gennaio 2012
 

TIO.CH
1 GENNAIO 2012
 
Animali trascurati, asinello muore di stenti
 
 
BRUZZELLA (Svizzera) - Un asinello morto e in parte mangiato dai predatori, mancanza di fiena, il fondo della vasca con acqua marcia contenente un topo in putrefazione. E' definita sconcertante dalla Spab la situazione osservata dai volontari che si sono recati nel piccolo villaggio della Valle di Muggio in quanto sollecitati da alcuni abitanti locali.
Poco lontano dalla carcassa dell'animale, altri tre asinelli e una pecora con il vello non curato da tempo.
Le incurie e la mancanza di controllo da parte del proprietario ha spinto la Spab a denunciarlo al Ministero Pubblico. La Spab, che ha steso il rapporto al Veterinario cantonale e alla Sezione agricoltura, ritiene che è stata violata la Legge federale sulla protezione degni animali e quella sulle epizozie.
 
TICINO NEWS
1 GENNAIO 2012
 
Svizzera
Un asinello morto, altri maltrattatati
A Bruzzella in Val di Muggio la SPAB ha trovato una situazione "sconcertante". Denuncia al Ministero pubblico
 
Ancora una triste storia di maltrattamento di animali. Questa volta la vittime è un asinello che si trovava a Bruzzella in Val di Muggio. "La Protezione animali di Bellinzona - si legge nel comunicato -  é stata chiamata sul posto da alcuni abitanti ed ha trovato una situazione sconcertante"."Un asinello morto e in parte mangiato dai predatori, mancanza di fieno e il fondo della vasca con acqua marcia, contenente un topo in putrefazione. Altri tre asinelli e una pecora con il vello non curato da tempo"."Chiaramente agli animali mancano il controllo da parte del proprietario e le cure volte alla loro salute, premesse indispensabili per la loro tenuta. Vi é dunque violazione della Legge federale sulla protezione degli animali e della legge sulle epizozie"."La Spab ha steso rapporto al Veterinario cantonale e alla Sezione agricoltura. Contro il proprietario verrà deposta una denuncia al Ministero pubblico del Ticino".
 
L’ECO DI BERGAMO
2 GENNAIO 2012
 
Cagnolino in fuga dai botti
Ora non ritrova il suo padrone
 
Provincia di Bergamo - Due storie diverse, ma iniziate allo stesso modo, quelle di un piccolo meticcio marrone e di Leo, due cagnolini che, probabilmente spaventati dai botti, la notte di San Silvestro sono entrambi scappati da casa. Uno è ancora in attesa di un finale certo, l'altra invece ha già avuto il suo happy end. Entrambi però nella sfortuna, hanno si può dire avuto fortuna, perché hanno trovato persone sensibili, che hanno capito quanto questi cagnolini fossero spaventati e avessero bisogno d'aiuto. La prima storia, la più travagliata, è quella del meticcio marrone a pelo raso, di cui non si conosce ancora né il suo nome né quello del padrone perché non aveva microchip.
Il cane è stato trovato intorno alle 23,30 da Luigi Villa in via Turati a Grassobbio. Luigi era in giardino col figlio Mirko e si stavano preparando ad accendere qualche fuoco, quando fuori dal loro cancello hanno visto questo cagnolino impaurito e hanno capito subito che doveva essere scappato. Si sono avvicinati e l'hanno preso. Preoccupati sono andati immediatamente alla clinica veterinaria del paese per vedere se aveva il microchip, ma il cane ne era sprovvisto. E qui inizia la parte più tormentata con mille pr «Ho telefonato all'Asl per sapere cosa dovevo fare - racconta - ma mi hanno risposto che dovevo chiamare la polizia locale, la quale a sua volta mi ha detto di chiamare l'accalappiacani, che alla fine mi ha dato appuntamento a Curno». Qui l'accalappiacani ha cercato di prendere il cagnolino, ma l'animale era troppo spaventato e dopo oltre mezz'ora di tentativi l'addetto ha dovuto desistere. Villa a quel punto, con pazienza, è riuscito a riprenderlo e ha deciso di riportarselo a casa. «Purtroppo però non potevo tenerlo perché ho già due cani». Così ; ieri mattina è andato al canile di Seriate, ma anche qui altro ostacolo: «Mi è stato detto che non potevano tenerlo perché per legge deve essere l'accalappiacani a prenderlo in consegna e poi a portarlo in canile.
«Così ho deciso di chiamare una veterinaria che conosco, che fortunatamente senza esitazione ha preso in consegna il cagnolino, il quale ora è in attesa alla clinica veterinaria di Urgnano che il suo padrone si faccia vivo».
 
VIRGILIO NOTIZIE
2 GENNAIO 2012
 
Capodanno/ Cane spaventato dai botti aggredisce un 12enne
L'animale sotto choc ha strappato un labbro al fratello padrona
 
Padova - Era spaventato dai botti di Capodanno e quando il fratello della sua padroncina si è avvicinato per rassicurarlo, il cane ha immaginato si trattasse di un aggressione e ha reagito mordendo al labbro un dodicenne che dovrà, ora, essere sottoposto a un intervento ricostruttivo. Come riporta 'Il Mattino' di Padova, l'animale a causa dei botti correva dappertutto agitato cercando un nascondiglio dove rifugiarsi. L'intervento del ragazzino intenzionato a tranquillizzare il cane, ha invece provocato la reazione violenta dell'animale che gli ha letteralmente strappato il labbro con un morso in pieno viso. Il dodicenne è adesso ricoverato nel dipartimento di Pediatria dell'azienda ospedaliera in attesa di essere sottoposto a un intervento di chirurgia plastica al volto per ricostruire la parte inferiore della bocca.
 
IL MESSAGGERO
2 GENNAIO 2012
 
Animali morti per i botti di capodanno
 
Spettabile Redazione del ''Il Messaggero'', mi rivolgo a Voi affinché pubblichiate questa mia rimostranza nei confronti di quelle persone (ma non possono essere ancora chiamate cosi' visto che chi fa certe cose non ha né cuore né anima) meschine e barbare che hanno prodotto nella notte di S. Silvestro tante atroci sofferenze a tanti poveri animali, sopratutto cani e gatti, utilizzando su di loro per sadismo o per pura inutile violenza i botti di fine d'anno.Questo tipo di reato barbaro ,va messo al bando e denunciato e punito con estrema severita' in quanto viene fatto sui migliori amici dell'uomo, ''uomo'' quello vero si intende.Credo che l'essere umano ridotto a compiere gesti di tale cattiveria e infamita' nei confronti di un piccolo animale che non puo' ribellarsi,denota una vigliaccheria estrema ed abbia bisogno di rivedere i veri valori della vit a e debba ricordare come un animale possa dare per sempre un affetto incondizionato.Vi ringrazio tanto per il mio amarissimo sfogo, Salvatore Nasisi
 
REGGIO ONLINE
2 GENNAIO 2011
 
Marmirolo, cagnolino gettato nel cassonetto dei rifiuti
La povera bestiola è stata salvata dagli agenti della questura di Reggio Emilia e dai cittadini

 
REGGIO EMILIA - E ora si divertono perfino a buttare i cagnolini nei cassonetti dei rifiuti. Un cane di piccola taglia, un Pincher, è stato tovato nel cassonetto della spazzatura oggi pomeriggio in via Bagni, all'angolo con via Fossi a Marmirolo. Qualcuno aveva avvertito la questura di Reggio Emilia degli strani guaiti che arrivavano dal cassonetto intorno alle 16,05. Poco dopo una volante della polizia è arrivata sul posto. Gli agenti, guardando dentro al contenitore, hanno visto il cagnolino che guaiva disperato. I poliziotti hanno chiamato i responsabili dell’allevamento Menozzi di Gavassa, che sono intervenuti. Dopo aver constatato che il cane fosse in buone condizioni, l'allevatore Renzo Menozzi lo ha preso in affido. La bestiola deve la vita alla segnalazione dei cittadini e al pronto intervento degli agenti. Se nessuno fosse intervenuto, il povero cagnolino sarebbe stato triturato dal camion dei rifiuti domattina. Ora bisognerebbe trovare il proprietario che ha abbandonato la bestiola e che, magari, l'ha pure gettata nel cassonetto. Qualche ora nel bidone dei rifiuti farebbe bene anche a lui...
 
GAZZETTA DI REGGIO
2 GENNAIO 2012
 
Cagnolino gettato fra i rifiuti salvato dalla polizia
Ieri a Marmirolo, un passante ha sentito un guaito proveniente dal cassonetto e ha avvisato la questura, il pincher sta bene
 
Reggio Emilia - Ha sentito un guaito, quasi un lamento appena percettibile, proveniente dal cassonetto dei rifiuti posto all’angolo all’incrocio fra via Bagni e via Fossa, nella frazione di Marmirolo.Erano passate da pochi minuti le 16 di ieri pomeriggio quando il passante ha sentito quegli strani rumori e si è avvicinato, incuriosito da quello strano verso che si faceva sempre più flebile. Ha aperto il cassonetto e ha visto adagiato sui rifiuti un cagnolino molto piccolo che, spaventato, continuava a lamentarsi.Così il cittadino si è precipitato ad allertare la centrale operativa del 113. In pochi minuti sul posto è arrivata una volante.Gli agenti hanno aperto il cassonetto e prelevato il cagnolino di piccola taglia, probabilmente di razza pincher. I poliziotti hanno quindi allertato i responsabili dell’allevamento Menozzi, che sono intervenuti. Dopo aver constatato che il cane fosse in buone condizioni, nonostante fosse rimasto per alcune ore al freddo all’interno del cassonetto, l’allevatore Renzo Menozzo lo ha preso in affido in attesa di risalire ai proprietari. Il pincher si trova ora nell’allevamento in via Formentini, a Gavassa, dove è stato visitato con più calma e rifocillato a dovere. Lì ha potuto anche riposare, dopo le ore trascorse nel cassonetto dei rifiuti. Nonostante il trauma subìto, il cane gode infatti di buona salute e si è mostrato socievole nei confronti del personale dell’allevamento che lo ospita temporaneamente. Resta infatti da capire come e perché quel batuffolo di pelo sia finito nel cassonetto. Forse il proprietario ha pensato di sbarazzarsene buttandolo fra i rifiuti, pensando così di farla franca. Oppure il cagnolino si è allontanato dall’abitazione dei proprietari e non ha più saputo tornare a casa. Qualcuno, decisamente senza cuore, potrebbe averlo visto aggirarsi in strada ad essersi “divertito” a gettarlo nel cassonetto, dove ieri pomeriggio è stato ritrovato.
 
RIMINI TODAY
2 GENNAIO 2012
 
Fiamme in un appartamento di Misano (RN), muore un cagnolino
Erano da poco passate le 5 di lunedì mattina quando, a Misano Adriatico, al 2° piano di una palazzina ubicata in via Don Minzoni, a causa di una candela lasciata accesa all'interno del bagno, si sviluppava un incendio.
 
Fiamme in un appartamento di Misano, muore un cagnolino
Erano da poco passate le 5 di lunedì mattina quando, a Misano Adriatico, al 2° piano di una palazzina ubicata in via Don Minzoni, verosimilmente a causa di una candela lasciata accesa all'interno del bagno, si sviluppava un incendio che interessava l'appartamento di C.D., 56enne del luogo. Le fiamme, che si propagavano alle stanze attigue al bagno, venivano domate da personale del Distaccamento di Cattolica dei Vigili del Fuoco, intervenuti unitamente ai Carabinieri di Misano Adriatico. Fiamme in un appartamento di Misano, muore un cagnolino
Nella circostanza è rimasto ucciso un cane meticcio di un anno e mezzo. L'appartamento è stato dichiarato temporaneamente inagibile limitatamente alla zona interessata dall'evento.
 
SICILIA ONLINE
2 GENNAIO 2012
 
CAPO D'ORLANDO: CANE LEGATO E
ABBANDONATO, DENUNCIATO BRACCIANTE
 
CAPO D'ORLANDO (MESSINA) Gli agenti del Commissariato di polizia di Capo D'Orlando hanno denunciato per maltrattamenti e abbandono di animali un bracciante agricolo di 57 anni, con precedenti per danneggiamento aggravato e porto abusivo d'armi. L'uomo avrebbe abbandonato il suo cane in un'area limitrofa all'abitazione, legato ad una corda di un metro che consentiva alla povera bestia un raggio di movimento esiguo e del tutto insufficiente, senza alcun tipo di riparo ad eccezione di un bidone di latta peraltro umido e bagnato. L'animale é stato trovato dai poliziotti in pessime condizioni, disteso tra fango e i suoi stessi escrementi. Il cane é stato affidato alle cure dell'Asl.
 
GO MARCHE
3 GENNAIO 2012
 
Fano (PU): animale maciullato da un petardo
Un piccolo animale, probabilmente una nutria o un gatto, è stato fatto saltare in aria con un petardo nell'ingresso di un condominio.
 
 
L'episodio è avvenuto di notte in via Magnani nel quartiere di Sant'Orso, a Fano, ad opera di ignoti. L'esplosione ha maciullato il corpo della bestiola. Brandelli e schizzi di sangue sono stati rinvenuti sui muri, sulle finestre e sulle carrozzerie delle auto. Sul posto è intervenuta una pattuglia dei vigili urbani.
 
FANO INFORMA
3 GENNAIO 2012
 
Animale fatto esplodere a Sant’Orso. Serfilippi: “Gesto da condannare”
 
Fano (Pesaro Urbino)- “Rimango incredulo e indignato di fronte ad un gesto del geneer”. Così l’assessore all’Ambiente Luca Serfilippi dopo che la scorsa notte ignoti hanno fatto esplodere con un petardo un animale, probabilmente una nutria, in via Magnani a Sant’Orso.“Mi spiace costatare che anche nella nostra città, la quale ha un’attenzione immane nei confronti di tanti animali (molti domestici ma non solo), ci siano ancora persone, che nel 2012 si divertono a spappolare in mille pezzi un animale, che seppur non bello da vedere è innocuo e non aggredisce gli umani”. “Di fronte a tale violenza oltre a condannare fortemente l’atto e invitare le forze dell’ordine a fare tutte le indagini del caso affinché siano scoperti i colpevoli, vorrei rimarcare la mia convinzione che le pene n ei confronti di tali persone devono essere come se le avesse commesse nei confronti di un umano! Rafforzeremo i controlli nei confronti dei maltrattamenti degli animali, con la nostra polizia municipale e attraverso la collaborazione con l’associazione ANPANA, che fa giornalmente una grande opera preventiva, sfidando in alcuni casi anche i padroni che maltrattano gli animali”.“Infine un ultimo appello lo vorrei rivolgere ai residenti di quella zona, invitando chi ha visto o sentito qualcosa a intervenire e prendere contatto con le forze dell’ordine; solo attraverso la collaborazione dei cittadini si riescono a scoprire i colpevoli di tale atto”.
 
IL CITTADINO
3 GENNAIO 2012
 
Vimercate, è terrorizzato dai botti
Un cane in fuga sulla tangenziale
 
Vimercate (MB)  - In tanti lo avevano detto e ripetuto, gli appelli si erano moltiplicati online e l'Enpa di Monza aveva insistito: niente botti, per favore, dove ci sono gli animali. Perché si spaventano e spesso finisce peggio di quanto non ci si aspetti. Non tutto è andato bene, evidentemente, perché proprio la notte di San Silvestro una pattuglia dei carabinieri di Vimercate ha incrociato in via Trieste un cane in fuga quasi certamente per gli scoppi dei fuochi artificiali. Il pastore bergamasco è scappato sulla tangenziale est terrorizzato anche dal traffico delle auto e la pattuglia ha dovuto bloccare il traffico finché il cane non è tornato su una strada parallela. Lì, aiutati anche da una ragazza, i militari sono riusciti a recuperare l'animale e ad affidarlo a un canile. I proprietari si sono poi presentati a recuperare il pastore bergamasco.
 
LA PROVINCIA DI COMO
3 GENNAIO 2012
 
Un cane muore di fame
Due denunciati a Castiglione
 
CASTIGLIONE D'INTELVI (CO) -  Per diversi giorni, forse cinque, due cani di grossa sono rimasti senza cibo e acqua, riversi tra gli escrementi e le ciotole vuote. Una scena che a chiunque avrebbe destato ripugnanza, quella apparsa ai carabineri di Castiglione, intervenuti all'interno di una casa di villeggiatura in via Campo Sportivo, sopra l'abitato del paese, sulla diramazione della provinciale che porta alla frazione Veglio.I carabinieri sono intervenuti dopo una segnalazione arrivata in caserma,  giudicata subito attendibile. Per un esemplare di rotweiler, purtroppo, i militari non hanno potuto fare niente:era già riverso sul pavimento privo di vita. Per il suo compagno, un cane corso, sempre di razza, si sono attivate le procedure di emergenza per strapparlo alla morte, a cominciare dal sequestro immediato e dall'affidamento temporaneo ai sanitari del dipartimento di medicina veterinaria dell'Asl di Como per le cure.Il fatto è stato scoperto martedì 27 dicembre, ma la notizia dell'episodio è trapelata solo ieri mattina. Per i proprietari degli animali, una coppia di 48 e 49 anni residente a Lugano, la denuncia all'autorità giudiziaria per il reato di maltrattamenti di animali.
Non è stato possibile, finora, raccogliere la versione di Emilio Stringhini ed Anna Colombo, che ora dovranno fornire spiegazioni davanti la giustizia penale. Difficile comunque liberarsi da questo tipo d'incriminazione anche a fronte di ragioni serie, perché la legge persegue condotte anche semplicemente colpose, e dunque involontarie.La legge italiana le punisce con una contravvenzione, non solo quando da determinati comportamenti derivi la morte dell'animale, ma anche in caso di sofferenze. È una norma relativamente recente, intesa a tutelare il sentimento comune di pietà e compassione verso gli animali, i quali, come ogni essere vivente, sono capaci di soffrire.Per quanto riguarda il caso di Castiglione, i carabinieri hanno rilevato una condizione oggettiva e temporanea di abbandono. Dopo aver effettuato, in assenza dei proprietari, il sopralluogo esterno della villetta, i militari hanno chiesto senza indugio al sostituto procuratore della Repubblica di turno l'autorizzazione a forzare l'ingresso del cortile ed entrare nella proprietà, per portare immediato soccorso al cane sopravvissuto alla fame ed alla sete.
 
TIO.CH
3 GENNAIO 2012
 
CONFINE
Cane muore di fame, denunciati due luganesi
 
CASTIGLIONE D'INTELVI (CO) - Una coppia residente a Lugano è stata denunciata per maltrattamento di animali. I due avrebbero lasciato morire di fame e sete i loro cani di grossa taglia nella casa di villeggiatura di Castiglione d'Intelvi, in provincia di Como.Come riferisce La Provincia di Como, i carabinieri della località intelvese hanno trovato i due animali in condizioni terribili, riversi tra gli escrementi. Un rottweiler era morto, mentre un cane corso è stato soccorso e strappato alla morte dai veterinari dell'Asl di Como.I fatti risalgono al 27 dicembre. I carabinieri sono intervenuti a seguito di una segnalazione. La coppia dovrà comparire davanti alla giustizia penale per abbandono e maltrattamento di animale.
 
GEA PRESS
4 GENNAIO 2012
 
Como: morti entrambi i cani dei coniugi in vacanza
Intervento dei Carabinieri.
 
Sono morti entrambi i due cani di Castiglione d’Intelvi, in provincia di Como, di fatto abbandonati nella casa di due cittadini italiani residenti a Lugano. Un rottweiler, trovato dai Carabinieri già morto, ed un cane corso. Quest’ultimo era in fin di vita ma è deceduto poche ore dopo il ritrovamento. Entrambi magri e disidratati, secondo quanto avrebbero avuto modo di appurare i Carabinieri della Stazione di Castiglione, intervenuti a seguito di una segnalazione.La villetta dove erano detenuti i cani, si trova in una zona tranquilla di Castiglione d’Intelvi, nei pressi del campo sportivo. I cani, a quanto pare, non si udivano più abbaiare. Fatto questo che potrebbe aver insospettito un vicino. Per quanto si è avuto modo di appurare in loco, i due vivevano stabilmente in Svizzera e si recavano nella casa italia na solo per badare agli animali. Già il 27 dicembre scorso i cani non abbaiavano più. I due proprietari erano già tornati in Svizzera prima di Natale. Ad oggi, non hanno ancora dato loro notizie e a Castiglione non si sono più visti. In paese gira voce che siano partiti per una vacanza. Risulta però difficile credere che non abbiano saputo dei cani, visto che la notizia è stata abbondantemente resa nota non solo in Italia, ma anche in Svizzera.I due poveri animali vivevano in una sorta di baracca, provvista di due cucce, nel giardino della casa. I Carabinieri non hanno trovato né cibo né acqua. Per i due la notizia di reato, inoltrata alla Procura della Repubblica di Como, per maltrattamento di animali con l’aggravante della morte. La pena massima è una multa di 45.000 euro e la reclusione fino a 27 mesi. Una previsione troppo bassa per fare scattare la possibilità di finire realmente in prigione.
 
RSI.CH
4 GENNAIO 2012
 
Como, due cani morti di fame e sete
Soccorsi inutili; guai in vista per una coppia luganese
 
Si è aggravata la posizione dei coniugi luganesi di 49 e 48 anni che a Castiglione Intelvi avevano lasciato nella casa di villeggiatura due cani di grossa taglia, senz'acqua e cibo.Un Rottweiler era stato trovato morto di fame dalle autorità lariane, mentre il secondo animale, un cane corso, è deceduto nonostante l'intervento dei veterinari dell’Azienda sanitaria di Como. La coppia, che ancora non è stata rintracciata, rischia la reclusione da tre mesi ad un anno e una multa da 3’000 a 15'000 euro. La Procura di Como ha disposto l'autopsia per accertare da quanto tempo i cani non mangiavano.
 
LA SCILIA AGRIGENTO
3 GENNAIO 2012
 
Brioches con veleno per topi e vetro per uccidere i cani randagi della zona
ZINGARELLO. Cinque animali sono rimasti vittime della barbarie di qualche cittadino

Chiara Mangione

 
Agrigento - Uccisi barbaramente, con l’ausilio di brioche contenenti veleno per topi e, come se non bastasse, cocci di vetro. Sono stati trovati così, già privi di vita, nella tarda serata del primo gennaio, due cani randagi, nelle vicinanze della zona di Zingarello, poi, poco distante da lì, un altro di piccola taglia, forse cucciolo, e dopo ancora altri due, lungo il viale Cannatello. Gli esemplari a quattro zampe, sono stati oggetto di un’atroce crudeltà, che li ha portati alla morte, tra terribili sofferenze. Anche, se in questi casi è d’obbligo il condizionale, per la mancanza di un esame autoptico, appare più che evidente, che l’aver ingerito materiale tagliente, deve aver provocato gravi lacerazioni agli animali, lungo tutto l’apparato digerente. Tanto evidente da essere facilmente riscontrabili , nei primi due cani randagi in particolare, sangue in bocca e visibili emorragie. L’allarme, è stato lanciato da una segnalazione anonima. Sul posto, dei primi due ritrovamenti, è giunta immediatamente l’Assistente di polizia della sezione volanti, Barbara Arcidiacono, insieme ad altre due pattuglie. Poco dopo, vicino al primo ritrovamento, è stato avvistato il terzo cane. L’intervento del vigile sanitario ha permesso nella
giornata di ieri la rimozione delle carcasse. Inspiegabile e incomprensibile, certamente, il motivo di tanta efferatezza.
Il fenomeno del randagismo, che grande preoccupazione spesso suscita tra i cittadini, è indubbiamente una piaga sociale, ma che non va risolta dal singolo, tanto più con metodi barbari e pratiche che infliggono gratuita sofferenza agli animali, come avvelenamento o somministrazione di materiali taglienti. Piuttosto, si può segnalare una situazione di massiccia presenza di cani randagi nel proprio quartiere a chi di competenza, e quindi all’Asl, al Comune, e alla polizia urbana o rivolgersi ad associazioni animaliste, come l’Enpa e l’associazione Aronne. In realtà non si tratta neppure del primo caso in zona. Poco più di un anno fa, a Villaggio Mosè, furono ritrovati alcuni cani uccisi con polpette avvelenate. Anche lì, pezzi di vetro erano stati mescolati all’impasto per il cibo, provocandone una morte dolorosissima.
 
CANICATTI’ WEB
3 GENNAIO 2012
 
Cannatello, strage di cani: uccisi con cornetti pieni di veleno e cocci di vetro (Video)

 
Agrigento - Cinque cani sono stati avvelenati tra i quartieri di Cannatello e Zingarello. Gli animali sarebbero stati uccisi con delle esche contenenti veleno e cocci di vetro. La scoperta è stata fatta la sera del primo dell’anno dai poliziotti della sezione Volanti.L’associazione Animalista Aronne intende denunciare l’ennesimo atto di efferata crudeltà praticato a danno di indifesi e innocenti cani randagi,brutalmente avvelenati e lasciati morire tra atroci sofferenze,tra l’indifferenza di molti in Viale Cannatello (la notte di Capodanno).E’ chiaro che tali gesti trovano complicità nell’omertà di chi ha paura di condannarli e nel rifiuto alla creazione di una cultura del territorio che identifichi il cane soggetto di diritto.E’ difficile esprimere tutto il rancore e il dolore che noi proviamo in queste circostanze. Ma ci consoliamo nello sperare che questo comunicato assuma una significazione più ampia nell’esprimere il pensiero di tutti coloro i quali,animalisti e non, si identificano in valori di umanità e rispetto. Speriamo vivamente che il colpevole intollerante,vigliacco e incapace di porsi in rapporto critico con le proprie paure,possa essere scoperto e punito. Ma nutriamo oltremodo la speranza che tutte le problematiche connesse al randagismo possano finalmente essere affrontate anche istituzionalmente. Quindi la battaglia di civiltà che noi abbiamo intrapreso possa essere portata su un livello diverso da quello del puro volontariato che allo stato attuale della realtà agrigentina ha surrogato tutti gli obblighi e i doveri che appartengono alle istituzione.
VIDEO
http://www.canicattiweb.com/2012/01/03/cannatello-strage-di-cani-uccisi-con-cornetti-pieni-di-veleno-e-cocci-di-vetro-video/
 
LA SICILIA AGRIGENTO
3 GENNAIO 2012
 
Agrigento, tra via palma e piano cannelle
Allarme degli animalisti per i bocconi avvelenati
 
Agrigento - Sarebbero decine i bocconi avvelenati che sono stati sparsi tra la zona di via Palma e le villette di Piano Cannelle da qualcuno che avrebbe deciso di risolvere a suo modo il problema del randagismo nella zona. Alla vigilia di Capodanno, i titolari di una palestra di via Palma hanno denunciato la presenza, davanti l'ingresso della struttura, di un sacchetto con all'interno «polpette avvelenate». Si tratta di un metodo semplice ma quanto mai efficace: i cani randagi vengono attratti dall'odore del prosciutto o della carne contenuta nei bocconcini ma non sanno che all'interno qualcuno ha messo del potente pesticida capace di ucciderli tra terribili dolori. La nuova morìa di cani è stata scongiurata dal pronto intervento di gente di cuore che ha fatto sparire le nuove terribili esche. In due giorni i decessi di cani sarebbero saliti a dis misura nella zona, il responsabile del canile municipale ha prima minimizzato l'accaduto, parlando di un solo decesso e di circa quattro cani coinvolti in totale, ma subito dopo, le segnalazioni di diversi cittadini hanno portato il numero dei decessi a circa quindici, una vera strage di bestiole indifese.
Dei cani uccisi, pochi erano i randagi rispetto a quelli che erano custoditi all'interno dei giardini di private abitazioni. Su facebook tanti sono indignati e chiedono l'intervento delle forze dell'ordine per risalire all'identità degli autori di questi gesti così vili, il problema che quello dell'avvelenamento dei cani è un'abitudine molto diffusa, specie da quando il canile non riesce a rispondere al crescente numero di randagi che si aggirano in città. Lo scorso anno, sempre nel periodo di Capodanno, si erano registrati numerosi decessi nella zona di contrada Nicolizia, il fatto si ripeté nuovamente a marzo, anche in quel caso furono numerosi i cani uccisi con il veleno. La conta degli animali uccisi in quest'ultima ondata di avvelenamenti è persino difficile da fare, visto che il veleno in questione non provoca la morte immediata dei cani che possono spirare anche parecchie ore dopo.Chiunque sia l'autore della «bravata» va detto che si tratta di un incivile che merita di essere perseguito per l'infame gesto di cui si sta rendendo protagonista.
 
MARSICALIVE
3 GENNAIO 2012
 
Avvelenati nella notte a Celano cani da caccia e da tartufo, valore di 15mila euro
 
Celano (AQ). Cani da caccia e da tartufo avvelenati durante la notte. Ignoti hanno gettando il veleno attraverso la staccionata. L’episodio è avvenuto in località “La liscia”, alla periferia della città, tra Borgo Bussi e la cava. A farne le spese sono stati dei segugi italiani addestrati per la caccia al cinghiale e cani da tartufo. Sei di loro non ce l’hanno fatta e alcuni sono stati trasportati da un veterinario per un salvataggio in extremis, anche se salvarli sarà una vera impresa. Tutto sarà deciso nelle prossime ore. La scoperta dell’avvelenamento è stata fatta da uno dei proprietari, Sergio Marcanio, ieri mattina intorno alle sette. In questi giorni erano in corso le ultime battute di caccia al cinghiale ma, all’arrivo sul posto, il padrone ha visto i cani a terra senza vita. I box laterali sono stati quelli che hanno visto morire più esemplari. Il valore dei cani uccisi si aggirava intorno ai 15mila euro. Del caso si occupano gli agenti della polizia municipale di Celano che hanno eseguito un sopralluogo. Dei cuccioli addestrati alla raccolta dei tartufi, che si trovavano nei box centrali, quindi più difficilmente raggiungibili dal veleno, si sono salvati.
 
TM NEWS
3 GENNAIO 2012
 
Cagnolino veglia per due giorni la padrona morta a casa a Vicenza
Cispa, bastardina di 14 anni, è stata trovata sul letto accanto al corpo dell'anziana

 
Una 77enne di origine venezuelana è morta nella sua abitazione due giorni fa e, per due giorni interi, al suo capezzale a vegliarla è rimasta "Cispa", una bastardina di 14 anni color caffelatte. A riportare l'episodio è "Il Giornale di Vicenza". Il corpo della donna è stato rivenuto dai vigili del fuoco nella sua abitazione di Lonigo, in provincia di Vicenza.
Accanto all'anziana la cagnolina acciambellata sul cuscino del letto dove è stata trovata la 77enne. Da lì Cispa non si è più mossa. La venezuelana è morta tra il 30 e il 31 dicembre in completa solitudine colmata solo dalla presenza della bestiola. Forse l'anziana ha provato a cercare aiuto senza riuscirvi. A insospettirsi per la sua assenza è stata solo un'amica che l'attendeva per pranzo sabato scorso e che ha dato quindi l'allarme. La 77enne vedova lascia, oltre a Cispa, due figlie sposate in Venezuela.
 
LA NUOVA VENEZIA
3 GENNAIO 2012
 
Colomba con zampe e ali legate, salvata Malcontenta: abbandonata nel Naviglio, si aggrappava con il becco ad un ramo. Antonio Cattai la vede e la libera
 
Alessandro Abbadir
 
Venezia - Atto di crudeltà a Malcontenta. Una colomba bianca è stata legata con del nylon alle zampe e con del nastro adesivo alle ali e poi gettata nel Naviglio del Brenta. A salvarla è stato un residente, Antonio Cattai , 62 anni, che abita poco distante in via Jacopo del Cassero. A fare il racconto di quanto accaduto è lo stesso Cattai: «Il primo gennaio verso le 8 del mattino – dice – ho fatto un giro per il paese che era immerso ancora nel silenzio seguito alla festa di San Silvestro. Stavo costeggiando il muretto a ridosso del Naviglio all’altezza del bar “La Cantinella” quando ho visto, sotto il pontile, una colomba bianca che con il becco si aggrappava tenacemente ad un rametto per restare a galla. A quel punto sono andato a guardare di cosa si trattava e ho visto che l’animale era imprigionato d a qualcosa. A quel punto sono andato a prendere a casa una retina da pesca e ho recuperato la colomba. Quando l’ho tirata su sono rimasto molto sorpreso: qualcuno le aveva legato le zampe con del nylon e anche le ali con del nastro adesivo, in modo da bloccare qualsiasi suo movimento. Il povero animale è rimasto bloccato in quel modo per parecchio tempo, a mio avviso, e, vista la temperatura, ha rischiato anche il congelamento. A questo punto ho immediatamente slegato e poi rifocillato il pennuto e ora sembra potersi riprendere in tempi rapidi nonostante quel che è successo. Resta ancora intorpidito nei movimenti ».La notizia di quello che è accaduto ha fatto il giro del paese e ha provocato disgusto e rabbia. «Ma come si possono fare atti del genere? – si domanda il portavoce della delegazione di zona, Dario Giglio – Speriamo che l’autore di questa crudeltà sia identificato e perseguito dalla legge. Il maltrattame nto di animali e gli atti di crudeltà nei loro confronti sono severamente perseguiti».Cattai spera che la colomba che ora ha in custodia possa tornare a volare: «Vorrei dare un messaggio – dice - a quella persona che ha fatto questo: esca allo scoperto e si costituisca. Dia con il suo pentimento un messaggio chiaro alle giovani generazioni che questi atti sono inammissibili».Sul fatto stanno indagando anche le forze dell’ordine cercando di capire se dietro a ciò vi sia un atto vandalico di qualche ragazzino o un rituale di tipo satanico, visto l’animale scelto e la modalità di quella che voleva essere un’esecuzione o comunque un sacrificio.
 
TIO.CH 20 MINUTI
3 GENNAIO 2012
 
Pelo sullo stomaco "Uccidetemi il gatto"
Ticino (Svizzera)- Amici a quattrozampe? magari. Sempre più spesso leggiamo annunci come questo "Gattini di pochi mesi cercano disperatamente casa, altrimenti verranno soppressi." Il trasloco è la scusa più ricorrente con cui si cerca di convivere il veterinario a compiere l'atto. Il fenomeno è noto all'Ufficio cantonale, che ammonisce - Quando uno prende un animale, dovrebbe innanzitutto considerare se è in grado di tenerlo."
 
Ticino (Svizzera) - Eutanasia sugli animali sani: ogni anno decine di richieste giungono ai veterinari.
- La scusa più ricorrente? Il cambio casa. E' incredibile la crudezza con cui la gente ti contatta.- La testimonianza è di una giovane veterinaria del Luganese. Ogni anno riceviamo circa una decina di richieste. Persone che chiedono di sopprimere gatti e cani sani per ragioni futili. Dal trasloco al tempo libero. - E' varo, capita con una certa regolarità - conferma un'assistente di studio veterinario del Sopraceneri - da noi circa un caso al mese, Anche di più Fino a qualche anno fa queste richieste non erano così frequenti. - Gattini di 4 5 mesi cercano disperatamente casa altrimenti saranno soppressi perchè la padrona non può tenerli.- E' un estratto di una delle inserzioni pubblicate sul sito Lugano Annunci. Una delle tante in circolazione sul web. Un testo che diventa un indizio per capire la situazione. - Effettivamente ai veterinari arrivano diverse richieste per l'eutanasia - Dice Luca Bacciarini dell'Ufficio del veterinario cantonale - e con una certa frequenza capita che si tratti di animali sani. Sta poi al veterinario avere la coscienza di non sopprimere davvero l'animale, ma di affidarlo ad esempio al servizio della protezione animali. - Intanto però l'eutanasia sugli animali sani non è perseguibile penalmente. Per legge è legale. Solo il maltrattamento e la violenza sono punibili. E' per questo che la gente richiede la pratica dell'eutanasia con leggerezza? - Può essere - ammette Bacciarini - ma introdurre delle multe sarebbe ancora peggio. Chi vuole davvero uccidere l'animale troverebbe altre vie. Almeno in questo caso c'è il veterinario come filtro.-
 
Un animale non è un oggetto.
 
Ticino (Svizzera) - Di fronte ad un simile trend, Luca Bacciarini aggiunge - Basti guardare come vengono maltrattati certi animali. No, non mi sorprende che molta gente abbia il coraggio di chiedere esplicitamente la morte del proprio cane o del proprio gatto sano. - Quasi superfluo parlare di irresponsabilità - Quando si prende un animale - sottolinea - bisognerebbe sempre considerare i vari aspetti. Se uno ad esempio sa che di lì a un anno cambierà lavoro, o si trasferisce in un'altra città, non si porta un gatto in casa. Eppure accade.-
 
L'UNIONE SARDA
4 GENNAIO 2012
 

Lotzorai (OG),cane impiccato a un albero lasciato morire

 

IL CANE IMPICCATO ALL'ALBERO A LOTZORAI

 

Un lettore ha inviato questa foto al nostro giornale. Un gesto di crudeltà gratuita verso un animale nelle campagne di Lotzorai.

Sui giornali ci sono cose che nessuno vorrebbe leggere, foto che nessuno vorrebbe vedere. Bambini malati e malnutriti, donne picchiate, vittime innocenti di guerre di pace, animali impiccati ad un albero. La foto è stata scattata il penultimo giorno dello scorso anno a Su Padentinu, nelle campagne di Lotzorai. Quello che il lettore non ha voluto raccontare è il dolore e la rabbia che ha provato. Non l'ha fatto perché l'immagine parla da sola. Riferisce di gratuita crudeltà, di barbarie senza nessuna giustificazione.

 
ALTO ADIGE
4 GENNAIO 2012
 
La strage di cani e gattini per colpa dei petardi
 
Era il 30 Dicembre e mi trovavo a casa, ad un certo punto sono esplosi dei petardi in strada, così senza un motivo senza un perché: improvvisamente vedo la nostra gatta arrivare, spaventata acquattarsi per terra a gambe larghe pancia a terra e con uno sguardo terrorizzato che non dimenticheremo mai! Ebbene in quel momento ho avuto paura di perderla, e di cuore ho augurato a quel disgraziato di provare la stessa sensazione, e di vedere lo stesso terrore che la poveretta, aveva negli occhi, anche negli occhi di qualche familiare o animale a lui caro, e credo che solo allora, capirà e la smetterà di dare dimostrazione della sua ignoranza, facendo esplodere, ordigni in grado di dare morte, di deturpare volti, creare invalidi, e che uccidono migliaia di animali innocenti, cani, gatti, non dimenticando selvatici di ogni specie e una enorme quantità di uccelli, che dallo spavento muoiono d’infarto.
Spiace vedere che in una città come Bolzano che si crede di essere, a torto, l’ombelico del mondo, dimostri invece di essere solo un’altra parte anatomica,..... opposta, e che non vengano ancora, proibiti l’uso e la vendita di certe porcherie, che fanno solo del male. Per fortuna che la notte di Capodanno, per festeggiare in compagnia ci siamo spostati in una zona più civile dove di botti, nemmeno l’ombra, e la nostra gatta è rimasta in camper tranquilla senza provare spaventi di nessun genere, in attesa del nostro ritorno, a fine bagordi e balli. Ringrazio quei cittadini che non hanno fatto uso di petardi e altri diavolerie esplodenti.
 
LA SICILIA
4 GENNAIO 2012
 
Nelle ultime ore abbandonati 14 cuccioli
 
Caltanissetta  - L'abbandono dei cuccioli è un reato penale, che prevede anche l'arresto fino ad un anno o una multa che va da mille a diecimila euro. Cosa che non sembra comunque preoccupare più di tanto i nisseni: proprio ieri mattina, infatti, ben 9 cuccioli sono stati abbandonati davanti al comando dei Vigili urbani mentre altri 5 sono stati segnalati davanti i cancelli del Consorzio Asi. Sembrano dunque cadere nel vuoto gli appelli che le istituzioni e i rappresentanti delle associazioni animaliste rivolgono ai padroni di cani. Gli ultimi dati resi noti dal Comune sul numero di cani randagi accalappiati, sterilizzati e rimessi sul territorio riguardano 50 animali di cui l'ente, in collaborazione con l'Asp, si è occupato nel dicembre 2010. Una mappatura era invece stata fatta a partire da ottobre 2009 da Polizia municip ale e Asp, dopo avere suddiviso la città in dieci zone, permettendo di censire e fotografare 138 randagi.
Andrebbero comunque messi al bando inutili allarmismi ed adottate poche semplici regole per una pacifica convivenza con gli amici a quattro zampe. Tante aggressioni sono, infatti, causate da cani padronali incustoditi e quelle provocate da randagi possono essere evitate se si adottano comportamenti corretti.
 
LA SICILIA
4 GENNAIO 2012
 
Caltagirone (CT): a seguito di un avvelenamento
Manifesto a lutto per annunciare la morte di un cane
 
Anche in tempo di crisi il legame affettivo per un amico a quattro zampe può andare... al di là di ogni immaginazione. Anzi, culmina con l'idea originale di annunciare alla città intera - con un avviso funebre a tutti gli effetti - la morte di «Bigio», un cagnolino la cui quasi decennale esistenza terrena è stata purtroppo stroncata dalla crudeltà dell'uomo. Non di certo quella dei suoi padroni che, a testimonianza dell'affetto che nutrivano nei confronti del loro cane, hanno voluto condannare un gesto crudele come l'avvelenamento di un animale. Forse, sarebbe meglio dire della vigliaccheria con cui ignoti hanno pensato di porre fine ai latrati di «Bigio» facendogli ingerire cibo avvelenato.
A rendere però pubblico il gesto di inciviltà ci hanno pensato le famiglie Scebba e Al Maani, vale a dire i padroni del cane che, nel loro annuncio funebre, hanno dato notizia della morte di Bigio. Bigio, avrebbe compiuto dieci anni il prossimo giugno. Ma a quella data l'amico fedele non vi è mai arrivato. E come se non bastasse il cibo avvelenato sparso in contrada Romana, dimora di Biagio e zona residenziale di Caltagirone, stava per segnare analoga sorte a «Nur», altro nome che compare sul manifesto a lutto. Nur è però una cagnetta amica del rimpianto Bigio, che si è però salvata dalla cattiveria dell'uomo. O meglio da un avvelenamento non riuscito.
Sull'avviso funebre la foto di Bigio campeggia sul manifesto e, nel destare la curiosità dei passanti, che si fermano quasi increduli ad osservare la foto e a leggere i contenuti del manifesto, ci sono anche tanti nomi di persone: Manuela, il nome della padrona della cagnolina «Nur», oltre Maya, Samer, Martina, Marco, Salvo e Rossana. Saranno i nomi dei bambini e compagni di giochi dei due cagnolini. Il manifesto a lutto, per altri versi, tende a dare anche un messaggio, citando perfino «l'art. 544 bis del Codice penale che punisce penalmente quanti commettono queste azioni». E non è tutto perché lo stesso avviso «invita la cittadinanza al rispetto degli animali e di tutti gli esseri viventi, sensibilizzando pure al corretto smaltimento dei rifiuti pericolosi e nocivi nelle aree abitate».
 
LA ZAMPA.IT
6 GENNAIO 2012
 
Create "chimere" scimmie da sei specie differenti
 
Il 2012 inizia con un evento per la scienza: nate le prime scimmiette «chimera», cuccioli il cui corpo è un puzzle di cellule con diverso Dna, come se ciascuna scimmietta fosse il mix di più scimmie diverse. Annunciato sulla rivista Cell, è il traguardo raggiunto «incollando» insieme cellule di tanti embrioni di scimmie e creando così un unico embrione chimera poi fatto sviluppare nell’utero di una mamma scimmia.
FOTO
 
BLITZ QUOTIDIANO
4 GENNAIO 2012
 
Adottata Andrea, la gattina sopravvissuta due volte alla camera a gas
 
WEST VALLEY CITY (UTAH, STATI UNITI) – Andrea, la gatta diventata famosa in tutto il mondo per essere sopravvissuta due volte alla camera a gas nello Stato americano dello Utah, ha una nuova casa. Una volontaria della comunità per animali di Salt Lake, Janita Coombs, ha deciso infatti di adottarla. “È un gatto piuttosto robusto, come sapete bene”, ha raccontato al quotidiano Salt Lake tribune. “Ha sicuramente una grande voglia di vivere”, ha aggiunto.Il personale del rifugio per animali di West Valley City dello Utah ha provato a sopprimere la gattina dopo che nessuno aveva deciso di adottarla per 30 giorni. Andrea era però sopravvissuta e allora era stata nuovamente messa nella camera a gas. Credendola morta, il personale l’ha sistemata in una busta di plastica, ma in seguito è stato scoperto che la gattina a veva vomitato ed era in ipotermia, ma era ancora viva. Il Salt Lake tribune riporta che le autorità stanno cercando di determinare come abbia fatto a sopravvivere per ben due volte alla camera a gas.Intanto però, la piccola gatta ha trovato una nuova casa ed è stata piuttosto fortunata.
FOTO
 
GEA PRESS
6 GENNAIO 2012
 
Per due volte nella camera a gas: Andrea è salvo ma l’eutanasia rimane confermata
 
Hanno tentato di sopprimerlo due volte nella camera a gas, ma lui, il gatto randagio  di West Valley City, nello stato americano dello Utah, ha dimostrato di avere ben più delle sette proverbiali vite feline. Questo anche alla luce del fatto che al secondo tentativo è stato realmente creduto morto. Chiuso in un sacchetto di plastica ed a sua volta sistemato in un congelatore in attesa di essere smaltito (sic!). Quando però un dipendente della struttura adibita a “rifugio” (i cani rimangono in attesa di adozione per 30 giorni), ha aperto il congelatore, ha udito un miagolio. Andrea, questo il nome dato la gattino, era incredibilmente vivo.La sua disgraziata, quanto fortunata storia, è servita a sensibilizzare l’opinione pubblica, grazie anche all’attenzione fornita dai media. Andrea ha ora un famiglia. Nella cittadina dello Utah, si è invece discusso in Consiglio Comunale della proposta di abolire l’eutanasia dei randagi. Gli animali vengono uccisi quasi in eguale proporzione; con una iniezione letale e con la camera con monossido di carbonio. Un disastro. Le autorità locali non hanno desistito. Questo è un buon metodo, hanno dichiarato.Nuova chiusura della periferia rurale americana. Una conferma di come, forse, sul finire dell’ottocento, non tutti avevano torto a non volere lo Utah tra gli Stati della confederazione. La sua entrata venne infine accettata, ma solo dopo che i rappresentanti della politica locale accettarono di venir meno ad alcuni precetti acquisiti dalla dottrina mormore (alla quale appartiene tutt’ora oltre il 50% della popolazione) e fino ad allora facenti parte dell’ordinamento statale. Contrariamente a quanto può sembrare, anche in Italia il divieto di sopprime i randagi non è affatto antico. Di fatto è rimasto in vigore fino al 1991 quando, grazie ad Annamaria Procacci, allora Deputata dei Verdi, venne approvata la famosa legge 281. Rimangono nei racconti parlamentari i suoi silenziosi sit-in innanzi alla Commissione competente. Ci fu pure chi la minacciò del fatto che mai la sua legge sarebbe passata finché un solo bimbo al mondo avesse patito fame o altri mali (… causati dell’uomo ….). Poi le cose andarono diversamente.Sebbene ancor prima del 1991, alcune Amministrazioni comunali italiane si fossero impegnate con proprie Ordinanze e Regolamenti a vietare l’eutanasia o l’invio a stabulari della vivisezione, molti cani si salvarono solo grazie all’aiuto dei volontari. Venivano riscattati a nome proprio e portati nei rifugi. Nei canili municipali di  alcune città, dopo solo tre giorni, scattava la mannaia del boiacani. Ancori oggi qualcuno si sveglia con la proposta di sopprimere i cani. Evidentemente la fine dei randagi romeni e di quelli delle perraras spagnole, ispira. Per fortuna, i nostrani novelli boiacani non contano nulla e sono i primi a saperlo. Forse, però, i rigidi precetti dello Utah (che valgono, per altre storie, anche per l’uomo) farebbero bene anche a loro.   
 
