febbraio 2014
 

TG COM 24
1 FEBBARIO 2014
 
Rogo in capannone,strage di cani
Caserta, fiamme appiccate da ignoti
 
Aversa (Caserta) - Sono almeno 17 i cuccioli di cane di varie razze morti in un incendio che si è sviluppato in un capannone di una società import-export. La ditta ospitava 200 animali di razza pregiata ad Aversa, nel Casertano. Le fiamme si sono sviluppate dal furgone di proprietà della stessa società. Altri cuccioli sono in gravi condizioni. Per gli investigatori potrebbe trattarsi di un rogo di origine dolosa.
 
LA REPUBBLICA NAPOLI
1 FEBBRAIO 2014
 
Aversa (CE), brucia un capannone muoiono 15 cuccioli di cane
Erano custoditi in una struttura con circa 200 box per esemplari di varie razze. In attesa di sistemazione gli altri 185 cuccioli
 
Prima l'incendio di un furgone, poi le fiamme che si sono propagate fino a raggiungere un capannone dove erano custoditi in diversi box 200 cuccioli di cane di varie razze.
Quindici di questi hanno perso la vita a causa delle esalazioni. E' successo ad Aversa (Caserta), presso la società import-export di cani di razza World Pet Center in via dei Cappuccini. Per cause in corso di accertamento e sulle quali stanno indagando i carabinieri di Aversa, si è sviluppato l'incendio del furgone di proprietà della società.
Il mezzo è andato completamente distrutto e le fiamme, propagandosi, hanno interessato parte del capannone di 240 mq, all'interno del quale erano presenti i box dove erano custoditi i cuccioli. I carabinieri e i vigili del fuoco di Aversa, intervenuti per estinguere le fiamme, hanno tratto in salvo i cagnolini sopravvissuti.
Dal rogo si sono salvati 185 cuccioli che rimangono in attesa di sistemazione . Al momento non è stata ancora individuata una struttura che possa ospitarli. Sul posto ci sono i carabinieri e i veterinari dell'Asl di Caserta che stanno curando i cagnolini rimasti intossicati, alcuni dei quali rischiano di morire.
I vigili del fuoco di Caserta intanto sono al lavoro per accertare l'eventuale origine dolosa o accidentale delle fiamme, partite dal furgone usato dai titolari della società per il trasporto dei cani. Dagli accertamenti effettuati non sono inoltre emerse irregolarità a carico dell'azienda "World PetCenter".
 
LA ZAMPA.IT
1 FEBBRAIO 2014
 
Incendio in un capannone a Caserta
Morti 17 cuccioli di cane
Gravi le condizioni di molti altri. Il rogo è probabilmente doloso e gli investigatori non escludono la matrice camorristica.
 
Potrebbe essere doloso l’incendio che nella tarda serata di ieri ad Aversa (Caserta) ha coinvolto parte del capannone della società di import-export «World PetCenter” uccidendo 17 cuccioli di varie razze pregiate. Ne sono convinti i carabinieri del Reparto Territoriale che stanno conducendo le indagini. Non si esclude neanche la matrice camorristica. 
Sul posto, oltre ad una scala appoggiata al tetto dei box e che avrebbe consentito l’accesso alla struttura, mai notata dai proprietari, sono state trovate anche alcune polpette, su cui verranno effettuate analisi per stabilire la presenza di veleno; il cibo era destinato probabilmente ai cani da guardia della struttura. 
Per gli investigatori, dunque, c’era qualcuno estraneo all’attività nella tarda serata di ieri nel perimetro esterno dell’azienda ed è probabile che l’obiettivo fosse quello di distruggere solo il furgone; poi però le fiamme e il fumo si sono propagati per il vento coinvolgendo anche il capannone che ospitava altri box e le gabbie dei cuccioli di cane. In queste ore gli investigatori dell’Arma stanno anche visionando le immagini delle telecamere di sorveglianza dell’azienda. 
Sono gravi le condizioni di molti altri cuccioli che hanno problemi di respirazione; secondo i primi soccorritori un ritardo di pochi minuti nell’opera di salvataggio avrebbe causato la morte di tutti i 199 cuccioli. 
In ogni caso solo l’indagine tecnica dei Vigili del Fuoco del Caserta potrà stabilire con esattezza l’origine del rogo. Dal Comando Provinciale fanno sapere che «non ci sono allo stato elementi per parlare di dolo, ma l’eventualità non si esclude».  
FOTO
Aversa, cuccioli di cane salvati dall’incendio
Un incendio di grandi proporzioni ha distrutto nelle prime ore del mattino una parte di un capannone di una società di importazione di cani, la World Per Center di Aversa. Quando le fiamme sono divampate, nei box si trovavano circa 200 cuccioli di varie razze. Nonostante l’immediato intervento dei vigili del fuoco e dei carabinieri del reparto radiomobile di Aversa che hanno dato una mano ai proprietari in una corsa contro il tempo per salvare dalle fiamme più cani possibili, 17 cuccioli sono morti a seguito di esalazioni da fumo.
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2014
 
CASERTA, 25 CUCCIOLI MORTI NEL ROGO: "C'E' LA MANO DELLA CAMORRA"
Gli inquirenti: diverse piste di matrice malavitosa
 
Chi ha dato alle fiamme il camion per il trasporto dei cuccioli sapeva bene che così facendo avrebbe bloccato la mia attività. E ci è riuscito". Lo dice Biagio Orefice, titolare del "World pet center", società di Aversa, in provincia di Caserta, di import-export di cani, colpita da un incendio doloso nei giorni scorsi che ha ucciso 25 cagnolini Le ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti sono diverse ma prende sempre più piede - scrive "Il Mattino" - quella camorristica, anche se con con diverse sfumature. C'è innanzitutto un episodio che risale ad un mese fa. Orefice, tramite i legali Alfredo e Gabriele Scaccia, ha denunciato per calunnia Salvatore Lo Russo, il boss di Miano diventato collaboratore di giustizia. Il quale, durante un processo a suo carico, aveva detto che il titolare nella sua attività avrebbe riciclato denaro di personaggi legati alla criminalità di Secondigliano. Gli avvocati poi aprono altre strade investigative: "Pensiamo che la pista privilegiata sia proprio quella di un atto compiuto da parte di qualche concorrente infastidito dall'attività del nostro cliente". E, andando indietro nel tempo, c'è anche una denuncia presentata da Orefice per un'estorsione subita un anno e mezzo fa. I carabinieri, per ora, stanno mettendo solo insieme i tasselli di questo puzzle complesso.
 
NEL CUORE.ORG
1 FEBBRAIO 2014
 
ACILIA (RM), ROM GETTANO I CANI SOTTO LE AUTO E CHIEDONO I DANNI
L'allarme lanciato da un comitato di residenti
 
Una tecnica a dir poco crudele per truffare gli automobilisti. Prendono uno dei tanti cani randagi che vivono nei loro insediamenti e lo lanciano tra le ruote della prima auto che arriva, magari ad alta velocità . Poi fingono di essere sconvolti per l'incidente. Quando gli automobilisti si fermano, dopo aver sentito il botto, li accusano di aver investito il cane di loro proprietà e chiedono subito un immediato risarcimento in denaro. Protagonisti di questa truffa - racconta affaritaliani.it - sono i nomadi che vivono nel campo nato ad Acilia, una frazione di Roma, sotto il cavalcavia nei pressi del deposito dell'Ama, l'azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti. La denuncia arriva da un comitato di abitanti della zona che si è già rivolto alle forze dell'ordine. Il gruppo lancia l'allarme agli animalisti per salmeno almeno gli altri cani del campo rom.
 
NEL CUORE.ORG
1 FEBBRAIO 2014
 
ALLUVIONE NEL LIVORNESE, STRAGE DI CAGNOLINI: "SONO MORTI SOTT'ACQUA"
A Cecina, Pontedera, Fucecchio e Castelfiorentino
 
A Cecina, Pontedera e Fucecchio, in provincia di Livorno, colpite dalle alluvioni in questi giorni, sono morti diversi cani nei recinti allagati. Proprio a Cecina, l'acqua ha raggiunto una quarantina di cani da caccia. I proprietari e i vigili del fuoco sono riusciti a salvarli quasi tutti, perché tre di loro hanno perso la vita sott'acqua. A Pontedera, poi, un cacciatore ha chiesto aiuto ai pompieri per dare una mano ai suoi quattro cani chiusi in una baracca sulla golena dell'Arna, però due bestiole sono annegate. Una storia a lieto fine, invece, arriva da La Rotta, dove - racconta "Il Tirreno" - una signora ha dato l'allarme per mettere al sicuro una decina di cagnolini che rischiavano di morire intrappolati. A Fucecchio, invece, sono dispersi - forse anche loro morti annegati - cani sistemati in recinti lungo il fiume. A Castelfiorentino, infine, hanno perso la vita sott'acqua gli animali selvatici di una zona di ripopolamento invasa dalla pioggia e dal fango.
 
IL TIRRENO
1 FEBBRAIO 2014
 
Affogati in quei recinti trasformati in trappole
 
di Rino Bucci
 
CECINA (LI) Hanno resistito fino all’ultimo respiro. Hanno visto l’acqua salire nel box, nella cella, che li aveva visti crescere in compagnia di una rete rugginosa, di una vecchia coperta e una ciotola sudicia. E poi sono morti in silenzio e solitudine, affogati dall’ultima boccata d’acqua arrivata con il fiume in piena. La furia del Cecina si è portata dietro almeno tre vittime: sono tre cani. Non sappiamo se avessero un nome o fossero di razza. Sappiamo solo che vivevano chiusi in una gabbia poco più grande di un metro quadrato a ridosso degli argini, non lontani da una discoteca e a due passi dalla Variante. Il loro mondo era iniziato ed è finito lì. In quel fazzoletto di campagna era stato allestito un vero e proprio canile, una riserva dove i cacciatori in una squadra locale lasciavano per tutta la settimana i lori “amici” della domenica. In tutto, c’era circa una quarantina di animali: quelli più lontani dagli argini, fradici, affamati e impauriti, si sono salvati. Per chi era a due passi dall’acqua non c’è stato niente da fare. I volontari dell’associazione “Mici felici” li hanno trovati ieri mattina senza vita, cristallizzati nel rigor mortis come fossero bambole di plastica disarticolate. «Sapevamo che in questa zona c’erano dei cani – racconta la volontaria Marisa Quaglierini – e appena è stato possibile, tra mille difficoltà siamo arrivati per cercare di liberarli. Purtroppo, per alcuni di loro non c’era più niente da fare. Siamo rimasti senza parole». Probabilmente sono morti intorno alle sei di mattina quando il Cecina si è gonfiato a dismisura e le loro cucce si sono riempite piano piano. Sul posto c’erano i veterinari dell’Asl e gli uomini del nucleo operativo della Forestale. Sono rimasti diverse decine di minuti e, in queste ore, stanno predisponendo dei controlli a tappeto. «Vogliamo accertarci che il canile fosse regolare e a norma, anche perché abbiamo ricevuto alcune segnalazioni che vogliamo verificare – dice l’ispettore della forestale Gaetano Ferrara – lunedì saremo in Comune per acquisire tutta la documentazione». Alcuni cacciatori, arrivati in tarda mattina ai box a ridosso del fiume, sono stati identificati. «Per i cani trovati morti – continua l’ispettore – abbiamo fatto scattare la denuncia per maltrattamento visto che erano provvisti di microchip». In un primo momento sembrava che i sopravvissuti potessero essere ospitati nel canile al Paratino, poi sono stati riconsegnati ai loro proprietari. Sebbene siano stati trovati solo tre cani affogati, secondo i volontari dell’associazione animalista, è probabile che le vittime dell’esondazione siano molte di più. «Probabilmente diversi cacciatori ci hanno preceduto e hanno provveduto a togliere le carcasse di mezzo», dice Quaglierini. Infatti, almeno la metà del box lungo gli argini era vuota. Forse era una fine annunciata: già ad ottobre quando il Cecina esondò e l’idrometro alla Steccaia raggiunse valori da record i cani da caccia che vivevano sulle sponde a due passi dalla Variante rischiarono grosso. In quell’occasione per un pelo non affogarono stavolta non hanno avuto scampo e se ne sono andati per sempre con l’acqua del fiume.
 
LA REPUBBLICA
1 FEBBRAIO 2014
 
Il calvario dei cani di Carovigno (BR)
 
Difficile non rimanere turbati dalle crudeli immagini del trasferimento degli ormai famosi 151 cani di Carovigno. La contestata tradotta, che va avanti da giorni, si deve a un’ordinanza del sindaco Cosimo Mele.  Scaturita dal sequestro degli ospiti del canile-rifugio I Giardini di Pluto disposto in aprile dal gip Maurizio Saso ha preso forma in un doloroso, lento, forzato esodo verso la privata struttura Dog Service.
Alcuni video e scatti fotografici effettuati durante lo spostamento mostrano gli animali stravolti, decisi a non allontanarsi dagli amici con cui hanno stabilito negli anni rapporti di affetto e amicizia. Accalappiati con lacci e museruole si divincolano, si ribaltano a terra, fino a farsi male. Alcuni poi si rannicchiano uno sull’altro, nell’estremo tentativo di proteggere il compagno che sta per essere trascinato via. guarda il video
L’accusa mossa a I Giardini di Pluto, canile-rifugio convenzionato a gestione familiare che sorge su un’estensione di tre ettari, è di essere (come la maggior parte dei canili pugliesi, inclusi quelli sanitari di Bari e Taranto) sovraffollato: 730 cani contro i 200 previsti dal limite fissato dalla legge regionale del 2006. Norma che tuttavia non agisce retrospettivamente, permettendo alle strutture autorizzate in precedenza di operare in un regime di decrescita degli ospiti, attraverso adozioni o decessi naturali. In aggiunta a un preteso rischio per la salute pubblica rivelatosi insussistente.
Con l’avallo del magistrato, che ha reagito duramente a dubbi e preoccupazioni sollevati nelle ultime settimane imponendo la tradotta immediata e inderogabile dei cani, il sindaco Mele ha scelto di destinare i 151 esemplari – quelli che I Giardini di Pluto accoglie in convenzione con Carovigno e con San Michele Salentino – alla volta della Dog Service. Una struttura, questa, non autorizzata ad accogliere randagi, poiché nata dopo l’entrata in vigore della lr 4/2010, in base a cui solo comuni e associazioni protezionistiche possono realizzare nuovi canili. A oggi la Dog Service, che costa alla comunità 2,60 euro al giorno contro gli 1,80 chiesti da I Giardini di Pluto, rimane chiusa alla stampa e appartiene a una società riconducibile a Fedele Prodi, figlio del consigliere comunale di maggioranza della lista civica guidata dallo stesso Mele. ”Particolarmente cruente sono le immagini dei cani terrorizzati, strattonati e trascinati che si dibattono per fuggire ai lacci di operatori sconosciuti e inadeguati, nell’ambito di interventi che, con tutta evidenza, non hanno tenuto in nessun conto né le esigenze etologiche degli animali e la loro organizzazione in gruppi sociali consolidati, né il fatto che si tratta di cani già traumatizzati a causa di un difficile passato di randagismo e giunti lentamente ad acquisire un buon equilibrio comportamentale” si legge nell’interrogazione urgente rivolta dalla senatrice Loredana De Petris ai ministri dell’Interno, di Grazia e Giustizia e Salute: “Il carattere convulso delle operazioni di trasferimento, tuttora in corso, si sono tradotte in una indubbia sofferenza per i cani de I Giardini di Pluto…. In numerosi casi si è verificato il rifiuto del cibo e alcuni esemplari hanno mostrato atteggiamenti aggressivi nei confronti dei loro compagni, come non era mai accaduto all’interno della struttura”. guarda il video
“Voglio esprimere la nostra più viva preoccupazione per le condizioni e le conseguenze che avranno sugli animali le incredibili operazioni di trasferimento dei 151 cani da I Giardini di Pluto  alla Dog Service struttura non autorizzata. Le immagini ci parlano di interventi di inaccettabile brutalità” dice Carla Rocchi, presidente dell’Enpa-Ente nazionale protezione animali. “Non è necessario essere etologi o animalisti per comprendere che il trauma inflitto in questi giorni ai cani è fortissimo e rischia di essere irreversibile, tanto più che si tratta di animali che hanno vissuto a lungo in passato la terribile esperienza del randagismo. Si sono poi poco a poco fidati dell’umanità, trovando serenità; oggi, quella fiducia è stata tradita, il loro equilibrio spezzato. Tornano angoscia, paura, aggressività. Ricordo a tutti che nel 2004 il legislatore ha voluto inserire nel codice penale i maltrattamenti sugli animali come delitti. E’ un dovere rispettare la normativa, un dovere di legge e di coscienza, che nessuno può ignorare”. guarda il video
“Chiediamo anzitutto agli enti responsabili immediate rassicurazioni e trasparenza circa le condizioni e la tutela dei cani trasferiti e in via di trasferimento” dice Piera Rosati, presidente della Lndc-Lega nazionale per la difesa del cane. “Qualora poi si presentasse la fortunata opportunità di famiglie disposte all’adozione, eventualità che noi stessi ci proponiamo di favorire, raccomandiamo estremo rigore in merito a pre e post affidi, senza prescindere da garanzie di tracciabilità sulla destinazione degli animali, naturalmente nell’ambito dei confini nazionali”.
Spiega Enrico Moriconi, dirigente SSN e consulente di etologia e benessere animale: “I cani sono animali che hanno una vita sociale di gruppo, il branco,  e all’interno dei canili si formano gerarchie tipiche in cui ogni individuo ha un ruolo ben preciso. Questo conferisce sicurezza all’animale perché non deve spendere energie nervose per regolare il proprio ritmo vitale. Si creano anche alleanze e simpatie, mentre le contrapposizioni arrivano alla mediazione e si giunge a un equilibrio. Questo si rompe quando un gruppo di cani viene improvvisamente smembrato” prosegue “Tale cambiamento genera sempre sofferenza: sia nel gruppo originario, sia in quello di destinazione. La sofferenza può essere sia fisica – traumi lesioni ferite che i cani si possono scambiare per ristabilire le gerarchie – sia mentale. Infatti  si  richiede uno sforzo di adattamento all’animale, a cui si deve aggiungere il problema dei rapporti fra individui.  I cani devono ridisegnare la loro vita in un ambiente diverso e ricostruire  con fatica e dispendio di energie nervose un equilibrio nella convivenza con gli altri soggetti.  Si induce quindi un forte stress, in entrambi i gruppi smembrati, che, scientificamente, è motivo di sofferenza.  Sofferenza che è recepita come maltrattamento dalla legislazione italiana con la legge 189/04″.
Analoga l’opinione di  Roberto Marchesini, etologo, scrittore e  fondatore della Siua-Scuola di interazione uomo animale: “Pur non conoscendo la situazione nello specifico, ma potendo fornire un parere etologico generale sull’argomento, penso che il trasferimento in gruppo di cani come prassi, e non come urgenza di un singolo esemplare, debba essere assolutamente evitato. Un conto è dunque valutare il singolo soggetto tenendo conto del suo equilibrio comportamentale e potendo escludere situazioni di emotività, ansia, stress e altre condizioni di problematicità. Altro è invece procedere in maniera massiva senza alcuna capacità di discernimento sul profilo comportamentale dei soggetti. È indubbio che su soggetti che hanno determinate problematiche questo tipo di trasferimento va considerato come forma di maltrattamento. E’ molto importante inoltre valutare il tipo di gestione, se individuale o sistemica, dei gruppi all’interno del canile. Perché diverse sono le conseguenze se a essere trasferito è un cane abituato a stare da solo, oppure togliere cani da gruppi non allo scopo di procedere a un’adozione ma per proseguire con un viaggio stressante”.
La sofferenza degli animali non è l’unico argomento, tuttavia, dell’incalzante interrogazione presentata dalla De Petris, che fra le questioni aperte indirizzate chiede “quali provvedimenti intendano adottare i Ministri interrogati in relazione all’ordinanza del sindaco di Carovigno palesemente illegittima, essendo la struttura Dog Service scelta per il trasferimento dei cani priva di ogni autorizzazione all’accoglimento di randagi, dunque in violazione della legge regionale, mancanza riconosciuta dal TAR Puglia di Lecce”, “quali siano le evidenze scientifiche attestanti il rischio epidemiologico contenute nella relazione del consulente nominato dal Pubblico Ministero di Brindisi, affermazioni contraddette dal parere del Servizio Veterinario locale con documento del 7-08-2013″ e, ovviamente, “quali misure vogliano adottare in relazione ai maltrattamenti fisici e psicologici operati sui cani ospitati dalla struttura “Giardini di Pluto” durante le operazioni di trasferimento coattivo condotte dal 25 gennaio e tuttora in corso, maltrattamenti che avranno conseguenze negative anche irreversibili”.
FOTO E VIDEO
 
IL TIRRENO
1 FEBBRAIO 2014
 
Cavalli uccisi dalla fame e dagli stenti
 
di Francesca Gori
 
ROCCASTRADA (GR) Il cavallo è un animale povero, va in giro con gli zoccoli e senza calze. Se gli salti addosso ti porta, se lo metti davanti a una carrozza la tira. Se è stanco, dorme in piedi. Corre, con la criniera al vento, scalcia. Il cavallo è un animale che ha bisogno dell’uomo, quando nasce e cresce in un allevamento. Altrimenti muore. I due cavalli che non sono sopravvissuti all’indifferenza di chi sarebbe dovuto prender cura di loro, sono due maremmani che non avevano nomi che portassero genealogie altisonanti. Erano in un allevamento a Roccastrada. Uno, morto probabilmente da una ventina di giorni. L’altra invece, agonizzante. L’hanno trovata così gli uomini della Lac, la lega anti caccia, che due giorni fa avevano ricevuto una segnalazione. L’ennesima, nell’allevamento di Roccastrada dove qualche anno fa hanno cercato anche di entrare le telecamere di Striscia la notizia. Era distesa a terra, in una pozza d’acqua. I suoi occhi erano quelli di chi sta per morire. Gli occhi pieni di paura, di dolore. Di stanchezza. Il proprietario dell’allevamento non era lì con lei, non stava facendo nulla per salvarle la vita. Sono arrivate le guardie zoofile che hanno chiamato subito un veterinario dell’Asl. È stata una corsa contro il tempo, quella della dottoressa, nella quale a vincere è stato il tempo. Non è stato possibile fare nulla, per quella cavalla dal manto bruno: i suoi occhi si sono chiusi che erano le 17 di un giovedì pomeriggio funestato dalla pioggia. Ha sofferto, hanno detto le guardie zoofile e il veterinario. Ma non era sola: poco distante c’era un altro cavallo che aveva subito lo stesso destino. Lui non lo hanno visto morire: era già passato troppo tempo, forse venti giorni. Il proprietario dell’allevamento, Lauro Rossi, è stato denunciato per uccisione di animali dai carabinieri di Ribolla, che sono arrivati all’azienda agricola insieme agli uomini della polizia provinciale. A loro ha spiegato che quei due cavalli, di 2 e 8 anni, non erano suoi. Che qualcun altro avrebbe dovuto occuparsi di loro. Ma così non è stato. Non avevano una tettoia sotto la quale vivere, non avevano probabilmente cibo a sufficienza. Sarà l’autopsia a dire cosa abbia ucciso i due esemplari di maremmani. Ieri, dopo il sequestro dei due animali, le guardie zoofile e la polizia provinciale sono tornati all’allevamento per un’ispezione, insieme all’istituto Zooprofilattico della Toscana e del Lazio.
 
QUOTIDIANO.NET
1 FEBBRAIO 2014
 
Immagini choc, cavalli lasciati morire sotto la pioggia
 
Firenze - Rintracciato il proprietario del terreno e' stato denunciato per uccisione di animali e i due cavalli morti sono stati posti sotto sequestro
FOTO
 
IL TIRRENO
1 FEBBRAIO 2014
 
La Forestale riesce a salvare un cavallo e alcuni cani imprigionati
 
Prov. di Livorno, La piena non ha risparmiato neppure gli animali. Alla Mazzanta, che è stata sommersa dall’acqua nel pomeriggio di ieri, sono stati salvati dalla Forestale, intervenuta insieme alla protezione civile per mettere in sicurezza i residenti della zona, impauriti dal dilagare impetuoso dell’acqua. Un cavallo e due cani, che si trovavano all’interno del campeggio Mare blu, sono infatti stati tratti in salvo dagli uomini del Corpo forestale. Gli animali hanno rischiato di morire affogati a causa dell’acqua che in meno di un’ora ha riempito nuona parte del reticolo di strade che compone la Mazzanta. Per fortuna la Forestale è riuscita a intervenire in tempo, arrivando così a salvarli. Contemporaneamente i vigili del fuoco hanno fatto evacuare gli ospiti che erano all’interno della reception della Buca del gatto.
 
CORRIERE DEL TICINO
1 FEBBRAIO 2014
 
A16, si rovescia rimorchio con 15 cani
L'incidente si è verificato nei pressi di Bienne - Conducente e animali illesi
 
BERNA - Un rimorchio - trainato da un'automobile - che trasportava 15 cani si è rovesciato stamattina poco prima delle 08.00 sull'autostrada A16 nei pressi di Bienne. Tutti i quadrupedi, e anche il 46.enne alla guida della vettura, sono usciti incolumi dall'incidente, le cui cause sono ancora da chiarire. L'autostrada è rimasta chiusa per due ore tra Bienne e Frinvillier (BE), indica la polizia cantonale bernese in una nota.
 
GEA PRESS
1 FEBBRAIO 2014
 
Cuccioli dall’est – Triangolazione Slovacchia-Spagna-Italia/Germania
Il maxi intervento del SEPRONA, il Corpo speciale della Guardia Civil: dietro il commercio dei cuccioli c'è la criminalità organizzata

 
Almeno 600 cani da vendere alle famiglie spagnole in maniera irregolare. In tutto ad essere stati controllati sono stati 21.000 animali ed oltre 2.000  punti vendita. Questo il risultato dell’operazione della Guarcia Civil spagnola sul commercio di cani, che ha portato alla contestazione di 1.309 illeciti penali ed amministrativi. Ad essere coinvolte nella presunta vendita illegale e falsificazione dei passaporti, sono ora 16 persone.
Buona parte degli animali, secondo la Guardia Civil, provenivano dall’est Europa ed erano diretti, oltre che in Spagna, anche in Portogallo.  Si sospetta inoltre la triangolazione commerciale con la Germania e l’Italia.
La Guardia Civil, per alcune tipologie di reati, tra le quali quelle contro gli animali, ha istituito un settore specifico affidato alla direzione del SEPRONA (Servicio de Protección de la Naturaleza ). E’ stato proprio il SEPRONA a portare a termine l’operazione che ha assunto il nome di “Argos”. Un lungo lavoro di intelligence condotto nel mese scorso e riguardante in modo particolare 595 cagnolini provenienti dalla Slovacchia. Stante quanto riferito dalla polizia spagnola, i mezzi adibiti al trasporto sarebbe risultati non idonei. Poi la falsificazione dei passaporti e dei certificati veterinari.
L’operazione di polizia è scattata quando si è avuta certezza di una importazione con documentazione irregolare. Gli animali erano stati acquistati a prezzi particolarmente bassi ed in violazione delle norme sanitarie spagnole. Si sarebbe inoltre inventato lo stesso pedigree dei cagnolini.
Secondo la Guardia Civil dietro questo traffico ci sarebbe la criminalità organizzata. Ad essere circuita è la buona fede dei clienti del tutto ignorati delle procedure e requisiti dovuti per l’acquisto di un animale domestico. Tali organizzazioni criminali sembrano potere godere in tutto il paese di una consolidata rete di distribuzione. L’anello forte sarebbero proprio gli attuali punti di vendita. Un sistema integrato, dunque, tra traffici illegali e commerci legali.
In base alle risultanze in possesso della polizia spagnola, il commercio illegale di cagnolini avviene via terra ma anche via mare ed aereo. Per la Guardia Civil, i cuccioli arrivati in Spagna dalla Slovacchia, sarebbero utilizzati non solo per il mercato interno ma anche per quello tedesco ed italiano.
Recentemente la Guardia Civil aveva rivelato come alcuni narcotrafficanti stavano convertendo i loro traffici verso quelli degli animali. Lo stimolo era fornito dagli alti guadagni e dalle pene molto basse. Il riferimento più diretto, in questo caso, era il commercio di animali esotici con alcuni paesi americani. Ora il coinvolgimento della criminalità organizzata per quello dei cuccioli.
 
GEA PRESS
1 FEBBRAIO 2014
 
Ferrara – Abbattuti a fucilate due rari Ibis Sacri
La LIPU: non potevano essere confusi con specie cacciabili. Chi ha alzato il fucile ha sparato volutamente

 
Due rari Ibis Sacri (Threskiornis aethiopicus) sono stati abbattuti a fucilate nel ferrarese, nella giornata di giovedì 30 gennaio. A rendere nota la notizia è la LIPU di Ferrara presso il cui Centro di Recupero alcuni volontari della LIDA hanno consegnato  i due poveri animali.
La specie non è originaria dell’Europa e per questo non può escludersi che si tratta di animali fuggiti da qualche zoo privato. Secondo quanto riferito dalla Polizia Provinciale alla LIPU di Ferrara, in alcune zone umide della provincia sono stati recentemente avvistati alcuni Ibis sacri.   “Questo animale – riferisce a GeaPress Lorenzo Borghi, vicepresidente nazionale dell’associazione e responsabile di Ferrara della stessa – è da tempo fuggito da alcune strutture private francesi. In Italia le prime osservazioni sono in Piemonte mentre almeno un individuo è stato da me osservato un po’ di tempo addietro proprio in provincia di Ferrara“.
Giovedì scorso, sottolina la LIPU, era l’ultimo giorno di caccia disponibile. Venerdì, infatti, è  giorno di silenzio venatorio. “Sembra quasi uno sfregio – aggiunge rammaricato Lorenzo Borghi – l’Ibis non è un animale confondibile con specie per le quali è autorizzata l’attività venatoria. Il fatto poi che qualcuno ha ripetutamente sparato contro gli animali, non può che aggravare quanto successo“.
Le radiografie dei corpi dei due animali, mostrano in tutta evidenza i pallini da caccia. Una o due persone, riferiscono dalla LIPU, che hanno alzato il fucile difettando sicuramente di quell’ intelligenza di cui gli Ibis sono un simbolo. L’Ibis Sacro nell’antico Egitto era la divinità simbolo dell’intelligenza. E’ bastato lo sparo avventato di chi non ha rispetto di nulla per porre  fine al volo dei due animali.
I due Ibis di Ferrara sono deceduti  poche ore dopo il ricovero a causa  dell’estrema gravità delle molteplici fratture e lesioni subite. Per loro, prima che arrivasse la triste notizie, era tutto pronto presso il Giardino delle Capinere, la struttura della LIPU, peraltro a rischio chiusura, che ospita sia il Centro di Recupero che un valente Centro di Educazione Ambientale.
 
NEL CUORE.ORG
1 FEBBRAIO 2014
 
FERRARA, CACCIATORI SENZA PIETA': IMPALLINATI E UCCISI ANCHE DUE IBIS
Gli esemplari affidati alla Lipu: morti per le ferite gravi
 
Sono morti dopo poche ore dall'arrivo al Centro recupero della Lipu di Ferrara, uccisi dai pallini sparati da più cacciatori. Non c'è stato nulla da fare per i due esemplari di Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), un uccello di origine africana, da alcuni anni presenti anche in Italia prevalentemente vicino a zone umide. "Si è trattato di un ignobile atto di violenza su animali selvatici rari e non cacciabili", commenta Lorenzo Borghi di Lipu Ferrara. I due esemplari sono stati portati nella struttura gestita dalla Lega italiana protezione uccelli dai volontari dell'associazione Lida, dopo essere stati trovati feriti nella zona di Mezzogoro, nel Basso Ferrarese.
Due animali così rari trovati feriti in contemporanea avevano subito fatto nascere dei dubbi ai volontari e le radiografie hanno dimostrato, con la presenza di pallini di piombo nel corpo, che le ferite erano state causate da più colpi di fucile da caccia, "sparati da una o più persone che difettano sicuramente di quell'intelligenza di cui gli ibis sono un simbolo", aggiunge amaramante Borghi. Nonostante l'intervento d'urgenza nello studio veterinario, entrambi gli esemplari hanno perso la vita dopo poche ore per l'estrema gravità delle molteplici fratture e lesioni subite.
 
LA NUOVA FERRARA
2 FEBBRAIO 2014
 
Impallinati e uccisi due rarissimi Ibis
 
Mezzogoro (FE) - Nel nostro territorio se ne contano poche decine, circa una trentina, e il loro numero da venerdì è diventato ancora più esiguo. Due Ibis sacri sono stati impallinati e uccisi da ignoti bracconieri, proprio allo scoccare del termine della stagione di caccia, e a nulla sono servite le cure prodigate dai veterinari della Lipu per cercare di salvarli. A raccontare la vicenda è lo stesso presidente della Lega nazionale protezione uccelli di Ferrara, Lorenzo Borghi, che parla di «ignobile atto di violenza su animali selvatici rari e non cacciabili». I due uccelli feriti sono stati trovati giovedì nell’area di Mezzogoro, nel Basso Ferrarese. Chi li ha trovati ha prima cercato aiuto a Codigoro, poi attraverso i volontari dell’associazione Lida (Lega Italiana dei Diritti dell'Animale) i due Ibis sono stati portati al Centro di Recupero della Lipu di Ferrara. «Erano in pessime condizioni - racconta Borghi - Uno quasi non si muoveva più, per l’altro invece nutrivamo maggiori speranze». I due Ibus sono stati curati e fasciati, ma uno di loro è morto quasi subito, l’altro qualche ora dopo per l'estrema gravità delle molteplici lesioni. Che potesse trattarsi di opera di bracconieri era subito apparso evidente, e le radiografie eseguite nell’ambulatorio veterinario hanno confermato, con l'incofondibile presenza di pallini di piombo, che le ferite erano state causate da colpi di fucile da caccia. Gli Ibis sacri (Threskiornis aethiopicus) sono simbolicamente legati al dio Thot, divinità dell'antico Egitto simbolo dell'intelligenza, «di cui difettano invece le persone che li hanno uccisi», commenta Borghi, convinto che non si sia trattato di un errore: «È impossibile confondere qualsiasi specie selvatica con gli Ibis. Potrebbero averlo fatto per imbalsamarli, non riuscendo poi a recuperarli, oppure per il gusto di uccidere, per sfregio».
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2014
 
Ferrara – Gli ibis uccisi. Taglia di 500 euro per chi fornirà informazioni utili
L'on.le Zanoni interviene sul Ministro Orlando e la Presidente della Provincia
 
L’eurodeputato PD Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo, in merito alla recente uccsione di due Ibis sacri avvenuta in provincia di Ferrara (vedi articolo) ha affermato come in tal maniera, ovvero in quella peggiore, si è conclusa la stagione di caccia.
“Invito il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ad intervenire urgentemente contro questo grave ed ennesimo episodio di bracconaggio – ha dichiarato l’On.le Zanoni – Chiedo alla Magistratura di compiere tutte le indagini per individuare i delinquenti che hanno sparato a due animali rarissimi in Europa e sollecito le associazioni venatorie e soprattutto il Presidente e i componenti dell’Ambito Territoriale di Caccia ATC 4 di Codigoro a denunciare pubblicamente il gravissimo episodio”.
Zanoni ha inoltre invitato la Presidente della Provincia di Ferrara Marcella Zappaterra ad adoperarsi per arrivare “all’individuazione di questi manigoldi che con due colpi di fucile hanno distrutto un patrimonio di biodiversità inestimabile. Invito – ha concluso Zanoni – chi ha informazioni sull’accaduto a denunciare i responsabili alla Magistratura e metto a disposizione 500 euro per chi è in grado di individuarli. Se non dovessero essere individuati ed assicurati alla giustizia dovrebbe essere vietata la caccia per almeno 5 anni in tutto l’ATC numero 4 di Codigoro»
 
IL TIRRENO
1 FEBBRAIO 2014
 
Si sveglia di notte e salva i cani
 
PONTEDERA (PI) Sono passate da poco le sette del mattino quando Giacomo Nelli, dopo aver chiesto aiuto ai vigili del fuoco, arriva lungo via delle Colline a Il Romito e aspetta di vedere se i suoi cani da caccia potranno essere salvati. «Sono venuto a controllare ieri sera (giovedì, ndr) – dice – e la situazione non mi sembrava così catastrofica. Il fiume era alto ma non pensavo che l’acqua arrivasse alla strada». I quattro cani da caccia sono in una delle tante baracche che sono state realizzate nella golena d’Era. Intrappolati. I loro lamenti arrivano alla strada anche quando i vigili del fuoco con un mezzo anfibio li raggiungono e mettono in salvo i primi due. In quel momento sembrava che l’Era non dovesse creare altri problemi. Invece poco dopo una parte di Ponsacco è andata sott’acqua. Durante la notte era stata una cittadina de La Rotta, Daniela Fiaschi, a mettere in salvo una decina di cani che rischiavano di morire travolti dalla piena dell’Arno, che ha cancellato numerosi annessi agricoli. La donna, alle 3 di notte, è stata svegliata dal rumore forte dell’Arno e dai lamenti dei cani. A quel punto ha cercato di capire cosa stava succedendo e quando si è resa conto che l’acqua era vicino alla strada, ha telefonato a uno dei proprietari dei cani, Giulio Braccini, e ha dato l’allarme. Da quel momento anche altri cittadini sono stati svegliati dalla stessa telefonata nella notte e sono corsi in aiuto dei loro cani portandoli a casa.
 
ECO SEVEN
1 FEBBRAIO 2014
 
Quando la crisi colpisce i cani
 
Nonostante l’82,8% degli italiani si prenda cura in modo adeguato dei propri animali, la crisi ha colpito anche loro attraverso tagli piuttosto netti delle spese veterinarie. Secondo un sondaggio condotto in collaborazione tra la Federazione nazionale veterinari (Fnovi) e l'Eurispes è emerso che i proprietari di animali hanno ridotto le spese veterinarie, per il 52,1% abbastanza, per il 34,7% molto come riferiscono gli stessi medici.
Al Mezzogiorno è il 42,3% dei veterinari a ritenere che le spese veterinarie siano state molto ridotte. Una conseguenza di tutto ciò è l'aumento degli affidi perché in molti non riescono a sostenere le spese per mantenerli. È calata inoltre del 44.3% l’adozione mentre è aumentato il numero degli abbandoni.
Al 66.3% dei veterinari è inoltre capitato di curare animali selvatici (uccelli, mammiferi e rettili) in difficoltà, portati o dalle forze dell'ordine o da associazioni, nonchè animali maltrattati (all'1,4% spesso, al 22,5% qualche volta, al 51,7% raramente). Mentre è aumentata del 40% la richiesta di eutanasia quando la malattia è cronica o non curabile.
Sconcertante è l’inutilizzo del microchip: nonostante gli obblighi di legge sull'anagrafe canina, quasi tutti i veterinari hanno visitato cani privi del microchip.
 
GEA PRESS
1 FEBBRAIO 2014
 
Vittime della Caccia – Le anticipazioni da far paura sulla stagione 2013-2014.
Contrasti con i dati diffusi dai cacciatori.
 
Verrà pubblicato il tre febbraio prossimo il Dossier dell’Associazione Vittime della caccia, sul resoconto di morti e feriti della stagione venatoria appena conclusa. L’Associazione, però, anticipa ora alcuni dati che attesterebbero la conta a 105 tra morti e feriti, tra i cacciatori, per armi da caccia nell’arco di nemmeno cinque mesi. Undici morti e 28 feriti, invece, tra i civili.
Secondo l’associazione i fucilati durante le battute, ovvero in ambito venatorio, sarebbero ben 82 nei “soli” 60 giorni effettivi di questo calendario venatorio. Nello stesso periodo un morto e 19 feriti tra i civili.
Ventitrè, invece, le persone vittime  delle  armi da caccia dei cacciatori,  anche al di fuori delle battute (ambito extravenatorio). Tra questi, dieci  morti e nove feriti tra la gente comune.
L’Associazione Vittime della caccia, contestanto il 40% in meno degli incidenti che sarebbe stato diffuso in ambiente venatorio, rileva l’allarme suscitato dai dati ora diffusi.
“La gente comune, le persone disarmate, ovvero coloro che si ritrovano lungo il tiro incrociato delle doppiette  – nonostante spesso siano a casa propria o in un luogo pubblico – stanno alzando la testa ogni anno di più e vogliono garanzia di sicurezza“, dichiara Maurizio Giulianelli, portavoce dell’Associazione Vittime della caccia, e aggiunge: “invece i dati monitorati dalla nostra associazione sulla base delle osservazioni sistematiche e rigorose confermano l’alto prezzo di vite umane che la caccia ha fatto pagare ancora in questa stagione 2013-2014“. Questo anche per coloro che con la caccia non hanno nulla a che fare.
Anche la stagione conclusa non ha risparmiato proprio nessuno: oltre ai milioni di animali selvatici massacrati, dice sempre l’Associazione vittime della caccia, i “tanti tantissimi animali d’affezione impallinati nei propri giardini“. Vittime che mancherebbero nella conta fornita dalla parte avversa.
Questo quanto anticipato per questa stagione venatoria, cercando di riportare l’attenzione soprattutto sulle vittime della caccia civili:
SETTEMBRE: il mese a più alto rischio per la gente comune (dicembre per i cacciatori) in ambito venatorio, mentre in ambito extravenatorio (al di fuori delle battute) ottobre e dicembre i mesi con più vittime civili.  In  aumento  il numero di vittime civili di questa e della scorsa stagione venatoria, rispetto alle precedenti. Così confermerebbero anche  quelle che vengono definite le crescenti richieste di aiuto che pervengono all’Associazione Vittime della caccia e dalle denunce mediatiche sempre più numerose.
I DATI DEL’ASSOCIAZIONE VITTIME DELLA CACCIA: Vittime per armi da caccia e cacciatori stagione venatoria 2013-2014 (1 settembre/30 gennaio):
AMBITO VENATORIO (vittime nelle battute di caccia)
CIVILI 19 Feriti + 1 Morti – CACCIATORI 50 Feriti + 12 Morti
tot 69 Feriti + 13 Morti = 82 Vittime
AMBITO EXTRAVENATORIO (vittime per armi da caccia-cacciatori in ambiente domestico, sociale, collettivo, familiare, ecc)
CIVILI 9 Feriti + 10 Morti – CACCIATORI 2 Feriti + 2 Morti
tot 11 Feriti + 12 Morti = 23 Vittime
MORTI E FERITI PER ARMI DA CACCIA E CACCIATORI nei DUE AMBITI
CIVILI 28 Feriti + 11 Morti – CACCIATORI 52 Feriti + 14 Morti
80 Feriti + 25 Morti = 105 Vittime Totali
Chi provoca incidenti di caccia? Dalla stagione venatoria 2010-2011 a questa appena conclusa, si sono raccolti i dati sull’età dei cacciatori responsabili di incidenti o di atti di violenza con le armi da caccia. Con la somma di questi dati corrispondenti a quattro stagioni venatorie, emerge che le fasce di età più tendenti a provocare danni a persone partono da quelle intermedie, 51 anni in poi, con un picco massimo nella decade 61/70 anni. Analizzando invece anno per anno, nella precedente stagione venatoria (2012-2013) è emerso un insolito picco di incidenti o atti di violenza con armi per mano di giovani neopatentati appartenenti alla fascia dei 18-30 anni. Fenomeno questo che in questa stagione appena conclusa, risulta rientrato, spostando appunto, i casi critici analizzati dalla media età in poi, con un picco fino ai 70 anni, e un discreto numero di casi anche nelle più venerande età a conferma dello stesso dato precedente. Questo è quanto risulta analizzando “solo” i casi con vittime per armi da caccia, morti e feriti.
Non solo morti e feriti. Balza in avanti l’età di coloro che, essendo ancora legittimati dalla legge a detenere ed usare fucili ad uso caccia ne abusavano e si rendevano responsabili di minacce e violenze di vario tipo nei contesti quotidiani, quali dinamiche con familiari, mogli, ex, figli, vicini, confinanti, passanti. Questa raccolta di rassegne stampa è titolata Storie di “Ordinaria Follia” e ricorda come irrisolto il problema dei troppi ultrasettantenni che legittimamente detengono ancora armi ma che parrebbero aver presentano  disagi psichici.
La preoccupante fotografia “DEI DANNI PRODOTTI DALLA CACCIA IN ITALIA” che è apparsa con la chiusura di questa stagione venatoria e la definitva raccolta dei dati è sinteticamente riassunta nel  documento “Frequenza degli accadimenti intercettati”, ovvero una significativa somma cronologica dei misfatti ad opera di cacciatori, ma che esclude tutti i casi di abusi, illeciti e crimini ambientali e faunistici che sono trattati in sezioni apposite molto dettagliate.
Dunque, dal 3 febbraio, il DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA 2013-2014 verrà pubblicato completo sul sito dell’Associazione Vittime della caccia con tutti i dati analitici e sintetici, le rassegne stampa da cui scaturiscono, grafici e tabelle per fotografare realisticamente il fenomeno caccia in Italia e il disagio sociale che ne consegue, stridente denuncia in un Paese che si definisce civile.
Recenti dati forniti dal mondo venatorio avevano riportato a 15 i morti dovuti all’attività venatoria, mentre è stata criticata la suddivisione tra “ambito venatorio” ed “ambito extravenatorio” fornita dall’Associazione Vittime della caccia. “Il nesso tra le due è l’arma – hanno riferito parte dei cacciatori -  ma il presupposto per cui il numero complessivo rientra nella pericolosità dell’attività venatoria sfugge totalmente“.
 
TICINO NEWS
1 FEBBRAIO 2014
 
Bracconaggio in Ticino, 10 denunce nel 2013
La caccia illegale ha portato al ritiro di 16 patenti e all’emissione di 160 multe
 
L’Ufficio caccia e pesca cantonale ha emesso 160 rapporti di contravvenzione, ha ritirato 16 patenti e sporto 10 denunce al Ministero pubblico. Tutto questo nel 2013. È quanto si legge su Teletext.
Vengono perseguite attività come quella con strumenti proibiti, ad esempio fucili con silenziatori o tagliole, attività fuori stagione o in zone dove è vietata la caccia.
L’anno scorso sono state stilate 150 multe, con il ritiro di 25 patenti per motivi di pesca fuori periodo, in zone di protezione o a causa si pesca di esemplari troppo piccoli.
 
NEL CUORE.ORG
1 FEBBRAIO 2014
 
AUSTRALIA, PROTESTE IN SPIAGGIA CONTRO LA LEGGE AMMAZZA-SQUALI
Seimila contestatori a Perth, almeno duemila a Sydney
 
Migliaia di persone hanno invaso le spiagge di tutta l'Australia per protestare contro la nuova normativa che consente l'eliminazione degli squali di maggiori dimensioni "pericolosi". Ultimo ad adottarla è stato il governo dello Stato federato dell'Australia Occidentale, ma regole analoghe erano già in vigore anche nel Queensland e nel Victoria. La gente ha deciso di manifestare a difesa dei predatori, invocando il rispetto dei trattati internazionale e la salvaguardia dell'ambiente.
Particolarmente alta la partecipazione a Perth, dove sono stati seimila i contestatori radunatisi sul limite delle aree dove è stato autorizzato l'abbattimento, affidato a pescatori professionisti muniti di licenza ad hoc, da realizzare con barriere protettive irte di grossi ami innescati per attirare i predatori convertiti in prede: potranno essere uccisi soltanto quelli di lunghezza superiore ai tre metri, come gli squali tigre, gli squali toro o gli squali bianchi, malgrado questi ultimi siano protetti in quanto compresi tra le specie animali a rischio di estinzione. Gli animalisti sostengono, però, che un simile sistema di caccia sia troppo poco selettivo, e ponga perciò a rischio anche gli esemplari più piccoli. Gli esperti hanno poi sollevato dubbi sulla reale efficacia del metodo in termini di sicurezza. "Il quantitativo di squali che saranno uccisi è tale da non poter modificare lo stato delle cose", ha dichiarato uno dei dimostranti, Anthony Joice, sopravvissuto in ottobre all'attacco di un pescecane nelle acque davanti a Sydney. Proprio nella capitale sono stati almeno duemila i difensori degli squali che hanno preso parte all'iniziativa: una di loro, Katherine Cook, non ha esitato a incatenarsi a un peschereccio per impedirgli di salpare e andare a controllare se qualche squalo avesse abboccato. Per tentare di fermare la mattanza.
 
LA ZAMPA.IT
1 FEBBRAIO 2014
 
Il popolo dei pinguini rischia di sparire
Gli animali che popolano il Polo Sud sono a rischio estinzione per l’aumento delle temperature terrestri
 
Francesco Semprini
 
New York Una nuova emergenza minaccia l’ecosistema del nostro Pianeta, è l’allarme pinguini. Gli animali che popolano i manti ghiacciati del Polo Sud sono a rischio estinzione a causa, ancora una volta, dell’aumento delle temperature terrestri.  
Il monito arriva sulla base dei risultati ottenuti dall’ultimazione di alcuni nuovi studi. Uno in particolare è stato messo a punto da alcuni ricercatori che hanno trascorso quasi 30 anni a studiare una colonia di pinguini sulle coste dell’Argentina, una delle più grandi al mondo, scoprendo che l’effetto serra causato dalle emissioni nocive, e il conseguente surriscaldamento climatico, è letale per gli animali. «Le tempeste e le ondate di calore stanno uccidendo i pinguini», spiega Dee Boersma, dell’Università di Washington, coordinatrice della squadra di specialisti che hanno redatto lo studio. Secondo gli scienziati, i pinguini muoiono per ipotermia perché non hanno ancora sviluppato uno strato impermeabile e isolante. 
Boersma, che studia i pinguini di Punta Tombo dal 1982, ha spiegato che dal 1987 il numero di coppie che hanno nidificato nella colonia è diminuito del 24%. In sostanza si è davanti a un vero rischio di estinzione della specie come confermano i numeri. Durante lo studio trentennale condotto sulla colonia di circa 400 mila esemplari, ogni anno sono morti il 65% di pulcini di pinguino appena nati, mentre un altro 40% pativa la fame. I decessi sono stati almeno per il 7% causati dal cambiamento climatico, ma in alcune annate questo fattore ha rappresentato la principale causa di morte, raggiungendo finanche la quota del 50 per cento. Tra le conseguenze dell’aumento delle temperature c’è in particolare quella dello scioglimento dei ghiacciai e il distacco degli iceberg. Fattori questi che limitano la capacità dei pinguini di catturare il pesce di cui hanno bisogno per nutrirsi, andando a incidere in maniera devastante sul loro equilibrio naturale. 
 
GEA PRESS
2 FEBBRAIO 2014
Forio d’Ischia (NA) – Golden retriever centrato al volto da una fucilata

Un colpo di fucile, intorno alle 13.30 di oggi in via Purgatorio a Forio d’Ischia. Una strada con molte case e le persone che si precipitano in strada. In terra, in un lago di sangue, un cane Golden retriever. Il volto è crivellato dai pallini di piombo. Sul posto vengono  chiamati i Carabinieri. Saranno loro ad avvisare il Servizio veterinario dell’ASL che ha provveduto al trasporto del povero cane presso l’ambulatorio di Serrara Fontana e provvedere alla sedazione.
Il cane, stante le prime indiscrezioni circolate, non sarebbe microchippato. Nessuna notizia su chi ha premuto il grilletto e le motivazioni del gesto.
Secondo i volontari della locale sede della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, il cane riversa in gravi condizioni. La vista, in modo particolare, potrebbe essere stata compromessa.
“Non voglio aggiungere altro se non che questa è gente  non dovrebbe esistere – dichiara a GeaPress Arnalda Iacono, responsabile della Lega Difesa del Cane di Ischia – Un fatto tremendo ed uno sdegno fortissimo. Non so proprio cosa può passare per la testa delle persone, spero che i Carabinieri provvedano a rintracciare il colpevole“.
Il cane è attualmente sottoposto a terapia antibiotica e le prossime ore saranno per lui determinanti. La Lega Difesa del Cane, ha già annunciato la costituzione di Parte Civile nel caso verrà individuato il responsabile ed intentato il processo contro di lui. All’esame degli inquirenti ci sarebbero i porti d’arma delle persone residenti nei luoghi. A seguito del colpo di fucile, gli abitanti sono andati subito in strada ed a quanto pare non vi era già nessuno. Probabile che il detentore di quel fucile sia proprio nei pressi. Per la Lega Difesa del Cane non dovrebbe essere difficile poterlo individuare.
 
GIORNALE DI SICILIA
2 FEBBRAIO 2014
 
Cani avvelenati a Enna, il sindaco sulla mattanza:
«Aree bonificate ma l’inciviltà resta»
 
di ANTONELLA RIZZUTO
 
ENNA. L’episodio più eclatante un sabato notte, quando due ragazzi hanno trovato un cane agonizzante in via Valguarnera. Era stato avvelenato così i giovani hanno subito avvisato i volontari. Un altro episodio grave si era già verificato a dicembre. Da allora, l'allarme non è più cessato. Ed è continuata la mattanza ad opera di una banda di criminali nel comune dell'entroterra siciliano. Negli ultimi due mesi, sono morti avvelenati circa quaranta cani. Un dato allarmante che desta non poche preoccupazioni all'amministrazione cittadina e ai residenti.
Lo ha affermato il sindaco di Enna, Paolo Garofalo, intervenendo ieri a Ditelo a Rgs: «Nel periodo natalizio è cominciata questa forma ignobile di maltrattamento degli animali. Sono stati coinvolti - spiega il primo cittadino ennese - sia i cani randagi che quelli padronali che andando a spasso hanno ingerito il veleno disseminato nelle aree pubbliche. Il Comune ha regolarmente esposto denuncia su quanto accaduto e ha deciso di costituirsi parte civile, qualora si dovessero scoprire i colpevoli. I soldi serviranno ad attivare iniziative per la lotta al randagismo».
Intanto l'amministrazione comunale ha già portato avanti una serie di azioni per porre fine all'emergenza avvelenamenti nel territorio. Strategie che, purtroppo, non hanno ancora prodotto risultati.
«Abbiamo bonificato tutte le zone dove sono stati trovati i cani avvelenati - continua Garofalo -. Inoltre abbiamo inaugurato un'area protetta dove gli animali possono sgambare. È una zona verde con tanti alberi, molto vasta e dotati di servizi minimi per gli animali. Rimane però il problema dell'inciviltà e della cattiveria di coloro che si divertono a compiere simili gesti terribili».
Per fronteggiare la lotta al randagismo e garantire un rifugio sicuro ai cani, il Comune di Enna si appoggia ad una struttura che si trova a Delia. […]
 
LA NUOVA SARDEGNA
2 FEBBRAIO 2014
 
Bocconcini al veleno il sindaco annuncia dure azioni legali
 
SINISCOLA (NU) - Ancora una volta diversi animali agonizzanti, o i loro cadaveri, sono stati rinvenuti lungo le strade dell'abitato, suscitando rabbia e preoccupazione. A Siniscola e La Caletta la strage di gatti e di cani avvelenati con bocconcini al topicida continua senza sosta, tanto che il Comune è dovuto correre ai ripari con provvedimenti mirati. In accordo con la Asl la giunta civica ha deliberato di procedere con la bonifica delle zone del territorio dove da tempo continuano a verificarsi episodi di questo genere. “Non c’è dubbio che qualcuno abbia disseminato di cibi avvelenati diverse strade, configurando un pericolo non solo per gli animali ma anche per la stessa popolazione –afferma il sindaco Rocco Celentano–. Azioni di questo genere sono molto gravi. La legge le punisce severamente”. L’emergenza riguarda in particolare la zona di via Milano, a La Caletta, dove negli ultimi giorni sono stati rinvenuti numerosi gatti deceduti dopo aver ingurgitato bocconcini avvelenati. Ma episodi di questo tipo riguardano un po’ tutto il territorio. Forte la protesta delle associazioni animaliste che, da tempo, reclamano più tutele per l’incolumità degli animali, sia randagi sia domestici. Molti cittadini hanno già presentato denuncia alle forze dell’ordine. Anche il primo cittadino di Siniscola annuncia dure azioni legali nei confronti di chi si macchia di reati contro gli animali. “Il Comune di Siniscola si costituirà parte civile nei processi contro chi cosparge il territorio di alimenti avvelenati – conclude Celentano – perché si tratta di azioni intollerabili”.
 
VNEWS24
2 FEBBRAIO 2014
 
Cane imbavagliato sul balcone: la foto fa il giro del web

 
Crotone (Calabria) - Un pastore tedesco in “punizione”, imbavagliato, sul balcone di casa. A denunciare il fatto è un utente di Facebook, il quale ha fotografato il povero animale, scrivendo che si trova in un abitazione di  fronte la scuola magistrale di Crotone, in Calabria,  affermando, che il cane sia stato anche picchiato dai suoi padroni. Le foto stanno facendo il giro del web e stanno indignando tutti. Chiara, ad esempio, scrive che “è proprio vero che non c’è limite al peggio!! Mi auguro di cuore che il proprietario di questo cane si ammali e venga trattato allo stesso modo dai parenti!”. Molti fanno notare che invece di fotografare sarebbe necessario denunciare il fatto perché la gogna mediatica non risolve il problema dei maltrattamenti al povero animale.
In ogni caso, il comportamenti dei proprietari del povero pastore tedesco di Crotone è tale da poter procurare loro una denuncia penale poiché la legge punisce i maltrattamenti agli animali. Del resto le leggi di regolamentazione del condominio hanno eliminato tutte le limitazioni alla detenzione di animali domestici, circostanza che rende ancora più grave l’episodio.
Sarebbe il caso, quando si prende un animale domestico, capire se si è nelle condizioni di tenerlo nel modo, per lui, più confortevole possibile, per evitargli inutili sofferenze.
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2014
 
CROTONE, CANE SUL BALCONE CON LA MUSERUOLA: "MAI MALTRATTATO"
Lo rivela l'Enpa dopo il sopralluogo nella casa
 
Crotone - La denuncia era arrivata dall'Enpa di Crotone: un pastore tedesco rinchiuso sul balcone di un appartamento, abbandonato al freddo e all'umidità e con il muso bloccato da una striscia di nastro adesivo. L'immagine ha fatto il giro della città calabrese ed è finita sul web, facendo infuriare amanti degli animali ovunque in Italia. 
La vicenda del cane tenuto sul balcone, però, sembra chiudersi - scrive "Leggo" - con un lieto fine. A rassicurare sulle condizioni dell'animale è il comandante provinciale delle guardie ecozoofile di Crotone, che ha fatto un sopralluogo. Ecco cià che ha scritto sul resoconto: "E' emerso al momento che il cane, un bellisimo pastore tedesco femmina di nome Ariel, non ha subito alcun maltrattamento dal legittimo proprietario. Quello che sembrava un nastro intorno alla bocca dalle fotografie a noi inviate - ha spiegato il comandante Carmine Levato - è, in realtà, una museruola di gomma trasparente aperta, messa dal proprietario, pare di tanto in tanto, quando il cane viene detenuto sul balcone, per evitare che abbai in orari non consoni".
Secondo il racconto del proprietario di Ariel, il cane sarebbe diventato un capro espiatorio in diverse liti con i vicini di casa. I controlli della polizia e dell'Asl, però, non avrebbero riscontrato irregolarità: l'animale è ben curato. "Stiamo facendo comunque tutti gli accertamenti del caso - prosegue Levato - vogliamo avere la certezza che il cane stia bene e verificare quante volte e quanto tempo l'animale effettivamente indossava la museruola".
 
GEA PRESS
2 FEBBRAIO 2014
Napoli – Cardellini con i ganci cuciti nel petto
Intervento della Polizia di Stato e delle Guardie volontarie EMPA e WWF
 
La  Polizia di Stato, ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, unitamente alle Guardie Zoofile E.M.P.A. (Ente Mediterraneo Protezione Animali) e Guardie zoofile del WWF di Napoli, dopo una lungo e articolato lavoro di indagini, hanno perquisito stamani un nagozio di animali napoletano.
L’intervento, coordinato dal dirigente della Polizia di Stato dott. Michele Spina, ha portato al ritrovamento di numerosi cardellini (Carduelis carduelis). Si tratta di un piccolo uccello canoro, la cui cattura e detenzione è ancora molto diffusa nel napoletano. Gli uccellatori partenopei, per catturarlo, arrivano a frequentare anche le campagne lucane, calabresi, laziali e toscane. Il Cardellino appartiene alla fauna protetta. Gli esemplari rinvenuti a Napoli erano detenuti in piccole gabbie, in attesa dell’acquirente.
Gli animali sono stati tutti posti sotto sequestro ed affidati ai Veterinari  dell’ASL NA 1, ex Frullone, per le cure necessarie.
Nel corso dell’intervento veterinario, si è così potuto notare come tre femmine di cardellino, verosimilmente utilizzate come richiamo vivo per la cattura dei volatili selvatici, avevano cucito sul petto un piccolo gancio. Legate con il tramite di una cordicella, sarebbero state strattonate dall’uccellatore ben nascosto nei pressi dell’impianto di cattura. I movimenti dei poveri animali e soprattutto i colori dell’ala così mostrati, avrebbero attratto i maschi dei cardellini selvatici.
La loro prigionia, comunicano ora le associazioni, è terminata. Appena pronti saranno liberati.
Il detentore, già noto per analoghi fatti, è stato denunciato per il possesso e commercio di fauna protetta e maltrattamento di animali. Un ringraziamento particolare viene rivolto dall’EMPA e dal WWF alla Polizia di Stato.
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2014
 
Parco Nazionale d’Aspromonte – Sequestro di trappole per Ghiri
Intervento del Corpo Forestale dello Stato - In area protetta anche a caccia di cinghiali
 
Intervento del Comando Stazione del Corpo Forestale di San Luca (RC) in servizio antibracconaggio nel Parco Nazionale d’Aspromonte. Ad essere state sequestrate sono state cinque trappole artigianali e del munizionamento.
Le trappole, ricavate da oggetti in  metallo di uso comune, erano destinate alla cattura del ghiro, roditore selvatico ancora cacciato, nonostante il divieto assoluto, per l’alimentazione.
Gli appostamenti  ed i pattugliamenti erano iniziati a seguito dell’ascolto di numerosi colpi di arma da fuoco. Il tutto, riferisce il Corpo forestale dello Stato, feceva presagiere lo svolgimento dell’attività venatoria in una zona ricadente nell’area protetta.  Si trattava, infatti, della località “Pietra lunga” nel Comune di San Luca.
Il personale forestale, spintosi all’interno di un bosco di querce di proprietà regionale ha così rinvenuto le  trappole ancora contenenti residui vegetali usati come esca. Trovato anche un sacchetto con tredici cartucce per fucile da caccia  calibro 12 a munizionamento spezzato ( pallini).
Secondo la Forestale è presumibile che gli spari uditi erano indirizzati all’abbattimento di cinghiali e che i bracconieri accortisi dell’arrivo degli Agenti si siano dati alla fuga facendo perdere le tracce. Le trappole rinvenute, invece, erano state posizionate per  la cattura del ghiro ( Glis glis)
Questa è l’ultima delle numerose operazioni andate a buon fine, a difesa della fauna del parco disposte dal Coordinamento Territoriale per l’Ambiente che dimostrano il costante e capillare controllo delle pattuglie del Corpo Forestale sul territorio protetto.
 
IL RESTO DEL CARLINO
2 FEBBRAIO 2014
 
Maltempo, l’oasi felina allagata: animali rischiano la vita
Le piogge incessanti hanno allagato la struttura. "Dateci una mano, la situazione è drammatica" (FOTO)
 
di Caterina Zanirato
 
Rovigo - LA PRIMA vittima del maltempo è stata l’oasi felina di via De Polzer.
La zona dedicata alla cura e al riposo dei gatti, infatti, è andata completamente sott’acqua (FOTO), a causa della continua pioggia e del terreno della struttura, che si trova sotto al livello della strada e quindi senza fognature vicine che possano scaricare l’acqua piovana.
 «La situazione è drammatica — spiega Caterina Tresin, volontaria dell’Una, l’associazione che gestisce la struttura —. Fortunatamente abbiamo trovato delle pompe per aspirare l’acqua, prestate da amici, volontari e conoscenti. Ora, un imprenditore di Villadose, che ringrazio di cuore ci sta portando un generatore, perché con la corrente che abbiamo non possiamo usare le pompe: consumano troppo e salta tutto l’impianto. Anche con tre pompe comunque serviranno giorni per svuotare l’oasi felina. Il problema è che l’unica fognatura si trova in strada, molto più in alto di noi, quindi dobbiamo scaricare l’acqua sollevata dalle pompe nel canale a fianco l’oasi, ma la rete è sigillata per non fare scappare i gatti e quindi cercheremo di fare passare il tubo da sopra. E per di più, per il momento, l’acqua è arrivata anche all’ingresso dell’oasi, dove dobbiamo passare noi volontari».
I gatti fortunatamente sono in salvo: «L’oasi uno (la parte più vecchia) ha solo un angolo sott’acqua — prosegue la Tresin —, per il resto i micioni si spostano saltando, hanno ripari, trovano posti più alti delle cucce a terra. Il problema è che sono anni che la struttura si allaga e servirebbe una soluzione duratura nel tempo».
UNA RICHIESTA esplicita all’assessore Andrea Bimbatti, che ieri mattina, dopo un sopralluogo all’oasi si era subito mosso portando i vigili del fuoco per dragare il terreno. «Purtroppo i vigili del fuoco non hanno potuto fare nulla: hanno pompe molto potenti, che aspirerebbero anche il terreno con questa quantità d’acqua. Spero comunque, ora che l’assessore Bimbatti ha visto con i propri occhi la situazione, si pensi a un piano per sistemare l’area in maniera definitiva».
FOTO
 
OSTIA TV
2 FEBBRAIO 2014
 
Bagnoletto (Roma), un pesce rosso in strada dopo il nubifragio

 
Bagnoletto (Roma) – Un pesciolino rosso è stato visto nuotare elegantemente per le strade di Bagnoletto ormai trasformate in canali. Il pesce, fotografato dai residenti, è scampato al nubifragio di venerdì 31 gennaio. In questo caso l’acqua ha ‘accolto’ la bestiola che è sopravvissuta alla furia dell’acqua. “Probabilmente il pesce faceva parte di un acquario da giardino”, osserva Alessandro Ieva, presidente del locale comitato di quartiere. 
 
NEL CUORE.ORG
2 FEBBRAIO 2014
 
ARRIVA UN SISTEMA SATELLITARE PER SEGNALARE I CANI IN AUTOSTRADA
Gratis e attivabile con rapidità. L'idea dalla Sicilia
 
Un sistema satellitare che può salvare la vita ai cani abbondati in autostrada o su strade statali. Ma anche agli automobilisti che, per non investire l'animale che si presenta davanti alla macchina, rischiano di schiantarsi e di provocare incidenti. Se ne sono verificati due in provincia di Palermo di recente. Ed ecco che Roberto Cantesi - scrive il "Giornale di Sicilia" - ha messo a punto il progetto. L'uomo, che per diverso tempo ha percorso le autostrade siciliane e si è reso protagonista di recuperi di randagi, ha studiato un sistema satellitare. Gli obiettivi? Migliorare il monitoraggio, localizzare gli animali, impedire gli incidenti e favorire il pronto intervento.
Una volta all'opera, questo progetto innovativo dovrebbe segnalare la presenza di cani per strada avvertendo le autorità. Il sistema di allarme può essere installato gratuitamente e in pochissimo tempo sulle auto e permette di bloccarne o rallentarne la marcia davanti a qualsiasi ostacolo improvviso. E sarebbe di grande aiuto anche in caso di incidente, perché il segnale satellitare allerterebbe le forze dell'ordine, che possono intervenire. "Conto di presentarlo insieme ad Edoardo Stoppa il mese prossimo", spiega Cantesi.
 
ALTO ADIGE
2 FEBBRAIO 2014
 
Mangiava würstel, miele e anche il gelato
 
BOLZANO - Dell’orso Pippo - prima delle cure e infine dell’eutanasia - si occupò un veterinario bolzanino, Paolo Gallmetzer. . Mai avuto paura nell’affrontarlo? «Assolutamente no. Con gli addetti della Giardineria a volte diventava minaccioso, ma con me era dolcissimo, forse anche perché gli portavo del cibo che gradiva: frutta, uova, e soprattutto würstel. Mangiava spesso miele e negli ultimi anni il gelato che gli portava l’animalista Nika Buffa. E poi tutto quello che i suoi fans, i bambini, gli lanciavano dall’alto». La sua però non era una bella gabbia… «Una volta si facevano le cose un po’ così, c’era meno rispetto per gli animali e le loro esigenze. Quel buco in cemento con le pareti umide non era certo l’ideale. Per avere un po’ di privacy e per dormire doveva poi rifugiarsi in una stanzetta ancor più umida e scomoda». La storia ha un finale doloroso. «Io mi battei a fianco del sindaco Ferrari per tenere in vita Pippo, perché non mi pareva che soffrisse eccessivamente. Ma quando subì anche l’aggressione a bastonate da parte di qualche pazzo sceso nella gabbia di notte e rimasto senza nome, capii che l’eutanasia era una soluzione necessaria. Dov’è finito? Cremato, al “cimitero” della Vives».
 
MESSAGGERO VENETO
2 FEBBRAIO 2014
 
Avvistati in città sei cervi
 
MANIAGO (PN) - È stato segnalato il sesto attraversamento stradale da parte di cervi nel giro di qualche settimana. La curiosità è che i casi, tutti risoltisi senza danni, non giungono dalla Pedemontana o dalla fascia collinare ma da Maniago città. Almeno sei esemplari sono stati individuati nelle ultime ore pascolare tra la zona del palazzetto dello sport, l’estrema periferia di Vajont e Maniagolibero e l’area del ponte Giulio. Si tratta di una zona molto vasta e verdeggiante nella quale evidentemente gli animali si stanno trovando molto bene. Sinora sono stati individuati 2 o 3 capi maschi, riconoscibili dall’ampio palco di corna, e almeno 3 femmine. Nessuna segnalazione invece di “bambi” o cuccioli in tenera età. Per il momento quindi nella cittadina si registrano solo messaggi positivi e la speranza di tanti di imbattersi in qualche incontro ravvicinato per scattare una foto d’eccezione. I cervi sono infatti animali molto schivi che si spaventano e fuggono al minimo rumore. Il gruppo finora non ha creato pericoli alla circolazione o situazioni di disagio. Ancora poco chiara la loro provenienza ma si pensa a uno spostamento graduale dalla zona collinare e pedemontana. Quasi certamente la migrazione a fondovalle è legata al maltempo eccezionale che da mesi sta imperversando anche sul Maniaghese, con una clima autunnale e piogge continue.
 
SAVONA NEWS
2 FEBBRAIO 2014
 
Il freddo uccide: ecco i consigli per aiutare gli animali in inverno
Lo strano andamento climatico di questo inverno influisce notevolmente sulla fauna selvatica. Il clima poco freddo sta anticipando la stagione riproduttiva
 
Lo strano andamento climatico di questo inverno influisce notevolmente sulla fauna selvatica. Il clima poco freddo sta anticipando la stagione riproduttiva.
Si sarebbe quindi dovuto anticipare la chiusura della caccia, come prevede la legge, che i politici di ogni partito che hanno in mano la gestione pubblica degli animali selvatici dimenticano quando va contro gli interessi degli amatissimi e per fortuna sempre meno cacciatori. 
Con l’arrivo del freddo e delle nevicate e gelate dei giorni scorsi, gli animali selvatici sono quindi doppiamente colpiti ed è tempo, vista l’indifferenza dei pubblici amministratori, per i tantissimi cittadini che li vogliono invece vivi, pensare alla fauna selvatica che popola le città (e le campagne limitrofe) in gravi difficoltà..
Ecco i suggerimenti della protezione Animali savonese. Per gli uccelli che frequentano i nostri giardini o i nostri balconi consigliamo di lasciare una ciotolina di acqua tiepida e pulita e qualche leccornia sul davanzale o in altro luogo a prova di predatori come i gatti, che può essere provvidenziale per qualche piccolo volatile stremato e in difficoltà.
Se avete spazio sui balconi, sul terrazzo o in giardino, possono essere installate mangiatoie per uccelli in modo da poter garantire loro un luogo sicuro dove trovare cibo in abbondanza, inserendovi i cibi idonei, premurandovi sempre di posizionarle in un luogo non raggiungibile dai predatori.
Ricordiamo però che, una volta installata la mangiatoia, dovrà essere rifornita sempre e comunque fino alla primavera successiva: non bisogna mai interrompere brusca-mente la somministrazione di cibo poiché i volatili perderebbero un punto di riferimen-to molto importante durante l'inverno.
Anche una casetta per uccelli può essere utile agli uccellini per trovare un riparo dal vento, dalla neve e dal gelo e per passare la notte tranquilli; anche in questo caso però bisogna ricordarsi di posizionarla in un luogo a prova di predatori e non troppo e-sposta a traffico e via vai di persone, in questo caso c'è il rischio che non venga mai abitata.

