febbraio 2015
 

BRESCIA OGGI
1 FEBBRAIO 2015
Un cane ucciso, un secondo ferito a fucilate
Il proprietario del cane morto è disperato. Sulla vicenda è intervenuto personale della Questura


NELLA FOTO - Le ferite riportatate da Mela 

Valentino Gonzato

Brescia. «È come aver perso un membro della famiglia». Francesco De Marco, 29 anni, ha gli occhi colmi di dolore e non riesce a darsi pace. Luna, la sua cagnolina, una meticcia di taglia medio-piccola che a giugno avrebbe compiuto due anni, non c'è più: è stata uccisa da un vicino di casa, che l'ha sorpresa ad azzannare polli e agnellini all'interno del proprio terreno. L'uomo ha imbracciato il fucile da caccia e ha sparato. Dice di averlo fatto per «legittima difesa». Del caso si occupa la Questura.
È accaduto giovedì scorso in via del Brolo, al Villaggio Prealpino. Per qualche motivo, Luna è uscita dal giardino di casa, ha attraversato una strada sterrata e scavato una buca sotto la recinzione attraverso la quale è entrata nel campo confinante.
Assieme a lei c'era Mela, la sua inseparabile compagna di giochi, una golden retriever, di quattro anni, di proprietà di un amico di De Marco, che abita nello stesso complesso residenziale al civico 101/A di via del Brolo. I due cani si sono diretti al pollaio, dove hanno sbranato un paio di polli.
Dopodiché hanno fatto irruzione nella stalla e hanno ammazzato alcuni agnellini. Il proprietario del terreno si è accorto che stava succedendo qualcosa di strano. È uscito dall'abitazione per andare a controllare e si è trovato di fronte Luna e Mela, che gli «ringhiavano contro».
E COSÌ SAREBBE CORSO in casa e se ne sarebbe uscito subito dopo imbracciando il fucile da caccia, che detiene regolarmente. Avrebbe preso la mira e sparato due colpi. La prima ridda di pallini ha investito in pieno Luna, uccidendola. Mela, invece, è stata colpita di striscio dalla seconda raffica.
Gli spari hanno allertato alcuni residenti. Qualcuno ha creduto di scorgere in lontananza il corpo di Luna e ha telefonato subito al suo padrone. De Marco era al lavoro e si è precipitato a casa. «Ho guardato dappertutto, ma Luna non c'era. Quando non ci sono se ne sta sempre in casa, non esce nemmeno in giardino», racconta. Non trovandola, ha deciso di andare dal vicino. «Gli ho chiesto cosa fosse successo, ma era evasivo - afferma -. Non ha mai detto di averla uccisa e continuava a cambiare versione. Ma io volevo vedere Luna. Era l'unica cosa che mi interessava in quel momento».
A quel punto De Marco torna a casa e parla con il proprietario di Mela, che nel frattempo ha fatto ritorno. È ferita alla testa e a una zampa.
È LA GOCCIA che fa traboccare il vaso. Il ventinovenne chiama il 113. La Questura invia una volante. Gli agenti raccolgono la versione dello sparatore, che racconta di essersi sentito «minacciato» dai due cani e «aver temuto per la propria vita». La sera successiva Francesco De Marco si presenta in Questura per sporgere denuncia. Al momento, non ci sono indagati.
In via del Brolo monta la rabbia dei residenti. «Qui, quasi tutti hanno un cane e soffrono con me per quello che è capitato a Luna», dice De Marco. «L'assicurazione avrebbe risarcito il vicino per l'uccisione degli animali. Che motivo c'era di ammazzarla? Quell'uomo si è sentito minacciato? Impossibile. Luna non é mai stata aggressiva». 
 
GEA PRESS
1 FEBBRAIO 2015
VICENZA – Capriolo con le zampe spezzate nel corso di una battuta di caccia alla volpe
Intervento della Polizia Provinciale. Cosa succederà dopo la chiusura delle Province?
 
Ucciso nel corso di una battuta di caccia alla volpe con i cani segugio.
È successso in provincia di Vicenza e a farne le spese, nelle ultime giornate di caccia, è stato un belliissimo capriolo adulto.
Due fucilate, esplose da distanza ravvicinata, gli hanno spezzato entrambe le  zampe anteriori.
In zona era presente la Polizia Provinciale di Vicenza, immediatamente intervenuta anche grazie alla collaborazione di alcuni cittadini.  Si è così riusciti  ad identificare i tre cacciatori che componevano la squadra e a  raccogliere sul posto alcuni elementi importanti per l’accertamento delle responsabilità penali.
In tal maniera, per quanto riguarda gli interventi antibracconaggio della Polizia Provinciale di Vicenza, si conclude la stagione venatoria 2014-2015. Rimangono, però, ancora irrisolte le incertezze sul futuro di tali controlli.
Come è noto, il progetto di riforma della pubblica amministrazione voluto dal Governo, non ha ancora chiarito il destino della Polizia Provinciale ne i compiti ad essa assegnati. Tra questi i controlli antibracconaggio ed i casi di maltrattamento animale.
L’attenzione nei riguardi del bracconaggio resta comunque alta. Secondo la stessa Polizia Provinciale di Vicenza il fenomeno, purtroppo, non conosce periodi di inattività.
Il bilancio per la Polizia Provinciale segna intanto con tale intervento, un’altro considerevole risultato. La vigilanza e il presidio del territorio sono, infatti, condizioni indispensabili per la tutela e la conservazione della fauna selvatica.
In questa stagione di caccia, sono un’ottantina le segnalazioni penali che la Polizia Provinciale di Vicenza ha inoltrato all’Autorità Giudiziaria. Tra i reati contestati anche quelli relativi alla violazione dellalegge sulle armi, resistenza e minacce. Oltre 200, invece, le sanzioni amministrative.
 
NEL CUORE.ORG
1 FEBBRAIO 2015
BRESCIA, UN CANE UCCISO A FUCILATE E L'ALTRO FERITO: UNA DENUNCIA
Avrebbero attaccato degli animali da cortile
"È come aver perso un membro della famiglia". Francesco De Marco, 29 anni, non riesce a darsi pace. Luna, la sua cagnolina, una meticcia di taglia medio-piccola che a giugno avrebbe compiuto due anni, è stata uccisa da un vicino di casa, con l'accusa di aver attaccato polli e agnellini all'interno del suo terreno, probabilmente credendo di giocare con loro. In compagnia di un altro quattrozampe, rimasto ferito. L'uomo ha imbracciato il fucile da caccia e ha sparato. Sostiene di averlo fatto per "legittima difesa". Della vicenda se ne sta occupando la polizia. Lo rivela "Bresciaoggi".
È successo nei giorni scorsi in via del Brolo, al Villaggio Prealpino, a Brescia. Luna è uscita dal giardino di casa, ha attraversato una strada sterrata e scavato una buca sotto la recinzione ed è riuscita ad entrare nel campo confinante. Assieme a lei c'era Mela, la sua inseparabile compagna di giochi, una golden retriever di quattro anni, di proprietà di un amico di De Marco, che abita nello stesso complesso residenziale al civico 101/A di via del Brolo. I due cani si sono diretti prima nel pollaio e poi nella stalla e hanno puntato alcuni polli e agnellini. Il proprietario del terreno si è accorto di tutto ciò, è uscito di casa per andare a controllare e si è trovato di fronte Luna e Mela.
Così sarebbe tornato indietro e sarebbe uscito subito dopo imbracciando il fucile da caccia, che detiene regolarmente. Avrebbe preso la mira e sparato due colpi. La prima pioggia di pallini ha investito in pieno Luna, uccidendola. Mela, invece, è stata colpita di striscio dalla seconda raffica.
Gli spari hanno allertato alcuni abitanti della zona. Qualcuno ha visto in lontananza il corpo di Luna e ha telefonato subito al suo proprietario. De Marco era al lavoro e si è precipitato a casa. "Ho guardato dappertutto, ma Luna non c'era. Quando non ci sono se ne sta sempre a casa, non esce nemmeno in giardino", racconta. Non trovandola, ha deciso di andare dal vicino. "Gli ho chiesto che cosa fosse successo, ma era evasivo - racconta -. Non ha mai detto di averla uccisa e continuava a cambiare versione. Ma io volevo vedere Luna. Era l'unica cosa che mi interessava in quel momento". A quel punto De Marco torna a casa e parla con il proprietario di Mela, che nel frattempo è rincasato. Scopre che la cagnetta è ferita alla testa e a una zampa, mentre la sua è morta. Il proprietario di Luna chiama il 113. La Questura invia una volante. Gli agenti raccolgono la versione dello sparatore, che racconta di essersi sentito "aver temuto per la propria vita". La sera successiva Francesco De Marco si presenta in Questura per sporgere denuncia. Al momento, non ci sono indagati.
In via del Brolo monta la rabbia dei residenti. "Qui, quasi tutti hanno un cane e soffrono con me per quello che è capitato a Luna", dice De Marco. "L'assicurazione avrebbe risarcito il vicino per l'uccisione degli animali. Che motivo c'era di ammazzarla? Quell'uomo si è sentito minacciato? Impossibile. Luna non è mai stata aggressiva".
 
GIORNALE  DI BRESCIA
1 FEBBRAIO 2015
Cani nel pollaio, il fucile spara
Brescia, La denuncia del padrone: «Ha ucciso la mia Luna». Tutto ha avuto inizio al Villaggio Prealpino giovedì, poco dopo mezzogiorno, quando la cagnolina Luna, meticcia di 2 anni di taglia media, aiutata da Mela, un golden retriever di 5, è riuscita a scavarsi un varco nella rete del giardino di casa, fuggendo nel campo adiacente.
Quel che è davvero successo, poi, rimane solo in termini di ricostruzione. Sembra che i due cani abbiano adocchiato un pollaio e siano riusciti ad entrare. Colti in flagrante, secondo quanto riferito dal proprietario dei polli alla Polizia, lo stesso uomo avrebbe imbracciato il fucile sparando contro gli intrusi.I pallini devono aver messo in fuga nell’immediato Mela che, pur con la parte sinistra del corpo ferita e un occhio malconcio, è riuscita a tornare a casa. Luna, invece, non è invece riuscita a scappare. Il padrone, Francesco De Marco, una volta tornato a csa, si è messo a carcarla.È arrivato nei pressi del pollaio. «Qui - racconta Francesco - l’uomo ha affermato di aver sparato agli intrusi perché aggressivi e intenti a fare una strage nel pollaio. Accuse che ritengo prive di credibilità, visto che sono sempre stati animali docili. Quando gli ho chiesto di riconsegnarmi il mio cane, l’uomo ha iniziato ad accampare scuse, affermando che il corpo era altrove».Gli agenti di Polizia locale, giunti poco dopo, hanno invece contraddetto lo sparatore, rinvenendo sul posto il corpo senza vita di Luna. E hanno così dato disposizione al proprietario di casa di non rimuoverlo. Perché subito dopo gli agenti hanno raccolto la denuncia di De Marco. Ora spetterà alle indagini fare chiarezza su quanto accaduto e ripartire le rispettive responsabilità.
 
ROMAGNA NOI
1 FEBBRAIO 2015
Forlì Furto di cane, denunciato un 26enne
Il canile non voleva affidargli un meticcio molto aggressivo e lui l'ha rubato
FORLI' - Lo aveva visto al canile, voleva adottarlo ma davanti al rifiuto degli operatori di affidarglielo aveva deciso di servirsi da solo andando a prelevare il cane dal suo box quando nessuno poteva fermarlo. E’ stato identificato e denunciato l’autore del furto di un meticcio al canile comprensoriale avvenuto la scorsa settimana. Si tratta di un 26enne di origini rumene fermato dalla polizia mentre portava a spasso il cane, sottratto illegalmente nella struttura di via Bassetta, nella zona dei Portici. L’animale è stato facilmente riconosciuto perché provvisto di microchip ed è stato subito riportato nella struttura comprensoriale. A ritrovare il meticcio è stata la polizia della Squadra Volanti dopo che sul caso era stato svolte le indagini della Polizia Municipale. A mettere gli inquirenti sulle tracce dell’uomo era stata una precisa circostanza.
Il 26enne si era presentato più volte al canile nel tentativo di farsi affidare il cane. Un animale giudicato dagli operatori come molto aggressivo e per questo difficile da gestire. A quanto pare per gli addetti della struttura, non avevano dato il loro assenso all’affidamento. Poco dopo il diniego il cane era misteriosamente sparito dal suo box. Da lì erano partite le indagini e si era cercato di verificare se il meticcio si trovasse nell’abitazione del 26enne. Fatti i dovuti accertamenti la pratica è poi stata affidata alla Squadra Volanti che l’altra mattina hanno fermato il romeno in compagnia del cane nella zona dei Portici. L’animale è stato riportato al canile e il giovane è stato denunciato per furto.
E’ la prima volta che nella struttura di via Bassetta si verifica un episodio del genere, tanto che il fatto aveva sconcertato gli operatori. Alcuni avevano anche ipotizzato che il cane fosse stato portato via e destinato ai combattimenti clandestini. Pericolo ora scongiurato.
 
REPUBBLICA.IT
1 FEBBRAIO 2015
Animali, Aida&a denuncia: "Nel 2014 mangiati in Italia oltre 6mila gatti"
L'associazione che si batte per la tutela degli animali segnala migliaia di casi in cui i felini sarebbero ancora cacciati o allevati per finire in pentola
ROMA - La notizia è di quelle raccapriccianti, quasi al limite della leggenda metropolitana. Eppure mangiare gatti in Italia sarebbe ancora una pratica piuttosto diffusa, specie in alcune regioni. A denunciarlo è l'Aida&a, l'associazione italiana difesa animali e ambiente, che ha analizzato i dati raccolti dal servizio segnalazionereati@libero.it.Secondo l'associazione lo scorso anno "in Italia sono stati uccisi 6-7.000 Gatti che sono stati poi cucinati, e non stiamo parlando di ristoranti asiatici, ma di italiani, che specialmente nelle provincie di Brescia, Cremona, Vicenza, Verona ma anche nel milanese e nella zona tra Parma e Eeggio Emilia in alcuni casi organizzano dei veri e propri pranzi a base di gatto con la presenza anche di 20-30 persone. Ovviamente- continua l'Aida&a- tutto questo avviene quasi sempre di nascosto anche perchè in italia uccidere e mangiare un gatto o un cane è un reato punibile con il carcere ai sensi dell'articolo 544 del codice penale". E non si tratta solo di randagi a cui viene data la caccia, ma anche di felini rapiti dalle colonie o allevati per il consumo alimentare. Gli animalisti segnalano anche che sono in aumento le pagine Facebook e i siti dove si inneggia a cucinare animali domestici ed in particolare cani e gatti. In alcune zone d’Italia, dunque, nonostante questa pratica sia anche illegale continuano ad essere serviti gatti cucinati al vapore come secondo piatto o come carne da accompagnare alla polenta. Questa abitudine poteva trovare una qualche giustificazione parziale nell’immediato dopoguerra, con le città ancora da ricostruire e il concreto rischio di morte per fame.Ora fortunatamente l’Italia non si trova più in quelle condizioni e ci siamo evoluti verso una maggiore tutela legale dei nostri animali da affezione, gatti compresi. Un esempio è arrivato qualche anno fa, quando la sola proposta di una ricetta per cucinare questi piccoli felini era costata il posto a Beppe Bigazzi, fino ad allora ospite fisso di Antonella Clerici alla Prova del cuoco su Rai Uno.Un ultimo un curioso quanto poco piacevole fatto registrato nella provincia di Milano: una signora nel corso di diversi anni ha allevato a scopo di alimentazione oltre 600 gatti, dandoli da mangiare ai suoi amici in succulenti pranzetti che garantiva essere a base di coniglio.
 
GEA PRESS
1 FEBBRAIO 2015
Siena – La fauna protetta nelle tasche del cacciatore
Intervento delle Guardie del WWF di Siena che, nel giorno di chiusura dell’attività venatoria, hanno provveduto a sanzionare un cacciatore sorpreso nelle campagne di Rapolano.
Le Guardie, impegnate in un servizio di controllo del territorio, avevano notato un’autovettura ferma nei pressi di un piccolo bosco. Quasi contemporaneamente si è udita una prima fucilata. Poco dopo, un secondo colpo di arma da fuoco.
Avvicinatisi all’automobile con le dovute accortezze, vi è stata l’ennesima fucilata.
Il protagonista di tale attivià di fucileria era un anziano cacciatore che ha iniziato a tirar fuori dalle tasche due fringuelli,  una cinciallegra ed ua cinciarella. Si tratta di specie protette dalla legge.
Intervenuta la Polizia Provinciale per il sequestro dell’arma e degli animali abbattuti, si è infine provveduto alla denuncia del cacciatore
 
CORRIERE ADRIATICO
1 FEBBRAIO 2015
Cacciatore lascia il cane chiuso
in auto per oltre quattro ore
TOLENTINO –(MC) Lascia il cane chiuso in macchina per oltre quattro ore, scatta l’allarme. Dopo la segnalazione sul posto sono intervenuti i vigili urbani e gli uomini del servizio veterinario per appurare le condizioni dell’animale. A dare l’allarme è stata la giornalista tolentinate Ester De Troia. Erano le 8.10 quando percorrendo la strada che da contrada San Giuseppe porta a San Severino ha visto sul ciglio della strada una macchina ferma. “Stavo accompagnando mio figlio a una partita - ha raccontato la giornalista - e passando non ho potuto non notare dentro la macchina ferma il muso di quel povero cane che abbaiava e che aveva appannato i vetri. Ho pensato che magari il proprietario si era fermato per una breve sosta e ho continuato. Verso le 11 quando stavamo tornando, però, ho visto che la macchina era ancora lì, ma il cane non abbaiava più, così mi sono fermata per controllare”. Il cane, un meticcio di mezza taglia, era ancora in auto chiuso dentro una gabbia. “I finestrini erano chiusi ma la macchina non era stata chiusa, così ho aperto uno sportello per fargli prendere un po' d'aria”. De Troia ha quindi chiamato i vigili che verso mezzogiorno sono arrivati sul posto, dopo aver accertato che il proprietario era un uomo residente in provincia di Macerata hanno chiamato il servizio veterinario. Tornata a casa la giornalista ha condiviso su Facebook l’amarezza per quanto accaduto: “Complimenti al cacciatore che ha lasciato chiuso in macchina questo cane dalle 8 di questa mattina, sono le 11 ed è ancora lì. Ho appena chiamato i carabinieri”. Un post che ha raccolto tantissimi consensi, con oltre 80 "likes" e numerosi commenti di amici che hanno elogiato il comportamento della giornalista, segno questo che la sensibilità verso gli animali è ormai - per fortuna - profondamente diffusa.
 
NEL CUORE.ORG
1 FEBBRAIO 2015
MILANO, "LUOGHI PUBBLICI APERTI AI CANI? HO DOVUTO LEGARLO FUORI"
Lo sfogo di una 34enne entrata in un ufficio anagrafe
"Animali benvenuti negli uffici pubblici? Non mi sembra. Ho dovuto legare il cane fuori dall'ufficio anagrafe per poter entrare". Lo sfogo al quotidiano "Il Giorno" è di Vanessa F., 34 anni. Ieri mattina è andata nell'ufficio di largo De Benedetti, a Milano, zona Isola, per rinnovare la carta d'identità scaduta. "Sono entrata con un golden retriever al guinzaglio, dolcissima. L'impiegata mi ha chiesto di uscire. Ho chiesto come mai e mi è stato detto di leggere il regolamento: avrei dovuto portare la museruola. Ho chiesto alle persone in attesa - continua la giovane - e a nessuno dava fastidio la cagnolina. Eppura, l'impiegata è stata inflessibile: ho dovuto legarla fuori". La 34enne ha preso il numerino ed è tornata dopo mezzora. Anche in questo caso ha legato fuori l'animale, "nonostante l'ufficio stesse per chiudere e dentro ci fossero pochissime persone". 
Nel regolamento per la tutela degli animali si legge: "E' consentito l'accesso ai cani accompagnati in tutti gli uffici comunali aperti al pubblico, fatto salvo l'utilizzo del guinzaglio e della museruola (ad eccezione dei cani di piccola taglia, che possono essere tenuti in braccio o in borsa)". Il Comune di Milano fa sapere che non c'è un obbligo ma consiglia di portare la museruola con sé e, all'occorrenza, di farla indossare al cane.  Resta il fatto che il buon senso dovrebbe avere la meglio sull'inflessibilità.
 
CORRIERE.IT
1 FEBBRAIO 2015
Il cane nel fiume in piena: il drammatico salvataggio con l’elicottero
È successo a Los Angeles
Il cane di sette anni, un incrocio tra un corgi e un chihuahua, è finito venerdì sera nel Los Angeles River di Burbank, California, durante un forte temporale. Qualcuno ha notato la bestia in acqua ed ha subito allertato i soccorsi. Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco in elicottero. Un’operazione complicata e anche pericolosa. L’animale, ribattezzato Lucky, è stato nel frattempo portato nel centro North Central Animal Shelter di Lincoln Heights. Ora si cerca di risalire al proprietario.
VIDEO
http://video.corriere.it/cane-fiume-piena-drammatico-salvataggio-l-elicottero/ca057d0c-aa20-11e4-a06a-ec27919eedf1
 
LA ZAMPA.IT
1 FEBBRAIO 2015
Parco Yosemite, avvistata rara volpe rossa
E’ il primo caso documentato negli ultimi 100 anni
I funzionari del parco nazionale di Yosemite, in California, hanno avvistato uno degli animali più rari del Nord America per la prima volta in 100 anni. Si tratta di una volpe rossa della Sierra Nevada, specie di cui sono presenti solo 50 esemplari in tutto il continente. L’ultima volta che era stata vista allo Yosemite National Park era stato nel 1915.La volpe è stata avvistata e fotografata il 13 dicembre e il 4 gennaio, e i funzionari del parco stanno ancora cercando di capire se le telecamere hanno ripreso lo stesso animale o se gli esemplari sono addirittura due. «Siamo entusiasti di sentire parlare di un avvistamento della volpe in Sierra Nevada, uno degli animali più rari e sfuggenti di questo territorio - ha detto Don Neubacher, sovraintendente del Parco Nazionale di Yosemite -. I parchi nazionali come il nostro forniscono l’habitat adatto per la fauna selvatica ed è incoraggiante sapere che la volpe rossa sia stata avvistata proprio qui».
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/02/01/societa/lazampa/animali/parco-yosemite-avvistata-rara-volpe-rossa-60xpaMLYUBcrtcoDnBoBQO/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
1 FEBBRAIO 2015
Malati di tumore, un cane per star meglio
Uno studio dimostra i benefici offerti dalla pet therapy in oncologia
La presenza di un cane migliora il benessere emotivo di alcuni pazienti affetti da tumore, sottoposti a cure complesse con radioterapia e chemioterapia. Lo dimostrano i risultati di uno studio clinico che ha documentato i benefici offerti dalla pet therapy in oncologia e pubblicato questa settimana sul `Journal of Community and Supportive Oncology´. La ricerca, condotta da un’équipe di ricercatori presso il centro medico Mount Sinai Beth Israel (New York), è stata patrocinata dalla Fondazione The Good Dog che si occupa della preparazione, a scopo terapeutico, di cani certificati, da Zoetis, azienda del settore della salute animale, e dalla Fondazione Pfizer. Lo studio ha evidenziato come i pazienti con tumore dell’apparato gastrointestinale, alla testa o al collo sottoposti a trattamenti multimodali con chemioterapia e radioterapia concomitanti hanno evidenziato un miglioramento dello stato di benessere emotivo e della qualità della vita quando ricevevano regolare visita da parte di cani addestrati per questo scopo nel corso del trattamento. Il miglioramento dello stato di benessere emotivo è ancora più significativo, perché è stato registrato anche nei casi in cui i pazienti mostravano un peggioramento sia del benessere fisico che di quello funzionale. «La visita supportata con la presenza di animali ha migliorato sensibilmente la qualità della vita e “umanizzato” un trattamento ad alto contenuto tecnologico», spiega Stewart B. Fleishman, ricercatore principale, direttore e fondatore dell’unità Cancer Supportive Services presso il centro medico Mount Sinai Beth Israel. «I pazienti - aggiunge - hanno affermato che, se non fosse stato per la presenza del cane, avrebbero abbandonato prematuramente la terapia». Alla sperimentazione hanno partecipato 42 pazienti adulti, di cui 37 hanno completato le 6 settimane previste, durante le quali hanno ricevuto una visita assistita con animali della durata di 15-20 minuti. I pazienti erano affetti da forme aggressive di tumore al collo o al cervello e hanno scelto una terapia combinata di radioterapia e chemioterapia in previsione di un trattamento chirurgico meno invasivo rispetto a quanto altrimenti previsto. La maggior parte dei pazienti si è sottoposta ai 30 trattamenti di radioterapia presso il centro medico Mount Sinai Beth Israel, in aggiunta al ciclo programmato di chemioterapia. I pazienti mostravano segni di notevole affaticamento e paura e avevano perso peso essenziale per poter mantenere la forza necessaria. Molti erano alimentati artificialmente, presentavano notevoli quantità di muco in bocca e nella gola e avevano momentaneamente perso il senso del gusto e dell’olfatto. I malati hanno evidenziato cali significativi e marcati tanto del benessere fisico come di quello funzionale. Ci si attendeva un calo analogo anche nello stato di benessere emotivo nel corso del tempo, quale effetto secondario cumulativo della terapia. Invece, grazie alla presenza del cane, lo stato di benessere sociale ha mostrato un miglioramento.  
 
ADN KRONOS
2 FEBBRAIO 2015
Scoperto in provincia di Varese appartamento lager per animali, in 40 reclusi tra le feci
Animali 'detenuti' in gabbie strette, tra le feci, reclusi e venduti. E' una sorta di lager per 'quattro zampe' quello che le guardie zoofile Oipa di Varese hanno trovato, dopo una segnalazione, nell'abitazione di una donna. Le guardie, ora, hanno avviato un’indagine per verificare gli estremi per un intervento. Così, dopo alcune settimane di sopralluoghi, la situazione si è rivelata in tutta la sua gravità, sia perché l’accumulo di animali avveniva senza sosta sia per il manifestarsi di gravi infezioni virali in alcuni esemplari, ed è quindi stato organizzato un intervento in collaborazione con i carabinieri su mandato della Procura di Varese. La perquisizione ha evidenziato la presenza di 26 cani di piccola taglia (per la maggior parte chihuahua, yorkshire e incroci) di varie età, 9 gatti, 1 pappagallo cenerino e 5 tartarughe d’acqua detenuti in spazi angusti perché occupati da un’ingente quantità di materiale accumulato e rifiuti in condizioni igienico sanitarie disastrose: la presenza di grandi quantità di feci di animali rendeva infatti l’aria irrespirabile e l’ambiente malsano. I cani venivano fatti accoppiare di frequente per poi destinare i cuccioli alla vendita durante mercatini di articoli usati.
Nel garage, completamente al buio e confinati in piccoli serragli colmi di feci, erano rinchiusi un cane meticcio femmina di taglia media, un chihuahua, un caprone tibetano e un agnello. All’esterno era infine detenuta una maialina vietnamita, libera ma priva di alcun riparo. Tutti gli animali sono stati sequestrati e trasferiti in strutture idonee o presso cliniche veterinarie. Le indagini sono tutt’ora in corso e la donna è indagata per detenzione di animali in condizioni non idonee e per maltrattamento di animali.
VIDEO
http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2015/02/02/scoperto-provincia-varese-appartamento-lager-per-animali-reclusi-tra-feci_3pApRcIwkh27DE87u0fH7M.html
 
VARESE NEWS
2 FEBBRAIO 2015
Scoperto un allevamento abusivo con oltre 40 animali
La scoperta delle Guardie zoofile che hanno trovato 26 cani di piccola taglia di varie età, 9 gatti, 1 pappagallo cenerino e 5 tartarughe d’acqua in condizioni igieniche pessime. Una donna
indagata per maltrattamenti
Scoperto un allevamento abusivo con oltre 40 animali. A seguito di una segnalazione su un’abitazione in provincia di Varese all’interno della quale una donna deteneva molti animali di varie specie in condizioni inadeguate, le guardie zoofile OIPA Varese hanno avviato un’indagine per verificare gli estremi per un intervento. «Dopo alcune settimane di sopralluoghi la situazione si è rivelata in tutta la sua gravità - spiegano le guardie zoofile -, sia perché l’accumulo di animali avveniva senza sosta sia per il manifestarsi di gravi infezioni virali in alcuni esemplari, ed è quindi stato organizzato un intervento in collaborazione con i carabinieri su mandato della Procura di Varese».La perquisizione ha evidenziato la presenza di 26 cani di piccola taglia (per la maggior parte chihuahua, yorkshire e incroci) di varie età, 9 gatti, 1 pappagallo cenerino e 5 tartarughe d’acqua detenuti «in spazi angusti perché occupati da un’ingente quantità di materiale accumulato e rifiuti in condizioni igienico sanitarie disastrose: la presenza di grandi quantità di feci di animali rendeva infatti l’aria irrespirabile e l’ambiente malsano - spiegano -. I cani venivano fatti accoppiare di frequente per poi destinare i cuccioli alla vendita durante mercatini di articoli usati. Nel garage, completamente al buio e confinati in piccoli serragli colmi di feci, erano rinchiusi un cane meticcio femmina di taglia media, un chihuahua, un caprone tibetano e un agnello. All’esterno era infine detenuta una maialina vietnamita, libera ma priva di alcun riparo».Tutti gli animali sono stati sequestrati e trasferiti in strutture idonee o presso cliniche veterinarie. Sono infatti sotto stretto controllo veterinario visti i decessi di alcuni esemplari a causa di infezioni nei giorni precedenti al sopralluogo. Le indagini sono tutt’ora in corso e la donna è indagata per detenzione di animali in condizioni non idonee, sia per maltrattamento di animali. L'intervento è stato effettuato dai carabinieri della stazione di Laveno Mombello, coadiuvati nella fase esecutiva da personale dell’A.S.L. di Varese e dalle Guardie Zoofile dell’O.I.P.A., nei giorni scorsi hanno eseguito a Caravate una perquisizione domiciliare presso l’abitazione di una donna.
Ai militari erano infatti giunte delle precise segnalazioni, relative al maltrattamento e all’abbandono, nel luogo in questione, di numerosi animali, detenuti dalla donna in pessime condizioni.
Le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica, Dott.ssa Annalisa Palomba, hanno portato quindi all’emissione di un Decreto di perquisizione. 
La donna dovrà rispondere di maltrattamento e abbandono di animali.
FOTO
http://www3.varesenews.it/gallerie/scoperto-un-allevamento-abusivo-con-oltre-40-animali-20829.html
 
NEL CUORE.ORG
2 FEBBRAIO 2015
PESCARA, JOHNNY LEGATO ALL'ALBA ALLA RECINZIONE DEL CANILE: FERITO
Molto probabilmente reduce da lotte. Giallo sul microchip
 
I volontari della sezione di Pescara della Lega nazionale per la difesa del cane hanno trovato Johnny un mattino presto, legato alla recinzione del canile. Spaventato, con molte ferite fresche e altre già cicatrizzate ma soprattutto un profondo squarcio sul fianco sinistro che ha fatto pensare che quel possente bull terrier provenisse dal terribile mondo dei combattimenti clandestini.
"Ovviamente il cane è stato immediatamente sottoposto a un ricovero presso un ambulatorio veterinario dove hanno riscontrato, oltretutto, febbre molta alta provocata dall'infezione, con possibile rischio di setticemia. Non si è potuto escludere che la lacerazione e le ferite fossero frutto di probabili 'lotte'", raccontano i volontari della Lndc pescarese.
Per di più, nel breve trascorso di questa creatura di un paio di anni di età o poco più si cela un piccolo "giallo" sulla sua provenienza. Johnny, infatti, è microchippato ma le ricerche all'anagrafe non hanno dato risposte di rilievo. Il cane risulta sì registrato ma non compare nessun proprietario. Viceversa sul portale della Regione il microchip risulta rilasciato dall'Asl di un'altra provincia e a tutt'oggi non si sa a chi sia stato assegnato in dotazione. Forse, quando il responso arriverà, si aprirà qualche spiraglio sul passato di questo cane. In attesa che il nodo del microchip misterioso sia sciolto, per una maggiore tutela dell'animale, il nucleo guardie zoofile Lndc di Pescara ha chiesto il sequestro preventivo di Johnny, ora sotto la custodia dell'associazione.
"Nei primi giorni di permanenza al rifugio - spiega Pierluigi Guidi, responsabile della sezione pescarese di Lndc - se ne stava rincantucciato nel suo box senza quasi muoversi tanto era terrorizzato. Poi, piano piano, siamo riusciti a far sì che Johnny riuscisse a relazionarsi con noi e con l'ambiente circostante in modo sereno. Ora esce dal proprio box e quando vede i volontari non mostra alcun segno di inquietudine, anzi, è sempre pronto a salutarli con affetto. Lui è affettuosissimo e festoso con le donne, mentre nutre diffidenza riguardo agli uomini. Evita di aver contatto con loro, segno evidente che nel suo passato si nasconde qualche drammatica esperienza con gli umani di sesso maschile".
 
GEA PRESS
2 FEBBRAIO 2015
Siracusa – La strage del veleno. I volontari: volevano uccidere tutti i cani
Ventuno cani, amorevolmente accuditi da Laura Merlino, volontaria OIPA, e da un’amica animalista. Per loro, una persona con il cuore d’oro, aveva messo a disposizione un terreno in contrada Serramendola, lontano dalle abitazioni.
“Tutti cani raccolti dalla strada e bisognosi di aiuto – riferisce a GeaPress Laura Merlino – Ieri, però, qualcuno ha deciso di ucciderli”.
Dei ventuno cani, finora ne sono stati trovati in vita solo sei, di cui due, ancora terrorizzati, non è stato possibile poterli prelevare. Otto, invece, quelli sicuramente morti ma i volontari sospettano che gli altri siano andati a morire nel folto della vegetazione. Nei luoghi, la Polizia Municipale ed il Veterinario ASP che ha disposto l’esame tossicologico. Secondo le prime indiscrezioni, sembrerebbe che siano stati utilizzati bocconi intrisi di una sostanza comunemente utilizzata in agricoltura. Stamane, la bonifica degli operatori del Comune, ma i volontari non intendono riportare in quel posto i pochissimi cani rimasti in vita.
“Mi è caduto il mondo addosso – si sfoga Laura Merlino – Li accudivamo uno ad uno, talmente abituati a mangiare finanche dalle nostre mani. Non facevano del male a nessuno, anche perchè la zona è isolata“.
Chi può allora avere ucciso i cani di contrada Serramendola?
Gli animali erano tutti all’interno di un ampio terreno in buona parte recintato dove, a volte, si registrava la sconfinamento di alcuni pastori. E’ questa una delle ipotesi avanzate, che  probabilmente rimarrà tale.
Tutti i cani erano ben curati e sterilizzati. Nel passato sono arrivati ad essere una quarantina ma poi, l’instancabile lavoro dei volontari, era riuscito a ridurre il numero, grazie alle adozioni.
Il primo ritrovamento di un cane avvelenato è avvenuto ieri mattina intorno alle 10.30. Si trattava di “Ciuffo”. Poi, man mano che i volontari si sono inoltrati nell’area, gli altri ritrovamenti. Particolarmente commovente quello del cagnolino “Brutus”. Per fortuna non aveva ingerito il veleno, ma è stato trovato accovacciato sul compagno di giochi preferito, ormai morto. Con una zampa gli cingeva il torace. “E’ stato Brutus a farci trovare gli altri cani – riferisce Laura Merlino – Lo tenevo vicino a me, ero terrorizzata che potesse trovare altre esche. Uno ad uno, guidati da Brutus, abbiamo scoperto otto cani. Erano andati a morire tra la vegetazione“.
Stamani il Comune ha provveduto al prelievo dei corpi.
“Chi ha compiuto un gesto così scellerato non deve averla vinta – aggiunge Laura Merlino – Bisogna denunciare queste cose, non abbassare mai la guardia.”
L’uso di sostanze velenose è purtroppo ancora largamente diffuso nel nostro paese. Di facile reperibilità, sono veramente alla portata di tutti. Per alcuni di questi veleni, il rischio non è solo per gli animali, ma anche per l’uomo. Basta già un contatto accidentale con un’escha, ed il principio tossico può veicolarsi nell’organismo umano, specie toccandosi le mucose.
Quanto successo a Siracusa, è forse ancora pià grave di uno dei tanti avvelenamenti che avvengono con cadenza quotidiana in varie parti d’Italia. L’avvelenatore, riferiscono i volontari, è intervenuto in maniera sistematica, chiamando i cani ed offrendogli il boccone. Non un solo cane, ma ben ventuno. Quelli più vivaci si sono allontanati, diffidando di una presenza estranea. Gli altri, invece, hanno trovato la morte.
 
IL GIORNO
2 FEBBRAIO 2015
Caccia all’avvelenatore dei cani che sporcano
L'allarme è partito grazie al tam tam su Facebook e adesso anche gli agenti della polizia locale indagano per risalire al responsabile o ai responsabili. È allarme cani avvelenati a Spirano, centro della Bassa Bergamasca, dove in meno di una settimana sono stati uccisi due animali, mentre un terzo si è salvato a stento
di Michele Andreucci 
Spirano (Bergamo), 2 febbraio 2015 - L'allarme è partito grazie al tam tam su Facebook e adesso anche gli agenti della polizia locale indagano per risalire al responsabile o ai responsabili. È allarme cani avvelenati a Spirano, centro della Bassa Bergamasca, dove in meno di una settimana sono stati uccisi due animali, mentre un terzo si è salvato a stento. Il sospetto degli investigatori è che si tratti di qualcuno che vive nella zona dove sono stati ammazzati gli animali e che probabilmente è infastidito e irritato dalle deiezioni che, effettivamente, come hanno ammesso alcuni cittadini, qualche propietario dei cani non raccoglie come dovrebbe. Anche se tutto questo, naturalmente, non giustifica quanto è accaduto (si tratta di un reato penale).
Due cani, scappati in un momento di distrazione dei loro proprietari, hanno ingerito una polpetta avvelenata e sono purtroppo morti. Un altro, invece, è riuscito a sopravvivere, ma ha trascorso una giornata intera dal veterinario. Il timore della polizia locale non è solo per i cani, ma anche per i numerosi bambini che abitano in via Bloch e potrebbero accidentalmente ingerire queste sostanze letali. Per questo gli agenti stanno seguendo attentamente il caso e invitano a segnalare ogni movimento sospetto.
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Spirano, Giovanni Malanchini, che in passato ha visto morire avvelenato il suo cane. «Chi si comporta in questo modo è un ignorante, che va individuato al più presto. Va bene la comunicazione su Facebook, ma invito a sporgere anche denuncia alla polizia locale o ai carabinieri, visto che si tratta di un reato penalmente perseguibile, che hanno la competenza giusta per indagare». Tocca alla polizia locale, indicata nel notiziario di fine anno dell’Enpa tra le migliori in provincia, risolvere il giallo.
 
GEA PRESS
2 FEBBRAIO 2015
VENEZIA – E’ morto il cagnetto Charlie. Era stato aggredito da altri quattro cani
E’ morto Charlie, il cagnetto aggredito da quattro cani alcuni giorni addietro a Venezia e del quale molti giornali hanno parlato.
Ne da comunicazione Cristina Romieri del Gruppo Vegan Venezia che già aveva preso posizione su questa vicenda (vedi articolo GeaPress ).
“Charlie – afferma Cristina Romieri - non ce l’ha fatta a superare le gravissime ferite provocate dall’aggressione subita,  mentre rientrava a casa tenuto a guinzaglio. Ad aggredirlo furono 4 cani di grossa taglia, sembra 2 american amstaff, 1 pitbull e 1 rottweiler“.
Il cagnolino aveva 13 anni, ma nonostante l’età avanzata godeva di buona salute. La sua famiglia l’aveva adottato fin da cucciolo, togliendolo da una situazione difficile nell’Isola delle Vignole. I veterinari della clinica dove era ricoverato hanno detto che ha lottato per vivere ma purtroppo la situazione è apparsa gravissima fin dall’inizio.
“Ci auguriamo che la giustizia faccia il suo corso – ha aggiunto Cristina Romieri – e che la sua morte serva a comprendere che occorre nel tenere un animale amore, responsabilità, conoscenza e rispetto“.
A gravi fatti come questo e come quello drammaticamente accaduto a Mestre ad una bimba di 4 anni la cui gamba è stata dilaniata da un American amstaff, si aggiungono continue segnalazioni che le associazioni e i volontari ricevono, relative a cani abbandonati, maltrattati, tenuti in condizioni incompatibili con il loro benessere, in spazi inadeguati. Situazioni che potrebbero determinare fenomeni di aggressività.
In considerazione di tutto ciò, il Gruppo Vegan Venezia ha predisposto una petizione, che si può sottoscrivere sia in formato cartaceo (in questi giorni verrà distribuita in vari punti) sia attraverso INTERNET
 
NEL CUORE.ORG
2 FEBBRAIO 2015
SALERNO, 200 PECORE TRAVOLTE DALL'ACQUA: "ANIMALI SUGLI ALBERI"
Coldiretti: esonda il fiume Sele, allagamenti e danni
Un intero gregge di 200 pecore è stato travolto dall'acqua. Alcuni animali sono addirittura finiti sugli alberi nella zona di Pontebarizzo, in provincia di Salerno, per effetto dell'esondazione del fiume Sele che ha allagato oltre cento ettari di terreno con allevamenti di pecore e bufale e coltivazioni di foraggio necessario per l'alimentazione degli animali. È quanto emerge da un primo monitoraggio della Coldiretti sugli effetti dell'ondata di maltempo che si è abbattuta sull'Italia con bruschi abbassamenti di temperature e precipitazioni intense che hanno provocato esondazioni ed allagamenti delle campagne dove sono finite sott'acqua anche pregiate coltivazioni di ortaggi invernali.
 
LA ZAMPA.IT
2 FEBBRAIO 2015
Acciuga, una gattina FeLV che ce l’ha fatta
Due mesi di battaglie vissuti con una gran voglia di vivere

VALTER FIORE

Ci speravo, ma non avrei mai detto che avrei passato l’inizio d’anno con l’Acciuga in braccio… Me l’avevano portata in agosto. Una bella gattina magra magra trovata in una cittadina dell’hinterland torinese: forse dispersa o forse abbandonata. A settembre la vaccino, la sterilizzo, la testo per FIV e FeLV (due malattie virali che colpiscono i gatti, l’immunodeficienza felina e la leucemia felina, rispettivamente). Stava bene, era vivace e socievole con gli altri.. 
Poi comincia la sua lunga storia: la ferita della sterilizzazione che non guarisce, un grave disordine del sangue (tricitopenia), la positività alla FeLV a livello midollare, una brutta infezione delle pleure causata da batteri multirestenti. In quei due mesi di ricovero all’Istituto Veterinario di Novara ha sempre voluto mangiare: nonostante le flebo, la febbre, il drenaggio toracico: una vitalità che è stata fondamentale per la sua guarigione. Mettiamoci anche la fortuna, e il fatto che tante volte i gatti hanno una incredibile capacità di ripresa. Soprattutto sono stati fondamentali medici veterinari competenti e strutture di ricovero adeguate alla gravità della sua situazione. Un percorso diagnostico non approssimativo, supportato da tutti gli esami strumentali del caso e l’attenzione costante che ha ricevuto nei lunghi giorni di terapia intensiva hanno fatto la differenza. Sembrava una stupidaggine: una febbriciattola e i linfonodi ingrossati. Ma esami più approfonditi hanno subito rivelato una grave carenza di piastrine e di alcuni tipi di globuli bianchi. E’ stata necessaria una trasfusione, e quindi la ricerca di un donatore del suo stesso gruppo sanguigno. Solo dopo si è potuto procedere con l’intervento chirurgico su quella ferita e su un’altra formazione infiammatoria in bocca che nel frattempo era comparsa. Si scopre che è FeLV-positiva a livello del midollo (alcuni gatti lo sono pur essendo invece negativi ai test su sangue) e questo complicava moltissimo la situazione. Con una decisione difficile i medici veterinari decidono di intervenire con farmaci corticosteroidi, potenzialmente pericolosi se sono presenti malattie infettive, sospettando un concomitante disordine di origine autoimmune. Con l’impiego di tali farmaci si ha una rapida ripresa dei parametri ematici ma poco dopo si sviluppa un piotorace. Il piotorace è un’infezione batterica a carico delle pleure con produzione di versamento che rende difficoltosa la respirazione necessita d’essere drenato più volte al giorno. Attraverso un esame batteriologico ne individuano la causa in due batteri multiresistenti che potevano essere debellati solo da antibiotici particolari. Successivamente, subentrano un’anemia ed un forte dimagrimento (più di un terzo del suo peso) …ma pian piano si comincia a vedere la concreta possibilità della guarigione, nonostante le avversità. Adesso Acciuga è a casa, gli esami di controllo vanno bene: lei mangia, dorme e nell’arco di un mese ha quasi ripreso il suo peso. Certo, ha sofferto e molto: ma ora quei mesi in gabbia e tutte quelle manipolazioni cui è stata doverosamente sottoposta fanno ormai parte del passato.  
In un mondo normale (o ideale), dove la Veterinaria non sia intesa come un surrogato della Medicina, la storia di Acciuga non avrebbe nulla di eccezionale: un caso difficile come tanti gestito molto bene. Come dovrebbe essere sempre. 
 
GEA PRESS
2 FEBBRAIO 2015
Villasanta (MB) – Borsa con criceto e tartaruga, abbandonata tra i rifiuti
 
La brutta sorpresa risale al 16 gennaio. Ad individuare la borsa tra i rifiuti  è stato l’occhio vigile di Gabriella, ex volontaria dell’ENPA monzese.
E’ la stessa associazione a descrivere quanto avvenuto quella piovosa mattina. La borsa di tessuto plastificato lasciata davanti a un cestino della spazzatura a Villasanta (MB), rivela la presenza di una gabbietta con all’interno un criceto russo. In sua compagnia un contenitore di plastica rovesciato contenente una tartaruga d’acqua americana di 10 centimetri di lunghezza.
L’ENPA tiene a sottolineare come l’acquisto di un animale, qualsiasi esso sia, non va fatto con leggerezza: troppo spesso il negoziante non fornisce sufficienti informazioni sulle basilari caratteristiche (come l’aspettativa di vita e le future dimensioni) e sulle esigenze degli animali in vendita.
Per i due animali abbandonati a Villasanta la brutta avventura è comunque finita nel migliore dei modi: Gabriella e il marito, che possiedono già altre due tartarughe (trovatelle) tenute in condizioni esemplari, hanno deciso di adottarli.
 
NEL CUORE.ORG
2 FEBBRAIO 2015
GREEN HILL, AL VIA L'INCHIESTA-BIS: NEL MIRINO I "CONTROLLORI"
Il sospetto di verifiche "addomesticate"
Dopo la sentenza di condanna ai gestori di Green Hill, la Procura di Brescia ha aperto un nuovo fascicolo: nel mirino, come anticipato durante il processo, sono finiti i controlli alla struttura, e specificamente – scrive "Il Giorno" – un veterinario dell'Asl di Lonato, iscritto nel registro degli indagati per falso ideologico, maltrattamenti e animalicidio in concorso con gli amministratori dell'allevamento, che avrebbe favorito non facendo il proprio dovere.
Per anni i capannoni sulla collina di Montichiari sono usciti indenni dalle verifiche delle autorità competenti. Era sempre "tutto in regola". Benché Green Hill fosse una struttura molto complessa, i controlli di routine si concludevano in un paio d'ore. La perquisizione del luglio 2012, invece, impegnò lo stesso pm e la Forestale dalle 9 del mattino alle 4 del mattino successivo. E non è tutto: dalla corrispondenza con i gestori risulta che questi ultimi erano sempre avvisati degli imminenti controlli e a volte si limitavano a barare dei moduli a crocetta rispondendo alle domande dei funzionari. Insomma, quanto basta per ipotizzare un "patto di non aggressione" tra i vertici dell'allevamento e i controllori.
 
PRIMO CANALE
2 FEBBRAIO 2015
Anziana bloccata in bagno per 24 ore, il cane abbaia e attira i vicini
RAPALLO (GE) - Un’anziana signora di 80 anni è stata soccorsa dai Vigili del Fuoco nel suo appartamento a Rapallo, sulla via Aurelia di Ponente. La donna era caduta sul pavimento della stanza da bagno, non riuscendo a rialzarsi e rimanendo bloccata per 24 ore.
Accortosi della condizione precaria della padrona, il cane di casa ha preso ad abbaiare senza sosta, attirando l’attenzione dei vicini. Questi ultimi hanno contattato l’amministratore, che ha allertato a sua volta il 115. I Vigili hanno fatto ingresso nell'appartamento calandosi dal balcone superiore.
La signora, nonostante la “scomoda” esperienza, è stata trovata in buone condizioni, e condotta in ospedale per un controllo.
 
L’ULTIMA RIBATTUTA
2 FEBBRAIO 2015
Depenalizzazione: esclusa la violenza sugli animali?
Tanto tuonò che piovve. O quasi. In tema di depenalizzazione molto clamore aveva suscitato la possibilità che i maltrattamenti sugli animali restassero impuniti.
Sì, perché se la riforma del Governo Renzi andasse in porto, un altro dei reati che finirebbero per essere limitati all’illecito amministrativo è proprio quello previsto all’articolo 544-ter c.p.
Negli anni passati sono state molte le battaglie portate avanti da animalisti e non solo perché i comportamenti lesivi degli animali fossero introdotti nel codice penale e puniti con sanzioni esemplari: reclusione da 3 a 18 mesi, multa da 5.000 a 30.000 euro e pena aumentata della metà se dal comportamento deriva, come conseguenza non voluta, la morte dell’animale. Nel caso in cui il decesso sia stato intenzionale, il soggetto risponderebbe di uccisione di animale (544-bis) la cui pena è ben più elevata: reclusione da 4 mesi a 2 anni.
La fattispecie di maltrattamento e uccisione di animali è diventata reato poco più che una decina d’anni fa, con la legge n.189 del 2004 che aveva introdotto gli articoli 544-bis, –ter e seguenti nel codice penale. Ad oggi, quindi, “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito” con le pene sopraelencate. E, per di più, alle stesse pene soggiace “chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi”.
Insomma, una riforma importante quella del 2004, che prevede sanzioni severe per molti comportamenti lesivi nei confronti dei “migliori amici dell’uomo”.
La depenalizzazione dei reati prevista del Governo Renzi, però, cancellerebbe in un attimo anni e anni di (sacrosante) battaglie animaliste.
Ma, c’è un ma. Sembra che qualcosa si muova in senso positivo nei palazzi del potere. Il 27 gennaio, infatti, è stata presentata una bozza di parere dal relatore della riforma, David Ermini (del PD) alla Commissione Giustizia della Camera. Questa modifica prevede che “l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità (condizione necessaria alla depenalizzazione, ndr), nei seguenti casi di modalità della condotta: l’avere agito per motivi abietti o futili, l’avere adoperato sevizie o l’aver agito con crudeltà o in violazione del sentimento di pietà per gli animali(…)”.
L’omologa commissione del Senato doveva essere chiamata ad esprimersi questa settimana. Ma, nel frattempo, il voto alla Camera è stato sospeso e rimandato.
Tutto in stallo, quindi.
Agli animalisti e, in generale, a tutti gli amanti degli animali toccherà portare pazienza e sperare che il buon senso prevalga sulla depenalizzazione. Un primo passo in senso positivo, con il parere del relatore Ermini, è stato fatto. Ma il cammino perché gli articoli 544 -bis e –ter restino puniti dal codice penale è ancora lunga e lastricata di buone intenzioni.
 
CORRIERE DELLE ALPI
2 FEBBRAIO 2015 
Cani sulla scala mobile, rabbia per i divieti
Nuova protesta di Simona Zanella e dell’Unione ciechi: «Le nostre guide possono andare ovunque»
BELLUNO. Libero accesso a Lambioi, ma senza i cani guida. È la contraddizione in termini in cui è caduta l'amministrazione Massaro, dopo che tre giorni fa ha annunciato che avrebbe riservato alcuni parcheggi fronte Piave alle persone con disabilità (come peraltro imposto dalla legge, finora non rispettata), non prima però di affiggere all'imbocco delle scale mobili di piazza Duomo un cartello che vieta l'accesso ai cani guida, così come ad ogni altro animale.
L'argomento tocca particolarmente nel vivo Simona Zanella, referente regionale dei cani guida per l'Unione ciechi. La discussione con il sindaco è finita alla mercé di Facebook. Interpellato direttamente, il primo cittadino rassicura che «agli stalli riservati in piazza Duomo si aggiungeranno entro l'estate quelli del Lambioi. Ricordo inoltre che tutti i parcheggi a pagamento restano gratuiti per le persone con disabilità», aggiungendo che quel cartello è comparso «su espressa richiesta dell'Uici».
Zanella risponde piccata che «il divieto è stato adottato dal Comune e dall'azienda Bellunum che gestisce le scale mobili, noi abbiamo semplicemente chiesto che ne venisse data pubblica notizia». Massaro si difende ricordando che l'accesso ai cani guida «è vietato per questioni di sicurezza», ma Zanella replica duramente impugnando la legge 37/74 che regolamenta la libera circolazione dei cani guida «ovunque» e che teoricamente dovrebbe rendere illegittima ogni altra delibera in materia. «Noi siamo addestrati assieme ai nostri cani anche per poter viaggiare sulle scale mobili. Altrimenti come faremmo a spostarci nelle grandi città, a prendere la metro, a girare per centri commerciali?».
Alla norma vigente si aggiunge un altro problema: le scale mobili di Lambioi sono in deroga rispetto alla massima pendenza consentita dalla legge, perciò la situazione è di assoluta particolarità. Mentre c'è chi, come Massimiliano Bellini, minaccia apertamente il sindaco, l'amministrazione e Bellunum di azioni legali per discriminazione contro i disabili, qualcun altro propone ingenuamente di lasciare l'auto in piazza Duomo. Ma l'attivista fa notare che «nei giorni di mercato quei parcheggi sono inutilizzabili».
Il problema al momento non è tanto quello di poter parcheggiare a Lambioi, quanto quello di poterci arrivare con il cane al guinzaglio, avendolo. «Mi prendo la responsabilità di tutto quello che può accadere a me o al mio cane, se questo può servire a dirimere la questione», sbotta la non vedente, «gli incidenti capitano dappertutto e possono capitare a me come a chiunque. Oltretutto quel cartello si vede solo una volta entrati: questo significa che se arrivo con il mio cane e non posso salire, sono costretta comunque a passare per la cassa per uscire». Paradosso vuole che nel parcheggio sia posteggiato proprio il pulmino dell'Univoc (Volontari pro ciechi): «Dobbiamo poter essere liberi di accedere all'area come tutti, anche con i nostri cani guida», rivendica Zanella. In provincia sono tre le persone attualmente accompagnate. Questo senza contare i potenziali visitatori a Belluno: «Ho ricevuto lamentele anche da fuori provincia per questo problema», conclude, «mi auguro di arrivare quanto prima a una soluzione che possa mettere d'accordo tutti». Per il momento però non tira aria di conciliazione: il presidente nazionale Uici Mario Barbuto ha proposto di fare una parata di protesta con i cani guida per infrangere apertamente il divieto.
 
IL SECOLO XIX
2 FEBBRAIO 2015
Vegani e macrobiotici, il boom dei ristoranti dove la carne è vietata
Claudio Cabona
Genova - C’è chi lo è diventato per scelta etica, chi spinto da motivazioni salutiste e chi fa coincidere la gastronomia con un preciso stile di vita. I perché sono diversi e molteplici, ma una cosa è certa: sempre più persone adottano un’alimentazione vegana. Un movimento culinario e filosofico basato sul rifiuto di ogni forma di sfruttamento animale e che quindi prevede un’alimentazione precisa: i vegani non solo non mangiano carne e pesce, come i vegetariani, ma neanche latticini e uova.
In molti capoluoghi italiani, in particolare a Milano, il mondo vegan ha fatto breccia. Il termometro di questo exploit è l’apertura di ristoranti, rosticcerie, pizzerie, sale da tè, tutti punti di ritrovo pensati per i vegani. E non solo. Infatti sono parecchi i curiosi che rimangono conquistati dalla cucina. La domanda sorge spontanea: anche Genova è a misura di vegano?
«Anche in una città come la nostra, spesso restia a lasciarsi trascinare dal cambiamento, la cultura vegan sta trovando sempre più spazi» racconta Federica Famà, 28 anni, che insieme a un gruppo di yoghisti, poco più di sei mesi fa, ha dato vita a “InFusion” in via Salita della Tosse 7. Un ristorante di cucina vegana, ma anche succheria e tisaneria. «Era da anni che volevamo aprire uno spazio in cui potessero convivere alimentazione e cultura – continua Famà – al momento proponiamo dei pranzi a base di cucina vegana con prodotti freschi e stagionali, acquistati dai contadini locali. Prepariamo vellutate, zuppe, spaghetti di carote, mix di risi con diversi condimenti e spezie, tofu, soia e produciamo anche delle particolari creme di verdura, oltre a sperimentare piatti di cucina crudista».
 
QUOTIDIANO.NET
2 FEBBRAIO 2015
Cane fatto esplodere con petardi: per i colpevoli una mini-multa
Ennesimo episodio di violenza sugli animali in Honduras: un video incastra una decina di
ragazzi. Il cane viene legato ai petardi, poi il botto. Bufera sui social
Febbraio 2015 - Ridevano. Il ‘gioco’ consisteva nel coprire un cane di petardi e fuochi d’artificio. Il preludio al divertimento massimo: farlo esplodere.  La violenza sugli animali non conosce limiti né decenza. Ma queste bravate, si sa, non costano neanche caro: una multa di 80 euro e un periodo di riabilitazione sociale.  Accade nelle campagne di El Negrito, in Honduras, nello scorso dicembre. Il video sta facendo il giro del web, prontamente rilanciato sui social network: da Facebook a Twitter. La notizia è riportata dal quotidiano online birtannico Express.co.uk.
Protagonisti sono una decina abbondante di ragazzi, secondo  la polizia fra i 17 e i 19 anni, ripresi mentre legano due grossi petardi al dorso del cane. Quello che colpisce è lo sguardo dell’animale: completamente disorientato, ma con una tristezza in fondo agli occhi molto ‘umana’.  Sembra quasi conoscere il destino che lo attende di lì a poco. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, i ragazzi riescono ‘finalmente’ ad accendere le micce. Poi il botto, tremendo.
È qui che le immagini si fanno confuse: un vuoto di un paio di secondi, il fumo nasconde quello che con ogni probabilità è uno spettacolo agghiacciante.  L’animale non si vede più,  quasi sicuramente è esploso insieme ai fuochi d’artificio.  L’episodio è stato denunciato alla polizia, che ha individuato i giovani e li ha puniti con una sanzione che non arriva a 80 euro e un periodo obbligatorio di volontariato.  L’indignazione si è diffusa a macchia d’olio da un lato all’altro del globo. “Condividete, fate girare”, è l’appello che risuona sui social. Che al momento possono fare ben poco, se non sensibilizzare l’opinione pubblica.  A sentenza già emessa, è pressoché impossibile modificare la pena inflitta. E in Honduras, come in molti altri Paesi, mancano  normative specifiche sul maltrattamento degli animali. Chissà che la voce del popolo del Web non possa cambiare qualcosa.
 
GREEN STYLE
2 FEBBRAIO 2015
Cane salva neonato e famiglia da un incendio
Un cagnolino ha salvato un neonato e la sua famiglia da un pericoloso incendio. È quanto sarebbe successo questa mattina a Salford, nel Regno Unito, dove un’abitazione è stata oggetto dell’azione violenta di un piromane. L’animale, allertato dal fumo e dalle fiamme, è riuscito così a trarre in salvo tre adulti e cinque bambini. Stando a quanto riportano le fonti del Mirror, pare che verso le quattro di questa mattina un piromane abbia appiccato fuoco alla porta d’ingresso di un’abitazione. Il fuoco si sarebbe rapidamente espanso all’interno dell’appartamento, mettendo a repentaglio la vita degli inquilini, sia per le fiamme che per l’inalazione di sostanze tossiche come il monossido di carbonio. Fortunatamente il cane della famiglia, abbaiano furiosamente, è riuscito sarebbe svegliare tutti gli abitanti. La famiglia, compreso un neonato di soli 10 giorni, avrebbe quindi trovato una via di fuga uscendo da una porta secondaria. Secondo le prime indiscrezioni, non ancora confermate, il colpevole sarebbe stato avvistato da alcuni inquilini e si sarebbe dato alla fuga. Anche un altra abitazione sarebbe stata colpita, con un incendio più modesto nelle scale comuni di un condominio non molto lontano dal primo attacco. Sempre dalle pagine del Mirror arrivano le prime dichiarazioni della polizia locale, che spiega come questi attacchi siano stati potenzialmente letali ed eccezionalmente pericolosi, tanto da mettere a repentaglio la vita di decine di persone. Per questo, è stata chiesta la collaborazione di chiunque possa fornire informazioni sostanziali per identificare il colpevole. Inoltre, sembra proprio che senza l’intervento del cane il bilancio sarebbe stato ben più tragico: senza il rumore provocato dall’animale, infatti, le vittime avrebbero potuto perdere i sensi e incontrare la morte nel sonno. Non è però la prima volta che gli animali domestici intervengono in caso d’incendio: qualche mese fa è apparsa sulla cronaca internazionale la vicenda di un gatto, che ha tratto in salvo i suoi proprietari riconoscendo una fuga di monossido prima che potesse essere letale.
 
LA ZAMPA.IT
2 FEBBRAIO 2015
La Regina Elisabetta dice addio ai suoi cani Corgi. Non verranno ammessi nuovi cuccioli. Con l’avanzare dell’età, la donna più importante del regno Unito rischiava troppi infortuni casalinghi
Fulvio Cerutti
Non ci saranno nuovi Corgi alla corte della Regina Elisabetta. E’ la decisione presa direttamente dalla interessata. Il motivo? L’avanzare dell’età della donna più importante del Regno Unito. Da sempre i piccoli cagnolini hanno scorrazzato nelle residenze regali, incuranti degli ospiti illustri provenienti da ogni parte del mondo. Ma ora la Regina Elisabetta, all’età di 88 anni, ha chiesto che non ne vengano introdotti di nuovi: un cucciolo sarebbe troppo vivace e un grosso pericolo per una “signora” anziana che rischierebbe di inciamparsi facendosi male. Così la Regina ha deciso di declinare l’offerta fatta dalla sua pronipote, la principessa Beatrice, che le voleva regalare due cuccioli nati nel settembre scorso. 
È stata una decisione importante per chi, come la Regina, da sempre ama questi animali. Per anni i Corgi sono vissuti in palazzi e castelli, hanno viaggiato in limousine con autista, hanno volato su aerei ed elicotteri privati. La Regina li davvero coccolati facendoli nutrire con filetto e petto di pollo, prevedendo un menù quotidianamente appesa nella cucina di Sua Maestà. Il Corgi è un cane di piccole dimensioni, dalla testa che ricorda una volpe e le zampe lunghe come quelle di un bassotto. Probabilmente non sarebbe diventato molto famoso se, nel 1933, l’allora duca di York, poi re Giorgio VI, non ne avesse acquisto un cucciolo per regalarlo alla figlia Elisabetta (poi diventata regina Elisabetta II). Il cane venne ribattezzato Dookie e conquistò immediatamente il cuore della famiglia reale. A questo primo esemplare se ne aggiunsero presto molti altri dando vita all’allevamento della famiglia reale conosciuto con l’affisso Windsor. Da allora i Corgi sono divenuti “i cani della Regina”, almeno sino ai giorni scorsi.
 
NEL CUORE.ORG
2 FEBBRAIO 2015
GRAN BRETAGNA, NON PIU' CUCCIOLI DI CORGI PER SUA MAESTA'
"Troppo vivaci", Elisabetta teme di inciampare
E' sicuramente la proprietaria di Corgi più famosa del mondo, ma ora la Regina Elisabetta ha detto basta: non ci saranno altri cuccioli a scorrazzare più per i corridoi del palazzo reale. La decisione, secondo il quotidiano The Express, sarebbe stata presa da Sua Maestà in persona che, all'età di 88 anni, ha paura di inciampare sui piccoli amici a quattro zampe e farsi male. "E' preoccupata che avendo molti cani intorno possa cadere e ferirsi gravemente", ha detto una fonte di corte non identificata. Per questo motivo, sostiene il giornale, la Regina ha anche declinato l'offerta fatta dalla sua pronipote, la principessa Beatrice, che le voleva regalare due terriers Norfolk nati nel settembre scorso. Elisabetta ha posseduto più di 30 Corgi nel corso degli anni, e gli animali sono diventati quasi una mascotte. Attualmente ne possiede due, ma ne ha avuti anche otto alla volta. "I suoi corgi sono tranquilli, ma un cucciolo sarebbero ovviamente molto vivace e molto più attivo", ha spiegato la fonte, aggiungendo che "la paura principale è che possa cadere e rompersi un braccio o una gamba, infortuni che non le consentirebbero di svolgere le sue funzioni per molte settimane se non mesi".
 
CORRIERE.IT
2 FEBBRAIO 2015
Fotografato il ghepardo del Sahara, tra gli animali più rari del mondo
Questa è una delle foto naturalistiche più rare. Si tratta di un ghepardo del Sahara (Acinonyx jubatus hecki) fotografato di giorno nel suo ambiente naturale mentre va a caccia (F. Belbachir/Zoological Society of London/Opna)
FOTO
http://www.corriere.it/foto-gallery/scienze_e_tecnologie/15_febbraio_02/fotografato-rarissimo-ghepardo-sahara-gli-animali-piu-rischio-mondo-ddb5db32-aacd-11e4-87bf-b41fb662438c.shtml
 
LA ZAMPA.IT
2 FEBBRAIO 2015
Wwf lancia l’allarme: il cambiamento climatico nuova minaccia per il panda
A rivelarlo è una ricerca pubblicata su Biological Conservation
«Non bastava la distruzione delle foreste, è in arrivo una “nuova” minaccia per il panda gigante, simbolo delle specie animali a rischio: il cambiamento climatico». A lanciare l’allarme è il Wwf, che sul suo sito fa riferimento ad una nuova ricerca pubblicata su Biological Conservation. Utilizzando differenti modelli climatici, gli scienziati dell’Accademia Cinese delle scienze e della Michigan State University hanno stimato che i panda potrebbero perdere la metà del loro habitat con un aumento di temperatura di 1,6 gradi. 
Secondo l’ultimo rapporto dell’Ipcc (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico), le temperature sono aumentate di 1,2 gradi nell’ultimo secolo, e rischiano di aumentare ulteriormente da 1 fino a 5 gradi entro il 2100. Degrado dell’habitat e frammentazione delle aree frequentate abitualmente dai panda avrebbero come effetto anche la diminuzione della disponibilità alimentare. «I nostri risultati - sottolineano gli esperti a conclusione dello studio - suggeriscono la necessità di un cambiamento immediato nelle politiche di conservazione attuali, formulando piani di adattamento per la conservazione del panda gigante nell’ottica del clima che cambia». Il bambù rappresenta il 99% della dieta del panda, che mangia ogni giorno in media circa 20 kg di foglie e germogli di questa preziosa pianta. Secondo l’ultimo censimento (2004) realizzato dal Wwf (che sta lavorando all’aggiornamento del report), sarebbero circa 1.600 i panda che sopravvivono allo stato naturale in parchi e riserve della Cina sud-occidentale: il 40% in meno rispetto al 1980. Il panda è il simbolo del Wwf dal 1961, cioè dalla nascita dell’associazione, da sempre impegnata a fianco del governo cinese nei programmi di conservazione, tutela e riproduzione in cattività di questo animale, adattatosi col tempo ad una dieta completamente vegetariana. Proprio per coinvolgere e sensibilizzare il grande pubblico sul tema dei cambiamenti climatici, il Wwf sta preparando la nona edizione di “Earth Hour, l’Ora della Terra”, che vedrà il prossimo 28 marzo spegnersi migliaia di monumenti e luoghi simbolo del pianeta, Italia compresa, in una vera e propria maratona mondiale per quello che è considerato il più grande evento di mobilitazione planetaria contro il cambiamento climatico e per la sostenibilità.
 
IL GIORNO
3 FEBBRAIO 2015
Polpette avvelenate per i cani: «Così la smettete di abbaiare»
Allarme sicurezza per i cani nel quartiere Borgomisto di Cinisello Balsamo: due cani sono morti in seguito all'apparizione di una scritta minatoria su una panchina: "Dopo le ore 20 dovete fare silenzio altrimenti butteremo veleno"
di Andrea Guerra
Cinisello Balsamo (MI), 3 febbraio 2015 - Un cane ce l’ha fatta. Una cagnolina meticcia di circa 10 anni è stata salvata dalla veterinaria del quartiere. Ma altri due pare non abbiano resistito al veleno e siano morti. È allarme sicurezza per gli amici a quattro zampe a Cinisello Balsamo, in particolare nel rione Borgomisto dove negli ultimi giorni si sono verificati diversi episodi di avvelenamento. La scena del crimine sarebbe la nuova area cani realizzata dall’amministrazione comunale in via Corridoni. Da un lato una lunga schiera di villette, dall’altro i palazzoni che si affacciano sul Parco della Pace. Qualcuno non avrebbe gradito l’arrivo di cani e padroni. Così la scorsa settimana su una delle panchine della nuova area attrezzata è comparsa la scritta minacciosa rivolta ai cani stessi: «Dopo le ore 20 dovete fare silenzio altrimenti butteremo veleno». «Ho ricevuto la segnalazione da alcuni cittadini che portavano i loro cani in quell’area. Ho detto loro di stare tranquilli, magari di evitare gli orari serali. Poi nei giorni scorsi mi è stata portata una cagnolina di 10 anni in piena crisi da avvelenamento», racconta la dottoressa Sciaula Gardini, direttrice della Clinica Veterinaria Cinisello di via Monte Nevoso. «Ho riconosciuto il veleno: si tratta di un lumachicida, inserito in una polpettina di carne - spiega la dottoressa -. Lo si riconosce dal colore verde-blu. È un veleno fortissimo, uccide in pochi minuti». La dottoressa Gardini riesce a salvare la vita all’animale e viene ragguagliata su altri casi: «Mi hanno raccontato che il giorno prima erano morti due cani, uno sul posto, deceduto pochi minuti dopo aver ingerito la polpetta, e uno invece poco prima di arrivare dal veterinario». Secondo le testimonianze raccolte ci sarebbe un quarto animale coinvolto. «È assurdo, le aree cani sono studiate proprio perché gli animali non diano fastidio in altre zone, per esempio in parchi pubblici con bambini».
La voce si è sparsa e negli ultimi giorni le aree cani di Borgomisto e della zona sono state abbandonate dagli utenti: «I padroni preferiscono portare il loro cane altrove, oppure in zona ma senza entrare nel recinto». A inizio gennaio a Cusano Milanino due pitbull erano stati trovati morti nel cortile di casa dai proprietari: resta il dubbio se si trattasse di morte naturale o di avvelenamento.
 
LA NUOVA FERRARA
3 FEBBRAIO 2015
Allarme cani, continua l'incubo delle polpette avvelenate
L'altra mattina sono stat ritrovati altri bocconi  avvelenati in una zona  distante dai primi ritrovamenti, vicino ai cassonetti dei rifiuti di via Donatori di Sangue, in pieno centro a Lagosanto (FE)

Maria Rosa Bellini

LAGOSANTO (FERRARA). Sembra non finire mai, a Lagosanto, l’incubo delle polpette avvelenate e l’apprensione da parte dei proprietari di cani, gatti, ma non solo loro, aumenta per una vicenda che tutti si auspicano possa finire quanto prima con l’individuazione del o dei responsabili di questi gesti che possono diventare un pericolo anche per gli essere umani.
È di ieri mattina il ritrovamento di altre polpette avvelenate in una zona piuttosto distante dai primi ritrovamenti ovvero i cassonetti dei rifiuti di via Donatori di Sangue, in pieno centro a Lagosanto. L’ultimo ritrovamento, ad opera di un giovane laghese mentre si trovava a fare due passi, è avvenuto sempre vicino ai cassonetti, ma questa volta nei pressi della pista ciclopedonale, in un’area verde tra Borgo Tombe e zona Aliper, alle porte di Lagosanto.
Il giovane, dopo aver fotografato le polpette ha avvisato la polizia municipale che le ha raccolte, imbustate ed immediatamente inviate all’Asl per i controlli di legge e risalire, se presente, all’agente velenoso in esse contenuto. Il giovane laghese ha anche sporto denuncia del fatto alle forze dell’ordine ed informato immediatamente dell’accaduto i coordinatori del comitato “Giustizia ai cani!!!”, sorto in seguito ai ritrovamenti di polpette avvelenate che sono costate l’intossicazione di alcuni cani e la morte di uno di loro.
Il ritrovamento delle polpette è stato subito pubblicato, con foto, anche sulla pagina dedicata al comitato, creata su Facebook scatenando, come era prevedibile, una ridda di commenti sull'accaduto e determinando ancora di più il gruppo a vigilare ed invitando anche la gente a fare attenzione ed avvisare di eventuali ritrovamenti le forze dell'ordine perché questo stato di cose possa finire quanto prima senza causare danni non solo agli animali, ma anche agli umani.
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2015
VENAFRO (IS), 5 GATTI DI UNA COLONIA UCCISI CON IL VELENO PER TOPI
Denunciato l'episodio alla Forestale e all'Asrem
Cinque gatti sono stati uccisi con il veleno per topi a Venafro (Isernia). Facevano parte di una colonia accudita da una donna del posto nel giardino di casa. La signora ha denunciato l'accaduto alla Forestale e all'Asrem (Azienda sanitaria regionale molisana). Durante la scorsa estate allo stesso modo le furono uccisi due cani.
La strage è stata compiuta nel pomeriggio di ieri. Un'intera colonia felina - almeno cinque le bestione decedute, ma altre sono in fin di vita - è stata sterminata per mano di un avvelenatore. E' accaduto nel centro storico della città, nei pressi della chiesa di Cristo. "Non è la prima volta - ha detto la 'gattara' ad un giornale online locale - che si verificano tali indegni atti. Con lo stesso sistema in passato mi hanno ucciso anche due cani. Questa volta, però, l'ignobile autore del deplorevole gesto si è spinto ben oltre, arrivando a lanciare le esche avvelenate direttamente nel giardino del mio palazzo. Per tale ragione mi accingo a sporgere regolare denuncia ai carabinieri".Sono intervenuti gli esperti dell'Asrem, che insieme ai corpi dei felini deceduti hanno prelevato anche le "esche" trovate nel giardino dell'antico e nobiliare palazzo. A quanto pare si tratta di veleno per topi, che non ha lasciato scampo ai felini. L'autore di questa strage rischia 18 mesi di reclusione e un'ammenda da 15 mila euro.
 
GIORNALE DI BRESCIA
3 FEBBRAIO 2015
ATTENZIONE ALLE ESCHE
Leno: sette cani avvelenati in campagna
I risultati ufficiali delle analisi portate a termine dall’Ufficio di igiene pubblica non sono ancora arrivati, ma il responso può considerarsi oramai certo: «Quei cani sono stati avvelenati».
Leno (BS) - Lo afferma Nicola Caraffini, comandante delle Polizia locale di Leno. Il caso riguarda sette cani meticci (cinque di loro non ce l’hanno fatta, due sono stati salvati in extremis dai veterinari dell’Asl) trovati in due distinte zone del comune di Leno: la campagna che si trova sul confine con Ghedi e l’area tra l’ex ippodromo e la Strada provinciale Lenese.
In quelle aree sono state rinvenute alcune esche: pezzi di carne e grasso (mescolati con un potente veleno), ma anche una scatoletta di carne per cani aperta e con il contenuto avvelenato.
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2015
BRESCIA, PULCINI "DI SCARTO" SCHIACCIATI CON I PIEDI COME L'UVA
In una delle più importanti aziende avicole (video)
Una "vendemmia di sangue" quella che si faceva in un'azienda avicola del Bresciano, tra le più importanti del Paese. I pulcini troppo gracili per diventare polli vendibili sul mercato erano soffocati, annegati, pigiati con i piedi come fossero uva, mentre le "compassionevoli" norme europee prevedono l'eliminazione "istantanea" in uno speciale tritacarne.
Nel giugno scorso, raccontano il "Corriere della Sera" e la stampa locale, il pm Ambrogio Cassiani – lo stesso del caso Green Hill – si è presentato nell'incubatoio con gli uomini del Corpo forestale ed ha ripreso con una videocamera la scena agghiacciante: gli operai con i pantaloni arrotolati al polpaccio e i piedi infilati in grosse ceste, a schiacciare i pulcini scartati.
Le immagini finiranno negli atti del processo e saranno mostrate in aula: almeno cinque persone, compreso il veterinario responsabile dell'azienda, sarebbero destinatarie di un decreto di citazione a giudizio immediato con l'imputazione di maltrattamento e uccisione di animali. Tra l'altro, le modalità di eliminazione non sono le uniche irregolarità riscontrate durante l'ispezione. Neanche i registri di carico erano in ordine e quindi non si può sapere quanti pulcini siano stati "smaltiti" in questo modo.
Nell'occasione dell'ispezione fu disposto il sequestro di 74 pulcini, affidati alla Lav in qualità di custode giudiziario."Un sequestro esemplare – commenta Roberto Bennati, vicepresidente della Lega antivivisezione – 74 pulcini destinati alla macerazione, perché considerati inutili o difettosi, proprio come i beagles uccisi a Green Hill, furono salvati."Una storia che la Lav aveva raccontato in un proprio video (vedi sotto)."Oggi esprimiamo la nostra soddisfazione per gli esiti dell'inchiesta, che ha portato all'accusa di maltrattamento di animali e di uccisione non legale per i proprietari dell'azienda ed il veterinario responsabile – prosegue Bennati, sottolineando – è più che mai necessario contrastare la violazione dei diritti degli animali, proprio in quegli ambiti economici dove tutto viene considerato normale, come l'allevamento a fini di macellazione o a fini di sperimentazione, come nel caso Green Hill. Si tratta di prassi diffuse e in molti casi tollerate, la cui eradicazione rappresenta un importante fattore di civiltà, che può essere ottenuto anche grazie alla integrità e indipendenza dei servizi veterinari delle Asl, i principali organismi di controllo.""La storia di questi pulcini per noi rappresenta molto – conclude Bennati – è il simbolo dell'applicazione del principio di rispetto, almeno, della legge anche e soprattutto nei settori in cui gli animali vengono utilizzati per scopi economici, come fossero prodotti e, non da ultimo, della nostra lotta senza sosta contro maltrattamenti e uccisioni di animali, anche negli allevamenti. Ci attendiamo, per questo, una condanna esemplare che funga da segnale all'intero settore produttivo e agli addetti ai controlli, pubblici e privati". 
VIDEO
http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/brescia-pulcini-di-scarto-schiacciati-con-i-piedi-come-l-uva.html
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2015
PULCINI SCHIACCIATI COME UVA, BRAMBILLA: “VERGOGNA INDICIBILE"
L'ex ministro: "Una barbarie. Ci sia punizione severa"
"Una vergogna indicibile, una crudeltà senza pari, una barbarie". Così l'on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente, commenta quanto accadeva nell'azienda avicola di Passirano (Brescia) dove si calpestavano in appositi contenitori, come fossero uva da pigiare, i pulcini scartati perché "troppo gracili" per diventare "polli da carne". "La Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente – annuncia l'ex ministro – si costituirà parte civile contro i responsabili di un'efferatezza tale che si stenterebbe a crederci, se non fosse documentata dalle riprese video dell'autorità giudiziaria"."Reclamiamo una punizione severa", continua l'ex ministro. "Occorre sradicare il grave e frequente equivoco di fondo che si è manifestato tanto a Green Hill quanto nell'allevamento di polli ed è stato colto, non per caso, dal medesimo pm: gli animali non sono 'oggetti', non sono 'materie prime', e il fatto che siano inseriti in un circuito produttivo industriale non giustifica alcuna forma di abuso nei loro confronti. Le leggi che li tutelano devono essere rispettate. Questo principio – aggiunge la parlamentare di FI – chiama in causa innanzitutto gli allevatori e i responsabili delle verifiche, che devono essere regolari, puntuali ed efficaci".
"Da vegetariana – conclude l'ex ministro – ho ripetuto tante volte che se i consumatori potessero vedere quel che accade nei macelli, o in certi allevamenti, probabilmente non mangerebbero più carne. Mi riferivo a macelli, o allevamenti, 'in regola' almeno con le leggi. Ma chi arriva al punto di far calpestare dei pulcini vivi non è in regola neppure con la coscienza e con l'umanità. Calpesta, in nome del profitto, anche il principio fondamentale del rispetto della vita".
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2015
Brescia – Pulcini schiacciati. Il Partito Protezione Animali chiede ispezioni al Ministero della Salute
A seguito degli incresciosi episodi degli ultimi giorni che hanno visto come protagonista la Asl di Brescia, chiederemo al Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin di inviare nella sede dell’Azienda Sanitaria Locale gli Ispettori per verificare l’operatività del distretto veterinario. Questo chiede il Partito Protezione Animali a seguito delle anticipazioni apparse sulla stampa, in merito ai controlli alla società Green Hill da parte di un veterinario del distretto veterinario di Lonato.
A tale prima polemica si è oggi aggiunto l’ultimo episodio che vedrebbe dei pulcini schiacciati a mo di pigiatura di uva. I fatti, che sarebbero avvenuti in una azienda del bresciano, vengono ora richiamati dal PPA per via del presunto coinvolgimento del veterinario preposto al controllo. Fatti che starebbero alimentando, sempre ad avviso degli animalisti,  un clima di rabbia e mal fiducia nell’istituzione locale.
Nei prossimi giorni i legali del PPA, depositeranno un esposto diretto proprio al Ministro della Salute contestualmente alla richiesta di un incontro tra il Presidente del PPA, Fabrizio Catelli ed il direttore sanitario dott. Vassallo per fare il punto sulla difficile situazione.
“L’azienda sanitaria locale – ha dichiarato il Presidente del PPA, Fabrizio Catelli – dovrebbe iniziare a prendere dei seri provvedimenti per i responsabili di queste tristi vicende“.
 
GEA PRESS
4 FEBBRAIO 2015
Brescia – I pulcini “schiacciati con i piedi” tenuti in vita dalla LAV di Verona. Le indagini su iniziativa del Corpo Forestale dello Stato
Cinque persone denunciate tra cui il veterinario della struttura. Il fascicolo affidato allo stesso PM di Green Hill
Cinque persone, tra cui il veterinario aziendale e i titolari di un incubatoio, sono state denunciate nel corso di un’operazione condotta dal personale del Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Brescia del Corpo forestale dello Stato.
Oggetto di intervento una azienda del bresciano ove vengono fatte schiudere le uova, per poi rivendere i pulcini agli allevamenti avicoli.
L’accusa formulata è quella di maltrattamento e uccisione di animali senza giustificato motivo. Secondo la Forestale i pulcini, sebbene in perfette condizioni di salute, sarebbero stati ritenuti non idonei per la commercializzazione al fine della produzione di carne, perché inferiori alle dimensioni richieste o deplumati. Anziché smaltirli secondo le normative europee tramite gassificazione o triturazione con sistemi che prevedono la morte istantanea degli animali, sarebbero stati gettati in cassoni di rifiuti generici e pestati dal personale dell’azienda. Stante i primi rilievi investigativi sarebbero stati rinvenuti all’interno dei contenitori una settantina di pulcini ancora vivi che sono stati sottoposti a sequestro e affidati alla LAV di Verona. Gli animali sequestrati sono tuttora vivi. La Forestale pone l’accento su quanto sarebbe stato dichiarato dall’azianda, ovvero che i piccoli volatili non sarebbero  più stati in grado di sopravvivere.
Inoltre, nella struttura le operazioni di scelta degli animali da abbattere sarebbero state affidate a semplici operatori e non al veterinario come previsto dalla normativa di settore. Agli atti dell’indagine anche presunte irregolarità di tipo amministrativo che riguarderebbero i registri: per occultare il presunto abbattimento irregolare, i pulcini uccisi sarebbero stati dichiarati come scarti di incubatoio (gusci) e quindi smaltiti come tali, non attribuendogli il codice di rifiuto corretto cioè sottoprodotto di origine animale (carcassa). L’indagine è partita su iniziativa della Forestale ed è diretta dal dott. Ambrogio Cassiani, Sostituto Procuratore di Brescia.
 
LIBERO
7 FEBBRAIO 2015
Pulcini uccisi a Brescia, Michela Vittoria Brambilla: "Gli animali non sono cose"
Pubblichiamo la lettera dell'onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente
Nei giorni scorsi mi ha profondamente impressionato la notizia dei pulcini "di scarto" calpestati a morte in un'azienda avicola del Bresciano. Trent'anni di militanza animalista sono più che sufficienti per familiarizzare chiunque con l'orrore. Ma nel caso di Brescia mi ha colpito la disinvoltura con cui si soffocavano quelle piccole vite; si può agire così soltanto se gli animali sono completamente assimilati ad una "materia prima" da manipolare come meglio aggrada.
Io credo invece che il rispetto per la vita, qualsiasi vita, sia una delle grandi conquiste dell'uomo. Credo che i "diritti degli animali" siano in realtà nostri doveri di uomini: non "padroni" del creato, semmai amministratori (si spera) responsabili. Un tempo questa sensibilità era di pochi. Ma ormai è cresciuto enormemente il numero di persone che non accetta più di vedere gli animali trattati come se non avessero altro valore che l'utilità attribuita loro dall'uomo,
Costruire un nuovo status giuridico per gli animali non è facile. Ma non c'è dubbio che l'antica distinzione tra "persone" e "cose", con gli animali inclusi nella seconda categoria, appare ormai logora e superata: non rispetta la loro natura di esseri viventi e sensibili, ormai sancita anche dal trattato di Lisbona sul funzionamento dell'Ue. Possiamo e dobbiamo cambiare. Vietare il pignoramento degli animali domestici, come propongo in un progetto di legge e come chiede una petizione online che ha già raccolto migliaia di firme, darebbe un segnale importante sul piano dei principi e risparmierebbe molte sofferenze: innanzitutto agli animali stessi, che non si possono mettere all'asta come i quadri, ma anche alle persone, non più costrette ad una dolorosa separazione dai propri "piccoli amici". Tutto questo è strettamente collegato a quella che ho definito "la madre di tutte le battaglie animaliste": il manifesto-appello che abbiamo lanciato per includere "l'ambiente, gli ecosistemi e gli animali in quanto esseri senzienti" tra "i beni e i valori tutelati dai principi fondamentali della nostra Costituzione". Altro che "cose"…
 
IL TIRRENO
3 FEBBRAIO 2015
E' morto Ice, il cane eroe del soccorso alpino
Il border collie era impiegato nella stazione del Monte Amiata. Bellissimo e giocherellone, ha partecipato a un centinaio di interventi - Le foto
GROSSETO. Per tutti coloro che, anche solo per una volta, li hanno incontrati, l’unità cinofila di ricerca in superficie (Ucrs) della stazione Monte Amiata del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico aveva un nome solo: Andrea&Ice o, per chi voleva, Ice&Andrea. Un elemento unico, inscindibile. Dove si incontrava l'uno c'era sempre anche l'altro. L'uomo e il suo cane, o come hanno sempre preferito dire i volontari della stazione: l'amico peloso e il suo conduttore. Una coppia che si è sempre capita al volo e che ha fatto tanta strada insieme. Una coppia la cui strada insieme adesso si è interrotta. Ice, border collie di 9 anni del soccorso alpino, non c’è più. Una brutta e veloce malattia lo ha portato via ai volontari della stazione Monte Amiata e, soprattutto, ad Andrea Lenzi. E ha spezzato quel legame dolce e speciale che c’era tra loro. “Dal momento che si sono incontrati, annusati, riconosciuti, come solo i grandi amici fanno, hanno iniziato anche a lavorare insieme lungo quel percorso bello, quanto faticoso, che li ha portati a diventare, appunto, una Ucrs - spiegano i volontari della stazione -. Un addestramento, quello del soccorso alpino, che prevede una lunga formazione per l'uomo e il suo cane per la ricerca dispersi in ambiente impervio, fiore all'occhiello del corpo nazionale. E loro, Ice&Andrea, preziosi per la delegazione Toscana, in otto anni ne hanno battuti di ettari, giorno e notte, con oltre cento interventi, rispondendo alle chiamate di chi aveva bisogno di loro. E nello stare così sempre insieme il legame non può che crescere e fortificarsi, tanto da essere l'uno il sostegno dell'altro, vicendevolmente”. Ice non è mai stato un "semplice cane". La sua strada, e di conseguenza quella di Andrea, li hanno portati ben più lontani fino a diventare, anche, un'unità cinofila di ricerca in Valanga, tra quella neve che tanto ci piace ma che, a volte, risulta insidiosa. Di nuovo un successo, di nuovo insieme. E ancora quel grande affetto che faceva essere gli interventi fatica per l'uomo e gioco per "l'amico peloso".“Perché i meravigliosi cani, e Ice in particolare, che fanno questo "mestiere" - spiegano ancora dalla stazione Monte Amiata - lo fanno per giocare alla fine del lavoro con il loro amico a due zampe. E terminato ogni intervento, oppure ogni esercitazione, proprio Ice veniva a chiedere di giocare con lui depositando, ai piedi di ognuno di noi, il primo bastoncino che trovava per farselo lanciare, andare a prenderlo e riportarcelo per continuare all'infinito, o meglio fino allo sfinimento del lanciatore. Ricorderemo sempre il "nostro amico peloso" e lo ricorderemo proprio per ogni carezza che gli abbiamo fatto e per ogni volta che siamo stati insieme come solo gli veri amici sanno fare: accanto, passo dopo passo lungo il cammino”.
Qualcuno, alla stazione amiatina, ha detto che “Ice è andato in esplorazione. Avanti a noi come sempre. E come sempre sarà il migliore. A noi rimane il magone perché questi giorni non torneranno, ma orgogliosi di aver avuto la possibilità di lavorare e giocare con un cane così speciale. Uno di noi. Ciao Ice, ci mancherai”.
FOTO
http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2015/02/03/news/e-morto-ice-il-cane-eroe-del-soccorso-alpino-1.10792990
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2015
Genova – Sequestro di due camaleonti. Provenivano dal nord Africa
 
Nel corso dei controlli effettuati sui passeggeri sbarcati dai traghetti provenienti dal nord Africa, i funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Genova 1 hanno ritrovato, con la collaborazione dei Militari della Guardia di Finanza e del Nucleo Operativo CITES del Corpo Forestale dello Stato, due camaleonti vivi della specie protetta “Chamaeleo chamaeleon”.
Gli esemplari, privi della necessaria certificazione CITES, prevista dalla Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate d’estinzione, si trovavano dentro un cartone, nascosto tra le masserizie, a bordo di un furgone proveniente dalla Tunisia.
Il mezzo era condotto da un cittadino tunisino residente in Italia. L’uomo è stato denunciato alla locale Procura della Repubblica per violazione della normativa CITES.
Appena pochi giorni addietro, sempre con un traghetto proveniente dalla Tunisia, erano state poste sotto sequestro alcune tartarughe protette (vedi articolo GeaPress)
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2015
Da Grosseto a Salerno. Due caprioli italici reintrodotti nella foresta Cerreta-Cognole
 
Sono stati catturati lo scorso 7 gennaio i due caprioli italici che costiuiranno il nucleo fondatore della nuova popolazione della Foresta demaniale regionale “Cerreta-Cognole”, in provincia di Salerno.
L’operazione è stata portata a termine dagli operatori dell’U.P. attività faunistiche venatorie della Provincia di Grosseto, mentre il Comando provinciale del Corpo Forestale ha messo a disposizione un mezzo attrezzato per il trasporto degli animali.
Come previsto dall’ISPRA nel Piano d’Azione Nazionale per il capriolo italico,  questa specie è presente solo in alcune aree della Maremma e dell’Italia Centromeridionale, con densità stabile solo nella provincia di Grosseto. Il Piano Nazionale prevede la reintroduzione del capriolo italico nelle aree di origine. Le reintroduzioni, comunica la Provincia di Grosseto, costituiscono interventi straordinari di conservazione e al riguardo, il Parco Nazionale del Cilento è una delle zone individuate come prioritarie per operazioni di rinforzo e la creazione di nuove popolazioni.
Le operazioni si sono svolte nel rispetto del protocollo ISPRA  relativo alle modalità di cattura, manipolazione, trasporto e rilascio degli animali, cercando di ridurre al minimo possibili stress da cattura. Il trasporto verso il luogo di liberazione è avvenuto grazie all’utilizzo di un  apposito mezzo per il trasporto di animali del Corpo Forestale dello Stato. Il mezzo era stato adeguatamente allestito in modo che i caprioli venissero adagiati liberi e dotati di mascherina facciale per tutelarne il benessere e ridurre al minimo i rischi di infortuni.
I due caprioli fondatori della nuova popolazione, è avvenuta la sera stessa. Il luogo prescelto è stato l’interno della foresta demaniale regionale “Cerreta-Cognole”, un bosco recintato di circa 826 ettari inserito nelle Foreste della Regione Campania gestito in collaborazione con il Corpo Forestale della Stato.
I primi di gennaio verranno effettuate ulteriori operazioni di cattura per inviare altri soggetti e contribuire ad aumentare il contingente dei fondatori
La Foresta Cerreta Cognole si trova a pochi chilometri da Teggiano e Padula, su un territorio montuoso che presenta la maggiore superficie boschiva del Vallo di Diano. E’ la cittadina di Montesano sulla Marcellana ad ospitare la foresta demaniale Cerreta – Cognòle, una delle più interessanti dell’Italia meridionale per la protezione di flora e fauna in via d’estinzione. Fra le foreste della provincia di Salerno, Cerreta affascina anche per la storia, che la lega alla vicina Certosa di San Lorenzo a Padula e, ancor prima, alla millenaria Badia di Cava dei Tirreni.
Posta su uno dei monti della catena della Maddalena, spartiacque fra il territorio campano e quello lucano, la foresta gode sia della vicinanza del Calore che della presenza di acque carsiche. E’ sede di un allevamento per il ripopolamento del cervo, animale che aveva in passato eletto a dimora il Monte Cervati, come dimostra il nome e la presenza del cervo sullo stemma del confinante comune di Sanza. Fra foreste di cerro, arbusti tipici mediterranei e castagneti, a Cerreta – Cognòle trovano ricovero altre specie animali a rischio di estinzione, fra cui il barbastello, un pipistrello ormai rarissimo, qualche lupo e varietà di picchio.
 
