficie di oltre 5.000 metri quadrati. Al riguardo l’indagine è ancora in corso.
Le irregolarità amministrative riscontrate sono riconducibili alla violazione della legge regionale n. 59/2009 (irregolare tenuta dei registri di addestramento ed omissione di altri adempimenti formali).
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2013
 
Sesso con animali – Il PPA denuncia sito web e ne chiede la chiusura
 
Un sito web specializzato nella diffusione di video e foto di sesso con animali. A denunciare il tutto ai Carabinieri di Montichiari (BS) è stato il Partito Protezione Animali il quale ha riferito di immagini raccapriccianti simbolo di una perversione che si spinge oltre il limite della civiltà.
Oltre a denunciare i titolari del sito il PPA ha chiesto alla Procura della Repubblica, l’immediato oscuramento del portale. Tra l’altro, riferisce nella sua nota il Partito, quanto diffuso era facilmente accessibile anche ai minorenni, non essendovi alcun divieto o avvertimento.
La zoorastia, aggiunge il PPA, sebbene illegale in Italia non lo sarebbe in altri paesi dell’Unione Europea.
La richiesta è ora rivolta al Parlamento Europeo: subito una legge che tuteli gli animali in maniera uniforme tra gli stati membri, vietando ogni forma di deroga ad esempio in merito ad usi e costumi.  Il Ministero dell’Istruzione Italiano è invece invitato a considerare l’opportunità di inserire nel programma scolastico obbligatorio un numero di ore definito “materia etica”.
“Insegnare la giusta condotta civile e morale – ha commentato il  presidente nazionale del P.P.A. Fabrizio Catelli – di certo non farebbe male agli adolescenti, magari torneremo a vedere giovani che lasciano il posto agli anziani sui mezzi pubblici, guardano una partita di calcio senza picchiarsi e persone che smettono di usare gli animali per fare sesso“.
I dovuti ringraziamenti sono ora rivolti ai Carabinieri di Montichiari ed alla Polizia Postale per il rapido e sentito intervento.
 
CORRIERE DELLA SERA
5 DICEMBRE 2013
 
DOPO DUE ESPOSTI
Circo, maltrattamenti agli animali
A giudizio rappresentante «Medrano»
Il pm: custoditi in maniera «incompatibile con le loro caratteristiche etologiche»
 
PADOVA – Albertino Casartelli, 63 anni residente a Bussolengo (Verona) e legale rappresentante del circo Medrano, uno dei più famosi circhi in Italia, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di maltrattamenti agli animali. Il processo si aprirà il 5 novembre 2014 di fronte al tribunale monocratico della città del Santo. Nel capo d’imputazione firmato dal pubblico ministero padovano Benedetto Roberti, Casartelli è accusato di aver custodito gli animali del circo in maniera «incompatibile con le loro caratteristiche etologiche».
Tutto succede a Padova dove il circo Medrano va in scena dal 28 novembre al 10 dicembre 2012. In contemporanea in Procura arrivano due esposti: uno della Lac (lega anti caccia), l’altro della Lav (anti vivisezione). Parte un’ispezione che rileva come nel circo tigri e leoni siano tenuti in gabbie nude allestite sull’asfalto e senza alcuna protezione. Come gli elefanti, costretti a vivere al gelo con buona pace della normativa che impone la loro custodia a una temperatura minima di 20 gradi. «Uno dei tre elefanti», si legge nel capo d’accusa «assumeva condotta stereotipata continuando a dondolare incessantemente sollevando gli arti»: comportamento che, scrivono gli esperti incaricati dal pm Roberti, «è indicatore di stress cronico e quindi di sofferenza».
Discorso simile per i canguri, protagonisti di comportamenti “stereotipati” (incrociando le zampe anteriori e stringendole allo sterno); così come le tigri, impegnate in continue passeggiate nervose nelle gabbie strette; o perfino i rettili «contenuti in teche sottodimensionate alle esigenze ed al numero degli animali contenuti». Tutti animali colpiti da comportamenti strani colpa, secondo il pm del forte stress psico-fisico determinato dal loro stato di sopravvivenza.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
5 DICEMBRE 2013
 
Cavallo scomparso
Era seppellito in una buca
Bigarello. I proprietari avevano denunciato la sparizione ma l’animale era stato ucciso e nascosto
 
BIGARELLO (MN). Ne era stato denunciato il furto e questo aveva dato il via alle indagini. Ma, al termine delle ricerche, i carabinieri di Bigarello hanno scoperto che il cavallo non era stato rubato.
Probabilmente malato, era stato ucciso e sepolto in mezzo ai campi.
Ieri mattina, la scoperta. L’animale, sparito ai primi di novembre, era in una profonda buca, in un terreno in via Bazza a Bigarello. Tre persone, padre e due figli sono stati denunciati. Dovranno rispondere dei reato di uccisione di animale e di simulazione di reato, perché, a quanto pare, ne avevano denunciato il furto.
Tutta la vicenda è ancora avvolta in una sorta di mistero.
Secondo quanto ricostruito finora e come conferma il procuratore capo che ha dato l’autorizzazione all’intervento dei carabinieri, i tre uomini, proprietari di una piccola stalla con annesso il terreno, probabilmente tenevano in custodia il cavallo che un amico o un conoscente aveva affidato loro.
Si trattava di un cavallo baio da sella. L’animale probabilmente si è ammalato o è rimasto ferito. Sta di fatto che è stato soppresso e, in piena violazione delle leggi, seppellito senza alcuna segnalazione al servizio veterinario. Come è noto, le carcasse animali possono essere smaltite solo in appositi impianti di incerimento.
Invece i tre che l’avevano in custodia, avrebbero ucciso l’equino per poi nasconderlo dentro una profonda buca scavata in mezzo ai campi. Ai carabinieri però è arrivata una segnalazione, quindi, dopo aver ricevuto il via libera dalla Procura, hanno cominciato a scavare. Ed hanno trovato l’animale.
 
L’UNIONE SARDA
5 DICEMBRE 2013
 
Olbia: Salvato il puledro rapito dall'alluvione
 
Del cavallo Giorgio, un puledro, si erano perse le tracce dal giorno della tragica alluvione del 18 novembre e la sua proprietaria, una signora che risiede nell'entroterra di Olbia, si era ormai rassegnata alla sua scomparsa. Giorgio invece era ancora vivo, sebbene provato e visibilmente dimagrito; smarrito in una radura, non riusciva più a trovare la strada di casa perché l'unica via di rientro, un ponte su di un torrente, era stata resa impraticabile dalla piena del corso d'acqua.
Nonostante la brutta avventura, Giorgio è stato fortunato perché ha incontrato i volontari del Nucleo di Intervento Nazionale dell'Enpa, giunti sull'isola per prestare soccorso agli animali coinvolti nell'alluvione. "Abbiamo trovato il puledro grazie alla segnalazione di una persona del luogo che ci aveva indicato una possibile situazione di emergenza presso l'abitazione di una signora che vive con i suoi animali in una zona montuosa dell'entroterra di Olbia e che era rimasta isolata», racconta Antonio Fascì, responsabile della task force Enpa.
Per i volontari della Protezione Animali, raggiungere il posto è stato decisamente complicato perché il pessino stato delle strade li ha costretti a lasciare gli automezzi di supporto ed a proseguire a piedi. «Appena arrivati, la proprietaria del cavallo ci ha informato della scomparsa di Giorgio, temendo che non fosse sopravvissuto all'alluvione e implorandoci di fare il possibile per rintracciarlo – prosegue Fascì -. Ci siamo immediatamente messi alla ricerca dell'animale e fortunatamente lo abbiamo trovato in una radura".
Appena intravisto il puledro, i volontari Enpa hanno cercato di avvicinarlo per metterlo in sicurezza, ma l'impresa si è dimostrata tutt'altro che agevole. "Terrorizzato ed ormai allo stremo delle forze, Giorgio non si lasciava avvicinare in alcun modo. E così il medico veterinario della nostra task force, il dottor Giovanni Ferrara, ha deciso di narcotizzarlo per prestargli le prime cure. A quel punto – prosegue Fascì -, vista l'impossibilità di usare i nostri automezzi, abbiamo adagiato Giorgio su una barella di fortuna ricavata dalla rete di un materasso e in sei lo abbiamo riportato dalla sua proprietaria trasportandolo a mano per oltre un chilometro".
"Insomma, è stato un salvataggio molto impegnativo, ma – conclude Fascì – la gioia e la commozione con cui la proprietaria ha riabbracciato il suo “amico”, ormai dato per morto, ci ha ripagato di tutta la fatica".
Giorgio è uno dei numerosi animali aiutati dai volontari Enpa durante la loro presenza sull'isola. Complessivamente, il Nucleo di Intervento Nazionale è stato impegnato in più di 50 interventi in situazioni di emergenza; interventi che hanno permesso di mettere in sicurezza tanti animali, in prevalenza cani e cavalli, e di distruibire oltre una tonnellata di mangime tra “pet food” (800 chilogrammi) e fieno (500 chilogrammi). Tra le operazioni di soccorso della task force, anche il salvataggio di alcune galline da una struttura allagata ed il recupero di alcuni agnelli che si erano allontanati dal loro gregge. Sono stati invece trasferiti a Caserta, presso il gattile del dottor Ferrara, la micia Salvatorica ed i suoi cuccioli – tutti gatti di strada - trovati in condizioni di salute così gravi da richiedere il loro affidamento a una struttura specializzata.
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2013
 
Sardegna – In sei per un chilometro con un cavallo in barella (FOTOGALLERY)
Il bilancio positivo del Nucleo di Intervento Nazionale ENPA, accorso in Sardegna per l'alluvione
 
Cinquanta interventi, una tonnellata di mangimi tra pet food e fieno e tanti animali messi in sicurezza. Un bilancio positivo quello del Nucleo di Intervento Nazionale dell’ENPA, accorso in Sardegna per il soccorso degli animali coinvolti nell’alluvione dello scorso novembre.
Molti i cani ed i cavalli tratti in salvo. Tra questi ultimi un intervento quantomeno particolare ha riguardato il puledro Giorgio del quale si erano perse le tracce fin dal momento della tragica alluvione del 18 novembre scorso. La proprietaria, una signora che risiede nell’entroterra di Olbia, aveva ormai perso la speranza quando, grazie al Nucleo di Intervento Nazionale dell’ENPA, Giorgio è stato ritrovato, sebbene visibilmente smagrito.
Il povero cavallo era rimasto di fatto bloccato dall’impraticabilità di un ponte.
“Abbiamo trovato il puledro – racconta Antonio Fascì, responsabile della Task Force di Enpa - grazie alla segnalazione di una persona del luogo. Aveva indicato una possibile situazione di emergenza presso l’abitazione di una signora che vive con i suoi animali in una zona montuosa dell’entroterra di Olbia e che era rimasta isolata“.
Per i volontari della Protezione Animali, raggiungere il posto è stato decisamente complicato. Le strade, infatti, erano in pessimo stato e per questo sono stati costretti  a lasciare gli automezzi di supporto ed a proseguire a piedi. “Appena arrivati, la proprietaria del cavallo ci ha informato della scomparsa di Giorgio, temendo che non fosse sopravvissuto all’alluvione e implorandoci di fare il possibile per rintracciarlo – prosegue Fascì -. Ci siamo immediatamente messi alla ricerca dell’animale e fortunatamente lo abbiamo trovato in una radura“.
Individuato Giorgio si è dovuto però affrontare un  altro problema. Il puledro era traumatizzato e nonostante fosse allo stremo delle forze, non si lasciava avvicinare. Difficile, pertanto, riuscire a metterlo in sicurezza. Nella task force di ENPA vi era però il Medico Veterinario dott. Giovanni Ferrara che ha deciso di narcotizzarlo al fine di potergli prestare le prime cure. “A quel punto – ha aggiunto Antonio Fascì -, vista l’impossibilità di usare i nostri automezzi, abbiamo adagiato Giorgio su una barella di fortuna ricavata dalla rete di un materasso e in sei lo abbiamo riportato dalla sua proprietaria trasportandolo a mano per oltre un chilometro“.
Un salvataggio quantomeno impegnativo e forse un po’ … pesante, ma la gioia e la commozione con la quale la proprietaria ha riabbracciato il suo “amico”, ormai dato per morto, ha ripagato i volontari dell’ENPA delle fatica.
Giorgio è uno dei numerosi animali aiutati dai volontari durante la loro presenza sull’isola. Complessivamente, il Nucleo di Intervento Nazionale è stato impegnato in più di 50 interventi in situazioni di emergenza; interventi che hanno permesso di mettere in sicurezza tanti animali, in prevalenza cani e cavalli, e di distribuire oltre una tonnellata di mangime tra “pet food” (800 chilogrammi) e fieno (500 chilogrammi). Tra le operazioni di soccorso della task force, anche il salvataggio di alcune galline da una struttura allagata ed il recupero di alcuni agnelli che si erano allontanati dal loro gregge. Sono stati invece trasferiti a Caserta, presso il gattile del dottor Ferrara, la micia Salvatorica ed i suoi cuccioli – tutti gatti di strada – trovati in condizioni di salute così gravi da richiedere il loro affidamento a una struttura specializzata.
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ANSA
5 DICEMBRE 2013
 
Alluvione: Enpa,salvati tanti animali fra cui puledro Giorgio
Nucleo intervento nazionale a lavoro in Sardegna dopo nubifragio
 
OLBIA - Numerosi gli animali salvati e messi in sicurezza e fra questi anche il puledro Giorgio, rimasto bloccato per giorni vicino ad un ponte impraticabile in Gallura.
I volontari del Nucleo di intervento nazionale dell'Ente nazionale protezione animali (Enpa), giunti in Sardegna all'indomani dell'alluvione, si sono impegnati per strapparlo alla morte mentre ormai l'animale era allo stremo.
Per i volontari della Protezione animali, a causa delle strade danneggiate dalle piogge, raggiungere il luogo dove si trovava il cavallo traumatizzato è stato difficile ed impossibile trasportarlo a bordo di un mezzo. "Vista che non potevamo utilizzare i nostri automezzi, abbiamo adagiato Giorgio su una barella di fortuna, ricavata dalla rete di un materasso e in sei lo abbiamo riportato dalla sua proprietaria trasportandolo a mano per oltre un chilometro", ha raccontato il responsabile della Task Force di Enpa, Antonio Fascì.
Complessivamente il Nucleo di intervento nazionale è stato impegnato in più di 50 soccorsi in situazioni di emergenza: salvati in prevalenza cani e cavalli, mentre sono stati distribuiti oltre 1,3 tonnellate di mangime fra "pet food" (800 chilogrammi) e fieno (500 chilogrammi). Fra le operazioni di soccorso della task force, anche il salvataggio di alcune galline, da una struttura allagata, ed il recupero di alcuni agnelli che si erano allontanati dal loro gregge. Sono stati recuperati e trasferiti a Caserta la gatta Salvatorica ed i suoi cuccioli, tutti animali di strada, trovati in condizioni di salute gravi da richiedere il loro affidamento a una struttura specializzata.
 
NEL CUORE.ORG
5 DICEMBRE 2013
 
MONTE GENEROSO, CAVALLA INCINTA SALVATA DA "ANGELI" IN ELICOTTERO
La giumenta fuggita con 4 compagne. Morto il puledro
 
Alla ricerca della libertà, hanno deciso di abbandonare il branco e di fuggire nei pascoli del monte Generoso, nelle Prealpi Luganesi, sfidando il freddo, il ghiaccio e la fame. E' l'avventura di cinque giumente del gruppo dei cavalli del Bisbino, fuggite alla vigilia della transumanza al Pian delle Noci e finite in una delle zone più impervie della montagna, sopra Roncapiano. A guidare la "rivolta" Bionda.
Mentre i loro compagni un paio di settimane fa si sono fatti portare nel grande recinto di Pian delle Noci - scrive "Il Giorno" - la giumenta, insieme ad altre quattro compagne, ha deciso di spingersi fino alla cima della montagna. Diffiicile il lavoro dei volontari, che finora sono riusciti a riportare giù solo due cavalle, mentre una terza è stata messa al sicuro, lunedì scorso, con uno spettacolare intervento in quota dopo che aveva rischiato di morire di parto.
L'allarme è scattato quando i ragazzi dell'associazione si sono accorti che Delphi stava per partorire. "Abbiamo temuto che la nascita avvenisse all'alba, per questo ragazzo è rimasto tutta la notte accanto alla giumenta per accudirla - spiega la veterinaria Mariachiara Lietti -. La mattina seguente sono salita anch'io. Purtroppo il puledrino, posizionato in modo sbagliato, era morto nel grembo della madre e a nulla sono valsi i tentativi per aiutarla. Occorreva intervenire con urgenza e portare Delphi in una clinica veterinaria. È da quel momento che la Società protezione animali di Bellinzona in collaborazione con un esperto del soccorso alpino, si è messa immediatamente in moto organizzando il trasferimento".
Il giorno dopo, nonostante le potenti raffiche di vento, un elicottero ha preso la cavalla dalla cima del Generoso e l'ha portata fino a Castel S. Pietro. L'animale è poi stato trasferito nella clinica veterinaria alla Moesa di Grono dove il dottor Athos Binda, vista la situazione delicata, ha fatto un cesareo. "Le probabilità di sopravvivenza erano scarse, ma i Bisbini sono forti e resistenti e dopo nemmeno un'ora dall'intervento Delphi era in piedi e mangiava con gusto il fieno - conclude Mariachiara Lietti -. Ora ci auguriamo che Delphi riesca a riprendersi al più presto per poi raggiungere il resto del branco al recinto invernale di Lanzo d'Intelvi. Da riportare a casa ci sono anche la Bionda e Manola, in cima alla montagna ci sono già cinquanta centimetri di neve e per loro diventa sempre più difficile trovare il cibo".
 
AGRIGENTO WEB
5 DICEMBRE 2013
 
Statale 122, cavallo attraversa la strada e viene investito: muore l’animale, salvo automobilista
 
Prov. di Agrigento, Tragedia sfiorata sulla statale 122 Canicattì-Licata, in contrada Cuccavecchia, dove un cavallo fuggito da una stalla ha attraversato più volte la trafficata arteria ed è stato investito e ucciso da un’auto in transito. I vigili del fuoco sono intervenuti per rimuovere la carcassa dell’animale. L’automobilista è rimasto illeso. Il proprietario dell’animale, non ancora identificato, rischia una denuncia.
 
ANSA
5 DICEMBRE 2013
 
Travolto in A1, aveva investito lupo
Morto uomo di 48 anni a Bologna, ferito anche automobilista
 
BOLOGNA - Un uomo di 48 anni è morto travolto da un'auto ieri sera verso le 22 nella carreggiata sud dell'autostrada A1 a Casalecchio di Reno (Bologna). La vittima, alla guida di una Fiat Punto, si era fermata circa al km 200, dopo aver investito a propria volta un animale, un lupo. L'uomo, uscito dal mezzo, è stato travolto da una Volkswagen Polo. Anche l'investitore è stato soccorso dal 118 e portato via in condizioni di media gravità. Gli accertamenti sono della Polstrada.
 
NEL CUORE.ORG
5 DICEMBRE 2013
 
SESTRIERE, SOCCORSA LUPACCHIOTTA INVESTITA DA UN AUTOMEZZO
Due fratture alle zampe. Sarà liberata dopo l'operazione
 
Una giovane lupa di nove mesi è stata soccorsa dopo essere rimasta ferita alle zampe da un automezzo che viaggiava sulla strada per il Sestriere. A portarla in salvo stamani gli agenti faunistico-ambientali della Provincia di Torino. Era stata avvistata da un uomo ieri sera, intorno alle 20, mentre si trascinava in evidente difficoltà, a Soucheres Basses, nei pressi della strada regionale.
L'esemplare oggi è stato immobilizzato, piazzato in una cassa costruita per il trasporto e riportato a valle con una motoslitta. Dopodiché la lupa è stata trasferita al Centro animali non convenzionali della facolta di Veterinaria dell'università di Torino, a Grugliasco. L'animale sarà ora operato per una frattura alla tibia della zampa posteriore sinistra e una al femore della zampa destra. E, dopo l'intervento, appena possibile, sarà rimesso in libertà.
La struttura in cui è stata portata adesso la lupacchiotta è convenzionata con la Provincia di Torino, nell'ambito del progetto ''Salviamoli Insieme'', per il recupero e la riabilitazione della fauna selvatica in difficoltà. 
E' primo recupero di un lupo vivo di cui si abbia notizia in provincia di Torino, mentre ammontano ormai ad una ventina gli esemplari ritrovati morti, soprattutto in Valsusa a causa dell'investimento da parte di treni e autoveicoli.
 
QUOTIDIANO.NET
5 DICEMBRE 2013
 
Lupo ferito soccorso in motoslitta al Sestriere
Torino, probabilmente l'animale era stato investito da un'auto
Ricoverato nel centro fauna selvatica dell'Università di veterinaria
 
Torino -  Gli agenti faunistico-ambientali del Servizio Tutela Fauna
e Flora della Provincia di Torino hanno recuperato un giovane esemplare di lupo, ferito ad una zampa, probabilmente perché investito da un'auto in transito sulla Strada Regionale 23 del Sestriere (Torino). E' successo questa mattina a Pragelato, piccolo comune sulle Alpi vicino a Sestriere. Il lupetto,  un giovane di un anno, era già stato avvistato da un dipendente dell'Azienda faunistico-venatoria Albergian, mentre si trascinava in evidente difficoltà, in località Soucheres Basses, nei pressi della statale per Sestriere, all'interno del territorio di competenza dell'Azienda.
Il personale del Servizio Tutale Fauna e Flora, avvisato dell'emergenza, è intervenuto per catturare il Lupo. Riportato a valle in motoslitta, il lupo  è stato trasferito al Centro animali non convenzionali della Facolta di Veterinaria dell'Università di Torino, a Grugliasco, alle porte del capoluogo piemontese.
 
LA ZAMPA.IT
6 DICEMBRE 2013
 
Torinese, salvata una lupa investita da un’auto
L’animale è stato operato per due fratture. Appena guarita sarà rimessa in libertà
 
Una lupa di 9 mesi è stata salvata dagli agenti faunistico-ambientali del Servizio Tutela Fauna e Flora della Provincia di Torino che l’hanno trovata ferita a Pragelato dopo che probabilmente è stata investita da un’auto. L’animale è stato operato per una frattura alla tibia della zampa posteriore sinistra e una al femore della zampa destra.  
È il primo recupero di un lupo vivo di cui si abbia notizia in provincia di Torino, mentre ammontano ormai ad una ventina gli esemplari ritrovati morti, perlopiù in Valsusa a causa dell’investimento da parte di treni e autoveicoli. La giovane lupa era stata avvistata mercoledì sera intorno alle 20 da un dipendente dell’Azienda faunistico-venatoria Albergian, mentre si trascinava in evidente difficoltà, in località Soucheres Basses, nei pressi della SR23.  
Il personale del Servizio Tutale Fauna e Flora, avvisato dell’emergenza, è intervenuto stamani per catturarla. Si è trattato di un’operazione lunga e complessa, alla quale hanno collaborato il personale dell’Azienda Albergian e una guardia venatoria volontaria della Federazione Italiana della Caccia. La Lupa è stata immobilizzata, messa in una cassa costruita appositamente per il trasporto e riportata a valle su una motoslitta. È stata successivamente trasferita al Centro animali non convenzionali della Facolta di Veterinaria dell’Università di Torino, a Grugliasco. Il Centro è convenzionato con la Provincia di Torino, nell’ambito del progetto «Salviamoli Insieme", per il recupero e la riabilitazione della fauna selvatica in difficoltà. Dopo l’intervento l’animale sarà rimesso in libertà appena possibile.  
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2013
 
Canale Monterano (RM) – Sparviere centrato da una fucilata
Recuperato dai Guardiaparco è morto a causa della ferita riportata

 
E’ deceduto a seguito della ferita da arma da fuoco riportata all’ala destra. Lo sparviero era stato trovato ai margini di una strada e consegnato ai Guardiaparco della Riserva Naturale di Monterano (RM).
La fucilata aveva letteralmente trapassato l’ala.
L’animale è stato prontamente consegnato al Centro Recupero Rapaci della Riserva Naturale Regionale del Lago di Vico. Nonostante il pronto intervento della Veterinaria del Centro, lo Sparviero è deceduto.
La Riserva di Monterano, comunicando il ritrovamento ed il successivo decesso del povero animale, ricorda che la legislazione italiana protegge tutte le specie di rapaci, sia diurne che notturne.
 
LA REPUBBLICA
5 DICEMBRE 2013
 
Tinni e Snusen: cane e volpe amici per il pelo
 
Un cane e una volpe si incontrano in una foresta norvegese. Si annusano, si studiano, sanno di non essere uguali, ma capiscono anche che un legame atavico li lega e si lasciano trasportare dalla curiosità reciproca. Così nasce la splendida amicizia tra Tinni, il cane, e Snusen, la volpe, spiata con discrezione dal padrone del pastore, Torgeir Berge.
FOTO
 
GEA PRESS
5 DICEMBRE 2013
 
Grecia – Stop alla caccia. Deciderà la Corte Suprema
Il CABS: le schioppette finalmente tacciono
 
Caccia sospesa in Grecia. Secondo una nota diffusa dal CABS (Committee Against Bird Slaughter) il Tribunale amministrativo di Atene ha sospeso l’attività venatoria in tutto il paese dietro ricorso di una associazione di protezione animale.
Si attende ora la sentenza di merito ma tra i punti impugnati vi è l’eccessiva lunghezza della stagione venatoria, compresa tra il 20 agosto ed il 28 febbraio.
In tale arco temporale, sottolinea il CABS, verrebbero però compresi anche i periodi riproduttivi di talune specie, mentre la caccia a febbraio compromette il volo migratorio primaverile verso i quartieri di nidificazione europei. Tali divieti sono sanciti dalle Direttive comunitarie e pertanto la Grecia avrebbe potuto compromettere, in attesa di una decisione della Corte Suprema, il rispetto delle norme UE.
Caccia sospesa, dunque, ed in attesa della decisione il CABS così commenta: le schioppette finalmente tacciono!
 
NEL CUORE.ORG
5 DICEMBRE 2013
 
SCIENZIATI AUSTRALIANI: "L'UOMO NON E' PIU' INTELLIGENTE DEGLI ANIMALI"
Le osservazioni degli esperti dell'Università di Adelaide
 
Per migliaia di anni gli uomini si sono illusi di essere più intelligenti degli animali, benché si siano moltiplicate le prove del contrario. Lo sostengono – secondo il sito phys.org – esperti di biologia evoluzionistica dell'Università di Adelaide (Australia).
"Per millenni – spiega Arthur Saniotis, della scuola di Scienze mediche dell'Università – autorità di ogni genere, dalle religioni a eminenti studiosi, hanno ripetuto fino alla nausea la stessa idea, cioè che gli esseri umani sono eccezionali in virtù della loro superiore intelligenza rispetto al resto del regno animale. Tuttavia la scienza ci dice che gli animali possono avere facoltà cognitive superiori a quelle degli esseri umani". Il pregiudizio sulla superiorità dell'intelligenza umana risale all'epoca della "rivoluzione agricola", circa 10 mila anni fa, quando gli uomini cominciarono a produrre cereali e ad addomesticare animali. E si rafforzò con l'affermazione delle religioni organizzate, che vedevano l'uomo come il culmine della creazione.
In realtà gli animali spesso possiedono abilità differenti, che non sono comprese dagli esseri umani. "Il fatto che non ci possono intendere e che noi non li intendiamo – sottolinea Maciej Henneberg, professore di anatomia comparata ad Adelaide – non significa che le nostre "intelligenze" sono a livelli diversi, sono solo di tipo diverso. Quando uno straniero cerca di comunicare utilizzando una versione spezzettata e imperfetta della nostra lingua, abbiamo l'impressione che non sia molto intelligente. Ma la realtà è ben diversa".
C'è l'intelligenza sociale, c'è l'intelligenza cinestetica. Basti pensare, ad esempio, ai gibboni che emettono decine di suoni diversi per comunicare tra loro in mezzo alla foresta o all'universo dei messaggi olfattivi, come quello molto complesso dei koala, da cui l'uomo è praticamente escluso. Ma le prove più convincenti, sottolinea Henneberg, vengono proprio dagli animali domestici: "Riescono perfino a trasmetterci le loro richieste e a farci fare quello che desiderano. Il mondo animale è molto più complesso di quanto crediamo".
 
METEO WEB
5 DICEMBRE 2013
 
Scienza: i lupi hanno innate abilità sociali come i cani
 
Gli umani potrebbero aver iniziato ad addomesticare i cani a cominciare da una estinta popolazione di lupi grigi europei circa 18 mila anni fa e, secondo un nuovo studio che compare su Frontiers in Psychology, lo avrebbero fatto a causa delle innate abilita’ sociali dei lupi. Gli scienziati, per scoprire se i lupi, come i cani, possono imparare osservando gli umani, hanno effettuato test su undici cuccioli di lupi grigi nordamericani e quattordici cuccioli di razza mista con eta’ compresa fra 5 e 7 mesi. Tutti gli animali erano nati in cattivita’ e i lupi grigi erano stati allevati nel Wolf Science Center del Game Park Ernstbrunn, Austria. I giovani lupi, come i cuccioli di cane, avevano maggiori probabilita’ di trovar e un bocconcino saporito se avevano visto un umano o un cane che lo nascondeva capivano quando lo faceva per finta. Curiosamente, i lupi erano meno propensi a cercare il cibo, se era stato nascosto da un cane; secondo gli scienziati dell’Universita’ di Vienna, che hanno condotto la ricerca, molto probabilmente il lupo notava che il cane sputava via quel cibo, e quindi era condizionato da questa manifestazione di scarso gradimento. I test hanno mostrato che l’abilita’ dei cani a imparare da esseri umani non e’ emersa attraverso la domesticazione, ma era gia’ presente nel lupo ancestrale.
 
AGORA VOX
5 DICEMBRE 2013
 
Cos’è (davvero) la sperimentazione sugli animali?
Un dibattito mediatico viziato ingolfa l'opinione pubblica, portando a una visione fantascientifica dei test sugli animali. Abbiamo perciò intervistato due biotecnologi specializzati in due diversi campi della ricerca.
 
Qui potete leggere il numero completo de Il Serale
 
Di Pasquale Raffaele
 
1) Esattamente che tipo di attività di ricerca svolgi?
I.F.: Sono un PhD in genetica oncologica. Lavoro nell’ambito della ricerca oncologica pre-clinica. Più dettagliatamente svolgo attività di ricerca biomedica e traslazionale sulle malattie neoplastiche, con particolare interesse per la farmacologia molecolare oncologica pre-clinica. Mi occupo di neoplasie. Brevemente, il cancro è causato da alterazioni genetiche dovute a mutazioni multiple che portano alla deregolazione di pathways cruciali nelle cellule, per cui la nostra ricerca si propone di identificare tali alterazioni genetiche allo scopo di sviluppare nuove strategie antitumorali e contemporaneamente cerchiamo di identificare nuovi marcatori diagnostici, prognostici e predittivi per determinati tumori.
D.C.: Mi occupo principalmente di diabete di tipo I e diabete II, ma anche di studi in patologie acute che generano danni renali.
2) Puoi spiegarmi esattamente come funziona? Anche nel tuo laboratorio fate sperimentazione animale? In che modo?
I.F.: Dal 2009 ad oggi contribuisco allo studio di identificazione di nuovi approcci terapeutici per la cura del mesotelioma pleurico maligno. (Il mesotelioma pleurico maligno è un tumore ad alto grado di malignità. Tale neoplasia era considerata, fino a circa 30 anni fa, un tumore di eccezionale rarità, ma purtroppo la sua incidenza è aumentata ed è destinata ad aumentare. Ad oggi la sopravvivenza media va ancora dai 9 ai 17 mesi dalla diagnosi, per cui è necessario identificare quanto prima marker diagnostici, prognostici e terapeutici al fine di migliorare la cura di tale neoplasia e contemporaneamente la qualità della vita del paziente). Recentemente nei nostri laboratori abbiamo valutato l’effetto di vari composti su linee cellulari umane di mesotelioma pleurico maligno. E dai nostri dati è emerso che una di queste molecole, è in grado di indurre apoptosi (morte cellulare programmata) e far regredire il tumore sia da sola sia, in combinazione con gli attuali chemioterapici usati per la cura del MPM, senza mostrare alcun effetto citotossico su linee di mesotelio sano. Avendo ottenuto risultati promettenti in vitro non potevano non pensare, tentare e sperare che la stessa molecola avesse le stesse proprietà anche in vivo. Purtroppo ad oggi non credo ci sia un metodo alternativo per poter valutare l’effettiva efficacia o la tossicità sistemica di un farmaco sperimentale. Se si potesse credo che nessun ricercatore esiterebbe a farlo...
D.C.: La sperimentazione animale nasce come studio preclinico. Per studio preclinico si intendono test in vitro e in vivo che vengono effettuati per determinare l’effetto di una data molecola e stabilire se può essere impiegata come farmaco, dopo questo step si passa alla fase clinica, cioè una sperimentazione sull’uomo. Ho unito sia la sperimentazione in vitro a quella in vivo perché le due cose vanno a braccetto, non esiste sperimentazione in vivo (su animali) se quella in provetta non ha dato dei risultati positivi. In ogni caso la sperimentazione in vivo, cioè quella animale si occupa di replicare le condizioni patologiche di cui vogliamo occuparci, in un organismo complesso, il più simile possibile all’uomo e che quindi possa suggerirci, sia come la molecola si comporta sull’organo su cui vogliamo agire sia le conseguenze che ha sull’intero organismo. Questo è ben diverso dal testare la molecola su tessuti animali o ingegnerizzati isolati, o su cellule in coltura. N oi ci occupiamo di indurre la malattia o attraverso stimoli chimici (iniezione di molecole che inducano la morte di determinate cellule) o attraverso modifiche genetiche che inducono la malattia dovuto alla deficienza di un dato gene. Ma gli animali adesso vengono utilizzati anche come semplice veicolo per la rigenerazione di tessuti e organi; la ricerca biomedica e la sperimentazione stanno vivendo un'era basata sulla rigenerazione e sulla ingegnerizzazione dei tessuti. I famosi xenotrapianti non prevedono altro che l’inserzione di cellule di una specie in un'altra, ed ecco che attraverso questi viene studiato un tumore umano in una cavia (ottenendo nuovi target su cui agire farmacologicamente o sperimentare vere e proprie cure).
3) Che tipo di cavie utilizzate, se ne utilizzate?
I.F.: Per il nostro esperimento pilota abbiamo utilizzato topi nudi. La possibilità di poter utilizzare questo modello animale è molto importante poiché è possibile far attecchire il tumore senza generare rigetto per poi procedere con il trattamento. Ovviamente prima di procedere con la sperimentazione clinica e per tutta la durata dell’esperimento sono state seguite tutte le normative etiche, la salute degli animali è stata monitorata quotidianamente in modo da poter subito intervenire in caso di evidente stato di sofferenza. 
D.C.: Gli animali utilizzati da noi sono solo topi e ratti, ma in tutta Europa è più o meno così. Secondo dati resi noti dall’ UE circa l’80% degli animali da laboratorio è costituito da topi e ratti, il restante 20% comprende animali a sangue freddo, uccel li e carnivori. I primati, checchè se ne dica in giro, sono utilizzati molto poco (non dico che non vengono utilizzati solo perché non ho un dato aggiornato) e lo stesso vale per cani e gatti.
4) Come si fa senza cavie animali? Esistono metodi alternativi altrettanto efficaci?
I.F.: La sperimentazione animale è un passaggio indispensabile per la ricerca biomedica. La maggior parte delle nostre conoscenze nel campo della biochimica generale, della fisiologia e dell’endocrinologia origina dalla sperimentazione animale. La scelta di un modello animale è molto complessa poiché l’animale deve in questo caso sostituire l’uomo ed un modello animale “perfetto” forse non esiste data l’eccessiva complessità e variabilità dei mammiferi. Ma testare farmaci in vivo è l'unico modo per valutare gli eventuali effetti sistemici di tali composti, monitorarne la tossicità e anche comprender e le eventuali alterazioni biologiche dovute alla somministrazione dei suddetti. La sperimentazione in vivo è comunque ben regolamentata: esistono norme etiche che devono guidare la sperimentazione: rispetto della vita e moderazione della sofferenza degli animali durante l’esperimento e al momento della soppressione. Locali di stabulazione e personale addetto sono soggetti ad approvazione da parte del Ministero della Sanità. Protocolli sperimentali controllati: devono seguire le norme di legge vigente o essere approvati in caso di deroghe; sono previste visite periodiche di un veterinario responsabile, specialmente durante la sperimentazione a durante la sperimentazione a lungo termine.
Per quanto riguarda i metodi alternativi (bioinformatica, farmacogenomica ecc...) non credo possano sostituire i modelli animali, poiché con essi non è possibile valutare, ad esempio, la metabolizzazione e l’eliminazione delle sostanze/farmaci. Ma sicuramente ogni ricercatore proverà e utilizzerà, quando possibile, la sostituzione di tale metodica laddove i metodi sostitutivi siano però effettivamente validati.
Da sempre l’uomo si serve degli animali per soddisfare le proprie necessità, ma nel caso della sperimentazione scientifica l’uomo/scienziato cerca sempre di agire in modo eticamente corretto minimizzando quanto più possibile le sofferenze degli animali, per cui trovo assolutamente insensato ostacolare questo tipo di progresso.  
D.C.: Senza cavie animali a mio parere non si può andare avanti, almeno nella sperimentazione dei farmaci. Molte molecole sono testate in vitro per poi non dare alcun risultato in vivo, al contrario mi chiedo qual è la percentuale di farmaci dannosi che sono stati messi in commercio dopo la sperimentazione animale? Il caso più eclatante d’errore nel rilascio di un farmaco è quello della Taliadomide (farmaco che preso in gravidanza determina gravi malformazioni nel neonato, focomelia). È nato da una sperimentazione animale poco accurata infatti non venne studiata l’azione del farmaco su ratti e topi gravidi. Ma rendiamoci conto se la condizione di gravidanza può determinare degli effetti collaterali così devastanti, quanto realmente può essere predittivo un sistema che non è costituito da un organismo complesso?
La sperimentazione animale dal canto suo, non è infallibile, esistono comunque dei problemi di riproducibilità dei dati da una specie all’altra ed esiste comunque un problema etico da affrontare (sempre dai dati: la popolazione europea è 600 milioni di persone, gli animali utilizzati sono invece 12 milioni; questo significa che per ogni persona vien usato 0,16 animali all’anno).
Onestamente dei metodi alternativi per quanto concerne la sperimentazione dei farmaci non esistono. I metodi in vitro come ho detto all’inizio sono importantissimi ma non possono rappresentare l’unica via d’analisi. In vivo e in vitro sono complementari tra loro, il primo passo vero per risolvere la quesitone “ vivisezione” a mio parere è cercare di capire che la distribuzione di farmaci che siano sicure è in primis interesse del “consumatore” e poi dei produttori, perché in fondo loro al massimo ci rimettono i soldi, non la salute.
 
NEL CUORE.ORG
5 DICEMBRE 2013
 
UE: ETICHETTA CARNI, OBBLIGATORI LUOGO ALLEVAMENTO E MACELLO
Da Bruxelles più chiarezza dopo gli ultimi scandali
 
L'Ue ha deciso di introdurre una nuova etichetta per fare chiarezza sull'origine o sulla provenienza di carne fresche, refrigerate o congelate, di maiale, pecora, capra e pollame. Sarà, infatti, obbligatorio introdurre in etichetta il luogo dell'allevamento e della macellazione, mentre l'origine potrà apparire su base volontaria, se la carne è ottenuta da animali nati, allevati e macellati nello stesso Paese. Il presidente della commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo, Paolo De Castro, ha commentato. "Le nuove regole che danno esecuzione al regolamento sulle informazioni alimentari ai consumatori del 2011 prevedono l'esplicitazione, a livello comunitario, delle voci 'origine', 'allevato' e 'macellato'. Questa esplicitazione - prosegue - si tradurrà in un sistema di etichettatura obbligatorio che stabilisce un nesso tra una particolare carne e il luogo di provenienza dell'animale, incluse distinzioni opportune tra prodotti comunitari ed extra-Ue. Gli animali nati, allevati e macellati nello stesso Stato membro potranno essere etichettati con la definizione 'Origine: e il nome dello Stato membro o del Paese terzo', mentre negli altri casi saranno indicati obbligatoriamente sull'etichetta sia il luogo di allevamento che quello di macellazione"
 
NEL CUORE.OR
6 DICEMBRE 2013
 
TRENTO: RESTITUISCONO A PEZZI ETTORE, IL MAIALINO FUGGITIVO
Era scappato domenica ad una signora di Gardolo
 
E' andata male ad Ettore, il maialino fuggito domenica dalla casa della proprietaria Roberta Perini, di Gardolo (Trento), Per lei era un animale da compagnia, ma i vigili del fuoco gliel'hanno restituito tagliato a pezzi e pronto per essere surgelato. Secondo i pompieri, l'animale sarebbe stato trovato zoppicante e sarebbe morto in caserma. A quel punto i vigili avrebbero deciso di mangiarlo. La signora sospetta invece che "Ettorino" sia stato ucciso apposta. "Non mi dò pace – ha dichiarato al "Trentino" – per la fine che ha fatto, ma sono felice di avergli dati dei mesi di vita degna di essere vissuta. A differenza dei suoi fratelli degli allevamenti da carne, lui ha potuto essere libero, grufolare nell'erba, ricevere coccole, correre con i suoi amici cani, ha potuto dormire al caldo". Stamani nel sobborgo a nord di Trento sono comparse sagome in legno con disegnato il muso del maialino piangente, al centro di una bara bianca. I segni di solidarietà alla donna sono comparsi nelle rotatorie all'ingresso del centro abitato.
 
GEAPRESS
14 DICEMBRE 2013
 
Trento – Il maialino “salvato” e … mangiato?
Intervento dell'Eurodeputato Andrea Zanoni
 
Una vicenda che ha dell’incredibile così come è stata riportata dai media. E’ quella del maialino Ettore fuggito da una abitazione di Martignano, frazione di Trento. L’animale, ritrovato nella piazza di Gardolo, sarebbe stato prima catturato e poi ucciso per essere mangiato. Fatto già preoccupante se non fosse arrivata, ad aggravare le cose, la notizia che ad avere commesso tutto ciò sarebbero stati i Vigili del Fuoco Volontari di Gardolo.
Alla proprietaria, che l’aveva cercato un po’ ovunque, il piccolo Ettore sarebbe stato consegnato dalla Polizia Municipale in un sacco di plastica, ormai morto e a pezzi. Ettore era stato riscattato da un agriturismo quando aveva due mesi. Per quattro mesi era stato amorevolmente accudito, finchè parrebbe essere finito a … pezzi.
Sulla vicenda è ora intervenuto l’Eurodeputato Andrea Zanoni che ha chiesto con una lettera spiegazioni al Comandante del Corpo Vigili del Fuoco Volontari di Gardolo e al Dirigente della Federazione dei Vigili del Fuovo Volontari del Trentino. ” È già difficile affrontare la separazione naturale dai nostri animali – ha dichiarato l’On.le Zanoni – e posso solo immaginare cosa deve aver provato la signora che l’aveva accolto a vedersi riconsegnare il maialino in quelle indicibili condizioni. Ha il diritto di avere spiegazioni in merito all’accaduto e, se ci sono delle responsabilità, di avere giustizia“.
Ettore in paese lo conoscevano tutti. Era solito andare in giro e tornare a casa da solo. Dormiva, con il musetto nella paglia, in mezzo a due cagnette e, appena vedeva il cibo, faceva le feste grugnendo.
“Ogni cittadino – ha concluso l’On.le Zanoni – ha diritto di scegliere con quali animali vivere e ha il diritto di vedersi restituire il proprio animale smarrito, sano e salvo“.
 
MESSAGGERO VENETO
6 DICEMBRE 2013
 
A San Giorgio è strage di gatti e cani avvelenati
Seminate esche nella zona del Villaggio fiorito. Gli animali muoiono fra atroci sofferenze
 
SAN GIORGIO DI NOGARO (UD). Moria di gatti: li avvelenano con esche che procurano loro atroci sofferenze. A denunciarlo sono diverse persone del Villaggio fiorito di San Giorgio, zona che da qualche tempo è stata presa di mira da alcuni sadici che disseminano delle esche nei giardini, esche che una volta mangiate dai gatti non lasciano scampo: la morte è certa e tra grandi sofferenze.
Ma non solo: è successo che le esche siano state ingerite anche da cani, uccidendoli. Un grande dispiacere per i loro proprietari.
«Abbiamo avvisato di quello che sta accadendo sia i vigili urbani che i carabinieri che hanno fatto un sopralluogo - spiegano con amarezza alcuni cittadini - ma nulla possono fare se non trovano queste persone “sul fatto”, cioè mentre “seminano” le esche. Non capiamo le motivazioni che spingono la gente a queste ignobili azioni, anche perchè non si tratta di gatti abbandonati: hanno un padrone, per cui se danno loro fastidio, lo dicano a noi, senza prendersela con le nostre bestiole».
 