L’ENPA sottolinea però che occorre scegliere attentamente i siti di somministrazione del cibo, per evitare di disturbare o danneggiare le altrui proprietà; in tal caso meglio non farlo da finestre e balconi e recarsi invece in giardini, parchi pubblici o addirittura ai margini o all’interno di campagne e boschi o lungo i torrenti.  A coloro che obbiettano che bisogna lasciar fare alla natura, l’ENPA risponde di cominciare coerentemente ad applicare il concetto a se stessi.
MENÙ PER GLI UCCELLI
E' opportuno distribuire una varietà di cibi per attirare specie differenti:
- arachidi non salate;
- semi di girasole e di zucca;
- piccole granaglie, miglio, avena, canapa (magari infilate in una pallina di
margarina);
- fiocchi di cereali (corn flakes, muesli, ecc.);
- croste di formaggio tagliate a cubetti;
- carne cruda a pezzetti e ritagli di grasso (per gli uccelli insettivori), ma
anche il cibo dei cani e gatti (sia umido che piccoli croccantini);
- frutta fresca a pezzetti;
- frutta secca sminuzzata, uvetta, pinoli, fichi secchi;
- pastone per insettivori indicato per merli, cince, pettirossi, ecc. (si trova al super-mercato e c'è sopra l'immagine di un merlo indiano
solitamente).
- pastone per granivori indicato per passeri fringuelli, tortore, ecc. (anche questo si trova al supermercato, di solito viene usato per canarini);
- mangime per pappagalli o criceti che solitamente contiene molti semi;
- panettone o altri dolci tipo plum-cake, alimenti molto nutrienti contenenti farine, zucchero, burro, uvetta.
DA EVITARE! Legumi crudi, latte e il classico PANE. Ricordiamo infatti che gli uccelli selvatici hanno bisogno di alimenti decisamente calorici per sopravvivere, il pane invece una volta nel gozzo dell'uccellino richiama acqua per essere inumidito e digerito. Si forma così un blocco di "pane bagnato" che a sua volta richiama calore per raggiungere la temperatura corporea, e con questo freddo l'uccellino finisce per morire di freddo perché non riesce a scaldare il corpo e il pane freddo e umido. C.S.
 
CLANDESTINO WEB.COM
2 FEBBRAIO 2014
 
CARNE DI CANE E’ COMMESTIBILE, ACCOLTA LA RICHIESTA DEL’ASIA DI COMMERCIALIZZARLA IN EUROPA

 
Vittoria Dolci 

Dopo il rapporto stilato dalla Coldiretti che rilevava come 9 italiani su 10 hanno consumato nel 2013 alimenti scaduti, oggi arriva la notizia, a dir poco scioccante, che la carne di cane è commestibile.

Indovinate chi ha lanciato questo tipo di alimento? Naturalmente l’Asia dove consumare sulle proprie tavole piatti a base di carne di cane è oramai un habitué. Questo ha fatto insorgere molte dispute morale, riguardo proprio la commestibilità della carne oltre il fatto di vederci servito il nostro amico a quattro zampe.
Animalisti o meno nel mondo il cibo c’è ne in abbondanza, per tutti quei paesi industrializzati e mentre la cucina si reinventa sperimentando addirittura i cibi che hanno a che fare con esperimenti chimici, la cosiddetta “gastronomia molecolare”, c’è anche chi vuole introdurre nella propria dieta ancora un altro tipo di carne. Forse quello che alcune volte l’Asia e altre zone del mondo dimenticano è che si “mangia per vivere” e non il contrario. L’alimentazione serve come nutrimento per sopravvivere, l’eccesso l’introdurre mille pietanze, sperimentare prodotti che non sono naturali non porta ad altro che a rovinare non solo il metabolismo umano ma l’intero organismo. A sconvolgere ancora della vicenda è come dal 2014 la carne di cane sarà dichiara commestibile e commerciabile in tutta Europa e quindi in Italia.
Infatti la domanda è partita dopo la richiesta lanciata dalla società cinese “Xinshipu Ltd” e dunque ci sarà il via libera all’importazione di carni congelate di cane d’allevamento, e la libera commercializzazione in tutti i supermercati gastronomici europei.
Ma cosa ne penserà il mercato che possiede un animale domestico? Di certo questo sarebbe un controsenso.
 
GEA PRESS
2 FEBBRAIO 2014
Sochi – Per le Olimpiadi invernali, le uccisioni dei cani di strada
Sarebbero "spazzatura biologica" e potrebbero costituire un pericolo per gli atleti
 
Oltre alle note preoccupazioni sul pericolo terrorismo e le polemiche sulle due orche per alcuni trasportate a Sochi per le imminenti olimpiadi invernali (in tutto, lo scorso agosto, ne sarebbero state catturate sette al largo del Giappone), una nuova polemica piove ora sulla città della Russia meridionale che tra quattro giorni darà il via alle gare.
Secondo quanto diffuso dall’americana ABC News e così come ripreso dai principali media internazionali, una società privata sarebbe stata ingaggiata per eliminare i cani randagi. Per lo scopo verrebbero utilizzate trappole e veleno. La notizia aveva fatto capolino già lo scorso anno, ma poi, per fortuna, non se ne fece più niente.
Il Network americano ha riferito di una dichiarazione rilasciata dal proprietario delle ditta, secondo il quale i cani, definiti “spazzatura biologica” sarebbero un pericolo per gli stessi sciatori. Il riferimento è all’eventualità di una presenza in pista dei cani nel corso delle gare. Poi l’afflusso di tanti turisti.
La società incaricata di uccidere i cani è una delle più grandi esistenti in Russia. Ad essa, nel corso degli anni, si sono aggiunte  altre ditte la cui attività è stata incentivata dai cani padronali abbandonati ormai da decenni, da persone che non erano più in grado di detenerli. Nel marzo 2012, un servizio del Tg1 mostrò la realtà dei cani uccisi a Mosca (vedi articolo GeaPress ). Vigilanti privati che in quel caso sarebbero stati pagati per uccidere i cani randagi.
 
CORRIERE DELLA SERA
3 FEBBRAIO 2014
 
Sochi 2014, troppi cani per le strade
Scatta lo sterminio dei randagi
Le autorità ordinano di aumentare le uccisioni: «Sono un danno all’immagine, vanno eliminati»
 
Così come era accaduto in Ucraina per gli Europei 2012 (ma anche per le olimpiadi a Pechino nel 2008), a Sochi è iniziata la guerra contro i cani randagi. Le autorità russe non li vogliono vedere gironzolare per le strade della città situata sul Mar Nero, dove si svolgeranno le Olimpiadi. «Sono un danno alla nostra immagine», sostengono. Quindi, per risolvere il problema, hanno ordinato che il numero degli animali uccisi sia intensificato. «Abbiamo un obbligo vero la comunità internazionale - ha detto un deputato della regione di Krasnodar, Sergei Krivonosov - c’è un evidente problema con gli animali per le nostre strade e il metodo più veloce per risolverlo è ucciderli».
LA STRAGE - Secondo gli attivisti, che si sono mobilitati da tempo contro la mattanza in programma, saranno oltre 2mila gli animali uccisi. Non solo cani, in realtà, ma anche gatti randagi. A confermare il via libera delle autorità alla strage dei randagi è adesso la stessa Basya Services che si occupa normalmente del «contenimento» degli animali nella zona. Il direttore Alexei Sorokin, ha spiegato che il compito dei suoi dipendenti d’ora in poi è quello di «catturare ed eliminare» i cani di Sochi. «Io sostengo il diritto delle persone di girare liberamente per le strade senza paura di essere attaccati - dice ancora Sorokin - e diciamo le cose come stanno: i cani sono spazzatura».
MOBILITAZIONE - Da tempo associazioni animaliste e cittadini cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica per fermare la strage dei randagi a Sochi e in generale contro le uccisioni dei randagi. «Queste mattanze sono crudeli e inutili - spiega Elizabeth Sharpe, della World Society for the Protection of Animals che ha sede in Canada - L’unico sistema per controllare in maniera efficace le popolazioni di randagi è quella di programmi a lungo termine di vaccinazioni e sterilizzazioni».
 
LA REPUBBLICA
3 FEBBRAIO 2014
 
Sochi, le autorità ordinano strage di cani randagi
In vista delle Olimpiadi una società specializzata è stata incaricata di intensificare la repressione contro quella che da tempo è una grave piaga per la sicurezza della città russa
 
MOSCA - Sochi, città russa che si appresta ad ospitare le Olimpiadi invernali, nei giorni dei Giochi dovrà essere completamente liberata dalle orde di cani randagi che la attraversano normalmente. Per questo le autorità locali hanno dato incarico a una società che da anni si occupa di sterminare gli animali di intensificare i suoi sforzi in vista dell'inizio delle Olimpiadi.
A dare l'annuncio del giro di vite è stato lo stesso responsabile della società, Alexei Sorokin, rifiutandosi però di specificare quale metodo viene utilizzato per sopprime i cani randagi o quanti ne saranno uccisi. "Facciamo un lavoro importante - ha spiegato - perché a Sochi di questi animali ce ne sono a migliaia e sono pericolosi visto che spesso mordono i bambini".
Negli anni scorsi per evitare questa strage di cani da più parti è stata proposta una campagna di sterilizzazione, ma le autorità russe si sono sempre rifiutate di prendere in considerazione questa alternativa. La soppressione di cani randagi continua d essere pratica comune in molte regioni della Federazione, malgrado le campagne degli animalisti.
E c'è un precedente legato allo sport, quello della strage di cani randagi compiuta in Ucraina prima degli Europei di calcio del 2012. Un evento che suscitò indignazione e proteste a livello internazionale.
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2014
 
SOCHI, MASSACRO DI RANDAGI: ENPA, NO AD OLIMPIADI DI SANGUE
L'ente denuncia la campagna di sterminio
 
"Ci risiamo. Dopo gli europei in Ucraina, ancora una volta un evento sportivo viene usato a pretesto per condurre una feroce campagna di sterminio nei confronti dei randagi". Questo il commento del direttore scientifico dell'Ente nazionale protezione animali, Ilaria Ferri, alla notizia secondo cui l'approssimarsi delle olimpiadi invernali, avrebbe spinto le autorità di Sochi a a risolvere il problema randagismo ricorrendo ad soluzioni estreme e cruenti: l'uccisione di massa.
"Tutto questo non ha nulla a che vedere con lo spirito di pace e fratellanza che dovrebbe contraddistinguere i giochi olimpici - prosegue Ferri -. E' intollerabile che per dare una parvenza di ordine e di efficienza venga scatenata una vera e propria guerra senza quartiere contro altri esseri viventi, inermi e indifesi. Così come è inaccettabile che le Olimpiadi invernali possano diventare il pretesto per catturare animali liberi e condannarli ad una vita da reclusi all'interno di un delfinario. Tra l'altro, vorrei ricordare che proprio la Russia è uno dei Paesi acquirenti dei delfini catturati nella baia Taiji, in Giappone".
Infatti, a fare le spese dello "spirito olimpico" delle autorità russe - già finite nell'occhio del ciclone per la politica di discriminazione nei confronti degli omosessuali - non sono solo i randagi, ma anche due orche, catturate nei giorni scorsi e che, insieme ai delfini, saranno destinate ad essere detenute in un acquario per essere esibite al pubblico proprio in occasione dei Giochi Invernali. Inoltre, secondo quanto reso noto da fonti di stampa anche un delfino in cattività sarà coinvolto nella cerimonia olimpica.
"Nulla al mondo, neanche il business milionario legato ad un evento sportivo può e deve giustificare atti di sopraffazione nei confronti degli animali - aggiunge Ferri -. Ci appelliamo al Governo italiano e al Coni affinché manifestino il disappunto e la contrarietà della nostra opinione pubblica per quanto sta accadendo nella località del Caucaso. Personalmente, invito gli italiani a non recarsi a Sochi e a non guardare in televisione le gare olimpiche e a manifestare all'Ambasciatore della Russia il loro sdegno; questi, forse alcuni dei modi migliori per esercitare pressione su chi vorrebbe arricchirsi calpestando i diritti degli animali".
Secondo ABC News le autorita' locali avrebbero ingaggiato una compagnia privata per eliminare il maggior numero possibile di cani randagi dalla localita' prima dell'apertura delle Olimpiadi invernali nonostante l'impegno preso nei mesi scorsi a non toccare gli ANIMALI. Interpellato dalla ABC, il proprietario della compagnia, Alexei Sorokin, non ha chiarito il numero di randagi che sono stati tolti dalle strade: "Immaginate cosa potrebbe accadere se durante il salto dal trampolino di uno sciatore a 130 chilometri orari un cane gli si dovesse parare di fronte durante, sarebbero morti entrambi -afferma Sorokin-. I cani vanno tolti dalle strade anche se questo significa eliminarli". Sorokin ha poi aggiunto che la sua compagnia si avvale di trappole e veleno per uccidere gli animali ma nega vengano usati metodi crudeli nei confronti degli animali. "Io sono per il diritto delle persone di circolare per le strade senza la preoccupazione di una eventuale aggressione dei cani, chiamiamo le cose con il loro nome: questi cani sono spazzatura biologica".
Ma ecco di seguito i link ad alcune petizioni per dire no alle "Olimpiadi di sangue": http://action.sumofus.org/a/sochi-orca-whales/?sub=fb, https://www.causes.com/actions/1764056-a-petition-to-thomas-bach-international-olympic-committee-sochi-olympic-organising-committee, http://www.change.org/petitions/stop-the-massacre-of-the-homeless-animals-in-sochi-for-winter-olympics-2014 e http://www.thepetitionsite.com/972/019/713/2000-street-dogs-and-cats-will-be-killed-for-the-olympic-games-in-sochi-in-2014/.
 
NEL CUORE.ORG
4 FEBBRAIO 2014
 
Sochi ed i cani uccisi per le Olimpiadi della neve. Intervento dell’On.le Cristiana Muscardini
 
L’On.le Cristiana Muscardini, Vice presidente della Commissione per il Commercio Internazionale dell’Unione Europea, è intervenuta nei confronti del  presidente della Commissione  José Manuel Barroso, in merito alla preoccupante situazione dei cani randagi russi che rischiano lo sterminio in occasione delle Olimpiadi invernali di Sochi.
L’On.le Muscardini ha evidenziato il preoccupante ripetersi di tali operazioni in occasione di eventi internazionali. Il cane, incredibilmente, causerebbe un danno all’immagine. Per l’On.le Muscardini “come sempre, si privilegiano queste vie barbare come l’uccisione, invece di utilizzare sistemi senz’altro più costosi, ma più lungimiranti, come la sterilizzazione e l’accoglienza in comunità dei cani abbandonati“.
Le iniziative che invece vengono adottate,  danno il via a veri e propri stermini. E’ successo in  Bosnia Erzegovina, paese in via di candidatura, in Ucraina  ed in Romania che è notoriamente uno Stato Membro della UE.
“Le chiedo di invitare la Russia a utilizzare strumenti di prevenzione – ha scritto l’On.le Muscardini al presidente Barroso – invece di attuare uno sterminio indiscriminato, nonchè di invitare gli stessi Stati Membri e i paesi candidati a intraprendere un’azione di sterilizzazione ed accoglienza dei cani randagi”.
 
CERVELLIAMO
2 FEBBRIAO 2014
CRUDELTA' VERSO GLI ANIMALI: NUOVA ACCUSA PER CYNTHIA GUDGER


NELLA FOTO - Un'immagine di Cynthia Gudger, durante il processo in Kern County

A Los Angeles, una donna che ha trascorso più di due anni in carcere per crudeltà verso gli animali è ora oggetto di indagine di nuovo per le condizioni di vita terribile, a cui ha sottoposto ulteriori creature trovate nella sua casa.
I proprietari di animali domestici, che vivevano accanto alla donna, dopo aver saputo quello che succedeva  dietro le finestre chiuse dell' appartamento in affitto, occupato dalla donna, che vive con un basso reddito, sono rimasti scioccati.
E' stata fatta una denuncia alla ASPCA perché l'odore era schiacciante, la puzzava di urina animale, di feci, di animali morti, malati: semplicemente odore di orrore, erano le uniche cose che giungevano dall'appartamento.
Il primo a giungere incontro alla ASPCA per accompagnarli sul luogo è il vicino di casa della donna: Cynthia Gudger, criminale condannata nel 2008 in un noto caso di crudeltà verso gli animali in Kern County.
Gli animalisti e la polizia hanno trovato 50 animali in casa sua nella sporcizia: uno era stato incatenato a un armadio e cinque nel freezer erano morti, solo per citarne qualcuno.
Gudger ha trascorso la vita in fuga: accusata in Riverside per crudeltà verso gli animali, fuggì a Ventura County, allora Kern County, usando vari pseudonimi.
A un certo punto si trovò incapace di sostenere un processo e venne ricoverata al Patton State Hospital a San Bernardino; due anni più tardi è stata dimessa e le è stata accordata la libertà vigilata, senza far decadere le accuse per maltrattamento di animali. 
I vicini dicono che si era trasferita a Venezia, Los Angeles nel 2011 e ricordano di averla vista, più volte, a tutte le ore del giorno e della notte inseguire gattini selvatici: poi è arrivata la puzza e il servizio di Controllo Animali, che ha risposto alla chiamata dei vicini.
Il gruppo di animalisti, ha registrato il sequestro di più di una dozzina di animali presenti solo nella camera da letto: per la donna, che è un caso particolare di accaparratore di animali c'è una vera e propria inchiesta in corso.
Il presidente del Controllo sugli animali, spiega che l'unico modo per controllare gli accaparratori di animali è monitorare il loro comportamento: "Cominciano col tenere un paio di animali a cui poi si aggiungono man mano 4, 8, 20 di troppo".
Non si comprende se lo facciano per aiutarli o per altri scopi, poiché non è possibile accertare le cause della morte di tutti, ovvero se sono state inflitte o causate da malattie sviluppatesi per la mancata igiene nell'ambiente.
Comunque da due gatti raccolti per strada, in un breve lasso di tempo, ci si trova sommersi di animali ed escrementi.
I vicini dicono che la Gudger teneva gli animali nascosti; solo il fetore li ha allarmati e, ora, la donna si trova di nuovo nei guai.
Dal Tribunale si è appreso che la donna, con il suo comportamento, ha reso falsa testimonianza, poiché in un processo antecedente al fatto di Los Angeles, aveva promesso al giudice che non avrebbe più tenuto animali; inoltre, cambiando identità, più volte, sembrerebbe aver violato, a causa anche dei continui trasferimenti, i termini sulla libertà vigilata, ciò dovrà essere deciso in Kern County dal procuratore distrettuale.
 
NEL CUORE.ORG
2 FEBBRAIO 2014
 
INDONESIA, DRAGO DI KOMODO E CERVA MORTI ALLO ZOO: POLEMICHE
Il primo trovato nella gabbia, convulsioni per la seconda


 

Un drago di Komodo in via di estinzione e un cervo sono morti negli ultimi incidenti che hanno colpito il più grande, ma anche il più tormentato zoo dell'Indonesia. Il portavoce della struttura, Agus Supangkat, ha detto che oggi un drago di 7 anni è stato trovato morto nella sua gabbia nella "prigione per animali" di Surabaya, la seconda città più grande del Paese, e che una femmina di cervo incinta e impazzita è deceduta poco dopo che un visitatore ha riferito che ha avuto convulsioni e la schiuma alla bocca. L'impianto è stato a lungo afflitto da problemi, tra morti premature, riproduzione incontrollata e la mancanza di finanziamenti. Una petizione online, intanto, chiede che il governo chiuda l'impianto, soprannominato ''lo zoo della morte''. Supangkat, dal canto suo, ha fatto sapere che un team della polizia legale sta eseguendo le autopsie per determinare la causa delle morti. Dopo questa perdita, nella zoo sono rimasti 57 draghi di Komodo, la specie più in pericolo di estinzione nel mondo.
 
TORINO TODAY
3 FEBBRAIO 2014
È giallo a Scalenghe (TO): "I nostri animali scompaiono uno dopo l'altro"
A Pieve, frazione di Scalenghe, gli animali domestici stanno misteriosamente scomparendo. Era già successo nel gennaio 2013, e ora la sparizione si sta ripetendo, come denuncia una lettrice
 
È un mistero del quale non si riesce a venire a capo, e che sta tingendo la tranquilla frazione di Pieve, nel comune di Scalenghe, di colori inquietanti: qui, gli animali domestici stanno scomparendo nel nulla. L’ultimo tra di essi è stato un gatto bianco e nero (nella foto), del quale non si hanno più notizie.
Il caso è iniziato nel gennaio 2013, ed è proseguito fino a marzo dell’anno passato: gatti e cani delle casette della borgata sono misteriosamente scomparsi. Il tutto nella tranquillità di una via di un paese di campagna. E non si tratta nemmeno di una via di grandi dimensioni: è lunga 200 metri o poco più, e in poche settimane erano spariti 3 gatti e un cane. Ora, a distanza di un anno, il misterioso caso si è ripresentato: una nostra lettrice ci ha segnalato di non aver notizie del suo gatto da giorni. Si tratta, spiega lei, di animali in buone condizioni, molti anche castrati: vivono nei cortili delle case, ma difficilmente si allontanerebbero, e meno che mai per più tempo. Scrive la lettrice: "Questi animali non si sono mai allontanati: il cane del nostro vicino aveva sui 13 anni, era sano e ben curato; i nostri due gatti avevano uno sette e l'altro tre anni, erano castrati, di ottima stazza e ben tenuti, e uscivano solo per fare i bisogni, appena un'oretta per giocare anche con gli altri gatti".
Il mistero a Pieve di Scalenghe: spariscono gli animali
„In paese inizia a circolare la voce che gli animali potrebbero aver fatto una brutta fine, magari perfino mangiati. Ma il mistero per ora rimane: soprattutto, resta da capire perché le sparizioni avvengano in questi mesi dell’anno e, naturalmente, bisogna risalire al responsabile. Se intanto qualche lettore avesse notizie del gatto in fotografia, è pregato di segnalarcelo.
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2014
 
PERUGIA, SEQUESTRATI 17 CAVALLI SU UN TIR: "TROPPI E SENZA PARATIE"
CfS: multe per 62mila euro ai responsabili del viaggio
 
Un carico di 17 cavalli, trasportati con un autoarticolato verso un mattatoio della Puglia, è stato posto sotto sequestro nei giorni scorsi gli uomini della Forestale di Norcia, di Cascia e di Norcia Parco, in provincia di Perugia, impegnati in controlli sulle strade della Valnerina. Dall'incrocio dei dati emersi dai documenti presentati dal trasportatore e dalla lettura del cronotachigrafo, uno strumento di bordo che salva "tempi e movimenti" dei veicoli commerciali nell'Ue, è stato accertato - riferisce stamani il CfS regionale - che i cavalli trasportati erano stati caricati in Umbria, Lazio e Abruzzo e che la durata del viaggio eccedeva le otto ore consentite. Forestale e i veterinari dell'Asl di Terni hanno inoltre accertato che i 17 equini, non domati, viaggiavano senza paratie ed in una condizione di sovraffollamento. E non solo: non erano correttamente identificati e non avevano la documentazione di trasporto che ne dimostrasse la provenienza. All'uomo alla guida del tir, un cinquantenne di Terni, all'organizzatore del viaggio, un quarantenne pugliese, e a diversi allevatori, il Cfs ha contestato sanzioni amministrative per un importo di circa 62.000 euro. I proprietari dei cavalli sono stati tutti individuati e convocati dal servizio veterinario per compiere il riconoscimento degli animali trasportati, che sono stati poi dissequestrati ed avviati - purtroppo - alla macellazione.
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2014
 
Umbria – Sequestro e dissequestro di cavalli, poi avviati alla macellazione
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
 
Diciassette cavalli, provenienti da Lazio, Abruzzo e Umbria e destinati ad un mattatoio della Puglia, sono stati posti sotto sequestro amministrativo dal Corpo Forestale dello Stato con l’accusa inidonee condizioni di detenzione oltre che per la mancanza di documentazione identificativa.
Un intervento scaturito nell’ambito dei servizi di prevenzione e repressione dei reati in danno agli animali che ha visto coinvolto, nei giorni scorsi, il personale del Comando Stazione forestale di Norcia, di Cascia e di Norcia Parco. Particolare riguardo era riservato proprio al rispetto delle condizioni di benessere durante il trasporto stradale.
I controlli hanno interessato tutte le arterie della Valnerina, normalmente coinvolte da un intenso traffico di mezzi adibiti al trasporto di animali vivi. Secondo quanto comunicato dal Corpo Forestale, non tutti i mezzi controllati sarebbero risultati in regola con la normativa in materia di trasporto di animali vivi. Da qui il sequestro dei 17 cavalli.
Dall’incrocio dei dati provenienti dalla documentazione presentata dal trasportatore e da quelli ricavati dalla lettura del cronotachigrafo  la Forestale avrebbe così accertato che gli animali erano stati caricati  in  Umbria, Lazio e Abruzzo e la durata del viaggio eccedeva le otto ore consentite. Forestale e personale medico veterinario della Asl di Terni hanno inoltre verificato che i 17 cavalli, non domati, viaggiavano senza paratie ed in una condizione di sovraffollamento pericolosa per il loro benessere.
Al trasportatore dei cavalli, all’organizzatore del viaggio, e a diversi allevatori di equidi sono state contestate sanzioni amministrative per un importo di circa sessantaduemila euro per violazioni alla normativa dell’unione Europea sul benessere degli animali durante il trasporto e della normativa in materia di identificazione degli equidi.
I proprietari degli equidi sono stati tutti individuati e convocati dal servizio veterinario e sotto la supervisione del Corpo Forestale è stato effettuato un riconoscimento degli equidi trasportati. Dopo tale identificazione, gli animali sono stati dissequestrati ed avviati alla macellazione.
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2014
 
Caccia – Decine di fucili sequestrati. Si spara contro specie protette e nei Parchi nazionali
 
Dopo l’annuncio dell’attività di caccia repressa dal Corpo Forestale dello Stato nel Parco d’Aspromonte (vedi articolo GeaPress ) altri due comunicati del Corpo Forestale informano del sequestro di numerosi fucili da caccia nel foggiano e di attività venatoria nel Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni (SA).
Nel primo caso ad essere state denunciate sono quattoridici persone alcune delle quali trovate in possesso di 40 esemplari di avifauna abbattuta appartenente a specie protetta. Oltre al sequestro di decine di fucili e le denunce penali anche la contestazione di sanzioni amministrative pari a 5000 euro. I Forestali si sono particolaremtne concetrati nelle zone del foggiano dove ad intervenire è stato anche personale del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio). Le operazioni sono durate in tutto una settimana ed hanno coinvolto i forestali provenienti da varie province del sud Italia. A tiro di fucile, riferisce sempre la Forestale, avifauna migratoria.
Molteplici  i reati contestati. Si va dall’utilizzo di strumenti vietati come i richiami acustici a funzionamento elettromagnetico o fucili con alterazioni tecniche tali da conseguire una maggiore potenza di fuoco, all’abbattimento di specie protette (germani reali, fringuelli, tordi e merli) o all’esercizio della caccia in assenza di regolare licenza di porto d’armi.
Nel Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni (SA) le operazioni antibracconaggio si sono invece concentrate nelle giornate di sabato e domenica ed hanno interessato diverse aree del Parco. Le attività hanno preso origine da segnalazioni pervenute al numero verde di Emergenza Ambientale 1515 del Corpo forestale dello Stato ed hanno interessato diverse località ricadenti nei comuni  di Aquara, Trentinara e Sant’Angelo a Fasanella. Tre persone sono state così sorprese in attività di bracconaggio. Per loro il sequestro del fucile da caccia ed una carabina.
Le operazioni condotte evidenziano l’attenzione che il personale forestale riserva al fenomeno del bracconaggio nell’area del Parco e quanto sia importante il contributo fornito dai cittadini che segnalano e denunciano le illegalità e grazie ai quali si realizza una vincente collaborazione tra cittadinanza ed istituzioni.
Salgono a nove le persone denunciate dal Corpo forestale dello Stato per il reato di caccia abusiva dall’inizio dell’anno ad oggi.
 
IL TIRRENO
3 FEBBRAIO 2014
 
Altro che cachemire, erano peli animali. Sequestrati oltre 160.000 prodotti
 
LIVORNO. Si allarga fino a Roma il giro dei falsi capi di cachemire, di seta e del pregiato tessuto pashmin: sequestrati oltre 160.000 mila articoli, molti dei quali si sono rivelati composti da un misto di acrilico, viscosa, poliestere e persino di peli di topi ed altri animali. 
Un'articolata attività in materia di "sicurezza prodotti" si è conclusa qualche giorno fa con una ventina di perquisizioni eseguite dai finanzieri del Comando Provinciale di Livorno, coadiuvati dai colleghi romani, presso alcune aziende site nell'hinterland della Capitale nonché presso le abitazioni dei relativi amministratori, tutti di etnia cinese.
Le indagini erano state avviate da oltre un anno dai finanzieri della tenenza di Cecina, a seguito di un controllo effettuato in un negozio di Rosignano Marittimo, anch'esso gestito da una coppia di cittadini cinesi. Nella circostanza, oltre a sottoporre a sequestro amministrativo un notevole quantitativo di articoli privi delle etichette riportanti le elementari informazioni merceologiche, i militari notavano la presenza di alcuni capi di maglieria esposti in vendita, con etichette riportanti la dicitura "in cachemire", ad un prezzo assolutamente non congruo rispetto al pregio del citato tessuto. Decidevano quindi di inviare una campionatura dei capi al Laboratorio Chimico dell'agenzia delle Dogane. Al termine delle analisi ecco la brutta sorpresa: il tessuto con cui erano confezionati i capi analizzati non era assolutamente "cachemire" ma composto da un misto di acrilico, viscosa, poliestere e persino di peli di topi ed altri animali.
I successivi accertamenti permettevano di individuare il fornitore dei capi di abbigliamento in un importante grossista di Sesto Fiorentino, di fatto distributore per tutta l'Italia centrale di prodotti tessili importati dalla Cina. Quest'ultimo risultava essere anche il fornitore di altri negozi della provincia labronica, gestiti anch'essi da cinesi, che erano stati stati nel tempo sottoposti ad analoghi controlli di polizia economica in materia di "sicurezza prodotti", che avevano complessivamente portato al sequestro di circa 1.000.000 di capi di abbigliamento ed accessori non conformi.
Sono così scattate le perquisizioni nei magazzini del grossista, nel corso delle quali sono stati rinvenuti ulteriori capi di abbigliamento sospetti in quanto etichettati in "cachemire", "lana merinos", "seta" e "pashmina" ed anche in questo caso, le analisi di laboratorio confermavano che i capi analizzati non erano affatto prodotti con i pregiati tessuti riportati sulle etichette.Si procedeva quindi al sequestro di circa seimila capi di abbigliamento ed alla denuncia del responsabile per frode nell'esercizio del commercio.
A questo punto le indagini venivano indirizzate alla ricostruzione dell'intera filiera commerciale. Lo scrupoloso esame della documentazione contabile consentiva di individuare i fornitori del grossista fiorentino nelle già citate cinque importanti società aventi sede a Roma. Complessivamente, nel corso dell'operazione sono stati controllati 48 soggetti di cui 14 denunciati alla competente autorità giudiziaria e sottoposti a sequestro 1.141.343 prodotti di varie tipologie. Altri 27 soggetti sono stati segnalati alle camere di commercio per violazione per violazioni dei diritti del consumatore, in quanto i capi non riportavano l'etichetta.
Non tutti i prodotti sequestrati sono stati distrutti: quelli risultati composti da fibre "non nocive",  sono stati consegnati alla Caritas di Livorno, mentre oltre seimila abiti sono stati consegnati all’associazione progetto accoglienza di Borgo San Lorenzo.
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2014
 
CACHEMIRE "MADE IN CHINA": SOTTO SEQUESTRO CAPI CON PELI DI TOPO
L'operazione dei finanzieri tra Livorno e Roma
 
Oltre un milione di capi d'abbigliamento sequestrati, tra cui prodotti venduti come cachemire, ma in realtà composti da un misto di acrilico, viscosa, peli di topo e di altri animali: questo il bilancio di un'operazione della guardia di finanza di Livorno e di Roma che ha condotto alla denuncia di 14 persone di nazionalità cinese per frode in commercio. Insieme ai falsi "cachemire", sono stati trovati anche capi con etichetta "lana merinos", "seta" o "pashmina" poi risultati falsi. Le indagini, partite circa un anno fa dopo un controllo effettuato dai finanzieri in un negozio di Rosignano Marittimo gestito da una coppia di cittadini cinesi, si sono chiuse nei giorni scorsi con una ventina di perquisizioni in diverse aziende nell'hinterland di Roma e nelle abitazioni dei relativi amministratori, tutti di origine cinese. A Rosignano i militari hanno notato alcuni capi di maglieria esposti in vendita, con etichette con la dicitura "cachemire", ad un prezzo non congruo. I finanzieri hanno quindi fatto analizzare i tessuti al laboratorio chimico dell'Agenzia delle dogane. I capi d'abbigliamento non erano assolutamente cachemire ma composti da un misto di acrilico, viscosa, poliestere e persino di peli di topi ed altri animali. Le fiamme gialle sono poi risalite al fornitore dei capi di abbigliamento, un grossista di Sesto Fiorentino (Firenze), di fatto distributore per tutta l'Italia centrale di prodotti tessili "made in China". Quest'ultimo riforniva anche molti negozi della provincia di Livorno, gestiti sempre da cinesi, che erano stati stati nel tempo sottoposti ad analoghi controlli di polizia sulla "sicurezza dei prodotti". Le indagini hanno infine consentito di individuare i fornitori del grossista fiorentino: cinque società con sede a Roma.
 
ALTO ADIGE
3 FEBBRAIO 2014
 
Quando il gatto perde pelo a causa dell’eccessivo stress
 
di Martina Capovin
 
BOLZANO - Che il gatto perda pelo è fisiologico. Fa parte del normale ciclo di crescita: nasce, cresce e poi cade nella fase di telogen. Tuttavia quando il gatto è stressato ecco che la caduta del pelo si intensifica, a volte fino ad arrivare all’alopecia da stress vera e propria. Un gatto stressato potrebbe cominciare a perdere più pelo del solito. A volte il proprietario si accorge del problema solo perché trova più peli in giro per casa, non perché il gatto mostri effettivi sintomi da stress. La diagnosi di alopecia da stress viene fatta dopo aver escluso tutte le altre cause di caduta del pelo. Per fare questo è necessario rivolgersi al veterinario. Il gatto potrebbe essere sotto stress per moltissimi motivi. Potrebbe essere infestato dalle pulci e tormentato dal prurito: ecco che grattandosi perde il pelo. In questo caso però non si parla di alopecia da stress, bensì di dermatite allergica da pulci. Lo stress di un gatto potrebbe dipendere da diversi motivi a volte anche molto futili. Traslochi, cambio di mobili, muratori in casa, cambio di orari di lavoro, l’ingresso in famiglia di nuove persone o animali, la perdita di persone o animali potrebbero scatenare lo stress del gatto. E non è detto che i sintomi e la perdita di pelo si manifestino subito: potrebbero passare anche mesi prima di vedere qualche anomalia. Ma il gatto potrebbe essere stressato anche da qualche malattia come l'alopecia endocrina da carenza o da eccesso di ormoni sessuali con cui fare i conti. Bisogna poi aggiungere patologie varie come l’insufficienza renale, malattie epatiche, malattie virali, digiuni prolungati: tutto ciò potrebbe provocare uno stress tale all’organismo da causare una maggiore perdita di pelo. Cosa fare se si sospetta di avere un gatto stressato che perde pelo? Prima di tutto conviene portarlo dal veterinario: tramite una visita clinica ed appositi esami cercherà di stabilire se il problema è psicologico o se invece la causa è qualche malattia fisica. Nel caso tutti gli esami fossero negativi, ecco che si può pensare ad un’alopecia da stress, nel qual caso si consiglia di rivolgersi ad un veterinario comportamentalista il quale cercherà di capire la fonte dello stress del gatto, di eliminarla e di modificare l’atteggiamento di miao. Questo potrebbe essere fatto utilizzando gli appositi prodotti a base di feromoni per gatti, arricchendo un ambiente privo di stimoli, favorendo la convivenza con altri animali e via dicendo.
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2014
MARSIGLIA, LANCIA UN GATTINO CONTRO UN MURO: CONDANNA FLASH
Un anno di prigione senza condizionale per un 24enne
 
Un anno di prigione senza condizionale: questa la condanna pronunciata oggi dal tribunale di Marsiglia nei confronti dell'uomo che nei giorni scorsi aveva indignato la Francia per aver postato su internet un video in cui lo si vedeva lanciare violentemente un gatto, scagliandolo anche contro un muro. Farid, 24 anni, è stato giudicato con rito d'urgenza. Nei giorni scorsi, l'uomo era stato duramente attaccato sui social network. Mentre oggi, davanti al tribunale di Marsiglia, si sono riunite 200 persone per manifestare la loro rabbia nei confronti di chi maltratta gli animali. Il video del fattaccio, postato su YouTube, è stato eliminato perché "i contenuti hanno violato i Termini di servizio". Intanto, nella pagina Facebook, dal titolo "Soutien au chat victime de Farid de la Morlette", con 3.241 "Mi piace" nel momento in cui scriviamo, si legge che Oscar, questo il nome del micio, potrebbe avere delle fratture ed è sotto choc. Lo scrive Spa (Société protectrice des animaux) Marseille Provence. Che continua: "Il suo proprietario ce l'ha affidato per le cure e probabilmente per un evento chirurgico".  
 
TM NEWS
4 FEBBRAIO 2014
 
Francia, un anno di carcere per il lanciatore di gatti sul web
La vittima, Oscar, è vivo, ma ha una frattura e un forte choc
 
Marsiglia - Un anno di carcere per l'uomo arrestato a Marsiglia dopo aver diffuso un video su internet in cui mostrava uno sventurato gatto gettato più volte in aria come un pupazzo. L'uomo,un ventiquattrenne, ha cercato di giustificarsi davanti al giudice che lo ha condannato "per atti di crudeltà nei confronti di un animale domestico". Quanto alla vittima, un piccolo gatto biancoe rossiccio di nome Oscar, è stato ritrovato vivo ma con una frattura alla zampa e visibilmente traumatizzato.
VIDEO
 
IL GIORNALE
4 FEBBRAIO 2014
 
Tortura il gatto e mette in video on line: un anno senza condizionale Condannato dal Tribunale di Marsiglia
 
Un anno di prigione senza condizionale. A Marsiglia un uomo di 24 anni di nome Farid è stato condannato senza condizionale per aver diffuso su internet alcuni filmati in cui si divertiva a scagliare violentemente contro il muro Oscar, un gattino di appena cinque mesi. Il tribunale ha deciso la carcerazione immediata. Nei giorni scorsi, i suoi video avevano scatenato proteste in tutto la Francia. «È un gesto di una crudeltà inammissibile», ha tuonato la Fondazione Brigitte Bardot, denunciando l'accaduto ai giudici. Intanto 280.000 persone firmavano due petizioni al governo di Francois Hollande affinchè desse prova di grande severità nei confronti del torturatore. «Non so cosa mi sia preso, ho fatto il cretino, mi dispiace», ha dichiarato Farid, mentre nella piazza adiacente circa duecento persone, accompagnate da una decina di cani, attendevano la sentenza protestando contro di lui. «Farid ha agito con particolare perversione e profondo sadismo: ha ripugnato il mondo intero, dimostrando di non avere limiti morali», ha accusato il procuratore Emmanuel Merlin. Il gattino, di nome Oscar, è stato dato in affidamento ad esperti veterinari: ha una frattura alla zampa e rifiuta di mangiare.
 
CAPANNORI NEWS
4 FEBBRAIO 2014
 
Francia: sevizia gatto e pubblica video in Rete, 24enne condannato a un anno di carcere
 
Lanciava un gatto in aria, facendolo cadere a terra, e rideva. Un suo amico immortalava tutto con un telefonino. Il terribile web è stato messo in Rete, suscitando la rabbia di tantissimi francesi. L’episodio è avvenuto in Francia. L’autore del gesto infame è il 24enne Farid, che è stato condannato a un anno di prigione senza condizionale per maltrattamenti agli animali. Ora non riderà più.
A denunciare la condotta aberrante del 24enne e le sevizie subite dal povero micio è stata la Fondazione Brigitte Bardot. Il disgustoso episodio è avvenuto lo scorso 22 gennaio. Pare che Farid sia stato già condannato otto volte per episodi analoghi.
 
LA ZAMPA.IT
4 FEBBRAIO 2014
 
Francia: lanciò un gatto contro un muro, condannato a un anno di carcere
Il micio di appena cinque mesi se l’è cavata con una zampina fratturata
 
fulvio cerutti

Rideva mentre decideva e scagliava quel piccolo micio contro un muro di un palazzo. Il tutto filmato da un amico il cui video è finito sul web e ha fatto indignare moltissimi francesi. Ora però riderà di meno il 24enne Farid che per quel gesto è stato condannato a un anno di carcere senza condizionale per maltrattamenti agli animali.  
Il giovane marsigliese ieri è stato condannato per direttissima a un anno di carcere e al divieto di possedere animali dal tribunale di Marsiglia. Era stata la Fondazione Brigitte Bardot a denunciare gli «atti di grave crudeltà e sevizie» contro un animale avvenuti il 22 gennaio scorso. Farid, che ha già otto condanne per altri episodi di violenza, ha espresso rincrescimento per il suo atto.  
Nel video si vedeva Oscar, un maschio di soli cinque mesi, lanciato ripetutamente per aria per poi ricadere su un pavimento in cemento o su un giardinetto condominiale. L’autore di questo ignobile gesto era stato arrestato quattro giorni fa a Marsiglia dopo le denunce presentate contro di lui da diverse associazioni animaliste che si sono anche costituite in giudizio.  
Dal canto suo Oscar è riuscito a sopravvivere cavandosela con una zampina fratturata, che sarà operata a breve. La polizia cerca ancora il complice che ha effettuato le riprese, probabilmente con un telefonino.  
 
GREEN STYLE
5 FEBBRAIO 2014
 
Francia - Maltratta gatto e pubblica video su YouTube: un anno di carcere
 
Francia - Condannato al carcere l’uomo che ha maltrattato un gatto per un video virale, condiviso senza troppe remore sulla piattaforma YouTube. È questo l’epilogo della vicenda che ha tenuto il Web per giorni con il fiato sospeso, tra polemiche e l’indignazione generale degli utenti. Il colpevole è un cittadino francese e passerà ora un anno dietro le sbarre. La storia è ormai tristemente nota: qualche giorno fa su YouTube è apparso il video di un uomo intento a maltrattare un gatto. L’esemplare, di cinque mesi, è stato raccolto da un giardino condominiale e scaraventato contro un muro a gran forza, tra le risate del protagonista e del compagno che ne riprendeva le gesta. Sorprendentemente il micio se l’è cavata solamente con la frattura di una zampetta, sebbene gli esperti veterinari sottolineino come un simile colpo si sarebbe potuto rivelare letale. Il tutto è successo la scorsa settimana alla periferia di Marsiglia e, non fosse stato per gli attenti osservatori del Web, il colpevole non sarebbe mai stato identificato. È stato proprio grazie a un internauta, capace di riconoscere il cortile del condominio, se si è potuto identificare il colpevole. E così si scopre come Ghilas Farid, un ventiquattrenne, sia il responsabile di questo atto crudele e immotivato. Davanti alle corti francesi si è giustificato sostenendo di non sapere cosa stesse facendo, di essere stato preso da un momento di mancata lucidità. Ma le scuse a nulla sono servite, perché il giudice ha creduto all’arringa del procuratore Emmanuel Merlin e ha condannato il ragazzo a un anno di carcere, senza la possibilità di approfittare della libertà condizionale. Ha agito con particolare perversione e sadismo che hanno disgustato l’intero Pianeta dimostrando l’assenza di qualsiasi barriera morale. Queste le motivazioni al suo imprigionamento. Festeggia il Web, nella speranza che una simile condanna sia da monito a tanti altri seviziatori di animali presenti sui siti di video sharing: chi è causa del suo male, pianga se stesso.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
3 FEBBRAIO 2014
 
Famiglia francese “adotta” volpe
Vinta una lunga battaglia legale
Il cucciolo era stato trovato lungo una strada accanto al corpo della madre
A sostegno dei Delane una petizione on line e una pagina Facebook
 
“Docile e amichevole, fedele come un cane”. Anne Paul Delane descrive così Zouzou, cucciolo di volpe che la sua famiglia è ad “adottare” in Francia dopo una lunga una battaglia legale . L’animale spaventato era stato trovato a bordo strada dal capo famiglia, mentre si proteggeva accanto al corpo della madre morta, investita da una vettura. L’uomo l’aveva raccolto e portato a casa offrendogli affetto, protezione e pasti caldi.  
L’Office National de la Chasse et de la Faune Sauvage ne aveva però scoperto la presenza, intimando alla famiglia di liberarla in natura, in Francia è illegale ospitare in casa un animale selvatico. I Delanes si erano opposti, considerando ormai la volpe parte del nucleo familiare, troppo addomesticata per rientrare nel suo habitat. Nel 2011 era scattata una causa nei loro confronti, con l’intimazione a pagare una multa di 300 euro.  
In risposta hanno chiesto l’appoggio dell’opinione pubblica, attraverso una petizione, e aperto una pagina Facebook per raccontare la sua storia. In breve tempo la volpe è diventata molto amata anche dal web, attraversando i confini della rete e diventando un caso nazionale francese.  
Anne Paul Delanes e suo marito hanno continuato a ospitare l’esemplare, anche dopo aver pagato la sanzione, grazie a un’autorizzazione speciale della prefettura locale, nel sud ovest della regione della Dordogna, nascondendo però il cucciolo fino all’esito definitivo del processo, che ha consentito alla famiglia di “adottare” ufficialmente Zouzou. 
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2014
 
FRANCIA, FAMIGLIA ADOTTA VOLPE DOPO UNA LUNGA BATTAGLIA LEGALE
Cucciolo trovato per strada. "Docile come un cane"
 
"Docile e amichevole, fedele come un cane". Ecco Zouzou, cucciolo di volpe, per Anne Paule Delane. La sua famiglia è riuscita ad "adottare" la bestiola in Francia dopo una lunga una battaglia legale. L'animale era stato trovato spaventato a bordo strada dal marito, mentre si proteggeva accanto al corpo della madre morta, investita da una macchina. L'uomo l'aveva raccolto, portato a casa e accudito con affetto e pasti caldi.
L'Office national de la chasse et de la faune sauvage - scrive "La Stampa" aveva però scoperto la presenza della volpe, intimando alla famiglia di liberarla in natura. Nel Paese transalpino, infatti, è illegale ospitare a casa propria un animale selvatico. I Delane si erano opposti, considerando ormai la volpe parte del nucleo familiare, troppo addomesticata per rientrare nel suo habitat.
Nel 2011, quindi, era scattata una causa contro la famiglia in questione, con l'intimazione a pagare una multa di 300 euro. In risposta i Delane hanno chiesto l'appoggio dell'opinione pubblica, attraverso una petizione, e aperto una pagina Facebook per raccontare la storia della volpe. Così, dopo poco tempo, è diventata molto amata anche dal web e un caso nazionale francese.
Anne Paul Delane e suo marito hanno continuato a ospitare l'esemplare, anche dopo aver pagato la sanzione, grazie ad un'autorizzazione speciale della prefettura locale, nel sud ovest della Dordogna, nascondendo però il cucciolo fino all'esito definitivo del processo. Con un verdetto chiaro: la famiglia può adottare ufficialmente Zouzou.
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2014
 
USA, IMMAGINI MOZZAFIATO DELLE BALENOTTERE DA UN DRONE (VIDEO)
Le riprese realizzate da una società californiana
 
Le balenottere sono la seconda specie più grande specie di balene e anche una delle più sfuggeni, anche se sono più lunghe di un autobus. Date le loro dimensioni e l'abitudine ad immergersi in profondità, incontrare uno di questi colossi in natura sarebbe un'enorme soddisfazione per ogni scienziato o turista. Ma una delle società che si occupa dell'osservazione di balene, con sede in California, "Dana Wharf Whale Watching", sta aggiungendo una nuova dimensione al proprio tour: i droni . La "Dana Wharf Copter Cam" ha realizzato queste riprese aeree mozzafiato, che vedete qui sotto, di una balenottera che nuota nell'Oceano Pacifico, vista da una prospettiva completamente nuova.
Ma c'è un problema: le balenottere sono nell'elenco delle specie a rischio di estinzione ai sensi della legge sulle specie minacciate e sono protette dalla legge sulla protezione dei mammiferi marini. Allora, molti si chiedono se i droni possano rappresentare un rischio per le balene. La Noaa, National oceanic and atmospheric administration, richiede che le barche stiano a 100 metri dalle balene, gli aerei e gli elicotteri ad almeno 1.000 metri d'altezza. Però non è chiaro se queste restrizioni si possano applicare ai droni, secondo l'"International Business Times". Il National marine fisheries service, intanto, rifletterà sull'uso dei droni per osservare i mammiferi marini nelle prossime riunioni, secondo GrindTV .
Le balenottere, infine, secondo la Noaa, abitano in tutti gli oceani del mondo in acque profonde, vivono per 80-90 anni ma rischiano a volte di essere colpite dalle navi.
VIDEO
 
LEGGO
3 FEBBRAIO 2014
 
Sesso con animali, i bordelli choc spopolano
in Danimarca: "Non è illegale, va bene così"
 
Simone Nocentini
 
COPENGHEN - Sembrano essere diventati una vera e propria piaga sociale, in Danimarca, i bordelli animali: luoghi nei quali i clienti pagano per avere rapporti sessuali con povere bestiole, di ogni genere.
Questa pratica sta subendo una vera e propria spinta promozionale, specialmente su internet, dove vengono 'catturati' clienti da Norvegia, Germania, Olanda e dalla Svezia, tutti con la grande voglia di cercare nuove, perverse, esperienze sessuali.
Nonostante il senso di sdegno della maggior parte dei cittadini danesi, il governo afferma che non farà niente per fermare questo fenomeno, infatti in Danimarca questo tipo di pratica è legale.
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2014
 
Tanzania – Bufalo trappolato sferra cornata mortale al presunto bracconiere
 
Ucciso da un bufalo da lui stesso trappolato nella Riserva di Ikorongo in Tanzania. E’ questa la sorte che sarebbe toccata ad un presunto bracconiere del villaggio di  Miseke.
Secondo una prima ricostruzione l’uomo si sarebbe avvicinato al bufalo trappolato quando l’animale, evidentemente ritenuto morto, ha sferrato una improvvisa cornata lanciando in aria il presunto bracconiere. Lo stesso è morto lungo la strada per l’ospedale. Già nel passato un altro episodio di tal genere avrebbe coinvolto un bracconiere.
Quanto avvenuto ora nella Riserva, riguarderebbe quattro persone. Le stesse stavano seguendo le sorti del bufalo, fino a raggiungerlo dove era rimasto trappolato. L’animale, dopo avere sferrato la cornata, sarebbe riuscito a liberarsi, fuggendo. Il violento colpo di corna avrebbe però causato più di una grave ferita. Quella mortale sarebbe avvenuta alla coscia procurando la rottura dell’arteria femorale.
Lamentele sono state poste per la lontananza del primo ospedale.
 
TORINO TODAY
3 FEBBRAIO 2014
È giallo a Scalenghe (TO): "I nostri animali scompaiono uno dopo l'altro"
A Pieve, frazione di Scalenghe, gli animali domestici stanno misteriosamente scomparendo. Era già successo nel gennaio 2013, e ora la sparizione si sta ripetendo, come denuncia una lettrice
 
È un mistero del quale non si riesce a venire a capo, e che sta tingendo la tranquilla frazione di Pieve, nel comune di Scalenghe, di colori inquietanti: qui, gli animali domestici stanno scomparendo nel nulla. L’ultimo tra di essi è stato un gatto bianco e nero (nella foto), del quale non si hanno più notizie.
Il caso è iniziato nel gennaio 2013, ed è proseguito fino a marzo dell’anno passato: gatti e cani delle casette della borgata sono misteriosamente scomparsi. Il tutto nella tranquillità di una via di un paese di campagna. E non si tratta nemmeno di una via di grandi dimensioni: è lunga 200 metri o poco più, e in poche settimane erano spariti 3 gatti e un cane. Ora, a distanza di un anno, il misterioso caso si è ripresentato: una nostra lettrice ci ha segnalato di non aver notizie del suo gatto da giorni. Si tratta, spiega lei, di animali in buone condizioni, molti anche castrati: vivono nei cortili delle case, ma difficilmente si allontanerebbero, e meno che mai per più tempo. Scrive la lettrice: "Questi animali non si sono mai allontanati: il cane del nostro vicino aveva sui 13 anni, era sano e ben curato; i nostri due gatti avevano uno sette e l'altro tre anni, erano castrati, di ottima stazza e ben tenuti, e uscivano solo per fare i bisogni, appena un'oretta per giocare anche con gli altri gatti".
Il mistero a Pieve di Scalenghe: spariscono gli animali
„In paese inizia a circolare la voce che gli animali potrebbero aver fatto una brutta fine, magari perfino mangiati. Ma il mistero per ora rimane: soprattutto, resta da capire perché le sparizioni avvengano in questi mesi dell’anno e, naturalmente, bisogna risalire al responsabile. Se intanto qualche lettore avesse notizie del gatto in fotografia, è pregato di segnalarcelo.
 
NEL CUORE.ORG
4 FEBBRAIO 2014
PIEVE DI SCALENGHE (TO), MISTERO SUI GATTI SCOMPARSI IN CAMPAGNA
L'ultimo caso riguarda un micetto bianco e nero
 
Mistero a Pieve, frazione di Scalenghe, in provincia di Torino: gli animali domestici stanno scomparendo nel nulla. L'ultimo è stato un gatto bianco e nero, del quale non si hanno più notizie. Il caso al via nel gennaio 2013 ed è proseguito fino a marzo scorso: mici e cani delle casette della borgata sono misteriosamente finiti nel nulla. Il tutto in una via di un paese di campagna, lunga 200 metri o poco più, da cui in poche settimane sono finiti nel nulla tre gatti e un cane. Ora, a distanza di un anno, il misterioso caso si è ripresentato: una lettrice ha scritto preoccupata a "Torino Today": "Questi animali non si sono mai allontanati: il cane del nostro vicino aveva sui 13 anni, era sano e ben curato; i nostri due gatti avevano uno sette e l'altro tre anni, erano castrati, di ottima stazza e ben tenuti, e uscivano solo per fare i bisogni, appena un'oretta per giocare anche con gli altri gatti".
C'è chi dice perfino che le bestiole siano finite in tavola. Ma, soprattutto, c'è da capire chi sia il responsabile e perché le sparizioni accadano nei primi mesi dell'anno.
 
LECCE PRIMA
4 FEBBRAIO 2014
 
Uccide un piccolo cane, ma prima gli fa saltare l'occhio dall'orbita: denunciato
E 'accaduto a Casalabate. Un meticcio di piccola taglia ha avuto la sfortuna di intrufolarsi, in cerca di riparo, nel giardino di casa del vecchio. Picchia il cane e lo scareventa fuori dal recinto. Inutili i soccorsi per salvare la povera bestiola
 
CASALABATE (Squinzano) (LE) – Cosa cova realmente nell’animo di quell’uomo nessuno lo saprà mai. Quanto odio. Quanto disagio. Quanta rabbia. Quanta quotidiana guerra interiore. E se tutte queste disgrazie vivono lucidamente in un uomo di 84 anni, la cui veneranda età dovrebbe invece fare traboccare dai pori saggezza ed esempio di comportamento per i più giovani, allora la denuncia per il reato di uccisione di animali è il giusto che gli sia potuto capitare. E chapeau ai vicini di casa che di fronte all’obbrobrio sono andati dritti dai carabinieri a denunciare il fatto. Che sembra la scena di un film genere horror girato a basso costo. 
E cosa è accaduto a Casalabate? E accaduto che questa mattina un povero cane meticcio di piccola taglia, ha avuto la sfortuna di intrufolarsi, in cerca di riparo, nel giardino di casa del vecchio, rintanandosi in un angolo. L’84enne, sposato, pensionato, alla vista del cane, pare abbia provato ad allontanare la belva brandendo un bastone. Ma niente. Il cane, atterrito dall'uomo armato di mazza, si rannicchia su se stesso. “Se la morte arrivasse in questo momento, semplicemente, chiudendo gli occhi”. I cani sentono, senza parlare, tutte le porcherie degli umani.
Ma purtroppo non va così. Inizia invece a colpire col bastone il piccolo meticcio. Bastonate, il rumore sordo dei colpi sulla carne, sulle ossa indifese del cane che lancia lamenti strazianti. Uno. Due. Tre. Il quarto, secco, colpisce il cranio del cane, un colpo che fa schizzare un occhio fuori dalla sua orbita. Adesso è silenzio.
Il vecchio finisce il lavoro sporco. Prende il cane tramortito e lo scaraventa al di là della recinzione, in una altra proprietà, come se quel disfarsi di sangue e ossa gli lavasse l'anima. Sono i residenti di quest’altra abitazione che trovano la bestiola stramazzata per terra ma ancora con un filo di vita. Di qui, la corsa in auto verso il veterinario più vicino per tentare di strappare il cane alla morte. Ma, nonostante i tentativi del medico, il cuore della bestiola smette di battere sotto i ferri.
I soccorritori del cane, si recano senza dubitare un attimo presso la caserma dei carabinieri di Squinzano e lì denunciano il vecchio. I militari, attraverso una serie di testimonianze tutte concordanti di passanti e residenti, hanno quindi fermato l’84enne, che dopo qualche insistenza ha ammesso le sue responsabilità. 
 
IL PAESE NUOVO
5 FEBBRAIO 2014
 
Trova il cane nel suo giardino e lo uccide di botte con un bastone, anziano nei guai
 
CASALABATE (Lecce) – Con un bastone lo ha colpito così forte che ogni tentativo di strapparlo alla morte è stato vano. Il cagnolino è morto mentre il veterinario lo stava operando.
L’ennesima barbarie nei confronti di una bestiolina colpevole, se così si può dire, di aver trovato un posticino tranquillo nel giardino del vicino di casa, si è verificata a Casalabate, in tarda mattinata. Il responsabile è stato denunciato nel pomeriggio dai carabinieri della stazione di Squinzano, dove i proprietari del meticcio a dir poco sconvolti si sono recati per raccontare con orrore quanto accaduto.
Nei guai è finito un pensionato L.N. 84enne, già noto. E’ stato denunciato dopo che i militari hanno raccolto una serie di testimonianze di passanti e residenti. L’uomo messo alle strette ha ammesso di essere stato lui a massacrare di botte il cane, solo perchè lo aveva trovato nel suo giardino. Lo ha colpito con violenza e dopo averlo tramortito ha pensato bene di gettarlo nel campo vicino perchè temeva di essere scoperto.
Sconcertati i proprietari, che abitano poco lontano dall’anziano. Sono stati loro a trovare il cucciolo in fin di vita. Hanno comunque tentato di salvarlo, accompagnandolo di corsa da un veterinario. La bestiola è purtroppo morta sotto i ferri.
 
NEL CUORE.ORG
5 FEBBRAIO 2014
 
LECCE: 84ENNE BASTONA UN CANE, GLI FA SCHIZZARE UN OCCHIO E LO UCCIDE
La bestiola era entrata nella sua villetta: denunciato
 
Uccide un cane a bastonate e gli fa schizzare anche un occhio. Denunciato dai carabinieri per uccisione di animali un 84enne a Casalabate, una località nel Comune di Squinzano, in provincia di Lecce. L'episodio - racconta il "Corriere del Mezzogiorno" - è accaduto ieri mattina. Il pensionato incensurato, messo davanti all'evidenza dei fatti dai militari dell'Arma, ha confessato l'atroce uccisione. Secondo le informazioni raccolte, l'uomo ha trovato il cane, un meticcio di piccola taglia, nella villetta in cui abita, rintanato in un angolo. Poi, secondo il suo racconto, ha preso un bastone per allontanarlo, ma l'animale non si sarebbe mosso dal giardino. A quel punto l'anziano ha iniziato a colpire la bestiola, finché - come hanno riferito i carabinieri di Squinzano - "un colpo secco in fronte ha fatto schizzare un occhio del cane fuori dall'orbita". Dopodiché l'84enne ha gettato il cagnetto mezzo morto in un terreno vicino. I proprietari del cane sono intervenuti per cercare di salvarlo, però non c'è stato nulla da fare: è morto sotto i ferri del veterinario. Per l'uomo è scattata subito la denuncia.
 
L’UNIONE SARDA
4 FEBBRAIO 2014
 
Due cani uccisi a colpi di fucile Paulilatino (OR), trovati morti nell'orto di casa
 
Uccisi un cucciolo di pitbull e un meticcio di quattro anni, tutti e due arrivati dal canile di Bosa e adottati a Paulilatino.
I due cagnolini sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco e la proprietaria, Sara Massidda, ha presentato denuncia informando anche il canile di Bosa e l'Ente nazionale protezione animale.
 
NEL CUORE.ORG
4 FEBBRAIO 2014
 
GROSSETO, ELEFANTE "DETENUTO" IN UNA MINI-GABBIA AL CIRCO ORFEI
Lav: "Dietro le sbarre, non può neanche girarsi"
 
"C'è un elefante detenuto al di fuori di ogni modalità consentita al circo Orfei, a Grosseto dallo scorso 30 gennaio". Lo scrive la Lav di Grosseto. "L'animale è dietro le sbarre in un carrozzone da trasporto talmente stretto - scrive la Lega anti vivisezione - da non permettergli neanche di girarsi. Apparentemente ciò avviene non durante uno degli spostamenti del circo, ma nel corso della fase di attendamento". "Le indicazioni Cites e il regolamento comunale - dichiara Giacomo Bottinelli, responsabile Lav Grosseto - prevedono che come requisiti essenziali gli elefanti debbano disporre di almeno 15 metri quadri di spazio al coperto e 100 metri quadri all'aperto ciascuno e la temperatura dei locali interni non deve mai scendere sotto i 15 gradi".
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
4 FEBBRAIO 2014
 
«Se non mi dai i soldi, ammazzo il gatto»: arrestato a Matera
 
MATERA – Da alcuni giorni, a Matera, entrava in un negozio chiedendo, senza ottenerli, soldi alla commerciante; davanti al nuovo rifiuto della donna, ha 'rapitò il suo gatto ed è scappato: "Se non mi dai i soldi, lo ammazzo", ha gridato un cittadino romeno di 39 anni, poi fermato dalla stessa donna e da una sua amica che sono riuscite a riprendersi l’animale. L’uomo – che aveva provato a fuggire - è stato infine arrestato dalla Polizia con le accuse di tentata estorsione e rapina.
Gli agenti hanno poi scoperto che da alcuni giorni l’uomo aveva minacciato altri negozianti della zona, in via Stigliani: dopo l’arresto un’altra commerciante ha infatti denunciato che dopo il rifiuto di dare soldi, il cittadino romeno l’ha minacciata, afferrata per un braccia e spinta con violenza contro un muro
 
NEL CUORE.ORG
4 FEBBRAIO 2014
 
COLPO ALLA CAMORRA: SEQUESTRATI ANCHE DUE FIGLI DI VARENNE
I due cavalli tra i beni da 400mila euro presi a un clan
 
Ci sono anche due cavalli, figli del noto Varenne, tra i beni del valore di 400 milioni di euro sottoposti a sequestro, nell'ambito dell'operazione coordinata dalla Dda di Napoli nei confronti del clan camorristico Zazo-Zaza. La maggior parte del patrimonio sottratto alla famiglia camorristica è ubicato a Roma, ma alcuni sigilli sono stati apposti anche in altre regioni italiane. In particolare sono stati sequestrati 47 fabbricati e 15 terreni, 27 dei quali ubicati nella Capitale e nella provincia, cinque in provincia di Gorizia, 13 in quella di Genova e 15 nel casertano. Sottoposti a sequestro anche cinque alberghi-residence, quattro dei quali a Roma e nel suo hinterland, ma anche una struttura turistica con ville, appartamenti e bungalow situati nella località balneare ligure di Cogoleto in provincia di Genova. Sigilli anche al "Mood", locale notturno di corso Vittorio Emanuele, nel centro storico di Roma. Sequestrate anche 20 società, tutte con sede legale a Roma e provincia, attive nei settori immobiliare ed edilizio, ma anche alberghiero e della ristorazione, del commercio di autovetture, nella gestione patrimoniale e finanziaria, nel gioco e nelle scommesse e nella gestione di scuderie di cavalli da corsa. Sequestrati anche venti esemplari equini, tra cui due figli del notissimo purosangue Varenne. Tra i beni di cui disponeva il clan anche numerose autovetture e uno yacht di lusso, lungo 23 metri, ormeggiato a Porto Santo Stefano. Sequestrati, infine, decine di rapporti bancari.
 
ASCA
4 FEBBRAIO 2014
 
Lombardia: si' a mozione su minor vincoli a sperimentazione animale
 
Milano - Una normativa italiana sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici che sia rispettosa delle direttive europee ma che non restringa troppo la ricerca e sia dunque consona alle esigenze del progresso. E' questa la richiesta contenuta nella mozione del Nuovo Centro Destra approvata in dal consiglio regionale della lombardia con 34 voti favorevoli, 14 contrari e 12 astenuti. Il documento chiede alla Giunta di attivarsi presso il Governo nazionale perche' il decreto legislativo, in esame al Parlamento e che attua la normativa europea in materia di ricerca sugli animali finalizzati alla salute umana, sia formulato in modo piu' equilibrato. I parametri contenuti nel decreto sarebbero troppo restrittivi rispetto a quanto stabilito a livello europeo e rischierebbero di porre l'Italia fuori dall'Europa per quanto riguarda la ricerca, che ha avuto importanti sviluppi applicativi, attraverso modelli animali. Secondo Stefano Carugo (Ncd) serve dunque una modifica della normativa che ''cosi' come formulata sarebbe un suicidio per la ricerca scientifica. In alcuni casi la sperimentazione su animali e' imprescindibile, come per esempio per i trapianti, e avallare parametri cosi restrittivi da noi dove gia' esistono paletti rigidi, significherebbe bloccare la ricerca con gravi conseguenze''.
 
QUI BRESCIA
4 FEBBRAIO 2014
 
Parolini (Ncd): «No a limitazioni eccessive su sperimetazione animale»
 
“Dobbiamo recepire al più presto la direttiva europea sulla sperimentazione animale senza inasprirne i divieti ma accogliendo lo spirito e i contenuti che effettivamente veicola. Diversamente si rischia di bloccare la ricerca sulla salute umana che da anni sta dando risultati eccellenti”.  È quanto ha chiesto Mauro Parolini, capogruppo del Nuovo Centrodestra in Consiglio regionale, in una  mozione di cui è primo firmatario insieme ad altri colleghi di partito.
Il testo, approvato oggi in aula, chiarisce che il decreto legislativo del governo, con cui si recepisce la direttiva europea sulla sperimentazione animale, oggi all’esame del Parlamento, dispone “limitazioni eccessivamente restrittive rispetto alla stessa Direttiva europea. Se non vi fossero modifiche – precisa Parolini – potremmo incorrere in gravi danni per l’economia e la salute pubblica nel nostro Paese”.  “Nessuno di noi vuole accanirsi contro gli animali – chiarisce il capogruppo del Ncd
- e siamo tutti d’accordo nel favorire il benessere animale e il ricorso alle pratiche alternative. Tuttavia, il mondo della ricerca in Italia ha sollevato un grido unanime d’allarme: il decreto in discussione potrebbe compromettere non solo la ricerca di base, ma anche quella biomedica, lo sviluppo di terapie antitumorali, lo sviluppo di farmaci contro la sindrome di astinenza neonatale e lo studio di tutta un’altra vasta gamma di cure fondamentali per la salute umana”.
“Con questa mozione – conclude Parolini – chiediamo al presidente Maroni e alla Giunta di dare un segnale forte al Governo, affinché il decreto legislativo trovi, in tempi brevissimi, una formulazione più equilibrata e sempre più attenta alla ricerca di soluzioni avanzate per la cura delle malattie delle persone”.
 
LE SCIENZE
4 FEBBRAIO 2014
 
Il gatto di Frankenstein
 
In principio fu il cane, o meglio il lupo che diventò quello che oggi conosciamo come il miglior amico dell’uomo. In effetti la domesticazione del lupo avvenuta in Europa fra 19.000 e 32.000 anni fa può essere pensata, secondo uno studio pubblicato di recente su «Science», come il primo atto di una rivoluzione biotecnologica che arriva fino a oggi e grazie alla quale ora possiamo modificare a piacimento il patrimonio genetico non solo dei cani, ma anche di numerose altre forme di vita animale. In fondo, i gruppi di cacciatori-raccoglitori che decine di migliaia di anni fa per primi hanno ridotto a miti ragioni i lupi hanno fatto proprio questo.
Con incroci mirati, quei nostri antenati hanno operato una selezione sul patrimonio genetico dei lupi prima e dei primi cani poi, il cui risultato è sotto i nostri occhi sotto forma delle diverse specie canine che abitano ogni angolo del pianeta. Oggi grazie all’ingegneria genetica gli interventi sono selettivi a livelli di singolo gene, e riguardano anche capre, gatti, topi e pesci, tra gli altri, come spiega la giornalista e scrittrice Emily Anthes in Il gatto di Frankenstein, il volume in edicola con il numero di febbraio di «Le Scienze» e in vendita nelle librerie per Codice Edizioni.
I più conosciuti dello zoo degli animali geneticamente modificati, o GM, sono i topi di laboratorio. Queste cavie sono anche il paradigma della necessità di usare animali in alcuni tipi di esperimenti progettati per arrivare conoscenze in grado di salvare vite umane. La questione etica è evidente ed è ben evidente anche nel libro di Anthes, che spesso affronta l’opportunità di modificare il DNA di specie animali. Il bilancio costi-benefici non sempre è dalla parte delle cavie, anche se qualcosa sta cambiando rapidamente. Il settore dei test genetici per cani è ormai andato oltre la rilevazione di tratti estetici (colore, pelo e così via). Oggi gli allevatori usano il test per il DNA canino anche per scoprire un’eventuale suscettibilità a malattie ereditarie e quindi favorire incroci che non generino prole con patologie, di cui molte causate proprio alla selezione operata nei millenni passati dagli esseri umani, che ancora non potevano fare affidamento sulla scienza dei geni.
Un altro settore che ha visto l’arrivo dell’ingegneria genetica è quello degli animali da compagnia. Nel 2004, Genetic Savings & Clone, un’azienda statunitense fondata qualche anno prima, ha lanciato il progetto «Nine Lives Extravaganza», offrendosi di clonare il gatto di chiunque potesse permettersi di pagare 50.000 dollari, e i clienti non sono mancati. L’impresa commerciale però non è andata a buon fine, e il tutto è finito nel 2006 per problemi finanziari. Se poi volete un pesce originale, basta comprare un GloFish, geneticamente modificato per essere fluorescente se colpito da luce blu o ultravioletta; bastano meno di dieci euro.
Allo zoo degli animali GM non ci sono solo quelli destinati a fare da cavie oppure da compagnia, la ricerca punta anche a trasformarne alcuni in reattori biologici, in grado di produrre molecole importanti per la salute degli esseri umani, ma senza alcun danno per gli animali. È il caso di alcune capre a cui è stato inserito un gene umano per farle produrre latte con un enzima efficace nello sconfiggere le cause batteriche della diarrea, un problema che per i bambini dei paesi meno sviluppati è una seria minaccia. Ma soprattutto la frontiera degli interventi umani sugli animali non finisce con l’ingegneria genetica.
Come racconta Anthes, un ambito di ricerca recente riguarda protesi e dispositivi più complessi che possono permettere, per esempio, alle scimmie di controllare braccia robotici solo con l’attività cerebrale, oppure possono portare a insetti cyborg da usare per esempio in attività di soccorso civili o in scenari militari. L’ingresso di questi animali modificati in nuova arca ad alta tecnologia è appena cominciato.
 