VIGNA CLARA BLOG
3 FEBBRAIO 2015
Sfortunato come un cane in chiesa
 
Un tempo i cani non potevano entrare nelle chiese, esisteva perfino la figura dello “scaccino” che aveva il compito di “scacciare”, oltre ai vagabondi, anche i cani che vi si fossero rifugiati. Poi le cose cambiarono, gli animali furono considerati figli di Dio e ammessi nella sua casa. Ma a Vigna Clara non più…
Riceviamo e pubblichiamo dall’avvocato Roberto Colica, nostro assiduo lettore, un’accorata lettera la cui sintesi è: perchè di punto in bianco la mia dolcissima e silenziosa Luna non può più assistere alla Messa con me nella Parrocchia di Piazza dei Giuochi Delfici?
La lettera è stata inviata via mail a Don Giuseppe, Parroco di Santa Chiara, e poi girataci perchè il tema fosse oggetto di dibattito fra i nostri lettori.
A tal fine, siamo andati ad ascoltare dalla viva voce di Don Giuseppe le motivazioni che lo hanno spinto a non ammettere più i cani in chiesa ed abbiamo raccolto anche i pareri di due suoi eminenti “colleghi”, i parroci della Parrocchia di S.Gaetano al Fleming e della Gran Madre di Dio a Ponte Milvio.
La lettera di Roberto Colica a Don Giuseppe
“Carissimo Don Giuseppe, sono un parrocchiano di S. Chiara da diversi anni, per la precisione da quando Don Gianni ne era il Parroco, ed infatti i miei figli sono stati entrambi battezzati nella sua, anzi nella nostra Chiesa.
Il motivo per cui mi permetto di disturbarla è perché da alcune settimane ho trovato affisso, sulla porta d’entrata della Chiesa, un cartello che inibisce l’ingresso ai cani perché “attirerebbero l’attenzione”. (sic!)  Peraltro non è ben specificato perché lo farebbero e l’attenzione di chi dovrebbero attirare.
Sono rimasto molto amareggiato per questo divieto in quanto, perdoni la franchezza, l’ho trovato davvero incomprensibile. In tanti anni ne ho visti di cani all’interno della Chiesa e mai, dico mai, ne ho sentito alcuno abbaiare o fare comunque confusione.
Al contrario, ad esempio, molto spesso ho sentito bambini ridere,urlare o piangere,  o correre rumorosamente tra i banchi, ma non per questo mi sarebbe mai venuto in mente di chiederle di contravvenire il dolcissimo invito di Nostro Signore del “sinite parvulos”.
E che dire, ad esempio,  della rituale questua di soldi che ad ogni Messa viene fatta, in tutte le Chiese, quella sì distogliendo l’animo dal dovuto raccoglimento che dovrebbe accompagnarci nella Casa del Signore?
E inoltre, a mio sommesso avviso, trovo nel suo divieto un’ imprevedibile  dimenticanza del messaggio di S. Francesco (e in una Chiesa consacrata a S. Chiara è davvero il colmo!) il quale lodava Nostro Signore con tutte le Sue creature, quelle stesse creature  che, nella specie,  giova ripeterlo, non possono dare alcun disturbo e spesso presenziano alla Messa perché accompagnano magari una persona anziana o sola.
Una volta l’anno, Lei lo sa meglio di me, in occasione della ricorrenza di S. Antonio Abate in molte Chiese si portano gli animali (di tutte le specie, non solo i cani) perché il Signore li benedica; ed allora perché Lei li caccia dalla Sua casa?
Spero quindi, carissimo Parroco, di poter partecipare ancora una volta alla S. Messa in S. Chiara accompagnato dal mio silenzioso e tranquillissimo cane,  quando questo divieto, così povero d’amore, verrà eliminato. La ringrazio per l‘attenzione che vorrà dare alla presente e la saluto cordialmente, ringraziandola comunque per tutto quello che Ella fa per i suoi parrocchiani.”
Le motivazioni del divieto secondo Don Giuseppe
Fin qui l’esternazione di Roberto. Siamo andati a trovare dunque Don Giuseppe parroco di Santa Chiara che ci ha dichiarato che generalmente i cani sono tollerati in chiesa e che il divieto ed il relativo cartello sono figli delle perplessità espresse da alcuni parrocchiani a seguito di diversi episodi occorsi durante le celabrazioni liturgiche domenicali (la Santa Messa). Episodi che hanno visto alcuni cani, anche di grossa taglia, cominciare ad abbaiare generando una sonora risposta da parte dei loro simili presenti in chiesa in un momento.
“E’ successo anche durante l’omelia.  Io non sono sfavorevole ai cani in chiesa” ha dichiarato Don Giuseppe. “I padroni con i loro cani possono entrare in chiesa e raccogliersi a pregare quando vogliono eccetto durante la Santa Messa. Ed è questo il significato del cartello affisso”.
Alla chiesa della Parrocchia di San Geatano ed a quella di Ponte Milvio, a detta di parroci e chierichetti, non esistono divieti ed è sovente vedere anche durante la santa messa alcuni fedeli accompagnati dai loro amici a quattro zampe.
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2015
Roma, bracconaggio – 32 denunciati nei controlli della Guardie LIPU Gli ambientalisti situazione grave, non aboliamo la Polizia Provinciale
Trentadue persone denunciate, ventotto fucili, quindici richiami elettromagnetici vietati e numerosi esemplari abbattuti di fauna protetta sequestrati. Questo il bilancio alla fine della stagione venatoria 2014/15 dei servizi svolti dalle guardie venatorie volontarie della Lipu. Un indicatore preoccupante della diffusione dell’illegalità venatoria sul territorio della Provincia di Roma.
“Il nostro piccolo nucleo di volontari, che svolge la propria attività nel tempo libero – ha dichiarato il coordinatore del Nucleo Provinciale di Vigilanza Venatoria Volontaria Lipu, Luca Demartini -  ha totalizzato dall’inizio della stagione venatoria un numero impressionante di accertamenti di reati venatori, più numerosi verbali di accertamento amministrativo, regolarmente inviati all’Ufficio Caccia della Provincia di Roma per i successivi atti di notifica. La Provincia di Roma è terra di bracconaggio, molto più di quanto non si pensi, né più né meno di altre aree più famose in Italia per il fenomeno”
“Il dato che più fa riflettere – ha aggiunto Demartini – è che a compiere questi atti non sono solamente i bracconieri di mestiere, ossia persone dedite alla caccia illegale anche per motivi di lucro, ma spesso anche semplici appassionati della caccia, che non considerano riprovevole prendere inopportune “scorciatoie” per aumentare il carniere, benché ciò sia previsto come reato dal nostro ordinamento. Riteniamo inammissibile che questi comportamenti illeciti siano entrati come normali nella cultura della nostra provincia. Le specie colpite spesso non godono di buono status di conservazione, cioè sono a rischio o in diminuzione; e inoltre i mezzi vietati utilizzati, come i diffusissimi richiami elettromagnetici, permettono carnieri assolutamente sproporzionati rispetto ai limiti di legge”.
Ovviamente non tutti i cacciatori della Provincia sono così. Nel corso dei controlli è stata verificata la presenza di cacciatori assolutamente corretti, ma secondo la LIPU negli ultimi anni si è registrato un aumento delle violazioni, soprattutto di natura penale, con gravi conseguenze per l’ambiente e la fauna che è, sottolineano gli ambientalisti, un patrimonio di tutti, ‘Patrimonio Indisponibile dello Stato’ come recita la Legge.
“Il dato della Provincia di Roma fa apparire in maniera lampante che, nonostante gli sforzi profusi dalle Forze dell’Ordine, la vigilanza venatoria sia del tutto insufficiente in ampi settori di territorio – dichiara il presidente Lipu Fulvio Mamone Capria - e quindi è necessario che sia dato nuovo impulso alla qualificazione di Guardie venatorie volontarie preparate ed attive, e soprattutto che le forze di polizia preposte alla tutela ambientale siano dotate di mezzi ed organici adeguati a tanto compito. A questo proposito intendiamo manifestare tutta la nostra preoccupazione per i progetti che riguardano la cancellazione del Corpo Forestale dello Stato e il destino della Polizia Provinciale, assolutamente in bilico, nel passaggio tra Provincia e Area Metropolitana. Auspichiamo che quest’ultima non ridimensioni le competenze dell’attuale Polizia Provinciale, perché aprirebbe un vuoto notevole nel già scarno spettro dei controlli sulle leggi in materia di difesa dell’ambiente e degli animali.”
 
CORRIERE.IT
3 FEBBRAIO 2015
Al Quirinale per Mattarella anche Briciola, cane mascotte dei carabinieri a cavallo
Durante la cerimonia di insediamento del Capo dello Stato
Arrivando al Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha attraversato il cortile del palazzo passando in rassegna tutti i corpi delle Armi schierati nel cortile d'onore. La banda dei Carabinieri a cavallo e i Corazzieri in alta uniforme. Presente nel cortile anche la mascotte dei Carabinieri, Briciola, una cagnolina con la pettorina rossa dell'Arma.
VIDEO
http://video.corriere.it/al-quirinale-mattarella-anche-briciola-cane-mascotte-carabinieri-cavallo/940721aa-ab98-11e4-864d-5557babae2e2
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2015
IL GOVERNO IMPUGNA LA LEGGE LOMBARDA CONTRO LE NUTRIE
Sì del Consiglio regionale sulla norma a fine novembre
Il governo ha impugnato la legge lombarda sul "contenimento" delle nutrie che ne prevede l'uccisione. La norma era stata approvata nei mesi scorsi dal Consiglio regionale della Lombardia (clicca qui per leggere il nostro articolo sulla vicenda). I rilievi di legittimità costituzionale riguardano innanzitutto "l'istituzione di un tavolo provinciale di coordinamento che coinvolge anche le Prefetture", perché "le Regioni non possono porre a carico di organi e amministrazioni dello Stato compiti e attribuzioni ulteriori rispetto a quelli individuati con legge statale". Ma è stata impugnata anche la parte riguardante le metodologie di "eradicazione", che prevedeva l'uso di armi comuni da sparo, da lancio individuali, la gassificazione controllata e l'utilizzo di trappole. Metodi che non garantiscono una selettività tale, secondo l'esecutivo, da "escludere con certezza l'abbattimento o la cattura anche di specie di fauna selvatica tutelate".
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2015 
Sant’Agata di Militello (ME) – Sospetto furto di bovini e suini. Intervento della Polizia di Stato
Intervento del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Sant’Agata di Militello che nel corso della giornata di Domenica ha portato al sequestro di 10 bovini e 10 suini oltre che alla denuncia di tre allevatori accusati di ricettazione e diffusione di malattie degli animali.
Secondo la Polizia di Stato gli animali erano a bordo di un furgone fermato dagli Agenti nella rotonda di contrada Terreforti. Il mezzo era adibito al trasporto di animali vivi e risultante intestato ad una azienda agricola dei Nebrodi. Tutti gli animali trasportati, però, sarebbero risultati privi di qualsivoglia documento di identificazione, di tracciabilità o di trasporto (tatuaggio, passaporto, modello 4 per lo spostamento, marchio auricolare e bolo intestinale) e quindi privi di alcun controllo sanitario.
La Polizia di Stato ha così provveduto al sequestro degli animali. Sugli stessi saranno ora effettuate le analisi sanitarie al fine di scongiurare la presenza di malattie infettive.
Dalle verifiche effettuate dai veterinari dell’ASP di Sant’Agata di Militello tramite la banca dati, sarebbe così emerso che i bovini sequestrati non risultavano ufficialmente presenti in azienda nel corso dell’ultimo controllo effettuato. Per questo la Polizia di Stato sospetta la provenienza furtiva.Gli animali sono stati identificati dal Servizio Veterinario tramite inserimento del bolo intestinale e relativa descrizione, al fine di una tracciabilità futura. Ai soggetti coinvolti sono state contestate sanzioni amministrative per  9.000 euro.
 
GEA PRESS
3 FEBBRAIO 2015
Lombardia – Stop del Governo alla Legge anti nutrie: la Regione mette a rischio la fauna selvatica
La Legge Regionale della Lombardia che lo scorso dicembre ha stabilito tecniche e modalità di contenimento delle nutrie, è stata impugnata dal Governo. Secondo la delibera del Consiglio dei Ministri dello scorso 29 gennaio, sembra che la Regione Lombardia sia andata oltre i suoi compititi mettendo  a rischio la stessa fauna selvatica.
Due sono i rilievi dell’impugnativa governativa. Entrambi evidenziano il prevalicamento di compiti che la Regione Lombardia si sarebbe attribuita.
Il primo punto riguarda l’istituzione di un tavolo provinciale di coordinamento che coinvolge anche le Prefetture. Secondo il Consiglio dei Ministri, però, tale coinvolgimento non risulterebbe frutto  di preventivi accordi con l’ Ammnistrazione statale interessata; dunque la Regione non avrebbe potuto disporre il diretto coinvolgimento di organi dello Stato addirittura con attribuzione di compiti, sconfinando così nelle competenze eclusive dello Stato in materia di organizzazione amministrativa.
Il secondo punto oggetto di intervento del Consiglio dei Ministri, riguarda invece le tecniche previste per l’eradicazione delle Nutrie. La Regione, facendo riferimento ai Piani provinciali di eradicazione, ha previsto l’utilizzo di armi e trappole in ogni periodo dell’anno, in tutto il territorio regionale, ivi compreso quello vietato alla caccia. I metodi di controllo, vanno dalla gasazione controllata, alla sterilizzazione, alle armi da lancio individuali, alle armi comuni da sparo. Previsto anche il trappolaggio con successivo abbattimento con narcotici, armi ad aria compressa o armi comuni da sparo.
Per il Governo, però, pur prendendo att0 che la nutria non è più tutelata dalla Legge 157/92, non può non considerarsi il divieto di utilizzare metodi non selettivi, così come anche previsto dalla Direttiva europea sulla conservazione degli uccelli selvatici. In altri termini, sebbene la Nutria non sia più tutelata, nelle trappole per lei predisposte potrebbero finire altri animali. Per il Governo, la norma regionale permettendo l’uso indiscriminato di tutte le armi comuni da sparo, di armi da lancio individuale (balestre) e di trappole, (queste ultime hanno un’altissima possibilità di catturare anche fauna selvatica in quanto non sono strumenti selettivi), si pone in contrasto con l’articolo 21, comma 1, lettera u) e z), della Legge sulla caccia.
Cosi come infine riferito dal Consiglio dei Ministri “le disposizioni in esame, nella parte in cui consentono l’uso delle metodologie di eradicazione sopra citate e soprattutto il trappolaggio, non garantisce una adeguata selettività tale da escludere con certezza l’abbattimento o la cattura anche di specie di fauna selvatica tutelate dalla citata direttiva 2009/147/CE e dalla L. 157/92. Tanto più che la norma in esame non indica periodi temporali di riferimento, permettendo, altresì, l’uso di strumenti non selettivi anche in zone in cui l’esercizio venatorio è vietato”.
 
QUOTIDIANO.NET
3 FEBBRAIO 2015
"I reati contro gli animali non possono ricadere tra i non punibili"
Il parere della Commissione Giustizia della Camera va nella direzione auspicata dall'Enpa, dalla Lav e dagli italiani tutti. Ora si dovrà pronunciare il Senato
Roma, 3 febbraio 2015 – «Il parere espresso oggi dalla Commissione Giustizia della Camera sulla bozza di decreto legislativo in materia di depenalizzazione e che chiede, tra l'altro, l'esclusione per i reati commessi in violazione del sentimento nei riguardi degli animali, rende manifesto che siamo davvero sulla buona strada rispetto a quanto auspicato non soltanto dalle associazioni ma anche dall'opinione pubblica italiana: vale a dire che vangano esclusi dalla norma i reati in danno agli animali». Lo dichiara l'Ente Nazionale Protezione Animali, che prosegue: «Da quando si è iniziato a parlare di depenalizzazione, più di 1,2 milioni di cittadini ci hanno espresso la loro indignazione, anche attraverso un serrato mail bombing, contro un provvedimento che renderebbe di fatto inoperativa la normativa italiana in materia di protezione e tutela di animali e ambiente».
Una normativa che, ricorda l'Enpa, è una delle più avanzate del mondo e che deriva anche dall'adesione a convenzioni internazionali e a direttive europee in materia di reati commessi non soltanto in danno agli animali, ma anche contro l'ambiente. Il parere espresso oggi dalla Commissione Giustizia, che ringraziamo per il ragguardevole lavoro svolto, è un atto di indirizzo e non è pertanto formalmente vincolante per il Governo, ma rappresenta un segnale fortissimo; importante sarà anche il passaggio per l'analogo parere che dovrà esprimere il Senato. Concluso l'iter in Parlamento, l'Esecutivo dovrà modificare la bozza di decreto specificando, con la richiesta nuovamente avanzata da cittadini e associazioni, che dal provvedimento di non punibilità vengano esclusi i reati contro gli animali.
L'auspicio dell'Enpa è che il premier Renzi, sulla scia della chiara presa di posizione del Ministro Orlando, dia seguito così alle parole pronunciate poco prima di Natale: “[…] vorrei rassicurare che queste norme non sono ancora legge, saranno modificate. Ascoltiamo sempre tutti. Si può anche sbagliare e modificare in corsa qualche riforma che facciamo". «D'altro canto – conclude la Protezione Animali – si tratta di una materia estremamente delicata, sia perché la materia riguarda accordi internazionali, sia perché è proprio sulla pelle degli animali, d'affezione, selvatici ed esotici, che si arricchiscono le zoomafie».
“Con il voto di oggi della Commissione Giustizia della Camera si inizia a bloccare concretamente il progetto di depenalizzazione dei reati contro gli animali, la cosiddetta tenuità del fatto. E’ una prima significativa vittoria che ferma la paventata impunità di maltrattatori e uccisori di animali e spiana la strada al ministro della Giustizia Orlando per inserire nel testo finale del Decreto Legislativo una esclusione ancora più efficace”.  E’ il commento della LAV che sottolinea come questo primo risultato si ancora più importante visto che quella sugli animali è una delle uniche tre esplicite esclusioni dettate come “condizione” dal Parlamento.  La LAV – che ringrazia le decine di migliaia di persone che nelle ultime settimane si erano mobilitate con le associazioni per modificare la proposta iniziale del Governo - continuerà a sostenere il ministro della Giustizia Orlando per l’inserimento della non interpretabile dicitura “ad eccezione dei reati contro le specie animali protette o dei reati contro gli animali”
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2015
CAMERA, RESTANO PUNIBILI I REATI COMMESSI A DANNO DEGLI ANIMALI
Ma si potrebbe adottare una formula più chiara
Via libera della commissione Giustizia della Camera allo schema di decreto legislativo sulla non punibilità per tenuità del fatto. L'organismo parlamentare oggi ha approvato il parere favorevole messo a punto dal relatore, David Ermini (Pd): i reati contro gli animali sostanzialmente restano punibili. Ma si poteva essere più chiari.
Il decreto, nell'ambito dei reati con pena massima fino a 5 anni o esclusivamente pecuniaria, consente di non punire i comportamenti occasionali e di scarsa gravità. La decisione spetterà, comunque, sempre al giudice, che dovrà tenere in debito conto anche l'eventuale opposizione della vittima.
L'assoluzione per tenuità del fatto non pregiudica il risarcimento del danno in sede civile.
La commissione Giustizia, nel parere approvato, ha posto alcune condizioni restrittive, nel senso che non ci potrà mai essere tenuità del fatto di fronte a reati connotati da motivi abietti o futili, sevizie o crudeltà o in violazione del sentimento di pietà per gli animali e ai danni di persone (anche per età) indifese. E non ci potrà essere tenuità nemmeno se c'è recidiva semplice o condotte abituali e reiterate o addirittura (come nell'omicidio colposo) se l'esito è la morte. Il giudice, poi, dovrà rigorosamente attenersi ai criteri fissati dall'articolo 133 del codice penale nel valutare la gravità del reato.
"Con il voto di oggi della Commissione Giustizia della Camera – commenta la Lav - si inizia a bloccare concretamente il progetto di depenalizzazione dei reati contro gli animali, la cosiddetta tenuità del fatto. E' una prima significativa vittoria che ferma la paventata impunità di maltrattatori e uccisori di animali e spiana la strada al Ministro della Giustizia Orlando per inserire nel testo finale del Decreto Legislativo una esclusione ancora più efficace".
L'associazione sottolinea come questo primo risultato si ancora più importante visto che quella sugli animali è una delle uniche tre esplicite esclusioni dettate come "condizione" dal Parlamento.Una volta raccolto il parere anche del Senato, il governo dalla prossima settimana è autorizzato a emanare il testo finale per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La LAV – che ringrazia le decine di migliaia di persone che nelle ultime settimane si erano mobilitate con le associazioni per modificare la proposta iniziale del Governo - continuerà a sostenere il Ministro della Giustizia Orlando per l'inserimento della non interpretabile dicitura "ad eccezione dei reati contro le specie animali protette o dei reati contro gli animali".
 
TODAY
3 FEBBRAIO 2015
Video shock dal mattatoio islamico: ecco le violenze sugli animali
Un gruppo animalisti ha ripreso i dipendenti di un mattatoio halal mentre maltrattano gli ovini anziché macellarli secondo i precetti islamici
 
Animali maltrattati, percossi, feriti e presi a calci prima di essere uccisi e macellati. Questo lo scenario che è uscito fuori da un video girato in segreto dagli attivisti di Animal Aid in un mattatoio halal nello Yorkshire, nel nord dell'Inghilterra.
Nel filmato, il personale dello stabilimento, che dovrebbe macellare gli animali secondo i precetti consentiti dalla religione islamica, è stato ripreso mentre infligge crudeltà atroci nei confronti degli ovini, lavorando senza seguire i precetti che regolano la macellazione helal.
Il fatto ha suscitato una notevole eco nel Regno Unito. Uno dei dipendenti è già stato licenziato e altri quattro sono stati sospesi. La Food Standards Agency (Fsa) ha avviato una inchiesta affermando che "non ci sono scuse per trattare gli animali in quel modo" „Intanto sono tornate a galla le polemiche sulla macellazione helal, che secondo i veterinari britannici, dovrebbe essere vietata: non contempla lo stordimento degli animali prima della loro uccisione perché non previsto dai precetti dell'Islam.
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2015
GB, MACELLO "HALAL" DEGLI ORRORI: "RISATE MENTRE UCCIDEVANO PECORE"
Quattro licenze sospese. I filmati girati da Animal Aid
Licenze sospese per quattro macellai dopo che delle telecamere nascoste sono state usate per filmare il presunto maltrattamento di animali in un mattatoio "halal". La Food standards agency (Fsa) ha avviato un'inchiesta sui video girati al macello "Bowood Lamb" a Thirsk, Yorkshire del nord, in Inghilterra. L'agenzia sostiene che non c'era "alcun motivo per trattare gli animali nel modo indicato nel video" e aggiunge che potrebbero seguire delle azioni penali.
L'associazione animalista Animal Aid ha usato telecamere nascoste per registrare filmati in tre giorni a dicembre. Il filmato mostra un addetto che taglia la gola con l'accetta alle bestiole, in piena violazione della pratica islamica. In un caso, sono serviti fino a cinque tentativi per tagliare i vasi sanguigni. Le pecore venivano prese a calci in faccia e sulla testa, alzate dalle orecchie, dal vello o dalle zampe e poi scagliate contro strutture massicce. Un operaio, addirittura, stava in piedi sul collo di una pecora cosciente e faceva su e giù. E, ancora, si vede lo staff che scoppia in una risata davanti ad una pecora sanguinante, destinata a morire, con degli occhiali disegnati intorno agli occhi con della vernice verde. E non finisce qui: animali scherniti e spaventati agitando coltelli, dando loro ceffoni sulla testa e gridando contro di loro. Il filmato mostra anche un addetto che prende una povera pecora per la gola e fa la mossa di tirarle un pugno.
La legge richiede ai macelli di stordire le bestiole prima della macellazione per evitare loro inutili sofferenze, ma ci sono esenzioni per i produttori ebrei e musulmani. Seguendo i dettami "halal", gli animali dovrebbero essere uccisi in modo rapido, chirurgicamente, con un solo movimento di un coltello affilato. Non dovrebbero vedere il coltello prima di essere macellati o assistere alla morte di altre bestiole. Il filmato sembra mostrare che queste regole non sono state rispettate da "Bowood Lamb", dove sono state uccise - stando a quanto rivela il video dell'associazione - più di quattromila pecore. Kate Fowler, responsabile delle campagne di Animal Aid, ha bollato le scene come "imperdonabili".
 
BLITZ QUOTIDIANO
4 FEBBRAIO 2015
 
VIDEO YouTube: Gb, pecore prese a calci e ferite prima della macellazione
 
LONDRA – Questo video choc mostra i maltrattamenti e le violenze a cui vengono sottoposti gli animali che vengono macellati in un mattatoio halal che si trova nello Yorkshire nel nord dell’Ighilterra. Halal in arabo vuol dire “lecito”: il mattatoio in questione è una struttura che segue le regole religiose previste dall’Islam per il consumo della carne, regole conformi alla fede musulmana. Il filmato è stato realizzato di nascosto da un attivista di Animal Aid e mostra gli addetti alla macellazione che si divertono a prendere a calci e a ferire le pecore che poi vengono macellate. 
Dopo la diffusione di questo video, quattro dipendenti sono stati sospesi dal lavoro ed uno licenziato. Anche la Food Standard Agency ha aperto un’inchiesta: i gestori e dipendenti della struttura ora rischiano di finire sotto processo. Il filmato ha scosso l’opinione pubblica britannica. In 100mila hanno già sottoscritto una petizione lanciata dall’associazione dei veterinari britannici. Il giornale britannico The Independent, sulla faccenda ha intervistato Sir Roger Gale, parlamentare tories. Gale ha spiegato che “questo episodio sottolinea un problema reale che riguarda le macellerie halal e kosher. Ho l’impressione che tutti i partiti abbiano affrontato e continuino ad affrontare questo tema con una certa timidezza, per non disturbare la sensibilità di questo o quel gruppo religioso”. Il filmato che qui vi riproponiamo sconsigliando la visione ad un pubblico sensibile, in Gran Bretagna sta intanto diventando virale continuando a far discutere:
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
3 FEBBRAIO 2015
Dopo 14 anni di prigionia, un Orso della Luna muove i primi passi libero sull’erba
Liberato nel marzo scorso, solo ora ha trovato il coraggio di uscire all’aria aperta
Fulvio Cerutti
Camminare sull’erba, libero e senza minacce umane. Un gesto semplice, naturale, che dovrebbe appartenere a qualunque animale. Ma per Ti Map è un giorno speciale, perché quei primi passi sono arrivati dopo 14 anni di prigionia e dopo mesi di cure rese necessarie per tutto quello che aveva subito.
Ti Map, infatti, è un Orso della Luna. Uno di quegli animali che, per soddisfare le esigenze della Medicina Tradizionale Cinese, viene tenuto in una gabbia strettissima per tutta la vita, senza la possibilità di muoversi. Anni trascorsi con una cannula nel ventre per estrarne la bile, sostanza ritenuta utile per risolvere una serie di problemi fisici dell’uomo. 
Una credenza che per questi esemplari si trasforma in un inferno, con gli animali che impazziscono (vengono estratti loro i denti per impedire tentativi di suicidio) o che si ammalano gravemente per infezioni o tumori. Ti Map è stato salvato dagli operatori di Animal Asia, una fondazione che da anni si batte in molti Paesi Asiatici per porre fine a questa barbarie. Ma anche la sua liberazione è stata complessa: quando è stato sedato e rimosso dalla gabbia nella quale era stato rinchiuso, l’orso ha smesso di respirare per ben due volte. La sua vita è stata salvata dal capo veterinario Joost Philippa, che fortunatamente è riuscito a rianimarlo. Dopo questa esperienza, Ti Map – che in vietnamita significa Topolone (il Gasgas della favola di Cenerentola) - viene costantemente monitorato. Giorno dopo Ti Map ha cominciato a capire che la sua vita era cambiata e che non sarebbe più tornato in una gabbia. I suoi primi passi sull’erba sono stati molti timorosi. Ti Map ha fissato l’area esterna dalla porta aperta per settimane, fino a quando non ha sconfitto ogni esitazione. «Fortunatamente Ti Map è migliorato molto e riesce a stare sull’erba - spiega la Bear Manager di Animals Asia Sarah Dempsey -. Non è ancora completamente a proprio agio nei recinti esterni e preferisce stare dentro, anche se questo aspetto non è per nulla insolito fra gli orsi che sono stati chiusi in una gabbia per tanto tempo. Lui ha solo bisogno di imparare ad avere fiducia e a lasciarsi andare nei grandi spazi all’aperto, dove ha l’opportunità di foraggiare e godersi la vita in maniera decisamente più confortevole di quanto non abbia fatto purtroppo in passato». Sono primi passi importanti, ma Ti Map ha ancora molta strada davanti a sé per cercare di raggiungere un po’ di serenità: «Reagisce agli stimoli “normali” in maniera diversa dagli altri orsi - aggiunge la Dempsey -. È nervoso, insicuro, si spaventa facilmente e non si trova a proprio agio nel suo ambiente – anche con gli spuntini che disseminiamo nella riserva e i giocattoli. Non avendo mai interagito con altri orsi, né seguito una dieta bilanciata oppure foraggiato, quest’orso sensibile è diventato molto vorace seppur non ancora molto socievole». Adattarsi a una vita completamente differente non è per nulla semplice per gli orsi che hanno subito danni psichici come Ti Map, e ci vorrà molto tempo prima che impari a interagire con gli altri orsi nel suo nuovo ambiente. Ma gli operatori di Animal Asia sono fiduciosi: ha mosso i primi passi. 
 
LA ZAMPA.IT
3 FEBBRAIO 2014
Il gatto “zombie” non tornerà al suo proprietario
Il felino sopravvissuto alla sua sepoltura verrà dato in adozione. Ci sono “circostanze” legate alle sue ferite che non convincono l’associazione che lo ha in cura
Fulvio Cerutti
Bart, il gatto “zombie”, non tornerà dal suo proprietario. L’uomo, Ellis Hutson, l’aveva sepolto credendolo morto, dopo averlo trovato investito da un’auto. In realtà era malconcio, ma vivo e vegeto. Così si “è fatto vivo” dopo 5 giorni.  
Bart è stato portato all’Humane Society di Tampa (Florida, Stati Uniti) dove è stato curato e rimesso in sesto, anche se il suo occhio sinistro è irrimediabilmente perso. Cure i cui costi non sono stati sostenuti da Hutson, ma dal Save-A-Pet Medical Fund, un fondo utilizzato proprio per aiutare a salvare gli animali i cui proprietari sono in difficoltà economiche. L’associazione inizialmente avrebbe voluto restituire il gatto alla proprietaria, ma ora ha deciso di darlo in adozione. «Mi sono incontrata con lui - racconta Sherry Silk, direttore responsabile dell’associazione - E gli ho detto che c’erano delle cose che non mi convincevano in questa storia». “Circostanze” legate alle ferite, le ha definite la donna, che hanno spinto l’associazione a non volergli restituire il gatto.  Da parte sua Hutson è determinato a voler riavere il suo Bart: «Se dobbiamo andare in tribunale, andremo in tribunale - dice l’uomo alla Abc News -. Non ho fatto nulla di sbagliato e non credo sia giusto togliermi il mio gatto». Sherry Silk, da parte sua, non crede che l’ambiente dove vive Hutson sia l’ideale per le condizioni di salute di Bart: «Se deve esserci un contenzioso legale allora lo affronteremo. Vogliamo lottare per il bene del gatto».
 
NEL CUORE.ORG
3 FEBBRAIO 2015
MICROSOFT PRONTA A LANCIARE UN "GIOCO" SULLA CORRIDA: POLEMICHE
Già raccolte 60 mila firme contro il videogame
Per gli sviluppatori di Microsoft è un gioco "per nulla violento, dove non si vede nemmeno una goccia di sangue". La tauromachia sulle console? Scoppia la polemica per il lancio di "Toro", videogioco della Reco Technology che verrà distribuito da Microsoft per Xbox One, Playstation 4 e Pc, che ricrea una corrida. Il dibattito sul maltrattamento degli animali è esploso su Twitter, dopo che la compagnia ha messo online il trailer del videogame, in uscita tra aprile e maggio. Lo scrive "il Fatto Quotidiano". 
Centinaia di detrattori subito. E poi è stata creata anche una campagna su Change.org: quasi 60 mila firme raccolte in pochi giorni. "Chiediamo a Microsoft di non contribuire alla barbarie e al maltrattamento animale con la pubblicazione di questo videogioco. Nel territorio spagnolo sono già molti i Comuni e le città che hanno preso una posizione anti-corrida, e la tendenza nell'immediato futuro è la totale abolizione. Questo gioco è un disperato tentativo di normalizzare un atto che per natura è un abuso", scrive Bianca Alonso Diaz, promotrice dell'iniziativa.
Microsoft, però, ha risposto: "Così come accade in televisione o al cinema, pensiamo che gli sviluppatori debbano avere la libertà di creare una varietà di giochi ed esperienze d'intrattenimento tanto ampia quanto la richiesta dei consumatori", si legge in una nota. Intanto, la Reco Technology ha tentato di smorzare i toni: "Toro è un gioco che vuole essere divertente, senza promuovere il maltrattamento degli animali. Cerca di intrattenere solo chi vorrà acquistarlo". Aggiungendo come il gioco includa delle espansioni in cui "il giocatore può mettersi nei panni del proprio toro ed incornare comicamente il torero".
Un messaggio che non è servito a placare la rabbia degli animalisti, i quali considerano la tematica delicata, "violenta e immorale". "Il fatto che un videogioco del genere venga commercializzato è grave e pericoloso per molti bambini che potrebbero valutare il maltrattamento animale come una cosa del tutto normale e perfino divertente", continua Bianca Alonso. Il gruppo, che accusa Microsoft, ha pure risposto alle critiche di chi ha polemizzato parlando di altri videogiochi violenti: "La differenza tra fiction e realtà è ben presente – si difendono gli animalisti –.Tutti sappiamo che nella vita reale abusare, torturare e uccidere una persona è un delitto. Nel caso di questo videogioco la differenza è che quello che si fa nella finzione si può fare anche nella vita reale, dietro pretesti chiamati 'tradizione', 'cultura' e 'festa'".
 
PERUGIA TODAY
4 FEBBRAIO 2015
Spara al cane del vicino, l'accusa: è stata una vendetta“
L'uomo questa mattina è finito davanti al giudice che deciderà se rinviarlo a giudizio o meno. I rapporti con il vicinato nel frattempo non sembrano essere migliorati“
Prov. di Perugia. Può succedere, a volte, che i rapporti di vicinato non siano poi così idilliaci. Basta una semplice scaramuccia, per scatenare una guerra che può terminare  o con una denuncia o con qualche vittima. A farne le spese, come in questo caso, possono anche essere gli amici a quattro zampe che, ignari della stupidità umana, possono tramutarsi nel possibile bersaglio da prendere di mira per sconvolgere la vita del “confinante”.
Ed è così che un povero cane che gironzolava in un boschetto non lontano da casa sua è stato raggiunto dal proiettile del vicino, guarda caso proprio quello con cui i proprietari della bestia non parlavano ormai da svariato tempo. Insomma una vendetta in piena regola, se non fosse che l’uomo si sia subito giustificato urlando: “Scusate, credevo fosse una volpe”.
Una giustificazione alla quale però i vicini non hanno creduto, chiamando immediatamente le forze dell’ordine per sporgere querela. Fatto sta che il signore che ha sparato, pare non avesse denunciato le armi in suo possesso, dovendo così finire davanti al giudice ed essere costretto a giustificare anche questa “piccolezza”. Fuori dall’aula, spavaldo e tranquillo, il signore sulla sessantina non si è proprio trattenuto, esclamando: “Ma poi fosse morto il cane, lo hanno anche salvato”. Insomma una storia a lieto fine a metà, terminata oggi, 4 febbraio, davanti al giudice delle udienze preliminari che dovrà decidere se si è trattato di un errore o meno.
 
NEL CUORE.ORG
4 FEBBRAIO 2015
PINETA DI CLASSE (RA), TESTA DI DAINO MOZZATO SU AUTO DI UN ANIMALISTA
L'attivista si era schierato contro l'abbattimento
Intimidazione nei confronti di un attivista animalista impegnato nelle proteste contro l'abbattimento dei daini della Pineta di Classe: la scorsa notte sul cofano della sua auto è stata lasciata la testa mozzata di un daino. Lo denuncia Francesca Santarella, consigliere Movimento 5 Stelle a Ravenna, il quale spiega anche come la vista abbia terrorizzato i nipotini e che sono anche state squarciate le gomme della sua macchina. "L'uccisione conferma una situazione completamente in mano ai bracconieri. E' stata possibile una simile uccisione fuori da ogni regola perché, secondo la sciagurata delibera provinciale, dei daini uccisi andava consegnata al centro di raccolta presso la macelleria Fata Roba l'emimandibola sinistra: la differenza tra cacciatori e delinquenti diventa adesso molto sottile ed è ragionevole aspettarsi il peggio da una situazione completamente sfuggita di mano". La nota parla di "intimidazioni, attacchi, minacce, biglietti e molto altro: davanti a questo stillicidio, la Provincia si ostina ad infischiarsene, il presidente di Acer Miccoli difende l'indifendibile ed il sindaco di Ravenna vota contro l'istanza di farsi portavoce delle richieste di clemenza". Il 25 gennaio, al termine della marcia organizzata alla pineta per protestare contro l'abbattimento dei 67 daini considerati "di troppo", gli animalisti avevano lamentato il taglio di tre gomme a un furgone di attivisti giunti da Milano oltre all'imbrattamento di alcune vetture con sterco.
 
VENEZIA TODAY
5 FEBBRAIO 2015
Venti km di strada, poi due cani finiscono travolti: uno muore
Prov. di Venezia, L'incidente poco prima di mezzogiorno sulla tangenziale a Portogruaro: i due animali provenivano da San Michele al Tagliamento, forse sono stati rapiti e lasciati per strada
Sono forse stati rapiti e trasportati per venti chilometri prima di essere abbandonati per strada, sulla tangenziale a Portogruaro, dove sono stati travolti da un’automobile.
IL PROBABILE RAPIMENTO. Vittime due esemplari di pastore tedesco che, secondo quanto ricostruito dagli uomini della polizia locale, provenivano da San Michele al Tagliamento. Trasportati forse dai ladri, sono stati lasciati dopo il tratto stradale all’altezza della rotonda nei pressi dell’hotel La Botte dove un mezzo non è riuscito a frenare la sua corsa in tempo e li ha messi sotto: uno di loro è morto, l’altro si trova in una clinica veterinaria in gravi condizioni. Grazie alla lettura del micochip gli agenti sono riusciti a risalire al proprietario che non riesce a darsi pace. Troppo il tragitto percorso dai due cani secondo lui: il sospetto è che i due animali a quattro zampe siano stati presi dai malviventi e poi abbandonati.
 
LA ZAMPA.IT
4 FEBBRAIO 2015
Gatto finisce in una trappola per topi, salvato da un’intera squadra di vigili del fuoco
Polemiche sui giornali locali cinesi: cinque persone sono troppe per l’intervento
 
Claudia Audi Grivetta
Un gatto rimane incastrato in una trappola per topi e scatta un’operazione quasi da emergenza nazionale. È quanto accaduto in mezzo a una strada cinese e riportato dai quotidiani locali che hanno sottolineato la stranezza dell’intervento: è vero che il povero micio doveva soffrire le pene dell’inferno, ma cinque vigili del fuoco accorsi tempestivamente per salvarlo sono sembrati un po’ troppi. Ad ogni modo la crisi è stata scongiurata. I cinque eroi hanno ideato un piano che ha permesso di liberare il gattino senza che rimanesse ferito. Fortunatamente avevano portato le tronchesi (oltre ad un’inspiegabile tuta mimetica) per il loro intervento. Con esse sono riusciti a tagliare la subdola trappola ideate per catturare i topi ma in cui, come è noto, anche altri animali rischiano di rimanere intrappolati e feriti. 
Lo spiacevole incidente è avvenuto nella città di Changzhou, nella prefettura di Jiangsu. Come si è detto, questo episodio ha scatenato un mare di polemiche sui quotidiani cinesi che si chiedono se l’invio di un’intera squadra dei vigili del fuoco per salvare un gatto sia stato davvero il miglior uso delle risorse della città. In fondo la trappola per topi è un congegno inventato dall’uomo, sarebbe forse bastato tirare indietro il filo che la fa scattare. Ma tutto è bene quel che finisce bene, si potrebbe dire, anche perché, per fortuna, quella notte non sono scoppiati incendi in altre parti della città.
 
GREEN STYLE
4 FEBBRAIO 2015
Cani: combattimenti clandestini a Palermo
Il quartiere Brancaccio a Palermo è al centro di un’operazione sincronizzata tra Polizia di Stato, dei vigili urbani, del Corpo forestale, della Guardia di Finanza e del personale dell’Azienda sanitaria provinciale, che hanno individuato e posto sotto sequestro tre spazi probabilmente utilizzati per i combattimenti clandestini tra cani. Gli spazi adibiti alla pratica violenta e illegale sono stati localizzati in vicolo Benfante all’interno di un prefabbricato in legno e alluminio, in un garage in disuso e nel locale di un vecchio calzaturificio ormai non più operativo. I cani recuperati, tre Pit bull puri e un incrocio meticcio della stessa razza, sono apparsi sofferenti, segregati e costretti a vivere tra sporcizia, immondizia e sangue raggrumato. Legati alla parete tramite una catena corta presentavano cicatrici e tagli lungo tutto il corpo, segno di scontri e combattimenti. A riprova del drammatico quadro, la presenza di molto sangue ormai secco su pareti e pavimenti, forse conseguenza dell’avviamento degli esemplari alla lotta sanguinaria. Un quinto cane è stato purtroppo recuperato morto all’interno di un sacco della spazzatura, mentre un altro esemplare avrebbe potuto subire la stessa sorte se l’intervento di salvataggio non fosse stato tempestivo. L’animale, succube dell’incuria e dell’abbandono, presentava segni inequivocabili di deperimento fisico e di violenza emotiva, quindi costretto al freddo e agli stenti. La presenza di un settimo esemplare di Pit bull in buone condizioni e munito di microchip ha permesso l’individuazione del proprietario il quale ha confermato di aver utilizzato lo spazio solo come rifugio, non potendo accogliere l’animale in casa. Quindi nonostante la notifica delle contestazioni amministrative l’uomo ha potuto recuperare lo stesso. Sul posto è giunto un secondo uomo che si è dichiarato proprietario di uno dei cani legati a catena e, per questo, gli è stata notificata la sanzione amministrativa per la mancata iscrizione nel registro canino, quindi è stato denunciato a piede libero per il reato di maltrattamenti di animali. Gli spazi sono stati quindi posti sotto sequestro, i cani affidati al canile municipale mentre le indagini hanno preso il via nella speranza di poter individuare il traffico clandestino legato ai presunti combattimenti illegali.
 
CORRIERE DI RAGUSA
4 FEBBRAIO 2015
Indagini delle forze dell´ordine dopo le molteplici denunce
Le strane sparizioni dei cani di proprietà a Pozzallo, Ispica e Scicli: si pensa a combattimenti clandestini o vivisezione. L´Oipa lancia l´allarme, è psicosi
I padroni temono per i loro cari amici a 4 zampe
Prov. di Ragusa. L´ombra dei combattimenti clandestini o la vivisezione: mercati neri e redditizi per persone senza scrupoli nonché le piste che le forze dell´ordine stanno seguendo dopo la denuncia di alcuni pozzallesi che hanno visto sparire nel nulla il proprio cane. La segnalazione giunge dall´Oipa di Ragusa, che denuncia la sparizione di alcuni animali anche nelle limitrofe città di Ispica e Scicli. L’Oipa è un’organizzazione internazionale presente in Italia dal 1991. Lo scopo dichiarato è la tutela e la valorizzazione della natura e dell’ambiente, l’abolizione della vivisezione nei vari paesi del mondo e la difesa degli animali da qualsiasi forma di maltrattamento. "Stanno scomparendo molti cani – è scritto in un comunicato a firma Oipa di Ragusa - Sia cani di quartiere che cani di proprietà, dentro le abitazioni. I cani di proprietà solitamente sono senza chip o legati. Invitiamo tutti i cittadini naturalmente a tenere e trattare bene il loro amico a quattro zampe e a provvedere alla microchippatura qualora ancora non lo avessero fatto e a tenere i cancelli chiusi (anche e soprattutto di notte), a non fare entrare nessuno in casa a meno che quel qualcuno non si identifichi con una tessera di una qualche associazione. Sono diversi gli episodi accaduti e, in tutti i casi, i proprietari hanno contattato i carabinieri e poi, per conoscenza, la nostra associazione. Quindi, non fate entrare nessuno – continua il comunicato - se non identificato prima e cancelli chiusi sempre. Se succede qualche altro episodio, allertate sia i carabinieri che la nostra associazione. Siamo sempre in contatto con le forze dell´ordine per fermare ed evitare questa pratica venutasi a creare".Il mistero si infittisce. A Pozzallo, la voce delle strane sparizioni sta girando e ora scatta la psicosi. Coi proprietari che temono di tornare a casa e non vedere più il proprio animale domestico scodinzolare. L’aumento dei furti, specie in questo ultimo periodo, è preoccupante e non è difficile immaginare che fine possano fare i cani. Molti di essi sono coraggiosi e non temono lo scontro con altri animali. Le femmine, poi, potrebbero servire per le cucciolate, ma sono solo ipotesi al vaglio delle forze dell´ordine. "L´importante – aggiunge Daria Daccò, delegata Oipa della sezione di Ragusa – è che non li lasciate incustoditi, prima regola per cercare di non farsi sottrarre indebitamente il proprio cane".
 
TARGATO CN
4 FEBBRAIO 2015
Govone (CN): cacciava animali protetti, denunciato

Simone Giraudi

Il braidese possedeva anche un fucile di calibro vietato e un'altra arma incustodita
Possesso di un fucile calibro 22 (vietato nelle attività venatorie), possesso di un'altra arma incustodita e caccia di frodo: questi sono gli elementi che nei giorni scorsi hanno portato i Carabinieri di Govone a denunciare un 47enne di Bra.
L'uomo è stato sorpreso dai militari in un'area boschiva nei pressi del fiume Tanaro con il corpo di un capriolo, sicuramente appena abbattuto in area protetta; i Carabinieri hanno poi notato le due armi illegali, procedendo alla denuncia.
 
GAZZETTINO.IT
4 FEBBRAIO 2015
Controllo trasporto animali, molte irregolarità: 14 multe salate
Bassano, controlli di Forestale e Polstrada. Trovati mezzi con documenti lacunosi. Sanzioni fino a 2-3mila euro

Roberto Lazzarato

BASSANESE (VI) - Sono 14 le infrazioni riscontrate durante l’operazione di controllo sul benessere nel trasporto degli animali, messa in atto nel territorio bassanese e vicentino dalla polizia stradale del Veneto, in collaborazione con le pattuglie del Corpo Forestale delle stazioni di Carpané e Conco, la polizia provinciale e quella locale di Bassano, oltre ai volontari dell’Enpa vicentina e della Lav.
 
LA PROVINCIA PAVESE
4 FEBBRAIO 2015
Si sente male in auto e dimentica il cane
Andrea Ballone 
GRAVELLONA Verbano Cusio Ossola. Ha dormito un’intera notte in un’auto ferma al semaforo della strada che collega Gravellona a Cilavegna. È la disavventura capitata a un cane da caccia il cui proprietario l’altro ieri ha accusato un malore.
Il ragazzo si è fermato al semaforo e si è sentito male. È riuscito ad avvertire il 118, che è arrivato sul posto e l'ha trovato fuori dall’auto in stato confusionale. Nella fase di emergenza e nell’immediatezza dei soccorsi, però, nessuno si è accorto che sull'auto c'era anche un cane, il quale ha atteso il ritorno del proprietario tutta la notte. Purtroppo nessuno si è fatto vivo e, solo ieri mattina, è arrivata una chiamata al posto di polizia locale di Gravellona, in cui si avvertiva che un’automobile si trovava ferma al semaforo da quasi un giorno.
Sul posto è intervenuta la vigilessa: l’auto era aperta e l’agente ha effettuato alcuni controlli. Solo in quel momento è apparso, spaventato, il cane da caccia, che si è messo a fare festa all’agente di polizia locale, dimostrando di essere piuttosto ansioso di incontrare qualcuno.
Grazie al microchip e ai documenti contenuti nell’auto la vigilessa è riuscita a risalire alla proprietà dell’animale e a contattare la madre del ragazzo che aveva avvertito il malore. La donna, di Vigevano, è arrivata al comando di polizia locale dove ha prelevato il cane e lo ha riportato a casa.
 
ADN KRONOS
4 FEBBRAIO 2015
Maltempo, un milione di animali randagi a rischio
Sono circa un milione gli animali che a causa del freddo di questi giorni potrebbero trovarsi in difficoltà. A lanciare l'allarme è l'Aidaa che fa un appello ai cittadini ma anche alle autorità comunali "affinché provvedano a tutelare gli animali e in particolare i cani ed i gatti randagi che potrebbero trovarsi in gravi difficoltà nel trovare cibo e un luogo dove ripararsi dal freddo e dal gelo polare atteso".
Per aiutare cani e gatti in difficoltà, avverte l'associazione, "mettere a disposizione delle ciotole con l'acqua e con i croccantini al riparo per evitare il congelamento del contenuto. Evitare il cibo umido che potrebbe congelarsi a causa del freddo e creare problemi proprio ai mici che golosi potrebbero mangiarlo".
Per quanto riguarda gli uccelli, che in questi giorni iniziano a faticare per procurarsi il cibo, l'invito dell'Aidaa è quello "di esporre piccole mangiatoie sui balconi contenenti piccoli pezzettini di grasso e carne avanzata, croste di formaggio, briciole di dolci, frutta fresca e secca e miscele di semi". Non è escluso, rimarca l'Aidaa, che possano avvicinarsi alle case in cerca di cibo animali selvatici o del bosco, "segnalate la loro presenza o chiedete consigli direttamente al corpo forestale dello stato chiamando il numero nazionale gratuito 1515 in funzione h 24".
 
NEL CUORE.ORG
4 FEBBRAIO 2015
VIETNAM, GATTI DI CONTRABBANDO UCCISI: "SEPOLTI VIVI DALLA POLIZIA"
Lo ha riferito una fonte anonima di Hanoi
Migliaia  di gatti contrabbandati in Vietnam e destinati al consumo umano sono stati sepolti dalle autorità vietnamite, molti quando erano ancora vivi. Lo ha riferito una fonte anonima della polizia vietnamita. "I mici provenienti dalla Cina non avevano documenti e non erano stati sottoposti a quarantena - ha raccontando un ufficiale di polizia del distretto di Dong Da - molti di loro erano già morti, emanavano un odore terribile e c'era il rischio del propagarsi di malattie, per cui li abbiamo tutti seppelliti". Un camion contenente migliaia di gatti, per un peso totale di tre tonnellate, era stato scoperto martedì a Hanoi e le immagini dei gatti stipati in centinaia di casse di contrabbando erano subito circolate sui social network. Immediate le proteste degli animalisti, in particolare l'Asian Canine Protection Alliance, un gruppo di associazioni a tutela dei diritti degli animali, che ha denunciato "il massacro disumano di animali vittime della tratta". La carne di gatto è, purtroppo, molto popolare in Vietnam, anche se ufficialmente è vietato mangiarla. Nonostante ciò, decine di ristoranti continuano a servirli ed è anche raro vedere circolare gatti randagi per le strade del Paese.
 
GEA PRESS
4 FEBBRAIO 2015
Vietnam – Tre tonnellate di gatti per i ristoranti. Che fine hanno fatto?
L'intervento della Fondazione Brigitte Bardot
 
La notizia, diffusa alcuni giorni addietro, riferisce di un grosso carico di gatti che sarebbe stato sequestrato ad Hanoi. Animali risultati non in regola con la documentazione e per i quali, ad oggi, non si ha notizia certa della loro fine. Secondo alcune fonti di stampa, sarebbero stati sepolti vivi dalle autorità sanitarie.
La spedizione, infatti, presentava il suo “carico” in condizioni disastrose. Animali morti, ed altri malati; tutti, comunque, pigiati all’interno di gabbie  così come mostrato da alcune foto ampiamente diffuse sui social network.
L’allarme lanciato da alcune ONG è stato nei giorni scorsi ripreso dalla Fondazione Brigitte Bardot che ha offerto alle autorità locali la propria assistenza con il fine di risolvere una situazione di certo molto grave. Per questo sono state allertate le organizzazioni partner che la Fondazione ha in Vietnam, Cina e Tailandia.
Purtroppo, nonostante gli sforzi compiti, dalle autorità non è pervenuta alcuna risposta accrescendo, in tal maniera, il rischio che tutti gli animali superstiti, siano stati effettivamente uccisi. Nulla di più, ha riferito la Fondazione, è dato sapere sull’orrore che è seguito all’intervento di polizia. Un sequestro che avrebbe riguardato migliaia di gatti, pari ad un peso complessivo di tre tonnellate.
 
LA ZAMPA.IT
4 FEBBRAIO 2015
Sdegno in Cile, via libera alla caccia dei cani selvatici
Gli animalisti: «Norma apre alla possibilità di realizzare massacri indiscriminati di cani.
Filippo Fiorini
Buenos Aires
Non c’è limite di taglia, razza o quantità di capi che potranno essere abbattuti. Da sabato, i cileni potranno dare la caccia ai cosiddetti «cani selvatici», ovvero tutti i cani che vivono fuori dai centri abitati, che si muovono in branchi e che saranno sorpresi a più di 400 metri dalla casa più vicina. La norma che permette di farlo, votata nel 2013 dal precedente governo liberale di Sebastian Piñera e pubblicata sabato sulla Gazzetta Ufficiale che stampa l’attuale amministrazione Bachelet, socialdemocratica, punta a risolvere il grave problema del randagismo ma, per il momento, è riuscita soprattutto a suscitare lo sdegno di animalisti e semplici cittadini. 
«Specie dannosa»  
L’articolo 6 del decreto legge numero 25 sulla regolamentazione della caccia, inserisce infatti tra le «specie di fauna selvatica pregiudiziali o dannose» anche «i branchi di cani ostili o selvaggi», per i quali non solo esiste il diritto, ma addirittura il «dovere di cattura o caccia entro i termini stabiliti dalla norma», che applica le stesse condizioni anche ad altre 21 specie animali. Nel marzo dell’anno scorso, il ministro dell’Agricoltura, Carlos Furche, aveva riconosciuto che «il tema ha toccato la sensibilità della cittadinanza», promettendo per questo una revisione della regola, che però poi non c’è mai stata. 
Le istituzioni avevano a suo tempo giustificato il provvedimento, adducendo i «gravi problemi che questi cani causano all’attività umana e il modo in cui sbilanciano l’ecosistema, agendo come predatori sulle altre specie». In una città da 6 milioni di abitanti qual è Santiago del Cile (comprese le periferie), ci sono 500 mila cani randagi, di cui circa 398 mila hanno a suo tempo avuto un padrone, che poi li ha abbandonati. La gestione del fenomeno costa milioni di dollari solo nella capitale, ma le associazioni animaliste ed altri esperti, credono che non si stia percorrendo la strada giusta per risolverlo. 
«Massacri indiscriminati»  
Secondo l’avvocato ed ex pubblico ministero Cristian Garcia Huidobro, interpellato in proposito dal portale cileno T13, «questa norma apre alla possibilità di realizzare massacri indiscriminati di cani. Di fatto, qualsiasi municipio potrebbe radunare un gruppo di cani randagi in un’area isolata, considerarli un branco e ucciderli». Il legale, fa infatti notare che «non si specifica che cosa si intenda per branco», dato che non si indica alcun numero preciso, legittimando per assurdo qualsiasi gruppo di due o più animali. 
Alle parole di Garcia Huidobro, ha fatto eco la presa di posizione dell’avvocato Florencia Trujillo, impiegata nel gruppo ambientalista Ecopolis. «Il governo aveva deciso di congelare il progetto - ha raccontato delusa - la presidente Bachelet ci aveva detto che suscitava sdegno sociale e che andava esaminato. Non abbiamo idea di chi abbia dato l’ok per la pubblicazione, ma si tratta di una decisione politica», di chi, evidentemente, non ha molta riconoscenza per il miglior amico dell’uomo.
 
NEL CUORE.ORG
4 FEBBRAIO 2015
CILE, VIA LIBERA ALLA CACCIA AI "CANI SELVATICI": ANIMALISTI INFURIATI
"Possibili massacri indiscriminati"
Non c'è limite di taglia, razza o quantità di esemplari che potranno essere abbattuti. Da sabato, i cileni potranno dare la caccia ai "cani selvatici", cioè tutti i quattrozampe che vivono fuori dai centri abitati, che si muovono in branchi e che saranno sorpresi a più di 400 metri dalla casa più vicina. La norma che permette di farlo, votata nel 2013 dal precedente governo liberale di Sebastian Piñera e pubblicata sabato sulla Gazzetta Ufficiale dall'amministrazione Bachelet, socialdemocratica, punterebbe a risolvere il grave problema del randagismo ma, per il momento, è riuscita soprattutto a suscitare lo sdegno di cittadini e, soprattutto, degli animalisti. Lo rivela "La Stampa".
L'articolo 6 del decreto legge numero 25 sulla regolamentazione della caccia inserisce, infatti, tra le "specie di fauna selvatica pregiudiziali o dannose anche "i branchi di cani ostili o selvaggi", per i quali non solo esiste il diritto, ma addirittura - pensate - il "dovere di cattura o caccia entro i termini stabiliti dalla norma", che applica le stesse condizioni anche ad altre 21 specie animali. Nel marzo dell'anno scorso, il ministro dell'Agricoltura, Carlos Furche, aveva ammesso che "il tema ha toccato la sensibilità della cittadinanza" e promesso una revisione della regola, che però poi non c'è mai stata.
In una città da sei milioni di abitanti come Santiago del Cile, periferie comprese, ci sono 500 mila cani randagi, di cui 398 mila quelli abbandonati dai proprietari. La gestione del fenomeno costa milioni di dollari solo nella capitale, ma le associazioni animaliste e altri esperti credono che questa non sia assolutamente la strada giusta per risolverlo. L'avvocato ed ex pubblico ministero Cristian Garcia Huidobro, interpellato dal portale cileno T13, ha detto: "Questa norma apre alla possibilità di realizzare massacri indiscriminati di cani. Di fatto, qualsiasi municipio potrebbe radunare un gruppo di cani randagi in un'area isolata, considerarli un branco e ucciderli. Il legale ha aggiunto: "Non si specifica che cosa si intenda per branco". Infatti, non è stato indicato alcun numero preciso, legittimando per assurdo qualsiasi gruppo di due o più animali. Un altro avvocato, Florencia Trujillo, impiegata nel gruppo ambientalista Ecopolis, ha raccontato con delusione: "Il governo aveva deciso di congelare il progetto: la presidente Bachelet ci aveva detto che suscitava sdegno sociale e che andava esaminato. Non abbiamo idea di chi abbia dato l'ok per la pubblicazione, ma si tratta di una decisione politica". Insensata, oltretutto.
 
GEA PRESS
4 FEBBRAIO 2015
Cina – Salvataggio sottozero. Fermato il camion con i cani per il macello

Salvataggio di cani destinati alla macellazione, attualmente in corso nella provincia cinese di Hébĕi. Stante le prime notizie circolate, intorno alle  15.00 di oggi (ora locale) un camion con un centinaio di cani sarebbe stato intercettato nei pressi della città di Qinhuangdao, nella Cina nord orientale. Il mezzo, coperto con un telo nero, è stato fermato lungo una strada di grande comunicazione.
La provincia oggetto di intervento non è tra quelle note per il consumo di carne di cane. Dunque potrebbe supporsi un trasporto finalizzato a rifornire altre aree del paese, dove ancora si consuma questo tipo di carne.
Anche in questo caso gli animalisti, non nuovi a queste azioni, stanno puntando sulla non regolarità del carico. Secondo la legge cinese, i cani, prima di essere macellati, dovrebbero avere trascorso un periodo di quarantena. In questo caso, non solo non sarebbe avvenuto ma uno dei poveri animali, sembra sia stato riconosciuto da una persona accorsa nei luoghi.
Il salvataggio dovrebbe essere ancora in corso, nonostante i disagi creati da una temperatura di molti gradi sottozero. Sul posto anche le autorità di polizia che avrebbero identificato il trasportatore. Nei social network gli animalisti cinesi promettono: non ci fermeremo qui.
La notizia del salvataggio è stata diffusa dall’organizzazione TACN (Together for Animals in China).
 
GEA PRESS
4 FEBBRAIO 2015
Taiji – I delfini a pezzi nei sacchetti di plastica
Continuano le uccisioni e catture di delfini intrappolati dai pescatori nella baia di Taiji, in Giappone. Nelle ultime settimane i volontari di Sea Shepherd hanno continuato a documentare quanto avviene nel più famoso tra i posti dove, nel mondo,  vengono catturati i cetacei.
Tursiopi, grampi, stenelle ed altre specie, intercettati al largo per essere poi spinti dalle barche dei pescatori all’interno della baia. Delfino da carne, piuttosto che da delfinario, questa la scelta che si prospetta.
L’ultima cattura è avvenuta nelle scorse ore. Un gruppo di una quarantina di Stenelle costrette dalla barriera sonora diffusa in mare dalle barche, ad indirizzarsi verso la baia. Momenti concitati che, riferisce Sea Shepherd, hanno visto in più occasioni i delfini tentare di allontanarsi dalla barche. Infine, sfiniti dopo ore di inseguimenti, sono stati condotti all’interno della baia.
Secondo quanto comunicato da Sea Shepherd, sarebbero stati tutti macellati. Adulti, sia femmine che maschi, giovani e piccoli.
I delfini, tirati a riva, sono stati uccisi e macellati in poco tempo. Alcuni camioncioni sarebbero stati visti partire che i tranci di crne, ma non sono mancati i macellai che si sono serviti in loco. Pezzi di delfino da portare via all’interno di piccoli sacchi di plastica.
 
NEL CUORE.ORG
4 FEBBRAIO 2015
MACELLAZIONE RELIGIOSA, SCONTRO IN INGHILTERRA TRA FARAGE E GLI EBREI
L'Ukip: bisogna tutelare gli animali
Scontro tra Nigel Farage e gli ebrei. Il partito indipendentistaa Ukip e' stato accusato dalla comunita' ebraica del Regno Unito di cavalcare l'onda delle divisioni etniche e religiose per una proposta di legge per proibire la macellazione di animali senza prima stordirli, che di fatto metterebbe fuori legge la carne kosher (per gli ebrei) e halal (per gli islamici). In vista della campagna elettorale della formazione euroscettica per le elezioni politiche del 7 maggio, diversi rabbini del Regno Unito hanno espresso il loro malumore per la scelta dello United Kingdom Independence Party, motivata dalla necessita' di evitare la sofferenza agli animali da macello. Un eurodeputato dell'Ukip, Stewart Agnew, ha confessato al "Jewish Chronicle" che gli ebrei si sono "ritrovati nel mezzo del fuoco di fila" perche' la proposta "era finalizzata altrove", una chiara allusione alla comunita' islamica.
 
TG COM 24
4 FEBBRAIO 2015
Michigan, cane cade nelle acque gelide: salvato dalla guardia costiera
L'animale recuperato con una spettacolare operazione di soccorso
Spettacolare operazione di soccorso degli uomini della guardia costiera americana che hanno tratto in salvo un cane caduto nelle acque gelide della Betsie Bay, nei pressi di Frankort, in Michigan. Ad accorgersi di quanto stava accadendo è stato un ufficiale, che per caso ha visto il cane finire in acqua e non ci ha pensato due volte a gettarsi tra il ghiaccio per salvarlo.
VIDEO
http://www.tgcom24.mediaset.it/animali/michigan-cane-cade-nelle-acque-gelide-salvato-dalla-guardia-costiera_2093725-201502a.shtml
 
NEL CUORE.ORG
4 FEBBRAIO 2015
SCOZIA: UNA CASA PER KAI, LASCIATO IN STAZIONE CON IL SUO "CORREDO"
Il meticcio è stato adottato da un ingegnere 52enne
Il cane abbandonato in una stazione ferroviaria della Scozia, all'inizio di gennaio, con una valigia piena delle sue cose ha trovato casa. Il meticcio shar pei Kai ha attirato l'attenzione di tutto il mondo dopo essere stato scaricato alla stazione di Ayr, il mese scorso, con offerte per averlo da tutto il mondo (http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/scozia-il-meticcio-kai-abbandonato-in-stazione-con-le-sue-cose.html). La Reale società scozzese (Rspca), che l'aveva recuperato, ha scelto Ian Russell, 52 anni, da un elenco di centinaia di persone. Il signor Russell, ingegnere idraulico di Newton Mearns nell'East Renfrewshire, ha recentemente perso il suo dalmata e ha detto che essere riuscito ad ottenere l'adozione di Kai è stato come vincere alla lotteria. Ha raccontato: "La mia dalmata di nome Mica è morta poco prima di Natale e mi ha lasciato il cuore spezzato. L'ho avuta per 15 anni: illuminava i miei occhi. Quando ho sentito parlare di Kai, ho chiamato la Spca solo per dire se ci fosse qualcosa che avrei potuto fare per dare una mano". Sono passate un paio di settimane da allora e Kai si è trasferito nella nuova casa.
 
LA ZAMPA.IT
6 FEBBRAIO 2015
Scozia, adottato il cane abbandonato due volte in un giorno alla stazione
Kai era stato lasciato legato a una ringhiera con un trolley pieno delle sue cose
Fulvio Cerutti
Ha un nuovo proprietario, un umano che gli vuole bene. La vita di Kai ricomincia da Ian Russell. E’ a questo 52enne che la Society for the prevention of cruelty to animals (Spca) ha deciso di affidare un cane la cui storia ha fatto il giro del mondo. Il mese scorso Kai era stato abbandonato non una, ma ben due volte nello stesso giorno. Il tutto era successo in una stazione ferroviaria scozzese. Un ragazzo l’aveva portato per venderlo a una signora. L’acquisto non era andato a buon fine, ma il primo era fuggito con una specie di caparra, mentre la donna l’aveva lasciato lì così come era arrivato: legato con il guinzaglio a una cancellata con un trolley pieno di sue cose (ciotola, giocattoli e coperta).  La sua foto ha fatto il giro del mondo e ha commosso tante persone che hanno fatto richiesta di adottarlo. L’organizzazione locale per la tutela degli animali ha voluto prima sottoporre Kai a un intervento chirurgico per risolvergli un problema agli occhi e prendersi il tempo per scegliere la persona giusta. «Mi sento come se avessi vinto alla lotteria - ha detto Ian Russell al Telegraph commentando la decisione della Spca di affidargli Kai -. La mia dalmata Mica è morta poco prima di Natale e mi ha spezzato il cuore. Siamo vissuti insieme per 15 anni ed era la luce dei miei occhi. Abbiamo praticamente sempre vissuto insieme per 24 ore al giorno. Quando ho sentito parlare di Kai non avrei mai pensato che l’avrebbero dato a me. Ho chiamato la Spca per sapere come stesse e se potessi fare qualcosa. Ora dopo un paio di settimane è venuto a casa con me. Io lavoro in tutta la Scozia, soprattutto all’aperto. Lo porterò sempre con me sul mio furgone e lo lascerò correre libero in posti sicuri mentre sono impegnato. Poi salteremo di nuovo sul furgone verso il posto successivo». Alan Grant, della Spca scozzese, ha detto che l’organizzazione è stata travolta dalle richieste di adozioni di Kai, anche da luoghi lontani come New York, Los Angeles, Francia, Spagna fino alle Filippine. «Uno dei motivi per cui abbiamo scelto il signor Russell è che, fin dall’inizio era interessato a portarsi a casa Kai, ma che avrebbe preso anche un altro dei nostri cani. Sappiamo che Kai avrà una vita fantastica e non potremmo essere più felici di così»
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/02/06/multimedia/societa/lazampa/kai-e-il-suo-nuovo-amico-umano-che-lo-ha-adottato-xfWhOW7wIvc2mwehLNpxBJ/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
5 FEBBRAIO 2015
Catturato gattopardo africano nel Meranese
Comprato in Germania per 20mila euro, il proprietario lo teneva in gabbia
Un giovane esemplare di Leptairulus serval, detto anche gattopardo africano, di un metro di altezza e di 15 kg. di peso, è stato catturato nel Meranese. A catturare l’animale è stato un Ispettore forestale, Andrea Ragazzoni, dell’Ufficio provinciale caccia e pesca. L’animale di provenienza africana è stato recuperato nei pressi di Lana, dove viveva da tre anni. Il proprietario, residente nel comune del Burgraviato, lo aveva acquistato nel 2012 in Germania per 20mila euro, e lo teneva all’interno di una gabbia di metallo nella propria abitazione dalla quale era riuscito a fuggire. 
L’allarme è scattato quando era stata segnalata nella legnaia di un maso del paese di Lana vicino a Merano la presenza di un grosso felino maculato. Sul luogo si è recato l’ispettore forestale assieme ai Carabinieri e ad un veterinario. Dato che è vietato ogni tipo di abbattimento del gattopardo africano, l’animale è stato catturato ed è stato affidato ad un ricovero sanitario per animali di Bolzano. Durante la sua permanenza presso la legnaia il felino ha sbranato un gatto. (Fonte: Ansa)  
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/02/05/societa/lazampa/animali/catturato-gattopardo-africano-nel-meranese-TfzKDnxuPItN3c7FCqeKkJ/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
10 FEBBRAIO 2015
LAV: IL GATTOPARDO DEL MERANESE VADA IN UN CENTRO DI RECUPERO
"Che cosa ci faceva in una gabbia Chiku?"
"Che cosa ci faceva in una gabbia nel meranese Chiku, un gattopardo immigrato a forza dall'Africa calda e arida? Le persone alle quali è stato sequestrato, perché detenuto illegalmente, lo dovranno dimostrare. Come altri, purtroppo, ritenevano di avere un 'pezzo di natura', viva, a casa. A rischio e pericolo dell'animale, della famiglia, dell'incolumità pubblica. Senza aver mai denunciato la presenza di un involontario clandestino che, è un miracolo, finora non aveva aggredito nessuno", afferma la Lav. "Chi ancora oggi confonde quel serval, un selvatico, esotico, con un gattone domestico professa non solo ignoranza scientifica ma anche la volontà di confondere l'amore per quell'animale, che ovviamente non neghiamo ci possa essere, con il rispetto", prosegue la Lav. "Purtroppo sarà quasi impossibile far tornare il gattopardo, meranese-a-forza, alla sua animalità, alla sua selvaticità, in natura. Ma grazie all'azione giudiziaria intentata dal Corpo forestale provinciale e dalla Procura della Repubblica di Bolzano, che ringraziamo, non sarù più possibile ridurre alla berlina questo animale, né esporlo in uno zoo come suggerito da alcuni ambiti veterinari pubblici ma farlo ospitare da uno dei centri di recupero riconosciuti dal ministero dell'Ambiente, restituendogli così la sua dignità", conclude la nota.
 
IL GIUNCO
5 FEBBRAIO 2015
Allevatori in piazza con la maxi-mungitura, la Lav: «Umiliano gli animali»
GROSSETO – La Lav boccia l’iniziativa promossa da Coldiretti “Un giorno da allevatore, la più grande mungitura pubblica mai realizzata in Italia”, definendola un marketing della sofferenza. La manifestazione si svolgerà domani, 6 febbraio, in diverse piazze d’Italia, con il sostegno di numerose sigle politiche e associazioni, per difendere la filiera produttiva del latte italiano. «Costringerà decine di mucche ad essere caricate a forza sui camion e trasportate nei centri urbani, sottoposte per lunghe ore al chiasso dei manifestanti, esposte alla folla cittadina come fossero fenomeni da baraccone  e, come se non bastasse, avvicinate, probabilmente toccate e munte da chissà quante mani curiose», dicono dalla Lav.
«Esistono delle leggi ben chiare in proposito – sottolinea Roberto Bennati, vicepresidente della Lav – che vietano le manifestazioni che comportano strazio o sevizie per gli animali e abbraccia tutte le figure che concorrono a qualunque titolo ad organizzare, coordinare, sostenere, pubblicizzare tali eventi. Come è possibile far camminare delle mucche su pavimenti di materiale scivoloso e come è possibile gestire lo stress causato dai rumori e dagli stimoli di una città?». In merito all’iniziativa poi, la Lav fa notare che: «La crisi della filiera, con costi alti per i consumatori e prezzi bassi per i produttori, è il risultato di un sistema produttivo ultra-intensivo mai messo in discussione nemmeno da Coldiretti. Sistema che mette il profitto al di sopra della vita, umana ed animale, e di politiche comunitarie che gli stessi allevatori non hanno esitato a sfruttare, fin quando è stato possibile»
«L’iniziativa di Coldiretti è una trovata che umilia degli animali già privati delle proprie connotazioni esistenziali e necessità etologiche – prosegue Roberto Bennati– una privazione che si verifica sia sul piano della realtà, con le sofferenze che le mucche subiscono ogni giorno della loro vita negli allevamenti, sia sul piano culturale, con le immagini diffuse dall’industria alimentare attraverso i media, che le ritraggono su prati di montagna, invece delle stalle con le catene e i pavimenti che creano lesioni alle zampe, alimentando in questo modo una informazione distorta per il consumatore». La Lav si dice certa che domani Coldiretti non mostrerà la realtà degli allevamenti, fatta di sofferenze degli animali, camuffandola con immagini di apparente normalità.
«E’ questa la filiera che vogliamo difendere? Quante delle persone che domani si uniranno all’appello degli allevatori conoscono davvero ciò che avviene lontano dai loro occhi? – chiede la Lav – Portare in piazza questi animali e sottoporli al pubblico è una provocazione vera e propria verso la sensibilità comune che, fortunatamente, cresce nel tempo e riduce le distanze che l’uomo ha tracciato rispetto alle altre specie in nome del profitto. Una rappresentazione farsesca che induce al disconoscimento della sofferenza, scoraggia l’empatia e sollecita una risposta incongrua e divertita alla pena, al disagio, allo stress»
 
NEL CUORE-ORG
5 FEBBRAIO 2015
"UN GIORNO DA ALLEVATORE", LAV: SI FA MARKETING DELLA SOFFERENZA
"Bovini costretti a subire il trasporto e la folla cittadina"
La Lav boccia senza se e senza ma l'iniziativa promossa da Coldiretti dal titolo "Un giorno da allevatore, la più grande mungitura pubblica mai realizzata in Italia", definendola un'iniziativa per fare marketing della sofferenza. La discutibile trovata della Confederazione degli agricoltori si svolgerà domani, venerdì 6, in diverse piazze d'Italia con il sostegno di numerose sigle politiche e associazioni, per difendere la filiera produttiva del latte italiano e costringerà decine di mucche ad essere caricate a forza sui camion e trasportate nei centri urbani, sottoposte per lunghe ore al chiasso dei manifestanti, esposte alla folla cittadina come fossero fenomeni da baraccone e, come se non bastasse, avvicinate, probabilmente toccate e munte da chissà quante mani curiose.
"Esistono delle leggi ben chiare in proposito – sottolinea Roberto Bennati, vicepresidente della Lega antivivisezione – in particolare l'art. 544 quater del codice penale che vieta le manifestazioni che comportano strazio o sevizie per gli animali e abbraccia tutte le figure che concorrono a qualunque titolo ad organizzare, coordinare, sostenere, pubblicizzare tali eventi. Come è possibile far camminare delle mucche su pavimenti di materiale scivoloso e come è possibile gestire lo stress causato dai rumori e dagli stimoli di una città?".
A questi signori la Lav fa notare che "la crisi della filiera, con costi alti per i consumatori e prezzi bassi per i produttori, è il risultato di un sistema produttivo ultraintensivo mai messo in discussione nemmeno da Coldiretti, sistema che mette il profitto al di sopra della vita, umana ed animale, e di politiche comunitarie che gli stessi allevatori non hanno esitato a sfruttare, fin quando è stato possibile. Non è certo con il marketing di piazza che si risolve la crisi, specie se si tratta del marketing della sofferenza".
"L'iniziativa di Coldiretti è una trovata che umilia degli animali già privati delle proprie connotazioni esistenziali e necessità etologiche – prosegue Bennati – una privazione che si verifica sia sul piano della realtà, con le sofferenze che le mucche subiscono ogni giorno della loro vita negli allevamenti, sia sul piano culturale, con le immagini diffuse dall'industria alimentare attraverso i media, che le ritraggono su prati di montagna, 'libere e felici' – invece delle stalle con le catene e i pavimenti che creano lesioni alle zampe – alimentando in questo modo una informazione distorta per il consumatore".La Lav è certa che domani Coldiretti non mostrerà la realtà degli allevamenti, fatta di sofferenze degli animali, camuffandola con immagini di apparente normalità che di fatto ingannano i consumatori:
· negli allevamenti intensivi – i soli in grado di assicurare il fabbisogno della filiera – le mucche sono normalmente costrette a partorire un vitello l'anno.
· Ciò comporta che le mucche allattino e siano incinte contemporaneamente per circa sette mesi.
· Questo sovra sfruttamento fa sì che dopo aver partorito circa 2-4 vitelli le mucche inizino ad accusare problemi di salute cronici, o sterilità, diventando "mucche da riforma" ed essere mandate al macello.
· I loro figli saranno destinati anch'essi alla produzione di latte o alla macellazione.
· A causa dell'alta produzione di latte cui sono costrette, le mammelle sono così pesanti che il peso incide considerevolmente sulle zampe posteriori, danneggiandole gravemente e provocando zoppie.
· Tali zoppie sono dovute anche alle condizioni di detenzione, in poste anguste e spesso a contatto con i canali di scorrimento dei reflui.
· Altra patologia frequente delle mucche da latte è l'insorgenza di mastiti: dolorosa infezione batterica delle mammelle le cui cause principali sono costituite dalle macchine per la mungitura automatica e dalle condizioni igieniche degli allevamenti.
· Si ritiene che ogni anno siano utilizzate milioni di dosi di antibiotici (spesso penicillina) per curare questa patologia, con enormi costi finanziari e di salute per il consumatore.
· Ma il costo in dolore e sofferenza degli animali non è quantificabile: tutte queste patologie contribuiscono in maniera determinante a privarli quasi totalmente di energie, tanto da non riuscire materialmente a rimanere in piedi, diventando quelle che comunemente vengono definite "mucche a terra"."A ciò si aggiungano le considerazioni di tipo alimentare: il consumo di latte e latticini è spesso abusato ed ha effetti negativi su salute (intolleranze, perdita di calcio, difficile metabolizzazione di proteine e grassi animali, ecc.), animali e ambiente (inquinamento, cambiamento climatico)", commenta Paola Segurini, responsabile Lav Alimentazione veg. "E' questa la filiera che vogliamo difendere? Quante delle persone che domani si uniranno all'appello degli allevatori conoscono davvero ciò che avviene lontano dai loro occhi? – chiede la Lega antivivisezione – Portare in piazza questi animali e sottoporli al pubblico è una provocazione vera e propria verso la sensibilità comune che, fortunatamente, cresce nel tempo e riduce le distanze che l'uomo ha tracciato rispetto alle altre specie in nome del profitto. Una rappresentazione farsesca che induce al disconoscimento della sofferenza, scoraggia l'empatia e sollecita una risposta incongrua e divertita alla pena, al disagio, allo stress".
 
CASTEDDU ONLINE
5 FEBBRAIO 2015
Carro attrezzi "spietato" a Cagliari: prelevato anche un cagnolino
La triste storia di Romeo, il cagnetto rimasto imprigionato nell'auto prelevata in via Roma dal carrogrù. Il proprietario: "Caro Comune, questa è inciviltà"
Jacopo Norfo 
Carro attrezzi "spietato" a Cagliari, non "risparmia" neanche i cani. Ne sa qualcosa il piccolo Romeo, che ha vissuto una brutta avventura a bordo dell'auto prelevata. Leggete la testimonianza di un nostro lettore: " Voglio parlarvi di una brutta storia successa ieri sera in via Roma a Cagliari che ha per protagonisti un cagnolino di nome Romeo e un vigile urbano. I fatti: mi reco in via Roma alle 15,10 circa per prestare aiuto a una persona che stava male, in una cooperativa sociale della quale sono socio volontario e parcheggio frettolosamente e in modo irregolare la mia auto sul marciapiede di via Roma, (da lunghi mesi vergognosamente e inspiegabilmente interdetto ai parcheggi), lasciando dentro il mio cagnolino Romeo. Dopo alcuni minuti scendo e non trovando l'auto mi rivolgo al 113 allarmato più per la scomparsa del cane che dell'auto. Il 113 si mobilita subito diramando l'allarme. Mentre telefono ad amici e conoscenti dopo una mezzora mi richiama il 113 e mi crea un collegamento con i vigili urbani, i quali mi informano che la macchina era stata rimossa dal carro attrezzi, con dentro il mio cagnolino. No non è giusto fare di ogni erba un fascio, quindi non lancerò alcuna invettiva nei confronti dei vigili cittadini, però un concetto voglio esprimerlo a chiare lettere nei confronti del vigile che prelevando la mia auto con dentro il mio cane, ha compiuto un meschino gesto di violenza verso un animale che ho trovato spaventato, traumatizzato e ha fatto gli escrementi nell'auto. E questa sarebbe una città civile? Se questo è il livello di sensibilità di certi vigili, stiamo davvero freschi.... pertanto auspico che il gesto del vigile venga redarguito a chiare lettere dal Comune". Nella foto Romeo, il cagnetto finito al centro della brutta avventura.
La replica della Polizia municipale. “La rimozione di un’auto – fa sapere il comando – non è una decisione discrezionale del vigile: se il mezzo viene parcheggiato in un’area con divieto di sosta, e intralcia il traffico cittadino, va rimossa a prescindere che dentro ci sia o meno un animale. La presenza di un cane a bordo non può essere un’attenuante, anzi l’uomo può essere anche denunciato per maltrattamenti dal momento che l’animale è stato lasciato incustodito. Il proprietario avrebbe dovuto prenderlo con sé, oppure non portarlo proprio”.
 
GEA PRESS
5 FEBBRAIO 2015
Potenza – Al calduccio, per cacciare uccelli acquatici
Intervento della Polizia Provinciale
Un capanno in ferro, dotato di sistema di riscaldamento a gas. Era stato costruito nell’alveo del fiume Ofanto, nel Comune di Melfi, per la caccia agli uccelli acquatici.
Il comodo appostamento, è stato scoperto dalla Polizia Provinciale di Potenza che ha rinvenuto al suo interno munizioni a piombo spezzato, numerosi stampi di plastica posizionati nel laghetto, accumulatori al piombo, fari, bombole di gas. Il tutto è stato immediatamente rimosso dagli Agenti e sottoposto a sequestro. La Polizia Provinciale sottolinea come le munizioni in piombo siano vietate nelle zone umide, poiché provocano l’avvelenamento degli uccelli acquatici a causa dell’ingestione dei pallini da caccia dispersi nell’acqua.
Le indagini sono ora indirizzate ad individuare gli autori del fatto ed il titolare dell’area, al fine di rimuovere tutta la struttura.
Interrompere questa pratica di bracconaggio, riporta sempre la Polizia Provinciale, è molto importante. In questo periodo, poi, la fauna acquatica migratoria, transita numerosa nella direttrice del fiume Ofanto, per far ritorno ai luoghi di nidificazione del nord Europa.
L’Italia con la legge 6 febbraio 2006, n.66 ha aderito formalmente all’Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell’Africa-Eurasia, noto anche come AEWA, trattato internazionale per la conservazione delle specie di uccelli acquatici migratori. Il trattato copre 253 specie di uccelli ecologicamente dipendenti dall’acqua.
La Polizia Provinciale di Potenza intensificherà i controlli nelle zone umide alla ricerca di eventuali altri appostamenti.
 