MESSAGGERO VENETO
8 DICEMBRE 2013
 
Gatti e cani avvelenati: un esposto dal Comitato

Francesca Artico

 
SAN GIORGIO (UD) - Il Comitato Ambiente San Giorgio, presenterà un esposto contro ignoti, per l’avvelenamento dei gatti (e cani) domestici della zona residenziale del Villaggio Fiorito di San Giorgio di Nogaro. A dirlo è Lucio Garbin, che da anni è impegnato nella difesa delle colonie feline sangiorgine, e degli animali domestici in genere, a fronte del «vile atto che qualcuno sta attuando nei confronti di questi animali domestici. Non è giusto ne civile prendersela con animali che non sono in grado di difendersi, soprattutto facendoli morire in modo cosi atroce: parlino con i proprietari se ci sono problemi senza ammazzare i gatti». Dopo la denuncia fatta ieri sulle pagine del nostro giornale, dai proprietari di questi animali, che oltre a veder morire i loro mici in modo atroce a causa dell’ingerimento di esche, che in alcuni casi hanno provocato l a morte anche dei loro cani, è arrivata però anche una sorta di spiegazione da parte degli stessi, sulle motivazioni che potrebbero essere la causa di questa “caccia” ai gatti. «Da tempo, alcuni abitanti nella zona del Villaggio Fiorito - raccontano -, si lamentano che accanto ai cassonetti colmi di immondizie ci sono sacchetti depositati a terra di scarti umidi che attirano i gatti, che rovistando sparpagliano i contenuti creando problemi igienici». «Noi temiamo, perchè altra spiegazione non riusciamo a darci, che questo possa aver scatenato una sorta di ritorsione nei confronti degli animali, facendo scattare l’idea dell’avvelenamento. Se questo fosse vero, diciamo che incolpano gli animali del mancato senso civico della gente, e questo non è giusto».
 
MESSAGGERO VENETO
18 DICEMBRE 2013
 
Gatti avvelenati a San Giorgio: «Vanno trovati i responsabili»
 
SAN GIORGIO DI NOGARO (UD). «Invito caldamente gli inquirenti a fare indagini a 360 gradi per smascherare i responsabili di questi atti incivili (disseminare esche avvelenate per gatti) che mettono in pericolo anche l’incolumità pubblica». A dirlo è l’eurodeputato Andrea Zanoni, vicepresidente dell’Intergruppo per il benessere e la conservazione degli animali al Parlamento europeo, che afferma: «Chi ha compiuto questa strage è un delinquente senza scrupoli che mette a rischio anche i bambini che, inconsapevoli, possono entrare in contatto con i veleni disseminati sul terreno. Sono episodi gravissimi che vanno puniti in modo esemplare. L’avvelenamento costituisce un doppio reato: configura sia il maltrattamento di animali, sia l’uso di esche e bocconi avvelenati e sono previste sanzioni penali. Invito gli inquirenti a effettuare minuziosamente tutte le indagini possibili».
Come si ricorderà, nel quartiere residenziale del Villaggio Fiorito di San Giorgio di Nogaro, mani per ora ignote avevano disseminato esche avvelenate nei giardini che hanno causato la morte di gatti e di alcuni cani. Il Comitato ambiente ha presentato un esposto.
 
GEA PRESS
6 DICEMBRE 2013
 
Gaggiano (MI) – Il Barbagianni del cimitero, centrato dal fucile
E' salvo grazie alla LIPU. Un duro colpo, per l'animale e la biodiversità della Pianura Padana

 
E’ finito impallinato il Barbagianni che viveva nei pressi del cimitero di Gaggiano, a sud ovest di Milano. Il predatore notturno è stato trovato da un cittadino nella giornata di ieri. Il rapace  è ora  ricoverato presso il Centro Recupero Fauna Selvatica “La Fagiana” gestito dalla LIPU a Magenta, nel Parco del Ticino.
Di quel colpo di fucile l’animale porta il ricordo del foro nell’ala sinistra e le tracce di piombo nel becco. “Per fortuna – riferisce a GeaPress Veronica Burresi, responsabile del Centro – non vi sono  fratture ossee. Di certo, chi ha sparato, non può averlo confuso con altro animale“. In quella zona erano a quanto pare presenti più cacciatori, probabilmente attratti dal buon passaggio di migratori spinti verso sud dal freddo di questi giorni.
L’animale, sta per fortuna ben rispondendo alla cura e sebbene la prognosi potrà essere sciolta solo tra qualche giorno, gli esperti della LIPU e la Veterinaria del Centro, sono fiduciosi.
“La gravità di quanto commesso – ha aggiunto la dott.ssa Burresi – si evidenzia anche dal danno comportato alle popolazioni selvatiche di questo rapace. Il Barbagianni, infatti, è molto localizzato nella Pianura Padana e le sue popolazioni , decisamente  contenute, sono concentrate solo in pochi posti“. Dunque una danno non solo per il povero animale ma anche un sicuro colpo inferto alla biodiversità dei luoghi. Oltretutto l’area di Gaggiano è quella del Parco Sud di Milano, dove insistono  molti coltivi. Il Barbagianni con la predazione esercitata sui roditori, svolge una funzione utile all’agricoltura.
Grazie all’impegno del Centro di Recupero della LIPU, il Barbagianni tornerà probabilmente in natura ma, sottolineano gli esperti, il problema del piombo, qualora dovessero rivelarsi altri pallini nei tessuti, potrebbe presentarsi postumo alla guarigione delle ferite. Il metallo pesante, infatti, è tossico per gli organismi viventi. Nel tempo può manifestarsi il saturnismo, con effetti purtroppo anche letali.
 
GEA PRESS
6 DICEMBRE 2013
 
Roma – Mia, l’elefantessa scappata due volte
Come si è annacquata la legislazione in tema di "animali pericolosi"

 
Dovrebbe trattarsi dell’elefante che lo scorso novembre si ritrovò in prossimità delle bancarelle del mercato di Ponte di Nona a Roma. Nel caso lo appurerà il Corpo Forestale dello Stato che però, questa volta, non è stato ancora contattato.
Ad intervenire nei pressi del Grande Raccordo Anulare, zona via Talenti, è stata infatti la Polizia di Stato. Gli addetti del circo hanno poi provveduto a raggiungere l’elefantessa indiana. Chissà cosa diranno ora i circensi che in qualche occasione, dopo la prima fuga, erano sembrati  minimizzare l’accaduto.
Mia, riferiscono fonti degne di nota esterne al mondo circense, è comunque un animale particolarmante mansueto anche se per la sua mole nulla può dirsi certo. A non definirli “mansueti” è invece la legislazione italiana, più volte ritoccata in funzione del mantenimento nei circhi degli animali appartenenti a specie cosiddette “pericolose per la salute  e l’incolumità del pubblico”. Tra questi anche gli elefanti.
Nel 1996 un Decreto Interministeriale stilò un elenco di tali specie, inserendovi, ad esempio, elefanti, grandi felini, orsi primati, rinoceronti, ippopotami e numerosi rettili. A partire dal primo gennaio 1997 venne vietata la detenzione di questi animali, con l’esclusione di poche categorie tra cui giardini zoologici e circhi da autorizzare. La prima stesura della legge incaricava una Commissione ministeriale al  rilascio dell’idoneità alla detenzione. Questo anche in funzione del rispetto di alcuni parametri relativi al benessere. Tutti i circhi che presentarono l’istanza (grandi  e piccoli dello spettacolo itinerante italiano) non ebbero però riconosciuto tale accoglimento. Cosa fece il legislatore? Nel dicembre 1998, all’interno di un provvedimento calderone, modificò la legge solo nella parte relativa ai circhi ( i giardini zoologici che in sostanza superarono un primo esame, non furono coinvolti).
Rimase però controversa la questione su chi doveva rilasciare questa autorizzazione, tanto che i Ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Agricoltura, fornirono un numero così elevato di circolari esplicative da ritrovarsi, in alcuni casi, in palese contraddizione tra loro. Nel maggio 2002 il Ministero dell’Interno con l’allora Ministro Claudio Scajola., mise una pietra sopra diradando ogni dubbio sulla competenza del Dicastero in tema di Sicurezza. Le Prefetture avrebbero rilasciato l’idoneità sentita l’allora Commissione sui Pubblici Spettacoli che avrebbe a sua volta sentito i Servizi Veterinari delle ASL i quali potevano fare riferimento ai parametri stabiliti nel 1996. Più passaggi che avevano così dilungato e forse annacquato la procedura. L’autorizzazione del Prefetto era unica  per tutta l’Italia, salvo modifica della struttura e/o numero e specie animali.
Dal 1998 ad oggi in Italia si sono avuti numerosi incidenti, anche mortali, causati dalle tigri, anch’essi “animali pericolosi”. Sui passati trascorsi di elefanti in fuga dal circo si registra, prima del 2002, una fuga a Roma ed a Torino. A Genova, una ventina di anni addietro, una grave episodio  coinvolte un bambino. L’elefante, però, non era in fuga ma detenuto nel circo. Nelle Marche avvenne pure un caso mortale ai danni di un inserviente del circo. Quell’elefante è ancora in giro per l’Italia, ed il circo risultò senza colpa. Ora in un mese, due fughe.
 
NEL CUORE.ORG
6 DICEMBRE 2013
 
ROMA, ELEFANTESSA A SPASSO VICINO AL GRANDE RACCORDO ANULARE
Lav al Prefetto: vietare l'attendamento dei circhi
 
E' fuggita dal circo ed e' andata a spasso per la periferia di Roma. A spingere l'elefantessa Mia ad allontanarsi dal circo e ad 'incamminarsi' sulla strada che porta a ridosso del Grande Raccordo Anulare, stamani e' stata la fame ma soprattutto "la gola". Gli elefanti, animali erbivori, sono infatti ghiotti di fogliame ed erba e come una pecorella, seppur di mole molto diversa, verso le 12.30 Mia, da 46 anni al "servizio" di Amedeo Orfei, ha "brucato" lungo via Ugo Ojetti, a Montesacro, fino appunto alle porte del Gra, poi e' tornata in via Rossellini ed il suo pasto e' finito accanto ad una rotonda, dove i proprietari l'hanno recuperata e portata a casa. Ma Mia non e' una pecora e alcuni cittadini spaventati hanno chiamato le forze dell'ordine, polizia e carabinieri. Il timore era che un innocente spuntino potesse avere conseguenze tragiche se solo l'animale si fosse avventurato nel traffico del Raccordo Anulare. Complice della fuga di Mia, una rete non chiusa ermeticamente del circo che dal 29 novembre ha allestito la sua tenda proprio in via Ugo Ojetti. Ma in un mese a Roma e' la seconda volta che un elefante scappa da un circo e la fame sembra essere all'origine delle fughe. Il 7 novembre e' accaduto a Ponte di Nona. Ma di sicuro l'animale, di quasi 40 anni, era piu' scaltro di Mia visto che e' andato a procurarsi il cibo, non lungo i bordi della strada, ma direttamente al mercato, dove e' stato recuperato dal Corpo Forestale dello Stato. Ad attirare il pachiderma erano stati i banchi della frutta. Il circo era stato anche oggetto di una verifica da parte del personale del Servizio Cites di Roma del Corpo forestale dello Stato per accertare l'idoneita' della struttura di detenzione dell'esemplare, cosi' come stabilito dalla legge, e per assicurarsi dello stato di benessere dell'elef ante. L'animale, ritenuto imprevedibile e pericoloso, non ha provocato danni.
"Evidentemente – commenta la Lav - i circensi non sono in grado di garantire l'incolumita' pubblica, ne' di custodire adeguatamente gli animali che dicono di amare tanto". Per questo l'associazione, contraria a ogni forma di sfruttamento animale, chiede al Prefetto della Capitale, Giuseppe Pecoraro, di vietare l'attendamento dei circhi su tutto il territorio comunale, considerando che gli enti deputati al rilascio delle autorizzazioni, Comune e Asl, non sembrano in grado di valutare l'effettivo rispetto delle norme Cites relative alla detenzione di animali ritenuti pericolosi per la pubblica incolumita', cosi' come di garantire un immediato e risolutivo intervento. Il Circo di Amedeo Orfei, secondo quanto riferisce la Lav, peraltro, "non e' nuovo a questi "incidenti": nell'aprile del 2010 l'elefantessa Dumbo riusci' a fuggire dal recinto e venne trovata nel giardino di un'abitazione privata a Bassano del Grappa (Vicenza); la stessa elefantessa fuggi' anche a Pistoia, nel dicembre del 2011, trovata poi presso un distributore di benzina".Rincarala dose l'Enpa: "Che cos'altro deve accadere prima che le autorità si muovano e prendano seri provvedimenti? Deve forse accadere una tragedia? Qualcuno deve forse rimanere ferito o perdere la vita? Giusto un mese si era verificato, proprio nella Capitale nel quadrante est della città, una situazione analoga – prosegue l'Enpa -. In quella circostanza chiedemmo con forza controlli preventivi sui circhi per tutelare sia la salute degli animali sia l'incolumità pubblica. Oggi assistiamo stupefatti a questo nuovo episodio che confermerebbe l'incapacità dei circhi di gestire gli animali in modo appropriato.» 
 
LA ZAMPA.IT
6 DICEMBRE 2013
 
“Effetto Dudù”, la Lav avverte: “Non comprate cani soprattutto per Natale”
Il presidente Felicetti: centinaia di “simil-barboncini” aspettano un’adozione
 
«Le mode che possono essere lanciate da un cane “celebre” come Dudù fanno male agli animali. L’innamoramento vero o presunto sulla base di un’emozione ha precedenti illustri: dal boom di Lassie e Rin Tin Tin negli anni ’70, a quello di Labrador per la pubblicità di una carta igienica, fino ai Dalmata della “Carica dei 101”. Tutti fenomeni che non hanno fatto assolutamente il bene degli animali”. È critico Gianluca Felicetti, presidente della Lega antivivisezione (Lav) nel commentare la notizia dell’aumento di vendite di cani di razza Barboncino sulla scia del clamore mediatico sul bianco amico di Francesca Pascale, compagna di Silvio Berlusconi.  
«Tra le altre cose - dice Felicetti all’Adnkronos Salute - queste mode hanno incentivato l’acquisto degli animali, che è il primo modo per rendere un essere vivente un oggetto fin dall’inizio del proprio rapporto con lui. E questo è paradossale perché ci sono tanti cagnolini simili a Dudu’ che aspettano una famiglia nei canili o nei rifugi delle associazioni animaliste. Basterebbe recarsi in visita in una di queste strutture e non fermarsi davanti alla vetrina di un negozio o in un allevamento». Fra l’altro, ricorda Felicetti, «la Lav si è costituita parte civile nel processo ai danni della proprietaria della mamma di Dudu’», accusata di presunti maltratta menti di animali nel suo allevamento.  
«Maria Vittoria Brambilla - evidenzia il presidente Lav - ha fatto quindi una buona azione nell’affidare il cagnolino a una famiglia dove sicuramente non gli mancano cibo e coccole». Niente cani di razza a tutti i costi, dunque, soprattutto a Natale: «L’ingresso di un animale come parte integrante della famiglia non può nascere da un regalo, ma da una adozione consapevole e responsabile, che sia basata sulla conoscenza minima delle esigenze etologiche del cane, dei diritti e dei doveri del proprietario, che per fortuna aumentano sempre di più. Sotto l’albero è meglio allora mettere degli aiuti a chi aiuta gli animali a trovare una famiglia», conclude.
 
NEL CUORE.ORG
6 DICEMBRE 2013
 
PELLICCE, EURISPES: L'83 PER CENTO DEGLI ITALIANI E' CONTRARIO
"Particolare nel Paese la sensibilità verso gli animali"
 
Le lunghe campagne animaliste condotte per anni anche nel nostro Paese hanno sicuramente contribuito a sensibilizzare i cittadini sui temi dello sfruttamento degli animali e della loro salvaguardia sotto diversi punti di vista. In particolare il tema della produzione e dell'utilizzo delle pellicce, e quindi dell'allevamento di animali a questo scopo, trova presso gli italiani un'opposizione quasi plebiscitaria. L'ultima rilevazione dell'Eurispes (Rapporto Italia 2011) fa emergere infatti che 8 italiani su 10 (83%) sono contrari all'uso delle pellicce. Eppure sul nostro territorio rimangono aperti ancora diversi allevamenti di animali da pelliccia. Proprio per questo motivo, questo week-end (7-8 dicembre), una delle associazioni animaliste tra le più attive nel nostro Paese, la LAV, torna nelle piazze italiane per chiedere il divieto di allevamento di animali perla produzione di pellicce. Un'iniziativa che ha raccolto adesioni importanti che arrivano anche da personaggi famosi italiani e non, e che ha visto in questi ultimi anni l'impegno anche di numerosi rappresentanti delle nostre Istituzioni, in prima fila la parlamentare Michela Brambilla. Da dove nasce questa particolare sensibilità degli italiani verso gli animali? Dalle più recenti indagini dell'Eurispes (2013) emerge che in oltre la metà delle nostre case è presente uno o più animali d'affezione (55,3%). Fanno compagnia agli anziani, allietano la vita degli adulti e giocano felicemente con i bambini: gli animali domestici ormai sempre più spesso sono considerati come "qualcuno di famiglia".
 
GIORNALETTISMO
6 DICEMBRE 2013
 
La tassa sui cani non sterilizzati
L'idea è tutta in un emendamento alla Camera e punta a migliorare la qualità di canil
 
Stefania Carboni
 
Una tassa sul proprio cane non sterilizzato. Sarebbe questa l’idea che è al vaglio ora alla commissione Affari Sociali alla Camera. Un emendamento che però di fatto aiuterebbe non poco a combattere il randagismo nelle strade, evitando così il moltiplicarsi di cuccioli nati da amici a quattro zampe abbandonati nelle strade. DI COSA SI TRATTA – L’emendamento 130917 si trova ora in commissione Affari Sociali alla Camera, a presentarlo è il deputato Pd Paolo Cova.
1.)Alla legge 14/08/1991 n. 281, sono apportate le seguenti modifiche: art 6, abrogato dall’art. 10 dl 18/01/2003 n.8, è sostituito dal seguente:
“ 1. i proprietari o detentori di cani non sterilizzati sono tenuti al pagamento di una tassa comunale annuale, istituita da ciascun comune con propria delibera con previsione di esenzioni, riduzioni, detrazioni in favore di determinate categorie di soggetti.
2.) La certificazione di sterilizzazione chirurgica definitiva è rilasciata da medici veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all’anagrafe regionale degli animali d’affezione, i quali contestualmente provvedono alla registrazione della sterilizzazione dell’animale presso l’anagrafe.
3.) Sono esentati dall’imposta: a) i cani di proprietà di allevatori professionali di cui alla Legge 23/08/1993 n.349; b) i cani esclusivamente adibiti alla guida dei ciechi e alla custodia degli edifici rurali e del gregge; c) i cani adibiti ai servizi dell’Esercito ed a quelli di pubblica sicurezza; d) i cani appartenenti a categorie sociali eventualmente individuate dai Comuni
«Il fenomeno del randagismo – spiega la nota di accompagnamento – sta creando ingenti problemi alle amministrazioni comunali e la continua presenza di cani randagi necessita di forme di prevenzione più efficaci. Promuovere la sterilizzazione dei cani di proprietà consente di limitare il numero dei cuccioli che possono diventare potenziali “cani abbandonati”».Non solo, il provvedimento ingrosserebbe le casse comunali: «Il contributo dei proprietari di cani “non sterilizzati” sostiene le amministrazioni a prevenire il randagismo con una piena vigilanza sui cani e incentiva l’attuazione dell’anagrafe canina con l’inserimento dei microchip».
È UTILE? – Serve o no un emendamento simile? L’abbiamo chiesto ad Angelo Troi, Segretario nazionale SIVELP (sindacato italiano veterinari liberi professionisti). «In realtà non sono solamente gli animali senza padrone che alimentano il numero impressionante di randagi. I cani allo stato brado hanno una bassa efficienza riproduttiva perchè sottoposti alla selezione naturale. Malattie, fame, eventi atmosferici, distruzione delle cucciolate da parte di conspecifici ed altri animali ecc., rendono piuttosto difficile la sopravvivenza dei cuccioli in natura. Vi è dunque un continuo apporto di nuovi cuccioli dall’ambiente domestico. Il randagismo rappresenta un problema in primo luogo per i cani stessi, che hanno perso nei secoli l’efficienza predatoria del lupo ma riuniti in branco fanno seri danni all’ecosistema, costituiscono un rischio per gli altri animali e per l’uomo, danneggiano le addività zootecniche, rappresentano serbatoi di zoonosi, sono spesso coinvolti in incidenti stradali e nell’ipotesi che siano catturati, curati e sfamati, passano troppo spesso la loro esistenza in un canile».
UNA RIVOLUZIONE – Il provvedimento (in caso di approvazione) diventa rilevante. «Per la prima volta – spiega Troi – da quando è uscita al legge sul randagismo (1991), legge che alla prova dei fatti ha determinato un’esplosione del fenomeno, si cerca di fare qualcosa di più di una campagna di informazione. Si propone, con un emendamento, un provvedimento innovativo, più volte invocato dal sindacato dei veterinari liberi professionisti: un tassa sui cani non sterilizzati che esenta in partenza gli animali sterilizzati. La sterilizzazione rende impossibile la riproduzione e quindi la nascita di nuovi, potenziali, randagi. Agisce cioè alla fonte del problema». Il randagismo pesa circa 10 mila euro l’anno in media alle casse dei comuni italiani. &la quo;Si cerca in tal modo di introdurre, con un criterio di convenienza nel possedere un cane sterilizzato, una consuetudine del tutto normale nei paesi privi di randagismo, dove la popolazione di cani di proprietà conta 8 cani su 10 privi di capacità riproduttiva», spiega Troi. Non solo, gli amici a quattro zampe ne guadagnano sulla salute: «Questo, lo si è dimostrato con vari studi scientifici, aumenta la longevità media dei cani, riduce la possibilità di fuga ed il vagabondaggio -tipico della stagione degli amori- e di contrarre patologie ed infestazioni parassitarie; minimizza certi comportamenti inopportuni come la marcatura del territorio e rende di fatto più agevole l’ingresso degli animali in hotels, locali e trasporti pubblici».
COSTI – Il proprietario verrebbe responsabilizzato, mentre per le persone meno abbienti il Comune può favorire bonus per la sterilizzazione. Ma i costi? «Questo provvedimento – spiega Troi – è a costo zero per le casse pubbliche e per i proprietari che sterilizzano i loro animali. Offre una convenienza, un incentivo ai sindaci nell’effettuare i controlli (la tassa va ai comuni), si raccolgono fondi da poter destinare ad una decorosa gestione dei canili e dei loro ospiti. Permette di costituire dei fondi di solidarietà in ambito comunale per aiutare le persone meno abbienti a sterilizzare il proprio animale, ad esempio attraverso un bonus-sterilizzazione da spendere presso il proprio veterinario di fiducia».
RISCHI - Ridurrà le adozioni? «No, perchè la legge impone di sterilizzare gli animali fin dall’ingresso nei canili, con costi a carico del sistema sanitario nazionale. Incentiverà anzi queste sterilizzazioni che troppo spesso sono rimaste solamente scritte sulla carta», spiega il veterinario. Avrà ripercussioni sugli allevatori? «No – precisa – perchè è prevista l’esenzione per questa categoria, già sottoposta al versamento delle imposte previste per il settore. Se non sarà disattesa potrebbe svuotare i canili e responsabilizzare i proprietari contro l’abbandono. Molto starà al senso civico di chi muove l’opinione pubbica; siamo consapevoli che il randagismo muove interessi giganteschi ed un giro impressionante di fondi neri». Ovvero? Troi parla del problema delle non adozioni ovvero la tendenza di alcune strutture nel “rifiutare” l’affidamento verso nuovi padroni per non perdere il profitto elargito dai fondi comunali. «Spesso – racconta – molti clienti dei veterinari ci raccontano che il canile (stra-pieno) non aveva animali “adatti a loro” e li invitava ad attendere l’arrivo di cuccioli che, guarda caso, sono sempre pronti (provengono da altre regioni e persino da altri Stati). Avrebbe un senso stabilire una specie di meccanismo “a cascata” che non permetta alle strutture finanziate con fondi pubblici di dare in adozione animali di diversa provenienza, prima di aver esaurito quelli ricoverati. Ma un passo per volta».
 
GEA PRESS
6 DICEMBRE 2013
 
Canada – Ancora contributi per la caccia alle foche
La denuncia di IFAW: soldi sprecati, gli stessi canadesi non credono più nella validità di questa caccia

 
Ancora contributi per la caccia alle foche. Ad accusare il Governo canadese per la nuova elargizione è l’IFAW (International Fund for Animal Welfare) il quale ricorda il recente pronunciamento del WTO che ha confermato la legittimità del divieto di importazione di derivati, esistente nei paesi UE.
Ad avviso degli ambientalisti si tratterebbe di un vero e proprio sperpero di denaro pubblico, il quale ben poco serve anche alla cosiddetta caccia tradizionale praticata dai nativi Inuit. La prova è nella stessa percezione che avrebbero i cittadini del Canada i quali, sempre secondo IFAW, considerano ormai avviata a conclusione la caccia ai cuccioli di foca.
L’inizio della prossima mattanza è previsto per la seconda metà del marzo 2014. Nel corso della campagna 2013, si ebbero però non pochi problemi a causa del precoce scioglimento dei ghiacci. Un problema, questo, che incide comunque sulla consistenza delle popolazioni di foche. I cuccioli, infatti, non sono ancora in grado di nuotare e vanno incontro  a sicuro annegamento nel caso di scioglimento anticipato dei ghiacci.
 
ANSA
6 DICEMBRE 2013
 
Grecia, petizione internazionale contro uso animali in zoo
Enpa, no a deroga, norme devono essere più stringenti
 
ROMA - Una petizione internazionale per evitare che la Grecia, primo Paese europeo a mettere al bando l'uso di animali nei circhi, deroghi a tale divieto consentendo agli zoo di usufruire di una specie di 'wild card' per poter organizzare spettacoli e performance con gli animali. A lanciare l'iniziativa, sulla piattaforma change.org, numerose associazioni animaliste internazionali.
In Italia la petizione ha trovato l'adesione dell'Ente nazionale protezione animali (Enpa), secondo cui ''ancora una volta si vuole giustificare lo sfruttamento di altri esseri viventi con la motivazione che tali spettacoli avrebbero un valore educativo'', dice Ilaria Ferri, direttore scientifico dell'Enpa.
''In realtà è vero il contrario: non c'è nulla di più diseducativo che vedere un animale costretto con la deprivazione alimentare ad eseguire esercizi ripetitivi e contrari alle sue caratteristiche etologiche''.
''Nonostante il divieto generale di impiegare animali per gli spettacoli circensi, in Grecia continuano ad esserci situazioni di illegalità, ad esempio il caso dei tursiopi importati illegalmente dalla Lituania nel 2010 e detenuti presso il Parco Zoologico dell'Attica'', di cui ''era legittimo aspettarsi una chiusura immediata'', sottolinea Ferri, secondo cui casi come questo ''evidenziano l'urgenza di stringere, e non di allargare, le maglie delle normative a protezione degli animali''.
 
LA ZAMPA.IT
8 DICEMBRE 2013
 
Grecia, petizione internazionale  contro l’uso degli animali negli zoo
L’obiettivo: evitare che si consenta l’utilizzo di una specie di “wild card” per poter organizzare spettacoli e performance con gli animali.
 
Una petizione internazionale per evitare che la Grecia, primo Paese europeo a mettere al bando l’uso di animali nei circhi, deroghi a tale divieto consentendo agli zoo di usufruire di una specie di “wild card” per poter organizzare spettacoli e performance con gli animali. A lanciare l’iniziativa, sulla piattaforma change.org, numerose associazioni animaliste internazionali. 
In Italia la petizione ha trovato l’adesione dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa), secondo cui «ancora una volta si vuole giustificare lo sfruttamento di altri esseri viventi con la motivazione che tali spettacoli avrebbero un valore educativo», dice Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Enpa. «In realtà è vero il contrario: non c’è nulla di più diseducativo che vedere un animale costretto con la deprivazione alimentare ad eseguire esercizi ripetitivi e contrari alle sue caratteristiche etologiche». 
«Nonostante il divieto generale di impiegare animali per gli spettacoli circensi, in Grecia continuano ad esserci situazioni di illegalità, ad esempio il caso dei tursiopi importati illegalmente dalla Lituania nel 2010 e detenuti presso il Parco Zoologico dell’Attica», di cui «era legittimo aspettarsi una chiusura immediata», sottolinea Ferri, secondo cui casi come questo «evidenziano l’urgenza di stringere, e non di allargare, le maglie delle normative a protezione degli animali». 
 
GREEN STYLE
6 DICEMBRE 2013
 
Canada, sequestrati 143 animali da una casa
 
Ennesimo caso di animal hoarding in una casa di Fredericton nella provincia canadese di New Brunswick: 143 animali sono stati salvati dagli ufficiali della SPCA. Un numero spropositato di esemplari reclusi in un’abitazione che conta la presenza di 30 uccelli, 58 gatti, 21 cani, sei maialini, cincillà, gerbilli e conigli. Risultato di un accumulo compulsivo di animali perpetrato nel tempo, come confermato da Olivia Justason della SPCA. Gli animali prelevati dall’abitazione risulterebbero quasi tutti in buone condizioni, a parte qualche esemplare per cui si è richiesto l’intervento del veterinario. Per nessuno è risultato necessario intervenire drasticamente attraverso la soppressione. Al contrario la casa è stata trovata in condizioni pessime e fatiscenti, la quantità di urina dispersa nell’ambiente ha reso l’aria irrespirabile. Gli agenti intervenuti sul posto hanno dovuto indossare mascherine protettive, per impedire svenimenti o intossicazioni. Ora gli animali sono stati accolti in stallo o presso rifugi attrezzati, per consentire loro un recupero fisico ed emotivo. Una condizione simile si è verifica a marzo di questo anno quando, in una casa di Scoudouc, sono stati prelevati 50 animali abbandonati a loro stessi. Questo denota una crescente e dilagante condizione legata all’accumulo di animali, sempre più diffusa ma poco visibile. Per questo gli agenti della SPCA confidano nelle segnalazioni anche se anonime.
La proprietaria dell’abitazione, presente in casa durante il sequestro, non ha opposto resistenza e si è resa collaborativa. Mentre i suoi 143 animali verranno destinati a nuove famiglie, per lei è previsto un consulto medico con psicologi e psichiatri. La SPCA invece invoca maggiore autorità per poter agire tempestivamente in casi di animal hoarding, senza il bisogno di un mandato che autorizzi l’ingresso in casa.
 
LA ZAMPA.IT
6 DICEMBRE 2013
 
Florida, corsa contro il tempo per salvare le balene “smarrite”
 
Squadre di emergenza al lavoro per soccorrere oltre 50 balene che per qualche misteriosa ragione hanno perso l’orientamento finendo in zone di acqua bassa dove rischiano di morire
Maurizio Molinari
corrispondente da NEW YORK
Corsa contro il tempo per salvare 41 balene dalle acque basse della Florida meridionale. Da oltre 48 ore le squadre di emergenza della “National Oceanic and Atmospheric Administration” sono all’opera in una baia remota del Everglades National Park, nell’estremo Sud della penisola, dove mercoledì pomeriggio sono state trovate 51 balene, che per qualche ragione hanno perso l’orientamento, finendo in una zona di acque basse dove rischiano di morire.  
All’arrivo, gli specialisti della “Noaa” hanno trovato 6 esemplari già morti mentre ad altri 4 hanno praticato l’eutanasia e adesso gli sforzi sono tesi a indurre le rimanenti 41 a uscire da una zona ad alto rischio, a causa di un livello dell’acqua salata inferiore al metro. “Stiamo facendo di tutto per riuscire nel tentativo e rimaniamo ottimisti nonostante le difficoltà” afferma Liz Stratton, portavoce dei team della “Noaa” impegnati nell’operazione-salvataggio, spiegando che “operiamo da chiatte per impedire che le balene si avvicinino alla riva, distante appena 25 metri, invertendo la rotta e tornando indietro”. I maggiori ostacoli vengono dai banchi di sabbia, presenti in quest’area, come anche dal fatto che si tratta di una regione del Everglades National Park dove non c’è copertura cellulare e dunque il coordinamento fra i soccorsi è più difficile. Il tentativo è di sfruttare l’alta marea notturna per allontanarle. “Non abbiamo molto tempo a disposizione” ammette Blair Mase, coordinatore del dipartimento della “Noaa” responsabile del salvataggio di “animali sperduti”. 
VIDEO
 
GEA PRESS
6 DICEMBRE 2013
 
Belgio, circhi equestri – Divieto di detenzione di specie selvatiche
Anni di lotta delle associazioni e l'impegno del Ministro Onkelinx
 
La Commissione Sanità Pubblica della Camera del Parlamento belga si è espressa in favore dello spettacolo circense senza animali di specie selvatica. Ne da comunicazione l’associazione GAIA. Il parere positivo è stato rilasciato lo scorso mercoledì.
Da segnalare come questo divieto era già stato ratificato lo scorso luglio dal Consiglio dei Ministri in seguito alla proposta del Ministro per gli Affari sociali e della Salute Pubbliche, nonchè Vice Primo Ministro del Parlamento federale Belga, Laurette Onkelinx (nella foto).
Per entrare in vigore occorre ora l’ultimo passo, ovvero l’approvazione del Parlamento riunito in seduta plenaria.
La battaglia delle associazioni belghe contro l’uso degli animali dei circhi è decennale. Dal 1992 al 2002 l’associazione GAIA ha condotto numerose investigazioni nei circhi. Secondo la stessa associazione in Belgio già 130 Comuni rifiutano la presenza di circhi con animali non domestici. La battaglia di Gaia si era poi spostata in Parlamento dove dovrà essere presa l’importante decisione. Secondo Ann De Greef, Direttore di GAIA “il divieto è un ormai un atto dovuto. Siamo molto soddisfatti – ha riferito Ann De Greef – è una vittoria nella battaglia per i diritti degli animali“.
Il 4 ottobre scorso, giornata mondiale per i diritti degli animali, il Ministro Onkelinx aveva dichiarato che gli “animali selvatici non sono stati dimenticati. Nei prossimi mesi ho intenzione di imporre il divieto di detenzione per determinate specie nei circhi“.
La promessa è stata ora mantenuta e per dirla con le titolazioni di alcuni giornali del Belgio “Les animaux sauvages dans les cirques, c’est fini!”.
 
NEL CUORE.ORG
8 DICEMBRE 2013
 
BELGIO, VIETATO L'UTILIZZO DEGLI ANIMALI SELVATICI NEGLI SPETTACOLI
Per gli animalisti una vittoria solo parziale
 
E' solo un bando parziale, non certo quello che volevano gli animalisti: in Belgio leoni, tigri, elefanti, otarie o scimpanzé non potranno più essere utilizzati negli spettacoli da circo. Il ministro della salute pubblica, Laurette Onkelinx, ha presentato un progetto di legge sul benessere animale, adottato dalla Commission Santé publique della Camera, che vieta l'utilizzo di animali selvatici nei circhi e negli altri show.
In sostanza trova applicazione la dichiarazione del Conseil du bien-être animal che nel 2011 aveva stabilito che i circhi non rispettano le norme sulla detenzione di animali: nel mirino soprattutto la mancanza di spazi, l'impossibilità di bagnarsi, l'assenza di simili per alcune specie gregarie e il non rispetto delle esigenze della giusta temperatura per molti animali.
La nuova normativa belga prevede che solo alcuni animali possano essere esibiti nei circhi e che si debba rispettare norme minime fissate per assicurare il loro benessere. Gli animali autorizzati sono bovini, bufali, maiali, lama, dromedari, cammelli, furetti, conigli, cani, gatti, colombi, oche, gallinacei, pappagalli, oche, cavalli, asini, pony, montoni e capre. Per questo è solo parziale la soddisfazione degli animalisti.
 
AGI
6 DICEMBRE 2013
 
Animali: vitelli diventano depressi dopo asportazione corna
 
Canberra - I vitelli possono vivere ansia e depressione dopo aver subito l'asportazione delle loro corna. A dirlo uno studio della University of British Columbia in cui gli scienziati hanno usato test cognitivi per valutare la risposta emotiva al dolore di questi animali, trovando segni di pessimismo dopo questa pratica. "Lo studio - ha commentato Heater Neave che ha condotto la ricerca - mostra che noi non siamo gli unici animali ad avere una risposta sensoriale". La procedura con cui si asportano le corna sfrutta un impasto chimico oppure un ferro caldo e si pratica per ridurre i danni che le corna potrebbero procurare agli altri animali o all'allevatore: precedenti studi hanno mostrato che questa produceva una risposta comportamentale e fisiologica, ma poco si sapeva circa la risposta emotiva. Attraverso un apposito test su un comportamento a cui i vitelli erano stati allenati, gli scienziati hanno scoperto che i vitelli sottoposti a questa procedura davano una risposta pessimistica, che rilevava emozioni negative. Secondo gli scienziati, gli allevatori dovrebbero somministrare agli animali un sedativo anestetico prima della procedura e anti-dolorifici dopo la procedura.
 
NEL CUORE.ORG
7 DICEMBRE 2013
 
"I VITELLI VANNO IN DEPRESSIONE DOPO IL TAGLIO DELLE CORNA"
Lo studio: "Pratica dolorosa con effetti negativi"
 
Ansia e depressione. Possono essere le conseguenze del taglio delle corna per i vitelli. Lo sostiene uno studio della University of British Columbia, in Canada, in cui gli scienziati hanno usato test cognitivi per valutare la risposta emotiva al dolore di questi animali, riscontrando segni di pessimismo ad asportazione avvenuta. Lo riferisce Quotidiano.net.
"Lo studio - ha commentato Heater Neave, responsabile della ricerca - mostra che noi non siamo gli unici animali ad avere una risposta sensoriale". La procedura utilizzata per tagliare le corna sfrutta un impasto chimico oppure un ferro caldo e si pratica per ridurre gli eventuali danni agli altri animali o all'allevatore.
Precedenti studi hanno mostrato che questa pratica dolorosa produceva una risposta comportamentale e fisiologica, ma poco si sapeva sulla risposta emotiva. Gli scienziati, insomma, hanno scoperto che i vitelli provano emozioni negative. Ecco, allora, il consiglio degli studiosi: gli allevatori dovrebbero somministrare agli animali un sedativo anestetico prima della procedura e anti-dolorifici dopo.
 
TIO.CH
6 DICEMBRE 2013
 
Come preservare cani e gatti dal fumo passivo
Fumare in presenza del nostro amico a quattro zampe può danneggiare la sua salute
 
Fumare è una pessima abitudine, pericolosa per la salute propria e di chi ci sta intorno. E, naturalmente, anche per quella dei nostri animali. Esattamente come agli esseri umani, il fumo passivo reca gravi danni alla salute anche di cani e gatti, favorendo a lungo andare lo svilupparsi di patologie gravi e, in taluni casi, mortali.
Lo conferma un recente studio della People’s Dispensary for Sick Animals, o PDSA, l’associazione dei veterinari britannici che ha lanciato un vero e proprio allarme riguardante il fumo passivo. Secondo la PDSA, infatti, l’esposizione costante al fumo esporrebbe cani e gatti al rischio di ammalarsi di cancro. In cani, a causa del loro potentissimo olfatto, potrebbero essere colpiti da un tumore alle vie respiratorie (non solo i polmoni, ma anche bocca e trachea), oltre che a malattie del sangue e del sistema immunitario.
Rispetto ai cani, i gatti sembrano correre un pericolo minore, ma quando sviluppano un cancro nell’87% dei casi questo si rivela maligno. Inoltre l’abitudine di leccarsi il pelo favorisce l’assimilazione della nicotina impregnatasi in esso, con effetti ancor più pericolosi. È buona abitudine, dunque, mantenere lontano dal fumo l’animale di casa e, nel caso si è assidui fumatori, monitorare costantemente la salute del nostro amico a quattro zampe con l’aiuto di un veterinario. 
 