LA PROVINCIA DI COMO
5 GENNAIO 2012
 
Altri maltrattamenti su animali
Un cane impiccato a Garzeno
 
 
GARZENO (CO) - Dopo i due cani lasciati morire di fame e di sete in una villa a Castiglione Intelvi, a poche decine di chilometri di distanza si è consumato un altro episodio tristissimo: un cane è stato impiccato e ucciso con una corda sotto a un ponte.Sulla vicenda, segnalata da una guardia dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali) di Como, indagano i carabinieri della caserma di Dongo: Vida, un esemprlare di meticcio border collie, era scomparsa dal giardino di casa da tre giorni e il proprietario la stava cercando ovunque. Ieri l'ha trovata un allevatore a passeggio con il suo cane: Vida era stata impiccata con una corda e penzolava senza vita sotto a un ponte a Garzeno, un'immagine straziante.
Sul posto è intervenuto un veterinario dell'Asl e i carabinieri di Dongo: il proprietario, comprensibilmente sconvolto per quanto accaduto, ha sporto denuncia contro ignoti per maltrattamenti di animali. Da quanto si è appreso, Vida non era un cane che dava fastidio in giardino abbaiando o con altri atteggiamenti, è stata descritta come un animale tranquillo e ben curato.
ALTRE FOTO
 
TIO.CH
6 GENNAIO 2012
 
Cane impiccato sotto un ponte
 
GARZENO (CO) - Il suo padrone la cercava dal giorno di Capodanno, dopo che si era misteriosamente allontanata da casa. Vida, una femmina di border collie di 11 anni di proprietà di un uomo di Garzeno, località dell'Alto Lario, è stata trovata impiccata sotto un ponte.Ne dà notizia l'Enpa di Como. Si tratta dell'ennesimo tragico caso di maltrattamento ai danni di animali dopo quello dei due cani lasciati morire di stenti a Castiglione d'Intelvi, nel quale sono coinvolti due luganesi.Il proprietario ha fatto regolare denuncia alla ASL di competenza e ai carabinieri che hanno constatato sul posto il decesso per asfissia da impiccagione. Ora si fara' tutto il necessario per risalire al colpevole che, in base alla legge (art. 544 del codice penale) è punito, in caso di maltrattamento, con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro.Pena che viene ulteriormente aumentata se dai fatti, come in questo caso, deriva la morte dell'animale.
 
CORRIERE DI COMO
6 GENNAIO 2012
 
Cagnolina impiccata: caccia all’uomo
 
Mauro Peverelli
 
Provincia di Como - A Garzeno È caccia aperta, in Altolago, all’uomo che ha compiuto un atto barbaro e ignobile. Ha infatti pensato bene di trascorrere i primi giorni del nuovo anno torturando e impiccando a un ponte una cagnolina dopo averla sottratta al proprietario.
L’assurda storia si è verificata a Garzeno. Il 1° gennaio, il proprietario di una meticcia border collie di 11 anni che mai, in vita sua, si era allontanata da casa, ne denuncia la scomparsa. Non solo, disperato, appende cartelli in tutto l’Altolago chiedendo alla gente di aiutarlo a trovare la propria cagnolina. Dell’animale, tuttavia, non ci sono tracce. L’uomo va anche dai carabinieri a raccontare l’accaduto.
Il drammatico epilogo va in scena nella mattina di mercoledì, quando un allevatore del posto, nel portare a passeggio il proprio cane, trova il corpo senza vita del border collie impiccato ad un ponte del paese. Al proprietario, avvisato del macabro ritrovamento, non è rimasto altro che riferire il tutto sia all’Azienda sanitaria locale di Dongo, sia ai carabinieri che hanno poi constatato sul posto il decesso della cagnolina per asfissia da impiccagione. Le indagini sono immediatamente iniziate allo scopo di risalire al colpevole di un simile barbaro gesto.
Se il delinquente dovesse essere trovato, in base al codice penale potrebbe essere punito con una pena da 3 mesi a 1 anno e mezzo (oppure una multa fino a 15mila euro) in quanto oltre al maltrattamento l’animale è anche deceduto. Occorre anche segnalare che la border collie scomparsa e poi uccisa non aveva mai arrecato fastidio a nessuno, in quanto non abbaiava e non era nemmeno aggressiva. Precisazioni che rendono il tutto ancora più inspiegabile.
L’Enpa di Como, inoltre, denuncia che sono in corso in queste settimane più atti barbarici nei confronti degli animali in tutta la nostra provincia. Da una cagnolina morta avvelenata nella Tremezzina, a due cani morti di stenti a Castiglione d’Intelvi i cui proprietari (di Lugano) sono stati denunciati alla procura della repubblica di Como.
 
CORRIERE DELLA SERA
7 GENNAIO 2012
 
Il giallo del cane impiccato al ponte
Il border collie, Vida, 11 anni, sparito da tre giorni, è stato trovato vicino all'abitato di Garzeno
 
Vida, il border collie ucciso
 
Paola D'Amico
 
COMO - Un border collie di 11 anni, Vida, è stato trovato impiccato al «ponte di resec», lungo la strada di via Sant'Iorio, poco distante da Garzeno, che conduce ad un agriturismo, ad una discarica e ad una centrale idroelettrica. L'animale era scomparso da tre giorni, dalla notte del 31 dicembre. I proprietari Cristina Fraquelli e Marco Matteri l'hanno cercata ovunque fino alla macabra scoperta, mercoledì pomeriggio. Ieri hanno presentato denuncia contro ignoti ai carabinieri di Dongo. Una decisione coraggiosa, tenuto conto che, come racconta un veterinario, questo non è il primo caso ma nella zona molti scelgono il silenzio. Eppure, come spiega Rosario Fico, direttore del Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria in prima linea nei delitti contro gli animali, «solo accendendo i riflettori su questi fatti si può scoraggiare gli autori dal ripeterli». Sul caso indagano i veterinari della Asl di Porlezza e i carabinieri. La scena del crimine qualcosa già racconta. «Impiccare un cane vivo di 25 chili calandolo dall'alto richiede una forza non indifferente e una certa esperienza», spiega il medico. «Dobbiamo accantonare l'emozione per fare spazio alla riflessione profonda - aggiunge Daniele Mazzini, istruttore cinofilo -. La legge (art. 544 del codice penale) punisce il maltrattamento degli animali come comportamento delittuoso e nonostante il trattato per una costituzione d'Europa contenga la frase "gli animali devono essere, nella previsione e attuazione di qualsiasi norma, considerati entità senzienti..." molte aree dell'antica Europa sono ancora lontane dal rispetto di questo precetto morale e culturale. È l'espressione di una violenza che ha origini lontane, frutto di una cultura molto radicata in alcune aree del nostro Paese. L'uomo, per antonomasia, è l'unico "animale" in grado di autoconvincersi di poter disporre della vita di tutti gli esseri, compresa quella dei suoi simili».
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2012
 
Garzeno (CO) e il cane impiccato: per i Carabinieri evidente la motivazione del gesto
 
Sembrerebbero rivolgersi all’attività dell’allevatore di Garzeno (CO) le indagini relative al ritrovamento del cane pastore rinvenuto pochi giorni addietro impiccato sotto un piccolo ponte.  Episodi non isolati sebbene non recenti. Questo secondo i Carabinieri di Dongo, che individuano una analogia con la stessa matrice che sarebbe alla base di altri episodi occorsi nell’ambiente agro pastorale.Vida, questo il nome della femmina di Border Collie di 11 anni impiccata probabilmente a capodanno, era utilizzata per il governo di un gregge di  capre di proprietà dell’allevatore di Garzeno. Quest’ultimo, che si era dedicato alla ricerca del cane, aveva anche provveduto alla denuncia presso lo locale Stazione dei Carabinieri. Secondo indiscrezioni pervenute l’allevatore non avrebbe fornito alcun ele mento utile ad individuare il colpevole ma si sarebbe fatto scappare, dopo il ritrovamento del cane, che qualcuno poteva avercela con lui. Ad ogni modo era sicuramente stupito, fatto questo che induce a pensare che mai avrebbe potuto collegare un possibile astio, alla vendetta da qualcuno messa in atto.A Garzeno vi sono una ventina di allevamenti, molti dei quali di ovini e caprini. Forse un po’ troppi per una superficie poi non tanto vasta.Le indagini dipendono ora dai Carabinieri di Dongo che dovranno pertanto cercare di risalire all’autore del gesto e la causa scatenante di quello che appare essere un avvertimento tutto interno alle attività di pascolo del luogo.
 
GEA PRESS
5 GENNAIO 2012
 
Firenze: cane condannato a morire di fame
Intervento dell'ENPA – il rottweiler ha rischiato di morire di fame.
 
Una lunga storia, sia per il cane che per i volontari dell’ENPA di Firenze. Indagini, appostamenti, poi raccomandate ma se non fosse stato per l’ENPA e per alcuni abitanti del posto, il grosso Rottweiler sarebbe molto probabilmente morto di fame. Era stato adottato quando aveva sei mesi presso un canile e tenuto, fino all’età di tre anni, in una lurida baracca ricavata nei pressi di un canale di scolo. Materiale di risulta, fango, deiezioni. Non solo condizioni igienico sanitarie pessime, ma anche alla mercé di malintenzionati. Attiguo una sorta di deposito con materiali vari a servizio dei vicini orti.L’animale è sopravvissuto grazie all’azione caritatevole delle persone del posto che in qualche maniera riuscivano a gettargli del cibo. Poi l’intervento dell’ENPA. Vane le ricerche del proprieta rio, nel frattempo risultato dalla lettura del microchip. La rilevazione era stata ottenuta avvicinando il lettore ottico al cane quando questo si distendeva vicino la recinzione della baracca. Si è così individuato un trentenne residente in provincia di Pistoia, a circa 30 chilometri da Sesto Fiorentino. Rilevato solo sulla carta, dal momento in cui, anche presso la sua residenza, di lui non vi era traccia.La situazione, però, rischiava di precipitare. Il cane, causa l’umidità e le ridotte dimensioni della baracca, era menomato alle zampe posteriori. Si presentava, inoltre, molto aggressivo. Si doveva pertanto intervenire di forza, e dopo le autorizzazioni necessarie e la presenza di personale specializzato dell’ASL, si è provveduto a narcotizzare l’animale che, nonostante le zampe posteriori atrofizzate, non si faceva avvicinare.“Il rottweiler”, ha dichiarato Simone Porzio, Presidente della Sezione ENPA di Firenze, “sviluppa un legame fortissimo con il suo padrone. Il suo equilibrio psichico è tanto piu’ stabile quanto piu’ integrato con il padrone e la sua famiglia – ha aggiunto il responsabile ENPA – Il tutto, però, si compromette pericolosamente quando lo si tiene in condizioni di isolamento, a catena, lunghe ore in box o in recinti angusti, fino a fargli assumere atteggiamenti di pericolosa aggressività verso chiunque gli si avvicini”.Il proprietario è stato denunciato per maltrattamento di animali, oltre che per violazione del regolamento comunale per la protezione degli animali nel Comune di Sesto Fiorentino.Una storia molto simile ad altra occorsa nel Comune di Castiglione d’Intelvi, in provincia di Como. Due cani, morti di fame e di sete, appartenenti a due cittadini residenti a Lugano, fors e fuori sede per vacanza.Il Rottweiler di Sesto Fiorentino è ora affidato alle cure dell’ENPA di Firenze che sta provvedendo a mettere in atto quanto possibile anche per la sua riabilitazione motoria.
VEDI FOTO:
 
GEA PRESS
5 GENNAIO 2012
 
Ammazzato come un cane (ATTENZIONE IMMAGINI FORTI)
Intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
Ti ammazziamo come un cane“, così hanno gridato i due killer che stanotte hanno ucciso a Roma un cittadino di origine cinese e la figlioletta di pochi mesi. Una rapina compiuta probabilmente da due italiani. Volevano rubare la borsa tenuta dalla moglie (e madre) rimasta ferita. Il marito ha tentato di reagire e loro lo hanno ammazzato, assieme alla figlia, come un cane. Perché colpisce tanto questa frase? Forse perchè ad uccidere un cane, non ci si fa molto caso. A guardare la legge che dovrebbe prevenire questi reati (ovvero uccisione e maltrattamento di animali) è senz’altro vero.Ecco allora, commentano al Corpo Forestale dello Stato di Terni, una vicenda che dà un significato concreto all’espressione “ammazzato come un cane“. Un cane da caccia, sul quale qualcuno ha puntato il fucile e sparato. La testa gli è esplosa. Il cane, uno Springer Spaniel, ha il microchip e pertanto a breve si spera vi possono essere dei risvolti.I fatti sono accaduti stamane a Narni. Ad accorgersi dell’accaduto è stato un cacciatore che si è messo in contatto con il Corpo Forestale dello Stato, Stazione di Terni. Secondo gli inquirenti si tratta di un cane “giustiziato”. Ignoto, per ora, il movente. Potrebbe essere stato rubato ed ucciso per chissà quale motivo. Più difficile pensare che possa trattarsi di una eliminazione di un cane inutile alla caccia. Questo per via della rintracciabilità derivante dalla presenza del microchip, anche se a Desenzano venne di recente seppellito un anziano cane da caccia (vivo) che aveva il tatuaggio.
Dalle condizioni del corpo del povero cane, la Forestale è certa che lo sparo sia avvenuto a distanza molto ravvicinata. La canna del fucile, dicono sempre alla Forestale, potrebbe cioè essere stata posata direttamente sulla testa del cane. In tal senso ha altresì confermato il Veterinario dell’ASL chiamato dagli inquirenti.Agghiacciante analogia. Anche i killer di Roma hanno sparato da distanza ravvicinata. Come si ammazza un cane, cioè. Ovviamente tutti si augurano che i killer di Roma vengono presi e condannati gravemente e senza alcuno sconto di pena. Ma cosa rischia chi invece ammazza un cane?Per il povero cagnetto di Terni, la condanna per chi lo ha ucciso sarebbe…di continuare a fare quello che faceva prima. Se trattasi di un cacciatore, salvo intervento del Questore, non è prevista neanche la sospensione del porto d’armi. Nel caso di condanna per uccisione di animali, così come previsto dalla legge contro il maltrattamento di animali, vi è solo una previsione di pena reclusiva. Appunto, una previsione, visto che la pena considerata dal nostro legislatore, è di molto al di sotto della soglia di punibilità. A condanna avvenuta (tranne che per particolari pregiudicati e solo nell’ipotesi di un recente e rilevante precedente) tutti a casa.La Forestale avrebbe potuto trovare l’assassino del cagnetto ancora con il fucile caldo puntato sulla testa o quello che ne restava. La legge non prevede neanche l’arresto in flagranza di reato.
VEDI FOTO (ATTENZIONE IMMAGINI FORTI):
 
UMBRIA 24
5 GENNAIO 2012
 
Cane barbaramente giustiziato con un colpo di fucile alla testa. Ecco le immagini cruente
Ritrovato dagli agenti della forestale su segnalazione di un cacciatore
 
Terni - Come un cane. Probabilmente questa vicenda riesce a dare un significato concreto all’espressione «ammazzato come un cane». Un esemplare maschio di razza Springer Spaniel è stato infatti trovato barbaramente ucciso dal personale del Comando Stazione Forestale di Terni.Il ritrovamento è avvenuto il 4 gennaio, a seguito della segnalazione di un cacciatore che svolgeva una regolare battuta di caccia in comune di Narni. Il personale intervenuto ha trovato un cane letteralmente giustiziato con un colpo d’arma da fuoco.Un unico colpo di fucile, sparato a distanza tanto ravvicinata da far presumere che la canna dell’arma fosse appoggiata direttamente sulla testa dell’animale.
L’ipotesi è stata poi confermata dal veterinario dell’ASL 4 di Terni, sulla base dei risultati dell’esame necroscopico effettuato sulla carcassa dall’Istituto Zooprofilattico di Terni.
Sono state avviate tutte le indagini e i rilevamenti del caso per dare un nome all’autore di questa barbarie e poterlo deferire nel più breve tempo possibile alla Procura della Repubblica di Terni
FOTO
 
LIBERO
5 GENNAIO 2012
 
Terni: cane trovato morto, ucciso con colpo fucile a testa
 
Terni - Un esemplare maschio di cane di razza Springer Spaniel e' stato trovato morto in un bosco di Narni, in provincia di Terni. Il cane e' stato ucciso con un colpo d'arma da fuoco alla testa. Sull'episodio sta indagando il corpo forestale di Terni. Il cane e' stato ritrovato ieri dopo una segnalazione di un cacciatore. Secondo gli uomini della Forestale, il cane sarebbe stato ucciso con unico colpo di fucile, sparato a distanza tanto ravvicinata da far ipotizzare che la canna dell'arma fosse appoggiata direttamente sulla testa . A confermare l'ipotesi, e' stato il veterinario dell'Asl di Terni.
 
CORRIERE DELLA SERA
6 GENNAIO 2012
 
Cagnolino salvato dai pompieri
 
VIDEO
 
MARIGLIANO.NET
6 GENNAIO 2012
 
Marigliano (NA), strage di cani
 
 
MARIGLIANO (NA) - Su una denuncia di alcuni cittadini, Luca Abete di Striscia la Notizia è intervenuto ieri pomeriggio sul secondo Alveolo in via Nuova del Bosco, per denunciare un vero e proprio cimitero di cani . L’irriverente cronista di Canale 5 ha poi allertato i vigili urbani di Marigliano. Una pattuglia della polizia municipale agli ordini del comandante Giuseppe Caliendo prontamente è intervenuta sul luogo, scoprendo oltre sessanta cani, alcuni chiusi in sacchetti di plastica, abbandonati senza pietà.Raggelati dall’orribile vista, i vigili hanno subito avvisato il magistrato di turno, la dottoressa Valvo, che ha dato le disposizioni del caso. Intanto sono stati allertati, sempre dai vigili urbani, i responsabili dell’Ufficio Veterinario dell’AslNa3 di Largo Santo Stefano, il dott. Masecchia e il dott. Cirino, e i vigili del fuoco, che sono subito intervenuti.
Il recupero delle carcasse dei poveri animali è stato lungo e alquanto laborioso. E solo grazie al grande spirito di sacrificio dei due veterinari e all’aiuto dei vigili del fuoco è stato possibile recuperare gli oltre 60 cani, alcuni chiusi in buste di plastica sigillate e in putrefazione, dal fondo dell’alveolo.
Si è fatta largo l’idea che i cani siano stati illegalmente smaltiti in più fasi: qualcuno azzarda da qualche anno a questa parte . In alcuni, che pare siano stati smaltiti da appena qualche giorno, si notavano le ferite causate dall’asportazione del cip. È stata interessata dai sanitari una ditta specializzata per la rimozione di carcasse di animali di Ottaviano.
Le operazioni sono terminate in tarda serata alle ore 21:00 circa. Per trasportare le povere bestie ci sono voluti due autocarri. I poveri resti sono stati portati nella sede della società Cooperativa Dog Park di Ottaviano e posti nelle celle frigorifere a disposizione delle autorità sanitarie e giudiziarie.
VIDEO
 
MARIGLIANO.NET
6 GENNAIO 2012
 
Strage di cani, camorra e traffico illegale?
Camorra e traffico illegale di cani dietro la strage di Marigliano?"
 
Marigliano (NA) - Lunedì mattina L’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente presenterà un esposto alla procura della repubblica di Napoli in merito al ritrovamento delle carcasse di 60 cani avvenuti ieri nel lago di Frezza a Marigliano in provincia di Napoli ai quali sono stati tolti i microchip per non poter risalire ai proprietari degli animali uccisi.
Diverse le ipotesi che possono stare dietro questo vero e proprio cimitero dei cani gettati in fondo al lagno Frezza. Potrebbe trattarsi semplicemente di un caso di smaltimento illegale protratto nel tempo di cani soppressi “legalmente” e poi gettati nel lago per intascarsi i soldi che i proprietari hanno versato per la loro cremazione.
Ma visto che negli anni scorsi nel napoletano si era parlato di un vero e proprio rito usato dalla camorra per testare il coraggio dei nuovi affiliati i quali venivano sottoposti ad una prova che prevedeva l’uccisione e lo sgozzamento dei cani, quello scoperto a Marigliano potrebbe anche essere il cimitero dove sono stati buttati i cani sgozzati dagli affiliati alla camorra.
Infine il fatto che sia stato asportato il microchip potrebbe essere anche sinonimo di traffico internazionale di animali: cani mandati all’estero ai quali vengono applicati microchip di cani rapiti ed ammazzati proprio con lo scopo di recuperare il microchip.
AIDAA nel suo esposto chiederà alla procura di Napoli di indirizzare le indagini in queste tre direzioni, in quanto sono molte le segnalazioni di cani che dal sud ed in particolare dalla Campania partono per l’estero e non è escluso che all’ombra dei viaggi regolari di cani da far adottare in Germania possano esservi traffici di animali destinati alla vivisezione o destinati al mercato delle razze di lusso che partono dall’Italia del sud verso il nord Italia o il nord Europa dotati di microchip falsi che in realtà appartengono ai cani ritrovati uccisi.
 
IL MATTINO
7 GENNAIO 2012
 
La strage dei sessanta cani nel Napoletano
Carcasse trovate lungo il canale: è giallo
 
 
MARIGLIANO (NA) - Il più piccolo è un bastardino, con la testa declinata, che fa capolino da un sacchetto grigio della spazzatura. Il più grande è un pastore tedesco deposto direttamente sul terreno scomposto. Uno, due, dieci, sessanta cani. Tutti morti. In un’area isolata dei Regi Lagni, nel secondoAlveolo di via Nuova del Bosco, non distante dalle zone industriali tra Acerra e Marigliano.
È un vero e proprio cimitero abusivo, inaugurato in maniera illecita chissà da quanto tempo. Chissà da chi. Una segnalazione anonima è arrivata via Internet a «Striscia la notizia». Di sera, con il buio e la pioggia, sono arrivati i vigili urbani di Marigliano, poi i carabinieri. «Una scena davvero sconvolgente, mai visto tanti cani morti tutti insieme», commenta Giuseppe Caliendo, comandante della polizia municipale mariglianese.
Difficile dargli torto. I vigili del fuoco illuminano la scena con i loro riflettori: da ogni fetta di terreno spunta un sacchetto, un corpo. Sono cani di tutte le taglie e di tutte le età. I sacchetti non erano abbastanza grossi per contenere i pastori tedeschi, o i mastini. Arrivano anche i funzionari della Asl 3.
Qualcuno commenta: «Tanti corpi non possono essere stati depositati qui in una sola notte. Di sicuro, questo è diventato un cimitero con il passare dei giorni. Quasi un passa parola avesse individuato la zona dove abbandonare le carcasse». Fanno tenerezza quelli che sembrano dei cuccioli. Qualche corpo è in decomposizione, segno che è stato messo qui da diverso tempo. Qualche altro è invece ancora intatto. Nessuno ha fiatato per giorni, nessuno si è allarmato. Tranne chi ha pensato di segnalare la vicenda a «Striscia».
E chi doveva controllare il territorio, chi passa più volte da questa zona? Qualche mese fa, l’intera area è stata bonificata dalla Provincia. Subito dopo, evidentemente, chi era sicuro di muoversi indisturbato si è inventato il cimitero. Come sono morti tutti questi cani? È un quesito affidato alla verifica medico legale. Sono troppi questi resti senza vita, per non smuovere l’indignazione degli animalisti della zona e l’intervento della Procura di Nola. C’è un’inchiesta, affidata al pm Marianna Valvo.
È per ora a carico di ignoti, ma ci sono alcune tracce che portano al mondo dei canili autorizzati dalle Asl. Su alcuni cani, c’è infatti il segno inequivocabile del microchip di individuazione rimosso. Come se qualcuno, dopo la morte degli animali, ne avesse voluto conservare l’identità elettronica per tenersi i finanziamenti assicurati dai Comuni per ogni animale ospitato e assistito.
«Potrebbe anche essere che qualche irresponsabile non ce l’abbia fatta a sostenere i costi di mantenimento - ipotizza Rosaria Perrella, animalista e proprietaria di un canile privato - Non voleva però perdere i finanziamenti. Così li ha soppressi a poco alla volta, sicuro dell’assenza di controlli e di farla franca, continuando a prendere i soldi». Ipotesi aberranti che portano al mondo dei canili, che dovrebbero prendersi cura dei cani abbandonati o randagi su incarico di Comuni e Asl.
Spiega Angela Valenti, veterinaria che presta assistenza volontaria in un canile: «Purtroppo, sulla pelle degli animali che non parlano si compiono le peggiori nefandezze. E non sempre il mondo dei canili è trasparente, non tutti sono presi da sincero amore per gli animali». Ci sono volute diverse ore per individuare a recuperare tutte le carcasse, trasportate su due autocarri. Solo alle nove di sera tutto è finito. I corpi sono ora nelle celle frigorifere della società cooperativa «Dog park» di Ottaviano, che gestisce un canile.
Uccisi, morti per cause naturali? Sarà l’inchiesta della Procura a stabilire chi e perché ha creato il macabro cimitero dei cani di via Nuova del Bosco.
 
LA CITTA' DI SALERNO
5 GENNAIO 2011
 
Cani avvelenati, scatta la denuncia
 
Salerno - Una lunga serie di decessi per avvelenamento di cani sta tenendo in apprensione molti residenti di via Tempa delle Craste, in zona Aversana. L’ultimo caso si è verificato il 30 dicembre scorso. Un setter inglese è morto dopo essere stato avvelenato, probabilmente mangiando una polpetta in cui era stata iniettata una sostanza tossica. Il cane era di proprietá di Antonio Nigro, residente del posto che ha presentato denuncia ai Carabinieri. «Sono rimasto sconvolto dalla perdita del mio cane - ha detto Nigro - giá mi era stato avvelenato un cane nel 2010. In questa zona avvengono troppi episodi del genere, sono stati avvelenati circa dieci cani negli ultimi due anni e la gente inizia ad avere paura. Non penso che si tratti di casi isolati e le forze dell’ordine hanno promesso di svolgere maggiori controlli in localitá Aversana. Si sospetta che possa essere una persona del posto ad avvelenare i cani, ma non ho alcuna idea di chi possa essere». L’uomo ha raccontato che «il cane stava bene fino alle prime ore del pomeriggio, finché l’ho visto morire tra le mie braccia, in un fosso vicino casa, con i sintomi evidenti dell’avvelenamento». Il caso è stato segnalato al dipartimento di prevenzione e al settore veterinario dell’Asl di Salerno, ai servizi veterinari di Battipaglia e all’Ente protezione animali.
 
BRESCIA OGGI
5 GENNAIO 2011
 
Dai cani all'uccellagione: il duro bilancio della Lipu
VIGILANZA ZOOFILA. La provincia bresciana riserva brutte sorprese
Maltrattamenti e bracconaggio restano un problema


NELLA FOTO – la Lipu ha rilevato molti casi di cani tenuti in condizioni inaccettabili

 
Provincia di Brescia - Hanno trovato decine di cani detenuti in condizioni inaccettabili, legati a catene troppo corte e spesso privi di ripari adeguati, diffidando i proprietari e invitandoli ad intervenire; ma nella loro attività di controllo portata a termine in autunno in tutta la fascia collinare del Bresciano - dal lago d'Iseo all'alta Valsabbia, fino alla Valvestino - gli agenti zoofili della Lipu hanno inevitabilmente avuto incontri ripetuti con un problema ben presente nella nostra provincia: quello del bracconaggio. Così, come comunica la stessa associazione, «controllando le zone in cui persiste la piaga dell'uccellagione, attuata con gli archetti e con le sempre più numerose mini tagliole per l'avifauna, i "sep", gli agenti zoofili hanno individuato e rimosso oltre due quintali di trappole corrispondenti a poco meno di un migliaio di pezzi, e insieme numerose gabbie trappola di diverse dimensioni per la cattura dei piccoli carnivori. Un bilancio negativo che comprende anche un centinaio di piccoli uccelli insettivori protetti, dai pettirossi alle balie nere, rinvenuti morti».
Non solo: «Gli agenti volontari - aggiunge la Lipu - hanno rimosso anche 63 reti da uccellagione per una lunghezza complessiva di quasi un chilometro. Strumenti di cattura che, come nel caso delle trappole, sono stati scoperti con grande frequenza negli orti e accanto a pollai, oltre che nei boschi a ridosso dei valichi».
Sono numeri meno pesanti rispetto a quelli di qualche anno fa; ma oltre a ricordare l'aiuto ricevuto da escursionisti inorriditi alla vista degli uccelli straziati e anche da cacciatori insofferenti verso l'illegalità nell'individuazione delle «tese», la Lipu constata «l'opera ininterrotta di bracconieri incalliti, i quali persistono nella loro attività nonostante le denunce e le condanne già subite; evidentemente incuranti delle conseguenze per la reiterazione del reato».
 
IL SECOLO XIX
5 GENNAIO 2012
 
Cani eroi premiati alla Spezia
 
La Spezia - Uno è minuscolo e color nocciola. L’altra è più grandicella, dorso nero e petto candido. Vengono entrambi dal canile. Quattro zampe, un immenso affetto per i loro “umani”, ed una straordinaria sensibilitài. Leo e Natalina hanno “avvertito” i loro padroni delle frane imminenti, durante l’alluvione, e li hanno salvati . Oggi alle 16,15 in Provincia saranno premiati come “eroi”, con una bandana disegnata dai ragazzi del corso operatori moda dell’Einaudi Chiodo, con la professoressa Laura Castellini. Leo era in auto con Pierpaolo Paradisi, che l’ha adottato in Serbia – ove sarebbe stato soppresso - attraverso la rete Humanimal: prima di Vernazza, il meticcio l’ha costretto a fermarsi, saltandogli addosso. In quel momento, la strada è crollata. Natalina ha salvato l’intera famiglia, compreso il cane corso che riposava accanto al camino. A Bottagna, Carla Tozzi e Franco Cozzani avevano a cena tutti i familiari: la meticcia ha tirato la donna per la gonna, fino al giardino. Poco dopo, è franata la collina, ma grazie a lei tutti si sono salvati, correndo fuori. La casa è stata sepolta. Leo e Natalina sono stati anche sgridati, lì per lì. Pierpaolo ha inchiodato l’auto, Carla ha rischiato di cadere.. solo dopo tutti hanno capito perché si agitassero tanto. Oggi saranno ricevuti in Provincia, nell’ambito della campagna di sensibilizzazione al rispetto di ogni forma di vita. Ci sarà il presidente Marino Fiasella. Ci sarà la responsabile provinciale dell’ufficio tutela animali, Antonietta Zarrelli. Sarà presentata una maglietta di beneficenza, disegnata dai ragazzi dell’Einaudi Chiodo: il ricavato andrà ai cani sopravvissuti all’alluvione, che ha ucciso tantissimi animali. Saranno ringraziati ufficialmente i bambini delle scuole del Favaro, che hanno adottato Daila, pastore tedesco femmina, che s’è salvato dal fango aggrappandosi disperatamente con le zampe ad una rete. E’ malconcia, ha bisogno di cure. La volontaria Lilla Maugeri ne racconterà la storia. Sarà un modo di dire grazie a tutti gli animali che sono nostri compagni di vita, e di viaggio, e spesso non hanno dagli umani l’affetto ed il rispetto che hanno per noi: prova ne sono i tanti abbandoni, i maltrattamenti, e le restituzioni. Di cani e gatti sono pieni i canili spezzini: alcuni non vedranno mai una casa, o un prato vero. A Natalina e Leo – chiamato perfino in Rai da Magalli – è andata bene: sono stati adottati.
 
IL GIORNO
5 GENNAIO 2012
 
Il cagnolino può visitare la padrona ricoverata in casa di riposo Lo ha deciso il giudice
La struttura che ospita la signora vietava le visite degli animali. Ma l'anziana si è rivolta al Tribunale che le ha dato ragione
 
Varese - Il più bel regalo che potesse ricevere: un’anziana ricoverata per motivi di salute in una casa di riposo e costretta a letto, potrà ricevere le visite del suo amato cagnolino. Dunque non sarà più separata dal fidato amico a quattro zampe che finchè è stata in salute ha accudito con tanto affetto ripagato dalla bestiola. La struttura che ospita la signora vietava le visite degli animali: una situazione difficile da sopportare per l’anziana alla quale per anni l’affettuoso bastardino aveva fatto compagnia. Una presenza preziosa quella del cagnolino che con le sue manifestazioni di affetto riempiva la vita dell’anziana, benestante, ma sola e senza parenti.Facile intuire quanto dolorosa potesse essere la separazione, quanto angosciante per un cuore stanco e malato accettare di non vedere più quell’amico fedele che senza chiedere nulla aveva sempre regalato affetto annullando la paura della solitudine. A risolvere nel migliore dei modi il caso è intervenuta una sentenza che obbliga la casa di riposo ad acconsentire alle visite del cagnolino alla sua padrona che qualche tempo fa si era rivolta al Tribunale chiedendo di non essere separata dalla bestiola. Richiesta esaudita anche grazie alla legge n.201 del 4 novembre 2010 che ratifica e dà esecuzione alla Convenzione europea per la protezione degli animali. Grande la gioia per l’anziana che finalmente potrà rivedere il suo cagnolino sicuramente altrettanto felice.
 
GO MARCHE
6 GENNAIO 2012
 
Osimo (AN): cane ucciso a fucilate a Capodanno, orrore e sdegno a San Paterniano
 
 
Chiara era un cane abbandonato, entrato in canile a luglio del 2009. Stava al canile comunale di Osimo Lilly e i vagabondi 2. A maggio del 2010 venne una famiglia sempre di San Paterniano, che voleva una compagnia per il proprio cane. Avevano un bellissimo giardino molto grande e si innamorarono subito di Chiara.L'adottarono e Chiara si sentì subito a suo agio con il compagno e anche con i gatti di proprietà della stessa famiglia. Lei amava scorazzare per il giardino, tutta quella libertà dopo la clausura forzata del canile, non le bastava mai. Tutto bene fino al 31/12/11 quando é stata trovata morta, uccisa da una fucilata davanti al cancello di casa. Chi l'ha uccisa ha fatto un gesto premeditato, sparandole da dietro come il più grande dei vigliacchi. Hanno usato un fucile da caccia a pallini, ben sapendo che il giorno dell'ultimo dell'anno nessuno avrebbe fatto caso ad un botto di più.Chiara é morta quasi subito. I padroni hanno dei sospetti su chi possa essere stato  e hanno inoltrato una denuncia ai Carabinieri,  ma senza prove sarà difficile che il colpevole venga punito.Chi ha ucciso così barbaramente e subdolamente Chiara l'ha fatto per un dispetto, un gioco, o una vendetta, non lo sappiamo. Forse ora sarà soddisfatto, vivrà meglio solo perché un povero animale che non c'entrava niente, che non aveva fatto del male a nessuno, non c'è più. Una cosa é certa in questa nostra bella comunità ci sono persone che senza pensarci un attimo, prendono, imbracciano un fucile e sparano. Poco importa chi ci sia dall'altra parte.La vita degli altri, che siano umani o animali, non ha nessuna importanza per loro. Forse non ci sarà per Chiara la giustizia terrena, ma di sicuro contiamo su quella Divina che non fa sconti a nessuno e alla fine tira i conti per ognuno di noi.
 
CORRIERE ADRIATICO
6 GENNAIO 2012
 
San Paterniano
S’indaga sulla morte atroce di un cane
 
Osimo (AN) -  Aveva tre anni e mezzo Chiara. Se ne è andata la notte di Capodanno per colpa di qualcuno che l’ha colpita mortalmente alla testa. E adesso per capire come siano realmente andate le cose e di chi sia la colpa, i carabinieri della Compagnia di Osimo apriranno un’indagine. Chiara era un cane abbandonato, entrato a luglio del 2009 nel canile di Osimo “Lilly e i vagabondi 2”. A maggio del 2010 fu adottata da una famiglia di San Paterniano, che la notte di Capodanno rientrando a casa l’ha trovata in giardino, uccisa forse da una fucilata.
L’associazione Amici Animali si è mobilitata per denunciare l’accaduto: “Chi ha ucciso così barbaramente e subdolamente Chiara –sostengono le animaliste osimane - l'ha fatto per un dispetto, un gioco o una vendetta. Forse ora sarà soddisfatto, vivrà meglio solo perché un povero animale che non c'entrava niente non c'è più”. La segnalazione è arrivata anche ai carabinieri di Osimo che hanno richiesto al veterinario della famiglia l’autopsia sulla carcassa del cane per capire se il colpo in testa fosse effettivamente di un’arma da fuoco. A quel punto potrebbe scattare l’indagine per uccisione di animale con crudeltà.
 
TELEVIDEO RAI.IT
6 GENNAIO 2012
 
I cani 'leggono' nostre intenzioni
Lo conferma uno studio scientifico
 
Arriva la conferma scientifica di quanto gli amanti dei cani sostengono da anni: i dolci quattrozampe sono in grado non solo di cogliere le parole che diciamo, ma anche la nostra intenzione di comunicare con loro. Si tratta di uno studio pubblicato on line sulla rivista 'Current Biology' secondo il quale, in pratica, la ricettività di questi animali nei confronti della comunicazione umana è sorprendentemente simile alla quella dei bambini piccoli, dicono i ricercatori dell'Accademia Ungherese delle Scienze.
Questa indagine "aumenta le prove che gli esseri umani e i cani condividono alcune abilità sociali: sotto molti punti di vista, le funzioni socio-cognitive del cane somigliano a quelle di un bimbo dai 6 mesi ai due anni d'età" assicura Jo'zsef Topal, autore principale della ricerca. "L'utilizzo di spunti ostentivi è una di queste caratteristiche: i cani, cosi' come i bambini umani, sono sensibili ai segnali che indicano l'intenzione comunicativa". Fra questi segnali, i principali sono il rivolgere parole al cane e il cercare il contatto visivo con lui.
Il team guidato da Topal ha studiato un gruppo di cani mentre osservava un video con un uomo in due situazioni. Nel primo caso, l'individuo li guardava dritto negli occhi e diceva loro con voce alta: 'ciao bello!'. Subito dopo, l'uomo guardava due piatti di plastica. Nel secondo, la persona si rivolgeva con voce fioca al cane, evitando il contatto visivo e concentrandosi sui due piatti. I risultati delle osservazioni mostrano che i cani sono piu' attenti ai piatti quando l'uomo esprime loro l'intenzione di comunicare. "Il nostro esperimento - commenta lo scienziato - rivela che i cani sono ricettivi nei confronti della comunicazione umana in un modo che in precedenza era attribuito solo ai bambini. Come spesso accade nella ricerca, questi risultati non faranno altro che confermare quello che molti proprietari di cani e istruttori cinofili gia' sanno. Ma e' il primo studio a utilizzare la tecnica dell'eye-tracking per studiare le abilita' sociali dei cani".
"Chi convive con un cane - commenta all'Adnkronos Salute Andrea Rettagliati, veterinario di Roma - non ha certamente mai dubitato di queste abilita', confermate dallo studio dell'Accademia Ungherese di Scienze dove per la prima volta e' stata utilizzata la tecnica dell'eye tracking. Gli studi di etologia hanno gia' da tempo dimostrato che il cane ha sviluppato una tendenza alla massima cooperazione nel gruppo, al fine di incrementare il successo delle risorse acquisite. Inoltre la socialita' nei cani e negli esseri umani si e' affermata molto precocemente nel corso della filogenesi".
"Inoltre - prosegue - il legame tra essere umano e cane e' un legame biologico basato su strutture sociali che hanno caratteristiche simili. Le conclusioni dello studio non solo confermano quanto sofisticati siano i meccanismi che compongono la relazione tra cane e uomo, ma dovrebbero anche far meditare su quanto, ad esempio, possono soffrire i cani detenuti nei canili o comunque in condizione di deprivazione" di rapporti con l'essere umano. "Non da ultimo - conclude Rettagliati - va evidenziato come il mondo accademico sia tuttora imbrigliato in un atteggiamento antropocentrico che risente della visione cartesiana e utilitaristica dell'animale rispetto all'uomo. Resta da augurare che studi cosi' elevati dal punto di vista delle tecnologie migliorino non solo la conoscenza delle capacita' di comprensione dei cani, ma soprattutto quella delle persone che con loro interagiscono ogni giorno".
 
GEA PRESS
6 GENNAIO 2012
 
Reggio Calabria – Brescia: la tratta di sola andata degli uccellini dalla testa schiacciata (fotogallery)
Il cardellino con l'occhio cucito, forse potrà tornare a vedere.
 
