febbraio 2012
 

GEA PRESS

1 FEBBRAIO 2012

 

Venezia: volpe in difficoltà uccisa dalla Polizia Provinciale

La LIPU: comportamento inammissibile, abbiamo già attivato i nostri legali.

 

Venerdì 27 gennaio. Il Sig. Giovanni Marangon con la sua compagna e il cagnolino, sta facendo una passeggiata lungo un viottolo nei pressi della laguna di Mort. Poi un rumore di ramaglie nel vicino terreno agricolo. “Meno male che non avevamo con noi i bambini” commenta a GeaPress il Sig. Marangon. Quello che sta per avvenire ha infatti dell’incredibile.Il Sig. Marangon nota una volpe trappolata in un laccio-cappio piazzato da un bracconiere. “Il povero animale si dimenava ed aveva un poco di sangue alla bocca perché mordeva il filo metallico – riferisce il Sig. Marangon – ma assicuro che era molto vitale. Non sono riuscito ad avvicinarmi a meno di trenta, quaranta centimetri. La volpe voleva vivere e a me rimarrà per sempre il ricordo di avere chiamato quelli che credevo essere i soccorsi“.Il Sig Marangon allerta i Vigili del Fuoco e le Guardie Forestali. I primi sono arrivati subito, mentre la Forestale ha avvisato la Polizia Provinciale. I Vigili del Fuoco danno appuntamento in una piazzola al fine di farsi guidare direttamente sul posto di campagna. Purtroppo, appena arrivati, sono dovuti correre a San Donà di Piave, per una fuga di gas.Il Sig. Marangon e la sua compagna raggiungo così la povera volpe e tentano in tutti i modi di liberarla. Niente da fare, il piccolo animale è inavvicinabile. Non può ovviamente sapere che quelle persone volevano renderla libera. “Abbiamo tentato con un legno di allentare la morsa del laccio, abbiamo cercato di girarle attorno, ma niente – riferisce il Sig. Marangon – noi non siamo esperti, non sapevamo come fare, poi abbiamo visto le due Guardie della Polizia Provinciale, erano in divisa e con la macchina di servizio. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo“.La Polizia Provinciale era stata chiamata dal Corpo Forestale dello Stato. “La nostra speranza si è però subito infranta, ci siamo subito visti crollare il mondo addosso – continua nel suo racconto il Sig. Marangon – Sono rimasto sbigottito nel sentirmi dire che la volpe doveva essere uccisa, rientra nei piani di abbattimento, tanto avremmo dovuto farlo nei giorni a venire. Capisce cosa ho dovuto sentirmi dire?”A nulla valgono i tentativi dei due cittadini di distogliere la Polizia Provinciale dal suo intento. La compagna del Sig. Marangon scoppia a piangere. Insistono, cercano disperatamente ancora aiuto. Quella volpe ne ha di bisogno, deve essere liberata, li guarda, si dimena nel tentativo di liberarsi.“Mi hanno risposto che quello è un posto pieno di trappole – continua il Sig. Marangon – e che in un solo giorno ne hanno trovate trenta, e poi se non l’abbattevano sarebbero stati rimproverati dai superiori. Ho insistito per avere un verbale, ma per il resto non c’è stato niente da fare, ho preferito andare via con la mia compagna che piangeva. Mi dispiace per loro, per i due Agenti, non voglio mettere in dubbio la professionalità della Polizia Provinciale, ma quello che è successo non potrò scordarmelo. Quel povero animale, prenderò un avvocato, ed io che avevo chiamato per chiedere aiuto e arrivano invece per uccidere. Quando abbiamo capito che non c’era niente da fare e abbiamo deciso di allontanarci lo abbiamo fatto nel più breve tempo possibile. Non volevamo sentire il colpo di pistola, ma quel colpo è come se mi fosse rimasto dentro“.Chiediamo al Sig. Marangon come si comporterà se dovesse incontrare un altro animale in difficoltà. “Me ne guarderò bene dal fare telefonate. A costo di farmi chilometri a piedi andrò in un negozio e acquisterò gli attrezzi per liberare chi ha di bisogno, non certo per causarne la morte. Ma come potevo sapere? Credevo di avere fatto una cosa giusta. Guardi, proprio non riesco a pensarci, sono disgustato“.Sulla vicenda tuona ora la LIPU. La Coordinatrice per la regione Veneto Carlotta Fassina ha provveduto già ad attivare i legali.“Quanto avvenuto è inammissibile – ha dichiarato a GeaPress Carlotta Fassina – anche per il pessimo segnale che viene dato al cittadino. Andremo in fondo a questa vicenda che rispecchia anche una gestione venatoria che in Veneto è ormai allo sbando“.La coordinatrice della LIPU riferisce come l’uso delle trappole è funzionale alle incoscienti liberazioni di lepri e fagiani per i cacciatori. Animali non abituati alla vita selvatica e i cui predatori, come le volpi, vengono visti dai cacciatori come rivali.“Vogliamo inoltre capire – ha aggiunto la Responsabile della LIPU – se un piano di abbattimento delle volpi, al di là dei criteri e delle motivazioni tutte da vedere, può farsi aiutare dalla trappola di un bracconiere“.Le trappole, secondo la LIPU del Veneto, sono diffusissime e pericolose non solo per la fauna selvatica ma anche per cani e altri animali. Piani di cattura, cioè, funzionali solo alle attività delle zone di ripopolamento e cattura .La LIPU, a tale proposito, solleva anche i problemi che potrebbero derivare dalla diffusione della rabbia. Una volpe eliminata lascia di fatto un territorio libero. Questo viene velocemente occupato da un’altra volpe che può stabilirsi una volta arrivata anche da molto lontano. Un giovane, ad esempio, in cerca di nuovo territorio. Di fatto si crea uno scombussolamento nella stessa popolazione del piccolo predatore, agevolandone spostamenti improvvisi e sicuramente innaturali.“Le volpi – ha aggiunto la Responsabile della LIPU – sono inoltre in equilibrio con le disponibilità trofiche del territorio le quali vengono continuamente alterate dalla liberazione di fagiani e lepri pronta caccia“.Ad ogni modo, forse, la cosa più brutta di tutta questa vicenda, oltre la vita costata alla povera volpe, è sapere che mai più un cittadino chiamerà i numeri delle emergenze. Un cittadino che aveva fatto la cosa più giusta di questo mondo. Rivolgersi alla forza pubblica per chiedere aiuto. Si è visto ammazzare la povera volpe, tanto l’avrebbero dovuto fare.Ieri mattina ci siamo messi in contatto con la Polizia Provinciale di Venezia, ma l’operatrice, facendo presente che sia il Comandante che il Vice Comandante erano fuori sede per servizio, ha ricordato che dovevamo prendere contatto con l’Ufficio Stampa della Provincia. Lo abbiamo fatto provando sia al numero dell’Ufficio Stampa che a quello della responsabile dello stesso Ufficio oltre che con la Segreteria dell’Assessore Canali. Non rispondeva però nessuno. Ovviamente saremo lieti di ospitare una loro replica.Ieri GeaPress ha pubblicato le fotografie di un altro intervento di alcuni operatori che hanno riferito essere incaricati dalla Provincia. Si trattava in questo caso di quella di Milano. Al loro passaggio hanno rimesso le penne centinaia di piccioni.

 

LA NUOVA VENEZIA

2 FEBBRAIO 2012

 

Volpe abbattuta dalla polizia provinciale

 

Marta Camerotto

 

ERACLEA (VE) Volpe intrappolata dai bracconieri, viene uccisa dalle guardie per rispettare i piani di abbattimento provinciali. A lanciare la richiesta di aiuto per salvare il simpatico animale selvatico è stato Giovanni Marangon che nei giorni scorsi stava passeggiando assieme alla sua compagna e al cagnolino lungo un sentiero della laguna del Mort. Dopo aver sentito alcuni rumori sospetti tra le ramaglie ha scoperto una volpe incastrata in una trappola piazzata da ignoti bracconieri. «Il povero animale si scuoteva ed aveva del sangue alla bocca perché mordeva il filo metallico – ha raccontato Marangon – ma era molto vitale. Non sono riuscito ad avvicinarmi a meno di trenta, quaranta centimetri. La volpe voleva vivere e a me rimarrà per sempre il ricordo di avere chiamato quelli che credevo essere i soccorsi». L’uomo impietositosi ha subito chiamato il 115 e le guardie forestali. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco e la polizia provinciale, allertata quest’ultima dalla forestale. Dopo aver preso visione delle condizioni in cui versava l’animale le guardie provinciale hanno deciso di sparare un colpo di pistola per abbattere la volpe. A quel punto la coppia si è sentita tradita. La donna ha iniziato a piangere e a nulla sono serviti i tentativi dei due di distogliere la polizia dalle sue intenzioni. Per alcuni minuti la coppia cerca di insistere perché l’animale era vivo e bastavano alcune cure rimetterlo in libertà. Secondo la polizia provinciale, la zona circostante la laguna del Mort è piena di trappole. Nelle settimane scorse ne sono state trovate addirittura una trentina. La coppia Marangon si è allontanata prima che le guardie facessero fuori con un colpo di pistola il povero animale. Sconvolti e sconcertati anche gli ambientalisti della zona e le associazioni di tutela degli animali. Sulla vicenda si è attivata anche la Lipu che ha giudicato il fatto «inammissibile». Le trappole, secondo la Lipu del Veneto, sono diffusissime e pericolose non solo per la fauna selvatica ma anche per cani e altri animali. Piani di cattura, cioè, funzionali solo alle attività delle zone di ripopolamento e cattura. Il fatto è risultato ancora più grave se si pensa che si è verificato a ridosso di una zona naturalistica protetta per la sua valenza ambientale. La laguna del Mort e le zone subito a ridosso tra cui la pineta, devono il loro pregio proprio alla presenza di numerose specie di animali tra cui uccelli e selvaggina di vario tipo.

 
CORRIERE DELLE ALPI
1 FEBBRAIO 2012
 
«L’Eremo di Mel era un canile lager»
 
TRICHIANA (BL). La sezione Anpi della Sinistra Piave inaugura domani alle 18.30, nella saletta delle cerimonie del municipio, la mostra fotografica dedicata a "Imra, uno sguardo sulla donna Saharawi", curata da Luciano Cason, fotografo e viaggiatore bellunese. La serata sarà rivolta a "I Saharawi” e aprirà la rassegna "La Resistenza degli altri", per conoscere le resistenze di ieri e di oggi nel mondo. Protagonista dell’incontro Omar Mih, rappresentante in Italia del Fronte Polisario-Fronte Popolare di Liberazione Nazionale del Sahara Occidentale, movimento nato nel 1973 per il diritto all'autodeterminazione del popolo Saharawi. (b.d.p.) MEL Un “canile lager”. Così il veterinario Luca Funes, ausiliario di polizia giudiziaria per il Corpo forestale dello stato, ha senza mezzi termini definito l’“Eremo dello sciamano”, l’allevamento d i animali di Mel, nel processo che vede alla sbarra Francesca Chiampo, 65 anni, ed il compagno Gustavo Padiglione Bocchini, 65 anni (difesi dall’avvocato Mauro Gasperin), entrambi accusati di abbandono e maltrattamento di animali. Era il 2 ottobre 2009, quando gli agenti del Corpo forestale dello Stato effettuarono un blitz nel canile, su delega della procura della Repubblica di Brescia, per un’indagine riguardante un traffico illecito di cani provenienti dall’Est Europa. Su questo aspetto, i forestali, coordinati dall’ispettore Mauro Saviane, ieri testimone, non trovarono alcun riscontro. In compenso, però, trovarono 23 cani che sembravano scheletri, ricoperti dalle loro stesse deiezioni, alcuni ridotti a piccoli sacchi di pulci, come un Golden retriver infestato al punto che saltavano dal pelo tanto che lo dovettero avvolgere in un lenzuolo per evitare che saltassero loro addosso. Forestali e veterinario si trovarono davanti ad una situazione “allucinante” con gabbie elettrosaldate e all'aperto, cucce senza neanche le ciotole dell'acqua, recinti senza porta. Cani denutriti, malati, carcasse con la sola pelliccia, animali lasciati vivere negli escrementi, in pochi metri, mai puliti ed esposti alle intemperie. Sotto sequestro preventivo finirono i 23 cani di varie razze e pezzature: golden retrwier, maltesi, better, pastori, labrador, pincher, yorkshire, sherpei, puli. Ieri il veterinario Funes ha sostenuto che si trattava di cani “murati vivi” tanto che fu necessario l’uso delle cesoie per liberare i cancelli delle gabbie dagli arbusti che nel frattempo erano cresciuti. I cani furono poi affidati all’Enpa (Ente nazionale protesione animali). Nel processo l’Anpana (Associazione protezione animali natura e ambiente) s’è costituita parte civile con l’avvocato Massimiliano Xaiz. Da parte loro i due imputati hanno respinto ogni accusa, sostenendo di aver sempr e dato da mangiare e pulito le gabbie due volte al giorno. Le ossa lasciate dentro le gabbie non erano per nutrire i cani ma per rafforzare le mandibole. Il giudice ha alla fine accolto la richiesta dell’avvocato Gasperin di sentire il dottor Pierangelo Sponga, veterinario feltrino, che all’epoca effettuò dei controlli nel canile. Si torna in aula il 13 marzo.
 
IL TIRRENO
1 FEBBRAIO 2012
 
Gatti avvelenati in serie, ma nessuno se ne occupa
 
PISTOIA Gatti avvelenati in due anni con le carcasse, o con gli stessi animali moribondi, trovati per strada. Succede a San Pierino Casa al Vescovo, piccola frazione a sud della città, dove la gente inizia a stufarsi di vedere, sempre con maggiore frequenza, questi animali morti in strada. Gli ultimi episodi, due gattini, seguono i tre ritrovamenti avvenuti nel mese di ottobre e spazientiscono chi ha denunciato il problema, Maria Giovanna Vernagallo. «È il momento di rendere pubbliche tutte queste morti – spiega la signora – anche perché non sono state indagini in questi due anni da parte di tutti quegli enti ai quali ci siamo rivolti». Dopo il ritrovamento di tre animali ad ottobre in un campo recintato privato, dentro il quale si può comunque facilmente entrare, adesso i due gattini morti sono stati ritrovati nel bel mezzo di una strada senza sfond o fra le auto in sosta ed è un qualcosa che non va giù agli abitanti della zona, costretti a rimuovere da soli le carcasse degli animali oltre ad avvertire un forte odore. In più, dal punto di vista igienico, tale situazione rischia di essere pericolosa anche per i bambini che giocano per strada, in quanto non trafficata, e magari per pura curiosità vanno a toccare i gatti morti o oramai sofferenti. «Li abbiamo portati ad analizzare – continua Maria Giovanna Vernagallo – ma non possono essere vivisezionati, e viene dichiarato un avvelenamento comune riconosciuto fra sette/otto sostanze. Nessuno, però, ci dice se a causa di esche o polpette: vorremmo saperlo perché iniziamo ad essere stanchi di queste morti per il rispetto degli animali e, soprattutto, per cercare di capire chi va in giro a commettere atti così gravi».
 

ANMVI OGGI

1 FEBBRAIO 2012

 

CARCASSE ABBANDONATE PER INTIMIDIRE I VETERINARI

 

Tre episodi accertati dai carabinieri di intimidazioni nei confronti di alcuni veterinari della bassa friulana. Carcasse di animali morti, abbandonate davanti agli ambulatori o nei cortili di casa. Atti stigmatizzati dal direttore della Ass 5 Paolo Bordon sui quali stanno indagando i carabinieri. Carcasse di ovini, un gatto morto e una testa di capra come nel linguaggio della criminalità organizzata di stampo ‘ndranghetista. Bordon non fa ipotesi: "siamo a disposizione delle istituzioni- dice- solidale e dispiaciuto verso i colleghi. Spiace, ha dichiarato, che simili episodi succedano a chi lavora.

 
MESSAGGERO VENETO
25 FEBBRAIO 2012
 
Altre 4 carcasse di animali Il responsabile è lo stesso
 
Monica Del Mondo
 
BAGNARIA ARSA (UD) -  È accaduto di nuovo, ieri mattina. In via Tiziano Tessitori 8, a Bagnaria Arsa, sono state trovate le carcasse di quattro animali morti. Due agnellini, un gatto e una gallina. L’ennesima intimidazione, rivolta esplicitamente verso Franco Tosoratti, veterinario alle dipendenze del Dipartimento di Prevenzione dell’Ass 5 Bassa friulana. Gli episodi ormai sono molti. I primi abbandoni di carcasse davanti alla casa di Bagnaria Arsa risalgono al dicembre 2011. A gennaio poi, in due occasioni, sono stati lasciati i corpi senza vita di cani, gatti, galline, agnelli e perfino resti di un bovino macellato, in via Molin 21, a Palmanova, proprio davanti alla sede del Dipartimento di Prevenzione dell’Ass 5 da cui dipende il servizio veterinario. A inizio febbraio poi la denuncia: i Carabinieri, a seguito di un’indagine condotta dalla Stazione di Torviscosa che ha operato assieme al Norm della Compagnia di Palmanova, hanno denunciato un 80enne, residente a Bagnaria, il quale ha ammesso la propria responsabilità. Gli uomini dell’Arma hanno sentito anche ieri l’uomo il quale avrebbe ammesso di essere l’autore anche di questo ennesimo episodio. «Comincio ad essere molto preoccupato – commenta il veterinario Tosoratti - per questi continui segnali di intimidazione. All’inizio le carcasse venivano lasciate sia davanti alla mia abitazione che alla sede del servizio veterinario. Ma ora sembra che venga presa di mira con sempre maggiore frequenza la mia casa, la mia persona. Ma io sono un veterinario, alle dipendenze dell’Azienda Sanitaria, e devo svolgere il mio dovere». A suo tempo l’anziano aveva ammesso di aver agito a scopo intimidatorio verso il servizio veterinario che, lo scorso anno, lo aveva sanzionato amministrativamente a seguito di un controllo. In quell’occasione era stato pure sequestrato un terreno dove erano state ritrovate pelli e carcasse di animali macellati. Il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria si occupa infatti di controlli sugli alimenti di origine animale e sulla salute degli animali stessi, con particolare riguardo a quelli negli allevamenti. Cresce intanto l’amarezza per il clima di tensione che si sta creando. Ma anche la solidarietà verso Tosoratti. Questo genere di intimidazioni non è purtroppo una novità e l’episodio di ieri verrà segnalato anche all’Osservatorio ministeriale che è stato istituito sull’argomento su richiesta proprio del Sindacato veterinari.
 
GIORNALETTISMO
1 FEBBRAIO 2012
 
Il cagnolino eroe che salva la vita alla padrona

 
Uno schnauzer prende il telefono e…Bethe Bennet, una signora anziana dell’Arizona, deve la vita al suo piccolo cagnolino bianco, che l’ha soccorsa in seguito a una caduta.
“SAPEVO CHE SAREI SVENUTA, ERO SPAVENTATA” – A Danny, uno schnauzer bianco, è bastato dare qualche colpo di muso e leccare il viso della sua padrona, Bethe Bennet, un’anziana infermiera in pensione, per farla svegliare dallo svenimento causatole da una caduta, in cui si era rotta il femore, nella sua casa di Glendale, Arizona.
CHIAMA I VICINI – Una volta riavutasi, la signora realizza che per qualche giorno nessuno sarebbe venuto a trovarla, allora dice a Danny “telefono!” e il cane corre per un po’ avanti e indietro nella stanza, fino a quando scontra il telefono e lo spinge con il muso verso di lei. L’anziana signora chiede allora “carta!” e il cagnolino le porta un plico di fogli, in cima al quale si trova il numero dei vicini, che lei può finalmente avvertire.
LIETO FINE – I vicini riescono a entrare in casa con una chiave di riserva che la signora Bennet teneva nascosta e poco dopo arrivano anche i paramedici. Bethe si trova adesso in una clinica ed è in via di guarigione. Nel corso dell’intervista a ABCNews.com racconta di aver in precedenza scritto un libro sugli animali di cui si prende cura da tempo e adesso avrebbe intenzione di scriverne uno su Danny.
 

MARKET PRESS

1 FEBRAIO 2012

 

I GOLDEN RETRIEVER AIUTANO GLI SCIENZIATI A SCOVARE I GENI DI UNA MALATTIA UMANA

 

Bruxelles, 1 febbraio 2012 - Un team di ricercatori finanziati dall´Ue è riuscito a identificare un gene che scatena una malattia della pelle nei cani; la scoperta potrebbe avere delle implicazioni anche per gli esseri umani che soffrono della stessa malattia. Sia che si manifesti nei golden retriever o negli esseri umani, l´ittiosi ha la stessa base genetica comune. Pertanto, qualsiasi nuovo progresso compiuto nella comprensione della malattia nei cani è applicabile anche agli esseri umani. In precedenza non era stata identificata nessuna causa molecolare per l´ittiosi. Gli esseri umani e i cani tendono a soffrire delle stesse malattie. Noi viviamo assieme negli stessi ambienti e il corredo genetico dei cani potrebbe essere la chiave per meglio comprendere le origini genetiche di cancro, epilessia, malattie cardiovascolari e diabete. Il team, proveniente da Francia, Belgio e Germania, ha ricevuto un finanziamento dal progetto Lupa ("Unravelling the molecular basis of common complex human disorders using the dog as a model system"), che è in parte supportato da una sovvenzione di 12 milioni di euro nell´ambito del Settimo programma quadro (7° Pq) dell´Ue. L´obbiettivo principale del progetto Lupa, che è iniziato nel 2008 e si è concluso alla fine del 2011, era quello di riunire veterinari e scienziati, e di raccogliere campioni di acido deossiribonucleico (Dna) da moltissimi cani che soffrono di una serie di malattie di cui sono vittima anche gli esseri umani. Identificare i geni di suscettibilità per le comuni malattie umane è sempre difficile a causa della complessità delle cause preesistenti, ma le malattie dei cani sono geneticamente molto più semplici. In questo nuovo studio che presenta le ultime scoperte effettuate con il supporto del progetto Lupa, il team ha identificato un ottavo gene per un tipo di ittiosi negli esseri umani chiamata ittiosi congenita autosomica recessiva (Arci). Essi offrono anche le prove del coinvolgimento del suo prodotto genico nella barriera cutanea, un risultato che non era mai stato ottenuto in precedenza. Scrivendo nella rivista Nature Genetics, il team descrive come questo tipo di ittiosi che fa parte delle Arci porti a una generale desquamazione della pelle diagnosticata alla nascita. Anche se la malattia è rara negli esseri umani, essa si verifica spesso nei golden retriever a causa degli incroci e poiché non è stata contrastata nelle selezione. Il team ha sfruttato la particolare storia dell´allevamento delle popolazioni di cani per identificare le alterazioni genetiche responsabili della malattia della pelle nei golden retriever. Queste nuove scoperte evidenziano una singola mutazione nel gene Pnpla1, con perfetta segregazione su una modalità di trasmissione recessiva. Una volta identificato il gene nei cani, essi hanno analizzato il corrispondente gene umano in un gruppo di individui affetti dalla malattia. Questi risultati hanno mostrato che sei individui colpiti appartenenti a due famiglie erano portatori di due mutazioni distinte, entrambe che colpiscono il dominio catalitico della proteina. Ulteriori esperimenti effettuati con microscopi elettronici, immunolocalizzazione mediante microscopi confocali e analisi biochimiche, hanno aiutato a identificare il ruolo preciso della proteina. Pnpla1 lipasi è situato tra la parte superiore dell´epidermide e gli strati inferiori dello strato corneo, ed è necessario per la corretta differenziazione del cheratinocita. Esso appartiene alla famigli delle proteine Pnpla (Pnpla1 a Pnpla5), elementi chiave nel metabolismo dei lipidi della barriera cutanea. Precedenti studi supportati dal progetto Lupa hanno identificato un nuovo gene della epilessia nel Lagotto Romagnolo, una razza di cani conosciuta per il suo talento nella ricerca dei tartufi. Questo potrebbe essere un nuovo candidato per l´epilessia infantile umana caratterizzata dalla remissione delle crisi. Il team ha inoltre scoperto un nuovo gene che scatena la discinesia ciliare primaria (Dcp), una rara malattia respiratoria genetica che colpisce sia gli esseri umani che i cani. Per maggiori informazioni, visitare: Sito web del progetto dell´Ue Lupa: http://www.Eurolupa.org  

 

LA PROVINCIA DI VARESE

1 FEBBRAIO 2012

 

Cane intrappolato dal gelo nel dirupo
Corsa contro il tempo per salvarlo

 

CASTELVECCANA (VA) Prigioniero da almeno quattro giorni di un dirupo e della neve. Con pochissime possibilità di esser raggiunto. È il dramma vissuto da un cane sulle alture del Cuvignone, in località Pira di Castelveccana. Da dove i residenti lo sentono latrare a centinaia di metri di distanza. Senza che possano far nulla per riuscire a recuperarlo. Ci ha provato, infatti, per primo Walter Zuliani, cacciatore esperto di quei pendii. «Mi piange il cuore sentire quella povera bestia che si lamenta - ammette - ma ho provato, anche con l'aiuto di altri cacciatori a verificare come si potesse fare per metterlo in salvo. Ma è troppo pericoloso». Stando a quanto si è potuto ricostruire, infatti, il cane dovrebbe essere finito in un dirupo profondo circa 150 metri dal costone sovrastante. «Punto difficilissimo da raggiungere, se non con l'ausilio di corde e imbragature nella stagione estiva. Proibitivo - sottolinea Zuliani - con oltre 70 centimetri di neve di questi giorni. Per scendere, infatti, bisogna percorrere un costone largo un piede. Non di più. Su un terreno sdrucciolevole che il ghiaccio e le nevicata avranno reso ancor più insidioso». Percorso, però, che un animale avrebbe potuto compiere più agevolmente, salvo poi rimanere bloccato nella gola. Impervia e lontana dall'ultimo tratto di strada percorribile con auto o fuoristrada. «Almeno tre ore di cammino in mezzo alla neve - chiarisce Zuliani - nonostante in linea d'aria risulti più vicino. Al punto che gli ululati di sofferenza si sono uditi anche per tutta la giornata di ieri». Si spera così che il cane possa riuscire da solo a scendere a valle. «Sono stato contattato anche dai vigili del fuoco e dalla protezione civile - conclude Zuliani - ma credo che sia un rischio troppo grande avventurarsi lì». Nonostante questo in paese si sta pensando a un piano per raggiungere l'animale e portarlo in salvo.

 
LIBERO
2 FEBBRAIO 2012
 
Roma: cani avvelenati, Cocci'a invita a fare sempre denuncia
 
Roma - ''Sono indignato per la morte di due cani uccisi da bocconi avvelenati alla Madonnetta (XIII Municipio). I proprietari di questi poveri animali hanno fatto bene a sporgere immediatamente denuncia ai carabinieri. In questo modo i due cani sono stati mandati velocemente dai veterinari dell'Istituto Zoofilattico di Lazio e Toscana ed entro trenta giorni avremo un dettagliato referto tossicologico''. Lo ha detto Federico Cocci'a, delegato del sindaco per la tutela della Salute animale. ''Raramente gli animali vengono avvelenati ma, qualora succedesse, vorrei sottolineare che esiste un'ordinanza del Ministero della Salute del 14 gennaio 2010 in base alla quale il proprietario dell'animale vittima di avvelenamento deve segnalare l'accaduto al Servizio Veterinario Asl, al sindaco e all'autorita' giudiziaria". L'amministrazione capitolina - conclude Cocci'a - chiedera' alla Prefettura di aprire un'indagine sull'accaduto e provvedera' alla bonifica della zona per impedire altri avvelenamenti. Inoltre, quando verranno individuati gli avvelenatori, Roma Capitale si costituira' parte civile''.
 
LA PROVINCIA DI SONDRIO
2 FEBBRAIO 2012
 
Regoledo, cane avvelenato
Era a passeggio con il padrone
 
Cosio Valtellino - Aragon con il padrone
 
COSIO VALTELLINO (SO) - Aragon era un bel pastore del Caucaso e aveva tra i 4 e i 5 anni. Roberto, un commerciante di Morbegno, residente a Cosio, lo aveva scovato su Internet. Aragon, che così era stato battezzato dai volontari che da tempo si prendevano cura di lui, viveva al canile di via Palestrina a Roma. L'annuncio con il quale veniva proposta l'adozione dell'animale, parlava di un cane triste, depresso, quasi disinteressato alla vita.
Roberto, che aveva da poco perso il suo vecchio cane, si è fatto intenerire dagli occhioni color nocciola del pastore e così, Aragon è stato messo su un treno ed è arrivato in Valtellina. «Qui con noi stava bene, è ingrassato, era un giocherellone, non stava mai fermo e io tutti i giorni dopo pranzo lo portavo a fare una passeggiata sulla Pedemontana, a Regoledo, nella zona dell'Elisir».Il fatidico giorno, verso l'una, padrone e cane sono usciti di casa, ma Aragon dopo un po' ha cominciato a rantolare, a pedere schiuma bianca dalla bocca. Roberto lo ha portato subito dal veterinario. Ma dopo tre ore di agonia il cane è morto. Roberto ricorda che proprio in quei giorni sono stati trovati morti, sempre nella stessa zona della passeggiata, altri due gattini. Segnalata la cosa all'Enpa di Sondrio, l'ente per la protezione degli animali, l'uomo non ha voluto sporgere denuncia ai Carabinieri, almeno per ora. Ha però deciso di rendere pubblico il brutto episodio: «C'è una persona ignobile che lascia in giro bocconi avvelenati».
 
VARESE NEWS
2 FEBBRAIO 2012
 
Samarate (VA) Abbandona il cane, denunciato
Il povero animale è stato salvatodagli uomini del Corpo Forestale mentre giaceva malato e affamato da tempo in un campo abbandonato nei pressi di Samarate. Per il padrone l'accusa di abbandono e maltrattamento di animale
 
Un cane corso è stato salvato dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato da una morte di stenti e il padrone denunciato per abbandono di animale alla Procura della repubblica di Busto Arsizio. Il sequestro del cane è avvenuto a Samarate, nei giorni scorsi, dopo diverse segnalazioni da parte di cittadini. Il cane, infatti, appariva sempre solo, anoressico e ferito ad una zampa in una zona disabitata del paese. Il padrone, un uomo del '67 domiciliato a Samarate, lo aveva lasciato lì a morire ma il pronto intervento degli agenti ha permesso di salvarlo e affidarlo alle cure di una clinica veterinaria di Gallarate dove si sta lentamente riprendendo. Per l'ex-padrone si profila anche una denuncia per maltrattamenti.
 
LA PROVINCIA DI VARESE
2 FEBBRAIO 2012
 
Cane disperso, nessuna traccia
Anche "Striscia" per cercarlo
 
CASTELVECCANA (VA) -  Il cane disperso nei boschi del Cuvignone a Castelveccana non si trova. Anche perché da ieri non si sentono più nemmeno i latrati che avevano fatto scattare l'allarme. Così è sostanzialmente impossibile inquadrare l'area delle ricerche. Al centro comunque di una zona impervia e in buona sostanza impossibile da raggiungere.
E anche chi ci ha provato, ieri nel primo pomeriggio, come l'inviato del telegiornale satirico "Striscia La Notizia", Edoardo Stoppa, e la sua troupe, ha dovuto arrendersi all'impossibilità di localizzarlo. Accompagnati da un gruppo di alpinisti esperti capitanati da Mauro Fontana, Stoppa e la sua squadra, infatti, hanno tentato l'impossibile. Ma nonostante gli sforzi e il ricorso ai fischietti ad ultrasuoni, utilizzati proprio dalla spedizione di "Striscia" nel tentativo di stimolare il cane ad abbaiare, agevolando la sua individuazione, ieri a regnare è stato il silenzio.
Le ricerche ufficiali, invece, si erano subito bloccata fin dalla prima mattina. Dopo l'arrivo alle pendici del Cuvignione delle squadre Sal, del soccorso Speleo-alpino-fluviale dei vigili del fuoco di Varese, guidate dal comandante Vincenzo Lotito. Il loro è stato un sopralluogo servito per il fare il punto sulla situazione e mettere in piedi eventualmente un tentativo di recupero. Opzione che però è stata scartata dopo le verifiche tecniche. «Perché troppo pericolosa con queste condizioni meteo. E soprattutto senza alcun riferimento preciso in cui concentrare le ricerche». Perché è questo il vero problema. L'impraticabilità dell'area, già difficile da attraversare in condizioni ideali, coperta da oltre 70 centimetri di neve e l'assenza di ogni certezza. Perché l'animale fino a martedì si è sentito emettere lamenti. Lo confermano diversi testimoni. Ma nessuno lo ha visto. «Inoltre - evidenzia il sindaco di Castelveccana, Luciano Pezza - non abbiamo alcuna segnalazioni di animali scomparsi. Ma, ciò nonostante, dopo le segnalazioni, arrivate a partire dallo scorso venerdì, abbiamo subito convocato una riunione a cui hanno preso parte ben 25 persone. Tutti esperti della caccia al  cinghiale: gli unici a battere quei sentieri, seppur in cordata. Tecnica che utilizzare oggi supererebbe la soglia di rischio accettabile. Soprattutto in assenza di un punto certo». Perché l'animale, che al sindaco sospetta poter essere un cane inselvatichito, potrebbe spostarsi o essere già morto. «Aspettiamo - conclude Pezza - , come ventilato, il passaggio di un elicottero. Che però, complice il maltempo, non ha ancora potuto alzarsi in volo».
 
FRESCO DI WEB
2 FEBBRAIO 2012
 
Maltrattano e importano illegalmente 21 cuccioli Durante un controllo la polizia stradale di Arezzo ha trovato i cani nati da pochissimi giorni dentro alcuni scatoloni. Erano nel bagagliaio di un’auto con a bordo due persone

 
AREZZO – Martedì scorso la pattuglia della sottosezione della polizia stradale di Arezzo, in carreggiata sud della A/1, nei pressi di Arezzo, controlla di un’Opel Astra con targa ungherese. A bordo ci sono due persone provenienti dal confine di Stato.
Nel bagagliaio della vettura, gli agenti scorgono alcuni scatoloni. Li aprono. E… con grande sorpresa, all’interno trovano 21 cani nati da pochissimi giorni, importati illegalmente, privi di chip e vaccinazioni. I cuccioli sono uno addosso all’altro, senza possibilità di mangiare e bere.
A questo punto gli agenti della polizia stradale di Arezzo sequestrano gli animali, che ora sono affidati all’Enpa per la loro custodia. Per gli adempimenti e gli accertamenti previsti dalla legge, sul posto è intervenuto il medico veterinario della Usl 8 di Arezzo.
I due occupanti l’auto – sottoposta a sequestro – sono stati denunciati alla locale autorità giudiziaria per importazione illegale di animali e maltrattamento. 
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2012
 
Cuccioli e sigarette – dall’Ungheria le “merci” preferite dai trafficanti
La tratta dei cani "maggiorenni" e sdentati.
 
 
Due poveracci con una vecchissima Opel Astra. Nel bagagliaio, però, 21 cuccioli di cane che la Sottosezione della Polizia Stradale di Arezzo ha sequestrato lo scorso 31 gennaio sull’ A1, direzione sud.Entrambi, ovvero cuccioli e sigarette, sono le “mercanzie” preferite dai trafficanti, sempre in combutta con i commercianti italiani. Questi ultimi non sempre delinquenti abituali, come nel caso dei venditori locali dei cuccioli. La Polstrada sa già cosa è facile trovare in un certo tipo di vettore. Cuccioli come sigarette. L’unica cosa della quale non si ha certezza sono le eventuali connessioni tra le due tipologie di spedizioni. Entrambe, comunque, da mandare in fumo in Italia.Stante le ormai numerose operazioni portate a termine dalle Forze dell’Ordine, appare chiaro come i vettori ungheresi sono utilizzati solo per il trasporto. Consegnata la “merce” escono poi velocemente di scena.I cuccioli ora sequestrati ad Arezzo, sono accuditi dall’ENPA. Dalla Polstrada riferiscono che in sequestri passati li hanno rinvenuti anche in peggiori condizioni. Quelli attuali, viaggiavano senza avere a disposizione cibo ed acqua, oltre al fatto che erano privi di microchip identificativo e documentazione cartacea.Per i due ungheresi è scattata la denuncia penale per traffico illegale e maltrattamento di animali ed il sequestro del vecchio mezzo sul quale viaggiavano. Loro, i due vettori agli ordini di chissà quale trafficante italiano, sono andati via tranquilli, ma a piedi. La legge italiana non consente alcun fermo, necessario, ad esempio, per un eventuale approfondimento delle indagini. Una volta in Ungheria, dormiranno ancora di più sonni tranquilli.Già lo scorso aprile la Polstrada di Arezzo aveva sequestrato altri cuccioli sempre provenienti dall’Ungheria. In quel caso 35 piccoli animali trasportati in una Skoda. Il trafficante aveva probabilmente già effettuato una consegna, ma la restante parte degli animali, erano sicuramente indirizzati verso il sud Italia.In Italia è l’Emilia Romagna la regione che fa da snodo alle principali vie dei trafficanti di cuccioli. Punti intermedi di accoglienza e smistamento sono noti in Friuli e in Veneto. Altre analoghe strutture sono state scoperte in Piemonte, Lombardia e, infine, in Toscana. Più esclusivamente dedicati alla vendita sono invece alcuni commercianti campani, pugliesi e siciliani.L’escamotage più facilmente messo in atto è la falsificazione del passaporto. Date di nascita volutamente antecedenti a quelle reali. Secondo indiscrezioni pervenute dalla frontiera Slovena, carichi sospetti transitano con frequenza quasi quotidiana. Per accertare il reale periodo di nascita, però, si dovrebbero compiere particolari analisi veterinarie le quali non solo graverebbero non poco sui bilanci delle Aziende sanitarie, ma creano il problema della degenza di centinaia di piccoli cani.Vale la pena sottolineare, come alcuni sequestri eseguiti nei punti di destinazione finale, specie in Campania, hanno rilevato la presenza di cuccioli con certificazioni riportanti una data di nascita difficilmente compatibile, ad esempio, con la bocca ancora sdentata dei piccoli animali.
 
CORRIERE DEL VENETO
2 FEBBRAIO 2012
 
Impallinano e squartano tre oche
La denuncia di un vicentino di Cassola: «Non capisco chi abbia voluto ucciderle»
 
CASSOLA (Vicenza) – Impallinate e squartate: è passato più di un mese da quando Giuseppe Gasparotto, residente a Cassola, ha ritrovato morte tre delle sue quattro oche. L'uomo era andato nella caserma dei carabinieri per presentare denuncia contro ignoti ma i militari gli hannno chiesto di sottoporre gli uccelli a una autopsia, per escludere così che non fossero state preda di qualche animale. Il referto firmato dal veterinario parla chiaro: le oche sono morte per i colpi di un’arma da fuoco. A una in particolare è stata anche squartata la pancia con un taglio netto. Svuotate delle interiora, sono state poi riposte accanto all’animale. «Mi ha spaventato soprattutto questa cosa, che potrebbe rappresentare un messaggio minatorio – fa sapere Gasparotto che esclude di aver mai ricevuto lamentele da parte dei vicini di casa – le mie oche, alle quali tenevo molto, solo la sera erano libere di scorrazzare nel giardino, durante il giorno erano all’interno del recinto, stavano al loro posto. Non capisco chi abbia voluto ucciderle e per quale motivo».
 
MODENA TODAY
2 FEBBRAIO 2012
 
Animali, il freddo inizia a mietere vittime: trovate morte sette civette
Secondo i volontari del Centro Fauna Selvatica, queste sono solo le prime avvisaglie di quanto potrebbe succedere nei prossimi giorni causa il gelo: a forte rischio istrici e caprioli
 
Non hanno resistito al gelo e alla fame e per questo hanno perso la vita. Negli ultimi tre giorni, i volontari del Centro Fauna Selvatica "Il Pettirosso" di Modena hanno raccolto sette civette morte di stenti. Secondo gli operatori, purtroppo, queste sono solo avvisaglie di quanto potrebbe accadere nei prossimi giorni. In diverse aree della provincia modenese, già coperte da 80 centimetri di neve, le temperature andranno ampiamente sotto lo zero e a forte rischio saranno diversi animali selvatici: volatili come gli aironi e rapaci, ma anche istrici e caprioli.
ISTRICI E CAPRIOLI - Le richieste di aiuto arrivate in 72 ore ai 60 operatori del centro (30 volontari e altrettanti veterinari) sono già oltre 25. Il problema principale, ora, per gli animali dell'Appennino tra Modena e Bologna, sono cibo e acqua. Il primo coperto dai fiocchi, la seconda scarseggia perché i corsi d'acqua sono già gelati. Ma nel fine settimana le temperature crolleranno. "Fra pochi giorni incominceranno i primi casi di ipotermia - spiega Piero Milani, responsabile del Centro Fauna - soprattutto tra gli istrici, che sono animali africani importati qui dai romani. Quando la terra ghiaccia non riescono a trovare cibo, né a scavare buche per sopravvivere al freddo, vanno in ipotermia e muoiono". Due anni fa ne morirono parecchi, ma oggi, spiega la situazione è peggiore perché nevica troppo e da troppi giorni, situazione che proprio non dà tregua agli animali selvatici. Soffrono anche i più grandi, come i caprioli: si rifugiano sotto i porticati della case di campagna e si avvicinano troppo alle strade per cercare cibo. Ma la vicinanza con l'ambiente "antropizzato" (abitato dall'uomo) è molto pericolosa per la loro incolumità: "Faticano a trovare da mangiare anche perché non riescono a muoversi bene nella neve così alta".
 
ANSA
2 FEBBRAIO 2012
 
Maltempo: delegato animali, pane per uccelli su balconi
Per i gatti randagi lasciare le copertine delle moto sollevate
 
ROMA - A Roma e' emergenza freddo anche per gatti, uccelli e cani randagi. Ed ogni cittadino puo' fare qualcosa per aiutarli. Parola di Federico Coccìa, delegato del sindaco Alemanno alla salute degli animali. Per gli uccelli ''mettere sui davanzali un piattino di plastica con delle briciole di pane, del riso o mais per aiutarli in un momento in cui non riescono a procacciarsi il cibo''. Per i gatti: ''A chi ha la copertina sul motorino consigliamo di appoggiarla sulla sella per consentire ai gatti di mettercisi sotto''.
 

GAZZETTA DI REGGIO

2 FEBBRAIO 2012

 

Animali e uccellini hanno bisogno di trovare cibo

 

Il freddo mette a rischio anche la vita di uccellini, cani e gatti. Per dar loro una mano bastano alcuni accorgimenti e l’Aidaa ce li suggerisce. Per i volatili, è utile esporre sui balconi piccole mangiatoie, contenenti piccoli pezzettini di grasso e carne avanzata, croste di formaggio, briciole di dolci, frutta fresca e secca e miscele di semi. Vanno rifornite senza riempirle fino all’orlo (per il freddo parte del cibo potrebbe deteriorarsi). Per i gatti randagi o in colonie feline, ricordiamoci di mettere loro le ciotole del cibo secco e umido in una zona riparata. Lasciare in luogo riparato anche la ciotola dell’acqua (che rischia di gelare). I più generosi possono lasciare aperta qualche finestra delle cantine o altri locali, dove possano ripararsi per la notte. Necessitano di attenzioni in più anche i cani di proprietà che vivono all’aperto: assicurarsi che stiano al caldo nelle cucce, specie i più anziani.

 
CORRIERE DEL VENETO
2 FEBBRAIO 2012
 
Vento e gelo, anche gli animali soffrono

 
Macri Puricelli
 
Primo, teneteli a casa. Alcuni cani soffrono molto di più delle altre. Vedi i boxer: Vittorio se potesse si abbraccerebbe la stufa.
Secondo, ricordatevi dei gatti. Anche i randagi hanno bisogno di un rifugio riparato. I miei tre non vogliono entrare in casa. Così, alle cucce sotto il tavolo in giardino di Aldo, Giovanni e Giacomo ho aggiunto un super piumino.
Terzo, le mie cavalle sono ben equipaggiate da pelo e sotto pelo. Ma da qualche giorno per loro, fieno a volontà giorno e notte e un po' più di avena. Magari faccio anche un pastone tiepido. Quarto, ricordatevi degli uccellini. Passerotti, merli, cince, pettirossi, picchi fanno fatica a trovare da mangiare. Pensateci di voi con questa ricetta:
http://zoelagatta.corrieredelveneto.corriere.it/articoli/2011/12/panettoni_per_pettirossi_verdo.html
 
CORRIERE ADRIATICO
2 FEBBRAIO 2012
 
Usate sostanze tossiche dal Comune senza avvertire
Diserbanti nocivi ai cani
 
Porto San Giorgio (FM) - “Il Comune ha cosparso il terreno di diserbanti senza apporre nessun cartello informativo. Ed i nostri cani, guarda caso, sono rimasti avvelenati”. E’ la denuncia di alcuni sangiorgesi che da due settimane assistono i loro amici a quattro zampe vittime di dolori lancinanti. La zona incriminata è quella a ridosso di piazza Napoli, a pochi metri dal lungomare Gramsci sud. Lì, stando alla testimonianza dei residenti proprietari di cani, i dipendenti del Comune avrebbero cosparso il terreno con dei diserbanti ed i cani, andando a giocare tra quei cespugli, avrebbero ingerito un cocktail di veleni che ha provocato loro dei forti disturbi intestinali e neurologici fino a provocare addirittura la morte di uno di loro. “A me è stato riferito che – confessa Silvia De Viti, una delle proprietarie di un cucciolo che ancora sta pagando il prezzo per l’avvelenamento – i dipendenti del Comune hanno disseminato in quella zona, il 13 gennaio scorso, l’U 46 D class e lo Zoomer, due diserbanti. Dopo aver giocato in quell’area, diversi cani, tra cui il mio – cracconta la De Viti - hanno manifestato molti sintomi di avvelenamento: vomito, dissenteria, cecità e disturbi neurologici. Uno di loro, purtroppo, è addirittura morto”. Silvia e così ha alzato la cornetta e telefonato al centro antiveleni di Milano: “Mi hanno detto che l’U 46 D class e lo Zoomer sono altamente tossici. E mescolati possono rappresentare un mix letale per animali e non solo”. La correlazione tra quei due diserbanti e gli avvelenamenti dei cani, ad onor del vero, è ancora tutta da verificare. Ma oggi i proprietari degli animali si domandano perché il Comune, dopo aver cosparso il terreno con i due composti chimici, non abbia apposto dei cartelli informativi o di allerta.
 
ADN KRONOS
2 FEBBRAIO 2012
 
Stop a campagne contro carne e pellicce per difendere il Made in Italy
Scordamaglia: "La filiera zootecnica vale 40 miliardi di fatturato"
 
Roma - Decine di milioni di italiani si vestono e si nutrono di prodotti di origine animale, altri milioni di persone ricavano il loro reddito da attività fondate sull'allevamento. Parte da queste considerazioni lo spunto del convegno dal titolo provocatorio "Viene prima l'uomo o la gallina?", organizzato da Carlo Giovanardi (Pdl) alla Camera al quale hanno partecipato ieri tante soggetti diversi per testimoniare l'importanza delle proteine animali nell'alimentazione umana e non ultimo, il valore economico della filiera zootecnica, anche per altri comparti come la moda, e quindi la produzione di pellicce, la farmaceutica, il settore mangimistico e chimico. "Il vero problema è rilanciare e potenziare le nostre eccellenze, - ha spiegato il senatore Giovanardi - ma il settore zootecnico rischia di andare in crisi per una martellante campagna animalista che contesta alla radice, ad esempio, la possibilità di utilizzare le pelli di animali per il made in Italy. Di qui l'aggressione agli allevamenti, la presentazione di un ddl al Senato per proibire in Italia l'allevamento di animali da pelliccia e altre iniziative".
Giovanardi ha quindi evidenziato che "pur nel pieno rispetto della sanità degli animali non bisogna privilegiare gli animali rispetto agli uomini perché da ciò può dipendere la possibilità o meno di uno sviluppo economico", un concetto che lo stesso Giovanardi ha ripreso da Monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia morale alla Pontificia Università Lateranense che è intervenuto al convegno.
A rappresentare la filiera alimentare è intervenuto Luigi Scordamaglia, vicepresidente di Federalimentare e di Assocarni. "Il comparto zootecnico nazionale produce oltre 40 miliardi di euro di fatturato e comprende oltre 320mila allevamenti che, - ha spiegato - ogni giorno, forniscono prodotti di assoluta qualità e sicurezza. La produzione della carne avviene infatti, nel più rigido rispetto del benessere animale e i produttori sono i primi a farlo. Chi non diffonde queste verità è legato a una strumentalità dei comportamenti che speriamo cessi al più presto".
Si è voluto sottolineare il ruolo essenziale che la carne e gli altri prodotti di origine animale hanno in una dieta equilibrata come quella italiana. "La carne contiene delle proteine nobili che sono i vagoni più importanti di un ipotetico treno ad alta velocità - ha argomentato il nutrizionista Giorgio Calabrese - i vegetali sono solo una parte dei vagoni, ai quali manca la motrice o il vagone ristorante, quindi sono meno nobili. Dunque la logica quale è? Sposare la carne con i vegetali, con i legumi, con i cereali. Ma va ricordato che la carne è fondamentale per far crescere i bambini, per mantenere gli adulti, soprattutto la donne nel periodo fertile e poi aiutare l'anziano a sostenersi nella longevità".
 
LA ZAMPA.IT
2 FEBBRAIO 2012
 
Astronauti loro malgrado
 
CESARE PIERBATTISTI*
 
Torino Una cinquantina di anni orsono il 12 aprile 1961 Jurij Gagarin veniva spedito nello spazio. Era il primo di una lunga serie di uomini coraggiosi che avrebbero dato inizio alla conquista dello spazio. Ma qualche anno prima c’era stata un’astronauta «sui generis» che segnò la mia adolescenza: nel 1957 avevo nove anni e dal cosmodromo russo di Baikonur venne lanciato lo Sputnik 2 con a bordo la cagnetta Laika. Era periodo di guerra fredda, Russia ed America erano in gara per l’invio del primo essere vivente nello spazio.La vicenda di Laika mi è tornata alla memoria per via della registrazione, ritrovata casualmente, del battito cardiaco della cagnetta passata dalla vita randagia nelle vie di Mosca alla morte in una capsula spaziale. Eh sì, la fine dell’animale era scontata poiché il rientro della capsula non era né possibile, né previsto. Ora sappiamo che Laika fu solo uno dei numerosi animali spediti nello spazio; oltre ai cani viaggiarono, spesso senza ritorno, scimmie, linci, volpi e molti altri, tutti sacrificati per il progresso dell’uomo. Ma ricordo che vissi con estrema angoscia quell’evento, io bambino non riuscivo ad accettare la sofferenza e la crudele fine di quella cagnetta così mite; non potevo comprendere come qualcosa di buono potesse scaturire da un’azione tanto malvagia e talvolta anche oggi il bambino che è rimasto in me stenta a comprenderlo.* CONSIGLIERE ORDINE DEI VETERINARI DI TORINO
 

IL TIRRENO

2 FEBBRAIO 2012

 

Gatti sempre in pericolo, sorvegliamoli in video

 

M. Massei Autunnali

 

PIOMBINO (LI) -  Zona videosorvegliata anche per la colonia felina di Calamoresca. A chiederlo è l'associazione Casa di Margot, che si occupa appunto di tutela degli animali. Dopo il tristrissimo caso del gatto trovato impiccato nella colonia felina, a Baratti è stata infatti installata una telecamera. Ora un analogo provvedimento viene chiesto per quella di Calamoresca, situata in un piccolo spazio appartato tra il piazzale di Ponete e la discesa che conduce alla spiaggia. «Quando apprendemmo la brutta notizia del gatto impiccato a Baratti – ricorda la presidente dell’associazione Maria Cristina Biagini – intervenimmo immediatamente con una lettera alle forze dell'ordine, e per conoscenza anche alla stampa, in cui sollecitavamo il posizionamento di telecamere nei punti in cui le colonie sono più isolate, e dunque soggette a questi atti inutili e crudeli. Adesso che almeno a Baratti la videocamera è stata installata, la nostra associazione non può che rallegrarsi con l'operato dell'amministrazione. Questo, però, ancora non basta». Anche la colonia felina di Calamoresca, ricorda Biagini, è stata infatti soggetta in passato a gesti simili e ugualmente violenti nei confronti degli animali. «Purtroppo anche questa colonia si trova in un punto piuttosto isolato, poco controllabile soprattutto d’inverno. Ciò e che può favorire, come ha già fatto, azioni del tutto gratuite e malvagie nei confronti dei mici. Di conseguenza chiediamo anche questa zona possa diventare area videosorvegliata. Al limite, potrebbe permetterci di trasformare in una denuncia contro noti una denuncia contro ignoti».

 

VARESE NEWS

2 FEBBRAIO 2012

 

Busto Arsizio (VA)

Gatto salva famiglia dalle fiamme

Il fastidioso miagolio del felino ha svegliato il capofamiglia che si è accorto dell'incendio al piano terra della casa. L'intervento dei Vigili del Fuoco ha permesso di salvare metà abitazione.[…]

 

Il miagolio del gatto, soprattutto di notte, può riusltare molto fastidioso ma questa volta il peloso amico di una famiglia residente in via Castellanza a Busto Arsizio, grazie al suo miagolio ha salvato i suoi padroni da un incendio che stava divorando il piano terra della casa. Il fatto si è verificato questa mattina presto (giovedì) quando il capofamiglia ha deciso di zittire l'animale domestico ma, insospettito dall'insistenza del felino nella sua litania, è sceso al piano di sotto per verificare trovandosi davanti ad un muro di fumo. Senza perdere tempo ha svegliato tutti e dopo averli messi in salvo, ha chiamato il numero unico di emergenza 112, facendo scattare i soccorsi. La squadra dei Vigili del Fuoco accorsa sul posto ha trovato il piano terra invaso da un fumo acre, mentre la famiglia, marito moglie e due figlie, si era messa in salvo grazie all'allarme dato dal gatto, accoccolato tra le loro braccia. Spento rapidamente l'incendio, ora si contano i danni. La casa ha l'impianto di riscaldamento e dell'acqua completamente fuori uso e col gelo di questi giorni, non è certo una cosa gradita. Ma fortunatamente, grazie al micio, oggi l'intera famiglia può raccontare di averla scampata bella.[…]

 

IL RESTO DEL CARLINO

3 FEBBRAIO 2012

 

Esche velenose a Monticelli, un altro cane morto

L'allarme

La "vittima" è Cleopatra, uno splendido pitbull di soli cinque anni 

 

di Matteo Porfiri

 

Ascoli - Le esche velenose realizzate ad hoc per uccidere i cani hanno colpito ancora. Un secondo esemplare, infatti, nei giorni scorsi è morto nel popoloso quartiere di Monticelli, dopo aver ingerito un boccone avvelenato. Si tratta dell’ennesima dimostrazione, quindi, del fatto che la crudeltà dell’uomo non conosce affatto limiti. L’ultima vittima, in ordine di tempo, è stata Cleopatra, un pitbull-terrier di soli cinque anni. “Il cane è deceduto dopo quattro giorni di sofferenza, che non si augurano neanche al proprio peggior nemico – spiega attraverso una lettera giunta in redazione il padrone dell’animale -. I veterinari sono intervenuti tempestivamente, già dopo i primi sintomi di avvelenamento ed in piena notte, ma il mix era troppo forte e tutti gli sforzi compiuti sono stati vani”.Ovviamente, a risentire della morte di Cleopatra è stata tutta la sua famiglia, a testimonianza di come un animale domestico possa davvero essere considerato come un figlio. “Vederla soffrire ha messo a dura prova la nostra psiche – prosegue il padrone del terrier -. Non è facile spiegare ai miei bambini che per colpa di un assassino la loro Cleo non li sveglierà più al mattino prima di andare a scuola oppure non attenderà il loro ritorno da dietro la porta di casa, per poter essere semplicemente accarezzata o portata a passeggio. Del resto, si trattava di un cane che non dava fastidio proprio a nessuno, in quanto non mordeva e non abbaiava mai”.Il lettore che ci ha scritto, infine, ha colto anche l’occasione per dispensare un preziosissimo consiglio a tutti coloro che sono in possesso di un cane o un gatto. “Purtroppo – spiega il proprietario di Cleopatra – anche se esistono leggi che proteggono gli animali, a nessuno interessa che sia morto un cane, eccezion fatta per quanti hanno un amico a quattro zampe. Un appello alla popolazione: avvertite le forze di polizia quando vedete qualcuno che getta del veleno per strada”.Non è raro, infatti, trovare in giro persone che non hanno a cuore gli animali, ma dal non amarli all’ucciderli il divario è a dir poco enorme. Ciò che colpisce, soprattutto, è il luogo nel quale sono state gettate le esche velenose. Non in piena campagna, come spesso accade per allontanare i cani randagi, ma in un quartiere, quello di Monticelli, che sta sempre di più divenendo una città. In attesa che gli organi preposti prendano provvedimenti, dunque, l’augurio è che i colpevoli possano pagare. Ed anche molto. 

 
IL TIRRENO
3 FEBBRAIO 2012
 
Asinello denutrito l’Enpa va all’attacco e scatta la denuncia
 
Francesca Ferri
 
CAMPAGNATICO (GR) -  Dopo i cavalli di Sticciano, un altro caso di animali denutriti e maltrattati è stato sollevato dall’Enpa di Grosseto. Questa volta si tratta di un somarello di Campagnatico trovato senza cibo, riparo, con un orecchio mozzato e uno zoccolo mai tagliato e perciò tutto attorcigliato da impedire la normale deambulazione. Ed è scattata la denuncia. La segnalazione è arrivata alla presidente della sezione provinciale dell’associazione animalista, Marlena Giacolini, in forma anonima. A metà gennaio sono partite le indagini interne dell’Enpa, che ha fatto un sopralluogo a Campagnatico in località Sticcianese vicino all’agglomerato di case chiamato “Le Montagnole”. Qui vive, o forse sarebbe più corretto dire sopravvive, l’asinello. La povera bestia è apparsa subito molto malconcia. «Sembrava avesse passato la guerra - spiega Giacolini - con un orecchio mozzato chissà in che modo, con le unghie mai tagliate che si sono calcificate in uno zoccolo ritorno, si trascinava e stava in piedi male. E poi là non ha un riparo, non ha cibo e dalle informazioni che ho potuto raccogliere l’acqua gli viene data solo da qualche anima pia, e ogni tanto qualcuno gli tira un tozzo di pane. È una situazione aberrante, tanto che ho scattato delle foto e quando le ho portate al Servizio veterinario della Asl, i veterinari sono rimasti turbati e choccati». Giacolini ha raccolto dei nominativi e fatto delle visure al catasto per risalire al proprietario del terreno che, però, non è detto sia anche il proprietario dell’animale. Perciò, dopo aver consegnato la documentazione alla Asl, ieri si è rivolta alla Procura della Repubblica di Grosseto per presentare una denuncia querela contro ignoti. «Questi casi di maltrattamento per competenza di legge vanno al corpo forestale dello Stato - spiega Giacolini - che fa intervenire i veterinari della Asl oppure adopera i propri. Purtroppo i tempi tecnici di questi sopralluoghi sono sempre un punto interrogativo, ma non c’è tempo da perdere perché questa povera bestia è sotto la neve, con il freddo di questi giorni, senza riparo, senza cibo e senza acqua». Il caso di Sticciano, una bellissima mandria trovata denutrita a vagare in un pascolo in mezzo alle carcasse di altri cavalli morti di stenti, è stato portato in tribunale dall’Enpa e in primavera ci sarà la seconda udienza del processo. Anche nel caso del ciuchino di Campagnatico, l’Enpa è però decisa a non demordere.
 
GIORNALE DI REGGIO
3 FEBBRAIO 2012
 
Pastore tedesco lasciato al gelo e salvato dalla Forestale, denunciato il padrone
L'animale, cinque anni, stava ormai morendo di stenti

Alessandra Codeluppi

 
REGGIO EMILIA (3 febbraio 2012) - Abbandonato in balia della neve e del gelo, infreddolito e senza cibo. Per due giorni non ha mangiato e ha fatto fatica anche a bere, perché l’acqua della ciotola era diventata ghiaccio. Se i suoi occhi brillano ancora è perché gli uomini della Forestale lo hanno salvato, portandolo via da quel recinto che a breve sarebbe diventato la sua tomba. E’ la storia di un povero cane, un pastore tedesco maschio, di cinque anni, lasciato solo dal suo padrone, in questi gelidi giorni, a patire nel recinto di una casa colonica a Castellazzo, in via Beziera 18. In pochi giorni “Fido” è dimagrito tanto: ancora poche ore e sarebbe morto.
Già negli ultimi giorni di gennaio, avvisata da un cittadino che aveva notato quel cane tutto solo, la presidente dell’Enpa provinciale Stella Borghi aveva allertato la Forestale. Gli uomini dell’ispettore Claudio Rossoli hanno osservato “Fido” per alcuni giorni: poiché il recinto era sporco di escrementi, avevano ipotizzato di sanzionare il proprietario. Ma dalle visite successive è emerso che il cane era stato davvero abbandonato a se stesso. Gli agenti sono tornati il 30 gennaio: in quella zona c’è l’ex cantiere Tav, ma nessuno sembrava ancora essersi fatto vivo per “Fido”. Il giorno dopo il cane era ancora lì, ma con alcune scatolette di cibo aperte sparse attorno. Qualcuno, forse il cittadino che lo ha segnalato alla Borghi, gli ha dato da mangiare: “Fido” si era sfamato, ma era ancora al gelo, tutto solo. Febbraio si apre con la neve e un’altra visita della Forestale: l’acqua nella ciotola si era trasformata in ghiaccio che gli agenti hanno dovuto rompere per permettere al cane di dissetarsi. Ieri un altro sopralluogo, l’ultimo: “Fido” era ancora lì, ad aspettare che qualcuno si ricordasse di lui, lasciato di nuovo senza cibo. Affamatissimo, ha mangiato in un boccone la carne di pollo macinata che gli ha
offerto la Forestale. "Sulla neve attorno - racconta Rossoli - non c’erano impronte di scarpe, segno che non era stato accudito da almeno due giorni". A quel punto, per salvarlo dalla morte, la Forestale ha deciso di prenderlo con se’: il pm Katia Marino ha dato il via libera al sequestro e “Fido” è stato portato al canile di Cella, dove finalmente si è potuto rifocillare con una bella razione di cibo, una cuccia pulita e tante coccole. La Forestale ha identificato il proprietario attraverso il microchip: per lui, un rubierese, scatterà la denuncia per maltrattamento e abbandono di animale. In questi giorni anche l’Enpa ha ricevuto molte chiamate per animali in difficoltà. "Chi vuole farsi carico di un animale domestico è pregato di non prenderlo se deve poi trascurarlo - commenta la Borghi - E se è un bambino a chiederlo, può acquistargli un pelouche con le pile".
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2012
 
Reggio Emilia: il pastore tedesco abbandonato sotto la neve
Salvo grazie al Corpo Forestale dello Stato.
 
 
Una storia incredibile quella scoperta dal Corpo Forestale dello Stato a Villa Bagno, in provincia di Reggio Emilia. Un pastore tedesco (nella foto), di circa 4 anni, abbandonato in un recinto malamente riparato, forse dalla sua nascita. Il padrone, infatti, si è scoperto essersi trasferito a Reggio Calabria già nel 2008 e da allora si era disinteressato delle sorti del povero cane.Il cane ha vissuto tutta la vita nel piccolo recinto. Poi il sopralluogo del Corpo Forestale ed il sequestro, scattato quando sulla zona, la scorsa settimana, ha iniziato a nevicare copiosamente. La stessa neve ha permesso tra l’altro di accertare come, per almeno due giorni consecutivi, nessuno si era avvicinato al recinto del povero cane. Nessuna impronta, nessun segno della presenza dell’uomo. Nei pressi, però, sono state trovate alcune scatole vuote di mangime per cane. Segno questo, così come confermato da alcuni abitanti del posto, che qualcuno in maniera saltuaria si recava.Poi le nevicate. I Forestali tornano sul posto, portando cibo ed acqua fresca. Per il resto è tutto congelato, ivi compresa la ciotola con l’acqua e l’ammasso di feci decomposte sparse nel piccolo recinto.Il primo febbraio le temperature scendono in picchiata. Un attrezzo di ferro adoperato dai Forestali si rompe nel tentativo di spaccare il ghiaccio. Il cane, ora posto sotto sequestro e trasferito in struttura idonea, è risultato microchippato. Rintracciato a Reggio Calabria il padrone è stato denunciato per maltrattamento e abbandono di animali. Solo la pietà di qualche vicino, forse una anziana signora, ha consentito al cane di sopravvivere fino all’intervento del Corpo Forestale. Lui, il padrone, dal 2008 non lo aveva più degnato di uno sguardo.
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2012
 
Avellino: trasporta il cane in un vano aperto sotto la neve
Denunciato dai Carabinieri per maltrattamento di animali.
 
I Carabinieri della Stazione di San Martino Valle Caudina (AV) si trovavano sulla Statale per i controlli predisposti dal Prefetto per l’emergenza maltempo. E certamente, sotto la neve incessante e il grande freddo, non si sarebbero immaginati la scena che invece si è mostrata ai loro occhi alle 9:30 di stamattina. Un motocarro Piaggio Ape che portava nel relativo cassone aperto un cane di grossa taglia, meticcio di cane pastore.Il povero animale non solo era totalmente alla mercé del freddo e della neve, ma era anche mal legato con una catena di ferro tanto che, riferiscono i Carabinieri, ad ogni minimo sussulto del veicolo il cane veniva scaraventato con violenza contro la carrozzeria.L’uomo, un pensionato del luogo classe 1949, si è giustificato dicendo che il cane non voleva restare solo nel cortile di casa, dove in genere viene tenuto, e che per tale motivo lo stava portando con sé.I militari hanno denunciato l’uomo per  maltrattamento di animali.
 
IRPINIA NEWS
4 FEBBRAIO 2012
 
INCATENA IL CANE ALL'APE E LO TRASPORTA SENZA PROTEZIONE: DENUNCIATO
 
San Martino Valle Caudina (AV) - I militari della locale Stazione Carabinieri hanno deferito in stato di libertà per il reato di maltrattamento di animali un uomo del posto classe '49 sorpreso a transitare lungo via Starze a bordo di un motocarro Piaggio Ape intento a trasportare, nel relativo cassone aperto, il suo cane meticcio di grossa taglia. L'animale era legato con una catena di ferro tanto che ad ogni minimo sussulto del veicolo il cane veniva scaraventato con violenza contro la carrozzeria, nonché lasciato senza alcuna protezione sotto l’abbondante nevicata in corso.
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2012
 
Cagliari: le caprette trappolate
Nuova maxi operazione anti bracconaggio della Forestale della Regione Sardegna.
 
 
Ci sono pure due caprette tra le vittime dei nuovi episodi di bracconaggio scoperti nel Basso Sulcis, in provincia di Cagliari. Ad intervenire il Corpo Forestale della Regione Sardegna, Ispettorato di Cagliari e Nucleo Investigativo, che hanno fermato due bracconieri rispettivamente in località Is Cabriolus e Is Antiogus, entrambi nel Comune di Assemini. Nel primo caso si trattava di un imprenditore di 31 anni di Capoterra il quale aveva piazzato 70 micidiali lacci-cappio in acciaio, dove hanno trovato la morte un cinghiale e le due caprette. A Is Antiogus, invece, il bracconiere era in possesso di cappi ancora non utilizzati ma pronti ad essere piazzati per la cattura di cervi e cinghiali.L’attività del personale della Forestale della Sardegna è proseguita con le perquisizioni domiciliari, nel corso delle quali sono stati rinvenuti e sequestrati 44 uccelli, tra i quali tordi , merli, e pettirossi. Erano stati tutti catturati con il sistema delle reti e dei lacci di crine. Erano in gran parte già conservati e pronti per la vendita. Poi anche tre cinghiali sempre catturati con il sistema dei lacci e ben 170 reti per uccellagione. Incredibile il numero dei lacci-cappio in crine, ben 6000 ai quali devono aggiungersi 70 lacci in acciaio per cinghiali e cervi oltre a vario armamentario per la costruzione e per l’esercizio di caccia con mezzi illeciti.Nel corso dell’operazione la Forestale ha provveduto anche alla bonifica di ampie zone del territorio dai sistemi di cattura.Gli interventi della Forestale sono avvenuti nelle giornate tra il 30 ed il 2 febbraio ed hanno portato alla denuncia dei due bracconieri per il reato di uccellagione, cattura di ungulati con mezzi non consentiti, danneggiamento e uso di strumenti illeciti per esercizio venatorio.
 
TISCALI
3 FEBBRAIO 2012
 
La Camera vieta l’allevamento di cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Lo so, ne ho scritto recentemente. Parlo della famigerata Green Hill e, più in generale, della vivisezione. Alla luce di quanto accaduto ieri l’altro però, merita, a mio avviso, la ripresa dell’argomento perché c’è stato un deciso passo avanti nella civiltà di questo paese. Alla Camere, due giorni orsono, è passato un emendamento che, se confermato al Senato, vieterà l’allevamento, sul territorio nazionale, di cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione (N° 27) e inoltre introdurrà nuovamente l’obbligo dell’anestesia e della terapia del dolore per gli esperimenti più traumatici (N° 30), che era stata soppressa da una vergognosa normativa europea.
Si parla tanto di trasparenza. Benissimo. In fondo all’articolo, trovate una serie di nominativi e il partito di appartenenza. Sono i deputati che hanno votato contro l’emendamento, alcuni soltanto a favore del mantenimento di Green Hill, altri anche contro la reintroduzione dell’anestesia per le sperimentazioni spaccaossa e spaccacervello. E’ giusto conoscere questi signori e signore perché, se la nuova legislazione elettorale me ne darà l’opportunità, non vedranno mai più una briciola del mio voto, specialmente quelli che hanno votato contro la pratica dell’anestesia negli interventi più devastanti sulle cavie. Non sono ancora riuscito a intervistarne uno, ma se qualcuno di voi li potesse raggiungere, gli chieda, per cortesia, al di là di quanto uno pensi sulla vivisezione, perché questi cani, gatti, scimmie o topi che siano debbano urlare e subire le pene dell’inferno, legati con corde e catene, per dimostrare magari che un nuovo deodorante per le ascelle gli disintegra l’occhio sul quale è stato spalmato per settimane.Nel frattempo, il 20 gennaio l’agenzia europea del farmaco, ha iniziato la revisione di un farmaco, il Gylenia, che prometteva un gran bene ai malati di Sclerosi Multipla Recidivante. Peccato che sei decessi per problemi cardiaci, uno dopo la prima dose, abbiano indotto a un’estrema cautela nel suo uso. Nelle sperimentazioni sugli animali non era successo nulla di tutto ciò, il che conferma, ancora una volta, che la vera sperimentazione di un farmaco avviene quando passa sull’uomo. E ora l’elenco di chi ha votato contro per l’uno, l’altro o entrambi i motivi. Io mi ricorderò di questi nomi, che riprendo dal sito della LAV.ABRIGNANI Pdl (solo a emendamento 30) - BARBARO Fli - BARBIERI Pdl - BERNARDINI Radicali (solo a emendamento 27) - BINETTI Udc (solo 27) – BONCIANI Udc (solo 30) – BRAGANTINI Lega Nord (solo 30) – BRIGUGLIO Fli – BUONANNO Lega Nord (solo 27) - CARLUCCI Udc (27) – CASTIELLO Pdl (27) – CIMADORO Italia dei Valori (27) – COMAROLI Lega Nord (27) – CONSOLO Fli – CONTE GIORGIO Fli – CROSIO Lega Nord (30) – DAL LAGO Lega Nord – DELLA VEDOVA Fli – DI BIAGIO Fli – FARINA COSCIONI Radicali – FUGATTI Lega Nord – GALLI Pdl – GIRO Pdl (30) – GRANATA Fli – LO PRESTI Fli – MARROCU Pd (27) – MENIA Fli – MORONI Fli – MURO Fli – NAPOLI ANGELA Fli – NEGRO Lega Nord – NOLA Pdl (30) – ORSINI Popolo e Territorio – PAGLIA Fli – PATARINO Fli – PINI Lega Nord (27) – POLLEDRI Lega Nord – PORTAS Pd (30) – PROIETTI COSIMI Fli – RAISI Fli – ROSSI LUCIANOPdl (27) – RUBEN Fli – RUVOLO Popolo e territorio (27) – SCANDEREBECH Fli – SIMEONI Pdl (30) – TEMPESTINI Pd (30) – TESTA NUNZIO F. Udc (27) – TOTO Fli – TURCO MAURIZIO Radicali – VALENTINI Pdl (27).
Complessivamente l’articolo 16 ha avuto, votazione finale, 380 sì, 20 no, 54 astenuti
 
LA SICILIA CATANIA
4 FEBBRAIO 2012
 
volatili di specie protetta, operazione dei Cc al porto di catania
Camionista maltese comprava gli uccellini 5 euro l'uno e poi li rivendeva a 2-300 euro: denunciate tre persone
 
Catania - Per illecito commercio di volatili di specie protetta, i carabinieri della compagnia di piazza Dante hanno denunciato in stato di libertà due acesi (il primo di 41, il secondo di 51 anni) e un autotrasportatore maltese di 32 anni.
Secondo quanto appurato dai carabinieri, da almeno un mese - dando seguito alle segnalazioni di alcune associazioni animaliste, da circa un mese, i due acesi si incontravano con una certa frequenza con il camionista maltese per vendergli centinaia di uccellini di specie protetta; quest'ultimo ritornava poi al suo Paese e lì rivendeva i volatili a prezzi elevatissimi. Finite le scorte, tornava in Sicilia per far rifornimento e si incontrava con gli stessi «fornitori» nella zona del porto di Catania per acquistare altra «merce».
L'altro ieri questo illecito commercio è stato finalmente smascherato: venditori e acquirente avevano appuntamento al porto di Catania per la solita compravendita, ma l'operazione è stata interrotta dai carabinieri che hanno colto i tre uomini in flagrante. Il camionista maltese aveva già consegnato 1000 euro ai due acesi e stava per andare via con gli uccellini appena comprati, rinchiusi in gabbiette e scatole di cartone. I volatili sequestrati erano 200, tra cardellini, fanelli, verdoni e frosoni.
Nelle abitazioni dei due acesi, successivamente perquisite dai militari, sono stati sequestrati bastoni e reti, ovvero tutto l'occorrente per la cattura illegale degli uccellini.
I volatili, tutti comunque in buono stato di salute, sono stati poi affidati al Centro Recupero Fauna Selvatica del Fondo siciliano per la natura, che unitamente al Corpo Forestale dello Stato, provvederà a dar loro la libertà al più presto nella zona dell'Oasi del Simeto.
Ognuno di quegli uccellini veniva rivenduto a cifre oscillanti tra I 200 e i 500 euro. Facendo una media e moltiplicando per il numero degli uccellini sequestrati, si deduce che con un investimento di soli 1000 euro, il camionista maltese sfruttando gli animali, avrebbe ricavato qualcosa come 40-60.000 euro con un solo carico.
 
GIORNAL
4 FEBBRAIO 2012
 
Mille cani abbandonati per problemi economici
 
di Magda Fus
 
A quanto pare il problema dell'abbandono degli animali domestici non è più un fenomeno solo "estivo", ma anche le difficoltà economiche contribuiscono ad aumentare i numeri dei casi segnalati all'AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente). A seguito di un monitoraggio effettuato su cento canili-campione, tra ottobre 2011 e gennaio 2012 si sono contati 202 casi di abbandono (o di consegna a strutture ricettive), rispetto ai 144 dello stesso periodo dell'anno precedente. Tenendo presente, però, che i canili presi in considerazione da AIDAA per formulare e diffondere i dati relativi al fenomeno, sono soltanto un sesto delle strutture italiane, si può ipotizzare, con un margine di errore minimo, che siano circa mille le famiglie che, nel quadrimestre esaminato, abbiano abbandonato i propri amici a quattro zampe. Per molti cani recuperati dall'abbandono si è risaliti ai proprietari, tramite il microchip o il tatuaggio, i quali hanno dichiarato apertamente di aver ripiegato sulla drastica soluzione perchè spinti da sopraggiunti problemi di carattere economico.
La diffusione territoriale del fenomeno riguarda principalmente il Centro-Nord della Penisola, con la Lombardia al primo posto, seguita da Piemonte, Veneto, Emilia e Valle d'Aosta.
 
TRENTINO
4 FEBBRAIO 2012
 
Cani avvelenati, caccia all’«untore»
 
RONZO-CHIENIS (TN) - . Maya, il golden retriever avvelenato sul monte Creìno, ci ha rimesso l’utero. Il cane ha subìto un’operazione per evitare che l’infezione si estendesse a tutto l’organismo, ma sopravviverà ai pesticidi ingoiati con una polpetta avvelenata. Le indagini si stanno rivelando complicate, anche perchè il gesto è di difficile interpretazione.
 La casistica fin qui raccolta suggerisce tre possibili ipotesi sul movene. La prima, che si tratti si un boccone destinato ai ratti che infestano le campagne. Contadini e agricoltori hanno infatti pieno diritto di difendere le proprie coltivazioni, ma la modalità è comunque pericolosa. Il veleno andrebbe protetto da una specie di gabbia che permetta l’accesso solo ai piccoli roditori, evitando che i predatori carnivori di taglia più grande - come donnole, faine e volpi - possano mangiare la polpetta all’insetticida. In questo caso, neanche dirlo, il boccone avvelenato era invece sul prato, a portata di qualsiasi animale. Pertanto se l’intento era difendere le piantagioni non sono state nemmeno messe in pratiche le più elementari prassi di sicurezza. Altra possibilità, una faida tra cacciatori rivali. Ipotesi a suo modo romantica, ma nessun cacciatore esporrebbe i suoi stessi animali al rischio di morire avvelenati: se si frequenta la stessa zona di bosco è difficile evitare che il proprio cane metta le fauci su una polpetta al pesticida. La terza ipotesi, verificata dal Corpo forestale della Provincia qualche anno fa a Folgaria, è la tradizionale pratica di avvelenare i predatori selvatici che attaccherebbero la stessa selvaggina cacciabile. «In ogni caso - spiega il dirigente della Forestale Giorgio Zattoni - è molto difficile intervenire in maniera efficace. Innanzitutto, vengono impiegati pesticidi agricoli, che sono in libera vendita. Poi bisognerebbe riuscire a cogliere in flagranza il responsabile, mentre deposita i bocconi. A Folgaria ci riuscimmo, ma fu un colpo di fortuna. Purtroppo questa pratica sopravvive, anche se ormai in maniera residuale. Si pensa, eliminando volpi e faine, di tutelare la fauna selvatica, ma nella realtà in questo modo si va ad alterare il delicato equilibrio dell’ecosistema, con effetti sempre negativi. Avvelenare i predatori selvatici è sbagliato perchè modifica la catena alimentare che sta alla base della sopravvivenza degli stessi animali, e in definitiva nel nostro ambiente». Beh, anche derattizzare in proprio, senza interpellare una ditta specializzata, non è l’ideale per l’ecosistema. «Basterebbe ingabbiare i bocconi, proteggerli dagli altri predatori. Mica è vietato eliminare i ratti dai campi».
 
JACK TECH
4 FEBBRAIO 2012
 
Emergenza freddo per gli animali del circo
Il caldo è indispensabile per molti specie esotiche.
 
 
La Lav - Lega Anti Vivisezione - lancia l’allarme freddo per gli animali dei circhi. Le temperature sotto zero degli ultimi giorni in molte città italiane mettono a rischio di morte elefanti, leoni, rinoceronti, zebre e giraffe. Che in natura vivono nella savana, non sotto la neve.
Freddo polare - Non sono solo gli esseri umani a soffrire il freddo siberiano che in questi ultimi giorni ha investito molte città italiane. In giro per il nostro paese, infatti, ci sono centinaia di animali esotici costretti a sopportare temperature per loro innaturali. Sono gli animali dei circhi e la Lega antivivisezione teme che possano subire gravi ripercussioni se non sono adeguatamente protetti da un riparo ben riscaldato.
Elefanti delle nevi - Il tipico circo che gira per l’Italia porta con sé elefanti, zebre, giraffe, leoni, rinoceronti, ippopotami e molti altri animali esotici che provengono molto spesso dalla savana africana. O da altre zone caldissime, nelle quali è impossibile registrare le temperature abbondantemente sotto lo zero che sta colpendo in questi giorni il centro-nord. Ecco perché la Lav ha lanciato l’allarme: «Sono animali che vivono in natura a temperature molto alte» spiega Laura Panini, responsabile Lav Settore Circhi e Zoo - «Pensiamo agli animali della savana, che si trovano oggi prigionieri di un container circense a temperature di gran lunga sotto lo zero: il maltempo è per loro fonte di grande sofferenza».
A norma di zebra - Questi animali, in teoria, dovrebbero stare lontani dalla neve e in container ben riscaldati. Di certo non sotto lo zero. La Commissione Scientifica CITES del Ministero dell’Ambiente, nello stendere le linee guida che regolamentano i criteri di detenzione degli animali nei circhi, ha stabilito precise temperature per il benessere di alcune specie animali che dovrebbero essere rispettate ma che, spiega la Lav, spesso vengono totalmente ignorate.
Cittadini sentinella - La Lav, che da sempre ritiene i circhi un luogo di sofferenza per gli animali, invita per questo i cittadini a fare la loro parte e ad aiutare gli animali esotici. L’associazione chiede a tutti di segnalare eventuali situazioni di disagio per questi esseri viventi a cui dovessero assistere. Se vedete il re della foresta trasformato in un gatto delle nevi, quindi, non restate a guardare e fate il vostro dovere: aiutate la Lav facendo una segnalazione.
 

PERO' TORINO

4 FEBBRAIO 2012

 

Nel gelo di Torino il cane Twist ha perso la sua padrona

 

 

Torino - La battaglia della padrona di Twist continua sulla rete: lo deve trovare. E offre anche 500 euro a chi glielo riportasse sano e salvo. Con il freddo implacabile di questi giorni, sarà terribile per Twist passare le nottate. Il cagnolino, che la signora Candida descrive con il naso rosa e dal pelo chiaro e lungo, è scappato il 25 gennaio da corso Re Umberto, dirigendosi verso il centro di Torino.Il tam tam sulla rete non si ferma, è una gara di solidarietà. La signora Candida, come ha fatto con la nostra testata, contatta tutti gli organi di informazione online e tutti i gruppi torinesi dei social network. Centinaia, migliaia di torinesi condividono il suo appello e ora mezza città è informata sul fatto che la povera bestiola deve essere trovata, perché più passano i giorni e la temperatura scende, più il rischio di non riabbracciarla aumenta in modo esponenziale."E' terrorizzato e non farebbe mai del male a nessuno, neanche se gli si tirasse la coda", dice Candida. "Chi lo avvista dovrebbe cercare di fermarlo, di farlo andare in un luogo chiuso, tipo un portone, perché se no dalla paura scapperebbe". Twist ha un collare in cuoio, è di taglia piccola, pelo lungo color biondo-tortora e naso rosa."Fa freddissimo, la città è piena di neve e non sappiamo se Twist abbia trovato riparo e se si sia nutrito - aggiunge Candida -. E' terrorizzato, ha paura di tutto, delle persone, dei rumori e del traffico".Anche la città è tappezzata dai volantini per ritrovare Twist e diverse segnalazioni, svariate telefonate, sono già arrivate alla padrona, sempre più preoccupata. Chi lo avesse visto chiami la signora Candida ai numeri Cane Twis scappato il 25 gennaio in corso Re Umberto a Torino 3280704878, 3804230095

 
LA ZAMPA.IT
3 FEBBRAIO 2012
 
L'Enpa ai sindaci: vietate i cani alla catena
L'appello dell'associazione animalista per tutelare i quattrozampe in questi giorni di gelo
 
Roma - I sindaci delle città italiane più colpite dal gelo emanino ordinanze che prevedano il divieto di tenere i cani legati alla catena. Lo chiede l’Ente nazionale protezione animali (Enpa) per tutelare i cani a fronte delle nevicate di queste ore.«Come testimoniano i numerosi interventi di soccorso posti in essere dalle nostre sezioni, la situazione è davvero critica: moltissimi animali rischiano di soccombere al freddo, e non si tratta soltanto degli animali selvatici ma anche di quelli domestici», spiega l’Enpa in una nota.
«Per questo ci appelliamo al buon senso dei sindaci affinchè vietino, almeno fino a quando le condizioni del tempo non miglioreranno, di tenere i cani legati alla catena, esposti al freddo e alla neve con grave pericolo - conclude l’Enpa - per la loro incolumità».
 