GEA PRESS
5 FEBBRAIO 2015
Asti – A caccia continua. Diffida delle associazioni alla provincia di Asti
“Non sia mai che il prelievo venatorio cessi col termine della stagione venatoria”. Così LAV, LAC, Pro Natura, WWF, commentano in merito ai piani di abbattimento di alcune specie faunistiche. Un commento che sa di critica quando tali previsioni vengono giudicate come il “principio col quale la Provincia di Asti, in fretta e furia ed un giorno prima della vigilia di Capodanno, ha prorogato per il 2015 i piani di contenimento alle specie in oggetto relativi al 2011-2014. In fretta e furia tanto da dimenticare  che gli atti amministrativi non possono essere prorogati, oltretutto senza parere dell’ISPRA“.
Questo perchè i dati relativi alla consistenza della popolazione delle specie dovrebbero considerarsi alterati dagli effetti prodotti dall’attuazione dei piani stessi.
Secondo le associazioni in tale maniera si sarebbe istituito un regime di abbattimenti continui, senza porre alcun limite temporale e senza previa valutazione delle ricadute che tale regime avrebbe sulle specie interessate. Per questo motivo LAV, WWF, LAC e Pro Natura ritengono che possa sussistere un elevato rischio  di un’alterazione profonda delle dinamiche delle popolazioni di animali selvatici oggetto dei piani di controllo.
Una diffida per la Provincia di Asti invitata a  revocare la delibera sui piani. Le associazioni si dichiarano pronte ad impugnare l’atto in questione. In particolare si chiede la verifica di eventuali illeciti amministrativi e contabili.
“Troviamo inammissibile – hanno concluso le associazioni – che sia ormai prassi comune l’emanazione di atti illegittimi contro in quali le Associazioni debbano costantemente ricorrere con anticipo di spese legali, e che in caso di accoglimento del ricorso le spese processuali vengono imputate alla parte soccombente, con buona pace di chi ha emanato gli atti e a discapito dei contribuenti“.
 
LA ZAMPA.IT
5 FEBBRAIO 2015
“Per ritrovare il mio Lampo ho ingaggiato i pet-detective”
Il proprietario disperato: “Offro una ricompensa a chi mi dà notizie”
 
Paolo Coccorese
Per ritrovare Lampo il suo proprietario è disposto a tutto. Ha chiamato anche i pet-detective. Sono «investigatori» di Bergamo, ma offrono i loro servizi investigativi anche in altre città compresa Torino. Due i casi seguiti negli ultime settimane. Il primo, è quello di un gatto tigrato fuggito a Collegno. Il secondo, è quello di Lampo. Un cane meticcio di 15 chili. Segni particolari? Pelo «bianco sporco», orecchie all’ingiù, schiena e coda color beige, collare rosso. «E’ fuggito dal nostro giardino: per ritrovarlo ho fatto di tutto, ma senza ottenere risultati» dice Alessandro Grieco, 40 anni. E’ il padre della famiglia della frazione di Malanghero a San Maurizio che a dicembre ha smarrito il proprio cane. E si è rivolta a Pet detective.  
Luminol e tecniche da Fbi  
Per ritrovare i cani e gatti scomparsi, gli «investigatori dei cuccioli» promettono di mettere in campo le «stesse tecniche usate dal Fbi per le persone sparite» che hanno studiato negli Usa. «Se interveniamo entro le 48 ore, riusciamo ad avere successo nell’89% delle ricerche – dicono Luca Spinelli e Andrea Granelli, educatori cinofili-detective – Il primo passo è stendere un profilo dell’animale così da calcolare la strada percorsa e il suo comportamento. Poi, passiamo alla ricerca con un segugio. In alcuni casi, abbiamo anche utilizzato il luminol e i test del Dna per analizzare le tracce di sangue». Prezzi? L’indagine sul campo costa 330 euro al giorno, mentre la semplice consulenza, scelta dalla famiglia Grieco, costa 129 euro.  
Duemila euro di premio  
«Essendo passati più di dieci giorni dalla sparizione e le tracce si sono quasi cancellate del tutto - dicono i padroni di Lampo -, non abbiamo potuto cercare “Lampo” con l’aiuto dei cani, ma i Pet detective ci hanno consegnato dei volantini ad alta visibilità». Per le strade del Canavese, sono comparse grandi locandine fluorescenti che possono essere viste anche dagli automobilisti. La ricerca va avanti e non si ferma. «Chiediamo aiuto a tutti. E siamo disposti anche a offrire dei premi in denaro», aggiunge la famiglia. Chi riporterà a casa il cucciolo si intascherà duemila euro, per chi invierà una fotografia che ne testimonia le buoni condizioni sono in palio altri 500 euro. Per chi volesse fare una segnalazione, invece, il numero è 340/934.18.07.
 
GREEN ME
5 FEBBRAIO 2015
Reati sugli animali: non saranno piu' depenalizzati (forse)
Roberta Ragni 
La commissione Giustizia, nel parere approvato ieri, ha posto, infatti, alcune condizioni restrittive su sevizie, crudeltà o violazione del sentimento di pietà per gli animali, contenute nel decreto legislativo sulla tenuità del fatto, che riguarda i reati puniti con pena massima fino a 5 anni o esclusivamente pecuniaria.
"Il provvedimento è equilibrato e non deve essere confuso con la depenalizzazione. Chi lo fa o non conosce il testo o mente. Si tratta infatti solo di norme che tengono conto della scarsa gravità dei fatti, tanto che l'omicidio colposo ne è escluso perché è incompatibile con il concetto di tenuità", afferma il relatore del parere, Davide Ermini, deputato democratico della Commissione Giustizia, "ci sono condizioni molti restrittive rispetto al riconoscimento della 'tenuità del fatto": sono cioè esclusi reati connotati da motivi abietti o futili, sevizie o crudeltà o in violazione del sentimento di pietà per gli animali e ai danni di persone indifese, come i minori o gli anziani".
Il parere espresso è un atto di indirizzo e non è pertanto formalmente vincolante per il Governo, ma rappresenta un segnale fortissimo; importante sarà anche il passaggio per l'analogo parere che dovrà esprimere il Senato. Concluso l'iter in Parlamento, l'Esecutivo dovrà modificare la bozza di decreto specificando, con la richiesta nuovamente avanzata da cittadini e associazioni, che dal provvedimento di non punibilità vengano esclusi i reati contro gli animali.
"Il parere espresso oggi dalla Commissione Giustizia della Camera sulla bozza di decreto legislativo in materia di depenalizzazione e che chiede, tra l'altro, l'esclusione per i reati commessi in violazione del sentimento nei riguardi degli animali, rende manifesto che siamo davvero sulla buona strada rispetto a quanto auspicato non soltanto dalle associazioni ma anche dall'opinione pubblica italiana: vale a dire che vangano esclusi dalla norma i reati in danno agli animali", dichiara l'Ente Nazionale Protezione Animali. Da quando si è iniziato a parlare di depenalizzazione, più di 1,2 milioni di cittadini hanno espresso la loro indignazione, anche attraverso un serrato mail bombing, contro un provvedimento che renderebbe di fatto inoperativa la normativa italiana in materia di protezione e tutela di animali e ambiente. Una normativa che, ricorda l'Enpa, è una delle più avanzate del mondo e che deriva anche dall'adesione a convenzioni internazionali e a direttive europee in materia di reati commessi non soltanto in danno agli animali, ma anche contro l'ambiente. "Con il voto di oggi della Commissione Giustizia della Camera si inizia a bloccare concretamente il progetto di depenalizzazione dei reati contro gli animali, la cosiddetta tenuità del fatto. E' una prima significativa vittoria che ferma la paventata impunità di maltrattatori e uccisori di animali e spiana la strada al Ministro della Giustizia Orlando per inserire nel testo finale del Decreto Legislativo una esclusione ancora più efficace", commenta la LAV, sottolineando come questo primo risultato si ancora più importante visto che quella sugli animali è una delle uniche tre esplicite esclusioni dettate come "condizione" dal Parlamento. L'auspicio è che ora il premier Renzi, sulla scia della chiara presa di posizione del Ministro Orlando, dia seguito così alle parole pronunciate poco prima di Natale: "[...] vorrei rassicurare che queste norme non sono ancora legge, saranno modificate. Ascoltiamo sempre tutti. Si può anche sbagliare e modificare in corsa qualche riforma che facciamo". Ora il Governo dalla prossima settimana è autorizzato a emanare il testo finale per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. 
 
GEA PRESS
5 FEBBRAIO 2015
Sperimentazione animale – Due nuovi protocolli in tema di sperimentazione cosmetica e chimica
Due nuove linee guida da utilizzarsi in sostituzione della sperimentazione animale nel campo chimico e cosmetico. Così come comunicato dalla BUAV, la più antica associazione antivivisezionista inglese, sono stati formulati dall’OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Tali test erano stati precedentemente approvati dal Centro europeo per la convalida dei metodi alternativi (ECVAM).
Il loro uso servirà a valutare se una certa sostanza chimica o cosmetica può causare un’allergia cutanea.
Secondo Katy Taylor, direttore del settore scentifico della BUAV “il team scientifico della nostra associazione ha lavorato intensamente in favore di queste alternative, fornendo un feedback utile per la formulazione delle stesse linee guida. Per questo siamo stati coinvolti nel gruppo di lavoro dell’OCSE e siamo lieti di annunciare che le nostre osservazioni hanno  migliorato le stesura finale delle Linne Guida“.
“Chiediamo ora alla Commissione europea e all’European Chemicals Agency (ECHA)  – ha aggiunto Katy Taylor – di far valere sulle aziende la possibilità di utilizzare questi test. Chiediamo inoltre alla Commissione europea di aggiornare il testo giuridico del REACH e dell’ECHA, redigendo una Giuda su come questi test possono essere utilizzati per sostituire i protocolli di sperimentazione animale. Le aziende chimiche, infatti, stanno testando le loro sostanze in funzione della prossima scadenza imposta dal REACH; per questo è fondamentale intervenire subito. ”
 
GEA PRESS
5 FEBBRAIO 2015
Mosca – Il ristorante con la carne di felini prossimi all’estinzione
 
Imponente schieramento di forze per smascherare quello che si pensa essere un ristorante specializzato in piatti  a base di felini rarissimi.
Una quindicina di poliziotti in tenuta antisommossa hanno infatti fatto irruzione, pochi giorni addietro, in un ristorante della periferia di Mosca. Al suo interno sono state rinvenute due pelli che si pensa siano di Tigre siberiana e Leopardo dell’Amur. Si tratta di due felini ormai rarissimi. In particolare, la popolazione naturale di Leopardo dell’Amur non ammonta a più di 30-35 individui.
Il sospetto della polizia è che si tratti di animali catturati allo stato selvatico.
Probabilmente appartenenti ai due felini, si pensa siano i 110 chilogrammi di carne ritrovata, mentre è probabile che i resti dei due poveri animali potessero servire alla medicina tradizionale orientale.
Il ristorante era specializzato nel servire piatti esotici, molto apprezzati dall’elite economica di quel paese. La carne dei felini,  viene spacciata come un toccasana sia per le prestazioni  lavorative che  sessuali. La polizia sta ora indagando per capire i collegamenti con il mondo del bracconaggio. Da verificare, inoltre, quanti animali sono stati fino ad ora utilizzati per servire piatti dal costo di centinaia di dollari cadauno.
 
GEA PRESS
5 FEBBRAIO 2015
Cina – Cento cani in stallo da 24 ore. Braccio di ferro tra gli animalisti e chi li vorrebbe macellare
A distanza di quasi 24 ore, è ancora in fase di stallo la situazione dei circa cento cani intercettati dagli animalisti cinesi nel corso di un trasporto nella città di Qinhuangdao, nel nord est del paese (vedi articolo GeaPress).
Il camion, molto probabilmente, stava trasportando i poveri animali verso il macello.
Nei luoghi non sono mancati momenti di tensione con il trasportatore. Lo stesso avrebbe cercato di riprendere il viaggio, calmandosi solo all’arrivo della polizia. Secondo gli animalisti, però, gli agenti sono intervenuti per mantenere l’ordine, ma nessun sequestro sarebbe stato ancora eseguito.
In alcune località della Cina, come è noto, non è vietato mangiare carne di cane, ma gli animali, prima della macellazione, dovrebbero aver trascorso un periodo obbligatorio di quarantena. Il rischio, infatti, è quello di veicolare pericolose malattie e tra queste, particolarmente attenzionata, vi è la rabbia. Per gli animalisti, fare leva su queste problematiche, rappresenta una strategia per arrivare al bando totale della commercializzazione della carne di cane.
Intanto, a Qinhuangdao, il problema principale è rappresentanto dal freddo. Pesanti coperte sono state stese a protezione dei poveri animali, apparsi in alcuni casi  feriti e con profonde lesioni. Le prossime ore diranno quale sarà l’esito di questo ennesimo assalto ai camion della morte. Dallo scorso agosto, infatti, gli animalisti cinesi ne hanno fermato decine, riuscendo in parecchi casi a farsi consegnare gli animali a volte con la collaborazione delle autorità locali.
 
NEL CUORE.ORG
5 FEBBRAIO 2015
MOSCA, RESTI DI LEOPARDO E TIGRE DELL'AMUR AL RISTORANTE: 1 ARRESTO
Allarme Iucn: gli animali sono in pericolo critico
Resti di un leopardo e una tigre, probabilmente utilizzati per preparare pasti "di lusso", sono stati ritrovati in un ristorante di Mosca. La polizia, dopo aver scoperto la testa e le pellicce degli animali annoverati tra le specie protette, ha arrestato un uomo di nazionalità vietnamita che potrebbe essere coinvolto nel traffico e nell'uccisione dei due grandi felini. L'accusa, secondo le autorità, è quella di aver servito carne di provenienza illegale. Lo riporta "il Giornale".
Le carni ritrovate nella cucina, circa 50 chili destinati con ogni probabilità alla preparazione di piatti esotici da rivendere a caro prezzo agli avventori, apparterrebbero a due specie a rischio d'estinzione: una tigre dell'Amur, conosciuta anche come tigre siberiana, e un leopardo dell'Amur, chiamato anche leopardo della Manciuria o dell'Estremo Oriente. Classificati dall'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) in pericolo critico, sono stati sequestrati dalla polizia. E i resti sono stati inviati ai laboratori d'analisi per condurre altre indagini per capire da dove provenissero.
Il prezzo al mercato nero della tigre, anche in Russia, si aggira sui 1000-1500 euro al chilo mentre i resti, inutilizzabili in cucina, spesso finiscono nei preparati della medicina tradizionale.
 
LA ZAMPA.IT
5 FEBBRAIO 2015
Rat Terrier “eroe” mette in fuga l’uomo che vuole rapire la sua padroncina
È una femmina di quattro anni che ha sventato il tentato sequestro in Georgia
Sassy è una femmina di Rat Terrier di quattro anni, molto protettiva nei confronti della sua famiglia con cui vive a Marietta, in Georgia. E i McKelvie la chiamano “eroina” da quando ha messo in fuga, spaventandolo, un uomo che tentava di rapire Sarah, la figlia quindicenne dei suoi padroni . Sarah stava camminando verso casa con Sassy, giovedì mattina, dopo essere andata a prendere le sue sorelle più piccole nella vicina scuola elementare. All’improvviso uno sconosciuto è saltato fuori da un camion parcheggiato davanti alla loro abitazione, ha afferrato Sarah per un polso, tentando di trascinarla nel mezzo. Sassy, come “impazzita”, ha preso le difese della ragazza, mordendo l’uomo alla caviglia e costringendolo a mollare la presa e fuggire.  
«Chissà cosa sarebbe successo se il cane non avesse reagito a quel movimento improvviso», ha detto il sergente Dana Pierce del Dipartimento di Polizia di Cobb County .Sarah è stata in grado di fornire agli agenti una descrizione dettagliata dell’aggressore, contribuendo a tracciare un identikit. Si tratta di un uomo di colore di mezza età, con una corporatura media. È stato visto l’ultima volta alla guida di camion bianco, danneggiato sulla fiancata e sul retro. A raccontare la storia alle tv locali Jennifer Jones, la madre di Sarah, molto grata al suo piccolo cane eroe!
 
NEL CUORE.ORG
6 FEBBRAIO 2015
BELLUNO, STALLA IN FIAMME: MORTI 50 GALLINE, 3 CAVALLI E ALCUNE CAPRE
A Domegge di Cadore i vigili del fuoco al lavoro per ore
Una cinquantina di galline, alcune capre e tre cavalli sono morti la scorsa notte all'interno di una stalla di Domegge di Cadore, in provincia di Belluno, rimasta distrutta da un incendio. I vigili del fuoco, che hanno lavorato per molte ore, non hanno potuto soccorrerli per l'estensione delle fiamme ed il conseguente crollo della struttura in legno. I pompieri sono ancora impegnati ad estinguere gli ultimi focolai e a rimuovere le macerie. Le cause sono in corso di accertamento.
 
GEA PRESS
6 FEBBRAIO 2015
Venezia, mungitura pubblica – Mucca caduta in mare
Gli animalisti formalizzano la denuncia e invitano Zaia a non baciare la mucca
Con il freddo, l’acqua alta e oltretutto, come già successo in una precedente manifestazione, con il rischio che una mucca potesse cadere in mare. Nonostante l’allarme lanciato ieri dagli animalisti capitanati da Cristina Romieri, del Gruppo Vegan Venezia (vedi articolo GeaPress), questo è quanto sarebbe successo stamani in città.
Una penosa esibizione, affermano Gruppo Vegan Venezia, Gruppo Veganzi, Animali in città e le sezioni veneziane della Lega nazionale per la difesa del cane, LAV, ENPA, OIPA e LAC. Gelo, vento, onde e pure acqua alta; infine una povera mucca caduta in acqua nel Canale della Scomenzera. A quanto sembra la mucca, poi recuperata dai Vigili del Fuoco, è scivolata  tra la motozattera e la riva.
“Non crediamo sia stato piacevole il bagno gelido e il terrore provato. L’acqua – spiega Cristina Romieri - non è certo l’elemento naturale di questi animali, costretti poi al non breve viaggio in motozattera“.
Gli animalisti se la prendono anche con il Governatore Zaia che avrebbe pure baciato una mucca. Peccato, affermano gli animalisti, che la realtà dei bovini sia ben altra rispetto a quella propinata. Mega-allevamenti, somministrazioni farmaceutiche, privazioni ivi compreso l’amore materno. Dunque, sembrano dire gli animalisti, niente baci alle mucche senza tener conto delle vita loro riservata.
“È’ questo l’amore che gli allevatori (e il Presidente Zaia) hanno per mucche e vitelli? Non è certo amore – conclude Cristina Romieri – ma neanche rispetto averle costrette a questa penosa manifestazione mediatica e alla grave caduta in acqua”.
Nella giornata di ieri gli animalisti avevano diffidato dallo svolgimento della manifestazione. Anche per questo verrà formalizzata una denuncia.
 
GEA PRESS
6 FEBBRAIO 2015
Agrigento – L’asinello tra la fune e lo sterco. Intervento di MareAmico

Intervento dei volontari dell’associazione MareAmico che, nella giornata di oggi, sono riusciti a smuovere una piccola Task Force in favore di un povero asinello.
Stante quanto riportato dall’associazione, l’asinello sarebbe stato legato ad una corta fune ed esposto alle intemperie. Il povero animale sarebbe stato così lasciato  per diversi mesi tra i suoi stessi escrementi.
Temendo per la salute dell’animale, MareAmico ha allertato il Servizio Veterinario dell’ASP di Agrigento e la Polizia Locale.
Questa mattina il blitz che, secondo le speranza degli attivisti, dovrebbe portare alla liberazione dell’asinello e alla fine di quella che viene definita una inutile crudeltà.
 
WIRED
6 FEBBRAIO 2015
Bracconaggio 2.0, gli animali protetti ora si vendono online
Su internet volatili esotici e tartarughe, ma anche scimpanzé e ghepardi (costo: 18mila dollari). Un terzo del mercato ancora dominato dall’avorio. Tra i Paesi dello studio Ifaw, la lista nera comprende Cina, Germania, Francia e Regno Unito Oltre 9mila annunci online per un valore di circa 11 milioni di dollari. In vendita sul web animali protetti, dai pappagalli dell’Amazzonia, passando per scimpanzé, serpenti e ghepardi (venduti ancora vivi a 18mila dollari). Non mancano annunci di volatili esotici (in Ucraina) e tartarughe (193 animali in vendita solo nel Regno Unito). Ma si può anche scegliere di avere solo la pelle degli animali (quella di orso polare è molto popolare sui siti russi), corni di rinoceronte, statue di ossa di tigre o zanne di elefante. Uno studio di sei settimane che ha permesso all’International Fund for Animal Welfare (Ifaw) di creare il più grande rapporto mai realizzato sui cyber crime legato al traffico di animali protetti. Un report che per la prima volta cerca di mostrare l’estensione del commercio di specie protette sul web: in sole sei settimane sono stati rintracciati 33mila animali vivi (o parti di questi capi) venduti su 280 “mercati” online con sedi in ben sedici differenti paesi europei ed extraeuropei. Ma da dove provengono la maggior parte degli spot online? Lo studio ha analizzato sedici Paesi. Tra questi, nella lista nera in ordine appaiono Cina, Germania, Francia e Regno Unito. Rispetto ai prodotti, anche se in Russia e Ucraina si vende il maggior numero di animali vivi in via di estinzione, al primo posto per numero di offerta resta comunque l’avorio, che interessa il 32% delle pubblicità dei bracconieri sul web. Interessante aspetto della ricerca è il fatto che Ifaw si è concentrata solo sui siti internet cui si può eccedere liberamente. Non si tratta quindi del cosiddetto “deep web” (il web sommerso) dove solo esperti navigatori e hacker sono padroni, ma di portali (280, per la precisione, che offrono oltre 33mila animali protetti o oggetti vietati in vendita) a cui si può accedere da una semplice navigazione su Google. Tra gli annunci, il 54% è dedicato alla vendita di animali protetti ancora vivi “molti dei quali saranno poi spediti tramite corriere a chi porterà a termine l’acquisto” precisa Tania McCrea-Steele, campaigner del progetto per Ifaw Una visione parziale del problema, come ammettono gli stessi operatori di Ifaw, proprio perché legata ad uno studio della durata di 42 giorni, ma che può dare un assaggio dell’ampiezza del fenomeno visti i risultati portati alla luce. “Prendete i dati che sono stati rilevati e poi immaginare quanti animali protetti sono vittime di questo commercio in tutti i Paesi del mondo, ogni giorno dell’anno – commenta Tania McCrea-Steele – Sarete sconvolti dalla scoperta che così tanti animali in via di estinzione sono commerciati sul web”. Una minaccia silenziosa che l’International Fund for Animal Welfare ha presentato tanto alla polizia degli Stati quanto a portali – come e Ebay – dove possono nascondersi operazioni illegali. Proprio come la vendita di animali protetti.
http://www.wired.it/economia/business/2015/02/06/bracconaggio-2-0-gli-animali-protetti-si-vendono-online/
 
LIBERO
6 FEBBRAIO 2015
In Italia gli animali domestici possono essere pignorati come se fossero degli oggetti
Cani e gatti possono essere pignorati, la legge italiana considera gli animali domestici come dei semplici oggetti con un valore monetario. Per molti italiani, 4 su 10, gli amici a quattro zampe sono dei veri e propri componenti della famiglia. E' per questo motivo che è partita la campagna #giulezampe promossa da Tessa Gelisio. La conduttrice è anche ambientalista e Presidente di ForPlanet Onlus. La Gelisio ha deciso così di sponsorizzare la petizione social su charge.org. Gli animali da compagnia "hanno sentimenti che nessun perito o tribunale può stimare".La dichiarazione- L'appello di Tessa di fa sentire a gran voce: "Con la petizione #giulezampe chiediamo al Governo italiano di riconsiderare il valore degli animali domestici nel contesto del codice civile e penale con specifiche leggi che li distinguano chiaramente dalle proprietà sequestrabili e pignorabili" e prosegue: "Un concetto di civiltà che Paesi come l'Austria e la Germania hanno già fatto proprio, affermando con legge, testualmente che gli animali non sono cose e che dunque non sono pignorabili".Le stime- Nel nostro paese ci sono 25 milioni di italiani che vivono con un animale domestico, non è accettabile che quest'ultimo possa diventare oggetto di pignoramento. L'invito è quello di pubblicare su Facebook, Twitter o Instagram una foto assieme al proprio amico a due o a quattro zampe con l'hashtag #giulezampe. Questa legge va assolutamente fermata, in Italia i pignoramenti di animali domestici stanno addirittura aumentando e ammontano a  5.500 in un anno. In base alle ultime stime, alla fine di dicembre 2014 hanno raggiunto quota 52.606, ovvero l'11,6% in più rispetto al 2013.
 
TG COM 24
6 FEBBRAIO 2015
giulezampe, la petizione contro il pignoramento degli animali domestici
La conduttrice Tessa Gelisio lancia un hashtag per dire "no" alla legge italiana che include gli amici a quattro zampe tra gli oggetti sequestrabili
Nell'elenco degli oggetti pignorabili la legge italiana prevede anche gli animali domestici, veri e propri componenti della famiglia per 4 italiani su 10. Per questo è partita la campagna #giulezampe, promossa da Tessa Gelisio, ambientalista e Presidente di ForPlanet Onlus. La conduttrice ha sponsorizzato la petizione social su change.org perché gli animali da compagnia "hanno sentimenti che nessun perito o tribunale può stimare"."Con la petizione #giulezampe chiediamo al Governo italiano di riconsiderare il valore degli animali domestici nel contesto del codice civile e penale con specifiche leggi che li distinguano chiaramente dalle proprietà sequestrabili e pignorabili". L'appello accorato di Tessa Gelisio chiama all'azione gli oltre 25 milioni di Italiani che vivono con un animale domestico e rischiano di perderlo per sempre a causa di un pignoramento. L'invito è quello di pubblicare su Facebook, Twitter o Instagram una foto assieme al "tuo amico a due o a quattro zampe" con l'hashtag #giulezampe.La conduttrice fa leva sulla dimensione affettiva che gli amici a quattro zampe sviluppano all'interno del nucleo familiare. "Un concetto di civiltà - prosegue la conduttrice - che Paesi come l'Austria e la Germania hanno già fatto proprio, affermando con legge, testualmente che gli animali non sono cose e che dunque non sono pignorabili".Per il codice italiano un cane o un gatto può essere pignorato o sequestrato esattamente come un qualunque altro bene e il suo furto viene punito esattamente come quello di qualsiasi altro oggetto. Una norma che è stata applicata più di quanto si creda. In Italia i pignoramenti di animali domestici sono infatti aumentati: 5.500 in un anno. In base alle stime, alla fine di dicembre 2014 hanno raggiunto quota 52.606, ovvero l'11,6% in più rispetto al 2013.
VIDEO
http://www.tgcom24.mediaset.it/animali/-giulezampe-la-petizione-contro-il-pignoramento-degli-animali-domestici_2094065-201502a.shtml
 
NEL CUORE.ORG
7 FEBBRAIO 2015
NON PIGNORARE CANI E GATTI, BRAMBILLA: "SOSTENETE MIA PDL"
"Bene le 70 mila firme alla petizione"
L'on. Michela Vittoria Brambilla, autrice dI una proposta di legge contro il pignoramento degli animali domestici depositata alla Camera già nell'aprile 2013 (A.C. 798, "Introduzione dell'articolo 2911-bis del codice civile, concernente il divieto del pignoramento degli animali domestici", vedi http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0012390.pdf), esprime, con "grande soddisfazione", un "sentito ringraziamento a tutti gli italiani che amano gli animali" e hanno aderito a #giulezampe, la petizione online che ha già raccolto migliaia di firme contro quest'assurdità.La proposta di legge, assegnata alla commissione Giustizia della Camera, definisce "impignorabili" gli animali domestici e vieta che siano oggetto di asta giudiziaria. L'on. Brambilla chiede il sostegno di tutte le forze politiche perché sia rapidamente discussa ed approvata."Il diritto – sottolinea l'ex ministro- dovrebbe adeguarsi ai mutamenti della società. Il trattato di Lisbona sul funzionamento dell'Unione europea, definendo gli animali "esseri senzienti", ha preso atto che nel rapporto tra uomini e animali qualcosa è cambiato. L'Italia ancora non applica questo principio, semplice e rivoluzionario. Un cane o un gatto, per il nostro codice civile, sono "cose", come un cucchiaio, un asciugacapelli, una lavatrice, un libro: "beni mobili" che, se le circostanze lo richiedono, possono essere pignorati e passare (più o meno tranquillamente) di mano. Non ci vuole molto per capire che l'antica distinzione tra "persone" e "cose", con gli animali inclusi nella seconda categoria, non rispetta la loro natura di esseri viventi e sensibili ed appare ormai logora, superata. Creare per gli animali un nuovo statuto giuridico, sfidando tradizioni millenarie, non è impresa da poco. Ma anche il viaggio più lungo comincia con il primo passo. Quindi vietare il pignoramento degli animali, come propongo nel progetto di legge, darebbe un segnale importante sul piano dei principi e risparmierebbe molte sofferenze: agli animali stessi, che non si possono gestire come cose, mettere all'asta, affidare a chiunque; alle persone, che considerano i propri piccoli amici come membri della famiglia e non sarebbero costretti ad una dolorosa separazione".
 
GEA PRESS
8 FEBBRAIO 2015
Animali e pignoramenti – La proposta di legge dell’On.le Anzaldi
La petizione promossa da Tessa Gelisio: in quattro giorni quasi 80.000 adesioni
In soli quattro giorni quasi 80.000 persone hanno firmato la PETIZIONE promossa da Tessa Gelisio, contro il pignoramento degli animali. Come è noto la legge italiana considera gli animali come oggetti, ed in quanto tali pignorabili.
In sintesi, se le cose vanno male, l’Ufficiale Giudiziario potrebbe pignorare una lavatrice come un gatto persiano.
Contro tale impostazione arriva ora la proposta di legge firmata dall’On.le Michele Anzaldi (PD).
“Gli animali domestici non sono cose, e come tali non possono essere considerati né da chi li cura né dal legislatore – ha dichiarato l’Onle Anzaldi – Solo un intervento legislativo può correggere l’anomalia normativa tutta italiana che considera gli animali d’affezione come cose, e come tali pignorabili“. Così il Deputato del Partito Democratico, ha annunciato la presentazione della proposta di legge volta a modificare l’articolo 514 del codice di procedura civile.
“Per aderire in modo concreto alla campagna #giulezampe ho ritenuto indispensabile - spiega Anzaldi – un intervento legislativo che modificasse l’impianto e che sottraesse gli animali domestici, per quello che costituiscono a livello affettivo e sentimentale, alla disponibilità dei creditori“.
“Con l’aggravarsi della crisi sono oltre 5000 mila i pignoramenti nel nostro Paese ed è già accaduto che tra i “beni” per pagare i creditori siano finiti anche animali domestici come cani e gatti”. Pignorare un animale , ha voluto sottolineare il deputato Pd, sarebbe solo “un inutile sadismo a spese dei contribuenti. Non porta nulla dal punto di vista del recupero credito ed anzi è un costo per la comunità che deve provvedere alla custodia in canili o strutture simili”.
“Mi auguro – ha concluso Anzaldi – che la Camera dei Deputati possa presto affrontare questo problema introducendo una norma di civiltà giuridica“.
 
NEL CUORE.ORG
6 FEBBRAIO 2015
VARESE, COMUNE E ASL INFLESSIBILI: FIDO FUORI DA RISTORANTI E BAR
Per effetto di un vecchio regolamento d'igiene
Comune ed Asl sono inflessibili: a Varese, dove vige un regolamento d'igiene del 1993 che vieta l'ingresso degli animali nei luoghi di somministrazione di cibo e bevande, gli animali domestici non possono entrare nei bar e nei ristoranti. Non solo i proprietari di cani (circa 7 mila quelli registrati all'anagrafe canina) si sentono "non graditi", scrive "La Provincia di Varese", ma sono in imbarazzo gli stessi gestori, che devono tender fuori da proprio esercizio cani per lo più di piccola taglia e ben educati, che non danno fastidio. "Qualcuno – scrive il quotidiano – chiude un occhio e rischia, pur di non scontentare i clienti, ma se arriva un controllo dell'Asl il verbale è assicurato".
In effetti per "superare" il regolamento vigente (peraltro un testo-tipo suggerito da Regione Lombardia) ci vuole un altro regolamento: come quello per la Tutela degli animali, al quale l'amministrazione sta lavorando da anni e che ora è atteso per la prossima estate. Intanto proprietari ed esercenti devono rassegnarsi: Fido resta fuori.
 
NEL CUORE.ORG
7 FEBBRAIO 2015
CANI AL BAR, BRAMBILLA: "A VARESE VIA I DIVIETI SENZA RAGIONE"
Lettera aperta al sindaco Attilio Fontana
Superare il regolamento comunale che vieta di entrare nei bar e nei ristoranti con animali domestici al seguito. Lo chiede, in una lettera aperta al sindaco di Varese pubblicata sul quotidiano "La Provincia", l'on. Michela Vittoria Brambilla, FI, presidente della Lega Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente.
"Già nel 2013 – ricorda la deputata - il ministero della Salute ha validato il Manuale di corretta prassi operativa della FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), che, adeguandosi alle norme europee, consente l'accesso ai cani nelle zone aperte al pubblico di bar e ristoranti, a condizione che siano muniti di guinzaglio e museruola (all'occorrenza). Sancisce in sostanza, con tutti i crismi, che non vi sono "motivi sanitari" per tenere gli animali lontani dai luoghi di somministrazione. Poiché la legge 320/54 "Regolamento di polizia veterinaria" non pone divieti in proposito e il regolamento CE 852/2004 sull'igiene dei prodotti alimentari vieta agli animali l'ingresso solo nei luoghi dove vengono preparati o conservati cibi (p. es. le cucine), la regola generale è che un cane munito di guinzaglio e museruola all'occorrenza, o un gatto in trasportino, possono seguire il proprietario in un bar o in un ristorante. Principio reso esplicito da una proposta di legge a mia firma, che ho depositato alla Camera e che mira a chiarire definitivamente la situazione, per far compiere all'Italia un vero e proprio salto di qualità nell'accoglienza "animal-friendly" e rendere più semplice la vita di milioni di persone".
L'ex ministro ha dunque inviato al sindaco Attilio Fontana copia della "Proposta di regolamento comunale per la tutela degli animali", realizzata dalla Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, di cui la Leidaa è socia fondatrice, con la Associazione Nazionale Comuni Italiani. All'art. 22 il testo disciplina – "senza divieti che non hanno alcuna ragione di essere", precisa l'on. Brambilla - l'accesso degli animali agli esercizi pubblici o aperti al pubblico, come bar e ristoranti.
 
ANSA
6 FEBBRAIO 2015
Pisa,centro per cani donatori di sangue
Siglato accordo per diffusione donazioni 'quattro zampe'
(ANSA) - PISA, 06 FEB - Diffondere la cultura della donazione di sangue anche tra cani e non solo tra gli uomini. E' quanto prevede un accordo siglato stamani a San Piero a Grado (Pisa), tra Avis Toscana e dipartimento di Scienze veterinarie dell'Università di Pisa. Nell'ospedale veterinario dell'ateneo è attivo un centro trasfusionale per cani donatori di sangue.Con l'accordo entrambi gli enti si impegnano a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità delle donazioni di sangue anche per amici a quattro zampe.
 
NEL CUORE.ORG
6 FEBBRAIO 2015
AOSTA, NON HA SOTTOPOSTO IL SUO ROTTWEILER A TERAPIA: A PROCESSO
Una 40enne di Saint-Vincent non ha rispettato l'ordinanza
Dopo il sequestro del suo rottweiler, a ottobre, Monica Bianco, di 40 anni, di Saint-Vincent, in provincia di Aosta, non rientrò al canile dalla passeggiata quotidiana, tenendo con sé l'animale. Oggi è finita a processo in tribunale ad Aosta per i fatti che cinque mesi prima portarono al sequestro: il mancato rispetto di un'ordinanza del sindaco che impose una serie di obblighi per l'animale "pericoloso e a elevato rischio di morsicatura", tra cui un intervento terapeutico di un veterinario esperto in comportamento. Proprio questo è l'unico obbligo che, nel frattempo, la proprietaria del cane non ha rispettato, avendo invece ottemperato all'ordine di utilizzare la museruola e il guinzaglio, di non lasciarlo incustodito in presenza di estranei e bambini, di stipulare una polizza per la responsabilità civile e di frequentare un corso formativo organizzato dai servizi veterinari. Il rottweiler è un esemplare maschio, di quattro anni. L'udienza è stata aggiornata al prossimo 27 marzo, quando il giudice monocratico Marco Tornatore deciderà sulla richiesta di oblazione (il pagamento di una somma di denaro che estingue il reato) avanzata dall'avvocato difensore, Davide Meloni.
 
REPUBBLICA.IT
6 FEBBRAIO 2015
Animali e maltempo, ecco come proteggerli dai malanni
Freddo e neve mettono in pericolo soprattutto le bestiole selvatiche sottoposte alle intemperie. I consigli dell'Enpa per aiutare gli amici domestici e non .
NAVE, GHIACCIO, PIOGGIA. Noi ci difendiamo con cappotti più pesanti e altri indumenti impermeabili ma gli animali? Come fare a proteggere i nostri "amici"? Un aiuto viene dall'Enpa che ha stilato un breve vademecum con i consigli per rendere la stagione fredda meno pericolosa per cani, gatti e altre bestiole: "L'ondata di maltempo attualmente in corso in diverse regioni del nostro paese, con neve e freddo diffusi, sta mettendo a dura prova gli animali. Non soltanto quelli d'affezione, che hanno comunque una famiglia che si occupa di loro, ma anche e soprattutto i selvatici e i randagi, i quali devono fare i conti sia con il gelo sia con l'incremento del fabbisogno calorico giornaliero, tipico dei mesi invernali. I più colpiti sono gli uccelli che non riescono a soddisfare appieno il proprio fabbisogno di cibo". Ecco allora come comportarsi per proteggerli.
Per gli animali d'affezione. È bene tenerli dentro casa o, comunque, in un luogo caldo e riparato dopo le passeggiate quotidiane e considerare che soprattutto i cani a pelo raso possono necessitare di un cappottino. Prestare particolare attenzione alla salute di cani e gatti. Se sono più abbattuti del solito, se la loro temperatura corporea è più alta o più bassa del normale o se starnutiscono frequentemente o se si nota qualunque variazione del comportamento si consiglia di recarsi al più presto dal proprio veterinario di fiducia. Se il cane dovesse bagnarsi per un acquazzone o per il passaggio in una pozzanghera è essenziale asciugarne con cura tutto il corpo, specie orecchie e zampe. Attenzione alla permanenza su neve e ghiaccio, quando li portiamo a fare la loro passeggiata, perché la neve e le basse temperature possono causare principi di assideramento. Attenzione anche agli sbalzi di temperatura che possono causare malanni: anche in questi casi, alla comparsa dei primi sintomi, è opportuno rivolgersi al proprio veterinario di fiducia.
Per gli animali selvatici. Lasciare nel giardino, sul balcone o in un luogo riparato dai predatori (gatti, ad esempio), oltre a qualche "leccornia", due ciotoline d'acqua tiepida e pulita: una per bere, l'altra (meglio se di terracotta) per consentire agli uccellini di fare il bagno. Questo permette loro di mantenere il piumaggio in ordine e, quindi, di avere una ulteriore protezione contro il freddo. Se possibile, installare sul terrazzo o nel giardino piccole mangiatoie per uccelli per garantire loro un luogo sicuro dove trovare cibo in abbondanza. Naturalmente, le mangiatoie devono essere posizionate in luoghi al riparo dai predatori. Se si decide di installare la mangiatoia, questa dovrà essere rifornita costantemente fino alla primavera. Se si interrompe bruscamente la somministrazione di cibo, infatti, gli uccelli possono perdere un punto di riferimento molto importante durante l'inverno. Una casetta per uccelli può essere utile come riparo dal vento, dalla neve e dal gelo ma anche per passare la notte in tutta tranquillità. Questa va sistemata in un luogo sicuro, riparato dai predatori, dagli agenti atmosferici e dal traffico. Tra gli alimenti più indicati ci sono: le arachidi non salate, i semi di girasole e di zucca, le piccole granaglie, il miglio, i fiocchi di cereali, le croste di formaggio tagliate a cubetti. È possibile usare, specie per gli insettivori, anche il cibo per cani e gatti, la frutta fresca e la frutta secca. Da evitare invece, i prodotti da forno.
 
NEL CUORE.ORG
6 FEBBRAIO 2015
CINA, ALTOLA' IN VISTA DELLA FESTA DI PRIMAVERA: NON MANGIATE "NOVITA'"
Alcuni si cibano di serpenti e ratti. Richiamo della Fda
La Food and drug administration in Cina ha sconsigliato oggi di mangiare animali selvatici e "novità" culinarie nel corso del prossimo Festa di Primavera. Le persone provenienti da alcune zone del Paese, come la provincia del Guangdong, si cibano di animali come serpenti e ratti. La Fda ha suggerito che il pubblico - in particolare gli anziani, i bambini, le donne incinte e le persone con allergie alimentari - consumi cibo "normale" e di evitare tutto ciò che viene considerato "non comune". Alla luce di ciò, si è intensificato un controllo nazionale di sicurezza alimentare in vista della Festa di Primavera, che cadrà il 19 febbraio.
 
LA ZAMPA.IT
6 FEBBRAIO 2015
Giappone: “Adottate i gatti randagi per salvare gli uccelli marini”
Sull’isola di Mikura i gattoni stanno sterminando i volatili: in cinque anni le berte striate si sono ridotte di 20mila unità
Claudia Audi Grivetta
Il Giappone ha chiesto ai suoi abitanti amanti dei gatti tutto il loro impegno. Come riporta la Bbc, gli uccelli marini si troverebbero a rischio estinzione, proprio a causa del più piccolo dei felini. Così il governo giapponese ha deciso di chiedere ai suoi cittadini di darsi da fare e di adottare i gatti selvatici dell’isola di Mikura. Quest’isola è un vero e proprio paradiso della biodiversità. Qui si trova, tra l’altro, il novanta per cento della popolazione degli uccelli berta striata. Il problema però, secondo gli esperti dello Yamashina Institute for Ornithology, è la massiccia presenza di gatti selvatici che starebbero sterminando tutti gli uccelli. Addirittura, si stima, il numero si sarebbe dimezzato. Nonostante le non poche campagne di sterilizzazione e anche di cattura, la popolazione felina dell’isola si aggirerebbe intorno a cinquecento esemplari. L’istituto Yamashima spera che uno schema strutturato di adozione dei gatti possa aiutare a salvare gli uccelli dell’isola di Mikura. Si comincerà con i cuccioli, più facilmente adattabili alla vita domestica. Poi sarà la volta anche dei gatti adulti. 
Secondo studi recenti, il numero delle berte striate è calato di circa ventimila unità all’anno fra il 2007 e il 2012, quando la popolazione è stata stimata in 770 mila esemplari. Verso la fine degli anni settanta si pensava che sarebbe potuta arrivare intorno al milione e 750 mila uccelli. «Se lasciassimo tutti questi gatti selvatici, con una spiccata abilità predatoria, sull’isola, metteremmo molti animali in serio rischio di estinzione», chiarisce lo studioso Nariko Oka.
 
ADN KRONOS
6 FEBBRAIO 2015
Niente soldi per sostituire gli animali uccisi dalla guerra, nello zoo di Gaza belve impagliate
 
La guerra della scorsa estate tra Hamas e Israele nella Striscia di Gaza non ha fatto solo oltre 2.000 vittime tra i palestinesi e una sessantina tra gli israeliani, ma ha anche decimato gli animali di un piccolo zoo dell'enclave palestinese. Tanto che oggi, nelle gabbie o negli habitat riprodotti nello zoo, si vedono più belve imbalsamate che vive.
Citato dal sito Middle East Eye, il gestore dello zoo di Khan Younis, Mohammed Awidi, ha spiegato che sotto i bombardamenti israeliani era impossibile portare da mangiare ai 65 animali, tra cui leoni, uccelli esotici, tigri e scimmie. Molti di loro, quindi non hanno superato i 50 giorni del conflitto. Un grande dolore per Awidi, ma anche una grande perdita economica, visto che molti di quegli animali erano stati introdotti nella Striscia a caro prezzo, attraverso i tunnel clandestini che la collegano all'Egitto.
Così Awidi ha escogitato un rimedio, per mantenere lo zoo ancora aperto e continuare ad attrarre visitatori. Ha studiato alcuni manuali online di tassidermia e ha imbalsamato i cadaveri di leoni, tigri e babbuini. Il risultato, tuttavia, non è stato quello sperato.
La Striscia di Gaza è infatti sottoposta a embargo e non è stato possibile importare formaldeide di qualità per imbalsamare le fiere. "Quella che ho usato - ha spiegato il gestore dello zoo - non è autentica, è una versione fatta in casa". Così la scena a cui si assiste nello zoo è un po' triste, con molti degli animali che appaiono sgonfi o in parte consumati. "Non è una tassidermia perfetta - ha ammesso Awidi - ma ci accontentiamo".
Non è la prima volta che gli animali degli zoo di Gaza subiscono gli effetti delle guerre tra Hamas e Israle. In quella del 2008-2009 molti animali morirono nello zoo di Khan Younis per i presunti effetti dell'uso di fosforo bianco da parte di Israele. Lo stesso conflitto decimò gli animali del Marah Land Zoo di Gaza City. Il gestore non aveva denaro per ricomprare una zebra, così dipinse a strisce bianche e nere un asino, diventato una vera e propria star quando l'inganno fu scoperto. Nel conflitto del 2014, 80 animali, tra scimmie, leoni e pavoni, sono stati uccisi da un bombardamento nello zoo di al-Bisan, nel nord della Striscia. Molti di quelli sopravvissuti sono stati trasferiti in Giordania, per farli seguire da psicologi che li aiutassero a superare il trauma della guerra.
 
GEA PRESS
6 FEBBRAIO 2015
Cipro – Il bracconaggio tutto l’anno
Uno scanario inatteso che purtroppo appesantisce ancora di più il pesante fardello del bracconaggio nell’isola di Cipro. Lo hanno scoperto i volontari del CABS che, in un periodo insolito, sono stati impegnati in attività antibracconaggio.
La stagione invernale non era fino ad ora ritenuta una stagione particolarmente significatica per l’attività dei bracconieri. Le stragi dei piccoli uccelli migratori avvengono infatti nel corso delle migrazioni, specie quella primaverile. A farne le spese sono milioni di piccoli passeriformi che finiscono in salamoia per un piatto tipico locale.
Ed invece il primo campo di protezione organizzato nella stagione invernale, ha svelato qualcosa di inquietante.
La pratica del trappolamento è infatti risultata particolarmente diffusa. In appena cinque giorni di monitoraggo, sono stati individuati ben 31 siti di trappolamento. In tutto, ad essere state sequestrate, sono  57 reti di uccellagione. Tre i cacciatori denunciati mentre non si è fatto a tempo a visitare almeno altri otto siti ove erano installate 25 reti. Si spera che per queste provveda la polizia locale.
Le perlustrazioni dei volontari sono avvenute congiuntamente alla polizia cipriota ed a quella britannica in servizio presso la locale base militare. L’intervento dei volontari è avvenuto in collaborazione con l’associazione tedesca Stiftung Pro Artenvielfalt (SPA). Il CABS, come è noto, è uno speciale gruppo di volontari antibracconaggio, attivi in molti paesi del mediterrano, tra cui l’Italia.
 
BLITZ QUOTIDIANO
6 FEBBRAIO 2015
VIDEO YouTube: Scozia, l’agnello che si crede un cane
ULLAPOOL (SCOZIA, REGNO UNITO) - Un agnello che vive a Ullapool in Scozia, si crede un Border Collie. L’ovino è arrivato e i cani che già vivevano nella proprietà l’hanno “adottato”. Da quel momento Pet, questo il nome dell’agnello, ha cominciato a comportarsi come loro. Pet infatti, dorme e corre con loro cercando di imitarli come mostra questo video girato all’esterno del Bed And Breakfast in cui agnello e cani vivono. Il filmato è stato girato dal proprietario Mairi McKenzieche ha raccontato: “Quando era ancora più giovane ha anche dormito insieme ai cani. E’ andato nelle loro cucce, ne ha cacciato uno e si è messo a dormire con loro. Non ho mai visto nulla di simile prima, è davvero un animale insolito”.
VIDEO
http://www.blitzquotidiano.it/video/video-youtube-scozia-lagnello-che-si-crede-un-cane-2094436/
 
CORRIERE.IT
LA 27ESIMA ORA
6 FEBBRAIO 2015
«Amo il mio cane più di mio figlio» La confessione di una mamma

Chiara Maffioletti

Può una madre amare il proprio cane più di suo figlio? L’inglese Kelly Rose Bradford ne è convinta e per spiegarlo ha scritto addiruttura un articolo sul Daily Mail in cui, “senza il minimo senso di colpa”, racconta come la sua adorata cagnolina Matilda venga prima di tutto e tutti per lei, anche prima di suo figlio di 11 anni. Quando ho l’letto, il primo pensiero è andato al ragazzino che vedevo in foto, William. Poveraccio, mi sono detta.  Ma quella che a prima vista poteva sembrare solo la provocazione di una signora inglese non proprio furbissima, nasconde in realtà dei sentimenti piuttosto profondi e comuni, al punto che sarebbe un errore liquidare la faccenda come l’imprudente uscita di una matta.
Gli animali oggi sono spesso considerati parte della famiglia che li ha adottati. E io sono tra quelli che la vedono così, per dire. Se per mio nonno un cane serviva soprattutto per fare la guardia, per mio padre per fare la guardia e dargli qualche carezza, per me invece un cane (ma vale anche per altri animali, ovvio), il MIO cane, è un esserino (un maltese) meraviglioso a cui voglio un mare di bene, che coccolo, che voglio rendere felice e che mi fa felice. In effetti più di parecchi “umani”. Sono convinta di far parte di una larga schiera, tra chi ha degli animali. In molti forse preferiamo la loro compagnia a quella di tanti colleghi, di diversi parenti, di alcuni amici.
Eppure mi rendo conto che arrivare a dire di amare più il proprio cane del proprio figlio è una degenerazione. O meglio, forse l’appagamento di una pesante insicurezza, che sarebbe alla base di quel desiderio di accudimento e di sentirsi speciali che si realizza quando qualcuno ha totalmente bisogno di te. E solo di te.
La mamma inglese spiega questo nella sua lettera: il costante bisogno di attenzioni del suo cane soddisfa in pieno il suo istinto materno, al punto che “tutte le volte che la guardo, il mio cuore prova un incommensurabile senso d’amore e il desiderio di stringerla a me. Ammetto liberamente che la amo tanto quanto mio figlio. Anzi, in diverse occasioni più di lui”.
Questo perché – sempre secondo la signora – un figlio avrebbe anche diverse “controindicazioni” (fa disordine in casa, va ogni volta convinto a fare i compiti o a mettersi i vestiti giusti),  mentre un cane chiede solo affetto e un po’ di cibo. Inoltre:
“Tutto quello che faccio per Matilda si traduce in amore e gratitudine.  Viceversa non importa quanti pasti prepari a William, quanti vestiti gli lavi o quante ore dedichi ai suoi impegni: in compenso quasi mai ricevo nemmeno un grazie”. Tradotto: un animale non ti chiede nulla ma ti ama più di tutto. E non ti lascia mai solo. Qui c’è il passaggio che più mi inquieta di tutta la faccenda. Per questa mamma il “valore aggiunto” di un cane rispetto a un figlio, sarebbe che con un animale resta intatta negli anni la sensazione di avere a che fare con un bambino, inteso come un esserino che ha bisogno di te. Mentre i bambini, quelli veri, crescono e a un certo punto diventano indipendenti.
E’ una sua forma di follia, diranno i meno emozionabili tra voi (tra cui ci sono anche io, in effetti). E invece no.
Recenti studi avrebbero infatti dimostrato che un cane stimola gli stessi istinti genitoriali di un bambino. La “mamma” (umana) di un cane proverebbe gli stessi sentimenti (nel senso che appartengono alla stessa categoria) d’amore e attenzione che prova per i suoi figli. Come ricordava in un suo mitico post Maria Volpe, basta fare un giro in strada con un passeggino (meglio se doppio) per rendersi conto come ormai, molto spesso, la gente sia molto più bendisposta nei confronti degli animali che dei bambini. Io mi sono accorta che, andando a fare un giretto con la mia suddetta cagnolina e un mio nipotino (pur bellissimo, fidatevi) in passeggino, le persone si fermavano per fare i complimenti al cane.
Ma la riflessione sul primato dell’animale sul proprio figlio è una nuova frontiera. “Matilda non scompare per andare a scuola ogni giorno, non fa sport, non ha impegni. E’ sempre vicina a me”, continua l’articolo. “A differenza di quello che faccio con mio figlio, non preparo Matilda per renderla autonoma. La sua vita è iniziata e finirà con me. Per questo il mio ruolo è renderla più felice possibile. Mio figlio invece ogni giorno dimostra di avere sempre meno bisogno di me”. E ancora, di fronte alle tenerezze sempre più rare di William, “Matilda ogni volta che mi rivede, anche se mi allontano pochi minuti, mi saluta come se fossi stata via mesi, è gelosa di me, vuole stare con me. Per questo non posso immaginare di amare qualcuno di più”.
“Un figlio inizia ad avere meno bisogno di te dal primo giorno di scuola. Crescendo ti dirà che non vuole che interferisci nella sua vita, non ti vorrà attorno quando sarà con i suoi amici. Un cane invece non lo farà mai. E amo questo. A chi non fa piacere sentire di essere importante e sapere che per qualcuno sei il centro del mondo?”, conclude. Quali sono i sentimenti che provate verso i vostri animali? E’ assurdo o normale amarli tanto quanto i propri cari? E sono tutti sentimenti autentici o piuttosto la risposta a voragini di insicurezza?
 
TREVISO TODAY
7 FEBBRAUI 2015
Cascina degli orrori a Preganziol, blitz di Alf che libera gli animali
Una casa abbandonata a pochi passi dal casello autostradale, secondo gli animalisti per la macellazione abusiva di capre, oche, conigli
PREGANZIOL (TV) Nella notte tra il 3 e 4 febbraio Angeli Liberatori hanno fatto irruzione a Preganziol (Treviso)  in una casa abbandonata, base logistica per  la macellazione abusiva,  salvando gli ultimi animali rimasti, caprette e galline destinati ad essere uccisi a breve. Da quello che emerge, sembra che in quel cascinale degli orrori gli animali fossero costretti all’ingrasso per essere macellati direttamente nel pollaio. “A cinquecento metri dall’uscita Preganziol (autostrada Milano-Trieste), percorrendo la provinciale in direzione Casale sul Sile, è ubicata una casa fatiscente degna di un film dell’orrore apparentemente abbandonata – si legge in una nota di Alf (Animal Liberation Front) -. In realtà abbandonata lo era fino ad un certo punto. Dall’esterno si potevano notare nel cortile e nel cascinale adiacente animali di ogni specie, conigli, oche, capre e galline ovaiole. Ogni fine settimana alcuni individui si recavano metodicamente nella struttura per portarsi via gli animali, dopo averli uccisi sul posto. Anche l’ultima vittima, un povero capretto, trasportato nel pollaio  con le zampe legate  per essere ammazzato”.  La stessa fine che devono aver fatto le oche e i conigli.
“La voce dell’esistenza di questa struttura è arrivata a noi, angeli liberatori, due settimane fa circa. Un lager, questo, sicuramente abusivo, visto che le caprette erano sprovviste dell’auricolare e quindi non registrate – continuano dall’Alf -. Quando abbiamo fatto il primo sopralluogo, oltre alla sporcizia ovunque, dei conigli e delle oche non c’era più traccia ed erano rimaste una trentina di galline ovaiole, un gallo e due caprette, di cui una cucciola, che sarebbero state sicuramente uccise nei giorni successivi. Gli animali si presentavano in sovrappeso, l’ingrasso era lo scopo dei loro aguzzini. Dopo aver portato del cibo e monitorato il luogo sia di giorno che  di notte, sopratutto per capire come poter catturare le caprette, nella notte tra il 3 e 4 febbraio abbiamo fatto irruzione nel cascinale, catturando tutte le galline, il gallo e le caprette. Se per la cattura delle galline non ci sono state grosse difficoltà, per le caprette l’operazione è stata più complicata, malgrado ciò il monitoraggio dei giorni scorsi ha dato i suoi frutti e la la strategia attuata è risultata vincente. Staccata  la rete di recinzione dove venivano rinchiuse le due caprette, le abbiamo costrette a fuggire per cercare riparo nel pollaio dove precedentemente tutte le vie d’uscita erano state chiuse”. La prima ad essere catturata e stata la madre. La cucciola, scappando, si avvicinava furtivamente alla gabbia della madre per cercare aiuto. Anche lei è stata comunque presa poco dopo. Ovviamente queste creature meravigliose non potevano immaginare che una volta giunte a destinazione, i loro contenitori si sarebbero aperti per sempre. “Ora le galline, il gallo e le due caprette – conclude la nota -, vivranno il resto dei loro giorni in una splendida struttura segreta a centinaia di chilometri dal lager di Preganziol, libere e coccolate, lontane per sempre dai loro aguzzini e dai loro coltelli”.
FOTO
http://www.trevisotoday.it/cronaca/cascina-orrori-preganziol-animalisti.html
 
BERGAMO NEWS
7 FEBBRAIO 2015
Di lui sono rimaste solamente le chiazze di sangue sulla neve. E tanta rabbia. Quella dei passanti che hanno cercato di soccorrere un cane investitoda un'auto nel pomeriggio di venerdì 6 febbraio a Romano di Lombardia.Pirata della strada investe e uccide un cane La rabbia dei passanti
Prov. Di Bergamo. Non ha nemmeno rallentato la sua auto e quando ha investito il cane ha tirato dritto per la sua strada. Ora è caccia al pirata della strada che ha ucciso un cane a Romano di Lombardia.
L'investimento è avvenuto nel pomeriggio di venerdì 6 febbraio a Romano di Lombardia, dove un'auto ha travolto in zona Conad, in via Isonzo, il povero animale.
Sanguinante e agonizzante il cane è stato soccorso dai passanti. Ma per le troppe ferite la povera bestia è morta sul ciglio della strada. Davanti a quelle macchie di sangue ed a una fine così atroce è esplosa la rabbia del passanti che hanno soccorso il povero cane e che ora stanno cercando di individuare l'auto e il pirata.
FOTO
http://www.bergamonews.it/cronaca/pirata-della-strada-investe-e-uccide-un-cane-la-rabbia-dei-passanti-200855
 
LA STAMPA
7 FEBBRAIO 2015
Volpe uccisa a bastonate: tre cacciatori “inchiodati” da un video amatoriale
L’episodio a Castelnuovo Scrivia: è stata presentata denuncia in Procura
Giampiero Carbone
Castelnuovo Scrivia (AL) - Tre cacciatori sono stati denunciati dal vicesindaco di Castelnuovo Scrivia, Gianni Tagliani, per aver ucciso una volpe a bastonate. L’animale era finito in una rete sistemata per la cattura delle lepri nella zona di ripopolamento e cattura vicina allo Scrivia.  
Secondo la testimonianza di chi ha filmato l’episodio, il fotografo Bruno De Faveri, i tre cacciatori, anziché lasciar andare l’animale, l’hanno massacrato a colpi di bastone fino ad ammazzarlo.  
Nella denuncia, presentata in Procura ad Alessandria vengono chiamate in causa le persone che hanno assistito senza intervenire e anche le guardie venatorie della Provincia.
 
NEL CUORE.ORG
8 FEBBRAIO 2015
ALESSANDRIA, UCCIDONO UNA VOLPE A BASTONATE: 3 CACCIATORI INCASTRATI
Denunciati dopo essere stati filmati da un fotografo
Tre cacciatori denunciati dal vicesindaco di Castelnuovo Scrivia, in provincia di Alessandria, Gianni Tagliani, per aver ucciso una volpe a bastonate. L'animale era finito in una rete piazzata per la cattura delle lepri nella zona di ripopolamento e cattura vicina allo Scrivia. Stando a quanto rivelato da chi ha filmato l'episodio, il fotografo Bruno De Faveri, i tre uomini, anziché liberare la bestiola, l'hanno massacrata a colpi di bastone fino ad ucciderla. Nella denuncia presentata alla Procura di Alessandria - fa sapere "La Stampa" - vengono chiamate in causa anche le persone che hanno visto la scena senza intervenire e le guardie venatorie provinciali.
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2015
ALESSANDRIA, "VOLPE UCCISA A BASTONATE, CRIMINE DI NATURA"
"I responsabili paghino". Denuncia Wwf in procura
Sta diventando il simbolo della campagna nazionale "Crimini di natura" del Wwf, l'uccisione a bastonate di una volpe nell'alessandrino. Come il vicesindaco di Castelnuovo Scrivia, anche il Wwf Piemonte ha presentato un esposto in procura e si costituirà parte civile contro i cacciatori che hanno massacrato un esemplare di volpe rimasto intrappolato nelle reti per la cattura finalizzata al censimento delle lepri. L'azione, null'altro che un vero e proprio abominio secondo Ivan Palaia, referente caccia del Wwf, è stata, però, ripresa e il video consegnato dal vicesindaco Gianni Tagliani alla procura, come elemento probante il reato di cui all'art. 544 bis c.p che punisce, con la pena della reclusione da quattro mesi a due anni, "chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale". Non solo: per l'associazione animalista, l'assenza delle guardie venatorie provinciali durante la cattura delle lepri getta un'ombra sulla correttezza e l'utilità dei censimenti svolti dai cacciatori, che secondo gli attivisti dovrebbero invece essere esclusi da questa attività, in quanto soggetti coinvolti nel prelievo della risorsa faunistica. In special modo nel caso delle volpi, che nella visione venatoria sono considerati "nocivi" e oggetto di prelievi oggettivamente inutili e le cui modalità rasentano il sadismo. Nella realtà svolgono, invece, un ruolo fondamentale per il mantenimento di un equilibrio dinamico tra le specie. E' anche per questo motivo, afferma Palaia, che il Wwf in questi giorni ha diffidato la Provincia di Asti in merito all'illegittimità della delibera che proroga i piani di controllo della volpe e ha chiesto una maggiore tutela di questa specie vietandone i prelievi su terreni innevati e in zona Alpi.
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2015
Piemonte – La volpe massacrata dai cacciatori. Il WWF: i responsabili devono pagare
Sta diventando il simbolo della campagna nazionale “Crimini di Natura” del WWF, l’uccisione a bastonate di una volpe nell’alessandrino.  Come il vicesindaco di  Castelnuovo Scrivia (AL), anche il WWF Piemonte ha presentato un esposto in Procura e si costituirà parte civile contro i cacciatori accusati di avere massacrato un esemplare di volpe rimasta intrappolata nelle reti per la cattura finalizzata al censimento delle lepri.
L’azione, null’altro che un vero e proprio abominio secondo Ivan Palaia, referente caccia del WWF,  è stata però ripresa e il video consegnato dal vicesindaco Gianni Tagliani alla Procura, come elemento probante il reato di cui all’art. 544 bis c.p che punisce, con la pena della reclusione da quattro mesi a due anni, “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale..”.
Non solo: per il WWF, l’assenza delle Guardie Venatorie Provinciali durante la cattura delle lepri getta un’ombra  sull’utilità dei censimenti svolti dai cacciatori, che secondo l’Associazione dovrebbero invece essere esclusi da questa attività in quanto soggetti coinvolti nel prelievo. Sempre ad avviso del WWF nel caso delle volpi, che nella visione venatoria sono considerate animali “nocivi” e oggetto di prelievi oggettivamente inutili e  le cui modalità  rasentano il sadismo, nella realtà svolgono invece un ruolo fondamentale di contenimento di numerose specie alloctone o dannose alle colture agricole permettendo il mantenimento di un equilibrio dinamico tra le specie.
“E’ anche per questo motivo – afferma Palaia – che il WWF in questi giorni ha diffidato la Provincia di Asti in merito alla delibera che proroga i piani di controllo della volpe, e ha chiesto una maggiore tutela di questa specie vietandone il prelievi su terreni innevati e in zona Alpi”.
 
NEL CUORE.ORG
7 FEBBRAIO 2015
TRASPORTO ANIMALI, UNDICI CAMIONISTI FERMATI NEL CUNEESE
Sanzioni per 6 mila euro dalla GdF
Sono stati sanzionati 11 camionisti fermati dalla Guardia di finanza di Cuneo mentre trasportavanoanimali senza documenti. I controlli sono avvenuti in diverse localita' della provincia di Cuneo: dalla valle Stura a Villafalletto, da Busca a Castelletto Stura. In due casi sono stati fermati mezzi con 65 maialini da latte e 300 polli (su 2.000) senza documenti fondamentali, come l'attestazione di provenienza. In tutto sono stati controllati 3.000animali. Oltre 6.000 euro le sanzioni amministrative elevate.
 
SAN REMO NEWS
7 FEBBRAIO 2015
Il saluto della nostra lettrice Silvia Lupi al suo cane Argo che è mancato questa notte
E' solo un cane ma, in termini di dedizione ed affetto è stato un compagno di vita meraviglioso. Dolce, gioioso, buonissimo di carattere.
"Stamattina mi sveglio in ora anti-lucana e trovo il mio compagno di vita esanime. Lo accarezzo dolcemente e sento che è freddo. Già! E' solo un cane ma, in termini di dedizione ed affetto è stato un compagno di vita meraviglioso. Dolce, gioioso, buonissimo di carattere. Che tenerezza infinita, Direttore! Una lacrima mi è scappata, ma me la sono asciugata subito. Certo, come cattolica mi sto allenando e sto facendo un percorso che, credo, sia tutto in salita. Ossia il pensare, come mi è stato insegnato, che la morte è solo il passaggio a miglior vita.
Ed io son convinta che anche gli animali possano schiudersi le porte del Paradiso, come proprio Giovanni Paolo II° aveva detto. Questo nostro grande ed amatissimo Papa infatti non si sentiva di escluderlo. A Papa Francesco non mi verrebbe in mente neanche di chiederlo. Solo il nome che ha scelto per il suo pontificato è tutto un programma! Ora come ora sarà difficile che prenda con me un altro cane.Troppi impegni e soprattutto mi devo togliere dalla bocca tanto amaro per dei veterinari su cui preferisco stender un pietoso velo di silenzio. E poi, oltre a queste cose, diciamocela tutta Direttore, in tempi come questi è diventato un lusso tenere un animale. Come avevo già scritto tempo fa,sarebbe auspicabile che per i cani presi dal canile ci fosse la possibilità di avere cure veterinarie gratuite e prezzi agevolati per l'alimentazione, ma tant'è. Troppi interessi economici,anche qui, per cui si preferisce elargire somme ai canili privati perché di amici degli amici?    Qualcuno mi ha ventilato questa cosa in questo senso, ma io non la voglio approfondire. Avrei una richiesta, tramite il suo giornale, da fare a chi mi conosce e stima e soprattutto a chi ha apprezzato Argo. Vorrei che incontrandomi, si eviti di avere atteggiamenti melodrammatici. Già la cosa è penosa di per sé,per cui non ho certo bisogno di considerazioni angoscianti. Se poi penso a quanti umani, bimbi compresi, han perso la vita ed in modo ben più tragico francamente cerco di dare il giusto peso alle cose accettando semplicemente questo evento. In ogni caso al mio Argo auguro,come si dice in questi casi, buona vita e prati sereni con tante belle corse in Paradiso con la sua pallina (gioco preferito) che non conosceva quando lo presi al Canile di Strada S.Pietro. Silvia Lupi"
 
NEL CUORE.ORG
7 FEBBRAIO 2015
BRINDISI, IL TAR SALVA LE LEPRI DEL PARCO: ANIMALISTI AGGREDITI
Cacciatori e agricoltori in rivolta
Il Tar di Lecce ha accolto ieri sera d'urgenza un ricorso degli animalisti della Lepa (Lega protezione animali)e ha concesso la sospensiva di un decreto del presidente della Regione Puglia che il 3 febbraio autorizzava la cattura con le reti di 110 lepri nel parco naturale delle Saline di Punta della Contessa, a Brindisi, e stamani i proprietari di campi in zona, i cui prodotti vengono da anni divorati e danneggiati dagli animali, hanno dato vita ad una protesta insieme con un gruppo di cacciatori. Questi ultimi avevano gia' iniziato oggi la cattura degli animali, cosi' come previsto da un decreto presidenziale della Regione firmato dalla vicepresidente della giunta, Angela Barbanente. I cacciatori, in particolare, stavano procedendo alla cattura di una parte, non piu' del 30 per cento, della popolazione di lepri che vive e si riproduce in quella zona in cui, trattandosi di un parco regionale, e' vietata la caccia. Sono stati numerosi i ricorsi vinti dalla Lepa al Tar per impedire qualsiasi intervento di contenimento della presenza di lepri in quell'area.
Due volontari ambientalisti sarebbero stati aggrediti e costretti a barricarsi nella loro auto, poi presa a calci e pugni durante le proteste che stamani hanno avuto luogo nel parco dopo la notifica dello 'stopi' del Tar. Lo denuncia in una nota la sezione di Brindisi della Lega protezione animali (Lepa) che ha presentato d'urgenza il ricorso. Le persone aggredite sarebbero, a quanto riferisce la Lepa, un rappresentante del Wwf, che e' anche componente della Commissione tecnica faunistica della Provincia di Brindisi, e un volontario della Lega protezione animali. A protestare sono stati gli agricoltori proprietari dei terreni nella zona, alla periferia di Brindisi, le cui colture vengono spesso danneggiate dalle lepri, e i cacciatori dell'Ambito territoriale (Ato) di Brindisi, che avevano avviato stamani le procedure per la cattura degli animali che vivono e si riproducono in una zona in cui e' vietata l'attivita' venatoria. "Motivo di tale violenta incivilta' - sostiene la Lepa nella nota - e' stata la notifica, da parte delle forze dell'ordine, del nuovo decreto di sospensione di cattura della Lepre Europea, emesso dal Tar di Lecce. Il provvedimento (che autorizzava la cattura, ndr) e' contestato dalle associazioni ambientaliste anche perche' avviene sempre nel periodo riproduttivo della specie, con presenza di femmine gravide. Ci sono soluzioni a norma di legge, come l'attuazione di metodi ecologici quali la recinzione dei terreni agricoli interessati, per la quale sono stati stanziati 465.000 euro concessi dalla Regione Puglia ed erogati dalla Provincia di Brindisi al Comune di Brindisi".
 
GEA PRESS
7 FEBBRAIO 2015
Cina – I cani con la morte sul collo, sono tutti liberi
 
Non verranno macellati i cani prigionieri di un camion della morte, fermato l’altro ieri dagli animalisti cinesi nei pressi della città di Qinhuangdao (vedi articolo GeaPress).
Un carico più consistente del centinaio di cani inizialmente riferiti, per il quale si è potuto appurare l’assenza delle necessarie  autorizzazioni. Dopo due giorni di apprensione, i circa 150 animali  sono stati  liberati dagli animalisti.
Nelle scorse ore non sono però mancati momenti di tensione con  il trasportatore andato in escandescenza prima dell’arrivo della polizia. Gli agenti si erano limitati a mantenere l’ordine pubblico, dovendo per il resto attendere il controllo documentale che, a quanto sembra, ha dato esito negativo. Tutti i cani, cioè, non potevano essere trasportati.
Come è noto in Cina non è vietato vendere la carne di cane, ma gli animali devono aver passato un periodo di quarantena. Per gli animalisti cinesi, il controllo documentale è solo una strategia per arrivare al bando totale di questi commerci.
In strada si era creato un notevole assembramento di macchine a causa del continuo fluire dei volontari. Tre di loro, con l’accusa di avere bloccato la circolazione, erano stati portati in caserma dalla polizia. Due giorni di freddo pungente accompagnato dall’ansia di dovere restituire al trasportatore i poveri cani da macellare. Non pochi di loro erano risultati feriti mentre una persona aveva riconosciuto il proprio animale scomparso. Infine, la bella notizia: liberi tutti.
E’ dallo scorso agosto che gli animalisti cinesi  hanno messo in campo una nuova strategia per ottenere una legge certa che vieti l’uso alimentare di alcuni animali. I camion, una volta intercettati, vengono seguiti ed appena possibile bloccati grazie all’arrivo di altri attivisti. Una fitta rete attiva sul web, coordina gli animalisti di varie città, pronti ad intervenire in aiuto dei cani.
 
GEA PRESS
7 FEBBRAIO 2015
Cile, caccia ai cani. Siamo poi così distanti dalle leggi di quel paese?
Cosa è esattamente il nuovo Decreto del Governo
Animalisti sul piede di guerra ed una promessa in calce ad ogni loro comunicato: “la lotta continua”. Questo perchè le recenti polemiche sull’uccisione dei cani cileni si richiamano a fatti orami datati. La proposta del Ministero dell’Ambiente di modificare la legge sulla caccia risale infatti al 2012 (vedi articolo GeaPress). In quel contesto è nato quello che gli animalisti definiscono un errore terminologico.
Tra gli animali dannosi, infatti, è stato inserito il “cane selvatico”, altresì indicato con il termine di “bravío”. Esiste, però, il cane selvatico cileno? Secondo gli animalisti, no. Per questo i cani randagi o non padronali, dovrebbero essere considerati in altra disciplina e non certo in quella sulla caccia.
A confermare tale tesi potrebbe essere lo stesso elenco di animali dannosi,  introdotto nel Decreto del Governo. In tutto 22 specie che però potrebbero essere definite quasi tutte “riselvatichite”. Tra queste, ad esempio, la Lepre europea e la Volpe grigia, ma anche il Passero domestico, il Visone ed altri ancora. L’errore terminologico, forse, è addirittura in secondo piano rispetto a quello utilizzato per la classificazione delle diverse specie. Nel Decreto, è infatti prioritaria la definizione di “animale dannoso”, a prescindere, cioè, se trattasi di specie selvatica oppure no. Secondo gli animalisti, seguendo lo stesso principio, la tigre dello zoo dovrebbe essere definita un animale domestico.
La legge sulla caccia cilena è un provvedimento ampio che considera altre normative, tra cui quella Cites. Tra le specie protette sono elencati anche insetti, anfibi, rettili. Una particolarità che in Italia non esiste, visto che l’impostazione della legge sulla caccia si basa sulle specie omeoterme, ovvero uccelli e mammiferi. Per tutte le altre Classi, non esiste una legge sulla cosidetta “fauna minore”. L’eventuale  grado di protezione viene ricavato nell’ambito di applicazione di Regolamenti e Convenzioni Internazionali, spesso applicati in maniera confusa se non addirittura contraddittoria.
Giova poi ricordare le recenti discussioni parlamentari italiane sulla possibilità di uccidere lupi ed orsi, per non parlare della povera Nutria, fatta “uscire” dalla legge sulla caccia ed ora considerata come un ratto (vittima anche lui).
Sempre in tema di altre leggi (che in quasiasi momento potrebbero servire da supporto a nuovi provvedimenti) come non ricordare il recepimento della cosidetta Direttiva Vivisezione del settembre 2010? I cani, come gatti e furetti, potrebbero essere uccisi  da un tiratore esperto (… italiano …) tramite un “colpo a proiettile libero con fucili, pistole e munizioni adeguate”. Se cuccioli, invece, con un colpo di percussione in testa. Così, infatti, riporta il Decreto del Governo italiano del febbraio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 4 marzo 2014. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, non Cilena.
Poco importa, poi, se la legge sul randagismo (italiana) vieta la soppressione dei randagi. Basta una piccola variazione terminologica, indubbiamente difficile da ipotizzare, ma già avvenuta in Cile.
E’ forse questa la gravità di quanto successo. Il tutto è accaduto in un paese molto simile all’Italia.
Intanto i cani randagi cileni, sono stati posti sullo stesso piano dei ratti e per loro lo sterminio è davvero cominciato.
 
LA PRESSE
7 FEBBRAIO 2015
Ecco l’autopsia di un rinoceronte: è lotta ai bracconieri in Sud Africa
In Sud Africa dove ha preso piede la caccia al rinoceronte le autopsie sono diventate un’arma fondamentale per fermare i bracconieri. Uno strumento per combattere contro i trafficanti di questa specie animale. “Cerchiamo di raccogliere tutti gli elementi possibili per assicurare la condanna ai processi”, spiega un investigatore dopo avere eseguito l’esame autoptico su uno degli ultimi rinoceronti uccisi per mano dei bracconieri nel parco nazionale Kruger. In Sud Africa, dove ci sono 20mila rinoceronti, l’80 per cento della popolazione mondiale, nel 2014 sono morti oltre 1200 di questi animali. I rinoceronti africani stanno scomparendo per colpa dei bracconieri che li cacciano con l'intento di procurarsi le loro corna, che vengono polverizzate e vendute in Asia per realizzare preparati medicinali 
 
GEA PRESS
7 FEBBRAIO 2015
Egitto – Leone aggredisce domatrice (VIDEO). Nuovo incidente al circo
Nuovo incidente in un circo equestre. Questa volta l’aggressione è avvenuta in Egitto nel corso dello spettacolo con i felini.
Faten El Helw, addestratrice di felini, aveva finito il suo numero e stava salutando il pubblico della città di Tanta. Da uno sgabello distante un paio di metri un leone, sembra un giovane maschio, le è saltato addosso  scaraventandola a terra. Tra il pubblico è stato il panico.
Pochi istanti dopo, durante i quali la telecamera è stata coperta dagli spettatori alzati in piedi,  si vede la donna sorretta da un circense. Ricoverata in ospedale le sono state diagnosticate lievi ferite.
Non è chiaro cosa abbia scatenato il possente salto del leone ne se le ferite alla domatrice siano state causate direttamente dall’animale piuttosto che dal violento urto in terra. Un leone adulto può facilmente raggiungere i due quintali di peso e nel video si vede la donna cadere violentamente sotto il peso dell’animale.
Anche in Italia sono occorsi numerosi incidenti provocati da grandi felini, elefanti e, fino a quale tempo addietro, scimpanzè. Sul finire degli anni novanta l’iter scaturito dalla legge 150/92, relativa ai reati sulla mancata applicazione della Convenzione di Washington, non aveva riconosciuto l’idoneità alla detenzione delle specie animali che, con un Decreto del 1996, erano state definite  “pericolose”. Una incredibile modifica della legge, però,  consentì ai circhi di continuare a detenere certe specie di animali. Da allora altri incidenti, anche mortali, sono avvenuti. L’animale che più di tutti ne è stato protagonista, è la tigre.
VIDEO
http://www.geapress.org/animali-in-cattivita-2/egitto-leone-aggredisce-addestratrice-video-nuovo-incidente-al-circo/59056
 
CORRIERE.IT
7 FEBBRAIO 2015
Egitto: domatrice di leoni aggredita durante uno spettacolo
Faten El-Helw è sopravvissuta all'attacco di uno dei felini dell'Egyptian-European Circus
E' sopravvissuta all'aggressione di un leone da lei ammaestrato, sulla pedana di un circo egiziano nella città di Tanta. Faten El-Helw, domatrice di felini di grosse dimensioni, si è rialzata sulle proprie gambe, come si vede nel video, ed è stata trasportata in ospedale con qualche ferita. Un incidente simile, ma con finale tragico, era successo nel 2004 a suo marito Ibrahim El-Helw, morto dopo l'attacco di un leone nel circo in cui la copia lavorava.
VIDEO
http://video.corriere.it/egitto-domatrice-leoni-aggredita-uno-spettacolo/e33a677c-aed2-11e4-99b7-9c6efa2c2dde
 
NEL CUORE.ORG
7 FEBBRAIO 2015
USA, L'"ELISIR DI LUNGA VITA" SPERIMENTATO SUI CONSUMATORI
L'Elysium health la vende come "integratore"
Il segreto dell'eterna giovinezza, o quantomeno di una vita piu' lunga, nascosto in una pillola da banco? Ci crede quantomeno Elysium Health, start up messa in piedi da un ex professore del Mit di Boston con l'aiuto di cinque premi Nobel, che da questa settimana vende Basis, una pillola appunto che ha dato risultati estremamente promettenti sui topi ma che la compagnia ha deciso di non testare nell'uomo come un farmaco "accontentandosi" di commercializzarla con lo status di integratore. ''Il problema - spiega alla rivista del Mit Leonard Guarente, fondatore della societa' - è che è impossibile provare in un tempo ragionevole che un farmaco che estende la vita degli animali può fare lo stesso nell'uomo. Un esperimento del genere richiederebbe anni, per cui abbiamo deciso di impacchettare una ricerca all'avanguardia in un prodotto da banco''.
Il prodotto contiene un precursore chimico della nicotinamide adenin dinucleotide o Nad, un composto che le cellule usano nei processi coinvolti nel metabolismo, e dovrebbe secondo gli ideatori causare nell'organismo gli stessi effetti di una dieta con poche calorie, che diverse ricerche hanno individuato come uno dei modi per allungare la vita. Con il passare degli anni i livelli di Nad negli animali e nell'uomo diminuiscono, quindi l'idea è di rimpiazzare quello perso artificialmente.
La pillola costa 60 dollari al mese, circa 50 euro, e andrebbe presa due volte al giorno tutti i giorni. Per ora si vende solo on line, e in mancanza di dati premarketing l'intenzione della compagnia, che ha appunto cinque premi Nobel nel board scientifico fra cui Martin Karplus, che ha vinto il premio per la chimica nel 2013 e ora ha 85 anni, è seguire le persone che decidono di acquistarla nel tempo per verificarne l'efficacia. Insomma: sarà "sperimentata" direttamente sui consumatori
.
 
CAGLIARI PAD
8 FEBBRAIO 2015
Maltrattamento di animali, denunciata una casalinga
All'interno del giardino della cinquantenne sono stati trovati i tre cagnolini sprovvisti di chip. Le bestiole erano state lasciate in mezzo ai rifiuti e ai loro stessi escrementi
Prov. di Carbonia Iglesias. Tre barboncini salvati e la padrona denunciata per maltrattamento di animali. E' il risultato degli accertamenti portati a termine dai carabinieri di Sant'Antioco. Nei guai una casalinga di 50 anni. A fare scattare le indagini sono state le segnalazioni di alcuni cittadini sulla presenza di tre cagnolini abbandonati in un giardino.
I militari hanno fatto scattare un controllo a cui hanno preso parte personale dell'Associazione nazionale protezione animali, natura e ambiente (Anpana) e dell'Asl 7 di Carbonia. All'interno del giardino della cinquantenne sono stati trovati i tre cagnolini sprovvisti di chip. Le bestiole erano state lasciate in mezzo ai rifiuti e ai loro stessi escrementi. Vista la situazione gli animali sono stati sequestrati e portati al canile di Musei.
 
GEA PRESS
8 FEBBRAIO 2015
Vado Ligure (SV) – Una Beccaccia nel negozio di ottica. Intervento della Protezione Animali
Curioso episodio occorso ieri in un negozio di ottica di Vado Ligure (SV). Una beccaccia, uccello selvatico che vive nei boschi, è andata a sbattere contro le pareti del locale.
Approfittando di una porta temporaneamente aperta, il volatile selvatico si è introdotto,  andando poi a sbattere; purtroppo, comunica la Protezione Animali di Savona, è rimasto ferita nel tentativo di fuggire. I volontari della Protezione Animali si sono subito prestati per il soccorso. Dopo le cure verrà liberata nel suo ambiente naturale.
L’ENPA sottolinea come si tratti di un animale decisamente selvatico che patisce la cattività con esiti spesso mortali. “L’episodio è singolare – aggiunge la Protezione Animali – perché la beccaccia è un animale molto scaltro, con sensi acuti, campo visivo a 360 gradi, udito finissimo ed abitudini crepuscolari, che si ciba di larve, vermi ed insetti certamente assenti in un negozio del centro città“.
Il soccorso, la cura e la riabilitazione della fauna selvatica ferita o in difficoltà è un compito istituzionale di Provincia e Regione. Da oltre due anni, però, ad occuparsene a Savona (ma arrivano animali anche dall’imperiese e genovese perché la situazione è identica) è soltanto l’ENPA, che vi ha impiegato ogni risorsa economica ed ogni volontario disponibile. In tal maniera si è riusciti a soccorrere quasi 4.000 animali.
 
12 ALLE 12
8 FEBBRAIO 2015
CASTIGLIONE (TO). Cane cade nel canale, salvo per miracolo
Castiglione Torinese (TO) - Salvo per miracolo. Un cane, un pastore tedesco, è caduto dentro le pericolosissime acque del canale Enel che costeggia San Mauro, Castiglione, Gassino e San Raffaele. L’episodio è avvenuto oggi intorno alle 15, mentre l’animale stava passeggiando lungo il corso d’acqua assieme al suo padrone.
Il pastore tedesco è stato tratto in salvo all’altezza di Castiglione, nei pressi di uno dei ponticelli di attraversamento. Ora è al sicuro, e sta bene. Ma lo spavento iniziale è stato enorme. Sul posto sono intervenuti due mezzi dei vigili del fuoco, tra cui una squadra dedicata al soccorso acquatico.
L’episodio, seppur a lieto fine, rievoca le troppe tragedie che ancora si verificano nelle acque del Canale Cimena. In quella corrente, all’apparenza calma ma a tutti gli effetti diabolica, hanno perso la vita persone (una su tutte il giovane sanmaurese Dario Ghidini, inghiottito dal corso d’acqua proprio mentre cercava di salvare il proprio cane) e animali in numero così alto che ormai se ne è perso il conto.[…]
 
GEA PRESS
8 FEBBRAIO 2015
Rimini – Emergenza freddo per la fauna selvatica. I soccorsi delle Guardie di Fare Ambiente
Anche quest’anno l’Alta Val Marecchia, in provincia di Rimini è stata colpita da precipitazioni di carattere nevoso.
Già alle prime luci dell’alba di venerdì mattina sono pervenute, al numero di servizio delle Guardie Ecozoofile di Fare Ambiente, diverse segnalazioni di animali selvatici in difficoltà. Due pattuglie, fornite di mangime adatto, sono così partite per la distribuzione.
“A causa della neve e dell’eccessiva antropizzazione, alcuni animali selvatici possono patire la scarsità di cibo – spiega il Referente di Fare Ambiente Gianni Zagatti- Anche i comuni cittadini possono fare la loro parte. E’ sufficiente che lascino sui balconi frutta secca e briciole, avendo l’accortezza che il tutto non sia a portata di predatore e, possibilmente,  in luoghi asciutti”.
Per chi è pratico di “fai da te”, su internet è inoltre possibile trovare molti progetti che possono fungere da mangiatoie di fortuna, utili a far passare anche le stagioni più rigide.
“Siamo sempre disponibili a fornire spiegazioni su come affrontare le difficoltà nelle quali incorrono i nostri piccoli amici- ha concluso Zagatti- e invito chi avesse domande o volesse essere di aiuto a contattarci“.
 
GEA PRESS
8 FEBBRAIO 2015
Maltrattamento di animali impunito? I pareri delle Commissioni Parlamentari
La Senatrice Amati: spero che il Consiglio dei Ministri non svuoti la legge
Segnali positivi, in un contesto che rimane ancora incerto, in merito alla temuta proposta di impunibilità del reato di maltrattamento di animali oggetto di discussione presso le competenti Commissioni Giustizia di Camera e Senato.
Il principio sul quale si basa la proposta che coinvolge un’ampia schiera di reati, è quello di renderli impunibili (e non depenalizzati come più volte erroneamente riferito) a determinate condizioni, ovvero nel caso di  comportamenti non continuati e di particolare tenuità.  Di fatto vengono colpiti i reati che già sono deboli, con pene detentive in molti casi sotto la soglia di punibilità.
Sebbene con approcci diversi i pareri delle Commissioni competenti di Camera e Senato sul meccanismo di non punibilita’ per particolare tenuita’, avrebbero però escluso il reato di maltrattamento. A riferilo è la Senatrice Silvana Amati (PD).
“Da mesi ricevo centinaia di mail di cittadini e organizzazioni della societa’ civile, che esprimono forte preoccupazione – ha riferito la Senatrice Amati - La deliberazione definitiva sul testo da parte del Consiglio dei Ministri dovra’ avere luogo entro marzo e spero confermera’ che il meccanismo introdotto non comportera’ uno svuotamento della Legge 189/2014, simbolo di una trasformazione culturale e dell’evoluzione del nostro ordinamento in materia di tutela del benessere di esseri senzienti“.
La Senatrice ha altresì reso noti i pareri del SENATO e della CAMERA DEI DEPUTATI
 
CORRIERE.IT
8 FEBBRAIO 2015
Bimbi autistici, cura con il cane amico
di Tiziana Buono
BOLZANO - «La forza dell’animale? È emozione allo stato puro con la capacità di connettersi col nostro mondo interiore e di leggere le emozioni di chi si trova davanti». Lo afferma Alberto Dal Negro, fondatore e presidente della cooperativa sociale «gliAmicidiSari», sorta nel 2003 per alleviare i disagi psicofisici di adulti ed anziani, negli ultimi dieci anni impegnata anche al fianco dei bambini, ai quali è destinato il progetto «di te mi Fido», elaborato nella primavera dello scorso anno. Si tratta di un percorso, individuale o collettivo di 8 incontri, durante l’orario scolastico, in un’aula od una palestra di scuola elementare o media, una volta alla settimana.
«L’obiettivo è cercare di costruire tra il bambino ed il cane una relazione sana e costruttiva in una situazione naturale e spontanea: un modello di comportamento replicato e trasferito nei rapporti reciproci tra i bambini e con gli adulti», afferma il presidente che ritiene come il percorso sia indicato specialmente per i bambini autistici o con difficoltà di apprendimento ovvero con problemi comportamentali, quali iperattività, insofferenza alle regole e all’autorità. Con riguardo all’autismo, l’animale ha il potere di fare breccia nel muro di indifferenza che questi bambini, chiusi nella loro fortezza ideale, erigono nei confronti del mondo esterno. «Il cane che accoglie, non giudica e, soprattutto, non si aspetta nulla, riesce ad attirare la curiosità dei bambini e li fa concentrare sull’altro da sé – spiega Dal Negro –. Un bambino di cinque anni dal lanciare la pallina al cane, porgergli un biscotto, spazzolarlo e coccolarlo è passato a carezzare il fratello più piccolo, che prima ignorava». Il fondatore della cooperativa sostiene che gli animali si adattino ad ogni contesto, nonché siano capaci di sollecitare nei bambini la volontà di autonomia e di far emergere tutto il loro potenziale positivo: «Un cane è riuscito, col tempo, ad invitare una bambina sulla sedia a rotelle, posta su materassino, a farsi raggiungere. Dopo diverse settimane, la bambina è arrivata a fare qualche piccolo passo in piedi da sola. In un’altra circostanza, lo stesso cane, durante il gioco, di fronte ad un bambino irrequieto, è rimasto fermo per indurlo a fare altrettanto».
«Non sono miracoli, ma piccole meraviglie – precisa l’organizzatore del progetti di pet-therapy nelle scuole – è piuttosto l’esito di un lavoro di equipe: in prima linea i conduttori di cani insieme a insegnanti, genitori, educatori, spesso anche psicologi, neuropsichiatri infantili, logopedisti, fisioterapisti ed assistenti sociali». Da segnalare come nei progetti collettivi i cani abbiano dato un apporto fondamentale per la reciproca socializzazione dei bambini e l’integrazione tra italiani ed immigrati. «Gli immigrati, che non hanno la stessa dimestichezza degli europei con i cani, ne hanno timore. Allo stesso tempo un cane proiettato in classe è un estraneo in un ambiente nuovo, proprio come un bambino che non conosce la lingua e le abitudini altrui – spiega l’organizzatore del progetto –. Nel momento in cui si accoglie un animale, si deve conoscerlo, capirne i bisogni fondamentali, immedesimarsi nello stesso ed accettarne la diversità. L’animale abbia cambia qualcosa nella nostra vita».
 