E’ sicuramente nel bresciano il principale cliente al quale i due bracconieri di Reggio Calabria inviavano gli uccellini catturati e uccisi per schiacciamento della testa. Non è escluso, tra l’altro, che fosse proprio il cliente a venirsi a rifornire in loco. Ma vi è molto altro ancora dietro la denuncia dei due uccellatori di Pellaro, frazione di Reggio Calabria, a sud del capoluogo.Ieri la Guardia di Finanza, Gruppo di Reggio Calabria, aveva comunicato l’esito del maxi sequestro (vedi articolo, foto e video GeaPress). Cardellini maschi lasciati in vita per il mercato illegale degli uccelli canori e femmine della stessa specie, oltre a numerosi verzellini, uccisi per rifonire una delle iettature nazionali del grande mondo del bracconaggio italiano: la polenta ed osei.Noto anche il luogo dove i due andavano ad uccellare. Un uliveto nei pressi della strada statale in prossimità del torrente Colello. Confermata anche la tecnica della pasturazione nei giorni antecedenti alla cattura. Il terreno, cioè, veniva abbondantemente cosparso di cibo per attirare gli uccelli. Un fatto insolito per il sud Italia, dove l’uccellatore non usa postazioni stabili dove sistemare le reti.Poi lo schiacciamento della testa. Non solo per i poveri verzellini rinvenuti già morti nel potente SUV dei due uccellatori, ma anche per le centinaia di altri uccelletti trovati nel congelatore di casa di uno dei due bracconieri. Tutti con il cranio frantumato dalla morsa delle dita della mano. Gente ignorante, priva di scupoli e niente affatto pentita, si dice in ambiente inquirente. I bracconieri, però, erano anche un poco bamboccioni, visto che entrambi vivevano ancora a casa dei genitori, nonostante non fossero esattamente degli adolescenti (trenta e quaranta anni). Ufficialmente disoccupati, ma i soldi non mancavano. Hanno avuto dei lavori non disonesti. Uno in una ditta di pulizie dei treni, l’altro presso la falegnameria del padre, ora chiusa.Entrambi, poi, sono stati cacciatori. Almeno fino al 2007 quando gli venne ritirato il porto d’armi perchè scoperti a falsificare gli attestati di pagamento delle tasse venatorie. Non per reati venatori, dunque. In tal caso non sarebbe stata preclusa l’attività di caccia, visto che l’incredibile permissivismo venatorio italiano consente anche di potere uccidere in due diversi eventi specie protette prima di avere solo sospeso il porto d’armi. Anche nel caso di reati venatori più gravi, che prevedono la revoca del porto d’armi, bisogna prima attendere la condanna definitiva (se mai arriverà) o il decreto penale di condanna divenuto esecutivo. Nessun reale significato per le previsioni di arresto. Sono tutte molto al di sotto della soglia di punibilità.
IL CARDELLINO CON L’OCCHIO CUCITO
Sta meglio il cardellino con l’occhio infetto al quale i bracconieri avevano cucito le palpebre. Ieri, il Veterinario del Centro Recupero Fauna Selvatica “Stretto di Messina”, ha tolto i punti di sutura (vedi foto di copertina) e pulito l’occhio. Il tentativo di bruciatura potrebbe non essere andato in porto e dal Centro dichiarano che forse la vista non è del tutto persa.“Non è possible sciogliere la prognosi – ha dichiarato a GeaPress Anna Giordano, Responsabile del WWF e del Centro gestito dall’Associazione Mediterranea per la Natura – ma assicuro che il Cardellino al quale avevano cucito l’occhio è un sorvegliato particolare. Il nostro veterinario ha disposto la terapia antibiotica e faremo di tutto per poterlo liberare assieme agli altri uccellini pervenuti da Reggio Calabria [ndr il Centro si trova nelle alture di Messina]“.Non è semplice riuscire a parlare con Anna Giordano. In questo perido sono arrivati molti animali e la nostra chiaccherata ha una “interferenza” insolita. Un Falco pecchiaiolo reclama il cibo.“E’ irrecuperabile – ci spiega Anna Giordano – la fucilata gli ha distrutto l’ala e non potrà più tornare a volare. Rimarrà con noi. Speriamo per il cardellino, sarebbe molto bello farlo tornare in natura“.Poi, nel sequestro di Reggio Calabria, c’erano i Verzellini “imbracati”. A Napoli li chiamano “incamiciati”. Sono gli zimbelli (ovvero i richiami per altri selvatici) ai quali è stata avvolta una cordicella attorno alle ali ed alle zampine. Strattonati dai bracconieri emetteranno un lamento che farà così avvicinare altri uccellini. Anche a loro è stata tolta l’imbracatura (vedi fotogallery) e appena possibile, torneranno in natura.“Per ora non se parla – dice Anna Giordano – sono previsti giorni di freddo. Devono riprendersi e appena il clima sarà più mite, torneranno liberi“.Ma dove vanno a finire i cardellini siciliani e calabresi?
Di sicuro a Malta – ci spiega la Responsabile del Centro – ma sono note le bande della polenta e osei. Bresciani, ma anche veneti. Non è la prima volta, anche se fino ad ora era risaputo dei cacciatori di alcune provincie del nord Italia che arrivano forniti di congelatori e fucileria“.Intanto, per i due pericolosi bracconieri bamboccioni, niente affatto pentiti, la denuncia a piede libero. La legge non prevede altro, ma almeno c’è una consolazione. La Guardia di Finanza di Reggio Calabria, gli ha contestato il reato di furto al patrimonio indisponibile dello Stato. Se fossero stati ancora cacciatori questo sarebbe stato impossibile. La legge sulla caccia ha precluso l’applicabilità del reato di furto per i seguaci di Diana. Per fortuna non avevano pagato le tasse …
VEDI FOTOGALLERY:
 
LA NUOVA SARDEGNA
7 GENNAIO 2012
 
Un «gioco» criminale contro una gattina
 
Andrea Nieddu
 
LA MADDALENA (OT). Le mani di quei violenti teppisti, non volevano accarezzarla. Perché appena sono riusciti ad agguantare la dolce gattina, ferma sulle scale vicino all’immobiliare “La Cala”, le hanno infilato un petardo acceso in bocca.
La gattina ha perso un occhio e riportato danni gravissimi sul muso e alla mandibola. A raccontare l’ennesimo caso di atroce maltrattamento nei confronti degli animali (avvenuto la notte di Capodanno) è Manuela Deiana, giovane proprietaria della bestiola.La gattina, nonostante perdesse molto sangue, è riuscita a rientrare a casa. Ma Manuela Deiana si è accorta che era ferita solo quando l’ha vista accasciarsi. La giovane, che fa la volontaria per il 118, insieme con un’amica, ha tentato di medicarla e curarla come poteva, cercando soprattutto di alleviarle il dolore.
E’ andata avanti così per tutta la notte e per altri due giorni: in quel momento alla Maddalena il veterinario era assente.
Manuela Deiana ha quindi portato la gattina ad Arzachena: qui è stata operata, ma i veterinari non sono riuscite salvare l’occhio, frantumato dal petardo, ma hanno creato una speciale ingessatura per la mandibola. L’operazione è riuscita, ma è costata alla ragazza 200 euro: una cifra enorme, per lei. E dovrà spendere ancora, per la lunga cura. I vicini di casa si sono fatti avanti per aiutare la gattina e per dare una mano soprattutto alla sua padrona. E sicuramente la catena di solidarietà si allungherà ancora.
La volontaria del 118 non ha parole: un «gioco» criminale da condannare nel modo più duro, con la speranza che i colpevoli vengano catturati. La Lida considera gli autori del gesto «bambini criminali o bulletti da strapazzo. Se la prendono solo con chi non è capace difendersi. La colpa maggiore - dicono dall’associazione - ce l’hanno però i genitori: l’uso dei petardi non era consentito e non hanno controllato i loro figli».-
 
LA NUOVA VENEZIA
7 GENNAIO 2012
 
Chihuahua senza acqua né cibo
 
Marta Artico
 
TESSERA (VE) -  «Il Tribunale del Riesame ha emesso il dissequestro dei chihuahua per motivazioni puramente tecniche, tanto che il dissequestro è stato subito stoppato dal magistrato che ha emesso un sequestro, questa volta preventivo». Paolo Licciardi, comandante del nucleo operativo Cites di Venezia del Corpo Forestale dello Stato dell’aeroporto di Tessera, precisa che i sei cuccioli di chihuahua sequestrati allo scalo veneziano ad un cittadino ungherese che li stava trasportando nel Sud Italia, sono tuttora affidati alle famiglie che hanno accettato di tenerli con sé. Ma soprattutto spiega che il dissequestro non è avvenuto perché non sussistevano le condizioni di disagio ravvisate dal veterinario. Tutt’altro. «Il veterinario dell’Asl Carmine Guadagno – prosegue – ha steso un verbale molto dettagliato, nel quale descriveva le condizioni degli animali, spiegando che erano pessime e inidonee, perché il trasportino era troppo piccolo per loro, non avevano acqua, non avevano cibo, mancava loro ciò che serve a dei cani così piccoli». E ancora: «Tremavano, tanto che è stato necessario scaldarli, specialmente alcuni. E’ grazie alla relazione puntigliosa del veterinario che il sequestro è stato convalidato. Pertanto il dissequestro, al quale è seguito un nuovo sequestro, è avvenuto solo per motivi puramente tecnici. Ora – conclude – le indagini proseguono». Anche perché il sospetto è che dietro quei cagnolini indifesi che non avevano neanche tre mesi di vita, ce ne siano altri che hanno fatto la stessa fine. Per questo la Forestale è allertata. L’episodio si era verificato prima di Natale. La cucciolata era al seguito di un viaggiatore ungherese: i piccoli erano sprovvisti di microchip identificativo, ad accorgersi di loro un addetto alla sicurezza dei voli, che non appena resosi conto della situazione ha contattato il Cites.
 
IL TIRRENO
7 GENNAIO 2012
 
Cane maltrattato, nei guai il proprietario
 
QUARRATA (PT). Teneva il proprio rottweiler in stato di degrado e abbandono. Chiuso in un box, notte e giorno, tanto da causare una semi-atrofizzazione delle zampe posteriori. Il responsabile di tali crudeltà è un trentenne di Quarrata, segnalato alle autorità giudiziarie. A liberare l’animale, non senza difficoltà, le guardie zoofile volontarie della protezione animali (Enpa) di Firenze che hanno sequestrato il grosso esemplare maschio di rottweiler, di tre anni di età, detenuto da mesi in una angusta baracca e chiuso in mezzo a liquami, sporcizia, fango e deiezioni, lungo un canale di scolo in zona lungo Gavine a Sesto Fiorentino.
Le guardie dell’Enpa si sono attivate dopo aver ricevuto numerose segnalazioni di cittadini: il cane stava giorno e notte in completa solitudine, in pessime condizioni igieniche ed alimentari e senza potersi riparare da intemperie o malintenzionati. Le guardie, dopo appostamenti e sopralluoghi, hanno accertato la veridicità delle segnalazioni individuando il proprietario, un trentenne residente a Quarrata, risultato però sempre irreperibile. A questo punto, i volontari Enpa hanno deciso di non attendere più di rintracciare l’uomo, ma di procedere al sequestro dell’animale. La cattura non è stata semplice in quanto il cane, un molossoide di circa 40 chili, pur avendo le zampe posteriori semiatrofizzate a causa dello spazio angusto nel quale era relegato e per l’umidità del vicino canale di scolo, ha manifestato aggressività e nervosismo tanto da rendere necessario l’intervento di personale specializzato della Asl veterinaria che ha provveduto alla sua cattura, attraverso la somministrazione di un anestetico. Il cane è stato consegnato subito alle cure dei volontari dell’Enpa che lo hanno ricoverato in un canile.
 
IL MATTINO
7 GENNAIO 2012
 
Prato vitello gironzola in centro «E' pericoloso» e lo abbattono
 
PRATO - Una intera città mandata in tilt da un vitello. E' accaduto questa mattina a Prato dove l'animale, fuggito da un vicino allevamento è andato in giro per il centro della città, s'è spaventato ed ha creato qualche danno. Considerato troppo pericoloso è stato abbattuto.In mattinata è stato segnalato l'animale che vagava libero nel centro storico, creando curiosità ma anche problemi ad automobilisti e cittadini. Polizia e vigili del fuoco hanno cercato in tutti i modi di catturare l'animale senza fargli del male che, troppo spaventato, era diventato pericoloso, al punto da caricare più volte un poliziotto, ferendolo in modo serio a un braccio e procurandogli la rottura di un tendine della mano. Alla fine il vitello, confuso e inferocito, è stato instradato lungo una pista ciclabile per allontanarlo dal centro storico. Poi, falliti gli ultimi tentativi di calmarlo e bloccarlo, è stata presa la decisone di abbatterlo.
 
IL TIRRENO
8 GENNAIO 2012
 
Vitello in fuga arriva in piazza Mercatale La polizia lo abbatte
 
PRATO. E’ durata lo spazio di una notte e di una mattinata la fuga dalla stalla di un vitello di razza Calvana, prima che l’animale venisse abbattuto a colpi di pistola dalla polizia sotto al Ponte Lama.
 Un finale triste per una storia che ieri mattina aveva assunto toni quasi comici, quando il vitello bianco è comparso prima in via Strozzi e poi in piazza Mercatale, tra la sorpresa generale dei passanti e degli automobilisti. E’ stato in quel momento che qualcuno ha chiamato il 113 segnalando la presenza dell’animale. Sul posto sono arrivate le pattuglie della polizia e una squadra dei vigili del fuoco. Nel frattempo il vitello, impaurito e smarrito, aveva guadagnato l’argine del Bisenzio e si è messo a trottare in direzione est, verso la stazione ferroviaria e oltre, sempre seguendo la direzione della corrente. Quan do si è accorto che lo stavano inseguendo ha anche guadato il corso del fiume e ha raggiunto l’altra sponda, ma i poliziotti e i pompieri non lo perdevano di vista.
 A un certo punto gli agenti hanno tentato di stringerlo in un angolo, ma la bestia era sempre più impaurita e ha caricato, ferendo uno dei poliziotti che si è rotto il tendine di un dito (sarà poi giudicato guaribile in 30 giorni).
 Sul posto sono arrivato anche la veterinaria Giuliana Giuliani e il proprietario dell’animale, che ha un allevamento nei pressi del Centro di scienze naturali, ed è stato quest’ultimo a dare il consenso all’abbattimento. Una scena abbastanza cruenta, sotto al Ponte Lama, coi poliziotti che hanno sparato numerosi colpi di pistola da distanza ravvicinata prima di aver ragione del povero vitello, che alla fine si è accasciato vicino alla pista ciclabile.
 Si è poi accertato che il vitello, arrivato venerdì sera dalla Calvana nella stalla dell’allevatore, era fuggito quasi subito, vagando prima nella campagna di Galceti e poi in città.
 La notizia pubblicata sul sito del Tirreno e su Facebook ha raccolto molti commenti, in gran parte critici verso la decisione di abbattere l’animale. Molti si chiedono se fosse davvero necessario e non ci fossero altri mezzi per renderlo inoffensivo, per esempio con una cartuccia di sonnifero. Altri rimpiangono i tempi in cui di queste faccende si occupava Gilberto Tozzi, direttore del Centro di scienze naturali di Galceti, prima che la magistratura decidesse di sequestrare il Centro con la conseguenza indiretta di interromperne l’attività di recupero degli animali. Ironia della sorte, l’animale si è allontanato proprio da Galceti, a due passi dal Centro di scienze naturali.
 
IL TIRRENO
9 GENNAIO 2012

L’uccisione del vitello poteva essere evitata»

PRATO. Non si uccidono così i vitelli. A pensarlo, e a scriverlo nero su bianco, è Sav erio Tozzi, figlio dell’ex direttore del Centro di Galceti, Gilberto, da anni volontario factotum del Centro. «Leggo oggi la notizia di un vitello in libertà arrivato nel centro di Prato e abbattuto dalla Polizia. E mi viene spontaneo ricordare le decine e decine di situazioni simili conosciute con il Centro di Scienze Naturali. Quante volte era arrivata la segnalazione di un cervo, un cinghiale, un capriolo, una scimmia arrivati nel centro cittadino a Firenze, a Pistoia, a Prato. A volte anche un ghepardo o una tigre. Sempre, in quei casi, il Centro arrivava con la sua squadra di volontari, il suo veterinario, la sua attrezzatura, e sempre, dopo qualche ora di lavoro insieme alle forze dell’ordine, l’animale poteva tornare libero nel bosco oppure in custodia».
 «Sono sicuro - prosegue Tozzi - che anche il vitello, se fosse fuggito qualche anno fa, adesso sarebbe al pascolo con i suoi fratelli. Ieri invece quelle stesse persone che tante volte ci avevano aiutato, vigili del fuoco, poliziotti, carabinieri, si sono trovare a fare un lavoro che non era il proprio, rischiando la propria incolumità con il risultato che abbiamo letto. Mi viene allora da chiedermi dov’erano gli zelanti tutori dell’ordine che da anni stanno indagando per trovare le prove dei misfatti compiuti al Centro di Scienze Naturali. Ma soprattutto dov’era quel gruppetto di sedicenti “amanti degli animali” che hanno denunciato quegli stessi misfatti. Che fossero più “interessati” ad altre cose? Magari a togliere di mezzo una struttura che funzionava e che dava un servizio che altri, a distanza di anni, non sono in grado di dare? Comunque - conclude Tozzi -, il vitello, poco più di un bambino sfuggito dall’asilo in una ingenua ricerca di libertà, è morto. L’incolumità pubblica è salva, la legge è stata rispettata. Scusatemi per&ogr ave; se tutto questo non riesco a chiamarla giustizia».
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
7 GENNAIO 2012
 
Conigli morti in un sacchetto abbandonato sul ponte
 
NERVESA (TV) -  Abbandonati morti in un sacchetto di carta a bordo strada (in foto). È la sorte toccata ad alcuni conigli che ieri mattina si trovavano sull’asfalto, davanti agli occhi degli automobilisti in via Brigata Piacenza, sul ponte del canale della Vittoria. A sollevare il caso è stato M.F., passato casualmente di lì. Uno degli animali è finito fuori dal sacchetto di carta gettato probabilmente da un’auto in corsa. Almeno altri due erano all’interno. Uno spettacolo indecoroso. Gli animali erano in un sacchetto di carta di quelli che servono a contenere il mangime. Rimane da capire chi abbia compiuto un tale gesto. Qualcuno ha voluto sbarazzarsi di quegli animali.
 
BLOG LIVE
7 GENNAIO 2012
 
Cane vaga per più di 50 giorni per ritornare dalla padrona
I cani stupiscono sempre per la loro fedeltà e per la loro tenacia. Disposti a sfidare le distanze e le difficoltà, pur di tornare da chi amano.
 
 
Tutto iniziò una notte fredda e piovosa del mese di dicembre del 2007. È stato quella notte che per la prima volta Kristen Kelly incontrò un povero cane, tutto bagnato e infreddolito, che vagava per le colline della Contea di Jackson, in Oklahoma. Quell’ incontro le aveva toccato il cuore e pensando al cane che aveva incontrato il giorno prima, la mattina seguente decise di andare a portargli del cibo. Dopo averlo avvicinato, si rese conto che aveva un livido sulla pancia e spaventata per la sua sorte, decise di portarlo via con sé.Dopo aver conosciuto il cane, la signora Oleta Kelly, nonna di Kristen, decide di occuparsi di lui. Da quel giorno Oleta e il suo nuovo cane Casey diventarono inseparabili. Casey era il giusto compagno per la signora Oleta e aveva stretto un bellissimo rapporto con la donna. Purtroppo in seguito ad un ictus, la donna venne ricoverata in una casa di cura e Casey fu portato nella fattoria di famiglia, vivendo insieme a Kristen e alla sua famiglia.Qualche mese dopo la famiglia  si allontanò per una settimana dalla fattoria per le vacanze estive, durante le quali un amico si sarebbe occupato di tutto ciò che occorreva. Ma fu proprio in quei giorni che Casey fuggì, facendo perdere le sue tracce.Le speranze di ritrovarlo erano ormai poche perchè nessuno sapeva dove poteva essere andato. Per questo la reazione dell’assistente della casa di cura che vide Casey sporco e dimagrito entrare nella casa di cura fu di estremo stupore. Aveva davanti ai suoi occhi un cane che aveva percorso decine di kilometri per circa 50 giorni e lo aveva fatto per rivedere la sua padrona.Dopo il commovente incontro Casey è tornato con la sua famiglia in fattoria, ma continua ad incontrare la sua padrona. La signora Oleta ha compiuto 91 anni lo scorso Novembre e ancora oggi è felice di rivedere il suo fedele amico all’interno della clinica.
 
IL GAZZETTINO
7 GENNAIO 2012
 
AVVELENAMENTI
Allarme esche per ratti  sparse sul territorio
 
Provincia di Belluno - È allarme per il pericolo di avvelenamento di animali selvatici e anche domestici nel comune di Ponte nelle Alpi e nelle zone limitrofe. Si sarebbero moltiplicati nei giorni scorsi i casi di cani e gatti salvati in extremis dopo aver ingerito esche per ratti distribuite sul territorio senza rispetto delle norme.
 
CORRIERE DI COMO
7 GENNAIO 2012
 
Maltrattamenti e crudeltà, cani e gatti le vittime più frequenti
 
Anna Campaniello
 
Provincia di Como - Animali nel mirino - Dopo il caso di Vida, impiccata a Garzeno, il responsabile delle guardie ecozoofile dell’Enpa lancia un appello: «Denunciate i responsabili»
Marco Marelli: «I serpenti acquistati quando sono molto piccoli vengono poi abbandonati una volta cresciuti»
Cani legati a catene troppo corte o rinchiusi in box minuscoli, gatti avvelenati, animali esotici abbandonati una volta passata la “moda”. L’ignobile episodio della cagnolina impiccata a un ponte a Garzeno ha acceso i riflettori su una piaga, quella del maltrattamento degli animali, che è purtroppo più diffusa di quanto si possa immaginare. Nel marzo dello scorso anno, per esempio, ad Albavilla è stato trovato un cagnolino morto soffocato: qualcuno gli aveva avvolto il muso con il nastro isolante , impedendo all’animale di respirare.
«Sono episodi purtroppo frequenti – conferma Marco Marelli, responsabile delle guardie ecozoofile dell’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) di Como – La zona dell’Altolago, dove si è verificato il caso della cagnetta impiccata, è senza dubbio l’area più colpita. In questa parte di territorio la cultura del rispetto degli animali è ancora poco sviluppata e gli animali sono visti solo nell’ottica dell’utilità per l’uomo. Questo favorisce, tra l’altro, un clima di omertà nel momento in cui si registrano episodi quali quello di Garzeno. Magari qualcuno sa che cosa è avvenuto, ma non vuole parlare».
Chiunque fosse testimone di un caso di maltrattamento di un animale dovrebbe segnalare l’accaduto in prima istanza alla polizia locale del paese oppure all’Asl o ancora all’Enpa. «Maltrattare un animale è un reato penale ed è quindi sempre possibile sporgere denuncia alle forze dell’ordine – sottolinea Marco Marelli – Tutti i casi, comunque, dovrebbero essere segnalati alla polizia locale, all’Asl o a noi guardie ecozoofile. Attualmente siamo poche unità e lavoriamo solo su base volontaria, quindi non possiamo garantire una disponibilità costante. Siamo comunque in stretta collaborazione con l’Asl e gli altri enti preposti».
Le denunce presentate all’Enpa sono relative soprattutto agli animali d’affezione. «Le segnalazioni di maltrattamenti riguardano principalmente i cani, spesso tenuti in box inadeguati o legati con catene troppo corte – sottolinea la guardia ecozoofila – Non mancano però le denunce relative ai felini. Spesso un gatto fa comodo finché tiene lontano i topi, poi però, se crea qualche disagio o se si formano colonie numerose di felini, capitano episodi di avvelenamento. Anche questa, purtroppo, è una piaga ancora diffusa».
Non mancano, tuttavia, episodi che coinvolgono animali esotici. «Si tratta di fenomeni più rari ma che comunque accadono – dice ancora Marelli – Tra le situazioni più frequenti ci sono quelle dei serpenti acquistati quando sono molto piccoli e poi abbandonati una volta cresciuti e diventati difficili da gestire. In questi casi, se i proprietari si rivolgono all’Enpa, l’associazione si mette a disposizione per trovare una sistemazione al rettile. Qualora invece un serpente venga abbandonato, ha il destino segnato perché non può sopravvivere sul nostro territorio».
A Garzeno, subito dopo il macabro ritrovamento della cagnolina impiccata, sono intervenuti i carabinieri che hanno avviato una caccia all’uomo per individuare il responsabile. Le ricerche proseguono in tutta la zona. «Vida, la cagnolina uccisa, non aveva mai creato alcun tipo di problema – ribadisce Marelli – La sua uccisione è stato un atto di crudeltà gratuita, una barbarie. L’auspicio è che si possa risalire al responsabile in modo che sia punito secondo quanto previsto dalla legge».
«L’appello che rivolgo a tutti – conclude l’esponente dell’Enpa – è di non restare in silenzio davanti a un episodio di maltrattamento di animali, ma di rivolgersi alla polizia locale, all’Asl o alla stessa Enpa per denunciare l’accaduto. I casi purtroppo non sono rari ed è importante intervenire».
 
GIORNALETTISMO
8 GENNAIO 2012
 
Quei sessanta cani sotterrati a Gomorra
Carcasse di animali ritrovati in una campagna. Una truffa di qualche canile?
 
Provincia di Napoli - Smaltimento ‘veloce’, come si suol dire. Le carcasse di una sessantina di cani sono state ritrovate in una campagna dalle parti di Nola, in quella che sembra essere una storia in cui c’entra ancora la malavita. Ne parla il Corriere della Sera:Una sessantina tra maremmani, pastori tedeschi, rottweiler (e anche qualche gatto e qualche coniglio…) saltano fuori da una campagna che non si capisce di chi sia, abbandonati chissà quando come mondezza. Le indagini della Procura di Nola, però, sembrano escludere l’ipotesi più ovvia dei combattimenti tra povere bestie trasformate in belve per le scommesse dei clan. Non ci sarebbero segni di violenza, e dunque le piste si ridurrebbero alla sepoltura illegale dietro compenso o alla truffa messa in piedi da qualche canile: a molte bestiole è stato tolto il microchip, la loro «carta d’identità», magari per continuare a ottenere la sovvenzione che il Comune paga ai gestori privati. Niente guaglioni di rispetto, niente cosche, solo qualche furbastro, insomma. Bisogna pur campare, no?E tuttavia la prima impressione è sbagliata. La camorra qui c’entra, eccome:Forse non come organizzazione criminale, certo comementalità, distorsione culturale. Nel 2004 una ricerca pubblicata su Lancet collocò Marigliano, con Nola e Acerra, in un triangolo della morte molto speciale: Alfredo Mazza del Cnr di Pisa scoprì che nella zona l’incidenza dei tumori al fegato era doppia rispetto alla media nazionale e quella dei tumori alla vescica quadrupla. Motivo? Per decenni la camorra ha sversato in questi terreni qualsiasi tipo di rifiuto tossico (in buona parte proveniente dal Nord) avvelenando acqua, frutta, bestiame, e seminando cancro tra la gente. Questo ci racconta l’ennesimo capitolo di Marigliano e dintorni: di un divorzio tra l’uomo e il suo ambiente, celebrato ancora con le liturgie della società illegale. Poco conta se i becchini stavolta siano affiliati omeno. Dove la vita degli umani vale un soldo bucato, la morte dei loro amici a quattro zampe è uno straccio in un canale inquinato.
 
IL GIORNALE
8 GENNAIO 2012
 
In fondo al lago 60 cani morti Giallo sul cimitero degli orrori
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Se la notizia non avesse contorni tragici, potrebbe suscitare l'invidia dei seguaci di Sherlock Holmes e del suo caro amico, l'ineffabile Dr. Watson. Sessanta cadaveri di cani vengono casualmente trovati sulle sponde del lago di Frezza a Marigliano (Napoli). Cani d'ogni tipo e razza, come si può evidenziare da foto che circolano, dal pastore tedesco al meticcio, dal giovane all'anziano. Molti corpi sono chiusi all'interno di buste nere, di quelle utilizzate per la spazzatura, ma comunemente anche per lo smaltimento di piccoli animali domestici defunti. Sui corpi, a quanto è dato sapere, non ci sarebbero le ferite tipiche dei cani da combattimento. Niente ferite a strappo, di quelle causate dalla dentatura di pitbull, rottweiler dogo e simili, le razze più usate in questa attività illegale, ancora in auge soprattutto nel mezzogiorno d'Italia. D'altronde, come giù rilevato, molte salme (a me la parola carcassa, correlata a cani e gatti, fa schifo) corrispondono a cani meticci che non hanno nulla a che fare con quelli usati nei combattimenti. E allora, che ci fanno 60 cadaveri, in vario stato di decomposizione, in una zona defilata dove si scaricano prodotti dell'edilizia, forse amianto e detriti simili? Perch´ alcuni mostrano segni di sgozzamento? E perchè a quasi tutti è stato tolto il microchip di riconoscimento? Questo è un dato estremamente importante ai fini delle indagini e naturalmente sarà molto rilevante l'esame autoptico che il dipartimento veterinario di Portici si appresta a effettuare su ogni corpo trovato nella fanghiglia del lago.
In attesa di notizie più attendibili, dal punto di vista sanitario, le ipotesi si accavallano. In un lungo comunicato, l'Aidaa di Lorenzo Croce fa tre ipotesi: lo smaltimento illegale da parte di chi deve cremare o sotterrare cani morti a privati o a enti pubblici, la possibilità che si tratti di un rito della camorra che suole mettere alla prova l'affiliato facendogli uccidere un cane mediante sgozzamento o il traffico illegale di cani inviati alla vivisezione, che ricevono microchip «puliti» da cadaveri opportunamente occultati.
Ragionando sui fatti, se dovessi mettermi nei panni di Watson (vista la comunanza medica), la prima ipotesi è quella che regge maggiormente e spiego il motivo. I corpi non hanno tutti lo stesso grado di decomposizione, segno evidente che sono stati portati nel lago in tempi diversi. Questo starebbe dalla parte di una mortalità «normale» di cani appartenenti a privati o a canili, smaltiti poco per volta da chi intasca i soldi della cremazione o del seppellimento, smaltendo poi le spoglie con il semplice viaggetto di un furgone. Gente che sta vicino al lago, perch´ la nafta costa. Rimane la faccenda del microchip. Io stesso farei fatica a togliere «chirurgicamente» una piastrina di due millimetri collocata in una parte variabile del collo sinistro, a meno di non fare un'amplissima ferita che si noterebbe. Non è così: le ferite ci sono, ma circoscritte. E allora ci vuole uno del mestiere, uno che ha la manualità giusta, ma pagando il giusto, si trova quel che si vuole.
Debole il rito della camorra. Non ci credo, così come la pista del traffico internazionale di cani da avviare alla vivisezione in altri stati. Troppo complicato, troppo costoso. Un cucciolo dell'Est costa sì e no 30 euro e i tavoli dei laboratori di molte nazioni si accontentano di «roba» mediocre: basta costi poco.
 
BLOG LIVE
9 GENNAIO 2012
 
Strage di Marigliano (NA): malavita organizzata o traffico di cani?

Anna Scandurra

 
Dopo il ritrovamento dei 60 cadaveri di cani nella zona dei Regi Lagni, in via Nuova del Bosco a Marigliano, in provincia di Napoli, le piste seguite dagli inquirenti sono diverse.Chi sta indagano sul caso non esclude nessuna pista, ma tra le ipotesi più accreditate ci sono la malavita organizzata e il traffico di animali portati dall’Italia all’estero.Dopo i primi accertamenti dei medici legali che stanno effettuando l’autopsia sui resti dei 60 cani, sembra avvalorarsi l’ipotesi di coinvolgimento dei canili autorizzati dall’Asl. I cani sono stati trovati con evidenti ferite che hanno fatto supporre agli inquirenti che sia stato loro tolto il microchip di riconoscimento.In questo modo i canili potevano continuare ad intascare i contributi per il cane ormai deceduto, senza dichiararne la morte. Un’altra ipotesi è che qualche canile potrebbe aver deciso di sbarazzarsi dei propri cani poco alla volta, non riuscendo più a sostenere le spese giornaliere.Ma potrebbe esserci il coinvolgimento della camorra nello smaltimento illegale di cadaveri di cani, gettati via da uomini senza scrupoli per intascare il denaro pagato dai padroni per il loro seppellimento. È stato anche ipotizzato che quei cani potrebbero essere stati uccisi nel tempo in seguito alle classiche e ormai conosciute “prove di coraggio” dei nuovi affiliati ai clan, durante le quali i cani venivano sgozzati e uccisi. Alla base di questo ritrovamento potrebbe anche esserci il traffico illegale di cani. I microchip sottratti ai cani defunti potrebbero essere stati riutilizzati e applicati ai cani che sono stati portati fuori dall’Italia attraverso il traffico illegale. Le carcasse dei cani sono state portate via da una ditta specializzata di Ottaviano e riposti presso la Cooperativa Dog Park di Ottaviano.
VIDEO
 
GEA PRESS
8 GENNAIO 2012
 
Marigliano (NA) e i cani morti: vicina la soluzione del giallo
Trovati anche gatti e resti di animali da reddito.
 
Potrebbe essere molto vicina la soluzione del caso dei cani di Marigliano (NA). Questo secondo gli inquirenti. Nel caso è stata coinvolta sia la Polizia Municipale che i Carabinieri di Marigliano.Alcune decine di corpi trovati nei pressi del lago Frezza. Una zona alla periferia orientale di Marigliano, dove comunque è già difficile trovare un lago degno di questo nome. In via Nuova del Bosco sono stati rinvenuti i cani e non solo.Margliano è uno dei vertici del triangolo, noto per altre tragiche vicende, che include anche Acerra e Somma Vesuviana. Zona di giardini, coltivazioni di ortaggi, paesi in buona parte ormai uniti tra loro. Zona, anche, di camorra e malaffare, tra cui quello del seppellimento illecito dei rifiuti. I Carabinieri di Marigliano ricordano che in zona, a proposito di quelli che tecnicamente si chiamano “rifiuti speciali”, è stato trovato sepolto, assieme al suo fetente carico, un intero camion. Ora cani, ma anche gatti e animali da reddito, come pecore e ossa forse di bovini. Ad alcuni cani, poi, sarebbe stato rinvenuto il microchip.Eppure il ritrovamento della discarica ha generato supposizioni che, stante così le cose, apparirebbero un poco fantasiose. Criminali camorristi che si esercitano a sparare sui cani, è stato detto. Non si capisce però, il perché un camorrista in grado di seppellire interi camion, si debba preoccupare di estrarre il chip.Dietro la discarica, forse, c’è solo una discarica. Questo il principale filone d’indagine seguito dagli inquirenti. Un probabile ennesimo caso di smaltimento illecito di “rifiuti”, secondo i Carabinieri di Marigliano.Discarica a nullo costo di spoglie di animali. Da reddito e d’affezione. Forse anche randagi, ma recuperati già morti dalla strada, magari per conto di un Comune, e smaltiti in tal maniera. Gettati nel luogo con frequenza e tempi diversi. Così si deduce dal diverso grado di decomposizione dei corpi. Alcuni cani, poi, sembravano morti da poche ore.Una zona niente affatto isolata che potrebbe avere indotto qualcuno a diffondere la notizia. Qualcuno che potrebbe avere visto lo smaltimento. Ad ogni modo le indagini sono aperte, ma la soluzione parrebbe vicina e, forse, non solo per il ritrovamento di alcuni microchip.Forse una ditta adibita allo smaltimento dei resti di cani o altri animali padronali, così come di randagi. Molte Amministrazioni cittadine, infatti, usano appaltare lo smaltimento dei resti (ivi compreso il prelievo) ai privati. Il trattamento presso impianti autorizzati, però, costa parecchio ed in tal maniera qualcuno potrebbe aver prelevato a pagamento per poi smaltire in maniera illecita.Del resto, a pochi chilometri di autostrada, vi è il canale Regi Lagni dove mesi addietro vennero trovati i corpi di cuccioli di bufalo, tutti maschi. Sono i cosiddetti “bufalini”. Non servono a fare carne e dei maschi inutile occuparsene. Vengono fatti morire d’inedia e gettati nei fossi. Più o meno quello che potrebbe essere successo agli animali di Marigliano, ovvero sotto il profilo dello smaltimento delle spoglie. Ad ogni modo, con il microchip inserito, dicono i Carabinieri, il giallo si chiuderà ben presto.Confermata, invece, la presenza della troupe di Striscia la Notizia. Il Comune di Marigliano ha annunciato che si costituirà parte civile nell’eventuale provvedimento che si aprirà contro i responsabili.
 

IL MATTINO
10 GENNAIO 2012

La strage dei cani e la pietas perduta

Caro Direttore, i 60 cani di ogni età e taglia, trovati morti, insieme con una decina di gatti, nella notte dell'Epifania, a Marigliano, in via Nuova del Bosco, ci hanno lasciato lo sconcerto e tanto disgusto. La macabra scoperta non ha una spiegazione: nessuna causa naturale, né quei poverini s'erano dati appuntamento, per morire tutti insieme nello stesso luogo. Su quella mattanza farà luce l'inchiesta della Procura. Ma ci sia consentito almeno di esortare i Comuni a controllare come vengano tenuti i cani nei canili.Leggo da qualche parte che per ognuno di essi le Asl sborsano da un minimo di un euro al massimo di 3 euro al giorno. Non bastavano l'abbandono e il randagismo, ora su di loro si mette pure la speculazione. Ma se si lesina su tutto: cibo, assistenza, spazio, strutture igieniche e cure veterinarie, essi, liberi da carceri così orribili, non saprebbero bastare meglio a se stessi? Il guaio è che il destino dell'animale è quello di essere uno strumento nelle nostre mani, da eliminare, quando ci pare. Però, non c'è una infamia peggiore di quella, perpetrata dalla specie umana contro la creatura più s emplice e spontanea, così innocente e fedele, da offrire anche la sua vita per noi, senza mai chiedersi se ne siamo degni. Luigino Piccirilli - Afragola

*****
Caro Piccirilli, ho scelto la sua lettera tra le tante arrivate in questi giorni perché ci costringe a riflettere sulla sconcertante strage di cani di cui il Mattino ha riferito per primo sabato scorso. La civiltà di un Paese la si giudica, forse, più facilmente da come tratta i suoi animali domestici. E una terra che arriva a concepire la mattanza di animali al solo scopo di strappare loro i microchip e continuare così illeciti traffici o peggio incassare sussidi è un punto bassissimo di civiltà e soprattutto di umanità.
Certo, mi si obietterà che laddove si fa strage di uomini e tavolta perfino di bambini perché meravigliarsi in particolare di quella dei cani. Eppure la troverei una obiezione stupida e credo di non dover spiegare nemme no il perché.
Quando si è perduta ogni forma di pietas, non contano più nemmeno i distinguo. Che senso ha stilare le classifiche di crudeltà e attribuire il podio? Personalmente sono per l'inasprimento delle pene nei confronti di chi uccide gli animali. Non so se funzionerà da deterrente ma forse è un primo passo verso un genere umano che non ha perso il senso della propria dignità.

 
MATTINO DI PADOVA
8 GENNAIO 2012
 
Cane travolto lasciato agonizzare a bordo strada
CITTADELLA Investito da un'auto, in fin di vita, gettato un fosso. È successo venerdì alle 17.30, in via don Giuseppe Lago. Un impatto senza testimoni: il cane ferito scagliato fuori dalla...
 
CITTADELLA (PD) -  Investito da un'auto, in fin di vita, gettato un fosso. È successo venerdì alle 17.30, in via don Giuseppe Lago. Un impatto senza testimoni: il cane ferito scagliato fuori dalla carreggiata. Un passante, dopo qualche minuto, ha notato l'animale: aveva le zampe posteriori fratturate; allertati il veterinario di turno e gli addetti del canile di Vigonza, che hanno trasferito l'animale prestandogli le cure necessarie. Il fatto è stato denunciato anche ai carabinieri di Cittadella.
 
LA PROVINCIA DI LECCO
8 GENNAIO 2012
 
Cosio, famiglia disperata «I nostri gatti spariti in tre giorni»
 
 
  
Cosio - Titu è il micio più indipendente dei tre     Cosio - Moki è il più giovane dei tre gatti scomparsi (Foto by Sabrina Ghelfi)
ma comunque sempre attorno alla casa
(Foto by Sabrina Ghelfi)
 
COSIO (SO) - Dal 30 dicembre al 1 gennaio la famiglia Spandrio ha perso tutti e tre i gatti che vivevano in casa, gettando nella disperazione i bambini. «Aiutateci a ritrovarli». L'appello arriva da Teresina Spandrio, residente nel Comune di Cosio, che vuole denunciare la scomparsa quanto meno «strana» nel giro di una manciata di giorni di tutti e tre i mici di casa, ma soprattutto la donna rivolge una richiesta d'aiuto, « chi li vedesse, e ci auguriamo non sia successo loro niente di grave, ci chiami allo 0342637288, li stiamo cercando disperatamente e sarebbe un bel regalo di inizio anno per i miei bambini che non hanno passato delle belle feste».
Uno è Moki, bel micione nato lo scorso aprile color del carbone, con una macchia bianca sotto il collo, con sé ha un collare con su attaccato un campanellino che da sempre  annuncia con grande anticipo il suo arrivo in prossimità della sua casa che si trova vicino all'incrocio della Preveda a Regoledo. «Viveva praticamente con i miei bambini era un po' il quinto componente della famiglia ed è anche l'ultimo sparito tra le 22 del 1 gennaio e le 7 del 2 gennaio», spiega Teresina.
Poi c'è quello rossiccio che si chiama Titu lui, anima felina, ha sempre preferito stare più all'esterno ed è sparito l'ultimo giorno dell'anno.
Infine Briciola, gatto multicolore e unica femmina irrintracciabile dal 30 dicembre scorso. «All'inizio avevamo pensato che qualche botto l'avesse spaventata, ma tre gatti spariti in tre giorni  non possono avere lasciato casa per i festeggiamenti di Capodanno, la cosa ci lascia alquanto perplessi, anzi questa situazione ci preoccupa particolarmente, anche perché sono state fatte ricerche lungo la ferrovia, lungo la statale e ho pure telefonato all'ufficio vigilanza del Comune che mi ha confermato di non aver ricevuto notizie di carcasse di animali nel territorio. Per cui mi pare quasi impossibile che siano morti per cause accidentali. Mi dispiace sia per gli animali sia per i miei bambini ai quali non riesco a spiegare la situazione».
 
GAZZETTA DI PARMA
8 GENNAIO 2012
 
Salsomaggiore (PR) - A fuoco un capanno: strage di galline e conigli
 
I vigili del fuoco di Fidenza sono accorsi nella tarda mattinata di ieri, a Banzola sulle colline fra Salso e Fidenza, per domare l’incendio del capanno di un pastore, che abita nella zona. L’uomo, quando ha visto il fumo che proveniva dal suo capanno, sulla collina, dove si trovavano pecore, galline, conigli, si è precipitato sul posto, cercando di domare il rogo con secchi di acqua, in attesa dell’arrivo dei vigili del fuoco.  Ma purtroppo ciò non ha evitato che morissero  galline e conigli. Mentre le pecore sono riuscite a salvarsi fuggendo nei prati circostanti. I pompieri sono rimasti sul posto diverse ore, sino al tardo pomeriggio, per cercare di domare completamente le fiamme che hanno distrutto il rifugio di animali e anche attrezzature del pastore.  Fortunatamente ieri si era placato il forte vento, che per tutta la giornata dell'Epifania, ha soffiato su tutta la zona, altrimenti sarebbero state immaginabili le conseguenze.  In tanti, ieri mattina, hanno visto anche lontano diversi chilometri, una colonna di denso fumo, che si alzava dalla collina. Dopo avere spento il rogo, i pompieri hanno portato all’esterno le carcasse degli animali e il materiale bruciato. I vigili del fuoco hanno smassato tutto quello che è andato a fuoco, per evitare che pericolosi focolai covassero sotto le ceneri. Adesso si sta cercando di capire cosa abbia potuto causare l’incendio, che ha distrutto il capanno e causato la morte delle bestie. In proposito nessuna pista viene tralasciata. 
 
IL GAZZETTINO BELLUNO
8 GENNAIO 2012
 
I labrador abbandonati ora sono salvi
 
Provincia di Belluno - Sono stati sottratti ieri a fango, freddo e fame i due labrador di Sois "dimenticati" dopo il trasferimento del proprietario in un'altra abitazione. Ora il maschio nero di sei anni cerca una nuova famiglia, dopo che la femmina, tinta miele, è stata adottata, sempre ieri, da uno dei volontari che in questi mesi hanno cercato di lenire le sofferenze dei due animali portando loro cibo e acqua. A poco più di 24 ore dalla scadenza intimata dal servizio sanitario locale, che agli inizi dello scorso dicembre aveva dato tempo al proprietario fino all'8 gennaio per riportare a un peso accettabile i due cani e garantire loro un ricovero rispettoso delle norme previste dalla legge, la situazione degli animali è migliorata ieri grazie anche all'intervento dell'amministrazione comunale. L'interessamento del consigliere di palazzo Rosso, Lorenzo Bortoluzzi, e dell'assessore, Angelo Paganin, ha sollecitato, infatti, un secondo controllo da parte della polizia locale per accelerare l'affido della cagnetta a una giovane cinofila, già proprietaria di un altro labrador, e il ricovero provvisorio del cane maschio in una pensione a Lamen. «Una soluzione temporanea - assicurano i due rappresentanti del Comune di Belluno - che apre la via alla ricerca di una nuova famiglia anche per il secondo cane». «Questa conclusione parziale della vicenda sia di monito a tutti perché chi maltratta gli animali paga dazio» ammonisce il capogruppo Pdl, sollecitando la sensibilità dei bellunesi amanti degli animali per accogliere nella loro famiglia il labrador nero, orfano di proprietario e ora anche della sua compagna. Martedì prossimo la vicenda tornerà all'attenzione del consiglio comunale, che a fine 2009 aveva approvato, fra le prime amministrazioni della provincia, un regolamento per la tutela e benessere degli animali.
 
LO SCHERMO
8 GENNAIO 2012
 
Incendio nel Canile municipale di Lucca: muoiono asfissiati due cani
 
LUCCA - Due cani sono morti asfissiati a causa dei fumi provocati da un incendio, sviluppatosi nel Canile municipale di Pontettetto e in seguito spentosi naturalmente a causa della mancanza di ossigeno.I corpi dei due ospiti sono stati ritrovati questa mattina (domenica 8 gennaio) dai volontari che prestano servizio nella struttura, che hanno immediatamente trasferito i cani che si trovavano nel locale adiacente e chiamato i vigili del fuoco per un sopralluogo.Restano ancora da chiarire le cause dell'incendio, anche se da una prima ricostruzione sembra che la causa sia da ricercarsi in un corto circuito del pannello elettrico nell'ala colpita dalle fiamme.
 
LA NAZIONE
9 GENNAIO 2012
 
Cortocircuito al canile Due cani muoiono asfissiati dal fumo
Per due meticci non c'è stato scampo
 
Lucca - BRUTTA fine per due cani trovati morti ieri mattina nel canile di Pontetetto. Si tratta di due meticci, Alice e Saetta, ricoverati in un’ala dell’Asl interna alla struttura da dove è partito il principio d’incendio. A provocare le fiamme forse un corto circuito nel pannello elettrico, ma la mancanza di ossigeno ha per fortuna evitato che il rogo si propagasse.Tuttavia per i due cani non c’è stato niente da fare. Ieri mattina, intorno alle 7.30 li ha trovati privi di vita nelle proprie cucce il guardiano del canile, Omar Zazzeri, che ha subito dato l’allarme. I due cani sono morti soffocati nel sonno e sono stati ritrovati dal guardiano rannicchiati e ricoperti da un velo nero provocato dal fumo che si era sprigionato dal quadro elettrico durante la notte. Sul luogo per i primi accertamenti e per mettere in sicurezza la stanza sono intervenuti i Vigili del Fuoco. Soltanto per un caso le fiamme si sono estinte da sole, risparmiando il resto della struttura. I volontari sono comunque riusciti a salvare altri due cani che dormivano nella stanza accanto. Adesso sono in corso accertamenti per capire cosa abbia innescato il cortocircuito.
 
