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GEA PRESS 1 FEBBRAIO 2012
Venezia: volpe in difficoltà uccisa dalla Polizia Provinciale La LIPU: comportamento inammissibile, abbiamo già attivato i nostri legali.
Venerdì 27 gennaio. Il Sig. Giovanni Marangon con la sua compagna e il cagnolino, sta facendo una passeggiata lungo un viottolo nei pressi della laguna di Mort. Poi un rumore di ramaglie nel vicino terreno agricolo. “Meno male che non avevamo con noi i bambini” commenta a GeaPress il Sig. Marangon. Quello che sta per avvenire ha infatti dell’incredibile.Il Sig. Marangon nota una volpe trappolata in un laccio-cappio piazzato da un bracconiere. “Il povero animale si dimenava ed aveva un poco di sangue alla bocca perché mordeva il filo metallico – riferisce il Sig. Marangon – ma assicuro che era molto vitale. Non sono riuscito ad avvicinarmi a meno di trenta, quaranta centimetri. La volpe voleva vivere e a me rimarrà per sempre il ricordo di avere chiamato quelli che credevo essere i soccorsi“.Il Sig Marangon allerta i Vigili del Fuoco e le Guardie Forestali. I primi sono arrivati subito, mentre la Forestale ha avvisato la Polizia Provinciale. I Vigili del Fuoco danno appuntamento in una piazzola al fine di farsi guidare direttamente sul posto di campagna. Purtroppo, appena arrivati, sono dovuti correre a San Donà di Piave, per una fuga di gas.Il Sig. Marangon e la sua compagna raggiungo così la povera volpe e tentano in tutti i modi di liberarla. Niente da fare, il piccolo animale è inavvicinabile. Non può ovviamente sapere che quelle persone volevano renderla libera. “Abbiamo tentato con un legno di allentare la morsa del laccio, abbiamo cercato di girarle attorno, ma niente – riferisce il Sig. Marangon – noi non siamo esperti, non sapevamo come fare, poi abbiamo visto le due Guardie della Polizia Provinciale, erano in divisa e con la macchina di servizio. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo“.La Polizia Provinciale era stata chiamata dal Corpo Forestale dello Stato. “La nostra speranza si è però subito infranta, ci siamo subito visti crollare il mondo addosso – continua nel suo racconto il Sig. Marangon – Sono rimasto sbigottito nel sentirmi dire che la volpe doveva essere uccisa, rientra nei piani di abbattimento, tanto avremmo dovuto farlo nei giorni a venire. Capisce cosa ho dovuto sentirmi dire?”A nulla valgono i tentativi dei due cittadini di distogliere la Polizia Provinciale dal suo intento. La compagna del Sig. Marangon scoppia a piangere. Insistono, cercano disperatamente ancora aiuto. Quella volpe ne ha di bisogno, deve essere liberata, li guarda, si dimena nel tentativo di liberarsi.“Mi hanno risposto che quello è un posto pieno di trappole – continua il Sig. Marangon – e che in un solo giorno ne hanno trovate trenta, e poi se non l’abbattevano sarebbero stati rimproverati dai superiori. Ho insistito per avere un verbale, ma per il resto non c’è stato niente da fare, ho preferito andare via con la mia compagna che piangeva. Mi dispiace per loro, per i due Agenti, non voglio mettere in dubbio la professionalità della Polizia Provinciale, ma quello che è successo non potrò scordarmelo. Quel povero animale, prenderò un avvocato, ed io che avevo chiamato per chiedere aiuto e arrivano invece per uccidere. Quando abbiamo capito che non c’era niente da fare e abbiamo deciso di allontanarci lo abbiamo fatto nel più breve tempo possibile. Non volevamo sentire il colpo di pistola, ma quel colpo è come se mi fosse rimasto dentro“.Chiediamo al Sig. Marangon come si comporterà se dovesse incontrare un altro animale in difficoltà. “Me ne guarderò bene dal fare telefonate. A costo di farmi chilometri a piedi andrò in un negozio e acquisterò gli attrezzi per liberare chi ha di bisogno, non certo per causarne la morte. Ma come potevo sapere? Credevo di avere fatto una cosa giusta. Guardi, proprio non riesco a pensarci, sono disgustato“.Sulla vicenda tuona ora la LIPU. La Coordinatrice per la regione Veneto Carlotta Fassina ha provveduto già ad attivare i legali.“Quanto avvenuto è inammissibile – ha dichiarato a GeaPress Carlotta Fassina – anche per il pessimo segnale che viene dato al cittadino. Andremo in fondo a questa vicenda che rispecchia anche una gestione venatoria che in Veneto è ormai allo sbando“.La coordinatrice della LIPU riferisce come l’uso delle trappole è funzionale alle incoscienti liberazioni di lepri e fagiani per i cacciatori. Animali non abituati alla vita selvatica e i cui predatori, come le volpi, vengono visti dai cacciatori come rivali.“Vogliamo inoltre capire – ha aggiunto la Responsabile della LIPU – se un piano di abbattimento delle volpi, al di là dei criteri e delle motivazioni tutte da vedere, può farsi aiutare dalla trappola di un bracconiere“.Le trappole, secondo la LIPU del Veneto, sono diffusissime e pericolose non solo per la fauna selvatica ma anche per cani e altri animali. Piani di cattura, cioè, funzionali solo alle attività delle zone di ripopolamento e cattura .La LIPU, a tale proposito, solleva anche i problemi che potrebbero derivare dalla diffusione della rabbia. Una volpe eliminata lascia di fatto un territorio libero. Questo viene velocemente occupato da un’altra volpe che può stabilirsi una volta arrivata anche da molto lontano. Un giovane, ad esempio, in cerca di nuovo territorio. Di fatto si crea uno scombussolamento nella stessa popolazione del piccolo predatore, agevolandone spostamenti improvvisi e sicuramente innaturali.“Le volpi – ha aggiunto la Responsabile della LIPU – sono inoltre in equilibrio con le disponibilità trofiche del territorio le quali vengono continuamente alterate dalla liberazione di fagiani e lepri pronta caccia“.Ad ogni modo, forse, la cosa più brutta di tutta questa vicenda, oltre la vita costata alla povera volpe, è sapere che mai più un cittadino chiamerà i numeri delle emergenze. Un cittadino che aveva fatto la cosa più giusta di questo mondo. Rivolgersi alla forza pubblica per chiedere aiuto. Si è visto ammazzare la povera volpe, tanto l’avrebbero dovuto fare.Ieri mattina ci siamo messi in contatto con la Polizia Provinciale di Venezia, ma l’operatrice, facendo presente che sia il Comandante che il Vice Comandante erano fuori sede per servizio, ha ricordato che dovevamo prendere contatto con l’Ufficio Stampa della Provincia. Lo abbiamo fatto provando sia al numero dell’Ufficio Stampa che a quello della responsabile dello stesso Ufficio oltre che con la Segreteria dell’Assessore Canali. Non rispondeva però nessuno. Ovviamente saremo lieti di ospitare una loro replica.Ieri GeaPress ha pubblicato le fotografie di un altro intervento di alcuni operatori che hanno riferito essere incaricati dalla Provincia. Si trattava in questo caso di quella di Milano. Al loro passaggio hanno rimesso le penne centinaia di piccioni. |
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LA NUOVA VENEZIA 2 FEBBRAIO 2012
Volpe abbattuta dalla polizia provinciale
Marta Camerotto
ERACLEA (VE) Volpe intrappolata dai bracconieri, viene uccisa dalle guardie per rispettare i piani di abbattimento provinciali. A lanciare la richiesta di aiuto per salvare il simpatico animale selvatico è stato Giovanni Marangon che nei giorni scorsi stava passeggiando assieme alla sua compagna e al cagnolino lungo un sentiero della laguna del Mort. Dopo aver sentito alcuni rumori sospetti tra le ramaglie ha scoperto una volpe incastrata in una trappola piazzata da ignoti bracconieri. «Il povero animale si scuoteva ed aveva del sangue alla bocca perché mordeva il filo metallico – ha raccontato Marangon – ma era molto vitale. Non sono riuscito ad avvicinarmi a meno di trenta, quaranta centimetri. La volpe voleva vivere e a me rimarrà per sempre il ricordo di avere chiamato quelli che credevo essere i soccorsi». L’uomo impietositosi ha subito chiamato il 115 e le guardie forestali. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco e la polizia provinciale, allertata quest’ultima dalla forestale. Dopo aver preso visione delle condizioni in cui versava l’animale le guardie provinciale hanno deciso di sparare un colpo di pistola per abbattere la volpe. A quel punto la coppia si è sentita tradita. La donna ha iniziato a piangere e a nulla sono serviti i tentativi dei due di distogliere la polizia dalle sue intenzioni. Per alcuni minuti la coppia cerca di insistere perché l’animale era vivo e bastavano alcune cure rimetterlo in libertà. Secondo la polizia provinciale, la zona circostante la laguna del Mort è piena di trappole. Nelle settimane scorse ne sono state trovate addirittura una trentina. La coppia Marangon si è allontanata prima che le guardie facessero fuori con un colpo di pistola il povero animale. Sconvolti e sconcertati anche gli ambientalisti della zona e le associazioni di tutela degli animali. Sulla vicenda si è attivata anche la Lipu che ha giudicato il fatto «inammissibile». Le trappole, secondo la Lipu del Veneto, sono diffusissime e pericolose non solo per la fauna selvatica ma anche per cani e altri animali. Piani di cattura, cioè, funzionali solo alle attività delle zone di ripopolamento e cattura. Il fatto è risultato ancora più grave se si pensa che si è verificato a ridosso di una zona naturalistica protetta per la sua valenza ambientale. La laguna del Mort e le zone subito a ridosso tra cui la pineta, devono il loro pregio proprio alla presenza di numerose specie di animali tra cui uccelli e selvaggina di vario tipo. |
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CORRIERE DELLE ALPI
1 FEBBRAIO
2012
«L’Eremo di Mel era un canile lager»
TRICHIANA
(BL). La sezione Anpi della Sinistra Piave inaugura domani alle
18.30, nella saletta delle cerimonie del municipio, la mostra
fotografica dedicata a "Imra, uno sguardo sulla donna Saharawi",
curata da Luciano Cason, fotografo e viaggiatore bellunese. La
serata sarà rivolta a "I Saharawi” e aprirà la rassegna "La
Resistenza degli altri", per conoscere le resistenze di ieri e
di oggi nel mondo. Protagonista dell’incontro Omar Mih,
rappresentante in Italia del Fronte Polisario-Fronte Popolare di
Liberazione Nazionale del Sahara Occidentale, movimento nato nel
1973 per il diritto all'autodeterminazione del popolo Saharawi.
(b.d.p.) MEL Un “canile lager”. Così il veterinario Luca Funes,
ausiliario di polizia giudiziaria per il Corpo forestale dello
stato, ha senza mezzi termini definito l’“Eremo dello sciamano”,
l’allevamento d i animali di Mel, nel processo che vede alla
sbarra Francesca Chiampo, 65 anni, ed il compagno Gustavo
Padiglione Bocchini, 65 anni (difesi dall’avvocato Mauro
Gasperin), entrambi accusati di abbandono e maltrattamento di
animali. Era il 2 ottobre 2009, quando gli agenti del Corpo
forestale dello Stato effettuarono un blitz nel canile, su
delega della procura della Repubblica di Brescia, per
un’indagine riguardante un traffico illecito di cani provenienti
dall’Est Europa. Su questo aspetto, i forestali, coordinati
dall’ispettore Mauro Saviane, ieri testimone, non trovarono
alcun riscontro. In compenso, però, trovarono 23 cani che
sembravano scheletri, ricoperti dalle loro stesse deiezioni,
alcuni ridotti a piccoli sacchi di pulci, come un Golden
retriver infestato al punto che saltavano dal pelo tanto che lo
dovettero avvolgere in un lenzuolo per evitare che saltassero
loro addosso. Forestali e veterinario si trovarono davanti ad
una situazione “allucinante” con gabbie elettrosaldate e
all'aperto, cucce senza neanche le ciotole dell'acqua, recinti
senza porta. Cani denutriti, malati, carcasse con la sola
pelliccia, animali lasciati vivere negli escrementi, in pochi
metri, mai puliti ed esposti alle intemperie. Sotto sequestro
preventivo finirono i 23 cani di varie razze e pezzature: golden
retrwier, maltesi, better, pastori, labrador, pincher, yorkshire,
sherpei, puli. Ieri il veterinario Funes ha sostenuto che si
trattava di cani “murati vivi” tanto che fu necessario l’uso
delle cesoie per liberare i cancelli delle gabbie dagli arbusti
che nel frattempo erano cresciuti. I cani furono poi affidati
all’Enpa (Ente nazionale protesione animali). Nel processo l’Anpana
(Associazione protezione animali natura e ambiente) s’è
costituita parte civile con l’avvocato Massimiliano Xaiz. Da
parte loro i due imputati hanno respinto ogni accusa, sostenendo
di aver sempr e dato da mangiare e pulito le gabbie due volte al
giorno. Le ossa lasciate dentro le gabbie non erano per nutrire
i cani ma per rafforzare le mandibole. Il giudice ha alla fine
accolto la richiesta dell’avvocato Gasperin di sentire il dottor
Pierangelo Sponga, veterinario feltrino, che all’epoca effettuò
dei controlli nel canile. Si torna in aula il 13 marzo.
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IL
TIRRENO
1 FEBBRAIO
2012
Gatti avvelenati in serie, ma nessuno se ne occupa
PISTOIA
Gatti avvelenati in due anni con le carcasse, o con gli stessi
animali moribondi, trovati per strada. Succede a San Pierino
Casa al Vescovo, piccola frazione a sud della città, dove la
gente inizia a stufarsi di vedere, sempre con maggiore
frequenza, questi animali morti in strada. Gli ultimi episodi,
due gattini, seguono i tre ritrovamenti avvenuti nel mese di
ottobre e spazientiscono chi ha denunciato il problema, Maria
Giovanna Vernagallo. «È il momento di rendere pubbliche tutte
queste morti – spiega la signora – anche perché non sono state
indagini in questi due anni da parte di tutti quegli enti ai
quali ci siamo rivolti». Dopo il ritrovamento di tre animali ad
ottobre in un campo recintato privato, dentro il quale si può
comunque facilmente entrare, adesso i due gattini morti sono
stati ritrovati nel bel mezzo di una strada senza sfond o fra le
auto in sosta ed è un qualcosa che non va giù agli abitanti
della zona, costretti a rimuovere da soli le carcasse degli
animali oltre ad avvertire un forte odore. In più, dal punto di
vista igienico, tale situazione rischia di essere pericolosa
anche per i bambini che giocano per strada, in quanto non
trafficata, e magari per pura curiosità vanno a toccare i gatti
morti o oramai sofferenti. «Li abbiamo portati ad analizzare –
continua Maria Giovanna Vernagallo – ma non possono essere
vivisezionati, e viene dichiarato un avvelenamento comune
riconosciuto fra sette/otto sostanze. Nessuno, però, ci dice se
a causa di esche o polpette: vorremmo saperlo perché iniziamo ad
essere stanchi di queste morti per il rispetto degli animali e,
soprattutto, per cercare di capire chi va in giro a commettere
atti così gravi».
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ANMVI OGGI 1 FEBBRAIO 2012
CARCASSE ABBANDONATE PER INTIMIDIRE I VETERINARI
Tre episodi accertati dai carabinieri di intimidazioni nei confronti di alcuni veterinari della bassa friulana. Carcasse di animali morti, abbandonate davanti agli ambulatori o nei cortili di casa. Atti stigmatizzati dal direttore della Ass 5 Paolo Bordon sui quali stanno indagando i carabinieri. Carcasse di ovini, un gatto morto e una testa di capra come nel linguaggio della criminalità organizzata di stampo ‘ndranghetista. Bordon non fa ipotesi: "siamo a disposizione delle istituzioni- dice- solidale e dispiaciuto verso i colleghi. Spiace, ha dichiarato, che simili episodi succedano a chi lavora. |
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MESSAGGERO VENETO
25 FEBBRAIO 2012
Altre 4
carcasse di animali Il responsabile è lo stesso
Monica Del Mondo
BAGNARIA ARSA (UD) - È accaduto
di nuovo, ieri mattina. In via Tiziano Tessitori 8, a Bagnaria
Arsa, sono state trovate le carcasse di quattro animali morti.
Due agnellini, un gatto e una gallina. L’ennesima intimidazione,
rivolta esplicitamente verso Franco Tosoratti, veterinario alle
dipendenze del Dipartimento di Prevenzione dell’Ass 5 Bassa
friulana. Gli episodi ormai sono molti. I primi abbandoni di
carcasse davanti alla casa di Bagnaria Arsa risalgono al
dicembre 2011. A gennaio poi, in due occasioni, sono stati
lasciati i corpi senza vita di cani, gatti, galline, agnelli e
perfino resti di un bovino macellato, in via Molin 21, a
Palmanova, proprio davanti alla sede del Dipartimento di
Prevenzione dell’Ass 5 da cui dipende il servizio veterinario. A
inizio febbraio poi la denuncia: i Carabinieri, a seguito di
un’indagine condotta dalla Stazione di Torviscosa che ha operato
assieme al Norm della Compagnia di Palmanova, hanno denunciato
un 80enne, residente a Bagnaria, il quale ha ammesso la propria
responsabilità. Gli uomini dell’Arma hanno sentito anche ieri
l’uomo il quale avrebbe ammesso di essere l’autore anche di
questo ennesimo episodio. «Comincio ad essere molto preoccupato
– commenta il veterinario Tosoratti - per questi continui
segnali di intimidazione. All’inizio le carcasse venivano
lasciate sia davanti alla mia abitazione che alla sede del
servizio veterinario. Ma ora sembra che venga presa di mira con
sempre maggiore frequenza la mia casa, la mia persona. Ma io
sono un veterinario, alle dipendenze dell’Azienda Sanitaria, e
devo svolgere il mio dovere». A suo tempo l’anziano aveva
ammesso di aver agito a scopo intimidatorio verso il servizio
veterinario che, lo scorso anno, lo aveva sanzionato
amministrativamente a seguito di un controllo. In
quell’occasione era stato pure sequestrato un terreno dove erano
state ritrovate pelli e carcasse di animali macellati. Il
servizio veterinario dell’Azienda sanitaria si occupa infatti di
controlli sugli alimenti di origine animale e sulla salute degli
animali stessi, con particolare riguardo a quelli negli
allevamenti. Cresce intanto l’amarezza per il clima di tensione
che si sta creando. Ma anche la solidarietà verso Tosoratti.
Questo genere di intimidazioni non è purtroppo una novità e
l’episodio di ieri verrà segnalato anche all’Osservatorio
ministeriale che è stato istituito sull’argomento su richiesta
proprio del Sindacato veterinari.
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GIORNALETTISMO
1 FEBBRAIO
2012
Il cagnolino eroe che salva la vita alla padrona
Uno
schnauzer prende il telefono e…Bethe Bennet, una signora anziana
dell’Arizona, deve la vita al suo piccolo cagnolino bianco, che
l’ha soccorsa in seguito a una caduta.
“SAPEVO CHE
SAREI SVENUTA, ERO SPAVENTATA” – A Danny, uno schnauzer bianco,
è bastato dare qualche colpo di muso e leccare il viso della sua
padrona, Bethe Bennet, un’anziana infermiera in pensione, per
farla svegliare dallo svenimento causatole da una caduta, in cui
si era rotta il femore, nella sua casa di Glendale, Arizona.
CHIAMA I
VICINI – Una volta riavutasi, la signora realizza che per
qualche giorno nessuno sarebbe venuto a trovarla, allora dice a
Danny “telefono!” e il cane corre per un po’ avanti e indietro
nella stanza, fino a quando scontra il telefono e lo spinge con
il muso verso di lei. L’anziana signora chiede allora “carta!” e
il cagnolino le porta un plico di fogli, in cima al quale si
trova il numero dei vicini, che lei può finalmente avvertire.
LIETO FINE –
I vicini riescono a entrare in casa con una chiave di riserva
che la signora Bennet teneva nascosta e poco dopo arrivano anche
i paramedici. Bethe si trova adesso in una clinica ed è in via
di guarigione. Nel corso dell’intervista a ABCNews.com racconta
di aver in precedenza scritto un libro sugli animali di cui si
prende cura da tempo e adesso avrebbe intenzione di scriverne
uno su Danny.
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MARKET PRESS 1 FEBRAIO 2012
I GOLDEN RETRIEVER AIUTANO GLI SCIENZIATI A SCOVARE I GENI DI UNA MALATTIA UMANA
Bruxelles, 1 febbraio 2012 - Un team di ricercatori finanziati dall´Ue è riuscito a identificare un gene che scatena una malattia della pelle nei cani; la scoperta potrebbe avere delle implicazioni anche per gli esseri umani che soffrono della stessa malattia. Sia che si manifesti nei golden retriever o negli esseri umani, l´ittiosi ha la stessa base genetica comune. Pertanto, qualsiasi nuovo progresso compiuto nella comprensione della malattia nei cani è applicabile anche agli esseri umani. In precedenza non era stata identificata nessuna causa molecolare per l´ittiosi. Gli esseri umani e i cani tendono a soffrire delle stesse malattie. Noi viviamo assieme negli stessi ambienti e il corredo genetico dei cani potrebbe essere la chiave per meglio comprendere le origini genetiche di cancro, epilessia, malattie cardiovascolari e diabete. Il team, proveniente da Francia, Belgio e Germania, ha ricevuto un finanziamento dal progetto Lupa ("Unravelling the molecular basis of common complex human disorders using the dog as a model system"), che è in parte supportato da una sovvenzione di 12 milioni di euro nell´ambito del Settimo programma quadro (7° Pq) dell´Ue. L´obbiettivo principale del progetto Lupa, che è iniziato nel 2008 e si è concluso alla fine del 2011, era quello di riunire veterinari e scienziati, e di raccogliere campioni di acido deossiribonucleico (Dna) da moltissimi cani che soffrono di una serie di malattie di cui sono vittima anche gli esseri umani. Identificare i geni di suscettibilità per le comuni malattie umane è sempre difficile a causa della complessità delle cause preesistenti, ma le malattie dei cani sono geneticamente molto più semplici. In questo nuovo studio che presenta le ultime scoperte effettuate con il supporto del progetto Lupa, il team ha identificato un ottavo gene per un tipo di ittiosi negli esseri umani chiamata ittiosi congenita autosomica recessiva (Arci). Essi offrono anche le prove del coinvolgimento del suo prodotto genico nella barriera cutanea, un risultato che non era mai stato ottenuto in precedenza. Scrivendo nella rivista Nature Genetics, il team descrive come questo tipo di ittiosi che fa parte delle Arci porti a una generale desquamazione della pelle diagnosticata alla nascita. Anche se la malattia è rara negli esseri umani, essa si verifica spesso nei golden retriever a causa degli incroci e poiché non è stata contrastata nelle selezione. Il team ha sfruttato la particolare storia dell´allevamento delle popolazioni di cani per identificare le alterazioni genetiche responsabili della malattia della pelle nei golden retriever. Queste nuove scoperte evidenziano una singola mutazione nel gene Pnpla1, con perfetta segregazione su una modalità di trasmissione recessiva. Una volta identificato il gene nei cani, essi hanno analizzato il corrispondente gene umano in un gruppo di individui affetti dalla malattia. Questi risultati hanno mostrato che sei individui colpiti appartenenti a due famiglie erano portatori di due mutazioni distinte, entrambe che colpiscono il dominio catalitico della proteina. Ulteriori esperimenti effettuati con microscopi elettronici, immunolocalizzazione mediante microscopi confocali e analisi biochimiche, hanno aiutato a identificare il ruolo preciso della proteina. Pnpla1 lipasi è situato tra la parte superiore dell´epidermide e gli strati inferiori dello strato corneo, ed è necessario per la corretta differenziazione del cheratinocita. Esso appartiene alla famigli delle proteine Pnpla (Pnpla1 a Pnpla5), elementi chiave nel metabolismo dei lipidi della barriera cutanea. Precedenti studi supportati dal progetto Lupa hanno identificato un nuovo gene della epilessia nel Lagotto Romagnolo, una razza di cani conosciuta per il suo talento nella ricerca dei tartufi. Questo potrebbe essere un nuovo candidato per l´epilessia infantile umana caratterizzata dalla remissione delle crisi. Il team ha inoltre scoperto un nuovo gene che scatena la discinesia ciliare primaria (Dcp), una rara malattia respiratoria genetica che colpisce sia gli esseri umani che i cani. Per maggiori informazioni, visitare: Sito web del progetto dell´Ue Lupa: http://www.Eurolupa.org |
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LA PROVINCIA DI VARESE 1 FEBBRAIO 2012
Cane intrappolato dal gelo nel dirupo
CASTELVECCANA (VA) Prigioniero da almeno quattro giorni di un dirupo e della neve. Con pochissime possibilità di esser raggiunto. È il dramma vissuto da un cane sulle alture del Cuvignone, in località Pira di Castelveccana. Da dove i residenti lo sentono latrare a centinaia di metri di distanza. Senza che possano far nulla per riuscire a recuperarlo. Ci ha provato, infatti, per primo Walter Zuliani, cacciatore esperto di quei pendii. «Mi piange il cuore sentire quella povera bestia che si lamenta - ammette - ma ho provato, anche con l'aiuto di altri cacciatori a verificare come si potesse fare per metterlo in salvo. Ma è troppo pericoloso». Stando a quanto si è potuto ricostruire, infatti, il cane dovrebbe essere finito in un dirupo profondo circa 150 metri dal costone sovrastante. «Punto difficilissimo da raggiungere, se non con l'ausilio di corde e imbragature nella stagione estiva. Proibitivo - sottolinea Zuliani - con oltre 70 centimetri di neve di questi giorni. Per scendere, infatti, bisogna percorrere un costone largo un piede. Non di più. Su un terreno sdrucciolevole che il ghiaccio e le nevicata avranno reso ancor più insidioso». Percorso, però, che un animale avrebbe potuto compiere più agevolmente, salvo poi rimanere bloccato nella gola. Impervia e lontana dall'ultimo tratto di strada percorribile con auto o fuoristrada. «Almeno tre ore di cammino in mezzo alla neve - chiarisce Zuliani - nonostante in linea d'aria risulti più vicino. Al punto che gli ululati di sofferenza si sono uditi anche per tutta la giornata di ieri». Si spera così che il cane possa riuscire da solo a scendere a valle. «Sono stato contattato anche dai vigili del fuoco e dalla protezione civile - conclude Zuliani - ma credo che sia un rischio troppo grande avventurarsi lì». Nonostante questo in paese si sta pensando a un piano per raggiungere l'animale e portarlo in salvo. |
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LIBERO
2 FEBBRAIO 2012
Roma: cani
avvelenati, Cocci'a invita a fare sempre denuncia
Roma - ''Sono indignato per la morte di due
cani uccisi da bocconi avvelenati alla Madonnetta (XIII
Municipio). I proprietari di questi poveri animali hanno fatto
bene a sporgere immediatamente denuncia ai carabinieri. In
questo modo i due cani sono stati mandati velocemente dai
veterinari dell'Istituto Zoofilattico di Lazio e Toscana ed
entro trenta giorni avremo un dettagliato referto
tossicologico''. Lo ha detto Federico Cocci'a, delegato del
sindaco per la tutela della Salute animale. ''Raramente gli
animali vengono avvelenati ma, qualora succedesse, vorrei
sottolineare che esiste un'ordinanza del Ministero della Salute
del 14 gennaio 2010 in base alla quale il proprietario
dell'animale vittima di avvelenamento deve segnalare l'accaduto
al Servizio Veterinario Asl, al sindaco e all'autorita'
giudiziaria". L'amministrazione capitolina - conclude Cocci'a -
chiedera' alla Prefettura di aprire un'indagine sull'accaduto e
provvedera' alla bonifica della zona per impedire altri
avvelenamenti. Inoltre, quando verranno individuati gli
avvelenatori, Roma Capitale si costituira' parte civile''.
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LA PROVINCIA DI SONDRIO
2 FEBBRAIO 2012
Regoledo, cane
avvelenato
Era a passeggio con il padrone ![]()
Cosio Valtellino - Aragon con il padrone
COSIO VALTELLINO (SO) - Aragon era un bel
pastore del Caucaso e aveva tra i 4 e i 5 anni. Roberto, un
commerciante di Morbegno, residente a Cosio, lo aveva scovato su
Internet. Aragon, che così era stato battezzato dai volontari
che da tempo si prendevano cura di lui, viveva al canile di via
Palestrina a Roma. L'annuncio con il quale veniva proposta
l'adozione dell'animale, parlava di un cane triste, depresso,
quasi disinteressato alla vita.
Roberto, che aveva da poco perso il suo vecchio cane, si è fatto intenerire dagli occhioni color nocciola del pastore e così, Aragon è stato messo su un treno ed è arrivato in Valtellina. «Qui con noi stava bene, è ingrassato, era un giocherellone, non stava mai fermo e io tutti i giorni dopo pranzo lo portavo a fare una passeggiata sulla Pedemontana, a Regoledo, nella zona dell'Elisir».Il fatidico giorno, verso l'una, padrone e cane sono usciti di casa, ma Aragon dopo un po' ha cominciato a rantolare, a pedere schiuma bianca dalla bocca. Roberto lo ha portato subito dal veterinario. Ma dopo tre ore di agonia il cane è morto. Roberto ricorda che proprio in quei giorni sono stati trovati morti, sempre nella stessa zona della passeggiata, altri due gattini. Segnalata la cosa all'Enpa di Sondrio, l'ente per la protezione degli animali, l'uomo non ha voluto sporgere denuncia ai Carabinieri, almeno per ora. Ha però deciso di rendere pubblico il brutto episodio: «C'è una persona ignobile che lascia in giro bocconi avvelenati». |
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VARESE NEWS
2 FEBBRAIO 2012
Samarate
(VA) Abbandona il cane, denunciato
Il povero animale è
stato salvatodagli uomini del Corpo Forestale mentre giaceva
malato e affamato da tempo in un campo abbandonato nei pressi di
Samarate. Per il padrone l'accusa di abbandono e maltrattamento
di animale
Un cane corso è stato salvato dagli uomini
del Corpo Forestale dello Stato da una morte di stenti e il
padrone denunciato per abbandono di animale alla Procura della
repubblica di Busto Arsizio. Il sequestro del cane è avvenuto a
Samarate, nei giorni scorsi, dopo diverse segnalazioni da parte
di cittadini. Il cane, infatti, appariva sempre solo, anoressico
e ferito ad una zampa in una zona disabitata del paese. Il
padrone, un uomo del '67 domiciliato a Samarate, lo aveva
lasciato lì a morire ma il pronto intervento degli agenti ha
permesso di salvarlo e affidarlo alle cure di una clinica
veterinaria di Gallarate dove si sta lentamente riprendendo. Per
l'ex-padrone si profila anche una denuncia per maltrattamenti.
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LA PROVINCIA DI VARESE
2 FEBBRAIO 2012
Cane disperso,
nessuna traccia
Anche "Striscia" per cercarlo
CASTELVECCANA (VA) - Il cane disperso nei
boschi del Cuvignone a Castelveccana non si trova. Anche perché
da ieri non si sentono più nemmeno i latrati che avevano fatto
scattare l'allarme. Così è sostanzialmente impossibile
inquadrare l'area delle ricerche. Al centro comunque di una zona
impervia e in buona sostanza impossibile da raggiungere.
E anche chi ci ha provato, ieri nel primo pomeriggio, come l'inviato del telegiornale satirico "Striscia La Notizia", Edoardo Stoppa, e la sua troupe, ha dovuto arrendersi all'impossibilità di localizzarlo. Accompagnati da un gruppo di alpinisti esperti capitanati da Mauro Fontana, Stoppa e la sua squadra, infatti, hanno tentato l'impossibile. Ma nonostante gli sforzi e il ricorso ai fischietti ad ultrasuoni, utilizzati proprio dalla spedizione di "Striscia" nel tentativo di stimolare il cane ad abbaiare, agevolando la sua individuazione, ieri a regnare è stato il silenzio. Le ricerche ufficiali, invece, si erano subito bloccata fin dalla prima mattina. Dopo l'arrivo alle pendici del Cuvignione delle squadre Sal, del soccorso Speleo-alpino-fluviale dei vigili del fuoco di Varese, guidate dal comandante Vincenzo Lotito. Il loro è stato un sopralluogo servito per il fare il punto sulla situazione e mettere in piedi eventualmente un tentativo di recupero. Opzione che però è stata scartata dopo le verifiche tecniche. «Perché troppo pericolosa con queste condizioni meteo. E soprattutto senza alcun riferimento preciso in cui concentrare le ricerche». Perché è questo il vero problema. L'impraticabilità dell'area, già difficile da attraversare in condizioni ideali, coperta da oltre 70 centimetri di neve e l'assenza di ogni certezza. Perché l'animale fino a martedì si è sentito emettere lamenti. Lo confermano diversi testimoni. Ma nessuno lo ha visto. «Inoltre - evidenzia il sindaco di Castelveccana, Luciano Pezza - non abbiamo alcuna segnalazioni di animali scomparsi. Ma, ciò nonostante, dopo le segnalazioni, arrivate a partire dallo scorso venerdì, abbiamo subito convocato una riunione a cui hanno preso parte ben 25 persone. Tutti esperti della caccia al cinghiale: gli unici a battere quei sentieri, seppur in cordata. Tecnica che utilizzare oggi supererebbe la soglia di rischio accettabile. Soprattutto in assenza di un punto certo». Perché l'animale, che al sindaco sospetta poter essere un cane inselvatichito, potrebbe spostarsi o essere già morto. «Aspettiamo - conclude Pezza - , come ventilato, il passaggio di un elicottero. Che però, complice il maltempo, non ha ancora potuto alzarsi in volo». |
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FRESCO DI WEB
2 FEBBRAIO
2012
Maltrattano e importano illegalmente 21 cuccioli Durante un
controllo la polizia stradale di Arezzo ha trovato i cani nati
da pochissimi giorni dentro alcuni scatoloni. Erano nel
bagagliaio di un’auto con a bordo due persone
AREZZO –
Martedì scorso la pattuglia della sottosezione della polizia
stradale di Arezzo, in carreggiata sud della A/1, nei pressi di
Arezzo, controlla di un’Opel Astra con targa ungherese. A bordo
ci sono due persone provenienti dal confine di Stato.
Nel bagagliaio della vettura, gli agenti scorgono alcuni scatoloni. Li aprono. E… con grande sorpresa, all’interno trovano 21 cani nati da pochissimi giorni, importati illegalmente, privi di chip e vaccinazioni. I cuccioli sono uno addosso all’altro, senza possibilità di mangiare e bere. A questo punto gli agenti della polizia stradale di Arezzo sequestrano gli animali, che ora sono affidati all’Enpa per la loro custodia. Per gli adempimenti e gli accertamenti previsti dalla legge, sul posto è intervenuto il medico veterinario della Usl 8 di Arezzo. I due occupanti l’auto – sottoposta a sequestro – sono stati denunciati alla locale autorità giudiziaria per importazione illegale di animali e maltrattamento. |
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GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2012
Cuccioli e
sigarette – dall’Ungheria le “merci” preferite dai trafficanti
La tratta
dei cani "maggiorenni" e sdentati.
![]()
Due poveracci con una vecchissima
Opel Astra. Nel bagagliaio, però, 21 cuccioli di cane che la
Sottosezione della Polizia Stradale di Arezzo ha sequestrato lo
scorso 31 gennaio sull’ A1, direzione sud.Entrambi, ovvero
cuccioli e sigarette, sono le “mercanzie” preferite dai
trafficanti, sempre in combutta con i commercianti italiani.
Questi ultimi non sempre delinquenti abituali, come nel caso dei
venditori locali dei cuccioli. La Polstrada sa già cosa è facile
trovare in un certo tipo di vettore. Cuccioli come sigarette.
L’unica cosa della quale non si ha certezza sono le eventuali
connessioni tra le due tipologie di spedizioni. Entrambe,
comunque, da mandare in fumo in Italia.Stante le ormai numerose
operazioni portate a termine dalle Forze dell’Ordine, appare
chiaro come i vettori ungheresi sono utilizzati solo per il
trasporto. Consegnata la “merce” escono poi velocemente di
scena.I cuccioli ora sequestrati ad Arezzo, sono accuditi
dall’ENPA. Dalla Polstrada riferiscono che in sequestri passati
li hanno rinvenuti anche in peggiori condizioni. Quelli attuali,
viaggiavano senza avere a disposizione cibo ed acqua, oltre al
fatto che erano privi di microchip identificativo e
documentazione cartacea.Per i due ungheresi è scattata la
denuncia penale per traffico illegale e maltrattamento di
animali ed il sequestro del vecchio mezzo sul quale viaggiavano.
Loro, i due vettori agli ordini di chissà quale trafficante
italiano, sono andati via tranquilli, ma a piedi. La legge
italiana non consente alcun fermo, necessario, ad esempio, per
un eventuale approfondimento delle indagini. Una volta in
Ungheria, dormiranno ancora di più sonni tranquilli.Già lo
scorso aprile la Polstrada di Arezzo aveva sequestrato altri
cuccioli sempre provenienti dall’Ungheria. In quel caso 35
piccoli animali trasportati in una Skoda. Il trafficante aveva
probabilmente già effettuato una consegna, ma la restante parte
degli animali, erano sicuramente indirizzati verso il sud
Italia.In Italia è l’Emilia Romagna la regione che fa da snodo
alle principali vie dei trafficanti di cuccioli. Punti intermedi
di accoglienza e smistamento sono noti in Friuli e in Veneto.
Altre analoghe strutture sono state scoperte in Piemonte,
Lombardia e, infine, in Toscana. Più esclusivamente dedicati
alla vendita sono invece alcuni commercianti campani, pugliesi e
siciliani.L’escamotage più facilmente messo in atto è la
falsificazione del passaporto. Date di nascita volutamente
antecedenti a quelle reali. Secondo indiscrezioni pervenute
dalla frontiera Slovena, carichi sospetti transitano con
frequenza quasi quotidiana. Per accertare il reale periodo di
nascita, però, si dovrebbero compiere particolari analisi
veterinarie le quali non solo graverebbero non poco sui bilanci
delle Aziende sanitarie, ma creano il problema della degenza di
centinaia di piccoli cani.Vale la pena sottolineare, come alcuni
sequestri eseguiti nei punti di destinazione finale, specie in
Campania, hanno rilevato la presenza di cuccioli con
certificazioni riportanti una data di nascita difficilmente
compatibile, ad esempio, con la bocca ancora sdentata dei
piccoli animali.
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CORRIERE DEL VENETO
2 FEBBRAIO 2012
Impallinano e
squartano tre oche
La denuncia di un
vicentino di Cassola: «Non capisco chi abbia voluto ucciderle»
CASSOLA (Vicenza) – Impallinate e
squartate: è passato più di un mese da quando Giuseppe
Gasparotto, residente a Cassola, ha ritrovato morte tre delle
sue quattro oche. L'uomo era andato nella caserma dei
carabinieri per presentare denuncia contro ignoti ma i militari
gli hannno chiesto di sottoporre gli uccelli a una autopsia, per
escludere così che non fossero state preda di qualche animale.
Il referto firmato dal veterinario parla chiaro: le oche sono
morte per i colpi di un’arma da fuoco. A una in particolare è
stata anche squartata la pancia con un taglio netto. Svuotate
delle interiora, sono state poi riposte accanto all’animale. «Mi
ha spaventato soprattutto questa cosa, che potrebbe
rappresentare un messaggio minatorio – fa sapere Gasparotto che
esclude di aver mai ricevuto lamentele da parte dei vicini di
casa – le mie oche, alle quali tenevo molto, solo la sera erano
libere di scorrazzare nel giardino, durante il giorno erano
all’interno del recinto, stavano al loro posto. Non capisco chi
abbia voluto ucciderle e per quale motivo».
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MODENA TODAY
2 FEBBRAIO 2012
Animali,
il freddo inizia a mietere vittime: trovate morte sette civette
Secondo i
volontari del Centro Fauna Selvatica, queste sono solo le prime
avvisaglie di quanto potrebbe succedere nei prossimi giorni
causa il gelo: a forte rischio istrici e caprioli
Non hanno resistito al gelo e alla
fame e per questo hanno perso la vita. Negli ultimi tre giorni,
i volontari del Centro Fauna Selvatica "Il Pettirosso" di Modena
hanno raccolto sette civette morte di stenti. Secondo gli
operatori, purtroppo, queste sono solo avvisaglie di quanto
potrebbe accadere nei prossimi giorni. In diverse aree della
provincia modenese, già coperte da 80 centimetri di neve, le
temperature andranno ampiamente sotto lo zero e a forte rischio
saranno diversi animali selvatici: volatili come gli aironi e
rapaci, ma anche istrici e caprioli.
ISTRICI E CAPRIOLI - Le
richieste di aiuto arrivate in 72 ore ai 60 operatori del centro
(30 volontari e altrettanti veterinari) sono già oltre 25. Il
problema principale, ora, per gli
animali
dell'Appennino tra Modena e
Bologna,
sono cibo e acqua. Il primo coperto dai fiocchi, la seconda
scarseggia perché i corsi d'acqua sono già gelati. Ma nel fine
settimana le temperature crolleranno. "Fra pochi giorni
incominceranno i primi casi di ipotermia - spiega Piero Milani,
responsabile del Centro Fauna - soprattutto tra gli istrici, che
sono animali africani importati qui dai romani. Quando la terra
ghiaccia non riescono a trovare cibo, né a scavare buche per
sopravvivere al freddo, vanno in ipotermia e muoiono". Due anni
fa ne morirono parecchi, ma oggi, spiega la situazione è
peggiore perché nevica troppo e da troppi giorni, situazione che
proprio non dà tregua agli animali selvatici. Soffrono anche i
più grandi, come i caprioli: si rifugiano sotto i porticati
della case di campagna e si avvicinano troppo alle strade per
cercare cibo. Ma la vicinanza con l'ambiente
"antropizzato" (abitato dall'uomo) è molto pericolosa per la
loro incolumità: "Faticano a trovare da mangiare anche perché
non riescono a muoversi bene nella neve così alta".
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ANSA
2 FEBBRAIO 2012
Maltempo: delegato
animali, pane per uccelli su balconi
Per i gatti randagi
lasciare le copertine delle moto sollevate
ROMA - A Roma e' emergenza freddo anche per
gatti, uccelli e cani randagi. Ed ogni cittadino puo' fare
qualcosa per aiutarli. Parola di Federico Coccìa, delegato del
sindaco Alemanno alla salute degli animali. Per gli uccelli
''mettere sui davanzali un piattino di plastica con delle
briciole di pane, del riso o mais per aiutarli in un momento in
cui non riescono a procacciarsi il cibo''. Per i gatti: ''A chi
ha la copertina sul motorino consigliamo di appoggiarla sulla
sella per consentire ai gatti di mettercisi sotto''.
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GAZZETTA DI REGGIO 2 FEBBRAIO 2012
Animali e uccellini hanno bisogno di trovare cibo
Il freddo mette a rischio anche la vita di uccellini, cani e gatti. Per dar loro una mano bastano alcuni accorgimenti e l’Aidaa ce li suggerisce. Per i volatili, è utile esporre sui balconi piccole mangiatoie, contenenti piccoli pezzettini di grasso e carne avanzata, croste di formaggio, briciole di dolci, frutta fresca e secca e miscele di semi. Vanno rifornite senza riempirle fino all’orlo (per il freddo parte del cibo potrebbe deteriorarsi). Per i gatti randagi o in colonie feline, ricordiamoci di mettere loro le ciotole del cibo secco e umido in una zona riparata. Lasciare in luogo riparato anche la ciotola dell’acqua (che rischia di gelare). I più generosi possono lasciare aperta qualche finestra delle cantine o altri locali, dove possano ripararsi per la notte. Necessitano di attenzioni in più anche i cani di proprietà che vivono all’aperto: assicurarsi che stiano al caldo nelle cucce, specie i più anziani. |
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CORRIERE DEL VENETO
2 FEBBRAIO
2012
Vento e gelo, anche gli animali soffrono
Macri
Puricelli
Primo,
teneteli a casa. Alcuni cani soffrono molto di più delle altre.
Vedi i boxer: Vittorio se potesse si abbraccerebbe la stufa.
Secondo,
ricordatevi dei gatti. Anche i randagi hanno bisogno di un
rifugio riparato. I miei tre non vogliono entrare in casa. Così,
alle cucce sotto il tavolo in giardino di Aldo, Giovanni e
Giacomo ho aggiunto un super piumino.
Terzo, le
mie cavalle sono ben equipaggiate da pelo e sotto pelo. Ma da
qualche giorno per loro, fieno a volontà giorno e notte e un po'
più di avena. Magari faccio anche un pastone tiepido. Quarto,
ricordatevi degli uccellini. Passerotti, merli, cince,
pettirossi, picchi fanno fatica a trovare da mangiare. Pensateci
di voi con questa ricetta:
http://zoelagatta.corrieredelveneto.corriere.it/articoli/2011/12/panettoni_per_pettirossi_verdo.html |
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CORRIERE ADRIATICO
2 FEBBRAIO 2012
Usate sostanze
tossiche dal Comune senza avvertire
Diserbanti nocivi
ai cani
Porto San Giorgio (FM) - “Il Comune ha
cosparso il terreno di diserbanti senza apporre nessun cartello
informativo. Ed i nostri cani, guarda caso, sono rimasti
avvelenati”. E’ la denuncia di alcuni sangiorgesi che da due
settimane assistono i loro amici a quattro zampe vittime di
dolori lancinanti. La zona incriminata è quella a ridosso di
piazza Napoli, a pochi metri dal lungomare Gramsci sud. Lì,
stando alla testimonianza dei residenti proprietari di cani, i
dipendenti del Comune avrebbero cosparso il terreno con dei
diserbanti ed i cani, andando a giocare tra quei cespugli,
avrebbero ingerito un cocktail di veleni che ha provocato loro
dei forti disturbi intestinali e neurologici fino a provocare
addirittura la morte di uno di loro. “A me è stato riferito che
– confessa Silvia De Viti, una delle proprietarie di un cucciolo
che ancora sta pagando il prezzo per l’avvelenamento – i
dipendenti del Comune hanno disseminato in quella zona, il 13
gennaio scorso, l’U 46 D class e lo Zoomer, due diserbanti. Dopo
aver giocato in quell’area, diversi cani, tra cui il mio –
cracconta la De Viti - hanno manifestato molti sintomi di
avvelenamento: vomito, dissenteria, cecità e disturbi
neurologici. Uno di loro, purtroppo, è addirittura morto”.
Silvia e così ha alzato la cornetta e telefonato al centro
antiveleni di Milano: “Mi hanno detto che l’U 46 D class e lo
Zoomer sono altamente tossici. E mescolati possono rappresentare
un mix letale per animali e non solo”. La correlazione tra quei
due diserbanti e gli avvelenamenti dei cani, ad onor del vero, è
ancora tutta da verificare. Ma oggi i proprietari degli animali
si domandano perché il Comune, dopo aver cosparso il terreno con
i due composti chimici, non abbia apposto dei cartelli
informativi o di allerta.
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ADN
KRONOS
2 FEBBRAIO
2012
Stop a campagne contro carne e pellicce per difendere il Made in
Italy
Scordamaglia: "La filiera zootecnica vale 40 miliardi di
fatturato"
Roma -
Decine di milioni di italiani si vestono e si nutrono di
prodotti di origine animale, altri milioni di persone ricavano
il loro reddito da attività fondate sull'allevamento. Parte da
queste considerazioni lo spunto del convegno dal titolo
provocatorio "Viene prima l'uomo o la gallina?", organizzato da
Carlo Giovanardi (Pdl) alla Camera al quale hanno partecipato
ieri tante soggetti diversi per testimoniare l'importanza delle
proteine animali nell'alimentazione umana e non ultimo, il
valore economico della filiera zootecnica, anche per altri
comparti come la moda, e quindi la produzione di pellicce, la
farmaceutica, il settore mangimistico e chimico. "Il vero
problema è rilanciare e potenziare le nostre eccellenze, - ha
spiegato il senatore Giovanardi - ma il settore zootecnico
rischia di andare in crisi per una martellante campagna
animalista che contesta alla radice, ad esempio, la possibilità
di utilizzare le pelli di animali per il made in Italy. Di qui
l'aggressione agli allevamenti, la presentazione di un ddl al
Senato per proibire in Italia l'allevamento di animali da
pelliccia e altre iniziative".
Giovanardi ha quindi evidenziato che "pur nel pieno rispetto
della sanità degli animali non bisogna privilegiare gli animali
rispetto agli uomini perché da ciò può dipendere la possibilità
o meno di uno sviluppo economico", un concetto che lo stesso
Giovanardi ha ripreso da
Monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia morale alla
Pontificia Università Lateranense che è intervenuto al convegno.
A
rappresentare la filiera alimentare è intervenuto Luigi
Scordamaglia, vicepresidente di Federalimentare e di Assocarni.
"Il comparto zootecnico nazionale produce oltre 40 miliardi di
euro di fatturato e comprende oltre 320mila allevamenti che, -
ha spiegato - ogni giorno, forniscono prodotti di assoluta
qualità e sicurezza. La produzione della carne avviene infatti,
nel più rigido rispetto del benessere animale e i produttori
sono i primi a farlo. Chi non diffonde queste verità è legato a
una strumentalità dei comportamenti che speriamo cessi al più
presto".
Si è voluto
sottolineare il ruolo essenziale che la carne e gli altri
prodotti di origine animale hanno in una dieta equilibrata come
quella italiana. "La carne contiene delle proteine nobili che
sono i vagoni più importanti di un ipotetico treno ad alta
velocità - ha argomentato il nutrizionista Giorgio Calabrese - i
vegetali sono solo una parte dei vagoni, ai quali manca la
motrice o il vagone ristorante, quindi sono meno nobili. Dunque
la logica quale è? Sposare la carne con i vegetali, con i
legumi, con i cereali. Ma va ricordato che la carne è
fondamentale per far crescere i bambini, per mantenere gli
adulti, soprattutto la donne nel periodo fertile e poi aiutare
l'anziano a sostenersi nella longevità".
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LA
ZAMPA.IT
2 FEBBRAIO
2012
Astronauti loro malgrado
CESARE
PIERBATTISTI*
Torino Una
cinquantina di anni orsono il 12 aprile 1961 Jurij Gagarin
veniva spedito nello spazio. Era il primo di una lunga serie di
uomini coraggiosi che avrebbero dato inizio alla conquista dello
spazio. Ma qualche anno prima c’era stata un’astronauta «sui
generis» che segnò la mia adolescenza: nel 1957 avevo nove anni
e dal cosmodromo russo di Baikonur venne lanciato lo Sputnik 2
con a bordo la cagnetta Laika. Era periodo di guerra fredda,
Russia ed America erano in gara per l’invio del primo essere
vivente nello spazio.La vicenda di Laika mi è tornata alla
memoria per via della registrazione, ritrovata casualmente, del
battito cardiaco della cagnetta passata dalla vita randagia
nelle vie di Mosca alla morte in una capsula spaziale. Eh sì, la
fine dell’animale era scontata poiché il rientro della capsula
non era né possibile, né previsto. Ora sappiamo che Laika fu
solo uno dei numerosi animali spediti nello spazio; oltre ai
cani viaggiarono, spesso senza ritorno, scimmie, linci, volpi e
molti altri, tutti sacrificati per il progresso dell’uomo. Ma
ricordo che vissi con estrema angoscia quell’evento, io bambino
non riuscivo ad accettare la sofferenza e la crudele fine di
quella cagnetta così mite; non potevo comprendere come qualcosa
di buono potesse scaturire da un’azione tanto malvagia e
talvolta anche oggi il bambino che è rimasto in me stenta a
comprenderlo.* CONSIGLIERE ORDINE DEI VETERINARI DI TORINO
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IL TIRRENO 2 FEBBRAIO 2012
Gatti sempre in pericolo, sorvegliamoli in video
M. Massei Autunnali
PIOMBINO (LI) - Zona videosorvegliata anche per la colonia felina di Calamoresca. A chiederlo è l'associazione Casa di Margot, che si occupa appunto di tutela degli animali. Dopo il tristrissimo caso del gatto trovato impiccato nella colonia felina, a Baratti è stata infatti installata una telecamera. Ora un analogo provvedimento viene chiesto per quella di Calamoresca, situata in un piccolo spazio appartato tra il piazzale di Ponete e la discesa che conduce alla spiaggia. «Quando apprendemmo la brutta notizia del gatto impiccato a Baratti – ricorda la presidente dell’associazione Maria Cristina Biagini – intervenimmo immediatamente con una lettera alle forze dell'ordine, e per conoscenza anche alla stampa, in cui sollecitavamo il posizionamento di telecamere nei punti in cui le colonie sono più isolate, e dunque soggette a questi atti inutili e crudeli. Adesso che almeno a Baratti la videocamera è stata installata, la nostra associazione non può che rallegrarsi con l'operato dell'amministrazione. Questo, però, ancora non basta». Anche la colonia felina di Calamoresca, ricorda Biagini, è stata infatti soggetta in passato a gesti simili e ugualmente violenti nei confronti degli animali. «Purtroppo anche questa colonia si trova in un punto piuttosto isolato, poco controllabile soprattutto d’inverno. Ciò e che può favorire, come ha già fatto, azioni del tutto gratuite e malvagie nei confronti dei mici. Di conseguenza chiediamo anche questa zona possa diventare area videosorvegliata. Al limite, potrebbe permetterci di trasformare in una denuncia contro noti una denuncia contro ignoti». |
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VARESE NEWS 2 FEBBRAIO 2012
Busto Arsizio (VA) Gatto salva famiglia dalle fiamme Il fastidioso miagolio del felino ha svegliato il capofamiglia che si è accorto dell'incendio al piano terra della casa. L'intervento dei Vigili del Fuoco ha permesso di salvare metà abitazione.[…]
Il miagolio del gatto, soprattutto di notte, può riusltare molto fastidioso ma questa volta il peloso amico di una famiglia residente in via Castellanza a Busto Arsizio, grazie al suo miagolio ha salvato i suoi padroni da un incendio che stava divorando il piano terra della casa. Il fatto si è verificato questa mattina presto (giovedì) quando il capofamiglia ha deciso di zittire l'animale domestico ma, insospettito dall'insistenza del felino nella sua litania, è sceso al piano di sotto per verificare trovandosi davanti ad un muro di fumo. Senza perdere tempo ha svegliato tutti e dopo averli messi in salvo, ha chiamato il numero unico di emergenza 112, facendo scattare i soccorsi. La squadra dei Vigili del Fuoco accorsa sul posto ha trovato il piano terra invaso da un fumo acre, mentre la famiglia, marito moglie e due figlie, si era messa in salvo grazie all'allarme dato dal gatto, accoccolato tra le loro braccia. Spento rapidamente l'incendio, ora si contano i danni. La casa ha l'impianto di riscaldamento e dell'acqua completamente fuori uso e col gelo di questi giorni, non è certo una cosa gradita. Ma fortunatamente, grazie al micio, oggi l'intera famiglia può raccontare di averla scampata bella.[…] |
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IL RESTO DEL CARLINO 3 FEBBRAIO 2012
Esche velenose a Monticelli, un altro cane morto L'allarme La "vittima" è Cleopatra, uno splendido pitbull di soli cinque anni
di Matteo Porfiri
Ascoli - Le esche velenose realizzate ad hoc per uccidere i cani hanno colpito ancora. Un secondo esemplare, infatti, nei giorni scorsi è morto nel popoloso quartiere di Monticelli, dopo aver ingerito un boccone avvelenato. Si tratta dell’ennesima dimostrazione, quindi, del fatto che la crudeltà dell’uomo non conosce affatto limiti. L’ultima vittima, in ordine di tempo, è stata Cleopatra, un pitbull-terrier di soli cinque anni. “Il cane è deceduto dopo quattro giorni di sofferenza, che non si augurano neanche al proprio peggior nemico – spiega attraverso una lettera giunta in redazione il padrone dell’animale -. I veterinari sono intervenuti tempestivamente, già dopo i primi sintomi di avvelenamento ed in piena notte, ma il mix era troppo forte e tutti gli sforzi compiuti sono stati vani”.Ovviamente, a risentire della morte di Cleopatra è stata tutta la sua famiglia, a testimonianza di come un animale domestico possa davvero essere considerato come un figlio. “Vederla soffrire ha messo a dura prova la nostra psiche – prosegue il padrone del terrier -. Non è facile spiegare ai miei bambini che per colpa di un assassino la loro Cleo non li sveglierà più al mattino prima di andare a scuola oppure non attenderà il loro ritorno da dietro la porta di casa, per poter essere semplicemente accarezzata o portata a passeggio. Del resto, si trattava di un cane che non dava fastidio proprio a nessuno, in quanto non mordeva e non abbaiava mai”.Il lettore che ci ha scritto, infine, ha colto anche l’occasione per dispensare un preziosissimo consiglio a tutti coloro che sono in possesso di un cane o un gatto. “Purtroppo – spiega il proprietario di Cleopatra – anche se esistono leggi che proteggono gli animali, a nessuno interessa che sia morto un cane, eccezion fatta per quanti hanno un amico a quattro zampe. Un appello alla popolazione: avvertite le forze di polizia quando vedete qualcuno che getta del veleno per strada”.Non è raro, infatti, trovare in giro persone che non hanno a cuore gli animali, ma dal non amarli all’ucciderli il divario è a dir poco enorme. Ciò che colpisce, soprattutto, è il luogo nel quale sono state gettate le esche velenose. Non in piena campagna, come spesso accade per allontanare i cani randagi, ma in un quartiere, quello di Monticelli, che sta sempre di più divenendo una città. In attesa che gli organi preposti prendano provvedimenti, dunque, l’augurio è che i colpevoli possano pagare. Ed anche molto. |
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IL TIRRENO
3 FEBBRAIO 2012
Asinello
denutrito l’Enpa va all’attacco e scatta la denuncia
Francesca Ferri
CAMPAGNATICO (GR) - Dopo i
cavalli di Sticciano, un altro caso di animali denutriti e
maltrattati è stato sollevato dall’Enpa di Grosseto. Questa
volta si tratta di un somarello di Campagnatico trovato senza
cibo, riparo, con un orecchio mozzato e uno zoccolo mai tagliato
e perciò tutto attorcigliato da impedire la normale
deambulazione. Ed è scattata la denuncia. La segnalazione è
arrivata alla presidente della sezione provinciale
dell’associazione animalista, Marlena Giacolini, in forma
anonima. A metà gennaio sono partite le indagini interne dell’Enpa,
che ha fatto un sopralluogo a Campagnatico in località
Sticcianese vicino all’agglomerato di case chiamato “Le
Montagnole”. Qui vive, o forse sarebbe più corretto dire
sopravvive, l’asinello. La povera bestia è apparsa subito molto
malconcia. «Sembrava avesse passato la guerra - spiega Giacolini
- con un orecchio mozzato chissà in che modo, con le unghie mai
tagliate che si sono calcificate in uno zoccolo ritorno, si
trascinava e stava in piedi male. E poi là non ha un riparo, non
ha cibo e dalle informazioni che ho potuto raccogliere l’acqua
gli viene data solo da qualche anima pia, e ogni tanto qualcuno
gli tira un tozzo di pane. È una situazione aberrante, tanto che
ho scattato delle foto e quando le ho portate al Servizio
veterinario della Asl, i veterinari sono rimasti turbati e
choccati». Giacolini ha raccolto dei nominativi e fatto delle
visure al catasto per risalire al proprietario del terreno che,
però, non è detto sia anche il proprietario dell’animale.
Perciò, dopo aver consegnato la documentazione alla Asl, ieri si
è rivolta alla Procura della Repubblica di Grosseto per
presentare una denuncia querela contro ignoti. «Questi casi di
maltrattamento per competenza di legge vanno al corpo forestale
dello Stato - spiega Giacolini - che fa intervenire i veterinari
della Asl oppure adopera i propri. Purtroppo i tempi tecnici di
questi sopralluoghi sono sempre un punto interrogativo, ma non
c’è tempo da perdere perché questa povera bestia è sotto la
neve, con il freddo di questi giorni, senza riparo, senza cibo e
senza acqua». Il caso di Sticciano, una bellissima mandria
trovata denutrita a vagare in un pascolo in mezzo alle carcasse
di altri cavalli morti di stenti, è stato portato in tribunale
dall’Enpa e in primavera ci sarà la seconda udienza del
processo. Anche nel caso del ciuchino di Campagnatico, l’Enpa è
però decisa a non demordere.
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GIORNALE DI REGGIO
3 FEBBRAIO
2012
Pastore tedesco lasciato al gelo e salvato dalla Forestale,
denunciato il padrone
L'animale, cinque anni, stava ormai morendo di stenti
Alessandra Codeluppi
REGGIO
EMILIA (3 febbraio 2012) - Abbandonato in balia della neve e del
gelo, infreddolito e senza cibo. Per due giorni non ha mangiato
e ha fatto fatica anche a bere, perché l’acqua della ciotola era
diventata ghiaccio. Se i suoi occhi brillano ancora è perché gli
uomini della Forestale lo hanno salvato, portandolo via da quel
recinto che a breve sarebbe diventato la sua tomba. E’ la storia
di un povero cane, un pastore tedesco maschio, di cinque anni,
lasciato solo dal suo padrone, in questi gelidi giorni, a patire
nel recinto di una casa colonica a Castellazzo, in via Beziera
18. In pochi giorni “Fido” è dimagrito tanto: ancora poche ore e
sarebbe morto.
Già negli ultimi giorni di gennaio, avvisata da un cittadino che aveva notato quel cane tutto solo, la presidente dell’Enpa provinciale Stella Borghi aveva allertato la Forestale. Gli uomini dell’ispettore Claudio Rossoli hanno osservato “Fido” per alcuni giorni: poiché il recinto era sporco di escrementi, avevano ipotizzato di sanzionare il proprietario. Ma dalle visite successive è emerso che il cane era stato davvero abbandonato a se stesso. Gli agenti sono tornati il 30 gennaio: in quella zona c’è l’ex cantiere Tav, ma nessuno sembrava ancora essersi fatto vivo per “Fido”. Il giorno dopo il cane era ancora lì, ma con alcune scatolette di cibo aperte sparse attorno. Qualcuno, forse il cittadino che lo ha segnalato alla Borghi, gli ha dato da mangiare: “Fido” si era sfamato, ma era ancora al gelo, tutto solo. Febbraio si apre con la neve e un’altra visita della Forestale: l’acqua nella ciotola si era trasformata in ghiaccio che gli agenti hanno dovuto rompere per permettere al cane di dissetarsi. Ieri un altro sopralluogo, l’ultimo: “Fido” era ancora lì, ad aspettare che qualcuno si ricordasse di lui, lasciato di nuovo senza cibo. Affamatissimo, ha mangiato in un boccone la carne di pollo macinata che gli ha offerto la Forestale. "Sulla neve attorno - racconta Rossoli - non c’erano impronte di scarpe, segno che non era stato accudito da almeno due giorni". A quel punto, per salvarlo dalla morte, la Forestale ha deciso di prenderlo con se’: il pm Katia Marino ha dato il via libera al sequestro e “Fido” è stato portato al canile di Cella, dove finalmente si è potuto rifocillare con una bella razione di cibo, una cuccia pulita e tante coccole. La Forestale ha identificato il proprietario attraverso il microchip: per lui, un rubierese, scatterà la denuncia per maltrattamento e abbandono di animale. In questi giorni anche l’Enpa ha ricevuto molte chiamate per animali in difficoltà. "Chi vuole farsi carico di un animale domestico è pregato di non prenderlo se deve poi trascurarlo - commenta la Borghi - E se è un bambino a chiederlo, può acquistargli un pelouche con le pile". |
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GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2012
Reggio
Emilia: il pastore tedesco abbandonato sotto la neve
Salvo
grazie al Corpo Forestale dello Stato.
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Una storia incredibile quella
scoperta dal Corpo Forestale dello Stato a Villa Bagno, in
provincia di Reggio Emilia. Un pastore tedesco (nella foto), di
circa 4 anni, abbandonato in un recinto malamente riparato,
forse dalla sua nascita. Il padrone, infatti, si è scoperto
essersi trasferito a Reggio Calabria già nel 2008 e da allora si
era disinteressato delle sorti del povero cane.Il cane ha
vissuto tutta la vita nel piccolo recinto. Poi il sopralluogo
del Corpo Forestale ed il sequestro, scattato quando sulla zona,
la scorsa settimana, ha iniziato a nevicare copiosamente. La
stessa neve ha permesso tra l’altro di accertare come, per
almeno due giorni consecutivi, nessuno si era avvicinato al
recinto del povero cane. Nessuna impronta, nessun segno della
presenza dell’uomo. Nei pressi, però, sono state trovate alcune
scatole vuote di mangime per cane. Segno questo, così come
confermato da alcuni abitanti del posto, che qualcuno in maniera
saltuaria si recava.Poi le nevicate. I Forestali tornano sul
posto, portando cibo ed acqua fresca. Per il resto è tutto
congelato, ivi compresa la ciotola con l’acqua e l’ammasso di
feci decomposte sparse nel piccolo recinto.Il primo febbraio le
temperature scendono in picchiata. Un attrezzo di ferro
adoperato dai Forestali si rompe nel tentativo di spaccare il
ghiaccio. Il cane, ora posto sotto sequestro e trasferito in
struttura idonea, è risultato microchippato. Rintracciato a
Reggio Calabria il padrone è stato denunciato per maltrattamento
e abbandono di animali. Solo la pietà di qualche vicino, forse
una anziana signora, ha consentito al cane di sopravvivere fino
all’intervento del Corpo Forestale. Lui, il padrone, dal 2008
non lo aveva più degnato di uno sguardo.
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GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2012
Avellino:
trasporta il cane in un vano aperto sotto la neve
Denunciato
dai Carabinieri per maltrattamento di animali.
I Carabinieri della Stazione di
San Martino Valle Caudina (AV) si trovavano sulla Statale per i
controlli predisposti dal Prefetto per l’emergenza maltempo. E
certamente, sotto la neve incessante e il grande freddo, non si
sarebbero immaginati la scena che invece si è mostrata ai loro
occhi alle 9:30 di stamattina. Un motocarro Piaggio Ape che
portava nel relativo cassone aperto un cane di grossa taglia,
meticcio di cane pastore.Il povero animale non solo era
totalmente alla mercé del freddo e della neve, ma era anche mal
legato con una catena di ferro tanto che, riferiscono i
Carabinieri, ad ogni minimo sussulto del veicolo il cane veniva
scaraventato con violenza contro la carrozzeria.L’uomo, un
pensionato del luogo classe 1949, si è giustificato dicendo che
il cane non voleva restare solo nel cortile di casa, dove in
genere viene tenuto, e che per tale motivo lo stava portando con
sé.I militari hanno denunciato l’uomo per maltrattamento di
animali.
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IRPINIA NEWS
4 FEBBRAIO 2012
INCATENA
IL CANE ALL'APE E LO TRASPORTA SENZA PROTEZIONE: DENUNCIATO
San Martino
Valle Caudina (AV) - I militari della locale Stazione
Carabinieri hanno deferito in stato di libertà per il reato di
maltrattamento di animali un uomo del posto classe '49 sorpreso
a transitare lungo via Starze a bordo di un motocarro Piaggio
Ape intento a trasportare, nel relativo cassone aperto, il suo
cane meticcio di grossa taglia. L'animale era legato con una
catena di ferro tanto che ad ogni minimo sussulto del veicolo il
cane veniva scaraventato con violenza contro la carrozzeria,
nonché lasciato senza alcuna protezione sotto l’abbondante
nevicata in corso.
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GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2012
Cagliari:
le caprette trappolate
Nuova maxi
operazione anti bracconaggio della Forestale della Regione
Sardegna.
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Ci sono pure due caprette tra le
vittime dei nuovi episodi di bracconaggio scoperti nel Basso
Sulcis, in provincia di Cagliari. Ad intervenire il Corpo
Forestale della Regione Sardegna, Ispettorato di Cagliari e
Nucleo Investigativo, che hanno fermato due bracconieri
rispettivamente in località Is Cabriolus e Is Antiogus, entrambi
nel Comune di Assemini. Nel primo caso si trattava di un
imprenditore di 31 anni di Capoterra il quale aveva piazzato 70
micidiali lacci-cappio in acciaio, dove hanno trovato la morte
un cinghiale e le due caprette. A Is Antiogus, invece, il
bracconiere era in possesso di cappi ancora non utilizzati ma
pronti ad essere piazzati per la cattura di cervi e cinghiali.L’attività
del personale della Forestale della Sardegna è proseguita con le
perquisizioni domiciliari, nel corso delle quali sono stati
rinvenuti e sequestrati 44 uccelli, tra i quali tordi , merli, e
pettirossi. Erano stati tutti catturati con il sistema delle
reti e dei lacci di crine. Erano in gran parte già conservati e
pronti per la vendita. Poi anche tre cinghiali sempre catturati
con il sistema dei lacci e ben 170 reti per uccellagione.
Incredibile il numero dei lacci-cappio in crine, ben 6000 ai
quali devono aggiungersi 70 lacci in acciaio per cinghiali e
cervi oltre a vario armamentario per la costruzione e per
l’esercizio di caccia con mezzi illeciti.Nel corso
dell’operazione la Forestale ha provveduto anche alla bonifica
di ampie zone del territorio dai sistemi di cattura.Gli
interventi della Forestale sono avvenuti nelle giornate tra il
30 ed il 2 febbraio ed hanno portato alla denuncia dei due
bracconieri per il reato di uccellagione, cattura di ungulati
con mezzi non consentiti, danneggiamento e uso di strumenti
illeciti per esercizio venatorio.
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TISCALI
3 FEBBRAIO 2012
La Camera
vieta l’allevamento di cani, gatti e primati destinati alla
sperimentazione
OSCAR GRAZIOLI
Lo so, ne ho scritto recentemente.
Parlo della famigerata Green Hill e, più in generale, della
vivisezione. Alla luce di quanto accaduto ieri l’altro però,
merita, a mio avviso, la ripresa dell’argomento perché c’è stato
un deciso passo avanti nella civiltà di questo paese. Alla
Camere, due giorni orsono, è passato un emendamento che, se
confermato al Senato, vieterà l’allevamento, sul territorio
nazionale, di cani, gatti e primati destinati alla
sperimentazione (N° 27) e inoltre introdurrà nuovamente
l’obbligo dell’anestesia e della terapia del dolore per gli
esperimenti più traumatici (N° 30), che era stata soppressa da
una vergognosa normativa europea.
Si parla tanto di trasparenza. Benissimo. In fondo all’articolo, trovate una serie di nominativi e il partito di appartenenza. Sono i deputati che hanno votato contro l’emendamento, alcuni soltanto a favore del mantenimento di Green Hill, altri anche contro la reintroduzione dell’anestesia per le sperimentazioni spaccaossa e spaccacervello. E’ giusto conoscere questi signori e signore perché, se la nuova legislazione elettorale me ne darà l’opportunità, non vedranno mai più una briciola del mio voto, specialmente quelli che hanno votato contro la pratica dell’anestesia negli interventi più devastanti sulle cavie. Non sono ancora riuscito a intervistarne uno, ma se qualcuno di voi li potesse raggiungere, gli chieda, per cortesia, al di là di quanto uno pensi sulla vivisezione, perché questi cani, gatti, scimmie o topi che siano debbano urlare e subire le pene dell’inferno, legati con corde e catene, per dimostrare magari che un nuovo deodorante per le ascelle gli disintegra l’occhio sul quale è stato spalmato per settimane.Nel frattempo, il 20 gennaio l’agenzia europea del farmaco, ha iniziato la revisione di un farmaco, il Gylenia, che prometteva un gran bene ai malati di Sclerosi Multipla Recidivante. Peccato che sei decessi per problemi cardiaci, uno dopo la prima dose, abbiano indotto a un’estrema cautela nel suo uso. Nelle sperimentazioni sugli animali non era successo nulla di tutto ciò, il che conferma, ancora una volta, che la vera sperimentazione di un farmaco avviene quando passa sull’uomo. E ora l’elenco di chi ha votato contro per l’uno, l’altro o entrambi i motivi. Io mi ricorderò di questi nomi, che riprendo dal sito della LAV.ABRIGNANI Pdl (solo a emendamento 30) - BARBARO Fli - BARBIERI Pdl - BERNARDINI Radicali (solo a emendamento 27) - BINETTI Udc (solo 27) – BONCIANI Udc (solo 30) – BRAGANTINI Lega Nord (solo 30) – BRIGUGLIO Fli – BUONANNO Lega Nord (solo 27) - CARLUCCI Udc (27) – CASTIELLO Pdl (27) – CIMADORO Italia dei Valori (27) – COMAROLI Lega Nord (27) – CONSOLO Fli – CONTE GIORGIO Fli – CROSIO Lega Nord (30) – DAL LAGO Lega Nord – DELLA VEDOVA Fli – DI BIAGIO Fli – FARINA COSCIONI Radicali – FUGATTI Lega Nord – GALLI Pdl – GIRO Pdl (30) – GRANATA Fli – LO PRESTI Fli – MARROCU Pd (27) – MENIA Fli – MORONI Fli – MURO Fli – NAPOLI ANGELA Fli – NEGRO Lega Nord – NOLA Pdl (30) – ORSINI Popolo e Territorio – PAGLIA Fli – PATARINO Fli – PINI Lega Nord (27) – POLLEDRI Lega Nord – PORTAS Pd (30) – PROIETTI COSIMI Fli – RAISI Fli – ROSSI LUCIANOPdl (27) – RUBEN Fli – RUVOLO Popolo e territorio (27) – SCANDEREBECH Fli – SIMEONI Pdl (30) – TEMPESTINI Pd (30) – TESTA NUNZIO F. Udc (27) – TOTO Fli – TURCO MAURIZIO Radicali – VALENTINI Pdl (27). Complessivamente l’articolo 16 ha avuto, votazione finale, 380 sì, 20 no, 54 astenuti |
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LA SICILIA CATANIA
4 FEBBRAIO 2012
volatili
di specie protetta, operazione dei Cc al porto di catania
Camionista
maltese comprava gli uccellini 5 euro l'uno e poi li rivendeva a
2-300 euro: denunciate tre persone
Catania - Per illecito commercio
di volatili di specie protetta, i carabinieri della compagnia di
piazza Dante hanno denunciato in stato di libertà due acesi (il
primo di 41, il secondo di 51 anni) e un autotrasportatore
maltese di 32 anni.
Secondo quanto appurato dai carabinieri, da almeno un mese - dando seguito alle segnalazioni di alcune associazioni animaliste, da circa un mese, i due acesi si incontravano con una certa frequenza con il camionista maltese per vendergli centinaia di uccellini di specie protetta; quest'ultimo ritornava poi al suo Paese e lì rivendeva i volatili a prezzi elevatissimi. Finite le scorte, tornava in Sicilia per far rifornimento e si incontrava con gli stessi «fornitori» nella zona del porto di Catania per acquistare altra «merce». L'altro ieri questo illecito commercio è stato finalmente smascherato: venditori e acquirente avevano appuntamento al porto di Catania per la solita compravendita, ma l'operazione è stata interrotta dai carabinieri che hanno colto i tre uomini in flagrante. Il camionista maltese aveva già consegnato 1000 euro ai due acesi e stava per andare via con gli uccellini appena comprati, rinchiusi in gabbiette e scatole di cartone. I volatili sequestrati erano 200, tra cardellini, fanelli, verdoni e frosoni. Nelle abitazioni dei due acesi, successivamente perquisite dai militari, sono stati sequestrati bastoni e reti, ovvero tutto l'occorrente per la cattura illegale degli uccellini. I volatili, tutti comunque in buono stato di salute, sono stati poi affidati al Centro Recupero Fauna Selvatica del Fondo siciliano per la natura, che unitamente al Corpo Forestale dello Stato, provvederà a dar loro la libertà al più presto nella zona dell'Oasi del Simeto. Ognuno di quegli uccellini veniva rivenduto a cifre oscillanti tra I 200 e i 500 euro. Facendo una media e moltiplicando per il numero degli uccellini sequestrati, si deduce che con un investimento di soli 1000 euro, il camionista maltese sfruttando gli animali, avrebbe ricavato qualcosa come 40-60.000 euro con un solo carico. |
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GIORNAL
4 FEBBRAIO 2012
Mille cani abbandonati per
problemi economici
di Magda Fus
A quanto pare il problema
dell'abbandono degli animali domestici non è più un fenomeno
solo "estivo", ma anche le difficoltà economiche contribuiscono
ad aumentare i numeri dei casi segnalati all'AIDAA (Associazione
Italiana Difesa Animali ed Ambiente). A seguito di un
monitoraggio effettuato su cento canili-campione, tra ottobre
2011 e gennaio 2012 si sono contati 202 casi di abbandono (o di
consegna a strutture ricettive), rispetto ai 144 dello stesso
periodo dell'anno precedente. Tenendo presente, però, che i
canili presi in considerazione da AIDAA per formulare e
diffondere i dati relativi al fenomeno, sono soltanto un sesto
delle strutture italiane, si può ipotizzare, con un margine di
errore minimo, che siano circa mille le famiglie che, nel
quadrimestre esaminato, abbiano abbandonato i propri amici a
quattro zampe. Per molti cani recuperati dall'abbandono si è
risaliti ai proprietari, tramite il microchip o il tatuaggio, i
quali hanno dichiarato apertamente di aver ripiegato sulla
drastica soluzione perchè spinti da sopraggiunti problemi di
carattere economico.
La
diffusione territoriale del fenomeno riguarda principalmente il
Centro-Nord della Penisola, con la Lombardia al primo posto,
seguita da Piemonte, Veneto, Emilia e Valle d'Aosta.
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TRENTINO
4 FEBBRAIO 2012
Cani
avvelenati, caccia all’«untore»
RONZO-CHIENIS (TN) - . Maya, il
golden retriever avvelenato sul monte Creìno, ci ha rimesso
l’utero. Il cane ha subìto un’operazione per evitare che
l’infezione si estendesse a tutto l’organismo, ma sopravviverà
ai pesticidi ingoiati con una polpetta avvelenata. Le indagini
si stanno rivelando complicate, anche perchè il gesto è di
difficile interpretazione.
La casistica fin qui raccolta suggerisce tre possibili ipotesi sul movene. La prima, che si tratti si un boccone destinato ai ratti che infestano le campagne. Contadini e agricoltori hanno infatti pieno diritto di difendere le proprie coltivazioni, ma la modalità è comunque pericolosa. Il veleno andrebbe protetto da una specie di gabbia che permetta l’accesso solo ai piccoli roditori, evitando che i predatori carnivori di taglia più grande - come donnole, faine e volpi - possano mangiare la polpetta all’insetticida. In questo caso, neanche dirlo, il boccone avvelenato era invece sul prato, a portata di qualsiasi animale. Pertanto se l’intento era difendere le piantagioni non sono state nemmeno messe in pratiche le più elementari prassi di sicurezza. Altra possibilità, una faida tra cacciatori rivali. Ipotesi a suo modo romantica, ma nessun cacciatore esporrebbe i suoi stessi animali al rischio di morire avvelenati: se si frequenta la stessa zona di bosco è difficile evitare che il proprio cane metta le fauci su una polpetta al pesticida. La terza ipotesi, verificata dal Corpo forestale della Provincia qualche anno fa a Folgaria, è la tradizionale pratica di avvelenare i predatori selvatici che attaccherebbero la stessa selvaggina cacciabile. «In ogni caso - spiega il dirigente della Forestale Giorgio Zattoni - è molto difficile intervenire in maniera efficace. Innanzitutto, vengono impiegati pesticidi agricoli, che sono in libera vendita. Poi bisognerebbe riuscire a cogliere in flagranza il responsabile, mentre deposita i bocconi. A Folgaria ci riuscimmo, ma fu un colpo di fortuna. Purtroppo questa pratica sopravvive, anche se ormai in maniera residuale. Si pensa, eliminando volpi e faine, di tutelare la fauna selvatica, ma nella realtà in questo modo si va ad alterare il delicato equilibrio dell’ecosistema, con effetti sempre negativi. Avvelenare i predatori selvatici è sbagliato perchè modifica la catena alimentare che sta alla base della sopravvivenza degli stessi animali, e in definitiva nel nostro ambiente». Beh, anche derattizzare in proprio, senza interpellare una ditta specializzata, non è l’ideale per l’ecosistema. «Basterebbe ingabbiare i bocconi, proteggerli dagli altri predatori. Mica è vietato eliminare i ratti dai campi». |
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JACK TECH
4 FEBBRAIO 2012
Emergenza
freddo per gli animali del circo
Il caldo è
indispensabile per molti specie esotiche.
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La Lav - Lega Anti Vivisezione
- lancia l’allarme freddo per gli animali dei circhi. Le
temperature sotto zero degli ultimi giorni in molte città
italiane mettono a rischio di morte elefanti, leoni,
rinoceronti, zebre e giraffe. Che in natura vivono nella savana,
non sotto la neve.
Freddo polare - Non sono
solo gli esseri umani a soffrire il freddo siberiano che in
questi ultimi giorni ha investito molte città italiane. In giro
per il nostro paese, infatti, ci sono centinaia di animali
esotici costretti a sopportare temperature per loro innaturali.
Sono gli animali dei circhi e la Lega antivivisezione teme che
possano subire gravi ripercussioni se non sono adeguatamente
protetti da un riparo ben riscaldato.
Elefanti delle nevi - Il
tipico circo che gira per l’Italia porta con sé elefanti, zebre,
giraffe, leoni, rinoceronti, ippopotami e molti altri animali
esotici che provengono molto spesso dalla savana africana. O da
altre zone caldissime, nelle quali è impossibile registrare le
temperature abbondantemente sotto lo zero che sta colpendo in
questi giorni il centro-nord. Ecco perché la Lav ha lanciato
l’allarme: «Sono animali che vivono in natura a temperature
molto alte» spiega Laura Panini, responsabile Lav Settore
Circhi e Zoo - «Pensiamo agli animali della savana, che si
trovano oggi prigionieri di un container circense a temperature
di gran lunga sotto lo zero: il maltempo è per loro fonte di
grande sofferenza».
A norma di zebra - Questi
animali, in teoria, dovrebbero stare lontani dalla neve e in
container ben riscaldati. Di certo non sotto lo zero. La
Commissione Scientifica CITES del Ministero dell’Ambiente, nello
stendere le linee guida che regolamentano i criteri di
detenzione degli animali nei circhi, ha stabilito precise
temperature per il benessere di alcune specie animali che
dovrebbero essere rispettate ma che, spiega la Lav, spesso
vengono totalmente ignorate.
Cittadini sentinella - La
Lav, che da sempre ritiene i circhi un luogo di sofferenza per
gli animali, invita per questo i cittadini a fare la loro parte
e ad aiutare gli animali esotici. L’associazione chiede a tutti
di segnalare eventuali situazioni di disagio per questi esseri
viventi a cui dovessero assistere. Se vedete il re della foresta
trasformato in un gatto delle nevi, quindi, non restate a
guardare e fate il vostro dovere: aiutate la Lav facendo una
segnalazione.
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PERO' TORINO 4 FEBBRAIO 2012
Nel gelo di Torino il cane Twist ha perso la sua padrona
Torino - La battaglia della padrona di Twist continua sulla rete: lo deve trovare. E offre anche 500 euro a chi glielo riportasse sano e salvo. Con il freddo implacabile di questi giorni, sarà terribile per Twist passare le nottate. Il cagnolino, che la signora Candida descrive con il naso rosa e dal pelo chiaro e lungo, è scappato il 25 gennaio da corso Re Umberto, dirigendosi verso il centro di Torino.Il tam tam sulla rete non si ferma, è una gara di solidarietà. La signora Candida, come ha fatto con la nostra testata, contatta tutti gli organi di informazione online e tutti i gruppi torinesi dei social network. Centinaia, migliaia di torinesi condividono il suo appello e ora mezza città è informata sul fatto che la povera bestiola deve essere trovata, perché più passano i giorni e la temperatura scende, più il rischio di non riabbracciarla aumenta in modo esponenziale."E' terrorizzato e non farebbe mai del male a nessuno, neanche se gli si tirasse la coda", dice Candida. "Chi lo avvista dovrebbe cercare di fermarlo, di farlo andare in un luogo chiuso, tipo un portone, perché se no dalla paura scapperebbe". Twist ha un collare in cuoio, è di taglia piccola, pelo lungo color biondo-tortora e naso rosa."Fa freddissimo, la città è piena di neve e non sappiamo se Twist abbia trovato riparo e se si sia nutrito - aggiunge Candida -. E' terrorizzato, ha paura di tutto, delle persone, dei rumori e del traffico".Anche la città è tappezzata dai volantini per ritrovare Twist e diverse segnalazioni, svariate telefonate, sono già arrivate alla padrona, sempre più preoccupata. Chi lo avesse visto chiami la signora Candida ai numeri Cane Twis scappato il 25 gennaio in corso Re Umberto a Torino 3280704878, 3804230095 |
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LA ZAMPA.IT
3 FEBBRAIO 2012
L'Enpa ai
sindaci: vietate i cani alla catena
L'appello
dell'associazione animalista per tutelare i quattrozampe in
questi giorni di gelo
Roma - I sindaci delle città
italiane più colpite dal gelo emanino ordinanze che prevedano il
divieto di tenere i cani legati alla catena. Lo chiede l’Ente
nazionale protezione animali (Enpa) per tutelare i cani a fronte
delle nevicate di queste ore.«Come testimoniano i numerosi
interventi di soccorso posti in essere dalle nostre sezioni, la
situazione è davvero critica: moltissimi animali rischiano di
soccombere al freddo, e non si tratta soltanto degli animali
selvatici ma anche di quelli domestici», spiega l’Enpa in una
nota.
«Per questo ci appelliamo al buon senso dei sindaci affinchè vietino, almeno fino a quando le condizioni del tempo non miglioreranno, di tenere i cani legati alla catena, esposti al freddo e alla neve con grave pericolo - conclude l’Enpa - per la loro incolumità». |
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LA ZAMPA.IT
3 FEBBRAIO 2012
Il
veterinario: con le temperature glaciali di questi giorni
attenzione agli sbalzi di temperatura
Meglio
evitare il passaggio da ambienti molti caldi a quelli
freddissimi
Roma - «Ho portato il mio cane a
giocare nella neve». E' il commento che molti amanti dei
quattrozampe in questi giorni ripetono. In molti fotografano le
imprese dei loro pelosi impegnati nella neve. Ma fa davvero bene
ai cani e gatti uscire con questo freddo? L’insidia è una sola:
lo sbalzo di temperatura. «Sia per gli animali abituati a vivere
dentro casa, che per quelli soliti stazionare all’aperto, il
passaggio da un ambiente molto caldo a uno molto freddo, come
l’interno delle nostre abitazioni super-riscaldate e l’esterno,
può provocare svariati problemi». La regola numero uno in questi
giorni da "brividi", «è dunque evitare questo tipo di
situazioni, soprattutto con i nostri cani, che devono sempre e
comunque uscire per i loro bisogni fisiologici». A spiegarlo
all’Adnkronos Salute è Andrea Rettagliati, veterinario di
Roma.«È un errore - evidenzia l’esperto - pensare di dover
portare dentro casa i cani abituati a vivere all’aperto. Per
loro è sufficiente creare un ambiente riparato dalla pioggia e
dal vento, come una cuccia coperta». Accoglierli nel gran caldo
della nostra abitazione potrebbe infatti creare degli scompensi
e provocare, in primis, problemi gastrointestinali e
respiratori. «Per i cani "di casa" invece - aggiunge il
veterinario - quando si esce è bene stazionare per qualche
minuto in un ambiente "di passaggio", come la cucina o l’androne
del palazzo, per evitare il brusco cambiamento di temperatura.
Particolare attenzione deve essere dedicata ai cuccioli, ai cani
anziani e a quelli con particolari patologie». E se si ha un
cane a pelo raso, sì alla scelta di coprirlo con indumenti, «che
non devono per forza essere cappottini all’ultima moda, ma anche
nostri maglioni vecchi con le maniche tagliate».Per quanto
riguarda la neve, «nessun problema per le zampe dei cani -
ribadisce Rettagliati - il segreto, anche in questo caso, è di
fare le cose in modo graduale. Non precipitarsi a farlo correre
sulla distesa bianca, ma abituarlo passo passo al contatto con
la neve. Esistono in commercio anche speciali creme indurenti
per i cuscinetti plantari». Infine, i gatti: «Questi sono
animali molto più autonomi dei cani - conclude l’esperto -
dunque, se non desiderano uscire al freddo, non lo faranno. E in
questo senso è bene evitare prima di tutto che stazionino
direttamente sui termosifoni di casa, creando delle
"alternative" altrettanto calde e allettanti, e mettere la
lettiera per i bisogni dentro casa, se di solito la si tiene
fuori».
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LA ZAMPA.IT
4 FEBBRAIO 2012
Freddo
siberiano, rischio strage per gli animali
L’Enpa si
appella ai cittadini: rifocillate gli uccelli Allarme degli
allevatori: finite le scorte di mangimi
LAURA ANELLO
Roma Quella più a suo agio, ieri,
era la tigre siberiana, che avrà pensato di essere tornata nel
suo habitat tra le montagne asiatiche, dove la temperatura
scende spesso sotto i cinque gradi. Ha fatto una lenta
passeggiata nel suo ampio recinto, poi è sparita con uguale
solennità. I macachi del Giappone, invece, si sono divertiti
come bambini a ingaggiare una battaglia con le palle di neve,
rapiti da quella novità candida e gelata.
Istantanee dal Bioparco di Roma, dove gli animali si sono ritrovati circondati da un'inedita coltre bianca: bisonti, cammelli, elefanti, tigri. Tutti fuori, a godersi lo spettacolo, mentre sono rimasti al riparo nelle loro cucce riscaldate gli uistiti pigmei, le scimmie più piccole al mondo che per sopravvivere devono tenere una temperatura corporea di almeno venti gradi. Già, il gelo è arrivato anche per i quattrozampe. Precipitati tutti, da ogni latitudine, alla temperatura dell'orso bianco e delle foche. Ma se al Bioparco è scattata un'eccezionale macchina di accudimento (otto guardiani a dormire sulle brandine per rispondere a ogni esigenza, distribuzione straordinaria di ciboipercalorico, e chiusura della struttura oggi al pubblico), l'allarme è per tutti quegli animali che non hanno così solerti angeli custodi.A cominciare da quelli selvatici, sorpresi dall'ondata di gelo arrivata nel momento peggiore, quando avevano cominciato - in anticipo - il ciclo della riproduzione. Allarme noto, ormai: il surriscaldamento globale ha innescato una rivoluzione delle specie, che iniziano a sfornare uova e cuccioli quando ancora è inverno pieno e non c'è cibo per nutrirli. Roba da fare impazzire l'ecosistema, decine di specie sono a rischio. «E proprio nel bel mezzo della riproduzione anticipata - spiega Carla Rocchi, presidente dell'Enpa, l'Ente nazionale di Protezione animali che è la più antica associazione italiana, fondata nientemeno che da Garibaldi - è arrivata la tempesta. Le uova non riescono a schiudersi e chi è già nato non ha risorse per sfamarsi». Un disastro annunciato. Sono in prima linea, i duemila volontari dell'Enpa, per salvare gli animali migrati in massa dal Nord verso la Riviera ligure, alla ricerca di temperature più miti. Quelli della sede di Savona, una delle 150 sparse in tutta Italia, hanno trovato una beccaccia, solita abitatrice dei boschi, assiderata in via Verdi, in centro città. Mentre un tasso, pure stremato dal freddo, è stato recuperato a Bergeggi, nell'area protetta regionale. Ieri è stato un continuo soccorso di piccoli uccelli intirizziti lungo tutta la Riviera: i volontari li raccolgono, li rifocillano, li ricoverano in luoghi caldi, per poi liberarli quando staranno meglio e il tempo sarà migliorato. Ma l'appello è esteso anche ai cittadini, «che hanno la possibilità - aggiunge Carla Rocchi - di salvare la vita a moltissimi uccelli». Come? Allestendo piccoli ricoveri nei balconi, nei giardini privati e condominiali, «ricordandosi però di rifornirli sempre di cibo, perché altrimenti i volatili si disorientano». Per i più coraggiosi e generosi, l'invito è a depositare nei boschi ortaggi e tuberi per nutrire caprioli, cinghiali e daini, un modo comunque per tenerli lontani dalle zone coltivate o dalle città. Ne sanno qualcosa i contadini e gli allevatori delle montagne siciliane alle prese con l'emergenza dei «cinghiamaiali», ibridi aggressivi che con il freddo scendono a valle in cerca di cibo. Ma è tutto un bollettino di interventi, dal Nord al centro, mentre la Lav - La Lega antivivisezione - lancia l'allarme circhi: «Coloro che non garantiscono temperature adeguate e sistemazioni idonee per gli animali sono passibili di denuncia per maltrattamento», dice. A Campobasso si lavora sul tetto di un canile che rischia di crollare sotto il peso della neve, a Reggio Emilia il Corpo forestale soccorre un pastore tedesco abbandonato al gelo dal proprietario, a Caserta le guardie zoofile dell'Enpa faticano per raggiungere i paesi montani isolati per portare foraggi ai cosiddetti «animali da reddito»: mucche, capre, pecore, che rischiano di restare a stecchetto. Anche perché - denuncia Giulio Gavino Usai, il responsabile economico di Assalzoo, l'Associazione nazionale che riunisce i produttori di alimenti - «il 30 per cento dei mangimi è fermo da due giorni a causa dei blocchi della circolazione disposti per l'emergenza neve. E molti allevamenti hanno finito le scorte». Beati gli scimpanzé del Bioparco di Roma, che stamattina avranno a colazione tè e orzo caldi. Come principi. |
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BLITZ QUOTIDIANO
4 FEBBRAIO 2012
Mamma lupo
adotta un cucciolo di gatto
La Rete è amica degli animali.
Sono infatti tantissimi i video che hanno come protagonisti
alcuni dei nostri amici e che diventano “virali”. Nei giorni
scorsi Blitz Quotidiano ne ha pubblicati diversi (il cavallo che
apre la porta della stalla, il gatto che dorme sulla cassa dello
stereo, il labrador che aiuta in ufficio, il cane che segue con
il muso la partita di ping pong e l’asino che canta non appena
la sua padrona suona il violino). Oggi proponiamo un nuovo
filmato che fa particolarmente tenerezza: un lupo adotta un
cucciolo di gatto e lo protegge con amore. Non appena il piccolo
si allontana mamma-lupo lo va a riprendere per metterlo
nuovamente accanto a sè:
VIDEO
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LIBERO
4 FEBBRAIO 2012
Premio-choc della lotteria: sparare a un cervo
Gli
organizzatori del concorso-choc in Alto Adige: "Tutto in regola
con la legge". Il diciannovesimo premio è un vitello
Singolari premi per una lotteria
in Alto Adige. Il piccolo impianto di risalita, uno skilift
della pista 'Guggenberg' di Plan de Corones (Brunico) ha
promosso una lotteria che prevede come quarto premio addirittura
un cervo da cacciare. Dalla riserva di caccia di Tesido fanno
sapere che per quanto concerne la licenza, se il vincitore non
ne è in possesso per poter imbracciare il fucile ed inoltrarsi
nei boschi, ci penserebbero loro ad abbattere l’animale
("rispettiamo la legge sulla caccia, siamo in regola con le
autorizzazioni", fanno sapere i cacciatori). Nell’elenco dei
premi, che vede al primo posto una vettura Smart per un valore
di 13mila euro, il diciannovesimo è un vitello d’alta montagna.
In questo caso non è specificato se da cacciare o già morto.
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IL CENTRO
4 FEBBRAIO 2012
Crolla la
stalla, muoiono decine di pecore
PESCASSEROLI (AQ). Strage di
pecore in una stalla di Pescasseroli, nel Parco nazionale
d’Abruzzo, dove l’eccezionale nevicata ha provocato il crollo di
un ovile causando la morte, per soffocamento di decine di
animali. Il bilancio, almeno nella prima fase, sembrava molto
più pesante, poiché la titolare, Elda Grassi, all’arrivo in
azienda, si è trovata davanti uno spettacolo apocalittico. «La
struttura», racconta l’imprenditrice, «era letteralmente
accartocciata su se stessa, tutta ricoperta di neve, con sotto
l’intero gregge, 500 animali, il lavoro di una vita.