LA ZAMPA-IT
8 FEBBRAIO 2015
Cesar Millan denunciato da un’infermiera dopo essere stata aggredita da un cane
Secondo l’accusa il centro del famoso “psicologo dei cani” avrebbe affidato l’animale, con un passato aggressivo, prima di aver terminato il percorso di rieducazione
Cesar Millan torna a essere al centro delle polemiche. Anzi, di più, è stato citato in giudizio. Non da qualche persona che non ne ha apprezzato i metodi di educatore cinofilo, ma da una donna aggredita da un Pit Bull che le era stato dato in adozione dal centro fondato dal famoso “psicologo dei cani”. 
Alison Bitney, infermiera della Florida, ha raccontato di essere stata attaccata dal cane nel settembre 2014 mentre era a casa di un suo amico. Gus, questo il nome del Pit Bull, era stato adottato da soli sei giorni ed era arrivato dal Dog Psychology Center di Santa Clarita (California) fondato da Millan. La donna, in seguito all’aggressione, ha riportato danni permanenti alla mano perdendone di fatto l’utilizzo.  
Gus era già stato protagonista di un’aggressione nel 2013, quando si accanì al petto e a un braccio di una persona. Il giudice l’aveva posto sotto sequestro e non lo fece sopprimere solo perché affidato alle “cure” del centro di Cesar Millan.  
Secondo quanto riportato dal sito Tmz la Bitney avrebbe denunciato il centro di Millan per aver permesso di dare in adozione il cane ben prima che il processo di rieducazione venisse portato a termine.  
Jen Woodard, direttore del centro, pur ammettendo che i tempi non fossero maturi per Gus (ne sarebbero serviti almeno altri 18 mesi), ha sostenuto che Millan non ha mai avuto a che fare con l’addestramento dell’animale né con la sua adozione. Se queste dichiarazioni verranno provate, per la celebrità del reality show “Dog Whisperer” sarà dunque un brutto incidente che probabilmente si risolverà con un cospicuo risarcimento all’infermiera per i danni ricevuti. Senza appello invece la sentenza per Gus che, sostiene il sito web, sarebbe già stato condannato all’eutanasia.
 
LA ZAMPA.IT
8 FEBBRAIO 2015
Tibet, la rete di trafficanti che fa affari con tigri e serpenti
A Lhasa uno dei più grandi mercati illegali di zanne e pellicce pregiate. Gli animali vengono uccisi in India per i clienti di Cina, Usa ed Europa
Federico Varese
Il commercio di animali pregiati è un business che vale 20 miliardi di dollari l’anno. In diverse parti dell’Asia conviene di più trafficare in tigri che in droga. Uno degli snodi centrali di questo mercato internazionale è la capitale spirituale del buddhismo, Lhasa, in Tibet, come documentato di recente da una studiosa della City University di Hong Kong. I clienti convergono a Lhasa da tutto il mondo per comprare pelli, ossa e persino il pene dei felini. 
Le tigri sono una delle specie a maggior rischio di estinzione, non solo a causa dei cambiamenti del loro habitat naturale, ma anche per effetto del crimine organizzato. Cento anni fa vi erano centomila esemplari nel mondo. Oggi ne sono rimasti meno di tremila, la maggior parte in India. Nonostante la «Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione» sia stata firmata da 180 Paesi, i trafficanti continuano il loro disdicevole commercio per soddisfare clienti in Asia, Europa e Stati Uniti. Me ne sono accorto io stesso quando, due anni fa, sono atterrato all’aeroporto di Dali, una città nella provincia cinese dello Yunan. Lo scopo del mio viaggio era raggiungere il confine con la Birmania, per raccogliere dati sul traffico della droga tra il Triangolo d’Oro (Birmania, Laos e Thailandia) e la Cina. La sala dove arrivavano i bagagli era piena di militari e di guardie di frontiera accompagnate da unità cinofile. I cani sembravano impazziti, presumevo io, perché alla ricerca di sostanze stupefacenti. Mi sbagliavo. Quei labrador erano stati addestrati per individuare pellicce, corna di rinoceronte, avori, coccodrilli, pangolini, serpenti, civette, tartarughe, lucertole pregiate e altre specie protette. Un macabro zoo di animali morti si celava in quelle valigie. 
Banchetti a base di tigre  
Quando siamo arrivati a Ruili, una città al confine con la Birmania, abbiamo scoperto che nel nostro albergo si erano tenuti di recente banchetti a base di tigre. Non solo la carne è considerata un cibo prelibato, ma il sangue dell’animale è usato per fermentare il vino. Chi lo beve diventa più virile, sembrano credere molti cinesi. Nel gennaio di quest’anno, la polizia della Repubblica Popolare ha arrestato un organizzatore di questi banchetti, un tal Signor Xu. Un cliente ha filmato la cena sul cellulare e l’ha diffusa su Internet. È stato facile per le autorità risalire alla mente dell’organizzazione, che ora rischia 13 anni di galera. Ogni parte del corpo del felino viene sfruttata. Con le ossa si fanno dei souvenir, mentre artigli, teschi e canini sono regali molto ambiti, al prezzo di 2.000 euro al chilo. Le feci sono usate per curare le emorroidi, mentre il pene diventa un ingrediente di deliziose minestre, le quali ovviamente aumentano la potenza sessuale.  
La compravendita  
A Ruili due anni fa vi era anche la dottoressa Rebecca Wong, che oggi insegna alla City University of Hong Kong, dove si occupa del traffico illegale di specie protette. «Dopo il mio soggiorno a Ruili - mi racconta oggi - ho proseguito per la capitale del Tibet, Lhasa, dove i grandi felini arrivano dall’India, attraverso la città di Ladakh». Una volta entrati in Tibet, i bracconieri vendono la merce ai trafficanti che operano nella città tibetana di Shiquanje, non lontano dal confine, e questi a loro volta la portano a Lhasa. La piazza di Barkhor è il cuore della più famosa città tibetana, meta di ogni turista, con centinaia di bancarelle che offrono tappeti, costumi tradizionali e testi buddhisti. La presenza delle forze dell’ordine è ingente, non solo ad altezza d’uomo: sulla terrazza di un palazzo all’ingresso della piazza si può notare una postazione di militari che osserva la folla. Questo è anche il luogo dove la compravendita di tigri procede indisturbata.  
Vi sono due tipi di clienti a Lhasa. I tibetani che acquistano le pelli per decorare il loro costume tradizionale (il chupas), e i compratori che vengono dalla Cina, da Hong Kong, da Taiwan e dall’Occidente. Dopo il Messico, la Repubblica Popolare è la fonte principale di specie protette per il mercato americano. In città vi sono due reti di venditori, una di etnia musulmana (gli Hui) e una di etnia tibetana, ovviamente in feroce competizione tra loro. Sembra che i tibetani siano leggermente discriminati: hanno meno merce e i prezzi sono più alti. Inoltre tendono ad avere come clienti membri dello stesso gruppo etnico. Sia tibetani che musulmani fanno riferimento a un fornitore unico ciascuno, il quale a sua volta tiene i rapporti con i bracconieri. Il numero di persone coinvolte nei due network non supera la cinquantina, e tutti vendono anche altri prodotti.  
Pochi controlli  
Le transazioni avvengono quasi alla luce del sole: per attirare i clienti, i venditori mettono su una rastrelliera pelli di volpi o di pecora fuori da negozi la cui insegna è spesso tradotta in un inglese improbabile (ad esempio, Public Useful Carpet Shop). Il compratore straniero entra e fissa un appuntamento per visionare la mercanzia nel magazzino del fornitore, che si trova non lontano dalla piazza. «Io stessa sono andata in uno di questi magazzini - racconta Wong -. Alle pareti erano scritti centinaia di numeri telefonici. Il fornitore era molto orgoglioso del suo lavoro e si vantava di non aver mai raggirato nessuno. “Una buona reputazione è la moneta più importante nel commercio”, ha ripetuto più volte. Infatti sono più di vent’anni che faceva questo mestiere. Attorno a noi erano accatastate pelli di leopardo, di antilope e di tigre. Ognuna del valore di circa 900 euro». Il magazzino si trova in un appartamento proprio di fronte a una caserma e molti ufficiali sono clienti fissi. Il fornitore non ha alcun timore di essere scoperto. La sua preoccupazione maggiore è che una cicca mandi in fumo le pelli accatastate nelle tre stanze. 
Una volta fatta la propria scelta, il cliente può mettersi la merce in valigia. Oppure, per pochi soldi, il negozio si incarica di spedire il pacco per posta. Sembra che il servizio postale cinese sia altamente affidabile. Secondo Wong, il numero di bracconieri e trafficanti arrestati è ancora irrisorio e le pene non sono sufficienti a scoraggiare i colpevoli. Inoltre, la frontiera tra India e Tibet è troppo poco sorvegliata.  
Qualche buona notizia arriva dall’India. Il numero di tigri in quel Paese è cresciuto di cinquecento esemplari negli ultimi tre anni. Questo aumento è dovuto alla creazione di riserve dove l’habitat degli animali viene protetto da una nuova forza di polizia specializzata contro i bracconieri. La Cina dovrebbe seguire lo stesso esempio. E soprattutto dovrebbe dar inizio a una rivoluzione cultuale pacifica, per convincere i cittadini di quel Paese che il modo migliore per dimostrare di essere uomini è lasciare in pace gli animali. 
 
IL GIORNALE
9 FEBBRAIO 2015
Il cane è in calore: gli amputa la zampa con un macete
Orrore a Teano Scalo, in provincia di Caserta: l’animale sta bene. Il mostro è stato preso dai carabinieri
provincia di Caserta - Si dice che il cane sia il miglior amico dell’uomo, ed è vero. Non sempre, però, la cosa è reciproca.
A Teano Scalo, in provincia di Caserta, un uomo ha seviziato atrocemente un cane lupo femmina, “colpevole” di attirare i cani randagi della zona perché in calore.
Il mostro, in un raptus di crudeltà, ha amputato la zampa anteriore destra dell’animale con un machete. Un orrore folle e inspiegabile al quale è quasi difficile credere. Purtroppo, come racconta Vairano news, è tutto vero. I soccorritori della randagia – ribattezzata Mirtilla – sono intervenuti prontamente, chiamando il veterinario dell’Asl. Fortunatamente il dottore ha sedato l’animale, riuscendo a portagli tutte le cure necessarie per evitare il peggio. Mirtilla è stata operata e ora sta bene, anche se rimarrà per sempre mutilata.
Chi ha assistito alla scena ha contattato le forze dell’ordine: i carabinieri hanno preso l’invasato, che ha provato a giustificarsi dicendo che la cagna attirava l’attenzione dei cani. I troppi latrati gli davano fastidio e allora ha pensato di punire il cane lupo.
 
GEA PRESS
9 FEBBRAIO 2015
Vadino d’Albenga (SV) – Gatti sbranati dai cani. L’ENPA: segnalateci i proprietari
Succede a Vadino d’Albenga, in provincia di Savona. Due cani lasciati liberi che danno la caccia ai gatti delle colonie feline del quartiere.
A segnalarlo sono i volontari della Protezione Animali, che hanno già raccolto i corpi martoriati di un gatto in regione Miranda e due in regione Campolau.
Gli “autori”, ma in realtà il colpevole è il proprietario, sono due cani di razza incerta, taglia media e colore chiaro, probabilmente due fratelli, che nei giorni scorsi hanno addirittura scavalcato un giardino per inseguire e sbranare un gatto, sotto gli occhi esterrefatti dei proprietari dell’edificio, che non hanno potuto salvare l’animale.
I volontari hanno inoltrato un esposto alla Polizia Municipale di Albenga, mentre le guardie zoofile dell’Enpa svolgeranno pattugliamenti per individuare i cani ed il proprietario, che rischia una pesante denuncia penale per omessa custodia dei suoi animali e maltrattamento ed uccisione di altri. Chi avesse informazioni da fornire è pregato di telefonare o inviare una mail all’Enpa (019 824735, savona@enpa.org).
 
IL SECOLO XIX
11 FEBBRAIO 2015
Albenga, gatti sbranati da cani lasciati liberi
Albenga (SV) - Cani che sbranano gatti in mezzo alla città. Accade ad Albenga, nel quartiere di Vadino, dove i volontari della Protezione Animali denunciano una situazione preoccupante: «Abbiamo già raccolto i corpi martoriati di un gatto in regione Miranda e due in regione Campolau. Da tempo vi sono due cani di razza incerta, taglia media e colore chiaro, che nei giorni scorsi hanno addirittura scavalcato un giardino per inseguire e sbranare un gatto, sotto gli occhi esterrefatti dei residenti che non hanno potuto salvare l’animale. La colpa, ovviamente, è del proprietario che li lascia liberi».
L’Enpa ha inoltrato un esposto alla Polizia Municipale di Albenga, mentre le guardie zoofile svolgeranno pattugliamenti per individuare i cani e il proprietario, che rischia una pesante denuncia penale per omessa custodia dei suoi animali e maltrattamento e uccisione di altri. Chi avesse informazioni da fornire è pregato di telefonare o inviare una mail all’Enpa (019 824735, savona@enpa.org).
 
GEA PRESS
9 FEBBRAIO 2015
Agrigento – E’ morta Mafalda, la cagnetta del barbone
L'OIPA: in questa storia vi è almeno una nota positiva
 
 
Mafalda non è sopravvissuta. Il cane gravemente ferito che era stato prelevato dai volontari dell’OIPA di Agrigento, è morto nonostante le cure prestate (vedi articolo GeaPress).
Come si ricorderà Mafalda era l’ultimo dei cani accolti da una persona che vive da sola,  in un grave stato di indigenza.
Scenario della storia che riesce nonostante tutto a riservare un piccolo aspetto positivo, è  un grosso centro della provincia.
Un persona che nutre tanto amore per i cani e tanta motivata diffidenza nei confronti dell’uomo. Per gli stessi volontari non era stato facile instaurare con lui il giusto contatto. Infine si erano capiti e di buon grado aveva ceduto la povera Mafalda. Le ferite che ricoprivano il corpo della cagnetta, erano state causate da un incidente d’auto. In totale solitudine, con il mondo che l’aveva abbandonato, quell’uomo aveva cercato di curare Mafalda cospargendo le ferite di acqua e sale.
Altrettanto difficile è stato ora comunicare la morte del cane. I volontari dell’OIPA all’inizio erano indecisi se quella persona avesse realmente capito. Era solo apparenza, una riottosità forse maturata in anni di diffidenza. Poi, pian piano, ha spiegato come aveva curato la povera Mafalda chiedendo, altresì, come comportarsi nel caso di avvelenamento dei cani. Tempo addietro, un cucciolo trovato in strada ed amorevolmente accudito, era stato avvelenato. Non sapeva cosa fare ed il povero cagnolino gli è morto tra le braccia.
“Anche a noi è capitato di dover far fronte a casi di avvelenamenti – ha riferito Laura Samaritano, responsabile OIPA di Agrigento – Abbiamo i cellulari, avvisiamo il veterinario che stiamo arrivando, sappiamo come muoverci, ma lui, da solo, chissà cosa deve aver patito“.
Forse per questo, appena saputo di Mafalda, si è richiuso di nuovo in se stesso. Ha guardato il mangiare che i volontari avevano portato, per lui e per i suoi cani; ha iniziato a tremare ed è tornato nel piccolo locale ove abita.
“Ci siamo lasciati con la promessa di  tornare ad incontrarci  – ha aggiunto la responsabile dell’OIPA – Di certo non lo lasceremo solo. In  questa storia, l’unica cosa di cui posso essere felice, è che ha creduto in noi“.
 
GEA PRESS
9 FEBBRAIO 2015
Arsoli (RM) – Cane nel fango, preso per il collo dal laccio del bracconiere
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
 
Intervento del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Arsoli (RM), che nei giorni scorsi ha salvato un cane meticcio rimasto bloccato per il collo da un laccio-cappio in metallo piazzato dai bracconiere. Il povero cagnolino era fradicio di pioggia e con le zampe nel fango gelido.
Secondo quanto reso noto dal Corpo Forestale, il laccio sarebbe servito alla cattura di animali selvatici di piccola taglia come lepri, istrici e volpi.
Il povero animale era rimasto trappolato a ridosso di una strada sterrata frequentata da cacciatori. Subito liberato dai Forestali è stato affidato in custodia ad un abitante del comune di Riofreddo (RM) che si è reso disponibile all’adozione provvedendo  alla prevista iscrizione all’anagrafe canina. La pratica dell’apposizione dei lacci per la cattura degli animali selvatici, riferisce il Corpo Forestale dello Stato, comporta l’applicazione delle sanzioni previste per la caccia con mezzi vietati. Può inoltre implicare, come nel caso occorso, l’ipotesi di maltrattamento e uccisione di animali.
La Forestale ha attualmente in corso le indagini per individuare i responsabili. Allo stesso tempo, sono state intensificate le attività di controllo del territorio finalizzate a scoraggiare il persistere di tali attività illecite.
 
VARESE NEWS
9 FEBBRAIO 2015
Caronno Varesino (VA)
"Polpette avvelenate, fate attenzione ai vostri cani"
Liquido del radiatore mescolato a carne: sette gli animali giù uccisi fino ad oggi. L'amministrazione affigge locandine per mettere in allerta i proprietari
 
Sette cani avvelenati e forse anche due gatti. A Caronno Varesino i proprietari di animali sono in allerta. C'è qualcuno che da una quindicina di giorni dissemina il paese di "polpette avvelenate"; carne mescolata con liquido del radiatore. Gli effetti? Il liquido, ha spiegato il veterinario di Caronno, è dolciastro, il cane divora la polpetta e l'avvelenamento parte lento, l'agonia è lunghissima anche di una settimana, poi il cane muore oppure dev'essere soppresso.
Il Comune di Caronno Varesino ha affisso in paese alcune locandine (come quella qui sopra) per avvertire i cittadini di fare attenzione ai propri animali.
"Non sapevamo in quale altro modo intervenire - spiega l'assessore alla Pubblica Istruzione, Cultura e Sport Mariarosa Broggini - Impossibile capire in che modo agisca questa persona, ammesso che sia una sola. Le polpette sono state gettate in giardini di privati, in via Casè, via Albini, via Vittorini, a Travaino, ma all'avvelanemto dei cani non è seguito nulla, non un tentativo di furto, niente. Che senso abbia non lo sappiamo. I cani non disturbavano affatto. Uno, grande, era davanti a casa mia, ed era un cane buonissimo, davvero non riusciamo a capire".
Una cattiveria, a quanto pare, davvero senza senso.
 
GIORNALE DI BRESCIA
9 FEBBRAIO 2015
Cedegolo (BS): agnelli uccisi in casa
La macellazione clandestina è una pratica proibita da una legge che risale al 1928. Essa impedisce di macellare in ambiente clandestino per evitare inutili dolori agli animali e scongiurare problemi igienici sanitari. A scoprire un caso alcuni giorni fa la troupe di Edoardo Stoppa di «Striscia la notizia».
La zona è Grevo di Cedegolo in Val Camonica. Vittime del reato - contestato ad un allevatore locale e perpretato nella sua abitazione - un piccolo allevamento di agnelli. Fingendosi infatti interessato all’acquisto di due animali, un collaboratore di Stoppa, dopo aver contratto il prezzo, chiedeva se gli animali li poteva avere puliti e tagliati.
All’assenso dell'allevatore, quest'ultimo senza batter ciglio prontamente, appendeva al soffitto le due povere bestie e afferrato un affilatissimo coltello di circa 25 centimetri si apprestava ad infilarlo nella giugulare dell’agnello. A quel punto intervenivano gli ufficiali dell’Anpana che hanno informato i Carabinieri di Cedegolo.
 
NEL CUORE.ORG
9 FEBBRAIO 2015
PINEROLO (TO), UN TORO TENTA LA FUGA DAL MACELLO: CATTURATO
Il personale lo ha bloccato dopo pochi minuti
A Piscina, nel pinerolese, in provincia di Torino, ha tentato invano una fuga verso la libertà. Durante le operazioni di scarico degli animali nell'area del macello, un toro adulto di grosse dimensioni è sfuggito al controllo degli operai, allontanandosi lungo una strada del concentrico. Con l'intervento del personale della ditta, l'animale è stato catturato pochi minuti dopo la fuga.
 
NEL CUORE.ORG
9 FEBBRAIO 2015
TORINO, "SCONTRO CON UN'AUTO": RECUPERATA LUPA FERITA, E' GRAVE
L'animale individuato nel Comune di Usseaux
Una giovane femmina di lupo, in difficoltà, dopo un probabile impatto con un'auto, è stata recuperata dagli agenti faunistico-venatori del Servizio di tutela della fauna e della flora della Città metropolitana di Torino sulla Strada regionale 23 del Sestriere, in prossimità del bivio per la borgata Laux del Comune di Usseaux (Torino). Lo spiega una nota della Città metropolitana di Torino.
L'animale "si presentava in stato di denutrizione e aveva una lacerazione alla zampa anteriore destra". L'animale ferito ora "è ricoverato, in condizioni non gravi, all'ospedale della facoltà di Medicina veterinaria" dell'ateneo torinese.
Altri due lupi sono stati, invece, allontanati ieri dal centro abitato di Pragelato, sempre nel torinese. Uno aveva trovato rifugio sul pianerottolo esterno di un condominio. E' stato allontanato dal personale del Servizio di tutela della flauna e della flora.
 
QUOTIDIANO.NET
9 FEBBRAIO 2015
Tracciabilità dell'operato veterinario la prima arma contro la malasanità
Una proposta di legge presentata dalla senatrice grillina Fucksia introduce l'obbligo di cartella clinica. La lunga battaglia di Roberto Marchi per la sua cagnetta Lea e di Arca2000. Attive due petizioni da firmare perché tutti possiamo dare una mano in una battaglia di civiltà
Roma, 9 febbraio 2015 - Sei anni dalla morte di Lea. Sei anni spesi a combattere contro la malasanità animale. Quella pratica (per fortuna limitata a pochi veterinari) che non trova nel suo operare né scienza né coscienza. Roberto Marchi che Lea l'ha amata e rispettata fino all'ultimo giorno della sua vita (e la cui triste vicenda abbiamo raccontato anche su questa pagina) ha deciso che errori e furbizie dovessero essere combattuti. Nel nome di Lea, che ne è rimasta vittima, e di tutti gli altri animali che ne hanno subito le conseguenze sulla propria vita o sulla propria salute. Perché Lea è morta ma altri vivono portando addosso i segni della malasanità che, come nel caso degli umani, non manca di fare danni gravissimi.  
Al suo fianco Marchi ha trovato Arca2000, un'associazione che si batte da anni proprio contro questi abusi. Insieme hanno deciso di dedicare il 4 febbraio, anniversario della morte della cagnolina Lea, alla lotta alla malasanità animale e a tutte le vittime che questa piaga ha determinato. Quest'anno con una speranza in più perché il 14 maggio 2014 è stata presentata una importante proposta di legge da parte della senatrice Serenella Fucksia del M5S ( n.1482) che riguarda, nel complesso,  la tutela del benessere degli animali. Un disegno complessivo che prende in esame con norme più evolute tutto l'universo animale. E che tratta, per la prima volta, anche della malasanità animale. "Ho pensato di mettere ordine in una materia molto frammentata" spiega la senatrice. 
Per quanto concerne la sanità animale, la proposta prevede l'obbligo legale di tracciabilità dell'operato veterinario tramite cartelle cliniche, consenso informato e refertazioni scritte di tutte le terapie e le analisi strumentali effettuate. Insomma, il cane il gatto o il furetto che vanno dal dottore dovranno avere la loro cartella clinica, dove saranno conservate le analisi effettuate. Esattamente come accade per gli umani. Ad oggi, infatti, i veterinari non hanno alcun obbligo di legge di tracciabilità del loro operato. Il che si traduce, in caso di negligenze e colpe gravi, in una sorta di impunità totale anche in presenza di omissioni e violazioni etico professionali.  Se in qualche ospedale veterinario la cartella clinica è già una realtà, in molte altre situazioni non esiste. I veterinari non la compilano e tantomeno la rilasciano.
E se qualcuno ritiene di aver subito un danno l'unica cosa che può fare è rivolgersi agli ordini professionali che però raramente comminano provvedimenti disciplinari gravi. Ma anche qualora lo facciano non c'è una legge che tutela la vittima della pratica sbagliata, dell'omissione se non addirittura del dolo consapevole. Gli animali, insomma, non hanno vera tutela giuridica e di qui nasce la volontà di creare un quadro normativo puntuale che li possa comprendere e proteggere. 
Di qui la richiesta, avanzata di concerto dall'associazione Arca 2000 e da Roberto Marchi , il grande amico umano di Lea, di sostenere la proposta di legge n.1482 del 14 maggio 2014 : "Legge quadro e delega al Governo per la codificazione della legislazione in materia di tutela degli animali " per la sua discussione e per la rapida approvazione. 
Lea era una segugia che fu sottoposta a un intervento chirurgico doloroso e inutile. Per convincere il padrone della necessità dell'operazione a Roberto Marchi fu addirittura mostrata la foto dell’utero di un altro cane. Il caso è poi diventato una vicenda giudiziaria. Ora l'obiettivo a cui si mira, e che ben si coniuga con l'intento della proposta di legge della senatrice grillina, è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’esistenza di una malasanità che non si limita a ferire gli umani ma colpisce le altre specie. Si  chiede dunque di rendere obbligatoria, proprio come avviene per i medici specializzati sull’umano, “la tracciabilità dell’operato dei  veterinari, inclusi consenso informato e refertazione”.  “Solo così, infatti, anche a tutela dei nostri amici animali si potranno impugnare documenti idonei a ottenere soddisfazione in sede giudiziaria. Proprio la storia di Lea, infatti, unico episodio in cui si sia ottenuto il verbale di giudizio, ha dimostrato tutte le carenze dell’autodisciplina”, sottolineano i responsabili dell'associazione Arca2000.
Perché la gente sappia e offra il proprio appoggio in questa battaglia di civiltà sono nate due iniziative tramutate in altrettante petizioni sulla piattaforma Avaaz. La prima è una petizione a sostegno della proposta di legge di Serenella Fucksia di cui abbiamo riferito sopra. La seconda chiede la revisione del caso di Lea, rivolgendosi anche a parlamentari, associazioni animaliste e media. Ad accompagnare le due petizioni anche una lettera aperta alle due principali associazioni di medici veterinari: Anmvi e Sivelp. 
Roberto Marchi, dopo la morte di Lea, inviò a  2.500 professionisti altrettante email per raccontare quanto avvenuto e porre alcune domande sulla vicenda. Tra l'altro Marchi chiedeva ad ogni veterinario se compilasse la cartella clinica. Le risposte non sono state incoraggianti ma l'umano di Lea ha deciso comunque di non fermarsi invitanto tutti ad appoggiare questa battaglia e a denunciare i casi di malasanità animale, perché tutti - veterinari inclusi quando sbagliano - devono essere uguali davanti alla legge e assumersi le proprie responsabilità.
Queste le due petizioni da firmare: la prima per la proposta di legge 
https://secure.avaaz.org/it/petition/Alla_ca_della_Sen_Serenella_Fucksia_ai_Presidenti_di_Camera_e_Senato_Obbligo_legale_di_tracciabilita_delloperato_veterin/?cLidGdb
 
LA ZAMPA.IT
9 FEBBRAIO 2015
Dall’Enpa un vademecum per aiutare gli animali nella stagione fredda
I più colpiti sono gli uccelli che non riescono a soddisfare appieno il proprio fabbisogno di cibo.
Il maltempo e il gelo che in questi giorni imperversano in diverse regioni del nostro paese mettono a dura prova anche gli animali. Non soltanto quelli che possono contare su una famiglia che si occupa di loro, ma anche e soprattutto i selvatici e i randagi, che devono fare i conti sia con il gelo sia con l’incremento del fabbisogno calorico giornaliero, tipico dei mesi invernali. I più colpiti sono gli uccelli che non riescono a soddisfare appieno il proprio fabbisogno di cibo. A questo riguardo Enpa ha stilato online sul suo sito un vademecum per aiutare gli animali a superare la stagione fredda. 
«Innanzitutto - avverte Enpa - è opportuno tenere gli animali dentro casa o in luogo caldo e riparato dopo le passeggiate quotidiane, e considerare che soprattutto i cani a pelo raso possono necessitare di un cappottino; fare attenzione se sono più abbattuti del solito, se la loro temperatura corporea è più alta o più bassa del normale o se starnutiscono frequentemente o se si nota qualunque variazione del comportamento; se il cane dovesse bagnarsi è essenziale asciugarne con cura tutto il corpo, specie orecchie e zampe; prestare attenzione alla permanenza su neve e ghiaccio, perché la neve e le basse temperature possono causare principi di assideramento; attenzione anche agli sbalzi di temperatura che possono causare malanni».  «Per la cura degli animali selvatici - aggiunge l’Enpa - si consiglia di lasciare nel giardino, sul balcone o in un luogo riparato dai predatori oltre a qualche «leccornia» anche due ciotoline d’acqua tiepida e pulita: una per bere, l’altra (meglio se di terracotta) per consentire agli uccellini di fare il bagno». «Questo -rileva l’associazione animalista- permette loro di mantenere il piumaggio in ordine e, quindi, di avere una ulteriore protezione contro il freddo. Se possibile, installare sul terrazzo o nel giardino piccole mangiatoie per uccelli per garantire loro un luogo sicuro dove trovare cibo in abbondanza. Naturalmente, le mangiatoie devono essere posizionate in luoghi al riparo dai predatori». Una casetta per uccelli può essere utile come riparo dal vento, dalla neve e dal gelo. Ma anche per passare la notte in tutta tranquillità. Va sistemata in un luogo sicuro, riparato dai predatori, dagli agenti atmosferici e dal traffico. Tra gli alimenti più indicati ci sono: le arachidi non salate, i semi di girasole e di zucca, le piccole granaglie, il miglio, i fiocchi di cereali, le croste di formaggio tagliate a cubetti. È possibile usare, specie per gli insettivori, anche il cibo per cani e gatti, la frutta fresca e la frutta secca. Da evitare invece i prodotti da forno (pane, dolci, ecc). Il cibo deve essere il più simile possibile a quello che gli uccelli troverebbero in natura; in commercio esistono anche dei cibi per mangiatoia sotto forma di palle da appendere. 
 
TRENTINO
9 FEBBRAIO 2015
Precipita nel dirupo, salvato dal cane
Anziano di 79 anni scivola sul sentiero. Il suo boxer ha abbaiato quando è passato un giovane con il suo pastore tedesco
di Giancarlo Rudari
CALLIANO (TN). Una disattenzione, forse un malore, o ancora un piede messo in fallo che gli ha fatto perdere l’equilibrio. Rimane il fatto che Dario Revelant, 79 anni, residente in località Marocchi a Volano, alpinista conosciuto e ancora attivo sportivamente, è precipitato in un dirupo tra i massi nei pressi di Castel Pietra. E lì è rimasto fino a quando non sono arrivati i soccorsi richiamati dall’abbaiare del cane. Infatti l’anziano con tutta probabilità deve la vita ad un cane femmine di razza boxer che stava portando a spasso. Lui scivolato dal sentiero e immobilizzato dolorante tra i massi, il cane di suo figlio che ha iniziato ad abbaiare richiamando l’attenzione di un giovane escursionista accompagnato dal suo cane pastore tedesco. Non riusciva ad alzarsi da solo l’anziano che ha riportato fratture e contusioni ma non è in pericolo di vita. E la posizione stessa di Dario Revelant, sotto il sentiero, rendeva difficile la sua individuazione se non fosse stato per quella femmina di boxer che si è messa ad abbaiare non appena ha visto arrivare il pastore tedesco.
L’incidente è avvenuto poco dopo mezzogiorno lungo un sentiero scosceso che parte da Castel Pietra per salire verso la cappella di Santa Cecilia. Un luogo che Revelant conosce bene sia perché abita in zona sia perché lo frequenta spesso, da sportivo qual è, per qualche passeggiata con il cane. E così è successo anche ieri: dalla partenza ha percorso qualche centinaio di metri superando sassi e massi franati dalla montagna fino a che quando si trovava sul sentiero è scivolato, ha perso l’equilibrio ed è precipitato per quattro-cinque metri rotolando tra la pietraia. Nel cadere l’anziano ha riportato molte ferite e qualche frattura rimanendo in stato confusionale. Fortunatamente con sè Revelant aveva il cane del figlio che ha iniziato ad abbaiare richiamando l’attenzione di un giovane a spasso con il suo cane pastore tedesco. Vedendo il boxer agitato si è guardato attorno ed ha visto l’anziano bloccato nel dirupo. Subito ha allertato i soccorsi: da Rovereto è partita un’ambulanza del 118 mentre da Mattarello è decollato l’elicottero di Trentino emergenza. Nello stesso momento si sono messi in moto i vigili del fuoco di Calliano e gli uomini del soccorso alpino. Con qualche difficoltà il ferito è stato recuperato e quindi con l’elisoccorso trasportato all’ospedale Santa Chiara. Dario Revelant è molto conosciuto per la sua attività sportiva: ciclismo, calcio, atletica, sci, alpinismo (compagno di scalate Mariano Frizzera) con la passione del parapendio anche da ultrasettantenne.
 
IL GIORNO
9 FEBBRAIO 2015
Trac e l’esercito dei cani da valanga «Così salvano gli sciatori sepolti»
Nuove slavine e incidenti, l’allarme resta alto. Arriva il gelo di Burian
di Cecilia Daniele
Sondrio, 9 febbraio 2015 - Pochi interminabili istanti, lungo quel sottile confine tra vita e morte. Trac non ha avuto esitazioni, ha iniziato a scavare, abbaiando, puntando il muso con decisione verso un anfratto preciso, nella vastità bianca e immacolata della montagna. E l’istinto lo aveva guidato nel punto giusto. Sotto quel cumulo di neve, in un fragile rifugio costituito da una sacca d’aria creatasi tra la neve e i rami di un albero, si trovava un pastore di Chiavenna, travolto dalla valanga mentre cercava una delle pecore sfuggite al suo occhio attento. Il segnale di Trac si è rivelato determinante.
Gianluca Tabacchi, l’altra metà dell’unità cinofila, in pochi minuti è riuscito a individuare e a riportare il giovane in superficie, proprio quando si stava iniziando a temere il peggio. È una delle storie di quelli che sono comunemente definiti ‘cani da valanga’, dei veri e propri angeli custodi dell’alta quota. Cani speciali, formati per intervenire nelle emergenze, per salvare vite umane. Hanno i nomi dei beniamini dei bambini (come il Border Collie Scooby) ma si chiamano anche Tybe, Nide. Sono principalmente cani di razza Golden Retriever, Labrador, Pastori tedeschi. «Si tratta di animali con una forte motivazione, un grande temperamento – spiega Omar Giacomella, coordinatore delle unità cinofile del Soccorso alpino VII delegazione Valtellina-Valchiavenna –. Devono lavorare in zone impervie, con temperature proibitive. Hanno una grande sensibilità. Vivono in simbiosi con noi, insieme facciamo sacrifici e investiamo tempo ed energie per migliorare, per migliorarci. E loro sanno perfettamente che quando indossano la pettorina inizia il momento del lavoro».
Ogni intervento è una storia a sé. E si creano legami profondi. Le persone salvate spesso vogliono incontrare, ringraziare e guardare negli occhi coloro ai quali devono la vita. E tra questi, in prima fila, ci sono sempre loro, i cani da valanga. La formazione di questi eroi a quattro zampe inizia all’età di due mesi. Al loro fianco ci sono istruttori esperti che seguono il loro percorso durante tutto l’anno, con prove ed esercitazioni a cadenza mensile e corsi della durata di una settimana focalizzati su interventi specifici per le emergenze della stagione invernale ed estiva. Sono addestrati ad affinare l’olfatto, a spostarsi sul luogo dell’emergenza con l’elisoccorso, a calarsi dall’alto insieme al proprio compagno. Ed è proprio questa intesa viscerale tra uomo e cane a rivelarsi in molti casi determinante.
Di norma restano in attività fino al raggiungimento degli otto o nove anni di età. Con qualche eccezione. «È da poco andato in pensione un Golden Retriever di oltre dieci anni, in attività a Bormio – spiega Giacomella –. Si tratta di un esemplare molto capace, che poche settimane prima di ritirarsi aveva portato a termine un ritrovamento in superficie». Quando concludono la loro onorata carriera i cani restano con quella che è diventata la loro famiglia, i soccorritori. «Abbiamo passato una vita insieme, sono parte di noi. Non si può allontanarli da quello che è il loro ambiente, non lo capirebbero. E noi facciamo la nostra parte, cercando di rendere giustizia alla loro storia, mantenendoli sempre in attività, stimolandoli. Sono cani in apparenza come tanti, ma hanno maturato delle competenze che li rendono davvero unici».
 
IL FATTO QUOTIDIANO
9 FEBBRAIO 2015
Carne, dopo lo scandalo della lasagne al cavallo anche il ripieno sarà tracciabile
Al via il 9 febbraio la plenaria del Parlamento di Strasburgo sull'etichettatura di origine obbligatoria anche nei "lavorato". E' la risposta dell'Ue allo scandalo dell'uso di carne equina in "piatti tipici" surgelati o precotti
Michela Monte
La lasagna diventa tracciabile. Il voto della plenaria di Strasburgo, dal 9 al 12 febbraio, sull’”obbligo di origine delle carni trattate”, arriva esattamente due anni dopo il cosiddetto “Horse gate”, lo scandalo della carne di cavallo spacciata per manzo e servita nei cibi surgelati e precotti di mezza Europa.
Fu la Gran Bretagna a lanciare l’allarme: in un Paese in cui il cavallo è quasi venerato, ritrovarlo sotto forma di ripieno per primi piatti italiani scatenò il panico. Findus UK millantava sulla confezione il 100% di carne bovina e usava invece la meno pregiata carne equina, senza naturalmente alcun cenno in etichetta. Cadde il velo su una filiera sconosciuta ai consumatori: la carne dei cavalli macellati in Romania, solo dopo varie mediazioni arrivava al fornitore di Findus nel Regno Unito (Comigel).
Un giochetto al risparmio fatto dai grandi marchi come Nestlé, Knorr e Ikea (sulle polpette) e dalle piccole imprese in 25 Paesi europei. Una frode alimentare di livello internazionale, che si trasformò in spauracchio per la salute pubblica, quando l’Autorità europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ordinò esami del Dna a tappeto per accertare la composizione di quella carne. Il panico si diffuse in Europa.
Crollarono le vendite dei cibi precotti e Bruxelles si impegnò a creare un’agenda serrata per ridare fiducia ai consumatori. Maggiori controlli antifrode e test annuali, ma sulle “etichette trasparenti” c’è stata battaglia. Questo voto in plenaria è un obiettivo raggiunto per l’associazione francese “Que Choisir”, che in difesa dei consumatori europei, come recita la sua vocazione, ha raccolto i dati necessari per ingaggiare un duello all’ultimo cent.
Secondo l’analisi di impatto della Commissione Europea i costi aggiuntivi per l’indicazione del singolo Paese di provenienza delle carne oscillano di un 15-20% in più, senza contare gli oneri amministrativi quantificati tra l’8 e il 12%. “Un aumento anche lieve del prezzo del prodotto scoraggia l’acquirente, e il consenso sull’etichetta trasparente scende dal 90% al 60-80%”, recita l’analisi. Que Choisir smonta questi numeri e segnala invece un aumento medio del prezzo del prodotto pari allo 0,7%, fatta eccezione per le lasagne per cui si conta un +1,5%. Informare dunque costa, ma non poi tanto.
Gli emendamenti al testo della risoluzione sottoposta al dibattito di lunedì e al voto di mercoledì in plenaria, sottolineano la necessità di rendere obbligatorie le informazioni, pur ammettendo che questo non garantisce la qualità della carne che poi si mangia. Il voto sulla tracciabilità “è già una bella vittoria” afferma Que Choisir, ma resta molto da fare sul tema della filiera. L’Horse gate rappresentò un doppio scandalo, non solo nei cibi c’era carne equina non dichiarata, erano cavalli che mai sarebbero dovuti finire in tavola e i media britannici evocarono il ruolo delle mafie italiane nell’affare.
Le analisi del Dna riscontrarono tracce di fenilbutazone, un farmaco antidolorifico e antinfiammatorio molto utilizzato per i cavalli sportivi e da corsa, la cui carne non deve assolutamente finire nel circuito alimentare. Gli animalisti puntano il dito contro la pratica comune, diffusa anche in Italia, di mandare i cavalli sportivi a fine carriera in Romania, dove vengono macellati per poi essere reintrodotti in maniera fraudolenta nel circuito alimentare sotto forma di carne macinata.
 
WNEWS 24
9 FEBBRAIO 2015
Animali, diritti lesi in Italia: altro che Bel Paese
Ci risiamo. L’ Italia, una Repubblica fondata sul lavoro e sull’ uguaglianza dei diritti tra i singoli, dimentica l’ importanza di rispettare – e far rispettare – anche i diritti dei nostri amici animali. Nella scorsa settimana sono emerse notizie, inchieste, rivelazioni che mettono sempre più in luce la disparità esistente tra il cosiddetto essere pensante – al secolo l’ uomo – e gli esseri più innocenti, affettuosi e leali che esistano al Mondo.
Perpetrare ogni genere di violenza su cani, gatti, e qualunque altra specie animale è come fare del male ad un bambino: non solo è infame, ma anche crudele e sleale. Contrariamente all’ opinione comune, gli animali non sono capaci di difendersi: la comprova è ogni giorno dinnanzi ai nostri occhi, con un sempre crescente numero di specie faunistica in continua estinzione. Le cose non vanno meglio ai nostri animali domestici, ritenuti beni materiali soggetti a pignoramento, prodotto alimentare da servire quasi fosse una prelibatezza, eredi disconosciuti a favore della “fortunella” di turno. Emblematico, in tal senso, è stato il “ritoccamento” del testamento dell’ astrofisica Margherita Hack, il cui impegno a favore della causa animalista è da sempre noto. Nel 2011, la Hack aggiunse nel testamento tra i suoi beneficiari alcune associazioni animaliste della sua città, Trieste, tra le quali la locale sede Enpa, un gattile ed il rifugio Astad. Un amore, quello per gli animali, che aveva profondamente segnato la vita della Hack e che pareva essere condiviso anche dall’ amato marito della scienziata, quell’ Aldo De Rosa che però, a sorpresa, ha modificato il testamento della sua consorte prima di morire egli stesso. Tutti gli averi dei coniugi Hack-De Rosa sono così finiti alla fedele governante, con buona pace degli animalisti che hanno visto, nelle modifiche dell’ uomo, un vero e proprio atto di viltà nei confronti degli ideali dell’astrofisica amante degli animali.
 
GREEN STYLE
9 FEBBRAIO 2015
Animali selvatici che si possono incontrare in giardino
La presenza in giardino di esemplari non solitamente avvezzi alla vita domestica è piuttosto usuale in alcune zone rurali o selvatiche dell’America, ma anche della Russia e di quelle dove confini tra civiltà e natura si fondono. Quindi non è strano incrociare procioni, opossum, alci ma anche alligatori e iene. Per la penisola italiana è molto più facile imbattersi nella piaga del randagismo, problematica che segna territori dove la sterilizzazione non è diffusa e i canili sono pieni di trovatelli. Ma al contempo in luoghi isolati magari montani, attigui a foreste e parchi naturali, si possono incontrare esemplari della fauna selvatica del luogo. Se l’inverno è stato rigido e la natura misera di offerte di cibo, possibile che gli animali abbandonino gli spazi protetti per cercare nutrimento presso le zone abitate. Per molti paesi rurali non è strano incontrare le volpi, animali piuttosto diffidenti ma spesso attirate dalla possibilità di cibo facile nei pressi di case e cassonetti dell’immondizia. La città di Londra ne è un esempio: le simpatiche e scaltre carnivore dal manto rosso sovente animano parchi e giardini della City. Non nutrono aggressività nei confronti degli animali di affezione come gatti e cani di piccola taglia, ma possono variare la loro indole in caso di emergenza e minaccia. Tuttabia è molto più probabile vederle condividere ciotole e cibo con gli amici di casa, ormai abituate alla presenza umana a cui si affidano in caso di necessità. Molto più complesso incrociare un lupo a piede libero per le strade di montagna, ma neppure così atipico. Gli ultimi eventi recenti segnalano l’avvistamento di un esemplare nei pressi della Val Chisone, a una decina di chilometri da Sestriere, dove un giovane lupo è stato fotografato mentre gironzolava vicino a un palazzo. Il piccolo, forse smarrita la via del branco, sembrava confuso e sperso, l’intervento delle guardie forestali gli ha permesso di riprendere la via del bosco. Eventi simili possono accadere specialmente in inverno, con passaggi notturni di piccoli branchi alla ricerca di cibo e nutrimento.
Anche cervi, caprioli e daini spesso animano i giardini montani, in particolare in concomitanza con la crescita dei primi tulipani di cui sono ghiotti. In Giappone vivono liberi per le strade di Nara, dove perdura la tradizione legata alla loro sacralità. Altri però sono vittime del bracconaggio e della caccia come i piccoli, orfani di madre, che si trovano da soli a vagare nei pressi delle zone abitate. Nei casi di necessità e bisogno è importante coinvolgere le Guardie Forestali che, valutata la singola condizione, potranno mettere il piccolo in salvo. È sempre il bisogno di cibo e alimenti a spingere gli animali selvatici verso case e giardini, non solo delle zone più isolate. Negli ultimi anni è stato notato un incremento di presenze di ricci e scoiattoli all’interno dei centri abitati, costretti dal bisogno di riserve alimentari a fronte di una scarsa proposta naturale. Complice anche la cementificazione che sta minando i loro spazi naturali, molti animali perdono i loro punti di riferimento e sono spinti a invadere le zone urbane pur di sopravvivere. Mettendo a repentaglio la loro vita e il loro benessere, perché incapaci di fronteggiare una realtà complessa fatta di automobili e traffico.
 
GREEN STYLE
9 FEBBRAIO 2015
Cani annusano feci per salvare animali selvatici
Il sensibile olfatto canino è sempre più di frequente sfruttato per opere di salvaguardia ambientale, nonché nella possibile diagnosi precoce di varie patologie. Dopo i cani addestrati per riconoscere i livelli d’inquinamento delle acque, arrivano dagli Stati Uniti i quadrupedi esperti in feci di animali selvatici: il loro contributo sembra sia fondamentale per opere di contenimento e conservazione delle specie più a rischio. Il programma Conservation Canines è stato avviato già dal 1997 presso l’Università di Washington. In un centro dell’ateneo, oltre 40 cani vengono addestrati su una superficie di 4.300 acri, affinché possano riconoscere le feci degli animali selvatici e aiutare i ricercatori non solo a identificare gli esemplari, ma anche a pianificare tecniche di conservazione e ripopolamento. L’affidabile olfatto canino permette a ogni quadrupede di riconoscere almeno 12 specie, tra cui ghiottoni, tapiri, iguane e, in alcuni casi particolari, anche l’orca oceanica. Dalle pagine dell’edizione statunitense di Wired, si apprende in che modo l’addestramento avvenga e, come facile intuire, è il gioco che stimola i quadrupedi ad apprendere nuovi comandi e a concentrarsi su determinati odori rispetto ad altri. L’esempio è quello di Tucker, un Labrador energico e vitale, presente nel centro dal 2006. Inizialmente l’animale ha preso confidenza con delle feci d’orca poggiate sul terreno, affinché potesse familiarizzare con il caratteristico odore. Dopodiché, il training si è spostato in acqua: l’esemplare ha così imparato a riconoscere gli scarti del mammifero marino fra tanti disposti su apposite strutture galleggianti. Il tipo d’insegnamento impartito è stato a rafforzamento positivo e ricompensa: ogni volta che il quadrupede ha identificato correttamente le feci in questione, ha ottenuto un piccolo premio. Perché, tuttavia, un simile progetto risulta d’importanza fondamentale per la salvaguardia delle specie a rischio? Come sostiene l’addestratore Heath Smith, la possibilità di riconoscere e raccogliere i rifiuti fisiologici degli animali permette di ottenere una fonte alternativa del loro DNA e, non ultimo, di monitorarne i movimenti o di comprenderne la distribuzione fra esemplari maschi e femmine. In questo modo, si possono avviare degli studi sulle specie più a rischio riducendo di molto il contatto umano, non interferendo così nella loro normale esistenza.
 
QUOTIDIANO.NET
9 FEBBRAIO 2015
Non vanno più di moda: a rischio estinzione i cani della Regina
Allarme del Kennel Club: "E' ritenuto un animale adatto alle persone anziane e ai giovani non piace". Già nella lista rossa delle specie minacciate
Londra, 9 febbraio 2015 -  I corgi, cani amatissimi dalla regina Elisabetta II, sono ora a rischio di estinzione. Questa particolare razza britannica è stata ufficialmente inserita nella lista delle specie "vulnerabili", dopo che dal 2006 a oggi il loro numero è praticamente dimezzato, scendendo a poco più di 300 unità. A essere a rischio è in particolare la sottospecie del Pembrokeshire Welsh Corgi, definito anche "il cane della regina", visto che la sovrana da decenni ne possiede una nutrita colonia a Buckingham Palace.
Poche settimane fa era comunque arrivata la notizia della rinuncia, da parte di Elisabetta II, a comprare nuovi cuccioli, in quanto ormai non riesce più a prendersi cura di essi e, essendo anziana, rischia di cadere trascinata da questi vivaci amici a quattro zampe. A lanciare l'allarme oggi è stato il Kennel Club, associazione di possessori di cani, la cui responsabile Debbie Richardson ha detto: "Il corgi è ritenuto essere un animale domestico per persone anziane e i giovani non lo comprano più". Ora nel Regno Unito ci sono 29 specie di cani a rischio di estinzione. 
 
NEL CUORE.ORG
9 FEBBRAIO 2015
ZARA E BERSHKA, FINALMENTE LO STOP ALL'USO DI LANA DI CONIGLI D'ANGORA
La svolta annunciata dal gigante spagnolo Inditex
Il gruppo spagnolo Inditex, proprietario fra gli altri dei marchi Zara, Bershka, Pull & Bear e Massimo Dutti, non produrrà più indumenti con lana d'angora, dopo la denuncia dell'organizzazione People for the ethical treatment of animals (Peta) delle torture sui conigli, scuoiati vivi, in alcune fabbriche in Cina. Lo ha confermato oggi il responsabile di comunicazione di Inditex, Raul Estradera. "Peta ci ha avvertiti degli abusi che avevano scoperto in alcune fabbriche di conigli di angora in Cina, e per precauzione abbiamo deciso di bloccare nuove richieste e ispezionato le condizioni dei nostro fornitori. Non abbiamo trovato nulla di irregolare, ma per precauzione abbiamo deciso di rinunciare alla lana d'angora", ha detto Estradera, citato da "El Pais".
La multinazionale con base in Galizia ha deciso di donare la sua produzione d'angora rimanente dallo scorso anno alla Ong (Organizzazione non governativa) Life for relief and development, alla quale consegnerà 23 mila capi d'abbigliamento per i rifugiati siriani del sud del Libano. Come Inditex, altre grandi firme fra le quali Calvin Klein, Stella McCartney, Tommy Hilfinger o French Connection hanno rinunciato alla lana d'angora dopo la denuncia di Peta.
 
GEA PRESS
9 FEBBRAIO 2015
Zimbabwe – La Francia rinuncia ai 20 elefantini
Niente elefantini per la Francia da prelevare nello Zimbabwe. Lo avrebbe dichiarato pochi giorni addietro il Ministro dell’Ecologia francese nel corso di una riunione con alcune ONG.
La polemica, sorta lo scorso dicembre, faceva riferimento ad un lancio della Bloomberg New Agency (vedi articolo GeaPress), che aveva ipotizzato l’invio degli elefantini in Francia. I piccoli pachidermi rientrano nell’ambito di un  ben più ampio prelievo, da attuarsi in varie maniere.
Secondo le Autorità dello Zimbabwe, gli elefanti selvatici sarebbero in esubero. Secondo alcune fonti, questi animali sarebbero ben 40.000.
Basti considerare che gli Uffici della Convenzione di Washington hanno da poco diffuso le quote di prelievo del 2015 che,  per lo Zimbabwe, considerano mille elefanti. Saranno cacciati per i trofei e le zanne.
Gli elefantini catturati rientrano nell’ambito dei prelievi del 2014, previsti sempre in 1000 elefanti.
Dovrebbe invece essere confermata l’esportazione degli elefantini negli Emirati Arabi Uniti. A dare corpo alla voce, erano stati gli Uffici della Convenzione di Washington che avevano riferito del sostanziale rispetto delle norme internazionali da parte del paese africano (vedi articolo GeaPress).
Decisioni che, al di là del rispetto della legge, avevano suscitato numerose proteste internazionali;  tra queste si era registrata la presa di posizione di Leonardo DiCaprio (vedi articolo GeaPress) già da tempo schierato in difesa degli elefanti. Oltre agli elefantini dovrebbero finire negli Emirati anche leoni ed antilopi nere.
Più incerta la posizione della Cina, inizialmente riferita come probabile paese importatore, ma non confermato dal comunicato degli uffici della Convenzione di  Washington. Nel recente passato, però, la Cina aveva importato piccoli elefanti proprio dallo Zimbabwe.
 
NEL CUORE.ORG
10 FEBBRAIO 2015
LO ZIMBABWE VA AVANTI: 27 ELEFANTI IN VENDITA, DIRETTI NEGLI ZOO CINESI
Ifaw: raccolte 50 mila firme contro lo spostamento
Lo Zimbabwe difende il piano per vendere 27 elefanti alla Cina. Funzionari governativi hanno inviato esperti per valutare l'idoneità dei giardini zoologici cinesi, ma gli ambientalisti condannano il programma. Secondo il governo del Paese africano, la vendita dei pachidermi "è necessaria" per raccogliere fondi volti a mandare avanti gli sforzi di conservazioni del Parco nazionale di Hwange, nell'angolo occidentale dello Zimbabwe al confine con il Botswana. Gli elefanti potrebbero essere venduti ad un prezzo che può arrivare fino a 60.000 dollari ciascuno, aiutando così - secondo le autorità - a coprire i 2,3 milioni di dollari annuali per la manutenzione del parco. (Qui il nostro primo articolo sulla vicenda). 
Come già noto, lo scorso anno circa 62 esemplari, tra cui anche cuccioli, sono stati rimossi dall'area protetta per poi essere esportati verso Paesi stranieri, come Cina, Emirati Arabi Uniti e Francia. Gli ambientalisti hanno, però, aspramente condannato il piano, raccogliendo una petizione da oltre 50 mile firme. "Purtroppo - ha commentato a 'the Guardian', Jeff Ha, direttore delle campagne e delle comunicazioni per la parte asiatica del International fund for animal welfare (Ifaw ) - non ci sono regole sul benessere degli animali o leggi in Cina che regolano come devono essere mantenuti i giardini zoologici. Questi animali sono stati prelevati dall'ambiente naturale. E, così facendo, è stato inviato un segnale molto sbagliato al pubblico: il selvaggio è il luogo al quale questi elefanti veramente appartengono".
 
LA ZAMPA.IT
9 FEBBRAIO 2015
Vita da Ranger, in Kenya al Lualenyi fra tracce di animali e segreti della savana
Due piemontesi e la loro esperienza, fra emozionante avventura e rispetto per la natura
Cosa vuole dirci un leone quando ruggisce o un elefante quando muove le sue grandi orecchie come fossero bandiere? Perché il falco giocoliere si chiama così? Cosa si cela dentro il magnifico mondo di un termitaio? Segreti che conoscono Davide Gremmo e Massimo Vallarin, innamorati dell’Africa e della sua natura, guide certificate KPSGA e AFGA, attivi nel KWS e nell’anti-poaching, Expert Member AIEA , Istruttori della FISSS Federazione Italiana Survival. Abitano in Kenya da moltissimi anni e ne hanno fatto innamorare moltissime persone che si sono affidate a loro per scoprirla. Essere un “ranger” va oltre l’attività di guida nei safari tradizionali, sottintende una serie di conoscenze e attività quotidiane anche sorprendenti. Il Lualenyi Camp, è una riserva privata kenyota, confinante con lo Tsavo West. 432 km quadrati di natura incontaminata dove gli animali vivono senza condizionamenti o i limiti altrove imposti dalla presenza degli uomini. Niente pulmini né gruppi di turisti, solo una jeep a muoversi fra piste sconnesse per raggiungere il campo tendato. Per abitare e lavorare qui bisogna conoscere comportamenti e abitudini dei grandi mammiferi e degli insetti e individuarne le tracce, dedicarsi al birwatching. Per essere in grado di orientarsi bisogna è necessario riconoscere le rocce al suolo e le stelle in cielo. E poi ancora imparare a distinguere le piante e soprattutto sapere ciò che possono regalarci in termini di usi alimentari e medici. Può sempre capitare di doversi costruire uno spazzolino da denti di fortuna oppure un arco, o magari di trascorrere una notte in savana, sperimentando le tecniche migliori per poterlo fare in sicurezza. Se siete curiosi di scoprire cosa significhi davvero fare “vita da Ranger”, come Davide e Massimo, al Lualenyi Camp, in collaborazione con la BEA (Bush Experience Academy) e la Professional Trackers Safaris, potete provarlo per una settimana. Un’ avventura nel pieno della savana africana adatta anche, o soprattutto, alle famiglie con i bambini, per i quali potrà essere un’esperienza indimenticabile. Servono solo amore per la natura e gli animali, sete di conoscerne i segreti e spirito d’avventura. E tanta voglia di divertirsi. 
www.lualenyi.com  
www.professionalsafaris.com
 
NEL CUORE.ORG
10 FEBBRAIO 2015
CATANZARO, OMAR INCAPRETTATO E LASCIATO AL FREDDO IN CAMPAGNA
Altri 2 cani gli hanno salvato la vita. Denuncia Lndc
 
A salvare la vita a Omar sono stati due suoi simili, una mix pitbull e un volpino con l'intuito di un esperto detective. Mentre in compagnia di un giovane uomo percorrevano un viottolo situato in uno sperduto tratto di campagna, i cani hanno iniziato ad agitarsi. Il volpino si è fiondato dentro un fitto intreccio di cespugli e i suoi compagni di scampagnata si sono precipitati a inseguirlo nella boscaglia, dove hanno ritrovato che piangeva, nel fondo di un dirupo, un dobermann scheletrito, con le zampe posteriori legate al collo da una corda in modo che non potesse muoversi. Siamo in Calabria, in provincia di Catanzaro.
Il giovane ha subito avvertito il comando dei carabinieri del Comune di pertinenza, Sant'Andrea, che, una volta arrivati, hanno visto una scena agghiacciante: una creatura agonizzante, soltanto pelle e ossa, tremante per il freddo, che una volta liberata dalle corde che la imprigionavano non riusciva nemmeno a stare sollevata da terra. Le forze dell'ordine hanno immediatamente chiamato la vicina sezione di Soverato della Lega nazionale per la difesa del cane, i cui volontari hanno prestato le prime cure a quel povere essere moribondo e poi lo hanno portato di corsa dal veterinario. "Vedendolo così stremato e terrorizzato abbiamo provato una pena infinita verso Omar che giaceva lì da giorni, senza bere, senza mangiare, esposto al freddo, alla pioggia, al vento, con le zampe incise da un solco sanguinante dove c'era la corda ma anche una rabbia e un disgusto indescrivibili nei confronti di chi, con cattiveria inaudita, lo aveva condannato a morire, lentamente, tra terribili sofferenze in un luogo dove nessuno lo avrebbe mai trovato se non per puro caso, come invece fortunatamente è avvenuto", racconta Serena Voci, presidente della Lndc Soverato, che ha ospitato e curato Omar in prima persona. All'associazion, infatti, è stata data la custodia giudiziaria del dobermann.
Il cane è risultato dotato di microchip e regolarmente iscritto all'anagrafe canina, per cui è stato possibile risalire al proprietario, che non ha mai notificato agli organi di competenza lo smarrimento. Alla denuncia dei carabinieri per abbandono e maltrattamento si è aggiunta quindi quella della Lega del cane di Soverato. Dal ritrovamento, avvenuto a inizio mese, anche se nei primi giorni sembrava non riuscisse a sopravvivere, Omar ha fatto passi da gigante, sta riprendendo a essere uno splendido esemplare di tre anni e gli è anche tornata la voce che pareva aver perduto per il tanto abbaiare molto probabilmente quando era nel canneto. Adesso è come rinato, ha preso peso e migliora di giorno in giorno. Ma restano visibili i segni della corda sul suo corpo, che rimarranno lì a ricordare a tutti - segnala Lndc - di quanta crudeltà certi individui, che non meritano il nome di uomini, possono essere capaci.
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2015
Verona – Cane in condizioni incompatibili: 2000 euro di ammenda
Il meticcio confiscato ed affidato alla LAV
Una denuncia formulata dalla LAV e sulla quale, nel finire del 2013, era intervenuto il Corpo Forestale dello Stato. L’iter giudiziario si sarebbe ora avviato a conclusione con il pagamento di 2000 euro di ammenda così come deciso del Tribunale di Verona. L’accusa era quella di aver detenuto l’animale in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze.
Il cagnolino, sempre per ordine del Tribunale di Verona, è stato confiscato ed affidato in via definita alla LAV veronese.
Stante quanto riportato dalla LAV il meticcio, prima dell’intervento della Forestale, sarebbe stato perennemente legato ad una catena fissata ad una roulotte, sotto cui l’animale trovava riparo. Nessuna  cuccia, dunque, con l’aggravio della sporcizia e di una alimentazione che sarebbe stata saltuaria.
Curato e rimesso in forze anche dal punto di vista psicologico dai volontari dell’Associazione, il cagnetto aveva ben presto trovato una famiglia affidabile che l’aveva voluto con sé. Ora potrà trascorrere serenamente i suoi anni, amato e rispettato.
 
METEO WEB
10 FEBBRAIO 2015
Catania: cucciolo di cane ferito incastrato tra rovi, salvato da Vdf
Un cucciolo di cane meticcio che era rimasto tra dei rovi e aveva del filo spinato attorcigliato in una zampetta, causato probabilmente dal tentativo di liberarsi, e’ stato soccorso da vigili del fuoco a Gravina di Catania. L’animale e’ stato prima liberarlo dai rovi e successivamente e’ stato tagliato il filo spinato con una cesoia. Il cane e’ poi stato preso in consegna dal personale della protezione animale che lo ha poi trasportato da un veterinario per le cure necessarie.
 
ADN KRONOS
10 FEBBRAIO 2015
Ogni anno almeno 1.700 tra cani e gatti vengono bruciati vivi. Lo denuncia Aidaa
Bruciati vivi per diletto, per divertimento, ma anche cosparsi di benzina, incendiati e poi lanciati nei boschi per appiccare gli incendi. E' quanto denuncia l'Aidaa. "La cronaca ne parla poco, ma dalla raccolta degli articoli di giornale e dalle segnalazioni arrivate a noi -si legge in una nota- ed ai servizi veteriari delle Asl di tutta Italia lo scorso anno sono stati almeno 1.700 (950 cani) e (750 gatti), gli animali seviziati, e poi bruciati vivi".
In alcuni casi come in Sicilia o Napoli ci sono state delle vere e proprie sollevazioni popolari contro i cani uccisi e bruciati vivi, ma nella maggior parte delle situazioni la questione non viene raccolta se non dalla stampa locale come avvenuto in Puglia, nel Frusinate e in Basilicata e Calabria. Diversa invece la questione dei cani e gatti impregnati di benzina e poi usati per appiccare gli incendi boschivi: si tratta di una orribile tecnica utilizzata sia nel Lazio che in Puglia, Abruzzo e Calabria di cui le cronache si sono spesso occupate anche negli anni scorsi.
“Il fenomeno sembra ora in discesa- ci dice Lorenzo Croce- ma vale la pena parlarne perchè chi tortura cani, gatti e li brucia vivi è un delinquente, spesso ci sono anche dei minorenni coinvolti in queste porcherie ma purtroppo come al solito oltre al silenzio c'è la poca severità delle sentenze di quei pochi casi che arrivano effettivamente a giudizio”.
 
IVG
10 FEBBRAIO 2015
“Il mio cane azzannato e ucciso da un pit bull”: la drammatica denuncia di un pensionato savonese
Olivia Stevanin  
Savona. Un meticcio femmina di 14 anni e mezzo azzannata e uccisa da un pit bull. E’ successo lunedì pomeriggio nell’oasi canina dei giardini delle ammiraglie di Savona, nel quartiere Santa Rita. A denunciare l’accaduto, trattenendo a fatica le lacrime, è il padrone della cagnolina uccisa, Giuseppe Loero, pensionato savonese: “Dopo quattordici anni e mezzo insieme vederle fare quella fine è stato terribile”.
Il signor Loero racconta anche che i padroni del pit bull, una volta che l’animale ha mollato la presa, si sono allontanati dileguandosi in tutta fretta: “Appena lo abbiamo allontanato ho visto quella ferita terribile sul collo della mia cagnolina, il sangue. Ho alzato gli occhi e mi sono accorto che i due ragazzi e il loro cane si stavano allontanando. Li ho seguiti, ho gridato e li ho chiamati, ma loro hanno accelerato il passo e io non riuscivo a stargli dietro”.
A quel punto l’uomo ha pensato soltanto alla sua cagnolina: “Respirava ancora, ma ho capito subito che c’era poco da fare. Sono corso dal veterinario che c’è nella via poco distante dall’oasi canina e lui è arrivato subito a prenderla. L’ha portata nello studio ma poco dopo è morta”. Sull’episodio adesso sono in corso le indagini dei carabinieri e della polizia municipale: il padrone infatti ha deciso di denunciare quanto accaduto nella speranza che i proprietari del pi bull vengano identificati.
Tornando all’aggressione il signor Loero spiega: “L’oasi canina ha due ingressi uno nascosto e uno più evidente. Quando sono arrivato non ho visto nessun cane all’interno né padroni in attesa. Appena ho aperto la porta, il mio cane ha fatto due passi ed è arrivato un pit bull come una furia, a velocità spaventosa, e l’ha presa sul collo. Ci si è avventata contro senza nemmeno annusarla prima, all’improvviso. Credo che se avessi avuto la prontezza di mettermi in mezzo avrebbe morso me. Cloe era anziana e buona con tutti gli altri cani“.“Ci abbiamo messo un po’ a fargli lasciare la presa. Abbiamo tirato il pit bull per le zampe dietro e sono arrivati i due ragazzi ad aiutarmi. Appena l’ha mollata se ne sono andati”. Un comportamento che il padrone della cagnolona non riesce a comprendere: “Li chiamavo e loro allungavano il passo. E così un pomeriggio tranquillo si è trasformato in una tragedia. Ero affezionato a Cloe anche perché era l’unico ricordo ‘vivente’ che mi legava a mia moglie, che è mancata qualche anno fa, alla quale Cloe era molto affezionata. Non riesco davvero ad accettare quello che è successo. L’avesse investita una macchina per colpa di una mia distrazione forse lo capirei di più, ma così non ce la faccio”.
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2015
Caccia – Richiami vivi con l’aviaria. Saranno abbattuti 40 Germani reali
Il Ministero della Salute ha confermato la presenza del virus aviario in un gruppo di Germani reali da richiamo. Il virus è stato rintracciato nell’ambito comunale di Mira in provincia di Venezia ed è del tipo H5N8 a bassa patogenicità.
Il ritrovamento del virus è stato comunicato il 6 febbraio scorso dal Centro di Referenza Nazionale istituito presso l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie.  Stante i protocolli stabiliti nel caso di focolai di aviaria, tutti i 40 Germani reali da richiamo che facevano parte del gruppo del soggetto risultato positivo, verranno abbattuti. Nella zona di restrizione, individuata nel raggio di un chilometro dal focolaio, non vi sono allevamenti di avicoli.
Nel corso dei precedenti allarmi aviaria, aveva assunto un particolare significato l’ipotesi che nella pianura padanasi fossero in qualche maniera consolidati delle aree maggiormente indicate per lo sviluppo della malattia. Tra le cause ipotizzate, vi era proprio l’uso venatorio di anatidi.
Anatidi e caradriformi sono momentantaneamente banditi come richiami vivi per la caccia, proprio a causa del pericolo aviaria. Una soluzione che aveva riservato qualche polemica in ambiente venatorio.
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2015
Selvazzano Dentro (PD) – La caccia in tana alla volpe con il trattore? I protezionisti: qualcuno è in cerca di guai
Lo scenario dove si svolge l’incredibile vicenda potrebbe rappresentare un buon esempio di naturalizzazione di un’area degradata. Si tratta, infatti dell’ex discarica di Selvazzano Dentro (PD), sita in via Bressan.
A riportare la notizia è il Gruppo di Intervento Giuridico ed il Coordinamento Protezionista Padovano che riferisce di “sentieri” segnati da un trattore. Tra le fitta vegetazione che ha riguadagnato terreno, i “sentieri” dovrebbero servire ad uccidere una intera famigliola di volpi. Già nel 2014, riferiscono i protezionisti, è un successo un fatto simile.  In quell’epoca, un gruppo di bracconieri, tuttora rimasti impuniti, era venuto a conoscenza della Volpi. Per questo, facendo irruzione nella piccola oasi felice, massacrò i poveri animali. Di loro rimangono solo alcune fotografie.
Una coppia di animali superstiti ha provato nel tempo a ricostituire un piccolo nucleo, ma il loro destino sarebbe messo di nuovo a rischio.
Ad inizio febbraio 2015, infatti, alcuni attivisti del GrIG e del CPP hanno notato e documentato la creazione di ampi camminamenti tra rovi e arbusti, nell’area dell’ex discarica. Vere e proprie vie di accesso creati con uno sminuzzature collegato ad un trattore. Il tentativo sarebbe proprio quello  di stanare le volpi con la sanguinosa e violenta pratica della “caccia in tana” che comporta anche l’impiego di cani per scovarle e dilaniarle.
A questo proposito il GrIG prende malvolentieri atto della Delibera della Provincia di Padova con la quale è stato approvato il Piano di Controllo numerico della volpe nelle zone di ripopolamento e cattura per il triennio 2013-2016. Piano per il quale l’ISPRA ha espresso parere favorevole.
Tuttavia, riferiscono i protezionisti, l’uccisione delle volpi al di fuori della stagione venatoria (terminata il 31 gennaio 2015) e al di fuori delle ZRC (zone di ripopolamento e cattura) è consentita a breve distanza dal confine delle stesse e solo in via eccezionale. L’ex discarica di Selvazzano non presenterebbe queste caratteristiche in quanto non prossima ad una ZRC.
Eppure, per alcuni, le cose sembrano non stare così. Dunque la promessa dei protezionisti: “Chiunque torni a perseguitare le volpi dell’ex discarica di Selvazzano troverà gli attivisti del GrIG e del CPP ad attenderlo“.
Chiunque sia a conoscenza di fatti ed elementi utili per risalire ai nomi dei bracconieri e ricostruire la dinamica del massacro delle volpi di Selvazzano può contattare il GrIG e il CPP agli indirizzi mail grigveneto@libero.it e protezionismo.padova@gmail.com o telefonare al numero 349/3146642 (no mitomani e no perditempo).
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2015
Ravenna, Pineta di Classe – Stop alla caccia ai Daini. Intervento del Consiglio di Stato
La soddisfazione delle associazioni ricorrenti
In difesa dei daini e dei pacifici cittadini. Così le associazioni Vittime della caccia, Animal Liberation, Earth, commentano  l’accoglimento dell’istanza cautelare che avevano depositato innanzi al Consiglio di Stato. Nella giornata di ieri, i Giudici amministrativi hanno dato loro ragione.
Ad esultare è anche l’associazione CLAMA Ravenna onlus del Coordinamento “VIVA I DAINI VIVI DELLA PINETA DI CLASSE”, che aveva supportato l’istanza patrocinata dagli avvocati Andrea Rizzato e Francesco Damiani. Si ricorda che secondo la Delibera della Provincia di Ravenna, ora impugnata, le uccisioni degli ungualti si sarebbero dovute concludere alla fine di febbraio, per poi riprendere in seconda battuta durante l’estate. Questo nel caso non fosse stato raggiunto il numero prestabilito di animali da uccidere. Il paventato “danno irreparabile”, accolto dal Consiglio di Stato, ha ora sospeso gli abbattimenti.
Il prossimo 5 marzo, però, vi sarà la sentenza di merito che potrebbe confermare la decisione oppure ribaltarla. Il Consiglio di Stato dovrà altresì pronunciarsi sulla decisione del TAR di Bologna che aveva condannato le tre associazioni ricorrenti al pagamento delle spese. Si ricorda, infatti, che il Consiglio di Stato rappresenta il secondo grado di giudizio della Giustizia amministrativa.
Almeno il primo periodo della programmata caccia ai Daini, è intanto stato cancellato. Dunque, ricordano le associazioni, niente cacciatori nella Pineta di Classe. “Sarà così possibile tirare un sospiro di sollievo e tornare a frequentare l’area verde pubblica serenamente – affermano Vittime della caccia, Animal Liberation, Earth -  I cittadini possono così riappropriarsi di un bene comune e del diritto di vedere salvaguardati gli animali che vi abitano, di incontrarli pacificmente e di imparare a rispettarli, come buoni custodi, non come oppressori“.
Con la ritrovata quiete, precisano sempre le associazioni, verranno meno le problematiche di ordine pubblico. Il riferimento è ai gravi fatti occorsi nella Pineta di Classe.  “Atti inaccettabili – commentano le associazioni – che devono trovare risposta in altra opportuna sede”
Nell’auspicare un ripensamento della Giunta della Provincia di Ravenna per un diverso approccio a questo tema, l’Associazione Vittime della caccia è certa di poter contribuire fattivamente, assieme al Coordinamento “Viva i daini vivi della Pineta di Classe” di cui fa parte, con proposte serie e concrete, aprendo al contempo un necessario dibattito sul tema “contenimento della fauna selvatica” attraverso metodi incruenti.
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2015
Modena – Emergenza neve e non solo. Tre caprioli aggrediti dai cani
Intervento dei volontari del Centro il Pettirosso e della Polizia Provinciale
Animali selvatici a rischio, per via del gelo e della neve di questi giorni.
Ad intervenire sono stati i volontari del Centro fauna selvatica Il Pettirosso di Modena, che hanno così risposto alle segnalazioni pervenute dai cittadini. Gli interventi, avvenuti anche grazie alla  collaborazione con la Polizia Provinciale, hanno consentito di salvare una decina di animali.
Si tratta, in modo particolare, di caprioli e istrici. Gli animali sono stati rinvenuti in stato di difficoltà a Pavullo, Montefiorino, Frassinoro, Savignano e a Monteombraro di Zocca; salvati anche tre leprotti allo stremo a Maranello.
Secondo quanto comunicato dalla Provincia di Modena, il gelo non è stata però l’unica minaccia per i poveri animali. Nei giorni scorsi, infatti, i volontari hanno recuperato in diverse zone dell’Appennino tre caprioli feriti dopo essere stati aggrediti da cani probabilmente lasciati liberi dai loro proprietari.
Istrici e caprioli sono ora ospiti del Centro fauna in via Nonantolana 1217 a Modena e saranno liberati non appena il clima migliorerà.
 
LA LEGGE PER TUTTI
10 FEBBRAIO 2015
Il cartello “Attenti al cane” non esonera il proprietario dalla responsabilità
Animali da cortile: il padrone resta tenuto a risarcire i danni anche se ha messo in guardia i passanti.
“Attenti al cane”: il cartello è ben visibile e posto proprio all’altezza di chi bussa al cancello, in modo da non passare inosservato. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso, si potrebbe allora pensare se il passante, nonostante l’avviso, si disinteressa del pericolo e poi viene morso dall’animale. E invece non è così. Secondo, infatti, una recente sentenza del Tribunale di Padova [1], il proprietario di un cane è tenuto a risarcire tutti i danni provocati dal morso dell’animale anche se ha avuto cura di appendere il cartello “Attenti al cane” sul cancello.
La responsabilità per il proprietario viene meno solo se questi dimostra che l’evento (il morso) si è verificato in maniera del tutto imprevedibile o a causa di un evento inevitabile e assolutamente eccezionale rispetto a quanto potrebbe essere prevedibile.
Dunque, non esistono esoneri di responsabilità preventivi come la presenza di un cartello che mette in guardia i terzi.
La vicenda
Un giovane, distratto da una conversazione al telefonino, si appoggiava su un cancello di una proprietà privata dove essere apposto un cartello, ben visibile, ove era scritto “attenti al cane”. In conseguenza di ciò veniva morso dall’animale, riportando una ferita seria alla gamba. Il giudice di pace però, al termine del giudizio di primo grado, rigettava la sua richiesta di risarcimento posto che – a suo dire – il proprietario del cane non era responsabile dell’accaduto proprio per via dell’avviso. Di contrario avviso, però, sono stati i giudici di secondo grado.
La sentenza d’appello
Secondo il Tribunale di Padova, in funzione di giudice di appello, in caso di danno cagionato da animale [2], l’esonero della responsabilità del proprietario può avvenire solo in presenza di un caso fortuito, elemento che attiene alle modalità con cui si è prodotto il danno. Dunque, in questi casi il danneggiato dovrà limitarsi a dimostrare che il danno è stato determinato dall’animale (ossia il rapporto di causa-effetto); mentre il proprietario del quadrupede, per liberarsi dalla responsabilità, dovrà provare non già di essere esente da colpa, bensì che si è verificato un fattore esterno imprevedibile, inevitabile e assolutamente eccezionale (che ha interrotto, appunto, quel rapporto di causa-effetto tra danno e comportamento dell’animale).
Dunque, anche in presenza del cartello “attenti al cane” è prevedibile che l’animale infili la testa tra una sbarra e un’altra del cancello, mordendo il passante che si avvicini al cancello al punto tale da essere morso.
Quanto ai cartelli “attenti al cane”, il giudice ritiene che essi siano irrilevanti ai fini dell’esclusione della responsabilità, posto che tali cartelli hanno lo scopo di avvertire del pericolo chi si introduca nel luogo recintato ove si trova il cane e non anche chi si limiti a camminare all’esterno del recinto.
[1] Trib. Padova sent. n. 2576 del 8.08.2014.
[2] Art. 2052 cod. civ.
 
LA ZAMPA.IT
10 FEBBRAIO 2015
Australia, Uber lancia il gattino “a tempo” ed è già polemica
Il micio verrebbe consegnato in ufficio per poterlo coccolare e restituirlo dopo 15 minuti
Claudia Audi Grivetta
Una notizia che viene dall’Australia potrebbe far impazzire di gioia gli amanti dei gatti ma anche farli infuriare. Il gruppo Uber, quello della discussa app per il servizio taxi, ha infatti annunciato di essere prossimo al lancio di un’applicazione che consentirà di ordinare un gattino presso il proprio ufficio o la propria abitazione e di poterlo coccolare per quindici minuti prima di “restituirlo”. 
E’ un’idea destinata a far discutere e probabilmente anche a far indignare gli animalisti ma l’azienda americana garantisce che il fine è nobile. I gattini ’consegnati’ provengono infatti dai rifugi di tutto il Paese e inoltre i proventi torneranno a rimpolpare le casse dei tanti gattili in difficoltà. Il costo del servizio “fusa a domicilio” sarà di quaranta dollari australiani a chiamata, quasi ventotto euro. Tutto quello che bisogna fare è scaricare l’applicazione, scegliere un gattino e poi aspettare. Al momento è disponibile sul web un video di lancio dell’iniziativa accompagnata dell’eloquente slogan “Press Bottom, say Awwwwwww” (Schiaccia il tasto e di’ ’awwwwwwww’). Se poi il micio recapitato dovesse proprio solleticare la curiosità di averne uno ventiquattro ore su ventiquattro con sé, meglio ancora perché tutti i mici sono adottabili e, si augurano gli ideatori, molti troveranno casa. Come sottolinea il “Mirror”, lo stesso esperimento negli Stati Uniti aveva portato all’adozione di sei gattini. Non è molto, verrebbe da dire, ma sempre meglio di niente.
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2015
Australia – Nella valigia con i pesci per l’acquario
Una persona proveniente da Singapore è stata fermata nei giorni scorsi nell’aeroporto di Adelaide, nel sud dell’Australia.
Nella  valigia vi erano venti sacchetti di plastica contenenti diverse specie di pesci destinati al mercato dell’acquariofilia. Tra queste viene segnalato lo Scleropages formosus. Si tratta di un pesce delicato e dai costi particolarmente elevati che necessita, una volta cresciuto, di acquari molto grandi.
Una parte degli animali, sarebbero stati trovati ormai morti.
Le indagini dei doganieri dello stato dell’Australia del Sud (la città di Adelaide ne è la capitale) si sono così indirizzate per capire   dove fosse diretta la spedizione. Una commissione ben precisa, sospettano gli inquirenti, che doveva basarsi su una organizzazione internazionale collaudata.
I primi due sopralluoghi, poco distanti da Adelaide, hanno consentito di scoprire un deposito di pesci dove, tra l’altro, sono stati ritrovati numerosi Scleropages formosus per un valore complessivo di 30.000 dollari. Le aree di origine del raro animale si trovano nell’Asia sud orientale, ove viene allevato con la convinzione che porti fortuna. In questa maniera il prelievo diretto, oltre che le alterazioni degli habitat naturali, sta avviando il povero animale  sulla via dell’estinzione.
 
NEL CUORE.ORG
10 FEBBRAIO 2015
BRASILE, PICCHIAVA I CAGNETTI DELLA FIDANZATA: INCASTRATO DA UN VIDEO
Ecco il filmato. Attenzione: immagini molto crude
Rafael Hermida, 34 anni, è stato chiamato a testimoniare a Tijuca, non lontano da Rio de Janeiro, nei giorni scorsi, ma non si è presentato. E' accusato di aver aggredito i due cani della fidanzata. La ragazza ha avuto sospetti sul comportamento dei suoi animali dopo che ha iniziato a convivere nella propria casa con il compagno. Qualcosa non andava. Allora, la giovane ha deciso di installare delle telecamere di sicurezza nel soggiorno e, dopo il primo giorno di registrazione, ha incominciato a capire che cosa succedesse in sua assenza. In due video pubblicati su Facebook, il 34enne aggredisce due cagnetti di razza bulldog francese. Le scene hanno generato grande indignazione sui social network.
Hermida è stato "invitato" da un ispettore della stazione di polizia a comparire per fornire chiarimenti, ha detto il suo avvocato. Che ha aggiunto: "Troveremo una data migliore".
I cagnolini adesso stanno bene, rassicura la ragazza su Facebook. Si legge in un post: "Noi vogliamo giustizia! Vogliamo che venga trovato e severamente punito. Sto cercando di contattare i deputati che hanno a cuore la causa animalista per aiutarmi, ma non sono ancora riuscito a parlare con nessuno. Ma non ci fermeremo. Non lasciatelo scappare. Chiediamo alle autorità di aiutarci a risolvere questo caso". Clicca qui per vedere il video (attenzione: immagini molto crude).
VIDEO
http://www.liveleak.com/view?i=c11_1423535246
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2015
Vietnam – Pangolini sequestrati, rischiano di essere venduti all’asta
 
Quarantadue pangolini oggetto di sequestro in Vietnam, rischiano di essere venduti nel corso di un’asta pubblica. Una scelta, quella delle autorità locali di quel paese,  che ha trovato la forte opposizione dell’ONG Education for Nature Vietnam. La stessa ONG ha inoltre sottolineato come l’ammenda prevista per i trasgressori non costituisce da sola un vero deterrente.
Con il meccanismo dell’asta, si rischia di vedere tornare sul mercato i poveri animali.
Come è noto i Pangolini vengono utilizzati nella medicina tradizionale orientale. Di essi si consuma la carne, ma anche un liquore ottenuto immergendo nell’alcol il corpo del poverno animale (foto ENV).
La decisione delle autorità, però, sembra sia stata dettata dal fatto che alcuni Pangolini si presentassero in condizioni di salute alquanto precarie. In altri termini vi era il rischio che potessero morire.
Del Pangolino, oltre che la carne, si utilizzano anche le scaglie. I trafficanti internazionali, che hanno già falcidiato nel sud est asiatico  le popolazioni selvatiche di questo animale, si indirizzano sempre più verso le specie africane. Più sequestri sono, infatti, avvenuti di recente.
 
GEA PRESS
10 FEBBRAIO 2015
Parigi – Sequestro di 19.000 cavallucci marini essiccati (VIDEO)
Intervento della polizia doganale dell’aeroporto di Roissy, poco a nord di Parigi, lo scorso 5 febbraio. Ad essere  sequestrati sono 18.688 cavallucci marini essiccati trovati chiusi in due grandi sacchi di plastica nera.
Il volo, proveniente dal Madagascar era diretto ad Hong Kong. Secondo quanto riportato dalla polizia doganale, gli animali essiccati, sono molto in uso nella medicina tradizionale orientale.
Il valore del sequestro ammonta a circa 200.000 euro.
Non è la prima volta che in Francia avvengono sequestri di cavallucci marini. E’ successo lo scorso gennaio con una piccola spedizione che dalla Cina era diretta in Spagna. Proprio in questo caso venne riferito che i cavallucci marini essicarti servono a preparare un brodo ritenuto  ricostituente per i bambini.
Il precedente più grande sequestro ammontava a 35.000 animali. Provenivano dalla capitale della Guinea ed erano diretti in Cina.
VIDEO
http://www.geapress.org/esotici/parigi-sequestro-di-19-000-cavallucci-marini-essicati-video/59121
 
GREEN STYLE
10 FEBBRAIO 2015
Cane eroico protegge proprietario da incendio
Il cane Carmen ha protetto con il suo corpo e il suo amore il proprietario, Ben Ledford dell’Ohio, da un incendio improvviso esploso in casa. All’arrivo dei vigili del fuoco l’esemplare di razza Boxer è stato individuato mentre, con il corpo, schermava il volto dell’uomo dal fumo e dalle fiamme. I soccorsi tempestivi, attivati da due membri della famiglia e dal vicinato allarmato, però non hanno potuto nulla per il proprietario di soli 33 anni, spirato poco dopo l’arrivo in ospedale. Carmen è stata subito visitata e attaccata a un respiratore artificiale, il gas e il fumo inalato hanno reso critiche le sue condizioni. Infatti l’animale, nonostante un buon 50% di possibilità di riuscita, è comunque impegnata a lottare per la sopravvivenza. I veterinari che la stanno curando pensano possa probabilmente superare la situazione critica, infatti il quadro attuale pare sia leggermente più disteso e sereno. La scelta di ventilare l’animale è stata decisiva, al contrario non avrebbe sicuramente superato la prima notte. Marlo Anderson, medico veterinario del centro dove è ricoverata Carmen, è certo che il cane debba la sua sopravvivenza proprio al suo istinto personale. La sua indole, che l’ha spinta a proteggere anche il proprietario, le ha consentito di rintanarsi verso la zona più protetta dell’abitazione invasa dalle fiamme. Molti animali, in un momento di crisi, si danno alla fuga in cerca di protezione. Altri invece cercano di comprendere la situazione e agiscono seguendo l’istinto che li spinge a salvare loro stessi e i membri del loro branco, che siano cuccioli o esseri umani che considerano come parte attiva della famiglia. Non è un gesto anomalo o inconsueto, piuttosto una pratica diffusa che sottolinea il forte legame che si crea tra cane e proprietario. Per il momento Carmen, che ha nove anni, è costantemente monitorata e seguita, ma nonostante la condizione critica cerca di interagire positivamente con lo staff medico che la sta curando.
VIDEO
http://www.greenstyle.it/cane-eroico-protegge-proprietario-da-incendio-136095.html
 
LA ZAMPA.IT
10 FEBBRAIO 2015
Regno Unito: rischio estinzione per il Corgi, il cane della Regina
Dal 2006 a oggi il loro numero è praticamente dimezzato, scendendo 300 unità.
I Corgi, cani amatissimi dalla regina Elisabetta II, sono ora a rischio di estinzione. Questa particolare razza britannica è stata ufficialmente inserita nella lista delle specie «vulnerabili», dopo che dal 2006 a oggi il loro numero è praticamente dimezzato, scendendo a poco più di 300 unità. A essere a rischio è in particolare la sottospecie del Pembrokeshire Welsh Corgi, definito anche «il cane della regina», visto che la sovrana da decenni ne possiede una nutrita colonia a Buckingham Palace. Poche settimane fa era comunque arrivata la notizia della rinuncia, da parte di Elisabetta II, a comprare nuovi cuccioli, in quanto ormai non riesce più a prendersi cura di essi e, essendo anziana, rischia di cadere trascinata da questi vivaci amici a quattro zampe. A lanciare l’allarme oggi è stato il Kennel Club, associazione di possessori di cani, la cui responsabile Debbie Richardson ha detto: «Il Corgi è ritenuto essere un animale domestico per persone anziane e i giovani non lo comprano più». Ora nel Regno Unito ci sono 29 specie di cani a rischio di estinzione.
 