NATIONAL GEOGRAPHIC
4 FEBBRAIO 2014
 
I delfini provano sentimenti?
La mattanza nella baia giapponese di Taji riporta di attualità il tema delle capacità cognitive ed emotive degli animali. E del potere dell'uomo su di loro
 
di Virginia Morell
 
Fin dagli anni Ottanta, quando la caccia alle balene per scopi commerciali è stata proibita in tutto il mondo, abbiamo imparato sempre di più riguardo alle capacità cognitive dei mammiferi marini e di molti altri animali. Ciò che abbiamo appreso suggerisce che, proprio come gli esseri umani, molte altre specie, tra le quali balene e delfini, sono creature pensanti, consapevoli e in grado di provare emozioni.
Sappiamo anche che il delfino comune (Tursiops truncatus), la specie catturata e uccisa a Taiji, è un mammifero con precise regole sociali e che prova empatia. Come lo sappiamo? Un esempio arriva da un articolo pubblicato questo mese da una biologa marina, sulla rivista Marine Mammal Science. La scienziata descrive un episodio in cui ha osservato un delfino maschio sottrarre il piccolo alla madre, e colpirlo brutalmente. Il piccolo è morto alcuni mesi più tardi a causa delle ferite.
Raramente gli esseri umani riescono ad assistere a questi episodi, ma gli scienziati sanno che si tratta di accadimenti piuttosto comuni e che sono parte dei meccanismi di accoppiamento maschile: i delfini, infatti,
prendono di mira solamente i piccoli di femmine con le quali non si sono ancora accoppiati.
A volte anche altri maschi si uniscono all'attacco, e se il piccolo muore la madre diventa di nuovo fertile molto velocemente, dando loro l'opportunità di accoppiarsi e diventare padri. In termini di biologia evolutiva, i maschi mettono in atto una 'strategia riproduttiva' che possiamo trovare in molte altre specie di mammiferi, dal gatto domestico agli orsi grizzly.
Quello che mi ha più colpita dello studio, tuttavia, è che i biologi hanno anche visto molti altri maschi accorrere in aiuto della madre, mentre cercava di salvare il suo piccolo; circondavano la coppia facendo da scudo, e cercando di farli scappare. È possibile che questi maschi si fossero accoppiati con la femmina in questione, oppure che fossero imparentati con lei - le due spiegazioni che vengono generalmente date nel caso di comportamenti altruistici tra animali.
Animali ed empatia
Eppure anche gli animali, dai topi agli elefanti, possono essere empatici e riconoscere la sofferenza nei loro simili anche quando non vi sono imparentati: le prove a favore di questa tesi sono sempre di più.
Come ha notato il primatologo Frans de Waal, gli animali che vivono in società complesse come delfini e scimpanzé desiderano 'cooperare e vivere in armonia'. A volte, questo desiderio può essere la causa scatenante di atti di eroismo o semplice gentilezza.
Come spiegare  diversamente quello cui hanno assistito alcuni biologi marini sud coreani, che si sono trovati davanti a più di dieci delfini comuni a becco lungo (Delphinus capensis) che assistevano una femmina malata con le penne pettorali apparentemente paralizzate?
Per più di trenta minuti, i maschi hanno fatto dei turni per nuotare sotto la femmina in modo da risollevarla verso la superficie. Nel momento in cui le sue condizioni sono peggiorate, hanno cambiato tattica: nuotando l'uno vicino all'altro hanno trasformato i loro corpi in una sorta di scialuppa per trasportarla. Si sono arresi solamente quando la femmina ha smesso di respirare, e persino a quel punto alcuni dei delfini le sono rimasti accanto, continuando a toccarla fino a quando il suo corpo è sceso a una profondità tale da non vedersi più.
Ci sono stati numerosi altri casi di madri osservate mentre trasportavano i loro piccoli malati o morti, oppure di delfini che spingevano i compagni verso la superficie per aiutarli; quest'ultimo caso, tuttavia, è il primo in cui è un grande gruppo di animali a collaborare per assistere un conspecifico in difficoltà. Della serie, i delfini lo fanno spesso, è solo che noi non siamo lì per poterlo vedere e documentare.
Altri esempi di altruismo tra animali sembrerebbero dimostrare che specie diverse si aiutino tra loro. Nel 2009, nel mare Antartico, un gruppo di biologi vide una megattera salvare una foca da alcune orche. L'enorme cetaceo sbatté forte la coda sull'acqua, si girò sulla schiena e trascinò così la foca al salvo, sul suo largo ventre.
In altri episodi, le balene del genere Globicephala sono state osservate mentre colpivano e scacciavano delle orche che cercavano di uccidere un piccolo di balena grigia al largo delle coste californiane.
I delfini stessi, dal canto loro, spesso aiutano gli esseri umani impedendo loro di affogare, o scacciando gli squali. Anche le orche, in Norvegia, sono note per aiutare i loro conspecifici quando non sono in grado di cacciare autonomamente, persino se non fanno parte del loro branco. Perché vi parliamo di queste cose? Cosa hanno a che vedere con ciò che sta succedendo a Taiji?
Menti animali: il cambio di paradigma
Per gran parte del XX secolo, gli scienziati ci hanno abituato a pensare che gli animali sono simili ai robot, esseri viventi a malapena reattivi che non provano emozioni e non sono in grado di pensare. Della serie, siamo abituati a non attribuire ad altre specie molti comportamenti, perché li riteniamo una nostra prerogativa. Solo noi amiamo, ridiamo, ci aiutiamo e soffriamo.
Altrettanto raramente gli scienziati si occupano di raccogliere dati che testimonino le dimostrazioni di emotività (o rabbia, altruismo o empatia) da parte degli animali, proprio perché verrebbero considerati 'troppo sentimentali'.
Nelle ultime due decadi, comunque, la nostra comprensione della mente animale è molto cambiata. Molti ricercatori, specialmente biologi dell'evoluzione, non vedono più un'enorme differenza tra le nostre capacità cognitive e quelle degli animali. Piuttosto riconoscono che i cervelli di molti animali, compreso il nostro, hanno qualità e abilità simili proprio perché sono pensati per svolgere gli stessi compiti e hanno antenati comuni.
Proprio per questo gli scienziati, al momento, sono alla ricerca delle radici dell'empatia e dell'altruismo nelle altre specie animali, e stanno raccogliendo molti aneddoti come questi che ho riportato (osservazioni significative che, fino a trenta anni fa, sarebbero finite nel cestino).
Gli animali pensano, provano sentimenti, e a volte ci sorprendono comportandosi come noi. Se ne avrà l'occasione, la balena salverà la foca.
Assassini di delfini
E poi c'è Taiji. I pescatori che lavorano là - radunando a forza i delfini, imprigionandoli per giorni, separando i piccoli dalle madri e uccidendone moltissimi - turbano la società proprio per le loro azioni profondamente inumane. E non necessarie. Sono davvero pochi i giapponesi che mangiano carne di delfino, e a nessuno serve per sopravvivere. Uccidere i delfini potrà anche essere una tradizione, come il governo insiste a sottolineare, ma le tradizioni non sono intoccabili.
Cambiano quando non sono più adatte alla società di cui fanno parte, o vengono riconosciute come immorali. “Questa tradizione è nata quando il mondo e i pescatori giapponesi non erano a conoscenza di cosa volesse dire far del male ai delfini” scriveva il 20 gennaio Yoko Ono Lennon, in una lettera aperta ai pescatori di Taiji e a Shinzo Abe, primo ministro giapponese. Ma il mondo, i pescatori e il governo giapponese sono tutti a conoscenza di cosa succede a Taiji.
Chi è una 'persona'?
In molti si affannano cercando di ri-definire quello che è il nostro rapporto con gli animali. Alcune specie come balene, delfini, elefanti e scimpanzé sono quelle considerata più vicine a noi, più simili al concetto di 'persona con dei diritti'.
Sono stati necessari secoli perché a tutte le società umane fossero riconosciuti gli stessi diritti, ed estenderne alcuni -come non essere imprigionati o usati come cavie per la ricerca medica- agli animali è una sfida ancora più grande. Potrà sembrare idealista, ma molti paesi, compreso il Giappone, non permettono più la ricerca di tipo invasivo sugli scimpanzé. E tutt'ora stiamo combattendo questa battaglia, per far notare che non ci comportiamo in maniera corretta con gli animali, e che pratiche come la caccia di Taiji sono sbagliate.
Cosa impariamo da Taiji
Cos'è che Taiji può dunque rivelarci riguardo alla natura degli esseri umani? Che nonostante quanto abbiamo appreso, continuiamo a essere consapevolmente e brutalmente crudeli, senza sentimenti e senza umanità. Proprio come pensavamo fossero gli animali fino ad alcuni decenni fa.
Ma diamo un'altra occhiata alle coste di Taiji. A parte i pescatori ci sono altre persone, cittadini giapponesi compresi, che si sono organizzate per raccogliere testimonianze di quell'orrore e documentarlo, nonché per protestare. Non c'è modo di far sapere ai delfini che queste persone esistono, ma ci sono, e stanno impegnandosi per loro (e per molte altre specie!) perché è la cosa giusta da fare. Quella più umana.
 
GREEN MEE
4 FEBBRAIO 2014
 
Come il cane migliora la vita: 10 motivi per non farne più a meno

Marta Albè

 
Il cane è il migliore amico dell'uomo e lo aiuta a vivere meglio. La compagnia di un cane è un vero e proprio toccasana per tutti, dai bambini agli anziani. Ci aiuta ad evitare la solitudine e ad alleviare lo stress. 
La vicinanza di un cane è benefica per il cuore, stimola l'apertura verso gli altri e può portare ad incontri interessanti.
Ecco perché dovremmo ringraziare ogni giorno i nostri cani della loro presenza amorevole al nostro fianco.
1) Cuore
Avere un cane fa bene al cuore. I cani sono i migliori amici dell'uomo e aiutano a ridurre il rischio di malattie cardiache e a mantenere una buona salute. A confermarlo è l'American Heart Association, che afferma che vivere in compagnia di un animale domestico aiuta a mantenere il cuore più sano e ad affrontare al meglio le situazioni di difficoltà e le preoccupazioni della giornata, anche dal punto di vista emotivo.
2) Pet Therapy
Tutti dovrebbero conoscere i benefici della vicinanza di un cane in caso di malattia, medici compresi. I cani sono un prezioso aiuto per tutti coloro che si trovano ad affrontare dei problemi di salute, magari ricoverati in ospedale. In Italia qualcosa si sta muovendo in proposito e finalmente gli ospedali dell'Emilia Romagna - e di alcune altre zone d'Italia - potranno aprire le porte sia ai cani che ai gatti, in modo che possano fare visita ai loro migliori amici.
3) Allergie
Negli ultimi tempi, sempre più bambini diventano vittime di fastidiose allergie e spesso i genitori – per prevenire questi disagi – decidono di eliminare la presenza di animali domestici, convinti che a provocare e a contribuire alle reazioni allergiche siano proprio i peli di cani e gatti. Ma non è così! Secondo uno studio del Department of Public Health Sciences dell’Henry Ford Hospital di Detroit, negli Stati Uniti, avere in casa un animale domestico non è affatto un pericolo e sembra addirittura che il rischio di contrarre allergie sia addirittura inferiore se si entra in contatto con un animale.
4) Obesità
La compagnia di un cane aiuta a prevenire l'obesità, sia negli adulti che nei bambini. Secondo gli esperti, il cane è il migliore amico del bambino e rappresenta anche per i più piccoli un aiuto per contrastare e scngiurare l'obesità. Portare i cani a passeggio aiuta i bambini a fare in modo che la loro vita non diventi sedentaria fin dalla prima infanzia. Così i più piccoli possono mantenersi in forma senza sforzo e divertendosi.
5) Autismo
Le interazioni con i nostri amici a quattrozampe possono aiutare i bambini che soffrono di autismo. Secondo uno studio italiano, il rapporto con il cane pare faccia diminuire i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, rendendo i bimbi più socievoli e meno ansiosi o aggressivi. Il cane può essere d'aiuto anche ai genitori, donando loro un maggiore senso di sicurezza e permettendo di evitare l'isolamento.
6) Longevità
Il segreto per trascorrere una vita lunga e serena? Avere un cane, un matrimonio felice e tanti buoni amici. La vicinanza di un animale domestico come il cane, secondo gli esperti, è uno dei segreti per vivere meglio e più a lungo. La longevità avrebbe molto più a che fare con la felicità piuttosto che con la ricchezza o la posizione sociale. La compagnia di un cane migliora l'umore e aiuta a sentirsi meno soli.
7) Amore
La compagnia di un cane rende più attraenti e facilita gli incontri con nuovi potenziali partner. A confermarlo è uno studio condotto da Dog's Trust nel Regno Unito. Su 700 persone intervistate, il 60% ha risposto che avere un cane rende più attraenti e facilita il contatto con gli altri, anche quando si tratta di sconosciuti. Portate a spasso più spesso il vostro cane. Potreste incontrare più facilmente la vostra anima gemella, magari durante una rilassante passeggiata al parco.
8) Comunicazione
I cani ci aiutano ad apprezzare la felicità che nasce dalle piccole cose e a riscoprire modalità più semplici di interazione e di comunicazione con gli altri. In un mondo in cui la comunicazione è dominata dalle videoconferenze, dalle e-mail e dai messaggi inviati con il cellulare, il rapporto con il proprio cane non è mediato dalla tecnologia. E' diretto, autentico, amorevole, come lo dovrebbe essere ogni relazione con gli altri.
9) Solitudine
La compagnia dei cani è d'aiuto per tutti nel contrastare la solitudine e nel prevenire la depressione. Lo è ancora di più nel caso degli anziani. Le persone di età superiore ai 60 anni, secondo uno studio condotto di recente, presentano un rischio di quattro volte inferiore di soffrire di depressione se vivono in compagnia di una animale domestico (un cane o un gatto).
10) Stress
I cani sono un prezioso aiuto durante le situazioni molto stressanti. La compagnia dei cani aiuta in modo concreto a ridurre lo stress della vita quotidiana. A confermarlo è uno studio condotto da Karen Walker, professoressa di psicologia dell'Università di Buffalo. Le risposte allo stress da parte del nostro organismo risultano inferiori se è presente un cane nella stessa stanza in cui ci troviamo.
 
GREEN STYLE
4 FEBBRAIO 2014
 
Dermatite cani: cause e sintomi
 
La dermatite è una malattia che procura irritazione e prurito della cute, nel cane si manifesta con estesi arrossamenti, forfora, eczema e croste. Una sensazione generale di forte prurito misto a dolore fisico, che si manifesta con una decisa infiammazione della pelle, le cui cause sono molteplici e diverse tra loro. La dermatite si definisce atopica quando prodotta da un’allergia, che può essere di tipo ambientale, stagionale o alimentare. Mentre è definita allergica quando è causata dalla puntura delle pulci. Ma può essere generare anche da funghi, disturbi ormonali oltre che dai problemi comportamentali.
Questo genere di dermatite provoca molto fastidio nel cane e l’epidermide, con il tempo, può peggiorare notevolmente. L’infiammazione può favorire la formazione di pustole, piaghe, ulcere della cute con peli incarniti e sanguinamento. Importante osservare il comportamento di Fido nel caso continui a grattarsi con forza, così da portarlo velocemente dal veterinario. Spesso una leggera fase pruriginosa può essere fraintesa, quindi trascurata e non curata in modo adeguato.
Sintomi e rimedi
Ai primi sintomi di un prurito troppo frequente è importante condurre Fido dal veterinario, il quale potrà determinare la fonte della reazione. Spesso la ripetitività del gesto, mordicchiamenti e leccatine continue nella stessa parte del corpo, sono segnali tangibili di un problema legato alla cute. Bene osservare la parte spostando il pelo con il pettine per cani, così da constatare la presenza di parassiti, quindi gonfiori, rigonfiamenti purulenti e sangue. O ancora osservare se la reazione allergica si presenta in momenti particolari della giornata, a contatto con determinati supporti come tappeti, coperte, eventuali sostanze o alimenti particolari. Oppure ancora in specifici periodi dell’anno, con starnuti e tosse. Le zone interessante maggiormente possono essere le ascelle, l’addome, ma anche le zampe e le orecchie. Il cane tenderà a leccarsi con ripetitività, per cercare sollievo e la parte potrebbe emanare un odore molto forte.
Dopo aver determinato la causa si passa alla cura e, in base alla gravità della dermatite, si può procedere cambiando tipo di alimentazione su suggerimento medico. Oppure fornendo al cane antibiotici, farmaci antifungini, shampoo medico per lavaggi cutanei, antinfiammatori e antistaminici. Ogni fase di cura deve essere impostata dal veterinario di fiducia, il quale consiglierà anche alcuni accorgimenti base per evitare che la dermatite prenda il sopravvento. Come ad esempio evitare di condurre Fido in zone dove sono presenti diserbanti, sostanze chimiche e erba appena tagliata. Lavare il pelo con prodotti delicati ma specifici, solo una volta ogni 3 mesi a seconda del mantello, e spazzolarlo dopo ogni uscita.
 
NEL CUORE.ORG
4 FEBBRAIO 2014
 
PERU', STRAGE DI DELFINI A GENNAIO: IL DOPPIO DI MORTI RISPETTO AL 2012
Circa 220 esemplari solo nell'ultima settimana
 
Più di 400 delfini morti sono stati trovati il mese scorso sulle spiagge dell'Oceano Pacifico del Perù settentrionale. Il doppio rispetto agli esemplari trovati senza vita nello stesso periodo del 2012. Lo hanno detto ieri le autorità, che non sono riuscite finora a stabilire la causa dei decessi nel 2012. Intanto, sono in corso le autopsie sugli ultimi tursiopi trovati nel mese di gennaio nella regione di Lambayeque, sulla costa settentrionale .
Jaime de la Cruz, tecnica dell'Imarpe, agenzia della vita marina del Perù, ha fatto sapere che circa 220 delfini morti sono stati scoperti nell'ultima settimana di gennaio, il resto durante le tre settimane precedenti.
De la Cruz ha aggiunto che i risultati dell'autopsia arriveranno tra due settimane. Gli esami si concentreranno sui polmoni, sui reni e sul fegato.
Gli esami di alcuni dei più di 870 delfini trovati nel 2012 sono stati inconcludenti. Tra le ipotesi, le biotossine in mare ma anche una malattia sconosciuta .
Yuri Hooker, direttore dell'unità di Biologia marina presso Cayetano Heredia University, ha dichiarato all'Associated Press che in altre parti del mondo i decessi sono generalmente causati dalla contaminazione ambientale, quando i mammiferi marini mangiano pesce o di altre specie più piccole pieni di tossine. Mentre altri muoiono dopo aver ingerito scarti di plastica che galleggiano in mare.
Il biologo marino ha concluso che determinare le regioni della mattanza dei delfini è "complicato" in Perù, perché i laboratori governativi non sono all'avanguardia.
 
GEA PRESS
4 FEBBRAIO 2014
 
India – Elefantessa mangia plastica e muore
 
A risultare fatale, oltre all’indisciplina di alcune persone, è stato il sale. Per la povera elefantessa indiana, il sale era quello contenuto nei resti che impregnano le confezioni alimentari. Plastiche, ma anche fogli di alluminio. Ne ha mangiati talmente tanti da procurarsi una occlusione intestinale che ha causato la morte.
I fatti sono avvenuti nello stato del kerala nel corso del pellegrinaggio di Sabarimala nel distretto di Pathanamthitta. Ben due chilogrammi di rifiuti che la povera elefantessa non è riuscita ad evacuare. Inevitabile la rottura dell’intestino così come accertato dall’esame autoptico.
Il regolamento che disciplina in loco il pellegrinaggio Hindu, vieta l’uso di sacchi o confenzioni in generale di plastica. Nel passato, resti di materie plastiche sono state trovate nelle feci di cervi  ed altri animali. Animali che sono stati trovati morti proprio per le occlusioni causate da questi rifiuti. Il luogo del pellegrinaggio si trova nei pressi di una foresta ancora ricca di fauna.  L’elefantessa alla ricerca del sale si era recata in discarica.
Le autorità forestali locali hanno chiesto il rigido rispetto del regolamento che vienta confezioni di plastica.
 
GEA PRESS
4 FEBBRAIO 2014
 
Inghilterra – Tredici iguane nei calzini
Arrestate due cittadine rumene. Provenivano dalle Bahamas ed erano dirette in Germania
 
Tredici Iguane delle Rocce delle Bahamas sono state scoperte dagli Agenti della Dogana dell’aeroporto di Heathrow. Erano sistemate all’interno di calzini a sua volta chiusi nei bagagli. L’intervento, avvenuto al terminal 5 lunedì scorso, ha purtroppo rivelato come uno degli animali era già morto. I bagagli appartenevano a due giovani cittadine rumene provenienti dalle Bahamas e dirette a Dusseldorf, in Germania.
L’Iguana delle Rocce delle Bahamas è una specie considerata dalla Convenzione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione. Un rettile ancora richiesto nel mercato della terraristica e che conferma ancora una volta il ruolo della  Germania  in questi commerci.
Secondo il Border Force inglese gli animali apparivano disidratati e per questo sono stati consegnati ad un Veterinario specializzato. Secondo Grant Miller, capo dell’Ufficio Cites del Border Force, si tratta di una specie molto rara. Poche centinaia di animali. Un danno notevole per la fauna delle Bahamas.
Il Border Force presso la squadra Cites dell’aeroporto, opera in stretto contantto con il National Wildlife Crime Unit (NWCU) e la polizia frontaliera. Preoccupa, in Inghilterra, l’aumento di questi sequestri. 619 sequestri per l’ultima statistica annuale. Quella precedente registrava invece 516 animali o loro parti, come pezzi di avorio.
 
NEL CUORE.ORG
4 FEBBRAIO 2014
 
ALBANIA, VIETATA PER DUE ANNI LA CACCIA: "LE SPECIE A RISCHIO"
Le pene verranno applicate da metà febbraio
 
L'Albania ha deciso di vietare la caccia sul proprio territorio per almeno due anni, dopo un vero massacro della fauna compiuto dai bracconieri, che ha visto scomparire l'orso bruno e l'aquila e calare drammaticamente il numero di volpi e fagiani.
"Siamo obbligati ad adottare delle misure severe al fine di proteggere le specie selvatiche minacciate di scomparire a causa della caccia di frodo", ha spiegato il ministro albanese dell'Ambiente, Lefter Koka, sottolineando che quanto accaduto negli ultimi due decenni alla fauna in Albania "è un vero massacro".
Le pene contro chi viola la moratoria, soprattutto multe salate, saranno applicate da metà febbraio, data in cui entrerà in vigore la normativa. Secondo un rapporto del ministero dell'Ambiente albanese, il numero di volpi, conigli e quaglie selvatiche è diminuito del 30-50%, mentre l'orso bruno, il fagiano e l'aquila sono completamente scomparsi dal paese.
"L'incapacità delle autorità di mettere sotto controllo la caccia e il commercio illegale di animali selvatici sono all'origine dell'intollerabile massacro", ha denunciato Astrit Beko, responsabile di un'associazione di cacciatori albanesi.
Secondo la polizia, nel paese di circa 3 milioni di abitanti, si contano 75mila fucili da caccia legalmente registrati, ma molti altri non sono dichiarati. La moratoria sulla caccia riguarda anche i cacciatori stranieri.
 
NTR 24
5 FEBBRAIO 2014
 
La denuncia
Benevento, cani randagi avvelenati a contrada Piano Morra. I volontari: “Non danno fastidio, lasciateli in pace”
Il veterinario beneventano Maccauro: "Siamo stanchi. La legge 281/91 sul randagismo non viene assolutamente rispettata"
 
Benevento - Schyla è una cagnetta morta per avvelenamento, un'ipotesi al momento al vaglio dell'istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno che, sulla base della necroscopia, ha dichiarato di non escluderne il sospetto. Bianca, invece, è stata salvata in un ambulatorio privato della città grazie a una lavanda gastrica per intossicazione da sospetto avvelenamento.
Entrambe appartengono, con Pippo e Macchia, a un gruppo di cani randagi che vivono in contrada Piano Morra e che vengono accuditi quotidianamente da alcuni volontari che, nei giorni scorsi, hanno riscontrato nella zona esche di carne avvelenata.
Il fatto è accaduto dopo che alcuni residenti della zona hanno fatto un esposto, caduto nel nulla per la lentezza burocratica, ai vigili urbani per provvedere a togliere questi animali dall'area dove molti cittadini praticano jogging. Secondo i volontari sono cani timidi e impauriti che non si lasciano prendere e che si allontanano alla vista degli umani.
Lo abbiamo testato anche noi: ci siamo avvicinati, solcando il terreno su cui loro passano le giornate e si sono allontanati repentinamente.
Simona Caruso, una delle volontarie, ha dichiarato:  “Sono attenta a pulire l'area se i cani fanno marachelle e li sfamao su terreno di proprietà pubblica”. Vorrei solo - ha aggiunto – che li lasciassero in pace perché non danno fastidio a nessuno e che non mi impediscano di sfamarli”. La Caruso ha evidenziato, infatti, che negli ultimi giorni ha ricevuto minacce e inviti a non dare cibo a questi cani.
Il pericolo ora è che anche altri cani possano ingerire sostanze tossiche, peraltro spesso presenti nella spazzatura indiscriminatamente abbandonata ai lati della strada di Piano Morra. L'istituto zooprofilattico, oltre a denunciare alla Procura della Repubblica l'accaduto, ha anche segnalato alle autorità competenti l'urgente necessità di bonificare il territorio e di evidenziare il rischio attraverso cartelli segnaletici.
Quello del randagismo è da sempre un fenomeno che mette muro contro muro volontari, che prestano opera di servizio anche a beneficio della comunità, e cittadini. Dietro questa battaglia silente l'assenza o la lentezza degli interventi di ASL e Comune che hanno per legge la responsabilità della gestione dei randagi. “Apriamo un problema vecchio di anni – ha dichiarato Massimo Maccauro, il veterinario che si è occupato di Schyla – e che risale alla legge 281/91 che stabilisce chi deve gestire il problema del randagismo".
“Noi siamo stanchi – ha aggiunto – e per fortuna che ci sono questi ragazzi che fanno opera di volontariato. Abbiamo in passato anche fatto la proposta di dare in affidamento ai liberi professionisti la gestione del problema, che non comporterebbe alcun costo, ma è rimasta senza risposta.”
E' per questo, aggiungiamo noi, che nella maggior parte dei casi i volontari ricorrono a strutture private per emergenze contingenti o anche per la sterilizzazione, che al momento, resta l'unica arma concreta contro il fenomeno del randagismo a risposta dell'insensibilità dei molti che ancora abbandonano i cani.
VIDEO
 
LA REPUBBLICA
5 FEBBRAIO 2014
Addio a Camillo, il cane
che viaggiava in autobus da solo
Prov. di Imperia - Addio a Camillo, il piccolo cane viaggiatore. L’annuncio ai tanti fan, sulla sua pagina Facebook:  "A tutti gli amici di Camillo, purtroppo stanotte é venuto a mancare. Ringraziamo tutti per l'affetto dimostrato”. Il cane Camillo era molto conosciuto a Sanremo per la sua passione del tutto particolare: viaggiare in autobus. Saliva e scendeva alle fermate giuste, sotto lo sguardo stupito degli altri passeggeri. “Quando aveva sei anni- racconta la padrona Lina - è andato e tornato in un solo giorno da Coldirodi (che si trova a cinque chilometri sulle alture di Sanremo) per andare a trovare un’amica di famiglia. Dio solo sa come abbia fatto”. Di Camillo e della sua particolare abitudine ne aveva parlato anche il noto zoologo dell’Università La Sapienza di Roma, Luigi Boitani “ La bestiola - aveva spiegato all'Ansa lo zoologo - utilizza i mezzi principali che gli consentono di orientarsi, il fiuto e la vista, ma consideriamo che ha un fiuto davvero eccezionale. Sono questi i sensi che gli permettono di individuare i punti di riferimento, grazie ai quali è in grado di contare le fermate”.
VIDEO FOTO
 
LIBERO
5 FEBBRAIO 2014
Sanremo (IM)
E' morto Camillo, il cane che viaggiava da solo in bus
Il triste annuncio arriva dal suo profilo Facebook, dove aveva 800 amici
di Valentina Princic 
A Sanremo tutti lo conoscevano, ma questa volta non si tratta di qualche cantante dell'Ariston. Via Palazzo è solo una delle tante vie limitrofe al teatro più famoso d'Italia, eppure - da quando ci viveva Camillo - non era mai stata così importante. Ebbene sì, si chiamava Camillo U Defissiu, ma per chi lo conosceva da sempre era solo Camillo, un cane meticcio con abitudini da umano che non solo viaggiava da solo in autobus - percorrendo vari chilometri - ma si recava a mangiare puntualmente a mezzogiorno la foccaccia ligure, in una nota paninoteca del luogo. 
E' morto nella notte di martedì 4 febbraio l'amico a quattro zampe che sapeva strappare un sorriso a chiunque lo incontrasse. Dopo dodici anni di foto e video fatti dai passanti su di lui, la padrona Lina aveva deciso di creare, per i suoi tanti fans, un profilo su Facebook con più di 800 amici, dove ogni giorno raccontava in prima persona le avventure del cane viaggiatore. Oltre ai tragitti sul mezzo pubblico, Camillo era solito seguire i profumi tipici della sua terra; aspettava ogni mattina il bus alla fermata di via Roma, e si presentava la sera davanti la porta di casa, in via Palazzo per l'appunto. "Quando aveva sei anni è andato e tornato in un solo giorno da Coldirodi, località a cinque chilometri da qui, per andare a trovare un’amica di famiglia. Dio solo sa come abbia fatto", ha raccontato la padrona. Ma come faceva a orientarsi Camillo? Luigi Boitani, noto zoologo dell'Università La Sapienza di Roma, ha spiegato all'Ansa che riusciva a capire dove si trovava grazie all'utilizzo di mezzi pubblici: "I cani hanno un ottimo fiuto e la vista sviluppata. Questa bestiola era anche molto intelligente: riconosceva le zone della città a seconda dei profumi ricorrenti". 
Non c'era quartiere a Sanremo che non facesse parte del viaggio di scoperta del simpatico cagnolino, tutti gli volevano bene e nessuno gli negava mai una carezza. Qualcuno gli aveva perfino comprato un giubbottino da indossare. Ma purtroppo se n'è andato il piccolo Camillo e l'annuncio è stato dato sul suo profilo Facebook da Lina: A tutti gli amici di Camillo, purtroppo stanotte é venuto a mancare. Ringraziamo tutti per l'affetto dimostrato. Una cosa è certa: Camillo resterà nel cuore di tutti e da adesso in poi, chi prenderà un autobus a Sanremo, non potrà fare a meno di pensare all'amico a quattro zampe. 
 
IL SECOLO XIX
5 FEBBRAIO 2014
Morto Camillo, il cane che prendeva il bus da solo
Imperia - È morto Camillo, il cane meticcio di 12 anni diventato in poco tempo la mascotte di Sanremo e di via Palazzo, a pochi passi dal Teatro Ariston, balzato mesi fa agli onori della cronaca per la sua spiccata indipendenza e intelligenza.
Camillo prendeva l’autobus da solo , attraversava sulle strisce e aveva addirittura un profilo su Facebook, da cui è stato dato il triste annuncio della sua scomparsa.
I padroni di Camillo, madre e figlia, titolari di un negozio di prodotti tipici, avevano anche pensato di dotare il cane di un sistema Gps per monitorarne gli spostamenti, visto che ogni tanto spariva anche per mezza giornata.
Camillo, però, era benvoluto da tutti, al punto che un giorno, dopo che gli avevano messo al collo un cartello con la scritta “Non datemi da mangiare, perché devo fare le analisi”, nel negozio c’è stata una processione di commercianti della zona, preoccupati dalle sue condizioni di salute.
 
GEA PRESS
5 FEBBRAIO 2014
 
Parco nazionale d’Aspromonte (RC) – A caccia nel Parco con la custodia del fucile visibile in auto
Intervento del Corpo forestale dello Stato
 
Ennesimo intervento antibracconaggio all’interno del Parco Nazionale d’Aspromonte. Questa volta ad intervenire è stato il personale del Corpo Forestale dello Stato di Mammola (RC) che ha provveduto a fermare un presunto bracconiere ed a sequestrargli il fucile.
L’intervento è avvenuto in località “Reito”, una zona ricadente, precisa lo stesso Corpo Forestale, all’interno del perimetro del Parco. L’attività di caccia era espletata in un terreno adibito ad uliveto e seminativo. Qui, un grosso fuoristrada con all’interno una custodia vuota di un fucile.
A questo punto la pattuglia decideva di appostarsi nelle vicinanza per attendere il ritorno del proprietario all’automezzo.  A distanza di circa mezzora dalla valle a nord, a circa 500 metri dal luogo di ritrovamento dell’auto, si udivano degli spari e poco dopo si vedeva sopraggiungere un uomo armato di fucile a cui veniva intimato di scaricare l’arma.
L’uomo, originario di Siderno (RC), è stato così deferito all’Autorità Giudiziaria per esercizio di attività venatoria all’interno del Parco Nazionale d’Aspromonte. Posto sottosequestro il fucile da caccia ed il munizionamento.
 
OGGI TREVISO
5 FEBBRAIO 2014
Maltempo, "A rischio la sopravvivenza degli animali"
L'appello dell'Enpa di Treviso: "Aiutiamo la fauna selvatica"
TREVISO - Il maltempo mette in ginocchio la provincia: a rischio anche la sopravvivenza di alcuni animali. L'Enpa di Treviso lancia l'allarme: "La fauna selvatica non è abituata a questo clima impervio".
"Monitorare lo stato di salute della fauna selvatica, peraltro già stremata dalla stagione venatoria, e intervenire con sollecitudine laddove fossero rinvenuti animali in grave difficoltà a causa delle eccezionali nevicate che in questi giorni hanno colpito le montagne del Veneto". Questo, l'appello lanciato dalla Sezione Enpa di Treviso non solo alle istituzioni regionali e provinciali, ma a tutti i cittadini.
"Alle autorità locali – spiega la Sezione Enpa di Treviso – chiediamo di prestare grande attenzione alle segnalazioni relative ad animali in difficoltà per il maltempo; segnalazioni che vanno gestite con la massima tempestività. Fino a prevedere, ove vi fossero situazioni di comprovata emergenza, stante l'eccezionalità della situazione, la distribuzione di balle di fieno sul territorio, anche mediante l’uso di elicotteri per le zone più impervie. Ai cittadini, invece, chiediamo di contribuire con pochi, semplici gesti ad alleviare lo stato di grave sofferenza causato dal maltempo agli uccelli: nel suo piccolo, ciascuno di noi può fare molto per loro".
"È possibile - ad esempio - lasciare nel giardino, sul balcone o in un luogo riparato dai predatori , oltre a qualche “leccornia”, due ciotoline d’acqua tiepida e pulita: una per bere, l’altra (meglio se di terracotta) per consentire agli uccellini di fare il bagno. Questo permette loro di mantenere il piumaggio in ordine e, quindi, di avere una ulteriore protezione dal freddo. Inoltre, si possono installare, sul terrazzo o nel giardino, piccole mangiatoie (collocate in un riparo sicuro dai predatori) per uccelli per garantire loro un luogo sicuro dove trovare cibo in abbondanza". "In tal essa dovrà essere rifornita costantemente fino alla primavera: se si interrompe bruscamente la somministrazione di cibo, gli uccelli possono perdere un punto di riferimento molto importante durante l'inverno – proseguono i volontari -. Tra gli alimenti più indicati ci sono: le arachidi non salate, i semi di girasole e di zucca, le piccole granaglie, il miglio, i fiocchi di cereali (cornflakes), le croste di formaggio tagliate a cubetti. E’ possibile usare, specie per gli insettivori, anche il cibo per cani e gatti, la frutta fresca e la frutta secca. Da evitare invece, evitare i prodotti da forno (pane, dolci, ecc). Il cibo deve essere il più simile possibile a quello che gli uccelli troverebbero in natura; in commercio esistono anche dei cibi per mangiatoia sotto forma di palle da appendere".
Nel caso in cui si dovesse trovare un animale selvatico in difficoltà, occorre contattare sempre la polizia provinciale o il Corpo Forestale dello Stato, oppure consegnarlo presso un centro recupero fauna autorizzato (la detenzione di tali animali, oltre che vietata, prevede cure specifiche). Per gli animali di grande taglia, specie se ungulati o mammiferi come volpi, è necessario attendere il soccorso del personale specializzato perché devono essere manipolati da mani esperte.
 
MATTINO DI PADOVA
5 FEBBRAIO 2014
In caso di emergenza i leoni non si salvano
POZZONOVO (PD) - In caso di allagamenti, come salvare tutti gli animali del Parco faunistico Valcorba? Per rispondere a questa domanda c’è stato un vertice ieri in municipio tra l’amministrazione, la polizia provinciale, la protezione civile e la proprietà. «Per il momento non ci sono pericoli», premette l’assessore Domenico Riolfatto. «Abbiamo valutato un eventuale piano di evacuazione del parco, che comprende 280 animali tra cui una ventina di grandi felini, tigri e leoni. Abbiamo fatto il punto per vedere se nel caso malaugurato di un aggravamento della situazione con possibilità di rottura degli argini si può approntare un piano. È emerso però che lo spostamento degli animali è impossibile in fase di emergenza, richiede una preparazione giorni prima, si deve fare in situazioni di calma». Nel caso di emergenze, si potrebbero salvare gli animali più docili ma difficilmente i grandi felini. Intanto ieri sera l’amministrazione ha incontrato i cittadini in chiesa a Stroppare per fare il punto delle misure prese: resta lo stato di preallarme per la tenuta del Gorzone, arrivato venti centimetri oltre il livello del 2010. Predisposto un pronto intervento per evacuare anziani e persone inferme. Anche a Stanghella situazione sotto stretta osservazione: qui a far paura sono gli argini del Gorzone, dove ieri pomeriggio si è aperto un fontanazzo sulla riva sinistra, poco dopo il ponte. Le infiltrazioni ormai sono presenti su tutto l’argine, soggetto a continue sollecitazioni, e la paura di rotture è alta. Istituito un punto di raccolta al centro anziani per anziani o persone sole.
 
GEA PRESS
5 FEBBRAIO 2014
Grosseto – La campagna degli agricoltori contro “i predatori di greggi”
Le critiche del WWF: non alziamo barricate, le greggi si possono efficacemente difendere
 
Un grande manifesto, una pecora a terra con  del sangue che cola dal collo e poi la scritta “campagna a sostengo della lotta CONTRO I PREDATORI delle greggi”. A “lottare” sono le associazioni di agricoltori di Grosseto, i quali vorrebbero così difendere la Maremma.
Per il WWF, però, si tratta di una campagna pubblicitaria inopportuna. Chiaro, infatti, che negli intenti degli agricoltori il messaggio è diretto al lupo, una specie, riferisce il WWF, che però è particolarmente protetta oltre che una risorsa importante per la nostra biodiversità.
Per agli ambientalisti la convivenza con questo predatore è possibile, così come già sta accadendo in molte altre regioni. Lo sforzo, però, non può essere solo unilaterale.
“Poiché alcune pratiche di allevamento possono scontrarsi con la presenza di questa specie sul territorio, vanno messe in atto tutte le soluzioni di adattamento e prevenzione possibili, a partire da una conduzione di allevamento che favorisca il controllo e la adeguata sorveglianza – ha dichiarato Marcello Demi presidente del WWF Toscana – In una situazione in cui negli ultimi tempi c’è stata una vera e propria mattanza di lupi ed ibridi, stigmatizziamo il messaggio lanciato CONTRO i predatori con la campagna di comunicazione delle associazioni agricole locali“. Il WWF, infatti, teme che il messaggio possa essere interpretato  quasi a giustificare i terribili atti di bracconaggio e spingere i portatori d’interesse ad alzare barricate.
“Gli allevatori – ha aggiunto il responsabile del WWF -   dovrebbero essere sollecitati a rafforzare la collaborazione alla soluzione del problema. Come ormai avviene da tempo in tutti i paesi europei, modi e tempi dell’allevamento devono essere rispettosi del contesto ambientale e della presenza di questi animali e le soluzioni vanno trovare insieme senza alimentare inutili conflitti”.
 
NEL CUORE.ORG
5 FEBBRAIO 2014
 
RANDAGISMO, L'ON. BRAMBILLA SCRIVE AL SINDACO DI FIUGGI MARTINI
"Rispettando le norme si può vincere la battaglia"
 
"Solo in ottemperanza alle norme vigenti è possibile combattere e vincere la battaglia contro il randagismo. Altrimenti il fenomeno è destinato ad aggravarsi e ad alimentare reazioni illecite e preoccupanti". Lo scrive al sindaco di Fiuggi – a nome della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente – l'on. Michela Vittoria Brambilla, presidente di Leidaa, dopo aver ricevuto "numerose segnalazioni relativamente all'aggravarsi del fenomeno del randagismo" sul territorio del Comune e a parecchi "inqualificabili casi di avvelenamento di cani, randagi o di proprietà, lasciati liberi di vagare".
"La legge 281/1991 e le successive ordinanze ministeriali – ricorda l'ex ministro - pongono in capo al sindaco una serie di obblighi, tra i quali l'identificazione e registrazione in anagrafe canina, tramite il pubblico servizio veterinario, dei cani rinvenuti sul territorio e di quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture di ricovero convenzionate, la gestione diretta o indiretta dei canili e dei gattili, il risanamento e la costruzione di canili e rifugi, l'organizzazione, insieme con le Asl, di percorsi formativi per i proprietari di cani. Spettano invece alle Asl, tra gli altri, compiti essenziali come vigilanza e controllo dello stato sanitario dei canili, gattili, e rifugi; la concreta identificazione e contestuale registrazione dei cani in anagrafe canina (di cui il sindaco è responsabile); la sterilizzazione dei randagi e dei cani ospitati nei canili". In mancanza degli interventi preventivi e successivi indicati dalla legge, c'è il rischio di perdere la battaglia contro il randagismo e di alimentare reazioni "fai-da-te", illecite e pericolose per gli animali e per le persone.
"Richiamando i contenuti dell'ordinanza ministeriale in vigore sui bocconi avvelenati - prosegue la parlamentare di FI rivolgendosi al sindaco - mi auguro che prenda provvedimenti adeguati per fronteggiare la situazione, contrastando l'abbandono, informando i cittadini e collaborando con le forze dell'ordine per individuare e punire i responsabili. In particolare, la norma prevede che siano impartite immediate disposizioni per l'apertura di un'indagine con le autorità competenti; che si provveda, entro 48 ore, ad attivare le iniziative necessarie alla bonifica dell'area dove è stato scoperto l'avvelenamento; che sia segnalato il pericolo con appositi cartelli; che siano disposti o intensificati i controlli. Non è tollerabile che irresponsabili attentino alla vita dei cani e degli altri animali mettendo in pericolo tutta la comunità: a cominciare dai bambini che potrebbero portare alla bocca il veleno".
L'ex ministro Brambilla, che nel corso del suo mandato di governo ha promosso con convinzione lo sviluppo del turismo termale, aggiunge una valutazione importante per l'intera economia del territorio: "Questa situazione non può che arrecare grave danno anche all'immagine della bella città di Fiuggi e conseguentemente al suo turismo, che rappresenta un patrimonio eccezionale, da preservare in ogni modo".
La lettera così si conclude esprimendo la convinzione che l'amministrazione "assumerà i provvedimenti conseguenti per vincere questa battaglia di civiltà e vorrà dare una pronta risposta alla maggioranza dei cittadini che amano gli animali e vogliono vederli rispettati"
 
IL TIRRENO
5 FEBBRAIO 2014
Canile in carcere, occasione importante
PORTOFERRAIO (LI) - Ben venga un canile di prima accoglienza all’interno della Casa di Reclusione. “«e realizzata sarebbe una delle migliori soluzioni – dice Andrea Tozzi, figura di spicco de “I Ragazzi del Canile” - per superare lo storicamente irrisolto problema. Il rifugio, realizzato in economia, accoglierebbe, per il periodo necessario a trovare altre sistemazioni, i cani randagi di tutto il territorio elbano e sarebbe gestito da una cooperativa di detenuti con il supporto dei volontari animalisti locali». In un colpo solo si supererebbero i problemi che finora hanno impedito la realizzazione del canile comprensoriale: i costi di realizzazione e gestione e, soprattutto, l'individuazione di un area che non generi conflitti con i residenti. Da parte della direzione dell’Istituto carcerario c’è la completa disponibilità, nell'ottica dei programmi di formazione e reinserimento dei reclusi, dando all'iniziativa anche un forte valore sociale. «Una soluzione ideale – dice Tozzi – con l'unico limite: la visibilità degli animali che, comunque, potrebbero essere portati fuori del carcere dai volontari per incontri con chi intendesse adottarli». Non mancano però le opposizioni alla proposta, stavolta sull'inedito asse tra Enpa e Comune di Porto Azzurro. «Se la posizione di Simoni _ dice Tozzi - può essere compresa alla luce di preoccupazioni sul consenso dei suoi elettori, quella dell'Enpa è sinceramente spiazzante: perché osteggiare quella che appare come l'ultima possibilità, probabilmente, di trovare un accordo tra gli otto Comuni sul progetto del canile? Le motivazioni tecniche appaiono deboli a fronte dei molteplici vantaggi. A questo punto ci domandiamo se le priorità siano altre. Sicuri che esportare i cani elbani verso i canili del continente sia la strada migliore?».
 
ANSA
5 FEBBRAIO 2014
 
Cani e rifugi,come valutare il benessere
Metodo messo a punto da Zooprofilattico con istituto spagnolo
 
TERAMO - Si chiama Shelter Quality il protocollo che valuta il benessere dei cani alloggiati nei canili rifugio, sviluppato dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale d'Abruzzo e Molise con lo spagnolo Institut de Recerca i Tecnologìa Agroalimentarias della Catalogna. La Commissione Europea, nella strategia benessere animale 2012-2015, ha posto l'esigenza di individuare indicatori di benessere valutando gli animali e non le strutture in cui vivono. Il protocollo è stato testato in sei Paesi europei.
 
LA ZAMPA.IT
5 FEBBRAIO 2014
“Operazione scoiattolo”: 13 grigi trasferiti da Nervi ad Albaro
L’operazione fa parte del progetto per la difesa della specie europea di scoiattolo rosso e la tutela della biodiversità
Genova - Tredici scoiattoli grigi sono stati trasferiti dai Parchi di Nervi e, dopo essere stati sterilizzati in una clinica veterinaria specializzata, sono stati liberati a villa Gambaro ad Albaro.  
È il primo risultato dell’operazione Scoiattolo per la difesa della specie europea di scoiattolo rosso e la tutela della biodiversità dagli effetti dell’inserimento e la moltiplicazione di specie alloctone. 
Tutti gli aggiornamenti sull’Operazione scoiattol’ sono anche su Facebook sul profilo “Rosso scoiattolo Liguria” e su Twitter con l’account @Rossoscoiattolo.  
 
ADN KRONOS
5 FEBBRAIO 2014
 
Ingredienti animali in 3 farmaci su 4, etichette più chiare per i vegetariani
'Incriminati' il lattosio, la gelatina e il magnesio stearato
 
Roma - La maggior parte dei farmaci prescritti per le cure primarie, circa 3 su 4, contiene ingredienti di origine animale che potrebbero non essere compatibili con l'alimentazione vegetariana. Per questo gli esperti del St Mark's Hospital di Harrow (Gb) ipotizzano sul 'Bmj.com' l'introduzione di specifiche sull'etichettatura dei medicinali, simili a quelle sul cibo, per contribuire a informare medici, farmacisti e pazienti sul contenuto 'nutrizionale' dei farmaci. Fattori come la religione, la cultura, la condizione economica, l'impegno per l'ambiente, le intolleranze alimentari e le preferenze personali giocano un ruolo importante per quanto riguarda gli alimenti che le persone scelgono di consumare. Tuttavia, molti pazienti e medici non sono consapevoli che farmaci comunemente prescritti contengono prodotti di origine animale. E leggendo l'elenco degli ingredienti spesso non è possibile chiarire se il prodotto soddisfa le preferenze alimentari del paziente. Fra gli ingredienti 'incriminati' il lattosio, la gelatina e il magnesio stearato, anche se alcuni produttori utilizzano ora alternative vegetariane.
L'anno scorso, ricordano gli studiosi, una campagna per vaccinare i bambini in Scozia contro l'influenza è stata interrotta a causa delle preoccupazioni sollevate dalla comunità musulmana sulla presenza di gelatina di maiale all'interno del vaccino. I medici dovrebbero dunque prendere in considerazione questo problema quando prescrivono un medicinale "per evitare la mancata aderenza alla terapia, che è una delle principali preoccupazioni in sanità".
Per accertare la portata del problema, il team ha identificato i 100 farmaci più comunemente prescritti nel Regno Unito e hanno verificato che, di questi, 73 contengono uno o più componenti di origine animale. E che le informazioni in merito sono difficili da ottenere, poco chiare, incoerenti e talvolta errate. "I nostri dati suggeriscono che è necessaria una migliore etichettatura dei farmaci, anche se la soluzione definitiva potrebbe essere quella di eliminare i prodotti di derivazione animale, ove possibile, dai medicinali. Il lattosio, ad esempio, viene già prodotto da alcune aziende senza l'utilizzo di caglio e lo stearato di magnesio può essere ottenuto per via chimica, senza ingredienti di origine animale. Infine, sono già disponibili capsule vegetali per sostituire la gelatina.
 
GREEN STYLE
5 FEBBRAIO 2014
Cimurro del cane: cause e sintomi
Il cimurro, o malattia di Carrè, è una patologia che colpisce la salute del cane in modo grave. Molto contagiosa, si può diffondere piuttosto rapidamente. Il virus della malattia ha legami stretti con quello del morbillo e, nonostante colpisca largamente i cani, può infettare anche volpi, iene, lupi e furetti. La diffusione può avvenire da animale infetto ad altro animale non vaccinato, la rapidità di contagio è incentivata in spazi dove gli esemplari sono radunati in massa. La malattia produce scolo nasale e oculare che crea delle micro-gocce che si diffondono nell’aria, favorendo così più velocemente il passaggio. Nonostante il virus risulti meno forte al di fuori del corpo, può comunque spargersi e trasferirsi nell’animale ospite. Il cimurro può colpire maggiormente in condizioni di debolezza fisica, in particolare quando il livello delle difese immunitarie è molto più basso. Per questo i cuccioli di cane e gli esemplari giovani non ancora vaccinati, possono contrarre più facilmente il virus. In particolare i piccoli che possiedono una protezione immunitaria parziale, derivata dagli anticorpi materni o da un vaccino senza richiamo, possono sviluppare sintomi blandi diventando un veicolo di contagio molto pericoloso.
Cause e sintomi
Come anticipato il cimurro provoca uno scolo nasale e lacrimale, quindi il contagio può avvenire tramite contatto di queste zone oppure della saliva di un animale infetto. Il virus entra quindi in contatto con il corpo ospite e staziona nei linfonodi della bocca e nelle tonsille. Dopo quattro giorni migra verso il sangue attaccando l’apparato respiratorio, successivamente anche quello gastroenterico. In ultima battuta progredisce colpendo il sistema nervoso e la cute. Il primo sintomo che dovrebbe lanciare l’allarme è rappresentato dalla febbre, con catarro e pustole nelle zone del ventre e delle cosce. È quindi importante condurre Fido dal veterinario, che effettuerà esami specifici come il tampone tonsillare e un test sierologico. Successivamente si presenterà lo scolo nasale e oculare, quindi una serie di sintomi contingenti quali congiuntivite, tosse, difficoltà respiratoria, laringite, bronchite, polmonite, vomito e diarrea con relativo dimagrimento, disidratazione e deperimento fisico. In ultima fase, quella più grave, i sintomi saranno legati al sistema nervoso: convulsioni, tremori muscolari, movimenti circolari e sconclusionati. La cute presenterà una forma aggressiva di dermatite e ipercheratosi, che interesserà i cuscinetti plantari e il naso.
Terapie e cure
Per fronteggiare e anticipare il virus è importante vaccinare il cane, in particolare entro le 9 settimane di vita dell’animale, così da scongiurare il peggio. Se colpito dalla malattia il cane potrà ricevere un trattamento solo con antibiotici per le infezioni e flebo per la disidratazione, purtroppo non esiste una vera e propria cura per combattere il cimurro. In soccorso del cane anche antinfiammatori, medicine per guarire lo scolo nasale e rimedi per prevenire le piaghe da decubito. Il tasso di mortalità passa dal 20% all’80%: nonostante sia alto, il cane ha buone probabilità di guarire dal virus. Il rimedio migliore resta la vaccinazione che previene e allontana l’incubo della malattia.
 
NEL CUORE.ORG
5 FEBBRAIO 2014
 
FRANCIA, GATTO INTRAPPOLATO E BRUCIATO CON LA SODA CAUSTICA
Una petizione su avaaz.org contro il suo killer

 
Intrappolato, tenuto prigioniero e torturato. E' il calvario patito lo scorso autunno da un gatto di Brissac-Quince, in Francia, soprannominato Caramel per il suo pelo rosso. Per il momento, il suo killer se l'è cavata con 4 mesi di carcere (pena sospesa) e 273 euro da versare alla Société protectrice des animaux.
Verso mezzogiorno di sabato 19 ottobre, Jimmy, cameriere in una pizzeria del posto, sente il suo capo su tutte le furie ripetere ossessivamente: "Quel gatto rosso finirò per catturarlo". Per raggiungere il suo obiettivo, si legge sulla petizione pubblicata su avaaz.org che chiede il massimo della pena per il misfatto, il ristoratore piazza nel cortile sul retro del locale una gabbia con una trappola e un pezzo di carne come esca. Il gatto rimarrà prigioniero per diversi giorni senza che gli sia stato offerto mai cibo o acqua. Peggio ancora, l'animale è stato colpito dagli spruzzi di un pulitore di scarico per tubi e dalla soda caustica. "Grazie a voi - scrivono gli autori della raccolta firme, nel momento in cui scriviamo a quota 21.705 su 30.000 - riposa in pace Caramel e un pensiero ad Oscar (il gatto lanciato contro il muro a Marsiglia, ndr) e tutti gli altri mici".
 
GEA PRESS
5 FEBBRAIO 2014
 
India – Sequestro di 5000 tartarughe destinate all’alimentazione

 
Cinquemila Tartarughe a guscio molle del Gange (Nilssonia gangetica) sono state sequestrate lunedì scorso dalle Guardie di Confine dello Stato del Bengala vicino a Kalupur. Gli animali, quasi sicuramente diretti verso il vicino Bangladesh erano probabilmente destinati all’alimentazione umana.
Le autorità indiane hanno per questo provveduto ad arrestare tre uomini ed accertamenti sono ora in occorso per verificare la provenienza degli animali e gli eventuali altri anelli della catena dei trafficanti di fauna selvatica. Una parte delle tartarughe erano già morte. Quelle rimaste in vita, sono state inviate in un centro di recupero e verrano  preso liberate in un’area protetta a loro idonea.
La Tartarghe a guscio molle del Gange e nota per la sua voracità. La silhouette idrodinamica le consente notevoli velocità in acqua. Tipico il lungo collo che la rende perfettamente adattata agli ambienti rivieraschi. Il muso a forma di boccaglio, congiuntamente alla lunghezza del collo, consente loro una facile respirazione aerea pur rimanendo completamente sommerse.
Ricopre un areale potenzialmente molto vasto, comprendende il Pakistan, l’India Settentrionale, il Bangladesh ed il Nepal. Le sue popolazioni, però, sono minacciate dai prelievi operati dall’uomo. Anche per quest’ulimo sequestro è stata sollevata l’esigenza di reprimere con maggiore forza questi traffici.
 
NEL CUORE.ORG
5 FEBBRAIO 2014
 
Belgio – Impegno governativo per lo stop alla sperimentazione sui primati
 
L’impegno è arrivato lunedì scorso, a seguito della manifestazione animalista nei pressi della sede del Partito Socialista del Belgio. Stante quanto riportato dal CAV (Coalition Anti Vivisection) un funzionario governativo, a nome del Ministro Laurette Onkelinx, ha promesso che verrà presentato un disegno di legge con lo scopo di vietare l’ultizzo dei primati nella sperimentazione animale.
La manifestazione non a caso era indirizzata al Ministro già noto per la sua sensibilità nei confronti dei problemi che affliggono il mondo animale. E’ dello stesso Ministro l’impegno sul divieto di detenzione di animali nei circhi equestri (vedi articolo GeaPress).
La proposta sul divieto di sperimentare primati era stata in realtà sollecitata più volte dagli animalisti. Per questo l’esigenza di promuove la manifestazione dove è stato ricordato, tra l’altro, quanto in Belgio viene compiuto sulle scimmie.
Ora la promessa: nelle prossime settimane vi sarà la proposta governativa. “Speriamo – ha riferito il CAV – che sia una buona proposta per definire una data per la fine degli esperimenti. Noi – ha concluso il comunicato – non ci acconteteremo di meno”
 
GEA PRESS
5 FEBBRAIO 2014
Myanmar – Al mercato delle pelli, scoperta una Lontra rarissima, in pelle ….
 
Crollo delle popolazioni di lontre del sud est asiatico. A dirlo è l’Otter Specialist Group dell’IUCN, che lo scorso gennaio ha pubblicato uno studio ove viene imputata la diminuzione delle lontre alle modificazioni ambientali ed alla persecuzione diretta.
Un fenomeno tanto grave che per il Myanmar si parla già di estinzione di una o più delle quattro specie fino ad ora note.
Nei primi giorni dello scorso mese di gennaio gli specialisti dell’IUCN hanno visitato la città di Mong La, incredibilmente già oggetto di altra investigazione dell’Ufficio Traffic e della Oxford Brookes University, sul commercio di avorio (vedi articolo GeaPress ). Anche per i contrabbandi delle lontre sembra confermarsi la centralità della città prossima al confine cinese. Animali che si è tentato ora di censire nei mercati ma anche nel settore della ristorazione. Un commercio sempre più esponenziale, anche alla luce del vivace andamento economico che caratterizza questa parte dell’ex Birmania.
Il commercio prevalente è sembrato però essere concentrato nella vendita di parti di animali (tra cui scheletri e pelli) nel mercato della città. Esenti, invece, i ristoranti.
Molto significativa la presenza di una lontra dal naso peloso (Lutra sumatrana). Già nel 1998 era stata dichiarata estinta. Si scoprirono poi delle piccole popolazioni in Vietnam, Tailandia e Cambogia. Per la pelle rinvenuta a Mong La, trovata in una catasta di pelli di altre lontre,  non è ovviamente possibile stabilire l’esatta provenienza, ma gli esperti dell’IUCN considerano molto significativo il fatto che il mercato di Mong La viene quasi esclusivamente rifornito da cacciatori locali.
 
NEL CUORE.ORG
5 FEBBRAIO 2014
GLI ANIMALISTI INGLESI: "ASSURDO E ILLEGALE INGOIARE PESCI ROSSI VIVI"
Rspca contesta la pessima moda del neknomination
La Royal society for the prevention of cruelty to animals (Rspca) in Inghilterra ha definito oggi in una nota "orribile" e "illegale" il nuovo trend di ingoiare un pesce rosso vivo che naviga in un bicchiere di birra o di un'altra bevanda alcolica. Un fenomeno che sta prendendo purtroppo sempre più piede per colpa del "neknomination", un allarmante gioco che sta spopolando fra i giovanissimi (si sono già contati dei morti) sul web. E consiste nel farsi filmare mentre si tracanna una birra o un altro alcolico tutto d'un fiato ("to neck" appunto) nel modo più bizzarro e originale possibile, postare il video su un social network e sfidare un amico a fare lo stesso. "Ingoiare un animale vivo e poi postarne il video su internet non è una sciocchezza da prendere alla leggera, è inaccettabile", protesta Nicola White, zoologo, nella nota. La Rspca nello stesso comunciato lancia un appello a porre immediatamente fine a questo "assurdo" gioco e invita il pubblico a denunciare coloro che si danno a questa crudele pratica nei confronti degli animali. L'associazione assicura, inoltre, di aver avuto già numerose telefonate e denunce durante il fine settimana. "Mangiare un pesce vivo costituisce un delitto nei termini della legge sulla protezione degli animali (Animal Welfare Act)", ricorda, infine, la Rspca.
 
LA NUOVA VENEZIA
6 FEBBRAIO 2014
Ladri tentano un furto. Un altro cane ferito a bastonate
Summaga. L’animale è riuscito a sventare il raid ma è stato colpito alle zampe. A San Stino i malviventi sono entrati in un’azienda agricola rubando 500 euro

Rosario Padovano

PORTOGRUARO. L’offensiva dei ladri prosegue. Un furto è stato messo a segno, sempre nella zona di San Stino; un altro invece è stato sventato a Summaga di Portogruaro per il coraggio dei due cani che erano stati messi a guardia dell’abitazione presa di mira, nel centro della località periferica portogruarese. Di sicuro uno dei cani è rimasto ferito, avendo riscontrato i proprietari tracce di sangue. L’altro, invece, è stato picchiato selvaggiamente, molto probabilmente con una spranga oppure con un bastone. La bestiola, un pastore tedesco, ha rimediato ferite profonde e nella denuncia inoltrata ai carabinieri si parla apertamente di aggressione all’amico a 4 zampe, che zoppica vistosamente e dovrà sottoporsi a un intervento presso una clinica veterinaria. Non si riesce a capire se esista una sola banda, o più bande che agiscono nel Portogruarese.
Carabinieri e polizia stanno lavorando insieme per cercare di trovare soluzioni al problema e dare un indirizzo univoco alle indagini, il cui impulso certamente non manca. L’aggressione, bestiale, subita da uno dei cani posti a guardia della villetta presa di mira a Summaga dai banditi, ricorda nella ferocia un’aggressione simile avvenuta un paio di anni fa nei dintorni di Mira, anche se in quel caso il cane (un piccolo bastardino) purtroppo morì. Il tentativo di furto dunque non è andato a buon fine per il coraggio degli animali. Questo può far suppore che ad agire sia stata una banda di ladri poco esperta. […]
 
NEL CUORE.ORG
6 FEBBRAIO 2014
FIRENZE: LE GUARDIE OIPA SALVANO DUE CONIGLI SEGREGATI AL BUIO
Fragola e Mirtillo, madre e figlio, messi al sicuro
 
Firenze - Considerati con leggerezza, venduti come se fossero oggetti inanimati e acquistati per la gioia di grandi e piccini per poi farli vivere in piccole gabbie. Questo è il trattamento spesso riservato ai conigli, che sono esseri sociali e necessitano della loro libertà e non di essere rinchiusi in una prigione, spesso al buio e dimenticati. Era la sorte toccata a Fragola e Mirtillo, una coppia di conigli madre e figlio, lei due anni e tre mesi, segregati in una cesta, coperta da una lamiera, senza mai poter vedere la luce del sole. Le guardie zoofile Oipa Firenze li hanno sottratti al proprietario […]
 
CORRIERE DELLA SERA
6 FEBBRAIO 2014
 
Ventitré cuccioli chiusi nel bagagliaio: denunciato commerciante di animali
I carabinieri di Gorgonzola hanno fermato un’utilitaria durante un normale controllo stradale
 
Prov. di Milano - Ventitré cuccioli, due mesi appena, stipati in un bagagliaio di un’auto. Li han trovati così, giovedì mattina, i carabinieri di Gorgonzola: poco dopo le quattro han fermato un’utilitaria lungo una provinciale per un normale controllo a Vignate, si sono avvicinati al conducente e, immediatamente hanno sentito i guaiti, disperati, che provenivano dal bagagliaio. Si sono fatti aprire dall’uomo, e li hanno visti lì: infreddoliti, spaventati, sporchi, affamati. Guaivano e tremavano, qualcuno ha subito tentato di saltare fuori dal bagagliaio, i più deboli sono rimasti accucciati nell’angolo più in fondo. Ma i carabinieri non han perso tempo, hanno subito ordinato all’uomo di seguirli in caserma: il controllo su di lui sarebbe proseguito là. Tra le mura della caserma però, altri carabinieri avrebbero potuto prestare i primi soccorsi ai cuccioli: li hanno portati infatti in una saletta calda, hanno dato loro dell’acqua e un poco di cibo.
I PRECEDENTI - Intanto è bastato un rapido controllo al terminale per capire che l’uomo, un cinquantanovenne italiano, aveva già dei precedenti per traffico di animali. Lui non ha voluto dare nessuna spiegazioni, né sulla provenienza dei cagnolini, né sulla loro destinazione. L’auto su cui l’uomo viaggiava però aveva targa slovena, l’ipotesi per ora è che si trattasse di un traffico internazionale di cuccioli di razza. I veterinari dell’Asl hanno infatti già appurato che si tratta di cani di razza di razza maltese, jak russell, bulldog francese, cavalier king, shih tzu ed akita, tutti di circa due mesi di vita, sprovvisti dei regolari documenti di identificazione. Ora l’uomo è stato denunciato per “traffico illecito di animali di compagnia, maltrattamento e abbandono di animali”. I cuccioli invece sono al canile sanitario del Comune di Vignate. Presto potranno trovare una nuova casa.
 
ANSA
6 FEBBRAIO 2014
 
Tiene 23 cani nel bagagliaio, denunciato
Fermato dai CC nel milanese con i cuccioli stipati in auto
 
MILANO - Aveva 23 cuccioli di cane stipati nel bagagliaio della macchina: per questo un commerciante di animali di 59 anni è stato denunciato per traffico illecito di animali di compagnia, maltrattamento e abbandono di animali.
Alle 4 del mattino è stato fermato alla guida di un'auto con targa slovena nel comune di Vignate (Milano). Durante il controllo, i carabinieri hanno sentito i guaiti e trovato cuccioli di razza due mesi privi di identificazione e certificazione sanitaria.
 
NEL CUORE.ORG
6 FEBBRAIO 2014
 
MILANO, SEQUESTRATI 23 CUCCIOLI DI CANE SU UN'AUTO: SCATTA DENUNCIA
L'uomo fermato dai carabinieri sulla Cassanese
 
I carabinieri di Gorgonzola (Milano) hanno sequestrato 23 cuccioli di cane. Denunciato a piede libero un commerciante di animali 59enne, originario di Torino e residente nella provincia di Savona, con l'accusa di traffico illecito di animali di compagnia, maltrattamento e abbandono di animali. L'uomo è stato fermato durante un posto di blocco mentre, alla guida di un'auto con targa slovena, percorreva la Strada provinciale 13 Cassanese, all'altezza del Comune di Vignate. Durante il controllo, i militari hanno aperto il portabagagli della macchina e, al suo interno, hanno trovato 23 cuccioli di cane, appartenenti a diverse razze: maltese, jak russell, bulldog francese, cavalier king, shih tzu ed akita. I cagnolini, di circa due mesi, erano senza identificazione e certificazione sanitaria, oltre ad essere costretti a stare in precarie condizioni durante il trasporto.
 
GEA PRESS
7 FEBBRAIO 2014
 
Traffico di cuccioli dall’est. Un nuovo sequestro in provincia di Milano. L’esperto: la legge è gravemente lacunosa
Chi denunciato continua con i sui traffici di piccole vite
 
provincia di Milano - Ventitrè cuccioli nel bagagliaio di un’automobile sequestrati dai Carabinieri di Gorgonzola a Vignate (MI). E’ l’ultimo di una serie ormai infinita di sequestri di piccoli cani provenienti dai paesi dell’est europa e venduti a prezzi bassi ma comunque altamente remunerativi per chi li ha importati.
Un vero e proprio fiume in piena e poi, anche nel caso di Vignate, la beffa. Il soggetto, a quanto pare, era già noto per simili commerci. Un fatto, anche questo, che è ormai quasi una regola nel corso dei sequestri.
Maltesi, Jack russell, Bulldog francese, Cavalier king ed altre varietà di cani da compagnia, tutti intorno ai  due mesi di vita. Poi il problema della certificazione. Anche in questo caso i documenti parrebbero non essere in regola.
Sulla vicenda è ora intervenuto Antonio Colonna, esperto dell’EITAL sul traffico di cuccioli. Una presenza ormai nota al grande pubblico grazie agli interventi di Striscia la Notizia e di Edoardo Stoppa, proprio sul traffico di cuccioli.
“Non cambia niente – riferisce Antonio Colonna a GeaPress – Il problema risiede nell’inefficacia  della cosiddetta legge “cuccioli”. Sono  a conoscenza del fatto che gli stessi soggetti più volte denunciati continuano tranquillamente i loro trasporti dall’Ungheria, come dalla Slovacchia“.
C’è poi il problema della sistemazione dei cagnolini sequestrati, vero e proprio calvario con il quale ci si deve scontrare per evitare la custodia giudiziaria affidata allo stesso presunto trafficante. Il processo in Tribunale poi, chissà quanto durerà.
Un quadro a tinte fosche, quello descritto da Colonna, che coinvolge migliaia di cuccioli. La legge, approvata nel dicembre 2010, non consente  limitazioni alla libertà personale. Niente arresto in flagranza mentre le  pene detentive previste solo nei casi più gravi, sono ben al di sotto della soglia di punibilità. “Sempre – sottolinea ancora Colonna – che si arrivi a condanna definitiva”.
“La politica chi si fa  portavoce di tutela animale - aggiunge l’esperto dell’Eital -  latita o propone slogan mediatici fini a se stessi e privi di efficacia. Dei cuccioli, sembra si siano scordati tutti”.
Le cose, sembra dire Colonna, vanno poi per il loro corso senza apparenti ostacoli. Così è stato per la legge cuccioli, presentata come la risoluzione del male, ma che invece non riesce ad incidere con  una realtà che continua ad andare allo sbando. “C’è chi contrabbanda o importa cuccioli dall’est con tutte le autorizzazioni del caso. Animali di due mesi di età e non vaccinati, oppure finge di averlo fatto apponendo l’etichetta su un passaporto di  dubbia  autenticità“.
Una serie infinita di escamotage, quelli messi in campo dai trafficanti, come nel caso dei microchip riferibili ad amici o conoscenti allo scopo di far risultare il cane italiano o, addirittura, togliendo il microchip straniero ed inserendo quello italiano.
“All’EITAL  – ha concluso Colonna – interessa solamente contrastare il traffico di cuccioli, denunciando all’Autorità Giudiziaria tutte le anomalie; ma per fare questo con concretezza ed efficacia ci si scontra con mille difficoltà , rischi ed una legge inefficace“.
 
LA NUOVA SARDEGNA
6 FEBBRAIO 2014
 
Nel furgone con nove cani da caccia rubati
 
di Claudia Carta
 
TERTENIA (Ogliastra)  - Quando i carabinieri hanno aperto il portellone posteriore del Fiat Ducato, su cui viaggiavano due pregiudicati di Arzana, si sono trovati davanti un’autentica sorpresa: ammucchiati uno sull’altro, intimoriti e infreddoliti, nove cani da caccia, tutti di razza, prezioso bottino di diversi furti messi a segno nelle ore precedenti. È successo tutto martedì notte, intorno alle 23.30. Nel corso di un normale servizio di controllo sulla statale 125, in territorio di Tertenia, la radiomobile dei carabinieri di Jerzu ha fermato due arzanesi, rispettivamente di 44 e 24 anni, entrambi con precedenti penali, che viaggiavano a bordo di un Ducato bianco. Accertate le generalità dei due, i militari hanno successivamente provveduto a controllare l’interno della vettura, ritrovando gli animali. Alle domande dei carabinieri circa la provenienza dei cani, i due arzanesi non hanno saputo rispondere, né tantomeno produrre la relativa documentazione. Immediato il sequestro della refurtiva, al fine di effettuare tutti gli accertamenti del caso. I due sono stati denunciati per ricettazione e maltrattamento di animali. I cani sono stati rifocillati e presi in custodia dal canile di Lanusei, mentre sono in corso le indagini da parte dei carabinieri di Jerzu, al comando del capitano Sara Pini. Un valore, quello delle povere bestiole, che si attesta tra i 10 e i 15mila euro. Dei nove cani – tutti di ottima razza, dal breton al segugio, dallo spinone ai meticci – ben sette erano dotati di microchip identificativo. Ausilio importantissimo che, grazie ai controlli e alle verifiche da parte dell’Azienda sanitaria locale sta consentendo in queste ore di risalire ai legittimi padroni. Quattro, infatti, risultano rubati a Uta, in provincia di Cagliari. Una volta eseguite tutte le identificazioni, sarà la Procura a stabilirne il dissequestro e la successiva restituzione ai proprietari. Sorte peggiore è toccata ai due arzanesi, denunciati per ricettazione e maltrattamento di animali, dal momento che i cani venivano trasportati in condizione igieniche non adeguate. Un fenomeno, quello del furto dei cani di razza, in forte crescita negli ultimi tempi in tutta l’isola , legato principalmente al mondo dei cacciatori e a un mercato nero, sempre particolarmente florido.
 
NEL CUORE.ORG
6 FEBBRAIO 2014
 
BRINDISI, INVESTE CON L'AUTO UN CANE E SCAPPA: MINI-MULTA
La donna rintracciata: deve pagare 82 euro
 
I vigili urbani hanno rintracciato e multato un'automobilista che stamattina, nei pressi del tribunale di Brindisi, ha investito un cane e non si è fermata a soccorrerlo. E' uno dei rari casi in cui viene applicato l'articolo del codice della strada che, in caso di omissione di soccorso anche nei confronti di animali, prevede una sanzione di 82 euro. L'animale, che era sfuggito al suo proprietario, è rimasto lievemente ferito ed è stato curato in un ambulatorio veterinario. La conducente della vettura, una Ford Fiesta, è stata rintracciata grazie al numero di targa annotato da alcuni passanti. Il codice prevede che nel caso in cui venga investito un animale, si adotti "ogni misura idonea ad assicurare ogni forma possibile di soccorso e tutela, ivi incluso l'immediato trasporto presso un ambulatorio veterinario".
 