LA ZAMPA.IT
3 FEBBRAIO 2012
 
Il veterinario: con le temperature glaciali di questi giorni attenzione agli sbalzi di temperatura
Meglio evitare il passaggio da ambienti molti caldi a quelli freddissimi
 
Roma - «Ho portato il mio cane a giocare nella neve». E' il commento che molti amanti dei quattrozampe in questi giorni ripetono. In molti fotografano le imprese dei loro pelosi impegnati nella neve. Ma fa davvero bene ai cani e gatti uscire con questo freddo? L’insidia è una sola: lo sbalzo di temperatura. «Sia per gli animali abituati a vivere dentro casa, che per quelli soliti stazionare all’aperto, il passaggio da un ambiente molto caldo a uno molto freddo, come l’interno delle nostre abitazioni super-riscaldate e l’esterno, può provocare svariati problemi». La regola numero uno in questi giorni da "brividi", «è dunque evitare questo tipo di situazioni, soprattutto con i nostri cani, che devono sempre e comunque uscire per i loro bisogni fisiologici». A spiegarlo all’Adnkronos Salute è Andrea Rettagliati, veterinario di Roma.«È un errore - evidenzia l’esperto - pensare di dover portare dentro casa i cani abituati a vivere all’aperto. Per loro è sufficiente creare un ambiente riparato dalla pioggia e dal vento, come una cuccia coperta». Accoglierli nel gran caldo della nostra abitazione potrebbe infatti creare degli scompensi e provocare, in primis, problemi gastrointestinali e respiratori. «Per i cani "di casa" invece - aggiunge il veterinario - quando si esce è bene stazionare per qualche minuto in un ambiente "di passaggio", come la cucina o l’androne del palazzo, per evitare il brusco cambiamento di temperatura. Particolare attenzione deve essere dedicata ai cuccioli, ai cani anziani e a quelli con particolari patologie». E se si ha un cane a pelo raso, sì alla scelta di coprirlo con indumenti, «che non devono per forza essere cappottini all’ultima moda, ma anche nostri maglioni vecchi con le maniche tagliate».Per quanto riguarda la neve, «nessun problema per le zampe dei cani - ribadisce Rettagliati - il segreto, anche in questo caso, è di fare le cose in modo graduale. Non precipitarsi a farlo correre sulla distesa bianca, ma abituarlo passo passo al contatto con la neve. Esistono in commercio anche speciali creme indurenti per i cuscinetti plantari». Infine, i gatti: «Questi sono animali molto più autonomi dei cani - conclude l’esperto - dunque, se non desiderano uscire al freddo, non lo faranno. E in questo senso è bene evitare prima di tutto che stazionino direttamente sui termosifoni di casa, creando delle "alternative" altrettanto calde e allettanti, e mettere la lettiera per i bisogni dentro casa, se di solito la si tiene fuori».
 
LA ZAMPA.IT
4 FEBBRAIO 2012
 
Freddo siberiano, rischio strage per gli animali
L’Enpa si appella ai cittadini: rifocillate gli uccelli Allarme degli allevatori: finite le scorte di mangimi
 
LAURA ANELLO
 
Roma Quella più a suo agio, ieri, era la tigre siberiana, che avrà pensato di essere tornata nel suo habitat tra le montagne asiatiche, dove la temperatura scende spesso sotto i cinque gradi. Ha fatto una lenta passeggiata nel suo ampio recinto, poi è sparita con uguale solennità. I macachi del Giappone, invece, si sono divertiti come bambini a ingaggiare una battaglia con le palle di neve, rapiti da quella novità candida e gelata.
Istantanee dal Bioparco di Roma, dove gli animali si sono ritrovati circondati da un'inedita coltre bianca: bisonti, cammelli, elefanti, tigri. Tutti fuori, a godersi lo spettacolo, mentre sono rimasti al riparo nelle loro cucce riscaldate gli uistiti pigmei, le scimmie più piccole al mondo che per sopravvivere devono tenere una temperatura corporea di almeno venti gradi.
Già, il gelo è arrivato anche per i quattrozampe. Precipitati tutti, da ogni latitudine, alla temperatura dell'orso bianco e delle foche. Ma se al Bioparco è scattata un'eccezionale macchina di accudimento (otto guardiani a dormire sulle brandine per rispondere a ogni esigenza, distribuzione straordinaria di ciboipercalorico, e chiusura della struttura oggi al pubblico), l'allarme è per tutti quegli animali che non hanno così solerti angeli custodi.A cominciare da quelli selvatici, sorpresi dall'ondata di gelo arrivata nel momento peggiore, quando avevano cominciato - in anticipo - il ciclo della riproduzione. Allarme noto, ormai: il surriscaldamento globale ha innescato una rivoluzione delle specie, che iniziano a sfornare uova e cuccioli quando ancora è inverno pieno e non c'è cibo per nutrirli. Roba da fare impazzire l'ecosistema, decine di specie sono a rischio. «E proprio nel bel mezzo della riproduzione anticipata - spiega Carla Rocchi, presidente dell'Enpa, l'Ente nazionale di Protezione animali che è la più antica associazione italiana, fondata nientemeno che da Garibaldi - è arrivata la tempesta. Le uova non riescono a schiudersi e chi è già nato non ha risorse per sfamarsi». Un disastro annunciato.
Sono in prima linea, i duemila volontari dell'Enpa, per salvare gli animali migrati in massa dal Nord verso la Riviera ligure, alla ricerca di temperature più miti. Quelli della sede di Savona, una delle 150 sparse in tutta Italia, hanno trovato una beccaccia, solita abitatrice dei boschi, assiderata in via Verdi, in centro città. Mentre un tasso, pure stremato dal freddo, è stato recuperato a Bergeggi, nell'area protetta regionale. Ieri è stato un continuo soccorso di piccoli uccelli intirizziti lungo tutta la Riviera: i volontari li raccolgono, li rifocillano, li ricoverano in luoghi caldi, per poi liberarli quando staranno meglio e il tempo sarà migliorato.
Ma l'appello è esteso anche ai cittadini, «che hanno la possibilità - aggiunge Carla Rocchi - di salvare la vita a moltissimi uccelli». Come? Allestendo piccoli ricoveri nei balconi, nei giardini privati e condominiali, «ricordandosi però di rifornirli sempre di cibo, perché altrimenti i volatili si disorientano». Per i più coraggiosi e generosi, l'invito è a depositare nei boschi ortaggi e tuberi per nutrire caprioli, cinghiali e daini, un modo comunque per tenerli lontani dalle zone coltivate o dalle città. Ne sanno qualcosa i contadini e gli allevatori delle montagne siciliane alle prese con l'emergenza dei «cinghiamaiali», ibridi aggressivi che con il freddo scendono a valle in cerca di cibo.
Ma è tutto un bollettino di interventi, dal Nord al centro, mentre la Lav - La Lega antivivisezione - lancia l'allarme circhi: «Coloro che non garantiscono temperature adeguate e sistemazioni idonee per gli animali sono passibili di denuncia per maltrattamento», dice. A Campobasso si lavora sul tetto di un canile che rischia di crollare sotto il peso della neve, a Reggio Emilia il Corpo forestale soccorre un pastore tedesco abbandonato al gelo dal proprietario, a Caserta le guardie zoofile dell'Enpa faticano per raggiungere i paesi montani isolati per portare foraggi ai cosiddetti «animali da reddito»: mucche, capre, pecore, che rischiano di restare a stecchetto. Anche perché - denuncia Giulio Gavino Usai, il responsabile economico di Assalzoo, l'Associazione nazionale che riunisce i produttori di alimenti - «il 30 per cento dei mangimi è fermo da due giorni a causa dei blocchi della circolazione disposti per l'emergenza neve. E molti allevamenti hanno finito le scorte». Beati gli scimpanzé del Bioparco di Roma, che stamattina avranno a colazione tè e orzo caldi. Come principi.
 
BLITZ QUOTIDIANO
4 FEBBRAIO 2012
 
Mamma lupo adotta un cucciolo di gatto
 
La Rete è amica degli animali. Sono infatti tantissimi i video che hanno come protagonisti alcuni dei nostri amici e che diventano “virali”. Nei giorni scorsi Blitz Quotidiano ne ha pubblicati diversi (il cavallo che apre la porta della stalla, il gatto che dorme sulla cassa dello stereo, il labrador che aiuta in ufficio, il cane che segue con il muso la partita di ping pong e l’asino che canta non appena la sua padrona suona il violino). Oggi proponiamo un nuovo filmato che fa particolarmente tenerezza: un lupo adotta un cucciolo di gatto e lo protegge con amore. Non appena il piccolo si allontana mamma-lupo lo va a riprendere per metterlo nuovamente accanto a sè:
VIDEO
 
LIBERO
4 FEBBRAIO 2012
 
Premio-choc della lotteria: sparare a un cervo
Gli organizzatori del concorso-choc in Alto Adige: "Tutto in regola con la legge". Il diciannovesimo premio è un vitello
 
Singolari premi per una lotteria in Alto Adige. Il piccolo impianto di risalita, uno skilift della pista 'Guggenberg' di Plan de Corones (Brunico) ha promosso una lotteria che prevede come quarto premio addirittura un cervo da cacciare. Dalla riserva di caccia di Tesido fanno sapere che per quanto concerne la licenza, se il vincitore non ne è in possesso per poter imbracciare il fucile ed inoltrarsi nei boschi, ci penserebbero loro ad abbattere l’animale ("rispettiamo la legge sulla caccia, siamo in regola con le autorizzazioni", fanno sapere i cacciatori). Nell’elenco dei premi, che vede al primo posto una vettura Smart per un valore di 13mila euro, il diciannovesimo è un vitello d’alta montagna. In questo caso non è specificato se da cacciare o già morto.
 
IL CENTRO
4 FEBBRAIO 2012
 
Crolla la stalla, muoiono decine di pecore
 
PESCASSEROLI (AQ). Strage di pecore in una stalla di Pescasseroli, nel Parco nazionale d’Abruzzo, dove l’eccezionale nevicata ha provocato il crollo di un ovile causando la morte, per soffocamento di decine di animali. Il bilancio, almeno nella prima fase, sembrava molto più pesante, poiché la titolare, Elda Grassi, all’arrivo in azienda, si è trovata davanti uno spettacolo apocalittico. «La struttura», racconta l’imprenditrice, «era letteralmente accartocciata su se stessa, tutta ricoperta di neve, con sotto l’intero gregge, 500 animali, il lavoro di una vita. Fortunatamente, però, le balle e la struttura portante avevano creato una sorta di igloo salvando la maggior parte degli ovini». Ingenti, comunque, i danni per l’azienda (almeno 100mila euro) che si tramanda da generazioni. I titolari sono in attesa da tempo di un’autorizzazione da parte di Comune e Parco nazionale per la realizzazione di una struttura adeguata alle esigenze. «Sono passati oltre trent’anni», aggiunge, «ma il percorso ancora non arriva alla meta». Il Comune, però, stavolta, si è attivato subito mettendo a disposizione una stalla della fondazione Sibari per il ricovero delle pecore scampate al disastro. Sui tempi lumaca delle istituzioni arriva la stoccata di Confagricoltura: «L’Abruzzo, soprattutto quello delle aree interne, ha due punti di forza per crescere e competere», afferma il direttore Stefano Fabrizi, «il turismo e le attività connesse al territorio, come la pastorizia, ma se per avere un’autorizzazione per realizzare una stalla al passo con i tempi non bastano 30anni, allora qualcosa va rivisto. Comune e Parco cambino passo per non diventare una zavorra del sistema economico-produttivo». Il crollo del tetto, comunque, rappresenta una mazzata pesantissima per la storica azienda di Pescasseroli, che non era assicurata poiché nessuna compagnia aveva accettato di fare una polizza per una struttura precaria. «Alleviamo pecore da generazioni», conclude sconsolata Elda Grassi, «e gestiamo un punto vendita di prodotti del Parco nazionale d’Abruzzo: Siamo i primi interessati a tutelare la natura contrariamente a molti che vorrebbero la desertificazione del nostro territorio».
 
CORRIERE DI VITERBO
4 FEBBRAIO 2012
 
Corse a vuoto di Ronciglione (VT)
Chiuse le indagini per la morte della cavalla Tiffany.
L’incidente avvenuto nel marzo Morte della cavalla Tiffany durante le corse a vuoto arrivato l’avviso di conclusione delle indagini Quest’anno il palio carnevalesco non si correrà.
 
 
RONCIGLIONE (VT) -  LA FAva Conclusa l’indagine sulla morte della cavalla Tiffany. Quattro gli indagati: il sindaco di Ronciglione, Massimo Sangiorgi, il presidente della Proloco, Luciano Camilli, il vicecomandante della polizia locale Silvio Gianforte e il tecnico comunale Pino Cruciani. Per i primi due l’ipotesi è di maltrattamento degli animali, Gianforte e Cruciani sarebbero accusati di falso, in relazione ad alcune dichiarazioni da loro rese in merito al tracciato della corsa. L’inchiesta è stata aperta dopo la morte della cavalla Tiffany avvenuta il 5 marzo del 2011 durante le corse a vuoto che si svolgono ogni anno nella cittadina della Tuscia. L’animale a finì contro uno dei divisori posti tra il tracciato e gli spettatori. L’impatto la uccise praticamente sul colpo, davanti alle migliaia di visitatori accalcati dietro le corde. Durissime le polemiche.
 
LA PROVINCIA DI LECCO
5 FEBBRAIO 2012
 
Lecco, cane ucciso a bastonate
Caccia al bruto in Facebook
 
LECCO - Raccapricciante e incomprensibile. L'immagine del cane crudelmente ucciso fino a essere quasi irriconoscibile da un giovane lecchese l'altro pomeriggio ha fatto il giro di Facebook, specie tra i giovanissimi, suscitando orrore e commenti indignati.
Un povero animale ammazzato probabilmente a bastonate: la sua immagine è esibita su Facebook nel profilo di tale Mattia, nato a Roma, ma residente a Lecco. Che se ne vanta.
La intercetta una ragazzina lecchese di 12 anni, che da grande sogna di fare il veterinario, e inorridita lancia il tam tam. Decine i commenti di giovani, tra insulti e minacce al bruto che ha compiuto l'atroce impresa con alcuni amici: «Haahh... io e i miei soci lo abbiamo trovato abbandonato e guardate come lo abbiamo conciato!».
Qualcuno dei ragazzi ha avvertito i genitori che hanno sporto denuncia ai carabinieri e alla polizia postale: il maltrattamento e l'uccisione di animali è un delitto perseguito dalla legge. Adesso è caccia al bruto.
 
LA NUOVA SARDEGNA
5 FEBBRAIO 2012
 
Incendio a Sassari, sette cani bruciati in cantina
Via Gioscari, terribile fine per una mamma e i suoi cuccioli boxer. L’incendio causato da un corto circuito, inutile il tentativo di salvare gli animali. Illesi i proprietari
 
SASSARI. Scantinato distrutto da un incendio, ieri mattina, in una abitazione di via Gioscari. E nel rogo ha perso la vita anche un cane boxer con i suoi sei cuccioli. Una fine atroce per i poveri animali che erano stati sistemati all'interno per una maggiore tutela viste le temperature rigide di questi giorni. In serata, incendio anche in una seminterrato di via Carbonazzi: momenti di paura tra gli inquilini dl palazzo ma, per fortuna, nessun ferito.L'episodio più grave è quello del mattino. Alle 10 è scoppiato l'incendio in uno scantinato di via Gioscari, forse causato da un corto circuito. I proprietari erano in casa e hanno fatto scattare l'allarme con una chiamata al centralino del 115. Inutile il tentativo di mettere in salvo la mamma con i suoi uccioli che avevano trovato riparo al calduccio. Il fumo che si è sprigionato quasi subito - probabilmente per la presenza di materiale plastico - ha reso l'aria irrespirabile. Impossibile entrare nel locale se non con gli autoprotettori, come hanno fatto i vigili del fuoco. Purtroppo, però, per i sette cani non c'era più niente da fare. Alcuni soffocati dal fumo, gli altri bruciati. Una scena terribile.
I vigili del fuoco hanno dovuto lavorare per oltre due ore per avere ragione delle fiamme e per bonificare l'ambiente. Rilevanti i danni, nessun problema per le persone. Solo il grande dolore per la perdita della mamma e dei sei cuccioli che venivano accuditi con cura. Proprio per questo gli animali erano stati sistemati al coperto, per proteggerli dal freddo polare di questi giorni. Purtroppo l'incendio accidentale di ieri mattina non ha lasciato scampo.
In serata, poco dopo le 19.15, allarme incendio anche in via Carbonazzi, a poca distanza dal supermercato Sisa. Le fiamme si sono sprigionate in un seminterrato utilizzato come deposito e punto di riunione da alcuni ragazzini. Sono stati loro - quasi certamente - per una distrazione a causare l'incendio che - secondo le prime valutazioni dei vigili del fuoco - potrebbe essere stato provocato da una lampada a gas dimenticata accesa. Le fiamme si sono propagate rapidamente e hanno distrutto quasi completamente il locale dove erano custoditi anche tre motorini e materiali di vario tipo.Il fumo denso che si è sprigionato ha messo in allarme anche gli abitanti del palazzo: ci sono stati momenti di apprensione, specie tra le persone più anziane che hanno preferito uscire all'esterno, ma per fortuna nessuna conseguenza grave. I vigili del fuoco hanno spento l'incendio dopo circa un'ora e poi sono cominciate le operazioni di bonifica. Sul posto anche una pattuglia dei carabinieri.
 
BOLOGNA 2000
5 FEBBRAIO 2012
 
50.000 pulcini morti nel crollo di un capannone nel riminese
 
L’emergenza crolli si fa sempre più pesante in Alta Valmarecchia, nel Riminese, dove oltre al crollo del tetto di una discoteca a Novafeltria, senza alcuna conseguenza, i carabinieri sono intervenuti per prestare assistenza ai proprietari di alcuni capannoni adibiti ad allevamento avicolo crollati sotto il peso della neve, provocando la morte di oltre 50.000 pulcini per un valore di circa 100.000 euro. Sempre ieri e sempre in provincia di Rimini gli uomini dell’ Arma hanno soccorso e rifocillato circa 40 autotrasportatori rimasti bloccati con i loro mezzi nei pressi dei caselli autostradali e una donna in stato interessante è stata soccorsa a Villa Verucchio e riaccompagnata presso la propria abitazione. In zona Verucchio, ancora, un allevatore 75enne è stato rintracciato e soccorso dopo aver perso l’orientamento a causa delle forti nevicate mentre vagava da ore nelle campagne dopo aver accudito i propri animali.
 
CORRIERE ROMAGNA
5 FEBBRAIO 2012
 
Animali schiacciati dal peso della neve
Alle emergenze per le persone si aggiungono drammatiche situazioni per le bestie
 
CESENA. Nelle colline e montagne di tutto il comprensorio l’emergenza è massimale non solo per le famiglie isolate senza cibo, medicine, riscaldamento o luce elettrica. Qui si aggiungono anche emergenze estreme per gli animali da allevamento, presenti in grande quantità. Una delle prime segnalazioni arrivate ieri alle forze di pubblica sicurezza è stato sul crollo, nella zona al confine con Mercato Saraceno, di un capannone avicolo pieno di pollame. A Sarsina non è stato nemmeno possibile verificare nel dettaglio quante mucche siano morte per il crollo del tetto di un allevamento. Stessa situazione poco più in la dal confine, a Perticara. Stalla crollata e animali senza casa. Si voleva portare le bestie al macello di San Mauro Pascoli ma logisticamente, con un metro e venti di neve su qualsiasi strada, l’impresa era improponibile. Anche gli animali selvat ici sono in difficoltà. Basti pensare come ieri, verso le 20, un cinghiale si sia spinto fino al parcheggio della Torretta, in centro a San Piero in Bagno: a caccia di cibo nei sacchi d’immondizia.[..]
 
LA NUOVA VENEZIA
5 FEBBRAIO 2012
 
Bocconcini trappola ai cani
 
SOTTOMARINA (VE) -  Allarme bocconcini-trappola per gli animali. In questi giorni, infatti, sono stati rinvenuti in zona San Felice, dei pezzi di salame contenenti del ferro. A sollevare la questione è stata l'associazione protezione animali. «Si tratta di resti di cibo abbandonati, lasciati per terra con il chiaro scopo di recare danno agli animali», spiega la presidentessa dell'Apa, Sara Naccari. L'associazione, inoltre, è stata informata del ritrovamento in zona diga, di alcuni gatti morti, che presentavano delle ferite causate, probabilmente, da pallini da caccia. «Si raccomanda ai proprietari dei cani - continua Sara Naccari - di tenerli sempre al guinzaglio; per i gatti, invece, chiediamo di prestare maggiore attenzione quando vengono lasciati liberi. Invitiamo tutti coloro che sanno qualcosa di più di questi fatti, di avvertire le autorità o la nostra associazione».
 
LA NUOVA SARDEGNA
5 FEBBRAIO 2012
 
Strage di mucche e di vitelli
 
VILLAMASSARGIA (CI). Strage di mucche e vitelli in una stalla di Monte Cadelano, a Villamassargia. Ignoti, nella notte tra venerdi e sabato, hanno fatto irruzione nella fattoria di Gianni Ferreli, 70 anni, ed hanno massacrato tra mucche e vitelli, ben 25 capi. Le povere bestie sono state colpite ripetutamente a colpi di machete e abbattute senza pietà. Ad accorgersi dell’avvenuta mattanza è stato il proprietario della stalla dove trovavano ricovero le bestie, ieri mattina, quando è tornato nella fattoria e per mungere le mucche e per distribuire il fieno e ripulire i box degli animali. «Ho trovato il pavimento rosso per il sangue raggrumato della bestie - ha raccontato Gianni Ferreli. - Mi hanno distrutto l’intero patrimonio che ho curato come un buon padre di famiglia». Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno avviato le indagini per individuare l’autore della strage. «Ho portato la mia solidarietà all’allevatore - ha detto il sindaco Franco Porcu.- Ferreli è un allevatore vecchio stampo che vive dal reddito che proviene dalla mungitura delle mucche e dalla vendita dei vitelli. Questi gesti non possono trovare alcuna giustificazione». Per l’allevatore è stato un colpo durissimo: tutto il patrimonio di una vita distrutto come ritorsione per rancori maturati forse nell’ambiente agro-pastorale. «Non chiudo l’attività - ha concluso - la fattoria riprenderà l’attività come in passato».
 
QUOTIDIANO DEL NORD
5 FEBBRAIO 2012
 
Bologna e Ferrara: : sequestrati pappagalli tutelati dalla convenzione di Washington
 
Bologna - Gli agenti del Servizio CITES Territoriale di Bologna e del NIPAF di Ferrara del Corpo forestale dello Stato hanno posto sotto sequestro tre esemplari di Ara militaris, pappagalli appartenenti alla famiglia dei psittacidi tutelati dalla Convenzione di Washington sul controllo del commercio delle specie in pericolo di estinzione.
Le indagini sono partite in seguito ad alcune segnalazioni giunte al Servizio CITES di Bologna, che ha competenze nelle provincie di Bologna e Ferrara, riguardanti un annuncio comparso su Internet in cui si offrivano in vendita i tre esemplari di pappagalli.
Gli agenti, che hanno risposto all'annuncio utilizzando degli pseudonimi, sono riusciti a risalire al venditore, un allevatore residente a Poggio Renatico (FE), già noto al Servizio CITES, e al luogo dove gli uccelli erano detenuti.
I tre esemplari erano custoditi all'interno di alcune gabbie nel cortile di un caseggiato rurale di proprietà di un conoscente del venditore, nel comune di Poggio Renatico.
Oltre ai tre Ara militaris, sono stati rinvenuti anche due esemplari di Amazona aestiva, uccelli anch'essi appartenenti alla famiglia degli psittacidi e quindi tutelati dalla Convenzione di Washington.
I tre esemplari sequestrati, del valore complessivo superiore a 5.000 euro, sono stati trasferiti al Centro Recupero Animali Selvatici ed Esotici di Semproniano (GR), in attesa della decisione dell'Autorità Giudiziaria.
Il venditore è stato denunciato per commercializzazione di animali tutelati dalla Convenzione di Washington in assenza della documentazione prevista per legge e rischia la reclusione da tre mesi ad un anno e una sanzione amministrativa fino a 77.500 euro.
 
GREEN SYLE
5 FEBBRAIO 2012
 
Fukushima, disastro animale
 
A quasi un anno dal disastro di Fukushima del marzo 2011, continuano a provenire dal Giappone notizie non propriamente rassicuranti sull’incidente alla centrale nucleare locale. Dopo la segnalazione di pochi giorni fa sulla fuoriuscita di 8 tonnellate di acqua radioattiva, giungono oggi preoccupanti dettagli sulla salute degli animali: nelle zone adiacenti all’impianto sarebbe in corso un’ecatombe di cani, gatti e altri animali domestici .Secondo quanto riportato dai corrispondenti esteri della testata statunitense ABC, in netta contrapposizione con i dati invece annunciati dagli enti governativi giapponesi, migliaia di animali domestici sarebbero abbandonati al loro destino in quel di Fukushima. Dopo l’incidente nucleare, infatti, la popolazione sarebbe stata obbligata a disfarsi degli amici a quattro zampe e, a 10 mesi dal disastro, la situazione sarebbe drammatica: la quasi totalità di cani e gatti giacerebbe per strada ormai senza forze, in attesa di un aiuto.È Yasunori Hoso, membro dell’United Kennel Club of Japan, a tratteggiare questo scenario da film horror: 20-40 cani e gatti morirebbero al giorno per malnutrizione, temperature proibitive o per aggressioni, considerato come molti animali si sbranino ormai l’un l’altro per assicurarsi la sopravvivenza. E nonostante il governo sottolinei come tutti gli esemplari siano stati catturati e portati in strutture di accoglienza, queste ultime tuttavia sconosciute all’opinione pubblica, è lo stesso Hoso a smentire l’edulcorata versione di stato.«Il governo continua a sottolineare come vi siano pochissimi animali abbandonati, ma noi abbiamo visto le loro orme sulla neve. Stanno combattendo per rimanere in vita. Non hanno più grasso in corpo, non vi è più nulla che possa riscaldarli. Molti cuccioli sono morti di ipotermia, ma crediamo ve ne siano oltre 100 ancora in vita.»Non è dato sapere quanti animali domestici siano effettivamente in libertà, considerato come non esista un registro degli stessi e come la maggioranza delle famiglie non ne abbia denunciato l’abbandono forzato. Molti degli sfollati, infatti, sono stati sistemati in abitazioni momentanee dove gli animali non sono permessi e, per paura di ritorsioni, non avanzano la richiesta di ritrovare cani e gatti perduti.Le stime più ottimistiche parlano di qualche centinaia di esemplari, quelle catastrofiche addirittura di un migliaio. Hoso e i suoi volontari, i quali si sono assunti il rischio di spingersi fino a poco meno di un miglio dall’impianto, hanno da soli salvato 290 gatti e 34 cani, mentre innumerevoli sarebbero gli animali senza vita rinvenuti sul posto. Fra questi emerge la storia di “Sievert”, uno Shiba Inu esposto forzatamente alle radiazioni che ha perso momentaneamente l’uso delle zampe, e di un cucciolo rimasto per 39 giorni legato a una catena senza acqua e viveri.
FOTO
 
IL GAZZETTINO TREVISO
5 FEBBRAIO 2012
 
CANSIGLIO (TV) - Danni ingenti per i cacciatori ma anche rischi per gli automobilisti: la carne è tossica
Investono le lepri e se le mangiano
Denuncia della Riserva alpina che ha avviato il ripopolamento: animali travolti e poi cucinati
 
Provincia di Treviso - Strage di lepri: auto killer. L’allarme è dei cacciatori di Fregona che proprio in questi giorni stanno effettuando il ripopolamento nella riserva alpina. Sono esemplari importati da allevamenti dell'Est Europa che di notte cercano di portarsi all'asciutto proprio sull'asfalto dove vengono schiacciate da automobilisti senza scrupoli che poi se le portano via per cucinarle «Su 40 coppie lanciate in settimana - afferma il presidente della riserva Giacomo De Martin - già una decina di lepri è finita sotto le ruote. Ma è opportuno che quanti pensano ad un'ottimo piatto sappiano che per il ripopolamento questi animali sono vaccinati per cui la commestibilità è alquanto dubbia se non dannosa per l'uomo».Lo conferma anche un veterinario vittoriese: «Il vaccino è elemento estraneo che rimane nell'animale per un mese. Meglio evitare di consumare questa carne e aspettare che qualche amico cacciatore faccia l'invito durante la stagione venatoria».Per questo ripopolamento i soci della riserva alpina hanno investito con le loro quote ben 160 centosessanta euro per ciascuna lepre.Altro fronte caldo per i cervi: «Il piano di controllo non si realizzerà mai sbotta Ezio Casagrande presidente della Riserva alpina di Vittorio Veneto dove da tre mesi 50 cacciatori selezionatori si alternano nelle uscite lungo il Col Visentin e il Monte Pizzoc. “Nella nostra riserva erano previsti 49 capi, a tutt’oggi ne sono stati abbattuti 7, solo un paio nella zona adiacente al Pizzoc. La messa a punto di questo piano è frutto di studi e ricerche costati un sacco di soldi dei contribuenti per stabilire che nell’area del Cansiglio ci sono 1600 cervi in soprannumero da abbattere in tre anni. Veneto Agricoltura e Ufficio Caccia della Provincia hanno messo a punto i piani di prelievo destinati a rimanere sulla carta col solo effetto di attivare gli animalisti che invito a venire a fare i censimenti per conoscere la realtà».Il numero dei capi abbattuti sinora nelle altre riserve alpine del comprensorio sembra confermare le tesi di Casagrande: nella zona di Fregona i cervi incarnierati sono 15 su 76 assegnati, a Sarmede su 47 nessun abbattimento. «Se si intendono raggiungere gli obiettivi - dice Gianpaolo Antonioli vice presidente di Fregona - devono essere modificati tempi e sistemi di caccia». In controtendenza la zona di Vittorio dove si è prossimi a completare il piano di abbattimento di caprioli femmina e mufloni.
 
ADN KRONOS
5 FEBBRAIO 2012
 
Animali: Aidaa, 15mila gatti uccisi ogni anno per le pellicce
 
Roma - ''In Italia si stima siano in circolazione circa 3.000.000 di colli di pelliccia e interni di giubbotti in pelliccia realizzati con pelo di coniglio, cane e gatto, di questi oltre la metà proviene dalla Cina e dai paesi del sud Est Asiatico, mentre molti di questi colli sono realizzati in laboratori artigianali spesso clandestini situati anche in Italia''. Lo sottolinea l'associazione animalista Aidaa, secondo cui ''sono circa 15.000 i gatti che ogni anno in Italia vengono rapiti (ma anche allevati) per poi essere uccisi e il pelo acconciato per poi essere lavorato e trasformato il pelliccia e nei suoi derivati''. ''Ovviamente si tratta di un reato in quanto in Italia è proibito fare le pellicce con pelo di cane, gatto (e noi aggiungiamo che presto speriamo sia proibito anche con il pelo del coniglio). Per quanto riguarda i gatti -continua l'Aidaa- la preferenza va su quelli neri in quanto si tratta del pelo che presenta la lavorazione piu' semplice per l'acconciatura per la sua uniformità di colore''.
 
LA ZAMPA.IT
5 FEBBRAIO 2012
 
Veleni domestici: i cani sono le prime vittime
Secondo uno studio, la maggior parte degli incidenti sono dovuti a prodotti tossici incustoditi
 
Gli animali sono le prime vittime di avvelenamenti domestici. E tra quelli domestici al primo posto ci sono i cani.  Secondo uno studio del Centro antiveleni e della facoltà di Medicina veterinaria, pubblicato su “Veterinary record”, nel caso degli animali da compagnia le intossicazioni sono soprattutto dovute agli antiparassitari veterinari, i prodotti che si usano per proteggerli da pulci e zecche.
I nemici numero due sono i farmaci per uso umano, seguiti da detersivi per la casa e da piante velenose. In Italia - commentano gli autori – i dati pubblicati su questo argomento sono scarsi, ma sono invece fondamentali per una migliore gestione degli avvelenamenti di animali domestici, con lo scopo di  ridurre la mortalità».
Il cassetto delle medicine, il ripostiglio dei detersivi, ma anche le piante . Questi prodotti sono pericolosi perch&eacut e; lasciati incustoditi, con buone probabilità che i cuccioli di casa vengano a contatto con  sostanze tossiche. Dal 2000 al 2010, gli esperti hanno raccolto informazioni epidemiologiche relative ad avvelenamenti di animali e li hanno classificati in una banca dati informatizzata. Le segnalazioni riguardano principalmente animali di piccole dimensioni e in una certa misura cavalli, ruminanti e altri animali da produzione alimentare.
 
FORLI’ TODAY
6 FEBBRAIO 2012
 
Crolla il tetto di un allevamento a Predappio Alta (FC). Morti alcuni cani
E' crollato, intorno alle 4 del mattino di lunedì, il tetto di un allevamento di cani a Predappio Alta . Il Comune sta gestendo l'emergenza
 
Crolla il tetto di un allevamento a Predappio Alta. Morti alcuni cani
„E' crollato, intorno alle 4 del mattino di lunedì, il tetto di un allevamento di cani a Predappio Alta . Il Comune sta gestendo l'emergenza. Nell'incidente sono morti alcuni barboncini. Ora il sindaco, Giorgio Frassineti, conferma: "Siamo in contatto con il canile di Forlì per trasferire i cani sopravvissuti". I mezzi della Provincia stanno lavorando per rimuovere il manto ghiacciato che ha raggiunto anche uno spessore di 15 cm. Si è registrato anche il crollo della tettoia dell'area feste di S. Savino, senza nessuna conseguenza, fortunatamente. […]
 
IL TIRRENO
6 FEBBRAIO 2012
 
Asino cade nel laghetto e muore per il gelo
 
TERRICCIOLA (PI) -  Due squadre di vigili del fuoco volontari, un lungo lavoro per cercare di salvare un asino di dodici mesi, di una razza considerata in via di estinzione. Ma alla fine, dopo circa due ore di lavoro, quando l’animale è stato tirato fuori dal laghetto dove era rimasto impantanato,non c’era più niente da fare. L’asino era morto assiderato. È comunque stato recuperato dai vigili del fuoco (di Lari e Ponsacco) e portato vicino all’azienda agricola da cui è partita la richiesta di intervento per soccorrere il quadrupede in una domenica caratterizzata da temperature rigide, in alcune zone scese sotto zero. È successo ieri pomeriggio sulle colline di Terricciola, lungo via Terricciolese. Un allevatore ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco quando si è reso conto che l’animale era rimasto “prigioniero” nel fango e nell’acqua ghiacciati. Non è chiaro per quanto tempo il mulo sia rimasto in quelle condizioni. Ma quando è stato visto, così hanno spiegato i soccorritori, era ancora vivo. Per più di un’ora, con l’aiuto anche di un trattore, i pompieri hanno lavorato per arrivare all’animale. Il soccorso si è rivelato inutile, anche se è stato concluso pochi minuti prima delle 19, prima dell’inizio di un’altra notte polare. Il mulo, di razza amiatina, era morto. La carcassa è rimasta nell’azienda agricola che provvederà a informare l’Asl, così è stato detto. Le temperature polari stanno mettendo in grossa difficoltà gli allevatori, ma anche i cani che sono ospitati all’interno dei canili della provincia. […]
 
VICENZA TODAY
6 FEBBRAIO 2012
 
Bassano (VI), vende cuccioli a zoopornografo: i carabinieri li recuperano
Protagonisti due cuccioli di golden retriver, che erano stati erroneamente ceduti da una signora del trevigiano ad un uomo condannato per reati contro gli animali. Grazie ai carabinieri sono stati recuperati
 
Disavventura per una signora trevigiana che ha scoperto di aver ceduto due cuccioli di golden retriver ad un uomo condannato per zoopornografia. Grazie all'intervento dei carabinieri, i due cani sono stati rintracciati. La donna aveva messo un annuncio su subito.it per vendere i cuccioli ed era stata contattata da un utente del bassanese. L'incontro è avvenuto in un bar della città del Grappa, dove i golden retriver sono stati ceduti per 500 euro l'uno con la promessa di ricevere la scansione della carta d'indentità, che è puntualmente arrivata. La donna ha fatto alcune verifiche e ha scoperto che C. era stato condannato per reati contro gli animali e si è subito attivata per rintracciare le bestiole i carabinieri recuperano cuccioli a zoopornografo di Bassano Uno era stato venduto ad una famiglia di Bassano per il doppio della cifra: si trattava di persone per bene e la signora si è tranquillizzata da un lato ma ha allertato i carabinieri per rintracciare l'altro cucciolo, ancora nelle mani dell'uomo. Riesce a farsi dare un appuntamento a cui si presenta con i militari, che si fanno consegnare il cane.
 
Ticinonline
06/02/2012
 
Chi ha accecato "Lu"?
 
DINO (SVIZZERA) - Gli hanno sparato un colpo di fucile ad aria compressa all'occhio ed è rimasto accecato. Questa volta giunge da Dino la notizia dell'ennesimo episodio di maltrattamento nei confronti di animali denunciato dalla Spab, la Società Protezione Animali.
Come riferisce in un comunicato la Spab, ad essere colpito un gatto a pelo lungo, Lu, tornato a casa con una brutta ferita ad un occhio, provocata, appunto da un colpo di arma ad aria compressa.
La padrona ha affidato il suo animale alle cure di un veterinario che, nonostante il successo dell'operazione, consistente nell'estrazione del proiettile dal bulbo oculare, nulla ha potuto per salvare la vista del felino.
La Spab ha incaricato un ispettore di seguire il caso da vicino in quanto vi è stata violazione della Legge federale sulla Protezione degli animali, della Legge federale sulla caccia, laprotezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici e l'uso di arma da fuoco nell'abitato.
La Società prega di rivolgersi alla Polizia cantonale o alla stessa Spab al numero 091 / 8 29 33 66, a tutti coloro che potessero fornire dettagli utili all'inchiesta.
 
IL CENTRO
6 FEBBRAIO 2012
 
Sotto sequestro lo zoo La Rupe per irregolarità

Claudia Ficcaglia
 
CIVITELLA CASANOVA (PE). Un reparto speciale del Corpo forestale di Roma, direttamente dipendente dal ministero dell’Ambiente, ha sequestrato temporaneamente, per ragioni di carattere amministrativo, lo zoo La Rupe di Civitella Casanova. Una vicenda che ha rischiato di avere conseguenze soprattutto per i numerosi animali ospitati nel parco faunistico dove vivono specie autoctone e animali esotici, questi ultimi spesso accolti qui e curati dopo essere stati sottratti a traffici illegali dalla stessa Forestale. Il proprietario della struttura, Roberto Locatelli, secondo quanto riscontrato dagli agenti della Forestale, non avrebbe la licenza in linea con un particolare articolo contenuto del decreto ministeriale del 2005, tanto da far scattare il sequestro amministrativo dell’attività privata, animali compresi, e un’ammenda di circa 30 mila euro. Le irregolarità burocratic he che hanno determinato il provvedimento, però, hanno posto il problema della custodia legale degli animali. Sulla decisione è intervenuta la Prefettura di Pescara, che dati i tempi ristretti e la necessità di una competenza specifica, considerate anche le condizioni meteo, ha ritenuto di riaffidarli allo stesso gestore Locatelli che si occupa di loro con passione, insieme al figlio Max, da oltre trent’anni. «Siamo in regola con tutte le autorizzazioni rilasciate alla nostra struttura dallo stesso Ministero», sostiene Locatelli. «Gli uomini che hanno effettuato il controllo sono gli stessi che a ottobre ci hanno affidato una tigre sequestrata a Lecce. Assistiti dal nostro legale, faremo i dovuti approfondimenti sul caso».
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 FEBBRAIO 2012
 
Achille e Penelope, odissea a lieto fine

Alessia De Marchi

 
TREVIGNANO (TV) -  Una storia per fortuna a lieto fine per Alessandra, la padrona, e Achille e Penelope, i suoi due cuccioli golden retriver. Ma le premesse erano tutt’altre. Alessandra Zanella, direttrice di banca, venerdì scorso decide di mettere un’inserzione su subito.it, sito di affari online, per vendere due dei sette cuccioli dati alla luce dalla sua Nicole. L’annuncio non passa inosservato. Lo stesso giorno viene contattata via mail da un possibile compratore. Si firma C. e dice di essere interessato ad Achille e Penelope. «Con la mia compagna – confida – abbiamo un progetto sponsorizzato dalla Provincia di Bolzano per un programma di pet therapy». Quale collocazione migliore per i due cucciolotti, pensa la proprietaria. Venditrice e compratore si incontrano il giorno seguente nel bar della stazione dei treni di Bassano. Alessandra si presenta all’appuntamento con il suo compagno. «C. – riferisce – mi dice che i cani vanno intestati uno a lui e l’altro a un suo zio di cui consegna la fotocopia di una carta d’identità. Non ci dà però alcun suo documento. Il mio compagno si insospettisce e gli fa sapere che senza documento non gli consegneremo i cuccioli. C. ci fornisce le sue generalità complete e garantisce che invierà copia di un documento via mail». Alessandra consegna Achille e Penelope, ma a malincuore. Durante il viaggio di ritorno verso Trevignano compone il numero di cellulare che dovrebbe appartenere allo zio. Risponde un tedesco, che gli passa un siciliano. Quest’ultimo dice di non avere i cani con sè. Alessandra richiama C.: rivuole i suoi cuccioli. «Ho già venduto Achille a una signora di Bassano», le risponde. La direttrice si fa dare l’indirizzo minacciando una denuncia per truffa e va a controllare: famiglia onesta e meritevole, tutto a posto a parte il prezzo di vendita. In pericolo c’è Penelope, ancora nelle mani di C. che si scopre avere precedenti per maltrattamenti ai cani, sevizie e zoopornografia. Alessandra lo ricontatta, ma lui non ne vuol sapere di restituirle la cucciolotta. «Già venduta per mille euro».. Sono le 21.30 di sabato Alessandra va dai carabineri di Montebelluna. Dopo due ore di trattativa telefonica, condotta dal brigadiere Caratozzolo, si fissa un appuntamento per la restituzione di Penelope, «venduta» per mille euro. Alle 10 di ieri Alessandra con i carabineri Davide Gerbino e Giovanni Prisco, autorizzati dal comandante, si presenta nel bar di Bassano concordato e riesce a riportare a casa Penelope restituendo i soldi ricevuti da C. per l’acquisto. Cuccioli salvi. Alessandra ringrazia i carabinieri: «meravigliosi» e mette in guardia dai truffatori on line.
 
IL TIRRENO
6 FEBBRAIO 2012
 
Salvata poiana in difficoltà Ma l’airone non ce l’ha fatta
 
GROSSETO - Una poiana in grave stato di choc è stata consegnata sabato scorso alla Lav - Lega Antivivisezione di Grosseto da una coppia di giovani che la ha ritrovata nei pressi della propria abitazione in una zona rurale nei dintorni del capoluogo. Il rapace è stato immediatamente inviato al Crasm del Wwf di Semproniano in un trasportino riscaldato tramite il pullman di linea della Tiemme. L’animale, che non era riuscito a nutrirsi per alcuni giorni, ha subito un deciso calo di peso e di forze, complici anche le rigide temperature di questi giorni. Attualmente si trova in cura sotto alimentazione artificiale. Sempre sabato scorso i Vigili del Fuoco di Grosseto hanno indirizzato alla Lav una famiglia che ha soccorso una civetta in difficoltà. In questo caso l’uccello ha mostrato rapidamente segnali di ripresa, tanto che è stato possibile liberarlo poco dopo la con segna. Ma non sempre, per gli animali selvatici in difficoltà, c’è il lieto fine, nonostante gli sforzi dei tanti che si prodigano per prestare soccorso. Meno fortunato è stato infatti un airone guardabuoi che venerdì mattina ha impattato contro un’auto a Istia d’Ombrone e che la polizia municipale di Grosseto ha prontamente raccolto e portato alla Lav. L’airone, nonostante gli immediati soccorsi, è deceduto prima ancora che fosse possibile inviarlo al Centro recupero animali selvatici. La Lav Grosseto, nella sua attività di recupero di animali selvatici in difficoltà, agisce con la costante consulenza del dottor Marco Aloisi, medico veterinario e direttore del Crasm Wwf di Semproniano. Sempre preziosa in questi casi è la collaborazione con istituzioni e forze dell’ordine, oltre che con i cittadini. E anche della Tiemme, che garantisce il trasporto gratuito degli animali a Semproniano. La Lav rispo nde 24 ore al giorno al numero 328 5639980 per ogni segnalazione o consegna di animali in difficoltà.
 
GEA PRESS
6 FEBBRAIO 2012
 
Milano e la strage dei piccioni: uccisi in alternativa al gabinetto
 
Erano guardie volontarie di una associazione venatoria provinciale gli uccisori di 450 piccioni nelle campagne di Peschiera Borromeo. Lo rende noto l’Assessore leghista alla caccia, agricoltura e parchi della Provincia di Milano, Luca Agnelli in risposta ad una interrogazione del Consigliere Provinciale IdV Luca Gandolfi. Al Consigliere erano pervenute le numerose lamentele dei cittadini di San Bosio che sabato 21 gennaio si erano trovati al centro di una intensa attività di fucileria nelle vicine Cascine.Ad assistere alla carneficina disposta in base al piano provinciale di contenimento della specie, anche alcuni passanti della stradella nei pressi di Cascina Pestazza i quali ora contestano quanto dichiarato dall’Asse ssore. Secondo Agnelli, infatti, gli incaricati della Provincia dovevano stazionare ad almeno 50 metri dalle strade carrozzabili. Secondo Paolo Penna, uno degli sfortunati cittadini che hanno assistito e documentato la caduta di piccioni uccisi e moribondi, gli incaricati della Provincia, pur dando le spalle alla stradita percorsa sia da automobili che da altri mezzi, erano invece distanti a pochissimi metri dalla stessa. I piccioni morti, continua Paolo Penna, cadevano nell’aia della Cascina, mentre quelli feriti un po’ ovunque, ivi compreso lo stesso sterrato della strada.Per l’Assessore però è tutto in regola. Anzi rispondendo al Consigliere Gandolfi che chiedeva di possibili metodi alternativi alla mattanza, dichiara che non è d’accordo con l’uso consigliato dall’ISPRA (organo tecnico dello Stato che rilascia gli specifici pareri per questi abbattimenti) dell’antrachinone, sostanza chimica nel frattempo vietata, dic e sempre l’Assessore.Non è stato possibile in questi giorni mettersi in contatto con il responsabile dell’ISPRA che si occupa di tali problematiche. L’antrachinone, però, in bibliografia scientifica risulta essere un lassativo. Possibile che l’organo tecnico dello Stato consiglia di mandare i piccioni al gabinetto per evitare presunti problemi di natura sanitaria? Nulla invece, viene detto sugli altri consigli dell’ISPRA, ovvero le tecniche di isolamento delle aree accessibili dai piccioni.Il dubbio sull’antrachinone rimane, anzi si avvalora ancor di più nel momento in cui l’Assessore Agnelli sostiene come nella legge 157/92, ovvero la legge sulla caccia, è solo la forma selvatica della Columba Livia ad essere protetta e non la forma domestica rinselvatichita che è infatti, a suo dire, legittimata ad essere abbattuta. Peccato, però, che nella legge 157/92 non solo non è neanche una volta riportato alcun distinguo tra forma selvatica e rinselvatichita, ma non è addirittura mai citata la stessa povera Columba Livia. Quale legge sulla caccia conosce l’Assessore alla caccia della Provincia di Milano?
 
GEA PRESS
6 FEBBRAIO 2012
 
Padova: una nutria per due giorni lasciata a congelare
L'eurodeputato Zanoni: comportamento inammissibile - qualcuno dovrà dare delle spiegazioni.
 
In questi giorni la temperatura ha sfiorato i dieci gradi sotto zero, è impensabile che un animale già soggetto allo stress del trappolamento possa essere rimasto dentro la gabbia per due giorni. Questo il commento dell’eurodeputato Andrea Zanoni (IdV) dopo la notizia relativa ad un nutria dimenticata in una gabbia trappola per due giorni, tra la neve. Del povero animale, soggetto a veri e propri piani di eradicazione spesso finanziati dalle amministrazioni provinciali, se ne era accorto un cittadino di Sabbioncello, in provincia di Padova. Due giorni, bloccata nella gabbia, con il freddo e senza cibo. Poi la denuncia ai Carabinieri e l’intervento della Polizia Provinciale. Della nutria, non è stata diffusa però alcuna notizia.“La nutria – ha dichiarato l’ON.le Zanoni – è stata sicuramente sottoposta ad una soffere nza indicibile. Un comportamento sanzionabile con il reato di maltrattamento di animali. Mi chiedo – ha aggiunto l’On.le Zanoni – cosa sarebbe successo se fosse rimasto bloccato un cagnolino, come un gatto oppure un appartenente alla fauna selvatica protetta“.Per capire le sofferenze inflitte al povero animale basti considerare come nei protocolli sui roccoli, ovvero i famigerati impianti di cattura della piccola avifauna, è prescritto, proprio per il Veneto, come nelle giornate particolarmente fredde debbano essere controllati ogni mezz’ora. Per la nutria, invece, si è trattato di due giorni. Lasciata congelare all’aperto senza alcun intervento che ponesse fine alle sue sofferenze.“Andrò in fondo a questa vicenda – ha concluso l’On.le Zanoni – chiedendo di individuare e nel caso procedere contro chi quella trappola, avendola piazzata, aveva il dovere di controllarla“.
 
MATTINO DI PADOVA
9 FEBBRAIO 2012
 
Nutria in gabbia, Zanoni (Idv) interroga la Provincia
 
SAONARA (PD)  - Andrea Zanoni, eurodeputato dell’Italia dei valori e presidente della sezione veneta della Lega abolizione caccia, interviene sul caso, segnalato alcuni giorni fa dal Mattino di Padova, della nutria rimasta per due giorni al gelo, rinchiusa in una gabbia-trappola. Il grosso roditore era stato infine liberato grazie all’interessamento di un residente di via Sabbioncello e dei carabinieri di Legnaro, che avevano richiesto l’intervento della polizia provinciale. L’onorevole Zanoni ha deciso di chiedere chiarimenti sulla vicenda alla Provincia di Padova, per capire come sia stato possibile dimenticare l’animale nella gabbia per così tanto tempo: «Sarebbe necessario controllare queste gabbie almeno ogni ora - scrive l’eurodeputato in una nota - non di rado vi entrano anche animali da affezione, p er esempio un gattino o un cane, oppure specie protette come uno svasso, un tuffetto e anche qualche anitra selvatica: sarebbero andati incontro ad una morte certa».
 
LA NUOVA FERRARA
6 FEBBRAIO 2012  
 
Uccelli affamati per il gelo No alle briciole, bene i semi
 
FERRARA - La neve e il freddo polare mettono a rischio anche uccelli e altri animali a causa delle notevoli difficoltà a reperire il cibo. Da qui l’appello dell’Enpa «ai cittadini, alle amministrazioni e a chiunque abbia a cuore la salvaguardia del nostro patrimonio faunistico, ad attivarsi per favorirne la sopravvivenza mai a rischio come in questi giorni di prolungato gelo». Si consiglia di evitare o limitare per l’avifauna «prodotti di forno o briciole che, ingeriti con acqua per esser digeriti, potrebbero provocare blocchi per il freddo nello stomaco degli uccelli e la conseguente ipotermia». Molto meglio, se possibile, «mangimi per insettivori, semi, noci, nocciole, semi di girasole etc., tritati o interi, che vengono venduti nei negozi di mangimi, nei negozi specializzati e nei supermercati». Ideali sarebbero le «palline di margari na con semi dentro inserite in una retina da limone ed appese ad un ramo del giardino, del parco o del bosco. Altri prodotti vengono venduti nei negozi specializzati, ma possono essere fatti anche in casa».
 
LA ZAMPA.IT
6 FEBBRAIO 2012
 
Pombia (NO), animali esotici nella morsa del gelo
 
La morsa del gelo non concede sconti e non rispetta nemmeno le quote altimetriche tanto che i -14,4 gradi registrati l'altro notte in vetta al Mottarone (1500 metri di quota) sono stati percepiti anche dalla centralina Arpa di corso Vercelli a Novara, nella zona della Madonna del Bosco. Ma il record è stato a Varallo Pombia: il termometro della rete regionale di Arpa Piemonte, posizionato a 268 metri sul livello del mare, ha trasmesso il dato più basso dell’intera provincia di Novara, toccando i -16,3°. Proprio nella zona del freddo record si trovano i due parchi faunistici del Novarese ma non ci sono stati grossi problemi per gli animali. «Al Safari Park l’apertura è limitata al sabato e alla domenica, nelle ore di sole dalle 11 alle 15,30 - precisa Orfeo Triberti presidente del parco di Pombia - di notte gli animali vengono fatti entrare nei ricoveri riscaldati. Con la neve caduta e il conseguente rischio ghiaccio, in questi giorni restano al chiuso specie, come le giraffe, che potrebbero scivolare e farsi male». Nessun rischio, invece, per i pachidermi: «In caso di neve fresca - spiega Triberti - i rinoceronti non hanno problemi: alcuni esemplari vivono qui da 36 anni». Pure per lama e dromedari le temperature da brivido non sono un guaio, come per le tigri siberiane. Anche al parco faunistico La Torbiera di Agrate Conturbia, che riapre il 3 marzo, la situazione è sotto controllo: «Ospitiamo 32 diverse specie - dichiara la responsabile Mara Federici - e di queste l’85% vive in ambienti molto freddi, come il leopardo delle nevi o le tigri siberiane. In ogni caso abbiamo aumentato il riscaldamento». La temperatura sotto zero, però, ha fatto ghiacciare l’acqua per l’abbeveraggio degli animali che quella dei laghetti dove vivono animali acquatici come le anatre: «Abbiamo provveduto a tagliare il ghiaccio con la motosega».
FOTO
 
VARESE NEWS
6 FEBBRAIO 2012
 
Castelveccana (VA)
Un boscaiolo dal cuore tenero il salvatore del cane nel gelo
L’animale è stato trovato sotto un nocciolo, in un rifugio usato dai partigiani durante la guerra. «Mi ha guardato, e gli ho lanciato da mangiare, ora sono pronto ad adottarlo»
 
«Ero ossessionato da quel rumore proveniente dal bosco: sembrava un cane. In alcuni momenti cessava, poi riprendeva. Pensavo fosse l’eco della montagna. Poi ieri mi sono detto: faccio un ultimo tentativo, e così l’ho trovato».
Massimo Gianoli, 45 anni, di Castelveccana, non parla dei boschi, ma delle “sue” montagne: ogni settimana, sole, pioggia o neve, esce coi cani a passeggiare sui rilievi che costeggiano il Lago Maggiore e che se li percorri fino allo spartiacque, ti portano in Valcuvia. Zona impervia, e non adatta a passeggiate.
«Un posto sconosciuto dai più, e talmente nascosto che veniva usato nell’ultima guerra dai partigiani, molti dei quali scamparono ai rastrellamenti trovando rifugio proprio qui», come dice lo stesso sindaco del paese, Luciano Pezza.
Gianoli, che non a caso fa il boscaiolo e conosce come le sue tasche questi luoghi, da giorni era alla ricerca di questo animale, che nessuno aveva visto e che nessuno sapeva di preciso dove fosse. È stato lui che ieri ha avvistato per primo il cane (e non una escursionista, come si pensava in un primo momento).
«Pensavo che oramai non vi fosse più nulla da fare, fino alle 12 di ieri – racconta Gianoli. Sono uscito approfittando del sole non appena terminato di mangiare. Mi sono addentrato passando per “Pira Alta/Pianeggi” e sono salito. E lì ho cominciato a sentire nuovamente quel rumore. Ho proseguito, e finalmente ho avvistato una macchia nera sotto ad un nocciolo. Il cane aveva trovato rifugio nei pressi di alcuni massi che assicuravano un po’ di protezione. Gli ho subito lanciato una barretta energetica, che ha divorato, e ho fatto il punto col gps. Poi ho avvertito i soccorsi». A quel punto il vice sindaco di Castelvecccana, Ruggero Ranzani, riceve la telefonata e avvisa il soccorso alpino che parte per raggiungere il punto segnalato. Ma c’è un problema. «Era praticamente impossibile che mi raggiungessero: le vallette e i canaloni di questa zona sono impenetrabili, allora sono ridisceso e li ho attesi a Pira Alta. E ho fatto bene: io stesso ho avuto problemi a ricondurre gli uomini del soccorso alpino sul posto. Arrivati vicini alle coordinate gps, poi, nessun rumore. Il cane non abbaiava più, sembrava svanito. Poi, quando avevamo quasi perso ogni speranza, ecco di nuovo il latrato: lo abbiamo raggiunto, ha ringhiato un po’ ma subito dopo, quando gli abbiamo dato ancora da mangiare, è venuto con noi».
Un’esperienza indimenticabile per Gianoli. «Sono felicissimo di aver salvato il cane, che è stato dato in custodia ai servizi veterinari dell’Asl: mi dicono verrà tenuto per almeno u na decina di giorni». Cosa farà ora? Pensa di adottarlo? «Mah io possiedo già due cani, e tantissimi amici boscaioli si sono subito resi disponibili a tenere il cane del bosco ma…se nessuno lo volesse, lo prenderei volentieri».
«Ora l’obiettivo è risalire al proprietario – ha affermato il sindaco di Castelveccana. Il cane non aveva microchip, ma magari è tatuato. Il padrone, in questo caso, dovrà sobbarcarsi le spese di custodia di questi giorni in cui l’animale è in carico all’Asl».
 
GAZZETTA DI MANTOVA
6 FEBBRAIO 2012
 
Rischia di assiderarsi E salva il cane nel canale
 
Provincia di Mantova - Quando dalla finestra ha sentito il guaito s’è lanciato fuori: il cane della vicina annaspava nel canale ghiacciato. Non ha esitato, si è calato in acqua e affondando fino al petto, con il rischio di assiderare, ha strappato l’animale a morte certa. «Ho preso un bel freddo, ma non sono affatto pentito, lo rifarei subito» spiega Roberto Biasotti, 51enne di Commessaggio, formatore nella comunicazione, scrittore e da sette mesi arruolato tra le guardie volontarie Anpana, l’Associazione nazionale protezione animali e ambiente. L’episodio è accaduto ieri mattina attorno alle nove e mezza nel Navarolo, che scorre accanto a via De Musoni, la strada dove abita Biasotti. «Ho sentito il guaito, mi sono precipitato fuori e ho visto la cagnetta della vicina, una meticcia di taglia media, che annaspava tra le lastre di ghiaccio e il fango del canale - è il racconto di Biasotti - era lontana dalla sponda e stava per finire sotto, non riusciva a muoversi per il freddo». Il cane, per il ghiaccio sulla sponda, era scivolato in acqua. «Non ci ho pensato su e mi sono gettato nel canale - è ancora il racconto di Biasotti - a fatica ho raggiunto la cagnolina e l’ho agganciata coni due guinzagli che m’ero portato dietro. Ero sommerso di acqua gelata fino al petto, credo di aver rischiato il congelamento, ma ce l’ho fatta: l’ho riportata a riva e poi a casa, dalla sua padrona». La donna ha offerto al soccorritore una ricompensa in denaro, che il volontario Anpana ha rifiutato. Nel bagno fuori programma è andato distrutto il telefonino. «Chiedo a chi mi conosce di rimandarmi il numero di telefono - è l'appello - molti numeri non erano sulla scheda e sono andati perduti».
 
IL GIORNO
6 FEBBRAIO 2012
 
Cani e gatti al gelo e senza cibo Scoperta struttura lager a Busto
Denunciata la donna proprietaria di box e abitazione
Tutti gli animali sono stati sottoposti a sequestro preventivo di iniziativa e affidati a strutture idonee. L'Oipa sta valutando l'ipotesi di costituirsi parte civile
 
Varese - Ambienti completamente al buio, pavimenti sporchi di feci e urina, non puliti da giorni: questa la drammatica condizione nella quale sono stati trovati dieci cani. All'interno un pastore tedesco anziano, libero, mentre gli altri (boxer, shitzu e galgo spagnolo) erano rinchiusi in kennel sottodimensionati rispetto alla taglia degli animali e pieni di feci e urina. Non finisce qui. Nel bagno erano chiusi, completamente al buio, si trovavano quattro gatti soriani diventati fobici a causa della costante detenzione nell'oscurità. I felini erano talmente spaventati che non è stato possibile alcun accertamento clinico da parte dei medici veterinari presenti e un esemplare, terrorizzato, è fuggito alla cattura e si è allontanato dall'abitazione.A portare alla luce la triste vicenda, sono state le guardie zoofile dell'Oipa di Varese che con il supporto dei carabinieri di Busto sono intervenute per un controllo amministrativo in un'abitazione nel centro di Busto Arsizio con annessi alcuni box per il ricovero di cani. L'intervento è scattato a seguito di una segnalazione arrivata all'Organizzazione Internazionale Protezione Animali il 4 febbraio.Nei piccoli box esterni, costruiti senza la necessaria autorizzazione sindacale sanitaria e senza rispettare la normativa vigente (in quanto risultava assente sia lo spazio chiuso per riparare gli animali dal freddo e dalle intemperie sia la copertura) erano rinchiusi 3 cani, due boxer e un pastore tedesco, impossibilitati a vedere l'esterno perché i box erano coperti da teli neri. Gli animali erano fortemente provati dalle condizioni di gelo alle quali erano esposti. Non solo i cani non avevano a disposizione alcun tipo di giaciglio ma non avevano neppure la possibilità di abbeverarsi perché l'acqua si era trasformata in un blocco di ghiaccio. Gli accertamenti veterinari compiuti sul posto hanno evidenziato che tutti i cani erano denutriti.Ma la galleria degli orrori non ha risparmiato anche due testuggini acquatiche del tipo Trachemys Scripta Elegans (tartarughe dalle orecchie rosse) collocate nel vano sottoscala dell'abitazione in un terracquario, con filtro e riscaldatore spenti, in una quantità d'acqua insufficiente e senza zone asciutte, condizione indispensabile per questo tipo di animale, tanto che mostravano chiari segni di macerazione della cute.
Tutti gli animali sono stati sottoposti a sequestro preventivo di iniziativa e affidati a strutture idonee: i cani, dei quali solo 7 risultano intestati alla proprietaria dell'abitazione, ai canili municipali di Busto Arsizio, Gallarate e Varese, i felini al Parco Felino di Gallarate e le testuggini alla clinica veterinaria "I Ronchi" di Gallarate. I box sono stati posti sotto sequestro amministrativo e la proprietaria denunciata per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la propria natura e produttiva di gravi sofferenze . L'Oipa Italia Onlus sta inoltre valutando la possibilità di costituirsi parte civile nel procedimento penale in quanto la denunciata, nota a molti gruppi animalisti per il suo attivismo, aveva fatto richiesta per diventare guardia zoofila.
 
VARESE NEWS
6 FEBBRAIO 2012
 
Busto Arsizio (VA) - Scovato un canile lager, denunciata una donna
In casa sono stati trovati 10 cani malnutriti, sporchi e anchilosati perchè rinchiusi in piccole gabbie. In bagno aveva 4 gatti soriani al buio diventati quasi cechi e due tartarughe d'acqua malate per la sporcizia

 
Ancora una brutta storia di maltrattamenti di animali, questa volta addirittura da una donna che voleva realizzare in casa propria un canile amatoriale, per il quale aveva anche fatto richiesta formale. Il fatto è avvenuto a Busto Arsizio, in un'abitazione di via Enna dove le guardie zoofile dell'Oipa, del servizio tutela animali della provincia di Varese, hanno scoperto, con il supporto dei carabinieri di Busto Arsizio, un vero e proprio canile lager lo scorso 4 febbraio. Una donna del '68, originaria di Lanciano, deteneva all'addiaccio dieci cani in gabbie non a norma (di razza boxer, shitzu e galgo) dove vivevano rinchiusi tutto il giorno nelle loro feci e senza possibilità di muoversi, 4 gatti soriani sono stati trovati rinchiusi in un bagno dell'abitazione completamente al buio, tanto che è stata riscontrata loro una forte fotofobia, segno che non vedevano la luce da molto tempo. In una pozza d'acqua putrida vivevano, invece, due tartarughe esotiche, anche loro ammalate. Tutti gli animali sono stati trovati malnutriti e quelli all'esterno anche assetati in quanto l'acqua che avevano per bere era congelata a causa delle temperature bassissime di questi giorni. Molti dei cani avevano problemi di deambulazione a causa dell'atrofizzazione dei muscoli. Anche l'abitazione nella quale la donna viveva erano del tutto inadeguate anche ad un essere umano tra sporcizia e feci di animali in ogni angolo. Quattro dei cani detenuti non risulterebbero di sua proprietà mentre altri sì.  Tutti gli animali sono stati sottoposti a sequestro preventivo da parte del sostituto procuratore della Repubblica Francesca Parola e affidati a strutture idonee: i cani, dei quali solo 7 risultano intestati alla proprietaria dell’abitazione, ai canili municipali di Busto Arsizio, Gallarate e Varese, i felini al Parco Felino di Gallarate e le testuggini alla clinica veterinaria “I Ronchi” di Gallarate. I box sono stati posti sotto sequestro amministrativo e la proprietaria denunciata per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la propria natura e produttiva di gravi sofferenze. La donna è stata, naturalmente, denunciata per maltrattamenti.
 
GEA PRESS
7 FEBBRAIO 2012
 
Busto Arstizio (VA): da bere ghiaccio (fotogallery)
Le case comunicanti con animali denutriti - intervento di Carabinieri e Guardie OIPA.
 
Busto Arsizio (VA). Di fatto erano due abitazioni attigue. Una, quella dove viveva un suo parente, sarebbe stata utilizzata per ricevere gli ignari animalisti che si recavano ad adottare i cani. L’altra, la sua casa, era invece quella dove teneva gli animali ed a quanto pare, dove viveva lei stessa. La voce, forse, a Busto Arsizio era girata. Quella persona, nota negli ambienti animalisti, non la contava giusta. Sta di fatto che utilizzando l’altra casa avrebbe pure accolto i Carabinieri di Busto Arsizio e le Guardie dell’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali). La casa del parente non presentava problemi, ma dove deteneva gli animali, sarebbe stata rilevata una sorta di casa degli orrori.Sia gli spazi interni che esterni dell’abitazione erano stati trasformati in strutture di detenzione di animali le cui condizioni igienico sanitarie vengono descritte disastrose. In particolare il locale, tenuto al buio, appariva imbrattato di feci, finanche nelle pareti, e con in terra fogli di giornale intrisi di urine. Dei dieci cani trovati nel locale interno, un pastore tedesco anziano era libero mentre gli altri nove (razza boxer, shitzu e galgo spagnolo) era detenuti all’interno di kennel di misura insufficiente e comunque con evidente sporcizia.Altresì penosa la situazione nella quale sarebbero stati ritrovati quattro gatti soriani, giudicati fobici a causa della prolungata detenzione nell’oscurità. Talmente spaventati dalla vista dell’uomo da rendersi impossibile, in quel momento, una prima visita veterinaria. Uno dei gatti, nel tentativo di rifugiarsi innanzi ai suoi soccorritori è riuscito finanche a fuggire. I quattro gatti erano chiusi nel bagno, mentre il sottoscala era stato riservato ad un terracquario tenuto senza zone asciutte che invece avrebbero dovuto essere riservate alle due testuggini Trachem ys scripta elegans (ovvero la testuggine guance rosse). Il terracquario presentava sia il filtro che il riscaldamento spenti, mentre il volume dell’acqua sarebbe stato insufficiente. Gli animali avevano, inoltre, evidenti segni di macerazione della cute a causa delle continuata permanenza in acqua.Del tutto al freddo erano altri tre cani tenuti nello spazio esterno dell’abitazione dove erano stati costruiti dei box in regola, comunque, con le concessioni edilizie. Quello che invece sarebbe stato violato è il Regolamento locale d’igiene. Spazi, da questo punto di vista, non a norma e acqua da bere ridotta ad un blocco di ghiaccio. Nel complesso una piccola struttura, inadatta alle detenzione dei due boxer ed un pastore tedesco. Di fatto sarebbero stati esposti al gelo, senza giaciglio (per dormire in nudo cemento) e materiale termoisolante. Per loro fogli di plastica nera che li isolavano solo dalla luce. Gli accertamenti veterinari compiuti sul posto avr ebbero inoltre evidenziato come tutti i cani risultavano denutriti oltre a presentare carenza di tono muscolare e difficoltà deambulatorie.Solo sette dei tredici cani risultavano microchippati e intestati alla signora. Per tutti gli animali è scattato il sequestro preventivo e sono stati trasferiti in strutture idonee. La signora è stata denunciata per detenzione di animali in condizioni inidonee e produttrici di grave sofferenze. L’OIPA ha annunciato la costituzione di parte civile.
VEDI FOTOGALLERY:
 
CORRIERE DELLA SERA
7 FEBBRAIO 2012
 
Busto Arsizio (VA) -  Dieci animali in condizioni pietose: denunciata la proprietaria, voleva fare la guardia zoofila Cani senza cibo e al gelo: chiuso lager casalingo
Lieto fine Ritrovato nel dirupo un labrador che si era perso nella boscaglia: ha resistito sette giorni

Roberto Rotondo

BUSTO ARSIZIO (Varese) - Era una casa di detenzione per cani e gatti, e non certo un hotel a quattro stelle, quella scoperta dalla procura della repubblica a Busto Arsizio, in pieno centro, su segnalazione delle guardie zoofile dell' associazione Oipa. Gli animali venivano reclusi al buio, con le tapparelle e gli infissi sempre chiusi. All' interno della casa incriminata vi erano dieci cani di razza boxer, shitzu e galgo spagnolo, in condizioni igieniche precarie. Giornali pieni di urina in terra e le feci sparse dappertutto, tra esalazioni nauseabonde. Solo un pastore tedesco anziano era libero, gli altri erano invece rinchiusi in gabbie troppo piccole per loro. La proprietaria è stata denunciata all' autorità giudiziaria per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la propria natura e produttiva di gravi sofferenze. E' una donna nota nell' ambiente animalista e che aveva p ersino fatto richiesta per diventare guardia zoofila. Secondo le accuse aveva utilizzato anche dei box esterni - senza autorizzazione - nei quali erano stati rinchiusi 3 cani: due boxer e un pastore tedesco. Gli animali erano al freddo, e al buio, dato che un telo nero bloccava loro la visuale. Ma soprattutto erano al gelo. Nelle ciotole l' acqua si era congelata e le gabbie erano fredde. Secondo l' Oipa, i cani erano denutriti. Non solo. Anche due testuggini acquatiche erano tenute male in un acquario parzialmente spento. Tutti gli animali sono stati sequestrati e affidati a canili e cliniche veterinarie. Insomma un lieto fine, come a Castelveccana, dove si è conclusa la triste avventura di un cane che si era perso in una zona boschiva impervia. L' animale era denutrito ed è stato localizzato da un boscaiolo della zona, grazie a un gps. L' uomo ha chiamato il soccorso alpino e, tramite delle corde, i volontari lo hanno messo in salvo dopo alcune ore di appostamento. E ' un incrocio tra un labrador e un mastino e potrebbe essere la bestiola che, secondo quanto raccontano gli abitanti della zona, sta abbaiando da almeno 7 giorni in cerca di aiuto. Se questa ricostruzione fosse confermata, l' intervento avrebbe del miracoloso. Il cane avrebbe resistito al freddo e al gelo, con temperature incredibili, scese anche fino a meno 15 gradi. 

 
TARGATO CN
7 FEBBRAIO 2012
 
Carcassa di cane abbandonata sulle sponde del Po a Revello (CN) rinvenuta dagli uomini di LAC e WWF
Nei prossimi mesi controlli più intensi per verificare la corretta iscrizione dei cani all’anagrafe canina e la loro regolare detenzione
 


NELLA FOTO - Gli agenti procedono alla delimitazione dell'area

L’ennesimo servizio congiunto di vigilanza e monitoraggio del territorio che ha visto impegnati fianco a fianco gli uomini del Nucleo di Vigilanza ambientale della Lega per l’Abolizione della Caccia e quelli del Nucleo Operativo del WWF ha portato al rinvenimento di una carcassa di cane in avanzata fase di decomposizione, abbandonata in mezzo ad altri rifiuti sulla sponda sinistra del Po, sul territorio del Comune di Revello. L’animale, privo di microchip e di tatuaggio, non ha permesso di risalire al suo padrone, mentre l’avanzato stadio di decomposizione ha impedito di accertarne le cause della morte. Non si saprà quindi mai se quel cane è stato investito da un’auto e qualcuno oggi ne attende il ritorno a casa oppure se il ritrovamento sia il frutto dell’abbandono da parte del suo sconsiderato proprietario. “Nei prossimi mesi – fanno sapere i responsabili della LAC e del WWF – intensificheremo i controlli proprio in quella direzione: verificare la corretta iscrizione dei cani all’anagrafe canina e la loro regolare detenzione”. L’area presso la quale è stato rinvenuta la carcassa è stata delimitata ed isolata per motivi igienico-sanitari e la presenza dei resti dell’animale segnalata al Comune che ha provveduto a rimuoverla ed a bonificare il sito.
http://www.targatocn.it/2012/02/07/leggi-notizia/argomenti/cronaca-1/articolo/carcassa-di-cane-abbandonata-sulle-sponde-del-po-a-revello-rinvenuta-dagli-uomini-di-lac-e-wwf.html

 

IL CENTRO
7 FEBBRAIO 2012  

Polpette al veleno fanno strage di cani randagi

AVEZZANO (AQ). Polpette imbottite di veleno per uccidere i cani randagi del quartiere. Uno degli animali è morto dopo avere ingerito la carne. Altri potrebbero avere subìto la stessa sorte. «La carcassa è ancora lì, sepolta nella neve» lamenta una residente di via Don Minzoni ad Avezzano. Proprio nel quartiere di Borgo Pineta, nella zona nord della città, è stata segnalata la presenza di un gran numero di polpette, forse “confezionate” con veleno per topi o con anticrittogamici utilizzati in agricoltura. «Le polpette» racconta ancora la residente «sono state gettate in più punti del quartiere, dove in questi giorni si è radunato un gran numero di cani randagi. Uno degli animali è morto dopo mezz’ora di agonia. È assurdo che accadano simili cose». Non è la prima volta che s i verificano stragi di cani nella Marsica. L’ultimo episodio si è verificato qualche settimana fa alla periferia di Celano. Durante la notte sono stati ammazzati cani da caccia e da tartufo, gettando il veleno attraverso la staccionata. Sei gli animali uccisi. Alcuni sono stati portati da un veterinario per un salvataggio in extremis. La scoperta dell’avvelenamento è stata fatta da uno dei proprietari. Il valore dei cani uccisi si aggirava intorno ai 15mila euro. Del caso si occupano i carabinieri.

 

IL CENTRO
7 FEBBRAIO 2012

Migliaia di mucche senza cibo da quattro giorni

LECCE NEI MARSI (AQ). Migliaia di capi di bestiame senza cibo da giorni. È quanto denuncia Marco Gallotti, allevatore di Lecce nei Marsi, che ha rivolto un appello a prefetto, sindaco, presidente della Provincia e Protezione civile. «Gli animali rischiano di morire: aiutatemi» sottolinea l’allevatore Gallotti.

 
ADN KRONOS
7 FEBBRAIO 2012
 
Gelo killer per gli animali, mucche e agnelli a rischio
Roma - Gravi danni per i crolli di stalle e carenza di cibo e acqua. A risentirne sono anche gli allevamenti avicoli. A rischio la produzione di latte

Roma - A morire sono soprattutto gli agnelli, vittime del grande freddo. Un gelo che attanaglia da giorni e giorni intere zone montane, collinari e anche pianeggianti delle Marche e del Molise dove si allevano ovini. A causare una vera e propria moria di agnellini sono le temperature troppe rigide tanto che molte pecore stanno abortendo e i neonati sono troppo deboli per resistere. Ma numerose vittime si contano anche tra le pecore per i crolli dei tetti di molte stalle dovuti al peso della neve e per la carenza di cibo e di acqua che si fa sempre più grave in questi giorni. A segnalare alcune situazioni più critiche è la Coldiretti, l'organizzazione degli agricoltori ramificata su tutto il territorio nazionale e molto attiva anche dal punto di vista dell'assistenza alle aziende in difficoltà.
Una condizione particolarmente grave è quella che sta vivendo l'azienda zootecnica di Elisa Giancola, nella contrada Colle Pasquini a Macchiagodena, in provincia di Isernia. L'allevamento di pecore di questa fattoria che si trova a un'altitudine di 900 metri è stato duramente colpito dalla nevicata per il crollo del tetto dell'ovile. Qui su 470 capi circa una trentina sono deceduti ma il bilancio tende a salire e da sabato non sono ancora arrivati i soccorsi. "Se non arriva qualcuno ad aiutarci le pecore continueranno a morire - afferma all'Adnkronos la titolare, Elisa Giancola - noi siamo in cinque, mio marito, i miei tre figli ed io, ma non riusciamo a rimuovere le travi che sono cadute. Abbiamo chiamato la Protezione civile, ma non si è ancora visto nessuno". Qui la neve ha raggiunto il metro e mezzo.
La carenza di acqua e cibo per gli animali viene segnalata in provincia di Ascoli Piceno dove gli allevamenti estensivi di ovini contano circa 10mila capi e sono soprattutto quelli più in basso a registrare i maggiori problemi. "Qui continua a nevicare e non solo muoiono tanti agnelli ma si può dire che la produzione di latte ormai è inesistente - spiega all'Adnkronos Giulio Federici, direttore della Coldiretti di Ascoli Piceno - le mungiture vengono abbandonate perché manca il cibo che non arriva per l'isolamento di molte aziende e l'acqua si ghiaccia. Noi stiamo cercando di aiutare ma la situazione è critica".
Un altro caso divenuto drammatico è quello di un allevamento di Sassofeltrio, in provincia di Pesaro e Urbino, dove venerdì è crollato il tetto della stalla. Il titolare, Walter Baldacci, ha sistemato le quaranta mucche in ricoveri di fortuna ma la sua azienda è da cinque giorni letteralmente sepolta dalla neve, arrivata a tre metri e mezzo. Nelle ultime ore oltre all'acqua e al cibo è venuta anche a mancare l'energia elettrica. Coldiretti Pesaro ha chiesto alla Protezione civile e alla Provincia l'intervento di una turbina per aprire un varco nel muro di ghiaccio e raggiungere così la strada provinciale per portare acqua e cibo agli animali. La zona è però sotto una violenta tormenta di neve e i mezzi non riescono a muoversi.
L'impossibilità di effettuare le consegne a causa della neve sta intanto mettendo a rischio la produzione di latte nel pesarese. Gli allevamenti delle zone interne sono in difficoltà nello stoccare il latte munto quotidianamente. Ai problemi di acqua e cibo, con le condutture gelate e l'impossibilità di approvvigionarsi, si sono così aggiunti quelli del trasporto.

 
ALTO ADIGE
7 FEBBRAIO 2012
 
Abbattere un cervo come premio di una lotteria previsto dalla legge?

BOLZANO. Interrogazione dei consiglieri dei Verdi Riccardo Dello Sbarba e Hans Heiss sulla lotteria di Tesido con in palio l’abbattimento di un cervo. «Corrisponde al vero che l’associazione turistica di Tesido e la sciovia Guggenberg hanno messo in palio come quarto premio di una lotteria un cervo da abbattere? Se sì, con quale diritto tali enti hanno potuto farlo? L’iniziativa ha avuto il consenso dei gestori della riserva? Una simile lotteria con in premio un animale da abbattere è compatibile con le norme che regolano la caccia nelle riserve della nostra provincia? Da quale contingente verrà prelevato l’animale da cacciare? Se il vincitore della lotteria è una persona che non ha i necessari permessi, oppure che non è residente nella nostra provincia - concludo i consiglieri dei Verdi - il “premio” messo in palio gli sarà comunque concesso?».

 
CORRIERE DEL VENETO
7 FEBBRAIO 2012
 
Volpi e nutrie, animali odiati
 
Non c'è pace per alcuni animali in questi giorni. Soprattutto se sono animali detestati. Con i quali non riusciamo a convivere. Contro i quali spesso abbiamo comportamenti di grande violenza.
Sto parlando di volpi e nutrie.
La volpe è stata intrappolata dalle parti di Eraclea  in un laccio-cappio, di quelli usati dai bracconieri. L'animale non era morto. ma è stato "finito" sul posto dalla Polizia provinciale di Venezia.La Lipu veneta ha annunciato denunce.
La nutria è stata catturata a Sabbioncello, nel padovano, e lasciata in gabbia sotto la neve per due lunghissimi giorni. A morir di freddo. 
In entrambi i casi del tutto ignorata è stata la loro sofferenza. Messa da parte, forse perché si hanno dubbi a proposito, la loro inevitabile "capacità" di soffrire. Proprio come noi.
In entrambi i casi a denunciare i fatti sono stati cittadini. Persone mosse da compassione. Certe che non ci sia ragione per infliggere sofferenze simili.
Sia pur ad animali detestati.
 
IL GIORNALE
7 FEBBRAIO 2012
 
C’è la prova: i cani provano vero amore verso i padroni
 
OSCAR GRAZIOLI
 
«Amor ch'a nullo amato amar perdona» (l'amore che obbliga chi è amato a ricambiare) scrive Dante ne l'Inferno, a proposito della tormentata relazione tra Paolo e Francesca. Il Sommo non avrebbe mai pensato che la stessa frase, qualche secolo dopo, avrebbe potuto essere scritta anche per la relazione che vede uniti cani e persone. Finora il termine «amore» per quanto abusato nel parlare e nello scrivere comune, rimane, per la scienza ufficiale, un sentimento che attiene all'uomo e alle scimmie antropomorfe (scimpanzè, gorilla ecc.). Mentre, fino a qualche tempo fa, si pensava che la domesticazione del cane risalisse a circa 15.000 anni orsono, recenti scavi in Siberia e in Belgio hanno portato alla luce due scheletri canini databili attorno a 33.000 anni addietro. Hanno mandibole e denti meno acuminati e meno atti a strappare carne dalle ossa. L'ipotesi degli zooarcheologi è che il rapporto d'affetto tra cane e uomo dati quindi da molto più tempo di quanto si credesse. E col tempo, si sa, amicizia e affetto possono diventare amore.
Recenti studi, effettuati con strumenti raffinati, hanno dimostrato che quando i cani sono a stretto contatto con i loro proprietari, il cervello rilascia un delle «sostanze del piacere» (la dopamina), allo stesso modo in cui succede quando una persona si sente felice e rilassata. Gli scienziati più ortodossi replicano che il cane in realtà si avvale di un certo numero di «moine» per farsi voler bene e che assume questi atteggiamenti anche con il forestiero che gli allunga qualche leccornia. Insomma, vogliono bene sì, ma in cambio di qualcosa. Bruce Fogel, veterinario e scrittore inglese, è convinto invece che gli studi sul rilascio di dopamina, stiano a dimostrare quanto lui, e molti proprietari di cani, sostengono da una vita, che i cani sono in grado di amare in diverse situazioni. Esiste dunque, anche loro, un tempo per ogni amore: l'amore per il gioco, per la famiglia, per noi, proprio come la scienza riconosce che esistono diverse forme di aggressione, quella da panico, quella territoriale, quella sessuale. Racconta il medico inglese del suo rapporto con Honey, Lexington, Macy e ora Bean, tutti Retriever impazienti di vederlo tornare dalla clinica, appoggiati alla rete del giardino, con la coda vibrante e gli occhi felici, che avesse o non avesse qualche leccornia da offrirgli. Solo un incapace poteva essere cieco di fronte all'emozione che provavano questi cani, all'arrivo della persona più amata, e non riconoscere nel loro comportamento sentimenti dei quali noi uomini e donne ci pavoneggiamo ogni minuto.
«Il contatto con le mie gambe e quelle di Julia (mia moglie)» scrive Bruce, «quando siamo seduti su una seggiola, la ricerca dei nostri corpi quando siamo su un divano, s ono tutti comportamenti riservati a noi soli e nessun altro potrebbe ricevere tali segni di affetto». Il cane è un animale gregario, come l'uomo e l'amore è un'emozione molto importante nei mammiferi sociali che cementa unioni e permette sopravvivenza e facilità di lavoro assieme. Sono soprattutto le razze che storicamente hanno «lavorato» assieme all'uomo (come i Retriever, i Pastori, gli Spaniel ), capaci di amare. E stavolta senza virgolette.
 