MATTINO DI PADOVA
7 DICEMBRE 2013
 
Choc all'ippodromo, cavallo abbattuto in pista
Si era infortunato alla partenza della gara, fratturandosi una zampa. Un'iniezione per finirlo e le corse sono riprese come se nulla fosse. Il proprietario denuncia irregolarità
 
PONTE DI BRENTA (PD). La chiazza di sangue sulla sabbia è scomparsa subito, sommersa dalla foga dei cavalli che hanno corso dopo di lui. Lo spettacolo, all’Ippodromo Breda di Ponte di Brenta, doveva continuare. Ma l'immagine di Nirano Dts abbattuto ha continuato a rimbombare per ore nella testa di chi ha visto e sentito. Quel cavallo, uno stallone di sei anni, rimasto vittima di un incidente, è stato ucciso in mezzo alla pista, di fronte a tutti, mentre si dibatteva per tentare di rimettersi in piedi, in preda a dolori atroci. Programmato per vincere, non si è fermato. La sua zampa si è incastrata nel sulky che lo precedeva. Un infortunio che gli è costato la vita.
L’incidente. Erano le 15, si stava disputando la seconda corsa della giornata, dedicata ai guidatori gentleman. L’autostarter in postazione, i dodici cavalli e i sulky disposti in due file. In seconda col numero 10 c’era lui, Nirano Dts, mantello marrone interrotto da una sola striscia bianca a dividere i grandi occhi neri. Le luci diventano verdi, l’auto parte, i cavalli iniziano a correre. Passano pochi secondi, all’altezza della curva prima delle tribune, i cavalli numero 4 e 5 si agganciano tra loro creando un rallentamento e un trambusto tra le fila. Dietro Nirano Dts non rallenta, non trova spazio per superare e si incastra con la zampa anteriore sinistra nella forcella del sulky del numero 4. È una questione di attimi il guidatore Pier Giovanni Michelotto sbalza fuori d al sulky, il cavallo cade a terra. Il primo non si fa nulla, al cavallo va peggio. Rimane a terra immobile, poi cerca di alzarsi, ma non ce la fa. La zampa è ferita e fratturata. In pista arrivano il veterinario, il proprietario del cavallo, l’allenatore. Lo tengono fermo, cercano di capire la situazione. La gente intanto si riversa a bordo pista.
Lo sparo in pista. Non c’è nulla da fare: il cavallo va abbattuto. Soffre troppo per poterlo trasportare in scuderia, va ucciso in pista, anche se sotto gli occhi del pubblico, rimasto attonito. Un rantolo e Nirano Dts muore. Spogliato della sua tenuta da corsa, numero, briglie e parastinchi, lo caricano nel rimorchio di un trattore e lo portano via. Gli altri cavalli intanto ricominciano a sgambare in attesa della prossime corse che riprendono come se niente fosse accaduto. E la stessa drammatica corsa numero due è stata ripetuta, in coda alla giornata. Senza Nirano Dts.
Il proprietario accusa. Parla con le lacrime agli occhi Paolo Spinello, della scuderia Pier & Roby di Padova: «Era un cavallo forte, buono. L’avevo tirato su io, l’ho rimesso in forma dopo un infortunio muscolare. La prima volta che ha corso di nuovo ha vinto» spiega il proprietario, che sottolinea anche le sue perplessità sulla corsa che l’ha lasciato senza uno dei sui cavalli: «Quando i cavalli 4 e 5 si sono agganciati la corsa doveva essere richiamata come da regolamento e l’autostarter doveva immediatamente spostarsi. Invece non si è spostata ed ha rallentato i cavalli. Il mio, che è particolarmente vispo, non trovando spazio, è andato addosso a quello davanti. E poi ci vorrebbe una selezione di guidatori gentleman, soprattutto quando h anno una certa età e non sono più in grado di correre». Non riesce a dire altro Paolo Spinello, che da più di 30 anni segue la sua passione per i cavalli e che nel 2001 era stato vittima di quel brutto incidente avvenuto all’ippodromo di Padova in cui l’autostarter finì in mezzo al pubblico. In testa porta ancora le cicatrici di quel giorno.
Le reazioni. «Non scommetto più oggi, mi ha rovinato la giornata questo fatto», dice la signora Adriana, frequentatrice dell’ippodromo, «non c’è niente di più brutto di veder soffrire così un animale». «I cavalli sono le corse. Se non ci fossero loro non ci sarebbe nulla. Vengono osannati quando fanno vincere i proprietari, gli allenatori, le scuderie e gli scommettitori, ma non sono così importanti da sospendere una giornata di gare quando muoiono».
FOTO
 
AFFARI ITALIANI
7 DICEMBRE 2013
 
Cavallo si ferisce in gara. Abbattuto all'ippodromo. Video
 
Il cavallo Nirano Dts si è infortunato durante una gara a Padova, fratturandosi una zampa. Soffre troppo per trasportarlo in scuderia così si decide di abbatterlo  gli occhi del pubblico, rimasto attonito. Un'iniezione e le corse sono riprese come se nulla fosse. Scoppia la bufera.
L'INCIDENTE - Erano le 15, si stava disputando la seconda corsa della giornata, dedicata ai guidatori gentleman. In seconda fila col numero 10 c’era lui, Nirano Dts. Le luci diventano verdi, l’auto parte, i cavalli iniziano a correre. Passano pochi secondi, all’altezza della curva prima delle tribune, i cavalli numero 4 e 5 si agganciano tra loro creando un rallentamento e un trambusto tra le fila. Dietro Nirano Dts non rallenta, non trova spazio per superare e si incastra con la zampa anteriore sinistra nella forcella del sulky del numero 4. È una questione di attimi il guidatore Pier Giovanni Michelotto sbalza fuori dal sulky, il cavallo cade a terra. Il primo non si fa nulla, al cavallo va peggio. Rimane a terra immobile, poi cerca di alzarsi, ma non ce la fa. La zampa è ferita e fratturata. In pista arrivano il veterinario, il proprietario del cavallo, l’allenatore. Lo tengono fermo, cercano di capire la situazione. La gente intanto si riversa a bordo pista.
Non c’è nulla da fare: il cavallo va abbattuto. Soffre troppo per poterlo trasportare in scuderia, va ucciso in pista, anche se sotto gli occhi del pubblico, rimasto attonito. Un rantolo e Nirano Dts muore. Spogliato della sua tenuta da corsa, numero, briglie e parastinchi, lo caricano nel rimorchio di un trattore e lo portano via. Gli altri cavalli intanto ricominciano a sgambare in attesa della prossime corse che riprendono come se niente fosse accaduto. E la stessa drammatica corsa numero due è stata ripetuta, in coda alla giornata. Senza Nirano Dts.  Il proprietario denuncia irregolarità.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
7 DICEMBRE 2013
 
PADOVA, CHOC ALL'IPPODROMO: CAVALLO FERITO ABBATTUTO IN PISTA
Tra lo sgomento della gente. Poi le corse vanno avanti
 
Ucciso in pista. Durante una gara all'ippodromo Breda di Ponte di Brenta, a Padova, un cavallo infortunato è stramazzato a terra ed è stato abbattuto dal veterinario in servizio direttamente in pista, mentre tentava di rialzarsi tra dolori atroci. L'animale, uno stallone di sei anni chiamato Nirano Dts, è rimasto vittima di un incidente durante una corsa di trotto che ha portato alla frattura di una zampa anteriore, incastratasi in un sulky (calesse) che lo precedeva, ed è stato abbattuto con un colpo di pistola mentre gli addetti lo coprivano, sotto gli occhi del pubblico, con un telone. La tragedia raccontata da "il mattino di Padova".
Sono le 15 di ieri, in programma la seconda corsa della giornata dedicata ai guidatori gentleman. Dodici cavalli in gara, i sulky disposti in due file. In seconda col numero 10 c'era Nirano Dts, mantello marrone con una sola striscia bianca in mezzo agli occhi neri. Il quotidiano locale padovano scrive: "Le luci diventano verdi, l'auto parte, i cavalli iniziano a correre. Passano pochi secondi, all'altezza della curva prima delle tribune, i cavalli numero 4 e 5 si agganciano tra loro creando un rallentamento e un trambusto tra le fila. Dietro Nirano Dts non rallenta, non trova spazio per superare e si incastra con la zampa anteriore sinistra nella forcella del sulky del numero 4. È una questione di attimi, il guidatore Pier Giovanni Michelotto sbalza fuori dal sulky, il cavallo cade a terra. Il primo non si fa nulla, al cavallo va peggio. Rimane a terra immobile, poi cerca di alzarsi, ma non ce la fa. La zampa è ferita e fratturata. In pista arrivano il veterinario, il proprietario del cavallo, l'allenatore. Lo tengono fermo, cercano di capire la situazione. La gente intanto si riversa a bordo pista".
Secondo il medico, il cavallo soffre troppo per poterlo trasportare in scuderia e decide di abbatterlo in pista. E lo fa sotto gli occhi del pubblico, rimasto attonito. Nirano Dts perde la vita dopo un rantolo. Gli tirano via la "divisa" da corsa, numero, briglie e parastinchi, lo caricano nel rimorchio di un trattore e lo portano via. Intanto, le corse riprendono come se nulla fosse accaduto.
"Era un cavallo forte, buono", ricorda il proprietario Paolo Spinello. Amare le parole della signora Adriana, frequentatrice dell'ippodromo: "Non c'è niente di più brutto di veder soffrire così un animale. Vengono osannati quando fanno vincere i proprietari, gli allenatori, le scuderie e gli scommettitori, ma non sono così importanti da sospendere una giornata di gare quando muoiono".
 
PADOVA OGGI
7 DICEMBRE 2013
 
Incidente di gara all'ippodromo Breda (PD): cavallo abbattuto in pista
Nirano Dts, stallone di 6 anni, è rimasto vittima di un infortunio durante una corsa di trotto. Fratturatosi una zampa anteriore, è stato ucciso con un colpo di pistola mentre gli addetti lo coprivano con un telo
 
Un cavallo infortunato è stramazzato a terra e, nell'impossibilità di muoverlo, è stato abbattuto dal veterinario in servizio direttamente in pista. La scena si è consumata durante una gara all'ippodromo Breda di Ponte di Brenta, a Padova.
COPERTO COL TELONE. Il cavallo, uno stallone di sei anni battezzato Nirano Dts, durante una corsa di trotto si è fratturato una zampa anteriore, incastratasi in un sulky che lo precedeva. Mentre gli addetti lo coprivano alla vista del pubblico con un telone, è stato abbattuto con un colpo di pistola. "Era un cavallo forte, buono - ha detto il proprietario Paolo Spinello - L'avevo tirato su io, l'ho rimesso in forma dopo un infortunio muscolare. La prima volta che ha corso di nuovo ha vinto".
 
ANSA
7 DICEMBRE 2013
 
Cavallo ferito in gara, abbattuto
Era stallone di sei anni, si era rotto una zampa
 
PADOVA - Durante una gara all'ippodromo Breda, a Padova, un cavallo infortunato e stramazzato a terra ed è stato abbattuto dal veterinario in servizio direttamente in pista.
Il cavallo, uno stallone di sei anni battezzato Nirano Dts, è rimasto vittima di un incidente di gara durante una corsa di trotto che ha portato alla frattura di una zampa anteriore ed è stato giocoforza abbattuto con un colpo di pistola mentre gli addetti lo coprivano, alla vista del pubblico, con un telone.
 
MATTINO DI PADOVA
8 DICEMBRE 2013
 
Con un’ambulanza in pista si salverebbero molti animali
 
Padova - Frattura completa del terzo distale del metacarpo anteriore sinistro. È la diagnosi del pool di tre veterinari intervenuti in soccorso di Nirano Dts. Diagnosi che però secondo il dottor Sergio Forapani, noto ippiatra del Veneto, non è sufficiente per arrivare ad una valutazione. «Non ero presente e non ho visto il cavallo. Quello che posso dire è che questa dicitura da sola non comporta necessariamente un esito infausto per il cavallo. È una diagnosi troppo parziale» spiega «in casi come questo, di frattura completa netta, bisogna vedere in quanti pezzi si è fratturato l’arto. Se sono due, di solito l’animale viene operato e gli vengono inserite delle placche, se l e fratture invece sono multiple la cosa diventa più complessa e in certi casi si può decidere, anche per il bene dell’animale, di fare un’eutanasia. Un altro elemento decisivo in questi casi è la presenza di ferite sull’arto, magari sporche di terra o sabbia. Se non ce ne sono si opta più frequentemente per l’ingessatura e il mantenimento in vita del cavallo, se ce ne sono invece la possibilità di successo delle cure diminuisce. Purtroppo è facile fare errori da un lato o dall’altro, la cosa ottimale sarebbe quella di fare sempre una radiografia per capire la reale situazione, anche se c’è da dire che in casi molto gravi il tipo di frattura si capisce anche a occhio nudo». Di questo tema si è parlato in un recente congresso tra veterinari, animalisti e associazioni del settore ippico, «Sicuramente la soppressione immediata non è il massimo. Quello che si fa già in alcune gare importanti, e che mi auguro venga inserito nel regolamento delle corse ippiche, è la presenza di un’ambulanza appositamente creata per i cavalli, grazie alla quale probabilmente si salverebbero molti animali» conclude.
 
MATTINO DI PADOVA
8 DICEMBRE 2013
 
Evitate sofferenze al cavallo
 
di Alice Ferretti
 
«Nessuna regola infranta, nessun protocollo non seguito alla lettera, nessuno scandalo». È la voce della gestione dell’ippodromo Breda di Padova, affidata alla società Gruppo Coppiello snc, in seguito al drammatico incidente avvenuto venerdì durante una corsa di trotto. L’incidente A pochi secondi dalla partenza, quando ancora l’autostarter teneva allineati i partecipanti alla gara, i cavalli numero 4 e 5, schierati in prima fila, si sono agganciati tra loro. Il numero 10, Nirano Dts, stallone di 6 anni di Paolo Spinello della scuderia Pier e Roby, con guidatore Pier Giovanni Michelotto, non ha trovato spazio e dalla foga si è incastrato con la zampa sinistra nella forcella del sulky numero 4. Il guidatore è caduto a terra, riportando qualche lieve botta alla schiena, il cavallo invece non si è rialzato. Sono intervenuti i veterinari, ma per lo stallone non c’è stato niente da fare. Aveva l’arto anteriore fratturato, soffriva e si dimenava nel tentativo di rimettersi in piedi. La decisione è stata unanime, abbattere l’animale. Steso in pista è stato anestetizzato e sottoposto a iniezione letale. E una volta rimosso l’animale, le gare sono riprese regolarmente. Anche la seconda corsa, quella che doveva disputare Nirano Dts, è stata recuperata alla fine. L’ippodromo: «Seguite le regole» «Il cavallo, a seguito dell’accidentale caduta, ha riportato la frattura completa del terzo distale del metacarpo anteriore sinistro, evenienza la cui prognosi nei cavalli è del tutto infausta», fa sapere tramite un comunicato la gestione dell’ippodromo Breda, «pertanto la commissione veterinaria, formata da due veterinari di nomina ministeriale e dal veterinario di servizio all’ippodromo, seguendo il codice etico-deontologico e la normativa vigente in materia di benessere degli animali, per evitare inutili sofferenze al cavallo, ha deciso di applicare il protocollo di eutanasia a fini umanitari via catetere endovenoso procedendo prima a sedazione e anestesia generale dell’animale. Nessun colpo di pistola». La società Gruppo Coppiello snc sottolinea che «il tutto si è svolto con estrema celerità, ordine e collaborazione esemplare da parte del personale coinvolto, precludendo la visione ai non addetti tramite il dispiegamento di appositi teloni e oscurando il segnale televisivo, nel rispetto assoluto dell’animale», e conclude spiegando che «il fatto di non aver sospeso l’intero convegno di corse a seguito del grave incidente non è decisione che coinvolge la società, ma la giuria di nomina ministeriale che vigila sulla regolarità e il buon esito delle corse». Boldrin: «Scelta inevitabile » «Sono cose che nello sport possono succedere. Gli incidenti capitano anche in altre discipline, certo dispiace che sia successo a Padova e che sia stato necessario abbattere l'animale». Luisa Boldrin, assessore all'Edilizia Pubblica del Comune, conosce bene il mondo dell'ippica ed è da sempre una grande appassionata di cavalli. Non appena ha saputo dell'incidente ha voluto sapere direttamente dai gestori l'esatta dinamica dei fatti. «C'erano tre veterinari e si sono consultati sul posto» spiega, «la frattura era esposta e il cavallo soffriva molto. Gli è stato somministrato un anestetico ed è tutto riportato nei verbali che devono compilare i medici. Ci sono leggi ben precise sul benessere degli animali. Ovviamente dispiace ma sono cose che succedono negli ippodromi di tutto il mondo». (ha collaborato Valentina Voi)
 
NEL CUORE.ORG
7 DIEMBRE 2013
 
IL SINDACO DI MASSA MARITTIMA (GR) ORDINA: ABBATTERE IL DOGO ZORRO
La "sentenza" dell'Asl. Arriva la diffida della Lav
 
Polemiche a Grosseto per la decisione del Comune di Massa Marittima, in provincia di Grosseto, di procedere all'abbattimento del cane Zorro, il dogo argentino che il 20 novembre del 2012 a Massa Marittima assalì il proprietario. "Il cane è estremamente pericoloso e irrecuperabile", ha detto il direttore del dipartimento di prevenzione della Asl 9 Paolo Madrucci che ha deciso per l'eutanasia. Il caso di Zorro arriva dopo quello di Argo, pastore maremmano, la cui iniezione letale è già stata eseguita a Scarlino, sempre in provincia di Grosseto, qualche giorno fa. La Lav (lega antivivisezione) ha annunciato una denuncia nei confronti di Maurizio Bizzarri, sindaco di Scarlino, diffidando Lidia Bai, primo cittadino di Massa Marittima, a procedere.
 
IL TIRRENO
7 DICEMBRE 2013
 
Puntura letale per Zorro dopo il morso al padrone
 
FOLLONICA (GR) - La loro natura è troppo violenta. Uno di loro ha quasi staccato il braccio di un uomo. Sono cresciuti con questo carattere, a volte sottovalutati dai padroni stessi. La ferocia è la loro condanna e li mette davanti a un bivio: una vita chiusa dentro una gabbia grande non più di tre metri quadrati oppure la morte. E per entrambi è stata scelta la seconda opzione. Il primo, Argo, pastore maremmano, l’iniezione letale è già stata eseguita a Scarlino. Per il secondo, Zorro, dogo argentino, manca ancora la chiusura della procedura burocratica. Ma anche il suo destino sembra segnato. «Ho ricevuto il referto dell’Asl 9 in cui l’animale viene definito dai veterinari “estremamente pericoloso”, impossibile da rieducare. Con una nota simile non ho molta scelta» dice Lidia Bai, sindaco di Massa Marittima, Comune competente del caso, visto che il cane è rinchiuso nel canile del Martellino. Non ci stanno a passare da boia i due sindaci, Bai da una parte e Maurizio Bizzarri dall’altra. Spetta a loro infatti firmare le ordinanze per l’abbattimento. «Non voglio passare per quello che non sono, ovvero uno che uccide gli animali a cuor leggero» dice lo scarlinese. La Lav (lega antivivisezione) infatti si è messa di traverso alle condanne a morte di Argo e Zorro: nel primo caso ha annunciato vie legali contro Bizzarri, nel secondo ha diffidato Bai a procedere. «Occorre puntualizzare una cosa: il nostro ordinamento (legge regionale 59/2009) prevede che gli animali possano essere ucciso, se c’è un motivo» spiega Paolo Madrucci, direttore del dipartimento prevenzione dell’Asl 9. Gli animali si possono uccidere per motivi alimentari, per porre fine alle loro sofferenze o perché nocivi, «pericolosi per la pubblica sicurezza». Argomento questo di diretta competenza dei sindaci. E una commissione di tre veterinari, di cui uno comportamentale, ha stabilito che si Argo che Zorro sono «pericolosi», «impossibili da rieducare». Il pastore maremmano è già salito sul patibolo. Il suo curriculum di animale feroce segnala almeno tre referti medici da sessanta giorni ciascuno. È stato il padrone stesso a consegnare l’animale al Comune di Scarlino, incapace di poterlo gestire. Sono arrivati due verbali della commissione, a distanza di due mesi l’uno dall’altro, a spiegare la sua natura e a segnare il suo destino. «Sono andato di persone a vederlo e dopo due giorni di pensieri ho firmato l’ordinanza» spiega Bizzarri, che respinge le accuse della Lav. «Se mi denunciano, io farò altrettanto con loro per calunnia». Zorro invece è ancora chiuso nella sua gabbia del Martellino. La sua storia inizia nell’inverno 2012, quando una sera ha morso a un braccio il padre del suo padrone. Trasportato in elicottero al Cto di Firenze, si è salvato all’ultimo momento grazie all’intervento di un chirurgo. Per il dogo argentino è scattata quindi un’ordinanza restrittiva, che i suoi padroni non hanno rispettato, portandolo di nuovo fuori senza museruola. E dopo alcuni mesi è arrivato il secondo morso, l’ultimo. «Il referto dei veterinari è chiaro – dice Bai – Ora cercheremo di parlare con i padroni, ma se il cane è un pericolo, io sono responsabile della pubblica sicurezza». E Zorro è pericoloso, secondo i veterinari. È la sua natura. È la sua condanna.
 
IL TIRRENO
11 DICEMBRE 2013
 
Quasi seimila firme per salvare il cane Zorro
 
MASSA MARITTIMA - Continuano a farsi sentire. Nelle caselle e-mail, nelle petizioni e su Facebook. Migliaia di cittadini che vogliono tenere alta l’attenzione sul caso di Zorro e Argo, i due cani «pericolosi» e «irrecuperabili» secondo i veterinari dell’Asl. E se per il primo, un dogo argentino, la lotta va avanti affinché non si proceda con la soppressione, per il secondo si continua a criticare il sindaco Maurizio Bizzarri, reo non solo di aver firmato l’ordinanza con cui il pastore maremmano è stato addormentato, ma anche per l’ironia usata su Facebook quando ha chiesto di smetterla con il «bombing» di e-mail, visto che il cane ormai non resuscita. La vera lotta comunque va avanti per il dogo argentino. «Sono oltre 5800 e stanno crescendo di ora in ora le firme dei cittadini che chiedono di salvare Zorro su Change.org, la piattaforma che ospita petizioni pubbliche» scrive la Lav, organizzatrice della rivolta telematica. Le e-mail che stanno bombardando l’indirizzo del sindaco di Massa Marittima (comune in cui è rinchiuso Zorro) Lidia Bai sono centinaia. «Mi sarei aspettato una telefonata del sindaco – dice il responsabile provinciale Lav Giacomo Bottinelli – invece noto con dispiacere che non c’è disponibilità al dialogo». Tant’è che proprio Bottinelli ieri pomeriggio è stato contattato da Change.org, annunciando un rilancio della petizione: dal sito stesso partirà questa mattina un invito alla firma nei confronti degli utenti che più spesso sottoscrivono appelli animalisti. «Il nostro scopo è dimostrare che Zorro è recuperabile e che l’Asl ha effettuato una valutazione sommaria, ma anche quello di far capire agli amministratori pubblici che prima d i uccidere un animale esistono altre vie, se si ha la saggezza e l’umiltà di mettersi a un tavolo con le associazioni» continua Bottinelli. E mentre a Massa si combatte per Zorro, a Scarlino si discute su Argo. E sulla battuta di Bizzarri che lo ha paragonato a Lazzaro. «Forse era meglio se le e-mail le leggevi – si legge in un commento sotto le parole del sindaco - Magari prendevi spunto per un post più dignitoso». Non ci sono soltanto le critiche verso quell’ironia macabra, ma anche una discussioni tra favorevoli e contrari alla decisione del sindaco. «Tu lo adotteresti un cane pericoloso e irrecuperabile?» si chiede una cittadina. Mentre gli oppositori puntano sulla legge regionale, ribadendo il testo della petizione. «Un cane irrecuperabile può essere mantenuto, a spese del proprietario in strutture autorizzate: nulla di tutto questo è stato concesso a Argo».
 
NEL CUORE.ORG
12 DICEMBRE 2013
 
MASSA MAR. (GR), IL SINDACO CAMBIA IDEA: ZORRO NON SARA' ABBATTUTO
"Non è mia competenza". Il cane è in un altro Comune
 
Zorro è salvo: non verrà abbattuto. Lo ha stabilito il sindaco di Massa Marittima, in provincia di Grosseto, Lidia Bai: "La soppressione del dogo non è di nostra competenza, in quanto il cane non si trova sul territorio comunale". Era stata l'Asl ad annunciare la soppressione, ora il dietrofront della prima cittadina. L'animale, infatti, non vive più in Maremma, ma in un centro di recupero per animali a Follonica, sempre nel grossetano.
"E' strano che questo ravvedimento sulle competenze avvenga solo adesso, quando la petizione su Change.org le 16mila firme e da giorni il Comune è tartassato da email e telefonate", fa sapere al quotidiano "Il Tirreno" il responsabile della Lav di Grosseto, Giacomo Bottinelli. Che aggiunge: "Solo pochi giorni fa il sindaco Lidia Bai si è esposta in una conferenza stampa accanto al responsabi le dei servizi veterinari dell'Asl Paolo Madrucci, sostenendo che Zorro doveva essere assolutamente abbattuto. E proprio da quel momento - incalza Bottinelli - dopo vari tentativi di dialogo da parte della Lav, è partito il 'mail bombing'. Se la soluzione era così semplice, perché Lidia Bai non ha chiamato la Lav e i proprietari assicurando di non avere potere di emanare quell'ordinanza?". Il responsabile della Lega anti vivisezione locale conclude: "Comunque l'importante è che Zorro non morirà, almeno per il momento. Si trova adesso in un centro sicuro, dove è seguito da esperti ai quali i proprietari e la Lav chiederanno nuove valutazioni da opporre al parere di soppressione e di non 'non recuperabilità' emanato dall'Asl".
 
IL TIRRENO
12 DIEMBRE 2013
 
Niente "eutanasia" per Zorro, il cane che ha aggredito il padrone
L’animale è stato affidato a un centro di recupero. La lav chiede il licenziamento del veterinario. Crritiche anche dal mondo della politica
 
GROSSETO. Niente eutanasia per Zorro, il dogo argentino che qualche mese fa aveva quasi staccato un braccio al padrone dopo averlo aggredito all'improvviso. E' quanto ha deciso il sindaco di Massa Marittima, spiegando che non è competenza della sua amministrazione la soppressione del cane, ''non trovandosi l'animale sul territorio comunale''. Era stata la Asl di Grosseto ad annunciare la soppressione, tramite ordinanza del Comune di Massa Marittima, del cane dopo il parere di non ''recuperabilità''. Il cane però è stato trasferito dai proprietari in un centro idoneo di recupero a Follonica.
''E' strano che questo ravvedimento arrivi solo adesso quando la petizione su Change.org sta raggiungendo le sedicimila firme e da giorni il Comune è tartassato da email e telefonate - ha detto Giacomo Bottinelli, responsabile Lav Grosseto. ''Solo il 6 dicembre scorso il sindaco Lidia Bai si è esposta in una conferenza stampa accanto al responsabile dei servizi veterinari della Asl 9, Paolo Madrucci, sostenendo che Zorro doveva essere assolutamente ucciso. E proprio da quel momento è partito il mail bombing. Se la soluzione era così semplice perché Lidia Bai non ha chiamato la Lav e i proprietari assicurando di non avere potere di emanare quell'ordinanza?''. La Lav ha anche annunciato ''nuove valutazioni formali da opporre al parere di soppressione e di 'non recuperabilità' emanato dalla Asl grossetana''.
Dura la Lav. ''Il dottor Madrucci ci costa troppo e fa danni. Propongo dunque di sopprimere'' il suo incarico. ''Il taglio del suo stipendio garantirebbe un risparmio di almeno 150mila euro all'anno alle casse pubbliche che potrebbero essere utilmente impiegati nella riduzione del randagismo. Si tratta di una soluzione razionale e anche umana, dato che ormai appare chiaro come Madrucci soffra nella sua smania di uccidere qualunque essere vivente non si accordi alla sua discutibile visione delle cose''. E' il commento, contenuto in una nota scritta, di Giacomo Bottinelli, responsabile Lav Grosseto, dopo l'affermazione del responsabile dei servizi veterinari Asl di Grosseto di praticare l'eutanasia ai cani randagi.
Critiche anche dalle senatrici del Pd Monica Cirinnà, Silvana Amati e Manuela Granaiola. ''Stupisce che il responsabile del dipartimento prevenzione dell'Asl 9 di Grosseto, dipendente pubblico profumatamente pagato con i soldi dei cittadini, suggerisce di adottare soluzioni che derogano ad una legge dello Stato, che per lui, veterinario pubblico, dovrebbe invece essere guida nel lavoro quotidiano''. ''Sostenere - hanno continuato criticando la proposta - che i cani randagi invece che essere ospitati nei canili andrebbero uccisi, come avviene negli Stati Uniti e in Inghilterra, è contro la legge italiana, il comune sentire è indegno per chi ricopre un ruolo pubblico che dovrebbe tutelare gli animali. Chiederemo con un'interrogazione alla ministra Lorenzin se ritiene incompatibile la permanenza di questo signore nel suo ruolo istituzionale''.
L'onorevole Brambilla: "Fatto grave". ''Contro la piaga del randagismo, la soluzione non è ritornare al passato o ad un presente in stile romeno, ma far rispettare la legge 281 (che impone precisi obblighi a Comuni ed Asl), educare i proprietari al possesso responsabile (e quindi al controllo sulla procreazione degli animali) e promuovere le adozioni. La pena di morte per qualcuno sarà anche comoda, ma è pura barbarie. Oltretutto di comprovata inutilità, visto che nei paesi dov'è praticata, spesso con metodi crudeli, il randagismo continua a prosperare''. Lo dice l'onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente, commentando un intervento del direttore del dipartimento prevenzione dell'Asl 9 di Grosseto, Paolo Madrucci, nel quale proponeva l'eutanasia per i cani randagi.   ''E' grave - prosegue la parlamentare di Forza Italia -che proposte del genere, irricevibili, siano formulate da un veterinario, per di più del servizio pubblico. Dovrebbe sapere che la soppressione è solo una 'soluzione' cruenta e temporanea, una risposta rozza a una cattiva gestione del problema. L'unico strumento efficace, e umano, per ridurre la popolazione degli animali in strada è la corretta e puntuale applicazione di una politica articolata, che preveda l'identificazione con microchip, la sterilizzazione, la promozione delle adozioni e la responsabilizzazione dei proprietari. Altrimenti passiamo alle stragi di cani, come quelle autorizzate in Romania e in Ucraina''.
 
IL TIRRENO
13 DICEMBRE 2013
 
Cani da sopprimere, bufera sul veterinario
 
GROSSETO - Una valanga di reazioni. Nella posta del giornale e sui social network. Fanno discutere - e parecchio - le affermazioni del dottor Paolo Madrucci, il veterinario responsabile del Servizio prevenzione dell’Asl 9 di Grosseto che aveva sostenuto la necessità di sopprimere i cani randagi, come succede negli Usa e in Inghilterra, invece di mantenerli, spesso in condizioni inaccettabili, nei canili. «Il dottor Madrucci ci costa troppo e fa danni – provoca Giacomo Bottinelli (Lav Grosseto) – propongo quindi di sopprimerlo. Il taglio del suo stipendio garantirebbe un risparmio di 150 mila euro all’anno alle casse pubbliche che potrebbero essere impiegati nella riduzione del randagismo». Anche il consigliere regionale Idv Marta Gazzarri, dissente da Madrucci. «Mi stupisco che il dottore in questione, in maniera così semplicistica, decida che certi soldi siano spesi male. Gli animali hanno diritto alla vita, al pari di noi umani». Sulla stessa lunghezza d’onda tre senatrici Pd (Monica Cirinnà, Silvana Amati e Manuela Granaiola), che scrivono: «Stupisce che il responsabile del dipartimento prevenzione dell’Asl 9 di Grosseto suggerisca di adottare soluzioni che derogano a una legge dello Stato, che per lui, veterinario pubblico, dovrebbe invece essere guida nel lavoro quotidiano». Le senatrici, inoltre, chiederanno, con un’interrogazione al ministro Lorenzin, se ritiene incompatibile la permanenza di Madrucci nel ruolo istituzionale che ricopre. Anche l’ex ministro Maria Vittoria Brambilla, (Fi), presidente Lega italiana per la difesa degli animali, interviene: «Contro la piaga del randagismo, la soluzione non è tornare al passato o a un presente in stile romeno, ma far rispetta re la legge 281, che impone precisi obblighi a Comuni e Asl, educare i proprietari, e promuovere le adozioni. La pena di morte è pura barbarie».
 
IL TIRRENO
18 DICEMBRE 2013
 
Su Zorro scoppia la guerra nel Pd
 
di Paola Villani
 
MASSA MARITTIMA (GR) - Lidia Bai per la prima volta interviene con una lunga e appassionata lettera sulla vicenda di Zorro. Fino a pochi giorni fa era il sindaco di Massa Marittima a dover gestire l'ultima bagarre su un cane, un dogo argentino di nome Zorro appunto, considerato pericoloso e per il quale l'Asl aveva valutato necessaria la soppressione. Fino a pochi giorni fa infatti, perché il cane è stato trasferito dal canile massetano e quindi oggi la competenza non è più di Bai. Il primo cittadino non aveva mai voluto esprimersi sulla vicenda, aveva semplicemente fornito informazioni sulle circostanze dei fatti, senza mai aggiungere pareri o giudizi. Una scelta, opinabile certo, ma pur sempre una scelta legittima. Adesso però, forse grazie alla tranquillità scaturita dal non dover più decidere sulla vita o sulla morte di Zorro, Bai parla e parla a lungo. Lo fa in risposta a tre senatrici del suo stesso partito, il Pd ((Monica Cirinnà, Silvana Amati e Manuela Granaiola) che nei giorni scorsi dopo che il veterinario, Paolo Madrucci, responsabile del Servizio prevenzione dell'Asl 9, aveva criticato la legge 281 e indicato la necessità di superare il vincolo del mantenimento senza termine degli animali nei canili-rifugio, suggerendo l'eutanasia, avevano firmato una nota dove in buona sostanza si diceva che il medico non doveva permettersi di andare contro le norme statali, dichiarandosi pronte a presentare un’ interrogazione per valutare l'incompatibilità di Madrucci nel ruolo istituzionale che ricopre. Il primo cittadino massetano tira le orecchie alle colleghe che ricoprono ruoli più alti del suo, ma che a suo giudizio, non riescono proprio ad essere vicine alla realtà quotidiana dei piccoli centri. «Le affermazioni delle tre senatrici del Pd mi sollecita no alcune riflessioni che derivano soprattutto dalla mia stessa appartenenza al Pd – scrive Bai - Mi sgomenta intanto il tono sommario e liquidatorio con il quale affrontano la questione e la mancanza di un’informazione approfondita che credo debba precedere affermazioni tanto nette e decise quanto approssimative. Mi riferisco anche alle valutazioni sul responsabile della Veterinaria dell'Asl 9 di Grosseto: non entro nel merito, ma l'allontanamento di un operatore dal ruolo che ricopre penso debba tener conto della sua professionalità, del lavoro svolto, della disponibilità a risolvere le questioni che si presentano sui territori, dell'assunzione di responsabilità rispetto ai problemi più urgenti, dell'onestà». La filippica poi affronta l'altro tema quello della lontananza dalla realtà. I Comuni fanno di tutto per riuscir a mantenere e a tutelare la difesa degli animali, spendendo denaro che ad oggi non è così facilmente reperibile. «Per il mantenimento dei randagi in una struttura costruita e gestita secondo la normativa europea, un Comune di piccole dimensioni come quello di Massa Marittima, che ha un bilancio limitatissimo, spende 100 mila euro l'anno». E non ci sono solo i cani, ci sono pure i cittadini da tutelare e far quadrare i conti non è semplice specialmente oggi quando i bisogni sono aumentati.
 
IL CENTRO
7 DICEMBRE 2013
 
Cane resta avvelenato Il cacciatore lo salva
 
CASTELVECCHIO SUBEQUO (AQ) - Va a caccia nella zona del cimitero di Castelvecchio e il cane rimane avvelenato. Brutta avventura per un cacciatore di Rocca di Mezzo e per il suo setter. «Mi sono accorto che il cane stava male», ha detto, «ma per fortuna sono riuscito a soccorrerlo in tempo facendogli bere delle sostanze che provocano il rigurgito. Poi l’ho portato dal veterinario per le cure e mi è stato riscontrato l'avvelenamento». Rimane l'allarme per la presenza di probabili esche avvelenate nella zona.
 
LA PROVINCIA DI LECCO
7 DICEMBRE 2013
 
Capriolo caduto nel lago salvato dai vigili del fuoco
 
Prov. Di Como, Aveva sbagliato strada e purtroppo è finito nelle gelide acque del lago di Como. Ma per fortuna è stato salvato dai vigili del fuoco.
È questa la disavventura capitata a un capriolo che ieri mattina si è avventurato nelle strade del paese, a Griante.
Attorno alle 8, infatti, la bestiola era uscita dalla zona boschiva, sui monti, e al posto degli alberi si è trovato in mezzo alle case. Seguendo la strada è sceso fino al lago ed è caduto in acqua.
La scena è stata vista da alcuni passanti che hanno chiamato i soccorsi. Sul posto sono arrivati via terra e via lago i vigili del fuoco, con i mezzi da Dongo e Menaggio.
Il capriolo, spaventato, si stava allontanando dalla riva, ma i pompieri sono riusciti a prenderlo e a portarlo a terra.
I veterinari dell’Asl lo hanno curato e riscaldato: il capriolo, alla fine della disavventura, stava bene e per questo è stato riportato in quota, sui monti, ed è stato liberato.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
7 DICEMBRE 2013
 
Parco Sile nel caos Scatta il divieto di battuta delle lepri
 
Tutto era pronto, stamani. Il foltissimo gruppo di battitori, oltre un centinaio: sono quelli che devono stringere il cerchio attorno alle lepri, spinte verso le aree dove li attendono i 30 -40 “retaioli”, che le catturano e le caricano sui mezzi per il loro trasferimento. Meno pronte, magari, erano le lepri che vivono a sud del Sile, nelle campagne di Quinto. Di primissima mattina, oggi, doveva scattare la tradizionale battuta delle lepri, che l’ambito di caccia 13 (zona Treviso Sud, Mogliano e Quinto) organizza nel più vasto programma di ripopolamento e di mantenimento della specie, per prevenire gli effetti della consanguineità . Gli animali catturati sono poi trasferiti altrove, sempre a Nordest, in zona dove non si caccia. E invece tutti fermi, la battuta non si farà. P er un pasticcio burocratico. Manca l’ultima autorizzazione delle Regione, che doveva ratificare l'incarico al faunista specializzato, Francesco Mezzavilla, di predisporre la relazione che accompagnava la Vinca (valutazione di incidenza ambientale), il passaggio che è richiesto per le manifestazioni che si tengano nell’area protetta del parco del Sile. Una norma che esiste da sempre, per tutti i parchi italiani, ma che è stata ricordata nell’ottobre scorso dall'ente parco ai comuni: in particolare per i roghi del «panevin» e delle «vece», ma anche di sagre e feste che si svolgano nelle zona protette. L’ambito 13 di caccia si era mosso per tempo, incaricando Mezzavilla. La documentazione c'è, anzi era stata preparata in anticipo, per rientrare nei tempi. Ma serve l'incarico, che ancora non è arrivato. L’ente parco del Sile, sostengono gli organizzatori, dice che ha sbrigato tutte l'iter di sua competenz a, e che la carta mancante deve arrivare dalla Regione. «Senza l’autorizzazione non possiamo procedere, abbiamo fermato tutto quando avevamo inviato già 400 inviti», spiega Tozzato, presidente dell’ambito di caccia 13, una delle sei Atc che gravitano sul territorio del parco del fiume, «certo dover bloccare tutto per un pasticcio burocratico Anche perché le lepri di questi tempi stanno provocando seri danni all’agricoltura». Il mondo venatorio è andato su tutte le furie, anche perché l’appuntamento era ormai da decenni (oltre 20 anni ) una tradizione del periodo dell’Immacolata. Anche la Provincia dice la sua, con l’assessore alla caccia, il leghista Mirco Lorenzon: «Siamo molto dispiaciuti che non si possa tenere la battuta delle lepri», dice Lorenzon, «è un’iniziativa che ha un doppio beneficio: oltre al mantenimento della specie, impedisce che le lepri danneggi no l'agricoltura in particolare la coltura del radicchio, che in questa stagione vede il suo momento più delicato. E il nostro ente spende soli per risarcire i danni provati dalle lepri».
 
IL GIORNO
7 DICEMBRE 2013
 
Sotto sequestro 267 chili di carne all'Artigiano in Fiera
 
Rho (Milano), 7 dicembre 2013 - Il comando provinciale dei carabinieri di Milano in occasione della manifestazione «L’artigiano in fiera» ha disposto una serie di controlli per garantire il rispetto delle norme da parte di tutti gli operatori (1.900 i partecipanti alla kermesse che si chiude domani), in accordo con gli organizzatori e a tutela della salute dei visitatori e dei diritti dei lavoratori. Nel corso delle verifiche sono stati ispezionati 15 stand espositivi e controllate 150 persone allo scopo di verificare l’osservanza delle norme sanitarie per il consumo di alimenti e di quelle per la regolarizzazione dei lavoratori dipendenti. Sono state elevate numerose sanzioni amministrative, per una cifra complessiva di oltre 15mila euro e sono stati sottoposti a sequestro 250 chili di kebab, 10 chili di cotechino e 7 chili di hamburger in cattivo stato di conservazione. Due le attività commerciali, una italiana e una vietnamita, immediatamente sospese poichè avevano dipendenti «in nero».
Tre le persone denunciate all’autorità giudiziaria; una di origine libanese, una italiana e una egiziana. Le prime due per avere occupato manodopera irregolare, l’ultima per avere declinato false generalità al datore di lavoro mentendo sul suo stato di clandestinità. Le verifiche sono state svolte dai militari della Compagnia carabinieri di Rho che hanno collaborato con il personale della Direzione territoriale del lavoro, del Nucleo ispettorato del lavoro carabinieri e del Nucleo antisofisticazione carabinieri di Milano.
 
NEL CUORE.ORG
7 DICEMBRE 2013
 
GIAPPONE, PARTE LA CACCIA ALLE BALENE: "MILLE CETACEI NEL MIRINO"
Con una scappatoia aggirato il divieto internazionale
 
La flotta baleniera giapponese è salpata oggi per dare il via alla stagione della caccia ai cetacei. Due navi baleniere accompagnate da un'imbarcazione di sorveglianza hanno levato le ancore dal porto di Shimonoseki alla volta dell'Oceano Antartico. L'obiettivo non è altro che una strage: catturare entro il marzo prossimo 985 balenottere antartiche e 50 cetacei di altro tipo. Le autorità marittime nipponiche hanno tenuto segreta fino all'ultimo la data della partenza nel tentativo di eludere l'ostruzionismo degli ecologisti di Sea Shepherd, che ogni anno cercano di ostacolare la pratica.
Utilizzando una scappatoia nel divieto internazionale di caccia alle balene, il Giappone sostiene che questi esemplari sono vitali per le proprie ricerche scientifiche. Ma non è un mistero che le balene finiscano invece per lo più sulle tavole dei giapponesi, che le considerano - pensate - una prelibatezza.
La protesta ambientalista, comunque, ha portato i suoi frutti, o meglio ha drasticamente ridotto i cetacei finiti nei frigoriferi delle baleniere. Nella stagione 2011/2012, il Giappone non è riuscito a raggiungere neppure un terzo del suo obiettivo (900 balene): il maltempo, ma soprattutto le azioni di disturbo di Sea Shepherd, le cui navi hanno tallonato i pescherecci per 27mila chilometri riuscendo a bloccarli in diversi occasioni, hanno fatto fermare il bilancio a 267 balene catturate. E l'anno scorso è andata meglio perché la caccia è scesa a 103 balenottere minori antartiche, un minimo-record.
 
YOU NG
7 DICEMBRE 2013
 
Francia brucia stock di avorio per lotta al bracconaggio
 
La Francia prende sul serio la lotta contro il bracconaggio e il traffico delle specie animali decidendo di bruciare il suo stock di avorio e aumentando le punizioni per i trafficanti di specie protette.
Le multe per chi commette questi reati nei confronti degli animali, infatti, verranno portate da 15mila a 150mila euro in caso di “violazione semplice” e da 150mila a 750mila euro in caso di “traffico in gruppi organizzati”. Da febbraio 2014, inoltre, la Francia distruggerà un primo stock da tre tonnellate di avorio.
Il traffico di avorio e di corna di rinoceronte ha una ampiezza sempre più preoccupante nel continente africano.
“Faccio appello alla coscienza dei paesi consumatori. Comprare dell’avorio deve essere un atto da punire” afferma il presidente francese François Hollande.
 
TG COM
7 DICEMBRE 2013
 
Altro che gatto rimasto su un albero...
Florida, l'intervento dei vigili del fuoco per salvare un micio rimasto incastrato in un tubo di una scuola di Miami
 
Se i gatti hanno sette vite, per questo micio della Florida una almeno può dirsi andata e il poter godersi le altre è tutto merito dei vigili del fuoco di Miami che lo hanno salvato. Lo spericolato gatto infatti non aveva trovato niente di meglio da fare che infilarsi in un tubo di una scuola e rimanerci incastrato.
VIDEO
 
IL MESSAGGERO
8 DICEMBRE 2013
 
Polpette avvelenate e botte: uccisi a Fondi un cane e cinque gattini

 
FONDI (LT) - Calci, botte e polpette avvelenate per fare strage di animali. E’ quanto accaduto in località “Salto di Fondi” dove le vittime, per ora, sono sei: cinque gatti e un cane. ra lo sconcerto dei residenti e la rabbia dei proprietari di questi animali che, in almeno due casi, erano domestici.
L’episodio più grave ha visto come protagonista un cagnolino, sparito da casa in tarda serata, è stato ritrovato all’indomani in fin di vita, nei pressi di un villino in via Sant’Antonio. Neppure il tempo di raggiungere il veterinario che l’animale è deceduto con gran dolore del suo padrone che gli era molto affezionato.
Secondo lo specialista, il decesso sarebbe stato causato da un’emorragia interna. Qualcuno nella notte, secondo quanto spiegato dal dottore, lo avrebbe picchiato a lungo fino a causargli delle lacerazioni interne difficilmente guaribili.
Un episodio che, se preso singolarmente, farebbe pensare ad un’azione irrazionale di qualcuno che potrebbe aver agito istintivamente perché stufo di sentirlo abbaiare ma, purtroppo, non si tratta di un caso isolato.
A poche centinaia di metri, e più precisamente nella piazzetta antistante la chiesa “Regalità di Maria Santissima e San Pio X”, le carcasse di altri cinque gattini hanno insospettito i residenti.
Accanto ai felini privi di vita, sono stati infatti rinvenuti i resti di quella che aveva tutte le sembianze di una polpetta avvelenata. Visto il numero di gatti deceduti comunque, quel boccone “trattato”, non doveva di certo essere l’unico.
Dunque il problema non sembrerebbe essere stato l’abbaiare insistente di un cane che aveva perso la strada di casa ma qualcuno che palesemente e volontariamente si è accanito contro degli animali innocenti.
E non sarebbe la prima volta. Sembrerebbe quasi che quando il numero dei felini che sono soliti gironzolare attorno ai cassonetti dell’immondizia nel centro della frazione, qualcuno decida di decimarli proprio ricorrendo alle polpette avvelenate.
 