IL TIRRENO
6 FEBBRAIO 2014
 
Incidente a camion che trasporta cavalli, animali salvati dai vigili del fuoco
Arezzo: c’è voluta una gru per mettere in salvo tre cavalli di razza, rimasti incastrati all'interno del camion finito fuori strada
 
AREZZO. E' stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco, con una gru, per mettere in salvo tre cavalli di razza, rimasti incastrati all'interno del camion che li trasportava, dopo che il veicolo è finito fuori strada per un incidente. E' accaduto stamani a San Zeno, alle porte di Arezzo. Uno degli animali è rimasto lievemente ferito a una zampa.
Secondo quanto spiegato, il camion adibito al trasporto degli animali e' finito in un fosso: i cavalli sono rimasti incastrati senza possibilità di uscire. L'intervento immediato dei vigili del fuoco con una gru è servito ad estrarre, uno a uno gli animali. Sul posto anche la polizia municipale e il servizio veterinario della Usl 8 che ha visitato i cavalli. Il camion era diretto a un vicino centro ippico.
 
IL TIRRENO
6 FEBBRAIO 2014
 
Cavallo abbattuto dopo la fuga sul raccordo
 
PISTOIA - Troppo gravi le lesioni riportate nel saltare il guardrail e cadendo sull’asfalto. Impossibile, secondo i veterinari dell’Asl, accorsi sul posto, tentare una qualsiasi cura. Dramma nella tarda mattina di ieri sulla tangenziale di Pistoia dove uno dei due cavalli fuggiti poco prima da un recinto del campo nomadi di Pontelungo ha dovuto essere abbattuto. Non si sa come i due cavalli abbiano fatto a scappare e, soprattutto ad arrivare sul raccordo. Fatto sta che a lungo hanno vagato tra le auto di passaggio prima che vigili del fuoco, poliziotti e carabinieri, accorsi sul posto, riuscissero a fermare la loro corsa scongiurando così il pericolo di gravi incidenti. A quel punto però uno dei due animali si era già seriamente ferito: il bordo tagliente del guardrail, probabilmente quando era saltato sulla carreggiata, gli aveva provocato una vasta ferita ad un fianco; e nella successiva caduta aveva subito una grave lesione ad un occhio e la frattura di una zampa. Chiesto l’intervento dell’Asl, i due veterinari intervenuti sulla tangenziale non hanno potuto far altro che sopprimere il cavallo, assai sofferente, nel modo più indolore possibile, con un’inienzione. Con l’autogrù dei vigili del fuoco l’animale morto è stato poi caricato su un furgone dei proprietari, che dovranno provvedere allo smaltimento in base al regolamento comunale del servizio veterinario.
 
LA PROVINCIA DI VARESE
6 FEBBRAIO 2014
Ucciso e sepolto nel bosco
La svolta è nel cellulare
CASALZUIGNO (VA) Omicidio di Roberto Colombo: svolta nelle indagini. Ritrovato il cellulare della vittima: nella memoria del telefonino ci sono foto e filmati. Colombo potrebbe aver ritratto il suo assassino.Il ritrovamento è avvenuto alcuni giorni fa: la notizia è trapelata soltanto ieri. Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo e non forniscono informazioni. Il cellulare di Colombo, 49 anni, affetto da disabilità e scomparso in circostanze misteriose il 24 settembre(il cadavere fu rinvenuto seppellito nei boschi il 12 novembre), è stato ritrovato nei bosco di località Cariola, piccola frazione di Casalzuigno dove la vittima risiedeva.
Dieci giorni prima della scoperta del corpo di Colombo, ucciso con un colpo d’arma da fuoco, i carabinieri di Cuvio e Luino, avevano ritrovato la carcassa di Argo, il rogo argentino, il fedelissimo cane dal quale Colombo non si separava mai. Anche la bestiola fu assassinata, probabilmente prima dell’omicidio del padrone: l’animale è stato abbattuto con un colpo di pistola. Chi lo ha ucciso ha tentato di bruciarne la carcassa prima di seppellirlo a un chilometro di distanza dal luogo del ritrovamento del cadavere del proprietario. Ora, a circa 30 metri dalla sepoltura di Argo, i carabinieri hanno ritrovato il cellulare: era sepolto sotto alcuni centimetri di terra. Il luogo segnato con dei sassi. Il cellulare era diviso in quattro parti: cover, caricatore, batteria e sim card. I reperti sono stati sequestrati: saranno inviati al Ris di Parma per le analisi. Secondo indiscrezioni non confermate dagli inquirenti sugli elementi del telefonino sarebbero state trovate tracce biologiche estranee a Colombo: impronte o Dna forse lasciati dall’assassino. Non solo: la sim card era ancora utilizzabile. Così come la memoria del telefono.
Dai due elementi gli inquirenti stanno ricostruendo nel primo caso le chiamate e i messaggi mandati ma anche ricevuti da Colombo. Nel secondo caso sarebbero stati individuati ed estratti filmati e fotografie scattate da Colombo anche il giorno della sparizione. L’ipotesi è che l’uomo sia infatti stato ucciso il 24 settembre, giorno in cui è scomparso. Al momento il fascicolo per omicidio volontario resta contro ignoti: un arresto peto c’è stato. Un ex amico e vicino di Colombo, arrestato per droga una settimana dopo la scomparsa, che gli inquirenti hanno ascoltato a lungo. L’abitazione dell’uomo è stata perquisita. La procura avrebbe chiesto di poter eseguire degli accertamenti anche sull’auto del presunto spacciatore. Tabulati telefonici, filmati e foto potrebbero ora portare dritti all’omicida: Colombo potrebbe aver immortalato i suoi ultimi istanti di vita senza saperlo. Resta da stabilire anche il luogo del l’omicidio: la vittima, non vedente da un occhio e claudicante dopo un brutto incidente, mai avrebbe potuto raggiungere con a piedi il luogo dove è stato ritrovato cadavere.
 
GEA PRESS
6 FEBBRAIO 2014
PARCO NAZIONALE DEL GARGANO – Bracconieri in area protetta
Intervento del Coordinamento Territoriale per l'Ambiente Monte Sant'Angelo (FG)
Intervento del Comando Stazione di Umbra e Cagnano Varano (FG) che hanno deferito a piede libero all’Autorità Giudiziaria sette persone colte in flagranza ad esercitare attività venatoria all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale del Gargano. I fatti sono avvenuti nel comprensorio dei comuni di Carpino, Cagnano Varano e Vico del Gargano.
Ad essere sottoposti a sequestro penale probatorio, sei fucili automatici calibro 12, un sovrapposto calibro 12 e centinaia di munizioni al piombo spezzato dello stesso calibro. I responsabili sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria per introduzione di armi ed esplosivi in area protetta esercizio venatorio in zone vietate, omessa denuncia d’arma comune da sparo ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, porto abusivo di arma e munizionamento e inosservanza di ordini impartiti dall’Autorità.
I Forestali hanno sorpreso i sette bracconieri durante le perlustrazioni effettuate presso diverse località della provincia di Foggia in cui sono stati deferiti all’Autorità amministrativa anche numerose persone per aver omesso il recupero dei bossoli delle cartucce e per dimenticanza di documenti venatori come il prot d’armo, tasse di concessione governative e assicurazione per la responsabilità Civile verso terzi.
 
IL PICCOLO
6 FEBBRAIO 2014
 
Il cervo in fuga si rifugia nella stalla con le mucche
 
TRIESTE - Per sfuggire alla morsa del maltempo, gli animali selvatici si “mischiano” a quelli domestici. È successi vicino a Cortina d’Ampezzo, dove un allevatore della zona si è trovato nella sua stalla, insieme a mucche e polli, un cervo che ha cercato e trovato riparo dopo essersi smarrito tra la neve. L’allevatore in questione si è preso cura dell’animale ma, assicura Coldiretti, non si tratta di un caso così isolato visto che quotidianamente sono una trentina gli animali selvatici che si rifocillano al fienile aziendale. «Gli agricoltori sono presidio fondamentale di un territorio sempre più fragile, ma che grazie alle buone prassi e i servizi alla collettività continuano a rimanere una delle poche garanzie di salvaguardia ambientale» sottolineano dall’associazione di categoria. La situazione che si è creata con il cervo “domestico”, puntualizzano ancora da Coldiretti, «fa pensare al valore della presenza delle fattorie a ridosso dei centri abitati e nelle aree marginali in termini di solidarietà e sussidiarietà nonostante i problemi di frane e crolli siano costanti». Da circa una settimana, infatti, gli imprenditori stanno provvedendo con mezzi propri e trattori a sgombrare strade e piazzali degli ospedali oltre che centri di soccorso alpino. Eppure anche l’attività di questi imprenditori sta subendo notevoli danni dall’ondata di maltempo ma il grido d’allarme che arriva dal Veneto riguarda tutte le attività di montagna, in particolare il turismo. «Le abbondanti precipitazioni nevose stanno letteralmente mettendo in ginocchio il sistema economico del turismo di montagna - spiega l’assessore regionale Marino Finozzi - un’attività economica strategica che nel periodo invernale è solitamente al suo culmine». Problemi nei trasporti, danni a fabbricati e linee elettriche, disagi agli impianti di risalita e agli edifici di supporto hanno portato a una riduzione del fatturato quantificabile tra il 20 e il 40 per cento.
 
IL GAZZETTINO
6 FEBBRAIO 2014
Allagamenti: ecatombe di animali
Morti 12mila pulcini, 30mila polli
 
PADOVA - Oltre 12 mila pulcini sono già annegati, ma a rischio ci sono anche 30 mila polli e un migliaio di tori nelle stalle allagate del padovano mentre nel bellunese gli allevatori sono costretti a gettare il latte che non riescono a trasportare per l'isolamento causato dalla neve.
È questo il primo bilancio dei danni all'agricoltura che superano già i 10 milioni di euro, presentato dalla Coldiretti veneto al presidente nazionale Roberto Moncalvo in visita alle aree alluvionate. «Le coltivazioni a seminativo in pianura di cereali - sottolinea la Coldiretti - soffrono di asfissia e il raccolto è compromesso. Non va meglio per gli ortaggi in pieno campo allagati che stanno marcendo. I pregiati vigneti Doc del Piave sono stati sommersi dall'acqua mentre nelle serre a causa dell'umidità le muffe stanno distruggendo le coltivazioni».
«La situazione è drammatica nelle campagne dove è scattata la solidarietà degli agricoltori della Coldiretti che, con i trattori, aiutano a rimuovere la neve dalle strade ed aiutare le aziende in difficoltà», afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che «ci sono tutte le condizioni per chiedere lo stato di calamità per i danni all'agricoltura. Siamo di fronte - prosegue Moncalvo - ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si sono manifestati con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi, ma intense e il repentino passaggio dal sereno al maltempo con vere e proprie bombe d'acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Servono le opere infrastrutturali per la raccolta e la regimazione delle acque in una situazione in cui nell'82 per cento dei comuni italiani sono presenti aree a rischio idrogeologico per frane e/o alluvioni. A questa situazione - conclude il presidente della Coldiretti - non è certamente estraneo il fatto che un modello di sviluppo sbagliato ha tagliato del 15 per cento le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) che vengono abbandonati o occupati dal cemento».
 
LA REPUBBLICA
6 FEBBRAIO 2014
Maltempo, ancora emergenza in Veneto: 50mila animali sott'acqua. Ora è rischio frane
Nel Nord Est l'allerta non è terminata: nei prossimi giorni sono previste altre quattro perturbazioni. Gli allevatori lanciano l'allarme: 12mila pulcini sono annegati, polli e tori in forte difficoltà. Nel Lazio possibili esondazioni nel 98% dei Comuni. Viabilità disagiata a Roma
ROMA - Allarme maltempo, non è ancora finita in Veneto: nei prossimi giorni sono previste altre quattro perturbazioni, anche se, secondo i meteorologi Arpav, meno intense. Da una settimana e per i prossimi giorni, più di cinquecento uomini della bonifica sono impegnati a sorvegliare, 24 ore su 24, il livello dei fiumi, il funzionamento degli impianti e manufatti con l'impiego di circa un migliaio di mezzi e macchine operatrici (trattori, escavatori, pompe idrovore mobili), lungo le reti idrauliche. Inoltre, 400 impianti idrovori, grazie alle loro 1000 pompe, muovono 1 milione e mezzo di litri d'acqua al secondo, continuando l'attività di pompaggio per evitare la sommersione di ampie distese di territorio e per ripristinare le situazioni più critiche. Sono queste le forze impegnate dai Consorzi di bonifica per monitorare il fenomeno alluvionale di questo febbraio atipico, cercando di limitare i danni ad abitati e campagne.
Numeri che vanno a sommarsi agli uomini della Protezione Civile con cui si collabora operando in piena sintonia e coordinamento. Si tratta di un'emergenza, che a differenza del 2010, ha messo a dura prova la rete fluviale secondaria, spesso impossibilitata a smaltire l'acqua in eccesso verso i grandi fiumi, perchè già saturi o a scaricare verso mare per via delle continue alte maree. Non solo, quattro anni fa il fenomeno alluvionale durò tre giorni, con piogge in pianura da 75 millimetri a 150, mentre quest'anno si sono concentrate in sei giorni con valori dai 150 ai 250 millimetri.
La Coldiretti, intanto, lancia anche un altro allarme: sempre in Veneto 50mila animali sono sott'acqua. Dodicimila pulcini sono già annegati, ma a rischio ci sono anche 30 mila polli e un migliaio di tori nelle stalle allagate del padovano, mentre nel bellunese gli allevatori sono costretti a gettare il latte che non riescono a trasportare per l'isolamento causato dalla neve. E' questo il primo bilancio dei danni all'agricoltura che superano già i 10 milioni di euro, presentato dalla Coldiretti veneto al presidente nazionale Roberto Moncalvo in visita alle aree alluvionate.
Nel Lazio, secondo l'Ordine dei geologi, 372 Comuni - il 98% del totale - hanno almeno un'area a rischio di frana o di esondazione, in cui è a repentaglio la vita umana, e più di 350mila cittadini vivono in aree potenzialmente a rischio idrogeologico.
A Roma, intanto, permangono i disagi alla viabilità. Si registrano voragini a viale di Tor Marancia, smottamenti a via Boccea, disagi anche sull'Aurelia Antica. Continuano le ripercussioni sul traffico dell'ondata di maltempo che si è abbattuta su Roma, causando la chiusura alla circolazione di diverse strade. Sull'Olimpica, spiega l'Agenzia per la mobilità, tra Tor di Quinto e la galleria Giovanni XXIII, il transito dei veicoli avviene su una sola carreggiata (quella direzione di San Giovanni), che è stata resa percorribile in entrambe le direzioni. Per una frana è infatti chiuso un tratto della carreggiata in direzione Olimpico. In direzione stadio, le uscite di Tor di Quinto e Corso Francia sono aperte. Chiuse invece le rampe di accesso all'Olimpica, sempre direzione stadio e sempre da Tor di Quinto e da Corso Francia.
Chiusa la panoramica in direzione piazzale Clodio. Chiusa, per uno smottamento, anche la Cassia tra piazza dei Giuochi delfici e via Vilfredo Pareto. Possibile percorso alternativo su via Due Ponti e viale di Tor di Quinto. Chiusa via della Maglianella, tra via di Boccea e l'Aurelia, escluso il traffico locale. Chi arriva dalla Boccea con direzione Gra deve percorrere via Casal del Marmo. Chiusa per smottamenti via della Marcigliana dal civico 116 a via Salaria. Voragine in viale di Tor Marancia, strada chiusa al traffico da via Annio Felice in direzione Colombo. Via di Malagrotta chiusa per il cedimento di un ponte. Sull'Aurelia Antica senso unico alternato tra largo Tommaso Perassi e largo Don Luigi Guanella. Sulla Boccea, per smottamenti, senso unico alternato all'altezza del chilometro 15.
 
TM NEWS
6 FEBBRAIO 2014
Fattoria addio, stalle e pollai svuotati: scomparsi 10mln animali
Coldiretti lancia l'allarme, a rischio estinzione 130 razze italiane
Roma - La crisi mette a rischio la vecchia fattoria in Italia dove in un solo anno sono scomparsi oltre 10 milioni di mucche, maiali, pecore, capre, galline, oche e conigli. E' la Coldiretti a lanciare l'allarme con il primo dossier sulla scomparsa degli animali dalle stalle italiane, in occasione dell'apertura della Fieragricola di Verona dove è tornata l'"Arca di Noe" con le piu' rare e curiose razze in pericolo di estinzione. L'iniziativa promossa dalla Coldiretti in collaborazione con Italialleva dell'Associazione italiana allevatori (AIA) nel Padiglione 9 è forse l'ultima occasione per conoscere alcuni animali dal vivo nell'ambito della piu' grande "stalla" mai aperta al pubblico in città in Italia.
Stalle, pollai e ovili si sono svuotati nel corso del 2013 con la Fattoria Italia che ha perso in un anno - sottolinea la Coldiretti - circa 7 milioni di polli e galline, 750mila tacchini. 700mila conigli e circa mezzo milione tra faraone, oche ed anatre. All'appello - continua la Coldiretti - sono venuti a mancare anche gli animali piu' grandi: circa un milione di pecore, agnelli e capre, 650mila maiali, 45mila manze e 25mila bufali. Un crollo che - continua la Coldiretti - rischia di compromettere anche la straordinaria biodiversità degli allevamenti italiani dove sono minacciate di estinzione ben 130 razze allevate tra le quali ben 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo Rurale dell'ultima programmazione.
Se dell'asino romagnolo noto per il suo temperamento vivace - sottolinea la Coldiretti - sono rimasti solo 570 esemplari impegnati nella produzione di latte uso pediatrico e per l'onoterapia, della capra Girgentana dalle lunghe corna a forma di cavaturacciolo si contano circa 400 capi per la produzione di latte destinato alla Tuma ammucchiata (formaggio nascosto) stagionata in fessure di muro in gesso e/o pietra, che in passato venivano murate per nasconderle ai briganti. Ma ci sono anche - continua la Coldiretti - la gallina di Polverara, ritratta con il caratteristico ciuffo fin dal 1400 in quadri e opere conservati anche nei Musei vaticani, la Mora romagnola una curiosa razza di maiale dal mantello nerastro, con tinte dell'addome più chiare, i bovini di razza Garfagnina con mantello brinato e pelle di colore ardesia che annovera una popolazione di appena 145 capi o quelli di razza Pontremolese che sono rimasti appena in 46. Piu' numerose le pecore della razza Brogna con un gregge di qualche migliaio di animali che si caratterizzano dalle macchie rossastre più o meno estese che punteggiano la testa, le orecchie e gli arti mentre la pecora di razza Alpagota, originaria dallo storico altopiano di Alpago da cui prende il nome, puo' contare oggi su 3363 capi.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
6 FEBBRAIO 2014
 
Carne al cortisone nel macello Assoluzione per tre allevatori
 
PEGOGNAGA (MN) - In un campione di urina prelevato da un capo macellato era stato rinvenuto un quantitativo di cortisonico, di una sostanza vietata dall'Unione europea in genere somministrata per dare benessere all'animale a fine ciclo, quando è stanco e stressato, per farlo stare rilassato e mangiare di più. Per questo tre rappresentanti di un allevamento che si trova in provincia di Rovigo erano stati rinviati a giudizio in base alla legge sulla tutela della sicurezza degli alimenti. Ieri è stata pronunciata la sentenza nei confronti dei titolari dell’allevamento che aveva conferito l’animale, poi macellato e sottoposto ad esame, al macello cooperativo di Pegognaga: assoluzione per tutti, come peraltro richiesto dallo stesso rappresentante dell’accusa, il pubblico ministero Anna Tarantino. Le ultime battute del processo sono state segnate dall’incalzare del difensore che ha sostenuto, assieme all’innocenza dei tre imputati, come le analisi effettuate da un veterinario fossero state «poco accorte». Prima di tutto perché, ha ricordato, «la legislazione prevede il prelievo delle urine su animali vivi e non su quelli macellati». Nel fegato dell’animale analizzato non c’erano tracce di cortisonici, quando invece avrebbe dovuto esserci un riscontro dell’esito del prelievo in vescica.
 
FOCUS
6 SETTEMBRE 2014
 
Prendersi cura di un animale domestico ci rende persone migliori
Il legame con cani, gatti e altri amici animali cementa le relazioni sociali, sviluppa empatia e altruismo, migliora le doti di leadership e rafforza l'autostima.
 
Elisabetta Intini
 
I giovani adulti che si prendono cura di un animale hanno relazioni sociali più solide e sono meglio inseriti nella vita della loro comunità. È quanto emerge da un articolo pubblicato su Applied Developmental Science.
Che la convivenza con un animale domestico abbia effetti positivi sullo sviluppo cognitivo di un bambino (e non solo: anche sul suo sistema immunitario, guarda) è un fatto ormai assodato. Ma come il legame con Fido e Micio influisca sui rapporti umani una volta terminata l'infanzia non era ancora stato studiato in modo approfondito. Questionari a confronto
Megan Muellerm, psicologa dell'età evolutiva e ricercatrice presso la Cummings School of Veterinary Medicine della Tufts University (Massachusetts) ha reclutato 500 volontari (prevalentemente femmine) tra i 18 e i 26 anni a cui ha chiesto informazioni sui loro sentimenti e sul tipo di interazione che avevano nei confronti dei loro animali domestici.
Le loro risposte sono state confrontate con quelle date a un questionario che misurava caratteristiche positive come competenza, capacità di accudire gli altri, sicurezza in se stessi, amicizie, ma anche il rapporto con stati d'animo negativi e depressione.
Relazioni più solide e generose
Chi aveva dichiarato di prendersi attivamente cura di un animale è risultato più attivo in attività altruistiche come volontariato nella propria comunità o aiuto ad amici e familiari; e ha dimostrato migliori qualità di leadership rispetto a chi non aveva animali in casa. Maggiore il coinvolgimento emotivo nei confronti dell'animale, maggiore il punteggio totalizzato nelle attività sociali. Coloro che nella tarda adolescenza o all'inizio dell'età adulta avevano sperimentato alti livelli di attaccamento nei confronti di un animale hanno evidenziato legami amicali più solidi, un forte senso di empatia e maggiore sicurezza in sé. «Il punto non è la mera presenza di un animale in casa, ma la qualità del legame che con esso si instaura» commenta Muellerm.
È comunque presto per stabilire relazioni causali tra le relazioni con i quadrupedi e quelle con i bipedi. Ulteriori studi dovranno concentrarsi sulle specifiche abilità cognitive che si sviluppano nel rapporto con cani e gatti e su come queste evolvano con il tempo.
 
IL TIRRENO
6 FEBBRAIO 2014
 
Passano gli anni, il muso imbianca e il cane diventa più emotivo

Marco Melosi

 
Lo studio comportamentale porta la firma di un gruppo di ricercatori italiani che, con l'obiettivo di indagare se l'avanzare dell'età influenza le risposte fisiologiche ed il rapporto emotivo con il proprietario, hanno sottoposto 50 cani al cosiddetto "Strange Situation Test" (SST): una procedura che consiste in una sequenza predefinita di episodi potenzialmente stressanti, come ad esempio trovarsi in un ambiente non familiare, interagire con una persona estranea, restare soli o essere separati per un breve periodo dalla figura di attaccamento (il proprietario), per poi ricongiungersi ad essa. Suddivisi in due gruppi, rispettivamente di età superiore e inferiore ai 7 anni, i cani hanno tutti dimostrato un legame affettivo vero e proprio con il proprietario. Il gruppo degli anziani, in particolare, si rapportava quasi esclusivamente con il proprietario, tanto da non mostrare alcun interesse per la persona estranea che a tratti lo sostituiva. Rispetto agli animali più giovani, nei cani più avanti negli anni l'analisi della saliva rivela però concentrazioni significativamente maggiori di cortisolo. Si tratta di una tipica risposta a situazioni considerate stressanti, come appunto l'allontanamento del proprietario con cui il cane, ormai è certo, instaura un rapporto emozionale per molti versi simile a quello che lega il bambino ai propri genitori. In sintesi, con gli anni il cane diventa più emotivo, tanto da considerare la presenza del proprietario come imprescindibile "base sicura" per adattarsi all'ambiente.
 
IL TIRRENO
6 FEBBRAIO 2014
 
VEGETARIANI-VEGANI
 
Cresce in Italia il popolo dei vegetariani e soprattutto quello dei vegani. Un terzo di loro fa queste scelte alimentari per rispetto agli animali. Lo stesso rispetto per cui dicono no alla vivisezione, alla caccia, agli allevamenti per pellicce e all’utilizzo di animali nei circhi. Inoltre la maggior parte degli italiani è favorevole a equiparare, secondo una recente proposta di legge, gli equidi agli animali da affezione, impedendone la macellazione. Secondo il rapporto che è stato elaborato dall’Eurispes il 6,5% degli intervistati è vegetariano, lo 0,6% vegano, per un totale del 7,1%. Quasi un terzo (31%) dei vegetariani e vegani ha scelto questo tipo di alimentazione per rispetto agli animali, un quarto (24%) perché fa bene alla salute e un 9% per tutelare l'ambiente.
 
GEA PRESS
6 FEBBRAIO 2014
Legge vivisezione – Verso la sconfitta totaleAlla Commissione Affari Sociali non piace la proposta del Governo, .... è troppo in favore degli animali
Una volta tanto che la proposta governativa di recepimento della Direttiva cosiddetta “vivisezione”, riceve un parere contrario, questo arriva nella direzione opposta a quella voluta dagli animalisti. Secondo la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, infatti, il Decreto legislativo del Governo verrebbe inteso come troppo permissivo.
Il riferimento principale è quello del divieto di esperimenti su xenotrapianti e sostanze d’abuso che dovrebbe, però, entrare in vigore a partire del 2017. Per la Commissione tale divieto violerebbe i dettami della Direttiva. Eventuali provvedimenti restrittivi dovevano essere approvati dall’Italia entro il novembre 2010. Dunque pollice verso e nulla considerazione dell’opposizione portata avanti dal M5S, SEL e dall’On.le Brambilla. Non solo. A poco sono valse le motivazioni del Sottosegretario Fadda il quale, a nome del Governo e cercando di mediare tra le due opposte tendenze, aveva riferito come i divieti in questione dovevano servire da stimolo per la ricerca alternativa.
Dunque, sembra dire la Commissione alla luce dell’art. 2 della Direttiva, il Governo (allora Berlusconi) se voleva intervenire doveva farlo entro il novembre 2010. Lo stesso Sottosegretario aveva fatto notare della procedura d’infrazione, il cui avvio è stato già comunicato dalle autorità europee.
Nel caso di procedure avviate, la legge consente al Governo di legiferare anche in  maniera difforme alle  indicazioni del Parlamento. Alla luce di quanto avvenuto ieri, appare scontato che il recepimento italiano sarà aderente ai dettami della tanto criticata Direttiva votata nel settembre 2010 dal Parlamento Europeo. Un inter  senza opposizione dell’allora Governo italiano ma anche in sostanziale sordina da parte della cosiddetta lobby animalista.
 
PRIMA DA NOI
6 FEBBRAIO 2014
POLITICA
Animali come cavie, no della Camera alle restrizioni
Amato, Pd: «bocciato il Governo, meglio la direttiva europea»
Sebastiano Calella 
ROMA. La Commissione della Camera ha detto no al Dlgs governativo che recepisce la direttiva europea sulla sperimentazione animale.
Secondo i parlamentari il disegno di legge governativo che doveva definire la normativa di attuazione delle nuove regole per la sperimentazione con animali era troppo sbilanciato rispetto alla normativa europea ed introduceva «un livello superiore e più restrittivo» di controllo su questa sperimentazione con gli animali. Il che - secondo il relatore Maria Amato (Pd) - avrebbe tagliato definitivamente fuori dal settore la ricerca italiana. In particolare era previsto il divieto di utilizzo di animali per xenotrapianti (trapianti tra specie diverse, animale-uomo) o per ricerche sulle cellule nervose in generale, come negli studi sull’Alzheimer.
«I ricercatori italiani sono ben lontani dalle pratiche della vivisezione ottocentesca – spiega Amato – ma bisogna stare attenti a fare scelte coerenti e che non danneggiano la nostra ricerca per seguire alcune mode un po’ ipocrite: non si possono allevare più questi animali da laboratorio (vertebrati, scimmie o topi) però si possono comprare». 
In sostanza «allo stato attuale della ricerca sembra inevitabile il ricorso alle cavie animali e forse risulta eccessivo – spiega ancora Maria Amato - dover usare per legge anestetico o analgesico per le procedure sui polipi o sui calamari. Ed è una esagerazione far passare lo xenotrapianto, il trapianto di organo o tessuti tra specie diverse, come una mostruosità tacendo il fatto che con questo termine si indica anche la pratica per cui si impiantano le cellule del cancro di mammella di una donna su più topi. Questo serve a testare i diversi farmaci in modo da determinare quello più efficace per la cura di “quel” cancro di “quella” donna. Bisogna essere soprattutto onesti con se stessi e capire che se guardi il problema dalla parte del topo è un conto se lo vedi dalla parte della donna (tu o tua madre, tua moglie o tua sorella) le cose cambiano».
«La mia solidarietà – conclude Maria Amato – va ai ricercatori quotidianamente attaccati come boia. Io sto con la ricerca, che per ora non può ancora rinunciare all’utilizzo degli animali da laboratorio con cui si sono raggiunti progressi importanti in medicina. Basti pensare che gli studi sull’Alzheimer debbono per forza utilizzare le cavie, visto che le cellule nervose in vitro non sono stabili. I ricercatori ed il metodo scientifico sono bersaglio di iniziative di discredito basate su informazioni distorte e campagne di comunicazione con immagini forti, spesso assolutamente fuori contesto. E’ giusto cercare vie alternative per la ricerca e l’Europa con Horizon 2020 per questo processo di cambiamento non traumatico ha stanziato 70 miliardi di euro per progetti di ricerca innovativi con metodi alternativi. Inoltre sono in corso ricerche di revisione sull’uso dei farmaci per oncologia e malattie neurologiche, insomma c’è tutto un sistema di ricerca internazionale multicentrico che ci escluderebbe dai lavori che prevedono l’utilizzo di animali. Senza dire che il fondamentalismo per gli animali degli stabulari si stempera quando si tratta di derattizzare: eppure si tratta sempre di roditori. Quindi quando si parla di salute non possiamo essere ipocriti. Ed io sto sempre dalla parte del malato».
 
CORRIERE DELLA SERA
6 FEBBRAIO 2014
IN UN VIDEO DIFFUSO DAGLI INSORTI
Colonel, cane da guerra catturato dai Talebani
Il numero dei cani «bellici» è salito negli anni: nel solo Afghanistan ne sono stati schierati dagli Usa circa 650


NELLA FOTO - Colonel, cane «da guerra» 

WASHINGTON - Si chiama «Colonel» ed è probabilmente un cane da guerra impiegato dagli alleati in Afghanistan. I talebani sostengono di averlo catturato nel dicembre 2013 al termine di un conflitto a fuoco con un’unità nemica. In un video diffuso dagli insorti compare l’animale e il suo equipaggiamento, di solito fissato sul dorso: una piccola torcia, una telecamera e un apparato GPS. Fonti statunitensi hanno sostenuto che il cane appartiene ad un’unità britannica ed è andato perso durante un’operazione militare anti-guerriglia. Nessuna conferma, invece, sull’uccisione di sei soldati avvenuta - secondo la versione talebana - nel medesimo episodio.
CANI ANTI-BOMBA - I reparti Nato fanno largo uso di cani anti-bomba e di quelli addestrati a perlustrare tunnel o edifici. Spesso sono dotati di video camere che trasmettono immagini in tempo reale al soldato che li accompagna. Il loro impiego è importante per prevenire trappole esplosive e altre insidie. Infatti il numero dei cani «bellici» è costantemente salito nel corso degli anni. Secondo dati del 2011 nel solo Afghanistan ne sono stati schierati dagli Usa circa 650. In Vietnam furono invece ben 5 mila. Tra i più famosi Cairo, il «belga» che ha accompagnato i commandos nel raid contro Bin Laden ad Abbottabad.
A CACCIA DI ORDIGNI - L’esperienza sul campo ha confermato che i cani hanno raggiunto un alto rate di successo nell’individuare i temuti ordigni piazzati dai talebani al lato delle strade, all’ingresso di un villaggio, vicino ad un’abitazione. Un ruolo che li espone alle esplosioni ma anche a forme di stress «da lavoro». I veterinari in servizio nel centro di addestramento di Lackland (Texas) hanno stimato in un 5 per cento i cani affetti dalla sindrome post-bellica.
 
IL POST
6 FEBBRAIO 2014
 
Il video del cane militare catturato dai talebani afghani
Si chiama Colonel, è finito nelle mani dei talebani alla fine di dicembre ed è il primo cane a essere usato in un video di propaganda
 
Mercoledì i talebani afghani hanno diffuso un video che mostra un cane al guinzaglio circondato da militanti che imbracciano diverse armi sequestrate alle forze armate del contingente internazionale in Afghanistan. Un portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, ha detto che il cane è stato catturato verso la fine di dicembre 2013 dopo un lungo scontro a fuoco tra le forze internazionali e i militanti talebani nel distretto di Alin Nigar, della provincia di Laghman, nell’Afghanistan orientale. Secondo i talebani, al momento della cattura il cane, di nome Colonel per il suo grado militare, era equipaggiato con un dispositivo di tracciamento GPS, una torcia e una piccola telecamera. Il portavoce della coalizione militare internazionale in Afghanistan, il tenente colonnello Will Griffin, ha confermato giovedì con una mail che un cane del contingente internazionale è stato perso durante un’operazione militare attorno al 23 dicembre. Rita Katz, analista del SITE Intelligence Group (gruppo specializzato nello studio di forme di propaganda di movimenti terroristici), ha detto che l’uso di un cane all’interno di un video di propaganda di questo tipo non ha precedenti in Afghanistan. C’è invece un precedente in Iraq, dove diverso tempo fa venne diffuso un video che suggeriva la possibilità di usare un cane per compiere un attentato suicida.
Come ha spiegato il Washington Post, i soldati delle Forze Speciali statunitensi usano spesso pastori tedeschi, labrador e spaniel, che sono particolarmente agili e resistenti: vengono addestrati soprattutto per fiutare gli esplosivi e per trovare sostanze stupefacenti.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
6 FEBBRAIO 2014
 
AFGHANISTAN, TALEBANI CATTURANO E MOSTRANO CANE-SOLDATO AMERICANO
"Colonel" utilizzato in funzione anti-bomba
 
Eravamo abituati a video con ostaggi o prigionieri di guerra umani. Questa volta i talebani che combattono in Afghanistan una guerra senza quartiere contro gli americani e i loro alleati occidentali hanno diffuso un filmato che ha come protagonista "Colonel", un cane-soldato "americano" che affermano di aver catturato. nel dicembre 2013 al termine di un conflitto a fuoco con un'unità nemica. Nelle riprese si vedono l'animale e il suo equipaggiamento fissato sul dorso: una piccola torcia, una telecamera e un apparato GPS.
I reparti alleati fanno effettivamente uso di cani anti-bomba che perlustrano edifici pericolosi e fonti americane sostengono che "Colonel" appartiene in realtà all'esercito britannico e si è perduto durante un'operazione contro gli insorti. In ogni caso l'espressione del cane ricorda quella di molte reclute umane che non hanno nessuna voglia di fare la guerra.
VIDEO
 
INTERNAZIONALE
6 FEBBRAIO 2014
 
Afghanistan. Talebani mostrano video, catturato cane della Nato
 
Roma – I ribelli talebani in Afghanistan hanno postato in rete un video nel quale mostrano un cane al guinzaglio e diverse armi che sarebbero stati sequestrati alle forze armate del contingente internazionale. Secondo la BBC, i funzionari dell’Isaf hanno confermato di aver perso un cane soldato appartenente a uno degli eserciti che fanno parte della coalizione durante una missione lo scorso dicembre. I talebani sostengono che il cane, di nome Colonel, era equipaggiato con un dispositivo di tracciamento GPS, una torcia e una piccola telecamera.
Le truppe della Nato hanno utilizzato spesso i cani in Afghanistan, in particolare pastori tedeschi, labrador e spaniel, per fiutare gli esplosivi e come protezione.
 
ARTICOLO TRE
7 FEBBRAIO 2014
 
Afghanistan. Rapito un cane militare
Risulterebbe essere stato rapito un cane militare delle forze Nato in servizio nel territorio afgano.
 
Redazione- Un cane tenuto al guinzaglio con addosso alcune attrezzature tecnologiche moderne. Un'immagine estratta da un video curiosa o poco più, se non fosse che quell'animale sarebbe in realtà un soldato.
Risulterebbe infatti essere membro effettivo delle forze Nato in uso nello stato dell'Afghanistan, dove questi cani sono spesso utilizzati per cercare e scovare bombe artigianali.
Il suo nome sarebbe Colonel e ora risulterebbe in mano alle forze talebane, che hanno effettuato la ripresa video e l'hanno caricata su internet.
 
PANORAMA
7 FEBBRAIO 2014
 
Una guerra da cani (in ostaggio)
I talebani hanno diffuso un video in cui mostrano un pastore belga con un'imbracatura militare. Dicono che appartiene agli americani e (forse) chiedono un riscatto
 
Michele Zurleni
 
Comunque sia, il suo sguardo non sembra proprio quello di un animale felice. Non può essere altrimenti. Quel cane da pastore belga è in mano al nemico. Ostaggio di guerra. Il suo nome sarebbe Colonel e sarebbe stato catturato dai guerriglieri islamici poco prima di Natale, nella provincia afghana di Laghman. Nel video lo mostrano con la sua imbracatura. Tipica dei war-dog che le truppe occidentali usano sul teatro di guerra.
Questi cani sono molto preziosi. Vengono utilizzati per scoprire esplosivi, campi minati. Il loro olfatto è un'arma di difesa insuperabile. E poi, servono nelle operazioni di recupero dei soldati dispersi. Li cercano, senza mai stancarsi, senza tregua fino a quando non li hanno trovati. La tenacia e la capacità di non sentire la fatica sono caratteristiche del cane da pastore belga.
I talebani dicono che il cane rapito appartiene all'esercito americano. Lo hanno portato via durante un raid notturno in cui sono riusciti anche a catturare alcune armi in dotazione delle forze speciali statunitensi. Un portavoce ha confermato la scomparsa del cane, ma non ha voluto specificare se appartenesse veramente all'U.S. Army. L'ultima versione dice che potrebbe essere dei britannici.
Gli americani, ad ogni modo, utilizzano questo tipo di cane. Abituati a rimanere accanto al loro "padrone" anche durante le azioni di guerra, sono addestrati a non avere paura delle sparatorie, o dei colpi. Se i soldati hanno dovuto abbandonare Colonnello, così come hanno fatto con le armi, vuol dire che erano in una brutta situazione.
Sembrerà strano (o forse ridicolo), ma per i talebani, Colonnello è un'importante preda di guerra. I dog war, proprio a causa della loro efficacia, sono "armi" importanti nella guerra afghana. Se ne catturi uno, fai un bel colpo. E'stato così' in tutti i conflitti. I Vietcong avevano messo una taglia per la loro uccisione. In Iraq, erano detestati dai guerriglieri.
Ci sono tante storie riguardanti i soldati e il loro cani. Tra le più commoventi quella del caporale Kory Wiens e di Cooper. Lui era così attaccato al labrador che decise di rimanere nell'esercito fino a quando Cooper non avesse finito il suo periodo in Iraq. Poi l'avrebbe adottato. Sono saltati in aria, insieme, su di una mina. Li hanno seppelliti insieme in Oregon. Ora c'è l'Afghanistan. Salvate il Soldato Colonnel.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
8 FEBBRAIO 2014
 
Colonel, il cane arruolato dai taleban
Era in forza alle truppe britanniche, ma i guerriglieri l’hanno catturato il 23 dicembre scorso, e hanno fatto anche un video per mostrarlo, presentandolo come un importante strumento militare, che li aiuta a capire come operano le truppe occidentali
 
PAOLO MASTROLILLI  - INVIATO A NEW YORK
 
Anche un cane è rimasto impigliato nella guerra tra i taleban e le forze occidentali in Afghanistan. E’ stato catturato dai guerriglieri durante un raid, ed esibito come un trofeo di guerra, quasi come un ostaggio. All’inizio i taleban avevano detto che apparteneva alle truppe americane, ma poi il Pentagono ha smentito e si è scoperto che invece è degli inglesi. 
I reparti impegnati in quella regione usano i cani per vari compiti, dall’individuazione degli esplosivi attraverso l’olfatto, alla ricognizione. L’animale in questione è una Belgian Malinois, la stessa razza di un cane chiamato Cairo, che i Navy Seals avevano portato con loro durante il raid in cui avevano ucciso Osama bin Laden. Questo ha fatto pensare inizialmente che appartenesse agli americani, ma poi si è scoperto che invece era in forza alle truppe britanniche. 
L’animale era stato catturato durante uno scontro avvenuto nella regione di Laghman. I taleban lo hanno chiamato Colonel. Indossava un sistema GPS per seguire i suoi movimenti e una telecamera. La sua attrezzatura lascia supporre che avesse delle mansioni di ricognizione. 
I taleban hanno fatto anche un video per mostrarlo, e lo hanno presentato come un importante strumento militare, che li aiuta a capire come operano le truppe occidentali. La cattura del cane è avvenuta il 23 dicembre scorso. In quella stessa giornata le truppe speciali britanniche avevano condotto un’operazione nella zona di Laghman, in cui era rimasto ucciso il capitano Richard Holloway. 
 
NEL CUORE.ORG
6 FEBBRAIO 2014
COREA DEL SUD, LA BILE INVENDUTA: ORSI AMMASSATI NELLE GABBIE
Proteste degli allevatori contro il governo di Seul
Diversi orsi si trovano uno sull'altro, immobili come orsacchiotti, costretti a fissare le barre di ferro arrugginito. Altri passeggiano senza sosta. Il terreno sotto le loro gabbie di metallo è pieno di feci, ciambelle "Krispy Kreme", cibo per cani e frutta. Sono stati tenuti in queste "prigioni" sporche fin dalla nascita, allevati per un unico scopo: essere uccisi per la loro bile. Lo rivela l'AP.
Anche se la loro bile è stata usata come medicina in Asia per migliaia di anni, le risorse estere più economiche, il crescente scetticismo rispetto al valore medicinale della bile del plantigrado e le preoccupazioni per la condanna internazionale hanno portato ad un enorme calo della domanda sudcoreana. Kim KwangSoo, il proprietario di questa azienda agricola a Dangjin, a circa 120 chilometri a sud di Seul, ha detto che non ha più un cliente a cui serve la bile da cinque anni. Tuttavia, ciò non garantisce agli animali un futuro di pace. Il governo sta offrendo denaro agli allevatori e incentivi per sterilizzare o macellare i loro orsi, ma gli stessi allevatori stanno richiedendo molto di più. Kim, segretario generale dell'associazione degli allevatori di orsi, ha detto che si sta prendendo in considerazione la possibilità di fare causa o di adottare anche misure più drastiche misure - come danneggiare gli orsi - se non si riesce a raggiungere un accordo. Il rappresentante ha chiesto ai colleghi di sollevare la questione di un risarcimento maggiore nei confronti del governo durante un incontro con i funzionari governativi e alcuni esperti oggi. Per evidenziare le loro rimostranze, gli allevatori, intanto, nel mese di novembre hanno portato gli orsi chiusi nelle gabbie nel centro di Seul e nei pressi di un complesso governativo nella città di Sejong. Kim ha detto che si sta valutando l'ipotesi di portare i plantigradi, 20 per ogni gabbia, fino al complesso del governo a Sejong nella speranza che le condizioni degli animali, costretti a vivere in ambienti angusti, possano attirare l'attenzione.
 
GEA PRESS
6 FEBBRAIO 2014
ONU, corrida di tori – I bambini vanno protetti da questi spettacoli
Secondo il Comitato ONU per i Diritti dell’Infanzia i bambini vanno protetti dalla corrida, sia nella qualità di spettatori che nella formazione. Il riferimento, nel secondo caso, è alle scuole di tauromachia. In Europa sono presenti in Spagna, Portogallo e Francia.
La decisione del CRC (Committee on the Rights of the Childs) è stata presa lo scorso gennaio in risposta ad una precisa azione sollevata contro il Portogallo. Il principio generale, però, vale per tutti i paesi.
I bambini, secondo l’alto organismo dell’ONU, sarebbero esposti alla “violenza della corrida”. Anzi lo stesso Comitato auspica un futuro divieto di partecipazione dei bambini alla corrida, esortando  a prendere le necessarie misure legislative ed amministrative al fine di proteggere i bambini. In tal senso viene aumentata l’età minima sia per l’iscrizione alle scuole di tauromachia che per gli spettacoli.
Una decisione specifica è ora attesa per la Spagna.
L’iniziativa era stata fortemente voluta dalla Fondazione Franz Weber, che aveva duramente criticato la formazione dei cosiddetti “toreri bambini”. La Fondazione, che ha commentato in maniera positiva la decisione, ha rilevato  come lo stesso principio sancito dal CRC vale già da oggi per tutti gli Stati. Questo perchè la Convenzione mira a fornire uguali diritti per tutti, e questo vale anche per i bambini.
La decisione del Comitato è stata presa lo scorso gennaio a Ginevra, ma è stata resa pubblica ieri.
VEDI VIDEO “BAMBINI TORERO” PRODOTTO DALLA FONDAZIONE FRANZ WEBER
http://www.geapress.org/video/video-sulla-bambino-torero/50957
 
NEL CUORE.ORG
6 FEBBRAIO 2014
NORVEGIA, SUB SALVA UN CUCCIOLO DI SAN BERNARDO IN UN LAGO (VIDEO)
L'animale rischiava di annegare: l'acqua ghiacciata
Con l'aiuto di una muta, di una corda e di una cintura, un uomo in Norvegia ha iniziato un tentativo audace per salvare un cane che rischiava di annegare. Sotto gli occhi della moglie, Ove Karlsen si è immerso nelle acque gelide per recuperare un San Bernardo che era caduta nel lago e non riusciva a riemergere. In un video del salvataggio pubblicato su YouTube, Karlsen salva il quattrozampe strisciando sul ghiaccio sottile e guadando l'acqua per andare a prendere l'animale.
E' stata per prima la moglie di Karlsen, Stine, ad aver avvistato il cane abbandonato e ha chiesto aiuto a suo marito, che possiede un attestato di immersione, per effettuare il salvataggio, secondo i giornali locali. L'uomo ha preso la sua attrezzatura subacquea e si è fiondato al lago per salvare dall'annegamento il cucciolone sfortunato.
Per fortuna, Karlsen è stato in grado di raggiungere il cane quando aveva ancora l'energia per tenere la testa sopra l'acqua. La coppia poi ha portato il San Bernardo da un veterinario locale, che ha giudicato buone le sue condizioni di salute.
Anche se il salvataggio è avvenuto nel gennaio del 2013, Karlsen ha pubblicato un video dell'operazione sul web solo la settimana scorsa. "Alcune persone dicono di aver pianto quando l'hanno visto, perché sono rimasti colpiti - ha detto Karlsen al giornale norvegese "The Local" -. Ho fatto quello che dovevo fare ed effettivamente ho agito d'istinto".
VIDEO
http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/norvegia-salva-un-cucciolo-di-san-bernardo-in-un-lago-ghiacciato.html
 
GEA PRESS
6 FEBBRAIO 2014
 
Albania e i cacciatori italiani.. sono nei giornali di tutto il mondo
 
Il Ministro dell’Ambiente Koka conferma tutto e lo fa alla France Press. In Albania per due anni non si potrà sparare contro la fauna selvatica. Il provvedimento governativo potrebbe entrare in vigore già da questo mese sebbene la decisione  ha innescato una vivace discussione tra il Ministro e le associazioni di cacciatori locali.
In realtà, i punti in comune tra le due “fazioni” sono non pochi. Sia il Ministro che i cacciatori locali concordano sulla drastica diminuizione della fauna. Entrambi ritengono che andrebbero poste delle restrizioni alle forme di caccia più invadenti, ed ancora entrambi fanno esplicito riferimento ai cacciatori stranieri che ne combinerebbero di tutti i colori. Più diplomatico il Ministro e molto meno i cacciatori locali, ma il riferimento è soprattutto ai cacciatori italiani.
La stessa AFP riporta ora lo sfogo del rappresentante di una associazione venatoria locale. I cacciatori italiani sarebbero attratti dalla mancanza di controlli, ed invece, proprio quest’ultimo aspetto (ovvero i controlli) andrebbero affrontati dal Governo albanese. In altri termini ai locali seguaci di Diana, non va giù di dovere pagare colpe di altri.
Scontato che l’unico punto sul quale sono in disaccordo cacciatori albanesi e Governo, è quello della chiusura dell’attività venatoria. Per il resto le opinioni di entrambi sembrano addirittura convergere  con quelle degli ambientalisti italiani. All’estero, hanno più volte affermato gli ambientalisti, i cacciatori  combinano di tutto. Alcuni “inni” di giubilo, erano stati  captati dal CABS, il gruppo specializzato nei campi antibracconaggio, negli account facebook dei nostrali cacciatori (vedi articolo GeaPress) che ora, provando ad andare in Albania, rischiano di trovarsi addosso non solo il divieto ma probabilmente anche le ire dei cacciatori locali.
Inutile aggiungere che la notizia dell’AFP (citazione  cacciatori italiani compresa),  è stata riportata nei giornali di mezzo mondo.
 
NEL CUORE.ORG
6 FEBBRAIO 2014
 
BRACCONAGGIO, DISTRUTTE TRE TONNELLATE DI AVORIO IN FRANCIA
Plauso Wwf: gli altri Paesi seguano l'esempio
 
Il Wwf esulta per il gesto simbolico e clamoroso fatto questa mattina davanti alla Tour Eiffel a Parigi: distrutti 15.000 pezzi di avorio, tra oggetti e zanne di elefante, pari a tre tonnellate e frutto di sequestri a migliaia di turisti e trafficanti effettuati negli ultimi 21 anni dalla dogana francese presso il solo aeroporto di Roissy. Questa azione, la prima del genere mai realizzata da un Paese europeo, è il segno dell'impegno convinto del governo francese contro il bracconaggio di elefanti in Africa e segue l'annuncio del Piano d'azione contro il bracconaggio e il commercio illegale di specie protette fatto lo scorso autunno dall'Eliseo al termine del Summit per la pace e sicurezza in Africa tenutosi a Parigi.
Simili distruzioni simboliche di avorio sono già avvenute negli ultimi anni in Gabon, Stati Uniti, Filippine e Cina. "Ci congratuliamo con il governo francese per questo gesto che sicuramente favorirà ulteriormente altri paesi a mobilitarsi per azioni incisive di contrasto alla vera e propria strage che sta avvenendo in questi anni in Africa- dichiara Isabella Pratesi, responsabile Programma di conservazione internazionale del Wwf Italia - il commercio illegale di fauna selvatica dovrebbe impegnare tutti i paesi del mondo dato il suo forte legame la criminalita' e intrecci, soprattutto nei paesi africani, con altre forme illegale di commercio, quali armi e droga".
"Il giro di affari del traffico di specie protette nel mondo è di 19 miliardi di dollari ed è in continua crescita: oltre 1.000 rinoceronti sono stati massacrati solo nel Sud Africa lo scorso anno mentre la Tanzania ha perso negli ultimi 4 anni almeno due terzi dell'intera popolazione di elefanti nell'area di Selous - rileva il Wwf - la strage degli elefanti da parte dei bracconieri in Africa ha ridotto questa specie ad appena 500.000 animali, una stima approssimativa data la difficoltà di monitorare alcuni territori. Nel solo 2012 sono stati uccisi 23.000 elefanti e il sequestro di avorio ha raggiunto la cifra record di 41 tonnellate nel 2013". L'atto simbolico di Parigi precede di una settimana l'importante vertice dei capi di stato e ministri di ben 50 paesi che si terrà a Londra il 12 e 13 febbraio: la Conferenza sul commercio illegale di specie protette sara' strategica per rafforzare tutte quelle misure concrete in grado di contrastare questo tipo di crimini contro la natura. Tra i capi di Stato e i ministri degli Esteri che si incontreranno a Londra, saranno presenti anche quelli dei paesi che ancora subiscono la piaga del bracconaggio contro rinoceronti, elefanti, tigri e verranno accolti dal primo ministro britannico David Cameron insieme al principe Charles e al principe Williams. Il Wwf collabora attivamente con i governi di tutto il mondo attraverso il suo Programma internazionale Traffic contro il commercio illegale di fauna e flora protette e anche in occasione del Summit di Londra ha fornito il suo contributo mettendo a disposizione esperti e competenze nelle sue fasi preparatorie.
 
IL RESTO DEL CARLINO
7 FEBBRAIO 2014
 
Pastore tedesco agonizzante nel cassonetto: la testa era infilata in un sacchetto
Aveva un sacchetto in testa
Il cane, ricoperto di sangue e con gravi ferite, è stato trovato nella zona di Santa Cristina. I lamenti del povero animale sentiti da una donna che gettava il pattume

Monica Raschi

 
Rimin - Tirata fuori da un cassonetto dei rifiuti, piena di sangue, con un sacchetto in testa. Una femmina di pastore tedesco, di circa due anni, è stata ritrovata nella zona di Santa Cristina, nella immediata periferia di Rimini da una donna che stava gettando la spazzatura ed ha sentito i lamenti del povero animale.
Sono stati allertati sia i carabinieri che il servizio veterinario del comune di Rimini, ma per riuscire a tirare fuori dal cassonetto il cane, comprensibilmente terrorizzato, è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco.
L'animale è stato immediatamente portato in ambulatorio per essere curato. Le ferite sono molto gravi, picchiato prima di essere gettato via come un rifiuto. I veterinari sperano comunque di salvarlo.
L'animale è dotato di microchip e i carabinieri stanno cercando il proprietario.
 
IL RESTO DEL CARLINO
8 FEBBRAIO 2014
 
Cane gettato nel cassonetto: le condizioni sono gravissime
Colpito da una fucilata
La femmina di pastore tedesco, ritrovata nella spazzatura venerdì mattina nella immediata periferia di Rimini, aveva il muso e la testa piena di pallini. I carabinieri indagano per individuare il responsabile
 
Rimini - Tante le persone che hanno telefonato o si sono recate di persona presso i canili del Riminese per cercare di sapere le condizioni del pastore tedesco, una femmina, ritrovato venerdì in un cassonetto dei rifiuti in zona Santa Cristina, a Rimini.
Tanti vogliono adottare il povero animale vittima di una atroce crudeltà. Una crudeltà punibile con pene molto serie ai sensi dell'articolo 544-ter del Codice penale (maltrattamento animali) o 544-bis se il cane dovesse morire. Purtroppo le sue condizioni sono gravissime. I veterinari stanno cercando di salvare l'animale ma le ferite provocate da una rosa di pallini sul muso e sulla testa hanno provocato danni molto gravi. I carabinieri sono già riusciti a individuare il proprietario.
 
CORRIERE ROMAGNA
9 FEBBRAIO 2014
 
Cane lupo torturato, trovati i proprietari
L'animale si era allontanato. Si cercano ancora i colpevoli
 
RIMINI. Sono stati rintracciati, grazie al microchip, i proprietari del pastore tedesco bastonato e gettato in un cassonetto, con un sacchetto di plastica stretto attorno alla testa, nella zona di San Martino in Venti. Ai carabinieri, che li hanno rintracciati, hanno spiegato che l’animale si era allontanato da casa, a Villa Verucchio, la sera precedente.
Era già successo altre volte. Il cane saltava la recinzione e si allontanava, ma aveva sempre fatto ritorno a casa. Così in un primo momento i padroni non si sono allarmati e non ne hanno segnalato la sparizione. Solo quando la mattina del giorno successivo non lo hanno visto rientrare hanno iniziato le ricerche. Fino a quando i carabinieri li hanno avvisati che l’animale trovato nel cassonetto venerdì mattina era il loro.
Sono in corso le indagini per rintracciare i responsabili. E’ plausibile che si sia trattato del gesto di uno squilibrato o di qualche persona crudele che ha agito con l’intenzione di uccidere la bestiola che ha appena due anni. I militari al momento si sentono di escludere che si sia trattato di un “dispetto” di qualche conoscente o vicino di casa.
Intanto il cane è ancora ricoverato nel canile della Centofiori di Rimini. I veterinari non hanno ancora sciolto la prognosi ma si sentono di scongiurare il peggio. L’istinto di sopravvivenza ha permesso al povero animale, bastonato alla testa e poi gettato come un rifiuto con un sacchetto in testa, di farsi sentire da alcuni passanti che hanno dato l’allarme. È stato grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco se il pastore tedesco è ancora vivo: hanno aperto il cassonetto e lo hanno tirato fuori. La notizia ha suscitato parole di sdegno sul web e sui social network.
 
LA NAZIONE
7 FEBBRAIO 2014
 
"Maltrattavano gli animali che portavano al macello", otto persone denunciate/VIDEO
 
Lucca - I Nas di Livorno hanno sequestrato le attrezzature di un impianto di macellazione carni a Lucca. Nell'impianto infatti sarebbero state utilizzate tecniche per far soffrire inutilmente gli animali accompagnati al macello. In particolare, secondo i carabinieri, sarebbero state utilizzate scosse elettriche e degli attrezzi detti "mordecchie" che servono per accompagnare i bovini al macello. Tutte attrezzature che "venivano indebitamente usate dal titolare e dagli addetti al macello, in tutto sette persone". Anche nella tecnica per dissanguare l'animale ci sarebbero stati maltrattamenti. Il gip ha disposto il sequestro degli attrezzi e della documentazione riguardante le macellazioni degli animali. Inoltre è stata disposta anche la sospensione della macellazione. Denunciate in tutto otto persone. 
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
7 FEBBRAIO 2014
 
LUCCA, "MORDECCHIE" E SCARICHE ELETTRICHE AI BOVINI: 8 DENUNCE
I carabinieri hanno sequestrato un macello
 
I carabinieri del Nas di Livorno, insieme all'unità funzionale di Sicurezza alimentare e nutrizione dell'Ausl 2 di Lucca, alla fine di un'indagine al via lo scorso maggio, in un impianto di macellazione della provincia, hanno accertato gravi e reiterati maltrattamenti di bovini. In particolare, i militari dell'Arma hanno appurato che il titolare dell'impianto e sette addetti utilizzavano indebitamente attrezzature come le "mordecchie" e dispositivi a scariche elettriche per immobilizzare e trascinare i bovini verso le trappole di contenzione. Inoltre, i maltrattamenti riguardavano la iugulazione: anziché effettuare un unico taglio all'altezza della gola per ottenere il completo dissanguamento, venivano tagliate le vene giugulari, anche quando l'animale, sospeso ad un paranco, era ancora in vita.
I carabinieri, coordinati dal pm Antonio Mariotti della Procura di Lucca, hanno eseguito nell'impianto un decreto di perquisizione e hanno sequestrato i documenti sulle macellazioni, oltre a fare il sequestro preventivo, disposto dal gip Giuseppe Pezzuti, delle attrezzature utilizzate. E' stato anche notificato un provvedimento di sospensione dell'attività, disposto dall'Azienda Usl 2 di Lucca, dopo i reiterati illeciti amministrativi commessi. I carabinieri del Nas hanno, quindi, denunciato otto persone per maltrattamento di animali e contestato sanzioni amministrative sulla macellazione.
 
IL TIRRENO
7 FEBBRAIO 2014
 
Altri 2 cavalli morti Nuovi guai per Rossi
 
Grosseto - Una nuova denuncia-querela, la seconda in tre anni, è stata presentata nei giorni scorsi alla procura dall’Enpa di Grosseto nei confronti di Lauro Rossi, l’allevatore di cavalli già coinvolto in una vicenda di presunti maltrattamenti ai cavalli che teneva a Sticciano (l’accusa è di averli lasciati senza cibo fino a provocarne la morte) per la quale c’è tuttora un processo in corso. Anche stavolta l’Enpa contesta a Rossi, tramite il presidente provinciale, Marlena Giacolini, di aver «causato, per non averli nutriti, la morte di due cavalli». I cavalli di Sticciano, rammenta Giacolini, non furono mai sequestrati per mancanza di soldi da parte dello Stato e furono anzi affidati allo stesso Rossi, sotto il controllo dell’Asl. Ma altri due cavalli avrebbero fatto la stessa fine. Giacolini, per questo, si è rivolta direttamente al ministero della Salute, unità operativa Tutela animali, che ha promesso di andare in fondo alla vicenda.
 
NEL CUORE.ORG
8 FEBBRAIO 2014
 
TRIESTE, 21 INDAGATI PER TRAFFICO DI CUCCIOLI DALL'EST EUROPEO
Maxioperazione della Guardia di Finanza
 
Importavano illegalmente cani dalla Romania per poi rivenderli in Italia come cuccioli d'allevamento. Eseguiti 10 provvedimenti cautelari, 21 gli indagati. Lo rende noto un comunicato del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Trieste. i particolari in una confrenza stampa in mattinata.
 
NEL CUORE.ORG
8 FEBBRAIO 2014
 
TRAFFICO DI CUCCIOLI. BRAMBILLA: "GRAZIE ALLE FORZE DELL'ORDINE"
"Meglio cercare nei canili un amico a 4 zampe"
 
"Grande soddisfazione" è stata espressa dall'on. Michela Vittoria Brambilla – anche a nome della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente – per la brillante operazione, coordinata dalla Procura di Trieste, con la quale la Guardia di Finanza ha sgominato una banda criminale dedita al traffico internazionale di cuccioli. "Le indagini approfondite e capillari – sottolinea l'ex ministro – hanno consentito di disarticolare completamente la filiera di questo turpe commercio, dall'importazione alla vendita, e i magistrati hanno emesso nei confronti dei responsabili provvedimenti cautelari commisurati alla gravità dei reati che si contestano: traffico illecito e maltrattamento di animali, frode in commercio e truffa, falsificazione di documenti. Per tutto ciò la Federazione manifesta profonda gratitudine alla magistratura e alle forze dell'ordine".
Va da sé che la "tratta" dei cuccioli crollerebbe se sul mercato italiano non vi fosse più una forte domanda di cani di razza, mentre centinaia di migliaia di animali trascorrono una vita triste nei canili. "Occorre superare questa contraddizione –aggiunge l'on. Brambilla - per mettere definitivamente fuori gioco i trafficanti che lucrano sulla pelle degli esseri viventi in assoluto più deboli, cuccioli appena nati e quindi senza difese, neppure immunitarie. Giorno dopo giorno si afferma una nuova coscienza di amore e rispetto per tutte le creature: ci auguriamo che gli italiani comprendano presto che il loro migliore amico li aspetta già in un rifugio o in un canile".
 
NEL CUORE.ORG
8 FEBBRAIO 2014
 
SETTE IN CARCERE, 21 INDAGATI: LE FIAMME GIALLE FERMANO "LA BANDA DEI CUCCIOLI"
 
Dieci provvedimenti cautelari eseguiti, di cui sette in carcere, 21 persone complessivamente indagate, decine di perquisizioni, due allevamenti abusivi scoperti a Biella e a Brescia, oltre cento cuccioli sequestrati. Sono i numeri della vasta operazione contro il traffico internazionale di animali da compagnia, che ha consentito alla Guardia di Finanza di Trieste, coordinata dal procuratore Maddalena Chergia, di sgominare un'articolata associazione a delinquere, la cui mente era un rumeno noto nell'ambiente con il soprannome di "Capone".
In questa vicenda ci sono purtroppo tutti gli ingredienti tipici: cuccioli trattati come cose, trasportatori e rivenditori senza scrupoli, clienti "adescati" su internet e grandi profitti per i delinquenti. Fino a ieri.
Le indagini durate circa un anno, sono iniziate con il fermo, lungo la fascia confinaria del capoluogo giuliano, di un autocarro proveniente dalla Romania, dov'erano nascosti tra i bagagli, stipati in condizioni di estrema precarietà, 12 cuccioli di cane, oltre a passaporti per animali, certificazioni sanitarie false e flaconi di medicinali già utilizzati, sfruttabili per certificare ex post vaccinazioni in realtà non effettuate ed alterare la cronistoria veterinaria nei pedigree.
Lo sviluppo delle attività investigative, anche con l'ausilio di intercettazioni telefoniche, ha consentito ai finanzieri di individuare una vero e proprio sodalizio criminale, che vendeva illegalmente su tutto il territorio nazionale cani proveninenti dall'est europeo.
Sono 21 le persone indagate a vario titolo, di cui 10 colpite, in quest'occasione da misure cautelari. Per 7 di questi – tutti di cittadinanza rumena – il Gip del Tribunale di Trieste, Guido Patriarchi, ha disposto la restrizione in carcere, un altro rumeno è stato sottoposto agli arresti domiciliari, altri due indagati (un italo-francese ed un italiano) hanno l'obbligo di firma presso gli uffici di polizia.
La mente dell'organizzazione era un soggetto di nazionalità rumena, che si faceva chiamare "Capone" come il famoso gangster della Chicago anni Venti. Tra gli indagati, oltre ai trasportatori, figurano – spiega la Guardia di Finanza – "anche soggetti attivi nel Nord Italia (Lombardia e Piemonte) che, una volta ricevuti i cuccioli, provvedevano a farli figurare come allevati nel nostro Paese, sfruttando documentazione artefatta".
I malviventi usavano annunci pubblicati su siti internet (come E-Bay, Subito.it e Kijiji) per attirare i clienti, che volevano portare a casa un cane di razza. Dietro gli annunci, però, si nascondeva il traffico di animali: cani fatti nascere in Romania, strappati alle madri dopo pochi giorni di vita in cambio di pochi euro, stipati in gabbie strettissime, nascosti dovunque, perfino nello spazio destinato alla ruota di scorta. Frequentissimi, ovviamente, i decessi: per malattia o per lo stress dovuto ai viaggi massacranti per raggiungere l'Italia. Agli indagati la Procura contesta, oltre all'associazione a delinquere, numerosi altri reati: falsificazione di documentazione, frode in commercio, truffa, maltrattamento di animali e traffico illecito di animali da compagnia.
I cani erano proposti in vendita a prezzi alti, ma certo inferiori a quelli di mercato, "in concorrenza sleale- sottolinea ancora la Guardia di Finanza – con gli operatori corretti – ed illudendo gli ignari acquirenti di fare un affare". Nella maggior parte dei casi, presi accordi telefonici, gli animali erano consegnati agli acquirenti presso i caselli autostradali o a domicilio (con sovrapprezzo). Quando qualcuno esprimeva il desiderio di vedere l'allevamento, i venditori rispondevano che era troppo lontano o scomodo da raggiungere o, addirittura, che la visita avrebbe potuto minare la salute dei cuccioli "perché non poteva avvenire in ambiente asettico".
Durante le indagini, le Fiamme Gialle di Trieste, oltre ad intercettare numerose spedizioni al confine italo-sloveno, hanno effettuato decine di perquisizioni in Lombardia e Piemonte con la collaborazione dei colleghi del Gruppo di Brescia, del Gruppo di Bergamo, della Compagnia di Biella e della Tenenza di Desenzano sul Garda. Queste operazioni hanno consentito di individuare due veri e propri allevamenti abusivi, nelle province di Biella e di Brescia, dove gli animali erano detenuti addirittura in stanze chiuse e buie per non destare sospetto nel vicinato.
Complessivamente sono stati sequestrati dai finanzieri oltre 100 cuccioli di cane (soprattutto di razza American Staffordshire Terrier e Shar Pei), centinaia di passaporti falsi per animali da compagnia, microchip da impiantare, e confezioni di medicinali che venivano somministrati ai cuccioli in difficoltà.
I trafficanti spesso impiantavano i microchip agli animali solo nelle ore immediatamente precedenti la vendita, così da non essere obbligati ad alcuna denuncia se il cucciolo fosse morto. Sono infatti almeno venti, secondo la ricostruzione degli inquirenti, i cuccioli deceduti dopo l'importazione illegale in Italia. Gli introiti delle vendite erano incassati "in totale spregio alle normative fiscali e parte degli incassi venivano inviati, tramite servizio di money transfer, in Romania per alimentare altre attività malavitose"
La stessa Guardia di Finanza definisce "emblematiche" alcune conversazioni telefoniche intercettate "nelle quali gli indagati danno istruzioni sul come disfarsi dei cadaveri dei cuccioli e sulla sostituzione dei cani già venduti ma subito deceduti, come se si trattasse di merce fallata da cambiare".
 
GEA PRESS
8 FEBBRAIO 2014
 
Traffico cuccioli – Dall’est direttamente a domicilio ma con sovrapprezzo
Un intreccio di interessi che collega Lombardia e Piemonte. La mente in Romania.
 
Un nuovo sviluppo di indagine quello che, stante il comunicato diffuso oggi dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Trieste, ha portato all’esecuzione di 10 provvedimenti cautelari per i presunti componenti di una associazione a delinquere dedita al traffico di cuccioli. Un sequestro non recente, avvenuto all’incirca un anno addietro,  che collega i traffici di cuccioli con le province di Biella, Brescia e Bergamo.
Ora lo sviluppo inatteso delle indagini condotte dal Gruppo di Trieste della Guardia di Finanza e coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Trieste Dott.ssa Maddalena  Chergia. Il sequestro che ha fornito l’input è stato quello di dodici cuccioli avvenuto all’incirca un anno addietro proprio al passo di Trieste. Stipati nel furgone, riferisce la Guardia di Finanza, all’interno di cartoni nascosti tra i bagagli. Poi i sospetti sulla documentazione prodotta e sui flaconi medicinali.
Le indagini, che si sono avvalse dell’ausilio di intercettazioni telefoniche, hanno portato ai risvolti ora comunicati. Questo dopo aver individuato la trama di quella che si pensa essere una associazione a delinquere. Un reato grave che prevede peraltro anche l’arresto in flagranza.
Ad essere indagate sono in tutto 12 persone di cui 10 sottoposte a misura cautelare ed a sua volta in sette con la restrizione in carcere così come convalidato dal GIP del Tribunale di Trieste dr. Guido Patriarchi. Tutti rumeni, eccetto un italo-francese ed un italiano. Questi ultimi due vincolati all’obbligo di firma.
La mente, però, era in Romania. In Italia, secondo i rilievi investigativi, avveniva il “riciclo” dei cuccioli, ovvero il presunto utilizzo di documentazione artefatta utile a far figurare i poveri animali come nati nel nostro paese. La vendita, poi, avveniva  via internet.
Oltre all’associazione a delinquere sono stati contestati altri reati gravi come la falsificazione documentale, la frode in commercio e la truffa. Contestato anche il maltrattamento di animali ed il traffico illecito di animali da compagnia (legge cuccioli). Una operazione che nel complesso sembra calcare il modello investigativo già messo in atto dalla Squadra Mobile di Padova che aveva evidenziato come nei paesi di orgine, il quel caso l’Ungheria, i cuccioli erano allevati direttamente in casa (vedi articolo GeaPress ). Una mente locale provvedeva poi al loro ritiro ed invio, verosimilmente con l’ausilio di documentazione falsificata, in Italia.
Nel caso ora comunicato a Trieste, si conferma ancora una volta l’alta remuneratività di questi traffici oltre che la vendita in strada. Come già successo nel corso di altre operazioni condotte dalla Forestale e dalla Polizia di Stato, avvenute in questi casi in Emilia Romagna e Toscana, la vendita avviene presso i caselli autostradali. La Guardia di Finanza di Trieste ha ora messo in luce la consegna a domicilio ma dietro pagamento di sovrapprezzo. Altro modus operandi era invece sulla risposta da dare nel caso il potenziale acquirente voleva vedere l’allevamento: distante, scomodo da raggiungere e sconsigliato per i cani, essendo allevati (dicevano i presunti trafficanti) in ambiente asettico. Eppure in molti si fidavano.
Le Fiamme Gialle di Trieste, avrebbero  intercettato numerose  spedizioni al confine italo-sloveno, ed effettuato decine di perquisizioni in Lombardia e  Piemonte con la collaborazione della Guardia di Finanza di Brescia, del Gruppo di  Bergamo, della Compagnia di Biella e della Tenenza di Desenzano sul Garda.
In un anno, nello stesso filone di indagine, sono rientrati  numerosi  sequestri operati sempre dai Finanzieri. Tra questi, quello avvenuto qualche mese addietro di undici American Staffordshire Terrier. Un sequestro insolito, essendo la varietà di cane tipicamente ambita anche per usi non propriamente da compagnia. Al vaglio degli investigatori anche il caso di alcuni cuccioli deceduti. Quelli, invece, complessivamente entrati nell’indagine sarebbero almeno un centinaio.
Significativo, in ultimo, quanto asserito nel comunicato della Guardia di Finanza sullo smaltimento dei cadeverini. “Emblematiche – riporta il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di trieste – sono alcune conversazioni telefoniche intercettate nelle quali gli indagati  danno istruzioni sul come disfarsi dei cadaveri dei cuccioli e in merito agli accordi per la  sostituzione dei cani già venduti ma subito deceduti, come se si trattasse di merce fallata da cambiare”.
 