TM NEWS
7 FEBBRAIO 2012
 
Sudafrica/ Contro bracconieri, reclutati ranger in pensione
Carneficina di rinoceronti

Johannesburg - Il celebre parco nazionale Kruger, nel nord-est del Sudafrica, ha deciso di reclutare dei ranger in pensione per sostituire il personale in sciopero, in una situazione di crescente minaccia per i rinoceronti del parco, bersaglio dei bracconieri.Da quando i 181 ranger del parco hanno proclamato lo sciopero per ottenere migliori condizioni salariali, il bracconaggio non ha fatto che aumentare, nonostante la presenza di polizia ed esercito. "Non possiamo lasciare questa zona senza sorveglianza" quando polizia ed esercito si ritireranno, ha spiegato il portavoce del parco Kruger, William Mabasa.Oltre la metà dei 450 rinoceronti abbattuti complessivamente in Sudafrica lo scorso anno, è stata uccisa nel Parco Kruger, che si estende su un territorio grande quasi quanto la Toscana. L'ultimo ritrovamento è stato quello delle carcasse di 8 animali, cui &egrav e; stato asportato il corno ricercato per le sue presunte proprietà afrodisiache, avvenuto attorno al 10 gennaio.
Due settimane fa il parco era stato colpito da alluvioni e inondazioni che avevano convinto le autorità a chiuderlo al pubblico per alcuni giorni.

 

ONDAIBLEA
7 FEBBRAIO 2012

Francofonte (SR). I Carabinieri salvano cucciolo di cane da morte sicura
Denunciati due che lo volevano gettare nella scarpata

Francofonte (SR) –  alle ore 11.30, a Francofonte, i Carabinieri, mentre effettuavano un servizio di perlustrazione nel territorio, hanno sorpreso G.M., 18enne del luogo, mentre cercava di gettare in una profonda scarpata un cucciolo di cane di razza meticcia e dall’apparente età di due mesi.I militari hanno accertato che l’incarico di eliminare la bestiola gli era stato conferito da suo zio, F.M., 36enne francofontese, allevatore di bestiame, che aveva rinvenuto il cucciolo nella sua proprietà.
I due sono stati deferiti in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Siracusa, mentre il cucciolo, che si presenta in buone condizioni, è attualmente custodito presso la caserma dei Carabinieri di Francofonte, in attesa della prevista visita veterinaria, per essere successivamente adottato dai militari.
http://www.ondaiblea.it/2012020744376/francofonte-i-carabinieri-salvano-cucciolo-di-cane-da-morte-sicura.html

 

ANSA
7 FEBBRAIO 2012

Carabinieri salvano cagnolino che giovane stava per uccidere
Cucciolo adottato dai militari, due persone denunciate 

FRANCOFONTE (SIRACUSA) - Stava per uccidere un cagnolino di due mesi lanciandolo da una scarpata. Ma un giovane G. M. di 18 anni e' stato bloccato dai carabinieri. I militari lo hanno denunciato insieme allo zio F. M., 36 anni che avrebbe dato l'incarico di eliminare il cucciolo. E' accaduto stamattina a Francofonte (Sr).Il cane in buone condizioni, e' attualmente custodito nella caserma dei carabinieri. I militari hanno deciso di adottarlo come mascotte.

 
LA SICILIA
8 FEBBRAIO 2012
 
Francofonte. i Carabinieri
Salvano cucciola meticcia e denunciano zio e nipote

Antonella Frazzetto

Francofonte (SR). Cucciola meticcia salvata dai Carabinieri della stazione di Francofonte, comandata dal maresciallo Paolo Cassia.
La caserma adotta la cagnolina. Poteva finire ieri la giovanissima vita di una cagnolina che, invece, per un caso fortuito è stata salvata dai carabinieri. Ieri mattina, intorno alle 10, durante un ordinario servizio per il controllo del territorio, una pattuglia in transito nella zona del quartiere Canale, ha notato un giovane intento a lanciare una busta verso un dirupo.
Insospettiti dall'atteggiamento insolito del ragazzo, i militari si sono subito incuriositi e avvicinandosi al giovane hanno chiesto di conoscere il contenuto della busta. Davanti alle richieste dei militari, il ragazzo l'ha aperta e i carabinieri hanno scoperto che il sacchetto di plastica nascondeva una piccolissima cucciola di cane, bagnata, tremante e al limite della sopravvivenza che è stata così salvata.
Identificato, il giovane, un allevatore ventottenne, celibe di Francofonte, ha riferito di aver ricevuto il "macabro" compito dallo zio paterno. I militari dell'Arma hanno così denunciato i due, zio e nipote, a piede libero, contestando loro il reato di maltrattamento di animali.
Sequestrata la busta dove era stata chiusa la cagnolina, i carabinieri hanno dato i primi soccorsi alla cucciola che è stata poi adottata dalla stessa Caserma. Saranno, infatti, i militari dell'Arma di Francofonte, a occuparsi della cagnolina a cui è stato dato il nome di Tea.
Tempestivamente la cucciola è stata idrata e rifocillata, oltre che posta al riparo e al caldo. L'esperienza sarà un'occasione di riflessione anche per il giovane protagonista della vicenda finita fortunatamente poco prima di quello che poteva essere un triste epilogo.

 
LA TRIBUNA DI TREVISO
12 FEBBRAIO 2012
 
Maltrattamenti, quando l’inciviltà è un reato

Lieta Zanatta

 
Francofonte (SR). Aveva una busta in mano e stava cercando di lanciarla verso un dirupo. Ma qualcosa ha attratto l’attenzione dei carabinieri che stavano passando in quel momento. Così si sono fermati e hanno chiesto al ragazzo di 18 anni di aprire il sacchetto per vedere cosa conteneva. E, con somma sorpresa, vi hanno trovato una minuscola cagnolina di circa due mesi, sfinita, spaventatissima e immersa nelle proprie urine. Il giovane ha spiegato che stava lanciando la cuccioletta nello strapiombo per ordine dello zio, allevatore di bestiame, che l'aveva trovata vagante nella sua proprietà. Brutto affare per i due incivili, che si sono trovati così denunciati a piede libero per maltrattamento contro animali. Ma c'è un lieto fine per Tea (così è stata chiamata la cagnolina), poi adottata dagli stessi carabinieri che l'hanno portata in caserma, rifocillata e fatta visitare da un veterinario. Il brutto episodio, riportato dal blog News Amimaliste, è successo a Francofonte di Siracusa. E’solo uno degli innumerevoli casi di maltrattamenti perpetrati tutti i giorni, da nord a sud, contro gli animali. Brutalità che spesso avvengono sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno abbia il coraggio di intervenire. Come quando si vedono cani o gatti presi a calci per strada, o si notano nel vicinato cani alla catena, lasciati soli senza mangiare per giorni, sporchi e disidratati. Anche la trascuratezza è maltrattamento, come lo è l'abbandono. E bisogna denunciarli. Ci si può rivolgere, non solo alle guardie zoofile della propria zona, ma anchecarabinieri, polizia, Corpo forestale dello Stato, polizia municipale e ai veterinari delle Usl, che aiutano a compilare la denuncia -redatta in carta semplice - e non possono rifiutarsi di accettarla. Devono anzi, avviare subito degli accertamenti su quanto viene esposto: il maltrattamento e l'abbandono degli animali è un reato perseguibile d'ufficio. E' bene anche consigliarsi con le autorità se, denunciando un conoscente o un vicino di casa, si temono in cambio ritorsioni. In caso si assistesse a violenze in corso, è bene inoltrare subito una denuncia orale, che può essere fatta per telefono chiedendo il pronto intervento, o recandosi di persona presso una delle autorità preposte. Ricordarsi, invece, che quando si inoltra la denuncia per iscritto, di inserire che, in caso di archiviazione delle indagini, si venga avvisati nel giro di 10 giorni, previsti per legge, per poter presentare opposizione. E' bene avere due copie e tenerne una, dopo aver fatto apporre timbro e data di avvenuta consegna. Non bisogna avere paura di denunciare. Perché il silenzio, di fronte a un essere vivente che soffre e patisce, ci rende complici e responsabili della sua vita. E perché, come &egra ve; stato più volte ribadito non solo dalle associazioni animaliste, chi usa la violenza sugli animali raramente si ferma qui. Un bambino che si scarica contro un animale, lo farà anche con altri bambini. Va fermato e rimproverato. Un genitore che picchia l'animale di casa, può potenzialmente sfogarsi anche con il proprio bambino.
 
IL QUOTIDIANO ITALIANO
8 FEBBRAIO 2012
 
Specchia (LE), sparato cane in centro: indignazione su Facebook

Elisabetta Paladini

SPECCHIA (Lecce) - “Quest’estate gli avvelenamenti a catena, uno dopo l’altro…Ora su tocca il fondo con la tragedia della piccola Nella, sparata in un occhio da un colpo di fucile…cattiveria gratuita, assurda malvagità di cui solo l’uomo è capace! Sono indignata!”, urla La Voce di Specchia su Facebook. E purtroppo, malgrado siano parole dure, rappresentano la realtà. Stando a quanto si legge su ilPaeseNuovo.it, tutto è accaduto ieri mattina alle 10, in Piazza Moro, un uomo di 45 anni preso un fucile da caccia e ha sparato a quella cucciola di 5 mesi circa, colpevole a suo dire di avergli ucciso alcuni animali da cortile.Sul posto sono intervenuti, i Carabinieri della locale stazione e i veterinari ASL. Dell’accaduto è stata avvertita Ilaria Chiriatti, Guardia Eco-Zoofila ed animalista, che giunta sul posto si è accorta della gravità del caso: Nella sarebbe stata colpita in volto ed aveva un pallino conficcato in uno occhio. Ora è in cura presso un veterinario privato nella speranza che possa salvarsi.Per il 45enne invece è scattata una denuncia per possesso di armi e maltrattamento di animali. Inoltre i suoi fucili detenuti illegalmente sono stati sequestrati.Come già accennato, i maltrattamenti verso gli amici a 4 zampe non sono una novità a Specchia. La scorsa estate qualcuno avvelenava i poveri cani randagi. Ricordiamo il volpino morto di Piazza San Giovanni, oppure Gigi, un incrocio maremmano, che ha rischiato di morire per aver assunto, con ogni probabilità, il lumachicida, un veleno tra i più usati perchè inodore. Ma in quel caso, l’intervento tempestivo della veterinaria di Tricase Ombretta Orsini, riuscì a salvarlo.E ancora, non dimentichiamo anche la piccola Chica abbandonata sull’incrocio d ella Provinciale Lucugnano Tricase. In quel caso venne trovata da  Rosaria Ricchiuto e Cesare Vernaleone. Era  legata al palo di un semaforo, con  una corda attorno al collo, la zampetta destra anteriore ferita. Era smarrita e spaventata. Ma grazie a loro e all’aiuto tempestivo della volontaria Chiriatti a Chica è stato evitato il peggio.Che dire? Davanti a simili maltrattamenti si rimane davvero feriti, pieni di rabbia. Non ci sono parole per poter commentare.  E’ davvero così difficile provare ad essere più umani nei confronti degli amici a 4 zampe? Loro sono così fedeli ai loro padroni, non li mollano mai, gli restano accanto sempre e comunque, specie nei momenti più difficili. Ma loro ricevono lo stesso sostegno? A volte no purtroppo e lo possiamo capire da queste notizie, da questi gesti privi di sensibilità.

 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
8 FEBBRAIO 2012
 
Spara con il fucile a cucciolo di cane denunciato nel Salento
 
LECCE – Ha sparato con un fucile da caccia ad un cane 'meticciò di cinque mesi, rimasto gravemente ferito ad un occhio, perchè ritenuto responsabile di aver ucciso alcuni conigli e galline che aveva nel cortile. Per questa ragione un agricoltore di 45 anni, di Specchia, nel Salento, è stato denunciato dai carabinieri per detenzione illegale di armi e maltrattamenti ad animali. 
A dare l’allarme ai militari sono state alcune persone che hanno sentito lo sparo e subito dopo un forte lamento e sono quindi accorse in piazza Aldo Moro, nel centro dell’abitato, dove hanno trovato il cane, conosciuto nel paese e chiamato da tutti 'Nellà, ferito ad un occhio. 
L’animale è stato soccorso ed è stato trasportato in un ambulatorio veterinario dove sarà sottoposto ad un intervento chirurgico. I carabinieri sono riusciti ad identificare il responsabile, il quale ha confessato di aver sparato al meticcio che, secondo l’agricoltore, aveva ucciso animali nel suo cortile.
 
IL QUOTIDIANO ITALIANO
9 FEBBRAIO 2012
 
Orrore a Specchia, ecco Nella: la cagnolina sparata in centro

Elisabetta Paladini

 
SPECCHIA (LE) - Indignazione, rabbia e tanto disprezzo per quello che è accaduto nei pressi dell’Ufficio Postale di Specchia: P. F. S., un uomo di 45 anni, ha sparato per “vendetta” alla povera Nella, un cagnolino randagio di 5 mesi circa.Sul posto sono intervenuti, i Carabinieri della locale stazione e i veterinari ASL. Dell’accaduto è stata avvertita anche Ilaria Chiriatti, Guardia Eco-Zoofila ed animalista: Nella sarebbe stata colpita in volto ed ha  un pallino conficcato in un occhio. Ora è in cura presso un veterinario privato nella speranza che possa salvarsi.Ma adesso cerchiamo di capire il perché di questo terribile gesto. Ebbene, stando a quanto dichiarato da P. F. S., mentre si trovava all’interno della propria abitazione ha sentito i suoi animali da cortile starnazzare in preda al terrore. Affacciatosi alla finestra ha così notato il cane randagio che stava azzannando alcuni dei suoi animali. In preda all’ira ha imbracciato il fucile da caccia ed ha fatto fuoco in direzione dell’animale ferendolo gravemente.Una spiegazione davvero allucinante, che di certo non potrebbe essere una giustificazione valida. Nella è stata sparata, è finita in una pozza di sangue e le immagini parlano da sole, purtroppo. Adesso, comunque, e  per fortuna, sta un po’ meglio, ma è ancora sotto osservazione.“Se esistono le leggi a tutela degli animali, noi tutti ci aspettiamo che i trasgressori vengano condannati”, afferma Ilaria Chiriatti.Al momento,  P. F. S. è stato denunciato in stato di libertà per detenzione illecita di arma da fuoco, maltrattamento di animali ed esplosione pericolosa di arma da fuoco.
 
GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2012
 
Specchia (LE): Nella crivellata e i sette cacciatori in piazza
 
 
A pochi metri dal Municipio. Le casette graziose di piazza Aldo Moro e poi, nella stessa piazza, un lato con piccoli orti. Da uno di questi il cacciatore quarantaseienne ha imbracciato il fucile intestato ancora al padre defunto ed a mirato su Nella, la cucciolona di colore nero centrata in testa e nella parte anteriore sinistra dalla rosa di pallini da caccia. Dava fastidio ai miei animali, si sarebbe giustificato. Non è la prima volta che succede, avrebbe aggiunto, ma gli animalisti della zona di Nella, prima di sabato 4 febbraio (i fatti sono successi martedì 7), non ne avevano mai avuto notizia. Un nuovo randagio. Una cagnetta giovane, arrivata chissà da dove. Secondo il cacciatore, dava fastidio alle galline, ai conigli e ai germani reali, non si sa bene a che titolo detenuti, in pieno centro abitato di Specchia (LE) a due passi dal Municipio. Cosa se ne faceva poi dei Germani reali, è un mistero. Il paese è piccolo e le voci si rincorrono. In piazza Aldo Moro a detenere fucili da caccia, vi sono ben sette persone e negli ambienti venatori ora non si parla d’altro.Quando i Carabinieri sono stati avvertiti da alcuni funzionari del vicino Municipio, dello sparacchiatore di cani non vi era più traccia. Un colpo secco ed i lamenti di Nella. Di lui, del cacciatore agricoltore, non era rimasta traccia neanche nelle telecamere presenti in piazza Aldo Moro. I militari del Comando Stazione di Specchia, dipendenti dal Comando Compagnia di Tricase diretto dal Capitano Andrea Bettini, hanno iniziato così la ricerca dei detentori di fucili da caccia. La terza visita ha premiato la ricerca. Una persona con regolare porto di fucile uso caccia e con un fucile a lui intestato. Poi un altro, quello appartenuto al padre. Con questo ha sparato alla povera Nella. Non ha neanche riflettuto sul fatto che esplodere un colpo di arma da fuoco nei centri abitati è vietato.Intanto, la cagnolona nera di Specchia continua, a distanza di ben quattro giorni dall’accaduto, ad essere sottoposta all’estrazione dei pallini. Ieri pomeriggio ne è stato estratto uno vicino alla palpebra. Nella era incredibilmente tranquilla, con il muso appoggiato nel braccio di Ilaria Chiriatti, la volontaria animalista Guardia eco zoofila dell’OIPA che si è presa cura di lei. Anzi, quel giorno, in piazza Aldo Moro, la volontaria animalista era stata allertata perché il Veterinario dell’ASL di Tricase era impegnato. Sarebbe potuto intervenire non prima di un’ora. Allora qualcuno pensa ad Ilaria che, una volta avvertita, si precipita sul posto e senza pensarci due volte carica la povera Nella in macchina e la porta dalla Veterinaria dott.ssa Ombretta Orsini.Una situazione frequente, lamentano gli animalisti locali, quella di affrontare situazioni di emergenza da soli, senza il supporto di chi è preposto a dover intervenire. I casi più frequenti sono quelli di animali avvelenati. Bisogna fare da sé, anche se magari ci si trova davanti ad un cane che ferito o con le convulsioni di una avvelenamento, giustamente reagisce, non sempre positivamente, all’intervento del volontario che vuole soccorrerlo. E così è stato anche per Nella, tra urla e sangue, ancora una volta c’è stato un volontario che ha trovato il coraggio di affrontare l’ennesima emergenza.Troppo presto ancora, per poter dire quale sarà il destino di Nella. La tumefazione nell’occhio ha dato segni di miglioramento, ma nulla può ancora stabilirsi sull’eventuale delicata operazione. Per il resto Nella è letteralmente crivellata. Gli inquirenti ritengono che il colpo sia stato esploso da dentro l’abitazione del cacciatore. C’è chi invece asserisce come nella parte esterna del muro sono presenti dei fori di pallini. Di sicuro lo sparacchiatore di Nella è a casa sua, libero di fare quello che vuole. L’Autorità di Polizia deciderà sul destino del suo porto di fucile.E’ stato denunciato a piede libero (la legge non prevede arresto in flagranza o fermo di polizia) per maltrattamento di animali. Denunciato anche per detenzione illegale di armi da fuoco ed esplosione pericolosa di arma da fuoco.
 
MESSAGGERO VENETO
8 FEBBRAIO 2012

Lignano (UD), cane ucciso davanti agli occhi del padrone

Viviana Zamarian

 
LIGNANO (UD) Prima sono scappati dal controllo della loro proprietaria, poi, due cani di grossa taglia hanno azzannato ferendolo a morte un piccolo cane meticcio che stava passeggiando con il suo padrone. Il tutto sotto lo sguardo terrorizzato di due ragazzini che hanno assistito alla scena da dietro ad un muretto dove si erano rifugiati per la paura. Questo quanto successo la scorsa mattina al Villaggio Europa. Pochi istanti e una tranquilla passeggiata si è trasformata in attimi di terrore. Adriano Del Sal, musicista lignanese conosciuto in tutto il mondo, era infatti uscito di casa con il suo cagnolino Bobi. Dopo aver percorso una trentina di metri, in mezzo alla strada sono comparsi due esemplari di razza Akita americano, maschio e femmina, di proprietà di un’istruttrice cinofila residente a Lignano. Il meticcio è stato immediatamente morso p rima da entrambi i cani e poi finito dal maschio. Bobi è morto per emorragia interna e traumi diffusi. Sul luogo è intervenuta la polizia municipale, che ha avviato gli accertamenti, e il veterinario comunale. I due Akita per una decina di giorni sono stati messi in quarantena. È un dolore grande quello di Del Sal per la perdita del proprio amico a quattro zampe. Ma grande è anche la rabbia: «Ci sono troppi proprietari di cani di grossa taglia - ha detto dopo aver ringraziato gli agenti e il veterinario per la disponibilità dimostrata - che oltre a non conoscere le caratteristiche dei loro animali e quindi anche il pericolo che possono rappresentare, non li custodiscono a dovere. Questa volta ci ha rimesso la vita il mio Bobi, ma c’è da chiedersi se in quel momento fossero passati dei bambini che cosa sarebbe potuto accadere...». Del Sal ha annunciato che oggi presenterà denuncia ai carabinieri di Lignano.
 
LA NUOVA SARDEGNA
8 FEBBRAIO 2012
 
Balordi gettano nella fontana la gattina adottata da Arzachena
 
ARZACHENA (OT). Baigna è la gattina della piazza, una splendida meticcia pezzata, quasi una istituzione per gli arzachenesi che frequentano il centro. Ieri mattina alcuni balordi hanno preso il povero animale che serenamente passeggiava in piazza e l’hanno gettato nella fontana, ghiacciata dalla neve. Alcuni ragazzi hanno visto la scena e sono intervenuti. La gattina, già avanti con l’età, è stata asciugata con il phone e tenuta al caldo. Terrorizzata, per ore non è voluta uscire dal locale e non si fida più delle persone. La comunità della piazza spera che le telecamere abbiano ripreso il volto di ha commesso questo gesto o che chi ha visto sporga denuncia. Il maltrattamento degli animali è un reato penale, punito con la reclusione da tre mesi a un anno e con multe che possono arrivare fino a 30 mila euro.
 
AGRIGENTO WEB
8 FEBBRAIO 2012
 
Trovano animale ferito da petardo, carabinieri segnalano all’ASP
 
Provincia di Agrigento - E’ stato rinvenuto nella tarda serata dai Carabinieri della Stazione di Racalmuto, in via Hamilton, durante un servizio perlustrativo, un cane randagio gravemente ferito al muso, verosimilmente vittima dell’esplosione di un petardo avvenuta poco prima.
I militari dell’Arma visto l’animale gravemente sofferente hanno subito segnalato l’accaduto all’Azienda Sanitaria Provinciale che si è prodigata a prestare le necessarie cure.
Si sta ora tentando di rintracciare gli autori del gesto che, com’è noto, nell’ordinamento penale italiano costituisce reato di “maltrattamento di animali”, con pene da tre mesi ad un anno di reclusione o con la multa da 3.000 a 15.000 €.
 
GEA PRESS
9 FEBBRAIO 2012
 
Racalmuto (AG): soppresso il cane esploso con il petardo in bocca
Indagini dei Carabinieri. In terra una lunga scia di sangue.
 
Giunti in via Hamilton i Carabinieri del Comando Stazione di Racalmuto, hanno visto una lunga scia di sangue. L’hanno seguita con l’ausilio delle torce fino alla stradina ancora più buia della stessa via Hamilton. Il cane era li, in terra, sfigurato ed agonizzante. Un maschio adulto, di media taglia, colore chiaro. I Carabinieri sono certi che il grosso petardo, tipo “bengala” glielo avessero piazzato in bocca, forse attirandolo con del cibo. Sta di fatto che il povero cane è letteralmente esploso in aria. Oltre alla scia anche gli schizzi di sangue nel luogo del botto udito da qualcuno quasi contemporaneamente ai guaiti del povero cane. Poi la chiamata ai Carabinieri.Al cagnolino era rimasta la forza per rifugiarsi in un luogo ancora più buio della periferia di Racalmuto, lungo una via, dicono gli inquirenti, trafficata a quell’ora dal traffico in uscita dal paese. Dal vicino bar pizzeria, qualcuno ha sentito altri no. Nessuno ha visto, però ,automobili andar via. L’ipotesi più accreditata è che si tratti dell’orrenda bravata di uno o più ragazzi. I veterinari dell’ASP di Agrigento, chiamati sul luogo, hanno soccorso il cane ma hanno dovuto provvedere alla soppressione. Non c’era più niente da fare, dicono. Le condizioni erano gravissime e le lesioni irrisolvibili. Un potere detonante non indifferente, sebbene il petardo, dicono sempre gli inquirenti, sia di libera vendita.I Carabinieri sono ora determinati a trovare il colpevole. La vicenda ha scosso in molti ed alcuni ricordano quanto successo circa tre anni addietro. Una volpe, portata  già morta in una piazza del paese e data dalle fiamme. Ore il cane, vivo, con il petardo esploso in bocca.
 
NAPOLI TODAY
8 FEBBRAIO 2012
 
Cani e pony in un recinto abusivo: sequestri a Scampia (NA)
Il proprietario è stato denunciato per maltrattamento di animali, ora affidati all'Asl, e per occupazione abusiva di suolo pubblico. Il box a pochi passi dai Sette Palazzi dove c'é una delle più affollate piazze di spaccio
 
In un recinto realizzato sul suolo pubblico, nel pieno centro del quartiere di Scampia e a pochi passi dai "Sette Palazzi" - dove c'é una delle più affollate piazze di spaccio - gli agenti del locale commissariato di polizia coordinati dal primo dirigente Michele Spina hanno trovato due cani di grossa taglia e tre cavalli pony  Cani e pony in un recinto abusivo: sequestri a Scampia
„Una volta richiesto l'intervento del personale dell'Azienda sanitaria locale, è stato accertato che gli animali non erano in buone condizioni. Il proprietario dei due cani e dei tre pony è stato dunque denunciato per maltrattamento di animali e per occupazione abusiva di suolo pubblico, mentre li animali sono stati affidati all'Asl.
 
LA ZAMPA.IT
8 FEBBRAIO 2012
 
Blitz a Scampia sequestrato box con pony e cani
 
Il recinto era stato realizzato suo suolo pubblico, nel pieno centro del quartiere di Scampia, a Napoli, non lontano dai «Sette Palazzi», dove c’è una delle più affollate piazze di spaccio. All’interno gli agenti del locale commissariato di polizia hanno trovato due cani di grossa taglia e tre cavalli pony. Gli agenti, coordinati dal primo dirigente Michele Spina, hanno richiesto l’intervento del personale dell’Azienda sanitaria locale. Secondo i primi accertamenti non erano in buone condizioni. Il proprietario dei due cani e dei tre pony è stato denunciato per maltrattamento di animali e per occupazione abusiva di suolo pubblico. Gli animali sono stati affidati all’Asl.
FOTO
 
LA PROVINCIA DI VARESE
8 FEBBRAIO 2012
 
«Mi hanno detto di trattenere il randagio trovato per un'ora»

BUSTO ARSIZIO (VA) - Cagnolino infreddolito e smarrito ha però una fortuna. Trova una donna sensibile che allerta la polizia locale: «Mi è stato risposto - spiega lei - Di trattenere l'animale per un'ora circa, il tempo necessario per permettere all'accalappiacani di arrivare da Somma Lombardo per recuperare l'animale». La donna, che al guinzaglio aveva già il suo di amico a quattro zampe, non ha potuto far nulla per trattenere il "vagabondo" che in pochi minuti è svanito nel nulla «in mezzo al gelo - dice la donna - E se finisse sotto una macchina? E se causasse un incidente stradale?». La risposta arriva dal comandante Claudio Vegetti: «Non spetta direttamente alla polizia locale il recupero di questi animali - spiega - Non siamo attrezzati per questo tipo di servizio tanto che il Comune paga una convenzione con un ente qualificato in grado d i recuperare l'animale senza spaventarlo né fargli del male inavvertitamente». Sul fatto di trattenere il cagnolino Vegetti spiega: «Chiediamo sempre la massima collaborazione ai cittadini. Non possiamo essere ovunque e se la pattuglia, in quel momento, è impegnata nel rilevamento di un incidente, ad esempio, non possiamo abbandonare il luogo del servizio». C'è un altro motivo: «Anche perché spesso questi animali sono dotati di microchip che ne consentono la riconsegna al proprietario». 

 
CITY RUMORS
8 FEBBRAIO 2012
 
Preturo (AQ), due cani folgorati da una scarica elettrica nella tenda-chiesa: niente Messa senza sicurezza
 
Preturo(AQ). Sono stati folgorati da una dispersione di corrente elettrica derivante probabilmente dai cavi di alimentazione, che attraversando la strada, portano l’elettricità dalla cabina Enel al quadro di derivazione della tenda. Vittime inconsapevoli di una tragedia, in qualche modo, annunciata, due cani, rimasti uccisi ieri nelle vicinanze della tenda dove ogni giorno e ogni domenica si celebra la messa.A denunciarlo è il Consiglio Parrocchiale della Parrocchia di San Giovanni Battista in Cese di Preturo, il quale ricorda pure che già a novembre dello scorso anno scorso era stato fatto presente alla Protezione Civile ed all’Enel la pericolosità dei cavi, con successivo intervento dei Vigili del Fuoco e dell’Enel. Ma per i due cani non c’è stato nulla da fare.
“Come Consiglio Parrocchiale” scrivono in una nota “siamo davvero dispiaciuti per l’accaduto ed insieme al nostro parroco Don Jean Claude Rajanaorivelo siamo vicini ai proprietari dei due poveri animali ed esterrefatti di fronte ad una situazione di immobilità che perdura ormai da qualche anno.[…]
 
IL TEMPO
8 FEBBRAIO 2012
 
Cacciatore Il 46enne di Campobasso denunciato per truffa e ricettazione dalla Polizia
Acquista il cane e paga con assegno rubato
Ha avuto un lieto fine, grazie all'intervento della Polizia, la disavventura di "Selva", uno splendido cane da caccia acquistato in modo truffaldino da un campobassano che aveva intenzione di rivenderlo per lucrare una bella sommetta, dato il valore dell'animale.

Il campobassano, che ora dovrà rispondere di truffa e ricettazione, aveva pagato con un assegno - risultato poi rubato a Napoli - il cane, dotato di un fiuto infallibile e dunque molto ambito da chiunque si interessi di caccia come anche di ricerca di tartufi. Lo aveva acquistato a Bolzano, da un cacciatore, alcuni mesi fa. L'acquirente di "Selva", un uomo di 46 anni, lo aveva poi ceduto ad un canile della provincia di Campobasso. Non è ancora ben chiaro il passaggio che ha portato il povero cane nella struttura locale, ma fatto sta che la Polizia di Stato lo ha ritrovato, spaurito ed infreddolito proprio in Molise. Nonostante le rigide temperature di questi giorni lo abbiano messo a dura prova, l'animale è in buone condizioni di salute. Ben presto, appena le condizioni climatiche lo consentiranno, verrà riportato al suo legittimo proprietario che, quando ha saputo come era stato trattato il suo ex "compagno", si è molto rammaricato. Il quarantaseienne campobassano è stato denunciato all'Autorità giudiziaria in stato di libertà per i reati di truffa e ricettazione. Non sono rari i casi in cui animali di valore vengono utilizzati come merce preziosa per scambi non sempre leciti. Sempre di più le associazioni animaliste invitano gli acquirenti a tenere gli occhi bene aperti per non essere coinvolti nel reato di ricettazione. Spesso infatti gli animali messi in vendita sono stati rubati al legittimo proprietario o, come nel caso del campobassano, risultano acquistati con assegni falsi o rubati. Meglio, dunque, rivolgersi per l'acquisto a negozi specializzati. Questa volta solo grazie alla denuncia del proprietario è stato possibile avviare le ricerche e rintracciare l'animale che, vista la vendita nulla è tornato dal suo padrone.

 
IL PICCOLO
8 FEBBRAIO 2012
 
Cavalli al gelo, multato camionista
 
Trieste - La polizia stradale ha bloccato un camion condotto da un polacco che trasportava cavalli diretti in Puglia perché la temperatura interna del vano ove erano ricoverati gli animali fosse abbondantemente inferiore ai 0°C, violando così le norme in materia di benessere degli animali durante il trasporto. Il conducente è stato sanzionato con 1333,33 euro di multa, mentre i cavalli sono stati ricoverati temporaneamente nelle stalle dell’autoporto, dove hanno potuto rifocillarsi e riscaldarsi. Questo è stato uno dei servizi che la Polstrada ha svolto in questi giorni nell’ambito dell’allerta meteo di questi ultimi giorni. Pattuglie hanno effettuato controlli sulla rete viaria autostradale e ordinari, per segnalare tempestivamente interessati il formarsi di tratti ghiacciati o intervenire a soccorso degli utenti in difficoltà. Giova ricordare che la provincia di Gorizia è un’area di confine contraddistinta da un elevato numero di transiti di automezzi che trasportano animali, in particolare equini, bovini, ovi-caprini e suini, dall’est Europa (per la maggior parte Romania, Polonia e Ungheria) con destinazione prevalente l’Italia, ma anche Francia e Spagna. Ed è in questo ambito di rilancio della Prevenzione veterinaria di sanità pubblica, che si inserisce l’operato della Polizia stradale, in molte occasioni affiancata in modo sinergico anche dal servizio veterinario dell’Ass e dall’Ufficio veterinario adempimenti di confine. È noto ormai come per “salute degli animali” si intenda non solo l'assenza di malattia ma anche il loro benessere, inteso come corretto equilibrio mentale, fisico e comportamentale. Si parla molto della “protezione degli animali durante il trasporto” perché gli spostamenti, soprattutto a lunga percorrenza, rappresentano evidentemente un rischio, probabilmente il più alto, per il benessere degli animali stessi. La documentazione sanitaria, il carico, lo scarico, i tempi e il numero degli animali presenti sull’automezzo, le caratteristiche del veicolo, possono pregiudicare il benessere e la salute degli animali, fino a situazioni di vero e proprio maltrattamento.
 
CORRIERE ROMAGNA
8 FEBBRAIO 2012
 
SEPOLTI DALLA NEVE: CAPRIOLI E LEPRI A DIGIUNO
Muraglia di neve nell’entroterra Centinaia gli animali a rischio morte: via ai soccorsi
 
di Simone Mascia

RIMINI. Corsa contro il tempo: centinaia d’animali da salvare, tutti rimasti bloccati nella morsa del ghiaccio. Caprioli, lepri, fagiani, pernici: è la fauna dell’entroterra di Valmarecchia e Valconca, in balia del maltempo e da giorni senza cibo. La task force dalla Provincia è partita ieri mattina all’alba armata di slitte, ciaspole e fuoristrada per distribuire le massicce scorte di fieno e mangime. Un’operazione organizzata dall’Ufficio tutela faunistica assieme alle guardie volontarie venatorie e a diverse associazioni ambientaliste.
Zone inaccessibili. Il piccolo esercito di circa di cinquanta persone è stato sparpagliato in tutto il territorio per cercare di raggiungere la maggior parte degli animali “sequestrati” dalla tormenta. Ma le prime difficoltà si sono presentate puntuali. Il cibo è stato infatti portato solo in alcune parti delle zone colpite dal maltempo. Numerosi i luoghi in cui gli animali, soprattutto i caprioli (1.500 in tutto il Riminese), sono rimasti bloccati senza riuscire a oltrepassare le spesse coltri di neve.
Venti quintali di fieno. In particolare nelle zone boschive del comune di Torriana, dove le abbondanti e incessanti nevicate hanno reso impossibili gli interventi di salvataggio. Nemmeno le slitte, le ciaspole e le attrezzature tecniche usate dal personale specializzato sono riuscite a permettere di portare a termine l’impresa. I venti quintali di fieno, comprati per l’emergenza dalla Provincia, saranno quindi distribuiti nei prossimi giorni in una decina di punti, con tranche da smistare con oculatezza.
Muro di due metri di neve. «Di più non possiamo fare», chiarisce Claudio Arrigoni, dell’Ufficio tutela faunistica, «non posso chiedere ai miei uomini di marciare per diversi chilometri nella neve fresca alta an che due metri: è un rischio troppo alto». Sant’agata Feltria, ad esempio, risulta off limits, così come altre “lande desolate” soprattutto in Alta Valmarecchia.
A piedi con lo zaino. Per il momento i soccorritori della fauna dell’entroterra - laddove non sono riusciti a inoltrarsi con i mezzi meccanici - hanno effettuato una serie di viaggi avanti e indietro con tanto di zaini ognuno dei quali contenente una trentina di chilogrammi di mangime e fieno. E non solo: sono scesi in campo, in alcuni comuni, ad esempio Gemmano e Saludecio, anche diversi privati che hanno messo a disposizione trattori e fuoristrada. Soprattutto dopo che uno dei Mitsubishi dei soccorritori della Provincia, ieri all’ora di pranzo è rimasto in panne nelle strade ghiacciate.
Animali a rischio decesso. Il vero problema, però, potrebbe presentarsi se le nevicate, come annunciato dalle previsioni meteorologiche, andranno avanti anche al ter mine della settimana, rendendo sempre più isolati i comuni. «A quel punto la situazione diventerà delicata – chiarisce Arrigoni -. Con il passare dei giorni, aumenta in modo esponenziale il rischio di morire di fame e di gelo».
Salvati 50 cani a Talamello. Chi l’ha scampata, invece, è stata la cinquantina di cani (2 dei quali reduci da intervento chirurgico) rimasta a corto di cibo e acqua nel canile di Talamello: in loro soccorso - dopo cinque ore di camminata tra la neve alta - è arrivato il personale del servizio veterinario di Novafeltria, aiutato da alcuni volontari della comunità Papa Giovanni XXIIIi. Gli animali sono stati nutriti e controllati dai medici, riuscendo a evitare l’assideramento.

 
IL CENTRO
8 FEBBRAIO 2012
 
Quaranta cervi in giro per Alfedena in cerca di cibo

Claudio Lattanzio

 
CASTEL DI SANGRO (AQ). È emergenza animali nella Valle Peligna e in tutto l’Alto Sangro, dove le abbondanti nevicate hanno creato non pochi problemi agli allevamenti e agli animali selvatici. Tetti di stalle crollati, animali disorientati e affamati che sono scesi fino ai paesi.
 I CERVI. Ad Alfedena, nel Parco nazionale d’Abruzzo, un branco di cervi è arrivato in paese. Il primo ad avvistarli è stato un bambino di 10 anni, che affacciatosi alla finestra la mattina si è trovato davanti una singolare scena: una quarantina di esemplari di cervi passeggiavano per le vie del paese, dove c’è ancora oltre un metro e mezzo di neve. «Io e mio figlio siamo rimasti increduli», racconta la signora Angelarosa, madre del bambino che per primo ha avvistato i cervi. «Era un branco di almeno una quarantina d i esemplari, tra maschi e femmine», spiega, «evidentemente disorientati; ma quando alcuni cani hanno incomiciato ad abbaiare, i cervi si sono messi in fila indiana e si sono allontanati, facendo perdere le loro tracce». Un paio di cervi sono stati ritrovati morti nei pressi del lago di barrea.
STALLA CROLLATA. Tre mucche sono rimaste uccise sotto il peso del tetto della stalla in cui erano ricoverate, crollato a causa della neve, in località Brionne a Castel di Sangro. Nel crollo della struttura sono rimaste gravemente ferite altre sette mucche. Salvi gli altri 190 capi di bestiame che più tardi sono stati risistemati nella stalla riparata. Sulla parte del tetto crollato, infatti, sono stati aggiunti teli in plastica. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri della compagnia di Castel di Sangro. Altri incidenti simili si sono verificati a Pescasseroli nei giorni scorsi. Non sono soltanto i crolli a creare problemi per gl i animali, l’imponente mole di neve caduta in questi giorni, infatti, sta provocando non pochi problemi a mucche, pecore e altri animali d’allevamento, rimasti isolati e senza cibo. Per molti allevatori è stato difficile raggiungere le stalle.
ANIMALI SELVATICI. La situazione è drammatica per gli animali selvatici. A lanciare l’allarme è il coordinatore del Corpo forestale dello Stato nel Parco nazionale, Luciano Sammarone: «Cervi, caprioli, camosci e anche cinghiali e lupi si abbassano di quota per cercare di sfuggire all’ambiente ostile dopo le copiose nevicate dei giorni scorsi. Tanti animali perdono l’orientamento». Un problema, quello dell’orientamento, che potrebbe essere stato fatale per un paio di cervi, rinvenuti morti nei pressi del lago di Barrea.
 
QUOTIDIANO DEL NORD
8 FEBBRAIO 2012
 
Un capriolo stremato a causa del gelo salvato a Fiorano
 
Modena - Un capriolo stremato a causa del gelo è stato salvato nei giorni scorsi in pieno centro a Fiorano. L'animale, disorientato e alla ricerca di un riparo, si era accovacciato sotto un albero non distante dalla sede del Comune. Una Guardia ecologica volontaria lo ha notato e immediatamente avvertito i volontari del Centro fauna selvatica Il Pettirosso. Il capriolo ora è accudito dai volontari nella sede del Centro in via Nonantolana 1217.Sempre nei giorni scorsi i volontari, avvertiti da un cittadino, avevano salvato nelle campagne di Bomporto un leprotto trovato in una buca nella neve.Sono solo alcuni dei numerosi interventi di questi ultimi giorni effettuati dai volontari, in collaborazione anche con la Polizia provinciale e del Corpo forestale, per salvare animali selvatici in difficoltà a causa delle abb ondanti nevicate in diversi zone della provincia.E mentre i volontari rispondono alle chiamate di emergenza, un altro gruppo si occupa dei problemi causati dal gelo di quasi 1000 animali selvatici ospiti del Centro fauna in via Nonantolana 1217.Il  Centro opera sulla base di una convezione con la Provincia di Modena per il recupero e il salvataggio della fauna selvatica in difficoltà.Per le segnalazioni e richieste di intervento sono attivi 24 ore su 24 alcuni numeri telefonici: 339 8183676-339 3535192 oppure è possibile chiamare anche il servizio 118.
 
GEA PRESS
8 FEBBRAIO 2012
 
Tailandia: la tigre nell’immondizia

La polizia lo aveva notato nei pressi di un negozio della periferia di Bangkok con le mani sporche di sangue. Un fatto preoccupante oppure un comportamento solito che non dava eccessivamente nell’occhio per chi era a conoscenza delle abitudini del soggetto. Seguito fino a casa si è così scoperta l’origine di tutto quel sangue. Deteneva, infatti, i resti di una tigre, più quelli di un secondo animale diviso in più pezzi e sistemati all’interno di contenitori di plastica accanto alle macchine posteggiate.Si trattava di un tassidermista che agiva nella piena illegalità. Lui come altri cinque lavoratori insieme ai due proprietari della casa hanno dichiarato che lavoravano per alcuni negozi e giardini zoologici, ma non hanno saputo fornire alcuna indicazione utile circa la provenienza dei poveri resti degli animali. Di sicuro nella casa dell’impagliatore vi erano anche pappagalli, serpenti, parti di elefanti, vari pezzi di carne ed interiora per le quali la polizia tailandese sta ora cercando di determinare la specie di appartenenza.Secondo l’Ufficio Traffic, che ha diffuso la foto del misfatto, quanto scoperto ora a Bangkok potrebbe fornire un’occasione unica per scoprire fornitori ed acquirenti. Animali rari e rarissimi come la tigre, finiti in sorte di contenitori dell’immondizia. Resti di macelleria finalizzata all’imbalsamazione e la probabile vendita di alcune loro parti, come le ossa, per la medicina tradizionale orientale.Tutte le persone sono state arrestate. Contrariamente a quello che è facile pensare, molti paesi del sud est asiatico, ma anche africani, dove è forte la presenza del bracconaggio ai danni della fauna selvatica, prevedono pene molto forti tra cui l’arresto in flagranza di reato. Una situazione molto diversa dall’Italia, caratterizzata da blandi reati di natura contravvenzionale che non fungono da alcun deterrente e divenuti proprio ieri oggetto di intervento presso la Commissione Europea.

 
NEWS NOTIZIE
8 FEBBRAIO 2012
 
Jovanotti scrive il suo amore per Lola su face book
 
Jovanotti, ovvero Lorenzo Cherubini, è uno che gli animali li ama davvero. Chi ha un cane, un gatto, o un qualunque peloso domestico e gli vuole bene, non potrà che ritrovarsi pienamente nelle parole con le quali il cantante ieri ha inciso a imperitura memoria il ricordo della sua Lola su facebook. Frasi, quelle di Lorenzo,  che rivelano una sensibilità piuttosto rara in generale, ma che  probabilmente, quando si tratta di animali è ancor meno facile da trovare."Giorni fa - scrive Lorenzo - uno dei cani di casa ci ha lasciato. Lola. Chi ha cani e gatti o li ha avuti sa di cosa parlo quando uso la parola dolore" perchè, continua "sono amici veri,gli si vuole bene,un bene ricambiato in una forma non umana ma per certi versi anche più che umana, più incondizionata, più pura".
Adottate un cane dal canile." Ve ne sarà grato per tutta la vita e scoprirete una forma di felicità e di rapporto tra esseri viventi che vi insegnerà delle cose importanti,garantito". Parole che solitamente si leggono solo sui siti delle associazioni animaliste, che si danno tanto da fare per aiutare i pelosi più sfortunati. "In qualsiasi città voi viviate - prosegue Jovanotti nel suo accorato post - di sicuro c’è un canile dove si raccolgono i trovatelli,i cani smarriti,abbandonati,rifiutati,scappati,allora se avete intenzione di prendere un cane con voi valutate questa possibilità,fateci un giro,è una bella cosa.
In ricordo di Lola. "Queste parole le scrivo per lei,d’accordo con mia moglie e mia figlia che mi hanno spinto a farlo,anche se a molti potrà sembrare una cosa da poco.La Lola l’avevamo presa al canile di Ossaia,qui a due passi da Cortona,dove,come in tutti i canili,è pieno di animali pronti a far felice qualcuno.E’ stata con noi qualche anno prima che morisse e sono stati anni bellissimi,per lei che non perdeva occasione di dimostrarcelo,e per noi che ci metteva un sacco di allegria col suo carattere e le sue abitudini da “trovatella” che non aveva mai abbandonato anche se viveva viziata come una regina.Ciao Lola e grazie amica mia".Firmato,Lorenzo. 
 
GEA PRESS
9 FEBBRAIO 2012
 
Treviso: tiro al bersaglio sulla gatta sbranata dai cani
Tutti solidali con la proprietaria, tranne l'armeria.

 
Ha la voce rotta dal pianto. La signora Felia, non riesce proprio a pensare a Pastrocina (nella foto), la gattina che era nata in un incavo della sua casa di Sarmede, in provincia di Treviso. Felia era riuscita ad accattivarsi le simpatie di una gattina randagia. Era gravida e pochi giorni dopo partorì in quell’incavo del muro esterno, due bellissimi gattini. La femminuccia aveva il muso tutto pastrociato, come le macchie di inchiostro sui quaderni di una volta. La signora Felia, la volle chiamare come i colori del suo musetto e Pastrocina ricambiò l’affetto volutole rimanendo però un pizzico selvaggia, come la mamma.Poi un giorno Pastrocina non è tornata. “Mi sono preoccupata – dice la signora Felia – quei colpi di fucile che sento a Rugo di Sarmede, ai piedi del Cansiglio, per me sono un incubo, turbano l’armonia della natura“.La signora Felia inizia a cercare la sua Pastrocina. Non era mai capitato per così tanto tempo. La gattina è scomparsa domenica 29 gennaio, ma fino a mercoledì di lei nessuna notizia. In questo periodo di grande freddo, ricorda la signora Felia, il suo posto sarebbe dovuto essere vicino alla stufa a legna. Ed invece si inizia a cercare, tra la vegetazione spesso di rovi ed arbusti che confina con il bosco. Un terreno in pendenza e scivoloso. Poi Pastrocina sembra rispondere alla signora.“Sono sicura che era lei – continua nel suo racconto – aveva un miagolio tipico. Mi sono fermata ma il miagolio proveniva da una zona impervia. Ho chiamato vari numeri delle emergenze, ma niente. Al mio appello – aggiunge la signora Felia – hanno risposto subito un Vigile Urbano di Sarmede che era fuori servizio e Marcello, un volontario dell’ENPA di Conegliano“.I due soccorritori, giunti sul posto, riescono a vedere un gatto morto. Tranquillizzano la signora. “Non può essere la sua gatta – le dicono cercando forse di rincuorarla – questo è sicuramente morto da tempo“. La signora Felia è lo stesso dispiaciuta, pensa alla fine di quel povero gattino ma almeno la sua Pastrocina è viva, sebbene nel dirupo, dove era certa di averla sentita miagolare. Ed invece, da quel fosso con la vegetazione inestricabile, i due soccorritori portano sù proprio il corpo Pastrocina.Dal referto veterinario risulta il foro procurato da un pallino di piombo che è ancora lì, dentro Pastrocina. La gatta però, non ha perso sangue, segno questo che quando qualcuno le ha sparato, potesse già essere morta. Presentava, invece, varie ferite sul corpo, sebbene superficiali, e la rottura del collo.“Mi hanno riferito che la cosa più probabile è che la gattina sia stata aggredita dai cani da caccia – dice la sua padrona – Poi le hanno sparato i pallini di piombo“. La signora Felia vuole ora conoscere chi ha mirato sulla sua Pastrocina. “Voglio sapere perché l’ha fatto, spero sia pentito, che appenda quel fucile al chiodo” dice quasi piangendo.Le fotografie di Pastrocina, viva e morta, sono ora in un volantino che è stato messo in evidenza anche nei negozi dei paesi della zona. C’è il numero di telefono della signora che vuole incontrare l’uccisore di Pastrocina. I negozianti hanno accolto ben volentieri l’invito, in molti si sono informati, hanno voluto sapere di più e si sono messi a disposizione. Tutti tranne uno. L’armeria di un paese del comprensorio.
 “Si sono rifiutati – riferisce la signora Felia – al mio conoscente che li aveva invitati ad appendere la locandina gli hanno risposto che potevo metterla sul mio cappotto“.Felia ci mostra il referto sia del Veterinario libero professionista che dell’Istituto Zooprofilattico. Non si da pace e vuole conoscere chi le ha portato via Pastrocina.“Vorrei che colui il quale ha sparato – dice Felia – avesse il coraggio di presentarsi, vorrei non rinnovasse il tesserino di caccia e non sparasse più. Non è stato ucciso “un” gatto, bensì un essere vivente unico ed irripetibile – tiene a sottolineare la signora – E’ dotato di una propria personalità singolare, un essere vivente della specie felina che, come gli esseri viventi della specie umana, provava piacere e dolore, aveva una propria storia, un proprio bagaglio di esperienze, una vita affettiva e numerose relazioni sociali, aveva abitudini, interessi, preferenze e simpatie! Vorrei far capire – conclude Felia – a chi le ha sparato e ha addestrato dei cani alla caccia che quando si uccide si causa dolore a chi se ne va e a chi rimane, umano o felino o di altra specie che sia“.Per l’armeria, però, valgono evidentemente altri risultati.“Purtroppo da settembre a gennaio – conclude Felia – c’è la stagione della caccia. Il silenzio è lacerato dagli spari che rimbombano nella vallata. Ci si fa l’abitudine? No. Io sussulto ancora ad ogni sparo e spero di non doverne più udire“.
 
LA PROVINCIA DI LECCO
9 FEBBRAIO 2012
 
Cane trucidato in Facebook
Identificato un sedicenne
 
LECCO - Identificato dalla Squadra Mobile di Lecco l'ignoto individuo che, nei giorni scorsi, aveva pubblicato sul noto social network Facebook una fotografia raffigurante un cane trucidato, con commenti di vile compiacimento per il trattamento inferto all'animale, che avevano suscitato particolare sdegno e rabbia da parte dei frequentatori del sito, gli stessi che successivamente avevano segnalato il fatto alla Polizia.Le segnalazioni sono prevenute alla Questura di Lecco, in quanto l'individo risultava essere domiciliato nel territorio della provincia. A esito dell'attività d'indagine svolta dal personale preposto, è stato identificato B. A. - sedicenne italiano - che, registratosi con un profilo Facebook di fantasia, utilizzato tra l'altro, da altri due coetanei, aveva pubblicato la foto in questione, recuperandola da altre immagini presenti in un noto e frequentatissimo motore di ricerca.
B. A. è stato, quindi, deferito alla competente Procura della Repubblica del Tribunale per i Minorenni.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
9 FEBBRAIO 2012
 
Cane corre sul pack e sprofonda
 
Una passeggiata con il cane in riva al lago ghiacciato. Una cosa da evitare assolutamente in queste ore, perché troppo pericolosa. E ieri a farne le spese è stato un cane accompagnato dal suo padrone. L’animale, che dalla riva è corso per 80 metri sul lago ghiacciato per inseguire un’animale, è sprofondato nelle acque gelide e non è più riemerso. A nulla è valso l’intervento dei vigili del fuoco. I pompieri hanno cercato con enorme difficoltà e anche sfidando il pericolo di raggiungere con un gommone la zona in cui il cane era caduto. L’episodio, costato la vita a un bell’esemplare di Amstaff, un terrier tipo bull, è avvenuto ieri pomeriggio sul lago Inferiore all’altezza di Belfiore. In lacrime il padrone del cane, un ragazzo di Mantova. E intanto ieri arrivano anche segnala zioni di impronte di bambini sul pack: attenzione – sottolineano anche i vigili del fuoco – il pericolo è in agguato. Evitare quindi di camminare sul lago ghiacciato, tenersi a distanza delle rive e tenere i cani al guinzaglio.
 
GEA PRESS
9 FEBBRAIO 2012 
 
Abruzzo – cervo annegato nel lago ghiacciato: le foto del dramma
 
La sequenza fotografica mostrata in gallery relativa alle immagini panoramiche è stata realizzata stamani dal Corpo Forestale dello Stato. Ieri, invece, le foto del dramma che ha visto protagonista un cervo maschio nel lago di Barrea. Anche queste foto sono state realizzate dal Corpo Forestale.Mentre alcune femmine di cervo sono rimaste bloccate in un pendio abbondantemente innevato il maschio ha iniziato a camminare sopra lo strato ghiacciato del lago di Barrea, ricoperto a sua volta di neve. Poi, sotto il suo peso, il cedimento. L’animale ha tentato disperatamente di raggiungere un tratto utile a risalire, ma l’intento era praticamente impossibile. Gli stessi Forestali erano distanti dal luogo e comunque un intervento di quel genere avrebbe presentato altissimi rischi per l’incolumità degli operatori. La testa del povero a nimale è scomparsa con un ultimo sbuffo di vapore dalle narici. Già poco dopo, un sottile strato di ghiaccio si era riformato a richiudere il varco dove era scomparso l’animale.Un fatto non frequente quello della superficie ghiacciata del lago di Barrea in provincia di l’Aquila. Tutto il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise è sotto una spessa coltre di neve. Manto che in alcuni punti, come evidenzia a GeaPress il Vice Questore Aggiunto del Corpo Forestale dello Stato dott. Luciano Sammarone, rende molto difficile il passaggio anche alle motoslitte. Oltre un metro e mezzo di neve nella Marsica e in Val di Sangro.Il Corpo Forestale sta in questi giorni provvedendo alla distribuzione di balle di fieno per la fauna selvatica, ma tali interventi, secondo il Vice Questore, che è anche Comandante del Coordinamento Territoriale di Civitella Alfedena, potrebbero servire a ben poco. Una goccia nel mare, insomma. Forse, sono funzionali al mondo venatorio, ma gli aiuti, sicuramente non sufficienti alla fauna selvatica di territori così vasti, andrebbero concentrati per gli animali allevati, sia per quelli rinchiusi nelle stalle che per quelli allevati allo stato brado. Il cervo è un animale selvatico e gli eventi di questi giorni, pur nella loro eccezionalità, sono riconducibili ad un fenomeno naturale.Forse, la fauna selvatica andrebbe aiutata in altra maniera. E’ di queste ore la polemica sollevata dalla decisione della Provincia di Genova di continuare a consentire la caccia di selezione ad alcune specie di ungulati nonostante il freddo eccezionale e il peggioramento atteso nelle prossime ore. Con la neve, avevano sottolineato le Associazioni protezioniste, non solo la fauna è più esposta ai rischi, ma è anche molto più facilmente rintracciabile grazie alle evidenti impronte lasciate sulla neve. Per la Provincia di Genova, però, si tratta di un interven to di natura conservativa e questo è il periodo giusto per intervenire.
VEDI FOTOGALLERY:
 
CORRIERE DEL VENETO
9 FEBBRAIO 2012
 
NEL TREVIGIANO
Camion nel fossato, morti 10 vitelli
L'incidente è successo nella notte per un probabile colpo di sonno dell'autista. Alcuni animali sono fuggiti nei campi. Allarme inquinamento per il fiume Muson


NELLA FOTO - Il recupero delle carcasse dei vitelli (Balanza)

 
ASOLO (Treviso) - Un camion adibito al trasporto degli animali è uscito di strada e si è rovesciato nel fossato. Nell'impatto sono morti 10 dei 31 vitelli che erano all'interno del mezzo. L'incidente è successo un quarto d'ora prima delle tre di notte in via Schiavonesca Marosticana, probabilmente per un colpo di sonno del conducente, che è stato poi trasportato in ospedale . Alcuni vitelli sopravvissuti all'incidente sono scappati nei campi. Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco, i tecnici dell'Arpav e la polizia locale. A causa dell'impatto c'è stato uno sversamento di gasolio nel fossato vicino al fiume Muson.
 
TG COM 24
9 FEBBRAIO 2012
 
"Luck", morti due cavalli sul set
PETA contro la serie tv che racconta le vicende di un ippodromo
 
"Luck", la serie tv sul mondo delle corse di cavalli, è stata attaccata da PETA dopo che due animali sono morti sul set, soppressi in seguito delle ferite riportate durante le scene di corsa. L'allarme è scattato quando alcuni spettatori si sono accorti che, nei titoli di coda del primo episodio, non appariva la scritta obbligatoria "Nessun animale è stato ferito o maltrattato durante le riprese".L'associazione animalista ha dichiarato di aver tentato di contattare David Milch - ideatore della serie - e la produzione prima delle riprese, ma di non aver ricevuto nessuna risposta: "Se i produttori avessero seguito i protocolli di sicurezza da noi indicati, forse quei cavalli sarebbero ancora vivi". Non si è fatta attendere la replica dell'HBO che ha spiegato - sulle pagine del New York Observer - di aver già sospeso le riprese delle corse, adottato specifici protocolli di sicurezza che prevedono la presenza di personale veterinario sul set e radiografie alle gambe di tutti i cavalli.
 

PERO’ TORINO
9 FEBBRAIO 2012

Torino ritrova Twist, il cagnolino perso nel gelo

 

TORINO - Fosse successo in America, ci sarebbero già gli sceneggiatori all'uscio per trarne un soggetto da film: invece è succeso da noi, in riva al Po - è il caso di dirlo - nella apparentemente fredda Torino. Che invece, con un cuore grande come una casa, si è mobilitata in massa per ritrovare Twist, il cagnolino scomparsoil 25 gennaio nella più grande "gelata" cittadina da 27 anni a questa parte.E Twist, grazie alle tantissime segnalazioni, al tam-tam della rete, agli articoli di tanti media, è tornato tra le braccia della signora Candida, la proprietaria che non si è mai data per vinta e che per lunghi giorni è corsa qua e là per le vie di Torino, seguendo questa o quella segnalazione, che le arrivavano "anche e soprattutto in modo disinteressato, proprio perché la gente si è immedesimata nella mia situazione e perché tutti volevano che Twist sopravvivesse".Alla fine, anche i 500 euro di ricompensa non hanno guastato, va detto. "Natualmente li ho corrisposti all'uomo che quasi per un giorno ha infine seguito le tracce di Twist, individuandolo in una casa abbandonata in corso Casale, proprio sul grande fiume di Torino, dove la bestiola si era rifugiata per ripararsi dalla morsa di gelo".Già, perché il cagnolino, pur abituato a vivere in famiglia, nella difficoltà si è salvato grazie al suo istinto di sopravvivenza ancestrale. "Si è cibato con quello che trovava, poi lì dalle parti di parco Michelotti è pieno di fontane alle quali bere. E quindi ha anche trovato un rifugio. E' stato bravo, lo ammetto!", dice Candida, orgogliosa. Twist sta bene, è dimagrito tantissimo e ha le zampine escoriate e doloranti. Ma nel complesso, "sarà che è felice di essere tornato a casa, però è anche allegro".Sono state centinaia, migliaia le telefonate e le segnalazioni. "C'era gente - ricorda la padrona di Twist - che appena aveva una notizia si metteva le scarpe da ginnastica e correva per cercarlo. Mi sono commossa per tutto questo affetto da parte di Torino". Una bella storia con un lieto fine, per una volta. E se non arriva Hollywood, chissà, magari una fiction Rai o Mediaset potrebbe pure esserci per raccontare questa commovente, anche se per lunghi tratti angosciante avventura.
http://persietrovati.blogspot.com/2012/02/torino-smarrito-cane-meticcio-maschio.html

 
IL PICCOLO
9 FEBBRAIO 2012
 
VELENO PER TOPI ESCA MORTALE PER CANI E GATTI
 
di FULVIA ADA ROSSI
 
Il veleno per i topi o rodenticida è un reale e frequente pericolo per i nostri animali. Si tratta di una sostanza che si presenta sottoforma di sacchetti pieni di grani o di cilindretti di vari colori. La pericolosità risiede nel fatto che sono prodotti appetibili e che i cani spesso li ingeriscono se li trovano alla loro portata; inoltre l'avvelenamento può avvenire anche in seguito all'ingestione di un topo morente o già morto in quanto il veleno nello stomaco del topo rimane attivo. Nel cane o nel gatto che hanno ingerito queste sostanze la sintomatologia è molto varia: depressione e anoressia, riscontro di ecchimosi ed ematomi nelle parti più basse del corpo (sulla faccia ventrale dell'addome per esempio), pallore delle mucose, epistassi (fuoriuscita di sangue dal naso), ematuria (presenza di sangue nell'urina), melena (presen za di sangue nelle feci). Nei casi più gravi le emorragie potranno interessare anche la cavità toracica con conseguente tosse e difficoltà respiratorie, la cavità addominale, il sistema nervoso con convulsioni, paresi e/o paralisi. La diagnosi viene effettuata tramite la raccolta anamnestica (il proprietario sa che nella zona sono stati effettuati interventi di derattizzazione dall'Ass o sa di aver messo esche in cantina), la sintomatologia presente e soprattutto attraverso gli esami di laboratorio e il profilo coagulativo che risulteranno più o meno alterati a seconda dellla gravità dell'avvelenamento. La terapia prevede la somministrazione della vitamina K per almeno tre settimane (il trattamento può essere prolungato fino oltre le 6 settimane a seconda dei risultati del profilo coagulativo di controllo), inoltre è necessario soprattutto nei primi giorni di terapia confinare il cane in luoghi tranquilli e sicuri evitando che possa subire traumi. Nei casi più gravi può esser necessario sottoporre l’animale a una trasfusione di sangue in modo da fornire immediatamente fattori della coagulazione e piastrine nell'attesa che la vitamina K somministrata inizi a produrre i suoi effetti (sono necessarie dalle 12 alle 24 ore). La prognosi è strettamente legata alla situazione clinica dell'animale, agli esami clinici e al profilo coagulativo e alla rapidità di intervento; in linea di massima comunque se l'animale supera le prime 48 ore di coagulopatia acuta avrà buone possibilità di salvarsi.
 
COMUNICATI.NET
9 FEBBRAIO 2012
 
L’ennesimo caso di vera amicizia
 
Un altro dei tanti casi in cui un animale salva la vita ad un umano. Questa volta si tratta di Monty, un cane  che ha dimostrato tutto il suo amore per l’amico umano salvandolo dalla morte. Maurice Holder e Monty stavano passeggiando sull’argine del Camel, un fiume della Cornovaglia (Inghilterra), quando il terreno sotto di loro ha ceduto. L’uomo, 73enne, cadendo nel fiume si è procurato la rottura di ben 6 costole ed una ferita alla testa ma sarebbe andata ancora peggio senza l’aiuto del cane che, intuendo la difficoltà in cui si trovava il suo amico, è andato in un pub del luogo a chiamare aiuto. Il suo abbaiare insistente ha attirato l’attenzione di un cliente del locale che ha seguito Monty fino al luogo dell’incidente e chiamato i soccorsi.Maurice Holder ora è salvo quindi non c’è m olto da aggiungere se non che Monty, in fondo, ha fatto la stessa cosa che avrebbe fatto un qualsiasi amico.. e questo dovrebbe far riflettere quelle persone che ancora oggi, pensando al loro amico peloso, hanno  il coraggio di dire: “è solo un cane”. Lota
 
AT NEWS
10 FEBBRAIO 2012
 
A Cocconato (AT), Carabinieri e veterinari Asl scoprono un lager per cani
Il proprietario è stato denunciato per maltrattamenti. Gli animali erano in condizioni igieniche pessime e denutriti. Ora sono stati affidati al canile convenzionato con l'amministrazione comunale
 
Provincia di Asti - I Carabinieri hanno scoperto una situazione di degrado a Cocconato d'Asti dove un uomo teneva presso la propria abitazione cinque cani di grosse dimensioni in pessime condizioni igeniche. L'uomo è stato denunciato per maltrattamenti ad animali, si tratta di un torinese residente in località Canuto. Nella cascina i cani vivevano all'aperto ed erano denutriti. Quando sono intervenuti i sanitari del Servizio Veterinario dell'Asl di Asti le condizioni di salute degli animali erano pessime; sono stati avvisati i Carabinieri che hanno provveduto a identificare il proprietario. Ora gli animali sono stati affidati al canile convenzionato con l’amministrazione comunale per le cure del caso.
 
QUOTIDIANO PIEMONTESE
10 FEBBRAIO 2012
 
Denunciato per maltrattamento di animali. Vittime 5 cani
 
Denunciato per abuso su animali. E’ l’accusa mossa ad un uomo di Torino che deteneva nella propria abitazione, in borgata Canuto nella località di Aramengo, piccolo comune a nord di Asti, alcuni cani in pessime condizioni.I carabinieri della stazione di Cocconato, intervenuti su richiesta del servizio veterinario dell’Asl di Asti, hanno notato immediatamente le scarse condizioni igenico-sanitario di 5 cani che il torinese aveva nella sua proprietà, tutti con evidenti segni di maltrattamento e spaventati per la situazione di disagio in cui erano costretti a vivere. I cani sono stati sequestrati e affidati al canile locale.
 
CORRIERE DEL VENETO
10 FEBBRAIO 2012
 
Mutilate e abbandonate nel ghiaccio
 
 
Le hanno abbandonate a Villafranca Padovana, in uno stagno ormai in buona parte ghiacciato. Nella gabbia non vi era traccia di cibo. A chi importa della sofferenza di un pennuto? Tanto la caccia ormai è chiusa e loro, richiami vivi, non servono più.Due femmine di Germano reale, senza anello di riconoscimento e con le ali amputate sono state ritrovate e salvate dalle Guardie della Lega anticaccia del Veneto che le hanno portate in  un ambulatorio veterinario.Non è stato facile salvarle. Nel laghetto sono intervenuti infatti anche i Vigili del Fuoco.  La Procura della Repubblica di Padova ha convalidato il sequestro. I reati che potrebbero essere contestati sono di maltrattamento animali, abbandono di animali e furto ai danni dello Stato. Loro, le anatroccole, se si riprenderanno saranno liberate. "Ecco un ennesimo caso  di poveri animali usati come richiami vivi", dice Andrea Zanoni, europarlamentare europeo e presidente della Lac Veneto, " per fare cioè da esca ed attirarne altri, da cacciatori senza scrupoli che li hanno detenuti costantemente per mesi in mezzo allo stagno in una gabbia senza alcun riparo da vento, sole pioggia". Ne foto di questo post sono dell'agenzia Geapress.
ALTRE FOTO
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2012
 
Padova: un puntino vivo tra i ghiacci (foto)
Erano le anatre mutilate dai cacciatori - sequestro della LAC.
 
Abbandonate a Villafranca Padovana, in uno stagno pure in parte ghiacciato. Due femmine di Germano reale, senza anello di riconoscimento e con le ali amputate. Sono state così ritrovate dalle Guardie della LAC che hanno provveduto al ricovero delle due anatre presso un ambulatorio veterinario, non senza avere prima faticato per poterle recuperare. Le anatre, infatti, sono state soccorse grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco. Nella gabbia non vi era traccia di cibo. Stante le informazioni pervenute erano in quel posto abbandonate dalla fine della stagione venatoria.Gli animali erano utilizzati dai cacciatori come richiami vivi. Poi, chissà perché, erano stati abbandonati al gelo di questi giorni. La Procura della Repubblica di Padova ha subito convalidato il sequestro mentre, finito l’iter giudiziario e se sarà possibile riabilitarle, verranno liberate in natura.“Siamo di fronte all’ennesimo caso – ha dichiarato Andrea Zanoni, eurodeputato IDV e Presidente della LAC del Veneto – di poveri animali usati come richiami vivi, per fare cioè da esca ed attirarne altri, da cacciatori senza scrupoli che li hanno detenuti costantemente per mesi in mezzo allo stagno in una gabbia senza alcun riparo da vento, sole pioggia, ecc…”Di tale ennesimo episodio l’On.le Zanoni, eurodeputato al Parlamento europeo, metterà al corrente la Commissione Europea. Già nei giorni scorsi una analoga iniziativa era stata portata avanti. Gravi e diffuse illegalità nel mondo venatorio e poi blande previsioni di legge con le quali il nostro ordinamento punisce gli illeciti venatori.I reati contestati per le due anatre lasciate al freddo di questi giorni (di notte le temperature hanno sfiorato i dieci gradi sotto zero) riguardano i reati di maltrattamento animali, abbandono di animali e furto ai danni dello Stato.
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GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2012
 
Genova: con l’elastico a tagliar code (fotogallery)
Intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
Un allevamento di prima classe quello di bracco italiano che il Corpo Forestale dello Stato ha sorpreso e denunciato nel genovese per aver praticato la caudotomia a due cani di sei mesi di vita. Una lunga tradizione di caccia e di bracchi. Se non si taglia, però, non si vendono. Così si sarebbe giustificato il noto allevatore.Sta di fatto che oltre al Corpo Forestale anche lo stesso allevatore dimostra di essere a conoscenza dell’Ordinanza Martini, ovvero della lunga sequela di circolari e controcircolari che videro andare di scena, pochi mesi addietro, un vero e proprio litigio di pareri contrapposti tra l’ex Ministro Fazio e l’ex Sottosegretario alla Salute Francesca Martini. Intanto, nell’allevamento di Genova due cani di sei mesi, sono stati trovati con un elastico stretto alla coda. Un metodo, questo, che poco è pertinente ad una pratica veterinaria. I cani, adesso, dovranno essere operati dal momento in cui i danni procurati dall’elastico sembrano non essere sanabili. Per l’intervento di un Veterinario (vero), bisognerà comunque attendere il via libera del magistrato.La caudotomia che consiste nell’amputazione di parte della coda, può essere praticata, secondo il Corpo Forestale dello Stato, nella prima settimana di vita da un veterinario che, assumendosene la responsabilità, ne constati l’esigenza per il benessere dell’animale. Non può essere praticata per motivi esclusivamente estetici e da persone non qualificate.In effetti l’Italia, nella legge di recepimento della Direttiva europea che prevedeva il divieto di taglio di code, orecchie e corde vocali, non ha specificato la possibilità di potere eseguire tali interventi. Secondo la Direttiva, in mancanza di ciò, sono vietati.All’approvazione della legge le categorie di allevatori e cacciatori esultarono per il fatto di essere riusciti ad emendare il testo base epurandolo dal divieto di praticare tali interventi. In realtà lo stesso divieto, in base a quanto disposto dalla Direttiva, vale nel caso opposto, ovvero quando nulla viene specificato dallo Stato membro.Nell’allevamento del genovese vi erano una quarantina di bracchi, tutti con la coda tagliata. Nessun altro intervento, però, era recente. Impossibile pertanto potere risalire al periodo esatto nel quale era stata compiuta l’operazione, eccetto che per i due cani di sei mesi di vita. L’allevatore è stato denunciato per maltrattamento di animali.Il Corpo Forestale dello Stato, da sempre attento alle problematiche ambientali, ha di recente costituito in provincia di Genova un Nucleo Operativo per il benessere animale, onde incentivare il rispetto delle normative previste in materia.
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GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2012
 
Reggio Calabria: il lager dei cani da caccia…amatoriali (fotogallery)
Intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
Se il redditometro fosse stato applicato ai suoi annunci su internet sarebbe risultato un nababbo. Ma lui, a Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria, aveva “solo” un allevamento amatoriale. Solo …, per modo di dire visto che oltre ai cani da caccia, addestrati su lepre e cinghiale, faceva anche addestramento di cani per conto terzi. I prezzi oscillavano dai 300 euro per i cuccioli con una generica indicazione di linea di sangue, ai 1000 di una coppia di segugi francesi, 2000 per non meglio specificati altri segugi e ben 4000 per una coppia di segugi italiani. Poi i capomuta, i cani a pelo liscio e pelo corto e tutte le varianti richieste da un mercato disponibile con comodi versamenti con carta di credito.A scoprire il suo allevamento è stato il Comando Provinciale di Reggio Calabria del Corpo Forestale dello Stato. Il personale del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale, congiuntamente ai Reparti di Brancaleone e San Luca, ha individuato la struttura a Razzà, nel Comune di Brancaleone.P.A., di anni 55, era un amatore ma a pagamento. In 240 metri quadrati aveva realizzato ben 23 box ricorrendo però a materiale precario di varia natura. Lamiere, brande metalliche ed altro. Novanta cani, di varie razze da caccia, molti dei quali privi di microchip. Finanche le mangiatoie e gli abbeveratoi, erano realizzati con materiale di risulta. Tutto in condizioni di fatiscenza o inadeguatezza, così come avrebbe verbalizzato il Veterinario ausiliario di P.G..Inutile aggiungere che il suo “allevamento amatoriale” era in realtà una struttura senza alcuna autorizzazione sanitaria, adibita ad allevamento illegale di cani da caccia, finalizzato alla vendita anche via internet.Dalle risultanze effettuate dagli inquirenti risulterebbe evidente anche la carenza nella custodia degli animali, spesso costretti in soprannumero all’interno di angusti e sporchi box. Alcuni animali, poi, mostravano evidenti segni di malnutrizione, disidratazione e magrezza patologica. L’intera struttura è stata posta sotto sequestro ed i cani, su disposizione della Procura della Repubblica di Locri, sono stati trasferiti in strutture idonee.
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GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2012
 
Vicenza: i cani nel fango, ritornano – la fotogallery degli orrori
L'ENPA: aiutateci - tutto in mano allo Studio legale Caburazzi.
 
Cani nel fango e tra gli escrementi. Feriti e avviliti in quella che allora appariva come una struttura con evidenti segni di prolungato abbandono. Pure un cucciolo, lasciato accanto ad un pollo putrefatto.I volontari dell’ENPA di Vicenza hanno ancora vivissimo il ricordo di quel patimento. Tutti cani da caccia e tutti detenuti nello stesso allevamento (nella fotogallery al momento del sequestro).“Erano terrorizzati – dichiarano all’unisono i volontari dell’ENPA di Vicenza – non si volevano neanche far prendere. Per uscirli fuori da quel tugurio li abbiamo dovuti prendere in braccio. Erano talmente terrorizzati che si facevano la pipì di sopra già mentre li trasportavamo“.Il proprietario di quel canile ad Arcugnano, venne denunciato nel 2010 per maltrattamento di animali. La sua difesa sostenne però che trattavasi di uno stato di disattenzione temporaneo, determinato da sopraggiunti problemi familiari. Sta di fatto che il reato venne derubricato da quello di maltrattamento ad abbandono di animali. Un reato ancora più blando, addirittura di semplice contravvenzione. Piccole ammende e previsione di arresto di gran lunga inferiore alla soglia di punibilità. Le due previsioni (ammenda ed arresto) sono peraltro alternative. In questi casi è pure consentito potere oblare, ovvero estinguere il reato pagando una piccola cifra. E così è stato tanto che il detentore ha ora richiesto i trenta cani a suo tempo sequestrati e nel frattempo andati, in buona parte, in felice adozione.La disposizione della riconsegna all’allevatore è esecutiva. Fatto, questo, che ha gettato in grande sconforto sia i volontari dell’ENPA che le stesse famiglie che hanno adottato i cagnetti. La vicenda è ora seguita dall’Avvocato Maria Caburazzi dell’ENPA di Vicenza. Uno Studio molto noto proprio per le numerose pratiche seguite in merito al maltrattamento di animali. Parrebbe che all’ENPA (intervenuta allora anche con l’ausilio delle Guardie zoofile) non sia stata comunicata la conclusione dell’iter giudiziario. I tempi e gli estremi, sperano all’ENPA di Vicenza, per il ricorso in Cassazione, ci sono. Nel frattempo, però, c’è il problema del provvedimento del Giudice. I cani devono tornare dove sono stati prelevati (… in braccio e con la pipì di sopra).Una vicenda che se da un lato pone interrogativi di ordine etico, dall’altro rileva come ancora tante siano le incongruenze di una legge che considera l’animale un “oggetto”. Può un cucciolo che da oltre un anno è cresciuto in una famiglia che gli ha donato tanto amore, tornare nelle gabbie di ferro di un allevamento di cani da caccia?. Si tratta di un essere senziente, non della pompa adibita allo spurgo dei liquami (a quanto pare abbondantemente presenti durante l’atto ispettivo) o delle strutture di colore rosso ruggine che caratterizzavano quel posto.Tutto ora è nelle mani dell’Avvocato Caburazzi che ha attivato anche l’Ufficio legale nazionale dell’Associazione. 
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LA TRIBUNA DI TREVISO
10 FEBBRAIO 2012
 
Gattina ammazzata Volantino shock per trovare il colpevole
 
Alberto Della Giustina
 
SARMEDE (TV) - E’ caccia al killer di Pastrocina, gattina di nemmeno due anni. La micia è stata barbaramente uccisa, raggiunta da un pallino di piombo al collo, che poi si è spezzato. La sua padrona, Felia Calonico, 40 anni di Rugolo, non si dà pace ed ha tappezzato di volantini il paese per trovare il responsabile. «Voglio che chi ha fatto questo lo confessi e venga a dirmelo in faccia. Vorrei fare in modo che non possa sparare mai più» racconta Felia in lacrime. I manifestini (con tassa di affissione pagata) con le foto di Pastrocina sono appesi in paese: chiedono allo sparatore di farsi avanti, di telefonare e di presentarsi a lei, Felia, che ama i gatti senza mezze misure ed è rimasta sconvolta da quanto accaduto. Pastrocina era una dei cinque gatti che allietano la vita nella sua casa, ai piedi della collina. «Il 29 gennaio la gattina è uscita. Non è più tornata. Sono uscita a cercarla dopo qualche tempo. Fuori ho avuto una strana sensazione: sembrava un miagolio proveniente da una zona impervia frequentata dai gatti. Ho chiamato i soccorsi ed il vigile di Sarmede, benché fuori servizio, è intervenuto. Me l’ha portata sù, era morta da tempo». Sul corpo di Pastroncina è stata eseguita l’autopsia: trovato un pallino di 5-6 millimetri dietro il collo, rotto. C’erano ferite ed ecchimosi, forse inferte da animali. Felia ha il sospetto che sia stato un cacciatore con i suoi cani, anche se la caccia con il fucile a munizione spezzata era chiusa, al tempo dei fatti, già da un mese. Forse il pallino è di un’arma ad aria compressa, forse è stato un bracconiere o una persona che se l’è presa con Pastrocina. Quanto è certo è che la padrona vuole giustizia e si è già rivolta ad un avvocato: a breve potrebbe sporgere denuncia.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
11 FEBBRAIO 2012
 
Zanoni mette la taglia sul killer della micia
 
Alberto Della Giustina
 
SARMEDE (TV) -  Mille euro di taglia sull’uccisore di Pastrocina, la micina di Rugolo barbaramente uccisa e ritrovata morta nel bosco con un pallino di piombo nel collo ed il corpo segnato da morsi di animali. A mettere la taglia sul piatto per chiunque dia informazioni utili ad individuare l’uccisore è Andrea Zanoni, eurodeputato dell’Idv che ha voluto dare un segno di vicinanza alla padrona di Pastrocina, Felia Calonico. La 40enne ha lanciato una campagna di affissioni in paese. Con i manifesti si chiede all’uccisore di farsi vivo per rendere conto del suo crudele gesto. «Voglio che chi ha fatto questo lo confessi e venga a dirmelo in faccia. Vorrei fare in modo che questa persona non possa sparare mai più» aveva spiegato Felia. La padrona si è recata ieri a Treviso per avere ulteriori informazioni sul tipo di proiettile che ha colpito la gattina. C’è il sospetto di un cacciatore con i suoi cani, anche se la caccia con il fucile a munizione spezzata e i cani a Sarmede era chiusa da un mese quando la gattina è scomparsa, il 29 gennaio. Ieri ancora nessuno aveva chiamato Felia, nemmeno per dare informazioni generiche. Chi avesse informazioni può contattare anche Andrea Zanoni, il numero collegato alla taglia è 0422.591119. Indagano anche i carabinieri.
 
CORRIERE DELLA SERA
10 FEBBRAIO 2012
 
SUL LAGO D'ISEO
Lancia il cane nel lago dall'auto in corsa
Un testimone assiste alla scena: il piccolo bastardino
salvato dai vigili del Fuoco
 

Provincia di Bergamo - Un padrone cerca di sbarazzarsi nel modo peggiore del suo cagnolino, lanciandolo nel lago d'Iseo. Per fortuna lo hanno salvato i vigili del fuoco di Lovere, allertati da un automobilista di passaggio che ha assistito alla scena. E' successo giovedì tra Brescia e Bergamo, sulla strada di collegamento tra Castro e Riva di Solto (Bergamo). Un automobilista ha riferito ai vigili di avere visto un cane letteralmente volare fuori dal finestrino e finire in acqua. Il cane è stato salvato ed è in affidamento alla polizia locale di Castro.

 
LA ZAMPA.IT
17 FEBBRAIO 2012
 
Buttato nel lago, cane adottato da coppia di anziani
L'animale venne gettato da un automobilista
 
Bergamo - Sono arrivate cinquanta richieste da tutta Italia, ma alla fine è stata una coppia di anziani con tanti nipotini a ricevere in affidamento il cagnolino che il suo sconsiderato padrone aveva gettato nel lago d’Iseo.La vicenda è iniziata una decina di giorni fa, quando chi passeggiava lungo le rive del lago in località Bogn di Castro ha notato un’auto rallentare e poi l’automobilista buttare dal finestrino un cane nell’acqua. Dopo un volo di una quindicina di metri il cane, un bastardino di sette anni, era riuscito ad aggrapparsi a uno spuntone di roccia, e lì era rimasto fino a quando i vigili del fuoco, arrivati con un gommone, lo avevano tratto in salvo.L’animale era stato asciugato e rifocillato e quindi portato al canile sanitario dell’Asl, a Levate. Quando la televisione ha parlato della vicenda il Comune di Castro è stato tempestato di telefonate di richieste di persone di tutta Italia che volevano adottare il cagnolino: in tutto sono state circa una cinquantina. Per non fare torto a nessuno (in un primo momento si era parlato di una famiglia di Sant’Omobono Terme con un figlio disabile) l’amministrazione comunale ha quindi deciso di assegnare il cane ai richiedenti più vicini dal punto di vista geografico. Si tratta di un’anziana coppia residente ad Abbazia di Albino, che hanno fatto sapere di avere molti nipoti con cui il cane potrà giocare. La consegna dovrebbe avvenire nelle giornate di lunedì o martedì.
 