Fortunatamente, però, le balle e la struttura portante avevano
creato una sorta di igloo salvando la maggior parte degli
ovini». Ingenti, comunque, i danni per l’azienda (almeno 100mila
euro) che si tramanda da generazioni. I titolari sono in attesa
da tempo di un’autorizzazione da parte di Comune e Parco
nazionale per la realizzazione di una struttura adeguata alle
esigenze. «Sono passati oltre trent’anni», aggiunge, «ma il
percorso ancora non arriva alla meta». Il Comune, però,
stavolta, si è attivato subito mettendo a disposizione una
stalla della fondazione Sibari per il ricovero delle pecore
scampate al disastro. Sui tempi lumaca delle istituzioni arriva
la stoccata di Confagricoltura: «L’Abruzzo, soprattutto quello
delle aree interne, ha due punti di forza per crescere e
competere», afferma il direttore Stefano Fabrizi, «il turismo e
le attività connesse al territorio, come la pastorizia, ma se
per avere un’autorizzazione per realizzare una stalla al passo
con i tempi non bastano 30anni, allora qualcosa va rivisto.
Comune e Parco cambino passo per non diventare una zavorra del
sistema economico-produttivo». Il crollo del tetto, comunque,
rappresenta una mazzata pesantissima per la storica azienda di
Pescasseroli, che non era assicurata poiché nessuna compagnia
aveva accettato di fare una polizza per una struttura precaria.
«Alleviamo pecore da generazioni», conclude sconsolata Elda
Grassi, «e gestiamo un punto vendita di prodotti del Parco
nazionale d’Abruzzo: Siamo i primi interessati a tutelare la
natura contrariamente a molti che vorrebbero la desertificazione
del nostro territorio».
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CORRIERE DI VITERBO
4 FEBBRAIO 2012
Corse a
vuoto di Ronciglione (VT)
Chiuse le
indagini per la morte della cavalla Tiffany.
L’incidente avvenuto nel marzo Morte della cavalla Tiffany
durante le corse a vuoto arrivato l’avviso di conclusione delle
indagini Quest’anno il palio carnevalesco non si correrà.
![]()
RONCIGLIONE (VT) - LA FAva
Conclusa l’indagine sulla morte della cavalla Tiffany. Quattro
gli indagati: il sindaco di Ronciglione, Massimo Sangiorgi, il
presidente della Proloco, Luciano Camilli, il vicecomandante
della polizia locale Silvio Gianforte e il tecnico comunale Pino
Cruciani. Per i primi due l’ipotesi è di maltrattamento degli
animali, Gianforte e Cruciani sarebbero accusati di falso, in
relazione ad alcune dichiarazioni da loro rese in merito al
tracciato della corsa. L’inchiesta è stata aperta dopo la morte
della cavalla Tiffany avvenuta il 5 marzo del 2011 durante le
corse a vuoto che si svolgono ogni anno nella cittadina della
Tuscia. L’animale a finì contro uno dei divisori posti tra il
tracciato e gli spettatori. L’impatto la uccise praticamente sul
colpo, davanti alle migliaia di visitatori accalcati dietro le
corde. Durissime le polemiche.
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LA PROVINCIA DI LECCO
5 FEBBRAIO 2012
Lecco,
cane ucciso a bastonate
Caccia al bruto in Facebook
LECCO - Raccapricciante e
incomprensibile. L'immagine del cane crudelmente ucciso fino a
essere quasi irriconoscibile da un giovane lecchese l'altro
pomeriggio ha fatto il giro di Facebook, specie tra i
giovanissimi, suscitando orrore e commenti indignati.
Un povero animale ammazzato probabilmente a bastonate: la sua immagine è esibita su Facebook nel profilo di tale Mattia, nato a Roma, ma residente a Lecco. Che se ne vanta. La intercetta una ragazzina lecchese di 12 anni, che da grande sogna di fare il veterinario, e inorridita lancia il tam tam. Decine i commenti di giovani, tra insulti e minacce al bruto che ha compiuto l'atroce impresa con alcuni amici: «Haahh... io e i miei soci lo abbiamo trovato abbandonato e guardate come lo abbiamo conciato!». Qualcuno dei ragazzi ha avvertito i genitori che hanno sporto denuncia ai carabinieri e alla polizia postale: il maltrattamento e l'uccisione di animali è un delitto perseguito dalla legge. Adesso è caccia al bruto. |
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LA NUOVA SARDEGNA
5 FEBBRAIO 2012
Incendio a
Sassari, sette cani bruciati in cantina
Via
Gioscari, terribile fine per una mamma e i suoi cuccioli boxer.
L’incendio causato da un corto circuito, inutile il tentativo di
salvare gli animali. Illesi i proprietari
SASSARI. Scantinato distrutto da
un incendio, ieri mattina, in una abitazione di via Gioscari. E
nel rogo ha perso la vita anche un cane boxer con i suoi sei
cuccioli. Una fine atroce per i poveri animali che erano stati
sistemati all'interno per una maggiore tutela viste le
temperature rigide di questi giorni. In serata, incendio anche
in una seminterrato di via Carbonazzi: momenti di paura tra gli
inquilini dl palazzo ma, per fortuna, nessun ferito.L'episodio
più grave è quello del mattino. Alle 10 è scoppiato l'incendio
in uno scantinato di via Gioscari, forse causato da un corto
circuito. I proprietari erano in casa e hanno fatto scattare
l'allarme con una chiamata al centralino del 115. Inutile il
tentativo di mettere in salvo la mamma con i suoi uccioli che
avevano trovato riparo al calduccio. Il fumo che si è
sprigionato quasi subito - probabilmente per la presenza di
materiale plastico - ha reso l'aria irrespirabile. Impossibile
entrare nel locale se non con gli autoprotettori, come hanno
fatto i vigili del fuoco. Purtroppo, però, per i sette cani non
c'era più niente da fare. Alcuni soffocati dal fumo, gli altri
bruciati. Una scena terribile.
I vigili del fuoco hanno dovuto lavorare per oltre due ore per avere ragione delle fiamme e per bonificare l'ambiente. Rilevanti i danni, nessun problema per le persone. Solo il grande dolore per la perdita della mamma e dei sei cuccioli che venivano accuditi con cura. Proprio per questo gli animali erano stati sistemati al coperto, per proteggerli dal freddo polare di questi giorni. Purtroppo l'incendio accidentale di ieri mattina non ha lasciato scampo. In serata, poco dopo le 19.15, allarme incendio anche in via Carbonazzi, a poca distanza dal supermercato Sisa. Le fiamme si sono sprigionate in un seminterrato utilizzato come deposito e punto di riunione da alcuni ragazzini. Sono stati loro - quasi certamente - per una distrazione a causare l'incendio che - secondo le prime valutazioni dei vigili del fuoco - potrebbe essere stato provocato da una lampada a gas dimenticata accesa. Le fiamme si sono propagate rapidamente e hanno distrutto quasi completamente il locale dove erano custoditi anche tre motorini e materiali di vario tipo.Il fumo denso che si è sprigionato ha messo in allarme anche gli abitanti del palazzo: ci sono stati momenti di apprensione, specie tra le persone più anziane che hanno preferito uscire all'esterno, ma per fortuna nessuna conseguenza grave. I vigili del fuoco hanno spento l'incendio dopo circa un'ora e poi sono cominciate le operazioni di bonifica. Sul posto anche una pattuglia dei carabinieri. |
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BOLOGNA 2000
5 FEBBRAIO
2012
50.000 pulcini morti nel crollo di un capannone nel riminese
L’emergenza
crolli si fa sempre più pesante in Alta Valmarecchia, nel
Riminese, dove oltre al crollo del tetto di una discoteca a
Novafeltria, senza alcuna conseguenza, i carabinieri sono
intervenuti per prestare assistenza ai proprietari di alcuni
capannoni adibiti ad allevamento avicolo crollati sotto il peso
della neve, provocando la morte di oltre 50.000 pulcini per un
valore di circa 100.000 euro. Sempre ieri e sempre in provincia
di Rimini gli uomini dell’ Arma hanno soccorso e rifocillato
circa 40 autotrasportatori rimasti bloccati con i loro mezzi nei
pressi dei caselli autostradali e una donna in stato
interessante è stata soccorsa a Villa Verucchio e riaccompagnata
presso la propria abitazione. In zona Verucchio, ancora, un
allevatore 75enne è stato rintracciato e soccorso dopo aver
perso l’orientamento a causa delle forti nevicate mentre vagava
da ore nelle campagne dopo aver accudito i propri animali.
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CORRIERE ROMAGNA
5 FEBBRAIO
2012
Animali schiacciati dal peso della neve
Alle emergenze per le persone si aggiungono drammatiche situazioni per le bestie
CESENA.
Nelle colline e montagne di tutto il comprensorio l’emergenza è
massimale non solo per le famiglie isolate senza cibo, medicine,
riscaldamento o luce elettrica. Qui si aggiungono anche
emergenze estreme per gli animali da allevamento, presenti in
grande quantità. Una delle prime segnalazioni arrivate ieri alle
forze di pubblica sicurezza è stato sul crollo, nella zona al
confine con Mercato Saraceno, di un capannone avicolo pieno di
pollame. A Sarsina non è stato nemmeno possibile verificare nel
dettaglio quante mucche siano morte per il crollo del tetto di
un allevamento. Stessa situazione poco più in la dal confine, a
Perticara. Stalla crollata e animali senza casa. Si voleva
portare le bestie al macello di San Mauro Pascoli ma
logisticamente, con un metro e venti di neve su qualsiasi
strada, l’impresa era improponibile. Anche gli animali selvat
ici sono in difficoltà. Basti pensare come ieri, verso le 20, un
cinghiale si sia spinto fino al parcheggio della Torretta, in
centro a San Piero in Bagno: a caccia di cibo nei sacchi
d’immondizia.[..]
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LA
NUOVA VENEZIA
5 FEBBRAIO
2012
Bocconcini trappola ai cani
SOTTOMARINA
(VE) - Allarme bocconcini-trappola per gli animali. In questi
giorni, infatti, sono stati rinvenuti in zona San Felice, dei
pezzi di salame contenenti del ferro. A sollevare la questione è
stata l'associazione protezione animali. «Si tratta di resti di
cibo abbandonati, lasciati per terra con il chiaro scopo di
recare danno agli animali», spiega la presidentessa dell'Apa,
Sara Naccari. L'associazione, inoltre, è stata informata del
ritrovamento in zona diga, di alcuni gatti morti, che
presentavano delle ferite causate, probabilmente, da pallini da
caccia. «Si raccomanda ai proprietari dei cani - continua Sara
Naccari - di tenerli sempre al guinzaglio; per i gatti, invece,
chiediamo di prestare maggiore attenzione quando vengono
lasciati liberi. Invitiamo tutti coloro che sanno qualcosa di
più di questi fatti, di avvertire le autorità o la nostra
associazione».
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LA
NUOVA SARDEGNA
5 FEBBRAIO
2012
Strage di mucche e di vitelli
VILLAMASSARGIA (CI). Strage di mucche e vitelli in una stalla di
Monte Cadelano, a Villamassargia. Ignoti, nella notte tra
venerdi e sabato, hanno fatto irruzione nella fattoria di Gianni
Ferreli, 70 anni, ed hanno massacrato tra mucche e vitelli, ben
25 capi. Le povere bestie sono state colpite ripetutamente a
colpi di machete e abbattute senza pietà. Ad accorgersi
dell’avvenuta mattanza è stato il proprietario della stalla dove
trovavano ricovero le bestie, ieri mattina, quando è tornato
nella fattoria e per mungere le mucche e per distribuire il
fieno e ripulire i box degli animali. «Ho trovato il pavimento
rosso per il sangue raggrumato della bestie - ha raccontato
Gianni Ferreli. - Mi hanno distrutto l’intero patrimonio che ho
curato come un buon padre di famiglia». Sul posto sono
intervenuti i carabinieri che hanno avviato le indagini per
individuare l’autore della strage. «Ho portato la mia
solidarietà all’allevatore - ha detto il sindaco Franco Porcu.-
Ferreli è un allevatore vecchio stampo che vive dal reddito che
proviene dalla mungitura delle mucche e dalla vendita dei
vitelli. Questi gesti non possono trovare alcuna
giustificazione». Per l’allevatore è stato un colpo durissimo:
tutto il patrimonio di una vita distrutto come ritorsione per
rancori maturati forse nell’ambiente agro-pastorale. «Non chiudo
l’attività - ha concluso - la fattoria riprenderà l’attività
come in passato».
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QUOTIDIANO DEL NORD
5 FEBBRAIO
2012
Bologna e Ferrara: : sequestrati pappagalli tutelati dalla
convenzione di Washington
Bologna -
Gli agenti del Servizio CITES Territoriale di Bologna e del
NIPAF di Ferrara del Corpo forestale dello Stato hanno posto
sotto sequestro tre esemplari di Ara militaris, pappagalli
appartenenti alla famiglia dei psittacidi tutelati dalla
Convenzione di Washington sul controllo del commercio delle
specie in pericolo di estinzione.
Le indagini sono partite in seguito ad alcune segnalazioni giunte al Servizio CITES di Bologna, che ha competenze nelle provincie di Bologna e Ferrara, riguardanti un annuncio comparso su Internet in cui si offrivano in vendita i tre esemplari di pappagalli. Gli agenti, che hanno risposto all'annuncio utilizzando degli pseudonimi, sono riusciti a risalire al venditore, un allevatore residente a Poggio Renatico (FE), già noto al Servizio CITES, e al luogo dove gli uccelli erano detenuti. I tre esemplari erano custoditi all'interno di alcune gabbie nel cortile di un caseggiato rurale di proprietà di un conoscente del venditore, nel comune di Poggio Renatico. Oltre ai tre Ara militaris, sono stati rinvenuti anche due esemplari di Amazona aestiva, uccelli anch'essi appartenenti alla famiglia degli psittacidi e quindi tutelati dalla Convenzione di Washington. I tre esemplari sequestrati, del valore complessivo superiore a 5.000 euro, sono stati trasferiti al Centro Recupero Animali Selvatici ed Esotici di Semproniano (GR), in attesa della decisione dell'Autorità Giudiziaria. Il venditore è stato denunciato per commercializzazione di animali tutelati dalla Convenzione di Washington in assenza della documentazione prevista per legge e rischia la reclusione da tre mesi ad un anno e una sanzione amministrativa fino a 77.500 euro. |
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GREEN SYLE
5 FEBBRAIO 2012
Fukushima,
disastro animale
A quasi un anno dal disastro di
Fukushima del marzo 2011, continuano a provenire dal Giappone
notizie non propriamente rassicuranti sull’incidente alla
centrale nucleare locale. Dopo la segnalazione di pochi giorni
fa sulla fuoriuscita di 8 tonnellate di acqua radioattiva,
giungono oggi preoccupanti dettagli sulla salute degli animali:
nelle zone adiacenti all’impianto sarebbe in corso un’ecatombe
di cani, gatti e altri animali domestici .Secondo quanto
riportato dai corrispondenti esteri della testata statunitense
ABC, in netta contrapposizione con i dati invece annunciati
dagli enti governativi giapponesi, migliaia di animali domestici
sarebbero abbandonati al loro destino in quel di Fukushima. Dopo
l’incidente nucleare, infatti, la popolazione sarebbe stata
obbligata a disfarsi degli amici a quattro zampe e, a 10 mesi
dal disastro, la situazione sarebbe drammatica: la quasi
totalità di cani e gatti giacerebbe per strada ormai senza
forze, in attesa di un aiuto.È Yasunori Hoso, membro dell’United
Kennel Club of Japan, a tratteggiare questo scenario da film
horror: 20-40 cani e gatti morirebbero al giorno per
malnutrizione, temperature proibitive o per aggressioni,
considerato come molti animali si sbranino ormai l’un l’altro
per assicurarsi la sopravvivenza. E nonostante il governo
sottolinei come tutti gli esemplari siano stati catturati e
portati in strutture di accoglienza, queste ultime tuttavia
sconosciute all’opinione pubblica, è lo stesso Hoso a smentire
l’edulcorata versione di stato.«Il governo continua a
sottolineare come vi siano pochissimi animali abbandonati, ma
noi abbiamo visto le loro orme sulla neve. Stanno combattendo
per rimanere in vita. Non hanno più grasso in corpo, non vi è
più nulla che possa riscaldarli. Molti cuccioli sono morti di
ipotermia, ma crediamo ve ne siano oltre 100 ancora in vita.»Non
è dato sapere quanti animali domestici siano effettivamente in
libertà, considerato come non esista un registro degli stessi e
come la maggioranza delle famiglie non ne abbia denunciato
l’abbandono forzato. Molti degli sfollati, infatti, sono stati
sistemati in abitazioni momentanee dove gli animali non sono
permessi e, per paura di ritorsioni, non avanzano la richiesta
di ritrovare cani e gatti perduti.Le stime più ottimistiche
parlano di qualche centinaia di esemplari, quelle catastrofiche
addirittura di un migliaio. Hoso e i suoi volontari, i quali si
sono assunti il rischio di spingersi fino a poco meno di un
miglio dall’impianto, hanno da soli salvato 290 gatti e 34 cani,
mentre innumerevoli sarebbero gli animali senza vita rinvenuti
sul posto. Fra questi emerge la storia di “Sievert”, uno Shiba
Inu esposto forzatamente alle radiazioni che ha perso
momentaneamente l’uso delle zampe, e di un cucciolo rimasto per
39 giorni legato a una catena senza acqua e viveri.
FOTO
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IL GAZZETTINO TREVISO
5 FEBBRAIO 2012
CANSIGLIO (TV) - Danni ingenti per i cacciatori ma anche rischi
per gli automobilisti: la carne è tossica
Investono le lepri e se le mangiano Denuncia della Riserva alpina che ha avviato il ripopolamento: animali travolti e poi cucinati
Provincia di Treviso - Strage di
lepri: auto killer. L’allarme è dei cacciatori di Fregona che
proprio in questi giorni stanno effettuando il ripopolamento
nella riserva alpina. Sono esemplari importati da allevamenti
dell'Est Europa che di notte cercano di portarsi all'asciutto
proprio sull'asfalto dove vengono schiacciate da automobilisti
senza scrupoli che poi se le portano via per cucinarle «Su 40
coppie lanciate in settimana - afferma il presidente della
riserva Giacomo De Martin - già una decina di lepri è finita
sotto le ruote. Ma è opportuno che quanti pensano ad un'ottimo
piatto sappiano che per il ripopolamento questi animali sono
vaccinati per cui la commestibilità è alquanto dubbia se non
dannosa per l'uomo».Lo conferma anche un veterinario vittoriese:
«Il vaccino è elemento estraneo che rimane nell'animale per un
mese. Meglio evitare di consumare questa carne e aspettare che
qualche amico cacciatore faccia l'invito durante la stagione
venatoria».Per questo ripopolamento i soci della riserva alpina
hanno investito con le loro quote ben 160 centosessanta euro per
ciascuna lepre.Altro fronte caldo per i cervi: «Il piano di
controllo non si realizzerà mai sbotta Ezio Casagrande
presidente della Riserva alpina di Vittorio Veneto dove da tre
mesi 50 cacciatori selezionatori si alternano nelle uscite lungo
il Col Visentin e il Monte Pizzoc. “Nella nostra riserva erano
previsti 49 capi, a tutt’oggi ne sono stati abbattuti 7, solo un
paio nella zona adiacente al Pizzoc. La messa a punto di questo
piano è frutto di studi e ricerche costati un sacco di soldi dei
contribuenti per stabilire che nell’area del Cansiglio ci sono
1600 cervi in soprannumero da abbattere in tre anni. Veneto
Agricoltura e Ufficio Caccia della Provincia hanno messo a punto
i piani di prelievo destinati a rimanere sulla carta col solo
effetto di attivare gli animalisti che invito a venire a fare i
censimenti per conoscere la realtà».Il numero dei capi abbattuti
sinora nelle altre riserve alpine del comprensorio sembra
confermare le tesi di Casagrande: nella zona di Fregona i cervi
incarnierati sono 15 su 76 assegnati, a Sarmede su 47 nessun
abbattimento. «Se si intendono raggiungere gli obiettivi - dice
Gianpaolo Antonioli vice presidente di Fregona - devono essere
modificati tempi e sistemi di caccia». In controtendenza la zona
di Vittorio dove si è prossimi a completare il piano di
abbattimento di caprioli femmina e mufloni.
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ADN
KRONOS
5 FEBBRAIO
2012
Animali: Aidaa, 15mila gatti uccisi ogni anno per le pellicce
Roma - ''In
Italia si stima siano in circolazione circa 3.000.000 di colli
di pelliccia e interni di giubbotti in pelliccia realizzati con
pelo di coniglio, cane e gatto, di questi oltre la metà proviene
dalla Cina e dai paesi del sud Est Asiatico, mentre molti di
questi colli sono realizzati in laboratori artigianali spesso
clandestini situati anche in Italia''. Lo sottolinea
l'associazione animalista Aidaa, secondo cui ''sono circa 15.000
i gatti che ogni anno in Italia vengono rapiti (ma anche
allevati) per poi essere uccisi e il pelo acconciato per poi
essere lavorato e trasformato il pelliccia e nei suoi
derivati''. ''Ovviamente si tratta di un reato in quanto in
Italia è proibito fare le pellicce con pelo di cane, gatto (e
noi aggiungiamo che presto speriamo sia proibito anche con il
pelo del coniglio). Per quanto riguarda i gatti -continua l'Aidaa-
la preferenza va su quelli neri in quanto si tratta del pelo che
presenta la lavorazione piu' semplice per l'acconciatura per la
sua uniformità di colore''.
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LA
ZAMPA.IT
5 FEBBRAIO
2012
Veleni domestici: i cani sono le prime vittime
Secondo uno studio, la maggior parte degli incidenti sono dovuti
a prodotti tossici incustoditi
Gli animali
sono le prime vittime di avvelenamenti domestici. E tra quelli
domestici al primo posto ci sono i cani. Secondo uno studio del
Centro antiveleni e della facoltà di Medicina veterinaria,
pubblicato su “Veterinary record”, nel caso degli animali da
compagnia le intossicazioni sono soprattutto dovute agli
antiparassitari veterinari, i prodotti che si usano per
proteggerli da pulci e zecche.
I nemici numero due sono i farmaci per uso umano, seguiti da detersivi per la casa e da piante velenose. In Italia - commentano gli autori – i dati pubblicati su questo argomento sono scarsi, ma sono invece fondamentali per una migliore gestione degli avvelenamenti di animali domestici, con lo scopo di ridurre la mortalità». Il cassetto delle medicine, il ripostiglio dei detersivi, ma anche le piante . Questi prodotti sono pericolosi perch&eacut e; lasciati incustoditi, con buone probabilità che i cuccioli di casa vengano a contatto con sostanze tossiche. Dal 2000 al 2010, gli esperti hanno raccolto informazioni epidemiologiche relative ad avvelenamenti di animali e li hanno classificati in una banca dati informatizzata. Le segnalazioni riguardano principalmente animali di piccole dimensioni e in una certa misura cavalli, ruminanti e altri animali da produzione alimentare. |
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FORLI’ TODAY
6 FEBBRAIO
2012
Crolla il tetto di un allevamento a Predappio Alta (FC). Morti
alcuni cani
E' crollato, intorno alle 4 del mattino di lunedì, il tetto di
un allevamento di cani a Predappio Alta . Il Comune sta gestendo
l'emergenza
Crolla il
tetto di un allevamento a Predappio Alta. Morti alcuni cani
„E' crollato, intorno alle 4 del mattino di lunedì, il tetto di un allevamento di cani a Predappio Alta . Il Comune sta gestendo l'emergenza. Nell'incidente sono morti alcuni barboncini. Ora il sindaco, Giorgio Frassineti, conferma: "Siamo in contatto con il canile di Forlì per trasferire i cani sopravvissuti". I mezzi della Provincia stanno lavorando per rimuovere il manto ghiacciato che ha raggiunto anche uno spessore di 15 cm. Si è registrato anche il crollo della tettoia dell'area feste di S. Savino, senza nessuna conseguenza, fortunatamente. […] |
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IL
TIRRENO
6 FEBBRAIO
2012
Asino cade nel laghetto e muore per il gelo
TERRICCIOLA
(PI) - Due squadre di vigili del fuoco volontari, un lungo
lavoro per cercare di salvare un asino di dodici mesi, di una
razza considerata in via di estinzione. Ma alla fine, dopo circa
due ore di lavoro, quando l’animale è stato tirato fuori dal
laghetto dove era rimasto impantanato,non c’era più niente da
fare. L’asino era morto assiderato. È comunque stato recuperato
dai vigili del fuoco (di Lari e Ponsacco) e portato vicino
all’azienda agricola da cui è partita la richiesta di intervento
per soccorrere il quadrupede in una domenica caratterizzata da
temperature rigide, in alcune zone scese sotto zero. È successo
ieri pomeriggio sulle colline di Terricciola, lungo via
Terricciolese. Un allevatore ha richiesto l’intervento dei
vigili del fuoco quando si è reso conto che l’animale era
rimasto “prigioniero” nel fango e nell’acqua ghiacciati. Non è
chiaro per quanto tempo il mulo sia rimasto in quelle
condizioni. Ma quando è stato visto, così hanno spiegato i
soccorritori, era ancora vivo. Per più di un’ora, con l’aiuto
anche di un trattore, i pompieri hanno lavorato per arrivare
all’animale. Il soccorso si è rivelato inutile, anche se è stato
concluso pochi minuti prima delle 19, prima dell’inizio di
un’altra notte polare. Il mulo, di razza amiatina, era morto. La
carcassa è rimasta nell’azienda agricola che provvederà a
informare l’Asl, così è stato detto. Le temperature polari
stanno mettendo in grossa difficoltà gli allevatori, ma anche i
cani che sono ospitati all’interno dei canili della provincia.
[…]
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VICENZA TODAY
6 FEBBRAIO
2012
Bassano (VI), vende cuccioli a zoopornografo: i carabinieri li
recuperano
Protagonisti due cuccioli di golden retriver, che erano stati
erroneamente ceduti da una signora del trevigiano ad un uomo
condannato per reati contro gli animali. Grazie ai carabinieri
sono stati recuperati
Disavventura
per una signora trevigiana che ha scoperto di aver ceduto due
cuccioli di golden retriver ad un uomo condannato per
zoopornografia. Grazie all'intervento dei carabinieri, i due
cani sono stati rintracciati. La donna aveva messo un annuncio
su subito.it per vendere i cuccioli ed era stata contattata da
un utente del bassanese. L'incontro è avvenuto in un bar della
città del Grappa, dove i golden retriver sono stati ceduti per
500 euro l'uno con la promessa di ricevere la scansione della
carta d'indentità, che è puntualmente arrivata. La donna ha
fatto alcune verifiche e ha scoperto che C. era stato condannato
per reati contro gli animali e si è subito attivata per
rintracciare le bestiole i carabinieri recuperano cuccioli a
zoopornografo di Bassano Uno era stato venduto ad una famiglia
di Bassano per il doppio della cifra: si trattava di persone per
bene e la signora si è tranquillizzata da un lato ma ha
allertato i carabinieri per rintracciare l'altro cucciolo,
ancora nelle mani dell'uomo. Riesce a farsi dare un appuntamento
a cui si presenta con i militari, che si fanno consegnare il
cane.
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Ticinonline
06/02/2012 Chi ha accecato "Lu"?
DINO (SVIZZERA) - Gli hanno
sparato un colpo di fucile ad aria compressa all'occhio ed è
rimasto accecato. Questa volta giunge da Dino la notizia
dell'ennesimo episodio di maltrattamento nei confronti di
animali denunciato dalla Spab, la Società Protezione Animali.
Come riferisce in un comunicato la Spab, ad essere colpito un gatto a pelo lungo, Lu, tornato a casa con una brutta ferita ad un occhio, provocata, appunto da un colpo di arma ad aria compressa. La padrona ha affidato il suo animale alle cure di un veterinario che, nonostante il successo dell'operazione, consistente nell'estrazione del proiettile dal bulbo oculare, nulla ha potuto per salvare la vista del felino. La Spab ha incaricato un ispettore di seguire il caso da vicino in quanto vi è stata violazione della Legge federale sulla Protezione degli animali, della Legge federale sulla caccia, laprotezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici e l'uso di arma da fuoco nell'abitato. La Società prega di rivolgersi alla Polizia cantonale o alla stessa Spab al numero 091 / 8 29 33 66, a tutti coloro che potessero fornire dettagli utili all'inchiesta. |
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IL
CENTRO
6 FEBBRAIO
2012
Sotto sequestro lo zoo La Rupe per irregolarità
Claudia Ficcaglia
CIVITELLA
CASANOVA (PE). Un reparto speciale del Corpo forestale di Roma,
direttamente dipendente dal ministero dell’Ambiente, ha
sequestrato temporaneamente, per ragioni di carattere
amministrativo, lo zoo La Rupe di Civitella Casanova. Una
vicenda che ha rischiato di avere conseguenze soprattutto per i
numerosi animali ospitati nel parco faunistico dove vivono
specie autoctone e animali esotici, questi ultimi spesso accolti
qui e curati dopo essere stati sottratti a traffici illegali
dalla stessa Forestale. Il proprietario della struttura, Roberto
Locatelli, secondo quanto riscontrato dagli agenti della
Forestale, non avrebbe la licenza in linea con un particolare
articolo contenuto del decreto ministeriale del 2005, tanto da
far scattare il sequestro amministrativo dell’attività privata,
animali compresi, e un’ammenda di circa 30 mila euro. Le
irregolarità burocratic he che hanno determinato il
provvedimento, però, hanno posto il problema della custodia
legale degli animali. Sulla decisione è intervenuta la
Prefettura di Pescara, che dati i tempi ristretti e la necessità
di una competenza specifica, considerate anche le condizioni
meteo, ha ritenuto di riaffidarli allo stesso gestore Locatelli
che si occupa di loro con passione, insieme al figlio Max, da
oltre trent’anni. «Siamo in regola con tutte le autorizzazioni
rilasciate alla nostra struttura dallo stesso Ministero»,
sostiene Locatelli. «Gli uomini che hanno effettuato il
controllo sono gli stessi che a ottobre ci hanno affidato una
tigre sequestrata a Lecce. Assistiti dal nostro legale, faremo i
dovuti approfondimenti sul caso».
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LA
TRIBUNA DI TREVISO
6 FEBBRAIO
2012
Achille e Penelope, odissea a lieto fine
Alessia De Marchi
TREVIGNANO
(TV) - Una storia per fortuna a lieto fine per Alessandra, la
padrona, e Achille e Penelope, i suoi due cuccioli golden
retriver. Ma le premesse erano tutt’altre. Alessandra Zanella,
direttrice di banca, venerdì scorso decide di mettere
un’inserzione su subito.it, sito di affari online, per vendere
due dei sette cuccioli dati alla luce dalla sua Nicole.
L’annuncio non passa inosservato. Lo stesso giorno viene
contattata via mail da un possibile compratore. Si firma C. e
dice di essere interessato ad Achille e Penelope. «Con la mia
compagna – confida – abbiamo un progetto sponsorizzato dalla
Provincia di Bolzano per un programma di pet therapy». Quale
collocazione migliore per i due cucciolotti, pensa la
proprietaria. Venditrice e compratore si incontrano il giorno
seguente nel bar della stazione dei treni di Bassano. Alessandra
si presenta all’appuntamento con il suo compagno. «C. –
riferisce – mi dice che i cani vanno intestati uno a lui e
l’altro a un suo zio di cui consegna la fotocopia di una carta
d’identità. Non ci dà però alcun suo documento. Il mio compagno
si insospettisce e gli fa sapere che senza documento non gli
consegneremo i cuccioli. C. ci fornisce le sue generalità
complete e garantisce che invierà copia di un documento via
mail». Alessandra consegna Achille e Penelope, ma a malincuore.
Durante il viaggio di ritorno verso Trevignano compone il numero
di cellulare che dovrebbe appartenere allo zio. Risponde un
tedesco, che gli passa un siciliano. Quest’ultimo dice di non
avere i cani con sè. Alessandra richiama C.: rivuole i suoi
cuccioli. «Ho già venduto Achille a una signora di Bassano», le
risponde. La direttrice si fa dare l’indirizzo minacciando una
denuncia per truffa e va a controllare: famiglia onesta e
meritevole, tutto a posto a parte il prezzo di vendita. In
pericolo c’è Penelope, ancora nelle mani di C. che si scopre
avere precedenti per maltrattamenti ai cani, sevizie e
zoopornografia. Alessandra lo ricontatta, ma lui non ne vuol
sapere di restituirle la cucciolotta. «Già venduta per mille
euro».. Sono le 21.30 di sabato Alessandra va dai carabineri di
Montebelluna. Dopo due ore di trattativa telefonica, condotta
dal brigadiere Caratozzolo, si fissa un appuntamento per la
restituzione di Penelope, «venduta» per mille euro. Alle 10 di
ieri Alessandra con i carabineri Davide Gerbino e Giovanni
Prisco, autorizzati dal comandante, si presenta nel bar di
Bassano concordato e riesce a riportare a casa Penelope
restituendo i soldi ricevuti da C. per l’acquisto. Cuccioli
salvi. Alessandra ringrazia i carabinieri: «meravigliosi» e
mette in guardia dai truffatori on line.
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IL
TIRRENO
6 FEBBRAIO
2012
Salvata poiana in difficoltà Ma l’airone non ce l’ha fatta
GROSSETO -
Una poiana in grave stato di choc è stata consegnata sabato
scorso alla Lav - Lega Antivivisezione di Grosseto da una coppia
di giovani che la ha ritrovata nei pressi della propria
abitazione in una zona rurale nei dintorni del capoluogo. Il
rapace è stato immediatamente inviato al Crasm del Wwf di
Semproniano in un trasportino riscaldato tramite il pullman di
linea della Tiemme. L’animale, che non era riuscito a nutrirsi
per alcuni giorni, ha subito un deciso calo di peso e di forze,
complici anche le rigide temperature di questi giorni.
Attualmente si trova in cura sotto alimentazione artificiale.
Sempre sabato scorso i Vigili del Fuoco di Grosseto hanno
indirizzato alla Lav una famiglia che ha soccorso una civetta in
difficoltà. In questo caso l’uccello ha mostrato rapidamente
segnali di ripresa, tanto che è stato possibile liberarlo poco
dopo la con segna. Ma non sempre, per gli animali selvatici in
difficoltà, c’è il lieto fine, nonostante gli sforzi dei tanti
che si prodigano per prestare soccorso. Meno fortunato è stato
infatti un airone guardabuoi che venerdì mattina ha impattato
contro un’auto a Istia d’Ombrone e che la polizia municipale di
Grosseto ha prontamente raccolto e portato alla Lav. L’airone,
nonostante gli immediati soccorsi, è deceduto prima ancora che
fosse possibile inviarlo al Centro recupero animali selvatici.
La Lav Grosseto, nella sua attività di recupero di animali
selvatici in difficoltà, agisce con la costante consulenza del
dottor Marco Aloisi, medico veterinario e direttore del Crasm
Wwf di Semproniano. Sempre preziosa in questi casi è la
collaborazione con istituzioni e forze dell’ordine, oltre che
con i cittadini. E anche della Tiemme, che garantisce il
trasporto gratuito degli animali a Semproniano. La Lav rispo nde
24 ore al giorno al numero 328 5639980 per ogni segnalazione o
consegna di animali in difficoltà.
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GEA
PRESS
6 FEBBRAIO
2012
Milano e la strage dei piccioni: uccisi in alternativa al
gabinetto
Erano
guardie volontarie di una associazione venatoria provinciale gli
uccisori di 450 piccioni nelle campagne di Peschiera Borromeo.
Lo rende noto l’Assessore leghista alla caccia, agricoltura e
parchi della Provincia di Milano, Luca Agnelli in risposta ad
una interrogazione del Consigliere Provinciale IdV Luca Gandolfi.
Al Consigliere erano pervenute le numerose lamentele dei
cittadini di San Bosio che sabato 21 gennaio si erano trovati al
centro di una intensa attività di fucileria nelle vicine
Cascine.Ad assistere alla carneficina disposta in base al piano
provinciale di contenimento della specie, anche alcuni passanti
della stradella nei pressi di Cascina Pestazza i quali ora
contestano quanto dichiarato dall’Asse ssore. Secondo Agnelli,
infatti, gli incaricati della Provincia dovevano stazionare ad
almeno 50 metri dalle strade carrozzabili. Secondo Paolo Penna,
uno degli sfortunati cittadini che hanno assistito e documentato
la caduta di piccioni uccisi e moribondi, gli incaricati della
Provincia, pur dando le spalle alla stradita percorsa sia da
automobili che da altri mezzi, erano invece distanti a
pochissimi metri dalla stessa. I piccioni morti, continua Paolo
Penna, cadevano nell’aia della Cascina, mentre quelli feriti un
po’ ovunque, ivi compreso lo stesso sterrato della strada.Per
l’Assessore però è tutto in regola. Anzi rispondendo al
Consigliere Gandolfi che chiedeva di possibili metodi
alternativi alla mattanza, dichiara che non è d’accordo con
l’uso consigliato dall’ISPRA (organo tecnico dello Stato che
rilascia gli specifici pareri per questi abbattimenti)
dell’antrachinone, sostanza chimica nel frattempo vietata, dic e
sempre l’Assessore.Non è stato possibile in questi giorni
mettersi in contatto con il responsabile dell’ISPRA che si
occupa di tali problematiche. L’antrachinone, però, in
bibliografia scientifica risulta essere un lassativo. Possibile
che l’organo tecnico dello Stato consiglia di mandare i piccioni
al gabinetto per evitare presunti problemi di natura sanitaria?
Nulla invece, viene detto sugli altri consigli dell’ISPRA,
ovvero le tecniche di isolamento delle aree accessibili dai
piccioni.Il dubbio sull’antrachinone rimane, anzi si avvalora
ancor di più nel momento in cui l’Assessore Agnelli sostiene
come nella legge 157/92, ovvero la legge sulla caccia, è solo la
forma selvatica della Columba Livia ad essere protetta e non la
forma domestica rinselvatichita che è infatti, a suo dire,
legittimata ad essere abbattuta. Peccato, però, che nella legge
157/92 non solo non è neanche una volta riportato alcun
distinguo tra forma selvatica e rinselvatichita, ma non è
addirittura mai citata la stessa povera Columba Livia. Quale
legge sulla caccia conosce l’Assessore alla caccia della
Provincia di Milano?
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GEA
PRESS
6 FEBBRAIO
2012
Padova: una nutria per due giorni lasciata a congelare
L'eurodeputato Zanoni: comportamento inammissibile - qualcuno
dovrà dare delle spiegazioni.
In questi
giorni la temperatura ha sfiorato i dieci gradi sotto zero, è
impensabile che un animale già soggetto allo stress del
trappolamento possa essere rimasto dentro la gabbia per due
giorni. Questo il commento dell’eurodeputato Andrea Zanoni (IdV)
dopo la notizia relativa ad un nutria dimenticata in una gabbia
trappola per due giorni, tra la neve. Del povero animale,
soggetto a veri e propri piani di eradicazione spesso finanziati
dalle amministrazioni provinciali, se ne era accorto un
cittadino di Sabbioncello, in provincia di Padova. Due giorni,
bloccata nella gabbia, con il freddo e senza cibo. Poi la
denuncia ai Carabinieri e l’intervento della Polizia
Provinciale. Della nutria, non è stata diffusa però alcuna
notizia.“La nutria – ha dichiarato l’ON.le Zanoni – è stata
sicuramente sottoposta ad una soffere nza indicibile. Un
comportamento sanzionabile con il reato di maltrattamento di
animali. Mi chiedo – ha aggiunto l’On.le Zanoni – cosa sarebbe
successo se fosse rimasto bloccato un cagnolino, come un gatto
oppure un appartenente alla fauna selvatica protetta“.Per capire
le sofferenze inflitte al povero animale basti considerare come
nei protocolli sui roccoli, ovvero i famigerati impianti di
cattura della piccola avifauna, è prescritto, proprio per il
Veneto, come nelle giornate particolarmente fredde debbano
essere controllati ogni mezz’ora. Per la nutria, invece, si è
trattato di due giorni. Lasciata congelare all’aperto senza
alcun intervento che ponesse fine alle sue sofferenze.“Andrò in
fondo a questa vicenda – ha concluso l’On.le Zanoni – chiedendo
di individuare e nel caso procedere contro chi quella trappola,
avendola piazzata, aveva il dovere di controllarla“.
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MATTINO DI PADOVA
9 FEBBRAIO
2012
Nutria in gabbia, Zanoni (Idv) interroga la Provincia
SAONARA (PD)
- Andrea Zanoni, eurodeputato dell’Italia dei valori e
presidente della sezione veneta della Lega abolizione caccia,
interviene sul caso, segnalato alcuni giorni fa dal Mattino di
Padova, della nutria rimasta per due giorni al gelo, rinchiusa
in una gabbia-trappola. Il grosso roditore era stato infine
liberato grazie all’interessamento di un residente di via
Sabbioncello e dei carabinieri di Legnaro, che avevano richiesto
l’intervento della polizia provinciale. L’onorevole Zanoni ha
deciso di chiedere chiarimenti sulla vicenda alla Provincia di
Padova, per capire come sia stato possibile dimenticare
l’animale nella gabbia per così tanto tempo: «Sarebbe necessario
controllare queste gabbie almeno ogni ora - scrive
l’eurodeputato in una nota - non di rado vi entrano anche
animali da affezione, p er esempio un gattino o un cane, oppure
specie protette come uno svasso, un tuffetto e anche qualche
anitra selvatica: sarebbero andati incontro ad una morte certa».
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LA
NUOVA FERRARA
6 FEBBRAIO
2012
Uccelli affamati per il gelo No alle briciole, bene i semi
FERRARA - La
neve e il freddo polare mettono a rischio anche uccelli e altri
animali a causa delle notevoli difficoltà a reperire il cibo. Da
qui l’appello dell’Enpa «ai cittadini, alle amministrazioni e a
chiunque abbia a cuore la salvaguardia del nostro patrimonio
faunistico, ad attivarsi per favorirne la sopravvivenza mai a
rischio come in questi giorni di prolungato gelo». Si consiglia
di evitare o limitare per l’avifauna «prodotti di forno o
briciole che, ingeriti con acqua per esser digeriti, potrebbero
provocare blocchi per il freddo nello stomaco degli uccelli e la
conseguente ipotermia». Molto meglio, se possibile, «mangimi per
insettivori, semi, noci, nocciole, semi di girasole etc.,
tritati o interi, che vengono venduti nei negozi di mangimi, nei
negozi specializzati e nei supermercati». Ideali sarebbero le
«palline di margari na con semi dentro inserite in una retina da
limone ed appese ad un ramo del giardino, del parco o del bosco.
Altri prodotti vengono venduti nei negozi specializzati, ma
possono essere fatti anche in casa».
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LA
ZAMPA.IT
6 FEBBRAIO
2012
Pombia (NO), animali esotici nella morsa del gelo
La morsa del
gelo non concede sconti e non rispetta nemmeno le quote
altimetriche tanto che i -14,4 gradi registrati l'altro notte in
vetta al Mottarone (1500 metri di quota) sono stati percepiti
anche dalla centralina Arpa di corso Vercelli a Novara, nella
zona della Madonna del Bosco. Ma il record è stato a Varallo
Pombia: il termometro della rete regionale di Arpa Piemonte,
posizionato a 268 metri sul livello del mare, ha trasmesso il
dato più basso dell’intera provincia di Novara, toccando i
-16,3°. Proprio nella zona del freddo record si trovano i due
parchi faunistici del Novarese ma non ci sono stati grossi
problemi per gli animali. «Al Safari Park l’apertura è limitata
al sabato e alla domenica, nelle ore di sole dalle 11 alle 15,30
- precisa Orfeo Triberti presidente del parco di Pombia - di
notte gli animali vengono fatti entrare nei ricoveri riscaldati.
Con la neve caduta e il conseguente rischio ghiaccio, in questi
giorni restano al chiuso specie, come le giraffe, che potrebbero
scivolare e farsi male». Nessun rischio, invece, per i
pachidermi: «In caso di neve fresca - spiega Triberti - i
rinoceronti non hanno problemi: alcuni esemplari vivono qui da
36 anni». Pure per lama e dromedari le temperature da brivido
non sono un guaio, come per le tigri siberiane. Anche al parco
faunistico La Torbiera di Agrate Conturbia, che riapre il 3
marzo, la situazione è sotto controllo: «Ospitiamo 32 diverse
specie - dichiara la responsabile Mara Federici - e di queste
l’85% vive in ambienti molto freddi, come il leopardo delle nevi
o le tigri siberiane. In ogni caso abbiamo aumentato il
riscaldamento». La temperatura sotto zero, però, ha fatto
ghiacciare l’acqua per l’abbeveraggio degli animali che quella
dei laghetti dove vivono animali acquatici come le anatre:
«Abbiamo provveduto a tagliare il ghiaccio con la motosega».
FOTO
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VARESE NEWS
6 FEBBRAIO
2012
Castelveccana (VA)
Un boscaiolo dal cuore tenero il salvatore del cane nel gelo
L’animale è stato trovato sotto un nocciolo, in un rifugio usato
dai partigiani durante la guerra. «Mi ha guardato, e gli ho
lanciato da mangiare, ora sono pronto ad adottarlo»
«Ero
ossessionato da quel rumore proveniente dal bosco: sembrava un
cane. In alcuni momenti cessava, poi riprendeva. Pensavo fosse
l’eco della montagna. Poi ieri mi sono detto: faccio un ultimo
tentativo, e così l’ho trovato».
Massimo Gianoli, 45 anni, di Castelveccana, non parla dei boschi, ma delle “sue” montagne: ogni settimana, sole, pioggia o neve, esce coi cani a passeggiare sui rilievi che costeggiano il Lago Maggiore e che se li percorri fino allo spartiacque, ti portano in Valcuvia. Zona impervia, e non adatta a passeggiate. «Un posto sconosciuto dai più, e talmente nascosto che veniva usato nell’ultima guerra dai partigiani, molti dei quali scamparono ai rastrellamenti trovando rifugio proprio qui», come dice lo stesso sindaco del paese, Luciano Pezza. Gianoli, che non a caso fa il boscaiolo e conosce come le sue tasche questi luoghi, da giorni era alla ricerca di questo animale, che nessuno aveva visto e che nessuno sapeva di preciso dove fosse. È stato lui che ieri ha avvistato per primo il cane (e non una escursionista, come si pensava in un primo momento). «Pensavo che oramai non vi fosse più nulla da fare, fino alle 12 di ieri – racconta Gianoli. Sono uscito approfittando del sole non appena terminato di mangiare. Mi sono addentrato passando per “Pira Alta/Pianeggi” e sono salito. E lì ho cominciato a sentire nuovamente quel rumore. Ho proseguito, e finalmente ho avvistato una macchia nera sotto ad un nocciolo. Il cane aveva trovato rifugio nei pressi di alcuni massi che assicuravano un po’ di protezione. Gli ho subito lanciato una barretta energetica, che ha divorato, e ho fatto il punto col gps. Poi ho avvertito i soccorsi». A quel punto il vice sindaco di Castelvecccana, Ruggero Ranzani, riceve la telefonata e avvisa il soccorso alpino che parte per raggiungere il punto segnalato. Ma c’è un problema. «Era praticamente impossibile che mi raggiungessero: le vallette e i canaloni di questa zona sono impenetrabili, allora sono ridisceso e li ho attesi a Pira Alta. E ho fatto bene: io stesso ho avuto problemi a ricondurre gli uomini del soccorso alpino sul posto. Arrivati vicini alle coordinate gps, poi, nessun rumore. Il cane non abbaiava più, sembrava svanito. Poi, quando avevamo quasi perso ogni speranza, ecco di nuovo il latrato: lo abbiamo raggiunto, ha ringhiato un po’ ma subito dopo, quando gli abbiamo dato ancora da mangiare, è venuto con noi». Un’esperienza indimenticabile per Gianoli. «Sono felicissimo di aver salvato il cane, che è stato dato in custodia ai servizi veterinari dell’Asl: mi dicono verrà tenuto per almeno u na decina di giorni». Cosa farà ora? Pensa di adottarlo? «Mah io possiedo già due cani, e tantissimi amici boscaioli si sono subito resi disponibili a tenere il cane del bosco ma…se nessuno lo volesse, lo prenderei volentieri». «Ora l’obiettivo è risalire al proprietario – ha affermato il sindaco di Castelveccana. Il cane non aveva microchip, ma magari è tatuato. Il padrone, in questo caso, dovrà sobbarcarsi le spese di custodia di questi giorni in cui l’animale è in carico all’Asl». |
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GAZZETTA DI MANTOVA
6 FEBBRAIO
2012
Rischia di assiderarsi E salva il cane nel canale
Provincia di
Mantova - Quando dalla finestra ha sentito il guaito s’è
lanciato fuori: il cane della vicina annaspava nel canale
ghiacciato. Non ha esitato, si è calato in acqua e affondando
fino al petto, con il rischio di assiderare, ha strappato
l’animale a morte certa. «Ho preso un bel freddo, ma non sono
affatto pentito, lo rifarei subito» spiega Roberto Biasotti,
51enne di Commessaggio, formatore nella comunicazione, scrittore
e da sette mesi arruolato tra le guardie volontarie Anpana,
l’Associazione nazionale protezione animali e ambiente.
L’episodio è accaduto ieri mattina attorno alle nove e mezza nel
Navarolo, che scorre accanto a via De Musoni, la strada dove
abita Biasotti. «Ho sentito il guaito, mi sono precipitato fuori
e ho visto la cagnetta della vicina, una meticcia di taglia
media, che annaspava tra le lastre di ghiaccio e il fango del
canale - è il racconto di Biasotti - era lontana dalla sponda e
stava per finire sotto, non riusciva a muoversi per il freddo».
Il cane, per il ghiaccio sulla sponda, era scivolato in acqua.
«Non ci ho pensato su e mi sono gettato nel canale - è ancora il
racconto di Biasotti - a fatica ho raggiunto la cagnolina e l’ho
agganciata coni due guinzagli che m’ero portato dietro. Ero
sommerso di acqua gelata fino al petto, credo di aver rischiato
il congelamento, ma ce l’ho fatta: l’ho riportata a riva e poi a
casa, dalla sua padrona». La donna ha offerto al soccorritore
una ricompensa in denaro, che il volontario Anpana ha rifiutato.
Nel bagno fuori programma è andato distrutto il telefonino.
«Chiedo a chi mi conosce di rimandarmi il numero di telefono - è
l'appello - molti numeri non erano sulla scheda e sono andati
perduti».
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IL
GIORNO
6 FEBBRAIO
2012
Cani e gatti al gelo e senza cibo Scoperta struttura lager a
Busto
Denunciata la donna proprietaria di box e abitazione
Tutti gli animali sono stati sottoposti a sequestro preventivo
di iniziativa e affidati a strutture idonee. L'Oipa sta
valutando l'ipotesi di costituirsi parte civile
Varese -
Ambienti completamente al buio, pavimenti sporchi di feci e
urina, non puliti da giorni: questa la drammatica condizione
nella quale sono stati trovati dieci cani. All'interno un
pastore tedesco anziano, libero, mentre gli altri (boxer, shitzu
e galgo spagnolo) erano rinchiusi in kennel sottodimensionati
rispetto alla taglia degli animali e pieni di feci e urina. Non
finisce qui. Nel bagno erano chiusi, completamente al buio, si
trovavano quattro gatti soriani diventati fobici a causa della
costante detenzione nell'oscurità. I felini erano talmente
spaventati che non è stato possibile alcun accertamento clinico
da parte dei medici veterinari presenti e un esemplare,
terrorizzato, è fuggito alla cattura e si è allontanato dall'abitazione.A
portare alla luce la triste vicenda, sono state le guardie
zoofile dell'Oipa di Varese che con il supporto dei carabinieri
di Busto sono intervenute per un controllo amministrativo in
un'abitazione nel centro di Busto Arsizio con annessi alcuni box
per il ricovero di cani. L'intervento è scattato a seguito di
una segnalazione arrivata all'Organizzazione Internazionale
Protezione Animali il 4 febbraio.Nei piccoli box esterni,
costruiti senza la necessaria autorizzazione sindacale sanitaria
e senza rispettare la normativa vigente (in quanto risultava
assente sia lo spazio chiuso per riparare gli animali dal freddo
e dalle intemperie sia la copertura) erano rinchiusi 3 cani, due
boxer e un pastore tedesco, impossibilitati a vedere l'esterno
perché i box erano coperti da teli neri. Gli animali erano
fortemente provati dalle condizioni di gelo alle quali erano
esposti. Non solo i cani non avevano a disposizione alcun tipo
di giaciglio ma non avevano neppure la possibilità di
abbeverarsi perché l'acqua si era trasformata in un blocco di
ghiaccio. Gli accertamenti veterinari compiuti sul posto hanno
evidenziato che tutti i cani erano denutriti.Ma la galleria
degli orrori non ha risparmiato anche due testuggini acquatiche
del tipo Trachemys Scripta Elegans (tartarughe dalle orecchie
rosse) collocate nel vano sottoscala dell'abitazione in un
terracquario, con filtro e riscaldatore spenti, in una quantità
d'acqua insufficiente e senza zone asciutte, condizione
indispensabile per questo tipo di animale, tanto che mostravano
chiari segni di macerazione della cute.
Tutti gli
animali sono stati sottoposti a sequestro preventivo di
iniziativa e affidati a strutture idonee: i cani, dei quali solo
7 risultano intestati alla proprietaria dell'abitazione, ai
canili municipali di Busto Arsizio, Gallarate e Varese, i felini
al Parco Felino di Gallarate e le testuggini alla clinica
veterinaria "I Ronchi" di Gallarate. I box sono stati posti
sotto sequestro amministrativo e la proprietaria denunciata per
detenzione di animali in condizioni incompatibili con la propria
natura e produttiva di gravi sofferenze . L'Oipa Italia Onlus
sta inoltre valutando la possibilità di costituirsi parte civile
nel procedimento penale in quanto la denunciata, nota a molti
gruppi animalisti per il suo attivismo, aveva fatto richiesta
per diventare guardia zoofila.
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VARESE NEWS
6 FEBBRAIO
2012
Busto Arsizio (VA) - Scovato un canile lager, denunciata una
donna
In casa sono stati trovati 10 cani malnutriti, sporchi e
anchilosati perchè rinchiusi in piccole gabbie. In bagno aveva 4
gatti soriani al buio diventati quasi cechi e due tartarughe
d'acqua malate per la sporcizia
Ancora una
brutta storia di maltrattamenti di animali, questa volta
addirittura da una donna che voleva realizzare in casa propria
un canile amatoriale, per il quale aveva anche fatto richiesta
formale. Il fatto è avvenuto a Busto Arsizio, in un'abitazione
di via Enna dove le guardie zoofile dell'Oipa, del servizio
tutela animali della provincia di Varese, hanno scoperto, con il
supporto dei carabinieri di Busto Arsizio, un vero e proprio
canile lager lo scorso 4 febbraio. Una donna del '68, originaria
di Lanciano, deteneva all'addiaccio dieci cani in gabbie non a
norma (di razza boxer, shitzu e galgo) dove vivevano rinchiusi
tutto il giorno nelle loro feci e senza possibilità di muoversi,
4 gatti soriani sono stati trovati rinchiusi in un bagno
dell'abitazione completamente al buio, tanto che è stata
riscontrata loro una forte fotofobia, segno che non vedevano la
luce da molto tempo. In una pozza d'acqua putrida vivevano,
invece, due tartarughe esotiche, anche loro ammalate. Tutti gli
animali sono stati trovati malnutriti e quelli all'esterno anche
assetati in quanto l'acqua che avevano per bere era congelata a
causa delle temperature bassissime di questi giorni. Molti dei
cani avevano problemi di deambulazione a causa dell'atrofizzazione
dei muscoli. Anche l'abitazione nella quale la donna viveva
erano del tutto inadeguate anche ad un essere umano tra
sporcizia e feci di animali in ogni angolo. Quattro dei cani
detenuti non risulterebbero di sua proprietà mentre altri sì.
Tutti gli animali sono stati sottoposti a sequestro preventivo
da parte del sostituto procuratore della Repubblica Francesca
Parola e affidati a strutture idonee: i cani, dei quali solo 7
risultano intestati alla proprietaria dell’abitazione, ai canili
municipali di Busto Arsizio, Gallarate e Varese, i felini al
Parco Felino di Gallarate e le testuggini alla clinica
veterinaria “I Ronchi” di Gallarate. I box sono stati posti
sotto sequestro amministrativo e la proprietaria denunciata per
detenzione di animali in condizioni incompatibili con la propria
natura e produttiva di gravi sofferenze. La donna è stata,
naturalmente, denunciata per maltrattamenti.
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GEA
PRESS
7 FEBBRAIO
2012
Busto Arstizio (VA): da bere ghiaccio (fotogallery)
Le case comunicanti con animali denutriti - intervento di
Carabinieri e Guardie OIPA.
Busto
Arsizio (VA). Di fatto erano due abitazioni attigue. Una, quella
dove viveva un suo parente, sarebbe stata utilizzata per
ricevere gli ignari animalisti che si recavano ad adottare i
cani. L’altra, la sua casa, era invece quella dove teneva gli
animali ed a quanto pare, dove viveva lei stessa. La voce,
forse, a Busto Arsizio era girata. Quella persona, nota negli
ambienti animalisti, non la contava giusta. Sta di fatto che
utilizzando l’altra casa avrebbe pure accolto i Carabinieri di
Busto Arsizio e le Guardie dell’OIPA (Organizzazione
Internazionale Protezione Animali). La casa del parente non
presentava problemi, ma dove deteneva gli animali, sarebbe stata
rilevata una sorta di casa degli orrori.Sia gli spazi interni
che esterni dell’abitazione erano stati trasformati in strutture
di detenzione di animali le cui condizioni igienico sanitarie
vengono descritte disastrose. In particolare il locale, tenuto
al buio, appariva imbrattato di feci, finanche nelle pareti, e
con in terra fogli di giornale intrisi di urine. Dei dieci cani
trovati nel locale interno, un pastore tedesco anziano era
libero mentre gli altri nove (razza boxer, shitzu e galgo
spagnolo) era detenuti all’interno di kennel di misura
insufficiente e comunque con evidente sporcizia.Altresì penosa
la situazione nella quale sarebbero stati ritrovati quattro
gatti soriani, giudicati fobici a causa della prolungata
detenzione nell’oscurità. Talmente spaventati dalla vista
dell’uomo da rendersi impossibile, in quel momento, una prima
visita veterinaria. Uno dei gatti, nel tentativo di rifugiarsi
innanzi ai suoi soccorritori è riuscito finanche a fuggire. I
quattro gatti erano chiusi nel bagno, mentre il sottoscala era
stato riservato ad un terracquario tenuto senza zone asciutte
che invece avrebbero dovuto essere riservate alle due testuggini
Trachem ys scripta elegans (ovvero la testuggine guance rosse).
Il terracquario presentava sia il filtro che il riscaldamento
spenti, mentre il volume dell’acqua sarebbe stato insufficiente.
Gli animali avevano, inoltre, evidenti segni di macerazione
della cute a causa delle continuata permanenza in acqua.Del
tutto al freddo erano altri tre cani tenuti nello spazio esterno
dell’abitazione dove erano stati costruiti dei box in regola,
comunque, con le concessioni edilizie. Quello che invece sarebbe
stato violato è il Regolamento locale d’igiene. Spazi, da questo
punto di vista, non a norma e acqua da bere ridotta ad un blocco
di ghiaccio. Nel complesso una piccola struttura, inadatta alle
detenzione dei due boxer ed un pastore tedesco. Di fatto
sarebbero stati esposti al gelo, senza giaciglio (per dormire in
nudo cemento) e materiale termoisolante. Per loro fogli di
plastica nera che li isolavano solo dalla luce. Gli accertamenti
veterinari compiuti sul posto avr ebbero inoltre evidenziato
come tutti i cani risultavano denutriti oltre a presentare
carenza di tono muscolare e difficoltà deambulatorie.Solo sette
dei tredici cani risultavano microchippati e intestati alla
signora. Per tutti gli animali è scattato il sequestro
preventivo e sono stati trasferiti in strutture idonee. La
signora è stata denunciata per detenzione di animali in
condizioni inidonee e produttrici di grave sofferenze. L’OIPA ha
annunciato la costituzione di parte civile.
VEDI
FOTOGALLERY:
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CORRIERE DELLA SERA
7 FEBBRAIO
2012
Busto Arsizio (VA) - Dieci animali in condizioni pietose:
denunciata la proprietaria, voleva fare la guardia zoofila Cani
senza cibo e al gelo: chiuso lager casalingo
Lieto fine Ritrovato nel dirupo un labrador che si era perso
nella boscaglia: ha resistito sette giorni
Roberto Rotondo BUSTO ARSIZIO (Varese) - Era una casa di detenzione per cani e gatti, e non certo un hotel a quattro stelle, quella scoperta dalla procura della repubblica a Busto Arsizio, in pieno centro, su segnalazione delle guardie zoofile dell' associazione Oipa. Gli animali venivano reclusi al buio, con le tapparelle e gli infissi sempre chiusi. All' interno della casa incriminata vi erano dieci cani di razza boxer, shitzu e galgo spagnolo, in condizioni igieniche precarie. Giornali pieni di urina in terra e le feci sparse dappertutto, tra esalazioni nauseabonde. Solo un pastore tedesco anziano era libero, gli altri erano invece rinchiusi in gabbie troppo piccole per loro. La proprietaria è stata denunciata all' autorità giudiziaria per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la propria natura e produttiva di gravi sofferenze. E' una donna nota nell' ambiente animalista e che aveva p ersino fatto richiesta per diventare guardia zoofila. Secondo le accuse aveva utilizzato anche dei box esterni - senza autorizzazione - nei quali erano stati rinchiusi 3 cani: due boxer e un pastore tedesco. Gli animali erano al freddo, e al buio, dato che un telo nero bloccava loro la visuale. Ma soprattutto erano al gelo. Nelle ciotole l' acqua si era congelata e le gabbie erano fredde. Secondo l' Oipa, i cani erano denutriti. Non solo. Anche due testuggini acquatiche erano tenute male in un acquario parzialmente spento. Tutti gli animali sono stati sequestrati e affidati a canili e cliniche veterinarie. Insomma un lieto fine, come a Castelveccana, dove si è conclusa la triste avventura di un cane che si era perso in una zona boschiva impervia. L' animale era denutrito ed è stato localizzato da un boscaiolo della zona, grazie a un gps. L' uomo ha chiamato il soccorso alpino e, tramite delle corde, i volontari lo hanno messo in salvo dopo alcune ore di appostamento. E ' un incrocio tra un labrador e un mastino e potrebbe essere la bestiola che, secondo quanto raccontano gli abitanti della zona, sta abbaiando da almeno 7 giorni in cerca di aiuto. Se questa ricostruzione fosse confermata, l' intervento avrebbe del miracoloso. Il cane avrebbe resistito al freddo e al gelo, con temperature incredibili, scese anche fino a meno 15 gradi. |
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TARGATO CN
7 FEBBRAIO
2012
Carcassa di cane abbandonata sulle sponde del Po a Revello (CN)
rinvenuta dagli uomini di LAC e WWF
Nei prossimi mesi controlli più intensi per verificare la
corretta iscrizione dei cani all’anagrafe canina e la loro
regolare detenzione
L’ennesimo
servizio congiunto di vigilanza e monitoraggio del territorio
che ha visto impegnati fianco a fianco gli uomini del Nucleo di
Vigilanza ambientale della Lega per l’Abolizione della Caccia e
quelli del Nucleo Operativo del WWF ha portato al rinvenimento
di una carcassa di cane in avanzata fase di decomposizione,
abbandonata in mezzo ad altri rifiuti sulla sponda sinistra del
Po, sul territorio del Comune di Revello. L’animale, privo di
microchip e di tatuaggio, non ha permesso di risalire al suo
padrone, mentre l’avanzato stadio di decomposizione ha impedito
di accertarne le cause della morte. Non si saprà quindi mai se
quel cane è stato investito da un’auto e qualcuno oggi ne
attende il ritorno a casa oppure se il ritrovamento sia il
frutto dell’abbandono da parte del suo sconsiderato
proprietario. “Nei prossimi mesi – fanno sapere i
responsabili della LAC e del WWF – intensificheremo i
controlli proprio in quella direzione: verificare la corretta
iscrizione dei cani all’anagrafe canina e la loro regolare
detenzione”. L’area presso la quale è stato rinvenuta la
carcassa è stata delimitata ed isolata per motivi
igienico-sanitari e la presenza dei resti dell’animale segnalata
al Comune che ha provveduto a rimuoverla ed a bonificare il
sito. |
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IL CENTRO Polpette al veleno fanno strage di cani randagi AVEZZANO (AQ). Polpette imbottite di veleno per uccidere i cani randagi del quartiere. Uno degli animali è morto dopo avere ingerito la carne. Altri potrebbero avere subìto la stessa sorte. «La carcassa è ancora lì, sepolta nella neve» lamenta una residente di via Don Minzoni ad Avezzano. Proprio nel quartiere di Borgo Pineta, nella zona nord della città, è stata segnalata la presenza di un gran numero di polpette, forse “confezionate” con veleno per topi o con anticrittogamici utilizzati in agricoltura. «Le polpette» racconta ancora la residente «sono state gettate in più punti del quartiere, dove in questi giorni si è radunato un gran numero di cani randagi. Uno degli animali è morto dopo mezz’ora di agonia. È assurdo che accadano simili cose». Non è la prima volta che s i verificano stragi di cani nella Marsica. L’ultimo episodio si è verificato qualche settimana fa alla periferia di Celano. Durante la notte sono stati ammazzati cani da caccia e da tartufo, gettando il veleno attraverso la staccionata. Sei gli animali uccisi. Alcuni sono stati portati da un veterinario per un salvataggio in extremis. La scoperta dell’avvelenamento è stata fatta da uno dei proprietari. Il valore dei cani uccisi si aggirava intorno ai 15mila euro. Del caso si occupano i carabinieri. |
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IL CENTRO Migliaia di mucche senza cibo da quattro giorni LECCE NEI MARSI (AQ). Migliaia di capi di bestiame senza cibo da giorni. È quanto denuncia Marco Gallotti, allevatore di Lecce nei Marsi, che ha rivolto un appello a prefetto, sindaco, presidente della Provincia e Protezione civile. «Gli animali rischiano di morire: aiutatemi» sottolinea l’allevatore Gallotti. |
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ADN
KRONOS
7 FEBBRAIO
2012
Gelo killer per gli animali, mucche e agnelli a rischio
Roma - Gravi danni per i crolli di stalle e carenza di cibo e
acqua. A risentirne sono anche gli allevamenti avicoli. A
rischio la produzione di latte
Roma - A
morire sono soprattutto gli agnelli, vittime del grande freddo.
Un gelo che attanaglia da giorni e giorni intere zone montane,
collinari e anche pianeggianti delle Marche e del Molise dove si
allevano ovini. A causare una vera e propria moria di agnellini
sono le temperature troppe rigide tanto che molte pecore stanno
abortendo e i neonati sono troppo deboli per resistere. Ma
numerose vittime si contano anche tra le pecore per i crolli dei
tetti di molte stalle dovuti al peso della neve e per la carenza
di cibo e di acqua che si fa sempre più grave in questi giorni.
A segnalare alcune situazioni più critiche è la Coldiretti,
l'organizzazione degli agricoltori ramificata su tutto il
territorio nazionale e molto attiva anche dal punto di vista
dell'assistenza alle aziende in difficoltà. |
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ALTO
ADIGE
7 FEBBRAIO
2012
Abbattere un cervo come premio di una lotteria previsto dalla
legge?
BOLZANO. Interrogazione dei consiglieri dei Verdi Riccardo Dello Sbarba e Hans Heiss sulla lotteria di Tesido con in palio l’abbattimento di un cervo. «Corrisponde al vero che l’associazione turistica di Tesido e la sciovia Guggenberg hanno messo in palio come quarto premio di una lotteria un cervo da abbattere? Se sì, con quale diritto tali enti hanno potuto farlo? L’iniziativa ha avuto il consenso dei gestori della riserva? Una simile lotteria con in premio un animale da abbattere è compatibile con le norme che regolano la caccia nelle riserve della nostra provincia? Da quale contingente verrà prelevato l’animale da cacciare? Se il vincitore della lotteria è una persona che non ha i necessari permessi, oppure che non è residente nella nostra provincia - concludo i consiglieri dei Verdi - il “premio” messo in palio gli sarà comunque concesso?». |
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CORRIERE DEL VENETO
7 FEBBRAIO
2012
Volpi e nutrie, animali odiati
Non c'è pace
per alcuni animali in questi giorni. Soprattutto se sono animali
detestati. Con i quali non riusciamo a convivere. Contro i quali
spesso abbiamo comportamenti di grande violenza.
Sto parlando
di volpi e nutrie.
La
volpe è stata intrappolata dalle parti di Eraclea in un
laccio-cappio, di quelli usati dai bracconieri. L'animale non
era morto. ma è stato "finito" sul posto dalla Polizia
provinciale di Venezia.La Lipu veneta ha annunciato denunce.
La nutria è
stata catturata a Sabbioncello,
nel padovano, e lasciata in gabbia sotto la neve per due
lunghissimi giorni. A morir di freddo.
In entrambi
i casi del tutto ignorata è stata la loro sofferenza. Messa da
parte, forse perché si hanno dubbi a proposito, la loro
inevitabile "capacità" di soffrire. Proprio come noi.
In entrambi
i casi a denunciare i fatti sono stati cittadini. Persone mosse
da compassione. Certe che non ci sia ragione per infliggere
sofferenze simili.
Sia pur ad
animali detestati.
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IL
GIORNALE
7 FEBBRAIO
2012
C’è la prova: i cani provano vero amore verso i padroni
OSCAR GRAZIOLI
«Amor ch'a
nullo amato amar perdona» (l'amore che obbliga chi è amato a
ricambiare) scrive Dante ne l'Inferno, a proposito della
tormentata relazione tra Paolo e Francesca. Il Sommo non avrebbe
mai pensato che la stessa frase, qualche secolo dopo, avrebbe
potuto essere scritta anche per la relazione che vede uniti cani
e persone. Finora il termine «amore» per quanto abusato nel
parlare e nello scrivere comune, rimane, per la scienza
ufficiale, un sentimento che attiene all'uomo e alle scimmie
antropomorfe (scimpanzè, gorilla ecc.). Mentre, fino a qualche
tempo fa, si pensava che la domesticazione del cane risalisse a
circa 15.000 anni orsono, recenti scavi in Siberia e in Belgio
hanno portato alla luce due scheletri canini databili attorno a
33.000 anni addietro. Hanno mandibole e denti meno acuminati e
meno atti a strappare carne dalle ossa. L'ipotesi degli
zooarcheologi è che il rapporto d'affetto tra cane e uomo dati
quindi da molto più tempo di quanto si credesse. E col tempo, si
sa, amicizia e affetto possono diventare amore.
Recenti studi, effettuati con strumenti raffinati, hanno dimostrato che quando i cani sono a stretto contatto con i loro proprietari, il cervello rilascia un delle «sostanze del piacere» (la dopamina), allo stesso modo in cui succede quando una persona si sente felice e rilassata. Gli scienziati più ortodossi replicano che il cane in realtà si avvale di un certo numero di «moine» per farsi voler bene e che assume questi atteggiamenti anche con il forestiero che gli allunga qualche leccornia. Insomma, vogliono bene sì, ma in cambio di qualcosa. Bruce Fogel, veterinario e scrittore inglese, è convinto invece che gli studi sul rilascio di dopamina, stiano a dimostrare quanto lui, e molti proprietari di cani, sostengono da una vita, che i cani sono in grado di amare in diverse situazioni. Esiste dunque, anche loro, un tempo per ogni amore: l'amore per il gioco, per la famiglia, per noi, proprio come la scienza riconosce che esistono diverse forme di aggressione, quella da panico, quella territoriale, quella sessuale. Racconta il medico inglese del suo rapporto con Honey, Lexington, Macy e ora Bean, tutti Retriever impazienti di vederlo tornare dalla clinica, appoggiati alla rete del giardino, con la coda vibrante e gli occhi felici, che avesse o non avesse qualche leccornia da offrirgli. Solo un incapace poteva essere cieco di fronte all'emozione che provavano questi cani, all'arrivo della persona più amata, e non riconoscere nel loro comportamento sentimenti dei quali noi uomini e donne ci pavoneggiamo ogni minuto. «Il contatto con le mie gambe e quelle di Julia (mia moglie)» scrive Bruce, «quando siamo seduti su una seggiola, la ricerca dei nostri corpi quando siamo su un divano, s ono tutti comportamenti riservati a noi soli e nessun altro potrebbe ricevere tali segni di affetto». Il cane è un animale gregario, come l'uomo e l'amore è un'emozione molto importante nei mammiferi sociali che cementa unioni e permette sopravvivenza e facilità di lavoro assieme. Sono soprattutto le razze che storicamente hanno «lavorato» assieme all'uomo (come i Retriever, i Pastori, gli Spaniel ), capaci di amare. E stavolta senza virgolette. |
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TM
NEWS
7 FEBBRAIO
2012
Sudafrica/ Contro bracconieri, reclutati ranger in pensione
Carneficina di rinoceronti
Johannesburg
- Il celebre parco nazionale Kruger, nel nord-est del Sudafrica,
ha deciso di reclutare dei ranger in pensione per sostituire il
personale in sciopero, in una situazione di crescente minaccia
per i rinoceronti del parco, bersaglio dei bracconieri.Da quando
i 181 ranger del parco hanno proclamato lo sciopero per ottenere
migliori condizioni salariali, il bracconaggio non ha fatto che
aumentare, nonostante la presenza di polizia ed esercito. "Non
possiamo lasciare questa zona senza sorveglianza" quando polizia
ed esercito si ritireranno, ha spiegato il portavoce del parco
Kruger, William Mabasa.Oltre la metà dei 450 rinoceronti
abbattuti complessivamente in Sudafrica lo scorso anno, è stata
uccisa nel Parco Kruger, che si estende su un territorio grande
quasi quanto la Toscana. L'ultimo ritrovamento è stato quello
delle carcasse di 8 animali, cui &egrav e; stato asportato il
corno ricercato per le sue presunte proprietà afrodisiache,
avvenuto attorno al 10 gennaio. |
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ONDAIBLEA
Francofonte (SR). I Carabinieri salvano cucciolo di cane da
morte sicura
Francofonte
(SR) – alle ore 11.30, a Francofonte, i Carabinieri, mentre
effettuavano un servizio di perlustrazione nel territorio, hanno
sorpreso G.M., 18enne del luogo, mentre cercava di gettare in
una profonda scarpata un cucciolo di cane di razza meticcia e
dall’apparente età di due mesi.I militari hanno accertato che
l’incarico di eliminare la bestiola gli era stato conferito da
suo zio, F.M., 36enne francofontese, allevatore di bestiame, che
aveva rinvenuto il cucciolo nella sua proprietà. |
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ANSA
Carabinieri salvano cagnolino che giovane stava per uccidere FRANCOFONTE (SIRACUSA) - Stava per uccidere un cagnolino di due mesi lanciandolo da una scarpata. Ma un giovane G. M. di 18 anni e' stato bloccato dai carabinieri. I militari lo hanno denunciato insieme allo zio F. M., 36 anni che avrebbe dato l'incarico di eliminare il cucciolo. E' accaduto stamattina a Francofonte (Sr).Il cane in buone condizioni, e' attualmente custodito nella caserma dei carabinieri. I militari hanno deciso di adottarlo come mascotte. |
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LA
SICILIA
8 FEBBRAIO
2012
Francofonte. i Carabinieri
Salvano cucciola meticcia e denunciano zio e nipote
Antonella Frazzetto
Francofonte
(SR). Cucciola meticcia salvata dai Carabinieri della stazione
di Francofonte, comandata dal maresciallo Paolo Cassia. |
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LA
TRIBUNA DI TREVISO
12 FEBBRAIO
2012
Maltrattamenti, quando l’inciviltà è un reato
Lieta Zanatta
Francofonte
(SR). Aveva una busta in mano e stava cercando di lanciarla
verso un dirupo. Ma qualcosa ha attratto l’attenzione dei
carabinieri che stavano passando in quel momento. Così si sono
fermati e hanno chiesto al ragazzo di 18 anni di aprire il
sacchetto per vedere cosa conteneva. E, con somma sorpresa, vi
hanno trovato una minuscola cagnolina di circa due mesi,
sfinita, spaventatissima e immersa nelle proprie urine. Il
giovane ha spiegato che stava lanciando la cuccioletta nello
strapiombo per ordine dello zio, allevatore di bestiame, che
l'aveva trovata vagante nella sua proprietà. Brutto affare per i
due incivili, che si sono trovati così denunciati a piede libero
per maltrattamento contro animali. Ma c'è un lieto fine per Tea
(così è stata chiamata la cagnolina), poi adottata dagli stessi
carabinieri che l'hanno portata in caserma, rifocillata e fatta
visitare da un veterinario. Il brutto episodio, riportato dal
blog News Amimaliste, è successo a Francofonte di Siracusa.
E’solo uno degli innumerevoli casi di maltrattamenti perpetrati
tutti i giorni, da nord a sud, contro gli animali. Brutalità che
spesso avvengono sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno
abbia il coraggio di intervenire. Come quando si vedono cani o
gatti presi a calci per strada, o si notano nel vicinato cani
alla catena, lasciati soli senza mangiare per giorni, sporchi e
disidratati. Anche la trascuratezza è maltrattamento, come lo è
l'abbandono. E bisogna denunciarli. Ci si può rivolgere, non
solo alle guardie zoofile della propria zona, ma
anchecarabinieri, polizia, Corpo forestale dello Stato, polizia
municipale e ai veterinari delle Usl, che aiutano a compilare la
denuncia -redatta in carta semplice - e non possono rifiutarsi
di accettarla. Devono anzi, avviare subito degli accertamenti su
quanto viene esposto: il maltrattamento e l'abbandono degli
animali è un reato perseguibile d'ufficio. E' bene anche
consigliarsi con le autorità se, denunciando un conoscente o un
vicino di casa, si temono in cambio ritorsioni. In caso si
assistesse a violenze in corso, è bene inoltrare subito una
denuncia orale, che può essere fatta per telefono chiedendo il
pronto intervento, o recandosi di persona presso una delle
autorità preposte. Ricordarsi, invece, che quando si inoltra la
denuncia per iscritto, di inserire che, in caso di archiviazione
delle indagini, si venga avvisati nel giro di 10 giorni,
previsti per legge, per poter presentare opposizione. E' bene
avere due copie e tenerne una, dopo aver fatto apporre timbro e
data di avvenuta consegna. Non bisogna avere paura di
denunciare. Perché il silenzio, di fronte a un essere vivente
che soffre e patisce, ci rende complici e responsabili della sua
vita. E perché, come &egra ve; stato più volte ribadito non solo
dalle associazioni animaliste, chi usa la violenza sugli animali
raramente si ferma qui. Un bambino che si scarica contro un
animale, lo farà anche con altri bambini. Va fermato e
rimproverato. Un genitore che picchia l'animale di casa, può
potenzialmente sfogarsi anche con il proprio bambino.
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IL
QUOTIDIANO ITALIANO
8 FEBBRAIO
2012
Specchia (LE), sparato cane in centro: indignazione su Facebook
Elisabetta Paladini SPECCHIA (Lecce) - “Quest’estate gli avvelenamenti a catena, uno dopo l’altro…Ora su tocca il fondo con la tragedia della piccola Nella, sparata in un occhio da un colpo di fucile…cattiveria gratuita, assurda malvagità di cui solo l’uomo è capace! Sono indignata!”, urla La Voce di Specchia su Facebook. E purtroppo, malgrado siano parole dure, rappresentano la realtà. Stando a quanto si legge su ilPaeseNuovo.it, tutto è accaduto ieri mattina alle 10, in Piazza Moro, un uomo di 45 anni preso un fucile da caccia e ha sparato a quella cucciola di 5 mesi circa, colpevole a suo dire di avergli ucciso alcuni animali da cortile.Sul posto sono intervenuti, i Carabinieri della locale stazione e i veterinari ASL. Dell’accaduto è stata avvertita Ilaria Chiriatti, Guardia Eco-Zoofila ed animalista, che giunta sul posto si è accorta della gravità del caso: Nella sarebbe stata colpita in volto ed aveva un pallino conficcato in uno occhio. Ora è in cura presso un veterinario privato nella speranza che possa salvarsi.Per il 45enne invece è scattata una denuncia per possesso di armi e maltrattamento di animali. Inoltre i suoi fucili detenuti illegalmente sono stati sequestrati.Come già accennato, i maltrattamenti verso gli amici a 4 zampe non sono una novità a Specchia. La scorsa estate qualcuno avvelenava i poveri cani randagi. Ricordiamo il volpino morto di Piazza San Giovanni, oppure Gigi, un incrocio maremmano, che ha rischiato di morire per aver assunto, con ogni probabilità, il lumachicida, un veleno tra i più usati perchè inodore. Ma in quel caso, l’intervento tempestivo della veterinaria di Tricase Ombretta Orsini, riuscì a salvarlo.E ancora, non dimentichiamo anche la piccola Chica abbandonata sull’incrocio d ella Provinciale Lucugnano Tricase. In quel caso venne trovata da Rosaria Ricchiuto e Cesare Vernaleone. Era legata al palo di un semaforo, con una corda attorno al collo, la zampetta destra anteriore ferita. Era smarrita e spaventata. Ma grazie a loro e all’aiuto tempestivo della volontaria Chiriatti a Chica è stato evitato il peggio.Che dire? Davanti a simili maltrattamenti si rimane davvero feriti, pieni di rabbia. Non ci sono parole per poter commentare. E’ davvero così difficile provare ad essere più umani nei confronti degli amici a 4 zampe? Loro sono così fedeli ai loro padroni, non li mollano mai, gli restano accanto sempre e comunque, specie nei momenti più difficili. Ma loro ricevono lo stesso sostegno? A volte no purtroppo e lo possiamo capire da queste notizie, da questi gesti privi di sensibilità. |
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LA
GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
8 FEBBRAIO
2012
Spara con il fucile a cucciolo di cane denunciato nel Salento
LECCE – Ha
sparato con un fucile da caccia ad un cane 'meticciò di cinque
mesi, rimasto gravemente ferito ad un occhio, perchè ritenuto
responsabile di aver ucciso alcuni conigli e galline che aveva
nel cortile. Per questa ragione un agricoltore di 45 anni, di
Specchia, nel Salento, è stato denunciato dai carabinieri per
detenzione illegale di armi e maltrattamenti ad animali.
A dare l’allarme ai militari sono state alcune persone che hanno sentito lo sparo e subito dopo un forte lamento e sono quindi accorse in piazza Aldo Moro, nel centro dell’abitato, dove hanno trovato il cane, conosciuto nel paese e chiamato da tutti 'Nellà, ferito ad un occhio. L’animale è stato soccorso ed è stato trasportato in un ambulatorio veterinario dove sarà sottoposto ad un intervento chirurgico. I carabinieri sono riusciti ad identificare il responsabile, il quale ha confessato di aver sparato al meticcio che, secondo l’agricoltore, aveva ucciso animali nel suo cortile. |
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IL
QUOTIDIANO ITALIANO
9 FEBBRAIO
2012
Orrore a Specchia, ecco Nella: la cagnolina sparata in centro
Elisabetta Paladini
SPECCHIA
(LE) - Indignazione, rabbia e tanto disprezzo per quello che è
accaduto nei pressi dell’Ufficio Postale di Specchia: P. F. S.,
un uomo di 45 anni, ha sparato per “vendetta” alla povera Nella,
un cagnolino randagio di 5 mesi circa.Sul posto sono
intervenuti, i Carabinieri della locale stazione e i veterinari
ASL. Dell’accaduto è stata avvertita anche Ilaria Chiriatti,
Guardia Eco-Zoofila ed animalista: Nella sarebbe stata colpita
in volto ed ha un pallino conficcato in un occhio. Ora è in
cura presso un veterinario privato nella speranza che possa
salvarsi.Ma adesso cerchiamo di capire il perché di questo
terribile gesto. Ebbene, stando a quanto dichiarato da P. F. S.,
mentre si trovava all’interno della propria abitazione ha
sentito i suoi animali da cortile starnazzare in preda al
terrore. Affacciatosi alla finestra ha così notato il cane
randagio che stava azzannando alcuni dei suoi animali. In preda
all’ira ha imbracciato il fucile da caccia ed ha fatto fuoco in
direzione dell’animale ferendolo gravemente.Una spiegazione
davvero allucinante, che di certo non potrebbe essere una
giustificazione valida. Nella è stata sparata, è finita in una
pozza di sangue e le immagini parlano da sole, purtroppo.
Adesso, comunque, e per fortuna, sta un po’ meglio, ma è ancora
sotto osservazione.“Se esistono le leggi a tutela degli animali,
noi tutti ci aspettiamo che i trasgressori vengano condannati”,
afferma Ilaria Chiriatti.Al momento, P. F. S. è stato
denunciato in stato di libertà per detenzione illecita di arma
da fuoco, maltrattamento di animali ed esplosione pericolosa di
arma da fuoco.
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GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2012
Specchia
(LE): Nella crivellata e i sette cacciatori in piazza
![]()
A pochi metri dal Municipio. Le
casette graziose di piazza Aldo Moro e poi, nella stessa piazza,
un lato con piccoli orti. Da uno di questi il cacciatore
quarantaseienne ha imbracciato il fucile intestato ancora al
padre defunto ed a mirato su Nella, la cucciolona di colore nero
centrata in testa e nella parte anteriore sinistra dalla rosa di
pallini da caccia. Dava fastidio ai miei animali, si sarebbe
giustificato. Non è la prima volta che succede, avrebbe
aggiunto, ma gli animalisti della zona di Nella, prima di sabato
4 febbraio (i fatti sono successi martedì 7), non ne avevano mai
avuto notizia. Un nuovo randagio. Una cagnetta giovane, arrivata
chissà da dove. Secondo il cacciatore, dava fastidio alle
galline, ai conigli e ai germani reali, non si sa bene a che
titolo detenuti, in pieno centro abitato di Specchia (LE) a due
passi dal Municipio. Cosa se ne faceva poi dei Germani reali, è
un mistero. Il paese è piccolo e le voci si rincorrono. In
piazza Aldo Moro a detenere fucili da caccia, vi sono ben sette
persone e negli ambienti venatori ora non si parla d’altro.Quando
i Carabinieri sono stati avvertiti da alcuni funzionari del
vicino Municipio, dello sparacchiatore di cani non vi era più
traccia. Un colpo secco ed i lamenti di Nella. Di lui, del
cacciatore agricoltore, non era rimasta traccia neanche nelle
telecamere presenti in piazza Aldo Moro. I militari del Comando
Stazione di Specchia, dipendenti dal Comando Compagnia di
Tricase diretto dal Capitano Andrea Bettini, hanno iniziato così
la ricerca dei detentori di fucili da caccia. La terza visita ha
premiato la ricerca. Una persona con regolare porto di fucile
uso caccia e con un fucile a lui intestato. Poi un altro, quello
appartenuto al padre. Con questo ha sparato alla povera Nella.
Non ha neanche riflettuto sul fatto che esplodere un colpo di
arma da fuoco nei centri abitati è vietato.Intanto, la cagnolona
nera di Specchia continua, a distanza di ben quattro giorni
dall’accaduto, ad essere sottoposta all’estrazione dei pallini.
Ieri pomeriggio ne è stato estratto uno vicino alla palpebra.
Nella era incredibilmente tranquilla, con il muso appoggiato nel
braccio di Ilaria Chiriatti, la volontaria animalista Guardia
eco zoofila dell’OIPA che si è presa cura di lei. Anzi, quel
giorno, in piazza Aldo Moro, la volontaria animalista era stata
allertata perché il Veterinario dell’ASL di Tricase era
impegnato. Sarebbe potuto intervenire non prima di un’ora.
Allora qualcuno pensa ad Ilaria che, una volta avvertita, si
precipita sul posto e senza pensarci due volte carica la povera
Nella in macchina e la porta dalla Veterinaria dott.ssa Ombretta
Orsini.Una situazione frequente, lamentano gli animalisti
locali, quella di affrontare situazioni di emergenza da soli,
senza il supporto di chi è preposto a dover intervenire. I casi
più frequenti sono quelli di animali avvelenati. Bisogna fare da
sé, anche se magari ci si trova davanti ad un cane che ferito o
con le convulsioni di una avvelenamento, giustamente reagisce,
non sempre positivamente, all’intervento del volontario che
vuole soccorrerlo. E così è stato anche per Nella, tra urla e
sangue, ancora una volta c’è stato un volontario che ha trovato
il coraggio di affrontare l’ennesima emergenza.Troppo presto
ancora, per poter dire quale sarà il destino di Nella. La
tumefazione nell’occhio ha dato segni di miglioramento, ma nulla
può ancora stabilirsi sull’eventuale delicata operazione. Per il
resto Nella è letteralmente crivellata. Gli inquirenti ritengono
che il colpo sia stato esploso da dentro l’abitazione del
cacciatore. C’è chi invece asserisce come nella parte esterna
del muro sono presenti dei fori di pallini. Di sicuro lo
sparacchiatore di Nella è a casa sua, libero di fare quello che
vuole. L’Autorità di Polizia deciderà sul destino del suo porto
di fucile.E’ stato denunciato a piede libero (la legge non
prevede arresto in flagranza o fermo di polizia) per
maltrattamento di animali. Denunciato anche per detenzione
illegale di armi da fuoco ed esplosione pericolosa di arma da
fuoco.
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MESSAGGERO VENETO
8
FEBBRAIO 2012
Lignano (UD), cane ucciso davanti agli occhi del padrone Viviana Zamarian
LIGNANO (UD)
Prima sono scappati dal controllo della loro proprietaria, poi,
due cani di grossa taglia hanno azzannato ferendolo a morte un
piccolo cane meticcio che stava passeggiando con il suo padrone.
Il tutto sotto lo sguardo terrorizzato di due ragazzini che
hanno assistito alla scena da dietro ad un muretto dove si erano
rifugiati per la paura. Questo quanto successo la scorsa mattina
al Villaggio Europa. Pochi istanti e una tranquilla passeggiata
si è trasformata in attimi di terrore. Adriano Del Sal,
musicista lignanese conosciuto in tutto il mondo, era infatti
uscito di casa con il suo cagnolino Bobi. Dopo aver percorso una
trentina di metri, in mezzo alla strada sono comparsi due
esemplari di razza Akita americano, maschio e femmina, di
proprietà di un’istruttrice cinofila residente a Lignano. Il
meticcio è stato immediatamente morso p rima da entrambi i cani
e poi finito dal maschio. Bobi è morto per emorragia interna e
traumi diffusi. Sul luogo è intervenuta la polizia municipale,
che ha avviato gli accertamenti, e il veterinario comunale. I
due Akita per una decina di giorni sono stati messi in
quarantena. È un dolore grande quello di Del Sal per la perdita
del proprio amico a quattro zampe. Ma grande è anche la rabbia:
«Ci sono troppi proprietari di cani di grossa taglia - ha detto
dopo aver ringraziato gli agenti e il veterinario per la
disponibilità dimostrata - che oltre a non conoscere le
caratteristiche dei loro animali e quindi anche il pericolo che
possono rappresentare, non li custodiscono a dovere. Questa
volta ci ha rimesso la vita il mio Bobi, ma c’è da chiedersi se
in quel momento fossero passati dei bambini che cosa sarebbe
potuto accadere...». Del Sal ha annunciato che oggi presenterà
denuncia ai carabinieri di Lignano.
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LA
NUOVA SARDEGNA
8 FEBBRAIO
2012
Balordi gettano nella fontana la gattina adottata da Arzachena
ARZACHENA (OT).
Baigna è la gattina della piazza, una splendida meticcia
pezzata, quasi una istituzione per gli arzachenesi che
frequentano il centro. Ieri mattina alcuni balordi hanno preso
il povero animale che serenamente passeggiava in piazza e
l’hanno gettato nella fontana, ghiacciata dalla neve. Alcuni
ragazzi hanno visto la scena e sono intervenuti. La gattina, già
avanti con l’età, è stata asciugata con il phone e tenuta al
caldo. Terrorizzata, per ore non è voluta uscire dal locale e
non si fida più delle persone. La comunità della piazza spera
che le telecamere abbiano ripreso il volto di ha commesso questo
gesto o che chi ha visto sporga denuncia. Il maltrattamento
degli animali è un reato penale, punito con la reclusione da tre
mesi a un anno e con multe che possono arrivare fino a 30 mila
euro.
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AGRIGENTO WEB
8 FEBBRAIO
2012
Trovano animale ferito da petardo, carabinieri segnalano all’ASP
Provincia di
Agrigento - E’ stato rinvenuto nella tarda serata dai
Carabinieri della Stazione di Racalmuto, in via Hamilton,
durante un servizio perlustrativo, un cane randagio gravemente
ferito al muso, verosimilmente vittima dell’esplosione di un
petardo avvenuta poco prima.
I militari dell’Arma visto l’animale gravemente sofferente hanno subito segnalato l’accaduto all’Azienda Sanitaria Provinciale che si è prodigata a prestare le necessarie cure. Si sta ora tentando di rintracciare gli autori del gesto che, com’è noto, nell’ordinamento penale italiano costituisce reato di “maltrattamento di animali”, con pene da tre mesi ad un anno di reclusione o con la multa da 3.000 a 15.000 €. |
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GEA
PRESS
9 FEBBRAIO
2012
Racalmuto (AG): soppresso il cane esploso con il petardo in
bocca
Indagini dei Carabinieri. In terra una lunga scia di sangue.
Giunti in
via Hamilton i Carabinieri del Comando Stazione di Racalmuto,
hanno visto una lunga scia di sangue. L’hanno seguita con
l’ausilio delle torce fino alla stradina ancora più buia della
stessa via Hamilton. Il cane era li, in terra, sfigurato ed
agonizzante. Un maschio adulto, di media taglia, colore chiaro.
I Carabinieri sono certi che il grosso petardo, tipo “bengala”
glielo avessero piazzato in bocca, forse attirandolo con del
cibo. Sta di fatto che il povero cane è letteralmente esploso in
aria. Oltre alla scia anche gli schizzi di sangue nel luogo del
botto udito da qualcuno quasi contemporaneamente ai guaiti del
povero cane. Poi la chiamata ai Carabinieri.Al cagnolino era
rimasta la forza per rifugiarsi in un luogo ancora più buio
della periferia di Racalmuto, lungo una via, dicono gli
inquirenti, trafficata a quell’ora dal traffico in uscita dal
paese. Dal vicino bar pizzeria, qualcuno ha sentito altri no.
Nessuno ha visto, però ,automobili andar via. L’ipotesi più
accreditata è che si tratti dell’orrenda bravata di uno o più
ragazzi. I veterinari dell’ASP di Agrigento, chiamati sul luogo,
hanno soccorso il cane ma hanno dovuto provvedere alla
soppressione. Non c’era più niente da fare, dicono. Le
condizioni erano gravissime e le lesioni irrisolvibili. Un
potere detonante non indifferente, sebbene il petardo, dicono
sempre gli inquirenti, sia di libera vendita.I Carabinieri sono
ora determinati a trovare il colpevole. La vicenda ha scosso in
molti ed alcuni ricordano quanto successo circa tre anni
addietro. Una volpe, portata già morta in una piazza del paese
e data dalle fiamme. Ore il cane, vivo, con il petardo esploso
in bocca.