IL TIRRENO
8 DICEMBRE 2013
 
Gattino ucciso da due cani, solo 50 euro di multa
Il micio è morto tra le braccia della sua padrona. La rabbia contro le proprietarie degli animali di grossa taglia
 
PISA, Sentire delle urla, uscire di casa e ritrovare il proprio gattino in bocca a due cani di grossa taglia, senza guinzaglio: pochi minuti e Chopin il micio rosso, sventrato, muore tra le braccia della sua padrona che vive in una casa con giardino, là a fianco. Uno choc.
Succede intorno alle 12 a Pisa in via Fiorentina, in un tratto di strada non asfaltata. Una zona dove normalmente girano ciclisti e pedoni che utilizzano la pista ciclabile sull’argine e giocano bambini.
«Abbiamo subito chiamato i vigili urbani, nonostante le due proprietarie dei cani volessero andar via: gli agenti hanno raccolto le generalità delle due ragazze alle quali hanno fatto una sanzione di 50 euro per non aver tenuto i cani al guinzaglio. Nient’altro è previsto per il fatto che un gatto è morto: i cani non saranno sottoposti a nessuna valutazione della loro aggressività. Ci chiediamo, e se fosse capitato a un bambino?»
Sono ancora turbati dall’accaduto Giuseppe e Matilda, i proprietari del gattino di 8 mesi. Volevano denunciare le due padrone dei cani ma non lo hanno potuto fare, a quanto pare non vi è alcuna ipotesi di reato.
Nella loro testa scorrono i fotogrammi dell’aggressione, risentono i rumori e il terribile miagolio. Escono di corsa e vedono i due cani che stanno aggredendo il micio: le proprietarie non si avvicinano per fermare gli animali. «Loro urlavano e basta: allora mio cognato - racconta Giuseppe - ha tirato un calcio a uno dei due cani, facendogli allentare la presa e permettendo al nostro gattino di fare pochi passi verso casa nostra e poi morire qualche minuto più tardi nel tragitto verso il veterinario».
 
ALTO ADIGE
8 DICEMBRE 2013
 
Il cane Lapo morto e altri tre intossicati da sostanze chimiche
 
di Ezio Danieli
 
MERANO (BZ) - Quattro cani avvelenati in una mattinata. Uno, dopo indicibili sofferenze, è morto, gli altri tre sono stati salvati per miracolo. La colpa, secondo il referto scritto dal veterinario dottor Cornali della clinica veterinaria di Borgo Andreina, è attribuibile ad esteri fosforici. Si tratta di sostanze che vengono spruzzate dai contadini sui campi per tentare di salvare le piante ed evitare che debbano essere abbattute completamente. Ma sui terreni agricoli, oltre ai cani, possono entrare anche i bambini: il rischio dunque resta elevato, soprattutto nella zona dove i quattro cani sono entrati alcune mattine fa. Sono i prati a ridosso della pista ciclabile fra Maia Bassa e Sinigo. «L'accesso è libero a tutti - racconta Antonella L. la proprietaria dei quattro cani - e appena rientrata a casa ho notato qualcosa di strano in Lapo, un bassotto di un anno e mezzo che pesava 18 chili. Aveva delle convulsioni violente, stava malissimo. Contraendo la mandibola s'è rotto anche alcuni denti». Lapo è stato portato subito alla clinica di Borgo Andreina ma dopo una quarantina di minuti è morto. Contemporaneamente, a casa della padrona, anche il beagle Chicco ha iniziato ad avere gli stessi sintomi. Altra corsa verso la clinica dove, grazie ad una terapia d'urto, è stato salvato. «Si sta lentamente riprendendo - dice ancora Antonella - ma ha corso un grave rischio. Gli altri due cani che avevo con me, Xena e Nano, hanno superato meglio l'avvelenamento tanto che sono stati dichiarati, subito, fuori pericolo». Antonella ha voluto vederci chiaro. Ha chiesto al dottor Lintner dell'Asl l'autorizzazione per l'autopsia «che però mi è stata negata. Ho portato Lapo al centro zooprofilattico di Bolzano dove ho trovato nel dottor Piffer e nel personale grande disponibilità. L'autopsia è stata eseguita ed ora sono in attesa dei risultati conosciuti i quali provvederò a presentare formale denuncia». Le sostanze che hanno determinato la morte di Lapo sono usate dai contadini che però non hanno provveduto a dare le informazioni sulla presenze delle stesse nei campi «dove c'è libero accesso anche alle persone ed ai bambini in particolare che rischiano dunque moltissimo». Un altro cane morto per avvelenamento viene segnalato nella zona di Lagundo.
 
ALTO ADIGE
19 DICEMBRE 2013
 
Lapo ucciso dal pesticida
 
MERANO (BZ) - E' stato un potente pesticida a causare la morte, per avvelenamento, di Lapo, il cane stroncato una decina di giorni fa dopo alcune ore di indicibili dolori. A stabilirlo, con certezza, è stata l'autopsia effettuata da una dottoressa dell'istituto provinciale zooprofilattico che s'è occupata, con grande disponibilità assieme a tutti i suoi colleghi dell'Istituto, del caso meranese. In occasione dell'avvelenamento di Lapo, un altro cane della stessa proprietaria era stato salvato per miracolo grazie al tempestivo intervento del veterinario della clinica di Borgo Andreina. Altri due cani, di stazza molto più robusta, erano stati salvati pur avendo gli stessi sintomi degli altri animali. Proprio sulla base di quanto è emerso dall'autopsia su Lapo - la morte è stata causata da un potente pesticida che dura diversi anni e che quindi costituisce grande pericolo per gli animali o per chi, bambini soprattutto, ne viene a contatto - la Provincia ha dato incarico alla Guardia Forestale di effettuare tutti i controlli e le verifiche necessarie nella zona dove è avvenuto l'avvelenamento (si tratta di un frutteto, il cui accesso non è sbarrato, fra Maia Bassa e Sinigo a lato della pista ciclabile): per l'agricoltore si prospettano guai seri. Intanto la proprietaria di Lapo lancia un appello a tutti coloro - e sono davvero tanti sia in città che nelle località del Burgraviato - che hanno avuto, negli ultimi due mesi, casi analoghi di avvelenamento dei loro animali. "C'è bisogno - dice Antonella L. - di avere un quadro generale di ciò che è accaduto. Ecco dunque che chiedo a tutti i proprietari dei cani avvelenati perchè mi facciano sapere cosa è accaduto ai loro animali, quali sintomi hanno avuto, il luogo esatto dove hanno mangiato qualcosa di anormale o comunque di rischioso. Nei prossimi giorni farò sapere loro, tramite il giornale, il numero telefonico con il quale possono contattarmi. Darò loro tutte le spiegazioni su questa iniziativa che intendo portare avanti con la collaborazione della Provincia e degli uffici preposti alla tutela dei nostri animali". E' il caso di ricordare che Lapo si era sentito male dopo una passeggiata mattutina fatta assieme ai tre altri cani della proprietaria che, appena accortasi delle contrazioni e degli spasmi di Lapo, si era precipitata alla clinica veterinaria di Borgo Andreina dove il veterinario di turno, nonostante il prodigarsi immediato, non era riuscito a salvare il cane. Subito dopo, intuito cosa era accaduto con Lapo, alla stessa clinica erano riusciti a salvare il secondo cane con una terapia d'urto. Per gli altri due cani la situazione era apparsa subito meno grave viste le loro dimensioni più robuste.
 
ALTO ADIGE
8 DICEMBRE 2013
 
Al mercato vendeva una cucciolata senza autorizzazione
 
MERANO (BZ) - Un cittadino cinese ha venduto, nel corso del mercato settimanale del venerdì nella zona di via Mainardo, un'intera cucciolata di cani della razza Jack Russell. Erano tutti animali di 5/6 settimane di vita, privi del prescritto microchip. L’uomo è stato segnalato da alcuni proprietari di cani che si sono allertati subito per cercare di bloccare l'attività illegale di commercio. «Siamo riusciti dopo frenetiche ricerche che però sono iniziate con un certo ritardo rispetto all'attività del cinese - dice uno di loro - a rintracciare soltanto uno dei cani che ha dunque evitato la sua vendita in maniera clandestina. Sarebbe proprio opportuno che i controlli al mercato del venerdì fossero più meticolosi e costanti per evitare che si possano ripetere situazioni come quella verificatasi nella giornata di venerdì». Il venditore, piazzando la quasi intera cucciolata di Jack Russell, è stato indubbiamente favorito dall'attenzione nei suoi confronti da parte dei visitatori del mercato settimanale che non si sono fatti certo scrupoli nell'acquistare, in modo illegittimo, i cani privi di microchip e provenienti da privati o, peggio ancora, da allevamenti completamente abusivi.
 
GEA PRESS
8 DICEMBRE 2013
 
Scafati (SA) – Le serre dell’orrore. Uccelli decomposti in gabbia, cinghiali, un bufalo e maialini cingalesi (FOTOGALLERY)
Intervento delle Guardie ENPA e dell'Arma dei Carabinieri
 
Reti per uccellagione a Scafati (SA). Questa la segnalazione pervenuta al nascente Nucleo di Guardie Zoofile dell’ENPA di Salerno che si sono subito recate sul posto per la verifica di quanto comunicato.
Ben trenta metri di rete, stesa su di un campo di finocchi. Un lungo appostamento concluso con la presenza dei Carabinieri del Comando Stazione di Scafati. Ad essere rinvenuto è stato un impianto elettroacustico ed una voliera individuata dalle Guardie ENPA nella parte retrostante di alcune serre. All’interno del gabbione erano detenute quaglie, calandre, storni, tordi, merli ed addirittura una Gallinella d’acqua, un rallide delle zone umide. All’interno della voliera vi erano a loro volta quattro piccole gabbie contenenti due calandre e due tordi. Uno di questi, però, era deceduto da tempo forse a seguito delle ferite che si era procurato tentando la fuga.
L’appostamento, durato tutta la notte, ha consentito di individuare un altro scomparto dove era detenuto un giovane bufalo, due maialini cingalesi ed un cinghiale. L’ASL accertava la mancanza della marca auricolare e per questo scattava il sequestro sanitario. Ad avviso degli inquirenti la struttura avrebbe presentato scarse condizioni igieniche. Alcuni degli uccelli detenuti, avevano inoltre il piumaggio giudicato logoro, mentre le zampe risultavano ferite oltre che ricoperte di escrementi. Si accertava così che la Gallinella d’acqua era rimasta intrappolata in una rete a tramaglio, lasciata all’interno della voliera. Le condizioni del povero animale venivano descritte come di estrema debolezza. Le scoperte, però, non erano ancora finite.
Le Guardie, infatti, ritrovavano anche archetti in metallo (tipo di trappola a scatto utilizzata per la cattura traumatica dei piccoli volatili) oltre che  una gabbia trappola. Altre tre gabbie, contenenti storni e tordi venivano trovate all’interno di una serra.
Tutto il materiale da uccellagione è stato sequestrato mentre i circa 40 uccelli ancora in vita sono stati consegnati al CRAS di Napoli per le dovute cure di riabilitazione. Purtroppo all’interno della voliera vi erano carcasse di uccelli lasciati a decomporsi.
Le indagini nei luoghi, non sono ancora concluse. Questo anche al fine di individuare le esatte reponsabilità in funzione delle proprietà dei terreni interessati dall’intervento repressivo.
L’ENPA sottolinea a tal proposito la crudeltà di questi metodi di cattura. Che sia essa selettiva o meno, i metodi successivi per abituare gli uccelli alle nuove regole incrudeliscono ancor di più a seguito delle piccole dimensioni delle gabbie nelle quali sono destinati a trascorrere il resto della loro vita. Verranno utilizzati come uccelli canori o da richiamo per altri sventurati che finiranno nelle trappole dell’uccellatore.
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ALIGUER
8 DICEMBRE 2013
 
Neutralizzate più di 7 mila trappole per avifauna, 2 reti per l’uccellagione e ben 81 trappole per ungulati
A caccia di bracconieri nel Cagliaritano
 
CAGLIARI - Una quindicina di volontari della Lega per l’Abolizione della Caccia – L.A.C. ha condotto la diciasettesima campagna anti-bracconaggio nel Cagliaritano che ha portato, nonostante giorni di tempo incerto, alla neutralizzazione di più di 7 mila trappole per avifauna (latziteddus, esattamente 2.047 lacci in nylon e crine posizionati sugli alberi, 1.084 lacci a scatto posizionati a terra, oltre 4.000 armature in metallo” predisposte per il posizionamento dei lacci da albero), 2 reti per l’uccellagione e ben 81 trappole per ungulati (sos cropos, cavi d’acciaio per la cattura di cervi e cinghiali).
La campagna, svoltasi in costante contatto con il Corpo forestale e di vigilanza ambientale e con il contributo del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, ha visto, come di consueto, la partecipazione di tenaci volontari locali e giunti da varie parti d’Italia con l’obiettivo di bonificare quanti più boschi e zone di macchia mediterranea dalle micidiali trappole posizionate dai bracconieri, per aiutare la costante attività nel settore del Corpo forestale e di vigilanza ambientale e delle altre Forze di polizia.
Numerose le aree battute, decine di sentieri, nei boschi e nelle macchie mediterranee di Capoterra, Uta, Assemini, Santadi, Sarroch, in particolare nelle zone di Gutturu Mannu, Monti Mannu, S’Arcu de su Schisorgiu, Poggio dei Pini, Rio S. Girolamo, Monte Arcosu. Sono stati liberati dalle trappole 1 Cinciarella (Cyanistes caeruleus) e 1 Fiorrancino (Regulus ignicapilla), mentre sono stati rinvenuti numerosi piccoli uccelli privi di vita: 1 Merlo (Turdus merula), 1 Cinciarella (Cyanistes caeruleus), 5 Pettirossi (Erithacus rubecola), 11 Tordi bottaccio (Turdus philomelos), 1 Fringuello (Fringilla coele bs). Tutti i mezzi vietati per l’attività venatoria e gli esemplari di fauna morta recuperati dai volontari della L.A.C. sono stati consegnati al Corpo forestale e di vigilanza ambientale presso il comando Stazione di Capoterra quali corpi di reato.
In alcune occasioni sono stati trovati sul posto bracconieri, fra i quali – lungo la strada provinciale n. 1 “Capoterra – Santadi” – R.P., bracconiere già destinatario della misura di prevenzione “foglio di via” e più volte segnalato all’Autorità giudiziaria per ipotesi di reato ambientali. Della relativa presenza è stato prontamente avvertito per le attività di competenza il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale. Negli stessi giorni sono state svolte “visite” presso i mercati cagliaritani di San Benedetto e di Via Quirra, per verificare la presenza di vendita abusiva di avifauna proveniente da attività illecite , fortunatamente senza alcun esito.
 
AGRIGENTO NOTIZIE
8 DICEMBRE 2013
 
Agrigento, vigili del fuoco salvano cane a "Babbaluciara"
L'animale, un pastore tedesco, è stato notato da un passante che non sapeva da quanto tempo si trovasse sul ciglio del fiume e che ha immediatamente avvisato i pompieri per tirarlo su
 
Si è fortunatamente risolta con un lieto fine la storia di un cane salvato ieri pomeriggio dai vigili del fuoco in contrada Babbaluciara, a San Leone. L'animale, un pastore tedesco, è stato notato da un passante che non sapeva da quanto tempo si trovasse sul ciglio del fiume e che ha immediatamente avvisato i pompieri per tirarlo su.
I vigili sono giunti con la loro gru e, dopo essersi calati sul posto in cui si trovava il cane, lo hanno imbracato e lo hanno tirato su. Una volta liberato è stato riconsegnato al proprietario che si trovava lì in compagnia dei pompieri che ha potuto riportare a casa il suo amico a quattro zampe dopo averlo smarrito e ritrovato.
FOTO
 
LA NAZIONE
8 DICEMBRE 2013
 
Donna scomparsa a Pontassieve, insieme a lei il suo cane Artú
 
La donna é stata vista l'ultima volta intorno alle 13 in zona 'Poggio al Pino', Molino del Piano (Pontassieve Firenze), che camminava verso Fornello Pontassieve, 8 dicembre 2013 - Non si hanno notizie da ieri, sabato 7 dicembre, della signora Giuliana Nardoni, di 70 anni. La donna é stata vista l'ultima volta intorno alle 13 in zona 'Poggio al Pino', Molino del Piano (Pontassieve), che camminava verso Fornello. Indossava un cappotto grigio scuro, con una borsa,come nella foto. Insieme a lei il suo cane di nome Artú, meticcio simile a un pastore tedesco ma di taglia piú piccola. Aveva con se anche un cappotto nero e la ciotola del cane. Chi avesse notizie può chiamare: 3381085887 oppure 3939068186.
 
ARTICOLO TRE
8 DICEMBRE 2013
 
Traffico d’avorio. Gli elefanti sono a rischio, tutta colpa dei bracconieri
Allarme rosso per gli elefanti africani: il 2013 si prospetta come una nuova annata record del traffico d'avorio e l'ennesima escalation di un massacro.
 
Un quadro molto preoccupante emerge dai dati preliminari del Traffic, il network internazionale di monitoraggio del commercio di flora e fauna selvatica, che mostra come gli elefanti africani siano sempre più in pericolo a causa delle loro preziose zanne d’avorio.
Nel 2013, sono stati 18 i maxi-sequestri di avorio, per almeno 500 chili di avorio ciascuno per un volume complessivo di 41,6 tonnellate, quota record degli ultimi 25 anni.
"Dal 2000 al 2013, i movimenti su larga scala di avorio sono stati costantemente in crescita in termini di numero di spedizioni e quantità di avorio venduto illegalmente" spiega Tom Milliken di Traffic, il programma del Wwf e dell'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn). "Il 2013 già rappresenta un aumento del 20% rispetto al precedente picco del 2011: siamo enormemente preoccupati" aggiunge Milliken.
Le rotte del commercio illegale di avorio non sono sempre le stesse: dal 2009 sono passate dall'Africa occidentale e centrale all'Africa orientale, con Kenya e Tanzania come porti principali di uscita, passando poi per Malesia, Vietnam, Hong Kong con destinazione Cina e Thailandia. Negli ultimi due anni però i trafficanti sembra stiano puntando su nuovi Paesi per far uscire la merce, come Togo e Costa d'Avorio, con Spagna, Turchia, Emirati arabi uniti, Sri Lanka e Indonesia come nuovi Paesi di transito.
Fra le misure di emergenza prese dal summit di Gaborone, che ha riunito Paesi africani e asiatici chiave per il commercio fuorilegge del nuovo "oro bianco", c'è quella di classificare il traffico di fauna selvatica come un "crimine grave", ma anche la mobilitazione di risorse finanziarie e tecniche per combattere il traffico e ridurre la domanda di avorio illegale.
Impegnata nella lotta a tutela degli elefanti e altre specie nel mirino dei bracconieri c'è anche l'Unione europea, che ha deciso di finanziare con 12,3 milioni di euro il programma MIKES, per il periodo 2014-2018. Il nuovo progetto prevede azioni di formazione e di supporto operativo, un monitoraggio rafforzato delle popolazioni di animali e del fenomeno del bracconaggio, aiutando a migliorare l'applicazione della legge nella lotta contro le uccisioni illegali e creando anche un sistema di risposta di emergenza all'escalation delle uccisioni degli animali e del commercio fuorilegge di avorio.
Anche la Francia ha annunciato un piano di rafforzamento della lotta contro il bracconaggio e il traffico di animali a rischio, tra cui gli elefanti, in occasione di una tavola rotonda organizzata per il summit franco-africano a Parigi.
Secondo l'ultimo bilancio, sono circa 22mila gli elefanti sterminati illegalmente nel continente africano solo nel 2012, una cifra che si considera superiore a quella necessaria ad una crescita della popolazione, destinata così al declino.
 
GEA PRESS
8 DICEMBRE 2013
 
MADRID – La tigre che aggredisce il domatore (VIDEO) Lesioni multiple e terrore tra gli spettatori
Gli animalisti: anche in Spagna stop al circo con gli animali
 
Nel sito web del Circo Gottani è esposta la pagina per firmare in favore del circo con gli animali. Un polemica sempre più vivace, anche in Spagna, coinvolge i circhi proprio sull’uso degli animali.
Venerdì sera un nuovo episodio ha di certo rinfocolato la polemica e lasciato un brutto ricordo ad un domatore. Nel corso dello spettacolo che si teneva ad Aluche, nella periferia sud occidentale di Madrid, una femmina di tigre, è letteralmente saltata a quattro zampe sul domatore del circo Gottani.
La tigre, avvicinandosi in maniera decisa all’uomo, si è improvvisamente sollevata sulle zampe posteriori ed è balzata. Con la zampa anteriore destra ha afferrato la spalla dell’uomo, facendolo così girare e riuscendo ad avvinghiarsi  per mordere e artigliare. I due, per tutto il tempo dell’aggressione, non sono mai caduti.
A nulla sono valsi i colpi inferti dal domatore, di fatto impossibilitato a muoversi agevolmente. Tra le urla del pubblico, la tigre ha continuato ad aggredirlo. Pochi secondi dopo è entrata in gabbia una seconda persona che ha battuto violentemente una sorta di bastone sulla tigre. Poi un fumogeno. Nessuna spiegazione è stata fornita sull’uso dell’insoluto strumento. Forse per non fare vedere quanto stava succedendo o più probabilmente per spaventare la tigre. Istanti dopo è apparso il domatore accompagnato da una persona. Ricoverato in ospedale non è stata ancora sciolta la prognosi, ma non dovrebbe avere riportato ferite ad organi interni. Lesioni multiple, in varie parti del corpo.
Il circo ha riferito che la trigre non verrà uccisa.
Intanto, in Spagna, infuocano le polemiche sull’uso degli animali nei circhi. Dopo il recente annuncio del Belgio (dove verrà vietato il circo con animali di specie selvatiche) e di Malta, dove è in programmazione il probabile ultimo spettacolo con animali, anche gli animalisti spagnoli sperano in una decisa presa di coscienza che possa portare al bando di queste esibizioni.
Per Aida Gascon, direttore di AnimaNaturalis in Spagna (la stessa associazione è diffusa in molti paesi americani) “eventi come questi dimostrano che quando gli animali vengono tenuti in gabbie itineranti, è compromessa la sicurezza pubblica“. L’associazione elenca così una lunga serie di incidenti che hanno già coinvolto domatori e non, dei circhi sparsi nel mondo. Per AnimaNaturalis ogni animale può diventare imprevedibile, soprattutto quando è stressato o vede preclusa la via di fuga.
Anche in Italia sono avvenuti in anni recenti incidenti causati dalle tigri. In alcuni casi sono stati mortali.
VEDI IL VIDEO DELL’AGGRESSIONE
 
NEL CUORE.ORG
8 DICEMBRE 2013
 
CINA, LA "SPENDING REVIEW" DEL PARTITO "GRAZIA" ALCUNI ANIMALI
Via dalle cene di gala le pinne di pescecane
 
Banditi dai pranzi dei governanti cinesi le pinne di squalo, i nidi di rondine e, piu' in generale i prodotti di lusso. Lo mette nero su bianco un documento del comitato centrale del Partito Comunista cinese e del Consiglio di Stato. In linea con la spending review e la regolamentazione delle spese dei governanti e dei funzionari del partito voluta dal presidente e segretario del partito comunista Xi Jinping, arrivano cosi' nuove regole anti lusso, eliminando consuetudini molto usate nei banchetti e negli incontri ufficiali. Via i cibi con animali selvatici, ma anche sigarette e liquori molto cari. I funzionari in missione fuori dalla loro sede, si legge nel documento, dovranno ridurre le spese e chi li ospita puo' organizzare una sola cena i n loro onore. Vietata l'organizzazione di conferenze e attrazioni turistiche, centri commerciali o di intrattenimento e vietato l'uso di fondi pubblici per spese turistiche o ricreative personali. Niente suite d'albergo per i funzionari al di sotto del livello provinciale e stop a regali, anche in soldi, o souvenire a funzionari. Ridotto anche il numero di funzionari delle delegazioni e banditi tappeti rossi in aeroporti o per accogliere delegazioni. Tagli anche per le auto blu e quelle della polizia, ridotte al seguito di delegazioni o eventi. Ci sara' la supervisione pubblica, grazie alla pubblicazione dei dettagli, per tutte le spese. Il documento diffuso anche dall'agenzia Nuova Cina, spiega che le nuove regole miramo alla "frugalita'" opponendosi a "stravaganze" per "stringere la lotta alla corruzione". Saranno interessati dal regolamento anche le societa' statali, le istituzioni finanziarie e le organizzazioni statali.
 
GIZ MODO
8 DICEMBRE 2013
 
Woof to Wash, la lavatrice azionabile da un cane [video]
 
Si dice che il cane sia il miglior amico dell’uomo, non solo per la sua propensione a essere un perfetto compagno di giochi. Un amico a 4 zampe è un sostegno indispensabile per molte persone con disabilità.
Questi piccoli aiutanti svolgono molte mansioni domestiche e adesso possono anche azionare la lavatrice.
Abbassarsi, alzarsi, controllare un dispositivo elettronico, trasportare vestiti sporchi da una stanza all’altra. Molte delle azioni della nostra quotidianità possono essere complicate per alcuni soggetti. John Middleton ha pensato ai disabili quando ha ideato Woof to Wash, una lavatrice decisamente originale visto che può essere azionata da un aiutante canino.
Adeguatamente addestrato, il cane è in grado di aprire lo sportello (tirando con la bocca una speciale maniglia), caricare la lavatrice, chiudere il tamburo e abbaiare per avviare un ciclo di lavaggio e, una volta finito, rimuovere i panni dalla lavatrice.
Una bella innovazione che potrebbe certamente rendere la vita più facile a molte persone con disabilità.
VIDEO
 
QUOTIDIANO.NET
8 DICEMBRE 2013
 
"Distrofia muscolare: un miliardo di dollari e nessuna cura"
Il Partito animalista europeo non crede in Telethon e nella sua ricerca testata sugli animali. Lo spiega il presidente Fuccelli
 
Roma, 8 dicembre 2013 - Sulle reti Rai va in onda la grande maratona di Telethon, eppure non tutti sono d'accordo. Perché c'è chi, come il Partito animalista europeo, ritiene che la via della ricerca intrapresa da Telethon, non sia quella giusta. Una convinzione che ha le proprie radici non su pregiudizi o illazioni ma sulle verifiche di scienziati.
Ora è lecito chiedersi come, tutto questo, abbia a che fare con gli animali. La riposta è semplice. Le terapie e i metodi di Telethon sono quelli testati sugli animali. Il che significa sperimentazione, in altri termini vivisezione anche se la parola risulta obsoleta e indigesta per molti ricercatori. Metodi alternativi, vedi il metodo Stamina del professor Vannoni, no.
E' chiaro quindi che il tema ha strette, strettissime connessioni con la battaglia per affermare i diritti degli animali. Di seguito, il lungo comunicato del Partito animalista europeo che controbbatte alle tesi di Telethon.
<Telethon ha raccolto più di un miliardo di dollari per la distrofia muscolare eppure adesso i malati di distrofia muscolare sono più numerosi di prima. ''in questi anni abbiamo assistito in Italia ad un aumento esponenziale delle malattie  genetiche e quelle rare che interessano circa 50.000 pazienti in età pediatrica" : parole di  Francesco Paravati presidente della Società Italiana di Pediatria Ospedaliera a margine del VI Congresso Nazionale tenutosi a Roma il mese scorso>, si legge nella nota del Pae.
<"Abbiamo intrapreso un strada sbagliata” : Prof. Marc Peschanski, biologo e neurofisiologo specialista delle malattie degenerative e delle cellule staminali direttore del centro di ricerca I-Stem d'Evry, uno degli architetti di questa terapia genica>.  
<"La gente pensa di donare soldi per la cura. Ma la terapia genica non è efficace. Se i donatori sapessero che il loro denaro, prima di tutto è utilizzato per finanziare le pubblicazioni scientifiche, ma anche i brevetti di poche imprese, o per eliminare gli embrioni dai geni deficienti, cambierebbero di parere": Prof. Jacques Testard, direttore di ricerca presso l’Istituto Nazionale Francese della Sanità e della Ricerca Medica>.
<Esperimenti contrassegnati fino ad ora da una "lunga serie di fallimenti terapeutici" : Prof. Giulio Cossu, direttore dell'istituto per le cellule staminali del San Raffaele>, si legge ancora nel comunicato del Partito animalista europeo.
<Queste informazioni vengono sistematicamente eluse come nascoste sono le ripartizioni dei fondi ricevuti, oltre il 40% vengono spesi per coprire i costi amministrativi. Come non bastasse una parte consistente delle donazioni per diritto viene ceduta all'ideatore del marchio Telethon, Jerry Lewis eredi>, riporta il comunicato.
<Le influenti pressioni della Fondazione Telethon hanno condizionato la composizione della commissione scientifica del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha bocciato il metodo Stamina, a sua volta bocciata dal Tar del Lazio. Ne facevano parte numerosi professori provenienti dagli istituti di ricerca finanziati dalla Fondazione, tra i quali il San Raffaele, nelle sue varie emanazioni (Università, Irccs e Fondazione Monte Tabor) ma anche attraverso la joint-venture Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica>. 
<Noi siamo disponibili ad avere un dialogo con Telethon o chiunque altro sottoscriva davanti ad un legale che qualunque produzione  fatta con questa metodica di qualunque genere sarà mai a fine di lucro, tutti quelli che vorranno mettere in atto questa metodica lo faranno curando gratis le persone. In secondo luogo chiunque vorrà dialogare con Stamina Fondation nell'ambito di questa metodica lo farà portando avanti il piano delle cure compassionevoli perché solo in quel modo si riescono a curare le persone, l'altro modo è solo uno specchietto per le allodole dicendo alle persone: ci stiamo lavorando tra vent'anni quando sarete morti vi potremo fare un'iniezione di cellule staminali. Se Telethon fa co n noi questa battaglia è un'autostrada aperta in comune", parole del professor Davide Vannoni, presidente Stamina Fondation> .
Riprende il Pae: <Nessuna risposta formale da Telethon ed intanto i malati di queste patologie assumono un farmaco palliativo dal costo di 12.000 euro circa a scatola per 3 al mesi per un totale di 36.000 euro mensili e la malattia non si ferma>. <Oggi inizia la maratona  di una settimana dai tre canali televisivi a quelli radiofonici, passando per Rainet, Rai Cinema e Rai Scuola. Esortiamo chi crede nella vera e libera ricerca scientifica di non donare soldi a Telethon>, conclude Stefano Fuccelli, presidente del Partito animalista europeo.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
9 DICEMBRE 2013
 
Airone bianco ucciso con 4 proiettili
 
di Francesco Romani
 
BAGNOLO SAN VITO (MN) - Non ha avuto pietà la persona che ieri attorno in tarda mattinata ha ucciso con quattro proiettili un airone bianco, lasciandolo sulle rive di un fosso. Colpito ad una zampa e poi tre volte al corpo. Gli spari non hanno lasciato scampo all’animale, specie protetta la cui tutela è prioritaria in sede europea. Un abbattimento sul quale stanno facendo luce gli uomini della Guardia forestale dopo la segnalazione di una cittadina. L’uccisione è avvenuta in un giorno vietato per la caccia, chiusa anticipatamente nella nostra provincia già dal 2 di dicembre e soprattutto abbattendo una specie non cacciabile. Chi ha compiuto questo gesto, rischia una denuncia penale per abbattimento di ani mali protetti. Un reato che prevede sino a 8 mesi di carcere ed una ammenda di 2mila euro. L’airone bianco maggiore (Casmerodius albus) è specie particolarmente tutelata a livello nazionale e internazionale. Il tutto accade in via Canova a Bagnolo san Vito, confini del Parco del Mincio. La strada si stacca sulla sinistra della provinciale per San Benedetto per chi proviene da Bagnolo poco prima di un’ampia curva a sinistra ed è fiancheggiata da un fossato. «In mattina – spiega Erica Coizzi, responsabile dell’associazione volontaria Gattorandagio – ero passata attorno alle 10.30. Circa 300 metri dopo l’inizio della via, ho guardato con attenzione alla mia sinistra, perché in quel punto era stato trovato un gatto morto non molto tempo fa. E non era stato escluso con certezza che si trattasse di un abbattimento. Per questo ho rallentato e guardato il fosso. Al ritorno, era circa l’una, sono ripassata per la stessa strada e proprio in quel punto ho visto una macchia bianca sulla riva del fosso». Sulle prime, la donna ha pensato si trattasse, appunto di un felino. Per questo ha fermato la macchina ed è scesa. «Mi sono subito accorta che invece era un uccello di grandi dimensioni, un airone bianco. Quando mi sono avvicinata, ho notato stranamente del sangue vicino ad una zampa. Guardando bene ho visto poi che il corpo era trafitto da tre fori di proiettile». La Coizzi chiama subito il numero verde d’emergenza 1515 al quale risponde il Corpo forestale dello Stato. «Hanno raccolto la mia segnalazione e, trattandosi di un reato, scatterà una inchiesta. Da parte mia porterò il corpo all’Asl perché venga fatto analizzare. E lo farò con rabbia, perché si tratta di un uccello che si lascia avvicinare con fiducia dall’uomo, come sanno gli amanti dell’ambiente».
 
GAZZETTA DI MANTOVA
10 DICEMBRE 2013
 
Airone ucciso La Lav chiede collaborazione ai cacciatori
 
BAGNOLO (MN) - Dopo il ritrovamento dell’airone bianco ucciso con quattro colpi di fucile a Bagnolo San Vito, scende in campo la Lav. «La Lav condanna con forza questo atto di assurda crudeltà - dichiara Stefano Mondini responsabile Mantova -. Tanto più vile in quanto fine a se stesso, visto che il colpevole non si è nemmeno interessato a recuperare il corpo dell'animale, ma ha ucciso per il gusto di uccidere». «Si tratta di un grave reato che nel caso di una specie protetta è un vero e proprio atto di bracconaggio. Sempre comunque frutto, benché illegale, della mentalità venatoria che vede in un animale un bersaglio da colpire» prosegue Mondini. La Lav auspica che il Corpo Forestale dello Stato, che sta svolgendo le indagini, trovi il colpevole affinchè sia punito come merita. «Chiediamo a chiunque abbia informazioni di segnalarle subito alle Forze dell'ordine - continua Mondini - ed in particolare invitiamo le associazioni venatorie, che sempre dichiarano la loro distanza dai bracconieri, ad attivarsi e a collaborare per scoprire il colpevole di questo reato».
 
GEA PRESS
9 DICEMBRE 2013
 
Sedriano (MI) – Sequestro di cane con collare elettrico
Intervento delle Guardie ENPA di Milano: perchè consentire la vendita di uno strumento per il quale è vietato l'uso?
 
Non doveva abbaiare. Questo quanto emerso nel corso delle indagini delle Guardie ENPA di Milano che hanno scoperto la triste situazione di un cane Setter detenuto a Sedriano. L’impedimento dell’abbaio doveva essere ottenuto con le scariche elettriche del suo collare. “Un incubo che per questo Natale non si ripeterà più“. Così hanno riferito le stesse Guardie accorse l’altro ieri assieme alla Polizia Locale di Sedriano. Cane sequestrato e denuncia per il proprietario.
State quanto riportato dall’ENPA il proprietario avrebbe utilizzato questo sistema per cercare di indurre il cane, lasciato solo in un orto, a smettere di abbaiare per non dare fastidio alle abitazione dei vicini. A quanto pare, in più occasioni, vi erano state lamentale per i latrati del cane. Il proprietario avrebbe inoltre tentato altre maniere  prima di ricorrere a quella che l’ENPA definisce una “pessima soluzione”. Incredibile quanto riportato dall’ENPA: ci sarebbe stato finanche il tentativo di sigillare il muso con del nastro adesivo.
A quanto pare i vicini, stanchi dei latrati ma anche di vedere il cane soffrire, hanno poi contribuito a far cessare tale situazione, avvisando proprio l’ENPA di Milano.
“L’uso dei collari elettrici – ha dichiarato Ermanno Giudici, Presidente e Capo Nucleo delle Guardie Zoofile – che pur essendo strumenti di tortura si trovano ancora in libera vendita costituendo reato solo il loro impiego sull’animale, ci pone davanti a una riflessione: perché continua ad essere lecitamente venduta una categoria di strumenti che non ha altra destinazione se non quella di inibire, in modo estremamente doloroso, i comportamenti dei cani?”
“Un collare elettrico – ha aggiunto il responsabile ENPA – sia azionato dall’abbaiare del cane che radiocomandato dall’addestratore o dal cacciatore, ha il solo scopo di trasmettere una scarica elettrica a basso voltaggio ma ad alto amperaggio, somministrata nella zona anteriore del collo dell’animale, che risulta essere una parte molto sensibile e ricca di terminazioni nervose. Insomma un vero e proprio strumento tecnologico di tortura, capace di piegare la volontà dell’animale terrorizzato dal dolore”.
Collare e cane sono stati sequestrati dalle Guardie Zoofile dell’ENPA di Milano che hanno contestato al responsabile il reato di maltrattamento di animali, punito dall’art. 544 ter del Codice Penale, che comporta la confisca sia dello strumento che del cane.
Infine la raccomandazione di ENPA: “Se poi con l’arrivo del Natale si è tentati dalle richieste dei propri figli o dalla accattivante pubblicità di un messaggio pubblicitario – ha concluso Ermanno Giudici – che suggerisce l’acquisto di un animale come regalo, ENPA ricorda sempre che scegliere di vivere con un animale è una scelta responsabile, che passa attraverso l’adozione e la consapevolezza che questo impegno non soltanto è per sempre, ma anche che gli animali vanno presi soltanto quando si è certi di potersene occupare e di dar loro benessere, non per tenerli in gabbia o fargli vivere condizioni innaturali di prigionia che comportano un elevato tasso di sofferenza.”
 
NEL CUORE.ORG
9 DICEMBRE 2013
 
AREZZO, VENDEVANO CUCCIOLI SU INTERNET CON DOCUMENTI FALSI
Denunciati un 42enne e un 38enne di Napoli
 
Due persone denunciate in concorso per i reati di maltrattamento di animali, truffa, sostituzione di persona e usurpazione di funzioni pubbliche. Sono un 42enne e un 38enne di Napoli. I carabinieri di Mercatale di Cortona (Arezzo) hanno accertato che il primo, legale rappresentante di una società impegnata nel settore del commercio degli animali con la sede in provincia di Caserta, aveva acquistato 13 cani di varie razze, provenienti dalla Bulgaria, e aveva usato i dati personali di un 29enne della Valdichiana (Arezzo), per poi cederli al 38enne. Quest'ultimo, riferisce Quotidiano.net, presentandosi falsamente in qualità di allevatore di cani, aveva poi messo in vendita gli animali tramite internet, fornendo a garanzia dello stato di salute dei cuccioli documenti sanitari falsificati.
 
NEL CUORE.ORG
9 DICEMBRE 2013
 
MILANO, TENEVA DENTRO CASA UN CORVO IMPERIALE: DENUNCIATO
L'intervento della polizia provinciale a Cerro
 
La polizia provinciale di Milano ha sottoposto a sequestro penale un corvo imperiale illegalmente tenuto in una casa di Cerro Maggiore. L'intervento, eseguito assieme al Corpo forestale dello Stato, è stato possibile grazie alla segnalazione di un cittadino. L'animale è stato trasferito al Cras di Vanzago per le cure necessarie. Il "proprietario" è stato denunciato all'autorità giudiziaria. ''La difesa della fauna selvatica è una delle nostre priorità - commenta l'assessore alla Polizia provinciale Stefano Bolognini -, i nostri agenti sono ogni giorno impegnati a controllare che non vengano commesse illegalità in questo campo e a verificare che non si compiano maltrattamenti nei confronti degli animali''.
 
LA PROVINCIA DI VARESE
9 DICEMBRE 2013
 
Un’incredibile favola d’amore
Il cavallo triste e la capretta
 
Bodio Lomnago (VA) -  Si amano, con 500 chili di differenza. I protagonisti di questa “sbilanciata” storia d’amore sono il cavallo Axele e la capretta Euridice. Un baio poco più grosso di un pony il primo, una “nana” la seconda. Entrambi si trovano nel centro ippico Del Gallione di Bodio Lomnago. «Tutto è nato perché Axele “ticchia”, ovvero morde la ciotola deglutendo aria - racconta Francesca Salmieri, giovane amazzone di 18 anni che si divide tra la passione dell’equitazione e lo studio al liceo scientifico con indirizzo spettacolo di Busto Arsizio - Mandar giù l’aria è pericoloso per un cavallo, perché possono venirgli delle coliche. Problema di cui, infatti, Axele soffre parecchio».
Il veterinario ha tentato di curare il cavallo in tutti i modi, ma niente, le coliche non passavano mai.
Nella consapevolezza che è la solitudine la causa di molte patologie equine, il veterinario ha provato a mettere nel box un coniglietto. Ma questi era davvero troppo piccolo e Axele non giovava della sua compagnia. Annoiato, continuava a mordere la ciotola e a soffrire di coliche. Allora, via il collare, la mascherina, e tutto quanto poteva impedire “meccanicamente” al cavallo di ingerire aria. Ma ve lo immaginate voi un cavallo che vive con la mascherina sul muso? Il veterinario allora ha detto in extrema ratio: «Proviamo con la capretta».
«Siamo andati a prenderla in un maneggio a Cinisello Balsamo - continua Francesca - Ho scelto la capretta più piccola. Aveva appena quattro mesi. L’ho portata in braccio, in macchina, da Cinesello a Bodio». Non appena i due quadrupedi si sono visti, Cupido ha schioccato la sua freccia. Ed è nato un amore, grande e piccolo allo stesso tempo.
La più coinvolta è Euridice che non vuole separarsi da Axele neppure durante l’ora di allenamento di salto agli ostacoli. Quando Francesca si affaccia al box, Euridice comincia a fare la scontrosa perché percepisce che tra un po’ il cavallo se ne andrà e lei rimarrà sola.
Quando Axele non c’è, lei continua a belare disperata. Tanto che tutti nel maneggio si chiedono: «ma cosa avrà mai quella capretta». Lui un po’ la snobba, come si conviene a uno “stallone” (che, in questo caso, stallone non è). Ma poi dividono la stessa ciotola di fieno e le carote. Lui dorme in piedi, lei si accoccola sotto, incurante del fatto che potrebbe arrivarle una zoccolata. E le coliche, in un mese, sono passate completamente. Ah, le infinite facce, sfaccettature e, soprattutto, dimensioni dell’amore…
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
9 DICEMBRE 2013
 
PSEUDORABBIA, ENPA: MISURE DI PREVENZIONE, STOP ALLA CACCIA
Lettera al ministero della Salute: animali a rischio
 
L'Enpa ha chiesto con una lettera inviata al ministero della Salute di preventivare la chiusura della stagione venatoria 2013/2014 come misura precauzionale a fronte dei numerosi episodi di pseudorabbia (morbo di Aujeszky) verificatisi in molte aree del Paese. Il morbo di Aujeszky, noto anche come pseudorabbia - spiega la Protezione animai - è una patologia causata da un agente eziologico virale (herpesvirus) che può portare anche alla morte del soggetto infettato e che colpisce numerose specie di animali, selvatiche (tra cui cinghiali, che sono serbatoi naturali del virus, volpi e roditori), da cortile come piccoli ruminanti e bovini e animali d'affezione, come cani e gatti che contraggono la malattia ingerendo carni dei suidi infetti, alimenti contaminati dalla loro urina o per contagio causato dal ferimento causato dai morsi degli animali infetti. Per questa ragione, in particolare, ad essere esposti sono soprattutto i cani da caccia che possono contrarre la patologia dai cinghiali durante l'attività venatoria o dall'ingestione di carni crude dei suidi che i cacciatori sono soliti propinargli. Infatti, come appreso da fonti di informazione, sono attualmente numerosi i cani che hanno contratto il virus, soprattutto nelle regioni dell'Italia centrale e che, nonostante il tempestivo intervento dei medici veterinari, sono deceduti.
A fronte di tale emergenza, l'associazione animalista ha chiesto al ministero della Salute di avere chiarimenti in merito all'attuale diffusione della patologia virale e di sapere quali misure preventive siano state previste per evitarne ogni ulteriore diffusione, tutelando così la salute pubblica e degli animali. Ed è proprio a fini preventivi che l'Enpa ha sollecitato le autorità a prevedere la chiusura della stagione venatoria 2013/2014 che, oltre a causare la morte di milioni di esseri viventi indifesi uccisi dalle fucilate, potrebbe facilitare la trasmissione del morbo di Aujeszky da una specie all'altra, creando in tal modo un ulteriore danno sia alla fauna selvatica - peraltro già stremata dagli spari - sia agli animali d'affezione.
 