GIORNALE DI BRESCIA
10 FEBBRAIO 2012
 
sul sebino e sul garda
Animali maltrattati, storie d'orrore a lieto fine
 
Provincia di Brescia - Due brutte storie di violenza nei confronti di animali indifesi. Due racconti che fanno rabbrividire e commuovere e che spingono a riflettere sul lato oscuro che a volte adombra l’anima degli umani. La prima è di queste ore, ha per scenario le sponde del Sebino,  e sta facendo inorridire il popolo del web; la seconda è cronaca di qualche mese  fa ed è ormai stata raccontata e sviscerata. Ma proprio ora è giunta notizia del definitivo lieto fine per una vicenda colma d’orrore.
Partiamo proprio da qui. Da Jerry, il Breton di 13 anni dal pelo di color bianco rossiccio, che ha trovato casa e famiglia. Nel novembre dello scorso anno era stato salvato dagli agenti della Polizia municipale di Desenzano, che avevano risposto alle sollecitazioni di una coppia di fidanzati. Questi avevano udito lamenti provenire da sotto un deposito di materiali edili in località Grezze. Scavarono e si scoprì che qui era stato sepolto vivo dal proprietario, un cacciatore desenzanese ora nei guai per un procedimento penale per maltrattamenti. Soccorso e salvato dopo essere rimasto sepolto per 40 ore, Jerry fu curato dai veterinari del canile sanitario di Bresica mentre il suo proprietario fu denunciato. Il cane, nonostante età e acciacchi, si è ripreso, venendo poi affidato al canile intercomunale di Desenzano. La sua storia aveva commosso l’Italia e numerosissime erano state le richieste di affido, compresa quella della figlia di Celentano.
Sopito il clamore mediatico i responsabili del canile hanno una famiglia desenzanese idonea a prendere in affido Jerry che ha non pochi problemi di salute. L’affido è stato approvato dall’autorità giudiziaria: la consegna è in programma sabato alle 11 al canile di San Pietro.Si è salvato da un terribile destino anche il cagnolino che venerdì è stato gettato da un padrone senza cuore dal finestrino dell’auto in corsa, nelle acque gelide del lago di Iseo. È accaduto fra Castro e Riva di Solto (Bg). Ad assistere alla scena alcuni testimoni che non solo avrebbero registrato il modello dell’auto dal quale il cane è stato lanciato, ma che, in pena per le sorti dell'animale, non hanno esitato a chiamare i Vigili del fuoco di Lovere.
Ancora pochi minuti nel lago ghiacciato sarebbero stati fatali al cagnolino. Fortunatamente l'intervento dei pompieri ha permesso di salvarlo da un terribile destino. Il cane è stato recuperato a una quindicina di metri dalla riva, asciugato e rinfrancato da una minestra calda. Ora è stato affidato al Comune per l’adozione. L’augurio è che anche lui possa trovare una famiglia amorevole come è stato per Jerry.
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LA TRIBUNA DI TREVISO
10 FEBBRAIO 2012
 
Camion si rovescia, morti undici vitelli
 
Vera Manolli
 
ASOLO (TV) - Carico di bestiame si rovescia sulla Schiavonesca Marosticana: morti 11 vitelli destinati alla macellazione. Il violento schianto avvenuto alle due di notte di mercoledì ha mandato in tilt il traffico fino alle 11 di ieri mattina. Solo qualche contusione per l’autista, F.L., che è stato dimesso in giornata dall’ospedale di Castelfranco con una prognosi di 9 giorni. Nell’impatto, il tir che trasportava i vitelli ha perso buona parte del gasolio che finito nel torrente Muson. Immediato l’intervento degli operatori dell’Arpav. Una task force di 5 mezzi dei vigili del fuoco, attrezzati con due gru, ha lavorato per ben 8 orre per liberare i bovini rimasti schiacciati all’interno del rimorchio. Probabilmente è stato un colpo di sonno, a far sbandare l’autista che con il suo autocarro ha abbattuto oltre 25 metri di guardrail, lungo la strada regionale 248. Erano passate da poco le 2 , F.L. viaggia verso Casella con i 31 vitelli destinati a qualche macello della zona. Qualcosa durante il suo tragitto deve essere andato storto. Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri di Asolo intervenuti sul posto, probabilmente l’autista si è addormentato all’improvviso. Lo schianto del tir che si è rovesciato in aperta campagna, è stato fatale per 11 capi di bestiame, alcuni dei quali sono stati sbalzati fuori dal rimorchio mentre gli altri sono rimasti schiacciati. A dare l’allarme un automobilista e alcuni residenti. Sul posto tempestivo l’intervento del suem 118 di Crespano, di una pattuglia dei carabinieri e dei vigili del fuoco di Treviso. «E’ stato terribile – racconta una testimone – Stavamo dormendo abbiamo sentito come un boato. Mio marito si è precipitato in strada ed ha iniziato ad urlare dallo spavento». La chiusura al traffico della strada per oltre 8 ore ha causato forti disagi al traffico. Le auto dirette da Asolo verso Fonte sono state fatte deviare, fino a mezzogiorno, verso Pagnano. Allarme, poi, per il torrente Muson messo a rischio dalla perdita di gasolio dal tir. Non è stato facile per gli operatori dell’Arpav tamponare la perdita, considerato che in questi giorni l’acqua del torrente è completamente ghiacciata. I tecnici sono intervenuti con due pompe e nell’arco della mattinata sono riusciti ad aspirare il gasolio. Le 11 carcasse dei bovini sono state estratte e portate nel più vicino centro per lo smaltimento. Per altri 3 vitelli rimasti feriti sono intervenuti gli operatori del servizio sanitario dell’Usl 8 che hanno dovuto abbattere sul posto gli animali. Uno speciale intervento di soccorso quello dei vigili del fuoco per liberare i 17 vitelli rimasti intrappolati all’interno del rimorchio che li stava trasportando verso un macello della zona. Un cumulo di lamiere che sembrava non lasciare alcuna speranza di ritrovare vivo l’autista, rimasto invece illeso.
 
LA ZAMPA.IT
10 FEBBRAIO 2012
 
Sgozzavano anatre, ristoratori condannati
I due cinesi erano stati "bloccati" dalla polizia
 
Milano -  Due ristoratori cinesi, sorpresi dalle forze dell’ordine mentre sgozzavano delle anatre dopo averle trasportate legate e chiuse in un sacchetto, sono stati condannati dal Tribunale di Milano a 2 mesi per matrattamenti nei confronti degli animali. Lo rende noto la Lav (Lega Antivivisezione), la quale sottolinea come la decisione del giudice vada nel senso di «risparmiare» agli animali, anche se destinati al consumo alimentare, «crudeltà, dolori e sofferenze evitabili».I dipendenti del ristorante cinese - spiega la Lav in un comunicato - nel giugno del 2010, avevano legato le anatre con nastro adesivo, le avevano trasportate all’interno del ristorante in un sacchetto di plastica nero e poi le avevano sgozzate. Ma erano stati "bloccati" dalla polizia. Il ristorante era stato poi chiuso, anche a causa delle pessime condizioni igieniche.Nel 2009, il pm di Milano Giulio Benedetti aveva portato a processo un ristoratore milanese e la moglie per maltrattamenti, perchè avevano esposto, in una delle sale da pranzo, alcuni astici su un letto ghiacciato prima di farli finire, ancora in vita, in pentola. Anche gli astici, aveva argomentato il pm, nonostante non abbiano un sistema nervoso centrale, possono provare «esperienze simili a quelle dei vertebrati in termini di sofferenza». I due, però, in quel caso erano stati assolti dal Tribunale.Per i ristoratori cinesi è arrivata invece la condanna. «Si tratta di una condanna significativa - afferma la Lav, che era parte civile nel processo - perchè correttamente il Giudice ha rilevato l’ipotesi delittuosa nei fatti descritti, anche se attinenti ad animali destinati al consumo alimentare. La destinazione finale delle anatre, infatti, non fa venir meno la crudeltà e l’assenza di necessità che sono stati rilevati dagli organi inquirenti». Le anatre «potevano essere soppresse secondo quanto dispone il decreto legislativo n. 333/98 in tema di macellazione di animali e non in modo sommario e primitivo».
 
LA NUOVA VENEZIA
11 FEBBRAIO 2012
 
Teneva 110 uccellini in gabbia Bracconiere denunciato
 
PORTOGRUARO (VE) -  Un bracconiere nella rete della polizia provinciale: in un’abitazione di Giussago sono state sequestrate 15 reti per uccellagione e 110 volatili in gabbia. E’ il risultato di un’operazione di contrasto contro il bracconaggio di uccelli con reti. All’esterno dell’abitazione erano posizionate trappole per la cattura di volatili, e all’interno 15 reti per l’uccellagione, tutte sequestrate, e alcuni richiami elettroacustici illegali, 30 volatili dentro un box e 80 volatili richiusi in gabbiette, 18 dei quali senza anello. Il bracconiere è stato subito denunciato alla Procura della Repubblica per detenzione di specie non cacciabili, attività venatoria vietata in zone specifiche di ripopolamento e attività venatoria in tempo di divieto generale. In merito al buon esito dell’operazione di contrasto alla cattura e commercializzazione di animali attraverso mezzi illegali è intervenuto l’assessore alla polizia provinciale Giuseppe Canali: «Purtroppo questo triste fenomeno con la stagione fredda è frequente, e considerate queste condizioni atmosferiche i nostri agenti prestano maggiore attenzione alle operazioni di contrasto del bracconaggio».
 
IL TEMPO
10 FEBBRAIO 2012
 
È strage in stalle e allevamenti
Centinaia di animali tra mucche, pecore, cavalli, conigli e polli sono già morti, feriti o dispersi a causa del maltempo che ha provocato crolli di stalle e capannoni, ma almeno un milione rischiano di rimanere senza acqua e cibo per le difficoltà di garantire l'approvvigionamento dei mangimi sulle strade e per i danni provocati dal gelo alle condutture che portano l'acqua agli abbeveratoi.
 
È la Coldiretti a lanciare l'allarme sulle strage che il maltempo ha provocato negli allevamenti italiani localizzati soprattutto nelle campagne delle regioni interessate dal maltempo dove l'accumularsi della neve sui tetti delle strutture agricole ha provocato decine di crolli. Ma il grande freddo ha anche la conseguenza di provocare anche numerosi aborti tra le pecore.
 
GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2012
 
Esplosione di neve e di responsabilità: le drammatiche immagini del salvataggio dei cavalli
Gli interventi del Corpo Forestale, le colpe degli allevatori – contributi solerti e cure a quota zero.
 
Le immagini che mostriamo in fotogallery sono relative al recupero di dieci cavalli che da venerdì 3 febbraio fino a mercoledì 8 hanno resistito a 1700 metri di quota in una zona montana ricadente nel Comune di Pescasseroli (AQ). All’operazione di recupero hanno partecipato, oltre al proprietario, anche alcuni volontari e il Corpo Forestale dello Stato. Affrontando condizioni estreme, il gruppo di soccorritori è riuscito ad avvicinare i cavalli, circa una decina, al centro abitato. Questo distava ancora un’ora e mezza di cammino. Nei luoghi vi erano due metri e mezzo di neve.Perché succede tutto questo? Perché la legge consente il pascolo brado e lo finanzia pure, con abbondanti contributi della Comunità europea. In pochi si interessano degli animali, neanche quando, con molti giorni di anticipo, viene diffusa l’allerta meteo.“Un arrivo molto annunciato“, dice a GeaPress il Vice Questore del Corpo Forestale dello Stato dott. Luciano Sammarone. Evidentemente, però, la perdita degli animali viene messa in conto. Un costo sostenibile, alla luce anche dei contributi pubblici e di quelli, anch’essi pubblici, che finanziano i soccorsi.A tale proposito, sempre la Forestale, cita il caso clamoroso di un allevatore di ovini di Lecce nei Marsi il quale, dopo due giorni di lavoro della Protezione Civile, del Comune e dello stesso Corpo Forestale dello Stato, che erano riusciti ad assicurgli l’ingresso nella sua azienda, si è rifiutato di provvedere all’acquisto di fieno ed altro mangime. Non ha voluto neanche noleggiare i mezzi necessari per provvedere a rendere fruibile le poche decine di metri di sentiero ingombro di neve, che congiungeva la stalla al fienile. Quale migliore sintesi, commentano a denti stretti i soccorritori, di uno Stato al quale tutti chiedono e poco danno?La Forestale tiene a precisare che non tutti gli allevatori agiscono in tale maniera. A Scanno, come a Villetta Barrea, Barrea e Roccaraso, vi sono persone capaci e competenti che nell’emergenza non hanno creato alcun problema. Ai loro animali, così come alla macchina dei soccorsi. Purtroppo altri, dicono sempre alla Forestale, soprattutto quelli che allevano cavalli e bovini allo stato brado e semibrado, confidano in madre natura sperando, bene che vada, che non debbano verificarsi eventi come quelli di questi giorni.La legge glielo consente. Animali lasciati da soli anche in alta montagna senza custodia. Le conseguenze sono facilmente immaginabili e non solo in occasione di eventi eccezionali. Basti considerare le strutture che caratterizzano stalle, fienili e capannoni. Dovrebbero rispondere a rigorosi criteri di stabilità e solidità, ed invece si tratta spesso di locali malamente approntati, pronti a crollare sotto il peso della neve. Il costo dei soccorsi è sociale. Grava cioè sulle tasche dei cittadini, mentre i contributi per gli allevamenti arrivano regolarmente. Costi ridotti e casse aperte, sebbene solo in entrata.Il pascolo brado, cioè, è funzionale ad altro ivi compreso, forse, un secondo (o primo) lavoro. La vita degli animali, il sacrificio dei soccorritori e le tasche dei contribuenti, pagano tutto il resto. 
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LA REPUBBLICA
11 FEBBRAIO 2012
 
Zoo, allarme per struzzi e fenicotteri
Gli animali sono piegati dal freddo e non adeguatamente alimentati. La struttura è attualmente gestita da un commissario liquidatore, i dipendenti sono senza stipendio da due mesi
 
NAPOLI - Piegati dal freddo e con poco cibo. La situazione di grave crisi dello zoo di Napoli, attualmente gestito da un commissario liquidatore dopo il fallimento dell'ultima proprietà, rischia di avere effetti molto negativi sugli animali presenti nella struttura. Dall'Ugl è partita una lettera alle istituzioni locali con la richiesta di un intervento immediato.
"La situazione meteorologica e una non adeguata alimentazione - secondo quanto scrivono in una  il segretario regionale Vincenzo Femiano e quello provinciale Vincenzo Pavia - mette a serio rischio la sopravvivenza degli animali ospiti nella struttura".
Giuseppe Falco che lavora nello zoo sottolinea le sorti dei lavoratori, da dicembre senza stipendio, accomunate a quelle degli addetti del vicino parco giochi Edenlandia, che facevano capo alla stessa proprietà ora fallita. Che continuano a prestare servizio nella struttura dove molti animali sono esposti al freddo, senza ricoveri adeguati, con la paglia che scarseggia e che stanno subendo le intemperie all'addiaccio. "A molti animali - dice Falco - non sta arrivando nemmeno il cibo adeguato. Siamo preoccupati per gli struzzi, che hanno bisogno di un'alimentazione particolare ma che ora non viene garantita, per i fenicotteri e le gru come un po' tutti gli uccelli che sono molto sensibili a questo brusco abbassamento delle temperature".
Ogni tanto ci sono arrivi di cibo dopo i sequestri delle forze dell'ordine che bloccano partite di derrate non idonee alla alimentazione umana e destinati proprio agli animali dello zoo. Ci sono privati che fanno donazioni ma si naviga a vista, secondo i lavoratori, soprattutto in assenza di un intervento che consenta un rilancio della struttura.
L'allarme che parte dallo zoo è quello di "una emergenza pericolosa. Oltre al freddo che ne mina la salute, gli animali sono stati sottoposti a una dieta che non rispetta al pieno i valori nutrizionali previsti per le singole specie. Abbiamo sentito tante promesse - dice Falco - ma gli enti locali non ci hanno ancora fatto vedere nulla di concreto".
Nella lettera inviata al sindaco Luigi de Magistris, e per conoscenza al presidente della Regione, Caldoro, al prefetto, De Martino si parla di "degrado" e situazione "gravissima". "L'assenza delle istituzioni, invitate più volte a porre la loro attenzione sulla spinosa vicenda, ha prodotto un ulteriore aggravamento dello stato di salute dell'intero patrimonio faunistico". Nonostante questo si è in presenza di "abnegazione e impegno dei lavoratori presenti i quali, pur senza sostegno economico da diversi mesi, continuano a prodigarsi per la salvaguardia della salute degli animali".
Intanto l'assessorato comunale all'Ambiente si fa promotore di un'iniziativa. "L'assessorato , i servizi veterinari di Napoli 2 nord e Napoli 1 centro, grazie alla preziosa offerta dell'Ipercoop Tirreno, si sono resi promotori della donazione di diversi automezzi carichi di derrate alimentari di origine animale e vegetale, per un totale di circa 80 tonnellate, destinati all'alimetazione degli animali del giardino zoologico". Lo rende noto un comunicato stampa dell'ufficio stampa del vicesindaco di Napoli.
"Questa iniziativa - conclude la nota - è un'ulteriore manifestazione di interesse da parte dell'amministrazione e delle autorità competenti che, in maniera sinergica, si mostrano sensibili e attenti alle condizioni degli animali dello zoo di Napoli"."Oramai sono oltre 150 gli animali  vittime del freddo - denunciano il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e la responsabile dell'associazione animalista "Amiche di Lu" Aldoina Filangieri - in Campania. Un dato che sta salendo in modo vertiginoso non solo per i randagi ma per tutte le specie presenti nella nostra regione. In particolare nell'irpinia, beneventano e in alcune zone del salernitano abbiamo avuto decine di segnalazioni di animali morti assiderati o di fame. Diversi canili e rifugi per animali nel napoletano non sono attrezzati per proteggere gli ospiti dal freddo e quindi noi riteniamo che a questo punto sia meglio lasciarli liberi che farli morire di gelo intrappolati in una gabbia esposta alle intemperie. Per questo ci appelliamo soprattutto ai cittadini affinché in questi giorni adottino quanti più cani e gatti possibile per salvarli dalla morte certa".
"Ottimo l'impegno del comune per gli animali dello Zoo di Napoli - continuano Borrelli e Filangieri - che ha donato 80 tonnellate di cibo. Se però il freddo continuerà con questa intensità molti di loro saranno in serio pericolo di vita perché anziani e malati. Infatti oltre al problema alimentare alcuni di questi animali soffrono di malattie che prevedono un ampio utilizzo di medicinali molto costosi che difficilmente l'attuale gestione può permettersi".
 
IL PICCOLO
11 FEBBRAIO 2012
 
Allarme per gli animali stremati e affamati
 
ROMA - Anche i lupi hanno freddo e si avvicinano ai centri abitati per trovare cibo. Nonostante gli appelli della Forestale ad evitare di farsi prendere dal panico («il lupo in condizioni avverse può avvicinarsi all’uomo, ma è altamente improbabile che lo possa attaccare») l’allarme è già scattato. Ieri a Rimini, un uomo che stava andando verso la sua macchina è stato aggredito da due grossi cani randagi che, in un primo momento, erano stati scambiati per lupi. Ma da nord a sud gli incontri ravvicinati con il predatore sono aumentati. Esemplari sono stati avvistati a Filettino nel Frusinate, a Sulmona in provincia dell’Aquila, in val Pusteria, in Alto Adige, ma anche nei Castelli Romani alle porte di Roma. Carlo Grillo, comandante della Guardia Parco dei Castelli Romani ha raccontato l’ultimo avvistamento: «Durante la nevicata abbiamo notato un lupo con due cuccioli all’interno del parco. I romani però devono stare tranquilli, in città non arriveranno mai». Sempre a Roma, sei operatori del Bioparco hanno trascorso la scorsa notte all’interno della struttura per monitorare le condizioni degli animali. Intanto, nel parco faunistico di Castel di Sangro, in provincia dell’Aquila, i lupi hanno fatto una strage. Oltre metà delle strutture dello zoo sono state distrutte, mentre le stalle sono crollate sotto il peso della neve. Gli animali fuggiti sono stati uccisi dai lupi. A fare la brutta scoperta il nucleo della Guardia ambientale Abruzzo, chiamato dal direttore del parco Romolo Bongiorno che ha commentato: «In 65 anni non avevo mai visto nulla di simile». Ma sono molte le specie di animali che, a causa del perdurare del maltempo, stanno rischiando di morire. Così, si moltiplicano le operazioni di salvataggio. In Emilia Romagna, in Valmarecchia, la Forestale da giorni getta quintali di foraggio da un elicottero per sfamare gli animali di montagna come cervi e caprioli che, per colpa del gelo, sono stremati dalla fame. In provincia di Isernia, lungo il versante molisano del Parco nazionale d’Abruzzo, gli operatori del servizio veterinario stanno monitorando il passaggio di centinaia di cervi che scendono a valle per cercare cibo. Molti, durante questa corsa per la sopravvivenza, sono rimasti feriti o stanno morendo.
 
ROMAGNA NOI
12 FEBBRAIO 2012
 
MORTI OLTRE 10 ANIMALI  ALTRETTANTI RIMASTI FERITI
 
RIMINI - Dopo diversi tentativi falliti è stato raggiunto finalmente il canile di Talamello, dove è stato possibile portare soccorso veterinario, cibo e acqua ai cani e agli animali rimasti isolati. Il bilancio però degli animali morti a causa di crolli di tettoie o freddo è preoccupante. Sono oltre 10 i decessi. Riguardano soprattutto il crollo di stalle, o di isolamento degli allevamenti.
Un'altra decina di animali rimasti feriti è stata soccorsa. Ma un bilancio preciso sarà possibile solo ad emergenza esaurita, quando si potranno quantificare anche gli ungulati e i volatili rimasti senza cibo nei boschi.
 
GAZZETTA DI PARMA
11 FEBBRAIO 2012
 
E il cagnolino Ulisse spaventò il ladro meglio di un bulldog
 
 
Laura Frugoni
 
Provincia di Parma - A vederlo scorrazzare nel giardino candido, sembra una palla di neve a quattro zampe. E' un maltese dall'aria buffa e tenera, anche se porta il nome impegnativo dell'eroe più famoso dell'antichità. Ulisse: fai fatica a immaginartelo nella parte del ringhioso mastino da guardia, e però l'eroe del giorno stavolta è proprio lui e - da come gongola davanti all'obiettivo - dev'esserne in qualche modo consapevole.E' stato Ulisse, l'altra notte, a mettere in fuga i ladri da una villetta di strada Argini a Porporano. «Erano le tre e tre quarti e Ulisse si è messo ad abbaiare come un matto. Era  disperato, non aveva mai fatto così prima - racconta la padrona di casa -. Mia figlia, che dormiva al piano terra, s'è svegliata giusto in tempo per vedere un'ombra che passava davanti a una finestra».
Il ladro aveva scavalcato la recinzione sul retro della villa e dal cortile stava cercando un varco. Nel cortile c'erano altri tre cani, ma dormivano beati nelle loro cucce. Soltanto Ulisse gode del privilegio di passare la notte nel tepore domestico: stava dormendo sul divano, quando ha «fiutato» l'intruso.
 
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12 FEBBRAIO 2012
 
Maltrattamento animali: studente butta criceto nell’olio bollente. Arrestato
 
Un ventenne di New York è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver cucinato un criceto, durante una festa con gli amici. L’arresto è scattato non appena gli agenti della polizia hanno trovato nella cucina del giovane studente i resti carbonizzati del povero animale. Una scena davvero terrificante. Non è chiaro, tuttora, se l’animale sia stato buttato nell’olio bollente quando ancora era vivo oppure no. Un ventenne di New York è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver cucinato un criceto, durante una festa con gli amici. L’arresto è scattato non appena gli agenti della polizia hanno trovato nella cucina del giovane studente i resti carbonizzati del povero animale. Una scena davvero terrificante. Non è chiaro, tuttora, se l’animale sia stato buttato nell’olio bollente quando ancora era vivo oppure no.In attesa che le dinamiche di quanto successo siano più chiare, il ragazzo è stato rilasciato dalla polizia. Decisione quest’ultima che avrebbe indignato molto gli animalisti, i quali avevano sollevato polemiche e proteste sul gesto disumano del giovane.Ad avvertire la polizia sarebbe stato un vicino di casa che pare avesse avvertito uno strano odore provenire dall’appartamento. Sono sempre più frequenti questi episodi disumani. Lo scorso mese, infatti, un uomo di Lincolnishire, Paul Henry, era stato condannato a sei mesi in carcere per aver cucinato ed ucciso il gatto di un amico in un forno a microonde. Il proprietario del gatto, appena tornato a casa, aveva trovato l’animale morto nel forno a microonde e la scritta sul muro della cucina: Menu: gatto fritto”.
 
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11 FEBBRAIO 2012
 
Il cane sepolto vivo dal padrone trova una nuova casa. Il lieto fine di Jerry
 
Vi ricordate di Jerry? Il cane sepolto vivo dal suo padrone, nel mese di novembre dello scorso anno? La sua brutta storia sembra aver avuto un lieto fine, ora che ha trovato una nuova padrona che si spera riuscirà a prendersene cura. Aveva colpito tutti ed è davvero difficile riuscire a dimenticare quelle immagini che hanno fatto il giro del Paese ed anche del mondo.Vi ricordate di Jerry? Il cane sepolto vivo dal suo padrone, nel mese di novembre dello scorso anno? La sua brutta storia sembra aver avuto un lieto fine, ora che ha trovato una nuova padrona che si spera riuscirà a prendersene cura. Aveva colpito tutti ed è davvero difficile riuscire a dimenticare quelle immagini che hanno fatto il giro del Paese ed anche del mondo.Il suo padrone, “credendolo morto”, lo aveva sepolto tra i detriti in una campagna di Desenzano, con un panno sugli occhi. Era stato portato in salvo dai vigile di Desenzano, dopo che una coppia di ragazzi che si trovava a passeggiare nei paraggi, lo avevo sentito lamentarsi. Il caso aveva attirato l’attenzione pubblica tanto che oltre ad esser segnalato dai tg, alcuni programmi, come le Iene e Striscia la notizia, gli avevano dedicato dei servizi.Tra le tante richieste di affido pare sia stato difficile riuscire ad individuare una famiglia idonea a prendersi cura del cane anziano, stando a quanto dichiarato dal presidente dell’associazione Compagni di Strada. Questa mattina Jerry ha lasciato il canile comunale di Desenzano con Sara, la sua nuova padrona.
FOTO
 
BRESCIA OGGI
12 FEBBRAIO 2012
 
Jerry trova casa a Bedizzole tra le braccia della dolce Sara
DESENZANO. Ieri mattina l'ultimo atto della lunga storia del cane bretone sepolto vivo
«Mi sono commossa quando ho letto che nessuno lo voleva più adottare»

Maurizio Toscano

 
Provincia di Brescia - Jerry ha finalmente un nuovo padrone. Sara è una giovane di Bedizzole dall'indole dolce. Si vede già dal primo «contatto» con il cane, e la stessa sensazione l'hanno avuta sia il responsabile del canile, Matteo Bulgarini, che la Polizia Locale di Desenzano, che hanno eseguito i dovuti accertamenti prima di darle in adozione l'anziano e malato cane bretone sepolto vivo dal suo padrone il 30 ottobre scorso sotto un cumulo di detriti, ritenendo - secondo la sua difesa - che la bestiola fosse già morta. Ieri mattina Sara, che si prende già cura di un altro cane anziano, è apparsa quasi disturbata dall'«assedio» di flash e cineprese quando al canile di Desenzano è andata a prendersi Jerry per portarselo a casa, dopo una permanenza in canile che durava dal 21 novembre. La ragazza si è iscritta negli ultimi giorni all'elenco dei potenziali «adottanti» dopo aver letto su Bresciaoggi i servizi che denunciavano il perdurante silenzio su questo cane da caccia rimasto ancora solo, malgrado le tante richieste di affido giunte al canile e alla Polizia Urbana nelle ore immediatamente successive al suo ritrovamento. Avvenuto, come si ricorderà, il 1 novembre scorso, grazie a due ragazzi che avevano udito i suoi guaìti e all'intervento degli agenti Giorgio Tosi e Fabrizio Mango della locale Polizia Urbana, che gli avevano prestato i primi soccorsi. «Mi sono commossa dopo aver letto sul giornale che nessuno voleva adottare Jerry - dice Sara - e allora mi sono subito offerta. Non l'avevo fatto prima perchè pensavo di non farcela, tenuto conto delle tante domande di affido arrivate al canile. Credo che Jerry meriti di essere adottato, dopo quello che ha passato - aggiunge la ragazza -: ho già esperienza di cani anziani, ne ho accuditi diversi. Ora Jerry troverà un compagno nella mia casa». L'ex padrone di Jerry, che subirà un processo per presunti maltrattamenti, intervistato dal nostro giornale a suo tempo disse di «non essere un sadico perché accudisco altri cane, e Jerry l'ho ricevuto nel 2008 già malato agli occhi da una persona che non poteva più tenerlo. L'ho curato con farmaci per il cuore e per la diuresi. Quel 31 ottobre, avendolo trovato accasciato, ho pensato che fosse morto e l'ho sepolto sotto i detriti: ma non sono un mostro».
 
IL MESSAGGERO
12 FEBBRAIO 2012
 
Muoiono per il freddo i pappagallini della Caffarella
 
ROMA - Il freddo record che nell'ultima settimana ha investito l'Italia ha mietuto migliaia di vittime tra gli animali selvatici, in particolare i piccoli uccelli passeriformi come cardellini, passeri,allodole e fringuelli sono stati decimati dal grande freddo. A maggior ragione uccelli non autoctoni come i pappagalli, originari del caldo Sud America, ma che oramai hanno colonizzato la Capitale ed in particolare il parco della Caffarella, in zona Appia, sono stati colpiti dall'evento atmosferico straordinario. «Ai nostri sportelli sono arrivate segnalazioni dalla zona Appia di Roma, di pappagalli parrocchetti dal collare ed ondulati morti alla base degli alberi» spiega Valentina Coppola, presidente di Earth, e proprio dall'associazione parte un appello : «Oltre alle vittime causate dal freddo intenso ora si rischiano altrettanti decessi causati dalla fame e dall'impossibilità di procacciarsi il cibo, chiediamo quindi che i cittadini si prodighino lasciando cibo sui balconi, terrazze, davanzali e giardini per impedire una lenta morte a decine di migliaia di uccelli». In particolare è bene lasciare in piccole ciotole al coperto dalla pioggia: miscele di semi di diverse dimensioni, semi oleosi come i semi di girasole, cereali, piccola frutta secca come l'uvetta, fichi e le noci, e palline di grasso di prosciutto.
 
LA NUOVA SARDEGNA
12 FEBBRAIO 2012
 
Preso bracconiere: nell’auto un cervo appena ucciso
 
PATTADA (SS). Un bracconiere di 32 anni ha abbattuto nella zona di ripopolamento di Sa Rughe un cervo di 70 chili. I carabinieri, che avevano sentito uno sparo, hanno fermato la sua auto: l’animale era nel portabagagli.
 
LA NUOVA SARDEGNA
12 FEBBRAIO 2012 
 
Siniscola (NU), volpe morta assiderata trovata dai barracelli sul Montalbo
 
SINISCOLA (NU). Il punto critico è nella parte alta del Montalbo. Da giorni, infatti, i barracelli di Siniscola sono impegnati nelle zone imbiancate dalla neve, dove si trovano ovili e aziende agricole che potrebbero avere bisogno di aiuto, e dove è possibile imbattersi in situazioni di pericolo. Negli ultimi giorni sono stati portati al sicuro - tra gli altri - diversi animali da allevamento che, confusi dal ghiaccio, rischiavano una brutta fine. Come accaduto ad una volpe nella zona Sa Mela.Il povero animale è stato rinvenuto sepolto nella neve.
«Si vedeva solo il muso che spuntava dalla coltre bianca - racconta il capitano Ciro Spanu -. La squadra ha tirato la volpe fuori dalla neve, ma ormai era morta per assideramento. Nelle zone di montagna - conclude Spanu - continuiamo con la perlustrazione del territorio. A Siniscola vige infatti l’allerta maltempo».
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
12 FEBBRAIO 2012
 
Taranto, Wwf denuncia: centinaia di lepri destinate al massacro
 
Centinaia di lepri allevate “destinate al massacro”: è questo il destino di 1000 esemplari che verranno immessi in natura nella provincia di Taranto tra domani e il 14 febbraio e le avverse condizioni atmosferiche – denuncia il Wwf Puglia – “potrebbero compromettere seriamente la sopravvivenza degli animali”. Questa “strage – denuncia il Wwf Puglia – è annunciata dalle delibere che il Comitato Tecnico di Gestione dell’Ambito territoriale di Caccia (Atc) di Taranto ha approvato ai sensi della legge regionale n.27/98 e dal piano di immissione, che individua con precisione chirurgica le zone destinate al 'ripopolamentò e il numero di capi, per una spesa di circa 180 mila euro”. E qualche giorno prima, “è stata l’Atc di Lecce ad annunciare un interve nto simile di circa 90 mila euro”. “In nome della legge – denuncia il Wwf – sono stati spesi regolarmente centinaia di migliaia di euro per immolare tanti esseri che zampettando nelle verdi praterie dovrebbero, secondo le stesse delibere, ripopolare il territorio”. In una lettera indirizzata al presidente della Provincia di Taranto Giovanni Florido e al presidente dell’Atc Taranto Pietro Binetti il Wwf chiede di sospendere urgentemente l’operazione di immissione delle lepri in quanto effettuata “ai soli fini venatori” e “inopportuna anche dal punto di vista economico e finanziario”. 
“Siamo sconcertati dalla decisione assunta dalla Provincia di Taranto – afferma il presidente del Wwf Puglia, Antonio De Feo – che in dispregio a qualsiasi aspettativa di buonsenso ha deciso di effettuare un’operazione ambientalmente insostenibile ed economicamente opinabile”. “Riteniamo – conclude De Feo - che molto più utili ed efficaci risultano altre tipologie di interventi di miglioramenti ambientali tesi al mantenimento e allo sviluppo naturale delle popolazioni di fauna selvatica". “Oggi invece – conclude la nota – siamo costretti a denunciare ulteriori ricadute ambientali negative sul territorio provinciale a causa della immissione di lepri allevate, destinate a morte sicura in quanto rischiano di essere immessi in aree inospitali in condizioni meteorologicamente proibitive”.
 
GEA PRESS
13 FEBBRAIO 2012
 
Castelvetrano (TP): i cani che scompaiono, con il veleno

 

A Castelvetrano (TP) non si fanno più accalappiamenti di cani. Non è finito il randagismo, forse non ci sono più cani. A fare trapelare il sospetto è il portale Castelvetrano Selinunte, il quale non solo riferisce del crollo delle segnalazioni presso la struttura comunale, ma riporta anche la sparizione dei cani, anche quando vengono scoperti già uccisi dal veleno.Protagonista di questa ennesima storia di crudeltà è Bianchetto, cane randagio che, come tanti altri, è stato molto probabilmente ucciso dal veleno. Era da poco arrivata la segnalazione del sospetto avvelenamento. Bianchetto era già morto. Steso in terra con le tracce della bavazione, segno questo che fa presupporre all’uso di un prodotto di sintesi in genere utilizzato in agricoltura.Appena il tempo che gli operatori del canile giungessero nella località segnalata e di Bianchetto, però, non c’erano più traccia. Impossibile, pertanto, fare eseguire le analisi presso i laboratori dell’Istituto Zooprofilattico di Palermo, così come invece programmato. Mani ignote hanno portato via Bianchetto. Di lui solo la foto scattata da chi ha poi segnalato alla struttura comunale. Non si trattava di un cane aggressivo. Anzi era già conosciuto, tanto da essere stato microchippato e sterilizzato. Qualcuno, però si è voluto sbarazzare di lui.Quello che ora preoccupa è anche la coincidenza del posto. Contrada Delia, dove l’anno scorso sono stati uccisi dal veleno altri sei cani.Ora a Castelvetrano, si parla di Killer di cani, anche perché il crollo delle segnalazioni, coincidente con la sparizione di molti di loro, non è cosa recente. Risalirebbe addirittura allo scorso luglio. 

 

BLOG SICILIA
13 FEBBRAIO 2012

Castelvetrano (TP): La strage dei cani avvelenati

I cani randagi non ci sono più a Castelvetrano. Forse è merito dell’efficenza degli accalappiacani, o forse gli animali hanno trovato una città più bella in cui vivere. Purtroppo non è così.  Non è finito il randagismo, forse non ci sono più cani. A fare trapelare il sospetto è il portale Castelvetrano Selinunte, il quale non solo riferisce del crollo delle segnalazioni presso la struttura comunale, ma riporta anche la sparizione dei cani, anche quando vengono scoperti già uccisi dal veleno.Protagonista di questa ennesima storia di crudeltà è Bianchetto, cane randagio che, come tanti altri, è stato molto probabilmente ucciso dal veleno. Era da poco arrivata la segnalazione del sospetto avvelenamento. Bianchetto era già morto. Steso in terra con le tracce della bavazione, segno questo che fa presupporre all’uso di un prodotto di sintesi in genere utilizzato in agricoltura.
Appena il tempo che gli operatori del canile giungessero nella località segnalata e di Bianchetto, però, non c’erano più traccia. Impossibile, pertanto, fare eseguire le analisi presso i laboratori dell’Istituto Zooprofilattico di Palermo, così come invece programmato. Mani ignote hanno portato via Bianchetto. Di lui solo la foto scattata da chi ha poi segnalato alla struttura comunale. Non si trattava di un cane aggressivo. Anzi era già conosciuto, tanto da essere stato microchippato e sterilizzato. Qualcuno, però si è voluto sbarazzare di lui.Quello che ora preoccupa è anche la coincidenza del posto. Contrada Delia, dove l’anno scorso sono stati uccisi dal veleno altri sei cani.Ora a Castelvetrano, si parla di Killer di cani, anche perché il crollo delle segnalazioni, coincidente con la sparizione di molti di loro, non è cosa recente. Risalirebbe addirittura allo scorso luglio.

 
QUOTIDIANO PIEMONTESE
13 FEBBRAIO 2012
 
Storia a lieto fine per Lili, cane anziano con un occhio solo


Nella foto: Lili

 
Una storia a lieto fine. Ci vuole proprio e non perché le troppe vicende di violenze, maltrattamenti e abusi sugli animali debbano essere messe a tacere, assolutamente NO, ma perché, ogni tanto, una bella storia fa bene al cuore, quello umano e quello animale, in questo caso canino!Protagonista del racconto è Lili, un cane meticcio anziano, maschio, cieco ad un occhio, con problemi di sordità. La sua età è imprecisata, ma diciamo che sicuramente è un over.Lili (lo so, è un nome femminile, ma che volete fare, al cane piace!) ha sempre vissuto con un’anziana signora in una vecchia cascina, un po’ fatiscente, nella campagna piemontese. La sua padrona, pur cercando di accudirlo, non sempre ci riesce.Un giorno la donna cade e si frattura il femore finendo in ospedale dove resta per un lungo periodo al termine del quale non può far ritorno a casa, impossibilitata a vivere da sola. E il cane? Che fare del povero Lili? Come gestirlo? A chi affidarlo? La risposta della signora arriva sotto forma di suo figlio, un uomo già di una certa età che, vivendo altrove decide di abbandonare cascina e cane.L’abbandono però non è sufficiente, in fondo i vicini di casa possono notare la povera bestiola, sentire i suoi guaiti e lui può rischiare una denuncia o una brutta figura, così decide di optare per un’alternativa. Assassinare Lili a bastonate. Qui, mi fermo e scelgo di non commentare. E’ superfluo.Una mattina, l’uomo arriva nella cascina nel cui cortile si trova Lili che, inizialmente è felice di rivederlo, in fondo è rimasto solo per molte settimane ricevendo, solo ogni tanto, cibo e acqua (e in alcuni casi dai vicini impietositi che le sporgono, attraverso il cancello della proprietà, pane, crocchette e altro), gli va incontro e lo saluta.Lui, però con un bastone cerca di fracassargli la testa. Lo picchia più e più volte, mentre la vittima tenta di fuggire, ma il cortile è piccolo, lui è cieco ad un occhio e la paura è grande. Sentendo i latrati e le imprecazioni dell’uomo che non riesce ad acciuffare il cane per finirlo, una giovane vicina di casa, trasferitasi lì da pochi giorni, si precipita, ancora in ciabatte, a soccorrere Lili.Per evitare che lui, il bipede aggressivo, l’allontani fingendo di risparmiare il cane per poi accopparlo successivamente, la buona vicina lo convince a lasciarglielo. Dopotutto a lui cosa costa? Non deve nemmeno sporcarsi le mani. E così, la ragazza torna a casa con il cane e, avendone già uno, più un gatto, cerca di fare andare d’accordo il nuovo arrivato con gli altri.All’inizio l’impresa è ardua. Lili è un po’ aggressivo, solitario. Ha paura. Non è abituato a ricevere attenzioni, amore e cure come quelle che questa giovane donna gli riserva in maniera incondizionata.Non è abituato a pensare che gli esseri umani siano capaci anche di tanto affetto. Non è abituato a non esser bastonato, a non aver paura. Non è abituato a mangiare tutti i giorni, alle carezze e alle medicine che lo aiutano a star meglio.Passano le settimane e Lili prende confidenza con l’ambiente, con la nuova famiglia (che si può davvero definire tale) di cui fa parte anche una bambina di 3 anni che, oggi, a distanza di pochi mesi dal salvataggio di Lili, gioca con lui abbracciandolo e accarezzandolo senza che il cane abbia alcuna minima reazione violenta, anzi è talmente docile e mansueto che, persino il gatto gioca con lui, dorme nella sua cuccia e, a volte gli ruba pure i giochini, mentre Lili, dal solo occhio sano, lo guarda e sembra pensare “che pazienza che ci vuole con i gatti!”. E’ tornato ad essere un cane tranquillo che non ha bisogno di ringhiare e mordere per scampare alle bastonate. La bambina, per settimane, ha raccontato all’asilo la storia del cagnolino con un occhio solo. Per lei, educata al rispetto di tutte le creature, il mondo è mamma, papà, nonni, cani, gatti, asinelli, animali in generale ed è naturale che sia così. Naturale nel senso più ampio del termine, visto che sul pianeta non ci sono, e non ci sono mai stati, solo i bipedi.
 
CORRIERE ROMAGNA
13 FEBBRAIO 2012
 
Biagio poteva morire di freddo
Micio di soli sei mesi trovato a Predappio nella neve Allontanato come frutto di un parto indesiderato
 
 
PREDAPPIO (FC). È stato trovato affamato e congelato tra i cumuli di neve. Ha rischiato davvero di morire di freddo Biagio, micio di circa 6 mesi trovato qualche giorno fa a Predappio. Una cittadina è stata attirata dal suo miagolio tanto flebile quanto disperato. Immediatamente soccorso, una volta sfamato e riscaldato, il gattino si è completamente ripreso e da quel momento non ha più smesso di fare le fusa. Nonostante il freddo patito, Biagio è tutt’altro che deperito o sporco e utilizza la lettiera senza incertezze. Dettagli, questi, che fanno pensare che il micio non sia figlio di randagi ma che sia stato abbandonato da una mano crudele. Qualcuno che, una volta cresciuti, abbia deciso di abbandonare i frutti di una gravidanza indesiderata. Sono ancora numerosi, infatti, i gatti di proprietà che vengono lasciati liberi di accoppiarsi. Tante i piccoli che, una volta svezzati, vengono allontanati da casa alimentando la già numerosa popolazione randagia felina.[…]
 
IL SECOLO XIX
12 FEBBRAIO 2012
 
Crolla la stalla, strage di cavalli
 
Arezzo - Sono dodici i cavalli morti in seguito al crollo di un tetto di una stalla, per il peso della neve, in un allevamento presso un’azienda agrituristica in località Monte Viale, nel comune di Badia Tedalda (Arezzo). È quanto spiega il corpo forestale dello Stato, intervenuto in zona con una squadra da Arezzo per verificare le criticità nelle frazioni isolate insieme al sindaco e ai tecnici del Comune. In tutto erano una trentina i cavalli ricoverati nella stalla: il proprietario, si spiega ancora, è riuscito a mettere in salvo 16 esemplari, 8 dei quali sono rimasti feriti. Per le operazioni di salvataggio degli animali superstiti sono state impiegati poi un camion per il trasporto di animali di un privato e un van della Forestale di Pieve S.Stefano. Gli animali in condizioni più critiche sono stati trasferiti, non senza difficoltà anche per le condizioni generali della viabilità della vallata, presso le scuderie dell’ufficio territoriale per la biodiversità di Pieve Santo Stefano. Gli altri esemplari, senza ferite ma sotto choc, sono stati sistemati provvisoriamente in un’altra scuderia del corpo forestale a Viamaggio, nei pressi di Badia Tedalda, dove in genere sono mantenuti i cavalli a fine carriera ritirati dal servizio. Le strutture impiegate per il salvataggio, si spiega ancora, fanno parte del centro dell’ufficio territoriale per la biodiversità di Pieve Santo Stefano dove vengono selezionati, allevati e addestrati i cavalli utilizzati per il servizio d’istituto dei reparti a cavallo della forestale.
 
CITY
13 FEBBRAIO 2012
 
Crolla il tetto della stalla: 20 cavalli morti
 
Provincia di Arezzo - Una ventina di cavalli di razza sono morti nell’Aretino in seguito al crollo del tetto della stalla provocato dal peso della neve. È accaduto a Badia Tedalda, tra i comuni toscani più colpiti dal maltempo e a riferirlo è stato il sindaco Fabrizio Giovannini. I cavalli, anglo-arabi di grande valore, erano di proprietà di un allevatore locale: nella stalla erano ospitati una trentina di animali e solo sette si sono salvati. A Badia Tedalda, ultimo lembo di territorio aretino insinuato nelle Marche, a creare le maggiori criticità è proprio il peso della neve: alcune abitazioni potrebbero essere evacuate perché a rischio.
 
GEA PRESS
13 FEBBRAIO 2012
 
Casteldaccia (PA): tredici cani morti avvelenati
Il volontario: c'era pure una cagnetta gravida.

 
L’ultima cagnetta è morta ieri pomeriggio, ma di cani uccisi con il veleno a Casteldaccia (PA) se ne contano ormai ben 13. Non tutti si rinvengono. Anzi Calogero Olivieri, che assieme ad altre due persone si occupa dei randagi della cittadina, ne ha avuto notizia dai contadini.“Non vedo più tornare i cani dove abitualmente stazionano – dice Calogero Oliveri a GeaPress – poi, il racconto dei contadini. C’è chi, una volta trovato il cane avvelenato, lo getta nei contenitori dell’immondizia, oppure in un terreno limitrofo, basta che non sia il suo. Io semplicemente non li trovo più“.Per la cagna di color nero le cose, però, sono andante diversamente. Si era avvicinata a Casteldaccia, proveniente da chissà dove, da circa un anno. Calogero con lei aveva impegnato molto del suo tempo. Voleva riuscire a farsi avvicinare e poterla così portare in un ambulatorio veterinario per la sterilizzazione. La cagnetta, però, era diffidente e nonostante gli interminabili tentativi, era decisamente restia a farsi avvicinare.“Tranne ieri, quando - ci racconta Calogero – è arrivata fino in paese per morire di fronte casa mia. E’ una cosa che mi dispiace tanto – aggiunge il volontario – e vorrei che le persone capissero che quanto combinato dall’avvelenatore è molto pericoloso e non solo per i cani“.La cagnetta è morta, infatti, con una evidente bavazione, segno questo che è stato utilizzato, molto probabilmente, un prodotto di sintesi chimica ad uso agricolo. Metaldeide o altri principi attivi altamente tossici. In alcuni casi anche per semplice contatto o inalazione. Questo pomeriggio il volontario di Casteldaccia si recherà presso la Stazione dei Carabinieri.“Il Comandante – ci riferisce Calogero – è già al corrente ed entro staserà firmerò la denuncia. C’è una cosa però che non riuscirò mai a dimenticare. La cagnetta alla quale mi ero molto affezionato, era gravida. Tra pochi giorni avrebbe dovuto partorire“.Pochi giorni addietro, sempre nel palermitano, vi era stata un’altra moria di cani, sempre per spargimento di bocconi avvelenati. Lo denunciarono i volontari di Termini Imerese che organizzarono pure una manifestazione. Purtroppo la reperibilità di veleni anche molto pericolosi, è sconfortante. Basta un supermercato. Tutto a portata di mano. Veleno e imbottitura.
 
LA ZAMPA.IT
13 FEBBRAIO 2012
 
L'Aquila, oltre duecento animali salvati dall'esercito
L'intervento nell'oasi naturalistica "Abruzzo zoo"che ospita almenoun migliaio di animali castel di sangro (l’Aquila)


NELLA FOTO - Una zebra quasi sommersa dalla neve nell'oasi naturalistica "AbruzzoZoo" di Castel di Sangro (L'Aquila)

 
Il «bruco», dell’esercito salva oltre 200 animali del parco naturalistico di Castel di Sangro. I militari del 57esimo Battaglione della caserma Cesare Battisti di Sulmona, insieme con i carabinieri della compagnia di Castel di Sangro, sono intervenuti infatti ieri nell’oasi naturalistica «Abruzzo Zoo», che ospita almeno un migliaio di animali, soccorrendo con lo speciale mezzo cingolato gli animali che erano rimasti isolati all’interno della struttura.L’emergenza neve ha infatti provocato ingenti danni a strutture e recinzioni. Ma soprattutto agli animali, molti dei quali sono morti sia a causa della neve sia perchè attaccati dei lupi siberiani, anche loro ospitati nell’oasi. Grazie al bruco è stato liberato il percorso che costeggiava l’area permettendo in particolare il salvataggio di due orsi bruni, due lupi bianchi, tre lupi comuni, un pellicano e un marabù. Sono state recuperate anche più di 150 carcasse di animali.
 
PANORAMA
13 FEBBRAIO 2012
 
Tigri, orsi, serpenti: gli animali a rischio estinzione in vendita nei negozi di medicina orientale-
 
Non si ferma il bracconaggio degli animali selvatici in via di estinzione. In tutto l’Oriente la medicina tradizionale prevede l’utilizzo di ossa, corni e pelli di animale per curare varie patologie. Ma la maggior parte degli animali di cui si usano senza scrupolo varie parti del corpo è a rischio: tigri, serpenti, rinoceronti. In queste immagini, scattate in un mercatino in Birmania, i venditori mostrano senza nessun problema la loro preziosa merce: in uno dei negozi campeggia una testa di Goral, un ruminante che vive sull’Himalaya ed è considerato prossimo al rischio estinzione.
Ma si vede anche uno dei venditori che mostra orgoglioso uno scheletro di tigre, e di quest’animale ne restano ormai poche centinaia di esemplari in tutto il mondo.
FOTO
 
CAFFE’ NEWS
13 FEBBRAIO 2012
 
In Campania si sta consumando una strage di animali selvatici
 
In Campania da anni si sta consumando un’autentica caccia clandestina e spietata ai danni degli animali selvatici, alcuni peraltro già in estinzione. A riferirlo il Cras – acronimo di Centro ricovero animali selvatici, attivo da alcuni anni e ubicato nell’edificio sito a Miano denominato “Frullone”, dove prima si trovava l’Ospedale psichiatrico – gestito dall’Asl e dalla Facoltà di Veterinaria della Federico II, che snocciola dei dati inquietanti. Nel 2011 i ricoveri all’ex Frullone sono stati 745, più di due al giorno. Soprattutto uccelli (716), poi rettili (22) e mammiferi (7). Ben 249 i rapaci, tutte specie non cacciabili. Tra quelli diurni prevalgono nettamente i gheppi (90) e le poiane (62). Sei i falchi pellegrini, un falco pecchiaiolo, un falco pescatore, un lodolaio, due albanelle, due falch i di palude, due smerigli e due nibbi reali. Tra i rapaci notturni: 30 civette, 18 barbagianni, 9 allocchi, 9 assioli, 7 sparvieri, 6 gufi comuni, un gufo di palude.
Rapaci a parte, tra i volatili sono stati ricoverati a centro di recupero della fauna selvatica anche germani reali, aironi, beccacce, un fenicottero, 66 cardellini provenienti dall’uccellagione. Capitolo mammiferi.”Abbiamo ricoverato volpi, ricci, tassi”, dice Raia. Polly, per esempio, volpacchiotta raccolta mesi fa dai volontari del Wwf in costiera sorrentina, mentresi aggirava ai margini della strada in palese difficoltà. Ricoverata al Frullone, curata da un veterinario che le ha restituito la vista compromessa da una malattia, è tornata in libertà. Pipistrelli (3) e rettili (5) gli altri pazienti transitati per i “reparti” del centro di recupero della fauna selvatica lo scorso anno.“Non pochi degli animali ricoverati”, racconta infatti Pasquale R aia, volontario di Legambiente e veterinario del Cras, “arrivano qui grazie all’abnegazione dei volontari, di cittadini che li raccolgono in difficoltà. Insomma, c’è chi spara, chi investe, che avvelena, ma c’è chi soccorre, chi accudisce, chi si prende carico degli animali selvatici”. “Purtroppo”, ricorda Raia, “abbiamo anche ricevuto animali già morti e in quei casi ci siamo limitati all’autopsia”. Un caso su tutti: il lupo barbaramente ammazzato nel Matese a giugno e depositato in un sacco nero dell’immondizia sul ciglio della strada. Una protesta, si ipotizzò all’epoca, perché la Provincia di Caserta non liquida i danni alle prede provocati dagli attacchi dai lupi, non riconoscendone la presenza sul Matese. Se tale è stata, peraltro, assomiglia sinistramente ad un avvertimento mafioso. Come, del resto, il gesto di coloro i quali, nell’Alto Sannio, hann o ammazzato 4 lupi nel corso degli ultimi mesi: due avvelenati, due abbattuti a colpi di fucile.
“La cruda dimostrazione”, commenta Antonio Nicoletti, responsabile nazionale per Legambiente delle aree protette,”di come il fenomeno del bracconaggio ai danni della fauna selvatica protetta sia ancora attuale in tutto l’Appennino”. Aggiunge: “I ritrovamenti concentrati in un’unica zona non lasciano dubbi sulla matrice criminale. È necessario supportare con determinazione gli sforzi del Corpo Forestale dello Stato e chiediamo alle istituzioni, in primis la Provincia di Benevento, un impegno particolare e un intervento deciso per tutelare una specie di fondamentale importanza per il mantenimento degli equilibri ecologici dell’Appennino. Bisogna indagare a fondo sulle cause di questi fenomeni al fine di contrastare la persistenza di un contesto socio-culturale tollerante verso le illegalità e non favorevole alla conservazione della fauna”. I lupi potrebbero essere un’importante risorsa per il turismo eco-sostenibile. E invece, ove ci sono, vengono solo visti come una minaccia per gli allevatori e dunque contro di loro si scatena un efferato bracconaggio. Eventuali danni agli allevatori, se accertati, vanno certamente rimborsati, come prevede la legge; ma nulla giustifica il bracconaggio. Proprio Legambiente ricorda, peraltro, che sono state avviate in varie parti d’Italia esperienze estremamente positive finalizzate a smussare possibili conflitti tra allevatori e lupi. Nel Parco della Majella, per esempio, dove è stato costituito un gregge del Parco per restituire agli allevatori i capi predati.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
13 FEBBRAIO 2012
 
Ogni vita è importante anche quella della nutria
 
Si vuole estirpare un animale perché ha avuto il torto di essere importato dall'America per essere trasformato in pelliccia. Ha avuto il torto di non essere più richiesto sul mercato e quindi liberato da quegli stessi allevatori che, tanto incoscientemente, con l'approvazione di tutti, lo avevano italianizzato (prigioniero di gabbie, costretto a una breve e orrenda vita seguita da altrettanta spietata morte). Tutto cio' viene chiamata convenienza. Convenienza di coloro che indirizzano la Natura, che stabiliscono l'ordine a cui deve assoggettarsi e impongono le regole a cui deve soggiacere dopo che quelle sue proprie sono state ampiamente stravolte e inquinate dagli interessi umani. Si parla anche dei danni ai campi coltivati in prossimità dei fiumi o dei fossi. Ma quanto lontano dalla riva può spingersi un animale rigorosamente acquatico? Senza parlare delle non prove di t utte quelle malattie che dicono di trasmettere... Poi l' ignoranza di qualcuno ha contribuito a rappresentare la nutria come un grosso ratto e non come un piccolo castoro quale è (myocastor coypus) e, anziché contribuire alla sua conoscenza scientifica, l'ha connotato di quel significato negativo capace di scatenare pulsioni arcaiche e persecuzioni mentre, al contrario, l'opportunismo dei pellicciai l'aveva consacrata sul mercato con il termine di castorino. Non sarebbe invece moralmente buono predisporre piani diversi, nuovi, rispettosi (stagni, riserve particolari... qualunque soluzione che studiosi sappiano e possano trovare usando inventiva e immaginazione)? Non sarebbe meglio spendere il denaro pubblico tenendo conto anche dei cittadini che respingono i metodi violenti e sono favorevoli al rispetto per ogni forma di vita? Ribadisco contrarietà all'eradicazione delle nutrie attraverso la loro uccisione e ripeto che ciò non solo è contrario all'etica, ma anche inutile per lo scopo stesso per il quale viene messo in atto. Infatti, è noto come all'aumento di mortalità per cause esterne all'ambiente corrisponda un aumento di natalità... ossia, nulla si risolverà! Sempre, beninteso, che si vogliano considerare 'problema' le nutrie, cosa di cui noi non sono affatto convinta. Al momento non sussistono prove che esse costituiscano un pericolo sanitario, così come per gli argini e le rive dei fossi che crollano anche per colpa dell'eliminazione delle piante che da sempre hanno mantenuto compatta la terra (e comunque, per questo ci sono appositi accorgimenti con reti speciali!) o perche i trattori costeggiano sempre piu' i rivali seminati ed arati sino al limite.Beh, non sono favorevole a questi metodi spicci, anche perché con essi si incentiva l'abitudine all'uso delle armi ed a risolvere i problemi con la violenza. Inoltre è veramente assurdo accusare animali come le nut rie di chissà quali disastri e danni, che sono infinitamente minori di quelli compiuti dall'uomo, il quale devasta il territorio e sottrae sempre più spazio alla natura. Spero si cerchi una soluzione di convivenza e che questa situazione aiuti a fare meditare gli uomini. Lasciamo gli animali nel loro territorio originario non usiamoli solo come uno strumento da sfruttare per trarne vantaggi economici. Ogni vita è importante per chi la vive... indipendentemente.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
27 FEBBRAIO 2012
 
Dalla parte di chi ha salvato il piccolo di nutria
 
di Deborah Amidani
 
Buongiorno, invio questa lettera in risposta al signor Tranquillo Fedenzi che nella lettera pubblicata mercoledì 22 febbraio 2012 ha usato parole poco gentili verso due signore che hanno aiutato un picolo di nutria. Dopo essermi complimentata con le signore in questione volevo sottolineare quanto spesso gli animali in generale e la nutria in particolare siano vittime dei nostri pregiudizi e della nostra ignoranza. Ormai le pubblicazioni e gli articoli scientifici su questo animale sono numerosi ma nessuno si prende mai la briga di leggerli prima di parlare. Innanzitutto la nutria è un animale sociale, intelligente, non aggressivo tanto che in molti altri Paesi viene ormai considerato un animale da compagnia. Come colui che vede la pagliuzza nell' occhio altrui e non vede la trave nel proprio occhio consiglierei il signor Tranquillo di non incolpare le nutrie per le acque putride dei nost ri fossi. Vivo da sempre in campagna e ho visto quanto i nostri sistemi irrigui siano cambiati grazie all'agricoltura intensiva e all'antropizzazione del territorio: i fossi sono stati per gran parte cementificati, ridotti, contaminati da rifiuti e da concimi...bè possiamo incolpare le nutrie anche di questo? I campi poi vengono coltivati fino al margine e numerosi studi dimostrano che la fragilità del terreno è dovuta soprattutto all 'asportazione progressiva delle piante e delle siepi boschive che dovrebbero impedire al terreno di cedere. Le nutrie sono in parte stanziali e continuano a scavare perché vengono continuamente disturbate e scacciate quindi devono costruirsi sempre nuovi ripari. Perché in altri stati i danni alle colture provocati dalle nutrie sono inseriti ( come i danni metereologici) tra le clausole delle assicurazioni private e da noi no? Perché vogliamo sempre che lo stato rimborsi i danni che prima di tutto abbiamo cr eato noi uomini con una gestione sconsiderata della natura? Sicuramente l'argomento è serio e necessita di una trattazione ampia che non si basi però solo sui pregiudizi e sicuramente non si possono risolvere i problemi con il fucile. Per quanto mi riguarda il porto d'armi lo revocherei a tutti e questo sarebbe già un passo avanti verso una discussione seria sull'argomento nutrie.
 

GAZZETTA DI PARMA
13 FEBBRAIO 2012  

Bassotto finisce nello stagno ghiacciato a Correggio: salvato dai carabinieri

Correggio (Reggio Emilia) - La lastra di ghiaccio si è rotta per il peso e la cagnolina, un bassotto tedesco di nome Luce, è finita in uno stagno, in un giardino pubblico nel Reggiano. La proprietaria, 60 anni, si è gettata invano per salvarlo. A quel punto sono arrivati i carabinieri che hanno soccorso la donna, e salvato l’animale. E' successo in mattinata a Correggio, poco dopo le 10.30, nel parco urbano di via Fazzano. Il cane si era allontanato dalla padrona ed era caduto in acqua: per recuperarlo, un militare si è sdraiato sulla lastra, tenuto per i piedi da un collega, e ha afferrato il bassotto per le orecchie, tirandolo a sè e portandolo a riva. La donna è stata assistita dal 118, mentre 'Lucè è stata affidata alla figlia della proprietaria, per le visite veterinarie. Entrambe, in buona salute.

 
BARY TODAY
14 FEBBRAIO 2012
 
Gettati nella spazzatura e uccisi dal freddo, la storia di otto cuccioli di Altamura (BA)
I cagnolini erano stati ritrovati e tratti in salvo pochi giorni dai volontari della Lega per la Difesa del Cane ad Altamura. Ma nonostante i soccorsi non ce l'hanno fatta

Qualcuno li aveva presi, a tre-quattro giorni dalla nascita, rinchiusi in grossi sacchi di plastica e gettati in un bidone della spazzatura. Per fortuna qualcun altro si era accorto della loro presenza, e li aveva tratti in salvo, portandoli in una clinica veterinaria. Ma soccorsi e cure non sono bastati: gli otto cagnolini non ce l'hanno fatta.
Sì è conclusa così, nel peggiore dei modi, la storia degli otto cuccioli tratti in salvo la scorsa settimana dai volontari della Lega di Difesa del Cane di Altamura. I cagnolini, probabilmente partoriti da una cagna padronale in qualche masseria della zona, erano stati strappati alla mamma e buttati nella spazzatura, Quando i volontari li hanno ritrovati, le loro condizioni erano già disperate: erano ormai ipotermici, abbandonati com'erano stati al gelo di quei giorni, ed è inoltre probabile che avessero assimilato i resti del concime chimico presenti nei sacchi in cui erano stati rinchiusi.  Altamura: morti i cuccioli gettai nella spazzatura
„I cagnolini erano stati soccorsi dai volontari, che li avevano portati in una clinica veterinaria, il cui pagamento, in casi estremi come questo, avviene con il sostegno del Comune. Tuttavia, spieg ano i volontari, questo non basta ad evitare che casi simili si ripetano. Nonostante la capillare campagna di sterilizzazione dei cani randagi, resta il problema delle cagne padronali che si trovano soprattutto in campagna, e della cattiva abitudine dei padroni di sbarazzarsi dei cuccioli "in eccesso". Una mentalità difficile da estirpare, che potrebbe proprio essere stata la causa dell'abbandono degli otto cuccioli.

 
GEA PRESS
14 FEBBRAIO 2012
 
Sicilia: cani morti in spiaggia
Intervento dell'UGDA a Siculiana (AG) e dei volontari a Palermo.

 
Arrivano con le onde, forse. Di questi cani, infatti, poco o nulla si saprà. Sono stati trovati in due spiagge in opposti versanti della Sicilia. Il primo a Palermo, vicino la foce del canale Favara, a pochi decine di metri dal porticciolo di Acqua dei Corsari. Il secondo, invece, nella bella spiaggia di Siculiana, in provincia di Agrigento. Entrambi presentano segni della permanenza in acqua ma quello di Siculiana sembra proprio potere essere stato torturato. Almeno così denunciano i volontari del posto che hanno presentato un denuncia ai Carabinieri.Potrebbero essere cani rubati, magari identificabili nel caso fosse accertata la presenza del microchip. Potrebbero creare un problema sanitario, e fosse solo per questo andrebbero tolti dalla spiaggia. Ma soprattutto potrebbero essere il frutto di un maltrattamento, di una violenza con esito mortale come ancor di più parrebbe per il cane di Siculiana. Torturato con l’asportazione di parte dei genitali. Il cane di Palermo, invece, presentava una corda con un evidente cappio, ma era già staccata dal corpo. Chissà.A Siciliana è dovuta intervenire, già domenica scorsa, l’UGDA (Comitato Ufficio Garante Diritti Animali). La Presidente Paola Suà, aveva subito cercato di mettersi in contatto con le autorità comunali, ma solo stamani è riuscita ad assicurarsi una promessa di intervento dei Vigili Urbani.“Ho cercato più volte di mettermi in contatto con il Sindaco e con la Polizia Municipale – ha riferito a GeaPress Paola Suà – così come ci avevano suggerito i Carabinieri, ma solo stamani ho avuto assicurazioni in merito“.Il cane, però, potrebbe essere stato nel frattempo seppellito. E’ la fine migliore nel caso di eventi di questo genere. Il loro smaltimento costa, figuriamoci poi, trasportarli per le analisi autoptiche. E’ probabile pertanto che nessuno saprà mai il perché di quella morte. Se nella zona, ad esempio, è stato sparso veleno, oppure se c’è in giro un sadico che li maltratta.“E’ assolutamente inconcepibile – ha riferito la Presidente dell’UGDA nella lettera inviata al Sindaco di Siculiana – che in un paese che voglia dirsi civile avvengano atti di tale barbarie. Confido nel Sindaco affinché sia il primo ad attivarsi quale responsabile, secondo la legge, del rispetto della normativa in tema di tutela degli animali. Mi auguro – ha concluso Paola Suà – nel caso venga individuato il colpevole, che il Sindaco voglia far costituire il suo Comune come parte civile“.Per il cane di Palermo, invece, è probabile che non dovrà sapersi nulla di più della foto scattata domenica scorsa. L’area è del tutto inaccessibile ai mezzi motorizzati. Si raggiunge solo via mare, o, a piedi, dal porticciolo di Acqua dei Corsari.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
14 FEBBRAIO 2012
 
Gattina cosparsa di nafta e lasciata morire 

Treviso - Cosparsa di nafta e lasciata agonizzare fino alla morte. È questa l’atroce fine che qualcuno ha riservato ad una gattina in strada del Mozzato. «L’animale ha patito enormi sofferenze prima di morire» racconta Olena Malyk, una “gattara” trevigiana che si occupa della colonia felina del quartiere. Olena era stata avvertita da una vicina di casa che una micina malata era abbandonata nei pressi della sua abitazione. «Sono andata a raccoglierla – racconta la donna – ho visto subito che era molto sofferente. L’ho portata dal mio veterinario a San Zenone degli Ezzelini, che ha capito subito quello che era successo». Il certificato redatto al veterinario Natalino Serraglio parla chiaro: la gattina era stata completamente cosparsa di nafta. Una parte del liquido era stato ingerito causando irreversibili lesioni agli organi inter ni. La micia raccolta il 2 febbraio, è morta il 6 tra grandi ed assurde sofferenze. Non è la prima volta che i gatti sono vittime di violenza gratuita. Aveva fatto scalpore il caso dei gatti uccisi a Ponzano dal “killer della balestra”, un personaggio che li seviziava colpendoli con il dardo ed abbandonandoli ad una lenta agonia. Del caso si era occupato in prima persona anche il sindaco del comune, Giorgio Granello, che aveva preso a cuore la vicenda. Il sindaco aveva presentato una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica, affinché avviasse delle indagini. Adesso in strada del Mozzato la gatta uccisa con la nafta. Anche in questo caso il povero animale è stato abbandonato a grandi sofferenze.

 
LA REPUBBLICA NAPOLI
14 FEBBRAIO 2012
 
Trovati 14 cani e 16 uccelli in un garage abusivo
Gli animali erano tenuti prigionieri in piccole gabbie di ferro sotto il ponte di Piscinola. Due trentenni denunciati per maltrattamento


NELLA FOTO - Un cane in gabbia a Piscinola

 
Prov. Di Napoli - Due trentenni, A. G. e L. C., sono stati denunciati dagli agenti del commissariato dagli agenti del commissariato di Scampia per maltrattamento di animali: la polizia nel corso di controlli ha rinvenuto in una zona abbandonata sotto il ponte di Piscinola, 14 cani di varie razze rinchiusi in anguste gabbie in ferro, in precarie condizioni igienico sanitarie.
Inoltre, nella stessa area, i poliziotti, all'interno di un garage costruito abusivamente hanno trovato 16 uccellini rientranti nella specie fauna protetta. Poco dopo hanno identificato  i proprietari degli animali e li hanno denunciati. Gli animali sono stati posti sotto sequestro sanitario per accertamenti medico veterinari.
 
LA NUOVA VENEZIA
14 FEBBRAIO 2012
 
Offro mille euro a chi mi aiuta a ritrovare Spina e Dallas
L’appello di Sara, 29 anni, di Martellago: la notte del 5 settembre sono scomparsi i suoi due cani Si muovono gli amici: tremila volantini a Mestre e provincia, messaggi e segnalazioni su Facebook

 
di Roberto Lamantea
 
MESTRE (VE) -  È che quando li hai in casa, sei l’oggetto del loro amore, conosci le loro seduzioni, il loro scondinzolare felice al solo vederti, la loro dedizione assoluta, la loro assoluta innocenza, t’innamori di loro con un affetto travolgente. È che se un giorno scompaiono, fuggiti chissà dove, se non li vedi più gironzolare per casa ti senti come se ti avessero tagliato gambe e braccia con un machete. Chi ha accolto in casa un cane o un gatto conosce una capacità d’amore infinita, diversa dall’amore umano, venato di mille chiaroscuri. È per questo che Sara Vivian, 29 anni, di Olmo di Martellago, commessa a Marcon, offre mille euro a chi aiuta lei e la sua famiglia a ritrovare Dallas e Spina, i suoi due cani. Dallas e Spina si sono allontanati dalla villetta di Olmo di Martellago la notte del 5 settembre scorso. Hanno scavato sotto la recinzione, seguendo chissà quale richiamo. Per la famiglia di Sara è la disperazione. Chiedono ai vicini, cercano i due cani ovunque. La ragazza dà vita a un gruppo Facebook (Dallas e Spina cani smarriti), in questi mesi Dallas e Spina sono stati avvistati in zone diverse, da Robegano a Scorzè a Mestre (parco di via Galuppi, via Miranese, vicino alla ferrovia). Sara coinvolge gli amici, gli animalisti, decide di offrire mille euro di ricompensa a chi glieli riporta. «Lo so che non sono pochi – dice Sara – ma la cifra cattura l’attenzione, soprattutto in questo periodo». Amici e volontari stampano tremila volantini con le foto delle due creaturine e il numero di cellulare di Sara (320-8017612), che ogni volta che squilla può regalare la felicità o la delusione. Dallas e Spina sono stati adottati dal rifugio Fidoamico di Roncade. Spina è una femmina di 3 anni, 12 chili, colore biondo, al momento della scomparsa aveva un collarino rosa con la medaglietta, ha gli occhi chiari che non passano inosservati, ha il chip. Ha il chip anche Dallas, maschio di 2 anni, 12 chili, nero con mascherina, petto e punta delle zampe bianchi, al momento della scomparsa aveva un collare rosso con la medaglietta. Spina fu abbandonata davanti al rifugio di Roncade, legata a un palo insieme con un altro cane; Dallas è arrivato in rifugio a seguito di un sequestro di moltissimi animali che vivevano in un’abitazione in condizioni disastrose. A casa di Sara sono diventati inseparabili.Nonostante siano passati cinque mesi, la giovane, la sua famiglia, i suoi tanti amici sperano ancora. Se qualcuno li riconoscesse dalle foto che pubblichiamo telefoni a Sara. I messaggi su Facebook sono tanto belli. «Dài, fatti coraggio e non mollare» esorta Monica, «è splendida, ha occhi umani che parlano». E Mirella: «Ti auguro con tutto il mio cuore di ritrovare i tuoi cucciolotti». Anche loro sarebbero felici.
 
 
LA NUOVA VENEZIA
14 FEBBRAIO 2012
 
Molesta il cane, cacciatore nei guai

ERACLEA (VE) -  Maltratta il suo cane da caccia, denunciato dalle guardie Ecozoofile un cacciatore di Eraclea. E' accaduto nei giorni scorsi, Tra Eraclea Paese ed Eraclea Mare, dove una guardia ecozoofila Anpana, del Comando Provinciale di Venezia, ha notato un cacciatore mentre stava caricando il suo cane, di una ventina di chilogrammi, in auto. Lo ha fatto in malo modo, prendendolo per la collottola e per la pelle della schiena, come fosse una valigia. E come se non bastasse, il cane è poi stato rinchiuso nel bagagliaio di una berlina. Vita da cani, ma c'era chi attentamente stava osservando tutto. Il cacciatore non ha notato che una delle guardie stava osservandolo con attenzione il modo in cui caricava il cagnolone. Per lui forse era normale sballottare il povero cane come fosse una vecchia borsa. La guardia non è potuta intervenire contestualmente, ma ha fatto appe na in tempo a prendere la targa dell'auto. Sono dunque partite tutte le indagini del Comando di Venezia che ha sentito persone informate sui fatti, raccolto testimonianze e ricercato le generalità del cacciatore nel Comune di residenza, Eraclea, fino a raggiungerlo sul posto di lavoro. Il cacciatore è stato infine denunciato per maltrattamento di animali ed impropria detenzione. Le guardie sono attive in tutta la provincia, per denunciare maltrattamento di animali si può chiamare il 328 1704394 o inviare una mail a comando.veneto@anpana.it.

 
MESSAGGERO VENETO
14 FEBBRAIO 2012
 
Lasciò i cani in auto, multato
Era accusato di abbandono di animali. La difesa: non sapeva dove tenerli

CERVIGNANO (UD) - Aveva lasciato i suoi due cani maltesi e il suo gattino chiusi nell’auto dalle 5 del mattino, quando, insieme alla moglie, era partito da Fiumicello per recarsi al lavoro, alle 15, quando, gli agenti della Forestale lo avevano avvicinato e invitato a seguirlo in stazione. Era il 28 giugno del 2010 e il sole, quel giorno, aveva reso la mattinata particolarmente calda e afosa. Non per niente, nel verbale di sequestro degli animali, si parlava di «guaiti e lamentele mentre cercavano di liberarsi grattando con le zampine sul trasportino» e di «lingua a penzoloni per l’eccessivo caldo». Da qui, l’inchiesta a carico del loro proprietario, il 46enne di Cervignano, Roberto Puzziello, per l’ipotesi di reato di maltrattamento di animali. Secondo il pm Annunziata Puglia, titolare del fascicolo, lasciandoli chiusi nella propria vettura, peraltro esposta a sole e temperature elevate, per tutte quelle ore, l’uomo li aveva sottoposti a «trattamento insopportabile».Il procedimento si è chiuso, ieri, davanti al Gup del tribunale di Udine, Roberto Venditti, che ha applicato la pena di 2 mila euro di multa, precedentemente concordata tra il magistrato e la difesa, rappresentata dagli avvocati Luigi Rossi e Alberto Patrone. Il giudice ha inoltre ordinato la confisca degli animali in sequestro - soltanto i due maltesi, un maschio di dieci mesi e una femmina di 3 anni, visto che il gatto, nel frattempo, è scappato - e la loro assegnazione ai custodi provvisoriamente nominati nel corso delle indagini. In sua difesa, Puzziello, che all’epoca non godeva di una residenza stabile e viveva quindi in strutture alberghiere non sempre attrezzate per accogliere animali, aveva spiegato di essere stato costretto in alcuni giorni a tenere i suoi amici quattrozampe in auto. Quella mattina, in particolare, arrivato a Cervignano ed entrato a scuola, dove lavorava, non aveva avuto l’occasione per uscire e far loro prendere un po’ d’aria.

 
CORRIERE ROMAGNA
14 FEBBRAIO 2012
 
ANIMALI IN PERICOLO
Si teme per un branco di 32 cavalli isolati
Salve le cicogne del Cras. Recuperati un istrice in fin di vita a Santa Lucia e un capriolo nel Casolano

Francesco Donati

FAENZA (RA). Il peggio sembra essere passato. Ieri in pianura il sole ha trionfato, le temperature sono salite sopra lo zero ed è iniziato un timido disgelo. In città continuano però a rappresentare un pericolo soprattutto le formazioni di stalattiti spioventi dai tetti: incessante il lavoro dei vigili del fuoco per rimuoverle o transennare le aree pericolose. Nel Brisighellese c’è stata una “strage” di tettoie crollate, seppur puntellate. Permangono situazioni critiche nelle alti valli faentine del Lamone e del Senio.
Ancora a rischio un branco di cavalli antincendio. Nel Palazzuolese non si conosce ancora il destino dei 32 cavalli di un allevamento allo stato brado, che la società proprietaria non è riuscita a rifocillare da oltre dieci giorni, perchè impossibilitata a raggiungere i capannoni con il foraggio. C’è apprensione per la loro sopravvivenza. Si sta cercando di aprire un varco, e forse ci si riuscirà entro oggi. Alcuni esemplari sono stati visti aggirarsi barcollanti nei dintorni dei capannoni. «Al rischio fame si aggiunge il pericolo gelo – afferma uno dei proprietari –: se scivolano e si rompono una zampa sono spacciati». Secondo il veterinario Giuliano Zama del Cras (Centro recupero avifauna selvatica) di Faenza «i cavalli resistono bene anche alle bassissime temperature, ma vanno nutriti. Dopo dieci giorni potrebbero avere seri problemi, non tanto di assideramento, ma per coliche». E condivide il veterinario quanto sostenuto dai propietari, cioè che «brucando la corteccia ricca di vitamine di alcuni alberi in zona, soprattutto carpini, potrebbero salvarsi». Il branco è composto di razze aveglinesi, incrociate con autoctone italiane. «La loro funzione – spiega il mandriano - è quella di tenere pulito il bosco, prevenire gli incendi: fanno un’ottima manutenzione, da quando li abbiamo messi non si sono più verificati focolai».
Le cicogne. La colonia presso il Cras ha superato bene l’ondata di neve e gelo. «Le abbiamo super alimentate», racconta Giuliano Zama, che riferisce anche di alcuni animali selvatici salvati dal centro proprio durante le nevicate. Un istrice in fin di vita è stato recuperato a Santa Lucia, un capriolo nel Casolano. In via Convertite è stato rotto con il piccone il ghiaccio del laghetto ed è stato distribuito cibo in abbondanza a migliaia di volatili provenienti da un ampio raggio, ma adesso i frigoriferi languono e si confida sulla sensibilità dei donatori.
La Forestale. Il comandante del Corpo forestale dello Stato, Giampiero Andreatta, ha ottenuto da parte dell’Aeronautica militare la disponibilità di un grosso elicottero per trasporto persone e merci, d i stanza a Pisignano di Cervia. «Finora – afferma – abbiamo operato nel Riminese e nel Cesenate ma se sarà richiesto dalla prefettura potrà essere impiegato anche sulle colline del Faentino per rifocillare allevamenti domestici ed eventualmente anche la fauna selvatica».

 
AFFARI  ITALIANI
14 FEBBRAIO 2012
 
Salvate quegli animali del Teatro alla Scala

La LAV  contesta l’utilizzo di due cavalli tra gli attori dell’Aida di Franco Zeffirelli, di cui stasera a Teatro alla Scala di Milano andrà in scena la prima, e chiede all’Amministrazione di vietare l’utilizzo di animali negli spettacoli, di definire rigorosi criteri di detenzione degli equidi e garantire la promozione del loro benessere, apportando le necessarie modifiche al Regolamento tutela animali del Comune.I due cavalli da giorni partecipano alle prove dello spettacolo, insieme ad altre trecento persone, tra artisti e comparse. Domenica due volontari LAV della sede milanese hanno atteso l’arrivo dei cavalli e documentato con un video lo scarico dal van, che è avvenuto in mezzo alla strada senza nemmeno la presenza di un vigile a fermare il traffico. Gli animali sono stati poi introdotti all’interno del teatro attraverso un grande montacarichi e fatti salire direttamente sul palcoscenico.I due cavalli, improvvisati loro malgrado attori, provengono da una scuderia della provincia di Biella. Ciò significa che per ogni giorno di prove e di spettacoli devono subire un trasporto di circa tre ore, tra andata e ritorno. Uno stress al quale si deve aggiungere anche quello relativo alla presenza sul palcoscenico, in un ambiente rumoroso e tutt’altro che idoneo.

 

GEA PRESS
14 FEBBRAIO 2012

Gorilla in Ruanda – ucciso per fame e per sete dalla trappola del bracconiere

Lo hanno trovato morto pochi giorni addietro. Un giovane gorilla di montagna, nel Parco Nazionale dei Vulcani, in Ruanda. Ad ucciderlo gli effetti nefasti di una trappola – cappio di un bracconiere. Forse sistemata per una antilope, aveva invece finito per uccidere il gorilla, che è morto dopo atroci giorni di sofferenza. Dall’esame autoptico è risultato come il giovane animale fosse disidratato, oltre che a presentare lo stomaco vuoto.La trappola, cioè, gli aveva impedito di allontanarsi per bene e nutrirsi.Le autorità locali hanno posto in stato di arresto tre presunti bracconieri. Sono fortemente indiziati di essere loro ad avere sistemato nel Parco Nazionale numerose trappole. In Ruanda, le pesanti sanzioni che riguardano i bracconieri hanno contribuito a rendere più protetta la popolazione di Gorilla di montagna. In recenti censiment i è risultata addirittura in migliori condizioni rispetto agli anni passati.  L’area oggetto di tutela comprende in realtà tre Parchi Nazionali, ricadenti in Ruanda, Congo ed Uganda.Le disposizioni relative al pugno duro nei confronti dei bracconieri, esistenti in molti paesi, tra cui alcuni africani, non sono purtroppo paragonabili ai reati venatori da operetta che contraddistinguono il nostro paese. Recentemente, in Calabria, è stato fermato un cacciatore con regolare porto d’armi uso caccia, all’interno del Parco Nazionale della Sila. Aveva due precedenti specifici, tra cui uno di caccia all’interno della stessa area del Parco. La legge, però, prevede il ritiro del porto d’armi, solo a condanna definitiva o decreto penale di condanna divenuto esecutivo. Lui, nel frattempo, continua a cacciare in area Parco.

 
ANSA
14 FEBBRAIO 2012
 
Animali: carcassa di lupo trovata a Masserie Colaizzi
Indagini se sia stato investito o ucciso da cacciatore
 
ISERNIA - La carcassa di un lupo e' stata rinvenuta nella zona Masserie Colaizzi, tra Castel del Giudice (Isernia) e Pescopennataro (Isernia). Probabilmente il lupo e' stato investito da un'auto.Il servizio veterinario di Agnone (Isernia) ha evidenziato, infatti, una serie di fratture che potrebbero essere state provocate da un impatto violento. Non si esclude, comunque, che l'animale possa essere stato ucciso con un colpo di fucile.Del caso se ne occupera' l'Istituto Zooprofilattico di Isernia.
 

GAZZETTA DI MANTOVA
14 FEBBRAIO 2012

Cane cade nel fossato del castello

Mantova - Colpa del ghiaccio. È sfuggita dalle mani della padrona ed è finita di sotto. Sette metri di volo, fino al fossato del castello pieno di ghiaccio. Giada, una cagnolina meticcia di colore nero, è rimasta illesa dopo l’atterraggio sulla superficie gelata. Ed è rimasta lì, tremante e impaurita, a guardare la padrone che, disperata, la chiamava dall’alto del fossato. A fornire un lieto fine al piccolo dramma accaduto ieri pomeriggio sotto il castello di San Giorgio, i vigili del fuoco che sono riusciti a recuperare l’animale e a riconsegnarlo alla padrona. L’episodio è accaduto attorno alle cinque e mezza del pomeriggio mentre Giada, una cagnolina di piccola taglia, era in braccio alla padrone, vicino al muretto. Come siano andati i fatti con precisione è ancora da stabilire. Quello che è certo è che la cagnolina è finita di sotto. Poco dopo un vigile del fuoco si è calato con una corda, esattamente come i rocciatori ed è riuscito, con un po’ di pazienza e camminando con prudenza sul ghiaccio, ad avvicinare l’animale e a prenderlo in braccio.

 
AGI
14 FEBBRAIO 2012
 
Gli animali domestici fanno bene al cuore
I pazienti con malattie croniche presentano una migliore risposta cardiaca se hanno un animale domestico. Lo dimostra un nuovo studio giapponese pubblicato sull'American Journal of Cardiology.

Attraverso il monitoraggio del cuore di circa 200 pazienti, gli scienziati hanno trovato che coloro che hanno un animale domestico (sia esso peloso, squamoso o pennuto) presentano una maggiore variabilità della frequenza cardiaca rispetto a quelli che non ne hanno. Ciò significa che i loro cuori rispondono meglio alle mutevoli esigenze del corpo, come ad esempio quella di battere velocemente durante le situazioni stressanti.Erika Friedmann, docente alla School of Nursing dell'Università del Maryland, non coinvolta nello studio ma specialista della materia, ha osservato che "lo studio fa compiere un passo in avanti a quanto già noto circa la connessione tra il possedere un 'Pet' e la salute del cuore di una persona".Nella ricerca gli scienziati giapponesi della Kitasato University di Kanagawa hanno monitorato 191 persone con diabete, pressione alta o colesterolo elevato nell 'arco di 24 ore. Dai risultati della ricerca è emerso che tra i proprietari di animali domestici circa il cinque per cento dei battiti cardiaci differivano di 50 millisecondi, mentre tra i non-proprietari di animali da compagnia, il range è stato più limitato.Le cause della differenza non sono ancora note: "La mia ipotesi è che gli animali svolgano una funzione di sostegno sociale, aiutino a ridurre lo stress e possano soddisfare alcune, anche se ovviamente non tutte, le esigenze sociali di compagnia", ha dichiarato Judith Siegel, docente alla UCLA School of Public Health di Los Angeles.