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NAPOLI TODAY
8 FEBBRAIO
2012
Cani e pony in un recinto abusivo: sequestri a Scampia (NA)
Il proprietario è stato denunciato per maltrattamento di
animali, ora affidati all'Asl, e per occupazione abusiva di
suolo pubblico. Il box a pochi passi dai Sette Palazzi dove c'é
una delle più affollate piazze di spaccio
In un
recinto realizzato sul suolo pubblico, nel pieno centro del
quartiere di Scampia e a pochi passi dai "Sette Palazzi" - dove
c'é una delle più affollate piazze di spaccio - gli agenti del
locale commissariato di polizia coordinati dal primo dirigente
Michele Spina hanno trovato due cani di grossa taglia e tre
cavalli pony Cani e pony in un recinto abusivo: sequestri a
Scampia
„Una volta richiesto l'intervento del personale dell'Azienda sanitaria locale, è stato accertato che gli animali non erano in buone condizioni. Il proprietario dei due cani e dei tre pony è stato dunque denunciato per maltrattamento di animali e per occupazione abusiva di suolo pubblico, mentre li animali sono stati affidati all'Asl. |
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LA
ZAMPA.IT
8 FEBBRAIO
2012
Blitz a Scampia sequestrato box con pony e cani
Il recinto
era stato realizzato suo suolo pubblico, nel pieno centro del
quartiere di Scampia, a Napoli, non lontano dai «Sette Palazzi»,
dove c’è una delle più affollate piazze di spaccio. All’interno
gli agenti del locale commissariato di polizia hanno trovato due
cani di grossa taglia e tre cavalli pony. Gli agenti, coordinati
dal primo dirigente Michele Spina, hanno richiesto l’intervento
del personale dell’Azienda sanitaria locale. Secondo i primi
accertamenti non erano in buone condizioni. Il proprietario dei
due cani e dei tre pony è stato denunciato per maltrattamento di
animali e per occupazione abusiva di suolo pubblico. Gli animali
sono stati affidati all’Asl.
FOTO
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LA
PROVINCIA DI VARESE
8 FEBBRAIO
2012
«Mi hanno detto di trattenere il randagio trovato per un'ora»
BUSTO ARSIZIO (VA) - Cagnolino infreddolito e smarrito ha però una fortuna. Trova una donna sensibile che allerta la polizia locale: «Mi è stato risposto - spiega lei - Di trattenere l'animale per un'ora circa, il tempo necessario per permettere all'accalappiacani di arrivare da Somma Lombardo per recuperare l'animale». La donna, che al guinzaglio aveva già il suo di amico a quattro zampe, non ha potuto far nulla per trattenere il "vagabondo" che in pochi minuti è svanito nel nulla «in mezzo al gelo - dice la donna - E se finisse sotto una macchina? E se causasse un incidente stradale?». La risposta arriva dal comandante Claudio Vegetti: «Non spetta direttamente alla polizia locale il recupero di questi animali - spiega - Non siamo attrezzati per questo tipo di servizio tanto che il Comune paga una convenzione con un ente qualificato in grado d i recuperare l'animale senza spaventarlo né fargli del male inavvertitamente». Sul fatto di trattenere il cagnolino Vegetti spiega: «Chiediamo sempre la massima collaborazione ai cittadini. Non possiamo essere ovunque e se la pattuglia, in quel momento, è impegnata nel rilevamento di un incidente, ad esempio, non possiamo abbandonare il luogo del servizio». C'è un altro motivo: «Anche perché spesso questi animali sono dotati di microchip che ne consentono la riconsegna al proprietario». |
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CITY
RUMORS
8 FEBBRAIO
2012
Preturo (AQ), due cani folgorati da una scarica elettrica nella
tenda-chiesa: niente Messa senza sicurezza
Preturo(AQ).
Sono stati folgorati da una dispersione di corrente elettrica
derivante probabilmente dai cavi di alimentazione, che
attraversando la strada, portano l’elettricità dalla cabina Enel
al quadro di derivazione della tenda. Vittime inconsapevoli di
una tragedia, in qualche modo, annunciata, due cani, rimasti
uccisi ieri nelle vicinanze della tenda dove ogni giorno e ogni
domenica si celebra la messa.A denunciarlo è il Consiglio
Parrocchiale della Parrocchia di San Giovanni Battista in Cese
di Preturo, il quale ricorda pure che già a novembre dello
scorso anno scorso era stato fatto presente alla Protezione
Civile ed all’Enel la pericolosità dei cavi, con successivo
intervento dei Vigili del Fuoco e dell’Enel. Ma per i due cani
non c’è stato nulla da fare.
“Come
Consiglio Parrocchiale” scrivono in una nota “siamo davvero
dispiaciuti per l’accaduto ed insieme al nostro parroco Don Jean
Claude Rajanaorivelo siamo vicini ai proprietari dei due poveri
animali ed esterrefatti di fronte ad una situazione di
immobilità che perdura ormai da qualche anno.[…]
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IL
TEMPO
8 FEBBRAIO
2012
Cacciatore Il 46enne di Campobasso denunciato per truffa e
ricettazione dalla Polizia
Acquista il cane e paga con assegno rubato
Ha avuto un lieto fine, grazie all'intervento della Polizia, la
disavventura di "Selva", uno splendido cane da caccia acquistato
in modo truffaldino da un campobassano che aveva intenzione di
rivenderlo per lucrare una bella sommetta, dato il valore
dell'animale.
Il campobassano, che ora dovrà rispondere di truffa e ricettazione, aveva pagato con un assegno - risultato poi rubato a Napoli - il cane, dotato di un fiuto infallibile e dunque molto ambito da chiunque si interessi di caccia come anche di ricerca di tartufi. Lo aveva acquistato a Bolzano, da un cacciatore, alcuni mesi fa. L'acquirente di "Selva", un uomo di 46 anni, lo aveva poi ceduto ad un canile della provincia di Campobasso. Non è ancora ben chiaro il passaggio che ha portato il povero cane nella struttura locale, ma fatto sta che la Polizia di Stato lo ha ritrovato, spaurito ed infreddolito proprio in Molise. Nonostante le rigide temperature di questi giorni lo abbiano messo a dura prova, l'animale è in buone condizioni di salute. Ben presto, appena le condizioni climatiche lo consentiranno, verrà riportato al suo legittimo proprietario che, quando ha saputo come era stato trattato il suo ex "compagno", si è molto rammaricato. Il quarantaseienne campobassano è stato denunciato all'Autorità giudiziaria in stato di libertà per i reati di truffa e ricettazione. Non sono rari i casi in cui animali di valore vengono utilizzati come merce preziosa per scambi non sempre leciti. Sempre di più le associazioni animaliste invitano gli acquirenti a tenere gli occhi bene aperti per non essere coinvolti nel reato di ricettazione. Spesso infatti gli animali messi in vendita sono stati rubati al legittimo proprietario o, come nel caso del campobassano, risultano acquistati con assegni falsi o rubati. Meglio, dunque, rivolgersi per l'acquisto a negozi specializzati. Questa volta solo grazie alla denuncia del proprietario è stato possibile avviare le ricerche e rintracciare l'animale che, vista la vendita nulla è tornato dal suo padrone. |
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IL
PICCOLO
8 FEBBRAIO
2012
Cavalli al gelo, multato camionista
Trieste - La
polizia stradale ha bloccato un camion condotto da un polacco
che trasportava cavalli diretti in Puglia perché la temperatura
interna del vano ove erano ricoverati gli animali fosse
abbondantemente inferiore ai 0°C, violando così le norme in
materia di benessere degli animali durante il trasporto. Il
conducente è stato sanzionato con 1333,33 euro di multa, mentre
i cavalli sono stati ricoverati temporaneamente nelle stalle
dell’autoporto, dove hanno potuto rifocillarsi e riscaldarsi.
Questo è stato uno dei servizi che la Polstrada ha svolto in
questi giorni nell’ambito dell’allerta meteo di questi ultimi
giorni. Pattuglie hanno effettuato controlli sulla rete viaria
autostradale e ordinari, per segnalare tempestivamente
interessati il formarsi di tratti ghiacciati o intervenire a
soccorso degli utenti in difficoltà. Giova ricordare che la
provincia di Gorizia è un’area di confine contraddistinta da un
elevato numero di transiti di automezzi che trasportano animali,
in particolare equini, bovini, ovi-caprini e suini, dall’est
Europa (per la maggior parte Romania, Polonia e Ungheria) con
destinazione prevalente l’Italia, ma anche Francia e Spagna. Ed
è in questo ambito di rilancio della Prevenzione veterinaria di
sanità pubblica, che si inserisce l’operato della Polizia
stradale, in molte occasioni affiancata in modo sinergico anche
dal servizio veterinario dell’Ass e dall’Ufficio veterinario
adempimenti di confine. È noto ormai come per “salute degli
animali” si intenda non solo l'assenza di malattia ma anche il
loro benessere, inteso come corretto equilibrio mentale, fisico
e comportamentale. Si parla molto della “protezione degli
animali durante il trasporto” perché gli spostamenti,
soprattutto a lunga percorrenza, rappresentano evidentemente un
rischio, probabilmente il più alto, per il benessere degli
animali stessi. La documentazione sanitaria, il carico, lo
scarico, i tempi e il numero degli animali presenti
sull’automezzo, le caratteristiche del veicolo, possono
pregiudicare il benessere e la salute degli animali, fino a
situazioni di vero e proprio maltrattamento.
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CORRIERE ROMAGNA
8 FEBBRAIO
2012
SEPOLTI DALLA NEVE: CAPRIOLI E LEPRI A DIGIUNO
Muraglia di neve nell’entroterra Centinaia gli animali a rischio morte: via ai soccorsi
di Simone
Mascia
RIMINI.
Corsa contro il tempo: centinaia d’animali da salvare, tutti
rimasti bloccati nella morsa del ghiaccio. Caprioli, lepri,
fagiani, pernici: è la fauna dell’entroterra di Valmarecchia e
Valconca, in balia del maltempo e da giorni senza cibo. La task
force dalla Provincia è partita ieri mattina all’alba armata di
slitte, ciaspole e fuoristrada per distribuire le massicce
scorte di fieno e mangime. Un’operazione organizzata
dall’Ufficio tutela faunistica assieme alle guardie volontarie
venatorie e a diverse associazioni ambientaliste. |
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IL
CENTRO
8 FEBBRAIO
2012
Quaranta cervi in giro per Alfedena in cerca di cibo
Claudio Lattanzio
CASTEL DI
SANGRO (AQ). È emergenza animali nella Valle Peligna e in tutto
l’Alto Sangro, dove le abbondanti nevicate hanno creato non
pochi problemi agli allevamenti e agli animali selvatici. Tetti
di stalle crollati, animali disorientati e affamati che sono
scesi fino ai paesi.
I CERVI. Ad Alfedena, nel Parco nazionale d’Abruzzo, un branco di cervi è arrivato in paese. Il primo ad avvistarli è stato un bambino di 10 anni, che affacciatosi alla finestra la mattina si è trovato davanti una singolare scena: una quarantina di esemplari di cervi passeggiavano per le vie del paese, dove c’è ancora oltre un metro e mezzo di neve. «Io e mio figlio siamo rimasti increduli», racconta la signora Angelarosa, madre del bambino che per primo ha avvistato i cervi. «Era un branco di almeno una quarantina d i esemplari, tra maschi e femmine», spiega, «evidentemente disorientati; ma quando alcuni cani hanno incomiciato ad abbaiare, i cervi si sono messi in fila indiana e si sono allontanati, facendo perdere le loro tracce». Un paio di cervi sono stati ritrovati morti nei pressi del lago di barrea. STALLA CROLLATA. Tre mucche sono rimaste uccise sotto il peso del tetto della stalla in cui erano ricoverate, crollato a causa della neve, in località Brionne a Castel di Sangro. Nel crollo della struttura sono rimaste gravemente ferite altre sette mucche. Salvi gli altri 190 capi di bestiame che più tardi sono stati risistemati nella stalla riparata. Sulla parte del tetto crollato, infatti, sono stati aggiunti teli in plastica. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri della compagnia di Castel di Sangro. Altri incidenti simili si sono verificati a Pescasseroli nei giorni scorsi. Non sono soltanto i crolli a creare problemi per gl i animali, l’imponente mole di neve caduta in questi giorni, infatti, sta provocando non pochi problemi a mucche, pecore e altri animali d’allevamento, rimasti isolati e senza cibo. Per molti allevatori è stato difficile raggiungere le stalle. ANIMALI SELVATICI. La situazione è drammatica per gli animali selvatici. A lanciare l’allarme è il coordinatore del Corpo forestale dello Stato nel Parco nazionale, Luciano Sammarone: «Cervi, caprioli, camosci e anche cinghiali e lupi si abbassano di quota per cercare di sfuggire all’ambiente ostile dopo le copiose nevicate dei giorni scorsi. Tanti animali perdono l’orientamento». Un problema, quello dell’orientamento, che potrebbe essere stato fatale per un paio di cervi, rinvenuti morti nei pressi del lago di Barrea. |
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QUOTIDIANO DEL NORD
8 FEBBRAIO
2012
Un capriolo stremato a causa del gelo salvato a Fiorano
Modena - Un
capriolo stremato a causa del gelo è stato salvato nei giorni
scorsi in pieno centro a Fiorano. L'animale, disorientato e alla
ricerca di un riparo, si era accovacciato sotto un albero non
distante dalla sede del Comune. Una Guardia ecologica volontaria
lo ha notato e immediatamente avvertito i volontari del Centro
fauna selvatica Il Pettirosso. Il capriolo ora è accudito dai
volontari nella sede del Centro in via Nonantolana 1217.Sempre
nei giorni scorsi i volontari, avvertiti da un cittadino,
avevano salvato nelle campagne di Bomporto un leprotto trovato
in una buca nella neve.Sono solo alcuni dei numerosi interventi
di questi ultimi giorni effettuati dai volontari, in
collaborazione anche con la Polizia provinciale e del Corpo
forestale, per salvare animali selvatici in difficoltà a causa
delle abb ondanti nevicate in diversi zone della provincia.E
mentre i volontari rispondono alle chiamate di emergenza, un
altro gruppo si occupa dei problemi causati dal gelo di quasi
1000 animali selvatici ospiti del Centro fauna in via
Nonantolana 1217.Il Centro opera sulla base di una convezione
con la Provincia di Modena per il recupero e il salvataggio
della fauna selvatica in difficoltà.Per le segnalazioni e
richieste di intervento sono attivi 24 ore su 24 alcuni numeri
telefonici: 339 8183676-339 3535192 oppure è possibile chiamare
anche il servizio 118.
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GEA
PRESS
8 FEBBRAIO
2012
Tailandia: la tigre nell’immondizia
La polizia lo aveva notato nei pressi di un negozio della periferia di Bangkok con le mani sporche di sangue. Un fatto preoccupante oppure un comportamento solito che non dava eccessivamente nell’occhio per chi era a conoscenza delle abitudini del soggetto. Seguito fino a casa si è così scoperta l’origine di tutto quel sangue. Deteneva, infatti, i resti di una tigre, più quelli di un secondo animale diviso in più pezzi e sistemati all’interno di contenitori di plastica accanto alle macchine posteggiate.Si trattava di un tassidermista che agiva nella piena illegalità. Lui come altri cinque lavoratori insieme ai due proprietari della casa hanno dichiarato che lavoravano per alcuni negozi e giardini zoologici, ma non hanno saputo fornire alcuna indicazione utile circa la provenienza dei poveri resti degli animali. Di sicuro nella casa dell’impagliatore vi erano anche pappagalli, serpenti, parti di elefanti, vari pezzi di carne ed interiora per le quali la polizia tailandese sta ora cercando di determinare la specie di appartenenza.Secondo l’Ufficio Traffic, che ha diffuso la foto del misfatto, quanto scoperto ora a Bangkok potrebbe fornire un’occasione unica per scoprire fornitori ed acquirenti. Animali rari e rarissimi come la tigre, finiti in sorte di contenitori dell’immondizia. Resti di macelleria finalizzata all’imbalsamazione e la probabile vendita di alcune loro parti, come le ossa, per la medicina tradizionale orientale.Tutte le persone sono state arrestate. Contrariamente a quello che è facile pensare, molti paesi del sud est asiatico, ma anche africani, dove è forte la presenza del bracconaggio ai danni della fauna selvatica, prevedono pene molto forti tra cui l’arresto in flagranza di reato. Una situazione molto diversa dall’Italia, caratterizzata da blandi reati di natura contravvenzionale che non fungono da alcun deterrente e divenuti proprio ieri oggetto di intervento presso la Commissione Europea. |
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NEWS
NOTIZIE
8 FEBBRAIO
2012
Jovanotti scrive il suo amore per Lola su face book
Jovanotti,
ovvero Lorenzo Cherubini, è uno che gli animali li ama davvero.
Chi ha un cane, un gatto, o un qualunque peloso domestico e gli
vuole bene, non potrà che ritrovarsi pienamente nelle parole con
le quali il cantante ieri ha inciso a imperitura memoria il
ricordo della sua Lola su facebook. Frasi, quelle di Lorenzo,
che rivelano una sensibilità piuttosto rara in generale, ma che
probabilmente, quando si tratta di animali è ancor meno facile
da trovare."Giorni fa - scrive Lorenzo - uno dei cani di casa ci
ha lasciato. Lola. Chi ha cani e gatti o li ha avuti sa di cosa
parlo quando uso la parola dolore" perchè, continua "sono amici
veri,gli si vuole bene,un bene ricambiato in una forma non umana
ma per certi versi anche più che umana, più incondizionata, più
pura".
Adottate un cane dal canile." Ve ne sarà grato per tutta la vita e scoprirete una forma di felicità e di rapporto tra esseri viventi che vi insegnerà delle cose importanti,garantito". Parole che solitamente si leggono solo sui siti delle associazioni animaliste, che si danno tanto da fare per aiutare i pelosi più sfortunati. "In qualsiasi città voi viviate - prosegue Jovanotti nel suo accorato post - di sicuro c’è un canile dove si raccolgono i trovatelli,i cani smarriti,abbandonati,rifiutati,scappati,allora se avete intenzione di prendere un cane con voi valutate questa possibilità,fateci un giro,è una bella cosa. In ricordo di Lola. "Queste parole le scrivo per lei,d’accordo con mia moglie e mia figlia che mi hanno spinto a farlo,anche se a molti potrà sembrare una cosa da poco.La Lola l’avevamo presa al canile di Ossaia,qui a due passi da Cortona,dove,come in tutti i canili,è pieno di animali pronti a far felice qualcuno.E’ stata con noi qualche anno prima che morisse e sono stati anni bellissimi,per lei che non perdeva occasione di dimostrarcelo,e per noi che ci metteva un sacco di allegria col suo carattere e le sue abitudini da “trovatella” che non aveva mai abbandonato anche se viveva viziata come una regina.Ciao Lola e grazie amica mia".Firmato,Lorenzo. |
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GEA
PRESS
9 FEBBRAIO
2012
Treviso: tiro al bersaglio sulla gatta sbranata dai cani
Tutti solidali con la proprietaria, tranne l'armeria.
Ha la voce
rotta dal pianto. La signora Felia, non riesce proprio a pensare
a Pastrocina (nella foto), la gattina che era nata in un incavo
della sua casa di Sarmede, in provincia di Treviso. Felia era
riuscita ad accattivarsi le simpatie di una gattina randagia.
Era gravida e pochi giorni dopo partorì in quell’incavo del muro
esterno, due bellissimi gattini. La femminuccia aveva il muso
tutto pastrociato, come le macchie di inchiostro sui quaderni di
una volta. La signora Felia, la volle chiamare come i colori del
suo musetto e Pastrocina ricambiò l’affetto volutole rimanendo
però un pizzico selvaggia, come la mamma.Poi un giorno
Pastrocina non è tornata. “Mi sono preoccupata – dice la signora
Felia – quei colpi di fucile che sento a Rugo di Sarmede, ai
piedi del Cansiglio, per me sono un incubo, turbano l’armonia
della natura“.La signora Felia inizia a cercare la sua
Pastrocina. Non era mai capitato per così tanto tempo. La
gattina è scomparsa domenica 29 gennaio, ma fino a mercoledì di
lei nessuna notizia. In questo periodo di grande freddo, ricorda
la signora Felia, il suo posto sarebbe dovuto essere vicino alla
stufa a legna. Ed invece si inizia a cercare, tra la vegetazione
spesso di rovi ed arbusti che confina con il bosco. Un terreno
in pendenza e scivoloso. Poi Pastrocina sembra rispondere alla
signora.“Sono sicura che era lei – continua nel suo racconto –
aveva un miagolio tipico. Mi sono fermata ma il miagolio
proveniva da una zona impervia. Ho chiamato vari numeri delle
emergenze, ma niente. Al mio appello – aggiunge la signora Felia
– hanno risposto subito un Vigile Urbano di Sarmede che era
fuori servizio e Marcello, un volontario dell’ENPA di
Conegliano“.I due soccorritori, giunti sul posto, riescono a
vedere un gatto morto. Tranquillizzano la signora. “Non può
essere la sua gatta – le dicono cercando forse di rincuorarla –
questo è sicuramente morto da tempo“. La signora Felia è lo
stesso dispiaciuta, pensa alla fine di quel povero gattino ma
almeno la sua Pastrocina è viva, sebbene nel dirupo, dove era
certa di averla sentita miagolare. Ed invece, da quel fosso con
la vegetazione inestricabile, i due soccorritori portano sù
proprio il corpo Pastrocina.Dal referto veterinario risulta il
foro procurato da un pallino di piombo che è ancora lì, dentro
Pastrocina. La gatta però, non ha perso sangue, segno questo che
quando qualcuno le ha sparato, potesse già essere morta.
Presentava, invece, varie ferite sul corpo, sebbene
superficiali, e la rottura del collo.“Mi hanno riferito che la
cosa più probabile è che la gattina sia stata aggredita dai cani
da caccia – dice la sua padrona – Poi le hanno sparato i pallini
di piombo“. La signora Felia vuole ora conoscere chi ha mirato
sulla sua Pastrocina. “Voglio sapere perché l’ha fatto, spero
sia pentito, che appenda quel fucile al chiodo” dice quasi
piangendo.Le fotografie di Pastrocina, viva e morta, sono ora in
un volantino che è stato messo in evidenza anche nei negozi dei
paesi della zona. C’è il numero di telefono della signora che
vuole incontrare l’uccisore di Pastrocina. I negozianti hanno
accolto ben volentieri l’invito, in molti si sono informati,
hanno voluto sapere di più e si sono messi a disposizione. Tutti
tranne uno. L’armeria di un paese del comprensorio.
“Si sono rifiutati – riferisce la signora Felia – al mio conoscente che li aveva invitati ad appendere la locandina gli hanno risposto che potevo metterla sul mio cappotto“.Felia ci mostra il referto sia del Veterinario libero professionista che dell’Istituto Zooprofilattico. Non si da pace e vuole conoscere chi le ha portato via Pastrocina.“Vorrei che colui il quale ha sparato – dice Felia – avesse il coraggio di presentarsi, vorrei non rinnovasse il tesserino di caccia e non sparasse più. Non è stato ucciso “un” gatto, bensì un essere vivente unico ed irripetibile – tiene a sottolineare la signora – E’ dotato di una propria personalità singolare, un essere vivente della specie felina che, come gli esseri viventi della specie umana, provava piacere e dolore, aveva una propria storia, un proprio bagaglio di esperienze, una vita affettiva e numerose relazioni sociali, aveva abitudini, interessi, preferenze e simpatie! Vorrei far capire – conclude Felia – a chi le ha sparato e ha addestrato dei cani alla caccia che quando si uccide si causa dolore a chi se ne va e a chi rimane, umano o felino o di altra specie che sia“.Per l’armeria, però, valgono evidentemente altri risultati.“Purtroppo da settembre a gennaio – conclude Felia – c’è la stagione della caccia. Il silenzio è lacerato dagli spari che rimbombano nella vallata. Ci si fa l’abitudine? No. Io sussulto ancora ad ogni sparo e spero di non doverne più udire“. |
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LA
PROVINCIA DI LECCO
9 FEBBRAIO
2012
Cane trucidato in Facebook
Identificato un sedicenne
LECCO -
Identificato dalla Squadra Mobile di Lecco l'ignoto individuo
che, nei giorni scorsi, aveva pubblicato sul noto social network
Facebook una fotografia raffigurante un cane trucidato, con
commenti di vile compiacimento per il trattamento inferto
all'animale, che avevano suscitato particolare sdegno e rabbia
da parte dei frequentatori del sito, gli stessi che
successivamente avevano segnalato il fatto alla Polizia.Le
segnalazioni sono prevenute alla Questura di Lecco, in quanto l'individo
risultava essere domiciliato nel territorio della provincia. A
esito dell'attività d'indagine svolta dal personale preposto, è
stato identificato B. A. - sedicenne italiano - che,
registratosi con un profilo Facebook di fantasia, utilizzato tra
l'altro, da altri due coetanei, aveva pubblicato la foto in
questione, recuperandola da altre immagini presenti in un noto e
frequentatissimo motore di ricerca.
B. A. è stato, quindi, deferito alla competente Procura della Repubblica del Tribunale per i Minorenni. |
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GAZZETTA DI MANTOVA
9 FEBBRAIO
2012
Cane corre sul pack e sprofonda
Una
passeggiata con il cane in riva al lago ghiacciato. Una cosa da
evitare assolutamente in queste ore, perché troppo pericolosa. E
ieri a farne le spese è stato un cane accompagnato dal suo
padrone. L’animale, che dalla riva è corso per 80 metri sul lago
ghiacciato per inseguire un’animale, è sprofondato nelle acque
gelide e non è più riemerso. A nulla è valso l’intervento dei
vigili del fuoco. I pompieri hanno cercato con enorme difficoltà
e anche sfidando il pericolo di raggiungere con un gommone la
zona in cui il cane era caduto. L’episodio, costato la vita a un
bell’esemplare di Amstaff, un terrier tipo bull, è avvenuto ieri
pomeriggio sul lago Inferiore all’altezza di Belfiore. In
lacrime il padrone del cane, un ragazzo di Mantova. E intanto
ieri arrivano anche segnala zioni di impronte di bambini sul
pack: attenzione – sottolineano anche i vigili del fuoco – il
pericolo è in agguato. Evitare quindi di camminare sul lago
ghiacciato, tenersi a distanza delle rive e tenere i cani al
guinzaglio.
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GEA
PRESS
9 FEBBRAIO
2012
Abruzzo – cervo annegato nel lago ghiacciato: le foto del dramma
La sequenza
fotografica mostrata in gallery relativa alle immagini
panoramiche è stata realizzata stamani dal Corpo Forestale dello
Stato. Ieri, invece, le foto del dramma che ha visto
protagonista un cervo maschio nel lago di Barrea. Anche queste
foto sono state realizzate dal Corpo Forestale.Mentre alcune
femmine di cervo sono rimaste bloccate in un pendio
abbondantemente innevato il maschio ha iniziato a camminare
sopra lo strato ghiacciato del lago di Barrea, ricoperto a sua
volta di neve. Poi, sotto il suo peso, il cedimento. L’animale
ha tentato disperatamente di raggiungere un tratto utile a
risalire, ma l’intento era praticamente impossibile. Gli stessi
Forestali erano distanti dal luogo e comunque un intervento di
quel genere avrebbe presentato altissimi rischi per l’incolumità
degli operatori. La testa del povero a nimale è scomparsa con un
ultimo sbuffo di vapore dalle narici. Già poco dopo, un sottile
strato di ghiaccio si era riformato a richiudere il varco
dove era scomparso l’animale.Un fatto non frequente quello della
superficie ghiacciata del lago di Barrea in provincia di
l’Aquila. Tutto il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise è
sotto una spessa coltre di neve. Manto che in alcuni punti, come
evidenzia a GeaPress il Vice Questore Aggiunto del Corpo
Forestale dello Stato dott. Luciano Sammarone, rende molto
difficile il passaggio anche alle motoslitte. Oltre un metro e
mezzo di neve nella Marsica e in Val di Sangro.Il Corpo
Forestale sta in questi giorni provvedendo alla distribuzione di
balle di fieno per la fauna selvatica, ma tali interventi,
secondo il Vice Questore, che è anche Comandante del
Coordinamento Territoriale di Civitella Alfedena, potrebbero
servire a ben poco. Una goccia nel mare, insomma. Forse, sono
funzionali al mondo venatorio, ma gli aiuti, sicuramente non
sufficienti alla fauna selvatica di territori così vasti,
andrebbero concentrati per gli animali allevati, sia per quelli
rinchiusi nelle stalle che per quelli allevati allo stato brado.
Il cervo è un animale selvatico e gli eventi di questi giorni,
pur nella loro eccezionalità, sono riconducibili ad un fenomeno
naturale.Forse, la fauna selvatica andrebbe aiutata in altra
maniera. E’ di queste ore la polemica sollevata dalla decisione
della Provincia di Genova di continuare a consentire la caccia
di selezione ad alcune specie di ungulati nonostante il freddo
eccezionale e il peggioramento atteso nelle prossime ore. Con la
neve, avevano sottolineato le Associazioni protezioniste, non
solo la fauna è più esposta ai rischi, ma è anche molto più
facilmente rintracciabile grazie alle evidenti impronte lasciate
sulla neve. Per la Provincia di Genova, però, si tratta di un
interven to di natura conservativa e questo è il periodo giusto
per intervenire.
VEDI FOTOGALLERY:
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CORRIERE DEL VENETO
9 FEBBRAIO
2012
NEL TREVIGIANO
Camion nel fossato, morti 10 vitelli
L'incidente è successo nella notte per un probabile colpo di
sonno dell'autista. Alcuni animali sono fuggiti nei campi.
Allarme inquinamento per il fiume Muson
ASOLO
(Treviso) - Un camion adibito al trasporto degli animali è
uscito di strada e si è rovesciato nel fossato. Nell'impatto
sono morti 10 dei 31 vitelli che erano all'interno del mezzo.
L'incidente è successo un quarto d'ora prima delle tre di notte
in via Schiavonesca Marosticana, probabilmente per un colpo di
sonno del conducente, che è stato poi trasportato in ospedale .
Alcuni vitelli sopravvissuti all'incidente sono scappati nei
campi. Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco, i tecnici
dell'Arpav e la polizia locale. A causa dell'impatto c'è stato
uno sversamento di gasolio nel fossato vicino al fiume Muson.
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TG
COM 24
9 FEBBRAIO
2012
"Luck", morti due cavalli sul set
PETA contro la serie tv che racconta le vicende di un ippodromo
"Luck", la
serie tv sul mondo delle corse di cavalli, è stata attaccata da
PETA dopo che due animali sono morti sul set, soppressi in
seguito delle ferite riportate durante le scene di corsa.
L'allarme è scattato quando alcuni spettatori si sono accorti
che, nei titoli di coda del primo episodio, non appariva la
scritta obbligatoria "Nessun animale è stato ferito o
maltrattato durante le riprese".L'associazione animalista ha
dichiarato di aver tentato di contattare David Milch - ideatore
della serie - e la produzione prima delle riprese, ma di non
aver ricevuto nessuna risposta: "Se i produttori avessero
seguito i protocolli di sicurezza da noi indicati, forse quei
cavalli sarebbero ancora vivi". Non si è fatta attendere la
replica dell'HBO che ha spiegato - sulle pagine del New York
Observer - di aver già sospeso le riprese delle corse, adottato
specifici protocolli di sicurezza che prevedono la presenza di
personale veterinario sul set e radiografie alle gambe di tutti
i cavalli.
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PERO’ TORINO Torino ritrova Twist, il cagnolino perso nel gelo
TORINO -
Fosse successo in America, ci sarebbero già gli sceneggiatori
all'uscio per trarne un soggetto da film: invece è succeso da
noi, in riva al Po - è il caso di dirlo - nella apparentemente
fredda Torino. Che invece, con un cuore grande come una casa, si
è mobilitata in massa per ritrovare Twist, il cagnolino
scomparsoil 25 gennaio nella più grande "gelata" cittadina da 27
anni a questa parte.E Twist, grazie alle tantissime
segnalazioni, al tam-tam della rete, agli articoli di tanti
media, è tornato tra le braccia della signora Candida, la
proprietaria che non si è mai data per vinta e che per lunghi
giorni è corsa qua e là per le vie di Torino, seguendo questa o
quella segnalazione, che le arrivavano "anche e soprattutto in
modo disinteressato, proprio perché la gente si è immedesimata
nella mia situazione e perché tutti volevano che Twist
sopravvivesse".Alla fine, anche i 500 euro di ricompensa non
hanno guastato, va detto. "Natualmente li ho corrisposti
all'uomo che quasi per un giorno ha infine seguito le tracce di
Twist, individuandolo in una casa abbandonata in corso Casale,
proprio sul grande fiume di Torino, dove la bestiola si era
rifugiata per ripararsi dalla morsa di gelo".Già, perché il
cagnolino, pur abituato a vivere in famiglia, nella difficoltà
si è salvato grazie al suo istinto di sopravvivenza ancestrale.
"Si è cibato con quello che trovava, poi lì dalle parti di parco
Michelotti è pieno di fontane alle quali bere. E quindi ha anche
trovato un rifugio. E' stato bravo, lo ammetto!", dice Candida,
orgogliosa. Twist sta bene, è dimagrito tantissimo e ha le
zampine escoriate e doloranti. Ma nel complesso, "sarà che è
felice di essere tornato a casa, però è anche allegro".Sono
state centinaia, migliaia le telefonate e le segnalazioni.
"C'era gente - ricorda la padrona di Twist - che appena aveva
una notizia si metteva le scarpe da ginnastica e correva per
cercarlo. Mi sono commossa per tutto questo affetto da parte di
Torino". Una bella storia con un lieto fine, per una volta. E se
non arriva Hollywood, chissà, magari una fiction Rai o Mediaset
potrebbe pure esserci per raccontare questa commovente, anche se
per lunghi tratti angosciante avventura. |
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IL
PICCOLO
9 FEBBRAIO
2012
VELENO PER TOPI ESCA MORTALE PER CANI E GATTI
di FULVIA ADA
ROSSI
Il veleno
per i topi o rodenticida è un reale e frequente pericolo per i
nostri animali. Si tratta di una sostanza che si presenta
sottoforma di sacchetti pieni di grani o di cilindretti di vari
colori. La pericolosità risiede nel fatto che sono prodotti
appetibili e che i cani spesso li ingeriscono se li trovano alla
loro portata; inoltre l'avvelenamento può avvenire anche in
seguito all'ingestione di un topo morente o già morto in quanto
il veleno nello stomaco del topo rimane attivo. Nel cane o nel
gatto che hanno ingerito queste sostanze la sintomatologia è
molto varia: depressione e anoressia, riscontro di ecchimosi ed
ematomi nelle parti più basse del corpo (sulla faccia ventrale
dell'addome per esempio), pallore delle mucose, epistassi
(fuoriuscita di sangue dal naso), ematuria (presenza di sangue
nell'urina), melena (presen za di sangue nelle feci). Nei casi
più gravi le emorragie potranno interessare anche la cavità
toracica con conseguente tosse e difficoltà respiratorie, la
cavità addominale, il sistema nervoso con convulsioni, paresi
e/o paralisi. La diagnosi viene effettuata tramite la raccolta
anamnestica (il proprietario sa che nella zona sono stati
effettuati interventi di derattizzazione dall'Ass o sa di aver
messo esche in cantina), la sintomatologia presente e
soprattutto attraverso gli esami di laboratorio e il profilo
coagulativo che risulteranno più o meno alterati a seconda
dellla gravità dell'avvelenamento. La terapia prevede la
somministrazione della vitamina K per almeno tre settimane (il
trattamento può essere prolungato fino oltre le 6 settimane a
seconda dei risultati del profilo coagulativo di controllo),
inoltre è necessario soprattutto nei primi giorni di terapia
confinare il cane in luoghi tranquilli e sicuri evitando che
possa subire traumi. Nei casi più gravi può esser necessario
sottoporre l’animale a una trasfusione di sangue in modo da
fornire immediatamente fattori della coagulazione e piastrine
nell'attesa che la vitamina K somministrata inizi a produrre i
suoi effetti (sono necessarie dalle 12 alle 24 ore). La prognosi
è strettamente legata alla situazione clinica dell'animale, agli
esami clinici e al profilo coagulativo e alla rapidità di
intervento; in linea di massima comunque se l'animale supera le
prime 48 ore di coagulopatia acuta avrà buone possibilità di
salvarsi.
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COMUNICATI.NET
9 FEBBRAIO
2012
L’ennesimo caso di vera amicizia
Un altro dei
tanti casi in cui un animale salva la vita ad un umano. Questa
volta si tratta di Monty, un cane che ha dimostrato tutto il
suo amore per l’amico umano salvandolo dalla morte. Maurice
Holder e Monty stavano passeggiando sull’argine del Camel, un
fiume della Cornovaglia (Inghilterra), quando il terreno sotto
di loro ha ceduto. L’uomo, 73enne, cadendo nel fiume si è
procurato la rottura di ben 6 costole ed una ferita alla testa
ma sarebbe andata ancora peggio senza l’aiuto del cane che,
intuendo la difficoltà in cui si trovava il suo amico, è andato
in un pub del luogo a chiamare aiuto. Il suo abbaiare insistente
ha attirato l’attenzione di un cliente del locale che ha seguito
Monty fino al luogo dell’incidente e chiamato i soccorsi.Maurice
Holder ora è salvo quindi non c’è m olto da aggiungere se non
che Monty, in fondo, ha fatto la stessa cosa che avrebbe fatto
un qualsiasi amico.. e questo dovrebbe far riflettere quelle
persone che ancora oggi, pensando al loro amico peloso, hanno
il coraggio di dire: “è solo un cane”. Lota
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AT
NEWS
10 FEBBRAIO
2012
A Cocconato (AT), Carabinieri e veterinari Asl scoprono un lager
per cani
Il proprietario è stato denunciato per maltrattamenti. Gli
animali erano in condizioni igieniche pessime e denutriti. Ora
sono stati affidati al canile convenzionato con
l'amministrazione comunale
Provincia di
Asti - I Carabinieri hanno scoperto una situazione di degrado a
Cocconato d'Asti dove un uomo teneva presso la propria
abitazione cinque cani di grosse dimensioni in pessime
condizioni igeniche. L'uomo è stato denunciato per
maltrattamenti ad animali, si tratta di un torinese residente in
località Canuto. Nella cascina i cani vivevano all'aperto ed
erano denutriti. Quando sono intervenuti i sanitari del Servizio
Veterinario dell'Asl di Asti le condizioni di salute degli
animali erano pessime; sono stati avvisati i Carabinieri che
hanno provveduto a identificare il proprietario. Ora gli animali
sono stati affidati al canile convenzionato con
l’amministrazione comunale per le cure del caso.
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QUOTIDIANO PIEMONTESE
10 FEBBRAIO
2012
Denunciato per maltrattamento di animali. Vittime 5 cani
Denunciato
per abuso su animali. E’ l’accusa mossa ad un uomo di Torino che
deteneva nella propria abitazione, in borgata Canuto nella
località di Aramengo, piccolo comune a nord di Asti, alcuni cani
in pessime condizioni.I carabinieri della stazione di Cocconato,
intervenuti su richiesta del servizio veterinario dell’Asl di
Asti, hanno notato immediatamente le scarse condizioni
igenico-sanitario di 5 cani che il torinese aveva nella sua
proprietà, tutti con evidenti segni di maltrattamento e
spaventati per la situazione di disagio in cui erano costretti a
vivere. I cani sono stati sequestrati e affidati al canile
locale.
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CORRIERE DEL VENETO
10 FEBBRAIO 2012
Mutilate e
abbandonate nel ghiaccio
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Le hanno abbandonate a Villafranca
Padovana, in uno stagno ormai in buona parte ghiacciato. Nella
gabbia non vi era traccia di cibo. A chi importa della
sofferenza di un pennuto? Tanto la caccia ormai è chiusa e loro,
richiami vivi, non servono più.Due femmine di Germano reale,
senza anello di riconoscimento e con le ali amputate sono state
ritrovate e salvate dalle Guardie della Lega
anticaccia del Veneto che le hanno portate in un
ambulatorio veterinario.Non è stato facile salvarle. Nel
laghetto sono intervenuti infatti anche i Vigili del Fuoco. La
Procura della Repubblica di Padova ha convalidato il sequestro.
I reati che potrebbero essere contestati sono di maltrattamento
animali, abbandono di animali e furto ai danni dello Stato.
Loro, le anatroccole, se si riprenderanno saranno
liberate. "Ecco un ennesimo caso di poveri animali usati come
richiami vivi", dice Andrea Zanoni, europarlamentare europeo e
presidente della Lac Veneto, " per fare cioè da esca ed
attirarne altri, da cacciatori senza scrupoli che li hanno
detenuti costantemente per mesi in mezzo allo stagno in una
gabbia senza alcun riparo da vento, sole pioggia". Ne foto di
questo post sono dell'agenzia Geapress.
ALTRE FOTO
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GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2012
Padova: un
puntino vivo tra i ghiacci (foto)
Erano le
anatre mutilate dai cacciatori - sequestro della LAC.
Abbandonate a Villafranca
Padovana, in uno stagno pure in parte ghiacciato. Due femmine di
Germano reale, senza anello di riconoscimento e con le ali
amputate. Sono state così ritrovate dalle Guardie della LAC che
hanno provveduto al ricovero delle due anatre presso un
ambulatorio veterinario, non senza avere prima faticato per
poterle recuperare. Le anatre, infatti, sono state soccorse
grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco. Nella gabbia non vi
era traccia di cibo. Stante le informazioni pervenute erano in
quel posto abbandonate dalla fine della stagione venatoria.Gli
animali erano utilizzati dai cacciatori come richiami vivi. Poi,
chissà perché, erano stati abbandonati al gelo di questi giorni.
La Procura della Repubblica di Padova ha subito convalidato il
sequestro mentre, finito l’iter giudiziario e se sarà possibile
riabilitarle, verranno liberate in natura.“Siamo di fronte
all’ennesimo caso – ha dichiarato Andrea Zanoni,
eurodeputato IDV e Presidente della LAC del Veneto – di
poveri animali usati come richiami vivi, per fare cioè da esca
ed attirarne altri, da cacciatori senza scrupoli che li hanno
detenuti costantemente per mesi in mezzo allo stagno in una
gabbia senza alcun riparo da vento, sole pioggia, ecc…”Di
tale ennesimo episodio l’On.le Zanoni, eurodeputato al
Parlamento europeo, metterà al corrente la Commissione Europea.
Già nei giorni scorsi una analoga iniziativa era stata portata
avanti. Gravi e diffuse illegalità nel mondo venatorio e poi
blande previsioni di legge con le quali il nostro ordinamento
punisce gli illeciti venatori.I reati contestati per le due
anatre lasciate al freddo di questi giorni (di notte le
temperature hanno sfiorato i dieci gradi sotto zero) riguardano
i reati di maltrattamento animali, abbandono di animali e furto
ai danni dello Stato.
VEDI FOTO:
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GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2012
Genova:
con l’elastico a tagliar code (fotogallery)
Intervento
del Corpo Forestale dello Stato.
Un allevamento di prima classe
quello di bracco italiano che il Corpo Forestale dello Stato ha
sorpreso e denunciato nel genovese per aver praticato la
caudotomia a due cani di sei mesi di vita. Una lunga tradizione
di caccia e di bracchi. Se non si taglia, però, non si vendono.
Così si sarebbe giustificato il noto allevatore.Sta di fatto che
oltre al Corpo Forestale anche lo stesso allevatore dimostra di
essere a conoscenza dell’Ordinanza Martini, ovvero della lunga
sequela di circolari e controcircolari che videro andare di
scena, pochi mesi addietro, un vero e proprio litigio di pareri
contrapposti tra l’ex Ministro Fazio e l’ex Sottosegretario alla
Salute Francesca Martini. Intanto, nell’allevamento di Genova
due cani di sei mesi, sono stati trovati con un elastico stretto
alla coda. Un metodo, questo, che poco è pertinente ad una
pratica veterinaria. I cani, adesso, dovranno essere operati dal
momento in cui i danni procurati dall’elastico sembrano non
essere sanabili. Per l’intervento di un Veterinario (vero),
bisognerà comunque attendere il via libera del magistrato.La
caudotomia che consiste nell’amputazione di parte della coda,
può essere praticata, secondo il Corpo Forestale dello Stato,
nella prima settimana di vita da un veterinario che,
assumendosene la responsabilità, ne constati l’esigenza per il
benessere dell’animale. Non può essere praticata per motivi
esclusivamente estetici e da persone non qualificate.In effetti
l’Italia, nella legge di recepimento della Direttiva europea che
prevedeva il divieto di taglio di code, orecchie e corde vocali,
non ha specificato la possibilità di potere eseguire tali
interventi. Secondo la Direttiva, in mancanza di ciò, sono
vietati.All’approvazione della legge le categorie di allevatori
e cacciatori esultarono per il fatto di essere riusciti ad
emendare il testo base epurandolo dal divieto di praticare tali
interventi. In realtà lo stesso divieto, in base a quanto
disposto dalla Direttiva, vale nel caso opposto, ovvero quando
nulla viene specificato dallo Stato membro.Nell’allevamento del
genovese vi erano una quarantina di bracchi, tutti con la coda
tagliata. Nessun altro intervento, però, era recente.
Impossibile pertanto potere risalire al periodo esatto nel quale
era stata compiuta l’operazione, eccetto che per i due cani di
sei mesi di vita. L’allevatore è stato denunciato per
maltrattamento di animali.Il Corpo Forestale dello Stato, da
sempre attento alle problematiche ambientali, ha di recente
costituito in provincia di Genova un Nucleo Operativo per il
benessere animale, onde incentivare il rispetto delle normative
previste in materia.
VEDI FOTOGALLERY:
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GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2012
Reggio
Calabria: il lager dei cani da caccia…amatoriali (fotogallery)
Intervento
del Corpo Forestale dello Stato.
Se il redditometro fosse stato
applicato ai suoi annunci su internet sarebbe risultato un
nababbo. Ma lui, a Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria,
aveva “solo” un allevamento amatoriale. Solo …, per modo di dire
visto che oltre ai cani da caccia, addestrati su lepre e
cinghiale, faceva anche addestramento di cani per conto terzi. I
prezzi oscillavano dai 300 euro per i cuccioli con una generica
indicazione di linea di sangue, ai 1000 di una coppia di segugi
francesi, 2000 per non meglio specificati altri segugi e ben
4000 per una coppia di segugi italiani. Poi i capomuta, i cani a
pelo liscio e pelo corto e tutte le varianti richieste da un
mercato disponibile con comodi versamenti con carta di credito.A
scoprire il suo allevamento è stato il Comando Provinciale di
Reggio Calabria del Corpo Forestale dello Stato. Il personale
del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale,
congiuntamente ai Reparti di Brancaleone e San Luca, ha
individuato la struttura a Razzà, nel Comune di Brancaleone.P.A.,
di anni 55, era un amatore ma a pagamento. In 240 metri quadrati
aveva realizzato ben 23 box ricorrendo però a materiale precario
di varia natura. Lamiere, brande metalliche ed altro. Novanta
cani, di varie razze da caccia, molti dei quali privi di
microchip. Finanche le mangiatoie e gli abbeveratoi, erano
realizzati con materiale di risulta. Tutto in condizioni di
fatiscenza o inadeguatezza, così come avrebbe verbalizzato il
Veterinario ausiliario di P.G..Inutile aggiungere che il suo
“allevamento amatoriale” era in realtà una struttura senza
alcuna autorizzazione sanitaria, adibita ad allevamento illegale
di cani da caccia, finalizzato alla vendita anche via
internet.Dalle risultanze effettuate dagli inquirenti
risulterebbe evidente anche la carenza nella custodia degli
animali, spesso costretti in soprannumero all’interno di angusti
e sporchi box. Alcuni animali, poi, mostravano evidenti segni di
malnutrizione, disidratazione e magrezza patologica. L’intera
struttura è stata posta sotto sequestro ed i cani, su
disposizione della Procura della Repubblica di Locri, sono stati
trasferiti in strutture idonee.
VEDI FOTOGALLERY:
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GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2012
Vicenza: i
cani nel fango, ritornano – la fotogallery degli orrori
L'ENPA:
aiutateci - tutto in mano allo Studio legale Caburazzi.
Cani nel fango e tra gli
escrementi. Feriti e avviliti in quella che allora appariva come
una struttura con evidenti segni di prolungato abbandono. Pure
un cucciolo, lasciato accanto ad un pollo putrefatto.I volontari
dell’ENPA di Vicenza hanno ancora vivissimo il ricordo di quel
patimento. Tutti cani da caccia e tutti detenuti nello stesso
allevamento (nella fotogallery al momento del sequestro).“Erano
terrorizzati – dichiarano all’unisono i volontari dell’ENPA
di Vicenza – non si volevano neanche far prendere. Per
uscirli fuori da quel tugurio li abbiamo dovuti prendere in
braccio. Erano talmente terrorizzati che si facevano la pipì di
sopra già mentre li trasportavamo“.Il proprietario di quel
canile ad Arcugnano, venne denunciato nel 2010 per
maltrattamento di animali. La sua difesa sostenne però che
trattavasi di uno stato di disattenzione temporaneo, determinato
da sopraggiunti problemi familiari. Sta di fatto che il reato
venne derubricato da quello di maltrattamento ad abbandono di
animali. Un reato ancora più blando, addirittura di semplice
contravvenzione. Piccole ammende e previsione di arresto di gran
lunga inferiore alla soglia di punibilità. Le due previsioni
(ammenda ed arresto) sono peraltro alternative. In questi casi è
pure consentito potere oblare, ovvero estinguere il reato
pagando una piccola cifra. E così è stato tanto che il detentore
ha ora richiesto i trenta cani a suo tempo sequestrati e nel
frattempo andati, in buona parte, in felice adozione.La
disposizione della riconsegna all’allevatore è esecutiva. Fatto,
questo, che ha gettato in grande sconforto sia i volontari
dell’ENPA che le stesse famiglie che hanno adottato i cagnetti.
La vicenda è ora seguita dall’Avvocato Maria Caburazzi dell’ENPA
di Vicenza. Uno Studio molto noto proprio per le numerose
pratiche seguite in merito al maltrattamento di animali.
Parrebbe che all’ENPA (intervenuta allora anche con l’ausilio
delle Guardie zoofile) non sia stata comunicata la conclusione
dell’iter giudiziario. I tempi e gli estremi, sperano all’ENPA
di Vicenza, per il ricorso in Cassazione, ci sono. Nel
frattempo, però, c’è il problema del provvedimento del Giudice.
I cani devono tornare dove sono stati prelevati (… in braccio e
con la pipì di sopra).Una vicenda che se da un lato pone
interrogativi di ordine etico, dall’altro rileva come ancora
tante siano le incongruenze di una legge che considera l’animale
un “oggetto”. Può un cucciolo che da oltre un anno è cresciuto
in una famiglia che gli ha donato tanto amore, tornare nelle
gabbie di ferro di un allevamento di cani da caccia?. Si tratta
di un essere senziente, non della pompa adibita allo spurgo dei
liquami (a quanto pare abbondantemente presenti durante l’atto
ispettivo) o delle strutture di colore rosso ruggine che
caratterizzavano quel posto.Tutto ora è nelle mani dell’Avvocato
Caburazzi che ha attivato anche l’Ufficio legale nazionale
dell’Associazione.
VEDI FOTOGALLERY:
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LA TRIBUNA DI TREVISO
10 FEBBRAIO 2012
Gattina
ammazzata Volantino shock per trovare il colpevole
Alberto Della Giustina
SARMEDE (TV) - E’ caccia al killer
di Pastrocina, gattina di nemmeno due anni. La micia è stata
barbaramente uccisa, raggiunta da un pallino di piombo al collo,
che poi si è spezzato. La sua padrona, Felia Calonico, 40 anni
di Rugolo, non si dà pace ed ha tappezzato di volantini il paese
per trovare il responsabile. «Voglio che chi ha fatto questo lo
confessi e venga a dirmelo in faccia. Vorrei fare in modo che
non possa sparare mai più» racconta Felia in lacrime. I
manifestini (con tassa di affissione pagata) con le foto di
Pastrocina sono appesi in paese: chiedono allo sparatore di
farsi avanti, di telefonare e di presentarsi a lei, Felia, che
ama i gatti senza mezze misure ed è rimasta sconvolta da quanto
accaduto. Pastrocina era una dei cinque gatti che allietano la
vita nella sua casa, ai piedi della collina. «Il 29 gennaio la
gattina è uscita. Non è più tornata. Sono uscita a cercarla dopo
qualche tempo. Fuori ho avuto una strana sensazione: sembrava un
miagolio proveniente da una zona impervia frequentata dai gatti.
Ho chiamato i soccorsi ed il vigile di Sarmede, benché fuori
servizio, è intervenuto. Me l’ha portata sù, era morta da
tempo». Sul corpo di Pastroncina è stata eseguita l’autopsia:
trovato un pallino di 5-6 millimetri dietro il collo, rotto.
C’erano ferite ed ecchimosi, forse inferte da animali. Felia ha
il sospetto che sia stato un cacciatore con i suoi cani, anche
se la caccia con il fucile a munizione spezzata era chiusa, al
tempo dei fatti, già da un mese. Forse il pallino è di un’arma
ad aria compressa, forse è stato un bracconiere o una persona
che se l’è presa con Pastrocina. Quanto è certo è che la padrona
vuole giustizia e si è già rivolta ad un avvocato: a breve
potrebbe sporgere denuncia.
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LA TRIBUNA DI TREVISO
11 FEBBRAIO 2012
Zanoni
mette la taglia sul killer della micia
Alberto Della Giustina
SARMEDE (TV) - Mille euro di
taglia sull’uccisore di Pastrocina, la micina di Rugolo
barbaramente uccisa e ritrovata morta nel bosco con un pallino
di piombo nel collo ed il corpo segnato da morsi di animali. A
mettere la taglia sul piatto per chiunque dia informazioni utili
ad individuare l’uccisore è Andrea Zanoni, eurodeputato dell’Idv
che ha voluto dare un segno di vicinanza alla padrona di
Pastrocina, Felia Calonico. La 40enne ha lanciato una campagna
di affissioni in paese. Con i manifesti si chiede all’uccisore
di farsi vivo per rendere conto del suo crudele gesto. «Voglio
che chi ha fatto questo lo confessi e venga a dirmelo in faccia.
Vorrei fare in modo che questa persona non possa sparare mai
più» aveva spiegato Felia. La padrona si è recata ieri a Treviso
per avere ulteriori informazioni sul tipo di proiettile che ha
colpito la gattina. C’è il sospetto di un cacciatore con i suoi
cani, anche se la caccia con il fucile a munizione spezzata e i
cani a Sarmede era chiusa da un mese quando la gattina è
scomparsa, il 29 gennaio. Ieri ancora nessuno aveva chiamato
Felia, nemmeno per dare informazioni generiche. Chi avesse
informazioni può contattare anche Andrea Zanoni, il numero
collegato alla taglia è 0422.591119. Indagano anche i
carabinieri.
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CORRIERE DELLA SERA
10 FEBBRAIO
2012
SUL LAGO D'ISEO
Lancia il cane nel lago dall'auto in corsa
Un testimone assiste alla scena: il piccolo bastardino
salvato dai vigili del Fuoco
Provincia di Bergamo - Un padrone cerca di sbarazzarsi nel modo peggiore del suo cagnolino, lanciandolo nel lago d'Iseo. Per fortuna lo hanno salvato i vigili del fuoco di Lovere, allertati da un automobilista di passaggio che ha assistito alla scena. E' successo giovedì tra Brescia e Bergamo, sulla strada di collegamento tra Castro e Riva di Solto (Bergamo). Un automobilista ha riferito ai vigili di avere visto un cane letteralmente volare fuori dal finestrino e finire in acqua. Il cane è stato salvato ed è in affidamento alla polizia locale di Castro. |
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LA ZAMPA.IT
17 FEBBRAIO 2012
Buttato
nel lago, cane adottato da coppia di anziani
L'animale
venne gettato da un automobilista
Bergamo - Sono arrivate cinquanta
richieste da tutta Italia, ma alla fine è stata una coppia di
anziani con tanti nipotini a ricevere in affidamento il
cagnolino che il suo sconsiderato padrone aveva gettato nel lago
d’Iseo.La vicenda è iniziata una decina di giorni fa, quando chi
passeggiava lungo le rive del lago in località Bogn di Castro ha
notato un’auto rallentare e poi l’automobilista buttare dal
finestrino un cane nell’acqua. Dopo un volo di una quindicina di
metri il cane, un bastardino di sette anni, era riuscito ad
aggrapparsi a uno spuntone di roccia, e lì era rimasto fino a
quando i vigili del fuoco, arrivati con un gommone, lo avevano
tratto in salvo.L’animale era stato asciugato e rifocillato e
quindi portato al canile sanitario dell’Asl, a Levate. Quando la
televisione ha parlato della vicenda il Comune di Castro è stato
tempestato di telefonate di richieste di persone di tutta Italia
che volevano adottare il cagnolino: in tutto sono state circa
una cinquantina. Per non fare torto a nessuno (in un primo
momento si era parlato di una famiglia di Sant’Omobono Terme con
un figlio disabile) l’amministrazione comunale ha quindi deciso
di assegnare il cane ai richiedenti più vicini dal punto di
vista geografico. Si tratta di un’anziana coppia residente ad
Abbazia di Albino, che hanno fatto sapere di avere molti nipoti
con cui il cane potrà giocare. La consegna dovrebbe avvenire
nelle giornate di lunedì o martedì.
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GIORNALE DI BRESCIA
10 FEBBRAIO 2012
sul sebino
e sul garda
Animali
maltrattati, storie d'orrore a lieto fine
Provincia di Brescia - Due brutte
storie di violenza nei confronti di animali indifesi. Due
racconti che fanno rabbrividire e commuovere e che spingono a
riflettere sul lato oscuro che a volte adombra l’anima degli
umani. La prima è di queste ore, ha per scenario le sponde del
Sebino, e sta facendo inorridire il popolo del web; la seconda
è cronaca di qualche mese fa ed è ormai stata raccontata e
sviscerata. Ma proprio ora è giunta notizia del definitivo lieto
fine per una vicenda colma d’orrore.
Partiamo proprio da qui. Da Jerry, il Breton di 13 anni dal pelo di color bianco rossiccio, che ha trovato casa e famiglia. Nel novembre dello scorso anno era stato salvato dagli agenti della Polizia municipale di Desenzano, che avevano risposto alle sollecitazioni di una coppia di fidanzati. Questi avevano udito lamenti provenire da sotto un deposito di materiali edili in località Grezze. Scavarono e si scoprì che qui era stato sepolto vivo dal proprietario, un cacciatore desenzanese ora nei guai per un procedimento penale per maltrattamenti. Soccorso e salvato dopo essere rimasto sepolto per 40 ore, Jerry fu curato dai veterinari del canile sanitario di Bresica mentre il suo proprietario fu denunciato. Il cane, nonostante età e acciacchi, si è ripreso, venendo poi affidato al canile intercomunale di Desenzano. La sua storia aveva commosso l’Italia e numerosissime erano state le richieste di affido, compresa quella della figlia di Celentano. Sopito il clamore mediatico i responsabili del canile hanno una famiglia desenzanese idonea a prendere in affido Jerry che ha non pochi problemi di salute. L’affido è stato approvato dall’autorità giudiziaria: la consegna è in programma sabato alle 11 al canile di San Pietro.Si è salvato da un terribile destino anche il cagnolino che venerdì è stato gettato da un padrone senza cuore dal finestrino dell’auto in corsa, nelle acque gelide del lago di Iseo. È accaduto fra Castro e Riva di Solto (Bg). Ad assistere alla scena alcuni testimoni che non solo avrebbero registrato il modello dell’auto dal quale il cane è stato lanciato, ma che, in pena per le sorti dell'animale, non hanno esitato a chiamare i Vigili del fuoco di Lovere. Ancora pochi minuti nel lago ghiacciato sarebbero stati fatali al cagnolino. Fortunatamente l'intervento dei pompieri ha permesso di salvarlo da un terribile destino. Il cane è stato recuperato a una quindicina di metri dalla riva, asciugato e rinfrancato da una minestra calda. Ora è stato affidato al Comune per l’adozione. L’augurio è che anche lui possa trovare una famiglia amorevole come è stato per Jerry.
FOTO
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LA TRIBUNA DI TREVISO
10 FEBBRAIO 2012
Camion si
rovescia, morti undici vitelli
Vera Manolli
ASOLO (TV) - Carico di bestiame si
rovescia sulla Schiavonesca Marosticana: morti 11 vitelli
destinati alla macellazione. Il violento schianto avvenuto alle
due di notte di mercoledì ha mandato in tilt il traffico fino
alle 11 di ieri mattina. Solo qualche contusione per l’autista,
F.L., che è stato dimesso in giornata dall’ospedale di
Castelfranco con una prognosi di 9 giorni. Nell’impatto, il tir
che trasportava i vitelli ha perso buona parte del gasolio che
finito nel torrente Muson. Immediato l’intervento degli
operatori dell’Arpav. Una task force di 5 mezzi dei vigili del
fuoco, attrezzati con due gru, ha lavorato per ben 8 orre per
liberare i bovini rimasti schiacciati all’interno del rimorchio.
Probabilmente è stato un colpo di sonno, a far sbandare
l’autista che con il suo autocarro ha abbattuto oltre 25 metri
di guardrail, lungo la strada regionale 248. Erano passate da
poco le 2 , F.L. viaggia verso Casella con i 31 vitelli
destinati a qualche macello della zona. Qualcosa durante il suo
tragitto deve essere andato storto. Secondo una prima
ricostruzione fatta dai carabinieri di Asolo intervenuti sul
posto, probabilmente l’autista si è addormentato all’improvviso.
Lo schianto del tir che si è rovesciato in aperta campagna, è
stato fatale per 11 capi di bestiame, alcuni dei quali sono
stati sbalzati fuori dal rimorchio mentre gli altri sono rimasti
schiacciati. A dare l’allarme un automobilista e alcuni
residenti. Sul posto tempestivo l’intervento del suem 118 di
Crespano, di una pattuglia dei carabinieri e dei vigili del
fuoco di Treviso. «E’ stato terribile – racconta una testimone –
Stavamo dormendo abbiamo sentito come un boato. Mio marito si è
precipitato in strada ed ha iniziato ad urlare dallo spavento».
La chiusura al traffico della strada per oltre 8 ore ha causato
forti disagi al traffico. Le auto dirette da Asolo verso Fonte
sono state fatte deviare, fino a mezzogiorno, verso Pagnano.
Allarme, poi, per il torrente Muson messo a rischio dalla
perdita di gasolio dal tir. Non è stato facile per gli operatori
dell’Arpav tamponare la perdita, considerato che in questi
giorni l’acqua del torrente è completamente ghiacciata. I
tecnici sono intervenuti con due pompe e nell’arco della
mattinata sono riusciti ad aspirare il gasolio. Le 11 carcasse
dei bovini sono state estratte e portate nel più vicino centro
per lo smaltimento. Per altri 3 vitelli rimasti feriti sono
intervenuti gli operatori del servizio sanitario dell’Usl 8 che
hanno dovuto abbattere sul posto gli animali. Uno speciale
intervento di soccorso quello dei vigili del fuoco per liberare
i 17 vitelli rimasti intrappolati all’interno del rimorchio che
li stava trasportando verso un macello della zona. Un cumulo di
lamiere che sembrava non lasciare alcuna speranza di ritrovare
vivo l’autista, rimasto invece illeso.
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LA ZAMPA.IT
10 FEBBRAIO 2012
Sgozzavano
anatre, ristoratori condannati
I due
cinesi erano stati "bloccati" dalla polizia
Milano - Due ristoratori
cinesi, sorpresi dalle forze dell’ordine mentre sgozzavano delle
anatre dopo averle trasportate legate e chiuse in un sacchetto,
sono stati condannati dal Tribunale di Milano a 2 mesi per
matrattamenti nei confronti degli animali. Lo rende noto la Lav
(Lega Antivivisezione), la quale sottolinea come la decisione
del giudice vada nel senso di «risparmiare» agli animali, anche
se destinati al consumo alimentare, «crudeltà, dolori e
sofferenze evitabili».I dipendenti del ristorante cinese -
spiega la Lav in un comunicato - nel giugno del 2010, avevano
legato le anatre con nastro adesivo, le avevano trasportate
all’interno del ristorante in un sacchetto di plastica nero e
poi le avevano sgozzate. Ma erano stati "bloccati" dalla
polizia. Il ristorante era stato poi chiuso, anche a causa delle
pessime condizioni igieniche.Nel 2009, il pm di Milano Giulio
Benedetti aveva portato a processo un ristoratore milanese e la
moglie per maltrattamenti, perchè avevano esposto, in una delle
sale da pranzo, alcuni astici su un letto ghiacciato prima di
farli finire, ancora in vita, in pentola. Anche gli astici,
aveva argomentato il pm, nonostante non abbiano un sistema
nervoso centrale, possono provare «esperienze simili a quelle
dei vertebrati in termini di sofferenza». I due, però, in quel
caso erano stati assolti dal Tribunale.Per i ristoratori cinesi
è arrivata invece la condanna. «Si tratta di una condanna
significativa - afferma la Lav, che era parte civile nel
processo - perchè correttamente il Giudice ha rilevato l’ipotesi
delittuosa nei fatti descritti, anche se attinenti ad animali
destinati al consumo alimentare. La destinazione finale delle
anatre, infatti, non fa venir meno la crudeltà e l’assenza di
necessità che sono stati rilevati dagli organi inquirenti». Le
anatre «potevano essere soppresse secondo quanto dispone il
decreto legislativo n. 333/98 in tema di macellazione di animali
e non in modo sommario e primitivo».
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LA NUOVA VENEZIA
11 FEBBRAIO 2012
Teneva 110
uccellini in gabbia Bracconiere denunciato
PORTOGRUARO (VE) - Un bracconiere
nella rete della polizia provinciale: in un’abitazione di
Giussago sono state sequestrate 15 reti per uccellagione e 110
volatili in gabbia. E’ il risultato di un’operazione di
contrasto contro il bracconaggio di uccelli con reti.
All’esterno dell’abitazione erano posizionate trappole per la
cattura di volatili, e all’interno 15 reti per l’uccellagione,
tutte sequestrate, e alcuni richiami elettroacustici illegali,
30 volatili dentro un box e 80 volatili richiusi in gabbiette,
18 dei quali senza anello. Il bracconiere è stato subito
denunciato alla Procura della Repubblica per detenzione di
specie non cacciabili, attività venatoria vietata in zone
specifiche di ripopolamento e attività venatoria in tempo di
divieto generale. In merito al buon esito dell’operazione di
contrasto alla cattura e commercializzazione di animali
attraverso mezzi illegali è intervenuto l’assessore alla polizia
provinciale Giuseppe Canali: «Purtroppo questo triste fenomeno
con la stagione fredda è frequente, e considerate queste
condizioni atmosferiche i nostri agenti prestano maggiore
attenzione alle operazioni di contrasto del bracconaggio».
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IL
TEMPO
10 FEBBRAIO
2012
È strage in stalle e allevamenti
Centinaia di animali tra mucche, pecore, cavalli, conigli e
polli sono già morti, feriti o dispersi a causa del maltempo che
ha provocato crolli di stalle e capannoni, ma almeno un milione
rischiano di rimanere senza acqua e cibo per le difficoltà di
garantire l'approvvigionamento dei mangimi sulle strade e per i
danni provocati dal gelo alle condutture che portano l'acqua
agli abbeveratoi.
È la
Coldiretti a lanciare l'allarme sulle strage che il maltempo ha
provocato negli allevamenti italiani localizzati soprattutto
nelle campagne delle regioni interessate dal maltempo dove
l'accumularsi della neve sui tetti delle strutture agricole ha
provocato decine di crolli. Ma il grande freddo ha anche la
conseguenza di provocare anche numerosi aborti tra le pecore.
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GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2012
Esplosione
di neve e di responsabilità: le drammatiche immagini del
salvataggio dei cavalli
Gli
interventi del Corpo Forestale, le colpe degli allevatori –
contributi solerti e cure a quota zero.
Le immagini che mostriamo in
fotogallery sono relative al recupero di dieci cavalli che da
venerdì 3 febbraio fino a mercoledì 8 hanno resistito a 1700
metri di quota in una zona montana ricadente nel Comune di
Pescasseroli (AQ). All’operazione di recupero hanno partecipato,
oltre al proprietario, anche alcuni volontari e il Corpo
Forestale dello Stato. Affrontando condizioni estreme, il gruppo
di soccorritori è riuscito ad avvicinare i cavalli, circa una
decina, al centro abitato. Questo distava ancora un’ora e mezza
di cammino. Nei luoghi vi erano due metri e mezzo di neve.Perché
succede tutto questo? Perché la legge consente il pascolo brado
e lo finanzia pure, con abbondanti contributi della Comunità
europea. In pochi si interessano degli animali, neanche quando,
con molti giorni di anticipo, viene diffusa l’allerta meteo.“Un
arrivo molto annunciato“, dice a GeaPress il Vice Questore
del Corpo Forestale dello Stato dott. Luciano Sammarone.
Evidentemente, però, la perdita degli animali viene messa in
conto. Un costo sostenibile, alla luce anche dei contributi
pubblici e di quelli, anch’essi pubblici, che finanziano i
soccorsi.A tale proposito, sempre la Forestale, cita il caso
clamoroso di un allevatore di ovini di Lecce nei Marsi il quale,
dopo due giorni di lavoro della Protezione Civile, del Comune e
dello stesso Corpo Forestale dello Stato, che erano riusciti ad
assicurgli l’ingresso nella sua azienda, si è rifiutato di
provvedere all’acquisto di fieno ed altro mangime. Non ha voluto
neanche noleggiare i mezzi necessari per provvedere a rendere
fruibile le poche decine di metri di sentiero ingombro di neve,
che congiungeva la stalla al fienile. Quale migliore sintesi,
commentano a denti stretti i soccorritori, di uno Stato al quale
tutti chiedono e poco danno?La Forestale tiene a precisare che
non tutti gli allevatori agiscono in tale maniera. A Scanno,
come a Villetta Barrea, Barrea e Roccaraso, vi sono persone
capaci e competenti che nell’emergenza non hanno creato alcun
problema. Ai loro animali, così come alla macchina dei soccorsi.
Purtroppo altri, dicono sempre alla Forestale, soprattutto
quelli che allevano cavalli e bovini allo stato brado e
semibrado, confidano in madre natura sperando, bene che vada,
che non debbano verificarsi eventi come quelli di questi
giorni.La legge glielo consente. Animali lasciati da soli anche
in alta montagna senza custodia. Le conseguenze sono facilmente
immaginabili e non solo in occasione di eventi eccezionali.
Basti considerare le strutture che caratterizzano stalle,
fienili e capannoni. Dovrebbero rispondere a rigorosi criteri di
stabilità e solidità, ed invece si tratta spesso di locali
malamente approntati, pronti a crollare sotto il peso della
neve. Il costo dei soccorsi è sociale. Grava cioè sulle tasche
dei cittadini, mentre i contributi per gli allevamenti arrivano
regolarmente. Costi ridotti e casse aperte, sebbene solo in
entrata.Il pascolo brado, cioè, è funzionale ad altro ivi
compreso, forse, un secondo (o primo) lavoro. La vita degli
animali, il sacrificio dei soccorritori e le tasche dei
contribuenti, pagano tutto il resto.
VEDI FOTOGALLERY:
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LA REPUBBLICA
11 FEBBRAIO 2012
Zoo,
allarme per struzzi e fenicotteri
Gli
animali sono piegati dal freddo e non adeguatamente alimentati.
La struttura è attualmente gestita da un commissario
liquidatore, i dipendenti sono senza stipendio da due mesi
NAPOLI - Piegati dal freddo e con
poco cibo. La situazione di grave crisi dello zoo di Napoli,
attualmente gestito da un commissario liquidatore dopo il
fallimento dell'ultima proprietà, rischia di avere effetti molto
negativi sugli animali presenti nella struttura. Dall'Ugl è
partita una lettera alle istituzioni locali con la richiesta di
un intervento immediato.
"La situazione meteorologica e una non adeguata alimentazione - secondo quanto scrivono in una il segretario regionale Vincenzo Femiano e quello provinciale Vincenzo Pavia - mette a serio rischio la sopravvivenza degli animali ospiti nella struttura". Giuseppe Falco che lavora nello zoo sottolinea le sorti dei lavoratori, da dicembre senza stipendio, accomunate a quelle degli addetti del vicino parco giochi Edenlandia, che facevano capo alla stessa proprietà ora fallita. Che continuano a prestare servizio nella struttura dove molti animali sono esposti al freddo, senza ricoveri adeguati, con la paglia che scarseggia e che stanno subendo le intemperie all'addiaccio. "A molti animali - dice Falco - non sta arrivando nemmeno il cibo adeguato. Siamo preoccupati per gli struzzi, che hanno bisogno di un'alimentazione particolare ma che ora non viene garantita, per i fenicotteri e le gru come un po' tutti gli uccelli che sono molto sensibili a questo brusco abbassamento delle temperature". Ogni tanto ci sono arrivi di cibo dopo i sequestri delle forze dell'ordine che bloccano partite di derrate non idonee alla alimentazione umana e destinati proprio agli animali dello zoo. Ci sono privati che fanno donazioni ma si naviga a vista, secondo i lavoratori, soprattutto in assenza di un intervento che consenta un rilancio della struttura. L'allarme che parte dallo zoo è quello di "una emergenza pericolosa. Oltre al freddo che ne mina la salute, gli animali sono stati sottoposti a una dieta che non rispetta al pieno i valori nutrizionali previsti per le singole specie. Abbiamo sentito tante promesse - dice Falco - ma gli enti locali non ci hanno ancora fatto vedere nulla di concreto". Nella lettera inviata al sindaco Luigi de Magistris, e per conoscenza al presidente della Regione, Caldoro, al prefetto, De Martino si parla di "degrado" e situazione "gravissima". "L'assenza delle istituzioni, invitate più volte a porre la loro attenzione sulla spinosa vicenda, ha prodotto un ulteriore aggravamento dello stato di salute dell'intero patrimonio faunistico". Nonostante questo si è in presenza di "abnegazione e impegno dei lavoratori presenti i quali, pur senza sostegno economico da diversi mesi, continuano a prodigarsi per la salvaguardia della salute degli animali". Intanto l'assessorato comunale all'Ambiente si fa promotore di un'iniziativa. "L'assessorato , i servizi veterinari di Napoli 2 nord e Napoli 1 centro, grazie alla preziosa offerta dell'Ipercoop Tirreno, si sono resi promotori della donazione di diversi automezzi carichi di derrate alimentari di origine animale e vegetale, per un totale di circa 80 tonnellate, destinati all'alimetazione degli animali del giardino zoologico". Lo rende noto un comunicato stampa dell'ufficio stampa del vicesindaco di Napoli. "Questa iniziativa - conclude la nota - è un'ulteriore manifestazione di interesse da parte dell'amministrazione e delle autorità competenti che, in maniera sinergica, si mostrano sensibili e attenti alle condizioni degli animali dello zoo di Napoli"."Oramai sono oltre 150 gli animali vittime del freddo - denunciano il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e la responsabile dell'associazione animalista "Amiche di Lu" Aldoina Filangieri - in Campania. Un dato che sta salendo in modo vertiginoso non solo per i randagi ma per tutte le specie presenti nella nostra regione. In particolare nell'irpinia, beneventano e in alcune zone del salernitano abbiamo avuto decine di segnalazioni di animali morti assiderati o di fame. Diversi canili e rifugi per animali nel napoletano non sono attrezzati per proteggere gli ospiti dal freddo e quindi noi riteniamo che a questo punto sia meglio lasciarli liberi che farli morire di gelo intrappolati in una gabbia esposta alle intemperie. Per questo ci appelliamo soprattutto ai cittadini affinché in questi giorni adottino quanti più cani e gatti possibile per salvarli dalla morte certa". "Ottimo l'impegno del comune per gli animali dello Zoo di Napoli - continuano Borrelli e Filangieri - che ha donato 80 tonnellate di cibo. Se però il freddo continuerà con questa intensità molti di loro saranno in serio pericolo di vita perché anziani e malati. Infatti oltre al problema alimentare alcuni di questi animali soffrono di malattie che prevedono un ampio utilizzo di medicinali molto costosi che difficilmente l'attuale gestione può permettersi". |
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IL PICCOLO
11 FEBBRAIO 2012
Allarme
per gli animali stremati e affamati
ROMA - Anche i lupi hanno freddo e
si avvicinano ai centri abitati per trovare cibo. Nonostante gli
appelli della Forestale ad evitare di farsi prendere dal panico
(«il lupo in condizioni avverse può avvicinarsi all’uomo, ma è
altamente improbabile che lo possa attaccare») l’allarme è già
scattato. Ieri a Rimini, un uomo che stava andando verso la sua
macchina è stato aggredito da due grossi cani randagi che, in un
primo momento, erano stati scambiati per lupi. Ma da nord a sud
gli incontri ravvicinati con il predatore sono aumentati.
Esemplari sono stati avvistati a Filettino nel Frusinate, a
Sulmona in provincia dell’Aquila, in val Pusteria, in Alto
Adige, ma anche nei Castelli Romani alle porte di Roma. Carlo
Grillo, comandante della Guardia Parco dei Castelli Romani ha
raccontato l’ultimo avvistamento: «Durante la nevicata abbiamo
notato un lupo con due cuccioli all’interno del parco. I romani
però devono stare tranquilli, in città non arriveranno mai».
Sempre a Roma, sei operatori del Bioparco hanno trascorso la
scorsa notte all’interno della struttura per monitorare le
condizioni degli animali. Intanto, nel parco faunistico di
Castel di Sangro, in provincia dell’Aquila, i lupi hanno fatto
una strage. Oltre metà delle strutture dello zoo sono state
distrutte, mentre le stalle sono crollate sotto il peso della
neve. Gli animali fuggiti sono stati uccisi dai lupi. A fare la
brutta scoperta il nucleo della Guardia ambientale Abruzzo,
chiamato dal direttore del parco Romolo Bongiorno che ha
commentato: «In 65 anni non avevo mai visto nulla di simile». Ma
sono molte le specie di animali che, a causa del perdurare del
maltempo, stanno rischiando di morire. Così, si moltiplicano le
operazioni di salvataggio. In Emilia Romagna, in Valmarecchia,
la Forestale da giorni getta quintali di foraggio da un
elicottero per sfamare gli animali di montagna come cervi e
caprioli che, per colpa del gelo, sono stremati dalla fame. In
provincia di Isernia, lungo il versante molisano del Parco
nazionale d’Abruzzo, gli operatori del servizio veterinario
stanno monitorando il passaggio di centinaia di cervi che
scendono a valle per cercare cibo. Molti, durante questa corsa
per la sopravvivenza, sono rimasti feriti o stanno morendo.
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ROMAGNA NOI
12 FEBBRAIO
2012
MORTI OLTRE 10 ANIMALI ALTRETTANTI RIMASTI FERITI
RIMINI -
Dopo diversi tentativi falliti è stato raggiunto finalmente il
canile di Talamello, dove è stato possibile portare soccorso
veterinario, cibo e acqua ai cani e agli animali rimasti
isolati. Il bilancio però degli animali morti a causa di crolli
di tettoie o freddo è preoccupante. Sono oltre 10 i decessi.
Riguardano soprattutto il crollo di stalle, o di isolamento
degli allevamenti.
Un'altra decina di animali rimasti feriti è stata soccorsa. Ma un bilancio preciso sarà possibile solo ad emergenza esaurita, quando si potranno quantificare anche gli ungulati e i volatili rimasti senza cibo nei boschi. |
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GAZZETTA DI PARMA
11 FEBBRAIO 2012
E il
cagnolino Ulisse spaventò il ladro meglio di un bulldog
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Laura Frugoni
Provincia di Parma - A vederlo
scorrazzare nel giardino candido, sembra una palla di neve a
quattro zampe. E' un maltese dall'aria buffa e tenera, anche se
porta il nome impegnativo dell'eroe più famoso dell'antichità.
Ulisse: fai fatica a immaginartelo nella parte del ringhioso
mastino da guardia, e però l'eroe del giorno stavolta è proprio
lui e - da come gongola davanti all'obiettivo - dev'esserne in
qualche modo consapevole.E' stato Ulisse, l'altra notte, a
mettere in fuga i ladri da una villetta di strada Argini a
Porporano. «Erano le tre e tre quarti e Ulisse si è messo ad
abbaiare come un matto. Era disperato, non aveva mai fatto così
prima - racconta la padrona di casa -. Mia figlia, che dormiva
al piano terra, s'è svegliata giusto in tempo per vedere
un'ombra che passava davanti a una finestra».
Il ladro aveva scavalcato la recinzione sul retro della villa e dal cortile stava cercando un varco. Nel cortile c'erano altri tre cani, ma dormivano beati nelle loro cucce. Soltanto Ulisse gode del privilegio di passare la notte nel tepore domestico: stava dormendo sul divano, quando ha «fiutato» l'intruso. |
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TUTTO GRATIS
12 FEBBRAIO 2012
Maltrattamento animali: studente butta criceto nell’olio
bollente. Arrestato
Un ventenne di New York è stato
arrestato dalla polizia con l’accusa di aver cucinato un
criceto, durante una festa con gli amici. L’arresto è scattato
non appena gli agenti della polizia hanno trovato nella cucina
del giovane studente i resti carbonizzati del povero animale.
Una scena davvero terrificante. Non è chiaro, tuttora, se
l’animale sia stato buttato nell’olio bollente quando ancora era
vivo oppure no. Un ventenne di New York è stato arrestato dalla
polizia con l’accusa di aver cucinato un criceto, durante una
festa con gli amici. L’arresto è scattato non appena gli agenti
della polizia hanno trovato nella cucina del giovane studente i
resti carbonizzati del povero animale. Una scena davvero
terrificante. Non è chiaro, tuttora, se l’animale sia stato
buttato nell’olio bollente quando ancora era vivo oppure no.In
attesa che le dinamiche di quanto successo siano più chiare, il
ragazzo è stato rilasciato dalla polizia. Decisione quest’ultima
che
avrebbe indignato molto gli
animalisti, i quali
avevano sollevato polemiche e proteste sul gesto disumano del
giovane.Ad avvertire la polizia sarebbe stato un vicino di casa
che pare avesse avvertito uno strano odore provenire
dall’appartamento. Sono sempre più frequenti questi episodi
disumani. Lo scorso mese, infatti, un uomo di Lincolnishire,
Paul Henry, era stato condannato a sei mesi in carcere per aver
cucinato ed
ucciso il gatto di un amico in un
forno a microonde. Il
proprietario del gatto, appena tornato a casa, aveva trovato
l’animale morto nel forno a microonde e la scritta sul muro
della cucina: Menu: gatto fritto”.
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TUTTO GRATIS
11 FEBBRAIO 2012
Il cane
sepolto vivo dal padrone trova una nuova casa. Il lieto fine di
Jerry
Vi ricordate di Jerry? Il
cane sepolto vivo dal suo padrone, nel mese di novembre dello
scorso anno? La sua brutta storia sembra aver avuto un lieto
fine, ora che ha trovato una nuova padrona che si spera riuscirà
a prendersene cura. Aveva colpito tutti ed è davvero difficile
riuscire a dimenticare quelle immagini che hanno fatto il giro
del Paese ed anche del mondo.Vi ricordate di Jerry? Il cane
sepolto vivo dal suo padrone, nel mese di novembre dello scorso
anno? La sua brutta storia sembra aver avuto un lieto fine, ora
che ha trovato una nuova padrona che si spera riuscirà a
prendersene cura. Aveva colpito tutti ed è davvero difficile
riuscire a dimenticare quelle immagini che hanno fatto il giro
del Paese ed anche del mondo.Il suo padrone, “credendolo
morto”,
lo aveva sepolto tra i detriti in una
campagna di Desenzano, con un
panno sugli occhi. Era stato portato in salvo dai vigile di
Desenzano, dopo che una coppia di ragazzi che si trovava a
passeggiare nei paraggi, lo avevo sentito lamentarsi. Il caso
aveva attirato l’attenzione pubblica tanto che oltre ad esser
segnalato dai tg, alcuni programmi, come le Iene e Striscia la
notizia, gli avevano dedicato dei servizi.Tra le tante richieste
di affido pare sia stato difficile riuscire ad individuare una
famiglia idonea a prendersi cura del cane anziano, stando a
quanto dichiarato dal presidente dell’associazione Compagni
di Strada. Questa mattina Jerry ha lasciato il canile
comunale di Desenzano con Sara, la sua nuova padrona.
FOTO
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BRESCIA OGGI
12 FEBBRAIO 2012
Jerry trova casa a Bedizzole tra le braccia della dolce Sara
DESENZANO. Ieri mattina l'ultimo atto della lunga storia
del cane bretone sepolto vivo
«Mi sono commossa quando ho letto che nessuno lo voleva più adottare» Maurizio Toscano
Provincia di Brescia - Jerry ha
finalmente un nuovo padrone. Sara è una giovane di
Bedizzole dall'indole dolce. Si vede già dal primo
«contatto» con il cane, e la stessa sensazione l'hanno
avuta sia il responsabile del canile, Matteo Bulgarini,
che la Polizia Locale di Desenzano, che hanno eseguito i
dovuti accertamenti prima di darle in adozione l'anziano
e malato cane bretone sepolto vivo dal suo padrone il 30
ottobre scorso sotto un cumulo di detriti, ritenendo -
secondo la sua difesa - che la bestiola fosse già morta.
Ieri mattina Sara, che si prende già cura di un altro
cane anziano, è apparsa quasi disturbata dall'«assedio»
di flash e cineprese quando al canile di Desenzano è
andata a prendersi Jerry per portarselo a casa, dopo una
permanenza in canile che durava dal 21 novembre. La
ragazza si è iscritta negli ultimi giorni all'elenco dei
potenziali «adottanti» dopo aver letto su Bresciaoggi i
servizi che denunciavano il perdurante silenzio su
questo cane da caccia rimasto ancora solo, malgrado le
tante richieste di affido giunte al canile e alla
Polizia Urbana nelle ore immediatamente successive al
suo ritrovamento. Avvenuto, come si ricorderà, il 1
novembre scorso, grazie a due ragazzi che avevano udito
i suoi guaìti e all'intervento degli agenti Giorgio Tosi
e Fabrizio Mango della locale Polizia Urbana, che gli
avevano prestato i primi soccorsi. «Mi sono commossa
dopo aver letto sul giornale che nessuno voleva adottare
Jerry - dice Sara - e allora mi sono subito offerta. Non
l'avevo fatto prima perchè pensavo di non farcela,
tenuto conto delle tante domande di affido arrivate al
canile. Credo che Jerry meriti di essere adottato, dopo
quello che ha passato - aggiunge la ragazza -: ho già
esperienza di cani anziani, ne ho accuditi diversi. Ora
Jerry troverà un compagno nella mia casa». L'ex padrone
di Jerry, che subirà un processo per presunti
maltrattamenti, intervistato dal nostro giornale a suo
tempo disse di «non essere un sadico perché accudisco
altri cane, e Jerry l'ho ricevuto nel 2008 già malato
agli occhi da una persona che non poteva più tenerlo.
L'ho curato con farmaci per il cuore e per la diuresi.
Quel 31 ottobre, avendolo trovato accasciato, ho pensato
che fosse morto e l'ho sepolto sotto i detriti: ma non
sono un mostro».
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IL MESSAGGERO
12 FEBBRAIO 2012
Muoiono per il freddo i pappagallini della Caffarella
ROMA
- Il freddo record che nell'ultima settimana ha investito
l'Italia ha mietuto migliaia di vittime tra gli animali
selvatici, in particolare i piccoli uccelli passeriformi come
cardellini, passeri,allodole e fringuelli sono stati decimati
dal grande freddo. A maggior ragione uccelli non autoctoni come
i pappagalli, originari del caldo Sud America, ma che oramai
hanno colonizzato la Capitale ed in particolare il parco della
Caffarella, in zona Appia, sono stati colpiti dall'evento
atmosferico straordinario. «Ai nostri sportelli sono arrivate
segnalazioni dalla zona Appia di Roma, di pappagalli
parrocchetti dal collare ed ondulati morti alla base degli
alberi» spiega Valentina Coppola, presidente di Earth, e proprio
dall'associazione parte un appello : «Oltre alle vittime causate
dal freddo intenso ora si rischiano altrettanti decessi causati
dalla fame e dall'impossibilità di procacciarsi il cibo,
chiediamo quindi che i cittadini si prodighino lasciando cibo
sui balconi, terrazze, davanzali e giardini per impedire una
lenta morte a decine di migliaia di uccelli». In particolare è
bene lasciare in piccole ciotole al coperto dalla pioggia:
miscele di semi di diverse dimensioni, semi oleosi come i semi
di girasole, cereali, piccola frutta secca come l'uvetta, fichi
e le noci, e palline di grasso di prosciutto.
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LA
NUOVA SARDEGNA
12 FEBBRAIO
2012
Preso bracconiere: nell’auto un cervo appena ucciso
PATTADA
(SS). Un bracconiere di 32 anni ha abbattuto nella zona di
ripopolamento di Sa Rughe un cervo di 70 chili. I carabinieri,
che avevano sentito uno sparo, hanno fermato la sua auto:
l’animale era nel portabagagli.
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LA
NUOVA SARDEGNA
12 FEBBRAIO
2012
Siniscola (NU), volpe morta assiderata trovata dai barracelli
sul Montalbo
SINISCOLA
(NU). Il punto critico è nella parte alta del Montalbo. Da
giorni, infatti, i barracelli di Siniscola sono impegnati nelle
zone imbiancate dalla neve, dove si trovano ovili e aziende
agricole che potrebbero avere bisogno di aiuto, e dove è
possibile imbattersi in situazioni di pericolo. Negli ultimi
giorni sono stati portati al sicuro - tra gli altri - diversi
animali da allevamento che, confusi dal ghiaccio, rischiavano
una brutta fine. Come accaduto ad una volpe nella zona Sa
Mela.Il povero animale è stato rinvenuto sepolto nella neve.
«Si vedeva solo il muso che spuntava dalla coltre bianca - racconta il capitano Ciro Spanu -. La squadra ha tirato la volpe fuori dalla neve, ma ormai era morta per assideramento. Nelle zone di montagna - conclude Spanu - continuiamo con la perlustrazione del territorio. A Siniscola vige infatti l’allerta maltempo». |
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LA
GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
12 FEBBRAIO
2012
Taranto, Wwf denuncia: centinaia di lepri destinate al massacro
Centinaia di
lepri allevate “destinate al massacro”: è questo il destino di
1000 esemplari che verranno immessi in natura nella provincia di
Taranto tra domani e il 14 febbraio e le avverse condizioni
atmosferiche – denuncia il Wwf Puglia – “potrebbero
compromettere seriamente la sopravvivenza degli animali”. Questa
“strage – denuncia il Wwf Puglia – è annunciata dalle delibere
che il Comitato Tecnico di Gestione dell’Ambito territoriale di
Caccia (Atc) di Taranto ha approvato ai sensi della legge
regionale n.27/98 e dal piano di immissione, che individua con
precisione chirurgica le zone destinate al 'ripopolamentò e il
numero di capi, per una spesa di circa 180 mila euro”. E qualche
giorno prima, “è stata l’Atc di Lecce ad annunciare un interve
nto simile di circa 90 mila euro”. “In nome della legge –
denuncia il Wwf – sono stati spesi regolarmente centinaia di
migliaia di euro per immolare tanti esseri che zampettando nelle
verdi praterie dovrebbero, secondo le stesse delibere,
ripopolare il territorio”. In una lettera indirizzata al
presidente della Provincia di Taranto Giovanni Florido e al
presidente dell’Atc Taranto Pietro Binetti il Wwf chiede di
sospendere urgentemente l’operazione di immissione delle lepri
in quanto effettuata “ai soli fini venatori” e “inopportuna
anche dal punto di vista economico e finanziario”.
“Siamo sconcertati dalla decisione assunta dalla Provincia di Taranto – afferma il presidente del Wwf Puglia, Antonio De Feo – che in dispregio a qualsiasi aspettativa di buonsenso ha deciso di effettuare un’operazione ambientalmente insostenibile ed economicamente opinabile”. “Riteniamo – conclude De Feo - che molto più utili ed efficaci risultano altre tipologie di interventi di miglioramenti ambientali tesi al mantenimento e allo sviluppo naturale delle popolazioni di fauna selvatica". “Oggi invece – conclude la nota – siamo costretti a denunciare ulteriori ricadute ambientali negative sul territorio provinciale a causa della immissione di lepri allevate, destinate a morte sicura in quanto rischiano di essere immessi in aree inospitali in condizioni meteorologicamente proibitive”. |
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GEA
PRESS
13 FEBBRAIO
2012
Castelvetrano (TP): i cani che scompaiono, con il veleno
A Castelvetrano (TP) non si fanno più accalappiamenti di cani. Non è finito il randagismo, forse non ci sono più cani. A fare trapelare il sospetto è il portale Castelvetrano Selinunte, il quale non solo riferisce del crollo delle segnalazioni presso la struttura comunale, ma riporta anche la sparizione dei cani, anche quando vengono scoperti già uccisi dal veleno.Protagonista di questa ennesima storia di crudeltà è Bianchetto, cane randagio che, come tanti altri, è stato molto probabilmente ucciso dal veleno. Era da poco arrivata la segnalazione del sospetto avvelenamento. Bianchetto era già morto. Steso in terra con le tracce della bavazione, segno questo che fa presupporre all’uso di un prodotto di sintesi in genere utilizzato in agricoltura.Appena il tempo che gli operatori del canile giungessero nella località segnalata e di Bianchetto, però, non c’erano più traccia. Impossibile, pertanto, fare eseguire le analisi presso i laboratori dell’Istituto Zooprofilattico di Palermo, così come invece programmato. Mani ignote hanno portato via Bianchetto. Di lui solo la foto scattata da chi ha poi segnalato alla struttura comunale. Non si trattava di un cane aggressivo. Anzi era già conosciuto, tanto da essere stato microchippato e sterilizzato. Qualcuno, però si è voluto sbarazzare di lui.Quello che ora preoccupa è anche la coincidenza del posto. Contrada Delia, dove l’anno scorso sono stati uccisi dal veleno altri sei cani.Ora a Castelvetrano, si parla di Killer di cani, anche perché il crollo delle segnalazioni, coincidente con la sparizione di molti di loro, non è cosa recente. Risalirebbe addirittura allo scorso luglio. |
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BLOG SICILIA Castelvetrano (TP): La strage dei cani avvelenati
I cani
randagi non ci sono più a Castelvetrano. Forse è merito dell’efficenza
degli accalappiacani, o forse gli animali hanno trovato una
città più bella in cui vivere. Purtroppo non è così. Non è
finito il randagismo, forse non ci sono più cani. A fare
trapelare il sospetto è il portale Castelvetrano Selinunte, il
quale non solo riferisce del crollo delle segnalazioni presso la
struttura comunale, ma riporta anche la sparizione dei cani,
anche quando vengono scoperti già uccisi dal veleno.Protagonista
di questa ennesima storia di crudeltà è Bianchetto, cane
randagio che, come tanti altri, è stato molto probabilmente
ucciso dal veleno. Era da poco arrivata la segnalazione del
sospetto avvelenamento. Bianchetto era già morto. Steso in terra
con le tracce della bavazione, segno questo che fa presupporre
all’uso di un prodotto di sintesi in genere utilizzato in
agricoltura. |
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QUOTIDIANO PIEMONTESE
13 FEBBRAIO
2012
Storia a lieto fine per Lili, cane anziano con un occhio solo
Una storia a
lieto fine. Ci vuole proprio e non perché le troppe vicende di
violenze, maltrattamenti e abusi sugli animali debbano essere
messe a tacere, assolutamente NO, ma perché, ogni tanto, una
bella storia fa bene al cuore, quello umano e quello animale, in
questo caso canino!Protagonista del racconto è Lili, un cane
meticcio anziano, maschio, cieco ad un occhio, con problemi di
sordità. La sua età è imprecisata, ma diciamo che sicuramente è
un over.Lili (lo so, è un nome femminile, ma che volete fare, al
cane piace!) ha sempre vissuto con un’anziana signora in una
vecchia cascina, un po’ fatiscente, nella campagna piemontese.
La sua padrona, pur cercando di accudirlo, non sempre ci
riesce.Un giorno la donna cade e si frattura il femore finendo
in ospedale dove resta per un lungo periodo al termine del quale
non può far ritorno a casa, impossibilitata a vivere da sola. E
il cane? Che fare del povero Lili? Come gestirlo? A chi
affidarlo? La risposta della signora arriva sotto forma di suo
figlio, un uomo già di una certa età che, vivendo altrove decide
di abbandonare cascina e cane.L’abbandono però non è
sufficiente, in fondo i vicini di casa possono notare la povera
bestiola, sentire i suoi guaiti e lui può rischiare una denuncia
o una brutta figura, così decide di optare per un’alternativa.