ANSA
8 FEBBRAIO 2014
 
Contrabbando cani da Romania, 7 arresti
Operazione della GdF di Trieste,indagini in Piemonte e Lombardia
 
TRIESTE - La GdF ha eseguito 10 provvedimenti cautelari nei confronti di una associazione a delinquere dedita al traffico di cani dall'Est. Altre 11 persone sono indagate a vario titolo. Dei 10, sette, rumene, sono in carcere; una ai domiciliari, due hanno obbligo firma. Le indagini sono iniziate un anno fa. I cani, nati in Romania, venivano presto portati in Italia in pessime condizioni facendoli risultare nati e allevati sul territorio nazionale. Perquisizioni anche in Piemonte e Lombardia.
 
TODAY
9 FEBBRAIO 2014
 
Cuccioli di cane dalla Romania all'Italia, nascosti nelle ruote di scorta
Le Fiamme Gialle di Trieste hanno scoperto un traffico illegale di cuccioli dall'est Europa all'Italia. I cani arrivavano in auto, nascosti in spazi piccolissimi. Dieci arresti
 
BRESCIA - Li facevano nascere in Romania. Poi li strappavano dalle madri ancora piccolissimi e cominciavano un viaggio infernale verso l'Italia. La vendita avveniva al casello autostradale. Ogni minimo spazio era buono per nasconderli: bagagli, portapacchi e addirittura nelle ruote di scorta. Scoperto dalla Guardia di Finanza di Triste un traffico illegale di cuccioli di cane: dieci arresti e due allevamenti abusivi chiusi, uno a Brescia, l'altro a Biella 
Le indagini erano iniziate un anno fa dopo il fermo di un autocarro proveniente dalla Romania dove erano stipati, in cartoni nascosti tra i bagagli, in condizioni di estrema precarietà, dodici cuccioli di cane, passaporti per animali e certificazioni sanitarie false. Le indagini hanno consentito ai finanzieri di individuare una banda impegnata nella commercializzazione illegale di cani dall’Est Europa. Delle dieci persone arrestate, sette - tutte romene - sono in carcere. Una è agli arresti domiciliari e due hanno obbligo di firma. La "mente" dell’organizzazione era un romeno, conosciuto con ill soprannome di "Capone".
In alcuni casi i cuccioli morivano per malattie congenite, per infezioni oppure a causa dello stress per le troppe ore di viaggio affrontate in condizioni proibitive.
Tra gli indagati anche i referenti italiani, originari della Lombardia e del Piemonte, che, una volta ricevuti i cuccioli, li facevano passare come allevati in Italia. Gli allevatori usavano annunci pubblicati sui siti internet - E-Bay, Subito.it e Kijiji - per attirare i clienti.  
Le Fiamme gialle hanno contestato l’associazione per delinquere, vari delitti in materia di falsificazione di documentazione, frode in commercio, truffa, maltrattamento di animali e traffico illecito di animali da compagnia. (da BresciaToday)
 
GEA PRESS
7 FEBBRAIO 2014
 
Cagliari – Maxi intervento antibracconaggio – Numerosi denunciati tra cinghialai e uccellatori
Intervento della Forestale della Regione Sardegna. Sequestrate decine di reti di uccellagione, fucili e munizioni

 
Quindici  persone denunciate e sequestri di armi,  di animali uccisi e strumenti illeciti di cattura. E’ quanto avvenuto nei giorni scorsi nel cagliaritano grazie agli interventi del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, del Servizio Ispettorato Ripartimentale di Cagliari.
I reati contestati riguardano la caccia di frodo in periodo non consentito, l’uccellagione, la detenzione di mezzi  non consentiti e altre violazioni alla normativa sulla caccia.
Mentre erano intenti nell’utilizzo di reti per la cattura di fauna selvatica, sono stati denunciati dai Forestali della Stazione di Pula e Capoterra, in località S’acqua Vitania e Genne e Soli, due persone originarie di Pula e Capoterra. L’intervento dei Forestali della Regione Sardegna è poi proseguito con la perquisizione domiciliare ed ha portato al sequestro di 95 fra tordi, merli e fringillidi oltre che a 30 reti per uccellagione.
I Forestali della Stazione di Capoterra hanno poi diretto la loro attenzione nella Foresta demaniale di  Gutturu Mannu. Ad essere sopreso mentre recuperava un cinghiale con l’uso di un laccio-cappio in metallo, è stato un uomo di Selargius. Nello zaino aveva conservato 50 tordi. Anche in questo caso l’intervento è proseguito con la perquisizione domiciliare nel corso della quale sono stati sequestrati strumenti di cattura ed un arma detenuta illegalmente .
In località Burranca (prossima all’area devastata dall’incendio del 7 agosto 2013) sono stati inoltre sorpresi, anch’essi in flagranza, due persone originarie di Maracalagonis. Entrambi si apprestavano a piazzare reti per uccellagione subito poste sotto sequestro.
Numerose anche le violazioni penali in materia di armi accertate a carico di cacciatori. Un uomo, infatti, è stato sorpreso a Villacidro, località sa Mandara, mentre esercitava la caccia in giornata non consentita ( martedì ) e con licenza  di porto d’arma scaduta. In Località Gentilis, nel comune  di Guspini, un secondo cacciatore  è stato sorpreso  dopo aver appena catturato un cinghiale in area protetta, con munizione spezzata illegale per la caccia agli ungulati.
Nel Sulcis, nella foreste demaniali di Gutturu Mannu e in area interdetta alla caccia, è stata denunciata una intera compagnia di Capoterra. Sette  persone sorprese in orario notturno ed in in Oasi di Protezione Faunistica mentre esercitavano la caccia al cinghiale. Avevano appena abbattuto due  cinghiali, con munizione spezzata.
La Forestale ha provveduto alla denuncia alla Autorità Giudiziaria ed al sequestro delle armi oltre che degli animali illegalmente abbattuti.
Nel corso dell’ operazione  che ha interessato le provincie di Cagliari e Medio Campidano si è altresì provveduto alla bonifica di ampie zone del territorio  dai sistemi di cattura rinvenendo complessivamente oltre 250 reti e centinaia di trappole e lacci. Contestate anche 35 violazioni amministrative per mancato utilizzo di gilet ad alta visibilità, caccia a distanza non consentita da strade e fabbricati  e 17 sanzioni per mancato recupero di bossoli.
Gli animali ed il materiale rinvenuto sono stati sottoposti a sequestro penale e dei fatti è stato trasmesso un dettagliato rapporto alla Procura delle Repubblica di Cagliari.
 
GEA PRESS
7 FEBBRAIO 2014
 
Cagliari – 2000 storni nel carniere. I ringraziamenti del CABS per l’Arma dei Carabinieri
 
Ringraziamenti da parte del CABS, lo speciale  gruppo di volontari antibracconaggio, per i Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Quartu (CA) che mercoledì scorso hanno  denunciato un bracconiere sorpreso con ben 2000 storni morti. Gli animali, erano stati catturati  nell’area protetta del Molentargius.
Un numero enorme ma che ad avviso del CABS si giustifica con la tradizione, ancora molto diffusa nel cagliaritano, dei “Pillonis de Taccua”, un piatto a base di uccelletti. I 2000 storni, sostiene il CABS, erano probabilmente stati catturati con delle reti da posta. Per contrastare l’uccellagione, il CABS organizza nel periodo invernale e proprio in provincia di Cagliari, appositi interventi antibracconaggio della durata di oltre un mese.
“Esprimiamo il nostro ringraziamento all’Arma dei Carabinieri per l’importantissimo sostegno che ci fornisce per il contrasto dell’uccellagione in provincia di Cagliari -  ha dichiarato Giovanni Malara, responsabile dei campi del CABS -  La denuncia realizzata nei giorni scorsi dai Militari di Quartu si va infatti ad aggiungere alle sei realizzate nei mesi di novembre e dicembre dai Carabinieri della Compagnia di Cagliari in collaborazione con i nostri volontari”.
 
GEA PRESS
7 FEBBRAIO 2014
 
Reggio Calabria – Bracconieri di roditori, anche nel Parco Nazionale
Tutti gli interventi dell'Arma dei Carabinieri ed i ringraziamenti del CABS

 
Ghiri bruciacchiati e bolliti con il pomodoro. E’ una delle ricette che accompagnano una tradizione di caccia illegale diffusa in provincia di Reggio Calabria, ma anche in altra parti d’Italia. Il roditore selvatico viene scovato con l’ausilio  di trappole artigianali. Subito ucciso, oppure allevato, se ancora magro, con foglie di pero. Una specie protetta ma solo virtualmente a giudicare dai numerosi e brillanti interventi  messi a segno dall’Arma dei Carabinieri con la collaborazione del CABS, lo speciale gruppo di volontari antibracconaggio che operano in Italia ma anche in altri paesi europei.
In tutto, ad essere stati sequestrati, sono ben 266 ghiri già uccisi ed un numero notevole di trappole ma anche di armi.
Il primo intervento, reso noto dal CABS a conclusione della campagnia per la salvaguardia del Ghiro, è avvenuto lo scorso 15 novembre  in località Castagneto di Africo. Ad intervenire i Carabinieri dello Squadrone Eliportato Cacciatori del Gruppo Operativo “Calabria” di Vibo Valentia, congiuntamente ai militari della Stazione Carabinieri di Bova. Un’area interna al Parco Nazionale d’Aspromonte dove venivano ritrovate 134 gabbie in legno e 120 gabbie in metallo per la cattura di ghiri, 9 cartucce da caccia e 5 cappi in acciaio per la cattura degli ungulati. Il tutto abilmente occultato nella fitta vegetazione.
Il 13 gennaio scorso gli interventi sono proseguiti a cura dela Comando Compagnia di Locri. In questo caso vi sono due denunciati ai quali, nel corso della perquisizione domiciliare finalizzata alla ricerca di armi, è stata contestata la detenzione in un congelatore di 25 ghiri morti. Appena cinque giorni dopo i militari del Comando Carabinieri di San Luca, sempre nel corso di una perquisizione domiciliare, trovavano a loro volta altri 67 ghiri all’interno di un congelatore e 100 trappole artigianali per la loro cattura. Un persona è stata denunciata a piede libero così come avvenuto anche nel successivo intervento operato il 21 gennaio in un’ abitazione ed in un ovile di San Luca. In questo caso, nel corso della perquisizione  si rinvenivano 174 ghiri congelati e pronti per la commercializzazione.
“L’importantissima attività di controllo svolta dall’Arma dei Carabinieri - ha dichiarato Alex Heid, Segretario del CABS  – ha purtroppo confermato che il territorio dell’Aspromonte è interessato da gravi e diffusi fenomeni di bracconaggio ma ha consentito di mettere fine ad attività illegali che minacciavano questa specie animale, recentemente inserita nella Lista Rossa delle specie minacciate di estinzione.  Esprimiamo – ha concluso il responsabile del CABS – il nostro caloroso ringraziamento ai militari dell’Arma per l’impegno profuso in un territorio difficile quale quello della Provincia di Reggio Calabria per la tutela della fauna selvatica e della legalità”
 
NEL CUORE.ORG
7 FEBBRAIO 2014
 
REGGIO C., TRAPPOLE E CENTINAIA DI GHIRI SEQUESTRATI DAI CARABINIERI
Almeno quattro denunce: il mammifero è protetto

 
Alla fine della campagna svolta dal Cabs (Committee against bird slaughter) nel 2013 per la salvaguardia del ghiro, piccolo mammifero protetto che viene cacciato in provincia di Reggio Calabria per essere utilizzato in un piatto tradizionale, spesso presente nei rituali di 'ndrangheta, il segretario esecutivo del Cabs ha espresso ''la propria riconoscenza all'Arma dei Carabinieri per l'importante attività antibracconaggio portata a termine, che ha consentito di giungere alla denuncia di diversi bracconieri, al sequestro di armi clandestine e di 266 animali congelati e pronti per la commercializzazione, oltre a centinaia di trappole utilizzate per la loro cattura''.
I carabinieri dello squadrone eliportato cacciatori del gruppo operativo ''Calabria'' di Vibo Valentia, insieme ai militari di Bova, nel reggino, hanno scoperto e sequestrato nella località ''Castagneto'' di Africo, nel territorio del Parco nazionale dell'Aspromonte, 134 gabbie in legno e 120 in metallo per la cattura di ghiri, nove cartucce da caccia e cinque cappi in acciaio per la cattura di selvaggina di grosse dimensioni, abilmente nascosti nel bosco. I carabinieri di Locri hanno denunciato in stato di libertà un ottantenne pregiudicato del posto, dipendente Afor (Azienda forestale della Regione Calabria) in pensione e il figlio impiegato di 46 anni, per violazioni della legge sulla caccia. Infatti, durante una perquisizione domiciliare alla ricerca di armi nella loro casa, nelle campagne vicine alla cittadina sono stati trovati, all'interno di un congelatore, 25 ghiri, mammiferi considerati specie protetta. I militari di San Luca, nel corso di un'altra operazione, hanno individuato 67 esemplari di ghiro in un freezer e 100 trappole artigianali per la loro cattura: denunciato in stato di libertà il capofamiglia. Nel corso di perquisizioni in un'abitazione ed in un ovile di San Luca, sono stati trovati 174 esemplari di ghiro congelati e pronti per la vendita: scattata la denuncia in stato di libertà per il responsabile. ''L'importantissima attività di controllo svolta dall'Arma dei Carabinieri - ha dichiarato Alex Heid, Segretario del Cabs - ha purtroppo confermato che il territorio dell'Aspromonte è interessato da gravi e diffusi fenomeni di bracconaggio ma ha consentito di mettere fine ad attività illegali che minacciavano questa specie animale, recentemente inserita nella Lista Rossa delle specie minacciate di estinzione. Esprimiamo il nostro caloroso ringraziamento ai militari dell'Arma per l'impegno profuso in un territorio difficile quale quello della Provincia di Reggio Calabria per la tutela della fauna selvatica e della legalità'''.
 
NEL CUORE.ORG
7 FEBBRAIO 2014
 
LOTTA AL TRAFFICO DI ANIMALI SELVATICI, CONSULTAZIONE UE AL VIA
L'iniziativa per cercare di contenere il bracconaggio
 
La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica sul modo in cui l'Ue può lottare in maniera più efficace contro il traffico illegale di specie selvatiche. L'iniziativa è nata in risposta alla recente crescita globale del bracconaggio e del traffico illegale di specie selvatiche, che, per alcune di queste, ha raggiunto livelli senza precedenti. Nel 2007 in Sudafrica sono stati abbattuti 13 rinoceronti, a fronte, ad esempio, degli oltre 1.000 esemplari uccisi nel 2013: un dato significativo se si considera che il corno di rinoceronte ora vale più dell'oro. E l'Unione europea rappresenta proprio uno dei principali mercati di destinazione e un punto di transito importante del traffico illegale di prodotti di specie selvatiche, in cui la criminalità organizzata sta prendendo piede.
"Il traffico di specie selvatiche - ha detto Janez Potocnik, commissario per l'Ambiente - ha un impatto devastante sulla biodiversità e dobbiamo trovare dei modi per rendere più incisivo il nostro intervento. Questa consultazione è un primo passo verso quello che mi auguro possa essere l'inizio di un grande cambiamento nella nostra strategia". Per Cecilia Malmstrom, commissaria europea per gli Affari interni, "il traffico illegale è estremamente lucrativo per i gruppi criminali internazionali. La comunicazione che adottiamo oggi stabilisce le modalità con cui i soggetti interessati possono combattere questo reato in maniera più efficace".
 
CORRIERE DELLE ALPI
7 FEBBRAIO 2014
 
Danni: censimento avviato in cento comuni L’agricoltura piegata: morti 50 mila animali
 
VENEZIA - Non è ancora stato stilato un bilancio attendibile dei danni da maltempo nell’intera regione. La prima cifra indicativa di 500 milioni nasce da un’affermazione di Luca Zaia che ha definito l’emergenza attuale più grave di quella del 2010, quantificata all’epoca in mezzo miliardo di euro. In realtà la Regione ha appena avviato il censimento chiedendo ai sindaci dei di comuni colpiti a vario titolo (sono un centinaio) di fornire una prima stima dei risarcimenti. Il bollettino, in proposito, si aggiorna continuamente. Ieri il presidente nazionale di Coldiretti, Roberto Moncalvo, in visita alle zone alluvionate ha indicato in una decina di milioni i danni dell’agricoltura veneta: 12 mila pulcini sono già annegati, ma a rischio ci sono anche 30 mila polli e un migliaio di tori nelle stalle allagate del Padovano, mentre nel Bellunese gli allevatori sono costretti a gettare il latte che non riescono a trasportare per l'isolamento causato dalla neve. Non basta: le coltivazioni a seminativo in pianura di cereali, sottolinea la Coldiretti, soffrono di asfissia e il raccolto è compromesso. Non va meglio per gli ortaggi in pieno campo allagati, che stanno marcendo. Molti vigneti Doc del Piave sono stati sommersi dall'acqua mentre nelle serre a causa dell'umidità le muffe stanno distruggendo le coltivazioni.
 
MESSAGGERO VENETO
7 FEBBRAIO 2014
 
Cervi e selvaggina salvati in mezzo agli sciatori
Singolare soccorso sulla Di Prampero a Tarvisio, risolto chiudendo la pista Una femmina e il piccolo, spaventati dai turisti, erano incastrati nelle reti

 
TARVISIO (UD). Cervi in pista spaventati dagli sciatori finiscono per incastrarsi nelle reti di protezione. A salvarli, tre “sciatori” piuttosto conosciuti in zona: il forestale Gino Kaidisch, allenatore di sci, suo fratello Giorgio e lo chef del Golf club, Ilija Pejic.
È successo mercoledì mattina sulla pista Di Prampero, rimasta chiusa circa una ventina di minuti per questo soccorso. I tre animali, spaventati dagli sciatori, scappavano cercando di guadagnare il bosco. Due di essi nella corsa si sono incastrati fra la rete di contenimento e il materasso di protezione del cannone sparaneve, nel tratto in piano che precede il finale della pista che scende dal Lussari. Gino Kaidisch era in servizio e via radio ha chiesto la collaborazione della polizia di Stato, che appunto ha chiuso la pista. Così è stato possibile avvicinarsi alla cerva e al piccolo, riuscendo a disincastrarli e lasciarli liberi di andare verso il bosco.
È una storia che capita spesso nella foresta, un po’ meno in pista mentre i turisti si godono paesaggio e pendii. Anche per questo, dopo una settimana di grandi nevicate c’è allarme anche in Valcanale per le sorti della selvaggina che, immobilizzata nella neve che copre tutto, non riesce a trovare sostentamento. Nella Foresta di Tarvisio vi sono dai due ai tre metri di neve e chiaramente sebbene d’abitudine cervi, camosci e caprioli durante l’inverno non si allontanino di molto dalle aree servite dalle mangiatoie e dalle greppie che vengono fornite di foraggio e sali indispensabile alla sopravvivenza degli animali, con tutta questa neve non riescono a muoversi e raggiungere il cibo.
«All’inizio della grande nevicata – racconta il sovrintendente capo del Corpo forestale dello Stato Dario De Martin Topranin, responsabile della sezione naturalistica – avevamo soccorso quattro caprioli che sono stati portati al centro di recupero della selvaggina di Cucco e una decina di cervi che sono stati trovati stremati, li abbiamo forniti di foraggio perché possano alimentarsi sul posto essendo stato impossibile effettuare un loro recupero».
Ma tornerà a nevicare, presto. Ancora De Martin: «Bisogna tener presente che finora gli animali avevano potuto nutrirsi soddisfacentemente per cui sono arrivati a questi giorni in forze e in grado di sopportare, con i grassi accumulati, un periodo di scarsa alimentazione, ma i giorni passano e purtroppo noi con i mezzi della forestale siamo stati dirottati in questo periodo a seguire le emergenze al servizio della popolazione, per demolire le piante pericolanti e per portare i tecnici lungo le linee elettriche, ma ora ritorneremo a rifornire le mangiatoie e a soccorrere i capi in difficoltà».
 
CORRIERE DELLE ALPI
7 FEBBRAIO 2014
 
I cervi trovano riparo nelle stalle
 
CORTINA (BL) I cervi si riparano nelle stalle di Cortina. Il fotografo ampezzano Diego Gaspari Bandion ha ripreso gli sguardi del gruppo di cervi che, stremati dalle eccezionali nevicate di questi giorni, hanno trovato riparo nella stalla di Stefano Ghedina Basilio a Chiave. «Ricorderò questo inverno eccezionale anche grazie ai loro sguardi», scrive al termine del suo video Gaspari Bandion. Gli sguardi sono quelli di un nutrito gruppo di cervi che ha trovato rifugio nella stalla di Ghedina Basilio. Cuccioli, femmine e un cervo maschio adulto e alcuni maschi giovani, stanno vicini, si muovono in branco, addentano il fieno, non emettono suoni, tanto sono affaticati, hanno occhi grandi e quasi riconoscenti per aver trovato un riparo. Il video di Gaspari Bandion, visibile sul sito del Corriere delle Alpi, sta girando su Youtube e Facebook e ha raggiunto in poche ore centinaia di visualizzazioni. I cervi sono entrati anche nelle stalle di Mortisa e ai Ronche. Alcuni non ce l'hanno fatta ad arrivare e sono morti in piedi immersi nella neve, stremati dalla fatica e dalla fame. I cervi sono scesi tra gli uomini, hanno trovato riparo nelle stalle del paese, sono stati accolti, nel segno di una solidarietà e vicinanza. Ieri in volo si è alzato l'elicottero della Forestale per lanciare balle di fieno per gli ungulati sia a Cortina che in valle del Boite e Agordino. Con il disgelo però saranno numerose le carcasse dei cervi e dei caprioli che si troveranno al suolo. «Paradossalmente con queste nevicate muoiono più cervi che caprioli», spiega il direttore del Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo, Michele Da Pozzo, «sebbene infatti i cervi siano animali più forti, il loro problema è che si muovono. I cervi si spostano in cerca di cibo e muovendosi immersi in tre metri di neve fanno molta fatica, e consumano energie che non riescono a reintegrare in quanto non trovano cibo. I caprioli invece stanno fermi, resistono sotto gli alberi anche per un mese e poi nelle nostre vallate sono molto meno rispetto ai cervi. Sicuramente periranno anche alcuni caprioli ma in numero minore. Siamo agli stessi livelli dell'inverno 2008-2009 quando morirono di fame e di stenti 300 cervi. L'altro giorno con il cannocchiale ho guardato in alcune zone e ho visto vicino alle stalle di Cortina branchi di cervi in avvicinamento. Dove sono riusciti a farsi un varco, una specie di sentiero in mezzo alla neve, arrivano alle stalle e si riparano», conclude Da Pozzo, «in altri luoghi non ce la fanno più ad andare avanti e tornano nel bosco e lì perdiamo le tracce.
 
MESSAGGERO VENETO
7 FEBBRAIO 2014
 
Mufloni, abbattuto un esemplare aggressivo
Erto e Casso, eliminazione eseguita su ordine della Regione. Aveva caricato una donna di San Martino
 
ERTO E CASSO (PN). La Regione ha ordinato l’abbattimento di uno dei due mufloni che da settimane imperversano in una zona ben circoscritta della Val Vajont. Dopo qualche ora, gli agenti del comando di vigilanza ittico-venatoria avevano individuato e colpito a morte il maschio, cioè l’esemplare più violento e indisciplinato della coppia.
Tutto è successo mercoledì pomeriggio. A darne notizia il sindaco di Erto e Casso, Luciano Pezzin, che è anche presidente del parco naturale delle Dolomiti friulane e che da settimane chiedeva un intervento in tal senso. Un’anziana del paese è stata addirittura caricata dal muflone, scappato da chissà dove e insediatosi nell’area di San Martino, alle porte dell’abitato nuovo.
I timori di Pezzin, della Regione e dei faunisti non era legato solo alla possibilità di nuovi incontri ravvicinati con la popolazione o al rischio di incidenti stradali (la frazione di San Martino si trova lungo la strada regionale 251 e in più occasioni si sono verificati investimenti di animali selvatici, scesi in carreggiata dalla scarpata montuosa).
Il pericolo era quello di eventuali diffusioni di malattie all’interno de parco, i cui ungulati (da camosci e stambecchi a caprioli e cervi) sono monitorati da tempo per evitare un’epidemia decimante di rogna sarcpotica. Non a caso, come confermato da Pezzin, la carcassa del muflone abbattuto l’altro ieri è ora a disposizione dei veterinari dell’Istituto zooprofilattico.
Dal primo esame esterno non pare comunque che l’animale presentasse alcuna patologia. Si tratta di un maschio adulto di almeno 3-4 anni di età. Il capo è stato individuato dai guardiacaccia durante un sopralluogo sulla strada che porta in Val Zemola. In pochi minuti l’operazione si è conclusa.
Le nevicate dell’ultime ore e quelle in previsione per la prossima settimana avrebbero aumentato le possibilità di una discesa del muflone in centro abitato alla ricerca di cibo. La donna caricata qualche settimana fa sta meglio, ma è dovuta ricorrere alle cure del pronto soccorso dell’ospedale San Martino di Belluno per escoriazioni e politraumi.
Resta da capire la sorte del secondo esemplare ancora vagante in valle, che risulta essere una femmina e non ha manifestato problemi di convivenza con la gente del posto.
I mufloni sono una specie non autoctona, importata dalla Sardegna e spesso allevata in impianti specializzati. Attualmente, la colonia più folta e selvatica è presente nel territorio di Fanna, con sconfinamenti in Val Colvera e Val Tramontina.
 
LA PROVINCIA PAVESE
7 FEBBRAIO 2014
 
«Rapiti sette gatti» Giallo al Foscolo
 
di Fabrizio Merli
 
PAVIA Sette gatti della colonia felina del liceo Foscolo, “rapiti” da misteriosi individui dotati di trasportini e di una Panda bianca. Così ha denunciato, ai carabinieri, la “gattara” che si occupa di quella colonia. E l’Asl ha avvìato accertamenti. La storia è riassunta nel verbale che la donna ha dettato a un brigadiere. Lo scorso 13 gennaio, intorno alle 15, la donna si sta recando ad accudire i mici che trovano ospitalità nel cortile del liceo classico, una decina di animali che vengono seguiti dalla volontaria che, periodicamente, porta loro da mangiare. Da lontano, la donna vede alcune persone che si trovano nel cortile dell’istituto, persone che hanno dei trasportini (le gabbiette in plastica usate per trasportare i piccoli animali) tutti occupati da mici. «Le persone – prosegue la testimonianza – caricavano i cestini in una Fiat Panda bianca, di cui però non riuscivo a prendere la targa». Giunta finalmente nel cortile, la volontaria si accorge che mancano sette gatti all’appello. Chiede al Comune e all’Asl se quella Panda bianca appartenesse loro e se i felini siano stati prelevati in seguito a un intervento “istituzionale”, ma sia dal Mezzabarba che dall’Azienda sanitaria cascano dalle nuvole. Così la “gattara” decide di rivolgersi ai carabinieri e sporge una querela nei confronti di ignoti per furto di animali. Copia della querela finisce online per iniziativa di un gruppo di animalisti e si apre il mistero. «In effetti – conferma la preside del Foscolo, Alba Tagliani – mi ha scritto il servizio veterinario dell’Asl per chiedermi notizie in merito alla scomparsa dei sette gatti. Ho risposto loro che i gatti, per loro natura, vanno e vengono e che io non ho informazioni specifiche su questo episodio». Il cancello del Foscolo, che si affaccia su via Foro Magno, in effetti talora viene lasciato aperto, e quindi qualcuno avrebbe avuto l’occasione per introdursi nel cortile e impossessarsi delle bestiole. Ma perchè? Le colonie feline censite a Pavia, sono venticinque; le principali si trovano in castello, al cimitero di San Giovannino e in alcune aree dismesse. In alcuni casi, peraltro, sono anche al centro di polemiche. Proprio a riguardo dei mici che vivono nel cortile del Foscolo, lo scorso mese di marzo alcuni genitori degli alunni avevano protestato per la convivenza degli animali con i rispettivi figli e per le eventuali implicazioni igieniche. Si era ipotizzato un dialogo con il Comune per spostare la colonia, ma poi il discorso era caduto.
 
GOSSIP DAY
7 FEBBRAIO 2014
 
Alba Parietti: La conduttrice ha salvato un cucciolo invalido
 
«Nessuno voleva Venghi a causa di un problema all’anca che gli impediva di camminare», dice la showgirl che ha due gatti e un cane. «Non ho avuto il coraggio di abbandonarlo e con le mie cure è miracolosamente guarito, al punto che mi è venuto un dubbio: che stesse recitando per essere adottato?» Nel piccolo comune di Basiglio alle porte di Milano, oltre il quartiere residenziale di Milano 3, c’è un falso invalido. Non farebbe notìzia, visto che in Italia se ne scoprono decine al giorno, lo diventa se parliamo di un cane. Si chiama Venghi (dal verbo fantozziano) e si è sistemato davvero bene: vive a casa di Alba Parietti. È un breton di quasi tre anni, pelo maculato di marrone e divide le attenzioni di Alba, di suo figlio Francesco e della collaboratrice domestica (e fantastica cuoca) Sally con gli altri ospiti a quattro zampe dello zoo Parietti. «Sì, con Venghi ci sono Tato, un labradordù cinque anni, Pepita, un gatto di otto, e Papù, dal nome di una delle mie migliori amiche, un gatto di due», conferma Alba. «Da me gli animali hanno sempre trovato casa. Prima di questi c’era Gattoide, che c’è rimasto per 22 anni ed era il terrore dei miei ospiti a cena perché saltava sulla tavola e leccava tutti i piatti. E ancora Dudù che, come si vede dalla scelta del nome, ho anticipato Berlusconi: è una gatta che ha vissuto con me oltre vent’anni. Infine c’era Bebé, una cagnolina morta di paura dopo una rapina che ho subito nel 1997». Ma ci racconti la storia di Venghi. «Era la fine di dicembre del 2011 ed ero ospite di una trasmissione con Maria Vittoria Brambilla, allora nel governo Berlusconi e grande amante dei cani. Con noi tanti cuccioli, tutti adottati tranne quel piccolo breton che si trascinava faticosamente nello studio su «Nel mio lettone lascio dormire solo il gatto Pepito» tre zampe, afflitto da una displasia all’anca. A un certo punto con un colpo di teatro si è rovesciato pancia all’aria e non si è più mosso». E lei si è commossa? «Sì, ma è stata la Brambilla a spiazzarmi dicendomi: “Alba, prendilo tu se no finisce al canile e ci resta per sempre. Nessuno lo vorrà con questo problema”. Ho detto subito di sì, ma mentre il programma proseguiva mi chiedevo: “E adesso che faccio?”. Però, siccome sono di parola, sono uscita dallo studio col cane in braccio». E se lo è portato a casa con l’idea di tenerlo davvero? «Sì. Io, Francesco e Sally lo abbiamo sistemato in un angolo della casa, al piano terra. Lo abbiamo fatto visitare dal veterinario, gli abbiamo fatto le radiografie che hanno confermato la displasia, gli praticavamo spesso delle punture di analgesico e abbiamo addirittura pensato a un intervento chirurgico. Poi un giorno abbiamo provato a farlo camminare. E stato un disastro: arrancava, inciampava, guaiva, piangeva. Si rovesciava pancia all’aria e non si muoveva più». E gli altri ospiti a quattro zampe della casa come si comportavano? «Gli giravano attorno, lo annusavano, però gli hanno fatto sentire il calore di una vera famiglia». E questo è servito? «Certo, poco a poco prendeva forza. Noi lo portavamo fuori, lo costringevamo a camminare, a non avere paura e giorno dopo giorno mi sembrava che ci guardasse con sempre maggiore gratitudine. E io sono stata presa da un delirio di onnipotenza: mi sentivo utile». Venghi oggi salta e corre e fa le scale. «E dorme e mangia con Tato e i gatti, anche se Pepito è l’unico autorizzato a dórmire nel mio letto: è lui il mio fidanzato, lo sa e guarda gli altri con superiorità». Ogni giorno porta i suoi cani a passeggiare insieme? «No, è impossibile. Uno tira da una parte, l’altro da quella opposta. Facciamo i turni, ma Venghi è il più invadente, vuole essere sempre il primo e fa delle sceneggiate incredibili. Se ci sono Francesco e Sally ad aiutarmi usciamo insieme, altrimenti mi tocca la doppia passeggiata. Ma sono contenta: è come fare ginnastica». Come si comporta Venghi con i suoi simili? «Mentre Tato è tranquillo, Venghi ci prova con tutte e tutti, gatti compresi, tranne quelli di casa sua». Lei è spesso via, adesso sta partendo come opinionista per giornali e Tv per il Festival di Sanremo, chi si occuperà del suo zoo? «Francesco, Sally e la mia amica Lea». Come è nato l’amore per gli animali? «Dai miei genitori. Non c’era un cane o un gatto che non li avvicinassero con tranquillità ». E dei suoi uomini chi è stato quello che ha amato di più i suoi animali? «Premettiamo che se uno dei miei fidanzati avesse trattato male uno dei miei animali usciva di casa lui. Ma era Giuseppe Lanza di Scalea quello che li attraeva di più e quello che sopportava che i cani la mattina saltassero sul letto e lo svegliassero». Questo rito della sveglia continua? «Sì, io amo fare colazione a letto. Arriva Sally in camera seguita dai due cani». Perché ama tanto gli animali? «Guai ai miei fidanzati se non trattano bene i miei piccoli amici» «Perché a differenza degli uomini hanno il senso della riconoscenza». Ma Venghi era un falso invalido o sì è salvato perché ha trovato una famiglia? «Credo proprio per il secondo motivo. Ma se fosse anche stato un furbone è l’unico falso invalido non a carico della Stato, ma di un solo contribuente: io».
 
LA ZAMPA.IT
7 FEBBRAIO 2014
È finita l’avventura della topolina mascotte in libreria a Trecate
Morta dopo tre anni “Rudy Page”: era stata adottata dai titolari del negozio


NELLA FOTO - «Rudy Page»: la topolina aveva tre anni

Simona Marchett
TRECATE (NO) - All’inizio era un topo come tutti. Entrava di soppiatto in libreria, scivolando veloce tra i piedi del proprietario e gli scaffali, all’ora di chiusura, cercando di rosicchiare quello che di commestibile si poteva trovare da mettere sotto i dentini.  
Ce l’aveva fatta una, due, tre volte. Forse cento volte, fino a che, preoccupati per la passione dei roditori per libri e carta, i due titolari l’avevano catturato: come esca, avevano usato un cioccolatino. Cominciò così la storia speciale di Rudy Page, il topo da libreria morto, - sereno e in età avanzata, come si usa dire - nella sua gabbietta colorata nella libreria «I due cuori» di Trecate, pochi giorni fa. 
Stefano Corsino e la moglie l’avevano «intrappolata» prima di arrivare qui, nella loro precedente attività a Mortara. La topolina (si scoprì che era femmina) si è dunque fatta anche un trasloco, ha cambiato abitudini ma alla fine si è ambientata bene, a Trecate.  
E’ stata ribattezzata Rudy in onore di Rudy Zerbi, giudice del reality «Italia’s Got Talent», a cui si è aggiunto presto un «Page», inglese per «pagina». «Quando l’abbiamo catturata - raccontano i Corsino - non ce ne siamo sbarazzati subito, e l’abbiamo portata a casa. Mio figlio non ne ha voluto sapere di ucciderlo, così alla fine ce la siamo tenuta». 
All’inizio tentava sempre di scappare. Poi ha capito che la vita in gabbia forse non era così male: niente preoccupazioni, cibo a volontà e lunga vita garantita. «Abbiamo scoperto che la vita media di un topo è di 2 anni al massimo - aggiungono -. Da noi è riuscita a sopravvivere per tre anni. Non sappiamo quanto avesse vissuto prima, in libertà». Lunga pochi centrimetri, metà corpo e metà coda, Rudy Page è diventata a tutti gli effetti un «topo domestico», una tendenza che si era affermata già in Inghilterra a metà dell’Ottocento. Cercava le coccole e i bonbon prediletti: insomma, una valida alternativa ai criceti. 
 
NEL CUORE.ORG
7 FEBBRAIO 2014
 
ALLA SBARRA PER AVER SALVATO UNA GATTA GRAVIDA IN KOSOVO: ASSOLTA
Cade la principale accusa alla dottoressa Balanzoni
"Assolta perché il fatto non sussiste". Nella giornata di apertura del processo a carico di Barbara Balanzoni

 
Barbara Balanzoni, chiamata in giudizio a rispondere del reato di disobbedienza aggravata e continuata per avere salvato la vita ad una gatta partoriente, cade – su richiesta del Procuratore Capo della Procura Militare - la principale accusa mossa all'ufficiale medico italiano di stanza, all'epoca dei fatti, nella base militare italiana in Kosovo. La formula di assoluzione, pronunciata prima che il dibattimento venisse aperto, tuttavia non chiude il processo di Barbara Balanzoni che deve rispondere anche dei reati di diffamazione aggravata ed ingiuria aggravata e continuata.
"Una decisione che mi lascia l'amaro in bocca – ha dichiarato la dottoressa Balanzoni al termine dell'udienza – perché, se da un lato sono stata assolta con formula piena per avere salvato la micia e i suoi cuccioli, dall'altro purtroppo restano in piedi gli altri due capi di imputazione in una vicenda che presenta punti poco chiari. Mi auguro a questo punto che anche gli altri due capi di imputazione cadano come è successo con il primo. Dal 2012 sto vivendo un vero inferno, spero di poter voltare pagina il prima possibile".
"Accolgo con soddisfazione la notizia dell'assoluzione di Barbara Balanzoni per il reato di disubbidienza: giustizia è fatta, almeno per la questione della gatta", commenta la presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi, che proprio martedì scorso - insieme al responsabile comunicazione e sviluppo iniziative Enpa, Marco Bravi - aveva consegnato al sottosegretario alla Difesa, la senatrice Roberta Pinotti, le firme raccolte dal "popolo del web" a sostegno di Barbara. "Oggi è stato ribadito – prosegue Rocchi - un principio cardine dal punto di vista etico e giuridico: la difesa della vita di ogni essere vivente è un bene primario e va tutelata prima di tutto. Per questo dobbiamo ringraziare le numerosissime persone che hanno svolto un ruolo fondamentale nella vicenda a partire dal sottosegretario Pinotti e dalla senatrice Amati, intervenute a livello istituzionale. Ma dobbiamo ringraziare anche le centinaia di migliaia di persone, addirittura 178mila, che in tutto il mondo hanno sottoscritto le petizioni a favore di Barbara Balanzoni. Purtroppo, la vicenda giudiziaria avrà nuove fasi; naturalmente l'Enpa continuerà ad essere al suo fianco promuovendo iniziative anche sulla rete".
I fatti contestati all'ufficiale medico della Riserva Selezionata, e denunciati da Enpa lo scorso dicembre nell'imminenza del procedimento giudiziario, si riferiscono al 2012 quando Barbara Balanzoni, in servizio come medico rianimatore presso la base militare italiana in Kosovo, contravvenendo all'ordine di non avvicinare animali randagi, si adoperò – su segnalazione di altri militari – per soccorrere una gatta partoriente che rischiava di perdere la vita. L'intervento dell'ufficiale fu decisivo, ma il suo gesto di alto valore etico le costò prima cinque giorni di consegna, poi un rinvio a giudizio per disobbedienza aggravata e continuata, disposto dal GUP il 13 dicembre 2013. Ben prima dunque che lo Stato Maggiore Della Difesa intervenisse con una "smentita" a mezzo stampa sostenendo che a Barbara Balanzoni non fosse contestato tale capo di imputazione. Smentita alla quale l'ufficiale medico rispose a sua volta con una denuncia per calunnia, diffamazione e falso ideologico.
 
TISCALI
7 FEBBRAIO 2014
 
Anche gli animali hanno diritto a una morte dignitosa
 
OSACR GRAZIOLI
 
C’è modo e modo di morire e questo vale anche per gli animali, come c’è modo e modo di essere allevati e trattati. Quante volte sentirete dire da una persona, o direte con voi stessi, “quando dovrà capitare spero che si spenga la luce all’improvviso”? Il significato credo sia banale: molto meglio un infarto e che in pochi minuti, per quanto doloroso, ti porta nei verdi pascoli piuttosto che un tumore di quelli che ti fanno marcire per mesi o, peggio ancora, una malattia che ti lascia immobile in un letto senza magari la capacità di parola, in balia di assistenti sociali e badanti (quando va bene).
Nei miei primi mesi, dopo la laurea, ho lavorato come sostituto di alcuni veterinari comunali. Allora c’erano le condotte e il veterinario comunale era quello che faceva l’ispezione degli alimenti nei mattatoi. Ne ho viste di tutti i colori e, quando ne ravvisavo la necessità, prendevo provvedimenti che un giovane veterinario non avrebbe dovuto prendere, di fronte a macellatori che lavoravano da 30 anni o a proprietari di macelli che avevano a che fare con la mafia siciliana . Una sera d’ottobre, uscendo da un mattatoio privato, mi sono trovato davanti alla faccia un coltello. Avevo chiamato in ufficio a cazziato il capo macellatore perché si divertiva a tranciare il midollo spinale alle vacche facendo il salto più alto del collega.
Le cose più brutte che si possono solo definire sadiche, le ho viste alla fine del trasporto, soprattutto su manzi e vacche che arrivavano dalla Sicilia fino a Reggio Emilia. Animali con le zampe spezzate, ferite profonde in ogni dove, alcuni morti sul carro, altri tirati giù per lo scivolo a forza di legnate. Quelli con le zampe rotte legati e strascicati, tra bestemmie e frustate, giù perla scaletta. Allora, nonostante fossi giovane, non me ne fregava niente elle conseguenze (beata gioventù). Bloccavo tutto e tra gli scherni e le ingiurie di personaggi grezzi e mezzi ubriachi imponevo balle di paglia e soprattutto quel minimo di dignità che merita anche chi va a morire.
I trasporti degli animali vivi sono, dopo la vivisezione, forse il capitolo più nero del trattamento che riserviamo agli animali. Se poi anche la macellazione diventa una specie di divertimento, la pagina si fa ancora più nera. Capita ancora oggi. I carabinieri del NAS di Livorno e quelli di Lucca , pochi giorni fa, hanno accertato gravi e reiterati maltrattamenti di bovini. In particolare, i militari dell'Arma hanno appurato che il titolare di un impianto toscano e sette addetti utilizzavano indebitamente attrezzature come le "mordecchie" e dispositivi a scariche elettriche per immobilizzare e trascinare i bovini verso le trappole di contenzione. Inoltre, i maltrattamenti riguardavano la iugulazione: venivano tagliate le vene giugulari, anche quando l'animale, sospeso ad un paranco, era ancora in vita. Non è pensabile che siano tutti vegetariani, ma che, anche nell’allevamento e nella morte, l’animale abbia un trattamento dignitoso è un dovere per chi pensa di essere civile.
 
NEL CUORE.ORG
7 FEBBRAIO 2014
 
RICERCA SENZA ANIMALI, "PIU' RAPIDA, PIU' ECONOMICA, PIU' ATTENDIBILE"
L'intervista del prof. Hartung al "Corriere della sera"
 
I metodi di ricerca che non si avvalgono di animali sono più economici, rapidi e scientificamente attendibili: "Rappresentano la parte più all'avanguardia della ricerca, di straordinaria importanza sul piano scientifico ma anche come opportunità di sviluppo economico - afferma la biologa Michela Kuan, responsabile Lav Vivisezione - Un settore che andrebbe incentivato con opportuni investimenti, e non affossato e denigrato come purtroppo accade in Italia. Nel nostro Paese non solo non si investe nei metodi alternativi, ma addirittura se ne rifiuta l'esistenza nonostante siano stati scientificamente riconosciuti da oltre 50 anni - sottolinea Michela Kuan -. Proprio in queste settimane il Governo dovrà emanare il Decreto Legislativo che cambierà formalmente la normativa del nostro Paese sulla vivisezione, ma la proposta di testo delude fortemente non rispettando la quasi totalità dei criteri approvati dal Parlamento pochi mesi fa che, perlomeno, limitavano i livelli di sofferenza, rendevano le sanzioni concretamente dissuasive e davano fondi per i metodi alternativi."
Molti metodi alternativi sono in uso, altri sono in fase di approvazione, infatti si tratta di metodi scientifici validati da un apposito centro europeo, l'Ecvam, mentre nessun modello animale ha mai subito un iter di validazione in più di 100 anni di ricerche. Tra i metodi sostitutivi più noti ci sono le tecniche in vitro, le analisi chimiche, la ricerca clinica (su materiale biologico umano, analisi genetiche, tecniche di imaging), studi epidemiologici, dimostratisi fondamentali nella lotta al cancro, modelli bioinformatici e nuove tecnologie come microcircuiti cellulari per indagini di tossico e farmaco cinetica o dinamica, organi bioartificiali e il data sharing (infatti la competitività aziendale in ambito chimico e farmaceutico, comporta, spesso, la mancanza di diffusione di dati) Con la sperimentazione animale la ricerca nel nostro Paese è ancorata a un modello della fine dell'800, oltre ad essere moralmente riprovevole: è come se pretendessimo di competere con le potenze internazionali usando il telegrafo, mentre altrove utilizzano mezzi di comunicazione di nuova generazione. Infatti mentre qui si continua a voler destinare l'84% dei fondi per studi con animali, il business dei test in vitro nel mondo è arrivato a oltre 49 miliardi di dollari ed è stimato arrivi a 69 miliardi entro il 2017.Il Wyss Institute di Boston ha ricevuto 70 milioni di dollari per mettere a punto un sistema in grado di mimare la fisiologia del corpo umano tramite una rete di chip, progetto che nasce dalla collaborazione fra l'Istituto di Sanità (Nih), l'Agenzia per la ricerca del Dipartimento della Difesa e l'ente per il controllo sui farmaci, la Food and Drug Administration (Fda), Enti che hanno scelto una ricerca senza animali per l'uomo: un miraggio nel nostro Paese. Solo nell'ultimo anno gli Stati Uniti hanno investito 200.000.000 di dollari nello sviluppo di modelli 3D: si tratta di modelli che permettono di replicare meglio le funzioni di un tessuto, esistono da qualche decina di anni, ma solo recentemente sono stati presi in seria considerazione.
A confermare l'importanza della ricerca in metodi alternativi, un luminare del campo: il tossicologo Thomas Hartung (Direttore dell'Ecvam fino al 2009 e oggi Direttore del CAAT-Center for Alternatives to Animal Testing, USA), intervistato oggi dal Corriere Ma non bisogna andare oltreoceano per avere la prova di quanto industrie e scienza considerino le alternative una priorità, infatti il Governo tedesco ha stanziato 50 milioni di euro per sviluppare un modello artificiale di fegato viste le numerose patologie epatiche e conseguenti spese sanitarie del Paese, una scelta corretta per i cittadini e per le finanze dello Stato!
Inoltre, da ricordare, il nuovo programma quadro per la ricerca Horizon 2020 (subentra al Settimo), recentemente approvato dal Parlamento Europeo, che prevede oltre 70 miliardi di finanziamenti per centri di ricerca pubblici o privati che lavorano nell'ambito delle alternative.
Continuare a sperimentare su animali non solo non salverà l'uomo, ma ritarderà la scoperta di cure per le malattie che, purtroppo, affliggono la nostra specie come succede da decenni. Anche dal punto di vista economico comporta un enorme dispendio di fondi, basti pensare che per sviluppare un nuovo farmaco viene speso un milione di euro, con un indice di fallimento tra test su animali e sull'uomo di oltre il 90%. Per testare tossicologicamente un solo pesticida su animali, ci vogliono almeno 5 anni e quasi 8 milionidi euro, mentre negli USA due istituti del National Institutes of Health (NHI) hanno stretto una collaborazione con l'EPA (Environmental Protection Agency) per utilizzare i robot di screening automatici ad alta velocità del NIH Chemical Genomics Center (NCGC) in grado di testare la tossicità di 10.000 composti chimici in pochi anni.
 
CORRIERE DELLA SERA
7 FEBBRAIO 2014
 
Costi elevati e tempi lunghi. etica a parte, le buone ragioni per passare ai metodi alternativi
Ricerca senza animali, Hartung:
«La scienza è pronta, i governi ancora no»
Il professore della Johns Hopkins Bloomberg: «È solo questione di business, le aziende ne farebbero volentieri a meno»
 
Le aziende farmaceutiche - perlomeno quelle che sostengono in proprio i costi della ricerca - hanno tutto l’interesse ad abbandonare la sperimentazione animale. Se non proprio per una questione di etica, quanto meno per un discorso di business. Perché sperimentare sugli animali comporta costi e tempi lunghi che male si combinano con il mercato – perché i farmaci salvano la vita, ma sono pur sempre prodotti commerciali e con il mercato si devono necessariamente confrontare – e con la rapidità di cambiamento che esso oggi richiede.
Thomas Hartung non ne ha alcun dubbio. Professore alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, fra il 2002 e il 2008 è stato a capo del Centro europeo per la convalida dei metodi alternative (Ecvam) della Commissione Europea. «Basterebbe un dato – spiega Hartung al Corriere.it -: fra il 2005 e il 2008 in tutta l’Ue il ricorso alla sperimentazione animale nell’industria farmaceutica è calato motu proprio del 25%. Ogni volta che le aziende possono passare ai metodi alternativi, semplicemente lo fanno». Perché sono convenienti. Perché danno risultati più efficaci. E perché li danno in tempi più stretti. Lui sgombra subito il campo da ogni possibile equivoco e spiega che a suo parere, «bisognerebbe sempre avere validi motivi per sacrificare esseri viventi». E che «visto che i metodi alternativi esistono è doveroso utilizzarli».
Professor Hartung, i metodi alternativi sono visti spesso come pretesto per una battaglia solo etica o ideologica. Perché farvi ricorso?
«Perché la sperimentazione animale non dà risposte abbastanza rilevanti per l’applicazione sull’uomo. Nel mio campo, la tossicologia, gli esperimenti su topi e ratti danno ad esempio una capacità predittiva su se stessi del 6o%; sull’uomo, per gli effetti delle droghe, del 43%. Troppo poco per compiere valutazioni efficaci. Ma questo non è il solo aspetto. Ce ne sono altri due a cui le aziende farmaceutiche sono particolarmente sensibili: costi e tempi».
Vale a dire?
«I test che oggi si compiono sono troppo costosi. Testare il cancro sugli animali costa più di un milione di euro, una cifra enorme, che non ci possiamo permettere. E poi la durata: ogni ciclo di studio degli effetti dei tumori sui topi dura circa quattro anni, ma il cambiamento dei metodi di cura è molto più veloce e richiederebbe una maggiore reattività. Soprattutto considerando la quantità di sostanze che devono essere testate e le loro innumerevoli combinazioni: basti pensare che spesso le terapie sono basate su cocktail di farmaci. Bisogna pensare a costi più bassi e tempi più stretti, soprattutto per quei prodotti di cui già conosciamo molto. I metodi alternativi, e sostanzialmente il ricorso a modelli virtuali possibili grazie alle nuove tecnologie o lo studio su cellule staminali umane che danno ottimi risultati nello studio di biologia e tossicologia, rispondono a questi criteri».
Per quale motivo allora si fa così fatica a prenderli in considerazione?
«È sempre un problema di mercato. Le diverse legislazioni nazionali prevedono test sugli animali obbligatori e i farmaci non ricevono autorizzazioni se questo passaggio viene saltato. Le aziende di conseguenza sono state costrette ad investire in questo campo. La legge purtroppo fa riferimento a metodi superati, non è stata capace di adeguarsi ai tempi».
Chi critica i metodi alternativi fa notare che è grazie ai test sugli animali che oggi esistono farmaci che salvano la vita all’uomo…
«E’ vero. La sperimentazione animale ha dato un grande contributo alla scienza e il mondo è più sicuro grazie a questi esperimenti. Ma ad esempio in tossicologia si usano gli stessi metodi di 50 anni fa, quando io ero ancora all’asilo nido. Nel frattempo molto è cambiato grazie alla tecnologia e alle conoscenze che abbiamo oggi e un tempo non avevamo. Perché decidere di restare indietro di 20, 30 o 40 anni?».
Il mondo scientifico però non è unanime su questo punto ...
«Anche a livello scientifico non vengono ancora valutati fino in fondo tutti gli aspetti delle alternative. Ad esempio non affrontiamo abbastanza i limiti degli esperimenti sugli animali. Spesso i ricercatori parlano dei risultati stupendi dei loro esperimenti, ma non degli ostacoli che incontrano. Già tra ratti e topi ci sono differenze, figuriamoci tra ratti e uomo, e per questo i risultati non sono così rilevanti. Quel che è certo è che non esiste un metodo perfetto. I metodi alternativi hanno debolezze e così quelli basati sulla sperimentazione animale. Dobbiamo immaginare una combinazione fra loro e arrivare ad utilizzare sempre meno animali. L’esempio è quello delle cellule staminali umane, con cui possiamo studiare davvero la fisiologia dell’uomo e non qualcosa che può essere simile. Il processo dipende evidentemente dalle leggi, ma riguarda anche la scienza che sempre di più deve arrivare a capire i limiti dei metodi vecchi che ha fino a qui utilizzato».
Le istituzioni sono pronte?
«Io ho lavorato con la Ue che porta avanti il programma forse più grande del mondo per lo sviluppo dei metodi alternativi. Ma bisogna ottimizzare il processo per la convalida e aiutare anche finanziariamente la crescita dei nuovi metodi. Perché senza la forza del mercato e la standardizzazione è molto difficile introdurre qualcosa di nuovo. Ci sono grandi differenze tra Europa e Stati Uniti: da una parte e dall’altra dell’oceano si investono cifre analoghe, ma a livello europeo non c’è un coordinamento capace di razionalizzare ricerche e risultati. Negli Usa ci sono grandi agenzie che lavorano insieme ad un programma di 150 milioni di dollari per arrivare ad una concezione differente. Dall’alto si decide cosa serve, e dal basso i laboratori si mettono al lavoro per svilupparlo».
Lei vede sensibilità attorno a questo tema? Dopotutto l’empatia umana per gli animali è molto variabile. Tutti amiamo cani e gatti, ma se non si tratta di Mickey Mouse o del Remy di Ratatouille difficilmente pensiamo con simpatia ad un topo…
«Un numero sempre maggiore di persone è contraria alla sperimentazione animale e sono molti quelli che si pongono dei dubbi. Ma qui negli Usa l’aspetto etico è meno importante che da voi. Se qui si studiano i nuovi metodi per non utilizzare animali è solo perché non si è contenti dei risultati che i vecchi metodi danno. Sono questi limiti che ci impongono di voltare pagina, non è solo un discorso di empatia per un ratto».
Quindi alla fine tutto si riduce ad un aspetto economico?
«Le ditte farmaceutiche utilizzano sempre di meno animali e sono molto competitive in questo. Lo sviluppo di una nuova medicina ora costa mediamente un miliardo e 400 milioni di euro. Fra 2005 e 2008 tutte le ditte farmaceutiche europee hanno ridotto il 25% nell’uso di animali a parità di spesa. E’ un processo molto importante, tanti studiano oggi metodi più veloci basati su cellule umane e solo alla fine introducono un po’ di sperimentazione animale».
Lei sembra fiducioso…
«E’ un processo, non si può cambiare dall’oggi al domani. Ma si può accelerare. Ci sono malattie molto rare per le quali nessuna ditta può sviluppare qualcosa in modo classico perché non ci sono abbastanza pazienti per ottenere uno sviluppo rapido. Quindi si sperimenta direttamente sui pazienti e i risultati non mancano. Questo non vuol dire mettere a repentaglio vite. Si fa ricorso al microdosing, ovvero a sostanze usate in quantità limitate che non comportano rischi, e poi via via si va oltre. Bisogna farlo laddove non possiamo permetterci di aspettare i risultati dei test animali. Più del 50% delle medicine sono anticorpi per l’uomo e non funzionano sugli animali. E viceversa ci sono sostanze che hanno effetti dannosi e non funzionano sugli animali ma sono efficaci per l’uomo. Se ci si basasse solo sui test per animali non potremmo usarle. L’esempio è quello della comune aspirina: provoca malformazioni sugli embrioni in moltissimi animali ma sull’essere umano no».
Come se ne esce?
«Non sempre facciamo le cose giuste per prendere decisioni giuste. In questo campo non esiste il concetto di bianco o nero. Bisogna aprirsi e valutare. L’importante è trovare una strada in questa nebbia».
ps: nella prima versione dell’articolo, era stata erroneamente riportata una percentuale di predittività del 6% anziché del 60%. Ce ne scusiamo con i lettori.
 
CORRIERE DELLA SERA
7 FEBBRAIO 2014
 
LA SITUAZIONE
Sperimentazione animale, l’Italia e la legge
Gli animalisti contestano il decreto legislativo: «Pochi soldi e nessuna sanzione per chi non rispetta il principio»
 
Entro il prossimo il 4 marzo il governo italiano dovrà varare il nuovo decreto legislativo che recepisce la normativa europea sulla limitazione della sperimentazione animale e il passaggio ai metodi alternativi (leggi anche l’intervista al prof. Thomas Hartung). Del tema si è parlato molto nelle scorse settimane, in occasione delle polemiche scaturite dagli insulti a Caterina Simonsen (la studentessa che aveva preso posizione a favore della sperimentazione animale), e anche per il fatto che in Parlamento la tematica si è arenata su alcune contrapposizioni fra chi vorrebbe un’applicazione rigida della legge europea e l’introduzione di criteri meno stringenti. Ora però il decreto legislativo, varato dal consiglio dei ministri il 21 novembre, è in dirittura d’arrivo e resta da vedere se verranno accolte le obiezioni avanzate dal mondo animalista, a partire dalla Lav, la Lega Antivivisezione.
SANZIONI INESISTENTI - Tra i punti contestati dall’associazione c’è l’eccessiva genericità della promozione di metodi alternativi, punto qualificante della normativa. «Non viene introdotta alcuna misura che oggettivamente incentivi la riconversione di stabulari e lo sviluppo di progetti in questo ambito - spiegano dalla Lav -. Non sono previste sanzioni nel caso non venga osservato il principio, non sono stati specificati i criteri di attuazione e viene esclusa la formazione per gli operatori del settore in ambito accademico e universitario». C’è po il tema delle risorse: «La quota prevista è limitata al 16%, quindi assolutamente non sufficiente per promuovere lo sviluppo e la diffusione delle alternative , mentre l’84% è riservato alla formazione di chi lavora con gli animali». Inoltre non è prevista una banca dati nazionale.
ESPERIMENTI E ANESTESIA - Altro punto controverso è quello che riguarda il divieto di esperimenti senza anestesia o analgesia che comportino dolore per gli animali (salvo che si tratti di test su anestetici o analgesici) perché viene lasciata discrezionalità sul grado del dolore a cui far scattare il divieto, che rischia così di essere aggirato.
CANI E GATTI SALVI - Un punto su cui tutti trovano invece l’accordo è invece il divieto di utilizzare primati (scimmie e dintorni), cani, gatti ed esemplari di specie in via di estinzione se non in alcuni casi di ricerche legate alla salute dell’uomo o delle stesse specie animali coinvolte. Gli stessi animali non potranno neppure essere allevati in Italia per essere poi venduti all’estero dove magari le limitazioni non sono in vigore. Viene poi vietato l’utilizzo di animali per esperimenti di tipo bellico.
 
NEL CUORE.ORG
7 FEBBRAIO 2014
 
SERVE PIU' SPAZIO PER LE GALLINE OVAIOLE: MISSOURI VS CALIFORNIA
"I californiani non possono imporre misure agli altri"
 
Le galline non hanno mai una pausa. Nel 2008, gli elettori della California hanno detto "sì" ad un'iniziativa elettorale che richiedeva semplicemente la decenza per gli animali della fattoria: a galline ovaiole, maiali e vitelli dovrebbe essere concesso abbastanza spazio per sdraiarsi, alzarsi, girarsi e allungare gli arti. E' stato dato tempo fino al 2015 agli allevatori per conformarsi.
Nel 2010, poi, la legge è stata ampliata per vietare la vendita di uova di qualsiasi galline non fatte crescere secondo le linee guida, indipendentemente dallo Stato in cui sono state allevate. Questa misura è stata aggiunta, dopo le denunce di produttori di uova californiani, che temevano di avere svantaggi dalla concorrenza con i produttori in altri Stati.
Ma ora il Missouri sta sollevando un putiferio. Gli allevatori della "Show Me State" producono circa 1,7 miliardi di uova all'anno, di cui 540 milioni vengono inviate in California. E molte di questi quasi due miliardi di uova provengono da galline allevate in gabbie molto strette. Il procuratore generale dello Stato americano, Chris Koster, sostiene che i produttori di uova avrebbero dovuto spendere 120.000 mila dollari per rinnovare le loro aziende, altrimenti potrebbe saltare completamente la vendita di uova in California. Con questa premessa, Koster ha intentato una causa alla Corte distrettuale di Fresno, in California, chiedendo di cancellare la legge. In quanto crede che la misura californiana stia violando le protezioni dal punto di vista commerciale tra gli Stati, previste dalla Costituzione americana, e chiede di tener conto in modo efficace delle nuove esigenze degli agricoltori degli altri Stati, secondo "The Christian Science Monitor".
"Se i legislatori della California sono autorizzati a imporre le dimensioni dei pollai alle aziende agricole del Missouri, possono altrettanto facilmente chiedere che la soia dei Missouri debba essere raccolta a mano o che il mais del Missouri debba essere trasportato da camion alimentati a energia solare", ha detto provocatoriamente Koster.
 
VNEWS24IT
7 FEBBRAIO 2014
 
Danimarca: legale il sesso con gli animali, migliaia i clienti
 
Danimarca – Sembra incredibile, ma vero: dalla fredda Scandinavia si estende a macchia d’ olio una “consuetudine” alquanto inusuale… regolarizzare i rapporti sessuali tra uomini ed animali, arrivando persino ad adibire case chiuse “a tema” e ad ingaggiare prostitute come improvvisate addestratrici, con lo specifico compito di “educare” i cani a questa pratica, tanto insolita quanto bizzarra. L’ inquietante rivelazione arriva dalla Danimarca. Il governo danese, sollecitato dalle proteste delle maggiori associazioni animaliste ed investito dallo sdegno generale, non solo ha fatto spallucce, ma ha anzi sottolineato come questa insolita pratica sessuale nel Paese scandinavo sia pienamente legale. La motivazione di una tale posizione è chiara: i rapporti sessuali tra uomini ed animali rappresentano, sorprendentemente, un business in continua ascesa,promosso persino da una massiccia campagna pubblicitaria; un mercato “florido” che non coinvolge solo la Danimarca, ma la maggior parte dei Paesi del Nord-Est europeo: Olanda, Svezia, Norvegia e – a sorpresa – persino l’ integerrima Germania. Per ogni rapporto tra specie diverse, i proprietari delle case chiuse guadagnano tra i 70 e i 150 euro, denaro equamente diviso con i proprietari degli innocenti animali, che, sfortunatamente, pare non abbiano bisogno di pensarci due volte prima di mettere a disposizione i loro “amici” a quattro zampe per la pratica di tale barbarie, rendendoli vittime di quello che potrebbe essere considerato un maltrattamento in piena regola.
Nonostante lo choc e il comprensibile disgusto che questa notizia, diffusasi velocemente sul web, generi nella maggior parte della popolazione cosiddetta “civilizzata”, è da segnalare il sempre crescente incremento del turismo sessuale a tema “animalier”, giustificato agli occhi del mondo come una pratica “tradizionale”, adottata nel Nord Europa già a partire dagli anni Sessanta. A nulla sono servite le numerose petizioni raccolte dagli stessi cittadini danesi , che vorrebbero la chiusura immediata degli animaleschi bordelli: il governo pare non volere fare marcia indietro, anteponendo alla tutela dei diritti animali la ragione di Stato, nonché quella, abbastanza vile, del denaro.
 
AFFARI ITALIANI
7 FEBBRAIO 2014
 
La psicologa Manzoni: "Serve un Martin Luther King degli animali"
Il 2 febbraio a Filosofia sui Navigli, la colazione con dibattito della domenica mattina milanese, Annamaria Manzoni, psicologa ha parlato di "Noi e gli animali. Pensieri e passioni di una relazione complicata".
GUARDA IL VIDEO DELLA CONFERENZA
L'INTERVISTA DI AFFARI ITALIANI
 
di Virginia Perini
 
"La visione antropocentrista e antropocentrica della realtà è culturalmente e filosoficamente molto lontana dal nostro secolo e cominciare a garantire gli stessi diritti, o almeno avvicinarsi a questo, a tutti gli esseri viventi non sarebbe solo eticamente corretto, ma anche un grande segno di modernità e civiltà". Annamaria Manzoni, psicologa e autrice attraverso un percorso filosofico, etico e giuridico, che parte dalla saggezza dei grandi pensatori della storia, ricostruisce e spiega ad Affari il senso reale e culturale del riconoscimento dei diritti di un ‘altro’ davvero poco considerato: il mondo animale.
Nonostante gli sviluppi degli ultimi anni, la sensibilità verso gli animali e i loro diritti è una conquista su cui c'è ancora molto da lavorare. Perchè secondo lei è così difficile e poco immediata questa battaglia?"Gli sviluppi degli ultimi decenni sono purtroppo assolutamente parziali, in quanto riguardano solo alcune specie animali mentre moltissime altre restano del tutto ignorate: le leggi, come del resto il comune modo di sentire e di pensare, si occupano essenzialmente di quelli domestici: in difesa di questi ultimi in particolare, in Italia, anche le amministrazioni locali vanno via via approvando regolamenti avanzati. Di fatto si è andato sempre più affermando quello che è stato definito specismo di secondo livello (secondo l'espressione usata ne 'I diritti degli animali' di Valerio Pocar), nel senso che molte persone hanno imparato a conoscere, rispettare, amare il loro cane, gatto, uccellino, o magari coniglietto o porcellino vietnamita (le mode sono irrefrenabili): si sono contestualmente convinti che ciò sia sinonimo di amore per gli animali tout-court, senza nemmeno riflettere che molti di questi, proprio in nome dell’affetto che per loro si prova, vengono nutriti con un alimentazione carnivora, con il conseguente peggioramento e ampliamento degli allevamenti intensivi da cui tali alimenti provengono".
A livello di leggi?
"E’ sintomatico che la tanto discussa legge 189 del 2004 (che tutela non gli animali, ma il sentimento degli uomini nei loro confronti!) , dopo avere enumerato una serie di doveri nei confronti degli animali stessi, chiarisce che le norme in questione non si applicano agli animali da allevamento, alla caccia, alla pesca. Un esempio per tutti: ogni anno a Chieuti viene data vita alla corsa dei buoi: in tale contesto questi grossi, mitissimi animali sono costretti contro natura a correre, stimolati da aste dotate di pungoli, trasportando pesi inaccettabili. E questo, per quanto incredibile sia, per il divertimento di chi guarda. In altri termini la battaglia per i diritti degli animali è così difficile anche perché ancora oggi il problema non è inquadrato nei termini corretti, ma solo in quelli compatibili con il mantenimento dello status quo e con la salvaguardia delle abitudini individuali".
Che diritti dovrebbero avere gli animali?
"E' semplice: il diritto al rispetto per la loro vita e per le caratteristiche che sono loro proprie. La convinzione, condivisa ormai da tutti i movimenti animalisti, è quella che Schopenhauer sosteneva già secoli fa, vale a dire che non pietà, ma giustizia è dovuta agli animali. Loro sono infinitamente deboli, indifesi, vulnerabili davanti alla strapotenza dell’uomo: non è nemmeno lontanamente ipotizzabile che ci si affidi ad una auspicabile sensibilità umana per porre fine alla quotidiana smisurata sofferenza loro inflitta, perché la sensibilità non è dote così diffusa e ubiquitaria, come ben dimostra tutta la storia dell’umanità. Non sarebbe stato ragionevole affidarsi al buon cuore degli schiavisti per salvare vita e dignità agli schiavi: è stato necessario porre fine per legge alla schiavitù, in modo che si affermasse il diritto di ogni uomo alla libertà. Altrettanto deve essere fatto per gli animali".
Il primo capitolo del suo libro "Noi abbiamo un sogno" comincia con un parallelismo tra il sogno per l'affermazione dei diritti degli animali e dell'uguaglianza tra bianchi e neri perché il concetto di fondo è l' 'accettazione della dignità altrui'. Che tipo di 'altro' sono gli animali? Come bisogna 'vederli' per imparare a trattarli con dignità? "Il sogno di Martin Luther King era un sogno di giustizia, di riscatto, di trasformazione epocale. Quel sogno si è trasformato in progetto grazie alla forza trascinante di un leader che ha fatto emergere nei neri a cui parlava l’orgoglio, la dignità, la consapevolezza. Gli animali sono quegli altri a cui abbiamo tolto la possibilità di stare su questa terra esprimendo la loro natura, i loro bisogni, i loro desideri, per asservirli senza pietà ai nostri bisogni e ai nostri piaceri. A differenza di tutti gli altri movimenti di liberazione, quello degli animali non può realizzarsi sulla scorta delle proprie forze, ma deve contare sul 'nemico', sugli umani, per potersi realizzare, perché loro sono più deboli di tutti gli altri deboli e le catene con cui li abbiamo incatenati solo noi gliele possiamo rimuovere".
Quindi bisogna vederli come ‘altri’ a cui noi uomini abbiamo tolto dei diritti o forse non abbiamo mai neanche considerato?
"E’ vero, bisogna imparare a vederli per restituire loro i diritti che gli abbiamo tolto. Nel mondo occidentale abbiamo imparato a riconoscere i sentimenti e le emozioni dei cani e dei gatti semplicemente osservandoli. Il problema è che rispetto a tutti gli animali che condanniamo ad una vita d’inferno negli allevamenti intensivi e ad una morte spaventosa alla catena di montaggio dei macelli, ci fa estremamente comodo pensare che essi non abbiano una vita sentimentale o emotiva. Una volta preso atto della complessità della loro vita psichica, forse diventa difficile vedere in loro solo produttori di prosciutto o salame, nel caso del maiale per esempio. Tutto questo a prescindere dalla capacità di sperimentare il dolore fisico".
Quali personaggi di spicco (della storia del pensiero e della cultura in generale) si sono battuti per la causa animalista? "Tutte le epoche hanno espresso tra le migliori menti pensanti e gli spiriti più alti persone che sono andate contro corrente, si sono opposte al pensare comune, hanno guardato oltre ciò che veniva giustificato dall’abitudine: Socrate, Leonardo, Kafka, Tolstoj, Gandhi; e poi il pacifista Aldo Capitini, l’astrofisica Margherita Hack, l’intellettuale Goffredo Fofi, il filosofo Gino Ditadi, il medico Umberto Veronesi".
Si sente spesso parlare del rapporto tra uomo e animale in senso psicologico. Cosa ne pensa?
"Gli studi di psicologia prendono in considerazione ogni e qualsivoglia aspetto della vita. Certo si occupano anche di animali, ma, esattamente come fa la grande maggioranza della gente, pare preferiscano restringere il campo a quelli di affezione. Del tutto significativo che non si occupino di un fenomeno dalle dimensioni infinite come quello della violenza dell’uomo sugli animali. Dimenticanza? Per restare in tema, chiamiamola rimozione, vale a dire impiego massiccio di quella che è la regina di tutte le difese, che scarica nell’oscuro magazzino dell’inconscio tutto ciò che è inaccettabile. Non bisogna per altro dimenticare quale massiccio uso di animali gli psicologi abbiano fatto e soprattutto i neuroscienziati continuino a fare per quella che viene definita con il termine, tanto connotato di sacralità , 'ricerca': le descrizioni di come questa si svolge e i rari filmati disponibili testimoniano l’orrore di tutto quanto avviene nei laboratori; testimoniano altresì come la reificazione degli animali, il considerarli cosa, permetta che ogni singola ipotesi possa su di essi tranquillamente essere verificata, passando attraverso amputazioni, ustioni, e tutto lo smisurato campionario a disposizione. Si, in questo senso la psicologia, la sua branchia più avanzata e moderna, si occupa di animali".
Crede che imparare a cogliere i diritti e la dignità degli animali sia un passo avanti per la civiltà anche da un punto di vista di maturazione intellettuale del genere umano (che tra l'altro, come testimonia Giordano Bruno, ha rotto da un bel pezzo con l'antropocentrismo)? "Si certo, sarebbe un passo avanti, come lo è stato ogni passo compiuto nella direzione dell’affermazione e del riconoscimento dei diritti umani, come lo sono state l’abolizione (avvenuta almeno in via teorica) della schiavitù, della discriminazione razziale, della tortura, della pena di morte. Purtroppo l’antropocentrismo, messo in discussione più di 400 anni fa da Giordano Bruno, è ancora vivo e vegeto nelle coscienze, nelle convinzioni, nelle leggi, nelle religioni. Il falò, che è stato la risposta della Chiesa alle affermazioni del filosofo, non minaccia più gli eretici. Quella da lui aperta però, lungi dall’essere una strada in piano, dopo secoli ha ancora l’aspetto di un sentiero nella jungla in cui è possibile avanzare solo con fatica, tra mille asserzioni dogmatiche sul primato dell’uomo".
E' contraria agli animali utilizzati dai media o crede che comunque possano diffondere ed aiutare un processo di sensibilizzazione?
"Dipende dal modo in cui vengono utilizzati. Assistiamo ad un loro enorme uso sui media, televisioni e giornali. Il motivo è chiaro: la loro presenza richiama attenzione, interessa. Fino a qui niente di male, salvo il fatto che il sorriso di compiacimento, l’intenerimento che provocano sono spesso una sorta di panno lavacoscienze: li guardiamo e ci sentiamo buoni e in pace, perché li amiamo e li proteggiamo. Ben diverso è però l’uso degli animali che i media fanno per esempio per pubblicizzare prodotti alimentari: la mucca felice, i porcellini sorridenti, il tonno guizzante, il pollo pasciuto sono una perversa distorsione della realtà, estremamente pericolosa in quanto sdogana una visione delle condizioni di vita degli animali tanto rassicurante quanto cinica e falsa".
 Cosa nasconde dietro di sè la mancata sensibilità verso gli animali? Quale male più grande della società?"Credo si debba aprire un discorso importante sulla presenza del male nell’uomo, sulla aggressività, sulla violenza che sono da sempre il background, se non il palcoscenico vero e proprio della storia. Gli animali, con la loro mancanza di diritti, la loro debolezza, l’impossibilità di dare al loro dolore altra voce che quella del lamento, a volte anche questo muto, sono le vittime ideali dei forti, dei violenti, dei prepotenti; la loro non visibilità, il consumarsi delle loro tragedie lontano dai nostri occhi fa il resto, con la negazione del problema anche da parte di chi si dichiara loro amico".
Come si dovrebbero muovere scienza e cultura?
"In via teorica, la strada è semplice: dicendo la verità e non nascondendo più nulla. Nel novembre scorso la prestigiosissima rivista Nature ha definito ‘cattiva scienza’ quella che è il prodotto della sperimentazione animale: gli interessi delle case farmaceutiche non possono continuare a tacere questa asserzione, sulla scorta della quale ogni laboratorio dovrebbe essere chiuso senza ulteriori procrastinazioni: ai motivi etici si è prepotentemente affiancata una motivazione scientifica. Gli altri, chi detiene i mezzi di comunicazione, chi ha una voce più alta, chi ha prestigio dovrebbero usare la propria visibilità e il proprio carisma per far sapere, per alzare il sipario su tutto ciò che ci viene nascosto o che ostinatamente vogliamo ignorare. Quando tutto avvenisse prepotentemente alla luce del sole, le mistificazioni, le menzogne, gli eufemismi non potrebbero ulteriormente sopravvivere".
VIDEO
 
LA CITTA’ DI SALERNO
8 FEBBRAIO 2014
 
Cane sparato nei Picentini
Denuncia Asl ai carabinieri
Maremmano è stato ferito alla scapola da un colpo di pistola esploso da meno di un metro a San Cipriano, dove la gente è indignata e preoccupata. Riuscito l'intervento per evitargli di perdere una zampa.[…]

 
Prov. di Salerno, È stato trovato sanguinante, quasi esanime, dopo aver vagato per almeno una settimana lungo le strade del Comune di San Cipriano Picentino. Ma è ancora vivo, quasi per miracolo. Il cane, un maremmano, è stato rinvenuto, pare da una volontaria della Lega del Cane, dopo che una mano vile e ancora senza identità gli ha esploso contro una pallottola da un pistola calibro 12 da una distanza inferiore al metro. Il proiettile gli ha procurato una grave ferita alla scapola, oltre a determinare la fuoriuscita di tanto sangue. Ma, nonostante le precarie condizioni, il maremmano è riuscito a restare in vita, prima di essere soccorso e sottoposto poi ad un delicato intervento presso l'ambulatorio "K Vit" di Pastena, a Salerno, dove il veterinario Gaudenzio Massa ed i suoi collaboratori, l'hanno operato e adesso stanno provvedendo alla sua degenza. Il maremmano, grazie all'intervento, è riuscito a salvare la zampa ma ha necessità, nell'immediato di uno stallo temporaneo e poi di qualcuno che si prenda cura di lui, definitivamente, attraverso magari un'adozione, affinché non ritorni di nuovo a circolare per strada in balìa di qualche altro malintenzionato.
L'episodio, comunque, ha scosso, non poco la comunità dei Picentini, dove tra l'altro, anche nel recente passato, si sono verificati altri casi di animali maltrattati o presi a colpi di pistola o addirittura di fucile. Tra l'altro, il servizio competente dell'Asl di Giffoni Valle Piana ha presentato una denuncia contro ignoti alla stazione dei carabinieri di San Cipriano Picentino affinché si possa fare luce sull'episodio e magari risalire all'autore di questo gesto così crudele verso un cane che ha bisogno ora di essere accudito con tanto amore.[…]
 
GEA PRESS
8 FEBBRAIO 2014
 
Carbonia (CI) – Sette cuccioli di maremmano chiusi nel sacco
Intervento dell'Arma dei Carabinieri
 
Stanno tutti bene  i sette cuccioli salvati nei giorni scorsi dal Nucleo Radiomobile del Comando Compagnia di Carbonia (CI) dell’Arma dei Carabinieri. Ne da oggi comunicazione lo stesso Comando Compagnia.
I militari del Nucleo Radiomobile, nel corso di un controllo in zone di compagna,  notavano un sacco di juta chiuso con uno spago. La perlustrazione della pattuglia era finalizzata a reprimere i  furti di rame delle linee elettriche, già noto per la zona.  Quello strano pacco aveva però attirato l’attenzione dei Carabinieri. Grande sopresa, quando all’apertura si sono trovati sette cuccioli di pastore maremmano con la massimo un giorno di vita.
I cuccioli neonati venivano così prontamente consegnati al canile comunale di Carbonia dove, nella giornata di ieri, i Carabinieri hanno fatto visita per appurarsi delle condizioni dei cagnolini. Tutti in vita e tutti in buone condizioni di salute.
 