 
BOLOGNA 2000
14 FEBBRAIO 2012
 
Bologna: 54enne denunciato per maltrattamento animali 

Allevava gatti e cani in condizioni molto precarie. Per questo un 54enne napoletano, residente a Cosenza, ma di fatto domiciliato a Galliera, in provincia di Bologna, e’ stato denunciato per maltrattamento di animali. Ieri pomeriggio i carabinieri della stazione di San Pietro in Casale, insieme al personale del servizio veterinario del distretto Asl Pianura, hanno sequestrato un casale rurale situato in via Valle e di proprieta’ del 54enne all’interno del quale vivevano 17 cani e 10 gatti in condizioni indescrivibili.I carabinieri sono intervenuti dopo avere ricevuto delle segnalazioni da parte di alcuni cittadini. In base alle accuse gli animali erano allevati in ambienti fatiscenti e in precarie condizioni igienico sanitarie, tanto da rendere necessario il sequestro della struttura. Per il proprietario e’ cosi’ scattata la denuncia per maltrattamenti. Sono ora in corso verifiche di carattere amministrativo. Nel frattempo la Asl sta cercando una struttura idonea struttura in cui collocare gli animali.

 
MATTINO DI PADOVA
15 FEBBRAIO 0212
 
Colpi di fucile contro due cani
 
MONTAGNANA (PD) -  Hanno udito degli spari e hanno subito temuto il peggio per i loro due cani. Sono state ore d’ansia quelle vissute da una famiglia di via Rovenega, in zona Palù. Lunedì qualcuno ha sparato ai loro due cani, ferendone probabilmente a morte uno. Ed è l’ennesimo caso che si registra nella località montagnanese. «Abitiamo in aperta campagna e i nostri cani sono liberi di correre nei campi dietro casa – spiega uno dei proprietari degli animali – Lunedì pomeriggio ho udito degli spari, evidentemente di fucile». I cani sono due bastardini di un anno e mezzo, Maya e Leo. «Ci siamo messi a cercarli ma fino a sera tardi di loro non c’era traccia – continua – Sul tardi, Maya è rientrata a casa ferita gravemente: era stata raggiunta e trafitta da t re pallini. I due animali sono inseparabili, per cui penso che Leo non sia sopravvissuto». Come già detto, è l’ennesimo episodio di cani ammazzati tra via Rovenega e via Pizzon: «Tra cani uccisi e feriti, gli episodi sono numerosi – chiude il ragazzo – Purtroppo abbiamo dei sospetti su un residente in zona, ma non abbiamo le prove».
 
GAZZETTA DI MODENA
15 FEBBRAIO 2012
 
Animali stremati a caccia di cibo
 
Provincia di Modena - Sette civette, quattro istrici, due caprioli, un airone e un gheppio sono stati salvati solo nel corso dell'ultimo fine settimana dai volontari del Centro fauna selvatica Il Pettirosso di Modena. Gli animali erano tutti ormai stremati per le difficoltà di procurarsi il cibo a causa del gelo e della neve. Gli interventi, effettuati in maggior parte sulla base di segnalazioni di cittadini, si sono concentrati in Appennino a Pavullo, dove sono stati salvati un capriolo ferito, probabilmente azzannato dai cani, e alcuni istrici avvistati sfiniti nella neve; anche a Frassinoro sono stati salvati un istrice e un capriolo, a Gorghetto di Bomporto sono stati recuperati nella neve uno splendido airone e un gheppio; a Modena, San Michele dei Mucchietti nel comune di Sassuolo e Portile di Castelnuovo i volontari hanno recuperato diverse civette in difficoltà, mentre a Pievepelago un cittadino ha salvato un istrice, ospitandolo e accudendolo nel proprio garage, per poi consegnare l'animale ai volontari del Centro fauna.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
15 FEBBRAIO 2012
 
Strage delle nutrie rinviata L’Ispra ordina metodi soft
 
Provincia di Mantova - Di fronte alla preventivata “strage” dei castorini per diminuire i costi annuali del loro contenimento, le commissioni provinciali congiunte Economia ed Ambiente hanno deciso di tentare prima la via delle contromisure ecologiche. Se questi sistemi non funzioneranno, si passerà alle misure forti. La riunione straordinaria delle commissioni era stata indetta per affrontare il tema, da più parti sollevato, del costo dei piani annuali di contenimento del roditore. In 9 anni la Provincia ha speso circa un milione di euro per il sistema del trappolaggio. Solo nel 2011, la cattura di 27.716 animali è pesata per 216mila euro sulle casse di Palazzo di Bagno, senza considerare gli oneri per il ripristino dei danni alle coltivazioni ed agli argini. Considerando che il sistema delle trappole è efficace se effettuato costan temente e continuato nel tempo, uno studio interno della Provincia riteneva impossibile proseguire a questi ritmi se il budget fosse diminuito. La soluzione, come estrema contromisura, ipotizzava di decimare la popolazione delle nutrie per poter abbassarne i costi del contenimento annuale. Si era dunque previsto un abbattimento straordinario di 50-60mila nutrie su una popolazione stimata di 70mila. Il dibattito in commissione è servito per individuare le strategie per evitare questo “sterminio” «Il dibattito è stato proficuo – spiega il presidente della commissione provinciale ambiente Franco Tiana –. Si è convenuto sulla necessità di istituire a tempi brevi, entro un mese, un tavolo di studio che affronti il tema degli interventi ecologici da attuare, coinvolgendo tutti i soggetti interessati: dalla Regione, ai Consorzi di Bonifica, agli agricoltori». Ma perché partire da interventi soft e non dal drastico ridimensionamento della popolazione? «Lo dice la legge – spiega Tiana – che a volte viene dimenticata. Si deve partire da sistemi di contenimento ecologico e solo dopo aver verificato l’eventuale fallimento di questi, si può passare ad altri mezzi. Che, ricordo, non possono comprendere lo sparo se prima non si sono attuate le altre misure». È stato lo stesso Istituto superiore per protezione e la ricerca ambientale (Ispra), un organismo governativo, a indicare, su richiesta della Provincia, le “tattiche” da poter mettere in campo nella guerra incruenta alle nutrie: tecniche d’assedio, come la sottrazione delle risorse alimentari o la limitazione dei luoghi di riproduzione; tecniche di difesa, come le recinzioni fisse, le reti mobili, i fili elettriche e tecniche d’attacco come disturbi visivi, olfattivi o acustici. Se tutto ciò non dovesse funzionare, si potrebbero predisporre fonti alimentari, sorte d i luoghi-mangiatoia, per creare alternative all’offerta delle risorse agricole coltivate. I tecnici della Provincia hanno obiettato che, indipendentemente dalle tecniche ecologiche, la necessità primaria è comunque la conferma delle risorse, stimate in circa 220mila euro per il 2012 per mantenere efficace il trappolaggio mentre la Lega Nord ha ribadito la necessità di riclassificare la nutria fra gli animali nocivi, come i topi e le talpe, nei confronti dei quali si possono usare le esche velenose. Critico anche l’intervento di Francesco Negrini (Pd) per il quale «si spende per le nutrie più del doppio di quanto la Provincia ha destinato come contributo per i disoccupati»
 
TRENTINO
15 FEBBRAIO 2012
 
Allevatore nei guai per aver venduto cani non di pura razza
 
TRENTO. Nuovi guai per Christian Galeotti, l’allevatore di cani di san Genesio di 36 anni, già finito nei guai più volte a Bolzano. Questa volta è accusato di truffa a Trento. Ieri si è aperto il processo davanti al giudice Marco La Ganga. Secondo l’accusa, Galeotti avrebbe pubblicato su internet l’annuncio per la vendita di tre cani. In un primo caso avrebbe messo in vendita un golden retriever con vaccinazioni e libretto sanitario e che sarebbe appartenuto a una cucciolata con alta genealogia, formata da figlia di un campione di sua proprietà. In realtà, però, la provenienza era ignota, dal momento che il suo allevamento era già stato sequestrato per altre vicende giudiziarie. In un altro caso, aveva venduto un golden retriever per 775 euro a una signora, ma poi era emerso che l’animale aveva gravi difetti morfologici e, inoltre, non era dotato nemmeno del microchip. Nel terzo caso, Galeotti avrebbe venduto un cucciolo di Labrador di colore nero privo del microchip che poi è stato inserito a spese del compratore. In questo caso, il cucciolo venne venduto per 700 euro. In tutti e tre i casi la truffa sarebbe costituita dal fatto che l’animale venduto non corrispondeva alle caratteristiche promesse su internet.Galeotti non è nuovo a simili vicende. E’ già stato condannato a sei mesi di reclusione a Bolzano per truffa per aver venduto un labrador senza tutte le vaccinazioni in regola. Ma il caso più grave che lo ha visto protagonista è stato quello di zoopornografia. E’ stato condannato a due anni per aver usato i cani del suo allevamento in film hard core.
 
CORRIERE DI COMO
15 FEBBRAIO 2012
 
Cento pecore e un asino morti in un dirupo

Mauro Peverelli

 
Capiago Intimiano (CO)  - Sarebbero rimasti soffocati dopo un volo di cinque metri
Sono precipitate per circa cinque metri, in una scarpata nascosta dai rovi. Sono finite una sopra l’altra, schiacciate e soffocate. Un asinello e un centinaio di pecore sono morti in questo modo tremendo nel primo pomeriggio di ieri, mentre percorrevano un sentiero a Capiago Intimiano.
Tutto è avvenuto intorno alle 13.30, tra via Kennedy e via Faleggia. Da quanto è stato possibile ricostruire, un asinello si è avvicinato a dei rovi lungo una strada sterrata. Cespugli che nascondevano una scarpata di quasi cinque metri, in cui il povero animale è piombato. Dietro di lui, una dopo l’altra, si sono infilate oltre cento pecore, finite rovinosamente ammassate e morte poi (come l’asinello) per soffocamento.
Per rim uovere le carcasse degli animali - marchiati con il codice che identifica bestie della provincia di Como - sono intervenuti gli uomini della polizia locale di Capiago Intimiano, aiutati in seguito anche dalla Protezione civile e dall’Asl.
Per portare via le pecore è stato necessario utilizzare anche un apposito mezzo adatto a questo tipo di trasporto. Le operazioni sono proseguite per ore e si sono concluse solo alle 18 di ieri.
 
VILLAGGIO GLOBALE
15 FEBBRAIO 2012
 
Un lupo impallinato salvato da altri umani
Prelevato, con 35 pallini di piombo in corpo, nelle gelide acque del fiume Limentra, nell'Appennino bolognese, è stato rianimato con massaggio cardiaco e con la respirazione bocca a bocca. Curato ora si è ripreso ed attende la libertà
 
Un filmato breve ma intenso. Ricco di attenzioni. Tutte per il povero lupo prelevato, con 35 pallini di piombo in corpo, nelle gelide acque del fiume Limentra, nell'Appennino bolognese. Attenzioni, però, che fanno pensare non solo al lupo in questione, ma a tutti quelli che in questi giorni di grande freddo sembra siano diventati (senza aver mosso un... pelo) il capro espiatorio delle nostre frustrazioni e di chissà quali interessi armati. Lupi che assediano paesi, hanno titolato alcuni giornali. Lupi che assediano paesi e che aggrediscono l'uomo. Poi, però, l'indagine del Corpo Forestale dello Stato ha rilevato che trattavasi di un cane. Se i lupi, ha detto sempre la Forestale, arrivano nei pressi dei centri abitati, non è perché sono affamati. Seguono semplicemente le loro prede che giungono a valle. Quelle debilitate o ferite. L'invern o, per il lupo, è un periodo felice. Ha tanto da mangiare e di sicuro di sgranocchiarsi un uomo non può importargliene di meno.Eppure, il lupo soccorso dalla Polizia Provinciale di Bologna e dagli esperti del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Sasso Marconi, ai quali deve la vita, ha mangiato un uovo dalle mani di Elisa Berti. Non ha morso nessuno. Non ha aggredito nessuno. Questo non significa che in determinate condizioni non possa farlo, ma, come aveva comunicato lo stesso Corpo Forestale, sono eventi altamente improbabili. Non date da mangiare ai lupi, dunque. Quello dell'uovo, leggerete a breve, è un fatto eccezionale ben motivato dalle uniche circostanze, ma è pur vero che di cercare uno scontro con i poveri lupi in questi giorni ce la stiamo mettendo tutta.Il Lupo Navarre, così è stato chiamato dal Centro di Sasso Marconi, non ha mai fatto del male a nessuno anche se qualche ragione, a volerlo giudicare con il nostro carattere, potrebbe anche averla. 35 pallini di piombo devono avergli bruciato parecchio. È un dolore insopportabile. Inizia come una scossa, poi il bruciore sempre più forte e insopportabile. Il povero Navarre lo ha avuto ripetuto ben 35 volte.Non gli sta mancando niente. L'assistenza del Centro di Sasso Marconi, l'ausilio di un ottimo centro veterinario a Lodi, diretto dal dott. Offer Zeira. Per Navarre anche la risonanza magnetica che ha permesso di individuare esattamente l'infiammazione che lo aveva quasi immobilizzato (vedi articolo GeaPress). Fa tenerezza Navarre, vederlo ora nel recinto fornito di telecamere nascoste, sia per monitorarlo costantemente sia per non farlo abituare alla presenza dell'uomo. È un po' spelacchiato, ma dopo tutto quello che ha passato è decisamente il male minore.Un filmato da vede re tutto, dicevamo. A Navarre si era fermato il cuore e non respirava più. Come non pensare alla povera volpe di Venezia trappolata dall'uomo, divenuta oggetto di chiamata di soccorso e incredibilmente uccisa con una assurda giustificazione di legge in realtà esistente solo nelle errate righe rilasciate dalla Provincia (vedi articolo GeaPress).A Bologna la Polizia Provinciale ha soccorso il lupo. Gli esperti del Centro di Sasso Marconi, per riportarlo in vita, gli hanno fatto il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Poi Navarre ha ripreso a respirare. Nel frattempo veniva scaldato, la corsa al Centro di Sasso Marconi e da qui fino a Lodi. Navarre è vivo, alla faccia di chi lo voleva morto. Da ammazzare lui come tutti gli altri lupi italiani finiti sotto la falcidia dell'ignoranza e dell'arroganza dell'uomo. Vittima della pessima g estione del territorio che da anni va gridando al lupo. Un po' come gridare in ogni circostanza «vergogna vergogna» per non farsi guardare in tasca.«Navarre va migliorando ed ha dato ormai ottimi segnali di ripresa - riferisce a GeaPress Elisa Berti, Responsabile del Centro di Sasso Marconi -. È un sorvegliato speciale, ma un po' come lo sono tutti i nostri animali, recuperati dalle storie più incredibili».Chiediamo ad Elisa Berti come si è sentita nel dare da mangiare a un lupo con le sue mani. «Vorrei precisare che l'ho fatto per invogliarlo. È avvenuto in maniera graduale. Un contatto molto limitato alle cure - riferisce la Responsabile del Centro -. Il lupo è un animale molto intelligente. Poi Navarre è selvatico, da cinque anni, nato in natura e vissuto in natura. Diciamo che Navarre risponde bene alle cure».Insistiamo con la domanda, in fin dei conti dare da mangiare a un lupo impone qualche riflessio ne. Elisa insiste nella sua impostazione, ovvero è servito alla cura di un lupo gravemente debilitato, anche se, quando lo ha prelevato assieme ad altri due operatori dal Centro, Elisa (ci dice qualcuno) piangeva. Il lupo era morto, o almeno così sembrava.«Forse non riesco a dirlo. Indubbiamente Navarre è un concentrato di emozioni. Dovere intervenire per invitarlo a mangiare, in quelle condizioni, l'ho sentito quasi come un privilegio. Si chiude tutto in quel momento. Navarre è selvatico e deve tornare tale. Ora a monitorarlo ci pensano le telecamere».Giorni duri per il lupo, sembra quasi che tutti l'abbiano preso di mira. Anche se su questo Elisa Berti ha pochi dubbi. «Credo che dietro gli articoli allarmistici di questi giorni si nasconda una poca conoscenza del lupo. È troppo comodo dare la colpa al lupo e Navarre ne è un esempio. Quei 35 pallini se li porta dentro. L'uomo non lo ama. Occorrerebbe più informazione».
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AGENZIA DIRE
15 FEBBRAIO 2012
 
Ecco il lupo appenninico salvato ieri in località Ponte Messa di Pennabilli…
 
RIMINI- Un anno e mezzo, maschio, denutrito fino al peso limite di 24 chili. Ecco il lupo appenninico salvato ieri in località Ponte Messa di Pennabilli, nell'Alta Valmarecchia funestata dall'ondata di neve e gelo nei giorni scorsi. L'animale sembra appartenere al branco che staziona nel Parco del Sasso Simone e Simoncello- e che aveva una profonda ferita al labbro- è stato prontamente segnalato dai cittadini. L'intervento, curato dall’Ufficio tutela faunistica della Provincia di Rimini e dal corpo Forestale dello Stato guidato da Aldo Terzi, ha permesso di trasportare il giovane lupo all’unità veterinaria dell’Ausl di Rimini, dove è stato visitato dai medici veterinari Roberto Angelini e Davide Fabbri, che hanno provveduto a nutrire e idratare l’animale e a suturare la ferita al labbro. Il lupo è stato quindi port ato al Centro di recupero animali selvatici del Parco regionale Boschi di Carrega (Parma). Il trasferimento è stato possibile grazie alla collaborazione delle Guardie ecologiche volontarie della Provincia Roberto Cassuola e Giampiero Semeraro, che hanno utilizzato il veicolo di servizio, dato che tutti i mezzi in dotazione alla Provincia di Rimini sono attualmente impegnati nelle operazioni legate all’emergenza maltempo.Al lupo è stato applicato un microchip che permetterà di monitorarne gli spostamenti futuri e i progressi nella guarigione.
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GIORNALE DI CALABRIA
15 FEBBRAIO 2012
 
Ucciso un cavallo del sindaco di Taurianova
 
TAURIANOVA (RC). Una bomba è stata fatta esplodere, nella notte tra martedì e mercoledì sorsi, nella stalla di proprietà del sindaco di Taurianova, nel Reggino, Domenico Romeo. L’esplosione dell’ordigno ad alto potenziale ha ucciso uno dei cavalli del primo cittadino. È il secondo episodio del genere che vede vittima il primo cittadino dell’Udc. Nel 2009 - pochi mesi prima che il consiglio comunale fosse sciolto per infiltrazioni mafiose - infatti, un altro cavallo del sindaco Romeo era stato abbattuto. In quell’occasione l’animale era stato ucciso a colpi di fucile. Gli attentatori, questa volta, sono entrati tranciando una rete di recinzione posta alle spalle della proprietà del sindaco e da lì si sono introdotti fino al box dove il primo cittadino custodiva i suoi cavalli. Questi i primi part icolari emersi dalle indagini delle forze dell’ordine. Romeo, sindaco rieletto al secondo mandato dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose nel 2009 e la parentesi commissariale, è stato avvertito da un anziano che vive in contrada Furnà e immediatamente ha chiamato le forze dell’ordine. Per quanto riguarda l’ordigno, si tratta di una bomba ad alto potenziale, piazzata proprio all’interno del box dove era custodito l’animale. La potenza della bomba è provata dalle lamiere del box scaraventate sulla fronda di un albero e dai cavi dell’alta tensione tranciati di netto.
 
IL TIRRENO
16 FEBBRAIO 2012
 
Bastonato e avvelenato Tragica morte di un cane
 
PECCIOLI (PI) - Una ricerca estenuante nelle campagne di Peccioli. Dieci giorni angoscianti nell’attesa di rivedere quel batuffolo di pelo tornare a casa. Per poi scoprirlo morto in un’oliveta vicino: preso a bastonate e poi avvelenato. Finisce così la breve vita di Bubi Nupy, una fine atroce fitta di misteri, minacce, analoghi eventi passati che ha portato a una denuncia contro ignoti per il reato di uccisione di animali. E un intero paese che urla la sua condanna per il gesto con locandine e manifesti dislocati in tutto il paese. Nelle pizzerie, nei forni,al bar, alla sede della Misericordia, alla Asl, alla Coop, negli ambulatori: dappertutto ci sono le foto del volpino spitz di due anni. In vita e da morto. Con una sonora diffida sia da parte dell’Enpa - ente nazionale protezione animali - che da parte della famiglia proprietaria del cane. &laqu o;Da quello che emerge dall’autopsia si presume che il canino sia stato avvelenato volontariamente, questo oltre a essere un reato penale, è il gesto più infame che un essere umano possa compiere», denuncia l’Enpa. Sia l’associazione che i proprietari di Bubi Nupy sono in cerca di qualcuno che possa avere visto qualcosa. E’ direttamente Silvia Pellegrini, figlia dei due anziani proprietari del cane, a raccontare l’ultima volta che ha visto l’animaletto, fuori casa sua, nelle campagne di Peccioli. Perché Bubi è morto proprio quando era, in alcuni periodi dell’anno, a casa sua. «Voglio sottolineare – racconta –che abito in una zona abbastanza isolata, dove abitano poche famiglie. Il 31 dicembre il cane che aspettava davanti alla porta il pranzo – spiega – Non si allontanava mai, solo quando passava qualcuno, andava nel piazzale a controllare e poi tornava». Intorno alle 13 Bubi si allontana, per non tornare mai più. «Lo abbiamo cercato ovunque, lo abbiamo chiesto ai vicini».Silvia racconta di minacce subite nel settembre scorso da alcuni vicini rispetto al fastidio provato nel sentire il cane abbaiare. Minacce di morte dell’animaletto. Il volpino viene ritrovato morto dieci giorni dopo in un’oliveta attigua. «Quando l’abbiamo cercato, là non c’era». Poi arriva l’autopsia a testimoniare non solo che il cane era stato avvelenato, Ma che è stato preso a bastonate, tanto da avergli causato un’emorragia al polmone. «Ci auguriamo di provocare un sano sentimento di vergogna nei confronti dei colpevoli di tali violenze», chiude Silvia.
 
GIORNALE DI BRESCIA
16 FEBBRAIO 2012
 
Bocconi avvelenati per strada: morti 4 animali
 
Esine (BS) - È un problema ciclico. Ma anche geografico. Ogni tanto, in alcuni paesi, è invalsa la pratica di abbandonare sul territorio bocconi avvelenati, per vendicarsi dei proprietari o di qualche cane o gatto molesto. È successo a fine anno a Capo di Ponte e si ripete in questi giorni a Esine. Ora sono stati avvelenati sei animali: quattro sono morti.
 «Negli ultimi giorni alla Sacca si sono verificati nuovi episodi su gatti randagi e domestici - dice l'assessore all'Ambiente Alessandro -. Questi comportamenti, penalmente punibili, sono di una tristezza che lascia senza parole». L'invito è a rivolgersi al Comune sia per segnalare casi di avvelenamento o presunti avvelenatori, sia per manifestare il disagio di convivere con un numero eccessivo di gatti randagi. riproduzione riservata
 
GEA PRESS
15 FEBBRAIO 2012
 
Bologna: cani e gatti rimarranno nel canile sequestrato

 
Rimarranno tutti sul posto sia i cani che i gatti detenuti nella struttura posta sotto sequestro dalla Stazione dei Carabinieri di San Pietro in Casale (BO). Secondo indiscrezioni pervenute a GeaPress, in queste ore i Medici Veterinari dell’ASL “Pianura”, starebbero per fornire le prescrizioni necessarie al mantenimento degli animali presso la struttura del cinquantaquattrenne napoletano residente a Cosenza, ma di fatto domiciliato a Galliera, ove nei pressi lavora come impiegato.L’allevamento sarebbe finalizzato alla vendita, ed alcuni annunci diffusi sul web sarebbero riconducibili proprio alla struttura in questione. In tutto due pastori tedeschi adulti, dieci cuccioli sempre di Pastore Tedesco e quattro cani labrador adulti. Poi dieci gatti, tutti di razza ed anch’essi detenuti, a quanto pare, per fini commerciali.Nella stessa struttura vi è anche un maneggio, attualmente in disuso. Nei pressi capeggia ancora un cartello con la scritta “Attenzione cavalli in maneggio evitare i rumori”. L’attività con cani e gatti nei pressi dell’ex maneggio, era stata notata dagli abitanti della zona che, a quanto pare, avevano provveduto a segnalare la struttura alle autorità competenti. I dubbi erano stati confermati, così come ieri comunicato dai Carabinieri. Gli animali sarebbero stati allevati in ambienti fatiscenti ed in precarie condizioni igienico sanitarie, tanto da rendere necessario il sequestro della struttura. Per il proprietario era così scattata la denuncia in stato di libertà per “detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura”. L’ASL ha però deciso per il mantenimento in loco.
 
ROMAGNA NOI
15 FEBBRAIO 2012
 
CANI DA CACCIA AL FREDDO E SENZ’ACQUA
 
MARINA DI RAVENNA (RA) - Tenuti al freddo e senza la possibilità di bere, dato che l'acqua negli abbeveratoi era completamente ghiacciata. Sarebbero queste le ragioni che hanno fatto scattare alcune multe da parte del Corpo forestale dello stato nei confronti di altrettanti cacciatori che a Marina di Ravenna tenevano i propri cani in una struttura costruita ad hoc dal comune oltre 10 anni fa.
Dal sopralluogo effettuato dalla Forestale sarebbe emerso che la struttura - situata tra la pineta e il Piomboni, e accessibile dalla trasversale di via Trieste prima del parcheggio scambiatore - non si trovava in uno stato fatiscente ed era in regola con le norme vigenti. Solo le condizioni degli animali sono state giudicate inadeguate, tanto da far scattare le sanzioni.
 
GEA PRESS
16 FEBBRAIO 2012
 
Ravenna: cani da caccia e da tartufo con l’acqua ghiacciata
Intervento della Forestale ma per l'ASL non è maltrattamento.

 
Cani da caccia e da tartufo. In tutto dodici animali, tutti privi di microchip, detenuti a Marina di Ravenna ed oggetto di atto ispettivo da parte del Corpo Forestale dello Stato. Scopo dell’intervento, disposto nell’ambito di un più ampio controllo del Comando Provinciale, era la presenza di evenutali situazioni di criticità dovute al freddo intenso di questi giorni.Gli animali ritrovati a Marina di Ravenna, stante quanto comunicato dal Corpo Forestale, sarebbero stati detenuti in condizioni non conformi alla legge. In particolare l’inidoneità dei luoghi si sarebbe evidenziata anche nel ghiaccio formatosi nei contenitori dell’acqua e nelle cucce scarsamente isolate tanto da mettere i cani, dicono sempre alla Forestale, a rischio di ipotermia.Tutto contestato, sia per i rilievi penali che amministrativi, una volta rintracciati i proprietari. L’ASL di Ravenna non ha però ritenuto che vi fossero gli estremi del reato di maltrattamento.Il Corpo Forestale continuerà comunque nella sua azione di controllo realtiva alla verifica del benessere, nei giorni di grande freddo, sia della fauna selvatica che d’affezione. Il Comando Provinciale di Ravenna ricorda, a tal proposito, il numero delle emergenza 1515 a disposizione per eventuali segnalazioni dei cittadini.  
 
UDINE20
16 FEBBRAIO 2012
 
Palmanova: fermato camion con 270 cuccioli di cane. VIDEO
 
prov. di Udine. Duecentosettanta cuccioli di cane di razze pregiate (Chihuaua, Pinceer, Yorkshire Terrier, Alani, San Bernardo, Spitz, Cavalier King, Husky, Labrador, Akita Inu) sono stati scoperti dai militari del Nucleo di Polizia tributaria di Trieste stivati in un furgone proveniente dall’Ungheria. Le Fiamme gialle hanno sorpreso i ‘trafficanti’ sull’ autostrada A4 in comune di Palmanova (Udine). Gli animali erano trasportati in violazione delle vigenti disposizioni nazionali e comunitarie, sia perchÈ versavano in precarie condizioni di salute, sia perchè erano coperti da documenti di identificazione e trasporto artefatti tali da non legittimarne il commercio internazionale. I militari hanno richiesto prontamente l’intervento del servizio veterinario di Udine, i cui medici hanno verificato la stato di affaticamento d egli animali ed hanno poi affidato in custodia i cani a diverse strutture del Friuli Venezia Giulia stante il loro elevato numero. I due soggetti responsabili del trasporto, di nazionalità italiana e diretti in una regione del sud del paese, sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Udine per maltrattamento e abbandono di animali, nonchè falso materiale. Rischiano, per il solo maltrattamento, una multa tra i 3.000 e i 15.000 euro, nonchè la reclusione da tre mesi ad un anno. Gli animali sequestrati qualora immessi sul mercato avrebbero avuto un valore di circa trecentomila euro. […]
 
IL GAZZETTINO
16 FEBBRAIO 2012
 
Traffico di cuccioli tra Ungheria e Italia: 270 cani di razze pregiate stivati in furgone
Intercettati dalle fiamme gialle a Palmanova. Erano diretti verso il Sud. Il loro valore sul mercato è di 300 mila euro
 
TRIESTE - Duecentosettanta cuccioli di cane di razze pregiate (Chihuahua, Pincher, Yorkshire Terrier, Alani, San Bernardo, Spitz, Cavalier King, Husky, Labrador, Akita Inu) stivati in un furgone proveniente dall'Ungheria: il traffico è stato scoperto dalla Guardia di finanza di Trieste sull'autostrada A4 in comune di Palmanova (Udine). Gli animali erano trasportati in violazione delle vigenti disposizioni nazionali e comunitarie, sia perché versavano in precarie condizioni di salute, sia perché erano accompagnati da documenti di identificazione e trasporto artefatti.
I militari hanno richiesto l'intervento del servizio veterinario di Udine, i cui medici hanno verificato la stato di affaticamento degli animali ed hanno poi affidato in custodia i cani a diverse strutture del Friuli Venezia Giulia dato il loro elevato numero.
Le due persone responsabili del trasporto, di nazionalità italiana e diretti in una regione del sud del Paese, sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Udine per maltrattamento e abbandono di animali, nonché falso materiale. Rischiano, per il solo maltrattamento, una multa tra i 3.000 e i 15.000 euro, nonché la reclusione da tre mesi ad un anno. Gli animali sequestrati avrebbero avuto un valore di circa trecentomila euro sul mercato.
 
AFFARI ITALIANI
16 FEBBRAIO 2012
 
Animali/ Gdf Trieste sventa traffico di cuccioli di cane dall'Ungheria
 
Nel corso dell'attività di controllo di polizia economico-finanziaria del territorio, nella notte tra domenica e lunedì, militari del nucleo di polizia tributaria di Trieste sono riusciti a individuare in autostrada a/4, nei pressi di Palmanova, un carico di 270 cuccioli di cane di razze di pregio (chihuahua, pincher, yorkshire terrier, alani, san bernardo, spitz, cavalier king, husky, labrador, akita inu, ecc.), stipati in un furgone proveniente dall'Ungheria. Gli animali erano trasportati in violazione delle vigenti disposizioni nazionali e comunitarie, sia perche' versavano in precarie condizioni di salute, sia perche' erano coperti da documenti di identificazione e trasporto artefatti tali da non legittimarne il commercio internazionale. I militari hanno richiesto prontamente l'intervento del servizio veterinario di Udine, i cui medici hanno verificato la stato di affaticamento degli animali ed hanno poi affidato in custodia i cani a diverse strutture del Friuli Venenzia Giulia stante il loro elevato numero. I due soggetti responsabili del trasporto, di nazionalità italiana e diretti in una regione del sud del paese, sono stati denunciati a piede libero alla procura della Repubblica di Udine per maltrattamento e abbandono di animali, nonche' falso materiale. Rischiano per il solo maltrattamento una multa tra i 3.000 ed i 15.000 euro, nonche' la reclusione da tre mesi ad un anno.Gli animali sequestrati qualora immessi sul mercato avrebbero avuto un valore di circa trecentomila euro. Le indagini proseguono, sia a livello nazionale che internazionale, allo scopo di individuare altri eventuali responsabili di tali illeciti comportamenti, al fine di scongiurare che tale situazioni possano essere reiterate, alimentando un sempre piu' fiorente commercio illegale di animali domestici di varie specie e natura. Infatti, simili irregola rita', oltre a rischiare di compromettere la salute degli animali - alcuni dei quali, infatti, sono tuttora in condizioni particolarmente critiche - rappresentano una grave distorsione della concorrenza commerciale nel settore, a danno di tutti coloro che operano in tale comparto rispettando gli stringenti requisiti previsti dalle vigenti norme.
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GEA PRESS
16 FEBBRAIO 2012
 
Droga e cuccioli: da Malta cagnetti di pochi giorni di vita
Intervento della Polizia di Stato: attenti all'incauto acquisto.
 
Erano in servizio antidroga gli Agenti del Commissariato Nesima della Questura di Catania che lunedì 13 febbraio hanno fermato due pregiudicati per reati specifici nei pressi di Misterbianco (CT). Nella loro macchina, però, dieci cuccioli di chihuahua, uno di carlino ed una femmina adulta di chihuahua.Quest’ultima era stata spacciata per la madre di due cuccioli, ma non era vero. Lei, la finta mamma, era avvolta in un giubbotto di pelle con due cuccioli di appena pochi giorni. La vita dei due piccoli animali, è ora giudicata a rischio. Non erano stati allattati da chissà quanto tempo anche se si attaccavano disperatamente alla povera cagnetta che nulla poteva offrirgli. Avvolti nel giubbotto ed a sua volta chiusi, come tutti gli altri cani, nel bagagliaio dell’automobile.Tutti gli animali era privi sia di microchip c he di documentazione cartacea.I due pregiudicati erano sbarcati, provenienti da Malta, nel porto di Pozzallo, in provincia di Ragusa. Lo stesso porto parrebbe essere stato utilizzato anche per l’imbarco. Un commercio dagli abbondanti guadagni, quello dei cuccioli. Malta sarebbe un punto privilegiato sul quale, allo stato, non è possibile individuare esattamente le caratteriste del commercio. Se cioè trattasi di una tappa intermedia di un più ampio commercio, oppure luogo di nascita, magari in allevamenti fai da te.La Polizia di Stato avrebbe appurato i luoghi di destinazione dei cuccioli ora sequestrati. Si tratta di negozi di animali dell’interland di Catania. Rincari fino al 400% . Aliquote pari se non superiori alla stessa droga, fatto questo che avrebbe così potuto determinare un’utile integrazione da ottenere ricorrendo a canali già sperimentati per altri traffici.La Polizia di Stato pone altresì l’accento sul f atto che chi acquista animali di dubbia provenienza, potrebbe incorrere nel reato di incauto acquisto.In queste ore la Questura di Catania è stata sommersa di telefonate di persone che volevano adottare i cuccioli sequestrati. A tale proposito, nel comunicare che i cuccioli in questione sono già stati tutti temporaneamente affidati, la Polizia di Stato ricorda a chi volesse adottare un cane che, proprio nell’interland di Catania,  insistono numerose strutture con tanti cani, meticci e di razza, cuccioli e adulti, che non aspettano altro che essere adottati…
 
SICURAUTO
15 FEBBRAIO 2012
 
Contrabbando di cuccioli: appello della Polizia Stradale
Il blog dedicato agli amici della polizia stradale lancia un appello: salviamo i cuccioli vittima del contrabbando!
 
Viaggiano ai limiti della sopravvivenza, stipati l'uno sull'altro, in grossi camion o nei bagagliai delle auto, che dall'Europa dell'Est (ma anche da Francia e Spagna) arrivano in Italia. Molti muoiono durante la traversata: si calcola che il 50% non ce la faccia. Ma il fenomeno è in espansione e genera un giro d'affari illegali sui 300 milioni di euro l'anno. Che si tratta di uno sporco business in crescita lo dimostrano i dati, 1000 cuccioli sequestrati in un anno, quasi tutti dalla Polizia Stradale sulla rete autostradale.
COSTANO MENO... - Sul mercato globalizzato - quello che riduce esseri viventi a semplici merci - i cuccioli di cani e gatti di razza stranieri (dotati di falsi pedigree, falsi certificati sanitari e microchip) costano fino a 20 volte meno dei loro simili italiani. L'operazione compiuta pochi giorni fa da una pattuglia della Polizia Stradale di Arezzo che ha sequestrato 21 cuccioli di chiwawa e cavalier king è solo uno dei tanti episodi che ha visto la Polizia Stradale impegnata nella lotta contro il traffico illecito dei cuccioli. Alla fine di agosto 170 cuccioli di tutte le razze, trovati in condizioni disperate, sono stati sequestrati da un pattuglia della Polizia Strada le di Amaro mentre altri 15 sono stati salvati dalla Polizia Stradale di Cassino. Tutti erano trasportati in condizioni pietose, ammassati uno sull'altro, senza cibo nè acqua.
ACQUIRENTI INCONSAPEVOLI? - Chi compra questi poveri cuccioli, in allevamenti o negozi compiacenti, è spesso un amante degli animali che non sa di alimentare uno squallido business illegale, oppure sa che si tratta di un mercato nero e, pur di risparmiare, accetta di alimentarlo contribuendo così alle sofferenze di questi poveri animali. Proprio sulla nuova Legge 201 (che, dopo molti anni di attesa, ha ratificato finalmente la Convenzione di Strasburgo del 1987), puntano gli animalisti per mettere fine al traffico clandestino. La norma aumenta le sanzioni, previste dal codice penale, per chi maltratta e uccide animali. Introduce il nuovo reato di «traffico illecito di animali da compagnia»: chiunque, per trarne profitto, introduce, trasporta, cede o riceve cani o gatti senza microchip o tatuaggi e sprovvisti delle necessarie certificazioni sanitarie è punito con la reclusione da tre mesi a un anno e la contestuale multa da 3.000 a 15.000 euro. La prima sentenza in esecuzione della norma è già stata emessa dal Tribunale di Pistoia nel giugno del 2011: con il patteggiamento di pene fino a 3 anni e 1 mese di reclusione. Le tre persone condannate, padre e figlio e una donna ungherese, furono arrestati nel febbraio 2011 a conclusione dell'indagine denominata Kutya (in ungherese: cane) che portò al sequestro di 27 cuccioli importati illegalmente dall'Europa dell'Est, oltre a 175 documenti comprovanti la vendita degli animali e 130 passaporti ungheresi di cani.
APPELLO DEGLI AMICI POLSTRADA - "Per ogni cucciolo che arriva un altro muore... Salviamoli insieme!". E' questo il disperato appello che il blog "Amici della polizia stradale", curato da agenti realmente impegnati ogni giorno sul campo, ha lanciato proprio oggi. Ogni anno 50.000 cuccioli di cane arrivano in Italia illegalmente. Gli agenti ci raccontano che per ogni cucciolo che arriva, sia pure in condizioni pietose, un altro muore durante il viaggio. Pagati circa 50 euro ciascuno, vengono rivenduti, spesso imbottiti di cortisone per farli sembrare in buone condizioni, a 500  - 1000 Euro. Un mercato fiorente e senza scrupoli che presto diventa milionario. Gli amici della stradale scrivono giustamente sul blog che "acquistare un cucciolo è in ogni caso sbagliato, se si pensa a quanti randagi abbiamo in Italia e q uanti altri cuccioli, puri o meticci, hanno bisogno d'affetto". Una dichiarazione che condividiamo. Ricordiamo ai lettori che, secondo la legge, per attraversare la frontiera un cane ha bisogno di un passaporto europeo e di un microchip di identificazione, nonché di un vaccino antirabbico attivo da almeno 20 giorni e aver compiuto i 4 mesi di vita. Se vedete qualcuno chetrasporta cuccioli troppo piccoli o in condizioni disumane chiamate la Polizia Stradale al numero unico 113.
 
GIORNALE DI SICILIA
15 FEBBRAIO 2012
 
Traffico cani da Malta, 2 denunce a Catania
 
CATANIA - Dieci cani Chihuahua e un cucciolo di Carlino sono stati sequestrati dalla polizia a Catania durante una operazione che ha permesso di scoprire un traffico di animali da Malta. I cani erano in un'auto, con a bordo due uomini, che sono stati denunciati per maltrattamento e traffico illecito di animali di compagnia. L'auto è stata fermata per un controllo all'altezza dello svincolo di Monte Po. Secondo la polizia i due avrebbero illecitamente introdotto da Malta i cuccioli - che erano senza microchip, passaporto e documento sanitario - e i cani avrebbero dovuto essere smerciati in negozi del Catanese con un profitto illecito del 400% per i trafficanti di animali e del 300% per i negozianti. Gli ignari acquirenti erano pronti a sborsare tra i 900 ed i 1.200 euro per un cucciolo. I cuccioli sono stati affidati in custodia giudiziale in attesa delle decisioni de lla magistratura.
 
CRONACA QUI
16 FEBBRAIO 2012
 
San Benigno (TO), la stufa si incendia: decine di persone salvate da un cane
 
Da solo ha salvato più di 40 persone. L'eroe è Rocky, un piccolo cagnolino nero che con il suo abbaiare forsennato ha svegliato i padroni permettendo loro di accor­gersi di un incendio partito dalla stufa e dare l'allarme a tutti gli inquilini del palazzo.
Alla fine il bilancio del rogo è di sei intossica­ti, un alloggio completamente distrutto e una famiglia per ora senza una casa, ma poteva andare decisamente peggio senza il provvi­denziale intervento di Rocky, il primo ad accorgersi dell'incendio divampato nella notte tra martedì e mercoledì all'interno del seminterrato della palazzina di via Volpiano 4 a San Benigno Canavese.
Era da poco passata l'una e mezza di notte quando il cane ha svegliato Fortunato Sala­mone e Maria Sebastiana Torre, 55 e 58 anni. I suoi padroni erano andati a dormire e non si erano accorti che la stufa a pellet della taverna aveva preso fuoco. Sono stati proprio loro due ad avvisare i vigili del fuoco e a dare l'allarme agli altri inquilini. Quasi tutti stavano dor­mendo e istintivamente sono scesi al piano terra portando con sé solo il cellulare, con il cappotto sopra il pigiama ed in braccio gli animali domestici.
 
LA ZAMPA.IT
16 FEBBRAIO 2012
 
Rocky salva dal fuoco tutto il condominio
Fiamme nella notte in provincia di Torin, tredici famiglie rischiano di morire


NELLA FOTO - Giancarlo Salamone con Rocky

 
NADIA BERGAMINI, ALESSANDRO PREVIATI
San Benigno (Torino)
 
Si chiama Rocky e ha dieci anni. Un intero condominio gli deve la vita. E' stato il suo continuo abbaiare a svegliare nel cuore della notte i padroni, mentre la palazzina al civico 4 di via Volpiano, alla periferia di San Benigno, andava rapidamente a fuoco.«Se non era per lui avremmo rischiato di morire là dentro» ammette Giancarlo Salamone, il padrone di Rocky, mentre indica i muri anneriti dell’appartamento che divide con i genitori, Fortunato Salamone, 58 anni, e la moglie Maria Sebastiana Torre, 55. Dallo scantinato, per il malfunzionamento di una stufa, si sono sviluppate le fiamme che la scorsa notte hanno costretto all'evacuazione d'urgenza l'intera palazzina.
La sentinella
L'unico ad accorgersi dell’incendio, mentre tutti dormivano, è stato proprio il piccolo meticcio nero. Ha intuito il pericolo e ha dato l'allarme. Poi i proprietari hanno chiamato i vigili del fuoco, altrettanto bravi e tempestivi nel domare le fiamme e salvare i residenti. Tredici famiglie in tutto, compresi due bambini in tenera età e numerosi anziani. Tra questi Emilio Romildo Franzin, 67 anni, tirato giù dal letto dai vigili del fuoco. «Sentivo delle voci ma stavo dormendo, pensavo fosse un sogno. Poi mi sono trovato i pompieri in casa. Faceva freddo e c'era fumo dappertutto. Ci è andata davvero bene». Franzin è uno dei sei residenti che sono stati costretti a ricorrere alle cure dell'ospedale di Chivasso.
I feriti
Se la caveranno tutti con qualche giorno di prognosi a causa dell’intossicazione provocata dal fumo. Gli ultimi ad essere dimessi sono stati proprio i coniugi Salamone, nel tardo pomeriggio di ieri.
Tina Bertagnini Paparella abita al piano rialzato, nell’appartamento che confina con quello da dove sono partite le fiamme. Verso l'una e mezza di notte ha sentito una specie di scoppiettii che non sapeva cosa fossero. Poi, qualche minuto dopo, i Salamone le hanno suonato e hanno iniziato ad avvertire gli altri per uscire. «Il problema è che in queste case (gestione Atc) con il riscaldamento normale non ci si scalda. Tutti in casa hanno un'altra stufa, loro avevano nella tavernetta sottostante l'alloggio quella a pellet. Cosa sia successo non lo so. So solo che in pochi minuti c'era fumo ovunque. Siamo stati fortunati perché eravamo tutti a letto».
I soccorsi
Le famiglie sono uscite di casa mentre numerose squadre dei pompieri domavano l'incendio. Antonino Crudo vive al secondo piano con i genitori e il fratello. «Ero appena rientrato, quindi, per fortuna, ancora sveglio. Avevo sentito odore di fumo ma non mi ero accorto di nulla. Poi abbiamo sentito trambusto per le scale e abbiamo capito». Le famiglie sono state evacuate e dal cortile, al freddo siberiano, hanno assistito a tutte le operazioni dei vigili del fuoco. Solo verso le 5 del mattino sono potute rientrare in casa, anche se è stato impossibile per loro dormire per l'acre e persistente odore di fumo ancora presente. Solo l'alloggio dei Salamone, per il momento, è stato dichiarato inagibile. Più complicato è stato portare in salvo Guido Baldi, 82 anni, residente nel piano mansardato dello stabile. I vigili del fuoco lo hanno estratto dal tetto con l'autoscala. In uno sgabuzzino, i pompieri hanno rinvenuto tre bombole di gas. Un particolare che conferma quali rischi si siano corsi la scorsa notte: poteva essere una tragedia.
 
GAZZETTA DI REGGIO
16 FEBBRAIO 2012
 
Un istrice si spinge fino in città ma muore travolto
 
REGGIO. La neve ha portato in città anche un animale che è molto raro vedere fin qui: un istrice. E’ stato trovato in via Monti, zona Buco del Signore: purtroppo era morto, con ogni probabilità investito dal treno. Si tratta di un esemplare di una quindicina di chili, lungo circa 60 centimetri, che probabilmente viveva nella prima periferia di Reggio, ma che si era spinto così oltre forse alla ricerca di cibo. Il recupero è stato fatte dalle guardie di Pro Natura.
 
IN DIES
16 FEBBRAIO 2012
 
Un animale domestico giova alla salute
 
Le persone affette da malattie croniche, che convivono con un animale domestico, sembra che abbiano il cuore più sano rispetto a quelle che sono nella stessa condizione, ma non hanno un animale in casa, secondo uno studio condotto dai ricercatori della Kitasato University di Kanagawa (Giappone), pubblicato sull'American Journal of Cardiology. Gli autori dello studio per giungere alle loro conclusioni hanno analizzato un totale di 191 pazienti, di età compresa tra i 60 e gli 80 anni, affetti da diabete, ipertensione o colesterolo alto, per 24 ore, monitorando il loro cuore. E' emerso che coloro i quali convivevano con gli animali avevano una più alta variabilità della frequenza cardiaca rispetto a quelli che non avevano una bestiolina in casa. Ciò significa che i cuori dei proprietari di animali domestici rispondono meglio alle esigenze im poste dai cambiamenti del corpo, battono, ad esempio, più velocemente durante una situazione stressante. Una ridotta variabilità della frequenza cardiaca è associata a un aumentato rischio di morte per malattie cardiache. Naoko Aiba, ricercatore dell'Università di Kitasato, che ha guidato lo studio, ha detto che "tra i pazienti con malattia coronarica, i proprietari di animali sopravvivono un anno di più rispetto alle persone che non hanno un animale domestico."Non è chiaro, tuttavia, perché vi sia questa differenza, che potrebbe essere legata, in qualche modo, all'animale domestico o che potrebbe, invece, essere anche dovuta alle differenze esistenti tra le persone che scelgono di avere un animale e quelle che decidono di non averlo.
 
ZIPNEWS
16 FEBBRAIO 2012
 
Cani e gatti proteggono il nascituro
 
Proponiamo, qui di seguito, l’articolo apparso sul sito di Innovet (Innovazione in Veterinaria) e segnalatoci da un amico, sugli effetti sui nascituri della convivenza con cani e gatti nella fase perinatale.“Il dibattito è ancora in corso: l’esposizione precoce a cani e gatti è fattore di rischio o di protezione per lo sviluppo di asma, riniti o eczemi allergici?
A chiarire le idee interviene ora una review sistematica di un gruppo di epidemiologi e pediatri australiani, che assembla i risultati di nove studi clinici, mirati ad indagare il rapporto tra esposizione a cani e gatti nel periodo cosiddetto “perinatale” (quello, cioè, che va dalla ventesima settimana prima della nascita alla quarta settimana dopo il parto) e comparsa nei nascituri di malattie allergiche, come asma ed eczema.
Le conclusioni del gruppo interdisciplinare di ricerca non lasciano dubbi. Il contatto precoce con un gatto e, soprattutto, con un cane agisce da elemento di protezione nei confronti dello sviluppo di future allergie. Il motivo sottostante è intuibile. Il periodo perinatale coincide con la maturazione del sistema immunitario fetale. Una maturazione che dipende anche dall’esposizione della madre a specifiche influenze ambientali, la quale a sua volta determina la propensione o meno del bambino per le malattie allergiche.
L’effetto protettivo di cani e gatti è chiaro soprattutto per le famiglie che, nella loro storia, hanno un basso profilo allergico. Più incerta la protezione in caso di genealogie ad alto rischio allergico. In questi casi, però, i risultati sono viziati da fattori fuorvianti, tra cui il diverso atteggiamento dei soggetti allergici nei confronti degli animali domestici e la minor propensione ad avere contatti ravvicinati con cani e gatti. Tanto da ipotizzare che l’alta incidenza di allergie sia proprio la conseguenza di questo tenere a debita distanza gli amici a quattro zampe.
Lodge CJ, Allen KJ, Lowe AJ, Hill DJ, Hosking CS, Abramson MJ, Dharmage SC. Perinatal cat and dog exposure and the risk of asthma and allergy in the urban environment: a systematic review of longitudinal series. Clinical and Developmental Immunology 2012; doi: 10.1155/2012/176484
 
ANMVI OGGI
15 FEBBRAIO 2012
 
Metodi alternativi agli animali. A che punto siamo?
 
La strada è tracciata, ma le tecniche alternative alla sperimentazione animale possono essere utilizzate solo in casi particolari e specifici. Il Centro di referenza invita a cercare la soluzione "fuori da ogni integralismo".
Maura Ferrari, responsabile del Laboratorio di colture cellulari dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell'Emilia Romagna. Da quando l'Istituto è diventato «Centro di referenza nazionale per i metodi alternativi, benessere e cura degli animali da laboratorio», la strada è tracciata. Al quotidiano locale, la ricercatrice spiega che "ci sono sperimentazioni scientifiche per le quali non ci si serve degli animali. Ma ce ne sono molte che richiedono l'utilizzo di cavie da laboratorio».Secondo la definizione di Russel e Burch del 1959, come alternativa alla sperimentazione animale si intende una qualsiasi tecnica che rimpiazzi totalmente il suo uso con tecniche in vitro, riduca il numero degli animali necessari ad eseguire un determinato esperimento, pur ottenendo lo stesso livello di informazione e, infine, affini un metodo per ridurre la sofferenza imposta sull'animale durante l'esecuzione di un esperimento.«È presto per entrare nel merito dei dati ma, in prospettiva, si può presumere che la riduzione del numero degli animali utilizzati possa aggirarsi nell'ordine del 30%» continua la ricercatrice. Ed aggiunge: «Percorrere metodi alternativi significa ridurre il ricorso alla sperimentazione sugli animali. Questo è possibile quando vengono testati prodotti destinati alla salute umana come i farmaci, i chemioterapici e i dispositivi biomedici. Ma, attenzione: ridurre non significa eliminare. In alcuni casi, ad esempio, è possibile utilizzare i due metodi - in vivo e in vitro - per giungere a risultati scientificamente validi. Ci sono altri casi, invece, in cui è già possibile ricorrere a metodi clinici sostitutivi. Lo facciamo quando ricerchiamo le biotossine algali o in alcune indagini tossicologiche: in queste situazioni possiamo ricorrere a metodi chimici».Le tecniche alternative alla sperimentazione animale, dunque, possono essere utilizzate solo in casi particolari e specifici. «La possibilità di usare cellule di provenienza umana in vitro non risolve il problema - spiegano i ricercatori -: se è vero, infatti, che gli animali non sostituiscono l'uomo, è vero anche che le tecniche alternative non sostituiscono nè gli animali nè l'uomo. In ogni caso, lo sforzo che stiamo facendo è quello di ridurre al minimo l'utilizzo di animali nella sperimentazione scientifica».Il lavoro prosegue, con alcune certezze: dal 2013 sarà completamente vietato l'utilizzo di animali per i test di tossicità nel settore cosmetico.E i vaccini? «Per valutare l'efficacia di quelli destinati all'uomo, si deve dapprima effettuare la sperimentazione su animali da laboratorio, poi trasferirla su esseri umani seguendo il rigore degli studi clinici che prevedono protocolli specifici per ogni fase di sperimentazione - aggiunge -. La farmacopea prevede, tuttavia, che l'efficacia del vaccino debba essere valutata sull'ospite recettivo e, dunque, quelli che verranno usati per gli animali non possono che essere sperimentati su di essi».
 
TIMES
16 FEBBRAIO 2012
 
Polli senza cervello: allevamenti stile Matrix
 
Uno studente di architettura britannico ha elaborato un sistema fattibile per la produzione in serie di polli che comporta la rimozione di parte del cervello degli animali, in modo che non possano rendersi conto della loro pessima condizione.Nel Regno Unito, per soddisfare l’enorme domanda di carne di pollo, 800 milioni di polli da carne vengono allevati per 6-7 settimane in enormi capannoni senza luce naturale.Sono allevati per crescere più rapidamente di quanto previsto dalla natura, per cui spesso muoiono per insufficienza cardiaca o polmonare, dato che gli organi non riescono a star dietro al loro corpo.La “soluzione pollo cieco,” sviluppata dal filosofo Paul Thompson della Purdue University, sosteneva che l’essere ammassati non disturberebbe i polli ciechi quanto farebbe con quelli normali.Ha fornito delle prove per sostenere che i polli ciechi dovrebbero essere utilizzati nella produzione di cibo come sistema più umano contro il sovraffollamento dell’industria avicola.Come riferisce il sito Wired, lo studente di architettura André Ford ha elaborato ulteriormente l’idea del professor Thompson, suggerendo la “soluzione pollo senza testa.”Questa implica la rimozione della corteccia cerebrale dell’animale per attenuare le sue percezioni sensoriali, in modo che possa essere allevato nelle condizioni di affollamento senza tanta sofferenza. Il tronco encefalico rimarrebbe intatto, in modo da permettergli la crescita.Il ragionamento alla base della proposta del signor Ford è stato duplice: soddisfare la crescente domanda di carne e migliorare il benessere dei polli togliendo ad essi la sensibilit& agrave; agli orrori della loro esistenza.Il suo concetto va anche oltre, fino a proporre il taglio delle zampe dei polli allo scopo di ammassarne di più negli allevamenti urbani, i quali potrebbero contenere 1.000 polli.La mancanza di stimolazione muscolare verrebbe compensata dall’utilizzo di scariche elettriche simili a quelle già in uso sulla carne in altri esperimenti di laboratorio.Anche se tutto questo sembra sconvolgente, il signor Ford sostiene che il suo progetto non è peggiore di quanto accade attualmente nel settore della produzione alimentare.Come afferma, “le realtà degli attuali sistemi di produzione sono altrettanto sconvolgenti, benché nascoste dietro la parvenza idilliaca delle tradizionali immagini delle fattorie che abbiamo in mente come consumatori e che vediamo sulle confezioni degli alimenti.Il signor Ford ammette le analogie tra il metodo da lui suggerito e Matrix, però ha detto che purtroppo non è st ato in grado di fornire ai polli una realtà alternativa come nel film.Fonte: Nine msn  16.02.2012 Traduzione di Gabriele Picelli per http://www.times.altervista.org/
Video – Gli orrori della produzione di uova:
 
GEA PRESS
16 FEBBRAIO 2012
 
I rischi della carne – il PAE: il Ministro della Salute informi i consumatori
 
Chi è a conoscenza dei rischi della carne? In altri termini, perchè nei pacchetti di sigarette vengono riportare note scritte sui danni del fumo, mentre la stessa cosa non avviene per la carne? Eppure, stante quanto precisato dal PAE (Partito Animalista Europeo) nella formale diffida rivolta la Ministro della Salute, già il prof. Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale, ha ribadito come la carne nuoce più del fumo. Per non parlare poi, a proposito di informazione, della carne che è pure clonata. Secondo il PAE è presente nella catena distributiva alimentare.Malattie vascolari, ipertensione, obesità, tutti argomenti più volte richiamati anche sugli altari della discussione scientifica fino a quel tremendo studio sul cancro al colon. Forme tumorali, richiama lo stesso prof. Veronesi, ridotte di parecchio in quei paesi dove l’alimentazione carnea quasi non esiste.Tutto elencato dal PAE. Dagli studi della Oxford University sulle ridotte incidenze di queste malattie in assenza o diminuizione del consumo, fino alle carni processate, ovvero lavorate, coma salumi ed altri insaccati. Secondo l’American Institute for Cancer Research, il 36% di incidenza del cancro al colon rispetto al 17% riferito allo stesso quantitativo di carne rossa non lavorata.Un incidenza che potrebbe essere di molto inferiore anche per altre malattie. Secondo alcuni autori fino al 40% in meno se solo si smettesse di mangiare carne. Perchè il consumatore non deve sapere dei rischi? Il Presidente del Partito Animalista Europeo, Stefano Fuccelli, ha così provveduto a diffidare, tramite il proprio ufficio legale, il Ministro della Salute. Oggetto dell’atto giudiziario è il voler fornire una corretta informazione (un suo dovere, secondo il PAE), circa i danni che sarebbero già scientificamente e clinicamente dimostrati.
 
YOU TUBE
17 FEBBRAIO 2012
 
VIDEO SHOCK!!!! Maltrattamento tacchini
 
 
ASCA
17 FEBBRAIO 2012
 
Umbria: Polizia Provinciale, denunciato bracconiere. Scuoiava cinghiale
 
Todi (PG) - Si accingeva a scuoiare un cinghiale, dopo averlo abbattuto. E' accaduto nel comune di Todi, in localita' Due Santi, dove una pattuglia della Polizia Provinciale ha sorpreso il bracconiere. Per l'uomo e' scattata la denuncia all'autorita' giudiziaria per caccia in periodo di divieto generale, con licenza scaduta, senza tasse di concessione governativa e regionale, senza assicurazioni e senza il pagamento dell' ATC. La sanzione amministrativa elevata ammonta a 1700 euro. Sequestrati l'arma e l'animale ucciso.
 
IL MESSAGGERO
17 FEBBRAIO 2012
 
Ravenna, cani lasciati al freddo: multati i padroni
 
RAVENNA - Dodici cani lasciati al freddo all'interno di undici box a Marina di Ravenna, sul litorale ravennate. Il Corpo Forestale ha sanzionato i padroni perchè ha riscontrato alcune irregolarità. In particolare, si legge in una nota, gli agenti hanno rilevato ciotole d'acqua completamente ghiacciate e cucce isolate solo parzialmente, con rischio di ipotermia per gli animali. Non è comunque stato riscontrato il reato di maltrattamento degli animali, come verificato insieme all'Ausl di Ravenna. Alcuni cani, utilizzati per scopi venatori o per la ricerca di tartufi, erano sprovvisti di microchip. Anche per questo i padroni saranno multati.
 
QUOTIDIANO DEL NORD
17 FEBBRAIO 2012
 
Neve: acqua ghiacciata e cucce non coibentate, sanzioni a proprietari di 12 cani nel ravennate
 
Ravenna - Nell'ambito dei controlli sulla difficoltà degli animali in questo periodo di emergenza neve, il personale del Comando Stazione del Corpo forestale dello Stato di Ravenna, ha rilevato delle irregolarità circa la detenzione di alcuni cani all'interno di una struttura, a Marina di Ravenna, che non garantiva il loro benessere.
Gli illeciti accertati da parte dei Forestali, hanno riguardato la mancata coibentazione delle cucce e lo stato di salute dei cani è risultato molto precario ed a rischio ipotermia.
I dodici cani, erano usati dai proprietari per scopo venatorio o per la ricerca di tartufi, ed alcuni di loro sono risultati privi di microchip, obbligatorio per legge.
Nel corso degli accertamenti, effettuati con il supporto del Servizio Veterinario di Ravenna, il personale del Corpo forestale non ha riscontrato peraltro il reato di maltrattamento di animali. Pertanto, ai 6 proprietari, di cui cinque identificati ed uno non ancora rintracciato, verranno elevate delle sanzioni amministrative, per un totale di alcune migliaia di euro.
Sono tuttora in corso le indagini da parte della Forestale per accertare ulteriori eventuali irregolarità della struttura che sorge su un terreno demaniale.
Il Corpo forestale dello Stato inoltre, ricorda che per eventuali segnalazioni è sempre attivo il numero verde 1515, a cui il cittadino può rivolgersi per eventuali condotte illecite a danno dell'ambiente o degli animali.
 
GIORNALETTISMO
17 FEBBRAIO 2012
 
Quello che lascia il cane al freddo
Triste scoperta in Trentino. Un animale viveva nel ghiaccio, senza cibo né acqua
 
 
Si è beccato una denuncia per maltrattamenti un cacciatore e maestro di sci trentino, di Costa di Folgaria, che ha fatto soffrire di freddo il suo cane. L’animale che viveva in pessime condizioni è stato scoperto ieri durante un controllo di Carabinieri e veterinari dell’Asl. Il suo unico riparo era una baracca di lamiera.
IL GHIACCIO E LA FAME - Per bere aveva a disposizione un secchio di ghiaccio. La sua ciotola era vuota. Racconta la storia il Trentino: Non è sicuramente l’unico a comportarsi così, in quel rapporto strano tra cane e cacciatore sul quale l’aneddotica si potrebbe sprecare, ma nel suo caso qualcuno se ne è accorto. Ed un sopralluogo alla baracca di lamiera dove lo spinone di un settanduenne maestro di sci di Costa era «custodito», ha subito convinto veterinario, animalisti, carabinieri e forestali: in quelle condizioni, un animale, per forte che sia, non si può tenere. Sono due mesi che l’Enpa tiene la situazione monitorata. E il 20 gennaio carabinieri e veterinario dell’Asl avevano compiuto un sopralluogo proprio su segnalazione degli animalisti. Malgrado il freddo di una località a 1200 metri di altezza in questa stagione, il cane sembrava abbandonato a se stesso. Come ricovero una baracca di lamiera da cantiere, chiusa con catena e lucchetto, dalla quale entrava ed usciva da un buco. Un secchio di ghiaccio per bere. Una ciotola vuota e nessuna certezza sulla cadenza con cui qualcuno gli portava da mangiare. Nella baracca un po’ di tutto, e nel piccolo spazio all’esterno nel quale si poteva muovere, escrementi di settimane se non di mesi. Il proprietario era stato contattato ed invitato ad un comportamento più umano: ripulire il piazzale, nutrire adeguatamente l’animale, creare un ricovero con materiali diversi, magari anche dentro la baracca, che consenta al cane di avere un riparo un po’ più efficace dal gelo. Ieri, 24 giorni dopo, la verifica. E al di là di un po’ di erba secca sparsa a coprire gli escrementi, nulla di diverso da allora. Forestali e carabinieri hanno disposto il sequestro del cane, affidato all’Enpa che l’ha poi portato al canile Pan Eppaa di Rovereto. Il proprietario è stato segnalato alla procura ipotizzando il maltrattamento di animali.
 
TRENTINO
17 FEBBRAIO 2012
 
Cane al freddo: denunciato
 
FOLGARIA (TN). Non è sicuramente l’unico a comportarsi così, in quel rapporto strano tra cane e cacciatore sul quale l’aneddotica si potrebbe sprecare, ma nel suo caso qualcuno se ne è accorto. Ed un sopralluogo alla baracca di lamiera dove lo spinone di un settanduenne maestro di sci di Costa era «custodito», ha subito convinto veterinario, animalisti, carabinieri e forestali: in quelle condizioni, un animale, per forte che sia, non si può tenere.
 Sono due mesi che l’Enpa tiene la situazione monitorata. E il 20 gennaio carabinieri e veterinario dell’Asl avevano compiuto un sopralluogo proprio su segnalazione degli animalisti. Malgrado il freddo di una località a 1200 metri di altezza in questa stagione, il cane sembrava abbandonato a se stesso. Come ricovero una baracca di lamiera da cantiere, chiusa con catena e lucchetto, dalla quale entrava ed usciva da un buco. Un secchio di ghiaccio per bere. Una ciotola vuota e nessuna certezza sulla cadenza con cui qualcuno gli portava da mangiare. Nella baracca un po’ di tutto, e nel piccolo spazio all’esterno nel quale si poteva muovere, escrementi di settimane se non di mesi. Il proprietario era stato contattato ed invitato ad un comportamento più umano: ripulire il piazzale, nutrire adeguatamente l’animale, creare un ricovero con materiali diversi, magari anche dentro la baracca, che consenta al cane di avere un riparo un po’ più efficace dal gelo. Ieri, 24 giorni dopo, la verifica. E al di là di un po’ di erba secca sparsa a coprire gli escrementi, nulla di diverso da allora. Forestali e carabinieri hanno disposto il sequestro del cane, affidato all’Enpa che l’ha poi portato al canile Pan Eppaa di Rovereto. Il proprietario è stato segnalato alla procura ipotizzando il maltrattamento di animali.
 
GEA PRESS
17 FEBBRAIO 2012
 
Savona: lo sfilettatore di gatti
Indagini della Guardie Zoofile dell'ENPA - il numero delle segnalazioni.
 
Via Istria, a Savona, non è un posto isolato né tanto meno così grande. Una decina di condomini al massimo, ma di lui, il torturatore di gatti, nulla ancora è possibile sapere. Ammesso che abiti lì, poi. Di certo, però, sono le colonie feline della via del quartiere di Villapiana, a risentire degli effetti del misterioso sfilettatore che da qualche tempo si diverte a trafiggere le zampe anteriori dei poveri mici. La zampina, infatti, appare trapassata da una parte all’altra come se si fosse trattato di una sfilettata, oppure di un preciso tiro di un piccolo proiettile. Di sicuro i poveri animali, denunciano all’ENPA savonese, si aggirano con l’arto gonfio, zoppicando penosamente. In tutto tre animali, prelevati e curati dall’ENPA.Ora le Guardie Zoofile dell’ENPA stanno conducendo i relativi accertamenti, per verificare se ci si trova, come si teme, di fronte ad un sadico che attira gli animali con del cibo e poi li trafigge; o se, ipotesi meno probabile, tutti e tre gli animali abbiano infilato la zampetta tra le punte di qualche macchinario alla ricerca di cibo o di qualcosa che ha attirato la loro attenzione. Chi avesse informazioni utili alla soluzione dell’enigma potrà segnalarle telefonicamente (019 824735, da lunedì a sabato, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19) o alla mail savona@enpa.org.
 
L’UNICO
16 FEBBRAIO 2012
 
Scoperto traffico di cuccioli dall' Ungheria a Trieste
 
Duecentosettanta cuccioli di cane di razze pregiate (Chihuaua, Pinceer, Yorkshire Terrier, Alani, San Bernardo, Spitz, Cavalier King, Husky, Labrador, Akita Inu) sono stati scoperti dai militari del Nucleo di Polizia tributaria di Trieste stivati in un furgone proveniente dall'Ungheria. Le Fiamme gialle hanno sorpreso i 'trafficantì sull' autostrada A4 in comune di Palmanova (Udine). Gli animali erano trasportati in violazione delle vigenti disposizioni nazionali e comunitarie, sia perchè versavano in precarie condizioni di salute, sia perchè erano coperti da documenti di identificazione e trasporto artefatti tali da non legittimarne il commercio internazionale. I militari hanno richiesto prontamente l'intervento del servizio veterinario di Udine, i cui medici hanno verificato la stato di affaticamento degli animali ed hanno poi affidato in custodia i cani a diverse strutture del Friuli Venezia Giulia stante il loro elevato numero. I due soggetti responsabili del trasporto, di nazionalità italiana e diretti in una regione del sud del paese, sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Udine per maltrattamento e abbandono di animali, nonchè falso materiale. Rischiano, per il solo maltrattamento, una multa tra i 3.000 e i 15.000 euro, nonchè la reclusione da tre mesi ad un anno. Gli animali sequestrati qualora immessi sul mercato avrebbero avuto un valore di circa trecentomila euro.
 
GEA PRESS
17 FEBBRAIO 2012
 
Erano diretti a Napoli i 270 cuccioli sequestrati a Palmanova (VIDEO)
Maxi sequestro della Guardia di Finanza – cani con il collo chino una volta tolti dalla gabbie.
 
Erano molto probabilmente diretti  a Napoli e dintorni, almeno parte dei 270 cuccioli sequestrati dalla Guardia di Finanza a Palmanova (UD) nella notte tra domenica e lunedì. Le indagini del Comando Provinciale di Trieste, Nucleo di Polizia Tributaria, sono ora rivolte ad individuare quali canali fossero a disposizione dei trafficanti. Considerata l’entità del sequestro è facile presupporre che i destinatari finali potessero essere non solo i negozi del capoluogo campano,  ma anche tappe intermedie e successivi trasferimenti, per alcuni di loro, una volta che il camion fosse arrivato a destinazione.Un viaggio iniziato in Ungheria. Non meno di dieci ore di camion. Stipati in gabbiette talmente piccole che in alcuni casi (alani e boxer) si è dovuto riscontrare come i poveri animali continuassero a tenere il collo chino anche dopo essere stati tolti dalle gabbie. Altri cuccioli, invece, non si reggevano sulle zampe. Per il resto, documentazione artefatta anche in maniera grossolana. Uso del bianchetto e date di spedizione successive a quella dello stesso sequestro.Il camion utilizzato parrebbe,  inoltre, non essere autorizzato allo scopo, mentre ha fatto particolare impressione il ritrovamento di cuccioli di pochi giorni di vita. L’elevato numero di animali e la massiccia presenza di documenti alterati, fa pensare che i due italiani che stavano eseguendo il trasporto, ed ora denunciati a piede libero (maltrattamento, abbandono, falso materiale), facciano parte di una organizzazione ben più articolata che potrebbe contare su significative compiacenze utili all’immissione nel mercato dei piccoli animali. Il valore complessivo stimato si aggirerebbe intorno ai trecentomila euro. Quanto basta per fare cadere in tentazione anelli deboli di una più lunga catena.Il sequestro è avvenuto a Palmanova, luogo di intersezione di due grandi direttrici del traffico internazionale. Tarvisio ed il confine austriaco, e quello orientale del Friuli con Slovenia e Croazia. Carichi di questo genere arrivano con frequenza quasi quotidiana. Nei sequestri effettuati nel recente passato è stata a volte riscontrata la manomissione dei documenti (quando presenti) o l’inverosimile attestazione delle date di nascita. Lo scopo, in quest’ultimo caso, è la compatibilità, almeno formale, con i limiti d’età fissati dalla legge. Nel napoletano, nel recente passato, è avvenuto un sequestro ad opera del Corpo Forestale dello Stato, dove sono stati rinvenuti finanche cuccioli ancora privi di denti. La data dichiarata, ovviamente, non era coincidente con la piccola età dell’animale. Secondo indiscrezioni circolate in ambienti frontalieri, quando non è possibile refertare l’età del cucciolo dalle sole caratteristiche morfologiche, si dovrebbe intervenire con analisi cliniche specialistiche. In tal maniera, però, si imporrebbe il fermo del carico con non pochi problemi di mantenimento degli animali.I cani ora sequestrati ad Udine appartengono a varie razze in molti casi riconducibili a cani da compagnia. Chihuahua, pincher, spitz, yorkshire terrier, cavalier king, ma anche alani, san bernardo, husky, labrador, akita inu, bull terrier, boxer ed altri ancora. L’ASL di Udine prima e poi di Trieste, prontamente intervenute una volta avvisate dalla Guardia di Finanza, hanno constatato lo stato di sofferenza degli animali e disposto il loro trasferimento in più strutture ritenute idonee. 
VEDI VIDEO:
 
IL PICCOLO
17 FEBBRAIO 2012
 
Stipati nel tir 270 cuccioli dall’Ungheria
 
di Piero Rauber
 
TRIESTE - Sono 270 creature strappate alle mamme a svezzamento appena finito, o in qualche caso ancora in corso. Per questo, che nel mercato degli animali da compagnia valgano 300mila euro diventa un fatto secondario. L’affetto che chiedono e danno, le sofferenze e le paure che hanno presumibilmente provato per le condizioni in cui sono state costrette a viaggiare, come mera roba da contrabbando, non hanno prezzo. Le creature in questione sono cuccioli di cane. Delle più svariate razze di pregio: dai mastodontici alani ai piccoli chihuahua, passando - di dimensione in dimensione, tanto per citare alcune “taglie” - per i san bernardo, i labrador, gli husky, gli akita inu, i cavalier king, gli spitz, i pincher e gli yorkshire terrier. L’altra notte la Guardia di finanza triestina ne ha intercettati appunto 270, dopo un inseguimento silenzioso da Fernetti a Palmanova, per un sequestro senza precedenti dalle nostre parti. I cuccioli erano stipati in gabbie sistemate su più file, una sopra l’altra, in un furgone proveniente dall’Ungheria, a testimonianza che il grosso giro che sta dietro il mercato nero dei cuccioli destinati all’Italia prende origine quasi esclusivamente in Europa centro-orientale, col vantaggio della scomparsa dei confini. Ma le cosiddette attività di retrovalico perdurano. Nel corso di una di queste evidentemente, i militari del nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle si sono messi in coda - a debita distanza - rispetto a un furgone sospetto entrato su suolo italiano da Fernetti. L’hanno seguito lungo il raccordo e poi nel primo tratto dell’autostrada A4. All’altezza di Palmanova il blitz. I 270 animali - trasportati in violazione alle vigenti disposizioni nazionali e comunitarie, dato che erano coperti da documenti di identificazione e trasporto posticci - versavano in precarie condizioni, con alcuni esemplari giudicati ancora in una situazione di salute particolarmente critica. I finanzieri hanno subito richiesto l’intervento del servizio veterinario dell’Azienda sanitaria di Udine, i cui medici hanno accertato lo stato di affaticamento di tutte le bestiole che, considerato il loro enorme numero, sono state affidate in custodia temporanea a ben sette canili sparsi in tutto il Friuli Venezia Giulia. I due trasportatori provenivano sì col loro mezzo dall’Ungheria ma entrambi sono risultati essere italiani. La loro destinazione era il Sud. Sono stati denunciati a piede libero alla Procura di Udine per maltrattamento, abbandono di animali nonché falso materiale: rischiano per il solo maltrattamento una multa tra i 3mila e i 15mila euro, e da tre mesi a un anno di reclusione. Le indagini proseguono a livello internazionale. C’è da contrastare in effetti chi mina non soltanto la salute degli animali, ma anche l’equilibrio della concorrenza di mercato, posto che esemplari così costano meno. I cuccioli, per ora, non possono essere presi in carico da nessuno che non sia un gestore di canile assistenziale autorizzato. Quelli cui i veterinari accerteranno sia sufficiente un vaccino antirabbico potrebbero essere disponibili, per un eventuale affido, fra un paio di settimane. Per quelli per i quali invece si renderà necessaria una profilassi totale i tempi potrebbero andare anche oltre il mese. Trattasi sempre di affidi temporanei che poi si possono trasformare in adozioni vere e proprie, non prima però della chiusura del processo.
 
LA ZAMPA.IT
17 FEBBRAIO 2012-02-17
 
Sequestrati 270 cuccioli giunti dall'Ungheria
 
All’interno di un un furgone proveniente dall’Ungheria sono stati scoperti e sequestrati 270 cuccioli di cane di varie taglie, di razze di pregio. Gli animali erano trasportati in violazione delle vigenti disposizioni nazionali e comunitarie, sia perchè versavano in precarie condizioni di salute, sia perchè erano coperti da documenti di identificazione e trasporto artefatti tali da non legittimarne il commercio internazionale.
VIDEO
 
IL CENTRO
17 FEBBRAIO 2012
 
Cavalla portata in salvo con l’elicottero
 
SANT’EUFEMIA (PE). Spettacolare intervento dei vigili del fuoco, nel primo pomeriggio di ieri, per salvare con l’elicottero una cavalla di venti anni rimasta bloccata dalla neve nello stazzo a più di mille metri di altezza, in territorio di Sant’Eufemia a Maiella. È stato il proprietario a dare l’allarme dopo i ripetuti tentativi di far tornare a valle l’animale che, forse per l’avanzata età, era stato l’unico della mandria a non riscendere nel capannone in località Vittorino.E così, ieri, è scattato il salvataggio eseguito dai vigili del fuoco di Alanno insieme con i colleghi del Nucleo elicotteri di Pescara.Un intervento lungo e laborioso a causa della neve che ha reso ulteriormente impervio il tragitto fino allo stazzo.
Dopo un primo tratto percorso a bordo di una jeep i vigili del fuoco Lanaro, Chiulli, Piedimonte e Agresta, coordinati dal caposquadra Eugenio Di Pasquale, hanno dovuto proseguire a piedi per due chilometri, in mezzo alla neve che superava il ginocchio. In poco meno di un’ora sono riusciti a raggiungere l’animale, infreddolito e disidratato.
Distesa a terra la cavalla è apparsa subito stremata ed è a questo punto che è intervenuto la squadra del gruppo elicotteristi dei vigili del fuoco inviati dalla centrale operativa di Pescara. Con la tecnica del baricentrico, i vigili del fuoco hanno prima imbracato in una rete la cavalla e poi, proprio con il baricentrico che dalla parte centrale dell’elicottero viene calato e utilizzato proprio per il salvataggio degli animali, è stata tirata su e trasportata per aluni minuti al capannone del proprietario distante pochi chilometri in linea d’aria.
 
BIG HUNTER
17 FEBBRAIO 2012
 
Lipu spiazza gli animalisti: i ratti sull'Isola di Montecristo vanno eliminati
 
Aveva suscitato un vespaio di polemiche il progetto del Parco dell'Arcipelago Toscano realizzato insieme all'Ispra (cofinanziato dall'UE) per combattere l'invasione dei ratti sull'Isola di Montecristo al fine di proteggere l'avifauna nidificante. L'opposizione ferma di alcuni esponenti animalisti (Enpa e Lav), che avevano tra l'altro messo in allarme sul pericolo di avvelenamento per le altre specie (e sfociata addirittura in una interrogazione parlamentare dell'On Animal Friendly del Pdl Fiorella Ceccacci Rubino), ha portato a galla le più evidenti contraddizioni del mondo ambientalista italiano evidenziando il fatto che quando esso si piega alle evidenze tecnico scientifiche non può che convenire nell'esigenza di “eliminare” specie dannose per proteggere gli equilibri faunistici.
Così prima Legambiente, poi la Lipu, hanno preso posizione. “Il progetto di derattizzazione realizzato sull'isola di Montecristo – dichiara una nota della Lipu - è indispensabile per salvare l'importante colonia di berta minore e la natura dell'isola”. Non c'era insomma tempo da perdere. “Al già basso successo riproduttivo della specie a Montecristo – sostiene la Lipu - si è sommata negli ultimi anni l'azione distruttiva del ratto nero, in grado di azzerare il successo riproduttivo della berta minore sull'isola. Un'azione devastante che rischiava, senza un intervento specifico, di portare all'estinzione la popolazione di Montecristo”.Secondo BirdLife International, (rete internazionale di associazioni per la tutela della natura e degli uccelli selvatici, rappresentata in Italia dalla Lipu) "Le specie alloctone invasive sono la maggiore causa di estinzione degli uccelli selvatici. Le specie alloctone invasive inoltre sono uno dei fattori che minacciano il 44% delle specie incluse nella Lista Rossa nella categoria Critically Endangered (minacciate in modo critico). Inoltre, le specie invasive mettono in pericolo il 67% delle specie di uccelli selvatici che nidificano nelle isole oceaniche".
Lieti che il mondo ambientalista cominci a ragionare. In altre parole, utilitaristicamente, alla faccia della biodiversità, si fa strada l'idea anche per loro che ci possono essere specie animali di serie A e di serie C.
 
TM NEWS
17 FEBBRAIO 2012
 
Francia/ Rubato collare di diamanti in cimitero Rin Tin Tin
Polizia indaga su furto, per molti prezioso era leggenda urbana
 
Roma - Un collare tempestato di diamanti, del valore di circa 9mila euro, è stato rubato al celebre cimitero degli animali "Cimetiere des Chiens", dove riposa anche la star hollywoodiana Rin Tin Tin, appena fuori Parigi. La polizia francese sta dando la caccia a chi ha profanato la tomba di un barboncino nero, per sottrarre il prezioso nella notte del 4 febbraio.
La moglie di un ricco industriale americano aveva sotterrato il suo cagnolino Tipsy nel 2003 al camposanto di Asnieres-sur-Seine, città di 75mila abitanti non lontano da Parigi. La sua tomba di marmo, sui cui spicca un grande cuore rosso e la foto del cane defunto, è da ieri cordonata dal del nastro arancione e i cancelli della struttura sono rimasti chiusi alcuni giorni per facilitare le indagini.
Da anni si diceva che qui era sepolto un cane con un collare di di amanti, ma è solo dopo il furto che la polizia ha potuto confermare la leggenda urbana. Tanto più che il cimitero ospita i resti di circa 3mila animali da compagnia, soprattutto cani e gatti, ma anche Kiki la scimmia, il coniglio Bunga, la pecora Faust, cavalli e addirittura un leone. Tra gli ospiti più famosi ci sono il pastore tedesco Rin Tin Tin, che ha recitato in più di venti pellicole negli Anni Venti e gli animali da compagnia dello scrittore francese Alexandre Dumas e dell'attore Sacha Guitry.Il cimitero lungo la Senna è stato fondato nel 1899, dopo l'approvazione di una legge che regola la sepoltura degli animali.
 
QUOTIDIANO.NET
18 FEBBRAIO 2012
 
Mattanza di cani a Napoli: altri 50 uccisi
I Verdi denunciano: una strage simile solo un mese fa
 
NAPOLI, 18 febbraio 2012 - Un mese fa poteva essere un caso, per quanto orribile:60 carcasse di cani lasciate, come in un cimitero-discarica, nell'alveo di un fiume a Marigliano. Ma ora ci risiamo: a distanza di poco più di trenta giorni, sempre nello stesso posto, sono stati ritrovati altri cinquanta cadaveri di poveri animali.Lo denuncia il commissario regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, che racconta: "Lo scenario raccapricciante è purtroppo lo stesso della precedente mattanza - spiega - Uguale anche la modalità di soppressione di questi poveri animali che dopo essere stati barbaramente uccisi sono stati rinchiusi in buste di plastica nera abbandonate nei pressi dell’alveo".Sempre secondo gli ambientalisti, non c'è da stupirsi che la raccapricciante mattanza si sia ripetuta: "Ci sono  diverse ragioni: l’Alveo Frezza a Marigliano resta un luogo isolato e sicuro per i criminali dove poter sversare ogni cosa: dai rifiuti tossici ai cadaveri di animali. Il secondo è che non è stato fatto nulla di concreto per fermare la mattanza che anzi continua in modo addirittura spregiudicato e spavaldo".
"Non ci resta che autorganizzarci e presidiare da soli il territorio contro questa ennesima strage di animali indifesi di cui ad oggi non sappiamo né la genesi né gli autori", concludono i Verdi.
 
IL MATTINO
18 FEBBRAIO 2012
 
Cani uccisi nel Napoletano, i Verdi
denunciano: «Nuova mattanza»
 
MARIGLIANO (NA) - «Altri 50 cani sono stati ritrovati l'altra notte nell'alveo della "vergogna" a Marigliano dove lo scorso 9 Gennaio furono ritrovate le carcasse di decine di meticci». Lo denuncia, in una nota, il commissario regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli. «Lo scenario raccapricciante è purtroppo lo stesso della precedente mattanza - spiega - Uguale anche la modalità di soppressione di questi poveri animali che dopo essere stati barbaramente uccisi sono stati rinchiusi in buste di plastica nera abbandonate nei pressi dell'alveo».
«Se questa mostruosità - continua Borrelli - è stata ripetuta a distanza di un mese, ci sono secondo noi diverse ragioni. La prima è che l'Alveo Frezza a Marigliano resta un luogo isolato e sicuro per i criminali dove poter sversare ogni cosa: dai rifiuti tossici ai cadaveri di animali. Il secondo è che non è stato fatto nulla di concreto per fermare la mattanza che anzi continua in modo addirittura spregiudicato e spavaldo». «La criminalità si sente sicura nel continuare lo sversamento illecito di carcasse animali nello stesso sito nonostante il clamore mediatico e le indagini della Procura di Nola - conclude - Non ci resta che autorganizzarci e presidiare da soli il territorio contro questa ennesima strage di animali indifesi di cui ad oggi non sappiamo nè la genesi nè gli autori».
 