Assassinare Lili a bastonate. Qui, mi fermo e scelgo di non
commentare. E’ superfluo.Una mattina, l’uomo arriva nella
cascina nel cui cortile si trova Lili che, inizialmente è felice
di rivederlo, in fondo è rimasto solo per molte settimane
ricevendo, solo ogni tanto, cibo e acqua (e in alcuni casi dai
vicini impietositi che le sporgono, attraverso il cancello della
proprietà, pane, crocchette e altro), gli va incontro e lo
saluta.Lui, però con un bastone cerca di fracassargli la testa.
Lo picchia più e più volte, mentre la vittima tenta di fuggire,
ma il cortile è piccolo, lui è cieco ad un occhio e la paura è
grande. Sentendo i latrati e le imprecazioni dell’uomo che non
riesce ad acciuffare il cane per finirlo, una giovane vicina di
casa, trasferitasi lì da pochi giorni, si precipita, ancora in
ciabatte, a soccorrere Lili.Per evitare che lui, il bipede
aggressivo, l’allontani fingendo di risparmiare il cane per poi
accopparlo successivamente, la buona vicina lo convince a
lasciarglielo. Dopotutto a lui cosa costa? Non deve nemmeno
sporcarsi le mani. E così, la ragazza torna a casa con il cane
e, avendone già uno, più un gatto, cerca di fare andare
d’accordo il nuovo arrivato con gli altri.All’inizio l’impresa è
ardua. Lili è un po’ aggressivo, solitario. Ha paura. Non è
abituato a ricevere attenzioni, amore e cure come quelle che
questa giovane donna gli riserva in maniera incondizionata.Non è
abituato a pensare che gli esseri umani siano capaci anche di
tanto affetto. Non è abituato a non esser bastonato, a non aver
paura. Non è abituato a mangiare tutti i giorni, alle carezze e
alle medicine che lo aiutano a star meglio.Passano le settimane
e Lili prende confidenza con l’ambiente, con la nuova famiglia
(che si può davvero definire tale) di cui fa parte anche una
bambina di 3 anni che, oggi, a distanza di pochi mesi dal
salvataggio di Lili, gioca con lui abbracciandolo e
accarezzandolo senza che il cane abbia alcuna minima reazione
violenta, anzi è talmente docile e mansueto che, persino il
gatto gioca con lui, dorme nella sua cuccia e, a volte gli ruba
pure i giochini, mentre Lili, dal solo occhio sano, lo guarda e
sembra pensare “che pazienza che ci vuole con i gatti!”. E’
tornato ad essere un cane tranquillo che non ha bisogno di
ringhiare e mordere per scampare alle bastonate. La bambina, per
settimane, ha raccontato all’asilo la storia del cagnolino con
un occhio solo. Per lei, educata al rispetto di tutte le
creature, il mondo è mamma, papà, nonni, cani, gatti, asinelli,
animali in generale ed è naturale che sia così. Naturale nel
senso più ampio del termine, visto che sul pianeta non ci sono,
e non ci sono mai stati, solo i bipedi.
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CORRIERE ROMAGNA
13 FEBBRAIO
2012
Biagio poteva morire di freddo
Micio di soli sei mesi trovato a Predappio nella neve
Allontanato come frutto di un parto indesiderato
PREDAPPIO (FC).
È stato trovato affamato e congelato tra i cumuli di neve. Ha
rischiato davvero di morire di freddo Biagio, micio di circa 6
mesi trovato qualche giorno fa a Predappio. Una cittadina è
stata attirata dal suo miagolio tanto flebile quanto disperato.
Immediatamente soccorso, una volta sfamato e riscaldato, il
gattino si è completamente ripreso e da quel momento non ha più
smesso di fare le fusa. Nonostante il freddo patito, Biagio è
tutt’altro che deperito o sporco e utilizza la lettiera senza
incertezze. Dettagli, questi, che fanno pensare che il micio non
sia figlio di randagi ma che sia stato abbandonato da una mano
crudele. Qualcuno che, una volta cresciuti, abbia deciso di
abbandonare i frutti di una gravidanza indesiderata. Sono ancora
numerosi, infatti, i gatti di proprietà che vengono lasciati
liberi di accoppiarsi. Tante i piccoli che, una volta svezzati,
vengono allontanati da casa alimentando la già numerosa
popolazione randagia felina.[…]
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IL
SECOLO XIX
12 FEBBRAIO
2012
Crolla la stalla, strage di cavalli
Arezzo -
Sono dodici i cavalli morti in seguito al crollo di un tetto di
una stalla, per il peso della neve, in un allevamento presso
un’azienda agrituristica in località Monte Viale, nel comune di
Badia Tedalda (Arezzo). È quanto spiega il corpo forestale dello
Stato, intervenuto in zona con una squadra da Arezzo per
verificare le criticità nelle frazioni isolate insieme al
sindaco e ai tecnici del Comune. In tutto erano una trentina i
cavalli ricoverati nella stalla: il proprietario, si spiega
ancora, è riuscito a mettere in salvo 16 esemplari, 8 dei quali
sono rimasti feriti. Per le operazioni di salvataggio degli
animali superstiti sono state impiegati poi un camion per il
trasporto di animali di un privato e un van della Forestale di
Pieve S.Stefano. Gli animali in condizioni più critiche sono
stati trasferiti, non senza difficoltà anche per le condizioni
generali della viabilità della vallata, presso le scuderie
dell’ufficio territoriale per la biodiversità di Pieve Santo
Stefano. Gli altri esemplari, senza ferite ma sotto choc, sono
stati sistemati provvisoriamente in un’altra scuderia del corpo
forestale a Viamaggio, nei pressi di Badia Tedalda, dove in
genere sono mantenuti i cavalli a fine carriera ritirati dal
servizio. Le strutture impiegate per il salvataggio, si spiega
ancora, fanno parte del centro dell’ufficio territoriale per la
biodiversità di Pieve Santo Stefano dove vengono selezionati,
allevati e addestrati i cavalli utilizzati per il servizio
d’istituto dei reparti a cavallo della forestale.
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CITY
13 FEBBRAIO
2012
Crolla il tetto della stalla: 20 cavalli morti
Provincia di
Arezzo - Una ventina di cavalli di razza sono morti nell’Aretino
in seguito al crollo del tetto della stalla provocato dal peso
della neve. È accaduto a Badia Tedalda, tra i comuni toscani più
colpiti dal maltempo e a riferirlo è stato il sindaco Fabrizio
Giovannini. I cavalli, anglo-arabi di grande valore, erano di
proprietà di un allevatore locale: nella stalla erano ospitati
una trentina di animali e solo sette si sono salvati. A Badia
Tedalda, ultimo lembo di territorio aretino insinuato nelle
Marche, a creare le maggiori criticità è proprio il peso della
neve: alcune abitazioni potrebbero essere evacuate perché a
rischio.
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GEA
PRESS
13 FEBBRAIO
2012
Casteldaccia (PA): tredici cani morti avvelenati
Il volontario: c'era pure una cagnetta gravida.
L’ultima
cagnetta è morta ieri pomeriggio, ma di cani uccisi con il
veleno a Casteldaccia (PA) se ne contano ormai ben 13. Non tutti
si rinvengono. Anzi Calogero Olivieri, che assieme ad altre due
persone si occupa dei randagi della cittadina, ne ha avuto
notizia dai contadini.“Non vedo più tornare i cani dove
abitualmente stazionano – dice Calogero Oliveri a GeaPress –
poi, il racconto dei contadini. C’è chi, una volta trovato il
cane avvelenato, lo getta nei contenitori dell’immondizia,
oppure in un terreno limitrofo, basta che non sia il suo. Io
semplicemente non li trovo più“.Per la cagna di color nero le
cose, però, sono andante diversamente. Si era avvicinata a
Casteldaccia, proveniente da chissà dove, da circa un anno.
Calogero con lei aveva impegnato molto del suo tempo. Voleva
riuscire a farsi avvicinare e poterla così portare in un
ambulatorio veterinario per la sterilizzazione. La cagnetta,
però, era diffidente e nonostante gli interminabili tentativi,
era decisamente restia a farsi avvicinare.“Tranne ieri, quando -
ci racconta Calogero – è arrivata fino in paese per morire di
fronte casa mia. E’ una cosa che mi dispiace tanto – aggiunge il
volontario – e vorrei che le persone capissero che quanto
combinato dall’avvelenatore è molto pericoloso e non solo per i
cani“.La cagnetta è morta, infatti, con una evidente bavazione,
segno questo che è stato utilizzato, molto probabilmente, un
prodotto di sintesi chimica ad uso agricolo. Metaldeide o altri
principi attivi altamente tossici. In alcuni casi anche per
semplice contatto o inalazione. Questo pomeriggio il volontario
di Casteldaccia si recherà presso la Stazione dei
Carabinieri.“Il Comandante – ci riferisce Calogero – è già al
corrente ed entro staserà firmerò la denuncia. C’è una cosa però
che non riuscirò mai a dimenticare. La cagnetta alla quale mi
ero molto affezionato, era gravida. Tra pochi giorni avrebbe
dovuto partorire“.Pochi giorni addietro, sempre nel palermitano,
vi era stata un’altra moria di cani, sempre per spargimento di
bocconi avvelenati. Lo denunciarono i volontari di Termini
Imerese che organizzarono pure una manifestazione. Purtroppo la
reperibilità di veleni anche molto pericolosi, è sconfortante.
Basta un supermercato. Tutto a portata di mano. Veleno e
imbottitura.
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LA
ZAMPA.IT
13 FEBBRAIO
2012
L'Aquila, oltre duecento animali salvati dall'esercito
L'intervento nell'oasi naturalistica "Abruzzo zoo"che ospita
almenoun migliaio di animali castel di sangro (l’Aquila)
Il «bruco»,
dell’esercito salva oltre 200 animali del parco naturalistico di
Castel di Sangro. I militari del 57esimo Battaglione della
caserma Cesare Battisti di Sulmona, insieme con i carabinieri
della compagnia di Castel di Sangro, sono intervenuti infatti
ieri nell’oasi naturalistica «Abruzzo Zoo», che ospita almeno un
migliaio di animali, soccorrendo con lo speciale mezzo cingolato
gli animali che erano rimasti isolati all’interno della
struttura.L’emergenza neve ha infatti provocato ingenti danni a
strutture e recinzioni. Ma soprattutto agli animali, molti dei
quali sono morti sia a causa della neve sia perchè attaccati dei
lupi siberiani, anche loro ospitati nell’oasi. Grazie al bruco è
stato liberato il percorso che costeggiava l’area permettendo in
particolare il salvataggio di due orsi bruni, due lupi bianchi,
tre lupi comuni, un pellicano e un marabù. Sono state recuperate
anche più di 150 carcasse di animali.
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PANORAMA
13 FEBBRAIO
2012
Tigri, orsi, serpenti: gli animali a rischio estinzione in
vendita nei negozi di medicina orientale-
Non si ferma
il bracconaggio degli animali selvatici in via di estinzione. In
tutto l’Oriente la medicina tradizionale prevede l’utilizzo di
ossa, corni e pelli di animale per curare varie patologie. Ma la
maggior parte degli animali di cui si usano senza scrupolo varie
parti del corpo è a rischio: tigri, serpenti, rinoceronti. In
queste immagini, scattate in un mercatino in Birmania, i
venditori mostrano senza nessun problema la loro preziosa merce:
in uno dei negozi campeggia una testa di Goral, un ruminante che
vive sull’Himalaya ed è considerato prossimo al rischio
estinzione.
Ma si vede anche uno dei venditori che mostra orgoglioso uno scheletro di tigre, e di quest’animale ne restano ormai poche centinaia di esemplari in tutto il mondo.
FOTO
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CAFFE’ NEWS
13 FEBBRAIO
2012
In Campania si sta consumando una strage di animali selvatici
In Campania
da anni si sta consumando un’autentica caccia clandestina e
spietata ai danni degli animali selvatici, alcuni peraltro già
in estinzione. A riferirlo il Cras – acronimo di Centro ricovero
animali selvatici, attivo da alcuni anni e ubicato nell’edificio
sito a Miano denominato “Frullone”, dove prima si trovava
l’Ospedale psichiatrico – gestito dall’Asl e dalla Facoltà di
Veterinaria della Federico II, che snocciola dei dati
inquietanti. Nel 2011 i ricoveri all’ex Frullone sono stati 745,
più di due al giorno. Soprattutto uccelli (716), poi rettili
(22) e mammiferi (7). Ben 249 i rapaci, tutte specie non
cacciabili. Tra quelli diurni prevalgono nettamente i gheppi
(90) e le poiane (62). Sei i falchi pellegrini, un falco
pecchiaiolo, un falco pescatore, un lodolaio, due albanelle, due
falch i di palude, due smerigli e due nibbi reali. Tra i rapaci
notturni: 30 civette, 18 barbagianni, 9 allocchi, 9 assioli, 7
sparvieri, 6 gufi comuni, un gufo di palude.
Rapaci a parte, tra i volatili sono stati ricoverati a centro di recupero della fauna selvatica anche germani reali, aironi, beccacce, un fenicottero, 66 cardellini provenienti dall’uccellagione. Capitolo mammiferi.”Abbiamo ricoverato volpi, ricci, tassi”, dice Raia. Polly, per esempio, volpacchiotta raccolta mesi fa dai volontari del Wwf in costiera sorrentina, mentresi aggirava ai margini della strada in palese difficoltà. Ricoverata al Frullone, curata da un veterinario che le ha restituito la vista compromessa da una malattia, è tornata in libertà. Pipistrelli (3) e rettili (5) gli altri pazienti transitati per i “reparti” del centro di recupero della fauna selvatica lo scorso anno.“Non pochi degli animali ricoverati”, racconta infatti Pasquale R aia, volontario di Legambiente e veterinario del Cras, “arrivano qui grazie all’abnegazione dei volontari, di cittadini che li raccolgono in difficoltà. Insomma, c’è chi spara, chi investe, che avvelena, ma c’è chi soccorre, chi accudisce, chi si prende carico degli animali selvatici”. “Purtroppo”, ricorda Raia, “abbiamo anche ricevuto animali già morti e in quei casi ci siamo limitati all’autopsia”. Un caso su tutti: il lupo barbaramente ammazzato nel Matese a giugno e depositato in un sacco nero dell’immondizia sul ciglio della strada. Una protesta, si ipotizzò all’epoca, perché la Provincia di Caserta non liquida i danni alle prede provocati dagli attacchi dai lupi, non riconoscendone la presenza sul Matese. Se tale è stata, peraltro, assomiglia sinistramente ad un avvertimento mafioso. Come, del resto, il gesto di coloro i quali, nell’Alto Sannio, hann o ammazzato 4 lupi nel corso degli ultimi mesi: due avvelenati, due abbattuti a colpi di fucile. “La cruda dimostrazione”, commenta Antonio Nicoletti, responsabile nazionale per Legambiente delle aree protette,”di come il fenomeno del bracconaggio ai danni della fauna selvatica protetta sia ancora attuale in tutto l’Appennino”. Aggiunge: “I ritrovamenti concentrati in un’unica zona non lasciano dubbi sulla matrice criminale. È necessario supportare con determinazione gli sforzi del Corpo Forestale dello Stato e chiediamo alle istituzioni, in primis la Provincia di Benevento, un impegno particolare e un intervento deciso per tutelare una specie di fondamentale importanza per il mantenimento degli equilibri ecologici dell’Appennino. Bisogna indagare a fondo sulle cause di questi fenomeni al fine di contrastare la persistenza di un contesto socio-culturale tollerante verso le illegalità e non favorevole alla conservazione della fauna”. I lupi potrebbero essere un’importante risorsa per il turismo eco-sostenibile. E invece, ove ci sono, vengono solo visti come una minaccia per gli allevatori e dunque contro di loro si scatena un efferato bracconaggio. Eventuali danni agli allevatori, se accertati, vanno certamente rimborsati, come prevede la legge; ma nulla giustifica il bracconaggio. Proprio Legambiente ricorda, peraltro, che sono state avviate in varie parti d’Italia esperienze estremamente positive finalizzate a smussare possibili conflitti tra allevatori e lupi. Nel Parco della Majella, per esempio, dove è stato costituito un gregge del Parco per restituire agli allevatori i capi predati. |
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GAZZETTA DI MANTOVA
13 FEBBRAIO
2012
Ogni vita è importante anche quella della nutria
Si vuole
estirpare un animale perché ha avuto il torto di essere
importato dall'America per essere trasformato in pelliccia. Ha
avuto il torto di non essere più richiesto sul mercato e quindi
liberato da quegli stessi allevatori che, tanto
incoscientemente, con l'approvazione di tutti, lo avevano
italianizzato (prigioniero di gabbie, costretto a una breve e
orrenda vita seguita da altrettanta spietata morte). Tutto cio'
viene chiamata convenienza. Convenienza di coloro che
indirizzano la Natura, che stabiliscono l'ordine a cui deve
assoggettarsi e impongono le regole a cui deve soggiacere dopo
che quelle sue proprie sono state ampiamente stravolte e
inquinate dagli interessi umani. Si parla anche dei danni ai
campi coltivati in prossimità dei fiumi o dei fossi. Ma quanto
lontano dalla riva può spingersi un animale rigorosamente
acquatico? Senza parlare delle non prove di t utte quelle
malattie che dicono di trasmettere... Poi l' ignoranza di
qualcuno ha contribuito a rappresentare la nutria come un grosso
ratto e non come un piccolo castoro quale è (myocastor coypus)
e, anziché contribuire alla sua conoscenza scientifica, l'ha
connotato di quel significato negativo capace di scatenare
pulsioni arcaiche e persecuzioni mentre, al contrario,
l'opportunismo dei pellicciai l'aveva consacrata sul mercato con
il termine di castorino. Non sarebbe invece moralmente buono
predisporre piani diversi, nuovi, rispettosi (stagni, riserve
particolari... qualunque soluzione che studiosi sappiano e
possano trovare usando inventiva e immaginazione)? Non sarebbe
meglio spendere il denaro pubblico tenendo conto anche dei
cittadini che respingono i metodi violenti e sono favorevoli al
rispetto per ogni forma di vita? Ribadisco contrarietà
all'eradicazione delle nutrie attraverso la loro uccisione e
ripeto che ciò non solo è contrario all'etica, ma anche inutile
per lo scopo stesso per il quale viene messo in atto. Infatti, è
noto come all'aumento di mortalità per cause esterne
all'ambiente corrisponda un aumento di natalità... ossia, nulla
si risolverà! Sempre, beninteso, che si vogliano considerare
'problema' le nutrie, cosa di cui noi non sono affatto convinta.
Al momento non sussistono prove che esse costituiscano un
pericolo sanitario, così come per gli argini e le rive dei fossi
che crollano anche per colpa dell'eliminazione delle piante che
da sempre hanno mantenuto compatta la terra (e comunque, per
questo ci sono appositi accorgimenti con reti speciali!) o
perche i trattori costeggiano sempre piu' i rivali seminati ed
arati sino al limite.Beh, non sono favorevole a questi metodi
spicci, anche perché con essi si incentiva l'abitudine all'uso
delle armi ed a risolvere i problemi con la violenza. Inoltre è
veramente assurdo accusare animali come le nut rie di chissà
quali disastri e danni, che sono infinitamente minori di quelli
compiuti dall'uomo, il quale devasta il territorio e sottrae
sempre più spazio alla natura. Spero si cerchi una soluzione di
convivenza e che questa situazione aiuti a fare meditare gli
uomini. Lasciamo gli animali nel loro territorio originario non
usiamoli solo come uno strumento da sfruttare per trarne
vantaggi economici. Ogni vita è importante per chi la vive...
indipendentemente.
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GAZZETTA DI MANTOVA
27 FEBBRAIO
2012
Dalla parte di chi ha salvato il piccolo di nutria
di Deborah
Amidani
Buongiorno,
invio questa lettera in risposta al signor Tranquillo Fedenzi
che nella lettera pubblicata mercoledì 22 febbraio 2012 ha usato
parole poco gentili verso due signore che hanno aiutato un
picolo di nutria. Dopo essermi complimentata con le signore in
questione volevo sottolineare quanto spesso gli animali in
generale e la nutria in particolare siano vittime dei nostri
pregiudizi e della nostra ignoranza. Ormai le pubblicazioni e
gli articoli scientifici su questo animale sono numerosi ma
nessuno si prende mai la briga di leggerli prima di parlare.
Innanzitutto la nutria è un animale sociale, intelligente, non
aggressivo tanto che in molti altri Paesi viene ormai
considerato un animale da compagnia. Come colui che vede la
pagliuzza nell' occhio altrui e non vede la trave nel proprio
occhio consiglierei il signor Tranquillo di non incolpare le
nutrie per le acque putride dei nost ri fossi. Vivo da sempre in
campagna e ho visto quanto i nostri sistemi irrigui siano
cambiati grazie all'agricoltura intensiva e all'antropizzazione
del territorio: i fossi sono stati per gran parte cementificati,
ridotti, contaminati da rifiuti e da concimi...bè possiamo
incolpare le nutrie anche di questo? I campi poi vengono
coltivati fino al margine e numerosi studi dimostrano che la
fragilità del terreno è dovuta soprattutto all 'asportazione
progressiva delle piante e delle siepi boschive che dovrebbero
impedire al terreno di cedere. Le nutrie sono in parte stanziali
e continuano a scavare perché vengono continuamente disturbate e
scacciate quindi devono costruirsi sempre nuovi ripari. Perché
in altri stati i danni alle colture provocati dalle nutrie sono
inseriti ( come i danni metereologici) tra le clausole delle
assicurazioni private e da noi no? Perché vogliamo sempre che lo
stato rimborsi i danni che prima di tutto abbiamo cr eato noi
uomini con una gestione sconsiderata della natura? Sicuramente
l'argomento è serio e necessita di una trattazione ampia che non
si basi però solo sui pregiudizi e sicuramente non si possono
risolvere i problemi con il fucile. Per quanto mi riguarda il
porto d'armi lo revocherei a tutti e questo sarebbe già un passo
avanti verso una discussione seria sull'argomento nutrie.
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GAZZETTA DI
PARMA Bassotto finisce nello stagno ghiacciato a Correggio: salvato dai carabinieri Correggio (Reggio Emilia) - La lastra di ghiaccio si è rotta per il peso e la cagnolina, un bassotto tedesco di nome Luce, è finita in uno stagno, in un giardino pubblico nel Reggiano. La proprietaria, 60 anni, si è gettata invano per salvarlo. A quel punto sono arrivati i carabinieri che hanno soccorso la donna, e salvato l’animale. E' successo in mattinata a Correggio, poco dopo le 10.30, nel parco urbano di via Fazzano. Il cane si era allontanato dalla padrona ed era caduto in acqua: per recuperarlo, un militare si è sdraiato sulla lastra, tenuto per i piedi da un collega, e ha afferrato il bassotto per le orecchie, tirandolo a sè e portandolo a riva. La donna è stata assistita dal 118, mentre 'Lucè è stata affidata alla figlia della proprietaria, per le visite veterinarie. Entrambe, in buona salute. |
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BARY
TODAY
14 FEBBRAIO
2012
Gettati nella spazzatura e uccisi dal freddo, la storia di otto
cuccioli di Altamura (BA)
I cagnolini erano stati ritrovati e tratti in salvo pochi giorni dai volontari della Lega per la Difesa del Cane ad Altamura. Ma nonostante i soccorsi non ce l'hanno fatta
Qualcuno li
aveva presi, a tre-quattro giorni dalla nascita, rinchiusi in
grossi sacchi di plastica e gettati in un bidone della
spazzatura. Per fortuna qualcun altro si era accorto della loro
presenza, e li aveva tratti in salvo, portandoli in una clinica
veterinaria. Ma soccorsi e cure non sono bastati: gli otto
cagnolini non ce l'hanno fatta. |
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GEA
PRESS
14 FEBBRAIO
2012
Sicilia: cani morti in spiaggia
Intervento dell'UGDA a Siculiana (AG) e dei volontari a Palermo.
Arrivano con
le onde, forse. Di questi cani, infatti, poco o nulla si saprà.
Sono stati trovati in due spiagge in opposti versanti della
Sicilia. Il primo a Palermo, vicino la foce del canale Favara, a
pochi decine di metri dal porticciolo di Acqua dei Corsari. Il
secondo, invece, nella bella spiaggia di Siculiana, in provincia
di Agrigento. Entrambi presentano segni della permanenza in
acqua ma quello di Siculiana sembra proprio potere essere stato
torturato. Almeno così denunciano i volontari del posto che
hanno presentato un denuncia ai Carabinieri.Potrebbero essere
cani rubati, magari identificabili nel caso fosse accertata la
presenza del microchip. Potrebbero creare un problema sanitario,
e fosse solo per questo andrebbero tolti dalla spiaggia. Ma
soprattutto potrebbero essere il frutto di un maltrattamento, di
una violenza con esito mortale come ancor di più parrebbe per il
cane di Siculiana. Torturato con l’asportazione di parte dei
genitali. Il cane di Palermo, invece, presentava una corda con
un evidente cappio, ma era già staccata dal corpo. Chissà.A
Siciliana è dovuta intervenire, già domenica scorsa, l’UGDA
(Comitato Ufficio Garante Diritti Animali). La Presidente Paola
Suà, aveva subito cercato di mettersi in contatto con le
autorità comunali, ma solo stamani è riuscita ad assicurarsi una
promessa di intervento dei Vigili Urbani.“Ho cercato più volte
di mettermi in contatto con il Sindaco e con la Polizia
Municipale – ha riferito a GeaPress Paola Suà – così come ci
avevano suggerito i Carabinieri, ma solo stamani ho avuto
assicurazioni in merito“.Il cane, però, potrebbe essere stato
nel frattempo seppellito. E’ la fine migliore nel caso di eventi
di questo genere. Il loro smaltimento costa, figuriamoci poi,
trasportarli per le analisi autoptiche. E’ probabile pertanto
che nessuno saprà mai il perché di quella morte. Se nella zona,
ad esempio, è stato sparso veleno, oppure se c’è in giro un
sadico che li maltratta.“E’ assolutamente inconcepibile – ha
riferito la Presidente dell’UGDA nella lettera inviata al
Sindaco di Siculiana – che in un paese che voglia dirsi civile
avvengano atti di tale barbarie. Confido nel Sindaco affinché
sia il primo ad attivarsi quale responsabile, secondo la legge,
del rispetto della normativa in tema di tutela degli animali. Mi
auguro – ha concluso Paola Suà – nel caso venga individuato il
colpevole, che il Sindaco voglia far costituire il suo Comune
come parte civile“.Per il cane di Palermo, invece, è probabile
che non dovrà sapersi nulla di più della foto scattata domenica
scorsa. L’area è del tutto inaccessibile ai mezzi motorizzati.
Si raggiunge solo via mare, o, a piedi, dal porticciolo di Acqua
dei Corsari.
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LA
TRIBUNA DI TREVISO
14 FEBBRAIO
2012
Gattina cosparsa di nafta e lasciata morire
Treviso - Cosparsa di nafta e lasciata agonizzare fino alla morte. È questa l’atroce fine che qualcuno ha riservato ad una gattina in strada del Mozzato. «L’animale ha patito enormi sofferenze prima di morire» racconta Olena Malyk, una “gattara” trevigiana che si occupa della colonia felina del quartiere. Olena era stata avvertita da una vicina di casa che una micina malata era abbandonata nei pressi della sua abitazione. «Sono andata a raccoglierla – racconta la donna – ho visto subito che era molto sofferente. L’ho portata dal mio veterinario a San Zenone degli Ezzelini, che ha capito subito quello che era successo». Il certificato redatto al veterinario Natalino Serraglio parla chiaro: la gattina era stata completamente cosparsa di nafta. Una parte del liquido era stato ingerito causando irreversibili lesioni agli organi inter ni. La micia raccolta il 2 febbraio, è morta il 6 tra grandi ed assurde sofferenze. Non è la prima volta che i gatti sono vittime di violenza gratuita. Aveva fatto scalpore il caso dei gatti uccisi a Ponzano dal “killer della balestra”, un personaggio che li seviziava colpendoli con il dardo ed abbandonandoli ad una lenta agonia. Del caso si era occupato in prima persona anche il sindaco del comune, Giorgio Granello, che aveva preso a cuore la vicenda. Il sindaco aveva presentato una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica, affinché avviasse delle indagini. Adesso in strada del Mozzato la gatta uccisa con la nafta. Anche in questo caso il povero animale è stato abbandonato a grandi sofferenze. |
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LA
REPUBBLICA NAPOLI
14 FEBBRAIO
2012
Trovati 14 cani e 16 uccelli in un garage abusivo
Gli animali erano tenuti prigionieri in piccole gabbie di ferro
sotto il ponte di Piscinola. Due trentenni denunciati per
maltrattamento
Prov. Di
Napoli - Due trentenni, A. G. e L. C., sono stati denunciati
dagli agenti del commissariato dagli agenti del commissariato di
Scampia per maltrattamento di animali: la polizia nel corso di
controlli ha rinvenuto in una zona abbandonata sotto il ponte di
Piscinola, 14 cani di varie razze rinchiusi in anguste gabbie in
ferro, in precarie condizioni igienico sanitarie.
Inoltre, nella stessa area, i poliziotti, all'interno di un garage costruito abusivamente hanno trovato 16 uccellini rientranti nella specie fauna protetta. Poco dopo hanno identificato i proprietari degli animali e li hanno denunciati. Gli animali sono stati posti sotto sequestro sanitario per accertamenti medico veterinari. |
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LA
NUOVA VENEZIA
14 FEBBRAIO
2012
Offro mille euro a chi mi aiuta a ritrovare Spina e Dallas
L’appello di Sara, 29 anni, di Martellago: la notte del 5
settembre sono scomparsi i suoi due cani Si muovono gli amici:
tremila volantini a Mestre e provincia, messaggi e segnalazioni
su Facebook
di Roberto
Lamantea
MESTRE (VE)
- È che quando li hai in casa, sei l’oggetto del loro amore,
conosci le loro seduzioni, il loro scondinzolare felice al solo
vederti, la loro dedizione assoluta, la loro assoluta innocenza,
t’innamori di loro con un affetto travolgente. È che se un
giorno scompaiono, fuggiti chissà dove, se non li vedi più
gironzolare per casa ti senti come se ti avessero tagliato gambe
e braccia con un machete. Chi ha accolto in casa un cane o un
gatto conosce una capacità d’amore infinita, diversa dall’amore
umano, venato di mille chiaroscuri. È per questo che Sara Vivian,
29 anni, di Olmo di Martellago, commessa a Marcon, offre mille
euro a chi aiuta lei e la sua famiglia a ritrovare Dallas e
Spina, i suoi due cani. Dallas e Spina si sono allontanati dalla
villetta di Olmo di Martellago la notte del 5 settembre scorso.
Hanno scavato sotto la recinzione, seguendo chissà quale
richiamo. Per la famiglia di Sara è la disperazione. Chiedono ai
vicini, cercano i due cani ovunque. La ragazza dà vita a un
gruppo Facebook (Dallas e Spina cani smarriti), in questi mesi
Dallas e Spina sono stati avvistati in zone diverse, da Robegano
a Scorzè a Mestre (parco di via Galuppi, via Miranese, vicino
alla ferrovia). Sara coinvolge gli amici, gli animalisti, decide
di offrire mille euro di ricompensa a chi glieli riporta. «Lo so
che non sono pochi – dice Sara – ma la cifra cattura
l’attenzione, soprattutto in questo periodo». Amici e volontari
stampano tremila volantini con le foto delle due creaturine e il
numero di cellulare di Sara (320-8017612), che ogni volta che
squilla può regalare la felicità o la delusione. Dallas e Spina
sono stati adottati dal rifugio Fidoamico di Roncade. Spina è
una femmina di 3 anni, 12 chili, colore biondo, al momento della
scomparsa aveva un collarino rosa con la medaglietta, ha gli
occhi chiari che non passano inosservati, ha il chip. Ha il chip
anche Dallas, maschio di 2 anni, 12 chili, nero con mascherina,
petto e punta delle zampe bianchi, al momento della scomparsa
aveva un collare rosso con la medaglietta. Spina fu abbandonata
davanti al rifugio di Roncade, legata a un palo insieme con un
altro cane; Dallas è arrivato in rifugio a seguito di un
sequestro di moltissimi animali che vivevano in un’abitazione in
condizioni disastrose. A casa di Sara sono diventati
inseparabili.Nonostante siano passati cinque mesi, la giovane,
la sua famiglia, i suoi tanti amici sperano ancora. Se qualcuno
li riconoscesse dalle foto che pubblichiamo telefoni a Sara. I
messaggi su Facebook sono tanto belli. «Dài, fatti coraggio e
non mollare» esorta Monica, «è splendida, ha occhi umani che
parlano». E Mirella: «Ti auguro con tutto il mio cuore di
ritrovare i tuoi cucciolotti». Anche loro sarebbero felici.
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LA
NUOVA VENEZIA
14 FEBBRAIO
2012
Molesta il cane, cacciatore nei guai
ERACLEA (VE) - Maltratta il suo cane da caccia, denunciato dalle guardie Ecozoofile un cacciatore di Eraclea. E' accaduto nei giorni scorsi, Tra Eraclea Paese ed Eraclea Mare, dove una guardia ecozoofila Anpana, del Comando Provinciale di Venezia, ha notato un cacciatore mentre stava caricando il suo cane, di una ventina di chilogrammi, in auto. Lo ha fatto in malo modo, prendendolo per la collottola e per la pelle della schiena, come fosse una valigia. E come se non bastasse, il cane è poi stato rinchiuso nel bagagliaio di una berlina. Vita da cani, ma c'era chi attentamente stava osservando tutto. Il cacciatore non ha notato che una delle guardie stava osservandolo con attenzione il modo in cui caricava il cagnolone. Per lui forse era normale sballottare il povero cane come fosse una vecchia borsa. La guardia non è potuta intervenire contestualmente, ma ha fatto appe na in tempo a prendere la targa dell'auto. Sono dunque partite tutte le indagini del Comando di Venezia che ha sentito persone informate sui fatti, raccolto testimonianze e ricercato le generalità del cacciatore nel Comune di residenza, Eraclea, fino a raggiungerlo sul posto di lavoro. Il cacciatore è stato infine denunciato per maltrattamento di animali ed impropria detenzione. Le guardie sono attive in tutta la provincia, per denunciare maltrattamento di animali si può chiamare il 328 1704394 o inviare una mail a comando.veneto@anpana.it. |
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MESSAGGERO VENETO
14 FEBBRAIO
2012
Lasciò i cani in auto, multato
Era accusato di abbandono di animali. La difesa: non sapeva dove
tenerli
CERVIGNANO (UD) - Aveva lasciato i suoi due cani maltesi e il suo gattino chiusi nell’auto dalle 5 del mattino, quando, insieme alla moglie, era partito da Fiumicello per recarsi al lavoro, alle 15, quando, gli agenti della Forestale lo avevano avvicinato e invitato a seguirlo in stazione. Era il 28 giugno del 2010 e il sole, quel giorno, aveva reso la mattinata particolarmente calda e afosa. Non per niente, nel verbale di sequestro degli animali, si parlava di «guaiti e lamentele mentre cercavano di liberarsi grattando con le zampine sul trasportino» e di «lingua a penzoloni per l’eccessivo caldo». Da qui, l’inchiesta a carico del loro proprietario, il 46enne di Cervignano, Roberto Puzziello, per l’ipotesi di reato di maltrattamento di animali. Secondo il pm Annunziata Puglia, titolare del fascicolo, lasciandoli chiusi nella propria vettura, peraltro esposta a sole e temperature elevate, per tutte quelle ore, l’uomo li aveva sottoposti a «trattamento insopportabile».Il procedimento si è chiuso, ieri, davanti al Gup del tribunale di Udine, Roberto Venditti, che ha applicato la pena di 2 mila euro di multa, precedentemente concordata tra il magistrato e la difesa, rappresentata dagli avvocati Luigi Rossi e Alberto Patrone. Il giudice ha inoltre ordinato la confisca degli animali in sequestro - soltanto i due maltesi, un maschio di dieci mesi e una femmina di 3 anni, visto che il gatto, nel frattempo, è scappato - e la loro assegnazione ai custodi provvisoriamente nominati nel corso delle indagini. In sua difesa, Puzziello, che all’epoca non godeva di una residenza stabile e viveva quindi in strutture alberghiere non sempre attrezzate per accogliere animali, aveva spiegato di essere stato costretto in alcuni giorni a tenere i suoi amici quattrozampe in auto. Quella mattina, in particolare, arrivato a Cervignano ed entrato a scuola, dove lavorava, non aveva avuto l’occasione per uscire e far loro prendere un po’ d’aria. |
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CORRIERE ROMAGNA
14 FEBBRAIO
2012
ANIMALI IN PERICOLO
Si teme per un branco di 32 cavalli isolati
Salve le cicogne del Cras. Recuperati un istrice in fin di vita
a Santa Lucia e un capriolo nel Casolano
Francesco Donati
FAENZA (RA).
Il peggio sembra essere passato. Ieri in pianura il sole ha
trionfato, le temperature sono salite sopra lo zero ed è
iniziato un timido disgelo. In città continuano però a
rappresentare un pericolo soprattutto le formazioni di
stalattiti spioventi dai tetti: incessante il lavoro dei vigili
del fuoco per rimuoverle o transennare le aree pericolose. Nel
Brisighellese c’è stata una “strage” di tettoie crollate, seppur
puntellate. Permangono situazioni critiche nelle alti valli
faentine del Lamone e del Senio. |
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AFFARI ITALIANI
14 FEBBRAIO
2012
Salvate quegli animali del Teatro alla Scala
La LAV contesta l’utilizzo di due cavalli tra gli attori dell’Aida di Franco Zeffirelli, di cui stasera a Teatro alla Scala di Milano andrà in scena la prima, e chiede all’Amministrazione di vietare l’utilizzo di animali negli spettacoli, di definire rigorosi criteri di detenzione degli equidi e garantire la promozione del loro benessere, apportando le necessarie modifiche al Regolamento tutela animali del Comune.I due cavalli da giorni partecipano alle prove dello spettacolo, insieme ad altre trecento persone, tra artisti e comparse. Domenica due volontari LAV della sede milanese hanno atteso l’arrivo dei cavalli e documentato con un video lo scarico dal van, che è avvenuto in mezzo alla strada senza nemmeno la presenza di un vigile a fermare il traffico. Gli animali sono stati poi introdotti all’interno del teatro attraverso un grande montacarichi e fatti salire direttamente sul palcoscenico.I due cavalli, improvvisati loro malgrado attori, provengono da una scuderia della provincia di Biella. Ciò significa che per ogni giorno di prove e di spettacoli devono subire un trasporto di circa tre ore, tra andata e ritorno. Uno stress al quale si deve aggiungere anche quello relativo alla presenza sul palcoscenico, in un ambiente rumoroso e tutt’altro che idoneo. |
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GEA PRESS Gorilla in Ruanda – ucciso per fame e per sete dalla trappola del bracconiere Lo hanno trovato morto pochi giorni addietro. Un giovane gorilla di montagna, nel Parco Nazionale dei Vulcani, in Ruanda. Ad ucciderlo gli effetti nefasti di una trappola – cappio di un bracconiere. Forse sistemata per una antilope, aveva invece finito per uccidere il gorilla, che è morto dopo atroci giorni di sofferenza. Dall’esame autoptico è risultato come il giovane animale fosse disidratato, oltre che a presentare lo stomaco vuoto.La trappola, cioè, gli aveva impedito di allontanarsi per bene e nutrirsi.Le autorità locali hanno posto in stato di arresto tre presunti bracconieri. Sono fortemente indiziati di essere loro ad avere sistemato nel Parco Nazionale numerose trappole. In Ruanda, le pesanti sanzioni che riguardano i bracconieri hanno contribuito a rendere più protetta la popolazione di Gorilla di montagna. In recenti censiment i è risultata addirittura in migliori condizioni rispetto agli anni passati. L’area oggetto di tutela comprende in realtà tre Parchi Nazionali, ricadenti in Ruanda, Congo ed Uganda.Le disposizioni relative al pugno duro nei confronti dei bracconieri, esistenti in molti paesi, tra cui alcuni africani, non sono purtroppo paragonabili ai reati venatori da operetta che contraddistinguono il nostro paese. Recentemente, in Calabria, è stato fermato un cacciatore con regolare porto d’armi uso caccia, all’interno del Parco Nazionale della Sila. Aveva due precedenti specifici, tra cui uno di caccia all’interno della stessa area del Parco. La legge, però, prevede il ritiro del porto d’armi, solo a condanna definitiva o decreto penale di condanna divenuto esecutivo. Lui, nel frattempo, continua a cacciare in area Parco. |
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ANSA
14 FEBBRAIO
2012
Animali: carcassa di lupo trovata a Masserie Colaizzi
Indagini se sia stato investito o ucciso da cacciatore
ISERNIA - La
carcassa di un lupo e' stata rinvenuta nella zona Masserie
Colaizzi, tra Castel del Giudice (Isernia) e Pescopennataro
(Isernia). Probabilmente il lupo e' stato investito da un'auto.Il
servizio veterinario di Agnone (Isernia) ha evidenziato,
infatti, una serie di fratture che potrebbero essere state
provocate da un impatto violento. Non si esclude, comunque, che
l'animale possa essere stato ucciso con un colpo di fucile.Del
caso se ne occupera' l'Istituto Zooprofilattico di Isernia.
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GAZZETTA DI
MANTOVA Cane cade nel fossato del castello Mantova - Colpa del ghiaccio. È sfuggita dalle mani della padrona ed è finita di sotto. Sette metri di volo, fino al fossato del castello pieno di ghiaccio. Giada, una cagnolina meticcia di colore nero, è rimasta illesa dopo l’atterraggio sulla superficie gelata. Ed è rimasta lì, tremante e impaurita, a guardare la padrone che, disperata, la chiamava dall’alto del fossato. A fornire un lieto fine al piccolo dramma accaduto ieri pomeriggio sotto il castello di San Giorgio, i vigili del fuoco che sono riusciti a recuperare l’animale e a riconsegnarlo alla padrona. L’episodio è accaduto attorno alle cinque e mezza del pomeriggio mentre Giada, una cagnolina di piccola taglia, era in braccio alla padrone, vicino al muretto. Come siano andati i fatti con precisione è ancora da stabilire. Quello che è certo è che la cagnolina è finita di sotto. Poco dopo un vigile del fuoco si è calato con una corda, esattamente come i rocciatori ed è riuscito, con un po’ di pazienza e camminando con prudenza sul ghiaccio, ad avvicinare l’animale e a prenderlo in braccio. |
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AGI
14 FEBBRAIO
2012
Gli animali domestici fanno bene al cuore
I pazienti con malattie croniche presentano una migliore
risposta cardiaca se hanno un animale domestico. Lo dimostra un
nuovo studio giapponese pubblicato sull'American Journal of
Cardiology.
Attraverso il monitoraggio del cuore di circa 200 pazienti, gli scienziati hanno trovato che coloro che hanno un animale domestico (sia esso peloso, squamoso o pennuto) presentano una maggiore variabilità della frequenza cardiaca rispetto a quelli che non ne hanno. Ciò significa che i loro cuori rispondono meglio alle mutevoli esigenze del corpo, come ad esempio quella di battere velocemente durante le situazioni stressanti.Erika Friedmann, docente alla School of Nursing dell'Università del Maryland, non coinvolta nello studio ma specialista della materia, ha osservato che "lo studio fa compiere un passo in avanti a quanto già noto circa la connessione tra il possedere un 'Pet' e la salute del cuore di una persona".Nella ricerca gli scienziati giapponesi della Kitasato University di Kanagawa hanno monitorato 191 persone con diabete, pressione alta o colesterolo elevato nell 'arco di 24 ore. Dai risultati della ricerca è emerso che tra i proprietari di animali domestici circa il cinque per cento dei battiti cardiaci differivano di 50 millisecondi, mentre tra i non-proprietari di animali da compagnia, il range è stato più limitato.Le cause della differenza non sono ancora note: "La mia ipotesi è che gli animali svolgano una funzione di sostegno sociale, aiutino a ridurre lo stress e possano soddisfare alcune, anche se ovviamente non tutte, le esigenze sociali di compagnia", ha dichiarato Judith Siegel, docente alla UCLA School of Public Health di Los Angeles. |
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BOLOGNA 2000
14 FEBBRAIO
2012
Bologna: 54enne denunciato per maltrattamento animali
Allevava gatti e cani in condizioni molto precarie. Per questo un 54enne napoletano, residente a Cosenza, ma di fatto domiciliato a Galliera, in provincia di Bologna, e’ stato denunciato per maltrattamento di animali. Ieri pomeriggio i carabinieri della stazione di San Pietro in Casale, insieme al personale del servizio veterinario del distretto Asl Pianura, hanno sequestrato un casale rurale situato in via Valle e di proprieta’ del 54enne all’interno del quale vivevano 17 cani e 10 gatti in condizioni indescrivibili.I carabinieri sono intervenuti dopo avere ricevuto delle segnalazioni da parte di alcuni cittadini. In base alle accuse gli animali erano allevati in ambienti fatiscenti e in precarie condizioni igienico sanitarie, tanto da rendere necessario il sequestro della struttura. Per il proprietario e’ cosi’ scattata la denuncia per maltrattamenti. Sono ora in corso verifiche di carattere amministrativo. Nel frattempo la Asl sta cercando una struttura idonea struttura in cui collocare gli animali. |
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MATTINO DI PADOVA
15 FEBBRAIO
0212
Colpi di fucile contro due cani
MONTAGNANA (PD)
- Hanno udito degli spari e hanno subito temuto il peggio per i
loro due cani. Sono state ore d’ansia quelle vissute da una
famiglia di via Rovenega, in zona Palù. Lunedì qualcuno ha
sparato ai loro due cani, ferendone probabilmente a morte uno.
Ed è l’ennesimo caso che si registra nella località montagnanese.
«Abitiamo in aperta campagna e i nostri cani sono liberi di
correre nei campi dietro casa – spiega uno dei proprietari degli
animali – Lunedì pomeriggio ho udito degli spari, evidentemente
di fucile». I cani sono due bastardini di un anno e mezzo, Maya
e Leo. «Ci siamo messi a cercarli ma fino a sera tardi di loro
non c’era traccia – continua – Sul tardi, Maya è rientrata a
casa ferita gravemente: era stata raggiunta e trafitta da t re
pallini. I due animali sono inseparabili, per cui penso che Leo
non sia sopravvissuto». Come già detto, è l’ennesimo episodio di
cani ammazzati tra via Rovenega e via Pizzon: «Tra cani uccisi e
feriti, gli episodi sono numerosi – chiude il ragazzo –
Purtroppo abbiamo dei sospetti su un residente in zona, ma non
abbiamo le prove».
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GAZZETTA DI MODENA
15 FEBBRAIO
2012
Animali stremati a caccia di cibo
Provincia di
Modena - Sette civette, quattro istrici, due caprioli, un airone
e un gheppio sono stati salvati solo nel corso dell'ultimo fine
settimana dai volontari del Centro fauna selvatica Il Pettirosso
di Modena. Gli animali erano tutti ormai stremati per le
difficoltà di procurarsi il cibo a causa del gelo e della neve.
Gli interventi, effettuati in maggior parte sulla base di
segnalazioni di cittadini, si sono concentrati in Appennino a
Pavullo, dove sono stati salvati un capriolo ferito,
probabilmente azzannato dai cani, e alcuni istrici avvistati
sfiniti nella neve; anche a Frassinoro sono stati salvati un
istrice e un capriolo, a Gorghetto di Bomporto sono stati
recuperati nella neve uno splendido airone e un gheppio; a
Modena, San Michele dei Mucchietti nel comune di Sassuolo e
Portile di Castelnuovo i volontari hanno recuperato diverse
civette in difficoltà, mentre a Pievepelago un cittadino ha
salvato un istrice, ospitandolo e accudendolo nel proprio
garage, per poi consegnare l'animale ai volontari del Centro
fauna.
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GAZZETTA DI MANTOVA
15 FEBBRAIO
2012
Strage delle nutrie rinviata L’Ispra ordina metodi soft
Provincia di
Mantova - Di fronte alla preventivata “strage” dei castorini per
diminuire i costi annuali del loro contenimento, le commissioni
provinciali congiunte Economia ed Ambiente hanno deciso di
tentare prima la via delle contromisure ecologiche. Se questi
sistemi non funzioneranno, si passerà alle misure forti. La
riunione straordinaria delle commissioni era stata indetta per
affrontare il tema, da più parti sollevato, del costo dei piani
annuali di contenimento del roditore. In 9 anni la Provincia ha
speso circa un milione di euro per il sistema del trappolaggio.
Solo nel 2011, la cattura di 27.716 animali è pesata per 216mila
euro sulle casse di Palazzo di Bagno, senza considerare gli
oneri per il ripristino dei danni alle coltivazioni ed agli
argini. Considerando che il sistema delle trappole è efficace se
effettuato costan temente e continuato nel tempo, uno studio
interno della Provincia riteneva impossibile proseguire a questi
ritmi se il budget fosse diminuito. La soluzione, come estrema
contromisura, ipotizzava di decimare la popolazione delle nutrie
per poter abbassarne i costi del contenimento annuale. Si era
dunque previsto un abbattimento straordinario di 50-60mila
nutrie su una popolazione stimata di 70mila. Il dibattito in
commissione è servito per individuare le strategie per evitare
questo “sterminio” «Il dibattito è stato proficuo – spiega il
presidente della commissione provinciale ambiente Franco Tiana
–. Si è convenuto sulla necessità di istituire a tempi brevi,
entro un mese, un tavolo di studio che affronti il tema degli
interventi ecologici da attuare, coinvolgendo tutti i soggetti
interessati: dalla Regione, ai Consorzi di Bonifica, agli
agricoltori». Ma perché partire da interventi soft e non dal
drastico ridimensionamento della popolazione? «Lo dice la legge
– spiega Tiana – che a volte viene dimenticata. Si deve partire
da sistemi di contenimento ecologico e solo dopo aver verificato
l’eventuale fallimento di questi, si può passare ad altri mezzi.
Che, ricordo, non possono comprendere lo sparo se prima non si
sono attuate le altre misure». È stato lo stesso Istituto
superiore per protezione e la ricerca ambientale (Ispra), un
organismo governativo, a indicare, su richiesta della Provincia,
le “tattiche” da poter mettere in campo nella guerra incruenta
alle nutrie: tecniche d’assedio, come la sottrazione delle
risorse alimentari o la limitazione dei luoghi di riproduzione;
tecniche di difesa, come le recinzioni fisse, le reti mobili, i
fili elettriche e tecniche d’attacco come disturbi visivi,
olfattivi o acustici. Se tutto ciò non dovesse funzionare, si
potrebbero predisporre fonti alimentari, sorte d i
luoghi-mangiatoia, per creare alternative all’offerta delle
risorse agricole coltivate. I tecnici della Provincia hanno
obiettato che, indipendentemente dalle tecniche ecologiche, la
necessità primaria è comunque la conferma delle risorse, stimate
in circa 220mila euro per il 2012 per mantenere efficace il
trappolaggio mentre la Lega Nord ha ribadito la necessità di
riclassificare la nutria fra gli animali nocivi, come i topi e
le talpe, nei confronti dei quali si possono usare le esche
velenose. Critico anche l’intervento di Francesco Negrini (Pd)
per il quale «si spende per le nutrie più del doppio di quanto
la Provincia ha destinato come contributo per i disoccupati»
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TRENTINO
15 FEBBRAIO
2012
Allevatore nei guai per aver venduto cani non di pura razza
TRENTO.
Nuovi guai per Christian Galeotti, l’allevatore di cani di san
Genesio di 36 anni, già finito nei guai più volte a Bolzano.
Questa volta è accusato di truffa a Trento. Ieri si è aperto il
processo davanti al giudice Marco La Ganga. Secondo l’accusa,
Galeotti avrebbe pubblicato su internet l’annuncio per la
vendita di tre cani. In un primo caso avrebbe messo in vendita
un golden retriever con vaccinazioni e libretto sanitario e che
sarebbe appartenuto a una cucciolata con alta genealogia,
formata da figlia di un campione di sua proprietà. In realtà,
però, la provenienza era ignota, dal momento che il suo
allevamento era già stato sequestrato per altre vicende
giudiziarie. In un altro caso, aveva venduto un golden retriever
per 775 euro a una signora, ma poi era emerso che l’animale
aveva gravi difetti morfologici e, inoltre, non era dotato
nemmeno del microchip. Nel terzo caso, Galeotti avrebbe venduto
un cucciolo di Labrador di colore nero privo del microchip che
poi è stato inserito a spese del compratore. In questo caso, il
cucciolo venne venduto per 700 euro. In tutti e tre i casi la
truffa sarebbe costituita dal fatto che l’animale venduto non
corrispondeva alle caratteristiche promesse su internet.Galeotti
non è nuovo a simili vicende. E’ già stato condannato a sei mesi
di reclusione a Bolzano per truffa per aver venduto un labrador
senza tutte le vaccinazioni in regola. Ma il caso più grave che
lo ha visto protagonista è stato quello di zoopornografia. E’
stato condannato a due anni per aver usato i cani del suo
allevamento in film hard core.
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CORRIERE DI COMO
15 FEBBRAIO
2012
Cento pecore e un asino morti in un dirupo
Mauro Peverelli
Capiago
Intimiano (CO) - Sarebbero rimasti soffocati dopo un volo di
cinque metri
Sono precipitate per circa cinque metri, in una scarpata nascosta dai rovi. Sono finite una sopra l’altra, schiacciate e soffocate. Un asinello e un centinaio di pecore sono morti in questo modo tremendo nel primo pomeriggio di ieri, mentre percorrevano un sentiero a Capiago Intimiano. Tutto è avvenuto intorno alle 13.30, tra via Kennedy e via Faleggia. Da quanto è stato possibile ricostruire, un asinello si è avvicinato a dei rovi lungo una strada sterrata. Cespugli che nascondevano una scarpata di quasi cinque metri, in cui il povero animale è piombato. Dietro di lui, una dopo l’altra, si sono infilate oltre cento pecore, finite rovinosamente ammassate e morte poi (come l’asinello) per soffocamento. Per rim uovere le carcasse degli animali - marchiati con il codice che identifica bestie della provincia di Como - sono intervenuti gli uomini della polizia locale di Capiago Intimiano, aiutati in seguito anche dalla Protezione civile e dall’Asl. Per portare via le pecore è stato necessario utilizzare anche un apposito mezzo adatto a questo tipo di trasporto. Le operazioni sono proseguite per ore e si sono concluse solo alle 18 di ieri. |
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VILLAGGIO GLOBALE
15 FEBBRAIO
2012
Un lupo impallinato salvato da altri umani
Prelevato, con 35 pallini di piombo in corpo, nelle gelide acque
del fiume Limentra, nell'Appennino bolognese, è stato rianimato
con massaggio cardiaco e con la respirazione bocca a bocca.
Curato ora si è ripreso ed attende la libertà
Un filmato
breve ma intenso. Ricco di attenzioni. Tutte per il povero lupo
prelevato, con 35 pallini di piombo in corpo, nelle gelide acque
del fiume Limentra, nell'Appennino bolognese. Attenzioni, però,
che fanno pensare non solo al lupo in questione, ma a tutti
quelli che in questi giorni di grande freddo sembra siano
diventati (senza aver mosso un... pelo) il capro espiatorio
delle nostre frustrazioni e di chissà quali interessi armati.
Lupi che assediano paesi, hanno titolato alcuni giornali. Lupi
che assediano paesi e che aggrediscono l'uomo. Poi, però,
l'indagine del Corpo Forestale dello Stato ha rilevato che
trattavasi di un cane. Se i lupi, ha detto sempre la Forestale,
arrivano nei pressi dei centri abitati, non è perché sono
affamati. Seguono semplicemente le loro prede che giungono a
valle. Quelle debilitate o ferite. L'invern o, per il lupo, è un
periodo felice. Ha tanto da mangiare e di sicuro di
sgranocchiarsi un uomo non può importargliene di meno.Eppure, il
lupo soccorso dalla Polizia Provinciale di Bologna e dagli
esperti del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di
Sasso Marconi, ai quali deve la vita, ha mangiato un uovo dalle
mani di Elisa Berti. Non ha morso nessuno. Non ha aggredito
nessuno. Questo non significa che in determinate condizioni non
possa farlo, ma, come aveva comunicato lo stesso Corpo
Forestale, sono eventi altamente improbabili. Non date da
mangiare ai lupi, dunque. Quello dell'uovo, leggerete a breve, è
un fatto eccezionale ben motivato dalle uniche circostanze, ma è
pur vero che di cercare uno scontro con i poveri lupi in questi
giorni ce la stiamo mettendo tutta.Il Lupo Navarre, così è stato
chiamato dal Centro di Sasso Marconi, non ha mai fatto del male
a nessuno anche se qualche ragione, a volerlo giudicare con il
nostro carattere, potrebbe anche averla. 35 pallini di piombo
devono avergli bruciato parecchio. È un dolore insopportabile.
Inizia come una scossa, poi il bruciore sempre più forte e
insopportabile. Il povero Navarre lo ha avuto ripetuto ben 35
volte.Non gli sta mancando niente. L'assistenza del Centro di
Sasso Marconi, l'ausilio di un ottimo centro veterinario a Lodi,
diretto dal dott. Offer Zeira. Per Navarre anche la risonanza
magnetica che ha permesso di individuare esattamente
l'infiammazione che lo aveva quasi immobilizzato (vedi
articolo GeaPress). Fa tenerezza Navarre, vederlo ora nel
recinto fornito di telecamere nascoste, sia per monitorarlo
costantemente sia per non farlo abituare alla presenza
dell'uomo. È un po' spelacchiato, ma dopo tutto quello che ha
passato è decisamente il male minore.Un filmato da vede re
tutto, dicevamo. A Navarre si era fermato il cuore e non
respirava più. Come non pensare alla povera volpe di Venezia
trappolata dall'uomo, divenuta oggetto di chiamata di soccorso e
incredibilmente uccisa con una assurda giustificazione di legge
in realtà esistente solo nelle errate righe rilasciate dalla
Provincia (vedi
articolo GeaPress).A Bologna la Polizia Provinciale ha
soccorso il lupo. Gli esperti del Centro di Sasso Marconi, per
riportarlo in vita, gli hanno fatto il massaggio cardiaco e la
respirazione bocca a bocca. Poi Navarre ha ripreso a respirare.
Nel frattempo veniva scaldato, la corsa al Centro di Sasso
Marconi e da qui fino a Lodi. Navarre è vivo, alla faccia di chi
lo voleva morto. Da ammazzare lui come tutti gli altri lupi
italiani finiti sotto la falcidia dell'ignoranza e
dell'arroganza dell'uomo. Vittima della pessima g estione del
territorio che da anni va gridando al lupo. Un po' come gridare
in ogni circostanza «vergogna vergogna» per non farsi guardare
in tasca.«Navarre va migliorando ed ha dato ormai ottimi segnali
di ripresa - riferisce a GeaPress Elisa Berti, Responsabile del
Centro di Sasso Marconi -. È un sorvegliato speciale, ma un po'
come lo sono tutti i nostri animali, recuperati dalle storie più
incredibili».Chiediamo ad Elisa Berti come si è sentita nel dare
da mangiare a un lupo con le sue mani. «Vorrei precisare che
l'ho fatto per invogliarlo. È avvenuto in maniera graduale. Un
contatto molto limitato alle cure - riferisce la Responsabile
del Centro -. Il lupo è un animale molto intelligente. Poi
Navarre è selvatico, da cinque anni, nato in natura e vissuto in
natura. Diciamo che Navarre risponde bene alle cure».Insistiamo
con la domanda, in fin dei conti dare da mangiare a un lupo
impone qualche riflessio ne. Elisa insiste nella sua
impostazione, ovvero è servito alla cura di un lupo gravemente
debilitato, anche se, quando lo ha prelevato assieme ad altri
due operatori dal Centro, Elisa (ci dice qualcuno) piangeva. Il
lupo era morto, o almeno così sembrava.«Forse non riesco a
dirlo. Indubbiamente Navarre è un concentrato di emozioni.
Dovere intervenire per invitarlo a mangiare, in quelle
condizioni, l'ho sentito quasi come un privilegio. Si chiude
tutto in quel momento. Navarre è selvatico e deve tornare tale.
Ora a monitorarlo ci pensano le telecamere».Giorni duri per il
lupo, sembra quasi che tutti l'abbiano preso di mira. Anche se
su questo Elisa Berti ha pochi dubbi. «Credo che dietro gli
articoli allarmistici di questi giorni si nasconda una poca
conoscenza del lupo. È troppo comodo dare la colpa al lupo e
Navarre ne è un esempio. Quei 35 pallini se li porta dentro.
L'uomo non lo ama. Occorrerebbe più informazione».
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AGENZIA DIRE
15 FEBBRAIO
2012
Ecco il lupo appenninico salvato ieri in località Ponte Messa di
Pennabilli…
RIMINI- Un
anno e mezzo, maschio, denutrito fino al peso limite di 24
chili. Ecco il lupo appenninico salvato ieri in località Ponte
Messa di Pennabilli, nell'Alta Valmarecchia funestata
dall'ondata di neve e gelo nei giorni scorsi. L'animale sembra
appartenere al branco che staziona nel Parco del Sasso Simone e
Simoncello- e che aveva una profonda ferita al labbro- è stato
prontamente segnalato dai cittadini. L'intervento, curato
dall’Ufficio tutela faunistica della Provincia di Rimini e dal
corpo Forestale dello Stato guidato da Aldo Terzi, ha permesso
di trasportare il giovane lupo all’unità veterinaria dell’Ausl
di Rimini, dove è stato visitato dai medici veterinari Roberto
Angelini e Davide Fabbri, che hanno provveduto a nutrire e
idratare l’animale e a suturare la ferita al labbro. Il lupo è
stato quindi port ato al Centro di recupero animali selvatici
del Parco regionale Boschi di Carrega (Parma). Il trasferimento
è stato possibile grazie alla collaborazione delle Guardie
ecologiche volontarie della Provincia Roberto Cassuola e
Giampiero Semeraro, che hanno utilizzato il veicolo di servizio,
dato che tutti i mezzi in dotazione alla Provincia di Rimini
sono attualmente impegnati nelle operazioni legate all’emergenza
maltempo.Al lupo è stato applicato un microchip che permetterà
di monitorarne gli spostamenti futuri e i progressi nella
guarigione.
FOTO
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GIORNALE DI CALABRIA
15 FEBBRAIO
2012
Ucciso un cavallo del sindaco di Taurianova
TAURIANOVA
(RC). Una bomba è stata fatta esplodere, nella notte tra martedì
e mercoledì sorsi, nella stalla di proprietà del sindaco di
Taurianova, nel Reggino, Domenico Romeo. L’esplosione
dell’ordigno ad alto potenziale ha ucciso uno dei cavalli del
primo cittadino. È il secondo episodio del genere che vede
vittima il primo cittadino dell’Udc. Nel 2009 - pochi mesi prima
che il consiglio comunale fosse sciolto per infiltrazioni
mafiose - infatti, un altro cavallo del sindaco Romeo era stato
abbattuto. In quell’occasione l’animale era stato ucciso a colpi
di fucile. Gli attentatori, questa volta, sono entrati
tranciando una rete di recinzione posta alle spalle della
proprietà del sindaco e da lì si sono introdotti fino al box
dove il primo cittadino custodiva i suoi cavalli. Questi i primi
part icolari emersi dalle indagini delle forze dell’ordine.
Romeo, sindaco rieletto al secondo mandato dopo lo scioglimento
del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose nel 2009 e la
parentesi commissariale, è stato avvertito da un anziano che
vive in contrada Furnà e immediatamente ha chiamato le forze
dell’ordine. Per quanto riguarda l’ordigno, si tratta di una
bomba ad alto potenziale, piazzata proprio all’interno del box
dove era custodito l’animale. La potenza della bomba è provata
dalle lamiere del box scaraventate sulla fronda di un albero e
dai cavi dell’alta tensione tranciati di netto.
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IL
TIRRENO
16 FEBBRAIO
2012
Bastonato e avvelenato Tragica morte di un cane
PECCIOLI
(PI) - Una ricerca estenuante nelle campagne di Peccioli. Dieci
giorni angoscianti nell’attesa di rivedere quel batuffolo di
pelo tornare a casa. Per poi scoprirlo morto in un’oliveta
vicino: preso a bastonate e poi avvelenato. Finisce così la
breve vita di Bubi Nupy, una fine atroce fitta di misteri,
minacce, analoghi eventi passati che ha portato a una denuncia
contro ignoti per il reato di uccisione di animali. E un intero
paese che urla la sua condanna per il gesto con locandine e
manifesti dislocati in tutto il paese. Nelle pizzerie, nei
forni,al bar, alla sede della Misericordia, alla Asl, alla Coop,
negli ambulatori: dappertutto ci sono le foto del volpino spitz
di due anni. In vita e da morto. Con una sonora diffida sia da
parte dell’Enpa - ente nazionale protezione animali - che da
parte della famiglia proprietaria del cane. &laqu o;Da quello
che emerge dall’autopsia si presume che il canino sia stato
avvelenato volontariamente, questo oltre a essere un reato
penale, è il gesto più infame che un essere umano possa
compiere», denuncia l’Enpa. Sia l’associazione che i proprietari
di Bubi Nupy sono in cerca di qualcuno che possa avere visto
qualcosa. E’ direttamente Silvia Pellegrini, figlia dei due
anziani proprietari del cane, a raccontare l’ultima volta che ha
visto l’animaletto, fuori casa sua, nelle campagne di Peccioli.
Perché Bubi è morto proprio quando era, in alcuni periodi
dell’anno, a casa sua. «Voglio sottolineare – racconta –che
abito in una zona abbastanza isolata, dove abitano poche
famiglie. Il 31 dicembre il cane che aspettava davanti alla
porta il pranzo – spiega – Non si allontanava mai, solo quando
passava qualcuno, andava nel piazzale a controllare e poi
tornava». Intorno alle 13 Bubi si allontana, per non tornare mai
più. «Lo abbiamo cercato ovunque, lo abbiamo chiesto ai
vicini».Silvia racconta di minacce subite nel settembre scorso
da alcuni vicini rispetto al fastidio provato nel sentire il
cane abbaiare. Minacce di morte dell’animaletto. Il volpino
viene ritrovato morto dieci giorni dopo in un’oliveta attigua.
«Quando l’abbiamo cercato, là non c’era». Poi arriva l’autopsia
a testimoniare non solo che il cane era stato avvelenato, Ma che
è stato preso a bastonate, tanto da avergli causato un’emorragia
al polmone. «Ci auguriamo di provocare un sano sentimento di
vergogna nei confronti dei colpevoli di tali violenze», chiude
Silvia.
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GIORNALE DI BRESCIA
16 FEBBRAIO
2012
Bocconi avvelenati per strada: morti 4 animali
Esine (BS) -
È un problema ciclico. Ma anche geografico. Ogni tanto, in
alcuni paesi, è invalsa la pratica di abbandonare sul territorio
bocconi avvelenati, per vendicarsi dei proprietari o di qualche
cane o gatto molesto. È successo a fine anno a Capo di Ponte e
si ripete in questi giorni a Esine. Ora sono stati avvelenati
sei animali: quattro sono morti.
«Negli ultimi giorni alla Sacca si sono verificati nuovi episodi su gatti randagi e domestici - dice l'assessore all'Ambiente Alessandro -. Questi comportamenti, penalmente punibili, sono di una tristezza che lascia senza parole». L'invito è a rivolgersi al Comune sia per segnalare casi di avvelenamento o presunti avvelenatori, sia per manifestare il disagio di convivere con un numero eccessivo di gatti randagi. riproduzione riservata |
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GEA
PRESS
15 FEBBRAIO
2012
Bologna: cani e gatti rimarranno nel canile sequestrato
Rimarranno
tutti sul posto sia i cani che i gatti detenuti nella struttura
posta sotto sequestro dalla Stazione dei Carabinieri di San
Pietro in Casale (BO). Secondo indiscrezioni pervenute a
GeaPress, in queste ore i Medici Veterinari dell’ASL “Pianura”,
starebbero per fornire le prescrizioni necessarie al
mantenimento degli animali presso la struttura del
cinquantaquattrenne napoletano residente a Cosenza, ma di fatto
domiciliato a Galliera, ove nei pressi lavora come impiegato.L’allevamento
sarebbe finalizzato alla vendita, ed alcuni annunci diffusi sul
web sarebbero riconducibili proprio alla struttura in questione.
In tutto due pastori tedeschi adulti, dieci cuccioli sempre di
Pastore Tedesco e quattro cani labrador adulti. Poi dieci gatti,
tutti di razza ed anch’essi detenuti, a quanto pare, per fini
commerciali.Nella stessa struttura vi è anche un maneggio,
attualmente in disuso. Nei pressi capeggia ancora un cartello
con la scritta “Attenzione cavalli in maneggio evitare i
rumori”. L’attività con cani e gatti nei pressi dell’ex
maneggio, era stata notata dagli abitanti della zona che, a
quanto pare, avevano provveduto a segnalare la struttura alle
autorità competenti. I dubbi erano stati confermati, così come
ieri comunicato dai Carabinieri. Gli animali sarebbero stati
allevati in ambienti fatiscenti ed in precarie condizioni
igienico sanitarie, tanto da rendere necessario il sequestro
della struttura. Per il proprietario era così scattata la
denuncia in stato di libertà per “detenzione di animali in
condizioni incompatibili con la loro natura”. L’ASL ha però
deciso per il mantenimento in loco.
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ROMAGNA NOI
15 FEBBRAIO
2012
CANI DA CACCIA AL FREDDO E SENZ’ACQUA
MARINA DI
RAVENNA (RA) - Tenuti al freddo e senza la possibilità di bere,
dato che l'acqua negli abbeveratoi era completamente ghiacciata.
Sarebbero queste le ragioni che hanno fatto scattare alcune
multe da parte del Corpo forestale dello stato nei confronti di
altrettanti cacciatori che a Marina di Ravenna tenevano i propri
cani in una struttura costruita ad hoc dal comune oltre 10 anni
fa.
Dal sopralluogo effettuato dalla Forestale sarebbe emerso che la struttura - situata tra la pineta e il Piomboni, e accessibile dalla trasversale di via Trieste prima del parcheggio scambiatore - non si trovava in uno stato fatiscente ed era in regola con le norme vigenti. Solo le condizioni degli animali sono state giudicate inadeguate, tanto da far scattare le sanzioni. |
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GEA
PRESS
16 FEBBRAIO
2012
Ravenna: cani da caccia e da tartufo con l’acqua ghiacciata
Intervento della Forestale ma per l'ASL non è maltrattamento.
Cani da
caccia e da tartufo. In tutto dodici animali, tutti privi di
microchip, detenuti a Marina di Ravenna ed oggetto di atto
ispettivo da parte del Corpo Forestale dello Stato. Scopo
dell’intervento, disposto nell’ambito di un più ampio controllo
del Comando Provinciale, era la presenza di evenutali situazioni
di criticità dovute al freddo intenso di questi giorni.Gli
animali ritrovati a Marina di Ravenna, stante quanto comunicato
dal Corpo Forestale, sarebbero stati detenuti in condizioni non
conformi alla legge. In particolare l’inidoneità dei luoghi si
sarebbe evidenziata anche nel ghiaccio formatosi nei contenitori
dell’acqua e nelle cucce scarsamente isolate tanto da mettere i
cani, dicono sempre alla Forestale, a rischio di ipotermia.Tutto
contestato, sia per i rilievi penali che amministrativi, una
volta rintracciati i proprietari. L’ASL di Ravenna non ha però
ritenuto che vi fossero gli estremi del reato di
maltrattamento.Il Corpo Forestale continuerà comunque nella sua
azione di controllo realtiva alla verifica del benessere, nei
giorni di grande freddo, sia della fauna selvatica che
d’affezione. Il Comando Provinciale di Ravenna ricorda, a tal
proposito, il numero delle emergenza 1515 a disposizione per
eventuali segnalazioni dei cittadini.
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UDINE20
16 FEBBRAIO
2012
Palmanova: fermato camion con 270 cuccioli di cane. VIDEO
prov. di
Udine.
Duecentosettanta cuccioli di cane di razze pregiate (Chihuaua,
Pinceer, Yorkshire Terrier, Alani, San Bernardo, Spitz, Cavalier
King, Husky, Labrador, Akita Inu) sono stati scoperti dai
militari del Nucleo di Polizia tributaria di Trieste stivati in
un furgone proveniente dall’Ungheria. Le Fiamme gialle hanno
sorpreso i ‘trafficanti’ sull’ autostrada A4 in comune di
Palmanova (Udine). Gli animali erano trasportati in violazione
delle vigenti disposizioni nazionali e comunitarie, sia perchÈ
versavano in precarie condizioni di salute, sia perchè erano
coperti da documenti di identificazione e trasporto artefatti
tali da non legittimarne il commercio internazionale. I militari
hanno richiesto prontamente l’intervento del servizio
veterinario di Udine, i cui medici hanno verificato la stato di
affaticamento d egli animali ed hanno poi affidato in custodia i
cani a diverse strutture del Friuli Venezia Giulia stante il
loro elevato numero. I due soggetti responsabili del trasporto,
di nazionalità italiana e diretti in una regione del sud del
paese, sono stati denunciati a piede libero alla Procura della
Repubblica di Udine per maltrattamento e abbandono di animali,
nonchè falso materiale. Rischiano, per il solo maltrattamento,
una multa tra i 3.000 e i 15.000 euro, nonchè la reclusione da
tre mesi ad un anno. Gli animali sequestrati qualora immessi sul
mercato avrebbero avuto un valore di circa trecentomila euro.
[…]
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IL
GAZZETTINO
16 FEBBRAIO
2012
Traffico di cuccioli tra Ungheria e Italia: 270 cani di razze
pregiate stivati in furgone
Intercettati dalle fiamme gialle a Palmanova. Erano diretti
verso il Sud. Il loro valore sul mercato è di 300 mila euro
TRIESTE -
Duecentosettanta cuccioli di cane di razze pregiate (Chihuahua,
Pincher, Yorkshire Terrier, Alani, San Bernardo, Spitz, Cavalier
King, Husky, Labrador, Akita Inu) stivati in un furgone
proveniente dall'Ungheria: il traffico è stato scoperto dalla
Guardia di finanza di Trieste sull'autostrada A4 in comune di
Palmanova (Udine). Gli animali erano trasportati in violazione
delle vigenti disposizioni nazionali e comunitarie, sia perché
versavano in precarie condizioni di salute, sia perché erano
accompagnati da documenti di identificazione e trasporto
artefatti.
I militari hanno richiesto l'intervento del servizio veterinario di Udine, i cui medici hanno verificato la stato di affaticamento degli animali ed hanno poi affidato in custodia i cani a diverse strutture del Friuli Venezia Giulia dato il loro elevato numero. Le due persone responsabili del trasporto, di nazionalità italiana e diretti in una regione del sud del Paese, sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Udine per maltrattamento e abbandono di animali, nonché falso materiale. Rischiano, per il solo maltrattamento, una multa tra i 3.000 e i 15.000 euro, nonché la reclusione da tre mesi ad un anno. Gli animali sequestrati avrebbero avuto un valore di circa trecentomila euro sul mercato. |
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AFFARI ITALIANI
16 FEBBRAIO
2012
Animali/ Gdf Trieste sventa traffico di cuccioli di cane
dall'Ungheria
Nel corso
dell'attività di controllo di polizia economico-finanziaria del
territorio, nella notte tra domenica e lunedì, militari del
nucleo di polizia tributaria di Trieste sono riusciti a
individuare in autostrada a/4, nei pressi di Palmanova, un
carico di 270 cuccioli di cane di razze di pregio (chihuahua,
pincher, yorkshire terrier, alani, san bernardo, spitz, cavalier
king, husky, labrador, akita inu, ecc.), stipati in un furgone
proveniente dall'Ungheria. Gli animali erano trasportati in
violazione delle vigenti disposizioni nazionali e comunitarie,
sia perche' versavano in precarie condizioni di salute, sia
perche' erano coperti da documenti di identificazione e
trasporto artefatti tali da non legittimarne il commercio
internazionale. I militari hanno richiesto prontamente
l'intervento del servizio veterinario di Udine, i cui medici
hanno verificato la stato di affaticamento degli animali ed
hanno poi affidato in custodia i cani a diverse strutture del
Friuli Venenzia Giulia stante il loro elevato numero. I due
soggetti responsabili del trasporto, di nazionalità italiana e
diretti in una regione del sud del paese, sono stati denunciati
a piede libero alla procura della Repubblica di Udine per
maltrattamento e abbandono di animali, nonche' falso materiale.
Rischiano per il solo maltrattamento una multa tra i 3.000 ed i
15.000 euro, nonche' la reclusione da tre mesi ad un anno.Gli
animali sequestrati qualora immessi sul mercato avrebbero avuto
un valore di circa trecentomila euro. Le indagini proseguono,
sia a livello nazionale che internazionale, allo scopo di
individuare altri eventuali responsabili di tali illeciti
comportamenti, al fine di scongiurare che tale situazioni
possano essere reiterate, alimentando un sempre piu' fiorente
commercio illegale di animali domestici di varie specie e
natura. Infatti, simili irregola rita', oltre a rischiare di
compromettere la salute degli animali - alcuni dei quali,
infatti, sono tuttora in condizioni particolarmente critiche -
rappresentano una grave distorsione della concorrenza
commerciale nel settore, a danno di tutti coloro che operano in
tale comparto rispettando gli stringenti requisiti previsti
dalle vigenti norme.
FOTO
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GEA
PRESS
16 FEBBRAIO
2012
Droga e cuccioli: da Malta cagnetti di pochi giorni di vita
Intervento della Polizia di Stato: attenti all'incauto acquisto.
Erano in
servizio antidroga gli Agenti del Commissariato Nesima della
Questura di Catania che lunedì 13 febbraio hanno fermato due
pregiudicati per reati specifici nei pressi di Misterbianco
(CT). Nella loro macchina, però, dieci cuccioli di chihuahua,
uno di carlino ed una femmina adulta di chihuahua.Quest’ultima
era stata spacciata per la madre di due cuccioli, ma non era
vero. Lei, la finta mamma, era avvolta in un giubbotto di pelle
con due cuccioli di appena pochi giorni. La vita dei due piccoli
animali, è ora giudicata a rischio. Non erano stati allattati da
chissà quanto tempo anche se si attaccavano disperatamente alla
povera cagnetta che nulla poteva offrirgli. Avvolti nel
giubbotto ed a sua volta chiusi, come tutti gli altri cani, nel
bagagliaio dell’automobile.Tutti gli animali era privi sia di
microchip c he di documentazione cartacea.I due pregiudicati
erano sbarcati, provenienti da Malta, nel porto di Pozzallo, in
provincia di Ragusa. Lo stesso porto parrebbe essere stato
utilizzato anche per l’imbarco. Un commercio dagli abbondanti
guadagni, quello dei cuccioli. Malta sarebbe un punto
privilegiato sul quale, allo stato, non è possibile individuare
esattamente le caratteriste del commercio. Se cioè trattasi di
una tappa intermedia di un più ampio commercio, oppure luogo di
nascita, magari in allevamenti fai da te.La Polizia di Stato
avrebbe appurato i luoghi di destinazione dei cuccioli ora
sequestrati. Si tratta di negozi di animali dell’interland di
Catania. Rincari fino al 400% . Aliquote pari se non superiori
alla stessa droga, fatto questo che avrebbe così potuto
determinare un’utile integrazione da ottenere ricorrendo a
canali già sperimentati per altri traffici.La Polizia di Stato
pone altresì l’accento sul f atto che chi acquista animali di
dubbia provenienza, potrebbe incorrere nel reato di incauto
acquisto.In queste ore la Questura di Catania è stata sommersa
di telefonate di persone che volevano adottare i cuccioli
sequestrati. A tale proposito, nel comunicare che i cuccioli in
questione sono già stati tutti temporaneamente affidati, la
Polizia di Stato ricorda a chi volesse adottare un cane che,
proprio nell’interland di Catania, insistono numerose strutture
con tanti cani, meticci e di razza, cuccioli e adulti, che non
aspettano altro che essere adottati…
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SICURAUTO
15 FEBBRAIO
2012
Contrabbando di cuccioli: appello della Polizia Stradale
Il blog dedicato agli amici della polizia stradale lancia un
appello: salviamo i cuccioli vittima del contrabbando!
Viaggiano ai
limiti della sopravvivenza, stipati l'uno sull'altro, in grossi
camion o nei bagagliai delle auto, che dall'Europa dell'Est (ma
anche da Francia e Spagna) arrivano in Italia. Molti muoiono
durante la traversata: si calcola che il 50% non ce la faccia.
Ma il fenomeno è in espansione e genera un giro d'affari
illegali sui 300 milioni di euro l'anno. Che si tratta di uno
sporco business in crescita lo dimostrano i dati, 1000 cuccioli
sequestrati in un anno, quasi tutti dalla
Polizia Stradale sulla rete autostradale.
COSTANO
MENO... - Sul mercato globalizzato - quello che riduce esseri
viventi a semplici merci - i cuccioli di cani e gatti di razza
stranieri (dotati di falsi pedigree, falsi certificati sanitari
e microchip) costano fino a 20 volte meno dei loro simili
italiani. L'operazione compiuta pochi giorni fa da
una pattuglia della Polizia Stradale di Arezzo che ha
sequestrato 21 cuccioli di chiwawa e cavalier king è solo uno
dei tanti episodi che ha visto la Polizia Stradale impegnata
nella lotta contro il traffico illecito dei cuccioli. Alla fine
di agosto 170 cuccioli di tutte le razze, trovati in condizioni
disperate,
sono stati sequestrati da un pattuglia della Polizia Strada le
di Amaro mentre altri 15 sono stati
salvati dalla Polizia Stradale di Cassino. Tutti erano
trasportati in condizioni pietose, ammassati uno sull'altro,
senza cibo nè acqua.
ACQUIRENTI
INCONSAPEVOLI? - Chi compra questi poveri cuccioli, in
allevamenti o negozi compiacenti, è spesso un amante degli
animali che non sa di alimentare uno squallido business
illegale, oppure sa che si tratta di un mercato nero e, pur di
risparmiare, accetta di alimentarlo contribuendo così alle
sofferenze di questi poveri animali. Proprio sulla nuova Legge
201 (che, dopo molti anni di attesa, ha ratificato finalmente la
Convenzione di Strasburgo del 1987), puntano gli animalisti per
mettere fine al traffico clandestino. La norma aumenta le
sanzioni, previste dal codice penale, per chi maltratta e uccide
animali. Introduce il nuovo reato di «traffico illecito di
animali da compagnia»: chiunque, per trarne profitto, introduce,
trasporta, cede o riceve cani o gatti senza microchip o tatuaggi
e sprovvisti delle necessarie certificazioni sanitarie è punito
con la reclusione da tre mesi a un anno e la contestuale multa
da 3.000 a 15.000 euro. La prima sentenza in esecuzione della
norma è già stata emessa dal Tribunale di Pistoia nel giugno del
2011: con il patteggiamento di pene fino a 3 anni e 1 mese di
reclusione. Le tre persone condannate, padre e figlio e una
donna ungherese, furono arrestati nel febbraio 2011 a
conclusione dell'indagine denominata Kutya (in ungherese: cane)
che portò al sequestro di 27 cuccioli importati illegalmente
dall'Europa dell'Est, oltre a 175 documenti comprovanti la
vendita degli animali e 130 passaporti ungheresi di cani.
APPELLO
DEGLI AMICI POLSTRADA - "Per ogni cucciolo che arriva un altro
muore... Salviamoli insieme!". E' questo il disperato appello
che il blog "Amici
della polizia stradale", curato da agenti realmente
impegnati ogni giorno sul campo, ha lanciato proprio oggi. Ogni
anno 50.000 cuccioli di cane arrivano in Italia illegalmente.
Gli agenti ci raccontano che per ogni cucciolo che arriva, sia
pure in condizioni pietose, un altro muore durante il viaggio.
Pagati circa 50 euro ciascuno, vengono rivenduti, spesso
imbottiti di cortisone per farli sembrare in buone condizioni, a
500 - 1000 Euro. Un mercato fiorente e senza scrupoli che
presto diventa milionario. Gli amici della stradale scrivono
giustamente sul blog che "acquistare un cucciolo è in ogni caso
sbagliato, se si pensa a quanti randagi abbiamo in Italia e q
uanti altri cuccioli, puri o meticci, hanno bisogno d'affetto".
Una dichiarazione che condividiamo. Ricordiamo ai lettori che,
secondo la legge, per attraversare la frontiera un cane ha
bisogno di un passaporto europeo e di un microchip di
identificazione, nonché di un vaccino antirabbico attivo da
almeno 20 giorni e aver compiuto i 4 mesi di vita. Se vedete
qualcuno chetrasporta cuccioli troppo piccoli o in condizioni
disumane chiamate la Polizia Stradale al numero unico 113.
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GIORNALE DI SICILIA
15 FEBBRAIO
2012
Traffico cani da Malta, 2 denunce a Catania
CATANIA -
Dieci cani Chihuahua e un cucciolo di Carlino sono stati
sequestrati dalla polizia a Catania durante una operazione che
ha permesso di scoprire un traffico di animali da Malta. I cani
erano in un'auto, con a bordo due uomini, che sono stati
denunciati per maltrattamento e traffico illecito di animali di
compagnia. L'auto è stata fermata per un controllo all'altezza
dello svincolo di Monte Po. Secondo la polizia i due avrebbero
illecitamente introdotto da Malta i cuccioli - che erano senza
microchip, passaporto e documento sanitario - e i cani avrebbero
dovuto essere smerciati in negozi del Catanese con un profitto
illecito del 400% per i trafficanti di animali e del 300% per i
negozianti. Gli ignari acquirenti erano pronti a sborsare tra i
900 ed i 1.200 euro per un cucciolo. I cuccioli sono stati
affidati in custodia giudiziale in attesa delle decisioni de lla
magistratura.
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CRONACA QUI
16 FEBBRAIO
2012
San Benigno (TO), la stufa si incendia: decine di persone
salvate da un cane
Da solo ha
salvato più di 40 persone. L'eroe è Rocky, un piccolo cagnolino
nero che con il suo abbaiare forsennato ha svegliato i padroni
permettendo loro di accorgersi di un incendio partito dalla
stufa e dare l'allarme a tutti gli inquilini del palazzo.
Alla fine il bilancio del rogo è di sei intossicati, un alloggio completamente distrutto e una famiglia per ora senza una casa, ma poteva andare decisamente peggio senza il provvidenziale intervento di Rocky, il primo ad accorgersi dell'incendio divampato nella notte tra martedì e mercoledì all'interno del seminterrato della palazzina di via Volpiano 4 a San Benigno Canavese. Era da poco passata l'una e mezza di notte quando il cane ha svegliato Fortunato Salamone e Maria Sebastiana Torre, 55 e 58 anni. I suoi padroni erano andati a dormire e non si erano accorti che la stufa a pellet della taverna aveva preso fuoco. Sono stati proprio loro due ad avvisare i vigili del fuoco e a dare l'allarme agli altri inquilini. Quasi tutti stavano dormendo e istintivamente sono scesi al piano terra portando con sé solo il cellulare, con il cappotto sopra il pigiama ed in braccio gli animali domestici. |
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LA
ZAMPA.IT
16 FEBBRAIO
2012
Rocky salva dal fuoco tutto il condominio
Fiamme nella notte in provincia di Torin, tredici famiglie
rischiano di morire
NADIA
BERGAMINI, ALESSANDRO PREVIATI
San Benigno
(Torino)
Si chiama
Rocky e ha dieci anni. Un intero condominio gli deve la vita. E'
stato il suo continuo abbaiare a svegliare nel cuore della notte
i padroni, mentre la palazzina al civico 4 di via Volpiano, alla
periferia di San Benigno, andava rapidamente a fuoco.«Se non era
per lui avremmo rischiato di morire là dentro» ammette Giancarlo
Salamone, il padrone di Rocky, mentre indica i muri anneriti
dell’appartamento che divide con i genitori, Fortunato Salamone,
58 anni, e la moglie Maria Sebastiana Torre, 55. Dallo
scantinato, per il malfunzionamento di una stufa, si sono
sviluppate le fiamme che la scorsa notte hanno costretto
all'evacuazione d'urgenza l'intera palazzina.
La sentinella L'unico ad accorgersi dell’incendio, mentre tutti dormivano, è stato proprio il piccolo meticcio nero. Ha intuito il pericolo e ha dato l'allarme. Poi i proprietari hanno chiamato i vigili del fuoco, altrettanto bravi e tempestivi nel domare le fiamme e salvare i residenti. Tredici famiglie in tutto, compresi due bambini in tenera età e numerosi anziani. Tra questi Emilio Romildo Franzin, 67 anni, tirato giù dal letto dai vigili del fuoco. «Sentivo delle voci ma stavo dormendo, pensavo fosse un sogno. Poi mi sono trovato i pompieri in casa. Faceva freddo e c'era fumo dappertutto. Ci è andata davvero bene». Franzin è uno dei sei residenti che sono stati costretti a ricorrere alle cure dell'ospedale di Chivasso. I feriti Se la caveranno tutti con qualche giorno di prognosi a causa dell’intossicazione provocata dal fumo. Gli ultimi ad essere dimessi sono stati proprio i coniugi Salamone, nel tardo pomeriggio di ieri. Tina Bertagnini Paparella abita al piano rialzato, nell’appartamento che confina con quello da dove sono partite le fiamme. Verso l'una e mezza di notte ha sentito una specie di scoppiettii che non sapeva cosa fossero. Poi, qualche minuto dopo, i Salamone le hanno suonato e hanno iniziato ad avvertire gli altri per uscire. «Il problema è che in queste case (gestione Atc) con il riscaldamento normale non ci si scalda. Tutti in casa hanno un'altra stufa, loro avevano nella tavernetta sottostante l'alloggio quella a pellet. Cosa sia successo non lo so. So solo che in pochi minuti c'era fumo ovunque. Siamo stati fortunati perché eravamo tutti a letto». I soccorsi Le famiglie sono uscite di casa mentre numerose squadre dei pompieri domavano l'incendio. Antonino Crudo vive al secondo piano con i genitori e il fratello. «Ero appena rientrato, quindi, per fortuna, ancora sveglio. Avevo sentito odore di fumo ma non mi ero accorto di nulla. Poi abbiamo sentito trambusto per le scale e abbiamo capito». Le famiglie sono state evacuate e dal cortile, al freddo siberiano, hanno assistito a tutte le operazioni dei vigili del fuoco. Solo verso le 5 del mattino sono potute rientrare in casa, anche se è stato impossibile per loro dormire per l'acre e persistente odore di fumo ancora presente. Solo l'alloggio dei Salamone, per il momento, è stato dichiarato inagibile. Più complicato è stato portare in salvo Guido Baldi, 82 anni, residente nel piano mansardato dello stabile. I vigili del fuoco lo hanno estratto dal tetto con l'autoscala. In uno sgabuzzino, i pompieri hanno rinvenuto tre bombole di gas. Un particolare che conferma quali rischi si siano corsi la scorsa notte: poteva essere una tragedia. |
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GAZZETTA DI REGGIO
16 FEBBRAIO 2012
Un istrice
si spinge fino in città ma muore travolto
REGGIO. La neve ha portato in
città anche un animale che è molto raro vedere fin qui: un
istrice. E’ stato trovato in via Monti, zona Buco del Signore:
purtroppo era morto, con ogni probabilità investito dal treno.
Si tratta di un esemplare di una quindicina di chili, lungo
circa 60 centimetri, che probabilmente viveva nella prima
periferia di Reggio, ma che si era spinto così oltre forse alla
ricerca di cibo. Il recupero è stato fatte dalle guardie di Pro
Natura.
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IN
DIES
16 FEBBRAIO
2012
Un animale domestico giova alla salute
Le persone
affette da malattie croniche, che convivono con un animale
domestico, sembra che abbiano il cuore più sano rispetto a
quelle che sono nella stessa condizione, ma non hanno un animale
in casa, secondo uno studio condotto dai ricercatori della
Kitasato University di Kanagawa (Giappone), pubblicato
sull'American Journal of Cardiology. Gli autori dello studio per
giungere alle loro conclusioni hanno analizzato un totale di 191
pazienti, di età compresa tra i 60 e gli 80 anni, affetti da
diabete, ipertensione o colesterolo alto, per 24 ore,
monitorando il loro cuore. E' emerso che coloro i quali
convivevano con gli animali avevano una più alta variabilità
della frequenza cardiaca rispetto a quelli che non avevano una
bestiolina in casa. Ciò significa che i cuori dei proprietari di
animali domestici rispondono meglio alle esigenze im poste dai
cambiamenti del corpo, battono, ad esempio, più velocemente
durante una situazione stressante. Una ridotta variabilità della
frequenza cardiaca è associata a un aumentato rischio di morte
per malattie cardiache. Naoko Aiba, ricercatore dell'Università
di Kitasato, che ha guidato lo studio, ha detto che "tra i
pazienti con malattia coronarica, i proprietari di animali
sopravvivono un anno di più rispetto alle persone che non hanno
un animale domestico."Non è chiaro, tuttavia, perché vi sia
questa differenza, che potrebbe essere legata, in qualche modo,
all'animale domestico o che potrebbe, invece, essere anche
dovuta alle differenze esistenti tra le persone che scelgono di
avere un animale e quelle che decidono di non averlo.
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ZIPNEWS
16 FEBBRAIO
2012
Cani e gatti proteggono il nascituro
Proponiamo,
qui di seguito, l’articolo apparso sul sito di
Innovet (Innovazione in Veterinaria) e segnalatoci da un
amico, sugli effetti sui nascituri della convivenza con cani e
gatti nella fase perinatale.“Il dibattito è ancora in corso:
l’esposizione precoce a cani e gatti è fattore di rischio o di
protezione per lo sviluppo di asma, riniti o eczemi allergici?
A chiarire le idee interviene ora una review sistematica di un gruppo di epidemiologi e pediatri australiani, che assembla i risultati di nove studi clinici, mirati ad indagare il rapporto tra esposizione a cani e gatti nel periodo cosiddetto “perinatale” (quello, cioè, che va dalla ventesima settimana prima della nascita alla quarta settimana dopo il parto) e comparsa nei nascituri di malattie allergiche, come asma ed eczema. Le conclusioni del gruppo interdisciplinare di ricerca non lasciano dubbi. Il contatto precoce con un gatto e, soprattutto, con un cane agisce da elemento di protezione nei confronti dello sviluppo di future allergie. Il motivo sottostante è intuibile. Il periodo perinatale coincide con la maturazione del sistema immunitario fetale. Una maturazione che dipende anche dall’esposizione della madre a specifiche influenze ambientali, la quale a sua volta determina la propensione o meno del bambino per le malattie allergiche. L’effetto protettivo di cani e gatti è chiaro soprattutto per le famiglie che, nella loro storia, hanno un basso profilo allergico. Più incerta la protezione in caso di genealogie ad alto rischio allergico. In questi casi, però, i risultati sono viziati da fattori fuorvianti, tra cui il diverso atteggiamento dei soggetti allergici nei confronti degli animali domestici e la minor propensione ad avere contatti ravvicinati con cani e gatti. Tanto da ipotizzare che l’alta incidenza di allergie sia proprio la conseguenza di questo tenere a debita distanza gli amici a quattro zampe. Lodge CJ, Allen KJ, Lowe AJ, Hill DJ, Hosking CS, Abramson MJ, Dharmage SC. Perinatal cat and dog exposure and the risk of asthma and allergy in the urban environment: a systematic review of longitudinal series. Clinical and Developmental Immunology 2012; doi: 10.1155/2012/176484 |
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ANMVI OGGI
15 FEBBRAIO
2012
Metodi alternativi agli animali. A che punto siamo?
La strada è
tracciata, ma le tecniche alternative alla sperimentazione
animale possono essere utilizzate solo in casi particolari e
specifici. Il Centro di referenza invita a cercare la soluzione
"fuori da ogni integralismo".
Maura
Ferrari, responsabile del Laboratorio di colture cellulari
dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e
dell'Emilia Romagna. Da quando l'Istituto è diventato «Centro di
referenza nazionale per i metodi alternativi, benessere e cura
degli animali da laboratorio», la strada è tracciata. Al
quotidiano locale, la ricercatrice spiega che "ci sono
sperimentazioni scientifiche per le quali non ci si serve degli
animali. Ma ce ne sono molte che richiedono l'utilizzo di cavie
da laboratorio».Secondo la definizione di Russel e Burch del
1959, come alternativa alla sperimentazione animale si intende
una qualsiasi tecnica che rimpiazzi totalmente il suo uso con
tecniche in vitro, riduca il numero degli animali necessari ad
eseguire un determinato esperimento, pur ottenendo lo stesso
livello di informazione e, infine, affini un metodo per ridurre
la sofferenza imposta sull'animale durante l'esecuzione di un
esperimento.«È presto per entrare nel merito dei dati ma, in
prospettiva, si può presumere che la riduzione del numero degli
animali utilizzati possa aggirarsi nell'ordine del 30%» continua
la ricercatrice. Ed aggiunge: «Percorrere metodi alternativi
significa ridurre il ricorso alla sperimentazione sugli animali.