LA NUOVA SARDEGNA
8 FEBBRAIO 2014
 
Morìa di gatti alla Caletta, interviene l’Asl
 
SINISCOLA (NU) - Potrebbero essere stati dei lumachicidi o dei bocconcini farciti di topicidi i responsabili della moria di gatti che si è verificata in alcune zone della Caletta, dove tante persone sono preoccupate per il protrarsi di questo genere di fenomeni. L’esito degli esami condotti sui corpi di alcuni animali rinvenuti morti per strada sarà diffuso nei prossimi giorni. Nel frattempo il Comune, su segnalazione della Asl, ha autorizzato la bonifica delle zone interessate, annunciando inoltre di costituirsi parte civile contro quelle persone che, contravvenendo le leggi, disseminano le aree pubbliche di prodotti nocivi, configurando un pericolo non solo per gli animali ma anche per la sicurezza collettiva. Nelle zone interessate dal problema, per i padroni di cani e gatti la preoccupazione è tanta. «Non mi fido più a passeggiare all’aperto con il mio cane – dichiara una giovane – visto che potrebbe ingerire dei bocconcini avvelenati. È capitato anche in passato, e solo per miracolo si è salvato dalla contaminazione». Una pensionata ha invece trovato un gatto randagio morto nella sua veranda. «Sicuramente ha mangiato del veleno e, stordito, ha vagato sino a casa mia – racconta la donna –. Fatti del genere sono molto gravi. Non possiamo vivere con la paura che i nostri animali possano venire a contatto con queste sostanze. Servono pene severe per chi si macchia di reati simili».
 
IL TIRRENO
8 FEBBRAIO 2014
 
Maltrattamenti sugli animali, sequestrato un macello
 
PORCARI (LU) - I carabinieri del Nas di Livorno e l'Asl2 di Lucca hanno accertato gravi maltrattamenti agli animali un'azienda che macella bovini a Porcari, in Lucchesia. In particolare, i carabinieri hanno appurato che il titolare dell'impianto e 7 addetti usavano indebitamente attrezzature come le “mordecchie” e dispositivi a scariche elettriche per immobilizzare e trascinare i bovini presso le trappole di contenzione. Inoltre, i maltrattamenti riguardavano la iugulazione, visto che anzichè effettuare un unico taglio all'altezza della gola per ottenere il completo dissanguamento, era eseguita la resezione delle vene giugulari, anche quando l'animale - sospeso ad un paranco - era ancora in vita. I militari hanno perquisito l’impianto e sequestrato i documenti delle macellazioni, e sequestrato le attrezzature utilizzate. Inoltre, è stato notificato un provvedimento di sospensione dell'attività di macellazione, disposto dall'Asl2 di Lucca. I carabinieri hanno denunciato 8 persone per maltrattamento di animali.
 
IL TIRRENO
8 FEBBRAIO 2014
 
Impianto di macellazione finisce sotto sequestro
 
PORCARI (LU) - Per una pura convenienza economica massacravano vitelli e bovini al momento della macellazione sgozzandoli e sottoponendoli alle scariche elettriche per immobilizzarli e trascinarli nelle trappole di contenzione. Le foto e le immagini scattate dai militari del Nas testimonierebbero la crudeltà degli operatori che per l’accusa hanno violato costantemente le normative dell’Unione Europee infliggendo inutili sofferenze agli animali. Un’indagine iniziata a maggio dello scorso anno sotto la direzione del sostituto procuratore Antonio Mariotti e conclusa nei giorni scorsi con un decreto di perquisizione nell’impianto di macellazione di via Ciarpi a Porcari con contestuale sequestro - disposto dal gip Giuseppe Pezzuti - della documentazione legata alle macellazioni e il sequestro preventivo delle attrezzature utilizzate allo scopo. Indagati e maxi multa. I carabinieri del nucleo antisofisticazione di Livorno in collaborazione con l’azienda Asl di Lucca (settore sicurezza alimentare e nutrizione) hanno effettuato il blitz nell’azienda di macellazione di Porcari notificando il provvedimento di sospensione dell’attività di macellazione a seguito dei reiterati illeciti amministrativi commessi all’interno dell’impianto di via Ciarpi. E la procura ha indagato il titolare dell’impianto e i sette dipendenti mentre i carabinieri del Nas hanno contestato una maximulta per i maltrattamenti ai bovini nell’attività di macellazione. Alla base del provvedimento giudiziario la nuova normativa (1099/2009 Comunità Europa) entrata in vigore il primo gennaio 2013 che prevede maggiori garanzie del rispetto delle condizioni relative al benessere degli animali durante gli abbattimenti eseguiti. È per questo motivo che in virtù delle mutate sensibilità etiche e dello sviluppo di nuove tecnologie in tema di stordimento e abbattimento più rispettose del benessere animale in fase di macellazione, l’Unione Europea ha aggiornato l’attuale normativa considerata obsoleta sostituendola con un regolamento comunitario. Le irregolarità. Stando all’accusa il titolare dell’impianto e i sette addetti utilizzavano indebitamente le mordecchie (pinze utilizzate per immobilizzare gli animali) e dispositivi a scariche elettriche per immobilizzare i bovini e trascinarli nelle trappole di contenzione, Inoltre i maltrattamenti riguardavano anche la iugulazione visto che invece di effettuare un unico taglio all’altezza della gola per ottenere il dissanguamento completo veniva eseguita una resezione delle vene giugulari anche quando l’animale, sospeso a un paranco, era sempre vivo. Il tutto per ragioni di natura economica. Perché se l’animale non entrava nel macchinario di contenimento la macellazione non poteva avvenire con perdita di tempo e di denaro.
 
LA PROVINCIA PAVESE
8 FEBBRAIO 2014
 
Cane bloccato sull’isola del Ticino
Si è tuffato in Ticino per inseguire un volo di anatre ed è rimasto bloccato su un isolotto ad una decina di metri dalla riva. I vigili del fuoco hanno tentato di recuperarlo
 
TORRE D’ISOLA (PV). Si è tuffato in Ticino per inseguire un volo di anatre ed è rimasto bloccato su un isolotto ad una decina di metri dalla riva. Un cane da caccia è ancora bloccato in mezzo all’acqua. I vigili del fuoco hanno lavorato per tentare di portarlo a riva, volevano mettere la barca in acqua ma è stato lo stesso proprietario e farli desistere. Domani mattina (domenica 9 febbraio)  se la bestiola non riuscirà a tornare a riva a nuoto, i vigili lo raggiungeranno con la barca e lo metteranno in salvo.
E' successo vicino alla cascina di Santa Sofia, alle porte di Torre d’Isola. Un uomo che abita in zona era in giro con il suo cane da caccia nei sentieri del parco del Ticino. Era la solita passeggiata in un terreno reso molto fangoso dalle piogge dei giorni scorsi. Il cacciatore si è avvicinato alla riva del Ticino quando sembra che l’animale abbia visto alcune anatre che si erano fermate su un isolotto a una decina di metri dalla riva. Il cane ha seguito il suo istinto e si è tuffato nelle acque del fiume. Ha nuotato sino all’isolotto dove al suo arrivo le anatre, ovviamente, non c’erano più. Ma quando è stato il momento di tornare indietro la bestiola ha avuto paura di tuffarsi di nuovo nella corrente di un fiume il cui livello, in questi giorni, non è certo basso. Il padrone, sempre dalla riva, lo ha chiamato più volte a gran voce ma non c’è stato niente da fare per farlo ritornare a riva dalla parte della cascina di Santa Sofia.
 
IL GIORNO
8 FEBBRAIO 2014
 
Bambino sbranato da rottweiler: ora Iron potrebbe diventare un cane da salvataggio
Osnago, quale mansione gli verrà assegnata non è ancora stato deciso, probabilmente verrà impiegato in missioni di ricerca e salvataggio data la sua possenza, ma intanto due addestratori lo stanno seguendo per valutarne le capacità
 


NELLA FOTO - Iron, il rottweiler che ha azzannato il piccolo Markus di Osnago e il luogo dove è accaduta la tragedia (Cardini)

di Daniele De Salvo

 
Osnago (Lecco), 8 febbraio 2014 - Dalla galera ai servizi sociali. Iron, il rottweiler che lunedì della passata settimana a Osnago ha sbranato un bambino di due anni e la madre che lo teneva in braccio, entrerà a far parte di un’unità cinofila. Quale mansione gli verrà assegnata non è ancora stato deciso, probabilmente verrà impiegato in missioni di ricerca e salvataggio data la sua possenza, ma intanto due addestratori lo stanno seguendo per valutarne le capacità. Prima che prenda servizio occorrerà tuttavia qualche settimana, perché si attendono le autorizzazioni per il passaggio di consegne. Nel frattempo rimane affidato alla dottoressa Cristina Bonardi, direttrice sanitaria della clinica per animali «Fiume Adda» di Verderio Superiore. «Giovedì mattina è scaduto il termine dei dieci giorni di sequestro fiduciario - riferisce la veterinaria, che segue il molosso da quando è nato, cioè da due quasi tre anni -. I giovani proprietari non se la sentono più di portarlo a casa con loro.
Alcuni cinofili tuttavia si sono offerti di accudirlo e di prenderlo in affido per impedire che finisca in canile a vita o addirittura che venga soppresso. Vogliono sfruttarlo per interventi di pubblica utilità. Lo vengono a trovare e lo portano a spasso quotidianamente». Secondo l’esperta ne avrebbe tutte le potenzialità. «È molto intelligente e anche giovane, è in grado di apprendere in fretta. Inoltre, nonostante quello che è accaduto e ha commesso, risulta un esemplare estremamente docile. Non sarebbe giusto che paghi colpe che non possono essere attribuite a lui, la soluzione prospettata consentirebbe inoltre di redimerlo e riabilitarlo». Nessuno riesce a capacitarsi di quanto avvenuto né a comprendere cosa sia scattato in lui. Non aveva mai morso nessuno prima, nemmeno ringhiato, durante l’intervento per estrarre il proiettile esploso quasi a bruciapelo dai carabinieri di Merate per neutralizzarlo e consentire ai sanitari del 118 di soccorre il piccolo Markus non è stato necessario nemmeno mettergli la museruola.
Probabilmente ha scambiato la creatura per un giocattolo, quando la mamma Maria ha tentato di salvare il figlio insieme a un residente della zona non ha mollato la presa perché non voleva gli si strappasse dalle fauci ciò che considerava un suo gioco. Avrebbe reagito d’istinto insomma. Quello che è certo è che la recinzione in cui era custodito era troppo bassa, che non avrebbe mai dovuto poterla scavalcare. Per questo i padroni sono stati denunciati per lesioni gravi per omessa custodia e malgoverno di animali.
 
GEA PRESS
8 FEBBRAIO 2014
 
Parco Nazionale d’Abruzzo – I presunti bracconieri e la mitragliatrice da guerra
Trenta Guardia Parco impegnati nelle perquisizioni domiciliari. La soddisfazione dell'Ente Parco
 
Blitz delle Guardie del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise nelle abitazioni di quattro indagati per presunti atti di bracconaggio. L’intervento, comunicato stamane,è avvenuto l’altro ieri mattina ed  ha portato al sequestro di centinaia di cartucce di diverso calibro non denunciate e, addirittura, di una mitragliatrice da guerra.
Secondo l’Ente Parco  si tratta di un importante sviluppo delle indagini relative ad un atto di bracconaggio avvenuto il 7 dicembre scorso nel versante laziale del Parco. Proprio in quella occasione erano state denunciate quattro persone all’Autorità Giudiziaria e sequestrati nove fucili.
Ora le novità investigative scaturite nell’ambito nell’ambito degli accertamenti tecnico-balistici ed in esecuzione di un Decreto di perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica di Cassino. Una operazione accuratamente pianificata nei giorni precedenti dal Responsabile del Servizio di Sorveglianza e dai suoi  più stretti collaboratori, con la supervisione del Direttore dell’Ente, nella quale sono state coinvolte ben trenta Guardie del Parco. In tale contesto sono  state perquisite, simultaneamente ed in quattro distinte  località dell’area Parco e  Pre-parco, molto distanti tra loro, abitazioni e immobili di proprietà dei sospetti.
Grande soddisfazione è stata espressa dall’Ente Parco secondo il quale l’intervento ora comunicato segue altre brillanti e decise azioni antibracconaggio. Una ulteriore  testimonianza dell’impegno e della recuperata piena efficienza del Servizio di Sorveglianza, è stata in questo senso espressa dal Commissario straordinario dell’Ente Parco.
 
MESSAGGERO VENETO
8 FEBBRAIO 2014
 
«Io come un infiltrato per salvare i delfini»
L’udinese Eugenio Fogli racconta la sua missione coi Sea Shepherd. «Così in 25 giorni abbiamo scosso la coscienza di tutto il mondo»
 
di Federica Barella
 
UDINE. Ha trascorso 25 giorni da “embedded” in Giappone. E, assieme a un’altra ventina di volontari provenienti da tutto il mondo, ha avuto un ruolo più che attivo in a una delle fasi centrali della lunga campagna, organizzata da Sea Shepherd, contro la mattanza dei delfini nella baia di Taiji, in Giappone, una delle punte estrema della penisola Wakayama. Proprio lui ha scattato una delle immagini che ha fatto il giro del mondo: la cattura di un rarissimo delfino albino, tenuto ora in cattività in un parco marino lì vicino.
Lui è Eugenio Fogli, 51 anni, veterinario udinese, esperto fotografo, pluripremiato cineoperatore sub, da qualche tempo anche volontario del gruppo internazionale “Sea Shepherd”, di cui, da poco, è vicecoordinatore per il Triveneto.
Fogli ha trascorso praticamente tutto il mese di gennaio nella baia di Taiji, immortalata già nel documentario “The Cove” (vincitore di un premio Oscar) che nel 2010 portò alla ribalta mondiale la mattanza di delfini che da ottobre a marzo avviene in questo angolo di Giappone. In una sola stagione ne vengono catturati a migliaia, moltissimi vengono uccisi e portati al macello del vicino paese. Altri vengono invece tenuti in stato di cattività e quindi venduti a delfinari, parchi acquatici e acquari vari.
Una missione internazionale
Eugenio Fogli assieme al suo gruppo composto, in quei giorni, da australiani, inglesi, canadesi, americani, cileni e norvegesi, ha realizzato le foto che hanno fatto scendere in campo anche l’ambasciatore americano in Giappone Caroline Kennedy e smuovere la diplomazia di mezzo mondo.
Fino ad arrivare a portare la notizia sulla prima pagina del principale giornale giapponese, dopo che per anni il mondo del Sol Levante aveva letteralmente ignorato quanto accade nel loro mare.
Esperienza choccante
Per Fogli è stato decisamente difficile tornare a casa dopo un’esperienza così. «Ci sarebbe stato così tanto ancora da fare - precisa il veterinario udinese, con un filo di malinconia -. Ma so che anche gli altri volontari Sea Shepherd sapranno continuare la nostra opera.
Noi siamo stati fortunati e sfortunati allo stesso tempo. Sfortunati perchè abbiamo visto uccidere centinaia di animali, massacrati in acqua, trascinati poi a riva, mentre le acque si tingevano di rosso sangue. Il 17 gennaio abbiamo assistito al triste record stagionale con 250 delfini presi in un giorno solo.
E qui subentra il lato “fortunato”, se così si può dire. Abbiamo scattato immagini per noi tragiche e strazianti, compresa quella del cucciolo di delfino albino strappato alla madre. Hanno fatto il giro del mondo in pochi giorni, facendo capire ancora di più gli orrori che subiscono questi poveri animali».
Gli occhi dei delfini
Quello che non dimenticherà mai il veterinario udinese è infatti lo sguardo dei delfini. «Occhi pieni di paura. Sono animali intelligenti - spiega Fogli -. Capiscono cosa gli accade. Eppure, non reagiscono, non sono aggressivi. Come fossero paralizzati dall’incredibilità di quanto sta loro accadendo. Persino quando hanno la possibilità di scappare non lo fanno. E pur di stare assieme alla loro “famiglia” si fanno catturare».
Un mese sotto “scorta"
Sveglia all’alba. Pasti frugali e veloci. Tante, tantissime ore appostati tra gli scogli della baia per catturare ogni immagine preziosa. «Quando i pescatori partivano all’alba, noi eravamo lì a osservarli - racconta Fogli -. Poi li attendevamo al tramonto. E durante tutta la giornata li seguivamo dalla costa. E a nostra volta eravamo seguiti dai poliziotti in divisa o in borghese. Discreti sì, ma presentissimi».
“Business” da conoscere
Il primo successo sono stati i titoloni sui giornali internazionali. Ma sicuramente la conquista più importante è stata raggiungere e colpire, con questa missione, la popolazione giapponese. «L’operazione di protesta di Sea Shepherd non è certo contro i giapponesi - spiega Fogli -, ma contro pratiche per noi barbare. E purtroppo in Giappone pochi sanno cosa accade a Taiji. Ora grazie a noi, e ai media, anche la coscienza del Sol Levante sta cambiando». Molti giapponesi mangiano carne di delfino, ma soprattutto uno catturato per un acquario vale 300 mila dollari circa. Pochi sanno però che molti muoiono poco dopo. Per stress e solitudine.
 
FAN PAGE
8 FEBBRAIO 2014
 
L’incredibile salvataggio del gatto trafitto da una freccia (FOTO)
Quiver è stato ritrovato con una freccia che lo trapassava dalla testa alle scapole. All'inizio i medici hanno pensato si potesse fare solo l'eutansia. Poi lo hanno salvato.

 
L’hanno chiamato “Quiver”, ovvero “faretra”. Un nome che segna l’incidente che lo ha reso famoso e che, in un colpo solo, ha fatto fuori almeno un paio di vite delle nove che si attribuiscono solitamente ai gatti. Mqrcoledì 5 febbraio, lungo un sentiero di Nisson Park, nello Utah meridionale, un volontario dell’associazione no-profit “One More Chance C.A.T.S.” ha individuato e poi raccolto il corpo del gatto – un siamese di circa un anno – trafitto dal muso alle costole da una freccia. Il giovane ha subito portato il piccolo felino nella clinica veterinaria “Washington Family”, dove il personale ha subito pensato che la sola cosa che si potesse fare fosse eseguire una pietosa eutanasia. I medici, tuttavia, hanno prima seguito una radiografia che ha dato loro la speranza per poter andare avanti ed eseguire un’operazione. Secondo la lastra, infatti, il dardo aveva attraversato la testa dell’animale, tagliato quasi del tutto la lingua, bucato l’esofago ed è uscito dalle scapole. Intatti cervello, cuore e polmoni. Il dott. Jace King ha dunque estratto il dardo e ricucito le ferite esterne ed interne di Quiver. Kris Neal, operatrice del Washington Family Veterinary Clinic, si sta ora prendendo cura dell’animale nell’attesa che Quiver si ristabilisca completamente e che possa essere dato in adozione. Il piccolo felino necessiterà sempre di particolari attenzioni a causa delle lesioni riportate nell’apparato digerente, ma medici e volontari contano sull’affetto e la compassione di chi ha letto la storia di Quiver. La clinica Washington Family, inoltre, accetta donazioni per coprire le spese dell’operazione.
ALTRE FOTO
 
NEL CUORE.ORG
8 FEBBRAIO 2014
 
REALI, WILLIAM VA A CACCIA E POI FA L'APPELLO ANTI-BRACCONIERI
"Pizzicato" con Henry in Spagna dal "Daily mail"
 
Brutta figura per le "loro altezze" William ed Harry, "pizzicati" dal Daily Mail a caccia in Spagna, proprio mentre sta per essere diffuso un video in cui William, duca di Cambridge, e il padre Carlo, principe di Galles, prestano la loro immagine ad una campagna anti-venatoria. Secondo il quotidiano, i due fratelli sono nella tenuta di campagna a Cordoba, proprietà di uno degli uomini più ricchi del Regno Unito, il duca di Westminster, che è tra l'altro uno dei padrini del primogenito del principe Carlo e Lady Diana. Il duca di Cambridge e il fratello sono arrivati su aerei diversi giovedì scorso, accompagnati da un'allegra comitiva di amici, oltreche' dai poliziotti incaricati della loro protezione
Appena rientrata da una vacanza ai Caraibi, Kate, la moglie del duca di Cambridge, è invece rimasta a casa a Londra, con il primogenito della coppia, il principe George. La notizia della battuta di caccia arriva alla vigilia della diffusione di un video, domani, in cui William, insieme al padre, il principe Carlo, si espongono per fermare la caccia e il traffico di animali in via di estinzione, come rinoceronti e tigri. La battuta di caccia nella tenuta del duca di Westminster è assolutamente legale, ma certo non dà un esempio di coerenza. Perciò un portavoce della Famiglia Reale si è affrettato a segnalare che "il duca di Cambridge è da anni un appassionato difensore della vita animale a rischio di estinzione e ha svolto molte campagne per aiutare a fermare l'attività dei bracconieri a caccia delle corna di rinoceronti e zanne di elefanti. La sua storia in questo settore -ha sottolineato- parla da se'".
 
PANORAMA
10 FEBBRAIO 2014
Il Principe William difende gli animali, tranne quelli che lui stesso caccia
Gaffes dell'erede al trono inglese che si batte contro il traffico illegale di animali, ma non disdegna il fucile per pernici e cinghiali
Barbara Pepi
Predatori della coerenza, conformisti del politicamente corretto, paladini dell'eticamente ineccepibile si stanno stagliando, in questi giorni, contro casa Windsor e, soprattutto contro il Principe William reo di essersi recato in Spagna, in compagnia del fratello Harry, per una battuta di caccia in una tenuta privata e, il giorno dopo, essere apparso in televisione insieme al padre Carlo per un video messaggio nel quale venivano condannati bracconieri e cacciatori di bestie rare. Gli animalisti di mezzo mondo non aspettavano altro e dai quattro angoli del pianeta hanno ricordato al futuro re che la vita di una lepre vale quanto quella di un rinocerone, che sparare ad un fagiano e ad un elefante è uguale e che, lui, se si proclama "animalista" lo dovrebbe essere fino in fondo.
Casa Windsor - che ha proprio in William il baluardo del monarca da copertina (popolare, elegante, innamorato, ligio al dovere ma squisitamente contemporaneo) - si è trovata in vistoso imbarazzo. Velocemente è stato necessario precisare che per i Windsor dedicarsi a battute di caccia è una tradizione e che il tutto è avvenuto in una tenuta privata e nel rispetto della legge, poiché le prede nel mirino del fucile di William erano cervi e cinghiali, non gli esotici rinoceronti. 
Tutto inutile per Animal Defenders International che denuncia come "assolutamente scioccante" il fatto che i reali si divertano a sparare agli animali. La prossima settimana a Londra si aprirà una maxi conferenza internazionale sulla tratta illegale degli animali e, di sicuro, si tornerà a parlare della principesca geffes.
Meglio che Will, in quei giorni, giri alla larga dalla manifestazione prima di far la fine, nel mirino degli ambientalisti, delle pernici che lui stesso caccia.
 
NEL CUORE.ORG
8 FEBBRAIO 2014
 
USA, CINQUE ESPERTI BOCCIANO IL PIANO DEL GOVERNO SUL LUPO GRIGIO
"Deve restare nell'elenco delle specie protette"
 
Il governo degli Stati Uniti ha sbagliato: il lupo grigio americano deve continuare a essere protetto, come è stato dal 1975, in tutti gli Stati Uniti e non soltanto, come prevede la proposta dell'amministrazione Obama, in una piccola zona del Sudovest. Lo sostengono i cinque scienziati chiamati a dare il loro parere sulle decisioni federali. Secondo il Fish and Wildlife Service dell'amministrazione Obama, i lupi che vivono nel Nord e al Centro dell'America non sono lupi grigi americani, ma lupi canadesi (canis lycaon) e, come tali, non sono da considerarsi specie protetta. Tutte storie, ribattono gli studiosi, che smontano, con dati e prove scientifiche, la tesi governativa , ribadendo la necessità di continuare a "ballare coi lupi", con tutti i lupi grigi d'America, proteggendo una specie che, fino al 1975, è stata letteralmente sterminata. A tutt'oggi, negli Stati Uniti, si contano circa 5 mila lupi grigi. Una bazzecola, se si considera che, nell'Ottocento, nelle foreste e nelle praterie d'America i lupi erano circa un milione ed erano sacri ai nativi americani.
La parola a Steven Courtney, del National Center for Ecological Analysis dell'Università della California a Santa Barbara, uno dei cinque studiosi chiamati a commentare la posizione governativa: "Il nostro studio è pulito e i risultati inequivocabili. I dati scientifici usati dal governo federale sulla genetica e la tassonomia dei lupi non sono i migliori disponibili". La risposta del portavoce della Fish and Wildlife Service, Chris Tollefson, è stata questa: "Ovviamente prendiamo in considerazione i commenti ricevuti e ne terremo conto". Carrols si augura, naturalmente, un cambio di strategia. Secondo il New York Times, la volontà di eliminare i lupi dalla lista delle specie protette è "politica mascherata da scienza". Repubblicani, cacciatori, agricoltori vorrebbero addirittura che lo Stato federale lasciasse, sui lupi, l'iniziativa ai singoli Stati. L'amministrazione Obama, che ha presentato in giugno la sua proposta, avrebbe voluto chiudere la questione la scorsa estate. Ma il dibattito è ancora aperto e, ancor di più, dopo la pubblicazione dello studio di Steven Courtney e dei suoi colleghi.
 
NEL CUORE.ORG
8 FEBBRAIO 2014
 
ARGENTINA, RESTA AL CALDO L'ORSO POLARE: RISCHIOSO TRASFERIRLO
"Il viaggio in Canada potrebbe essergli fatale"
 
Resterà allo zoo di Mendoza e non sarà trasferito in Canada "Arturo", l'ultimo orso polare in cattività in Argentina: gli esperti veterinari hanno infatti stabilito che il viaggio potrebbe essergli fatale.
La salute dell'animale è da mesi al centro di polemiche: l'orso bianco, abituato al freddo, deve infatti affrontare temperature che nelle estati australi raggiungono i 35 gradi. Alla fine i veterinari hanno deciso che l'anestesia necessaria per il viaggio era un rischio eccessivo per il 29enne Arturo, che soffre di depressione dopo la morte di "Pelusa", sua compagna di prigionia per vent'anni.
 
TRENTINO
9 FEBBRAIO 2014
Resti di cane arrostito lungo l’Adige
di Sandra Mattei
TRENTO - Giovedì, prima giornata di sole dopo tanta acqua, era il tempo ideale per portare i propri cani a fare una passeggiata. Deve averla pensata così Maria Cristina Arnoldo, che si è incamminata lungo le roste dell’Adige. Ma la passeggiata si è ben presto trasformata in incubo. La signora poco prima di mezzogiorno, ha imboccato il sentiero tra l’Adigetto e l’Adige e, quando è arrivata all'altezza della passerella pedonale delle Albere, ha scorto nell'erba delle zampe di animale, visibilmente arrostite. Una visione choccante, anche perché il dubbio che quelle zampe potessero essere di cane ha assalito subito la signora. L'idea che qualcuno possa avere cotto e mangiato un cane, ha sconvolto Mariacristina, che ha pensato bene di scattare delle foto, con l’intento di fare una denuncia. E perché, se quel cane è stato ucciso per fame, la cosa, si è detta, non può essere passata sotto silenzio. Quella visione l'ha tormentata a lungo e, visto che nel pomeriggio doveva portare dal veterinario i suoi cani, ha pensato bene di chiedere al professionista il da farsi. Il veterinario è Luca Lombardini, che è tra l'altro il presidente della Lega del Cane, associazione che gestisce il canile di Trento. Anche Luca Lombardini, che di situazioni di degrado ne ha viste parecchie, è rimasto molto colpito dalle foto in questione. Commenta: «Che non ci siano dubbi sul fatto che le zampe siano di cane, è certo, le ho fatte vedere anche ai miei colleghi. Che qualcuno, poi, abbia ucciso un cane per mangiarselo, non lo possiamo sapere con certezza, al 100 per 100». Ragiona il veterinario: «Potrebbe trattarsi anche di un cane morto per cause naturali, che poi sia stato bruciato per disfarsene. Ma visto che a Trento episodi di gente che uccide i conigli lungo le roste dell'Adige o che si impossessa delle oche dei giardini di piazza Dante per mangiarserli non sono nuovi, io propendo per questa ipotesi». Gli estremi per una denuncia per maltrattamenti di animale, non ci sono. Però per un esposto da inviare al Comune, all'Asl e all'ordine dei veterinari, sì. Spiega ancora Lombardini: «Qui non si tratta solo di un problema igienico sanitario. Al di là della fine del cane, che è inquietante, c'è anche l'aspetto umano. Una città come Trento non può permettere che si verifichino episodi del genere. Non è da comunità civile pensare che ci siano situazioni del genere. E lo dico perché sono più sconvolto per le persone, che per il cane». Lombardini ricorda, a questo proposito, che qualche mese fa erano stati sequestrati sette cani all’ex Sloi, dove continuano a vivere in una situazione di degrado totale alcuni stranieri. «In quel caso - racconta - avevamo denunciato la situazione al Comune, perché dove queste persone si facevano da mangiare c’erano pantegane morte. E i cani allevati, il più delle volte, sono utilizzati per chiedere l’elemosina o per venderli fuori dai supermercati, come è successo prima di Natale». Ora questo ulteriore episodio, che dovrebbe costituire un nuovo campanello d’allarme per chi amministra la città. Se, come è sicuro Lombardini, quelle zampe sono i resti di un pasto, perché senza dubbio cotte, vuol dire che il degrado in cui vivono alcuni cittadini stranieri è insopportabile. È vero che la nostra ottica di mangiare animali come le vacche, non per tutti è accettabile, ma visto che chi arriva dall’estero dovrebbe adattarsi ai nostri costumi, questi comportamenti non possono essere tollerati.
 
NEL CUORE.ORG
9 FEBBRAIO 2014
S. LAZZARO (BO), SCARICA DI PALLINI SU UN GATTO: "RISCHIA LA CECITA'"
La proprietaria: "E' successo quasi nel centro del paese"
San Lazzaro (Bologna) - "Hanno sparato al mio gatto. Quando il veterinario ha comunicato di aver trovato dei pallini di piombo nel muso e nel dorso non volevo crederci". E' preoccupata Anna Bertani, di San Lazzaro (Bologna), che racconta ancora a "il Resto del Carlino": "Abito in zona Fornace, tra via Minarini e via Bertelli, all'ingresso di San Lazzaro. Scheggia, il mio gatto rosso di cinque anni, lunedì scorso è uscito verso le 16 ritornando dopo un'ora con un occhio sanguinante, in uno stato pietoso. Tutti abbiamo pensato ad una rissa - continua la proprietaria - fin quando il veterinario ci ha detto che qualcuno gli aveva sparato con un fucile, probabilmente uno di quelli usati per la caccia ai piccoli uccelli. E' assurdo che questo accada a San Lazzaro, a poche centinaia di metri dal centro. Il gatto è uscito solo per un'ora, non può essersi allontanato di molto. E' accaduto qui intorno". 
Colpito in diversi punti del corpo, il micetto ha rimediato una grave lesione all'occhio e rischia di perdere la vista, secondo Giulio Masiello, il medico che lo ha curato. Al giornale di Bologna ha spiegato: "Sono stati rinvenuti pallini di piombo di circa due millimetri, tre nella testa e quattro nel dorso. Uno ha perforato l'occhio sinistro creando un'emorragia che ancora non permette di valutare l'entità del danno". 
Nel frattempo, la proprietaria del felino ha presentato denuncia contro ignoti e con l'accusa di maltrattamenti nei confronti degli animali alla polizia locale del suo paese. E i vigili fanno sapere: "Abbiamo raccolto tutta la documentazione necessaria e abbiamo avviato già le indagini".
 
LA NUOVA FERRARA
9 FEBBRAIO 2014
Esche avvelenate Si mobilitano anche i cittadini
LIDO NAZIONI (FE) - Per testimoniare la loro indignazione contro le esche avvelenate, rinvenute recentemente a Lido Nazioni, un gruppo di residenti si è mobilitato e grazie al passa parola su Facebook ha promosso una singolare spedizione per domani. Il gruppo si troverà alle 10 al Bar 70 di Viale Stati Uniti d’America e muniti di guanti, stivali e sacchetti ci divideremo in gruppi per ispezionare le dune, le aree erbose e tutte le zone nelle quali era stata segnalata la presenza di bocconi avvelenati. In pochi giorni sono arrivate adesioni da tante persone unite dall’amore verso gli animali e verso la Natura.
 
GEA PRESS
9 FEBBRAIO 2014
L’ITALICO “TOPO BOLLITO” – Dai legionari romani alla ‘ndràngheta
Ricette mostruose e trappole per topi, bolliti e bruciacchiati
 
Non si creda che l’uccisione dei ghiri sia un fenomeno confinato alla sola Calabria. Il consumo del piatto a base di “topo”, bollito nel sugo o arrosto (di questo si tratta e non potete immaginare il cattivo odore che se ne sprigiona) è diffuso in molte altre zone d’Italia e nella vicina Slovenia. La “colpa” è dei legionari romani che si portavano in giro per l’Europa glirari di terracotta dentro cui allevavano questi animali, cibo pronto disponibile per i momenti di bisogno.
Del resto il bracconaggio è cosi: pensi che sia altrove e invece, appena stai un po’ più attento, ti accorgi che c’è ovunque, anche alle porte di casa tua. E infatti due persone risultano denunciate nel 2011 in Valsassina (LC) dopo avere ucciso (sembra anche a morsi sul collo) trenta di questi  animaletti dopo averli stanati con uno straccio imbevuto di benzina, incendiato e lanciato nel tronco cavo dentro il quale speravano di poter trascorrere un tranquillo letargo.
Ma certo è in Calabria (e in particolare nella provincia di Reggio) che questa terribile pietanza trova la sua sublimazione. Più che altro si tratta di un rito: il ghiro come simbolo di potere. Servire agli amici, non sempre consenzienti, un piatto di ghiri vuol dire dimostrare di essere “uomo di rispetto”. Portare piatti a base di ghiri in incontri organizzati per scambiarsi favori, leciti o meno, vuol dire legare gli altri ad un patto non scritto al quale è difficile sottrarsi. Non è un caso che nelle intercettazioni dei ROS dei Carabinieri a carico di soggetti appartenenti alla malavita della locride si riporta di cene pacificatrici a base di ghiri tra cosche contrapposte della ‘ndrangheta.
E’ questo che vogliamo combattere: l’illegalità che per sei mesi all’anno si manifesta sulla nostra montagna, con le torce che luccicano nella notte nei boschi più remoti;  i fucili con la matricola cancellata nascosti negli alberi cavi o sottoterra, pronti a sparare; le trappole che schiacciano migliaia di inoffensivi  animali mentre giocano sulle chiome delle piante lanciando i loro richiami sociali; l’indifferenza che spinge molti a dire “ma sono solo ghiri”, senza capire che l’illegalità chiama altra illegalità.
Contro questa forma di bracconaggio le risposte non sono ancora adeguate.
L’INTERVENTO DELL’ARMA DEI CARABINIERI
I calabresi devono ringraziare i Carabinieri i quali, alla perenne ricerca di armi clandestine (nel reggino ce ne sono nascoste a migliaia, frutto di rapine e di furti perpetrati anche in altre regioni), spesso si imbattono, nelle perquisizioni di delinquenti indagati per droga e armi, in congelatori pieni di animali. Ed i militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, che perlustrando la montagna di notte quelle luci che fendono l’oscurità dei boschi le vedono, a differenza di altri, molto bene (vedi articolo GEAPRESS).
Senza di loro l’Aspromonte di notte sarebbe uno sconfinato territorio lasciato nelle mani di chi è abituato a delinquere.
Li devono ringraziare i calabresi che vogliono vivere in una regione più evoluta; quelli che capiscono che l’ambiente è un tutto unico che non puoi intaccare senza creare squilibrio; quelli che amano la natura, gli animali e la legalità.
LA CACCIA AL GHIRO IN CALABRIA
La caccia al ghiro (Glis glis) è diffusa in tutta la Calabria. In provincia di Cosenza vi sono evidenze sul versante ionico (Rossano), sull’altipiano della  Sila (San Giovanni in Fiore) e sul versante tirrenico (Orsomarso). In provincia di Crotone è diffusa nella zona di Castelsilano (Sila Piccola). Ma è nelle “Serre”, dove si incrociano le province di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, che si trova la tradizione più radicata, nel territorio di  Guardavalle, Santa Cristina dello Ionio, Nardodipace, Serra San Bruno, Stilo e Bivongi. Nel 1999, anno in cui lanciammo il “Progetto Ghiro”, è stato stimato che nel solo comune di Guardavalle venissero catturati 20.000 animali l’anno, rivenduti al prezzo di circa 5 euro ciascuno.
LE QUATTRO AREE DELLA PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA
La provincia di Reggio Calabria è quella dove la tradizione è più diffusa. Una vera e propria zonizzazione individuabile in quattro aree principali :
1) Alta locride, con i territori di Stilo, Bivongi, Pazzano, Caulonia e Mammola.
2) La locride, con i territori di  Antonimina, Ciminà, San Luca, Casignana, Sant’Agata del Bianco, Africo e Bova.
3) Il reggino, con la parte meridionale dell’Aspromonte ed i territori di Bagaladi e Santo Stefano d’Aspromonte.
4) La dorsale tirrenica, con i territori di Santa Cristina d’Aspromonte, Delianuova, Scido, Molochio, Oppido Mamertina, Melia e Sinopoli.
La stagione della caccia è lunghissima: comincia con la Festa di San Giovanni Battista (24 giugno) e si conclude, se le temperature si mantengono miti, a fine dicembre.
All’inizio dell’estate i ghiri sono molto magri, in quanto reduci dal letargo invernale. E’ verosimile, pertanto, che vengano catturati per lo più vivi, ed ingrassati con ghiande, castagne e foglie di pero, secondo tecniche risalenti all’Impero Romano, quando i ghiri venivano traportati vivi in appositi contenitori dalle legioni come riserva di cibo sempre pronta.
Nel mese di settembre si dice che alcuni bracconieri sospendano la caccia, in quanto le femmine sono gravide.
Nel periodo invernale si trovano gli animali migliori, in quanto pronti per andare in letargo e quindi ricchi di riserve di gasso.
Nemmeno durante il letargo invernale, però, questi animali sono lasciati tranquilli, in quanto vengono stanati dai loro rifugi con fumi di zolfo o addirittura bruciando l’albero ed infilzati con lunghi punteruoli.
Il bracconaggio oltre a decimare questa specie, di recente inserita dall’IUCN nella Lista Rossa degli animali a maggior rischio di estinzione, finisce per colpire altre specie arboricole ancora più rare, come il Driomio (Dryomys nitedula) che vive localizzato in alcuni boschi dell’Aspromonte o la Martora (Martes martes).
I ghiri sono diffusi in tutti gli ambienti, persino nei frutteti di pianura. Ma prediligono i boschi maturi, dove possono trovare cavità per la riproduzione o il letargo invernale. Quelli più adatti sono querceti, castagneti e faggete.
I METODI DI CACCIA: FUCILE E TRAPPOLE
La caccia con il fucile veniva esercitata un tempo nelle notti di luna piena. Oggi gli animali vengono abbattuti dopo essere stati localizzati sugli alberi grazie ai vocalizzi sociali  che emettono ed  illuminati per mezzo di torce. Spesso vengono utilizzate armi di piccolo calibro o addirittura carabine ad aria compressa che fanno poco rumore. In molti casi vengono utilizzate armi clandestine, cioè fucili privati della matricola e nascosti nel bosco pronti all’uso.
Le trappole possono essere utilizzate per catturare gli animali vivi ed in questo caso sono a “gabbietta”. Vi sono poi diversi tipi di trappole utilizzate per uccidere gli animali: le arcaiche “prache”, cioè due lastre di pietra poste sugli alberi alla base di innesto dei rami. Le lastre sono tenute separate da un bastoncino di canna con infilzata una ghianda. Nel momento in cui il ghiro tenta di cibarsi della ghianda sposta il bastoncino e resta schiacciato dalla lastra superiore; le sep, cioè le trappoline a molla utilizzate per topi o piccoli uccelli, poste su una lastra di pietra o su una lettiera realizzata sui rami alla confluenza di due piante ed innescate con ghiande, castagne o pezzettini di melone; le lattine di succo di frutta o i tronchetti di legno scavati a mano all’interno dei quali viene posto un meccanismo a scatto e la solita esca.
Giovanni Malara – Nucleo CABS (Committee Against Bird Slaughter) Reggio Calabria
 
GO NEWS
9 FEBBRAIO 2014
Prato Animali uccisi al Centro di Scienze Naturali – Firma la Petizione

Carmen Luciano
Prato - Negli ultimi mesi al Centro Scienze Naturali sono accaduti spiacevoli episodi, per non dire macabri, ai danni di alcuni animali, ultimo fra questi un agnellino ucciso e scuoiato sul posto ( la sua pelle è stata lasciata a terra e ritrovata nell’indomani dagli addetti). Altri animali come un asinello preso a bastonate con gravi danni a un occhio, insieme ad altre caprette e piccoli animali che ci hanno rimesso la vita dopo un’inspiegabile violenza da parte di ignoti, sono fatti che fanno riflettere sull’effettiva sicurezza della fauna del posto e sulla presenza di persone squilibrate che in modo del tutto indisturbato sfogano la loro rabbia su creature innocenti, le stesse creature che ogni giorno ricevono sorrisi e affetto da parte dei visitatori del centro e che non meritano certamente questa fine. Tali vicende hanno fatto il giro della Toscana, soprattutto tra gli animalisti e i numerosi pratesi che considerano il CSN come un punto di forza della città e pertanto un luogo che ognuno sente proprio. Sapere che in questa oasi di pace e tranquillità avvengano violenze libere e incontrollate durante le fasce notturne dà un’immagine tutt’altro che bella, non solo a chi gestisce il centro ma anche alla città stessa, che dovrebbe in prima linea salvaguardare questo bellissimo posto. Ciò che ha lasciato sbigottite molte persone è come su questi avvenimenti sia stato fatto quasi il silenzio assoluto. Ma il passaparola tra chi veramente ama gli animali è stato rapido e in molti si sono chiesti come mai la notizia non sia stata riportata sui vari media locali. Chiediamo al comune, alle autorità locali, ai vari enti di protezione animali e al CSN stesso che venga fatta luce al più presto su quanto accaduto e che i colpevoli siano severamente puniti. Invitiamo inoltre l’amministrazione e la direzione del CSN a provvedere adeguatamente alla sicurezza del parco, investendo su un valido sistema di vigilanza notturna e installando telecamere che possano garantire l’incolumità e la sicurezza degli animali che vivono all’interno. Il Centro Scienze Naturali non può e non deve continuare a far finta di niente. Firma anche tu e fai firmare ad amici e parenti la petizione lanciata dal COMitato Animalista Pratese cliccando QUI . Abbiamo veramente pochissimo tempo per riuscire a cambiare le cose.
PETIZIONE
https://www.change.org/it/petizioni/sindaco-del-comune-di-prato-istituire-un-sistema-di-vigilanza-notturna-per-proteggere-gli-animali-del-centro-scienze-naturali-di-prato
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
9 FEBBRAIO 2014
Portobuffolè, affiora il cimitero di pecore
PORTOBUFFOLÈ (TV) - Il cimitero delle pecore. Lo hanno definito anche così, coloro che si sono imbattuti ieri a Pra’ de Gai, sia in territorio veneto che friulano di Prata di Pordenone, negli animali morti. Le carcasse, si parla di centinaia e forse 700, sono emerse l’altro giorno, quando si sono ritirate le acque del Rasego, il canale di scolo che serve al Livenza per sfogarsi nell’immensa pianura di Pra’ de Gai. Le carcasse delle pecore verranno recuperate domani mattina, con l’ausilio di una ditta specializzata, grazie al tempestivo intervento dell’Ulss 10. Gli animali morti potrebbero essere soggetti infatti a focolai improvvisi di varia natura, ed è meglio, quanto prima, correre ai ripari e portare via gli animali morti. Il gregge è stato sorpreso dalla piena del Livenza e del Rasego all’inizio dell’emergenza maltempo, quando si è capito, 8 giorni fa, che l’ondata di pioggia e di acqua non sarebbe stata normale, bensì eccezionale. Così si è provveduto a salvare il salvabile, nelle prime giornate della settimana, con l’assistenza al gregge di pecore e ai suoi pastori. Alcune pecore hanno trovato la morte nel modo più atroce. Infatti erano riuscite a raggiungere la sponda della strada provinciale Pordenone – Oderzo, ma non sono riuscite a trovare la salitella che conduce all’arteria, una strada bianca evidentemente già invasa dall’acqua.
 
NEL CUORE.ORG
8 FEBBRAIO 2014
 
DANIMARCA, LA GIRAFFA CONDANNATA A MORTE PER SOVRAFFOLLAMENTO
Lo zoo: "Non può accoppiarsi nel suo gruppo"
 
Condannato a morte per sovraffollamento. E' la sorte che potrebbe toccare, in uno zoo di Copenaghen, alla giovane giraffa Marius. Allarmati e sgomenti, gli attivisti per i diritti degli animali in Danimarca stanno facendo l'impossibile per evitare l'esecuzione prevista per domani. Ma il tempo stringe. La notizia è giunta, come un fulmine a ciel sereno, dalla BBc online e si è rapidamente diffusa sul web, creando un vero e proprio Sos al grido di Salvate Marius. Lo zoo fa sapere che la condanna a morte è inevitabile, afferma di aver fatto di tutto e di più per cercare di trovare una nuova casa a Marius, e che il giraffino di 18 mesi muore a causa della normativa europea sulla riproduzione degli animali: Marius, infatti, non può accoppiarsi nel suo gruppo perché, come spiegano i dirigenti dello zoo, se lo facesse, creerebbe problemi genetici e una consanguineità dalle conseguenze drammatiche. Insomma, o si trova una nuova casa alla giovane giraffa o il boia, domani, la ucciderà con un colpo di pistola. Già, un colpo di pistola perché, spiega il direttore scientifico dello Zoo, Bengst Holst, se si usasse un'iniezione letale, la carne della giraffa non potrebbe essere usata, in parte, come cibo per gli altri animali dello zoo: "Sarebbe assolutamente sciocco buttare via qualche centinaio di chili di carne", osserva Holst. Gli animalisti si mobilitano gridando alla barbarie, i dirigenti dello zoo si stupiscono per il gran clamore mediatico suscitato dalla notizia, spiegando, tanto per dirne una, che in un parco a nord di Copenaghen vengono abbattuti ogni anno circa 800 cervi per controllarne il numero. E nessuno dice nulla. Intanto Marius, tranquillo e inconsapevole, se ne sta nella sua stalla a mangiar fieno, con gli occhi grandi che paiono quelli di Bambi...
Eliminarlo e' necessario, scrive il tabloid danese Ekstra Bladet, per evitare la consanguineità nel gruppo e mantenere bene la popolazione delle giraffe. "Se tutte le specie si riproducono bene, poi si deve accettare che ci sia un surplus di animali che non possono essere inclusi nella catena genetica senza causare problemi di consanguineità'". Tutte scuse, per animalisti, che chiedono a gran voce di trovare una nuova casa a Marius.
 
LA PRESSE
9 FEBBRAIO 2014
I suoi geni 'già rappresentati' da altri animali
Giraffa uccisa allo zoo di Copenaghen
 
Copenaghen (Danimarca) - I suoi geni erano "già rappresentati" da altri animali e per questo è stata abbattuta e data in pasto ai leoni. E' stata questa la sorte di una giraffa dello zoo di Copenaghen, un cucciolo maschio di appena due anni. Marius, questo il nome dell'animale, è stato ucciso con un colpo di pistola dagli stessi gestori dello zoo, che spiegano di averlo fatto per rispettare le regole previste dalla Associazione europea di zoo e acquari (Eaza), che prevedono di abbattere gli animali quando i loro geni sono già rappresentati a sufficienza in altri esemplari.
20MILA FIRME PER SALVARLO. Per salvarlo non sono bastate neanche le oltre 20mila firme raccolte in una petizione online. Respinte anche le proposte di altri zoo e privati di adottarlo: un privato voleva acquistare il piccolo per 500mila euro e lo Yorkshire Wildlife Park del Regno Unito aveva chiamato stamattina all'ultimo momento per offrire una stanza nella sua struttura, dove vive il fratello maggiore di Marius. Ma niente da fare. Lo zoo di Copenaghen, in quanto membro dell'Eaza, deve rispettarne le regole, spiega ad Associated Press il portavoce Stenbaek Bro. Inoltre gli zoo non possiedono gli animali, ma li gestiscono, e per questo non era possibile cedere Marius a nessun altro al di fuori dell'organizzazione, e lo Yorkshire Wildlife Park non fa parte dell'Eaza. Così stamattina la giraffa Marius, dopo essere stata uccisa, è stata tagliata e data in pasto ai leoni dello zoo, mentre i visitatori assistevano alla scena. Ai genitori è stato fatto scegliere se volevano che i bambini vedessero le operazioni o meno.
"ORGOGLIOSO DELLA LEZIONE DI ANATOMIA AI BAMBINI". "Sono orgoglioso perché abbiamo dato ai bambini una grande conoscenza dell'anatomia di una giraffa che non avrebbero potuto avere tramite foto", commenta il portavoce dello zoo ad AP. L'Eaza, con sede ad Amsterdam, ha 347 membri tra i quali ci sono molti zoo delle capitali europee. L'ente lavora per conservare la biodiversità e raggiungere alti standard di cura e allevamento degli animali. Aderire all'Eaza non è obbligatorio, spiega Bro, aggiungendo però che gli zoo più responsabili ne sono membri.
 
GEA PRESS
9 FEBBRAIO 2014
Copenhagen – Il Video dell’autopsia di Mario. Per spettatori i bambini dello zoo
Giraffa uccisa con un colpo di pistola. Era in esubero.
Una scena incredibile, quella che sta facendo ormai il giro del mondo. Una giraffa in esubero uccisa per evitarie accoppiamenti tra consanguinei. Lo zoo di Copenhagen ha dichiarato che evitava agli animali metodi contraccettivi, per via di alcuni effetti indesiderati. Ed allora il colpo di pistola e la dissezione mostrata ai bambini.
Il tutto, hanno riferito le agenzie e giornali locali, così come consigliato dall’organizzazione degli zoo. Il corpo della giraffa “Mario”, un maschio di due anni senza alcuna patologia, è poi stato steso in un piattaforma di cemento dove un  addetto dello zoo ha  mostrato ai bambini  l’autopsia.
La carne della giraffa servirà per i leoni.
Nel frattempo si sono scatenate le polemiche degli animalisti. Per alcuni, quanto avvenuto a Copenhagen, ha quasi il “pregio” di avere mostrato cosa succede a volte dietro le quinte. La specie alla quale apparteneva il povero Mario, non gode di un particolare grado di protezione, essendo ancora abbastanza comune.
A nulla, per evitare l’esecuzione e macellazione, è servita la petizione firmata da migliaia di persone così come la stessa disponibilità offerta da altre strutture. Mario è stato abbattutto oggi, mentre la notizia, anticipata già un paio di giorni addietro, era sembrata quasi incredibile. Ed invece la lucida determinazione è andata oltre ogni limite. Un colpo di pistola, coltello e dissezione innanzi ai bimbi.
Secondo quanto avrebbe dichiarato il Direttore scientifico all’agenzia AP, il programma di allevamento delle giraffe, è simile a quello in uso per cervi e daini. Anche loro, nei Parchi, vengono abbattutti se in esubero. Dunque, perchè così non deve essere per Mario? Uno spunto in più per le accuse più accese in campo animalista. Quanto avvenuto oggi, avverrebbe negli zoo più di frequente di quanto si pensi. Abbattuti, insomma, quando non c’è spazio.
VEDI VIDEO DISSEZIONE MARIO – ATTENZIONE: IMMAGINI FORTI
http://www.geapress.org/video/video-oggi-allo-zoo-dissezione-di-mario/51046
 
NEL CUORE.ORG
9 FEBBRAIO 2014
COPENAGHEN, UCCISA ALLO ZOO LA GIRAFFA MARIUS: "ATTO GRAVISSIMO"
L'Enpa scrive anche alla Commissione Cites
La giraffa Marius è stata giustiziata. A nulla sono valse le mobilitazioni, le migliaia di firme raccolte dagli animalisti o le offerte di adozione da parte di zoo e parchi europei. L'esemplare, 18 mesi appena, occhi da cerbiatto, e sana costituzione, è stato ucciso oggi con un colpo di pistola alla testa a Copenaghen. Il motivo? Assurdo: impedire al giovane esemplare di riprodursi nel rispetto della normativa dell'associazione degli zoo europei. Perché - spiega "The Indipendent" - lo zoo danese che ospitava Marius fa parte di un programma di allevamento europeo per giraffe ed e' vincolato da rigide regole sulla consanguineita' che vietano la riproduzione tra 'parenti' allo scopo di mantenere sane le specie all'interno della struttura. Ora il corpo di Marius sara' utilizzato in parte per ricerca e in parte per sfamare i carnivori dello zoo, leoni e tigri.
Per l'Enpa, un'uccisione deliberata, per altro con un metodo efferato e inaccettabile: un colpo di pistola per non contaminare le carni che saranno date in pasto ai grandi felini africani dello zoo. Così è stata uccisa la giraffa di nome Marius di due anni nello zoo di Copenaghen, crudelmente ammazzata perché considerata in sovrannumero, ed eliminata in ragione di una logica prettamente economica, rimette evidentemente in discussione,ancora una volta, il ruolo degli zoo.
"Queste strutture di cattività - dichiara il direttore scientifico del'Enpa, Ilaria Ferri -, nelle quali non solo viene privata la libertà agli animali, ma si sbandierano presunti ruoli quali conservazione, ricerca ed educazione, hanno invece ben altri interessi e agiscono certamente contro gli animali. Consideriamo l'accaduto un fatto gravissimo; purtroppo non è da considerarsi raro poiché moltissime strutture eliminano deliberatamente, senza nemmeno provvedere ad eventuali scambi e senza percorrere la strada dell'accoglienza degli esemplari in sovrannumero presso i santuari o meglio ancora al controllo delle nascite".
Di fronte ad un gesto così agghiacciante, la Protezione animali ha scritto immediatamente all'Unione europea zoo ed acquari (Eaza) ed alla Commissione Cites (Convenzione sul commercio internazionale di specie a rischio estinzione). E non solo: interesserà anche il Parlamento europeo del fatto gravissimo e inaccettabile che viola oltre che ogni logica, numerose normative. «E' un evento di una barbarie inaudita, di cui tutti devono venire a conoscenza - prosegue Ferri -. Invito le persone a non visitare zoo e altre strutture di cattività perché in tal modo si rendono correi e corresponsabili di un sistema coercitivo e di violenza, che priva gli animali della loro libertà e che spesso ne causa la morte, come accaduto alla povera giraffa.
"In Italia, in ragione delle norme previste dal codice penale, tutto ciò non sarebbe potuto accadere - conclude Ferri - ma ben sappiamo che purtroppo nelle strutture italiane molte morti di animali sono state a dir poco sospette. Su questo, l'Enpa sta indagando a veri livelli e numerose strutture, per non aver rispettato la normativa vigente sono oggetto di denunce e controlli. Ci auguriamo che la morte di Marius, tanto violenta quanto incivile, possa servire a convincere tutte le persone che ancora credono nel ruolo degli zoo: ecco la realtà degli zoo che dobbiamo fermare e far chiudere tutti, fino all'ultimo".
 
IL FATTO QUOTIDIANO
10 FEBBRAIO 2014
Animali: la giraffa Marius e la morte spettacolarizzata
Tamara Mastroiaco
Ucciso, sezionato e dato in pasto ai leoni davanti un pubblico di adulti e bambini divertito dalla kermesse. Non si tratta di un film splatter in uscita nelle sale cinematografiche ma della vita breve di Marius, brutalmente ucciso con un colpo di pistola alla testa, ieri, nello zoo di Copenaghen.
Il piccolo di giraffa era nato 18 mesi fa nel giardino zoologico tra i più antichi d’Europa, una struttura arcaica e anacronistica come la persona che lo dirige tale Bengt Holst, direttore scientifico dello zoo. Colui che avrebbe dovuto tutelare la sua ottima salute – Marius non è stato ucciso perché malato -, colui che dovrebbe garantire l’educazione ambientale con percorsi didattici atti a sviluppare e diffondere la conoscenza della natura, degli altri animali, ha autorizzato l’uccisione e la sezione pubblica dell’animale davanti ad un pubblico misto di adulti e bambini. 
Mi rivolgo ai genitori presenti ieri allo zoo: “Avete permesso ai vostri figli di assistere alla scena senza proteggerli e soprattutto senza difendere quel cucciolo innocente! Che genitori siete!”. Non abbiamo, forse, il compito e l’obbligo di insegnare ai nostri figli il rispetto per il prossimo, l’educazione alla diversità, l’amore e la protezione per gli altri animali e per la natura?
Cari genitori danesi davanti a voi c’era un cucciolo sano di un altro animale! Siete complici della follia di un uomo non degno di ricoprire una carica così importante, capace di dar vita ad un atto così crudele e ingiusto! Mi chiedo come l’affidatario responsabile degli animali presenti nella struttura e dei programmi didattici ambientali abbia potuto autorizzare e spettacolarizzare la morte di uno dei “suoi” animali!
A nulla sono valse le proposte di altri zoo di accogliere la giraffa per salvarla da morte certa, a nulla è servita la raccolta firme partita per salvare il giovane Marius, che in pochissimo tempo ha fatto il giro del web. Bengt Holst, Presidente anche dell’Associazione europea di Zoo e Acquari (EAZA), davanti ad un mondo indignato, si è giustificato dicendo che tra i suoi obblighi rientrava: “impedire al giovane esemplare di riprodursi”! L’EAZA, infatti, detta regole ferree sulla riproduzione tra consanguinei allo scopo di mantenere sane le specie all’interno delle strutture.
Perché non sterilizzarlo, allora, invece di ucciderlo? Perché Marius sarebbe diventato un parassita per la struttura; cosa se ne fa un giardino zoologico di un animale impossibilitato a donare un erede atto a garantire allo zoo un riscontro economico nel tempo? Alla zoo non serviva più un animale che sarebbe invecchiato, occupando il posto di un altro animale, incapace di “donare” alla struttura stessa altre giraffe, attrazioni importanti di un giardino zoologico.
Si sa, d’altronde, che i bambini sono affascinati da questi animali giganti ma inoffensivi, dal corpo più alto del mondo ma aggraziato ed elegante, dal collo infinito che sembra toccare il cielo, dalle labbra appiccicose dalle quali spunta una lunga lingua blu-viola, ma soprattutto, dagli occhi languidi, miti e lucidi che sprigionano dolcezza, conquistando i cuori non solo dei piccoli!
Addio Marius! Non hai mai conosciuto il tuo habitat naturale solo cemento! Hai incontrato solo uomini spietati e guidati dalla brama di denaro. Hanno disposto di te come di un oggetto troppo ingombrante e senza più alcuna utilità. Ti hanno “donato” la vita per poi togliertela…per te non c’era più posto…
 
IL POST
10 FEBBRAIO 2014
Perché a Copenaghen hanno ucciso una giraffa
Si chiamava Marius, aveva due anni, stava bene: da ieri se ne parla in mezzo mondo, e c'è in ballo il rapporto tra noi, gli animali e la scienza
Una giraffa nata due anni fa allo zoo di Copenaghen, in Danimarca, è stata uccisa domenica mattina dai responsabili del parco zoologico, è stata successivamente sottoposta a un’autopsia pubblica – cui hanno potuto assistere i visitatori di ogni età dello zoo – e infine la carcassa è stata data in pasto ad alcuni leoni e ad altri animali carnivori ospitati nella struttura. La scelta, motivata dalla necessità di ridurre i rischi di endogamia (la riproduzione tra animali che sono tra loro parenti stretti), era stata annunciata da giorni e aveva portato a polemiche e proteste da parte di diverse associazioni animaliste e molti cittadini danesi, contrari all’uccisione di Marius, come era stata chiamata la giraffa.
Alcuni zoo e riserve di animali, come lo Yorkshire Wildilife Park nel Regno Unito, avevano dato la loro disponibilità a ospitare la giraffa nei loro spazi, per evitare il suo abbattimento. Il direttore di uno zoo nei Paesi Bassi, Robert Krijuff, si era offerto poco prima dell’uccisione di Marius di prendersene cura e di ospitarlo nella sua struttura. Alla BBC ha spiegato di essere incredulo per quanto accaduto: “Ci siamo offerti per salvare la sua vita. Gli zoo devono cambiare il modo in cui gestiscono queste cose”.
Ambientalisti e associazioni animaliste in giro per l’Europa hanno definito una “barbarie” quanto accaduto allo zoo di Copenaghen. Hanno accusato i suoi responsabili di non avere nemmeno valutato la possibilità di alternative all’uccisione dell’animale, cercando invece visibilità con l’annuncio del suo abbattimento e trasmettendo in streaming sul loro sito l’autopsia dell’animale.
I curatori dello zoo danese hanno respinto tutte le critiche, ricordando che ogni anno il parco zoologico gestisce tra le 20 e le 30 uccisioni di animali per evitare che l’endogamia tra gli esemplari delle stesse specie possa portare a un indebolimento dei suoi ospiti. La riproduzione tra animali che sono parenti stretti porta a un peggioramento del loro patrimonio genetico, con conseguenze che possono essere molto gravi per la sopravvivenza dei gruppi in cattività. Marius era nato da due parenti stretti e se si fosse riprodotto con altre giraffe avrebbe portato a una nuova generazione più debole. E anche per questo motivo non era possibile affidare l’animale a un altro zoo. Quello di Copenaghen fa parte di un programma internazionale per assicurare la presenza di giraffe in salute nei parchi zoologici europei. Una delle regole prevede che le giraffe si possano accoppiare solo se non sono imparentate, proprio per evitare le conseguenze dell’endogamia e avere animali con buoni geni.
I responsabili dello zoo hanno spiegato che non usano sistemi contraccettivi per i loro animali. In questo modo gli ospiti vivono più naturalmente i loro cicli vitali e possono avere figli al momento giusto, quello naturale. L’accudimento dei piccoli è un momento fondamentale nella crescita e nello sviluppo degli animali, e influisce molto sul loro comportamento. Spesso gli esemplari cui viene impedito di avere figli sviluppano disturbi del comportamento, soprattutto se tenuti in cattività, arrivando a ferire se stessi e diventando talvolta aggressivi con i loro simili. I sistemi contraccettivi hanno inoltre numerosi effetti collaterali che peggiorano le condizioni di vita degli animali.
Alcune associazioni animaliste hanno detto che si sarebbe potuta evitare l’uccisione della giraffa trasferendola in un altro zoo. Ma il parco zoologico di Copenaghen fa parte dell’Associazione Europea degli Zoo e degli Acquari, che conta complessivamente circa 300 membri e che impone di non vendere gli animali, di lavorare su basi scientifiche e di assicurare la salute delle specie tenute in cattività. Era infine da escludere la possibilità di reintrodurre Marius nella vita selvaggia, magari in qualche grande riserva: prima di tutto perché riproducendosi avrebbe costituito un rischio per la salute delle generazioni future di altre giraffe, e in secondo luogo perché difficilmente se la sarebbe cavata in un contesto diverso da quello chiuso e controllato di uno zoo in cui era nato.
In molti hanno comunque criticato la scelta dei curatori dello zoo di Copenaghen di compiere un’autopsia pubblica, cui hanno potuto assistere anche i bambini. I responsabili scientifici dello zoo hanno risposto che questo ha permesso di illustrare con grande efficacia l’anatomia delle giraffe e di raccogliere nuove informazioni, utili per lo studio. Dopo essere stato anestetizzato, Marius è stato abbattuto con una pistola a proiettile captivo, uno strumento che fa penetrare nel cranio dell’animale da abbattere una punta di ferro lunga 6 centimetri, lo stesso sistema adottato per l’abbattimento dei bovini e dei cavalli. In questo modo la carne della giraffa non è stata contaminata da farmaci ed è stato possibile darla in pasto ai carnivori dello zoo, senza che venisse sprecata (anche il pasto è stato visibile al pubblico).
le foto documentano l’uccisione e l’autopsia della giraffa, quindi occhio
http://www.ilpost.it/2014/02/10/giraffa-marius-uccisa-zoo-copenaghen/ 
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2014
Copenhagen – La giraffa uccisa allo zoo. L’On.le Muscardini scrive alla Regina di Danimarca
Per l'Europarlamentare quanto è avvenuto ieri rappresenta una "azione marcia"

Indignata da quanto avvenuto ieri nello zoo di Capenhagen, dove una giraffa è stata uccisa (vedi articolo GeaPress ) e poi sezionata innanzi a dei bambini (vedi VIDEO ), l’Europarlamentare Cristiana Muscardini ha scritto direttamente alla Regina di Danimarca Margherita II, al Primo Ministro danese, oltre che ai Presidenti del Parlamento, della Commissione e del Consiglio Europeo.
Secondo l’Europarlamentare, l’uccisione della giraffa e il successivo squartamento rappresentano una “azione marcia” non degna di un paese civile come la Danimarca. “Shakespeare avrebbe detto ‘c’è del marcio in Danimarca‘ – ha riferito l’On.le  Muscardini che è anche Vicepresidente dell’Intergruppo per la Protezione degli Animali e parlamentare europeo che da anni si occupa dei problemi connessi alla tutela dell’infanzia. Per l’Europarlamentare l’iniziativa è certamente “marcia” perchè ha permesso il compimento di “un’azione così truculenta di fronte a bambini che se hanno il dovere di conoscere anche gli aspetti più feroci della catena alimentare, hanno l’altrettanto diritto di apprendere le cose della vita con la gradualità necessaria e senza inutili e perverse brutalità“.
L’On.le Muscardini si è augurata che dietro questa azione, non vi sia stato alcun avvallo da parte della autorità e che i responsabili siano stati o saranno adeguatamente puniti. “Se così non fosse – ha concluso il suo intervento l’On.le Muscardini – dovremmo seriamente chiederci se gli attuali principi e valori della Danimarca corrispondano ancora ai principi e ai valori dell’Unione Europea“.
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2014
 
ORA I DANESI DIFENDONO L'UCCISIONE ALLO ZOO DELLA GIRAFFINA MARIUS
Lo rivela phys.org. Gli animalisti indignati
 
Molti danesi hanno difeso ieri l'uccisione di Marius, un piccolo di giraffa sano ma consanguineo, allo zoo di Copenhagen che ha scatenato l'indignazione dopo che è stata fatta a pezzi e mangiati dai leoni davanti ai visitatori. Il personale dello zoo della capitale danese - rivela ancora phys.org - ha ricevuto minacce di morte dopo l'esecuzione dell'esemplare di un anno e mezzo che ha scioccato gli amanti degli animali di tutto il mondo.
Migliaia di persone avevano firmato una petizione online per cercare di salvare la vita, con un miliardario che si era anche offerto per acquistare l'animale e tenerlo nel suo giardino di Beverly Hills.
Ma in Danimarca, una nazione con molte fattorie, la stragrande maggioranza degli utenti dei social media ha sentito il clamore mondiale come un segno di ipocrisia e di correttezza politica. Un esperto ha denigrato la "disneyficazione" degli animali dello zoo, mentre un accademico danese ha detto che il problema ha messo in risalto le differenze culturali.
Un giornalista del quotidiano "Politiken", Kristian Madsen, ha scritto su Twitter: "Tutto il mondo è impazzito. Che cosa immaginano che i leoni mangiano nei giorni in cui non c'è una delizia come Marius? Cavoletti di Bruxelles?".
Ancora più sconcertante il tweet di Mikkel Dahlqvist, un consulente pr: "Marius ha avuto una buona casa allo zoo, dove ha vissuto per un anno e mezzo, ma ora anche i leoni sono felici e con la pancia piena".
Lo zoo, intanto, ha fatto sapere attraverso il sito web di non aver avuto altra scelta (sic!) per evitare il raggiungimento dell'età adulta dell'animale visto che, secondo le regole dell'Associazione europea zoo e acquari, la consanguineità tra giraffe è da evitare.
 