MARIGLIANO.NET
19 FEBBRAIO 2012
 
Marigliano, cani uccisi: due indagati
 
 
MARIGLIANO (NA) - A un passo dalla soluzione il giallo della mattanza di cani rinvenuti sul lagno Frezza. Due le persone che risulterebbero indagate. In questi giorni sono state rinvenute altre 50 bestiole a pochi metri di distanza dal precedente sversamento. Martedì scorso la guardia forestale di Marigliano, su ordine del pm di Nola che sta conducendo le indagini,  ha allertato il servizio veterinario dell'Asl Na3Sud. Erano le 5:30 del mattino di mercoledì, quando la guardia forestale e il veterinario responsabile, insieme, si sono recati in tutta segretezza sul lagno Frezza, luogo del nuovo ritrovamento, a pochi metri dall’altro Raccapricciante lo scenario, che era identico a quello del 5 Gennaio scorso: cani morti chiusi nei sacchetti e sparpagliati lungo le sponde del lagno, senza pietà. I sanitari di prima mattina sono stati chiamati sul posto per coordinare le operazioni di rimozione delle carcasse oramai in putrefazione e disporne lo smaltimento legale, dopo aver dato corso alle relative autopsie. Si cerca di stabilire l'esatta causa del decesso, fondamentale per capire quello che si nasconde dietro questa vergogna tutta italiana. A lavorare senza sosta per chiarire la vicenda che si nasconde dietro il macabro ritrovamento è il pm Maria Cristina Amoroso, che ha affidato le indagini ai carabinieri del comando operativo di Castello di Cisterna. Alcuni cani su cui è stato rinvenuto il microchip sono stati registrati all'ex Frullone, oggi ospedale veterinario, altri presso veterinari privati.Gli ambientalisti non escludono  attività illecite legate alla camorra come il combattimento  tra cani, canili lager e l'allevamento di animali da destinare alla vivisezione. Un business che può arrivare fino ai 2 milioni di euro con appalti triennali da parte delle Asl che si affidano a privati per lo smaltimento..
Non ci sono immagini del nuovo ritrovamento.  Le uniche   immagini pubblicate finora,  che hanno fatto il giro del mondo, sono quelle che abbiamo pubblicate in esclusiva su MARIGLIANO.net ,  che tutti i maggiori quotidiani hanno ripreso, molti dei quali senza citare la fonte.
 
MARIGLIANO.NET
21 FEBBRAIO 2012
 
Marigliano, cani uccisi: bliz dei Nas nei Comuni
"I militari del nucleo antisofisticazione negli uffici responsabili a Saviano, Cicciano, Nola e Marigliano per acquisire gli elenchi dei cani messi a rifugio e deceduti."
 
 
MARIGLIANO (NA) - Blitz dei Nas nei comuni per far luce sulla macabra mattanza dei cani morti , abbandonati come spazzatura sulle sponde del lagno Frezza. I militari del nucleo antisofisticazione hanno fatto irruzione negli uffici responsabili a Saviano, Cicciano, Nola e Marigliano per acquisire gli elenchi dei cani messi a rifugio e deceduti per i quali è stato disposto lo smaltimento. Controlli anche al presidio veterinario di Torrepadula, ex Frullone.Lavorano senza sosta carabinieri, guardia forestale e procura per risolvere un giallo i cui contorni restano ancora oscuri. In procura sono state convocate anche due donne di cui una sarebbe di Acerra. Si tratterebbe di persone che si prendono cura in maniera privata dei cani. Si stanno passando al setaccio tutti i canili anche sulla base dei microchip rinvenuti su alcune bestiole in modo da circoscrivere il raggio d’intervento.In questi giorni poco lontano dalla precedente fossa degli orrori, è stato rinvenuto un altro cimitero per cani: sullo stesso lagno Frezza, all’uscita dell’asse di supporto Cis - Interporto. Un alveo facilmente raggiungibile, dunque, dagli assi viari, ma che nel punto in cui sono state ritrovate le carcasse di animali richiedeva sicuramente l’apporto di qualche persona della zona. Forse la stessa che poi ha deciso di denunciare ai media in maniera anonima l’accaduto. A rendere possibili questi continui sversamenti che proseguono imperterriti in questa terra franca dove sembra che lo Stato non abbia potere, la mancanza di ogni forma di controllo. Una sorta di porto di nessuno dove in passato sono stati ritrovati anche conigli sgozzati. Proprio qui dove la Provincia aveva messo in atto un processo di rinaturalizzazione dell’alveo Frezza che era stato ripulito di tutti i rifiuti, galleggiano di nuovo pneumatici, scarti di lavorazioni industriali e mondezza di ogni genere. La testimonianza tangibile, dunque, di come sia inutile programmare interventi se non si decide di far controllare la zona nelle ore notturne dalle telecamere. Gli eco criminali non hanno senso civico e sono attenti solo al business .
 
TM NEWS
22 FEBBRAIO 2012
 
Napoli, mattanza di cani nel canale degli scempi a Marigliano
Decine di cadaveri di animali abbandonati lungo alveo del Frezza
 
Napoli  - Uno spettacolo raccapricciante: cadaveri di cani di ogni età, razza e taglia abbandonati in buste di plastica nera. Lungo l'alveo del lago di Frezza, a Marigliano in provincia di Napoli tra rifiuti di ogni tipologia vengono abbandonate le carcasse degli animali. Il canale sembra un campo di sterminio, una fossa comune. C'è chi ipotizza l'esistenza di organizzazione criminale dedita allo smaltimento illecito dei cani, come spiega il proprietario di uno dei terreni: "Passano vigili, forestale, finanza enessuno sa niente, ma naturalemente si sa chi ha i canili. Un prorietario ha al messimo uno o due cani, ma qui si parla di 30-40 cani di qualche associazione che non li può più tenere e li ha fatti morire".Potrebbe trattarsi anche di un rito di camorra per testare il coraggio dei nuovi affiliati, costringendoli a uccidere i cani e sgozzarli, ma anche di combattimenti e scommesse clandestine. Sono tante le ipotesi che circolano. I cadaveri bruciati o in avanzato stato di decomposizione potrebbero essere anche di bovini e ovini. Dietro a questo orrore potrebbe esserci il fenomeno della macellazione clandestina forse di animali infetti per evitare sequestri sanitari.
VIDEO
 
MARIGLIANO.NET
26 FEBBRAIO 2012
 
Marigliano, recuperati altri corpi di cani
"Blitz di carabinieri, guardia forestale e Asl sul lagno Frezza, il canale della mattanza dei cani."
 
 
MARIGLIANO (NA) -  Blitz di carabinieri, guardia forestale e Asl sul canale della mattanza dei cani. E’ stato, infatti, perlustrato in ogni suo angolo il lagno Frezza. I sanitari muniti di mascherine hanno provveduto a rimuovere altre carcasse contenute in sacchetti della spazzatura dall’alveo dell’orrore. La tensione era alle stelle tra gli addetti ai lavori. Sono stati allontanati anche i giornalisti rei solamente di voler documentare la vicenda che ha scosso le coscienze di tutta l’opinione pubblica nazionale. E’ stato detto che l’area era sottoposta a sequestro e invece al momento dell’arrivo dei giornalisti non c’era né un cartello né del nastro che circoscrivesse il  perimetro della zona dove si continuano a sversare cani morti, secondo modalità che restano tuttora sconosciute.
MARIGLIANO.net ne ha fotografato l’altro ieri 3 cani morti sulla sponda destra e altri 3 sotto il ponte in località Sentino, nei pressi dell’asse mediano: questo a testimonianza del fatto che chi svolge questo lavoro agisce con i fatti e non racconta frottole ai propri lettori. E’ ingiusto e assurdo attaccare chi onestamente svolge il lavoro di cronista cercando di andare a fondo nella notizia. Le immagini da noi riprese sono agghiaccianti. E anche le forze dell’ordine dovrebbero avere più rispetto per le persone che fanno onestamente il proprio lavoro, invece di zittirle in malo modo Si vedono anche cuccioli morti sulla terra nuda del vecchio canale borbonico diventato una discarica abusiva di animali e materiali di risulta tra cui anche rifiuti tossici come l’amianto. Una zona franca per gli eco-criminali che sembrano fregarsene anche delle indagini in corso che hanno acceso i riflettori su via Sentino. Ieri mattina con dei rilevatori elettronici utilizzati forse per costatare se nell’alveo c’erano anche animali seppelliti il personale specializzato ha provveduto a passare al setaccio il canale, prima dal lato sinistro dove precedentemente erano stati rinvenuti a distanza di meno di un mese 2 cimiteri di animali per un totale complessivo di circa 110 carcasse di cani, 4 gatti e 10 conigli e poi da quello destro dove ieri sono stati asportati altri sacchetti contenenti carcasse. Il personale presente in zona ha cercato di smentire l’accaduto, ma noi con i nostri occhi e con gli occhi delle macchine fotografiche abbiamo seguito da lontano la vicenda senza intralciare neanche minimamente le operazioni in corso. Il tutto per esercitare semplicemente il diritto d’informazione, offrendo un servizio utile alla collettività. Abbiamo già denunciato l’altro ieri la presenza di altri cani morti nell’alveo, nello stesso posto dove ieri mattina erano presenti la guardia forestale e gli uomini dell’AslNa3 del servizio veterinario di Marigliano, con al seguito i tetri camioncini, al cui interno siamo abituati a vedere le carcasse dei cani recuperate. Sono stati recuperati numerosi sacchi. Si parla di altri venti cani imbustati in putrefazione, c’è chi invece dice che siano addirittura quaranta i cani ritrovati. Di certo abbiamo testimoniato ieri con immagini e foto il ritrovamento di almeno sette cani sversati da poco dai soliti ignoti, anche dopo i famosi ritrovamenti di qualche mese fa, in spregio al faticoso lavoro che stanno svolgendo le forze dell’ordine per assicurare i criminali di questi orrendi crimini alla giustizia.
 
GEA PRESS
27 FEBBRAIO 2012
 
Marigliano (NA): discarica di cani
Microchip riciclati e spese di gestione limitate.
 
Le indagini sui cani di Marigliano (NA), ovvero quelli rinvenuti morti nei canali colmi d’acqua, portano ad un risultato pressoché scontato e già in parte anticipato fin dalle prime ore del ritrovamento avvenuto nei primi giorni di gennaio (vedi articolo GeaPress). Per alcuni dei cani, potrebbero anzi già essere stati rintracciati i proprietari. Più difficile, invece, risalire ai responsabili. Quello che comunque appare certo è che trattasi di una sorta di discarica multiuso. Niente fantasiose supposizioni di rituali di camorra o traffici di cani destinati chissà dove. Di certo gli animali di Marigliano, dovevano andare proprio lì e quelli che appaiono privati del microchip proverrebbero da uno o pi&ugrav e; canili convenzionati.E’ questa una delle piste, tra le più battute, che in questi giorni stanno seguendo gli investigatori. Non solo Carabinieri, ma anche il Corpo Forestale dello Stato e, per alcuni aspetti, la Polizia Municipale. Secondo quanto si è avuto modo di apprendere, le convenzioni con i canili privati convenzionati sarebbero tutte improntate alla economicità della gestione dei cani. In altri termini potrebbe non convenire affrontare le cure di un cane malato e questo, una volta morto, essere smaltito proprio nei canali. Il microchip, però, può servire ancora per un altro cane che entrerà così a sostituire uno già registrato e in pagamento. Impensabile, poi, che il canile desideri affrontare, con la diaria in convenzione, le spese di smaltimento dei corpi. Molto più economico, pertanto, disfarsi del povero animale gettandolo alla meno peggio nei canali. In tal senso, cosi come già rilevato nei giorni scorsi dalla testata giornalistica Marigliano.net, sarebbero stati eseguiti i controlli dei NAS in alcuni canili convenzionati della zona.Diverso discorso per i cani rinvenuti con il microchip. Secondo quanto appurato degli inquirenti è in uso consegnare le spoglie del proprio animale a personaggi che per venti o al massimo trenta euro provvedono a tutto. L’appuntamento per la consegna può essere dato ad un casello autostradale come in una via periferica. L’animale viene preso e gettato nei canali. Attenzione però, il microchip rimane perfettamente leggibile ed alcuni proprietari (gli unici ora a rischiare) potrebbero già essere stati rintracciati. Di certo è risultato leggibile il microchip di un cane trovato ormai in avanzato stato di decomposizione. Praticamente liquefatto, ma il lettore rilevava ancora la sequenza elettronica.Quelle che tardano, invece, sarebbero le analisi dell’Istituto Zooprofilattico di Portici, ma le cause di tali ritrovamenti parrebbero abbastanza scontate. Gli investigatori, ad ogni modo, non tralasciano alcuna pista, sebbene le più accreditate sarebbero proprio quelle che portano ai canili convenzionati ed a singoli personaggi che smaltiscono in proprio gli animali morti dei privati.Del resto la “vocazione” dei luoghi è (purtroppo) abbastanza evidente. Non solo cani, ma anche gatti, resti di macellazione, conigli ed altri animali in compagnia di rifiuti di vario genere.
 
NAPOLI TODAY
28 FEBBRAIO 2012
 
Discarica di cani a Marigliano, continuano le indagini
Tra le piste battute i microchip riciclati e le spese di gestione limitate dei canili. A lavoro Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato e Polizia Municipale

NELLA FOTO - Uno dei cani ritrovati senza vita a Marigliano

 
Provncia di Napoli - Le indagini sui cani rinvenuti morti nei canali colmi d'acqua a Marigliano portano ad un risultato scontato. Come spiega GeaPress, appare difficile risalire oggi ai responsabili. Di certo quegli animali dovevano andare proprio lì e quelli che appaiono privati del microchip proverrebbero da uno o più canili convenzionati. Questa è una delle piste più battute dagli investigatori. Non solo Carabinieri, ma anche il Corpo Forestale dello Stato e la polizia Municipale.
Secondo quanto si è appreso, le convenzioni con i canili privati convenzionati sarebbero tutte improntate alla economicità della gestione dei cani. In poche parole: potrebbe non convenire affrontare le cure di un cane malato e questo, una volta morto, essere smaltito proprio nei canali. Il microchip, però, può servire ancora per un altro cane che entrerà così a sostituire uno già registrato e in pagamento. Impensabile, poi, che il canile desideri affrontare, con la diaria in convenzione, le spese di smaltimento dei corpi. Molto più economico disfarsi del povero animale gettandolo alla meno peggio nei canali
 
LA SICILIA
18 FEBBRAIO 2012
 
Schiaccia un gattino e tenta il suicidio giovane donna salvata dagli amici
 
GELA (CL) - Animalista nel Dna travolge un gattino e tenta di farla finita buttandosi a mare. È accaduto l'altro ieri sera nei pressi del Porto Rifugio, la donna una cinquantenne, stava facendo ritorno a casa dopo una giornata di lavoro. La stanchezza, il buio per la scarsa illuminazione ed un gatto con il pelo scuro non le hanno impedito di evitare lo scontro. La donna, tramortita per la tragica conseguenza per il gattino spiaccicato a terra e oramai morto, dopo aver pianto molto, ha spostato la sua macchina e l'ha parcheggiata all'imbocco del porto rifugio. Un posto in cui poter piangere tranquillamente per la morte del gattino. Una tragedia immane per lei che, seppur nel suo piccolo, ha cercato sempre di aiutare gli animali prodigandosi ad acquistare loro il mangiare. Così approfittando delle poche persone presenti all'imbocco del porto rifugio la donna ha oltrepassato la ringhiera ed ha cercato di sporgersi più del dovuto. Pare che prima di fare ciò abbia inviato un sms ad alcuni amici raccontando dell'incidente e delle sue intenzioni di farla finita perché aveva ucciso un gattino. Alcuni barcaioli hanno cercato di bloccare la donna che non ne voleva sentire di fare un passo indietro e ritornare sulla strada, alla fine però sono giunti gli amici che l'hanno fatta calmare e subito dopo l'hanno accompagnata a casa, un banale incidente stradale che ha rischiato di avere conseguenze ben più gravi rispetto alla morte di un gattino, indifeso certamente ma mai si sarebbe potuto pensare che ciò avrebbe potuto indurre una automobilista, animalista, a tentarla di farla finita. [...]
 
MATTINO DI PADOVA
18 FEBBRAIO 2012
 
Uccise a bastonate un falco addestrato Chiesta l’assoluzione
 
CITTADELLA (PD) - L’uccisione a bastonate del falco Domina probabilmente non avrà responsabili. La sentenza sul rapace ucciso a Campolongo di Conegliano (Tv) nell’ottobre 2007 verrà pronunciata il 21 maggio. Ma il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione di Yvonne Rocamore, la pensionata ottantenne accusata del reato. Il proprietario del falco, il trentenne di Cittadella Piero Curci, chiamò i carabinieri e presentò una denuncia. Quel pomeriggio del 2007 stava addestrando Domina: doveva eliminare i colombi che avevano nidificato al palasport di Campolongo. Improvvisamente l’animale in volo sparì. Domina era dotata di trasmettitore: fu trovato morto dentro in un fustino di un detersivo in un sottoscala. L’anziana sosteneva di essere stata aggredita dal rapace e di essersi difesa.
 
IL GAZZETTINO
18 FEBBRAIO 2012
 
Cittadini indignati da un’inquietante esposizione di carcasse
 
Laura Bon
 
Treviso - Ai lati cappotti e maglioni, in mezzo una bella fila di non meglio precisati animali, o parti di essi. L'inconsueta immagine che ha fatto capolino ieri, in via San Gaetano, nel giardino di un'abitazione di cittadini cinesi, adiacente ad un ristorante, a sua volta con gli occhi a mandorla, ha tenuto banco in città, nel web e non solo. E c'è stato chi, in quegli animali scuoiati, ha visto dei topi, chi dei polli, chi dei conigli, chi dei gatti, chi addirittura dei pipistrelli. Abbastanza diffuso disagio con cui la cosa è stata accolta, anche se non manca chi si appella, invece, al bello del multietnico. Tutto è cominciato più o meno a metà giornata, quando N.B. ha lanciato l'allarme: «Mi hanno appena mandato un sms dove mi dicono che in via S.Gaetano, in una casa di fianco al ristorante cinese, sono appesi una quindicina di topi appena scuoiati.. purtroppo non posso verificare ora.. qualcuno può farlo e avvertire i vigili se è vero?». A quel punto, dopo batti e ribatti, la conferma: «la casa a fianco al ristorante cinese ha in bella mostra una filata di 30/40 »bestie" non meglio definite appese al sole -ha affermato un altro Montebellunese- Se come spero sono conigli e non gatti e/o topi, vista la quantità dubito che verranno mangiati dagli abitanti della casa; sicuramente faranno parte del menù del ristorante attiguo. Ora la mia domanda è: secondo voi che livello di igiene possono avere queste «bestie» appese a 10mt da una strada neanche poco trafficata come via San Gaetano?". E, a questo punto, c'è stato chi si è fatto venire la nausea, chi ha cercato di sdrammatizzare, chi ha suggerito di chiamare l'Usl, mentre l'ex consigliere comunale Gianni Pellizzari si è armato di macchina fotografica, arricchendo il proprio album con le immagini delle bestie stese al sole. Intanto, però, l'assessore di reparto Elzo Severin è perfettamente al corrente del problema. «Circa due settimane fa -afferma- una situazione analoga mi è stata segnalata a Biadene. Ho già attivato Usl e servizio ecologia. I Cinesi hanno l'abitudine di essicare gli animali all'aperto, ma qui da noi devono adottare altre usanze. Al momento è freddo; ma quali problemi di igiene determinerebbe un comportamento analogo con il caldo? Questa situazione non può essere tollerata e comunque la dice lunga sull'igiene di determinati cibi».
 
VCO AZZURRA NEWS
18 FEBBRAIO 2012
 
Malesco (VB): Lav Vco denuncia maltrattamento animali
 
Dai bocconi avvelenati direttamente all'uso delle armi. E' una cattiveria inaudita quella perpetrata da qualche tempo a questa parte ai danni dei cani e dei gatti. La denuncia arriva dalla Lav del Vco, dopo l’ennesimo episodio, quello verificatosi ieri sera a Malesco, in Valle Vigezzo. “Qualcuno ha ferito un cane usando molto probabilmente una pistola ad aria compressa. L'animale fortunatamente s’è salvato grazie al pronto intervento del veterinario – fa sapere Oreste Pastore, referente del Verbano Cusio Ossola della Lav -. Pochi giorni fa un gatto era stato presa di mira, sempre a Malesco e altre segnalazioni mi sono arrivate dalla Valle Antrona”.
A mandare su tutte le furie Pastore è soprattutto il modus operandi alla base di questa violenza gratuita: “Solo un anno fa, sempre in questo periodo, erano stati avvelenati sette gatti nel mio paese di residenza, Folsogno di Re, ma ora si è passati addirittura alle armi, vengono utilizzate delle pistole ad aria compressa con pallini in gomma, sparati da distanza ravvicinata. L’anno scorso avevo interessato dalla vicenda anche la questura e la prefettura, oltre ai carabinieri". Infine l'invito a denunciare episodi del genere: "Occorre la collaborazione però di tutti per poter metter fine a questa barbarie. Chiunque venisse a conoscenza di fatti così crudeli avvisi tempestivamente la Lav” - conclude Pastore. Per prendere contatti col referente per il territorio provinciale è possibile telefonare al 349-2961984.
 
IL GAZZETTINO
18 FEBBRAIO 2012
 
I Vigili del fuoco salvano due cani finiti nel Brenta
 
provincia di Padova - I Vigili del fuoco con l'ausilio della Polizia locale hanno salvato due cani di media taglia che annaspavano ieri mattina nel Brenta all'altezza di via IV Novembre a Noventa Padovana. L'allarme è arrivato al 115 alle 12 in punto da parte di alcuni passanti che hanno notato i due animali in evidente difficoltà. Una volta sul posto i pompieri sono riusciti a fatica a riportare a riva i cani. Spaventati, affamati, ma non in pericolo di vita sono stati affidati alle cure di un centro veterinario di Padova. Uno di loro aveva una medaglietta al collo attraverso la quale è stata allertata la proprietaria, mentre il secondo è senza padrone. La vicenda ha riportato alla memoria il tragico caso di Chiara Locatri morta nel Brenta a Vigonza per salvare il suo cane.
 
IL TIRRENO
18 FEBBRAIO 2012
 
Gatto Ciccio, vecchio micio salvato dal freddo
 
LIVORNO - Ciccio sarebbe venuto a mancare. La neve e il gelo dei giorni scorsi lo avrebbero spazzato via. Ma non è andata così. E questo grazie al buon cuore dei volontari della Lav, di alcuni amanti degli animali e di Paolo Morelli, scrittore e autore di vignette, Oggi Ciccio ronfa al caldo sopra un cuscino gigante, nella sua nuova casa. E forse non si è nemmeno reso conto della fortuna che ha avuto. Ma chi è Ciccio? «Ciccio è un maturo gatto randagio, maschio, grigio tigrato, di taglia media, avvezzo alla dura legge della strada. È un bel gatto, sembra una piccola lince. È zoppo, probabilmente per le conseguenze di un incidente stradale - raconta Paolo - . Combatte il freddo facendo suoi gli spicchi di sole dei prati e del cemento: fa pena, a vederlo si stringe il cuore. Assai diffidente, è tranquillo di carattere e preferisce sempre il profilo basso all'affilarsi le unghie per ingaggiar battaglia: in sintesi, è parecchio intelligente, il che gioca senz'altro a favore della sua sopravvivenza». Bazzica il rione Scopaia, specialmente via Scozia, via Inghilterra e via Norvegia, dove alcune famiglie gli danno del cibo quotidianamente. A Paolo, che abita in zona, viene in mente di adottarlo. G razie alla gentile cooperazione e alla puntuale consulenza di alcuni volontari della Lav (la Lega Anti Vivisezione) e all'aiuto determinante di una famiglia del posto che nutre affetto nei suoi confronti, lo porta nella propria casa. «Ciccio - dice Paolo - ha avuto davvero fortuna. L'ho portato in casa e, dopo pochi giorni, è arrivata l'ondata di neve e gelo. È un gatto un po' anziano: non ce l'avrebbe fatta. Inconsapevolmente, non gli abbiamo regalato una "nuova vita": gli abbiamo regalato "la vita». «In casa - racconta ancora - nei primi giorni era perplesso. Ora, dopo circa un mese, durante il quale ha già ricevuto le prime cure mediche, si è già ambientato e fa il ribaldo: si fa accarezzare tranquillamente, dorme su sedie, divani e dove capita, apprezza la compagnia e si fa capire con i suoi miagolii».
 
GAZZETTA DI MODENA
18 FEBBRAIO 2012
 
Animali stremati dalla neve Prorogato lo stop alla caccia
 
La Provincia di Modena ha concordato con gli Atc (Ambiti Territoriali di Caccia) Modena 2 e 3, quelli di collina e di montagna, di sospendere la caccia di selezione agli ungulati (nella fattispecie caprioli e daini) per un periodo illimitato e comunque fino a quando il manto nevoso non si sarà ridotto in modo consistente. La Provincia aveva già concordato con gli stessi Atc una sospensione per le giornate di mercoledì 15 e giovedì 16 febbraio scorsi, provvedimento che ora viene prorogato per il persistere delle condizioni che avevano fatto scattare la decisione. Come sottolineato in una lettera ai responsabili dei due Atc, la Provincia motiva la richiesta di limitazioni con le abbondanti nevicate che hanno messo in difficoltà la fauna selvatica. Gli appelli per una sospensione della caccia agli ungulati in questo periodo di emergenza maltempo si erano moltiplicati nei giorni scorsi e la situazione era stata segnalata da diverse associazioni. Animali stremati sono stati soccorso dal Centro “Il pettirosso”.
 
GAZZETTA DI PARMA
18 FEBBRAIO 2012
 
Ditelo al veterinario - Cani e gatti all'estero, nuove regole
 
Gentile dottoressa Faccini,
quest’estate vorrei fare un viaggetto in Inghilterra portando con me oltre al mio ragazzo anche il suo inseparabile compagno: Cippo, un bassotto a pelo ruvido di 4 anni. Mi dicono che la burocrazia impone diverse regole e che per poter partire devo far sottoporre Cippo a una serie di esami. Chiedo a lei lumi sull’argomento nella speranza che mi possa aiutare. Mi hanno anche detto che se faccio la vaccinazione contro la Rabbia, il mio cane potrebbe perdere l’olfatto, è vero?
 
Gentile lettrice, parto subito dall’ultima domanda per rassicurarla. Il vaccino antirabbico non ha alcuna controindicazione e può essere inoculato tranquillamente a tutti gli animali che abbiano compiuto almeno i tre mesi. Ha  validità di un anno e, assolutamente, non ha bisogno di essere richiamato dopo un mese come si usa fare, giustamente, per le più comuni vaccinazioni. Il fatto poi che faccia “perdere il naso” ai cani è un’autentica leggenda metropolitana come tante che, fino a qualche anno fa girava, quasi esclusivamente, tra i seguaci di Diana… Per quel che concerne invece la sua intenzione di portare con sé il bassotto Cippo in Inghilterra, mi preme dirle che è stata molto fortunata. Infatti alcune severe norme in vigore fino al 2011 sono state abolite ed ora portare in Irlanda, Malta, Svezia e Regno Unito cani e gatti è divenuto molto più semplice. Infatti dal 1° gennaio 2012 non è più necessario effettuare la preventiva titolazione degli anticorpi post vaccinali neutralizzanti il virus della rabbia e, di conseguenza, attendere sei mesi prima di poter partire. 
Per semplificare, non è più necessario fare un prelievo ematico al cane a distanza di un mese dalla vaccinazione al fine di assicurarsi che abbia formato anticorpi contro la malattia. Per potersi recare in Inghilterra dovrà comunque munirsi di regolare passaporto rilasciato dai Servizi veterinari Ausl, sul quale dovrà comparire che l’animale è stato regolarmente vaccinato contro la Rabbia (cosa che potrà essere trascritta anche dal suo veterinario di fiducia direttamente sul documento vidimato dall’Ausl) e che il vaccino sia in corso di validità. Importante è sapere che tale vaccinazione viene ritenuta valida solo se la data non è precedente a quella di impianto del microchip. Se così non fosse, è evidente che il suo Cippo dovrà essere rivaccinato dopo essere stato microchippato dal suo veterinario. Pertanto, se vuole un consiglio, prenda già da ora appuntamento telefonico presso il Servizio veterinario Ausl di via Vasari così da farsi consegnare il passaporto che le durerà per tutta la vita del cane. Il giorno stabilito dovrà portare con sé Cippo e i documenti che attestino la sua iscrizione all’anagrafe canina. Un veterinario verificherà poi, con un particolare lettore, che l’animale abbia il microchip inserito sottocute. Si ricordi inoltre di farlo vaccinare contro la rabbia almeno 21 giorni prima della partenza per l’Inghilterra informandosi infine presso la compagnia aerea con cui viaggerà quali sono le condizioni per imbarcarlo. Per ultimo, prima di partire, mi farei premura di fare una telefonatina all’Ausl per assicurarsi che nel frattempo le norme non siano di nuovo cambiate. Coi tempi che corrono meglio essere previdenti. Buon viaggio.
 
GEA PRESS
19 FEBBRAIO 2012
 
Castelvetrano (TP): cane in strada, prende il fucile e lo centra

 
Non faceva del male a nessuno, ammesso che questo possa giustificare quanto successo, ed aveva pure una casa abitata da persone che lo amavano e lo coccolavano. Non un randagio, come quelli di altre storie che già abbiamo sentito per Castelvetrano (TP).I pallini lo hanno trafitto al petto e nelle zampe anteriori. Bobbetto, questo il nome del cagnetto bianco di Castelvetrano, si è penosamente diretto verso il suo padrone, cercando di trascinarsi con le zampe anteriori sanguinanti.Mario Signorello, che ha raccontato quanto successo al portale Castelvetrano Selinunte, si era appena ricreato del respiro di primavera arrivato dopo lunghi giorni di freddo e maltempo. Poi il colpo di fucile. Bobbetto non è in casa. Appena il tempo di precipitarsi fuori e un attimo di illusione. Bobbetto è come al solito innanzi casa, vicino la strada. Solo che qualcuno, chissà in base a quale istinto crudele, ha imbracciato il fucile e lo ha centrato. Ha avuto appena il tempo di avvicinarsi al suo padrone e morire guardandolo.Fine di un cane, questa volta padronale. Fine di uno dei tanti che lascia la vita per motivi (qualora ci fossero) comunque ingiustificabili. Forse solo un tiro al bersaglio. Il racconto del suo padrone è un racconto pulito, oltre che commovente.  Niente reconditi motivi. Solo crudeltà subita che, si spera, venga almeno in questo caso perseguita e punita.“Ci siamo guardati negli occhi senza mai distoglieli per nessun motivo – scrive il padrone di Bobbetto -  mentre disperatamente lo accarezzavo esalò l’ultimo respiro e morì tra le mie braccia! “.Nessuna vendetta, ma giustizia. A Castelvetrano sono stati raccontati ormai numerosi episodi di questo genere. Niente peculiarità. Probabilmente una sensibilità pronta  a recepire  e rilanciare indignata la notizia.Mentre oggi cervamo di sapere qualcosa di più sul cane gettato  nel cassonetto e dato alle fiamme a Palermo, una signora abitante a Carini,  a pochi chilometri del capoluogo siciliano, ci riferiva una storia analoga.Era andata al canile con una amica desiderosa di adottare un cagnolino. Missione compiuta e cagnolino adottato. Poi la storia, l’ennesima. Un colpo di fucile, tempo addietro. Per una persona che si è crudelmente divertita, un’altra si è indignata. Non ci sono altre strade. Chiedere leggi severe ed una capillare azione di sensibilizzazione. Un ritorno ai volori. Ci sono, quelli veri e c’è chi, in ogni angolo d’Italia, li tutela. Senza queste persone nulla si saprebbe di quanto succede. Non sapremmo come poter migliorare. Senza illusioni di leggi che (non) sbattono in galera  nessuno (ammesso che questa sia la strada) ma solo rimanendo con i piedi per terra e chiedere giustizia vera.  Senza mezzi, però, si rischia di emulare Don Chisciotte e suoi mulini a vento. Armi spuntate contro chi, un giorno qualsiasi, vede un cane , imbraccia il fucile e si diverte sparandogli al petto.
 
ORVIETO SI'
19 FEBBRAIO 2012
 
Pelle di animale scuoiato messa a seccare in un laboratorio di Fabro
Segnalazioni alle associazioni animaliste e ai carabinieri. Due foto documentano un caso inquitentante che attende spiegazioni. Che cosa viene lavorato all’interno di una fabbrica di confezioni nella zona industriale di Fabro? Gli abitanti della zona da tempo sono preoccupati per la sparizione di cani e gatti
 
 
FABRO (TR) – Che cosa viene lavorato all’interno di una fabbrica di confezioni nella zona industriale di Fabro? L'inquitenate interrogativo è suscitato da queste foto che sarebbero state scattate da una persona che casualmente si è trovata all'interno del laboratorio e di nascosto sarebbe riuscita a "rubare" questi due scatti che pubblichiamo.
La pelle di un animale scuoiato messa a seccare davanti a dei ventilatori. Queste stesse foto sono adesso nelle mani di diverse associazioni animaliste tra cui l'Enpa e  l’Aidaa – associazione italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente che da anni si batte contro le pelliccerie clandestine. Ma sono  ovviamente nelle mani dei carabinieri che effettueranno tutti gli accertamenti del caso.
La coincidenza altrettanto inquietante, infatti, è che da qualche tempo a Fabro scalo non è infrequente la sparizione di animali domestici, cani e gatti che la gente adesso ha paura a far uscire di casa.
Una mattanza compiuta sotto gli occhi di tutti? E' quello che dovrà essere verificato perchè al momento - va detto - si tratta solo di supposizioni tutte da riscontrare.
ALTRE FOTO
 
LA NAZIONE
19 FEBBRAIO 2012
 
Canile lager in Maremma, animali morti o segregati
L'intervento del wwf, l'area è sotto sequestro
Cinque carcasse di cani, chiuse in buste di plastica abbandonate nel bosco e neppure sepolte. Altri 9 cani in condizioni molto precarie
 
Grosseto - Cinque carcasse di cani, chiuse in buste di plastica abbandonate nel bosco e neppure sepolte. Altri 9 cani in condizioni molto precarie, salvati dall' intervento delle guardie del Wwf, dei veterinari della Asl e dei carabinieri di Roccatederighi: catene strette al collo, legati gli uni agli altri e intrappolati in cucce malridotte, senza cibo né acqua.Il canile lager è stato scoperto in un castagneto a La Verna. I cani, di proprietà di un pensionato di Roccatederighi, di 68 anni, che vive solo, sono stati sequestrati e affidati a un canile della zona. Anche l'intera area è stata sottoposta a sequestro. I carabinieri hanno inviato un'informativa alla Procura per il reato di maltrattamento, aggravato dalla morte di alcuni animali. 
 
ANSA
19 FEBBRAIO 2012
 
Canile lager in Maremma, denunciato pensionato
Scoperto nei boschi di Roccatederighi. Cinque cani morti
 
GROSSETO - Cinque carcasse di cani in buste di plastica abbandonate nel bosco. Altri 9 cani in condizioni molto precarie, salvati delle guardie del Wwf, dei veterinari della Asl e dei carabinieri di Roccatederighi: catene strette, legati gli uni agli altri e intrappolati in cucce malridotte, senza cibo ne' acqua. Il canile lager e' stato scoperto in un castagneto a La Verna. I cani, di proprieta' di un pensionato di Roccatederighi, di 68 anni, sono stati sequestrati e affidati a un canile. L'uomo e' stato denunciato per maltrattamento, aggravato dalla morte di alcuni animali.
 
IL TIRRENO
20 FEBBRAIO 2012
 
Cinque cuccioli morti nel canile lager
 
ROCCATEDERIGHI (GR) -  Cinque cuccioli trovati morti, altri 9 cagnolini in pessime condizioni di salute, affamati e in mezzo alla sporcizia e legati a catene cortissime. Ecco quello che c’era in un canile lager scoperto sabato pomeriggio dalle guardie zoofile del Wwf e della Lega anticaccia in un bosco di castagni di Roccatederighi, nel Grossetano. Le guardie hanno trovato le carcasse dei cuccioli più giovani, alcune delle quali già sistemate in dei sacchi di plastica, che non sono sopravvissuti alla fame e al freddo, mentre gli altri rischiavano di fare la stessa fine: «Uno spettacolo agghiacciante»- hanno riferito le guardie, che erano andate nel canile per controllare l’applicazione della legge regionale, che vieta di tenere gli animali legati con la catena, se non in casi eccezionali, ma hanno trovato molto di peggio. A quel punto gli uomini del Wwf e della Lac hanno chiesto l’intervento dei carabinieri. E per il proprietario del canile, un pensionato di 69 anni di Roccatederighi, appassionato di caccia, le cose si sono messe male. L’uomo è già stato denunciato per maltrattamento di animali, i tremila metri quadrati di castagneto sono stati sequestrati e i nove cani ancora vivi, anche loro meticci come quelli trovati senza vita, portati ad un canile delle vicinanze dove potranno forse dimenticare l’orrore vissuto fino ad oggi. Ulteriori indagini interesseranno poi il bosco, dove i carabinieri temono siano state sepolte altre carcasse di cani.
 
GEA PRESS
21 FEBBRAIO 2012
 
Grosseto: le foto del canile lager (ATTENZIONE IMMAGINI FORTI)
A caccia con un occhio e c'è chi vuole alzare il termine del porto d'armi.
 
All’appello mancano diciassette cani e le voci che corrono in paese riferiscono essere morti ad agosto. Certo non per la neve, come ora parrebbe giustificarsi il sessantanovenne cacciatore di Roccatederighi, frazione del Comune di Roccastrada in provincia di Grosseto. C’era la neve e non potevo andarci, va dicendo in giro. In pochi gli credono. Neanche i conoscenti cinghialai che a caccia non lo volevano. Con un occhio solo, non si sa mai.Anche questo può succedere in Italia. A caccia con un occhio e la licenza da rinnovare ogni sei anni. Un lasso di tempo senza eguali nei tempi previsti per il rinnovo delle diverse tipologie di porto d’armi e che ora, grazie ad un emendamento al decreto sulle semplificazioni presentato dall’On.le Molgora, Presidente della Provincia di Brescia, rischia di slittare addirittura ad otto.Dei 14 cani ritrovati dalle Guardie del WWF e della LAC, in un intervento congiunto ai Carabinieri della locale Stazione, nove erano ancora vivi, sebbene quattro senza microchip ed uno non denunciato. Due dei nove, però, erano moribondi. Poi altri cinque, morti. Anche tra questi ultimi, in quattro erano senza chip ed uno non era stato denunciato.Morti di freddo e di stenti. Ha nevicato a Grosseto, ma non tanto da giustificare tale mostruosità. Cani legati alla catena, morti di freddo, di fame e di sete. Poi quelli putrefatti, chiusi nei sacchetti. Il tutto detenuto dal cacciatore con un occhio, molto noto per i suoi segugi maremmani. Il sospetto degli inquirenti, a quanto pare avvalorato da alcuni annunci ritrovati su riviste specializzate, è che quello fosse un allevamento finalizzato alla vendita. Le baracchine in legno (una era stata semidistrutta dai morsi della fame di un cane poi deceduto) sparsi nel castagneto. Stante le indiscrezioni apprese in loco, quell’allevamento non era poi così irraggiungibile nel fitto del bosco. Forse, nel passato, c’è stata una ispezione veterinaria che non aveva però dato gli esiti sperati. Di certo, il cacciatore allevatore, aveva continuato la sua attività e appena pochi giorni addietro, trapela ora tra i ben informati, aveva consegnato il tesserino caccia agli uffici della Provincia. Il termine ultimo, per la Provincia di Grosseto, è infatti il 20 febbraio.Su insistenza dei Carabinieri e delle Guardie WWF e LAC, tutti i cani superstiti sono stati trasferiti in una struttura idonea, mentre l’intera area, ricavata all’interno di un bosco di castagni, è stata posta sotto sequestro. Il sospetto è che possano esservi stati sepolti dei cani. In queste ore sarebbe in corso il controllo delle armi da parte dei Carabinieri e non è detto che la vicenda possa presentare altri risvolti. Sembra che sarà quasi scontato che l’Autorità di Polizia, stante le condizioni del cacciatore, disporrà il ritiro del porto d’armi.L’occhio, a quanto pare, l’aveva perso in un incidente di caccia. I cani, per freddo, fame e sete. Se non fosse stato per i Carabinieri e le Guardie volontarie, alla prossima stagione di caccia avrebbe nuovamente imbracciato il fucile. Anzi, a quanto pare, di questo lui sembra esserne certo.Qualcosa, da quelle parti, si sta forse incrinando. A non molti chilometri da Roccastrada, tra i boschi di Castiglione della Pescaia, poco più di un mese addietro trapelò da ambienti venatori un’altra tremenda notizia. Otto cani, in macchina a morire. Purtroppo il proprietario si è avvalso di numerosi testimoni, tutti componenti della squadra di cinghialisti. Nessuno si presentò a rivendicare quanto scritto e diffuso in forma anonima.
VEDI FOTOGALLERY (ATTENZIONE IMMAGINI FORTI):
 
MAREMMA NEWS
25 FEBBRAIO 2012
 
"Qualche scomoda verità sui cani maltrattati"
Intervento di Michele Scola, presidente della sezione grossetana di Italia Nostra.
 
Grosseto: “Nei giorni scorsi sono apparsi vari articoli giornalistici sul blitz compiuto dai carabinieri nei boschi di Roccatederighi, dove sono stati ritrovati, in un canile-lager, vari cani morti chiusi in sacchi di plastica, e altri cani ancora vivi, ma legati a catena corta e stremati dal freddo e dalla denutrizione – scrive Michele Scola, presidente della sezione grossetana di Italia Nostra - Sul caso, naturalmente, è scoppiata la polemica fra le associazioni animaliste e i sostenitori a oltranza della caccia. Questi ultimi negano ogni loro coinvolgimento nella vicenda. Gli animalisti sostengono invece che il proprietario del canile era stato, fino a poco tempo fa, un cacciatore. A confondere ulteriormente le idee è apparsa sulla stampa anche la dichiarazione innocentista di un abitante della zona: “È stata colpa della neve delle scorse settimane. Quell’uomo è una persona molto dolce, che ha fatto di tutto per salvare quegli animali”. I lettori mi vorranno scusare se ritorno sull’argomento tentando di fare un po’ di chiarezza. Innanzitutto diciamo che ci sono diversi tipi di canili-lager. Ci sono quelli organizzati, per lo più da consapevoli aguzzini, per torbidi scopi di lucro: non sembra sia il caso di Roccatederighi. Ci sono quelli gestiti da sciagurati i quali raccolgono cani randagi e li segregano, credendo in buona fede di amarli e di proteggerli, mentre in realtà sono mossi da morbose pulsioni di possesso. Inoltre, essendo inadeguati al difficile e gravoso compito che si sono assunti, finiscono per rivelarsi, nei fatti, dei veri e propri aguzzini. Il caso di Roccatederighi farebbe pensare che si tratti di quest’ultima categoria: si pensi ai cani morti rinchiusi in sacchi di plastica, un atto che sembra dettato da un ultimo, irrazionale desiderio di protezione nei confronti dei poveri animali.Il presidente della Federcaccia provinciale, Luciano Monaci, invece, non si è lasciato sfuggire l’occasione di sfruttare strumentalmente la notizia a vantaggio della sua categoria. “ Noi non riconosciamo come cacciatore la persona denunciata,” ha dichiarato. “So per certo che i cani dei cacciatori sono trattati benissimo. Il cane per noi è tutto, è il nostro mondo.”No, egregio presidente Monaci: quella che lei cerca di propinarci è una mezza verità. L’altra metà della storia da lei raccontata è una balla stratosferica. Non c’è dubbio che, nelle pratiche venatorie per così dire “normali”, quelle condotte individualmente sulla piccola selvaggina, il cane, per il cacciatore, è di norma non solo un aiuto strumentale, ma anche un animale di affezione, da tenere in casa, in famiglia, e da portare, oltre che a caccia, anche a passeggio, al guinzaglio.Ma c’è un altro volto della caccia, mantenuto volutamente nell’oscurità: quello della caccia al cinghiale. Una caccia, come denunciato in più occasioni, incredibilmente feroce, e dove tutto è pervaso di istinti sanguinari.Il cane, in questo tipo di caccia in branco, non è un essere legato affettivamente al suo padrone. E un puro strumento di utilità. Nessun cacciatore permetterebbe mai che il suo magnifico setter, col quale va a caccia di fagiani, si avventasse su un cinghiale ferito, rischiando di farsi squartare. I cacciatori di cinghiali, invece, lo fanno, anzi, lo pretendono, e se il cane, ubbidendo al suo istinto di conservazione, si ritrae di fronte al pericolo, lo considerano inadeguato.Il cinghialaio non tiene in casa il suo cane, non lo porta a passeggio. Non lo vuole rammollito dalle coccole, dal calduccio dei termosifoni e dalle ciotole di buon cibo. Lo vuole abituato ai latrati continui del branco, lo vuole inferocito dalla fame e dalla sete, indurito dal gelo e dal solleone estivo, esasperato dalla costrizione per gran parte dell’anno entro gabbie sporche e anguste. Ecco perché, quando il canaio libera il branco all’inseguimento dei cinghiali, lo scatena in un’orgia di sangue.Il canile-lager di Roccatederighi non è roba vostra, presidente Monaci, siamo d’accordo. Ma di chi sono, allora, le centinaia e centinaia di luride bidonville, nascoste nelle campagne e nei boschi della Maremma, dove i poveri cani dei cinghialai trascorrono in segregazione la loro esistenza latrando disperatamente giorno e notte? Di chi sono le centinaia, le migliaia di cani che, vecchi, ammalati, o vinti dalla paura, vengono uccisi, o, nella migliore delle ipotesi, abbandonati al randagismo?” conclude Scola.
 
LA NUOVA FERRARA
19 FEBBRAIO 2012
 
Morto Chicco, era la star di tutte le scolaresche
 
ARGENTA (FE) -  Da quasi 15 anni era diventata una delle mascotte preferite dei bambini delle scuole elementari di Argenta. E tante scolaresche sono andate in visita a trovarlo. Ma purtroppo, tutto questo non sarà più possibile perchè "Chicco", la volpe allevata dalla famiglia D'Ippoliti, è morta l'altro ieri. La storia di questo animale (della famiglia dei Canidae), risale a circa 15 anni fa, quando Franco D'Ippoliti con il figlio Bruno e il nipote Andrea, residente in via del Catino (la strada a ridosso dell'argine del fiume Reno), si sono trovati vicino alle loro stalle di tori, questa piccola volpe nata da pochi giorni. Da sempre amante degli animali, la famiglia l'ha da subito accudita, informando anche del loro tentativo di allevarla le autorità preposte e l'università di Bologna. E proprio dall’ateneo felsineo che sono venuti tut ti i suggerimenti compreso il tipo allattamento. Col tempo, Chicco (questo il nome che è stato dato alla volpe), è cresciuto come uno dei tanti animali dell'azienda ed è diventato “di casa”. Pur avendo avuta la possibilità, non si è mai allontanato dall’abitazione, adattandosi anche alla convivenza con gli animali da cortile della famiglia. Pur schivo, non rinunciava a momenti di gioco con tutta la famiglia e al comando di andare a cuccia, ubbidiva ai padroni rifugiandosi nel suo box. In quel recinto costruito appositamente, e dove, come natura vuole per i maschi di volpe, scavava tane continuamente. Per la curiosità della gente e soprattutto degli alunni - ma grazie anche alla disponibilità della famiglia D'Ippoliti -, Chicco era diventata una star nelle gite didattiche delle scolaresche, immortalato in tanti disegni dal vivo. Raramente, infatti, si può vedere una volpe così da vicino e in cattivit&a grave;. Purtroppo, come tutte le belle storie, anche questa di Chicco si è conclusa. Da tempo l'animale soffriva di cancro e l'altro ieri, nonostante le premurose cure, è morto.
 
LA NUOVA SARDEGNA
19 FEBBRAIO 2012
 
Cavallo ucciso a fucilate: è di Alessandro Bissiri
 
ABBASANTA (OR). Nel cuore della notte gli hanno ucciso a fucilate un cavallo. Un brutto episodio che ha turbato “Sa corsa a Sa pudda”, svoltasi proprio ieri pomeriggio ad Abbasanta. L’obiettivo era stato proprio il presidente dell’associazione cavalieri, Alessandro Bissiri. Il giovane studente universitario è stato eletto proprio di recente alla guida della Associazione ippica che ogni anno organizza anche la manifestazione di carnevale. Secondo quanto si è appreso, la notte scorsa qualcuno si è introdotto della azienda di campagna della famiglia Bissiri. In una stalla si trovava proprio il cavallo dello studente. L’attentatore dopo aver caricato il fucile ha ucciso l’animale. L’episodio sarebbe accaduto qualche minuto prima dell’arrivo nell’ azienda di Alessandro e di un familiare. Qualche istante prima e lo stesso presidente avrebbe potuto avere un incontro ravvicinato con l’attentatore. L’episodio è stato denunciato ai carabinieri che ora stanno svolgendo le indagini per individuare gli attentatori. Forse l’incarico di presidente della associazione, assegnato ad Alessandro Bissiri, non sarebbe stato gradito a qualcuno. La famiglia Bissiri è conosciuta non solo nell’alto Oristanese, ma in gran parte della provincia. Il padre, Tore Bissiri, è stato segretario comunale in diverse amministrazioni della zona.
 
LA ZAMPA.IT
19 FEBBRAIO 2012
 
Cane prova a salvare la padrona dall'incendio, ma muoiono entrambi
Resosi conto delle fiamme, il fido quattrozampe ha cercato di svegliare l'anziana signora,
ma era troppo tardi
 
San Gimignano di Crotone (Lucca) Non l’ha mai abbandonata, neanche nel destino più crudele. E quando le fiamme hanno iniziato a prendersi i mobili, le tende, i tappeti, si è accasciato accanto alla sua padrona ed è morto con lei. Erasmo, un Chow Chow si otto anni, accortosi dell’incendio divampato nella notte tra venerdì e sabato a San Gimignano di Controne, vicino a Bagni di Lucca, nell’abitazione di Maria Rosa Ursella, una anziana signora di 79 anni, ha provato a svegliarla. Ma prima che la donna si rendesse conto di quanto stava accadendo, il fuoco aveva già bloccato ogni uscita e l’aria era diventata irrespirabile.
Maria Rosa, appassionata di musica, quella sera aveva acceso la tv per seguire il festival di Sanremo. Secondo il Tirreno, sono la spia del digitale terrestre e quella del televisore, rimaste accese da giorni, a provocare& nbsp;il surriscaldamento di un cavo e a causare il principio d’incendio.
Quando la figlia e il genero rientrano a casa, vedono il fumo uscire dalle finestre: provano in ogni modo a salvare la donna, ma è tutto inutile. Il fumo ha completamente invaso l’appartamento e la temperatura è altissima.I vigili del fuoco, qualche ora dopo, troveranno Maria Rosa e Erasmo, accasciati per terra uno accanto all’altra. «Qualche giorno fa – ha detto il genero - è arrivato in casa un assicuratore. Per poco il cane non lo ha sbranato. Erasmo era pronto a difendere la nonna sino all’ultimo respiro». E così è stato.
 
LA NUOVA FERRARA
19 FEBBRAIO 2012
 
Labrador cade nel Reno Salvato dai vigili del fuoco
 
CENTO (FE) -  Nonostante sia il cane nuotatore per eccellenza, ieri ha rischiato grosso nelle acque del fiume Reno nei pressi del Ponte Vecchio, ma è stato tratto in salvo grazie all’intervento dei vigili del fuoco di Cento. Protagonista della disavventura, un cane di razza labrador che ieri durante la passeggiata con il padrone è rimasto coinvolto in un fuori programma finendo nel fiume. Visto il suo animale in difficoltà e non essendo in grado di aiutarlo, il padrone ha chiesto aiuto ai vigili del fuoco. Arrivati sul ponte Vecchio i vigili si sono tuffati, hanno raggiunto il cane e lo hanno tratto in salvo per il sollievo del padrone e, naturalmente, del diretto interessato. A parte un po’ di spavento il cane era in buone condizioni ed è rientrato a casa con il suo padrone, senza problemi.
 
LA PROVINCIA DI VARESE
19 FEBBRAIO 2012
 
Due detective a caccia di Abel
Resta il giallo sul levriero di Varese


NELLA FOTO - VARESE - I proprietari sono sempre più preoccupati per il levriero Abel

 
MASNAGO (VA) -  (a.mor.) Elena Invernizzi ha chiesto aiuto a «Buddy - gli acchiappanimali di Bergamo» per ritrovare Abel, il levriero sparito nel giorno di San Valentino.Gli acchiappanimali sono un famoso nucleo investigativo specializzato nella ricerca di animali scomparsi che agisce analizzando il territorio con i satelliti, verificando gli avvistamenti, posizionando poster e volantini e ascoltando i testimoni. A gestire le ricerche sono due giovani detective che hanno studiato in America: Luca Spinelli e Andrea Granelli.Alle abilità investigative uniscono la conoscenza del comportamento animale. Scenderanno in campo, tracceranno un quadro del carattere di Abel e poi proveranno a capire le motivazioni che potrebbero averlo spinto alla fuga. Infine faranno una previsione dei chilometri che potrebbe aver percorso. Gli investigatori saranno aiutati nella loro ricerca da due cani: Napoleone, un setter irlandese di sei anni dal fiuto eccezionale. E Nikita, un American Staffordshire Terrier di dieci anni in grado di rimanere nascosto per diversi minuti in appostamento. Le ricerche del nucleo sono particolarmente efficaci perché sono i cani a suggerire le piste da seguire.Nel frattempo Elena Invernizzi, la padrona del cane disperso, ha affisso in città più di 200 manifesti con la foto di Abel. «Abbiamo bisogno di aiuto, le segnalazioni più importanti sono arrivate parlando con la gente - racconta - Tutti gli avvistatori erano impreparati e non sapendo come comportarsi, vedendo il cane tranquillo, non hanno fatto niente. O peggio ancora lo hanno spaventato a morte rincorrendolo urlando o con un motorino».Venerdì mattina Abel è stato avvistato in via Veratti. Cercava cibo. Alle 10 era in via Crispi. Domenica è stato visto in via Fiume. «Secondo me non trova la via di casa perché ci siamo appena trasferiti a Masnago. Non conosce la zona» ipotizza la padrona. Gli avvistamenti sono raccolti su Facebook, nella pagina di Elena Invernizzi.Il cane spicca per la taglia molto grande, non può passare inosservato. E' magro, color sabbia con una maschera nera sul muso, è diffidente con gli estranei e non è abituato a stare fuori al freddo. Chi avesse sue notizie può contattare il numero 347/23.54.939.
 
IL GIORNO
19 FEBBRAIO 2012
 
Allarme bracconieri, il Rhodense fa gola
 
 
di Andrea Sartirana
 
Vanzago (MI) - Il fenomeno del bracconaggio risulta in preoccupante ripresa anche nella provincia di Milano. Non fanno eccezione le campagne del Rhodense, meta di quella che viene definita «trasferta venatoria». Sono infatti in aumento i bracconieri che dalla Bergamasca e dal Bresciano si spostano nelle campagne milanesi. A lanciare l’allarme, a pochi giorni dalla chiusura della stagione venatoria, è Antonio Delle Monache, coordinatore delle guardie volontarie Wwf Lombardia. «Durante le uscite effettuate dai nostri volontari della stagione venatoria appena conclusa – dice Delle Monache – sono stati denunciati diversi cacciatori. Lo scorso ottobre nelle campagne di Cornaredo è stato rinvenuto un raro esemplare di sparviere ucciso da una fucilata. Quello che preoccupa è anche la zona del ritrovamento: non un luogo isolato e per questo poco frequentato, ma addirittura il Parco dei Fontanili, meta di escursionisti e ciclisti».«Nelle campagne di Settimo Milanese – continua Antonio Delle Monache – sono stati sorpresi e denunciati due cacciatori bresciani che avevano ucciso ben 39 esemplari di specie protette tra cui pettirossi, pispole, migliarini di palude e passeri. Con l’aggravante di utilizzare dei richiami elettromagnetici vietati dalla legge. L’intervento della Polizia Provinciale ha così consentito di sequestrare le armi, le cartucce, ed ovviamente gli animali abbattuti». Un utilizzo, quello dei richiami acustici, sempre più diffuso ma blandamente punito, commenta ancora Delle Monache: «La legge, infatti, ne vieta l’uso, ma non la vendita ed il possesso. Di fatto sono acquistabili anche in siti di caccia. Un fenomeno preoccupante, ma quasi esente da critiche specie tra le associazioni venatorie».
L'attività di controllo delle guardie venatorie, lo scorso novembre, ha portato alla denuncia di un cacciatore, sorpreso nelle campagne di Mediglia, che risulta aver ucciso un raro esemplare di sparviere, specie particolarmente protetta trattandosi di un uccello rapace. Ultimo caso eclatante alla fine della stagione venatoria: «Alla fine dello scorso gennaio – conclude Delle Monache – a Cinisello Balsamo è stata denunciata una persona che aveva posizionato sul proprio balcone tre gabbie trappola per la cattura di piccoli uccelli. Sono stati sequestrati una decina di esemplari di specie protetta. Questi sono solo i casi più eclatanti, purtroppo il problema del bracconaggio ha una diffusione preoccupante in tutta la Lombardia». Attualmente in Italia esistono circa 400 guardie volontarie venatorie del Wwf, circa quaranta solo in Lombardia, impegnate nella vigilanza del territorio.Nel corso di periodiche uscite sul territorio le guardie Wwf effettuano controlli spesso in collaborazione delle forze dell’ordine e perseguono reati a danno dell’ambiente, che vanno dall’uccisione di animali protetti all’esercizio abusivo della caccia. «Solo lo scorso anno - conclude Delle Monache - l’attività di ricognizione del territorio ha portato alla denuncia di 60 tra cacciatori e bracconieri che, tra le altre cose, detenevano illegalmente fauna protetta». Anche quest’anno numerosi sono stati i ricorsi che Wwf Italia, insieme a Lav, Lipu, Legambiente, Enpa, Animalisti italiani, Lac, ha promosso contro i calendari venatori regionali. Per segnalare casi di bracconaggio: 3287308288.
 
LA NUOVA FERRARA
19 FEBBRAIO 2012
 
Pappagalli rari tenuti illegalmente
 
Ferrara - Teneva illegalmente, e in condizioni non idonee, tre esemplari di rarissime Ara Militaris, una specie di uccello esotico protetto a livello internazionale dalla Convenzione di Washington. Il proprietario, un ferrarese titolare di un’azienda nella cintura urbana, è stato così denunciato per detenzione illegale di specie protetta, un reato che prevede l’arresto da tre mesi a un anno o l’ammenda da settemilacinquecento euro a cinquanta mila euro. La scoperta è avvenuta nel corso di un ordinario controllo nel settore zootecnico da parte degli Agenti del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale del Corpo Forestale dello Stato (Nipaf) di Ferrara. Nell’azienda i militari hanno rinvenuto numerosi uccelli esotici allevati in apposite voliere accanto a una stalla. Gli Agenti della forestale, dopo un attento esame delle specie, hanno riconosciuto alcuni rari esemplari di pappagalli protetti a livello internazionale dalla Convenzione di Washington, per i quali vigono numerosi divieti che ne limitano fortemente la detenzione e commercializzazione. Si tratta di specie in via di estinzione, originarie di paesi del sudamerica, oggetto di commercio illegale da parte di organizzazioni senza scrupolo che traggono elevatissimi guadagni dall’attività illegale. Infatti, sul mercato nero un esemplare di Ara militaris può raggiungere e superare il valore di diecimila euro e non mancano collezionisti disposti a pagare fino a 40mila euro. Gli esemplari erano custoditi in voliere all’aperto in condizioni ambientali non idonee alla specie che appartiene ai climi caldi, e sono risultati dopo apposita visita veterinaria affetti da una malattia potenzialmente trasmissibile ad altre specie animale incluso l’uomo. Gli esemplari sono stati trasferiti al Centro Recupero Specie Selvatiche ed Esotiche di Sempronia no (Gr), gestito dal Wwf.
 
LA ZAMPA.IT
19 FEBBRAIO 2012
 
"Nessuno tocchi Simba", petizione per un cinghiale
La gente di una frazione di Sanremo contro la decisione di addormentare e portare via l’animale
 
GIULIO GAVINO
 
Sanremo (IM) «Nessuno tocchi Simba». La gente di San Pietro, frazione di Sanremo, è pronta a fare le barricate per difendere la libertà e quella magìa uomo-natura che si è instaurata alla «curva-del fabbro», alle spalle dell’ospedale, dove ormai da un anno un cinghiale viene sfamato e coccolato come se fosse il micio di casa. E’ accaduto perchè «Simba», così lo hanno chiamato anche se è una femmina (ma i bene informati dicono che sia una contrazione dialettale di cinghiale), da piccolino con mamma e fratello è stato sfamato dalle gattare di quell’angolo di collina. Adesso i bambini che vanno a scuola tutte le mattine a Verezzo si fermano e gridano sul bordo della strada «Simbaaaaa». E dopo un po’ lui arriva, docile, mansueto, e si sgranocchia una fetta di pane, qualche merend ina e focaccetta. «Ciao ci vediamo quanto ritorniamo a casa...».Il problema è che qualcuno sostiene che Simba giracchiando vicino alla strada carrozzabile avrebbe fatto cadere delle pietre che potrebbero rappresentare un pericolo. Quel qualcuno ha fatto un esposto. La possibilità di un incidente è quella di essere centrati da un pullman precipitato di sotto passando sotto i vicini viadotti dell’autostrada. Ma tant’è la scorsa settimana è arrivata una pattuglia con un fucile armato con siringa narcotizzante. Simba si è avvicinato, lo hanno centrato, ma lui invece di cadere fulminato, addormentato, si è allontanato e forse è caduto nel sonno al sicuro nella sua tana. Adesso vorrebbero riprovarci ma a San Pietro sono tutti contro e troveranno pane per i loro denti. La gente ha iniziato a raccogliere le firme.«Ci hanno detto che lo vogliono portare nell’oasi di San Romolo - dicono gli animalisti - perchè in un recinto mentre qui è libero e tranquillo? Qualcuno ne farà salsicce invece che accudirlo. Abbiamo sbagliato a sfamarlo? Oggi i nostri bambini e i nostri nipotini lo vengono a trovare qui, a pochi passi dalla città. Lo possono accarezzare. Meglio che rimanga qui con noi e che sia il destino a decidere la sorte di quell’animale». Ieri Simba si è mangiato panettone, qualche castagna secca, e si è preso tante coccole. Che non se ne vuole andare è evidente e scontato. Il paradosso è che chi vorrebbe salvarlo è pronto a sparargli per strapparlo alla vita di fronte alla quale il suo destino l’ha messo. Ma a San Pietro non mollano e non molleranno.
 
LA SICILIA
20 FEBBRAIO 2012
 
Orrore in via Luigi Palomes, strada periferica ricadente nel quartiere di Brancaccio: una cagnetta di circa sei mesi è stata gettata in un cassonetto dell'immondizia dopo averle dato fuoco
 
Palermo - Orrore in via Luigi Palomes, strada periferica ricadente nel quartiere di Brancaccio: una cagnetta di circa sei mesi è stata gettata in un cassonetto dell'immondizia dopo averle dato fuoco. È accaduto nella serata di sabato.
È stata salvata dai vigili del fuoco avvertiti da alcun ragazzi. È stata poi soccorsa dalla squadra della Gesip, la società incaricata dal Comune per le mansioni al canile municipale dove l'animale si trova adesso ricoverata. Immediate sono scattate le indagini della polizia municipale per risalire ai teppisti che si sono macchiati di questo atroce crimine.
A dare l'allarme al 115 sono stati alcuni ragazzi, che risiedono nella zona e che stavano rincasando. Hanno notato una lingua di fuoco provenire dal cassonetto e si sono accorti che una cagnetta era stata avvolta dalle fiamme. I pompieri sono arrivati tempestivamente ed i soccorritori hanno strappato a morte sicuro il fedele amico dell'uomo. I veterinari hanno riscontrato diverse ustioni sull'animale e sperano di salvare la cagnetta.
Gli investigatori, ieri mattina, hanno effettuato un sopralluogo in via Palomes nel tentativo di localizzare impianti di videosorveglianza ed individuare, così, gli autori del barbaro gesto.
 
IL SECOLO XIX
20 FEBBRAIO 2012
 
Pesci morti nell’acquario: denunciato bar di Rapallo
 
provincia di Genova - Presunto abbandono, maltrattamento e uccisione di animale. Lo ha denunciato Ayusya ai carabinieri di Sestri Levante. La segnalazione riguarda i pesci custoditi nell’acquario di un bar, chiuso da mesi, di corso Assereto a Rapallo. La vasca, visibile dalla strada perché inserita nella vetrina dell’esercizio pubblico, è sporca e buia. «Venerdì scorso - racconta Eugenia Rebecchi, presidente dell’associazione di protezione della vita, Ayusya - una persona ci ha parlato della presenza di alcuni pesci in pessime condizioni, di un esemplare già morto e dell’assenza da settimane del gestore del bar. Dopo aver inoltrato la segnalazione al corpo forestale, sabato pomeriggio ho effettuato un sopralluogo con una volontaria di Rapallo per verificare la situazione. Ho accertato - prosegue Rebecchi - la presenza di nove esemplari in vita e di uno morto. L’acquario, privo di impianto per l’ossigenazione, filtraggio, riscaldamento e illuminazione per mancanza di corrente elettrica era in condizioni igieniche compromesse». Il presidente ha chiamato polizia e carabinieri ed è stato raggiunto da due vigili urbani e dal proprietario del locale. «Ho rilevato - racconta Rebecchi - che era impossibile lasciare l’animale deceduto nell’acquario fino a stamattina, giorno indicato dal proprietario per la rimozione dei pesci a cura della polizia zoofila, perché l’acqua si sarebbe inquinata mettendo a rischio gli animali superstiti. A quel punto il proprietario e i due agenti sono entrati nel bar e hanno rimosso la carcassa del pesce morto». Ayusya denuncia lo stato di abbandono in cui versa l’acquario e nell’esposto ventila i reati di maltrattamento e uccisione di animali.
 
ADN KRONOS
20 FEBBRAIO 2012
 
Sassari, morto il delfino spiaggiato a Stintino
Sassari - Nonostante ieri i veterinari avessero riscontrato un leggero miglioramento della sintomatologia respiratoria e nervosa, la piccola stenella non ce l'ha fatta
 
Sassari - Non ce l'ha fatta la piccola stenella spiaggiata sabato scorso alle Tonnare di Stintino, nonostante ieri i veterinari avessero riscontrato un leggero miglioramento della sintomatologia respiratoria e nervosa. Il cetaceo, che ieri aveva iniziato a muoversi autonomamente con piccoli movimenti, questa mattina e' morto, ''presumibilmente per una malattia infettiva''.
Questa mattina quando i veterinari del Servizio di sanita' animale dell'Asl, Giovanni Carboni, e del Crama, Daniele Denurra, sono arrivati nella piccola laguna antistante lo stagno di Casaraccio, la stenella non c'era piu'. L'animale infatti si era spostato verso l'interno, in prossimita' della chiusa dello stagno. I veterinari l'hanno ritrovata poggiata su un fianco e presentava difficolta' respiratoria. Gli specialisti hanno cercato di sistemarla nella laguna, anche con l'aiuto dei carabinieri della Stazione di Stintino e gli uomini della delegazione di spiaggia di Tanca Manna.Alle 11 pero' la stenella e' morta. I veterinari, che ieri avevano praticato una flebo con soluzione glucosata e fatto alcuni prelievi per eseguire esami di laboratorio nei confronti di morbilivirus (sospetto), toxoplasmosi e brucellosi, ritengono che ''l'animale possa essere stato colpito da una malattia infettiva''. L'animale e' stato inviato all'Istituto zooprofilattico per l'autopsia che potra' determinare la cause del decesso.
 
TRENTINO
20 FEBBRAIO 2012
 
Truffe online sulla pelle degli animali
 
TRENTO. É l’associazione Aidaa a mettere in guardia gli amanti degli animali che navigano in rete. Il web, avvertono, è un giano bifronte, che da una parte proprio grazie agli annunci, ai siti dedicati ed alle pagine di facebook permette di salvare e trovare casa a migliaia di animali (in particolare cani e gatti) ogni anno, ma che allo stesso tempo nasconde insidie molto pericolose.Molte le truffe online: le più diffuse sono quelle dei finti cani del Camerun, qui attraverso una serie di annunci che appaiono sui siti specializzati e sui siti di annunci gratuiti i truffatori promettono di regalare un cucciolo di cane (ma ora anche di gatto e altri animali) proveniente dal Camerun in cambio del solo costo del viaggio aereo. Ovviamente non esiste alcun cane e i truffatori hanno escogitato un sistema che ha permesso loro di truffare oltre 25.000 italiani in pochi anni sottraendo loro milioni di euro. Altro sistema di truffa abbastanza conosciuto è quello della vendita di cuccioli di animali online, qui la truffa sta dietro l’angolo in quanto spesso questi animali venduti persino a rate sono diversi da quelli presentati nel sito, molti di loro sono malati o destinati a morte certa: ogni anno in Italia sono oltre 450.000 gli animali acquistati via web almeno 5.000 l’anno le denunce per truffa.C’è poi il filone di facebook vera manna per far soldi. La truffa più diffusa è sicuramente quella della finta raccolta di fondi per curare animali malati, in questo caso prima di aderire ed inviare quattrini verificare sempre l’esistenza dell’animale (magari facendosi dire il veterinario che l’ha in cura e informandosi presso di lui) e soprattutto mai rispondere a richieste di denaro che provengono da gruppi o pagine che non abbiano un riferimento preciso a una persona fisica o ad un associazione legalmente riconosciuta.
 
IL FATTO QUOTIDIANO
20 FEBBRAIO 2012
 
Grandi mammiferi in estinzione  Sempre più gettonati dai menù globali Non solo inquinamento, ma anche la voracità dell'uomo. Orsi polari, balene, delfini. Questi grandi animali sono sempre più a rischio per via delle loro carni. A rivelare questi particolari uno studio Wildlife Conservation Society
 
I grandi mammiferi marini non sono minacciati solo da inquinamento e cambiamenti climatici. A rendere sempre più incerta la loro sopravvivenza è la voracità dell’essere umano. Balenottere, beluga, delfini; ma anche foche, trichechi e addirittura orsi polari: l’uomo riesce a cibarsi veramente di tutto. Un trend in crescita costante, soprattutto laddove queste specie sono ormai fra le poche forme di sostentamento, che ha portato le nazioni in cui ci si ciba di questi animali dalle 107 del 1981 alle 125 di oggi. Lo rivela uno scioccante studio della Wildlife Conservation Society (WCS) e dell’Okapi Wildlife Associates, che vedono le cause principali di ciò nell’aumento vertiginoso della popolazione mondiale, nella diffusione della povertà e nell’esaurimento delle riserve ittiche.
Sono ben 87 le specie di mammiferi marini che stanno ris chiando di scomparire. Una conseguenza del peggioramento delle condizioni di moltissime persone nelle zone più povere del pianeta, parallelo al crescente consumo di cibi di origine animale che caratterizza il resto del mondo ed alla riduzione degli stock ittici. Che, sovra-sfruttati a livello globale del 75%, portano il pesce disponibile a scarseggiare, e i pescatori dei Paesi più svantaggiati a consumare tutto ciò che viene accidentalmente o intenzionalmente catturato. Inclusi orsi e leoni marini, la cui carne è parte della dieta di alcune popolazioni indigene delle zone più remote del nord America.
Questo inquietante fenomeno è stato portato a galla da uno studio durato tre anni, in cui i ricercatori della WCS hanno analizzato i dati di 900 diverse fonti, tutti riguardanti il consumo a scopi alimentari. Non si sono infatti presi in considerazione i casi in cui questi mammiferi vengono catturati per diventare esche o cibo per altri ani mali, o per ricavarne medicinali.
“Il nostro studio evidenzia un’escalation nell’uccisione di piccoli cetacei presi durante le attività di pesca a partire dal 1970”, affermano gli autori: “Dove il consumo è collegato alla sicurezza alimentare e alla povertà, abbiamo spesso riscontrato che gli animali catturati per sbaglio vengono poi uccisi di proposito”. In Madagascar, Congo e Gabon, ad esempio, gli scienziati della WCS Salvatore Cerchio e Tim Collins hanno identificato una cospicua crescita nelle catture di delfini destinati ad essere venduti come cibo nei mercati locali, e stanno lavorando di conseguenza con le comunità di pescatori per ridurre la portata di questa preoccupante tendenza.
Il dottor Martin D. Robards, leading author della ricerca, ricorda invece che “queste specie rappresentano solamente una frazione della diversità presente nel mondo dei mammiferi marini”: il 6% delle olt re 1.400 specie marine destinate all’alimentazione umana. Ma questo studio suggerisce di muoversi subito per evitarne l’estinzione. Se non altro per scongiurare gli effetti nefasti che ciò avrebbe sull’intera catena alimentare.Un problema legato solamente ai Paesi poveri? Non proprio. Anche nei civilissimi Stati Uniti, Canada e Giappone, ad esempio, la carne di questi mammiferi è spesso considerata una prelibatezza. Ma in generale sarebbe opportuno considerare se minacciano maggiormente l’esistenza di queste specie i pescatori delle nazioni più povere o i metodi di pesca intensiva dei Paesi industrializzati. Come quelli dell’Unione europea, le cui riserve ittiche sono sovra-sfruttate nell’88% dei casi; e i cui pescherecci, di conseguenza, si dirigono in modo sempre più pressante verso i mari dell’Africa occidentale, dove i pescatori locali sono costretti a dirigersi altrove, pescando tutto quel che gli capita.È probabilmente per questo che secondo Tim Collins “la susa atlantica può essere il mammifero più raro nella regione del bacino del Congo”, ma nonostante ciò “in pochi ne sanno qualcosa”. “Meno di tutti – fa presente lo scienziato – i pescatori che se ne cibano per una questione di sopravvivenza”.
 
CITY
20 FEBBRAIO 2012
 
Pronto entro ottobre il primo hamburger cresciuto in provetta
Dovrebbe essere cucinato da uno chef inglese a partire da cellule staminali di mucca. L’esperto: “Salvi così milioni di animali”
 
Il primo hamburger in provetta, creato a partire da cellule staminali di mucca, potrebbe essere pronto già il prossimo ottobre. Lo ha affermato durante il meeting della American Academy of Arts and Sciences in corso a Vancouver, Mark Post, ricercatore dell’università di Maastricht secondo cui la tecnica potrebbe salvare milioni di animali e dare un contributo enorme alla lotta ai cambiamenti climatici.
La domanda mondiale di carne raddoppierà nei prossimi 40 anni, e già ora usiamo il 70% della capacità dell’agricoltura per gli allevamenti - ha spiegato il ricercatore al Guardian - è chiaro che ci servono alternative”.
Fino a questo momento il gruppo di Post, finanziato da un donatore anonimo, è riuscito a far crescere un piccolo pezzo di muscolo di 3 centimetri di lunghezza e mezzo millimetro di spessore. Per realizzare l’hamburger, che dovrebbe essere cucinato da Heston Blumenthal, lo chef da tre stelle Michelin del ristorante Fat Duck di Berkshire, saranno necessarie 3 mila di queste strisce unite a qualche centinaio di analoghi pezzi di tessuto adiposo.
 
GQ COM
20 FEBBRAIO 2012
 
Morto Renato Dulbecco
Il medico-scienziato, premio Nobel per la medicina nel 1975, aveva condotto anche un'edizione del Festival di Sanremo insieme a Fabio Fazio
 
E' morto questa notte a La Jolla in California dove viveva da molti anni, Renato Dulbecco. Premiato con il Nobel per la medicina nel 1975 per aver scoperto il funzionamento dei virus tumorali nelle cellule animali, tra due giorni avrebbe compiuto 98 anni. "Le sue condizioni di salute erano ottime fino a sei mesi fa, poi ha avuto un malanno" racconta Paolo Vezzoni, che dal 1987 collaborava con Dulbecco al 'Progetto genoma umano' del Cnr.Dulbecco ha condotto le sue ricerche, tra gli anni cinquanta e gli anni settanta, presso il laboratorio dell'Università di Bloomington, nell'Indiana, il prestigioso California Institute of Technology (Caltech) di Pasadena, l'Istituto di virologia di Glasgow e infine il Salk Insitute di La Jolla in California. Dal 1953 aveva la cittadinanza americana, ma era forte il suo legame con l'Italia, suo Paese natale. Nel 1999 aveva anche accettato di condurre il festival di Sanremo con Fabio Fazio, devolvendo il compenso al rientro dei cervelli fuggiti all'estero.Nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914, si avvicinò alla scienza grazie alla sua passione per la fisica, chimica e matematica per poi arrivare alla medicina. A 16 anni si iscrisse alla facoltà di Medicina dell'università di Torino, seguendo i corsi dell'anatomista Giuseppe Levi, con Rita Levi-Montalcini. Conseguì laurea con lode nel 1936 a soli 22 anni, con una tesi sulle alterazioni del fegato dovute al blocco nell'efflusso della bile, ricevendo in quest'occasione diversi premi, in quanto riconosciuto come il migliore laureando dell'università con la migliore tesi. Durante la seconda guerra mondiale fu ufficiale medico in Francia. Al suo rientro in Italia, nel dopoguerra, fece ritorno sotto la Mole.Nel 1947 si trasferì negli Usa per andare a lavorare al California Institute of Technology, dove insegnò e si occupò dello studio dei tumori. Dopo una parentesi in Gran Bretagna, dopo aver lasciato gli Usa nel 1972, all'Imperial Cancer Research Fund di Londra tornò all'Istituto Salk per occuparsi dei meccanismi genetici all'origine del cancro. Il premio Nobel per la medicina arrivò nel 1975, conseguito con David Baltimore e Howard Temin. Nel 1987 ritorna in Italia per il progetto internazionale Genoma Umano, che subisce uno stop per mancanza di risorse, riportando Dulbecco negli Stati Uniti, dove questa notte è mancato. Lui stesso aveva annunciato che al compimento dei suoi 92 anni, sarebbe andato in pensione, ritirandosi a La Jolla, per seguire i lavori dell'Istituto Salk, e a suonare il pianoforte. Le sue condizioni di salute erano ottime fino a sei mesi fa, poi ha avuto un malanno", ha raccontato Paolo Vezzoni, che dal 1987 collaborava con Dulbecco al 'Progetto genoma umano' del Cnr.
 
TRENTINO
21 FEBBRAIO 2012
 
Cane avvelenato, padroni intossicati
Un altro caso di bocconi ai pesticidi in Vallagarina, anche i proprietari in pronto soccorso per esami
 
 
ROVERETO (TN). Un altro caso di bocconi avvelenati, sempre nella zona di Ronzo. Ma questa volta il cane, Mala, un piccolo meticcio di otto anni, è morto e i padroni sono rimasti contaminati dal veleno, anche se per fortuna sono risultati negativi agli esami tossicologici. La coppia, marito e moglie, domenica pomeriggio era a Santa Barbara, a monte di Ronzo. «Stavamo per risalire in macchina, la passeggiata era finita. Abbiamo ripulito il cane, perchè aveva giovato con la neve e si era inzaccherato. Abbiamo notato che tremava, ma pensavamo avesse preso un po' di freddo. Invece poco dopo ha iniziato ad avere degli spasmi, come delle convulsioni, e vomitava».E' solo in quel momento che pensano a un avvelenamento. «Eravamo rimasti sulla strada asfaltata, il cane era a fianco, sul prato. Non si è mai allontanato. Ma non ci siamo accorti che avesse mangiato qualcosa». Invece aveva ingollato una letale polpetta ai carbammati, un anticrittogramico da agricoltura. Un pesticida potentissimo, che ha effetti devastanti anche sugli animali e sull'uomo. «Abbiamo chiamato il veterinario, che ci ha aspettati in ambulatorio. Purtroppo però quando siamo arrivati a Rovereto la nostra Mala era già morta. Se n'è andata in mezz'ora».Il veterinario non ha dubbi: si tratta di pesticidi. E invita i padroni del cane, entrati in contatto con la saliva e il vomito del cane in agonia, a eseguire subito uno screening medico in pronto soccorso: i carbammati sono molto tossici anche per assorbimento transcutaneo. «Pensavamo fosse un eccesso di prudenza, invece il rischio er a serio» raccontano loro. «Siamo stati sottoposti a un prelievo del sangue e all'esame della colinestenasi plasmatica, per fortuna il risultato è stato negativo». Ieri mattina il corpo di Mala è stato consegnato all'Ufficio igiene, che provvederà a eseguire l'autopsia e i prelievi istologici, i referti sono presupposto necessario per una denuncia penale.
 
VIRGILIO NOTIZIE
21 FEBBRAIO 2012
 
Animali/ Udine, contrabbando di 209 cuccioli di cane: 2 denunce
Nuovo sequestro in Friuli, il carico diretto in Campania
 
Roma - Dopo il sequestro di 272 cani della settimana scorsa, i finanzieri del nucleo di Polizia tributaria diTrieste hanno effettuato ieri un nuovo sequestro di altri 209 cuccioli illecitamente introdotti in italia. Gli animali (tutti di razze pregiate: chiuaua, pinceer, yorkshire terrier, alani, san bernardo, spitz, cavalier king, labrador) erano stipati in un furgone proveniente sempre dall'Ungheria intercettato sull'autostrada A4, nei pressi di Palmanova(Udine). I finanzieri sono arrivati a questo secondo sequestro sulla base degli sviluppi investigativi conseguenti al primo sequestro. Il carico era sempre diretto allo stesso soggetto del primo caso, in Campania. Tutti i cuccioli sequestrati hanno meno di dodici settimane di vita, molti di essi addirittura meno di quattro settimane. I medici del Servizio veterinario di Udine dopo aver verificato lo stato di affaticamento degli animali, ne hanno affidato la custodia a diverse strutture del Friuli Venenzia Giulia. Il trasporto avveniva in violazione delle vigenti disposizioni nazionali e comunitarie. Sullo stesso mezzo utilizzato, sebbene omologato per il trasporto, i finanzieri hanno constatato che le prese d'aria erano state chiuse con pezzi di plastica per evitare l'individuazione del carico. Cosa che non consentiva una corretta ventilazione, come invece previsto dalle disposizioni. I responsabili del trasporto, due persone di origine campana, sono stati denunciati per traffico illecito di animali da compagnia.
 
UDINE 20
21 FEBBRAIO 2012
 
Palmanova (UD): sequestrati altri 209 cuccioli
 
Continuano i sequestri in Friuli Venezia Giulia di cuccioli di cane – tutti di razze molto pregiate e particolarmente richieste dal mercato nero – provenienti dall’Est e, in particolare, dall’Ungheria. Dopo il sequestro di 272 cani della settimana scorsa, i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Trieste hanno sequestrato oggi altri 209 cuccioli tutti di razze pregiate (Chihuahua, Pinceer, Yorkshire Terrier, Alani, San Bernardo, Spitz, Cavalier King, Labrador). Erano stipati all’interno di un furgone fermato sull’autostrada A4 in comune di Palmanova (Udine). Tutti i cuccioli sequestrati hanno meno di dodici settimane di vita, molti di essi addirittura meno di quattro settimane. I responsabili del trasporto, di origine campana, sono stati denunciati per traffico illecito di animali da compagnia. Rischiano una multa tra i 3.000 ed i 15.000 euro.
FOTO
 
IL GAZZETTINO
21 FEBBRAIO 2012
 
PALMANOVA (UD) -  Ancora un sequestro di animali sull’autostrada operato dai finanzieri del Gico
L’A4 è la via preferita dal mercato illegale di cuccioli
 
Daniele Paroni
 
L'autostrada A4 ancora una volta corridoio prefrenziale dei mercanti illegali di cuccioli. Dopo il camion bloccato la scorsa settimana dalla finanza a Palmanova, ieri mattina c'è stata la replica. Cani di razze pregiate rinchiusi in gabbiette e probabilmente destinati al Sud Italia sono stati intercettati dai finanzieri del Gico. Sull'operazione gli accertamenti del reparto speciale delle fiamme gialle e quindi non sono trapelati molti particolari sulla vicenda. Non è da escludere che quando scoperto ieri mattina possa essere collegato all'operazione dell'altra settimana. Il filone potrebbe essere lo stesso e probabilmente anche i destinatari finali. È risaputo che la criminalità organizzata è particolarmente interessata a questo settore particolarmente redditizio. Fondamentali saranno gli interrogatori resi dagli autisti. Ed è proprio per questo che il riserbo è altissimo proprio perchè potrebbero emergere ulteriori particolari utili a ricostruire la filiera criminosa di cani di piccola tagliati destinati al mercato nero. Già gli esemplari sequestrati la scorsa settimana, ora affidati ad alcune strutture specializzate, avrebbero fruttato oltre centomila euro se fossero stati piazzati. Allora gli animali sequestrati erano stati circa 200, ieri 208. È intenzione delle fiamme gialle individuare la regia di questo traffico internazionale capace di muovere in un colpo solo così tanti capi. Fino ad ora erano stati individuati furgoni sempre provenienti dall'est ma con pochi animali nascosti nei doppifondi dei mezzi.
 