AGI
9 DICEMBRE 2013
 
Animali: cinghiale attacca e ferisce bracciante nel Palermitano
 
Palermo - Un bracciante agricolo di San Mauro Castelverde (Palermo) e' stato aggredito da una femmina di cinghiale nella vallata del fiume Pollina, all'interno del Parco delle Madonie. L'uomo, Domenico Colantoni di 33 anni, e' stato accompagnato al pronto soccorso di Cefalu' dove gli sono stati riscontrati traumi al piede e a una gamba. L'attacco e' avvenuto mentre Colantoni stava raccogliendo olive in un suo podere assieme a un amico: il cinghiale e' sbucato da un cespuglio di corsa e ha caricato ripetutamente l'uomo, finche' non e' stato messo in fuga a pietrate. "Non e' possibile -dice il vicesindaco di San Mauro, Giovanni Nicolosi- che non si riesca a trovare una soluzione concreta al problema. Con il Parco delle Madonie abbiamo fatto molte riunioni sulla problematica, non ultima quella di un mese fa alla presenza dell'assessore regionale all'Agricoltura Cartabellotta, ma siamo ancora in attesa. Credo che l'unica soluzione efficace sia quella di fare delle battute di caccia, ovviamente controllate dalle autorita' preposte, con armi da fuoco anche all'interno del Parco prima che ci scappi il morto".
 
NEL CUORE.ORG
9 DICEMBRE 2013
 
CHE TEMPO CHE FA: SCHERZA COL PORCELLUM, NON CON IL PORCELLO
Lettere di protesta dei telespettatori alla Rai
 
Prendersela col "Porcellum" (la legge elettorale ormai bocciata anche dalla Corte costituzionale) è più che legittimo, per carità. Ma portare in studio un maialino vero, forse sedato, certamente terrorizzato, è stata un'idea di pessimo gusto. E' successo domenica sera a "Che tempo che fa", la trasmissione su Rai 3 in prima serata con Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. L'episodio ci è stato segnalato da una lettrice (ecco il video della puntata, da 1'25") che ha deciso di scrivere anche ai due personaggi tv. "Premetto che sono una fan del vostro programma, per questo motivo sono rimasta di sasso e profondamente scioccata dalla puntata di ieri", inizia la signora. Che continua: "Incivile lo spettacolo di un po vero animale trasportato, immobile dal terrore, in uno studio pieno di luci, rumori e persone. Non sono un veterinario, ma non ci voleva tanto a vedere che lo s guardo di quell'animale era terrorizzato. Faceva fatica a respirare, tremava dalla paura".
La lettrice incalza Fazio e Littizzetto: "Nel frattempo, voi che gli state accanto, noncuranti, discutete e fate il vostro numero, peggio di un circo. Spero che vi rendiate conto, il giorno dopo, di aver dato uno spettacolo disgustoso, che denota una totale mancanza di sensibilità e civiltà! Vi prego di astenetervi dal dare, soprattutto per i più giovani, questi spettacoli immorali e disgustosi, in più in una Tv pubblica. Mi dispiace dire - conclude la signora - che la vostra scelta televisiva è l'esempio tangibile della mancanza di valori e il degrado culturale che caratterizza il nostro Paese. Spero che chiedate ufficialmente scusa di quanto avete mandato in onda ieri". E numerosi altri commenti di questo torno sono arrivati alla redazione del programma.
VIDEO
 
LA REPUBBLICA
10 DICEMBRE 2013
 
Maialino in trasmissione,denunciata Littizzetto
Il presidente dell'Aidaa accusa la comica torinese di maltrattamento degli animali: domenica scorsa ha portato in tv un piccolo suino come simbolo del "porcellum". Il denunciante: "La bestiola era terrorizzata"
 
Il maialino portato domenica scorsa in trasmissione rischia di mettere nei guai la Luciana nazionale. Una denuncia per possibile maltrattamento di animale ai sensi dell'articolo 544 del codice penale è stata presentata dal presidente nazionale dell'Aidaa (Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente) Lorenzo Croce nei confronti della comica torinese Luciana Littizzetto. Nell'ultima puntata di 'Che tempo che fa', si legge in una nota, "Littizzetto è comparsa in studio accompagnata da un maialino nero sistemato su un carrello rosa. La bestiola avrebbe dovuto rappresentare l'attuale legge elettorale, il cosiddetto 'porcellum', argomento clou dell'intervento di 'Lucianina'. Ma, effettivamente, le immagini del povero porcellino terrorizzato stridevano in maniera imbarazzante con le battute della comica e le risate in sottofondo. La povera bestia respirava affannosamente, strabuzzava gli occhi per il terrore, immobile, letteralmente pietrificato dalla paura".
Il presidente Croce nel suo esposto chiede che la procura accerti se vi siano state violazioni della legge di tutela degli animali. "Vorrei poter dire alla signora Littizzetto che gli animali non sono giocattoli - dice Lorenzo Croce firmatario dell'esposto denuncia - e che gli stessi sono esseri senzienti che soffrono e il maialino da lei utilizzato era quantomeno sicuramente sofferente. Noi - conclude Croce - che lottiamo contro l'uso di animali nei circhi non potevamo certo non intervenire in questa situazione che consideriamo assolutamente grave per l'abuso subito dall'animale".
 
QUOTIDIANO.NET
9 DICEMBRE 2013
 
200 lupi in Emilia Romagna e fanno meno danno dei bracconieri
Il Wwf fa il punto sugli allarmi degli ultimi tempi. Due famiglie vivono stabilmente nei dintorni di Bologna
 
Bologna - Le ultime stime parlano di circa 200 esemplari di lupo in Emilia-Romagna, raggruppati in circa 40 branchi. Il numero è destinato ad assestarsi presto. Quasi tutte le zone idonee dal punto di vista ambientale, infatti, sono state colonizzate, e la struttura territoriale dei branchi fa sì che il loro numero non possa aumentare esponenzialmente.
Lo dice una nota del Wwf regionale, in cui si aggiunge che i recenti avvistamenti di esemplari a ridosso dei centri abitati non devono spaventare. Già da anni - ricorda il Wwf - è stata segnalata la presenza stabile di due famiglie di lupi ad alcuni chilometri da Bologna, ad esempio, senza che ciò abbia causato particolari problemi. I lupi sono schivi nei confronti dell'uomo, tanto che avvistarli è ancora un evento raro, ma eventuali incontri vanno presi con la dovuta cautela, specialmente in presenza di prede o cuccioli. 
Seguendo il loro ciclo biologico, nel periodo autunnale i giovani lupi spesso lasciano il branco natio per cercare nuovi territori. In queste esplorazioni è possibile che, seguendo le loro prede naturali (cinghiali e caprioli, principalmente), si spingano in prossimità dei centri urbani, finendo talvolta vittime di incidenti stradali, come quello - tragico - di qualche giorno fa, che è costato la vita ad un automobilista.
Per prevenire tali incidenti, molto più comunemente causati da caprioli o altri ungulati selvatici, è indispensabile la realizzazione di sistemi di dissuasione e di adeguate protezioni delle carreggiate autostradali, come già avviene in molti altri paesi, ad esempio Svezia e Stati Uniti, combinati a ponti e sottopassi per l'attraversamento della fauna.  Gli episodi di predazione su bestiame domestico, che rappresenta - sottolinea il Wwf - una parte minima della dieta del lupo in Emilia-Romagna, sono limitati e circostanziati.
Le ultime stime dei danni ascrivibili a cani e lupi (che la legge regionale rimborsa pienamente in entrambi i casi) ammontano a poco più del 5% del totale dei rimborsi per danni causati da fauna selvatica. Ovvero circa la metà rispetto al meno temuto picchio, o un terzo rispetto alla lepre.  Quello che invece non si arresta - dice ancora il Wwwf - è il fenomeno del bracconaggio, ancora forte. Si stima che circa il 20% dei lupi finiscano ancora vittima di lacci e bocconi avvelenati, oppure di armi da fuoco. Ciò significa decine di lupi uccisi illegalmente ogni anno. Sono quindi necessari tutti gli sforzi per prevenire il bracconaggio e favorire una pacifica convivenza tra uomini e lupi, in quanto elemento essenziale per gli equilibri dell'ecosistema.
 
CORRIERE DELLA SERA
9 DICEMBRE 2013
 
LA NOTTE TRA SABATO E DOMENICA
Blitz nell’allevamento di visoni: aperte le gabbie
Sabato la manifestazione pacifica degli antispecisti. Dura presa di posizione di Federfauna: «istigazioni a delinquere»
 
Prov. Di Brescia - Sabato 7 dicembre la pacifica manifestazione degli Antispecisti libertari di Brescia contro l’allevamento di visoni di Montirone, dove vengono cresciuti 3mila animali l’anno destinati ad esser uccisi per ottenere la preziosa pelliccia. Nella notte invece, un’irruzione di ignoti che hanno liberato degli animali. L’ennesimo blitz animalista viene denunciato da Federfauna, per bocca del suo segretario Massimiliano Filippi: «le istituzioni devono intervenire contro campagne animaliste che sono istigazione a delinquere che sfocia nel terrorismo» . E ricordano che gli animali liberati vanno incontro alla morte, visto che «non sono adatti alla vita in natura». Per Federfauna le istituzioni devono intervenire «a tutela dei lavoratori e del Made in Italy» e ricordando le campagne animaliste per la liberazione degli animali d’allevamento Certe azioni devono essere definite per ciò che sono; cioè terrorismo, e certe campagne di odio per ciò che sono, cioè istigazione a delinquere».
IL TAR HA DATO RAGIONE AGLI ALLEVATORI - Va ricordato che anche l’amministrazione comunale ha intrapreso una battaglia legale per chiudere l’allevamento, perché troppo vicino alle case.Ma il 12 febbraio «La Fioreria» ha vinto il ricorso al Tar contro l’ordinanza di chiusura emessa dal comune nel giugno 2012, ordinanza emessa perché l’allevamento dista meno di 100 metri dalle case e creava disagi con i suoi miasmi. Il tar ha però sottolineato come l’azienda agricola esista da 40 anni (prima allevava polli) e sono stati i piani regolatori comunali a permettere la realizzazione di case sempre più vicino alle gabbie dei visoni (fino ad un minimo di 45 metri)
 
QUI BRESCIA
11 DICEMBRE 2013
 
Calvagese (BS), blitz di animalisti libera visoni
 
L’intento poteva anche avere un che di romantico, ma il finale non è stato certo lieto.
Nella notte tra domenica e lunedì un folto gruppetto di attivisti ha fatto irruzione nell’allevamento di visoni del signor Giuseppe Cerri, a Calvagese. Gli animalisti, dopo aver tranciato le recinzioni, hanno aperto tutte le gabbiette e liberato le oltre duemila bestiole, allevate per la pellicceria.
Il proprietario, svegliato dai cani che abbaiavano,  si è recato sul posto e ha fatto in tempo a vedere gli uomini che fuggivano. «Saranno state tra le 15 e le 20 persone – spiega Giuseppe Cerri -. Quando siamo arrivati, tutte le gabbie erano aperte e alcune porte erano state rotte. Li abbiamo visti scappare, avevano una torcia legata sulla testa. Sembravano le luci dell’albero di Natale».
La liberazione però non ha sortito l’esito sperato dagli attivisti: molte bestiole sono state avvistate l’indomani, morte sotto i copertoni delle auto; altre sono morte per le ferite subite a causa delle zuffe che si sono scatenate; altre ancora ne hanno approfittato per far incetta di galline nei pollai della zona.
Un gesto (finora ancora non rivendicato, forse anche per l’esito infausto) che ha suscitato le ire di FederFauna, l’associazione che riunisce allevatori e commercianti di animali: «Si inizino a definire certe azioni per ciò che sono, cioè terrorismo». In seguito alla denuncia del proprietario stanno ora indagando i carabinieri, che vogliono risalire ai responsabili del blitz.
 
NEL CUORE.ORG
9 DICEMBRE 2013
 
VIVISEZIONE, A SCOPPIO RITARDATO GARATTINI & ALLEATI CONTRO L'ENPA
Nel mirino uno striscione del 30 novembre
 
"Incitare a liberare gli animali dagli stabulari "e' una forma di illegalita', perche' noi operiamo secondo le leggi. Questa incitazione spero che trovi un pronto e attento intervento della magistratura. E' l'unica cosa che si puo' dire perche' e' inconcepibile". E' la reazione del direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, Silvio Garattini, alla segnalazione di Pro-Test Italia che, in una nota, parla di uno striscione firmato Enpa, apparso sabato 30 novembre durante la manifestazione organizzata da Animal Amnesty a Milano. Striscione in cui, sempre secondo quanto riferisce Pro-Test, si invitava a "far evadere" gli animali dagli stabulari. All'attacco si associa prontamente Federfauna, che chiama in causa i visoni liberati nella notte tra sabato e domenica dall'allevamento di Montirone. Sull'attacco dei vivisezionisti ironizza la presidente dell'Enpa, Carla Rocchi: "Sarà che l'intensificarsi delle proteste contro la vivisezione ha lasciato qualche nervo scoperto, con conseguente rallentamento dei riflessi". Dieci giorni di tempo per orchestrare, infatti, la reazione sanno oggettivamente di attacco studiato a tavolino, per sedare un'incipiente crisi di nervi. Enpa si riserva comunque di consultare i suoi legali.
"Mi meraviglia la presa di posizione dell'Enpa - commenta Garattini, a margine di un convegno sulla ricerca scientifica - Finora questi gruppi che sembrano perbene non avevano condannato i gesti degli animalisti, ma non li avevano neanche mai incitati. Questa posizione del tutto nuova e' preoccupante". A tutela della sperimentazione scientifica sugli animali Garattini invoca anche un intervento concreto del ministro dell'Istruzione, universita' e ricerca, Maria Chiara Carrozza. "Ho ascolta to il ministro, ho sentito tanti 'si potrebbe', 'si dovrebbe' e 'si fara'', ma non abbiamo un'idea precisa di quale sia il programma del Governo su ricerca e scienza. Quello che vedo e' una posizione anti-scientifica: se il ministro della Ricerca non ci difende in questa situazione, non so chi puo' farlo. Servono azioni, non basta dire. Io non posso far niente, i ministri e i magistrtati possono far molto". Garattini torna anche sugli "insulti" ricevuti "quotidianamente" da alcuni attivisti dei diritti degli animali: "Ma di questo non ci preoccupiamo molto perche' si tratta di gruppi fanatici con cui e' impossibile dialogare. La liberazione degli animali dagli stabulari per noi sarebbe un danno economico e culturale spaventoso, perche' sono animali su cui i laboratori hanno investito anni di lavori e buttarli via cosi' sarebbe assurdo. Siamo in un Paese in cui tutti possono dire quello che vogliono ed essere contro la legge senza che nessuno si muova. Il riferimento e' anche a Stamina, piu' o meno la situazione e' la stessa: incredibile", conclude.
"Intervenire contro campagne animaliste che sono istigazione a deli nquere che sfocia nel terrorismo". E' l'appello del segretario FederFauna Massimiliano Filippi alle istituzioni, dopo l'ultimo 'sgabbiamento' di visoni, la scorsa notte nel Bresciano. Vittime, spiega, "oltre agli stessi animali non adatti alla vita in natura, onesti lavoratori e le loro famiglie che mandano avanti col sudore un'azienda agricola". Tra le "malefatte" degli animalisti, Filippi ricorda lo striscione attribuito all'Enpa, la campagna della Lav contro gli allevamenti di visoni, le iniziative dell'on. Brambilla e le minacce di morte a Garattini.
Per ora il ministro dell'Università Maria Chiara Carrozza prova dar conforto verbale al direttore del "Mario Negri": ''Credo - afferma - che ci sia un problema serio di competenza e comprensione, da parte del Parlamento, dei problemi scientifici e degli avanzamenti della scienza, anche nel campo della medicina e delle scienze della vita. L'Italia ha preso degli impegni anche in termini di progetti e non possiamo tornare indietro all'oscurantismo''.
 
GEA PRESS
9 DICEMBRE 2013
 
Cina – Gli attivisti fanno testamento e bloccano un camion di cani destinati alla macellazione
Animal Equality: ogni anno, in un solo mercato, un milione di cani e gatti macellati
 
Bloccato, verso la strada per Dali, in Cina, un carico di cani e gatti destinati alla macellazione. Ne da comunicazione l’associazione Animal Equality che ha riferito come l’intervento, avvenuto grazie alla presenza di volontari cinesi, è stato portato a compimento lo scorso 4 dicembre.
Gli attivisti di Guanzou, con i quali Animal Equality collabora nella sua campagna per porre fine al commercio della carne di cane e gatto, hanno fermato il camion riuscendo a salvare i poveri animali.
Come già si è avuto modo di apprendere nel corso del documento VIDEO diffuso da Animal Equality su questi macelli e ripreso dal TG1, gli attivisti rischiano la vita pur di denunciare quanto avviene in un mercato che gode in Cina di un supporto legale. Pur di non consegnare gli animali ai loro carnefici, gli animalisti hanno trascorso la notte stesi sul pavimento. Prima, riferisce Animal Equality alcuni volontari avevano fatto testamento.
La stessa associazione stima un numero medio giornaliero di cani macellati, pari a 30.000. In alcune zone della Cina il cane è infatti un piatto tradizionale al quale vengono collegate forme propiziatorie e finanche medicamentose. La realtà, come evidenziato nei documenti video di Animal Equality, è quello di centinaia di migliaia di cani prelevati in strada se non addirittura rubati. In Cina, però, macellare cani non è vietato e di fatto non vi è una legge che protegge  gli animali. Scene orrende, di gabbie stipate di cani o gatti, gettate in terra da diversi metri di altezza. Animali che si spezzano le ossa e gatte (anch’esse filmate) che partoriscono nelle gabbie, schiacciate dai loro simili.
Solo in questo mercato Animal Equality stima un milione di cani e gatti annualmente macellati.
VEDI VIDEO TG1
VIDEO
 
TIO.CH
9 DICEMBRE 2013
 
Auto si ribalta, illesi un 30enne e il suo cane
Incidente sulla strada cantonale Thusis-Tiefencastel
 
TIEFENCASTEL (Svizzera) - Sono rimasti illesi l'automobilista 30enne e il suo cane che, lunedì mattina, sono rimasti coinvolti in un incidente accaduto sulla strada cantonale Thusis-Tiefencastel.
Erano le 7 circa di lunedì mattina. Il 30enne, insieme al suo cane, stava percorrendo la strada che porta a Tiefencastel quando, giunto in località Starsung, la sua auto è dapprima sbandata per poi finire rovesciata a lato della carreggiata. L'uomo e il suo cane sono riusciti ad uscire dall'abitacolo dell'auto distrutta.
 
NEL CUORE.ORG
9 DICEMBRE 2013
 
FRANCIA: "DISTRUGGEREMO TUTTO L'AVORIO E RAFFORZEREMO LE PENE"
Al via la stretta contro i trafficanti di oro bianco
 
La Francia ha deciso: brucerà le scorte di avorio e rafforzerà le pene (sanzioni pecuniarie) inflitte ai trafficanti di specie protette. Il commercio di "oro bianco" e corno di rinoceronte è diventato così diffuso in Africa da arrivare non solo a minacciare la biodiversità, ma anche a colpire diversi Stati. Varie inchieste sui traffici illegali hanno stabilito, ad esempio, il collegamento tra il traffico di avorio e il finanziamento di gruppi armati di ribelli nella Repubblica Centrafricana. Ne dà notizia Quotidiano.net.
"Mi appello alla coscienza dei Paesi consumatori: l'acquisto di avorio deve essere reato", ha detto il presidente francese, Francois Hollande. Il piano d'azione presentato dalla Francia prevede di rafforzare la capacità investigativa della magistratura e di investire più risorse sui crimini contro la fauna selvatica.
E ancora: la Francia fornirà aiuti economici ai Paesi africani nella lotta contro il bracconaggio che, in una prima fase, si tradurrà in un annullamento di parte del debito. Il Gabon sarà uno dei primi a beneficiare di questa mossa e riceverà 10 milioni di euro in cinque anni, mentre al Mozambico andranno 4 milioni di euro.
Le stime sono preoccupanti: in Africa non sarebbero rimasti non più di 500mila elefanti. La moratoria sul commercio di avorio adottata a livello internazionale nel 1989 non ha fermato la strage di pachidermi: ne vengono uccisi circa 20mila ogni e di questo passo la specie potrebbe presto estinguersi.
Parigi suggerisce, allora, anche di armonizzare le norme sulle sanzioni a livello europeo e proporrà l'idea al prossimo Consiglio dei ministri Ue dell'Ambiente il 13 dicembre. Nello stesso tempo, i transalpini vogliono che gli strumenti giuridici internazionali utilizzati per contrastare la criminalità internazionale sino impiegati anche nella lotta al traffico di avorio e alla caccia di animali in via d'estinzione.
 
FOCUS
9 DICEMBRE 2013
 
Alimenti: ministero, una bufala la carne di cane commestibile in Ue
 
Roma - Quella delle carne di cane commestibile nell'Unione europea dal 2014, in virtù di una fantomatica certificazione europea di commestibilità richiesta dalla società Xinshipu Ltd, è "una bufala. Mai si è discusso a Bruxelles, nei comitati di sicurezza alimentare, su questo tema. E in ogni caso, trattandosi di un nuovo alimento, la carne di cane dovrebbe essere assoggettata alle procedure richieste per i 'novel food'". Lo assicura all'Adnkronos Salute Silvio Borrello, direttore generale del dipartimento del ministero della Salute che si occupa dell'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione, dopo aver comunque verificato che non ci fossero novità dell'ultim'ora.
"Ho consultato dei colleghi europei dopo aver letto la notizia. Che a quanto mi risulta è priva di qualsiasi fondamento". Niente spezzatino di cane all'orizzonte, dunque. "Non se ne è mai parlato a livello di sicurezza alimentare. Oltretutto dal momento che questa carne non è nella tradizione alimentare dei Paesi europei, nel caso dovrebbe essere considerata un nuovo alimento e rispettare tutta una procedura particolare. Prima che si arrivi a dare il via libera alla sua importazione - spiega - dovrebbero essere consultati i comitati veterinari e sanitari, gli stabilimenti dovrebbero essere autorizzati, insomma occorrerebbe fare tutta una lista di passaggi a garanzia dei consumatori". Cosa che in questo caso non è stata fatta. Insomma, conclude Borrello, questa notizia "sa proprio di bufala".
 
GREEN STYLE
9 DICEMBRE 2013
 
Cane depresso guarito con l’agopuntura
 
I cani sono esseri sensibili e se trascurati, o peggio abbandonati, cadono in uno stato di tristezza e depressione. Una condizione vissuta in primo piano da Amber, un bellissimo cane di razza mix-Mastiff finita dal divano di casa al rifugio per animali. Giunta depressa e con il pelo a chiazze, l’esemplare seienne è finito tra le mani amorevoli dei volontari del centro K9 Crusaders a Bissoe, in Cornovaglia. Abbandonata drasticamente dal suo proprietario, la giovane cagnona è scivolata in uno stato di torpore e sconforto. Per salvarla dal baratro il rifugio avrebbe dovuto somministrale una cura lunga, costosa e impegnativa per il resto della sua vita. Un problema che avrebbe di sicuro scoraggiato ogni tentativo di adozione. Amber è stata quindi affidata alle cure amorevoli di Jennifer Williamson, un veterinario esperto di agopuntura. Il cane ha tratto giovamento sin dal primo appuntamento, rilassandosi al primo ago inserito. Sue Smith, volontaria del rifugio, è rimasta sorpresa dalla reazione positiva del cane. Solo dopo 6 sedute Amber ha cambiato atteggiamento passando dall’apatia alla gioia, riguadagnando salute e vitalità perdute. Un incredibile e rapido successo per il cane: il pelo ha smesso di cadere, la cura a base di steroidi e antibiotici è stata sospesa e le infezioni sul resto del corpo si sono cicatrizzate velocemente. Il trattamento ha favorito un totale relax in Amber e un cambio radicale dell’umore, fino a riguadagnare la felicità tipica della giovane età.
Jennifer Williamson da tempo cura gli animali con l’agopuntura e ha ottenuto riscontri molto positivi con cavalli, gatti e altri cani. Utilizzare questa pratica su Amber, come da lei consigliato, è servito a rafforzare il sistema immunitario del cane eliminando anche le irritazioni cutanee. Il costo del trattamento è stato coperto dalle sovvenzioni che riceve il Kennel Club Charitable Trust e con i soldi avanzati sono state pagate le tasse relative agli altri 50 cani del centro. Visto l’ottimo risultato, sicuramente la pratica verrà allargata anche agli altri ospiti, in particolare i casi più complicati. In questo modo il gruppo spera che tutti i cani, Amber compresa, ricevano la giusta attenzione per u na rapida adozione.
 
ALTO ADIGE
9 DICEMBRE 2013
 
Se il coniglio fa il «morto» non significa che stia male
 
di Martina Capovin
 
BOLZANO - Gli amici conigli ogni tanto lasciano perplessi i loro padroni con comportamenti a dir poco particolari, o che sembrano assai strani. Per evitare di andare nel panico credendo che il coniglietto stia morendo o stia male, sarebbe meglio conoscere questi comportamenti e saperli identificare alla perfezione. Per prima cosa, bisogna sapere che la posa “total relax” degli amici conigli e una delle loro preferite. Completamente sdraiati, a volte anche con le zampe dietro letteralmente “stese” a pianta in su. L'animaletto non sta male, è semplicemente steso e si sta rilassando: molti coniglietti si addormentano letteralmente in questa strana posizione, per risvegliarsi solo al richiamo della cena. Altro comportamento che può sembrare “strano” è quando corrono in maniera piuttosto “scoordinata” sbatacchiando testolina e orecchie. In realtà questo è un atteggiamento di grande felicità: solitamente i coniglietti o fanno queste mosse sul lungo percorso, oppure corrono a zig zag in un’area più piccina, sempre facendo un gran movimento di testolina e orecchie che frullano da tutte le parti. In questi casi quindi niente panico, anzi: l'animaletto è felice come una pasqua e sta cercando di dimostrarlo. Un comportamento che spaventa molti è quando il coniglio, all’improvviso, si butta di lato. In realtà sta fingendo di fare il morto sostanzialmente per avere più attenzioni dal padrone. Spesso che capita che non solo i piccoletti si gettino a lata, cercando di fare più rumore possibile, ma si sistemano le zampine in modo da sembrare il più “malato” possi bile e a volte tentano addirittura la tattica dell'”occhio vitreo”. Inutile dire che la prima volta che il coniglietto di casa decider&agrav e; che è tempo di fare pena al padrone, questo probabilmente si farà venire un colpo. Ma basta conoscere i propri piccoli per capire che non stanno male: vogliono solo attenzioni. E' naturale che in alcuni casi, i comportamenti strani del coniglio devono invece mettere in allarme i padroni. Solitamente il primo segno che il piccolo forse deve essere portato dal veterinario è l'apatia: i conigli sono animali attivi, se da un giorno all'altro perdono la voglia di correre e giocare allora forse c'è qualcosa che non va. Sempre attenti inoltre ad occhi, nasino e pelo: se si vede qualcosa di diverso dal solito che non fa stare tranquilli allora è meglio andare a fare una visitina.
 
GEA PRESS
10 DICEMBRE 2013
 
Venafro (IS) – Il cane decapitato legato al binario del treno
L'ENPA: non chiamatelo "povera bestia"
 
Una banda di teppisti che lo scorso sette dicembre ha legato ai binari, con una stretta corda al collo, un cane finito decapitato al passaggio del treno.
Nulla di nuovo sulle indagini. Forse un nuovo caso senza soluzione sebbene alcuni giornali locali hanno riferito di giovani provenienti anche dalla provincia di Caserta. Eppure, quella “povera bestia”, così come ripresa dagli organi di informazione, non è andata già alla sede ENPA di Isernia che vivacemente fa notare come il termine andrebbe corretto.
“Di quale bestia stiamo parlando? – riferiscono gli animalisti -. Per ENPA la vera bestia andrebbe riferita ad un’unica entità, ovvero quella che in un momento di noia ha deciso, per mostrarsi superiore, di potersi sfogare sulla povera creatura indifesa.
“Siamo alle soglie del 2014 – ha aggiunto la sede ENPA di Isernia – ed ancora sentiamo di queste atrocità, messe in atto per mero divertimento e che vengono spesso giustificate come “conseguenza di un disagio psichico. Vogliamo fermarci qui e rimanere diplomatici per questa volta“. Per la Protezione Animali i colpevoli devono essere puniti “senza ombra di dubbio, e non giustificati“.
L’appello è ora quello di non riporre il caso nel dimenticatoio. Fatti di questo genere non si devono più ripetere. Giustizia e controlli, questo chiede l’ENPA di Isernia alle autorità di vigilanza.
 
NEL CUORE.ORG
10 DICEMBRE 2013
 
BRACCONIERI NEL BRESCIANO: UCCISI A FUCILATE DUE SPARVIERI IN 7 GIORNI
Finita nel mirino una specie particolarmente protetta
 
Due sparvieri uccisi a fucilate nell'arco di una settimana in provincia di Brescia. Entrambi i volatili sono stati soccorsi dagli addetit del Centro recupero animali selvatici gestito dall'Associazione uomo e territorio Pro Natura - in collaborazione con il Parco dell'Adamello, il Comune di Paspardo e la Provincia di Brescia. Dopo i primi esami radiologici, sono stati scoperti alcuni pallini da caccia all'interno del corpo degli animali. Una fucilata è stata confermata come causa del ferimento. Le lesioni più evidenti alle ali con fratture scomposte, ma vari altri traumi sono stati trovati all'addome e al torace. Entrambi gli esemplari sono morti per le ferite, nonostante le cure dei veterinari.
Lo sparviere, un piccolo rapace diurno che nidifica in complessi boscosi diversificati, specializzato nella cattura di piccoli uccelli, è una specie particolarmente protetta anche sotto il profilo sanzionatorio ai sensi dell'art. 2 della Legge 157/92.
 
PRIMA DA NOI
10 DICEMBRE 2013
 
Bracconaggio, cacciatori uccidono cervo nel parco Nazionale d’Abruzzo
Guardie li scoprono in flagrante
 
ABRUZZO. Sabato scorso due importanti operazioni antibracconaggio da parte delle Guardie del parco.
La prima è stata eseguita nel territorio della Marsica, precisamente in località S. Antonio nel Comune di Collelongo, ricadente nella Zona di Protezione Esterna del Parco nonché ricompressa all’interno del SIC (Sito di Interesse Comunitario), dove le Guardie del Parco, dopo aver bloccato un fuoristrada, hanno proceduto alla identificazione degli occupanti ed alla perquisizione dell’automezzo.
All’interno del fuoristrada si trovavano quatto persone, precisamente i signori R. F. di Luco dei Marsi, G.A. di Trasacco, nonché due allevatori (padre e figlio) originari del frusinate ma residenti a Trasacco.
All’interno del fuoristrada sono stati trova ti quattro fucili da caccia. I proprietari hanno dichiarato di essere a caccia alla lepre. In realtà, dalla perquisizione effettuata gli stessi sono risultati in possesso di ben 7 cartucce a palla unica (non denunciate), che vengono solitamente utilizzate per l’abbattimento di fauna di grossa taglia. Le Guardie del Parco, pertanto, hanno proceduto al sequestro delle munizioni. Inoltre, è stata presentata denuncia dei fatti all’autorità giudiziaria.
La secondo operazione si è svolta, invece, nel versante laziale del Parco, precisamente in località “Valletrotta” di Vallerotonda, ricadente anch’essa nella Zona di Protezione Esterna del Parco. In questo caso, le Guardie del Parco, hanno individuato e sorpreso due persone, E. P. e M. V. di San Vittore che si sono allontanati rapidamente, e quindi, a pochi metri di distanza dal punto in cui si trovavano gli stessi, hanno rinvenuto la carcassa freschissima di un ce rvo con evidenti fori causati da colpi di arma da fuoco.
Dopo appostamenti durati diverse ore, i due individui, convinti di poter agire indisturbati, sono tornati sul posto, evidentemente, per recuperare il cervo, ma sono stati bloccati dalle Guardie del Parco.
L’operazione si è conclusa in piena notte, e le Guardie del Parco, su precisa disposizione della Procura della Repubblica di Cassino competente per territorio, hanno proceduto al sequestro dei mezzi di caccia di E.P., eseguito presso l’abitazione, dove sono stati trovati ben nove fucili, peraltro denunciati.
Le Guardie, quindi, hanno proceduto al sequestro giudiziario della carcassa del cervo che sarà trasportata presso il Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria dell’Istituto Zooprofilattico Lazio e Toscana di Grosseto per gli accertamenti del caso.
 
GEA PRESS
10 DICEMBRE 2013
 
A caccia nel Parco Nazionale d’Abruzzo – Gli interventi antibracconaggio delle Guardie del Parco
 
Nuovi interventi antibracconaggio portati a termine dalle Guardie del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Le operazioni sono avvenute sabato scorso e ripropongono quanto vitale sia ancora il problema della caccia di frodo.
In località S. Antonio nel Comune di Collelongo (AQ) le Guardie del Parco hanno fermato un fuoristrada identificando quattro persone, tra cui due allevatori originari della provincia di Frosinone ma residenti nel comprensorio. Perquisito il mezzo sono stati rinvenuti quattro fucili da caccia di proprietà dei primi due soggetti. I due, originari di Luco dei Marsi e Trasacco hanno dichiarato di essere andati a caccia di lepri ma dalla perquisizione del mezzo sono invece risultate sette cartucce a palla unica adatte, cioè, all’uccisione di grossi animali. Il munizionamento non sarebbe stato peraltro denunciato.
Munizioni sequestrate  e per i due cacciatori denuncia all’Autorità giudiziaria.
In località “Valletrotta” di Vallerotonda (FR), le Guardie del Parco hanno notato due persone, risultate poi  di San Vittore (FR), in allontanamento. A pochi metri di distanza c’era però il corpo di un cervo abbattuto da poco. Evidenti, riferisce l’Ente Parco, i fori dei proiettili.
Le Guardie si sono così disposte per un lungo appostamento. L’intervento si è così concluso in piena notte, quando i due bracconieri sono apparsi. Le Guardie del Parco, su disposizione della Procura della Repubblica di Cassino, hanno così potuto procedere al sequestro dei numerosi mezzi di caccia presso l’abitazione di un soggetto. Si tratta di nove fucili tutti regolarmente denunciati. Il corpo del cervo è stato posto sotto sequestro e trasportato presso  il Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria dell’Istituto Zooprofilattico Lazio e Toscana di Grosseto per gli accertamenti del caso.
Entrambe le aree oggetto di intervento erano ricadenti nella zona di Protezione Esterna del Parco.
 
L’ARENA
10 DICEMBRE 2013
 
Cinghiale invade la 434 e viene ucciso da un Suv
L'auto ha subìto grossi danni ma il conducente è uscito illeso Potrebbe trattarsi dell'esemplare che aveva azzannato alcuni cani

Fabio Tomelleri

 
L'incubo di cacciatori e agricoltori è finito. E per fortuna si è concluso senza tragiche conseguenze per le persone. Un esemplare di cinghiale adulto del peso di un quintale, infatti, è morto dopo essere stato investito da un'auto sulla Transpolesana, ai confini tra i territori di Legnago e Villa Bartolomea. L'animale selvatico, ucciso lungo la corsia della 434 che conduce a Verona, sarebbe lo stesso che nelle scorse settimane aveva seminato il panico tra cacciatori e allevatori della zona.
L'impatto tra l'auto ed il cinghiale è avvenuto sabato sera. L'automobilista - D.C., 52 anni, residente a Leno (Brescia) - si è visto sbucare all'improvviso l'animale selvatico davanti al muso della sua Fiat 16. L'impatto è stato inevitabile e violento, tanto che con l'urto son o esplosi gli air bag di sicurezza del veicolo. Il conducente ha riportato soltanto ferite lievi, oltre ad un grande spavento. La sua auto, invece, è stata seriamente danneggiata dall'animale, che ha quasi distrutto la parte anteriore del mezzo. Il cinghiale, dopo lo scontro, ha continuato a scorazzare sulla 434 per una ventina di metri, dopodiche è stramazzato al suolo sulla stessa corsia dove ha tagliato la strada alla Fiat 16.
Sul posto sono intervenuti immediatamente i carabinieri del nucleo Radiomobile di Legnago, i vigili del fuoco e un veterinario dell'Ulss 21, che ha constatato il decesso dell'animale. Il medico ha confermato anche che si trattava di una bestia selvatica, visto che era sprovvista del microchip di cui invece sono dotati tutti gli esemplari cresciuti in allevamento. Subito dopo lo scontro tra l'animale e la macchina, le forze dell'ordine hanno gestito il flusso del traffico. Successivamente, una ditta specializzata è giunta sul luogo dell'incidente per rimuovere la carcassa del cinghiale, che è stata smaltita in un centro autorizzato.
L'allarme sulla presenza dei grossi mammiferi nelle campagne tra Legnago e Villa Bartolomea era stato lanciato nelle scorse settimane da Antonio Donella, presidente dell'Associazione Cacciatori Veneti di Villa Bartolomea. Lo stesso referente delle doppiette aveva rilevato la presenza di un esemplare adulto, forse lo stesso che è stato investito sulla Transpolesana, in località Anguanin, proprio a ridosso della superstrada. Il cacciatore non era riuscito a vedere l'animale, ma ne aveva rinvenuto le tracce inequivocabili sul terreno, mentre i suoi segugi avevano riportato gravi ferite sul corpo. Gli esperti interpellati in quell'occasione avevano ipotizzato che l'animale fosse giunto nella Bassa percorrendo le sponde dei grandi fiumi, come l'Adige o il Po, partendo dalle aree montane del Veronese o da quelle delle regioni limitrofe dove questo tipo di mammifero è proliferato negli ultimi anni. L'Ulss 21, dopo la segnalazione, aveva espresso la propria preoccupazione perché la presenza di questi animali selvatici nei campi della Bassa può costituire un pericolo sia per la sicurezza della circolazione, che dal punto di vista sanitario, visto che possono trasmettere malattie contagiose ai suini.
 
QUI BRESCIA
10 DICEMBRE 2013
 
Palazzolo (BS), un daino a passeggio per il centro
 
Un daino a passeggio nelle vie del centro di Palazzolo.
La povera bestiola, impaurita dal traffico e dalle luci è stata avvistata nel tardo pomeriggio di lunedì 9 dicembre correre per le vie del paese bresciano. Sconcerto e scompiglio per gli automobilisti e i residenti della zona che hanno avvertito le autorità del posto, che, a loro volta, hanno chiesto l’intervento urgente del Nucleo Ittico Venatorio della polizia provinciale.
Ci sono volute un paio d’ore e l’aiuto di due veterinari  però per bloccare l’animale selvatico e catturarlo. Una volta  condotto in un recinto gli è stato somministrato del sonnifero ed è poi stato portato al Centro recupero animali selvatici di Valpredina. Successivamente, dopo dei controlli sulla sua salute, l’innocuo ungulato sarà rimesso in libertà.
 
GEA PRESS
10 DICEMBRE 2013
 
GREEN HILL – Il processo contro chi ha liberato gli animali, oggi non entra di scena
 
Sarà una udienza formale, quella fissata oggi presso il Tribunale di Brescia.
Nessun imputato dei reati conseguenti alla liberazione dei beagle del 28 aprile 2012, verrà sentito dal Giudice. Buona parte di loro, infatti, non andrà neanche in Tribunale.
Si tratta comunque della prima udienza che probabilmente annuncerà un rinvio dell’inizio della trattazione che vede imputate una decina di persone per i reati di furto, rapina, resistenza aggravata, violazione di domicilio.
Come è noto, nel corso della manifestazione animalista indetta contro Green Hill (allora pienamente in attività) avvenne l’irruzione di molti manifestanti. Alcuni di loro contribuirono alla liberazione di alcuni beagle detenuti nel noto allevamento. Gli animali solo in parte vennero recuperati dalla Forze dell’Ordine. Di altri non è stato fatto sapere più niente. In quella occasione alcune persone vennero fermate e rilasciate già il giorno dopo. Da questo evento, però, scaturì un fatto inaspettato. Una delle persone denunciate si rivolse allo Studio Legale Zanforlini, di Ferrara. L’Avvocato David Zanforlini, attuale responsabile dei Centri di Azione Giuridica di Legambiente, avviò le indagini difensive dalle quali scaturirono elementi utili alla formulazione di un esposto che portò nel luglio 2012 al sequestro della struttura di Montichiari.
Per quest’ultimo procedimento, non è stata ancora fissata la data del processo. Il PM titolare decise la cessione definitiva degli oltre 2600 cani che sono ora in possesso di centinaia di persone individuate dai due affidatari LAV e Legambiente. Il versamento di una quota stabilita in 100 euro per cane, affidata al Corpo Forestale dello Stato, potrebbe forse avere contribuito all’allungamento dei tempi.
 
IL RESTO DEL CARLINO
10 DICEMBRE 2013
 
Cani e gatti in ospedale con i pazienti: in Emilia-Romagna si può
Il sì unanime alla normativa è arrivato commissione Politiche per la salute e politiche sociali. Manca solo il via livera della Giunta Errani
 
Bologna - La Regione Emilia-Romagna da’ il via libera a cani e gatti in ospedale per migliorare lo stato d’animo dei pazienti. Il sì alla nuova normativa, all’unanimita’, e’ arrivato questa mattina in commissione Politiche per la salute e politiche sociali. Le nuove regole riguardano solo cani e gatti e saranno valide sia nelle strutture pubbliche che quelle private, naturalmente su richiesta del singolo paziente. “Una volta approvata definitivamente dalla giunta- si legge in una nota di viale Moro- tale disciplina dovra’ essere rispettata da tutte le strutture ospedaliere regionali (ognuna si attivera’ per un suo regolamento interno) ogni qual volta sara’ richiesto l’accesso di un animale d’affezione”. </ div>
Non si potranno tenere cani e gatti in ogni caso in terapia intensiva, in chirurgia e traumatologia d’urgenza, nei reparti o nelle stanze di isolamento, nei centri trapianto e tra i grandi ustionati, nei centri dialisi, in ostetricia e nursery e in altre zone particolarmente delicate degli ospedali. “Per l’accesso degli animali, il paziente o i suoi familiari dovranno fare richiesta scritta alla direzione sanitaria della struttura ospedaliera”.
All’interno del documento approvato oggi in commissione sono disciplinati i criteri “per la gestione del cane e del gatto all’interno delle strutture e definiti i criteri per l’accesso alle aree esterne agli edifici di ricovero e cura di pertinenza della struttura, per l’accesso alle aree comuni e per quello ai reparti di degenza”. Gabriella Meo (Sel-Verdi) e Antonio Mumolo (Pd) “si sono impegnati ad incontrare le associazioni prima dell’ultimo via libera della giunta sul documento, per ragionare su eventuali osservazioni da parte delle stesse alla delibera”.
 
FORLI’ TODAY
10 DICEMBRE 2013
 
Cani da caccia, Bartolini (Pdl): "I proprietari possono tirare un sospiro di sollievo"
Evidenzia Bartolini: "Tutti i proprietari di cani detenuti all'aperto, quindi, in particolare contadini, cacciatori e tartufai, che erano nel mirino dell'integralismo animalista, possono tirare finalmente un sospiro di sollievo".
 
I criteri per la detenzione degli animali d’affezione da parte dei privati, nello specifico solo per i cani, sono stati approvati dalla commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Monica Donini. Il voto favorevole è venuto dai gruppi di maggioranza, da Fi-Pdl e dalla Lega nord. Astenuti Antonio Mumolo (Pd) e Gabriella Meo (Sel-Verdi): Le due astensioni sono state motivate dall’impegno (dei due consiglieri) di voler ascoltare le osservazioni delle associazioni sulla delibera.
Le disposizioni sono finalizzate alla tutela del benessere degli animali d’affezione, in questo caso specifico solo per il cane, detenuti da privati non ai fini di attività economiche quali commercio, allevamento o altre attività. Vengono stabiliti gli obblighi e le responsabilità del proprietario/detentore dell’animale per quanto riguarda la sua salute e il suo benessere: ricovero adeguato; cibo e acqua in quantità e qualità sufficiente; prevenzione e cure sanitarie; adeguata attività motoria (in relazione alla taglia, alla razza e alla specie) e attività riproduttiva.
In particolare, nella delibera si stabilisce il divieto di qualsiasi maltrattamento o comportamento lesivo nei confronti dell’animale e altra azione che possa nuocere al suo benessere; educare, addestrare e/o fare gareggiare gli animali ricorrendo a percosse, violenze e costrizioni fisiche; lasciare gli animali chiusi in veicoli o rimorchi senza un adeguata areazione. Nel provvedimento, inoltre, vengono definiti: caratteristiche e dimensioni dei ricoveri; condizioni climatiche tali da non nuocere alla sua salute (idoneo riparo dalle intemperie e dall’esposizione al sole); uso del guinzaglio e della museruola.
“La nuova delibera della Giunta regionale che definisce i criteri per la detenzione dei cani da parte dei privati cancella definitivamente l’assurda norma introdotta dalla legge regionale 29 marzo 2013 numero 3 voluta dagli animalisti estremisti e dagli ambientalisti integralisti", dichiara Luca Bartolini, Consigliere regionale del Gruppo FI-PDL dell’Emilia-Romagna.
"Il buon senso e il sano realismo che ci hanno guidato nella battaglia contro una legge assurda ripresa in maniera critica anche da media nazionali, hanno finalmente prodotto norme utili e di facile applicazione - evidenzia Bartolini -. La legge voluta dalle frange animaliste, infatti, obbligava i proprietari di cani detenuti all’aperto a garantire ai loro animali un ricovero delle stesse dimensioni strutturali e delle stesse caratteristiche tecniche di quello previsto per il ricovero ordinario nei canili pubblici e negli allevamenti di cani per fini commerciali operanti nel territorio regionale: box da 20 mq per cane, quasi dei monolocali".
"Per rendere l’idea ricordo che una camera matrimoniale standard è di 14 mq. Una forzatura quindi, figlia del peggior animalismo integralista, che metteva a rischio la detenzione e l’adozione di cani nella nostra regione”, aggiunge l'esponente del FI-Pdl, secondo il quale "la nuova delibera, sulla quale nella Commissione competente ho espresso il mio voto favorevole ripristina il buon senso, prevedendo per le strutture di ricovero esterne dei cani, il rispetto dei requisiti contemplati nell’accordo Stato Regioni e tolto ogni riferimento edilizio che avrebbe messo in ginocchio i proprietari di cani da caccia, da tartufo o da compagnia. Tutti i proprietari di cani detenuti all’aperto, quindi, in particolare contadini, cacciatori e tartufai, che erano nel mirino dell’integralismo animalista, possono tirare finalmente un sospiro di sollievo”.
 