LA ZAMPA.IT
10 FEBBRAIO 2015
È l’ora delle migrazioni, la natura dà spettacolo
In questo periodo miliardi di animali si mettono in viaggio affrontano rischi e macinano chilometri per sopravvivere
Vittorio Sabadin
In questo periodo dell’anno, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, miliardi di esseri viventi percorrono migliaia di chilometri per la loro sopravvivenza. Le migrazioni sono uno dei più grandi spettacoli della Natura, e per quanto siano state indagate e studiate, conservano ancora un alone di insondabile mistero. Lonely Planet ha pubblicato in un volumetto, «You Only Live Once» («Si vive solo una volta»), una mappa con le migrazioni più importanti della Terra, uno spettacolo che sfugge a chiunque viva in città, e che viene distrattamente sfiorato solo quando, passando da un canale all’altro della tv, si imbatte in un documentario.  
Rischi e vantaggi  
Tutti concordano nel dire che lo spostamento di animali più straordinario nella sua bellezza e tragicità è quello degli gnu, che dopo avere passato l’inverno a Sud della piana del Serengeti si muovono verso Nord ad aprile, percorrendo un grande cerchio in senso orario e seguendo la pioggia che fa crescere l’erba. Centinaia di migliaia di gnu si spostano insieme, seguiti da quasi altrettante zebre, gazzelle e da ogni tipo di predatore, pronto a cibarsi dei capi che restano isolati. A giugno arrivano ai guadi del Grumeti e del Mara, dove da giorni li attendono migliaia di coccodrilli e avvoltoi. Gli gnu si radunano sulla riva, poi il più coraggioso salta nel fiume, seguito da tutti gli altri in uno dei più crudeli spettacoli che la Natura possa offrire.  
Gli scienziati sono arrivati da tempo alla conclusione che i rischi delle migrazioni sono ampiamente compensati dai vantaggi. Nel corso del viaggio molti esemplari muoiono a causa della mancanza di cibo, di difficoltà nell’orientamento e dell’assalto dei predatori, tra i quali l’uomo è uno dei più efficienti. Ma, dopo avere lasciato i rifugi invernali del Sud, vale sempre la pena di percorrere migliaia di chilometri per raggiungere spazi liberi e ricchi di cibo al Nord, dove è possibile nidificare e riprodursi in una relativa sicurezza.  
In volo e sull’acqua  
Le rondini partono dall’Africa Sub Sahariana volando per sei settimane e percorrendo circa 320 km al giorno, per allietare in aprile e marzo le serate di chi vive in campagna in Europa. In questo periodo, si levano in volo anche le oche «calve» indiane, i migratori che volano più in alto di tutti: superano la catena montuosa dell’Himalaya dirette alle pianure della Mongolia salendo a quasi 7000 metri, resistendo al gelo e alla mancanza di ossigeno grazie a una particolare tecnica di iperventilazione. E chissà chi guida 500 mila caribù per quasi 1000 km verso la tundra artica che a maggio si riempirà di erba, con le femmine che partono per prime, per poter partorire nel luogo di destinazione, più ricco di cibo. La più grande migrazione di mammiferi è quella dei pipistrelli del Congo: otto milioni di esemplari passano il confine con lo Zambia per distruggere i frutti di bosco e tutto il mango del parco di Kasanka. 
L’orientamento  
Nessuno sa con precisione come gli animali riescano ad orientarsi nei lunghi viaggi. L’esempio delle tartarughe marine è il più stupefacente, perché percorrono più di 10 mila chilometri nel Pacifico, dirette alle coste della California, riuscendo a compensare la deriva causata dalle correnti meglio di qualunque esperto marinaio. Le tartarughe verdi che depongono le uova nell’isola di Ascensione nuotano dalla costa del Brasile «appena» per 2000 chilometri, ma un errore di soli 5 gradi nella rotta le porterebbe a 80 chilometri di distanza dall’obiettivo. Alcuni ricercatori hanno provato a immergerne una a decine di miglia a Nord dell’isola, e un’altra a Sud. Quella a Nord ha raggiunto Ascensione, quella a Sud ha girovagato per un po’ e poi è tornata in Brasile. Un mistero che nessuno è riuscito a districare.  
La balena grigia comincia ora il suo viaggio di 18.000 km verso Nord, lasciando le acque calde del Messico per il Mare Artico, dove potrà consumare una tonnellata di plancton e molluschi al giorno; le megattere abbandonano il gelo dell’Antartide e si muovono sicure verso il Nord dell’Australia, cantando felici e stordendo i branchi di pesci con l’emissione di bolle d’aria.  
Nello studio di Lonely Planet manca solo una specie migratoria, quella umana, che mai ha smesso di spostarsi in massa nel corso della Storia, correndo gli stessi rischi e subendo analoghe tragedie. Alla ricerca, proprio come tutti gli altri animali, di sicurezza per la prole, di cibo e di un posto migliore dove vivere.
 
ELZEVIRO.EU
11 FEBBRAIO 2015
San Leonardo: la scoperta è stata fatta dai Carabinieri in una casa disabitata.
Ancora violenze sugli animali in Friuli. Cane scompare da casa lo ritrovano impiccato
UDINE - Aveva tre anni e mezzo ed il suo nome era Maia. Aveva un carattere dolce e giocherellone, una famiglia che la amava. Domenica, in tarda mattinata, Maia è sparita dal giardino dove si trovava, un giardino recintato dove il labrador nero aveva trascorso parte del suo tempo già tante altre volte, senza mai causare fastidio ad alcuno. I proprietari l'avevano cercata inutilmente per diverse ore, senza esito alcuno. Solamente verso sera è stata ritrovata casualmente, priva di vita, a Merso di Sotto. Ignoti, dopo averle tolto il collare, le avevano avvolto un cordino e fissato un moschettone attorno al collo: il corpo della povera bestiola è stato trovato impiccato a una scala esterna in una casa disabitata nella frazione di San Leonardo. A scoprire il fatto sono stati i Carabinieri, intervenuti in seguito al danneggiamento del parabrezza di un'auto lasciata in sosta dalla proprietaria nella stessa frazione. La donna, che si era assentata per qualche ora da casa, al rientro ha avuto la sgradevole sorpresa e ha chiamato le forze dell'ordine, che erano già in zona per l'incendio di un ovile. Nel corso ei rilievi tecnici, i militari hanno notato poco distante la sagoma del cane, morto probabilmente da qualche ora. A terra poco distante c'era il collarino di Maia, con la medaglietta a forma di cuore sulla quale era inciso il numero del proprietario. I Carabinieri sono così potuti risalire alla famiglia che da ore si stava interrogando sulla sorte del proprio cane, fiduciosa che la vicenda si sarebbe conclusa positivamente. A raccontare l'accaduto è il proprietario, Riccardo, che dice: "Avevamo lasciato Maia nel giardino dei miei suoceri - spiega - un luogo recintato dove era rimasta tante altre volte, senza mai allontanarsi. Domenica invece alle 11.30 ci siamo accorti che Maia non era più lì; abbiamo cominciato le ricerche chiamandola ma senza alcun esito, le ore passavano e di lei non c'era traccia. Fino a sera quando i Carabinieri ci hanno contattato per informarci purtroppo del ritrovamento". I proprietari di Maia non si anno pace e non sanno spiegarsi il perchè di questa crudeltà. Tanto più difficile rassegnarsi alla sua perdita, e soprattutto impossibile da comprendere e accettare il modo in cui Maia è stata uccisa, oggetto di un gesto vandalico di crudeltà estrema o forse frutto di una mente malata. Si spera ora che il responsabile del gesto folle e crudele possa essere individuato, non sarà il modo per riportare in vita Maia ma almeno potrà essere fatta giustizia applicando la legge, che in casi simili prevede pene severe, con la reclusione da quattro mesi a due anni.
 
GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2015
Savona – Raro Astore, morto a seguito frattura dell’ala. Dubbi su un possibile atto di bracconaggio
Nuovo recupero di un animale selvatico, attuato dai volontari della Protezione Animali savonese.
Questa volta ad essere messo in salvo, è stato un raro e maestoso astore rinvenuto dalla Polizia Provinciale ai margini della strada tra Bardineto e Calizzano (SV). I volontari dell’ENPA hanno subito provveduto al trasporto presso un centro veterinario genovese specializzato in fauna selvatica. Putroppo ogni sforzo si è rivelato vano; le precarie condizioni del povero animale non hanno permesso ai medici di poterlo salvare.
Si trattava di un giovane maschio che aveva riportato una vasta lesione esposta ad un’ala. I veterinari stanno cercando di capire se la ferita mortale sia dovuta ad un urto contro un ostacolo o alla fucilata di un bracconiere.
L’Astore, evidenzia l’ENPA di Savona, è un volatile molto robusto ed agile, che vive in boschi con grandi alberi, dove di destreggia abilmente nel cacciare. Le sue prese, a terra, sono scoiattoli, lepri e piccoli mammiferi. Cause della sua rarefazione sono il bracconaggio, il furto dei piccoli nei nidi ed i bocconi avvelenati.
ENPA è sempre in attesa che Provincia e Regione, in questa fase delicata di passaggio delle competenze, si facciano carico del soccorso della fauna selvatica o direttamente con proprio personale o con convenzioni. Nel frattempo, se si vogliono salvare animali in difficoltà, intervengono sempre e soltanto i volontari dell’ENPA.
 
MESSAGGERO VENETO
11 FEBBRAIO 2015
Collare elettrico al cane: indagato
L’animale è stato sequestrato Custode del canile colpita da una scossa di Enri Lisetto
SACILE (PN). Il cane abbaiava troppo e la soluzione trovata dal suo padrone era stata quella di indossargli un collare elettrico. L’uomo è stato indagato per abbandono di animale, per averlo detenuto in condizioni incompatibili con la sua natura, il meticcio è stato sequestrato così come il collare elettrico. La richiesta di sequestro era stata avanzata dall’avvocato Alessandra Marchi, che è anche referente legale della Lav. Il tutto aveva preso le mosse la sera del 20 gennaio quando il cinovigile, inviato dall’Azienda sanitaria, aveva raccolto a Sacile un cane vagante, meticcio, adulto, di taglia media e di colore nero; al collo aveva un collare elettrico.
Il cinovigile aveva consegnato il cane, privo di microchip, alla struttura convenzionata, il canile La Cuccia di Azzano Decimo. Sottoposto a visita dal veterinario, mostrava chiari ed evidenti segni di maltrattamento a causa dell’utilizzo del collare elettrico; nell’ordinanza che dispone il sequestro preventivo, si parla di «comportamento ipercinetico accompagnato da vocalizzazioni numerose, sintomatiche di una forte sindrome di abbandono». L’animale, in particolare, presentava un atteggiamento di «testa tesa sul collo», destinato a minimizzare gli effetti di una eventuale scossa elettrica, tanto che era stato difficile persino microchipparlo.
La mattina dopo al canile si era presentato il proprietario, rivendicanone il possesso: si tratta di un cittadino romeno, occupato all’interno della Base di Aviano, 27 anni, residente a Sacile. Aveva ammesso l’utilizzo del collare per impedirgli di abbaiare, pratica che risulta dolorosa e invalidante.
Il collare elettrico, che in Italia è vietato da un’ordinanza ministeriale dell’allora ministro Sirchia ma è comunque possibile vendere, può arrivare a una tensione di 230 volt. Il dispositivo invia scosse di varia intensità e durata al collo del cane, ma può essere anche applicato in altre parti del corpo, tramite due elettrodi in metallo che premono sulla cute del cane.
La Cassazione ha più volte chiarito che l’uso del collare elettrico costituisce maltrattamento, contemplando il reato di detenzione di animali «in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze».
Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pordenone Piera Binotto ha dunque disposto il sequestro preventivo del cane – affidandolo al canile, dove, peraltro la custode era stata colpita da una scossa proprio maneggiandolo – e del collare.
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2015
UCCISIONE ORSA DANIZA, IL GIP RIAPRE L'INCHIESTA: "MALTRATTAMENTI"
La Lav è soddisfatta: "Vicenda gravissima"
Il Gip di Trento Carlo Ancona ha deciso di riaprire la vicenda giudiziaria sull'uccisione di mamma orsa Daniza, parte di un piano di azione per la conservazione dell'orso bruno sulle Alpi, che risale allo scorso mese di settembre. Il Giudice per le indagini preliminari, infatti, ritiene che si possa configurare la responsabilità del veterinario che ha preparato la dose per narcotizzare Daniza, secondo la Lav. E così il magistrato ieri ha depositato il provvedimento con il quale ha respinto la richiesta della Procura di Trento di archiviazione dell'inchiesta sulla morte dell'orsa durante il tentativo di cattura.
"Si tratta di una vicenda drammatica e gravissima, non solo per l'orsa uccisa ma anche per i suoi cuccioli rimasti orfani precocemente per irresponsabilità umane: la Lav aveva già avanzato l'ipotesi di imputabilità per il reato di maltrattamento e uccisione di animali, ora confermata dal Gip – fa sapere la Lega antivivisezione –. Bocciata, dunque, la linea della Procura che aveva escluso il maltrattamento dal momento che aveva ritenuto che il veterinario avesse comunque agito in un quadro normativo chiaro, ovvero che le operazioni di cattura dell'orsa rientravano in un caso previsto dalle norme e anche dai protocolli".
Di diverso avviso il Gip che ha ordinato alla Procura di iscrivere il veterinario sul registro degli indagati: il protocollo prevede la possibilità di catturare gli orsi problematici (ammesso che Daniza lo fosse), non di ucciderli.
La Procura aveva osservato che l'ordinanza di cattura di Daniza era stata adottata seguendo il piano di azione per la conservazione dell'orso bruno sulle Alpi. Però il veterinario non avrebbe avuto "un'adeguata capacità di contrastare in modo efficace la complicanza della narcosi sostanziatasi nell'ipossiemia indotta dall'uso della medetomidina. Nel momento topico si è verificato un inappropriato approccio da parte del veterinario".
"Nessuna fatalità, Daniza è stata uccisa: chiediamo che si vada a fondo su questa vicenda, accertando le responsabilità anche tra i vertici della Provincia", ribadisce la Lav che aveva denunciato per violazione dell'articolo 544 bis del codice penale - reato di animalicidio che prevede fino a 2 anni di reclusione – anche il presidente della Provincia di Trento Rossi, il vicepresidente Olivi, l'assessore-veterinario alla Caccia Dalla Piccola.
 
NEL CUORE.ORG
11 FEBBRAIO 2015
ORSA DANIZA, BRAMBILLA: "IL GIP DI TRENTO CI HA DATO RAGIONE
"La Provincia non può chiamarsi fuori"
Il no del gip di Trento all'archiviazione del caso di Daniza, l'orsa giudicata "problematica" dall'amministrazione provinciale e uccisa nel settembre scorso durante un tentativo di cattura, e' "un'ottima notizia", afferma Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente. "Con la nostra Federazione Italiana Associazioni DirittiAnimali e Ambiente - spiega l'ex ministro - avevamo presentato un formale atto di opposizione all'archiviazione, a cura dell'avv. Claudia Ricci, con la richiesta di ulteriori approfondimenti investigativi. Il giudice ci ha dato ragione. Ora si potra' almeno provare a fare chiarezza su una vicenda ancora oscura e su una morte che poteva essere evitata". "Non solo il gip ha ordinato di iscrivere nel registro degli indagati il veterinario che ha eseguito la telenarcosi, - prosegue la nota- ma ha anche sottolineato che per la cattura dei plantigradi esistono metodi diversi da quello utilizzato per Daniza. L'osservazione chiama in causa, ancora una volta, le responsabilita' gestionali della Provincia: adottando quel metodo di cattura, gli amministratori sapevano bene che rischiavano di uccidere l'orsa ed hanno accettato il rischio". Non si hanno notizie, purtroppo, dei cuccioli. "Speriamo di averne in primavera - conclude Brambilla - dopo il letargo invernale"
 
METEO WEB
11 FEBBRAIO 2015
Animali: 5 orsi avvistati in Alto Adige nel 2014
Otto tracce di orsi, sei documentazioni con fototrappola, due avvistamenti diretti, nove predazioni di alveari: sono le prove della presenza degli orsi raccolte dall’Ufficio provinciale caccia e pesca nel corso del 2014. Gia’ a inizio gennaio di un anno fa nella zona dell’Oltradige erano state osservate tracce di plantigrado nella neve, successivamente l’animale era stato dotato di radiocollare e rimesso in liberta’. Si tratta di M25, un maschio di due anni e 125 kg di peso, che nel 2014 aveva percorso un tragitto notevole, dalla Mendola a Bresimo in Trentino, poi in Venosta, val d’Ultimo e fino a Rumo. In estate e’ passato in Svizzera, ora si trova in Lombardia. Nel 2014 in Alto Adige sono stati avvistati cinque orsi (MJ2G1, MJ4, M22, M25, M28), con la particolarita’ della prima conferma genetica di M28, fotografato in agosto a Favogna dal guardacaccia locale. I danni provocati dagli orsi ad animali domestici e alveari sono stati contenuti: per il risarcimento danni e’ stata impegnata una somma di 9405 euro. I danni provocati dal lupo nel 2014 sono costati 4180 euro.
 
FIRENZE POST
11 FEBBRAIO 2015
Il padrone denunciato per maltrattamento
Firenze, prende a calci un cucciolo alla stazione. Il cane, salvato dalla Polfer, ora attende di essere adottato


NELLA FOTO - Il cucciolo – appena ribattezzato “Binario” – in mezzo ai suoi salvatori 

FIRENZE – Ha preso a calci il proprio cane di due mesi facendolo volare in aria tra insulti e urla, incurante della gente che lo stava guardando. È successo ieri mattina 10 febbraio alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, nello spiazzato davanti all’arrivo dei binari 3 e 4.
Vittima un innocente cucciolo meticcio, contro il quale se l’era presa il padrone, un 50enne originario di Nova Milanese (noto alle forze dell’ordine). Richiamato dal personale delle Ferrovie, appena si è accorto che di lì a poco sarebbero intervenuti gli agenti della Polizia Ferroviaria, l’uomo ha afferrato il «lupacchiotto» per il collo infilandolo a forza dentro un borsone.
Poi ha cercato di allungare il passo verso l’uscita dalla stazione percorrendo la banchina del binario 5, continuando ad imprecare contro l’animale; ma dopo pochi metri è stato subito raggiunto e bloccato dai poliziotti operatori che hanno soccorso il piccolo animale e identificato subito l’uomo.
È intervenuto anche personale del Corpo Forestale dello Stato che ha verificato le condizioni del cucciolo affidato poi alle cure del personale veterinario dell’A.S.L. di viale Corsica dove sarà vaccinato e curato in attesa delle richieste di adozione.
Il piccolo meticcio, affettuosamente ribattezzato «Binario», dai primi riscontri sembrerebbe un randagio che il denunciato avrebbe preso dalla strada. Ora è in attesa di una famiglia che possa prendersene cura. Tutto sommato per lui è andata davvero bene.
 
ANSA
11 FEBBRAIO 2015
Calci a cane in stazione, denunciato
L'uomo ha tentato di giustificarsi dicendo 'è solo un animale'
(ANSA) - FIRENZE, 11 FEB - Ha maltrattato un cucciolo di cane di due mesi, lanciandolo in aria e poi prendendolo ripetutamente a calci dopo che era caduto a terra. L'uomo un 50enne calabrese residente a Nova Milanese è stato denunciato dalla polfer per maltrattamento di animali. L'episodio, a cui hanno assistito numerosi testimoni, è accaduto nella stazione ferroviaria di Santa Maria Novella a Firenze. All'arrivo degli agenti il 50enne ha tentato di giustificarsi dicendo: "E' solo un cane se volete prendetevelo".
 
GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2015
Firenze – Cucciolo lanciato in aria e preso a calci. Un uomo denunciato dalla Polizia di Stato
Nella tarda mattinata di ieri alla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella la Polizia di Stato ha provveduto a  denunciare un uomo originario della provincia di Monza Brianza, ora accusato di maltrattamento di animali. Stante quanto riportato dalla Questura di Firenze il soggetto, incurante delle persone presenti, avrebbe lancito in aria e preso a calci un cucciolo di appena due mesi, divenuto finanche oggetto di urla e insulti.
Il fatto, avvenuto all’arrivo dei binari 3 e 4 di fronte agli occhi sbigottiti di numerosi testimoni, non è naturalmente passato inosservato. Richiamato dal personale delle Ferrovie, appena si è accorto che di lì a poco sarebbero intervenuti i poliziotti,  avrebbe afferrato il “lupacchiotto” per il collo infilandolo a forza dentro un borsone. Ha poi cercato di allungare il passo verso l’uscita dalla stazione percorrendo la banchina del binario 5, continuando ad imprecare contro l’animale.
Dopo pochi metri è stato però raggiunto dagli Agenti della Polizia di Stato che hanno provveduto a soccorrere il piccolo animale e identificare il soggetto. La vicenda ha reso necessario anche il prezioso intervento del Corpo Forestale dello Stato che ha verificato le condizioni del cucciolo affidato poi alle cure del personale veterinario dell’A.S.L. di viale Corsica. In ambulatorio, comunica sempre la Polizia di Stato,  il cagnolino sarà vaccinato e curato in attesa delle richieste di adozione.
Il piccolo meticcio, affettuosamente ribattezzato “Binario”, dai primi riscontri sembrerebbe un randagio che il denunciato avrebbe preso dalla strada. Ora è in attesa di una famiglia che possa prendersene cura.
 
LA ZAMPA.IT
11 FEBBRAIO 2015
Sanità: proroga ordinanza su divieto bocconi avvelenati
«Così si mantiene il sistema di controllo del territorio garantendo la salute degli animali, ma anche dell’uomo e dell’ambiente»
Il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, ha prorogato l’ordinanza ministeriale sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati. 
«Con la proroga - ha dichiarato il Sottosegretario - manteniamo il sistema di controllo del territorio garantendo la salute degli animali, ma anche dell’uomo e dell’ambiente. Il sistema di controllo - spiega De Filippo - prevede anche l’obbligo da parte dei servizi veterinari di avviare le indagini di laboratorio mentre ai Comuni è demandato il compito di circoscrivere e bonificare le aree interessate e di procedere, attraverso le forze dell’ordine, alle indagini del caso». 
«Era doveroso - ha aggiunto De Filippo - prorogare uno strumento che, in questi anni ha già dimostrato la sua efficacia nella salvaguardia degli animali e della salute pubblica. Auspico che le autorità territoriali sappiano garantire l’applicazione puntuale di tutte le misure previste nell’interesse della collettività”. 
Con l’ordinanza, ha concluso, «prosegue anche l’impegno delle Prefetture nel coordinamento del tavolo permanente per il monitoraggio del fenomeno”. 
 
L’ULTIMA RIBATTUTA
11 FEBBRAIO 2015
Cani smarriti, viaggio tra microchip ed anagrafi per animali

Emiliano Stella

Trovare per strada cani scappati chissà da dove è un evento purtroppo frequente, ma se si usano calma e pazienza, le probabilità di rintracciare rapidamente i loro legittimi proprietari sono alte.
L’importante, in questi casi, è sapere cosa fare in tempi brevi e nelle sedi opportune, tenendo presente alcuni concetti sconosciuti ai più.
C’è molta ignoranza, infatti, attorno ai temi “microchip” ed “anagrafe canina”. Sapere cosa sono, a cosa servono e conoscere gli errori connessi al loro utilizzo può essere di grande aiuto.
Cos’è il microchip?
Tutti ne parlano, ma pochi sanno realmente cosa sia, quello che ad oggi è reputato il miglior sistema esistente (anche se non privo di difetti) usato per identificare un animale ed il suo proprietario.
Accantonato gradualmente il poco pratico tatuaggio, quella dell’applicazione del microchip è tuttora  l’unica ed obbligatoria modalità per dichiarare, e quindi registrare, il possesso di un cane presso l’Anagrafe Canina del proprio Comune di residenza.
Realizzato con un materiale che non provoca nessuna forma di rigetto o fastidio, il microchip è una piccola capsula contenente una antenna che in pochissimi millimetri di lunghezza e di diametro funziona usando delle radiofrequenze.
Estremamente sicura, poco invasiva ed innocua per la salute degli animali, quella dell’utilizzo del transponder è una tecnica di identificazione elettronica che, prima di essere utilizzata per gli animali d’affezione, è stata e viene tutt’ora usata per gli animali “da reddito” (cavalli, mucche ecc.).
Il suo uso pluridecennale ha fatto sì che sia stato adottato per il riconoscimento anche di cani, gatti etc.
Ad oggi, nonostante rari casi di formazione di cisti o difetti di natura tecnica, l’adozione del microchip si è rivelata l’opzione migliore, per contrastare efficacemente la scelta, da incoscienti, di non identificare per nulla il proprio animale.
Iniettato sottocute nella regione retroauricolare sinistra di cane e gatto, emette un segnale se sollecitato da un apposito lettore solitamente in dotazione ai Servizi Veterinari delle ASL, ai veterinari liberi professionisti ed alla Polizia Municipale.
Sullo schermo di questo strumento appare un codice di 15 numeri che, se correttamente registrato presso l’anagrafe canina del comune di residenza, offre la possibilità di ricongiungere un animale trovato vagante col suo padrone.
Il microchip va applicato dal veterinario entro un tempo prestabilito dalla nascita del cane o da quando se ne entra in possesso.
Ed è qui che iniziano a sorgere le prime criticità, perché è bene che il transponder venga iniettato da mani esperte nella zona prevista da convenzioni internazionali, ed è bene sapere che il chip può migrare in altre parti del corpo o fuoriuscire dalla sua sede.
Così, se poi ci si mettono operatori dei canili e delle Asl che ignorano la corretta procedura (di controllare meticolosamente TUTTO l’animale con il lettore), capita che il cane smarrito prenda la via del canile nonostante sia perfettamente identificabile, magari con un pizzico di impegno e sforzo in più.
L’Anagrafe Canina
Un altro paio di maniche sono i problemi riscontrati durante la registrazione dei dati di animale e proprietario presso l’Anagrafe Canina.
Vengono riscontrati errori ed omissioni commessi nell’atto della ricezione e del caricamento delle informazioni riguardanti entrambi. Sviste che si palesano nel momento in cui vengono ritrovati cani con tanto di microchip, ma il cui codice non è registrato in nessuna banca dati. Con la spiacevole ed evitabilissima conseguenza che non si riesce a risalire al legittimo proprietario.
Per questo motivo le associazioni che si occupano di mettere in contatto chi ha trovato e chi ha perso un  animale, suggeriscono vivamente di verificare che dopo l’applicazione del microchip, il codice (controllando meticolosamente tutta la sequenza di 15 numeri) sia stato anche regolarmente e correttamente inserito in banca dati recandosi direttamente all’Anagrafe Canina del proprio comune di residenza per verificare di persona l’avvenuta iscrizione.
Dopo tanti sforzi il Ministero della Salute è riuscito ad organizzare una banca dati nazionale, ossia una Anagrafe centralizzata dove confluiscono i dati che le regioni forniscono, purtroppo però con tempi e modalità diversi, cosa che pregiudica l’omogeneità delle informazioni inserite.
Le stesse organizzazioni auspicano che l’obbligo di microchippare i cani venga esteso anche a tutti gli altri animali d’affezione. La possibilità di identificarli elettronicamente semplificherebbe enormemente le modalità con cui rintracciare i legittimi proprietari. Per non parlare poi del deterrente costituito dal microchip contro l’abbandono degli animali, soprattutto in prossimità dell’estate.
Il codice di identificazione abbinato al nome di una persona, se correttamente depositato nell’Anagrafe Canina di residenza, costituisce un vero e proprio titolo di proprietà. Quel codice dice che l’animale appartiene ad una persona, che nei confronti del suo amico a quattro zampe ha sia diritti che precise e ben definite responsabilità.
Il Registro dell’Anagrafe Canina è uno strumento utilissimo. Se esiste, perché non perfezionarlo e farlo funzionare al massimo delle sue possibilità?
 
GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2015
Collesalvetti (LI) – Furto di auto. All’interno vi era un pastore tedesco
Provincia di Livorno - E’ rimasto coinvolto anche un pastore tedesco di mezza età nel furto di una monovolume avvenuto innanzi ad un supermercato di Stagno, frazione del comune di Collesalvetti, in provincia di Livorno.
Intorno alle ore 20 di ieri, giungeva infatti alla sala operativa della Questura la segnalazione del furto. A bordo del mezzo vi era proprio il pastore tedesco.
In meno di un’ora la volante della Polizia di Stato riusciva a rintracciare, all’interno di un parcheggio di Cisternino, il mezzo segnalato. Il veicolo, con un soggetto a bordo lato guida, si presentava con i fari accesi ed il motore avviato. Nel corso del repentino avvicinamento della Polizia, il conducente accennava a ripartire ma veniva immediatamente bloccato dalla volante.
Il soggetto, sprovvisto di patente di guida, ammetteva il furto dell’autovettura che veniva riconsegnata al proprietario. Una brutta avventura, dunque, per il cane ed il suo padrone.
 
LA REPUBBLICA
11 FEBBRAIO 2015
Mario Negri Sud, dirigente a giudizio per soppressione di 750 topi da laboratorio
Le difficoltà finanziarie dell'istituto scientitico abruzzese non consentivano più di mantenere le cavie, molte delle quali malate. Quando fu deciso l'abbattimento, partì la denuncia della Lav nazionale che oggi esulta: "Non ci sono zone franche, la legge sui maltrattamenti di aninali va rispettata anche dalla sperimentazione"
ROMA - Il direttore amministrativo della Fondazione Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro (Chieti), Tommaso Pagliani, è stato rinviato a giudizio per uccisione di animali. La ricerca riguarda 750 topi destinati ai laboratori e tenuti negli stabulari del centro di ricerca, furono e uccisi con il gas per mancanza dei fondi necessari a mantenerli. Lo ha deciso, con citazione diretta, il procuratore di Lanciano, Francesco Menditto, che nel maggio 2014 aveva aperto sul caso un'inchiesta dopo una denuncia della Lega antivivisezione nazionale. L'udienza è fissata per il prossimo 25 giugno.
All'epoca, tra i primi atti del procuratore Menditto ci fu il sequestro, primo caso in Italia, di 49 topi, inizialmente affidati alla Lav e in seguito la Collina dei Conigli di Monza, associazione di volontariato per la cura e la riabilitazione di piccoli animali: erano i superstiti di un gruppo di circa 1.300 cavie di "Mus musculus". Facevano parte del laboratorio di Metabolismo lipidico e tumorale di un ricercatore del Centro abruzzese che, trasferendosi a Bari, aveva portato con sé quasi la metà dei topi usati per lo studio sui tumori.La perdurante crisi economica dell'istituto Negri Sud non consentiva più di mantenere i topi, molti dei quali malati, e la stessa divisione veterinaria consigliò l'abbattimento delle rimanenti 750 cavie. Da qui la denuncia della Lav e l'inchiesta.Oggi, l'associazione afferma: "Come per l'innovativo processo in difesa dei beagle di Green Hill, conclusosi a Brescia in primo grado con tre recenti condanne e la Lav parte civile, la legge deve essere rispettata anche in ambiti come la sperimentazione animale: non ci sono zone franche. La norma comunitaria e nazionale e la giurisprudenza hanno ampiamente chiarito che tutti gli animali sono essere senzienti e vanno curati e accuditi rispettandone l'etologia, indipendentemente dalla loro destinazione finale. Chiediamo quindi controlli qualificati nelle strutture che utilizzano animali per la sperimentazione, per evitare che casi analoghi si ripetano".
 
QUOTIDIANO.NET
11 FEBBRAIO 2015
Mario Negri Sud, rinviato a giudizio il direttore amministrativo
Lo ha deciso la Procura di Lanciano dopo la denuncia presentata dalla Lav per la soppressione di centinaia di topi da laboratorio
Roma, 11 febbraio 2015 - Importante svolta nella soppressione di centinaia di topi “da laboratorio” all'Istituto Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro (Chieti): la Procura di Lanciano che aveva aperto un'indagine in seguito alla denuncia presentata dalla LAV, ha rinviato a giudizio il direttore amministrativo della Fondazione Mario Negri Sud, con l’imputazione di uccisione di animali senza necessità (art. 544 bis del Codice penale) in quanto avrebbe cagionato la morte di circa 750 topi “Mus Musculus” destinati alla ricerca e, non potendo utilizzarli o farli utilizzare per tale fine, ne disponeva la soppressione “per contenere i costi della struttura”.
Altri 800 topi, invece, sarebbero stati trasferiti presso l’Università di Bari. Oltre a denunciare la soppressione illegale dei topi, la LAV si oppose con forza contro l’istituzione del Mario Negri Sud, ai tempi della sua apertura, criticando anche la pioggia di contributi pubblici stanziati per realizzarla.
“Come per l’innovativo processo in difesa dei beagle di Green Hill, conclusosi a Brescia in primo grado con tre recenti condanne e la LAV parte civile, la legge deve essere rispettata anche in ambiti come la sperimentazione animale: non ci sono ‘zone franche’ – afferma la LAV - La norma comunitaria e nazionale e la giurisprudenza hanno ampiamente chiarito che tutti gli animali sono essere senzienti e vanno curati e accuditi rispettandone l’etologia, indipendentemente dalla loro destinazione finale. Chiediamo quindi controlli qualificati nelle strutture che utilizzano animali per la sperimentazione, per evitare che casi analoghi si ripetano”.  Inoltre, la LAV sottolinea che il 29 marzo 2014 è entrato in vigore il Decreto legislativo 4 marzo 2014, n.26 (Attuazione della direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici.): “qualora la soppressione fosse avvenuta in data successiva al 29 marzo, quindi, saremmo di fronte anche alla violazione della nuova normativa che regola la sperimentazione animale nel nostro Paese, che prevede il ‘reinserimento   in  un habitat adeguato o in un sistema di allevamento appropriato alla loro specie’, qualora non vi siano, tra gli altri requisiti, pericoli per ‘la sanita' pubblica, la salute animale o l'ambiente”, conclude la Lav.
 
LA ZAMPA.IT
12 FEBBRAIO 2015
Topi uccisi con il gas, a giudizio il direttore del centro “Negri Sud”
Impossibile mantenerli per l’istituto. Inchiesta nata dopo la denuncia della Lav
Il Direttore amministrativo della Fondazione Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro (Chieti), Tommaso Pagliani, a giudizio per uccisione di animali, 750 topi, tenuti negli stabulari del centro di ricerca e uccisi con il gas per mancanza dei fondi necessari a mantenerli. Lo ha deciso, con citazione diretta, il Procuratore di Lanciano Francesco Menditto che nel maggio 2014 aveva aperto sul caso un’inchiesta, dopo denuncia della Lega Antivivisezione nazionale. L’udienza è fissata per il prossimo 25 giugno. All’epoca, tra i primi atti del procuratore Menditto ci fu il sequestro, primo caso in Italia, di 49 topi, inizialmente affidati alla Lav ed in seguito alla Collina dei Conigli di Monza, associazione di volontariato per la cura e la riabilitazione di piccoli animali: erano i superstiti di un gruppo di circa 1.300 cavie di «Mus musculus». Facevano parte del laboratorio di Metabolismo Lipidico e Tumorale di un ricercatore del Centro abruzzese che trasferendosi a Bari aveva portato con sé quasi la metà dei topi usati per lo studio sui tumori. La perdurante crisi economica del Negri Sud non consentiva più di mantenere i topi, molti dei quali malati, e la stessa divisione veterinaria consigliò l’abbattimento delle rimanenti 750 cavie. Da qui la denuncia della Lav e l’inchiesta. 
L’associazione afferma: «Come per l’innovativo processo in difesa dei beagle di Green Hill, conclusosi a Brescia in primo grado con tre recenti condanne e la Lav parte civile, la legge deve essere rispettata anche in ambiti come la sperimentazione animale: non ci sono zone franche. La norma comunitaria e nazionale e la giurisprudenza hanno ampiamente chiarito che tutti gli animali sono essere senzienti e vanno curati e accuditi rispettandone l’etologia, indipendentemente dalla loro destinazione finale. Chiediamo quindi controlli qualificati nelle strutture che utilizzano animali per la sperimentazione, per evitare che casi analoghi si ripetano».
 
GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2015
Bari – A caccia con papà e senza porto d’armi
Intervento dei Comandi Stazione di Alberobello e Monopoli (BA) del Corpo Forestale dello Stato, che hanno fatto seguito alle numerose segnalazioni pervenute al 1515.
I controlli hanno avuto ad oggetto la stagione venatoria appena trascorsa. In tale contesto la Forestale ha  rilevando diverse violazioni alla normativa nazionale e regionale che disciplina il corretto esercizio della caccia.
Il risultato dell’attività è rappresentato da ben sei  notizie di reato. L’ultima effettuata è a carico di due persone, padre e figlio, residenti nella provincia barese.  Secondo il Corpo Forestale dello Stato, il figlio stava utilizzando il fucile del padre senza essere in possesso di licenza e al momento dell’accertamento aveva già abbattuto illecitamente 10 esemplari di tordo bottaccio.
Nel complesso gli interventi effettuati hanno portato alla contestazione di diverse tipologie di  reati. Riguardano, infatti, la caccia in zone protette, abbattimento di specie non cacciabili, esercizio dell’uccellagione, caccia di frodo senza licenza di porto di fucile e porto abusivo di arma da fuoco.
Una ventina le sanzioni amministrative elevate, la maggior parte per il mancato rispetto delle distanze dalle abitazioni e dalle strade, previste dalla legge.
 
ADN KRONS
11 FEBBRAIO 2015
Expo, Aidaa: "Cani non ammessi all'esposizione"
Expo 2015 non ammette i cani ne altri animali al suo interno, molte persone che hanno acquistato il biglietto non lo sapevano e si stanno rivolgendo ad Aidaa (l'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente) per avere informazioni in merito al da farsi. "Ovviamente -spiegano all'Aidaa- allo stato attuale c'è ben poco da fare". L'associazione prima di attivare proteste davanti alla sede di Expo con la presenza di cani, lancia una proposta all'organizzazione della manifestazione mondiale: la realizzazione a costo zero di un asilo per cani appena oltre i cancelli dell'esposizione internazione.
"Ogni giorno -spiega Lorenzo Croce, presidente dell'Aidaa- arrivano diverse richieste di informazioni da parte di proprietari di cani che hanno acquistato il biglietto di Expo 2015 che abitano in ogni parte d'Italia ma anche dall'Estero che chiedono informazioni in merito al divieto di accesso di animali all'area espositiva noi siamo costretti a rispondere che non li accettano".
"Prima di avviare qualsivoglia forma di protesta -ha aggiunto- proviamo a lanciare una proposta, se ci danno uno spazio organizziamo senza chiedere un centesimo di fondi pubblici un asilo per cani appena dopo i cancelli dell'entrata dell'esposizione. Cosi facendo- conclude Croce- daremo una lezione di civiltà e di buon senso. Aspettiamo risposte concrete".
 
GEA PRESS
11 FEBBRAIO 2015
Sperimentazione Animale – La Corte Europea conferma il no alla sperimentazione sulle biotossine
La Corte Europea, rigettando il ricorso avanzato dalla Spagna, ha riconosciuto come la sperimentazione animale sulle biotossine marine non rappresenta un metodo adeguato. Le biotossine, sono prodotte in  mare e possono nuocere nel momento in cui vengono assunte tramite i molluschi bivalvi.
Secondo la Corte, la sperimentazione può avvenire mediante un metodo definito “chimico”  che non ricorre, al contrario di quello cosiddetto “biologico”, alla sperimentazione animale. Il metodo chimico darebbe inoltre dei risultati più attendibili. La questione, spiega lo stesso comunicato della Corte, è sorta nel 2011 quando l’Unione Europea ha modificato i metodi di analisi sulle biotossine. Il nuovo protocollo non prevede l’utilizzo di animali, ma per consentire agli stati membri di potersi adeguare era stato fissato il limite del 31 dicembre 2014. La Spagna, sotto la spinta della comunità autonoma della Galizia, ove insistono  numerosi allevamenti di molluschi, aveva presentato ricorso contro la decisione.
Si vedrà nel successivo grado di giudizio, ma intanto, per le biotossine marine, rimane valido il metodo incruento. La sperimentazione avveniva invece mediante l’utilizzo di topi.
 
LA ZAMPA.IT
11 FEBBRAIO 2015
Tiffany II è la gatta più vecchia del mondo
Nonostante i suoi 27 anni ha solo problemi di pressione alta
Claudia Audi Grivetta
Ecco a voi Tiffany II, la gatta più vecchia del mondo. E’ stata chiamata così perché, per i suoi proprietari, si tratta della seconda gatta pezzata dal pelo nero e arancione. L’anziana Tiffany II è nata il 13 marzo del 1988, cosa che fa di lei una splendida ventiseienne. Il mese prossimo festeggerà i ventisette, che per gli umani sarebbero circa 125 anni. Venerdì scorso la consacrazione mondiale: la miciona di San Diego è entrata ufficialmente nel Guinness World Record. 
Tiffany II è stata comprata dalla sua proprietaria Sharon Voorhees, in un negozietto di animali per dieci dollari. “I migliori soldi mai spesi”, dichiara Sharon. A quel tempo Tiffany II aveva solo sei mesi. Da allora la gatta è sopravvissuta a ben due cani che hanno vissuto nella sua casa. “Entrambi”, racconta Sharon al World Guinness Record, “sono morti tanti anni fa”. 
Nonostante la sua veneranda età, Tiffany II ha ancora un buon udito ed una buona vista. Pare che l’unico acciacco della gatta sia la pressione alta, di tanto in tanto. “E’ ancora in grado di andare su e giù dalle scale”, assicura Sharon, facendo impallidire i più pigri di noi. “Non ha paura di nulla. Cammina vicino ai cani come se niente fosse. E’ una gatta molto esuberante”. 
Anche se la longevità della gatta Tiffany può fare impressione, bisogna sapere che la micia è ancora ben lontana dal raggiungere il primato del suo successore. Il gatto Cream Puff, ricorda il Guinness World Record sul sito internet, ha infatti vissuto ben trentotto anni e tre giorni.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/02/11/societa/lazampa/gatto-gatti/tiffany-ii-la-gatta-pi-vecchia-del-mondo-Baih5LxPyBM7oASyj5tcNN/pagina.html
 
PERUGIA TODAY
11 FEBBRAIO 2015
Strage di gatti a Perugia: bocconi killer e spunta il garage degli orrori
Dentro i carabinieri hanno trovato l'inferno: cadaveri di gatto scuoiati e messi sotto formalina, teste mozzate e conservate nei barattoli, libricini con le istruzioni per costruirsi delle maschere con la pelle degli animali
Come un film horror. Ma questo è reale. Un garage trasformato in un laboratorio degli orrori. Cadaveri di gatto scuoiati e messi sotto formalina disseminati nella stanza, teste mozzate e conservate nei barattoli. E libricini con le istruzioni per costruirsi delle maschere con la pelle degli animali scuoiati. Un racconto da brividi, riportato da Il Messaggero nelle pagine dell’Umbria.I carabinieri, una volta aperto quella porta, si sono trovati davanti l’orrore. I militari, secondo quanto riportato dal quotidiano, stavano indagando dalla scorsa primavera, quando fu rinvenuto un gatto scuoiato appeso a un albero fuori dalla scuola di San Sisto. Le indagini, coordinate dal pm Manuela Comodi, arrivano a una svolta quando gli uomini dell’Arma individuano un garage. E la denuncia che il legittimo proprietario aveva sporto per occupazione abusiva. Da qui l’appostamento: i militari piazzano le telecamere e riprendono un giovane che entra ed esce “con fare sospetto”.A quel punto entrano. Dentro c’è di tutto. Animali seviziati e torturati con coltelli, uncini, forbici e un paio di guanti con lunghissimi artigli. Una scena da brividi. La procura ha chiuso le indagini e il giovane è stato denunciato per uccisione di animali e occupazione abusiva.
Oltre a questo cresce anche l'allarme per i bocconi killer. Pezzetti di pollo avvelenati lasciati in strada per uccidere. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una nostra lettrice: "“Mi rivolgo a tutti i lettori e alle autorità di Perugia per aiutarci a scoprire il colpevole che si diverte a mettere i bocconcini di pollo avvelenati in via Maturanzio e nel parchetto. Chiedo come cittadina di fare mettere delle videocamere nei pressi della zona, già malfrequentata, per potere girare tranquillamente di sera con il cane, senza dovere togliere dalla sua bocca i bocconi di pollo avvelenati. Aiutateci, amici degli animali, a condannare questa persona pericolosissima e malvagia. Un cane del quartiere è già morto!
 
PERUGIA TODAY
12 FEBBRAIO 2015
Castel del Piano (GR), nel garage degli orrori dove torturava gli animali: ecco gli strumenti
I carabinieri sono riusciti ad arrivare al perugino 21enne che aveva messo in piedi - su un locale occupato abusivamente - un laboratorio degli orrori. Non ha spiegato il motivo di tanta ferocia


NELLA FOTO - Gli strumenti per le torture 

E' accusato di uccisione di animali ed invasione di edifici ma resterà a piede libero nonostante abbia messo in piedi un incredibile garage degli orrori dove ha mutilato, inferto sofferenze indicibili e fatto scempio di gatti e altri animali. L'autore è un perugino di 21 anni - residente a San Sisto - che da due giorni è l'uomo più discusso sulle pagine Fb e sui social per quel suo incredibile odio e disprezzo verso animali innocenti e innocui. I carabinieri lo hanno incastrato e denunciato direttamente alla Magistratura dopo mesi di appostamenti a Castel de Piano. 
Per le torture quotidiane aveva occupato abusivamente un magazzino dentro al quale i militari hanno ritrovato tutti gli strumenti per le sevizie: picconi, macete, carabine ad aria compressa, accette, forbici da giardini, coltelli, fascette in plastica, cavi elettrici, pugnali di varie dimensioni, roncole e similari, provette di uso sanitario, nastri adesivi, che riportano ancora tracce di materiali biologici di natura animale.
Sconosciute al momento le motivazioni che hanno indotto il giovane a portare avanti queste folli torture ed uccisioni, né tanto meno lui è stato in grado di fornire spiegazioni. Le indagini proseguono senza soluzione di continuità, anche al fine di individuare eventuali complici del ragazzo.
L'indagine era iniziata il 29 settembre 2014 quando i Carabinieri di Castel del Piano intervengono presso una scuola dell’infanzia del territorio dove è stata segnalata la presenza della carcassa di un cucciolo di gatto scuoiato ed appeso sulla parte superiore del cancello pedonale del plesso scolastico, fra lo sgomento e la paura di insegnanti, alunni e genitori che non credono ai lori occhi.
 
BLITZ QUOTIDIANO
12 FEBBRAIO 2015
Perugia: torturava animali con machete, cavi elettrici, carabine…
PERUGIA - Aveva trasformato un magazzino in un “laboratorio degli orrori” in cui torturava gli animali. La definizione è stata coniata dai carabinieri di Perugia che hanno denunciato un ragazzo di 21 anni. Il ragazzo, secondo l’accusa, avrebbe occupato abusivamente un magazzino alla periferia di Perugia, dove avrebbe torturato ed ucciso animali, a cominciare dai gatti: il ragazzo è stato denunciato per uccisione di animali ed invasione di edifici.
L’indagine – scrive l’Ansa – aveva preso il via il 29 settembre scorso, quando i carabinieri della stazione di Castel del Piano erano stati chiamati nella scuola elementare della frazione perugina perché, appeso al cancello d’ingresso, era stata trovata la carcassa di un cucciolo di gatto scuoiato: un ritrovamento che aveva spaventato insegnanti, alunni e genitori. Dopo indagini durate quattro mesi circa, e dopo aver raccolto informazioni e riscontri di vario genere, i militari hanno fatto irruzione di recente in un magazzino: dentro c’erano picconi, machete, carabine ad aria compressa, accette, forbici da giardino, coltelli, fascette in plastica, cavi elettrici, pugnali di varie dimensioni, roncole, provette di uso sanitario, nastri adesivi, tutti oggetti – spiegano i carabinieri – con ancora tracce di materiali biologici di natura animale e riconducibili – sempre secondo gli investigatori – anche al cucciolo di gatto trovato nel cancello della scuola.
 
GEA PRESS
12 FEBBRAIO 2015
Perugia – Il gatto scuoiato e gli “arnesi” sequestrati dai Carabinieri
Un’indagine durata ben quattro mesi che ha coinvolto i Carabinieri della Stazione  di Castel del Piano, in provincia di Perugia. A finire nei guai è un giovane accusato di maltrattamento ed uccisione si animali.
Le indagini dei Carabinieri iniziano nel settembre scorso quando, presso una scuola d’infanzia, viene ritrovato un cucciolo di gatto scuoiato. I resti del povero micio erano stati appesi sulla parte superiore del cancello pedonale del plesso scolastico. Il tutto sotto gli occhi atterriti di insegnanti, alunni e genitori.
I Carabinieri hanno così iniziato ad identificare le persone informate sui fatti, raccogliendo le prime testimonianze ed acquisendo notizie anche da fonte confidenziale.
Il tutto ha fatto così convergere verso la località ove si presupponeva potesse essere stato commesso il fatto. Si trattava di un piccolo annesso di proprietà privata che sarebbe divenuto, sempre secondo l’Arma dei Carabinieri, un laboratorio degli orrori. Una volta che i militari hanno fatto irruzione nel magazzino, a quanto sembra occupato in forma abusiva, si sono trovati gli strumenti che potrebbero essere serviti per la tortura e l’uccisione di animali. Si trattava di picconi, macete, carabine ad aria compressa, accette, forbici da giardini, coltelli, fascette in plastica, cavi elettrici, pugnali di varie dimensioni, roncole e similari, provette di uso sanitario, nastri adesivi.
Sugli arnesi, tengono a specificare i Carabinieri, ancora tracce di materiali biologici  probabilmente di natura animale. Tali strumenti, sempre secondo gli inquirenti, sarebbero riconducibili proprio all’episodio scoperto nel settembre 2014.
La successiva perquisizione domiciliare, avrebbe altresì consentito di scoprire altri strumenti.
Sconosciute al momento le motivazioni. A quanto sembra il presunto responsabile non sarebbe stato in grado di fornire spiegazioni. Le indagini proseguono, anche al fine di individuare eventuali complici del ragazzo.
 
QUOTIDIANO.NET
12 FEBBRAIO 2015
Scoperto a Perugia il laboratorio del killer seriale di gatti
Ventunenne denunciato dai carabinieri che hanno sequestrato attrezzi di ogni tipo. Aveva occupato un magazzino dove torturava e uccideva animali
Perugia, 12 febbraio 2015 -  Avrebbe occupato abusivamente un magazzino alla periferia di Perugia, trasformandolo in quello che i carabinieri definiscono un «laboratorio degli orrori» dove avrebbe torturato ed ucciso animali, a cominciare dai gatti: fatto, questo, per il quale non ha fornito spiegazioni ai militari, il 21enne perugino, disoccupato, che è stato denunciato per uccisione di animali ed invasione di edifici.
L'indagine - si apprende oggi dall'Arma di Perugia - aveva preso il via il 29 settembre scorso, quando i carabinieri della stazione di Castel del Piano erano stati chiamati nella scuola elementare della frazione perugina perché, appeso al cancello d'ingresso, era stata trovata la carcassa di un cucciolo di gatto scuoiato: un ritrovamento che aveva spaventato insegnanti, alunni e genitori. Dopo indagini durate quattro mesi circa, e dopo aver raccolto informazioni e riscontri di vario genere, i militari hanno fatto irruzione di recente in un magazzino: dentro c'erano picconi, machete, carabine ad aria compressa, accette, forbici da giardino, coltelli, fascette in plastica, cavi elettrici, pugnali di varie dimensioni, roncole, provette di uso sanitario, nastri adesivi, tutti oggetti - spiega l'Arma - con ancora tracce di materiali biologici di natura animale e riconducibili - sempre secondo gli investigatori - anche al cucciolo di gatto trovato nel cancello della scuola. L'indagine - come detto - si è conclusa con l'individuazione e la denuncia del 21enne perugino, nella cui abitazione (nei pressi del magazzino occupato abusivamente) i militari hanno trovato strumenti e oggetti simili a quelli recuperati nel magazzino.
 
NEL CUORE.ORG
12 FEBBRAIO 2015
PORDENONE, UCCISE A BASTONATE IL MICIO DELLA VICINA: "PAGHI 15.000 €"
Devil, senza una zampa, era stato adottato dalla donna
Devil, il gattino senza una gamba soccorso dopo essere stato investito da una macchina e curato con amore da Noris Boschian a Villa d'Arco di Cordenons (Pordenone), era stato ucciso a bastonate una mattina di gennaio 2015. Ieri, davanti al giudice monocratico Eugenio Pergola, la vicenda si è conclusa - almeno per il momento - con un decreto penale di condanna per Bruno Misan, 46 anni, vicino di casa della giovane. L'uomo dovrà pagare una sanzione di 15 mila euro, oltre alle spese processuali, per aver ucciso con crudeltà e senza necessità alcuna, il gatto. La donna proseguirà la causa con la richiesta in sede civile dei danni per la morte di Devil e per la sofferenza provocata dal decesso del suo micio. Fondamentale per la ricostruzione del fatto il sistema di allarme con telecamere installato nella casa della Boschian.
"Ero rientrata in casa - racconta la proprietaria a 'Il Gazzettino' - quando ho sentito dei miagolii sempre più forti. Sono uscita e ho visto il mio vicino di casa che, mentre teneva Devil fermo con un piede, lo colpiva con un bastone. 'Cosa fa?', gli ho gridato. 'Così lo ammazza, me lo dia'. E me lo ha consegnato. L'ho raccolto, era pieno di sangue, praticamente morto". La donna è corsa dal veterinario, ma per il felino non c'era più nulla da fare.
 
IL CITTADINO
12 FEBBRAIO 2015
Monza: veleno in una colonia felina e nel parco, un cane rischia la vita
Due episodi in pochi giorni: da una parte veleno vicino a una colonia felina di Monza, dall’altra veleno all’interno del parco. A farne le spese nel secondo caso è stata Candy, una cagnolina che ha rischiato la vita ma è stata salvata dai veterinari.

Barbara Apicella 
Un pomeriggio di gioco e di corse al parco terminato al Pronto soccorso veterinario con un serio avvelenamento per aver ingerito veleno per lumache. Una brutta avventura conclusasi fortunatamente senza gravi conseguenze quella accaduta settimana scorsa a Candy, un meticcio di quattro anni, adottato dal canile di Monza. Dopo la nevicata una bella giornata di sole e la decisione del padrone di portarla al parco.
«Come sempre mi sono diretto nel grande pratone dietro alla scuola d’Agraria – racconta il padrone di Candy – è un luogo poco noto e frequentato in particolare dai padroni dei cani. Un prato distante e nascosto rispetto ai tradizionali luoghi di ritrovo del parco, dove i cani possono correre liberamente senza il rischio di recare fastidio». Tornata a casa Candy ha iniziato a star male. «Vomitava e aveva la febbre – continua il padrone – L’ho subito portata al Pronto soccorso veterinario di Gerno dove lo specialista ha diagnosticato un avvelenamento. Aveva ingerito una quantità elevata di veleno per lumache». È subito iniziata la corsa contro il tempo: Candy è stata sottoposta a lavanda gastrica e tenuta sotto osservazione per qualche giorno. «Per fortuna si è salvata – prosegue – Il veterinario ci ha spiegato che se fossimo arrivati in ritardo il veleno avrebbe compromesso anche le funzioni neurologiche. Purtroppo mi ha detto che non è il primo caso e negli ultimi giorni ha curato diversi cani giunti nel suo ambulatorio per avvelenamento». E l’accusa va contro coloro che gettano queste esche. «A rischiare non sono solo i nostri amici a quattro zampe ma anche i bambini ».
Non solo al parco ma anche in città in questi giorni gli animali hanno rischiato l’avvelenamento. Settimana scorsa in via Don Minzoni e in via Solferino è stato trovato veleno per topi vicino alla cassetta del Comune utilizzata per dare da mangiare alle colonie feline.
 
NEL CUORE.ORG
12 FEBBRAIO 2015
ROMA, 30 CANI ABBANDONATI IN UN RECINTO: PROPRIETARIO A PROCESSO
Blitz di Asl ed Enpa ad aprile 2014 in via Nomentana
E' finito a processo con l'accusa di abbandono di animali il 77enne romano C. A. che, in via Nomentana 1132, teneva 30 cani "in condizioni incompatibili con la loro natura". Secondo il capo d'imputazione - scrive "Leggo" - l'uomo avevo lasciato" i quattrozampe in un recinto "senza acqua a disposizione. Privi di riparo, alcuni di loro erano ammalati di rogna demolettica". Sono stati due veterinari dell'Asl Roma B, accompagnati da personale dell'Enpa, a scoprire la terribile situazione il 23 aprile dell'anno scorso. Durante il sopralluogo - secondo il resoconto - sono state scoperte molte irregolarità, fra cui la presenza di 12 cani legati a pali di ferro con una catena che ne limitava parecchio i movimenti.
 
IL TIRRENO
12 FEBBRAIO 2015
Compra una pagina del Tirreno per condannare le crudeltà sui gatti dell'Elba
La protesta di una donna residente: gli animali hanno un'anima ma l'Isola non li ama. E aggiunge: amavo questo meraviglioso scoglio ma... i sogni muiono all'alba
CAMPO NELL'ELBA (LI). Ha comprato una pagina del nostro giornale per gridare tutta la frustrazione.
Il disprezzo per un'isola che, troppo spesso, mostra tutta la sua violenza contro gli animali. La protagonista è una signora residente all'Elba che ha deciso di acquistare una pagina a pagamento nella quale sono state pubblicate le foto degli ultimi di casi di maltrattamenti su due gatti delle colonie feline dell'isola.
Il primo episodio riguarda la gattina ferita il 12 gennaio in via di Segagnana, a Marina di Campo, con un ago sparato da una cerbottana.
La seconda foto è relativa al gatto trafitto, per fortuna in modo non mortale, da una freccia scagliata da una balestra.
Il povero gatto che è stato rinvenuto, ancora vivo, nei pressi dell'abitazione dei suoi proprietari in località Marmi, a Procchio. L'episodio è accaduto il 22 gennaio scorso. Soccorso e dato alle cure del veterinario, l'animale si è salvato solo perché la freccia non ha centrato un organo vitale.
Entrambi i casi di violenza e stupidità sono stati denunciati dalle associazioni animaliste dell'isola d'Elba  Enpa e Animal Project. E, evidentemente, hanno suscitato lo sdegno degli abitanti dell'isola.
"Cattiveria? Stupidità? - si legge nella pagina a pagamento pubblicata sul Tirreno - comportamenti da bandire e punire. Gli animali sono come noi, soffrono e hanno un'anima. Amavo questo meraviglioso scoglio ma... i sogni muoiono all'alba". Parole che testimoniano lo scoramento degli animalisti di fronte ai ripetuti casi di maltrattamenti ai danni degli animali.
 
NEL CUORE.ORG
12 FEBBRAIO 2015
ROMA, UNA VOLPE FERITA SUL GRA: "SOCCORSI IN RITARDO, E' MORTA"
Earth: "E' scandaloso. Esposto in Procura"
Erano le 3 circa della scorsa notte quando all'uscita Cassia del Gra (Grande raccordo anulare) di Roma, la signora R.P. ha visto dalla propria auto un animale sul ciglio della strada. Si trattava di una giovane volpe che si muoveva trascinandosi per una evidente frattura ad una zampa causata forse da un recente scontro con un veicolo. La donna, comportandosi da cittadina modello a differenza dell'investitore che è fuggito contravvenendo all'obbligo di soccorso di animali feriti imposto dal codice della strada, si è fermata e ha chiamato la Forestale.
Per la signora è cominciato così l'incubo del "palleggio di responsabilità". Il CfS, con la voce dell'operatore 1 (come si è qualificata la donna al telefono) ha detto di non avere nessuno da mandare sul posto. Allora la signora ha insistito chiedendo cosa dovesse fare e la Forestale ha risposto di "provare a chiamare il 118 per vedere se avevano un servizio veterinario".
La donna ha, allora, preferito chiamare la polizia pensando di ricevere un'assistenza più immediata, ma il 113, saputo che l'animale incidentato era sul Gra, ha passato la telefonata alla Polstrada.
Scrive Earth in una nota: "A questo punto la cittadina, comprensibilmente irritata dalla visione del povero animale che soffriva sull'asfalto, ha detto al telefono di essere una degli iscritti al corso per guardie zoofile Earth e che, se non fosse arrivato nessuno sul posto, ci sarebbero state delle conseguenze. A quel punto, sono arrivati la Polstrada e l'Anas che, però, non avevano idea di come comportarsi. Hanno fatto alcune telefonate - si legge ancora - presumibilmente al veterinario di reperibilità della Asl, il quale alla fine ha detto che la questione era di competenza della polizia provinciale".
"Intanto, la giovane volpe perdeva conoscenza. Quindi, la signora R.P, constatando l'inutilità dei soccorsi istituzionali, ha caricato l'animale - fa sapere ancora l'associazione animalista - oramai inerme in macchina ed è corsa in un pronto soccorso veterinario aperto 24 ore al giorno, ma l'animale non ce l'ha fatta ed in clinica hanno solo potuto constatare la morte per una possibile lesione interna".
"E' scandaloso ed ingiustificabile che questo continui ad accadere - commenta Valentina Coppola, presidente di Earth -. A Roma muoiono continuamente animali per il disinteresse, la disinformazione e l'impreparazione degli organi preposti. Su questa storia depositeremo esposto in Procura, poiché è inammissibile che i bravi cittadini precipitino in incubi burocratici quando cercano di aiutare animali incidentati mentre i criminali, che fuggono via disinteressandosene, la passano liscia".
 
ESTENSE.COM
12 FEBBRAIO 2015
Pitbull assassini sbranano un cavallo
Zaghini lancia l'allarme e chiede interventi: "A Berra qualcuno fa il furbo. La vittima poteva
essere un bambino"
Berra (FE). “È un fatto di una gravità inaudita e non intendo sminuirlo in alcun modo: occorrono interventi del legislatore a livello nazionale. Ieri la vittima poteva essere un bambino e oggi avremmo dovuto fare i conti con una tragedia”.
Non nasconde la propria rabbia il sindaco di Berra Eric Zaghini per il clamoroso fatto di cronaca avvenuto martedì mattina a poche centinaia di metri dal centro del paese. Dove due feroci cani pitbull – scappati o lasciati liberi dal proprio padrone – si sono introdotti nel recinto di un maneggio e hanno letteralmente sbranato e ucciso un cavallo.
La drammatica scoperta è stata fatta dal gestore dell’allevamento, titolare di un negozio di falegnameria a Berra, che alla mattina si è recato sul posto per dare da mangiare agli animali e ha trovato uno dei cavalli in un lago di sangue e privo di vita. Mentre a poca distanza, ancora all’interno della sua proprietà, si aggiravano i due feroci pitbull responsabili del massacro. Sbigottito, rabbioso e spaventato, l’uomo non ha potuto fare altro che chiamare i carabinieri di Berra e denunciare l’accaduto dando il via all’inchiesta della procura, che ha fatto prelevare i due animali (ora nel canile comunale di Ferrara) per gli accertamenti affidati alle guardie veterinarie dell’Ausl. Al centro dei riscontri, oltre alle condizioni fisiche e mentali dei cani, anche i possibili elementi che possano aiutare a risalire all’identità del padrone, primo tra tutti la presenza o meno del microchip sottocutaneo.
Ma proprio a proposito del proprietario dei cani, Zaghini lascia intendere chiaramente che la vicenda va ben al di là di un fatto – già di per se grave – come l’uccisione di un cavallo. Innanzitutto perché i due pitbull nel loro vagabondare avrebbero anche potuto attaccare un essere umano, ma anche perché quanto successo potrebbe essere il ‘sintomo’ di un’attività illecita basata sul commercio di animali, anche da combattimento. “Non si sa ancora chi sono i proprietari – spiega il sindaco berrese – e quindi è presto per giungere a conclusioni. Detto questo, ho già il pensiero di chi possa essere il responsabile. Posso immaginarlo ma non ancora dirlo con certezza, ma quello che è sicuro è che si tratta di un fatto di una gravità inaudita: i due cani hanno ucciso un cavallo perchè hanno trovato un cavallo, ma se avessero incontrato una pecora, o un bambino? Quindi bisognerà mettere in campo un’azione ferma e decisa, perchè a Berra c’è chi fa il furbo utilizzando i pitbull per riprodurli e venderli, quindi lucrandoci anche sopra”.
Ma cosa si può fare per contrastare il fenomeno? Oltre all’inchiesta in corso, secondo Zaghini occorre anche un intervento normativo: “Utilizzare il pugno duro? È necessario, ma in generale penso che manchino norme adeguate: i pitbull sono per natura animali molto imprevedibili e bisogna porre dei limiti al commercio di questi cani. Il legislatore deve farsene carico per evitare che casi di questo genere o ancora più gravi. Da sindaco, pur avendo poteri limitatissimi, cercherò di portare avanti il tema in tutte le sedi”.
 
LA NUOVA FERRARA
21 FEBBRAIO 2015
Sei cani sotto sequestro dopo il blitz
E' stata data immediata esecuzione all’ordinanza del sindaco. Proseguono le indagini iniziate dopo l'aggressione dei pitbull ad un cavallo

di Marcello Pulidori

BERRA (FE) Una nuova puntata (e non dovrebbe essere l’ultima) nell’ormai complessa vicenda che riguarda l’area di Via Bosco in cui si trovano alcuni cani, molto probabilmente in cui sono transitati anche i due pitbull che lo scorso 10 febbraio hanno sbranato e ucciso un cavallo di 10 anni all’interno di un piccolo maneggio che si trova in Via Postale. Ieri il sindaco Eric Zaghini, dopo aver ricevuto una dettagliata relazione da parte del servizio veterinario dell’Asl (che parla di spazi inadeguati e condizioni inopportune per l’allevamento dei cani), ha emesso una ordinanza di sequestro amministrativo che, immediatamente eseguita, ha consentito di togliere da quello spazio 6 cani (tra pitbull e meticci) che sono stati trasferiti al canile di Ferrara dove dovranno restare fino ad accertamenti effettuati. All’intervento svolto ieri, non privo di difficoltà, hanno partecipato agenti della polizia municipale di Berra, carabinieri, funzionari dell’Asl e del canile di Ferrara.
Va aggiunto un particolare, se una determinata situazione si verificherà: se durante la permanenza al canile di Ferrara gli esperti dovessero accertare che i cani sono stati sottoposti a maltrattamenti, scatterebbe una denuncia d’ufficio alla procura della Repubblica.
Nell’ordinanza firmata ieri mattina dal sindaco Zaghini sono contenute anche sanzioni amministrative per un totale di 1.500 euro.
In questo modo ai 27 cani fatti portare via dal primo cittadino per motivi vari negli ultimi 5 anni, si aggiungono ora questi ulteriori 6: «Arriviamo a quota 33 cani fatti portare via con ordinanza del sindaco perché tenuti in maniera irregolare - spiegava ieri pomeriggio alla Nuova lo stesso Zaghini, non senza un velato riferimento al consigliere di opposizione Stefano Bigoni che nei giorni scorsi lo aveva attaccato -, quindi il nostro Comune sta facendo tutto il possibile, nel limite consentito dalle leggi, per porre rimedio a questa grave situazione che la comunità di Berra sta vivendo».
 
NEL CUORE.ORG
12 FEBBRAIO 2015
UNA NUOVA CASA PER ALBERTA IN SPAGNA: ECCO IL VIAGGIO (VIDEO)
Sequestrata a Napoli, ora è in un centro di recupero
La Lav presenta in esclusiva il video del viaggio di Alberta, una bertuccia salvata da detenzione illegale che - grazie alla collaborazione della Lega antivivisezione con il Corpo forestale dello Stato e la Fondazione olandese AAP – ha recentemente iniziato una nuova vita nel Centro di recupero "Primadomus", a Villena (Valencia) in Spagna, dove sta seguendo un percorso di riabilitazione per vivere in stato semi naturale, con i suoi simili.
Il filmato del viaggio di Alberta, da Napoli a Roma e poi in aereo verso la Spagna, insieme alla Lav – custode giudiziario dell'animale, ha curato ogni fase delle operazioni di trasferimento - è stato presentato oggi in anteprima, in occasione dell'inaugurazione della mostra di Simone Sbaraglia "Immagini dal pianeta Terra", presso l'Urp (Ufficio relazioni con il pubblico) della Forestale, a Roma.
"Lo sguardo degli animali in libertà fotografati da Simone Sbaraglia, ora appartiene anche ad Alberta e a tutti gli animali salvati in questi anni", commenta l'associazione, cui l'autore ha dedicato alcuni scatti della propria opera, raccolti nel calendario LAV 2015, intitolato, non a caso, "Liberi".
Grazie all'intervento congiunto di Lav, Corpo forestale dello Stato e AAP, Alberta potrà finalmente tornare ad "essere una scimmia": infatti, gli animali selvatici detenuti in condizioni incompatibili con le necessità etologiche della loro specie, fortemente condizionati dall'essere stati trattati per anni come animali domestici, necessitano di un processo di recupero, spesso lungo e delicato, per poter essere reintrodotti in habitat naturali, in libertà protetta, e riabilitati alla socialità.
Alberta è stata fortunata: per lei oggi ci sono le cure degli esperti del Centro di recupero per primati e presto arriverà il momento di ricongiungersi ai suoi simili, in un habitat quanto più possibile naturale. La storia di questa bestiola non è un caso isolato, lei è una delle circa 3.000 bertucce presenti in Europa.
Animali selvatici in via d'estinzione, trasformati in "animali da compagnia", a causa di un collezionismo dilagante quanto deleterio, in Italia vietato per legge.
Sequestrata dai carabinieri nel marzo del 2014, ad un privato che la deteneva illegalmente in provincia di Napoli, come fosse un animale domestico, Alberta venne temporaneamente affidata allo Zoo di Napoli, a causa della carenza in Italia di strutture specializzate nella detenzione e nel recupero di questi animali esotici.
La sua nuova casa, individuata dalla Lav grazie ad un network di collaborazioni internazionali, è il Centro di recupero per primati "Primadomus", in Spagna, una struttura di eccellenza gestita dalla Fondazione internazionale AAP, che da oltre 40 anni si occupa del recupero di animali esotici, oltre che di prevenirne e contrastarne il traffico illegale.
Nonostante nell'Unione europea, la commercializzazione di questa specie sia vietata dall'anno 2000, il traffico non si arresta, al contrario, negli ultimi anni sta assumendo dimensioni preoccupanti: i dati relativi al periodo 2001-2010, infatti, mostrano che il macaco berbero è stato l'animale Cites più commercializzato illegalmente nell'Unione europea, oltre che l'animale maggiormente confiscato nei Paesi dell'Unione.
Si tratta di una piaga resa ancora più grave dalla carenza di strutture adeguate per ospitare questi animali, che conduce spesso a ritardare il loro sequestro da parte delle forze di polizia o, in casi estremi, a mantenerli sotto sequestro perfino presso chi li deteneva illegalmente.
"Per fermare questo inaccettabile commercio, è indispensabile che l'Unione europea assicuri l'applicazione della legge, con il rafforzamento dei controlli alle frontiere e nei maggiori punti di snodo del traffico internazionale. Un obiettivo che potrà essere raggiunto solo se in tutti i Paesi dell'Unione il traffico illegale di specie protette verrà riconosciuto come un crimine specifico, da perseguire con sanzioni proporzionate e dissuasive – commenta la Lav – ciò è particolarmente necessario in Italia, il principale punto di ingresso del traffico di macachi in Europa, dopo la Spagna".
VIDEO
http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/una-nuova-casa-per-alberta-in-spagna-il-viaggio.html
 
IO DONNA
12 FEBBRAIO 2015
Spariscono sempre più cani
Sos cani. Non spariscono soltanto le persone, ma anche i quattrozampe.  Secondo l’Associazione Aidaa, i cani senza microchip di cui si sono perse le tracce (e purtroppo solamente in minima parte denunciati) sono stati 24.000 nel 2014. Di questi ben  8.000 nella sola regione Puglia, altri 4.300 sono scomparsi in Sicilia, 2.140 in Calabria, 1.400 in Campania, 970 in Abruzzo, 600 in Sardegna.
Alla fine della triste classifica risultano  la Lombardia con 321 cani di proprietà spariti nel nulla e il Piemonte con 310.
“Si tratta di cani rubati, o scappati o semplicemente raccolti per le strade e spediti all’estero o in altre regioni”  dice Lorenzo Croce presidente nazionale di AIDAA. “Spesso sono animali cui non è stato applicato il microchip e quindi impossibili da ritrovare, ma ci sono anche cani che poi vengono venduti all’estero ( in particolare meticci,) ma non mancano i cani di razza quali boxer e pastori tedeschi, e ovviamente i molossi destinati ai combattimenti, un fenomeno che dovremo monitorare sempre con attenzione maggiore”.
La questione dei cani spariti nel nulla è venuta alla ribalta con la vicenda che ha riguardato Gandalf  il cane di Elena Ceste, scoparso poco dopo la sua padrona, ritrovata uccisa nove mesi dopo in un fosso a pochi chilometri dalla sua casa di Asti.
 
ANDRIA LIVE
12 FEBBRAIO 2015
La novità
Cani da pastore abruzzesi per prevenire i danni da predatori nel Parco dell’alta Murgia
Avviata la fase sperimentale: L’Ente Parco cede alle aziende i capi di cani da guardiania
Dopo la sperimentazione delle recinzioni elettrificate per la prevenzione dei danni da cinghiale, da giovedì 12 febbraio, l’Ente Parco, in collaborazione con il Centro Internazionale per la Ricerca sul Cane, avvierà un progetto sui sistemi di prevenzione con i cani da guardiania per i danni da predatori, in particolare da lupo.
L’Ente Parco, capofila del progetto “Convivere con il lupo” finanziato dal Ministero dell’Ambiente e di cui sono partner altri cinque Parchi Nazionali, attuerà la campagna di prevenzione contro gli attacchi dei predatori e di sostegno alla pastorizia e inizierà la distribuzione di cani da pastore abruzzesi, unica razza italiana di cani da guardiania in grado di proteggere le greggi dal lupo.
Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia concentra così le proprie forze per un progetto a favore della pacifica convivenza tra zootecnia e lupo. Il riaffermarsi della presenza del predatore sull’Alta Murgia, infatti, se da un lato è un fondamentale contributo alla biodiversità del territorio, dall'altro viene percepito come un problema per i danni riportati agli allevatori di bestiame domestico. Lo strumento più antico per prevenire gli attacchi dei lupi è il cane da guardiania, rappresentato in Italia dai cani da pastore abruzzesi, veri compagni di lavoro per quei pastori e allevatori che vogliano proteggere con efficacia le proprie greggi.
Il Presidente dell’Ente Parco, Cesare Veronico, ha evidenziato: «Quest’azione consente di rafforzare i già stretti legami tra area naturale protetta e allevatori, in particolare di ovini, già coinvolti in molteplici iniziative tese a rivitalizzare anche economicamente un settore fondamentale per la stessa esistenza del Parco. L’utilizzo del cane da guardia recupera un’antica tradizione e rinsalda il rapporto tra l’uomo e le specie animali, sempre nella tutela del benessere di tutti i soggetti coinvolti».
«Il Parco – afferma il Direttore dell’Ente Fabio Modesti - punta a promuovere l'utilizzo di questi cani contando sulla creazione di una rete che possa un giorno consentire la disponibilità di cuccioli da fornire agli allevatori che ne sono sprovvisti. Questi cani sono in grado di svolgere un lavoro di difesa eccellente soprattutto se fatti lavorare in squadra, in numero variabile – a seconda delle dimensioni del gregge – da due a dieci».
Particolare attenzione sarà dedicata alla cura del benessere dei cani da guardiania da parte degli allevatori cui sono dati in comodato.
 
CORRIERE.IT
12 FEBBRAIO 2015
Ostia, una spiaggia per gli animali
Approvata delibera del Municipio
Il tratto di battigia dove potranno essere portati gli animali è a Castelporziano, a ridosso del fosso del Pantanello
di Redazione Roma Online
ROMA - Ostia avrà una spiaggia dedicata agli animali. «Il Consiglio del X Municipio di Roma Capitale ha approvato la delibera che individua l’area dove nascerà la spiaggia per gli animali - ha reso noto lo stesso Municipio con una nota -. L’area dedicata agli animali sorgerà sul tratto di spiaggia libera di Castelporziano adiacente al fosso del Pantanello, per 150 metri verso levante, sulla via Litoranea».
L’ordinanza del sindaco
«Finalmente dopo l’affidamento provvisorio dello scorso anno, Roma Capitale avrà un’area da dedicare agli amici a quattro zampe - ha detto il presidente della commissione ambiente e litorale del X Municipio di Roma Capitale Eliseo Franzese - La spiaggia sarà fruibile durante la stagione balneare, la cui apertura sarà disciplinata da un’ordinanza del sindaco di Roma Ignazio Marino. Sarà attrezzata con strutture a noleggio che saranno mobili e dunque rimovibili alla fine della stagione balneare. Non sarà prevista, invece, nessuna attività legata alla somministrazione. Ora, gli uffici municipali predisporranno un bando pubblico per la gestione dell’area. Siamo soddisfatti di aver portato a casa anche questo risultato, un impegno preso con i nostri cittadini amanti degli animali».
 
FOCUS
12 FEBBRAIO 2015
Animali: studio conferma, cani distinguono facce felici da arrabbiate
Roma - (EMBARGO ALLE 18) - Sempre attenti a quello che succede nei volti degli umani. I cani sono in grado di capire la differenza tra una faccia felice e una arrabbiata, ha confermato uno studio scientifico pubblicato sulla rivista 'Current Biology'. Il lavoro rappresenta la prima solida prova che un animale possa 'discriminare' tra espressioni emotive di un'altra specie, assicurano i ricercatori. "Pensiamo che i cani che abbiamo esaminato siano riusciti in questa impresa utilizzando la loro conoscenza delle espressioni dell'uomo", spiega Corsin Müller dell'Università di medicina veterinaria di Vienna.
Già precedenti tentativi erano stati fatti per verificare se i cani avessero questa capacità, ma nessuno era stato del tutto convincente. Nel nuovo studio, i ricercatori hanno 'arruolato' dei quattrozampe ai quali sono state mostrare facce felici o arrabbiate, 'zoomando' prima sulla parte superiore e poi sulla metà inferiore del viso. Dopo aver eseguito la stessa successione per 15 coppie di foto, le abilità discriminatorie dei cani sono state testate in 4 tipi di prove in cui venivano mostrati in diversi momenti e modalità, volti nuovi o già conosciuti dagli animali nella prima parte del test. Ebbene, i cani sono stati in grado di selezionare il volto arrabbiato o felice più spesso di quanto ci si aspetterebbe, in ogni parte dello studio. I risultati mostrano dunque non solo che i cani imparano a identificare le espressioni facciali, ma che sono anche in grado di trasferire nella pratica ciò che hanno imparato.
"Il nostro studio dimostra che i cani sono capaci di distinguere le espressioni di rabbia e felicità nei loro amici uomini o donne, ma anche in persone che non conoscono bene o che non hanno mai visto prima," assicura Ludwig Huber, autore senior e capo del gruppo di ricerca presso il Messerli Research Institute della capitale austriaca. Che cosa esattamente significhi per il cane tutto questo è difficile da dire, aggiunge, ma è probabile che i nostri amici a 4 zampe "associno un volto sorridente a un significato positivo e un'espressione facciale arrabbiata a un significato negativo". E questo perché, spiegano Müller e Huber, i cani sono risultati più lenti a imparare ad associare un volto arrabbiato a una ricompensa, suggerendo che avevano già assimilato l'idea, sulla base di precedenti esperienze, che è meglio stare alla larga dalle persone accigliate. I ricercatori continueranno a esplorare l'affascinante capacità dei cani di riconoscere le emozioni umane. Il gruppo ha in programma inoltre di studiare il modo in cui i cani esprimono le loro emozioni, e come queste possano essere influenzate da quelle dei loro proprietari o di altri esseri umani. "Ci aspettiamo di acquisire importanti conoscenze sullo straordinario legame tra l'uomo e il suo migliore amico, e sulla vita emotiva degli animali in generale", conclude Müller.
 
GEA PRESS
12 FEBBRAIO 2015
Cile – Sospesa l’uccisione dei cani. Il Governo: istituiremo un tavolo tecnico
Con una nota diffusa poche ore addietro del Ministero dell’Agricoltura del Cile, il Direttore generale del SAG (Servicio Agrícola y Ganadero) ha riferito sulla decisione di sospendere l’articolo sei della legge sulla caccia.
Si tratta del punto che consente ai cacciatori di potere uccidere i cani “selvatici”.
Un tavolo di lavoro, informa sempre il Ministero, verrà istituito fin dalla metà di marzo. Il suo compito sarà quello di ascoltare tutte le parti interessate al fine di avviare un dialogo costruttivo avente ad oggetto i “branchi di cani selvatici nelle zone rurali”.
Altro scopo del tavolo di lavoro, sarà quello di prevedere sussidi agli allevatori.
Come è noto la decisione del Governo del Cile di uccidere i cani cosiddetti “selvatici” (decisione divenuta esecutiva pochi giorni addietro ma in realtà risalente al 2012) ha suscitato l’indignazione dell’opinione pubblica cilena ed internazionale. Secondo gli animalisti, la legge era innanzi tutto portatrice di un errore terminologico. La figura del “cane selvatico” cileno non esiste e per questo sarebbe stato più corretto parlare di randagismo. In tal maniera si sarebbe tolta la questione dal mirino dei cacciatori.
In molti, hanno già sottolineato come la decisione di uccidere i cani non è stata cancellata, ma trattasi solo di una sospensione. Un intervento, quello del Governo cileno, probabilmente dovuto all’esigenza di venir fuori da una situazione di imbarazzo innanzi l’opinione pubblica.
La tanto criticata legge  cilena, ha previsto che il cane, così come la lepre europea, la volpe grigia, il ratto ed altre specie, siano definiti animali dannosi (vedi articolo GeaPress) e come tali cacciabili.
 
LA ZAMPA.IT
12 FEBBRAIO 2015
La fedeltà del cane Hachiko ricordata in una statua
La sua storia la conoscono tutti, soprattutto dopo il film che ha visto come protagonista umano l’attore Richard Gere. Hachiko era un cane di razza Akita, diventato famoso per la sua enorme fedeltà nei confronti del suo proprietario, il professor Hidesaburo Ueno. Dopo la morte improvvisa dell’uomo, il cane si recò ogni giorno, per quasi dieci anni, ad attenderlo, seppur invano, alla stazione in cui il professore prendeva il treno per recarsi al lavoro.
Il quattrozampe morì l’8 marzo 1935, stroncato dalla filariasi. Ritrovato in strada di Shibuya, la sua morte impietosì la comunità nipponica e la notizia, inserita in tutte le prime pagine dei giornali giapponesi, spinse a dichiarare un giorno di lutto nazionale.
La sua fedeltà era già stata celebrata con una statua di bronzo nel 1934, poi fusa per esigenze belliche. In seguito venne poi rifatta, sempre nella posizione di attesa verso il suo umano.
Ora, a 80 anni dalla sua morte, l’Università di Tokyo ha voluto ricordarlo con un’altra statua, questa volta, però, insieme al suo proprietario. La statua, le cui foto sono state diffuse in rete, verrà presentata nel marzo prossimo.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/02/12/multimedia/societa/lazampa/la-fedelt-del-cane-hachiko-ricordata-in-una-statua-HNsqXqa13P5uuEs5ooiUmJ/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
12 FEBBRAIO 2015
SUDAFRICA, SI VALUTA IL COMMERCIO LEGALE DEL CORNO DI RINOCERONTE
Aspetti tecnici e strategici allo studio entro fine anno
Il Sudafrica considera la fattibilità del commercio legale di corno di rinoceronte: un team di lavoro di 21 membri esaminerà gli aspetti tecnici e strategici del commercio, ma il ministero degli Affari ambientali sottolinea che il governo non ha preso una posizione sulla questione. Lo speciale comitato, che comprende ambientalisti, scienziati ed autorità di immigrazione, ha il compito di individuare nuove misure per frenare le uccisioni illegali dei rinoceronti. Alla fine dell'anno il gruppo dovrà presentare la propria relazione al governo.
"E 'importante sottolineare che il Sudafrica non ha preso posizione sulla questione e non lo farà fino a quando la commissione non avrà completato il suo lavoro ed avrà presentato le sue conclusioni", ha detto il ministero in un comunicato riportato da "The Guardian". Il Paese ospita la più grande popolazione di rinoceronti al mondo e si trova ad affrontare una vera e propria "esplosione" di bracconaggio, con 1.215 animali uccisi nel 2014 pari ad un aumento del 21 per cento rispetto all'anno precedente. Questo massacro è guidato, secondo gli esperti, dalla domanda asiatica per il corno di rinoceronte che si pensa avere proprietà medicinali. A livello internazionale, il commercio del corno è stato vietato nel 1977 dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche in pericolo (Cites). Se il Sudafrica deciderà di perseguire un commercio di corno di rinoceronte legale, dovrà conquistare due terzi degli Stati membri in occasione della prossima Conferenza Cites, che il Paese ospiterà nel 2016.
 
L’UNIONE SARDA
13 FEBBRAIO 2015
Cinque cani ammazzati e incaprettati
Macabro ritrovamento a Villamassargia
Il macabro ritrovamento è stato fatto l'altra mattina sulla strada di campagna ai piedi del Mont'Exi, a Villamassargia.
Sardegna - Prov. Di Carbonia Iglesias Cinque cani, fra bracchi e segugi, sono stati ammazzati, incaprettati e poi appesi a una quercia. Il ritrovamento è stato fatto nelle stesse terre dove due anni fa venne incendiato un ovile.
Nessuno ha sporto denuncia ma l'avvertimento sembra rivolto a qualcuno - probabilmente un cacciatore - che avrebbe osato invadere un territorio dove la caccia è vietata, entrando in una proprietà privata.
 
IL MATTINO
13 FEBBRAIO 2015
Sant'Antimo (SI). Riduce in fin di vita un cane entrato nel suo cortile
Il cane, che ha rimediato una bruttissima ferita al cranio, è stato soccorso dalla polizia locale e ricoverato presso una struttura convenzionata con l'Asl. Grazie alle testimonianze raccolte dai militari, assieme alle volontarie dell'associazione Spes e dell'Oipa, che da anni si occupano di curare e far adottare i randagi del territorio, l'uomo è stato denunciato e rischia una pesante sanzione. Intanto le condizioni del cane sono ancora gravi. Resta in prognosi riservata con una pesante commozione celebrale.
VIDEO
http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/riduce-in-fin-di-vita-un-cane-entrato-nel-suo-cortile/notizie/1178834.shtml
 
IMOLA OGGI
13 FEBBRAIO 2015
Cani massacrati a bastonate dai ladri: razzia in sette aziende a Podenzano (PC)
 
Hanno massacrato di bastonate tre cani, e un quarto lo hanno ferito gravemente, soltanto perché, abbaiando, stavano disturbando il loro piano criminale. Un gesto barbaro quello che nella notte del 13 febbraio a Podenzano (Piacenza)  è stato compiuto da gente senza scrupoli. Una banda di ladri che ha preso di mira sette aziende alle porte del paese, lungo la strada provinciale per San Giorgio. A fare le spese, purtroppo, sono stati tre setter che erano a guardia di una di queste ditte, chiusi nel loro recinto, e che hanno iniziato ad abbaiare quando hanno percepito l’intrusione degli sconosciuti.
E’ accaduto in piena notte, e i malviventi senza scrupoli non hanno esitato a prendere un bastone e, entrati nei recinti dei cani, a massacrare i tre poveri animali infierendo con colpi violenti sulla tesa fino a lasciarli a terra esanimi in un lago di sangue.
Lì vicino, in una ditta confinante, c’era un altro cane, un pastore tedesco, che è stato ferito gravemente nello stesso modo: l’animale, seppure tramortito, è rimasto in vita anche se ora si trova in una struttura veterinaria a causa di una grave lesione alla testa.
A questo punto i ladri hanno potuto agire indisturbati nella zona, facendo una vera razzia. Delle indagini si stanno occupando i carabinieri della stazione di San Giorgio che sono intervenuti per i rilievi. I ladri hanno portato via un furgone caricato di attrezzature rubate nella zona (frese, caminetti, etc) e anche un fuoristrada Land Rover. Le targhe dei mezzi rubati sono state già diramate per le ricerche.
A scoprire la triste mattanza sono stati, la mattina del 13 febbraio, i titolari stessi dell’azienda e proprietari dei cani uccisi. Sul posto è intervenuto anche il veterinario dell’USL di Piacenza e i corpi senza vita degli animali sono stati posti sotto sequestro.
 