ITAL NEWS
8 GENNAIO 2012
 
Bruno e Orso, i cani soldato di Bala Murghab

Ebe Pierini

 
A Bala Murghab Bruno è un’istituzione. Lo conoscono tutti. Non ha cognome, non ha grado. Lui è semplicemente Bruno. Quando scendi dall’elicottero e ti avvii verso il cuore di fob Columbus ti viene incontro. E in quel preciso istante ti ha già fregato. Perché non appena incroci il suo sguardo te ne innamori. Cammina lento, ondeggia piano. È forte, possente ma ha occhi buoni che ti scrutano con curiosità e dolcezza. E nel momento stesso in cui ti ha conquistato capisci che di lui non ti dimenticherai mai più.L’ho conosciuto nel dicembre del 2010. Mi hanno colpita subito la sua fierezza e la sua possenza. D’altronde inizialmente può incutere timore ma, quando lo avvicini, la diffidenza lascia spazio ad una fiducia incondizionata.  Quando sono tornata a Bala Murghab, ad un anno esatto di dista nza, sapevo che lo avrei rivisto. È stato come ritrovare un vecchio amico, uno di quelli che non incontri spesso ma che tieni chiusi gelosamente nel cuore.Bruno è il cane della base italiana di Bala Murghab, che si trova nel nord dell’Afghanistan, al confine con il Turkmenistan. E’ uno splendido pastore del Caucaso di due anni. Lui e la sorella, Dora, sono nati nei pressi del castello di Bala Murghab e sono stati adottati dai militari quando ancora erano due enormi batuffoli di pelo. Goffi e impacciati ma simpatici. Il pelo morbido e gli occhi scuri e profondi che ti scrutano dentro e ti strappano una carezza. Soffici e indifesi come tutti i cuccioli del mondo. La notte, quando le temperature scendevano sotto lo zero si addormentavano vicini accanto ad una stufa a petrolio.Poi però Dora è stata uccisa dagli afgani che hanno spezzato anche le zampe a Bruno. Ma lui è sopravvissuto e il legame con i soldati italiani è divenuto inscindibile. Da allora non ha più lasciato la fob. È divenuto il compagno fedele di tutti i militari che negli anni si sono avvicendati a fob Columbus dagli alpini della Taurinense e della Julia, ai paracadutisti della Folgore, ai fanti della Sassari.Ora è un cane adulto, maturo. Si aggira per la base sicuro. Conosce ogni percorso, ogni angolo di fob Columbus. D’altronde vive lì da due anni e ha visto transitare dalla base diverse centinaia di militari. Fiero e quasi regale anche quando, dopo la pioggia, il suo pelo è intriso di fango. Bello e maestoso anche con il suo pelo ispido e impolverato. Ruvido ma orgoglioso come il Paese nel quale è nato.  Lo vedi passeggiare nei pressi della mensa con andatura pigra certo che dopo il pranzo qualcuno gli lascerà un po’ di cibo. A volte capita di vederlo sdraiato su un paracadute di quelli che vengono utilizzati per l’air drop, mentre sonnecchia lasciandosi carez zare da un raggio di sole.Ma Bruno è anche un soldato a tutti gli effetti. Quando i militari escono in pattuglia a bordo dei Lince lui segue il convoglio per un tratto e quando, dopo diverse ore, tornano alla base, lui è lì, all’ingresso, ad aspettare i suoi soldati che rientrano. È sempre così, da due anni. È successo anche a me. Una mattina sono uscita in pattuglia con i ragazzi del 151° reggimento “Sassari” e quando, il pomeriggio, siamo rientrati lui era lì ad attenderci. “Ecco Bruno che ci aspetta” ha detto l’autista del Lince al capopattuglia. Un tempismo perfetto. Come se sapesse, in cuor suo, che saremmo rientrati a quell’ora.Sono cose che non riesci a spiegarti se non con l’amore sconfinato tra un cane e i suoi fratelli in mimetica. Un istinto di protezione che Bruno ha sviluppato nei confronti dei suoi soldati e che lo porta a ringhiare ferocemente contro ogni afgano si aggi ri per fob Columbus. Basti pensare che alcuni degli interpreti che lavorano in base sono costretti a girare scortati. Forse il ricordo di chi, quando era cucciolo, gli ha brutalmente spezzato le zampe. Forse la sua indole da soldato a quattro zampe maturata in due anni di onorato servizio. Mai un giorno di licenza. Bruno è sempre lì al suo posto a raccogliere le carezze dei militari che gli passano accanto e lo chiamano per nome, a difenderli dalle minacce ringhiando e abbaiando. Lui è semplicemente un cane ma darebbe la propria vita per quella dei nostri soldati.Che si chiami istinto animale o che si chiami destino è qualcosa che difficilmente puoi spiegare in maniera razionale. Come quando Orso, il cane che vive a cop Victor, uno degli avamposti italiani della valle del Murghab, abbaiando vigorosamente, ha sventato un attacco segnalando ai paracadutisti della Folgore degli afgani armati. I militari ai quali ha salvato la vita non hanno più voluto separarsi da lui e, quando sono rientrati in Italia, alla fine della loro missione, lo hanno lasciato in custodia ai ragazzi della Sassari. Orso è un cagnolone con il manto bianco e fulvo e condivide le sue giornate con un piccolo gruppo di soldati che vivono arroccati sulla cima di una montagna e che da cop Victor controllano costantemente una delle principali vie di accesso a Bala Murghab. Con lui c’è anche Desy e da qualche settimana la famiglia si è allargata dato che sono nati 6 cuccioli. Sei piccoli pastori del Caucaso. Che se li guardi bene assomigliano al padre e ricordano anche Bruno quando era piccino.Storie di cani e di soldati. Storie d’amore incondizionato, fedeltà e rispetto. Quando anche i ragazzi del 151° lasceranno Bala Murghab, al termine della loro missione, loro rimarranno lì a presidiare il territorio e ad attendere l’arrivo di nuovi soldati da proteggere ed amare. E se un giorno i soldati della Sas sari dovessero tornare a Bala Murghab per la terza volta c’è da giurare che Bruno sarà ancora lì ad attenderli, all’ingresso della fob, come sempre. Come se fossero partiti solo il giorno prima.
FOTO
 
ALTO ADIGE
9 GENNAIO 2012

Sant’Osvaldo: bocconi avvelenati

BOLZANO. Due cani hanno rischiato di morire per avvelenamento e salvati in extremis dai veterinari: nella zona di Sant’Osvaldo sembra che ci sia qualcuno che si diverte a lasciato bocconi di carne impregnati di veleno per topi. Obiettivo? Uccidere in modo lento e crudele i cani della zona. A dare l’allarme gli stessi padroni degli animali che hanno dovuto sottoporre i cani a lunghe terapie a base di antibiotici e vitamine anti-veleno, per riuscire a salvarli. Ma non si tratta di casi isolati. Sempre nella zona di Sant’Osvaldo, a fine estate, altri due cani erano finiti dal veterinario, dopo avere inghiottito bocconi avvelenati con una sostanza usata sempre per uccidere i topi. Anche in quel caso i padroni degli animali avevano dovuto aspettare una decina di giorni, prima che il veterinario dichiarasse i quattrozampe fuori pericolo.
 Il veleno usato è molto pericoloso e agisce ad effetto ritardato. In parole povere: viene usato per fare in modo che i topi che lo mangiano, non muoiano subito, ma solo una volta rientrati nella propria tana. Ed i quattro cani, infatti, hanno iniziato a sentirsi male solo una volta tornati a casa. In un primo momento i padroni non hanno capito che si trattava di avvelenamento, proprio perché non avevano collegato le due cose. Gli animali, come detto, sono stati curati con la vitamina K e per giorni hanno lottato tra la vita e la morte, prima di riprendersi completamente.©
 
LA VOCE DEL NORD D’EST
9 GENNAIO 2012
 
Traffico illecito cuccioli
Udine, sequestrati 8 cuccioli di dobermann
 
Un'auto ferma nel parcheggio vuoto del 'Palmanova Outlet Village' a Cervignano (Udine) ancora chiuso, con due uomini che armeggiavano in maniera sospetta nel bagagliaio: l'insolito comportamento ha insospettito la vigilanza del centro commerciale e consentito alle forze dell' ordine di sequestrare otto cuccioli di dobermann.Nel bagagliaio dell'auto, una Peugeot 306, i Carabinieri di Cervignano e di Palmanova hanno trovato gli animali, stipati in due gabbie. I due, cittadini serbi, sono stati denunciati per abbandono e maltrattamento di animali.di redazione online
 

BORA.LA
9 GENNAIO 2012

Sequestrati tre cuccioli al valico con la Slovenia

Tre cuccioli di razza, sprovvisti di microchip, passaporto e vaccinazione antirabbica, sono stati intercettati in zona Monrupino all’alba dello scorso 5 gennaio dagli agenti della IV Zona Polizia di Frontiera – Settore di Trieste. I cuccioli, tutti in buone condizioni di salute, sono stati affidati a idonee strutture veterinarie per gli accertamenti necessari. Al loro trasportatore, E.C. le sue iniziali, un 36enne cittadino italiano residente nel Lazio, è stata inflitta una sanzione amministrativa per violazione della legge sulla protezione degli animali da compagnia.
L’autovettura condotta da E.C. proveniva dalla Slovenia, quando è stata fermata da una pattuglia della Polizia di Frontiera impegnata nei consueti controlli di retrovalico. A bordo, sistemati in due scatole di cartone, viaggiavano i tre cuccioli, un king cavalier spaniel e due bulldog francesi. Dalle verifiche è emerso che i cuccioli erano privi delle necessarie certificazioni identificative e sanitarie. Per questo motivo è stata rich iesta la collaborazione del servizio veterinario dell’ASS 1 “Triestina”, che successivamente ha disposto il sequestro sanitario dei tre cuccioli.
L’anno scorso sono stati intercettati dalla Polizia di Frontiera di Trieste, sempre nel corso delle attività di retrovalico, ventotto cuccioli di diverse razze (maltese, pechinese, chihuahua, spitz, bulldog, yorkshire terrier, ecc), tutti provenienti dall’Est Europa. I cuccioli sono stati sequestrati per mancanza dei requisiti necessari per l’importazione (vaccinazioni, età minima, microchip).

 

IL PICCOLO

12 GENNAIO 2012

 

Chiusi in auto dall’Ungheria: salvi 9 chihuahua

 

Hanno viaggiato dall’Ungheria ammassati in uno spazio angusto, con poca aria e senza acqua e cibo. Sono i nove cuccioli di chihuahua scoperti in un’auto l’altro pomeriggio a Sistiana dalla polizia di frontiera. I cuccioli - nati soltanto due mesi fa e sprovvisti di microchip, passaporto e vaccinazione - sono stati sequestrati e affidati alle cure delle apposite strutture veterinarie per le precarie condizioni di salute, dovute soprattutto a grave disidratazione. Al “trasportatore”, F.Z., ungherese di 51 anni, è stata inflitta una multa di seimila euro per violazione della legge sulla protezione degli animali da compagnia. La sua auto è stata sequestrata fino al pagamento di tale sanzione. La macchina, una Ford Focus con targa ungherese, era stata fermata da una pattuglia durante i consueti controlli di retrovalico. L’attenzione dei poliziotti si è subito diretta verso i sedili posteriori, pieni di bagagli uno sopra l’altro. Da qui la scoperta di due “trasportini” con i cuccioli. Alla richiesta delle certificazioni identificative e sanitarie comunitarie, il conducente ha esibito soltanto una documentazione di vaccinazione senza alcun valore legale al di fuori dei confini dell’Ungheria. Il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria ha disposto il sequestro dei cuccioli, che necessitavano di immediate terapie. Tra l’altro, i cuccioli erano troppo piccoli per essere trasportati. Infatti, uno dei requisiti previsti dalla normativa europea per il trasporto degli animali da compagnia è, appunto, l’età minima di tre mesi con valida certificazione antirabbica. Dall'anno scorso fino a oggi sono stati intercettati dalla polizia di frontiera ben 40 cuccioli di diverse razze, tutti provenienti dall'Est Europa.

 
L’ECO DI BERGAMO
9 GENNAIO 2012
 
Orsi della Luna Terribile destino

Marco Bergamaschi

 
Sono tristemente conosciuti come gli Orsi della Luna, ma non per la caratteristica macchia a forma di luna crescente sul petto, ma perché a migliaia sono abusati e torturati dall'uomo per l'estrazione della bile, prezioso ingrediente utilizzato dalla medicina cinese e tradizionale. Sono gli orsi neri asiatici che in Cina, Vietnam e Corea vivono un'esistenza terribile nelle «fattorie della bile», una sorta di allevamenti intensivi, dove sono privati di ogni dignità e speranza. Imprigionati in gabbie piccolissime, che non permettono alcun movimento e che lentamente deformano le ossa ed atrofizzano gli arti, gli orsi vengono «munti» due volte al giorno con rudimentali cateteri di metallo inseriti nella cistifellea, senza il controllo di alcun medico veterinario, l'uso di farmaci anestetici e in condizioni igieniche pessime. E poiché ; la maggior parte degli orsi tende con il tempo a manifestare comportamenti auto lesionisti a causa della terribile sofferenza psicofisica e che possono portare alla morte prematura dell'animale, è pratica comune estirpare denti e artigli. In questo modo la riserva di bile giornaliera è salva. Infine, come se non bastasse, per stimolare una maggiore produzione di bile, vengono nutriti con particolari alimenti che, carenti di nutrienti e vitamine necessari per la loro buona salute, causano serissimi fenomeni di denutrizione.
Queste creature subiscono così una vita di atroci sofferenze che può durare anche venti anni, fino a che la morte non sopraggiunge per la formazione di tumori o di infezioni croniche prodotte dai cateteri conficcati nella carne. Ma sono anche tanti gli orsi che periscono prima a causa della sofferenza psichica, le malformazioni ossee provocate dalla pressione delle sbarre, le piaghe da decubito e la denutrizione. Attualmente a causa delle nuove regole stabilite dal governo cinese, l'unico metodo legale di estrazione della bile è il «free-dripping» (letteralmente sgocciolamento libero), una pratica che implica un intervento chirurgico per creare un foro sempre aperto nell'addome, attraverso cui la bile gocciola fuori. Ma nonostante questa prassi venga indicata come «umana», gli orsi continuano a soffrire e a morire per il dolore e per le infezioni . E non tutti gli allevatori si sono adeguati, per mancanza di fondi o semplicemente perché hanno deciso di ignorare le nuove disposizioni. E il resto del mondo sta a guardare? In realtà sono ancora moltissime le persone all'oscuro dell'intera faccenda e quando ne vengono a conoscenza, sono convinti si tratti di una leggenda metropolitana, tale è l'orrore e lo sdegno che suscita. Fortunatamente nel 1998 è nata la fondazione AAF-Animals Asia Foundation (http://www.animalsasia.org/) per denunciare la realtà degli allevamenti della bile e riscattare più soggetti possibili, martoriati nel corpo e nell'anima. Gli orsi che riescono a lasciare le fattorie si trovano sempre in uno stato di grave trauma psichico, necessitano di un intervento chirurgico per rimuovere le cistifellea ormai compromessa e soffrono di patologie come cancro al fegato, peritonite, cecità, ipotrofismo muscolare, disfunzioni metaboliche e malattie ossee. Ma al tempo stesso giungono anche notizie che hanno dell'inverosimile: una volta liberati, quasi la totalità dei soggetti dimostra una straordinaria intelligenza e clemenza verso il genere umano e ritrova la forza per imparare a camminare, arrampicarsi ed interagire con gli altri orsi salvati. È un piccolo miracolo che lascia tutti basiti e una grande lezione per il misero genere umano. Buona riflessione.
 

LA TRIBUNA DI TREVISO
9 GENNAIO 2012

No alla strage dei cervi abbattuti 6 esemplari

VITTORIO VENETO (TV) -  «I cacciatori non vogliono la strage dei cervi. Non si prestano a operazioni di dubbio intento». Ezio Casagrande è il presidente della riserva di Caccia Vittorio Veneto e conferma che i suoi uomini hanno ucciso soltanto mezza dozzina di ungulati rispetto ai 49 di cui la Regione aveva consentito l’abbattimento per ridurre il numero di animali sull’altopiano del Cansiglio. «A parte che dalle nostre parti di cervi se ne vedono pochi – precisa Casagrande – è anche vero che non condividiamo l’opzione fatta dagli organi di competenza di ammazzare in particolare le femmine, soprattutto quelle giovani&raqu o;. La riserva di Vittorio Veneto si estende dal versante Nord del Pizzoc fino alle pendici del Col Visentin. Un anno fa Veneto Agricoltura aveva programmato l’abbattimento nel 2011 di 400 cervi, di cui 360 nelle riserve esterne al demanio statale e regionale e 40 all’interno. Nel territorio demaniale la caccia non è neppure partita, per il rischio di sanzioni amministrative e denunce in base ai vincoli europei. All’esterno è stata di molto rallentata. È stata stoppata anche la struttura in legno per la cattura degli animali vivi; costruito poco distante da malga Filippon, l’impianto è stato di fatto abbandonato a se stesso.

 
NORMANNO.COM
9 GENNAIO 2012

Colonia di gatti avvelenata a Montepiselli



Messina - Una ventina di felini trovati senza vita e nessun intervento, malgrado le molte sollecitazioni a Vigili Urbani e Asp degli abitanti della zona, che ora temono per la loro salute.Una intera colonia di gatti debellata. Forse un avvelenamento. "Dall'inizio dell'anno ne abbiamo trovati morti 12 - spiega Alessandra Parrinelli, una delle abitanti di Montepiselli che insieme ad altre vicine si prendeva cura dei gatti del quartiere - l'altro giorno l'ennesimo animale trovato in una pozza di sange. I corpicini stanno lì da giorni, abbiamo chiamato Asp, Vigili del Fuoco, nessuno è intervenuto. A parte il rischio avvelenamento per gli altri animali, ora temiamo per la nostra salute."
A Montepiselli, il rione a nord del centralissimo viale Italia, due gatte, storica presenza della zona, avevano dato vita ad una vera e propria colona di felini, negli ultimi mesi curati anche da alcuni abitanti, come Alessandra Parrinelli. La loro presenza, però, forse dava fastidio a qualcuno. Che non si è fatto problemi di esercitare la peggiore crudeltà: uccidere gli animali. "Non so perché sono morti ovviamente - spiega la Parrinelli - ma sono morti uno dopo l'altro, c'è sangue ovunque, e qualche vicino ultimamente si lamentava un pò troppo".
La ragazza ha denunciato più volte il ritrovamento degli animaletti senza vita ai Vigili Urbani, che le hanno risposto di non poter intervenire per sospetta crudeltà e avvelenamento senza che fosse possibile individuarne gli autori.  Parrinelli ha poi segnalato all'Asp la presenza delle carcasse, che nessuno ha ancora rimosso."Avvelenati o ammalati - spiega la "gattara di Montepiselli" - adesso tutti quei corpicini sono lì, non è un rischio per la nostra salute?

 

LA TRIBUNA DI TREVISO

10 GENNAIO 2012

 

Allevamento lager a Monastier sul caso indaga la Procura

 

Rubina Bon

 

MONASTIER (TV) -  Denunciato alla Procura della Repubblica di Treviso il proprietario dell’allevamento lager di via Callaltella di cui nei giorni scorsi si è occupato anche il tiggì satirico “Striscia la Notizia”. L’uomo, E.S. le sue iniziali, prima di Natale era stato denunciato dalla polizia locale di San Biagio-Monastier-Zenson per non aver ottemperato alla doppia ordinanza del sindaco in merito alle condizioni degli animali tenuti nell’allevamento. Il primo provvedimento, datato 14 ottobre 2011, intimava al proprietario di fornire ripari idonei agli animali (mucche, caprette, pecore e maialini vietnamiti tenuti in condizioni precarie, come evidenziato nei sopralluoghi di forze dell’ordine ed Usl, oltre che dalle immagini mandate in onda su Canale 5), oltre che di custodirli in modo adeguato, garantendo alle povere bestiole le condizioni minime per la sopravvivenza. In altre parole, dopo le numerosissime segnalazioni arrivate in municipio da parte dei cittadini che vivono vicino all’allevamento, erano prima scattati i controlli da parte della polizia locale, del servizio veterinario dell’Usl 9 e del Corpo forestale dello Stato, quindi il sindaco Salvatore Lo Stimolo aveva firmato una prima ordinanza che tuttavia era stata ignorata dal proprietario. Il 4 novembre scorso era perciò scattato un secondo provvedimento, più pesante del precedente. Ad E.S., il sindaco imponeva lo sgombero dei capi ovini, caprini e suini dall’allevamento di via Callaltella. Il proprietario avrebbe potuto tenere solamente le mucche, in tutto una cinquantina di capi. Ma nemmeno questo secondo provvedimento del sindaco, finalizzato a limitare i disagi per i vicini dell’allevamento e nel contempo garantire agli animali una vita dignitosa, era stato ottemperato. Prima di Natale, trascorsi i tempi di legge, la polizia locale ha proceduto alla denuncia dell’uomo. Nel frattempo in via Callaltella a Monastier erano arrivati le telecamere di “Striscia la Notizia” e l’inviato Edoardo Stoppa, meglio conosciuto come “l’amico degli animali”. Il tiggì satirico aveva denunciato che «decine di animali sono tenuti in condizioni precarie e costretti a vivere nel fango e nei loro escrementi». Solo dopo il blitz di Canale 5, forse temendo la ribalta nazionale, l’allevatore ha iniziato ad occuparsi degli animali. Un pastore del Trevigiano è andato a prendersi le capre e le pecore che sono state unite al gregge e portate lontano da Monastier. Anche i maialini vietnamiti, tanto simili ai cinghialini e per questo facilmente scambiabili, sono stati ceduti ad una terza persona. La cinquantina di mucche è stata infine ricoverata in una sorta di recinto. Da qui, i bovini quantomeno non possono fuggire in strada e nelle proprietà altrui, come invece succedeva fino a pochi giorni fa, con grossi disagi e rischi per tutti.

 

IL PICCOLO

10 GENNAIO 2012

 

Ex Opp, gatti sbranati da cani fuori controllo

 

Erika Zanon

 

Trieste - E' accaduto all'interno del comprensorio ex Opp il penultimo giorno dell'anno quando un lupo di taglia media si è introdotto all'interno di una colonia felina, azzannando e squartando una delle gatte presenti sotto gli occhi increduli di alcuni testimoni, fra i quali, una bambina di 11 anni. Il lupo-killer però a quanto pare non era solo. Il suo padrone infatti dopo l’aggressione ha scavalcato il cancello e addentrandosi nella proprietà privata avrebbe tentato di sbarazzarsi del cadavere dell'animale per mezzo di un sacco nero dell'immondizia. Il ragazzo descritto dai testimoni “dall'aspetto punk”, vestito di nero con capelli rasati ai lati e piercing, in compagnia di altre due ragazze in abbigliamento simile, viene dipinto da chi lo conosce in zona come un “arrogante” che si aggira spesso nel quartiere con il cane libero. Questo episodio però è solo l'ultimo di una lunga serie. A quanto pare l'inizio di questa strage si può ricondurre al 2005 quando hanno iniziato ad aggirarsi questi giovani dall'aspetto punk con al seguito cani Rottweiler e Pitbull che puntualmente aggredivano e uccidevano i felini. Stava ai padroni dopo fare pulizia. Si contano in media cinque sparizioni all'anno nella colonia felina. Da una ricerca effettuata dai volontari della colonia, i cani di queste persone non sarebbero stati regolarmente adottati presso i canili della città. Oggi infatti è possibile “adottare un cane via internet”. «Si tratta di volontari indipendenti online che fanno arrivare, soprattutto dal meridione, animali a rischio soppressione attraverso una lunga staffetta di città in città in chissà quali condizioni- racconta Maria Grazia Beinat, presidente dell'associazione di volontariato per i cani “il Capofonte”- Nella maggior parte dei casi non si conosce nulla della storia di questo animale né dei suoi trascorsi e quindi la rieducazione diventa molto difficile». Ai futuri padroni quindi viene consegnato un cane privo di chip di riconoscimento e il più delle volte tendenzialmente aggressivo. Del misterioso volontario online infine si perde ogni traccia. Un fenomeno, l'adozione dei cani online, che desta sempre maggiore preoccupazione sia per quanto riguarda il rischio che questi animali provochino lesioni ad altre bestie o a persone e sia per gli abbandoni.

 

GIORNALE DI CALABRIA

10 GENNAIO 2012

 

Capannone in fiamme: carbonizzati alcuni animali

 

Provincia di Catanzaro - Un incendio di vaste proporzioni sta interessando un capannone adibito a ricovero di animali e situato tra i comuni di Soverato e Satriano dove è sita un’azienda agricola. Due le squadre dei Vigili del Fuoco in azione per domare il rogo. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, nelle fiamme sono rimasti carbonizzati alcuni animali e sono andati distrutti dei mezzi agricoli. A favorire l’incendio, anche la notevole presenza di fieno che si trovava nello stabile che misura oltre 400 metri quadri. Sul posto sta intervenendo anche il personale veterinario dell’Asp per le verifiche del caso. Al momento non è possibile stabilire se si tratta di un rogo di natura dolosa.

 

UDINE 20.IT

10 GENNAIO 2012

 

Trieste: lascia cane legato in auto. Denunciato per maltrattamento

 

10 Gennaio 2012 – Un uomo originario di Milano, G.S., di 30 anni, è stato denunciato a Trieste dalla Polizia per maltrattamento di animali. La Squadra mobile è intervenuta dopo una telefonata al 113 che segnalava un cane rinchiuso e legato all’interno di un’autovettura in sosta, situazione che si stava verificando da diversi giorni. Dopo aver denunciato il proprietario, gli agenti hanno affidato il cane a una struttura specifica.

 
GIORNALETTISMO
10 GENNAIO 2012

I cani incatenati e le trappole per uccelli
Li scopre la Lipu in rustici e cascinali

Decine di cani mal tenuti, legati a catene corte, nonche’ privi di adeguati ripari, sono stati trovati, dopo alcune verifiche eseguit e nelle scorse settimane in rustici e cascinali, dagli agenti zoofili della Lipu, coordinati dall’ispettore Piergiorgio Candela. L’azione delle guardie ha avuto come conseguenza una diffida ai proprietari dei cani di provvedere a una idonea sistemazione degli animali.
L’UCCELLAGIONE STAGIONALE – Nel contempo, controllando le zone in cui persiste la piaga dell’uccellagione “stagionale” con l’uso delle trappole ad archetto e tagliole che provocano la straziante morte di piccoli uccelli insettivori migratori, in gran parte pettirossi, protetti dalla legge, gli agenti zoofili Lipu hanno individuato e rimosso oltre due quintali di trappole tra archetti e tagliole in acciaio con un centinaio di pettirossi ed altri uccellini morenti, nonche’ gabbie-trappola di varie dimensioni per la cattura di mammiferi.
LE RETI – Sono state inoltre rimosse reti per uccellagione per una lunghezza di circa mille metri, con innumerevoli uc celli morti per strozzamento, e liberati parecchi richiami imprigionati in piccole e luride gabbiette. In diversi casi trappole e reti erano poste in bella vista accanto a pollai e in orti, giardini adiacenti rustici e villette nonche’ nei boschi a ridosso dei valichi. I sequestri sono avvenuti sulle alture del lago d’Iseo, in Val Camonica, come nella nota localita’ turistica di Montecampione (reti a pochi metri dalle palazzine) e sui monti di Breno (archetti e tagliole sottostante la “Taverna del Bracconiere”), e in frazioni sulle alture del lago d’Idro e in Valvestino fino ai confini col Trentino. In altri luoghi, come in prossimita’ del Colle di San Zeno ed in Valtrompia, gli agenti zoofili hanno spaccato centinaia di paletti sistemati dai bracconieri, impedendo la posa di altrettante trappole.
I RECIDIVI - Si e’ constatato che alcuni recidivi, incalliti bracconieri persistono in questa pratica illegale, nonostante le condanne gia’ subite, che, evidentemente ritengono lievi, e incuranti delle conseguenze per la reiterazione del reato. In taluni casi l’opera degli agenti zoofili e’ stata agevolata da precise indicazioni di cacciatori preoccupati per le reti in cui potevano incappare pure i loro cani e di turisti inorriditi che s’imbattevano nei filari di archetti con pettirossi agonizzanti.
 
LIBERO
10 GENNAIO 2012

Animali: Lipu, rimosse trappole e reti per uccelli nel Bresciano

I sequestri ''sono avvenuti sulle alture del lago d'Iseo, in Val Camonica e sui monti di Breno. In altri luoghi, come in prossimita' del Colle di San Zeno ed in Valtrompia, ''gli agenti zoofili hanno spaccato centinaia di paletti sistemati dai bracconieri, impedendo la posa di altrettante trappole ''.La Lipu ha constatato ''che alcuni recidivi, incalliti bracconieri persistono in questa pratica illegale, nonostante le condanne gia' subite, che, evidentemente ritengono lievi, e incuranti delle conseguenze per la reiterazione del reato''.''In taluni casi -conclude la nota- l'opera degli agenti zoofili e' stata agevolata da precise indicazioni di cacciatori preoccupati per le reti in cui potevano incappare pure i loro cani e di turisti inorriditi che s'imbattevano nei filari di archetti con pettirossi agonizzanti''.
 

ATTUALISSIMO.IT

10 GENNAIO 2012

 

Vietnam: sequestrata carcassa tigre in ristorante, serviva per farmaco

La polizia vietnamita ha sequestrato, in un ristorante, la carcassa di una tigre, che dopo essere stata bollita doveva servire per creare un particolare farmaco antidolorifico.

 

Inquietante scoperta fatta dalla polizia vietnamita. A riferirlo è il giornale locale Tuoi Tre. Secondo il quotidiano, è stata scoperta e sequestrata una tigre a rischio di estinzione, all’interno di un ristorante di Hanoi, la capitale dello stato del Vietnam.Secondo quanto viene riferito, la carcassa delle tigre, nel momento dell’irruzione della polizia, stava venendo bollita dalla proprietaria de locale Nguyen Thi Thanh. La donna, per creare un farmaco antidolorifico, che seppur tradizionale, è molto particolare e per di più molto costoso, stava infatti “cucinando” il felino per creare un impasto di ossa di tigre.

 

LEGGO

15 GENNAIO 2012

 

VIETNAM, SALVATI 800 CANI DESTINATI ALLA TAVOLA -VIDEO

 

 

HANOI - Sarebbero finiti sicuramente in pentola gli oltre 800 cani salvati in Vietnam da una unità operativa della marina del Mekong. Durante un'operazione, i militari hanno intercettato un gruppo di contrabbandieri che cercavano di trasportarli via fiume in Laos. Il capitano Teerakiat Thong-Aram, comandante dell'unità operativa di Nakhon Phanom ha spiegato che grazie a una soffiata i suoi uomini sono riusciti a bloccare i contrabbandieri verso le 4 del mattino. Hanno sequestrato un camion a sei ruote caricato con 40 gabbie con circa 800 cani stipati che stava per imbarcarsi su un traghetto in attesa sulla riva del fiume.
Un uomo è stato arrestato. È stato identificato come Preecha Utthasri, 37 anni, mentre altri membri della banda sono fuggiti nell'oscurità. Circa 100 gabbie vuote sono state rinvenute anche sulla riva del fiume, che si ritiene siano state utilizzate per il trasporto di almeno 2.000 cani in Vietnam attraverso il Laos.
Secondo un'intercettazione, i contrabbandieri carcavano di vendere i cani per l'utilizzo nei ristoranti esotici. Il 26 dicembre, circa 300 cani sono stati salvati da una squadra della marina sulla riva del fiume Mekong a Ban Thalad nel distretto di Ban Phaeng: il periodo di Capodanno, infatti, è il più critico per i cani, in quanto i piatti a base delle loro carni sono molto richiesti in Vietnam.

VIDEO

http://www.leggo.it/articolo.php?id=158579

 

TG COM
10 GENNAIO 2012

Il cane può entrare in ospedale: via libera del giudice alle visite alla padrona ricoverata
Varese, la magistratura riscrive le regole di una clinica: "Il sentimento per gli animali è un valore"

Viene ricoverata in clinica con gravi patologie e chiede di poter incontrare il suo cane. Il regolamento dice che gli animali in ospedale non possono entrare. Ma il giudice decide altrimenti e la signora potrà ricevere le visite del suo animale. E' quanto accaduto a Varese, dove il giudice tutelare Giuseppe Buffone, nella sua sentenza, ha sancito che il "sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale".
La signora aveva fatto richiesta di poter vedere il suo cane al personale della clinica, che naturalmente aveva risposto negativamente. Gli animali in ospedale non sono ammessi, per ovvi motivi igienico-sanitari. Il regolamento vieta loro l'accesso. Ma la signora non si arrende e così, per poter ricevere anche qui le visite del suo amato cane, si rivolge alla magistratura, come scrive il "Corriere della Sera". E la decisione arriva, a firma del giudice Buffone, che d&ag rave; ragione alla signora. Le motivazioni sono legate alla "evoluzione dei costumi", al cambiamento della "coscienza sociale", al rispetto di "tutte le creature viventi". Ecco dunque che la magistratura riscrive le regole dell'ospedale e stabilisce un precedente. "In base all'evoluzione della coscienza sociale e dei costumi, il Parlamento" ritiene "che un tale sentimento" (il riferimento è a quello per gli animali) "costituisse oramai un interesse da trarsi dal tessuto connettivo della Charta Chartorum".
Se dunque la legge "ha riconosciuto che l'uomo ha l'obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, e in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l'uomo e gli animali da compagnia", evidentemente ha anche "affermato l'importanza di tali animali a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società", sempre secondo quanto recita la sentenza. La signora, dice il giudice, mantiene la capacità di intendere e volere, il giudice la accontenta. E il cane entra in ospedale.

 
CORRIERE DELLA SERA
10 GENNAIO 2012

Il regolamento della clinica vietava l'ingresso agli animali domestici
Via libera del giudice: il cane  all'ospedale dalla padrona ricoverata
La sentenza: «Il sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse garantiti dalla Costituzione»

È una storia veramente antica quella del rapporto affettivo che lega il cane al suo padrone e, per converso, il padrone al suo cane. Antica e immutabile nella sua essenza, a far capo da coloro che per primi strinsero un rapporto affettivo con un animale capace di sentimenti, come appunto può essere un cane. E penso ai nostri antenati del paleolitico che per primi scoprirono quel vincolo fatto d'affettività che li legava, contraccambiati, ai primi giovani lupi da essi addomesticati. Ed essenziale è percepire che niente avrebbe funzionato, nel processo d'addomesticamento, se tra quelle persone umane e quelle altre non umane (nel caso canine) non fosse scattato un qualcosa di simile all'amore. Né caccia, né pastorizia, né guardia. Niente insomma: nessun mestiere. Perché il cane il suo lavoro lo fa solo perché ama il suo padrone. Il suo è un rapporto fatto così e non può essere diversamente, e di ciò ta nto hanno scritto letterati, storici, psicologi, naturalistici.
Se il rapporto tra cane e padrone è ancora quello, immutabile, di quando si instaurò la prima alleanza, il significato e soprattutto il valore di quello strano sentimento d'amore che lega un umano e un non umano è molto cambiato nel tempo. La legge, per esempio, solo recentemente ha iniziato a codificare al fine di riconoscere e garantire questa forma d'amore.
Ed ecco allora il lato nuovo, a suo modo rivoluzionario, di prendere cognizione, al fine di tutelarlo, di questo forte rapporto affettivo. La storia, in breve, è questa: una signora con gravi patologie viene ricoverata in una clinica e chiede di poter incontrare ogni tanto il suo cane. Secondo il regolamento, però, il cane non può entrare nella clinica e così la richiesta finisce sul tavolo del giudice tutelare di Varese, Giuseppe Buffone. La sentenza, di pochi giorni fa, è assai articolata, e in essa si sancisce che il «sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale...».
In tale sentenza si fa inoltre riferimento al fatto che, «in base all'evoluzione della coscienza sociale e dei costumi, il Parlamento abbia ritenuto che un tale sentimento costituisse oramai un interesse da trarsi dal tessuto connettivo della Charta Chartarum...». Parole certo difficili, anche se il senso generale non può sfuggire ad alcuno, e lo stesso vale anche per questi altri passaggi assai significativi: «Lo Stato e le Regioni possono promuovere di intesa (...) l'integrazione dei programmi didattici delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado, ai fini di una effettiva educazione degli alunni in materia di etologia degli animali e del loro rispetto...».
E, in questo caso facendo riferimento alla Convenzione europea di Strasburgo: «La legge ha riconosciuto che l'uomo ha l'obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, e in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l'uomo e gli animali da compagnia, ha affermato l'importanza di tali animali a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società».
Ed è così che il caso della signora di Varese che, come certifica la sentenza, pur essendo afflitta da varie e dolorose patologie «conserva lucidità mentale e appare capace di intendere e di volere», può produrre importanti ricadute generali per gli animali e per quelli che li amano.
 

GIORNALETTISMO
10 GENNAIO 2012

Il cane che può visitare la padrona all’ospedale
La decisione del giudice

Il giudice ha deciso: tra i cari che possono visitare il malato all’ospedale ci sono anche quelli a quattro zampe. Ovviamente, per il tutto c’è voluta una sentenza. La storia la racconta il Corriere della Sera:Secondo il regolamento, però, il cane non può entrare nella clinica e così la richiesta finisce sul tavolo del giudice tutelare di Varese, Giuseppe Buffone. La sentenza, di pochi giorni fa, è assai articolata, e in essa si sancisce che il «sentimento per gli animali costituisce un valore e un intere sse a copertura costituzionale… ». In tale sentenza si fa inoltre riferimento al fatto che, «in base all’evoluzione della coscienza sociale e dei costumi, il Parlamento abbia ritenuto che un tale sentimento costituisse oramai un interesse da trarsi dal tessuto connettivo della Charta Chartarum…».Parole certo difficili, anche se il senso generale non può sfuggire ad alcuno, e lo stesso vale anche per questi altri passaggi assai significativi: «Lo Stato e le Regioni possono promuovere di intesa (…) l’integrazione dei programmi didattici delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado, ai fini di una effettiva educazione degli alunni in materia di etologia degli animali e del loro rispetto…». E, in questo caso facendo riferimento alla Convenzione europea di Strasburgo: «La legge ha riconosciuto che l’uomo ha l’obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, e in considerazione d ei particolari vincoli esistenti tra l’uomo e gli animali da compagnia, ha affermato l’importanza di tali animali a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società». Ed è così che il caso della signora di Varese che, come certifica la sentenza, pur essendo afflitta da varie e dolorose patologie «conserva lucidità mentale e appare capace di intendere e di volere», può produrre importanti ricadute generali per gli animali e per quelli che li amano.

 

LIBERO

10 GENNAIO 2012

 

Animali: Poretti, importante sentenza su possibilita' accesso in ospedale

 

Roma - "Arriva dal tribunale di Varese una sentenza importante per il rapporto uomo-animale e per la società italiana: una signora anziana affetta da gravi patologie potrà ricevere le visite nell'ospedale in cui è ricoverata del suo amico a quattro zampe". E' la senatrice radicale Donatella Poretti a sottolineare che la sentenza richiama "l'evoluzione della coscienza sociale e dei costumi" e che riconosce come il sentimento per gli animali costituisca un valore e un interesse garantiti dalla Costituzione, nonché dalla Convenzione europea di Strasburgo per cui "la legge ha riconosciuto che l'uomo ha l'obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, e in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l'uomo e gli animali da compagnia, ha affermato l'importanza di tali animali a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società". "Considerazioni condivisibili - dice Poretti - che rispecchiano l'evoluzione dei comportamenti e dei rapporti tra l'uomo e in particolare gli animali da compagnia. Peccato - rileva - che ancora in Italia sia necessario ricorrere a sentenze di tribunali per vedersi riconosciuti tali diritti. Un Paese in cui viaggiare e muoversi con un animale che non sia da borsetta è praticamente impossibile, treni e mezzi pubblici sono praticamente vietati. Per quanto ci riguarda confidiamo che queste sentenze facciano da apripista per modificare i regolamenti di Trenitalia, come abbiamo sollecitato con la nostra ultima interrogazione, e anche per quello penitenziario per permettere ai detenuti di ricevere le visite del proprio amico a quattro zampe, come recita un nostro disegno di legge".

 

CORRIERE DELLA SERA

10 GENNAIO 2012

 

Animali

Via libera del giudice: il cane all' ospedale dalla padrona ricoverata

La sentenza «Il sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse garantiti dalla Costituzione»

 

Mainardi Danilo

 

È una storia veramente antica quella del rapporto affettivo che lega il cane al suo padrone e, per converso, il padrone al suo cane. Antica e immutabile nella sua essenza, a far capo da coloro che per primi strinsero un rapporto affettivo con un animale capace di sentimenti, come appunto può essere un cane. E penso ai nostri antenati del paleolitico che per primi scoprirono quel vincolo fatto d' affettività che li legava, contraccambiati, ai primi giovani lupi da essi addomesticati. Ed essenziale è percepire che niente avrebbe funzionato, nel processo d' addomesticamento, se tra quelle persone umane e quelle altre non umane (nel caso canine) non fosse scattato un qualcosa di simile all' amore. Né caccia, né pastorizia, né guardia. Niente insomma: nessun mestiere. Perché il cane il suo lavoro lo fa solo perché ama il suo padrone. Il suo è un rapporto fatto così e non può essere diversamente, e di ciò tanto hanno scritto letterati, storici, psicologi, naturalistici. Se il rapporto tra cane e padrone è ancora quello, immutabile, di quando si instaurò la prima alleanza, il significato e soprattutto il valore di quello strano sentimento d' amore che lega un umano e un non umano è molto cambiato nel tempo. La legge, per esempio, solo recentemente ha iniziato a codificare al fine di riconoscere e garantire questa forma d' amore. Ed ecco allora il lato nuovo, a suo modo rivoluzionario, di prendere cognizione, al fine di tutelarlo, di questo forte rapporto affettivo. La storia, in breve, è questa: una signora con gravi patologie viene ricoverata in una clinica e chiede di poter incontrare ogni tanto il suo cane. Secondo il regolamento, però, il cane non può entrare nella clinica e così la richiesta finisce sul tavolo del giudice tutelare di Varese, Giuseppe Buffone. La sentenza, di pochi giorni fa, è assai articolata, e in essa si sancisce che il «sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale...». In tale sentenza si fa inoltre riferimento al fatto che, «in base all' evoluzione della coscienza sociale e dei costumi, il Parlamento abbia ritenuto che un tale sentimento costituisse oramai un interesse da trarsi dal tessuto connettivo della Charta Chartarum...». Parole certo difficili, anche se il senso generale non può sfuggire ad alcuno, e lo stesso vale anche per questi altri passaggi assai significativi: «Lo Stato e le Regioni possono promuovere di intesa (...) l' integrazione dei programmi didattici delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado, ai fini di una effettiva educazione degli alunni in materia di etologia degli animali e del loro rispetto...». E, in questo caso facendo riferimento alla Convenzione europea di Strasburgo: «La legge ha riconosciuto che l' uomo ha l' obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, e in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l' uomo e gli animali da compagnia, ha affermato l' importanza di tali animali a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società». Ed è così che il caso della signora di Varese che, come certifica la sentenza, pur essendo afflitta da varie e dolorose patologie «conserva lucidità mentale e appare capace di intendere e di volere», può produrre importanti ricadute generali per gli animali e per quelli che li amano.

 
VARESE NEWS
11 GENNAIO 2012

Varese Denunciato per maltrattamenti di cani e mucche
Nei guai per maltrattamenti una persona. Spaventose le condizioni in cui venivano custoditi bovini e tre cani

 
Provincia di Varese - Una stalla lurida e con poca aria, dove “vivevano” due mucche. Una cuccia neppure sufficiente a far stare i cani, tre, trovati con poca acqua e in condizioni pietose. Il tutto nei pressi di un'azienda agricola alle porte di Varese e che è costato una denuncia a piede libero per maltrattamenti di animali.
Gli investigatori hanno operato in una mirata attività coordinata dalla Procura della Repubblica di Varese. E sono stati i militari della stazione del capoluogo, unitamente a personale del Servizio Interprovinciale Tutela Animali (SITA) agli ordini del pm Arduni, a compiere il blitz nella azienda agricola varesina.
Nel corso della perquisizione sono stati sottoposti a sequestro penale due capi bovini e tre cani, due border collie ed uno spinone, “poiché detenuti in condizioni incompatibili con la propria natura”, dicono in una nota i militari. In particolare venivano accertate le precarie condizioni della stalla in cui erano custoditi i bovini - scarsamente illuminata, con poco ricircolo di aria fresca e presenza di escrementi – e l’utilizzo di catene e corde per legare gli animali.
Poi i cani, che venivano custoditi all’interno di un ricovero di piccole dimensioni, non sufficiente a garantire lo spazio minimo disponibile come da normativa vigente, in presenza di escrementi e con poca acqua a disposizione, quest’ultima visibilmente sporca e stagnante.
Il proprietario degli animali veniva, al termine delle attività, deferito in stato di libertà per maltrattamento di animali.
 