CORRIERE DELLA SERA
10 DICEMBRE 2013
 
Pet therapy, via libera della Regione
Cani e gatti in ospedale con i pazienti
Per migliorare lo stato d'animo, su richiesta dei degenti
Sarà possibile nelle strutture pubbliche e private
 
BOLOGNA - La Regione Emilia-Romagna dà il via libera a cani e gatti in ospedale per migliorare lo stato d'animo dei pazienti. Il sì alla nuova normativa, all'unanimità, è arrivato questa mattina in commissione Politiche per la salute e politiche sociali. Le nuove regole riguardano solo cani e gatti e saranno valide sia nelle strutture pubbliche che quelle private, naturalmente su richiesta del singolo paziente. «Una volta approvata definitivamente dalla giunta - si legge in una nota di viale Moro - tale disciplina dovrà essere rispettata da tutte le strutture ospedaliere regionali (ognuna si attiverà per un suo regolamento interno) ogni qual volta sarà richiesto l'accesso di un animale d'affezione».
Non si potranno tenere cani e gatti in ogni caso in terapia intensiva, in chirurgia e traumatologia d'urgenza, nei reparti o nelle stanze di isolamento, nei centri trapianto e tra i grandi ustionati, nei centri dialisi, in ostetricia e nursery e in altre zone particolarmente delicate degli ospedali. «Per l'accesso degli animali, il paziente o i suoi familiari dovranno fare richiesta scritta alla direzione sanitaria della struttura ospedaliera». All'interno del documento approvato oggi in commissione sono disciplinati i criteri «per la gestione del cane e del gatto all'interno delle strutture e definiti i criteri per l'accesso alle aree esterne agli edifici di ricovero e cura di pertinenza della struttura, per l'accesso alle aree comuni e per quello ai reparti di degenza». Gabriella Meo (Sel-Verdi) e Antonio Mumolo (Pd) «si sono impegnati ad incontrare le associazioni prima dell'ultimo via libera della giunta sul documento, per ragionare su eventuali osservazioni da parte delle stesse alla delibera».
La stessa commissione ha anche licenziato le linee guida per la pet therapy in case protette e case di riposo. «Secondo le linee guida, gli interventi hanno valenza terapeutica, riabilitativa, educativa e ludico-ricreativa e prevedono l'impiego di animali domestici -cane, cavallo, asino, gatto e coniglio- in grado di instaurare relazioni sociali con l'uomo». Tali interventi, spiega un altro comunicato della Regione, «sono rivolti prevalentemente a persone affette da disturbi della sfera fisica, neuromotoria, mentale e psichica, dipendenti da qualunque causa, ma possono essere indirizzati anche a individui sani». Gli interventi «possono essere erogati sia presso i centri specializzati che presso altre strutture pubbliche o private che, oltre ad essere in regola con tutte le norme vige nti (amministrative, edilizie, sanitarie, eccetera), rispondono a precisi requisiti strutturali e gestionali correlati alla tipologia di intervento erogato e alla specie dell'animale impiegata».
 
L’ARENA
10 DICEMBRE 2013
 
Cucciolo sotto l'albero?
«Dieci cose da sapere»
La veterinaria: «Un pet richiede tempo e spazio, necessita di passeggiate e compagnia. E in vacanza lo porterete con voi?»
 
Un cucciolo sotto l'albero di Natale: quanti bambini avranno espresso questa richiesta nella letterina a Santa Lucia o a Babbo Natale? L'esperienza insegna - purtroppo - che molti dei pelosetti trovati infiocchettati a dicembre, in estate diventano pacchi da scaricare senza remore. E allora: pensateci bene, mamme e papà, prima di autorizzare Santa Lucia e Babbo Natale. Leggete con attenzione cosa dice la dottoressa Martina Righetti, consigliere dell'Ordine dei veterinari.
BISOGNI E CURE. «Un animale è un essere vivente con bisogni specifici che deve essere in grado di espletare per il suo benessere psicofisico. Vivrà con noi per un certo numero di anni e farà parte della nostra vita, la modificherà con la sua presenza, invecchierà e morirà prima di noi probabilmente. Bisogna esserne consapevoli. Dobbiamo valutare bene il tempo che abbiamo da dedicargli e lo spazio a disposizione in casa, anche per un animale piccolo come una tartaruga o un pesce. Evitate di prendere un cane se non avete la possibilità di portarlo a fare una passeggiata almeno tre volte al giorno e qualsiasi altro animale se non si ha il tempo di giocare e stare con lui costantemente, rispettando i suoi bisogni e tempi.
ASSENZE PROLUNGATE. Dobbiamo avere ben presente che l'animale ci sarà anche quando andiamo in vacanza o dobbiamo lavorare di più, dobbiamo accudire dei famigliari o arriva un figlio. Bisogna organizzarsi, trovare una soluzione quando non si può portarlo con noi, evitando che le sue abitudini vengano stravolte e possa comunque vedervi».
«Attenzione a dove si prende l'animale: negozio o allevamento che sia, occorre chiedere da do ve arriva e come viene trattato per non alimentare i traffici illeciti; bisogna informarsi sulle specie che non possono essere commercializzate. E comunque è preferibile sempre un'adozione da un canile o gattile e dare una casa ad un animale abbandonato».
ESSERE SOCIEVOLE. «Tutti gli animali sono sociali e come tali hanno bisogno della nostra compagnia, ma anche di quella dei loro simili. Impensabile tenere un qualsiasi animale in casa da solo dalla mattina alla sera e pensare che possa stare bene! Se stiamo poco in casa meglio optare per una coppia; e comunque dobbiamo impegnarci a trovare tempo per stare con loro giocando e interagendo. Un cucciolo è molto bello e tenero soprattutto per i bambini, ma è anche molto impegnativo, va educato ed accudito. Un animale adulto ha il vantaggio che in genere ha già imparato a gestire i suoi bisogni e istinti, il carattere è formato e non è vero che non si adatta e non si affeziona. È vero il contrario.
CHI SE NE OCCUPA? Se l'animale viene preso per i figli, ricordate che comunque, prima o poi, saranno i genitori a doversene prendere carico. Infine andare sempre da un medico veterinario prima di prendere un animale, soprattutto se è il primo: saprà consigliarvi l'animale e la razza in base allo stile di vita della famiglia.
 
LA ZAMPA.IT
10 DICEMBRE 2013
 
Aquile americane sacrificate per favorire l’energia eolica
Aziende “green” potranno uccidere rapaci che finiscono nelle pale
 
L’amministrazione Obama è disposta a chiudere un occhio sulla morte delle aquile in nome del suo impegno per l’energia rinnovabile. Darà infatti alle società del settore eolico il permesso di uccidere aquile reali e calve che finiscono incidentalmente nelle grande pale per la produzione di energia dal vento. Un modo per evitare che le società responsabili possano essere oggetto di azioni legali per la violazione di leggi federali che proteggono gli animali.  
Le pale eoliche hanno turbine alte come un grattacielo da trenta piani che girano alla velocità di 270 chilometri orari. Creano dei vortici d’aria dove i rapaci molto spesso vengono risucchiati mentre sono a caccia. Così per incentivare lo sviluppo di un settore strategico per il futuro degli Stati Uniti, l’energia rinnovabile, queste aziende otterranno presto una sorta di licenza trentennale che consente di uccidere, involontariamente, le aquile.  
Le società per la produzione di energia verde dovranno semplicemente dimostrare di non ferire o uccidere più di un certo numero di uccelli o attrezzarsi, in caso superassero la quota stabilita. La licenza dovrà essere rinnovata ogni cinque anni, solo sulla base di rapporti stilati dalle aziende sul numero di aquile uccise o ferite involontariamente dalle turbine. Dati che sono già stati consegnati all’amministrazione Obama, che però si rifiuta di rendere pubblici.  
Alcuni gruppi ecologisti americani, che in altri casi sono stati favorevoli alla costruzione delle pale eoliche, hanno duramente criticato la decisione dell’amministrazione Obama: una legge che permette - dicono - l’uccisione del simbolo americano. “Invece di trovare un modo per bilanciare il bisogno di energie rinnovabili e la conservazione dell’ambiente - ha detto David Yarnold, presidente di Audubon, associazione per la conservazione dell’ecosistema - l’amministrazione ha firmato un assegno in bianco alle compagnie per l’energia eolica”. 
 
GEA PRESS
10 DICEMBRE 2013
 
Bangkok – Sequestro di 62 rarissime tartarughe
L'Uffio Traffic: si indaghi su chi gestisce il commercio
 
Sessantadue rarissime Tartarughe raggiate sono state sequestrate ad un cittadino del Magadascar arrivato a Bangkok direttamente dal suo paese. Il trafficante è stato posto in stato di arresto, mentre sono attualmente in corso le indagini per accertare il luogo di destinazione degli animali. Il sequestro è avvenuto in aeroporto e le tartarughe erano occultate all’interno di un bagaglio.
L’Astrochelys radiata è una grande tartaruga abitante la parte meridionale del Madagascar, uno dei primi paesi al mondo per depredazione della fauna selvatica. Gli animali, hanno riferito le autorità tailandesi, erano quasi sicuramente destinate al florido mercato dei pets.
Più diretto nell’ipotizzare la destinazione dei poveri animali è invece l’Ufficio Traffic, l’ONG specializzata nel contrastare il traffico di fauna selvatica. Secondo Chris Shepherd, Direttore Regionale dell’Ufficio Traffic per il sud est asiatico le tartarughe potrebbero essere state destinate al famigerato mercato di Chatuchak a Bangkok. Un recente dossier del WWF ha mostrato come proprio questo mercato sia il fulcro delle intermediazioni di fauna selvatica ed in specie di tartarughe. Tra i destinatari anche  acquirenti occidentali. Secondo l’Ufficio Traffic, che ha elogiato la polizia doganale Tailandese, c’è il rischio che a rimane nei guai siano solo i contrabbandieri, senza cioè riuscire a risalire a chi invece gestisce un  commercio talmente enorme da arrivare ad  insidiare, per fatturato mondiale, quello della droga e delle armi.
L’invito dell’Ufficio Traffic, è ora quello di rimpatriare le tartarughe consentendo loro di tornare a far parte della fauna selvatica del Madagscar
 
NEL CUORE.ORG
11 DICEMBRE 2013
 
VERONA, "CANILE-LAGER": CUCCIOLI MORTI SOTTO GLI OCCHI DELLE MADRI
Nei guai due donne. Rifiuti ovunque, animali affamati
 
Prov. Di Verona - Animali senza acqua e con poco cibo, costretti a vivere tra la sporcizia, con i rifiuti sparsi anche nel cortile e nei box. Alcuni cuccioli morti. Gli agenti del Nipaf (Nuclei investigativi provinciali di polizia ambientale e forestale) del Corpo forestale dello Stato hanno sequestrato 74 cani e 15 gatti, tenuti in condizioni inaccettabili a Bovolone, in provincia di Verona. Due donne, madre e figlia, che "gestivano" la pensione "Villa Le More" ora hanno accuse a vario titolo a loro carico: maltrattamento di animali, detenzione incompatibile con le proprie caratteristiche etologiche, danno ambientale e truffa. Anche la struttura - riferisce "L'Arena" - è stata posta sotto sequestro.
Lo scenario davanti agli agenti era da film horror: 74 cani e 15 mici al freddo, affamati, sottopeso, tra le loro feci, senz'acqua e con poco cibo. Molti gli animali imprigionati nelle stanze della villetta, disperati a causa della fame. E poi una cagnolina e una gatta trovate con alcuni cuccioli senza vita. Spazzatura ovunque. Le bestiole affette da parassitosi intestinali e alcune con infezioni non curate. E ancora: una femmina di segugia, nonostante la corsa dal veterinario, è morta per ipotermia e disidratazione. 
La maggior parte degli ospiti, provenienti dalla Spagna e dall'Italia meridionale, erano stati affidati alla "Villa Le More" da alcuni gruppi di volontari. Adesso il pm Paolo Sachar ha nominato la Lav custode giudiziaria dei poveri animali, con il compito di accudirli prima che vengano riconsegnati a chi li aveva portati in quel "lager". La Lega anti vivisezione e il CfS hanno già contattato le persone e le associazioni per invitarle a trasferire in un altro luogo.
"Le operazioni stanno procedendo velocemente - ha detto Lorenza Zanaboni, responsabile Lav di Verona -. Si profilano, invece, problemi per una decina di cani che non hanno microchip identificativo e per quattro gatti che nessuno reclama: per loro rivolgiamo un appello accorato ai veronesi".
Intanto, resta da capire come le donne siano arrivate a lasciare le bestiole in queste condizioni. Ilaria Innocenti, responsabile del settore cani e gatti della Lav, ha commentato: "Simili situazioni dovrebbero essere prevenute con accurati controlli dei sindaci e dei servizi veterinari che hanno l'obbligo di vigilanza sulle strutture".
 
VERONA SERA
11 DICEMBRE 2013
 
Verona, maltrattamento di cani e gatti nella villa-lager di Bovolone: due denunce
Tra le accuse a carico delle due donne, madre e figlia, che gestivano una pensione per cani e gatti "Villa Le More" ci sono anche quelle di danno ambientale e truffa: ritrovati 74 cani e una quindicina di gatti in condizioni pietose
 
Maltrattamento di animali, detenzione incompatibile con le proprie caratteriste etologiche, danno ambientale e truffa: queste le imputazioni a carico di due donne, L.M. e A. A., madre e figlia, che gestivano una pensione per cani e gatti "Villa Le More" in via More a Bovolone, posta sotto sequestro insieme agli animali rinvenuti, venerdì scorso dagli agenti del Corpo forestale, intervenuti su segnalazione degli attivisti di Verona.
Drammatico lo scenario che gli agenti si sono trovati davanti: 74 cani e una quindicina di gatti costretti al freddo nelle loro deiezioni, privi di acqua e cibo, affamati, sottopeso. Molti gli animali imprigionati nelle varie stanze della casa, disperati per la fame, in particolare una cagnolina e una gatta trovate dagli agenti con alcuni cuccioli morti. Sporcizia ovunque, animali affetti da parassitosi intestinale, in uno stato di grave prostrazione. Una femmina di segugio, nonostante la corsa dal veterinario, è morta per disidratazione e ipotermia.
La maggior parte degli animali detenuti nella struttura provengono dalla Spagna e dal Sud dell’Italia, affidati alla pensione da associazioni o singoli volontari che li avevano tolti da situazioni di sofferenza, di randagismo o dai canili spagnoli. Il pubblico ministero di Verona, Paolo Sachar, ha nominato la Lav di Verona custode giudiziaria degli animali, con il compito di accudirli in attesa della riconsegna ai privati e alle associazioni. "Assieme al Corpo forestale - spiega Lorenza Zanaboni, responsabile Lav Verona - abbiamo contattato il maggior numero possibile di persone e associazioni che avevano affidato gli animali alle due donne, per invitarli a  trasferirli altrove. Il problema si pone per una decina di cani che non hanno microchip identificativo e  per quattro gatti che nessuno reclama: per loro rivolgiamo un appello accorato per poter trovare una sistemazione che impedisca di doverli consegnare al canile”. 
 
GEA PRESS
11 DICEMBRE 2013
 
Caserta – Il lupo del Parco prima di morire si è trascinato orrendamente ferito
Le indagini della Forestale e l'episodio dell'Assiolo infilzato a Fontegreca.
 
Prima di morire si è trascinato ferito dal colpo di arma da fuoco. Questa la fine toccata  al lupo del Parco Regionale del Matese. A riferirlo a GeaPress è il Comandante Provinciale di Caserta del Corpo Forestale dello Stato dott. Michele Capasso. Un fatto grave che verrà discusso stamani con le autorità dello stesso Parco che hanno diffuso ieri la notizia.
Il ritrovamento del lupo è avvenuto nei pressi di San Potito Sannitico. Probabile che l’intenzione fosse quella di allontanare l’animale già in fuga, visto che la ferita rivelatasi mortale, ha interessato la parte posteriore. Sul caso è comunque atteso il referto veterinario.
Come più volte sottolineato dagli esperti, i lupi evitano il contatto con l’uomo, fuggendo altrove alla sua vista.
La Forestale valuta in maniera diversa l’episodio del lupo da quello di un Assiolo, rapace notturno ed in quanto tale protetto dalla legge, il cui corpo è stato trovato infilzato a Fontegreca. Gli inquirenti, infatti, non escludono la possibilità di una riprovevole bravata. Il piccolo animale, forse già morto, potrebbe essere stato infilzato nella barra di ferro per uno stupido divertimento.
 
LIVE SICILIA
11 DICEMBRE 2013
 
I randagi avvelenati
Orrore ad Aragona
La crudeltà non ha limiti. E la foto lo dimostra.

 
ARAGONA (AGRIGENTO)- La crudeltà dell’uomo a volte si scaglia contro gli indifesi e spesso contro gli animali, succede così che ad Aragona, paese dell’agrigentino, nelle ultime due settimane sono stati avvelenati ben tredici cani tutti ritrovati nella stessa zona: contrada San Vincenzo. A denunciare quanto accaduto è stata una persona del luogo che, stanco di vedere questo orrendo spettacolo all’alba di ogni giorno, ha deciso di porre il problema su Facebook, allegando le foto degli animali morti che giacciono nel fango.
L’identità di colui che da solo, o in gruppo, sta causando questa moria, è ancora ignota. Saranno le autorità competenti ad avviare le indagini per scoprire chi piazzerebbe delle vere e proprie polpette avvelenate con il preciso intento di uccidere i cani randagi che vagano per la zona. Il fenomeno del randagismo nel paese ha già da tempo rappresentato un problema, ma sicuramente la “soluzione” trovata dall’ignoto avvelenatore è di certo irrazionale e punibile anche con pene che vanno da tre ai diciotto mesi.
 
NEL CUORE.ORG
11 DICEMBRE 2013
 
BRINDISI, GATTO UCCISO A SASSATE: DENUNCIATI 18ENNE E UN MINORENNE
L'animale afferrato e colpito davanti ai passanti
 
Ucciso a colpi di pietre da due persone, che sono state identificate e denunciato. E' morto così un gatto randagio a Tuturano, in provincia di Brindisi, ieri mattina. Sotto accusa sono finiti un diciottenne e un minorenne che rispondono ora di uccisione e maltrattamento di animali. I due, nella centralissima via Stazione, avevano afferrato il gatto davanti ai passanti e avevano infierito sull'animale con una grossa pietra riducendolo in fin di vita. Qualcuno ha chiamato i carabinieri, i quali a loro volta hanno fatto intervenire il veterinario dell'Asl. Al loro arrivo l'animale era agonizzante, ma non c'era più nulla da fare ed è morto poco dopo.
 
PRIMO NUMERO
11 DICEMBRE 2013
 
Imbraccia il fucile, prende la mira e uccide un gatto e una gazza: condannato a pagare 15mila euro
Un 53enne di Campobasso che nel marzo scorso aveva ucciso due animali volontariamente, come hanno ricostruito i Carabinieri nelle indagini, condannato a due mesi di carcere convertiti in una multa da 15mila euro. Il reato è uccisione di animali. Soddisfatta l’Associazione Oipa: "Che questa condanna sia di monito e deterrente a chi non ha scrupoli nel maltrattare o uccidere esseri indifesi".
 
Nello scorso marzo aveva imbracciato un fucile e aveva esploso due colpi contro il gatto dei vicini e una gazza ladra. Potrebbe sembrare la scena di un fumetto, e invece è accaduto davvero. E purtroppo è finita nel modo più drammatico: i due animali sono morti. A distanza di nove mesi da quell’episodio, avvenuto a Campobasso lo scorso marzo, l’uomo è stato condannato a pagare una multa di quindicimila euro. E’ una sentenza a suo modo storica quella del Tribunale Monocratico della città, che ieri – 10 dicembre – attraverso il giudice Scarlato ha condannato l’uomo, G.P., 53 anni, a due mesi di reclusione convertiti in una multa salata per il reato di uccisione di animali. Gli altri reati per i quali il 53enne che vive a Campobasso è stato rinviato a giudizio - detenzione abusiva di munizioni ed esplosioni pericolose – sono stati dichiarati estinti.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, che hanno fatto le indagini, i proiettili sarebbero stati esplosi “senza alcun motivo”, e sia il gatto dei vicini che la gazza ladra sarebbero stati uccisi volutamente. Insomma, nessun errore e nessun incidente: ha preso la mira e ha fatto fuoco, senza porsi scrupoli. L’uomo ha chiesto di patteggiare la pena e in virtù di questo ha ottenuto due mesi di carcere che il giudice ha convertito in una multa da 15mila euro.
Un verdetto che oltre a creare un precedente non trascurabile nella giurisprudenza regionale, strappa grande soddisfazione ai rappresentanti dell’Associazione a difesa degli animali O.I.P.A. di Campobasso. Angela Annecchione e Giancarlo Calvanese commentano così la sentenza: «Finalmente anche nel Molise si inizia ad assistere alla giusta applicazione di leggi e pene previste a tutela degli animali. Che questa condanna sia di monito e deterrente a chi non ha scrupoli nel maltrattare o uccidere poveri esseri indifesi. Plauso all’Arma dei Carabinieri, grazie alla quale il colpevole è stato identificato e giustamente punito».
 
IL CENTRO
11 DICEMBRE 2013
 
Esche avvelenate, c’è il divieto di accesso nella campagne

Federico Cifani

 
CASTELVECCHIO SUBEQUO (AQ) - Si teme la presenza di esche avvelenate e scatta il divieto di accesso nelle campagne di Castelvecchio. Un atto dovuto dato il ritrovamento da parte della Forestale di un involucro sospetto. Il referto è stato inviato al servizio veterinario della Asl per gli accertamenti del caso. Le analisi dovrebbero evidenziare se si tratti di un’esca avvelenata o meno. Al momento, però, come da prassi, è scattato il divieto di accesso nelle località Capo La Prata, Sanguineto e Lerenicce. Le indagini degli agenti della Forestale, coordinate dall’ispettore superiore Attilio Colantoni, sono iniziate a seguto di alcune segnalazioni. A finire nelle mire della Forestale, il triangolo di campagna che si estende tra i Comuni Castelvecchio, Castel di Ieri e Gagliano Aterno. Una zona che è stata teatro della morte per avvelenamento di un cane da caccia, mentre un setter è stato salvato dal suo padrone dopo che aveva ingerito una mistura di pesticidi. «Queste pratiche sono letali per gli animali», ha detto Colantoni, «ma possono rappresentare un serio rischio anche per la salute delle persone. Si pensi al caso della selvaggina mangiata dopo che ha ingerito un boccone di questo tipo. Nei prossimi giorni», conclude, «continueremo le operazioni di bonifica». Le esche potrebbero essere state disseminate a seguito di una guerra scoppiata tra cacciatori residenti e quelli provenienti da altri territori.
 
GEA PRESS
11 DICEMBRE 2013
 
Orvieto (TR) – Un Rifugio per gli animali esotici sequestrati
Rafforzato il Centro di Formichella del Corpo Forestale dello Stato. E' l'unico ad essere gestito dallo Stato
 
Una struttura interamente gestita dal Corpo Forestale dello Stato, immersa nel verde dell’Umbria. Si tratta del Centro di Recupero Fauna Selvatica di Formichella, esteso 125 ettari e destinato ad accogliere gli animali protetti dalla Convenzione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione. Il tutto è stato reso possibile grazie alla Convenzione stipulata tra il Corpo Forestale dello Stato – Comando Regionale dell’Umbria ed il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Si tratta della struttura più grande d’Italia che dovrà ora affrontare l’annoso problema degli oltre 1500 animali sequestrati ogni anno in Italia. Tra questi molti sono esotici ed hanno pertanto bisogno di un luogo idoneo e particolari competenze.
Il Corpo Forestale ha attrezzato l’area di “Formichella”, nel comune di Orvieto. Il tutto all’interno dei terreni demaniali gestiti dall’Ufficio per la Biodiversità di Assisi.
Il Centro è il primo tra quelli statali. Tra gli animali ospitati anche quelli confiscati perché detenuti illegalmente in cattività e spesso senza possibilità di reintroduzione in ambienti naturali nei rispettivi Paesi d’origine. La cattività, infatti, altera spesso in maniera irreparabile le caratteristiche di selvaticità di una specie.
In totale a vivere nel Centro del Corpo Forestale, sono ben quattrocento animali. Tra questi 50 rapaci e 300 tartarughe. C’è poi la fauna autoctona come nel caso di tassi, istrici, daini, cervi e mufloni, gatto selvatico e anche procioni
Il Centro ha avuto un ulteriore stimolo a seguito della Convenzione stipulata dal Comando Regionale dell’Umbria della Forestale e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare grazie alla quale è stato possibile adeguare maggiormente il sito alle necessità della vita degli animali.
Sono state ristrutturate e riconvertite vecchie costruzioni per accogliere la fauna e si è provveduto, inoltre, a recintare in maniera idonea il Centro per difendere gli animali stessi anche dai predatori, umani ed animali, esterni. I lavori, anche grazie alla notevole estensione del territorio, hanno consentito un ampio adeguamento del sito alle esigenze degli animali rendendo la struttura altamente ricettiva e idonea alla vita degli ospiti.
Grande spazio è stato riservato alle voliere che si estendono per oltre 500 metri quadrati, utilizzate per la stabulazione permanente degli esemplari sequestrati, tra cui falchi, aquile, gufi, civette, allocchi, barbagianni ed altri, dove potranno trovare un luogo compatibile con la loro natura.
Il Centro sta provvedendo ad attrezzare ulteriori terrari e teche con ambienti riscaldati e con la giusta umidità per detenere rettili e serpenti esotici.
Oltre a contribuire alla salvaguardia della biodiversità animale e alla valorizzazione del territorio umbro, il Centro di Recupero Formichella offre inoltre la possibilità di organizzare percorsi didattici ambientali per le scuole e i gruppi interessati alla conoscenza della fauna ospitata e al rispetto della biodiversità del territorio che le ospita.
 
GEA PRESS
11 DICEMBRE 2013
 
Perugia – Avvoltoio indiano a spasso nel giardino. Forse era utilizzato per “spettacoli”
Intervento del Corpo Forestale dello Stato

 
Era atterrato spaesato in località Fontignano, nel comune di Perugia. Un avvoltoio indiano aveva  iniziato a vagare nel giardino di una abitazione. L’incredulo proprietario ha così chiamato il numero delle emergenze 1515 del Corpo Forestale intervenuto con il personale  del Servizio CITES di Perugia.Secondo la Forestale, l’animale si era allontanato dal luogo ove era custodito, spinto dai forti venti dei giorni scorsi. Niente India, dunque, ma detenzione in cattività.
L’animale si presentava inanellato ed in ottime condizioni di salute. Per questo l’ipotesi è che sia nato in cattività. Forse, riferisce sempre la Forestale, potrebbe trattarsi di un rapace utilizzato per  spettacoli o  rievocazioni storiche.
Questo genere  di  avvoltoio, identificato come Gyps indicus, presenta le stesse caratteristiche delle specie congeneri cioè  testa e collo calvi, coda corta, ha dimensioni generali minori rispetto al grifone europeo,  comunque  ragguardevoli tenuto conto che l’apertura  alare del soggetto  ritrovato  si  aggira  sui  due  metri.  Si tratta di una specie esotica originaria del Pakistan e dell’India soggetta nel recente passato ad un drastico calo a seguito di avvelenamento da diclofenac, un antinfiammatorio innocuo per i bovini ma letale per questa specie. Di abitudini esclusivamente necrofaghe individua le carogne dall’alto pattugliando vaste zone anche da altezze considerevoli, per tale motivo potrebbe provenire anche da molto lontano.
Sono  state avviate indagini per risalire al proprietario che si presume  lo  stia ricercando  attivamente,  tenuto   conto  anche del suo notevole  valore commerciale.
L’animale è stato prelevato dal  personale specializzato CITES  e trasportato presso il centro autorizzato di accoglienza della  fauna selvatica “Formichella” di  San Venanzo (TR) nel  Monte Peglia,   gestito dal CFS,  dove  verrà  ospitato in  attesa  del’individuazione  del  proprietario.
L’avvoltoio indiano è specie protetta dalla Convenzione di Washington e dal regolamento comunitario di attuazione  CE 338/97  inserita nell’allegato B il cui commercio è sottoposto a controllo.  In Italia il servizio CITES del Corpo Forestale dello Stato cura la gestione amministrativa ai fini della certificazione ed il controllo tecnico-specialistico sul rispetto della Convenzione  ed  esercita attività di polizia, specialistica nel settore.
 
L’ECO DI BERGAMO
11 DICEMBRE 2013
 
Animali selvatici in pericolo
Ranica corre ai ripari
 
Ranica – (BG)  - Il Comune di Ranica ottiene un aiuto per la salvaguardia ambientale del proprio territorio grazie al progetto R.A.N.I.C.A., Rete ambientale naturalistica e interventi di conservazione per gli animali.
A riconoscerlo è la Fondazione Cariplo, con 48 mila euro.
Marco Cassin, assessore alla Pianificazione e sviluppo territoriale, intervenuto a proposito nell’ultimo Consiglio comunale, spiega: «Il progetto è nato in seguito alla segnalazione di alcuni esperti, che hanno fatto notare come la fauna selvatica si stia riappropriando di alcuni spazi lungo il fiume Serio e nelle zone circostanti. Purtroppo questa situazione crea parallelamente fenomeni come il cosiddetto “road killing” ovvero la morte degli animali investiti lungo le strade, perciò si è pensato di realizzare alcuni sistemi per evitare questo tipo di incidenti. Il progetto prevede la creazione di alcune siepi di contenimento che impediscano agli animali di raggiungere la strada, ma anche di uno stagno in prossimità dello svincolo per la provinciale 35, la piantumazione di un bosco con piante con caratteristiche idrofobe lungo gli argini del Serio e un sistema per evitare che gli uccelli rimangano vittime dei cavi ad alta tensione».
 
GEA PRESS
11 DICEMBRE 2013
 
Prato – Il cacciatore di specie protette
La Polizia Provinciale ed i controlli venatori
 
Un cacciatore è stato sorpreso nei giorni scorsi dalla Polizia Provinciale di Prato in località La Rugea. Si tratta di un’area prevalentemente destinata a coltivi, tra la città ed il comune di Poggio a Caiano.
La Polizia Provinciale è intervenuta in flagranza di reato mentre l’uomo sarebbe stato intento ad abbattere uccelli tutti appartenenti a specie protette. Tra questi, fanelli, passeri e ballerina bianca. Al cacciatore, denunciato alla Procura, è stato sequestrato il fucile, le munizioni e la selvaggina illegalmente abbattuta.
L’intervento è avvenuto nel corso di controlli sul territorio finalizzati alla verifica del rispetto della legge venatoria.
Secondo la Polizia Provinciale è comunque da registrare  una sostanziale diminuzione, rispetto allo scorso anno, di violazioni amministrative e penali nell’esercizio dell’attività venatoria. Sebbene il bilancio sia ancora provvisorio dal momento in cui la caccia è consentita fino al 31 gennaio, l’attività di controllo ha fatto registrare quello che la  Polizia Provinciale definisce solo una ventina di violazioni amministrative. Fra queste il mancato rispetto delle norme di sicurezza da abitazioni e/o strade, la mancata annotazione della giornata di caccia sul tesserino e l’esercizio della caccia con modalità difformi da quelle consentite.
La Polizia Provinciale nel ricordare la propria disponibilità a fornire informazioni e ricevere richieste o segnalazioni attraverso il numero di telefono 0574-534472 e il sito internet, informa che intensificherà i controlli lungo tutto il territorio.
 
NEL CUORE.ORG
11 DICEMBRE 2013
 
PERUGIA, AVVOLTOIO INDIANO ATTERRA NEL GIARDINO DI UNA CASA
CfS: forse nato in cattività. Si cerca il proprietario
 
Era atterrato nel giardino di una casa a Fontignano, in provincia di Perugia, dove vagava spaesato, un esemplare di avvoltoio indiano (nome scientifico "Gyps indicus"): l'animale è stato prelevato dal personale specializzato del Corpo forestale dello Stato e trasportato al centro autorizzato di accoglienza della fauna selvatica Formichella, a San Venanzo (Terni), sul Monte Peglia, una struttura gestita dallo stesso Cfs.
L'avvoltoio - ha riferito stamani la Forestale di Perugia - era in ottime condizioni di salute ed alimentari, il che fa pensare che sia nato in cattività ed abbia un proprietario, che adesso gli agenti stanno cercando di rintracciare. L'avvoltoio indiano è una specie esotica originaria del Pakistan e dell'India, protetta dalla Convenzione di Washington e dal regolamento comunitario.
 
BERGAMO NEWS
11 DICEMBRE 2013
 
Via libera agli animali nei luoghi pubblici: la nuova normativa predisposta dalla Fiadaa e dall’Anci sulla detenzione di animali domestici abbatte qualsiasi divieto di accesso ai luoghi pubblici.
Animali, stop ai divieti nei luoghi pubblici
Ecco cosa cambia
 
La nuova normativa predisposta dalla Fiadaa (Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente) e dall’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) sulla detenzione di animali domestici abbatte qualsiasi divieto di accesso ai luoghi pubblici: cani e gatti (e non solo) potranno così entrare all’interno di qualsiasi spazio pubblico (dalle spiagge ai bar), senza impedimenti.
Stando a quanto afferma il testo proposto, i Comuni riconoscono la valenza sociale del rapporto tra gli esseri umani e gli animali di affezione, operando affinché il rispetto verso cani e gatti sia promosso anche nel sistema educativo, a partire dalla scuola dell’infanzia ed elementare. Il regolamento punta anche a “educare” i proprietari di cani, responsabilizzandoli per quanto attiene la custodia, il controllo della riproduzione, le precauzioni contro i danni a terzi o le aggressioni.
Ecco alcune delle prescrizioni previste: scatta pertanto il divieto di legare gli animali con catene, la loro vendita a minorenni, la detenzione nell’ipotesi in cui si siano riportate delle condanne, e ancora il maltrattamento e – naturalmente – la loro uccisione. Pene previste anche per chi li lascia abitualmente soli, o per chi li utilizza per l’accattonaggio. Sarà inoltre vietato offrire in omaggio o in premio gli animali domestici, come purtroppo accade in tante lotterie paesane.
Ancora, il regolamento prevede che qualora il detentore – per seri e comprovati motivi – non sia più in grado di mantenere l’animale, può darne comunicazione alla Asl e al Comune affinché le strutture (pubbliche e private) possano gestire l’accoglienza. Il regolamento riconosce infine la figura del cane di quartiere, o cane libero accudito, con condizioni per il riconoscimento definite dal servizio veterinario delle Asl competenti.
Insomma, una importante novità per i cani e per i loro padroni, nella speranza che il regolamento possa condurre a una migliore educazione dei secondi.
 
GREEN STYLE
11 DICEMBRE 2013
 
Animali negli ospedali in Emilia Romagna, la commissione approva
 
Una buona notizia arriva per tutti i pazienti ricoverati negli ospedali dell’Emilia-Romagna: la degenza in reparto potrà godere della visita degli animali domestici, così come di cani e gatti in uso per la pet-therapy. La decisione, già ipotizzata nel corso della scorsa primavera, trova oggi l’ok dalle commissioni della Regione. Via libera a cani e gatti in corsia, così da migliorare l’umore dei pazienti e aumentare la chance di guarigione. La commissione per le Politiche per la Salute e le Politiche Sociali ha votato ieri all’unanimità le nuove norme per la presenza degli animali domestici negli istituti di cura. Le novità riguardano solo Fido e Fufy e saranno valide sia nelle strutture pubbliche che in quelle private, con regolamenti interni per ciascun istituto. L’accesso avverrà però ; su richiesta del singolo paziente. Gli amici a quattro zampe troveranno quindi spazio negli orari di visita dedicati ai parenti o, in casi particolari, anche al di fuori quando la loro presenza è essenziale per la tranquillità del paziente, come nel caso dei bambini. Vi sono ovviamente delle doverose eccezioni: cani e gatti non saranno ammessi in terapia intensiva, in chirurgia, in traumatologia d’urgenza, delle aree di isolamento, in prossimità dei grandi ustionati, in ostetricia e nelle nursery. Le porte agli animali non verranno automaticamente aperte, ma il paziente o i suoi familiari dovranno fare richiesta scritta alla direzione sanitaria dell’ospedale.
La nuova normativa, che ora passerà al vaglio della giunta Errani, verrà presa in carico da Gabriella Meo (Sel-Verdi) e Antonio Mumolo (PD) per eventuali osservazioni conclusive in concerto con alcune associazioni, prima del voto finale.
Quella della presenza degli animali domestici a fianco dei malati è un’istanza che sta prendendo sempre più piede nel mondo occidentale, tanto che sono centinaia le strutture – in particolare all’estero – che non pongono più veti per cani e gatti. Non solo gli amici a quattro zampe sono di conforto psicologico per i pazienti, ma in alcuni casi possono accelerare il processo di guarigione predisponendo mente e fisico alla positività. Da anni utilizzati soprattutto quando si ha a che fare con i bambini, cani e gatti della pet-therapy trovano sempre più spazio in ogni contesto umano: oltre agli ospedali, ad esempio, di recente è stata approvata la libera circolazione negli aeroporti della California, per calmare i viaggiatori colpiti da attacchi di panico antecedenti al volo.
 
LA REPUBBLICA
11 DICEMBRE 2013
 
Continua il processo sul traffico dei randagi di Ischia
 
Domani, giovedì 12 dicembre, presso il Tribunale di Napoli avrà luogo la quarta udienza di uno dei più interessanti e drammatici processi legati al tema della tutela animale e non solo. Tratte di randagi, false adozioni all’estero: sul banco degli imputati i gestori del Canile di Panza, a Ischia, rinviati a giudizio dalla Procura di Napoli grazie a un’indagine condotta dal pm Maria Cristina Gargiulo, con l’imputazione di aver creato una “solida e sufficientemente abbozzata associazione criminale”  finalizzata, a quanto sembra, al commercio illecito di animali d’affezione con la Germania.
“Siamo felici che questo processo esista, abbiamo fiducia e speriamo sia fatta giustizia al più presto” dice Maria Pagano, presidente dell’associazione UNA-Uomo natura animali di Ischia dalle cui coraggiose denunce è scaturita l’inchiesta che ha condotto in tribunale: “i traffici internazionali di cani e gatti mascherati da affidi in famiglia sono una piaga che interessa drammaticamente tutto il nostro Paese e richiederebbe provvedimenti normativi seri e urgenti”.
La vicenda ischitana prende forma nel  2001, quando  nel comune di Forio d’Ischia, in località Panza, nasce la Fondazione Anne Marie Ernst , dal nome della signora tedesca che alcuni anni prima aveva trasformato  una baracca abusiva in un rifugio per cani e gatti abbandonati. Pur non essendo un canile sanitario, di cui peraltro Ischia è sprovvista, in parallelo all’attività di accalappiamento e custodia dei randagi in convenzione con tutti i comuni dell’isola, inizia subito una fittissima campagna di adozioni verso la Germania. L’eccezionale numero delle partenze insospettisce un piccolo gruppo di volontari locali, che a lungo cercano solidarietà, quindi intraprendono alcune indagini in proprio e si costituiscono infine nell’associazione UNA-Uomo natura animali di Ischia, opposta ai traffici assieme a Pass Pro Natura.  Racconta Maria Pagano: “Solo nel 2006 avemmo modo di appurare quali fossero le modalità di queste sedicenti adozioni, in aggiunta alle pessime condizioni di viaggio: decine di gabbie ammucchiate  in ciascuno dei furgoni che partivano per l’estero a cadenze regolari”.
Nel 2003, Tele Ischia diffonde una notizia impressionante: sembra che la signora Ernst abbia tentato il suicidio, tagliandosi la gola. Il motivo del gesto rimane sconosciuto e la donna, che si è salvata, torna a vivere nella madrepatria lasciando la struttura nelle mani dei suoi collaboratori.
A organizzare le adozioni degli animali verso la Germania sono ora Ciro Pontone e la moglie  Karin Mundt, mentre Alessandro Impagliazzo  e più avanti Nicola Cacciapuoti dirigono il canile con la collaborazione di Else Scheurlein e Jutta Heinemann. Cani e gatti continuano a varcare la frontiera a ritmo sostenuto e la struttura – che secondo la denuncia di diverse associazioni rimarrebbe abusiva – viene ampliata.
A seguito delle insistenti segnalazioni animaliste, nel marzo 2006 uno dei furgoni in partenza dal canile viene fermato dalla polizia mentre sta per imbarcarsi al porto di Ischia. Contiene decine di cani e gatti stipati in condizioni spaventose, le gabbie toccano il soffitto. La Procura di Napoli, nella persona del pm Maria Cristina Gargiulo, dà il via a quella che, a tutt’oggi, rimane l’unica vera indagine su un caso del genere – malgrado le centinaia di segnalazioni e denunce in tutta Italia, regolarmente ignorate o archiviate.  Grazie alle dichiarazioni di una cittadina austriaca residente a Ischia, si scopre che gran parte delle firme sui moduli di adozione degli animali è stata ottenuta con l’inganno. Il metodo è semplice: quando qualcuno desidera adottare un cane, il personale della Fondazione Ernst fa compilare e f irmare una scheda e – con  il pretesto di formalità burocratiche – invita a siglare in bianco altri documenti che vengono poi riempiti con i dati di altri cani. Ecco che così a una singola persona risultano affidati anche cinque animali.  Per la maggior parte dei quali, in realtà, non esiste alcun adottante.
Dagli atti processuali si apprende che è lo stesso Alessandro Impagliazzo, direttore sanitario del canile fino al 2005, a raccontare agli inquirenti che i cani finirebbero principalmente dislocati, almeno in prima battuta, in canili tedeschi- La stessa cosa risulta agli attivisti di UNA, i quali, nell’agosto 2005, avevano ottenuto dalla Asl competente l’elenco di tali luoghi di stallo oltrefrontiera e le schede identificative dei cani partiti fino a tale data.  Sotto la pressione degli animalisti , allarmato, Impagliazzo avrebbe chiesto spiegazioni ai coniugi Pontone e, per questo motivo, sarebbe stato licenziato. Presa dunque la decisione di recarsi in Germania per controllare di persona, avrebbe scoperto che i 51 esemplari inviati a una struttura in Baden Wurttemberg  sarebbero scomparsi tutti, salvo uno.
Le intercettazioni ambientali autorizzate nel luglio 2006 dalla Procura di Napoli permettono di delineare meglio quella che viene descritta come un’autentica “associazione criminosa”. Dopo il fermo del furgone, per non destare sospetti, il metodo cambia. Gli animali vengono ufficialmente adottati da quelli che si rivelano  prestanome. Spesso cittadini tedeschi in vacanza in Italia, altrimenti definiti “padrini di volo” (flug paten) – che si prestano, non di rado in buona fede, a condurre con sé gli animali in aereo per consegnarli a terzi.  Recitano gli atti: “La fondazione riceveva bonifici internazionali con cadenza regolare per importi che raggiungevano anche i 10.000 euro (euro 3.500 il 09-06-2006, euro 5.000 il 28-06-2006, euro 2.000 il 30-06-2006, euro 10.000 il 22-08-2006)”.
Per scoprire a quali destinazioni finali vengano avviati gli animali, la Procura di Napoli avanza due rogatorie internazionali. La prima, nel novembre del 2006, rivolta alle autorità tedesche: “Richiedeva di compiere ulteriori accertamenti in ordine alla corrispondenza tra destinazione finale ‘dichiarata’ e destinazione ‘reale’ degli animali ed all’esistenza in vita degli stessi”.  L’esito conferma il sistema degli adottanti posticci e il reclutamento di  “falsi padrini” che già in aeroporto consegnano gli animali ai “corrieri dei canili tedeschi”, i quali a loro volta li cedono o rivendono a non specificati terzi. Cani e gatti quindi scompaiono. Nel maggio 2007, la seconda rogatoria invita le autorità tedesche a indagare sul’identità dei misteriosi finanziatori della Fondazione Ernst, ma “gli esiti di questa seconda rogatoria non risultano pervenuti” . 
A conclusione della fase istruttoria i cinque gestori del canile di Panza, i coniugi Pontone, Nicola Cacciapuoti, Else Scheurlein e Jutta Heinemann, sono rinviati a giudizio con le accuse di maltrattamento di animali, falsità ideologica e materiale, associazione per delinquere finalizzata all’illecito traffico di esseri senzienti. Rinviati a giudizio anche due veterinari della Asl di Ischia imputati di collusione in falso ideologico.
Intanto, lo stesso anno, la Fondazione Ernst nel 2007 si scioglie e l’intero patrimonio viene ceduto alla Pro Animale Fur Tiere In Not E.V.. Si direbbe, quest’ultima, una sorta di multinazionale delle adozioni internazionali, con sede centrale in Germania dove a quanto pare confluiscono i randagi raccolti nelle circa 35 strutture distribuite in Europa. In Italia l’associazione ha già un canile ad Assisi, che si chiama Il sorriso di San Francesco: qui transitano talvolta i cani di Ischia e altri animali, diretti, con la motivazione delle adozioni, perlopiù in patria o in Austria.
“Nel 2009, il rifugio della Pro Animale di Hornberg è stato chiuso, l’associazione indagata e successivamente condannata per maltrattamento di animali, confezionamento di documenti falsi, commercio illecito di esemplari di affezione importa ti addirittura dall’Asia, senza rispettare le regole sugli spostamenti di animali” racconta Maria Pagano. “Nel maggio 2010 firmarono persino un compromesso con il Comune di Forio, rinunciando a un credito di 62.500 euro, maturato dai precedenti gestori, in cambio dell’affidamento definitivo di 51 cani. In seguito, indagando su parecchie decine di nuove schede di adozione, abbiamo scoperto che gli intestatari non erano famiglie, ma collaboratori della stessa associazione. Vedi la titolare di un gattile in Germania o una ricercatrice veterinaria di Hannover.”
 