LA ZAMPA.IT
11 FEBBRAIO 2014
 
Zoo di Copenaghen, il direttore scientifico: “Ma quale incesto? La giraffa Marius era di troppo”
Minacce e insulti, ma il responsabile della struttura si difende
 
Tonia Mastrobuoni
inviata a Berlino
 
La condanna a morte della giraffa aveva già scatenato un’ondata di solidarietà internazionale, ma ieri l’immagine dell’impiegato dello zoo che infieriva sul cadavere di Marius e che ha fatto il giro del mondo, non ha certo migliorato il clima. Eppure, nell’occhio del ciclone, allo zoo di Copenaghen, tutti ostentano tranquillità. Anche se è giunta voce che ai vertici siano persino giunte delle minacce di morte.  
Bengst Holst, ad esempio, è stordito. Anche un po’ seccato. È tutto il giorno che risponde al telefono, lo chiamano da ogni angolo del mondo per sapere perché ha ucciso quella giraffa, soprattutto in quel modo, facendo pubblicamente l’autopsia e gettando la carcassa in pasto ai leoni, davanti a decine di bambini. Ma il direttore scientifico dello zoo ha una spiegazione per tutto. Interpellato al telefono, respinge serafico le accuse: «Intanto, non è vero che lo abbiamo abbattuto perché era frutto di un incesto, non c’entra proprio niente. Lo abbiamo eliminato perché era di troppo». Prego? «Vede, ci sono delle regole. Quella giraffa, in base alle analisi genetiche della popolazione di appartenenza, era in eccesso. Lo zoo di Copenaghen fa parte di un’associazione di decine di zoo in Europa che incrocia i dati e valuta il patrimonio genetico da preservare». Ma è anche un animale, non solo un mucchio di cromosomi. Ed era anche sano, no? «Certo, sanissimo. Ma di troppo». Sì. Però altri zoo in Europa si erano offerti di prenderlo. Perché non avete accettato? «Perché mi risulta che lo avesse chiesto uno zoo inglese che appartiene alla nostra associazione, e che quindi ha lo stesso problema, dal nostro punto di vista. In base al codice genetico la giraffa è...». Certo, di troppo… Ma perché non darlo a qualcun altro, che magari non fa parte della sua associazione di zoo? 
«Perché non ci fidiamo. Si era offerto uno zoo svedese, ma non fa parte dell’associazione e non ha lo stesso codice. Le faccio un esempio: noi abbiamo regole molto rigide, noi non avremmo mai potuto vendere quella giraffa». Ma l’avete abbattuta. «Sì, ma le ho spiegato perché». Non insisto. Ci sono anche molte critiche perché avete fatto l’autopsia pubblicamente, davanti ai bambini. Non le sembra anche qui di aver esagerato? «No! Il cuore di una giraffa è interessantissimo, è enorme. E secondo me è istruttivo per un bambino vedere com’è fatto un animale da dentro». Per un bambino di cinque anni le budella di una giraffa sono interessanti, dice lei. 
«Certo. È la natura. E le autopsie sugli animali vengono eseguite sempre, è routine. Stavolta abbiamo pensato che farla vedere potesse essere interessante. La giraffa non è un animale che si vede tutti i giorni per strada». Non è neanche uno spettacolo di tutti i giorni vedere una carcassa di giraffa sbranata dai leoni. Anche questo è pedagogico? «Certo. Quello che è successo in quella gabbia è quello che succede tutti i giorni nella natura. I più forti mangiano i più deboli. Mi sorprendo che ci si scandalizzi per queste cose. Mi sorprendo che stia accadendo tutto questo per quella giraffa». 
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2013
 
MARIUS, ALLARME ENPA: TRA 7.500 E 200MILA ANIMALI A RISCHIO
"Potrebbero fare la stessa fine della giraffina Marius"
 
Mentre in tutto il mondo non accenna a placarsi l'ondata di sdegno per l'agghiacciante uccisione della giraffa di Copenaghen - abbattuta, dissezionata davanti ai visitatori dello zoo e poi data in pasto ai leoni - l'Enpa lancia l'allarme: "Dai dati diffusi dal Caps, si stima che solo in Europa tra i 7.500 e i 200mila animali, ogni anno appartenenti a varie specie, potrebbero seguire lo stesso terribile destino" del povero Marius. "Non sempre gli esemplari vengono soppressi, questo dipende infatti dalla legislazione dei singoli Paesi Ue - spiega il direttore scientifico della Protezione animali, Ilaria Ferri- tuttavia il pericolo esiste ed e' concreto".
Si tratta infatti di "animali in sovrannumero, frutto della sistematica 'sovrapproduzione' messa in atto dagli zoo - denuncia Ferri - animali indesiderati, dunque, di cui le strutture si disfanno abbattendoli, oppure vendendoli ad altri zoo o ai commercianti di esseri senzienti non umani". E in questi casi, avverte il direttore scientifico dell'Enpa, "il 'rimedio' può essere peggiore del male perché gli esemplari scampati all'abbattimento finiscono spesso nelle riserve di caccia (game farm), nei circhi, nelle strutture di ricerca oppure diventano carni esotiche da commercializzare sugli scaffali dei supermercati".
Ad essere sotto accusa non è soltanto la struttura di Copenaghen, "che in questo caso rappresenta una cartina di tornasole", denuncia l'Enpa, ma l'istituzione zoo in quanto tale. "E' necessario che si prenda atto, prime fra tutte le istituzioni europee, che le strutture di reclusione per animali sono anacronistiche e che non hanno più alcun senso di esistere- aggiunge Ferri - del resto esse non svolgono alcuna funzione ne' per gli animali, costretti in una condizione innaturale quale la cattività, né per gli uomini. Insegnare ai bambini che è ammissibile ed etico che una specie domini le altre non ha nulla di educativo. Ne' e' educativo, nel caso dello zoo danese, farli presenziare ad un 'spettacolo' barbaro e disumano quale la dissezione in tempo reale di una povera giraffa". Zoo e altre strutture della cattività "non hanno alcuna ragione di esistere, se non per i guadagni di chi le gestisce - conclude Ferri - è giunto il momento di chiuderli, tutti e subito. Solo così il sacrificio del povero Marius non sarà stato vano".
 
GEA PRESS
12 FEBBRAIO 2014
Copenhagen – Lo zoo di Marius si è “illuminato”. Ci ha pensato PETA
Tu paghi il biglietto, Marius ha pagato con la sua vita
Una azione dimostrativa portata a compimento da PETA. Una grande scritta luminosa con l’effigie della testa di una giraffa ed una scritta che lascia spazio a pochi dubbi. Marius, la giovane giraffa uccisa e sezionata innanzi ai bambini (vedi articolo GeaPress ) ha in sostanza pagato con la vita il costo del biglietto con il quale lo zoo si alimenta.
Per PETA, infatti, quanto avvenuto nello zoo della capitale danese, potrebbe non essere così raro, addirittura una prassi. Lo aveva ribadito anche il CAPS, l’associazione inglese specializzata nella cattività animale (vedi articolo GeaPress). Gli animali in surplus negli zoo eropei sarebbero non meno di 7500. Chi fine si prospetta per loro?
La morte della giraffa Marius, dovrebbe rappresentare, ad avviso di PETA, un campanello di allarme per chi nutre ancora l’illusione che gli zoo servono a qualcosa. In realtà, sempre secondo PETA, altro non sono che strutture detentive a scopo di lucro. L’associazione rimarca ulteriormente cOME l’abbattimento del cosiddetto surplus, è molto più comune di quello che è dato sapere.
Il lessaggio apparso nel muro di ingresso dello zoo di Copenhagen, era riservato al Direttore.
VEDI VIDEO PETA ZOO COPENHAGEN
http://www.geapress.org/video/video-di-peta-per-il-direttore-dello-zoo-di-copenhagen/51141
 
GEA PRESS
13 FEBBRAIO 2014
Giraffa Marius – L’On.le Zanoni scrive al Ministro danese: quell’animale era di proprietà dello Stato
L’eurodeputato (PD) Andrea Zanoni ha scritto al Ministro per l’Alimentazione, l’Agricoltura e la Pesca della Danimarca, Dan Jørgensen, per chiedere che l’uccisione della giovane giraffa Marius allo zoo di Copenaghen non rimanga impunita.
“Non mi capacito per quello che è successo – ha riferito l’On.le Zanoni – Ora devono essere verificate le responsabilità e devono essere presi provvedimenti a carico di chi ha adottato una decisione ingiustificabile, contraria anche alla la Direttiva 1999/22/CE “Zoo” che non contempla la pratica dell’uccisione di animali nei giardini zoologici“.
Come si ricorderà, domenica scorsa allo zoo di Copenaghen, è stata uccisa con un colpo di pistola alla testa la giraffa Marius di soli 18 mesi e in ottima salute (vedi articolo GeaPress). L’inspiegabile decisione è stata presa per impedire la riproduzione tra “parenti” e mantenere sane le specie all’interno della struttura. Successivamente, davanti a una folla di bambini, il povero animale è stato macellato (vedi video).
“Ho deciso di scrivere all’amico e Ministro per l’Alimentazione, l’Agricoltura e la Pesca della Danimarca, Dan Jørgensen – ha affermato l’On.le Zanoni – perché in passato è stato Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo e ne conosco la sensibilità. Marius era in buona salute e avrebbe quindi potuto essere ceduto o venduto ad un altro zoo. Dalla stampa, infatti, sembra che altri giardini zoologici si fossero effettivamente offerti di prenderlo. Non sono nemmeno state cercate alternative non letali e molti bambini hanno assistito ad uno spettacolo scioccante. È incredibile che un Paese avanzato come la Danimarca, un Paese che spesso cito in Italia come esempio in materia ambientale e di benessere animale, abbia potuto permettere questo per di più considerando che, come si è letto sulla stampa, l’animale era di proprietà dello Stato danese“.
Zanoni ha ricevuto migliaia di e-mail di cittadini inorriditi dall’uccisione di Marius. “I cittadini europei chiedono che un simile evento non si ripeta mai più – ha concluso l’eurodeputato – È necessario che vengano accertate le responsabilità e che  vengano presi provvedimenti contro i colpevoli. L’aspetto peggiore è che quanto è accaduto si sarebbe potuto evitare. Dopo un episodio di questo genere, il mondo e diventato un luogo più triste dove gli esseri umani non sono in grado di trovare alternative non crudeli e sostenibili. La giovane giraffa sana avrebbe potuto essere trasferita in centinaia di destinazioni alternative possibili, invece di essere uccisa. Inoltre, la Direttiva 1999/22/CE “Zoo” non contempla la pratica dell’uccisione di animali nei giardini zoologici. Personalmente continuo a sostenere che un animale come la giraffa dovrebbe essere visto nel suo habitat naturale o nei documentari sulla natura e credo che sarà molto difficile per noi adulti spiegare ai nostri figli perché nell’Unione europea c’è qualcuno che ha deliberatamente ucciso e macellato un giovane di giraffa in un giardino zoologico. Quello stesso animale che per i bambini è diventato una sorta di “mascotte”, soprattutto dopo che hanno avuto modo di conoscere il personaggio di Melman nel film “Madagascar”.”
 
GEA PRESS
13 FEBBRAIO 2014
Danimarca, zoo – Un’altra giraffa Marius rischia di essere uccisa
La notizia, apparsa ieri sui media,  è confermata secondo il proprio punto di vista  in una comunicazione ufficiale dello stesso zoo. Una giraffa, anch’essa di nome Marius, rischia di venire abbattuta. La motivazione è sempre il surplus.
Lo Jyllands Park zoo, informa infatti che anche questa struttura fa parte di un progetto internazionale per il mantenimento delle specie. Una collaborazione significativa, riferisce lo zoo, che coinvolge chi collabora per mantenere una popolazione sana di ogni specie. Questo significa, dice sempre lo zoo, che alcuni animali possono essere uccisi per mantenere sano lo stock in possesso  ed evitare la consanguineità.
Anche questa seconda struttura potrebbe pertanto intervenire su una delle giraffe possedute. Uccisa come trasferita lontano dal parco. A decidere sarebbe il coordinatore  internazionale del progetto. Nel caso di soppressione, ovvero se il coordinatore internazionale così decide, vorrebbe dire che questo è il metodo migliore per mantenere sano un allevamento di giraffe prive di consanguineità.
La prassi, fa intendere lo zoo, è già stata messa in atto in Danimarca. Anzi, in altri paesi dove non riescono a fare questo, gli animali in surplus vivrebbero in condizioni di infelicità.
Questa la comunicazione ufficiale dello zoo apparsa appena 13 ore addietro nell’account Facebook della struttura. Poco dopo si è scatenato il putiferio. Oltre 200 i commenti finora pervenuti. Gli inviti, più o meno gentili, sono tutti in favore della giraffa.
Secondo quanto riportato a nome dello zoo da alcuni media, la struttura sarebbe in possesso di due giraffe maschio. E’ attesa la femmina, ma i tempi non sono ancora definiti. Su tutto deciderà il programma internazionale. Il The Guardian, però, ha riferito di un’alta probabilità che la giraffa verrà uccisa. La giraffa Marius (stesso nome di quella uccisa domenica scorsa nello zoo di Copenaghen) ha sette anni di vita.
 
GEA PRESS
15 FEBBRAIO 2014
 
Danimarca – Il secondo Marius non verrà ucciso. Un terzo, invece, è finito in Italia
 
La seconda giraffa Marius per la quale si era paventato il rischio soppressione o spostamento dallo Jyllands Park Zoo danese, non farà una brutta fine. Lo stesso zoo ha infatti comunicato che l’Associazione Europea Zoo e Acquari (EAZA) ha annunciato l’arrivo al più presto di una femmina di giraffa.
La neocostituita coppia dovrebbe così togliere ogni dubbio sulla soppressione o spostamento della giraffa maschio. Anzi, in questa seconda comunicazione, lo zoo sembra tentare di calmare le polemiche precisando che non vi era mai stato un piano per spostare o eutanasiare la giraffa. Quanto finora riportato, era relativo ad una situazione ipotetica.
Si ricorda che lo zoo aveva fornito una prima risposta dopo che i media avevano sollevato il caso del secondo giraffino Marius. Il destino della giraffa sarebbe dipeso dal coordinatore internazionale del progetto (vedi articolo GeaPress).  Una prima giraffa Marius, come è noto, era stata invece soppressa nello zoo di Copenhagen in quanto in surplus (vedi articolo GeaPress). Dopo la soppressione, pure una sorta di autopsia didattica innanzia i bambini (vedi video).
Sul caso del secondo Marius, vi è comunque una curiosità. Un terzo giraffino dei due ora posseduti, era stato inviato ad uno zoo italiano.
 
NEL CUORE.ORG
17 FEBBRAIO 2014
 
DANIMARCA, SALVO (PER ORA) MARIUS 2: ZOO RINUNCIA ALL'ABBATTIMENTO
"La femmina non arriva: rischio scongiurato"
 
Gli amanti degli animali, infuriati per la decisione dello zoo di Copenhagen che ha ucciso una giraffa la scorsa settimana, sono riusciti a malapena a contenere la loro rabbia quando un secondo zoo danese ha annunciato che avrebbe potuto abbattere pochi giorni dopo un altro esemplare, che si chiama Marius proprio come quello sbranato sotto gli occhi dei bambini nella capitale.
Ma la giraffa e gli animalisti possono tirare un sospiro di sollievo: la tregua è arrivata venerdì scorso, quando il Jyllands Park Zoo, nella Danimarca occidentale, ha detto che non esistono questi piani, per l'immediato futuro, almeno. Lo rivela "The Huffington Post" citando l'agenzia Reuters.
Il direttore scientifico e altri addetti dello zoo di Copenaghen, intanto, hanno ricevuto minacce di morte dopo che il giraffino Marius è stato ucciso per evitare la consanguineità tra gli animali in quella struttura. Passano pochi giorni e il Jyllands Park annuncia ai giornalisti di essere in procinto di ricevere una giraffa femmina, con il rischio di dover uccidere uno degli esemplari uomini, per impedire loro di litigare per il nuovo arrivo.
In un comunicato pubblicato sulla sua pagina Facebook, venerdì scorso, sotto il titolo "Problema risolto", lo zoo ha chiarito, però, che non dovrebbe arrivare una femmina "in tempi brevi" . "Come risultato di questo, naturalmente, terremo entrambe le nostre giraffe (due maschi)". Poi, nella nota è stato specificato che non ci sono stati mai piani definiti per spostare o uccidere l'animale. Si è trattato, secondo la struttura, solo di risposte alle domande dei mezzi di comunicazione basate su un'ipotesi. "Questa situazione sembra ormai essere lontana", è stata la rassicurazione finale. Per il momento.
 
IL PICCOLO
9 FEBBRAIO 2014
Gli ispettori scoprono un lager per animali
ALBONA ISTRIA - Un'immagine orrenda, orripilante di quelle che si ricordano per tutta la vita è apparsa agli occhi degli agenti e dell'ispettore veterinario una volta entrati nel podere dell'azienda agricola “Beleti„ Company” nella Piana di Cepich vicino a Chersano: animali denutriti ridotti a pelle e ossi e resti di carcasse disseminati un po' qua un po' là. Nel verbale hanno scritto di aver trovato 200 pecore, otto bovini e altrettanti maiali in condizioni pietose, più numerose carcasse di animali in avanzato stato di decomposizione. E come detto, resti sparsi per tutto il podere per un totale di 250 chilogrammi. La polizia ha subito ravvisato gli estremi di reato per cui il proprietario dei poveri animali Danijel Beleti„ di 52 anni è stato denunciato per grave trascuratezza, maltrattamento, sevizie e uccisione di animali. E severe sanzioni arriveranno anche dall'ispezione sanitaria. Dell'accaduto è stato avvertito il ministero dell'Agricoltura che ha incaricato l'azienda Agroproteinka di prelevare le carcasse e i resti degli animali. Ai giornalisti Danijel Beleti„ ha dichiarato di essere sorpreso dell'arrivo della polizia. «Qualcuno mi ha denunciato senza motivo con l'intenzione di farmi del male», ha aggiunto. Evidentemente per lui quella era una fattoria modello. A proposito di due pecore trovate senza vita ha spiegato che hanno bevuto troppa acqua per cui sono scoppiate. «Sono cose normali che possono succedere», ha aggiunto, senza scomporsi più di tanto. E poi il culmine del macabro. «Una delle due pecore morte l'ho impiccata davanti a casa - ha detto ancora - perché volevo scorticarla e darla in pasto ai cani, ma poi è arrivata la polizia che mi ha fermato». Della fattoria dell'orrore nella Piana di Cepich si parla ormai da tanto tempo. Il sindaco di Chersano Valdi Runko afferma che la situazione è diventata insostenibile. «Più volte ho rimproverato e richiamato Danijel Beleti„ all'ordine - spiega il primo cittadino - ma senza esito». Un problema a parte aggiunge il sindaco sono due branchi di cani che gravitano verso il podere e che distruggono la selvaggina della zona. Qualcuno della zona racconta che tre anni fa le sue 300 pecore e 40 bovini pascolavano incontrollatamente nella Piana di Cepich distruggendo gli argini dei canali d'irrigazione e le colture agricole negli altrui campi. Meno male che alla fine è intervenuta l'autorità, però stando a varie opinioni, bisognava fare qualcosa molto tempo fa prima che la fattoria diventasse un lager per animale.
 
GREEN REPORT
10 FEBBRAIO 2014
Si tratta in realtà di un vincolo al comportamento umano, secondo Verlyn Kinkeborg
I diritti degli animali in realtà non appartengono loro
La lotta per dare personalità giuridica agli animali distoglie dalla reale protezione della biodiversità?
Gli animalisti e parte degli ambientalisti e degli scienziati stanno proponendo da tempo di concedere agli animali “personalità giuridica” e se ci si pensa bene anche tutte le attuali polemiche in Italia sui lupi, con le proposte di amministratori locali e di agricoltori di “punirli” se commettono il “delitto” di assalire il bestiame, oppure di confinarli nei perimetri amministrativi di un’area protetta per impedir loro di fare quello che naturalmente fa una specie – ovvero cercare territori vitali (in questo caso ri-trovare) – fa parte, pur dall’altra parte della barricata, di questo approccio. Attorno al quale si stanno moltiplicando i dubbi. Secondo quanto scrive Verlyn Klinkenborg su Yale Environment 360, ad esempio, «non riesce ad affrontare la verità fondamentale che tutte le specie hanno uguale diritto all’esistenza».
Klinkenborg è noto negli Usa per i suoi libri scientifici e che analizzano il rapporto uomo-animali, come il recente “More Scenes from the Rural Life and Several Short Sentences About Writing”, dal 1997 al 2013 ha fatto parte del comitato di redazione del New York Times e nel recente saggio “Animal “Personhood”: Muddled Alternative to Real Protection” parte proprio da un episodio molto simile a quanto sta accadendo in Toscana e altre regioni con i lupi: «Nel marzo 2002 gli orsi grizzly sono stati banditi da Fremont County, nel Wyoming, che si trova a un tiro di schioppo dal  Parco Nazionale di Yellowstone, habitat del grizzly. Il divieto ha preso la forma di una risoluzione approvata all’unanimità dai commissari della contea, e proibisce non solo l’introduzione o la reintroduzione di grizzly nella contea, ma anche la loro semplice presenza. E’ stato un momento particolarmente melmoso per la legislazione sugli animali. Dalla delibera sembra che i grizzly potessero in qualche modo venire a conoscenza del bando e scegliere se obbedire o disobbedire. Sembrava suggerire che ci sia un traffico di orsi grizzly da regolare». Insomma, lo stesso approccio di chi chiede in Italia di confinare i lupi dentro le aree protette.  «Come molta legge sugli animali – sottolinea  Klinkenborg -  la risoluzione sembrava quasi fosse destinata a modellare il comportamento di grizzly, quando, naturalmente, era in realtà destinata a modellare il comportamento degli esseri umani e delle loro agenzie; in questo caso, il governo federale e le sue politiche di gestione grizzly».
Ma non sono solo i consiglieri della Fremont County a fare confusione riguardo agli animali e alla legge. Secondo Klinkenborg «comunemente si parla di diritti degli animali come se i “diritti” in realtà appartenessero loro (questo è il modo nel quale quasi sempre parliamo di diritti: in possesso della persona o cosa si intende proteggere con i diritti). La legge stabilisce tali diritti in nome degli animali e cerca di farli rispettare a favore degli animali. Ma ciò che sta realmente avvenendo (nella misura in cui i diritti degli animali vengono applicati) è un limite, un vincolo sul comportamento umano. Lo stesso vale per il crescente sforzo per concedere gli animali personalità agli occhi della legge, una strategia legale che viene avanzata da alcuni accademici, avvocati e membri del movimento per i diritti degli animali. La personalità degli animali è destinata a colmare un vacuum inerente il funzionamento dei diritti degli animali. Anche se gli animali hanno diritti, non c’è personalità giuridica – nella versione della personalità giuridica che io e voi (e la società) abbiamo – perché possano adire a questi diritti. Immaginate una popolazione formata di pulci del cane senza cane e ne avrete un’idea. L’animal personhood movement postula l’esistenza del cane, restando all’interno della legge».
Il conferimento della personalità giuridica agli animali dovrebbe servire a proteggerli dagli esseri umani e, secondo gli animalisti, in particolare dalla crudeltà di certi tipi di ricerca di laboratorio. «In altre parole – continua Klinkenborg – l’animal personhood movement spera di costringere gli esseri umani a trattare gli animali come persone giuridiche e, di conseguenza, a porre rimedio all’inadeguatezza delle salvaguardie degli animali già esistenti».
Nel dicembre 2013 alla conferenza “Personhood Beyond the Human” organizzata dalla Yale University,  Saskia Stucki, dell’università di Basilea, ha presentato un documento nel quale evidenzia che «il caso delle personalità giuridica non umana è diventato sempre più pressante, alla luce del fallimento sistematico delle tradizionali leggi sul benessere degli animali, per proteggere gli animali in modo significativo». La questione che pongono Klinkenborg e altri è se l’estensione dei diritti degli animali, o l’istituzione della personalità giuridica per gli animali, proteggerebbe gli animali meglio di leggi più severe per la salvaguardia degli animali che lascino invariato il loro status giuridico.
Klinkenborg scrive che «lo scopo della personalità giuridica degli animali è lodevole, l’obiettivo onorevole e veramente umano.  Ma il concetto incarna una profonda confusione filosofica». Lo testimonierebbe l’intervento alla conferenza “Personhood Beyond the Human” di Michael Mountain, past president e fondatore di Best Friends Animal Sanctuary, il più grande rifugio statunitense per animali abbandonati o abusati: «Quando noi, come esseri umani, sentiamo bisogno di proclamare che “Non sono un animale! E’ per  negare che la personalità degli altri animali riguarda il nostro rapporto con loro a un livello fondamentale».
Klinkenborg ribatte: «Lasciamo stare chi sarebbe quel “noi”.  C’è qualcosa di inquietante, quasi irreale in questa affermazione. Suggerisce che gli esseri umani neghino di essere animali per
negare che gli animali sono persone. Davvero? Immaginate lo sconcertante contrario: gli animali negano di essere persone negando che gli esseri umani siano animali! Prima o poi, il linguaggio dell’animal personhood finisce per riflettersi in uno specchio. Per esempio, diventa impossibile parlare di “animali”. Diventano “animali non umani”, come fosse un modo per  ricordarci che anche gli esseri umani appartengono al grande regno di Animalia».
La pressione per dare agli animali personalità giuridica nel rispetto della legge ha già fatto, soprattutto nel Paesi occidentali, passi avanti per quanto riguarda primati, animali domestici e da compagnia, elefanti, delfini… ma Klinkenborg  fa notare che «questo ha migliorato lo status giuridico solo di quegli animali che si stagliano nella luce del falò umano, gli animali sui quali è facile proiettare qualità umane come “l’intelligenza”, animali che hanno un’evidente utilità economica o che appaiono realmente in grado di soffrire per la crudeltà. Ma si ferma ben al di sotto, per usare un eufemismo, dall’insistere su qualcosa di molto più fondamentale: che tutte le specie hanno un diritto uguale ed equivalente alla propria esistenza. Anche chiamare questo un “diritto” è cadere in una trappola familiare legalistica e linguistica. Non abbiamo una parola – tantomeno un concetto giuridico – per suggerire che l’esistenza di qualsiasi specie è la sua giustificazione sufficiente, una giustificazione che vale per ogni specie, compresi noi, la cui motivazione non è in alcun modo superiore a quella di altre specie».
Klinkenborg torna alle nostre radici culturali e religiose che hanno formato il rapporto uomo-animali così come lo conoscevamo: «Nella tradizione occidentale, Dio era il garante dell’equivalenza di tutte le specie. Dio era anche, naturalmente, il concedente agli esseri umani il dominio su tutte le specie. La domanda importante è questa: Come facciamo a frenare l’umanità abbastanza da permettere la continuazione della coesistenza con altre specie? Vorrei credere che, come in una fiction, la personalità giuridica degli animali potrebbe davvero contribuire a farlo. Ma non lo farà. Perché chiedere agli umani di negare se stessi a beneficio di tutte le altre specie, in particolare di quelle che si trovano fuori della nostra immediata consapevolezza, sembra chiedergli qualcosa che è quasi impossibile. Siamo accecati dalla nostra autostima, o forse siamo solo intrinsecamente ciechi. E’ profondamente difficile sentire la nostra affinità con tutte le altre specie, se la parentela viene espressa come una schiacciante sovrapposizione di Dna o dall’occupazione condivisa di questa terra o in qualsiasi altro modo che vi  piaccia.  Dobbiamo immaginarlo, costruirlo nelle nostre menti, impegnarsi attivamente nel pensarlo. E anche allora, rimane un pensiero e il pensiero, di fronte alla fame e all’abitudine, è a malapena in grado di influenzare le nostre azioni».
Klinkenborg conclude questa sua spietata e lucida disamina dell’animale-uomo facendo notare che «concedere agli animali personalità giuridica per accoglierli in un’aula di tribunale non è esattamente un concetto rivoluzionario per una specie che ha concesso la personalità giuridica alle corporations. Mi piace immaginare una favola animale che spiegherebbe la nostra confusione. Anche se alcune persone cercano di estendere la personalità giuridica alle specie animali a noi vicine, noi come specie sembriamo esistere in esilio dal regno animale, come se gli orsi grizzly del Wyoming potessero votare per bandire i commissari umani dalla Fremont County. Ma anche questo è immaginare negli animali un comportamento che è troppo umano. Quello che non possiamo concepire – e quello che più ci ferisce – è l’indifferenza del resto della natura quando si tratta di noi».
 
FORMICHE.NET
9 FEBBRAIO 2014
 
La legge sulla sperimentazione animale e i tossicodipendenti

Giuseppe Biamonti

 
A breve il governo italiano dovrà varare il nuovo decreto legislativo sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Uno dei punti più controversi riguarda il “divieto di utilizzare gli animali per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso”.
In questo modo il decreto rischia di limitare di molto la già sofferente ricerca Italiana.
I ricercatori hanno cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica e di presentare le loro ragioni appoggiati dalle due principali charities italiane AIRC e Telethon che finanziano molta della ricerca biomedica di questo paese.
D’altro canto alcuni politici si sono lasciati andare a giudizi impietosi contro il mondo scientifico italiano arrivando a sostenere: “La parte più avanzata della comunità scientifica – purtroppo non residente in Italia – pensa che dei test in vivo si possa largamente fare a meno” (http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/html/2014/02/05/12/comunic.htm).
Se è vero che l’uso dell’animale pone dei problemi etici è altrettanto vero che non siamo ancora al punto di poterne fare a meno. Lo sviluppo tecnologico è rapido ma la strada da compiere prima di disporre di metodi alternativi che eliminino l’impiego dell’animale è ancora lunga purtroppo. Decidere oggi di rinunciare alla ricerca animale vuol, dire semplicemente lasciare che certe ricerche vengano fatte in altri paesi. Un processo paragonabile alla de-industrializzazione che si verifica da anni in Italia.
Uno dei punti politicamente più spendibili dai sostenitori della legge è sicuramente quello di vietare l’utilizzo di animali per gli studi sulla tossicodipendenza. La compassione per i tossicodipendenti (al contrario di quella per gli animali) non è un argomento vincente in campagna elettorale. La tossicodipendenza viene vista esclusivamente come un problema sociale che non si risolve con la ricerca sugli animali bensì con la lotta al crimine e smantellando i cartelli della droga. I tossicodipendenti sono considerati dei deboli o semplicemente dei delinquenti. Perché spendere soldi per la ricerca in questo settore e ancora di più perché prevedere di sacrificare degli animali?
Il problema delle dipendenze è una vera e propria piaga sociale che colpisce oltre 2 milioni di italiani, secondo i dati 2012 del Dipartimento Politiche Antidroga (http://www.politicheantidroga.it ). Ma è importante capire che la tossicodipendenza è una malattia. I tossicodipendenti presentano alterazioni in regioni cruciali per l’apprendimento e la memoria, il giudizio e il processo decisionale e il controllo del comportamento. Le droghe imitano neurotrasmettitori naturali, e veicolano messaggi falsi o anomali attraverso i circuiti nervosi.
Comprendere il meccanismo attraverso il quale si stabilisce la dipendenza è importante per la messa a punto di farmaci che aiutino il recupero dei pazienti. E la ricerca in questo campo potrebbe avere ricadute su altre patologie come la bulimia e l’anoressia o malattie neuro-degenerative quali il morbo di Alzheimer. Oppure la sindrome di astinenza neonatale per i bambini nati da madri tossicodipendenti.
La tossicodipendenza è una malattia cronica e recidivante che cambia la struttura e la funzione del cervello. Come per tutte le malattie, esiste una base genetica che spiega parte della vulnerabilità individuale verso la droga. Comprendere questa base genetica ci può permettere di sviluppare cure più mirate e di fare prevenzione. È stato calcolato che solo negli USA la tossicodipendenza ha un costo sociale dell’ordine di 190 miliardi di dollari all’anno. Lo sviluppo di terapie che prevengano gli atteggiamenti autodistruttivi che portano alla tossicodipendenza potrebbe aiutare a ridurre questi costi sociali.
 
NEL CUORE.ORG
9 FEBBRAIO 2014
 
"LA SCIENZA ESCA DAL LABIRINTO, NO ALLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE"
L'appello su "il Giornale" di 30 professionisti anti-test
 
"Aiuta la scienza ad uscire dal labirinto, no alla sperimentazione animale. Noi ci mettiamo la faccia e i nostri organi!". E' l'appello pubblicato su "il Giornale" come inserzione a pagamento e firmato da trenta professionisti del settore sanitario (medici, veterinari, biologi) che hanno deciso di "sostenere la vera scienza" donando i propri organi, dopo la morte, alla ricerca e chiedendo ai cittadini di fare lo stesso. Tra i firmatari, Stefano Cagno, Oscar Grazioli, Linda Guerra, Michela Kuan, Federica Nin, Susanna Penco (nella foto). "La sperimentazione animale - scrivono - ha fallito. Ha illuso i malati e sperperato montagne di denaro pubblico. Per decenni si è cercato di ricreare le malattie umane nell'animale. Il risultato? I malati di Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla, Sla (Sclerosi laterale amiotrofica), Sma (Atrofia muscolare spinale), Fibrosi cistica, Spina bifida, cancro e Aids, e sono solo alcuni esempi, stanno ancora spettando cure valide. Di tutte queste malattie non si conosce neppure la causa certa. La sperimentazione animale fa bene solo alle tasche e alle carriere di chi la pratica! I metodi alternativi sostitutivi esistono e sono già una realtà in tutta Europa e in diversi Paesi di tutto il mondo. Noi abbiamo deciso di sostenere la vera scienza donando i nostri organi alla ricerca dopo la morte. Chiediamo a te di fare lo stesso. La salute è un diritto, non un profitto".
 
LA VOCE DI RUSSIA
9 FEBBRAIO 2014
Ibridi tra esseri umani e animali sono una catastrofe dei nostri giorni
Gli scienziati in diversi paesi stanno creando fantasiosi ibridi tra esseri umani e animali che possono seminare il panico nella società. Soltanto negli ultimi 10 anni il progresso nel campo dell'ingegneria genetica ha sbalordito gli scienziati e i semplici osservatori.
Oggi la creazione delle nuove forme di vita è a portata di mano perfino per gli studenti a casa. Le leggi non fanno in tempo a seguire i giochi degli scienziati. Tuttavia gli scienziati di tutto il mondo aspettano soltanto il momento opportuno per svelare al mondo la loro nuova creatura – scoprire ciò che fino a poco tempo fa sembrava una pura fantasia.
Nello stesso tempo queste nuove forme di vita non sono illegali, ma possono rappresentare un pericolo per la società. E' impossibile prevedere ciò che accadrà se cominceranno a moltiplicarsi.
A modo d'esempio si può citare il seguente caso: gli scienziati hanno creato topi con cromosoma umano artificiale. Ciò è considerato come uno sfondamento che potrebbe portare a nuove forme di cura di una serie di malattie. Secondo Lifenews.com, gli scienziati dell' University of Wisconsin hanno raggiunto grande successo nel trapianto delle cellule del feto umano nel cervello dei topi. Le cellule sono cresciute rendendo i topi più intelligenti con il passare del tempo. Questi topi possono uscire dal labirinto e imparare segnali convenzionali più presto rispetto a prima del trapianto.
Sorge la domanda: la pratica del trapianto dei tessuti umani agli animali porta più vantaggi che rischi? Già oggi è evidente che la crescita dei tessuti umani all'interno degli animali non è più fantascienza, ma una pura realtà. Gli scienziati giapponesi hanno iniziato a utilizzare porcellini per far crescere organi umani, ciò che impiega circa un anno.
Secondo Infowars.com, in questo caso lo scopo principale è di aumentare la quantità degli organi disponibili per scopi medici. Il governo giapponese però pone anche altri compiti: in questo momento sta preparando decreti che permettono di avviare le ricerche legate agli embrioni.
Thetruthwins.com fa notare che se un organo umano comincia a crescere all'interno di un porcellino non è più il porcellino al 100 percento. L'organo umano invece, cresciuto all'interno di un porcellino, non può essere considerato dopo l'organo umano al 100 percento. I destinatari di questi organi dovranno dare il loro consenso all'introduzione degli organi ibridi umani e animali nel loro corpi.
Le conseguenze della creazione degli ibridi possono rappresentare il pericolo della società sia ora sia nel futuro, ma il pericolo principale sta nell'impossibilità di prevedere le conseguenze della perdita di controllo su simili ibridi.
E' ancora più allarmante che la maggioranza dei paesi non abbia le leggi che limitano la creazione di simili colture ciò che permette di produrle al di fuori di ogni controllo. Anzi, non è prevista alcuna punizione se la creatura viva danneggia la comunità.
Esiste l'opinione che gli animali usati per la crescita all'interno di loro degli organi umani rappresentano una delle vie per la distruzione della natura. Nel 2011 Daily Mail ha pubblicato la notizia che scienziati britannici hanno creato più di 150 embrioni ibridi tra l'uomo e l'animale, ma i lettore non sono rimasti preoccupati.
Altri esempi sono stati citati dalla rivista Slate: capri che danno il latte umano, la struttura anatomica anale introdotta nei topi e i dottori che creano il sistema immune umano per gli animali. E sono soltanto i progetti di cui sappiamo. Probabilmente esistono anche gli altri. L'ibrido tra l'uomo e l'animale sono possibili, ma la discussione se i vantaggi saranno superiori ai rischi potenziali continua ancora.
Fonti: La Voce della Russia, Thetruthwins.com, Lifenews.com, Infowars.com
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2014
Lombardia – Il maxi traffico di cuccioli (VIDEO). Nove denunce e sei misure cautelari. Tra i coinvolti anche un medico veterinario
Intervento del Corpo forestale dello Stato . Contestata l'associazione a delinquere
Nove persone denunciate e sei misure cautelari. Tra queste anche tre arresti  domiciliari così come disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari di Lodi.
E’ questo il risultato dall’operazione “Maky”, portata a termine oggi dal Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Lodi, sotto la direzione del Procuratore Capo di Lodi, Vincenzo Russo.
Tra i reati che sono stati contestati anche l’associazione a delinquere per i supposti fatti legati al  maltrattamento e traffico illecito degli animali. Le ipotesi di reato sono: traffico illecito di animali di età inferiore alle 12 settimane, esercizio abusivo della professione medica, frode in commercio, maltrattamento di animali e detenzione produttiva di gravi sofferenze.
L’operazione è scaturita nel 2012. Un lungo lavoro di intelligence le cui indagini hanno ora portato a prefigurare quella che appare come una banda articolata in più ruoli, tra cui anche trasportatori e meri esecutori.  Gli interventi del Corpo forestale, hanno finora portato al sequestro di 88 cuccioli, avvenuto anche a seguito di numerose perquisizioni. Da valutare anche la posizione documentale di altri quindici cani di provenienza estera e rinvenuti oggi.
Una struttura organizzata, quella ipotizzata dagli inquirenti, caratterizzata da forte vincolo associativo.
Sempre secondo il Corpo Forestale risulterebbe “particolarmente spregevole” la modalità con la quale sarebbero stati commessi i reati. Alla luce delle indaini, in modo particolare,  modalità di detenzione e trasporto dei cuccioli. Si tratterebbe di animali di provenienza ungherese e slovena, detenuti in contenitori di cartone o gabbie per polli, rilevati dagli inquirenti come inidonei e contrari alla natura degli animali. Il tutto a sua volta disposto dentro i bagagliai delle auto, che sarebbero risultati privi di luce ed aria.
I cuccioli, inoltre, sarebbero stati sottoposti a sevizie, vessazioni e maltrattamenti insopportabili. Il tutto dovrà ora passare al vaglio della Magistratura ma tre le prime rilevanza investigative ci sarebbero trattamenti sanitari contestati come  inutili e dannosi con il fine presunto di mascherare eventuali patologie e l’età molto minore rispetto a quella poi dichiarata all’atto di vendita.
Rilevate quanto evidenziato dal Corpo Forestale. Tali pratiche, infatti, sarebbero state eseguite con l’ausilio definito “fondamentale” di un medico veterinario. Di mezzo ci sarebbe anche la violazione del codice deontologico della professione alla quale il medico veterinario, riferisce sempre la Forestale, dovrebbe essere sottoposto. Al vaglio degli inquirenti la prescrizione e sommistrazione di medicinali che risulterebbero utili a coprire le carenze vaccinali. Poi l’inoculazione del microchip negli animali, compilando libretti sanitari che risulterebbero falsi. Secondo la Forestale nei libretti sarebbe stata manomessa l’età, la provenienza e le condizioni sanitarie dei cuccioli. Questa “ripulitura”, non sarebbe però stata operata solo dal veterinario, al quale gli inquirenti attribuiscono una posizione “principale”, ma anche col supporto di altri membri del gruppo.
In tal maniera si sarebbero resi i cuccioli pronti ad essere immessi sul mercato. Dunque la contestata falsificazione dei documenti e l’inoculazione dei microchip “italiani” e così venduti nel nostro paese prioritariamente attraverso il canale di internet.
Grazie all’attività investigativa del Corpo forestale dello Stato, svolta anche attraverso le intercettazioni telefoniche, sarebbe così emersa la sussistenza di un disegno criminoso portato avanti con vincolo associativo. Da qui l’accusa più grave dalla quale gli indagati dovranno difendersi: associazione a delinquere in cui, secondo gli inquirenti, tutte le persone coinvolte avevano un determinato ruolo finalizzato alla commercializzazione dei cuccioli, con la falsificazione dei documenti dei cani per farli passare per regolari.
I profitti sarebbero stati altissimi e l’utilizzo del presunto complesso sistema criminoso costituirebbe la prova. Gli inquirenti rimarcano  lo svilimento della professione medica di veterinario tanto da far sì che lo stesso non solo si presume operasse in violazione della legge e contro ogni codice etico deontologico, ma che permettesse perfino a personale non medico di operare direttamente sui cuccioli inoculando i chip sotto pelle.
L’importazione illegale riguardava razze pregiate quali Cavalier King, Spitz, Chiuaua e Akita, provenienti principalmente dall’Ungheria e dalla Slovenia. Numerosi gli episodi criminosi monitorati che si sarebbero evinti nel corso delle indagini. Una “manifesta persistenza nel commetterli”, sempre secondo il Corpo Forestale, che denoterebbe nel caso  una intenzionalità di svolgere in maniera professionale sia l’introduzione illecita dei cuccioli da compagnia che la successiva vendita fraudolenta.
L’esecuzione delle misure cautelari richieste dal Procuratore della Repubblica e pienamente accolte dal G.I.P. dal Tribunale di Lodi eseguite dal personale del Corpo Forestale dello Stato della Lombardia sarebbero così giustificate  dal “disvalore della personalità” degli indagati. Questo emergerebbe dalla durezza con cui i cuccioli venivano sottoposti nel trasporto e nel successivo trattamento. Inoltre la sussistenza del presunto vincolo associativo e della metodica perpetrazione del reato, hanno posto in fase di indagine la pericolosità sociale ed rischio di reiterazione di reati analoghi. Per questo la conseguente applicazione di misure restrittive della libertà della persona.
Le indagini proseguiranno anche in altre strutture commerciali della Lombardia e dell’Emilia Romagna in cui sono in svolgimento perquisizioni a carico di altri indagati per il medesimo procedimento penale.
Gli animali salvati e posti sotto sequestro sono stati temporaneamente affidati, grazie al contributo di Associazioni, a famiglie che ne garantiscono la cura e un sano sviluppo. L’Operazione prende il nome da MAKY, un cucciolo ritrovato in gravi condizioni e salvato dall’ intervento della Forestale.
VEDI VIDEO E FOTO OPERAZIONE MAKY
http://www.geapress.org/video/video-maxi-traffico-di-cuccioli-intervento-corpo-forestale-dello-stato/51063
 
NEL CUORE.ORG
10 FEBBRAIO 2014
DA TRIESTE A MILANO, ECCO IL SECONDO COLPO CONTRO IL TRAFFICO DI CUCCIOLI
Nove persone denunciate con applicazione di sei misure cautelari, di cui tre arresti domiciliari, disposte dal Gip (Giudice per le indagini preliminari) di Lodi e 88 cagnolini sotto sequestro, in arrivo soprattutto dall' Ungheria e dalla Slovenia. E' questo il risultato dall'operazione portata a termine oggi dal Nucleo investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale (Nipaf) di Lodi. E' stato ipotizzato e riconosciuto il reato di associazione a delinquere per i crimini legati al maltrattamento e traffico illecito degli animali. Le ipotesi di reato sono traffico illecito di animali di età inferiore alle 12 settimane, esercizio abusivo della professione medica, frode in commercio, maltrattamento di animali e detenzione produttiva di gravi sofferenze. Gli interventi del Corpo forestale hanno portato al sequestro di 88 cuccioli. Gli agenti hanno scoperto anche altri quindici cani di provenienza estera. I cagnetti, tra cui c'erano cavalier king, spitz, chihuahua e akita, erano costretti a subire sevizie e maltrattamenti con trattamenti sanitari per mascherare eventuali patologie e l'età molto minore rispetto a quella poi dichiarata all'atto di vendita. Tutto ciò sarebbe stato possibile grazie all'aiuto fondamentale di un veterinario, che prescriveva e somministrava farmaci come "Stormgil" e "Drontal" per coprire le carenze vaccinali ed inoculava microchip negli animali compilando falsi libretti sanitari. Il medico è stato arrestato. Nei libretti veniva manomessa l'età, la provenienza e le condizioni sanitarie dei cuccioli. Questa "ripulitura" delle carte sarebbe stata fatta principalmente dal veterinario, il quale, anche con il supporto di altri membri del gruppo, rendeva i cuccioli pronti ad essere immessi sul mercato grazie alla falsificazione dei documenti e all'inoculazione dei microchip "italiani", e poi venduti in tutta Italia prioritariamente attraverso il canale di internet.
Grazie all'attività investigativa del Corpo forestale dello Stato, svolta anche attraverso le intercettazioni telefoniche, è emersa la sussistenza di un disegno criminoso portato avanti con vincolo associativo: associazione a delinquere in cui tutte le persone coinvolte avevano un determinato ruolo finalizzato alla commercializzazione dei cuccioli, con la falsificazione dei documenti dei cani per farli passare per regolari.
I profitti sono altissimi e l'utilizzo del complesso sistema criminoso approntato ne è la prova, così come lo svilimento della professione medica di veterinario tanto da far sì che il medico in questione non solo operasse in violazione della legge e contro ogni codice etico deontologico, ma che permettesse perfino a personale non medico di operare direttamente sui cuccioli inoculando i chip sotto pelle.
L'importazione illegale riguardava razze pregiate, provenienti principalmente dall'Ungheria e dalla Slovenia, e l'organizzazione di uomini e mezzi operava programmando l'attività così come comprovato dalla pluralità degli episodi criminosi monitorati che, unita alla manifesta persistenza nel commetterli, denotava chiaramente la piena intenzionalità di svolgere in maniera professionale sia l'introduzione illecita dei cuccioli da compagnia che la successiva vendita fraudolenta.
Le misure cautelari, richieste dal procuratore, pienamente accolte dal Gip di Lodi ed eseguite dal personale del Corpo forestale dello Stato della Lombardia, sono giustificate - secondo gli inquirenti - dal "disvalore della personalità" degli indagati, come emerge dalla durezza con cui i cuccioli venivano sottoposti nel trasporto e nel successivo trattamento. Inoltre la sussistenza del vincolo associativo e della metodica perpetrazione del reato hanno motivato la certezza della pericolosità sociale e del rischio di reiterazione di reati analoghi, con la conseguente applicazione di misure restrittive della libertà della persona.
Le indagini proseguiranno anche in altre strutture commerciali della Lombardia e dell'Emilia Romagna in cui in queste ore vengono fatte perquisizioni a carico di altri indagati peril medesimo procedimento penale. Gli animali salvati e posti sotto sequestro sono stati temporaneamente affidati, grazie al contributo di associazioni, a famiglie che ne garantiscono la cura e un sano sviluppo. L'operazione prende il nome da Maky, un cucciolo ritrovato in gravi condizioni e salvato dall'intervento della Forestale.
 
AGI
10 FEBBRAIO 2014
 
Animali: traffico cuccioli dall'Ungheria, 3 arresti nel milanese
 
Milano - Nove persone denunciate, di cui tre ai domiciliari e tre sottoposte a obbligo di residenza su disposizione del Gip di Lodi. E' il risultato di quella che e' stata definita una "complessa" operazione - perche' condotta su strada con pochi uomini - del Nucleo investigativo provinciale di Polizia ambientale e forestale, sotto la direzione del Procuratore capo di Lodi, Vincenzo Russo, che ha smascherato un'associazione a delinquere finalizzata all'introduzione illecita e vendita di cuccioli (per lo piu' cani, ma anche qualche gatto) dall'estero che aveva un giro d'affari di circa 1 milione l'anno. Traffico illecito di animali di eta' inferiore alle 12 settimane, esercizio abusivo di professione medica, frode in commercio, maltrattamento di animali e detenzione produttiva di gravi sofferenze: e' la lunga lista di ipotesi di reato, alla quale si aggiunge quello di associazione a delinquere. Quello emerso dalle indagini del corpo forestale e' un meccanismo ben oliato, dove i coinvolti ricoprivano ruoli ben precisi in una organizzazione che ripartiva compiti e profitti. I cuccioli venivano acquistati in Ungheria e Slovenia a prezzi che oscillavano dai 60 ai 120 euro e trasportati, dai 25 ai 40 alla volta, in contenitori di cartone o gabbie per polli, all'interno dei bagagliai delle auto. Per i viaggi - ne sono stati monitorati circa 15 nella fase di osservazione, tra gennaio e novembre 2012 - la banda si serviva esclusivamente di auto di grossa cilindrata prese a noleggio e tutti terminavano in un centro cinofilo di San Giuliano milanese dove, grazie all'aiuto di un veterinario ora ai domiciliari, gli animali venivano microchippati e forniti di libretto sanitario, ma anche sottoposti a maltrattamenti e trattamenti veterinari inutili e dannosi per mascherare eventuali patologie. L'eta' inoltre era molto minore rispetto a quella poi dichiarata all'atto di vendita. Nell'arco di 24 ore dall'arrivo in Italia, i cuccioli erano pronti ad essere immessi sul mercato come cani italiani a tutti gli effetti e, quindi, a prezzi dieci volte superiori da quelli di acquisto all'estero, oscillanti tra i 600 e i 1.200 euro. La vendita avveniva attraverso siti internet o esercizi commerciali, la posizione dei due dei quali e' al vaglio degli inquirenti.
L'operazione, che ha preso il nome di Maki (un cucciolo ritrovato in gravi condizioni e salvato dall'intervento della Forestale) era stata avviata nel 2012 e ha portato al sequestro di 88 cuccioli.
 
GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2014
 
Il traffico dei cuccioli ed il Veterinario coinvolto. Intervento dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Milano
La Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani: no alla fiera dell'est
 
Il traffico di cuccioli, cani soprattutto, è una attività malavitosa redditizia e purtroppo in espansione, contro la quale,  sono impegnate le Istituzioni, le Forze dell’Ordine, il mondo della veterinaria e le associazioni di tutela degli animali. Lo ha dichiarato la FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani) intervenuta dopo le due recenti operazioni di polizia condotte dalla Guardia di Finanza (vedi articolo GeaPress) e dal Corpo Forestale dello Stato (vedi articolo GeaPress ) ha portato alla denuncia di numerose persone, tra cui un veterinario, ed in parecchi casi allo stato di arresto grazie alla contestazione del reato di associazione a delinquere.
“Abbiamo appreso dalla stampa del coinvolgimento e arresto di un medico veterinario nel corso di un’operazione relativa a traffico illegali di cuccioli, reato previsto dall’art. 4 della legge 201 del 2010. – Ha dichiarato Carla Bernasconi , vice presidente FNOVI e presidente dell’ordine dei medici veterinari di Milano. – L’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Milano procederà, con l’acquisizione ufficiale degli atti, agli opportuni provvedimenti nei tempi e nei modi previsti dalla Legge“. ”
Agli Ordini Professionali è, infatti,  deputato il potere disciplinare che prevede sanzioni nei confronti degli Iscritti che possono portare alla sospensione dall’esercizio della professione o alla radiazione in relazione alla gravità dei fatti.
“La Professione Medico Veterinaria – afferma Gaetano Penocchio Presidente FNOVI -  opera costantemente a tutela del benessere e della salute degli animali, nel rispetto della Deontologia e delle Leggi dello Stato  e non può tollerare al suo interno chi agisce in modo contrario.”
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2014
 
TRAFFICO DI CUCCIOLI, PRESTO AZIONE DISCIPLINARE PER IL VETERINARIO
L'Ordine annuncia l'apertura di un procedimento
 
"Abbiamo appreso dalla stampa del coinvolgimento e arresto di un medico veterinario nel corso di un'operazione relativa a traffico illegali di cuccioli, reato previsto dall'art. 4 della legge 201 del 2010. - Ha dichiarato Carla Bernasconi , vice presidente FNOVI e presidente dell'ordine dei medici veterinari di Milano. - L'Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Milano procederà, con l'acquisizione ufficiale degli atti, agli opportuni provvedimenti nei tempi e nei modi previsti dalla Legge. " Agli Ordini Professionali è, infatti, deputato il potere disciplinare che prevede sanzioni nei confronti degli Iscritti che possono portare alla sospensione dall'esercizio della professione o alla radiazione in relazione alla gravità dei fatti. "La Professione Medico Veterinaria - afferma Gaetano Penocchio Presidente FNOVI - opera costantemente a tutela del benessere e della salute degli animali, nel rispetto della Deontologia e delle Leggi dello Stato e non può tollerare al suo interno chi agisce in modo contrario."
 
IL CENTRO
10 FEBBRAIO 2014
 
Cane ucciso ad Arischia una denuncia
 
L’AQUILA - La presidente di arcigay L’Aquila, Carla Liberatore denuncia su facebook che il suo cane è stato ucciso nella zona di Arischia. L’animale era scomparso dalla sua abitazione da alcuni giorni e solo ieri ha saputo che purtroppo il suo bracco era stato barbaramente ucciso. A suo dire nei giorni scorsi sarebbero stati uccisi anche altri animali ad Arischia.
 
IL RESTO DEL CARLINO
10 FEBBRAIO 2014
 
Vetri nelle polpette per uccidere i cani
La segnalazione di un cittadino ai volontari del canile comunale. L'assessore Serfilippi: "Gesto ignobile"
 
Fano (Pesaro e Urbino) - Vetri nelle polpette per uccidere i cani. Gli amici a quattro zampe nel mirino di ignoti che stanno suscitando lo sdegno e la rabbia dei cittadini. Qualche giorno fa, infatti, una persona che portava il suo cane a spasso nei dintorni del canile comunale ha segnalato ai volontari "il ritrovamento di polpette preparate da mani criminali, confezionate con all’interno vetri frantumati. Un gesto odioso ed ignobile – commenta l’assessore all’Ambiente Serfilippi - perpetrato da persone vili chi si accaniscono su esseri indifesi ed innocui. Chiedo alle forze dell’ordine di indagare sull’accaduto! L’impegno delle guardie eco-zoofile, che ringrazio per il lavoro che svolgono ogni giorno, purtroppo non è sufficiente".
La responsabile del Canile, Simona Maroccini, non esclude che tali polpette possano essere state lasciate anche in altri punti adiacenti alla rete del canile o addirittura all’interno dello stesso; per la tutela dei suoi “ospiti” verrà effettuato un accurato sopralluogo dentro e fuori e si intensificheranno i controlli durante la giornata.
"Non è la prima volta che gli ospiti del canile sono oggetto di atti di inciviltà – aggiunge l’assessore -, ma questo è ancora più grave in quanto può uccidere qualsiasi animale, cane o gatto che sia, che gironzoli nelle vicinanze della struttura, magari in compagnia del suo padrone. E che dire se un bambino, incuriosito da queste curiose polpette...ne avesse raccolta una? Si tratta di tutelare non solo quindi la salute dei nostri animali – conclude Serfilippi - , ma di mettere in sicurezza, per quanto è possibile, il territorio, magari con controlli che coinvolgano anche il nostro Comando di Polizia Municipale".
La Maroccini, denunciando questo grave episodio, ci tiene a sottolineare che "l’allerta non è solo per i cani della sua struttura, ma per ogni famiglia che detenga un animale d’affezione: infatti bisogna sempre fare attenzione ai pericoli ai quali può andare incontro il nostro amico a 4 zampe per colpa di qualche pratica vigliacca".
 
GAZZETTA DI MANTOVA
10 FEBBRAIO 2014
 
Volontario salva volpe ferita Ma l’animale muore in clinica

Riccardo Negri
 
COMMESSAGGIO (MN) Tra gli animali salvati, gli mancava solo la volpe. Roberto Biasotti, di Commessaggio, è agente della polizia eco-zoofila della sezione Anpana di Cremona. «Dopo una segnalazione ricevuta da un compaesano – spiega la guardia volontaria - sono intervenuto sul posto. La volpe era sul ciglio della Sabbionetana, respirava a fatica ed era ferita alle zampette. Evidentemente era stata investita da un'auto». Biasotti ha allertato il collega Max dell’associazione Anpana, prontamente intervenuto con il mezzo del Cras (Centro recupero animali selvatici). Nel frattempo l’animale, impaurito, si era infilato in una fitta selva di rami secchi e pungenti; ciò nonostante i due operatori sono riusciti, con l'apposita attrezzatura, a contenerlo in gabbia. La volpe è stata affidata ad un veterinario di Calvatone (in provincia di Cremona), a sua volta allertato dalla guardia Anpana Laura De Lorenzi. «Purtroppo – commenta Biasotti - l’animale era in gravi condizioni, e nel tardo pomeriggio mi hanno comunicato che è morto. Ringrazio comunque chi ha effettuato la segnalazione».
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2014
 
Salerno – Il cane che seppellisce il picchio (VIDEO)
E' avvenuto nel corso degli interventi antibracconaggio delle Guardie ENPA. Quel picchio è tornato alla Terra
 
Chiude oggi la stagione venatoria 2013/14 in Campania. Un week end che ha visto impegnato il neo costituito  Nucleo delle Guardie volontarie dell’ENPA di Salerno che ha così inaugurato, congiuntamente alla Polizia Provinciale, il servizio di vigilanza scegliendo una zona protetta.
Secondo l’ENPA anche i bracconieri avrebbero approfittato di questi ultimi 10 giorni di deroga, in cui è consentito l’abbattimento di pochissime specie. In tal maniera qualcuno parrebbe aver continuato la caccia anche ad altri animali. Nemmeno la pioggia battente, però, ha fermato le Guardie dell’ENPA le quali, giunte su di una collinetta nei pressi del fiume Calore, si sono a sua volta divise in due squadre.
Quasi in cima alla collina veniva così notato un fuoristrada con a bordo due persone nell’atto di scendere. Entrambe  si incamminano poi verso la sponda del Calore in cerca di tracce di cinghiali. Uno dei due soggetti, però, appena nota la presenza del personale ENPA, ha cercato di disfarsi delle cartucce a palla singola, gettandole dietro alcuni arbusti. Purtroppo per loro, la breve distanza che ormai li separava dalle Guardie, ha permesso a queste ultime di notare chiaramente il gesto.
In breve tempo, infatti, le cartucce venivano recuperate e, con l’arrivo della Polizia Provinciale, i due cacciatori sono stati identificati e denunciati per esercizio di caccia in zona protetta.
Nonostante la zona ricada nell’area della riserva dei fiumi Sele e Tanagro, le numerose impronte e i bossoli di recente uso fanno pensare che il bracconaggio sia ancora molto attivo. Le perlustrazioni sono per questo proseguite fino a quando gli Agenti hanno notano un Picchio rosso purtroppo orami abbattuto.
Ognuno pensi quello che vuole. Comportamento innato da lupo oppure, come fa piacere pensare, un tentativo di ridarlo alla terra. Sta di fatto che una volta adagiato il povero animale, un cane randagio ha iniziato a ricoprire il picchio spostando la terra con il muso.
Un pizzico di commozione tra gli Agenti. In fin dei conti quel Picchio è veramente tornato alla Terra, con la T maiuscola.
VEDI VIDEO DEL CANE CHE SEPPELISCE IL PICCHIO
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2014
 
Gaggiano (MI) – Tornate libere. Le anatre sequestrate al cacciatore riprendono il volo grazie al WWF e alla Polizia Provinciale (VIDEO)
 
Tornate libere. Nel video diffuso dal WWF Lombardia si vedono le anatre utilizzate come richiami vivi in un appostamento di caccia agli anatidi, tornare nel loro ambiente naturale sotto l’occhio vigile delle Guardie WWF e della Polizia Provinciale di Brescia.
Non si trattava, di un appostamento abusivo, ma autorizzato. Un intervento avvenuto pochi giorni prima della chiusura della caccia, grazie all’impegno della Polizia Provinciale di Brescia e del Nucleo Guardie Venatorie del WWF Lombardia. Tutti intervenuti in difesa della fauna selvatica nel laghetto ricadente nel comune di Roccafranca (BS).
“E’ il decimo impianto di questo tipo che scopriamo nel bresciano” spiega Antonio Delle Monache coordinatore Guardie WWF Lombardia “ Il sistema sfrutta la tendenza gregaria delle anatre selvatiche; la presenza di richiami vivi attrae individui selvatici che rimangono imprigionati in gabbioni predisposti all’uopo.” In questo caso le Guardie hanno controllato tutti i richiami detenuti, che risultavano privi degli anelli inamovibili che ne attestano la nascita in cattività.
Alzavole, marzaiole, codoni e fischioni, tutte  specie la cui detenzione è possibile solo a patto che siano nate in cattività. La mancanza di anelli idonei e la gabbia di cattura dimostrano l’attività illecita.
Il cacciatore è stato detenunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brescia e multato anche amministrativamente per l’utilizzo di richiami non autorizzati.
Dopo una decina di giorni di degenza presso il Centro Recupero Animali Selvatici di Vanzago (MI) gestito dal WWF Italia, anche in attesa della chiusura della caccia, , le anatre sono state liberate presso l’Oasi di protezione Lago Boscaccio nel Comune di Gaggiano (MI). “Le anatre erano in perfette condizioni e possono ora riprendere la loro vita in libertà. Sono state tutte inanellate dagli ornitologi dell’ISPRA e ciò ci permetterà di conoscerne gli spostamenti se riprese: due esemplari di alzavola, sequestrati sempre nel bresciano nel 2011, sono state ricatturate una in Danimarca ed una in Russia a dimostrazione della loro selvaticità”
La presenza degli ornitologi dell’ISPRA ha permesso anche l’inanellamento di uno splendido esemplare di gufo reale, proveniente dalla provincia di Novara, ricoverato  al CRAS di Vanzago.
Si invitano i cittadini a segnalare eventuali casi di caccia illegale al numero antibracconaggio del WWF Lombardia: 328 7308288
VEDI VIDEO WWF
 
TRENTINO
10 FEBBRAIO 2014
 
Italiani, cresce il fronte contro la caccia e gli zoo
 
di Ivana Sandri
 
TRENTO - Il rapporto Eurispes 2014 rimanda un'immagine "animal friendly" dell'Italia, con il 74,3% dei cittadini che vorrebbero venisse abolita la caccia; ancora più alta la percentuale di chi è contro l'allevamento e l'uccisione degli animali da pelliccia; oltre l'81% conferma la contrarietà alla sperimentazione animale, sia per ragioni etiche che per la sua inadeguatezza a produrre risultati positivi per l'uomo. Cresce la contrarietà, con una netta maggioranza del 65%, all'uso di animali nei circhi; mentre è ancora difficile per molti riconoscere le gravi deprivazioni etologiche causate dalla prigionia in ambienti artificiali e inadeguati , però sono sempre più quelli che si schierano contro gli zoo, con il 42,2%, e i delfinari, con il 43,8%. Riscuote successo la possibilità di accedere con gli animali da compagnia alle strutture alberghiere, con il 60,3% a favore, e ai luoghi aperti al pubblico, con il 64,9 a favore. Negli ultimi anni, sta letteralmente "galoppando" la richiesta di riconoscimento dello status di animali d'affezione agli equidi che renderebbe vietata la loro macellazione. Aumentano gli italiani che hanno scelto un'alimentazione vegetariana e vegana, con un balzo che li porta dal 6 al 7,1%, diventando una minoranza significativa anche dal punto di vista commerciale, al punto che ormai prodotti dedicati si trovano non solo nei piccoli negozi alternativi ma anche nei supermercati delle maggiori catene. Contrariamente al luogo comune che vuole i giovani superficiali e interessati solo a sé, proprio loro sono i campioni dell'animalismo più convinto, cui si devono i risultati positivi rilevati da Eurispes, a controbilanciare il gruppo meno sensibile degli adulti e anziani. In controtendenza la presenza di animali d'affezione nelle case italiane, con un misero 39,4% contro il 55,3% del 2013. Ma questo arretramento non è dovuto a scarso amore per gli animali: come hanno rilevato le verifiche degli analisti la presenza diminuita, da una parte è dovuta alla crisi economica che rende difficile alle famiglie affrontare i costi per la gestione degli animali di casa, dall'altra alle pressanti campagne mirate a sensibilizzare le persone sull'impegno necessario per prendersene cura adeguatamente (quindi, sì meno adozioni, ma si spera anche meno abbandoni, ndr). Per aiutare le famiglie che desiderano avere amici a 4 zampe, prende posizione l'Enpa, chiedendo che venga abbassata l'Iva sulle prestazioni veterinarie e sul cibo per animali ma soprattutto, che i veterinari possano prescrivere farmaci generici.
 
NEL CUORE.ORG
10 FEBBRAIO 2014
 
BRINDISI, IL TAR STRIZZA L'OCCHIO AL CIRCO: "BOCCIATA" L'ORDINANZA
I giudici accolgono il ricorso contro il Comune
 
"Il divieto generalizzato e preventivo dell'utilizzo di animali nelle manifestazioni circensi non trova alcuna copertura legislativa e nella specie neppure regolamentare". Lo scrivono i giudici del Tar della Puglia, sezione di Lecce, nella sentenza di merito con cui hanno accolto il ricorso presentato dal circo "Darix presenta Orfei" che contestava l'ordinanza del sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, e i successivi provvedimenti che puntavano a negare l'esecuzione di spettacoli circensi con animali. La compagnia aveva inoltrato al Comune, nel maggio 2013, una richiesta per uno spettacolo viaggiante, allestito nel settembre scorso solo dopo i provvedimenti adottati dal Tar in fase cautelare. Il sindaco Consales, infatti, già nell'ottobre 2012, aveva emesso un'ordinanza con l'intento di vietare lo sfruttamento di animali nei circhi. "L'ordinanza in questione - rilevano i giudici amministrativi - lungi dal vietare l'utilizzo tout court di animali negli spettacoli circensi, ne ha vietato il maltrattamento, prevedendo particolari tutele tendenti a preservarne la dignità e il rispetto". Inoltre, "se è pacifico il potere del Comune di vigilare nell'esercizio dei poteri di polizia veterinaria, sulle condizioni di igiene e sicurezza pubblica in cui si svolge l'attività circense e su eventuali maltrattamenti degli animali, il divieto generalizzato e preventivo dell'utilizzo di animali nelle manifestazioni circensi non trova alcuna copertura legislativa e nella specie neppure regolamentare". Via alle polemiche.
 
ALGUER
10 FEBBRAIO 2014
Nella navi della compagnia sono prenotabili sin da ora delle cabine riservate a questo tipo di servizio
Moby: dal 1° marzo cani e gatti in cabina
CAGLIARI - La compagnia navale Moby inaugura il 2014 con un occhio di riguardo per gli amanti degli amici a quattro zampe e riserva cabine dedicate a chiunque desideri viaggiare in nave in compagnia del proprio animale domestico. Tutti i proprietari di cani, gatti o altri animali domestici di piccola taglia, diretti in Sardegna o in Corsica a bordo delle navi Moby Corse, Wonder, Drea, Otta, Aki, Tommy e Vincent, potranno prenotare cabine appositamente predisposte, doppie o quadruple, interne o esterne, con pavimento in linoleum ed igienizzazione specifica, ideali per ospitare nella massima pulizia e comfort i propri animali domestici.
Moby regalerà per ciascun animale una ciotola per l’acqua e metterà a disposizione tappetini igienizzanti anti odore realizzati con polimeri superassorbenti. Il servizio è a disposizione dal 1° marzo.
La disponibilità delle cabine dedicate - riservabili sin da ora - viene indicata con chiarezza durante la prenotazione sul portale della Compagnia. Se in qualche caso la disponibilità di cabine predisposte per l’ingresso agli animali dovesse terminare, la compagnia gli consente l'entrata negli spazi comuni, tranne nella sala ristorazione e in quella poltrone.
 
TIO.CH
10 FEBBRAIO 2014
Cher: "Salviamo i cani di Sochi!"
Ieri la popstar ha pubblicato su Twitter un messaggio per sostenere il canile fondato dall'amico miliardario russo Volnoe Delo Oleg
LOS ANGELES - Cher ha lanciato un appello ai fan per salvare i cani di Soci in Russia dall'eutanasia. Nella città russa sulle rive del Mar Nero si stanno svolgendo i giochi olimpici invernali e, come era accaduto in Ucraina per gli Europei del 201, le autorità hanno indetto una vera e propria guerra contro i cani randagi che, a loro parere, danneggerebbero l'immagine della nazione.
La star, indignata dall'ingiusta strage, ha postato ieri su Twitter il link alla pagina Facebook di PovoDOG, il primo canile a Soci istituito dal suo amico miliardario Volnoe Delo Oleg, chiedendo ai fan di sostenere la causa. «Il mio generoso e compassionevole amico Oleg sta cercando di salvare i cani di Soci! Ha iniziato a raccogliere fondi per la sua PovoDOG, per favore date un'occhiata!», ha scritto la star sul social network.
Il canile è finanziato dallo stesso Oleg V. Deripaska attraverso la sua Volnoe Delo Oleg Deripaska Foundation, la più grande fondazione privata di tutta la Russia. «I costi annuali per la manutenzione del canile si aggirano intorno ai 41mila euro», ha riferito di recente una fonte al New York Post.
Il ricovero per animali costruito da Deripaska ha salvato solo nella scorsa settimana circa 80 cani e i suoi dipendenti sperano che gli atleti e i visitatori del grande evento sportivo prendano in considerazione l'ipotesi di adottare una di queste bestiole randage.
 