LA PROVINCIA DI VARESE
12 GENNAIO 2012
 
Blitz per salvare cinque animali. Denunciato titolare dell'azienda
 
VARESE - Il blitz risale alla mattina dell'Epifania, il 6 gennaio scorso. Ma la notizia è stata resa pubblica solo ora.I carabinieri della stazione di Varese, di concerto con il Servizio interprovinciale per la tutela degli animali, hanno perquisito l'azienda agricola Rossetti di via Friuli 12, a Varese. E al termine del sopralluogo hanno denunciato a piede libero il titolare: dovrà rispondere del reato di maltrattamento di animali.Secondo gli inquirenti (coordinati dal sostituto procuratore Sara Arduini), le condizioni in cui erano tenute le bestie erano a dir poco precarie. Tant'è vero che i militari, al termine della loro ispezione, hanno dovuto procedere con un sequestro penale. Quando hanno lasciato l'azienda agricola, i carabinieri avevano infatti con sè due capi di bovini e tre cani (due border collie e uno spinone). Per il comando varesino, gli animali erano «detenuti in condizioni incompatibili con la propria natura».In particolare, i militari contestano al titolare dell'azienda «le precarie condizioni della stalla in cui erano custoditi i bovini: scarsamente illuminata, con poco ricircolo di aria fresca e presenza di escrementi». Sempre i carabinieri evidenziano «l'utilizzo di catene e corde per legare gli animali».Attenzione particolare è stata riservata ai tre cani che, è emerso dalla perquisizione, «venivano custoditi all'interno di un ricovero di piccole dimensioni, non sufficiente a garantire lo spazio minimo disponibile come da normativa vigente». Tra l'altro, sottolineano ancora gli uomini delle benemerita, il ricovero in cui sono stati trovati i cani era caratterizzato dalla «presenza di escrementi e con poca acqua a disposizione, quest'ultima visibilmente sporca e stagnante».Gli animali sequestrati sono stati posti sotto la custodia del Comune di Varese. I due border collie e lo spinone adesso si trovano nel canile municipale gestito dall'Enpa, che fra l'altro si trova a breve distanza dall'azienda agricola. I due bovini, invece, sono stati affidati alla Cooperativa allevatori varesini, con sede a Castronno. Con placida pazienza, gli animali sono in attesa di conoscere il loro destino.Il provvedimento di sequestro ha lasciato stupiti i titolari dell'azienda agricola: a loro avviso, anche gli ultimi esami veterinari certificherebbero il perfetto stato di salute dei bovini. Inoltre rimarcano come il sopralluogo si avvenuto in una giornata festiva (l'Epifania) e di prima mattina (alle 8.30), quando i responsabili non avevano ancora fatto in tempo a ripulire stalle e ricoveri degli animali dopo la nottata.L'azienda agricola Rossetti si occupa anche dell'allevamento di cavalli e dà la possibilità di apprendere i rudimenti dell'equitazione.
 

IL TEMPO

11 GENNAIO 2012

 

PRENESTINA Cucciolo chiuso in auto salvato dai vigili del fuoco
Lieto fine per un cucciolotto meticcio di colore "miele" lasciato due giorni nell'abitacolo di una Opel nera in via Filippo Scolari, nel VI Municipio.

 

Roma - Non poteva sopportare di vedere quel cuccioletto senza acqua e circondato dai suoi stessi escrementi che grattava i vetri della macchina cercando di uscire, così ha aspettato sul posto l'intervento dei vigili prima e dei vigili del fuoco poi che hanno provveduto ad aprire la vettura. «I vigili della sezione di protezione ambientale del Municipio - spiega Valentina Coppola presidente dell'associazione Earth - hanno appurato che il proprietario della vettura non ha la residenza nel Campidoglio ed hanno quindi proceduto all'apertura del veicolo e salvato il cagnolino. Certo quel cane sarebbe potuto morire di freddo e di sete se non fosse stato per la cittadina che ha deciso di non girarsi dall'altra parte e si è attivata per i soccorsi». Earth ha inviato esposto alla procura mentre il cucciolotto è stato affidato a un volontario che si è offerto di accoglierlo per evitargli il canile.

 
LA NAZIONE
12 GENNAIO 2012
 
Cane ucciso a bastonate dal proprietario di un altro
I due animali si erano azzuffati
L'episodio è raccontato dall'Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali
 
Montepulciano (Siena) -  Un cane si stava azzuffando con il suo: lui l'ha ucciso a bastonate.  E' successo a Montepulciano (Siena). L'uomo e' stato denunciato dalla proprietaria dell'animale trucidato.La vicenda  raccontata dall'associazione animalista Enpa: ''Kira - spiega in una nota Giovanni Pacini, coordinatore Enpa Toscana - stava facendo la sua consueta passeggiata ed era temporaneamente slegata. In quel momento e' arrivato anche l'altro cane, tenuto dal guinzaglio dal suo proprietario: e' stato in quel momento che e' scoppiata la piccola lite. Mentre l'accompagnatrice della meticcia ha cercato di separare i due animali, l'altro, che gia' aveva con se' un bastone, invece di allontanare il proprio cane, ha colpito Kira ripetutamente e a nulla sono valsi i primi soccorsi prestati dalla donna e la successiva corsa dal veterinario: la cagnetta e' deceduta 20 minuti dopo il ricovero per le gravissime lesioni cerebrali causate dalle bastonate''.
 
LIBERO
11 GENNAIO 2012
 
Zuffa tra cani, difende il suo e uccide l'altro a bastonate
L'episodio è avvenuto a Montepulciano, in provincia di Siena. L'uomo è stato denunciato dalla proprietaria dell'animale trucidato
 
Provincia di Siena - Ha ucciso con un bastone il cane che si stava azzuffando con il suo. È successo a Montepulciano (Siena). L'uomo è stato denunciato dalla proprietaria dell'animale trucidato. "Kira - spiega in una nota l'EnpaToscana - stava facendo la sua consueta passeggiata ed era temporaneamente slegata. In quel momento è arrivato anche l'altro cane, tenuto dal guinzaglio dal suo proprietario: è stato in quel momento che è scoppiata la piccola lite. Mentre l'accompagnatrice della meticcia ha cercato di separare i due animali, l'altro, che già aveva con sè un bastone, invece di allontanare il proprio cane, ha colpito Kira ripetutamente e a nulla sono valsi i primi soccorsi prestati dalla donna e la successiva corsa dal veterinario". La cagnetta è deceduta 20 minuti dopo il ricovero per le gravissime lesioni cerebrali causate dalle bastonate.
 
IL TIRRENO PRATO
11 GENNAIO 2012
 
Allarme in Vallata per quattro cani avvelenati
 
Alessandra Agrati
 
VAIANO (PO). Strage di cani nella media e bassa val di Bisenzio, nel giro di poche settimane sono stati avvelati quattro animali. Ieri mattina è toccata ad uno di Sofignano che si trovava all’interno della proprietà dei suoi padroni, come gli altri è stato avvelenato, probabilmente con una polpetta avvelenata.
A differenza degli altri tre il cane di Sofignano forse se la caverà, ma i padroni sono sul piede di guerra. Sul banco degli imputati alcuni cacciatori che, pur di uccidere la preda, sono disposti a tutto. «Il mio è un cane da caccia - spiega il padrone - quindi quando sente arrivare le prede abbaia, ottenendo l’effetto di deviarle, questo infastidisce i cacciatori che si trovano spiazzati. Non sono contro la caccia, che penso sia utile per le coltivazione, ma sono contro i cacciatori che non rispettano neppure le proprietà».
La dinamica in tutti e quattro i casi è stata la stessa; i giardini dove erano rinchiusi i cani si trovano in territori di caccia. «Purtroppo la maleducazione dei cacciatori alle volte travalica ogni limite - spiegano i padroni dei cani avvelenati - se i fondi sono recintati vengono aperte le staccionate per inseguire le prede. Trovare la mattina i bossoli in giardino purtroppo è diventata una prassi abbastanza normale». Per fortuna non è successo niente agli abitanti. «Quando sono andata dalla veterinaria - spiega la proprietaria di uno dei quattro cani - mi ha fatto lavare le mani immediatamente con una soluzione speciale, il contagio avrebbe potuto creare danni anche a me. Mi domando se ci fosse stato un bambino a giocare in giardino cosa sarebbe successo?».Intanto è stata fatta la denuncia contro anonimi, ma i proprietari dei cani vigilano; ieri mattina hanno anche perlustrato le zone limitrofe alle loro proprietà per cercare nuovi indizi. «Qualche volta quando torno a casa - spiega una padrona - trovo la porta del garage con conficcati i pallini del fucile. E’ una situazione inammissibile, una costante violazione della proprietà privata».
 
LA NUOVA FERRARA
11 GENNAIO 2012
 
Cane ucciso sulla superstrada Si sta cercando il proprietario
 
COMACCHIO (FE) - «Da due giorni il corpo di cane, per l’esattezza un pastore tedesco, giace sul ciglio della supestrada, esattamente nei pressi dell’uscita di Corte Centrale». Foto alla mano, la presidente dell’associazione Amici del Delta, lancia un appello che lascia l’amaro in bocca. «Il corpo di questo cane è martoriato, sicuramente è stato investito - dice la Bonazza - In primo luogo chiedo di verificare se lo stesso ha un microcip, se c’è qualche proprietario che lo sta cercando». Quindi, «bisogna intervenire per rimuovere il corpo». Da verificare (dalle foto è difficile capirlo viste le condizioni dell’animale) se il cane è stato lasciato sulla Ferrara-mare, forse legato vicino alla piazzola di sosta, oppure se lo stesso si è allontanato da qualche abitazione (essendo un cane di razza si suppone che abbia un proprietario) ed è quindi finito sotto una macchina. «E’ uno strazio - continua la Bonazza - bisogna fare qualcosa». La presidente ha pubblicato la foto del cane sul suo profilo Facebook.
 
L'ADIGE
11 GENNAIO 2012
 
Cane ribelle, iniezione letale
 
Nicoletta Brandalise
 
PERGINE (TN) - Un veterinario dell'Alta Valsugana ha praticato un'iniezione letale a un cane lupo cecoslovacco su richiesta del padrone perché ritenuto dallo stesso troppo aggressivo. Lupo (nome di fantasia) era un cane di due anni, acquistato in una cucciolata di allevamento da un uomo della Piana Rotaliana. In casa, l'animale a cui non vengono impartite le regole elementari di comportamento, mostra il suo istinto ancestrale di branco tipico della razza.Nei momenti ludici all'aperto con altri esemplari adotta invece comportamento di sottomissione al branco riconoscendosi membro di un clan con un ruolo ben identificato. Sprovvisti delle dovute conoscenze e capacità, l'uomo e gli anziani genitori decidono di relegare Lupo in un recinto all'esterno dell'abitazione. Il cane diviene sempre più «territoriale» e si oppone all'invasione del suo spazio da parte della famiglia.Al padrone viene consigliato di rivolgersi ad un educatore cinofilo. Sono richiesti ben due pareri ed entrambi, per l'onerosità e l'impegno nell'educare l'animale, vengono disattesi. Lupo ritorna nel suo recinto ammalandosi di artrite a causa del freddo fino quasi all'immobilità. Il veterinario di famiglia lo cura imponendone la reintroduzione nell'abitazione. Il cane ritornato in salute viene nuovamente rinchiuso nel suo box in cortile e riassume il comportamento ribelle di prima. Il padrone, esasperato, chiede all'allevatrice di riprendersi l'animale, ma senza risultato. «Forse per orgoglio o per negligenza - osservano i referenti dell'Oipa (organizzazione internazionale protezione animali) sezione di Trento - l'uomo non si è rivolto alle persone o alle associazioni animaliste che avrebbero potuto aiutarlo».È della stessa Oipa la segnalazione della soppressione del povero animale. «La settimana prima di Natale il padrone porta Lupo dal veterinario di famiglia con la richiesta di farlo sopprimere - proseguono i referenti dell'associazione -. Pur riconoscendone la pericolosità ella si rifiuta di praticare l'eutanasia, ma invia cane e padrone da un collega che, restio a compiere l'azione senza un rischio di pericolosità comprovato, si offre anche di ospitare l'animale in attesa di una sistemazione alternativa. Ma le pressioni del padrone sommate a telefonate del veterinario di famiglia e a una mail di conferma della supposta pericolosità stroncano qualunque speranza per Lupo».«Condanniamo la superficialità del padrone che ha voluto un certo tipo di cane, senza preoccuparsi di informarsi sulle caratteristiche della razza. Condanniamo il comportamento dei veterinari - stigmatizzano dall'Oipa -. Ci sono strutture atte al recupero comportamentale degli animali. In caso di necessità è possibile rivolgersi a noi. Fino a quando il cane (come qualunque animale) sarà oggetto di proprietà, chiunque potrà decidere sulla vita o morte del suo compagno. Solo il buonsenso e l'umiltà di chiedere aiuto potrà fare la differenza».
 
LA VOCE DI ROVIGO
11 GENNAIO 2012
 
LUSIA (RO) L’emergenza è esplosa dopo la segnalazione dei vicini di casa alla “Voce”
Vignaga: “Caso cani, Ulss allertata”
Controlli nell’allevamento abusivo: le prescrizioni del Comune non sono state rispettate
 
Roberta Paulon
 
LUSIA (RO) - I controlli sono arrivati, e hanno riscontrato che l’ordinanza del Comune non è stata rispettata. Le decine di cani della famiglia di Cavazzana, non sono stati sterilizzati, né sono stati messi in un recinto adatto. I vicini di casa, stanchi dell’odore, dei rumori e dei disagi che una trentina di cani in casa creano inevitabilmente, si sono rivolti alla “Voce” per sollevare il caso. L’Ulss 18 e il Comune guidato da Sergio Vignaga avevano già fatto controlli e sopralluoghi, conoscevano la situazione e la proprietaria dei cani, nota anche a causa della vicenda dell’allevamento abusivo a Lendinara. Allora le furono tolti 25 cani, oggi, raccogliendo altri animali, ha ricreato un allevamento in casa, questa volta a Cavazzana. La situazione va avanti da oltre un anno e la popolazione degli animali si è naturalmente incrementata. Prima che l’emergenza scoppiasse, il Comune di Lusia di concerto con l’Ulss aveva tentato di risolvere il problema con specifiche prescrizioni. Per tenere i cani i proprietari avrebbero dovuto dotare il cortile di un recito specifico, e sterilizzare i cani in modo da determinare un naturale contenimento demografico. A seguito della segnalazione dei vicini, il sindaco ha chiesto un controllo. Proprio ieri mattina è emerso che i proprietari dei cani non hanno ottemperato all’ordinanza comunale, la quale prevedeva anche delle scadenze graduali per le varie operazioni da effettuare. “La buona notizia - afferma il sindaco Sergio Vignaga - è che almeno i cani sono stati microchippati: adempimento questo, che ne stabilisce chiaramente la responsabilità. A questo punto le norme ci obbligano a informare l’Ulss che interverrà secondo competenze”. Insomma tutti i passaggi burocratici sono stati effettuati. “E questo è un passo importante - afferma Vignaga - perché non si ripeta la situazione della scorsa volta. Per una serie di circostanze, allora, i cani portati via dalla casa abbandonata di Lendinara sono finiti in canile senza uscirne. Certamente i passaggi che noi abbiamo fatto sono a garanzia della tutela anche di quegli animali”.
 

IL TIRRENO

12 GENNAIO 2012

 

Spara con un fucile a un cane Fauglia, denunciato muratore

 

FAUGLIA (PI) - Spara con una carabina ad aria compressa al cane del vicino di casa. L’uomo, un muratore di 44 anni, di Fauglia è stato scoperto e denunciato dai carabinieri. A denunciare il maltrattamento sul povero cane è stato il proprietario che l’altra sera, tornando a casa, ha trovato il cane ferito. Lo ha portato dal veterinario che lo ha curato ed estratto un proiettile poi servito a individuare chi poteva avergli sparato. I carabinieri sono andati a colpo sicuro a casa del muratore che aveva denunciato il possesso di un fucile come quello che poteva essere stato usato contro l’animale. All’inizio l’uomo ha negato ma poi è stato costretto a spiegare le ragioni del suo gesto. Non sopportava il cane quando abbaiava. Sull’aggressione la Dav non può fare a meno di sottolineare come, ancora una volta, la violenza umana abbia preso di mira il mondo animale per esprimere la sua aberrante condizione. «La nostra associazione – dice Alessio Giani – condanna questo gesto. Il dolore provocato per tanta barbarie darà uno stimolo ulteriore per continuare l'opera di sensibilizzazione e di valorizzazione della relazione uomo-animale».

 
QUI BRESCIA
12 GENNAIO 2012
 
Capo di Ponte (BS), cani morti avvelenati
 
Sette cani morti per sospetto avvelenamento a Capo di Ponte, nel Bresciano. Allarme in Valcamonica per  una serie di episodi inquietanti in cui a frane le spese sono i fedeli amici a quattro zampe.
Il caso è stato segnalato dall’amministrazione comunale, informata dal dipartimento veterinario dell’Asl di Breno e da un veterinario della zona. L’Azienda sanitaria locale ha accertato che la morte degli animali è sopraggiunta per avvelenamento.
I cani deceduti vivevano nella zona sopra Pescarzo,  tra Valserta, Zeren, Planareto e Flena.
Gli episodi sono stati segnalati anche ai carabinieri, al corpo forestale e alla polizia locale cui è stato chiesto di indagare e di aprire un’inchiesta sulla vicenda.
 
GIORNALE DI BRESCIA
12 GENNAIO 2012
 
Sette casi negli ultimi giorni
Cani avvelenati, allarme a Capo di Ponte
 
Provincia di Brescia - Allarme (e preoccupazione) a Capo di Ponte per alcuni casi di avvelenamento di animali. Sarebbero almeno sette i cani morti nei giorni scorsi, il pericolo che i fatti si ripetano è piuttosto alto. A segnalare quanto accaduto è il Comune, informato dei fatti dal dipartimento veterinario dell'Asl e da un veterinario della zona, che si è occupato degli animali. Gli uffici di Breno hanno accertato l'intossicazione delle bestiole, avvenuta nelle zone di Valserta, Zeren, Planareto e Flena, a monte della frazione di Pescarzo.
Pare che qualcuno abbia disseminato sul territorio esche potenzialmente letali per gli animali che le ingeriscono. Il sindaco Francesco Manella ha così segnalato il fatto ai carabinieri, agli uomini del corpo forestale e alla polizia locale, chiedendo la loro collaborazione nell'attivare le procedure idonee sia per la bonifica delle aree interessate che per aprire un'indagine e individuare le cause e le eventuali responsabilità.Mentre si stanno effettuando le opportune verifiche sul territorio, il municipio ha raccomandato ai possessori di cani che si trovano a passare in quelle località di far indossare agli animali la museruola e di segnalare agli uffici competenti eventuali esche ritrovate, per poter intervenire con rapidità.
 
TM NEWS
12 GENNAIO 2012
 
Thailandia/ Marina salva 750 cani destinati a ristoranti Vietnam
Operazione lungo il fiume Mekong
 
 
Bangkok - La marina thailandese ha salvato dal massacro circa 750 cani vittime di un traffico di animali e destinati ad essere trasformati in pietanze nei ristoranti vietnamiti. Lo riferisce una fonte di Bangkok sottolineando che, durante un'operazione di controllo sul fiume Mekong, gli animali sono stati trovati all'interno di 60 casse nella provincia di Nakhon Phanom (nord-est). Un uomo è stato arrestato, aggiunge la fonte. "Il traffico di cani rappresenta una delle principali attività illegali lungo il fiume, dopo il legname e la droga", spiega la fonte.
Nell'agosto scorso, la polizia ha scoperto un migliaio di cani rinchiusi in gabbie destinati alle tavole vietnamite. La carne di cane è considerato un alimento raffinato in Vietnam dove un animale può essere venduto per circa 33 dollari, secondo cifre recenti diffuse dalla polizia thailandese.
 
BLOGLIVE
12 GENNAIO 2012
 
Giostra di pony veri a Valencia
 
 
Un parco giochi è il luogo in cui ogni bambino vorrebbe passare la maggior parte del suo tempo, il luogo del divertimento per antonomasia. Giostre, luci, musiche, zucchero filato. Quale scenario migliore?Questo stesso luogo, però, quello che rende felici tanti bambini, si trasforma in un inferno a Valencia, in Spagna.
Qui è possibile ammirare l’ultima crudele invenzione dell’uomo. La classica giostra con i cavallucci, quella che piace ai più piccoli, si trasforma in un meccanismo infernale che costringe dei pony veri a farne parte. Piccoli cavalli vengono costretti a girare continuamente, legati alla giostra come fossero loro stessi dei robot. Giro dopo giro i poveri animali effettuano lo stesso percorso circolare frastornati dalle luci e spaventati dalle urla dei bambini e dalle musiche assordanti tipiche di ogni parco giochi.Alcuni turisti, per fortuna indignati dalla vista di quegli evidenti maltrattamenti hanno ripreso la cosa, ma nulla di più è stato fatto. Ci si chiede addirittura se sia legale o no e se quindi le forze dell’ordine locali ne siano a conoscenza.Abituarsi all’idea che vi siano persone senza scrupoli capaci di indurre in schiavitù poveri animali per favorire i propri guadagni è difficile, ma accettare l’idea che vi siano genitori che diano del denaro a queste persone per contribuire allo sfruttamento è a dir poco inaccettabile.Dovere di ogni genitore è insegnare ai propri figli il rispetto della natura e di tutte le creature che ne fanno parte. Solo in questo modo i bambini di oggi, potranno costruire un futuro in cui zoo, circhi, delfinari e attrazioni di questo tipo diverranno un vecchio e triste ricordo.
VIDEO
 
GEA PRESS
13 GENNAIO 2012
 
Grosseto: otto cani liquefatti nella jeep
Tra urina, vomito, lettere anonime e denunce, conclusa la battuta di caccia al cinghiale.
 
 
I fatti sono successi il 29 dicembre in località Rocchette a Castiglione della Pescaia (GR), e le voci sono iniziate a girare quasi subito. Prima tra gli stessi cacciatori, poi sono arrivate all’orecchio della Polizia, infine all’ENPA ed alla LAC. Ora il tutto è oggetto di indagini da parte della Procura della Repubblica di Grosseto che ha delegato alla indagini i Carabinieri, così come confermato dallo stesso Comando Provinciale.Una battuta di caccia al cinghiale. Era andata bene, a parte per i cinghiali. Gli abbattimenti erano stati numerosi e ben distribuiti. Tutti contenti, dunque, salvo che al rientro. Finché si tratta di cinghiali è un conto, ma i cani sono un’altra cosa. Così almeno per alcuni dei partecipanti che però non vogliono, fino ad ora, confermare ufficialmente. Chi invece di cacciatori se ne è trovati ben sei, tutti disposti a difenderlo, è il trentacinquenne cacciatore canaio, già noto nella zona per altri pettegolezzi sui canili dove detiene i cani oltre che per gli atti di bracconaggio e rifornimenti di carne. Sta di fatto che al rientro dalla battuta, l’interno della sua jeep era invisibile per quanto vapore si era condensato sui vetri. La macchina era chiusa e attorno ad essa un silenzio mortale. Dalla jeep colava un liquido fetido. Erano le urine miste al vomito di otto segugi stipati in una sorta di gabbia artigianale di un metro di altezza e un metro e mezzo di profondità. Tutti morti. Lui, il canaio della squadra, non si è scomposto. Ha preso i cani e li ha sparpagliati tutto attorno. Secondo indiscrezioni circolate, potrebbe poi averli tolti, o almeno ben occultati nella riserva di caccia dove si era svolta la battuta. Questo perché alcuni giorni dopo lo hanno mandato a chiamare i Carabinieri e lui, con sei cacciatori presenti, ha dichiarato che i cani erano stati lasciati effettivamente in macchina, ma con i finestrini aperti. Poi qualcuno, chissà perché, avrebbe provveduto a chiuderli, provocando di fatto la morte degli otto cani. La jeep era stata lasciata posteggiata in un luogo non riparato dal sole.Stante i racconti di altri cacciatori presenti alla battuta, che però sono voluti rimanere nell’anonimato, al momento il canaio avrebbe invece detto che i cani erano stati dimenticati in macchina. Anche qui, però, nessuno gli avrebbe creduto dal momento in cui si sapeva che dovevano servire per il ricambio.Raimondo Silvieri, Presidente della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) Toscana, contattato stamani da GeaPress, ha confermato come già da qualche giorno la storia sia sfuggita agli stessi ambienti dei cacciatori. Anzi, proprio alla LAC, è pervenuta una lettera anonima sicuramente scritta per particolarità del racconto oltre che per le descrizioni tipiche di una battuta al cinghiale, da uno dei cacciatori presenti il 29 dicembre.Stante quanto riportato in questa lettera, i cani venivano definiti, dallo stesso canaio della squadra, come “pregiatissimi“, forse segugi di media taglia.“Al di là della versione che apprendo avere fornito ai Carabinieri – ha dichiarato Silvieri – rimane il fatto che quei cani erano stipati in un piccolo gabbiotto, fatto questo che già palesa il maltrattamento oltre che la violazione dello stesso regolamento della Legge Regionale 59/09. Questo a prescindere – ha aggiunto Silvieri – se i cani sono morti per asfissia provocata o no, o se sono stati dimenticati in auto o più probabilmente parcheggiati per essere utilizzati dal ricambio. Intanto, come LAC abbiamo depositato un esposto presso la Procura e in caso di procedimento ci costituiremo parte civile.”L’appello è ora rivolto agli altri cacciatori, quelli cioè che non hanno sopportato la vista di quel macello. Si facciano avanti e vadano a denunciare invece di lasciare il responsabile difeso da ben sei loro colleghi.
 
LA NAZIONE
13 GENNAIO 2012
 
Cani da cinghiale asfissiati nell'auto
Indagini dei carabinieri dopo una battuta di caccia
L'episodio sarebbe accaduto a Castiglione della Pescaia. Segnalazione anonima ha fatto scoprire il caso. Gli esemplari sarebbero stati dimenticati nella macchina esposta al sole
 
Grosseto - Quattro cani morti asfissiati in un'auto, mentre i cacciatori erano intenti in una battuta al chinghiale. E una segnalazione anonima che adesso fa scattare le indagini dei carabinieri. Orrore a Castiglione della Pescaia, nella zona delle Rocchette, dove lo scorso 29 dicembre, nell'auto di un cacciatore, sarebbero morti quattro esemplari, secondo le indagini effettuate dall'Arma, anche se il portale "Geapress" riferisce che i cani, tutti addestrati per la caccia al cinghiale, dovrebbero essere otto. I fatti: il gruppo di cacciatori al cinghiale svolge la sua battuta. Una buona battuta ma che è terminata in tragedia. Quattro degli esemplari custoditi dal "canaio", il cacciatore della squadra che si occupa dei cani, sarebbero morti asfissiati nelle loro gabbie, dentro l'auto lasciata al sole. Auto diventata, la macchina degli orrori. Ci sarebbe stata una segnalazione anonima ai carabinieri su quanto avvenuto, anche se al momento non si sa che fine abbiano fatto le carcasse dei cani. I carabinieri hanno convocato il cacciatore che aveva i cani in custodia. Secondo una prima ricostruzione, i cani sarebbero stati dimenticati in auto.  Raimondo Silvieri, Presidente della Lac (Lega per l’Abolizione della Caccia) Toscana, contattato da Geapress, ha confermato come già da qualche giorno la storia sia sfuggita agli stessi ambienti dei cacciatori. Anzi, proprio alla Lac è pervenuta una lettera anonima sicuramente scritta per particolarità del racconto oltre che per le descrizioni tipiche di una battuta al cinghiale, da uno dei cacciatori presenti il 29 dicembre.Stante quanto riportato in questa lettera, i cani venivano definiti, dallo stesso canaio della squadra, come “pregiatissimi“, forse segugi di media taglia.“Al di là della versione data ai carabinieri – ha dichiarato Silvieri – rimane il fatto che quei cani erano stipati in un piccolo gabbiotto, fatto questo che già palesa il maltrattamento oltre che la violazione dello stesso regolamento della Legge Regionale 59/09. Questo a prescindere – ha aggiunto Silvieri – se i cani siano morti per asfissia provocata o no, o se sono stati dimenticati in auto o più probabilmente parcheggiati per essere utilizzati dal ricambio. Intanto, come Lac, abbiamo depositato un esposto presso la Procura e in caso di procedimento ci costituiremo parte civile.”
 
ANSA
13 GENNAIO 2012
 
Quattro cani trovati morti soffocati in bosco, indagano cc
Gli animali erano tenuti in auto; denuncia anonima ad animalisti
 
GROSSETO - Quattro cani da caccia, tenuti in auto perche' utilizzati come ''riserve'', sono stati trovati morti soffocati nel bosco delle Rocchette (Castiglione della Pescaia) qualche giorno fa, durante una battuta di caccia al cinghiale. A denunciare il fatto e' stato un cacciatore, che ha assistito al ritrovamento degli animali e che ha scritto una lettera anonima alle associazioni che si occupano di animali.Una denuncia alla Procura della Repubblica di Grosseto e' stata presentata dalla Lac. Indagano i carabinieri.
 
IL TIRRENO
14 GENNAIO 2012
 
Dimenticati in una jeep Muoiono quattro cani
 
di Elisabetta Giorgi
 
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA (GR) -  Quattro cani da caccia rinchiusi in macchina per alcune ore e morti per asfissia. Il fatto è successo giovedì 29 dicembre nel bosco delle Rocchette, a Castiglione della Pescaia, durante una battuta di caccia al cinghiale in cui i cani erano impiegati come “riserve”. Sono stati gli animalisti dell’Enpa (ente protezione animali) e della Lac (lega per l’abolizione della caccia) a ricevere giorni fa la lettera anonima di un testimone (qualificatosi come cacciatore) che alla fine della battuta si è accorto di «una macchina col vapore sui vetri...». E ieri - dopo aver fatto i dovuti riscontri - sempre Enpa e Lac hanno separatamente presentato denuncia in Procura a Grosseto. Le indagini sono state affidate ai carabinieri di Grosseto che starebbero indagando sul proprietario dei cani e sul “canaio” che li teneva in custodia. Nessuna traccia, intanto, del le carcasse dei cani che potrebbero essere stati seppelliti e quindi nascosti nella stessa riserva in cui è avvenuta la battuta. Era stato proprio un cacciatore che ha assistito al ritrovamento degli animali a scrivere una lettera anonima e scioccata agli animalisti, dichiarandosi sì cacciatore ma anche - racconta Marlena Giacolini, presidente provinciale dell’Enpa - «profondo amante degli animali». Intanto la notizia ieri è stata battuta dal portale ambientalista “Geapress”, che tuttavia ha riferito come i cani in questione non fossero quattro ma addirittura otto, e come «tra urina e vomito» si sarebbero praticamente “liquefatti” all’interno della jeep abbandonata nella zona delle Rocchette. Stando a quanto avrebbe visto (e scritto) il testimone al termine della battuta di caccia e che è stato riportato ancora dall’agenzia, pare che l’interno di quell’auto fosse diventato addirittura invisibile per via di tutta la condensa e il vapore che si erano sprigionati dal gruppo di cani imprigionati.La macchina era chiusa, e attorno ad essa regnava un silenzio mortale; ancora dalla jeep colava un liquido fetido e praticamente erano le urine miste a vomito dei segugi, stipati in una sorta di gabbia artigianale di un metro di altezza per un metro e mezzo di profondità. I particolari sul triste destino dei quattro cani restano in attesa di conferma. Certo è che la storia, prontamente rimbalzata su internet, ha già suscitato un’ondata di commenti stizziti da parte degli amanti degli animali, in molti casi cacciatori indignati perché «se i cinghiali sono una cosa, i nostri cani sono un’altra». I militari del comando provinciale stanno portando avanti le indagini e puntano ad accertare le responsabilità per le quali si profila il reato di maltrattamento di animali (articolo 727 del codice penale).
 
MESSAGGERO VENETO
13 GENNAIO 2012
 
Maltrattamento di animali? No, perchè il cane non si trova
 
BERTIOLO (UD) - Doveva rispondere di maltrattamento di un animale, ma di quell’animale si è persa ogni traccia. Elio Travan 81enne di Bertiolo, difeso dall’avvocato Giovanni Stellato è stato assolto ieri dal giudice monocratico Angelica Di Silvestre. Tutto era partito da una segnalazione dei carabinieri nell’ottobre 2010. Avevano notato la presenza di quel meticcio, un cane maschio da pelo bianco e fulvo in precarie condizioni nel cortile dell’abitazione, legato a una catena che non gli consentiva di effettuare movimenti e accanto a una cuccia troppo piccola. Eppure, nel corso del procedimento in tribunale dalle testimonianze raccolte, ivi compresa quella del veterinario, di quel cane non si è provata l’esistenza. È risultato invece che la famiglia del Travan possedeva un cane di razza pastore tedesco, legato a una catena ben più ampia e tenuto in condizione igieniche appropriate, purtroppo soppresso all’età di 13 anni all’insorgenza di una grave malattia. Al pm Giovanna Scirra non è rimasto altro da fare se non proporre l’assoluzione perché il fatto non sussiste.
 

RAVENNA 24 ORE

13 GENNAIO 2012

 

Enpa: "attenzione ai cani-truffa"

In arrivo dall'Est Europeo cuccioli di razza maltrattati

 

"Da alcuni paesi dell’Est europeo, come l’Ungheria e la Slovacchia, giungono in Italia migliaia di cuccioli di cani di razza. I cani, quasi sempre in tenerissima età, viaggiano in condizioni indecenti, all’interno di furgoni non attrezzati per i trasporti d’animali". A lanciare l'allarme è l'Enpa Ravenna."Non poche bestiole muoiono per gli stenti - spiega la vice presidente Elena Bonini - ma questo poco importa ai trafficanti, dato che un cucciolo proveniente dall’Est europeo ha un valore molto basso, valore che però si moltiplica una volta che sono venduti ai privati che si recano ad acquistarli presso un negozio od un cialtronesco detentore.Una volta in Italia, pertanto, i cuccioli, appartenenti alle razze più diverse tra loro, sono custoditi in strutture sovente “fuori legge”, per essere successivamente inviati a negozianti senza scrupoli e/o privati che ne fanno richiesta, dopo aver letto i tanti annunci on line oppure sulla stampa commerciale.
Ovviamente, il prezzo di vendita dei singoli soggetti è quanto mai allettante e chi desidera un bel cane di razza, possibilmente 'alla moda', acquista il cucciolo da chi glielo procura a basso costo rispetto a quello di un allevatore nostrano, facendo la vendita con promesse e garanzie di vario genere.Accade sovente che l’incauto acquirente si accorga ben presto che qualcosa non va sotto il profilo patologico (malattie congenite di vario genere) e che l’agognato pedigree non arriva né arriverà mai. Scatta allora l’ira e ci si rivolge al nostro ente per sollecitare un intervento contro il commerciante truffaldino. Purtroppo in questa fase noi non possiamo fare nulla, dato che si tratta di un rapporto di compra - vendita tra privati.
Il detentore del cucciolo, quindi, potrà solo rivolgersi ad un legale di sua fiducia, spiegando i fatti ed esibendo la documentazione in suo possesso.
L’Enpa può intervenire ed interviene là dove si ravvisi l’ipotesi di un qualche reato penale oppure la violazione di norme amministrative o tributarie.
I trafficanti di cani stanno però 'affinando' le loro tecniche ed importano cani dall’Ungheria o paesi similari, forti del fatto che appartengono alla Unione Europea, che possono commerciare liberamente e che un veterinario di quei paesi non negherà mai un libretto sanitario attestante le avvenute vaccinazioni, né il rilascio del passaporto.
Insomma, tutto in regola sotto il profilo burocratico.
La provincia di Ravenna non è esente da questa 'pestilenza commerciale' e vede e vedrà transitare sul suo territorio centinaia di disgraziatissimi cuccioli di razza provenienti dai soliti paesi in cui i diritti degli animali sono quasi sempre ignorati con l’accondiscendenza di amministrazioni compiacenti.Pertanto chiediamo ai cittadini, che vogliono acquistare un cane di razza, di valutare con la massima attenzione l’affidabilità e la serietà del negoziante o dell’allevatore, evitando chi traffica con più razze canine o effettua vendite on line. La cosa migliore e più saggia resta comunque l’opzione di rivolgersi al canile pubblico più vicino. Gli operatori dei canili ed i volontari dell’Enpa sapranno consigliarvi per il meglio".

 

IL TEMPO

13 GENNAIO 2012

 

«Furibonda» lite tra cani Malore per il proprietario

TERRACINA (LT) Un cane pastore tedesco, inferocito, assale un volpino.

 

Il suo padrone viene colto da malore e cade a terra, ma l'animale non fa avvicinare nessuno. Momenti di tensione e di paura sono stati vissuti ieri mattina nel cortile delle case popolari di Via Traiano. Il 71enne G.P. stava facendo uscire il suo pastore tedesco dal cofano dell'auto. Proprio mentre gli stava mettendo la museruola, l'animale è andato dritto verso un volpino e lo ha aggredito, chiudendo la testina nella propria bocca. Il padrone, sentendosi male, è crollato a terra. ìSono scesa subito da casa” racconta Francesca Monti, che si è avvalsa della sua esperienza con gli animali, per risolvere la drammatica situazione ìe ho provato a togliere il volpino dalla bocca. Non lo mollava. Alla fine sono riuscita nell'intento e ho messo al sicuro la piccola vittima, che sanguinava. Poi ho cercato di avvicinarmi all'anziano a terra, ma il cane non faceva avvicinare nessuno. Solo con l'intervento della moglie dell'uomo è stato possibile portare in disparte l'animale. Penso a cosa poteva succedere se a capitarci era un bambino». G.P., portato in ospedale, è stato sottoposto alle cure del caso.

 
GEA PRESS
13 GENNAIO 2012
 
Trento: hanno ucciso mamma cerva, di nuovo incinta (fotogallery)
Intervento del Corpo Forestale della Provincia di Trento – trovate pure armi da guerra
 
Era gravida ed ancora in piena lattazione del cucciolo partorito l’anno scorso, la cerva uccisa a Caldes, da due bracconieri in possesso, però, di regolare porto d’armi uso caccia. Persone molto note negli ambienti venatori della zona al quale si è aggiunto un terzo elemento coinvolto successivamente per il trasporto. Quest’ultimo, sebbene senza porto d’armi regolare, aveva ancora il tesserino caccia del 2011. A sorprenderli mentre stavano caricando in un pick up la povera cerva da macellare, il Corpo Forestale della Provincia di Trento. Si erano appostati dalla mattina, quando cioè avevano notato i due mentre nascondevano il corpo del povero animale.La vicenda, infatti, è più complessa rispetto alla notizia del ritrovamento. La mamma cerva era stata ferita la sera prima. Era morta, poi, tra lancinanti dolori con la lingua serrata fra i denti,  a circa trecento metri dal luogo dove era stata centrata dal colpo di fucile. La lunga scia di sangue, era stata rintracciata dai cani dei tre cacciatori, solo la mattina seguente. La cerva gravida era stata così nascosta sotto il fogliame, nei pressi di un frutteto. Intorno alle diciassette, i tre sono tornati con il loro pick up a fari spenti. Sul posto, però, si erano appostati i Forestali che li hanno così colti sul fatto e denunciati. Del cucciolo che stava allattando, invece, nessuna notizia.Secondo il dott. Fabio Angeli, Direttore del Distretto Forestale di Malè (TN) le indagini che hanno portato ad individuare i tre, scaturiscono dopo le segnalazioni di sospetti atti di bracconaggio. Per quanto riguarda il cucciolo, sottolinea il dott. Angeli, adesso avrà serie difficoltà di sopravvivenza.All’interno del pick up, è stato rinvenuto un faro, un copricannocchiale e bossoli vuoti di calibro sei e cinque. Nel maso (la tipica struttura rurale dei luoghi) di uno dei tre, invece, gli illeciti erano ben più numerosi. Munizioni per fucili da guerra, munizioni brenneke (ovvero per fucili adattabili a pallettone unico) una baionetta da guerra non denunciata, un fucile conservato ancora carico, e numerosi trofei. Sei teste di cervo, una di muflone, quattro di caprioli e due poiane. Per tutti mancava il certificato d’origine.La Forestale di Trento sottolinea come, al di là delle stesse considerazioni sulle particolari condizioni della cerva, la caccia in questo periodo è chiusa. Dunque il relativo esercizio costituisce reato.
VEDI FOTOGALLERY:
 
LA NUOVA SARDEGNA
13 GENNAIO 2012
 
Nella mensa del poligono bestiame bombardato
 
CAGLIARI. Sarebbero stati macellati e cucinati alcuni capi di bestiame colpiti - nella zona dei mitragliamenti nel poligono di Capo Frasca - da proiettili realizzati con metalli pesanti, e quindi dalle nanoparticelle degli stessi. La denuncia è del presidente dell’Associazione italiana assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti (Anavafaf), Falco Accame.«Durante la recente visita della commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sull’uranio impoverito e nanoparticelle non sono emersi fatti verificatisi nel poligono di Capo Frasca (e forse in altri) aventi interesse per la salute del personale - ha spiegato Accame -, mentre noi abbiamo appreso del bestiame mitragliato. Non sappiamo se l’attività di macelleria era stata autorizzata o meno e se le Asl abbiano effettuato controlli. Ma certamente le nanoparticelle depositate nei corpi degli animali sono nocive per la salute. Non è accettabile che il segreto nei poligoni copra questioni che riguardano la salute del personale». Un testimone ha raccontato che «il bestiame presente nella zona logistica del poligono (cavalli e buoi) spesso sconfinava dal pascolo e si inoltrava nella zona bersagli del mitragliamento. Colpiti dai proiettili degli aerei durante le esercitazioni venivano poi caricati sui mezzi e portati nella mensa per essere sezionati, cucinati e distribuiti nei pasti giornalieri”».
 
LA ZAMPA.IT
13 GENNAIO 2012
 
Troppe frustate al cavallo fantino vince ma è squalificato
La British Horse Autorithy:  «Ha colpito 23 volte, 15 in più  del consentito». L'inglese Cooper non potrà correre per due mesi
 
Un fantino colpisce il cavallo con la frusta (foto d'archivio)
 
Londra Aveva vinto finalmente la sua prima gara ma è stato squalificato per 52 giorni per aver frustato troppo il cavallo: è successo ad un fantino inglese, Robert Cooper aveva portato alla vittoria il suo Elton Fox in una corsa a ostacoli il 31 dicembre scorso a Uttoxeter, ma la sua eccessiva foga nello spronarlo non era sfuggita agli ispettori di gara.
«La commissione ha notato che Robert Cooper aveva colpito Elton Fox per un totale di 23 volte, di cui 14 dopo l’ultimo ostacolo», ha detto la "British Horse Authority" (Bha, l’organismo regolatore dell’ippica in Gran Bretgna). Nelle corse a ostacoli, il massimo consentito sono otto frustate. «Non è bello ricevere una squalifica come questa, e non penso che sia stata troppo dura per lui (il cavallo, ndr), ma così sono le corse: le regole sono regole e non puoi infrangerle», ha detto il fantino in tv. La squalifica di Cooper partirà il 22 gennaio prossimo: ciò gli ha consentito di vincere ancora, oggi a Fontwell, in sella a Mortimers Cross. A quanto si sa, senza troppe frustate.
 
GAZZETTA DI PARMA
13 GENNAIO 2012
 
Germania: donna trovata con 200 topi in casa
 
BERLINO – In Germania, in un appartamento della periferia di Berlino, le autorità veterinarie hanno scoperto una donna che viveva con circa 200 tra topi e altri piccoli roditori.
Gli animali, molti dei quali gravidi, vivevano in parte ammassati in alcune gabbie e in parte erano invece liberi di muoversi per il piccolo appartamento, scrive l’agenzia Dpa citando l’Associazione per la difesa degli animali di Berlino. I roditori sono stati sequestrati e consegnati a un ricovero per animali.
Non si tratta del primo caso: all’inizio dell’anno scorso in un appartamento berlinese erano stati trovati 150 conigli. Il disturbo comportamentale che induce ad ammassare animali in spazi angusti è noto come "animal hoarding".
 
IL GAZZETTINO PADOVA
14 GENNAIO 2012
 
Decine di brandelli di carcasse di animali, abbandonati da chissà quanto tempo in un campo
 
Provincia di Padova - Decine di brandelli di carcasse di animali, abbandonati da chissà quanto tempo in un campo. Un odore nauseabondo di putrefazione che si diffonde nell'aria e un mistero che sta diffondendo l'orrore nell'area dei colli Euganei. A scoprire la mattanza sono stati i veterinari dell'azienda sanitaria locale, che si sono recati qualche giorno fa in via Crearon. Nella frazione di Rivadolmo, in una zona a ridosso di via Piombà che si inerpica sulle pendici del Cero, il personale dell'Ulss17 si è trovato davanti a uno spettacolo ributtante. «All'atto del sopralluogo - si legge nella nota ufficiale redatta dai veterinari - sono state ritrovate abbandonate lungo una scarpata parti anatomiche di bovini, nella fattispecie porzioni distali di arti anteriori e posteriori di bovini adulti in diverso stato di decomposizione». Secondo gli esperti, che hanno eseguito l'ispezione assieme agli agenti della polizia locale dell'unione dei colli Euganei, gli episodi di abbandono andrebbero avanti da diverso tempo. «In particolare - spiegano i redattori del verbale - è stato possibile contare la presenza di almeno 38 porzioni distali di arti di bovini adulti completi di unghioni, oltre al cranio di un equide». Le autorità, fatto un rapido conto, stimano che in via Crearon siano state gettate le carcasse di almeno 10 bovini e di un cavallo. I veterinari hanno contattato il Comune per far partire le operazioni di smaltimento del materiale, che sarà a spese della collettività. La zona è già stata ripulita da una ditta specializzata, come previsto dalla normativa. Ma l'amministrazione comunale e i residenti vogliono sapere chi abbia gettato le carcasse in quel prato. E soprattutto perché. Al momento non esistono tesi sull'argomento e ogni ipotesi viene rimandata a quando le forze dell'ordine avranno a disposizione più informazioni. Il sindaco, Francesco Corso, ha però presentato una denuncia a carico di ignoti a carabinieri, vigili e Parco regionale dei colli Euganei. Non è la prima volta che a Baone si verificano situazioni come questa. Qualche mese fa una capra sventrata era stata rinvenuta da alcuni turisti in un prato nei pressi delle Moschine, sul colle che sovrasta il centro abitato.
 