GEA PRESS
21 FEBBRAIO 2012
 
Palmanova (UD): la Finanza sequestra altri 209 cuccioli (agli stessi napoletani) – VIDEO E FOTO
Confermata la destinazione: Napoli, ma lo smistamento è nel casertano – tutti i particolari.
 
Nuovo maxisequestro della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Trieste – Nucleo di Polizia Tributaria, la quale, a distanza di pochi giorni, ha portato a compimento il sequestro di altri 209 cuccioli provenienti dall’Ungheria. Incredibilmente si trattava degli stessi personaggi di cui al precedente sequestro (vedi articolo GeaPress), anzi uno dei due vettori era pure nel camion fermato la scorsa settimana.Come anticipato da GeaPress, l’area di destinazione è Napoli, ma il più noto luogo di allevamento è nella provincia di Caserta. Un grossista che, a quanto pare, estende un po’ troppo le sue attività.Di certo il sequestro di ieri è avvenuto ancora una volta sull a A4 nei pressi di Palmanova (UD). Neanche il tempo del primo intervento (272 cuccioli) e già erano pronti i successivi 209. Tutti i piccoli animali ora sequestrati avrebbero meno di dodici settimane di vita. Molti di essi, addirittura, ancor meno di un mese. Un trasporto, pertanto, irrispettoso dei limiti di età imposti dalla legge, oltre al fatto che il camion, questa volta omologato, era stato modificato al fine, dicono alla Finanza, di occultare il carico. In modo particolare le prese d’aria erano state chiuse con della plastica cosa che avrebbe impedito il dovuto ricambio d’aria.Anche in questo caso i dati dei cani erano ricollegabili a passaporti appositamente preparati per lo smercio. Nel precedente sequestro, ad esempio, venne constatato come i dati inseriti, quali quelli di nascita, erano chiaramente inattendibili rispetto alla reale età degli animali. Proprio da quest’ultima indagine si era sviluppato il nuovo filone che ha portato ora la Guardia di Finanza sul nuovo sequestro di cuccioli destinati allo stesso importatore napoletano. Da qui, poi, al via per i mille rivoli del dettaglio e delle forniture ai negozi.Ma chi è l’importatore? Una grossa ditta, operante da decine di anni, ed in grado di fornire fino a 40 varietà di cani. Non solo loro comunque, ma anche gatti. La sede è a Napoli, dove ne risulta un’altra con funzioni più operative. Il centro di allevamento, però, è nel casertano. Allevamento ma anche addestramento. Consegne un po’ ovunque, con evidente preferenza per il sud e centro Italia. Contratto da inviare via fax e poi, via. Per ogni controversia dovete andare a Napoli. Ovviamente grande amore per gli animali, passaporto in regola, sverminati e vaccinati (la Finanza ha sottolineato che non era possibile completare la profilassi antirabbica), autorizzazioni ASL, assistenza specialistica e vendita anche rateale. Poi un accredito o almeno tale parrebbe, di una notissima federazione cinologica con importante rappresentanza in Italia. Diciamo pure di prim’ordine.Per la Guardia di Finanza questa seconda operazione dimostra ancora una volta l’ingente valore economico che si cela dietro il traffico di cuccioli. 230.000 euro, ai quali si devono considerare anche i 300.000 stimati per la precedente spedizione.L’operazione Bulldog, così è stata chiamata dai finanzieri, ha consentito nel giro di una settimana di sequestrare 481 cuccioli di cane e di denunciare quattro persone per illecita introduzione di animali, maltrattamento di animali, abbandono e falso. I Servizi Veterinari hanno, infatti, certificato le condizioni di sofferenza dei cuccioli.Le indagini dei finanzieri proseguono ora per individuare l’esatta connotazione, sia a livello nazionale che internazionale, del traffico di cuccioli. Una curiosità. Per i 272 cuccioli sequestrati la scorsa settimana, sono pervenute ben 5000 richieste di adozione.
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IL GAZZETTINO PADOVA
21 FEBBRAIO 2012
 
A giudizio il proprietario del maneggio di Pionca che dovrà rispondere dell'accusa di maltrattamento di animali
 
Lorena Levorato
 
Provincia di Padova - A giudizio il proprietario del maneggio di Pionca che dovrà rispondere dell'accusa di maltrattamento di animali. «Pene esemplari per chi maltrattò le cavalle - dice Andrea Zanoni, presidente della LAC Veneto ed eurodeputato di Italia dei Valori - per i proprietari del maneggio-lager a Pionca. Gli animali furono trovati denutriti e intrappolati nel fango dalle guardie giurate zoofile della LAC». L'udienza si celebra oggi al Tribunale di Padova per i fatti che risalgono al freddo pomeriggio del 5 gennaio 2010. Poco dopo le 15 venne dato l'allarme sulla base di una segnalazione giunta al centralino dei vigili del fuoco di Padova. Giunti in via Madonna Pellegrina insieme ad una squadra delle guardie zoofile di Padova, il proprietario dei cavalli in un primo momento si era opposto all'accesso nell'appezzamento tanto che fu richiesto l'intervento di una pattuglia dei carabinieri della vicina stazione di Pionca. Un paio d'ore di lavoro per recuperare tre cavalle, sommerse dal fango. «Agli animali era stato riservato come riparo solo una piccola tettoia aperta su tutti i lati - prosegue Zanoni - insufficiente per consentire l'adeguato ricovero di tutti. Inoltre la tettoia era composta da traverse taglienti in metallo arrugginito che provocavano lesioni ai cavalli ogni qualvolta si allungavano per cercare di alimentarsi. La notizia ebbe risonanza nazionale, tanto che portò nel padovano una troupe di Striscia la notizia, capitanata da Moreno Morello, colpito anche dalla solidarietà a livello nazionale che suscitò il caso. Furono, infatti, oltre 700 le persone che risposero all'appello di adozione dei poveri animali lanciato dalla LAC del Veneto. Al processo si sono costituite parte civile la Lac, l'Anpana ed il proprietario dei cavalli. Rinnovo i complimenti alle guardie della LAC che hanno scoperto questo ennesimo caso di abbandono e maltrattamento di animali e ai vigili del fuoco di Padova per il complicato recupero dei cavalli». Quella di oggi sarà la prima delle tre udienze già fissate fino ad ottobre.
 
IL GAZZETTINO
21 FEBBRAIO 2012
 
Cani a catena, un dilemma senza soluzioni
 
Cani a catena, un dilemma senza soluzioni. Una legge nazionale anti catena non c'è e per il Friuli Venezia Giulia nemmeno una legge regionale. Alcuni Comuni hanno dato indicazione all'interno dei propri regolamenti comunali circa la detenzione dei ani a catena. Alcuni quantificano un numero di ore giornaliere in cui è obbligato a liberare il proprio animale e lasciarlo scorazzare senza le limitazioni del contenimento a catena, altri Comuni prevedono la lunghezza minima della catena che, di norma, non può essere inferiore ai cinque metri e preferibilmente deve essere scorrevole.Sta di fatto che tenere un cane sempre a catena è vietato e interpretato dalle normative come maltrattamento di animale. Simili casi vanno segnalati alle autorità competenti (Polizia Municipale, Guardie zoofilee forestali, Carabinieri e Polizia) e agli Enti per la protezione degli animali. «Tanti, troppi sono i cani adottati e poi relegati in giardino, nel cortile di un'azienda o sul retro della casaàa catena». Il grido dall'allarme arriva dai volontari della sezione udinese dell'Enpa, l'Ente nazionale per la protezione animali, «chi li prende con sè forse crede di fare un investimento a basso costo: il cane al posto dell'antifurto, però incatenato per evitare che scappi, che rovini i fiori, l'orto, o che dia fastidio a qualcuno - dicono - Ma è una vita che non è vita». Fortunatamente sempre più canili e volontari non affidano cani da tenere a catena, chiarendolo fin dall'inizio con i futuri proprietari. Ecco qualche suggerimento: se il giardino o la proprietà sono aperti e privi di protezioni, sarà sufficiente recintarli almeno in parte, in modo che l'amico a quattro zampe possa muoversi liberamente all'interno di uno spazio tutto suo senza il rischio che scappi. In caso contrario, ovvero se non s'intende realizzare una recinzione, i volontari scoraggiano i futuri proprietari di un cane: meglio non adottarlo.Per quanti, invece, siano disposti ad andare incontro alle esigenza dei quattro zampe, nel Rifugio del cane di via Gonars ci sono tanti cani in attesa di un'adozione: Tiglio, Honsell, Amelie, Clyde, Esmeraldo, Fahrenheit, Spilla e Polenta e tanti altri.
 
FARMACIA.IT
21 FEBBRAIO 2012
 
Digiunare “a singhiozzo” fa bene al cervello
 
Digiunando due volte a settimana, riuscirete non solo ad avere una silhouette invidiabile, ma aumenterete la potenza del vostro cervello, scongiurando il rischio di incorrere in malattie degenerative, come Alzheimer e Parkinson. Insomma, vi assicurerete una vita longeva. La promessa arriva dal National Institutes for Aging della John Hopkins University di Baltimora.Da quanto si legge sul Daily Mail, i ricercatori statunitensi hanno dapprima effettuato lo studio sugli animaliscoprendo  che con il minimo di calorie, le cavie vivevano il doppio del tempo.
La ricerca ha dato risultati simili sugli esseri umani che hanno digiunato a giorni alterni, migliorando le funzioni del cuore, del sistema circolatorio e soprattutto del cervello, nonostante l'avanzare dell'età."Abbiamo scoperto che la dieta a restrizione calorica, soprattutto se somministrata a periodi intermittenti di restrizione calorica maggiore, attiva nei neuroni i percorsi di risposta allo stress cellulare", ha sottolineato Mark Mattson, neuroscienziato a capo del laboratorio americano.
D'altronde, numerose  e precedenti ricerche rivelano che il digiuno può aiutare nella lotta contro il cancroprivare le cellule sane del cibo di cui hanno bisogno li fa spostare in "modalità sopravvivenza", rendendole più resistenti agli stress e ai danni causati dalla chemioterapia.
 
VIVERE IN ARMONIA
21 FEBBRAIO 2012
 
Cani meglio degli infermieri
Da migliori amici dell'uomo a efficaci "medicine" per i bambini malati. Vediamo perché
 
Oltre ad essere il miglior amico dell'uomo, ora è diventato anche il miglior guaritore per i bambini. Il cane, animale sempre molto amato, è infatti in grado di essere un vero aiutante nelle patologie infantili. Il primo a testimoniarlo è stato Orso, poi sono arrivati Nuvola e Abra. Due barboncini ed un meticcio, "impiegati" in alcuni ospedali napoletani per far valere il diritto al gioco dei bambini ricoverati, sancito dalla Carta dei diritti dei Bambini.
A NAPOLI GLI ESPERIMENTI
Per due ore, il martedì di ogni settimana i piccoli degenti del reparto di pediatria generale del II Policlinico dell'Università Federico II di Napoli, dal 2007, hanno incontrato gli operatori di un'associazione di volontariato, Aitaca, nella quale lavorano psicologhe, addestratori e una biologa, Amelia Stichi, la fondatrice, specializzata nella fecondazione assistita che ad un certo punto della carriera ha deciso di portare sollievo con l'AAA (Attività Assistita da Animali).
QUANTI BENEFICI
Il gruppo di Aitaca ha misurato i «benefici percepiti» dagli oltre mille bambini (tra i 3 e i 14 anni) in uno studio dal quale è emerso che tutti hanno avuto un «miglioramento delle capacità relazionali e di interazione. In particolare per i bambini con disturbi del comportamento si è registrato un incremento delle competenze linguistiche e relazionali e nei soggetti con disturbo da deficit di attenzione e iperattività si è osservata una riduzione dell'iperattività e un aumento dell'attenzione». Fin qui la ricognizione scientifica ma le parole di Amelia Stinchi vanno oltre: «la meraviglia e la gioia sui volti dei bambini all'arrivo del cane in ospedale sono difficilmente dimostrabili da grafici e tabelle. Alla fine di ogni incontro abbiamo fatto una foto a ogni singolo paziente insieme al cane e l'abbiamo regalata ad ogni bambino. Rivedere sè stessi in un momento di serenità serve a fugare nei ricordi l'esperienza spiacevole del ricovero».
PERCHE' LA RELAZIONE CON I CANI HA EFFETTI POSITIVI?
Cosa rende speciale la relazione dei cani nei loro giochi con i bambini? «Il cane è un catalizzatore dell'attenzione, un propulsore delle capacità cognitive, relazionali ed emotive». «I bambini non hanno sufficienti strumenti cognitivi per capire perchè non possono tornare a casa e devono restare in ospedale e questo li fa sentire vulnerabili, tristi - afferma Stinchi - il poter insegnare ad un animale a fare un esercizio e ripeterlo insieme a lui lo rende competente ed esperto, quindi più sicuro. La sua voce, inizialmente sommessa diventa forte e squillante e la permanenza in ospedale più tollerabile».
ANCHE IL NAPOLI CALCIO HA PARTECIPATO AL PROGETTO
Ai progetti di Aitaca hanno partecipato anche alcuni calciatori del Napoli guidati da Giuseppe Santoro, team manager della squadra che ha portato Fabio Cannavaro e Salvatore Aronica in pediatria. Anche loro si sono lasciati insegnare dai bambini i giochi e gli esercizi di abilità con i cani. «I pensieri che ci dedicano i bambini - aggiunge Stinchi - ci fanno capire che stiamo andando nella direzione giusta». Uno per tutti, lasciato da una bambina: «oggi ho fatto l'esame più brutto del mondo ma ho pensato che nel pomeriggio avrei visto Orso e sono stata un po' meglio».
 
GEA PRESS
22 FEBBRAIO 2012
 
Avellino: infastidito, imbraccia il fucile da caccia e uccide il gatto
Intervento dei Carabinieri.

 
Non sopportava più il gattino della vicina che sconfinava nel suo terreno. Per tale motivo, inbracciato il fucile da caccia, ha centrato il povero animale con la rosa di pallini di piombo, uccidendolo. Il tutto è avvenuto in via Vittorio Veneto, nel Comune di Roccabascerana, in provincia di Avellino.Quarantadue anni, disoccupato ed infastidito. Fine di un gatto, ancora una volta ucciso, come altri animali domestici, con un fucile da caccia che però non apparteneva al responsabile del gesto. Il titolare, infatti, si era trasferito in altro Comune e aveva omesso di attuare le opportune cautele per custodire adeguatamente fucile e cartucce. Lo sparatore, infatti, è entrato nella casa del vicino titolare del fucile da caccia. Raggiunta la stanza da letto ha prelevato il fucile e le cartucce, rivolgendosi infine nei confronti del gattino della vicina, una ventiduenne del posto.
La proprietaria del micino si è subito messa in contatto con i Carabinieri, intervenuti con i militari della locale Stazione. Il responsabile del grave gesto è stato così denunciato per i reati di uccisione di animali, porto illegale di armi comuni da sparo ed esplosioni in luogo pubblico.Il proprietario del fucile, invece, per omessa custodia.Niente da fare, purtroppo, per il povero micio. I Carabinieri hanno sequestrato il fucile da caccia, venti cartucce ed i bossolo del proiettile esploso.
 
IL GAZZETTINO
21 FEBBRAIO 2012
 
Il gatto del vicino sconfina nel suo terreno lui lo uccide a fucilate, denunciato
 
AVELLINO - Il gatto della vicina sconfina nel suo terreno, e lui lo ammazza con un colpo esploso da un fucile da caccia. La proprietaria dell'animale ha chiamato i carabinieri, che hanno denunciato l'uomo - un disoccupato di 43 anni - per uccisione di animali, porto illegale di armi ed esplosioni in luogo pubblico. L'episodio è avvenuto a Roccabascerana, in via Vittorio Veneto. Denunciato dai carabinieri anche il proprietario del fucile da caccia, per omessa custodia.
 
LIBERO
21 FEBBRAIO 2012
 
Avellino: imbraccia il fucile e uccide il gatto della vicina di casa, denunciato
 
Avellino - Infastidito dagli sconfinamenti continui del gatto della vicina, trovato per l'ennesima volta nel terreno di sua proprieta', un disoccupato di 42 anni ha imbracciato il fucile di un amico e ha esploso una carica di pallini contro l'animale, morto sul colpo. E' accaduto oggi pomeriggio a Roccabascerana, nell'avellinese. La proprietaria del gatto, una ragazza di 22 anni, ha avvertito i carabinieri. L'uomo e' stato denunciato in stato di liberta' per uccisione di animale, porto illegale di armi ed esplosioni in luogo pubblico. Il proprietario del fucile, un uomo di 45 anni, e' stato invece denunciato con l'accusa di omessa custodia di armi.
 
GAZZETTA DI PARMA
21 FEBBRAIO 2012
 
Traffico di cuccioli dall'Ungheria, 209 sequestrati a Trieste
 
Continuano i sequestri in Friuli Venezia Giulia di cuccioli di cane – tutti di razze molto pregiate e particolarmente richieste dal mercato nero - provenienti dall’Est e, in particolare, dall’Ungheria.
Dopo il sequestro di 272 cani della settimana scorsa, i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Trieste hanno sequestrato oggi altri 209 cuccioli tutti di razze pregiate (Chihuahua, Pinceer, Yorkshire Terrier, Alani, San Bernardo, Spitz, Cavalier King, Labrador). Erano stipati all’interno di un furgone fermato sull'autostrada A4 in comune di Palmanova (Udine).
Tutti i cuccioli sequestrati hanno meno di dodici settimane di vita, molti di essi addirittura meno di quattro settimane.
I medici del servizio veterinario di Udine, dopo aver verificato lo stato di affaticamento degli animali, ne hanno affidato la custodia diverse strutture del Friuli Venezia Giulia. I responsabili del trasporto, di origine campana, sono stati denunciati per traffico illecito di animali da compagnia. Rischiano una multa tra i 3.000 ed i 15.000 euro, nonchè la reclusione da tre mesi ad un anno, pena che va aumentata poichè gli animali, come in questo caso, hanno meno di dodici settimane di vita. Sono stati denunciati anche per maltrattamenti ed abbandono di animali. Uno dei due uomini era già stato denunciato la scorsa settimana, in quanto responsabile anche del precedente trasporto.
 
IL PICCOLO
22 FEBBRAIO 2012
 
Scoperti altri 209 cuccioli su un furgone
 
Altri 209 cuccioli di cane stipati in gabbie di ferro, all’interno di un furgone, illecitamente introdotti in Italia. Indifesi e inconsapevoli, bisognosi solo di affetto. E invece finiti nelle mani di chi avrebbe voluto sfruttarli a fini di lucro nell’ambito di un traffico illegale sull’asse Ungheria-Italia. Se immessi sul mercato, avrebbero fruttato una somma complessiva attorno ai 230mila euro. A scoprire il nuovo trasporto irregolare è stato l’altra mattina ancora il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Trieste: si tratta sempre dell’operazione “Bulldog”, che meno di una settimana fa aveva portato a un analogo blitz grazie al quale era stato possibile mettere in salvo altri 272 esemplari. Dagli sviluppi investigativi collegati, è stato possibile organizzare il nuovo intervento. Come nell’occasione precedente, i finanzieri sono entrati in azione lungo l’autostrada A4 all’altezza di Palmanova, bloccando il furgone. Dentro il mezzo, proveniente dall’Ungheria e diretto verso il Sud Italia, transitato dalla zona dell’ex valico di Fernetti, le Fiamme Gialle hanno accertato un carico di cuccioli di varie razze (fra cui san bernardo, alani, labrador, cavalier king, chihuahua, pincher, yorkshire terrier) e di età inferiore ai tre mesi. Meno di 12 settimane di vita, in qualche caso addirittura meno di quattro. I finanzieri hanno portato a galla il mancato rispetto delle norme di tutela della salute degli animali, verificando come fossero stati peraltro creati appositi passaporti per i cani e documenti di trasporto. Un ulteriore dettaglio: le prese d’aria del furgone erano state chiuse con dei pezzi di plastica, secondo la Guardia di finanza proprio per evitare l’individuazione del carico. Ovviamente, pur essendo il mezzo omologato per il trasporto, la ventilazione era diventata tutt’altro che ideale. «I cuccioli questa volta non si trovavano nella situazione drammatica della settimana scorsa quando era venuta a mancar loro anche l’acqua - ha rilevato il tenente colonnello Carmine Virno, capo ufficio operazioni del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Trieste - a causa dei tubi ghiacciati per il freddo». Responsabili del trasporto, due uomini di origine campana: uno di loro era già stato fra i protagonisti del trasporto illecito della settimana passata, per il quale era stato denunciato. Nuova denuncia, dunque, a suo carico e anche nei confronti della persona che l’altra mattina si trovava con lui sul furgone: devono rispondere di traffico illecito di animali da compagnia, per il quale rischiano una multa tra i tremila e i 15mila euro e la reclusione da tre mesi a un anno (in più in questo caso c’è pure l’aggravante dell’età degli animali, con meno di dodici settimane di vita), e di maltrattamenti e abbandono di animali. A prestare le prime cure ai cuccioli sono stati i veterinari dell’Azienda sanitaria di Udine, che li hanno poi affidati a varie strutture specializzate della regione. Intanto, per i 272 cani del primo sequestro, sono arrivate oltre cinquemila richieste di affidamento. Appena l’autorità giudiziaria darà l’autorizzazione, saranno diffusi i dettagli sulla presentazione delle domande di “adozione” dei cagnolini.
 
IL PICCOLO
23 FEBBRAIO 2012
 
Business dall’Ungheria che supera i 300 milioni
 
La tratta dei cuccioli rappresenta un business che supera i 300 milioni di euro. Un cucciolo straniero sui mercati occidentali vale poco, visto che mancano garanzie sulla qualità degli allevamenti, su quella delle razze, sul rispetto dalle procedure igieniche e sanitarie. Tutto inizia nel recinto di qualche abitazione della campagna ungherese dove le cagne alcune settimane prima hanno messo al mondo anche otto cuccioli. Il ciclo riproduttivo è continuo e gli esemplari sono custoditi in spazi ristretti e alimentati con estrema parsimonia. Spesso le cagne sono esauste a causa delle continue cucciolate. Dagli allevamenti i cuccioli vengono poi trasferiti a centri di raccolta dove viene loro applicato il microchip e vengono compilati i documenti. Indipendentemente dall’origine e dalla purezza della razza, che, in alcuni casi, viene anche certificata con pedigree contraffatti, lo stress degli animali sottratti alle madri prima del completamento dello svezzamento viene avvertito non solo dagli addetti ai lavori. A volte sono state riscontrate malattie che sembravano sconfitte nel nostro Paese.
 
GEA PRESS
22 FEBBRAIO 2012
 
Foggia: per giorni abbandonata in un pozzo (fotogallery)
Salvata dai volontari armati di corde e scala.
 
Un tempo servivano alle carbonaie. Dal Gargano, la preziosa carbonella partiva per l’intera Capitanata. Ora è tutto diverso. Rimangono i fossi, rivestiti di argilla o mattoni. Servivano a raccogliere il materiale secondario, anch’esso utilizzato.In una località isolata nei pressi di Ischitella (FG), proprio in uno di quei fossi, si stava consumando la tragedia di una cagnetta di razza Breton, finita lì dentro chissà come. Difficile che trattasi di una randagia. I volontari li conoscono un pò tutti e, nonostante la lunga permanenza nel fosso, le condizioni del mantello non fanno presupporre tale provenienza. Sta di fatto che la cagnetta rimane per più giorni nella trappola di roccia. Poi un signore si accorge casualmente di lei.Da solo, però, non riesce a tirarla fuori. Il signore non si perde d’animo. Si rivolge sia agli ambienti venatori che ad alcuni contadini del posto. Niente, quella Breton sembrerebbe essere condannata a finire i suoi giorni nella umida fosse scavata nel substrato calcareo. Umida e fredda, ancorché il tutto è avvenuto nei giorni della grande nevicata. Incredibilmente, però, lei, in quel buco, ha resistito.Un Vigile Urbano di Ischitella promette il suo interessamento. Passano i giorni, ma la piccola Breton è ancora lì. Infine la voce arriva a chi, nel paese e dintorni, si prodiga per i cani randagi. Si decide di intervenire subito anche perché la neve, nel frattempo, viene sempre più giù. La temperatura crolla fino a valori del tutto insoliti per Ischitella. Il paese, sospeso a metà tra i boschi del Gargano e il mar Adriatico, è una delle località più ad est del territorio italiano. Pronto, cioè, ad accogliere il vento freddo dei Balcani.Ciononosta nte i due volenterosi raggiungono il luogo, armati di tutto punto, ovvero corde e scala. Quanto occorre per tentare ormai l’impossibile. Provare a scendere in quel buco a salvare la cagnolina. Giunti sul fondo, la cagnetta trema. Ha freddo ed è anche molto impaurita. I morsi della fame però sono più forti e senza neanche masticare ingoia velocemente il primo cibo portato dai soccorritori.L’ambulatorio veterinario ove viene immediatamente ricoverata riscontra la presenza di una mastite, ovvero infezione alle mammelle. Sono piene di latte. Nel frattempo, però, è diventato un liquido nerastro. La cagnetta aveva dei cuccioli. Chissà quale fine hanno fatto, mentre lei era rimasta bloccata in quel fosso.La persona a cui deve la vita la tiene ora con sé. La cagnetta pensa ancora ai suoi cuccioli. Li chiama, ulula, e tenta la ricerca.Come è possibile che nessuno l’abbia cercata? Il paese è stato battuto a tapp eto. Nessuno ne sapeva niente, anzi quando si è chiesto aiuto, c’è stata anche qualche risata di scherno. Chi vuole che pensi a un cane in un fosso, disse qualcuno. Il timore, ora, è che il suo padrone possa in qualche maniera reclamare il cane. Magari, tolto dall’inghippo, può ancora servire.Ad Ischitella, però, attorno alla cagnetta hanno fatto quadrato. In quel fosso ha rischiato di morire. Non è il caso di tentare ancora la sorte.
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IL GRECALE
22 FEBBRAIO 2012
 
 
Mattinata, spara ad un cinghiale e lo macella
Arrestato per detenzione illegale di arma da fuoco.
 
MATTINATA (FG) - I Carabinieri della Stazione di Mattinata, in collaborazione con quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Manfredonia, hanno tratto in arresto F.F., agricoltore incensurato 62enne del luogo, perché trovato in possesso di un fucile tipo doppietta calibro 12 con matricola abrasa e relativo munizionamento.
Il rinvenimento è avvenuto in località "Vignanotica" dove l‘uomo possiede un casa rurale. Le attività dell'Arma hanno avuto inizio a seguito della segnalazione di un allevatore della zona il quale lamentava di aver subito un furto di alcuni capi di bestiame, in particolare di cinghiali. Immediati accertamenti permettevano di appurare che in effetti alcuni animali erano stati abbattuti a colpi di fucile e trasportati in una masseria poco distante. Di qui i controlli e le perquisizioni che venivano subito indirizzate nella proprietà di F.F.
Quando i militari sono giunti sul posto, l'uomo era ancora intento a macellare uno dei suini sottratti, un animale di otre 100 chili ucciso poco prima utilizzando proprio l'arma clandestina in seguito rinvenuta dai militari sotto il materasso di un letto all'interno di un casolare.Alla vista dei Carabinieri lo stesso riferiva che l'animale aveva invaso il suo terreno e lui non aveva resistito all'istinto di una preda così facile. La carcassa è stata riconosciuta subito dal legittimo proprietario anche dal numero di matricola del bottone identificativo ancora attaccato all'orecchio della bestia.
Il fucile illegalmente detenuto veniva posto sotto sequestro, mentre i resti dell'animale venivano restituiti all'avente diritto.Alla luce degli eventi l'autore di quanto accertato è stato sottoposto agli arresti domiciliari, dovrà rispondere oltre che della detenzione illegale di arma con matricola abr asa di furto, bracconaggio e macellazione illegale.
 
LA NUOVA VENEZIA
22 FEBBRAIO 2012
 
Puntine nascoste nelle polpette per cani
 
MIRA (VE) -  Bocconcini di carne con puntine da disegno nei due principali parchi pubblici di Mira. A lanciare l’allarme è stato il proprietario di un cane che ha ingerito la polpetta e che, proprio a causa della puntina, ha subito una pericolosa emorragia, che fortunatamente non si è rivelata mortale. Due denunce sono già state presentate ai carabinieri, e tre segnalazioni, in altrettante telefonate, sono state fatte ai vigili urbani di Mira, che promettono controlli. I fatti risalgono a una decina di giorni fa quando alcuni cittadini che frequentano con regolarità il parco Natura Allegra a Mira Porte, nell’area Pertini-Borromini, hanno notato che in diversi punti dell’area verde erano stati disseminati bocconi di carne. Qualche padroncino insospettito dalla presenza dei bocconi, ha controllato di cosa fossero fatti, e ha visto che purtroppo all’interno erano state ben nascoste alcune puntine da disegno. E’ stata chiara così l’azione criminale di chi li aveva sparsi, con il chiaro obiettivo di ferire o uccidere i cani. Questo genere di puntine infatti provoca lacerazioni nell’intestino delle povere bestiole che li mangiano causando anche gravi emorragie. Nei giorni precedenti il rinvenimento, un cane, aveva avuto proprio questi problemi pur non morendo. I frequentatori del parco hanno immediatamente messo un cartello davanti all’ingresso dell’area verde per mettere in guardia tutti i proprietari che portano i loro amici a quattro zampe a fare una passeggiata nel parco. E’ stata presentata anche una denuncia ai carabinieri mentre un’altra era già stata fatta a fine gennaio per il parco di Oriago (il parco Gazzetta), e 3 segnalazioni per questo problema, sono arrivate anche ai vigili urbani di Mira. «L’allarme lanciato dai cittadini – spiega il comandante della polizia municipale Maurizio Rizzi – è da tenere in seria considerazione. Per questo visioneremo tutti i filmati delle telecamere presenti nei parchi di Mira che abbiamo collocato negli anni scorsi». Telecamere che potrebbero fornirci gli identikit di queste persone che si divertono far del male agli animali. Le immagini potrebbero infatti dire chi è stato a spargere i pericolosi bocconcini. Sulla vicenda interviene anche Roberto Martano, referente locale dell’ Enpa, l’ente di protezione degli animali che si occuperà della gestione del canile comunale che dovrebbe entrare in servizio in via Maestri del Lavoro a Gambarare di Mira. «Le polpette di carne con delle puntine da disegno – dice Martano – provocano lacerazioni e emorragie e dolori atroci alle povere bestie. Chi compie questi atti è punibile con una legge che colpisce il maltrattamento degli animali anche con la reclusione. Siamo pronti ad agire legalmente contro il responsabile di queste azioni scellerate, nel momento in cui dovesse essere scovato. E’ quanto ci auguriamo».
 
ASAPS
22 FEBBRAIO 2012
 
Viaggio killer per 22 cavalli
Interrotto dalla polizia stradale
 
Erano partiti dalla Polonia 24 ore prima. Tutti stretti dentro un Tir con le corde al collo e pochissima acqua. Un viaggio senza sosta nè pause per i 22 cavalli diretti ad un’azienda del Veronese. A Scoprirli gli agenti della Postrada di Treviso che hanno fermato il camion sul quale viaggiavano per un comune controllo su strada ed aprendo il portellone hanno scoperto la mandria.
Gli animali no avevano quasi spazio per muoversi, erano disidratati, spossati, segnati da un’odissea interminabile tra le autostrade d’Europa che in alcuni momenti aveva raggiunto anche temperature record di -6gradi.Il camionista aveva violato tutte le disposizioni di legge per il trasporto dei cavalli ed è stato oggetto di una sanzione record da 8330euro. Gli animali, supportati e visitati dal personale veterinario dell’Ulss 9 sono stati prelevati e tras portati in un’area protetta nel padovano dove rimarranno fino a completa guarigione.
Sul viaggio è stata aperta un’indagine anche per stabilire le responsabilità del’azienda che aveva commissionato il trasporto.
 
GEA PRESS
23 FEBBRAIO 2012
 
Treviso: già da giorni macellati i cavallini sequestrati in autostrada (fotogallery)
 
Hanno già da alcuni giorni varcato i cancelli del macello di Pastrengo (VR) i ventidue cavallini provenienti dalla Polonia il cui camion era stato fermato venerdì scorso dalla Polizia Stradale di Treviso sulla A4 nei pressi di Preganziol. Già sabato scorso erano nel macello per essere trasformati in bistecche, filetti e costate da destinare alle macellerie e supermercati del nord Italia.La storia del trasporto dei ventidue cavalli, inizia in Polonia giovedì 16, quando intorno alle ore 11.00 il camion è pronto a partire per l’Italia. Tutta una tirata. Arrivo previsto per il venerdì successivo, intorno alla stessa ora. Niente sosta, stante così le cose, come invece previsto dalla regolamentazione comunitaria.Sul passante di Mestre, però, ci sono le pattuglie della Polizia Stradale di Castelfranco Veneto, dirette dall’Ispettore Superiore Fabio Viale. Il servizio è disposto dal Comando della Polstrada di Treviso, a sua volta diretto dal Commissario Capo Alessandro De Ruosi. La Polizia Stradale ferma il camion e trova i cavalli stipati e legati ad una corda molto corta. La temperatura dentro il camion è di sei gradi sotto zero. Acqua e cibo insufficienti. Gli animali vengono scortati dagli stessi agenti fino ad una stalla di Villafranca Padovana. Al conducente e alla ditta di autotrasporto lombarda a cui era affidata la spedizione, viene contestata una sanzione complessiva di 8.333 euro.Ora l’epilogo, tutto sommato prevedibile. Il destinatario era un macello e lì sono finiti, lasciando l’amaro in bocca a quanti avevano sperato ad un destino diverso. Spedizione velocemente riorganizzata dai privati. Fatto che però nulla toglie all’ottimo intervento della Polizia Stradale e allo scrupolo con il quale il suo personale ha accertato il mancato rispetto delle norme a protezione degli animali durante il trasporto. 
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LA NAZIONE
22 FEBRAIO 2012
 
La papera dal becco di rame Miracolo d'amore e di chirurgia
Era stata ferita da una volpe
 
Arezzo - C’era una volta e c’è ancora, grazie all’amore della sua famiglia. Così i fratelli Grimm probabilmente avrebbero iniziato la storia dell’oca Ottorino, il primo esemplare di pennuto con il becco di rame. Ma, se la vicenda avrebbe in effetti tutte le carte in regola per occupare qualche bella pagina illustrata di un libro di favole, quella accaduta a Montevarchi è una storia vera, una bellissima storia vera.
La bestiola vive in quella che si può definire una piccola fattoria, in mezzo a cavalli, maialini e scaldata dall’affetto della sua famiglia di umani, la famiglia Bartolini, che di amore per l’oca ne ha dimostrato veramente tanto. A dispetto della legge, che non riconosce l’oca come animale d’accompagnamento, anche quando i «padroni» l’accolgono nel loro cortile non certo con l’intento di metterla all’ingrasso, per i Bartolini, Ottorino è sempre stata a tutti gli effetti un’oca «d’affetto».
Così quando qualche mattina fa si sono avvicinati alla sua casina di legno e l’hanno trovata con il becco superiore spezzato a metà, probabilmente dalla furia di una volpe, non c’ hanno pensato su troppo. Si doveva fare qualcosa per Ottorino, «abbiamo pensato che solo il dottor Briganti avrebbe potuto darci una mano», ci racconta la signora Paola.Così l’hanno portata nella clinica in Valdarno.
La prima cosa da fare era ricostruire graficamente un modello del becco su carta velina per poi riportarlo sulla lamina di rame, solo dopo avrebbe preso via l’operazione chirurgica.  Un lavoro certosino dal quale l’oca Ottorino è uscita in gran forma, con un becco nuovo di zecca, pardon, di rame!
Nella piccola fattoria Ottorino ormai per tutti è l’oca bionica, scorrazza già felice con il suo becco luccicante. Nella clinica di Figline Valdarno del dottor Briganti l’oca dal becco di rame invece rappresenta un grande successo professionale.
«Non è mai stato svolto un intervento di questo genere, nè a livello nazionale nè internazionale. L’amore che questa famiglia ha dimostrato per la bestiola ha dell’incredibile, siamo orgogliosi di aver preso parte a questa bellissima storia d’amore».
«Amore per gli animali, qualsiasi tipo, che noi conosciamo bene, noi che per 20 anni abbiamo lavorato al recupero degli animali selvatici e che da qualche anno abbiamo dovuto chiudere l’attività per mancanza di fondi dalla provincia di Firenze e Arezzo».di GAIA PAPI
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GEA PRESS
22 FEBBRAIO 2012
 
Pechino – la bile degli orsi: per il dottore è come aprire un semplice rubinetto…(video shock)
Animals Asia Foundation: in Cina le cose stanno cambiando.
 
In Cina c’è chi considera come un rubinetto aperto, la bile da estrarre agli orsi. Anzi, il tutto è semplice come l’apertura di un rubinetto. Così si sarebbe espresso Fang Shuting portavoce dell’Associazione Cinese di Medicina Tradizionale. Lo stesso ha altresì chiesto di essere informato nel caso si venisse a sapere di condizioni irrispettose riservate agli orsi.Di fatto una presa in giro che ha lasciato di stucco gli invitati alla conferenza stampa indetta ieri a Pechino (le dichiarazioni di Fang Shuting sono di qualche giorno prima) da Animals Asia. 14.000 orsi della luna, imprigionati e torturati fino a trenta anni di fila, con un catetere infilzato nell’addome. Con la bile prodotta dalla cistifellea viene preparato un medicinale del tutto identico al prodotto di sintesi che ormai da anni lo ha di fatto sostituito.La drammatica attualità degli allevamenti degli orsi della luna è stata mostrata grazie alle tremende immagini catturate con l’ausilio di telecamere nascoste. Tre documentaristi indipendenti, Elsa Xiong, Tu Qiao e Chen Yuanzhong, hanno presentato il frutto del loro lavoro proprio nel corso della conferenza stampa di ieri. Quattro anni di indagini e poi il documento video, realizzato tra il 2009 ed il 2010. Il documento mostra gli orsi forzati a indossare il cosiddetto metal jacket, una pesante pettorina d’acciaio fissata al corpo degli animali e che, con l’ausilio di un catetere in lattice conficcato nella cistifellea, consente l’estrazione della bile. Nel filmato gli allevatori vengono ripresi mentre scaldano la bile in contenitori sporchi, frantumano i grumi di bile secca e incapsulano manualmente la polvere.“Le fattorie della bile – ha dichiarato nel corso della conferenza stampa Elsa Xiong – sono chiuse al pubblico, abbiamo quindi dovuto superare difficoltà inimmaginabili e correre numerosi rischi. Questi allevamenti sono estremamente crudeli. Ma la cosa più scioccante è che le fattorie della bile, e l’industria connessa, consentono di immettere legalmente nel mercato prodotti contaminati e pericolosi per la salute pubblica”.Eppure, in Cina, si è potuto notare come, negli ultimi tempi, è avvenuta la crescita di un notevole movimento di opinione contro tali allevamenti.“Le fattorie della bile – ha dichiarato Jill Robinson, Responsabile di di Animals Asia – chiuderanno solo se il cambiamento sarà d’ispirazione cinese, e non a causa delle pressioni internazionali. Infatti, le sollecitazioni provenienti dall’estero potrebbero in casi estremi diventare controproducenti e prolungare la sofferenza degli orsi“.Già una grossa compagnia cinese, specializzata nei prodotti farmaceutici derivati dalla bile di orso, è stata contrastata proprio dalla popolazione locale.Gli orsi, una volta che Animals Asia Foundation riesce ad adottarli, si presentano in condizioni pietose. Su 165 orsi, ben 163 (99%) hanno la cistifellea danneggiata irreparabilmente, 109 (66%) presentano polipi allo stesso organo. In 56, ovvero nel 34% dei casi, hanno ernie addominali, mentre 46 (28%) presentano ascessi interni. Calcoli biliari in 36 animali (22%) e 7 con la peritonite. In molti casi, poi, patologie multiple. Tutti i 165 animali sono stati accolti e curati da Animals Asia e si trovano attualmente liberati nella sua riserva naturale vicino a Chengdu.
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LA ZAMPA.IT
22 FEBBRAIO 2012
 
Animal Asia: per noi in Cina rischio chiusura delle frontiere. In pericolo migliaia di Orsi della Luna
In tutta l'Asia, circa 14.000gli esemplari che vengono imprigionati e torturati a vita per l'estrazione della sostanza utilizzata nella medicina locale
 
Antonella Mariotti
 
Torino - Tutto inizia la scorsa settimana quando l'Associazione Cinese di Medicina Tradizionale ha tenuto una conferenza stampa nel corso della quale Fang Shuting, suo portavoce, ha dichiarato: "Il metodo di estrazione della bile è semplice, naturale e indolore come aprire un rubinetto". E da qui si è scatenata una campagna sotterranea contro Animals Asia, l'associazione, l'unica che da anni si batte contro le fattorie della bile dove sono tenuti in gabbia gli orsi per anni, con un catetere nella cistifella che estrae la loro bile. Gli orsi della luna sono una specie protetta, vengono scelti per queste atrocità perché dal carattere mansueto, sono l'unica specie animale nella quale si sono riscontrati casi di tentati suicidi.
Monica Bando, chirurgo veterinario presso Animals Asia, spiega come: "La tecnica di estrazione del free-drip (gocciolamento libero) causa atroci sofferenze e nuoce gravemente alla salute degli orsi". In tutta l'Asia, circa 14.000 orsi della luna che vengono imprigionati e torturati a vita per l'estrazione della bile.In queste ore molti esponenti politici in asia si stanno muovendo per bloccare l'attività della'associazione. Per ricordare cosa sono le fattorie della bile, un produttore-regista indipendente ha presentato un filmato, girato sotto copertura. Le immagini sono state effettuate tra il 2009 e il 2010 e rivelano l'esistenza di allevamenti "legali" non conformi alla legge che con gran fatica l'associazione ha fatto approvare in Cina e che vieta o comunque riduce molto l'esistenza delle fattorie.Il filmato è stato prodotto da Elsa Xiong, Tu Qiao e Chen Yuanzhong. Gli autori hanno lavorato al reportage per quattro anni, viaggiando in sei province e conducendo molte indagini sotto copertura. Jill Robinson, fondatrice e CEO di Animals Asia, ha commentato: "Le fattorie della bile chiuderanno solo se il cambiamento sarà d'ispirazione cinese, e non a causa delle pressioni internazionali. Durante i giorni scorsi, abbiamo testimoniato la nascita di un movimento senza precedenti da parte dell'opinione pubblica cinese e dei media. è straordinario vedere così tante persone in Cina schierarsi apertamente contro questa terribile industria. Cresce dunque la speranza che le fattorie della bile possano presto chiudere".In tutto questo la Gui Zhentang, una compagnia farmaceutica che commercializza bile di orso e che ha presentato domanda per accedere al mercato azionario di Shenzhen, ha invitato la stampa e i privati cittadini a far visitare a uno dei propri allevamenti nei prossimi giorni. Per fortuna degli orsi la Gui Zhentang si è scontrata con una forte opposizione da parte dell'opinione pubblica.Quello che preoccupa i volontari animalisti è che le fattorie della bile passino come un metodo incruento, come qualcosa di accettabile. E se l'associazione non potrà più lavorare in Asia per gli orsi della luna sarà la fine, sono una specie protetta già molto ridotta nel numero di esemplari.
 
FAN PAGE
24 FEBBRAIO 2012
 
Cuccioli d'orso salvati in Cina (VIDEO)
La polizia forestale cinese salva due cuccioli di orso bruno rimasti orfani dopo che un bracconiere ha ucciso la madre.
 
La storia che vede protagonisti i due cuccioli di orso bruno salvati dalla polizia forestale cinese sembra quasi uscire da un cartone animato di casa Disney e, fortunatamente, per una volta anche nella realtà esiste il lieto fine.
I due cuccioli, nati soltanto un mese fa sono stati trovati soli in un bosco dopo che la madre era stata uccisa da un bracconiere. Rimasti completamente soli per tre giorni prima di essere ritrovati dalla forestale, i due cuccioli versavano in gravi condizioni al momento del ritrovamento a causa della denutrizione.. Fortunatamente, però, i due non hanno subito lesioni e hanno già iniziato a rispondere alle cure offerte loro. Così, fra alcuni mesi sarà possibile per i due cuccioli tornare a vivere in libertà dopo aver trascorso qualche tempo presso un centro che si occupa della salvaguardia della fauna locale..
VIDEO
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
22 FEBBRAIO 2012
 
Cinghiale intrappolato nella gabbia fino alla morte
 
PEDEROBBA (TV) -  Ha ancora davanti quel cinghiale ferito intrappolato in una gabbia a Posa Crosera. Ha ancora nelle orecchie i suoi grugniti disperati e nel cuore la lotta disperata dell’animale che con tutte le forze cercava di aprire le sbarre di ferro della sua prigione. Chiara di Pederobba racconta di una passeggiata sulle colline del Monfenera, trasformatasi in un incubo per lei, il fratello e i genitori. Era il pomeriggio dello scorso Natale. «Camminando sui prati di Posa Crosera – riferisce – ci siamo accorti della presenza di una gabbia vicino a una casa». Prigioniero delle sbarre di ferro un cinghiale impaurito, agitatissimo che lottava con tutte le sue forze. La scena ha impressionato la famigliola che il giorno dopo è tornata. «Il cinghiale – continua Chiara – era ancora rinchiuso nella gabbia, giaceva a terra sui propri escrementi. L’odore era tremendo, non aveva più la forza di reggersi in piedi, aveva scavato lungo tutto il perimetro della gabbia per cercare una via d’uscita. Presentava tante ferite al muso, perdeva sangue e i suoi occhi imploravano aiuto». Il papà di Chiara ha contattato un amico sperando di poter aiutare l’animale. «Ci ha detto che non era la prima volta che di procedeva con catture simili, le gabbie sono messe dai contadini perchè i cinghiali fanno danni, ce ne sono tante sparse nel comune. Così li prendono e poi li fanno ammazzare. È prassi lasciarli nelle gabbie qualche giorno senza cibo e senza acqua. Così s’indeboliscono ed è più facile abbatterli». Il giorno dopo un guardiacaccia ha ucciso il cinghiale intrappolato. «Nella gabbia era scritto: Provincia di Treviso, chiusino n.2. Come può la Provincia dare certe gabbie ai contadini? È giusto far soffrire così gli animali? Perchè invece di ucciderli non li prendono e non li portano dove non fanno danni?».
 
GEA PRESS
22 FEBBRAIO 2012
 
Treviso: cinghiale catturato e abbandonato vivo in una trappola della Provincia
L’on.le Zanoni: “fatto barbaro e incivile. Andrò fino in fondo per accertare ogni responsabilità”.
 
 
Apprendo dalla stampa - ha dichiarato l’on.le Zanoni – che un cinghiale  (nella foto) intrappolato in una gabbia a Posa Crosera, a Pederobba (TV) è stato abbattuto da una Guardia Provinciale dopo tre giorni di atroci sofferenze, gabbia che, a quanto riferisce una testimone, riportava la dicitura “Provincia di Treviso, chiusino n.2”. Sebbene i cinghiali siano animali che qualcuno ha deciso di uccidere, c’è sempre una legge dello Stato che vieta di maltrattarli punendo penalmente i responsabili”.Andrea Zanoni, europarlamentare di Italia dei Valori e Presidente della LAC Lega Abolizione Caccia del Veneto, vuole andare a fondo della questione per capire se il fatto descritto da una testimone e riportato in un articolo uscito oggi, mercoledì 22 febbraio, su un quotidiano della provincia di Treviso è realmente accaduto.“Se dovesse essere confermato ritengo sia di una tale gravità che deve essere assolutamente sanzionato. Si configurerebbe – prosegue Zanoni – il reato di maltrattamento di animali per coloro che avrebbero dovuto controllare la gabbia trappola, posizionata con lo scopo di catturare l’animale che sarebbe deperito anche a seguito di numerose ferite, stenti, denutrizione e disidratazione, in quanto nella gabbia non c’era né cibo né acqua, inoltre l’animale selvatico nel tentativo di liberarsi si sarebbe procurato vistose ferite sanguinanti, era ormai all’estremo delle forze e non riusciva più a reggersi in piedi costretto a giacere a terra sui propri escrementi”.L’on. Zanoni ha scritto una lettera al Presidente della Provincia di Treviso per chiedergli la  delibera sulla cattura dei cinghiali, quante di queste trappole ci sono in tutta la provincia, l’elenco delle persone incaricate a gestirle, il nome del responsabile della trappola di Posa Cosera, ma soprattutto se è stata data comunicazione di notizia di reato alla Procura per maltrattamento di animali nei confronti dell’addetto della sorveglianza di quella trappola dov’è stato catturato quel povero animale.“Se i fatti venissero confermati – ha aggiunto l’on.le Zanoni - trovo a dir poco aberrante che in una società come la nostra possano accadere cose del genere. Se i cinghiali devono essere uccisi perché qualcuno ha deciso che fanno danni non è certo questo il modo barbaro e incivile per farlo. Leggo scandalizzato che quella di lasciare i cinghiali catturati qualche giorno senza cibo e senza acqua sarebbe una prassi per indebolirli così da poterli abbattere con maggior facilità. La cittadina che ha denunciato l’episodio, correttamente si è chiesta se sia giusto far soffrire così questi animali e perché invece di ucciderli non vengano portati dove non fanno danni. Cose del genere non dovrebbero mai accadere, soprattutto se ciò avviene con mezzi e autorizzazioni di un Ente pubblico, in questo caso la Provincia di Treviso, e grazie al contributo e alle tasse di tutti i cittadini. Andrò fino in fondo – ha concluso l’eurodeputato – per accertare ogni responsabilità di questo grave episodio.” .
 
IL CENTRO
22 FEBBRAIO 2012
 
Recuperato un cane precipitato nel burrone dopo un incidente stradale
 
SANTO STEFANO (AQ). Nei pressi di Santo Stefano di Sessanio in direzione Calascio il personale del servizio veterinario C della Asl Orlando Giacco medico veterinario e il dottor Alessio Durastante, ispettore sanitario, in collaborazione con il personale in servizio giornaliero del Corpo Forestale dello Stato- Stazione di Castel del Monte hanno recuperato una cagna precipitata in una nella scarpata lungo la strada in seguito a un incidente con una automobile.Dopo aver raggiunto il cane e verificate le condizioni si è proceduto al suo difficile recupero e a prime cure; successivamente il Corpo forestale della Stato ha proceduto a rintracciare il proprietario dell’animale al quale è stato riconsegnato.Va precisato che l’incidente stradale non ha provocato nessuna conseguenza a chi era nella macchina.
 
LA ZAMPA.IT
22 FEBBRAIO 2012
 
La pecorella smarrita ha trovato casa
 
Provincia di Novara - Un agnellino di pochi giorni è stato trovato da una coppia di Galliate, comune in provincia di Novara, abbandonato in mezzo alla neve nelle campagne che circondano il paese. Lo hanno preso in braccio, accudito e sfamato. Quindi sono intervenuti i volontari dell’Anpana, l’associazione per la protezione animali, che gli ha trovato una nuova famiglia, a Ghevio, nell’Alto Vergante, sopra il Lago Maggiore. Non è stato ancora accertato se il piccolo sia stato abbandonato o si sia perso durante una transumanza.
VIDEO
 
IL TIRRENO
23 FEBBRAIO 2012
 
Esche per i topi nel campo scuola, cane rischia di morire
 
MASSA - Un cane bassotto ha mangiato un’esca per la derattizzazione posizionata nel campo scuola comunale e ha rischiato di morire. Soltanto l’intervento del veterinario ha salvato la vita all’animale. L’episodio è stato segnalato al consigliere del Pdl Stefano Benedetti, che ha immediatamente scritto al sindaco Roberto Pucci, al delegato allo sport Fabio Vullo e all’assessore all’ambiente Andrea Ofretti. «Da qualche giorno - scrive Benedetti - i gestori del campo scuola stanno derattizzando tutta l' area, senza avere affisso per circa una settimana i cartelli che avrebbero dovuto segnalare la bonifica in corso. Per questa negligenza un cane bassotto, dopo aver ingoiato un sacchetto di veleno in polvere, è stato portato d’urgenza da un veterinario che lo ha salvato da una morte certa con una lavanda gastrica» ;. E l’azzurro continua: «Il veterinario ha denunciato l’episodio e i gestori si sono affrettati a installare una serie di cartelli. Di fronte a questo grave incidente, di cui esistono varie testimonianze dirette, ho rilevato una serie di anomalie, ovviamente, da accertare per capire se esistono delle responsabilità precise e se il sistema e l'iter utilizzati per la bonifica del campo sono regolari e autorizzati». Benedetti fa un elenco dettagliato nella sua lettera: «Nel campo è stato sparpagliato veleno in polvere, nonostante sia rimasto aperto, funzionante e frequentato anche da bambini. Per una settimana circa non sono stati affissi cartelli o altra segnaletica di avvertimento. Il campo scuola è di proprietà comunale e come tale deve essere trattato, quindi, il Comune avrebbe dovuto rilasciare l' autorizzazione o comunque il benestare per lo svolgimento di questa operazione, controllando che ciò avvenisse in pien a sicurezza. In un luogo pubblico frequentato da tanti atleti di diverse età, gli interventi di derattizzazione devono essere svolti in sicurezza con la chiusura della struttura, oppure attraverso l' utilizzo di scatole speciali fornite anche dalle Asl, o affidandosi a ditte specializzate come, ad esempio, l' Asmiu». «Vi invito a fare chiarezza sulla questione e accertare se e quali sono le responsabilità dei gestori e a agire di conseguenza, applicando le previste sanzioni o i provvedimenti disciplinare ritenuti più idonei ed efficaci», conclude il consigliere.
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
23 FEBBRAIO 2012
 
Sesso con animali e pedofilia in un sito internet. Aidaa lo denuncia alla polizia postale
 
Nuovo sito di sesso con animali contenenti migliaia di immagini e filmati si scene di sesso esplicito con animali (ed in alcuni casi anche con bambini) è stato scoperto e denunciato alla polizia postale ed alla procura della repubblica di Milano dall’ASSOCIAZIONE ITALIANA DIFESA ANIMALI ED AMBIENTE. Il sito internet accessibile senza alcuna password particolare e quindi a disposizione dei bambini e dei minori contiene immagini veramente raccapriccianti che vanno oltre ogni perversa immaginazione. In più di un filmato i protagonisti sono ragazzine adolescenti costrette a veri e propri atti sessuali completi con i più disparati animali (dai cavalli ai maiali). “E’ un sito da chiudere immediatamente- ci dice Lorenzo Croce presidente nazionale di AIDAA e firmatario della denuncia- occorre fare una vera e propria bonifica di questi siti in ternet pornografici dove si promuovono a vari livelli immagini e pratiche erotiche con animali. La cosa scandalosa è che ci sono scene di sesso esplicito con protagonisti bambini ed adolescenti, e questo è inaccettabile, se pensiamo poi che questo sito, come gli altri, è liberamente accessibile ai minori con un semplice clik del mouse ci viene da chiederci perché questi siti non vengano chiusi o resi almeno inaccessibili al grande pubblico”. La scoperta di questo sito è stata possibile attraverso una segnalazione sms giunta al numero unico delle segnalazioni AIDAA al 3403848654.
 
TM NEWS
23 FEBBRAIO 2012
 
Il rito del cane trottola in Bulgaria, lo sdegno animalista
Cani vengono legati a una corda sospesi sull'acqua e fatti girare ripetutamente. Il rituale è legato al dio della fertilità
 
Roma - L'organizzazione animalista bulgara "Protezione animali Sofia" ha lanciato una campagna contro il rituale del giro del cane("trichane" nella lingua locale), che si tiene ogni anno nel villaggio di Brodilovo, in Bulgaria sudorientale. Gli animalisti intendono recarsi il 25 febbraio nel villaggio in occasione del rituale per contestarlo. Lo scrive l'agenzia di stampa Novinite.
Gli organizzatori del rituale, dal canto loro, hanno chiesto ai residenti di astenersi dal rispondere a provocazione. "Mostriamo loro che siamo civili, non barbari", dichiara la gente di Brodilovo. Il rituale prevede che un cane venga sospeso sull'acqua legato a una corda. L'animale viene girato su se stesso ripetutamente, in modo da intrecciare la corda in modo che poi ruoti in senso opposto velocemente, fino a far cadere la malcapitata bestia in acqua. I residenti sostengono che il cane non subisce alcun danno fisico dal rituale, che è antico e sarebbe parte del corpus dei riti legati al culto di Kuker, l'antica divinità della fecondità. Il suo scopo è quello di prevenire la rabbia.L'organizzazione animalista accusa, oltre agli organizzatori, anche le autorità che sarebbero accondiscendenti. Il primo ministro bulgaro Boiko Borisov, in passato, ha condannato il rituale come barbarico.
 
ARTICOLO TRE
23 FEBBRAIO 2012
 
Gli europei di calcio 2012 e la Uefa uccidono i cani in Ucraina
Ma i massacri di animali sono all’ordine del giorno ovunque
 
Paola Tesio - I massacri degli animali sono all’ordine del giorno, e accadono sia nei paesi che adottano norme più civili sulla loro salvaguardia, termine che dovrebbe essere mutato nel rispetto, sia in quelli in cui accadono fatti indicibili.Non è di questi giorni la notizia dei cani brutalmente uccisi in Ucraina solo per realizzare gli europei di calcio 2012, infatti è una pratica che si protrae da tempo, dal 2010, da quando  questo paese è stato scelto per realizzare un evento sportivo di tale portata. Manifestazione che dovrebbe essere affidata a quegli stati che hanno strutture e capacità di idearli e quanto sta accadendo a Kiev e dintorni dimostra che questa nazione non è affatto preparata .Basti pensare che lo stermino, autorizzato dal governo ucraino, attualmente ha raggiunto, soltanto nella capitale, il numero di 20mila cani, barbaramente sterminati, con mezzi come pistole, veleno, forni crematori mobili. Bilancio che diventa ancora più macabro se si contano le vittime delle altre città interessate dalla manifestazione.Sembra sia stato proprio il direttore della Uefa Martin Kallen ad ordinare lo sterminio «pulire le strade delle citta ucraine dai branchi di cani randagi» per non averne più nessuno in giro. On line addirittura viene insegnato come diventare un cacciatore di cani e quali strumenti usare.  Perché alla luce di quanto è accaduto non si prendono provvedimenti in tal senso? La Uefa non è forse moralmente colpevole?La filosofa Hanna Arendt parlava della banalità del male definendo con questo termine l’incapacità di pensare. Quante volte abbiamo visto persone comuni compiere atti efferati, oppure come accade spesso nella nostra società, far finta che nulla accada e res tare semplicemente indifferenti. Charles Patterson dedica un intero libro al massacro degli animali e lo intitola proprio “Un’eterna Treblinka” facendo un paragone con l’Olocausto.Può sembrare una similitudine azzardata, ma non lo è affatto, basti pensare che non soltanto in Ucraina, ma anche in altri stati, i randagi vengono eliminati proprio gettandoli ancora vivi nei forni. Per non parlare del mercato dei cani in Cina, di cui il web è pieno di video di denuncia. Una pratica legalizzata in cui questi animali, ogni giorno, vengono trasportati ammassati su container, brutalmente uccisi con mezzi come arpioni, squartati e scuoiati sotto gli occhi tutti, addirittura messi a bollire nelle pentole quando sono ancora vita.Ci sono opere cinematografiche come Earthlings, del regista Shaun Monson, che illustrano quanto gli uomini continuino a pertrare queste indicibili torture. Recente è anche la strage dei 100 cani da slitta compiuta ne l 2011 a Vancouver, esseri viventi utilizzati nelle Olimpiadi invernali di un paese ritenuto all’avanguardia. In quel caso ad un dipendente era stato chiesto dal suo responsabile di ammazzarli, poiché non servivano più. Lui lo ha fatto, con pugnale e pistola, eliminandoli  uno dopo l’altro, senza risparmiare neppure una femmina di siberian husky che si era nascosta sotto di una slitta con i suoi cuccioli per sfuggire al massacro.Questo “funzionario” avrebbe in seguito chiesto anche i danni per lo stress subito nell’ottemperare al compito.  In queste azioni, riemerge inevitabilmente quell’incapacità di pensare che deriva da  Auschwitz, dove innumerevoli funzionari uccidevano semplicemente per obbedire ad un ordine. Come non dimenticare un altro tragico esempio che rappresenta la pericolosità dell’indifferenza umana? Nel 2007 in una nota galleria di Managua, l’artista costaricano Guillermo Varga s, detto Habakkuk , realizza una performance aberrante, assoldando alcuni ragazzini per reperire un randagio.Chi entra nella sala espositiva vede un cane, deperito, sofferente, con evidenti segni di denutrizione che giace stremato sul pavimento. È legato da una corda, sostenuta da due ganci fissati su di un muro. Poco distante, in una posizione che non può raggiungere, c’è una ciotola. Sulla parete, composta da crocchette, la scritta “Eres io que iees”, ovvero “Sei quello che leggi”.Al termine della tortura il cane, soprannominato “Nativity”, è morto, fra l’insensibilità dei fruitori, che passavano ed osservavano l’opera come un qualsiasi prodotto dell’arte contemporanea, senza porsi domande, senza slegare l’animale o avvicinargli la ciotola al muso, senza fargli una carezza ma soprattutto senza opporsi. Dove la legge non arriva a porre fine a queste pratiche assurde, per una società che si ritiene civile, allora dovrebbe intervenire la morale.Perché sia chi osserva indifferente, sia chi è al corrente di cosa si sta compiendo e potrebbe impedirlo,  è moralmente complice. Si è complici quando si esegue un ordine, quando si assiste senza intervenire, quando si permette la realizzazione di eventi sportivi sapendo di aver ordinato, come ha fatto il direttore della Uefa Martin Kallen, di pulire le strade dai randagi. L’uomo è troppo atrofizzato ed è diventato incapace di essere consapevole delle proprie scelte e di domandarsi il perché delle proprie azioni. Forse è più semplice vivere così, in questo stato di torpore.Scriveva Rainer Maria Rilke nelle Elegie duinesi «quello che c’è di fuori, lo sappiamo soltanto dal viso animale».
 
GIORNALETTISMO
23 FEBBRAIO 2012
 
Il cuoco che cucina il gatto da 40 euro al kg
Uno chef e il proprietario di un ristorante sono stati arrestati per aver preparato un piatto a base di felino
 
Un cuoco vietnamita di un ristorante di Hanoi è stato arrestato per aver ucciso e poi cucinato un gatto di una specie protetta per servirlo poi ai suoi clienti. Lo chef si è difeso sostenendo di aver ammazzato l’animale solo su ordine del proprietario del ristorante, e anche il manager è stato fermato visto che in Vietnam è reato uccidere gatti protetti. Gli attivisti per i diritti degli animali sono indignati per un nuovo caso che mostra quanto sia diffusa la pratica di mangiare gatti come cani nei ristoranti del loro paese.
GATTO ARROSTO – La polizia vietnamita ha sorpreso in flagrante uno chef  di un ristorante di Hanoi mentre cucinava nella sua pentola una raa specie felina, il gatto bengala. L’animale è protetto dalle leggi del paese, e il cuoco si è giustificato sostenendo di aver preparato il piatto a base di gatto su ordine del suo datore di lavoro. Nguyen To Chien, manager del ristorante, ha ammesso di avere dato il felino al suo chef, dopo averlo acquisito da un conoscente della provincia di Phu Tho. Inizialmente Chien aveva detto di aver fatto uccidere il gatto solo dopo una richiesta di un cliente, ma in realtà le indagini successiva hanno evidenziato come il felino sia stato subito comprato per essere mangiato. La sua carne è molto prelibata, tanto da essere venduta a 41 dollari al chilo, per un peso complessivo di tre chili e mezzo.
IL GATTO COSTA – Un pranzo a base di gatto costava dunque quasi 150 dollari, un prezzo altissimo che equivale quasi ad una mensilità di stipendio in Vietnam. Il bengala è una specie rara e protetta, che nasce come ibrido tra il gatto domestico e il gatto leopardo. Più pesante e grosso di un micio, il bengala è una specie in via di estinzione, e di conseguenza è vietato vendere o cacciare l’animale. La notizia ha generato grande sconcerto tra gli animalisti asiatici, che chiedono alle autorità di capire come sia stato possibile comprare un bengala per farlo finire in pentola. Parin Nguyen , un’attivista di Hanoi, ha rimarcato come il suo paese sia uno dei più pericolosi al mondo per le specie animali protette, e che le autorità devono impegnarsi di più per fermare questo traffico illegale.
 
IL VELINO
23 FEBBRAIO 2012
 
CICOGNA ARROSTO E PORCOSPINO: SE LA RICETTA È UN TABÙ
Roma - In un libro i piatti “politicamente scorretti” della tradizione culinaria ma ormai dimenticati perché considerati sconvenienti. Il motivo? È scomparsa la fame, che faceva sembrare lecito uccidere quello che poi si sarebbe mangiato
 
Roma - Da un punto di vista strettamente pratico, c’è poca differenza fra uno spezzatino di vitello e uno di tasso. Eppure, fuorché per i vegetariani, mentre il primo ricorre senza problemi di coscienza sulle nostre tavole, l’idea del secondo fa inorridire al solo pensiero. E anche se appena un paio di generazioni fa non si andava troppo per il sottile, al giorno d’oggi, certe abitudini alimentari sono assolutamente inconcepibili. Com’è avvenuto tutto ciò? E quando è iniziato questo percorso di auto-limitazione della nostra “libertà” gastronomica? La risposta viene da uno smilzo libello destinato a suscitare discussioni, polemiche e forse anche qualche repulsione: “Ricette proibite” di Tebaldo Lorini (Polistampa, pp. 80, euro 10), da marzo in libreria. L’autore, esperto di folklore e tradizioni gastronomiche, passa in rassegna le abitudini alimentari dei popoli antichi, per arrivare fino a usanze più recenti che ancora sopravvivono qua e là, benché a volte vietate dalla legge: dal porcospino al sugo ai cosci di volpe alla brace, dalla zuppa di tartaruga allo scoiattolo in umido.Eppure stabilire una netta linea di demarcazione fra il commestibile e lo “sconveniente” sarebbe impossibile, perché le leggi in materia cambiano da paese a paese. E se in Cine vige il credo secondo cui si può mangiare tutto quello che è vivo e si muove sulla faccia della Terra, in Scandinavia appare normale nutrirsi della carne di renna e in Australia vanno forte la carne di canguro e addirittura il Coccodrillo; nelle macellerie africane si espone senza alcuna remora carni di gorilla, antilope, gazzelle e cercopitechi, mentre nel Sud America si mangiano lama e porcellini d’India. È il relativismo culinario: possiamo inorridire per i cani mangiati in Corea, ma chissà che riprovazione provocheremmo noi italiani negli Usa, dove il coniglio è considerato un animale domestico e quindi non commestibile. Eppure in passato, per i morsi della fame, l’uomo è stato costretto a cose inenarrabili. E senza scomodare il cannibalismo del conte Ugolino, val la pena ricordare che durante l’assedio prussiano di Parigi del 1870, per non permettere alla popolazione di morire di fame, furono sterminati migliaia di topi di fogna e si dovettero abbattere anche gli animali dello zoo: elefanti, cammelli ma anche canguri e lupi. E il ristorante “Voisin” di rue Faubourg Saint-Honoré per il Natale del 1870 servì testa d’asino. Senza tralasciare che la scarsità di cibo del passato ha involontariamente reso anche un servizio alla gastronomia: si studiavano infatti sempre nuove ricette per rendere appetitoso quel che in realtà non lo era affatto.Oggi la disponibilità di cibo ha consentito una maggior discrezionalità nella scelta dei cibi. “Si è sciolto il filo che ci legava nei secoli passati alla fame e ci faceva sembrare lecito uccidere tutto quel che poi sarebbe stato mangiato”, spiega l’autore. Eppure i lasciti di questa fame atavica restano ancora nel nostro linguaggio comune senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Come mostra il celebre: “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Il motivo? Lo spiega Lorini nel libro: “Il gatto non è un vitello che si uccide con un colpo di pistola né con una stillettata come un maiale o un agnello, tanto meno si può uccidere con un colpo secco alla testa come un coniglio o un pollo. Il gatto, che diventa pericoloso e feroce quando si accorge di essere in pericolo, si uccideva mettendolo in un sacco e sbattendolo ripetutamente contro un muro. Si evitavano così i suoi graffi micidiali e i suoi morsi”. Orripilante, forse, ma autentico.  
 
CORRIERE FIORENTINO
27 FEBBRAIO 2012
 
le ricette proibite
Il Porcospino al sugo Ecco una delle ricette del volume di Tebaldo Lorini
 
Catturato il porcospino, gli si devono togliere le spine. Questa operazione è piuttosto difficoltosa. Un tempo, veniva adottato un sistema particolare e ingegnoso: veniva tagliata la pelle di una zampa posteriore, vi si infilava una cannuccia e si soffiava. La pelle si gonfiava e si staccava dalla carne rendendo tutto più facile. C’era anche un altro metodo per togliere la pelle piena di spine, ma è un metodo veramente crudele perché consiste nell’immergere il povero animale in acqua bollente ancora vivo così da far staccare la pelle dalla carne e non ferirsi per pulirlo. Fatta questa operazione, adesso il porcospino è pronto per essere cucinato. Si lava bene con acqua calda, si priva delle interiora e si taglia a pezzi. Si mette a marinare per una nottata in un infuso di vino rosso, aceto, foglie d’alloro e pepe nero in chicchi. Si fa poi rosolare con un soffritto di cipolla e aromi e, quando i pezzi hanno preso colore, si bagna con un bicchiere di vino rosso e si fa evaporare. Si versa nel tegame salsa di pomodoro e si aromatizza con sale e peperoncino. Cuocere per circa un’ora e mezzo e far ritirare il sugo, che può essere usato per condire le pappardelle. Si ottiene così un pranzo completo con un primo e un secondo veramente squisiti (così mi dicono quelli che ancora oggi si cibano di questa bestiola).
 
TIO.CH
23 FEBBRAIO 2012
 
Gatto ucciso a bastonate a Oggio
 
CAPRIASCA (Svizzera) - Ennesimo episodio di violenza sugli animali. A Oggio, in Capriasca, due giorni fa un gatto di 10 mesi è stato trovato agonizzante e paralizzato nei pressi della propria abitazione.
Soccorso e trasportato da un veterinario, il gattino è spirato poco dopo. Il medico ha potuto stabilire che l'animale è stato preso a bastonate sulla schiena, che risultava rotta in due punti. Non si tratterebbe del primo episodio di maltrattamenti ad animali nella zona della Capriasca, anche se in passato si erano registrati prevalentemente casi di bocconi avvelenati.
L'episodio riporta alla mente l'uccisione di due gatti, sempre a colpi di bastone, a Biasca poco più di un mese fa. In quel caso la Società protezione animali di Bellinzona aveva annunciato la denuncia al Ministero pubblico, e lo stesso avverrà presumibilmente anche in questo caso.
 
IL MESSAGGERO
23 FEBBRAIO 2012
 
Costolette e salsicce, ma con la foto del maiale di provenienza
 
ROMA - Costolette, bistecchine e salsicce, tutte impacchettate con la foto-ritratto del maiale da cui provengono. «Gli animali meritano il nostro rispetto», ha spiegato l'ideatore dell'iniziativa, Dennis Buchmann, studente e da poco gestore dell'azienda biologica «La mia piccola fattoria» di Potsdam, in Germania. Dare un volto ai wuerstel per diffondere la cultura della considerazione del sacrificio degli animali: è questa l'idea di Buchmann. «Una salsiccia si mangia con la stessa leggerezza con cui si mangerebbe una carota, senza pensarci troppo», ha spiegato il giovane all'agenzia Dpa. «Io invece credo che la carne meriti più rispetto: per quel wuerstel è stato ucciso un animale».
Foto ritratto Al fine di diffondere questa consapevolezza è nata l'idea della foto-ritratto sui prodotti anima li che escono dalla piccola fattoria biologica. Le immagini, con la storia dei maiali che poi saranno macellati, si possono vedere anche su internet. Buchmann è consapevole dei limiti dell'iniziativa: «Non posso certo nutrire il mondo in questo modo, ma è un inizio. Se in Germania il consumo di carne si riducesse, si potrebbe soddisfare la domanda con allevamenti più attenti al benessere degli animali», ha considerato il giovane, che alla fine degli studi, quest'estate, vorrebbe continuare la sua attività.
 
VIRGILIO NOTIZIE
23 FEBBRAIO 2012
 
Usa/ Fermato traffico internazionale di corna di rinoceronte
In Vietnam e Cina pagate più della droga
 
New York - Un massiccio traffico internazionale di corna di rinoceronte è stato fermato grazie alle indagini condotte per un anno e mezzo da agenti federali americani incaricati della tutela della fauna selvatica. Le corna erano destinate al mercato nero in Vietnam e Cina, dove si ritiene abbiano il potere di guarire il cancro e sono valutate "più del crack, dell'eroina e dell'oro", secondo quanto dichiarato al Los Angeles Times da Crawford Allan, responsabile americano di Traffic, un programma mondiale che monitora il commercio di animali selvaggi. Per portare a termine l'operazione, che coinvolge una dozzina di stati americani, sono stati impiegati oltre 150 agenti federali, che hanno effettuato numerosi arresti facendo irruzione nelle case e nei posti di lavoro dei sospetti. A finire in manette anche una famiglia del sud della California: Jimmy Kha, 49 anni, con la fidanzata Mai Nguyen, 41, e il figlio Felix, 26, trovati in possesso di diverse corna di rinoceronte e altra merce di contrabbando. Durante gli arresti effettuati negli ultimi giorni, gli agenti hanno infatti rinvenuto, oltre a 20 corna, anche un milione di dollari in contanti, un milione in lingotti d'oro, diamanti e orologi Rolex. "Smantellando questo anello del traffico di corna di rinoceronte, abbiamo fermato una delle fonti primarie del mercato nero e dato un forte colpo al contrabbando in America e a livello mondiale" ha commentato Dan Ashe, direttore del U.S. Fish and Wildlife Service, il servizio federale americano a tutela degli animali selvatici.
 
STATO
23 FEBBRAIO 2012
 
San Severo, la storia (lieta) di Giuseppe e del suo cane Zanna


NELLA FOTO - Giuseppe e Zanna (Guardia Ambientale Foggia)

 
Foggia – SEMBRAVA una scena tratta da un film. Ormai non ci sperava più, Giuseppe Gaudimonte il proprietario di “Zanna”, un bellissimo esemplare di pastore tedesco femmina di quasi tre anni, scomparsa circa tre mesi fa dal suo appezzamento di terreno recintato in agro di San SeveroA rivenire l’esemplare, il Dirigente di Settore Ufficio Legale della Guardia Nazionale Ambientale, Attilio Maccione che, mentre percorreva la pedegarganica, notava un cane di razza pastore tedesco, sul ciglio della strada, in evidente stato di denutrizione. Immediatamente ha provveduto al recupero e alla messa in sicurezza dello stesso dalla strada e successivamente, tramite il veterinario, è stato possibile accertare la presenza di un microchip. Risultava iscritto all’ASL veterinaria di San Giovanni Rotondo, la quale è stata subito informata dell’accaduto e nel giro di 24 ore ci ha comunicato il nome, cognome e indirizzo del proprietario e il nome del cane.
“Questa storia – giosce la Guardia Ambientale – ha avuto un lieto fine, grazie anche al proprietario che come per legge, ha provveduto a far applicare il microcip sul collo del cane quando era ancora cucciolo; vogliamo ricordare a tutti i possessori di cani l’importanza di registrarli alla ASL veterinaria di appartenenza”.Redazione Stato riproduzione riservata
 
GIORNALETTISMO
23 FEBBRAIO 2012
 
“Il mio gatto mi ha salvato la vita”
Se un cucciolo appena portato a casa risolve una crisi diabetica
 
 
“Se non ci fosse stato Pudding, ora non sarei qui, giura Amy Jung, una donna malata di diabete che è stata letteralmente salvata dal suo gattino, appunto Pudding, un trovatello che la sua famiglia aveva portato a casa il giorno stesso. Amy aveva portato suo figlio Ethan alla locale società di protezione animali “giusto per giocare con i gattini”, ma una volta che hanno visto Pudding in un angolo hanno voluto immediatamente adottarlo.
CRISI NOTTURNA – Quella sera, Amy mentre dormiva ha iniziato ad avere una crisi diabetica. “Pudding le è saltato addosso e ha tentato di svegliarla, graffiandole la faccia e mordendole il naso”, scrive Jezebel. In qualche modo il tentativo è riuscito, se è vero che la donna ha smesso di avere le convulsioni, e ha iniziato a chiamare il figlio, “ma Ethan non la sentiva”. E così, “Pudding ha preso in mano la situazione”. E’ andato in camera di Ethan e gli è saltato addosso. “Ethan si è svegliato, ed è stato in grado di aiutare la madre”, scrive il media di costume.
IL GATTO SALVATORE – “Amy è convinta che se non fosse per l’amato Pudding, sarebbe morta quella notte”, dice Jezebel. “Se qualcosa o qualcuno non mi avesse tirato fuori da quella situazione, non sarei qui”, dice Amy. E quel che è assolutamente strabiliante è che ora Pudding “si siede ai suoi piedi, sente e miagola se capisce che lo zucchero nel suo sangue è basso. Sta per registrare Pudding come un animale da terapia”, sotto consiglio del suo medico curante, peraltro, “perché il gatto sa evidentemente molto bene come prendersi cura di lei. Difficilmente”, conclude Jezebel, “si separeranno”.
 
L’UNIONE SARDA
23 FEBBRAIO 2012
 
Capoterra (CA), tre bracconieri denunciati
Sono stati sorpresi con reti e trappole
Tre bracconieri sono stati denunciati dal Corpo Forestale perché sorpresi con reti, trappole e cacciagione.
 
Ad un cinquantunenne di Quartu Sant'Elena, C.A., sono stati trovati in casa 25 reti per uccellagione, due lacci-cappio in acciaio per ungulati e svariate trappole a tagliola per uccelli. Poi 120 tordi, spiumati e sistemati all'interno di sacchetti di plastica, una quantità non casuale visto che nel cagliaritano otto sono gli uccelletti bolliti con il mirto che costituiscono le grive, piatto tipico. L'uomo, sorpreso dai forestali in località Burranca, è stato denunciato per uccellagione e detenzione di mezzi non consentiti per la caccia. Aveva anche un fucile con un potente visore notturno, usato probabilmente per abbattere cervi e cinghiali. Stessi reati contestati ad altri due bracconieri, G.G., 53 anni di Uta, e M.D., 31 anni di Capoterra, entrambi operai, sorpresi a prelevare gli uccellini rimasti bloccati nelle trappole. In tutto 15 tordi. Nel cors o della perquisizione domiciliare sono stati poi rinvenuti 265 tra tordi, merli e fringillidi oltre che a 30 reti per uccellagione. I Forestali dell' Ispettorato di Cagliari hanno provveduto alla bonifica della zona, eliminando in tal maniera 400 reti e centinaia di lacci-cappio. L'area interessata dalle operazioni è quella delle oasi permanenti di protezione faunistica delle località montane del basso Sulcis, tra Capoterra e Santadi e, nel Sarrabus, sui Sette Fratelli.
 
GEA PRESS
24 FEBBRAIO 2012
 
Manerbio (BS): sarà un macello e pure il più grande d’Europa
Nasce il Coordinamento contro il mega macello.
 
 
Dodicimila maiali al giorno. Giorno e notte macellati. Fino a due milioni l’anno. E’ questa la ricetta contro la disoccupazione che la legge consente di sperimentare, affidando tutti i poteri ai Sindaci. Da un lato un colosso dell’imprenditoria europea, quale la Bresaole Pini, con altri due mega macelli attivi, e dall’altro il piccolo Comune che accetta tutto ivi compresi trecento autocarri al secondo e 6.912.000 litri di acqua al giorno tutte da pompare dalla sottostante falda. Entrano da una parte, ed escono dall’altra, ovviamente “arricchiti” di liquami vari.Un progetto maturato in casa PdL e che registra perplessità tra gli altri partiti. Non sono preoccupati per i poveri maiali, e solo in minima parte per i problemi ambientali. Il PD ha espresso preoccupazioni sulla possibilità che le produzioni tipiche locali possono risentire di questa sorta di massificazione di carne di maiale. La Lega si è poi espressa sull’assunzione di lavoratori se non di diversa estrazione bresciana, mentre l’IdV ha condiviso in parte i rischi ambientali sollevati dal PD ma nulla ha da dire sulla strategica collocazione del mega macello. Per il Sindaco, ad ogni modo, il macello sa da fare. Non ci sono ricette per la disoccupazione. Meglio allora nuovi 700 occupati al macello (ivi compresi, si presume, nuovi macellai) che non trovare soluzioni nella politica. E’ avvilito dalle code dei disoccupati dopo la chiusura della Marzotto e questa è una soluzione confezionata ed accettata.Intanto in loco gli animalisti si organizzano. Un sito tutto dedicato al megamacello, è stato di recente messo on line e le prime iniziative di autofinanziamento sono previste già per domenica prossima. Di aiuti ce ne vorranno tanti. Il Coordinamento Contro il Mega Macello ricorda come l’azienda ‘Bresaole Pini’ sia uno dei maggiori produttori italiani di carne. Nel 1994 hanno costruito, nelle vicinanze di Budapest, uno dei macelli più “moderni” del centro Europa, dove ogni settimana vengono uccisi 21.000 suini, per un totale annuo di circa 1.100.000. Non solo in Ungheria, ma anche in Polonia. Tra il 2010 e il 2011 un altro stabilimento, il più grande della nazione, con una capacità iniziale di 6.000 maiali uccisi ogni giorno.Ed è proprio quest’ultimo impianto, dicono al Coordinamento, che è stato preso come esempio per la progettazione del mega macello che sorgerà a Manerbio. Diventerà il macello più grande d’Europa. Il progettato mega macello di Manerbio sarà suddiviso in più settori, come un centro commerciale con numerosi negozi.Un problema animalista, quello del mega macello, ma anche ambientale. La pianura padana è uno dei posti al mondo dove l’ambiente è più stressato da attività umane fortemente impattanti. I processi di gestione di grandi quantità di animali, sono tra i primi fattori di inquinamento specie in chiave locale. Il Coordinamento Contro il Mega Macello, che esprime la propria solidarietà ai gruppi ambientalisti che stanno sorgendo contro la struttura, crede però che ogni essere vivente, animale umano o non-umano, si equivalga e debba avere la possibilità di vivere la propria esistenza senza far fronte ad alcun tipo di privazione, di prigionia, senza subire alcun tipo di sfruttamento, di tortura, di maltrattamento, di abuso.N.B. PER UN ERRORE DI BATTITURA E’ STATA INSERITA LA PAROLA “PURE”, AL POSTO DI “COME”, RIFERITA AL CENTRO COMMERCIALE ED IL MACELLO DI MANERBIO. SI TRATTAVA IN REALTA’ DI UN PARAGONE CON UN IPOTETICO CENTRO COMMERCIALE, POSTO DAL  COORDINAMENTO CONTRO IL MEGA MACELLO. CI SCUSIAMO CON IL COORDINAMENTO E I LETTORI .
 