Questo è possibile quando vengono testati prodotti destinati
alla salute umana come i farmaci, i chemioterapici e i
dispositivi biomedici. Ma, attenzione: ridurre non significa
eliminare. In alcuni casi, ad esempio, è possibile utilizzare i
due metodi - in vivo e in vitro - per giungere a risultati
scientificamente validi. Ci sono altri casi, invece, in cui è
già possibile ricorrere a metodi clinici sostitutivi. Lo
facciamo quando ricerchiamo le biotossine algali o in alcune
indagini tossicologiche: in queste situazioni possiamo ricorrere
a metodi chimici».Le tecniche alternative alla sperimentazione
animale, dunque, possono essere utilizzate solo in casi
particolari e specifici. «La possibilità di usare cellule di
provenienza umana in vitro non risolve il problema - spiegano i
ricercatori -: se è vero, infatti, che gli animali non
sostituiscono l'uomo, è vero anche che le tecniche alternative
non sostituiscono nè gli animali nè l'uomo. In ogni caso, lo
sforzo che stiamo facendo è quello di ridurre al minimo
l'utilizzo di animali nella sperimentazione scientifica».Il
lavoro prosegue, con alcune certezze: dal 2013 sarà
completamente vietato l'utilizzo di animali per i test di
tossicità nel settore cosmetico.E i vaccini? «Per valutare
l'efficacia di quelli destinati all'uomo, si deve dapprima
effettuare la sperimentazione su animali da laboratorio, poi
trasferirla su esseri umani seguendo il rigore degli studi
clinici che prevedono protocolli specifici per ogni fase di
sperimentazione - aggiunge -. La farmacopea prevede, tuttavia,
che l'efficacia del vaccino debba essere valutata sull'ospite
recettivo e, dunque, quelli che verranno usati per gli animali
non possono che essere sperimentati su di essi».
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TIMES
16 FEBBRAIO
2012
Polli senza cervello: allevamenti stile Matrix
Uno studente
di architettura britannico ha elaborato un sistema fattibile per
la produzione in serie di polli che comporta la rimozione di
parte del cervello degli animali, in modo che non possano
rendersi conto della loro pessima condizione.Nel Regno Unito,
per soddisfare l’enorme domanda di carne di pollo, 800 milioni
di polli da carne vengono allevati per 6-7 settimane in enormi
capannoni senza luce naturale.Sono allevati per crescere più
rapidamente di quanto previsto dalla natura, per cui spesso
muoiono per insufficienza cardiaca o polmonare, dato che gli
organi non riescono a star dietro al loro corpo.La “soluzione
pollo cieco,” sviluppata dal filosofo Paul Thompson della
Purdue University, sosteneva che l’essere ammassati non
disturberebbe i polli ciechi quanto farebbe con quelli
normali.Ha fornito delle prove per sostenere che i polli ciechi
dovrebbero essere utilizzati nella produzione di cibo come
sistema più umano contro il sovraffollamento dell’industria
avicola.Come riferisce il sito
Wired, lo studente di architettura André Ford ha elaborato
ulteriormente l’idea del professor Thompson, suggerendo la
“soluzione pollo senza testa.”Questa implica la rimozione della
corteccia cerebrale dell’animale per attenuare le sue percezioni
sensoriali, in modo che possa essere allevato nelle condizioni
di affollamento senza tanta sofferenza. Il tronco encefalico
rimarrebbe intatto, in modo da permettergli la crescita.Il
ragionamento alla base della proposta del signor Ford è stato
duplice: soddisfare la crescente domanda di carne e migliorare
il benessere dei polli togliendo ad essi la sensibilit& agrave;
agli orrori della loro esistenza.Il suo concetto va anche oltre,
fino a proporre il taglio delle zampe dei polli allo scopo di
ammassarne di più negli allevamenti urbani, i quali potrebbero
contenere 1.000 polli.La mancanza di stimolazione muscolare
verrebbe compensata dall’utilizzo di scariche elettriche simili
a quelle già in uso sulla carne in altri esperimenti di
laboratorio.Anche se tutto questo sembra sconvolgente, il signor
Ford sostiene che il suo progetto non è peggiore di quanto
accade attualmente nel settore della produzione alimentare.Come
afferma, “le realtà degli attuali sistemi di produzione sono
altrettanto sconvolgenti, benché nascoste dietro la parvenza
idilliaca delle tradizionali immagini delle fattorie che abbiamo
in mente come consumatori e che vediamo sulle confezioni degli
alimenti.Il signor Ford ammette le analogie tra il metodo da lui
suggerito e Matrix, però ha detto che purtroppo non è st ato in
grado di fornire ai polli una realtà alternativa come nel
film.Fonte:
Nine msn 16.02.2012 Traduzione di Gabriele Picelli per
http://www.times.altervista.org/
Video – Gli
orrori della produzione di uova:
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GEA
PRESS
16 FEBBRAIO
2012
I rischi della carne – il PAE: il Ministro della Salute informi
i consumatori
Chi è a
conoscenza dei rischi della carne? In altri termini, perchè nei
pacchetti di sigarette vengono riportare note scritte sui danni
del fumo, mentre la stessa cosa non avviene per la carne?
Eppure, stante quanto precisato dal PAE (Partito Animalista
Europeo) nella formale diffida rivolta la Ministro della Salute,
già il prof. Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale,
ha ribadito come la carne nuoce più del fumo. Per non parlare
poi, a proposito di informazione, della carne che è pure
clonata. Secondo il PAE è presente nella catena distributiva
alimentare.Malattie vascolari, ipertensione, obesità, tutti
argomenti più volte richiamati anche sugli altari della
discussione scientifica fino a quel tremendo studio sul cancro
al colon. Forme tumorali, richiama lo stesso prof. Veronesi,
ridotte di parecchio in quei paesi dove l’alimentazione carnea
quasi non esiste.Tutto elencato dal PAE. Dagli studi della
Oxford University sulle ridotte incidenze di queste malattie in
assenza o diminuizione del consumo, fino alle carni processate,
ovvero lavorate, coma salumi ed altri insaccati. Secondo
l’American Institute for Cancer Research, il 36% di incidenza
del cancro al colon rispetto al 17% riferito allo stesso
quantitativo di carne rossa non lavorata.Un incidenza che
potrebbe essere di molto inferiore anche per altre malattie.
Secondo alcuni autori fino al 40% in meno se solo si smettesse
di mangiare carne. Perchè il consumatore non deve sapere dei
rischi? Il Presidente del Partito Animalista Europeo, Stefano
Fuccelli, ha così provveduto a diffidare, tramite il proprio
ufficio legale, il Ministro della Salute. Oggetto dell’atto
giudiziario è il voler fornire una corretta informazione (un suo
dovere, secondo il PAE), circa i danni che sarebbero già
scientificamente e clinicamente dimostrati.
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YOU TUBE
17 FEBBRAIO 2012
VIDEO
SHOCK!!!! Maltrattamento tacchini
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ASCA
17 FEBBRAIO 2012
Umbria:
Polizia Provinciale, denunciato bracconiere. Scuoiava cinghiale
Todi (PG) - Si accingeva a
scuoiare un cinghiale, dopo averlo abbattuto. E' accaduto nel
comune di Todi, in localita' Due Santi, dove una pattuglia della
Polizia Provinciale ha sorpreso il bracconiere. Per l'uomo e'
scattata la denuncia all'autorita' giudiziaria per caccia in
periodo di divieto generale, con licenza scaduta, senza tasse di
concessione governativa e regionale, senza assicurazioni e senza
il pagamento dell' ATC. La sanzione amministrativa elevata
ammonta a 1700 euro. Sequestrati l'arma e l'animale ucciso.
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IL
MESSAGGERO
17 FEBBRAIO
2012
Ravenna, cani lasciati al freddo: multati i padroni
RAVENNA -
Dodici cani lasciati al freddo all'interno di undici box a
Marina di Ravenna, sul litorale ravennate. Il Corpo Forestale ha
sanzionato i padroni perchè ha riscontrato alcune irregolarità.
In particolare, si legge in una nota, gli agenti hanno rilevato
ciotole d'acqua completamente ghiacciate e cucce isolate solo
parzialmente, con rischio di ipotermia per gli animali. Non è
comunque stato riscontrato il reato di maltrattamento degli
animali, come verificato insieme all'Ausl di Ravenna. Alcuni
cani, utilizzati per scopi venatori o per la ricerca di tartufi,
erano sprovvisti di microchip. Anche per questo i padroni
saranno multati.
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QUOTIDIANO DEL NORD
17 FEBBRAIO 2012
Neve:
acqua ghiacciata e cucce non coibentate, sanzioni a proprietari
di 12 cani nel ravennate
Ravenna - Nell'ambito dei
controlli sulla difficoltà degli animali in questo periodo di
emergenza neve, il personale del Comando Stazione del Corpo
forestale dello Stato di Ravenna, ha rilevato delle irregolarità
circa la detenzione di alcuni cani all'interno di una struttura,
a Marina di Ravenna, che non garantiva il loro benessere.
Gli illeciti accertati da parte dei Forestali, hanno riguardato la mancata coibentazione delle cucce e lo stato di salute dei cani è risultato molto precario ed a rischio ipotermia. I dodici cani, erano usati dai proprietari per scopo venatorio o per la ricerca di tartufi, ed alcuni di loro sono risultati privi di microchip, obbligatorio per legge. Nel corso degli accertamenti, effettuati con il supporto del Servizio Veterinario di Ravenna, il personale del Corpo forestale non ha riscontrato peraltro il reato di maltrattamento di animali. Pertanto, ai 6 proprietari, di cui cinque identificati ed uno non ancora rintracciato, verranno elevate delle sanzioni amministrative, per un totale di alcune migliaia di euro. Sono tuttora in corso le indagini da parte della Forestale per accertare ulteriori eventuali irregolarità della struttura che sorge su un terreno demaniale. Il Corpo forestale dello Stato inoltre, ricorda che per eventuali segnalazioni è sempre attivo il numero verde 1515, a cui il cittadino può rivolgersi per eventuali condotte illecite a danno dell'ambiente o degli animali. |
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GIORNALETTISMO
17 FEBBRAIO 2012
Quello che
lascia il cane al freddo
Triste
scoperta in Trentino. Un animale viveva nel ghiaccio, senza cibo
né acqua
![]()
Si è beccato una denuncia per
maltrattamenti un cacciatore e maestro di sci trentino, di Costa
di Folgaria, che ha fatto soffrire di freddo il suo cane.
L’animale che viveva in pessime condizioni è stato scoperto ieri
durante un controllo di Carabinieri e veterinari dell’Asl. Il
suo unico riparo era una baracca di lamiera.
IL GHIACCIO E LA FAME - Per bere
aveva a disposizione un secchio di ghiaccio. La sua ciotola era
vuota. Racconta la storia il Trentino: Non è sicuramente l’unico
a comportarsi così, in quel rapporto strano tra cane e
cacciatore sul quale l’aneddotica si potrebbe sprecare, ma nel
suo caso qualcuno se ne è accorto. Ed un sopralluogo alla
baracca di lamiera dove lo spinone di un settanduenne maestro di
sci di Costa era «custodito», ha subito convinto veterinario,
animalisti, carabinieri e forestali: in quelle condizioni, un
animale, per forte che sia, non si può tenere. Sono due mesi che
l’Enpa tiene la situazione monitorata. E il 20 gennaio
carabinieri e veterinario dell’Asl avevano compiuto un
sopralluogo proprio su segnalazione degli animalisti. Malgrado
il freddo di una località a 1200 metri di altezza in questa
stagione, il cane sembrava abbandonato a se stesso. Come
ricovero una baracca di lamiera da cantiere, chiusa con catena e
lucchetto, dalla quale entrava ed usciva da un buco. Un secchio
di ghiaccio per bere. Una ciotola vuota e nessuna certezza sulla
cadenza con cui qualcuno gli portava da mangiare. Nella baracca
un po’ di tutto, e nel piccolo spazio all’esterno nel quale si
poteva muovere, escrementi di settimane se non di mesi. Il
proprietario era stato contattato ed invitato ad un
comportamento più umano: ripulire il piazzale, nutrire
adeguatamente l’animale, creare un ricovero con materiali
diversi, magari anche dentro la baracca, che consenta al cane di
avere un riparo un po’ più efficace dal gelo. Ieri, 24 giorni
dopo, la verifica. E al di là di un po’ di erba secca sparsa a
coprire gli escrementi, nulla di diverso da allora. Forestali e
carabinieri hanno disposto il sequestro del cane, affidato all’Enpa
che l’ha poi portato al canile Pan Eppaa di Rovereto. Il
proprietario è stato segnalato alla procura ipotizzando il
maltrattamento di animali.
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TRENTINO
17 FEBBRAIO 2012
Cane al
freddo: denunciato
FOLGARIA (TN). Non è sicuramente
l’unico a comportarsi così, in quel rapporto strano tra cane e
cacciatore sul quale l’aneddotica si potrebbe sprecare, ma nel
suo caso qualcuno se ne è accorto. Ed un sopralluogo alla
baracca di lamiera dove lo spinone di un settanduenne maestro di
sci di Costa era «custodito», ha subito convinto veterinario,
animalisti, carabinieri e forestali: in quelle condizioni, un
animale, per forte che sia, non si può tenere.
Sono due mesi che l’Enpa tiene la situazione monitorata. E il 20 gennaio carabinieri e veterinario dell’Asl avevano compiuto un sopralluogo proprio su segnalazione degli animalisti. Malgrado il freddo di una località a 1200 metri di altezza in questa stagione, il cane sembrava abbandonato a se stesso. Come ricovero una baracca di lamiera da cantiere, chiusa con catena e lucchetto, dalla quale entrava ed usciva da un buco. Un secchio di ghiaccio per bere. Una ciotola vuota e nessuna certezza sulla cadenza con cui qualcuno gli portava da mangiare. Nella baracca un po’ di tutto, e nel piccolo spazio all’esterno nel quale si poteva muovere, escrementi di settimane se non di mesi. Il proprietario era stato contattato ed invitato ad un comportamento più umano: ripulire il piazzale, nutrire adeguatamente l’animale, creare un ricovero con materiali diversi, magari anche dentro la baracca, che consenta al cane di avere un riparo un po’ più efficace dal gelo. Ieri, 24 giorni dopo, la verifica. E al di là di un po’ di erba secca sparsa a coprire gli escrementi, nulla di diverso da allora. Forestali e carabinieri hanno disposto il sequestro del cane, affidato all’Enpa che l’ha poi portato al canile Pan Eppaa di Rovereto. Il proprietario è stato segnalato alla procura ipotizzando il maltrattamento di animali. |
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GEA PRESS
17 FEBBRAIO 2012
Savona: lo
sfilettatore di gatti
Indagini della Guardie Zoofile dell'ENPA - il numero delle
segnalazioni.
Via Istria, a Savona, non è un
posto isolato né tanto meno così grande. Una decina di condomini
al massimo, ma di lui, il torturatore di gatti, nulla ancora è
possibile sapere. Ammesso che abiti lì, poi. Di certo, però,
sono le colonie feline della via del quartiere di Villapiana, a
risentire degli effetti del misterioso sfilettatore che da
qualche tempo si diverte a trafiggere le zampe anteriori dei
poveri mici. La zampina, infatti, appare trapassata da una parte
all’altra come se si fosse trattato di una sfilettata, oppure di
un preciso tiro di un piccolo proiettile. Di sicuro i poveri
animali, denunciano all’ENPA savonese, si aggirano con l’arto
gonfio, zoppicando penosamente. In tutto tre animali, prelevati
e curati dall’ENPA.Ora le Guardie Zoofile dell’ENPA stanno
conducendo i relativi accertamenti, per verificare se ci si
trova, come si teme, di fronte ad un sadico che attira gli
animali con del cibo e poi li trafigge; o se, ipotesi meno
probabile, tutti e tre gli animali abbiano infilato la zampetta
tra le punte di qualche macchinario alla ricerca di cibo o di
qualcosa che ha attirato la loro attenzione. Chi avesse
informazioni utili alla soluzione dell’enigma potrà segnalarle
telefonicamente (019 824735, da lunedì a sabato, dalle 10 alle
12 e dalle 17 alle 19) o alla mail
savona@enpa.org.
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L’UNICO
16 FEBBRAIO
2012
Scoperto traffico di cuccioli dall' Ungheria a Trieste
Duecentosettanta cuccioli di cane di razze pregiate (Chihuaua,
Pinceer, Yorkshire Terrier, Alani, San Bernardo, Spitz, Cavalier
King, Husky, Labrador, Akita Inu) sono stati scoperti dai
militari del Nucleo di Polizia tributaria di Trieste stivati in
un furgone proveniente dall'Ungheria. Le Fiamme gialle hanno
sorpreso i 'trafficantì sull' autostrada A4 in comune di
Palmanova (Udine). Gli animali erano trasportati in violazione
delle vigenti disposizioni nazionali e comunitarie, sia perchè
versavano in precarie condizioni di salute, sia perchè erano
coperti da documenti di identificazione e trasporto artefatti
tali da non legittimarne il commercio internazionale. I militari
hanno richiesto prontamente l'intervento del servizio
veterinario di Udine, i cui medici hanno verificato la stato di
affaticamento degli animali ed hanno poi affidato in custodia i
cani a diverse strutture del Friuli Venezia Giulia stante il
loro elevato numero. I due soggetti responsabili del trasporto,
di nazionalità italiana e diretti in una regione del sud del
paese, sono stati denunciati a piede libero alla Procura della
Repubblica di Udine per maltrattamento e abbandono di animali,
nonchè falso materiale. Rischiano, per il solo maltrattamento,
una multa tra i 3.000 e i 15.000 euro, nonchè la reclusione da
tre mesi ad un anno. Gli animali sequestrati qualora immessi sul
mercato avrebbero avuto un valore di circa trecentomila euro.
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GEA
PRESS
17 FEBBRAIO
2012
Erano diretti a Napoli i 270 cuccioli sequestrati a Palmanova
(VIDEO)
Maxi sequestro della Guardia di Finanza – cani con il collo
chino una volta tolti dalla gabbie.
Erano molto
probabilmente diretti a Napoli e dintorni, almeno parte dei 270
cuccioli sequestrati dalla Guardia di Finanza a Palmanova (UD)
nella notte tra domenica e lunedì. Le indagini del Comando
Provinciale di Trieste, Nucleo di Polizia Tributaria, sono ora
rivolte ad individuare quali canali fossero a disposizione dei
trafficanti. Considerata l’entità del sequestro è facile
presupporre che i destinatari finali potessero essere non solo i
negozi del capoluogo campano, ma anche tappe intermedie e
successivi trasferimenti, per alcuni di loro, una volta che il
camion fosse arrivato a destinazione.Un viaggio iniziato in
Ungheria. Non meno di dieci ore di camion. Stipati in gabbiette
talmente piccole che in alcuni casi (alani e boxer) si è dovuto
riscontrare come i poveri animali continuassero a tenere il
collo chino anche dopo essere stati tolti dalle gabbie. Altri
cuccioli, invece, non si reggevano sulle zampe. Per il resto,
documentazione artefatta anche in maniera grossolana. Uso del
bianchetto e date di spedizione successive a quella dello stesso
sequestro.Il camion utilizzato parrebbe, inoltre, non essere
autorizzato allo scopo, mentre ha fatto particolare impressione
il ritrovamento di cuccioli di pochi giorni di vita. L’elevato
numero di animali e la massiccia presenza di documenti alterati,
fa pensare che i due italiani che stavano eseguendo il
trasporto, ed ora denunciati a piede libero (maltrattamento,
abbandono, falso materiale), facciano parte di una
organizzazione ben più articolata che potrebbe contare su
significative compiacenze utili all’immissione nel mercato dei
piccoli animali. Il valore complessivo stimato si aggirerebbe
intorno ai trecentomila euro. Quanto basta per fare cadere in
tentazione anelli deboli di una più lunga catena.Il sequestro è
avvenuto a Palmanova, luogo di intersezione di due grandi
direttrici del traffico internazionale. Tarvisio ed il confine
austriaco, e quello orientale del Friuli con Slovenia e Croazia.
Carichi di questo genere arrivano con frequenza quasi
quotidiana. Nei sequestri effettuati nel recente passato è stata
a volte riscontrata la manomissione dei documenti (quando
presenti) o l’inverosimile attestazione delle date di nascita.
Lo scopo, in quest’ultimo caso, è la compatibilità, almeno
formale, con i limiti d’età fissati dalla legge. Nel napoletano,
nel recente passato, è avvenuto un sequestro ad opera del Corpo
Forestale dello Stato, dove sono stati rinvenuti finanche
cuccioli ancora privi di denti. La data dichiarata, ovviamente,
non era coincidente con la piccola età dell’animale. Secondo
indiscrezioni circolate in ambienti frontalieri, quando non è
possibile refertare l’età del cucciolo dalle sole
caratteristiche morfologiche, si dovrebbe intervenire con
analisi cliniche specialistiche. In tal maniera, però, si
imporrebbe il fermo del carico con non pochi problemi di
mantenimento degli animali.I cani ora sequestrati ad Udine
appartengono a varie razze in molti casi riconducibili a cani da
compagnia. Chihuahua, pincher, spitz, yorkshire terrier,
cavalier king, ma anche alani, san bernardo, husky, labrador,
akita inu, bull terrier, boxer ed altri ancora. L’ASL di Udine
prima e poi di Trieste, prontamente intervenute una volta
avvisate dalla Guardia di Finanza, hanno constatato lo stato di
sofferenza degli animali e disposto il loro trasferimento in più
strutture ritenute idonee.
VEDI
VIDEO:
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IL PICCOLO
17 FEBBRAIO 2012
Stipati
nel tir 270 cuccioli dall’Ungheria
di Piero Rauber
TRIESTE - Sono 270 creature
strappate alle mamme a svezzamento appena finito, o in qualche
caso ancora in corso. Per questo, che nel mercato degli animali
da compagnia valgano 300mila euro diventa un fatto secondario.
L’affetto che chiedono e danno, le sofferenze e le paure che
hanno presumibilmente provato per le condizioni in cui sono
state costrette a viaggiare, come mera roba da contrabbando, non
hanno prezzo. Le creature in questione sono cuccioli di cane.
Delle più svariate razze di pregio: dai mastodontici alani ai
piccoli chihuahua, passando - di dimensione in dimensione, tanto
per citare alcune “taglie” - per i san bernardo, i labrador, gli
husky, gli akita inu, i cavalier king, gli spitz, i pincher e
gli yorkshire terrier. L’altra notte la Guardia di finanza
triestina ne ha intercettati appunto 270, dopo un inseguimento
silenzioso da Fernetti a Palmanova, per un sequestro senza
precedenti dalle nostre parti. I cuccioli erano stipati in
gabbie sistemate su più file, una sopra l’altra, in un furgone
proveniente dall’Ungheria, a testimonianza che il grosso giro
che sta dietro il mercato nero dei cuccioli destinati all’Italia
prende origine quasi esclusivamente in Europa centro-orientale,
col vantaggio della scomparsa dei confini. Ma le cosiddette
attività di retrovalico perdurano. Nel corso di una di queste
evidentemente, i militari del nucleo di polizia tributaria delle
Fiamme Gialle si sono messi in coda - a debita distanza -
rispetto a un furgone sospetto entrato su suolo italiano da
Fernetti. L’hanno seguito lungo il raccordo e poi nel primo
tratto dell’autostrada A4. All’altezza di Palmanova il blitz. I
270 animali - trasportati in violazione alle vigenti
disposizioni nazionali e comunitarie, dato che erano coperti da
documenti di identificazione e trasporto posticci - versavano in
precarie condizioni, con alcuni esemplari giudicati ancora in
una situazione di salute particolarmente critica. I finanzieri
hanno subito richiesto l’intervento del servizio veterinario
dell’Azienda sanitaria di Udine, i cui medici hanno accertato lo
stato di affaticamento di tutte le bestiole che, considerato il
loro enorme numero, sono state affidate in custodia temporanea a
ben sette canili sparsi in tutto il Friuli Venezia Giulia. I due
trasportatori provenivano sì col loro mezzo dall’Ungheria ma
entrambi sono risultati essere italiani. La loro destinazione
era il Sud. Sono stati denunciati a piede libero alla Procura di
Udine per maltrattamento, abbandono di animali nonché falso
materiale: rischiano per il solo maltrattamento una multa tra i
3mila e i 15mila euro, e da tre mesi a un anno di reclusione. Le
indagini proseguono a livello internazionale. C’è da contrastare
in effetti chi mina non soltanto la salute degli animali, ma
anche l’equilibrio della concorrenza di mercato, posto che
esemplari così costano meno. I cuccioli, per ora, non possono
essere presi in carico da nessuno che non sia un gestore di
canile assistenziale autorizzato. Quelli cui i veterinari
accerteranno sia sufficiente un vaccino antirabbico potrebbero
essere disponibili, per un eventuale affido, fra un paio di
settimane. Per quelli per i quali invece si renderà necessaria
una profilassi totale i tempi potrebbero andare anche oltre il
mese. Trattasi sempre di affidi temporanei che poi si possono
trasformare in adozioni vere e proprie, non prima però della
chiusura del processo.
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LA
ZAMPA.IT
17 FEBBRAIO
2012-02-17
Sequestrati 270 cuccioli giunti dall'Ungheria
All’interno
di un un furgone proveniente dall’Ungheria sono stati scoperti e
sequestrati 270 cuccioli di cane di varie taglie, di razze di
pregio. Gli animali erano trasportati in violazione delle
vigenti disposizioni nazionali e comunitarie, sia perchè
versavano in precarie condizioni di salute, sia perchè erano
coperti da documenti di identificazione e trasporto artefatti
tali da non legittimarne il commercio internazionale.
VIDEO
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IL CENTRO
17 FEBBRAIO 2012
Cavalla
portata in salvo con l’elicottero
SANT’EUFEMIA (PE). Spettacolare
intervento dei vigili del fuoco, nel primo pomeriggio di ieri,
per salvare con l’elicottero una cavalla di venti anni rimasta
bloccata dalla neve nello stazzo a più di mille metri di
altezza, in territorio di Sant’Eufemia a Maiella. È stato il
proprietario a dare l’allarme dopo i ripetuti tentativi di far
tornare a valle l’animale che, forse per l’avanzata età, era
stato l’unico della mandria a non riscendere nel capannone in
località Vittorino.E così, ieri, è scattato il salvataggio
eseguito dai vigili del fuoco di Alanno insieme con i colleghi
del Nucleo elicotteri di Pescara.Un intervento lungo e laborioso
a causa della neve che ha reso ulteriormente impervio il
tragitto fino allo stazzo.
Dopo un primo tratto percorso a bordo di una jeep i vigili del fuoco Lanaro, Chiulli, Piedimonte e Agresta, coordinati dal caposquadra Eugenio Di Pasquale, hanno dovuto proseguire a piedi per due chilometri, in mezzo alla neve che superava il ginocchio. In poco meno di un’ora sono riusciti a raggiungere l’animale, infreddolito e disidratato. Distesa a terra la cavalla è apparsa subito stremata ed è a questo punto che è intervenuto la squadra del gruppo elicotteristi dei vigili del fuoco inviati dalla centrale operativa di Pescara. Con la tecnica del baricentrico, i vigili del fuoco hanno prima imbracato in una rete la cavalla e poi, proprio con il baricentrico che dalla parte centrale dell’elicottero viene calato e utilizzato proprio per il salvataggio degli animali, è stata tirata su e trasportata per aluni minuti al capannone del proprietario distante pochi chilometri in linea d’aria. |
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BIG HUNTER
17 FEBBRAIO 2012
Lipu
spiazza gli animalisti: i ratti sull'Isola di Montecristo vanno
eliminati
Aveva suscitato un vespaio di polemiche il progetto del Parco
dell'Arcipelago Toscano realizzato insieme all'Ispra
(cofinanziato dall'UE) per combattere l'invasione dei ratti
sull'Isola di Montecristo al fine di proteggere l'avifauna
nidificante. L'opposizione ferma di alcuni esponenti animalisti
(Enpa e Lav), che avevano tra l'altro messo in allarme sul
pericolo di avvelenamento per le altre specie (e sfociata
addirittura in una interrogazione parlamentare dell'On Animal
Friendly del Pdl Fiorella Ceccacci Rubino), ha portato a galla
le più evidenti contraddizioni del mondo ambientalista italiano
evidenziando il fatto che quando esso si piega alle evidenze
tecnico scientifiche non può che convenire nell'esigenza di
“eliminare” specie dannose per proteggere gli equilibri
faunistici.
Così prima Legambiente, poi la Lipu, hanno preso posizione. “Il progetto di derattizzazione realizzato sull'isola di Montecristo – dichiara una nota della Lipu - è indispensabile per salvare l'importante colonia di berta minore e la natura dell'isola”. Non c'era insomma tempo da perdere. “Al già basso successo riproduttivo della specie a Montecristo – sostiene la Lipu - si è sommata negli ultimi anni l'azione distruttiva del ratto nero, in grado di azzerare il successo riproduttivo della berta minore sull'isola. Un'azione devastante che rischiava, senza un intervento specifico, di portare all'estinzione la popolazione di Montecristo”.Secondo BirdLife International, (rete internazionale di associazioni per la tutela della natura e degli uccelli selvatici, rappresentata in Italia dalla Lipu) "Le specie alloctone invasive sono la maggiore causa di estinzione degli uccelli selvatici. Le specie alloctone invasive inoltre sono uno dei fattori che minacciano il 44% delle specie incluse nella Lista Rossa nella categoria Critically Endangered (minacciate in modo critico). Inoltre, le specie invasive mettono in pericolo il 67% delle specie di uccelli selvatici che nidificano nelle isole oceaniche".
Lieti che il mondo
ambientalista cominci a ragionare. In altre parole,
utilitaristicamente, alla faccia della biodiversità, si fa
strada l'idea anche per loro che ci possono essere specie
animali di serie A e di serie C.
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TM
NEWS
17 FEBBRAIO
2012
Francia/ Rubato collare di diamanti in cimitero Rin Tin Tin
Polizia indaga su furto, per molti prezioso era leggenda urbana
Roma - Un
collare tempestato di diamanti, del valore di circa 9mila euro,
è stato rubato al celebre cimitero degli animali "Cimetiere des
Chiens", dove riposa anche la star hollywoodiana Rin Tin Tin,
appena fuori Parigi. La polizia francese sta dando la caccia a
chi ha profanato la tomba di un barboncino nero, per sottrarre
il prezioso nella notte del 4 febbraio.
La moglie di un ricco industriale americano aveva sotterrato il suo cagnolino Tipsy nel 2003 al camposanto di Asnieres-sur-Seine, città di 75mila abitanti non lontano da Parigi. La sua tomba di marmo, sui cui spicca un grande cuore rosso e la foto del cane defunto, è da ieri cordonata dal del nastro arancione e i cancelli della struttura sono rimasti chiusi alcuni giorni per facilitare le indagini. Da anni si diceva che qui era sepolto un cane con un collare di di amanti, ma è solo dopo il furto che la polizia ha potuto confermare la leggenda urbana. Tanto più che il cimitero ospita i resti di circa 3mila animali da compagnia, soprattutto cani e gatti, ma anche Kiki la scimmia, il coniglio Bunga, la pecora Faust, cavalli e addirittura un leone. Tra gli ospiti più famosi ci sono il pastore tedesco Rin Tin Tin, che ha recitato in più di venti pellicole negli Anni Venti e gli animali da compagnia dello scrittore francese Alexandre Dumas e dell'attore Sacha Guitry.Il cimitero lungo la Senna è stato fondato nel 1899, dopo l'approvazione di una legge che regola la sepoltura degli animali. |
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QUOTIDIANO.NET
18 FEBBRAIO 2012
Mattanza
di cani a Napoli: altri 50 uccisi
I Verdi
denunciano: una strage simile solo un mese fa
NAPOLI, 18 febbraio 2012 - Un mese
fa poteva essere un caso, per quanto orribile:60
carcasse di cani lasciate, come in un cimitero-discarica,
nell'alveo di un fiume a Marigliano.
Ma ora ci risiamo: a distanza di poco più di trenta giorni,
sempre nello stesso posto, sono stati ritrovati altri cinquanta
cadaveri di poveri animali.Lo denuncia il commissario regionale
dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, che racconta: "Lo scenario
raccapricciante è purtroppo lo stesso della precedente mattanza
- spiega - Uguale anche la modalità di soppressione di questi
poveri animali che dopo essere stati barbaramente uccisi sono
stati rinchiusi in buste di plastica nera abbandonate nei pressi
dell’alveo".Sempre secondo gli ambientalisti, non c'è da
stupirsi che la raccapricciante mattanza si sia ripetuta: "Ci
sono diverse ragioni: l’Alveo Frezza a Marigliano resta un
luogo isolato e sicuro per i criminali dove poter sversare ogni
cosa: dai rifiuti tossici ai cadaveri di animali. Il secondo è
che non è stato fatto nulla di concreto per fermare la mattanza
che anzi continua in modo addirittura spregiudicato e spavaldo".
"Non ci resta che autorganizzarci e presidiare da soli il territorio contro questa ennesima strage di animali indifesi di cui ad oggi non sappiamo né la genesi né gli autori", concludono i Verdi. |
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IL MATTINO
18 FEBBRAIO 2012
Cani
uccisi nel Napoletano, i Verdi
denunciano: «Nuova mattanza»
MARIGLIANO (NA) - «Altri 50 cani
sono stati ritrovati l'altra notte nell'alveo della "vergogna" a
Marigliano dove lo scorso 9 Gennaio furono ritrovate le carcasse
di decine di meticci». Lo denuncia, in una nota, il commissario
regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli. «Lo scenario
raccapricciante è purtroppo lo stesso della precedente mattanza
- spiega - Uguale anche la modalità di soppressione di questi
poveri animali che dopo essere stati barbaramente uccisi sono
stati rinchiusi in buste di plastica nera abbandonate nei pressi
dell'alveo».
«Se questa mostruosità - continua Borrelli - è stata ripetuta a distanza di un mese, ci sono secondo noi diverse ragioni. La prima è che l'Alveo Frezza a Marigliano resta un luogo isolato e sicuro per i criminali dove poter sversare ogni cosa: dai rifiuti tossici ai cadaveri di animali. Il secondo è che non è stato fatto nulla di concreto per fermare la mattanza che anzi continua in modo addirittura spregiudicato e spavaldo». «La criminalità si sente sicura nel continuare lo sversamento illecito di carcasse animali nello stesso sito nonostante il clamore mediatico e le indagini della Procura di Nola - conclude - Non ci resta che autorganizzarci e presidiare da soli il territorio contro questa ennesima strage di animali indifesi di cui ad oggi non sappiamo nè la genesi nè gli autori». |
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MARIGLIANO.NET
19 FEBBRAIO 2012
Marigliano,
cani uccisi: due indagati
![]()
MARIGLIANO (NA) - A un passo dalla
soluzione il giallo della mattanza di cani rinvenuti sul lagno Frezza. Due le persone che risulterebbero indagate. In questi
giorni sono state rinvenute altre 50 bestiole a pochi metri di
distanza dal precedente sversamento. Martedì scorso la guardia
forestale di Marigliano, su ordine del pm di Nola che sta
conducendo le indagini, ha allertato il servizio veterinario
dell'Asl Na3Sud. Erano le 5:30 del mattino di mercoledì, quando
la guardia forestale e il veterinario responsabile, insieme, si
sono recati in tutta segretezza sul lagno Frezza, luogo del
nuovo ritrovamento, a pochi
metri dall’altro Raccapricciante lo scenario, che era
identico a quello del 5 Gennaio scorso: cani morti chiusi nei
sacchetti e sparpagliati lungo le sponde del lagno, senza pietà.
I sanitari di prima mattina sono stati chiamati sul posto per
coordinare le operazioni di rimozione delle carcasse oramai in
putrefazione e disporne lo smaltimento legale, dopo aver dato
corso alle relative autopsie. Si cerca di stabilire l'esatta
causa del decesso, fondamentale per capire quello che si
nasconde dietro questa vergogna tutta italiana. A lavorare senza
sosta per chiarire la vicenda che si nasconde dietro il macabro
ritrovamento è il pm Maria Cristina Amoroso, che ha affidato le
indagini ai carabinieri del comando operativo di Castello di
Cisterna. Alcuni cani su cui è stato rinvenuto il microchip sono
stati registrati all'ex Frullone, oggi ospedale veterinario,
altri presso veterinari privati.Gli ambientalisti non escludono
attività illecite legate alla camorra come il combattimento
tra cani, canili lager e l'allevamento di animali da destinare
alla vivisezione. Un business che può arrivare fino ai 2 milioni
di euro con appalti triennali da parte delle Asl che si affidano
a privati per lo smaltimento..
Non ci sono immagini del nuovo ritrovamento. Le uniche immagini pubblicate finora, che hanno fatto il giro del mondo, sono quelle che abbiamo pubblicate in esclusiva su MARIGLIANO.net , che tutti i maggiori quotidiani hanno ripreso, molti dei quali senza citare la fonte. |
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MARIGLIANO.NET
21 FEBBRAIO 2012
Marigliano,
cani uccisi: bliz dei Nas nei Comuni
"I
militari del nucleo antisofisticazione negli uffici responsabili
a Saviano, Cicciano, Nola e Marigliano per acquisire gli elenchi
dei cani messi a rifugio e deceduti."
![]()
MARIGLIANO (NA) - Blitz dei Nas
nei comuni per far luce sulla macabra mattanza dei cani morti ,
abbandonati come spazzatura sulle sponde del lagno Frezza. I
militari del nucleo antisofisticazione hanno fatto irruzione
negli uffici responsabili a Saviano, Cicciano, Nola e Marigliano
per acquisire gli elenchi dei cani messi a rifugio e deceduti
per i quali è stato disposto lo smaltimento. Controlli anche al
presidio veterinario di Torrepadula, ex Frullone.Lavorano senza
sosta carabinieri, guardia forestale e procura per risolvere un
giallo i cui contorni restano ancora oscuri. In procura sono
state convocate anche due donne di cui una sarebbe di Acerra. Si
tratterebbe di persone che si prendono cura in maniera privata
dei cani. Si stanno passando al setaccio tutti i canili anche
sulla base dei microchip rinvenuti su alcune bestiole in modo da
circoscrivere il raggio d’intervento.In questi giorni poco
lontano dalla precedente fossa degli orrori, è stato rinvenuto
un altro cimitero per cani: sullo stesso lagno Frezza,
all’uscita dell’asse di supporto Cis - Interporto. Un alveo
facilmente raggiungibile, dunque, dagli assi viari, ma che nel
punto in cui sono state ritrovate le carcasse di animali
richiedeva sicuramente l’apporto di qualche persona della zona.
Forse la stessa che poi ha deciso di denunciare ai media in
maniera anonima l’accaduto. A rendere possibili questi continui
sversamenti che proseguono imperterriti in questa terra franca
dove sembra che lo Stato non abbia potere, la mancanza di ogni
forma di controllo. Una sorta di porto di nessuno dove in
passato sono stati ritrovati anche conigli sgozzati. Proprio qui
dove la Provincia aveva messo in atto un processo di
rinaturalizzazione dell’alveo Frezza che era stato ripulito di
tutti i rifiuti, galleggiano di nuovo pneumatici, scarti di
lavorazioni industriali e mondezza di ogni genere. La
testimonianza tangibile, dunque, di come sia inutile programmare
interventi se non si decide di far controllare la zona nelle ore
notturne dalle telecamere. Gli eco criminali non hanno senso
civico e sono attenti solo al business .
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TM
NEWS
22 FEBBRAIO
2012
Napoli, mattanza di cani nel canale degli scempi a Marigliano
Decine di cadaveri di animali abbandonati lungo alveo del Frezza
Napoli
- Uno spettacolo raccapricciante: cadaveri di cani di ogni età,
razza e taglia abbandonati in buste di plastica nera. Lungo
l'alveo del lago di Frezza, a Marigliano in provincia di Napoli
tra rifiuti di ogni tipologia vengono abbandonate le carcasse
degli animali. Il canale sembra un campo di sterminio, una fossa
comune. C'è chi ipotizza l'esistenza di organizzazione criminale
dedita allo smaltimento illecito dei cani, come spiega il
proprietario di uno dei terreni: "Passano vigili, forestale,
finanza enessuno sa niente, ma naturalemente si sa chi ha i
canili. Un prorietario ha al messimo uno o due cani, ma qui si
parla di 30-40 cani di qualche associazione che non li può più
tenere e li ha fatti morire".Potrebbe trattarsi anche di un rito
di camorra per testare il coraggio dei nuovi affiliati,
costringendoli a uccidere i cani e sgozzarli, ma anche di
combattimenti e scommesse clandestine. Sono tante le ipotesi che
circolano. I cadaveri bruciati o in avanzato stato di
decomposizione potrebbero essere anche di bovini e ovini. Dietro
a questo orrore potrebbe esserci il fenomeno della macellazione
clandestina forse di animali infetti per evitare sequestri
sanitari.
VIDEO
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MARIGLIANO.NET
26 FEBBRAIO 2012
Marigliano,
recuperati altri corpi di cani
"Blitz
di carabinieri, guardia forestale e Asl sul lagno Frezza, il
canale della mattanza dei cani."
![]()
MARIGLIANO (NA) - Blitz di
carabinieri, guardia forestale e Asl sul canale della mattanza
dei cani. E’ stato, infatti, perlustrato in ogni suo angolo il
lagno Frezza. I sanitari muniti di mascherine hanno provveduto a
rimuovere altre carcasse contenute in sacchetti della spazzatura
dall’alveo dell’orrore. La tensione era alle stelle tra gli
addetti ai lavori. Sono stati allontanati anche i giornalisti
rei solamente di voler documentare la vicenda che ha scosso le
coscienze di tutta l’opinione pubblica nazionale. E’ stato detto
che l’area era sottoposta a sequestro e invece al momento
dell’arrivo dei giornalisti non c’era né un cartello né del
nastro che circoscrivesse il perimetro della zona dove si
continuano a sversare cani morti, secondo modalità che restano
tuttora sconosciute.
MARIGLIANO.net ne ha fotografato
l’altro ieri 3 cani morti sulla sponda destra e altri 3 sotto il
ponte in località Sentino, nei pressi dell’asse mediano: questo
a testimonianza del fatto che chi svolge questo lavoro agisce
con i fatti e non racconta frottole ai propri lettori. E’
ingiusto e assurdo attaccare chi onestamente svolge il lavoro di
cronista cercando di andare a fondo nella notizia. Le immagini
da noi riprese sono agghiaccianti. E anche le forze dell’ordine
dovrebbero avere più rispetto per le persone che fanno
onestamente il proprio lavoro, invece di zittirle in malo modo
Si vedono anche cuccioli morti sulla terra nuda del vecchio
canale borbonico diventato una discarica abusiva di animali e
materiali di risulta tra cui anche rifiuti tossici come
l’amianto. Una zona franca per gli eco-criminali che sembrano
fregarsene anche delle indagini in corso che hanno acceso i
riflettori su via Sentino. Ieri mattina con dei rilevatori
elettronici utilizzati forse per costatare se nell’alveo c’erano
anche animali seppelliti il personale specializzato ha
provveduto a passare al setaccio il canale, prima dal lato
sinistro dove precedentemente erano stati rinvenuti a distanza
di meno di un mese 2 cimiteri di animali per un totale
complessivo di circa 110 carcasse di cani, 4 gatti e 10 conigli
e poi da quello destro dove ieri sono stati asportati altri
sacchetti contenenti carcasse. Il personale presente in zona ha
cercato di smentire l’accaduto, ma noi con i nostri occhi e con
gli occhi delle macchine fotografiche abbiamo seguito da lontano
la vicenda senza intralciare neanche minimamente le operazioni
in corso. Il tutto per esercitare semplicemente il diritto
d’informazione, offrendo un servizio utile alla collettività.
Abbiamo già denunciato l’altro ieri la presenza di altri cani
morti nell’alveo, nello stesso posto dove ieri mattina erano
presenti la guardia forestale e gli uomini dell’AslNa3 del
servizio veterinario di Marigliano, con al seguito i tetri
camioncini, al cui interno siamo abituati a vedere le carcasse
dei cani recuperate. Sono stati recuperati numerosi sacchi. Si
parla di altri venti cani imbustati in putrefazione, c’è chi
invece dice che siano addirittura quaranta i cani ritrovati. Di
certo abbiamo testimoniato ieri con immagini e foto il
ritrovamento di almeno sette cani sversati da poco dai soliti
ignoti, anche dopo i famosi ritrovamenti di qualche mese fa, in
spregio al faticoso lavoro che stanno svolgendo le forze
dell’ordine per assicurare i criminali di questi orrendi crimini
alla giustizia.
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GEA
PRESS
27 FEBBRAIO
2012
Marigliano (NA): discarica di cani
Microchip riciclati e spese di gestione limitate.
Le indagini
sui cani di Marigliano (NA), ovvero quelli rinvenuti morti nei
canali colmi d’acqua, portano ad un risultato pressoché scontato
e già in parte anticipato fin dalle prime ore del ritrovamento
avvenuto nei primi giorni di gennaio (vedi
articolo GeaPress). Per alcuni dei cani, potrebbero anzi già
essere stati rintracciati i proprietari. Più difficile, invece,
risalire ai responsabili. Quello che comunque appare certo è che
trattasi di una sorta di discarica multiuso. Niente fantasiose
supposizioni di rituali di camorra o traffici di cani destinati
chissà dove. Di certo gli animali di Marigliano, dovevano andare
proprio lì e quelli che appaiono privati del microchip
proverrebbero da uno o pi&ugrav e; canili convenzionati.E’
questa una delle piste, tra le più battute, che in questi giorni
stanno seguendo gli investigatori. Non solo Carabinieri, ma
anche il Corpo Forestale dello Stato e, per alcuni aspetti, la
Polizia Municipale. Secondo quanto si è avuto modo di
apprendere, le convenzioni con i canili privati convenzionati
sarebbero tutte improntate alla economicità della gestione dei
cani. In altri termini potrebbe non convenire affrontare le cure
di un cane malato e questo, una volta morto, essere smaltito
proprio nei canali. Il microchip, però, può servire ancora per
un altro cane che entrerà così a sostituire uno già registrato e
in pagamento. Impensabile, poi, che il canile desideri
affrontare, con la diaria in convenzione, le spese di
smaltimento dei corpi. Molto più economico, pertanto, disfarsi
del povero animale gettandolo alla meno peggio nei canali. In
tal senso, cosi come già rilevato nei giorni scorsi dalla
testata giornalistica
Marigliano.net, sarebbero stati eseguiti i controlli dei NAS
in alcuni canili convenzionati della zona.Diverso discorso per i
cani rinvenuti con il microchip. Secondo quanto appurato degli
inquirenti è in uso consegnare le spoglie del proprio animale a
personaggi che per venti o al massimo trenta euro provvedono a
tutto. L’appuntamento per la consegna può essere dato ad un
casello autostradale come in una via periferica. L’animale viene
preso e gettato nei canali. Attenzione però, il microchip rimane
perfettamente leggibile ed alcuni proprietari (gli unici ora a
rischiare) potrebbero già essere stati rintracciati. Di certo è
risultato leggibile il microchip di un cane trovato ormai in
avanzato stato di decomposizione. Praticamente liquefatto, ma il
lettore rilevava ancora la sequenza elettronica.Quelle che
tardano, invece, sarebbero le analisi dell’Istituto
Zooprofilattico di Portici, ma le cause di tali ritrovamenti
parrebbero abbastanza scontate. Gli investigatori, ad ogni modo,
non tralasciano alcuna pista, sebbene le più accreditate
sarebbero proprio quelle che portano ai canili convenzionati ed
a singoli personaggi che smaltiscono in proprio gli animali
morti dei privati.Del resto la “vocazione” dei luoghi è
(purtroppo) abbastanza evidente. Non solo cani, ma anche gatti,
resti di macellazione, conigli ed altri animali in compagnia di
rifiuti di vario genere.
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NAPOLI TODAY
28 FEBBRAIO
2012
Discarica di cani a Marigliano, continuano le indagini
Tra le piste battute i microchip riciclati e le spese di
gestione limitate dei canili. A lavoro Carabinieri, Corpo
Forestale dello Stato e Polizia Municipale
NELLA FOTO - Uno dei cani ritrovati senza vita a Marigliano
Provncia di
Napoli - Le indagini sui cani rinvenuti morti nei canali colmi
d'acqua a Marigliano portano ad un risultato scontato. Come
spiega GeaPress, appare difficile risalire oggi ai responsabili.
Di certo quegli animali dovevano andare proprio lì e quelli che
appaiono privati del microchip proverrebbero da uno o più canili
convenzionati. Questa è una delle piste più battute dagli
investigatori. Non solo Carabinieri, ma anche il Corpo Forestale
dello Stato e la polizia Municipale.
Secondo quanto si è appreso, le convenzioni con i canili privati convenzionati sarebbero tutte improntate alla economicità della gestione dei cani. In poche parole: potrebbe non convenire affrontare le cure di un cane malato e questo, una volta morto, essere smaltito proprio nei canali. Il microchip, però, può servire ancora per un altro cane che entrerà così a sostituire uno già registrato e in pagamento. Impensabile, poi, che il canile desideri affrontare, con la diaria in convenzione, le spese di smaltimento dei corpi. Molto più economico disfarsi del povero animale gettandolo alla meno peggio nei canali |
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LA SICILIA
18 FEBBRAIO 2012
Schiaccia
un gattino e tenta il suicidio giovane donna salvata dagli amici
GELA (CL) - Animalista nel Dna
travolge un gattino e tenta di farla finita buttandosi a mare. È
accaduto l'altro ieri sera nei pressi del Porto Rifugio, la
donna una cinquantenne, stava facendo ritorno a casa dopo una
giornata di lavoro. La stanchezza, il buio per la scarsa
illuminazione ed un gatto con il pelo scuro non le hanno
impedito di evitare lo scontro. La donna, tramortita per la
tragica conseguenza per il gattino spiaccicato a terra e oramai
morto, dopo aver pianto molto, ha spostato la sua macchina e
l'ha parcheggiata all'imbocco del porto rifugio. Un posto in cui
poter piangere tranquillamente per la morte del gattino. Una
tragedia immane per lei che, seppur nel suo piccolo, ha cercato
sempre di aiutare gli animali prodigandosi ad acquistare loro il
mangiare. Così approfittando delle poche persone presenti
all'imbocco del porto rifugio la donna ha oltrepassato la
ringhiera ed ha cercato di sporgersi più del dovuto. Pare che
prima di fare ciò abbia inviato un sms ad alcuni amici
raccontando dell'incidente e delle sue intenzioni di farla
finita perché aveva ucciso un gattino. Alcuni barcaioli hanno
cercato di bloccare la donna che non ne voleva sentire di fare
un passo indietro e ritornare sulla strada, alla fine però sono
giunti gli amici che l'hanno fatta calmare e subito dopo l'hanno
accompagnata a casa, un banale incidente stradale che ha
rischiato di avere conseguenze ben più gravi rispetto alla morte
di un gattino, indifeso certamente ma mai si sarebbe potuto
pensare che ciò avrebbe potuto indurre una automobilista,
animalista, a tentarla di farla finita. [...]
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MATTINO DI PADOVA
18 FEBBRAIO 2012
Uccise a
bastonate un falco addestrato Chiesta l’assoluzione
CITTADELLA (PD) - L’uccisione a
bastonate del falco Domina probabilmente non avrà responsabili.
La sentenza sul rapace ucciso a Campolongo di Conegliano (Tv)
nell’ottobre 2007 verrà pronunciata il 21 maggio. Ma il pubblico
ministero ha chiesto l’assoluzione di Yvonne Rocamore, la
pensionata ottantenne accusata del reato. Il proprietario del
falco, il trentenne di Cittadella Piero Curci, chiamò i
carabinieri e presentò una denuncia. Quel pomeriggio del 2007
stava addestrando Domina: doveva eliminare i colombi che avevano
nidificato al palasport di Campolongo. Improvvisamente l’animale
in volo sparì. Domina era dotata di trasmettitore: fu trovato
morto dentro in un fustino di un detersivo in un sottoscala.
L’anziana sosteneva di essere stata aggredita dal rapace e di
essersi difesa.
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IL GAZZETTINO
18 FEBBRAIO 2012
Cittadini indignati da un’inquietante esposizione di carcasse
Laura Bon
Treviso - Ai lati cappotti e
maglioni, in mezzo una bella fila di non meglio precisati
animali, o parti di essi. L'inconsueta immagine che ha fatto
capolino ieri, in via San Gaetano, nel giardino di un'abitazione
di cittadini cinesi, adiacente ad un ristorante, a sua volta con
gli occhi a mandorla, ha tenuto banco in città, nel web e non
solo. E c'è stato chi, in quegli animali scuoiati, ha visto dei
topi, chi dei polli, chi dei conigli, chi dei gatti, chi
addirittura dei pipistrelli. Abbastanza diffuso disagio con cui
la cosa è stata accolta, anche se non manca chi si appella,
invece, al bello del multietnico. Tutto è cominciato più o meno
a metà giornata, quando N.B. ha lanciato l'allarme: «Mi hanno
appena mandato un sms dove mi dicono che in via S.Gaetano, in
una casa di fianco al ristorante cinese, sono appesi una
quindicina di topi appena scuoiati.. purtroppo non posso
verificare ora.. qualcuno può farlo e avvertire i vigili se è
vero?». A quel punto, dopo batti e ribatti, la conferma: «la
casa a fianco al ristorante cinese ha in bella mostra una filata
di 30/40 »bestie" non meglio definite appese al sole -ha
affermato un altro Montebellunese- Se come spero sono conigli e
non gatti e/o topi, vista la quantità dubito che verranno
mangiati dagli abitanti della casa; sicuramente faranno parte
del menù del ristorante attiguo. Ora la mia domanda è: secondo
voi che livello di igiene possono avere queste «bestie» appese a
10mt da una strada neanche poco trafficata come via San
Gaetano?". E, a questo punto, c'è stato chi si è fatto venire la
nausea, chi ha cercato di sdrammatizzare, chi ha suggerito di
chiamare l'Usl, mentre l'ex consigliere comunale Gianni
Pellizzari si è armato di macchina fotografica, arricchendo il
proprio album con le immagini delle bestie stese al sole.
Intanto, però, l'assessore di reparto Elzo Severin è
perfettamente al corrente del problema. «Circa due settimane fa
-afferma- una situazione analoga mi è stata segnalata a Biadene.
Ho già attivato Usl e servizio ecologia. I Cinesi hanno
l'abitudine di essicare gli animali all'aperto, ma qui da noi
devono adottare altre usanze. Al momento è freddo; ma quali
problemi di igiene determinerebbe un comportamento analogo con
il caldo? Questa situazione non può essere tollerata e comunque
la dice lunga sull'igiene di determinati cibi».
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VCO AZZURRA NEWS
18 FEBBRAIO 2012
Malesco
(VB): Lav Vco denuncia maltrattamento animali
Dai bocconi avvelenati
direttamente all'uso delle armi. E' una cattiveria inaudita
quella perpetrata da qualche tempo a questa parte ai danni dei
cani e dei gatti. La denuncia arriva dalla Lav del Vco, dopo
l’ennesimo episodio, quello verificatosi ieri sera a Malesco, in
Valle Vigezzo. “Qualcuno ha ferito un cane usando molto
probabilmente una pistola ad aria compressa. L'animale
fortunatamente s’è salvato grazie al pronto intervento del
veterinario – fa sapere Oreste Pastore, referente del Verbano
Cusio Ossola della Lav -. Pochi giorni fa un gatto era stato
presa di mira, sempre a Malesco e altre segnalazioni mi sono
arrivate dalla Valle Antrona”.
A mandare su tutte le furie Pastore è soprattutto il modus operandi alla base di questa violenza gratuita: “Solo un anno fa, sempre in questo periodo, erano stati avvelenati sette gatti nel mio paese di residenza, Folsogno di Re, ma ora si è passati addirittura alle armi, vengono utilizzate delle pistole ad aria compressa con pallini in gomma, sparati da distanza ravvicinata. L’anno scorso avevo interessato dalla vicenda anche la questura e la prefettura, oltre ai carabinieri". Infine l'invito a denunciare episodi del genere: "Occorre la collaborazione però di tutti per poter metter fine a questa barbarie. Chiunque venisse a conoscenza di fatti così crudeli avvisi tempestivamente la Lav” - conclude Pastore. Per prendere contatti col referente per il territorio provinciale è possibile telefonare al 349-2961984. |
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IL GAZZETTINO
18 FEBBRAIO 2012
I Vigili
del fuoco salvano due cani finiti nel Brenta
provincia di Padova - I Vigili del
fuoco con l'ausilio della Polizia locale hanno salvato due cani
di media taglia che annaspavano ieri mattina nel Brenta
all'altezza di via IV Novembre a Noventa Padovana. L'allarme è
arrivato al 115 alle 12 in punto da parte di alcuni passanti che
hanno notato i due animali in evidente difficoltà. Una volta sul
posto i pompieri sono riusciti a fatica a riportare a riva i
cani. Spaventati, affamati, ma non in pericolo di vita sono
stati affidati alle cure di un centro veterinario di Padova. Uno
di loro aveva una medaglietta al collo attraverso la quale è
stata allertata la proprietaria, mentre il secondo è senza
padrone. La vicenda ha riportato alla memoria il tragico caso di
Chiara Locatri morta nel Brenta a Vigonza per salvare il suo
cane.
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IL TIRRENO
18 FEBBRAIO 2012
Gatto
Ciccio, vecchio micio salvato dal freddo
LIVORNO - Ciccio sarebbe venuto a
mancare. La neve e il gelo dei giorni scorsi lo avrebbero
spazzato via. Ma non è andata così. E questo grazie al buon
cuore dei volontari della Lav, di alcuni amanti degli animali e
di Paolo Morelli, scrittore e autore di vignette, Oggi Ciccio
ronfa al caldo sopra un cuscino gigante, nella sua nuova casa. E
forse non si è nemmeno reso conto della fortuna che ha avuto. Ma
chi è Ciccio? «Ciccio è un maturo gatto randagio, maschio,
grigio tigrato, di taglia media, avvezzo alla dura legge della
strada. È un bel gatto, sembra una piccola lince. È zoppo,
probabilmente per le conseguenze di un incidente stradale -
raconta Paolo - . Combatte il freddo facendo suoi gli spicchi di
sole dei prati e del cemento: fa pena, a vederlo si stringe il
cuore. Assai diffidente, è tranquillo di carattere e preferisce
sempre il profilo basso all'affilarsi le unghie per ingaggiar
battaglia: in sintesi, è parecchio intelligente, il che gioca
senz'altro a favore della sua sopravvivenza». Bazzica il rione
Scopaia, specialmente via Scozia, via Inghilterra e via
Norvegia, dove alcune famiglie gli danno del cibo
quotidianamente. A Paolo, che abita in zona, viene in mente di
adottarlo. G razie alla gentile cooperazione e alla puntuale
consulenza di alcuni volontari della Lav (la Lega Anti
Vivisezione) e all'aiuto determinante di una famiglia del posto
che nutre affetto nei suoi confronti, lo porta nella propria
casa. «Ciccio - dice Paolo - ha avuto davvero fortuna. L'ho
portato in casa e, dopo pochi giorni, è arrivata l'ondata di
neve e gelo. È un gatto un po' anziano: non ce l'avrebbe fatta.
Inconsapevolmente, non gli abbiamo regalato una "nuova vita":
gli abbiamo regalato "la vita». «In casa - racconta ancora - nei
primi giorni era perplesso. Ora, dopo circa un mese, durante il
quale ha già ricevuto le prime cure mediche, si è già ambientato
e fa il ribaldo: si fa accarezzare tranquillamente, dorme su
sedie, divani e dove capita, apprezza la compagnia e si fa
capire con i suoi miagolii».
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GAZZETTA DI MODENA
18 FEBBRAIO 2012
Animali
stremati dalla neve Prorogato lo stop alla caccia
La Provincia di Modena ha
concordato con gli Atc (Ambiti Territoriali di Caccia) Modena 2
e 3, quelli di collina e di montagna, di sospendere la caccia di
selezione agli ungulati (nella fattispecie caprioli e daini) per
un periodo illimitato e comunque fino a quando il manto nevoso
non si sarà ridotto in modo consistente. La Provincia aveva già
concordato con gli stessi Atc una sospensione per le giornate di
mercoledì 15 e giovedì 16 febbraio scorsi, provvedimento che ora
viene prorogato per il persistere delle condizioni che avevano
fatto scattare la decisione. Come sottolineato in una lettera ai
responsabili dei due Atc, la Provincia motiva la richiesta di
limitazioni con le abbondanti nevicate che hanno messo in
difficoltà la fauna selvatica. Gli appelli per una sospensione
della caccia agli ungulati in questo periodo di emergenza
maltempo si erano moltiplicati nei giorni scorsi e la situazione
era stata segnalata da diverse associazioni. Animali stremati
sono stati soccorso dal Centro “Il pettirosso”.
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GAZZETTA DI PARMA
18 FEBBRAIO 2012
Ditelo al
veterinario - Cani e gatti all'estero, nuove regole
Gentile dottoressa Faccini,
quest’estate vorrei fare un
viaggetto in Inghilterra portando con me oltre al mio
ragazzo anche il suo inseparabile compagno: Cippo, un
bassotto a pelo ruvido di 4 anni. Mi dicono che la
burocrazia impone diverse regole e che per poter partire
devo far sottoporre Cippo a una serie di esami. Chiedo a lei
lumi sull’argomento nella speranza che mi possa aiutare. Mi
hanno anche detto che se faccio la vaccinazione contro la
Rabbia, il mio cane potrebbe perdere l’olfatto, è vero?
Gentile lettrice, parto subito
dall’ultima domanda per rassicurarla. Il vaccino antirabbico
non ha alcuna controindicazione e può essere inoculato
tranquillamente a tutti gli animali che abbiano compiuto
almeno i tre mesi. Ha validità di un anno e, assolutamente,
non ha bisogno di essere richiamato dopo un mese come si usa
fare, giustamente, per le più comuni vaccinazioni. Il fatto
poi che faccia “perdere il naso” ai cani è un’autentica
leggenda metropolitana come tante che, fino a qualche anno
fa girava, quasi esclusivamente, tra i seguaci di Diana… Per
quel che concerne invece la sua intenzione di portare con sé
il bassotto Cippo in Inghilterra, mi preme dirle che è stata
molto fortunata. Infatti alcune severe norme in vigore fino
al 2011 sono state abolite ed ora portare in Irlanda, Malta,
Svezia e Regno Unito cani e gatti è divenuto molto più
semplice. Infatti dal 1° gennaio 2012 non è più necessario
effettuare la preventiva titolazione degli anticorpi post
vaccinali neutralizzanti il virus della rabbia e, di
conseguenza, attendere sei mesi prima di poter partire.
Per semplificare, non è più
necessario fare un prelievo ematico al cane a distanza di un
mese dalla vaccinazione al fine di assicurarsi che abbia
formato anticorpi contro la malattia. Per potersi recare in
Inghilterra dovrà comunque munirsi di regolare passaporto
rilasciato dai Servizi veterinari Ausl, sul quale dovrà
comparire che l’animale è stato regolarmente vaccinato
contro la Rabbia (cosa che potrà essere trascritta anche dal
suo veterinario di fiducia direttamente sul documento
vidimato dall’Ausl) e che il vaccino sia in corso di
validità. Importante è sapere che tale vaccinazione viene
ritenuta valida solo se la data non è precedente a quella di
impianto del microchip. Se così non fosse, è evidente che il
suo Cippo dovrà essere rivaccinato dopo essere stato
microchippato dal suo veterinario. Pertanto, se vuole un
consiglio, prenda già da ora appuntamento telefonico presso
il Servizio veterinario Ausl di via Vasari così da farsi
consegnare il passaporto che le durerà per tutta la vita del
cane. Il giorno stabilito dovrà portare con sé Cippo e i
documenti che attestino la sua iscrizione all’anagrafe
canina. Un veterinario verificherà poi, con un particolare
lettore, che l’animale abbia il microchip inserito
sottocute. Si ricordi inoltre di farlo vaccinare contro la
rabbia almeno 21 giorni prima della partenza per
l’Inghilterra informandosi infine presso la compagnia aerea
con cui viaggerà quali sono le condizioni per imbarcarlo.
Per ultimo, prima di partire, mi farei premura di fare una
telefonatina all’Ausl per assicurarsi che nel frattempo le
norme non siano di nuovo cambiate. Coi tempi che corrono
meglio essere previdenti. Buon viaggio.
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GEA
PRESS
19 FEBBRAIO
2012
Castelvetrano (TP): cane in strada, prende il fucile e lo centra
Non faceva
del male a nessuno, ammesso che questo possa giustificare quanto
successo, ed aveva pure una casa abitata da persone che lo
amavano e lo coccolavano. Non un randagio, come quelli di altre
storie che già abbiamo sentito per Castelvetrano (TP).I pallini
lo hanno trafitto al petto e nelle zampe anteriori. Bobbetto,
questo il nome del cagnetto bianco di Castelvetrano, si è
penosamente diretto verso il suo padrone, cercando di
trascinarsi con le zampe anteriori sanguinanti.Mario Signorello,
che ha raccontato quanto successo al portale
Castelvetrano Selinunte, si era appena ricreato del respiro
di primavera arrivato dopo lunghi giorni di freddo e maltempo.
Poi il colpo di fucile. Bobbetto non è in casa. Appena il tempo
di precipitarsi fuori e un attimo di illusione. Bobbetto è come
al solito innanzi casa, vicino la strada. Solo che qualcuno,
chissà in base a quale istinto crudele, ha imbracciato il fucile
e lo ha centrato. Ha avuto appena il tempo di avvicinarsi al suo
padrone e morire guardandolo.Fine di un cane, questa volta
padronale. Fine di uno dei tanti che lascia la vita per motivi
(qualora ci fossero) comunque ingiustificabili. Forse solo un
tiro al bersaglio. Il racconto del suo padrone è un racconto
pulito, oltre che commovente. Niente reconditi motivi. Solo
crudeltà subita che, si spera, venga almeno in questo caso
perseguita e punita.“Ci siamo guardati negli occhi senza mai
distoglieli per nessun motivo – scrive il padrone di Bobbetto -
mentre disperatamente lo accarezzavo esalò l’ultimo respiro e
morì tra le mie braccia! “.Nessuna vendetta, ma giustizia. A
Castelvetrano sono stati raccontati ormai numerosi episodi di
questo genere. Niente peculiarità. Probabilmente una sensibilità
pronta a recepire e rilanciare indignata la notizia.Mentre
oggi cervamo di sapere qualcosa di più sul cane gettato nel
cassonetto e dato alle fiamme a Palermo, una signora abitante a
Carini, a pochi chilometri del capoluogo siciliano, ci riferiva
una storia analoga.Era andata al canile con una amica desiderosa
di adottare un cagnolino. Missione compiuta e cagnolino
adottato. Poi la storia, l’ennesima. Un colpo di fucile, tempo
addietro. Per una persona che si è crudelmente divertita,
un’altra si è indignata. Non ci sono altre strade. Chiedere
leggi severe ed una capillare azione di sensibilizzazione. Un
ritorno ai volori. Ci sono, quelli veri e c’è chi, in ogni
angolo d’Italia, li tutela. Senza queste persone nulla si
saprebbe di quanto succede. Non sapremmo come poter migliorare.
Senza illusioni di leggi che (non) sbattono in galera nessuno
(ammesso che questa sia la strada) ma solo rimanendo con i piedi
per terra e chiedere giustizia vera. Senza mezzi, però, si
rischia di emulare Don Chisciotte e suoi mulini a vento. Armi
spuntate contro chi, un giorno qualsiasi, vede un cane ,
imbraccia il fucile e si diverte sparandogli al petto.
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ORVIETO SI'
19 FEBBRAIO 2012
Pelle di
animale scuoiato messa a seccare in un laboratorio di Fabro
Segnalazioni alle associazioni animaliste e ai carabinieri. Due
foto documentano un caso inquitentante che attende spiegazioni.
Che cosa viene lavorato all’interno di una fabbrica di
confezioni nella zona industriale di Fabro? Gli abitanti della
zona da tempo sono preoccupati per la sparizione di cani e gatti
![]()
FABRO
(TR) – Che cosa viene lavorato all’interno di una fabbrica di
confezioni nella zona industriale di Fabro? L'inquitenate
interrogativo è suscitato da queste foto che sarebbero
state scattate da una persona che casualmente si è trovata
all'interno del laboratorio e di nascosto sarebbe riuscita a
"rubare" questi due scatti che pubblichiamo.
La pelle di un animale scuoiato messa a seccare davanti a dei ventilatori. Queste stesse foto sono adesso nelle mani di diverse associazioni animaliste tra cui l'Enpa e l’Aidaa – associazione italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente che da anni si batte contro le pelliccerie clandestine. Ma sono ovviamente nelle mani dei carabinieri che effettueranno tutti gli accertamenti del caso. La coincidenza altrettanto inquietante, infatti, è che da qualche tempo a Fabro scalo non è infrequente la sparizione di animali domestici, cani e gatti che la gente adesso ha paura a far uscire di casa. Una mattanza compiuta sotto gli occhi di tutti? E' quello che dovrà essere verificato perchè al momento - va detto - si tratta solo di supposizioni tutte da riscontrare.
ALTRE FOTO
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LA
NAZIONE
19 FEBBRAIO
2012
Canile lager in Maremma, animali morti o segregati
L'intervento del wwf, l'area è sotto sequestro
Cinque carcasse di cani, chiuse in buste di plastica abbandonate
nel bosco e neppure sepolte. Altri 9 cani in condizioni molto
precarie
Grosseto -
Cinque carcasse di cani, chiuse in buste di plastica abbandonate
nel bosco e neppure sepolte. Altri 9 cani in condizioni molto
precarie, salvati dall' intervento delle guardie del Wwf, dei
veterinari della Asl e dei carabinieri di Roccatederighi: catene
strette al collo, legati gli uni agli altri e intrappolati in
cucce malridotte, senza cibo né acqua.Il canile lager è stato
scoperto in un castagneto a La Verna. I cani, di proprietà di un
pensionato di Roccatederighi, di 68 anni, che vive solo, sono
stati sequestrati e affidati a un canile della zona. Anche
l'intera area è stata sottoposta a sequestro. I carabinieri
hanno inviato un'informativa alla Procura per il reato di
maltrattamento, aggravato dalla morte di alcuni animali.
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ANSA
19 FEBBRAIO
2012
Canile lager in Maremma, denunciato pensionato
Scoperto nei boschi di Roccatederighi. Cinque cani morti
GROSSETO -
Cinque carcasse di cani in buste di plastica abbandonate nel
bosco. Altri 9 cani in condizioni molto precarie, salvati delle
guardie del Wwf, dei veterinari della Asl e dei carabinieri di
Roccatederighi: catene strette, legati gli uni agli altri e
intrappolati in cucce malridotte, senza cibo ne' acqua. Il
canile lager e' stato scoperto in un castagneto a La Verna. I
cani, di proprieta' di un pensionato di Roccatederighi, di 68
anni, sono stati sequestrati e affidati a un canile. L'uomo e'
stato denunciato per maltrattamento, aggravato dalla morte di
alcuni animali.
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IL TIRRENO
20 FEBBRAIO 2012
Cinque
cuccioli morti nel canile lager
ROCCATEDERIGHI (GR) - Cinque
cuccioli trovati morti, altri 9 cagnolini in pessime condizioni
di salute, affamati e in mezzo alla sporcizia e legati a catene
cortissime. Ecco quello che c’era in un canile lager scoperto
sabato pomeriggio dalle guardie zoofile del Wwf e della Lega
anticaccia in un bosco di castagni di Roccatederighi, nel
Grossetano. Le guardie hanno trovato le carcasse dei cuccioli
più giovani, alcune delle quali già sistemate in dei sacchi di
plastica, che non sono sopravvissuti alla fame e al freddo,
mentre gli altri rischiavano di fare la stessa fine: «Uno
spettacolo agghiacciante»- hanno riferito le guardie, che erano
andate nel canile per controllare l’applicazione della legge
regionale, che vieta di tenere gli animali legati con la catena,
se non in casi eccezionali, ma hanno trovato molto di peggio. A
quel punto gli uomini del Wwf e della Lac hanno chiesto
l’intervento dei carabinieri. E per il proprietario del canile,
un pensionato di 69 anni di Roccatederighi, appassionato di
caccia, le cose si sono messe male. L’uomo è già stato
denunciato per maltrattamento di animali, i tremila metri
quadrati di castagneto sono stati sequestrati e i nove cani
ancora vivi, anche loro meticci come quelli trovati senza vita,
portati ad un canile delle vicinanze dove potranno forse
dimenticare l’orrore vissuto fino ad oggi. Ulteriori indagini
interesseranno poi il bosco, dove i carabinieri temono siano
state sepolte altre carcasse di cani.
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GEA PRESS
21 FEBBRAIO 2012
Grosseto:
le foto del canile lager (ATTENZIONE IMMAGINI FORTI)
A caccia
con un occhio e c'è chi vuole alzare il termine del porto
d'armi.
All’appello mancano diciassette
cani e le voci che corrono in paese riferiscono essere morti ad
agosto. Certo non per la neve, come ora parrebbe giustificarsi
il sessantanovenne cacciatore di Roccatederighi, frazione del
Comune di Roccastrada in provincia di Grosseto. C’era la neve e
non potevo andarci, va dicendo in giro. In pochi gli credono.
Neanche i conoscenti cinghialai che a caccia non lo volevano.
Con un occhio solo, non si sa mai.Anche questo può succedere in
Italia. A caccia con un occhio e la licenza da rinnovare ogni
sei anni. Un lasso di tempo senza eguali nei tempi previsti per
il rinnovo delle diverse tipologie di porto d’armi e che ora,
grazie ad un emendamento al decreto sulle semplificazioni
presentato dall’On.le Molgora, Presidente della Provincia di
Brescia, rischia di slittare addirittura ad otto.Dei 14 cani
ritrovati dalle Guardie del WWF e della LAC, in un intervento
congiunto ai Carabinieri della locale Stazione, nove erano
ancora vivi, sebbene quattro senza microchip ed uno non
denunciato. Due dei nove, però, erano moribondi. Poi altri
cinque, morti. Anche tra questi ultimi, in quattro erano senza
chip ed uno non era stato denunciato.Morti di freddo e di
stenti. Ha nevicato a Grosseto, ma non tanto da giustificare
tale mostruosità. Cani legati alla catena, morti di freddo, di
fame e di sete. Poi quelli putrefatti, chiusi nei sacchetti. Il
tutto detenuto dal cacciatore con un occhio, molto noto per i
suoi segugi maremmani. Il sospetto degli inquirenti, a quanto
pare avvalorato da alcuni annunci ritrovati su riviste
specializzate, è che quello fosse un allevamento finalizzato
alla vendita. Le baracchine in legno (una era stata
semidistrutta dai morsi della fame di un cane poi deceduto)
sparsi nel castagneto. Stante le indiscrezioni apprese in loco,
quell’allevamento non era poi così irraggiungibile nel fitto del
bosco. Forse, nel passato, c’è stata una ispezione veterinaria
che non aveva però dato gli esiti sperati. Di certo, il
cacciatore allevatore, aveva continuato la sua attività e appena
pochi giorni addietro, trapela ora tra i ben informati, aveva
consegnato il tesserino caccia agli uffici della Provincia. Il
termine ultimo, per la Provincia di Grosseto, è infatti il 20
febbraio.Su insistenza dei Carabinieri e delle Guardie WWF e LAC,
tutti i cani superstiti sono stati trasferiti in una struttura
idonea, mentre l’intera area, ricavata all’interno di un bosco
di castagni, è stata posta sotto sequestro. Il sospetto è che
possano esservi stati sepolti dei cani. In queste ore sarebbe in
corso il controllo delle armi da parte dei Carabinieri e non è
detto che la vicenda possa presentare altri risvolti. Sembra che
sarà quasi scontato che l’Autorità di Polizia, stante le
condizioni del cacciatore, disporrà il ritiro del porto d’armi.L’occhio,
a quanto pare, l’aveva perso in un incidente di caccia. I cani,
per freddo, fame e sete. Se non fosse stato per i Carabinieri e
le Guardie volontarie, alla prossima stagione di caccia avrebbe
nuovamente imbracciato il fucile. Anzi, a quanto pare, di questo
lui sembra esserne certo.Qualcosa, da quelle parti, si sta forse
incrinando. A non molti chilometri da Roccastrada, tra i boschi
di Castiglione della Pescaia, poco più di un mese addietro
trapelò da ambienti venatori un’altra tremenda notizia. Otto
cani, in macchina a morire. Purtroppo il proprietario si è
avvalso di numerosi testimoni, tutti componenti della squadra di
cinghialisti. Nessuno si presentò a rivendicare quanto scritto e
diffuso in forma anonima.
VEDI FOTOGALLERY
(ATTENZIONE IMMAGINI FORTI):
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MAREMMA NEWS
25 FEBBRAIO 2012
"Qualche
scomoda verità sui cani maltrattati"
Intervento
di Michele Scola, presidente della sezione grossetana di Italia
Nostra.
Grosseto: “Nei giorni scorsi sono
apparsi vari articoli giornalistici sul blitz compiuto dai
carabinieri nei boschi di Roccatederighi, dove sono stati
ritrovati, in un canile-lager, vari cani morti chiusi in sacchi
di plastica, e altri cani ancora vivi, ma legati a catena corta
e stremati dal freddo e dalla denutrizione – scrive Michele
Scola, presidente della sezione grossetana di Italia Nostra -
Sul caso, naturalmente, è scoppiata la polemica fra le
associazioni animaliste e i sostenitori a oltranza della caccia.
Questi ultimi negano ogni loro coinvolgimento nella vicenda. Gli
animalisti sostengono invece che il proprietario del canile era
stato, fino a poco tempo fa, un cacciatore. A confondere
ulteriormente le idee è apparsa sulla stampa anche la
dichiarazione innocentista di un abitante della zona: “È stata
colpa della neve delle scorse settimane. Quell’uomo è una
persona molto dolce, che ha fatto di tutto per salvare quegli
animali”. I lettori mi vorranno scusare se ritorno
sull’argomento tentando di fare un po’ di chiarezza.
Innanzitutto diciamo che ci sono diversi tipi di canili-lager.
Ci sono quelli organizzati, per lo più da consapevoli aguzzini,
per torbidi scopi di lucro: non sembra sia il caso di
Roccatederighi. Ci sono quelli gestiti da sciagurati i quali
raccolgono cani randagi e li segregano, credendo in buona fede
di amarli e di proteggerli, mentre in realtà sono mossi da
morbose pulsioni di possesso. Inoltre, essendo inadeguati al
difficile e gravoso compito che si sono assunti, finiscono per
rivelarsi, nei fatti, dei veri e propri aguzzini. Il caso di
Roccatederighi farebbe pensare che si tratti di quest’ultima
categoria: si pensi ai cani morti rinchiusi in sacchi di
plastica, un atto che sembra dettato da un ultimo, irrazionale
desiderio di protezione nei confronti dei poveri animali.Il
presidente della Federcaccia provinciale, Luciano Monaci,
invece, non si è lasciato sfuggire l’occasione di sfruttare
strumentalmente la notizia a vantaggio della sua categoria. “
Noi non riconosciamo come cacciatore la persona denunciata,” ha
dichiarato. “So per certo che i cani dei cacciatori sono
trattati benissimo. Il cane per noi è tutto, è il nostro
mondo.”No, egregio presidente Monaci: quella che lei cerca di
propinarci è una mezza verità. L’altra metà della storia da lei
raccontata è una balla stratosferica. Non c’è dubbio che, nelle
pratiche venatorie per così dire “normali”, quelle condotte
individualmente sulla piccola selvaggina, il cane, per il
cacciatore, è di norma non solo un aiuto strumentale, ma anche
un animale di affezione, da tenere in casa, in famiglia, e da
portare, oltre che a caccia, anche a passeggio, al guinzaglio.Ma
c’è un altro volto della caccia, mantenuto volutamente
nell’oscurità: quello della caccia al cinghiale. Una caccia,
come denunciato in più occasioni, incredibilmente feroce, e dove
tutto è pervaso di istinti sanguinari.Il cane, in questo tipo di
caccia in branco, non è un essere legato affettivamente al suo
padrone. E un puro strumento di utilità. Nessun cacciatore
permetterebbe mai che il suo magnifico setter, col quale va a
caccia di fagiani, si avventasse su un cinghiale ferito,
rischiando di farsi squartare. I cacciatori di cinghiali,
invece, lo fanno, anzi, lo pretendono, e se il cane, ubbidendo
al suo istinto di conservazione, si ritrae di fronte al
pericolo, lo considerano inadeguato.Il cinghialaio non tiene in
casa il suo cane, non lo porta a passeggio. Non lo vuole
rammollito dalle coccole, dal calduccio dei termosifoni e dalle
ciotole di buon cibo. Lo vuole abituato ai latrati continui del
branco, lo vuole inferocito dalla fame e dalla sete, indurito
dal gelo e dal solleone estivo, esasperato dalla costrizione per
gran parte dell’anno entro gabbie sporche e anguste. Ecco
perché, quando il canaio libera il branco all’inseguimento dei
cinghiali, lo scatena in un’orgia di sangue.Il canile-lager di
Roccatederighi non è roba vostra, presidente Monaci, siamo
d’accordo. Ma di chi sono, allora, le centinaia e centinaia di
luride bidonville, nascoste nelle campagne e nei boschi della
Maremma, dove i poveri cani dei cinghialai trascorrono in
segregazione la loro esistenza latrando disperatamente giorno e
notte? Di chi sono le centinaia, le migliaia di cani che,
vecchi, ammalati, o vinti dalla paura, vengono uccisi, o, nella
migliore delle ipotesi, abbandonati al randagismo?” conclude
Scola.
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LA
NUOVA FERRARA
19
FEBBRAIO 2012
Morto Chicco, era la star di tutte le scolaresche
ARGENTA
(FE) - Da quasi 15 anni era diventata una delle mascotte
preferite dei bambini delle scuole elementari di Argenta. E
tante scolaresche sono andate in visita a trovarlo. Ma
purtroppo, tutto questo non sarà più possibile perchè
"Chicco", la volpe allevata dalla famiglia D'Ippoliti, è
morta l'altro ieri. La storia di questo animale (della
famiglia dei Canidae), risale a circa 15 anni fa, quando
Franco D'Ippoliti con il figlio Bruno e il nipote Andrea,
residente in via del Catino (la strada a ridosso dell'argine
del fiume Reno), si sono trovati vicino alle loro stalle di
tori, questa piccola volpe nata da pochi giorni. Da sempre
amante degli animali, la famiglia l'ha da subito accudita,
informando anche del loro tentativo di allevarla le autorità
preposte e l'università di Bologna. E proprio dall’ateneo
felsineo che sono venuti tut ti i suggerimenti compreso il
tipo allattamento. Col tempo, Chicco (questo il nome che è
stato dato alla volpe), è cresciuto come uno dei tanti
animali dell'azienda ed è diventato “di casa”. Pur avendo
avuta la possibilità, non si è mai allontanato
dall’abitazione, adattandosi anche alla convivenza con gli
animali da cortile della famiglia. Pur schivo, non
rinunciava a momenti di gioco con tutta la famiglia e al
comando di andare a cuccia, ubbidiva ai padroni rifugiandosi
nel suo box. In quel recinto costruito appositamente, e
dove, come natura vuole per i maschi di volpe, scavava tane
continuamente. Per la curiosità della gente e soprattutto
degli alunni - ma grazie anche alla disponibilità della
famiglia D'Ippoliti -, Chicco era diventata una star nelle
gite didattiche delle scolaresche, immortalato in tanti
disegni dal vivo. Raramente, infatti, si può vedere una
volpe così da vicino e in cattivit&a grave;. Purtroppo, come
tutte le belle storie, anche questa di Chicco si è conclusa.
Da tempo l'animale soffriva di cancro e l'altro ieri,
nonostante le premurose cure, è morto.
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LA NUOVA SARDEGNA
19
FEBBRAIO 2012
Cavallo ucciso a fucilate: è di Alessandro Bissiri
ABBASANTA (OR). Nel cuore della notte gli hanno ucciso a
fucilate un cavallo. Un brutto episodio che ha turbato “Sa
corsa a Sa pudda”, svoltasi proprio ieri pomeriggio ad
Abbasanta. L’obiettivo era stato proprio il presidente
dell’associazione cavalieri, Alessandro Bissiri. Il giovane
studente universitario è stato eletto proprio di recente
alla guida della Associazione ippica che ogni anno organizza
anche la manifestazione di carnevale. Secondo quanto si è
appreso, la notte scorsa qualcuno si è introdotto della
azienda di campagna della famiglia Bissiri. In una stalla si
trovava proprio il cavallo dello studente. L’attentatore
dopo aver caricato il fucile ha ucciso l’animale. L’episodio
sarebbe accaduto qualche minuto prima dell’arrivo nell’
azienda di Alessandro e di un familiare. Qualche istante
prima e lo stesso presidente avrebbe potuto avere un
incontro ravvicinato con l’attentatore. L’episodio è stato
denunciato ai carabinieri che ora stanno svolgendo le
indagini per individuare gli attentatori. Forse l’incarico
di presidente della associazione, assegnato ad Alessandro
Bissiri, non sarebbe stato gradito a qualcuno. La famiglia
Bissiri è conosciuta non solo nell’alto Oristanese, ma in
gran parte della provincia. Il padre, Tore Bissiri, è stato
segretario comunale in diverse amministrazioni della zona.
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LA ZAMPA.IT
19
FEBBRAIO 2012
Cane prova a salvare la padrona dall'incendio, ma muoiono
entrambi
Resosi conto delle fiamme, il fido quattrozampe ha cercato
di svegliare l'anziana signora,
ma era troppo tardi
San
Gimignano di Crotone (Lucca) Non l’ha mai abbandonata,
neanche nel destino più crudele. E quando le fiamme hanno
iniziato a prendersi i mobili, le tende, i tappeti, si è
accasciato accanto alla sua padrona ed è morto con lei.
Erasmo, un Chow Chow si otto anni, accortosi dell’incendio
divampato nella notte tra venerdì e sabato a San Gimignano
di Controne, vicino a Bagni di Lucca, nell’abitazione di
Maria Rosa Ursella, una anziana signora di 79 anni, ha
provato a svegliarla. Ma prima che la donna si rendesse
conto di quanto stava accadendo, il fuoco aveva già bloccato
ogni uscita e l’aria era diventata irrespirabile.
Maria Rosa, appassionata di musica, quella sera aveva acceso la tv per seguire il festival di Sanremo. Secondo il Tirreno, sono la spia del digitale terrestre e quella del televisore, rimaste accese da giorni, a provocare& nbsp;il surriscaldamento di un cavo e a causare il principio d’incendio. Quando la figlia e il genero rientrano a casa, vedono il fumo uscire dalle finestre: provano in ogni modo a salvare la donna, ma è tutto inutile. Il fumo ha completamente invaso l’appartamento e la temperatura è altissima.I vigili del fuoco, qualche ora dopo, troveranno Maria Rosa e Erasmo, accasciati per terra uno accanto all’altra. «Qualche giorno fa – ha detto il genero - è arrivato in casa un assicuratore. Per poco il cane non lo ha sbranato. Erasmo era pronto a difendere la nonna sino all’ultimo respiro». E così è stato. |
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LA NUOVA FERRARA
19
FEBBRAIO 2012
Labrador cade nel Reno Salvato dai vigili del fuoco
CENTO (FE)
- Nonostante sia il cane nuotatore per eccellenza, ieri ha
rischiato grosso nelle acque del fiume Reno nei pressi del
Ponte Vecchio, ma è stato tratto in salvo grazie
all’intervento dei vigili del fuoco di Cento. Protagonista
della disavventura, un cane di razza labrador che ieri
durante la passeggiata con il padrone è rimasto coinvolto in
un fuori programma finendo nel fiume. Visto il suo animale
in difficoltà e non essendo in grado di aiutarlo, il padrone
ha chiesto aiuto ai vigili del fuoco. Arrivati sul ponte
Vecchio i vigili si sono tuffati, hanno raggiunto il cane e
lo hanno tratto in salvo per il sollievo del padrone e,
naturalmente, del diretto interessato. A parte un po’ di
spavento il cane era in buone condizioni ed è rientrato a
casa con il suo padrone, senza problemi.
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LA
PROVINCIA DI VARESE
19 FEBBRAIO
2012
Due detective a caccia di Abel
Resta il giallo sul levriero di Varese
MASNAGO (VA)
- (a.mor.) Elena Invernizzi ha chiesto aiuto a «Buddy - gli
acchiappanimali di Bergamo» per ritrovare Abel, il levriero
sparito nel giorno di San Valentino.Gli acchiappanimali sono un
famoso nucleo investigativo specializzato nella ricerca di
animali scomparsi che agisce analizzando il territorio con i
satelliti, verificando gli avvistamenti, posizionando poster e
volantini e ascoltando i testimoni. A gestire le ricerche sono
due giovani detective che hanno studiato in America: Luca
Spinelli e Andrea Granelli.Alle abilità investigative uniscono
la conoscenza del comportamento animale. Scenderanno in campo,
tracceranno un quadro del carattere di Abel e poi proveranno a
capire le motivazioni che potrebbero averlo spinto alla fuga.
Infine faranno una previsione dei chilometri che potrebbe aver
percorso. Gli investigatori saranno aiutati nella loro ricerca
da due cani: Napoleone, un setter irlandese di sei anni dal
fiuto eccezionale. E Nikita, un American Staffordshire Terrier
di dieci anni in grado di rimanere nascosto per diversi minuti
in appostamento. Le ricerche del nucleo sono particolarmente
efficaci perché sono i cani a suggerire le piste da seguire.Nel
frattempo Elena Invernizzi, la padrona del cane disperso, ha
affisso in città più di 200 manifesti con la foto di Abel.
«Abbiamo bisogno di aiuto, le segnalazioni più importanti sono
arrivate parlando con la gente - racconta - Tutti gli
avvistatori erano impreparati e non sapendo come comportarsi,
vedendo il cane tranquillo, non hanno fatto niente. O peggio
ancora lo hanno spaventato a morte rincorrendolo urlando o con
un motorino».Venerdì mattina Abel è stato avvistato in via
Veratti. Cercava cibo. Alle 10 era in via Crispi. Domenica è
stato visto in via Fiume. «Secondo me non trova la via di casa
perché ci siamo appena trasferiti a Masnago. Non conosce la
zona» ipotizza la padrona. Gli avvistamenti sono raccolti su
Facebook, nella pagina di Elena Invernizzi.Il cane spicca per la
taglia molto grande, non può passare inosservato. E' magro,
color sabbia con una maschera nera sul muso, è diffidente con
gli estranei e non è abituato a stare fuori al freddo. Chi
avesse sue notizie può contattare il numero 347/23.54.939.
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IL GIORNO
19 FEBBRAIO 2012
Allarme
bracconieri, il Rhodense fa gola
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di Andrea Sartirana
Vanzago (MI) - Il fenomeno del
bracconaggio risulta in preoccupante ripresa anche nella
provincia di Milano. Non fanno eccezione le campagne del
Rhodense, meta di quella che viene definita «trasferta
venatoria». Sono infatti in aumento i bracconieri che dalla
Bergamasca e dal Bresciano si spostano nelle campagne milanesi.
A lanciare l’allarme, a pochi giorni dalla chiusura della
stagione venatoria, è Antonio Delle Monache, coordinatore delle
guardie volontarie Wwf Lombardia. «Durante le uscite effettuate
dai nostri volontari della stagione venatoria appena conclusa –
dice Delle Monache – sono stati denunciati diversi cacciatori.
Lo scorso ottobre nelle campagne di Cornaredo è stato rinvenuto
un raro esemplare di sparviere ucciso da una fucilata. Quello
che preoccupa è anche la zona del ritrovamento: non un luogo
isolato e per questo poco frequentato, ma addirittura il Parco
dei Fontanili, meta di escursionisti e ciclisti».«Nelle campagne
di Settimo Milanese – continua Antonio Delle Monache – sono
stati sorpresi e denunciati due cacciatori bresciani che avevano
ucciso ben 39 esemplari di specie protette tra cui pettirossi,
pispole, migliarini di palude e passeri. Con l’aggravante di
utilizzare dei richiami elettromagnetici vietati dalla legge.
L’intervento della Polizia Provinciale ha così consentito di
sequestrare le armi, le cartucce, ed ovviamente gli animali
abbattuti». Un utilizzo, quello dei richiami acustici, sempre
più diffuso ma blandamente punito, commenta ancora Delle
Monache: «La legge, infatti, ne vieta l’uso, ma non la vendita
ed il possesso. Di fatto sono acquistabili anche in siti di
caccia. Un fenomeno preoccupante, ma quasi esente da critiche
specie tra le associazioni venatorie».
L'attività di controllo delle guardie venatorie, lo scorso novembre, ha portato alla denuncia di un cacciatore, sorpreso nelle campagne di Mediglia, che risulta aver ucciso un raro esemplare di sparviere, specie particolarmente protetta trattandosi di un uccello rapace. Ultimo caso eclatante alla fine della stagione venatoria: «Alla fine dello scorso gennaio – conclude Delle Monache – a Cinisello Balsamo è stata denunciata una persona che aveva posizionato sul proprio balcone tre gabbie trappola per la cattura di piccoli uccelli. Sono stati sequestrati una decina di esemplari di specie protetta. Questi sono solo i casi più eclatanti, purtroppo il problema del bracconaggio ha una diffusione preoccupante in tutta la Lombardia». Attualmente in Italia esistono circa 400 guardie volontarie venatorie del Wwf, circa quaranta solo in Lombardia, impegnate nella vigilanza del territorio.Nel corso di periodiche uscite sul territorio le guardie Wwf effettuano controlli spesso in collaborazione delle forze dell’ordine e perseguono reati a danno dell’ambiente, che vanno dall’uccisione di animali protetti all’esercizio abusivo della caccia. «Solo lo scorso anno - conclude Delle Monache - l’attività di ricognizione del territorio ha portato alla denuncia di 60 tra cacciatori e bracconieri che, tra le altre cose, detenevano illegalmente fauna protetta». Anche quest’anno numerosi sono stati i ricorsi che Wwf Italia, insieme a Lav, Lipu, Legambiente, Enpa, Animalisti italiani, Lac, ha promosso contro i calendari venatori regionali. Per segnalare casi di bracconaggio: 3287308288. |
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LA NUOVA FERRARA
19
FEBBRAIO 2012
Pappagalli rari tenuti illegalmente
Ferrara
- Teneva illegalmente, e in condizioni non idonee, tre
esemplari di rarissime Ara Militaris, una specie di uccello
esotico protetto a livello internazionale dalla Convenzione
di Washington. Il proprietario, un ferrarese titolare di
un’azienda nella cintura urbana, è stato così denunciato per
detenzione illegale di specie protetta, un reato che prevede
l’arresto da tre mesi a un anno o l’ammenda da
settemilacinquecento euro a cinquanta mila euro. La scoperta
è avvenuta nel corso di un ordinario controllo nel settore
zootecnico da parte degli Agenti del Nucleo Investigativo di
Polizia Ambientale e Forestale del Corpo Forestale dello
Stato (Nipaf) di Ferrara. Nell’azienda i militari hanno
rinvenuto numerosi uccelli esotici allevati in apposite
voliere accanto a una stalla. Gli Agenti della forestale,
dopo un attento esame delle specie, hanno riconosciuto
alcuni rari esemplari di pappagalli protetti a livello
internazionale dalla Convenzione di Washington, per i quali
vigono numerosi divieti che ne limitano fortemente la
detenzione e commercializzazione. Si tratta di specie in via
di estinzione, originarie di paesi del sudamerica, oggetto
di commercio illegale da parte di organizzazioni senza
scrupolo che traggono elevatissimi guadagni dall’attività
illegale. Infatti, sul mercato nero un esemplare di Ara
militaris può raggiungere e superare il valore di diecimila
euro e non mancano collezionisti disposti a pagare fino a
40mila euro. Gli esemplari erano custoditi in voliere
all’aperto in condizioni ambientali non idonee alla specie
che appartiene ai climi caldi, e sono risultati dopo
apposita visita veterinaria affetti da una malattia
potenzialmente trasmissibile ad altre specie animale incluso
l’uomo. Gli esemplari sono stati trasferiti al Centro
Recupero Specie Selvatiche ed Esotiche di Sempronia no (Gr),
gestito dal Wwf.