ALTO ADIGE
14 GENNAIO 2012
 
Mareta (BZ), maso distrutto da un rogo
 
RACINES (BZ) - . Un furioso incendio scoppiato alle prime luci dell’alba di ieri sopra l’abitato di Mareta ha devastato il maso Braunheis. I pompieri sono riusciti a salvare la proprietaria del maso, un’anziana 90enne rimasta intossicata. Nulla da fare invece per oltre 120 animali.
Solo qualche pecora è scampata alla morte, tratta in salvo a fatica dalle braccia dei vigili del fuoco di mezzo circondario che ieri mattina si sono precipitati in una zona ad oltre 1.600 metri di altitudine della val Ridanna per cercare di domare il furioso incendio.
L’allarme è scattato poco dopo le 5 del mattino di ieri. Ad accorgersi che qualcosa non andava è stata una vicina di casa, svegliata dal forte odore di bruciato che entrava dalla sua finestra. Solo dopo essersi affacciata alla finestra ha visto che l’incendio ormai divampava e che il maso della vicina era completamente in fiamme. Sul posto sono intervenuti poco più tardi oltre 70 uomini delle caserme di Racines, Mareta, Tunes e Casateia per cercare di salvare quanto più possibile della struttura agricola e strappare dalle fiamme gli animali nella stalla.
Solo per una buona dose di fortuna la 90enne domiciliata nel maso è stata portata via dalla suo appartamento con una leggera intossicazione da fumo. Consegnata nelle mani dei sanitari della Croce Bianca è stata trasportata presso l’ospedale vipitenese dove è stata ricoverata. Nel frattempo i pompieri hanno cominciato le lunghe operazioni di spegnimento del rogo, ma le fiamme hanno avuto la meglio, divorando letteralmente la stalla e il fienile che sono crollate una sull’altra. Ingenti i danni anche al maso che è stato gravemente danneggiato dalle fiamme prima e dall’acqua utilizzata per spegnere il rogo poi. Solo intorno alle 8 del mattino, con il comparire dell’alba, è stato possibile trarre un primo bilancio dell’incendio. Nessuno però si sarebbe aspettato di trovarsi davanti a decine di carcasse di ovini e bovini carbonizzati. In tutto, sono morti tra le fiamme 7 mucche da pascolo, 30 capre, 40 pecore e 50 agnellini.
Per loro infatti, non c’è stato nulla da fare, la morte è sopraggiunta per asfissia da fumo, ovvero prima che la stalla fosse divorata dalle fiamme e crollasse il tetto su di essa. I pompieri hanno dovuto utilizzare anche una macchina escavatrice per recuperare tutte le carcasse degli animali e spegnere ogni residuo di carbone ancora ardente rimasto sotto le macerie. Sul posto si sono portati anche i carabinieri che nei prossimi giorni dovranno valutare assieme ai vigili del fuoco permanenti di Bolzano le reali cause che hanno innescato il furioso incendio.
 
LA PROVIMCIA DI VARESE
14 GENNAIO 2012
 
Gallarate, alano in superstrada
La Polizia lo calma e lo salva
 
Gallarate  (VA) - Spaventato e in fuga lungo la superstrada per Malpensa, precisamente in direzione Varese. Così gli agenti della polizia stradale hanno trovato un gigantesco alano; ad avvistarlo numerosi automobilisti in transito che hanno segnalato la presenza dell'animale prima che qualcuno lo investisse. Il cane è stato pazientemente recuperato.
Gli agenti hanno dovuto ammansirlo proprio a causa dello stato di puro terrore in cui versava l'animale probabilmente scappato e non abbandonato. L'alano è stato trasportato al Dog's Ground di Somma Lombardo dove è in custodia. Il personale del ricovero sta ora verificando se il cane abbia il microchip identificativo al fine di rintracciarne i proprietari.
 
LIVE SICILIA
14 GENNAIO 2012
 
Volantini a lutto per la morte di cinque cani
 
Provincia di Palermo - Volantini listati a lutto a Termini Imerese per la morte di cinque cani avvelenati nella zona del porto. A distribuirli sono stati i volontari dell’associazione ‘Guardie ambientali’. Nel manifesto, del quale ne sono stati stampati oltre un migliaio di copie, campeggiano le foto degli animali morti e la scritta ”cerchiamo te assassino”. ”I cani avvelenati nelle ultime 24 ore sono stati sette – dice Giuseppe Purpi, presidente dell’associazione animalista – siamo riusciti a salvarne due che sono adesso in cura dai veterinari. Abbiamo avuto notizia di altri tre cani uccisi all’interno di alcune villette. E l’estate scorsa abbiamo trovato altri tre meticci assassinati con le stesse modalita’ nella zona di Termini Imerese alta”. Gli ambientalisti domani continueranno a distribuire i volantini e domenica prossima promuoveranno una marcia per le vie della cittadina nel Palermitano alla quale sono stati invitati anche i proprietari di cani. ”E’ un modo questo – aggiunge Purpi – per sensibilizzare l’opinione pubblica a non chiudere gli occhi di fronte a queste violenze e malcostume”.
 
LA SICILIA RAGUSA
14 GENNAIO 2012
 
Un «mausoleo» per ricordare la cagnetta Chicca La storia.
I coniugi Statelli, 90enni, e la commovente storia del grande affetto che li legava al quattrozampe
 
la sepoltura di chicca nel giardino dei coniugi statelli
 
Giovanna Cascone
 
Ragusa - "Mi chiamo Chicca e sono a casa mia. Mi spiace aver lasciato i miei padroncini ma non volevo si preoccupassero per me…". Sono le ultime parole che avrebbe scritto la piccola Chicca, cagnolina di piccola stazza, razza York shire, ai suoi padroni se solo avesse avuto il dono della parola.
A raccontarlo, una coppia di vittoriesi di 90 anni, addolorati per la perdita del cane che per 12 anni è stata la loro compagna di viaggio. Per ricordarla anche nella morte hanno voluto realizzare un piccolo mausoleo. Lì è stata sepolta, nel giardino di casa, dove era solita giocare durante le vacanze estive. Salvatore e Carmela Statelli hanno aperto le porte della loro casa di campagna per ospitare, per sempre, la loro cagnetta, deceduta qualche settimana fa a causa di una malattia che la costringeva a continue cure.
"Chicca - racconta Giovanni Stracquadanio, veterinario che l'aveva in cura - soffriva di ipertensione polmonare. Per i suoi padroni è stata una grossa perdita".
"Chicca - racconta l'anziano signore in lacrime - per noi era una figlia. Noi, purtroppo, non abbiamo avuto figli e forse per questo abbiamo dedicato tutto il nostro tempo agli animali". Una vita trascorsa in mezzo agli animali, dal 1945 in poi. Da quando tornò dal militare. "Era il 1945 quando abbiamo deciso di prendere il primo cagnolino. Abbiamo sempre avuto il tempo di occuparci di loro, di curarli, insegnarli tutto, di parlare con loro e ascoltarli. Per me non sono animali ma umani, dei figli".
Tra i tanti animali avuti, però, Chicca è stata la compagna di viaggio più affezionata, il bastone della vecchiaia della coppia. Un'amica, una figlia, una presenza che ha riempito per ben 12 anni la vita di queste due anziane persone. Per questo, all'atto della sua morte hanno deciso di darle degna sepoltura come fosse una persona, perché per loro era "un umano a cui mancava solo la parola". Così nel giardino della casa di campagna, sulla SS.115, in contrada Bosco Rotondo, hanno realizzato una sorta di mausoleo dove è stata seppellita la salma del cane. Un gesto di gratitudine verso chi è stata per anni una compagnia impagabile in una vita, il cui destino non ha voluto ci fossero dei figli. Un atto che vuole essere da monito a chi non ha rispetto dei cani e degli animali in genere. La storia che vede protagonisti la coppia Statelli e la loro cagnolina è, certamente, curiosa ma è l'esempio di come l'amore non ha confini. L'affetto per un animale può essere pari a quello provato per un essere umano. Per i coniugi Statelli era così. Un amore grande che non potrà essere sostituito.
 

TRENTINO

15 GENNAIO 2012

 

Roveré della Luna, strage di gatti

 

Liviana Concin

 

ROVERÉ DELLA LUNA (TN). Una vera e propria strage quella che ha colpito nei giorni scorsi una colonia di gatti nel comune rotaliano. Erano una quindicina i felini che Fernando Brandoni accudiva a due passi da casa, ma nel giro di quarantotto ore ben 4 bestiole sono state ritrovate morte.Altre tre ancora mancano all’appello. «Si tratta senza dubbio di avvelenamento da topicida- ha spiegato Roberto Guadagnini, veterinario di Mezzolombardo che ha seguito la vicenda fin dal primo momento e sta procedendo in questi giorni con l’iter legale - le analisi effettuate sugli animali portati qui dal proprietario hanno messo in luce che il sangue non coagulava più, causando emorragie spontanee, conseguenza tipica dell’ingestione del comune veleno per roditori».Certo non è la prima volta che un gatto rimane vittima del diffuso rimedio contro le infestazioni, a volte l’avvelenamento è colposo, dovuto alla negligenza di chi non dispone le esche altamente appetibili in luoghi non accessibili ad altri animali ma, nel caso di Roverè della Luna, è facile scorgere l’intenzione di qualcuno di colpire proprio la colonia di felini: «Non mi risultano altri casi in zona, quindi è facile sospettare che, come purtroppo spesso accade, qualcuno nelle vicinanze non gradisse la presenza degli animali e abbia deciso di risolvere il problema con questo barbaro metodo».Una vera e propria ritorsione dunque, contro innocenti bestiole, e oltre ad essere un gesto incivile ed ignobile è anche un reato penale. Come ancora pochi sanno infatti, i gatti, a differenza dei cani, non sottostanno all’obbligo di custodia dei padroni e sono liberi di circolare anche nelle proprietà private. Un qualsiasi atto violento nei loro confronti, compreso l’avvelenamento, è un maltrattamento potenzialmente punibile con una pena fino a diciotto mesi di reclusione e multe salatissime. L’intervento del veterinario ha permesso comunque di salvare cinque degli animali colpiti, e di fornire la prova certa dell’avvelenamento, che verrà segnalato al primo cittadino.Sulla vicenda dunque non è ancora stata scritta la parola fine: le conseguenze per chi pratica questa vile tattica potrebbero rivelarsi peggiori di un gatto che passeggiava nell’orto, rispetto ad una denuncia penale.-

 
CORRIERE DI VITERBO
15 GENNAIO 2012
 
Il business illegale dei cani rende una fortuna alla malavita vale 100milioni di euro l’anno.
Almeno 100 milioni dai combattimenti Esposto alla Procura della repubblica di Roma.
 
ANIMALI: AIDAA, Business illegale cani rende 100 mln l’anno a malavita.  « “ La malavita organizzata gestisce un giro di affari illegale legato alla gestione dei canili e delle scommesse clandestine legate ai combattimenti dei cani, al traffico internazionale di cani destinati ai laboratori di vivisezione e lo smaltimento illegale di salme di animali. Queste attività produrrebbero un guadagno annuo netto di oltre 100 milioni di euro per le organizzazioni criminali» ” . Lo sottolinea l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa), in una nota in cui diffonde una sintesi dell’esposto inviato alle a procure a della repubblica di Roma, ma anche a quelle di Napoli, L’Aquila, Catanzaro, Bari e Palermo. Nell’esposto, firmato dal presidente nazionale di Aidaa, si fa un quadro dettagliato delle attività che a detta degli animalisti vedrebbero coinvolte le organizzazioni criminali in regioni quali il nel Lazio, la ma anche nelle regioni di Puglia, L’Abruzzo, la Sicilia, la Calabria e la Campania. « “ Il business più diffuso - si legge nella nota - è sicuramente quello del traffico internazionale di cani verso i canili e i laboratori del nord Europa, traffico in aumento e e che riguarda ogni anno almeno 70.000 mila cani, dei quali 20.000 mila destinati alla vivisezione per ricavi che superano complessivamente gli 8 milioni di euro l’anno» ” . «Il lucroso business dei combattimenti - conclude la nota - e delle scommesse coinvolge oltre 3.000 cani per un giro di affari di oltre 70 milioni di euro (50 di guadagni netti per la malavita), mentre la gestione dei canili lager interessa un’ottantina di canili per un totale di 16.000 cani e un guadagno largamente superiore ai 10 milioni di euro. Infine i guadagni della malavita per il business dello smaltimento illegale delle carcasse dei cani e di altri animali superano il milione di euro l’anno».
 

TELEVIDEO.RAI

15 GENNAIO 2012

 

I cavalli costano, abbandonati come i cani

In migliaia lasciati per strada o legati e lasciati morire di fame. Oppure venduti come carne agli zoo da disperati sudditi di sua maesta' che a causa della crisi economica non riescono più a mantenerli

 

Sono la passione della regina Elisabetta ma in Gran Bretagna migliaia di cavalli vengono abbandonati o legati e lasciati morire di fame, o addirittura venduti come carne agli zoo da disperati sudditi di sua maesta' che a causa della crisi economica non riescono piu' a mantenerli.
"Siamo a un punto di rottura", ha detto al quotidiano Independent l'organizzazione Redwing, la maggiore charity nazionale per equini abbandonati, che ha visto salire il numero di casi portati alla sua attenzione da 160 nel 2009 a 450 lo scorso anno. A oggi dall'inizio dell'anno Redwing ha posto sotto la sua protezione fino a dieci esemplari al giorno, nonostante l'ondata emotiva di War horse, il film sui cavalli eroi della Prima Guerra mondiale.Gli inglesi amano gli animali e in questi giorni affollano le sale cinematografiche per il film di Steven Spielberg ma la recessione e' piu' forte di ogni passione: centinaia di altri cavalli, oltre a quelli salvati da Redwing, non sono stati cosi' fortunati. Lasciati in balia di se stessi dai loro padroni finiscono sbranati dai cani o investiti da auto lungo le strade. La situazione nazionale e' difficile da quantificare, la reale associazione per la protezione degli animali (Rspca) ha ricevuto nel 2011 oltre settemila denunce di casi di cavalli lasciati legati senza riparo ne' cibo.La ragione e' essenzialmente economica: come in molti altri settori, anche quello dell'allevamento dei cavalli ha attraversato una "bolla" che nell'autunno del 2008 e' scoppiata. "Prima la domanda era enorme e il settore ha risposto con una sovraproduzione", ha spiegato Andrew Elliott, uno dei maggiori mercanti del mondo. Nella gamma bassa di livello un cavallo di questi giorni passa di mano per appena cinque sterline. "Costa poco ma vale ancora meno", spiega Lee Hackett della British horse society: appena possono i proprietari se ne sbarazzano anche perche' il costo della manutenzione e' quasi raddoppiato negli ultimi cinque anni: da 3.600 sterline all'anno a seimila.L'aumento per prezzo della biada e il calo del valore degli animali ha creato un circolo vizioso. Capita sempre piu' spesso cosi' che puledri siano uccisi alla nascita da padroni che non possono piu' permetterseli o che cavalli siano venduti agli zoo per la loro carne: secondo stime del governo 8.000 cavalli sono stati macellati a questo scopo nel 2010, un aumento del 50% nell'arco di due anni.

 

VARESE NEWS

16 GENNAIO 2012

 

Luinese - Cavalli da corsa trasformati in bistecche, nei guai allevatore luinese

L’uomo, 43 anni, denunciato a piede libero. E’ accusato di aver falsificato i libretti sanitari degli animali. Tra gli animali anche alcuni partecipanti a concorsi nazionali

 

Provincia di Varese: Campioni del galoppo trasformati in bistecche e sfilacci sui banchi dei supermercati del Luinese. Bolidi fatti di muscoli “costruiti” per la corsa che sono finiti al macello civico, uccisi e trasformati in tagli da mettere in vendita, finiti sulle tavole dei varesini.
E’ successo nel Luinese, dove i carabinieri hanno portato a compimento un’indagine partita nel 2009 e che ha visto la denuncia di un allevatore accusato dei reati di “falsità materiale” - per aver contraffatto i libretti identificativi degli equini – “uccisione ingiustificata di animali”, “truffa aggravata” e “frode dell’esercizio del commercio” per quei casi in cui i cavalli erano stati macellati e la carne distribuita.
Secondo i carabinieri, le cose sono andate così. I cavalli da corsa, evidentemente non più utili all’attività sportiva, venivano preparati per la macellazione con uno stratagemma neppure tanto sofisticato: i libretti identificativi degli animali venivano contraffatti. Così l’allevatore, dopo aver strappato dal libretto del cavallo il foglio ove era annotata l’esclusione della “D.P.A.” (destinato alla produzione alimentare) lo sostituiva con un altro da lui precedentemente fotocopiato e modificato.
Nel nuovo foglio la destinazione a fini alimentari era ammessa, rendendo in tal modo l’animale macellabile ed inducendo in errore il personale preposto ai controlli, che curava nei luoghi appropriati la macellazione dei cavalli.
Secondo i militari lo scopo di queste falsificazioni e macellazioni illegali era esclusivamente quello di conseguire un ingiusto profitto derivante dalla macellazione e commercializzazione di carne equina per fini alimentari. L’allevatore è accusato di aver falsificato in tutto sette “libretti identificativi” di altrettanti cavalli da corsa.
Gli animali, a dispetto del loro passato “sportivo”, avendo partecipato a competizioni anche di livello nazionale (uno dei sette aveva preso parte appunto ai campionati nazionali), venivano macellati a Luino e la loro carne venduta nel Varesotto.
L’allevatore, 43 anni, di un allevamento nel Luinese, è stato denunciato a piede libero.
Per i sette casi di macellazione accertati, il Pubblico Ministero di Varese Sara Arduini - che ha coordinato le indagini - ha contestato all’allevatore che: “con crudeltà e senza necessità”, ha cagionato la morte di alcuni cavalli da corsa, senza che ci fosse il presupposto giuridico per la soppressione.
Il Sostituto Procuratore della Repubblica di Varese si è anche avvalso di personale tecnico del Servizio Interprovinciale Tutela Animali – Nucleo Operativo Sanitario – di Varese. Presso l’allevamento sono stati sequestrati altri sei “equidi”, vale a dire asini, muli e cavalli non da corsa i cui libretti dovranno essere oggetto di regolarizzazione da parte dell’allevatore presso l’Associazione Provinciale Allevatori di Varese, poiché contenenti incongruenze ma in tal caso sanabili o rettificabili.
La carne dei sette cavalli macellati è stata venduta come commestibile in un supermercato del Luinse: i militari escludono che siano finora giunte segnalazioni attinenti a problemi di natura sanitaria da parte di consumatori che si sono trovati nel piatto la bistecca dei campioni.

 

CORRIERE DELLA SERA

17 GENNAIO 2012

 

La storia Indagine della Procura della Repubblica di Varese su sette cavalli finiti in vendita al supermercatoBistecca di trottatore in tavola Così sparivano i «pensionati»Allevatore denunciato: alterò i documenti per macellarli La denuncia E' stata una guardia zoofila a dare il via all' inchiesta nell' allevamento dell' ex macellaio di Germignaga

 

Rotondo Roberto

 

LUINO (Varese) - Dopo una vita a trottare, un cavallo da corsa si meriterebbe una pensione serena: magari passando dagli ippodromi alle passeggiate domenicali. Ma questa volta non è andata così. L' allevatore che doveva accudire i «pensionati», 43 anni, di Germignaga, voleva fare un po' di soldi in fretta e li ha fatti macellare, trasformandoli in bistecche da supermercato. Ha contraffatto i documenti sanitari ed ha aggirato tutti i controlli. Vittime, sette equini, tra cui un animale che aveva partecipato a dei campionati nazionali. L' uomo è stato scoperto grazie a una guardia zoofila che aveva avuto una segnalazione sulla fine sospetta di uno dei cavalli da corsa. Le indagini sono state affidate ai carabinieri dal pm Sara Arduini, il magistrato della procura di Varese che coordina le indagine sui crimini contro gli animali. L' allevatore è un ex macellaio che sembra aver mantenuto qualche abitudine ereditata dalla precedente professione. La procura, in particolare, lo accusa di aver falsificato i libretti dei sette animali. Lo stratagemma utilizzato era abbastanza semplice: l' allevatore strappava dal libretto identificativo del cavallo il foglio dove era annotata l' esclusione dalla «Dpa» (destinato alla produzione alimentare). Lo sostituiva con un altro, contraffatto in modo che la destinazione diventare bistecca risultasse inducendo in errore il personale preposto ai controlli. Non c' è tuttavia la prova che la carne fosse nociva; le visite di controllo prima e dopo la macellazione sono state regolarmente fatte. La procura non ha accertato se vi fossero sostanze incompatibili con l' alimentazione umana ma ciò non toglie che vi fosse un rischio per la salute. I cavalli da corsa hanno un' alimentazione diversa da quella utilizzata per la produzione alimentare: sono atleti, e dunque soggetti anche a trattamenti non sempre consigliabili in vista di un consumo delle carni. Inoltre nei libretti identificativi dei cavalli da competizione sono segnalati tutti i farmaci a cui sono stati sottoposti nella loro carriera, una prassi che in questo caso non era stata seguita, impedendo di tracciare la provenienza e la storia sanitaria dell' animale. Comunque il pm ha contestato reati molto pesanti quali la falsità materiale, l' uccisione ingiustificata di animali «con crudeltà e senza necessità», truffa aggravata e frode in commercio. In attesa della richiesta di rinvio a giudizio o di un patteggiamento che potrebbe concludere la vicenda, la carne nel frattempo è stata venduta e mangiata (la truffa è iniziata nel 2009): l' allevatore è riuscito a piazzarla in un supermercato della zona estraneo alla vicenda. Nell' allevamento vicino a Luino erano stati sequestrati anche sei animali (tra essi anche asini) con libretti fuori regola. Nel frattempo l' indagato ha collaborato ed ha ottenuto il dissequestro degli equini: di fronte ai rimproveri dei carabinieri avrebbe mostrato un certo pentimento, anche se tardivo. Roberto Rotondo

RIPRODUZIONE RISERVATA **** Task force Pm animalista La procura della Repubblica di Varese ha appena creato un' area investigativa destinata ai crimini contro gli animali e l' ha affidata al pm Sara Arduini, un magistrato che si definisce «una vera animalista» e che ha il compito di coordinare gli interventi, districarsi nella vasta produzione giuridica sul tema e coordinare la formazione Dieci denunce Il lavoro della pm Arduini è iniziato il primo gennaio 2012, sono già 10 le denunce sul suo tavolo di cui si sta occupando **** 7i cavalli da corsa mandati al macello dall' allevatore dopo aver falsificato la «carta d' identità» degli animali. Per lui l' accusa di uccisione ingiustificata.

 

GEA PRESS

17 GENNAIO 2012

 

Varese: cavalli da corsa macellati – le foto dei libretti alterati

Come è nata l'inchiesta e le "colpe" di un cavallo salvato dal macello.

 

I cavalli sono stati in buona parte già mangiati. La loro carne, infatti, è stata venduta da un supermercato del comprensorio di Luino (VA). Questo grazie ai libretti identificativi alterati. La vicenda, infatti, inizia nel mondo dell’ippica e non solo italiana, visto che almeno un cavallo era nato per correre in Irlanda. Non si tratta dell’ippica di questi giorni che protesta per la crisi e paventa rischi per i cavalli che, pur non potendo, potrebbero finire (chissà perché…) dentro un macello. I fatti risalgono al 2009, ovvero più o meno coincidenti con altre storie di cavalli e macelli.Il tutto nasce in maniera casuale, grazie allo scrupolo delle Guardie dell’OIPA. Il protagonista è un cavallo salvato dal macello grazie a una persona che già si era distinta per altri atti di questo genere. Cinquecento euro e hai un cavallo. Non poteva sapere, l’ignaro samaritano di cavalli, che trattavasi di un trottatore. Tanto vale, alla fine della sua corsa, un cavallo da … corsa. Molto meno di un cavallo di mafia, utilizzato tra prato e asfalto di una città del sud Italia e pagato non meno di 800-1000 euro al macello clandestino.In Lombardia, tutto inizia durante un normale controllo amministrativo del Nucleo Operativo Provinciale di Varese - Servizio Interprovinciale Tutela Animali, istituito dall’OIPA e diretto dall’Ing. Francesco Faragò. Il libretto identificativo del cavallo salvato, risultò privo di una pagina. Era proprio la parte che attestava la provenienza. Dalle successive indagini avviate dalla dott.ssa Sara Arduini della Procura della Repubblica di Varese, congiuntamente ai Carabinieri di Luino, si è evidenziato molto di più di un semplice errore. Indagini che sono andate avanti fino al sequestro della stalla di un allevatore locale, avvenuto nel dicembre 2010, e di ben trenta cavalli di cui sei, per via dei libretti alterati, sottoposti a sequestro di tipo penale.Il soggetto, ora denunciato per vari reati, tra cui truffa aggravata e uccisione di animali, prelevava dalle scuderie e riforniva proprio il macello comunale di Luino, gestito dall’ASP. I libretti identificativi venivano da lui alterati. Fatti appurati in almeno nove casi grazie al lavoro meticoloso degli inquirenti. Esami particolareggiati degli stessi documenti che GeaPress pubblica in fotogallery. Strane spillature, il dorso del libretto che camuffa, sotto gli anelli che tengono unite le pagine, le tracce della parte eliminata. Una sorta di matrice, più o meno camuffata. Numerazione delle pagine incoerenti, timbri falsi o modificati e poi, nella case dell’allevatore, la prova schiacciante ovvero il riscontro definitivo tra le copie fotostatiche rinvenute e l’originale consegnato alterato al macello. I cavalli erano tutti da corsa, provenivano da scuderie di ippodromi e finivano come “produttori di alimento”.Forse, però, non occorreva essere sapienti di un lavoro tipico del piglio di un bravo investigatore, per accorgersi che qualcosa non andava. Insomma, un cavallo da macello può chiamarsi Derby? Un piccolo sospetto che poteva indurre ad accorgersi almeno delle manomissioni più grossolane, come intere pagine stracciate. In genere, i cavalli tipici degli allevamenti da carne, non riportano neanche il nome. A che serve chiamarli Carolina, Bianchina o chissà come se poi, già a pochi mesi, possono divenire fettine, salami, scaloppine, ragù e braciole?I loro nomi, forse, sono ancora rintracciabili negli archivi di qualche sala scommesse. Dalle corse passavano poi all’allevatore che tagliava pagine. Infine, al macello. A quanto pare, tra i Veterinari, c’è pure chi si è sentito raggirato. Poi hanno tremato e uno si è messo a piangere. Comunque non erano loro ad alterare il libretto e nessuno risulta indagato. L’allevatore, invece, potrebbe patteggiare.

VEDI FOTOGALLERY:

http://www.geapress.org/corse-palii-giostre/varese-cavalli-da-corsa-macellati-%E2%80%93-le-foto-dei-libretti-alterati/23221

 

LA TRIBUNA DI TREVISO
16 GENNAIO 2012

Orrore a Maser (TV), trovati cinque cuccioli morti
Erano all'interno di un secchio abbandonato da ignoti. La prima ipotesi è che i cagnolini siano stati abbandonati in quel luogo ancora in vita e siano morti per il freddo. Caccia al mostro
 

 

 

Orrore a Maser, in provincia di Treviso: trovati nel bosco cinque cuccioli morti. Erano all'interno di un secchio abbandonato da ignoti. La prima ipotesi è che i cagnolini siano stati abbandonati in quel luogo ancora in vita e siano morti per il freddo. Lo farebbe pensare anche il posto dove sono stati trovati, prossimo a una strada.A fare la macabra scoperta è stata una signora del posto. Ora è caccia al mostro che ha abbandonato i poveri cuccioli.

 

LEGGO

16 GENNAIO 2012

 

CUCCIOLO SALVATO NELLA DISCARICA:
IL VIDEO COMMUOVE IL WEB

 

ISTANBUL - Un cucciolo, piccolo e indifeso, salvato da una discarica in Turchia. A descrivere il salvataggio del cagnolino è un'attivista spagnolo di 39 anni, Ivan, anche se il nome con cui si fa chiamare è Viktor Larkhill, in onore del romanzo "V per Vendetta". Larkhill si occupa soprattutto degli animali, dei maltrattamenti e delle loro vicende più tristi. Questa volta è voluto andare in una discarica in Turchia, dove la gente è solita abbandonare gli animali che non può mantenere a casa. Proprio in un cassonetto ha trovato questo cucciolo di pochi mesi, che è stato subito estratto dalla spazzatura e portato a casa per essere accudito. 

VIDEO

http://www.leggo.it/video.php?id_news=158811&idv=12551

 

ALTO ADIGE

16 GENNAIO 2012

 

Cane veglia per ore padrona morta in casa

A dare l'allarme è stato il marito della donna ricoverato all'ospedale

 

BRESSANONE (BZ). Tessy, un cane boxer femmina, ha vegliato la sua padrona per ore. Forse addirittura per un giorno o due. Da quando la settantenne con la quale viveva da anni è stata colta da malore ed è morta. La storia, triste e commovente al tempo stesso, è ancora più straziante di quanto non si possa pensare: a dare l'allarme è stato il marito della donna, ricoverato all'ospedale a Bressanone e impossibilitato ad uscire. I figli, a quanto pare, vivono all'estero. L'allarme è stato dato venerdì sera, quando una pattuglia del commissariato di polizia di Bressanone è stata allertata per cercare di capire dove si trovasse una settantenne che risiede da tempo con il marito in una palazzina di via Anger. A chiedere l'intervento delle forze dell'ordine è stato il coniuge della donna, ricoverato all'ospedale e impossibilitato ad uscire. L'uomo ha cercato la moglie con una certa insistenza al telefono senza ottenere alcuna risposta. A quel punto si è preoccupato, anche perché a quanto pare la coppia - che in base ai primi accertamenti avrebbe due figli, entrambi residenti all'estero - non ha alcun parente in città. I poliziotti hanno raggiunto l'abitazione, che si trova in una stradina interna tra via Sarnes e via Plose, e non riuscendo ad entrare hanno chiesto l'intervento dei vigili del fuoco di Millan. Nel giro di una manciata di minuti è arrivata sul posto una squadra di volontari che ha fatto una prima verifica dall'esterno. Dalle finestre dell'abitazione si intravedeva la sagoma di una persona in camera da letto. E poco distante un cane, che sembrava intento a vegliare la sua padrona. Dopo aver fatto alcuni tentativi per cercare di attirare l'attenzione della donna, nella speranza ovviamente che fosse ancora viva, i vigili del fuoco volontari si sono decisi ad entrare nell'abitazione. Una volta in camera da letto i volontari della caserma di Millan hanno fatto la triste scoperta. La donna era sdraiata a letto ma il suo cuore non batteva più. Inutile, pertanto, ogni tentativo di rianimarla. Al medico non è rimasto che constatare il decesso mentre la pattuglia del Commissariato di Bressanone ha informato il magistrato di turno per avere l'autorizzazione alla rimozione della salma. Sul corpo non c'era alcun segno di violenza e le forze dell'ordine hanno potuto escludere da subito il possibile coinvolgimento di terzi. I vigili del fuoco e i volontari della Croce Bianca sono rimasti colpiti, oltre che dalla morte della settantenne, dall'attaccamento dimostrato dal suo cane, un boxer di nome Tessy, che ancora sperava forse di essere accarezzata un'ultima volta dalla sua padrona. La polizia ha chiesto ieri di non rendere noto il nome della vittima, perché non era ancora stato possibile avvisare i familiari più stretti, che a quanto pare risiedono all'estero. Il boxer è stato affidato invece provvisoriamente ad un canile dei dintorni in attesa che qualcuno decida di adottarlo per alleviare quantomeno il suo dolore.

 

GIORNALETTISMO

16 GENNAIO 2012

 

Il cane che veglia la padrona morta in casa

Il boxer è stato due giorni con lei prima che qualcuno si accorgesse del decesso

 

Provincia di Bolzano - Tessy, un cane boxer, ha vegliato per ore, forse addirittura per due giorni, la sua padrona settantenne morta per un malore in casa.

L’ALLARME – A dare l’allarme e’ stato il marito, ricoverato in ospedale, che si era preoccupato non trovando la moglie al telefono.Il fatto, raccontato dal quotidiano Alto Adige, e’ avvenuto a Bressanone, dove la coppia viveva. I figli, a quanto pare, vivono all’estero. Dopo la chiamata dell’uomo al 113, una pattuglia si e’ recata all’appartamento della coppia, che pero’ era chiuso a chiave.

DISTESA – E’ stato cosi’ chiesto l’intervento dei vigili del fuoco che da una finestra hanno intravisto la donna distesa sul letto. Il decesso e’ avvenuto per cause naturali. Il boxer, che vegliava la morta, e’ stato temporaneamente affidato a un canile, in attesa che suo padrone venga dimesso dall’ospedale.

 

LIBERO

16 GENNAIO 2012

 

Animali: scatolette per gatti all'arsenico, procura Torino indaga

 

Torino - La procura di Torino sta indagando su del mangime per gatti prodotto in Thailandia, contenente arsenico in quantità superiore a quella consentita per legge. La segnalazione è arrivata da un gruppo di animalisti che denunciavano un aumento delle morti tra i felini che si nutrivano con un certo tipo di scatolette. Le rilevazioni svolte dai carabinieri dei Nas hanno poi documentato la presenza di arsenico superiore ai limiti in alcuni mangimi prodotti dall'azienda thailandese e commercializzati anche in Italia.

 

CORRIERE DELLA SERA

16 GENNAIO 2012

 

Parco Nemorense L' assessore Visconti: metteremo videocamere

Ancora veleno per uccidere i cani

I proprietari: trasferite l' area animali

 

Clarida Salvatori 

 

Roma - La cattiveria e l' inciviltà rischiano di vincere sui diritti degli animali e dei loro padroni. Ma stavolta l' amministrazione non ha nessuna intenzione di soprassedere. E usa il pugno duro. Contro chi, per la seconda volta in neanche due mesi ha lasciato dei bocconi avvelenati nell' area cani di parco Nemorense. Il primo episodio a fine novembre. Quando all' interno di alcune salsicce erano state trovate piccole pasticche blu, raccolte e inviate all' istituto zooprofilattico: si trattava della comune lumachina, un veleno usato negli orti, ma fatale per i cani. Da lì la chiusura dell' area, una delle poche del II municipio, per 6 settimane, i sopralluoghi dei tecnici del Comune e dei vigili, la bonifica per evitare che sotto il tappeto di foglie si nascondessero altri bocconi «assassini». Poi, qualche giorno fa, la municipale ha finalmente tolto i sigilli e i cani sono tornati a scorazzare liberamente nel parco. Ma neanche 24 ore e i vandali sono tornati, disseminando l' area di tavolette rosa, a primo sguardo un topicida. E se a novembre per fortuna nessun cane era stato male, adesso c' è un meticcio di 5 anni che lotta per sopravvivere. Infuriati i proprietari del quartiere: «Quest' area cani ci è stata destinata dal Comune e dal municipio. Dove dobbiamo portare i nostri animali per farli correre un po' ? E poi, che modi sono questi? Solo quelli di un assassino». E, di fronte all' ipotesi di vedere i propri cani avvelenati, pensano ad uno spostamento dell' area cani in un punto in cui i rumori e l' abbaiare diano meno fastidio: «Abbiamo raccolto oltre 450 firme per il trasferimento, visto che tutti sappiamo che le polpette provengono dai condomini dei palazzi di fronte». Il sospetto è forte, ma la certezza non c' è. Nessuno è stato colto in flagrante e quindi per ora nessuna denuncia. «Non vogliamo però lasciare impuniti questi comportamenti e di cogliere sul fatto gli avvelenatori, perchè possa essere denunciato penalmente e pagare con 2 anni di carcere e una multa fino a 75 mila euro - assicura l' assessore capitolino all' Ambiente, Marco Visconti -. Aumenteremo la vigilanza e soprattutto installeremo la videosorveglianza. E tuteleremo anche tutto parco Nemorense, spesso vandalizzato. Infine valuteremo anche l' ipotesi di spostare l' area cani in un altro punto».

 

BS NEWS

17 GENNAIO 2012

 

Cani e gatti avvelenati a Capodiponte (BS): è una strage

 

Una vera e propria strage di cani, ma sono stati colpiti anche poveri gatti, si sta verificando sui monti di Capodiponte, a nord dell'abitato di Pescarzo. Una decina in tutti gli esemplari deceduti in preda a convulsioni e tremori dopo aver ingerito bocconi avvelenati. Inutile dire che fra tutti i proprietari di cani del comune il timore che capiti qualcosa è forte. Il sindaco Francesco Manella invita tutti i cittadini a non portare i cani sui siti pericolosi nei dintorni di Pescarzo, o quantomeno ad indossare loro la museruola (vedi sotto il comunicato diffuso). Nel frattempo le ricerche dei responsabili di questi episodi proseguono. L'ipotesi più probabile, o forse quella che più facilmente si vorrebbe credere come vera, è che i bocconi avvelenati siano disseminati per colpire volpi e predatori selvatici e non cani domestici. 

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Avvelenamento di cani a Pescarzo: fare attenzione ed utilizzare la museruola

IL DIPARTIMENTO VETERINARIO DELL’ASL DI VALLE CAMONICA A SEGUITO DI ACCERTATO AVVELENAMENTO DI CANI HA
SEGNALATO AGLI UFFICI COMUNALI CHE NELLE ZONE DI VALSERTA – ZEREN – PLANARETO – FLENA, SONO STATE POSIZIONATE, DA PARTE DI IGNOTI, ESCHE POTENZIALMENTE LETALI PER GLI ANIMALI CHE LE INGERISCONO.
A TAL FINE SI STANNO EFFETTUANDO VERIFICHE SUL TERRITORIO.SI INVITANO I DETENTORI DI CANI CHE TRANSITANO IN QUELLE LOCALITA’ DI MUNIRE I PROPRI ANIMALI DI IDONEA MUSERUOLA E
SEGNALARE TEMPESTIVAMENTE AGLI UFFICI COMPETENTI EVENTUALI ESCHE RITROVATE AL FINE DI PROVVEDERE CON TEMPESTIVITA’ AGLI INTERVENTI NECESSARI.

Capo di Ponte, 10 gennaio 2012,
IL SINDACO Francesco Manella

 

IL GIORNO

17 GENNAIO 2012

 

C’è un killer dei gatti a Darfo Bocconi avvelenati nelle colonie

La gattara: "Installerò telecamere

La donna è esaperata. Ha denunciato i fatti. Al lavoro per le indagini, dopo la denuncia, domenica mattina c’erano la Polizia Locale e i veterinari dell’ASL

 

Darfo Boario Terme (BS) - Non gli è bastato scuoiare un gatto ed appenderne la pelle al cancello della casa dove vive la colonia protetta e censita dall’Asl di Valle Camonica e seguita da una gattara del posto, adesso in via Isola a Darfo sono comparsi anche i bocconi avvelenati. Questa domenica mattina la signora Rosanna Favero, la gattara che si occupa della colonia, ha trovato uno degli 11 felini ucciso da un’esca avvelenata proprio nel suo cortile. Bocconi ovunque, veleno in giro e altri tre gatti che mancano all’appello.
La gattara è esaperata. Ha denunciato i fatti. Al lavoro per le indagini, dopo la denuncia, domenica mattina c’erano la Polizia Locale e i veterinari dell’ASL. Gatto e bocconi saranno inviati a Brescia per le analisi. Intanto chi ha compiuto questo gesto rischia grosso. Per chi maltratta gli animali è previsto il penale.La gattara è decisa anche a installare telecamere di sicurezza. «Così – dice – avrò le prove». C’è molta rabbia per un gesto che purtroppo non è isolato. «Non ne posso più», commenta la signora Rosanna Favero con le lacrime agli occhi. Tutti i giorni dà da mangiare a questi gatti, è un po’ come fossero parte della famiglia, li conosce uno per uno. Evidentemente a qualcuno tutto questo dà fastidio. L’avvelenamento di questi giorni, infatti, segue il grave atto dello scorso anno, forse non è un caso. «Questi sono dei delinquenti – dice la signora esasperata – adesso non ne posso più, mi hanno gettato veleno in tutto il cortile». E nei dintorni, con grave pericolo anche per i cani, qui lungo il fiume ne passano parecchi per le passeggiate quotidiane, e anche per i bambini. Le indagini sono in corso, questa gente rischia grosso. La legge 189 del 2004, infatti, prevede il penale per chi maltratta gli animali o li uccide, ma c’è anche di più, perché il penale è previsto anche per chi detiene illegalmente esche o bocconi, o veleni. Ciò che ha ucciso il gatto di Darfo, molto probabilmente è del comune lumachicida, questo non toglie che il gatto sia morto cona sofferenze atroci. Purtroppo in Valle Camonica, non si è nuovi a fatti di questo genere. Sempre l’anno scorso, infatti, oltre ai fatti di via Isola a Darfo, si sono registrati avvelenamenti anche in due colonie feline di Esine e della Sacca.E pochi giorni fa, sopra l’abitato di Pescarzo di Capo di Ponte, alcuni cani sono rimasti intossicati da altri bocconi avvelenati. Purtroppo, nonostante le serrate indagini, non si è mai riusciti a risalire ai responsabili. Chissà che con la minaccia delle telecamere in via Isola si possano trovare i colpevoli, o, almeno, prevenire certi fatti ignobili.

 

GEA PRESS

17 GENNAIO 2012

 

Patti (ME) – strage di cani: nove morti e altri quindici a rischio (fotogallery)

Appello della LIDA – il numero delle emergenze.

 

Una scena drammatica quella che si è presentata ieri pomeriggio ai volontari della LIDA di Patti (ME). Hanno gettato il veleno, in contrada Ronzina, nella zona industriale. I cani venivano presi dalle convulsioni uno dopo l’altro. Impossibile soccorrerli tutti. Appena si riusciva a provocare il vomito ad un cane, spruzzando l’acqua ossigenata in bocca, un altro iniziava a tremare. Poi le convulsioni, sempre più potenti, fino alla morte tra gli spasmi finali e la bava che schiumava.Otto cani uccisi, ed altri 15 che rischiano grosso. E’ morta Lucrezia (il pastore tedesco in gallery con due cuccioli anch’essi morti) mamma di nove cuccioli. Se ne sono salvati sei, ma per tre non c’è stato niente da fare. Lucrezia era stata abbandonata in contrada Ronzina con i suoi cuccioli. Poi è toccato ad Aron (in gallery il cagnetto nella macchina). Era stato adottato dagli operai di una vicina fabbrica. Niente da fare anche per Dylan, era lui che rappresentava la speranza, ora infranta (nella gallery il cane marrone fotografato prima e dopo l’avvelenamento). Era stato già salvato da un avvelenamento, poi dalla leishmania. Infine il ritorno nel territorio. Ieri pomeriggio la morte. “Sono disperata - dice a GeaPress Marina De Liguori, Responsabile della LIDA di Patti – sono rimasti ancora 15 cani ed è certo che li avveleneranno. Non sappiamo cosa fare. Il rifugio è pieno - aggiunge Marina – Abbiamo bisogno di sistemazioni urgenti“.Marina De Liguori si era recata in contrada Ronzina alle 13.30 di ieri. Sembrava tutto normale.“I cani li controlliamo ogni giorno - spiega Marina De Liguori – la reimmissione nel territorio è scelta obbligata se vogliamo far fronte a tutte le emergenze, ma cerchiamo sempre posti poco frequentati. Non si sa mai”.Poi si è allontanata, sostituita intorno alle 14.15 da un’altra volontaria. E’ stato il panico. Qualcuno nei pochi minuti intercorsi ha sparso il potente veleno. Un organoclorurato, forse un lumachicida a base della micidiale metaldeide, a giudicare dai sintomi. Le chiamate per l’emergenza, il precipitarsi dei volontari.La LIDA ha chiesto l’intervento dei Carabinieri, intervenuti con il Nucleo Operativo di Patti, e della Polizia Municipale. Poi una denuncia alla Procura della Repubblica ed al Prefetto. Sui luoghi anche il Veterinario dell’ASP. La morte, dicevamo, è sopraggiunta dopo violente convulsioni. Una scena straziante. I cani urlavano ed i volontari non sapevano dove correre prima.“Quel terreno deve essere subito bonificato - dichiara la Responsabile della LIDA di Patti – mi appello al Sindaco, quel luogo deve essere pulito e tabellato per avvisare della presenza del veleno. Mi rivolgo al buon cuore di tutti. Dateci una mano a trovare un posto per i quindici cani rimasti“.Difficile inquadrare l’identikit dell’avvelenatore. Un luogo isolato, o comunque poco frequentato, quello della zona industriale. Forse, però, i terreni circostanti a breve riprenderanno ad essere pascolati, e questa potrebbe essere una spiegazione. Non solo cani, ma anche fauna selvatica, come volpi ed uccelli. Di certo, per ora, oltre all’immediata bonifica del territorio, urge allontanare i cani superstiti. Questo il numero diffuso dalla LIDA di Patti: 331 3718391.