GEA PRESS
24 FEBBRAIO 2012
 
Roma: i “maiali” chiusi nelle gabbie di via del corso – video shock di Animal Equality
 
Oltre 200 ore di filmati e fotografie tremende. Il tutto documentato da Animal Equality all’interno di allevamenti intensivi di maiali in Inghilterra e Spagna. Animali avviliti in gabbie anguste, feriti, morti ed abbandonati, addirittura nel mangime. I media internazionali hanno dedicato molto spazio alla denuncia degli animalisti ed il materiale è ora disponibile in un sito in italiano. Ad essere illustrato e ben documentato in un video (vedi Video in calce all’articolo) è in modo particolare la situazione inglese. Quello che realmente si nasconde, ad esempio, dietro il più classico dei salumi inglesi, il bacon, ma anche il lardo ed altri prodotti che, non solo consumano la vita di milioni di animali, ma si permettono il lusso di utilizzare dei processi industriali ad alto consumo energetico e fortemente impattanti per l’ambiente.“E’ nostro compito e dovere esporre all’opinione pubblica la realtà di quello che accade negli allevamenti e nei macelli e proporre delle soluzioni affinché tutto questo finisca definitivamente” – ha dichiarato Stefano Bottioni, portavoce di Animal Equality in Italia – “Adottare innanzitutto uno stile di vita vegan, ovvero senza consumare prodotti di origine animale, è una delle prime cose da fare, quello che per noi è un primo e semplice cambiamento, per gli animali può valere un’intera vita“.Ma quanti sono in Italia, gli animali che vengono uccisi per il consumo di prodotti di origine animale? Secondo Stefano Bottoni almeno due miliardi e mezzo. “Sono individui – dice Bottoni – capaci di provare sensazioni come dolore, paura, angoscia, esattamente come noi“.Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana Animal Equality, domenica prossima alle 16.30 presso Largo dei Lombardi, lungo via del Corso, rappresenterà cosa vuol dire vivere costantemente in prigionia in attesa della morte. Diversi attivisti, con il supporto di immagini shock, cercheranno di mostrare questa realtà. Per molte ore resteranno chiusi all’interno di gabbie create per l’occasione.
VEDI VIDEO:
 
ANSA
24 FEBBRAIO 2012
 
Per spaventare cani randagi cade e si ferisce con fucilata
Pensionato denunciato da carabinieri di Arzachena
 
OLBIA - Un pensionato di 68 anni, residente nelle campagne di Porto Cervo in localita' Mirialvera, e' stato denunciato in stato di liberta' per porto abusivo d'arma, dopo essersi ferito accidentalmente ad una gamba col proprio fucile da caccia che, nel pomeriggio di ieri, aveva impugnato per spaventare alcuni cani randagi che erano entrati nella sua proprieta'. Secondo una prima ricostruzione, il pensionato e' scivolato mentre camminava verso i cani. Dall'arma e' partita un colpo che lo ha raggiunto alla coscia sinistra. Le condizioni del ferito secondo i medici non sarebbero gravi.
 
LA NUOVA SARDEGNA
25 FEBBRAIO 2012
 
Va a caccia di cani, si spara a una coscia
 
ARZACHENA (OT). Quei cani randagi lo spaventavano. Li voleva allontanare dalla sua casa, a Mirialveda, una frazione tra Santa Teresina e Monticanaglia. Non c’era scelta, almeno nella sua ottica. Doveva imbracciare il fucile ed esplodere qualche colpo. Non si sa se solo per spaventare gli animali, o per ucciderli. Fatto sta che è scivolato ed è partito un colpo dalla sua arma, che l’ha ferito a una gamba. Soccorso dal figlio, è stato trasportato all’ospedale di Olbia. Non è in pericolo di vita.Il fatto è stato seguito e ricostruito dai carabinieri della caserma di Arzachena, guidata da Antonio Costantini. Tutto è successo avant’ieri, appunto nella frazione di Mirialveda. Un pensionato, di 67 anni, ha deciso di risolvere a modo suo uno dei problemi di quelle campagne: la presenza massiccia di cani randagi, che va ad aggiungersi a quella dei cinghiali. Voleva allontanarli dalla sua abitazione perché aveva paura che, in branco, potessero diventare pericolosi sia per le persone che per gli animali domestici. Quindi ha preso il suo fucile ed è andato a sparare contro i cani. Almeno, questo aveva in animo di fare. Perché, mentre percorreva un sentiero, è scivolato. Accidentalmente, è partito un colpo, che l’ha trafitto alla coscia sinistra. Dopo il ricovero, che ha escluso danni seri, il pensionato è stato denunciato per porto abusivo di arma.
 
IL RESTO DEL CARLINO
24 FEBBRAIO 2012
 
Volpe impiccata al patibolo, macabra scoperta a Filottrano
 
Ancona - NON VOLEVA solo togliersela di mezzo, ma anche lanciare un messaggio. E ci è riuscito, assicurando un laccio di ferro a un paletto di cemento armato, impiccandoci una volpe ed esibendola come un macabro trofeo lungo una strada di campagna in località Montoro, tra Osimo e Filottrano. Identica sorte era toccata — esattamente un anno fa — a un altro esemplare, rinvenuto appeso a un patibolo di legno appositamente costruito lungo la Sp 82, che collega Montefanovecchio alla frazione di Osteria Nuova, andando verso Appignano. Pochi chilometri di distanza, evidentemente, tra le due gogne, identico il bersaglio e la tecnica. Difficile non pensare a un’unica mano.
QUEST’ULTIMA, macabra scoperta risale ad alcuni giorni fa: «Stavo passeggiando lungo una strada di campagna — racconta Viviano Valentini, di Filottrano — a 300 metri dall’abitato di Montoro. Intorno ci sono solo un paio di case, di cui una, peraltro, disabitata. Era tardo pomeriggio. A un certo punto mi sono imbattuto in questo spettacolo orribile: una volpe impiccata, perfettamente visibile dalla strada, sia pure poco trafficata. L’autore del gesto aveva appeso il corpo della povera bestia al laccio, come fosse un trofeo. E l’aveva lasciata ciondolare da una gogna di cemento alta un paio di metri. Un’azione forse non penalmente rilevante, ma certamente vergognosa». Immediata la segnalazione al corpo forestale di Jesi, che ha svolto i rilievi necessari. Secondo gli agenti, è plausibile che l’animale fosse già morto quando è stato impiccato. Lo dimostrerebbe il rigor mortis. Sul corpo dell’animale, comunque, non sono state notate altre ferite. Esattamente come non erano stati notati segni di arma da fuoco o altro sulla carcassa dell’esemplare rinvenuto a Montefano. Che l’ideatore del lugubre siparietto sia il medesimo? Sono molti gli elementi a lasciarlo pensare.ben.i.
FOTO
 
BELLUNO PRESS
24 FEBBRAIO 2012
 
La squadra del Soccorso alpino di Feltre salva la cagnolina Zoe dal precipizio
 
 
Cesiomaggiore (BL) -  Scomparsa alla vista dei suoi proprietari domenica scorsa durante una passeggiata sui Piani Eterni, Zoe, una cagnetta meticcio, non si era più fatta ritrovare. Fino ad oggi quando i suoi latrati hanno richiamato l’attenzione dei proprietari, tornati a cercarla nei pressi di Casera Erera – Brendol. Zoe era finita in un ripido canale slavinato, sopra un salto di roccia alto un centinaio di metri, per cui era impossibile ogni tentativo di raggiungerla. È stato quindi chiesto l’intervento di una squadra del Soccorso alpino di Feltre, aiutata nel recupero – con il consenso dei padroni del cane – dall’elicottero della ditta privata Air Service Center, convenzionata con il Soccorso alpino. Dopo essere stati sbarcati in val Slavinaz, i soccorritori si sono calati per circa 30 metri con la corda e uno si loro si è avvicinato all’animale. Zoe, agitata, non si è lasciata avvicinare e, anzi, è scappata ancor più vicina al bordo del precipizio. Il tecnico ha atteso in disparte di vedere se il cane si tranquillizzava e poi, temendo che la cagnetta scivolasse sul ghiaccio, si è fatto calare più in basso, per poi risalire e avvicinarla da sotto e farla allontanare dal baratro. Cosa effettivamente accaduta. Zoe è infatti rientrata verso l’interno e un altro soccorritore è riuscito a prenderla. Bloccata per il recupero in un grande sacco di tela, Zoe è stata sollevata con un gancio baricentrico dall’elicottero e riconsegnata ai proprietari. I soccorritori hanno risalito con le corde il ripido canale, per essere poi imbarcati e trasportati sull’altopiano, dove si trovavano anche due agenti della Forestale.
 
GEA PRESS
24 FEBBRAIO 2012
 
Delta del Po e bracconaggio: aperta un’indagine dell’Unione Europea
L'On.le Zanoni: mi auguro un intervento severo per proteggere il Delta.
 
 
Denunce dettagliate, quelle della LIPU e del WWF (vedi articolo GeaPress) sulla caccia nel Delta del Po. Aree precluse che invece si riempiono di bracconieri ed aree non interdette all’esercizio venatorio con cacciatori forniti però di richiami acustici vietati dalla legge. Anzi l’arroganza di uno di questi arrivò finanche a farsi fotografare mentre mandava a quel paese, con tanto di dito alzato, i volontari della LIPU che lo avevano scovato.L’Unione Europea ora apre un’indagine. A segnalare il tutto era stato l’europarlamentare Andrea Zanoni (IdV) che aveva presentato una interrogazione parlamentare in merito all’intenso fenomeno del bracconaggio denunciato dal WWF e dalla LIPU. Il Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik ha infatti risposto all’On.le Zanoni informando come la Commissione ha ora aperto un’indagine presso le autorità italiane sull’efficacia dei provvedimenti adottati per porre rimedio all’attività di bracconaggio nel Parco del Delta del fiume Po.La Commissione comunica inoltre come sia compito di “ciascuno Stato membro predisporre il sistema di protezione richiesto per prevenire il fenomeno del bracconaggio e prendere gli opportuni provvedimenti per contrastarlo là dove esiste”.“Finora questo non è stato fatto” riferisce Zanoni. Anzi, sempre secondo l’Europarlamentare veneto, “la vigilanza effettuata dagli organismi preposti si è rivelata del tutto inadeguata ad affrontare il fenomeno che negli anni non è diminuito”. Zanoni ricorda a tal proposito proprio i recenti interventi del WWF che aveva segnalato alla Provincia di Rovigo, la presenza di numerosi appostamenti fissi di caccia attivi addirittura all’interno del Parco del Delta.“Mi auguro che l’intervento della Commissione sia severo per proteggere il Parco del Delta del Po, un’importante zona di sosta, riproduzione e svernamento per uccelli migratori – conclude l’Eurodeputato – Le scorribande di questi bracconieri senza scrupoli, che utilizzano metodi di caccia illegali e sanzionabili penalmente come registratori e armi semiautomatiche con caricatore contenente più di due cartucce, vanno fermate una volta per tutte. E’ inaccettabile il modo in cui questi bracconieri si permettono di cacciare in maniera indisturbata e in sfregio alla legge permettendosi addirittura di fare il dito ai cittadini in escursione all’interno del parco“.
 
ADN KRONOS
24 FEBBRAIO 2012
 
Dal 1° marzo in libreria
'Ricette proibite': in arrivo un libro per cucinare gatti, tartarughe e volpi
Firenze - Tebaldo Lorini, esperto di folklore e tradizioni gastronomiche, passa brevemente in rassegna tutti i piatti 'politicamente scorretti' dalla secolare tradizione culinaria italiana. Pietanze che oggi non presenteremmo mai ai nostri ospiti ma che una volta erano di uso comune
 
Firenze - Cicogna arrosto, volpe alla brace, spezzatino di tasso. Porcospino al sugo, stracotto d'asino, cigno con le arance. Perfino gatto in umido e ragù di corvo. Ricette impensabili, politicamente scorrette, per qualcuno probabilmente disgustose. Eppure tutte parte della tradizione secolare culinaria italiana, come spiega Tebaldo Lorini nel suo libro 'Ricette proibite' (Polistampa, pp. 80, euro 10), un volume destinato a suscitare discussioni e polemiche che uscirà il 1° marzo in libreria. Chi ha detto che certi animali si possono mangiare e altri no? Le leggi in materia sono diverse da paese a paese, come lo sono del resto usi e costumi, storia e tradizioni. Il gusto cambia anche col passare del tempo, e oggi alcune ricette sono un classico da pranzo domenicale mentre altre non possono essere neanche nominate.
Lorini, esperto di folklore e tradizioni gastronomiche, passa brevemente in rassegna le abitudini alimentari dei popoli antichi, per poi arrivare alle usanze più recenti, magari quelle dei nostri nonni, mostrandoci come pietanze che oggi non presenteremmo mai ai nostri ospiti fossero una volta di uso comune. I cinquanta piatti che seguono, corredati dalle deliziose illustrazioni a colori di Marta Manetti, sono accompagnati da consigli sulla preparazione delle carni e sui modi e tempi di preparazione: un invito ad accettare la sfida e scoprire in cucina "il gusto del proibito".
''Avete mai assaggiato il porcospino al sugo? E i cosci di volpe alla brace? Probabilmente no. E nemmeno la zuppa di tartaruga o lo scoiattolo in umido. Magari è capitato ai genitori o ai nonni: questi piatti prelibati, infatti, hanno fatto parte della nostra tradizione culinaria, anche se oggi nessuno li proporrebbe ai propri ospiti. Ma chi ha detto che certi animali si possono mangiare e altri no? Le leggi in materia sono diverse da paese a paese, come lo sono del resto usi e costumi, storia e tradizioni. Il gusto cambia anche col passare del tempo, e oggi alcune ricette sono un classico da pranzo domenicale mentre altre non possono essere neanche nominate'', spiega Lorini.
Ma forse tutto dipende dalla confidenza che abbiamo con un animale. ''Non mangeremmo mai il cane che ci scodinzola intorno, né il gatto che si struscia alle nostre gambe, ma anche i nostri amici a quattro zampe sono stati, in più di un'occasione, oggetto di attenzioni alimentari. E a volte basta uscire, anche di poco, dalle nostre città per ritrovare qualcuno dei piatti descritti in questo libro: ricette gustose, impensabili, proibite'', sostiene Lorini.
 
IL GIORNALE
25 FEBBRAIO 2012
 
Caro amico ti mangio Le ricette dell’orrore
Gatti in umido, cicogne arrosto, porcospini in salmì. Un libro spiega come cucinare piatti «immorali». Ma l’autore già si scusa
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Sta per uscire un libro che ha bisogno di una solida e corposa «excusatio non petita» (scuse non richieste) in prefazione, prima di addentrarsi nel suo originale contesto. È raro che lo scrittore presenti le sue scuse e qualche parola di doverosa cautela all’inizio del testo e non alla fine. Questo significa mettere le mani. E questo risulta un tantino sospetto. Come accade nei film, anche per i libri esistono dei «titoli di coda», nei quali solitamente compare quel famoso «ogni persona o fatto è puramente immaginario ecc».Qui invece l’autore, Tebaldo Lorini, inizia la sua introduzione con questa frase: «Non vorrei proprio iniziare un libro con delle scuse ». E infatti snocciola le prime due pagine permeate del timore di non essere capito, di urtare la sensibilità del lettore, di rappresentare un mondo confinato nel passato remoto, che non avrebbe alcun bisogno di essere riportato a galla. E giù con altre scuse (non petite, ma pentite?). Ma che razza di libro è, vi chiederete? Argomenti scabrosi, sesso impuro, necrofilia, pedofilia, riti satanici, pozioni venefiche per suocere, mogli e mariti non più tollerabili? Macché,peggio ancora.Sono le«ricette proibite».E non vi venga in mente di pensare alle cibarie che la storia ( e la fantasia) ci hanno consegnato quali potenti afrodisiaci: l’aragosta, le ostriche, il cioccolato, il Parmigiano Reggiano (magari, visto che son di quelle parti) e così via. Niente di tutto questo. Si tratta di gatti in umido, ragù di gazze ghiandaie e corvi,scoiattoli alla brace,cigni all’arancia, rondini in salmì, ghiri al miele e altre leccornie simili. Se, dopo avere letto un indice simile (parziale e citato a braccio), a qualcuno venisse l’idea di lasciare il libro sullo scaffale del venditore, non abbia tutta questa fretta e non si faccia prendere da un eccesso d’ingiustificata sensibilità.Provvederanno le iniziali pagine, anche troppo numerose, in cui l’autore sente il dovere di spiegarci per quale arcano motivo, in occidente non si mangiano il cane e il gatto, mentre nella più liberale (in senso gastronomico) Cina, la filosofia alimentare vuole che si possa e si debba mangiare tutto quello che è vivo e si muove sulla faccia della terra. Non che il Nostro auspichi un futuro culinario simile a quello dei cinesi, ma ci mette quasi trenta pagine a cercare di spiegarci perché, tutto sommato, mangiare rosticini di rondine e cicogne (rigorosamente quando non portano bambini) brasate, non sia poi così scandaloso. La sua convinzione, nei confronti del lettore, dovrebbe passare attraverso un excursus storico che va da Apicio e Plinio il Vecchio che adoravano gustare le chiocciole, al Medioevo di Guillaume Tirrel cuoco di Carlo VI, che usava preparare ottime pietanze a base di cigni e aironi, fino ai giorni nostri in cui non v’è certo scandalo se i cinesi spolverano il corno di rinoceronti (quasi estinti) sul cervello della scimmia appena decapitata davanti al cliente del ristorante. Dimentica il Lorini, ed è grave lacuna, di renderci edotti che i romani aggiungevano alle chiocciole organi genitali di lupi e cervi, animali ritenuti eccellenti nella loro attività sessuale. Nel primo capitolo il Nostro si addentra nella spiegazione del famoso adagio «non dire gatto se non è nel sacco».Un suo caro amico gli ha infatti spiegato che non si può ammazzare un gatto con uno stiletto o un colpo sul collo, perché quello s’incazza e mena unghiate e morsi a tutto spiano vendendo ben care le sue sette vite. Va dunque messo in un sacco e sbattuto (immagino otto volte) contro un muro.
 
LA SICILIA AGRIGENTO
25 FEBBRAIO 2012
 
Intimidazione a campobello di licata (AG)
Ucciso il cane di un bracciante agricolo
 
Fabio Russello
 
Campobello di Licata (AG) - Gravissima intimidazione ai danni di un bracciante agricolo di Campobello di Licata, G.M. di 55 anni, al quale ignoti hanno ucciso un cane sparandogli tre colpi con una pistola 7.65. Per la bestia, un meticcio di taglia media, non c'è stato scampo.
A dare l'allarme è stato lo stesso bracciante agricolo che ha raccontato ai carabinieri ed ai vigili urbani di Campobello di Licata di avere effettivamente udito dei colpi di pistola.
Il fatto si è verificato nella casa di campagna del bracciante agricolo, in contrada Ficuzza nei pressi della zona archeologica denominata «Iachino Filì» all'uscita di Campobello di Licata dove si imbocca la strada provinciale che la collega con Palma di Montechiaro.
Secondo una prima ricostruzione dei fatti eseguita dai militari dell'Arma della stazione di Campobello di Licata e dei vigili urbani, ignoti sarebbero arrivati nella casa di campagna del bracciante e, certi di non trovare nessuno, avrebbero attirato il meticcio in una trappola facendolo bersaglio con tre colpi di pistola calibro 7.65. Il cane è stramazzato a terra in una pozza di sangue. Poi i malviventi si sono dati alla fuga con un'auto. Al suo proprietario non è rimasto altro che avvertire i carabinieri che sul posto hanno rinvenuto anche le tracce dell'auto usata dai malviventi pr giungere sul posto e uccidere il cane.
I vigili urbani hanno anche avvertito il veterinario dell'Asp che ha fatto la ricognizione della carogna della povera bestiola proponendo, trattandosi di un animale da affezione, poi l'infossamento e consegnandola dunque di nuovo al bracciante agricolo che ha provveduto a seppellirlo in un angolo del suo podere. L'uomo, sentito dai carabinieri, secondo quanto si è appreso non sarebbe stato in grado di fornire elementi utili alle indagini.
 
LA PROVINCIA PAVESE
25 FEBBRAIO 2012
 
«Polpette avvelenate», subito i controlli
 
PAVIA - Da qualche giorno arrivano segnalazioni di polpette avvelenate lasciate nelle aree verdi della città. Cibo che avrebbe ucciso alcuni cani e che spaventa chi porta a passeggio gli animali. Al Ticinello e alla Vernavola in particolare. Qualcuno parla anche di cani trovati morti. «Sentita la segnalazione ho chiesto a una delle guardie ecologiche del Pip, la polizia intercomunale provinciale, se era possibile fare un controllo – spiega il consigliere del Pd Sergio Maggi – ed è stato fatto un sopralluogo». Ieri pomeriggio infatti una guardia provinciale ha girato tra i parchi cittadini, in particolare nella zona di Ticinello e alla Vernavola. «Ha raccolto le segnalazioni di alcune persone – spiega il consigliere Maggi – Alla Vernavola per esempio qualcuno ha segnalato che da qualche tempo girano persone sospette. Pare abbiano segnalato anche che qualcuno dà la caccia a piccoli animali, come i conigli». Di polpette avvelenate al Ticinello non ne sono state trovate, ma il controllo ha portato comunque a dare il segnale che l’attenzione è alta. «Ci sono zone del Ticinello a cui è difficile accedere – spiega ancora Maggi – i rami e gli alberi impediscono di verificare. E anche questo è già stato segnalato, per chiedere un intervento al più presto». Nei parchi le voci si rincorrono, alcuni raccontano di cani avvelenati portati dai veterinari anche nella zona di Travacò. Le guardie ecologiche della Provincia si sono attivate per i controlli.
 
CORRIERE ADRIATICO
25 FEBBRAIO 2012
 
Due cani avvelenati C’è una denuncia
 
Sarnano (MC) - Una denuncia ai carabinieri è stata presentata in merito all'avvelenamento di due cagnolini avvenuto giovedì in via Puccini. Ignoti hanno sistemato lungo la via dei bocconi avvelenati realizzati con carne tritata e metaldeide (più conosciuta con il nome di “lumachina”), con il chiaro intento di avvelenare gli animali che si trovavano a passare. Si cercano persone che possano fornire elementi per identificare la persona che ha compiuto questo vile gesto e agevolare così le indagini dei carabinieri.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
26 FEBBRAIO 2012
 
Bocconi con il veleno: è strage di cani
Farra di Soligo (TV). Le vittime stroncate dopo aver ingerito pezzetti di pollo. Il sindaco Nardi: «I casi sospetti vanno segnalati»
 
 
di Andrea De Polo
 
Tre cani avvelenati negli ultimi giorni a Farra di Soligo, rabbia e indignazione tra i cittadini. Gli animali sono morti dopo aver ingoiato pezzetti di pollo iniettati di veleno. Tutti gli episodi sono avvenuti nelle aree boschive tra Col San Martino e Miane. Il sindaco di Farra Giuseppe Nardi denuncia la strage e lancia l’appello: «Segnalateci i casi sospetti».Andrea Zanoni, europarlamentare dell’ Italia dei Valori e attivista del Wwf, promette: «Porterò il caso alla Commissione Europea». La prima segnalazione al comune di Farra di Soligo è arrivata da due coniugi proprietari di un labrador di due anni. Mentre marito e moglie passeggiavano con il loro cane in località Fardel a Col San Martino, questo avrebbe mangiato un boccone «sospetto» trovato lungo il sentiero. Al termine della passeggiata sono iniziati i problemi per il cane, che ha iniziato a mostrare chiari sintomi da avvelenamento. Il labrador non ce l’ha fatta ed è deceduto poche ore dopo aver ingoiato il boccone.Stessa sorte per una cagnolina di una famiglia di Farra di Soligo. In entrambi i casi il veterinario ha identificato i sintomi da avvelenamento. In questi ultimi giorni un terzo caso è stato segnalato al primo cittadino di Farra. I bocconi avvelenati sarebbero pezzetti di carne di pollo iniettata di veleno. Per identificare la sostanza tossica letale, campioni di carne sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico di Treviso. Gli episodi sono stati segnalati anche ai carabinieri, alla Protezione civile e all’Usl 7.Il sindaco di Farra, Giuseppe Nardi, si mostra preoccupato: «Chiediamo a tutti i proprietari di cani di prestare attenzione, di portarli a spasso con il guinzaglio o in ogni caso di controllarli. E, se notano cibo abbandonato o qualcosa di sospetto, di avvisare subito il Comune».Per ora nessun sospetto. «Perlustreremo l’area con la Protezione civile alla ricerca di altri bocconi - continua il sindaco Nardi - non saprei dare una motivazione a questi episodi. Penso sia solo una questione di manifesta stupidità».I bocconi avvelenati disseminati per campi e sentieri non sono una novità. Dal 1992 però il loro utilizzo costituisce un reato, secondo la legge 157/92.
 
IL GAZZETTINO TREVISO
26 FEBBRAIO 2012
 
È allarme nella località Fardel a Col San Martino (TV): negli ultimi giorni «sono tre i casi di cani morti» ...
 
È allarme nella località Fardel a Col San Martino: negli ultimi giorni «sono tre i casi di cani morti» segnalati al sindaco di Farra di Soligo, Giuseppe Nardi. Pare che a causare il decesso degli animali, tutti cani da compagnia, siano stati dei bocconi avvelenati, così almeno sarebbe emerso dall'autopsia eseguita dal veterinario su uno dei cani deceduti. L'ultimo caso, in ordine di tempo, è avvenuto venerdì: a morire con la tipica sintomatologia da avvelenamento una cagnolina di una famiglia di Farra di Soligo che, ieri mattina, ha presentato denuncia contro ignoti alla stazione dei carabinieri di Col San Martino.In tutti i tre casi, così spiega il sindaco di Farra di Soligo avvisato dai suoi cittadini, i padroni degli animali si sono accorti che il loro cane aveva mangiato qualcosa mentre erano in passeggiata, pare dei pezzi di pollo nei quali sarebbe stata iniettata una sostanza letale. Bocconi che ora sono stati inviati all'Istituto Zooprofilattico di Treviso, ma altri potrebbero ancora trovarsi nell'area boschiva di Fardel. Per questo ieri il sindaco Nardi ha chiesto agli uomini della protezione civile del paese di fare un sopralluogo nell'area per verificare che non ce ne fossero degli altri nascosti tra la vegetazione, mentre alla popolazione lancia un appello: «Segnalateci tutti i casi sospetti». L'area collinare di Fardel, al confine con il comune di Miane, è un luogo scelto da molte persone per fare delle passeggiate, anche in compagnia dei loro amici a quattro zampe. Da Nardi un invito a tutti i possessori di cani a prestare attenzione visti i tre casi di presunto avvelenamento a lui segnalati: «Chiediamo a tutti i proprietari di cani di prestare attenzione di portarli a spasso con il guinzaglio o in ogni caso di controllarli. E, se notano cibo abbandonato o qualcosa di sospetto, di avvisare subito il comune. In questo modo potremo limitare futuri episodi d'avvelenamento».Tutti e tre i cani, prima di morire, erano transitati per i prati e i vigneti della località Fardel. «C'è il sospetto - ammette il sindaco - che qualcuno abbia messo dei bocconi lì di proposito. Quello che mi auguro - chiude Nardi - è che la cosa si chiuda qui». 
 
OGGI TREVISO
27 FEBBRAIO 2012
 
CANI AVVELENATI A COL SAN MARTINO
L’appello del Sindaco: “Segnalateci i casi sospetti”
 
FARRA DI SOLIGO (TV) - Bocconi avvelenati di proposito per uccidere. Sono diversi i casi segnalati negli ultimi giorni a Farra di Soligo di cani domestici morti per avvelenamento. Tutti si sono verificati dopo che gli animali si erano aggirati in località Fardel a Col San Martino, zona boschiva confinante con Miane.L’ultimo decesso è quello di una cagnolina di una famiglia di Farra di Soligo: il veterinario che l’ha visitata ha notato subito che presentava la tipica sintomatologia da avvelenamento.A causare le morti dei cani sembra siano stati alcuni pezzi di pollo nei quali era stata iniettata una sostanza letale. Per identificare il tipo di veleno utilizzato, alcuni campioni sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico di Treviso, che ha provveduto anche a segnalare quanto accaduto all’Usl.«Chiediamo a tutti i proprietari di cani di prestare attenzione – è l’appello del Sindaco di Farra di Soligo, Giuseppe Nardi - di portarli a spasso con il guinzaglio o in ogni caso di controllarli. E, se notano cibo abbandonato o qualcosa di sospetto, di avvisare subito il Comune. In questo modo potremo limitare futuri episodi d’avvelenamento».
 
ANSA
25 FEBBRAIO 2012
 
Razzia in negozio animali a Genova, rubato anche coniglietto
Bottino di diecimila euro, animale prelevato dalla gabbia
 
GENOVA - Oltre a fare razzia nel negozio di animali dal quale hanno rubato materiale per oltre diecimila euro i ladri hanno pensato bene di far sparire anche un coniglio nano.
L'animale e' stato prelevato dai ladri direttamente dalla sua gabbietta. Il furto e' avvenuto nella notte all'interno di un negozio a Sestri Ponente. Per entrare i ladri hanno forzato la porta di ingresso. A scoprire il furto questa notte e' stato lo stesso titolare che ha chiamato la polizia. Sul posto e' intervenuto anche personale della scientifica.
 
GAZZETTA DI MODENA
25 FEBBRAIO 2012
 
Animali rubati in una fattoria Vigili sul posto
 
Luciano Castellari
 
POLINAGO (MO) - Spariscono in pieno giorno 12 animali da collezione, 10 anatre e 2 tacchini, mentre un'altra anatra viene trovata morta. È accaduto nell'azienda agricola “Ca’ dei Castelli” di Barbara Madrigali, a Casale , Borgata di Polinago. Barbara, la madre e il fratello si erano recati al mercato a Serramazzoni, perché oltre ad avere un’azienda agricola fanno anche gli ambulanti di articoli casalinghi. Al rientro, verso le due del pomeriggio, si sono recati ad accudire gli animali usati per l’animazione dei bambini. Questi animali da cortile arrivano da Australia, Inghilterra, Francia e Italia e nei periodi estivi riescono ad attirare oltre un centinaio di persone che vanno ad ammirarli. Spiega Barbara: «Siccome non è stata trovata nessuna carcassa degli animali, ad eccezione di un’anatra, diventa difficile pensare che un cane sia entrato nel recinto e abbia portato via le carcasse; viene il dubbio che sia successo qualcosa d’altro. Il danno è simbolico più che economico, circa 800 euro». Dal verbale fatto dal veterinario dell’Usl di Pavullo, accompagnato dai vigili di Polinago, risulta che mancano i corpi degli animali e che vi sono sulla neve solo impronte di un cane.
 
NEWS ALTOPASCIO
26 FEBBRAIO 2012
 
Ammazzano a fucilate un gatto
 
Altopascio (LU) - Episodio incredibile quello accaduto in via Regione Toscana, nei pressi delle case popolari di Altopascio dove un gatto è stato ammazato da un colpo, un piombino, sparato con una carabina ad aria compressa.  Il Micio è stato ferito mortalmente. Il proiettile ha perforato l’intestino e per il felino sono stati due giorni di agonia dal veterinario. Nonostante l’operazione e il dipserato tentativo di salvarlo, l’animale è morto. I padroni, la famiglia Martino, sono sconvolti. Hanno presentato denuncia ai carabinieri lanciando anche una sorta di appello, se qualcuno ha visto che parli. Chi compie un simile gesto (per quale motivo poi, visto che il gatto non dava fastidio a nessuno?) è il vero animale.
 
IL GIORNALE
25 FEBBRAIO 2012
 
Vivisezione, la strage dei 900 macachi "cinesi" Brambilla: esposto in procura
In uno stabilimento di Correzzana (Mi) stanno arrivando 900 macachi destinati alla vivisezione. L'on. Brambrilla ha presentato un'interrogazione al ministro della Salute e un esposto in procura
 
Luca Romano
 
Prosegue l'impegno dell'onorevole Michela Vittoria Brambilla contro la vivisezione e, in particolare, contro il maltrattamento degli animali sottoposti a questa pratica. Ora, dopo aver appreso che nello stabilimento di proprietà della multinazionale Harlan a Correzzana (Mi) stanno arrivando, a gruppi di circa 150 unità, 900 macachi provenienti dalla Cina destinati alla vivisezione, con un’interrogazione al ministro della Salute l’ex ministro del turismo chiede di sapere "attraverso quale iter è stata autorizzata l’importazione nel nostro Paese di un numero così elevato di macachi destinati alla sperimentazione in laboratorio, chi è il funzionario del ministero della salute che ha firmato tale atto, quali controlli sono stati effettuati sul loro trasporto dalla Cina e con quale frequenza vengono effettuati controlli sullo stabilimento di Correzzana per verificare che siano rispettate le norme igienico-sanitarie vigenti"."Si tratta di uno dei più grossi carichi di animali per usi asseritamente “scientifici” mai importati nel nostro Paese – spiega l’on. Brambilla - che rappresenta certamente un episodio di estrema gravità ed evidenzia anche le incredibili proporzioni di questi traffici di morte".Nel 2006 il "Fronte di liberazione animale", dopo un blitz proprio all’interno dello stabilimento di Correzzana, denunciò una situazione sconvolgente: migliaia di roditori costretti a vivere in pile di gabbie di plexiglas, decine di carcasse trafitte da puntine e conservate nei frigoriferi del laboratorio, e soprattutto decine di macachi che sopravvivevano in condizioni squallide, tra sangue e feci, prima di essere inghiottiti dalla catena della sperimentazione."E’ necessaria una verifica immediata sul maxi-carico di primati e sulle condizioni in cui versano gli animali – continua l’on. Brambilla - Per tale ragione ho presentato anche un esposto alla Procura della Repubblica ed ai Nas per richiedere un intervento immediato all’interno della struttura ai fini di verificare le condizioni di detenzione degli animali, ogni tipo di attività che viene svolta all’interno dell’allevamento, quale ad esempio la “produzione” di animali geneticamente modificati, ed il rispetto delle normative vigenti, prevedendo anche eventuali misure cautelative quali il sequestro degli animali detenuti all’interno della Harlan". “Milioni di amanti degli animali – continua Michela Vittoria Brambilla - manifestano da tempo la loro indignazione verso queste fabbriche di morte, come la Green Hill di Montichiari, che fanno torto al grande sentimento di amore e rispetto degli animali proprio della grande maggioranza degli italiani. E di questo sentimento continueremo a farci interpreti perché la vivisezione sia completamente abolita a favore di metodi alternativi che garantiscono una ricerca eticamente accettabile e certamente più sicura. La vivisezione, infatti, non è solo il più crudele dei crimini che l’uomo commette contro gli animali ma è anche fuorviante per il progresso scientifico che tutti vogliamo perseguire, in quanto il modello sperimentale animale è diverso da quello umano". "I più autorevoli ricercatori - prosegue la Brambilla - oggi hanno ben espresso la loro posizione: la vivisezione deve essere completamente superata a favore di metodologie di ricerca più sicure per la nostra salute. E una cosa è certa: queste multinazionali e le lobby che le tutelano hanno finito di fare i loro comodi nel nostro paese: milioni di animalisti hanno dichiarato guerra".Nel frattempo, la regione Lombardia ed il parlamento stanno terminando l’iter di approvazione della norma promossa dall’on. Brambilla che vieta l’allevamento di cani, gatti, e scimmie antropomorfe destinate alla vivisezione.
 
TUTTO GRATIS
26 FEBBRAIO 2012
 
Monza, 900 scimmie destinate alla vivisezione in un capannone. Appello per farlo chiudere
 
È una corsa contro il tempo quella che gli animalisti italiani stanno ingaggiando a Corazzana, in provincia di Monza, per scongiurare l’ennesimo caso di vivisezione: in un capannone infatti sono destinati ad arrivare 900 scimmie pronte a trasformarsi in cavie da laboratorio per aziende farmaceutiche, e il tutto, sembra, autorizzato dal Ministero della Salute.150 esemplari di macaco sarebbero già giunti a destinazione, mentre gli altri 750 devono ancora arrivare, eludendo i controlli degli animalisti che promettono una dura battaglia. I macachi vivono in un vero e proprio lager nel capannone monzese per la vivisezione, e si tratterebbe del più grande carico di scimmie mai giunto in Italia. Nonostante in Italia il Parlamento si stia esprimendo contro la vivisezione animale, secondo quanto riferiscono le fonti in questo caso ci sarebbe il consenso del Ministero per l’operazione messa in piedi dalla Harlan, un’azienda che si occupa di sperimentazione animale per conto terzi.  Questa società è finita nel mirino delle associazioni animaliste più volte nel corso degli ultimi anni, poiché offre i suoi servizi a un numero imprecisato di laboratori, università, ospedali, aziende farmaceutiche, in svariati paesi del mondo, utilizzando mammiferi, topi, conigli, ma soprattutto si è specializzata nella produzione di animali geneticamente modificati per un migliore utilizzo nella sperimentazione. Una barbarie che deve essere fermata ad ogni costo, ed ora le associazioni animaliste pretendono di avere una risposta dalle istituzioni in merito.
 
GEA PRESS
26 FEBBRAIO 2012
 
Harlan e le scimmie: il testo dell’esposto e dell’interrogazione parlamentare presentati dalla Brambilla
Ai Carabinieri i documenti di ... ALF!
 
I primi a captare la notizia sono stati gli attivisti di 100% animalisti. Poi, a seguire, un lungo articolo di Repubblica. Poche ore dopo l’esposto al NAS (esposto procura) e l’interrogazione parlamentare (interrogazione parlamentare) dell’ex Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. 900 scimmie, scaglionate in gruppi di 150. Da Fiumicino (provenienza Cina) fino a Correzzana (MB), ovvero uno dei tre centri italiani della Harlan multinazionale americana di “modelli animali”.La prima notizia, ancora da confermare, sull’arrivo di un carico di 150 scimmie, viene data ieri alle 12.40 da 100% animalisti. Poi i telegiornali, l’intervento della Brambilla ed infine, poco dopo la mezzanotte, la diffusione dei due testi (esposto ed interrogazione) scaricabili sopra.L’ex Ministro Brambilla, dopo essere entrata nell’allevamento di Green Hill ( da Ministro) accompagnata da una telecamera nascosta, consegna alle cronache un esposto ed una interrogazione parlamentare dove viene citato, a supporto della tesi che Harlan non è accettabile, addirittura il Fronte di Liberazione Animale che, secondo traduzione letterale, corrisponde ad Animal Liberation Front. In definitiva, .. ALF. Una cosa da fare saltare in aria altro ex Ministro, ovvero Giovanardi che tra i suoi strali sugli omosessuali, poi quelli sulla carne che fa bene ed il Made in Italy rovinato dagli animalisti, potrebbe così trovare nuovi argomenti.Scrive l’ex Ministro (Brambilla) in un suo lungo comunicato: “nel 2006 il “Fronte di liberazione animale”, dopo un blitz proprio all’interno dello stabilimento di Correzzana, denunciò una situazione sconvolgente: migliaia di roditori costretti a vivere in pile di gabbie di plexiglas, decine di carcasse trafitte da puntine e conservate nei frigoriferi del laboratorio, e soprattutto decine di macachi che sopravvivevano in condizioni squallide, tra sangue e feci, prima di essere inghiottiti dalla catena della sperimentazione“. Motivo per cui, continua la Brambilla nell’esposto inviato ieri alla Procura della Repubblica di Monza e ai Carabinieri del NAS di Roma “trattasi di circostanze che, al di là della loro intrinseca gravità (configurando il maltrattamento di animali, come noto, un reato), offendono il sentimento di amore e rispetto per gli animali e i loro diritti proprio della maggioranza dei cittadini e producono un gravissimo pregiudizio all’immagine del nostro Paese; non vi è, infatti, chi non veda come il maltrattamento degli animali, anche di quelli allevati per essere destinati alla sperimentazione “in vivo” (fatto peraltro che contribuisce a peggiorare la situazione in quanto la pratica della vivisezione è fortemente censurata dall’opinione pubblica), sia tale da trasmettere un’immagine del tutto negativa del nostro Paese“.Una buona impostazione giuridica, dal momento in cui la legge 189/04 rubrica i reati di maltrattamento, uccisione così come gli stessi combattimenti tra cani, secondo una impostazione cara ad una avanguardia zoofila da Regno d’Italia, per non dire (tanto per rimanere dalle parti della Lombardia di quei secoli) dell’ impero austro ungarico. Rimangono tutt’ora reati “contro il sentimento per gli animali”. Ad essere offeso, cioè, è l’uomo, non l’animale. Ed è proprio questo che in queste ore sta avvenendo in Italia. Servizi di telegiornali, articoli nei giornali di oggi, appelli e petizioni su facebook. Milioni di persone si sono offese nel vedere che nel nostro paese è ancora possibile importare povere scimmiette da sperimentare. Addirittura 900 tutte in una volta. Ma ci sarebbe ancor più da offendersi nel vedere l’interno della Harlan grazie ad una azione di ALF. Gli organi tecnici delle ASL preposti ai controlli, non avevano notato niente? Eppure è ALF a mostrare la vivisezione, anzi, per quanto riferito dalla Brambilla, una sperimentazione che sarebbe fuori dalla legge. L’unica eventualmente punibile in base alla norma contro i maltrattamenti. Per il resto, se cioè eseguita nelle previsioni di legge, non si può far nulla. Ci sarebbero le inidonee condizioni, ovvero il ridicolo reato contravvenzione di cui al 727 che potrebbe valere anche per quelle condotte contemplate da una legge speciale (ovvero quella sulla sperimentazione animale), ma la Harlan del piccolo reato, come probabilmente di quello un poco più potente di maltrattamento (reato-delitto) non avrà, nel caso, grandi problemi a contrastarlo. Di sicuro, nel tavolo del NAS di Roma, forse dello stesso Comandante Generale, ci sarà un esposto di un ex Ministro che richiama i documenti filmati di chi, non autorizzato, è entrato alla Harlan per far vedere al mondo intero cosa succede nelle segrete stanze degli sperimentatori. Viceversa non c’è niente da fare. Occhio che non vede cuore che non duole.Quello che manca, infatti, è la legge. La proposta c’è, sia in Consiglio lombardo che al Parlamento. Varrebbe solo per gli allevamenti di primati, cani e gatti, anche se, secondo un comunicato diffuso nei giorni scorsi dal Coordinamento Fermare Green Hill, dovrebbe vietare anche la vendita e non solo impedire l’allevamento. Intanto la Harlan è legittimata ad importare scimmie, topi transgenici e non (in Italia sono allevati e c’è pure un centro di sperimentazione), oncotopi e volendo (potrebbe farlo) cani e gatti. Anzi, i cani di Green Hill, come riferito da Repubblica, vanno in stallo da loro.Impossibile poter parlare con la Harlan. Ci avevano provato il 24 gennaio gli attivisti di 100% animalisti così come, sempre lo scorso gennaio, l’inviata del Tg1 Roberta Badaloni. Al citofono, nei pressi dei capannoni a dire il vero un po’ inquietanti, aveva risposto una voce: “non c’è nessuno al momento” (!?). A parlare, forse, era un fantasma.
 
IL CITTADINO
27 FEBBRAIO 2012
 
Caso Harlan, interviene il Governo
Esposto dall'ex ministro Brambilla
 
Correzzana (MB) - Anche la politica interviene sul caso della Harlan. Il ministro della Salute Renato Balduzzi, ha disposto una verifica immediata del rispetto delle procedure previste dalla vigente normativa per quanto riguarda l'ingresso in Italia di primati destinati alla sperimentazione scientifica. Ha disposto anche un monitoraggio costante della vicenda da parte dei tecnici del ministero. Intanto l'ex ministro Michela Vittoria Brambilla, da sempre paladina dei diritti degli animali, ha presentato un'interrogazione allo stesso Balduzzi. Nel testo si chiede: "Attraverso quale iter è stata autorizzata l'importazione nel nostro Paese di un numero così elevato di macachi destinati alla sperimentazione in laboratorio, chi è il funzionario del ministero della salute che ha firmato tale atto, quali controlli sono stati effettuati sul loro trasporto dalla Cina e con quale frequenza vengono effettuati controlli sullo stabilimento di Correzzana per verificare che siano rispettate le norme igienico-sanitarie vigenti". "E' necessaria una verifica immediata sul maxi-carico di primati e sulle condizioni in cui versano gli animali - continua l'onorevole Brambilla - Per tale ragione ho presentato anche un esposto alla Procura della Repubblica ed ai Nas per richiedere un intervento immediato all'interno della struttura ai fini di verificare le condizioni di detenzione degli animali, ogni tipo di attività che viene svolta all'interno dell'allevamento, quale ad esempio la "produzione" di animali geneticamente modificati, ed il rispetto delle normative vigenti, prevedendo anche eventuali misure cautelative quali il sequestro degli animali detenuti all'interno della Harlan".
 
GEA PRESS
28 FEBBRAIO 2012
 
Harlan: 1800 scimmie in due anni
Il Ministero: va tutto bene, c'è l'effettivo teorico...
 
Non è successo niente. Le scimmiette della Harlan di Correzzana (MB) non hanno niente che non vada bene. L’ispezione disposta dal Ministro della Salute Renato Balduzzi, ha dato infatti esito negativo. La Harlan rispetta le regole in merito alle scimmiette autorizzate da … Balduzzi! Ovvero dal suo Ministero, quello della Salute, che lo scorso 31 gennaio ha concesso il permesso d’ingresso a 900 scimmie proprio per la Harlan. Di queste, per ora, ne sono arrivate solo 104 già controllate a Fiumicino “data la sensibilità dell’importazione” (dice in una sua nota il Ministero della Salute) dai Veterinari del Posto di Ispezione Frontaliera dell’aeroporto romano. Delle restanti 796 scimmiette, però, c’è da sperare nel calcolo delle probabilità. Dice, infatti, il Ministero che delle 900 scimmiette autorizzate, il loro “ingresso effettivo è puramente teorico“. A spiegare l’enigmatica frase, ci pensa sempre il Ministero che riporta le altre 900 scimmie autorizzate nel 2011. Di queste, però, quelle realmente importate sono state 312. Dunque c’è solo da sperare che non aumentino le probabilità di un maggior consumo da parte della Harlan ed a fine anno, magari, facciamo un bel conguaglio, tipo la bolletta della luce. Si vedrà poi, … l’effettivo teorico … per il 2013.Per le 900 (realmente) autorizzate nel 2012 dal Ministero della Salute, si è saputa ora la provenienza. Cina e Isole Mauritius.Secondo l’Associazione per la protezione difesa animale Freccia45, le scimmie arrivano da 4 centri cinesi e da 2 sedi nell’Isola di Mauritius. Appartengono a due specie del genere Macacho. Il rhesus (o macaca mulatta) e il fascicularis (Macaco cinomolgo). L’Associazione Freccia45 se la prende ora con il Sindaco di Correzzana, e promette azioni di protesta che riguarderanno anche i Consolati e le Ambasciate di Cina e Mauritius in Italia, oltre che i Ministeri ed Air China che ha condotto il viaggio della morte. Dal Parlamento, intanto, dopo gli interventi di ieri (vedi articolo GeaPress) si registrano gli interventi dell’ Onorevole Fabio Granata (FLI) e della Senatrice Silvia Amati che ha richiamato una selezione in senso restrittivo delle norme sulla vivisezione.Comitato scientifico Equivita, Leal, Fondazione Hans Ruesch, UNA e LIDA Firenze, in un comunicato congiunto auspicano che la questione delle 900 scimmie della Harlan possa essere “il detonatore per un’azione pacifica ma rivoluzionaria” di tutti i cittadini europei contro la vivisezione, che possa finalmente portare ad un cambiamento culturale, indispensabile alla tutela dei diritti di tutti i viventi e all’avanzamento della ricerca. Ieri, invece, l’ENPA, la LAV, la Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente (LEIDAA), la Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC), e l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA), avevano parlato di un episodio senza precedenti che indigna l’Italia intera.A dire il vero, stante quanto riportato dal Ministero, già l’anno scorso si era ripetuta la stessa cosa solo che, quando si parla di vivisezione, è meglio non far sapere. Forse meglio Balduzzi che Fazio, visto che tutto sommato grazie a lui si è saputo del misfatto dell’anno scorso. In due anni l’Italia ha autorizzato l’importazione di 1800 scimmiette per la Harlan. Di queste … l’effettivo teorico … attuale, è pertanto di 416 scimmiette (104 nel 2012 e 312 per tutto il 2011). Vedremo di quale sconto si godrà per i saldi di fine anno.
 
LA PROVINCIA DI VARESE
28 FEBBRAIO 2012
 
Scimmie per la vivisezione Scontro sui farmaci
 
Sono arrivate parte delle novecento scimmie dalla Cina a fini di sperimentazione in laboratorio e destinati allo stabilimento di proprietà della multinazionale Harlan a Correzzana (Monza).
Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha disposto una verifica immediata del rispetto delle procedure previste dalla vigente normativa per quanto riguarda l'ingresso in Italia di primati destinati alla sperimentazione scientifica, ma per i Nas tutto è regolare, secondo le norme del caso. Ciò in relazione sia alle condizioni di viaggio sia al trattamento degli animali in Italia.
Balduzzi ha anche disposto un monitoraggio costante della vicenda da parte dei tecnici del ministero.
Ma il fronte animalista si mobilita. L'ex ministro del turismo, Michela Vittoria Brambilla, e il vice coordinatore nazionale di Fli, Fabio Granata, hanno annunciato, in due distinte iniziative, un'interrogazione a Balduzzi. Granata chiede quindi subito una "moratoria per queste scimmie e per tutti gli animali condannati alla stessa crudele sorte".
Secondo Brambilla "l'Italia non deve più essere complice di questi crimini". Brambilla ha presentato anche un esposto alla Procura della Repubblica.
Sull'uso delle cavie, da tempo è in corso una battaglia contro l'allevamento di beagle Green Hill, in provincia di Brescia. La Regione Lombardia lo scorso 7 febbraio ha presentato un progetto di legge per vietare l'allevamento di cani, gatti e primati non umani per fini di sperimentazione.
Per gli animalisti dell'Aidaa "l'ondata di indignazione popolare con la quale si chiede di risparmiare le scimmie arrivate nello stabilimento Harlan di Correzzana e destinate agli esperimenti di vivisezione nei laboratori farmaceutici è positiva, ma questi sforzi sono destinati al fallimento fino a quando non sarà totalmente superato il binomio vivisezione-farmaci". L'Associazione italiana difesa animali e ambiente la vivisezione va combattuta con "l'obiezione di coscienza diretta di ciascuno di noi, chiamato a dire basta ai farmaci testati".
A queste obienzioni replica Silvio Garattini, direttore dell'istituto Mario Negri secondo cui la sperimentazione scientifica sulle scimmie è ancora oggi "fondamentale", almeno che "qualcuno non pensi che sia meglio agire direttamente sull'essere umano. Ma in Italia questi dibattiti alla fine si trasformano sempre in polemiche strumentali, forse per nascondere i veri problemi di cui soffre il Paese".
 
L’OPINIONE
29 FEBBRAIO 2012
 
Harlan, un orrore da chiudere evitando di invocare la scienza

Francesco Pullia

 
Sono arrivati dalla Cina nello stabilimento di Correzzana (provincia di Monza), 104 esemplari di scimmie della ditta Harlan che si occupa di fornire animali per fini scientifici. In Italia vengono sottoposti a sperimentazione 3000 cavie al giorno. Più che per i risultati (scarsi) nella ricerca, la vivisezione è famosa per il giro d’affari che produce nel nostro paeseProvengono dalla multinazionale Harlan le circa 900 scimmie destinate alla vivisezione in arrivo a Monza.
Un primo carico con 150 esemplari è giunto a Correzzana, nel monzese, qualche giorno fa. A questi se ne aggiungono adesso 750. Arrivano “ufficialmente” dalla Cina trasportati da Roma-Fiumicino in scaglioni da 150 per volta, stipati in gabbioni e destinati a un capannone-lager. A Correzzana ha sede uno dei laboratori di Harlan, multinazionale che risulta, purtropp o, il maggiore fornitore dei vivisettori, con decine di allevamenti sparsi in tutto il mondo.
Harlan si occupa di vivisezione direttamente e per conto terzi, vendendo animali a laboratori pubblici e privati, ospedali, università, aziende farmaceutiche. In Italia lo fa soprattutto utilizzando ratti, topi, cavie, conigli, grandi scimmie ma anche cani e gatti. L’ultimo tassello di questo ignobile business riguarda la creazione di animali geneticamente modificati, sempre da utilizzarsi per la sedicente “sperimentazione”, tra cui specie programmate per sviluppare il cancro.
In Italia, Harlan ha sede non solo nel monzese, ma anche in provincia di Udine e a Presso. Anche se le 900 scimmie arrivate in queste ore provengono, come detto, “ufficialmente” dalla Cina, la loro origine è, in realtà, da ricondursi alle Seychelles e alle Mauritius, veri e propri paradisi per vivisettori e trafficanti d’esseri senzienti.
Il n ostro Ministero per la salute ha autorizzato l’ingresso delle 900 scimmie in Italia, ma le proteste non si sono fatte attendere. In Italia vengono sottoposti a sperimentazione 3000 animali al giorno. Più che per i risultati (scarsi) nella ricerca scientifica, la vivisezione è famosa per il giro d’affari che produce: miliardi di euro solo in Italia, guadagnati letteralmente sulla pelle di qualcuno e con metodologie vergognose.
Quando attivisti dell’ALF, Fronte di liberazione animale, riuscirono nel 2006 ad entrare nei laboratori Harlan monzesi si resa pubblica un’accurata documentazione filmata relativa a migliaia di roditori rinchiusi in microscopiche gabbie di plexiglas cadaveri impilati nei frigoriferi, corpi impalati con stuzzicadenti, macachi abbandonati tra sangue e feci.
Questa è la fine che attende anche i 900 macachi rubati alle loro foreste se la mobilitazione per salvarli, anche nel nome di un nuovo modello scientif ico, non sarà forte e incisiva. Un’altra strada, nel nome della ricerca e della vera scienza, è possibile. I metodi alternativi, decisamente più attendibili e sicuramente non invasivi, sono numerosi.
Si va dai modelli informatici alle analisi chimiche, dalle indagini statistiche (come l’epidemiologia e la metanalisi), utilizzate anche dalla Environment Protection Agency americana, agli organi bioartificiali, dai microchip al DNA ai microcircuiti con cellule umane. Il 1 febbraio 2012 la Camera con 380 voti a favore, 20 no e 54 astenuti, si è intanto pronunciata sul recepimento della Direttiva 2010/UE approvando l’articolo 16 (Principi e criteri direttivi per l'attuazione della Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici) come decreto nazionale.
Un’occasione buona per fare concreti passi avanti verso l’obiettivo fi nale di una ricerca senza barbarie. Il testo è passato al Senato e se, come speriamo, verrà approvato anche in questa sede, si cancelleranno la precedente direttiva n. 609 del 1986 e il relativo Decreto Legislativo 116/92.
 
IL GIORNO
28 FEBBRAIO 2012
 
"Basta test sugli animali, Green Hill deve chiudere"
Regione, si discute la legge

di Serena De Simone

 
Brescia, 28 febbraio 2012 - Domani la proposta di legge regionale contro la vivisezione sugli animali inizierà il suo iter normativo. Si darà spazio alla discussione e in tempi brevi la disciplina potrebbe diventare realtà. Il provvedimento, promosso dall’ex ministro al Turismo Michela Vittoria Brambilla, animalista convinta, vieterebbe esclusivamente sul territorio lombardo, la presenza di aziende che effettuano esperimenti sugli animali, ma anche di stabilimenti che vendono cani, gatti o scimmie per la vivisezione. Ciò significa che, se la normativa entrasse in vigore, Green Hill, allevamento di cani beagle monteclarense, potrebbe chiudere. Una conquista per molti, per tutti coloro che negli ultimi anni hanno lottato per salvare gli animali dal “lager” di Montichiari, così soprannominato, ma il dubbio che per proteggere un animale si limiti la ric erca contro malattie importanti in qualcuno si insinua. «Usare gli animali è sbagliato — sostiene Laura Torre, pensionata — sono quindi contraria, ma ci devono dire quali sono le alternative. I test vanno fatti, la ricerca deve andare avanti e non mi sembra che al momento qualcuno abbia comunicato come si possa proseguire in campo scientifico senza toccare gli animali. Li proteggo e li amo, ma mi resta il punto di domanda». Secondo la signora Torre, quindi, mancherebbe un’informazione corretta sull’argomento: se ci fossero maggiori notizie circa gli esperimenti alternativi all’uso di cani o scimmie, allora queste aziende dovrebbero, secondo Torre, chiudere. Ed è di uguale parere anche Franco Frenzi, pensionato: «La scienza deve andare avanti — dichiara — bisogna trovare le cure per le malattie, le analisi, i test vanno eseguiti e se questo è l’unico modo per salvare vite umane, allora bisogna procedere. Sono un cacciatore, gli animali li amo, ma li mangio anche». Animalista convinta, invece, la signora Leolina Ferrata, pensionata anche lei: «Amo i cani in particolar modo — afferma sorridendo — non posso pensare che venga fatto loro del male. Green Hill deve chiudere, ne sarei felice». Dura la reazione di una studentessa: «Ho seguito poco la vicenda — ammette Manuela Zanardini — ma l’azienda deve chiudere. A livello umano trovo che sia intollerabile ferire o vivisezionare gli animali. Sono esseri viventi come noi, vanno quindi protetti».Ricerca sì, ma non a tutti i costi. «Sono laureato in Agraria — dichiara Natale Caruso, insegnante — Una coscienza ecologica ce l’ho. Ci sono mezzi alternativi per portare avanti al ricerca e poi bisogna vedere caso per caso: se vivisezionare un animale serve per realizzare una crema di bellezza, è francamente assurdo». "Non so se Green Hill debba chiudere a no — afferma Gaetano Secolo, imprenditore — ma sono contrario a qualsiasi massacro sugli animali".
 
LA ZAMPA.IT
25 FEBBRAIO 2012
 
Cosmetici non testati sugli animali? La Peta punta  il dito contro Avon, Mary Kay e Estee Lauder
Secondo l'associazione le tre società sarebbero colpevoli non solo di dichiarare il falso ai loro clienti, ma anche di pagare aziende cinesi affinché conducano i test sugli animali per conto loro.
 
ILARIA MARIA SALA
 
Pechino E' un problema che da diversi anni accompagna l'acquisto di cosmetici in Cina: dato che Pechino non autorizza la vendita di prodotti per la cura personale e di bellezza che non sono stati testati su animali, come fanno tutte le aziende di marchi di lusso, presenti in ogni shopping mall cinese ma che dicono ai loro clienti animalisti di non essere testati su animali?
La catena britannica Body Shop, una delle prime a fare della protezione animale la sua bandiera, infatti non opera in Cina, proprio per la questione dei test su animali. Per quanto possa essere allettata dal mercato cinese, infatti, perderebbe all'istante tutti i suoi altri mercati se dovesse fare passi falsi in questa direzione. Per i marchi maggiormente generici, invece, il problema finora non sembra essersi posto, e la maggior parte dei clienti preoccupati del benessere animale forse preferivano non farsi troppe domande.Ora la Peta (People for Ethical Treatment of Animals, l'agguerrita ONG britannica nota per le sue campagne con modelle nude con lo slogan "meglio nude che in pelliccia") ha smascherato alcune di loro, portando il nodo al pettine: in particolare, la Avon, la Mary Kay e la Estee Lauder sarebbero colpevoli non solo di dichiarare il falso ai loro clienti (ovvero di non essere testate su animali) ma anche di pagare aziende cinesi affinché conducano i test sugli animali per conto loro.
Avon e Estee Lauder, in particolare, pretendono di essere "cruenti free" da due decadi, ma in una dichiarazione pubblicata dopo la comparsa sul sito di Peta al riguardo, la Avon ha riconosciuto che "in alcuni Paesi possono essere portati avanti altri test se le leggi rilevanti lo richiedono, alcuni dei quali non e' escluso che vengano condotti su animali". Per quanto Avon abbia anche dichiarato che la loro prima reazione davanti a tali casi sia quella di cercare di convincere il Paese in questione a prendere in considerazione di non testare su animali. Estee Lauder ha pubblicato una dichiarazione molto simile.
La pressione messa sulle grosse case di cosmetici internazionali potrebbe pero' rendere più urgente la questione. Non e' del resto la prima volta che dei grossi marchi internazionali si trovano messi sotto esame per il loro operato in Cina rispetto alla protezione animale: pochi mesi fa, fu la volta di numerose case di moda, accusate di non controllare con sufficiente attenzione che i finti colli di pelliccia di molti loro capi fossero davvero "finti": il bassissimo costo delle pellicce animali in Cina, infatti, rende spesso più economico un vero collo di pelliccia che non uno sintetico.
La legislazione cinese sembra difficile da cambiare, per il momento, malgrado la crescente pressione da parte di un movimento animalista cinese ancora ridotto ma in notevole espansione. Lo scorso aprile, la Cina ha tenuto il suo primo congresso internazionale sull'eliminazione dei test sugli animali: un passo iniziale, forse, verso l'accettazione degli standard internazionali in questo campo, che per il momento non si e' ancora tradotta in una revisione della legge.
 
GIORNALETTISMO
27 FEBBRAIO 2012
 
Gli animalisti che fanno strage di cani e gatti
 
L’accusa del Center for Consumer Freedom: la Peta in Usa gestisce canili-mattatoioSe ti affidano 1911 gatti e cani e ne salvi solo 24, le tua fama di animalista crolla. E la PETA sta rischiando molto da questo punto di vista.
L’ACCUSA – Il Center for Consumer Freedom è un’organizzazione no-profit che combatte chi si scaglia contro i grandi produttori di alimentari, la libertà dei consumatori è quella di mangiare quello che vogliono a dispetto dei lamenti degli animalisti, degli ecologisti o dei salutisti. Questo però non diminuisce il senso della sua denuncia, che appare fondata, con la quale accusa la nota associazione animalista PETA di darsi al massacro degli animali domestici per lucrare contributi, che poi reinveste nelle note campagne di comunicazione e non per la salvaguardia e la protezione degli animali
LE PROVE - Da documenti ottenuti dal  Virginia Department of Agriculture and Consumer Services dimostrano che nel quartier generale di PETA in Virginia, a Norfolk, sono stati uccisi 27.000 animali dal 1998 a oggi. Nell’ultimo anno solo 24 animali su 1911 sono sfuggiti alla morte perché è stata loro trovata una casa. Un po’ poco per un’associazione che ha un budget annuale di 37 milioni di dollari. Gli avversari di PETA hanno anche messo online il sito PETAkillsAnimals.com, dove raccontano tutta l’indagine, mostrano le tabelle con i dati e le scoperte nel dettaglio. Secondo un’ ispezione del governo della Virginia, lo stabilimento non contiene sufficienti recinti per ospitare gli animali che dicono aver preso un custodia.
LA DIFESA – Debole e sgusciante la risposta di PETA , che per bocca di Jane Dollinger ha risposto che “la maggior parte degli animali che accogliamo sono rifiuti della sociatà, aggressivi, in punto di morte o per qualche motivo non adottabili”. Secondo la portavoce, che non contesta le cifre, PETA uccide solo gatti e cani a causa di “ferite, malattia, età, aggressività o perché non si trova una buona sistemazione per loro”. Che poi è quanto si rimprovera all’associazione, il non trovare casa agli animali e il finire per sterminarli quasi al completo. Non è il primo scandalo che colpisce i canili gestiti da PETA, già nel 2005 due suoi dipendenti erano stati sorpresi dalla polizia mentre scaricavano un furgone pieno di animali morti in una discarica del North Carolina.
 
IL GIORNALE
28 FEBBRAIO 2012
 
Ecco gli orrori che ho visto nei lager della vivisezione
Chi fa test sulle cavie dice di operare per il bene dell’umanità, ma non è così. Scene disumane che offendono la vera scienza
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Questo è, allo stesso tempo un appello e un atto d'accusa e, per una volta, non seguirò l'insegnamento del mio maestro di giornalismo (Vittorio Feltri) che non ritiene opportuno sbattere in faccia al lettore gallerie fotografiche dell'orrore o descrizioni grandguignolesche di torture e sevizie. La sensibilità del lettore deve essere rispettata, ma quando i «giochi» si fanno pesanti, allora è venuto il momento di scuotere le coscienze, semplicemente raccontando la verità a costo di violare quel pudore che cerco sempre di rispettare. A Correzzana (Monza), in una sede molto defilata, c'è un' azienda che si chiama Harlan. Lì ci si occupa della custodia di animali destinati alla vivisezione e qui sono già arrivate, dalla Cina, 150 scimmie (macachi), mentre altre 750, sono già in viaggio per la stessa destinazione. Cif re di queste spaventose dimensioni non potevano passare inosservate, nonostante l' understatement della ditta. Michela Vittoria Brambilla, ex ministro del turismo, ha fatto il diavolo a quattro, assieme al parlamentare Fabio Granata producendo interrogazioni parlamentari e denunce a procure e Nas.Poche ore e il ministro della Salute Balduzzi ha inviato a Corezzana gli ispettori, aprendo un fronte di indagini volte a indagare su questa operazione che non ha termini di paragone numerici nel passato. Va però anche rilevato che i permessi d'importazione e di utilizzo delle cavie sono valutati e rilasciati dai veterinari dello stesso ministero, di cui ci farà piacere conoscere i nomi nei prossimi giorni.La vicenda dei macachi di Corezzana impone una presa di coscienza sul fenomeno della vivisezione che tutti i ricercatori ortodossi si affannano a mostrare come una pratica vecchia, relegata in fatiscenti laboratori di un secolo addietro e sostituita oggi dalla «sperimentazione animale». Non fatevi ingannare dal piffero di questi abili suonatori. La «sperimentazione animale » o «sperimentazione in vivo » è solo una zolletta di zucchero che nasconde l'amaro fiele di una medicina che si chiama vivisezione a tutti gli effetti.Da Cartesio in poi non siamo mai riusciti ad abbandonare un tragico errore metodologico che costringe l'umanità a sprofondare nel buio dell'Alzheimer, del Parkinson, della sclerosi e delle distrofie, studiate su ratti, cani scimmie e anfibi, organismi completamente diversi dal nostro. Milioni di animali, ogni anno, subiscono nei laboratori avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e cosmetici, induzione di malattie d'ogni genere che sono solo uno specchio deformante, un'imitazione farlocca di quelle umane. Subiscono esperimenti senza senso, utili solo a gonfiare i punteggi per concorsi e stipendio e produrre la compressa che regalerà a noi e all e nostre famiglie, un anno i più, immersi nell'incubo dell'Alzheimer, scandito dalle ore in cui si devono assumere le altre dodici capsule che contrastano gli effetti collaterali delle undici già ingoiate. Con enormi benefici per gli amministratori delegati delle Big Pharms. Vi racconteranno che usiamo sempre gli stessi argomenti: le migliaia di focomelici causati dalla Talidomide (che non si verificarono sui topi), tiriamo fuori le vecchiee consunte foto in bianco e nero con gli elettrodi piantati nel cervello delle scimmiette. Roba da 1800!E allora vi racconto quel che non ho mai scritto. Io ci sono stato in quel tipo di laboratori (non quelli della Harlan). Circa 25 anni fa, quando ero uno dei pochi veterinari che curava scimmie ,ci andai per imparare alcune tecniche di diagnosi. Quello che ho visto mi sveglia ancora di notte, sudato.
I cercopitechi schiacciati dalla parete mobile di lamiera contro le sbarre che perdevano bava e urina e schizzavano feci ovunque, per il terrore. Uno aveva la testa rivolta verso di me e l'occhio ricadeva dall' orbita, mentre le urla perforavano i timpani. «Tanto ne hai per poco», il commento dell'addetto. Dopo un'ora era sul tavolo, accanto a un macaco cui dovevano togliere i reni. Dopo l'incisione sull'addome, gettava fuori le viscere dal corpo. L'anestesia era un po' superficiale. Amen. Passavi tra le gabbie dei Resi e, se acuivi l'olfatto, potevi sentire, nell'oscurità, il profumo del terrore. Non serviva acuire l'udito per sentire i gemiti di chi era tenuto in vita perché l'esperimento lo richiedeva. Una volta uscito all'aria, ho vomitato.
Tutto questo si verifica ancora, in tutto il mondo e la ragione umanitaria per cui questi sacrifici sono «necessari»rappresenta la più tragica balla che vi hanno mai raccontato. 
 
GEA PRESS
25 FEBBRAIO 2012
 
USA e allevamenti di tacchini: settima persona nei guai per il video animalista
Coinvolto anche un veterinario. L'accusa: ha avvisato l'allevamento dell'arrivo della Polizia.
 
Settima persona finita nei guai con la giustizia dopo la denuncia dell’Associazione americana Mercy for Animals che ha prodotto un video shock all’interno di un centro della ditta americana Butterball.Butterball fornisce il 20% dei tacchini prodotti negli Stati Uniti.Gli attivisti di Mercy for Animals, tra il novembre e il dicembre 2011, hanno documentato, sotto copertura e con l’ausilio di telecamere nascoste, l’orrendo trattamento riservato ai poveri animali. Bastonature, violenti calci, strattoni e trascinamenti per le fragili ali. Poi animali costretti a vivere tra mosche e rifiuti, ed altri lasciati in lunga agonia.Animali selezionati per essere obesi. Una massa muscolare spesso insostenibile per le esili ossa tipiche degli uccelli. Un surplus di massa muscolare utile però a sostenere la produzione di fettine, petti o tacchini interi farciti come nella più tipica tradizione americana. Quello che il tacchino conserva del suo aspetto naturale durante la triste breve esistenza in allevamento, è il carattere timido e tranquillo.Ora l’ulteriore sviluppo. Secondo l’Associated Press una settima persona è stata fermata dalla Polizia per i maltrattamenti nella fattoria del North Carolina. Brian Douglas, questo il nome del settimo operaio ora indagato, sarebbe stato arrestato giovedì pomeriggio. Degli altri sei lavoratori, dei quali si è avuta notizia una decina di giorni addietro, tre risultano arrestati (due per falsificazione dei dati personali ed uno per crudeltà verso gli animali), mentre i rimanenti altri tre sono indagati con l’accusa di crudeltà.Preoccupante la vicenda di una ottava persona. Un veterinario della pubblica amministrazione del Dipartimento dell’Agricoltura competente per territorio. Secondo l’accusa avrebbe avvisato un responsabile dell’allevamento dell’imminente irruzione della Polizia. Il Veterinario ha prima smentito, poi ha ammesso di avere riferito ad un collega dell’allevamento, di provvedere immediatamente ad eliminare i casi di maltrattamento. Secondo l’accusa il Veterinario della pubblica amministrazione, poco prima dello scorso Natale, aveva telefonato al collega sapendo dell’irruzione della polizia programmata dopo la consegna del video effettuata dagli attivisti di Mercy for Animals.Secondo Nathan Runkle, direttore di Mercy for Animals, quanto è avvenuto è molto grave. La maniera con la quale lo stesso responsabile animalista ha inteso sintetizzare il concetto è un detto in uso localmente ovvero, la volpe messa a guardia del pollaio. Secondo Runkle è prevalso un interesse corporativo rispetto alla superiore esigenza di controllo affidata dalla legge non solo per le condizioni degli animali ma anche per l’interesse del consumatore.
VEDI VIDEO:
 
LEGGO
26 FEBBRAIO 2012
 
LO BRUCIARONO PER GIOCO
CANE COMMUOVE LA FRANCIA
 
Per gioco, un gioco alquanto macabro, gli avevano dato fuoco. Gli spietati piromani, due ragazzi: lei 22 anni, lui 17. Ora il cane Mambo, sopravvissuto alla vile aggressione, è diventato un eroe in tutta la Francia, sostenuto moralmente anche da celebrità come Alain Delon, Brigitte Bardot e Zinedine Zidane e trasformato subito nel simbolo della lotta alle violenze contro gli animali. La ragazza è stata condannata a sei mesi con la condizionale più seimila euro di multa, con l'accusa di atti di crudeltà e barbarie nei confronti di un animale; per il suo amico la sentenza del tribunale dei minori arriverà il prossimo 17 dicembre. La vicenda, accaduta a Espira-de-l'Agly, sui Pirenei orientali, risale alla notte tra il 10 e l'11 agosto: i due ragazzi hanno trovato Mambo, cane randagio che vagabondava per le strade della città, e "per divertimento" gli hanno messo fuoco. Il povero cagnolino si è salvato solo grazie alla fortuna: strusciandosi sul terreno, ha riportato sì ustioni di terzo grado, ma è ancora vivo. Il processo, tenuto nella vicina Perpignan, ha visto Mambo sedere proprio tra i banchi, al posto solitamente riservato alle vittime.
 
MONDO ECO BLOG
26 FEBBRAIO 2012
 
Un cane cavia dei combattimenti clandestini
 
 
 
Questa storia viene dagli Stati Uniti e risale all’inizio del mese di febbraio. Tutto è nato da una chiamata alla Protezione Animali di Linthicum nel Maryland: era una segnalazione relativa da un pitbull gravemente ferito che si trovava in un’abitazione. Le guardie hanno provveduto subito a sequestrare l’animale e a portarlo immediatemente in una clinica veterinaria per provvedere alle prime cure del caso.
Un paio di immagini veramente terribili dell’animale le trovate
qui. L’animale era ridotto talmente male che per un certo periodo si era pensato alla sua eutanasia.In ogni caso non si sa se potrà mai avere una vita normale. Probabilmente si tratta di un cane cavia, ovvero di uno di quegli animali che vengono utilizzati per allenare alla ferocia i cani destinati al combattimento.
 
NET 1 NEWS
26 FEBBRAIO 2012
 
Euro 2012, mattanza di cani in Ucraina
 
Storie come queste non fanno bene all’umanità e non solo. Tenetevi forte perché da qui a poco andremo a parlare di episodi che di umano hanno ben poco. Eppure il 5° comandamento della Bibbia dice chiaramente “non uccidere”. Ora ci chiediamo, come mai è possibile ammazzare dei cani solo perché tra poco ci saranno gli Europei di calcio in Polonia e Ucraina? In quest’ultimo paese è una vera e propria mattanza. Centinaia di povere bestiole uccise solo per essere “randagie”.Non hanno una cuccia per dormire, una casa per dimostrare il loro amore, perché lo sappiamo tutti l’amore che può dare un cane all’uomo. Ma invece no! In Ucraina forse la pensano diversamente, vogliono sbarazzarsi di centinaia di animali a quattro zampe solo per far bella figura dinanzi ad una manifestazione che si preannuncia bella, interessante, ma certamente macchiata da queste notizie. La domanda ricorrente è la seguente: perché non portare i cani in appositi canili? La risposta è semplice, nei mesi scorsi sono stati presi di mira box vari, con incendi che hanno provocato la morte di molti cani intrappolati. Una vera barbarie, una morte atroce per esseri che di certo non meritano questa fine. Verso la fine del 2011, alcune indiscrezioni del noto tabloid inglese “The Sun” parlavano di una sorta di“imposizione”del governo ucraino in merito a questi tragici fatti. Tutto questo per ripulire le strade in vista dell’importante evento che darebbe lustro alla nazione. Proprio la nazione di Chernobyl, teatro della più grande tragedia nucleare, che uccide senza nessun ritegno. In totale, pare che oltre 20.000 animali nella maggior parte cani e gatti, verranno puntualmente avvelenati e lasciati morire sui marciapiedi o gettati in fosse comuni. Una morte lenta e dolorosa. Si parla addirittura di una ricompensa a chi compie questo triste,vogliamo usare questo aggettivo, gesto, come successo ad un canile di Donetsk, che avrebbe ricevuto 40 euro per ogni animale avvelenato. Ma non è finita qui, le autorità ucraine avrebbero comprato un forno crematorio (costato circa 30.000 dollari) per risolvere il problema cani, gatti e animali vari,che vengono, dapprima catturati, per poi essere gettati in fuoco e fiamme. La cosa che ci fa rabbrividire è una: addirittura alcuni esseri vengono bruciati da vivi...Come in tutti questi episodi, più si va avanti e più si capisce la mancanza di umanità in alcune persone. Udite bene, l’Ucraina ha a disposizione circa 10.000 euro da destinare alla costruzione e all’ampliamento di nuovi canili,ad associazioni animaliste. Ma secondo voi, questi soldi sono stati realmente destinati alle cause descritte in precedenza? La risposta ve la diamo noi,ad oggi tutto questo denaro risulta ancora non “usato”, almeno per aiutare persone che si occupano di animali. Un italiano, e ne andiamo fieri, Andrea Cisternino,è un fotografo,ma anche animalista che ogni giorno salva dalla mattanza molti animali. Dal cantosuo,l’UEFA,organizzatore del torneo calcistico, ha fatto sapere di attendere l’implementazione delle misure annunciate dalle autorità ucraine, che hanno promesso la cessazione della mattanza. Intanto molti cani, gatti e altri animali stanno morendo per cause poco chiare. Che cosa c’entrano loro con un evento calcistico? Come si sentono tutti quelli che premono un grilletto, avvelenano il cibo per darlo in pasto alle povere bestiole? Noi un’idea ce la siamo fatta: è inammissibile far partorire idee del genere a codeste persone che non amano la vita altrui. Leparole se le porta via il vento, ma il vento non può certo portare via l’orrore ucraino…
 
GEA PRESS
28 FEBBRAIO 2012
 
Roma: 172 euro di sanzione per avere detto no al massacro dei cani in Ucraina
 
Si era recato il primo febbraio a vedere Lazio – Milan allo stadio Olimpico. Ore 20.45, tutto è pronto. Il clima è frizzante ma tutto poteva aspettarsi eccetto che di lì a non molto su di lui sarebbe cascata una vera e propria doccia fredda. R.C., questo il nome del tifoso che da trent’anni frequenta l’Olimpico, non ha mai avuto problemi. Il suo posto è addirittura nelle tribuna d’onore. Quella sera porta con lui un lenzuolo di casa. Aveva scritto sopra  “stop al massacro per gli europei 2012“.R.C. si sistema nel posto  a lui riservato e stende a questo punto il lenzuolo. Vuole far vedere il suo messaggio, come altri sono apparsi in giro per gli stadi italiani, a seguito dei veloci tam tam circolati in questi giorni sulle proteste da attuare dopo i massacri di cani randagi in Ucraina.Pochi istanti dopo, però, si presentano subito gli steward. All’Olimpico non si può, disposizioni superiori. Uno scambio di opinioni cortesi ma R.C. rimane incredulo. Per questo accetta di farsi accompagnare presso il posto di Polizia. Qui, però, gli viene contestata una sanzione di 172 euro. All’Olimpico non si può esporre null’altro che non sia strettamente attinente alla partita. Poi, fanno notare, la scritta è in colore rosso. E’ il sangue dei cani, dice R.C. Ed invece il rosso è un colore politico, come il nero, motivo per cui all’Olimpico si può solo esporre solo in verde e in azzurro.I poliziotti, riferisce sempre il tifoso, sembrano quasi solidarizzare per la nota vicenda dei cani. Per questo, forse, non viene allontanato dalla stadio. Se però pecca di nuovo, la mannaia dell’espulsione dallo stadio sarà inesorabile. 
 
SAVONA NEWS
26 FEBBRAIO 2012
 
Laigueglia (SV) -  e il maledetto avvelenatore seriale
Si è nuovamente fatto vivo il maledetto avvelenatore di Laigueglia. Dopo aver ucciso decine di colombi a luglio, agosto e settembre del 2011, ieri ha colpito come al solito nel centro storico
 
 
Numerosi volatili sono improvvisamente caduti a terra agonizzanti trai passanti e i turisti; alcuni esemplari ancora vivi sono stati soccorsi dai Volontari dell’ENPA e sottoposti a cure veterinarie, altri soggetti ormai morti sono stati prelevati per  gli esami necroscopici. L’episodio si verifica con preoccupante puntualità anche tre volte all’anno dal 2010; qualcuno sparge un forte anestetico di vecchia generazione, mischiato a cibo, che tramortisce gli animali ed uccide i soggetti più debilitati; mentre per salvarli il costo dei medicinali e le cure assidue necessarie mettono a dura prova l’opera dei pochi volontari dell’associazione.L’ENPA comincia a manifestare perplessità e rabbia perché non si sia ancora riusciti a smascherare il criminale ed ha invitato tutti gli organi di polizia territorialmente competenti ad intensificare i controlli; chiederà inoltre al Comune di provvedere alla bonifica dell’area, come prescrive una recente ordinanza del Ministero della Salute. Le Guardie Zoofile dell’associazione stanno svolgendo gli accertamenti: chi possa dare informazioni utili è pregato di telefonare allo 019/824735 o inviare una mail a savona@enpa.org., o rivolgersi direttamente a Carabinieri, Polizia Municipale, Guardia Forestale e di Finanza, espressamente incaricati di perseguire i maltrattamento di animali; il reato è punito dal Codice Penale e prevede la reclusione da 3 a 18 mesi.
 
IL GAZZETTINO
26 FEBBRAIO 2012
 
Cane: il migliore amico dell'uomo! Anche viceversa?
 
Cane: il migliore amico dell'uomo! Anche viceversa? Gli è andata bene al lupo che a S. Valentino, ferito e denutrito, “morire per morire” ha bussato alla porta dell'uomo – l'animale più pericoloso del pianeta - “aiutatemi!”. Ha avuto la fortuna di trovare dei “meno umani” che l'hanno capito, aiutato “panini, grappa, medicine” e rispedito con un collare “Prego, fate pure, non ho problemi di privacy” nel suo ambiente. Nel bosco, infatti, abituati all'”homo normalis”, quello dei guinzagli, zoo, vivisezioni, e lupi mannari delle vecchie favole - non gli crede nessuno! “Ma va, contaballe!”. Noi, gli animali, se sono buoni li mangiamo, se utili, li addomestichiamo, se fastidiosi come i mussati, li uccidiamo e amen. Ora, passati da fame a dieta, pelliccia-riscaldamento, cavalli- macchine, con qualcuno ci giochiamo, mangiamo, e dormiamo assieme. Chiederemo mutua, veterinario di base, ricovero anziani e diritto al voto! “Gli manca la parola! Contrariamente a tanti uomini che purtroppo ce l'hanno!”. Noi, a furia di cibernetica, diventeremo bionici. E gli “animali” (perchè si muovono ecc.) diventaranno “animali” perchè avranno finalmente l'anima! La nostra!
 
EC PLANET
26 FEBBRAIO 2012
 
Animali ingozzati con gli antibiotici
 
Edoardo Capuano
 
Animali ingozzati con gli antibiotici per accelerarne la loro crescita, e spuntano batteri resistenti che finiscono nei nostri piatti. Provocano infezioni talvolta mortali che rappresentano un alto costo per il sistema sanitario. Ma il sovraconsumo di antibiotici rappresenta un guadagno di produttività per l'industria agroalimentare che, negli Stati Uniti, si rallegra della recente decisione dell'Agenzia dell'alimentazione di autorizzare il loro massiccio utilizzo nell'allevamento.Il consumo di antibiotici prescritti dai medici non è nulla se paragonato alla quantità ingerita con l'alimentazione. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la metà degli antibiotici prodotti nel mondo è destinata agli animali. Una somma che si alza all’80% negli Stati Uniti! Un rapporto della Food and Drug Administration statunitense(FDA) stima che gli animali da allevamento consumano 13.000 tonnellate di antibiotici l’anno anno [1]. Questo sovraconsumo favorisce lo sviluppo di batteri resistenti che possono essere rintracciati nei cibi in caso di cottura insufficiente. Alcuni ricercatori hanno mostrato, peraltro, che gli antibiotici non sono presenti solamente nella carne, ma anche nei cereali o nei legumi coltivate nel terrenoUn studio pubblicato dalla rivista medica Clinical Infectious Diseases nel 2011 rivela che la metà della carne di bue, di pollo, di maiale e di tacchino venduta nei grandi magazzini degli Stati Uniti contiene germi resistenti agli antibiotici (lo stafilococco MRSA). Lo scorso agosto 16.000 tonnellate di tacchino contaminate dalla salmonella – resistente ai medicinali - sono state ritirate dal gigante agroalimentare Cargill. Bilancio: un morto e un centinaio di ricoveri.
La Francia detiene il record di resistenza agli antibiotici
Si sta sviluppando una resistenza agli antibiotici. "Ogni anno 100.000 americani muoiono in ospedale per un'infezione batterica, e non è che la punta dell'iceberg. Il 70% di queste infezioni è resistente ai trattamenti utilizzati abitualmente", ha affermato la deputata democratica Louise Slaughter [2], intervistata dal Guardian. La Francia detiene il record di resistenza agli antibiotici in Europa: il 50% per la penicillina e il 28% per la meticillina [3]. L'Unione Europea ha reagito nel 2006, vietando il consumo di antibiotici per aumentare la crescita degli animali. Negli allevamenti francesi vengono ancora consumate più di mille tonnellate di antibiotici ogni anno. Un studio dell'agenzia nazionale della medicina veterinaria ha valutato la presenza degli antibiotici in 67,7 mg per chilo di carne prodotta. Ha ricordato che gli "antibiotici recenti sono generalmente più attivi ed è sufficiente una somministrazione più ridotta". La Germania non fa eccezione, con i polli industriali ingozzati di “antibiotici”.Malgrado questa inquietante constatazione, negli Stati Uniti l'agenzia per l'alimentazione (Food and Drug Administration) potrebbe operare un’inversione di marcia “preoccupante". Alla fine di dicembre, ha ritirato la promessa – che risale agli anni ’70 - di controllare l’utilizzo di due degli antibiotici più utilizzati: la penicillina e la tetraciclina. I produttori potranno continuare a somministrarla a piacimento ai loro animali. La FDA preferisce, invece, concentrare gli sforzi sulla "possibilità di riforma volontaria" da parte degli agricoltori. Questa decisione - pubblicata con discrezione nel registro federale (Gazzetta ufficiale) alla vigilia di Natale - "non deve essere interpretata come il segno che la FDA non ha alcuna preoccupazione sanitaria" sull'argomento, si è sentita obbligata di precisare. Un simpatico ";regalo di Natale dell’FDA alle fattorie industriali", hanno ironizzato alcuni commentatori.