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LA ZAMPA.IT
19
FEBBRAIO 2012
"Nessuno tocchi Simba", petizione per un cinghiale
La gente di una frazione di Sanremo contro la decisione di
addormentare e portare via l’animale
GIULIO
GAVINO
Sanremo
(IM) «Nessuno tocchi Simba». La gente di San Pietro,
frazione di Sanremo, è pronta a fare le barricate per
difendere la libertà e quella magìa uomo-natura che si è
instaurata alla «curva-del fabbro», alle spalle
dell’ospedale, dove ormai da un anno un cinghiale viene
sfamato e coccolato come se fosse il micio di casa. E’
accaduto perchè «Simba», così lo hanno chiamato anche se è
una femmina (ma i bene informati dicono che sia una
contrazione dialettale di cinghiale), da piccolino con mamma
e fratello è stato sfamato dalle gattare di quell’angolo di
collina. Adesso i bambini che vanno a scuola tutte le
mattine a Verezzo si fermano e gridano sul bordo della
strada «Simbaaaaa». E dopo un po’ lui arriva, docile,
mansueto, e si sgranocchia una fetta di pane, qualche merend
ina e focaccetta. «Ciao ci vediamo quanto ritorniamo a
casa...».Il problema è che qualcuno sostiene che Simba
giracchiando vicino alla strada carrozzabile avrebbe fatto
cadere delle pietre che potrebbero rappresentare un
pericolo. Quel qualcuno ha fatto un esposto. La possibilità
di un incidente è quella di essere centrati da un pullman
precipitato di sotto passando sotto i vicini viadotti
dell’autostrada. Ma tant’è la scorsa settimana è arrivata
una pattuglia con un fucile armato con siringa
narcotizzante. Simba si è avvicinato, lo hanno centrato, ma
lui invece di cadere fulminato, addormentato, si è
allontanato e forse è caduto nel sonno al sicuro nella sua
tana. Adesso vorrebbero riprovarci ma a San Pietro sono
tutti contro e troveranno pane per i loro denti. La gente ha
iniziato a raccogliere le firme.«Ci hanno detto che lo
vogliono portare nell’oasi di San Romolo - dicono gli
animalisti - perchè in un recinto mentre qui è libero e
tranquillo? Qualcuno ne farà salsicce invece che accudirlo.
Abbiamo sbagliato a sfamarlo? Oggi i nostri bambini e i
nostri nipotini lo vengono a trovare qui, a pochi passi
dalla città. Lo possono accarezzare. Meglio che rimanga qui
con noi e che sia il destino a decidere la sorte di
quell’animale». Ieri Simba si è mangiato panettone, qualche
castagna secca, e si è preso tante coccole. Che non se ne
vuole andare è evidente e scontato. Il paradosso è che chi
vorrebbe salvarlo è pronto a sparargli per strapparlo alla
vita di fronte alla quale il suo destino l’ha messo. Ma a
San Pietro non mollano e non molleranno.
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LA SICILIA
20
FEBBRAIO 2012
Orrore in via Luigi Palomes, strada periferica ricadente nel
quartiere di Brancaccio: una cagnetta di circa sei mesi è
stata gettata in un cassonetto dell'immondizia dopo averle
dato fuoco
Palermo
- Orrore in via Luigi Palomes, strada periferica ricadente
nel quartiere di Brancaccio: una cagnetta di circa sei mesi
è stata gettata in un cassonetto dell'immondizia dopo averle
dato fuoco. È accaduto nella serata di sabato.
È stata salvata dai vigili del fuoco avvertiti da alcun ragazzi. È stata poi soccorsa dalla squadra della Gesip, la società incaricata dal Comune per le mansioni al canile municipale dove l'animale si trova adesso ricoverata. Immediate sono scattate le indagini della polizia municipale per risalire ai teppisti che si sono macchiati di questo atroce crimine. A dare l'allarme al 115 sono stati alcuni ragazzi, che risiedono nella zona e che stavano rincasando. Hanno notato una lingua di fuoco provenire dal cassonetto e si sono accorti che una cagnetta era stata avvolta dalle fiamme. I pompieri sono arrivati tempestivamente ed i soccorritori hanno strappato a morte sicuro il fedele amico dell'uomo. I veterinari hanno riscontrato diverse ustioni sull'animale e sperano di salvare la cagnetta. Gli investigatori, ieri mattina, hanno effettuato un sopralluogo in via Palomes nel tentativo di localizzare impianti di videosorveglianza ed individuare, così, gli autori del barbaro gesto. |
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IL SECOLO XIX
20
FEBBRAIO 2012
Pesci morti nell’acquario: denunciato
bar di Rapallo
provincia di Genova - Presunto abbandono, maltrattamento e
uccisione di animale. Lo ha denunciato Ayusya ai carabinieri
di Sestri Levante. La segnalazione riguarda i pesci
custoditi nell’acquario di un bar, chiuso da mesi, di corso
Assereto a Rapallo. La vasca, visibile dalla strada perché
inserita nella vetrina dell’esercizio pubblico, è sporca e
buia. «Venerdì scorso - racconta Eugenia Rebecchi,
presidente dell’associazione di protezione della vita,
Ayusya - una persona ci ha parlato della presenza di alcuni
pesci in pessime condizioni, di un esemplare già morto e
dell’assenza da settimane del gestore del bar. Dopo aver
inoltrato la segnalazione al corpo forestale, sabato
pomeriggio ho effettuato un sopralluogo con una volontaria
di Rapallo per verificare la situazione. Ho accertato -
prosegue Rebecchi - la presenza di nove esemplari in vita e
di uno morto. L’acquario, privo di impianto per
l’ossigenazione, filtraggio, riscaldamento e illuminazione
per mancanza di corrente elettrica era in condizioni
igieniche compromesse». Il presidente ha chiamato polizia e
carabinieri ed è stato raggiunto da due vigili urbani e dal
proprietario del locale. «Ho rilevato - racconta Rebecchi -
che era impossibile lasciare l’animale deceduto
nell’acquario fino a stamattina, giorno indicato dal
proprietario per la rimozione dei pesci a cura della polizia
zoofila, perché l’acqua si sarebbe inquinata mettendo a
rischio gli animali superstiti. A quel punto il proprietario
e i due agenti sono entrati nel bar e hanno rimosso la
carcassa del pesce morto». Ayusya denuncia lo stato di
abbandono in cui versa l’acquario e nell’esposto ventila i
reati di maltrattamento e uccisione di animali.
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ADN KRONOS
20 FEBBRAIO 2012
Sassari,
morto il delfino spiaggiato a Stintino
Sassari -
Nonostante ieri i veterinari avessero riscontrato un leggero
miglioramento della sintomatologia respiratoria e nervosa, la
piccola stenella non ce l'ha fatta
Sassari - Non ce l'ha fatta la
piccola stenella spiaggiata sabato scorso alle Tonnare di
Stintino, nonostante ieri i veterinari avessero riscontrato un
leggero miglioramento della sintomatologia respiratoria e
nervosa. Il cetaceo, che ieri aveva iniziato a muoversi
autonomamente con piccoli movimenti, questa mattina e' morto,
''presumibilmente per una malattia infettiva''.
Questa mattina quando i veterinari
del Servizio di sanita' animale dell'Asl, Giovanni Carboni, e
del Crama, Daniele Denurra, sono arrivati nella piccola laguna
antistante lo stagno di Casaraccio, la stenella non c'era piu'.
L'animale infatti si era spostato verso l'interno, in
prossimita' della chiusa dello stagno. I veterinari l'hanno
ritrovata poggiata su un fianco e presentava difficolta'
respiratoria. Gli specialisti hanno cercato di sistemarla nella
laguna, anche con l'aiuto dei carabinieri della Stazione di
Stintino e gli uomini della delegazione di spiaggia di Tanca
Manna.Alle 11 pero' la stenella e' morta. I veterinari, che ieri
avevano praticato una flebo con soluzione glucosata e fatto
alcuni prelievi per eseguire esami di laboratorio nei confronti
di morbilivirus (sospetto), toxoplasmosi e brucellosi, ritengono
che ''l'animale possa essere stato colpito da una malattia
infettiva''. L'animale e' stato inviato all'Istituto
zooprofilattico per l'autopsia che potra' determinare la cause
del decesso.
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TRENTINO
20 FEBBRAIO 2012
Truffe
online sulla pelle degli animali
TRENTO. É l’associazione Aidaa a
mettere in guardia gli amanti degli animali che navigano in
rete. Il web, avvertono, è un giano bifronte, che da una parte
proprio grazie agli annunci, ai siti dedicati ed alle pagine di
facebook permette di salvare e trovare casa a migliaia di
animali (in particolare cani e gatti) ogni anno, ma che allo
stesso tempo nasconde insidie molto pericolose.Molte le truffe
online: le più diffuse sono quelle dei finti cani del Camerun,
qui attraverso una serie di annunci che appaiono sui siti
specializzati e sui siti di annunci gratuiti i truffatori
promettono di regalare un cucciolo di cane (ma ora anche di
gatto e altri animali) proveniente dal Camerun in cambio del
solo costo del viaggio aereo. Ovviamente non esiste alcun cane e
i truffatori hanno escogitato un sistema che ha permesso loro di
truffare oltre 25.000 italiani in pochi anni sottraendo loro
milioni di euro. Altro sistema di truffa abbastanza conosciuto è
quello della vendita di cuccioli di animali online, qui la
truffa sta dietro l’angolo in quanto spesso questi animali
venduti persino a rate sono diversi da quelli presentati nel
sito, molti di loro sono malati o destinati a morte certa: ogni
anno in Italia sono oltre 450.000 gli animali acquistati via web
almeno 5.000 l’anno le denunce per truffa.C’è poi il filone di
facebook vera manna per far soldi. La truffa più diffusa è
sicuramente quella della finta raccolta di fondi per curare
animali malati, in questo caso prima di aderire ed inviare
quattrini verificare sempre l’esistenza dell’animale (magari
facendosi dire il veterinario che l’ha in cura e informandosi
presso di lui) e soprattutto mai rispondere a richieste di
denaro che provengono da gruppi o pagine che non abbiano un
riferimento preciso a una persona fisica o ad un associazione
legalmente riconosciuta.
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IL FATTO QUOTIDIANO
20
FEBBRAIO 2012
Grandi mammiferi in estinzione Sempre più gettonati dai
menù globali Non solo inquinamento, ma anche la voracità
dell'uomo. Orsi polari, balene, delfini. Questi grandi
animali sono sempre più a rischio per via delle loro carni.
A rivelare questi particolari uno studio Wildlife
Conservation Society
I grandi
mammiferi marini non sono minacciati solo da inquinamento e
cambiamenti climatici. A rendere sempre più incerta la loro
sopravvivenza è la voracità dell’essere umano. Balenottere,
beluga, delfini; ma anche foche, trichechi e addirittura
orsi polari: l’uomo riesce a cibarsi veramente di tutto. Un
trend in crescita costante, soprattutto laddove queste
specie sono ormai fra le poche forme di sostentamento, che
ha portato le nazioni in cui ci si ciba di questi animali
dalle 107 del 1981 alle 125 di oggi. Lo rivela uno
scioccante studio della Wildlife Conservation Society (WCS)
e dell’Okapi Wildlife Associates, che vedono le cause
principali di ciò nell’aumento vertiginoso della popolazione
mondiale, nella diffusione della povertà e nell’esaurimento
delle riserve ittiche.
Sono ben 87 le specie di mammiferi marini che stanno ris chiando di scomparire. Una conseguenza del peggioramento delle condizioni di moltissime persone nelle zone più povere del pianeta, parallelo al crescente consumo di cibi di origine animale che caratterizza il resto del mondo ed alla riduzione degli stock ittici. Che, sovra-sfruttati a livello globale del 75%, portano il pesce disponibile a scarseggiare, e i pescatori dei Paesi più svantaggiati a consumare tutto ciò che viene accidentalmente o intenzionalmente catturato. Inclusi orsi e leoni marini, la cui carne è parte della dieta di alcune popolazioni indigene delle zone più remote del nord America. Questo inquietante fenomeno è stato portato a galla da uno studio durato tre anni, in cui i ricercatori della WCS hanno analizzato i dati di 900 diverse fonti, tutti riguardanti il consumo a scopi alimentari. Non si sono infatti presi in considerazione i casi in cui questi mammiferi vengono catturati per diventare esche o cibo per altri ani mali, o per ricavarne medicinali. “Il nostro studio evidenzia un’escalation nell’uccisione di piccoli cetacei presi durante le attività di pesca a partire dal 1970”, affermano gli autori: “Dove il consumo è collegato alla sicurezza alimentare e alla povertà, abbiamo spesso riscontrato che gli animali catturati per sbaglio vengono poi uccisi di proposito”. In Madagascar, Congo e Gabon, ad esempio, gli scienziati della WCS Salvatore Cerchio e Tim Collins hanno identificato una cospicua crescita nelle catture di delfini destinati ad essere venduti come cibo nei mercati locali, e stanno lavorando di conseguenza con le comunità di pescatori per ridurre la portata di questa preoccupante tendenza. Il dottor Martin D. Robards, leading author della ricerca, ricorda invece che “queste specie rappresentano solamente una frazione della diversità presente nel mondo dei mammiferi marini”: il 6% delle olt re 1.400 specie marine destinate all’alimentazione umana. Ma questo studio suggerisce di muoversi subito per evitarne l’estinzione. Se non altro per scongiurare gli effetti nefasti che ciò avrebbe sull’intera catena alimentare.Un problema legato solamente ai Paesi poveri? Non proprio. Anche nei civilissimi Stati Uniti, Canada e Giappone, ad esempio, la carne di questi mammiferi è spesso considerata una prelibatezza. Ma in generale sarebbe opportuno considerare se minacciano maggiormente l’esistenza di queste specie i pescatori delle nazioni più povere o i metodi di pesca intensiva dei Paesi industrializzati. Come quelli dell’Unione europea, le cui riserve ittiche sono sovra-sfruttate nell’88% dei casi; e i cui pescherecci, di conseguenza, si dirigono in modo sempre più pressante verso i mari dell’Africa occidentale, dove i pescatori locali sono costretti a dirigersi altrove, pescando tutto quel che gli capita.È probabilmente per questo che secondo Tim Collins “la susa atlantica può essere il mammifero più raro nella regione del bacino del Congo”, ma nonostante ciò “in pochi ne sanno qualcosa”. “Meno di tutti – fa presente lo scienziato – i pescatori che se ne cibano per una questione di sopravvivenza”. |
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CITY
20
FEBBRAIO 2012
Pronto entro ottobre il primo
hamburger cresciuto in provetta
Dovrebbe essere cucinato da uno chef
inglese a partire da cellule staminali di mucca. L’esperto:
“Salvi così milioni di animali”
Il primo
hamburger in provetta, creato a partire da cellule staminali
di mucca, potrebbe essere pronto già il prossimo ottobre. Lo
ha affermato durante il meeting della American Academy of
Arts and Sciences in corso a Vancouver, Mark Post,
ricercatore dell’università di Maastricht secondo cui la
tecnica potrebbe salvare milioni di animali e dare un
contributo enorme alla lotta ai cambiamenti climatici.
La domanda mondiale di carne raddoppierà nei prossimi 40 anni, e già ora usiamo il 70% della capacità dell’agricoltura per gli allevamenti - ha spiegato il ricercatore al Guardian - è chiaro che ci servono alternative”. Fino a questo momento il gruppo di Post, finanziato da un donatore anonimo, è riuscito a far crescere un piccolo pezzo di muscolo di 3 centimetri di lunghezza e mezzo millimetro di spessore. Per realizzare l’hamburger, che dovrebbe essere cucinato da Heston Blumenthal, lo chef da tre stelle Michelin del ristorante Fat Duck di Berkshire, saranno necessarie 3 mila di queste strisce unite a qualche centinaio di analoghi pezzi di tessuto adiposo. |
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GQ COM
20 FEBBRAIO 2012
Morto
Renato Dulbecco
Il
medico-scienziato, premio Nobel per la medicina nel 1975, aveva
condotto anche un'edizione del Festival di Sanremo insieme a
Fabio Fazio
E'
morto questa notte a La Jolla in California dove viveva da molti
anni, Renato Dulbecco. Premiato con il Nobel per la medicina nel
1975 per aver scoperto il
funzionamento dei virus tumorali nelle cellule animali,
tra due giorni avrebbe compiuto 98 anni. "Le sue condizioni di
salute erano ottime fino a sei mesi fa, poi ha avuto un malanno"
racconta Paolo Vezzoni, che dal 1987 collaborava con Dulbecco al
'Progetto genoma umano' del Cnr.Dulbecco ha condotto le sue
ricerche, tra gli anni cinquanta e gli anni settanta, presso il
laboratorio dell'Università di Bloomington, nell'Indiana, il
prestigioso California Institute of Technology (Caltech) di
Pasadena, l'Istituto di virologia di Glasgow e infine il Salk
Insitute di La Jolla in California. Dal 1953 aveva la
cittadinanza americana, ma era forte il suo legame con l'Italia,
suo Paese natale. Nel 1999 aveva anche accettato di condurre il
festival di Sanremo con Fabio Fazio, devolvendo il compenso al
rientro dei cervelli fuggiti all'estero.Nato a Catanzaro il 22
febbraio 1914, si avvicinò alla scienza grazie alla sua passione
per la fisica, chimica e matematica per poi arrivare alla
medicina. A 16 anni si iscrisse alla facoltà di Medicina
dell'università di Torino, seguendo
i corsi dell'anatomista Giuseppe Levi, con
Rita Levi-Montalcini. Conseguì laurea con lode
nel 1936 a soli 22 anni, con una tesi sulle alterazioni del
fegato dovute al blocco nell'efflusso della bile, ricevendo in
quest'occasione diversi premi, in quanto riconosciuto come il
migliore laureando dell'università con la migliore tesi. Durante
la seconda guerra mondiale fu ufficiale medico in Francia. Al
suo rientro in Italia, nel dopoguerra, fece ritorno sotto la
Mole.Nel 1947 si trasferì negli Usa per andare a lavorare al
California Institute of Technology, dove insegnò e si occupò
dello studio dei tumori. Dopo una parentesi in Gran Bretagna,
dopo aver lasciato gli Usa nel 1972, all'Imperial Cancer
Research Fund di Londra tornò all'Istituto Salk per occuparsi
dei meccanismi genetici all'origine del cancro. Il premio Nobel
per la medicina arrivò nel 1975, conseguito con David Baltimore
e Howard Temin. Nel 1987 ritorna in Italia per il progetto
internazionale Genoma Umano, che subisce uno stop per mancanza
di risorse, riportando Dulbecco negli Stati Uniti, dove questa
notte è mancato. Lui stesso aveva annunciato che al compimento
dei suoi 92 anni, sarebbe andato in pensione, ritirandosi a La
Jolla, per seguire i lavori dell'Istituto Salk, e a suonare il
pianoforte. Le sue condizioni di salute erano ottime fino a sei
mesi fa, poi ha avuto un malanno", ha raccontato Paolo Vezzoni,
che dal 1987 collaborava con Dulbecco al 'Progetto genoma umano'
del Cnr.
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TRENTINO
21 FEBBRAIO 2012
Cane
avvelenato, padroni intossicati
Un altro
caso di bocconi ai pesticidi in Vallagarina, anche i proprietari
in pronto soccorso per esami
![]()
ROVERETO (TN). Un altro caso di
bocconi avvelenati, sempre nella zona di Ronzo. Ma questa volta
il cane, Mala, un piccolo meticcio di otto anni, è morto e i
padroni sono rimasti contaminati dal veleno, anche se per
fortuna sono risultati negativi agli esami tossicologici. La
coppia, marito e moglie, domenica pomeriggio era a Santa
Barbara, a monte di Ronzo. «Stavamo per risalire in macchina, la
passeggiata era finita. Abbiamo ripulito il cane, perchè aveva
giovato con la neve e si era inzaccherato. Abbiamo notato che
tremava, ma pensavamo avesse preso un po' di freddo. Invece poco
dopo ha iniziato ad avere degli spasmi, come delle convulsioni,
e vomitava».E' solo in quel momento che pensano a un
avvelenamento. «Eravamo rimasti sulla strada asfaltata, il cane
era a fianco, sul prato. Non si è mai allontanato. Ma non ci
siamo accorti che avesse mangiato qualcosa». Invece aveva
ingollato una letale polpetta ai carbammati, un
anticrittogramico da agricoltura. Un pesticida potentissimo, che
ha effetti devastanti anche sugli animali e sull'uomo. «Abbiamo
chiamato il veterinario, che ci ha aspettati in ambulatorio.
Purtroppo però quando siamo arrivati a Rovereto la nostra Mala
era già morta. Se n'è andata in mezz'ora».Il veterinario non ha
dubbi: si tratta di pesticidi. E invita i padroni del cane,
entrati in contatto con la saliva e il vomito del cane in
agonia, a eseguire subito uno screening medico in pronto
soccorso: i carbammati sono molto tossici anche per assorbimento
transcutaneo. «Pensavamo fosse un eccesso di prudenza, invece il
rischio er a serio» raccontano loro. «Siamo stati sottoposti a
un prelievo del sangue e all'esame della colinestenasi
plasmatica, per fortuna il risultato è stato negativo». Ieri
mattina il corpo di Mala è stato consegnato all'Ufficio igiene,
che provvederà a eseguire l'autopsia e i prelievi istologici, i
referti sono presupposto necessario per una denuncia penale.
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VIRGILIO NOTIZIE
21 FEBBRAIO 2012
Animali/
Udine, contrabbando di 209 cuccioli di cane: 2 denunce
Nuovo
sequestro in Friuli, il carico diretto in Campania
Roma - Dopo il sequestro di 272
cani della settimana scorsa, i finanzieri del nucleo di Polizia
tributaria diTrieste hanno effettuato ieri un nuovo sequestro di
altri 209 cuccioli illecitamente introdotti in italia. Gli
animali (tutti di razze pregiate: chiuaua, pinceer, yorkshire
terrier, alani, san bernardo, spitz, cavalier king, labrador)
erano stipati in un furgone proveniente sempre dall'Ungheria
intercettato sull'autostrada A4, nei pressi di Palmanova(Udine).
I finanzieri sono arrivati a questo secondo sequestro sulla base
degli sviluppi investigativi conseguenti al primo sequestro. Il
carico era sempre diretto allo stesso soggetto del primo caso,
in Campania. Tutti i cuccioli sequestrati hanno meno di dodici
settimane di vita, molti di essi addirittura meno di quattro
settimane. I medici del Servizio veterinario di Udine dopo aver
verificato lo stato di affaticamento degli animali, ne hanno
affidato la custodia a diverse strutture del Friuli Venenzia
Giulia. Il trasporto avveniva in violazione delle vigenti
disposizioni nazionali e comunitarie. Sullo stesso mezzo
utilizzato, sebbene omologato per il trasporto, i finanzieri
hanno constatato che le prese d'aria erano state chiuse con
pezzi di plastica per evitare l'individuazione del carico. Cosa
che non consentiva una corretta ventilazione, come invece
previsto dalle disposizioni. I responsabili del trasporto, due
persone di origine campana, sono stati denunciati per traffico
illecito di animali da compagnia.
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UDINE 20
21 FEBBRAIO 2012
Palmanova
(UD): sequestrati altri 209 cuccioli
Continuano i sequestri in Friuli
Venezia Giulia di cuccioli di cane – tutti di razze molto
pregiate e particolarmente richieste dal mercato nero –
provenienti dall’Est e, in particolare, dall’Ungheria. Dopo il
sequestro di 272 cani della settimana scorsa, i finanzieri del
Nucleo di Polizia tributaria di Trieste hanno sequestrato oggi
altri 209 cuccioli tutti di razze pregiate (Chihuahua, Pinceer,
Yorkshire Terrier, Alani, San Bernardo, Spitz, Cavalier King,
Labrador). Erano stipati all’interno di un furgone fermato
sull’autostrada A4 in comune di Palmanova (Udine). Tutti i
cuccioli sequestrati hanno meno di dodici settimane di vita,
molti di essi addirittura meno di quattro settimane. I
responsabili del trasporto, di origine campana, sono stati
denunciati per traffico illecito di animali da compagnia.
Rischiano una multa tra i 3.000 ed i 15.000 euro.
FOTO
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IL GAZZETTINO
21 FEBBRAIO 2012
PALMANOVA
(UD) - Ancora un sequestro di animali sull’autostrada operato
dai finanzieri del Gico
L’A4 è la via preferita dal mercato illegale di cuccioli
Daniele Paroni
L'autostrada A4 ancora una volta
corridoio prefrenziale dei mercanti illegali di cuccioli. Dopo
il camion bloccato la scorsa settimana dalla finanza a Palmanova,
ieri mattina c'è stata la replica. Cani di razze pregiate
rinchiusi in gabbiette e probabilmente destinati al Sud Italia
sono stati intercettati dai finanzieri del Gico. Sull'operazione
gli accertamenti del reparto speciale delle fiamme gialle e
quindi non sono trapelati molti particolari sulla vicenda. Non è
da escludere che quando scoperto ieri mattina possa essere
collegato all'operazione dell'altra settimana. Il filone
potrebbe essere lo stesso e probabilmente anche i destinatari
finali. È risaputo che la criminalità organizzata è
particolarmente interessata a questo settore particolarmente
redditizio. Fondamentali saranno gli interrogatori resi dagli
autisti. Ed è proprio per questo che il riserbo è altissimo
proprio perchè potrebbero emergere ulteriori particolari utili a
ricostruire la filiera criminosa di cani di piccola tagliati
destinati al mercato nero. Già gli esemplari sequestrati la
scorsa settimana, ora affidati ad alcune strutture
specializzate, avrebbero fruttato oltre centomila euro se
fossero stati piazzati. Allora gli animali sequestrati erano
stati circa 200, ieri 208. È intenzione delle fiamme gialle
individuare la regia di questo traffico internazionale capace di
muovere in un colpo solo così tanti capi. Fino ad ora erano
stati individuati furgoni sempre provenienti dall'est ma con
pochi animali nascosti nei doppifondi dei mezzi.
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GEA
PRESS
21 FEBBRAIO
2012
Palmanova (UD): la Finanza sequestra altri 209 cuccioli (agli
stessi napoletani) – VIDEO E FOTO
Confermata la destinazione: Napoli, ma lo smistamento è nel
casertano – tutti i particolari.
Nuovo
maxisequestro della Guardia di Finanza del Comando Provinciale
di Trieste – Nucleo di Polizia Tributaria, la quale, a distanza
di pochi giorni, ha portato a compimento il sequestro di altri
209 cuccioli provenienti dall’Ungheria. Incredibilmente si
trattava degli stessi personaggi di cui al precedente sequestro
(vedi
articolo GeaPress), anzi uno dei due vettori era pure nel
camion fermato la scorsa settimana.Come anticipato da GeaPress,
l’area di destinazione è Napoli, ma il più noto luogo di
allevamento è nella provincia di Caserta. Un grossista che, a
quanto pare, estende un po’ troppo le sue attività.Di certo il
sequestro di ieri è avvenuto ancora una volta sull a A4 nei
pressi di Palmanova (UD). Neanche il tempo del primo intervento
(272 cuccioli) e già erano pronti i successivi 209. Tutti i
piccoli animali ora sequestrati avrebbero meno di dodici
settimane di vita. Molti di essi, addirittura, ancor meno di un
mese. Un trasporto, pertanto, irrispettoso dei limiti di età
imposti dalla legge, oltre al fatto che il camion, questa volta
omologato, era stato modificato al fine, dicono alla Finanza, di
occultare il carico. In modo particolare le prese d’aria erano
state chiuse con della plastica cosa che avrebbe impedito il
dovuto ricambio d’aria.Anche in questo caso i dati dei cani
erano ricollegabili a passaporti appositamente preparati per lo
smercio. Nel precedente sequestro, ad esempio, venne constatato
come i dati inseriti, quali quelli di nascita, erano chiaramente
inattendibili rispetto alla reale età degli animali. Proprio da
quest’ultima indagine si era sviluppato il nuovo filone che ha
portato ora la Guardia di Finanza sul nuovo sequestro di
cuccioli destinati allo stesso importatore napoletano. Da qui,
poi, al via per i mille rivoli del dettaglio e delle forniture
ai negozi.Ma chi è l’importatore? Una grossa ditta, operante da
decine di anni, ed in grado di fornire fino a 40 varietà di
cani. Non solo loro comunque, ma anche gatti. La sede è a
Napoli, dove ne risulta un’altra con funzioni più operative. Il
centro di allevamento, però, è nel casertano. Allevamento ma
anche addestramento. Consegne un po’ ovunque, con evidente
preferenza per il sud e centro Italia. Contratto da inviare via
fax e poi, via. Per ogni controversia dovete andare a Napoli.
Ovviamente grande amore per gli animali, passaporto in regola,
sverminati e vaccinati (la Finanza ha sottolineato che non era
possibile completare la profilassi antirabbica), autorizzazioni
ASL, assistenza specialistica e vendita anche rateale. Poi un
accredito o almeno tale parrebbe, di una notissima federazione
cinologica con importante rappresentanza in Italia. Diciamo pure
di prim’ordine.Per la Guardia di Finanza questa seconda
operazione dimostra ancora una volta l’ingente valore economico
che si cela dietro il traffico di cuccioli. 230.000 euro, ai
quali si devono considerare anche i 300.000 stimati per la
precedente spedizione.L’operazione Bulldog, così è stata
chiamata dai finanzieri, ha consentito nel giro di una settimana
di sequestrare 481 cuccioli di cane e di denunciare quattro
persone per illecita introduzione di animali, maltrattamento di
animali, abbandono e falso. I Servizi Veterinari hanno, infatti,
certificato le condizioni di sofferenza dei cuccioli.Le indagini
dei finanzieri proseguono ora per individuare l’esatta
connotazione, sia a livello nazionale che internazionale, del
traffico di cuccioli. Una curiosità. Per i 272 cuccioli
sequestrati la scorsa settimana, sono pervenute ben 5000
richieste di adozione.
VEDI
FOTO E VIDEO:
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IL GAZZETTINO PADOVA
21 FEBBRAIO 2012
A giudizio
il proprietario del maneggio di Pionca che dovrà rispondere
dell'accusa di maltrattamento di animali
Lorena Levorato
Provincia di Padova - A giudizio
il proprietario del maneggio di Pionca che dovrà rispondere
dell'accusa di maltrattamento di animali. «Pene esemplari per
chi maltrattò le cavalle - dice Andrea Zanoni, presidente della
LAC Veneto ed eurodeputato di Italia dei Valori - per i
proprietari del maneggio-lager a Pionca. Gli animali furono
trovati denutriti e intrappolati nel fango dalle guardie giurate
zoofile della LAC». L'udienza si celebra oggi al Tribunale di
Padova per i fatti che risalgono al freddo pomeriggio del 5
gennaio 2010. Poco dopo le 15 venne dato l'allarme sulla base di
una segnalazione giunta al centralino dei vigili del fuoco di
Padova. Giunti in via Madonna Pellegrina insieme ad una squadra
delle guardie zoofile di Padova, il proprietario dei cavalli in
un primo momento si era opposto all'accesso nell'appezzamento
tanto che fu richiesto l'intervento di una pattuglia dei
carabinieri della vicina stazione di Pionca. Un paio d'ore di
lavoro per recuperare tre cavalle, sommerse dal fango. «Agli
animali era stato riservato come riparo solo una piccola tettoia
aperta su tutti i lati - prosegue Zanoni - insufficiente per
consentire l'adeguato ricovero di tutti. Inoltre la tettoia era
composta da traverse taglienti in metallo arrugginito che
provocavano lesioni ai cavalli ogni qualvolta si allungavano per
cercare di alimentarsi. La notizia ebbe risonanza nazionale,
tanto che portò nel padovano una troupe di Striscia la notizia,
capitanata da Moreno Morello, colpito anche dalla solidarietà a
livello nazionale che suscitò il caso. Furono, infatti, oltre
700 le persone che risposero all'appello di adozione dei poveri
animali lanciato dalla LAC del Veneto. Al processo si sono
costituite parte civile la Lac, l'Anpana ed il proprietario dei
cavalli. Rinnovo i complimenti alle guardie della LAC che hanno
scoperto questo ennesimo caso di abbandono e maltrattamento di
animali e ai vigili del fuoco di Padova per il complicato
recupero dei cavalli». Quella di oggi sarà la prima delle tre
udienze già fissate fino ad ottobre.
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IL GAZZETTINO
21 FEBBRAIO 2012
Cani a
catena, un dilemma senza soluzioni
Cani a catena, un dilemma senza
soluzioni. Una legge nazionale anti catena non c'è e per il
Friuli Venezia Giulia nemmeno una legge regionale. Alcuni Comuni
hanno dato indicazione all'interno dei propri regolamenti
comunali circa la detenzione dei ani a catena. Alcuni
quantificano un numero di ore giornaliere in cui è obbligato a
liberare il proprio animale e lasciarlo scorazzare senza le
limitazioni del contenimento a catena, altri Comuni prevedono la
lunghezza minima della catena che, di norma, non può essere
inferiore ai cinque metri e preferibilmente deve essere
scorrevole.Sta di fatto che tenere un cane sempre a catena è
vietato e interpretato dalle normative come maltrattamento di
animale. Simili casi vanno segnalati alle autorità competenti
(Polizia Municipale, Guardie zoofilee forestali, Carabinieri e
Polizia) e agli Enti per la protezione degli animali. «Tanti,
troppi sono i cani adottati e poi relegati in giardino, nel
cortile di un'azienda o sul retro della casaàa catena». Il grido
dall'allarme arriva dai volontari della sezione udinese dell'Enpa,
l'Ente nazionale per la protezione animali, «chi li prende con
sè forse crede di fare un investimento a basso costo: il cane al
posto dell'antifurto, però incatenato per evitare che scappi,
che rovini i fiori, l'orto, o che dia fastidio a qualcuno -
dicono - Ma è una vita che non è vita». Fortunatamente sempre
più canili e volontari non affidano cani da tenere a catena,
chiarendolo fin dall'inizio con i futuri proprietari. Ecco
qualche suggerimento: se il giardino o la proprietà sono aperti
e privi di protezioni, sarà sufficiente recintarli almeno in
parte, in modo che l'amico a quattro zampe possa muoversi
liberamente all'interno di uno spazio tutto suo senza il rischio
che scappi. In caso contrario, ovvero se non s'intende
realizzare una recinzione, i volontari scoraggiano i futuri
proprietari di un cane: meglio non adottarlo.Per quanti, invece,
siano disposti ad andare incontro alle esigenza dei quattro
zampe, nel Rifugio del cane di via Gonars ci sono tanti cani in
attesa di un'adozione: Tiglio, Honsell, Amelie, Clyde, Esmeraldo,
Fahrenheit, Spilla e Polenta e tanti altri.
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FARMACIA.IT
21 FEBBRAIO 2012
Digiunare
“a singhiozzo” fa bene al cervello
Digiunando due
volte a
settimana,
riuscirete non solo ad
avere
una silhouette
invidiabile, ma
aumenterete la
potenza del
vostro
cervello,
scongiurando
il
rischio
di
incorrere in
malattie degenerative, come Alzheimer e Parkinson.
Insomma, vi
assicurerete
una vita
longeva. La
promessa
arriva
dal National Institutes for Aging
della John Hopkins University
di
Baltimora.Da
quanto
si
legge
sul Daily Mail, i
ricercatori
statunitensi
hanno
dapprima effettuato
lo studio sugli
animali, scoprendo che
con
il
minimo
di calorie, le
cavie vivevano
il
doppio del tempo.
La ricerca ha dato risultati simili sugli esseri umani che hanno digiunato a giorni alterni, migliorando le funzioni del cuore, del sistema circolatorio e soprattutto del cervello, nonostante l'avanzare dell'età."Abbiamo scoperto che la dieta a restrizione calorica, soprattutto se somministrata a periodi intermittenti di restrizione calorica maggiore, attiva nei neuroni i percorsi di risposta allo stress cellulare", ha sottolineato Mark Mattson, neuroscienziato a capo del laboratorio americano. D'altronde, numerose e precedenti ricerche rivelano che il digiuno può aiutare nella lotta contro il cancro: privare le cellule sane del cibo di cui hanno bisogno li fa spostare in "modalità sopravvivenza", rendendole più resistenti agli stress e ai danni causati dalla chemioterapia. |
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VIVERE IN ARMONIA
21 FEBBRAIO
2012
Cani meglio degli infermieri
Da migliori amici dell'uomo a efficaci "medicine" per i bambini
malati. Vediamo perché
Oltre ad
essere il miglior amico dell'uomo, ora è diventato anche il
miglior guaritore per i bambini. Il cane, animale sempre molto
amato, è infatti in grado di essere un vero aiutante nelle
patologie infantili. Il primo a testimoniarlo è stato Orso, poi
sono arrivati Nuvola e Abra. Due barboncini ed un meticcio,
"impiegati" in alcuni ospedali napoletani per far valere il
diritto al gioco dei bambini ricoverati, sancito dalla Carta dei
diritti dei Bambini.
A NAPOLI GLI ESPERIMENTI Per due ore, il martedì di ogni settimana i piccoli degenti del reparto di pediatria generale del II Policlinico dell'Università Federico II di Napoli, dal 2007, hanno incontrato gli operatori di un'associazione di volontariato, Aitaca, nella quale lavorano psicologhe, addestratori e una biologa, Amelia Stichi, la fondatrice, specializzata nella fecondazione assistita che ad un certo punto della carriera ha deciso di portare sollievo con l'AAA (Attività Assistita da Animali). QUANTI BENEFICI Il gruppo di Aitaca ha misurato i «benefici percepiti» dagli oltre mille bambini (tra i 3 e i 14 anni) in uno studio dal quale è emerso che tutti hanno avuto un «miglioramento delle capacità relazionali e di interazione. In particolare per i bambini con disturbi del comportamento si è registrato un incremento delle competenze linguistiche e relazionali e nei soggetti con disturbo da deficit di attenzione e iperattività si è osservata una riduzione dell'iperattività e un aumento dell'attenzione». Fin qui la ricognizione scientifica ma le parole di Amelia Stinchi vanno oltre: «la meraviglia e la gioia sui volti dei bambini all'arrivo del cane in ospedale sono difficilmente dimostrabili da grafici e tabelle. Alla fine di ogni incontro abbiamo fatto una foto a ogni singolo paziente insieme al cane e l'abbiamo regalata ad ogni bambino. Rivedere sè stessi in un momento di serenità serve a fugare nei ricordi l'esperienza spiacevole del ricovero». PERCHE' LA RELAZIONE CON I CANI HA EFFETTI POSITIVI? Cosa rende speciale la relazione dei cani nei loro giochi con i bambini? «Il cane è un catalizzatore dell'attenzione, un propulsore delle capacità cognitive, relazionali ed emotive». «I bambini non hanno sufficienti strumenti cognitivi per capire perchè non possono tornare a casa e devono restare in ospedale e questo li fa sentire vulnerabili, tristi - afferma Stinchi - il poter insegnare ad un animale a fare un esercizio e ripeterlo insieme a lui lo rende competente ed esperto, quindi più sicuro. La sua voce, inizialmente sommessa diventa forte e squillante e la permanenza in ospedale più tollerabile». ANCHE IL NAPOLI CALCIO HA PARTECIPATO AL PROGETTO Ai progetti di Aitaca hanno partecipato anche alcuni calciatori del Napoli guidati da Giuseppe Santoro, team manager della squadra che ha portato Fabio Cannavaro e Salvatore Aronica in pediatria. Anche loro si sono lasciati insegnare dai bambini i giochi e gli esercizi di abilità con i cani. «I pensieri che ci dedicano i bambini - aggiunge Stinchi - ci fanno capire che stiamo andando nella direzione giusta». Uno per tutti, lasciato da una bambina: «oggi ho fatto l'esame più brutto del mondo ma ho pensato che nel pomeriggio avrei visto Orso e sono stata un po' meglio». |
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GEA
PRESS
22 FEBBRAIO
2012
Avellino: infastidito, imbraccia il fucile da caccia e uccide il
gatto
Intervento dei Carabinieri.
Non
sopportava più il gattino della vicina che sconfinava nel suo
terreno. Per tale motivo, inbracciato il fucile da caccia, ha
centrato il povero animale con la rosa di pallini di piombo,
uccidendolo. Il tutto è avvenuto in via Vittorio Veneto, nel
Comune di Roccabascerana, in provincia di Avellino.Quarantadue
anni, disoccupato ed infastidito. Fine di un gatto, ancora una
volta ucciso, come altri animali domestici, con un fucile da
caccia che però non apparteneva al responsabile del gesto. Il
titolare, infatti, si era trasferito in altro Comune e aveva
omesso di attuare le opportune cautele per custodire
adeguatamente fucile e cartucce. Lo sparatore, infatti, è
entrato nella casa del vicino titolare del fucile da caccia.
Raggiunta la stanza da letto ha prelevato il fucile e le
cartucce, rivolgendosi infine nei confronti del gattino della
vicina, una ventiduenne del posto.
La
proprietaria del micino si è subito messa in contatto con i
Carabinieri, intervenuti con i militari della locale Stazione.
Il responsabile del grave gesto è stato così denunciato per i
reati di uccisione di animali, porto illegale di armi comuni da
sparo ed esplosioni in luogo pubblico.Il proprietario del
fucile, invece, per omessa custodia.Niente da fare, purtroppo,
per il povero micio. I Carabinieri hanno sequestrato il fucile
da caccia, venti cartucce ed i bossolo del proiettile esploso.
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IL
GAZZETTINO
21 FEBBRAIO
2012
Il gatto del vicino sconfina nel suo terreno lui lo uccide a
fucilate, denunciato
AVELLINO -
Il gatto della vicina sconfina nel suo terreno, e lui lo ammazza
con un colpo esploso da un fucile da caccia. La proprietaria
dell'animale ha chiamato i carabinieri, che hanno denunciato
l'uomo - un disoccupato di 43 anni - per uccisione di animali,
porto illegale di armi ed esplosioni in luogo pubblico.
L'episodio è avvenuto a Roccabascerana, in via Vittorio Veneto.
Denunciato dai carabinieri anche il proprietario del fucile da
caccia, per omessa custodia.
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LIBERO
21 FEBBRAIO
2012
Avellino: imbraccia il fucile e uccide il gatto della vicina di
casa, denunciato
Avellino -
Infastidito dagli sconfinamenti continui del gatto della vicina,
trovato per l'ennesima volta nel terreno di sua proprieta', un
disoccupato di 42 anni ha imbracciato il fucile di un amico e ha
esploso una carica di pallini contro l'animale, morto sul colpo.
E' accaduto oggi pomeriggio a Roccabascerana, nell'avellinese.
La proprietaria del gatto, una ragazza di 22 anni, ha avvertito
i carabinieri. L'uomo e' stato denunciato in stato di liberta'
per uccisione di animale, porto illegale di armi ed esplosioni
in luogo pubblico. Il proprietario del fucile, un uomo di 45
anni, e' stato invece denunciato con l'accusa di omessa custodia
di armi.
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GAZZETTA DI PARMA
21 FEBBRAIO
2012
Traffico di cuccioli dall'Ungheria, 209 sequestrati a Trieste
Continuano i
sequestri in Friuli Venezia Giulia di cuccioli di cane – tutti
di razze molto pregiate e particolarmente richieste dal mercato
nero - provenienti dall’Est e, in particolare, dall’Ungheria.
Dopo il
sequestro di 272 cani della settimana scorsa, i finanzieri del
Nucleo di Polizia tributaria di Trieste hanno sequestrato oggi
altri 209 cuccioli tutti di razze pregiate (Chihuahua, Pinceer,
Yorkshire Terrier, Alani, San Bernardo, Spitz, Cavalier King,
Labrador). Erano stipati all’interno di un furgone fermato
sull'autostrada A4 in comune di Palmanova (Udine).
Tutti i
cuccioli sequestrati hanno meno di dodici settimane di vita,
molti di essi addirittura meno di quattro settimane.
I medici del
servizio veterinario di Udine, dopo aver verificato lo stato di
affaticamento degli animali, ne hanno affidato la custodia
diverse strutture del Friuli Venezia Giulia. I responsabili del
trasporto, di origine campana, sono stati denunciati per
traffico illecito di animali da compagnia. Rischiano una multa
tra i 3.000 ed i 15.000 euro, nonchè la reclusione da tre mesi
ad un anno, pena che va aumentata poichè gli animali, come in
questo caso, hanno meno di dodici settimane di vita. Sono stati
denunciati anche per maltrattamenti ed abbandono di animali. Uno
dei due uomini era già stato denunciato la scorsa settimana, in
quanto responsabile anche del precedente trasporto.
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IL PICCOLO
22 FEBBRAIO 2012
Scoperti
altri 209 cuccioli su un furgone
Altri 209 cuccioli di cane stipati
in gabbie di ferro, all’interno di un furgone, illecitamente
introdotti in Italia. Indifesi e inconsapevoli, bisognosi solo
di affetto. E invece finiti nelle mani di chi avrebbe voluto
sfruttarli a fini di lucro nell’ambito di un traffico illegale
sull’asse Ungheria-Italia. Se immessi sul mercato, avrebbero
fruttato una somma complessiva attorno ai 230mila euro. A
scoprire il nuovo trasporto irregolare è stato l’altra mattina
ancora il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza
di Trieste: si tratta sempre dell’operazione “Bulldog”, che meno
di una settimana fa aveva portato a un analogo blitz grazie al
quale era stato possibile mettere in salvo altri 272 esemplari.
Dagli sviluppi investigativi collegati, è stato possibile
organizzare il nuovo intervento. Come nell’occasione precedente,
i finanzieri sono entrati in azione lungo l’autostrada A4
all’altezza di Palmanova, bloccando il furgone. Dentro il mezzo,
proveniente dall’Ungheria e diretto verso il Sud Italia,
transitato dalla zona dell’ex valico di Fernetti, le Fiamme
Gialle hanno accertato un carico di cuccioli di varie razze (fra
cui san bernardo, alani, labrador, cavalier king, chihuahua,
pincher, yorkshire terrier) e di età inferiore ai tre mesi. Meno
di 12 settimane di vita, in qualche caso addirittura meno di
quattro. I finanzieri hanno portato a galla il mancato rispetto
delle norme di tutela della salute degli animali, verificando
come fossero stati peraltro creati appositi passaporti per i
cani e documenti di trasporto. Un ulteriore dettaglio: le prese
d’aria del furgone erano state chiuse con dei pezzi di plastica,
secondo la Guardia di finanza proprio per evitare
l’individuazione del carico. Ovviamente, pur essendo il mezzo
omologato per il trasporto, la ventilazione era diventata
tutt’altro che ideale. «I cuccioli questa volta non si trovavano
nella situazione drammatica della settimana scorsa quando era
venuta a mancar loro anche l’acqua - ha rilevato il tenente
colonnello Carmine Virno, capo ufficio operazioni del Nucleo di
polizia tributaria della Guardia di finanza di Trieste - a causa
dei tubi ghiacciati per il freddo». Responsabili del trasporto,
due uomini di origine campana: uno di loro era già stato fra i
protagonisti del trasporto illecito della settimana passata, per
il quale era stato denunciato. Nuova denuncia, dunque, a suo
carico e anche nei confronti della persona che l’altra mattina
si trovava con lui sul furgone: devono rispondere di traffico
illecito di animali da compagnia, per il quale rischiano una
multa tra i tremila e i 15mila euro e la reclusione da tre mesi
a un anno (in più in questo caso c’è pure l’aggravante dell’età
degli animali, con meno di dodici settimane di vita), e di
maltrattamenti e abbandono di animali. A prestare le prime cure
ai cuccioli sono stati i veterinari dell’Azienda sanitaria di
Udine, che li hanno poi affidati a varie strutture specializzate
della regione. Intanto, per i 272 cani del primo sequestro, sono
arrivate oltre cinquemila richieste di affidamento. Appena
l’autorità giudiziaria darà l’autorizzazione, saranno diffusi i
dettagli sulla presentazione delle domande di “adozione” dei
cagnolini.
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IL
PICCOLO
23 FEBBRAIO
2012
Business dall’Ungheria che supera i 300 milioni
La tratta
dei cuccioli rappresenta un business che supera i 300 milioni di
euro. Un cucciolo straniero sui mercati occidentali vale poco,
visto che mancano garanzie sulla qualità degli allevamenti, su
quella delle razze, sul rispetto dalle procedure igieniche e
sanitarie. Tutto inizia nel recinto di qualche abitazione della
campagna ungherese dove le cagne alcune settimane prima hanno
messo al mondo anche otto cuccioli. Il ciclo riproduttivo è
continuo e gli esemplari sono custoditi in spazi ristretti e
alimentati con estrema parsimonia. Spesso le cagne sono esauste
a causa delle continue cucciolate. Dagli allevamenti i cuccioli
vengono poi trasferiti a centri di raccolta dove viene loro
applicato il microchip e vengono compilati i documenti.
Indipendentemente dall’origine e dalla purezza della razza, che,
in alcuni casi, viene anche certificata con pedigree
contraffatti, lo stress degli animali sottratti alle madri prima
del completamento dello svezzamento viene avvertito non solo
dagli addetti ai lavori. A volte sono state riscontrate malattie
che sembravano sconfitte nel nostro Paese.
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GEA
PRESS
22 FEBBRAIO
2012
Foggia: per giorni abbandonata in un pozzo (fotogallery)
Salvata dai volontari armati di corde e scala.
Un tempo
servivano alle carbonaie. Dal Gargano, la preziosa carbonella
partiva per l’intera Capitanata. Ora è tutto diverso. Rimangono
i fossi, rivestiti di argilla o mattoni. Servivano a raccogliere
il materiale secondario, anch’esso utilizzato.In una località
isolata nei pressi di Ischitella (FG), proprio in uno di quei
fossi, si stava consumando la tragedia di una cagnetta di razza
Breton, finita lì dentro chissà come. Difficile che trattasi di
una randagia. I volontari li conoscono un pò tutti e, nonostante
la lunga permanenza nel fosso, le condizioni del mantello non
fanno presupporre tale provenienza. Sta di fatto che la cagnetta
rimane per più giorni nella trappola di roccia. Poi un signore
si accorge casualmente di lei.Da solo, però, non riesce a
tirarla fuori. Il signore non si perde d’animo. Si rivolge sia
agli ambienti venatori che ad alcuni contadini del posto.
Niente, quella Breton sembrerebbe essere condannata a finire i
suoi giorni nella umida fosse scavata nel substrato calcareo.
Umida e fredda, ancorché il tutto è avvenuto nei giorni della
grande nevicata. Incredibilmente, però, lei, in quel buco, ha
resistito.Un Vigile Urbano di Ischitella promette il suo
interessamento. Passano i giorni, ma la piccola Breton è ancora
lì. Infine la voce arriva a chi, nel paese e dintorni, si
prodiga per i cani randagi. Si decide di intervenire subito
anche perché la neve, nel frattempo, viene sempre più giù. La
temperatura crolla fino a valori del tutto insoliti per
Ischitella. Il paese, sospeso a metà tra i boschi del Gargano e
il mar Adriatico, è una delle località più ad est del territorio
italiano. Pronto, cioè, ad accogliere il vento freddo dei
Balcani.Ciononosta nte i due volenterosi raggiungono il luogo,
armati di tutto punto, ovvero corde e scala. Quanto occorre per
tentare ormai l’impossibile. Provare a scendere in quel buco a
salvare la cagnolina. Giunti sul fondo, la cagnetta trema. Ha
freddo ed è anche molto impaurita. I morsi della fame però sono
più forti e senza neanche masticare ingoia velocemente il primo
cibo portato dai soccorritori.L’ambulatorio veterinario ove
viene immediatamente ricoverata riscontra la presenza di una
mastite, ovvero infezione alle mammelle. Sono piene di latte.
Nel frattempo, però, è diventato un liquido nerastro. La
cagnetta aveva dei cuccioli. Chissà quale fine hanno fatto,
mentre lei era rimasta bloccata in quel fosso.La persona a cui
deve la vita la tiene ora con sé. La cagnetta pensa ancora ai
suoi cuccioli. Li chiama, ulula, e tenta la ricerca.Come è
possibile che nessuno l’abbia cercata? Il paese è stato battuto
a tapp eto. Nessuno ne sapeva niente, anzi quando si è chiesto
aiuto, c’è stata anche qualche risata di scherno. Chi vuole che
pensi a un cane in un fosso, disse qualcuno. Il timore, ora, è
che il suo padrone possa in qualche maniera reclamare il cane.
Magari, tolto dall’inghippo, può ancora servire.Ad Ischitella,
però, attorno alla cagnetta hanno fatto quadrato. In quel fosso
ha rischiato di morire. Non è il caso di tentare ancora la
sorte.
VEDI
FOTOGALLERY:
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IL
GRECALE
22 FEBBRAIO
2012
Mattinata, spara ad un cinghiale e lo macella
Arrestato per detenzione illegale di arma da fuoco.
MATTINATA
(FG) - I Carabinieri della Stazione di Mattinata, in
collaborazione con quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile
della Compagnia di Manfredonia, hanno tratto in arresto F.F.,
agricoltore incensurato 62enne del luogo, perché trovato in
possesso di un fucile tipo doppietta calibro 12 con matricola
abrasa e relativo munizionamento.
Il rinvenimento è avvenuto in località "Vignanotica" dove l‘uomo possiede un casa rurale. Le attività dell'Arma hanno avuto inizio a seguito della segnalazione di un allevatore della zona il quale lamentava di aver subito un furto di alcuni capi di bestiame, in particolare di cinghiali. Immediati accertamenti permettevano di appurare che in effetti alcuni animali erano stati abbattuti a colpi di fucile e trasportati in una masseria poco distante. Di qui i controlli e le perquisizioni che venivano subito indirizzate nella proprietà di F.F. Quando i militari sono giunti sul posto, l'uomo era ancora intento a macellare uno dei suini sottratti, un animale di otre 100 chili ucciso poco prima utilizzando proprio l'arma clandestina in seguito rinvenuta dai militari sotto il materasso di un letto all'interno di un casolare.Alla vista dei Carabinieri lo stesso riferiva che l'animale aveva invaso il suo terreno e lui non aveva resistito all'istinto di una preda così facile. La carcassa è stata riconosciuta subito dal legittimo proprietario anche dal numero di matricola del bottone identificativo ancora attaccato all'orecchio della bestia. Il fucile illegalmente detenuto veniva posto sotto sequestro, mentre i resti dell'animale venivano restituiti all'avente diritto.Alla luce degli eventi l'autore di quanto accertato è stato sottoposto agli arresti domiciliari, dovrà rispondere oltre che della detenzione illegale di arma con matricola abr asa di furto, bracconaggio e macellazione illegale. |
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LA NUOVA VENEZIA
22 FEBBRAIO 2012
Puntine
nascoste nelle polpette per cani
MIRA (VE) - Bocconcini di carne
con puntine da disegno nei due principali parchi pubblici di
Mira. A lanciare l’allarme è stato il proprietario di un cane
che ha ingerito la polpetta e che, proprio a causa della
puntina, ha subito una pericolosa emorragia, che fortunatamente
non si è rivelata mortale. Due denunce sono già state presentate
ai carabinieri, e tre segnalazioni, in altrettante telefonate,
sono state fatte ai vigili urbani di Mira, che promettono
controlli. I fatti risalgono a una decina di giorni fa quando
alcuni cittadini che frequentano con regolarità il parco Natura
Allegra a Mira Porte, nell’area Pertini-Borromini, hanno notato
che in diversi punti dell’area verde erano stati disseminati
bocconi di carne. Qualche padroncino insospettito dalla presenza
dei bocconi, ha controllato di cosa fossero fatti, e ha visto
che purtroppo all’interno erano state ben nascoste alcune
puntine da disegno. E’ stata chiara così l’azione criminale di
chi li aveva sparsi, con il chiaro obiettivo di ferire o
uccidere i cani. Questo genere di puntine infatti provoca
lacerazioni nell’intestino delle povere bestiole che li mangiano
causando anche gravi emorragie. Nei giorni precedenti il
rinvenimento, un cane, aveva avuto proprio questi problemi pur
non morendo. I frequentatori del parco hanno immediatamente
messo un cartello davanti all’ingresso dell’area verde per
mettere in guardia tutti i proprietari che portano i loro amici
a quattro zampe a fare una passeggiata nel parco. E’ stata
presentata anche una denuncia ai carabinieri mentre un’altra era
già stata fatta a fine gennaio per il parco di Oriago (il parco
Gazzetta), e 3 segnalazioni per questo problema, sono arrivate
anche ai vigili urbani di Mira. «L’allarme lanciato dai
cittadini – spiega il comandante della polizia municipale
Maurizio Rizzi – è da tenere in seria considerazione. Per questo
visioneremo tutti i filmati delle telecamere presenti nei parchi
di Mira che abbiamo collocato negli anni scorsi». Telecamere che
potrebbero fornirci gli identikit di queste persone che si
divertono far del male agli animali. Le immagini potrebbero
infatti dire chi è stato a spargere i pericolosi bocconcini.
Sulla vicenda interviene anche Roberto Martano, referente locale
dell’ Enpa, l’ente di protezione degli animali che si occuperà
della gestione del canile comunale che dovrebbe entrare in
servizio in via Maestri del Lavoro a Gambarare di Mira. «Le
polpette di carne con delle puntine da disegno – dice Martano –
provocano lacerazioni e emorragie e dolori atroci alle povere
bestie. Chi compie questi atti è punibile con una legge che
colpisce il maltrattamento degli animali anche con la
reclusione. Siamo pronti ad agire legalmente contro il
responsabile di queste azioni scellerate, nel momento in cui
dovesse essere scovato. E’ quanto ci auguriamo».
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ASAPS
22 FEBBRAIO
2012
Viaggio killer per 22 cavalli
Interrotto dalla polizia stradale
Erano
partiti dalla Polonia 24 ore prima. Tutti stretti dentro un Tir
con le corde al collo e pochissima acqua. Un viaggio senza sosta
nè pause per i 22 cavalli diretti ad un’azienda del Veronese. A
Scoprirli gli agenti della Postrada di Treviso che hanno fermato
il camion sul quale viaggiavano per un comune controllo su
strada ed aprendo il portellone hanno scoperto la mandria.
Gli animali no avevano quasi spazio per muoversi, erano disidratati, spossati, segnati da un’odissea interminabile tra le autostrade d’Europa che in alcuni momenti aveva raggiunto anche temperature record di -6gradi.Il camionista aveva violato tutte le disposizioni di legge per il trasporto dei cavalli ed è stato oggetto di una sanzione record da 8330euro. Gli animali, supportati e visitati dal personale veterinario dell’Ulss 9 sono stati prelevati e tras portati in un’area protetta nel padovano dove rimarranno fino a completa guarigione. Sul viaggio è stata aperta un’indagine anche per stabilire le responsabilità del’azienda che aveva commissionato il trasporto. |
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GEA PRESS
23 FEBBRAIO 2012
Treviso:
già da giorni macellati i cavallini sequestrati in autostrada (fotogallery)
Hanno già da alcuni giorni varcato
i cancelli del macello di Pastrengo (VR) i ventidue cavallini
provenienti dalla Polonia il cui camion era stato fermato
venerdì scorso dalla Polizia Stradale di Treviso sulla A4 nei
pressi di Preganziol. Già sabato scorso erano nel macello per
essere trasformati in bistecche, filetti e costate da destinare
alle macellerie e supermercati del nord Italia.La storia del
trasporto dei ventidue cavalli, inizia in Polonia giovedì 16,
quando intorno alle ore 11.00 il camion è pronto a partire per
l’Italia. Tutta una tirata. Arrivo previsto per il venerdì
successivo, intorno alla stessa ora. Niente sosta, stante così
le cose, come invece previsto dalla regolamentazione
comunitaria.Sul passante di Mestre, però, ci sono le pattuglie
della Polizia Stradale di Castelfranco Veneto, dirette
dall’Ispettore Superiore Fabio Viale. Il servizio è disposto dal
Comando della Polstrada di Treviso, a sua volta diretto dal
Commissario Capo Alessandro De Ruosi. La Polizia Stradale ferma
il camion e trova i cavalli stipati e legati ad una corda molto
corta. La temperatura dentro il camion è di sei gradi sotto
zero. Acqua e cibo insufficienti. Gli animali vengono scortati
dagli stessi agenti fino ad una stalla di Villafranca Padovana.
Al conducente e alla ditta di autotrasporto lombarda a cui era
affidata la spedizione, viene contestata una sanzione
complessiva di 8.333 euro.Ora l’epilogo, tutto sommato
prevedibile. Il destinatario era un macello e lì sono finiti,
lasciando l’amaro in bocca a quanti avevano sperato ad un
destino diverso. Spedizione velocemente riorganizzata dai
privati. Fatto che però nulla toglie all’ottimo intervento della
Polizia Stradale e allo scrupolo con il quale il suo personale
ha accertato il mancato rispetto delle norme a protezione degli
animali durante il trasporto.
VEDI FOTOGALLERY:
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LA NAZIONE
22 FEBRAIO 2012
La papera
dal becco di rame Miracolo d'amore e di chirurgia
Era stata
ferita da una volpe
Arezzo - C’era una volta e c’è
ancora, grazie all’amore della sua famiglia. Così i fratelli
Grimm probabilmente avrebbero iniziato la storia dell’oca
Ottorino, il primo esemplare di pennuto con il becco di rame.
Ma, se la vicenda avrebbe in effetti tutte le carte in regola
per occupare qualche bella pagina illustrata di un libro di
favole, quella accaduta a Montevarchi è una storia vera, una
bellissima storia vera.
La bestiola vive in quella che si può definire una piccola fattoria, in mezzo a cavalli, maialini e scaldata dall’affetto della sua famiglia di umani, la famiglia Bartolini, che di amore per l’oca ne ha dimostrato veramente tanto. A dispetto della legge, che non riconosce l’oca come animale d’accompagnamento, anche quando i «padroni» l’accolgono nel loro cortile non certo con l’intento di metterla all’ingrasso, per i Bartolini, Ottorino è sempre stata a tutti gli effetti un’oca «d’affetto». Così quando qualche mattina fa si sono avvicinati alla sua casina di legno e l’hanno trovata con il becco superiore spezzato a metà, probabilmente dalla furia di una volpe, non c’ hanno pensato su troppo. Si doveva fare qualcosa per Ottorino, «abbiamo pensato che solo il dottor Briganti avrebbe potuto darci una mano», ci racconta la signora Paola.Così l’hanno portata nella clinica in Valdarno. La prima cosa da fare era ricostruire graficamente un modello del becco su carta velina per poi riportarlo sulla lamina di rame, solo dopo avrebbe preso via l’operazione chirurgica. Un lavoro certosino dal quale l’oca Ottorino è uscita in gran forma, con un becco nuovo di zecca, pardon, di rame! Nella piccola fattoria Ottorino ormai per tutti è l’oca bionica, scorrazza già felice con il suo becco luccicante. Nella clinica di Figline Valdarno del dottor Briganti l’oca dal becco di rame invece rappresenta un grande successo professionale. «Non è mai stato svolto un intervento di questo genere, nè a livello nazionale nè internazionale. L’amore che questa famiglia ha dimostrato per la bestiola ha dell’incredibile, siamo orgogliosi di aver preso parte a questa bellissima storia d’amore». «Amore per gli animali, qualsiasi tipo, che noi conosciamo bene, noi che per 20 anni abbiamo lavorato al recupero degli animali selvatici e che da qualche anno abbiamo dovuto chiudere l’attività per mancanza di fondi dalla provincia di Firenze e Arezzo».di GAIA PAPI
FOTO
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GEA PRESS
22 FEBBRAIO 2012
Pechino –
la bile degli orsi: per il dottore è come aprire un semplice
rubinetto…(video shock)
Animals
Asia Foundation: in Cina le cose stanno cambiando.
In Cina c’è chi considera come un
rubinetto aperto, la bile da estrarre agli orsi. Anzi, il tutto
è semplice come l’apertura di un rubinetto. Così si sarebbe
espresso Fang Shuting portavoce dell’Associazione Cinese di
Medicina Tradizionale. Lo stesso ha altresì chiesto di essere
informato nel caso si venisse a sapere di condizioni
irrispettose riservate agli orsi.Di fatto una presa in giro che
ha lasciato di stucco gli invitati alla conferenza stampa
indetta ieri a Pechino (le dichiarazioni di Fang Shuting sono di
qualche giorno prima) da
Animals
Asia. 14.000 orsi della luna, imprigionati e torturati fino
a trenta anni di fila, con un catetere infilzato nell’addome.
Con la bile prodotta dalla cistifellea viene preparato un
medicinale del tutto identico al prodotto di sintesi che ormai
da anni lo ha di fatto sostituito.La drammatica attualità degli
allevamenti degli orsi della luna è stata mostrata grazie alle
tremende immagini catturate con l’ausilio di telecamere
nascoste. Tre documentaristi indipendenti, Elsa Xiong, Tu Qiao e
Chen Yuanzhong, hanno presentato il frutto del loro lavoro
proprio nel corso della conferenza stampa di ieri. Quattro anni
di indagini e poi il documento video, realizzato tra il 2009 ed
il 2010. Il documento mostra gli orsi forzati a indossare il
cosiddetto metal jacket, una pesante pettorina d’acciaio fissata
al corpo degli animali e che, con l’ausilio di un catetere in
lattice conficcato nella cistifellea, consente l’estrazione
della bile. Nel filmato gli allevatori vengono ripresi mentre
scaldano la bile in contenitori sporchi, frantumano i grumi di
bile secca e incapsulano manualmente la polvere.“Le fattorie
della bile – ha dichiarato nel corso della conferenza
stampa Elsa Xiong – sono chiuse al pubblico, abbiamo quindi
dovuto superare difficoltà inimmaginabili e correre numerosi
rischi. Questi allevamenti sono estremamente crudeli. Ma la cosa
più scioccante è che le fattorie della bile, e l’industria
connessa, consentono di immettere legalmente nel mercato
prodotti contaminati e pericolosi per la salute pubblica”.Eppure,
in Cina, si è potuto notare come, negli ultimi tempi, è avvenuta
la crescita di un notevole movimento di opinione contro tali
allevamenti.“Le fattorie della bile – ha dichiarato
Jill Robinson, Responsabile di di Animals Asia – chiuderanno
solo se il cambiamento sarà d’ispirazione cinese, e non a causa
delle pressioni internazionali. Infatti, le sollecitazioni
provenienti dall’estero potrebbero in casi estremi diventare
controproducenti e prolungare la sofferenza degli orsi“.Già
una grossa compagnia cinese, specializzata nei prodotti
farmaceutici derivati dalla bile di orso, è stata contrastata
proprio dalla popolazione locale.Gli orsi, una volta che Animals
Asia Foundation riesce ad adottarli, si presentano in condizioni
pietose. Su 165 orsi, ben 163 (99%) hanno la cistifellea
danneggiata irreparabilmente, 109 (66%) presentano polipi allo
stesso organo. In 56, ovvero nel 34% dei casi, hanno ernie
addominali, mentre 46 (28%) presentano ascessi interni. Calcoli
biliari in 36 animali (22%) e 7 con la peritonite. In molti
casi, poi, patologie multiple. Tutti i 165 animali sono stati
accolti e curati da Animals Asia e si trovano attualmente
liberati nella sua riserva naturale vicino a Chengdu.
VEDI VIDEO:
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LA
ZAMPA.IT
22 FEBBRAIO
2012
Animal Asia: per noi in Cina rischio chiusura delle frontiere.
In pericolo migliaia di Orsi della Luna
In tutta l'Asia, circa 14.000gli esemplari che vengono
imprigionati e torturati a vita per l'estrazione della sostanza
utilizzata nella medicina locale
Antonella
Mariotti
Torino -
Tutto inizia la scorsa settimana quando l'Associazione Cinese di
Medicina Tradizionale ha tenuto una conferenza stampa nel corso
della quale Fang Shuting, suo portavoce, ha dichiarato: "Il
metodo di estrazione della bile è semplice, naturale e indolore
come aprire un rubinetto". E da qui si è scatenata una campagna
sotterranea contro Animals Asia, l'associazione, l'unica che da
anni si batte contro le fattorie della bile dove sono tenuti in
gabbia gli orsi per anni, con un catetere nella cistifella che
estrae la loro bile. Gli orsi della luna sono una specie
protetta, vengono scelti per queste atrocità perché dal
carattere mansueto, sono l'unica specie animale nella quale si
sono riscontrati casi di tentati suicidi.
Monica Bando, chirurgo veterinario presso Animals Asia, spiega come: "La tecnica di estrazione del free-drip (gocciolamento libero) causa atroci sofferenze e nuoce gravemente alla salute degli orsi". In tutta l'Asia, circa 14.000 orsi della luna che vengono imprigionati e torturati a vita per l'estrazione della bile.In queste ore molti esponenti politici in asia si stanno muovendo per bloccare l'attività della'associazione. Per ricordare cosa sono le fattorie della bile, un produttore-regista indipendente ha presentato un filmato, girato sotto copertura. Le immagini sono state effettuate tra il 2009 e il 2010 e rivelano l'esistenza di allevamenti "legali" non conformi alla legge che con gran fatica l'associazione ha fatto approvare in Cina e che vieta o comunque riduce molto l'esistenza delle fattorie.Il filmato è stato prodotto da Elsa Xiong, Tu Qiao e Chen Yuanzhong. Gli autori hanno lavorato al reportage per quattro anni, viaggiando in sei province e conducendo molte indagini sotto copertura. Jill Robinson, fondatrice e CEO di Animals Asia, ha commentato: "Le fattorie della bile chiuderanno solo se il cambiamento sarà d'ispirazione cinese, e non a causa delle pressioni internazionali. Durante i giorni scorsi, abbiamo testimoniato la nascita di un movimento senza precedenti da parte dell'opinione pubblica cinese e dei media. è straordinario vedere così tante persone in Cina schierarsi apertamente contro questa terribile industria. Cresce dunque la speranza che le fattorie della bile possano presto chiudere".In tutto questo la Gui Zhentang, una compagnia farmaceutica che commercializza bile di orso e che ha presentato domanda per accedere al mercato azionario di Shenzhen, ha invitato la stampa e i privati cittadini a far visitare a uno dei propri allevamenti nei prossimi giorni. Per fortuna degli orsi la Gui Zhentang si è scontrata con una forte opposizione da parte dell'opinione pubblica.Quello che preoccupa i volontari animalisti è che le fattorie della bile passino come un metodo incruento, come qualcosa di accettabile. E se l'associazione non potrà più lavorare in Asia per gli orsi della luna sarà la fine, sono una specie protetta già molto ridotta nel numero di esemplari. |
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FAN
PAGE
24 FEBBRAIO
2012
Cuccioli d'orso salvati in Cina (VIDEO)
La polizia forestale cinese salva due cuccioli di orso bruno
rimasti orfani dopo che un bracconiere ha ucciso la madre.
La storia
che vede protagonisti i due cuccioli di orso bruno salvati dalla
polizia forestale cinese sembra quasi uscire da un cartone
animato di casa Disney e, fortunatamente, per una volta anche
nella realtà esiste il lieto fine.
I due
cuccioli, nati soltanto un mese fa sono stati trovati soli in un
bosco dopo che la madre era stata uccisa da un bracconiere.
Rimasti completamente soli per tre giorni prima di essere
ritrovati dalla forestale, i due cuccioli versavano in gravi
condizioni al momento del ritrovamento a causa della
denutrizione.. Fortunatamente, però, i due non hanno subito
lesioni e hanno già iniziato a rispondere alle cure offerte
loro. Così, fra alcuni mesi sarà possibile per i due cuccioli
tornare a vivere in libertà dopo aver trascorso qualche tempo
presso un centro che si occupa della salvaguardia della fauna
locale..
VIDEO
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LA TRIBUNA DI TREVISO
22 FEBBRAIO 2012
Cinghiale
intrappolato nella gabbia fino alla morte
PEDEROBBA (TV) - Ha ancora
davanti quel cinghiale ferito intrappolato in una gabbia a Posa
Crosera. Ha ancora nelle orecchie i suoi grugniti disperati e
nel cuore la lotta disperata dell’animale che con tutte le forze
cercava di aprire le sbarre di ferro della sua prigione. Chiara
di Pederobba racconta di una passeggiata sulle colline del
Monfenera, trasformatasi in un incubo per lei, il fratello e i
genitori. Era il pomeriggio dello scorso Natale. «Camminando sui
prati di Posa Crosera – riferisce – ci siamo accorti della
presenza di una gabbia vicino a una casa». Prigioniero delle
sbarre di ferro un cinghiale impaurito, agitatissimo che lottava
con tutte le sue forze. La scena ha impressionato la famigliola
che il giorno dopo è tornata. «Il cinghiale – continua Chiara –
era ancora rinchiuso nella gabbia, giaceva a terra sui propri
escrementi. L’odore era tremendo, non aveva più la forza di
reggersi in piedi, aveva scavato lungo tutto il perimetro della
gabbia per cercare una via d’uscita. Presentava tante ferite al
muso, perdeva sangue e i suoi occhi imploravano aiuto». Il papà
di Chiara ha contattato un amico sperando di poter aiutare
l’animale. «Ci ha detto che non era la prima volta che di
procedeva con catture simili, le gabbie sono messe dai contadini
perchè i cinghiali fanno danni, ce ne sono tante sparse nel
comune. Così li prendono e poi li fanno ammazzare. È prassi
lasciarli nelle gabbie qualche giorno senza cibo e senza acqua.
Così s’indeboliscono ed è più facile abbatterli». Il giorno dopo
un guardiacaccia ha ucciso il cinghiale intrappolato. «Nella
gabbia era scritto: Provincia di Treviso, chiusino n.2. Come può
la Provincia dare certe gabbie ai contadini? È giusto far
soffrire così gli animali? Perchè invece di ucciderli non li
prendono e non li portano dove non fanno danni?».
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GEA PRESS
22 FEBBRAIO 2012
Treviso:
cinghiale catturato e abbandonato vivo in una trappola della
Provincia
L’on.le
Zanoni: “fatto barbaro e incivile. Andrò fino in fondo per
accertare ogni responsabilità”.
![]()
“Apprendo dalla stampa
- ha dichiarato l’on.le Zanoni – che un cinghiale (nella
foto) intrappolato in una gabbia a Posa Crosera, a Pederobba
(TV) è stato abbattuto da una Guardia Provinciale dopo tre
giorni di atroci sofferenze, gabbia che, a quanto riferisce una
testimone, riportava la dicitura “Provincia di Treviso, chiusino
n.2”. Sebbene i cinghiali siano animali che qualcuno ha deciso
di uccidere, c’è sempre una legge dello Stato che vieta di
maltrattarli punendo penalmente i responsabili”.Andrea
Zanoni, europarlamentare di Italia dei Valori e Presidente della
LAC Lega Abolizione Caccia del Veneto, vuole andare a fondo
della questione per capire se il fatto descritto da una
testimone e riportato in un articolo uscito oggi, mercoledì 22
febbraio, su un quotidiano della provincia di Treviso è
realmente accaduto.“Se dovesse essere confermato ritengo sia
di una tale gravità che deve essere assolutamente sanzionato. Si
configurerebbe – prosegue Zanoni – il reato di
maltrattamento di animali per coloro che avrebbero dovuto
controllare la gabbia trappola, posizionata con lo scopo di
catturare l’animale che sarebbe deperito anche a seguito di
numerose ferite, stenti, denutrizione e disidratazione, in
quanto nella gabbia non c’era né cibo né acqua, inoltre
l’animale selvatico nel tentativo di liberarsi si sarebbe
procurato vistose ferite sanguinanti, era ormai all’estremo
delle forze e non riusciva più a reggersi in piedi costretto a
giacere a terra sui propri escrementi”.L’on. Zanoni ha
scritto una lettera al Presidente della Provincia di Treviso per
chiedergli la delibera sulla cattura dei cinghiali, quante di
queste trappole ci sono in tutta la provincia, l’elenco delle
persone incaricate a gestirle, il nome del responsabile della
trappola di Posa Cosera, ma soprattutto se è stata data
comunicazione di notizia di reato alla Procura per
maltrattamento di animali nei confronti dell’addetto della
sorveglianza di quella trappola dov’è stato catturato quel
povero animale.“Se i fatti venissero confermati – ha
aggiunto l’on.le Zanoni - trovo a dir poco aberrante che in
una società come la nostra possano accadere cose del genere. Se
i cinghiali devono essere uccisi perché qualcuno ha deciso che
fanno danni non è certo questo il modo barbaro e incivile per
farlo. Leggo scandalizzato che quella di lasciare i cinghiali
catturati qualche giorno senza cibo e senza acqua sarebbe una
prassi per indebolirli così da poterli abbattere con maggior
facilità. La cittadina che ha denunciato l’episodio,
correttamente si è chiesta se sia giusto far soffrire così
questi animali e perché invece di ucciderli non vengano portati
dove non fanno danni. Cose del genere non dovrebbero mai
accadere, soprattutto se ciò avviene con mezzi e autorizzazioni
di un Ente pubblico, in questo caso la Provincia di Treviso, e
grazie al contributo e alle tasse di tutti i cittadini. Andrò
fino in fondo – ha concluso l’eurodeputato – per
accertare ogni responsabilità di questo grave episodio.” .
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IL CENTRO
22 FEBBRAIO 2012
Recuperato
un cane precipitato nel burrone dopo un incidente stradale
SANTO STEFANO (AQ). Nei pressi di
Santo Stefano di Sessanio in direzione Calascio il personale del
servizio veterinario C della Asl Orlando Giacco medico
veterinario e il dottor Alessio Durastante, ispettore sanitario,
in collaborazione con il personale in servizio giornaliero del
Corpo Forestale dello Stato- Stazione di Castel del Monte hanno
recuperato una cagna precipitata in una nella scarpata lungo la
strada in seguito a un incidente con una automobile.Dopo aver
raggiunto il cane e verificate le condizioni si è proceduto al
suo difficile recupero e a prime cure; successivamente il Corpo
forestale della Stato ha proceduto a rintracciare il
proprietario dell’animale al quale è stato riconsegnato.Va
precisato che l’incidente stradale non ha provocato nessuna
conseguenza a chi era nella macchina.
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LA
ZAMPA.IT
22 FEBBRAIO
2012
La pecorella smarrita ha trovato casa
Provincia di
Novara - Un agnellino di pochi giorni è stato trovato da una
coppia di Galliate, comune in provincia di Novara, abbandonato
in mezzo alla neve nelle campagne che circondano il paese. Lo
hanno preso in braccio, accudito e sfamato. Quindi sono
intervenuti i volontari dell’Anpana, l’associazione per la
protezione animali, che gli ha trovato una nuova famiglia, a
Ghevio, nell’Alto Vergante, sopra il Lago Maggiore. Non è stato
ancora accertato se il piccolo sia stato abbandonato o si sia
perso durante una transumanza.
VIDEO
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IL
TIRRENO
23 FEBBRAIO
2012
Esche per i topi nel campo scuola, cane rischia di morire
MASSA - Un
cane bassotto ha mangiato un’esca per la derattizzazione
posizionata nel campo scuola comunale e ha rischiato di morire.
Soltanto l’intervento del veterinario ha salvato la vita
all’animale. L’episodio è stato segnalato al consigliere del Pdl
Stefano Benedetti, che ha immediatamente scritto al sindaco
Roberto Pucci, al delegato allo sport Fabio Vullo e
all’assessore all’ambiente Andrea Ofretti. «Da qualche giorno -
scrive Benedetti - i gestori del campo scuola stanno
derattizzando tutta l' area, senza avere affisso per circa una
settimana i cartelli che avrebbero dovuto segnalare la bonifica
in corso. Per questa negligenza un cane bassotto, dopo aver
ingoiato un sacchetto di veleno in polvere, è stato portato
d’urgenza da un veterinario che lo ha salvato da una morte certa
con una lavanda gastrica» ;. E l’azzurro continua: «Il
veterinario ha denunciato l’episodio e i gestori si sono
affrettati a installare una serie di cartelli. Di fronte a
questo grave incidente, di cui esistono varie testimonianze
dirette, ho rilevato una serie di anomalie, ovviamente, da
accertare per capire se esistono delle responsabilità precise e
se il sistema e l'iter utilizzati per la bonifica del campo sono
regolari e autorizzati». Benedetti fa un elenco dettagliato
nella sua lettera: «Nel campo è stato sparpagliato veleno in
polvere, nonostante sia rimasto aperto, funzionante e
frequentato anche da bambini. Per una settimana circa non sono
stati affissi cartelli o altra segnaletica di avvertimento. Il
campo scuola è di proprietà comunale e come tale deve essere
trattato, quindi, il Comune avrebbe dovuto rilasciare l'
autorizzazione o comunque il benestare per lo svolgimento di
questa operazione, controllando che ciò avvenisse in pien a
sicurezza. In un luogo pubblico frequentato da tanti atleti di
diverse età, gli interventi di derattizzazione devono essere
svolti in sicurezza con la chiusura della struttura, oppure
attraverso l' utilizzo di scatole speciali fornite anche dalle
Asl, o affidandosi a ditte specializzate come, ad esempio, l'
Asmiu». «Vi invito a fare chiarezza sulla questione e accertare
se e quali sono le responsabilità dei gestori e a agire di
conseguenza, applicando le previste sanzioni o i provvedimenti
disciplinare ritenuti più idonei ed efficaci», conclude il
consigliere.
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IL
PUNTO A MEZZOGIORNO
23 FEBBRAIO
2012
Sesso con animali e pedofilia in un sito internet. Aidaa lo
denuncia alla polizia postale
Nuovo sito
di sesso con animali contenenti migliaia di immagini e filmati
si scene di sesso esplicito con animali (ed in alcuni casi anche
con bambini) è stato scoperto e denunciato alla polizia postale
ed alla procura della repubblica di Milano dall’ASSOCIAZIONE
ITALIANA DIFESA ANIMALI ED AMBIENTE. Il sito internet
accessibile senza alcuna password particolare e quindi a
disposizione dei bambini e dei minori contiene immagini
veramente raccapriccianti che vanno oltre ogni perversa
immaginazione. In più di un filmato i protagonisti sono
ragazzine adolescenti costrette a veri e propri atti sessuali
completi con i più disparati animali (dai cavalli ai maiali).
“E’ un sito da chiudere immediatamente- ci dice Lorenzo Croce
presidente nazionale di AIDAA e firmatario della denuncia-
occorre fare una vera e propria bonifica di questi siti in
ternet pornografici dove si promuovono a vari livelli immagini e
pratiche erotiche con animali. La cosa scandalosa è che ci sono
scene di sesso esplicito con protagonisti bambini ed
adolescenti, e questo è inaccettabile, se pensiamo poi che
questo sito, come gli altri, è liberamente accessibile ai minori
con un semplice clik del mouse ci viene da chiederci perché
questi siti non vengano chiusi o resi almeno inaccessibili al
grande pubblico”. La scoperta di questo sito è stata possibile
attraverso una segnalazione sms giunta al numero unico delle
segnalazioni AIDAA al 3403848654.
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TM NEWS
23 FEBBRAIO 2012
Il rito
del cane trottola in Bulgaria, lo sdegno animalista
Cani
vengono legati a una corda sospesi sull'acqua e fatti girare
ripetutamente. Il rituale è legato al dio della fertilità
Roma - L'organizzazione animalista
bulgara "Protezione animali Sofia" ha lanciato una campagna
contro il rituale del giro del cane("trichane" nella lingua
locale), che si tiene ogni anno nel villaggio di Brodilovo, in
Bulgaria sudorientale. Gli animalisti intendono recarsi il 25
febbraio nel villaggio in occasione del rituale per contestarlo.
Lo scrive l'agenzia di stampa Novinite.
Gli organizzatori del rituale, dal canto loro, hanno chiesto ai residenti di astenersi dal rispondere a provocazione. "Mostriamo loro che siamo civili, non barbari", dichiara la gente di Brodilovo. Il rituale prevede che un cane venga sospeso sull'acqua legato a una corda. L'animale viene girato su se stesso ripetutamente, in modo da intrecciare la corda in modo che poi ruoti in senso opposto velocemente, fino a far cadere la malcapitata bestia in acqua. I residenti sostengono che il cane non subisce alcun danno fisico dal rituale, che è antico e sarebbe parte del corpus dei riti legati al culto di Kuker, l'antica divinità della fecondità. Il suo scopo è quello di prevenire la rabbia.L'organizzazione animalista accusa, oltre agli organizzatori, anche le autorità che sarebbero accondiscendenti. Il primo ministro bulgaro Boiko Borisov, in passato, ha condannato il rituale come barbarico. |
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ARTICOLO TRE
23 FEBBRAIO
2012
Gli europei di calcio 2012 e la Uefa uccidono i cani in Ucraina
Ma i massacri di animali sono all’ordine del giorno ovunque
Paola Tesio
- I massacri degli animali sono all’ordine del giorno, e
accadono sia nei paesi che adottano norme più civili sulla loro
salvaguardia, termine che dovrebbe essere mutato nel rispetto,
sia in quelli in cui accadono fatti indicibili.Non è di questi
giorni la notizia dei cani brutalmente uccisi in Ucraina solo
per realizzare gli europei di calcio 2012, infatti è una pratica
che si protrae da tempo, dal 2010, da quando questo paese è
stato scelto per realizzare un evento sportivo di tale portata.
Manifestazione che dovrebbe essere affidata a quegli stati che
hanno strutture e capacità di idearli e quanto sta accadendo a
Kiev e dintorni dimostra che questa nazione non è affatto
preparata .Basti pensare che lo stermino, autorizzato dal
governo ucraino, attualmente ha raggiunto, soltanto nella
capitale, il numero di 20mila cani, barbaramente sterminati, con
mezzi come pistole, veleno, forni crematori mobili. Bilancio che
diventa ancora più macabro se si contano le vittime delle altre
città interessate dalla manifestazione.Sembra sia stato proprio
il direttore della Uefa Martin Kallen ad ordinare lo sterminio
«pulire le strade delle citta ucraine dai branchi di cani
randagi» per non averne più nessuno in giro. On line addirittura
viene insegnato come diventare un cacciatore di cani e quali
strumenti usare. Perché alla luce di quanto è accaduto non si
prendono provvedimenti in tal senso? La Uefa non è forse
moralmente colpevole?La filosofa Hanna Arendt parlava della
banalità del male definendo con questo termine l’incapacità di
pensare. Quante volte abbiamo visto persone comuni compiere atti
efferati, oppure come accade spesso nella nostra società, far
finta che nulla accada e res tare semplicemente indifferenti.
Charles Patterson dedica un intero libro al massacro degli
animali e lo intitola proprio “Un’eterna Treblinka” facendo un
paragone con l’Olocausto.Può sembrare una similitudine
azzardata, ma non lo è affatto, basti pensare che non soltanto
in Ucraina, ma anche in altri stati, i randagi vengono eliminati
proprio gettandoli ancora vivi nei forni. Per non parlare del
mercato dei cani in Cina, di cui il web è pieno di video di
denuncia. Una pratica legalizzata in cui questi animali, ogni
giorno, vengono trasportati ammassati su container, brutalmente
uccisi con mezzi come arpioni, squartati e scuoiati sotto gli
occhi tutti, addirittura messi a bollire nelle pentole quando
sono ancora vita.Ci sono opere cinematografiche come Earthlings,
del regista Shaun Monson, che illustrano quanto gli uomini
continuino a pertrare queste indicibili torture. Recente è anche
la strage dei 100 cani da slitta compiuta ne l 2011 a Vancouver,
esseri viventi utilizzati nelle Olimpiadi invernali di un paese
ritenuto all’avanguardia. In quel caso ad un dipendente era
stato chiesto dal suo responsabile di ammazzarli, poiché non
servivano più. Lui lo ha fatto, con pugnale e pistola,
eliminandoli uno dopo l’altro, senza risparmiare neppure una
femmina di siberian husky che si era nascosta sotto di una
slitta con i suoi cuccioli per sfuggire al massacro.Questo
“funzionario” avrebbe in seguito chiesto anche i danni per lo
stress subito nell’ottemperare al compito. In queste azioni,
riemerge inevitabilmente quell’incapacità di pensare che deriva
da Auschwitz, dove innumerevoli funzionari uccidevano
semplicemente per obbedire ad un ordine. Come non dimenticare un
altro tragico esempio che rappresenta la pericolosità
dell’indifferenza umana? Nel 2007 in una nota galleria di
Managua, l’artista costaricano Guillermo Varga s, detto Habakkuk
, realizza una performance aberrante, assoldando alcuni
ragazzini per reperire un randagio.Chi entra nella sala
espositiva vede un cane, deperito, sofferente, con evidenti
segni di denutrizione che giace stremato sul pavimento. È legato
da una corda, sostenuta da due ganci fissati su di un muro. Poco
distante, in una posizione che non può raggiungere, c’è una
ciotola. Sulla parete, composta da crocchette, la scritta “Eres
io que iees”, ovvero “Sei quello che leggi”.Al termine della
tortura il cane, soprannominato “Nativity”, è morto, fra
l’insensibilità dei fruitori, che passavano ed osservavano
l’opera come un qualsiasi prodotto dell’arte contemporanea,
senza porsi domande, senza slegare l’animale o avvicinargli la
ciotola al muso, senza fargli una carezza ma soprattutto senza
opporsi. Dove la legge non arriva a porre fine a queste pratiche
assurde, per una società che si ritiene civile, allora dovrebbe
intervenire la morale.Perché sia chi osserva indifferente, sia
chi è al corrente di cosa si sta compiendo e potrebbe impedirlo,
è moralmente complice. Si è complici quando si esegue un
ordine, quando si assiste senza intervenire, quando si permette
la realizzazione di eventi sportivi sapendo di aver ordinato,
come ha fatto il direttore della Uefa Martin Kallen, di pulire
le strade dai randagi. L’uomo è troppo atrofizzato ed è
diventato incapace di essere consapevole delle proprie scelte e
di domandarsi il perché delle proprie azioni. Forse è più
semplice vivere così, in questo stato di torpore.Scriveva Rainer
Maria Rilke nelle Elegie duinesi «quello che c’è di fuori, lo
sappiamo soltanto dal viso animale».
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GIORNALETTISMO
23 FEBBRAIO 2012
Il cuoco
che cucina il gatto da 40 euro al kg
Uno chef e
il proprietario di un ristorante sono stati arrestati per aver
preparato un piatto a base di felino
Un cuoco vietnamita di un
ristorante di Hanoi è stato arrestato per aver ucciso e poi
cucinato un gatto di una specie protetta per servirlo poi ai
suoi clienti. Lo chef si è difeso sostenendo di aver ammazzato
l’animale solo su ordine del proprietario del ristorante, e
anche il manager è stato fermato visto che in Vietnam è reato
uccidere gatti protetti. Gli attivisti per i diritti degli
animali sono indignati per un nuovo caso che mostra quanto sia
diffusa la pratica di mangiare gatti come cani nei ristoranti
del loro paese.
GATTO ARROSTO –
La polizia
vietnamita ha sorpreso in
flagrante uno chef di un ristorante di Hanoi mentre cucinava
nella sua pentola una raa specie felina, il gatto bengala.
L’animale è protetto dalle leggi del paese, e il cuoco si è
giustificato sostenendo di aver preparato il piatto a base di
gatto su ordine del suo datore di lavoro. Nguyen To Chien,
manager del ristorante, ha ammesso di avere dato il felino al
suo chef, dopo averlo acquisito da un conoscente della provincia
di Phu Tho. Inizialmente Chien aveva detto di aver fatto
uccidere il gatto solo dopo una richiesta di un cliente, ma in
realtà le indagini successiva hanno evidenziato come il felino
sia stato subito comprato per essere mangiato. La sua carne è
molto prelibata, tanto da essere venduta a 41 dollari al chilo,
per un peso complessivo di tre chili e mezzo.
IL GATTO COSTA –
Un pranzo a base di gatto costava dunque quasi 150 dollari, un
prezzo altissimo che equivale quasi ad una mensilità di
stipendio in Vietnam. Il bengala è una specie rara e protetta,
che nasce come ibrido tra il gatto domestico e il gatto
leopardo. Più pesante e grosso di un micio, il bengala è una
specie in via di estinzione, e di conseguenza è vietato vendere
o cacciare l’animale. La notizia ha generato grande sconcerto
tra gli animalisti asiatici, che chiedono alle autorità di
capire come sia stato possibile comprare un bengala per farlo
finire in pentola. Parin Nguyen , un’attivista di Hanoi, ha
rimarcato come il suo paese sia uno dei più pericolosi al mondo
per le specie animali protette, e che le autorità devono
impegnarsi di più per fermare questo traffico illegale.
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IL VELINO
23 FEBBRAIO 2012
CICOGNA
ARROSTO E PORCOSPINO: SE LA RICETTA È UN TABÙ
Roma - In
un libro i piatti “politicamente scorretti” della tradizione
culinaria ma ormai dimenticati perché considerati sconvenienti.
Il motivo? È scomparsa la fame, che faceva sembrare lecito
uccidere quello che poi si sarebbe mangiato
Roma - Da un punto di vista
strettamente pratico, c’è poca differenza fra uno spezzatino di
vitello e uno di tasso. Eppure, fuorché per i vegetariani,
mentre il primo ricorre senza problemi di coscienza sulle nostre
tavole, l’idea del secondo fa inorridire al solo pensiero. E
anche se appena un paio di generazioni fa non si andava troppo
per il sottile, al giorno d’oggi, certe abitudini alimentari
sono assolutamente inconcepibili. Com’è avvenuto tutto ciò? E
quando è iniziato questo percorso di auto-limitazione della
nostra “libertà” gastronomica? La risposta viene da uno smilzo
libello destinato a suscitare discussioni, polemiche e forse
anche qualche repulsione: “Ricette proibite” di Tebaldo Lorini (Polistampa,
pp. 80, euro 10), da marzo in libreria. L’autore, esperto di
folklore e tradizioni gastronomiche, passa in rassegna le
abitudini alimentari dei popoli antichi, per arrivare fino a
usanze più recenti che ancora sopravvivono qua e là, benché a
volte vietate dalla legge: dal porcospino al sugo ai cosci di
volpe alla brace, dalla zuppa di tartaruga allo scoiattolo in
umido.Eppure stabilire una netta linea di demarcazione fra il
commestibile e lo “sconveniente” sarebbe impossibile, perché le
leggi in materia cambiano da paese a paese. E se in Cine vige il
credo secondo cui si può mangiare tutto quello che è vivo e si
muove sulla faccia della Terra, in Scandinavia appare normale
nutrirsi della carne di renna e in Australia vanno forte la
carne di canguro e addirittura il Coccodrillo; nelle macellerie
africane si espone senza alcuna remora carni di gorilla,
antilope, gazzelle e cercopitechi, mentre nel Sud America si
mangiano lama e porcellini d’India. È il relativismo culinario:
possiamo inorridire per i cani mangiati in Corea, ma chissà che
riprovazione provocheremmo noi italiani negli Usa, dove il
coniglio è considerato un animale domestico e quindi non
commestibile. Eppure in passato, per i morsi della fame, l’uomo
è stato costretto a cose inenarrabili. E senza scomodare il
cannibalismo del conte Ugolino, val la pena ricordare che
durante l’assedio prussiano di Parigi del 1870, per non
permettere alla popolazione di morire di fame, furono sterminati
migliaia di topi di fogna e si dovettero abbattere anche gli
animali dello zoo: elefanti, cammelli ma anche canguri e lupi. E
il ristorante “Voisin” di rue Faubourg Saint-Honoré per il
Natale del 1870 servì testa d’asino. Senza tralasciare che la
scarsità di cibo del passato ha involontariamente reso anche un
servizio alla gastronomia: si studiavano infatti sempre nuove
ricette per rendere appetitoso quel che in realtà non lo era
affatto.Oggi la disponibilità di cibo ha consentito una maggior
discrezionalità nella scelta dei cibi. “Si è sciolto il filo che
ci legava nei secoli passati alla fame e ci faceva sembrare
lecito uccidere tutto quel che poi sarebbe stato mangiato”,
spiega l’autore. Eppure i lasciti di questa fame atavica restano
ancora nel nostro linguaggio comune senza che nemmeno ce ne
accorgiamo. Come mostra il celebre: “Non dire gatto se non ce
l’hai nel sacco”. Il motivo? Lo spiega Lorini nel libro: “Il
gatto non è un vitello che si uccide con un colpo di pistola né
con una stillettata come un maiale o un agnello, tanto meno si
può uccidere con un colpo secco alla testa come un coniglio o un
pollo. Il gatto, che diventa pericoloso e feroce quando si
accorge di essere in pericolo, si uccideva mettendolo in un
sacco e sbattendolo ripetutamente contro un muro. Si evitavano
così i suoi graffi micidiali e i suoi morsi”. Orripilante,
forse, ma autentico.