 

 

 
LA NAZIONE
13 FEBBRAIO 2015
Cani e gatti impallinati: caccia al ‘killer’
Ceparana, un agghiacciante "passatempo" 
di Matteo Marcello
Spezia, 13 febbraio 2015 - È tornata a stento a casa, e i suoi padroni hanno capito cosa le fosse accaduto solo dal veterinario: qualcuno le aveva sparato alla zampa sinistra. Già, perché da qualche tempo, a Ceparana, qualcuno sta prendendo di mira cani e gatti, a colpi di fucile, probabilmente a pallini. E’ accaduto anche l’altro ieri, nei pressi della delegazione comunale di piazza Novellini: a farne le spese è stata Milù, gattina di pochi anni, che oggi per quella ferita alla parte superiore della zampa dovrà essere operata, in una clinica veterinaria di Sarzana.
E’ stato il suo padrone ad accorgersi che qualcosa non andava. Ha visto il gatto miagolare ripetutamente e zoppicare. Immediata la visita allo studio veterinario locale. Qui, una radiografia ha svelato il motivo di tanto dolore: un proiettile aveva colpito l’osso della gamba dell’animale, fratturandola. «Non è comprensibile che gli animali vengano trattati in questo modo – sbotta Nicola Parente, che ha adottato da qualche anno la piccola Milù –. All’inizio non avevamo compreso di cosa si trattasse, solo quando ci hanno fatto vedere le radiografie abbiamo capito cosa era capitato alla nostra gattina. Il veterinario ha confermato che si tratta di una ferita causata da un’arma, e che va assolutamente operata. Domani (oggi; ndr), dopo l’operazione, mi recherò in caserma per denunciare l’episodio: non voglio che questa atrocità rimanga impunita, chi ha sparato alla nostra gatta deve essere individuato».
Purtroppo, pare che quanto accaduto alla piccola Milù non sia un fatto isolato. Alcuni mesi fa, a poca distanza dall’area di piazza Novellini, un cane era stato colpito di striscio alla testa, fortunatamente senza gravi conseguenze. «Troppo spesso sentiamo degli spari nella nostra zona – aggiunge Nicola Parente –, senza dimenticare che proprio in questa area, negli ultimi mesi, sono spariti un po’ di gatti, che erano accuditi da una donna residente in zona. Questa crudeltà nei confronti degli animali deve assolutamente finire». Intanto, immediato è scattato anche il tam tam sui principali social network, dove i proprietari di Milù hanno raccontato la vicenda e postato le foto della loro gattina, sdraiata su un lettino, dolorante: un modo anche per mettere in guardia gli altri cittadini ceparanesi proprietari di animali da queste crudeltà. Tanti, quelli che hanno condannato l’episodio, sottolineando come purtroppo nell’ultimo periodo a Ceparana si sia sviluppata una sorta di intolleranza contro gli amici a quattro zampe: da ultimo, il ritrovamento di alcuni bocconi avvelenati a ridosso del parco fluviale.
 
NEL CUORE.ORG
13 FEBBRAIO 2015  
SOS A BOLOGNA: POLPETTE CON AGHI, VETRI E CHIODI IN PARCHI E GIARDINI
Tra Molinella, Minerbio e Baricella. Morto un labrador
Non bastavano i bocconi avvelenati. Ora contro i cani sono state escogitate anche polpette con aghi, vetri e chiodi che, se ingeriti, provano ferite devastanti e dolori fortissimi. L'allarme - riferisce "il Resto del Carlino" - è scattato a Molinella, in provincia di Bologna, in alcuni parchi e giardini privati. Ma segnalazioni sono arrivate anche da Ca' de' Fabbri di Minerbio e da San Gabriele di Baricella. Proprietari di cani messi in guardia. E non solo: l'Associazione volontari protezione civile Monicella (Avpcm) sta pensando di organizzare una squadra di controllo.
La polizia municipale ha visitato le aree verdi dopo le segnalazioni. Una polpetta con chiedi e vetri è stata trovata anche a San Gabriele. Il veterinario Antonio Tallarico di Baricello ha confermato: "Sono state trovate polpette con vetri e chiodi all'interno, un gesto crudele contro i poveri cani. Purtroppo continua anche il malcostume di chi sparge bocconi avvelenati classici con la stricnina. Al cimitero di Ca' de' Fabbri di Minerbio sono intervenuto per salvare un labrador di 4 anni avvelenato - ha aggiunto - e, quando sono arrivato, era già troppo tardi".
 
NEL CUORE.ORG
13 FEBBRAIO 2015
BOCCONI AVVELENATI, LAV: BENE LA PROROGA MA OCCORRE UNA LEGGE
"Indispensabili norme definitive senza scadenza"
La LAV accoglie con favore la proroga dell'ordinanza ministeriale sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati, del sottosegretario alla Salute Vito De Filippo.
"La proroga è un atto indispensabile per la tutela degli animali e della salute pubblica, considerato come i bocconi killer continuino a uccidere da nord a sud Italia e non risparmino né domestici né selvatici, rappresentando un serio pericolo anche per la popolazione umana, in particolare per i bambini, e per l'ambiente, con gravi danni anche al patrimonio faunistico, comprese le specie in via d'estinzione", dichiara Ilaria Innocenti, responsabile nazionale del Settore Cani e Gatti LAV."Ma affinché le disposizioni dell'ordinanza siano davvero efficaci è necessario che tutti i soggetti preposti a prevenire e reprimere il fenomeno ne diano piena applicazione e seguano le Linee guida emanate il 15 novembre del 2011 dal Ministero della Salute per standardizzare le procedure previste dall'Ordinanza stessa e uniformarle sul territorio nazionale – prosegue Ilaria Innocenti – E soprattutto è indispensabile che le norme contenute nell'Ordinanza siano recepite in legge al più presto, per renderle definitive e senza scadenza."
Le disposizioni dell'ordinanza 18 dicembre 2008, e successive modificazioni e proroghe, rendono possibile un maggior controllo del fenomeno, e se correttamente applicate, sono certamente utili a ridurre l'incidenza degli episodi di avvelenamento e all'individuazione individuazione dei responsabili.
In caso di episodi di avvelenamento anche solo sospetto, il Sindaco deve dare immediate disposizioni per l'apertura di una indagine, da effettuare in collaborazione con le altre Autorità competenti e, qualora sia accertata la presenza di bocconi o esche contenenti sostanze tossiche o nocive e/o la loro ingestione, deve provvedere ad attivare tutte le iniziative necessarie alla bonifica dell'area interessata, a segnalarla con apposita cartellonistica e a intensificare i controlli.
Fondamentale anche il ruolo delle Prefetture presso cui l'ordinanza prevede l'attivazione di un tavolo di coordinamento per la gestione degli interventi da effettuare, e per il monitoraggio del fenomeno, al fine di garantire una uniforme applicazione delle attività di prevenzione e contrasto.
 
LA NUOVA VENEZIA
13 FEBBRAIO 2015
Vendeva animali ma aveva tre cagnolini morti in congelatore
Macabra scoperta in un negozio di animali in centro a Mestre: oltre ai cadaveri, i cagnolini erano senza documenti e c'erano alimenti scaduti. Oltre 1.500 euro di multe
MESTRE (VE). Vendeva cuccioli di cani in un negozio del centro di Mestre, ma teneva nel frigorifero il corpo di tre piccoli animali morti da più di sei mesi. E' questa la macabra scoperta fatta dagli agenti della Polizia municipale della sezione Mestre Centro che, assieme al Servizio Veterinario dell'Ulss 12, hanno condotto una verifica ispettiva in un negozio di animali di Mestre, dopo segnalazioni, giunte da alcuni cittadini, sulle modalità di vendita dei cuccioli.
Dall’accertamento, è inizialmente risultato che i cinque cagnolini destinati alla vendita presenti nel negozio, venivano esposti in vetrina in palese violazione delle norme di tutela dei cani previste da uno specifico regolamento comunale; quattro di questi cuccioli avevano inoltre il passaporto europeo per animali carente di indispensabili indicazioni, mentre la quinta bestiolina era sprovvista di qualsiasi documento attestante provenienza, proprietà e iscrizione all'anagrafe canina. L'ispezione ha poi portato al rinvenimento di oltre 60 confezioni di alimenti per animali poste in vendita oltre la data di scadenza.Ma la sorpresa più grossa è stata la verifica del ricovero notturno degli animali, nel retrobottega: qui gli agenti hanno rinvenuto un congelatore con il corpo di tre cagnolini  di specie diverse, morti da oltre 6 mesi, contenuti in normali borse di plastica. Per questi animali, identificati tramite lettura del microchip, non era stata fatta la denuncia obbligatoria di decesso, né tantomeno era stata evasa alcuna pratica per lo smaltimento delle spoglie.Considerata la situazione di degrado in cui si presentava il negozio e le diverse violazioni riscontrate nella conservazione ed esposizione degli animali destinati alla vendita, la Polizia municipale ed il Servizio Veterinario dell’Asl stanno provvedendo all’analisi di tutti i dati e dei registri relativi all’attività di vendita, per provvedere poi alla verbalizzazione delle numerose sanzioni amministrative, compresa la revoca dell’autorizzazione sanitaria (sino ad ora circa 1500 euro di sanzioni) e a quelle di carattere penale.
FOTO
http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2015/02/13/news/vendeva-animali-ma-aveva-tre-cagnolini-morti-in-congelatore-1.10857872
 
NEL CUORE.ORG
13 FEBBRAIO 2015
CACCIA IN LIGURIA, SI CAMBIA: STOP ALL'USO DI ARCO E FRECCE
Ma si adopereranno ancora le munizioni a piombo
Arco e frecce per uccidere caprioli, daini e camosci: è la proposta di alcuni consiglieri della regione Liguria che, con una modifica alla Legge regionale 1 luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio), vorrebbero autorizzare l'uso di arco e frecce per uccidere gli ungulati. Discussa nei giorni scorsi presso l'aula del Consiglio della Regione Liguria, la proposta di legge include anche l'utilizzo di munizioni al piombo in tutte le aree del territorio regionale, escluse le zone umide, protette da una convenzione internazionale.
Un doppio crimine nei confronti della fauna selvatica e dell'ecosistema. Con l'impiego di arco e frecce, infatti, si condannano a una lenta e atroce agonia migliaia di animali, configurando il reato di maltrattamento degli animali (art. 544-ter del Codice Penale), mentre con l'utilizzo delle munizioni al piombo viene di fatto legalizzato, ai limiti del paradosso, un reato ambientale.
Numerose ricerche, documentate anche dall'ISPRA, hanno, infatti, dimostrato che il piombo è un metallo tossico il quale, oltre ad avvelenare gli uccelli acquatici che lo ingeriscono accidentalmente, è responsabile della contaminazione del terreno e della selvaggina cacciata, determinando un rischio sanitario anche per la salute umana.
Vi invitiamo quindi - si legge in una nota - a unirvi all'appello di protesta lanciato dall'OIPA per chiedere alla Regione Liguria di rigettare una proposta di legge, che ancora una volta, favorisce i cacciatori, un'esigua minoranza della popolazione che fa comodo "acquistare" in periodo elettorale.
 
ESTENSE.COM
13 FEBBRAIO 2015
Zaghini: “Qualcuno a Berra alleva cani per combattimenti”
Il sindaco di Berra lo aveva segnalato alla procura prima dell'episodio dei due pitbull che hanno sbranato un cavallo
Berra (FE). E’ stata probabilmente la fame ad alimentare l’aggressività dei due pitbull che martedì notte hanno sbranato un cavallo accudito nel recinto di un privato di Berra. Potrebbe trattarsi degli stessi cani che già domenica erano stati visti vagare nelle campagne tra Berra, Jolanda e Copparo, forse trascurati e abbandonati dal loro padrone per chissà quale motivo e affamati.
Nella stalla in cui si sono introdotti di notte dormivano tre cavalli di proprietà di privati, ma dei tre i pitbull hanno attaccato l’esemplare più debole, una vecchia cavalla da compagnia con problemi alle gambe, curata amorevolmente come si farebbe con qualsiasi animale che fa parte della famiglia. I due pitbull, dopo la loro cattura, sono stati trasferiti presso il canile di Ferrara, anche loro feriti, con cicatrici sul corpo e con tutta la frustrazione che si trasforma in aggressività tipica dei cani che devono aver subìto maltrattamenti. Al momento non è stato  possibile capire se i due esemplari fossero provvisti o meno di microchip, dato che i veterinari non sono ancora riusciti ad avvicinarli.
Il sindaco di Berra, Eric Zaghini, sta seguendo molto da vicino la vicenda che ha sconcertato il paese. E rivela di aver inviato giorni prima una lettera alla Procura di Ferrara segnalando la probabile presenza di persone dedite all’allevamento di cani per combattimenti. “La lettera – spiega Zaghini – l’ho inviata dieci giorni fa, quindi ben prima dell’episodio, sulla base di alcune testimonianze qualificate che segnalavano come a Berra venissero allevati e addestrati cani da utilizzare nei combattimenti, pitbull e molossoidi. La segnalazione si riferiva a un gruppo di persone ben conosciute alle forze dell’ordine”.
Zaghini tuttavia è propenso a credere che quei due pitbull non arrivassero da Berra, ma da più lontano. “Erano affamati, troppo affamati – commenta – e nessuno sarebbe così sprovveduto da tenersi in casa pitbull e affamarli. Potrebbe trattarsi dei cani di qualcuno, collegato a questo gruppo di persone, che si è però trasferito altrove lasciando i pitbull al loro destino”.
 
CORRIERE.IT
13 FEBBRAIO 2015
Il salvataggio di un cane incastrato nel muro
Il cucciolo è stato soccorso dai vigili del fuoco: per liberarlo ci sono voluti 30 minuti
Rimasto incastrato in un buco nel muro, un cagnolino ha chiamato i padroni con deboli guaiti. E' accaduto in Cina, nella provincia di Anhui, nell'Est del Paese; secondo le prime ricostruzioni il cucciolo sarebbe caduto nel varco lasciato dal vecchio condizionatore. I vigili del fuoco ci hanno messo quasi 30 minuti per liberare il cane, che poi si è riunito felice ai propri padroni.
VIDEO
http://video.corriere.it/salvataggio-un-cane-incastrato-muro/e7cb6506-b383-11e4-8ea5-42a1b52c991f
 
GEA PRESS
13 FEBBRAIO 2015
Un anno di bracconaggio in Italia. Il report del CABS e il caso Calabria
Direttamente dalle sedi di Bonn e di Milano del CABS, lo speciale nucleo di volontari specializzati nell’antibracconaggio interviene nuovamente  sulla grave situazione della caccia illegale in Italia.
Un vero e proprio dossier, ricco di dati che abbracciano il periodo compreso dal 1 febbraio 2014  al 31 gennaio 2015.
706 casi raccolti attraverso notizie di stampa e ben 1.594 persone coinvolte in reati nei confronti degli animali selvatici. Un aumento rispetto all’anno scorso del 28,8%.
“Anche quest’anno – riporta Alex Heyd, direttore del CABS – abbiamo segnato uno a uno tutti i casi noti di uccisione di esemplari di fauna selvatica, dagli abbattimenti di lupi a Grosseto, ai falchi pecchiaioli sparati sullo stretto di Messina, ai numerosi bracconieri di cardellini a Napoli, come ai cacciatori bresciani di pettirossi e altri piccoli uccelli. Dall’insieme di questi dati riusciamo a ricostruire con una certa precisione il fenomeno del bracconaggio e della caccia illegale in Italia“.
Una situazione divenuta oltretutto oggetto dell’apertura di un Pilot (una richiesta di informazioni che precede la procedura d’infrazione) da parte della Commissione Europea.
Nella stagione appena trascorsa il bracconaggio ha imperversato in Italia. Ne hanno fatto le spese 1 orso marsicano abbattuto a Pettorano sul Gizio, 23 lupi (13 uccisi a fucilate, 7 con veleno e 3 con i lacci). Fra gli uccelli invece 2 aquile reali, 4 astori, 8 falchi pellegrini, 1 lanario, 1 smeriglio, 2 falchi pescatori, oltre a decine di falchi di palude, poiane, gheppi e falchi pecchiaioli. Fra gli strigiformi 1 civetta, 2 gufi comuni, 1 gufo di palude e 2 barbagianni. A questi si aggiungono 1 cicogna nera, 1 cicogna bianca, 1 gru, 3 fenicotteri, 3 ibis sacri e 1 ibis eremita, uno degli uccelli più rari al mondo e oggetto di un progetto di reintroduzione in Italia, abbattuto puntualmente come ogni anno in provincia di Livorno.
Per il CABS, però, questa lista è  la punta di un immenso iceberg.
Secondo il report del CABS, il 78% dei reati venatori sono commessi durante la stagione di caccia e il 58% nei mesi di settembre, ottobre e novembre, ovvero quando gli uccelli che hanno nidificato in nord Europa attraversano l’Italia per raggiungere luoghi più caldi.
Più in dettaglio il 32% dei reati riguarderebbe l’abbattimento di specie protette e particolarmente protette. In aumento, poi, l’utilizzo di trappole, reti e tagliole (18%). C’è poi la caccia in aree protette (8%) e l’utilizzo di richiami acustici elettromagnetici, spesso nascosti in semplici smartphone e cellulari, al fine di attrarre gli uccelli a portata di fucile e riempirsi i carnieri (18%).
Quest’ultima pratica, seppure in lieve diminuzione rispetto alla stagione precedente, è ancora estremamente diffusa.
Non mancano, comunque, alcuni casi di opposta tendenza. Un cacciatore di Pisa, ad esempio, ha salvato la vita a un lupo, vittima di avvelenamento e un secondo cacciatore di Caltanissetta, che dopo aver rinvenuto un picchio rosso maggiore abbattuto da un collega, ha tentato di salvarlo contattando il WWF. Più censurabile invece il comportamento di non pochi  cacciatori italiani che si recano all’estero per i viaggi venatori.Serbia, Bosnia, Albania e Romania sarebbero le mete preferite. In particolare il CABS ricorda 200 uccellini sequestrati a un cacciatore sorpreso a Monaco mentre tentava di introdurre in Italia gli uccelli uccisi in Romania; le 11.000 cartucce sequestrate a un gruppo di cacciatori italiani in Romania; 500 tortore sequestrate a tre cacciatori di ritorno dalla Grecia.
Sul territorio nazionale invece non sono da registrarsi grandi novità rispetto all’anno precedente. La provincia con maggiore attività di bracconaggio denunciato resta Brescia (12%), seguono Salerno (8%), Reggio Calabria (7%) e Cagliari, Ragusa, Caserta e Foggia con ciascuna al 4%. A livello regionale la Campania (18%) ruba il primo posto alla Lombardia (16%), seguita da Calabria (11%), Sicilia (10%), Puglia, Toscana e Sardegna. In tema di reati contestati, il maggiore dinamismo è quello delle Guardie dell’ONG, seguite dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Polizia Provinciale. Controlli che avverrebbero, però, in  maniera difforme tra le varie province.
In Sicilia, ad esempio, la metà delle denunce contro noti (49%) è fatta dalla Polizia Provinciale di Ragusa, l’unica Provinciale attiva in materia di caccia. Il resto delle denunce è dovuto ai Carabinieri (20%) e a due soli interventi del NOA (15 persone denunciate in 2 giorni, 13%).
Tali discrepanze, non si registrano solo in tema di controlli, ma anche sotto il profilo giuridico/sanzionatorio. La grande maggioranza dei reati venatori sono oblazionabili, ovvero estinguibili con il pagamento di un’ammenda, e gli importi di queste ammende, stabiliti nel 1992, non sono mai stati aggiornati.
Un caso a parte il CABS lo dedica alla Calabria ed alla provincia di Reggio Calabria in particolare. Secondo i protezionisti, nel 90% del territorio provinciale i controlli sarebbero insignificanti. Un luogo, quello della provincia ora additata dal CABS, cruciale per gli uccelli migratori, essendo parte terminale della penisola italiana e ponte naturale proteso in direzione dell’Africa. Un collegamento, quello tra caccia e migrazione, da avere determinato la stessa nascita delle caccia di cosiddetta tradizione.
Quindicilima sarebbero i seguaci di Diana nella provincia ma vi è pure il fenomeno di personaggi privi di licenza di caccia. Anche per la Calabria, specie protette impallinate ed uso diffuso dei richiami, ma la provincia di Reggio Calabria si caratterizza altresì per la caccia illegale agli uccelli rapaci.
“A questi atteggiamenti – riporta la nota del CABS di Reggio Calabria – corrisponde purtroppo un livello di controlli venatori molto basso, ben al di sotto della media nazionale“.  I dati raccolti dal CABS nella stessa provincia nel corso della stagione venatoria 2014/2015, accusano come nel 90% del territorio ci sarebbero stati controlli del tutto insignificanti sui carnieri e più in generale sul rispetto della legge 157/92. Il CABS, in particolare, riferisce di non avere alcuna notizia di 0 denuncia penale a carico di bracconieri, nonostante le migliaia di reati consumati.
Proprio per questa ragione alla fine di ottobre 2014 le associazioni CABS (Committee Against Bird Slaughter) e MAN (Associazione Mediterranea per la Natura), nel denunciare il gravissimo livello di illegalità venatoria riscontrato dopo l’apertura della stagione venatoria, avevano chiesto al Prefetto di Reggio Calabria di voler sollecitare le Forze dell’Ordine a mettere in campo servizi di controllo di carattere straordinario. Questa segnalazione non avrebbe però prodotto alcun effetto, visto che non si è riscontrato alcun reale miglioramento della situazione.
Il CABS, associazione che si batte in tutta Europa contro il bracconaggio, dal 1° settembre 2014 al 31 gennaio 2015 ha svolto sistematico monitoraggio dell’attività venatoria nel territorio della provincia di Reggio Calabria.  Nel corso di tali attività ha raccolto ingente documentazione relativa a diverse attività di bracconaggio, in particolare uccisione di specie protette (fringuello) e particolarmente protette (pispola).  In due occasioni i volontari del CABS sono riusciti a realizzare filmati nei quali viene documentata l’attività venatoria esercitata da soggetti sprovvisti di licenza di porto di fucile. In particolare è stato filmato il passaggio di armi da un soggetto munito di regolare licenza di caccia ad un altro che ne era sprovvisto. Si tratta di reati molto gravi – porto abusivo ed incauto affidamento di armi – che normalmente portano alla revoca della licenza di caccia per il soggetto proprietario dell’arma. Tutto il materiale raccolto è stato trasmesso all’Autorità Giudiziaria territorialmente competente.
Nel corso delle attività svolta, aggiunge il CABS di Reggio Calabria, si sarebbe purtroppo riscontrata, in grandissima parte del territorio provinciale, la totale inefficacia dei controlli sulla caccia da parte delle autorità competenti. Solo a titolo di esempio si riportano i casi della Zona di Protezione Speciale (ZPS) denominata “Costa Viola”. Qui, nonostante la caccia fosse vietata per tutto settembre, il CABS ha registrato in quel mese decine di migliaia di colpi di fucile esplosi nella parte sud, nel territorio dei comuni di Scilla, Villa San Giovanni, Campo Calabro, Calanna e Reggio Calabria ed il conseguente abbattimento di migliaia di uccelli in area sottoposta a protezione.
Ancora, mentre in Sicilia ed a Malta alla fine di ottobre venivano intercettati grossi carichi di uccelli vivi, provenienti dalla provincia di Reggio Calabria (dove erano stati illegalmente catturati con le reti) qui nessuna denuncia per uccellagione veniva fatta. A ciò si aggiunge come, nonostante la caccia al tordo bottaccio fosse stata vietata in tutta la Calabria sin dal 19 gennaio 2015, in data 25 gennaio migliaia di colpi di fucile sono stati registrati in tutto il versante tirrenico, in particolare nei comuni di Gioia Tauro, Varapodio e San Giorgio Morgeto, esplosi esclusivamente a danno delle specie tordo bottaccio e fringuello.
Questa incredibile diffusione del bracconaggio rappresenta per il CABS una gravissima minaccia:
a) per le specie migratrici la cui consistenza numerica è in Europa in costante drammatica diminuzione, come l’allodola (Alauda arvensis), che a Reggio Calabria viene uccisa in numeri elevatissimi a partire dalla seconda metà del mese di ottobre, dopo essere stata attirata per mezzo di richiami acustici elettromagnetici il cui uso è vietato dalla legge. Per questa specie la situazione è aggravata dall’arrivo nella provincia di cacciatori provenienti da altre regioni,  come Veneto, Lombardia e Marche. Costoro vengono ospitati da soggetti senza scrupoli ed accompagnati in veri e propri safari venatori nelle zone prive di controlli, per fare man bassa illegale di questa specie molto ricercata;
b) per specie svernanti, come il tordo bottaccio (oggetto di caccia spietata) e soprattutto la beccaccia, specie in forte contrazione numerica, che viene uccisa in grandi numeri da appostamento, cosa vietata dalla legge;
c) per specie protette, come il fringuello (Fringilla coelebs), che vengono massacrati a decine di migliaia per tutti i mesi invernali;
d) per gli uccelli rapaci migratori, che sono fortemente danneggiati dalla coincidenza della migrazione post-riproduttiva con la stagione venatoria;
e) per specie rare, oggetto di specifici progetti di tutela, come l’Aquila del Bonelli (Hieraaetus fasciatus), la cui naturale espansione dalla Sicilia alla Calabria rischia di essere vanificata dagli elevati tassi di bracconaggio, cosi mettendo a rischio gli sforzi protezionistici  del “Progetto Bonelli”, realizzato dal Gruppo Tutela Rapaci Sicilia.
Il CABS ritiene che questa situazione di illegalità abbia ormai raggiunto livelli intollerabili. Per denunciare il grave pregiudizio per la fauna selvatica solleciterà la presentazione di interrogazioni al Parlamento Italiano ed Europeo, nell’augurio che si possa giungere alla condanna dell’Italia per le gravi violazioni degli obblighi internazionali che ha liberamente assunto, essendosi impegnata a garantire la protezione delle specie migratrici.
Cosa che, almeno a Reggio Calabria, non riesce sicuramente a fare.
 
REPUBBLICA.IT
13 FEBBRAIO 2015
Pirellone, libero accesso per i cani in ospedali e luoghi pubblici: proposta lista Maroni
Anche i mezzi di trasporto diventano aperti agli animali domestici: è una delle novità del testo che prevede anche l'obbligo di chip, il divieto di catena. La soddisfazione di Michela Vittoria Brambilla
Obbligo di chip e libero ingresso dei cani in tutta la Lombardia, inclusi ospedali, mezzi di trasporto e altri luoghi pubblici: queste due delle novità che vuole introdurre un progetto di legge regionale sugli animali domestici presentato dalla Lista Maroni e firmato da altre forze del centrodestra lombardo. Il testo è stato illustrato a Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale, dove erano presenti Michela Vittoria Brambilla (esponente di FI e presidente della Lega italiana difesa animali e ambiente) con il suo cane Lucky e Lara Magoni (promotrice del progetto di legge e consigliere della Lista Maroni), anche lei accompagnata dal suo animale domestico, Penny. "Noi ci occupiamo di quello che interessa la gente senza preoccuparci che non venga considerato una materia di prima categoria - ha detto Brambilla - La legge elettorale è un argomento che appassiona chi è seduto a Palazzo Madama e a Montecitorio, anche perché sta pensando che fare per ritornarci, ma ai tre quarti dei cittadini interessa di più un progetto di legge come questo".
Obbligo di chip e libero ingresso dei cani in tutta la Lombardia, inclusi ospedali, mezzi di trasporto e altri luoghi pubblici: queste due delle novità che vuole introdurre un progetto di legge regionale sugli animali domestici presentato dalla Lista Maroni e firmato da altre forze del centrodestra lombardo. Il testo è stato illustrato a Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale, dove erano presenti Michela Vittoria Brambilla (esponente di FI e presidente della Lega italiana difesa animali e ambiente) con il suo cane Lucky e Lara Magoni (promotrice del progetto di legge e consigliere della Lista Maroni), anche lei accompagnata dal suo animale domestico, Penny. "Noi ci occupiamo di quello che interessa la gente senza preoccuparci che non venga considerato una materia di prima categoria - ha detto Brambilla - La legge elettorale è un argomento che appassiona chi è seduto a Palazzo Madama e a Montecitorio, anche perché sta pensando che fare per ritornarci, ma ai tre quarti dei cittadini interessa di più un progetto di legge come questo".
 
LA ZAMPA.IT
14 FEBBRAIO 2015
Lombardia, per i cani catena vietata e accesso in negozi e ospedali
Presentato un progetto di legge regionale per introdurre nuove norme per tutelare gli animali d’affezione e per contrastare il randagismo
Divieto di utilizzare la catena e di esercitare l’accattonaggio, obbligo del microchip per l’identificazione e libero accesso nei luoghi pubblici, negli esercizi commerciali e nelle strutture ospedaliere. È quanto prevede un progetto di legge regionale della Lombardia presentato ieri mattina a Palazzo Pirelli, prima firmataria la consigliera Lara Magoni (Lista Maroni), che intende introdurre nuove norme per tutelare gli animali d’affezione e per contrastare il randagismo.  
Tra i principi del provvedimento, il divieto fare accattonaggio attraverso l’esibizione di animali. In caso di violazione è previsto il sequestro, la confisca e l’affidamento alle apposite strutture di ricovero dell’animale. Vengono esclusi solo gli animali regolarmente detenuti da chi, senza fissa dimora, li esibisce per necessità e non a scopo di sfruttamento.  
La legge, se approvata, introduce il libero accesso degli animali domestici accompagnati dal proprietario in tutti i luoghi pubblici; esercizi pubblici e commerciali; manifestazioni fieristiche, locali e uffici aperti al pubblico; mezzi di trasporto pubblico operanti nel territorio regionale; nelle strutture residenziali, semi-residenziali, ospedaliere, pubbliche e private regionali accreditate anche dal ssr, «nel rispetto delle disposizioni e dei criteri individuati e disciplinati dalle direzioni sanitarie». Viene prevista, comunque, la possibilità da parte degli esercenti di adottare, sulla base di concrete e specifiche esigenze di tutela igienico-sanitaria, misure limitative all’accesso, previa esposizione dell’ordinanza del sindaco. 
La norma, però, prevede anche obblighi e sanzioni. I proprietari che conducono i cani negli esercizi, luoghi e uffici aperti al pubblico, giardini, parchi, sono obbligati all’uso del guinzaglio e al possesso della museruola e devono disporre di strumenti per raccogliere le deiezioni. Infine viene previsto l’innalzamento di una serie di sanzioni per l’abbandono o il maltrattamento, per chi non iscrive il cane all’anagrafe canina entro 15 gg dall’inizio del possesso (o 30 giorni dalla nascita).  
Commentando la nuova legge, il governatore Roberto Maroni ha sottolineato che il progetto di legge intende «facilitare e tutelare il rapporto di affezione con i nostri animali domestici, ormai diventati parte integrante della nostra vita e della nostra famiglia». In Lombardia, dove vige l’obbligo di registrarli, «abbiamo 1,2 milioni di cani». 
Anche l’assessore regionale alla Salute, Mario Mantovani, ha plaudito all’iniziativa: «È un progetto di legge che si inserisce in maniera pertinente in quella che è la riforma della salute che stiamo portando avanti». E quando si parla di riforma della sanità, che col presidente Maroni abbiamo voluto chiamare salute dando vita all’assessorato alla Salute, lo abbiamo fatto a pieno titolo per sottolineare il messaggio di ampia attenzione in generale per la salute dei cittadini”.
 
IL GIORNALE
13 FEBBRAIO 2015
Sauna, massaggi e relax È una dolce vita da cani
Dalle terme ai centri per la cura psico-fisica Cresce l'offerta per il benessere degli animali
Chi l'ha detto che massaggi rilassanti, cromoterapia e bagno turco debbano essere solo piaceri da «umani»? Anche gli amici a quattro zampe hanno il diritto di svagarsi un po'.

Daniela Uva

E magari, come impongono le ultime tendenze, passare qualche ora in una spa. In città le alternative non mancano, fra lezioni di bon ton per i cuccioli, gare di agility, musica rilassante, acconciature e maschere all'argilla. La moda di portare gli animali al centro benessere è nata negli Stati Uniti e, nel giro di pochissimo tempo, ha contagiato anche il nostro Paese, dove si sono moltiplicate le strutture destinate al relax e alla bellezza di cani e gatti. Una delle più grandi, in provincia di Milano, si trova a Pessano con Bornago. Si chiama Le Terme di Fido (via Grandi 42/44) e offre ben 600 metri quadrati al chiuso più 1.500 di spazio all'aperto per permettere ai cagnolini di sgranchirsi un po'. I cani possono correre, cimentarsi nel freestyle e seguire corsi di comportamento. Prima di dedicarsi al relax, con i bagni in piscina, l'idromassaggio e le sedute di fisioterapia. Nel cuore di Milano c'è, invece, For pets only (via San Pietro all'Orto 3), un vero e proprio tempio dedicato alla bellezza. Il pezzo forte del centro benessere è la maschera all'argilla che fa risplendere il pelo. Ma è possibile anche scegliere acconciature all'ultima moda, il trattamento con gli oli essenziali o lo jojoba e i sulfamigi ionizzati. Il tutto in un ambiente ovattato, con tanto di musica in sottofondo e candele profumate. Per chi, invece, non ama la vita sedentaria è anche disponibile una spa su quattro ruote. Si chiama PetPet (telefono 334.336.16.20) ed è un servizio di toelettatura che si sposta, a bordo di un furgone, da un quartiere all'altro della città. I servizi spaziano dal semplice bagno e asciugatura, alla toelettatura con forbici e allo stripping. Inoltre è possibile effettuare idroterapie arricchite di ozono, sali minerali ed essenze naturali e attività riabilitative. Basta contattare il servizio e il cagnolino viene preso da casa, toelettato e riportato nella sua cuccia. Le soluzioni non mancano neanche per chi ama l'acqua. Il luogo specializzato per l'idroterapia è il Centro cinofilo europeo (via Monte Grappa 6), a Novate Milanese. Qui lo staff è specializzato nella riabilitazione degli animali attraverso esercizi in vasca. Il cane viene immerso in una piscina e seguito da un terapista che alterna nuoto, massaggio, fisioterapia e momenti di sosta per il controllo delle funzioni vitali e per prevenire l'affaticamento. La struttura è specializzata soprattutto nel nuoto fisioterapico (il cane viene immerso in una piscina riscaldata con la funzione contro corrente) e l'underwater Treadmill (l'animale cammina immerso nell'acqua a 28 gradi su un tapis roulant). Infine, punta sui benefici dell'acqua anche FeliceMente Cane, il centro di Rozzano (via Brenta 42) che mira a migliorare il benessere psico-fisico degli animali. Anche qui è possibile ricorrere alla fisioterapia in vasca, per recuperare la forma perfetta dopo traumi o operazioni chirurgiche. Ma non finisce qui. Sono disponibili anche servizi di naturopatia, educazione dei cuccioli, corsi di addestramento e attività in palestra. Perché il benessere, anche quello degli animali, non può prescindere da una giornata in spa.
 
GREEN ME
13 FEBBRAIO 2015
Sissy, il cane che scappa di casa e va in ospedale per cercare la proprietaria

Roberta Ragni

Il legame che si instaura tra le persone ed i loro animali domestici può essere meraviglioso. Lo dimostra l'ennesima toccante storia di amore tra il cane Sissi e la sua mamma umana Nancy, malata di cancro e ricoverata per un intervento chirurgico. Il piccolo schnauzer è scappato di casa e ha percorso 20 isolati da solo per raggiungere il Mercy Medical Center di Cedar Rapids, una città degli dell'Iowa, negli USA.
Mentre Nancy era in ospedale da circa due settimane, infatti, a casa suo marito si stava disperando per la scomparsa di uno dei loro due cani. Ma Sissy non era fuggita, stava cercando di raggiungere la proprietaria. La visita a sorpresa è stata ripresa dalle telecamere di sicurezza.
Proprio come farebbe qualunque visitatore, si vede nelle immagini Sissy entrare nell'edificio attraverso due serie di porte di automatiche. Una volta dentro, si guarda intorno, poi mette il naso a terra e punta dritto in fondo al corridoio,come se avesse fiutato una pista in cerca della sua 'paziente' speciale.
"Abbiamo controllato la sua medaglietta e l'indirizzo e abbiamo scoperto quanto abitava lontano, almeno 15 isolati. Quindi veva compiuto un viaggio piuttosto incredibile", spiega Samantha Conrad, dell'ufficio di sicurezza del Mercy.  La guardia ha chimato il numero segnalato. All'altro capo Dale Franck, il marito di Nancy, sollevato che il cane stesse bene, dopo lunghe ore di ricerche.
Purtroppo a Sissy non è stato concesso di rimanere in ospedale, per via del divieto di animali domestici, maì in via del tutto eccezionale ha potuto visitare brevemente Nancy prima di essere riportata a casa. Sono ancora troppo poche, infatti, le strutture che riconoscono il valore assistenziale del rapporto affettivo tra il paziente e il proprio animale.
Resta da capire come abbia fatto Sissy a ritrovare la sua proprietaria, dato che non aveva mai percorso la strada verso l'ospedale.
VIDEO
http://www.greenme.it/informarsi/animali/15698-sissy-cane-ospedale
 
LA ZAMPA.IT
14 FEBBRAIO 2015
Cagnolino scappa e va in ospedale dalla proprietaria
Stanno facendo il giro del mondo le immagini che vedono protagonista la cagnolina Sissy. Questo Schnauzer nano di dieci anni è scappato di casa, ha camminato per venti isolati, guidato solo dal suo fiuto e dal suo amore, per raggiungere l’ospedale dove è ricoverata la sua “mamma” umana. Le telecamere della struttura sanitaria hanno filmato il suo ingresso, e la sua passeggiata verso la camera della donna. Una storia di vero amore per il giorno di San Valentino.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/02/14/multimedia/societa/lazampa/cane-scappa-e-va-in-ospedale-per-trovare-la-sua-mamma-CPmtllnAoPxwoIwGGJ79qI/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
13 FEBBRAIO 2015
Facebook e le “cat-punching pages”, la violenza sui gatti per San Valentino
Proteste per gli spazi sul social network che contengono immagini di mici presi a pugni
Claudia Audi Grivetta
Girano ormai da qualche giorno, su Facebook, inquietanti pagine che incitano agli abusi sugli animali. Si tratta delle “Cat-punching pages” (letteralmente prendi a pugni il gatto), inventate da qualche pazzo giusto per il giorno di San Valentino. Sono piene di immagini di animali maltrattati, frutto della mente di persone sadiche e malate. 
La prima è stata l’evento “Valentine’s Day Cat-Punching”, chiusa per le proteste degli utenti grazie ad un contro-evento che ha raggiunto quasi trentamila adesioni. Poi però, nel corso della settimana ne è nata un’altra (Valentine’s Day Cat Punching Memorabilia), chiusa ieri grazie, anche, all’intervento dell’Interpol e delle associazioni animaliste. All’inizio Facebook non aveva intenzione di rimuoverla ma poi, spiega il portavoce Andrew Souvall, «abbiamo riesaminato la pagina e ci siamo accorti che violava i nostri strandard, così l’abbiamo rimossa». Michael Ruzza, che ha dato inizio alla prima petizione, ha spiegato che sua figlia gli ha mostrato la pagina domenica sera. «C’era il video di un piccolo gatto a cui veniva dato fuoco, in un cortile, da un gruppo di ragazzini (il video ha fatto il giro del web facendo inorridire molte persone giusto qualche mese fa, ndr)». In tanti si sono chiesti se tutto ciò fosse legale. Una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, nel 2010 dichiarava da bannare tutti i video circolanti in rete in cui si mostrano atti di crudeltà nei confronti degli animali. «Facebook può consentire di postare qualsiasi cosa purché sia legale – spiega John Watson, avvocato e direttore del Dipartimento di Giornalismo della American University -. E’ una questione che riguarda la libertà di parola a anche la sua responsabilità. Il solo fatto che la legge ti protegga non significa che lo si debba permettere. Sono certo che Facebook abbia ricevuto molte opposizioni da parte degli utenti per il suo comportamento troppo permissivo». 
 
NEL CUORE.ORG
13 FEBBRAIO 2015
NUOVA ZELANDA, 200 BALENE PILOTA SPIAGGIATE SULL'ISOLA DEL SUD
"Al lavoro per salvarle". Sono già morte in 24
 
Quasi 200 balene pilota si sono spiaggiate oggi sull'Isola del Sud, in Nuova Zelanda, con decine di soccorritori corsi nella zona remota nel tentativo di guidarle di nuovo verso il mare. Delle 198 balene, 24 sono già morte nonostante gli sforzi per salvare le creature, avvistate sulla Farewell Spit, un luogo noto per gli spiaggiamenti di balene, ha detto Andrew Lamason, manager del dipartimento della Tutela.
Circa 80 addetti alla conservazione e volontari stanno cercando di liberare i globicefali, provando ad approfittare dell'alta marea, ha aggiunto Lamason. Ma con un così ampio numero di animali spiaggiati, gli operatori sono chiamati a giorni di duro lavoro per far avvicinare le balene di nuovo in acqua. E da domani per le operazioni di salvataggio ci vorranno fino a 500 ranger e volontari. E, anche se le balene saranno rimesse a galla, non è garantito che riescano a sopravvivere, ha spiegato Lamason. "E' successo un sacco volte in passato che, quando i piccoli sono andati verso il mare, si sono voltati indietro e sono tornati - ha fatto ancora sapere -. Ci stiamo preparando ad un paio di giorni molto impegnativi".
Le balene pilota crescono fino a sei metri di lunghezza e i grandi spiaggiamenti sono comuni durante l'estate in Nuova Zelanda. Gli esperti descrivono Farewell Spit, situato all'angolo nord-ovest dell'Isola del Sud, come una trappola per le balene: le sue acque poco profonde, evidentemente, confondore le balene e diminuiscono le loro capacità di navigazione. (Foto: Erik Christensen)
 
NEL CUORE.ORG
13 FEBBRAIO 2015
COREA DEL SUD, CUSTODE DELLO ZOO DI SEUL SBRANATO DA UN LEONE
L'addetto, che ha perso la vita a 53 anni, era da solo
In uno zoo della Corea del Sud un leone ha attaccato e sbranato un custode mentre posizionava dell'attrezzatura all'interno del recinto. Il fatto è accaduto ieri pomeriggio al Children's Grand Park Zoo, nella parte orientale della Seul. E' successo mentre il parco era chiuso per alcuni casi di influenza aviaria. Nel recinto erano presenti un leone maschio di dieci anni e una femmina di sei. Non è chiaro se l'uomo, identificato solo con il nome di Kim, sia stato attaccato da entrambi gli animali. Il custode era solo al momento dell'attacco e le telecamere a circuito chiuso mostrano solo il momento in cui entra con degli attrezzi in mano. Il 53enne è stato scoperto da un collega ormai incosciente e quasi del tutto dissanguato. E' morto poco dopo essere stato portato in un ospedale vicino. Secondo quanto ha riferito un medico, il custode aveva morsi su tutto il corpo, compreso il collo. Per lo zoo si tratta del primo incidente mortale da quando ha aperto, cioè 42 anni fa.
 
NEL CUORE.ORG
13 FEBBRAIO 2015
CANADA, TORNA LA "MUCCA PAZZA": PRIMO CASO AD ALBERTA DAL 2011
Lo ha rivelato la Canadian food inspection agency
Il Canada ha confermato un caso di "mucca pazza", una malattia neurologica cronica degenerativa che aveva colpito l'Europa negli anni '90. Nella provincia di Alberta è stato trovato un animale con l'encefalopatia spongiforme bovina. Si tratta del primo caso dal 2011. La Canadian food inspection agency (Cfia), che ha dato l'annuncio, tranquillizza dicendo che nessuna parte dell'animale ha raggiunto il sistema alimentare per umani né quello per animali. "La Cfia sta cercando di confermare l'età dell'animale, la sua storia e come è diventato infetto. Le indagini si concentreranno sul cibo fornito all'animale durante il suo primo anno di vita", dice l'agenzia dedicata alla sicurezza alimentare. La malattia trasmissibile è, infatti, legata all'assunzione di alimenti contenenti tessuti di animali infetti. La causa scatenante è un prione, proteina patogena PrPsc.
 
GEA PRESS
14 FEBBRAIO 2015
Sanza (SA) – Il lupo “esposto” in piazza. Il WWF: solidarietà al Corpo Forestale e pene più severe
L'ipotesi degli inquirenti: preso al laccio e centrato con una fucilata nel volto
Intervento del WWF Campania, dopo che ieri mattina, in piazza XXIV Maggio a Sanza (SA), è stato rinvenuto il corpo di un lupo sfigurato da un probabile colpo di arma da fuoco. Come ormai già noto accanto al lupo vi era un foglietto con un scritta indirizzata al Corpo Forestale dello Stato.
Un episodio che ha scosso in molti e che è stato stigmatizzato dallo stesso Sindaco della cittadina.
Per il WWF Campania, intervenuto con il suo delegato regionale Piernazario Antelmi, si tratta di una barbara uccisione che ci fa tornare indietro di decenni quanlo la specie veniva perseguitata dall’uomo. Il WWF ricorda a tal proposito, l’ipotesi circolata  che il lupo sia stato prima catturato con un laccio-cappio in acciaio  e poi abbattutto da distanza ravvicinata. Questo, probabilmente, il colpo che lo ha sfigurato. Nel caso, aggiunge il WWF, la vicenda diventa ancora più grave per la sua brutalità.
“Esprimiamo la piena solidarietà agli uomini del Corpo Forestale dello Stato – ha dichiarato Piernazario Antelmi – in prima linea al contrasto del bracconaggio. Chiediamo a gran voce la messa al bando di questi atti di bracconaggio al fine di ripristinare la legalità e il rispetto verso le stesse istituzioni. Occorrono  sanzioni più severe contro i responsabili di tali atti”.
Un fatto, quello occorso a Sanza, che deve fare riflettere. Il Lupo è un animale selvatico appartenete a specie protetta ma ad aggrave quanto avvenuto, c’è il fatto  che si tratta di  un territorio dove è vietata la caccia in tutte le sue forme, ricadente nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
Il WWF ha in atto una specifica campagna nazionale, denominata  “ Stop ai Crimini di Natura”, con la quale si chiede al Governo e al Parlamento di introdurre nella legislazione italiana il reato di “uccisione di specie selvatica protetta”, inasprendo così  le pene per i reati contro la natura.
 
GEA PRESS
14 FEBBRAIO 2015
Reggio Calabria – Kimba, il gatto della “colonia delle ossa”, centrato da una fucilata
Una colonia in un posto estremo di Reggio Calabria. Storie di gattini finiti nelle betoniere e quelli superstiti nella “colonia delle ossa”. Così l’hanno chiamata le volontarie dell’associazione Il Gattonero Onlus.
I gatti, quando sono stati raggiunti per la prima volta, “rosicavano ossa”. Così riferiscono le volontarie. Quei gatti morivano di fame.
Grazie al volontariato qualcosa è cambiato ma la “colonia delle ossa” è ancora lì, in un quartiere periferico di Reggio Calabria. L’altro giorno è toccato a Kimba. Si pensava fosse stato investito ed invece, all’esame radiologico, è apparso  quanto causato da una fucilata. Kimba, è pieno di pallini: hanno colpito nervi, genitali, orecchie, per non parlare delle rotule, spostate dall’osso del ginocchio. Kimba non riesce a reggersi ma è ancora vivo, con tanti pallini in corpo.
Daniela Gironda, presidente dell’associazione, questo pomeriggio era con il gatto, tutt’ora ricoverato dal Veterinario. Si vedrà, nelle prossime ore come affrontare la situazione tra mille impegni e mille emergenze. Poche ore addietro la Polizia Municipale ha chiamato proprio i volontari. C’era un gatto nel vano motore di una macchina. Con tanta pasienza, le volontarie sono riuscite ad attiralo con del cibo. Poi c’è il gatto con il buco in gola, anch’esso nella “colonia delle ossa”. E’ un gatto giovane, come Kimba, ed anche lui presenta strani buchetti sulla pelle.
C’è da sperare che sia solo una coincidenza, oppure che la fucilata, a differenza di Kimba, lo abbia preso marginalmente.
Intanto, per i Kimba e gli altri gatti, Il Gattonero Onlus, chiede aiuto a chi di buon cuore.
 
REPPUBBLICA.IT
14 FEBBRAIO 2015
Cani rinchiusi in gabbia tra la sporcizia, cinque denunciati
Scoperti da carabinieri e vigili in un cortile a Fasolmiele
 
Cinque cani, sprovvisti di microchip e denutriti, sono stati scoperti dai carabinieri e dalla polizia municipale nel Cortile Meli del quartiere Falsomiele, a Palermo. Gli animali, di cui due american staffordshire terrier, un pitbull, un meticcio e un american bulldog, erano legati con alcune catene e rinchiusi dentro anguste gabbie artigianali tra escrementi e rifiuti.
compresa tra i 36 ed i 48 anni, sono state bloccate mentre tentavano di allontanarsi in tutta fretta all'arrivo dei militari. Dopo gli accertamenti del caso, i quattro e un 43enne, proprietario del terreno in cui sono stati rinvenuti i cani, sono stati denunciati in stato di libertà all'autorità giudiziaria perché ritenuti responsabili di maltrattamento di animali.
L'ipotesi degli investigatori è che i cani fossero utilizzati per combattimenti. Indagini sono ancora in corso.
 
TG COM
14 FEBBRAIO 2015
Palermo, cani maltrattati e usati per i combattimenti: cinque denunce
I carabinieri hanno scovato il casale dove venivano tenuti pitbull e american staffordshire terrier senza microchip
I carabinieri hanno scovato un casale abbandonato, nel quartiere Falsomiele di Palermo, nel cui interno vi erano relegati in gabbie alcuni cani, tenuti in pessime condizioni, e probabilmente usati per i combattimenti. Denunciato il proprietario e altre quattro persone per maltrattamenti di animali. I cani di razza american staffordshire terrier e pitbull erano sprovvisti di microchip e di codice aziendale.
FOTO
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/palermo-cani-maltrattati-e-usati-per-i-combattimenti-cinque-denunce_2095600-201502a.shtml
 
PALERMO TODAY
14 FEBBRAIO 2015
Falsomiele, combattimenti clandestini tra cani: denunciate cinque persone
I carabinieri sono intervenuti nel cortile Meli e hanno individuato i cinque, tutti di età compresa tra i 36 ed i 48 anni: sono stati bloccati mentre si allontanavano in tutta fretta. Protagonisti dei combattimenti anche un pitbull e un american bulldog
Combattimento tra cani nel quartiere Falsomiele: denunciate cinque persone. I carabinieri con il concorso del personale della polizia municipale, sono intervenuti nel cortile Meli. Le gazzelle sono giunte sul posto e hanno individuato i cinque soggetti, tutti di età compresa tra i 36 ed i 48 anni, i quali sono stati bloccati mentre si allontanavano in tutta fretta.
Nel corso delle ispezioni effettuate è stato accertato che, in un terreno di proprietà di un 43enne, erano detenuti in pessime condizioni igienico-sanitarie cinque cani di cui due di razza “american staffordshire terrier”, uno di razza “pitbull”, uno di razza “meticcio” ed uno di razza “american bulldog”. I cani erano sprovvisti di microchip e di codice aziendale.
Dopo gli accertamenti del caso, i quattro individui identificati, nonché il proprietario del terreno in cui sono stati rinvenuti i cani, sono stati deferiti in stato di libertà poiché ritenuti responsabili del reato di maltrattamento di animali. Inoltre, sulla scorta delle risultanze investigative, i carabinieri non escludono che questo spazio potesse prestarsi all’uso di cani per impegnarli in combattimenti ed a tal proposito le indagini sono ancora in corso.
 
LA GAZZETTA PALERMITANA
14 FEBBRAIO 2015
Maltrattamento di animali, cinque denunciati nel quartiere Falsomiele
Palermo - Una segnalazione era giunta ai Carabinieri circa un combattimento tra animali nel Cortile Meli del quartiere Falsomiele. I militari, insieme al personale del nucleo cinofili della Polizia Municipale, raggiunta il posto, hanno individuato cinque soggetti, tutti di età compresa tra i 36 ed i 48 anni, che sono stati bloccati mentre si allontanavano in tutta fretta.
Nel corso delle ispezioni effettuate è stato accertato che, presso un terreno di proprietà di un 43enne, erano detenuti in pessime condizioni igienico-sanitarie cinque cani di cui due di razza “american staffordshire terrier”, uno di razza “pitbull”, uno di razza “meticcio” ed uno di razza “american bulddog” , sprovvisti di microchip e di codice aziendale.
Dopo gli accertamenti del caso, i quattro individui identificati, nonché il 43enne, proprietario del terreno in cui sono stati rinvenuti i cani, sono stati deferiti in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria di Palermo poiché ritenuti responsabili del reato di maltrattamento di animali.
Inoltre, sulla scorta delle risultanze investigative, non vi è da escludere che tale luogo potesse prestarsi all’uso di cani per impegnarli in combattimenti ed a tal proposito le indagini dei Carabinieri sono ancora in corso.
FOTO
http://www.lagazzettapalermitana.it/maltrattamento-di-animali-cinque-denunciati-nel-quartiere-falsomiele-304/
 
GEA PRESS
15 FEBBRAIO 2015
Palermo – Combattimenti tra cani. La LIDA: si è scoperta solo la punta di un iceberg
Due interventi di polizia in poco più di 15 giorni, aventi entrambi ad oggetto i combattimenti tra cani. Il primo, condotto da Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Polizia Municipale, è avvenuto nel quartiere Brancaccio (vedi articolo GeaPress). Il secondo è invece maturato due giorni addietro a Falsomiele, quartiere di ediliza popolare anni 70. Ad intervenire Carabinieri e Polizia Municipale (vedi articolo e Video GeaPress).
Ad essere stati scoperti non sono stati i ring per il combattimenti. Più probabilmente sorte di “allevamenti” che, in un  caso, hanno riservato la sorpresa di schizzi di sangue nelle pareti.
Lo scorso gennaio la LIDA di Palermo, aveva lanciato l’allarme: in città i combattimenti sono molto più comuni di quanto è dato pensare. Secondo le indiscrezioni pervenute agli animalisti, gli scontri veri e propri avverrebbero in casolari isolati, ma cosa ben diversa sono i box o altre aree apparentemente abbandonate,  divenuti luoghi di detenzione di Pit bull ed altre razze  che purtroppo vengono coinvolte nei combattimenti.
“Quanto scoperto in questi giorni – afferma Alessandra Musso, responsabile della LIDA cittadina – è solo la punta di un iceberg. Crediamo che situazioni come quelle individuate a Brancaccio e Falsomiele, siano molto comuni in città. Tanti segnali lo fanno pensare – aggiunge la responsabile animalista – Basta vedere i cani in mano a certe persone ed in certi luoghi per potere presupporre qualcosa di poco chiaro“.
Gli animalisti additano anche i numerosi scooter che in città si vedono trainare cani particolari.
“E’ probabile che si tratti di allenamenti – aggiunge Alessandra Musso – Quelle persone andrebbero come minimo identificate.  A prescindere dai combattimenti, non è ammissibile portare a traino un cane. Bisogna poi dire che non sempre i cani sequestrati, vengono affidati al canile municipale. Il nostro timore è che siano dati in custodia giudiziaria agli stessi personaggi. Capisco che il problema è complesso ma tutto ciò non deve avvenire e per questo abbiamo attivato i nostri legali per saperne di più”.
La pratica dei combattimenti è agevolata da una previsione di legge inadeguata ad affrontare il fenomeno. Non è neanche previsto l’arresto in flagranza, tranne che per le forme aggravanti che interessano poche categorie di persone coinvolte in un combattimento, peraltro difficili da individuare. Anche in questi casi molto particolari, l’arresto in flagranza è facoltativo. Quasi del tutto svuotata di contenuto è poi la previsione detentiva. Le pene reclusive previste dalla legge 189/04 (quella, cioè, che avrebbe dovuto reprimere i maltrattamenti) sono molto al di sotto della soglia di punibilità. Tutti a casa, ed a fine processo (ammesso che mai ci si arrivi) una multa che probabilmente non verrà mai pagata.
Intanto, a Palermo, sembra ormai essersi conclamato un fenomeno che, dopo il boom degli anni novanta, sembrava essersi sopito.
 
GEA PRESS
14 FEBBRAIO 2015
Ancona – Caccia alla volpe, in tana e trappolata. Firmiamo la petizione del WWF
Una richiesta semplice contro una decisione che, secondo il WWF, è grave quanto incomprensibile. Per questo occorre salvare le volpi.
Il piccolo canide, denuncia il WWF, è divenuto oggetto di una determinazione dirigenziale della Provincia di Ancona che autorizza finanche l’uccisione  dei  cuccioli in tutti gli Istituti faunistici della Provincia.
Gli ambientalisti, criticano inoltre i metodi scelti per l’abbattimento. Le povere volpi, infatti, finiranno abbattute anche di notte, utilizzando fonti luminose. Poi la già “famosa” caccia in tana con i cani e trappolaggio tutto l’anno fino al 2017 compreso. Il tutto per “controllare” le volpi nelle Zone di Ripopolamento e Cattura, nei centri pubblici e nelle aree di rispetto.
Per il WWF la volpe ha un ruolo molto importante per l’ambiente naturale. Il piccolo canide, infatti, ha un grande valore biologico quale regolatore naturale. Ed invece, sempre secondo il WWF, viene vista come un competitore dei cacciatori.
Dunque la richiesta alla nuova Presidente della Provincia di Ancona Liana Serrani: fermi la caccia alla volpe interpretando il comune senso di pietà per gli animali ed esercitando il dovere di tutela del patrimonio faunistico e della biodiversità della Provincia. Un provvedimento, conclude il WWF, ched andrebbe a vantaggio di tutti i cittadini. Questi il LINK ALLA PETIZIONE.
 
GEA PRESS
14 FEBBRAIO 2015
Albisola Superiore (SV) – Bracconieri di ungulati nel mirino delle Guardie dell’ENPA
Servizio antibracconaggio delle Guardie ENPA di Savona che, nella scorsa  notte, hanno individuato movimenti sospetti nelle alture di Albisola Superiore.
In particolare la pattuglia impegnata nella frazione di Pace, comune di Stella, ha udito diversi colpi di fucile provenire dal fitto del bosco. A quel punto un fuoristrada scuro si è diretto a forte velocità ed a luci spente verso la località di Sanda, riuscendo a far perdere le sue tracce. Un rapporto su quanto successo è stato cosegnato alla Polizia Provinciale di Savona.
Il bracconaggio, riferisce la Protezione Animali, è presente nel savonese in misura non superiore alle altre provincie ed è diretto principalmente agli ungulati, come nel caso di cinghiali, caprioli e daini. La carne di questi animali sembra così finire in ristoranti conniventi, che potrebbero approfittare, sempre ad avviso di ENPA, delle recenti norme liguri che consentono ai cacciatori di vendere la carne.
 
NEL CUORE.ORG
14 FEBBRAIO 2015
MACACHI A ROMA, INTERROGAZIONE DELL'ON. BRAMBILLA SULL'ENEA
Lo stabulario è un "allevamento" vietato?
Quanti macachi sono detenuti nella struttura del CR Casaccia di S.Maria in Galeria (Roma) e a che scopo, dato che nella struttura del CNR - secondo la responsabile dello stabulario dell'ENEA, interpellata durante un servizio di "Striscia la notizia" - "da tempo non si stanno portando avanti esperimenti" sulle scimmie. Lo chiede, in un'interrogazione ai ministri della Salute e della Ricerca scientifica, l'on. Michela Vittoria Brambilla (FI), presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente.La presenza degli animali, fa notare la parlamentare, sembra contravvenire "al divieto di allevare primati destinati alla sperimentazione sancito dall'art. 10 comma 5 del D. legisl. 4 marzo 2014 n. 26", proprio la norma nota cme "emendamento Brambilla" perché proposta e sostenuta fino all'approvazione finale dall'ex ministro. La medesima considerazione sarebbe valida, prosegue la deputata, per la colonia di macachi dell'Università di Modena e Reggio Emilia, peraltro "discendenti" da una coppia ceduta dall'ENEA.Infine l'on. Brambilla fa riferimento ad alcune immagini trasmesse il 24 gennaio da "Striscia la notizia" e in particolare ad un video diffuso da una associazione favorevole alla sperimentazione animale, per dimostrare che le scimmie – utilizzate dall'équipe del professor Roberto Caminiti, dell'Università "La Sapienza" di Roma - sono "trattate bene" dai ricercatori. Nelle riprese, in realtà, si vedono gli addetti nutrire due macachi incatenati, con il collo e il bacino bloccati, un braccio in contenzione e impianti metallici nel cranio. L'interrogante chiede quindi "se gli esperimenti condotti sotto la direzione del prof. Caminiti siano regolarmente autorizzati e ancora in corso, quale ne sia lo scopo, quanti animali siano stati impiegati e quanti abbiano perso la vita durante i test o siano stati soppressi al termine delle procedure"."Il puntuale rispetto delle leggi – commenta l'on. Brambilla -  è indispensabile. Ma non può comunque cancellare, nella coscienza dei singoli e nella percezione della pubblica opinione, le forti preoccupazioni di ordine etico sollevate dall'impiego degli animali a scopi scientifici. Finché certe crudeli pratiche non saranno definitivamente superate, occorre la massima vigilanza da parte degli organismi preposti".
 
IL GIORNALE
14 FEBBRAIO 2015
Spogliarellista violenta un bambino di 4 anni e un cane
La donna ora rischia minimo 25 anni di carcere
Louisiana - Stati Uniti - Rischia l’ergastolo la donna arrestata lo scorso ottobre per abuso sessuale verso un bambino di 4 anni e di un cane.
Si tratta di Angeline Lodice, è una spogliarellista americana di 26 anni che si è filmata mente molestava il minore e il cane. A sua discolpa la donna ha dichiarato di essere stata drogata mentre il suo avvocato ha sostenuto la tesi dell’infermità mentale della sua assistita, ammettendo così la sua colpevolezza. La donna rischia minimo 25 anni di reclusione.
 
LA ZAMPA.IT
14 FEBBRAIO 2015
San Valentino, ruba un gattino per la fidanzata e poi lo restituisce
Dopo il gesto, preso dal rimorso, lo ha riportato indietro con tanto di lettera di scuse
Claudia Audi Grivetta
Voleva fare un bel regalo alla sua fidanzata per San Valentino e così, siccome non aveva soldi, ha pensato di rubare un gattino da un negozio di animali. Il giorno dopo però, preso dal rimorso, lo ha riportato indietro con tanto di lettera di scuse. E’ la storia di un uomo di Minneapolis, negli Stati Uniti, che da qualche giorno rimbalza sui quotidiani online di tutto il mondo. L’uomo, un bianco di mezza età, non è ancora stato identificato ma un video della sorveglianza potrebbe presto incastrare il “Valentino” ladro di gatti. 
Il micio, un tenero batuffolo nero di tre mesi, è stato sottratto in pieno giorno senza che il personale del negozio se ne accorgesse. Secondo quanto ha riferito lo staff ad una tv locale, l’uomo ha chiesto ad una commessa di poter vedere i gatti. La donna è sicura che le gabbie fossero ne chiuso. Poco dopo una di queste era stata aperta con una pinza e il gattino al suo interno non c’era più. 
Il giorno successivo l’uomo ha restituito il gatto ad un altro negozio della catena nella cittadina di Roseville. Il micio, in perfetta salute, era dentro ad una scatola e l’eloquente biglietto lasciato per spiegare il suo gesto recitava: “Avevo programmato di regalare un gatto per il giorno di San Valentino ma non avevo soldi”. 
 
MESSINA ORA
15 FEBBRAIO 2015
Crudeltà sugli animali, nelle spiagge di Ganzirri arriva il “Cat-punching”
Messina. L’immagine è scioccante. Il corpo del gattino con ancora il laccio al collo, legato al palo con cui i suoi assassini si sono divertiti crudelmente. Resti di soprusi travestiti da gioco sulla spiaggia di Ganzirri, poco vicino la Torre Saracena. In mezzo a tanta bellezza, ecco la barbarie.
Nessuno ha visto chi ha trascorso diverso tempo ad uccidere quel gatto, ne se sia un caso isolato. D’inverno la zona è poco frequentata, e gli animali randagi, gatti soprattutto, sono molti. Tanto che non è difficile trovare agli angoli delle case ciotole con acqua e cibo, messe a disposizioni dagli abitanti che hanno a cuore la sopravvivenza dei mici.
Eppure ci si chiede se l’inquietante moda del “Cat-punching ” che ha invaso pagine su Fb (letteralmente prendi a pugni il gatto), inventata da qualche pazzo giusto per il giorno di San Valentino, abbia fatto proseliti anche a Ganzirri, nella zona nord della città.
Una raccolta di immagini di animali maltrattati, frutto della mente di persone sadiche e malate. Pagine sui social che sono state chiuse proprio ieri grazie, anche, all’intervento dell’Interpol e delle associazioni animaliste che hanno intrapreso una serie di petizioni.
Dopo questa terribile segnalazione, la speranza è che si rafforzino i controlli e che chi sa o ha visto gli esecutori dell’orribile gesto denunci:  si tratta infatti di un reato connotato da motivi abietti o futili, sevizie o crudeltà, in violazione del sentimento di pietà per gli animali, punibile per legge.
FOTO
http://www.messinaora.it/notizia/2015/02/15/crudelta-sugli-animali-nelle-spiagge-di-ganzirri-arriva-il-cat-punching/56136
 
GIORNALE DI BRESCIA
15 FEBBRAIO 2015
CALVISANO (BS)
Cane e tasso liberati, bracconiere denunciato
Aveva studiato un sistema per imprigionare le sue vittime. Il bracconiere, stavolta, aveva catturato un tasso e un cane Labrador utilizzando dei lacci di metallo agganciati ad una rete di recinzione. È accaduto in una cava abbandonata a Calvisano. A salvare gli animali hanno pensato ancora le Guardie ecozoofile di Brescia.Da quindici giorni gli uomini dell’Anpana stavano controllando la zona intorno alla cava con il sospetto che il luogo fosse frequentato dai bracconieri. Sospetto che ha trovato conferma alcuni giorni fa, quando le guardie hanno trovato intrappolati nei lacci metallici il tasso e il cane, che sono stati subito liberati.Successivamente, in seguito ad appostamenti, è stato bloccato il bracconiere, un uomo originario di Carpenedolo. I Carabinieri della stazione di Calvisano hanno provveduto al sequestro dei lacci. L’uomo è stato denunciato. 
FOTO
http://www.giornaledibrescia.it/in-provincia/bassa/cane-e-tasso-liberati-bracconiere-denunciato-1.1965968
 
L’ECO DELLE VALLI
16 FEBBRAIO 2015
Caccia, fermato bracconiere. Le sue trappole avevano catturato cane e tasso
CALVISANO  (BS) -   Un cacciatore di Carpenedolo è stato arrestato dai carabinieri di Calvisano per aver posizionato alcune trappole vicino al suo capanno. A scoprirle sono state le guardie dell’Associazione Nazionale Protezione Animali Natura e Ambiente nei giorni scorsi dopo un appostamento a pochi passi dalla base del bracconiere.
Gli strumenti illegali per cinghiali e volpi erano stati visti nelle campagne di Mezzane di Calvisano dove erano rimasti bloccati un cane labrador di proprietà di un agricoltore del posto e un tasso. I due animali sono stati liberati proprio dalle guardie che poi hanno raggiunto la zona dove si trovava il bracconiere.
Qui hanno fatto un appostamento e ripreso con una videocamera il cacciatore mentre costruiva delle vere e proprie trappole. A questo punto è scattata la denuncia alle forze dell’ordine che hanno fermato l’uomo.
 
LA NUOVA FERRARA
15 FEBBRAIO 2015
I due cani-killer sono sotto osservazione
Berra, accertamenti sui pitbull che hanno ucciso un cavallo. Nell’allevamento clandestino restano altri 10 esemplari di Marcello Pulidori
BERRA (FE). La novità: sono sotto sequestro e sotto stretta osservazione da parte di veterinari ed esperti (presso una struttura della provincia) i due cani che il 10 febbraio scorso hanno ucciso il cavallo. Vi dovrebbero restare non meno di una decina di giorni: il protocollo veterinario in casi simili prevede difatti che l’animale venga appunto osservato per un determinato lasso di tempo, al fine (se possibile) di avviarlo alla rieducazione. Passaggio non sempre fattibile. Nelle ultime ore i due pitbull (in modo particolare il maschio) si sono mostrati molto agitati, un dettaglio che rende più difficile il lavoro di chi si trova a contatto con i due cani. Si tratta di animali aggressivi. Praticamente dei predatori. Intanto sono due, tra tante possibili, le domande che con maggiore frequenza ci si pone, la popolazione stessa si pone, in merito alla vicenda del cavallo sbranato e ucciso dai due cani. La prima: ci sono ancora cani che possono circolare liberamente (come accaduto martedì scorso) per le vie di Berra? La seconda: accertato che si tratta di un allevamento clandestino di cani (accertato in primis dai carabinieri), che fine farà questo allevamento illegale? Domande alle quali ieri si è cercato di rispondere inseguendo conferme direttamente dagli addetti ai lavori più vicini alla vicenda. Dunque è possibile rispondere alla prima domanda: all’interno dell’allevamento illegale ci sono ancora 10 esemplari di pitbull. Per la precisione si tratta di 2 femmine adulte e di 8 cuccioli. L’area è tenuta sotto stretta osservazione da parte dei carabinieri di Copparo ma anche dai servizi veterinari dell’Asl. Certo è che parte della popolazione di questo paese, in particolare quella che risiede nella zona tra via Postale e Via Bosco, è ancora scossa da quanto è accaduto. La soglia di attenzione è massima, dato anche che (come la Nuova ha scritto nei giorni scorsi) quel maledetto martedì i due cani agirono in preda alla fame, come pochi minuti dopo l’aggressione stabilirono gli stessi veterinari intervenuti.
Poi, come si diceva, c’è l’altro fronte, quello cioè legato alla sorte che sarà riservata dalle leggi a questo appezzamento di terreno utilizzato dal giovane proprietario come ricovero per i cani (giovane che, è bene ricordarlo, è stato nel frattempo denunciato dai carabinieri del capitano Gubbiotti per omessa custodia di animali e mancanza delle autorizzazioni per l’allevamento dei cani).
Qui, come spiegava bene ieri Eric Zaghini, sindaco di Berra, i tempi rischiano di allungarsi ulteriormente, perché si tratta di procedure che vedono coinvolti più livelli di responsabilità. Per ora l’‘allevamento’ è lì, controllato e praticamente guardato a vista, così come proseguono le indagini dei carabinieri. Altra cosa sarà il destino di questa zona.
 
LA NUOVA VENEZIA
15 FEBBRAIO 2015
L'ambulanza trova un cane in piazza Trieste e lo riporta a casa
Gesto meritorio dell'equipaggio di un'ambulanza del Suem. Hanno notato il cucciolo spaesato e con il chip sono risaliti al padrone
PORTOGRUARO (VE). Vagava spaesato nella zona di piazza Trieste a Portogruaro. Un cane fuggito da una casa di San Michele è stato recuperato da un equipaggio del Suem di Portogruaro che, rientrando da una emergenza, ha notato il cane in mezzo alla careggiata.
Lo hanno avvicinato e dal chip sono risaliti al padrone che ha potuto riaccarezzarlo. Un'azione meritoria per l'equipaggio dell'ambulanza che è stato ringraziato con molta passione dal proprietario del cane.
 
METEO WEB
15 FEBBRAIO 2015
Animali: la LIPU lancia la campagna per bandire il farmaco-killer degli avvoltoi 
La Lipu (Lega italiana protezione uccelli) da domani promuove l’iniziativa “Chi salverà il brutto anatroccolo?”, una campagna di sensibilizzazione – dalla durata di una settimana – che si propone di proteggere le tre specie di avvoltoi presenti in Italia (capovaccaio, grifone e gipeto) oggi a rischio estinzione per l’introduzione a uso veterinario del farmaco Diclofenac. Questo farmaco, usato sugli esseri umani come antinfiammatorio, è stato da poco commercializzato in Italia anche ad uso veterinario. In India è già accaduto con risultati drammatici: il 99% della popolazione di due specie di avvoltoi è stato spazzato via. Gli avvoltoi, infatti, mangiano carcasse di animali, tra cui quelle degli animali domestici morti lasciati all’aperto, in natura: quando questi sono trattati con il Diclofenac, il prodotto viene ingerito per via indiretta dagli avvoltoi, provocandone il blocco renale e la morte, tra grandi sofferenze. E’ un problema che non riguarda solo gli avvoltoi, di cui sono rimasti pochissimi esemplari in Italia, ma anche altri grandi rapaci come l’aquila delle steppe, l’aquila imperiale, il nibbio bruno o il nibbio reale. In Italia ad oggi si contano tre grandi specie di avvoltoi: il gigantesco e solitario Gipeto, che nidifica nella roccia, il maestoso Grifone, che ha ispirato leggende ed è stato protagonista di diversi racconti, e il piccolo Capovaccaio, dall’inconfondibile livrea bianca e nera, di cui solo nove coppie nidificano nel nostro paese. “L’India – sottolinea Lipu – ha riconosciuto il problema e ha bandito l’utilizzo veterinario del Diclofenac. Invece, con una decisione clamorosa, il farmaco è stato autorizzato dalla Commissione europea ad uso veterinario in Italia e in Spagna. Le conseguenze di questa decisione potrebbero davvero essere molto gravi per gli avvoltoi che vivono in Europa, in Spagna, in Italia”. Con la campagna “Chi salverà il brutto anatroccolo?”, Lipu invita a firmare la petizione online disponibile sul sito lipu.it per chiedere alla Commissione Europea di proibire l’uso veterinario del Diclofenac, facilmente sostituibile con altri farmaci equivalenti non dannosi per avvoltoi e grandi rapaci. Da domani, inoltre, Lipu lancerà sui social network l’hashtag #salviamogliavvoltoi.
 
LA ZAMPA.IT
15 FEBBRAIO 2015
Il regista Kevin Smith condivide sul web la foto-tributo del suo cane Mulder, ma è polemica
«L’ho fatto perché avevo bisogno di condividere il dolore con chi ci era già passato»

Gli ultimi istanti di vita di un cane commuovono e dividono le persone sul web. Il regista Kevin Smith ha condiviso su Facebook una foto in cui abbraccia il suo cane morente. L’uomo abbraccia stretto Mudler, questo il nome del quattrozampe. Uno scatto che ha commosso molte persone che hanno passato la stessa terribile esperienza di perdere un amico fedele. «E’ un giorno buio nella nostra famiglia. Il nostro cane Mulder sta morendo. Sto vivendo malissimo questo momento terribile, non ci sono parole per dirvi quanto vi possa dare un cane: c’è un prezzo da pagare per essere stato il destinatario incondizionato di amore, fedeltà e compagnia per 17 anni. È un prezzo altissimo, perché quando se ne vanno, si portano con se un pezzo del tuo cuore». Poche ore dopo il regista ha aggiornato il suo profilo dicendo che purtroppo il suo cane era morto: «Grazie per i 17 anni di grande gioia e affetto. Prendere un cane mi ha reso una persona migliore». La scelta di condividere il suo dolore non è però piaciuta a tutti. Sul social network Reddit è stata pubblicata la foto senza il testo e in molti hanno iniziato a fare supposizioni sul reale dolore del regista come se l’avesse fatto per attirare l’attenzione dei media. Il regista ha dovuto così vivere il dolore della perdita e difendersi: «Stavo soffrendo e volevo condividere questo dolore con le persone che ci sono già passate. E sono contento di averlo fatto perché tante persone incredibili hanno raccontato le loro storie sulla vita e la morte dei loro animali. Per me è stato terapeutico. Noi non facciamo veglie o funerali per i nostri animali domestici, quindi abbiamo bisogno di elaborare diversamente il nostro lutto, condividendolo con gli altri» 
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/02/15/societa/lazampa/cane-cani/il-regista-kevin-smith-condivide-sul-web-la-fototributo-del-suo-cane-mulder-ma-polemica-ILvnxqxl2JwAnlbx4P9mzK/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
15 FEBBRAIO 2015
Regno Unito, Rottweiler adottato salva una donna incinta da una gang di ladri
I criminali erano piombati in casa armati di coltelli
Fulvio Cerutti
Rocky ha salvato la vita alle due persone che, anni prima, l’avevano adottato. Tutto è avvenuto nella cittadina inglese di Gravesland, nel Kent. Kasha Marie Weston, 24 anni, e il suo compagno Aryan Salshi, 25 anni, stavano guardando la televisione in camera da letto mentre il loro Rottweiler stava dormendo sul pavimento. Nel cuore della notte qualcuno ha bussato alla porta. Rocky si era subito svegliato e ha iniziato ad abbaiare furiosamente Così tanto che il ragazzo ha commesso l’errore di chiudere il cane in bagno perché non svegliasse i vicini. Non riuscendo a vedere nessuno dallo spioncino, Salshi ha commesso un errore ancora più grande: aperta la porta, quattro criminali sono piombati in casa armati di coltelli. «Dove sono i soldi, dove sono i soldi?» gridavano gli uomini incapucciati mentre Rocky continuava ad abbaiare senza fare nulla. Di fronte alla mancanza di risposte, tre criminali hanno iniziato a picchiare il ragazzo, mentre il quarto teneva il coltello al collo della ragazza. «Li ho pregati di lasciarsi in pace - ha raccontato Kasha -. Ho detto loro che ero al quinto mese di gravidanza, ma non smettevano. Ho pensato che ci avrebbero uccisi». Ma a un certo punto Rocky è riuscito a uscire dal bagno ed è corso a difenderci mostrando i suoi denti ai criminali. «Erano terrorizzati e sono corsi fuori dalla porta, mentre il nostro Rocky li rincorreva. Intanto anche Aryan si è ripreso e sono riusciti a bloccare uno di loro sino all’arrivo della polizia». Rocky si è comportato come se sapesse sin dall’inizio che qualcosa non andava. «Quando le cose si sono calmate, si è avvicinato a me e mi ha dato un colpetto con il naso sul mio pancione. È stato come se volesse dire al bambino “tranquillo, ci sono io”. E nei giorni successivi non si è mai allontanato da me» 
 
GEA PRESS
15 FEBBRAIO 2015
Combattimenti tra galli – In Brasile sotto sequestro 150 volatili
Un intervento di polizia avvenuto nella città di Sapiranga, nel Brasile meridionale. L’operazione, rivolta al contrasto dei combattimenti tra galli, è scaturita a seguito di una denuncia anonima. Ottenuto il mandato di perquisizione gli Agenti hanno fatto irruzione in  un  locale del quartiere São Luiz, trovandovi ben 150 galli.
Secondo i primi rilievi di polizia, gli animali avrebbero subito maltrattamenti a seguito dei combattimenti. Nello stesso posto veniva peraltro trovato un ring per gli scontri. Una pratica, quella degli scontri tra galli,che in Brasile è vietata dalla legge.
Da rintracciare, ancora, il proprietario della casa; secondo la polizia vi sarebbero prove sufficienti per fare scattare una denuncia.
Contrariamente a quanto è dato pensare i combattimenti tra galli sono legali in alcuni paesi dell’Unione Europea. E’ il caso della Francia e della Spagna, ove, secondo regole che dovrebbero garantire il benessere degli animali, è consentito fare combattere i galli. Recentemente la Guardia Civil spagnola è però intervenuta per reprimere quello che appare essere un fiorente sistema illegale (vedi articolo GeaPress) basato proprio sugli scontri tra i poveri galli.
 
LA ZAMPA.IT
15 FEBBRAIO 2015
Nuova Zelanda, salvate 60 balene spiaggiate
Determinante l’infaticabile impegno dei soccorritori. 140 esemplari sono morti
Alla fine, dopo giorni di instancabili sforzi, sono 60 le balene pilota salvate dal drammatico spiaggiamento su Farewell Spit, nella Golden Bay, nel nord-ovest dell’Isola del Sud, in Nuova Zelanda. Un risultato che però non può non far dimenticare i 140 esemplari che non sono sopravvissute. Da due giorni personale qualificato e oltre 400 soccorritori hanno fatto di tutto per tenerle in vita, mantenendone la pelle umida e in posizione, in attesa dell’alta marea. Venerdì notte, con grande sforzo, erano riusciti a rimettere in acqua la gran parte di loro, senza però che le balene riuscissero a guadagnare il mare aperto: decine di loro sono infatti tornate indietro e si sono arenate di nuovo. Il secondo tentativo è stato fatto sabato sera e questa volta è andato a buon fine. «Siamo riusciti a portare le balene pilota su galleggianti e le altre, subito dopo, le hanno seguite - spiega il portavoce del dipartimento di Conservazione neozelandese, Andrew Lamason -. Ora stanno nuotando in acque profonde e nella direzione giusta. I nostri operatori le stanno monitorando».  
Nella zona, che è sulla rotta che questi cetacei compiono annualmente da e verso l’Antartide, rimangono spesso spiaggiate le balene, ma quello di questi giorni è stato il più grande degli ultimi 15 anni.
 
BERGAMO NEWS
16 FEBBRAIO 2015
Usa un coltello e si avvicina ai cancelli delle abitazioni fingendo di voler solo accarezzare gli animali, che poi fredda senza pietà: nella Bassa è caccia al "killer dei cani". Le prime vittime sono state Gaia e gli otto cuccioli che stava per partorire, a Brignano.
Bassa, è caccia aperta al "killer dei cani": ha ucciso otto cuccioli
Prov. di Bergamo. Nella Bassa bergamasca è caccia aperta a quello che è stato ribattezzato il "killer dei cani". Due, per il momento, i casi accertati della follia omicida dell'uomo che i carabinieri di Treviglio stanno cercando di rintracciare prima che faccia altre vittime dopo Gaia e la sua cucciolata che stava per venire alla luce in questi giorni. "Va fermato al più presto - è il grido disperato di Erika Faccini, titolare dell'Allevamento Islabonita di Brignano Gera d'Adda -, spero vivamente che le forze dell'ordine, che stanno lavorando sul caso, mi possano presto dire chi è stato a uccidere la mia cagna e i suoi cuccioli".
Gaia, uno splendido esemplare di Golden Retriever, è stata trovata senza vita una settimana fa, a Brignano Gera d'Adda: "Sono tornata all'allevamento dopo una giornata fuori e ho trovato Gaia completamente insanguinata - racconta la signora Faccini -. Inizialmente pensavo a un problema legato alla gravidanza ma poi mi sono accorta che aveva quattro ferite profonde causate da un'arma da taglio. Era già spirata. Assieme a lei erano morti anche gli otto cuccioli che avrebbe dovuto partorire lo scorso weekend". Secondo le prime ricostruzioni, pare che il cane si sia avvicinato all'aguzzino di sua spontanea volontà, forse in cerca di qualche carezza: "Nella recinzione si poteva tranquillamente infilare la mano, come ha fatto la persona che ha ucciso Gaia - spiega ancora Erika Faccini -. Il colpo che le è stato fatale è stato quello che le ha perforato un polmone. Ma chi può aver fatto una cosa talmente crudele? Come si può commettere un gesto simile? Io non riesco a darmi una spiegazione: nel nostro allevamento ci sono pochi cani, che trattiamo tutti come figli, per questo la perdita di Gaia è stato uno shock che non ho ancora superato. Spero vivamente che verrà fatta giustizia, al più presto". Durante l'agguato altri due cani dell'allevamento Islabonita di Brignano, Athena e Giada, sono rimasti feriti rispettivamente alla testa e ad una zampa: loro non sono in pericolo di vita.
Pochi giorni prima, sempre nella Bassa, un episodio molto simile a quello che ha portato alla morta di Gaia si è verificato a Treviglio: un esemplare di cane lupo cecoslovacco è stato gravemente ferito da una coltellata. I proprietari, attirati dal pianto dell'animale, sono riusciti a salvare la vita al cane che è stato portato in una vicina clinica veterinaria dove ha subito un intervento chirurgico durato quattro ore. Se la caverà.
"Sembra che i due episodi siano collegati tra loro - spiega Erika Faccini -. Se qualcuno ha visto o sentito qualcosa si rivolga al più presto ai carabinieri di Treviglio. E tutti i proprietari di cani della zona facciano attenzione: questa persona è ancora in giro e può avvicinarsi a qualsiasi abitazione".
 
L’ECO DI BERGAMO
22 FEBBRAIO 2015
Ricompensa di 500 € dalla Lav È caccia al serial killer dei cani
La Lav offre una ricompensa di 500 euro a chi sia in grado di riferire informazioni utili all’identificazione del serial killer che nei giorni scorsi ha ucciso Gaia, Golden Retriever di Brignano e gli 8 cuccioli che portava in grembo e ha ferito altri 3 cani che vivevano assieme a Gaia.
Prov. Di Bergamo. Si tratta presumibilmente dello stesso autore dell’accoltellamento di un cane lupo a Treviglio nonché dell’uccisione di due cani e del ferimento di altri quattro a Spino D’Adda in provincia di Cremona al confine con Bergamo. «Chiunque abbia informazioni circa l’accaduto ha il dovere morale e civile di dare il proprio contributo alle indagini per individuare il responsabile di tanta violenza - dichiara Lav Bergamo -, uccidere animali è un reato punito dall’articolo 544-bis del Codice penale. Ed è un dovere collaborare affinché chi si è macchiato di un crimine così efferato sia assicurato alla giustizia. Anche informazioni frammentarie possono essere utili. Chiunque abbia notizie è invitato quindi di mettersi in contatto con la nostra associazione».«Purtroppo la nostra provincia - continua il comunicato della Lav - ha già conosciuto simili episodi di violenza a danno di animali, come nella triste vicenda del killer di gatti identificato lo scorso luglio a Trescore Balneario. La crudeltà sugli animali è moralmente inaccettabile di per sé: gli animali, come noi, sono esseri viventi e come noi provano piacere e dolore. C’è però un ulteriore aspetto non trascurabile: la violenza su animali è scientificamente riconosciuta come indicatore di potenziale violenza su donne, minori e sui più deboli».«Per questi motivi la Lav si fa promotrice di un progetto di sensibilizzazione nelle scuole, nella convinzione che sia fondamentale educare i giovani alla conoscenza e al rispetto degli altri esseri viventi, obiettivo che vive di dignità propria ma che rappresenta anche una palestra di vita, un allenamento al rispetto tra esseri umani. Non dimentichiamo le parole di Gandhi: “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”».
 
LA NUOVA VENEZIA
16 FEBBRAIO 2015
Cani congelati, i vigili: «Quel negozio non venda più animali»
La richiesta al servizio veterinario dell’Asl 12 di revoca dell’autorizzazione sanitaria per il negozio sorpreso con tre carcasse di cani in frigorifero
MESTRE (VE). Difficilmente potrà continuare a vendere animali il negozio di via Verdi finito nel mirino dei controlli della Polizia municipale. Il macabro ritrovamento di tre cuccioli di cane morti, conservati da oltre sei mesi nel freezer nel retrobottega del negozio, e varie violazioni alle norme di legge per l’attività di vendita di animali non comporteranno per il titolare, un cittadino egiziano che è fuori città da alcuni giorni, solo una pesante sanzione, di almeno 1.500 euro.
Una richiesta di revoca dell’autorizzazione sanitaria al negozio di via Verdi è stata infatti depositata dal comando di Mestre della Polizia Municipale al servizio veterinario dell’Asl 12 che ha collaborato attivamente al controllo del negozio di via Verdi.
Questo significa, lasciano intendere dalla Polizia municipale, che è prossima la revoca dell’autorizzazione, ovvero che il titolare del negozio non potrà più vendere animali nel negozio di via Verdi, dopo la macabra scoperta fatta dai vigili urbani in collaborazione con i veterinari.
Questo non impedirà al titolare in futuro, magari, di richiedere un nuovo permesso per riaprire, probabilmente altrove, ma visto il precedente le prescrizioni saranno ancora più stringenti nei confronti del titolare dell’attività.
Si attende nei prossimi giorni, quindi, il pronunciamento finale dei veterinari dell’Asl 12 mentre nel locale sabato si sono abbassate le saracinesce e i locali apparivano deserti, segno che l’attività si è drasticamente sospesa dopo l’ispezione della Polizia Municipale.
La notizia del rinvenimento dei tre cuccioli di cane morti da mesi ha destato scalpore in molti ma tra quanti abitavano nella zona la sorpresa non è poi stata molta: l’atteggiamento dei venditori alle richieste di informazioni di taluni clienti sullo stato di salute degli animali avevano messo in guardia molti.
Qualcuno ha preferito non denunciare nulla, sicuro che tanto nessuno sarebbe intervenuto. E invece l’ispezione della Polizia Municipale, invece, c’è stata e ha portato alla luce le inefficienze nella gestione dell’attività di vendita animali.
FOTO
http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2015/02/16/news/i-vigili-quel-negozio-non-venda-piu-animali-1.10876707
 
NEL CUORE.ORG
16 FEBBRAIO 2015
ALLUVIONE DEL SECCHIA, 300 NUTRIE ABBATTUTE DALLA POLIZIA A MODENA
Complice la legge voluta da Renzi e dalla maggioranza
Alla fine, com'era prevedibile, le nutrie hanno pagato il conto per l'alluvione del Secchia, complice la legge voluta dal governo Renzi e dalla sua maggioranza. Quasi 300 ne sono state abbattute dalla polizia provinciale di Modena nel corso di un intervento che si è svolto la scorsa settimana, prevalentemente lungo il fiume Secchia tra Carpi e Concordia ma anche sul Panaro a San Felice e a Finale Emilia e lungo alcuni canali a Mirandola. L'obiettivo è quello di garantire una maggiore sicurezza sugli argini, la cui stabilità è minacciata dalle tane scavate da questi roditori. E nei prossimi giorni è in programma un nuovo intervento lungo i fiumi. "Il piano - il comandante della Polizia Provinciale Fabio Leonelli - è stato programmato per risolvere alcune situazioni segnalate dai Comuni, in attesa di completare le ordinanze dei Comuni stessi, necessarie per avviare le prossime campagne di abbattimento che saranno effettuate dai cacciatori-coadiutori messi a disposizione dagli Atc".I cosiddetti "piani di controllo" potranno ripartire a pieno ritmo perché le nutrie, roditori sudamericani importati in Italia negli anni Trenta per la loro pelliccia, ora sini classificate alla pari di topi, ratti e talpe su cui è competente il Comune, nell'ambito della tutela igienico-sanitaria, mentre in precedenza, essendo inserite nella norma nazionale sulla fauna selvatica, erano di competenza della Provincia tramite i piani di controllo.
 