VEDI FOTOGALLERY:

http://www.geapress.org/m/patti-me-strage-di-cani-nove-morti-e-altri-quindici-a-rischio-fotogallery/23196

 

LA TRIBUNA DI TREVISO

17 GENNAIO 2012

 

Fa morire cinque cagnolini abbandonati al freddo

 

Vera Manolli

 

MASER (TV) -  Cinque cuccioli di cane abbandonati e morti in via Barco: è caccia aperta al colpevole. I cinque cuccioli sono stati ritrovati domenica mattina da Valentina, una giovane studentessa residente in zona. Intanto in paese e su Facebook alla notizia del ritrovamento dei cuccioli morti è già scattata la caccia al malvivente che ha abbandonato, sabato notte, al freddo, e in piena campagna gli animali. «Nei prossimi giorni – dichiara Valentina – sporgerò denuncia». La giovane ventenne era in compagnia della sua mamma in via Barco per fare come d’abitudine la passeggiata domenicale. «Stavamo camminando – racconta la studentessa – quando in parte alla strada io e mia madre ci siamo accorte di un secchio e una testina di animale che penzolava fuori». Mamma e figlia si sono avvicinate subito a quel secchio giallo, abbandonato in aperta campagna, credendo inizialmente di trovare all’interno dei topi. Un atroce scoperta per le due donne quando hanno capito che si trattava di 5 cuccioli di cane di razza meticcia. Per Valentina e sua mamma è stato agghiacciante vedere quei cinque corpicini, gelati dalle basse temperature della notte precedente, senza vita. « Non sapevamo cosa fare – spiega Valentina – ci siamo spaventate. Una volta realizzato che erano dei cani abbiamo cercato di capire se qualcuno fosse ancora vivo». Invece per i 5 cuccioli non c’è stato niente da fare: erano già morti da diverse ore per gli stenti causati del freddo. «Ho portato i cani dal mio veterinario – dice la ventenne – anche lui ha confermato la morte dei cuccioli a causa del freddo». Cuccioli indifesi di appena un mese, forse denutriti, trovato la morte in un secchio abbandonato in una campagna di via Barco. In zona ci sono poche abitazioni ma pare che nessuno abbia visto o sentito guaire gli animali, abbandonati probabilmente nella tarda serata di sabato. Un grave episodio di inciviltà umana e il balordo che ha abbandonato quei cinque cagnolini potrebbe rischiare una pesante denuncia per maltrattamenti. «Nei prossimi giorni sporgerò denuncia – garantisce la ventenne – intanto ho già preso contatti con delle associazioni animaliste che si sono interessate a questo triste episodio ».

 

LA TRIBUNA DI TREVISO

18 GENNAIO 2012

 

Cuccioli uccisi, la denuncia dell’Enpa

 

Vera Manolli

 

MASER (TV) Infuriano le polemiche delle associazioni animaliste sulla vicenda dei 5 cuccioli abbandonati e morti per il freddo. « E’ un atto di grande inciviltà ci costituiremo parte civile in un eventuale processo», dichiarano i volontari dell’Enpa. La macabra scoperta è stata fatta domenica mattina da una studentessa residente in zona. I 5 poveri cuccioli erano stati abbandonati in una campagna di via Barco e sono stati ritrovati all’interno di un secchio. Per quei 5 cuccioli di appena un mese non c’è stato niente da fare sono morti per le temperature gelide della notte precedente. Sul piede di guerra il presidente dell’associazione Adriano De Stefano. «È il dramma quotidiano che ci trasciniamo da sempre e nonostante le continue campagne di sensibilizzazione, non si riesce ad estirpare. Un dramma determinato da una radicata ignoranza e dalla profonda indifferenza. Non c’è verso di far intendere a molti possessori d’animali domestici che è fondamentale, per evitare nascite indesiderate, sterilizzare i propri animali. Come in altri atti di violenza nei confronti degli animali, qualora il responsabile fosse individuato, la nostra Associazione si costituirà parte civile ».

 

LA NUOVA SARDEGNA

17 GENNAIO 2012

 

Volpe uccisa e appesa al cartello stradale della Forestale

 

OZIERI (SS). Una volpe uccisa e appesa con una corda a un cartello della Forestale, nei pressi di Nughedu San Nicolò. Appena è stata fatta la scoperta, l’animale è stato rimosso e sono cominciati gli accertamenti per capire quale significato dare al brutale gesto. L’episodio si è verificato giovedì, quindi in una giornata di caccia, e non è improbabile che qualcuno abbia voluto profittare dell’opportunità per liberarsi di un animale che, probabilmente, aveva causato danni agli allevamenti. Appendere l’animale in quel punto, così visibile, potrebbe richiamare la vecchia «tecnica» dei pastori che esponevano l’animale ucciso per spaventare gli altri esemplari. Ma non è escluso che quella volpe piazzata proprio in quel punto possa essere, invece, un segnale diretto alla Forestale, magari dopo controlli non graditi nella zona.

 

L'ADIGE

18 GENNAIO 2012

 

Massacrano un cane per non farlo abbaiare

 

GENOVA - Durante un tentativo di furto, avevano preso a padellate sul muso un cane legato alla catena
fino a fargli perdere l'occhio per non farlo abbaiare. Per questo una coppia di romeni è stata arrestata dai carabinieri della compagnia di Arenzano.L' episodio si era verificato all'interno di un magazzino edile di Cogoleto, nel ponente di Genova. I due ladri avevano massacrato l'animale per portarsi via attrezzi e materiale per svariate migliaia di euro. Poi si erano dati alla fuga.I carabinieri, allertati da alcuni rumori sospetti, avevano arrestato nell'immediatezza dei fatti un
ragazzo di 30 anni. Sono poi riusciti a fermare anche il complice di 37 anni che era riuscito a dileguarsi. Dovranno rispondere di maltrattamento di animale, furto e danneggiamento.

http://www.ladige.it/print/articoli/2012/01/18/massacrano-cane-farlo-abbaiare

 

IL PICCOLO

18 GENNAIO 2012

 

Maltrattava i cani e il gatto

 

Trieste - Denunciata per maltrattamento di animali. Nei guai è finita una donna nata nel 1963 abitante in un appartamento al terzo piano dello stabile al numero 1 di via Schiaparelli. È successo l’altro pomeriggio. Da parecchie ore, fin dalla notte precedente, si sentivano provenire latrati di cani dall’interno dell’appartamento. Lo avevano più volte segnalato i vicini al centralino del 113 . Giunti sul posto, gli agenti della Volante hanno avuto conferma delle segnalazioni. Hanno udito anche i rumori provenienti da un televisore accesso e hanno suonato ripetutamente il campanello per farsi aprire la porta. Il timore era quello di trovare una persona colta da malore o addirittura morta. Ma non ricevendo alcuna risposta, i poliziotti hanno richiesto l’intervento dei vigili del fuoco per un’eventuale soccorso di persona. Poi è stata necessaria l’autoscala per riuscire a entrare nell’abitazione attraverso una finestra. Ma all’interno non c’era nessuna persona. Ma soltanto di due cani meticci di piccola taglia e di un gatto spaventatisssimi. Gli animali apparivano in buone condizioni, nonostante le apposite ciotole fossero prive di acqua e cibo. Infine grazie ai dati contenuti nel collare dei due cani gli agenti della squadra volante sono risaliti all’utenza mobile della proprietaria dei cani e del gatto. La donna prontamente ha fatto ritorno a casa e ha cercato di chiarire l’episodio. Ma questo non ha impedito che la donna fosse denunciata per maltrattamento di animali.

 

L’ECO DEL CHISONE

18 GENNAIO 2012

 

Animali nel mirino

None (TO), due gatti feriti a morte da pallottole

 

Provincia di Torino - Due gatti di una colonia felina della campagna di None sono stati trovati morti dopo quello che parrebbe un «ignobile tiro a segno», denunciato dall'associazione animalista Wancisi. Sui corpi dei due animali, i fori delle pallottole. Vicino, del cibo disposto in modo da costituire un'esca perfetta.
A Pomaretto, invece, sono stati cinque capi bovini a fare le spese di questioni che probabilmente riguardano molto più da vicino gli umani. Le analisi dell'Istituto zooprofilattico hanno confermato i sospetti dell'allevatore: le sue cinque vacche sono state avvelenate mentre erano in alpeggio, e sono morte poco dopo il rientro.

 
GEA PRESS
20 GENNAIO 2012
 
None (TO): gatti uccisi e scomparsi (fotogallery)
Intervento dell'Associazione Wancisi e della Polizia Municipale.
 
Poveri gatti di None (TO). Alla periferia del paese, lungo la strada che porta a Castagnole Piemonte, potrebbero vivere solo sull’asfalto. Su entrambi i lati della carreggiata, vi sono infatti due diversi ambiti territoriali di caccia. La stessa strada, cioè, ne traccia il confine. A loro, ai gatti di None, ma anche a quelli di Piossasco, Sangano, Piobesi e Bruino , pensa l’Associazione Wancisi. Il nome stesso dell’Associazione prende spunto da uno dei primi gatti soccorsi. Tanti episodi, tra cui uno particolarmente tragico.Riguarda i gatti degli orti che si trovano nei pressi della strada per Castagnole Piemonte. La prima denuncia, presentata al Comando della Polizia Municipale di None, venne fatta dopo che i volontari sentirono minacciare una piccola colonia di micetti. Forse una bravata, una frase chissà perché dispettosa alla quale non si è mai dato corso. Fatto sta, però, che i gatti sono spariti davvero. Tutti tranne la povera gattina che difendeva i suoi figli anche in età adulta. A riferilo a GeaPress è Annalisa Borgogno, una delle attiviste dell’Associazione Wancisi. La gattina, fotografata appena pochi giorni prima, è stata trovata con un tremendo buco al petto. Un piccolo calibro che l’ha centrata nei pressi della zampa anteriore sinistra. Annalisa e gli altri volontari pensano che ora è ancora più difficile pensare ad una coincidenza. Non resta altro da fare che presentare una nuova denuncia, sempre al Comando della Polizia Municipale di None.La notizia, ripresa recentemente da L’eco del Chisone, è stata confermata per le due diverse denunce depositate dal Comando della Polizia Municipale. Non è stato possibile sapere ulteriori particolari, ma di sicuro qualcuno vuole del male ai gatti di None.“Non riesco a capire perché si debbano fare queste cose – riferisce Annalisa Borgogno a GeaPress – e poi mi piacerebbe sapere dove è finito un altro gatto che viveva nello stesso luogo. Non l’ho più visto da quel giorno. Di certo – conclude Annalisa – la gattina è morta con la cassa toracica distrutta e quell’orrendo buchetto nel petto“.I proprietari degli orti della zona, concludono all’Associazione Wancisi, farebbero bene a non prendere più gatti. 
VEDI FOTOGALLERY:
 

PRIMO CANALE

18 GENNAIO 2012

 

Pappagalli salvati dalla spazzatura

 

Genova - Pappagallini salvati dalla spazzatura. E' la storia accaduta ad Oregina. E' stata una pensionata a salvare i due uccellini che erano stati gettati nella rumenta con tanto di gabbietta. La signora Maria, ha bloccato i netturbini di Amiu proprio mentre stavano svuotando il bidone nel compattatore. Il duo di pappagalli è stato portato alla protezione animali.

 

VITA

18 GENNAIO 2012

 

Animali. Giro da 70 mln di euro sui combattimenti tra cani

La denuncia dell'Aidaa, associazione in difesa degli animali e dell'ambiente

 

I combattimenti tra cani sono un fenomeno tristemente noto anche se non spesso sale agli onori della cronaca nonostante le denunce dalle associazioni animaliste. Dietro questi combattimenti si muove la criminalità e un pesante giro di scommesse, ovviamente, clandestine. «Tra le attività illegali gestite dalla criminalità organizzata quella relativa alle scommesse sui combattimenti clandestini dei cani è sicuramente tra le più redditizie, con un giro di affari che supera abbondantemente i 70 milioni di euro l'anno». Lo rende noto l'Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente (Aidaa) in un comunicato.«Ad oggi - si legge nella nota - non è facile fare una mappatura del fenomeno dei combattimenti clandestini che sappiamo essere diffusi sia a nord, sia al sud e prevalentemente in Puglia ma anche Calabria, Sicilia e Lazio hanno una fiorente organizzazione gestita direttamente dalla malavita organizzata locale, ma anche da bande criminali slave e romene. Ogni anno si calcola che siano oltre 3.000 i cani di grossa taglia utilizzati per i combattimenti spesso all'ultimo sangue».

 

GIORNALETTISMO

18 GENNAIO 2012

 

Quei 1300 cani venduti ai ristoranti

Accade in Cina: salvati dagli animalisti

 

Un camion che trasportava oltre 1300 cani destinati alle cucine di svariati ristoranti del sud della Cina e’ stato bloccato da volontari animalisti cinesi che hanno cosi’ salvato gli animali da una terribile sorte.

TRE GIORNI FA – Lo scrivono on line fonti delle organizzazioni per i diritti degli animali, precisando che il fatto e’ avvenuto tre giorni fa. I volontari hanno bloccato un lungo veicolo che stava lasciando la citta’ di Chongqing per Zhanjiang, nella provincia meridionale del Guangdong, dove i cani sarebbero andati a finire sui tavoli di ristoranti e di case private. Oltre 1300 i cani recuperati che sono stati portati in un canile di Chongqing, ma sul cui destino non si sa anche perche’ i volontari non hanno i fondi a sufficienza per occuparsi di tutti gli animali.

OPERAZIONI SIMILI – Quella di Chongqing e’ stata l’ultima di una serie di operazioni simili con le quali i volontari animalisti hanno sempre bloccato cani destinati al Guangdong. L’ultima era stata lo scorso 12 dicembre in Sichuan, quando furono recuperati circa 200 cani. Il Sichuan e’ stato teatro di un altro sequestro di cani, circa 800, nel mese di ottobre, mentre 520 furono salvati da un camion ad aprile sull’autostrada tra Pechino ed Harbin nel nord. Soprattutto nel sud della Cina, nella provincia del Guangdong, il consumo di carne di cane e’ ancora praticato, a differenza di quello delle pinne di squalo bandito in molte zone. Il consumo della carne di cane aumenta nel periodo delle feste e i volontari stanno controllando le strade vista l’approssimarsi del capodanno cinese.

 

LA ZAMPA.IT

18 GENNAIO 2012

 

A chi servono le scimmie chimera?

 

Cesare Pier Battisti

 

Torino - Ricordate il mito di Bellerofonte? Viveva in Licia Chimera, un animale spaventoso con testa di leone, corpo di capra e coda di serpente, magnificamente descritto da Omero: Era il mostro di origine divina, leone la testa, il petto capra, e drago la coda; e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco.Poiché il terribile mostro devastava città e villaggi, il re di Licia, Iobate, incaricò Bellerofonte di ucciderlo e così avvenne, l’eroe in groppa al suo cavallo alato Pegaso compì l’impresa con la scontata vittoria del bene sul male. Oggi con il termine chimera si intende in senso metaforico un’illusione, ma la biologia ha trasformato il sogno in realtà, Roku, Hex e Chimero sono tre scimmiette «chimera», ovvero create negli Usa mescolando le cellule uovo provenienti da sei individui diversi.La comunità scientifica si è spaccata nelle due fazioni, da una parte i sostenitori dell’utilità dell’esperimento, dall’altra quella dei critici. Unanime invece l’atteggiamento delle associazioni animaliste che ritengono questa ricerca crudele, inutile e dispendiosa. Almeno sulla base di quanto affermato dai ricercatori che hanno le tre scimmiette sarebbero sane e tutti ci auguriamo che rimangano tali anche perché, a differenza della Chimera di Bellerofonte, sono indiscutibilmente vittime e non certo feroci mostri devastatori di città e villaggi.
* CONSIGLIERE ORDINE DEI VETERINARI DI TORINO
(Articolo tratto da "Animalia", le pagine sugli animali della cronaca di Torino)

 

TICINO NEWS

19 GENNAIO 2012

 

Biasca: due gatti uccisi a bastonate

La macabra scoperta è avvenuta in un podere. Un terzo è gravemente ferito. Scattata la denuncia penale

 

Non c'è limite alla crudeltà umana. Anche in questo 2012 si devono infatti registrare episodi di inspiegabile violenza verso gli animali. È di oggi infatti la notzia del ritrovamento a Biasca di due gatti uccisi a bastonate.A fare la macabra scoperta, come riferisce la Protezione animali di Bellinzona, la proprietaria di un podere a nord del borgo. La donna si era recata sul posto per dare da mangiare ad alcuni gatti randagi, quando ha fatto la macabra scoperta. Due di loro erano stati barbaramente presi a bastonate e uccisi. Un terzo è stato ritrovato gravemente ferito.
Sul posto sono intervenuti la polizia cantonale, un guardiacaccia e la protezione animali di Bellinzona. È scatta la denuncia al Ministero pubblico per violazione della Legge federale sulla protezione degli animali.Nel comunicato della Spab si legge che: "gli animali sono stati colpiti all'interno della proprietà, pertanto vi é anche la violazione del domicilio. I due gatti morti sono stati portati dalla Spab presso un veterinario che ha effettuato le radiografie della testa allo scopo conoscere le cause del decesso. Non vi sono tracce di colpi d'arma da fuoco e il certificato medico verrà allegato alla denuncia che la Spab inoltrerà alla Procura"."Dopo l'avvelenamento di alcuni cani con sostanze pericolosissime avvenuti negli scorsi mesi la cui inchiesta non ha finora portato alla scoperta dell'autore - si legge nel comunicato - questo nuovo caso di violenza contro animali é sconcertante. Chi potesse fornire informazioni utili, é pregato di contattare la polizia cantonale o la Protezione animali di Bellinzona, 091 829 33 66.

 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
19 GENNAIO 2012

«Nessuno tocchi Capacchione» Un anziano randagio e la stupidità umana

 
di ANNA LANGONE

Foggia - Si muove a fatica per i postumi di un incidente, non ha il pelo lucido dei suoi colleghi «casalinghi», ma il suo sguardo dolce colpisce al cuore. E’ Capacchione, un randagio lupoide di quindici anni che fino a qualche settimana fa viveva in una cuccia di cartone accanto ad un supermercato del rione Biccari. Amato da tutti i frequentatori del negozio che non perdevano occasione per dargli carezze e croccantini, qualche settimana fa Capacchione è rimasto vittima dell’intolleranza umana. Qualcuno è stato infastidito a tal punto da un cane che fastidio non dà, da distruggergli il cartone, impedirgli di entrare nel condominio dove Anna, la donna che ha adottato a distanza Capacchione (per lasciargli la sua libertà), lavora. Così lei, che come i tanti amici di Capacchione conosce l’inoffensività del cane, ha scritto un volantino distribuito fra negozi e veterinari, per promuovere una petizione per il cane. «Il mio obiettivo - racconta Anna - è quello di permettere a Capacchione, che ormai ha quindici anni, di continuare a vivere la sua vita di cane libero, che non dà fastidio a nessuno, ma che non deve essere infastidito, privato dell’acqua e del suo cartone, come avviene da qualche tempo». Lui, con quel suo pelo scuro e ispido, è un’istituzione per la zona, conosciuto e accettato anche da quei capannelli di ragazzi che la sera si ritrovano attorno alla sua cuccia di fortuna, per stare insieme al buio sotto gli alberi, o fumare le sigarette prese da un distributore automatico. Capacchione sta lì, passeggia, si accuccia, neanche abbaia, vive la sua vita fatta di giorni in giro, notti all’addiaccio, talvolta al calduccio. «Qualcuno mi dice di mettere Capacchione in pensione - racconta Anna - io l’ho tenuto anche a casa, ma ama la strada, è lì che vuole stare. A volte riesco a farlo dormire in un sottoscala, a tenerlo un po' con me al lavoro perchè è accettato da tutti i frequentatori dell’ufficio, ma poi la sera successiva è lui ad andarsene».
Forse Capacchione avverte, come Anna, l’ostilità di quei due o tre individui che da un po' stanno perseguitando il cane, con dispettucci meschini che non fanno onore alla categoria degli umani, mezzucci che i cani non conoscono, fedeli e totali nella loro dedizione. Di qui la mobilitazione: il volantino sta raccogliendo centinaia di firme «Arriveremo a mille firme - dice Anna - mille persone che diranno a quelle poche che non capiscono: non toccate Capacchione».
 

IL TIRRENO

19 GENNAIO 2012

 

Bastonano il cagnolino pincher per rubare in casa

 

CASTELFIORENTINO (FI) - Hanno svaligiato la casa, ma per farlo indisturbati, hanno preso a bastonate il cagnolino della famiglia che, sentendo gli intrusi, si era messo ad abbaiare furiosamente. E’ accaduto l’altro pomeriggio a Castelfiorentino, nell’Empolese. Vittima del fatto la famiglia di Alessandra Mannelli, che tornando a casa ha visto le luci accese, una porta aperta, ma soprattutto il suo cagnolino, il picher “Rochy”che guaiva in un lago di sangue.La signora Mannelli, che è arrabbiata non tanto per quello che hanno fatto alla sua casa, dove sono stati rubati diversi oggetti di valore, ma per come hanno ridotto l’animale. «Siamo tutti sconvolti - racconta la donna - ho trovato il sangue del mio cagnolino per le scale e in camera da letto. Iil mio figlio più piccolo, che ha dodici anni, oggi (ieri n.d.r.) non è voluto andare a scuola per stare accanto a Rochy».

 

IL TIRRENO

19 GENNAIO 2012

 

Bastonano il cane e svuotano la casa

 

CASTELFIORENTINO (FI) - Quando, tornando a casa, è entrata nel giardino e ha visto tutto illuminato e una porta aperta, il primo pensiero è stato per il suo Rochy. Si è resa conto subito che c’erano stati i ladri: ma oltre a rubare, avevano fatto anche di peggio, come purtroppo lei aveva subito intuito da subito. Rochy, il pincher di famiglia, guaiva in un lago di sangue. E’ successo a Castelnuovo, una frazione di Castelfiorentino, nell’Empolese. Vittima dell’incursione dei ladri, e del ferimento al cagnolino, la famiglia della signora Alessandra Mannelli, che è arrabbiata non tanto per quello che hanno fatto alla sua casa ma per come hanno ridotto l’animale. «Siamo tutti sconvolti - racconta la donna - il mio figlio più piccolo, che ha dodici anni, oggi (ieri n.d.r.) non è voluto andare a scuola per stare accanto a Rochy». Quando sono entrati, probabilmente poco prima delle 19, i ladri sono stati accolti dal pincher che ha iniziato ad abbaiare. «Per farlo stare zitto - va avanti Mannelli - lo hanno riempito di pedate o di botte. Non so bene quello che sia successo - va avanti - ma in casa oltre a tutti i mobili svuotati ho trovato il sangue del cane per le scale e poi sul letto della mia camera dove Rochy si era rifugiato». Dalla casa sono spariti due computer, una macchina fotografica, alcuni oggetti d’oro, qualche banconota e pure collane di bigiotteria. Ma ora in quella casa è arrivata tanta ansia per le sorti del piccolo pincher. «Il veterinario ci ha detto che ha alcuni ematomi sia alla testa che alle gambe - spiega Mannelli - speriamo che possa stare meglio presto. Purtroppo - continua rattristata la donna - è un continuo. So che molte altre abitazioni qui intorno sono state prese di mira».

 

IL TIRRENO

19 GENNAIO 2012

 

Botte al cane per rubare in casa

 

di Lucia Aterini

 

CASTELFIORENTINO (FI) -  Quando, tornando a casa, è entrata nel giardino e ha visto tutto illuminato, il primo pensiero è stato per il suo Rochy. Si è resa conto subito che c’erano stati i ladri: dall’esterno si vedevano le stanze illuminate e , nella fuga, avevano lasciato una porta aperta. Ma quelli che erano entrati dentro, avevano fatto anche di peggio, come purtroppo lei aveva intuito da subito. Rochy, il pincher suo e di tutta la famiglia, era in un lago di sangue e quando il cane l’ha sentita le è venuto incontro in giardino. Zoppicava e guaiva. I ladri fanno anche questo. E’ successo a Castelnuovo, una frazione dove fino a pochi anni fa chi tornava in un’abitazione e metteva l’allarme, passava un po’ da snob. Ora non è più così. Anzi, purtroppo è il contrario. La sensazione è quella di non salvarsi più dalle continue incursioni, in questo momento soprattutto nel tardo pomeriggio. Non solo i ladri arrivano, spaccano e fuggono con tutto quello che può essere di valore (o gli assomiglia). Ma bastonano anche il cane di famiglia, «il mio terzo figlio» dice la derubata di turno. Alessandra Mannelli, questo il suo nome, che vive a Castelnuovo da 4 anni, è arrabbiata non tanto per quello che hanno fatto alla sua casa ma per come hanno ridotto l’animale. «Siamo tutti sconvolti - racconta la donna - il mio figlio più piccolo, che ha dodici anni, oggi (ieri n.d.r.) non è voluto andare a scuola per stare accanto a Rochy». Quando sono entrati, probabilmente poco prima delle 19, i ladri sono stati accolti dal pincher che ha iniziato ad abbaiare. Come fa sempre quando arriva qualcuno. E «per farlo stare zitto - va avanti Mannelli - lo hanno riempito di pedate o di botte». «Non so bene quello che sia successo - va avanti - ma in casa oltre a tutti i mobili svuotati ho trovato il sangue del cane per le scale e poi sul letto della mia camera dove Rochy si era rifugiato». Dalla casa sono spariti due computer, una macchina fotografica, alcuni oggetti d’oro, qualche banconota e pure collane di bigiotteria. Ma ora in quella casa è arrivata tanta ansia per le sorti del piccolo pincher. «Il veterinario ci ha detto che ha alcuni ematomi sia alla testa che alle gambe - spiega Mannelli - speriamo che possa stare meglio presto». «Purtroppo - continua rattristata la donna - è un continuo. So che molte altre abitazioni qui sono state prese di mira. E anche con abilità. Perchè il mio vicino che ha l’ingresso accanto al mio non si è reso conto di nulla pur essendo in casa quando c’erano i ladri nella mia abitazione». Pochi giorni fa a Castelnuovo un’anziana è rimasta vittima di due truffatori. Le hanno detto che erano della banca e si sono portati via tutti i suoi risparmi, circa duemila euro. E oltre a Castelnuovo decine di furti sono stati segnalati nella zona intorno: da Ponte a Elsa a Gambassi . I carabinieri, o la polizia secondo il caso, arrivano, annotano tutto, prendono poi la denuncia in caserma. Ma la sensazione è che abbiano le armi molto, molto spuntate per arginare questa invasione di ladruncoli.

 
VARESE NEWS
19 GENNAIO 2012
 
Biasca (Canton Ticino)
Gatti uccisi e cani avvelenati, mistero in Ticino
La protezione animali sta indagando sui due episodi di violenza. L'ultimo è accaduto domenica scorsa, vittime due gatti randagi uccisi a bastonate
 
 
Svizzera - Brutta sorpresa, a Biasca in Canton Ticino, per una donna che domenica pomeriggio aveva raggiunto un terreno di sua proprietà per portare da mangiare ad alcuni gatti randagi della zona. Quando è arrivata sul posto la signora ha trovato due micini a terra, barbaramente uccisi con un colpo alla testa mentre un altro gatto era ferito gravemente. I due animali morti sono stati portati dalla Spab, la società di protezione animali, presso un veterinario che ha effettuato le radiografie della testa allo scopo conoscere le cause del decesso. Non vi sono tracce di colpi d'arma da fuoco e il certificato medico verrà allegato alla denuncia che la Spab inoltrerà alla Procura. Dopo l'avvelenamento di alcuni cani con sostanze pericolosissime avvenuti nelle vicinanze negli scorsi mesi, la cui inchiesta non ha finora portato alla scoperta dell'autore, questo nuovo caso di violenza contro animali é sconcertante. Sul posto è giunta anche la polizia cantonale e un guardiacaccia. È scattata la denuncia al Ministero pubblico per violazione della Legge federale sulla protezione degli animali.
 

IL PUNTO A MEZZOGIORNO

19 GENNAIO 2012

 

Il cane-Comandante e la sua nave

 

di Palma L.

 

Dopo ondate riluttanti di notizie sconcertanti, preoccupanti, allarmanti, ho bisogno di una buona storia che mi restituisca un pò di ossigeno. Per fortuna se ne trovano ancora. E l’unico commento che chiedo di concedermi su questa dannata storia della Concordia, e dei morti, e dei vivi teste di cazzo, è che se Athos fosse stato il Comandante di quella nave, forse in molti si sarebbero salvati. Athos era un cane nato e vissuto su un traghetto, il “Jolly Amaranto”, a bordo del quale da cinque anni aveva girato mezzo mondo senza mai mai scendere a terra. Nel dicembre del 2010 succede, però, che l’imbarcazione resiste a tre giorni di tempesta e quella notte, alle 3, un rimorchiatore riesce finalmente a mettere in salvo tutto l’equipaggio, Athos compreso e, come prevede la legge del mare, alle 5.25 anche il Comandante ed il primo ufficiale di coperta abbandonano la nave, che lentamente si era già inclinata sul fianco in prossimità del porto di Alessandria d’Egitto. Ma Athos non ce la fa; non ce la fa a vedere affondare la sua casa, la sua vita, i suoi ricordi in quella dannata tempesta e, cogliendo tutti di sorpresa, si lancia dal rimorchiatore e nuota in direzione del relitto semisommerso. E annega tra le onde generate dalle eliche del rimorchiatore. Un marinaio si tuffa, disperato, tenta di salvarlo e a sua volta necessita di soccorso perchè rischia di annegare anche lui, che però per fortuna viene tratto in salvo. Ma per Athos, purtroppo, non c’è nulla da fare.

E’ questa la storia di Athos..

 

GEA PRESS
20 GENNAIO 2012

Cogoleto (GE): cane picchiato e con l’occhio scoppiato
Intervento dell'Arma dei Carabinieri.

Sta meglio il cane picchiato nei giorni scorsi a Cogoleto (GE), da due malviventi di origine romena senza fissa dimora, entrambi nati nel 1974. Anzi, ad essere stati picchiati sono stati due cani. Un rottweiler, poi scappato in un angolo dell’azienda dove i due erano entrati per rubare materiale vario per l’edilizia, ed un meticcio di pastore belga di circa dodici anni. Quest’ultimo ha avuto la peggio. Un cane anziano, dicono a GeaPress i Carabinieri del Comando Compagnia di Arenzano, intervenuti con il Nucleo Radiomobile. Per via della catena alla quale era legato, non è potuto scappare e la furia devastatrice dei due delinquenti, che agivano sotto l’effetto di alcool e droga, si è particolarmente scatenata contro l’indifeso animale.I due malviventi erano appena arrivati in piena notte dalla Francia. Devastato un bar di Cogoleto si sono poi diretti verso una zona ricca di capannoni industriali. Hanno prima danneggiato numerose strutture del posto, tra cui cabine elettriche. Poi, trovata in terra una padella ed infastiditi dall’abbaiare del cane, lo hanno ripetutamente colpito in testa con una padella rinvenuta nei luoghi fino a fargli  letteralmente “scoppiare l’occhio sinistro” riferiscono i militari (vedi foto). Una persona nei pressi ha udito i guaiti del povero animale ed ha avvisato i Carabinieri, intervenuti con il Nucleo Radiomobile di Arenzano. I due si sono dati immediatamente alla fuga nella boscaglia. Il primo è stato subito individuato ed arrestato. Il secondo uomo è stato rintracciato ed arrestato due giorni dopo a Savona. Per entrambi la denuncia per furto aggravato, danneggiamento e maltrattamento di animali. L’arresto non è però dovuto al reato di maltrattamento. Quest’ultimo, così come l’uccisione di animali, non prevede l’arresto in flagranza di reato, mentre la stessa pena di reclusione a condanna avvenuta è troppo bassa rispetto alla soglia di punibilità. Solo per particolari pregiudicati, ma anche qui dipende dal tipo di reato e da quanto tempo è stato commesso. I due avevano comunque precedenti per altri furti notturni.

 

MARKET PREES

20 GENNAIO 2012

 

AIR MALTA: GLI ANIMALI DA COMPAGNIA POSSONO VIAGGIARE IN CABINA

 

Air Malta introduce la Pet Travel Policy. A partire dal 1° gennaio 2012 i passeggeri che vogliono viaggiare in cabina con i loro piccoli amici possono farlo seguendo alcune procedure. Il portavoce della compagnia ha dichiarato: “Air Malta ha introdotto con successo il trasporto di cani guida in cabina, più di due anni fa. Oggi stiamo lavorando su questa policy per andare incontro alle esigenze di numerosi proprietari di animali da compagnia che desiderano inserire i loro amici a quattro zampe nei piani di viaggio. I nostri clienti e impiegati ci hanno fatto pervenire alcuni consigli a riguardo e dopo un´accurata revisione stiamo per introdurre la nuova policy a partire dal nuovo anno”. Il servizio è disponibile su tutto il network Air Malta, con l´eccezione dei voli da e per il Regno Unito. Gli animali debbono viaggiare in un trasportino le cui misure non devono superare i 55cm x 40cm x20cm. Il contenitore deve essere dotato di un fondo impermeabile, essere conforme alle disposizioni Iata per la sicurezza, garantire una corretta ventilazione e permettere all´animale di stare in posizione eretta e di potersi muovere. Il peso massimo consentito per il trasporto in cab ina è di 10 kg compreso il trasportino. Una tassa di € 70 a tratta è applicabile al contenitore. Gli animali debbono essere registrati in anticipo attraverso il Call Center della compagnia, in caso contrario potrebbero non essere accettati a bordo. Solo tre animali, inclusi i cani guida, possono essere accolti sullo stesso volo. Due animali della stessa specie possono viaggiare nello stesso contenitore, compatibilmente con adeguate condizioni di sicurezza relative a taglia, peso e benessere. In cabina il traportino deve essere posizionato sotto il sedile di fronte al passeggero senza bloccare il passaggio degli altri viaggiatori. L´età minima per l´accesso a bordo è di 8 settimane, i piccoli debbono essere stati svezzati da almeno 5 giorni prima della partenza. É importante che i passeggeri siano a conoscenza delle regole di importazione di animali del paese di destinazione. Un passaporto valido e altri documenti sono necessari per l´ingresso dell´animale. Ai passeggeri viene richiesto di esibire un certficato a conferma dello stato di buona salute e di inoffensività del passeggero a quattro zampe. L´animale deve anche essere esaminato da un veterinario autorizzato a meno di tre giorni dalla data di partenza. Gli animali di taglia pià grossa e altri tipi animali possono essere trasportati in stiva. Maggiori informazioni sulle condizioni applicabili al trasporto per differenti tipi di animali, al link

http://www.Airmalta.com/pets?l=3  

 

CASERTA NEWS

20 GENNAIO 2012

 

Vende sul web un cane, ma è una truffa: denunciato 30enne di Portico

 

Portico di Caserta (CE) - Incassa 200 euro per la vendita di un cane di razza pubblicizzato su un sito web, ma l'animale non viene consegnato al compratore. Lo riferisce il quotidiano Il Resto del Carlino. I carabinieri della stazione di San Leo (Rimini) hanno denunciato in stato di libertà all'autorità giudiziaria G.D., 30 anni, nato a Santa Maria Capua Vetere e residente a Portico di Caserta, con vicende penali a carico, per truffa. La denuncia è arrivata a conclusione delle indagini partite dalla segnalazione di un 24enne residente a San Leo in Romagna.

 

GEA PRESS

20 GENNAIO 2012

 

Anzio (RM): sequestro di cuccioli ungheresi (fotogallery)

Intervento del Corpo Forestale dello Stato – la Procura convalida il sequestro.

 

Tutto convalidato. La Procura della Repubblica di Velletri ha così confermato il sequestro operato nei giorni scorsi dal Corpo Forestale dello Stato ai danni di un noto negozio di animali di Lavinio, nel Comune di Anzio, già attenzionato nel recente passato. Anzi, in base a quanto riscontrato dai Forestali del Comando Stazione di Nettuno, l’irregolare posizione di un Chihuahua in particolare, era stata già evidenziata nel corso di un precedente intervento compiuto dalla ASL e dalla Polizia Municipale. Ad essere sequestrati sono stati sette cuccioli, tutti provenienti dall’Ungheria, tra i quali, oltre al Chihuahua, anche un Cocker Spaniel, uno Shi-Tzu, un Bouledogue Francese, un Cavalier King Charles ed un Jack Russel.Alla titolare del negozio è stato contestato il reato di traffico di cuccioli, maltrattamento di animali,  detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura e frode in commercio. I cagnolini erano privi non solo del microchip identificativo (escluso il Chihuahua al quale era stato apposto nell’ambito del precedente controllo) ma anche del passaporto per l’importazione. Due cagnetti, poi, erano nati appena quaranta giorni addietro.Le indagini, comunque, procedono per verificare se il canale di provenienza dei cuccioli, ovvero l’Ungheria, è valido anche per altri negozi della provincia. Lo stesso commerciante ora sanzionato, del resto, riforniva privati ma anche negozianti e grossisti. Almeno così si pubblicizzava congiuntamente all’evidenza (a suo dire) di essere in regola con la documentazione sanitaria e microchippatura dei cani.Cani, ma non solo. Questi, più che altro, erano il fiore all’occhiello. Così dicevano al negozio, che però non avrebbe potuto detenere i cuccioli oggetto di precedente intervento. Poi anche rettili, acquari (veniva garantito anche il montaggio), uccelli e pesci tropicali. Non mancavano neanche gli accessori e le offerte. Le stesse varietà di cani come quelli ora sequestrati, venivano offerti ad un prezzo variabile tra le 400 ed i mille euro. Tutti eccetto un Chihuahua. Per averlo, sempre in offerta, dovevi sborsare 1200 euro. Poi gli uccellini a 15 euro, le tartarughe di terra a 130, ed altri sconti e meravigliose offerte nel mercato di vite, comprese evidentemente quelle ungheresi senza certificazione di legge.

VEDI FOTOGALLERY:

http://www.geapress.org/m/anzio-sequestro-di-cuccioli-ungheresi-fotogallery/23326

 

LA PROVINCIA DI VARESE

20 GENNAIO 2012

 

Gatto strangolato Patteggia un mese

 

VARESE - Lei dice di no, che non è vero. Quel gattino bianco non l'ha ammazzato lei. Anzi: solo al pensiero di quel che quella povera bestiola deve aver patito le viene ancora il magone. Il sostituto procuratore Sara Arduini è però convinta che contro di lei ci sia qualcosa di più di un semplice indizio. Alla fine si è giunti comunque a un accordo salomonico.
La vicenda si è conclusa ieri mattina nel tribunale di Varese davanti al giudice monocratico Anna Azzena. Una signora di 71 anni residente in città ha patteggiato un mese e 10 giorni di reclusione (la pena è stata sospesa). Doveva rispondere del reato previsto dall'articolo 544 bis del codice penale: quello che, fino al 2010, puniva «chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale» con la reclusione da tre a 18 mesi.
Il fatto contestato risale al 2009. Un vicino di casa dell'anziana (che vive da sola e ha qualche problema di salute) riferisce di aver sentito il gatto "piangere", come se venisse maltrattato. La stessa persona racconta di aver visto il giorno dopo la signora uscire dalla propria abitazione con una borsa, e di averla seguita con lo sguardo fino al momento all'abbandono della borsa ai margini di una radura.
Il vicino di casa chiamò i carabinieri che, giunti sul posto, aprirono la borsa e ci trovarono dentro un gattino morto strangolato con un pezzo di corda ancora stretto al collo. Venne appurato che il micio apparteneva la signora, che fu quindi accusata di averlo seviziato sino alla morte.
L'anziana ha però sempre rigettato l'accusa: lei amava quel gatto, sostiene. Ci sarebbero anzi dei testimoni pronti a giurare di aver visto la donna cercare disperata il micio, convinta di averlo perduto. Altro che ammazzato.
Ieri la chiusura della vicenda con il patteggiamento. Un patteggiamento che, ribadiscono gli avvocati Cesare Bonazzi e Nicoletta Gnocchi, sarebbe stato deciso solo per risparmiare alla loro assistita la sofferenza ulteriori di un processo.

 

RIVIERA 24

20 GENNAIO 2012

 

Nonno accusato di aver ucciso il cane della nipotina. La denuncia della sorella

 

Fabrizio Tenerelli

 

Santo Stefano al Mare (IM) - A denunciare pubblicamente l'accaduto è Veronika Stoyonova, una giovane donna di 27 anni, ucraina di origine, che lavora ad Imperia come segretaria. Veronika abita con la mamma e la sorellina in un appartamento di Santo Stefano al mare.Avrebbe fatto sopprimere il cane regalato alla nipotina, un pastore tedesco di nome “Bless”, di appena un anno e mezzo, perchè considerato pericoloso e troppo aggressivo. In realtà, secondo la sorella della piccola, che ha solo 7 anni e che ora soffre per la mancanza del suo cane, l'animale sarebbe stato soppresso come dispetto, nell'ambito di un'intricata vicenda familiare. A denunciare pubblicamente l'accaduto è Veronika Stoyonova, una giovane donna di 27 anni, ucraina di origine, che lavora ad Imperia come segretaria. Veronika abita con la mamma e la sorellina in un appartamento di Santo Stefano al mare.
Un alloggio, con giardino, appartenente ai genitori dell'ex compagno della madre di lei, quest'ultimo un direttore di albergo di Sanremo. Reduci da una lungo contenzioso riguardante la separazione, la mamma e le due figlie (la più piccola è nata dall'ultima relazione col direttore d'albergo) hanno ottenuto dal tribunale il comodato d'uso, a titolo gratuito, dell'abitazione. Un boccone amaro da digerire, non solo per l'ex compagno ma anche per i suoi genitori, che sono proprietari di quella casa. Da quella decisione del tribunale, a detta di Veronika, sarebbero iniziati i dispetti e le molestie.

 
TRENTINO
20 GENNAIO 2012
 
Due cervi e un cormorano fatti a pezzi
 
Aldo Pasquazzo
 
STORO (TN). Prima li hanno abbattuti e squarciati, poi hanno lasciato le carcasse dei due cervi adulti ai margini della statale dell’Oppio tra Storo e Tiarno. Accanto ai resti dei due animali anche un cormorano, un volatile solito alimentarsi di pesci pescati in acqua.
Si tratta di un’azione eseguita non da cacciatori, ma da bracconieri, sulle cui tracce ci sono ora i forestali di stanza a Condino e il corpo di polizia locale.
 Il rinvenimento è avvenuto ieri mattina lungo un doppio tornante appena al di là della striscia d’asfalto, a una manciata di chilometri da Storo, in prossimità dell’imbocco del “Bus della Mort”. Ad individuarli, due passanti che hanno notato uno strano involucro appena sotto la strada. Franco Salvaterra, ispettore distrettuale dei forestali di Condino, è esplicito. “Chi ha fatto questo potrebbe anche essere gente di fuori. I resti degli animali, abbandonati forse il giorno prima, sono stati scaricati in tutta fretta da qualche auto e lasciati in modo da farli ritrovare”.
Su peso ed età dei due cervi, è difficile pronunciarsi. “Da scheletro e pelle - aggiunge Salvaterra - non è nemmeno possibile capire se si tratta di esemplari maschi o femmine”. E, da un’ispezione sommaria, non è possibile accertare se i due cervi, ora smaltiti da ditte specializzate, siano stati abbattuti a palla o pallettoni. Infatti, sulla pelle non si riscontrano fori o rosate. Del resto, solo attraverso l’uso di una carabina a canna rigata è possibile centrare simili bersagli a lunga distanza. Diversamente sono impossibili da mirare e colpire.
Ma a Storo la gente non ci sta a farsi incolpare di questo misfatto. “Piuttosto - avverte un addetto ai lavori ora in pensione - coloro che hanno operato in quel modo provengono sicuramente da fuori. Il primo dei motivi che mi fanno dire questo è rappresentato dal fatto che, attraverso questa azione, si tende a sviare la vigilanza di forestali e guardacaccia su altri fronti. L’altro motivo per non attribuire il gesto a gente di Storo riguarda la zona scelta per abbandonare i resti degli animali. Non si è trattato solo di disfarsi di ossa e pelle, ma si è puntato a far ritrovare i resti in un territorio diverso da quello dove sono avvenuti l’abbattimento e lo spolpamento dei due animali”.
 
GAZZETTA DI PARMA
20 GENNAIO 2012
 
Cagnetta "avverte" passanti e fa ritrovare cuccioli abbandonati
 
Provincia di Livorno - Ha tolto gli otto cuccioli appena nati al proprio cane e li ha abbandonati fuori da un cassonetto dell’immondizia. Ma l’animale ha abbaiato per ore, inseguendo i passanti e facendo così scattare l’allarme. La storia, avvenuta a Suvereto (Livorno), è raccontata da "La Nazione". Il proprietario del cane è stato denunciato per abbandono di animale.
Alcuni giorni fa, un vigile urbano è intervenuto per la segnalazione di un pastore maremmano che abbaiava o inseguiva i passanti. L’agente ha notato che l’animale, una cagna di nome Luna, dava l’impressione di aver da poco partorito. La conferma è arrivata dal proprietario, 57 anni, che però non ha saputo spiegare dove fossero i cuccioli.
A quel punto sono iniziate le indagini dei carabinieri. A trovare gli otto cuccioli, in un cartone di fianco a un cassonetto a un paio di chilometri dall’abitazione del padrone, sono stati i netturbini di Suvereto.
A quel punto, il padrone ha confessato di aver abbandonato i cagnolini subito dopo il parto. I cuccioli, spiegano i carabinieri di Piombino, hanno potuto così tornare dalla madre.
 