GREEN STYLE
10 FEBBRAIO 2014
PETA sopprime quasi 2.000 animali nel 2013
Continuano le polemiche che coinvolgono PETA e la sua politica per la soppressione degli animali, una scelta che sta sconvolgendo l’opinione pubblica. Secondo alcune stime riportate dal Center for Consumer Freedom (CCF), la percentuale di esemplari uccisi solo nel 2013, presso il centro di Norfolk in Virginia, raggiungerebbe l’82%. Una media di 5 cani e gatti al giorno, un dato allarmante visti i massicci salvataggi di randagi a opera dell’associazione animalista. PETA dal canto suo difende la sua scelta e la definisce come soluzione ultima per cani malati o gatti moribondi, quindi una decisione presa a fronte di condizioni non recuperabili. Gli esemplari soppressi solo nel 2013 sarebbero 1.792, a fronte dei 1.647 dell’anno precedente.
I dati sono riportati dal Virginia Department of Agriculture and Consumer Services (VDACS) che ne traccia il passaggio annuale. Dal 1998 a oggi circa 31.190 animali sono stati soppressi per mano della PETA: all’origine delle polemiche il ritrovamento nel 2005 di alcuni cadaveri gettati all’interno di un cassonetto nei pressi di un esercizio commerciale nel North Carolina. I responsabili, alcuni lavoratori dell’associazione, avevano soppresso animali ancora in salute e definiti adottabili. Una decisione che stride con i comunicati sostenuti dal gruppo, che ha condotto i responsabili davanti al giudice. Gli artefici del gesto sono stati comunque scagionati nel 2007 e alcuni dati sostengono che la percentuale degli esemplari sottoposti a eutanasia, solo nello stato della Virginia, sia sceso drasticamente.
Eppure PETA rimane al centro della polemica. Lo stesso Will Coggin, senior research analyst al CCF, definisce il tutto come l’operato di un: Delirante gruppo animalista in grado di predicare bene e razzolare male, da un lato reclama i diritti degli animali e dall’altro condanna a morte l’82% degli esemplari salvati dalle strade. Definire PETA ipocrita sarebbe l’eufemismo dell’anno. Il rifugio dell’associazione può essere paragonato a un macello. Un’incongruenza per un gruppo che una volta rapportò gli allevamenti in batteria allo sterminio dell’Olocausto. Alcune indagini hanno fatto emergere come l’associazione preferisca la soppressione rapida alla ricerca di una nuova casa, scelta messa in atto in molte occasioni. Solo nel 2010, l’84% degli esemplari salvati furono soppressi in meno di 24 ore. Ma l’associazione non ci sta e dichiara il suo disaccordo sulle informazioni pubblicate: Secondo Daphne Nachminovitch, capo del dipartimento indagini di PETA PETA ha soppresso 1.805 tra esemplari anziani, selvatici, malati, morenti, aggressivi e non adottabili. Di questi circa 400 sono stati consegnati dai loro proprietari in condizioni drammatiche e ormai terminali, molti dei quali indigenti e impossibilitati a pagare cure finali o soppressione.
 
NEL CUORE.ORG
10 FEBBRAIO 2014
NEW YORK, MAXI-OPERAZIONE CONTRO IL COMBATTIMENTO FRA GALLI
Più di 3.000 volatili salvati, almeno nove arresti
Più di 3.000 uccelli sono stati salvati in una maxi-operazione in tre contee contro i combattimenti fra galli a New York in questo fine settimana. Nove arresti per i crimini commessi, secondo l'ufficio del procuratore generale dello Stato. In una dichiarazione rilasciata domenica sera, il procuratore generale Eric Schneiderman ha detto si è trattato della più grande retata di questo genere nello Stato di New York e tra le più vaste nella storia degli Stati Uniti. L'"Operazione Angry Birds'' ha riguardato il Queens, Brooklyn e la contea di Ulster, ed è stata portata a termine con l'assistenza dalla Società americana per la prevenzione della crudeltà verso gli animali (Aspca) e dell'ufficio dello sceriffo della contea di Ulster.
Schneiderman ha detto: ''Il cockfighting (combattimento fra galli, ndr) è una pratica crudele, violenta e barbaro che tortura gli animali, mette a repentaglio la salute e la sicurezza dei cittadini ed è nota perché facilita altri reati''. Gli spettatori di queste lotte clandestine sono stati accusati di aver pagato dei soldi per entrare ad assistere e un costo aggiuntivo per un posto nel luogo segreto, in un seminterrato, che ospitava i combattimenti tutta la notte, hanno spiegato le autorità. L'alcol è stato venduto senza autorizzazione, mentre i proprietari e gli spettatori facevano scommesse sulle "gare" con singole puntate anche da 10.000 dollari. Nel Queens, le forze dell'ordine hanno fatto irruzione durante un combattimento fra galli, evento con cadenza bimestrale, e hanno preso in custodia 70 persone: sei sono state arrestate. L'Aspca ha individuato 65 volatili costretti a combattere, secondo quanto detto dalle autorità. A Brooklyn, durante la perquisizione in un negozio di animali, 50 galli da combattimento sono stati salvati: si trovavano nel piano interrato dell'esercizio commerciale. Il proprietario è stato arrestato con l'accusa di contrabbando e di combattimenti fra galli. E' stato scoperto che venivano usati speroni artificiali e siringhe per iniettare doping nei galli. Le autorità hanno anche fatto irruzione in un allevamento di oltre 36 ettari a Plattekill, in cui hanno salvato circa 3.000 uccelli. I proprietari davano in "affitto" i galli per i combattimenti agli appassionati spregiudicati provenienti da vari altri Stati, tra cui il New Jersey, la Pennsylvania, il Connecticut e il Massachusetts. Un manager e un'altra persona sono stati arrestati. Le forze dell'ordine hanno fatto sapere che i galli avevano picchi taglienti come rasoi legati alle zampe e venivano rinchiusi in piccoli recinti. L'Aspca, intanto, ha istituito un rifugio temporaneo per ospitare e prendersi cura degli animali. A New York, i combattimenti fra galli e il possesso di un uccello da combattimento sono dei crimini e ogni reato comporta una pena massima di quattro anni di carcere e una multa fino a 25.000 dollari, secondo l'ufficio del procuratore generale. Ma anche pagare per partecipare a uno di questi eventi è un reato, per cui si rischia una condanna fino a un anno di carcere e una multa di 1.000 dollari.
 
NEL CUORE.ORG
10 FEBBRAIO 2014
INDITEX DICE NO ALLE PELLICCE: DA ZARA A BERSHKA, LA MODA FUR FREE
Lav: ecco un forte segnale, 310 negozi solo in Italia
Inditex (Industrias de diseño textil sociedad anónima), la più grande società al mondo che opera nel settore moda ha aderito al "Fur Free Retailer Program", lo standard internazionale che identifica le aziende impegnate contro lo sfruttamento degli animali per la loro pelliccia. Niente più inserti proprio di pelliccia (anche di coniglio) in tutti i milioni di capi di abbigliamento ed accessori commercializzati dalle aziende moda di proprietà del gruppo Inditex, tra cui Zara, Bershka, Stradivarius, Oysho, Pull&Bear, Massimo Dutti, Uterque.
Sono 6.249 i negozi dei brand Inditex nel mondo (distribuiti in 86 Paesi) che ogni anno fanno registrare un fatturato di oltre 15 miliardi di euro. Solo in Italia 310 esercizi commerciali.
Inditex Group, ha sottoscritto con la Fur Free Alliance, rappresentata in Italia dalla Lav, l'impegno a non utilizzare più alcun tipo di pelliccia animale nelle proprie collezioni. La rinuncia interessa anche quelle derivanti dalla filiera alimentare, come quelle di coniglio, che ancora oggi altre aziende continuano purtroppo ad usare.
"Assistiamo a un numero sempre maggiore di aziende che prendono una posizione etica contro lo sfruttamento degli animali per la loro pelliccia, e lo annunciano orgogliosamente. Ogni giorno animali come le volpi sono tenuti in gabbie piccole e sporche, dove vivono la loro breve vita di privazioni fino al momento in cui vengono uccisi con violenza, per mezzo di una scarica elettrica. Per noi, è molto facile capire perché così tante aziende decidono di prendere le distanze da questo trattamento crudele", spiega Joh Vinding, presidente della Fur Free Alliance.
"Con la sua adesione allo standard internazionale Fur Free, Inditex manda un forte segnale al mondo della moda. Sono così già 300 i marchi di abbigliamento impegnati a non utilizzare mai più pellicce animali e siamo certi che nel 2014 molti altri seguiranno questo percorso che caratterizza la responsabilità e sostenibilità delle aziende moda", conclude Simone Pavesi, responsabile Lav Campagna pellicce.
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2014
Traffico avorio – Il contrabbandiere seguito fin dalla Cina
Le indagini erano partite lo scorso novembre quando i bagagli di un cittadino cinese, sospetto trafficante di avorio, erano stati ispezionati alla dogana aeroportuale della città di Shenyang, capoluogo della provincia di Liaoning nel nord est della Cina.
L’Amministrazione generale delle Dogane cinesi ed il Ministero della Pubblica Sicurezza, ha poi inviato  propri esperti in Kenya per collaborare con la polizia locale. L’uomo, infatti, è stato seguito e catturato presso l’aeroporto di Nairobi, lo scorso 17 gennaio. Le indagini, riferisce China Radio International, avrebbero così permesso di appurare come il soggetto ha lungamente gestito un traffico internazionale di avorio contando sulla complicità di corrieri appositamente assoldati. Altri due sospetti sono già stati catturati. Ad aiutare il contrabbandiere nelle operazion i di sdoganamento era a quanto pare la fidanzata.
Di oggi la comunicazione dell’avvenuta estradizione in Cina.
L’intervento rientra nell’ambito dell’operazione soprannominata “Cobra II”, voluta dalla Cina congiuntamente ad altri paesi, per contrastare il contrabbando di parti di fauna selvatica.
 
ANSA
10 FEBBRAIO 2014  
Usa: ritirata carne, animali erano malati
Scandalo in California, merce non adeguata a alimentazione umana
NEW YORK - Un'azienda della California sta ritirando dal mercato quasi quattro milioni di chilogrammi di carne distribuiti in California, Florida, Illinois e Texas perché per produrla ha utilizzato animali malati e deboli, senza ispezioni federali. Lo ha reso noto il Dipartimento dell'agricoltura Usa. Si tratta di carne prodotta dalla Rancho Feeding Corp. di Petaluma tra il primo e il 7 gennaio. Secondo le autorità, va ritirata poiché non adeguata per l'alimentazione umana.
 
NEL CUORE.ORG
10 FEBBRAIO 2014
 
USA, IL CANE TROY SEGNALA ALLA PROPRIETARIA UN CANCRO AL SENO
Si strofinava sul fianco. La 56enne: "Mi ha salvato"
 
"Il mio cane mi ha salvato la vita". Ne è convinta Diane Papazian, la newyorkese che ha raccontato la sua singolare storia al "Daily Mail" online. Il suo dobermann Troy l'ha aiutata a scoprire di aver un tumore al seno. Come? Semplicemente strofinandosi insistentemente sul suo fianco da quando era un cucciolo, segnalando che qualcosa non andava. Tanto che Diane ha deciso di sottoporsi a una mammografia nonostante ne avesse già fatta una sei mesi prima. Risultato: c'era davvero una neoplasia aggressiva e avanzata. La signora Papazian, 56 anni, ha in seguito subito l'asportazione delle mammelle e ha effettuato la chemioterapia. Ora è guarita. Grazie al suo intelligentissimo e anche bellissimo cane, in testa - quanto a bellezza - nello Stato di New York e nono in tutti gli Stati Uniti.
Ma adesso l'animale è stato anche nominato dalla American Humane Association "Cane eroe dell'anno". Troy ha portato la sua proprietaria a scoprire il nodulo al seno, perché continuava a strofinarsi sul fianco sinistro della donna fino a provocarle del prurito. Grattandosi, Diane ha avvertito la presenza del nodulo. Il senso dell'olfatto in un cane - va ricordato - è circa 100.000 volte più potente di quello umano e numerosi studi hanno dimostrato che è in grado di rilevare segnali della presenza del cancro. Le cellule tumorali producono, infatti, sostanze chimiche chiamate composti organici volatili che i cani sono in grado di avvertire e distinguere.
I quattrozampe possono dunque essere addestrati per segnalare il tumore, anche se sono noti molti casi in cui il cane, pur non essendo addestrato, esattamente come Troy, ha ugualmente salvato la vita del proprio proprietario.
 
QUOTIDIANO DI PUGLIA
11 FEBBRAIO 2014
 
Orrore a Torchiarolo (BR): cane ucciso  a bastonate, il responsabile denunciato da un ragazzo
 
TORCHIAROLO (Brindisi) - Ucciso a bastonate. Senza motivo. Charly, un cane di 6 anni, è stato ammazzato da un uomo di 84 anni a colpi di bastone in testa.
L’amico e padrone di Charly, un ragazzo di Torchiarolo, che non ha ancora la maggiore età, disperato ed in lacrime si è presentato dai carabinieri per chiedere giustizia.
La “mattanza” si è verificata in contrada Canuta, località balneare in agro di Lecce, in questo periodo deserta, dove Charly riceveva ogni giorno la visita del suo amico, che gli portava da mangiare. La povera bestia stava inseguendo un gatto ed ha così sconfinato sul piazzale della villa del vicino, il quale non ha esitato un solo istante. Armato di bastone l’84enne ha colpito alla testa Charly lasciandolo esamine sul terreno. A nulla sono valsi i tentativi di soccorrere la povera bestiola. Charly è morto nell’ambulatorio del veterinario dove il suo giovane amico lo aveva portato con l’aiuto di suo padre.
 
GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2014
Piazza Armerina (EN) – Il mistero del pastore tedesco incaprettato
 
Una scena raccapricciante  che ha lasciato sconvolti i volontari dell’ENPA di Piazza Armerna (EN). Il corpo di una femmina di Pastore tedesco gettato nel canale di scolo delle acqua piovana, ai lati della strada  scorrimento veloce per Enna.
Il cane era stato legato e quasi sicuramente trasportato da un autoveicolo. Metà del corpo era di fatto martoriato. Un fatto che in prima analisi potrebbe corrispondere allo smaltimento illecito di quello che per legge è un “rifiuto”. In altri termini, secondo una abitudine ancora diffusa nelle zone rurali, trovato un cane morto di fronte casa, lo si lega con una corda per trascinarlo da un’automobile  in un luogo di campagna. Una ipotesi  che però non convince i volontari. “Quella – riferisce a GeaPress Patrizia Spagnolo, responsabile ENPA di Piazza Armerina – non è una strada di campagna, ritengo improbabile che si tratti dell’abbandono di un animale morto“.
Il ritrovamento è avvenuto stamani e sul posto, chiamata dai volontari, si è recata la Polizia Municipale di Piazza Armerina. Nei pressi del cane un collare metallico ed un numero di telefono. Si trattava del proprietario il quale, appena avvisato, ha riferito di avere smarrito il cane nei giorni scorsi, così come denunciato all’autorità. Il cane, infatti, risultava regolarmente microchippato. Chi e perchè ha prelevato quel cane e lo ha abbandonato, vivo o morto,  ai bordi di una strada di grande comunicazione?
Tutti dipenderà ora dalla volontà del proprietario di sporgere denuncia ma i volontari dell’ENPA sono intenzionati a presentare un esposto.
La cagnolina, di sicuro, era stata trascinata per un lungo tratto di strada, forse dopo avere subito un brutale maltrattamento. Le zampe posteriori erano infatti scollate dall’addome. Una scena tremenda che ha scosso i volontari.
“E’ stato orribile – riferisce la volontaria Tiziana – e siamo ancora sconvolti da tanta crudeltà”.
A quanto pare, la cagna si era allontanata assieme al maschio. Quest’ultimo è tornato poi a casa; della femmina, invece, nessuna notizia. Stamani il ritrovamento, nel canale di scolo della strada a scorrimento veloce. Avvolta da una corda ed orrendamente martoriata.
 
MESSAGGERO VENETO
11 FEBBRAIO 2014
 
Avvelenato il labrador di Domizzi
Durante una passeggiata il cane del difensore ha ingerito qualcosa di tossico
 
UDINE. Amano entrambi gli animali, e i cani in particolare, e la disavventura capitata qualche settimana fa al più giovane dei loro due labrador li ha scossi così tanto, da spingerli a presentare un esposto in Procura.
La famiglia è quella formata dal calciatore Maurizio Domizzi, difensore dell’Udinese, da sua moglie Tiziana e dai loro due bambini. Il malcapitato si chiama invece Bruno ed è un cucciolo di cinque mesi di color miele.
Lo scorso 14 gennaio, trotterellando con la padrona dalle parti dello stadio, ha rischiato di ritrovarsi stecchito a causa di una pallina di alluminio avvelenata. O quantomeno, tossica.
Si deve probabilmente alla tempestività con la quale la signora Tiziana, allarmata, gliela ha tolta dalla bocca, se il cagnetto è riuscito a scampare il pericolo. L’episodio è passato dapprima inosservato. Rincasati dalla passeggiata pomeridiana, il labrador ha continuato a comportarsi normalmente almeno fino alla tarda serata.
Il malessere ha cominciato a manifestarsi dopo diverse ore e ad accorgersene è stato il calciatore, nel cuore della notte, al rientro da una trasferta di gioco all’estero. Non guaiti veri e propri, ma atteggiamenti strani e inconsueti.
Difficile, comunque, indovinarne l’origine e intervenire di conseguenza. Invece di migliorare, con il passare del tempo la situazione è andata degenerando. Finchè, all’alba, con il cucciolo mezzo impazzito, alla coppia non è rimasto altro da fare che chiamare il veterinario.
Accompagnato da Simone Tutino, consulente del lavoro e suo portavoce, Domizzi ha portato il cagnolino nell’ambulatorio di Basiliano del dottor Loris Scaini, per le prime cure. Bruno è stato poi trasferito in una clinica specialistica di Udine, dove è stato tenuto in osservazione per 24 ore.
Considerate le reazioni del cucciolo, il timore era che potesse avere ingerito sostanze stupefacenti. Ipotesi scartata poi dai successivi esami tossicologici.
Il caso è comunque rimbalzato - come prassi impone - sui tavoli dell’Ass n.4 “Medio Friuli” e anche su quelli della Polizia locale e del sindaco Furio Honsell, attraverso la comunicazione obbligatoria del veterinario. Che, nel referto, ha parlato di sospetto avvelenamento. Da qui, la decisione di Domizzi e di sua moglie di segnalare il pericolo alla magistratura.
Assistiti dall’avvocato Francesca Tutino, i coniugi hanno ripercorso le tappe della vicenda nell’esposto presentato lo scorso 31 gennaio in Procura. Sul caso, il pm ha delegato ulteriori accertamenti alla Polizia municipale della sezione di Polizia giudiziaria.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
11 FEBBRAIO 2014
 
Spariti i mici del gattile «Minacciati e poi uccisi»

Diego Bortolotto

 
SANTA LUCIA DI PIAVE (TV) - Il reato ipotizzato è «animalicidio». Una vera e propria strage di gatti a Santa Lucia è stata denunciata dai volontari dell'Enpa. Qualcuno li sta facendo sparire, con ogni probabilità uccidendoli. Sono arrivate minacce e sono state raccolte testimonianze di persone che sono a conoscenza delle violenze. «Uno l'ha fatto fuori perchè attaccava i colombi», è l'ammissione di un abitante della zona. Dall'ex gattile Enpa di Sarano negli ultimi mesi sono spariti diversi mici. Una delle mascotte, Dafne, è stata uccisa, la stessa fine che quasi certamente hanno fatto Blanche, Ginevra, Cenere e una piccola gattina nera Agata, di cui si sono perse le tracce da circa venti giorni. I sospetti si concentrano su alcune persone, che nascondendosi dietro a dei biglietti anonimi ma anche con minacce verbali, hanno dimostrato la loro avversità nei confronti degli animali. «Se ti azzardi a prendere 1 solo gatto», è uno degli biglietti incriminati «non me la prendo con te, ma con i tuoi gatti». «Se mi mangiano le colombine», avrebbe detto un santalucese «io i gatti li faccio fuori». L'Enpa ha affidato la questione al proprio avvocato, perchè valuti se vi sono gli estremi di una denuncia nei confronti dei presunti responsabili. Il codice penale punisce i maltrattamenti e l'uccisione degli animali, con una pena che può arrivare a due anni di reclusione. Tra la documentazione raccolta vi è anche una registrazione audio che potrebbe essere portata in giudizio e rappresentare una prova per incastrare «l'animalicida». «Le sparizioni devono terminare come devono cessare i maltrattamenti a questi poveri gatti», affermano i volontari dell'Enpa. Nell'ex gattile di Sarano vi è una volontaria che si occupa di curare i gatti. A qualcuno però danno fastidio e in paese si sta assistendo a una strage, che potrebbe coinvolgere anche i mici di altri privati. Il nuovo gattile dell'Enpa sorgerà nella zona dei Campidui. Lì c'è in previsione di realizzare una struttura adeguata per poterli ospitare. Ma l'opposizione di alcuni residenti lì si è concretizzata in un ricorso al Tar contro l'opera. Si sostiene che non sono state rispettate le distanze dalle abitazioni e per questo è stato richiesto ai giudici del tribunale amministrativo l'annullamento della delibera del consiglio comunale. Nella Città del Cima sulla questione gattile si è aperto un dibattito aspro ma nei limiti della legalità. A Santa Lucia invece c'è chi si è scatenato contro degli animali indifesi. E ora rischia di passare dei guai con la giustizia.
 
NQ NEWS
11 FEBBRAIO 2014
 
Cani maltrattati, perquisizioni a Rimini
Sequestrata documentazione da un noto negozio di animali che a sua insaputa aveva acquistato cuccioli da una ditta di Lodi coinvolta nelle indagini
 
Rimini - L'operazione l'hanno chiamata "Maky", dal nome del cucciolo ritrovato in gravi condizioni e messo in salvo grazie all'intervento degli uomini del Nucleo investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale di Lodi, sotto la direzione del procuratore capo di Lodi. Ma sono stati in totale 88 i cuccioli sequestrati (mentre per altri 15 cani di provenienza estera sono in corso valutazioni) nell'ambito di una operazione che ha alzato il velo su un traffico illecito di animali di età inferiore alle 12 settimane, con episodi di maltrattamento e di detenzione in condizioni non idonee. Una vicenda che vede anche un medico veterinario indagato per esercizio abusivo della professione, nonché l'accusa di frode in commercio. Nove in totale le persone denunciate (sei le misure cautelari di cui tre arresti domiciliari). Secondo l'accusa avrebbero messo in piedi una vera e propria associazione a delinquere per crimini legati al maltrattamento e al traffico illecito degli animali. La base era a Lodi (luogo di residenza o domicilio di tutti i denunciati). Sequestri di documenti, però, sono stati effettuati dal corpo della Guardia Forestale anche a Rimini. In particolare, in un noto negozio di animali, che un paio di anni fa aveva acquistato dei cuccioli proprio dalla ditta lodigiana cui facevano riferimento le persone denunciate e arrestate. Sarebbero almeno una decina le transazioni sulle quali gli inquirenti hanno deciso di andare a fondo. Una decina di cagnolini acquistati dai titolari del negozio di animali all'apparenza in maniera regolare. Ora al vaglio degli investigatori sono tutti i documenti sequestrati al negozio e nelle abitazioni dei proprietari comprovanti la vendita dei cuccioli. Si sta inoltre cercando di risalire ai proprietari degli animali (che nel frattempo appunto sono stati venduti) per verificare se abbiano subito conseguenze da eventuali maltrattamenti. Ma c'è da dire che non risulta che siano mai giunte segnalazioni da parte dei nuovi proprietari dei cuccioli.
Secondo quanto ricostruito dagli uomini della Forestale, che indagano dal 2012, i cuccioli di cane, provenienti da Ungheria e Slovenia, venivano trasportati stipati in gabbie per polli e cartoni riposti nei bagagliai di veicoli, privi di luce ed aria. Venivano quindi sottoposti a trattamenti sanitari inutili e dannosi per mascherare eventuali patologie e la loro reale età. Quindi venivano microchippati ed immessi fraudolentemente sul mercato soprattutto tramite internet. Tali pratiche venivano svolte grazie all'intervento di un medico veterinario che prescriveva e somministrava farmaci quali Stormogil e Drontal per coprire le carenze vaccinali.
L'importazione illegale riguardava razze pregiate quali Cavalier King, Spitz, Chihuahua, Akita. Gli episodi criminosi monitorati dalle forze investigative (che hanno agito anche attraverso intercettazioni telefoniche) sono diversi. Gli animali salvati nel corso dell'operazione, che si è svolta tra la Lombardia e l'Emilia-Romagna, sono stati temporaneamente affidati a famiglie che ne garantiscono la cura.
 
STABIA CHANNEL
11 FEBBRAIO 2014
 
Somma Vesuviana (NA) - Denunciato un uomo per maltrattamento animale
Ad un cane mozzate le orecchie per ragioni di "bellezza".
 
Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Ottaviano hanno effettuato un bliz in un'azienda agricola in agro di Somma Vesuviana, per la quale erano giunte segnalazioni di maltrattamenti ad animali di affezione presenti nella tenuta.
Gli uomini del Corpo forestale giunti sul posto, hanno trovato un cavallo e un cane di razza DOGO argentino sottoposti secondo quanto previsto dalla convenzione europea per la protezione animali da compagnia a maltrattamento. In particolare al cane erano state mozzate le orecchie per ragioni di "bellezza",
Per il proprietario è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Nola per maltrattamento di animali e detenzione incompatibile con la loro natura e gravi sofferenze.
Gli animali sono stati sottoposti a sequestro penale, e nel contempo verranno monitorati fino alla loro ripresa e poi deciderà la magistratura.
 
NAPOLI TODAY
12 FEBBRAIO 2014
 
Taglia le orecchie al suo cane: denunciato un imprenditore agricolo
L'uomo aveva anche un cavallo ora sotto sequestro. La legge vieta severamente gli interventi chirurgici atti a modificare l'aspetto di un animale da compagnia
 
Il titolare di un'azienda agricola è stato denunciato dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato a Somma Vesuviana (NA), dopo aver constatato che al suo cane fossero state tagliate le orecchie.
Gli uomini del Corpo forestale hanno trovato anche un cavallo. Gli animali sono stati sottoposti a sequestro.
La legge, infatti,  vieta severamente gli interventi chirurgici atti a modificare l’aspetto di un animale da compagnia (taglio della coda, orecchie, asportazione denti), finalizzati a scopi non curativi. 
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2014
 
GORIZIA, CUCCIOLI DI CANE E GATTO DA SLOVENIA SEQUESTRATI LUNGO L'A4
Scoperti 14 cagnolini e tre micetti, due denunciati
 
Un carico illegale di 14 cuccioli di cane e tre di gatto, chiusi in gabbie all'interno di un furgone proveniente dalla Slovenia, è stato scoperto e sequestrato la scorsa notte dai carabinieri di Monfalcone (Gorizia) all'ingresso dell'A4. La vettura, targata San Marino, era guidata da un uomo di 59 anni, allevatore di cani, con a bordo un 24enne, entrambi residenti nel bolognese. I cagnolini, stipati nelle gabbie di plastica, viaggiavano senza luce e con poca aria. E' intervenuto un veterinario da Gorizia. Gli animali, in precarie condizioni sanitarie, sono stati posti sotto sequestro e affidati al centro di recupero fauna in difficoltà "Baradel" di San Canzian d'Isonzo (Gorizia). I due sono stati denunciati per maltrattamento di animali e traffico illecito di animali da compagnia.
 
MESSAGGERO VENETO
11 FEBBRAIO 2014
 
Preso un altro trafficante di animali: portava dalla Slovenia 17 cuccioli
Un furgone è stato bloccato dai carabinieri a Monfalcone, all’ingresso dell’A4. A bordo 14 cagnolini e tre gattini di razze pregiate che, stipati in gabbie di plastica, viaggiavano privi di luce e con poca aria. L’uomo e un giovane che era con lui sono stati denunciati
 
MONFALCONE (GO). Un carico illegale di 14 cuccioli di cane e tre di gatto, chiusi in gabbie all'interno di un furgone proveniente dalla Slovenia, è stato scoperto e sequestrato la scorsa notte dai carabinieri di Monfalcone all'ingresso dell'autostrada A4.
La vettura, targata San Marino, era guidata da un uomo di 59 anni, allevatore di cani, con a bordo un ragazzo di 24 anni, entrambi residenti nel bolognese.
I cuccioli, stipati nelle gabbie di plastica, viaggiavano privi di luce e con poca aria. Sul posto è intervenuto un veterinario da Gorizia.
Gli animali, in precarie condizioni sanitarie, sono stati posti sotto sequestro e affidati al centro di recupero fauna in difficoltà “Baradel” di San Canzian d'Isonzo.
I due sono stati denunciati per maltrattamento di animali e traffico illecito di animali da compagnia.
 
IL GIORNO
11 FEBBRAIO 2014
 
Smantellato traffico di cuccioli dall'Est, coinvolto un veterinario: "Chi compra quei cani è responsabile"
Tratta di cuccioli dalla Slovenia, l’epicentro a San Giuliano. Sequestrati 88 cuccioli

 
di Alessandra Zanardi
 
San Giuliano Milanese (Milano), 11 febbraio 2014 - «I traffici di cani dall’Europa dell’Est? Chi compra cuccioli a basso costo è connivente coi truffatori. E i veterinari che favoriscono certi fenomeni andrebbero relegati nel deserto del Gobi». Animalista dall’alba dei tempi, Edgar Meyer è stato il primo a denunciare i risvolti illegali, come la tratta dei cuccioli da Ungheria e Romania, che a volte si nascondono dietro il commercio dei quattrozampe. Il tema è tornato di attualità in questi giorni, dopo che le forze dell’ordine hanno sgominato un traffico di cani provenienti dall’Europa dell’Est, arrivati in Italia in precarie condizioni e destinati ad essere venduti sul mercato milanese. La base logistica dell’organizzazione era il centro cinofilo Santa Brera, a San Giuliano.
«Un plauso a chi ha sgominato questo traffico, ma anche tanto rammarico nel vedere che, dopo anni di denunce e segnalazioni, certi fenomeni sono ancora attuali, architettati da gente senza scrupoli», commenta Meyer, presidente di Gaia Animali & Ambiente e portavoce di Diamoci la Zampa.
Ma il suo j’accuse va oltre e chiama in causa anche gli acquirenti. «I cani non si comprano in saldo, come si comprerebbe un paio di braghe – dice -. Bisogna diffidare degli esemplari low cost. Prezzi troppo bassi devono far scattare un campanello di allarme».
La tratta dei cani, e più in generale degli animali da compagnia, non è solo questione di normative che vengono aggirate. È anche un problema etico, di coscienza. Strappati troppo presto alle madri e sottoposti a viaggi estenuanti, spesso i cuccioli arrivano in Italia (quando vi arrivano) stremati. Chi sopravvive rischia di sviluppare apatia, disagio, aggressività. Atteggiamenti che non tutti i padroni sono disposti ad accettare, tanto che alcuni esemplari si ritrovano presto senza famiglia, pronti ad affollare canili e rifugi. «Per interrompere questo circuito vizioso bisogna adottare comportamenti responsabili: non sono ammesse leggerezze - ribadisce l’esperto -. Diffidare degli annunci su Internet e preferire all’acquisto in negozio l’acquisto in allevamenti certificati dall’Enci».
Nell'ambito dell’ultima operazione anti-tratta, con epicentro a San Giuliano Milanese, tre persone sono finite agli arresti domiciliari. Tra queste c’è un veterinario che, all’arrivo dei cuccioli in Italia, in meno di 24 ore forniva microchip, libretti sanitari e, a richiesta, anche pedigree contraffatti, facendo risultare gli animali come nati nel nostro Paese.
FOTO
VIDEO
 
IL QUOTIDIANO.NET
11 FEBBRAIO 2014
 
"Cuccioli, si fermano i traffici vietando la compravendita di animali"
Ilaria Ferri, direttore scientifico dell'Enpa, interviene dopo i sequestri degli ultimi giorni. E indica una via diversa
 
Roma, 11 febbraio 2014 – «Ringraziamo di cuore e siamo profondamente grati alla magistratura, alla Guardia di Finanza ed al Corpo Forestale dello Stato per gli importanti colpi inferti negli ultimi giorni ai trafficanti di animali. Naturalmente auspichiamo che le responsabilità degli indagati possano essere acclarate quanto prima e che, nel caso vengano accertati eventuali reati, essi vengano puniti con pene esemplari. Non è più tollerabile che si possa continuare a speculare sulla pelle di altri esseri viventi. Ovviamente l'Ente è pronta a costituirsi parte civile.»
Lo dichiara il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri, che sottolinea tuttavia come il contrasto al traffico di animali non possa e non debba passare soltanto attraverso l'attività di repressione. «Se veramente vogliamo stroncare i commerci illegali – prosegue Ferri –, allora dobbiamo affrontare il problema alla radice eliminando il “movente economico”, vale a dire le prospettive di lauti guadagni che favoriscono questi traffici. Occorre più in generale dire basta alle compravendite di animali, che non solo sono inaccettabili da un punto di vista etico, perché riducono altri esseri viventi alla stregua di merci, ma che possono rappresentare un fattore di stimolo per fenomeni criminosi quali quelli legati alla tratta dei cuccioli>.
<Mi sembra infatti evidente che se non fosse più possibile lucrare sulla pelle degli animali, verrebbe meno la ragione della loro introduzione illegale nel nostro Paese con la speranza di trarne profitto in maniera illecita. Per questo, a chi desidera convivere con un animale d'affezione, suggerisco ancora una volta di adottarlo in canile dove ci sono moltissimi cani in attesa di una famiglia, dando così anche un contributo importantissimo alla lotta contro il randagismo.»
 
CITY RUMORS
11 FEBBRAIO 2014
 
San Valentino (PE), stalla in fiamme: muoiono gli animali
 
San Valentino (PE). In fiamme una stalla a Trovigliano: morti alcuni animali prima dell'intervento dei vigili del fuoco.
E' scoppiato verso le 2, in contrada Trovigliano a San Valentino in Abruzzo Citeriore, l'incendio che ha distrutto varie costruzioni all'interno di un terreno agricolo, di proprietà di due fratelli agricoltori e allevatori. Le fiamme hanno interessato una rimessa agricola con una stalla e spazi per gli attrezzi, coinvolgendo anche degli animali che sono morti prima dell'intervento dei soccorsi.. A spegnere il fuoco nelle varie strutture sono stati i vigili del fuoco, arrivati da Pescara e Alanno con due squadre: l'intervento, scattato dopo l'Sos del nipote della proprietaria, è stato completato alle 5, ma a quel punto per i poveri animali non c'era più nulla da fare.
La causa del rogo sarebbe riconducibile a cause accidentali, essendo presumibilmente scaturito dal cattivo funzionamento dell'impianto elettrico. Ad alimentare le fiamme è stato il vento che soffiava forte nella notte in zona. In base ad un bilancio dei carabinieri della stazione di Popoli, coordinata dal capitano Antonio Di Cristofaro, sono morte undici pecore per asfissia, e sono andati distrutti circa 100 quintali di fieno e altrettanti di legna secca. Il danno, non quantificato dal punto di vista economico, non è coperto da assicurazione. Fortunatamente  Non ci sono feriti.
 
GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2014
Dai lacci tra le tombe ai sei fucili in casa. Gli ultimi interventi anti bracconaggio
 
Due interventi antibracconaggio segnalati nella giornata di ieri in provincia di Cagliari e di Bari che si vanno così ad aggiungere a quanto comunicato dal Corpo Forestale dello Stato per la provincia di Isernia (vedi articoli GeaPress ). Se in quest’ultimo caso si trattava di cacciatori laziali, autorizzati a sparare in Abruzzo  ma fermati in Molise, quanto avvenuto nel corso dei due ultimi interventi sembra doversi collegare a fenomeni locali.
A Corato (BA) l’intervento delle Guardie Ambientali d’Italia, ha portato al ritrovamento di numerosi lacci-cappio per cinghiali nei pressi del sito archeologico delle tombe di San Magno. Per poterli piazzare i bracconieri non avevano esitato a tagliare la recinzione.
Ad Assemini, in provincia di Cagliari, i Carabinieri del Nucleo radiomobile del capoluogo,  hanno fermato due soggetti trovati in possesso di due lepri e le armi utilizzate per la caccia. La successiva perquisizione domiciliare ha poi portato al ritrovamento di sei fucili da caccia, una carabina ed una pistola.
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2014
 
PUGLIA, MACELLAZIONE COMMERCIALE FAI-DA-TE: OK ALLA LEGGE REGIONALE
Lav: "A rischio i controlli contro i maltrattamenti"
 
"Una legge che, violando il regolamento comunitario, consente la macellazione fai-da-te a fini commerciali, per abbattere i costi, ma soprattutto per eludere i controlli sulle condizioni degli animali". Con queste parole la Lav commenta la legge regionale della Puglia n.45 del 30 dicembre 2013, che all'articolo 10 consente la macellazione aziendale di pecore, capre, maiali e bovini giovani, finalizzata alla commercializzazione delle relative carni.
L'associazione ha immediatamente scritto al ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Graziano Del Rio, e al ministro per Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, per chiedere la bocciatura dell'articolo di legge che consente, in violazione degli obblighi comunitari, la macellazione aziendale "per la successiva commercializzazione nel comune di appartenenza e/o nei comuni limitrofi".
"Chiediamo al Consiglio dei ministri, che a breve dovrà pronunciarsi sulla legge regionale pugliese – afferma Gianluca Felicetti, presidente Lav – di bocciare l'articolo 10, perché è una palese violazione delle recenti norme comunitarie in tema di macellazione degli animali: un favore agli allevatori locali che, fra l'altro, può costare caro a tutti i contribuenti, con l'apertura di una procedura di infrazione verso il nostro Paese.
Il fatto grave, al di là delle considerazioni economiche, è che permettere la macellazione di grandi animali per uso aziendale al di fuori dei macelli significa eludere tutti quei controlli che oggi ci consentono di verificare che gli animali, sia pure nell'ultimo viaggio, non siano maltrattati".
In base al regolamento europeo 1099/2009 e al recente decreto legislativo 131 del 2013 questo tipo di macellazione è ammessa solo ed esclusivamente per "piccoli quantitativi" di carni di volatili, conigli e lepri, mentre per le altre specie - sempre con l'obbligo dello stordimento preventivo – la macellazione fuori dai mattatoi autorizzati è permessa solamente per "consumo domestico privato".
"Pur essendo contrari alla macellazione, dobbiamo vigilare che questa avvenga secondo la legge, rispettando dunque tutti quegli obblighi che possono assicurare la minor sofferenza per gli animali. La previsione comunitaria infatti – conclude Felicetti - vuole evitare ulteriori maltrattamenti e garantire condizioni igienico-sanitarie della filiera alimentare. Tanto è vero che, in sede di votazione dell'emendamento presentato da un consigliere, la Giunta regionale aveva espresso parere contrario. Già in sede di approvazione ci siamo spesi con i nostri volontari della Lav Bari per cancellare questo articolo, ora ci rivolgiamo direttamente al Governo perché lo bocci, facendo rispettare la legge".
 
GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2014
Villa Literno (CE) – L’intimidazione a “colpi” di Pitone, con mandibola spezzata
Intervento del Corpo Forestale dello Stato e dei Carabinieri
 
Gli inquirenti propendono a pensare ad un atto intimidatorio, portato aventi con un … pitone! Di certo lo stupore di chi lo ha trovato all’interno della propria automobile, non è stata poca.
I fatti sono avvenuti a Villa Literno (CE). Ad intervenire  il Corpo forestale dello Stato Servizio CITES di Napoli -  Comando Regionale della Campania, unitamente alla locale Stazione dei Carabinieri. La segnalazione, per quanto incredibile, era inequivocabile.  Alla Centrale Operativa della Forestale 1515 di Napoli un cittadino segnalava  di avere trovato un Pitone nel sedile posteriore dell’autovettura di sua proprietà. Gli esperti della Forestale riscontravano così che si trattava di un “Python regius“.
L’animale, di dubbia provenienza, agli atti non di proprietà del segnalante, è stato gettato all’interno dell’auto solo dopo che con un recipiente di plastica l’ignoto malfattore aveva sfondato il vetro.
L’esemplare in questione, spiega il Corpo Forestale dello Stato, è detto anche pitone palla per la caratteristica forma che assume se disturbato o intimorito nascondendo la testa tra le spire. Si tratta di un serpente della famiglia dei Pitonidi, originario dell’Africa occidentale, riconoscibile dal suo colorito brunastro con macchie e striature nere che gli donano una livrea particolarmente piacevole alla vista.  La lunghezza è di circa 2,50 metri ed è stato ritrovato in cattivo stato di salute, più precisamente con una mandibola spezzata da addebitare probabilmente alla forza con cui è stato scaraventato in auto.
Si è proceduto a carico di ignoti al sequestro ed all’informativa all’Autorità Giudiziaria, per i reati di maltrattamento e  detenzione del pitone reale in violazione alle norme di animali protetti dalla Convenzione di Washington e sul commercio delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione, mentre il segnalante ha sporto denuncia per una intimidazione ricevuta da persone ignote.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
11 FEBBRAIO 2014
 
Mucche salvate dal freddo erano disperse da 10 mesi
 
di Vera Manolli
 
PADERNO DEL GRAPPA (TV) - Gruppo di escursionisti salva due mucche stremate, disperse sul Grappa dallo scorso aprile. Sette escursionisti hanno sfidato la neve, il freddo e la testardaggine delle due bestie, ma alla fine, dopo oltre 3 ore di dura camminata, sono riusciti domenica scorsa a portarle sane e salve a valle. Durante l’alpeggio, nell’aprile scorso, le due mucche si erano allontanate dalla mandria e, finalmente libere, si erano date alla fuga. La segnalazione di “ritrovamento” è stata fatta ai carabinieri di Castelfranco giovedì scorso da Renato Berton, uno dei salvatori. La storia si è conclusa con un lieto fine. Scongiurato pure il timore che le mucche potessero essere abbattute. Rintracciato, il proprietario ha garantito che le farà vivere liberamente. Sono trascorsi 10 mesi da quando le due mucche si erano date alla fuga. Domenica mattina, grazie a un gruppo di escursionisti, sono riuscite a tornare a casa. A settembre erano state avvistate, sempre in montagna, ma poi delle due fuggitive era stata persa poi ogni traccia. «Giovedì scorso con un amico siamo andati sul Grappa a camminare», racconta Renato Berton, «a un certo punto ci siamo trovati di fronte le due mucche». È stata una vera impresa per i due amici raggiungere gli animali. Erano spaventatissime perché da mesi vivevano allo stato brado. Grazie alla prontezza di Renato che è riuscito a scattare una foto alla targhetta auricolare, è stato possibile risalire al proprietario che gestisce la Malga Meda. «Ho cercato di avvicinarmi il più possibile e con il telefonino, ho scattato una foto all’orecchio di una delle due mucche», spiega Berton, «subito dopo ho telefonato ai carabinieri di Castelfranco che si sono messi in contatto con il servizio veterinario». Del proprietario però nessuna traccia fino a ieri mattina. Domenica a fare un giro in montagna con il resto del gruppo c’era anche Onorio Basso, residente a Paderno. Arrivato sulla Piana dela Bala, dove si trovavano i due animali, ha incontrato il resto del gruppo. Il pensionato aveva le idee chiare: le mucche non potevano restare lì e dovevano assolutamente tornare a valle. Ed è stata un’impresa per il gruppo che dalle 8 della mattina è riuscito a raggiungere il parcheggio di San Liberale con le mucche al seguito solo alle 11.45. «Avevamo portato con noi anche del fieno, ma è stata ugualmente dura convincerle a camminare perché a un certo punto una delle mucche voleva scappare e noi dovevamo farla restare con la sua compagna», continua, «È grazie alla decisione di Onorio che ora sono vive e potranno ritornare finalmente a casa». Ieri pomeriggio finalmente, dopo l’intervento del servizio veterinario, le mucche sono state riportate nella loro stalla.
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2014
 
PADOVA, BLITZ TRA LE GABBIE DELL'ISTITUTO ONCOLOGICO VENETO
Scatta l'allarme: fallito. All'interno 5000 cavie
 
Cinquemila topi usati per sperimentare nuove terapie e farmaci, trecento metri quadrati di gabbie di stabulazione. Sono i numeri dell'Istituto oncologico veneto di Padova, preso di mira da un gruppo di persone non identificate. Il blitz è scattato con il tentativo di entrare nel laboratorio dove i roditori sono sottoposti ad esperimenti genetici. Ma è scattato l'allarme che ha costretto a fuggire gli autori dell'incursione, scoperta ieri mattina da chi lavora allo Iov. E' intervenuta la polizia. Le indagini si concentrano sugli ambienti legati agli animalisti, riferisce "Il Gazzettino".
Qualcuno ha forzato una porta secondaria, scardinato una serratura ed è entrato nel piano interrato, dove sorge lo stabulario, in cui possono entrare soltanto animali provenienti da allevamenti certificati per le condizioni sanitarie e ambientali, usati per i test di immunologia, genetica, tossicologia e oncologia. Però l'allarme ha fatto scappare i protagonisti del blitz. Il sistema di telecamere, installato nell'ospedale di proprietà dell'università, potrebbe aver ripreso la scena. Però non è chiaro se tutti gli apparecchi fossero in funzione di domenica.
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2014
 
LA COMMISSIONE UE VALUTA NUOVE MISURE PER IL BENESSERE ANIMALE
Borg: "Discuteremo di questa piorità chiave"
 
La Commissione europea sta valutando l'ipotesi di introdurre nuove norme per garantire il benessere degli animali nell'Ue. Oltre allo stop alla sperimentazione dei cosmetici sugli animali dal 2009, si stima siano 360 milioni di galline ovaiole ad aver tratto beneficio dalle nuove regole contro gli allevamenti in batteria e sono stati oltre duemila i veterinari in Europa ad aver ricevuto una formazione mirata. Questi alcuni dei risultati della legislazione europea attuale, su cui fara' il punto una conferenza domani a Bruxelles. "Assicurare il benessere degli animali è una priorità chiave per la Commissione europea", afferma il commissario europeo alla Salute, Tonio Borg. "Per decenni - spiega Borg - l'Unione europea ha cercato di migliorare la qualità della vita degli animali attraverso leggi, con iniziative di formazione e facendo rispettare le regole". Borg discuterà quindi "del futuro della strategia Ue per il benessere animale" con i rappresentanti di tutti i soggetti coinvolti, dagli allevatori fino a veterinari, politici, trasportatori, ricercatori, rivenditori, educatori e cittadini. "Siamo tutti responsabili nell'assicurare un trattamento etico degli animali nell'Ue", ha concluso il commissario Ue.
 
IL TIRRENO
11 FEBBRAIO 2014
 
MEGLIO MANGIARE UN BEL PIATTO DI PASTA E FAGIOLI
 
di CIRO VESTITA

Per diventare vegetariani credo basti una visita ad un mattatoio o ad un allevamento di bestie da carne. Ho visitato mesi fa un allevamento di maiali, bestie destinate dopo un allevamento forzato ad essere macellate dopo otto mesi di prigionia. Questi animali, infatti, vivono in angusti box dove non hanno possibilità di fare nemmeno mezzo passo. Ma la cosa triste è che vivono sempre e soltanto al buio. La mancanza di luce li stordisce facendoli diventare di conseguenza più calmi, visto che i maiali sono bestie non tranquille. Vengono ingrassati con assurdi pastoni che li fanno diventare enormi nel giro di pochissimi mesi . Ma il momento più triste è quello del viaggio verso il macello. Bestie che sono sempre state isolate e al buio vengono caricate su camion e portati in macelli dopo ore di viaggio. Non abituate a tutto ciò, queste bestie vivono ore di terrore durante le quali producono tossine da stress che, a mio avviso, inquineranno le loro carni. Ma questa carne non sarà buona nemmeno per altri motivi: animali tenuti fermi al chiuso. sono animali che non hanno un apparato cardiaco e respiratorio normale visto che non fanno nessuno sforzo. La muscolatura quindi sarà una accozzaglia di fibre muscolari che non hanno mai lavorato. Meglio una pasta e fagioli credetemi.
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2014
 
COMMERCIO ILLEGALE DI FAUNA SELVATICA, ECCO LA RISPOSTA DEI GRANDI DEL MONDO
 
I leader mondiali si riuniscono mercoledì 12 e giovedì 13 febbraio alla Conferenza di Londra sul commercio illegale di fauna selvatica. L'augurio è che siano arrivati convinti e decisi ad intraprendere un'azione forte per contrastare questo fenomeno dilagante. Lo sottolinea il Wwf, ricordando che i governi dei principali 44 Paesi coinvolti nel commercio di "wildlife", convocati a Londra, hanno due giorni a disposizione per discutere e assumersi impegni capaci di mettere fine una volta per tutte al commercio illegale di avorio di elefanti, corni di rinoceronti, pelli ed ossa di tigri, trofei e parti e prodotti di centinaia di altri animali selvatici. Obiettivo del summit, nel corso del quale verrà sottoscritta una Dichiarazione d'intenti che impegna tutte le nazioni a mantenere attivo e a rinforzare il controllo sul mercato delle specie selvatiche, quello di contenere il contrabbando.
La Conferenza si tiene alla Lancaster House ed è presieduta dal primo ministro britannico David Cameron. Presenti il ministro degli Esteri William Hague e il Segretario di Stato per il ministero dell'Ambiente Owen Paterson, oltre a decine di capi di stato e ministri dei Paesi invitati alla conferenza, e i rappresentanti di numerosi organismi internazionali, tra cui Cites, Interpol e Unep. Hanno annunciato la loro presenza anche il principe Carlo e suo figlio, il principe William. A rappresentare il governo italiano sarà il sottosegretario al ministero dell'Ambiente, Marco Flavio Cirillo. Un fenomeno che, secondo le stime del programma Traffic del Wwf, vale dai 10 ai 20 miliardi di dollari all'anno, e che aggrava il rischio di estinzione di numerose specie rare. ''L'Italia ha già oggi un sistema efficace di lotta e contrasto al contrabbando di specie selvatiche, grazie al Corpo forestale dello Stato che controlla e vigila in maniera capillare alle dogane e sul territorio - spiega il sottosegretario Cirillo - non a caso siamo uno dei Paesi, insieme a Germania e Regno Unito, che effettuano più sequestri in Europa, dove nel 2012 il 75% dei sequestri sono stati registrati proprio in queste tre nazioni''. Il contributo italiano al summit di Londra sarà quindi rappresentato anche da un modello efficace di contrasto del fenomeno. ''Il fatto di avere individuato una struttura di polizia ad hoc nel Corpo forestale dello Stato - conclude Cirillo - ci ha consentito sicuramente di essere tra i Paesi piu' attivi nella lotta a questo traffico, per la quale nel 2012 sono stati effettuati a livello nazionale 67.553 controlli e per la quale il Corpo forestale dello Stato ha attivato un'intensa attivita' di raccordo e collaborazione sia con l'Interpol sia con l'Europol''.
Il commercio illegale di fauna e flora selvatica, in ogni caso, è un problema globale che ha radici locali. Per il Wwf, il bracconaggio ha un forte impatto su migliaia di specie e molte di queste sono simbolo della crisi della biodiversita': il numero di rinoceronti uccisi illegalmente nel solo Sud Africa è salito a oltre 1.000 lo scorso anno dagli appena 13 esemplari uccisi dal bracconaggio sei anni fa. Le ultime stime parlano oramai di solo 3.200 tigri rimaste in natura e per la tigre di Sumatra abbiamo solo pochi anni per non perderla come quella di Bali e di Giava, e, secondo stime recenti, sono oltre 20.000 gli elefanti africani illegalmente uccisi nel solo 2012.
Il Wwf e il Traffic (programma del Wwf e dell'Unione internazionale per la conversazione della natura che monitorare e contrasta il commercio legale e illegale di fauna selvatica) in azione. Esortano i governi che partecipano al summit a decidere in maniera puntuale e annunciare le azioni che intendono promuovere a livello nazionale per contrastare il bracconaggio e ridurre la domanda di beni provenienti dalla fauna selvatica. ''Questo massacro senza limiti che sta impoverendo la nostra biodiversità e portando all'estinzione migliaia di specie animali, di cui tigri, elefanti, rinoceronti sono il simbolo più evidente, deve essere fermato con risolutezza'', dichiara Isabella Pratesi, responsabile Conservazione internazionale del Wwf Italia. Le questioni prioritarie e irrinunciabili in agenda alla Conferenza includono il rafforzamento dell'applicazione delle norme e le pene per questi traffici, la riduzione della domanda di prodotti illegali derivati da fauna selvatica e il sostegno alle comunità locali, ovvero, a quei popoli che vivono dei prodotti della fauna selvatica, perché possano gestire tali risorse in maniera sostenibile. "Siamo nel mezzo di una crisi mondiale del bracconaggio a danno della biodiversità. La Conferenza di Londra è l'occasione perfetta per i governi di mostrare che prendono sul serio questo problema - continua Pratesi -. I governi devono utilizzare questo incontro per stabilire una road map di risposta alla minaccia globale del bracconaggio. Abbiamo bisogno di una descrizione chiara delle azioni che saranno intraprese e da chi. Soprattutto, abbiamo bisogno di impegni concreti per fornire le risorse finanziarie, umane e tecniche necessarie a garantire il successo".
Il mese scorso, intanto, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha preso una posizione forte contro il commercio illegale di specie selvatiche differenziando i trafficanti di fauna selvatica con due distinti regimi di sanzioni. Wwf e Traffic si aspettano che i governi presenti alla conferenza colgano questo slancio positivo siglando l'accordo su una dichiarazione che delinei i prossimi passi necessari in questa lotta globale. ''Considerata l'importanza che l'Italia ha nel mercato mondiale di 'wildlife' e i problemi seri di bracconaggio che abbiamo nel nostro territorio a danno di centinaia di specie tra cui simboli della natura quali orsi e lupi, ci aspettiamo che il nostro Governo sappia fare la sua parte inasprendo seriamente le pene sul bracconaggio ed il commercio illegale'', conclude Isabella Pratesi.
 
GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2014
Ue – Come firmare la consultazione contro il traffico illegale di specie selvatiche
L'invito dell'On.le Zanoni rivolto ai cittadini e alle associazioni
 
La Commissione europea ha avviato in questi giorni una consultazione pubblica sul modo in cui la stessa Europa potrà lottare in maniera più efficace contro il traffico illegale di specie selvatiche. Lo fa sapere l’eurodeputato PD Andrea Zanoni, vice presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo che invita i cittadini italiani e le associazioni animaliste a partecipare numerosi. “Si tratta – ha dichiarato l’On.le Zanoni – di uno strumento fondamentale per rafforzare la lotta dell’UE al bracconaggio mondiale che sta portando numerose specie all’estinzione”.
L’iniziativa è nata in risposta alla recente crescita globale del bracconaggio e del traffico illegale di specie selvatiche, che, per alcune di esse, ha raggiunto livelli senza precedenti. Nel 2007 in Sud Africa sono stati abbattuti 13 rinoceronti, a fronte, ad esempio, degli oltre 1 000 esemplari uccisi nel 2013: un dato significativo se si considera che il corno di rinoceronte ora vale più dell’oro. L’UE è uno dei principali mercati di destinazione e un punto di transito importante del traffico illegale di prodotti di specie selvatiche, in cui la criminalità organizzata sta prendendo piede. Non mancano i casi interni al territorio UE di traffico illegale, spesso aventi per oggetto   animali cacciati e/o catturati illegalmente come uccelli selvatici e tartarughe terrestri.
“Per questo – ha affermato Zanoni - invito cittadini, associazioni e autorità pubbliche ad esprimere le proprie opinioni fino al 10 aprile 2014 per far sentire la propria voce a Bruxelles e spingere sull’acceleratore della lotta  contro il traffico illegale di specie selvatiche”.
La consultazione, DISPONIBILE AL LINK  solo in inglese e prevede un questionario in formato Word  (clicca su “view the consultation document”) da scaricare, compilare, salvare e inviare all’indirizzo ENV-EU-AGAINST-WILDLIFE-TRAFFICKING@ec.europa.eu.
“Lo scorso 15 gennaio al Parlamento europeo abbiamo approvato la risoluzione lotta ai reati contro le specie selvatiche comprese una serie di emendamenti che ho proposto sulla lotta anche al bracconaggio interno all’Ue, come ad esempio il bracconaggio all’ortolano in Francia, quello primaverile a Cipro e a Malta, di piccoli passeriformi nelle valli bresciane, di Anatre e Limicoli migratori nel Delta del Po, di specie rare come l’aquila del Bonelli in Sicilia e il bracconaggio in Romania effettuato soprattutto da cacciatori italiani – aggiunge Zanoni – Non abbiamo più tempo da perdere: ogni quindici minuti, bracconieri senza scrupoli uccidono al mondo un elefante per le sue zanne, per un totale di trentaseimila elefanti in un anno. Se andiamo avanti così di questo passo, entro il 2025 su questo pianeta di elefanti non ce ne saranno più”, conclude l’eurodeputato.
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2014
 
RIECCO "BUFFALO BILL": YELLOWSTONE VUOLE MACELLARE FINO A 600 BISONTI
La popolazione in crescita: 4.600 animali a giugno
 
Gli amministratori del Parco nazionale di Yellowstone fanno sapere che hanno intenzione di spedire fino a 600 bisonti alla macellazione questo inverno, se le condizioni difficili nel parco stimolano una grande migrazione degli animali in Montana. La "Billings Gazette" riferisce che solo 60 o 70 bisonti hanno attraversato il confine settentrionale del parco, secondo gli ultimi dati raccolti.
Un accordo dello Stato federale, il Wyoming, firmato nel 2000, richiede che la popolazione debba essere tenuta a circa 3.000 animali. C'erano circa 4.600, a partire da giugno 2013. I funzionari dell'area protetta hanno detto che c'è bisogno di ridurre la popolazione periodicamente per evitare che troppi esemplari si riversino in Montana, dove c'è tolleranza limitata a causa delle preoccupazioni per eventuali malattie. I cacciatori hanno ucciso quasi 100 bisonti in questa stagione.
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2014
 
USA, CARROZZE DI CENTRAL PARK AL CAPOLINEA: DOVE VANNO I CAVALLI?
"I santuari sono pochi, rischiano la macellazione"
 
Le carrozze con i cavalli che portano i turisti in giro per Central Park stanno per tornare ai box. Il sindaco Bill de Blasio ha già dichiarato la sua intenzione di chiudere il settore, dicendo che è disumano tenere cavalli nella moderna Manhattan. Mentre questo dibattito potrebbe finire - riferisce "HuffPost" - almeno una domanda assillante rimane: cosa ne sarà dei cavalli?
Complicato trovare un santuario per i circa 200 cavalli con licenza di tirare le carrozze a New York. Ma i conducenti avvertono che la chiusura delle stalle della città potrebbe avere l'effetto indesiderato di eliminare un raro approdo sicuro per i cavalli "in eccesso", reduci dagli allevamenti o dalle corse. E il risultato è preoccupante: si fa più veloce e corta la strada verso il macello.
"Se non fossero venuti a New York, la maggior parte di questi cavalli sarebbero morti", ha detto Ian McKeever, un irlandese che possiede nove cavalli a Central Park ed è alla guida di una carrozza in città dal 1987.
Questo è un argomento che fa infuriare i critici più intransigenti, i quali sostengono che questo dilemma non è una scusa per mantenere un business disumano.
"Chiunque abbia a cuore un cavallo non potrebbe pensare che fustigarlo nel traffico in centro sia la risposta giusta a questo problema", ha detto Allie Feldman, direttore esecutivo di un gruppo leader di lobby anti-carrozze, "New Yorkers for Clean, Livable and Safe Streets" (i newyorkesi per strade pulite, vivibili e sicure).
Resta il fatto che soltanto l'anno scorso circa 140.000 cavalli statunitensi sono stati spediti nei macelli in Canada e in Messico, quando sono diventati "inutili" per i loro proprietari. La radice del problema è l'allevamento senza regole, invece, a detta di Wayne Pacelle, presidente della "Humane Society of the United States". Ogni anno, nascono molti più equini di quelli in grado di riuscire a sopravvivere fino alla vecchiaia, oppure solo ricevere le cure necessarie per raggiungere la mezza età. Il numero di santuari per cavalli in pensione - conclude - è ridotto: solo circa 500 a livello nazionale.
 
GREEN STYLE
11 FEBBRAIO 2014
Snuffles, il cane con due nasi
 
Si chiama Snuffles ed è un adorabile cucciolo di Pastore Belga di soli 5 mesi. Il piccolo è da tempo ospite del centro per animali Dog’s Trust Rehoming Centre di Uddingston, vicino a Glasgow. Vittima del pregiudizio, è stato rifiutato da ben quattro famiglie, colpite negativamente da una sua particolarità fisica che lo rende unico. Il cane possiede infatti due tartufi, cioè due nasi, un difetto piuttosto raro che fa diventare il suo aspetto molto più interessante. Il cane è nato con un raro difetto congenito che rende il suo muso particolare: il tartufo appare scisso verticalmente così da creare due narici separate. L’impatto è quello di osservare un cane con due nasi distinti. La divisione, che parte internamente dal suo palato, gli consente inoltre il movimento autonomo dei due apparati. Questa sua unicità lo ha reso strano agli occhi dei visitatori, che ne hanno rifiutato l’adozione. Eppure Snuffles è un cane simpatico e affettuoso, come sostiene la responsabile del centro Sandra Lawton: Nonostante non possieda l’aspetto di Lassie ha un cuore davvero d’oro, può considerarsi perciò un cane unico, uno su un milione. La pubblicità ricavata dalla pubblicazione di un articolo sul Mirror ha permesso a Snuffles di far conoscere la sua bellezza rara, cancellando per sempre i timori legati al suo aspetto singolare. Il centro è stato così sommerso da chiamate e richieste di adozione per il cucciolone, arrivate da tutto il mondo. E dopo una selezione mirata, lo staff ha individuato alcuni potenziali proprietari.
Per lui si cerca solo il meglio e, durante la fase di conoscenza, il cane ha potuto interagire con alcuni potenziali proprietari. Il più accreditato tra tutti ha stabilito con Snuffles un feeling particolare, creando subito una sintonia immediata e un buon livello di affetto. Ai suoi occhi il cane non possiede particolarità rilevanti, oppure difetti, se non la perfetta sintonia< che tanto stava cercando.
 
NEL CUORE.ORG
12 FEBBRAIO 2014
 
BRESCIA, 40 CANI AVVELENATI: "USANO ANCHE LA CARNE NEI GUANTI DI LANA"
Il proprietario di Sirius: "Si è salvato per miracolo"
 
Allarme bocconi avvelenati e non solo a Brescia: quaranta casi in pochi giorni. Una quarantina di cani che sono morti o si sono sentiti male dopo aver ingoiate esche al veleno oppure oggetti di vario genere. Le zone colpite - rivela "Il Giorno" - sono Gussago, la Valtrompia e la bassa bresciana, da cui proviene la segnalazione di un episodio preoccupante.
"Qualcuno ha cercato di uccidere il mio Sirius, un dobermann di 18 mesi - riferisce Fabrizio Stoppani, di Corticelle di Dello - e ora sto pensando di rivolgermi ai carabinieri per una denuncia contro ignoti". Il cane si è salvato grazie alla prontezza del proprietario e al lavoro dei veterinari. Ancora Fabrizio: "Mi sono accorto immediatamente che Sirius non stava bene: se ne stava rannicchiato e non si muoveva. L'ho portato dal veterinario. Aveva dolori lancinanti".
Dopo averlo operato, il medico ha scoperto dentro il corpo del quattrozampe un guanto di lana, che forse conteneva della carne. Il proprietario continua: "Qualcuno lo ha lanciato di proposito nel mio giardino. Ci mettono la carne per far sì che l'animale lo ingoi. Questo causa sofferenze atroci. Ancora poco e Sirius sarebbe morto".
Intanto, la Protezione civile di Brescia, dopo i tanti avvelenamenti, annuncia un'iniziativa a tutela dei propri volontari a quattro zampe.
 
VARESE NEWS
12 FEBBRAIO 2014
 
Sumirago – Caidate (VA)
Degrado e sporcizia, animali alla catena tra carcasse e liquami
Quando gli operatori del Servizio Interprovinciale di tutela animale e i carabinieri sono entrati nella proprietà hanno capito subito che si trovavano di fronte a qualcosa di orrendo
 
Cadaveri, liquami e un odore penetrante di carne putrefatta. Quando gli operatori del Servizio Interprovinciale di tutela animale e i carabinieri sono entrati nella proprietà di via san Giovanni Evangelista a Caidate di Sumirago hanno capito subito che si trovavano di fronte a qualcosa di orrendo. La segnalazione era partita per via dei cani visti in stato di abbandono. Da giorni, infatti, gli operatori tenevamo sotto controllo i tre cani visibili dalla strada i quali, da almeno un mese, giacevano all'addiaccio legati alla catena senza cuccia e senza niente sotto ogni genere di intemperie, esposti al freddo e al gelo. Ma quando sono entrati hanno trovato tutto il resto: un lager per animali.
Uno dei cani visibili dalla strada era una femmina legata ad un metro e mezzo di catena senza riparo alcuno da intemperie se non un cassone metallico ripieno di fango e pelli di animali morti. La catena non le permetteva di raggiungere ne cibo ne acqua e le era penetrata nella cute e sottocute della regione del collo causandole una evidente e profonda lacerazione sanguinante. Altri due cani meticci sono stati trovati segregati in un corridoio posto nel piano interrato dell'abitazione, completamente sommersi dal fango (circa 30 cm), al buio e senza acqua ne cibo. Un altro cane era segregato in una botola nel seminterrato dell'abitazione, completamente al buio senza ricovero ne cibo e acqua. Quando lo hanno trovato aveva paura della luce.L'ispezione si è poi rivolta verso l'allevamento dei maiali. Uno di questi è stato trovato in un box metallico talmente piccolo da non permettergli nessun movimento, nemmeno sedersi o sdraiarsi, era immerso nei suoi escrementi e aveva lesioni su tutta la regione ventrale del corpo riferibili a ustioni dovute al contatto con le proprie urine. Un altro era costretto a condividere lo spazio con una carcassa di suino in evidente stato di decomposizione, spinto ad assumere atteggiamenti di "cannibalismo".
Attorno migliaia di ossa tra cui crani di suini, polli e un cranio di cavallo. Due persone sono state denunciate. Le accuse vanno dal maltrattamento di animali, abbandono incontrollato di rifiuti all'ipotetsi anche di furto ai danni dello Stato per il ritrovamento di due pernici rosse, cioè due esemplari di avifauna selvatica autoctona appartenente al patrimonio indisponibile dello stato senza essere in possesso di una regolare licenza di caccia.
Al termine dell'intervento è stata sequestrata tutta l'area (4 ettari circa) in quanto colma di rifiuti di ogni genere tra cui anche diverse lastre di eternit, un pollaio, una porcilaia e lo scantinato della casa dove al momento del sopralluogo, nello scantinato, completamente al buio, vi era rinchiuso un cane Degli animali sono stati sequestrati 10 cani,  9 suini, 40 capi di pollame e 2 pernici rosse. Tutti gli animali sono stati affidati in giudiziale custodia al Sindaco di Sumirago e alla ASL di Varese, i cani ed il pollame e le pernici sono già state trasferite mentre rimangono in loco ancora i suini per i quali ASL e Comune devono individuare quanto prima un luogo idoneo dove trasferirli. T.B.
FOTO
 
L’ECO DELLE VALLI
12 FEBBRAIO 2014
 
Traffico illegale di cani dalla Romania: maxi operazione della GdF
 
BRESCIA  -   Maxi operazione della Guardia di Finanza, che ha sgominato nei giorni scorsi una banda dedita al contrabbando di cani provenienti dalla Romania. Un vero e proprio sodalizio criminale dedito al traffico clandestino di cuccioli. Le indagini hanno preso avvio circa un anno fa, quando un autocarro proveniente appunto dalla Romania era stato fermato e perquisito: al suo interno erano stati rinvenuti, nascosti tra i bagagli, 12 cuccioli di cane in scatole di cartone, ma anche passaporti per animali e certificazioni sanitarie false. Ciò aveva destato sospetti e le forze dell’ordine avevano avviato le indagini.
Undici soggetti sono indagati a vario titolo e una decina di altre persone sono già state raggiunte da provvedimenti cautelari. La mente dell’organizzazione criminale era un rumeno ma tra gli indagati ci sono anche referenti italiani, originari della Lombardia e del Piemonte. In Italia i cuccioli venivano spacciati per animali allevati nel nostro Paese e venivano venduti attraverso annunci pubblicati su siti internet, come Subito.it, Kijiji ed E-Bay. In sostanza i cani, cresciuti in Romania, venivano pagati pochi euro e dopo un viaggio doloroso in gabbie strettissime, magari collocate negli spazi adibiti alla ruota di scorta, venivano venduti in Italia.
In alcuni casi i cuccioli, strappati prematuramente dalle madri, morivano per malattie congenite, per infezioni oppure a causa dello stress dovuto alle troppe ore di viaggio affrontate in condizioni proibitive.
La procura ha contestato l’associazioni per delinquere, vari delitti in materia di falsificazione di documenti, i reati di frode in commercio, truffa, maltrattamento di animali e di traffico illecito di animali da compagnia. La consegna degli animali ai referenti italiani avveniva in prossimità dei caselli autostradali ma c’era anche la possibilità di consegna a domicilio con sovrapprezzo. Le indagini hanno consentito di scoprire anche due allevamenti abusivi nelle Province di Brescia e Biella, dove gli animali venivano ristretti in stanze buie e chiuse al fine di non destare sospetti. Attraverso una serie di interventi, la GdF ha sequestrato oltre 100 cuccioli, i più di razza American Staffordshire Terrier e Shar Pei, centinaia di passaporti falsi per animali da compagnia, microchip da impiantare nonché medicinali da somministrare ai cuccioli in difficoltà.
 
QUOTIDIANO.NET
12 FEBBRAIO 2014
Il cane del parroco morto deve sloggiare: il nuovo prete non lo vuole
Chivasso (Torino). Il sacerdote non tollera neanche che le volontarie portino da mangiare a Tek che, seppure anziano e triste, deve trovare una nuova casa
 
Roma, 12 febbraio 2014 - Don Tullio aveva un cane, era suo e lo amava. Ora don Tullio non c'è più e le cose sono cambiate. Molto.  Il nuovo prete non vuole dare alle volontarie le chiavi per andare a dare da mangiare a Tek, che vive sempre solo, al freddo, in un cortile chiuso. E tutto l'amore di don Tullio per il cane che aveva accolto sembra inutile. Accade a Chivasso, in provincia di Torino.
Il nuovo parroco non vuole quel cane e non tollera che ci sia chi si preoccupa per lui. Tek è un cane, anzi un cagnolone, con testone dagli occhi umani su un corpo robusto e ricoperto di un folto pelo nero. Con don Tullio era amore puro : due solitudini che andavano insieme nella vita condividendo la serenità e la pace di un animo mite, di un cuore privo di cattiveria, un rapporto dignitoso e corretto che sapeva collegare senza egoismo l’amore per gli uomini all’amore per il Creatore e per tutte le sue meravigliose creature. 
I giorni passavano, il campanile all’ombra del quale si aggirava libero TEK, l’amato cane di Don Tullio, proteggeva questo rapporto dignitoso, colmo di attenzioni reciproche tenere e delicate. Ma, ahimè, tutti siamo mortali e anche per Don Tullio, parroco molto amato e stimato, venne il giorno del ritorno alla casa del Padre tra il compianto generale.
Nessuno si ricordò di TEK che silenziosamente, ma col testone ripiegato, continuava a sostare dietro la porta da cui vedeva ogni giorno comparire il suo compagno umano con qualche bocconcino prelibato o anche solo con la voce gioiosa e la carezza pronta. Si giocava un po’ nello spazioso cortile, a volte spuntavano palline da rincorrere, bastoncini da afferrare al volo, Don Tullio dimenticava per qualche ora le incombenze tanto gravose e importanti e spesso il suo amico cane aveva il permesso di seguirlo e distendersi nella cuccia, accanto ai suoi piedi mentre era intento agli impegnativi lavori di tavolino.
Quando Don Tullio fu portato al cimitero, TEK non riusciva a rassegnarsi, non capiva, nessuno gli spiegava qualcosa, nessuno si ricordava di lui. Dopo giorni di attesa si convinse a mangiare quella ciotola di cibo che un’anima buona veniva a portagli quotidianamente, ma non si rassegnò a non aspettare più il suo padrone. Lo tosarono in estate, gli dettero acqua, cibo, e qualche carezza, qualche parola incoraggiante. Lo curarono e protessero dall’inverno.
Ma oggi l’ombra del campanile non è più sua. Deve sloggiare. Le volontarie hanno chiesto a tutti i parrocchiani del paese, che tanto amavano il prete defunto, ma nessuno vuole il suo cane, lui può fare qualsiasi fine. Ora che è vecchio, triste e senza speranza. Le cose cambiano, i giorni distruggono tutto ciò che sembrava irremovibile e fermo fino ad ieri. TEK deve andar via. È vecchio, è triste, nessuno lo vuole. Le volontarie sperano che, dall'alto, don Tullio possa proteggere Tek. Ma, nell'attesa, si adoperano per riuscire a sfamare il cagnolone nella speranza che trovi una casa calda e accogliente dove vivere. Perché lì, davvero, non può restare.
 
IL GIORNO