GEA PRESS
11 DICEMBRE 2013
 
Paternò (CT) – Conferenza dell’UGL Polizia sui crimini che coinvolgono gli animali
 
Si svolgerà domani a Paternò (CT), dalle ore 15 alle ore 19,  presso l’Aula Magna del Liceo Scientifico Enrico Fermi, la prima  conferenza  pubblica sul tema dei crimini che coinvolgono gli animali.
“Crime against animals”, questo il titolo della conferenza, è organizzato dall’UGL Polizia di Stato-Segreteria Regionale, dall’associazione I.C.A.A. (International Crime Analisys Association), in collaborazione con il  “Centro Studi Crimecafè” e con altre realtà associative del settore. L’evento, riferisce la nota dell’UGL Polizia, è aperto  a tutte le realtà sociali e culturali del territorio.
Interverranno nella qualità di relatori il criminologo dott. Marco Strano, il direttore dell’osservatorio sulle Zoomafie della LAV dott. Ciro Troiano, la pedagogista specializzata in disturbi del comportamento adolescenziale e disagio giovanile dott.ssa Enza Bifera, il Direttore del servizio di igiene urbana veterinaria dell’ASP 3 di Catania dott. Macrì e il Dirigente Veterinario dello stesso servizio dott. Calabrese.
Scopo del convegno è quello di fare riflettere sulla correlazione tra maltrattamenti e disturbi sociali o di natura psicologica. Atteggiamenti da considerare come markers importanti per il benessere della società e per intervenire in tempo. I maltrattamenti, riferisce l’UGL Polizia,  non sono solo una crudeltà fine a se stessa, punita dalla legge come reato, ma un fenomeno sociale  estremamente pericoloso per l’intera comunità. Chi maltratta un’animale, prima o poi passerà a maltrattare un suo simile.
 
NEL CUORE.ORG
11 DICEMBRE 2013
 
GREEN HILL, PRIMA UDIENZA DEL PROCESSO A CARICO DEGLI ANIMALISTI
Alla sbarra per l'"assalto" del 28 aprile 2012
 
Prima udienza, ieri a Brescia, al processo a carico di tredici militanti animalisti per l'irruzione nell'allevamento Green Hill del 28 aprile 2012. Tutti, quattro uomini e nove donne, devono rispondere di danneggiamento e furto (allora decine di cuccioli furono sottratti al loro destino). Tre sono accusati di reati più gravi: rapina, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Uno solo degli imputati era presente in aula. L'udienza è stata dedicata all'ammissione delle prove. Quali entreranno nel processo si capirà alla prossima udienza, il 13 marzo.
Fuori dal palazzo di Giustizia, in mattinata, Animal Amnesty ha organizzato un presidio di solidarietà.
 
QUOTIDIANO.NET
11 DICEMBRE 2013
 
Modena, sterilizzazione gratis per cani e gatti di famiglie indigenti
La campagna lanciata dall'Azienda Usl per il controllo delle nascite. Provvederanno gli ambulatori veterinari
 
Modena  - Sterilizzazione gratuita per cani e gatti di proprietari indigenti. Questa la campagna che l'Azienda Usl di Modena ha lanciato per il controllo delle nascite, degli animali da compagnia, proponendo la sterilizzazione gratuita dei cani femmina e dei gatti di proprietà di persone appartenenti alle categorie socialmente deboli.
Del servizio potranno usufruire pensionati con la minima o con pensione sociale, o con un reddito lordo Isee inferiore ai 15 mila euro, cosi' come i disoccupati, segnalati dai Servizi sociali. "Possono ottenere questa prestazione negli ambulatori veterinari dei Distretti sanitari della provincia anche i residenti nelle aree territoriali colpite dal sisma soggetti a ordinanza di sgombero", fanno sapere dall'Ausl "insieme a coloro a cui sono stati assegnati alloggi sostitutivi e ai gestori di colonie feline nelle aree territoriali colpite dal sisma".
 
IL PICCOLO
11 DICEMBRE 2013
 
Cinghiali radioattivi in Friuli Venezia Giulia Ma Roma minimizza
 
di Roberto Urizio
 
TRIESTE Due campioni di cinghiali “radioattivi” sono stati riscontrati dall'Arpa Fvg nel corso del 2013, dopo i casi della Val Sesia. Ad annunciarlo è il ministero della Salute, nella risposta all'interrogazione posta a maggio dal deputato del Movimento 5 Stella, Aris Prodani. Proprio in seguito ai casi emersi in Piemonte, e legati alla contaminazione da cesio 137 dovute all'incidente di Chernobyl del 1986, e a situazioni analoghe verificatesi in Austria e in Baviera, Prodani ha chiesto al Ministero di essere messo a conoscenza di eventuali «animali selvatici contaminati da radiazioni nucleari», chiedendo inoltre al Governo se intendesse «avviare, di concerto con le Regioni, tutti gli accertamenti del caso per comprendere l’estensione e l’origine di detta contaminazione, a tutela della salute dei cittadini». Proprio a seguito dei casi rinvenuti in Val Sesia, ha chiarito la risposta del ministero della Salute (dicastero retto da Beatrice Lorenzin), «l'Arpa ha proceduto immediatamente, in collaborazione con gli assessorati Caccia e Pesca, al reperimento di campioni di cinghiali locali». I risultati delle analisi su questi campioni, prosegue il documento ministeriale, dicono che «due campioni superano di 600 Bq/kg», ovvero 600 becquerel per chilogrammo (che rappresenta l'unità di misura di attività radioattiva), una soglia oltre la quale la carne non può più essere commercializzata. Un dato che comunque non allarma il ministero, secondo cui, nonostante l'elevata concentrazione di cesio rilevata soprattutto in uno dei due campioni in questione, «dal punto di vista dell'impatto dosimetrico la situazione non desta eccessiva preoccupazione per la popolazione. Infatti, per raggiungere il limite di legge anche ipotizzando il caso peggiore, cioè una contaminazione di 5000 Bq/kg, sarebbe necessario consumare un quantitativo annuale di 10- 15 kg di carne, corrispondente a 50-70 porzioni: una circostanza decisamente improbabile. Il ministero ha assicurato che il monitoraggio sulla radioattività è costante e ha convocato una riunione con i Nas e i Noi, le Regioni e Province autonome, l'Istituto Superiore di Sanità. Le regioni dell'arco alpino, ricorda ancora la risposta all'interrogazione, «effettuano specifici piani di monitoraggio sulla contaminazione radioattiva da cesio, sia in selvaggina che in altri prodotti di raccolta spontanei», proprio in quanto regioni maggiormente interessante dalle radiazioni provenienti da Chernobyl. In Friuli Venezia Giulia, in particolare, dal 2007 è previsto, nell'ambito del piano di campionamento, un'apposita matrice «prodotti di raccolta spontanei e selvaggina». «Il piano – spiega ancora il ministero – prevede la raccolta di due campioni a trimestre per ciascuna delle sei Aziende sanitarie presenti nel territorio regionali (in totale 48 campioni all'anno)». Le misure di questi campioni, prelevati al consumo, «non hanno mai fornito risultati superiori al limite di commercializzazione di 600 Bq/kg». Il cesio tuttavia è stato riscontrato, seppure nell'ordine di qualche decina di Bq/kg, nella carne di cinghiale e in altra selvaggina, come ad esempio il capriolo. In aggiunta a quanto già previsto è stato chiesto alle Aziende Sanitarie di consegnare ulteriori due campioni di selvaggina prelevati sempre al consumo. Oltre alle misurazioni effettuate sugli alimenti, l'Arpa del Friuli Venezia Giulia «effettua da anni campionamenti su varie matrici ambientali, al fine di avere una fotografia aggiornata dell'impatto che la ricaduta, avvenuta a seguito dell'incidente di Chernobyl, ha ancora sul territorio». In particolare vengono esaminati centina ia di campioni di funghi (commestibili e non), prelevati da decine di aree del territorio, e ad anni alterni, vengono prelevati campioni di suolo (boschivo o a prato) per valutare la radioattività in superficie e in profondità. «Questi campionamenti – fa sapere ancora il ministero – evidenzia alcune zone con concentrazione ancora elevata».
 
GEA PRESS
11 DICEMBRE 2013
 
Parco Valle del Treja (RM) – Bracconiere alza il fucile e spara contro il Guardiaparco
 
I fatti sono occorsi nel primo pomeriggio di giovedì 5 dicembre in località Fornace, nel comune di Mazzano Romano (RM) nel Parco Valle del Treja. Un colpo molto ravvicinato ed il proiettile che ha sibillato a pochi metri dai Guardiaparco e dai naturalisti dell’Ente. Il bracconiere, secondo una prima ricostruzione, ha volontariamente sparato contro il gruppo che in quel momento si trovava in una zona aperta lungo una strada sterrata che conduce al fiume Treja.
“La dinamica dell’accaduto non lascia dubbi sulla sua natura intimidatoria – ha dichiarato il presidente del Parco Gianluca Medici –. Il nostro personale era in un luogo aperto e ben visibile, non si è potuto trattare quindi di un incidente casuale. È molto probabile che qualche bracconiere che non si aspettava la presenza dei Guardiaparco abbia reagito in maniera intimidatoria e sconsiderata, mettendo a repentaglio l’incolumità non solo del personale del Parco, ma anche quella di eventuali visitatori che in questo periodo frequentano l’area protetta. Proprio per questo – ha aggiunto il presidente del Parco – voglio sottolineare il mio apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente dal personale del Parco e la solidarietà mia e dell’Amministrazione.”
All’Ente Parco è giunta la solidarietà del Sindaco di Mazzano, Angelo Mancinelli. “Esprimo solidarietà e vicinanza – ha dichiarato il Sindaco – ai Guardiaparco e ai tecnici che hanno corso questo grave rischio.”
L’assessore all’Ambiente della Regione Lazio, Fabio Refrigeri, preoccupato per la gravità dell’episodio, ha voluto esprimere anch’egli “sostegno al personale del Parco e grande attenzione all’accaduto, segno che evidentemente le attività di monitoraggio e pattugliamento del territorio possono infastidire qualcuno. Il lavoro di controllo e sorveglianza spesso pone un argine ad abusi e illegalità – ha osservato Refrigeri – ma non è accettabile che implichi rischi di questo tipo per il nostro personale. La tutela delle aree protette per noi rimane comunque un elemento essenziale dell’azione che la Regione Lazio esercita attraverso i parchi regionali.”
 
NEL CUORE.ORG
11 DICEMBRE 2013
 
USA: MUCCHE FUSTIGATE, PRESE A CALCI E FERITE IN UN CASEIFICIO
Video di Mercy for Animals. "Due dipendenti licenziati"
 
Mucche fustigate, spintonate, prese a calci, caricate sui muletti. Queste ed altre scene orrende si vedono nel video del gruppo animalista Mercy for Animals, girato sotto copertura in un caseificio del Wisconsin, negli Stati Uniti, che vende prodotti lattiero-caseari alla DiGiorno, una marca di pizza surgelata. Il filmato pubblicato oggi, secondo l'associazione, risale al mese di ottobre e mostra i lavoratori della Wiese Brothers Farm a Green Bay, mentre picchiano, trascinano e prendono a frustate le povere mucche. Alcune delle quali, che sembrano in grado di camminare, vengono trascinate per il collo con i trattori. Altre ancora, invece, sembrano affette da infenzioni o hanno ferite sanguinanti. Lo scrive HuffPost.
Sia la Nestlé, la società che produce la pizza DiGiorno, che il suo forni tore di formaggio, Foremost Farms Stati USA, hanno negato qualsiasi conoscenza di abusi in quella struttura e hanno espresso tristezza per le rivelazioni.
"Nestlé è indignata e profondamente addolorata per il maltrattamento di animali mostrato in questo video", ha detto alla ABC News Deborah Cross, rappresentante per la divisione pizza della Nestlé. La quale ha aggiunto che la Nestlé aveva avvisato la Foremost Farms USA che non avrebbe accettato qualsiasi altro formaggio "fatto con latte di Wiese Brothers Farm".
La stessa Foremost Farms USA, intanto, ha rilasciato una nota per esprimere estrema delusione per le accuse di maltrattamenti, con la promessa che si impegnerà ad interrompere qualsiasi affiliazione commerciale con l'azienda finita sotto accusa.
Alcuni docenti della Colorado State University di Scienze animali, i professori Bernard Rollin, Terry Engle e William Wailes, con una dichiarazione congiunta, dopo aver visto il vid eo di 'Mercy for Animals, hanno spiegato che è chiaro che i dipendenti si sono comportati come "persone sadiche e indifferenti", colpevoli di "abusi orribili e da incubo sui bovini da latte".
"C'è una cultura di crudeltà a cui è stato permesso di marcire in questa azienda", ha commentato al microfono della ABC News Matt Rice, il direttore delle ricerche. "Nessuna società socialmente responsabile dovrebbe sostenere i caseifici in cui gli animali vengono presi a calci, a botte, mutilati e trascinati".
Da parte sua, la famiglia Wiese ha fatto sapere alla NBC News, dopo aver visto il filmato, di aver licenziato due dipendenti e di aver sollevato un altro dall'incarico di "gestione degli animali". Mentre il capitano David Konrath del dipartimento dello sceriffo della contea di Brown ha detto di aver aperto una propria indagine sulle accuse e che informerà il pubblico ministero se le autorità daranno conferma delle accuse.
VIDEO
 
TODAY
11 DICEMBRE 2013
 
Animali frustati e presi a calci nell'azienda agricola legata alle multinazionali
I due lavoratori filmati durante gli abusi sono stati licenziati dai vertici della Wiese Brothers Farm, scrive Usa Today
 
Immagini che hanno sollevato un mare di polemiche, come è giusto che sia.
Un gruppo di attivisti animalisti del Wisconsin, uno stato degli Usa, ha diffuso un video in cui alcuni bovini vengono frustati, presi e calci e feriti dagli allevatori di un'azienda agricola.
L'azienda in questione, spiegano gli animalisti, produce latte e formaggi per noti marchi della grande distribuzione. Il video risale allo scorso mese di ottobre. Succede tutto alla Wiese Brothers Farm, nei pressi della città di Green Bay. Gli animali vengono maltrattati dai lavoratori dell'azienda, e alcuni sanguinano vistosamente per le ferite riportate.
Il ritorno di immagine negativo per i marchi legati all'azienda agricola è stato immediato, e per questo i vertici dei noti marchi alimentari hanno prontamente preso le distanze da quanto immortalato nel filmato degli animalisti e hanno annunciato che il rapporto di collaborazione terminerà. Un portavoce della multinazionale Nestlè, ad esempio, ha detto che l’azienda non era a conoscenza di quanto accadeva nella Wiese Brothers Farm e precisato che nè Di Giorno nè Faremost utilizzeranno più formaggio proveniente dalla ditta. Inoltre Bernard Rollin, Terry Engle e William Wailes, professori dell'Università del Colorado, hanno rilasciato una nota in cui si parla di "tremendi abusi sugli animali", condannando l'accaduto.
I due lavoratori filmati durante gli abusi sono stati licenziati dai vertici della Wiese Brothers Farm, scrive Usa Today.
VIDEO
 
GEA PRESS
11 DICEMBRE 2013
 
Russia – Fermati due contrabbandieri di Girfalchi

 
Due uomini sono stati arrestati dalla polizia russa nella Regione Autonoma Ebraica, incastonata agli estremi confini orientali con la Cina. I due, la cui identità è tenuta segreta, sono accusati di avere contrabbandato  19 Girfalchi. La notizia, diffusa oggi dall’Agenzia Rianovosti, completa con il valore stimato dei 19 animali, ovvero equivalente a 670.000 dollari. Uno degli uccelli, però, è stato rinvenuto morto.
In Russia rimarrebbero non oltre 1000 di questi falchi mentre pochi dubbi si nutrono sul fatto che la destinazione finale non era il mercato interno russo. Non è dato però sapere sulla nazionalità dei due contrabbandieri anche se nel 2012 due diplomatici arabi sono stati accusati di contrabbandare ben 49 uccelli rari. Non vennero però processati grazie all’immunità diplomatica.
Il Girfalco è molto richiesto nel mondo della falconeria. Nei paesi arabi ognuno di tali uccelli può essere valutato fino a 100.000 dollari.
 
NEL CUORE.ORG
11 DICEMBRE 2013
 
INDIA, DOVE GLI ELEFANTI HANNO LA PRECEDENZA SUI VAGONI FERROVIARI

La Corte Suprema tutela i pachidermi

 
In India gli elefanti hanno la precedenza sui treni. La Corte Suprema, il massimo organo giudiziario indiano, è intervenuta oggi per vietare i treni veloci che attraversano le riserve naturali popolate da elefanti allo stato brado. I giudici hanno infatti accolto il ricorso di un giornalista e appassionato di fauna, Shakti Prasad Nayak, che chiedeva l'imposizione di un limite di velocita' a 25 chilometri orari per i treni che passano nei "corridoi" usati dagli animali soprattutto nelle ore notturne. Secondo la legge, in queste zone i convogli devono rallentare a 40 chilometri all'ora, ma questa norma non è quasi mai rispettata. Nei mesi scorsi, una serie di gravi incidenti ferroviari nella regione himalayana nord orientale di Dooars, ai confini con il Bhutan, popolata da diverse specie in via di estinzione, come elefanti, rinoceronti e tigri, aveva sollevato delle accese proteste da parte delle associazioni di difesa degli animali e anche delle autorità locali contro le Ferrovie indiane. Per proteggere gli elefanti, un animale sacro per gli induisti che lo raffigurano nel dio Ganesh, i giudici K.S. Radhakrishnan e Dipak Misra, hanno chiesto di limitare la velocità dei treni passeggeri e merci che attraversano le aree protette. In particolare, hanno ordinato la deviazione del traffico tra Siliguri e Alipurduar, un tratto dove quest'anno sono morti diversi elefanti a causa della collisione con i treni. L'ultimo incidente in questa area di dense foreste risale a circa un mese fa quando ben sei pachidermi sono stati uccisi e 15 sono rimasti feriti mentre attraversavano di notte i binari. Secondo i dati ufficiali, tra il 2007 e 2012 sono morti 77 elefanti nelle riserve naturali del Paese a causa di scontri ferroviari, ma gli ambientalisti stimano che siano almeno 500, in quanto molti incidenti non sono stati registrati dalle autorita' forestali. Di recente il governo locale del West Bengala ha deciso di prendere misure di protezione, come quello di costruire dei cavalcaferrovia nei punti di passaggio. Esiste anche un progetto pilota per dotare i treni di "radar" per segnalare la presenza degli elefanti che si muovono soprattutto di notte in cerca di acqua o cibo.
 
CORRIERE DELLA SERA

12 SETTEMBRE 2013

 
Cane torturato, ucciso e bruciato
Orrore nella pineta di Villa Ada
Forze dell’ordine sul posto, il jack russel ammazzato altrove. Caccia a un quarantenne stempiato, altezza media, un dente mancante


NELLA FOTO - Il jack russel carbonizzato

  
Roma, Orrore nel parco, nel cuore della capitale. L’allarme è stato lanciato in tarda mattinata: un cagnetto nero, completamente carbonizzato, era stato gettato nella parte più bella e selvaggia di Villa Ada, quella della pineta, non distante dalla moschea. Alcuni testimoni hanno notato un signore sospetto allontanarsi, ma nessuno ha assistito alla scena del rogo: la bestiola - un jack russel maschio di taglia piccola - secondo i primi accertamenti è stata seviziata e assassinata altrove, e poi data alle fiamme sul prato. Ma sarà l’esame autoptico a fornire una risposta definitiva.
IL SOPRALLUOGO - Sul posto sono intervenuti i poliziotti del commissariato Villa Glori, i carabinieri di zona, un medico della Asl, la polizia scientifica. I primi rilievi hanno chiarito che il cane aveva una catena attorcigliata al ventre almeno una decina di volte, le fauci piene di materiale non meglio identificato e un paletto di legno conficcato nella spalla sinistra. Nessun microchip, almeno all’apparenza.
RITI SATANICI? - L’identikit del sospettato ( l’uomo visto allontanarsi a passo svelto dentro un giubbotto con il bavero rialzato si voltava in continuazione e appariva molto nervoso) è il seguente: stempiato, tra i 40 e i 45 anni, alto circa 1 metro e 75, uno o due denti mancanti. Gli investigatori sarebbero sulle sue tracce. Perché tanta ferocia? L’esame della radura ha evidenziato che attorno al jack russel l’erba era appiattita in modo da formare un cerchio, circostanza che ha richiamato alcuni precedenti per i quali si è parlato di riti satanici ambientati nel parco dove fu arrestato Benito Mussolini.
«POLIZIOTTI SENSIBILI» - Al sopralluogo dentro Villa Ada ha assistito Loredana Pronio, la presidente della FederFida che nei mesi scorsi aveva denunciato le sevizie e morti sospette nel canile Parrelli (oggi sotto sequestro). «Mi sto precipitando in commissariato per sporgere denuncia - ha detto - questo scempio deve finire. Alcune persone mi hanno confidato che in questo stesso parco un fatto del genere è accaduto altre volte. Chi compie un gesto tanto atroce, oggi lo fa a un cane, domani lo farà ad un umano. La gente deve capire che le due cose sono sempre collegate: ecco perché ogni forma di omertà non va più tollerata». La presidente della FederFida ha concluso con un omaggio agli agenti intervenuti: «Un grazie alle forze dell’ordine che, oltre ad aver svolto il lavoro con grande professionalità, hanno visibilmente sofferto per quanto accaduto. Sotto la divisa, batte un cuore sensibile».
 
NEL CUORE.ORG
13 DICEMBRE 2013
 
ROMA, CHOC A VILLA ADA: CAGNETTO LEGATO ALLA CATENA E BRUCIATO
La polizia sulle tracce del sospettato: c'è l'identikit
 
Un cagnetto legato alla catena e poi bruciato. E' successo nella Villa Ada, a Roma, nella parte dove c'è la pineta, non lontano dalla moschea. Sono stati trovati solo i resti carbonizzati di un piccolo jack russell. Alcuni testimoni - scrive "Il Messaggero" - hanno notato un uomo con un cane mentre appiccava il fuoco.
La povera bestiola è stata trovata ridotta come un tizzone, con la testa martoriata, le zampe rotte e un paletto di legno infilato nella spalla sinistra. Su questo terribile episodio indagano gli agenti del commissariato Villa Glori. Ecco, allora, l'identikit del sospettato: stempiato, tra i 40 e i 45 anni, alto circa 1 metro e 75 e con uno o due denti mancanti. La polizia è sulle sue tracce. Attorno al punto in cui è stata trovata la bestiola - fanno sapere gli investigatori - l'erba era appiattita in modo da formare un cerchio, per cui si pensa anche ad un rito satanico.
 
IL MESSAGGERO
12 DICEMBRE 2013
 
Roma, cane bastonato, legato a un palo e poi bruciato: è caccia al “mostro”
L'episodio nei pressi della Moschea: indaga la polizia
 
Roma - Ha legato un cane con una catena a un palo di legno e poi lo ha bruciato. È accaduto a Roma nelle vicinanze della moschea, dove sono stati trovati i resti carbonizzati di un cane.
Alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto ieri sera in quel punto un uomo con un cane mentre accendeva il fuoco. Oggi il cane è stato trovato carbonizzato, legato con una catena al palo, con la testa martoriata e le zampe rotte. L'animale potrebbe essere stato preso anche a bastonate. Sul caso indagano gli agenti del commissariato Villa Glori.
 
GEA PRESS
13 DICEMBRE 2013
 
Roma – Il cane bruciato a Villa Ada. C’è già il volto di chi potrebbe averlo finito
 
Gli investigatori della Polizia di Stato del Commissariato di Villa Glori hanno già un “volto” dal probabile uccisore del Jack Russel di Villa Ada. La soluzione del caso potrebbe dunque essere vicina, ma nulla più è possibile sapere in merito alla dinamica dei fatti. Di certo al Commissariato di Villa Glori hanno già una pista precisa.
Il rogo che ha bruciato il cagnolino a Forte Antenne, è probabilmente stato acceso l’altro ieri sera.
Il Commissariato di Villa Glori è intervenuto nei luoghi a seguito di segnalazione giunta ieri intorno ad ora di pranzo. Un cane Jack russel di circa 7 chili, che appariva bruciato e probabilmente seviziato. Impossibile dire se il cagnolino era già morto, oppure è stato cosparso di liquido infiammabile quando era ancora in vita. Viene invece mantenuta nel massimo riserbo la dinamica dei fatti ed in particolare che il presunto uccisore sia stato visto da alcuni ragazzi che potrebbero aver preso un numero di targa.
Gli inquirenti confermano però che il cane presentava la rottura delle zampe oltre ad un foro molto probabilmente causato da un corpo contundente, tipo bastone appuntito. Confermata anche una sorta di catena più volte girata attorno al corpo. Di certo fino ad ora non è arrivata alcuna denuncia di smarrimento di un Jack russel. Si potrebbe trattare di un cane di proprietà come di un furto. La Polizia di Stato rileva a questo proposito come la zona di Villa Ada sia molto frequentata dai proprietari di questi cagnolini. Di certo, riferisce la Polizia di Stato a GeaPress, il cagnolino appariva come seviziato e divenuto oggetto di inaudita crudeltà.
L’ipotesi più probabile è che ci sia già un identikit.
 
IL MESSAGGERO
14 DICEMBRE 2013
 
Villa Ada, caccia all'uomo che ha seviziato il cane: Su di lui una taglia da 500 euro
 
Roma - Legato, bastonato, torturato e bruciato vivo. Come se non bastasse gli hanno spezzato le zampe e lo hanno colpito ripetutamente sul muso, una volta legato con una grossa catena ad un palo lo hanno dato alle fiamme.
In bocca, qualcosa per non farlo abbaiare.
Una scena da film horror. È questo il quadro che fuoriesce dopo il ritrovamento del corpo carbonizzato di un Jack Russel (anche se potrebbe trattarsi di un molossoide), trovato nella zona di Forte Antenne, a ridosso di Villa Ada. Ci sarebbe già un sospettato, un pregiudicato di 47 anni con precedenti di traffico di armi e droga. Gli agenti del commissariato Villa Glori lo hanno già identificato.
Ad indicarlo due ragazzi che mercoledì portavano a spasso i loro cani e hanno notato un’Audi fermarsi nella zona. «Un signore è sceso velocemente con un cane e poi abbiamo visto il fuoco salire dall’area verde», hanno raccontato ai poliziotti. L’animale ora è all’Istituto zooprofilattico. L’autopsia potrebbe rivelare ulteriori dettagli: potrebbe esserci un microchip con i dati anagrafici. Dietro questo gesto ci potrebbe essere l’ombra dei combattimenti clandestini o una vendetta personale.
Loredana Pronio, presidente della FederFida che nei mesi scorsi ha denunciato sevizie e morti sospette nel canile Parrelli (oggi sotto sequestro), sottolinea: «Chi compie un gesto così brutale su un animale lo può compiere sulle persone, il passo è breve. L’espressione di terrore sul volto di quella bestiola non riesco a cancellarla dalla mente». «Nel 2011 - continua la Pronio - abbiamo portato una serie di testimonianze in Parlamento sulle torture subite dagli animali per attenzionare la politica . La criminalità spesso utilizza gli animali e non si può far finta di nulla. I cani di piccola taglia troppo spesso sono utilizzati per allenare quelli da combattimento, glieli danno in pasto». E aggiunge: «La follia non deve essere giustificata è importante parlare di crudeltà e cattiveria. Il primo scopo della nostra associazione è la cultura della denuncia, non si può far finta di nulla. Aiutiamo i volontari e le associazioni ad utilizzare le leggi». «Villa Ada non è nuova a scenari da orrore nei confronti degli animali - dicono dall’associazione animalista Earth - Non possiamo tollerare un fatto del genere - aggiungono - offriamo 500 euro».
 
NEL CUORE.ORG
14 DICEMBRE 2013
 
CANE UCCISO E BRUCIATO A ROMA, TAGLIA PER CHI TROVA IL KILLER
Una ricompensa offerta dall'associazione Earth
 
Forse una vendetta per motivi personali o la brutale eliminazione dopo un combattimento tra cani perduto. Sono alcuni dei possibili "moventi", secondo la stampa locale, sui quali stanno lavorando gli investigatori nel caso del cane ucciso e bruciato a Roma, tra villa Ada a e Monte Antenne. Sembra ormai certo che l'animale, privo di microchip, sia stato ammazzato altrove, forse con una pallottola da distanza ravvicinata, e poi bruciato in una zona relativamente isolata non lontano dalla moschea. L'attenzione degli inquirenti resta concentrata su un uomo di 47 anni con precedenti per spaccio di droga e detenzione di armi, che sarebbe stato visto nei paraggi vicino alla sua auto parcheggiata.
La vicenda ha profondamente colpito tutti i frequentatori del grande parco nella zona Nord della capitale e in generale gli amanti degli animali, L'associazione Earth ha offerto una ricompensa di 500 euro a chiunque fornisca elementi utili a rintracciare il responsabile.
 
NEL CUORE.ORG
15 DICEMBRE 2013
 
CANE UCCISO E BRUCIATO A ROMA, SALE LA "TAGLIA" SUL RESPONSABILE
Forse il cagnetto dato alle fiamme ancora vivo
 
Roma - E' stato torturato e bruciato, forse quando era ancora vivo. La morte violenta del jack russel nei giorni scorsi a Roma, nel parco di Villa Ada, ha messo in allerta animalisti a cittadini. E, dopo l'offerta di 500 euro da parte dell'associazione Earth a chi "aiuterà a rintracciare il responsabile", sono arrivate diverse segnalazioni di persone che vorrebbero contribuire con i propri soldi a far salire la "taglia". Almeno una decina di messaggi di posta elettronica arrivati al gruppo animalista capitolino, con la proposta di almeno cento euro a testa.
Intanto, vanno avanti - scrive "Il Messaggero" - le indagini condotte dal commissariato Villa Glori alla caccia del responsabile. Ci sarebbe già un responsabile. Nel mirino degli investigatori un uomo, forse uno squilibrato, visto da alcuni ragazzi mentre appiccava il fuoco. Alla domanda: "Ma che stai facendo?", avrebbe replicato con una frase senza senso. E non si esclude neanche l'ipotesi che possa essere la stessa persona notata salire in una macchina parcheggiata vicino al luogo del ritrovamento del cagnolino bruciato. Bisogna aspettare, infine, qualche giorno per avere i risultati dell'autopsia, che chiariranno se il cane aveva il microchip identificativo e se è stato date alle fiamme ancora in vita.
 
CORRIERE DELLA SERA
15 DICEMBRE 2013
 
Cane torturato e bruciato
Indagine sul microchip
Svolta nella caccia al quarantenne che ha barbaramente ucciso il jack russel
 
ROMA - Sono in corso le indagini sul microchip del cane ucciso barbaramente a Monte Antenne. Il cagnetto nero, completamente carbonizzato, era stato gettato nella parte più bella e selvaggia di Villa Ada, quella della pineta, non distante dalla moschea. Alcuni testimoni avevano notato un signore sospetto allontanarsi, ma nessuno ha realmente assistito alla scena del rogo: la bestiola - un jack russel maschio di taglia piccola - secondo i primi accertamenti è stata seviziata e assassinata altrove, e poi data alle fiamme sul prato. IL FUOCO LA SERA PRIMA - Ora la prima svolta negli accertamenti della polizia, i sospetti degli investigatori sono su un pregiudicato quarantenne che due ragazzi hanno notato la sera precedente accendere un fuoco vicino al luogo dove è stata poi scoperta la carcassa bruciata.
L’AUDI S3 - La coppia si è avvicinata al quarantenne chiedendo spiegazioni su quello che stava facendo e poi ha fotografato la targa della sua auto, un’Audi S3. Ma i due non avrebbero visto cani. Gli investigatori sono perciò in attesa degli esiti autoptici e dell’analisi del microchip, in parte bruciato, ma forse ancora utilizzabile per rintracciare il proprietario dell’animale.
 
IL MESSAGGERO
16 DICEMBRE 2013
 
Villa Ada, trovato l'uomo che ha seviziato
il cane: è un 47enne con problemi psichici
 
Roma, Ha legato un cane con una catena a un palo di legno e poi lo ha bruciato. Vivo. Una scena da film horror che aveva scosso tutta la città, facendo partire una vera e propria caccia all'uomo. Oggi il mostro di Villa Ada è stato individuato dai poliziotti del commissariato Villa Glori fuori dalla sua abitazione. L'uomo che venerdì scorso ha seviziato il Jack Russell dandogli fuoco ha 47 anni, è residente al Prenestino e soffrirebbe di problemi psichici.
Su di lui pendeva persino una taglia. L'associazione Earth aveva da subito offerto una «ricompensa di 500 euro» per «rintracciare il responsabile» e molte erano state le segnalazioni di persone pronte a contribuire di tasca propria per far lievitare la «taglia».
A incastrarlo le testimonianze di alcune persone che lo avevano visto arrivare a Villa Ada e poi accendere un fuoco. L'uomo è stato denunciato in stato di libertà per uccisione di animale in base all'articolo 544 bis del codice penale. E adesso rischia fino a due anni di galera.
 
GEA PRESS
16 DICEMBRE 2013
 
Roma, Villa Ada – Il volpino dato alle fiamme e l’improbabile maestro di arti marziali
Il Commissariato di PS di Villa Glori denuncia il presunto seviziatore.
 
La Polizia di Stato, Commissariato di Villa Glori, l’ha rintracciato stamani intorno alle 11.00. Si tratta del presunto uccisore del cagnetto di Villa Ada, seviziato e poi dato alle fiamme. Contrariamente alle prime notizie circolate, il cagnetto non era un Jack russel, ma un volpino. Il denunciato dovrebbe essere il proprietario.  Una persona che a quanto pare soffrirebbe di problemi psichici.
L’uomo, una volta raggiunto dalla Polizia,  non avrebbe confessato quello che per legge è un “delitto”, ovvero il reato di uccisione di animali. L’impressione degli Agenti del Commissariato di Villa Glori era però che vedesse nel cane una sorta di presenza negativa.
Tutto dovrà ora passare al vaglio della Magistratura ma gli indizi raccolti dagli inquirenti farebbero altresì riferimento a un testimone che avrebbe visto il soggetto appiccare il fuoco. Poi una seconda testimonianza che ha consentito di raccogliere alcuni numeri della targa dell’automobile con la quale l’uomo si è recato venerdì scorso nei pressi di Forte Antenne a Villa Ada.
La denuncia è per uccisione e maltrattamento di animali, tentato incendio e per possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere. Nell’automobile dell’uomo sono stati trovati armi riferibili ad arti marziali. Presente anche uno sfollagente di legno. Da appurare se trattasi delle armi con le quali si presume sia stato seviziato  il cane prima di dargli fuoco. L’uomo avrebbe asserito di essere un maestro di arti marziali, ma la circostanza viene esclusa dagli inquirenti.
Stante quanto riferito nel corso dell’intervento di venerdì scorso (vedi articolo GeaPress), il cane sarebbe stato ritrovato con un foro da probabile corpo contundente, le zampe spezzate ed una catena avvolta nel corpo. E’ stato dato poi alle fiamme. Non è chiaro se l’animale in quel momento era già morto.
 
QUOTIDIANO.NET
16 DICEMBRE 2013
 
Identificato e denunciato l'uomo che ha bruciato il cagnolino a Villa Ada
 
Roma. Si tratta di un disoccupato, invalido civile. Lui nega: "Non sono stato io" ma ammette di aver avuto un volpino scomparso proprio nei giorni scorsi
Roma, 16 dicembre 2013 - Identificato e denunciato a piede libero l'uomo che ha seviziato e poi bruciato un cagnolino a Villa Ada, a Roma. Il corpo del cagnolino era stato rinvenuto in una zona isolata del parco venerdì scorso. Immediatamente sono scattate le indagini degli agenti del Commissariato Villa Glori diretti dalla dottoressa Elisabetta Bozzi.
La svolta è arrivata grazie alle testimonianze di due giovani, entrambi frequentatori dell'area e possessori di cani. Il primo aveva visto l'uomo che appiccava il fuoco, pur non avendo notato il cagnolino. Il secondo l'aveva visto allontanarsi dalla zona a tutta velocità a bordo di un'Audi da 200 cavalli e aveva anche memorizzato parte del numero della targa.
Da questi elementi, preziosi, gli agenti del Commissariato Villa Glori sono riusciti ad identificare il delinquente, ora denunciato per uccisione di animali, tentato incendio boschivo e detenzione di armi improprie. L'uomo, che è un invalido civile che vive della pensione e dell'accompagno, è stato denunciato anche in passato per il possesso di armi improprie collegate alle arti marziali, di cui è fanatico.
Questa mattina gli agenti sono andati a cercare questa persona nella casa dove abita, nel quartiere Prenestino. Lo hanno atteso per ore verificando, nel frattempo, se si fosse spostato nella casa dei genitori. Poi lo hanno fermato e condotto in commissariato. L'uomo ha problemi psichici anche se appare molto luci do nei propri ragionamenti.
Non ha confessato, anzi ha negato di essere autore del barbaro gesto. Ha ammesso, però, di essere il proprietario di un piccolo cane, un volpino e non un Jack Russel, che gli sarebbe stato misteriosamente rubato proprio nei giorni scorsi.
Una coincidenza che non convince gli investigatori, sicuri di aver identificato l'autore dell'uccisione dell'animale. Il corpo del cagnolino è ancora all'Istituto zooprofilattico in attesa dell'autopsia. Saranno i veterinari a verificare se il corpicino appartiene ad un volpino oppure ad un altro cane. I resti, completamente bruciati, non consentono al momento nessuna certezza. <Non sono stato io>, ha ripetuto l'uomo agli agenti che lo definiscono perfettamente in grado di intendere e di volere.
<E' vero, avevo un volpino ma è sparito. Penso che me lo abbiano rubato la settimana scorsa>, si è limitato a dire. I veterinari ora dovranno accertare, oltre alla tipologia del cane, anche se l'animale è morto prima di essere bruciato o in seguito alle ustioni. Sicuramente l'aveva torturato: gli aveva spezzato le zampe e conficcato un palo nel costato. Tanto orrore non può restare impunito, in nessun caso. Lo sanno per primi i poliziotti che lo sono andati a prendere.
 
CORRIERE DELLA SERA
22 DICEMBRE 2013
 
Cane bruciato a Villa Ada, la foto  di un volpino bianco nella mani della polizia
Inviata da un anonimo, sarà messa a confronto con i resti carbonizzati. Si aggrava la posizione dell’unico sospettato


NELLA FOTO - Il volpino bianco e l’animale carbonizzato a Villa Ada

 
Il caso del cagnetto torturato, ucciso e dato alle fiamme nella radura di Villa Ada – inizialmente scambiato per un jack russell - è a una svolta. Ci sono due testimoni sentiti dalla polizia che parlano di «strazianti guaiti<dell’animale mentre era chiuso in casa, un appartamento al pianterreno a Tor Sapienza.
L’OSSESSIONE - Emergono dettagli moto precisi sulle nevrosi del padrone, in particolare l’ossessione di essere spiato. E adesso c’è anche una foto: il volpino di proprietà dell’uomo di 47 anni accusato di essere l’aguzzino di Villa Ada è stato infatti fotografato nel terrazzino pochi giorni prima del 12 dicembre, quando la carcassa è stata trovata nell’erba da due ragazzi. E ora quell’immagine è sul tavolo degli agenti del commissariato Villa Glori incaricati dell’indagine. «Il mio cane è scomparso, io non c’entro, quello bruciato non è il mio» si era difeso A. A., il denunciato, identificato grazie al numero di targa della sua Audi 3, annotato da un frequentatore del parco che l’aveva visto aggirarsi con fare sospetto.
LA PROVA DECISIVA - A questo punto la fotografia, che è arrivata per posta all’associazione animalista FederFida, diventa quindi la prova decisiva: il simpatico cagnetto con il muso appuntito e le orecchie all’insù, dal pelo liscio e bianco candido, corrisponde ai resti carbonizzati sequestrati dalla polizia scientifica? In caso di risposta affermativa, la posizione del padrone ovviamente si aggraverebbe di molto: secondo la ricostruzione già emersa, l’uomo avrebbe legato e tramortito con un manganello il volpino, temendo che il microchip sottocutaneo installato dal veterinario fosse in realtà un modo per spiarlo, e poi lo avrebbe caricato in macchina, condotto all’aperto e dato alle fiamme. «Quando ci è arrivata questa foto ho riprovato lo stesso dolore di quando ho visto quel corpicino martoriato – ha commentato Loredana Pronio, la presidente di FederFida - Data la conclamata aggressività di questo soggetto, mi chiedo come i servizi sociali abbiano potuto consentire che lo stesso avesse in casa un animale«.
UNA LAPIDE PER ANGELO - La stessa associazione ha annunciato che a Villa Ada collocherà una lapide a ricordo del volpino, che nella cerimonia organizzata una settimana fa, alla presenza di un centinaio di persone, era stato ribattezzato «Angelo». Adesso, oltre alla foto, l’anonimo autore della missiva restituisce al cagnetto anche la sua identità: nel quartiere tutti
 
ALIGUER
12 DICEMBRE 2013
 
E´ Eva Bianchi, presidente della sezione algherese della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, a segnalare un presunto caso di omissione di soccorso, già denunciato alla Procura della Repubblica di Sassari
«Il cane soffoca e l'Asl non risponde»
 
ALGHERO (SS) - Nuove accuse (l'ultima a maggio da un residente sassarese alla quale era seguita la replica dell'Azienda Sanitaria) contro l'Asl Veterinaria (Area C) di Sassari. E' Eva Bianchi, presidente della sezione algherese della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, a segnalare un presunto caso di omissione di soccorso, già denunciato alla Procura della Repubblica di Sassari.
L'episodio è del 6 dicembre quando un cane quasi soffocato da un laccio di metallo al collo veniva trovato nella zona di Porto Ferro, grazie all'allarme dato ai barracelli da un signore anziano residente nella zona. La successiva chiamata al servizio sanitario - come riferisce la Bianchi - non avrebbe dato risultati: «Nonostante i ripetuti tentativi di contatto con la Asl Veterinaria, Area C di Sassari, da parte dei Barracelli e anche da parte della stessa Polizia Municipale del Comune di Alghero, non è stata ricevuta alcuna risposta, proprio alle ore 18, quindi in piena reperibilità di un veterinario Asl».
Oltre al problema degli interventi, il presidente riporta l'attenzione anche sui lacci metallici lasciati dai bracconieri. L'ultimo caso una decina di giorni fa nei pressi del Rio Calvia: «il proprietario di un animale - riporta Eva Bianchi - è dovuto intervenire per salvare il suo cane intrappolato all'interno di un laccio metallico, usato dai bracconieri, che bloccavano una zampa e la testa della sfortunata bestiola, durante una passeggiata».
 