GEA PRESS
16 FEBBRAIO 2015
Modena – Nutrie per legge come topi. Uccisi già 300 animali. 500 i cacciatori-coadiutori pronti a sparare
La recente nuova legge, spiega la Provincia di Modena, classifica le nutrie alla pari di topi, ratti e talpe. In tal maniera la competenza è del Comune, nell’ambito della tutela igienico-sanitaria, mentre in precedenza, essendo inserite nella norma nazionale sulla fauna selvatica, erano di competenza della Provincia tramite i piani di controllo.
Le ordinanze dei Comuni, approvate in base a una ordinanza tipo indicata dall’ente provinciale per risolvere le difficoltà di applicazione delle nuove norme e chiarire le modalità di gestione, consentiranno di far ripartire a pieno ritmo i piani di controllo. Ad annunciarlo è sempre la Provincia di Modena che anticipa altresì come i provvedimenti del Comuni regoleranno i piani di abbattimento. Per questi saranno a disposizione circa 500 coadiutori autorizzati nel rispetto delle regole sull’attività venatoria. In pratica, si tratta di cacciatori-coadiutori messi a disposizione dagli Ambiti Territoriali di Caccia.
Intanto sono quasi 300 le nutrie abbattute dalla Polizia provinciale nel corso di un intervento che si è svolto la scorsa settimana. Ad essere maggiormente interessata è l’area lungo il fiume Secchia tra Carpi e Concordia. Interventi si sono altresì svolti sul Panaro a S.Felice e a Finale Emilia e lungo alcuni canali a Mirandola. L’obiettivo, riporta sempre la Provincia, “è quello di garantire una maggiore sicurezza sugli argini, la cui stabilità è minacciata dalle tane scavate da questi roditori. E nei prossimi giorni è in programma un nuovo intervento lungo i fiumi“.
Da diversi anni la Provincia ha messo a punto un piano straordinario di controllo sui corsi d’acqua: in sei anni sono state abbattuti circa 51 mila animali di cui quasi sei mila nel 2014.
Secondo quanto reso noto dalla Provincia di Modena “le nutrie sono dannose per gli argini non solo a causa delle tane ma anche perché distruggono in profondità la vegetazione contribuendo a rendere le rive meno stabili e più facilmente soggette a frane”.
La nutria è un roditore di grossa taglia (arrivano a pesare anche oltre dieci chili) originario del Sudamerica e introdotto in Europa negli anni ’20 per la produzione di pellicce (il cosiddetto castorino). Dopo la crisi di questa attività, la nutria, non essendo cacciate e in assenza di predatori naturali, ha iniziato a moltiplicarsi velocemente in tutta Europa. Nel modenese la nutria è arrivata intorno ai primi anni ’80; i comuni  più interessati sono quelli dell’area nord.
 
GEA PRESS
16 FEBBRAIO 2015
Venezia – Le colombe rosa del Ponte dell’Accademia. Esposto degli animalisti
 
Quando a Venezia di sente parlare di piccioni, è in genere per le foto ricordo dei turisti circondati dagli stormi di Piazza San Marco. Vi è poi la ricorrente polemica sulle misure di contenimento dei volatili, ma in genere di piccioni diversamente colorati, esposti in bella vista tra i turisti nella città lagunare, non capita poi molto spesso.
Colombine bianche, diventate rosella. “Performace” artistiche, denunciano gli animalisti, per attirare qualche offerta captando l’attenzione delle persone.
Dal Ponte dell’Accademia all’area marciana, uno “spettacolo” di dubbio gusto che ha attirato numerose critiche.
E dire che il comma 14 dell’articolo 3 del Regolamento comunale sul benessere animale,  vieta l’utilizzo di animali anche per la cosiddetta “arte di strada”.  Figuriamoci, poi, se con animali pitturati.
A Venenzia, comunque, vi è un precedete. Lo ricorda Cristina Romieri del Gruppo Vegan Venezia. E’ avvenuto in una edizione passata della Biennale, quando i Servizi Veterinari dell’ASP annotarono il “turbamento e alterazione nei loro comportamenti e nelle funzioni morfofisiologiche”. All’esposto dell’associazione seguirono i provvedimenti previsti dal Regolamento.
La storia, sebbene in forma diversa, sembra ora ripetersi.
Agli animalisti risulta però che la Polizia Municipale è intervenuta elevando tre sanzioni amministrative con diffida nei confronti degli artisti in possesso di  animali colorati. Se le cose non cambieranno, promette Cristina Romieri, chiederemo il sequestro dei colombi.
 
IL SECOLO XIX
16 FEBBRAIO 2015
Ecco “Treno”, il cane ultras dell’Albenga
 
Federica Pelosi
Savona - Per la giustizia sportiva sugli spalti dello stadio Riva non ci sarebbe dovuto essere, come si dice, «nemmeno un cane», ma “Treno” ha sorpreso tutti, e con un colpo di coda da maestro si è imposto come la mascotte portafortuna dell’Albenga Calcio, assistendo alla vittoria della squadra contro il Ceriale.
Il tifoso più singolare del calcio nostrano è un simpatico meticcio bianco e nero, adottato dagli ultras ingauni nel corso di questa travagliata stagione, che sino al 29 marzo li vede lontani dal campo in seguito alla decisione del giudice sportivo, che non ha gradito le proteste contro un arbitraggio “discusso” nel corso di una precedente partita.
Il “tre zampe”, un difetto che ha portato i fedelissimi dell’Albenga Calcio a volerlo fortemente nel loro staff, dopo avere visto la sua foto su Facebook, è così stato uno dei pochi a poter “abbaiare” in sostegno della squadra nel corso del match di ieri contro il Ceriale: i “colleghi” lo hanno vestito con la bandiera dell’Albenga, affidandogli le proprie speranze. E lui non ha deluso le aspettative.
 
LA ZAMPA.IT
16 FEBBRAIO 2015
Wwf: si ripete il massacro degli uccelli canori europei
Ogni anno 10mila cacciatori italiani volano in Romania per fare strage di allodole
Tre cacciatori italiani e un romeno sono sotto processo in un tribunale di Costanza, città portuale sulla costa del Mar Nero, per aver organizzato la caccia di migliaia di uccelli canori. Ogni anno, infatti, cacciatori italiani e non solo, compiono all’estero dei veri e propri massacri di uccelli: l’allarme arriva dal Wwf e riguarda in particolare Serbia, Romania e Croazia. Gli imputati rischiano da tre a 5 anni. «Ogni anno tra settembre e ottobre - precisa il Wwf sul proprio sito- 10mila cacciatori italiani `volano´ in Romania per fare strage di allodole, approfittando di questi piccoli uccelli, che stanchi del lungo viaggio migratorio, scendono sui campi di grano per alimentarsi». «Un fenomeno che ha dimensioni gigantesche, i comportamenti criminali sono sostanzialmente impuniti per una legislazione carente e per la corruzione» spiega Filippo Bamberghi, coordinatore delle guardie volontarie Wwf Milano. «Purtroppo, come per il turismo sessuale, l’Italia è ai primi posti nel mondo per il turismo delle doppiette», sottolinea Fulco Pratesi, Presidente onorario Wwf Italia. «Molti cacciatori migrano nei luoghi dove le leggi sono inadeguate e la corruzione favorisce comportamenti da noi finalmente molto rarefatti, grazie anche alla vigilanza dei volontari delle associazioni», conclude Pratesi. 
 
LA ZAMPA.IT
16 FEBBRAIO 2015
Gina, gatto specchio della nostra anima
Da lei abbiamo imparato a vivere la sofferenza non con la rassegnazione degli sconfitti, ma con la dignità di un felino!
Ci si sente sempre in imbarazzo a raccontare la propria storia perché quando la si mette per iscritto ci si rende conto che non è unica ne’ esclusiva, si teme di essere banali e poco originali, ma forse proprio qui sta il suo valore, nella condivisione di un’esperienza che ci accomuna ad altri che non conosciamo e, senza saperlo, quella riservatezza cui siamo stati educati e quel controllo delle emozioni, cala nell’incontro di chi come noi ha deciso di allargare la propria famiglia accogliendo un batuffolo peloso a 4 zampe. Così era Gina quando la prendemmo durante una gita in campagna. 40 minuti di peripezie nel cercare di scovarla sotto rami e tronchi, e, una volta arrivata a casa, 15 giorni in terrazzo senza farsi avvicinare tanto che non riuscivamo a darle un nome perché non sapevamo se era un maschio o una femmina. Dopo una vita passata attorniati dai cani, scoprimmo durante un’estate che un topo in cerca di cibo era riuscito ad arrivare fino al nostro appartamento, in una palazzina al quinto piano, arrampicandosi sui tubi del gas. A questa notizia ferale seguirono giorni di panico e svariati sopralluoghi per la disinfestazione, al termine dei quali tutti ci dissero che se volevamo stare veramente tranquilli, l’unico rimedio era dotarsi del nemico naturale dei roditori: un gatto. Finchè si ha l’immagine di Firmino, il topo mangiatore di libri, difficile pensare di dover correre ai ripari per mettere in sicurezza la propria casa all’ultimo piano di una zona centrale di Roma, ma i topi non divorano letteratura e chi ha avuto la disgrazia di incontrarne qualcuno costeggiando le rive del Tevere, sa di cosa parlo. Un gatto faceva al caso nostro e Gina, da piccola cacciatrice nata in campagna, era il rimedio perfetto. Dopo le prime settimane di diffidenza capii che a differenza di un cane lei non si sarebbe mai avvicinata a noi, neanche per chiedere cibo, e che dovevamo esser noi a guadagnare la sua fiducia. Sono pochi gesti che richiedono pazienza, perché il loro è un tempo ancora fisico non quello virtuale che noi rincorriamo quotidianamente! Sono passati poco più di 3 anni da quelle prime giornate trascorse a conoscerci, e Gina è via via diventata una protagonista della nostra quotidianità, grazie a lei abbiamo conosciuto meglio noi stessi e ci siamo riappropriati di quella piccola parte nascosta in ognuno di noi, fatta di istinto, di ascolto, di osservazione, di attesa, di emotività. Per questo è grande il vuoto ora che lei non c’è più. “E’ stata particolarmente sfortunata questa gattina, un tumore così brutto in età così giovane è veramente insolito”, sono parole che risuonano nelle nostre orecchie e che ancora una volta ci impongono di fare i conti con un’esistenza fatta di cose insolite cui non ci abituiamo. Ecco che entra in gioco la razionalità umana che da millenni con grande dispendio di energie cerca spiegazioni anche laddove non ce ne sono. E mentre Gina continuava a godersi i suoi ultimi mesi svolgendo la normale attività di un felino, cercando il sole in ogni parte della casa, cacciando grilli, mangiando erba, osservando curiosa ogni gesto che avveniva nell’ambiente da lei presidiato…. noi abbiamo imparato a vivere la sofferenza non con la rassegnazione degli sconfitti, ma con la dignità di un gatto!  LETIZIA E RICCARDO
http://www.lastampa.it/2015/02/16/societa/lazampa/amici-per-la-zampa-le-storie/gina-gatto-specchio-della-nostra-anima-D7vqEAi6eqe2bCerMVUfaK/pagina.html
 
GHIGLIOTTINA.IT
16 FEBBRAIO 2015
Pet therapy, il potere curativo degli animali
La pet therapy si diffonde sempre di più anche in Italia. La concezione dell’animale come terapeuta ha però origini antiche. Negli anni numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato gli effetti benefici provocati dall’interazione uomo-animale
di Alessandra Bernardo
La pet therapy, o meglio definita, Terapia Assistita dagli Animali, assume sempre più importanza. La concezione dell’animale come terapeuta ha origini molto lontane. Fu il dottor Boris Levinson, neuropsichiatra infantile, che nel 1953 scoprì gli effetti positivi esercitati dal suo cane durante la terapia di un bambino autistico con cui non riusciva a stabilire un rapporto. L’animale interagì subito con il piccolo paziente che, per la prima volta, mostrò di provare un’emozione gioiosa, stabilendo un rapporto empatico con l’amico a quattro zampe.
Iniziano così le prime ricerche scientifiche sugli effetti degli animali in campo psichiatrico. Gli studi, ben presto, si estesero a numerosi altri settori quali la sindrome di down, le disabilità gravi, forme depressive, sindrome di Alzheimer e molti altri ancora. È solo nel 1961 che la pet therapy viene riconosciuta a tutti gli effetti come “tecnica di intervento terapeutico“, dove l’animale assume il ruolo fondamentale di mediatore emozionale.
Nel 1966 in Norvegia i coniugi Stordahl fondarono un centro di recupero per non vedenti, all’interno del quale utilizzavano cani e cavalli. Il centro è ancora oggi funzionante. Un veterinario francese, nel 1973 applicò la terapia con gli animali a bambini con gravi difficoltà di linguaggio e comunicazione, ottenendo sorprendenti risultati. Contemporaneamente negli Stati Uniti iniziano i primi programmi di pet therapy nelle carceri e nei manicomi criminali. Fu la dottoressa Erika Friedmann a dimostrare la correlazione tra il possesso di un animale da compagnia e la sopravvivenza in caso di malattie coronariche.
Finalmente nel 1987 anche in Italia viene introdotto il tema della pet therapy, se ne discute al Convegno Interdisciplinare su “Il ruolo degli animali nella società odierna”, in cui esperti internazionali si confrontano sull’argomento. Molti anni dopo le autorità politiche e il Ministero della Sanità riconoscono l’importanza di tale terapia, delle sue finalità e dei suoi scopi, legittimando l’uso degli animali e i programmi di ricerca.
Solo nel 2003 la pet therapy viene riconosciuta in Italia come cura ufficiale con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il provvedimento inquadra l’attività nel contesto delle politiche sanitarie nazionali, si definiscono gli standard minimi di professionalità attribuendo garanzie sia ai pazienti sia agli animali. Per la prima volta nella storia del nostro Paese viene dunque sancito espressamente il ruolo che un animale può avere nella vita affettiva di una persona, nonché la reale valenza terapeutica.
Tuttavia, in Italia non esiste ancora una legislazione specifica in materia, numerose sono però le iniziative a livello regionale. Gli animali maggiormente impiegati in quella che viene definita la “terapia dolce” sono per lo più i cani, ma anche i gatti e i conigli. Il cavallo è il protagonista assoluto della riabilitazione e rieducazione motoria. L’impiego dei delfini su ragazzi autistici o con problemi di comunicazione e apprendimento e su adulti depressi ha portato a risultati inaspettati.
Nel nostro Paese l’attuazione di progetti terapeutici con animali coinvolge oggi diverse strutture pubbliche, con risultati decisamente positivi. A Roma la pet therapy si concretizza nella “fattoria degli animali guaritori” dell’Ospedale San Carlo di Nancy, dove il dottor Davide Moscato, direttore del Centro Cefalee Infantili, ha riscontrato che “pazienti con mal di testa associato ad ansia e depressione hanno dimezzato il consumo di farmaci e la frequenza degli attacchi è diminuita del 35% dopo poche sedute“. L’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze attua Terapie Assistite con Animali all’interno del reparto di terapia del dolore.
All’Istituto San Giovanni di Dio di Genzano, alle porte della Capitale, gli anziani affetti da Alzheimer e altri tipi di demenza passano delle ore ogni settimana in compagnia non solo di cani e cavalli, ma anche di animali da fattoria. La Società Italiana Terapie e Attività con gli Animali ha curato un progetto per l’accoglienza di animali all’interno del carcere minorile di Casal Del Marmo di Roma, per offrire ai ragazzi occasioni di reinserimento sociale. Nelle carceri l’animale è, infatti, uno stimolo non solo alla socializzazione ma anche alla riduzione dell’aggressività interpersonale.
Chiara Catalani, veterinario comportamentalista che in prima persona ha vissuto molti percorsi terapeutici, spiega: “Quando il cane, il cavallo, l’asino e il gatto, sono educati e guidati ad operare nel modo giusto insieme al conduttore, possono fare miracoli“.
La pet therapy, dunque, utilizzando il linguaggio universale delle emozioni, ci arricchisce nell’ambito relazionale, ci fa entrare in contatto con altre realtà, migliorando anche la nostra salute. Il rapporto uomo-animale racchiude incredibili valenze che non possono che migliorare la vita dell’uno e dell’altro. Sempre più spesso le migliori medicine hanno quattro zampe e una coda.
 
GREEN ME
16 FEBBRAIO 2015
Istigazione all'aggressività dei nostri cani
Patrizia Sauria 
In diversi articoli di questo blog abbiamo affrontato il discorso riguardo ai problemi comportamentali dei nostri amici a quattro zampe, e questo perchè anche loro non possiedono solo un corpo, ma anche una mente, possono presentare dei disturbi fisici, ma anche appunto comportamentali, pregiudicando così non solo la loro tranquillità interiore, ma anche la  buona convivenza con i propri padroni, con le persone con le quali entreranno in contatto durante la loro vita, con altri animali, persino con i propri cospecifici. Uno dei problemi comportamentali è l'aggressività, forse il più pericoloso anche per l'incolumità pubblica. Spesso insorge perchè durante le diverse fasi di crescita non vengono rispettati alcuni elementi fondamentali per il giusto sviluppo anche psichico dell'animale; ma quando tale aggressività viene persino volontariamente incentivata?
Naturalmente parliamo principalmente di cani se ci limitiamo agli animali che normalmente popolano le nostre case (anche se ormai è di moda possedere anche “l'animale alternativo”, esotico, ma questo è un altro discorso, che potrebbe diventare tema di un futuro articolo).
A volte si desidera proprio che il nostro cane presenti un'indole forte, magari per tenere lontano ladri o gente indesiderata dalle proprie abitazioni, ma questo senza tenere in considerazione che comunque lui possiede anche un repertorio comportamentale che è molto diverso dal nostro, un altro modo di vedere le cose così come si presentano: ciò che per noi può sembrare una situazione di normalità o quasi-normalità, per loro può invece essere fonte di pericolo. E quindi quell'aggressività che noi richiediamo in certi momenti specifici, loro la manifestano incondizionalmente: potrebbe non essere il ladro, ma il “famoso” postino. non un intruso, ma un nostro ospite.
Purtroppo l'aggressività spesso viene esaltata solo per un “piacere” (a mio parere malato!) personale, per avere degli animali che sono delle vere e proprie macchine di morte. Purtroppo mi è capitato di sentire e leggere di individui che insegnano al proprio cane a diventare tali, allenandoli fin da cuccioli, magari solo per divertirsi poi nel vedere il proprio animale manifestare tutta tale aggressività (e quindi ad esempio cani che vengono portati nei boschi, liberati ed istigati ad assalire cinghiali, oppure fatti partecipare a veri e propri combattimenti tra cani e cani).Naturalmente tali realtà sono illegali, ma purtroppo esistono, e capita anche che ne siano fautori quegli stessi veterinari che quando vengono interrogati sanno persino citare la definizione esatta di “benessere animale”; oppure quelle persone che dicono di amare gli animali, persino gli stessi propri cani, magari proprio quelli che alla fine di un combattimento si presentano pieni di ferite da dover ricucire, o a rischio di morte, o addirttura morti.
Spesso si parla di razze pericolose, soprattutto quando i media diffondono la notizia di qualche triste episodio che vede come protagonista proprio un cane, spesso il proprio cane, che ingiustificatamente ha assalito una persona. Ma quanto è giusto parlare di razze pericolose? Non è forse più giusto parlare anche di umani pericolosi?
 
L’UFFINGHTON POST
16 FEBBRAIO 2015 
Cane abbandonato piange alla stazione ferroviaria di Eastbourne. La foto fa il giro del mondo
 
Alla stazione ferroviaria di Eastbourne, in Inghilterra, è stato trovato una cagnolino nero legato ad una ringhiera e con lo sguardo così triste che sembrava piangesse. Il cane è uno Staffordshire Bull Terrier, il padrone l'ha abbandonato con nient'altro che un contenitore di plastica con dell'acqua e poi è fuggito in taxi.
Dalla foto il cane sembra così triste per essere stato rifiutato che le lacrime gli riempiono gli occhi, ha uno sguardo molto triste e sofferente. L'immagine dell'animale, che sembra essere stato molto trascurato, è stata condivisa decine di volte su internet e la gente chiede aiuto per questo cane "che piange".
Il tenero Staffordshire Bull Terrier si strugge per essere stato abbandonato dal suo proprietario: dopo aver atteso pazientemente il suo ritorno, si è rassegnato ad essere stato lasciato solo e ha cominciato a piangere. L'abbandono del cane solitario è stato segnalato nel momento in cui si sono resi conto che nessuno sarebbe tornato a riprenderselo.
Le guardie che l'hanno preso in custodia, sperano di riuscire a rintracciare il padrone o almeno di trovare una nuova casa per il tenero cagnolino nero. Si spera che la storia dell'animale possa finire con un lieto fine, in modo simile a Kai, il cane Shar-Pei abbandonato subito dopo Natale.
 
LA ZAMPA.IT
27 FEBBRAIO 2015
Il cane abbandonato “in lacrime” restituito al suo proprietario
La sua immagine aveva fatto il giro del mondo
Le sue foto lasciato legato a una ringhiera di una stazione inglese, con il muso triste e gli occhi lucidi che sembrava stesse piangendo, hanno fatto il giro del mondo. Da una parte l’indignazione per l’abbandono, dall’altra le tante proposte di adozione. Ma la storia di Gazza, questo il suo nome, ha avuto un’evoluzione che nessuno si sarebbe mai aspettato: il cagnolino è stato restituito ai suoi proprietari.  
Come prevede la procedura, prima di poterlo dare in adozione, devono passare sette giorni. Ma già poche ore dopo il ritrovamento, erano stati individuati i proprietari. Di lì da decisione di restituire loro il cane perché non erano stati loro ad abbandonarlo, ma la persona a cui l’avevano affidato per fargli fare una passeggiata.  
«Erano molto rattristati per l’accaduto - spiegano i responsabili per il benessere animale locale - e non vedevano l’ora di riaverlo indietro. Ora Gazza è nel miglior posto possibile, a casa sua» 
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/02/27/societa/lazampa/cane-cani/il-cane-abbandonato-in-lacrime-restituito-al-suo-proprietario-p1pPKYBt3pVftDB8DGHlRP/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
16 FEBBRAIO 2015
CONGO, MAXI-SEQUESTRO DI 126 CHILI DI AVORIO DI ELEFANTI DELLE FORESTE
Da quasi 230 mila euro. Due uomini in azione: presi
Un bottino d'avorio di elefanti africani delle foreste abbattuti illegalmente, del valore di oltre 170 mila sterline (quasi 230 mila euro), è stato sequestrato in un blitz sostenuto da un ente di beneficenza per la conservazione del Regno Unito. Il bottino di decine di zanne, per un peso totale di 126 chili, è stato confiscato nella capitale del Congo, Brazzaville, da una decina di uomini del Progetto per l'applicazione della legge per la fauna (Palf), accompagnati da un cane poliziotto. Un uomo è stato arrestato durante il blitz e rischia fino a cinque anni di carcere per traffico di avorio, mentre un altro ha provato a fuggire ma è stato braccato dalla polizia dopo essere stato identificato dal team Palf, secondo la Fondazione Aspinall (Taf), che finanzia parte del progetto. E' l'ultimo sequestro portato a termine da autorità e gruppi di conservazione in tutta l'Africa nella lotta al bracconaggio, trainato dalla domanda in Asia di prodotti come l'avorio, che ha visto i prezzi salire fino a 1380 sterline (oltre 1860 euro) al chilo.
 
GEA PRESS
16 FEBBRAIO 2015
Rettili dentro i libri. Vipere e pitoni, predati in Australia e diretti in Europa
 
Una collaborazione tra le autorità statali del Western Australia e quelle del  Commonwealth. Ad essere scoperti nell’aeroporto di Perth, in Australia, sono stati 150 anfibi e rettili, pronti ad essere inviati in Europa. Due cittadini russi e due cechi, sono così finiti arrestati e, stante quanto riferito oggi dalle autorità doganali del Western Australia, rischiano  fino a 10 anni di carcere.
A condurre a buon esito le indagini è stato l’Ufficio delle Dogane australiano ed il Dipartimento dei Parchi e della Fauna selvatica dello stato del Western Australia
I poveri animali, alcuni dei quali rinvenuti ormai morti, erano richiusi in buste a sua volta nascoste in nicchie ricavati nei libri e all’interno di pacchetti di sigarette. Tra gli animali ritrovati, scinchi, pitoni, vipere australiane, gechi. La destinazione, conferma il Dipartimento dei Parchi, era sicuramente europea.
Da rilevare come la Repubblica Ceca annoveri considerevoli quantitativi di animali esotici esportati nei paese comunitari. Già in altre occasioni, spedizioni di animali esotici e parti di essi, come nel caso di corni di rinoceronte, avevano coinvolto la Repubblica Ceca.
Secondo Vesna Watt, Direttore dell’Ufficio delle Dodane del Western Australia, “questi arresti devono servire da monito per coloro che cercano di razziare la fauna selvatica Australiana. Chi viene coinvolto in questi traffici rischia fino a 10 anni di carcere“.
Ampia soddisfazione è stata espressa dagli inquirenti australiani che hanno rilevato come già lo scorso 9 febbraio un’altro sequestro di fauna selvatica era stato portato a compimento. In tal maniera ben 240 animali appartenenti alla fauna autoctona dei luoghi sono stati salvati.
Le stesse autorità hanno sottolineato come la gravità di quanto commesso, si evidenzi anche dalle tecniche utilizzate per l’esportazione illegale. Animali rinchiusi all’interno di libri e pacchetti di sigarette. Metodi crudeli e disumani.
Il prossimo obiettivo sarà quello di rilasciare tutti gli animali in natura.
 
LA ZAMPA.IT
16 FEBBRAIO 2015
New York, gatto sopravvive dopo essere stato trovato congelato a bordo strada
Nel staccarlo parte del pelo dell’animale è rimasta attaccata all’asfalto.

Fulvio Cerutti
Quando lo hanno trovato, il gatto Valentino era praticamente congelato, disteso su un lato della strada di Old Chatham, New York. Inizialmente R.J. Poulter, l’uomo che l’ha trovato, lo ha creduto morto perché era completamente coperto di neve e ghiaccio. Solo quando si è avvicinato, si è reso che il micio stava ancora respirando. Era così congelato che, nel prenderlo in braccio, parte del pelo dell’animale è rimasta attaccata all’asfalto. 
Le sue condizioni sembravano disperate, ma quel gatto aveva ancora voglia di vivere. «Arrivati a casa dell’uomo - racconta Estate Brennan dell’associone Little Brook Farm - ci siamo seduti davanti al fuoco e l’abbiamo coperto con asciugamani, cercando di riscaldarlo con dei massaggi». Poco per volta il gatto, che poi hanno chiamato Valentino, grazie alla sua giovane età e buona salute si è ripreso. Un intervento giunto appena in tempo: “Non ci vuole molto tempo per finire in ipotermia, bastano anche solo 30 minuti - spiega il dott. Charlene Patterson -. La morte sopraggiunge poco dopo”. Ma per fortuna ora Valentino sta bene e sono in molti a volerlo adottare. Così tanti che l’associazione Little Brook Farm ha ricordato sul suo sito che ci sono tanti animali in attesa di famiglia, magari meno famosi di Valentino, ma con altrettanta voglia di essere amati. 
 
GREEN STYLE
16 FEBBRAIO 2015
Rompe il ghiaccio a suon di pugni per salvare un cane
Il cane sta per affogare nelle acque ghiacciate, si getta a torso nudo nel lago pur di salvare l’amico a quattro zampe. È questa la storia di un incredibile salvataggio avvenuto in Russia, il cui video è già diventato estremamente virale. Sull’identità del coraggioso nuotatore, così come dell’animale, non si hanno però indicazioni. Il tutto sarebbe successo qualche giorno fa, quando un cane dal manto scuro sarebbe caduto nelle acque gelate di un piccolo specchio d’acqua, dopo la rottura della superficie ghiacciata sotto le sue zampe. Un uomo, probabilmente il proprietario, si è tuffato a torso nudo nonostante le temperature proibitive e, a suon di pugni, ha infranto la lastra di ghiaccio che teneva intrappolato l’animale. Il filmato, inizialmente pubblicato sulla piattaforma LiveLeak e poi rapidamente moltiplicatosi su YouTube, sta facendo nelle ultime ore il giro dei social network, tra navigatori ammirati dal gesto eroico e rincuorati dal lieto fine. Le immagini mostrano il salvatore determinato a far di tutto pur di salvare il cane, compresi dei colpi ben assestati al ghiaccio per tratteggiare una via di fuga. Raggiunto il quadrupede, il nuotatore lo solleva dall’acqua mantenendolo stretto al petto, per poi tornare a riva.
Sebbene dai video condivisi l’impresa duri solamente un paio di minuti, pare che l’intera operazione abbia richiesto parecchio tempo, forse addirittura un ora dall’avvistamento del cane al suo effettivo salvataggio. Questa non è tuttavia l’unica storia di cani miracolosamente salvati da laghi ghiacciati, un incidente a quanto pare molto frequente durante l’inverno. Nelle ultime settimane vi è stato un intervento negli Stati Uniti che ha richiesto addirittura un elicottero di soccorso. Non ultimo, sempre oltreoceano un esemplare di Labrador è stato tratto in salvo da un amico a quattro zampe che, impaurito dal pericolo, ha attirato le attenzioni di passanti abbaiando nervosamente e avvicinandosi ansioso agli sconosciuti.
VIDEO
http://www.greenstyle.it/rompe-ghiaccio-suon-pugni-salvare-cane-137488.html
 
GREEN ME
16 FEBBRAIO 2015
L'insolita amicizia tra un cane e una civetta [FOTO]
Un'insolita amicizia quella tra Ingo, un pastore tedesco, e Poldi, una piccola civetta, immortalata in questi adorabili scatti realizzati da Tanja Brandt, una fotografa professionista che vive in Germania. Ma la loro storia non è affatto isolata, molto spesso infatti animali di specie diverse stringono splendide amicizie come quella tra un orso, un leone ed una tigre cresciuti insieme e diventati ormai amici inseparabili. O come quelle nate nel rifugio Janice Wolf, in cui oltre 60 ospiti, di specie diverse, vivono insieme in armonia come in un grande famiglia.
FOTO
http://www.greenme.it/spazi-verdi/ethicme/2207-tanja-brandt-foto-amicizia-cane-gufo-civetta
 
NEL CUORE.ORG
16 FEBBRAIO 2015
SPAGNA, ENCIERRO DI CARNEVALE: 20ENNE USA INCORNATO (VIDEO)
E' grave. L'episodio in provincia di Salamanca
Un ventenne americano è grave dopo essere stato incornato da un toro durante l'"encierro" di Carnevale di Ciudad Rodrigo, in provincia di Salamanca, in Spagna. Nelle immagini caricate su YouTube dall'utente Carlos Garcia il momento in cui il turista statunitense viene colpito e trascinato dal toro: è in gravi condizioni. Il ragazzo è stato colpito alla gamba sinistra e ha subito una ferita lunga addirittura 40 centimetri, secondo quanto riferita dai media spagnoli. Rischia di finire in tragedia la sua vacanza organizzata con altri studenti.
VIDEO
http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/spagna-encierro-di-carnevale-giovane-americano-incornato.html
 
REPUBBLICA.IT
17 FEBBRAIO 2015
Muore un cucciolo della Scuola cani guida per ciechi, probabile avvelenamento
Romeo, un labrador biondo di 9 mesi, avrebbe ingerito un boccone avvelenato in un giardino. Era in affidamento a una famiglia fiorentina per un anno
provincia di Firenze - Romeo era un cucciolo di labrador biondo di 9 mesi, era della Scuola nazionale cani guida per ciechi di Scandicci e, "da grande", avrebbe dovuto assistere persone non vedenti.  Romeo però ieri è morto dopo aver ingerito, probabilmente, un boccone avvelenato in un giardino adiacente al cimitero dell'Antella. Il labrador era infatti in affidamento, come spiegato dalla Regione Toscana, proprietaria della Scuola, a una famiglia fiorentina. Un anno in cui i cuccioli crescono con adulti e bambini per aumentare socializzazione e educazione. 
Come raccontato dall'affidatario poco dopo aver lasciato il giardino il cane ha iniziato a stare male ed è stato portato dal veterinario, a Bagno a Ripoli. Il dottore che lo ha visitato ha riscontrato i sintomi tipici dell'avvelenamento anche se la certezza della causa della morte potrà arrivare nei prossimi giorni dall'esito dell'autopsia, condotta dall'Istituto zooprofilattico sperimentale dove l'animale è stato poi portato. Dopo l'anno con la famiglia Romeo sarebbe tornato a Scuola per l'addestramento e per essere preparato ad assistere persone non vedenti.
 
TG COM 24
18 FEBBRAIO 2015
Ucciso Romeo, il cane che aiutava i cechi
Il cucciolo di labrador era addestrato dalla Scuola nazionale di Firenze per assistere i non vedenti: è stato avvelenato in un parco
provincia di Firenze - Aveva solo nove mesi ma già "studiava" per aiutare i non vedenti: era addestrato alla Scuola nazionale cani guida per ciechi di Scandicci (Firenze). Ma è stato ucciso: Romeo, il cucciolo di labrador biondo, è morto per aver ingerito una polpetta avvelenata lasciata in un parco. Lo rende noto la Regione Toscana: il cagnolino, regalato alla scuola dal circolo Lions di Firenze Pontevecchio e dato in affidamento a una famiglia, è morto lunedì pomeriggio in un ambulatorio veterinario del comune di Bagno a Ripoli.
FOTO
http://www.tgcom24.mediaset.it/animali/ucciso-romeo-il-cane-che-aiutava-i-cechi_2096223-201502a.shtml
 
GEA PRESS
17 FEBBRAIO 2015
Golfo Aranci (OT) – Ancora trappole mortali per gli animali
Continua l’opera dei volontari di Golfo Aranci (OT), per tentare di salvare la fauna selvatica minacciata dai micidiali cappi-trappola in filo di acciaio. Dopo il ritrovamento della volpe finita tra atroci sofferenze nella morsa del cappio (vedi articolo GeaPress ) nuove trappole sono state trovate nei dintorni della stessa area, appena fuori Golfo Aranci.
A darne comunicazione è Patrizia Sale, volontaria dei luoghi.
“Ho trovato tre lacci a non più di trenta metri dal luogo ove è morta la volpe – spiega la volontaria - ma un mio conoscente  ne ha trovati altri poco distante“.
Il laccio, altro non è che un cappio in filo di acciaio disposto lungo i camminamenti della fauna. Quando l’animale rimane bloccato, lo attende una lunga e dolorosa agonia. Il cappio, infatti, può prendere per il collo, un arto o l’addome. In quest’ultimo caso la morte arriva per rottura del diaframma. La fine più straziante arriva, però, per la presa dell’arto. La morte, infatti, sopraggiunge meno velocemente del soffocamento (quando cioè vengono presi per il collo) e della rottura del diaframma. Il cappio inizia a stringere sempre più sull’arto, non arrivando subito a ledere funzioni vitale. Gli animali, tentando di scappare, peggiorano di fatto la situazione. Sono stati documentati casi di arti amputati, trovati al laccio. Ovviamente, in questi casi, un animale selvatico non ha quasi nessuna possibilità di potere sopravvivere.
“Credo che il problema sia sottovalutato – riferisce la volontaria di Golfo Aranci – e a nulla sono valse le segnalazioni che ho fatto. Intanto, in questo modo, gli animali continuano a morire“.
La legge  italiana vieta l’uso di tali mezzi di caccia, ma le pene, come tutti i reati venatori, non sono particolarmente significative. Lacci, tagliole, reti per uccellagione ed altri strumenti di tortura, sono purtroppo molto diffusi nel panorama venatorio illegale italiano.
 
VALDELSA.NET
17 FEBBRAIO 2015
Per il bracconaggio è allarme anche in provincia di Siena. Ogni giorno le guardie WWF alle prese con tagliole, lacci e abbattimenti di specie protette
BRACCONAGGIO PROVINCIA SIENA WWF E' di pochi giorni fa il servizio uscito su Newsweek che, dati alla mano, inquadra il bracconiere italiano fra i più attivi e feroci protagonisti del massacro degli uccelli canori europei. Questo triste primato, che colloca nuovamente il nostro paese fra quelli culturalmente e socialmente più arretrati, è indubbiamente frutto di una penosa sub-cultura diffusa nell'ambiente venatorio, che travisa completamente il rapporto uomo-natura.A chiusura della stagione venatoria, le guardie del WWF delineano un quadro tutt'altro che positivo anche per la provincia di Siena, come già emerso in altre occasioni per le province di Firenze e Grosseto. Il fenomeno del bracconaggio, o in generale dell'impiego di pratiche di caccia illegali, è molto più diffuso di quanto percepito dai cittadini e dalle istituzioni.
Pur considerando le limitatissime forze messe in campo per contrastare il problema, anche quest'anno non è trascorsa settimana senza che le guardie volontarie del WWF siano state coinvolte nel rinvenimento di reti, tagliole e lacci o nella verbalizzazione di illeciti per abbattimento di specie protette o particolarmente protette quali fringuelli, frosoni, cardellini, cinciarelle, cinciallegre, pettirossi e addirittura rapaci. Come se non bastasse, nel quadro delle attività di caccia vanno inclusi gli illeciti legati alla circolazione fuori strada in aree boscate, al foraggiamento illegale della specie cinghiale e al drammatico impiego di esche avvelenate.
Numerosi controlli con cane addestrato hanno portato al rinvenimento di bocconi avvelenati con potenti veleni, in aree adiacenti a istituti faunistici in varie zone della provincia di Siena. Il pensiero criminale degli autori che mettono in atto questa pratica sconsiderata sarebbe quello di eliminare eventuali predatori presenti in zona, per garantire maggiore probabilità di sopravvivenza alle specie cacciabili. In realtà, il risultato che raggiungono questi atti è la contaminazione ambientale, con gravissimo rischio per la salute pubblica, l'uccisione indiscriminata di fauna selvatica e l'avvelenamento di animali da compagnia.
L'abbattimento di specie protette e l'uso delle pratiche illegali di caccia comporta nei confronti dell'autore la denuncia penale all'autorità giudiziaria, con conseguenze anche gravi, che non rendono comprensibile come ancora oggi, nel 2015, ci siano personaggi disposti a mettere in atto queste azioni per una attività ricreativa. Il WWF ringrazia tutte le forze dell'ordine che collaborano con le proprie guardie volontarie ed invita tutti i cittadini a sottoscrivere la petizione NO ai Crimini di Natura sul sito criminidinatura.wwf.it.
 
GEA PRESS
17 FEBBRAIO 2015
Colli Euganei (PD) – Uccisi 899 cinghiali, ma per i protezionisti non serve a nulla
899, questa la cifra apparsa  sulla stampa, in merito ai cinghiali che sarebbero stati abbattuti nel Parco Regionale dei Colli Euganei, in provincia di Padova.
Un dato che viene evidenziato in termini positivi per il contenimento del suide selvatico, ma che trova in totale disaccordo il Gruppo di Intervento Giuridico del Veneto.
Secondo i protezionisti se è vero che di anno in anno aumentano le uccisioni, è altrettanto fondato pensare che aumenti in modo consequenziale anche la numerosità degli animali. Tale fenomeno potrebbe essere spiegato con la destrutturazione gerarchica dei branchi di cinghiali conseguente alla caccia, la regolazione ormonale e l’aumento di fertilità degli animali in risposta alla pressione venatoria. Vi è poi l’aumento di spazio e risorse alimentari per gli animali sopravvissuti alle uccisioni.
Un’opera di contenimeto dei cinghiali, potrebbe essere rappresentata dall’attuare robuste recinzioni elettrificate attorno ai coltivi oltre che un piano di vaccinazione al fine di rendere infertili gli animali. In tal maniera i cinghiali raggiungerebbero un nuovo equilibrio con il territorio, senza scombussolamenti gerarchici dei branchi, conseguenti al prelievo venatorio. Operazioni, queste ultime, che costerebbero parecchio anche in termini di impiego di risorse umane.
“Non solo – riferisce  il Gruppo di Intervento Giuridico -  andare ad influire sui cinghiali adulti con armi da guerra con gittata di alcuni chilometri (tali sono i fucili a canna rigata), significa aggravare l’impatto dei giovani sulle colture agrarie venendo meno l’esperienza degli adulti nella ricerca del cibo nel bosco: abitualmente i cinghiali adulti preferiscono il cibo reperibile nel bosco ai coltivi e trasmettono questa conoscenza ai giovani cinghiali”.
Cinghiali che evidentemente a qualcuno fa piacere introdurre da altre parti. Questo sarebbe successo nei vicini Colli Berici. Vuoi vedere, sospettano i protezionisti, che in tal maniera si vorrà esportare il “modello” Colli Euganei anche da quelle parti?
 
QUOTIDIANO.NET
17 FEBBRAIO 2015
Cremona. Maltrattamenti al canile: tre condanne
Pesante sentenza in memoria di tutti gli animali che sarebbero stati ingiustamente soppressi nella struttura. Soddisfazione della Lega nazionale per la difesa del cane
Cremona, 17 febbraio 2015 - Per il Tribunale di Cremona Cheti Nin (ex vicepresidente dell'associazione zoofili cremonesi) e due volontarie del canile, Laura Gaiardi ed Elena Caccialanza, sono responsabili di maltrattamento e uccisione di cani senza necessità ospitati al canile di via Casello, a Cremona. Per questo sono state condannate Cheti Nin a 2 anni e 2 mesi di reclusione, le due volontarie a 1 anno e 3 mesi ciascuna, (per entrambe pena sospesa). Assolta la veterinaria dell'Asl di Cremona Michela Butturini. Cheti Nin è stata ritenuta responsabile anche per avere soppresso il cane Matisse di proprietà di un privato e, insieme alle volontarie, anche di esercizio abusivo della professione veterinaria avendo somministrato ai cani - uccisi senza motivo - i farmaci Tanax e Pentothal Sodium e per aver fatto vaccinazione e rimosso punti di sutura.
Cheti Nin e Mauriuzio Guerrini (ex presidente dell'Associazione zoofili cremonesi) sono invece stati assolti dalle accuse di appropriazione indebita e malversazione ai danni dello Stato: è il capitolo relativo ai fondi provenienti dal Comune e dai privati che, è stato dimostrato, sono stati da loro utilizzati per la gestione del canile. Il tribunale - presidente Pio Massa, giudici a latere Andrea Milesi e Francesco Sora - ha dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Guerrini in relazione al reato di maltrattamento e uccisione di animali perché è estinto per intervenuta prescrizione. Il tribunale ha disposto che Cheti Nin e le volontarie, in solido tra loro, risarciscano i danni a favore delle seguenti parti civili costituite che ha così liquidato: 5.000 euro per Enpa, 5.000 per Oipa Italia Onlus, 5.000 per Anapana, 10.000 per la Lega nazionale per la difesa del cane. Inoltre ha condannato Cheti Nin a risarcire danni per 2.500 euro alla proprietaria di Matisse. 
La lunga vicenda giudiziaria, che ha visto protagonista Lega per la Difesa del Cane e altre associazioni animaliste, iniziò proprio con un esposto di LNDC datato giugno 2007 che scoperchiò, grazie alla Presidente della Sezione di Cremona, Rosetta Facciolo, un vero e proprio "nido di vespe" e portò  alla luce gli orrori dell'ex canile comunale della città lombarda, gestito ai tempi dall'Associazione Zoofili Cremonesi."Nel “rifugio”, le morti improvvise e le eutanasie senza fondato motivo erano all'ordine del giorno, accompagnate da un uso fin troppo disinvolto di Tanax e di Pentotal (i farmaci usati per la soppressione) ordinati in quantitativi enormi e del tutto fuori luogo paragonati all'effettivo numero degli ospiti del “ricovero”. Ospiti di cui peraltro non venivano registrati i microchip e i cui cadaveri finivano ammucchiati nelle celle frigorifere della struttura  in un'orrenda progressione degna di un film dell'orrore", riporta una nota della Lega nazionale per la difesa del cane."Con la sentenza di Cremona si è finalmente arrivati alla conclusione dell'atroce susseguirsi di eventi e Galeazzo - il cane "simbolo" del canile lager cremonese, dalla cui tragica morte era iniziata la vicenda - ha avuto finalmente giustizia insieme ai suoi numerosi compagni di sventura, immolati per colpa della crudeltà umana", conclude il comunicato di LNDC.
 
LA PROVINCIA DI CREMONA
17 FEBBRAIO 2015
CREMONA
Uccisero cani, condannate Cheti Nin e due volontarie del canile
CREMONA - Per il Tribunale di Cremona Cheti Nin (ex vicepresidente dell'associazione zoofili cremonesi) e due volontarie del canile, Laura Gaiardi e Elena Caccialanza sono responsabili di maltrattamento e uccisione di cani senza necessità ospitati al canile di via Casello. Per questo sono state condannate Cheti Nin a 2 anni e 2 mesi, le due volontarie a 1 anno e 3 mesi ciascuna, (per entrambe pena sospesa). Assolta la veterinaria dell'Asl Michela Butturini.  
Cheti Nin è stata ritenuta responsabile anche per avere soppresso il cane Matisse di proprietà di un privato e, insieme alle volontarie, anche di esercizio abusivo della professione veterinaria avendo somministrato ai cani - uccisi senza motivo - i farmaci Tanax e Pentothal Sodium e per aver fatto vaccinazione e rimosso punti di sutura. Cheti Nin e Mauriuzio Guerrini (ex presidente dell'associazione zoofili cremonesi) sono invece stati assolti dalle accuse di appropriazione indebita e malversazione ai danni dello stato: è il capitolo relativo ai fondi provenienti dal Comune e dai privati che, è stato dimostrato, sono stati da loro utilizzati per la gestione del canile.
Il tribunale  - presidente Pio Massa, giudici a latere Andrea Milesi e Francesco Sora - ha dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Guerrini in relazione al reato di maltrattamento e uccisione di animali perché è estinto per intervenuta prescrizione. Per l'accusa, nella sua qualità di presidente aveva omesso di esercitare i propri doveri di controllo sul canile lasciandone la piena gestione e organizzazione a Cheti NIn.
Risarcimento danni. Il tribunale ha dosposto che Cheti Nin e le vonlontarie, in solido tra loro, risarciscano i danni a favore delle seguenti parti civili costituite che ha così liquidato: 5.000 euro per Empa, 5.000 per Oipa Italia Onlus, 5.000 per Anapana, 10.000 per la Lega nazionale per la difesa del cane. Inoltre ha condannato Cheti Nin a risarcire danni per 2.500 euro alla proprietaria di Matisse. Ha dichiarato l'inammissibilità delle costituzioni di parte civile dei seguenti enti: Leal, Earth, Lega nazionale difesa del cane sezione di Cremona (rappresentata da Rosetta Facciolo; la sezione locale non era legittimata a costituirsi ed è stata 'assorbita' da quella nazionale che è stata risarcita con il doppio) e Lav.
Il tribunale si è preso 90 giorni per il deposito della sentenza che è arrivata martedì 17 febbraio dopo 12 udienze e oltre 2 ore di camera di consiglio.
Le reazioni. "Giustizia è fatta - ha detto Rosetta Facciolo dalla cui denuncia si aprì l'indagine e attaccata duramente durante il processo dalle difese - io ero l'obiettivo, io ero sul banco degli imputati. Finalmente è stato riconosciuto che non c'ero io sul banco degli imputati, ma qualcun altro". L'avvocato Alessandro Nolli, difensore con il collega Francesco Genzini, della veterinaria Michela Butturini, ha dichiarato: 'Siamo estremamnte soddisfatti. Si ripristina un ordine che era stato alterato sei anni fa". Dopo la lettura della sentenza Cheti Nin ha detto: "Ingiustizia". Le difese aspettano di leggere le motivazioni della sentenza per poi ricorrere in appello. 
 
IL GIORNO
18 FEBBRAIO 2015
Animali soppressi nel canile lager: tre condanne e pioggia di risarcimenti
All’ex vicepresidente dell’associazione Zoofili cremonesi 2 anni e 2 mesi
di Gabriele Moroni 
Cremona, 18 febbraio2 015 -  Cani e intere cucciolate uccisi ogni anno senza motivo nel canile di via Casello a Cremona. Tre le condanne inflitte dal tribunale: due anni e due mesi di reclusione a Cheti Nin, nella passata gestione vicepresidente dell’associazione Zoofili cremonesi, che in base ad una convenzione con il Comune gestiva la struttura; un anno e 3 mesi ciascuna (pena sospesa) alle volontarie Elena Caccialanza e Laura Gaiardi. La sola Cheti Nin è stata ritenuta responsabile della morte di altri sei cani: il cucciolo di Labrador Matisse e due pastori tedeschi, proprietà di privati e affidati dai rispettivi proprietari al canile, e altri tre animali ospitati nella struttura, fra cui un cane da caccia e un dalmata impiegato in passato per la Pet Therapy infantile.
L’ex vicepredsidente dell’associazione e le due volontarie sono state condannate per esercizio abusivo della professione veterinaria per avere somministrato ai cani i farmaci Tanax e Pentothal Sodium, per avere fatto vaccinazioni e rimosso punti di sutura. Cheti Nin e l’ex presidente dell’associazione Zoofili cremonesi Maurizio Guerrini sono stati invece assolti dall’accusa di appropriazione indebita e di malversazione ai danni dello Stato: le difese hanno dimostrato che i fondi arrivati dal Comune e dai privati sono stati utilizzati per la conduzione del canile. È stata assolta la veterinaria della Asl Michela Butturini. Secondo la sentenza, dal 17 agosto 2007 al marzo 2009, quando intervennero i carabinieri del Nas, sarebbero stati maltrattati e uccisi con il farmaco eutanasico Tanax o con il Pentothal Sodium numerosi animali. I militari avevano sequestrato nelle celle frigorifere 33 carcasse sui quali il veterinario Rosario Fico, della sezione di Grosseto dell’Istituto Zooprofilattico, aveva effettuato l’autopsia: 12 cani erano stati eliminati con il Pentothal senza che vi fosse necessità legata a patologie di cui soffrivano.
Nella sua requisitoria il pm Fabio Saponara aveva chiesto la condanna di Cheti Nin a tre anni e 5 mesi di reclusione; un anno e 9 mesi a testa per le volontarie Caccialanza e Gaiardi; un anno e un mese per la veterinaria Butturini, ma con l’assoluzione dall’accusa di abuso d’ufficio per procurato vantaggio a Cheti Nin nella gestione del canile; un anno e 6 mesi per Maurizio Guerrini. Ampio il capitolo dei risarcimenti stabilito dai giudici. Cheti Nin e le due volontarie, in solido fra di loro, dovranno risarcire i danni alle parti civili: 5.000 euro per l’Enpa (Ente nazionale protezione animali; 5.000 per Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali); 5.000 per Anpana (Associazione nazionale protezione animali natura e ambiente); 10.000 euro per la Lega nazionale per la difesa del cane. Cheti Nin dovrà risarcire 2.500 euro alla proprietaria del cane Matisse. Sono state invece giudicate inammissibili le costituzioni di parte civile di Lav (Lega antivivisezione), Leal, Earth e della sezione di Cremona della Lega nazionale per la difesa del cane (in quanto la posizione è stata assorbita dalla Lega nazionale).
 
GEA PRESS
17 FEBBRAIO 2015 
Modena – Coniglietti nani abbandonati nel terreno innevato
Due coniglietti nani sono stati abbandonati, all’interno di una gabbia, nel terreno innevato di un parco pubblico di Modena. Per fortuna alcuni passanti li hanno notati ed hanno chiesto soccorso al Centro Fauna Selvatica Il Pettirosso di Modena, subito intervenuto con i suoi volontari.
Come spiegato dagli esperti del Centro,  i coniglietti erano stati probabilmente ricevuti in regalo durante le festività natalizie. Erano poi finiti abbandonati  quando i proprietari si sono resi conto dell’impegno che comporta accudirli quotidianamente. La Provincia di Modena, ricorda a questo proposito come tale comportamenti integrano uno specifico reato punito dalla legge.
Il Centro di Recupero il Pettirosso, opera sulla base di una convezione con la Provincia di Modena per il recupero e il salvataggio della fauna selvatica in difficoltà.
Per le segnalazioni e richieste di intervento sono attivi 24 ore su 24 alcuni numeri telefonici: 339 8183676-339 3535192 oppure è possibile chiamare anche il servizio 118.
 
LA ZAMPA.IT
17 FEBBRAIO 2015
Parco Nazionale d’Abruzzo infetto da tubercolosi: l’orso marsicano rischia improvvisa estinzione
L’allarme dell’associazione “Salviamo l’Orso”: focolaio attivo da due anni
«È fuori controllo da più di due anni un focolaio di tubercolosi bovina nel Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Moliase (Pnalm). L’orso marsicano, l’orso a più alto rischio di estinzione al mondo - ne sono rimasti una cinquantina di esemplari - potrebbe scomparire improvvisamente, come si desume dalla letteratura scientifica». L’allarme è dell’associazione onlus «Salviamo l’Orso» la quale teme - si legge in una nota - «che la possibile diffusione della malattia non sia monitorata e ci siano serissimi rischi per tutta la fauna selvatica del Parco oltre che per le persone che vivono nel territorio del Parco e per i visitatori». Il focolaio - stando sempre all’associazione - sarebbe «attivo da almeno due anni: i pascoli del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise sono contaminati dal batterio della tubercolosi bovina e il fatto non è recente». 
Il primo focolaio fu infatti rilevato nel luglio 2012, «ma da allora la malattia non è stata eradicata dal territorio e anzi, ha mietuto almeno una vittima nella ridottissima popolazione di orso marsicano: un’orsa nel pieno dell’età riproduttiva è morta nel marzo scorso a causa della tubercolosi; il batterio killer come hanno accertato le analisi, era lo stesso del focolaio rilevato ben due anni prima. Il primo focolaio di tubercolosi è stato rilevato in una mandria di vacche in un paese al confine con il Parco d’Abruzzo, Gioia dei Marsi. Nei due anni seguenti reiterati episodi di illegalità da parte di alcuni allevatori, nonché il ritardo od il mancato intervento delle istituzioni coinvolte (Asl, Parco d’Abruzzo, Regione Abruzzo), necessario ad arginare e gestire l’emergenza, ha fatto sì che la situazione sia rimasta fuori controllo e le implicazioni di questo sono gravissime», sostiene la onlus “Salviamo l’Orso”. 
«Una malattia come la tubercolosi, ed altre già rivelate da diversi studi all’interno dell’areale della popolazione di orso marsicano, in caso di epidemia , ne cancellerebbero l’esistenza sul pianeta per sempre. Il piano di bonifica c’è, ma non si attua» L’associazione chiede quindi che venga «subito istituita la zona infetta, che nella zona infetta per la prossima stagione sia prima di tutto vietato il pascolo cosi come fu già richiesto a giugno scorso dal ministero della Salute, richiesta ignorata dall’Asl competente e dai servizi veterinari regionali, che l’area sia bonificata ed i controlli sanitari e di sorveglianza intensificati».  
 
L’ARENA
17 FEBBRAIO 2015
Il caso dei lupi a Bruxelles
E a S.Anna sbranano 3 asini
E mentre gli agricoltori chiedono maggiori tutele il branco della Lessinia colpisce di nuovo: sbranati tre asini in un'area recintata a 200 metri dalle case
Vittorio Zambaldo 
Prov. Di Verona. C'è stata nella notte fra sabato e domenica la prima predazione dei lupi del 2015 in Lessinia. È avvenuta ai danni di tre asini di un'azienda agricola sopra il Vajo della Marciora, fra il paese di Sant'Anna e frazione Ronconi. I proprietari mantengono il riserbo.
Da quanto si è riusciti a ricostruire, sono rimaste vittime tre femmine di asino delle sei che deteneva l'azienda, specializzata nell'allevamento di maiali. Gli animali erano su un prato al limitare del bosco, in un'area recintata, a un centinaio di metri dai capannoni dell'allevamento e a duecento metri dalle case dei proprietari e conduttori dell'azienda.
Due delle asine pare fossero incinte. Una è stata completamente consumata. Di una seconda il pasto era stato appena cominciato mentre una terza ha riportato profonde ferite ed è morta dopo alcune ore.
I rilievi sono stati fatti lunedì mattina dagli agenti del Comando stazione del Corpo Forestale dello Stato di Bosco Chiesanuova, presenti il guardiaparco, agenti della polizia provinciale e della Forestale di Ala. Sul posto tutta domenica c'è stato un viavai di curiosi che ha inquinato le tracce, ma alla fine gli agenti non hanno avuto dubbi riconoscendo dal tipo di attacco l'azione del branco di lupi della Lessinia.
Dal consumo di carne che c'è stato gli specialisti presumono che fossero presenti da quattro a cinque esemplari. In quella località non c'era mai stata in precedenza una segnalazione di predazione da lupi, la zona è comunque quella dell'areale frequentato dal branco, che si sposta nelle parti più alte di Bosco Chiesanuova ed Erbezzo e non manca di spingersi anche a Sant'Anna da un lato e Velo dall'altro.
L'ultima predazione in zona, e la prima del 2015 ma sulla Lessinia Trentina, risale alla notte fra il 9 e il 10 gennaio quando i lupi assalirono, riducendolo a brandelli, Osvaldino, asino di proprietà della famiglia Delmonego che gestisce la fattoria didattica di Malga Riondera, poco oltre Passo Fittanze in direzione di Ala. La bestiola di sei anni era diventata un'attrazione dell'azienda agricola ed era molto conosciuta dai clienti che vi accompagnavano volentieri i bambini a vederla.
Intanto si è costituita in associazione riconosciuta, eleggendo i propri rappresentanti, l'Associazione tutela della Lessinia che da un paio di anni segue le vicende legate alla presenza dei predatori in Lessinia e il consigliere Stefano Valdegamberi, partecipando all'incontro, ha sottolineato l'incongruenza della direttiva Habitat dell'Unione europea che difende la fauna selvatica ma non prevede misure di contenimento in caso di danni: «Serve una mediazione fra la posizione estrema di chi reputa i grandi predatori intoccabili e di chi li vorrebbe eliminare. Serve conoscerne il numero e quanti il territorio ne possa sopportare: il vero equilibrio rifiuta gli estremismi ma il grave è che a tutt'oggi non esiste un programma che preveda un monitoraggio e che cosa fare quando ci sono danni importanti al patrimonio degli animali selvatici e domestici», suggerisce il consigliere di Futuro Popolare, che invita i vertici regionali ad affrontare con razionalità il problema di una specie che non ha predatori naturali e va pertanto contenuta nel suo sviluppo. La questione lupi è finita perfino a Bruxelles, dove le organizzazioni agricole e cooperative dell'Ue (Copa e Cogeca) hanno abbandonato la piattaforma creata per trovare una soluzione ai grandi carnivori denunciando: «La Commissione europea ignora le preoccupazioni degli agricoltori per gli attacchi di grandi carnivori agli allevamenti e ai campi coltivati». Secondo Copa e Cogeca, «in Europa nelle zone rurali in cui l'agricoltura costituisce l'attività economica principale, vi sono circa 17mila orsi, 12mila lupi, 9mila linci e mille ghiottoni (mammifero carnivoro della famiglia dei mustelidi che vive nelle zone artiche Ndr)».
Il Segretario generale del Copa-Cogeca, Pekka Pesonen, ha citato gli attacchi agli allevamenti in Francia, Finlandia e Svezia, e rilevato che le associazioni agricole italiane (Coldiretti e Cia) avevano fatto lo stesso per le province di Pisa, Verona (Lessinia) e Foggia. Pesonen ha spiegato che «la piattaforma si concentra sulle buone prassi per la protezione dei grandi carnivori, anziché sulla ricerca di soluzioni per migliorare la situazione affrontata dalle popolazioni rurali locali e questo è inaccettabile».
 
NEL CUORE.ORG
17 FEBBRAIO 2015
SCOZIA, GATTO PRESO A CALCI MUORE: PETIZIONE INVIATA AL PARLAMENTO
La proprietaria: troppo poco solo un anno di carcere
Un'attivista che chiede pene più severe per coloro che commettono abusi sugli animali ha fatto sapere ai membri del Parlamento scozzese che il suo gatto di famiglia è morto dopo essere stato sottoposto ad una "stupida, brutale e crudele atto". Olivia Robertson ha presentato una petizione per sollecitare il governo ad aumentare le pene inflitte per i reati di crudeltà sugli animali "per scoraggiare il crimine e sottolineare la gravità del reato". La signora Robertson, la quale ha fatto sapere che 920 persone hanno sostenuto la raccolta firme, ha detto che il suo micio ha subito l'eutanasia solo la settimana scorsa dopo aver subito lesioni gravi, quando è stato "preso a calci con aggressività".
Secondo la legge sulla salute e il benessere degli animali del 2006, coloro che sono condannati per aver provocato nelle bestiole inutili sofferenze o per essere stati coinvolti nei combattimenti degli animali possono essere incarcerati per un periodo massimo di 12 mesi. Ma nella sua petizione la donna ha suggerito che una condanna di 12 mesi dovrebbe essere "il minimo, e non un massimo" per questi casi. Ancora, ha ricordato ai membri della commissione per le Petizioni pubbliche del Parlamento scozzese che un uomo che aveva rubato un cane, aveva legato ad un albero prima di arderlo vivo, è stato condannato a "soli nove mesi di carcere". L'attivista ha detto che questi episodi possono essere "devastanti" per i proprietari e per la società, in generale. Olivia Robertson ha aggiunto: "Ho vissuto un'esperienza del genere in prima persona la scorsa settimana, quando il mio gatto di famiglia è stato preso a calci. Ha subito la rottura del bacino e ha perso le funzioni delle sue viscere e delle vie urinarie. Abbiamo dovuto abbatterlo mercoledì scorso - ha aggiunto -. Per dirla senza mezzi termini, la mia famiglia ha avuto il cuore spezzato per un atto stupido, brutale e crudele. Sono sicura che, se qualcosa dovesse accadere a questa persona, sarà solo una pena lieve mentre il nostro gatto di famiglia se n'è andato per sempre dalla nostra vita e noi non lo potremo più riavere".
 
NEL CUORE.ORG
17 FEBBRAIO 2015
SOS ALLEVAMENTI ABUSIVI DI CANI IN ZIMBABWE, MA C'E' CHI SI OPPONE
"Cuccioli strappati alle madri dopo pochi giorni"
Con la loro economia che va in malora, alcuni cittadini dello Zimbabwe, in Africa meridionale, si stanno rivolgendo al migliore amico dell'uomo per alleviare i loro tempi duri. Ma i sostenitori del benessere degli animali affermano che il boom di allevamenti per cani - in gran parte illegali - sta causando maggiori sofferenze per gli animali. Maltrattati. Un cane in casa è visto come precauzione di sicurezza tra le crescenti preoccupazioni per i furti in abitazione. Nel frattempo, nei quartieri poveri e affollati, molti cortili ora servono come zone di riproduzione. "Compro una buona cagna. Nel giro di un anno conto i dollari", ha detto Thanks Masaro, uno degli allevatori senza cuore all'Associated Press. E aggiunge che la sua più grande minaccia (sic) proviene dalle organizzazioni animaliste, le quali sostengono che molti allevatori clandestini non ricevono cani vaccinati e separano i cuccioli vulnerabili dalle loro madri quando hanno solo poche settimane di vita. Eppure, gli allevatori clandestini che vengono arrestati pagano solo 20 dollari di multa e poi possono tornare al business, ha fatto sapere Marylin Stodart, capo dell'Animal Friendly Foundation, un santuario per gli animali domestici abbandonati. "Dopo aver perso il posto di lavoro, la gente si dedica agli allevamenti per fare soldi, ma i cani finiscono per morire di fame o abbandonati", ha aggiunto Stodart. "Immaginate se il proprietario sta lottando per nutrire se stesso, chi viene prima? il proprietario o il cane?". La struttura della Fondazione africana sta lottando per curare molti cani, tra cui rottweiler e jack russell terrier.
"La gente ora vede il simbolo del dollaro ogni volta che vede un cane", ha spiegato Livison Chareka, del gruppo Veterinari per il benessere degli animali in Zimbabwe. Il suo lavoro di scoprire gli allevatori illegali comporta dei rischi. "Può essere pericoloso", ha confessato.
 
LA REPUBBLICA
17 FEBBRAIO 2015
California: pompieri in azione, salvo il cane intrappolato nella roccia
Santa Monica: l'intervento dei vigili del fuoco per salvare un cane rimasto intrappolato, non si sa come, in una fessure del costone di roccia che sovrasta la spiaggia della città. Bloccato il traffico sulla Pacific Coast Highway fino a quando le operazioni di salvataggio non si sono felicemente concluse, e il cane è stato riaffidato al proprio padrone
VIDEO
http://video.repubblica.it/mondo/california-pompieri-in-azione-salvo-il-cane-intrappolato-nella-roccia/192296/191258
 
NEL CUORE.ORG
17 FEBBRAIO 2015
LOCALI APERTI AI CANI IN NEVADA, POLEMICHE SUL DISEGNO DI LEGGE
Alcuni funzionari contrari alla proposta animalista
All'esame dei legislatori del Nevada, negli Stati Uniti, c'è un disegno di legge che permetterebbe alle persone di portare i cani con loro nei locali. Ma la proposta ha ottenuto una replica non molto positiva dai funzionari della Sanità preoccupati che la bava e i peli dei quattrozampe possano finire nei cocktail. La commissione per gli Affari governativi del Senato ha discusso il testo SB105, sostenuto dal senatore James Settelmeyer, ieri. Il repubblicano di Minden, in Nevada, ha detto che la proposta arriva dagli elettori della piccola città di Virginia City. Essa permetterebbe ai locali di aprire le loro porte ai cuccioli, se decideranno di farlo. Poi Settelmeyer ha fatto notare che un certo numero di ristoranti in tutto il Paese già dà il benvenuto ai cani.
Il legislatore ha osservato che gli animali sono già ammessi nei bar e i proprietari dovrebbero pensare di poter soddisfare anche l'appettito dei quattrozampe. Ma i funzionari di diversi dipartimenti della Salute si sono opposti alla proposta di legge, dicendo che i peli di cane e i fluidi corporei potrebbero contaminare (sic) cibo o bevande. Gli animali indisciplinati potrebbero creare pericoli e i dipendenti dovrebbero essere "addestrati" su come interagire in modo sicuro con i cani, secondo il lobbista Dan Musgrove, che rappresenta il Southern Nevada Health District.
 
NEL CUORE.ORG
17 FEBBRAIO 2015
USA, "FATE SALIRE I CANI SUI TRENI AMTRAK": CONSENSI BIPARTISAN
Presentata una proposta di legge. Ma la strada è lunga
Tutto è cominciato con Lily, una bulldog francese di sei chili con la personalità di una principessa. Lei e il suo proprietario, il membro del Congresso repubblicano, il californiano Jeff Denham, prendono insieme a volte un aereo per fare il coast-to-coast fino a Washington. Ma quando ha cercato di portarla su un treno Amtrak un paio di anni fa, Denham ha capito che solo i cani guida venivano ammessi a bordo. Da allora ha iniziato a provare a cambiare le cose. Denham presiede una sottocommissione alla Casa Bianca che vigila anche sulla compagnia ferroviaria più famosa degli Stati Uniti. E ha detto che, permettendo alle persone di portare cani di piccola taglia e gatti in viaggio con loro, si potrebbero incoraggiare più persone a viaggiare in treno invece che sulle strade congestionate.
Finora il repubblicano è riuscito a convincere l'Amtrak a fare una prova con gli animali domestici a bordo lungo due percorsi in Illinois. Circa 145 passeggeri hanno approfittato del nuovo servizio lo scorso anno, con la partecipazione in aumento graduale di mese in mese. Adesso il repubblicano californiano vorrebbe espandere il servizio a livello nazionale. Come? Ha presentato un disegno di legge che chiede all'Amtrak di realizzare una politica favorevole agli animali da compagnia per i passeggeri che viaggiano per meno di 750 miglia (circa 1200 chilometri). Ventiquattro legislatori hanno firmato il testo, dai repubblicani conservatori come Tom McClintock ai democratici liberali come Mike Honda. Entrambi sono californiani, per inciso. Denham ha detto che la sua proposta sui pet potrebbe anche trovare terreno fertile a Washington, visto che allo studio c'è proprio una legge sui soldi che il governo federale dovrà fornire all'Amtrak, visto che la quasi totalità del patrimonio è in mano all'amministrazione americana. "Abbiamo ottenuto consensi bipartisan. I membri del Congresso che hanno animali domestici hanno un particolare interesse, ma di certo abbiamo raccolto sempre più sostegno in tutto il Paese".
L'Amtrak, dal canto proprio, potrebbe cambiare politica da sola. I funzionari hanno chiarito che supportano l'idea, ma sono ancora in fase di monitoraggio. Ad esempio, una delle questioni che dovranno essere risolte è il limite della distanza che i passeggeri con animali domestici potranno percorrere in treno. Domanda: ma perché porre un limite? E' chiaro: l'azienda è perplessa. Però qualche passetto in avanti è stato già fatto.
 
LA ZAMPA.IT
17 FEBBRAIO 2015
Oggi è la “Festa del gatto”: ecco dieci segreti sui mici
Oggi, 17 febbraio, è la Festa del Gatto. Nata nel 1990 su iniziativa di una rivista specializzata, ogni anno è un’occasione speciale per celebrare il loro mondo e scoprirne qualcosa di più. Anche per questo abbiamo raccolto 10 segreti sul mondo dei gatti tratti da “Perché i gatti si fanno d’erba e noi siamo pazzi di loro”, libro scritto da Monica Marelli, giornalista e divulgatrice scientifica, nonché, ovviamente, grande amante e conoscitrice dei gatti!
1) I gatti sognano?
Sì, durante la fase REM, acronimo di Rapid Eye Movement, proprio come noi. Questo momento del sonno si chiama così perché gli occhi si muovono a caso e rapidamente. Secondo uno studio francese anche i gatti durante questa fase subiscono la paralisi dei muscoli, un meccanismo di protezione che il cervello mette in atto, altrimenti durante i sogni potremmo muoverci senza accorgercene e finiremmo per farci male.
2) Perché quando dormono ci mettono le zampe addosso?
Il gatto vive fra le mura domestiche sempre diviso fra il suo istinto di predatore solitario e di cucciolo bisognoso di coccole di una mamma. Allungare la zampa prima di addormentarsi, stiracchiare le dita allargandole e poi posarle sulla nostra gamba o braccia sono segni d’affetto e anche mezzi per rilasciare il proprio odore: sentirlo ha un effetto rassicurante.
3) Perché hanno la lingua ruvida?
Perché serve per pulire/asciugare/pettinare il pelo. E non solo: serve anche per rinfrescare il corpo grazie alla saliva che, evaporando, sottrae calore al corpo stesso (noi sudiamo)
4) E’ vero che i gatti bianchi sono sordi?
Molto spesso se hanno gli occhi azzurri perché il gene W determina sia la sordità che il colore. Secondo una statistica Usa il 12% è sordo solo da un orecchio, il 39% da entrambi.
5) Vedono i colori?
Sì, ma solo il blu, verde e un po’ di giallo, ed è necessario che siano molto intensi, brillanti e contrastanti poiché i loro occhi hanno poche cellule sensibili ai colori.
6) Il mio gatto ha la pancia molle, devo metterlo a dieta?
Assolutamente no. La pancia molle dei gatti, quel lembo di pelle flaccida vicino alle zampe posteriori (la cd borsa primordiale) è utile perché si estende per permettergli salti e corse veloci.
7) Ma non ha caldo?
I gatti percepiscono circa un terzo del caldo che sentiamo noi: per questo riescono a stare sdraiati a crogiolarsi durante le giornate estive o a dormire per ore vicino a un calorifero.
8) Perché i peli si attaccano così tanto ai vestiti?
Le scaglie dei peli dei mici si dicono “spinose” perché hanno una forma triangolare e le loro punte tendono verso l’esterno comportandosi come veri e propri ganci. In più il pelo raccoglie elettroni, che vicini alle molecole cariche positivamente degli abiti scatenano una guerra elettrica.
9) Perché a volte mi morde quando lo accarezzo?
Perché non sono dei peluche, ma hanno una pelle molto sensibile: ogni pelo affonda in un follicolo, che contiene l’estremità di un nervo (in ogni millimetro quadrato ci possono essere fino a 200 peli). Per questo sono loro a decidere loro quando, dove e per quanto tempo li possiamo accarezzare.
10) Perché “fanno il pane”?
Siamo sdraiati sul divano o a letto, lui si avvicina e inizia a «impastare». Le zampine anteriori schiacciano a ritmo, prima una poi l’altra, con le dita ben aperte: in quel momento il micio sta tornando indietro nel tempo e si sta godendo la sensazione di essere accanto alla pancia della mamma, quando spremeva i capezzoli per il latte. Sentiamoci onorati, lui si affida completamente a noi, non esiste coccola più tenera.
http://www.lastampa.it/2015/02/17/multimedia/societa/lazampa/per-la-festa-del-gatto-ecco-segreti-sui-mici-WGk0cbMhHrlSvc4r5NvdcM/pagina.html
 
IL MATTINO
17 FEBBRAIO 2015
Lo sapevi?
Attento: se il tuo cane mangia l'erba ecco cosa potrebbe accadergli
Quasi tutti noi proprietari di cani lo abbiamo notato: al nostro amico spesso piace scoprire il suo lato da ruminante e inzia a brucare fili d'erba.
E' opinione comune che lo facciano per provocarsi il vomito quando sono imbarazzati di stomaco. Lo farebbero per "ripulirlo" da un eccesso di succhi gastrici che si possono accumulare in seguito al digiuno o a causa di leggera gastrite. L'erba raccoglie i succhi gastrici e il tutto viene eliminato col vomito che il cane può controllare come un atto volontario.Sì, ma chi ha un cane-mucca dovrebbe vigilare: se due fili d’erba non possono fare alcun danno, mangiarne quantitativi eccessivi può essere pericoloso. A parte il fatto che potrebbero essere pieni di insetticidi o altri veleni chimici invisibili a occhio nudo, il vero problema sta nel fatto che ingerire grandi quantità di erba può causare la dilatazione o addirittura la torsione di stomaco specie se dopo si gioca o si corre. Quindi attenti: questo comportamento va fermato, almeno quando diventa eccessivo.
 
COSE DI CASA
17 FEBBRAIO 2015
Cane: proteggilo dalla leishmaniosi
Se per la prossima estate avete in programma le vacanze al mare, è importante proteggere il cane da parassiti microscopici, Leishmania infantum, detti flebotomi o pappataci, insetti simili alle zanzare ma silenziosi, pericolosi perché responsabili della trasmissione di una malattia chiamata Leishmaniosi canina.
Oggi, solo in Europa, ci sono più di 2,5 milioni di cani infetti. In Italia la Leishmaniosi è diffusa lungo tutta la costa tirrenica, ionica e adriatica, isole comprese. Sono inoltre presenti focolai sparsi anche nel resto del Paese e nell’ultimo decennio si sta assistendo ad un aumento dell’incidenza e della diffusione geografica della malattia. I sintomi più comuni nell’animale sono: febbre, perdita del pelo (in particolare attorno agli occhi), ulcere cutanee, problemi alle unghie, dimagrimento. Possono essere colpiti anche gli organi interni con comparsa di anemia, artrite e grave insufficienza renale.       
Le cure e la prevenzione      
La Leishmaniosi canina è curabile da un punto di vista dei sintomi così da garantire al cane una buona qualità di vita, ma praticamente inguaribile dal punto di vista parassitologico. La prevenzione della malattia ha quindi un ruolo chiave per preservare la salute del cane. La miglior strategia è quella di potenziare il sistema immunitario del cane per proteggerlo dalla malattia dall’interno con l’utilizzo del vaccino.
I prodotti
Esistono in commercio prodotti antiparassitari esterni sia sotto forma di collari che di prodotti spot-on con cui è possibile prevenire la trasmissione dell’infezione riducendo il rischio di puntura del flebotomo. Questi vanno applicati direttamente sulla cute, fra le scapole o più in generale sul dorso; non vanno mai applicati a ridosso del bagno con shampoo, ma dopo quattro, cinque giorni per permettere l’adeguata rigenerazione delle sostanza grasse cutanee entro le quali il prodotto si deposita. I principi attivi una volta adesi alle sostanze grasse dell’epidermide non vengono rimosse né dai bagni in mare, né dall’acqua piovana. Combinare la vaccinazione con questi metodi è il modo migliore per proteggere il tuo cane da questa insidiosa malattia.
Il test è importante
Il primo passo per la prevenzione, però, è scoprire se il cane è già stato contagiato e lo puoi fare sottoponendolo al test diagnostico: basta un semplice prelievo di sangue per scoprire immediatamente se ha già contratto la malattia. Se il risultato dell’esame è negativo e se il tuo cane ha più di 6 mesi d’età, si può procedere alla vaccinazione.
Quando vaccinare
Il vaccino può essere effettuato in qualsiasi periodo dell’anno ma il periodo invernale/primaverile è il migliore per arrivare all’estate (e quindi al periodo di maggior diffusione dei vettori della malattia) con il cane maggiormente protetto contro la Leishmaniosi.
Dal 16 Febbraio al 16 Marzo puoi aderire al Mese della prevenzione contro la Leishmaniosi promosso da Virbac e patrocinato da Anmvi (Associazione Nazionale medici veterinari italiani) e Scivac (Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia). Portando il tuo cane presso uno degli ambulatori veterinari che aderiscono all’iniziativa (la lista degli ambulatori è sul sito www.felicisenzaleishmaniosi.it) e sottoponendo il cane al test, potrai vincere subito una ricarica telefonica da 10 euro e partecipare all’estrazione di un week end con la tua famiglia e il tuo cane presso un Hotel Best Western.
 
NEL CUORE.ORG
18 FEBBRAIO 2015
SPINO D'ADDA (CR), DUE SEGUGI PRESI A BASTONATE E FINITI CON IL FORCONE
Altri tre cani pestati: sono feriti. "Chi ha visto parli"
provincia di Cremona - Bastonati con violenza e, come se non bastasse, infilzati a morte con un forcone. Presi di mira cinque segugi e un meticcio di proprietà di un cacciatore di Spino d'Adda, in provincia di Cremona, Angelo Salvaderi. Uno dei quattrozampe è morto quasi subito, un altro ha perso la vita dopo una terribile agonia durata alcune ore. Inutile il trasporto da un veterinario di Lodi, dove il proprietario lunedì mattina aveva portato l'animale. Altri tre esemplari sono rimasti feriti e, per fortuna, se la caveranno. Un altro cagnetto è scappato ed è stato ritrovato solo ieri mattina, mentre due pastori tedeschi in un recinto attiguo non sono stati vittime delle violenze. Lo scrive "La Provincia di Cremona".
Il raid è avvenuto lunedì nella prima mattinata nella cascina Cascinetto di via Mulino, una struttura disabitata dove venivano tenute le bestiole sulla strada per Rivolta d'Adda. "E' un'azione di una barbarie inconcepile", ha commentato il proprietario a caldo. Non è stato lui ad accorgersi per primo, ma un amico che proprio lunedì mattina era andato a dar da mangiare ai cani. La scena che si è trovata di fronte è stata agghiacciante: sangue ovunque, uno dei quattrozampe che respirava a fatica e altri atterriti. L'autore dell'attacco insensato ha prima aperto i recinti e poi li ha presi a bastonate. E non solo: ha imbracciato un forcone e colpito a morte due segugi. 
Al via le indagini dei carabinieri, ora alla ricerca di testimoni dopo l'appello del sindaco del paese, Paolo Riccaboni. Non si esclude il fatto che ai cani siano stati bocconi imbottiti di sedativo prima del raid.
 
L’ECO DI BERGAMO
19 FEBBRAIO 2015
Killer dei cani, torna l’incubo
Altri due uccisi con un forcone
Nella Bassa Bergamasca è tornato in azione il «killer dei cani»: li droga, li massacra con un bastone e poi li finisce infilzandoli con un forcone.
La mattina del 16 febbraio è tornato ad agire dopo aver ucciso una decina di giorni fa nell’allevamento «Islabonita» di Brignano il golden retriever Gaia, di 7 anni e incinta di 8 cuccioli, aver ferito altre due cagnoline, e aver ammazzato, qualche giorno prima, una lupa cecoslovacca in un allevamento di Treviglio.
Stavolta ha colpito nel territorio cremasco, a Spino d’Adda. Il killer dei cani si è introdotto in un cascinale nella campagna a nord del paese del Cremasco (che dista però una manciata di chilometri dal confine con la Bassa bergamasca) e ha ucciso un segugio svizzero e un pastore tedesco, mentre altri tre segugi sono stati soccorsi, agonizzanti, dai proprietari e portati in una clinica veterinaria di Lodi. I carabinieri di Pandino si stanno ora occupando delle indagini per risalire all’autore delle inspiegabili aggressioni.
 
IL PIACENZA
18 FEBBRAIO 2015
Abbandonato in auto al freddo in mezzo agli escrementi: cagnolino salvato dalla municipale
Trovato su un'auto in sosta da ore vicino a via Quattro Novembre. Il veterinario lo ha dichiarato in pericolo di vita. Denunciato il proprietario per maltrattamento
Ancora una vicenda che vede coinvolti degli animali maltrattati, ma fortunatamente in questo caso con un lieto fine. Riguarda un cane pinscher lasciato per ore su un’auto in sosta al freddo, con poco cibo e in mezzo agli escrementi. Qualcuno però se ne è accorto e ha avvertito la polizia municipale: gli agenti lo hanno quindi recuperato e tolto al proprietario, un 40enne che è stato denunciato per maltrattamento. Ora il cagnolino, visitato dai veterinari dell’Asl, si trova al canile e presto potrebbe essere disponibile per l’adozione.La vicenda era accaduta nei giorni di Natale, ma gli ultimi sviluppi si sono appresi soltanto in questi giorni. A chiedere l’intervento della polizia municipale sono stati alcuni residenti della zona di via Quattro Novembre che avevano notato la bestiola accovacciata dentro un’auto in sosta da ore al freddo. I vetri erano ghiacciati per la temperatura esterna, mentre all’interno l’animale, al buio, aveva soltanto una scatoletta di cibo consumata solo in parte e morsicata tutt’intorno perché con il muso non riusciva ad arrivare fino in fondo per mangiare.Gli agenti della municipale sono riusciti ad aprire la portiera dell’auto e a prendere in custodia l’animale. All’interno dell’auto c’erano ovunque gli escrementi del cagnolino che, visitato dai veterinari Asl, è stato dichiarato denutrito e disidratato, quindi in pericolo di vita. Tanto è bastato per far scattare la denuncia per maltrattamento nei confronti del proprietario, al quale l’ufficio animali del Comune di Piacenza lo ha tolto per renderlo presto disponibile all’adozione.
FOTO
http://www.ilpiacenza.it/cronaca/abbandonato-in-auto-al-freddo-in-mezzo-agli-escrementi-cagnolino-salvato-dalla-municipale.html
 
GAZZETTA DI MANTOVA
17 FEBBRAIO 2015
Cagnolino abbandonato, attesa la risposta dell'Asl
Uno dei due agenti di polizia locale è pronto ad adottarlo: il suo cane è morto pochi giorni giorni fa. L'animale al momento è all'Asl di Guidizzolo: se ha il chip, per il padrone saranno guai
MANTOVA. Un bastardino abbandonato sulla ex statale tra Goito e Volta Mantovana. Da chi non si sa ancora. ma si attende la risposta dell'Asl per sciogliere i dubbi. Legato ad un palo. Lo hanno trovato ieri mattina, martedì 17 febbraio, due agenti della polizia locale e lo hanno subito portato all’Asl di Guidizzolo dove è attivo il servizio veterinario. Pare che il cane abbia il microchip e quindi nelle prossime ore si capirà se e quando il padrone potrà essere rintracciato e multato. Ovviamente il piccolo bastardino non tornerà da lui ma da chi si dimostrerà pronto ad accudirlo come merita.
Uno dei due agenti di polizia locale sarebbe pronto ad adottarlo, anche perché ha recentemente perso il suo cane, che è morto pochi giorni fa. Il cagnolino nelle prime ore della mattina, per fortuna, è stato notato da una signora che gli ha portato acqua e cibo.
FOTO
http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/foto-e-video/2015/02/17/fotogalleria/il-cagnolino-trovato-sull-ex-statale-1.10884643#1
 
GEA PRESS
18 FEBBRAIO 2015
Scanno (AQ) – Trovata lupa morta con ferite lacero contuse
 
Il corpo di una lupa adulta è stato rinvenuto orami privo di vita dagli agenti del Comando Stazione forestale di Scanno. Il luogo del ritrovamento è l’alveo del fiume Tasso, nei pressi della centrale elettrica. Si tratta, spiega la Forestale, di un’area al limite della zona di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.
Da un primo esame, richiesto al veterinario della ASL di Avezzano-L’Aquila-Sulmona, è emerso che l’animale presenta escoriazioni e ferite lacero-contuse nella parte posteriore dell’addome. Nessuna supposizione su quanto possa essere successo è stata fino ad ora diffusa.
Al fine di accertare le cause della morte e l’eventuale assenza di malattie infettive e/o parassitarie trasmissibili ad altri animali, la carcassa è stata trasportata presso la sezione diagnostica di Avezzano dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Abruzzo e Molise. Del caso è stata informata la competente Autorità Giudiziaria.
Il Corpo Forestale dello Stato ha avviato le indagini al fine di accertare quanto realmente successo alla lupa.
 
STATO QUOTIDIANO
18 FEBBRAIO 2015
Violenta morte 3 cani, proprietario rischia da 3 a 18 mesi carcere
I cuccioli, un maschio e due femmine, di circa tre mesi d'età, avevano lacci di nylon legati al collo
L’Aquila, 18 febbraio 2015- Il personale del Comando Stazione di Balsorano (AQ), ha rinvenuto, in località Collepiano, tre cani di piccola taglia, senza vita e in avanzato stato di decomposizione. I cuccioli, un maschio e due femmine, di circa tre mesi d’età, avevano lacci di nylon legati al collo.
L’attività investigativa dei Forestali ha consentito di individuare il responsabile della raccapricciante vicenda, un uomo residente a Balsorano e proprietario degli animali. E’ stato deferito all’Autorità Giudiziaria e ora rischia una condanna dai 3 ai 18 mesi per aver cagionato la morte dei cagnolini con crudeltà e senza necessità. L’autore del reato, messo alle strette dai Forestali, ha infatti confessato di aver barbaramente ucciso i tre cani percuotendoli più volte con un bastone, di averli legati e gettati nella scarpata adiacente un terreno di sua proprietà.
All’autore della vicenda è stata contestata anche la sanzione amministrativa relativa alla mancata iscrizione degli animali all’anagrafe canina del Comune. I cani, dopo il rilascio del verbale di constatazione di morte da parte del medico veterinario del Servizio di Sanità Animale della ASL n.1 L’Aquila- Avezzano -Sulmona-, sono stati smaltiti per infossamento come stabilito da un’ordinanza sindacale del Comune di Balsorano.
 
GEA PRESS
18 FEBBRAIO 2015
Albenga (SV) – Caccia ai cani che sbranano gatti. Intervento delle Guardie Zoofile dell’ENPA
 
Nuovi casi di gatti sbranati da cani padronali ad Albenga, in provincia di Savona. A darne comunicazione è la sezione ENPA cittadina le cui Guardie Zoofile sono in queste ore a “caccia”  di due cani lasciati liberi dai proprietari.
Si tratterebbe, sempre secondo la Protezione Animali, di un boxer ed un incrocio collie che giorni fa hanno ucciso un animale in località Campolau ma, quasi certamente, sono responsabili di altri assalti mortali avvenuti nella zona di Miranda. A Vadino, invece, avrebbero addirittura scavalcato un giardino per inseguire un gatto, sotto gli occhi esterrefatti dei proprietari dell’edificio, che non hanno potuto salvare l’animale.
Un esposto è già stato consegnato alla Polizia Municipale albenganese e gli agenti zoofili dell’Enpa hanno già iniziato pattugliamenti nelle zone interessate al fine di individuare  il proprietario, che rischia una denuncia per omessa custodia oltre che il maltrattamento ed uccisione dei poveri gattini.
La Protezione Animali lancia inoltre un appello a tutti gli animalisti della zona, invitandoli a sorvegliare e nel caso segnalare tempestivamente la presenza dei cani ai Vigili Urbani di Albenga ed al Servizio Veterinario dell’ASL per la loro temporanea cattura.
 