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CORRIERE FIORENTINO
27 FEBBRAIO 2012
le ricette
proibite
Il
Porcospino al sugo Ecco una delle ricette del volume di Tebaldo
Lorini
Catturato il porcospino, gli si devono togliere le spine. Questa
operazione è piuttosto difficoltosa. Un tempo, veniva adottato
un sistema particolare e ingegnoso: veniva tagliata la pelle di
una zampa posteriore, vi si infilava una cannuccia e si
soffiava. La pelle si gonfiava e si staccava dalla carne
rendendo tutto più facile. C’era anche un altro metodo per
togliere la pelle piena di spine, ma è un metodo veramente
crudele perché consiste nell’immergere il povero animale in
acqua bollente ancora vivo così da far staccare la pelle dalla
carne e non ferirsi per pulirlo. Fatta questa operazione, adesso
il porcospino è pronto per essere cucinato. Si lava bene con
acqua calda, si priva delle interiora e si taglia a pezzi. Si
mette a marinare per una nottata in un infuso di vino rosso,
aceto, foglie d’alloro e pepe nero in chicchi. Si fa poi
rosolare con un soffritto di cipolla e aromi e, quando i pezzi
hanno preso colore, si bagna con un bicchiere di vino rosso e si
fa evaporare. Si versa nel tegame salsa di pomodoro e si
aromatizza con sale e peperoncino. Cuocere per circa un’ora e
mezzo e far ritirare il sugo, che può essere usato per condire
le pappardelle. Si ottiene così un pranzo completo con un primo
e un secondo veramente squisiti (così mi dicono quelli che
ancora oggi si cibano di questa bestiola).
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TIO.CH
23 FEBBRAIO 2012
Gatto
ucciso a bastonate a Oggio
CAPRIASCA (Svizzera) - Ennesimo episodio di violenza sugli
animali. A Oggio, in Capriasca, due giorni fa un gatto di 10
mesi è stato trovato agonizzante e paralizzato nei pressi della
propria abitazione.
Soccorso e trasportato da un veterinario, il gattino è spirato poco dopo. Il medico ha potuto stabilire che l'animale è stato preso a bastonate sulla schiena, che risultava rotta in due punti. Non si tratterebbe del primo episodio di maltrattamenti ad animali nella zona della Capriasca, anche se in passato si erano registrati prevalentemente casi di bocconi avvelenati. L'episodio riporta alla mente l'uccisione di due gatti, sempre a colpi di bastone, a Biasca poco più di un mese fa. In quel caso la Società protezione animali di Bellinzona aveva annunciato la denuncia al Ministero pubblico, e lo stesso avverrà presumibilmente anche in questo caso. |
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IL
MESSAGGERO
23 FEBBRAIO
2012
Costolette e salsicce, ma con la foto del maiale di provenienza
ROMA -
Costolette, bistecchine e salsicce, tutte impacchettate con la
foto-ritratto del maiale da cui provengono. «Gli animali
meritano il nostro rispetto», ha spiegato l'ideatore
dell'iniziativa, Dennis Buchmann, studente e da poco gestore
dell'azienda biologica «La mia piccola fattoria» di Potsdam, in
Germania. Dare un volto ai wuerstel per diffondere la cultura
della considerazione del sacrificio degli animali: è questa
l'idea di Buchmann. «Una salsiccia si mangia con la stessa
leggerezza con cui si mangerebbe una carota, senza pensarci
troppo», ha spiegato il giovane all'agenzia Dpa. «Io invece
credo che la carne meriti più rispetto: per quel wuerstel è
stato ucciso un animale».
Foto ritratto Al fine di diffondere questa consapevolezza è nata l'idea della foto-ritratto sui prodotti anima li che escono dalla piccola fattoria biologica. Le immagini, con la storia dei maiali che poi saranno macellati, si possono vedere anche su internet. Buchmann è consapevole dei limiti dell'iniziativa: «Non posso certo nutrire il mondo in questo modo, ma è un inizio. Se in Germania il consumo di carne si riducesse, si potrebbe soddisfare la domanda con allevamenti più attenti al benessere degli animali», ha considerato il giovane, che alla fine degli studi, quest'estate, vorrebbe continuare la sua attività. |
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VIRGILIO NOTIZIE
23 FEBBRAIO
2012
Usa/ Fermato traffico internazionale di corna di rinoceronte
In Vietnam e Cina pagate più della droga
New York -
Un massiccio traffico internazionale di corna di rinoceronte è
stato fermato grazie alle indagini condotte per un anno e mezzo
da agenti federali americani incaricati della tutela della fauna
selvatica. Le corna erano destinate al mercato nero in Vietnam e
Cina, dove si ritiene abbiano il potere di guarire il cancro e
sono valutate "più del crack, dell'eroina e dell'oro", secondo
quanto dichiarato al Los Angeles Times da Crawford Allan,
responsabile americano di Traffic, un programma mondiale che
monitora il commercio di animali selvaggi. Per portare a termine
l'operazione, che coinvolge una dozzina di stati americani, sono
stati impiegati oltre 150 agenti federali, che hanno effettuato
numerosi arresti facendo irruzione nelle case e nei posti di
lavoro dei sospetti. A finire in manette anche una famiglia del
sud della California: Jimmy Kha, 49 anni, con la fidanzata Mai
Nguyen, 41, e il figlio Felix, 26, trovati in possesso di
diverse corna di rinoceronte e altra merce di contrabbando.
Durante gli arresti effettuati negli ultimi giorni, gli agenti
hanno infatti rinvenuto, oltre a 20 corna, anche un milione di
dollari in contanti, un milione in lingotti d'oro, diamanti e
orologi Rolex. "Smantellando questo anello del traffico di corna
di rinoceronte, abbiamo fermato una delle fonti primarie del
mercato nero e dato un forte colpo al contrabbando in America e
a livello mondiale" ha commentato Dan Ashe, direttore del U.S.
Fish and Wildlife Service, il servizio federale americano a
tutela degli animali selvatici.
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STATO
23 FEBBRAIO
2012
San Severo, la storia (lieta) di Giuseppe e del suo cane Zanna
Foggia –
SEMBRAVA una scena tratta da un film. Ormai non ci sperava più,
Giuseppe Gaudimonte il proprietario di “Zanna”, un bellissimo
esemplare di pastore tedesco femmina di quasi tre anni,
scomparsa circa tre mesi fa dal suo appezzamento di terreno
recintato in agro di San SeveroA rivenire l’esemplare, il
Dirigente di Settore Ufficio Legale della Guardia Nazionale
Ambientale, Attilio Maccione che, mentre percorreva la
pedegarganica, notava un cane di razza pastore tedesco, sul
ciglio della strada, in evidente stato di denutrizione.
Immediatamente ha provveduto al recupero e alla messa in
sicurezza dello stesso dalla strada e successivamente, tramite
il veterinario, è stato possibile accertare la presenza di un
microchip. Risultava iscritto all’ASL veterinaria di San
Giovanni Rotondo, la quale è stata subito informata
dell’accaduto e nel giro di 24 ore ci ha comunicato il nome,
cognome e indirizzo del proprietario e il nome del cane.
“Questa storia – giosce la Guardia Ambientale – ha avuto un lieto fine, grazie anche al proprietario che come per legge, ha provveduto a far applicare il microcip sul collo del cane quando era ancora cucciolo; vogliamo ricordare a tutti i possessori di cani l’importanza di registrarli alla ASL veterinaria di appartenenza”.Redazione Stato riproduzione riservata |
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GIORNALETTISMO
23 FEBBRAIO 2012
“Il mio
gatto mi ha salvato la vita”
Se un
cucciolo appena portato a casa risolve una crisi diabetica
![]()
“Se non ci fosse stato Pudding,
ora non sarei qui, giura Amy Jung, una donna malata di diabete
che è stata letteralmente salvata dal suo gattino, appunto
Pudding, un trovatello che la sua famiglia aveva portato a casa
il giorno stesso. Amy aveva portato suo figlio Ethan alla locale
società di protezione animali “giusto per giocare con i
gattini”, ma una volta che hanno visto Pudding in un angolo
hanno voluto immediatamente adottarlo.
CRISI NOTTURNA –
Quella sera, Amy mentre dormiva ha iniziato ad avere una crisi
diabetica. “Pudding le è saltato addosso e ha tentato di
svegliarla, graffiandole la faccia e mordendole il naso”, scrive
Jezebel.
In qualche modo il tentativo è riuscito, se è vero che la donna
ha smesso di avere le convulsioni, e ha iniziato a chiamare il
figlio, “ma Ethan non la sentiva”. E così, “Pudding ha preso in
mano la situazione”. E’ andato in camera di Ethan e gli è
saltato addosso. “Ethan si è svegliato, ed è stato in grado di
aiutare la madre”, scrive il media di costume.
IL GATTO SALVATORE –
“Amy è convinta che se non fosse per l’amato Pudding,
sarebbe morta quella notte”, dice Jezebel. “Se qualcosa o
qualcuno non mi avesse tirato fuori da quella situazione, non
sarei qui”, dice Amy. E quel che è assolutamente strabiliante è
che ora Pudding “si siede ai suoi piedi, sente e miagola se
capisce che lo zucchero nel suo sangue è basso. Sta per
registrare Pudding come un animale da terapia”, sotto consiglio
del suo medico curante, peraltro, “perché il gatto sa
evidentemente molto bene come prendersi cura di lei.
Difficilmente”, conclude Jezebel, “si separeranno”.
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L’UNIONE SARDA
23 FEBBRAIO
2012
Capoterra (CA), tre bracconieri denunciati
Sono stati sorpresi con reti e trappole
Tre bracconieri sono stati denunciati dal Corpo Forestale perché
sorpresi con reti, trappole e cacciagione.
Ad un
cinquantunenne di Quartu Sant'Elena, C.A., sono stati trovati in
casa 25 reti per uccellagione, due lacci-cappio in acciaio per
ungulati e svariate trappole a tagliola per uccelli. Poi 120
tordi, spiumati e sistemati all'interno di sacchetti di
plastica, una quantità non casuale visto che nel cagliaritano
otto sono gli uccelletti bolliti con il mirto che costituiscono
le grive, piatto tipico. L'uomo, sorpreso dai forestali in
località Burranca, è stato denunciato per uccellagione e
detenzione di mezzi non consentiti per la caccia. Aveva anche un
fucile con un potente visore notturno, usato probabilmente per
abbattere cervi e cinghiali. Stessi reati contestati ad altri
due bracconieri, G.G., 53 anni di Uta, e M.D., 31 anni di
Capoterra, entrambi operai, sorpresi a prelevare gli uccellini
rimasti bloccati nelle trappole. In tutto 15 tordi. Nel cors o
della perquisizione domiciliare sono stati poi rinvenuti 265 tra
tordi, merli e fringillidi oltre che a 30 reti per uccellagione.
I Forestali dell' Ispettorato di Cagliari hanno provveduto alla
bonifica della zona, eliminando in tal maniera 400 reti e
centinaia di lacci-cappio. L'area interessata dalle operazioni è
quella delle oasi permanenti di protezione faunistica delle
località montane del basso Sulcis, tra Capoterra e Santadi e,
nel Sarrabus, sui Sette Fratelli.
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GEA PRESS
24 FEBBRAIO 2012
Manerbio
(BS): sarà un macello e pure il più grande d’Europa
Nasce il
Coordinamento contro il mega macello.
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Dodicimila maiali al giorno.
Giorno e notte macellati. Fino a due milioni l’anno. E’ questa
la ricetta contro la disoccupazione che la legge consente di
sperimentare, affidando tutti i poteri ai Sindaci. Da un lato un
colosso dell’imprenditoria europea, quale la Bresaole Pini, con
altri due mega macelli attivi, e dall’altro il piccolo Comune
che accetta tutto ivi compresi trecento autocarri al secondo e
6.912.000 litri di acqua al giorno tutte da pompare dalla
sottostante falda. Entrano da una parte, ed escono dall’altra,
ovviamente “arricchiti” di liquami vari.Un progetto maturato in
casa PdL e che registra perplessità tra gli altri partiti. Non
sono preoccupati per i poveri maiali, e solo in minima parte per
i problemi ambientali. Il PD ha espresso preoccupazioni sulla
possibilità che le produzioni tipiche locali possono risentire
di questa sorta di massificazione di carne di maiale. La Lega si
è poi espressa sull’assunzione di lavoratori se non di diversa
estrazione bresciana, mentre l’IdV ha condiviso in parte i
rischi ambientali sollevati dal PD ma nulla ha da dire sulla
strategica collocazione del mega macello. Per il Sindaco, ad
ogni modo, il macello sa da fare. Non ci sono ricette per la
disoccupazione. Meglio allora nuovi 700 occupati al macello (ivi
compresi, si presume, nuovi macellai) che non trovare soluzioni
nella politica. E’ avvilito dalle code dei disoccupati dopo la
chiusura della Marzotto e questa è una soluzione confezionata ed
accettata.Intanto in loco gli animalisti si organizzano. Un
sito tutto dedicato al megamacello, è stato di recente messo
on line e le prime iniziative di autofinanziamento sono previste
già per domenica prossima. Di aiuti ce ne vorranno tanti. Il
Coordinamento Contro il Mega Macello ricorda come l’azienda
‘Bresaole Pini’ sia uno dei maggiori produttori italiani di
carne. Nel 1994 hanno costruito, nelle vicinanze di Budapest,
uno dei macelli più “moderni” del centro Europa, dove ogni
settimana vengono uccisi 21.000 suini, per un totale annuo di
circa 1.100.000. Non solo in Ungheria, ma anche in Polonia. Tra
il 2010 e il 2011 un altro stabilimento, il più grande della
nazione, con una capacità iniziale di 6.000 maiali uccisi ogni
giorno.Ed è proprio quest’ultimo impianto, dicono al
Coordinamento, che è stato preso come esempio per la
progettazione del mega macello che sorgerà a Manerbio. Diventerà
il macello più grande d’Europa. Il progettato mega macello di
Manerbio sarà suddiviso in più settori, come un centro
commerciale con numerosi negozi.Un problema animalista, quello
del mega macello, ma anche ambientale. La pianura padana è uno
dei posti al mondo dove l’ambiente è più stressato da attività
umane fortemente impattanti. I processi di gestione di grandi
quantità di animali, sono tra i primi fattori di inquinamento
specie in chiave locale. Il Coordinamento Contro il Mega
Macello, che esprime la propria solidarietà ai gruppi
ambientalisti che stanno sorgendo contro la struttura, crede
però che ogni essere vivente, animale umano o non-umano, si
equivalga e debba avere la possibilità di vivere la propria
esistenza senza far fronte ad alcun tipo di privazione, di
prigionia, senza subire alcun tipo di sfruttamento, di tortura,
di maltrattamento, di abuso.N.B. PER UN ERRORE DI BATTITURA E’
STATA INSERITA LA PAROLA “PURE”, AL POSTO DI “COME”, RIFERITA AL
CENTRO COMMERCIALE ED IL MACELLO DI MANERBIO. SI TRATTAVA IN
REALTA’ DI UN PARAGONE CON UN IPOTETICO CENTRO COMMERCIALE,
POSTO DAL COORDINAMENTO CONTRO IL MEGA MACELLO. CI SCUSIAMO CON
IL COORDINAMENTO E I LETTORI .
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GEA PRESS
24 FEBBRAIO 2012
Roma: i
“maiali” chiusi nelle gabbie di via del corso – video shock di
Animal Equality
Oltre 200 ore di filmati e
fotografie tremende. Il tutto documentato da Animal Equality
all’interno di allevamenti intensivi di maiali in Inghilterra e
Spagna. Animali avviliti in gabbie anguste, feriti, morti ed
abbandonati, addirittura nel mangime. I media internazionali
hanno dedicato molto spazio alla denuncia degli animalisti ed il
materiale è ora disponibile in un
sito in italiano.
Ad essere illustrato e ben documentato in un video (vedi Video
in calce all’articolo) è in modo particolare la situazione
inglese. Quello che realmente si nasconde, ad esempio, dietro il
più classico dei salumi inglesi, il bacon, ma anche il lardo ed
altri prodotti che, non solo consumano la vita di milioni di
animali, ma si permettono il lusso di utilizzare dei processi
industriali ad alto consumo energetico e fortemente impattanti
per l’ambiente.“E’ nostro compito e dovere esporre
all’opinione pubblica la realtà di quello che accade negli
allevamenti e nei macelli e proporre delle soluzioni affinché
tutto questo finisca definitivamente” – ha dichiarato
Stefano Bottioni, portavoce di Animal Equality in Italia – “Adottare
innanzitutto uno stile di vita vegan, ovvero senza consumare
prodotti di origine animale, è una delle prime cose da fare,
quello che per noi è un primo e semplice cambiamento, per gli
animali può valere un’intera vita“.Ma quanti sono in
Italia, gli animali che vengono uccisi per il consumo di
prodotti di origine animale? Secondo Stefano Bottoni almeno due
miliardi e mezzo. “Sono individui – dice Bottoni –
capaci di provare sensazioni come dolore, paura, angoscia,
esattamente come noi“.Proprio per sensibilizzare l’opinione
pubblica italiana Animal Equality, domenica prossima alle 16.30
presso Largo dei Lombardi, lungo via del Corso, rappresenterà
cosa vuol dire vivere costantemente in prigionia in attesa della
morte. Diversi attivisti, con il supporto di immagini shock,
cercheranno di mostrare questa realtà. Per molte ore resteranno
chiusi all’interno di gabbie create per l’occasione.
VEDI VIDEO:
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ANSA
24 FEBBRAIO 2012
Per
spaventare cani randagi cade e si ferisce con fucilata
Pensionato
denunciato da carabinieri di Arzachena
OLBIA - Un pensionato di 68 anni,
residente nelle campagne di Porto Cervo in localita' Mirialvera,
e' stato denunciato in stato di liberta' per porto abusivo
d'arma, dopo essersi ferito accidentalmente ad una gamba col
proprio fucile da caccia che, nel pomeriggio di ieri, aveva
impugnato per spaventare alcuni cani randagi che erano entrati
nella sua proprieta'. Secondo una prima ricostruzione, il
pensionato e' scivolato mentre camminava verso i cani. Dall'arma
e' partita un colpo che lo ha raggiunto alla coscia sinistra. Le
condizioni del ferito secondo i medici non sarebbero gravi.
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LA NUOVA SARDEGNA
25 FEBBRAIO 2012
Va a
caccia di cani, si spara a una coscia
ARZACHENA (OT). Quei cani randagi
lo spaventavano. Li voleva allontanare dalla sua casa, a
Mirialveda, una frazione tra Santa Teresina e Monticanaglia. Non
c’era scelta, almeno nella sua ottica. Doveva imbracciare il
fucile ed esplodere qualche colpo. Non si sa se solo per
spaventare gli animali, o per ucciderli. Fatto sta che è
scivolato ed è partito un colpo dalla sua arma, che l’ha ferito
a una gamba. Soccorso dal figlio, è stato trasportato
all’ospedale di Olbia. Non è in pericolo di vita.Il fatto è
stato seguito e ricostruito dai carabinieri della caserma di
Arzachena, guidata da Antonio Costantini. Tutto è successo avant’ieri,
appunto nella frazione di Mirialveda. Un pensionato, di 67 anni,
ha deciso di risolvere a modo suo uno dei problemi di quelle
campagne: la presenza massiccia di cani randagi, che va ad
aggiungersi a quella dei cinghiali. Voleva allontanarli dalla
sua abitazione perché aveva paura che, in branco, potessero
diventare pericolosi sia per le persone che per gli animali
domestici. Quindi ha preso il suo fucile ed è andato a sparare
contro i cani. Almeno, questo aveva in animo di fare. Perché,
mentre percorreva un sentiero, è scivolato. Accidentalmente, è
partito un colpo, che l’ha trafitto alla coscia sinistra. Dopo
il ricovero, che ha escluso danni seri, il pensionato è stato
denunciato per porto abusivo di arma.
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IL RESTO DEL CARLINO
24 FEBBRAIO 2012
Volpe
impiccata al patibolo, macabra scoperta a Filottrano
Ancona - NON VOLEVA solo
togliersela di mezzo, ma anche lanciare un messaggio. E ci è
riuscito, assicurando un laccio di ferro a un paletto di cemento
armato, impiccandoci una volpe ed esibendola come un macabro
trofeo lungo una strada di campagna in località Montoro, tra
Osimo e Filottrano. Identica sorte era toccata — esattamente un
anno fa — a un altro esemplare, rinvenuto appeso a un patibolo
di legno appositamente costruito lungo la Sp 82, che collega
Montefanovecchio alla frazione di Osteria Nuova, andando verso
Appignano. Pochi chilometri di distanza, evidentemente, tra le
due gogne, identico il bersaglio e la tecnica. Difficile non
pensare a un’unica mano.
QUEST’ULTIMA, macabra scoperta
risale ad alcuni giorni fa: «Stavo passeggiando lungo una strada
di campagna — racconta Viviano Valentini, di Filottrano — a 300
metri dall’abitato di Montoro. Intorno ci sono solo un paio di
case, di cui una, peraltro, disabitata. Era tardo pomeriggio. A
un certo punto mi sono imbattuto in questo spettacolo orribile:
una volpe impiccata, perfettamente visibile dalla strada, sia
pure poco trafficata. L’autore del gesto aveva appeso il corpo
della povera bestia al laccio, come fosse un trofeo. E l’aveva
lasciata ciondolare da una gogna di cemento alta un paio di
metri. Un’azione forse non penalmente rilevante, ma certamente
vergognosa». Immediata la segnalazione al corpo forestale di
Jesi, che ha svolto i rilievi necessari. Secondo gli agenti, è
plausibile che l’animale fosse già morto quando è stato
impiccato. Lo dimostrerebbe il rigor mortis. Sul corpo
dell’animale, comunque, non sono state notate altre ferite.
Esattamente come non erano stati notati segni di arma da fuoco o
altro sulla carcassa dell’esemplare rinvenuto a Montefano. Che
l’ideatore del lugubre siparietto sia il medesimo? Sono molti
gli elementi a lasciarlo pensare.ben.i.
FOTO
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BELLUNO PRESS
24 FEBBRAIO 2012
La squadra
del Soccorso alpino di Feltre salva la cagnolina Zoe dal
precipizio
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Cesiomaggiore (BL) - Scomparsa
alla vista dei suoi proprietari domenica scorsa durante una
passeggiata sui Piani Eterni, Zoe, una cagnetta meticcio, non si
era più fatta ritrovare. Fino ad oggi quando i suoi latrati
hanno richiamato l’attenzione dei proprietari, tornati a
cercarla nei pressi di Casera Erera – Brendol. Zoe era finita in
un ripido canale slavinato, sopra un salto di roccia alto un
centinaio di metri, per cui era impossibile ogni tentativo di
raggiungerla. È stato quindi chiesto l’intervento di una squadra
del Soccorso alpino di Feltre, aiutata nel recupero – con il
consenso dei padroni del cane – dall’elicottero della ditta
privata Air Service Center, convenzionata con il Soccorso
alpino. Dopo essere stati sbarcati in val Slavinaz, i
soccorritori si sono calati per circa 30 metri con la corda e
uno si loro si è avvicinato all’animale. Zoe, agitata, non si è
lasciata avvicinare e, anzi, è scappata ancor più vicina al
bordo del precipizio. Il tecnico ha atteso in disparte di vedere
se il cane si tranquillizzava e poi, temendo che la cagnetta
scivolasse sul ghiaccio, si è fatto calare più in basso, per poi
risalire e avvicinarla da sotto e farla allontanare dal baratro.
Cosa effettivamente accaduta. Zoe è infatti rientrata verso
l’interno e un altro soccorritore è riuscito a prenderla.
Bloccata per il recupero in un grande sacco di tela, Zoe è stata
sollevata con un gancio baricentrico dall’elicottero e
riconsegnata ai proprietari. I soccorritori hanno risalito con
le corde il ripido canale, per essere poi imbarcati e
trasportati sull’altopiano, dove si trovavano anche due agenti
della Forestale.
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GEA PRESS
24 FEBBRAIO 2012
Delta del
Po e bracconaggio: aperta un’indagine dell’Unione Europea
L'On.le
Zanoni: mi auguro un intervento severo per proteggere il Delta.
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Denunce dettagliate, quelle della
LIPU e del WWF (vedi
articolo
GeaPress) sulla caccia nel Delta del Po. Aree precluse che
invece si riempiono di bracconieri ed aree non interdette
all’esercizio venatorio con cacciatori forniti però di richiami
acustici vietati dalla legge. Anzi l’arroganza di uno di questi
arrivò finanche a farsi fotografare mentre mandava a quel paese,
con tanto di dito alzato, i volontari della LIPU che lo avevano
scovato.L’Unione Europea ora apre un’indagine. A segnalare il
tutto era stato l’europarlamentare Andrea Zanoni (IdV) che aveva
presentato una interrogazione parlamentare in merito all’intenso
fenomeno del bracconaggio denunciato dal WWF e dalla LIPU. Il
Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik ha infatti risposto
all’On.le Zanoni informando come la Commissione ha ora aperto
un’indagine presso le autorità italiane sull’efficacia dei
provvedimenti adottati per porre rimedio all’attività di
bracconaggio nel Parco del Delta del fiume Po.La Commissione
comunica inoltre come sia compito di “ciascuno Stato membro
predisporre il sistema di protezione richiesto per prevenire il
fenomeno del bracconaggio e prendere gli opportuni provvedimenti
per contrastarlo là dove esiste”.“Finora questo non è
stato fatto” riferisce Zanoni. Anzi, sempre secondo
l’Europarlamentare veneto, “la vigilanza effettuata dagli
organismi preposti si è rivelata del tutto inadeguata ad
affrontare il fenomeno che negli anni non è diminuito”.
Zanoni ricorda a tal proposito proprio i recenti interventi del
WWF che aveva segnalato alla Provincia di Rovigo, la presenza di
numerosi appostamenti fissi di caccia attivi addirittura
all’interno del Parco del Delta.“Mi auguro che l’intervento
della Commissione sia severo per proteggere il Parco del Delta
del Po, un’importante zona di sosta, riproduzione e svernamento
per uccelli migratori – conclude l’Eurodeputato – Le
scorribande di questi bracconieri senza scrupoli, che utilizzano
metodi di caccia illegali e sanzionabili penalmente come
registratori e armi semiautomatiche con caricatore contenente
più di due cartucce, vanno fermate una volta per tutte. E’
inaccettabile il modo in cui questi bracconieri si permettono di
cacciare in maniera indisturbata e in sfregio alla legge
permettendosi addirittura di fare il dito ai cittadini in
escursione all’interno del parco“.
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ADN
KRONOS
24 FEBBRAIO
2012
Dal 1° marzo in libreria
'Ricette proibite': in arrivo un libro per cucinare gatti,
tartarughe e volpi
Firenze - Tebaldo Lorini, esperto di folklore e tradizioni
gastronomiche, passa brevemente in rassegna tutti i piatti
'politicamente scorretti' dalla secolare tradizione culinaria
italiana. Pietanze che oggi non presenteremmo mai ai nostri
ospiti ma che una volta erano di uso comune
Firenze -
Cicogna arrosto, volpe alla brace, spezzatino di tasso.
Porcospino al sugo, stracotto d'asino, cigno con le arance.
Perfino gatto in umido e ragù di corvo. Ricette impensabili,
politicamente scorrette, per qualcuno probabilmente disgustose.
Eppure tutte parte della tradizione secolare culinaria italiana,
come spiega Tebaldo Lorini nel suo libro 'Ricette proibite' (Polistampa,
pp. 80, euro 10), un volume destinato a suscitare discussioni e
polemiche che uscirà il 1° marzo in libreria. Chi ha detto che
certi animali si possono mangiare e altri no? Le leggi in
materia sono diverse da paese a paese, come lo sono del resto
usi e costumi, storia e tradizioni. Il gusto cambia anche col
passare del tempo, e oggi alcune ricette sono un classico da
pranzo domenicale mentre altre non possono essere neanche
nominate.
Lorini,
esperto di folklore e tradizioni gastronomiche, passa brevemente
in rassegna le abitudini alimentari dei popoli antichi, per poi
arrivare alle usanze più recenti, magari quelle dei nostri
nonni, mostrandoci come pietanze che oggi non presenteremmo mai
ai nostri ospiti fossero una volta di uso comune. I cinquanta
piatti che seguono, corredati dalle deliziose illustrazioni a
colori di Marta Manetti, sono accompagnati da consigli sulla
preparazione delle carni e sui modi e tempi di preparazione: un
invito ad accettare la sfida e scoprire in cucina "il gusto del
proibito".
''Avete mai
assaggiato il porcospino al sugo? E i cosci di volpe alla brace?
Probabilmente no. E nemmeno la zuppa di tartaruga o lo
scoiattolo in umido. Magari è capitato ai genitori o ai nonni:
questi piatti prelibati, infatti, hanno fatto parte della nostra
tradizione culinaria, anche se oggi nessuno li proporrebbe ai
propri ospiti. Ma chi ha detto che certi animali si possono
mangiare e altri no? Le leggi in materia sono diverse da paese a
paese, come lo sono del resto usi e costumi, storia e
tradizioni. Il gusto cambia anche col passare del tempo, e oggi
alcune ricette sono un classico da pranzo domenicale mentre
altre non possono essere neanche nominate'', spiega Lorini.
Ma forse
tutto dipende dalla confidenza che abbiamo con un animale. ''Non
mangeremmo mai il cane che ci scodinzola intorno, né il gatto
che si struscia alle nostre gambe, ma anche i nostri amici a
quattro zampe sono stati, in più di un'occasione, oggetto di
attenzioni alimentari. E a volte basta uscire, anche di poco,
dalle nostre città per ritrovare qualcuno dei piatti descritti
in questo libro: ricette gustose, impensabili, proibite'',
sostiene Lorini.
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IL GIORNALE
25 FEBBRAIO 2012
Caro amico
ti mangio Le ricette dell’orrore
Gatti in
umido, cicogne arrosto, porcospini in salmì. Un libro spiega
come cucinare piatti «immorali». Ma l’autore già si scusa
OSCAR GRAZIOLI
Sta per uscire un libro che
ha bisogno di una solida e corposa «excusatio non petita» (scuse
non richieste) in prefazione, prima di addentrarsi nel suo
originale contesto. È raro che lo scrittore presenti le sue
scuse e qualche parola di doverosa cautela all’inizio del testo
e non alla fine. Questo significa mettere le mani. E questo
risulta un tantino sospetto. Come accade nei film, anche per i
libri esistono dei «titoli di coda», nei quali solitamente
compare quel famoso «ogni persona o fatto è puramente
immaginario ecc».Qui invece l’autore, Tebaldo Lorini, inizia la
sua introduzione con questa frase: «Non vorrei proprio iniziare
un libro con delle scuse ». E infatti snocciola le prime due
pagine permeate del timore di non essere capito, di urtare la
sensibilità del lettore, di rappresentare un mondo confinato nel
passato remoto, che non avrebbe alcun bisogno di essere
riportato a galla. E giù con altre scuse (non petite, ma
pentite?). Ma che razza di libro è, vi chiederete? Argomenti
scabrosi, sesso impuro, necrofilia, pedofilia, riti satanici,
pozioni venefiche per suocere, mogli e mariti non più
tollerabili? Macché,peggio ancora.Sono le«ricette proibite».E
non vi venga in mente di pensare alle cibarie che la storia ( e
la fantasia) ci hanno consegnato quali potenti afrodisiaci:
l’aragosta, le ostriche, il cioccolato, il Parmigiano Reggiano
(magari, visto che son di quelle parti) e così via. Niente di
tutto questo. Si tratta di gatti in umido, ragù di gazze
ghiandaie e corvi,scoiattoli alla brace,cigni all’arancia,
rondini in salmì, ghiri al miele e altre leccornie simili. Se,
dopo avere letto un indice simile (parziale e citato a braccio),
a qualcuno venisse l’idea di lasciare il libro sullo scaffale
del venditore, non abbia tutta questa fretta e non si faccia
prendere da un eccesso d’ingiustificata
sensibilità.Provvederanno le iniziali pagine, anche troppo
numerose, in cui l’autore sente il dovere di spiegarci per quale
arcano motivo, in occidente non si mangiano il cane e il gatto,
mentre nella più liberale (in senso gastronomico) Cina, la
filosofia alimentare vuole che si possa e si debba mangiare
tutto quello che è vivo e si muove sulla faccia della terra. Non
che il Nostro auspichi un futuro culinario simile a quello dei
cinesi, ma ci mette quasi trenta pagine a cercare di spiegarci
perché, tutto sommato, mangiare rosticini di rondine e cicogne
(rigorosamente quando non portano bambini) brasate, non sia poi
così scandaloso. La sua convinzione, nei confronti del lettore,
dovrebbe passare attraverso un excursus storico che va da Apicio
e Plinio il Vecchio che adoravano gustare le chiocciole, al
Medioevo di Guillaume Tirrel cuoco di Carlo VI, che usava
preparare ottime pietanze a base di cigni e aironi, fino ai
giorni nostri in cui non v’è certo scandalo se i cinesi
spolverano il corno di rinoceronti (quasi estinti) sul cervello
della scimmia appena decapitata davanti al cliente del
ristorante. Dimentica il Lorini, ed è grave lacuna, di renderci
edotti che i romani aggiungevano alle chiocciole organi genitali
di lupi e cervi, animali ritenuti eccellenti nella loro attività
sessuale. Nel primo capitolo il Nostro si addentra nella
spiegazione del famoso adagio «non dire gatto se non è nel
sacco».Un suo caro amico gli ha infatti spiegato che non si può
ammazzare un gatto con uno stiletto o un colpo sul collo, perché
quello s’incazza e mena unghiate e morsi a tutto spiano vendendo
ben care le sue sette vite. Va dunque messo in un sacco e
sbattuto (immagino otto volte) contro un muro.
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LA SICILIA AGRIGENTO
25 FEBBRAIO 2012
Intimidazione a campobello di licata (AG)
Ucciso il
cane di un bracciante agricolo
Fabio Russello
Campobello di Licata (AG) -
Gravissima intimidazione ai danni di un bracciante agricolo di
Campobello di Licata, G.M. di 55 anni, al quale ignoti hanno
ucciso un cane sparandogli tre colpi con una pistola 7.65. Per
la bestia, un meticcio di taglia media, non c'è stato scampo.
A dare l'allarme è stato lo stesso bracciante agricolo che ha raccontato ai carabinieri ed ai vigili urbani di Campobello di Licata di avere effettivamente udito dei colpi di pistola. Il fatto si è verificato nella casa di campagna del bracciante agricolo, in contrada Ficuzza nei pressi della zona archeologica denominata «Iachino Filì» all'uscita di Campobello di Licata dove si imbocca la strada provinciale che la collega con Palma di Montechiaro. Secondo una prima ricostruzione dei fatti eseguita dai militari dell'Arma della stazione di Campobello di Licata e dei vigili urbani, ignoti sarebbero arrivati nella casa di campagna del bracciante e, certi di non trovare nessuno, avrebbero attirato il meticcio in una trappola facendolo bersaglio con tre colpi di pistola calibro 7.65. Il cane è stramazzato a terra in una pozza di sangue. Poi i malviventi si sono dati alla fuga con un'auto. Al suo proprietario non è rimasto altro che avvertire i carabinieri che sul posto hanno rinvenuto anche le tracce dell'auto usata dai malviventi pr giungere sul posto e uccidere il cane. I vigili urbani hanno anche avvertito il veterinario dell'Asp che ha fatto la ricognizione della carogna della povera bestiola proponendo, trattandosi di un animale da affezione, poi l'infossamento e consegnandola dunque di nuovo al bracciante agricolo che ha provveduto a seppellirlo in un angolo del suo podere. L'uomo, sentito dai carabinieri, secondo quanto si è appreso non sarebbe stato in grado di fornire elementi utili alle indagini. |
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LA PROVINCIA PAVESE
25 FEBBRAIO 2012
«Polpette
avvelenate», subito i controlli
PAVIA - Da qualche giorno arrivano
segnalazioni di polpette avvelenate lasciate nelle aree verdi
della città. Cibo che avrebbe ucciso alcuni cani e che spaventa
chi porta a passeggio gli animali. Al Ticinello e alla Vernavola
in particolare. Qualcuno parla anche di cani trovati morti.
«Sentita la segnalazione ho chiesto a una delle guardie
ecologiche del Pip, la polizia intercomunale provinciale, se era
possibile fare un controllo – spiega il consigliere del Pd
Sergio Maggi – ed è stato fatto un sopralluogo». Ieri pomeriggio
infatti una guardia provinciale ha girato tra i parchi
cittadini, in particolare nella zona di Ticinello e alla
Vernavola. «Ha raccolto le segnalazioni di alcune persone –
spiega il consigliere Maggi – Alla Vernavola per esempio
qualcuno ha segnalato che da qualche tempo girano persone
sospette. Pare abbiano segnalato anche che qualcuno dà la caccia
a piccoli animali, come i conigli». Di polpette avvelenate al
Ticinello non ne sono state trovate, ma il controllo ha portato
comunque a dare il segnale che l’attenzione è alta. «Ci sono
zone del Ticinello a cui è difficile accedere – spiega ancora
Maggi – i rami e gli alberi impediscono di verificare. E anche
questo è già stato segnalato, per chiedere un intervento al più
presto». Nei parchi le voci si rincorrono, alcuni raccontano di
cani avvelenati portati dai veterinari anche nella zona di
Travacò. Le guardie ecologiche della Provincia si sono attivate
per i controlli.
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CORRIERE ADRIATICO
25 FEBBRAIO 2012
Due cani
avvelenati C’è una denuncia
Sarnano (MC) - Una denuncia ai
carabinieri è stata presentata in merito all'avvelenamento di
due cagnolini avvenuto giovedì in via Puccini. Ignoti hanno
sistemato lungo la via dei bocconi avvelenati realizzati con
carne tritata e metaldeide (più conosciuta con il nome di
“lumachina”), con il chiaro intento di avvelenare gli animali
che si trovavano a passare. Si cercano persone che possano
fornire elementi per identificare la persona che ha compiuto
questo vile gesto e agevolare così le indagini dei carabinieri.
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LA TRIBUNA DI TREVISO
26 FEBBRAIO 2012
Bocconi
con il veleno: è strage di cani
Farra di
Soligo (TV). Le vittime stroncate dopo aver ingerito pezzetti di
pollo. Il sindaco Nardi: «I casi sospetti vanno segnalati»
![]()
Tre cani avvelenati negli ultimi
giorni a Farra di Soligo, rabbia e indignazione tra i cittadini.
Gli animali sono morti dopo aver ingoiato pezzetti di pollo
iniettati di veleno. Tutti gli episodi sono avvenuti nelle aree
boschive tra Col San Martino e Miane. Il sindaco di Farra
Giuseppe Nardi denuncia la strage e lancia l’appello:
«Segnalateci i casi sospetti».Andrea Zanoni, europarlamentare
dell’ Italia dei Valori e attivista del Wwf, promette: «Porterò
il caso alla Commissione Europea». La prima segnalazione al
comune di Farra di Soligo è arrivata da due coniugi proprietari
di un labrador di due anni. Mentre marito e moglie passeggiavano
con il loro cane in località Fardel a Col San Martino, questo
avrebbe mangiato un boccone «sospetto» trovato lungo il
sentiero. Al termine della passeggiata sono iniziati i problemi
per il cane, che ha iniziato a mostrare chiari sintomi da
avvelenamento. Il labrador non ce l’ha fatta ed è deceduto poche
ore dopo aver ingoiato il boccone.Stessa sorte per una cagnolina
di una famiglia di Farra di Soligo. In entrambi i casi il
veterinario ha identificato i sintomi da avvelenamento. In
questi ultimi giorni un terzo caso è stato segnalato al primo
cittadino di Farra. I bocconi avvelenati sarebbero pezzetti di
carne di pollo iniettata di veleno. Per identificare la sostanza
tossica letale, campioni di carne sono stati inviati
all’Istituto Zooprofilattico di Treviso. Gli episodi sono stati
segnalati anche ai carabinieri, alla Protezione civile e all’Usl
7.Il sindaco di Farra, Giuseppe Nardi, si mostra preoccupato:
«Chiediamo a tutti i proprietari di cani di prestare attenzione,
di portarli a spasso con il guinzaglio o in ogni caso di
controllarli. E, se notano cibo abbandonato o qualcosa di
sospetto, di avvisare subito il Comune».Per ora nessun sospetto.
«Perlustreremo l’area con la Protezione civile alla ricerca di
altri bocconi - continua il sindaco Nardi - non saprei dare una
motivazione a questi episodi. Penso sia solo una questione di
manifesta stupidità».I bocconi avvelenati disseminati per campi
e sentieri non sono una novità. Dal 1992 però il loro utilizzo
costituisce un reato, secondo la legge 157/92.
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IL GAZZETTINO TREVISO
26 FEBBRAIO 2012
È allarme
nella località Fardel a Col San Martino (TV): negli ultimi
giorni «sono tre i casi di cani morti» ...
È allarme nella località Fardel a
Col San Martino: negli ultimi giorni «sono tre i casi di cani
morti» segnalati al sindaco di Farra di Soligo, Giuseppe Nardi.
Pare che a causare il decesso degli animali, tutti cani da
compagnia, siano stati dei bocconi avvelenati, così almeno
sarebbe emerso dall'autopsia eseguita dal veterinario su uno dei
cani deceduti. L'ultimo caso, in ordine di tempo, è avvenuto
venerdì: a morire con la tipica sintomatologia da avvelenamento
una cagnolina di una famiglia di Farra di Soligo che, ieri
mattina, ha presentato denuncia contro ignoti alla stazione dei
carabinieri di Col San Martino.In tutti i tre casi, così spiega
il sindaco di Farra di Soligo avvisato dai suoi cittadini, i
padroni degli animali si sono accorti che il loro cane aveva
mangiato qualcosa mentre erano in passeggiata, pare dei pezzi di
pollo nei quali sarebbe stata iniettata una sostanza letale.
Bocconi che ora sono stati inviati all'Istituto Zooprofilattico
di Treviso, ma altri potrebbero ancora trovarsi nell'area
boschiva di Fardel. Per questo ieri il sindaco Nardi ha chiesto
agli uomini della protezione civile del paese di fare un
sopralluogo nell'area per verificare che non ce ne fossero degli
altri nascosti tra la vegetazione, mentre alla popolazione
lancia un appello: «Segnalateci tutti i casi sospetti». L'area
collinare di Fardel, al confine con il comune di Miane, è un
luogo scelto da molte persone per fare delle passeggiate, anche
in compagnia dei loro amici a quattro zampe. Da Nardi un invito
a tutti i possessori di cani a prestare attenzione visti i tre
casi di presunto avvelenamento a lui segnalati: «Chiediamo a
tutti i proprietari di cani di prestare attenzione di portarli a
spasso con il guinzaglio o in ogni caso di controllarli. E, se
notano cibo abbandonato o qualcosa di sospetto, di avvisare
subito il comune. In questo modo potremo limitare futuri episodi
d'avvelenamento».Tutti e tre i cani, prima di morire, erano
transitati per i prati e i vigneti della località Fardel. «C'è
il sospetto - ammette il sindaco - che qualcuno abbia messo dei
bocconi lì di proposito. Quello che mi auguro - chiude Nardi - è
che la cosa si chiuda qui».
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OGGI TREVISO
27 FEBBRAIO 2012
CANI
AVVELENATI A COL SAN MARTINO
L’appello del Sindaco:
“Segnalateci i casi sospetti”
FARRA DI SOLIGO (TV) - Bocconi avvelenati di proposito per
uccidere. Sono diversi i casi segnalati negli ultimi giorni a
Farra di Soligo di cani domestici morti per avvelenamento. Tutti
si sono verificati dopo che gli animali si erano aggirati in
località Fardel a Col San Martino, zona boschiva confinante con
Miane.L’ultimo decesso è quello di una cagnolina di una famiglia
di Farra di Soligo: il veterinario che l’ha visitata ha notato
subito che presentava la tipica sintomatologia da
avvelenamento.A causare le morti dei cani sembra siano stati
alcuni pezzi di pollo nei quali era stata iniettata una sostanza
letale. Per identificare il tipo di veleno utilizzato, alcuni
campioni sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico di
Treviso, che ha provveduto anche a segnalare quanto accaduto
all’Usl.«Chiediamo a tutti i proprietari di cani di prestare
attenzione – è l’appello del Sindaco di Farra di Soligo,
Giuseppe Nardi - di portarli a spasso con il guinzaglio o in
ogni caso di controllarli. E, se notano cibo abbandonato o
qualcosa di sospetto, di avvisare subito il Comune. In questo
modo potremo limitare futuri episodi d’avvelenamento».
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ANSA
25 FEBBRAIO 2012
Razzia in
negozio animali a Genova, rubato anche coniglietto
Bottino di
diecimila euro, animale prelevato dalla gabbia
GENOVA - Oltre a fare razzia nel
negozio di animali dal quale hanno rubato materiale per oltre
diecimila euro i ladri hanno pensato bene di far sparire anche
un coniglio nano.
L'animale e' stato prelevato dai ladri direttamente dalla sua gabbietta. Il furto e' avvenuto nella notte all'interno di un negozio a Sestri Ponente. Per entrare i ladri hanno forzato la porta di ingresso. A scoprire il furto questa notte e' stato lo stesso titolare che ha chiamato la polizia. Sul posto e' intervenuto anche personale della scientifica. |
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GAZZETTA DI MODENA
25 FEBBRAIO 2012
Animali
rubati in una fattoria Vigili sul posto
Luciano Castellari
POLINAGO (MO) - Spariscono in
pieno giorno 12 animali da collezione, 10 anatre e 2 tacchini,
mentre un'altra anatra viene trovata morta. È accaduto
nell'azienda agricola “Ca’ dei Castelli” di Barbara Madrigali, a
Casale , Borgata di Polinago. Barbara, la madre e il fratello si
erano recati al mercato a Serramazzoni, perché oltre ad avere
un’azienda agricola fanno anche gli ambulanti di articoli
casalinghi. Al rientro, verso le due del pomeriggio, si sono
recati ad accudire gli animali usati per l’animazione dei
bambini. Questi animali da cortile arrivano da Australia,
Inghilterra, Francia e Italia e nei periodi estivi riescono ad
attirare oltre un centinaio di persone che vanno ad ammirarli.
Spiega Barbara: «Siccome non è stata trovata nessuna carcassa
degli animali, ad eccezione di un’anatra, diventa difficile
pensare che un cane sia entrato nel recinto e abbia portato via
le carcasse; viene il dubbio che sia successo qualcosa d’altro.
Il danno è simbolico più che economico, circa 800 euro». Dal
verbale fatto dal veterinario dell’Usl di Pavullo, accompagnato
dai vigili di Polinago, risulta che mancano i corpi degli
animali e che vi sono sulla neve solo impronte di un cane.
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NEWS ALTOPASCIO
26
FEBBRAIO 2012
Ammazzano a fucilate un
gatto
Altopascio (LU) - Episodio
incredibile quello accaduto in
via Regione Toscana, nei pressi
delle case popolari di
Altopascio dove un gatto è stato
ammazato da un colpo, un
piombino, sparato con una
carabina ad aria compressa. Il
Micio è stato
ferito mortalmente. Il
proiettile ha perforato
l’intestino e per il felino sono
stati due giorni di agonia dal
veterinario. Nonostante
l’operazione e il dipserato
tentativo di salvarlo, l’animale
è morto. I padroni, la famiglia
Martino, sono sconvolti. Hanno
presentato denuncia ai
carabinieri lanciando anche una
sorta di appello, se qualcuno ha
visto che parli. Chi compie un
simile gesto (per quale motivo
poi, visto che il gatto non dava
fastidio a nessuno?) è il vero
animale.
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IL GIORNALE
25 FEBBRAIO 2012
Vivisezione, la strage dei 900 macachi "cinesi" Brambilla:
esposto in procura
In uno
stabilimento di Correzzana (Mi) stanno arrivando 900 macachi
destinati alla vivisezione. L'on. Brambrilla ha presentato
un'interrogazione al ministro della Salute e un esposto in
procura
Luca Romano
Prosegue l'impegno
dell'onorevole Michela Vittoria Brambilla contro la vivisezione
e, in particolare, contro il maltrattamento degli animali
sottoposti a questa pratica. Ora, dopo aver appreso che nello
stabilimento di proprietà della multinazionale Harlan a
Correzzana (Mi) stanno arrivando, a gruppi di circa 150 unità,
900 macachi provenienti dalla Cina destinati alla vivisezione,
con un’interrogazione al ministro della Salute l’ex ministro del
turismo chiede di sapere "attraverso quale iter è stata
autorizzata l’importazione nel nostro Paese di un numero così
elevato di macachi destinati alla sperimentazione in
laboratorio, chi è il funzionario del ministero della salute che
ha firmato tale atto, quali controlli sono stati effettuati sul
loro trasporto dalla Cina e con quale frequenza vengono
effettuati controlli sullo stabilimento di Correzzana per
verificare che siano rispettate le norme igienico-sanitarie
vigenti"."Si tratta di uno dei più grossi carichi di
animali per usi asseritamente “scientifici” mai importati nel
nostro Paese – spiega l’on. Brambilla - che rappresenta
certamente un episodio di estrema gravità ed evidenzia anche le
incredibili proporzioni di questi traffici di morte".Nel 2006 il
"Fronte di liberazione animale", dopo un blitz proprio
all’interno dello stabilimento di Correzzana, denunciò una
situazione sconvolgente: migliaia di roditori costretti a vivere
in pile di gabbie di plexiglas, decine di carcasse trafitte da
puntine e conservate nei frigoriferi del laboratorio, e
soprattutto decine di macachi che sopravvivevano in condizioni
squallide, tra sangue e feci, prima di essere inghiottiti dalla
catena della sperimentazione."E’ necessaria una verifica
immediata sul maxi-carico di primati e sulle condizioni in cui
versano gli animali – continua l’on. Brambilla - Per tale
ragione ho presentato anche un esposto alla Procura della
Repubblica ed ai Nas per richiedere un intervento immediato
all’interno della struttura ai fini di verificare le condizioni
di detenzione degli animali, ogni tipo di attività che viene
svolta all’interno dell’allevamento, quale ad esempio la
“produzione” di animali geneticamente modificati, ed il rispetto
delle normative vigenti, prevedendo anche eventuali misure
cautelative quali il sequestro degli animali detenuti
all’interno della Harlan". “Milioni di amanti degli animali –
continua Michela Vittoria Brambilla - manifestano da tempo la
loro indignazione verso queste fabbriche di morte, come la Green
Hill di Montichiari, che fanno torto al grande sentimento di
amore e rispetto degli animali proprio della grande maggioranza
degli italiani. E di questo sentimento continueremo a farci
interpreti perché la vivisezione sia completamente abolita a
favore di metodi alternativi che garantiscono una ricerca
eticamente accettabile e certamente più sicura. La vivisezione,
infatti, non è solo il più crudele dei crimini che l’uomo
commette contro gli animali ma è anche fuorviante per il
progresso scientifico che tutti vogliamo perseguire, in quanto
il modello sperimentale animale è diverso da quello umano". "I
più autorevoli ricercatori - prosegue la Brambilla - oggi hanno
ben espresso la loro posizione: la vivisezione deve essere
completamente superata a favore di metodologie di ricerca più
sicure per la nostra salute. E una cosa è certa: queste
multinazionali e le lobby che le tutelano hanno finito di fare i
loro comodi nel nostro paese: milioni di animalisti hanno
dichiarato guerra".Nel frattempo, la regione Lombardia ed
il parlamento stanno terminando l’iter di approvazione della
norma promossa dall’on. Brambilla che vieta l’allevamento di
cani, gatti, e scimmie antropomorfe destinate alla vivisezione.
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TUTTO GRATIS
26 FEBBRAIO 2012
Monza, 900
scimmie destinate alla vivisezione in un capannone. Appello per
farlo chiudere
È una corsa contro il tempo
quella che gli animalisti italiani stanno ingaggiando a
Corazzana, in provincia di Monza, per scongiurare l’ennesimo
caso di vivisezione: in un capannone infatti sono destinati ad
arrivare 900 scimmie pronte a trasformarsi in cavie da
laboratorio per aziende farmaceutiche, e il tutto, sembra,
autorizzato dal Ministero della Salute.150 esemplari di macaco
sarebbero già giunti a destinazione, mentre gli altri 750 devono
ancora arrivare, eludendo i controlli degli animalisti che
promettono una dura battaglia. I macachi vivono in un vero e
proprio lager nel capannone monzese per la vivisezione, e si
tratterebbe del più grande carico di scimmie mai giunto in
Italia. Nonostante in Italia il Parlamento si stia esprimendo
contro la vivisezione animale, secondo quanto riferiscono le
fonti in questo caso ci sarebbe il consenso del Ministero per
l’operazione messa in piedi dalla Harlan, un’azienda che si
occupa di sperimentazione animale per conto terzi. Questa
società è finita nel mirino delle associazioni animaliste più
volte nel corso degli ultimi anni, poiché offre i suoi servizi a
un numero imprecisato di laboratori, università, ospedali,
aziende farmaceutiche, in svariati paesi del mondo, utilizzando
mammiferi, topi, conigli, ma soprattutto si è specializzata
nella produzione di animali geneticamente modificati per un
migliore utilizzo nella sperimentazione. Una barbarie che deve
essere fermata ad ogni costo, ed ora le associazioni animaliste
pretendono di avere una risposta dalle istituzioni in merito.
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GEA PRESS
26 FEBBRAIO 2012
Harlan e
le scimmie: il testo dell’esposto e dell’interrogazione
parlamentare presentati dalla Brambilla
Ai
Carabinieri i documenti di ... ALF!
I primi a captare la notizia sono
stati gli attivisti di 100% animalisti. Poi, a seguire, un lungo
articolo di Repubblica. Poche ore dopo l’esposto al NAS (esposto
procura) e
l’interrogazione parlamentare (interrogazione
parlamentare) dell’ex
Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. 900 scimmie,
scaglionate in gruppi di 150. Da Fiumicino (provenienza Cina)
fino a Correzzana (MB), ovvero uno dei tre centri italiani della
Harlan multinazionale americana di “modelli animali”.La prima
notizia, ancora da confermare, sull’arrivo di un carico di 150
scimmie, viene data ieri alle 12.40 da 100% animalisti. Poi i
telegiornali, l’intervento della Brambilla ed infine, poco dopo
la mezzanotte, la diffusione dei due testi (esposto ed
interrogazione) scaricabili sopra.L’ex Ministro Brambilla, dopo
essere entrata nell’allevamento di Green Hill ( da Ministro)
accompagnata da una telecamera nascosta, consegna alle cronache
un esposto ed una interrogazione parlamentare dove viene citato,
a supporto della tesi che Harlan non è accettabile, addirittura
il Fronte di Liberazione Animale che, secondo traduzione
letterale, corrisponde ad Animal Liberation Front. In
definitiva, .. ALF. Una cosa da fare saltare in aria altro ex
Ministro, ovvero Giovanardi che tra i suoi strali sugli
omosessuali, poi quelli sulla carne che fa bene ed il Made in
Italy rovinato dagli animalisti, potrebbe così trovare nuovi
argomenti.Scrive l’ex Ministro (Brambilla) in un suo lungo
comunicato: “nel 2006 il “Fronte di liberazione animale”,
dopo un blitz proprio all’interno dello stabilimento di
Correzzana, denunciò una situazione sconvolgente: migliaia di
roditori costretti a vivere in pile di gabbie di plexiglas,
decine di carcasse trafitte da puntine e conservate nei
frigoriferi del laboratorio, e soprattutto decine di macachi che
sopravvivevano in condizioni squallide, tra sangue e feci, prima
di essere inghiottiti dalla catena della sperimentazione“.
Motivo per cui, continua la Brambilla nell’esposto inviato ieri
alla Procura della Repubblica di Monza e ai Carabinieri del NAS
di Roma “trattasi di circostanze che, al di là della loro
intrinseca gravità (configurando il maltrattamento di animali,
come noto, un reato), offendono il sentimento di amore e
rispetto per gli animali e i loro diritti proprio della
maggioranza dei cittadini e producono un gravissimo pregiudizio
all’immagine del nostro Paese; non vi è, infatti, chi non veda
come il maltrattamento degli animali, anche di quelli allevati
per essere destinati alla sperimentazione “in vivo” (fatto
peraltro che contribuisce a peggiorare la situazione in quanto
la pratica della vivisezione è fortemente censurata
dall’opinione pubblica), sia tale da trasmettere un’immagine del
tutto negativa del nostro Paese“.Una buona impostazione
giuridica, dal momento in cui la legge 189/04 rubrica i reati di
maltrattamento, uccisione così come gli stessi combattimenti tra
cani, secondo una impostazione cara ad una avanguardia zoofila
da Regno d’Italia, per non dire (tanto per rimanere dalle parti
della Lombardia di quei secoli) dell’ impero austro ungarico.
Rimangono tutt’ora reati “contro il sentimento per gli animali”.
Ad essere offeso, cioè, è l’uomo, non l’animale. Ed è proprio
questo che in queste ore sta avvenendo in Italia. Servizi di
telegiornali, articoli nei giornali di oggi, appelli e petizioni
su facebook. Milioni di persone si sono offese nel vedere che
nel nostro paese è ancora possibile importare povere scimmiette
da sperimentare. Addirittura 900 tutte in una volta. Ma ci
sarebbe ancor più da offendersi nel vedere l’interno della
Harlan grazie ad una azione di ALF. Gli organi tecnici delle ASL
preposti ai controlli, non avevano notato niente? Eppure è ALF a
mostrare la vivisezione, anzi, per quanto riferito dalla
Brambilla, una sperimentazione che sarebbe fuori dalla legge.
L’unica eventualmente punibile in base alla norma contro i
maltrattamenti. Per il resto, se cioè eseguita nelle previsioni
di legge, non si può far nulla. Ci sarebbero le inidonee
condizioni, ovvero il ridicolo reato contravvenzione di cui al
727 che potrebbe valere anche per quelle condotte contemplate da
una legge speciale (ovvero quella sulla sperimentazione
animale), ma la Harlan del piccolo reato, come probabilmente di
quello un poco più potente di maltrattamento (reato-delitto) non
avrà, nel caso, grandi problemi a contrastarlo. Di sicuro, nel
tavolo del NAS di Roma, forse dello stesso Comandante Generale,
ci sarà un esposto di un ex Ministro che richiama i documenti
filmati di chi, non autorizzato, è entrato alla Harlan per far
vedere al mondo intero cosa succede nelle segrete stanze degli
sperimentatori. Viceversa non c’è niente da fare. Occhio che non
vede cuore che non duole.Quello che manca, infatti, è la legge.
La proposta c’è, sia in Consiglio lombardo che al Parlamento.
Varrebbe solo per gli allevamenti di primati, cani e gatti,
anche se, secondo un comunicato diffuso nei giorni scorsi dal
Coordinamento Fermare Green Hill, dovrebbe vietare anche la
vendita e non solo impedire l’allevamento. Intanto la Harlan è
legittimata ad importare scimmie, topi transgenici e non (in
Italia sono allevati e c’è pure un centro di sperimentazione),
oncotopi e volendo (potrebbe farlo) cani e gatti. Anzi, i cani
di Green Hill, come riferito da Repubblica, vanno in stallo da
loro.Impossibile poter parlare con la Harlan. Ci avevano provato
il 24 gennaio gli attivisti di 100% animalisti così come, sempre
lo scorso gennaio, l’inviata del Tg1 Roberta Badaloni. Al
citofono, nei pressi dei capannoni a dire il vero un po’
inquietanti, aveva risposto una voce: “non c’è nessuno al
momento” (!?). A parlare, forse, era un fantasma.
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IL CITTADINO
27 FEBBRAIO 2012
Caso
Harlan, interviene il Governo
Esposto dall'ex ministro Brambilla
Correzzana (MB) - Anche la
politica interviene sul caso della Harlan. Il ministro della
Salute Renato Balduzzi, ha disposto una verifica immediata del
rispetto delle procedure previste dalla vigente normativa per
quanto riguarda l'ingresso in Italia di primati destinati alla
sperimentazione scientifica. Ha disposto anche un monitoraggio
costante della vicenda da parte dei tecnici del ministero.
Intanto l'ex ministro Michela Vittoria Brambilla, da sempre
paladina dei diritti degli animali, ha presentato
un'interrogazione allo stesso Balduzzi. Nel testo si chiede:
"Attraverso quale iter è stata autorizzata l'importazione nel
nostro Paese di un numero così elevato di macachi destinati alla
sperimentazione in laboratorio, chi è il funzionario del
ministero della salute che ha firmato tale atto, quali controlli
sono stati effettuati sul loro trasporto dalla Cina e con quale
frequenza vengono effettuati controlli sullo stabilimento di
Correzzana per verificare che siano rispettate le norme
igienico-sanitarie vigenti". "E' necessaria una verifica
immediata sul maxi-carico di primati e sulle condizioni in cui
versano gli animali - continua l'onorevole Brambilla - Per tale
ragione ho presentato anche un esposto alla Procura della
Repubblica ed ai Nas per richiedere un intervento immediato
all'interno della struttura ai fini di verificare le condizioni
di detenzione degli animali, ogni tipo di attività che viene
svolta all'interno dell'allevamento, quale ad esempio la
"produzione" di animali geneticamente modificati, ed il rispetto
delle normative vigenti, prevedendo anche eventuali misure
cautelative quali il sequestro degli animali detenuti
all'interno della Harlan".
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GEA PRESS
28 FEBBRAIO 2012
Harlan:
1800 scimmie in due anni
Il
Ministero: va tutto bene, c'è l'effettivo teorico...
Non è successo niente. Le
scimmiette della Harlan di Correzzana (MB) non hanno niente che
non vada bene. L’ispezione disposta dal Ministro della Salute
Renato Balduzzi, ha dato infatti esito negativo. La Harlan
rispetta le regole in merito alle scimmiette autorizzate da …
Balduzzi! Ovvero dal suo Ministero, quello della Salute, che lo
scorso 31 gennaio ha concesso il permesso d’ingresso a 900
scimmie proprio per la Harlan. Di queste, per ora, ne sono
arrivate solo 104 già controllate a Fiumicino “data la
sensibilità dell’importazione” (dice in una sua nota il
Ministero della Salute) dai Veterinari del Posto di Ispezione
Frontaliera dell’aeroporto romano. Delle restanti 796
scimmiette, però, c’è da sperare nel calcolo delle probabilità.
Dice, infatti, il Ministero che delle 900 scimmiette
autorizzate, il loro “ingresso effettivo è puramente teorico“.
A spiegare l’enigmatica frase, ci pensa sempre il Ministero che
riporta le altre 900 scimmie autorizzate nel 2011. Di queste,
però, quelle realmente importate sono state 312. Dunque c’è solo
da sperare che non aumentino le probabilità di un maggior
consumo da parte della Harlan ed a fine anno, magari, facciamo
un bel conguaglio, tipo la bolletta della luce. Si vedrà poi, …
l’effettivo teorico … per il 2013.Per le 900 (realmente)
autorizzate nel 2012 dal Ministero della Salute, si è saputa ora
la provenienza. Cina e Isole Mauritius.Secondo l’Associazione
per la protezione difesa animale Freccia45, le scimmie arrivano
da 4 centri cinesi e da 2 sedi nell’Isola di Mauritius.
Appartengono a due specie del genere Macacho. Il rhesus (o
macaca mulatta) e il fascicularis (Macaco cinomolgo).
L’Associazione Freccia45 se la prende ora con il Sindaco di
Correzzana, e promette azioni di protesta che riguarderanno
anche i Consolati e le Ambasciate di Cina e Mauritius in Italia,
oltre che i Ministeri ed Air China che ha condotto il viaggio
della morte. Dal Parlamento, intanto, dopo gli interventi di
ieri (vedi articolo GeaPress) si registrano gli interventi dell’
Onorevole Fabio Granata (FLI) e della Senatrice Silvia Amati che
ha richiamato una selezione in senso restrittivo delle norme
sulla vivisezione.Comitato scientifico Equivita, Leal,
Fondazione Hans Ruesch, UNA e LIDA Firenze, in un comunicato
congiunto auspicano che la questione delle 900 scimmie della
Harlan possa essere “il detonatore per un’azione pacifica ma
rivoluzionaria” di tutti i cittadini europei contro la
vivisezione, che possa finalmente portare ad un cambiamento
culturale, indispensabile alla tutela dei diritti di tutti i
viventi e all’avanzamento della ricerca. Ieri, invece, l’ENPA,
la LAV, la Lega Italiana per la Difesa degli Animali e
dell’Ambiente (LEIDAA), la Lega Nazionale per la Difesa del Cane
(LNDC), e l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA),
avevano parlato di un episodio senza precedenti che indigna
l’Italia intera.A dire il vero, stante quanto riportato dal
Ministero, già l’anno scorso si era ripetuta la stessa cosa solo
che, quando si parla di vivisezione, è meglio non far sapere.
Forse meglio Balduzzi che Fazio, visto che tutto sommato grazie
a lui si è saputo del misfatto dell’anno scorso. In due anni
l’Italia ha autorizzato l’importazione di 1800 scimmiette per la
Harlan. Di queste … l’effettivo teorico … attuale, è pertanto di
416 scimmiette (104 nel 2012 e 312 per tutto il 2011). Vedremo
di quale sconto si godrà per i saldi di fine anno.
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LA PROVINCIA DI VARESE
28 FEBBRAIO 2012
Scimmie
per la vivisezione Scontro sui farmaci
Sono arrivate parte delle
novecento scimmie dalla Cina a fini di sperimentazione in
laboratorio e destinati allo stabilimento di proprietà della
multinazionale Harlan a Correzzana (Monza).
Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha disposto una verifica immediata del rispetto delle procedure previste dalla vigente normativa per quanto riguarda l'ingresso in Italia di primati destinati alla sperimentazione scientifica, ma per i Nas tutto è regolare, secondo le norme del caso. Ciò in relazione sia alle condizioni di viaggio sia al trattamento degli animali in Italia. Balduzzi ha anche disposto un monitoraggio costante della vicenda da parte dei tecnici del ministero. Ma il fronte animalista si mobilita. L'ex ministro del turismo, Michela Vittoria Brambilla, e il vice coordinatore nazionale di Fli, Fabio Granata, hanno annunciato, in due distinte iniziative, un'interrogazione a Balduzzi. Granata chiede quindi subito una "moratoria per queste scimmie e per tutti gli animali condannati alla stessa crudele sorte". Secondo Brambilla "l'Italia non deve più essere complice di questi crimini". Brambilla ha presentato anche un esposto alla Procura della Repubblica. Sull'uso delle cavie, da tempo è in corso una battaglia contro l'allevamento di beagle Green Hill, in provincia di Brescia. La Regione Lombardia lo scorso 7 febbraio ha presentato un progetto di legge per vietare l'allevamento di cani, gatti e primati non umani per fini di sperimentazione. Per gli animalisti dell'Aidaa "l'ondata di indignazione popolare con la quale si chiede di risparmiare le scimmie arrivate nello stabilimento Harlan di Correzzana e destinate agli esperimenti di vivisezione nei laboratori farmaceutici è positiva, ma questi sforzi sono destinati al fallimento fino a quando non sarà totalmente superato il binomio vivisezione-farmaci". L'Associazione italiana difesa animali e ambiente la vivisezione va combattuta con "l'obiezione di coscienza diretta di ciascuno di noi, chiamato a dire basta ai farmaci testati". A queste obienzioni replica Silvio Garattini, direttore dell'istituto Mario Negri secondo cui la sperimentazione scientifica sulle scimmie è ancora oggi "fondamentale", almeno che "qualcuno non pensi che sia meglio agire direttamente sull'essere umano. Ma in Italia questi dibattiti alla fine si trasformano sempre in polemiche strumentali, forse per nascondere i veri problemi di cui soffre il Paese". |
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L’OPINIONE
29 FEBBRAIO
2012
Harlan, un orrore da chiudere evitando di invocare la scienza
Francesco Pullia
Sono
arrivati dalla Cina nello stabilimento di Correzzana (provincia
di Monza), 104 esemplari di scimmie della ditta Harlan che si
occupa di fornire animali per fini scientifici. In Italia
vengono sottoposti a sperimentazione 3000 cavie al giorno. Più
che per i risultati (scarsi) nella ricerca, la vivisezione è
famosa per il giro d’affari che produce nel nostro
paeseProvengono dalla multinazionale Harlan le circa 900 scimmie
destinate alla vivisezione in arrivo a Monza.
Un primo carico con 150 esemplari è giunto a Correzzana, nel monzese, qualche giorno fa. A questi se ne aggiungono adesso 750. Arrivano “ufficialmente” dalla Cina trasportati da Roma-Fiumicino in scaglioni da 150 per volta, stipati in gabbioni e destinati a un capannone-lager. A Correzzana ha sede uno dei laboratori di Harlan, multinazionale che risulta, purtropp o, il maggiore fornitore dei vivisettori, con decine di allevamenti sparsi in tutto il mondo. Harlan si occupa di vivisezione direttamente e per conto terzi, vendendo animali a laboratori pubblici e privati, ospedali, università, aziende farmaceutiche. In Italia lo fa soprattutto utilizzando ratti, topi, cavie, conigli, grandi scimmie ma anche cani e gatti. L’ultimo tassello di questo ignobile business riguarda la creazione di animali geneticamente modificati, sempre da utilizzarsi per la sedicente “sperimentazione”, tra cui specie programmate per sviluppare il cancro. In Italia, Harlan ha sede non solo nel monzese, ma anche in provincia di Udine e a Presso. Anche se le 900 scimmie arrivate in queste ore provengono, come detto, “ufficialmente” dalla Cina, la loro origine è, in realtà, da ricondursi alle Seychelles e alle Mauritius, veri e propri paradisi per vivisettori e trafficanti d’esseri senzienti. Il n ostro Ministero per la salute ha autorizzato l’ingresso delle 900 scimmie in Italia, ma le proteste non si sono fatte attendere. In Italia vengono sottoposti a sperimentazione 3000 animali al giorno. Più che per i risultati (scarsi) nella ricerca scientifica, la vivisezione è famosa per il giro d’affari che produce: miliardi di euro solo in Italia, guadagnati letteralmente sulla pelle di qualcuno e con metodologie vergognose. Quando attivisti dell’ALF, Fronte di liberazione animale, riuscirono nel 2006 ad entrare nei laboratori Harlan monzesi si resa pubblica un’accurata documentazione filmata relativa a migliaia di roditori rinchiusi in microscopiche gabbie di plexiglas cadaveri impilati nei frigoriferi, corpi impalati con stuzzicadenti, macachi abbandonati tra sangue e feci. Questa è la fine che attende anche i 900 macachi rubati alle loro foreste se la mobilitazione per salvarli, anche nel nome di un nuovo modello scientif ico, non sarà forte e incisiva. Un’altra strada, nel nome della ricerca e della vera scienza, è possibile. I metodi alternativi, decisamente più attendibili e sicuramente non invasivi, sono numerosi. Si va dai modelli informatici alle analisi chimiche, dalle indagini statistiche (come l’epidemiologia e la metanalisi), utilizzate anche dalla Environment Protection Agency americana, agli organi bioartificiali, dai microchip al DNA ai microcircuiti con cellule umane. Il 1 febbraio 2012 la Camera con 380 voti a favore, 20 no e 54 astenuti, si è intanto pronunciata sul recepimento della Direttiva 2010/UE approvando l’articolo 16 (Principi e criteri direttivi per l'attuazione della Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici) come decreto nazionale. Un’occasione buona per fare concreti passi avanti verso l’obiettivo fi nale di una ricerca senza barbarie. Il testo è passato al Senato e se, come speriamo, verrà approvato anche in questa sede, si cancelleranno la precedente direttiva n. 609 del 1986 e il relativo Decreto Legislativo 116/92. |
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IL
GIORNO
28 FEBBRAIO
2012
"Basta test sugli animali, Green Hill deve chiudere"
Regione, si discute la legge
di Serena De Simone
Brescia, 28
febbraio 2012 - Domani la proposta di legge regionale contro la
vivisezione sugli animali inizierà il suo iter normativo. Si
darà spazio alla discussione e in tempi brevi la disciplina
potrebbe diventare realtà. Il provvedimento, promosso dall’ex
ministro al Turismo Michela Vittoria Brambilla, animalista
convinta, vieterebbe esclusivamente sul territorio lombardo, la
presenza di aziende che effettuano esperimenti sugli animali, ma
anche di stabilimenti che vendono cani, gatti o scimmie per la
vivisezione. Ciò significa che, se la normativa entrasse in
vigore, Green Hill, allevamento di cani beagle monteclarense,
potrebbe chiudere. Una conquista per molti, per tutti coloro che
negli ultimi anni hanno lottato per salvare gli animali dal
“lager” di Montichiari, così soprannominato, ma il dubbio che
per proteggere un animale si limiti la ric erca contro malattie
importanti in qualcuno si insinua. «Usare gli animali è
sbagliato — sostiene Laura Torre, pensionata — sono quindi
contraria, ma ci devono dire quali sono le alternative. I test
vanno fatti, la ricerca deve andare avanti e non mi sembra che
al momento qualcuno abbia comunicato come si possa proseguire in
campo scientifico senza toccare gli animali. Li proteggo e li
amo, ma mi resta il punto di domanda». Secondo la signora Torre,
quindi, mancherebbe un’informazione corretta sull’argomento: se
ci fossero maggiori notizie circa gli esperimenti alternativi
all’uso di cani o scimmie, allora queste aziende dovrebbero,
secondo Torre, chiudere. Ed è di uguale parere anche Franco
Frenzi, pensionato: «La scienza deve andare avanti — dichiara —
bisogna trovare le cure per le malattie, le analisi, i test
vanno eseguiti e se questo è l’unico modo per salvare vite
umane, allora bisogna procedere. Sono un cacciatore, gli animali
li amo, ma li mangio anche». Animalista convinta, invece, la
signora Leolina Ferrata, pensionata anche lei: «Amo i cani in
particolar modo — afferma sorridendo — non posso pensare che
venga fatto loro del male. Green Hill deve chiudere, ne sarei
felice». Dura la reazione di una studentessa: «Ho seguito poco
la vicenda — ammette Manuela Zanardini — ma l’azienda deve
chiudere. A livello umano trovo che sia intollerabile ferire o
vivisezionare gli animali. Sono esseri viventi come noi, vanno
quindi protetti».Ricerca sì, ma non a tutti i costi. «Sono
laureato in Agraria — dichiara Natale Caruso, insegnante — Una
coscienza ecologica ce l’ho. Ci sono mezzi alternativi per
portare avanti al ricerca e poi bisogna vedere caso per caso: se
vivisezionare un animale serve per realizzare una crema di
bellezza, è francamente assurdo». "Non so se Green Hill debba
chiudere a no — afferma Gaetano Secolo, imprenditore — ma sono
contrario a qualsiasi massacro sugli animali".
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LA ZAMPA.IT
25 FEBBRAIO 2012
Cosmetici
non testati sugli animali? La Peta punta il dito contro Avon,
Mary Kay e Estee Lauder
Secondo
l'associazione le tre società sarebbero colpevoli non solo di
dichiarare il falso ai loro clienti, ma anche di pagare aziende
cinesi affinché conducano i test sugli animali per conto loro.
ILARIA MARIA SALA
Pechino E' un problema che da
diversi anni accompagna l'acquisto di cosmetici in Cina: dato
che Pechino non autorizza la vendita di prodotti per la cura
personale e di bellezza che non sono stati testati su animali,
come fanno tutte le aziende di marchi di lusso, presenti in ogni
shopping mall cinese ma che dicono ai loro clienti animalisti di
non essere testati su animali?
La catena britannica Body Shop, una delle prime a fare della protezione animale la sua bandiera, infatti non opera in Cina, proprio per la questione dei test su animali. Per quanto possa essere allettata dal mercato cinese, infatti, perderebbe all'istante tutti i suoi altri mercati se dovesse fare passi falsi in questa direzione. Per i marchi maggiormente generici, invece, il problema finora non sembra essersi posto, e la maggior parte dei clienti preoccupati del benessere animale forse preferivano non farsi troppe domande.Ora la Peta (People for Ethical Treatment of Animals, l'agguerrita ONG britannica nota per le sue campagne con modelle nude con lo slogan "meglio nude che in pelliccia") ha smascherato alcune di loro, portando il nodo al pettine: in particolare, la Avon, la Mary Kay e la Estee Lauder sarebbero colpevoli non solo di dichiarare il falso ai loro clienti (ovvero di non essere testate su animali) ma anche di pagare aziende cinesi affinché conducano i test sugli animali per conto loro. Avon e Estee Lauder, in particolare, pretendono di essere "cruenti free" da due decadi, ma in una dichiarazione pubblicata dopo la comparsa sul sito di Peta al riguardo, la Avon ha riconosciuto che "in alcuni Paesi possono essere portati avanti altri test se le leggi rilevanti lo richiedono, alcuni dei quali non e' escluso che vengano condotti su animali". Per quanto Avon abbia anche dichiarato che la loro prima reazione davanti a tali casi sia quella di cercare di convincere il Paese in questione a prendere in considerazione di non testare su animali. Estee Lauder ha pubblicato una dichiarazione molto simile. La pressione messa sulle grosse case di cosmetici internazionali potrebbe pero' rendere più urgente la questione. Non e' del resto la prima volta che dei grossi marchi internazionali si trovano messi sotto esame per il loro operato in Cina rispetto alla protezione animale: pochi mesi fa, fu la volta di numerose case di moda, accusate di non controllare con sufficiente attenzione che i finti colli di pelliccia di molti loro capi fossero davvero "finti": il bassissimo costo delle pellicce animali in Cina, infatti, rende spesso più economico un vero collo di pelliccia che non uno sintetico. La legislazione cinese sembra difficile da cambiare, per il momento, malgrado la crescente pressione da parte di un movimento animalista cinese ancora ridotto ma in notevole espansione. Lo scorso aprile, la Cina ha tenuto il suo primo congresso internazionale sull'eliminazione dei test sugli animali: un passo iniziale, forse, verso l'accettazione degli standard internazionali in questo campo, che per il momento non si e' ancora tradotta in una revisione della legge. |
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GIORNALETTISMO
27 FEBBRAIO
2012
Gli animalisti che fanno strage di cani e gatti
L’accusa del
Center for Consumer Freedom: la Peta in Usa gestisce
canili-mattatoioSe ti affidano 1911 gatti e cani e ne salvi solo
24, le tua fama di animalista crolla. E la PETA sta rischiando
molto da questo punto di vista.
L’ACCUSA –
Il Center for Consumer Freedom è un’organizzazione no-profit che
combatte chi si scaglia contro i grandi produttori di
alimentari, la libertà dei consumatori è quella di mangiare
quello che vogliono a dispetto dei lamenti degli animalisti,
degli ecologisti o dei salutisti. Questo però non diminuisce il
senso della sua denuncia, che appare fondata, con la quale
accusa la nota associazione animalista PETA di darsi al massacro
degli animali domestici per lucrare contributi, che poi
reinveste nelle note campagne di comunicazione e non per la
salvaguardia e la protezione degli animali
LE PROVE -
Da documenti ottenuti dal Virginia Department of Agriculture
and Consumer Services dimostrano che nel quartier generale di
PETA in Virginia, a Norfolk, sono stati uccisi 27.000 animali
dal 1998 a oggi. Nell’ultimo anno solo 24 animali su 1911 sono
sfuggiti alla morte perché è stata loro trovata una casa. Un po’
poco per un’associazione che ha un budget annuale di 37 milioni
di dollari. Gli avversari di PETA hanno anche messo online il
sito PETAkillsAnimals.com,
dove raccontano tutta l’indagine, mostrano le tabelle con i dati
e le scoperte nel dettaglio. Secondo un’ ispezione del governo
della Virginia, lo stabilimento non contiene sufficienti recinti
per ospitare gli animali che dicono aver preso un custodia.
LA DIFESA –
Debole e sgusciante la risposta di PETA , che per bocca di Jane
Dollinger ha risposto che “la maggior parte degli animali che
accogliamo sono rifiuti della sociatà, aggressivi, in punto di
morte o per qualche motivo non adottabili”. Secondo la
portavoce, che non contesta le cifre, PETA uccide solo gatti e
cani a causa di “ferite, malattia, età, aggressività o perché
non si trova una buona sistemazione per loro”. Che poi è quanto
si rimprovera all’associazione, il non trovare casa agli animali
e il finire per sterminarli quasi al completo. Non è il primo
scandalo che colpisce i canili gestiti da PETA, già nel 2005 due
suoi dipendenti erano stati sorpresi dalla polizia mentre
scaricavano un furgone pieno di animali morti in una discarica
del North Carolina.
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IL
GIORNALE
28 FEBBRAIO
2012
Ecco gli orrori che ho visto nei lager della vivisezione
Chi fa test sulle cavie dice di operare per il bene
dell’umanità, ma non è così. Scene disumane che offendono la
vera scienza
OSCAR GRAZIOLI
Questo
è, allo stesso tempo un appello e un atto d'accusa e, per una
volta, non seguirò l'insegnamento del mio maestro di giornalismo
(Vittorio Feltri) che non ritiene opportuno sbattere in faccia
al lettore gallerie fotografiche dell'orrore o descrizioni
grandguignolesche di torture e sevizie. La sensibilità del
lettore deve essere rispettata, ma quando i «giochi» si fanno
pesanti, allora è venuto il momento di scuotere le coscienze,
semplicemente raccontando la verità a costo di violare quel
pudore che cerco sempre di rispettare. A Correzzana (Monza), in
una sede molto defilata, c'è un' azienda che si chiama Harlan.
Lì ci si occupa della custodia di animali destinati alla
vivisezione e qui sono già arrivate, dalla Cina, 150 scimmie
(macachi), mentre altre 750, sono già in viaggio per la stessa
destinazione. Cif re di queste spaventose dimensioni non
potevano passare inosservate, nonostante l' understatement della
ditta. Michela Vittoria Brambilla, ex ministro del turismo, ha
fatto il diavolo a quattro, assieme al parlamentare Fabio
Granata producendo interrogazioni parlamentari e denunce a
procure e Nas.Poche ore e il ministro della Salute Balduzzi ha
inviato a Corezzana gli ispettori, aprendo un fronte di indagini
volte a indagare su questa operazione che non ha termini di
paragone numerici nel passato. Va però anche rilevato che i
permessi d'importazione e di utilizzo delle cavie sono valutati
e rilasciati dai veterinari dello stesso ministero, di cui ci
farà piacere conoscere i nomi nei prossimi giorni.La vicenda dei
macachi di Corezzana impone una presa di coscienza sul fenomeno
della vivisezione che tutti i ricercatori ortodossi si affannano
a mostrare come una pratica vecchia, relegata in fatiscenti
laboratori di un secolo addietro e sostituita oggi dalla
«sperimentazione animale». Non fatevi ingannare dal piffero di
questi abili suonatori. La «sperimentazione animale » o
«sperimentazione in vivo » è solo una zolletta di zucchero che
nasconde l'amaro fiele di una medicina che si chiama vivisezione
a tutti gli effetti.Da Cartesio in poi non siamo mai riusciti ad
abbandonare un tragico errore metodologico che costringe
l'umanità a sprofondare nel buio dell'Alzheimer, del Parkinson,
della sclerosi e delle distrofie, studiate su ratti, cani
scimmie e anfibi, organismi completamente diversi dal nostro.
Milioni di animali, ogni anno, subiscono nei laboratori
avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e cosmetici,
induzione di malattie d'ogni genere che sono solo uno specchio
deformante, un'imitazione farlocca di quelle umane. Subiscono
esperimenti senza senso, utili solo a gonfiare i punteggi per
concorsi e stipendio e produrre la compressa che regalerà a noi
e all e nostre famiglie, un anno i più, immersi nell'incubo
dell'Alzheimer, scandito dalle ore in cui si devono assumere le
altre dodici capsule che contrastano gli effetti collaterali
delle undici già ingoiate. Con enormi benefici per gli
amministratori delegati delle Big Pharms. Vi racconteranno che
usiamo sempre gli stessi argomenti: le migliaia di focomelici
causati dalla Talidomide (che non si verificarono sui topi),
tiriamo fuori le vecchiee consunte foto in bianco e nero con gli
elettrodi piantati nel cervello delle scimmiette. Roba da 1800!E
allora vi racconto quel che non ho mai scritto. Io ci sono stato
in quel tipo di laboratori (non quelli della Harlan). Circa 25
anni fa, quando ero uno dei pochi veterinari che curava scimmie
,ci andai per imparare alcune tecniche di diagnosi. Quello che
ho visto mi sveglia ancora di notte, sudato.
I
cercopitechi schiacciati dalla parete mobile di lamiera contro
le sbarre che perdevano bava e urina e schizzavano feci ovunque,
per il terrore. Uno aveva la testa rivolta verso di me e
l'occhio ricadeva dall' orbita, mentre le urla perforavano i
timpani. «Tanto ne hai per poco», il commento dell'addetto. Dopo
un'ora era sul tavolo, accanto a un macaco cui dovevano togliere
i reni. Dopo l'incisione sull'addome, gettava fuori le viscere
dal corpo. L'anestesia era un po' superficiale. Amen. Passavi
tra le gabbie dei Resi e, se acuivi l'olfatto, potevi sentire,
nell'oscurità, il profumo del terrore. Non serviva acuire
l'udito per sentire i gemiti di chi era tenuto in vita perché
l'esperimento lo richiedeva. Una volta uscito all'aria, ho
vomitato.
Tutto questo si verifica ancora, in tutto il mondo e la ragione umanitaria per cui questi sacrifici sono «necessari»rappresenta la più tragica balla che vi hanno mai raccontato. |
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GEA PRESS
25 FEBBRAIO 2012
USA e
allevamenti di tacchini: settima persona nei guai per il video
animalista
Coinvolto
anche un veterinario. L'accusa: ha avvisato l'allevamento
dell'arrivo della Polizia.
Settima persona finita nei guai
con la giustizia dopo la denuncia dell’Associazione americana
Mercy for Animals che ha prodotto un video shock all’interno di
un centro della ditta americana Butterball.Butterball fornisce
il 20% dei tacchini prodotti negli Stati Uniti.Gli attivisti di
Mercy for Animals, tra il novembre e il dicembre 2011, hanno
documentato, sotto copertura e con l’ausilio di telecamere
nascoste, l’orrendo trattamento riservato ai poveri animali.
Bastonature, violenti calci, strattoni e trascinamenti per le
fragili ali. Poi animali costretti a vivere tra mosche e
rifiuti, ed altri lasciati in lunga agonia.Animali selezionati
per essere obesi. Una massa muscolare spesso insostenibile per
le esili ossa tipiche degli uccelli. Un surplus di massa
muscolare utile però a sostenere la produzione di fettine, petti
o tacchini interi farciti come nella più tipica tradizione
americana. Quello che il tacchino conserva del suo aspetto
naturale durante la triste breve esistenza in allevamento, è il
carattere timido e tranquillo.Ora l’ulteriore sviluppo. Secondo
l’Associated Press una settima persona è stata fermata dalla
Polizia per i maltrattamenti nella fattoria del North Carolina.
Brian Douglas, questo il nome del settimo operaio ora indagato,
sarebbe stato arrestato giovedì pomeriggio. Degli altri sei
lavoratori, dei quali si è avuta notizia una decina di giorni
addietro, tre risultano arrestati (due per falsificazione dei
dati personali ed uno per crudeltà verso gli animali), mentre i
rimanenti altri tre sono indagati con l’accusa di
crudeltà.Preoccupante la vicenda di una ottava persona. Un
veterinario della pubblica amministrazione del Dipartimento
dell’Agricoltura competente per territorio. Secondo l’accusa
avrebbe avvisato un responsabile dell’allevamento dell’imminente
irruzione della Polizia. Il Veterinario ha prima smentito, poi
ha ammesso di avere riferito ad un collega dell’allevamento, di
provvedere immediatamente ad eliminare i casi di maltrattamento.
Secondo l’accusa il Veterinario della pubblica amministrazione,
poco prima dello scorso Natale, aveva telefonato al collega
sapendo dell’irruzione della polizia programmata dopo la
consegna del video effettuata dagli attivisti di Mercy for
Animals.Secondo Nathan Runkle, direttore di Mercy for Animals,
quanto è avvenuto è molto grave. La maniera con la quale lo
stesso responsabile animalista ha inteso sintetizzare il
concetto è un detto in uso localmente ovvero, la volpe messa a
guardia del pollaio. Secondo Runkle è prevalso un interesse
corporativo rispetto alla superiore esigenza di controllo
affidata dalla legge non solo per le condizioni degli animali ma
anche per l’interesse del consumatore.
VEDI VIDEO:
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LEGGO
26 FEBBRAIO 2012
LO
BRUCIARONO PER GIOCO
CANE COMMUOVE LA FRANCIA
Per gioco, un gioco alquanto
macabro, gli avevano dato fuoco. Gli spietati piromani, due
ragazzi: lei 22 anni, lui 17. Ora il cane Mambo, sopravvissuto
alla vile aggressione, è diventato un eroe in tutta la Francia,
sostenuto moralmente anche da celebrità come Alain Delon,
Brigitte Bardot e Zinedine Zidane e trasformato subito nel
simbolo della lotta alle violenze contro gli animali. La ragazza
è stata condannata a sei mesi con la condizionale più seimila
euro di multa, con l'accusa di atti di crudeltà e barbarie nei
confronti di un animale; per il suo amico la sentenza del
tribunale dei minori arriverà il prossimo 17 dicembre. La
vicenda, accaduta a Espira-de-l'Agly, sui Pirenei orientali,
risale alla notte tra il 10 e l'11 agosto: i due ragazzi hanno
trovato Mambo, cane randagio che vagabondava per le strade della
città, e "per divertimento" gli hanno messo fuoco. Il povero
cagnolino si è salvato solo grazie alla fortuna: strusciandosi
sul terreno, ha riportato sì ustioni di terzo grado, ma è ancora
vivo. Il processo, tenuto nella vicina Perpignan, ha visto Mambo
sedere proprio tra i banchi, al posto solitamente riservato alle
vittime.
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MONDO ECO BLOG
26
FEBBRAIO 2012
Un cane cavia dei
combattimenti clandestini
![]()
Questa storia viene dagli Stati
Uniti e risale all’inizio del
mese di febbraio. Tutto è nato
da una chiamata alla Protezione
Animali di Linthicum nel
Maryland: era una segnalazione
relativa da un pitbull
gravemente ferito che si trovava
in un’abitazione. Le guardie
hanno provveduto subito a
sequestrare l’animale e a
portarlo immediatemente in una
clinica veterinaria per
provvedere alle prime cure del
caso.
Un paio di immagini veramente terribili dell’animale le trovate qui. L’animale era ridotto talmente male che per un certo periodo si era pensato alla sua eutanasia.In ogni caso non si sa se potrà mai avere una vita normale. Probabilmente si tratta di un cane cavia, ovvero di uno di quegli animali che vengono utilizzati per allenare alla ferocia i cani destinati al combattimento. |
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NET 1 NEWS
26 FEBBRAIO 2012
Euro 2012, mattanza di cani in
Ucraina
Storie come queste non fanno bene
all’umanità e non solo. Tenetevi forte perché da qui a poco
andremo a parlare di episodi che di umano hanno ben poco. Eppure
il 5° comandamento della Bibbia dice chiaramente “non uccidere”.
Ora ci chiediamo, come mai è possibile ammazzare dei cani solo
perché tra poco ci saranno gli Europei di calcio in Polonia e
Ucraina? In quest’ultimo paese è una vera e propria mattanza.
Centinaia di povere bestiole uccise solo per essere
“randagie”.Non hanno una cuccia per dormire, una casa per
dimostrare il loro amore, perché lo sappiamo tutti l’amore che
può dare un cane all’uomo. Ma invece no! In Ucraina forse la
pensano diversamente, vogliono sbarazzarsi di centinaia di
animali a quattro zampe solo per far bella figura dinanzi ad una
manifestazione che si preannuncia bella, interessante, ma
certamente macchiata da queste notizie. La domanda ricorrente è
la seguente: perché non portare i cani in appositi canili? La
risposta è semplice, nei mesi scorsi sono stati presi di mira
box vari, con incendi che hanno provocato la morte di molti cani
intrappolati. Una vera barbarie, una morte atroce per esseri che
di certo non meritano questa fine. Verso la fine del 2011,
alcune indiscrezioni del noto tabloid inglese “The Sun”
parlavano di una sorta di“imposizione”del governo ucraino in
merito a questi tragici fatti. Tutto questo per ripulire le
strade in vista dell’importante evento che darebbe lustro alla
nazione. Proprio la nazione di Chernobyl, teatro della più
grande tragedia nucleare, che uccide senza nessun ritegno. In
totale, pare che oltre 20.000 animali nella maggior parte cani e
gatti, verranno puntualmente avvelenati e lasciati morire sui
marciapiedi o gettati in fosse comuni. Una morte lenta e
dolorosa. Si parla addirittura di una ricompensa a chi compie
questo triste,vogliamo usare questo aggettivo, gesto, come
successo ad un canile di Donetsk, che avrebbe ricevuto 40 euro
per ogni animale avvelenato. Ma non è finita qui, le autorità
ucraine avrebbero comprato un forno crematorio (costato circa
30.000 dollari) per risolvere il problema cani, gatti e animali
vari,che vengono, dapprima catturati, per poi essere gettati in
fuoco e fiamme. La cosa che ci fa rabbrividire è una:
addirittura alcuni esseri vengono bruciati da vivi...Come in
tutti questi episodi, più si va avanti e più si capisce la
mancanza di umanità in alcune persone. Udite bene, l’Ucraina ha
a disposizione circa 10.000 euro da destinare alla costruzione e
all’ampliamento di nuovi canili,ad associazioni animaliste. Ma
secondo voi, questi soldi sono stati realmente destinati alle
cause descritte in precedenza? La risposta ve la diamo noi,ad
oggi tutto questo denaro risulta ancora non “usato”, almeno per
aiutare persone che si occupano di animali. Un italiano, e ne
andiamo fieri, Andrea Cisternino,è un fotografo,ma anche
animalista che ogni giorno salva dalla mattanza molti animali.
Dal cantosuo,l’UEFA,organizzatore del torneo calcistico, ha
fatto sapere di attendere l’implementazione delle misure
annunciate dalle autorità ucraine, che hanno promesso la
cessazione della mattanza. Intanto molti cani, gatti e altri
animali stanno morendo per cause poco chiare. Che cosa c’entrano
loro con un evento calcistico? Come si sentono tutti quelli che
premono un grilletto, avvelenano il cibo per darlo in pasto alle
povere bestiole? Noi un’idea ce la siamo fatta: è inammissibile
far partorire idee del genere a codeste persone che non amano la
vita altrui. Leparole se le porta via il vento, ma il vento non
può certo portare via l’orrore ucraino…
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GEA PRESS
28 FEBBRAIO 2012
Roma: 172
euro di sanzione per avere detto no al massacro dei cani in
Ucraina
Si era recato il primo febbraio a
vedere Lazio – Milan allo stadio Olimpico. Ore 20.45, tutto è
pronto. Il clima è frizzante ma tutto poteva aspettarsi eccetto
che di lì a non molto su di lui sarebbe cascata una vera e
propria doccia fredda. R.C., questo il nome del tifoso che da
trent’anni frequenta l’Olimpico, non ha mai avuto problemi. Il
suo posto è addirittura nelle tribuna d’onore. Quella sera porta
con lui un lenzuolo di casa. Aveva scritto sopra “stop al
massacro per gli europei 2012“.R.C. si sistema nel posto a
lui riservato e stende a questo punto il lenzuolo. Vuole far
vedere il suo messaggio, come altri sono apparsi in giro per gli
stadi italiani, a seguito dei veloci tam tam circolati in questi
giorni sulle proteste da attuare dopo i massacri di cani randagi
in Ucraina.Pochi istanti dopo, però, si presentano subito gli
steward. All’Olimpico non si può, disposizioni superiori. Uno
scambio di opinioni cortesi ma R.C. rimane incredulo. Per questo
accetta di farsi accompagnare presso il posto di Polizia. Qui,
però, gli viene contestata una sanzione di 172 euro.