NEL CUORE.ORG
12 DICEMBRE 2013
 
VETERINARIO DI GROSSETO PROPONE DI UCCIDERE TUTTI I RANDAGI
Madrucci: "Meglio fare come gli inglesi e gli americani"
 
"Mantenere i randagi nei canili, oltretutto spesso in condizioni inaccettabili e spendendo ugualmente delle somme alte? Meglio fare come gli inglesi e gli americani, che li sopprimono". Lo ha detto, scrive il quotidiano "Il Tirreno", il veterinario Paolo Madrucci, responsabile del dipartimento di prevenzione dell'Asl 9 di Grosseto ad un incontro sul tema del randagismo tenutosi nei giorni scorsi ad Arcidosso.
Madrucci ha scritto anche sul numero 41 della rivista dell'Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani) dei problemi legati a questa questione. E ha aggiunto al convegno: "A Grosseto i servizi veterinari dell'Asl 9 hanno sempre applicato, con notevole impegno di risorse umane e strumentali, le azioni previste dalla Legge 281. Eppure, vorrei ci fosse data la possibilità di impiegare una piccola parte delle risorse, oggi destinate al mantenimento dei cani nei canili, per attivare una capillare attività di ricerca e cattura di randagi e vaganti". Il dottore ha poi fatto sapere: "Nei 22 anni di vita della Legge 281, la collettività ha speso in Italia miliardi di vecchie lire, e poi milioni di euro, per organizzare l'anagrafe (che ha coinvolto milioni di cani), per costruire canili, per mantenervi centinaia di migliaia di animali (la maggior parte dei quali in condizioni disumane) per sterilizzarli. Ebbene, prendiamo atto dei mancati risultati. Guardiamo cosa succede in altri Paesi, come Inghilterra e Stati Uniti, che hanno risolto il problema con la cattura dei cani vaganti e con loro soppressione eutanasica, seguendo le raccomandazioni per il controllo del randagismo, emanate nel 2013 dall'Oie - World Organisation Animal Health".
 
MAREMMA NEWS
12 DICEMBRE 2013
 
Bottinelli: "Sopprimiamo Madrucci, risparmio e umanità
 
Bottinelli risponde alla proposta di uccidere i randagi
Grosseto: “Il dr. Madrucci ci costa troppo e fa danni. Propongo dunque di sopprimerlo. Il taglio del suo stipendio garantirebbe un risparmio di almeno 150mila euro all’anno alle casse pubbliche che potrebbero essere utilmente impiegati nella riduzione del randagismo. Si tratta di una soluzione razionale e anche umana, dato che ormai appare chiaro come Madrucci soffra nella sua smania di uccidere qualunque essere vivente non si accordi alla sua discutibile visione delle cose”.
E’ il commento di Giacomo Bottinelli, responsabile LAV Grosseto, alla proposta del responsabile dei servizi veterinari ASL di uccidere i cani randagi anziché attuare corrette politiche incruente per la riduzione del randagismo che spetterebbero proprio a lui insieme ai Comuni. “Per togliersi il problema Madrucci propone lo sterminio: cani randagi, lupi, piccioni e quant’altro – dichiara Bottinelli – senza contare che se la legge italiana pone dei vincoli questo è perché siamo in un paese che almeno in questo ha trovato un barlume di civiltà. E se esiste il problema di canili che fanno affari sulla pelle dei cani, qui è proprio Madrucci che insieme ai sindaci dovrebbe controllare. Invece ha posto vincoli all’accesso dei volontari nei canili per le adozioni e ha dichiarato, contro la legge, che non è sua competenza fare le sterilizzazioni dei cani randagi. Sta andando alla deriva. L’eutanasia per lui è la soluzione migliore. Con buona pace di tutti”.
 
IL TIRRENO
12 DICEMBRE 2013
 
«I randagi? Meglio sopprimerli»
 
GROSSETO. - «Mantenere i randagi nei canili, oltretutto spesso in condizioni inaccetabili e spendendo ugualmente delle forti somme?Meglio fare come gli inglesi e gli americani, che li sopprimono». Parole che non mancheranno di suscitare un autentico vespaio di polemiche, quelle pronunciate da un veterinario, il dottor Paolo Madrucci, responsabile del dipartimento di prevenzione dell’Asl 9 di Grosseto all’incontro sul tema del randagismo che si svolto nei giorni scorsi ad Arcidosso. Madrucci ha parlato (e scritto sulla rivista dei veterinari italiani), dei problemi legati alla legge sul randagismo: «a Grosseto i servizi veterinari dell'Asl 9 hanno sempre applicato, con notevole impegno di risorse umane e strumentali, le azioni previste dalla Legge 281 eppure - spiega Madrucci - vorrei c i fosse data la possibilità di impiegare una piccola parte delle risorse, oggi destinate al mantenimento dei cani nei canili, per attivare una capillare attività di ricerca e cattura di randagi e vaganti». Sull'argomento, di recente, si è espresso anche l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), indicando la necessità di superare il vincolo del mantenimento senza termine degli animali nei canili rifugio. Insomma, in tempi di crisi profonda, sono in molti a domandare un approccio al problema secondo i modelli inglese e americano. Madrucci così demolisce la Legge 281, elencandone costi e insuccessi. «Nei 22 anni di vita della Legge 281 la collettività ha speso in Italia miliardi di vecchie lire, e poi milioni di euro, per organizzare l'anagrafe (che ha coinvolto milioni di cani), per costruire canili, per mantenervi centinaia di migliaia di animali (la maggior parte dei quali in condizioni disumane), per sterilizzarli. Ebbene, prendiamo atto dei mancati risultati. Guardiamo cosa succede in altri paesi, come Inghilterra e Stati Uniti, che hanno risolto il problema con la cattura dei cani vaganti e con loro soppressione eutanasica». Parole forti, che non mancheranno di suscitare prese di posizione e polemiche. Oltretutto, è stato notato nel convegno degli esperti di Arcidosso fino a oggi Asl e Comuni hanno dovuto far fronte agli alti costi della 281 sottraendo risorse ad altre voci del bilancio. Nel caso dei Comuni si è attinto ai fondi destinati al sociale, mentre le Asl ai fondi per l'erogazione generica di servizi. Risorse che potrebbero essere destinate a forme prioritarie di assistenza a persone malate o in grave difficoltà sociale. Solo in provincia di Grosseto, dove oltretutto il fenomeno del randagismo si innesta su quello dei danni agli allevamenti, con gli ovini uccisi oltre che dai lupi da branchi di animali inselvatichiti, si quantifica in oltre 250 mila euro all'anno l'impegno economico dell'Asl per la gestione dell'anagrafe del cane e del centro chirurgico di sterilizzazione. E in circa un milione e mezzo il costo sostenuto dalle 28 amministrazioni comunali per mantenere circa 900 cani nei canili sanitari e rifugio. E, come notano in molti, sia in Maremma che nelle altre zone della Toscana e dell’Italia, spesso con gli animali reclusi in gabbie anguste dove non vivono certo bene. G.B.
 
IL TIRRENO
12 DICEMBRE 2013
 
«A certificarla dev’essere la commissione»
 
GROSSETO - Infine il tema del giorno. La valutazione dell'aggressività dei cani. Anche qui è Madrucci che parla: «Nel nostro paese la norma penale punisce, quindi vieta, l'uccisione degli animali senza motivo. Infatti le norme della Regione, che regolamentano la legge quadro nazionale 281, consentono la soppressione eutanasica degli animali solo in caso di grave e incurabile malattia o di comprovata pericolosità e solo un medico veterinario può procedere all'eutanasia mediante i sistemi consentiti espressamente dalla legge; in genere vengono usati farmaci. Nel primo caso pertanto il veterinario procede dopo aver certificato lo stato di malattia grave e incurabile dell'animale, mentre nel secondo caso può procedere solo dopo che l'apposita commissione veterinaria insediata pr esso l'Asl avrà definito il cane pericoloso e irrecuperabile. È evidente che il legislatore ha previsto queste due possibilità per tutelare la sicurezza dei cittadini da aggressioni e per evitare agli animali le inutili sofferenze che provocherebbero una malattia grave ed incurabile oppure una disumana detenzione al confino in una gabbia per il resto della vita in condizioni di isolamento».
 
IL TIRRENO
12 DICEMBRE 2013
 
Madrucci è chiaro: «La legge ha fallito meglio l’eutanasia»
 
Si parla molto in questo periodo di attacchi alle greggi, randagismo, cani inselvatichiti e cani pericolosi, di anagrafe canina e di lupo. Nei giorni scorsi, ad Arcidosso, si è svolto un simposio con esperti di livello nazionale, la politica e gli allevatori. Non sono mancati gli spunti di dibattito e qualche scintilla tra il mondo accademico, gli animal-ambientalisti, gli allevatori e chi rappresenta i servizi veterinari del Ministero della salute e dell'Asl 9. L'intervento di Paolo Madrucci, responsabile del dipartimento di prevenzione dell'Asl 9 di Grosseto, è stato chiaro. Ecco cosa sostiene Madrucci, posizione che troviamo anche sul numero 41 della rivista dell'Anmvi. di PAOLO MADRUCCI (*) Nei 22 anni di vita della legge 281 la collettività ha speso in Italia miliardi di vecchie lire, e poi milioni di euro, per organizzare l'anagrafe (che ha coinvolto milioni di cani), per costruire canili, per mantenervi centinaia di migliaia di animali (la maggior parte in condizioni disumane), per sterilizzarli. Posto che la legge 281 non è mai stata finanziata, se non per percentuali irrisorie rispetto alla spesa reale per applicarla, Asl e Comuni hanno dovuto far fronte agli alti costi della sua applicazione ricavando risorse dai loro bilanci. Da una oggettiva analisi dei risultati di tutto questo impegno - perché un grande impegno c'è stato, io ho ben presente quello messo in campo in Maremma, non si può che convenire sull'evidenza che il fenomeno del randagismo non è migliorato, come non è migliorato il fenomeno dell'abbandono di cani. Ma non poteva che essere così, perché non si è mai trovata reale evidenza nella letteratura scientifica internazionale, e non si trova tutt'oggi, riguardo all'effettiva efficaci a delle azioni previste dalla legge quadro 281 e dalle varie norme regionali che la disciplinano. Neppure in Gran Bretagna, culla di una forte e antica attenzione ai diritti degli animali e al loro rispetto, dove è nata due secoli fa la Reale Società di Protezione degli Animali, esiste un'anagrafe canina nazionale gestita da enti pubblici, così come nei canili non vengono sterilizzati e imprigionati animali, a spese della collettività, per tutta la loro vita. Parimenti non esistono norme dell'Ue che vanno in questa direzione. Sono disponibili invece le raccomandazioni per il controllo del randagismo, emanate nel 2013 dalla Oie - World Organisation Animal Health, che si fondano sulla cattura dei cani vaganti e sulla loro soppressione eutanasica, come avviene da sempre negli Stati Uniti, in Inghilterra e nella grande maggioranza degli altri Paesi europei ed extraeuropei; e che richiamano come azione collaterale l'istituzione delle anagrafi canine per la sensibilizzazione dei proprietari di cani, peraltro non citandone mai l'efficaci a come presidio contro il randagismo. Nel Regno Unito l'anagrafe canina pubblica obbligatoria è stata abbandonata alla fine degli anni '80, in quanto ritenuta inefficace per combattere il randagismo, oltre che troppo costosa. L'anagrafe del cane ha infatti una buona efficacia solo per il recupero di cani di proprietà smarriti o sottratti in modo fraudolento ai legittimi proprietari ed è per questo che in Inghilterra esistono solo le anagrafi a gestione privata del Kennel club. Ma torniamo agli effetti della legge 281. Subito dopo la sua emanazione si ebbe un impressionante sovrappopolamento dei canili comunali allora già presenti e si verificò una progressiva interruzione dei servizi locali di accalappiamento. Questo perché i Comuni si resero conto che a una diligente azione di prelievo dal territorio di randagi o abbandonati corrispondeva una lievitazione della spesa annuale per mantenerli nei canili, come conseguenza della limitata percentuale di adozioni. E così sono aumentati, negli anni, i cani vaganti e i randagi. Come conseguenza non sono mancati gli inevitabili danni per la zootecnia e per il genoma del lupo appenninico. In mancanza di un efficace contrasto al randagismo, alternativo alla cattura e all'abbattimento, negli anni è infatti rimasta e si è incrementata la popolazione di cani liberi. Le aggressioni alle greggi si sono moltiplicate ed è ormai riconosciuto che la grande maggioranza dei danni agli allevamenti ovini è causato da canidi o ibridi e solo in misura minima è imputabile al lupo. Non solo. Come ulteriore effetto si è innescato, e via via aggravato, il fenomeno di ibridazione del lupo appenninico, che dalla fine degli anni '80 aveva iniziato una difficile riconquista del suo areale di origine e che oggi vede seriamente insidiato il suo genoma. Un danno biologico ambientale di gravità eccezionale.
(*) Direttore dipartimento prevenzione Asl 9
 
GO NEWS
12 DICEMBRE 2013
 
Cane aggredisce il suo padrone, la Lav: “Sopprimere i capi veterinari dell’Asl”
"Madrucci propobne sistematicamente lo sterminio che siano cani o piccioni. Il taglio del suo stipendio garantirebbe un risparmio di almeno 150mila euro all'anno"
 
”Il dottor Madrucci ci costa troppo e fa danni. Propongo dunque di sopprimere” il suo incarico. ”Il taglio del suo stipendio garantirebbe un risparmio di almeno 150mila euro all’anno alle casse pubbliche che potrebbero essere utilmente impiegati nella riduzione del randagismo. Si tratta di una soluzione razionale e anche umana, dato che ormai appare chiaro come Madrucci soffra nella sua smania di uccidere qualunque essere vivente non si accordi alla sua discutibile visione delle cose”. È il commento, contenuto in una nota scritta, di Giacomo Bottinelli, responsabile Lav Grosseto, dopo l’affermazione del responsabile dei servizi veterinari Asl di Grosseto di praticare l’eutanasia ai cani randagi.
”Per togliersi il problema, Madrucci propone lo sterminio: cani randagi, lupi, piccioni e quant’altro – dichiara Bottinelli – senza contare che se la legge italiana pone dei vincoli è perché siamo in un paese che almeno in questo ha trovato un barlume di civiltà. E se esiste il problema di canili che fanno affari sulla pelle dei cani, qui è proprio Madrucci che insieme ai sindaci dovrebbe controllare. Invece ha posto vincoli all’accesso dei volontari nei canili per le adozioni e ha dichiarato, contro la legge, che non è sua competenza fare le sterilizzazioni dei cani randagi”.
Critiche anche dalle senatrici del Pd Monica Cirinnà, Silvana Amati e Manuela Granaiola: ”Stupisce che il responsabile del dipartimento prevenzione dell’Asl 9 di Grosseto, dipendente pubblico profumatamente pagato con i soldi dei cittadini, suggerisce di adottare soluzioni che derogano ad una legge dello Stato, che per lui, veterinario pubblico, dovrebbe invece essere guida nel lavoro quotidiano”.
”Sostenere – hanno continuato criticando la proposta – che i cani randagi invece che essere ospitati nei canili andrebbero uccisi, come avviene negli Stati Uniti e in Inghilterra, è contro la legge italiana, il comune sentire è indegno per chi ricopre un ruolo pubblico che dovrebbe tutelare gli animali. Chiederemo con un’interrogazione alla ministra Lorenzin se ritiene incompatibile la permanenza di questo signore nel suo ruolo istituzionale”.
 
NEL CUORE.ORG
12 DICEMBRE 2013
 
BRAMBILLA: "NO ALLA PENA DI MORTE PER I RANDAGI, INUTILE E CRUDELE"
"Proposta irricevibile da una veterinario pubblico"
 
"Contro la piaga del randagismo, la soluzione non è ritornare al passato o ad un presente in stile romeno, ma far rispettare la legge 281 (che impone precisi obblighi a Comuni ed Asl), educare i proprietari al possesso responsabile (e quindi al controllo sulla procreazione degli animali) e promuovere le adozioni. La "pena di morte" per qualcuno sarà anche comoda, ma è pura barbarie. Oltretutto di comprovata inutilità, visto che nei paesi dov'è praticata, spesso con metodi crudeli, il randagismo continua a prosperare". Così l'on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente, commenta l'intervento, pubblicato sul "Tirreno" di oggi, del direttore del dipartimento prevenzione Asl 9 Paolo Madrucci, nel quale si propone l'eutanasia per i randagi catturati.
"A mio avviso" prosegue la parlamentare di FI – è grave che proposte del genere, irricevibili, siano formulate da un veterinario, per di più del servizio pubblico. Dovrebbe sapere che la soppressione è solo una "soluzione" cruenta e temporanea, una risposta rozza a una cattiva gestione del problema, un tentativo di rimuovere l'effetto senza occuparsi della causa. L'unico strumento efficace, e umano, per ridurre la popolazione degli animali in strada è la corretta e puntuale applicazione di una politica articolata, che preveda l'identificazione con microchip, la sterilizzazione, la promozione delle adozioni e la responsabilizzazione dei proprietari. Altrimenti passiamo alle stragi di cani, come quelle autorizzate in Romania e in Ucraina".
 
GEA PRESS
12 DICEMBRE 2013
 
Arezzo – Animali in decomposizione ed altri legati per le corna. 4000 euro di condanna
L'intervento era stato diretto dal Corpo Forestale dello Stato, Comando provinciale di Arezzo
 
Condanna di 4000 euro per un allevatore di Terranuova Bracciolini (AR) che nel gennaio 2011 era stato denunciato per maltrattamento di animali. Ne da comunicazione il Corpo forestale dello Stato che aveva diretto le indagini.
Erano stati infatti gli Agenti del Comando Stazione Forestale di Loro Ciuffenna a denunciare alla Procura della Repubblica di Arezzo l’imprenditore agricolo con l’accusa di avere maltrattato decine di pecore e capre. Lo stesso ne avrebbe causato in molti casi la morte.
La Forestale era arrivata nei luoghi durante un normale servizio di controllo nel territorio del Comune di Terranuova Bracciolini. Transitando lungo una strada di campagna che collega la strade provinciali “Setteponti” con quella “delle cave”, avevano avvertito un forte odore nauseabondo proveniente da un annesso agricolo ubicato in un pascolo.
Dall’ispezione della struttura erano così risultate 16 carcasse di pecore e capre in diversi stadi di decomposizione.
Nel retro del fabbricato, gli Agenti si erano inoltre accorti di camminare su un vero e proprio letto di ossa e resti di animali morti. Altre carcasse di animali, appartenenti a circa 20 animali, erano state successivamente trovate nel pascolo circostante. In altri annessi agricoli, situati vicino al primo ispezionato, erano stati rinvenuti altri resti di numerose pecore e capre in avanzato stato di decomposizione.  Inoltre, riferisce sempre il Corpo Forestale, in una piccola stalla fatiscente, era stato rinvenuto, legato ad una catena, un bovino adulto morto e li vicino, all’aperto, i resti di un altro bovino carbonizzato.
Da una visione attenta della carcassa, gli Agenti avevano desunto che quest’ultimo animale era stato legato al pascolo per le corna mediante una corda ed era probabilmente morto per fame e per sete. Solo successivamente era stato dato fuoco alla carcassa, cosi come sarebbe stato dimostrato da una tanica di benzina trovata nei pressi dell’animale.
Nel pascolo erano inoltre presenti tre vitelli vivi sebbene rilevati come in evidente stato di malnutrizione. Due di loro erano liberi mentre un terzo era legato per le corna ad un pezzo di ringhiera di ferro di circa 2 metri rimasta a sua volta impigliata nella recinzione del pascolo.
Ora la condanna del Tribunale così come comunicato dal Corpo forestale.
 
LA NAZIONE
12 DICEMBRE 2013
 
Condannato in tribunale a una pesante multa allevatore per maltrattamento di animali
Mal tenute decine di pecore e capre, alcune erano anche morte. Il blitz della Forestale
 
Arezzo - IIl Tribunale di Arezzo ha condannato a 4.000 euro di multa un allevatore di Terranuova Bracciolini che nel gennaio 2011 era stato denunciato per maltrattamento di animali.
Erano stati gli agenti del Comando Stazione Forestale di Loro Ciuffenna a denunciare alla Procura della Repubblica di Arezzo l’imprenditore agricolo per avere maltrattato decine di pecore e capre, causandone in molti casi la morte.
Durante un normale servizio di controllo del territorio in Comune di Terranuova Bracciolini, transitando lungo una strada di campagna che collega la s.p. “Setteponti” alla s.p. “delle cave”, i Forestali avevano avvertito un forte odore nauseabondo proveniente da un annesso agricolo situato in mezzo ad un pascolo.
Avevano quindi ispezionato tale struttura, trovando all’interno 16 carcasse di pecore e capre in diversi stadi di decomposizione.
Nel retro del fabbricato, gli agenti si erano accorti di camminare su un vero e proprio letto di ossa e resti di animali morti. Altre carcasse di animali, circa 20 capi, erano state successivamente trovate nel pascolo circostante.
In altri annessi agricoli, situati vicino al primo ispezionato, erano stati rinvenuti altri resti di numerose pecore e capre in avanzato stato di decomposizione.
Inoltre, in una piccola stalla fatiscente, era stato rinvenuto, legato ad una catena, un bovino adulto morto e li vicino, all’aperto, i resti di un altro bovino carbonizzato.
Da una visione attenta della carcassa, gli Agenti avevano desunto che quest’ultimo animale era stato legato al pascolo per le corna mediante una corda ed era probabilmente morto per fame e per sete. Solo successivamente era stato dato fuoco alla carcassa, come testimoniava una tanica di benzina trovata nei pressi dell’animale.
Nel pascolo erano inoltre presenti tre vitelli, vivi ma in evidente stato di malnutrizione: due erano liberi mentre un terzo era legato per le corna ad un pezzo di ringhiera di ferro di circa 2 metri, rimasta a sua volta impigliata nella recinzione del pascolo.
Il responsabile dell’allevamento, un quarantenne residente a Terranuova Bracciolini, era stato quindi denunciato per maltrattamento di animali e puntuale è giunta la condanna.
 
IL TIRRENO
12 DICEMBRE 2013
 
Animali maltrattati, multato un commerciante
 
PONTEDERA (PI) - Dovrà stare chiuso un giorno con la propria attività, un negozio che vende animali. E pagare anche una multa sostanziosa: duemila euro. Il motivo? Per maltrattamento degli animali. Nel caso specifico, tre cuccioli di cane. Protagonista di questa disavventura è un commerciante, che ha un negozio in città. Secondo l’accusa che ha portato l’Unione dei Comuni della Valdera a sospendere l’attività commerciale per un giorno, trasportava e teneva gli animali in condizioni disumane. Tutto è nato in seguito agli accertamenti eseguiti dai veterinari della Asl di Empoli e dai carabinieri dei Nas di Livorno. I fatti risalgono alla scorsa primavera, quando i veterinari della Asl avevano ricevuto una serie di segnalazioni. Il commerciante venne sorpreso mentre trasportava 3 cani chiusi nella bauliera della propria automobile non curandosi della sofferenza che arrecava agli animali e ignorando le disposizioni previste dalla normativa regionale in materia di trasporto di animali. Ma all’uomo sono state contestate anche altre irregolarità. I medici della Asl infatti in qualità di pubblici ufficiali lo hanno multato con una sanzione di oltre 2mila euro intimandogli di non trasportare più i cani, esemplari che poi rivende nel proprio negozio di Pontedera, senza i requisiti di legge e le tutele previste per gli animali.Questo fatto risale all’aprile scorso. Alcune settimane dopo il negozio è stato sottoposto a controlli anche da parte dei carabinieri dei Nas di Livorno che hanno scoperto che gli animali in vendita non erano custoditi secondo i criteri che sono previsti da un’apposita legge. In particolare hanno trovato un cucciolo di bassotto che da più di un mese era tenuto in gabbia senza mai uscire contrariamente a quanto previsto dalla normativa, che vieta di tener e gli animali in vendita troppo a lungo nel negozio proprio per tutelare la loro salute e il rispetto delle norme igieniche. I carabinieri hanno elevato un nuovo verbale al titolare del negozio e inoltre gli hanno sospeso la licenza per un giorno: decisione che è stata avallata ieri con un’ordinanza dell’Unione Valdera.
 
CORRIERE DELLE ALPI
12 DICEMBRE 2013
 
Trappole al veleno lamonesi a lezione
 
LAMON (BL) - L'uso del veleno per uccidere gli animali è molto antico, ma può provocare seri problemi sia al mondo animale sia al mondo umano. Chi vede bocconi avvelenati deve denunciare l’avvistamento al sindaco o alle forze dell’ordine. Lo ha detto martedì sera il vice comandante del Corpo forestale dello Stato di Belluno, Isidoro Furlan, che ha tenuto una lezione informativa nella sala parrocchiale “Don Giulio Gaio” per sensibilizzare le persone sul fenomeno. L’odore dei bocconi è solitamente intenso, per attirare gli animali. Tra le esche disseminate in giro si può trovare ogni genere di frattaglia e pesce avariato. Ci sono poi pezzi di carne, come macinato, polpette e salsicce, colli di gallina, uova, residui alimentari e, più in generale tutto ciò che può andare in putrefazione ed emanare un forte odore. Le esche possono contenere sostanze velenose pericolosissime, aghi, spugne, e altri oggetti contundenti. Tra i principali veleni impiegati c'è il fosfuro di zinco usato in agricoltura per la derattizzazione, e che risulta addirittura peggiore del curaro ed è acquistabile solo da una certa categoria di contadini muniti dell’apposito patentino che sono obbligati a compilare un registro dei trattamenti. Tra le sostanze elencate da Furlan, ci sono molti prodotti consentiti in campo agricolo e che diluiti non creano danni ma, una volta ingoiati provocano una morte certa. Un sistema per nascondere questi veleni e ingannare i poveri animali è quello di inserirli nel collo di una gallina, poi pazientemente ricucirlo e collocarlo sul terreno o sotto qualche corteccia. Tracciando un ritratto di chi ha maggior interesse a liberarsi di esemplari di fauna selvatica, basandosi su statistiche e dati scientificamente rilevanti, Furlan ha citato tra gli altri i cacciatori, g li agricoltori contrari all'ingresso di animali e cacciatori nei fondi, oppure chi ha una spiccata intollerenza verso cani, gatti randagi e piccioni, chi vuole vendicarsi dei padroni, fino ai tartufai nelle zone pregiate dove si trova il tartufo. «Noi ci siamo battuti con i Comuni perché approvino il regolamento per la tutela e il benessere degli animali» ha detto la rappresentante dell’associazione San Francesco, che ha collaborato all'organizzazione della serata: «È uno strumento in più per combattere questo problema e sensibilzzare le persone. La cosa più importante è segnalare quando c'è un caso».
 
SAVONA NEWS
12 DICEMBRE 2013
 
Finale Ligure (SV), allarme bocconi avvelenati sulla passeggiata: proprietari di cane attenzione
Da ieri le voci si rincorrono sui social network e per il paese
 
Da ieri proprietari di cane in allarme a Finale Ligure. Sembra infatti che sia stato trovato un boccone che potrebbe essere avvelenato sul lungomare, nei pressi dell'hotel Boncardo.
La voce è prima corsa in breve tempo attraverso i social network e poi per le vie di Finale tra chiunque avesse un quattro zampe al guinzaglio. Secondo i rumors sarebbe stata trovata una polpetta di carne contenente polvere gialla sospetta. Insomma, niente che un normale cane non mangerebbe se trovasse per strada.
Sempre secondo le voci raccolte in giro il boccone sarebbe stato ritrovato a bordo lungomare, sotto un siepe, uno dei luoghi privilegiati per annusate e conseguenti bisogni canini.
Il consiglio, almeno per questi giorni, è di tenere i cani sempre al guinzaglio e controllare se l'animale si sofferma troppo in un punto oppure mangia qualcosa di sospetto.
 
GEA PRESS
12 DICEMBRE 2013
 
La bile di orso americano. Condannati due bracconieri
 
Hanno ucciso gli orsi per vendere la cistifellea ed altri parti. I due bracconieri del nord della California sono stati condannati a pagare rispettivamente  12.500 e 5000 dollari di multa, più 30 giorni di carcere.
I due erano stati arrestati nell’aprile scorso nella Foresta protetta di El Dorado, perchè trovati in possesso di 20 artigli di orso e tre vesciche biliari.  Gli orsi uccisi sono almeno tre, probabilmente una femmina e due cuccioli. Ai tre animali erano stati  asportati  fegato  e cistifellea. La destinazione verosimile è quella del  mercato nero della comunità orientale.
Non è la prima volta  che cacciatori americani finiscono nei guai per la vendita di bile di orso. Era già successo, ed in più di una occasione, nella costa orientale.
A differenza delle dicerie intrise di superstizione ed ignoranza, quali ad esempio le proprietà medicamentose dei corni di rinoceronte, il preparato della bile di orso ha una dismostrata azione terapeutica. Il principio attivo, però, è di facile sintesi chimica e di fatto ormai da tempo si può fare tranquillamente a meno della bile di orso.
 
GEA PRESS
12 DICEMBRE 2013
 
Pesco Sannita (BN) – Sequestro di cardellini e lucherini
L'Arma dei Carabinieri: ogni singolo animale può essere venduto per alcune centinaia di euro

  
Sorpreso dai Carabinieri della Stazione di Pesco Sannita (BN) mentre era intento a catturare lucherini e cardellini, fringillidi protetti dalla legge. Dal luogo di cattura all’abitazione ove i Carabinieri hanno provveduto alla perquisizione domiciliare. In tale contesto sono state rinvenute ventotto gabbie e due richiami acustici, completi di batterie di alimentazione usati per la cattura di volatili.
L’uomo è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Benevento per il reato di uccellagione. Gli animali, secondo i militari dell’Arma, sono molto apprezzati e ricercati sul mercato per la vivacità del piumaggio ed il loro canto.
Sempre ad avviso dei Carabinieri, la cattura di volatili del tipo di quelli rinvenuti oggi, rappresenta ancora una pratica diffusa che produce un giro d’affari di notevoli dimensioni. Un solo animale, se in buono stato di salute, può infatti arrivare a costare qualche centinaio di euro. Condivisibile, pertanto, la stima nazionale di 30 milioni di euro.
Del sequestro di oggi è stata informata la LIPU che provvederà alle operazioni di liberazione una volta verificato lo stato di salute degli animali.
I Carabinieri erano intervenuti nell’ambito degli espletamenti dei servizi di prevenzione dei reati faunistico.ambientali predisposti dal Comando provinciale di Benevento.
 
LA REPUBBLICA
12 DICEMBRE 2013
 
Crocetta sfratta gli animali:chiude lo zoo di Villa d'Orleans
Il presidente della Regione riconosce al direttore Nicola Lauricella la proprietà degli animali e gli intima di andar via: "E' uno spreco spendere 500.000 euro all'anno". Lauricella pronto a fare causa. I primi animali andranno via tra poche settimane
 
di CLAUDIA BRUNETTO
 
Via gli animali da Villa d'Orleans. Lo ha deciso con una nota ufficiale della sua segreteria il presidente Rosario Crocetta, riconoscendo al direttore Nicola Lauricella la proprietà degli animali. Così finisce una storia lunga sessanta anni. Lauricella che è pronto a fare causa alla Regione per ottenere un risarcimento danni, ha già pronto un calendario per sfrattare gli animali uno dopo l'altro. "I primi ad andare via - dice Lauricella - sono i pesci, poi le antilopi, i gufi e così via. Certo non parliamo di mobili o scatole, ma di animali e vanno rispettate delle regole. Prima di tutto il periodo di riproduzione che adesso ne coinvolge tanti. Alla fine hanno deciso che gli animali sono miei e che dovrò pensare io al loro collocamento. Intanto la Sicilia perde un parco ornitologico di prestigio, fra i primi in Europa". Gli animali saranno trasferiti in altre strutture idonee d'Italia e gli operai sono già stati licenziati. "Basterebbe - dice Lauricella - licenziare un funzionario o un consulente regionale per mantenere in piedi il parco. Ma questa è stata la guerra santa di Crocetta e noi andremo via, anche se non ho ancora capito il perché. Al parco intanto stanno costruendo 14 voliere, non si capisce nulla". Crocetta, da parte sua, ha sempre sostenuto che la spesa sostenuta per il parco è una delle tante "vergogne". "Solo per l'affitto degli uccelli del parco d'Orleans - ha dichiarato in passato il presidente - ogni anno la Regione pagava 500 mila euro. Adesso basta".
 
GAZZETTA DI REGGIO
12 DICEMBRE 2013
 
Tre piccoli cinghiali senza madre avvistati a Ospitaletto
 
LIGONCHIO (RE) - Tenerezza e qualche apprensione tra Ospitaletto e Pradarena per tre piccoli di cinghiale smarriti e individuati nei giorni scorsi. I piccoli inizialmente erano sempre insieme, e non si allontanavano da una zona vicina alla strada provinciale, dove sono stati anche sfamati da alcuni abitanti di Ospitaletto con dei tozzi di pane. Il loro comportamento lascia supporre che la madre possa essere rimasta ferita op forse anche uccisa, e per i tre piccoli superare l’inverno da soli sembra una impresa difficilissima. Tra l’altro anche portar loro del cibo sarebbe etologicamente scorretto, perché si insegnerebbe ai cuccioli a dipendere dall’uomo e quindi poi non sarebbero più capaci di procurarsi da soli il cibo. Negli ultimi giorni i cuccioli non sono stati più visti insieme, ma ci sono state segnalazioni di chi ne ha visto uno, o li ha visti in coppia. L a salvezza per loro potrebbe essere una adozione ma ciò comporterebbe una perdita del loro status selvatico e la trasformazione in animali da cortile. Non è comunque l’unico caso di strette relazioni tra animali selvatici e uomini in Appennino: per diversi mesi un cinghiale si presentò puntuale davanti al Bar Sport di Canova di Ramiseto, dove la titolare gli dava qualche avanzo, e sono diversi i casi di caprioli “adottati” da residenti in zone vicino ad aree boscate che erano “visitati” con cadenza quotidiana.
 
GEA PRESS
12 DICEMBRE 2013
 
Lecco – I cinghiali che furono
Continua la caccia "selettiva". Per la Provincia è una priorità

A pochi giorni dal posizionamento delle trappole. Così la Provincia di Lecco spiega sulla cattura di due cinghiali (un maschio di 46 kg e una femmina di 43 kg) bloccati la scorsa notte da una delle trappole collocate alla periferia del capoluogo, in località Cereda – San Giovanni.

Il posizionamento di gabbie speciali, spiega la Provincia, rientra tra le iniziative selettive intraprese dalla Provincia di Lecco per contenere quelli che vengono definiti “i danni alle colture agricole e alle proprietà private provocate dai cinghiali in alcune aree della Valsassina, Valvarrone e Alto Lago“.
Le gabbie sono infatti gestite dalla Provincia di Lecco in collaborazione con gli agricoltori e le loro associazioni e seguono gli appostamenti selettivi che hanno dato qualche risultato l’estate scorsa con l’abbattimento di circa 10 “capi”.
“Le iniziative per il contenimento della diffusione del cinghiale nel nord della nostra provincia – commenta l’Assessore all’Ambiente, Agricoltura, Caccia e Pesca Carlo Signorelli – costituiscono attualmente una priorità per l’Assessorato, che ha ricevuto sollecitazioni in tal senso da Associazioni di agricoltori, Sindaci dei Comuni interessati e gestori di esercizi in aree ad alta valenza turistica. Altre iniziative pianificate sono i censimenti a cura della Polizia provinciale e l’istituzione di una commissione di esperti per delineare ulteriori iniziative da mettere in campo per contrastare l’espansione dei cinghiali e ridurre i danni provocati da questa specie”.
In un altro recente comunicato la stessa Provincia di Lecco aveva smentito i numeri circolati sui cinghiali su quella che era stata definita “onda emotiva” (vedi articolo GeaPress ).
 
IL CORRIERE DELLA CITTA’
12 DICEMBRE 2013
 
ANIMALI, VITTIME DELLA MODA
 
Nell’immaginario comune l’uomo primitivo riscaldava il proprio corpo con pelli e pellicce di animali cacciati – che sfruttava anche per il giaciglio e la capanna- e si cibava delle loro carni.
Oggi, lontanissimi da quell’era per cronologia, evoluzione, stile di vita, tecnologia e habitat, queste necessità sono state acquisite dalla moda e dal mercato e tramutate in consuetudine e mera vanità: vestiamo di pelle, lana e coloratissime sete, ci copriamo con morbide pellicce, indossiamo comode scarpe scamosciate, sediamo su divani in cuoio e dormiamo in caldi letti coperti di piume. Non solo, oggi godremmo della disponibilità di caldi e comodi materiali sintetici e la pelliccia ha cessato di essere un prodotto funzionale a riparare dal freddo, ma ci differenziamo dagli uomini primitivi anche perché il numero di animali che usiamo per le nostre vere o presunte necessità -se non vanità- è aumentato vertiginosamente; difatti, non li catturiamo più solo allo stato selvatico ma li alleviamo appositamente per trasformarli in materie prime . Ben lontani dalle prime società umane, in cui gli animali erano tra le poche fonti di vita, abbiamo tramandato e sedimentato nella nostra cultura tale uso, mantenendolo e intensificandolo come una delle maggiori risorse per condurre una vita “migliore”, ma dimenticandoci sempre di più chi siano questi animali e cosa provino.
In questo periodo dell’anno, non solo le scintillanti vetrine dell’alta moda più glamour si agghindano di manichini avvolti in capi vaporosi, ma in ogni settore dell’abbigliamento vengono proposti articoli in pelle e pelliccia, inserti, accessori o guarnizioni in pelo di animale, e il messaggio è sempre lo stesso: bellezza e vanità si ostentano così. Se infatti negli anni Ottanta la pelliccia rappresentava uno status symbol per la media borghesia che  assaporava il benessere, e le donne l’ostentavano con fierezza e superficialità perché oggetto di lusso, oggi il capo in pelliccia è diventato un elemento che non può mancare nel guardaroba di nessuno.
Verso la fine degli anni Novanta, difatti, il settore iniziava a subire importanti cali nelle vendite, così finì per mutare la sua strategia (che corrisponde a quella attuale) puntando su prodotti più economici e quindi su un mercato più ampio; le pellicce iniziarono a ricoprire i più svariati inserti, e non sempre etichettati a dovere visto l’inasprirsi dei regolamenti sulla produzione, ed essere prepotentemente riproposte. A questo scopo, soprattutto oggi, una parte consistente della produzione è stata delocalizzata in Cina che, grazie all’assenza di regole e vincoli, è diventata la più grande produttrice ed esportatrice al mondo di manufatti in pelliccia con una crescita vorticosa, permettendo così ai produttori europei e americani di eludere le restrittive norme interne e di risparmiare sulla mano d’opera. Recenti indagini condotte da Swiss Animal Protection e EAST International hanno portato alla luce orrori inimmaginabili all’interno degli allevamenti di animali da pelliccia, compresi cani e gatti, in Cina, ma anche in Romania e in altri pae si dell’Est.
Dagli storici lanci di uova contro le pellicce per le prime de La Scala ad oggi, la contestazione su tale produzione non si è mai fermata, iniziando a far presa in maniera particolare nel Centro-Nord Europa, tanto che la Germania ha ceduto all’Italia il primo posto in Europa come consumatrice di pellicce. I primi scandali sull’industria furono le indagini e le scoperte di allevamenti che adottavano metodi barbari di gestione e uccisione: vere e proprie esecuzioni che ponevano fine a brevi vite fatte solo di sofferenza, stress e privazioni; e la scoperta dell’impiego clandestino delle pelli di cani e gatti, tenuto nascosto grazie ad un sistema fuorviante di etichettatura dei capi. Progressivamente le legislazioni di molti paesi sono diventate più severe, sebbene pochi abbiano scelto di abolire gli allevamenti: Hollywood, una delle città più glamour e chic del mondo, ha vietato da quest’anno, con multe salatissime per i trasgressori, la vendita diretta nei negozi e online di qualsiasi capo prodotto con pelliccia animale, e ci augurimo che anche stavolta riesca a fare tendenza visto che in Europa le vendite tendono a risalire. Sebbene Olanda, Austria, Inghilterra, Scozia, Croazia e altri paesi europei abbiano vietato l’allevamento di animali per la produzione di pellicce o promosso forti restrizioni che portino alla naturale dismissione di questa attività, in altri paesi – tra cui l’Italia – gli allevamenti stanno aumentando. Negli allevamenti di visoni oggi attivi (in Abruzzo, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto) sono detenuti oltre 200.000 animali e sappiamo che altre strutture stanno per essere avviate.
Se nei primi anni del Duemila, infatti, moltissime attrici prestavano la loro immagine alla campagna di abolizione delle pellicce e tante donne iniziarono a snobbarle e relegarle nel fondo dei bauli, oggi giubbini, inserti di pelliccia su cappucci, tracolle, sandali, vestiti e persino orologi tornano a sfilare in passerella riproponendo come trendy il frutto della tortura.
Così, a livello mondiale, il business di pelli e pellicce comporta la sofferenza e la morte di circa 70 milioni di animali ogni anno tra visoni e lontre, castori, ermellini e volpi, zibellini e scoiattoli. Ma anche agnellini, bovini, cani, gatti e conigli. L’approvvigionamento di pellicce avviene per l’85% da allevamenti e per il 15 da catture in natura di animali spesso soppressi con metodi atroci e non riconosciuti dalle normative europee. Gli animali vengono uccisi dopo un’esistenza infima in piccole gabbie sporche con il fondo metallico in rete, esposti forzatamente al freddo e al vento per infoltirne il manto, la maggior parte di loro necessiterebbe di ampi spazi per vivere e le condizioni di privazione estreme fanno insorgere comportamenti stereotipati e alienazione psicologica, uni camente per soddisfare l’industria della vanità. Le tecniche di uccisione sono appositamente studiate per non pregiudicarne il manto, anche a scapito della sofferenza dell’animale e, sebbene gli stessi produttori ci tengano a presentare i propri allevamenti soggetti e rispettosi delle leggi e del benessere degli animali, lo fanno unicamente per presentare un prodotto finale perfetto e perciò meglio remunerato.
E’ inquietante anche solo il numero di animali che occorrono per confezionare un capo: dai 30 ai 60 per una pelliccia di visone, 240 di ermellino, dai 130 ai 200 animali per una di cincillà, dalle 10 alle 24 volpi per ottenere una sola pelliccia di volpe.
Mi sembra doveroso aprire una piccola parentesi poichè, nel caso delle pellicce l’opposizione è molto più semplice, perchè la violenza è smaccata e gratuita, ma vi sono altre consuetudini che riguardano il nostro abbigliamento dietro le quali la sofferenza è più celata e tollerata perchè si pensa sia inevitabile. La produzione di piume, pelle e cuoio – che consideriamo scarti dell’industria alimentare- lana e seta, anch’esse causano direttamente una grande sofferenza agli animali (si pensi alla brutalità di pratiche come il museling per le pecore o lo spiumaggio per le oche) offendendo anche la loro dignità e sottolineano l’indifferenza che proviamo per i loro corpi, oltre ad implicare l’esistenza di allevamenti, quindi gabbie e sfruttamento.
Tornando alle pellicce, molti non sanno che, oltre alla violenza, questo mercato rap