IL TIRRENO
18 FEBBRAIO 2015
Sequestrati oltre cento animali detenuti illegalmente
Il bilancio della Polizia provinciale di Prato: nel 2014 sono stati 164 i reati contestati, 573 le multe. Rispetto all'anno precedente sono aumentate del 25% le segnalazioni dei cittadini
Azelio Biagioni
PRATO. 164 reati contestati, 573 sanzioni amministrative delle quali 348 per reati connessi con la caccia e 171 per infrazione al codice della strada, sequestro di 112 animali protetti e illegalmente detenuti e 923 munizioni di diverso tipo, 154 interventi in seguito alle segnalazioni dirette dei cittadini. Sono alcuni dei numeri del bilancio dell’attività 2014 della Polizia provinciale. “E a fronte di soli undici uomini (più un amministrativo) il lavoro ha portato a risultati ottimi e il numero di quanto fatto lo dimostra", dice il direttore generale della Provincia Massimo Migani. Per il presidente della Provincia Matteo Biffoni la Polizia lavora in settori sensibili e porta a termine delle operazioni importanti.
Tutto questo – spiega – in una condizione particolare. Col riordino delle amministrazioni provinciali al momento non sappiamo come verrà gestita la Polizia provinciale, ma è necessario mantenere queste professionalità che svolgono un servizio importante ed apprezzato”. E se nel 2013 le segnalazioni dei cittadini erano raddoppiate rispetto all’anno precedente, nel 2014 sono aumentate del 25%. “Le persone – spiega il comandate Michele Pellegrini – trovano in noi un punto di riferimento ed il loro contributo è davvero prezioso perché ci segnalano tanti casi su tutto il territorio pratese”.
I NUMERI. Per l’attività di polizia giudiziaria sono state 108 le informative di reato inviate alla Procura che hanno determinato il rilievo di 164 violazioni (28 i reati in materia di tutela della fauna, 47 sulla normativa dei rifiuti, 68 infrazioni al codice penale, 6 in materia di avvelenamento, 8 violazioni alle normative edile e 7 sulla normativa di possesso e detenzione di armi). 573 le sanzioni amministrative, 171 le violazioni al codice della strada, 33 per i rifiuti e la rilevazione di impianti termici non a norma, 5 sulla tutela degli animali, 4 in materia di turismo e 6 in ambito ittico. Sequestrati 11 capi di fauna, 923 munizioni, 20 armi e 46 mezzi vietati. 43 i veicoli abbandonati che sono rimossi o fatti rottamare.
“Significativa è stata l’operazione che abbiamo effettuato in collaborazione con i colleghi di Firenze e Bologna – spiega il comandante Pellegrini – Al confine con l’Emilia, all’interno di un parco, è stato messo fine ad un bracconaggio che ha portato al sequestro di balestre, visori notturni e silenziatori, nonché la confisca di uccelli protetti, lacci e trappole per la cattura di fauna selvatica. I bracconieri erano delle province di Prato, Firenze e Bologna”.
Per questo intervento (tra l’altro gli animali venivano macellati sul posto in maniera abusiva e la carne sul mercato coi pericoli che ne potevano derivare) la Polizia provinciale ha ricevuto lo scorso anno il premio d'eccellenza Urban Police”. La Provincia in merito a questa operazione ha voluto premiare con un encomio il comandante Michele Pellegrini, il suo vice Leonetto Trinci e gli agenti Leandro Giannetti e Antonella Rindi.
FOTO
http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2015/02/18/news/sequestrati-oltre-cento-animali-detenuti-illegalmente-1.10891133
 
LA PROVINCIA DI VARESE
18 FEBBRAIO 2015
«Qualcuno vuole uccidere i nostri cani»
Dei bocconi avvelenati sono stati ritrovati da alcuni residenti lungo le strade del centro di Cunardo. «È un gesto sconsiderato e criminale: oltre agli animali quelle esche possono far male ai bambini»
Michel Andreetti 
CUNARDO (VA) - Bocconi avvelenati lungo le vie centrali di Cunardo, è questa la scoperta che alcuni residenti hanno fatto ieri mattina verso le 8. Un mix letale di carne e veleno destinato ai cani e gatti della zona ma pericolosissimo per gli esseri umani, soprattutto per i bambini che in centro paese abitano e giocano.
Denuncia immediata
«I bocconi sono stati rinvenuti su via Ariosto, vicino alle poste –raccontano alcuni residenti, tra i primi ad accorgersi delle polpette al veleno. Fette di prosciutto amalgamate con sostanze chimiche letali, forse del topicida - Stamattina ho notato questi strani composti in strada e, verso le 11, ho fatto subito denuncia ai carabinieri di Marchirolo che si sono immediatamente attivati con le indagini».
I bocconi saranno ora analizzati per scoprire il contenuto chimico e capire la loro pericolosità: «È la prima volta che succede un fatto del genere a Cunardo –prosegue chi ha denunciato- Un gesto sconsiderato e criminale. Io ho tre bambini e la zona, tra scuola e parco pubblico, è frequentata da molti altri. La trappola per fido avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi».
Sul fatto che vi sia un problema canino a nel paese tra la Valganna e Val Marchirolo gli abitanti non hanno dubbi: «Risiediamo in queste vie, i cani ci sono sempre stati ma non hanno mai dato problemi, così come i gatti. Nessuno si è mai lamentato. Non sappiamo chi abbia potuto escogitare un gesto così sconsiderato».
La denuncia è scattata subito. Chi ha scoperto il tentato avvelenamento ha poi postato su Facebook le foto dei bocconi killer anche come monito. «Ho voluto usare la via dei social per condividere il problema e avvisare più gente possibile: magari di polpette avvelenate ce ne sono in giro altre, in altre vie; stiamo attenti».
Grande indignazione da parte degli utenti del popolare social con commenti durissimi per un gesto vile, cattivo e pericoloso. La notizia è stata condivisa anche da varie associazioni animaliste e di volontariato canino che hanno duramente condannato l’ennesimo gesto d’ intolleranza contro gli animali nell’alta provincia.
Sanzioni pesantissime
Circa tre mesi fa, nelle vie del centro di Maccagno, pallette color puffo sono comparse lungo i marciapiedi. Erano probabilmente destinate ai cani e gatti della zona, anche in quel caso la denuncia partì subito. Ma chi voleva fare del male se non uccidere fido questa volta? Gli autori del gesto non sono ancora stati individuati, il centro del paese è monitorato da un impianto di video sorveglianza, l’occhio elettronico potrebbe essere utile nel trovare gli esecutori. Se presi rischiano pesante.
La violenza sui domestici e sugli animali è oggi punita dall’ordinamento che nel 2010 è stato oggetto di revisione; l’articolo 544 del codice penale identifica il reato e disciplina le pene che vanno da tre a diciotto e mesi di reclusione con multe dai 5000 ai 30000 euro. La stessa pena si applica se, come in questo caso specifico, all’animale sono somministrate sostanze stupefacenti o velenose. Pena che aumenta della metà se il comportamento violento, crudele o senza necessità ne causa la morte.
 
GEA PRESS
18 FEBBRAIO 2015 
Molfetta (BA) – Tappi di bottiglie e involucri di merendine negli stomaci della tartarughe marine
Quarantacinque le tartarughe recuperate e affidate al Centro di Recupero di Molfetta
Un inizio anno davvero insolito quello in corso per il Centro Tartarughe Marine di Molfetta. Ad essere state ricoverate sono infatti ben 45 tartarughe Caretta caretta, tutte recuperate dalla marineria di Bisceglie (BT).
Gli animali sono stati recuperati durante battute di pesca a strascico a largo della costa tra Bisceglie e Margherita di Savoia ad una profondità variabile tra i 50 e 70 metri.
Le tartarughe, quasi tutte adulte ed aventi lunghezza carapace oltre i 70 cm, saranno monitorate almeno per un mese per un progetto di ricerca sulla presenza nello stomaco di plastiche e microplastiche. Il progetto è stato avviato in collaborazione con l’Università la “Sapienza di Roma”. Secondo il Centro di Recupero, non  mancano però le prime curiosità: nelle deiezioni degli esemplari sono stati rinvenuti tappi di bottiglie, parti di vetro, involucri di merendine, scaglie di platica ed altro ancora. L’attività di ricerca andrà avanti per oltre un anno mentre significative risultano già le prime informazioni raccolte.
Per Pasquale Salvemini, del WWF e responsabile del Centro di Recupero tartarughe marine di Molfetta, questa è la conferma che il mare Adriatico è uno dei mari più inquinati (tra scarichi di liquami, presenza di plastiche e/o microplastiche, ed altri inquinanti). Non da sottovalutare inoltre il rischio in prospettiva del piano di trivellazioni petrolifere messo in campo dalla Croazia.
Secondo quanto riportato nella nota del Centro di Recupero, oltre il 90 % dell’area marina croata potrebbe essere interessata da trivellazioni petrolifere coinvolgendo anche i paesi confinanti come l’Italia. Anche la Puglia, dunque,  potrebbe essere coinvolta da ulteriori ed impattanti rischi per la biodiversità marina dovuti principalmente ai fluidi di perforazione e scarti metallici.
“Che dire? – dichiara Pasquale Salvemini - il terzo millennio, quello delle rinnovabili e della tutela dell’ambiente, non sembra essere tanto diverso dal precedente, quello in cui hanno prevalso i predoni della terra”.
Il Centro di Recupero tartarughe marine di Molfetta, che rientra nel programma NetCet (mirato non solo alla ricerca su cetacei e tartarughe ma anche nella sensibilizzazione verso questi animali),  prevede nei prossimi mesi di effettuare azioni di sensibilizzazione con i pescatori in collaborazione con le associazioni di categoria con l’obiettivo di vedere il mare non solo come una risorsa economica ma anche come grande contenitore di biodiversità. Importante in questo caso il ruolo dei pescatori che potrebbero diventare attori principali soprattutto evitando di ributtare in mare le plastiche che vengono recuperate nelle centinaia di pescate giornaliere effettuate.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
18 FEBBRAIO 2015
Il cagnolino era scappato a due anziani
Rintracciati i proprietari. Tutti pensavano ad un abbandono, ma era il cane che aveva lasciato casa
 
GOITO (MN). Non è la storia atroce del cane abbandonato dall’uomo. Invece di un proprietario senza cuore, questa è la vicenda di un simpatico cagnolino giovane e desideroso di libertà nel periodo degli amori che sfugge al controllo per cercare qualche sua simile e abbandona la casa che lo ospita. E i possessori sono due anziani, di Goito. Lui di anni ne ha 95, la moglie poco meno. Per tutti e due, il cagnolino è più di un animale. È una presenza e una consolazione. È anche il loro aiuto.
Sordi entrambi, vengono avvisati di persone estranee alla porta proprio dall’abbaiare del cane. Ma è ovvio che chi martedì ha visto quel cucciolo legato con una catenella ad un palo, ha pensato al peggio. E così hanno fatto chi ha dato per primo l’allerta, la Polizia locale che si è fermata ed ha raccolto la bestiola, i molti amanti degli animali che hanno commentato quello che sembrava essere una triste storia sui social network. A tutti quell’immagine del cane legato a fianco di una strada ha ricordato i casi di abbandono.
E solo il paziente lavoro del distretto veterinario di Guidizzolo, che attraverso il microchip è risalito ai proprietari, ha messo ordine alla vicenda. A legarlo, probabilmente un passante che vedeva il cane in pericolo vicino alla strada trafficata. Ieri è stata avvertita la figlia dei due anziani, ancora scossa delll’accaduto, sapendo dell’affetto che lega i due anziani al cagnolino ha ringraziato per il ritrovamento. Il cucciolo sarà restituito ai legittimi proprietari, ai quali l’Asl dovrà comminare una multa per l’incauta custodia. «So che la pagheranno molto volentieri per poter riabbracciare il cagnolino» dicono all’Asl. Tutto bene, insomma, quel che finisce bene.
 
GEA PRESS
18 FEBBRAIO 2015
Cassazione – Inidonea detenzione di animali. Per quelli non domestici a decidere saranno le scienze naturali
Innovativa sentenza della Corte di Cassazione che, così come si evince nella nota di Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, sembra sottolineare come la conoscenza delle Scienze Naturali, può costituire una guida per stabilire la sussistenza del reato. Questo, per quanto riguarda le specie non domestiche e nel caso di contestazione del reato di cui all’art. 727 del Codice Penale, sulle inidonee condizioni di detenzione.
Il caso esaminato dalla Corte, riguardava la detenzione di un cavallo in un box di ridotte dimensioni. La difesa aveva peraltro sostenuto come l’animale fosse stato ben nutrito oltre che regolarmente visitato da un Medico Veterinario. I Giudici della Suprema Corte, però, hanno sancito con sentenza 6829 del 15 febbraio scorso, che “in tema di maltrattamento di animali, il reato permanente di cui all’art. 727 cod. pen. è integrato dalla detenzione degli animali con modalità tali da arrecare gravi sofferenze, incompatibili con la loro natura, avuto riguardo, per le specie più note (quali, ad esempio, gli animali domestici), al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e, per le altre, alle acquisizioni delle scienze naturali“.
Un pronunciamento che, così come riportato dallo Sportello dei Diritti, potrebbe gettare nuova luce sui casi di detenzione di animali che devono essere giudicati sulla base di comportamenti analoghi a quelli ora divenuti oggetto di intervento della Suprema Corte: corretta alimentazione e regolari visite veterinarie. Almeno per la fauna selvatica, potrebbe pertanto essere compito delle Scienze Naturali mentre, per le specie domestiche, il tutto potrebbe essere demandato “al patrimonio di comune esperienza e conoscenza“. In altri termini un ulteriore monito per quanti obbligano a vivere gli animali in condizioni poco consone con la loro indole, confinati in luoghi angusti.
Nello stesso filone giurisprudenziale, come ricordato da Giovanni D’Agata, si incardina un’altra sentenza della Cassazione, la n. 37859/2014, con la quale la terza sezione penale ha ritenuto legittimo il sequestro preventivo di un canile in cui gli animali erano ospitati in misura superiore ai limiti consentiti dalla legislazione regionale.
Nel caso ora esaminato l’imputato è stato condannato a oltre 12 mila euro fra ammenda, spese legali e risarcimento agli enti costituiti.
 
IL SECOLO XIX
18 FEBBRAIO 2015
La Cassazione stila il vademecum per i proprietari di cani
I proprietari di cani che portano a passeggio i propri animali devono «ridurre il più possibile il rischio che questi possano lordare i beni di proprietà di terzi quali i muri di affaccio degli stabili o i mezzi di locomozione ivi parcheggiati». A chiarirlo è stata la Corte di cassazione con la sentenza n. 7082/2015.
Il caso riguarda un uomo “colpevole” – secondo il proprietario di un edificio dichiarato di notevole interesse storico architettonico nel centro di Firenze – di aver imbrattato la facciata lasciando che il cane vi orinasse sopra. Il giudice di pace aveva dato ragione al proprietario del palazzo, mentre il Tribunale di Firenze aveva accolto l’appello del padrone del cane, alla luce del fatto che questi aveva versato dell’acqua per ripulire la macchia provocata dall’animale.La Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, chiarendo che «il reato contestato all’imputato (articolo 639 comma 2 Codice penale) è un delitto, per la cui configurabilità è richiesta la sussistenza del dolo anche generico. Nella fattispecie in esame – evidenzia la Suprema Corte – non è risultata provata la sussistenza del dolo».
Ma, visto il tema di diffuso interesse sia per i proprietari di immobili sia per i proprietari di cani, e soprattutto visto che «la possibilità che un cane condotto sulla pubblica via possa imbrattare beni di proprietà di terzi è frutto di un rischio certamente prevedibile ma non altrimenti evitabile, non essendo ipotizzabile che l’animale sia costretto a espletare i propri bisogni fisiologici all’interno di luoghi di privata dimora privi di pertinenze esterne», la Cassazione ha stilato, nella sentenza 7082/2015, una sorta di vademecum per chi conduce il proprio animale domestico sulla pubblica via:
• il proprietario deve mettere in atto una attenta vigilanza sui comportamenti dell’animale;
• deve limitarne libertà di movimento in modo che non sia totale (se del caso tenendolo con un guinzaglio);
• deve intervenire con atteggiamenti tali da farlo desistere – quantomeno nell'immediatezza – dall’azione;
• nell’impossibilità di vietare al cane di fare pipì è bene portarsi dietro una bottiglietta d’acqua per ripulire.
Diversamente, si può imputare al proprietario «sciatteria o imperizia nella conduzione dell'animale», tutte situazioni riconducibili, comunque, «a colpa ma non certo al dolo».
 
NEL CUORE.ORG
18 FEBBRAIO 2015
MAURITIUS, SBARCA LA BUAV: "STOP ALL'EXPORT DI SCIMMIE PER I TEST"
Ex parlamentare britannico a colloquio con il ministro
 
L'Unione britannica contro la vivisezione (Buav) ha lanciato un appello ancora una volta alle autorità di Mauritius per porre fine al commercio di scimmie dell'isola esportate in tutto il mondo. Il dottor Nick Palmer, ex parlamentare britannico e membro della Buav, ha incontrato il ministro dell'Ambiente Raj Dayal nei giorni scorsi per discutere delle esportazioni di scimmie da Mauritius nei laboratori medici di ricerca in Europa e nel resto del mondo. Palmer ha dichiarato alla stampa che l'incontro con Dayal è stato positivo in quanto entrambe le parti sono desiderose di trovare soluzioni al problema sollevato. "Ci aspettiamo di fare progressi su questo tema per porre fine alle sofferenze inflitte alla popolazione di scimmie di Mauritius", ha detto.
Una petizione firmata da circa 162 mila persone in tutto il mondo, intanto, aveva chiesto di dire basta al commercio di scimmie da Mauritius, rivelando le terribili sofferenze subite da questi animali esportati in un laboratorio tedesco. La Buav ritiene che l'uso di scimmie nella ricerca è sbagliato e che ci sono modi migliori per condurre la ricerca. Mauritius, va detto, è considerato uno dei maggiori fornitori di scimmie nel settore della ricerca a livello mondiale.
 
NEL CUORE.ORG
18 FEBBRAIO 2015
AUSTRALIA. ESCHE VIVE PER I LEVRIERI DA CORSA: BUFERA SUGLI ALLENATORI
Una trentina già sospesi, ma chi pensa ai cani?
Un grave scandalo ha investito in Australia il mondo delle corse dei levrieri, già contestato dagli animalisti per lo sfruttamento dei cani: 30 addestratori su 70 implicati sono stati sospesi in tre stati della federazione per aver utilizzato come "esche", durante l'addestramento, animali vivi: maiali, conigli o opossum. Così, pensavano, i levrieri avrebbero dato la caccia ancor più volentieri al "coniglio meccanico" che sono costretti ad inseguire durante le corse.
L'anno scorso circa 500 mila persone hanno assistito a corse di cani in Australia, scommettendo l'equivalente di 4 miliardi di dollari americani. Trentamila sono gli addetti del settore. I tredici addestratori sospesi nel Queensland rischiano la sospensione a vita: non potranno neanche assistere ad una corsa di cani né tantomeno "preparare" animali o scommettere. Una dura punizione per chi di questa forma di sfruttamento ha fatto una ragione di vita. Ma certo quelli che soffrono di pià sono i levrieri, destinati ad una breve carriera come corridori e poi ad essere eliminati quando non serviranno più.
 
LA ZAMPA.IT
18 FEBBRAIO 2015
Laurie Marker, la donna che sussurra ai ghepardi
Fondatrice del Cheetah Conservation Fund: “Lavoro non solo per aiutare gli animali a rischio estinzione, ma anche per educare i pastori alla convivenza con i predatori”
Antonella Mariotti
Milano - «Perchè uccidete i ghepardi?». Laurie Marker aveva 35 anni quando nel 1990 si presentò nelle piccole fattorie della Namibia, da pastori, allevatori e agricoltori che sopravvivevano (e sopravvivono tutt’ora) con un fazzoletto di terra regalato dal governo. Farmer di colore «perchè i bianchi hanno fattorie ben più importanti e produttive», per cui una capra rappresenta il reddito per mandare i figli a scuola: se il ghepardo mangia la capra, il ghepardo è il nemico. Laurie Marker è forse la prima ad aver coniugato la difesa di una specie in via di estinzione con la salvaguardia di un territorio e una popolazione. «Il Cheetah Conservation Fund è molte cose - racconta -. Siamo un centro di ricerca di livello mondiale, in biologia, ecologia e genetica del ghepardo. Lavoriamo non solo per aiutare gli animali, ma anche per combattere i problemi delle comunità umane che con loro condividono le stesso territorio. È vero che educhiamo i farmer, ma in realtà stiamo cercando di educare una nazione, per la conservazione dei ghepardi». Convincendo i farmer, la «donna dei ghepardi» è riuscita a mettere un freno alla scomparsa della specie, il suo centro si occupa, oltre che di assistere animali feriti, anche di educare i pastori a una «convivenza» con i predatori.  
Cani pastore  
«E se perdessimo i ghepardi?». Con questa domanda Laurie Marker gira il mondo, per conferenze e dibattiti ovunque sia invitata. In questi giorni è in Europa e oggi pomeriggio sarà a Milano al museo di Storia naturale, domani a Bussolengo al Parco Natura viva. Durante gli incontri spiega come è riuscita a convincere i pastori a prendere cani per la difesa del gregge: «Khayam è il ghepardo che mi ha dato la visione e mostrato la via per salvarli. Ha vissuto 16 anni, l’ho portato dagli Usa dove viveva in cattività. Sono animali eleganti e meravigliosi, simbolo di eleganza e velocità per tutte le culture. Perché dovevano sparire dalla Terra? Khayam - ricorda Laurie Marker - mi ha aiutato a educare i pastori, anzi a educare una nazione».  
Nel suo centro c’è anche un piccolo allevamento di cani pastore dell’Anatolia, che «sono in grado di allontanare i ghepardi dal gregge. Questi cani sviluppano uno stretto legame con il gregge, lo proteggono. Così non è più necessario uccidere i predatori». La Marker va a cercare i «suoi» cani fino in Turchia: oltre 500 cuccioli sono stati trasferiti dall’Anatolia all’Africa, ma la richiesta aumenta ogni stagione. Emblematica la storia di uno dei cani, Bonzo, diventato una star sul Web: in sette anni ha ridotto quasi a zero gli assalti dei ghepardi al gregge del suo pastore. «Erano proprio le comunità di pastori a minacciare la sopravvivenza dei predatori - racconta Laurie - a causa del conflitto uomo-animale sempre più aspro, dovuto a una distruzione dell’habitat che aumentava di anno in anno per la crescita di allevamenti».  
Il centro  
«Siamo anche un luogo dove i visitatori possono venire a conoscere da vicino la magnificenza e la grazia dei ghepardi - dice orgogliosa Laurie -. Alla fine di tutto infatti noi facciamo quello che facciamo per vincere la corsa per salvare il ghepardo. Abbiamo perso il 90 per cento della popolazione mondiale di ghepardi nell’ultimo secolo, e se vogliamo avere ancora ghepardi nei prossimi 100 anni, dobbiamo agire ora per fermare la perdita di habitat, il conflitto uomo-animale e il commercio illegale di animali». 
Domani tre ambasciatori speciali incontreranno Laurie nel parco Natura Viva di Bussolengo (Verona), dove si possono riprodurre gli animali in via di estinzione che vengono poi reimmessi in natura. «Teo, Duma e Mookane sono i nostri ghepardi ambasciatori per il tour italiano di una fra i massimi esperti al mondo di questa specie». Cesare Avesani Zaborra è il direttore scientifico del parco: «Le statistiche del declino ci dicono che a questo ritmo perderemo tutti gli esemplari ancora viventi in natura entro vent’anni. Diventa essenziale informare il pubblico perché acquisisca la consapevolezza di essere esso stesso custode di quella biodiversità che garantisce la sopravvivenza a tutti noi». Che succederebbe se perdessimo i ghepardi? «Perderemmo ogni altra cosa, inclusi gli umani». Parola della signora dei ghepardi.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/02/18/multimedia/societa/lazampa/laurie-marker-in-mezzo-ai-suoi-ghepardi-aw3Nt4cDGh7MRz7QTerRaJ/pagina.html
 
LA NUOVA FERRARA
19 FEBBRAIO 2015
Veleno per topi dato ai cani nel giardino
Pontelangorino Il proprietario degli animali avvelenati ha sporto denuncia, indagano i carabinieri
Maria Rosa Bellini
PONTELANGORINO (FERRARA). Dopo le polpette avvelenate, lasciate in alcune aree verdi di Lagosanto, nella zona della frazione codigorese di Pontelangorino sono state ritrovate delle bustine di veleno per topi, però questa volta non in aree pubbliche ma lanciate direttamente dentro ai giardini delle abitazioni private.
Risultato: alcuni cani intossicati e salvati dal veterinario ed un paio che invece non ce l'hanno fatta.
Così, a farne tristemente le spese, ancora una volta, chi non si può difendere, chi non ha voce umana, il quattro zampe considerato il miglior amico dell’uomo, ma viste come stanno andando le cose, qualcuno non è per niente amichevole.
Il ritrovamento delle bustine di veleno per topi all'interno di due giardini di private abitazioni è stato immediatamente denunciato ai carabinieri di Codigoro , che stando all’estensore della denuncia, proprietario di due cani, sono rimasti stupiti di trovarsi di fronte a bustine di veleno e non a polpette avvelenate.
Una volta sporta regolare denuncia il proprietario dei cani, che tra l’altro portati dal veterinario per venti giorni dovranno prendere delle pastiglie per scongiurare il pericolo emorragie interne, ha denunciato il fatto sul web, tramite un gruppo social codigorese attivo su Facebook.
Gli stessi carabinieri hanno fatto un sopralluogo della zona dove sono state buttate le bustine, mentre i proprietari dei cani che sono venuti in contatto con le bustine, hanno fatto un giro per i vari negozi che vendono il veleno per topi, scoprendo che si tratta di un prodotto molto diffuso e quindi difficile risalire a precisi acquirenti.
Sempre sul web la notizia ha avuto molteplici commenti e ravvisato anche qualche sospetto nei confronti di persone dal comportamento che è sembrato strano a chi li ha osservati.
Dopo le polpette di Lagosanto, in spiaggia a Lido Volano, tempo fa a Codigoro, dove in un parco di una zona residenziale, tra l’altro frequentato da bambini, erano stati trovati dei bocconi avvelenati, tanto che l’area era stata interdetta alle persone, ecco un nuovo preoccupante episodio e non più in luoghi pubblici, ma nelle case private ed intanto insieme all’apprensione aumenta l’attenzione da parte dei proprietari di cani per far si che questi episodi cessino quanto prima e si riesca a trovare i responsabili di questi gesti che sono veri e propri reati.
Come ultima notizia, sempre apparsa nel web a Caprile, altra frazione codigorese, nei pressi dell’area dove fino a qualche anno fa si trovava la discarica, sarebbero stati ritrovati morti un cagnolino e due lepri, molto probabilmente avvelenati.
 
NEL CUORE.ORG
19 FEBBRAIO 2015
L'AQUILA, TRE CAGNOLINI UCCISI CON CRUDELTA' GETTATI IN UNA SCARPATA
Denunciato dal CfS il proprietario: ha confessato
 
Tre cagnolini sono stati uccisi con crudeltà e gettati in una scarpata dal proprietario a Balsorano (L'Aquila), ma l'uomo è stato scoperto e denunciato dalla Forestale. Gli agenti della stazione di Balsorano hanno ritrovato i corpi senza vita delle bestiole in località Collepiano, in avanzato stato di decomposizione. I cani, tutti meticci, un maschio e due femmine, di circa tre mesi, avevano lacci di nylon legati al collo. Lo rivela "AbruzzoWeb".
L'attività investigativa delle guardie forestali ha permesso di individuare il responsabile, S. R. C., residente a Balsorano e proprietario degli animali. E' stato denunciato all'autorità giudiziaria e rischia una condanna dai 3 mesi all'anno e mezzo per aver causato la morte dei cagnolini con crudeltà e senza necessità. Messo alle strette dagli agenti, ha confessato di aver barbaramente ucciso i tre cani picchiandoli più volte con un bastone, di averli legati e gettati nella scarpata accanto ad un terreno di sua proprietà.
E non solo. L'autore della vicenda dovrà pagare anche una sanzione amministrativa per la mancata iscrizione degli animali all'anagrafe canina del Comune. Dopo il verbale rilasciato dal medico veterinario del servizio di Sanità animale della Asl numero1 Avezzano-Sulmona-L'Aquila, i cani sono stati seppelliti come stabilito da un'ordinanza comunale in vigore nella cittadina aquilana.
"Le unità operative territoriali svolgono servizi mirati alla prevenzione e repressione dei deprecabili reati compiuti in danno agli animali con specifica competenza sull'applicazione della normativa in materia di maltrattamento, abbandono e trasporto degli animali", ha commentato il comandante provinciale dell'Aquila, Nevio Savini.
"La difesa dei diritti degli animali è una delle mission del Corpo forestale dello Stato - ha spiegato il responsabile del nucleo investigativo per i reati in danno agli animali (Nirda) del comando provinciale dell'Aquila, Irene Sebastiani - L'animale va considerato essere senziente in grado di percepire dolori e sofferenze e così se qualcuno uccide un animale d'affezione, domestico o selvatico, con atti cruenti, con inflizione di gravi sofferenze fisiche, senza giustificato motivo, compie un reato e può essere punito".
Lndc: "Efferato animalicida"
"Uno scempio che ferisce nell'anima e per il quale vogliamo giustizia", ha detto Piera Rosati, presidente della Lega nazionale per la difesa del cane, di fronte all'atto di inaudita crudeltà perpetrato ai danni dei tre inermi cuccioli a Balsorano (AQ).
La legge 189 del luglio 2004 prevede che le associazioni animaliste possano rappresentare i diritti lesi degli animali in qualsiasi sede e grado di giudizio. La stessa legge prevede la reclusione da quattro mesi a due anni, per "chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale". Questo gravissimo episodio quindi verrà seguito dalla LNDC, anche giuridicamente, per assicurare una giusta ed esemplare pena a chi ha commesso il fatto.
La Lega del cane loda l'operato del Corpo forestale, auspica una condanna esemplare e annuncia che si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario. Perché - ha concluso la presidente della Lndc - "barbarie di questo genere non devono e non possono restare impunite in un Paese civile. Chiederemo la punizione per il reato di uccisione di animali, che prevede una pena fino a due anni di detenzione, aggravato dall'aver agito con ferocia e senza necessità". (Foto: CfS)
 
GIORNALE SIRACUSA
19 FEBBRAIO 2015
Siracusa: strage di cani avvelenati al Plemmirio
Un altro atto di barbarie, il secondo avvenuto negli ultimi venti giorni a Siracusa, un altro sintomo della crudeltà cui l’essere umano, a volte, si abbandona, perdendo il senso dell’umanità stessa.
Ivana abita a Plemmirio, in via Capo Murro di Porco e uscendo di casa, questo pomeriggio si è trovata di fronte lo scempio: almeno 6 cani, che lei conosceva bene, rantolavano in mezzo alla strada, con la bava alla bocca. Per loro non c’è stato nulla da fare: pochi secondi ed erano tutti morti ,”Uno dietro l’altro…una scena terribile..”
Il tempo di nascondere la visuale al proprio figlio, che già piangeva per la terribile scena cui aveva assistito e di prendere in mano il cellulare e le sei bestioline hanno smesso di ansimare; Ivana le conosceva, perchè insieme ad un altra quarantina, loro facevano parte dei “cani di quartiere“, gli animali che giravano in zona, passando da una strada all’altra e diventando anche loro parte della comunità del Plemmirio.
Qualcuno ha chiaramente avvelenato le 6 bestie, ma si teme che la strage non sia finita qui: “Sono 50 più o meno i cani che girano in questa zona, e sono tutti bravissimi: diamo tutti loro da mangiare, ci occupiamo del loro stato di salute, sono sempre sazi e a spese nostre facciamo loro l‘antiparassitario. I cani sono voluti bene e non hanno mai creato alcun problema. Ebbene, quando noi li chiamiamo, loro vengono. Da oggi non se ne vede più nessuno, sembrano tutti scomparsi; temiamo che li abbiano avvelenati tutti…non rispondono alle nostre chiamate, come normalmente fanno.”
Ivana ha chiesto aiuto immediatamente, dopo aver visto le bestiole morirle davanti: ha avvertito i vicini e i Vigili del fuoco che si sono occupati di spostare le carcasse dalla strada, insieme con il veterinario dell’Asp. Domani, con la luce del giorno, inizierà la ricerca degli altri cani.
“Non so chi abbia potuto fare questo..Quattro anni fa accadde un episodio simile, ma non di tale portata: se veramente ne hanno avvelenati 50, si tratta di una strage mai vista prima d’ora. Non ho neanche voluto fare le foto, innanzitutto per preservare la salute di mio figlio che è ancora piccolo e non dovrebbe mai vedere niente di simile.”
Insorge la comunità siracusana su Facebook, si cominciano a muovere le comunità animaliste e a sensibilizzare i cittadini; Ivana ha avvertito, insieme con gli altri residenti, le Forze dell’ordine. Si spera che qualcuno faccia luce sulla vicenda, perchè nessun essere vivente merita una morte del genere, soprattutto se ingiustificata.
 
GIORNALE DI SIRACUSA
19 FEBBRAIO 2015
Siracusa: strage di cani avvelenati al Plemmirio
Un altro atto di barbarie, il secondo avvenuto negli ultimi venti giorni a Siracusa, un altro sintomo della crudeltà cui l’essere umano, a volte, si abbandona, perdendo il senso dell’umanità stessa.
Ivana abita a Plemmirio, in via Capo Murro di Porco e uscendo di casa, questo pomeriggio si è trovata di fronte lo scempio: almeno 6 cani, che lei conosceva bene, rantolavano in mezzo alla strada, con la bava alla bocca. Per loro non c’è stato nulla da fare: pochi secondi ed erano tutti morti ,”Uno dietro l’altro…una scena terribile..”
Il tempo di nascondere la visuale al proprio figlio, che già piangeva per la terribile scena cui aveva assistito e di prendere in mano il cellulare e le sei bestioline hanno smesso di ansimare; Ivana le conosceva, perchè insieme ad un altra quarantina, loro facevano parte dei “cani di quartiere“, gli animali che giravano in zona, passando da una strada all’altra e diventando anche loro parte della comunità del Plemmirio.
Qualcuno ha chiaramente avvelenato le 6 bestie, ma si teme che la strage non sia finita qui: “Sono 50 più o meno i cani che girano in questa zona, e sono tutti bravissimi: diamo tutti loro da mangiare, ci occupiamo del loro stato di salute, sono sempre sazi e a spese nostre facciamo loro l‘antiparassitario. I cani sono voluti bene e non hanno mai creato alcun problema. Ebbene, quando noi li chiamiamo, loro vengono. Da oggi non se ne vede più nessuno, sembrano tutti scomparsi; temiamo che li abbiano avvelenati tutti…non rispondono alle nostre chiamate, come normalmente fanno.”
Ivana ha chiesto aiuto immediatamente, dopo aver visto le bestiole morirle davanti: ha avvertito i vicini e i Vigili del fuoco che si sono occupati di spostare le carcasse dalla strada, insieme con il veterinario dell’Asp. Domani, con la luce del giorno, inizierà la ricerca degli altri cani.
“Non so chi abbia potuto fare questo..Quattro anni fa accadde un episodio simile, ma non di tale portata: se veramente ne hanno avvelenati 50, si tratta di una strage mai vista prima d’ora. Non ho neanche voluto fare le foto, innanzitutto per preservare la salute di mio figlio che è ancora piccolo e non dovrebbe mai vedere niente di simile.”
Insorge la comunità siracusana su Facebook, si cominciano a muovere le comunità animaliste e a sensibilizzare i cittadini; Ivana ha avvertito, insieme con gli altri residenti, le Forze dell’ordine. Si spera che qualcuno faccia luce sulla vicenda, perchè nessun essere vivente merita una morte del genere, soprattutto se ingiustificata.
 
GEA PRESS
20 FEBBRAIO 2015
Siracusa – Scomparsi 50 cani. Sei sono stati trovati avvelenati
Nuovo avvelenamento di cani nei pressi di Siracusa. Dopo quelli trovati morti in località Serramendola (vedi articolo GeaPress) è ora la volta di Capo Murro di Porco, nei pressi dell’Area Marina Protetta del Plemmirio.
Secondo quanto riportato dal Giornale Siracusa i cani trovati morti sarebbero almeno sei. Tutti presentavano tracce di bava alla bocca; un fatto, questo, che fa presupporre l’utilizzo di esche avvelenate con  prodotti di sintesi ad uso agricolo.
I volontari, però, lamentano la scomparsa dell’intero gruppo di cani che vivevano nell’area. Si tratta di una cinquantina di animali per i quali si teme l’azione letale del veleno. I cani, cioè, potrebbero avere assunto l’esca ed essere andati a morire in aperta campagna.
La distribuzione del veleno potrebbe però creare seri problemi anche alla fauna selvatica. La valenza naturalistica della zona di Capo Murro di Porco è infatti segnalata sia per la presenza della Riserva Marina, ma anche come area di sosta degli uccelli migratori. Il veleno, una volta immesso nel territorio, entra facilmente nella catena alimentare, potendo creare nocimento anche per altre specie animali.
Il pericolo, però, non può essere escluso neanche per l’uomo. Il causale contatto con l’esca avvelenata, può costituire fonte di pericolo nel caso siano stati utilizzate sostanze tossiche  veicolabili anche con il semplice contatto delle mucose.
Per i gravi fatti del Plemmirio, verrà presentata una denuncia alle Forze dell’Ordine.
 
IVG.IT
19 FEBBRAIO 2015
Savona, identificati i padroni del cane “killer” di Santa Rita
La polizia municipale li ha ascoltati ieri: adesso rischiano una multa per "omessa custodia dell'animale"
Olivia Stevanin
Savona. Sono stati identificati i padroni del cane che la scorsa settimana aveva azzannato e ucciso una meticcia di 14 anni e mezzo nell’oasi canina dei giardini delle Ammiraglie. Gli agenti della polizia municipale savonese, grazie ad alcune testimonianze e post pubblicati su Facebook, sono riusciti a risalire ai proprietari dell’animale: due coniugi savonesi e la figlia diciannovenne.
I tre ora rischiano una multa per il reato di “omessa custodia di animali” (punito con una sanzione amministrativa da euro 25 a euro 258”. Il cane invece, come prevede la legge, dovrà essere sottoposto ad una serie di controlli veterinari da parte dell’Asl, alla quale la polizia municipale ha segnalato il caso. Secondo quanto trapelato, la padrona del cane, ascoltata ieri dai vigili, avrebbe ammesso la propria responsabilità spiegando di essere scappata perché spaventata.
Dopo una “caccia” durata circa una settimana, la speranza del padrone di Cloe, la meticcia uccisa, che venissero identificati i responsabili è stata quindi soddisfatta. Secondo la denuncia presentata dal proprietario di Cloe, il signor Giuseppe Loero, i padroni dell’altro cane, descritto come un pit bull, dopo l’incidente erano scappati in tutta fretta. “Io gridavo per fermarli e loro si allontanavano. Una signora che era nei giardini mi ha raccontato di averli sentiti dire ‘portalo via’ riferito al loro cane”. Sulla dinamica di quanto successo, il signor Loero aveva spiegato: “L’oasi canina ha due ingressi uno nascosto e uno più evidente. Quando sono arrivato non ho visto nessun cane all’interno né padroni in attesa. Appena ho aperto la porta, il mio cane ha fatto due passi ed è arrivato un pit bull come una furia, a velocità spaventosa, e l’ha presa sul collo. Ci si è avventata contro senza nemmeno annusarla prima, all’improvviso. Credo che se avessi avuto la prontezza di mettermi in mezzo avrebbe morso me. Cloe era anziana e buona con tutti gli altri cani“.
 
NEL CUORE.ORG
19 FEBBRAIO 2015
ENPA FIRENZE: 494 FASCICOLI APERTI PER MALTRATTAMENTO DI ANIMALI
2014, ecco i numeri della Protezione animali fiorentina
L'Enpa di Firenze, nel corso del 2014, ha trattato 2.322 segnalazioni di presunto maltrattamento animali, per 494 delle quali si sono sviluppati fascicoli di indagine per casi sia amministrativi sia di rilevanza penale. Inoltre, sono state contestate 181 sanzioni amministrative, per un importo totale di 56.561 euro. E, ancora, sono state effettuate 17 perquisizioni domiciliari delegate dall'autorità giudiziaria e comunicate alla stessa 27 notizie di reato per maltrattamento di animali. All'attivo anche 638 sequestri tra animali, armi, munizioni, mezzi vietati e reperti di vario tipo.
 
ANSA
19 FEBBRAIO 2015
Camper in fiamme, trovati resti cane
A Livorno, ipotesi rogo innescato da corto circuito
(ANSA) - LIVORNO, 19 FEB - Due camper e un furgone sono andati distrutti da un incendio scoppiato verso le 7.30 a Livorno, nel quartiere di Antignano. Nessuna persona ferita, trovati invece i resti carbonizzati di un cane all'interno di uno dei camper interessati dalle fiamme. Le cause del rogo, secondo un primo accertamento della polizia intervenuta insieme ai vigili del fuoco, sarebbero accidentali e da addebitarsi a un cortocircuito su uno dei mezzi. Le fiamme si sarebbero estese poi agli altri due veicoli.
 
FORLI’ TODAY
19 FEBBRAIO 2015
Pitbull scavalca una recinzione e aggredisce il cane-guida di un cieco
Aggredito da un pitbull che ha scavalcato una recinzione di un'abitazione privata: a farne le spese è stato un cane guida di un cieco, che per effetto dell'aggressione ora non è più in grado di svolgere il delicato compito per il quale è stato addestrato
Forlì - Aggredito da un pitbull che ha scavalcato una recinzione di un'abitazione privata: a farne le spese è stato un cane guida di un cieco, che per effetto dell'aggressione ora non è più in grado di svolgere il delicato compito per il quale è stato addestrato. L'episodio si è consumato in zona stazione lungo un vialetto pedonale sul quale il proprietario stava passeggiando per intrattenere il suo cane guida, più che un inseparabile amico da 5 anni, un vero e proprio strumento per muoversi nella vita di tutti i giorni in città.In una giornata dello scorso mese di ottobre il fattaccio: il pitbull ha scavalcato la recinzione di un'abitazione privata e si è diretto verso l'altro cane. Ne è nata una baruffa, con il cane guida alla fine aggredito al collo e all'orecchio, tanto che sono stati necessari punti di sutura. Oltre allo spiacevole episodio c'è stata anche la conseguenza – a detta dell'associazione proprietaria del cane – che ora il cane, per il trauma e la paura subita, non può più svolgere la sua funzione. A certificarlo è stato un addestratore che ha tentato per un paio di settimane di riabilitare il cane, ma senza successo. Il rischio è che il cane, incrociando un altro cane, "perda la testa" e quindi non rivelandosi più affidabile. Una versione tuttavia contestata e che sarà oggetto di approfondimento.
Normalmente i cani guida sono selezionati e addestrati da associazioni o enti benefici specializzati nell'assistenza ai ciechi, che ne mantengono la proprietà e che danno poi gli animali in comodato d'uso. A volte bisogna attendere mesi o addirittura anni per vedersene assegnati uno. Il costo dell'addestramento e il valore del cane possono essere anche di ventimila euro. Inevitabile quindi il passaggio alle vie legali su questa vicenda, con denunce e contro-denunce, che al di là dell'episodio in sé riporta in primo piano il problema non nuovo della gestione di cani appartenenti a razze considerate a rischio di aggressività.
 
QUOTIDIANO.NET
19 FEBBRAIO 2015
Stalle fatiscenti e animali ammassati: sequestrati 52 cavalli a Napoli
Operazione dei carabinieri in provincia di Salerno. Denunciati due pregiudicati
Napoli, 19 febbraio 2015 -  Due stalle e 52 cavalli sequestrati. E' il bilancio di un'operazione dei carabinieri nel Salernitano. In particolare, ad Agropoli e Laureana Cilento in due terreni agricoli riconducibili a due pregiudicati, erano state realizzate strutture destinate al ricovero di animali da pascolo non a norma di legge. Nei due manufatti abusivi sono stati recuperati 52 cavalli, del valore di circa 65mila euro e in precario stato di salute, che erano stati stipati in spazi angusti e carenti delle norme igieniche di base.
Gli  animali, per i quali sono state disposte urgenti cure veterinarie, sono stati sottoposti a sequestro, per la totale assenza della documentazione di provenienza e del chip identificativo. Motivo per il quale i militari del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Salerno hanno elevato contravvenzioni amministrative per un ammontare complessivo di 52mila euro a carico dei due pregiudicati, ai quali è stato imposto l'adeguamento delle strutture per renderle idonee al ricovero dei cavalli.
 
NEL CUORE.ORG
19 FEBBRAIO 2015
LAV: "VETERINARIO CONDANNATO PER GREEN HILL VA RADIATO DALL'ALBO"
Chiesta l'apertura di un procedimento disciplinare
La Lav ha chiesto l'apertura di un procedimento disciplinare al Consiglio dell'Ordine dei medici veterinari di Pescara, nei confronti di Renzo Graziosi, veterinario condannato per i maltrattamenti dei beagle di Green Hill. L'associazione ha chiesto, inoltre, l'intervento della Federazione nazionale degli ordini veterinari, sostenuta da un'interrogazione parlamentare depositata nei giorni scorsi dai deputati del Movimento 5 Stelle Chiara Gagnarli e Paolo Bernini, con la quale i parlamentari chiedono un intervento diretto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
Radiazione dall'albo dei medici veterinari poiché "colpevole di abusi nell'esercizio della professione", "con la sua condotta ha compromesso gravemente la sua reputazione e la dignità della classe sanitaria", "perdendo la buona condotta ha perso il requisito ineludibile, principio di carattere generale dell'ordinamento per esercitare la professione".
Con queste motivazioni, dopo la sentenza del Tribunale di Brescia che lo ha condannato a un anno e mezzo di reclusione per uccisioni e maltrattamenti dei beagle dell'allevamento "Green Hill" di Montichiari (Brescia), il veterinario pescarese Renzo Graziosi rischia la perdita dell'attività, oltre alla già disposta sospensione di due anni dagli allevamenti, per violazione del Codice deontologico della professione disciplinato dal decreto del presidente della Repubblica 221 del 1950.
"Il veterinario Graziosi, come ha stabilito il Tribunale, era uno dei principali artefici della pratica aziendale di uccidere i cani affetti da semplici patologie per contenere i costi e perché non erano più idonei allo scopo – afferma la Lav - tra il 2008 e il 2012 sono stati contati ben 6023 decessi, un numero esorbitante, a fronte dei 98 decessi registrati nel periodo successivo al sequestro dei beagle. Costava per loro di meno farli riprodurre in continuazione e sostituire così i "difettosi" nonché detenerli in condizioni tali da causare maltrattamenti e conseguenti morti".
 
NEL CUORE.ORG
19 FEBBRAIO 2015
ROMA, ULTIMI GIORNI PER FIRMARE E DIRE BASTA ALLE BOTTICELLE
Oipa: "Anacronistiche e vergognose"
Sono gli ultimi giorni utili per firmare e chiedere ufficialmente al Comune di Roma di relegare al passato l'anacronistica quanto vergognosa pratica delle botticelle. Lo segnala l'Oipa in un comunicato. Nel dicembre 2013 le associazioni animaliste unite, Oipa, Animalisti Italiani, Ava, Avcpp, Enpa e Lav, hanno lanciato un progetto di delibera di iniziativa popolare, strumento di partecipazione previsto dallo statuto di Roma Capitale. L'obiettivo? La raccolta di 5000 firme valide da raccogliere entro tre mesi.
"Aiutaci a chiedere al Consiglio comunale di votare "sì": firma e fai firmare il modulo che puoi scaricare da qui e consegna i moduli presso la sede romana dell'Oipa in via Albalonga 23 entro e non oltre lunedì 23 febbraio alle ore 11", scrive ancora l'associazione.
 
NEL CUORE.ORG
19 FEBBRAIO 2015
BOLZANO, IL CASO DEL GATTOPARDO AFRICANO AL TRIBUNALE DEL RIESAME
Lunedì si decide sul ritorno dietro le sbarre di Chiku
Il giudice di Bolzano Carla Scheidle deciderà lunedì in merito al ritorno a casa, ovvero dietro le sbarre, di Chiku, il gattopardo africano catturato una settimana fa. Bernd Raich, il proprietario, aveva rassicurato che il gattopardo, nato da un incrocio tra un gatto e un serval, felino africano di media taglia, non ha mai creato problemi di sicurezza alla famiglia. "Vorrei che il nostro gatto potesse tornare a casa - aveva dichiaratolo l'uomo dopo la cattura - nel suo territorio dove si è sempre trovato al meglio". La decisione finale, lunedì, spetterà al Tribunale del riesame. Mentre il pm bolzanino Igor Secco mercoledì scorso (come abbiamo scritto qui) aveva stabilito, su richiesta avanzata dalla Lav, il trasferimento nel Centro di recupero per la fauna selvatica di Semproniano, in provincia di Grosseto.
 
NEL CUORE.ORG
19 FEBBRAIO 2015
ITALIA LENTA, UE VELOCE: INFRAZIONE SULLE IMPORTAZIONI DI CANI E GATTI
Il decreto del governo "in attesa" alle Camere
Mentre il governo e il Parlamento italiani fanno le cose con i loro tempi, la Commissione europea procede con i suoi ed apre l'ennesima procedura d'infrazione a carico dell'Italia per mancato recepimento della direttiva 2013/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, che modifica la direttiva 92/65/CEE del Consiglio per quanto riguarda le norme sanitarie che disciplinano gli scambi e le importazioni nell'Unione di cani, gatti e furetti.
Si tratta proprio della direttiva che molto preoccupava, e ancora preoccupa gli animalisti, perché consente ai paesi membri di introdurre sul proprio territorio esemplari molto giovani delle tre specie interessate, anche di età inferiore alle dodici settimane, in deroga alle norme sulla vaccinazione antirabbica: un bell'assist ai trafficanti di cuccioli che fanno affari d'oro tra l'Est europeo e l'Italia.
Il decreto attuativo del governo chiude questo "buco", come promesso alle associazioni dal sottosegretario De Filippo, ma il testo è stato trasmesso alle commissioni parlamentari competenti per il parere solo il 12 febbraio. Le commissioni hanno tempo per esprimersi fino al 24 marzo. Intanto però la lettera da Bruxelles è partita.
 
IL GIORNO
19 FEBBRAIO 2015
Un coccodrillo nel piatto, il cane no: l’Expo vara la lista dei cibi proibiti
Vietati datteri di mare e pesce palla, ammessi serpenti e insetti. Balletto tra Bruxelles e l’Italia per le autorizzazioni alle importazioni
di Luca Zorloni
Milano, 19 febbraio 2015 - «Assaggeremo piatti mai assaggiati prima», assicura la voce di Antonio Albanese presentando Expo nello spot televisivo. Cavallette, scorpioni, carne di serpente o di coccodrillo: quello che i venti milioni di visitatori attesi troveranno nel menù dell’Esposizione universale di Milano dipenderà dai semafori rossi e verdi accesi dal ministero della Salute. Sempre che non tocchi all’Unione europea l’ultima parola.
Il via libera alle importazioni di alimenti per Expo dai Paesi extra-Ue è un labirinto intricato di leggi nazionali, regolamenti comunitari e deroghe. Senza punti fermi, perché in vista di Expo tra Roma e Bruxelles è scattata una staffetta allo studio (e all’accettazione) di cibi esotici. «Lo Zimbabwe si è mosso per le carni di coccodrillo – spiega Silvio Borrello, direttore generale dell’ufficio Sanità animale del ministero della Salute –. Stiamo valutando la richiesta, anche facendo prove di laboratorio. Sappiamo che è commercializzata in alcuni Paesi europei, come il Belgio». Nel complesso Bruxelles non proibisce l’importazione di carni di rettile. E l’atteggiamento di Roma è quello di favorire l’ingresso per Expo, proprio per rispettare le tradizioni culinarie straniere.
«Così anche con gli insetti», precisa Borrello. Tanto che il ministero della Salute già un anno fa aveva spedito un questionario alle 147 nazioni ospiti a Milano, chiedendo di specificare quali alimenti avrebbero voluto importare. «Ma nessuno ci ha risposto», osserva Borrello. E ora tutto si gioca negli ultimi 70 giorni: il ministero esaminerà le richieste, valutando il livello di rischio del Paese, del prodotto e del luogo in cui viene confezionato, per poi decidere se accettare o meno l’ingrediente speciale.
Nel frattempo anche Bruxelles sta aggiornando il regolamento di polizia sanitaria sugli alimenti di origine animale, prevedendo alcune deroghe proprio per l’Esposizione universale. Ad esempio, è aumentato il numero degli stabilimenti extra-Ue autorizzati a esportare, accettando anche quelli riconosciuti solo dai Paesi di origine. Restano però alcuni divieti, come quello che riguarda la carne di cane. Così come a Expo non potranno essere serviti i datteri di mare, iscritti tra le specie protette.
È un giallo, infine, l’ok al pesce palla, che gli chef giapponesi preparano nel tradizionale fugu separando il veleno dalle carni. Proibito in Europa, secondo il quotidiano giapponese «Yomiuri Shimbun» sarebbe stato ammesso da Bruxelles, ma Borrello lo esclude: «La Ue vieta le carni velenose, sarebbe un rischio». Di sicuro c’è che quello che si mangerà nei 26 milioni di pasti serviti a Expo non potrà uscire dal recinto dei padiglioni. «Il cibo che avanza dovrà essere distrutto», spiegano da Roma. In una parola: incenerito, direttamente nel sito di Rho-Pero. Altrettanto blindato sarà il trasporto merci: imballi piombati, aperti solo in capannoni autorizzati sotto l’occhio di tecnici ministeriali e delle Asl.
 
FAN PAGE
20 FEBBRAIO 2015
Expo 2015, mangeremo carne di coccodrillo e di serpente (ma non cane)
Il ministero della Salute e l'Unione europea sono al lavoro per stabilire quali cibi potranno essere consumati all'interno di Expo 2015: si cerca di coniugare le tradizioni culinarie dei Paesi partecipanti con la sicurezza e i divieti comunitari.

"Nutrire il pianeta", recita la prima parte del motto di Expo 2015. Già, ma con che cosa? Il menu dell'Esposizione universale promette di accontentare i palati di tutti i 20 milioni di visitatori che, nelle previsioni della vigilia, raggiungeranno Milano a partire dal prossimo primo maggio. E così, nei piatti all'interno dei Padiglioni di Rho-Pero si potrà trovare un po' di tutto: carne di coccodrillo e di serpente, cavallette, scorpioni e altri insetti. Con qualche limite: la carne di cane, ad esempio, che fa rabbrividire gli occidentali ma è tradizione in altri Paesi del mondo, oppure i datteri di mare. D'altronde, sono 147 le nazioni partecipanti, e nel segno del rispetto delle tradizioni culinarie di ogni Paese il governo italiano e l'Unione europea stanno cercando di concedere deroghe per le importazioni delle specialità gastronomiche di ciascun Stato partecipante. Lo racconta il quotidiano Il Giorno, secondo cui tra Roma e Bruxelles sono in corso serrati contatti per cercare di districarsi nel complicato labirinto di leggi nazionali e regolamenti comunitari.
Allo studio deroghe su importazioni e divieti
Il direttore generale dell’ufficio Sanità animale del ministero della Salute, Silvio Borrello, ha fatto sapere al quotidiano che "lo Zimbabwe si è mosso per le carni di coccodrillo", commercializzate in alcuni Paesi europei come il Belgio e sulle quali non ci sono divieti all'importazione da parte di Bruxelles. L'Italia e l'Unione europea si stanno muovendo anche per l'importazione di insetti – anche se, sempre a Milano, tempo fa la Asl ne aveva sequestrati 50 chili a un ristorante – anche se il tempo è ormai poco: a 70 giorni dall'evento il ministero vaglierà le richieste dei Paesi partecipanti, analizzando i cibi e gli ingredienti per dare o no il suo placet. Mentre Bruxelles, in previsione di Expo, sta aggiornando il suo regolamento di polizia sanitaria sugli alimenti di origine animale.
Il menu che i visitatori potranno assaggiare è insomma ancora in divenire. E tra i cibi in forse c'è anche il pesce palla: un animale velenoso, ma che gli chef giapponesi preparano in una pietanza tradizionale riuscendo a separare il veleno dalle carni. Il pesce palla è proibito in Europa, ma secondo un quotidiano giapponese sarebbe stato ammesso per l'Esposizione universale. Il dg Borrello però nega: "La Ue vieta le carni velenose, sarebbe un rischio". Unica cosa sicura è il destino del cibo non consumato tra i Padiglioni: sarà distrutto direttamente nell'inceneritore di Rho-Pero.
 
CAFFEINA
19 FEBBRAIO 2015
Volete bene al vostro cane? Non fate queste 11 cose (che di solito facciamo tutti)
Il comportamento che abbiamo con il nostro cane solitamente è molto affettivo e istintivo e tendiamo a trattarlo come una persona. Questo ci porta ad avere degli atteggiamenti con il nostro amico a 4 zampe che a lui possono dare fastidio e che noi sottovalutiamo. Con un po' di attenzione possiamo far vivere meglio il nostro cane, che merita di non essere messo a disagio e in difficoltà. Ecco 11 cose da evitare per non infastidire il tuo cane. 
1. Abbracciarlo forte. Capita spesso di prendere il cane e stringerlo, come se fosse una persona. I cani non riconosco l'abbraccio come un segno d'affetto. Per loro appoggiare una mano sul dorso dell'altro è considerato un segno di predominanza. Se mentre lo abbracciate si irrigidisce, tende le orecchie e volta lo sguardo, significa che lo state mettendo a disagio.
2. Non guardarlo negli occhi. È il modo peggiore per socializzare con un cane sconosciuto. È preferibile avvicinarsi con il corpo in diagonale e lentamente. Invece arrivare frontali e con le spalle aperte viene considerata una minaccia. 
3. Farlo interagire con cani con cui non va d'accordo. Evitare di fargli avere contatti con cani che non stanno simpatici, lo renderà ancora più aggressivo nei confronti degli altri. Quindi notare quando li ignora e ringhia. 
4. Non stringere troppo il guinzaglio. È importante insegnare al cane a camminare con il guinzaglio lento. Un guinzaglio troppo teso fa sentire il cane nervoso, e di conseguenza il padrone lo tira per calmarlo, peggiorando invece la situazione.
5. Non annoiarlo. Oltre a farlo uscire di casa, che è uno dei suoi principali sfoghi, ricordatevi di giocare con lui. Nascondi il gioco e organizza ricerche.
6. Utilizzare parole più che il linguaggio del corpo. I cani sono i grado sia di imparare alcuni termini sia di capire subito le nostre espressioni. Quando cerchi di dirgli qualcosa non compiere movimenti completamente diversi, come dirgli dio stare calmo mentre muovi le braccia.
7. Dare colpetti sulla testa. Non è una cosa che il tuo cane gradisce. Meglio coccole sullo sterno, le costole, il dorso. Il grado di sopportazione a queste forme d'affetto dipende dal cane e dalla razza.
8. Vivere nel disordine. Il cane è un animale molto abitudinario, avere una grande confusione dentro casa risulta stressante per lui, che fatica a capire le regole.
9. Passeggiata solo per la pipì. Il cane ha bisogno di uscire anche per sfogarsi e per un po' di spago. Non farlo uscire solo per 2 minuti e non fargli fare sempre la stessa strada. Gli stimoli nuovi gli faranno bene.
10. Essere positivi. Il nostro amico 4 zampe capisce se siamo tristi e si comporta allo stesso modo come uno specchio. Vedervi bene farà bene anche a lui.
11. Niente dispetti. Non prendetelo in giro quando vi abbaia e non tirategli la coda, ed evitate tutte le cose di questo genere se è solo per il vostro divertimento.
 
LA ZAMPA.IT
19 FEBBRAIO 2015
Cane, adottato e respinto tre volte, salva la vita alla sua proprietaria
Quando la donna ha perso i sensi, John Boy è corso a cercare aiuto
Fulvio Cerutti
Un Labrador Retriever ha salvato la vita della sua proprietaria dopo che era svenuta all’aperto in un gelido giorno d’inverno. Già questo basterebbe per rendere speciale questo cane. Ma nel caso di John Boy, la storia è ancora più toccante.  
Per prima cosa per le modalità del salvataggio. Il cane, quando si è accorto del malore della proprietaria, è corso a cercare aiuto fin quando, per fortuna, ha trovato un poliziotto. «Mi ha scodinzolato in modo amichevole finché non sono sceso dalla mia macchina - racconta Jeff Gonzalez, poliziotto del Dipartimento di Polizia di Germantown (Wisconsin) - e poi ha iniziato a correre per un po’, per poi fermarsi per vedere se lo seguivo». 
L’ufficiale ha così capito che John Boy lo stava guidando verso casa sua dove la sua mamma, Krystal, era nei guai. Quando è arrivato sul posto ha visto la donna accasciata su una sedia fuori dalla sua porta di casa. Era in pigiama, le sue labbra erano blu e lei era ghiacciata. 
In un primo momento l’uomo ha pensato che fosse morta, ma avvicinandosi si è accorto che respirava ancora. Per fortuna Krystal è arrivato in tempo per far intervenire i soccorritori e ora la donna si sta riprendendo in ospedale. 
John Boy non si è solo dimostrato un cane intelligente, ma soprattutto un quattrozampe con un grande cuore. Già, perché prima di essere adottato da Krystal, questo cane aveva già trovato tre famiglie diverse ed era sempre stato riportato in canile. Tre rifiuti che nella vita di un cane sono tantissimi e pesano, ma non hanno piegato lo spirito di riconoscenza.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/02/19/societa/lazampa/cane-cani/cane-adottato-e-respinto-tre-volte-salva-la-vita-alla-sua-proprietaria-0hDsMnjOyXoYcS4Fem76yI/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
19 FEBBRAIO 2015
Spendono duemila euro per salvare un gatto dal cancro che non aveva
Il problema? Era solo un filo d’erba
Claudia Audi Grivetta
Le hanno provate proprio tutte ma la gatta Pixie non migliorava. Oltre 1500 sterline (circa duemila euro) di trattamenti per un sospetto tumore al naso poi rivelatosi un semplice filo d’erba che la micia, una certosina di sei anni, aveva in qualche modo ingerito.  
Siamo in Inghilterra, nella contea di Cambridgeshire. Il personale rifugio Wood Green temeva seriamente che il micio di sei anni avesse il cancro. Secrezioni nasali e sangue durante gli starnuti i preoccupanti sintomi. Allora la gatta Pixie viene sottoposto ad una tac, come è ovvio fare in questi casi. Ed eccolo lì, il finto tumore: la scansione ha infatti mostrato che si trattava di una bella “lama” fatta d’erba che la micia aveva ingerito accidentalmente molto tempo prima. Così tanto che, nel frattempo, attorno vi era cresciuto del tessuto organico.  
Pixie era arrivato al rifugio già lo scorso ottobre e i veterinari sospettavano si trattasse di un comune raffreddore che non le permetteva di respirare bene. «La prima volta che è stata qui», racconta Jane Harrup, vice direttrice del centro, «l’abbiamo messa in isolamento per curarla dall’influenza». Peccato che i medici fossero, allora, ben lontani dalla verità. Dopo aver notato che tutte le cure a cui era stata sottoposta la povera Pixie non portavano a nessun miglioramento, hanno dovuto arrendersi ed affidarsi a più sofisticati strumenti di indagine come appunto la tac. Ora la micia si è completamente ripresa: i medici l’hanno sottoposta ad un semplice intervento di rimozione del filo d’erba che aveva raggiunto una lunghezza di oltre quattro centimetri. Adesso Pixie è a casa dai suoi proprietari, pronta a godersi le meritate coccole dopo questa brutta avventura.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/02/19/societa/lazampa/gatto-gatti/spendono-duemila-euro-per-salvare-un-gatto-dal-cancro-che-non-aveva-CY38hzgi9K9G1DOxSdEVbK/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
19 FEBBRAIO 2015
INDIA, UNA RICCA COPPIA INDICA COME UNICO EREDE LA SCIMMIETTA DI CASA
I soldi per una fondazione a protezione della specie
Una ricca coppia di indiani ha nominato come unica erede la propria scimmia, assicurando che a lei deve tutta la sua fortuna. Brajesh Srivastava e la moglie Shabista non hanno figli e considerano "Chunmun" come un loro figlio: per questo hanno creato una fondazione ad hoc che si prenda cura dell'animale se dovesse rimanere "orfano".
"La gente forse dirà che siamo matti e potrebbe anche ridere di noi. Ma noi sappiamo quanto Chunmun conta per noi", ha dichiarato all'Afp Shabista, 45 anni. "Non abbiamo figli e Chunmun è come un figlio per me. Voglio essere sicura che, anche se dovessimo morire, la sua vita non ne risentirà e che continuerà a vivere nelle stesse condizioni", ha aggiunto.
I due coniugi, che sono stati cacciati dalle rispettive famiglie dopo essersi sposati senza il loro consenso, raccontano che erano poveri quando hanno adottato la scimmia nel 2004 e che sono diventati ricchi successivamente. Sono proprietari della casa che abitano nello Stato dell'Uttar Pradesh (Nord) e possiedono terreni e risparmi.
Shabista è una avvocatessa di succceso e il marito, che ha 48 anni, è proprietario di diverse società, fra cui un canale televisivo e uno stabilimento che produce farina: tutte portano il nome della loro beniamina, "Chunmun". La scimmietta ha 10 anni e potrebbe sopravvivere alla coppia visto che questi animali possono raggiungere facilmente i 35-40 anni di età. Chunmun ha la sua camera da letto nella casa della coppia, con tanto di aria condizionata che condivide con un'altra scimmietta, anch'essa adottata dalla coppia.
Dopo il decesso di Chunmun, il denaro del fondo potrà essere devoluto alla protezione delle scimmie in India dove questi animali subiscono spesso maltrattamenti.
 
TG COM
19 FEBBRAIO 2015
Usa, cane assale ladro e sventa una rapina a una pompa di benzina
Il fatto è avvenuto nel Maine ed è stato ripreso dalle telecamere di sicurezza
Mai il termine "cane da guardia" è stato più indicato. In Maine, negli Stati Uniti, un cane ha sventato una rapina a una pompa di benzina mordendo il rapinatore che tentava di assalire il proprietario dell'animale e gestore della pompa. Il cane ha morso l'assalitore e, a un successivo tentativo, gli è saltato alla gola mettendolo in fuga. Tutta la sequenza è stata ripresa dalle telecamere di sicurezza.
VIDEO
http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/usa-cane-assale-ladro-e-sventa-una-rapina-a-una-pompa-di-benzina_2096450-201502a.shtml
 
RAI NEWS
19 FEBBRAIO 2015
Russia a secco di antidolorifici per gli animali di grossa taglia
Il ministero dell’agricoltura russo, dopo aver consultato esperti di veterinaria, ha chiesto al governo di poter importare grandi quantità di Carfentanil, un potente oppiaceo, circa 10.000 volte più forte della morfina e 100 volte del Fentanyl. A causa della rigidità della legislazione russa in materia di droghe la sua importazione è autorizzata in dosi da 50 a 100 milligrammi e il farmaco, prodotto negli USA, è utilizzato per la cura di gatti, cani e, al massimo, cavalli. Gli animali di grossa taglia come ippopotami, elefanti, giraffe, uri, alci ed altri sono rimasti senza anestetico e antidolorifico. Ora c’è anche il rischio che il farmaco possa essere del tutto vietato a causa delle sanzioni. Secondo dati incompleti in Russia ci sono una ventina di elefanti. Qualche tempo fa una femmina di ippopotamo è morta, tra atroci sofferenze, in uno zoo russo per un banale mal di denti poiché non c’era un anestetico adatto per l'intervento chirurgico. C’è un rischio reale che un animale di grossa taglia, non anestetizzato a dovere, possa svegliarsi durante un intervento e ferire il personale veterinario o se stesso.
 
LA ZAMPA.IT
19 FEBBRAIO 2015
Il misterioso canto notturno dei pettirossi
Un ricercatore ha evidenziato le ragioni di questo strano fenomeno
Claudia Audi Grivetta
Quali sono gli effetti della vita moderna sugli animali? Ad esempio oggi sappiamo che i pettirossi “di città” si trovano in serio pericolo. La ragione? Non lo immagineremmo mai ma quelli che vivono e cantano vicino ai centri abitati patiscono la luce dei lampioni in strada. Stanno appollaiati di giorno e anche di notte, solo che la continua illuminazione sta mandando letteralmente in tilt il loro orologio biologico.  
Lo spiega Davide Dominoni della Glasgow University. «La luce dei lampioni, dei cartelloni luminosi e delle case porta i pettirossi ad essere ben svegli quando invece dovrebbero essere addormentati. Io, ad esempio, li sento cantare tutto il giorno e tutta la notte. Non è una cosa normale». 
I simpatici uccellini dovrebbero cantare tutto il dì per poi riposare la notte, se non fosse che la luce artificiale li trae in inganno. Il dottor Dominoni sta ora piazzando delle telecamere all’interno dei nidi per poter tracciare i loro modelli di sonno poiché, ovviamente, la mancanza di riposo può mettere a rischio la salute. Precedentemente Dominoni aveva già dimostrato, con un esperimento in laboratorio, che quando i pettirossi sono esposti alla luce di notte alcuni dei loro geni sono attivi nel momento sbagliato della giornata. 
E non sono solo i pettirossi, anche merli e gabbiani stanno diventando più notturni. «A Glasgow, dove vivo – spiega Dominoni – i gabbiani cominciano ad essere un problema serio. Durante la stagione riproduttiva, fra aprile e giugno, sono molto attivi di notte. E anche molto rumorosi. La gente non riesce a dormire, vorrebbe eliminarli».
 
NEL CUORE.ORG
19 FEBBRAIO 2015
ARRIVA UN SOFTWARE SVILUPPATO DALLA FAO PER DIFENDERE GLI SQUALI
Si chiama iSharkFin e riesce ad identificare 35 specie
Gli squali potranno un giorno nuotare più serenamente grazie ad un nuovo strumento digitale sviluppato dalla Fao (Organizzazione Onu per l'alimentazione e l'agricoltura) che permette una rapida identificazione di queste specie. Il nuovo software, chiamato in inglese "iSharkFin", aiuterà a proteggere specie di squali a rischio di estinzione e a combattere il commercio illegale di pinne di squalo. E' uno strumento per gli addetti alla dogana, per gli ispettori dei mercati ittici ma anche per i pescatori che vogliono evitare la cattura di specie protette, ha affermato Monica Barone, che ha guidato una squadra del dipartimento Pesca e acquacoltura della Fao nello sviluppo del software. I lavori su questo progetto sono iniziati nel 2013, dopo che cinque specie di squali sono stati aggiunti alla Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche a rischio d'estinzione (Cites).
Il sistema si basa su tecniche d'intelligenza artificiale e fornisce un utile strumento agli ispettori portuali, agli agenti doganali, agli ispettori del mercato e a coloro che commerciano pesce, tutte persone che non hanno una formazione specifica nel riconoscimento e nella classificazione scientifica delle specie. Viene caricata una fotografia, l'utente sceglie alcuni punti chiave della forma della pinna e altri dettagli, un algoritmo confronta le informazioni con la sua banca dati e identifica la specie di squalo in questione. Il processo richiede circa cinque minuti. La Fao sta anche sviluppando un'applicazione di "iSharkFin" che può essere utilizzata su tablet o smartphone, ampliandone così la portata e l'impiego. Finora "iSharkFin" è in grado di identificare 35 specie di squali dalle pinne dorsali - la pinna del pescecane per antonomasia - e sette solo dalle pinne pettorali. Molte di queste specie sono quelle più frequentemente commerciate a livello internazionale. Ne saranno aggiunte altre. Ma, poiché alcune specie stanno diventando abbastanza rare, ci vorrà tempo per raccogliere dati completi. Il software è stato sviluppato dalla Fao in collaborazione con l'Università di Vigo, in Spagna. Cites e il governo del Giappone hanno fornito un sostegno finanziario.
L'introduzione di "iSharkFin" potrebbe consentire alle autorità di svelare il mistero sulla reale entità della pesca allo squalo a livello mondiale. Le stime sul numero di squali uccisi variano enormemente. Secondo uno studio recente, la cifra potrebbe essere superiore ai 73 milioni di unità, ovvero più del 6 per cento dello stock totale annuo. Una quantità che supera il tasso ritenuto sostenibile per animali, come gli squali, caratterizzati da una crescita lenta, che raggiungono tardi la maturità e che hanno una riproduzione limitata. Dati che sono quattro volte superiori rispetto a quanto registrato dalla Fao, basandosi su statistiche ufficiali di produzione. La causa di tale divario, incomprensibilmente ampio, è spesso attribuita allo "spinnamento" (finning in inglese), una pratica crudele che consiste nel pescare gli squali, tagliare loro le pinne (destinate al commercio) e rigettare l'animale morente in acqua. Molte nazioni hanno dichiarato lo "spinnamento" illegale e hanno stabilito che le pinne di squalo possono essere commercializzate solo se l'intera carcassa è portata a riva. L'uso di "iSharkFin" dovrebbe anche consentire una migliore comprensione del divario di dati, poiché le informazioni sulle pinne fotografate possono essere utilizzate per estrapolare volume e peso presunti dell'intero animale, portando - come ha spiegato la dottoressa Barone - ad un calcolo indiretto della cattura di pescecani. Della sfida di una gestione efficace in alto mare, di una pesca responsabile e della conservazione delle specie a rischio, si discute questa settimana nel seminario ad alto livello che si svolge presso la Fao, a Roma, fino a domani.
 
OTTOPAGINE
20 FEBBRAIO 2015
"I cani scompaiono dai giardini e vengono ritrovati morti..."
La lettera aperta. “Da lunedì è sparita la mia Fryda. Occorre fare qualcosa e presto”
 
Prov. Di Benevento. Una lettera aperta. La necessità di denunciare una situazione legata agli amici a quattro zampe, che fa nascere più di qualche sospetto.
«Non si può più tacere - scrive Rosalba -. Dal giorno 16 febbraio la mia cagnolina è sparita dal giardino di casa ubicata in una piccola frazione, Bagnara Valle, di Sant'Angelo a Cupolo. Un luogo apparentemente tranquillo, dove ci sono poche case e tanta campagna abitata principalmente da contadini. Tutti possiedono dei cani perchè oltre ad essere un'ottima compagnia, sono degli ottimi guardiani e la fiducia riposta in loro è immensa.
Un luogo dove tutti conoscono tutti, cani compresi. Ma un qualcosa di abominevole accade ormai da troppo tempo, i cani scompaiono dai giardini e o vengono ritrovati morti o non si hanno piu notizie di loro. Questa volta è stato il turno della mia cucciolotta, da quel maledetto pomeriggio è come se si fosse volatilizzata nel nulla, a poco o niente sono serviti gli appelli, le denunce, i volantini e più giorni passano e piu diminuiscono le possibilità di vederla tornare a casa, nella sua cuccia, con i suoi giochi, con le persone che hanno un vuoto dentro da quando non c'è più.
Fryda, il nome della mia cagnolina, è una meticcia di media statura, di colore bianco e arancio, non porta il collare perchè può indossarlo poco a causa di una forte dermatite che le provoca delle ferite sotto al collo, sul dorso e sulle zampe (se qualcuno dovesse vederla può stare tranquillo perchè non è una malattia infettiva) che vanno disinfettate quotidianamente, oltre alle medicine di cui ha bisogno. E' incinta di quasi tre settimane. Stamani è stato ritrovato, in un boschetto poco distante da casa, un cucciolo legato ad un albero lasciato li a morire di stenti, fortunatamente è stato salvato in tempo, ma io mi domando come sia possibile una cosa simile.
Com'è possibile che nessuno faccia nulla per tutelare i più fedeli amici dell'uomo, com'è possibile che tutto questo accada senza che nessuno controlli cosa succede realmente in questi luoghi disabitati, com'è possibile che un cane possa scomparire dalla propria casa? Con questo appello voglio rivolgermi a tutti coloro che conoscono l'amore che unisce il cane al padrone, ma soprattutto alle forze dell'ordine, alle istituzioni e a tutti coloro che dovrebbero tutelare i nostri amici a quattro zampe affinchè facciano qualcosa, perchè di certo io e tutti coloro che vivono la mia stessa situazione, non possiamo e non dobbiamo più tacere. Noi non dimenticheremo mai i nostri cuccioli, ma dovete fare qualcosa e anche presto.
Andrebbero intensificati i controlli nei luoghi in cui troppo spesso si prestano a diventare uno scenario di morte. Forse non la rivedrò mai più, ma pretendo giustizia e soprattutto garanzie affinchè ciò non possa più accadere”.
 
GEA PRESS
20 FEBBRAIO 2015
Sant’Angelo a Cupolo (BN) – Cane nel cappio del bracconiere. Intervento delle Guardie ENPA
 
Intervento delle Guardie Zoofile dell’ENPA nel corso di un ordinario servizio di vigilanza zoofila. Lungo la Strada provincile “dei due principati” nel territorio di Sant’Angelo a Cupolo (BN), frazione Bagnara Valle, veniva infatti notato una cane di taglia media a meno di un paio di metri dalla carreggiata.
Le Guardie, insospettite da un movimento anomalo dell’animale, si sono fermate per verificare meglio. Solo a questo punto è stato possibile  notare come il povero animale era trattenuto da un cavo d’acciaio. Una zampa posteriore, infatti, era rimasta bloccata nella morsa del cappio, non permettendo più al cane di potersi allontanare.
Cercando di fuggire, il cane era arrivato a scavare una buca. Rendendosi conto che non riusciva a liberarsi, si era infine sdraiato aspettando e sperando.
Le Guardie si sono avvicinate con cautela, per evitare di allarmare il cane. Si è così provveduto a sciogliere la parte del cavo fissata ad un albero ed una volta certi che si era ottenuta la sua fiducia, è stato tranquillizzato accarezzandolo. Sciolto anche il nodo scorsoio che lo teneva bloccato alla zampa il laccio dalla gamba, il cane è stato finalmente libero.
 
CORRIERE.IT
20 FEBBRAIO 2015
Anziano morto in casa, il suo cane lo accudisce e muore
La scoperta in mattinata, quando il 72enne doveva essere sfrattato
Brescia - Doveva essere sfrattato, ma quando l’ufficiale giudiziario si è presentato venerdì in tarda mattina l’inquilino non ha aperto, ma non per resistere all’allontanamento dalla propria abitazione in via San Faustino, nel cuore di Brescia. L’affittuario non poteva aprire la porta: era morto. Steso nel letto, immobile, il 72enne era deceduto già da qualche giorno. Stesso destino anche per il suo adorato cane, il corpo steso accanto al letto, anche il suo cuore privo di battiti. La stessa fine per padrone e cane che avevano diviso parecchi anni di esistenza. L’uomo è stato stroncato da un malore, mentre il cane, probabilmente, deve essere morto per la mancanza di acqua e di cibo. Nessuno ha sentito i suoi lamenti, nessuno si è accorto che da quella porta in via san Faustino il padrone e il cane non erano più usciti. E fianco a fianco sono rimasti per ore finché l’ufficiale giudiziario ha fatto aprire la porta e gli agenti della squadra Volante sono entrati nell’appartamento facendo la macabra scoperta.
 
GEA PRESS
20 FEBBRAIO 2015
Grosseto – Bracconiere di Pettirossi (Fotogallery). Intervento delle Guardie LAC
Un bracconiere di Pettirossi è stato fermato dalle Guardie della LAC in provincia di Grosseto. Stamani, intorno alle ore 12.30, il cacciatore di frodo è stato sorpreso nei boschi  di Caldana (GR). L’uomo, riferisce la LAC, sarebbe stato intento  ad esercitare la caccia con mezzi vietati, ovvero le micidiali tagliole. Non in possesso di licenza di caccia, veniva fermato mentre estraeva un pettirosso ormai privo di vita da una tagliola. La trappola veniva poi dallo stesso  riattivata.
Purtroppo con il freddo della mattina  il bracconiere aveva fatto una strage di piccoli uccelli  tutti rigorosamente protetti.
Al termine del controllo operato dalle Guardie della Vigilanza Ambientale  della LAC, sono state rinvenute trentadue tagliole, ben 41 pettirossi e 2 passere scopaiole.
Il bracconiere è stato denunciato per furto venatorio, uccellagione, cattura di animali protetti, uso di mezzi vietati, esercizio di caccia in periodo di divieto generale.  Sul posto  è intervenuta una pattuglia della Polizia Provinciale che ha provveduto a sequestrare le  tagliole e  la fauna  catturata.
Ulteriori accertamenti hanno permesso alle Guardie della LAC di contestare al bracconiere sanzioni per 1.600,00 euro. Ad essere contestata, in questo caso, è stata la detenzione non regolare di 8 cani sprovvisti di microchip.
FOTO
http://www.geapress.org/caccia/grosseto-bracconiere-di-pettirossi-fotogallery-intervento-delle-guardie-lac/59347
 
NEL CUORE.ORG
20 FEBBRAIO 2015
GROSSETO, STRAGE DI UCCELLINI CON LE TAGLIOLE: SCOPERTO BRACCONIERE
Denunciato dalle guardie Lac nei boschi di Caldana
Denunciato un bracconiere dalle guardie della Lac nei boschi di Caldana (Grosseto). L'uomo utilizzava le tagliole e, grazie al freddo, aveva già fatto una strage di piccoli uccelli tutti rigorosamente protetti. Il bracconiere, non in possesso di licenza di caccia, è stato fermato mentre estraeva un pettirosso ormai privo di vita da una tagliola e provvedeva a riattivarla. Al termine del controllo sono state trovate 32 tagliole e ben 41 pettirossi e due passere scopaiole ormai morti. Il cacciatore di frodo è stato denunciato per furto venatorio, uccellagione, cattura di animali protetti, uso di mezzi vietati ed esercizio di caccia in periodo di divieto generale. E' intervenuta una pattuglia della polizia provinciale che ha provveduto a sequestrare le tagliole e la fauna catturata. L'uomo è stato anche multato di 1.600 euro per la detenzione non regolare di otto cani sprovvisti di microchip.
 
GEA PRESS
20 FEBBRAIO 2015
Neviano Arduini (PR) – Bracconieri di notte e con armi vietate. Intervento della Polizia Provinciale
Una operazione avvenuta nei giorni scorsi che ha fatto seguito alle numerose segnalazioni di attività di bracconaggio notturno di fauna selvatica di grossa taglia, come caprioli e daini. La Polizia Provinciale di Parma aveva per questo predisposto alcuni servizi in coordinamento con le Guardie Venatorie Volontarie dell’A.T.C. PR 4.
In tal maniera, a Neviano Arduini,  due persone sono state individuate di notte a bordo di un’auto. Secondo quanto diffuso dalla Polizia Provinciale avrebbero illuminano con un potente faro i prati antistanti, in un giorno di divieto assoluto di caccia. I due sono stati trovati in possesso di un’arma lunga a canna rigata munita di ottica di precisione e con calibro vietato per l’attività venatoria. Uno dei due denunciati è risultato in possesso di un porto d’armi per fucile, scaduto da molti anni.
Sia l’arma che il faro sono stati posti sotto sequestro, mentre i due sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria con l’accusa di aver concorso  nellattività venatoria in giornata di silenzio venatorio, con uso di armi vietate e per il più grave reato di porto illegale di armi.
L’operazione portata a termine rientra nei servizi volti alla prevenzione e alla repressione degli illeciti in materia faunistica/ambientale predisposti sull’intero territorio provinciale
 
GEA PRESS
20 FEBBRAIO 2015
Roma – Al ristorante beccacce e anatre selvatiche. Intervento del Corpo Forestale dello Stato
Beccacce, beccaccini, alzavole, fischioni ed altra selvaggina, rivenuta dal Corpo Forestale dello Stato in un noto ristorante romano. Secondo gli inquirenti, però, quei piatti non si sarebbero potuti preparare fin da quando la modifica della legge sulla caccia ha vietato la commercializzazione di alcune specie selvatiche di avifauna.
Il menù, ricco di cacciagione, sarebbe stato pubblicizzato anche su internet.
L’operazione, denominata  “Woodcock”, è stata guidata dal Nucleo operativo Antibracconaggio, in collaborazione con il Comando Provinciale di Roma. La selvaggina si presentava congelata ed opportunamente confezionata. I luoghi di provenienza erano la Scozia e l’Inghilterra.
Le indagini, ancora in corso, si stanno altresì avvalendo della documentazione acquisita. Gli inquirenti sperano così di potere risalire alla filiera commerciale ed individuare ulteriori responsabili delle condotte ritenute penalmente illecite.
L’operazione prende avvio a seguito della modifica della normativa in materia venatoria (legge 157/92 art. 21). Dallo  scorso  anno infatti non è più consentito il commercio di alcune specie che continuano comunque ad essere cacciabili, come ad esempio la  beccaccia,  il beccaccino, l’alzavola e il fischione.
Il Corpo forestale dello Stato ha deferito all’Autorità Giudiziaria il titolare del ristorante per detenzione di fauna selvatica non commerciabile.
 
NEL CUORE.ORG
20 FEBBRAIO 2015
ROMA, SELVAGGINA VIETATA IN UN RISTORANTE: IL CFS LA SEQUESTRA
C'erano piatti a base di beccaccia, alzavola ecc.
Un noto ristorante romano proponeva, anche attraverso il proprio sito internet, un ricco menu di cacciagione. In particolare piatti a base di: beccaccia, beccaccino, alzavola, fischione eccetera di cui e' vietato il commercio. Questo il primo bilancio dell'operazione denominata 'Woodcock' condotta dal Corpo forestale dello Stato nella Capitale per il contrasto al commercio di avifauna selvatica vietata alla vendita. Il Nucleo operativo Antibracconaggio, in collaborazione con il Comando Provinciale di Roma, a seguito di alcune verifiche all'interno di ristoranti romani, quindi, "ha posto sotto sequestro numerosi esemplari di selvaggina congelata, opportunamente confezionata per la messa in vendita, proveniente da Scozia e Inghilterra". Le indagini, ancora in corso, anche attraverso l'esame della documentazione acquisita, consentiranno la ricostruzione della filiera commerciale e l'individuazione di ulteriori responsabili delle condotte ritenute penalmente illecite. L'operazione, ricordano i forestali, "prende avvio a seguito della modifica della normativa in materia venatoria (legge 157/92 art. 21). Dallo scorso anno, infatti, non e' piu' consentito il commercio di alcune specie che continuano comunque ad essere cacciabili, come ad esempio la beccaccia, il beccaccino, l'alzavola e il fischione". Il Corpo forestale dello Stato ha deferito all'Autorita' giudiziaria il titolare del ristorante per detenzione di fauna selvatica non commerciabile.
 
NEL CUORE.ORG
20 FEBBRAIO 2015 
"NEGLI ALLEVAMENTI ITALIANI VISONI UCCISI CON IL GAS PER LA PELLICCIA"
L'inchiesta di Essere Animali: animali maltrattati
Decine di file di capannoni, stretti e lunghi, sistemati nella campagna. Dentro queste strutture vivranno (a tempo, alcuni solo per pochi mesi) i visoni allevati in Italia per la loro pelliccia. Passeranno la loro esistenza in gabbie di metallo larghe 36 centimetri, profonde 70 e alte 45. Poi, quando verranno giudicati "pronti", verranno uccisi e scuoiati. Le immagini – diffuse da Essere Animali e mostrate in anteprima dal "Corriere della Sera" – iniziano mostrando i capannoni dall'alto. Siamo in una delle regioni considerate leader nella produzione di queste pellicce in Italia: Lombardia, Veneto o Emilia Romagna. Qui si concentrano i circa 20 allevamenti del nostro Paese. Che - secondo le stime - "producono" ogni anno 170 mila pelli di visone. Solo in Italia, ogni 12 mesi, insomma, almeno 170 mila visoni vengono uccisi con il sistema giudicato, secondo i legislatori, il più consono al "benessere" di queste povere bestiole, che, sempre secondo la stessa normativa, sono "essere senzienti". Muoiono per asfissia tramite gas, monossido o biossido di carbonio.
Gli animali vengono presi dalle gabbie e introdotti in una sorta di "camera a gas" portatile. Qui dentro moriranno per asfissia. Alcuni tentano di fuggire (ma la libertà dura solo pochi minuti), altri cercano di divincolarsi quando un addetto arriva per esaminare lo stato della loro pelliccia. Nel video non si notano maltrattamenti particolari, ma è la vita quotidiana di questi visoni a preoccupare. "Rinchiudere un animale selvatico in una piccola gabbia e soffocarlo in una camera a gas è un maltrattamento punito dalla legge, ma se con tale modalità ne vengono abbattuti migliaia, allora è un allevamento di visoni - commenta Simone Montuschi, portavoce dell'organizzazione animalista -. Con numerosi appostamenti e con l'utilizzo di telecamere nascoste siamo riusciti a filmare l'uccisione di questi animali, quando ancora cuccioli vengono gettati nelle camere a gas, una morte atroce che però non rovina la loro pelliccia".
 
LA ZAMPA,IT
21 FEBBRAIO 2015
Essere Animali: le pellicce nascono in camere a gas
Ancora una volta con telecamere nascoste e appostamenti l’associazione “Essere Animali” ha documentato cosa accade in alcuni allevamenti di visoni in Italia. L’associazione ha diffuso questo nuovo video per mostrare all’opinione pubblica dove nasce una pelliccia: non nelle vetrine dei negozi, né all’interno delle industrie che lavorano questi indumenti ma ancor prima nelle piccole gabbie degli allevamenti, dove gli animali attendono il giorno della loro uccisione, quando saranno soffocati uno ad uno col gas.
Ma soprattutto queste immagini vengono diffuse per alimentare un dibattito pubblico e spingere il Governo ad abolire l’attività di allevamento di animali da pelliccia, una pratica crudele già vietata in altri sei stati europei. (www.visoniliberi.org)
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/02/21/multimedia/societa/lazampa/essere-animali-le-pellicce-nascono-in-camere-a-gas-ThkUU98qWU3iJz4ku8wBXM/pagina.html
 
IL MATTINO
20 FEBBRAIO 2015
Salerno. Vendevano carne di squalo in pescheria: fioccano due denunce