All’Olimpico non si può esporre null’altro che non sia
strettamente attinente alla partita. Poi, fanno notare, la
scritta è in colore rosso. E’ il sangue dei cani, dice R.C. Ed
invece il rosso è un colore politico, come il nero, motivo per
cui all’Olimpico si può solo esporre solo in verde e in
azzurro.I poliziotti, riferisce sempre il tifoso, sembrano quasi
solidarizzare per la nota vicenda dei cani. Per questo, forse,
non viene allontanato dalla stadio. Se però pecca di nuovo, la
mannaia dell’espulsione dallo stadio sarà inesorabile.
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SAVONA NEWS
26 FEBBRAIO 2012
Laigueglia
(SV) - e il maledetto avvelenatore seriale
Si è
nuovamente fatto vivo il maledetto avvelenatore di Laigueglia.
Dopo aver ucciso decine di colombi a luglio, agosto e settembre
del 2011, ieri ha colpito come al solito nel centro storico
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Numerosi volatili sono
improvvisamente caduti a terra agonizzanti trai passanti e i
turisti; alcuni esemplari ancora vivi sono stati soccorsi dai
Volontari dell’ENPA e sottoposti a cure veterinarie, altri
soggetti ormai morti sono stati prelevati per gli esami
necroscopici. L’episodio si verifica con preoccupante puntualità
anche tre volte all’anno dal 2010; qualcuno sparge un forte
anestetico di vecchia generazione, mischiato a cibo, che
tramortisce gli animali ed uccide i soggetti più debilitati;
mentre per salvarli il costo dei medicinali e le cure assidue
necessarie mettono a dura prova l’opera dei pochi volontari
dell’associazione.L’ENPA comincia a manifestare perplessità e
rabbia perché non si sia ancora riusciti a smascherare il
criminale ed ha invitato tutti gli organi di polizia
territorialmente competenti ad intensificare i controlli;
chiederà inoltre al Comune di provvedere alla bonifica
dell’area, come prescrive una recente ordinanza del Ministero
della Salute. Le Guardie Zoofile dell’associazione stanno
svolgendo gli accertamenti: chi possa dare informazioni utili è
pregato di telefonare allo 019/824735 o inviare una mail a
savona@enpa.org., o rivolgersi direttamente a Carabinieri,
Polizia Municipale, Guardia Forestale e di Finanza,
espressamente incaricati di perseguire i maltrattamento di
animali; il reato è punito dal Codice Penale e prevede la
reclusione da 3 a 18 mesi.
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IL GAZZETTINO
26 FEBBRAIO 2012
Cane: il
migliore amico dell'uomo! Anche viceversa?
Cane: il migliore amico dell'uomo!
Anche viceversa? Gli è andata bene al lupo che a S. Valentino,
ferito e denutrito, “morire per morire” ha bussato alla porta
dell'uomo – l'animale più pericoloso del pianeta - “aiutatemi!”.
Ha avuto la fortuna di trovare dei “meno umani” che l'hanno
capito, aiutato “panini, grappa, medicine” e rispedito con un
collare “Prego, fate pure, non ho problemi di privacy” nel suo
ambiente. Nel bosco, infatti, abituati all'”homo normalis”,
quello dei guinzagli, zoo, vivisezioni, e lupi mannari delle
vecchie favole - non gli crede nessuno! “Ma va, contaballe!”.
Noi, gli animali, se sono buoni li mangiamo, se utili, li
addomestichiamo, se fastidiosi come i mussati, li uccidiamo e
amen. Ora, passati da fame a dieta, pelliccia-riscaldamento,
cavalli- macchine, con qualcuno ci giochiamo, mangiamo, e
dormiamo assieme. Chiederemo mutua, veterinario di base,
ricovero anziani e diritto al voto! “Gli manca la parola!
Contrariamente a tanti uomini che purtroppo ce l'hanno!”. Noi, a
furia di cibernetica, diventeremo bionici. E gli “animali” (perchè
si muovono ecc.) diventaranno “animali” perchè avranno
finalmente l'anima! La nostra!
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EC PLANET
26 FEBBRAIO 2012
Animali
ingozzati con gli antibiotici
Animali ingozzati con gli antibiotici per accelerarne la loro
crescita, e spuntano batteri resistenti che finiscono nei nostri
piatti. Provocano infezioni talvolta mortali che rappresentano
un alto costo per il sistema sanitario. Ma il sovraconsumo di
antibiotici rappresenta un guadagno di produttività per
l'industria agroalimentare che, negli Stati Uniti, si rallegra
della recente decisione dell'Agenzia dell'alimentazione di
autorizzare il loro massiccio utilizzo nell'allevamento.Il
consumo di antibiotici prescritti dai medici non è nulla se
paragonato alla quantità ingerita con l'alimentazione. Secondo
l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la metà degli
antibiotici prodotti nel mondo è destinata agli animali. Una
somma che si alza all’80%
negli Stati Uniti! Un
rapporto
della Food and Drug Administration statunitense(FDA)
stima che gli animali da allevamento consumano 13.000 tonnellate
di antibiotici l’anno anno
[1].
Questo sovraconsumo favorisce lo sviluppo di batteri resistenti
che possono essere rintracciati nei cibi in caso di cottura
insufficiente. Alcuni ricercatori hanno
mostrato,
peraltro, che gli antibiotici non sono presenti solamente nella
carne, ma anche nei cereali o nei legumi coltivate nel terrenoUn
studio pubblicato dalla rivista medica
Clinical Infectious Diseases
nel 2011 rivela che la metà della carne di bue, di pollo, di
maiale e di tacchino venduta nei grandi magazzini degli Stati
Uniti contiene germi resistenti agli antibiotici (lo
stafilococco MRSA). Lo scorso agosto 16.000 tonnellate
di tacchino contaminate dalla salmonella – resistente ai
medicinali - sono state ritirate dal gigante agroalimentare
Cargill. Bilancio: un morto e un centinaio di ricoveri.
La Francia detiene il
record di resistenza agli antibiotici
Si sta sviluppando una resistenza
agli antibiotici. "Ogni anno 100.000 americani muoiono in
ospedale per un'infezione batterica, e non è che la punta
dell'iceberg. Il 70% di queste infezioni è resistente ai
trattamenti utilizzati abitualmente", ha affermato la
deputata democratica Louise Slaughter
[2],
intervistata dal
Guardian.
La Francia detiene il record di resistenza agli antibiotici in
Europa: il 50% per la penicillina e il 28% per la meticillina
[3].
L'Unione Europea ha reagito nel 2006, vietando il consumo di
antibiotici per aumentare la crescita degli animali. Negli
allevamenti francesi vengono ancora consumate più di mille
tonnellate di antibiotici ogni anno. Un studio dell'agenzia
nazionale della medicina veterinaria ha valutato la presenza
degli antibiotici in 67,7 mg per chilo di carne prodotta. Ha
ricordato che gli "antibiotici recenti sono generalmente più
attivi ed è sufficiente una somministrazione più ridotta".
La Germania non fa eccezione, con i polli industriali
ingozzati di “antibiotici”.Malgrado
questa inquietante constatazione, negli Stati Uniti l'agenzia
per l'alimentazione (Food and Drug Administration)
potrebbe operare un’inversione di marcia “preoccupante".
Alla fine di dicembre, ha ritirato la promessa – che risale agli
anni ’70 - di controllare l’utilizzo di due degli antibiotici
più utilizzati: la penicillina e la tetraciclina. I produttori
potranno continuare a somministrarla a piacimento ai loro
animali. La FDA preferisce, invece, concentrare gli
sforzi sulla "possibilità di riforma volontaria" da
parte degli agricoltori.
Questa decisione
- pubblicata con discrezione nel registro federale (Gazzetta
ufficiale) alla vigilia di Natale - "non deve essere
interpretata come il segno che la FDA non ha alcuna
preoccupazione sanitaria" sull'argomento, si è sentita
obbligata di precisare. Un simpatico ";regalo di Natale
dell’FDA alle fattorie industriali", hanno ironizzato
alcuni commentatori.
Venti miliardi di
dollari l’anno a carico del sistema sanitario
Questa sovradosaggio di
antibiotici ha un suo costo: ogni anno l’MRSA
(stafilococco resistente alla meticillina) è responsabile del
decesso di 19.000 pazienti negli Stati Uniti, e provoca sette
milioni di visite dal medico o nei pronto soccorso, ha stimato
Maryn McKenna, giornalista specializzata in salute pubblica: "Ogni
volta che una persona contrae l’MRSA, i costi sanitari sono
moltiplicati per quattro. La resistenza agli antibiotici è un
peso enorme per la salute pubblica nella nostra società."
Un costo
stimato
in venti miliardi di dollari l’anno per il sistema sanitario
statunitense.
Ma la lobby agroalimentare
combatte anche la battaglia delle cifre: per la National
Turkey Federation, gli antibiotici permettono di diminuire
di un terzo il costo di produzione
[4].
Gli antibiotici diminuiscono il tempo di crescita e sono
necessari perché gli animali possono riuscire a vivere
ammucchiati a migliaia nei porcili e nei pollai. Senza
antibiotici, ci vorrebbero più infrastrutture agricole. E
175.000 tonnellate di cibo in più, un grosso danno per la
produzione del tacchino negli Stati Uniti, affermano i
professionisti del settore.
Sono gli argomenti che sembrano
avere convinto la FDA a respingere ogni decisione per
regolamentare il consumo di antibiotici. Probabilmente - in
periodo elettorale -, per evitare un finanziamento massiccio da
parte della lobby agroalimentare della campagna
repubblicana. In gennaio, dopo aver subito una caterva di
critiche, la FDA ha annunciato di voler limitare da
aprile l'utilizzo di una categoria di antibiotici, le
cefalosporine, per i bovini, i maiali e il pollame. Una buona
iniziativa di comunicazione: i media hanno ripreso
all’unisono
questa decisione, sottolineando gli sforzi della FDA
per "limitare l'uso degli antibiotici”. Ma si sono
dimenticati di precisare che le cefalosporine rappresentano solo
lo 0,5% degli antibiotici utilizzati nell'allevamento. I
consumatori non hanno molto da rallegrarsi. E neppure potrà
risolvere questo grave problema sanitario.
Note:
[1]
Nel 2000 l'Istituto per la Salute animale, in rappresentanza dei
produttori di medicinali veterinari, ha valutato il consumo di
antibiotici nell'allevamento in 8.000 l’anno negli Stati Uniti.
[2]
Autore di un testo di legge sulla resistenza agli antibiotici:
“Preservation of Antibiotics for Medical Treatment Act”.
[3]
Utilizzate rispettivamente contro il pneumococco e lo
stafilococco dorato, i principali batteri all'origine degli
infezioni nosocomiali. Fonte:
Rapporto parlamentare,
Ufficio parlamentare di valutazione delle politiche sanitarie,
depositato il 22 giugno 2006.
[4]
"Today at retail outlets here in the D.C. market, a
conventionally raised turkey costs $1.29 per pound. A similar
whole turkey that was produced without antibiotics costs $2.29
per pound. With the average consumer purchasing a 15 pound whole
turkey, that would mean there would be $15 tacked on to their
grocery bill", Michael Rybolt, National Turkey Federation,
audizione
alla sottocommissione per l'allevamento della Camera dei
Rappresentanti.
Fonte originale:
Overdose d’antibiotiques dans l’élevage
industriel / Traduzione
per
comedonchisciotte.org
a cura di SUPERVICE
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MATTINO DI PADOVA
26 FEBBRAIO 2012
Vacche
troppo stressate Il Nas sequestra la stalla
di Silvia Bergamin
GRANTORTO (PD) - Vacche tenute in
condizioni inadeguate, scatta il sequestro. Ottanta bovini sono
stati portati via da una stalla di Grantorto dal Nas di Padova.
Nei giorni scorsi, il nucleo antisofisticazioni dei carabinieri
ha effettuato un controllo nell’allevamento di un 60enne; nella
stalla c'erano un'ottantina di vacche di razza Rendena. Il
problema? Non sarebbe stata rispettata la legge che prescrive di
«adottare misure adeguate per garantire il benessere dei propri
animali e affinchè non vengano loro provocati dolore, sofferenze
o lesioni inutili». Secondo quanto riscontrato dai militari, gli
animali non si trovavano in uno spazio che tenesse conto dei
parametri minimi di benessere e sono stati trasferiti altrove.
L'allevatore si è trovato privato di bovini per un valore di
almeno 60 mila euro. Sul posto anche un veterinario dell'Usl 15.
Secondo le statistiche, la Rendena è una vacca molto diffusa nel
Padovano; zona di origine è l’omonima valle trentina; l'animale
è allevato a Vicenza e Verona ed è apprezzato perchè
particolarmente longevo; il periodo parto-concepimento, che per
la Rendena si aggira sugli 85 giorni, un dato estremamente
valido in quanto consente la nascita di un vitello all'anno. Per
le sue caratteristiche di “rusticità” è una razza
particolarmente adatta per lo sfruttamento dei pascoli, anche i
più difficili, specie in collina e in montagna. Un animale che
sa affrontare situazioni complesse, ma a Grantorto i militari
hanno notato una condizione dell'habitat troppo ostile,
decidendo di azzerare l'allevamento.
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TRENTINO
27 FEBBRAIO 2012
Loro divorziano, gatta
uccisa
Era sana, ma se ne sono
disfatti per una separazione
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TRENTO. La presidente del Centro Felix di Trento,
Elena Finatzer, ci segnala una vicenda molto grave, in cui si
sono portate alle estreme conseguenze le contese fra coniugi
separati. Nulla di nuovo, perché i tribunali sono pieni di
coppie scoppiate in cui ogni pretesto è buono per ulteriori
vendette reciproche.
A farne le spese stavolta, però, una gatta bella e dolce che nessuno dei due voleva più, pronti a gettarla via assieme ai brutti ricordi. In base alle leggi vigenti la responsabilità di trovarle una nuova sistemazione ricadeva sui due proprietari, ma per lei si erano attivati in molti, in particolare dopo che la sua fotografia era stata pubblicata anche sulla nostra pagina «Animal House». Le richieste di adozione erano arrivate numerose e a quel punto ci sarebbe stata più di una famiglia disposta ad accoglierla e ad amarla. Sembrava che la brutta vicenda potesse avere lieto fine, con la micia che avrebbe passato ancora anni sereni con persone amiche. Ma per la povera gatta, si è saputo poi, non c'era più nulla da fare, perché è stata soppressa: più importante vendicarsi che dare un'altra possibilità ad un piccolo animale? Nessuno può entrare nelle pieghe del dolore di una separazione, ma qui non si è trattato solo di cattiverie deplorevoli ma riparabili, stavolta si è ucciso un essere vivente. Ormai per la sfortunata micia non c'è più nulla da fare, ma Elena non riesce a darsi pace e con lei tutte le volontarie che da anni dedicano il proprio tempo a trovare una sistemazione ai tanti gatti "da riciclare", perché troppo spesso c'è chi ritiene un gatto un oggetto di cui disfarsi alla prima difficoltà. Nel caso della gatta soppressa, non trovano accettabile che una vita valga meno del desiderio di vendicarsi di veri o presunti torti subiti.É il caso di chiarire che casi simili possono determinare pesanti conseguenze per gli autori, perché non siamo di fronte ad un "semplice" atto di cattiveria, ma ad un grave atto punibile con la reclusione.Con la legge 189 del 2004 sono state, infatti, introdotte nuove norme a tutela degli animali: mentre fino alla promulgazione di questa legge l'uccisione di animali comportava solo un aggravamento della pena per il reato di maltrattamento, da allora l'uccisione immotivata di animali propri è riconosciuta come ipotesi di reato punibile autonomamente. Questa interpretazione viene suffragata anche dalla giurisprudenza con varie sentenze.Abbiamo chiesto un chiarimento sugli obblighi dei veterinari ad Alberto Aloisi, presidente dell'ordine dei veterinari, che sottolinea: «Il primo dovere deontologico del medico veterinario è la tutela di salute e benessere degli animali, perciò può fare ricorso all'eutanasia esclusivamente in caso di patologie organiche e comportamentali gravi ed incurabili e che provocano all'animale grave dolore e sofferenze non trattabili». |
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TG COM 24
27 FEBBRAIO 2012
Trento,
coniugi divorziano e uccidono il gatto
A farne le
spese è stato l'animale domestico della coppia
Quando marito e moglie decidono di
separarsi, le liti per la divisione dei beni sono infinite; ogni
pretesto è buono per vendicarsi del partner una volta tanto
amato. A Trento il divorzio ha comportato una vicenda singolare
e grave al tempo stesso. Una coppia si è separata e nessuno dei
due ex-coniugi voleva più tenere la loro gatta e così hanno
deciso di liberarsene definitivamente, facendola sopprimere dal
veterinario.La triste vicenda, riportata da Il Corriere del
Trentino, è stata segnalata dalla presidente
dall'associazione di volontari del "Centro Felix" di Trento,
Elena Finatzer. In base alla legge, se non si vuole più il
proprio animale domestico, spetta al propietario trovare una
nuova sistemazione. La coppia di Trento, invece, ha preferito
uccidere la gatta indesiderata.In molti si erano mobilitati per
lei, la gatta era sana e avrebbe vissuto molti altri anni.
C'erano diverse persone pronte ad adottarla, dandole affetto e
una nuova casa. Purtroppo, però, non c'è stato nulla da fare e
la povera bestiola è stata uccisa per una stupida vendetta tra
ex.
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GIORNALETTISMO
28 FEBBRAIO
2012
La coppia che si separa e ammazza il gatto
Separazione
con eutanasia del gatto di casa. La storia la racconta il
Corriere del Trentino (e la riprendono Libero e il Giornale),
che ha raccolto la notizia da Elena Finatzer, presidente dei
volontari del Centro Felix di Trento:Pur di non darla vinta
all’altro, i due coniugi di Trento non hanno risparmiato la
gattina che viveva con loro da ben 10 anni. La vicenda è di per
sè sorprendente perchè a farne le spese è stato il soggetto più
indifeso. In realtà la storia e il mito sono pieni zeppi di
racconti simili. Uno per tutti, il mito narrato dalla tragedia
di Euripide che racconta la storia di Giasone e Medea. Lei,
tradita dal marito infedele, cerca il modo più crudele per
inferire su di lui e lo trova: sacrifica i figli che sono anche
i suoi. Tanto è l’odio per il marito, che riesce a superare
l’amore per la prole. Chiaramente la vicenda riportata in questi
ultimi giorni dai giornali trentini è ben differente e ne è
stata vittima “so – lo”la gattina, il meccanismo però tradisce
le stesse dinamiche. Quando finisce l’amore, se non ci sono
valori o passioni da condividere, in un rapporto resta solo
l’insoddisfazione e di conseguenza, la voglia di farla pagare
all’altro.
Purtroppo di
mezzo ci è andato “l’amato” animale:
La storia è
finita, si butta tutto, gatto compreso. Le associazioni
animaliste si sono indignate e hanno puntato il dito non solo
contro la coppia, ma anche contro chi il misfatto l’ha compiuto,
il veterinario. La soppressione programmata di animali domestici
dovrebbe essere eseguibile solo in casi gravi. Come ha spiegato
il Presidente dell’ordine dei veterinari, Alberto Aloisi: «Il
primo dovere deontologico del medico veterinario è la tutela di
salute e benessere degli animali, perciò si può far ricorso all’eu
– tanasia esclusivamente in caso di patologie organiche e
comportamentali gravi ed incurabili e che provocano all’animale
grave dolore e sofferenze non trattabili».
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TRENTINO
28 FEBBRAIO 2012
Gatto
ucciso, il «caso» finisce alla ribalta dei media nazionali
TRENTO. La giornata pubblicata
ieri dal Trentino ha fatto il giro d’Italia ed è stata
rilanciata da siti web e telegiornali. Tanto che Elena Finatzer
del centro Felix ha passato qualche bel momento al telefono a
rispondere alle domande dei giornalisti che volevano saperne di
più sulla gatta che ha pagato la separazione fra i suoi padroni
nella maniera più atroce: è stata soppressa. «E pensare che
Penna l’avremmo data in adozione immediatamente - spiega
Finatzer - dopo aver pubblicato la sua foto sul Trentino abbiamo
ricevuto le telefonate di almeno tre persone che erano disposte
a riceverla nella loro casa». Ma la soppressione è arrivata
prima. In attesa di decidere se fare o meno denuncia per quello
che è successo, il centro Felix ricorda che è possibile dare una
possibilità in più agli animali. «Qui da noi passano diversi
gatti - spiega ancora Finatzer - che dopo una separazione di
ritrovano senza padrone, ma noi la soluzione la troviamo sempre.
Ci sono anche famiglie che devono lasciare a malincuore il
proprio gatto perché magari ci sono famigliari allergici o c’è
incompatibilità con gli altri animali. E per questo ci siamo
noi. Mediamente bastano pochi giorni per trovare agli animali (e
capita anche con quelli malati) una casa nuova».
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H24 NOTIZIE
28 FEBBRAIO 2012
ITRI (LT):
TROVATI MORTI NUMEROSI GATTI NERI
Una serie
crescente di gatti neri morti trovati per strada sta
caratterizzando la cronaca degli ultimi giorni a Itri. L’ultimo
caso, in ordine di tempo, ci è stato segnalato da C.I., che ha
riferito che il fenomeno si verifica soprattutto in via della
Quercia, località attigua alla 167 della zona Madonnella. A
insospettire la gente sul fatto che qualcuno abbia il pessimo
gusto di eliminare questo tipo di felino, c’è l’assurda
convinzione metropolitana che il colore nero del loro pelo possa
portare jella. http://www.h24notizie.com/news/2012/02/28/itri-trovati-morti-numerosi-gatti-neri/ |
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IL CITTADINO
27 FEBBRAIO 2012
Biassono,
scomparsi da 10 giorni quattro gattini della colonia felina
Elisabetta Pioltelli
Biassono (MB) - Quattro gattini
scomparsi nel nulla da una colonia felina esistente nei pressi
del parcheggio Unes. Da una decina di giorni, residenti e
volontari della zona che si occupano da sempre di nutrire e
accudire i gatti provvedendo al loro sostentamento e
assicurandone le condizioni di sopravvivenza, fanno sapere di
non avere più nessuna traccia di 4 micetti di circa 7 mesi di
colore bianco e grigio e bianco e nero che tutti i giorni
venivano nutriti con affetto. I gattini sono selvatici come la
madre che è stata di recente sterilizzata, e tutti e cinque gli
animali non mancavano un giorno all'appuntamento con i loro
sostentatori. Da una decina di giorni, però, non se ne sa più
nulla. "Nessun corpo è stato ritrovato e nessuno della zona, tra
aziende o residenti, sa nulla" spiega una delle persone che ha
preso cura della vicenda "sono stati affissi cartelli, ma
nessuno ha risposto". La paura è che qualcuno abbia fatto
deliberatamente sparire i gattini. Chi? Per quale scopo? E
nessuno ha visto o saputo nulla? Immediata è scattata la
denuncia all'Enpa. "Vogliamo che si sappia che maltrattare o
uccidere gli animali è un reato oltre che un'ignobile azione"
afferma chi ogni giorno combatte contro tale crudeltà. La legge
vieta il maltrattamento di animali che vivono in libertà e che
non possono essere soppressi. L'invito è rivolto a chi possa
sapere qualcosa. "Che si facciano avanti e denuncino questi
reati, non si possono chiudere gli occhi di fronte a queste
cose". Per segnalazioni è possibile contattare i seguenti
recapiti: Pio 3311692075; Edvige 3470092707; Patrizia
3398580906; Fabiana 3336531780.
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IL REPORTER
27 FEBBRAIO 2012
Si barrica
in casa con i ''suoi'' quaranta gatti
Ivo
Gagliardi
Quaranta gatti e una donna in un appartamento nel centro di
Firenze.
LA "CONVIVENZA". L'incredibile
convivenza è stata segnalata dall'Enpa, Ente nazionale
protezione animali, che ha accusato la donna di maltrattamento
di animali.
BARRICATA IN CASA. E proprio
questa mattina la donna si è barricata nella sua casa di via
Romana per impedire il sequestro dei gatti: sul posto sono
presenti polizia municipale, vigili del fuoco e personale della
Asl, che vorrebbero entrare nell'abitazione.
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GEA
PRESS
28 FEBBRAIO
2012
Firenze: sequestro di gatti. Abbandonati come la proprietaria
(foto)
Intervento dell'ENPA.
Un
situazione che si prospetta sempre più frequente e che vede
protagoniste persone sole, a volte anziane, trascurate dai
familiari. Si barricano in casa circondandosi di animali che
danno loro affetto. Persone che, in molti casi, non sono più in
grado di badare neanche a se stesse.Questo quanto appare nel
comunicato diffuso dall’ENPA di Firenze intervenuta ieri per il
recupero, per nulla semplice, di una dozzina di gatti in un
grande appartamento a pochi metri da Palazzo Pitti. Per entrare
nella proprietà che coinvolgeva tre piani dell’edificio, sono
dovuti intervenire i Vigili del Fuoco che, per non poche ore,
hanno così bloccato il traffico veicolare. All’interno
dell’appartamento, una donna di sessanta anni con i sui mici. Si
era barricata e, a quanto pare, non aveva neanche risposto ai
Vigili che erano così dovuti intervenire in maniera più decisa.I
tre appartamenti erano invivibili. Fetore insopportabile e
sporcizia un po’ ovunque. L’anziana donna non aveva più neanche
l’allaccio dell’acqua e la corrente elettrica. Abbandonata con i
suoi gatti. Dodici in tutto, ma stante le segnalazioni dei
vicini, sarebbero dovuti essere almeno il doppio.Tutti i gattini
sono così stati trasportati, a cura dei volontari dell’ENPA, nel
gattile di Bagno a Ripoli.
VEDI
FOTO:
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VIVERE SENIGALLIA
27 FEBBRAIO 2012
Montemarciano (AN): uccisione di animali, l'amministrazione
ricorda che è un reato penale
Nel territorio del Comune di
Montemarciano si sono verificati di recente episodi veramente
deprecabili di maltrattamento ed uccisione di gatti
domestici.Atti compiuti sicuramente da un “branco” che non sa
come passare il tempo e che con vigliaccheria e stupidità se la
prende con piccoli animali domestici, che fiduciosi si lasciano
avvicinare da soggetti inaffidabili e malvagi. Veramente
inconcepibile è trovare “divertente” l’uccisione di un animale,
che può invece rappresentare una cara compagnia per persone
anziane sole, o per una famiglia.
I Carabinieri stanno comunque indagando e stanno anche facendo le prime ipotesi sul caso. Ricordiamo che il maltrattamento e l’uccisione di animali sono severamente puniti dalla legge, che recita: “il maltrattamento di animali è il reato previsto dall'art. 544-ter del Codice Penale ai sensi del quale: 1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie … è punito con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale.”
dal Comune di Montemarciano -
www.comune.montemarciano.ancona.it
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ECOO
27 FEBBRAIO
2012
Protezione animali: la Rete e le finte adozioni di cuccioli
Chi di voi
non ha visto, non ha condiviso o non si è impietosito di fronte
a quei messaggi che sempre più popolano la Rete e che riguardano
le adozioni di cuccioli: se non vi muovete e non fate un’azione
d’amore verso questi animali di casa, essi finiranno soppressi.
Una vera crudeltà, contraria a qualsiasi norma di buonsenso
sulla protezione degli animali. In realtà, non è solo contraria
a qualsiasi norma di buonsenso, ma anche contro la legge. Ecco
perché bisognerebbe leggere con attenzione questo genere di
annunci. Spesso, infatti, dietro annunci circa l’abbandono o
l’imminente soppressione di cuccioli di cane o di gatto, non si
nascondono altro che colossali bufale. Alcune dritte per capire
se queste specie di animali sono in pericolo o no, però, ci
sono: l’annuncio, infatti, dovrebbe essere datato, per capire il
perio do al quale si riferisce. Altra cosa importante: la mail
indicata, o il numero di telefono, devono essere corretti e
reali. Sarebbe il caso di verificare almeno questi semplici dati
prima di condividere messaggi pietosi circa l’uccisione di
questi teneri animali.I social network, infatti, rischiano di
essere invasi da questi messaggi, a tal punto che si rischia di
non comprendere più quali siano reali e quali no, evitando di
condividere qualsiasi cosa. Anche quelli che, purtroppo, sono
dei veri appelli e che potrebbero portarci ad avere un nuovo
animale domestico che, se non è strappato alla morte, magari può
essere strappato alla triste sorte della vita in canile.
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NEWS FOOD
27 FEBBRAIO 2012
Gli
ambientalisti locali denunciano il lassismo della legge
Gatto
arrosto in pentola: nei guai un ristorante di Hanoi
Cucinato
un gatto bengala: specie protetta ma che arriva a costare 41
dollari al chilo
Un cuoco di Hanoi, in Vietnam, è
nel mirino degli ambientalisti locali: la sua colpa, aver
cucinato e servito ai clienti carne di bengala, specie di gatto
rara e protetta.
Tutto inizia con un'irruzione della polizia del locale, con gli agenti che arrestano il cuoco mentre inserisce nella pentola il corpo dell'animale. Di fronte al rischio di prigione (il bengala è protetto dalla legge locale) lo chef ha scaricato la colpa sul principale, dichiarando di aver agito su suo ordine.A sua volta, il manager del ristorante ha incolpato un cliente, reo di averlo spinto a violare la legge in cambio di un'offerta sostanziosa. Tuttavia, le successive indagini hanno appurato come l'uomo avesse comprato il gatto con l'intenzione precisa di venderlo a peso.Il bengala è una specie rara, ibrido tra il gatto leopardo ed il gatto domestico. La scarsità di esemplari lo rendono sia oggetto di protezioni legislative che del desiderio degli appassionati, che provano un piacere proibito nel gustarne le carni. E per averlo nel piatto sono disposti a pagare 41 dollari al chilo, con il gatto adulto (come quello in questione) che arriva così a costare 150 dollari, quasi un mese di stipendio.Secondo Parin Nguyen , un'attivista di Hanoi, è proprio tale vantaggio a rendere valido il traffico di animali protetti, senza però dimenticare la "leggerezza" delle autorità nel perseguire i trasgressori. Risultato, il Vietnam è uno dei Paesi al mondo con il traffico di animali più fiorente: perciò, conclude l'animalista, è necessaria una riforma delle leggi e delle pene del settore. FONTE: "Koch in Hanoi beim Schlachten von seltener Bengalkatze erwischt", Blick.ch, 22/02/012 |
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GEA PRESS
27 FEBBRAIO 2012
Bulgaria/Italia: per tradizione cani battuti in acqua (video) e
gatti sbattuti al muro (in libreria)
Per vedere un cane appeso ad un
palo tramite una corda avvitata e poi lasciata andare fino a
farlo cade roteante in acqua, bisogna andare a Bradilovo,
piccolo paese di neanche 400 abitanti nell’estremità sud della
Bulgaria a pochi chilometri dal confine turco. Paese tanto
remoto che solo nel 2005 venne scoperto per il suo particolare
“rito”. Grande indignazione di ampi settori della società
bulgara e richiesta di maggiori pene per chi maltratta
animali.Nel mese di marzo, un’antica tradizione che affonda le
sue radici in un rito pagano, vuole che un cane venga appeso ad
una corda a sua volta legata ad un trave sospesa su un torrente.
La corda viene così avvitata ed infine lasciata andare. Il cane
inizia a roteare velocemente finché cade nell’acqua gelida del
torrente (vedi VIDEO in calce all’articolo). Serve a tenere
lontana la rabbia. Un rito scaramantico, tipo l’aglio per i
vampiri.In Italia, invece, sempre a marzo, basterà andare in una
qualsiasi libreria per sapere non solo come si cucina un gatto,
ma anche, secondo sapienza antica, come predisporlo alla morte.
Secondo quanto riportato da una casa editrice di Firenze, che a
giorni renderà disponibile quello che si preannuncia essere un
libro di successo, il gatto, infatti, diventando feroce e
pericoloso quando si sente in pericolo (sic!), si uccideva
mettendolo dentro un sacco e sbattendolo ripetutamente contro un
muro. In tal maniera, si evitavano graffi e morsi.La casa
editrice che riporta i sacchi sbattuti nel muro, elenca poi
ricette gustose, impensabili e proibite (dicono loro). Non
sanno, però, che il gatto in Italia, nonostante il proibito, si
mangia ancora, così come altro ingrediente di ricetta ora
editata, ovvero la volpe per non parlare dei corvidi e dello
stracotto d’asino, esiste eccome in attuale padella. Solo che
volpe, cornacchia e asino, non sono proibiti. Anzi, l’autore che
propina anche la cicogna arrosto e lo spezzatino di tasso,
anch’esso mangiato, sempre con il gusto del proibito non ha
notato che avrebbe attratto molto di più non la cornacchia ma il
regale falco. La ricetta esiste, è di Reggio Calabria e fino
allo scorso maggio la Forestale ha denunciato un cacciatore in
atto di bracconaggio. Aveva ucciso un paio di Falchi Pecchiaioli
ed uno era già macellato per il consumo. Non solo in Bulgaria,
dunque, il giusto raccapriccio, ma anche in libreria.
VEDI VIDEO:
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IL
TEMPO ADNKRONOS
27 FEBBRAIO
2012
Farmaci: gelatine animali nei medicinali per pazienti
vegetariani
Roma -
Occhio alle gelatine animali in pillole e pasticche. Una
percentuale significativa di vegetariani e di persone con
restrizioni alimentari legate a pratiche culturali o religiose
assumerebbe infatti, senza saperlo, gelatine animali contenute
nei farmaci da prescrizione. Lo rivela uno studio pubblicato
online sul 'Postgraduate Medical Journal'. I risultati spingono
gli scienziati a sollecitare un'etichettatura più completa sui
contenuti dei farmaci, e l'impiego di alternative vegetariane
alla gelatina animale nella produzione dei medicinali.
All'interno di un farmaco il principio attivo rappresenta un
quantitativo relativamente piccolo, rilevano i ricercatori: la
maggior parte è costituita dagli "eccipienti", che comprendono
leganti-riempitivi, lubrificanti, dolcificanti e agenti di
rivestimento. La gelatina è un agente di rivestimento di uso
comun e, impiegata anche come addensante in medicinali liquidi e
semisolidi, ma anche nei generici. I ricercatori hanno esaminato
500 pazienti in trattamento per disturbi urinari o urologici a
Manchester (GB). Precedenti ricerche avevano dimostrato che
molti farmaci urologici contengono gelatina animale. Così gli
scienziati hanno voluto conoscere eventuali restrizioni
alimentari e la disponibilità ad assumere farmaci con prodotti
di origine animale di ciascun malato, insieme al contenuto
esatto dei medicinali prescritti. Ebbene, nella multietnica
città britannica, 200 pazienti hanno spiegato che non potevano
mangiare prodotti di origine animale. Più della metà (56,5%)
stava assumendo farmaci, e 75 persone di questo gruppo stavano
prendendo un totale di 87 diversi medicinali. La maggior parte
(88%, ovvero 176) dei 200 pazienti con restrizioni dietetiche
preferiva assumere farmaci che contenessero solo prodotti
vegetali. E se il 57% in mancanza di alte rnative si è detto
disposto a curarsi anche con farmaci a base di sostanze di
origine animale, il 43% ha assicurato che non l'avrebbe mai
fatto consapevolmente. Eppure solo uno su cinque ha detto di
chiedere al medico o al farmacista informazioni sul contenuto
dei prodotti prescritti. I ricercatori diretti da Stephan Payne
del Manchester Royal Infirmary, sottolineano l'importanza di
considerare questi problemi nella prescrizione dei medicinali.
L'etichettatura chiara e completa del contenuto e l'adozione di
un simbolo vegetariano, come avviene per gli alimenti e le
modifiche nel processo di produzione, potrebbero essere utili
per aiutare i pazienti a fare scelte informate, suggeriscono gli
studiosi.
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IL CENTRO
28 FEBBRAIO 2012
Bocconi
avvelenati per cani e gatti gettati in contrada Santa Lucia
ORTONA (CH). Bocconi avvelenati
gettati in contrada Santa Lucia per uccidere cani e gatti. Atto
criminale e vergognoso che ha colpito la scorsa settimana
l’allevamento di razza Shar Pei di Cristian Mancini. I bocconi
alterati, altamente nocivi, sono stati lasciati in aree
pubbliche e private della contrada altamente popolata da
animali.
Una pallottolina di carne e veleno è stata mandata giù da Crosby, un bell’esemplare di razza canina cinese, che nel giro di poco tempo ha accusato un forte malessere. Fortunatamente, Mancini si è accorto subito che qualcosa non andava ed è riuscito a salvare in tempo Crosby portandolo dal suo veterinario di fiducia D’Intino. Il titolare dell’allevamento ha poi avvertito il delegato del sindaco per il randagismo e il benessere degli animali, Emanuele Villante, che ha già fatto un sopralluogo e disposto, da ieri, controlli su tutta la frazione per prevenire e scoraggiare il ripetersi di azioni così meschine nei confronti degli animali. «Invito i proprietari a non lasciare liberi i loro cani», spiega Villante, «e di controllarli con maggiore attenzione anche quando sono nelle loro proprietà private. Da alcuni giorni, stanno accadendo azioni inqualificabili e criminali ai danni degli animali. Chiunque sia a conoscenza di fatti inerenti, trovi bocconi avvelenati o quant’altro è pregato di segnalarlo al comando dei Vigili Urbani di Ortona». A contrada Santa Lucia, sono numerosi i cani di proprietà anche perché c’è la possibilità di tenerli visto che numerose palazzine e abitazioni sono dotate di giardino. «Bocconi avvelenati sono finiti anche nella mia area privata», dice Mancini, il giovane allevatore con la passione per la razza Shar Pei. «Purtroppo, uno dei miei cani ha mangiato la carne e si è sentito molto male. Ha rischiato grosso, ma ora è fuori pericolo e sta sotto cura. Fortunatamente, sembra che altri miei due animali non abbiano ingurgitato nulla, ma per precauzione tengo sotto osservazione anche loro. Non lontano dalla mia attività, ho trovato altri bocconi tossici e notato sulla strada anche due poveri gatti morti stecchiti, probabilmente, per essere caduti nella stessa maledetta trappola. E’ mia intenzione far analizzare, al più presto, i campioni di cibo raccolti per capire come sono stati fatti. Se è come temo, le polpette sono fatte di carne macinata, crocchette e un potente ratticida che uccide gli animali nel giro di quarant’otto ore in una modo atroce e con grandi sofferenze. Consiglio a tutti i proprietari di animali della zona», ripete Mancini, «di controllare bene i loro spazi e di fare molta attenzione a tutto ciò che il proprio cane mette in bocca anche durante le passeggiate per i bisogni». |
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TRENTINO
28 FEBBRAIO 2012
A fuoco il
rifugio per gatti
MADONNA DI CAMPIGLIO (TN).
Riceviamo la lettera di Luciano Feltracco, che denuncia un
episodio di intolleranza verso gli animali, che avrebbe potuto
avere conseguenze anche per gli esseri umani. Qualcuno infatti
ha tentato di dar fuoco alla casetta in legno, costruita per dar
rifugio ad una colonia di gatti, vicino all’arrivo della 3-tre.
Scrive Feltracco: «Angela vuole bene agli animali, soprattutto
ai gatti. Con l’aiuto delle amiche Palmira e Piera si occupa
anche di una colonia che vive nelle vicinanze dell’arrivo della
pista 3-tre. Con la grande disponibilità dell’amico Alberto,
membro dell’associazione AnimaliAmo che opera in collaborazione
con l’Asl e il Comune di Pinzolo, questa colonia era stata a suo
tempo sterilizzata e quindi resa “tranquilla”».
Racconta ancora Feltracco: «Angela è preoccupata, sta per arrivare l’inverno e fa freddo. I gatti hanno bisogno di un riparo. Chiede al marito di costruire un alloggio che possa quantomeno migliorare la situazione. Detto fatto; un po’ di materiale, qualche serata di dopolavoro ed ecco finita una bella e solida casetta a due piani, pronta a dare riparo ad una famigliola di 4/5 gatti. Il posto individuato è vicino all’arrivo della 3-tre, in mezzo ai mughi per non dare fastidio a nessuno. Per tre mesi la famigliola ha dimorato in questa casetta, superando le temperature gelide dell’inverno. Certamente non poteva immaginare che, un brutto giorno, qualcuno avrebbe cercato di interrompere questa bella storia. Proprio così! Qualcuno ha portato la casetta sotto il portico del parterre d’arrivo 3-tre e gli ha dato fuoco. E’ una fortuna che le fiamme non abbiano attecchito. Altrimenti anche lo stesso porticato, e con esso l’intera casetta 3-Tre, sarebbe stato a rischio». E la lettera si conclude così: «Possibile che chi ha fatto un gesto tanto ignobile non abbia pensato alle disastrose conseguenze? L’intenzione era quella di eliminare degli animali che non danno fastidio a nessuno. Qualcuno dovrà meditare». |
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LA PROVINCIA PAVESE
28 FEBBRAIO 2012
Ucciso un
tasso che cercava cibo
SANNAZZARO (PV) - Un raro
esemplare di tasso, pesante una decina di chili, è stato trovato
morto sulla strada tra Sannazzaro e Pieve del Cairo. Il tasso è
un animale diventato molto raro in pianura, quasi introvabile
nelle aree urbane della Lomellina. L’animale, probabilmente
investito di un’auto, è stato avvistato ieri da alcuni passanti.
Si sono subito resi conto che si trattava di un grosso esemplare
maschio, dalla pelliccia grigia con la testa segnata da due
righe nere. «L’animale era morto da poche ore – dice Gianni
Galeazzi – . Io che sono da decenni cacciatore, so che il tasso
è un mammifero protetto, ormai quasi introvabile dalle nostre
parti perché vive nei boschi o in ampie aree aperte, habitat
ormai introvabili nella nostra fascia di pianura. Era un
esemplare davvero bello, forse avvicinatosi alle case per
ricercare cibo, visto che il tasso è animale onnivoro in estate
e carnivoro con il freddo». Il tasso è stato recuperato e
consegnato ieri mattina a un veterinario per accertare se fosse
portatore di eventuali malattie. Galeazzi ammette: «Ho visto
spesso ricci e conigli morti sulle strade,ma è la prima volta
che mi imbatto in un tasso».
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AFFARI ITALIANI
28 FEBBRAIO
2012
Metodo Di Bella, boom di ricorsi. E a Milano arrivano i cani che
scoprono i tumori
Dopo il caso
del barese ammalato di cancro al sangue al quale il giudice del
Lavoro ha riconosciuto il diritto alla cura gratuita col metodo
Di Bella, da Bari a Lecce boom di ricorsi degli ammalati di
cancro. Ai giudici chiedono di condannare le Asl al rimborso
delle spese sostenute per quella cura. Così succedeva quindii
anni fa, a fine Anni Novanta, quando da tutta Italia, ma persino
dall'estero, centinaia di persone raggiungevano Maglie per
depositare il proprio ricorso. Come riporta Il Corriere del
Mezzogiorno, all'epoca c'era un pretore, Carlo Madaro, che aveva
firmato la prima rivoluzionaria ordinanza che imponeva al
sistema sanitario "l'erogazione immediata e gratuita dei farmaci
del trattamento Di Bella". "La mia è stata, e continua ad
esserlo, una battaglia per la libertà di cura", ricorda oggi
Madaro.A Bari il Tribunale ha accolto un secondo ricorso e x
articolo 700, concedendo "l'erogazione immediata e gratuita dei
farmaci del trattamento Di Bella".L'Asl barese ha annunciato che
la battaglia legale proseguirà in appello. Insomma, torna a
galla una questione che sembrava essere stata archiviata, dopo
che l'Istituto superiore della sanità aveva bocciato la terapia
anti cancro, giudicandola inefficace. Ma i magistrati baresi
continuano a riconoscere il diritto del paziente a curarsi, a
carico del sistema sanitario pubblico, con il metodo Di Bella.
La cura, però, è fuori dal protocollo e i farmaci necessari sono
esclusi dal prontuario del ministero. Ragion per cui, è il
ragionamento dei dirigenti dell'Asl, il sistema sanitario non
potrebbe farsi carico delle spese.
E a Milano
arrivano i cani inglesi che scovano i tumori. In inghilterra
sono gia' operativi e la loro affidabilita' e' pressoche'
totale. Riescono a rilevare una lunga serie di malattie tra cui
i tumori, il diabete, morbo di addison ecc.. Infatti questi cani
se debitamente addestrati sono in gradi di fiutare letteralmente
le malattie con una precisione quasi assoluta. In Italia la
Medical Detection Dog Italia Onlus ha dato il via
all'addestramento e i primi medical dog saranno presto pronti ad
entrare in azione anche da noi.
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MONDO ECO BLOG
28 FEBBRAIO
2012
5000 cani in Italia vittime dei combattimenti clandestini
Non è il
genere di post che vorrei scrivere, ma accanto alle notizie
buone purtroppo ce ne sono altre molto meno buone. Una di queste
è quella dei combattimenti clandestini. Questa spettacolo da
bestie – e mi riferisco agli spettatori – sembra che coinvolga
almeno cinquemila cani per un giro di affari superiore ai
trecento milioni di euro.I dati vengono dalla
LAV – o meglio dal suo Osservatorio Nazionale Zoomafia – e
mostrano che questa barbarie è meno sviluppata rispetto agli
anni Novanta: a quei tempi il giro d’affare così come gli
animali coinvolti erano molti di più – si dice quindicimila per
un fatturato dell’ordine di mille miliardi di lire. La
diminuzione del fenomeno è stato determinato dalle nuove e più
dure pene – difficil mente applicabili – e dall’attenzione che
vi hanno dedicato i media. Il calo non deve far diminuire
l’attenzione sul fenomeno che tra l’altro coinvolge
organizzazioni criminali come camorra, mafia e sacra corona
unita.
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LA NUOVA SARDEGNA
28 FEBBRAIO 2012
Addio a
Rosellina la cagnetta più amata del centro storico
Salvatore Martini
SINISCOLA (NU). Nella zona di via
Brigata Sassari è stata per anni una sorta di mascotte.
Rosellina era uno dei cani più “famosi” del centro storico.
Era stata adottata dall’intero vicinato, che si è occupato di lei sino al giorno in cui è morta. La storia di Rosellina sembra uscire da un libro. Anche in diverse scuole questo cane aveva ispirato delle lezioni specifiche, incentrate sul rispetto degli animali e della cosiddetta “pet therapy”, cioè il benessere che gli animali riescono a dare alla salute di molte persone. Proprio come Rosellina. La cagnetta, dal pelo chiaro, apparteneva a Lucia e Angela Rosa Truzzu, due sorelle, nubili, che abitavano nella via Sant’Antonio. Nel 2004, dopo la morte della prima e il trasferimento nella casa di riposo dell’altra padrona, deceduta poi in seguito, la cagnetta si era trovata in mezzo alla strada. Sola e senza più le anziane proprietarie alle quali riusciva ad allietare le giornate, e che la veneravano come fosse una bambina. A lungo, così, Rosellina è rimasta immobile davanti alla porta di casa. I suoi occhi erano bassi. Non scodinzolava più. Non mangiava né beveva. Aveva il cuore spezzato dal dolore. Così era scattata la generosità dell’intero vicinato, che l’aveva adottata e che nutriva per lei un affetto profondo.«Rosellina era ormai vecchia e malata - racconta una residente della via Brigata Sassari - e di recente era stata operata per una grave malattia. È morta serenamente, e dopo tanti anni passati nel nostro rione ci manca tanto». [...] |
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L'ECO DI BERGAMO
28 FEBBRAIO 2012
Caravaggio
(BG): trovato morto in casa
La cagnolina lo veglia e si lascia morire
È morto per un malore nel salotto
di casa, senza che per giorni nessuno se ne accorgesse: la sua
cagnolina si è lasciata morire accanto a lui, con il muso
appoggiato sulle zampe anteriori, come se lo stesse vegliando.
Li hanno trovati così i carabinieri quando sono entrati a casa di Giovanni Bianchi, pensionato di 68 anni. L'uomo, in avanzato stato di decomposizione, era steso a terra nel salotto. La cagnolina, una meticcia di piccola taglia, era accanto a lui, morta forse lo stesso giorno: era un animale anziano, aveva 15 anni e deve avere aspettato invano che il suo padrone si risvegliasse. A lanciare l'allarme, verso le 20,30, è stato il figlio del pensionato, che da venerdì non aveva più notizie del padre. Dopo averlo chiamato al telefono, senza mai ricevere risposta, sabato sera è andato a trovarlo a casa, un appartamento al terzo piano del civico 14 di via Cesare Cantù a Caravaggio, dove l'uomo – separato dalla moglie – viveva solo con la cagnolina. Il figlio ha aperto la porta di casa con le chiavi e ha subito sentito un forte odore: si è affacciato nel salotto e ha visto il padre a terra, con il cane accanto. Giovanni Bianchi era steso in posizione prona: soffriva di epilessia e tra le cause della morte potrebbe esserci proprio un attacco epilettico, che lo ha fatto cadere e battere la testa. |
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CORRIERE DEL VENETO
28 FEBBRAIO 2012
Si scorda
la lampada accesa vanno a fuoco divano e... gatto
Quando si risveglia, alle sei, la casa è avvolta dal fumo L'animale morto nel rogo
Benedetta Centin
VICENZA – Si addormenta lasciando
la lampada accesa accanto al divano e quando si risveglia,
attorno alle 6 di questa mattina, il sofà è avvolto dalle fiamme
e il resto dell’appartamento è invaso dal fumo. A malapena
l’inquilino, un 21enne vicentino, trova l’uscita e fugge via da
casa, lanciando l’allarme ai pompieri che intervengono
tempestivamente al civico 21 di piazzetta monsignor Lorenzon.
Quando gli operatori varcano la porta dell’immobile al secondo
piano la zona giorno è già andata parzialmente distrutta: in
cucina rinvengono il gatto del 21enne, privo di vita: l’animale
a quattro zampe non è riuscito a scampare dal rogo, morto forse
per aver respirato le esalazioni del fumo.
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MATTINO DI PADOVA
28 FEBBRAIO 2012
Mistero
sulla sparizione dei gatti
TEOLO (PD) - Mistero in via Valli
a Treponti sulla scomparsa nell'ultimo periodo di una trentina
di mici. I residenti della zona non sanno dare una spiegazione a
questo strano fenomeno che ha interessato una decina di
famiglie. «Si presume che i gatti siano stati catturati con
delle apposite trappole – rivela Mario Busato, un artigiano del
posto – E' un'ipotesi visto che i poveri animali sono spariti
nel nulla e non sappiamo che fine abbiano potuto fare. Per
quanto riguarda la mia famiglia, nel giro di un anno ne sono
scomparsi una ventina. Abbiamo cercato dappertutto, lungo il
canale e nei campi circostanti l'abitazione senza trovare alcuna
traccia». Sul giallo della scomparsa dei gatti la gente del
posto azzarda le ipotesi più strane. C'è chi arriva ad
ipotizzare che sotto ci sia un'organizzazione che cattura i
felini per venderli ai cinesi. «Parlando con i miei vicini di
casa ho scoperto che molti dei mici che mancano all'appello sono
di razza – aggiunge Busato – Una signora lamenta la sparizione
di due persiani. Tutti ormai cerchiamo di tenerli chiusi in casa
per evitare che ci vengano portati via. La cosa non è facile
perché il gatto per sua indole ha bisogno di uscire e stare
almeno un po’ all’aria aperta. Tempo fa – continua – circolava
la voce che ci fosse uno squilibrato che sparava contro queste
bestiole con la carabina. In effetti una signora che si è vista
tornare a casa la gatta ferita si è recata dal veterinario che
ha riscontrato che era stata colpita alla pancia con dei pallini
di piombo. Si è trattato di un caso, gli altri che fine hanno
fatto?».
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MATTINO DI PADOVA
28 FEBBRAIO 2012
Carico di
pony diretto a Mestrino, quattro arrivano morti
E’
accaduto stanotte in via Pelosa a Mestrino: sul posto la
contestazione dell’associazione «100% animalisti». I carabinieri
aspettano la relazione dei veterinari
MESTRINO (PD). Un carico di pony
diretto a Mestrino è arrivato stanotte in via Pelosa 48. Qui
però si è scoperto che quattro animali sono arrivati morti e
altri tre sono in gravi condizioni. Sul posto erano presenti gli
attivisti dell’associazione «100% animalisti» che hanno
duramente contestato l’impresa che si è occupata del trasporto.
Sul posto sono quindi giunti i carabinieri che hanno dato
incarico a dei veterinari di verificare le cause dei decessi. I
militari dunque non si sbilanciano e restano in attesa di capire
cosa è successo durante il viaggio.
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TUTTO GRATIS
28 FEBBRAIO
2012
Cane stuprato dal padrone. Orrore in Virginia
Cinque anni
di carcere. Questa la condanna inflitta al 35enne Jason Willis
Sanborn, accusato di aver stuprato il suo cane di 17 anni. Dopo
i rapporti con il povero yorkshire, che tralaltro era cieco,
l’uomo si divertiva a pubblicare le foto via internet. In realtà
i 5 anni sono stati commutati in 4 mesi e una sanzione di 500
dollari. E proprio grazie ad internet che la polizia di
Fredericksburg, in Virginia, sarebbe riuscita a risalire a lui,
nell’indagine. Ma l’orrore in questi casi non conosce limite.
Infatti, l’uomo, dopo aver postato le foto su internet chiedeva
ai suoi lettori, di poter ottenere dei cani più grandi, ai quali
dedicare lo stesso trattamento. Una volta davanti al giudice,
sarebbe stato l’uomo stesso a confessare e confermare le accuse
della polizia, definendosi, lui stesso, un deviato. Ora spera
che la sua deviazione passi dopo l’esp erienza del carcere. Il
suo cane, Buddy, affidato ad una nuova famiglia è morto dopo 9
giorni, per via di vari problemi di salute. All’uomo è stato
negato, inoltre, l’uso di internet e la possibilità di adottare
animali.È difficile riuscire a capire cosa induca la mente umana
a commettere atti di questo genere. E a pagarne le conseguenze
sono sempre gli esseri più indifesi. Sempre quest’anno un altro
cane era stato stuprato da un pastore, proprio in Italia, in
provincia di Cagliari.
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LA PROVINCIA PAVESE
28 FEBBRAIO 2012
Santa
Cristina, strage misteriosa di piccioni
di Giovanni Scarpa
SANTA CRISTINA (PV) - Una ventina
di piccioni morti misteriosamente, fra sabato e ieri. In mezzo a
loro, anche una civetta. A cercare di far luce sull’improvvisa
morìa di volatili in via delle Rimembranze è ora il servizio
veterinario dell’Asl, che ha prelevato alcuni esemplari per
esaminarli in laboratorio e cercare di capire l’origine del
decesso. E’ stato lo stesso Comune ad avvertire l’azienda
sanitaria e il Corpo forestale dello Stato che anche ieri ha
fatto un sopralluogo per capire cosa possa essere successo. Le
ipotesi, al momento, sono due. La prima riguarda un’epidemia
aviiaria che avrebbe mietuto vittime fra i piccioni in paese. La
seconda, un avvelenamento. «Nessuna della due al momento è da
escludere – spiega l’assessore che per primo ha scoperto i
piccioni morti nel centro del paese, Pierfrancesco Vitti –.
Aspettiamo che ci comunichino qualcosa nei prossimi giorno». La
maggior parte degli esemplari è stata trovata morta sabato
scorso nel cortile di una cascina proprio nel centro del paese.
«Erano sedici per l’esattezza – ricorda Vitti –. La cosa più
strana è che poco lontano ho trovato anche il corpo di una
civetta nana». Anche il sindaco, in qualità di responsabile
della sicurezza sanitaria, si è attivato avvertendo Asl e
Forestale. «E’ la prima volta che capita una morìa così evidente
di picciono – spiega Elio Grossi–. E’ capitato, qualche altra
volta, di ritrovare qualche esemplare agonizzante o morto. Ma
mai così tanti. Pertanto vogliamo essere certi sulle cause,
sorprattutto sotto il profilo sanitario». Ma anche domenica e
ieri sono stati trovati altri piccioni morti, anche solo un paio
di esemplari. «A vedere dall’esterno – sottolinea ancora
l’assessore – gli animali non sembrava presentassero i soliti
segni di qualche malattia, come il becco pieno di pustole ad
esempio. In apparenza non avevano nulla di anomalo o strano».
Ma, ovviamente, dovranno essere le analisi di laboratorio a dire
di cosa sono morti». Non si sbilancia neppure Mauro Fasola,
docente di Zoologia e vice direttore del dipartimento di
Biologia animale. «Non è possibile ovviamente azzardare alcuna
ipotesi scientifica prima del risultato delle analisi – spiega
il docente –. Fino ad allora entrambe le ipotesi, malattia o
avvelenamento, magari accidentale, possono essere plausibili. Ma
le cause possono essere molteplici». Difficile anche mettere in
relazione il decesso dei piccioni con quello della civetta. I
primi beccano mangimi, la seconda si ciba di carne. «Potrebbe
essere morta per altri motivi non necessariamente da mettere in
relazione con i piccioni» conclude il professore.
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BENESSERE E SALUTE
28 FEBBRAIO
2012
Animali domestici: toccasana per cuore e mente
Gli animali
domestici sono di grande supporto ai malati cronici, sia per
l’aspetto psicologico sia per quello fisico.
Per quanto riguarda il lato prettamente fisiopatologico, una ricerca giapponese pubblicata sull’American Journal of Cardiology ha evidenziato che gli affetti da malattie che portano a problemi cardiaci cronici, come i pazienti colpiti da diabete, ipertensione o colesterolo alto, reagiscono meglio alle sollecitazioni da stress se sono in compagnia di un animale domestico. Il campione di 191 pazienti tra i 60 e gli 80 anni ha evidenziato che il cuore dei padroni di un animale domestico risponde meglio alle esigenze del corpo, adattandosi alle situazioni stressanti. Insomma, possiamo dire che amare gli animali fa bene al cuore. Per quanto concerne il lato psicologico, anche in un’età totalmente diversa l’esempio arriva da casa nostra: a Napoli i bambini del reparto di pediatria del Policlinico dell’Università Federico II di Napoli dal 2007 incontrano i volontari di Aitaca, un’associazione di volontariato che pratica l’attività assistita da animali. Il semplice contatto con un cane ha portato ad un miglioramento delle competenze linguistiche nei bambini afflitti da disturbi comportamentali e un aumento dell’attenzione da parte dei bimbi iperattivi. Durante gli incontri un cagnolino diventa catalizzatore dell’attenzione e propulsore delle capacità cognitive, relazionali ed emotive. Attraverso l’insegnamento di semplici esercizi al proprio compagno di giochi a quattro zampe, il bambino diviene più sicuro di sé e più pronto, quindi, a ritornare alla vita normale. |
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GEA PRESS
29 FEBBRAIO 2012
Roma: cani
paralizzati e presi a bastonate (foto)
Intervento
delle Guardie ENPA – per loro minacce di morte.
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Fino a un paio di anni addietro
aveva eletto una sorta di dimora nei pressi dell’Ospedale
Fatebenefratelli, sull’isola Tiberina. Poi aveva deciso di
trasferirsi e la sua capannuccia era così riapparsa nel
quartiere Eur Torrino. Alla piccola volpina di nome Pursy con la
quale si faceva vedere nel centro di Roma, si era aggiunto un
Pit bull bianco e nero di nome Zeus. Forse in onore
dell’altisonante nome, a lui aveva destinato una cuccia.Pursy
era paralizzata alle zampe posteriori. Per questo era
precipitata in un fosso finendo ad appena pochi decimetri
dall’acqua. Zeus, invece, appena vedeva il suo padrone, tentava
la fuga impedita però dalla corta corda alla quale era sempre
legato. Stante quanto riferito dagli abitanti della zona, era
soprattutto Zeus a ricevere calci e colpi di bastone. L’alcol
complicava il tutto e nel ritaglio di giardino dell’Eur si
consumava quotidianamente la tragedia.I due poveri cani sono
stati salvati dalle Guardie Zoofile dell’ENPA di Roma, guidate
da Claudio Locuratolo. Assieme ai Carabinieri del Comando
Stazione di Torrino Nord, hanno appurato come Pursy fosse caduta
nel fosso mentre Zeus guardava terrorizzato la tenda da
campeggio dove, al momento del sopralluogo, dormiva C.M., di
anni 61, senza fissa dimora.Su richiesta della Procura della
Repubblica di Roma, che aveva delegato alle indagini le Guardie
dell’ENPA, il GIP ha disposto il sequestro dei due cani.
Prelevati dalle Guardie dell’ENPA e dai Veterinari dell’ASL RMC,
sono stati condotti presso l’ospedale del canile municipale di
Roma ed affidati all’Ufficio Benessere Animali di Roma
Capitale.Oltre alla denuncia per maltrattamento di animali,
C.M., è stato altresì denunciato per il reato di minacce.
Infastidito dall’intervento ha infatti promesso di uccidere le
Guardie dell’ENPA.
VEDI FOTO:
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LA
NUOVA SARDEGNA
29 FEBBRAIO
2012
Gatta incinta impiccata nel centro di Carloforte Un nuovo caso
di violenza contro gli animali è stato segnalato
dall’associazione animalista “Acùa”, che ha denunciato
l'episodio ai carabinieri. Si tratterebbe di un caso di sevizie
e uccisione di una gatta partoriente, avvenuto nel centro
storico
CARLOFORTE (CI).
Un nuovo caso di violenza contro gli animali, scuote la comunità
isolana. Il fatto, è stato segnalato dall’associazione
animalista tabarchina “Acùa”, con tanto di denuncia ai
carabinieri contro ignoti, nel tentativo di risalire all’autore
o agli autori della macabra uccisione di un gatto.
Secondo quanto riferito dai responsabili dell’associazione, si tratterebbe di un caso di sevizia e uccisione di una gatta partoriente, avvenuto tra l’altro in pieno centro storico, lungo la Scalinata 4 Aprile 1943, probabilmente la sera di martedì scorso. La segnalazione dell’episodio è stata compiuta da un’associata, intorno alle 22, mentre transitava nei pressi della storica scalinata. La gatta, era allo stadio finale della gravidanza ed è stata impiccata con uno spago legato al cancello di un’abitazione, come detto dalla testimone. Consideratii numerosi casi precedenti di avvelenamenti e le sparizioni inspiegate di gatti nella stessa zona, l’associazione Acùa ha deciso di divulgare il triste episodio, affinchè se ne abbia pubblica coscienza. “Il nostro intento — hanno spiegato le responsabili dell’associazione — è quello di sensibilizzare affinché la gente possa appoggiarsi a noi per qualsiasi caso di maltrattamento o sevizia su animali, al fine di perseguire legalmente i colpevoli, come previsto dalla legge 189 del 20 luglio 2004”.Non è la prima volta che nel centro abitato e nell’isola di San Pietro, si verificano maltrattamenti ed uccisioni di animali domestici, come denunciato dalle associazioni di categoria e dai veterinari isolani Sono molteplici, ad esempio, i casi di gatti impallinati a fucilate o avvelenati da bocconcini letali, nel tentativo di sbarazzarsi velocem ente e brutalmente di animali indesiderati, senza il minimo timore di incorrere in reati penali e rischiare il carcere. Idem dicasi per i cani, sempre più esposti al rischio di avvelenamenti o maltrattamenti, soprattutto i randagi. Per capire l’ampiezza del fenomeno, sarebbe opportuno censire la popolazione di gatti e cani presente nell’isola, procedendo alla schedatura (obbligatoria per legge, con l’inserimento di un microchip sottocutaneo) e alla sterilizzazione di randagi e non, in modo da controllare le nascite e scongiurare la malsana abitudine di sbarazzarsi di femmine gravide senza scrupolo alcuno. |
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IL TEMPO
29 FEBBRAIO 2012
«Un'indagine avviata dalle Guardie Zoofile dell'Enpa a seguito
di una segnalazione, ha portato al sequestro di due cani
richiesto dalla magistratura per gravi maltrattamenti».
Gli agenti
dell'Enpa «hanno accertato le pessime condizioni di detenzione
degli animali nel degrado più assoluto.
ROMA - Un uomo di 61 anni si era
accampato in un giardino in zona Eur Torrino con i due cani, un
pitbull legato ad una corda molto corta e un piccolo volpino
paralizzato agli arti posteriori, nel più assoluto degrado
ambientale, tra sporcizia rifiuti ed escrementi. Nel corso delle
indagini gli agenti dell'Enpa hanno raccolto diverse
testimonianze circa episodi di inaudita violenza dell'uomo nei
confronti del pitbull, con calci pugni e bastonate,
maltrattamenti ripetuti più volte nell'ultimo anno. Durante il
primo sopralluogo, mentre lil sessantunenne dormiva, le Guardie
Zoofile hanno trovato il volpino in un fosso dove era caduto a
causa dei problemi di deambulazione, pochi metri ancora e
sarebbe finito in un corso d'acqua, dove non essendo in grado di
nuotare sarebbe probabilmente annegato». In base agli elementi
raccolti dall'Enpa e le indagini disposte dalla Procura, il Gip
ha disposto il sequestro preventivo dei due cani, operazione
eseguita dagli agenti della Protezione Animali in collaborazione
con i carabinieri del Comando Stazione Torrino Nord ed il
servizio veterinario della Ausl Rmc - conclude il comunicato - I
cani sono stati condotti presso l'ospedale del canile municipale
e affidati in custodia giudiziaria all'Ufficio Benessere Animali
di Roma Capitale. Il proprietario degli animali non contento, ha
minacciato di morte le Guardie Zoofile dell'Enpa, ora è indagato
per maltrattamento di animali e minacce gravi, rischia fino a 2
anni e 4 mesi di reclusione».
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L'UNICO
29 FEBBRAIO 2012
Cane ucciso a colpi di pistola,
Provincia parte civile 'escalation atrocità e violenze su
animali'
La Provincia di Ancona si è costituita parte civile nel giudizio
che si aprirà a carico dei responsabili dell'uccisione di un
cane, a San Paterniano di Osimo, abbattuto a colpi di fucile la
notte di Capodanno. Il fatto era stato denunciato ai carabinieri
dai proprietari dell' animale. Una decisione insolita, e
probabilmente per ora unica unica, che coincide peraltro, spiega
l'ente, con un«'escalation di atrocità e violenze a danno di
animali», come gatti e volpi (ben due ritrovate impiccate), che
negli ultimi giorni hanno occupato le cronache locali. «La
nostra scelta - afferma l'assessore provinciale all'Ambiente
Marcello Mariani - ha fondate basi di diritto, in quanto la
Provincia concorre con i suoi organi di polizia al rispetto
delle norme in tema di reati contro gli animali e alla tutela
del loro benessere. Ma soprattutto crediamo sia necessario dare
un segnale forte e di contrasto verso un fenomeno preoccupante
che non deve essere sottovalutato. Se è vero che il grado di
civiltà di una comunità lo si può verificare anche dal rispetto
riservato alla natura e all'ambiente, c'è ben poco da stare
allegri». La Provincia, dunque, si appresta ad assumere la linea
dura contro chi, come previsto dalla legge, per crudeltà o senza
necessità cagiona la morte di un animale o lo sottopone a
sevizie. «A differenza del passato - continua Mariani - esistono
leggi che tutelano gli animali e, per quanto ci riguarda, siamo
intenzionati a farle rispettare. Unitamente agli strumenti
repressivi, però, continuiamo a lavorare sulla prevenzione,
soprattutto attraverso progetti educativi nelle scuole, facendo
conoscere ai più piccoli l'arricchimento reciproco che deriva
dall'interazione tra uomo e animale».
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AGI
29 FEBBRAIO 2012
UCCISERO CANE A FUCILATE,
PROVINCIA DI ANCONA PARTE CIVILE
Pesaro-Urbino - La Provincia di Ancona si e' costituita parte
civile nel giudizio che verra' intentato contro i responsabili
dell'uccisione di un cane a Osimo (Ancona), avvenuto la notte
dell'ultimo dell'anno a colpi di fucile da caccia. "Crediamo sia
necessario dare un segnale forte e di contrasto verso un
fenomeno preoccupante che non dev'essere sottovalutato - ha
dichiarato l'assessore provinciale all'Ambiente, Marcello
Mariani -. A differenza del passato esistono leggi che tutelano
gli animali e, per quanto ci riguarda, siamo intenzionati a
farle rispettare".
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CORRIERE ADRIATICO
29 FEBBRAIO 2012
Tecniche
speciali
Salvato un
cane
Arcevia (AN) - Salvato un pastore
abruzzese di meno di un anno che era caduto in un dirupo sotto
il ponte del fiume Marena ieri pomeriggio a Sassoferrato in via
Ignazio Gellio. Un passante ha sentito i lamenti e ha subito
dato l’allarme pochi minuti dopo le 13,30. Sul posto sono
intervenuti i vigili del fuoco di Arcevia che grazie ad una
manovra del Soccorso Alpino Fluviale tanto spettacolare quanto
impegnativa sono riusciti a trarre in salvo il cane che sul
dirupo non aveva più una via d’uscita. L’animale non ha posto
nessuna resistenza quando è stato avvicinato dal vigile del
fuoco che si è calato sotto il ponte ed è stato consegnato al
servizio veterinario dell’Asur di Fabriano.
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LA ZAMPA.IT
29 FEBBRAIO 2012
In Italia
un branco di mezzo milione senza alcun controllo
Gli
esperti: aggressivi per le condizioni di vita
CARLO GRANDE
In Romania, dove è
illegale nutrire i cani randagi, dalla fine del novembre scorso
usano il pugno di ferro: una legge prevede l’uccisione entro tre
giorni dei cani che dopo la cattura si mostrano aggressivi e
pericolosi o malati; gli altri vengono eliminati dopo un mese.
Una scelta crudele, che solleva le proteste degli ambientalisti.
Com’è crudele il «repulisti» in atto in Ucraina contro cani e
gatti, in vista degli Europei di calcio a giugno (e contro cui
ha protestato l’eurodeputato e vice presidente dell’Intergruppo
Benessere degli Animali al parlamento europeo, Andrea Zanoni),
che vede trucidare a bastonate, fucilate o con il veleno
ventimila cani poi «smaltiti» in forni crematori ambulanti.
Altrettanto selvagge, d’altra parte, le aggressioni come quella al camionista di Livorno o al bimbo ucciso nel 2009 in Sicilia: i randagi in Italia, specialmente al Sud, sono un esercito di almeno mezzo milione di esemplari. Secondo la Lav ne viene abbandonato uno ogni tre minuti, la drastica diminuzione dei fondi per la prevenzione fa il resto. I cani vaganti sarebbero in Italia 600 mila, di cui 200 mila ricoverati nei canili. Un esercito di randagi percorre la nostra penisola: ucciderli, affidarli in adozione, tenerli un anno in canile e poi sopprimerli con l’eutanasia? Un’inchiesta della giornalista-scrittrice Margherita D’Amico sul portale «il respiro.eu» dice che per ogni animale accalappiato e chiuso in un canile il Comune spende dai 300 ai mille euro l'anno, ma nella gran parte dei casi questo denaro non evita che i cani siano malati, malnutriti, stipati in gabbie sovraffollate e soprattutto che alimentino un traffico imponente di finte «adozioni» verso i tavoli della sperimentazione in Nord Europa. Il business del randagismo e dei canili è valutato sui 200 milioni, anche se l'ultimo rapporto «Zoomafia» stima il giro complessivo del traffico di cani in 500 milioni di euro. Una bella gara di ferocia, non c’è che dire. Gli animali, almeno non hanno il libero arbitrio: non esistono «cani killer» o bestie predisposte all’aggressività, di solito sono le condizioni in cui vengono tenuti dai padroni a forgiare il carattere. La prima strigliata va dunque all’italiano medio, che nella società agricola di un tempo sapeva cosa farsene dei cani e oggi li compra come fossero cellulari per abbandonarli d’estate lungo le strade, come frigoriferi. Una Caporetto etica, innanzitutto. I cani, così, diventano «colpevoli»: a pancia vuota, eccitati dall’odore del sangue, spaventati da qualche gesto improvviso oppure in fuga da un canile dove erano costretti a mangiare carcasse di consimili (è successo anche questo) o semplicemente obbedienti all’istinto feroce che scatena nel predatore l’impulso a rincorrere, cacciare chi vede correre, fuggire e riconosciuto quindi come preda, si fanno forti del branco e aggrediscono gli uomini. Una propensione, a ben pensarci, non proprio ignota anche al genere umano: certe persone di indole aggressiva di fronte alla remissività (o alla semplice educazione) diventano ancora più violenti. Abbiamo anche noi le belve, dentro. Il proverbio «Chi si fa pecora il lupo lo mangia» se non proprio a dimostrarlo quantomeno è lì ad avvisarci. |
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LA ZAMPA.IT
29 FEBBRAIO 2012
Wangcai
campione di fedeltà: ogni giorno aspetta il suo padrone per otto
Il
cagnolino attende paziente l'uomo che l'ha adottato fuori dalla
banca in cui lui lavora
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LA ZAMPA.IT
29 FEBBRAIO 2012
Cavallo
tratto in salvo dal mare di fango
Tolgono il respiro queste immagini
provenienti dall'Australia. Per tre ore la vita di un cavallo è
rimasta aggrappata all'amore della sua proprietaria e ai vigili
del fuoco intervenuti per salvarlo dal fango in cui era rimasto
intrappolato. Protagonisti di questa vicenda Astro, uno
splendido cavallo di 18 anni, e Nicole, molto più di una
proprietaria e padrona. Almeno questo mostrano le immagini che
la ritraggono sempre vicina al suo amico equino intrappolato in
una sacca di fango e sterco mentre l'alta marea lo stava per
sommergere. Il salvataggio non è stato di certo facilitato dai
500 kg dell'animale: poco per volta i soccorritori sono riusciti
a trascinarlo verso una zona meno melmosa per poi, anche grazie
all'intervento dei veterinari, a metterlo in condizione di fare
il balzo decisivo verso la salvezza. Non servono ulteriori
parole, le immagini parlano da sole.
FOTO
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GEA PRESS
29 FEBBRAIO 2012
Iowa –
niente filmati negli allevamenti: la legge passa anche al Senato
Non sono più i dieci anni di
galera proposti all’inizio dell’iter parlamentare, ed altre
modifiche ancora sono state nel frattempo apportate. Resta però
grave, secondo le Associazioni animaliste americane, che il
Senato dello Iowa abbia ieri approvato la proposta di legge che
dovrebbe punire chi riesce a produrre video o foto documenti
relativi alle condizioni degli allevamenti intensivi del piccolo
Stato agricolo americano. Piccolo ma con potenti lobby di
allevatori. Esce di scena la punibilità relativa alla diffusione
dei filmati ma chi, ad esempio, documenta sotto mentite spoglie
la realtà degli allevamenti, rischia comunque grosso. Fino a due
anni di prigione ed una multa salata.La votazione di ieri al
Senato dello Iowa è passata a larga maggioranza, ma non sono
mancate le opposizioni. In particolare, ha rilevato un Senatore
democratico, si rischia di introdurre un precedente pericoloso
da potersi un domani utilizzare per altre categorie commerciali.
Ad esempio quelle attinenti alla salute pubblica, che potrebbero
così rivendicare un diritto che non ha eguali nel mondo della
produzione eccetto che per particolari sistemi industriali, come
ad esempio la produzione nucleare. In particolare la proposta
di legge già approvata la scorso maggio nella prima Camera del
parlamento dello Iowa è stata modificata nella parte relativa ai
soggetti che filmano o fotografo le condizioni degli
allevamenti. Riguarda, infatti, le motivazioni che spingono a
farsi assumere o comunque ad entrare in un allevamento. Se ad
esempio un report animalista riesce ad intrufolarsi come
idraulico, deve prima dichiarare di avere come fine reale quello
di filmare. Si aprirebbero così facili processi alle
intenzioni.I sostenitori della discussa proposta, per la quale
ormai manca la firma del Governatore dopo un ultimo passaggio
nel primo ramo del Parlamento, hanno però dichiarato che gli
animalisti, entrando senza le necessarie precauzioni negli
allevamenti, mettono a repentaglio la salute degli animali.
Scusa patetica, secondo gli animalisti che hanno, tra l’altro,
ricordato la già carente tutela giuridica degli animali proprio
nello Stato dello Iowa. Secondo l’Associazione Mercy for Animals,
che ha distribuito numerosi documenti filmati sotto copertura,
il legislatore dovrebbe maggiormente concentrarsi nel migliorare
le sue leggi e non punire chi documenta quello che realmente
succede negli allevamenti e che riguarda, tra l’altro, anche la
salute umana.Negli Stati Uniti altri Stati agricoli stanno
lavorando ad analoghi provvedimenti legislativi.
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ANMVI OGGI
29 FEBBRAIO 2012
Sperimentazione animale non ancora
superabile
La Commissione Igiene e Sanità del Senato è prossima ad
elaborare uno schema di relazione per l'Aula. Dibattito evolve
in direzione del benessere animale.
Il senatore Fosson, relatore della Comunitaria 2011 - che contiene l'articolo 14 sul recepimento della Direttiva Europea sulla sperimentazione animale – ritiene "convincenti le argomenti sostenute dal Presidente e dal senatore Bosone che hanno giustamente posto l'accento sul dato che la sperimentazione sugli animali, ad esempio nella laparoscopia chirurgica, non può essere attualmente del tutto superata, sebbene vada senz'altro affermata la necessità che debba essere ridotto il dolore praticato sugli stessi animali". "Condivisibili" anche le osservazioni sul rafforzamento dei controlli ispettivi.Il Presidente della Commissione, Sen Antonio Tomassini, nell'aderire alle considerazioni svolte dal senatore Bosone in ordine al fatto che il modello animale nelle sperimentazioni non è stato ancora superato, ricorda come la Commissione avesse svolto un serio approfondimento su tali tematiche durante l'iter del disegno di legge n. 53. Tale percorso fu ritenuto il più auspicabile, finché non è intervenuta l'esigenza di recepire l'apposita direttiva dell'Unione europea, oggetto del disegno di legge in esame.Il senatore Bosone (PD) ha osservato "come certamente è in atto una rilevante evoluzione tecnico-scientifica nel campo delle sperimentazioni mediche; tuttavia, allo stato attuale, non si può ancora prescindere dall'impiego degli animali prima di procedere alla sperimentazione sugli esseri umani". Dalla discussione, ha dichiarato il Presidente, "sembrano profilarsi due orientamenti: da una parte, si prospetta l'opportunità di esprimere un orientamento favorevole, senza alcun rilievo; dall'altra invece, si potrebbe esprimere un orientamento favorevole, accompagnato da alcune osservazioni, nel senso indicato dalla senatrice Bassoli e aderendo a quanto suggerito dalla senatrice Granaiola per quanto riguarda la necessità di evitare, laddove possibile, il dolore agli animali impiegati nelle sperimentazioni". Concludendo che spetta ai relatori designati indicare alla Commissione quale delle due impostazioni sia preferibile, Tomassini ha formulato l'auspicio che si possa esprimere una relazione unanime. |
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IL
TIRRENO
29 FEBBRAIO
2012
Gli animali non saranno abbattuti
Provincia di
Livorno - Una cosa è certa: non saranno abbattuti i cani che
ieri mattina hanno sbranato il camionista nel piazzale lungo l’Arnaccio.
Sette degli animali che hanno aggredito il 51enne sono stati
sedati e portati dall’Asl in un canile di Crespina. Lì saranno
sottoposti a un’attenta osservazione che durerà dieci giorni: in
base all’esito, i cani nella peggiore delle ipotesi rimarranno
chiusi nel canile. Se invece, come spiegano all’Asl 6, sarà
possibile un recupero educativo, potranno essere affidate ad
alcune famiglie.
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IL
TIRRENO
29 FEBBRAIO
2012
È la predazione l’istinto del gruppo
Provincia di
Livorno - «È scattato un comportamento di predazione tipico del
branco: nel momento in cui un cane ha cominciato a mordere, a
seguire anche tutti gli altri hanno aggredito la vittima». È
l’ipotesi che porta avanti la veterinaria dell’Asl 6, Sandra
Nannipieri, che ieri mattina ha visto i cani e li ha sedati per
poi portarli a Crespina al canile convenzionato con
Collesalvetti. Questa è la spiegazione più probabile della
tragedia che si è consumata ieri mattina lungo l’Arnaccio. Da un
primo approccio con gli animali, l’esperta s’è fatta una prima
idea che però dovrà essere confermata dall’osservazione
ravvicinata e continuata per dieci giorni a cui i cani saranno
sottoposti nel canile. «Sono cani non cattivi ma pericolosi
perché non riconoscono l’uomo come amico e non hanno con lui un
comportamento corretto, derivante da anni e anni di
addomesticamento. In pratica sono riinselvatichiti».
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IL
TIRRENO
29 FEBBRAIO
2012
Questi animali sono qui da sempre
COLLESALVETTI (LI) - Li chiamano per nome, ci parlano, riescono
a “calmarli”. I lavoratori delle ditte che confinano con il
piazzale dove è avvenuta la tragedia conoscono bene i meticci
che ieri hanno azzannato il camionista cinquantenne Vito
Guastella. E alla domanda da quanto tempo i cani sono in zona,
rispondono tutti con la stessa frase: «Da sempre». Lo confermano
gli operai della ditta Fratelli Santucci, che ha sede a pochi
passi dal piazzale della Di Leo. E lo dicono anche altri
camionisti che bazzicano la zona: «Io lavoro qui da tre anni e
li ho sempre visti. Per ora non avevano mai dato fastidio a
nessuno e non c’era mai stata alcuna aggressione». Ma i vigili e
il Comune lo sapevano? Chi lavora nelle ditte adiacenti al
piazzale dell’orrore dice di non aver mai fatto segnalazioni
alle autorità. Ma aggiunge anche che è impossibile che i vari
enti non fossero a conoscenza della situazione perché «lo sanno
tutti che qui girano questi cani». È quanto afferma anche Rodica
Trofin, la romena 52enne che da sei anni vive nella roulotte
parcheggiata nel piazzale adiacente a quello della tragedia.
«Prima, fino a qualche tempo fa, i cani erano solo due - dice un
operaio - Poi invece sono diventati tanti perché una delle cagne
ha partorito una grande cucciolata». I cani girano nel piazzale
regolarmente, ma è difficile dire di chi siano. Anche perché i
piazzali, pur recintati, di fatto sono comunicanti: gli stessi
cani, spostandosi da un lato all’altro, hanno creato dei buchi.
Per la maggior parte del tempo però girano intorno alla roulotte
della romena che a volte dà loro da mangiare.
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IL
TIRRENO
29 FEBBRAIO
2012
COME LUPI, E LA COLPA È SOLO DELL’UOMO
Quell’assalto che sembra venuto da altri tempi, da un racconto
gotico. Quei cani non sono una priorità, non lo sono mai. Li
definiamo "cattivi" con l'ennesima ipocrisia antropomorfa ma
loro non hanno il libero arbitrio. Dal giorno in cui sono nati,
innocenti e indifesi, fino a ieri, quando hanno sbranato il
povero Vito Guastella, è passato un lungo tempo pieno di nostre
colpe. Le colpe degli uomini. Ora tutti riscoprono la paura
della bestia e delle sue fauci. Ma è una paura che fino a questa
tragedia non era stata capace di guidare alcuna scelta, né
privata né soprattutto pubblica. L'uomo avrebbe potuto e dovuto
accorgersi che qualcuno di loro, forse i primi genitori, era
stato abbandonato. Avrebbe dovuto cercare per loro una
sistemazione diversa e migliore; e in ogni caso sterilizzare le
femmine, forse anche i maschi se particolar mente aggressivi.
Avrebbe dovuto censire loro e quelli come loro. Un giorno,
smettono di essere le brutte copie di lassie e rintintin,
ridiventano lupi e minacce. Ora l'Asl si muove con la giusta
efficienza: interviene sul gruppo dei randagi-non randagi, li
cattura, li seda, li conduce al canile. Fino a ieri però non era
accaduto alcunché. Servivano censimento, sterilizzazioni: ma
censire con i microchip costa impegno e tempo; e sterilizzare
costa denaro. Ci vogliono da 200 a 250 euro per una femmina di
cane, da 80 a 130 euro per una gatta. E molti abbandoni - oltre
che a insensibilità - sono connessi proprio alle difficoltà
economiche di gestire controllo delle nascite, vaccinazioni e
sostentamento. Ora studiamo il loro comportamento, ma è un
comportamento che si ripete e che mostra segnali, giorno dopo
giorno, anno dopo anno, solo che non vogliamo occuparcene.
Quando i cani vengono abbandonati, il loro istinto di
raggrupparsi è ancestrale . E' la loro risposta naturale
all'esigenza di cercare cibo con maggiore successo, e
all'istanza di proteggersi l'un l'altro. La mancanza di un punto
di riferimento umano li riconduce a istinti primordiali. Tornano
allo stato brado e tornano alla caccia, ai comportamenti
predatori. In più, se davvero in quei piazzali per autotrasporto
erano il loro rifugio stabile, gli animali riacquisiscono
l'istinto della territorialità e finiscono per difendere la loro
area da quelle che, sempre per istinto, assumono come intrusioni
esterne. Ora vogliamo che stiano in un canile ma fino a ora non
ce li abbiamo voluti mettere. E le nostre città non investono in
canili comprensoriali, né in servizi decisivi per gli animali.
Ora non ci piace che stiano in branco ma fino a ieri non ci
interessava quanti erano e quanto si riproducevano. Ora ci
preoccupa che siano affamati, anzi, famelici, ma fino a ieri non
volevamo capire in quali condizioni vivevano. Accade tutto ora,
ora c he è morto un uomo innocente. Capiamo, riflettiamo,
discutiamo, dribbliamo responsabilità, ci affrettiamo a fare
qualcosa. Quei cani ci corrono incontro e ci saltano addosso,
come spettri. Ma tra poco torneranno invisibili, polvere da
buttare sotto il tappeto. Così penseremo al lupo cattivo e non
ai nostri errori.
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IL TIRRENO Forse è stato assalito perché mangiava LIVORNO Forse stava mangiando qualcosa e i cani lo hanno assalito perché affamati. Oppure lui potrebbe averli allontanati con movimenti bruschi percepiti dagli animali come sfida. Una cosa ormai è sempre più certa: Vito Guastella, al momento dell’aggressione da parte del branco, era vivo. Il camionista di 50 anni di Alcamo (Trapani) è stato aggredito di sorpresa dai cani, forse alle spalle. Ai piedi aveva degli zoccoli di gomma, ma sono rimasti vicino al camion: li ha persi quasi subito. E la fuga è stata resa ancora più difficile dal fatto che era scalzo. Tra il Tir, che aveva ancora il motore acceso, e il punto dove l’uomo è stato trovato morto (circa venti metri) ci sono brandelli di vestiti, poi pezzi di stoffa insanguinata e infine grosse chiazze di sangue. Ma come il camionista avrebbe potuto difendersi dall’attacco di quei gross i cani famelici? È difficile ipotizzare i motivi che hanno fatto scattare la violenza degli animali, ma pare che tutto ruoti intorno al cibo. La pensa così Rodica Trodin, la romena di 52 anni che vive in una roulotte nel piazzale adiacente a quello della tragedia. Lei conosce bene i cani, li governa da anni. Accanto alla sua dimora c’è una cuccia dove gli animali si rifugiano. «La cagna deve sfamare i cuccioli - dice la donna - e quindi quando vede i camionisti va intorno ai mezzi. Se l’autista dà loro da mangiare, lei si tranquillizza. Altrimenti spinge i cuccioli a circondare il mezzo o la persona». E come spiegano i veterinari, nel momento in cui il primo ha morso la vittima, gli altri gli sono andati dietro in branco. Vito Guastella non aveva paura dei cani, dicono gli amici. Però potrebbe averli scacciati oppure potrebbe averli fissati negli occhi: atteggiamenti che, dicono gli esperti, scatenano l’aggressività degli animali. Oggi il pm deciderà se disporre l’autopsia oppure se fermarsi all’esame esterno del corpo. |
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IL
TIRRENO
1 MARZO 2012
Un esemplare fuggito alla cattura, giallo sul nono animale
Provincia di Livorno - Uno ancora ricercato, sette in un canile mentre attorno all’ultimo componente del branco c’è un piccolo giallo. È questa la situazione che ruota attorno ai cani assassini dell’Arnaccio. I veterinari dell’Asl ci hanno provato anche ieri pomeriggio a catturare l’ultimo componente del branco che è riuscito però a scappare martedì. Si tratta, come gli altri, di un incrocio tra un dobermann e un rotweiller, ma nonostante i tentativi, l’esemplare non è stato catturata. I suoi sette fratelli, invece, si trovano nel canile di Crespina. Giallo, invece, per un nono componente del branco che sarebbe stato portato via dalla zona dell’Arnaccio prima della cattura. In Procura, sugli otto cani responsabili della morte di Vito Guastella, ci sono schede dettagliate. «Si tratta di quattro maschi e quattro fe mmine di età compresa tra i tre e i sei anni». I sette cani già catturati, adesso, saranno tenuti in osservazione all’interno del canile per altri nove giorni. I veterinari dovranno verificare il loro comportamento e al termine di questo periodo decidere se tenerli all’interno della struttura oppure avviare le pratiche per l’affidamento a una famiglia. Questa mattina, intanto, riprenderanno le ricerche dell’ultimo animale che ancora manca all’appello. Secondo gli esperti, non dovrebbe essere pericoloso, ma nella zona del ponte del Biscottino i camionisti non si vergognano a dire che dopo quello che è successo al loro collega avvertano la paura. |
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IL
PICCOLO
29 FEBBRAIO
2012
Mamma cinghiale partorisce a bordo strada
Provincia di
Trieste - Se attraversano la strada, scavano nei giardini o
scorrazzano a ridosso dei centri abitati, ormai, non fanno quasi
più notizia. Ma se i cinghiali decidono di partorire in pieno
giorno in Strada nuova per Opicina, allora si è davanti a un
vero e proprio evento. È quello che è accaduto ieri attorno alle
16, sul lato a monte della strada, a circa 150 metri di distanza
dall'obelisco. Decisamente suggestiva la scena apparsa a una
pattuglia di vigili urbani: una mamma cinghiale aveva appena
dato alla luce ben cinque cuccioli. I piccoli, tutti in buona
salute, sono stati subito avvicinati da alcuni incauti
automobilisti scesi per curiosare e, pare, per accarezzare i
neonati. La madre, evidentemente impaurita, si è allontanata
verso il ciglione carsico, a una distanza di circa 3 metri dal
luogo del giaciglio dei cinghialett i. Per circa mezz'ora il
grosso animale ha atteso invano che i piccoli la seguissero. Ma
non c'è stato nulla da fare: i cinque, con ancora il cordone
ombelicale attaccato, erano troppo deboli per poter pensare di
"scalare" un dislivello così alto. Intanto, dopo aver invitato i
più curiosi ad allontanarsi, gli agenti hanno contattato il
guardiacaccia della Forestale della Provincia, Ilario Zuppani:
«Attorno alle 16.30 mentre ero a Doberdò per lavoro sono stato
contattato dalla Municipale e ho capito subito la situazione:
per prima cosa ho dato istruzioni di non toccare né accarezzare
i piccoli perché il contatto con gli umani, come è noto, induce
la madre ad abbandonarli. Successivamente ho avvisato la
stazione della Forestale che ha sede proprio ad Opicina».
Intimorita e stanca del parto la cinghiala, dopo aver atteso
ancora l'arrivo della prole, ha desistito compiendo un atto che
ha scombinato le carte in tavola: la fuga solitaria verso il
bosco. «Quando sono arrivato sul posto - prosegue Zuppani - la
mamma era appena andata via, lasciando i cinque cinghialotti sul
bordo della strada». Alcuni membri della Forestale hanno allora
provato a collocare i piccoli in un luogo più alto,
allontanandoli dalla strada. Ma della madre nessuna traccia. «A
quel punto - conclude - abbiamo deciso di recuperare i piccoli
portandoli nel bosco, a un centinaio di metri dalla strada, in
modo tale da metterli in sicurezza dalle automobili e con la
speranza che la madre potesse tornare». I cuccioli quindi sono
stati indotti a entrare in dei contenitori per poi essere
trasportati in un piccolo avallamento. L'operazione è avvenuta
senza toccarli. La speranza è che la mamma abbia ritrovato i
cuccioli. Le probabilità? Remote. Ma non impossibili.
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LA
NUOVA VENEZIA
29 FEBBRAIO
2012
Rocco si è perso, ricompensa per chi riesce a trovarlo
PIANIGA (VE)
- Rocco, un incrocio tra un labrador e uno staffordshire,
mantello nero e bianco si è smarrito domenica scorsa dalla sua
casa di Pianiga. Il suo proprietario, un bimbo che era molto
affezionato all’animale, lo cerca preoccupato con l’aiuto
dell’intera famiglia. «Si tratta di un cane non aggressivo –
spiegano i proprietari- ha il pelo raso, ha 3 anni, è castrato e
dotato di microchip. Il bambino è molto affezionato, la sua
compagnia è per lui fondamentale». E’ prevista una ricompensa
per chi trovasse o avvistasse l’animale. Chiamare il 339.8025920
oppure 333. 3368300.
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IL
PICCOLO
29 FEBBRAIO
2012
I tonni rifiutano la libertà E il blitz animalista fallisce
di Andrea
Marsanich
ZARA - Hanno
agito di notte per non essere visti e, a bordo di un natante, si
sono diretti verso l’impianto di allevamento di tonni rossi
situato nelle acque meridionali dell’Isola di Ugliano,
nell’Arcipelago di Zara. Qui hanno reciso le fumi e aperto gli
ingressi di tutte le gabbie nell’intento di liberare i tonni,
un’azione che avrebbe procurato un danno economico all’azienda
titolare dell’impianto, la zaratina Kali Tune. I pesci, ormai da
tempo in cattività e abituati a precisi orari nel pasteggiare,
hanno preferito però restare nelle loro dimore: nessuno di essi
è fuggito, cosicché i danni all’azienda risultano irrilevanti.
Dalla Kali Tune è partita subito una denuncia contro ignoti,
mentre la polizia si è data immediatamente da fare per risalire
all’autore o agli autori dell’episodio. Ma dopo poche ore, su
Internet, si è fatta viva l’associazione internazionale Animal
Liberation Front, organizzazione che si batte per la tutela
degli animali e che si dice essere tra le più “radicali” in
questo campo. Ha rivendicato il sabotaggio, chiamiamolo così,
annunciando che ve ne saranno altri «fino a quando tutte le
strutture non saranno aperte e i tonni fuggiti via». Sempre su
Internet, gli anonimi esponenti di Alf hanno dichiarato di avere
portato a termine una similare azione nelle acque di Malta, con
i tonni che hanno però riguadagnato il mare aperto. Il danno al
proprietario dell’impianto, in quella occasione, è stato di
circa 100mila euro. «Ci siamo e ci saremo contro questa
industria che non ha pietà verso nessuno – così il messaggio
degli animalisti –: non ci fermeremo fino a quando non
svuoteremo gli impianti di maricoltura, dando la libertà a tutti
i pesci». Gli animalisti hanno fatto male i conti a Zara, poichè
i tonni non ne hanno voluto sapere di uscire. Secondo gli
esperti, il pesce allevato non riesce a procurarsi cibo da solo
e sa a memoria l’orario dei pasti, il che accade anche per i
pesci selvatici, lesti nell’aggirarsi attorno a gabbie e vasche
d’allevamento quando il cibo viene calato in acqua. Gli
investigatori, come pure i proprietari di strutture di
allevamento concernenti branzini e orate, si chiedono ora se le
minacce degli animalisti riguarderanno tutti gli impianti o solo
quelli contenenti tonni. A causa della crisi, in Croazia gli
allevatori di tonni rossi sono passati da sette agli attuali
due, con produzione annua calata da 5 a 3mila e 600 tonnellate.
Tutta la produzione è destinata al mercato giapponese.
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