IL TIRRENO
21 GENNAIO 2012
 
Luna ritrova i suoi otto cuccioli
 
SUVERETO (LI) -  I carabinieri hanno denunciato un suveretano di 57 anni per aver abbandonato otto cagnolini appena nati in un cassonetto della spazzatura. A ritrovarli era stato un vigile urbano dopo un controllo seguito alla segnalazione di una femmina di pastore maremmano che girava per il paese e ringhiava ai passanti. In modo evidente aveva appena partorito, ma i cuccioli non erano lì con lei. Ritrovati gli otto cuccioli, tutti per fortuna in buona salute, si era arrivati rapidamente al proprietario della cagna, che ringhiava ai passanti probabilmente per la sofferenza legata alla privazione dei suoi cuccioli. Il proprietario della femmina di maremmano, sulle prime ha ammesso sì che la cagna”, chiamata Luna, era sua, ma che lui dei cagnolini non sapeva nulla. Certo è che quando Luna ha rivisto i suoi cuccioli ha smesso di ringhiare e anzi ha preso a scondinzolare per la felicità. Per l’uomo è scattata la denuncia per abbandono di animali: rischia un’ammenda di mille euro e una condanna fino a un anno di carcere . I cuccioli sono stati rimessi con la madre per lo svezzamento, sotto il diretto controllo della polizia municipale e dei carabinieri. [...]
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
20 GENNAIO 2012
 
Gattino incastrato in un sifone liberato dai vigili del fuoco
 
VITTORIO VENETO (TV) - Pompieri salvano un gattino. Mattinata movimentata ieri mattina poco dopo le 8 a Ceneda in una abitazione di via Correr. Un micio siamese si era infilato in un sifone. La plastica scivolosa del tubo non gli permetteva di risalire. L’animale era rimasto lì, inchiodato da un giorno, al freddo e senza cibo. I suoi lamenti hanno attirato l’attenzione del proprietario che ha subito chiesto aiuto ai vigili del fuoco di Vittorio Veneto. I soccorritori si sono trovati davanti a un problema difficile da risolvere. Ne sono venuti a capo solo dopo un’ora di tentativi. Il siamese è stato così recuperato e rifocillato. Per il micio per fortuna nessuna conseguenza.
 
SANERMO NEWS
21 GENNAIO 2012
 
Sanremo (IM): gatto molto giovane smarrito il 16 gennaio in strada San Lorenzo
 
 
Gatto molto giovane (la foto non è recentissima) è stato smarrito il giorno 16 gennaio, in strada San Lorenzo a Sanremo. Il gatto è castrato e va d'accordo con i cani. Chi avesse informazioni può chiamare i numeri 380/6446483 o 334/2782585. I proprietari e la loro bimba lo aspettano.
 
GEA PRESS
21 GENNAIO 2012
 
Bologna e il gatto trappolato
La Polizia Provinciale: speriamo che il proprietario lo riconosca.
 
 
Una pratica ancora molto in uso quella dei lacci – cappio collocati per catturare ed uccidere i predatori ed altri animali. A riferirlo è la Polizia Provinciale di Bologna la quale, agli inizi dell’anno, ha salvato un povero gattino (nella foto) rimasto intrappolato per l’addome ad Altedo, nel Comune di Malalbergo.Il laccio di acciaio era stato sistemato nei pressi di una casa colonica dismessa ed aveva iniziato a stringere pericolosamente l’addome dell’animale. In questi casi, se non si interviene subito, si può avere la rottura del diaframma e la conseguente morte dell’animale.La Polizia Provinciale, già recentemente intervenuta per il recupero di un lupo con 35 pallini di piombo in corpo, ha provveduto immediatamente a spezzare il filo di acciaio e a recuperare il gatto visibilmente provato. E’ stato così consegnato all’Ambulatorio Veterinario “Libia” di Bologna, dove si è provveduto a medicare le lacerazioni e a sottoporlo al necessario trattamento antibiotico. Infine il trasferimento al ”gattile” di Bentivoglio.Il gatto è tranquillo ed affettuoso. Resterà al gattile fino a quando non sarà possibile ritrovare il suo legittimo proprietario. A tale proposito il Comandante della Polizia Provinciale di Bologna, Maria Rosaria Sannino, spera che dalla foto pubblicata, il proprietario possa riconoscere il suo gatto. Sul fatto che fosse abituato a stare in casa, infatti, non si nutrono dubbi.Elevata, contro ignoti, la notizia di reato per maltrattamento di animali e violazioni della legge sulla caccia. Purtroppo, trappole, tagliole ed altre infernali diavolerie degne di un museo di tortura medioevale, sono ancora presenti in bella mostra in alcuni siti web a carattere venatorio. In lingua italiana, ma in alcuni casi registrati all’estero. Non istigano (dicono loro) ma spiegano nei dettagli costruzione ed uso in memoria delle tradizioni venatorie italiane. Il gatto di Altedo, come le molte altre vittime, di questa cultura ne avrebbe fatto volentieri a meno.
 
LA REPUBBLICA
21 GENNAIO 2012
 
Altedo (BO), si cerca la famiglia del gatto salvato dalla trappola
L'intervento provvidenziale della polizia provinciale. La bestia è incappata in un laccio d'acciaio che stava stringendole l'addome. L'appello per riportarlo a casa
 
Un gatto domestico è finito nei giorni scorsi ad Altedo in una trappola costituita da lacci-cappio, usata per catturare e uccidere bestie selvatiche. La polizia provinciale è ora alla ricerca della sua famiglia.
La bestiola, che è stata curata, è infatti abituata a stare in casa, per questo si esclude che possa essere un randagio. A raccontarne la storia è l'agenzia Geapress: il micio era finito in un laccio di acciaio sistemato nei pressi di una casa colonica dismessa, che stava stringendo l'addome della bestiola, rischiando di portarla in breve tempo alla morte.
La polizia provinciale ha notato il gatto e l'ha soccorso. Il micio è stato condotto all'ambulatorio Veterinario “Libia” di Bologna, dove si è provveduto a medicare le lacerazioni e a sottoporlo al necessario trattamento antibiotico. Ora la bestiola si trova al gattile di Bentivoglio.
Il Comandante della Polizia Provinciale di Bologna, Maria Rosaria Sannino, spera che con la diffusione della foto si possa trovare la famiglia che accudiva il micio. 
 
IL RESTO DEL CARLINO
21 GENNAIO 2012
 
Gatto intrappolato da un laccio d'acciaio, salvato
Intervento della polizia provinciale
 
Bologna - La Polizia Provinciale di Bologna la quale, agli inizi dell’anno, ha salvato un gatto rimasto intrappolato per l’addome ad Altedo, nel Comune di Malalbergo. Lo riferisce l'agenzia Geapress.Il gatto è stato intrappolato da un laccio d'acciaio - di quelli che vengono posizionati per catturare e uccidere i predatori ed altri animali -  sistemato nei pressi di una casa colonica dismessa ed aveva iniziato a stringere pericolosamente l’addome. In questi casi, sempre come riporta Geapress, se non si interviene subito, si può avere la rottura del diaframma e la conseguente morte dell’animale.La Polizia Provinciale ha provveduto a spezzare il filo di acciaio e a recuperare il gatto. E’ stato così consegnato all’Ambulatorio Veterinario “Libia” di Bologna e poi è stato trasferito al gattile di Bentivoglio. In attesa di essere riconosciuto dai proprietari.
 
CRIME BLOG
21 GENNAIO 2012
 
USA, arrestato Russell Hofstad: ha ucciso e mangiato un gatto
 
Russell Hofstad, lo vedete in foto, è stato arrestato dalle autorità di Phoenix con l’accusa di aver ucciso e sventrato un gatto e di averne mangiato alcune parti.La situazione è ancor più assurda di quanto possa sembrare: l’uomo, sotto effetto di droga ed alcol, ha fatto irruzione nella sede di un’azienda locale ed ha organizzato una festa per sé stesso (era l’unico invitato, l’unico presente) decorando la stanza proprio con lo scheletro dell’animale, mentre ha conservato gli organi interni in un frigorifero.Ha danneggiato i muri col sangue del felino ed utilizzato tutti gli estintori presenti per non si sa quale assurdo motivo. A dare l’allarme è stato il proprietario dell’ufficio che, sentendo musica provenire dall’interno e vedendo la porta aperta, ha allertato le autorità.Hofstad, all’arrivo degli agenti, si è giustificato dicendo che non mangiava da giorni e che quel gatto era stata la prima cosa che aveva trovato.Sono subito scattate le manette con l’accusa di crudeltà sugli animali, furto con scasso e danneggiamento. Visti gli evidenti problemi mentali dell’uomo, le autorità hanno ritenuto opportuno rinchiuderlo in un ospedale psichiatrico.I resti dell’animale sono stati affidati alla sede dell’Arizona della Humane Society che si occuperà di esaminarli per capire se il gatto è deceduto per causa naturali o se sia stato ucciso.
VIDEO E  FOTO
 
LA PRESSE
21 GENNAIO 2012
 
Spagna, uomo muore incornato in festival tori con corna 'incendiate'
 
 
Madrid (Spagna) - Durante il festival del toro embolado a Navajas, nell'est della Spagna, uno spettatore è morto dopo essere stato incornato. Nella festa tradizionale, duramente criticata dagli attivisti secondo cui comporta maltrattamenti e violenze sugli animali, alle corna dei tori vengono legati materiali combustibili cui viene dato fuoco, facendoli impazzire e correre per le strade scuotendo la testa per liberarsi dalle fiamme. Il sindaco del paese, José Vicente Torres, ha riferito che i servizi di emergenza non hanno potuto salvare la vita al 45enne. L'incidente è accaduto, ha aggiunto, subito dopo la liberazione dell'animale. L'identità della vittima non è stata resa nota.
 
TRENTINO
22 GENNAIO 2012
 
Bocconi avvelenati, sos cani
Vittima anche un golden retriver sopra Ronzo: «Non so se si salverà»
 
ROVERETO (TN). Una passeggiata sul monte Creìno, sopra l'abitato di Ronzo, ieri nel primo pomeriggio, per tenersi in forma. Poi Maya, un golden retriever di undici anni, ha iniziato a stare male. «Appena l'ho vista preda di una crisi epilettica ho capito subito: era stata avvelenata» racconta ancora sconvolto Paolo Ciaghi, presidente del club cinofilo "La volpe rossa", noto "dog trainer" e componente della nazionale italiana di agility. «Per farla vomitare le ho dato da bere acqua e sale, cinque bicchieri, aprendole la bocca mentre era preda delle convulsioni, ma ormai il veleno aveva attaccato il sistema nervoso centrale. Ho dovuto portarla di corsa dal veterinario. Non so ancra se si salverà».
Ciaghi è su tutte le furie, addolorato e preoccupato per le sofferenze che Maya sta patendo. «Non so come si possa cercare in modo deliberato di far male agli animali. Non ho idea di chi abbia sparso bocconi avvelenati, ma pare che nella zona di Ronzo non sia una novità». La dottoressa Elena Mussa, che ha curato Maya, spiega: «Da come si è presentato il caso, sospetto si tratti di pesticidi. Nella zona della val di Gresta era accaduto qualche settimana fa, con lo stesso veleno, attorno a Varano. Era una cagnetta di taglia medio-piccola, per fortuna l'abbiamo salvata. I padroni si sono accorti subito dei sintomi e me l'hanno portata i tempo. In quel caso, i proprietari avevano anche raccolto i resti della polpetta. Era della carne di pollo mescolata a carbammati, una famiglia di insetticidi, lo abbiamo scoperto dalle analisi. Un mio collega ha registrato un caso analogo nella stessa zona».
Paolo Ciaghi ha reagito nella maniera migliore, l'acqua e sale fatta ingurgitare a viva forza potrebbe aver salvato il cane. «Ho raccolto ciò che Maya ha rigurgitato, lo faremo analizzare in laboratorio» racconta. Maya è sedata e oggi potrebbe essere fuori pericolo, ma c'è il forte rischio di danni permanenti.
 

TRENTINO

23 GENNAIO 2012

 

Gesto ignobile, farò denuncia

 

ROVERETO (TN). Maya si è ripresa. Il golden retriever che sabato pomeriggio ha rischiato di morire per una polpetta avvelenata lasciata alle pendici del monte Creìno, sopra Ronzo, è riuscito ad alzarsi da solo dopo ore di sedazione e pare che la funzionalità dei reni sia integra. Il proprietario Paolo CIaghi, notissimo “dog trainer” e patron dell’associazione “La volpe rossa”, è raggiante. «E’ andata bene, sono riuscito in tempo a fare bere a Maya abbastanza acqua salata da farle rigettare tutto quello che aveva mangiato. Ma resta la gravità del gesto. Chi lascia bocconi ai pesticidi nel bosco forse non si rende conto di quali sofferenze provoca agli animali che ne cadono preda. Oggi sporgerò denuncia, sono azioni irresponsabili e non vanno tollerate».La dottoressa Elena Mussa, il veterinario che si è preso cura di Maya, conferma che la pratica dei bocconi avvelenati va interpretata come un’azione diretta contro i cani: «Non c’è altra ragione plausibile, la val di Gresta non è nemmeno infestata dalle volpi. E comunque, anche fosse quello l’obiettivo, sarebbe un grave attentato alla nostra fauna». Il veleno, con ogni probabilità un insetticida della famiglia dei carbammati - ma saranno le analisi di laboratorio a verificarlo -, agisce con grande velocità sul sistema nervoso centrale e anche un intervento tempestivo può non bastare per salvare l’animale da una morte dolorosissima. Qualora si riesca a farla vomitare, la bestiola potrebbe riportare strascichi pesanti sulla salute, ad esempio intaccando i reni. Maya invece, sedata dopo le iniezioni di antidoto, ieri mattina è riuscita a svolgere le proprie funzioni corporali, segno che i reni funzionano, e ha passato tutto il giorno a casa con il suo padrone. «Spero se la sia cavata davvero - commenta Ciaghi -, ora la terremo controllata per qualche giorno. Lieto fine? Sì, ma la paura di perderla è stata tanta. Chi butta in giro polpette con il veleno deve essere individuato e pagare per la viltà del suo gesto. Per questo sporgerò denuncia contro ignoti, nella speranza che serva a scoraggiare questa pratica indegna».
A Ronzo l’episodio ha tenuto banco tutto il giorno. Tra la gente del paese c’è anche chi punta il dito accusatore. «Sono sempre i soliti» commenta qualcuno. Ma quando si tratta di passare dalle chiacchiere alle prove, quelle che servono alla giustizia per incastrare i responsabili, all’improvviso nessuno parla più.

 
IL GAZZETTINO
22 GENNAIO 2012
 
LA DENUNCIA «Alla catena e al freddo»
 
Belluno - «In questi giorni di freddo intenso mi sono pervenute alcune segnalazioni di cani a catena o in recinti situati in zone totalmente all'ombra» scrive Tamara Panciera che da sempre si spende per gli animali. «Il cittadino che vede un cane tenuto completamente all'ombra o sotto il sole d'estate, ma l’argomento vale anche per altri animali - spiega la Panciera -, può segnalare anche solo verbalmente quanto riscontrato a qualsiasi pubblico ufficiale (carabinieri, polizia, vigili urbani, guardie forestali). Oppure può presentare un fax, al Comune dove si trova l’animale, chiedendo che ne vengano verificate le condizioni in ottemperanza alla legge 184-04 che considera maltrattamento detenere un animale in condizioni incompatibili con la propria natura (la natura di un cane è correre e camminare). Inoltre l'allegato alla Dgr 272 del 6 febbraio 2007 considera la catena un elemento esclusivamente provvisorio e tale da consentirne al cane il moto fisiologico nonchè di posizionarsi all’ombra d’estate (la cuccia diventa un forno) e al sole d’inverno per scaldarsi». Regole semplici, che dovrebbero nascere spontanee se solo si tenesse conto che un animale è fatto di carne, ossa, nervi, cuore e cervello. Esattamente come noi.
 
IL GAZZETTINO
22 GENNAIO 2012
 
Sono in costante aumento le segnalazioni di animali tenuti male
 
Lauredana Marsiglia
 
Provincia di Belluno - Sono in costante aumento le segnalazioni di animali tenuti male: in testa ci stanno i cani, spesso prigionieri a vita di pesanti catene o di angusti serragli improvvisati, seguono i cavalli, per molti diventati troppo costosi da mantenere, e gli animali cosiddetti da "reddito". Ma solo 5 su 69 Comuni bellunesi, come spiega l’estensore del testo, Paolo Cecchin, si sono dotati di un regolamento studiato ad hoc per impedire che tenere un cavallo chiuso a vita in un box o un cane legato ad un muro sia considerato normale.Un vademecum dove sono dettate le regole su come far vivere decorosamente anche chi umano non è ma che dall’uomo spesso subisce solo il peggio. A metterlo a punto è stato uno staff di esperti ottenendo anche il placet del ministero dell’Ambiente. «Tutti gli altri latitano» spiega amaramente Cecchin che da anni si spende in quella che lui chiama «battaglia di civiltà».«Il plauso - elenca Cecchin - va a Feltre, Santa Giustina, San Gregorio nelle Alpi e Pedavena. Tutti gli altri hanno solo fatto bla bla bla. Mesi di riunioni, di prese in giro per poi non fare nulla, nascondendosi dietro la solita frase "ci sono problemi più importanti". Sono amareggiato, deluso». La mancanza di un regolamento ad hoc significa dare carta bianca alle più crude misure di detenzione, che spesso si associano a mancanza di cibo, acqua, igiene, un riparo dal freddo pungente o dal sole a piombo.«La sensibilità della gente continua a crescere - conferma Gianluigi Zanola, dirigente del servizio sanità animale dell’Ulss 1, che da sempre raccoglie e dà scrupolosamente corso alle denunce -. Spesso facciamo dei sopralluoghi su segnalazione dei cittadini e dobbiamo lottare non poco con i proprietari per far loro capire che anche un animale ha diritto di sgranchirsi, di stare qualche ora in compagnia del suo padrone, di avere un riparo adeguato, di essere curato se sta male. Spesso ci viene chiesto anche di sequestrarli, ma non è una strada semplice e, soprattutto, anche nel caso li portassimo via, finirebbero in un’altra situazione difficile. La strada che noi prediligiamo è quella della persuasione, a volte solo a parole, altre facendo emettere ordinanze. Ma il problema è che poi diventa difficile accertare se vengano ottemperate. Alla strada della denuncia penale, sarebbe preferibile quella di una sanzione secca».Cecchin, intanto, promette che riprenderà la sua battaglia di «civiltà».Il controllo, intanto, resta affidato alla sensibilità della gente. «I casi dubbi - conclude Zanola - andrebbero segnalati alla polizia del comune dove si trova l’animale, lo si può fare anche chiedendo l’anonimato. Poi spetterà a noi intervenire».
 
LA SICILIA
22 GENNAIO 2012
 
Scalcia e sbatte per terra l'agnello che non lo seguiva: denunciato
 
CATANIA - Maltrattamento di animali in pieno centro cittadino. Solo che questa volta non si è trattato di un cane o di un gatto, animali non sempre tollerati da alcuni nostri concittadini, bensì di un... agnellino. Cosa ci facesse un tale animale in piazza Giovanni XXIII, là dove è avvenuto il fatto, beh, in effetti, è tutto da verificare. Di certo c'è che la vicenda ha determinato un bel po' di tensione e si è risolta nel migliore dei modi solo perché nei frangenti in cui si verificava il fatto è passata dalla piazza una «volante» della polizia.
Gli agenti hanno trovato sul posto uno straniero privo di documenti (e, a quanto pare, senza fissa dimora), che letteralmente sbatteva a terra l'agnellino. Ciò davanti alle proteste di una donna che aveva provato a calmare la furia dell'uomo ed a salvare, quindi, l'animale. Lo straniero - ha spiegato la denunciante - stava cercando di attraversare la strada con l'agnellino al seguito, ma quando l'animale, forse perché impaurito dalle auto, si è rifiutato di seguirlo, ebbene, l'uomo ha cominciato a scalciarlo. E non si è fermato neanche davanti alle proteste della donna, che è stata spintonata quando si è messa in mezzo: «L'agnello è mio - avrebbe detto - e ne faccio ciò che voglio»
Alla fine si è scoperto che l'uomo, la cui posizione in Italia è al vaglio della questura, sarebbe un pecoraio che lavora saltuariamente alla Piana. L'uomo è stato denunciato, per l'appunto, per maltrattamento di animali. L'agnello è stato affidato a un'azienda agricola.
 
GEA PRESS
22 GENNAIO 2012
 
Canale Monterano (RM): lupi uccisi con colpi di arma da fuoco
 
 
Potrebbero essere due i lupi morti rinvenuti nei giorni scorsi nella Riserva di Canale Monterano (RM). Questa la voce circolata in paese così come confermato dallo stesso Comando della Polizia Municipale. Quello che, però, è certo è il ritrovamento di un lupo, sebbene per il responso si attende l’esito dell’esame autoptico. Di sicuro l’animale è stato rinvenuto lo scorso 11 gennaio lungo una stradella della Riserva di Monterano. Ad intervenire la Polizia Provinciale. Secondo quanto si è avuto modo di apprendere dal personale della Riserva, l’animale era stato sistemato molto in vista in una stradella e presentava la coda tagliata ed il chiaro segno di un colpo di arma da fuoco sul collo.La notizia è stata ripresa anche dalla LAV di Tarquinia la quale, nel denunciare il grave fatto, richiama analoghi episodi avvenuti nel passato. Nel 2007 in particolare, nel poco distante Parco Regionale Marturanum, venne ritrovato un lupo ucciso con un colpo di arma da fuoco sparato al collo ed appeso in bella mostra su una recinzione perimetrale di un terreno, ai bordi di una stradella.Il lupo rinvenuto l’11 gennaio era anch’esso sistemato in un posto molto in vista. Una maniera di mostrare baldanzosamente l’esito del grave atto, oppure un animale velocemente gettato in luogo diverso da quello dell’abbattimento. Per il secondo lupo (questa voce, però, deve attendere conferma) si sarebbe trattata di una parte più interna al bosco.Non è stato possibile oggi mettersi in contatto con la Polizia Provinciale, ma la segnalazione avvenuta lo scorso 11 gennaio, dovrebbe essere pervenuta tramite telefonata anonima. 
 
LIBERO
22 GENNAIO 2012
 
Animali: Gdf Padova sequestra 3 quintali di cibo avariato
 
Padova - Vendeva nel suo magazzino alimenti per animali scaduti che avrebbero potuto causare in cani e gatti seri problemi. Per questo motivo il titolare di un esercizio commerciale di Vigodarzere e' stato denunciato dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Padova che hanno sequestrato 613 confezioni di alimenti scaduti, destinati alla nutrizione degli animali.I militari della Compagnia di Padova si sono messi sulle tracce del magazzino seguendo le indicazioni di diversi cittadini che dopo aver acquistato del cibo per il proprio animale erano dovuti ricorrere alle cure veterinarie. L'attivita' info-investigativa, condotta anche grazie al personale cinofilo del Corpo, ha portato i finanzieri in un negozio specializzato nella vendita di prodotti alimentari per animali dove sugli scaffali, regolarmente esposti e pronti per la vendita, erano presenti, centinaia di confezioni di alimenti in parte privi della data di scadenza ed in parte scaduti.E' cosi' scattata la perquisizione del magazzino che oltre a permettere di sequestrare 3 quintali di cibo venduto in violazione delle vigenti disposizioni ha portato al rinvenimento, tra alcuni sacchi privi della data di scadenza, degli strumenti utilizzati per la cancellazione delle date di scadenza. I finanzieri hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro anche i fogli di carta assorbente imbevuti di solvente, tutti con evidenti macchie di colore nero, utilizzati presumibilmente per rimuovere le date di scadenza apposte sul retro delle confezioni.Il titolare del negozio dovra' rispondere di frode in commercio
 
L'UNIONE SARDA

23 GENNAIO 2012

 

Olbia, la banda dei torturatori di cani Beagle e pitbull impiccati a un albero

 

Il sospetto della polizia locale è questo: a Olbia c'è una banda spietata che cattura i cani, non solo quelli randagi, e poi li tortura. Due cuccioli, una femmina di beagle e un pitbull, sono stati ritrovati ieri mattina impiccati, appesi a un ulivo nelle periferia della città

In un terreno di via San Severino, non lontano da via Vittorio Veneto, i cani sono stati legati e poi appesi a un ramo. Ma forse prima di essere uccisi sono stati torturati, anche se questo particolare dovrà essere verificato da un veterinario.

 

LA NUOVA SARDEGNA

23 GENNAIO 2012

 

Impiccati due cani nelle campagne di Isticcadeddu

 

OLBIA. Si avvicinano docili e fiduciosi all’uomo che ha teso loro la mano. Una carezza, qualche coccola. Intorno al collo si stringe una corda. Con spietata ferocia un essere senza umanità li appende a un albero. Impiccati. Una fine da film horror per due cani un beagle e un incrocio tra un boxer e un pittbull ritrovati nelle campagne intorno a Isticcadeddu.
A scoprire i due cadaveri è stato un boxer. Il cane era sfuggito al padrone che lo aveva portato in giro per una passeggiata e si è infilato dentro un cancello rimasto aperto. Qualche metro e il cane si ferma, quasi impietrito. Il proprietario gli corre dietro. Alza lo sguardo e vede i due cani impiccati a un albero. Subito chiama gli agenti della polizia locale. Sul posto arriva il veterinario che stabilisce la causa del decesso. I cani sono morti strangolati. Gli agenti, guidati dal comandante Gianni Serra, sono riusciti a rintracciare il proprietario del beagle, grazie al microchip. Il padrone ha spiegato di avere perso il suo cane da caccia tre mesi fa nella zona delle Saline e da allora non avere mai smesso di cercarlo. Difficile capire come il cane possa avere finito la sua esistenza in un modo così atroce, e il suo proprietario non si dà pace. È sotto choc. Ora si tenta di risalire al colpevole, ma è complicato trovare il responsabile di un gesto tanto crudele e senza nessuna giustificazione, punito anche con il carcere.
Ma non ci sono indizi. Non erano stati segnalati cani randagi nella zona o aggressioni da parte di animali pericolosi. Nulla che faccia pensare a un giustiziere. Il killer dei cani dovrebbe avere agito al massimo 48 ore prima del ritrovamento. La zona è al confine tra la periferia e la campagna e il casolare è molto nascosto. Per adesso non ci sono testimoni.

 

IL GIORNALE DI OLBIA

23 GENNAIO 2012

 

Olbia: cani torturati e impiccati a un albero in periferia

 

Sono stati trovati ieri, da due passanti, in zona Santa Mariedda, due cani impiccati a un albero con una corda di nylon.Un Beagle e un Pitbull. Il primo aveva il microchip  grazie al quale si è potuti risalire al padrone che aveva, tempo fa, denunciato la scomparsa del cane che utilizzava per andare a caccia.Pare che recentemente siano state denunciate diverse aggressioni a greggi. Si ipotizza quindi che ci possa essere una ribellione da parte di qualcuno verso i cani randagi che attaccano il bestiame nelle campagne limitrofe alla città. Ma giustiziare qualsiasi cane passi per le campagne olbiesi non è sicuramente un gesto giustificato dalla causa.La polizia locale indaga e sospetta che dietro tutto questo ci sia una spietata banda che cattura e tortura i cani.

 
DUER RIGHE

23 GENNAIO 2012

 

Potenza: continuano a morire decine di cani avvelenati

 

Emidio Carlomagno

 

Da alcuni giorni si parla di numerosi casi di avvelenamenti di cani a Potenza. Sono già 15 i cani deceduti negli ultimi 3 giorni. Nella giornata di Domenica 22 Gennaio 2012, nelle zone di Bucaletto e in contrada Botte, sono stati rinvenuti altri tre cani di proprietà e due randagi morti per presunto avvelenamento, altri due meticci sono stati salvati grazie al tempestivo intervento dei proprietari.Il Presidente dell'associazione Dna di Potenza, Diritti-Natura-Animali, Maria Argenzio, chiede l'intervento immediato del comune, dell'Asl locale e dei vigili urbani, in molti casi i cittadini, preoccupati per la salute dei propri animali, non sanno a chi rivolgersi in una situazione di emergenza. Come da disposizioni dell'Ordinanza del Ministero della Salute del 2008, infatti,  le norme sul divieto di utilizzo e detenzione di esche e bocconi avvelenati, prevedono da parte delle autorità comunali una serie di procedure e indagini di bonifica su tutto il territorio. Per i rioni di Potenza vagano almeno 600 randagi, secondo i dati raccolti dall'associazione Dna, l'intervento delle autorità è richiesto anche dai cittadini, che esasperati chiedono la tutela della propria incolumità dai tanti branchi affamati.

 

CORRIERE DELLA SERA

23 GENNAIO 2012

 

LA STORIA

Hook, il cane che fa la lavatrice

Assiste i disabili, li sveste, accende la luce e porta le fedi ai matrimoni. E’ La storia un border collie, impiegato anche nel giallo dei fratellini Ciccio e Torre e in Abruzzo

 

 

Il cane Hook (Marco Bergamaschi)

 

 

Michela Nicolussi Moro

 

PADOVA — Per anni il suo fiuto l’ha guidato in mezzo a catastrofi e gialli di ogni genere: dalla tragedia di Ciccio e Tore, i fratellini di Gravina di Puglia trovati morti, al terremoto in Abruzzo, dai tre piccoli Rom rapiti da una casa-famiglia nelle campagne veronesi agli escursionisti imprudenti dispersi sui colli, a Trento e a Brunico, solo per citare qualche caso. Ora però, raggiunta la meritata pensione, Hook lascia l’azione per dedicarsi ai disabili. E con lo stesso impegno e amore segue il paraplegico in sedia a rotelle, gli raccoglie il portafoglio se cade o gli porta il telefono, apre la cerniera di giacconi e pantaloni da togliere, accende la lavatrice e quando il ciclo di lavaggio è finito spalanca l’oblò e tira fuori il bucato, porge bevande fresche e cibi presi dal frigo, che poi diligentemente chiude. Azioni normali per un pensionato comune, eccezionali se quel pensionato è un cane. Hook è un border collie di 11 anni che vive a Polverara (Padova) ed è stato addestrato da Sandro D’Alò, responsabile del gruppo cinofilo «Il Gelso» della Protezione civile, operativo a Ponte San Nicolò.

Il preparatore, istruttore di unità cinofile specializzate nella ricerca di dispersi sotto le macerie e in superficie, gli ha insegnato anche ad aprire e chiudere le porte con muso o zampina, accendere e spegnere la luce, raccogliere oggetti da terra, portare l’agenda o il cellulare al padrone. Quasi un gioco per una bestiola intelligente, dolce e molto socievole, che però richiede anni di addestramento. «Ho iniziato a insegnargli tutto questo cinque anni fa — racconta D’Alò, che segue anche la figlia di Hook di 7 mesi, un’altra cagnetta della stessa razza di 10 anni e un pastore belga di 2 — un po’ per gioco e un po’ per fargli fare qualcosa di diverso dalla ricerca, anche se resta la sua preferita. Ho appeso corde e trecce di stoffa a maniglie, frigo e zip, in modo che se ne servisse per aprirli: per lui erano prede, ha eseguito con il solito entusiasmo. Poi ho perfezionato l’operazione con esercizi specifici, che gli hanno consentito di aprire una porta o un cassetto, prendere oggetti, porgerli al padrone e richiudere. Ora, per esempio, se gli chiedo di portarmi una birra lui corre al frigo e obbedisce».

Con l’allenamento Hook è diventato talmente bravo e disinvolto con gli umani da essere scelto da una sposa come paggetto al quale affidare il cuscino con le fedi. Si è fatto venti metri di passerella in chiesa ed è arrivato davanti agli sposi nel momento giusto e senza esitazioni. Sono ormai lontani i tempi del suo quarto piazzamento al Campionato internazionale per cani da catastrofe del 2002, del posto da titolare nella «Nazionale » di genere occupato dal 2006 al 2011, dei Mondiali 2010. Ma la nuova carriera è altrettanto importante. Per lui— un «investigatore» del suo calibro non può passare bruscamente da un’attività tanto intensa a cuccia e cappottino —, ma soprattutto per i più deboli. Già diversi privati e qualche Comune hanno chiesto a D’Alò di preparare altri esemplari all’assistenza ai disabili, ma il costo tra acquisto del cane, un anno e mezzo di addestramento e relativo mantenimento si aggira sui 20/25 mila euro. Tanti, soprattutto in un momento di crisi. E così Hook rischia di rimanere una felice eccezione.

 
AGI

23 GENNAIO 2012

 

Prende a calci il suo cane: a processo, rischia 1 anno di carcere

 

Milano - Rischia una condanna fino a un anno di reclusione una 34enne che per strada a Milano ha preso a calci il suo cane. La donna, denunciata da un passante che assisteva alla scena, e' stata rinviata a giudizio davanti al giudice monocratico della terza sezione penale per aver maltrattato l' animale "tanto da farlo guaire", come si legge nel capo di imputazione. Il 20 novembre 2010, secondo l'accusa, Nina L., "in stato di ebbrezza alcolica e da sostanza stupefacente, strattonava violentemente con il guinzaglio il cane di sua proprieta' di razza Bannet, di piccola taglia, colpendolo ripetutamente, senza necessita', con calci all'addome tanto da farlo guaire". Un passante, che non poteva sopportare il trattamento che la donna riservava al suo cane, ha deciso di sporgere denuncia in Procura e cosi' si e' avviato un processo per il reato di maltrattamento di animali, introdotto nel codice penale nel 2004. Le pene per questo reato vanno dai 3 mesi all'anno di reclusione. Il carcere puo' essere comunque sostituito da una pena pecuniaria che va dai 3 mila ai 15 mila euro.

 
LUCERA BY NIGHT

23 GENNAIO 2012

 

Lucera (FG), ancora episodi di crudeltà contro gli animali

 

Art. 544-bis. - (Uccisione di animali). - Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi.
Art. 544-ter. - (Maltrattamento di animali). - Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale.
"Art. 727. - (Abbandono di animali). - Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze".
Questi articoli di legge sembrano inutili per la città di Lucera, in quanto l’associazione Empatia in questi giorni ha registrato le ennesime violenze dell’uomo verso gli animali. Le foto pubblicate sul profilo facebook dell’Associazione sono davvero allarmanti e scioccanti, perché nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione, c’è ancora gente capace di picchiare o avvelenare gli animali, forte della convinzione che nessuna istituzione faccia rispettare le leggi sopra citate.
Ben due cani sono stati picchiati con mazze di ferro sul capo e sono scampati alla morte per miracolo, uno di questi, pensate, si era macchiato del «delitto» di essersi rifugiato in un condominio; un altro è stato avvelenato con le esche topicide e addirittura sono state trovate due pecore morte con le zampe legate e abbandonate per strada come un rifiuto qualunque.
Non ci sono commenti e parole che possano descrive questo comportamento davvero indecoroso della nostra città  e chi non approva tali comportamenti dovrebbe denunciarli, ricordando che questi sono dei veri e propri reati contro la legge dello Stato italiano. Bisogna dimenticare qualsiasi timore e, lasciandosi guidare dal senso civico e dall’amore per gli animali, denunciare un maltrattamento agli Organi di Polizia Giudiziaria, quindi Vigili Urbani, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Corpo Forestale, infatti la Cassazione ha ribadito che tutti gli organi di Polizia Giudiziaria sono competenti per i reati in materia ambientale e di tutela animali (Cass. pen. sez. III - Pres. Gambino - Est. Postiglione - n.1872 del 27/9/91).
Diciamo basta alla violenza contro gli animali! Selene Di Giovine

FOTO

http://www.lucerabynight.it/zoom.asp?id=29536

 

MESSAGGERO VENETO

23 GENNAIO 2012

 

Polpette avvelenate È allarme a Prata

 

PRATA (PN) -  Dopo le polpette al vetro a Pordenone nell’area del parco di San Valentino e i bocconi avvelenati a Sacile che hanno provocato la morte di una decina di gatti e di due cani, ora è stata presa di mira Villanova di Prata, ancora una volta in pieno centro abitato. A correre dalla veterinaria Eriberta Ros, questa volta, una signora e il suo cane che, dopo una passeggiata in via Umberto Saba, ha iniziato a tremare mostrando sintomi di avvelenamento. Ritornata nei pressi di un bombolone, dove l’aveva visto indugiare su qualcosa a terra, ha raccolto e portato allo staff veterinario quelle che poi si sono rivelate essere polpettine di carne imbottite di una sostanza in via di identificazione. Un attentato alla vita di animali di proprietà, randagi, nonché delle persone (i bocconi potrebbero essere appetibili anche per un bambino), che preoccupa i volontari della Lav di Pordenone. «Secondo il Regio decreto 1265 del 1934, la legge 157 del 1992 e il Codice penale, l’utilizzo di bocconi avvelenati configura reato. L’ordinanza ministeriale del 2008 pone precisi obblighi riguardo al tempestivo intervento sulle aree interessate da parte dei sindaci», riferisce Guido Iemmi, presidente provinciale della Lav, e cita: «entro 48 ore dalla segnalazione si devono individuare le modalità di bonifica del terreno e del luogo interessato dall’avvelenamento, prevedendone la segnalazione con apposita cartellonistica, nonché a intensificare i controlli». Interessate dall’ordinanza sono anche le prefetture, nelle quali è istituito un “tavolo di coordinamento” per la gestione degli interventi da effettuare e per il monitoraggio del fenomeno. «Ordinanza che la scorsa settimana – riferisce ancora Iemmi – ha trovato Lav, Enpa e Lega nazionale per la difesa del cane, unite nella richiesta al ministero della Salute della sua reiterazione, visto che gli effetti sono in scadenza». Un fenomeno deplorevole, quello di abbandonare i bocconi avvelenati, che provocano una morte lunga e straziante e che tiene l’animale in agonia lucida fino alla fine. Migliaia di animali domestici continuano a perdere la vita per aver ingerito bocconi avvelenati e l’incidenza del fenomeno nell’habitat selvatico è pressoché impossibile da stimare. «Oltre che a cani e gatti, anche volpi, mustelidi, corvidi, rapaci e altri selvatici – fa sapere il presidente provinciale della Lav – sono i poveri e ignari obiettivi di questi criminali». Guido Iemmi invita i cittadini a vigilare costantemente i propri animali, segnalare qualsiasi sospetto e denunciare.

 
CORRIERE DI SIENA

23 GENNAIO 2012

 

Il caso - Salvati sei cagnolini e la mamma.

 

SIENA - Un salvataggio in piena regola e quasi da film quello che si è svolto a Celsa questo fine settimana. Sei cuccioli di due mesi sono infatti stati tratti in salvo da una fornace Etrusca dove avevano trovato riparo con la madre. "Venerdì - spiega Marilena Lusini, protagonista della squadra agonistica del gruppo cinofilo empolese diretto da Luciano Pucci e responsabile del centro cinofilo La Balzana di San Rocco a Pilli - una mia amica, Rosella Corsi, mi ha avvertita che c'erano dei cuccioli con la mamma che andavano subito salvati. Mi sono recata sul posto - prosegue Marilena- ho provato a calarmi nella fornace ma non sono riuscita a raggiungere i cani. Ho capito subito che c'era bisogno di aiuti esperti. Ho avvertito la Asl 7 veterinaria ed ho chiamato il gruppo ‘Cavernicoli’ del Cai di Siena. Solo degli speologi esperti potevano calarsi in quella fornace".[...]

 

LA VALLE DEI TEMPLI
24 GENNAIO 2012

Aragona (AG) – Rinvenuto cane impiccato. Atto intimidatorio o barbarie?
Agrigento – Le vicende che riguardano i cani di Aragona continuano a far parlare, e purtroppo in senso negativo.



Questa volta, ad interessarsi è il personale del Distaccamento Forestale di Agrigento agli ordini del comandante Commissario Forestale Calogero Cammarata, che in data 22 gennaio, nel corso del normale servizio d’istituto in agro del comune di Aragona all’interno dell’area attrezzata sita nel complesso boscato demaniale “Pizzutello” gestito dell’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, hanno rinvenuto un giovane esemplare di cane, razza meticcia di colore scuro, impiccato ad un albero. Dagli accertamenti eseguiti sul posto congiuntamente con personale veterinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale, è stato accertato che lo stesso animale non ha subito ulteriori violenze ed era privo di collare e del microchip identificativo.Dell’accaduto è stata informata l’Autorità Giudiziaria competente. Il personale del Corpo Forestale sta proseguendo le indagini per tentare di addivenire all’autore di un così brutale reato nei confronti di un povero animale. Sono in corso accertamenti per verificare anche se tale gesto possa essere qualificato come gesto intimidatorio nei confronti di qualcuno.
ALTRE FOTO
http://www.lavalledeitempli.net/2012/01/24/aragone-cane-impiccato-atto-intimidatorio-o-barbarie/comment-page-1/  

 

LA SICILIA

25 GENNAIO 2012

 

Orrore nel bosco Pizzutello cane impiccato a un albero

 

Aragona (AG) - Un cane meticcio è stato trovato impiccato ad un albero nel bosco demaniale Pizzutello, ad Aragona, gestito dell'Azienda foreste demaniali della Regione Siciliana. E' stato ucciso forse nel corso di un gioco sadico. E dopo i cani ammazzati con polpette avvelenate o contenenti cocci di vetro, alla periferia di Agrigento, a Licata e Ribera, a poche decine di chilometri di distanza si è consumato un altro episodio tristissimo.
A ritrovarlo sono stati gli agenti del distaccamento Forestale di Agrigento, agli ordini del comandante Calogero Cammarata. L'animale è stato impiccato con una corda in un grosso albero e poi lasciato a penzolare fino alla morte. Un'immagine straziante.
Dagli accertamenti eseguiti sul posto, congiuntamente con il personale veterinario dell'Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, è stato accertato che lo stesso animale non ha subito ulteriori violenze ed era privo di collare e del microchip identificativo. Dell'accaduto è stata informata la procura della Repubblica di Agrigento che sul caso ha aperto un'inchiesta. E' stato aperto un fascicolo contro ignoti per il reato di maltrattamenti di animali. Il personale del Corpo Forestale sta proseguendo le indagini per tentare di individuare l'autore del brutale reato nei confronti della povera bestiola.
Una crudeltà gratuita e una barbarie priva di alcuna giustificazione possibile. Sono in corso ulteriori accertamenti per verificare se l'episodio possa essere qualificato come gesto intimidatorio nei confronti di qualcuno.
Il reato di maltrattamento degli animali fa parte del nostro Codice penale già dal 2004. E non c'è dubbio che il caso si presti come esemplare. Le pene vanno dai 3 mesi all'anno di reclusione. Il carcere può essere sostituito solo da una pena pecuniaria che va dai 3 mila ai 15 mila euro.

 

ALBENGA CORSARA
24 GENNAIO 2012

Enpa: sadico killer di gatti a Cairo Montenotte



Provincia di Savona - Nella zona tra via della Repubblica e via della Costituzione in meno di un anno sono scomparsi sei gatti di proprietà e solo uno, Nuvoletta (nella foto), è riuscito a trascinarsi fino a casa con la gola squarciata; si è salvato grazie alle cure del veterinario al quale la proprietaria lo ha subito portato; mentre un’altra proprietaria che cercava la sua bestiola improvvisamente sparita, ha trovato alcuni giorni dopo in un cassonetto del quartiere i resti di due zampette.Gli animalisti di Cairo e i volontari dell’ENPA sono in emergenza e controllano più attentamente i propri animali nel timore che il killer continui a colpire, mentre le guardie zoofile dell’associazione stanno intensificando i pattugliamenti in zona; è consuetudine, per molti possessori di gatti, lasciare uscire di casa le bestiole per una passeggiata giornaliera, con l’unico obbligo di legge che siano state preventivamente sterilizzate.Oltre alla costituzione di parte civile dei proprietari e delle associazioni animaliste, l’uccisione di animali è punita dal codice penale (articolo 544-bis) con la reclusione da 3 a 18 mesi ed è perseguibile anche da tutte le altre forze di polizia; chi avesse informazioni utili potrà segnalarle telefonicamente (019 824735, da lunedì a sabato, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19) o all’indirizzo mail savona@enpa.org .

 

GEA PRESS

24 GENNAIO 2012

 

Pavia – il bracconiere con la pietra: 100 uccellini schiacciati con un masso di dieci chili (foto)

Intervento della Polizia Provinciale e dei volontari del CABS.

 

Tutto lascia pensare che la storia non sia finita, ovvero che le “schiacce” siano utilizzate non solo nell’Oltrepo pavese, ma anche in altre aree del nostro paese. Il meccanismo è semplice, quanto crudele. Una pietra tenuta sollevata da esili bastoncini, pronti a mollare il peso appena sfiorati dalla preda. In genere, un passeriforme attirato dalle bacche sistemate dal bracconiere.Una morte tremenda, secondo la Polizia Provinciale di Pavia. Asfissia e/o dissanguamento, che possono uccidere il povero animale dopo un’ora di tremenda agonia. Tortura che può prolungarsi, sempre secondo la Polizia Provinciale, se le ferite riguardano parti non vitali. E’ questo il caso del sottoala, così come di un arto che viene bloccato dalla trappola. La morte giunge per ipotermia e solo dopo diverse ore passate tra indescrivibili sofferenze.In tutto 109 trappole disarmate ed un centinaio di uccelli già spennati. Questi ultimi rinvenuti congelati nel corso della perquisizione domiciliare effettuata nella casa del bracconiere di Bagnaria. Un pensionato, ex cacciatore, per il quale non è chiaro se lo scopo alimentare fosse limitato alla sua casa, oppure poteva riguardare il rifornimento di una trattoria. Una tecnica di bracconaggio inedita per quella zona.Alla Polizia Provinciale, giungono ora i ringraziamenti dei volontari del CABS (Committe Against Birds Slaughter). La vicenda che ha portato alla denuncia del bracconiere lo scorso 17 gennaio, ha una storia più lunga. Lo scorso luglio, infatti, i volontari dell’Associazione, specializzata in azioni antibracconaggio in più paesi europei, vengono a sapere della presenza di alcune “schiacce”. I volontari si mobilitano ed in un primo sopralluogo, vengono rinvenute sette trappole. La località è quella di Monte Penice. I sopralluoghi continuano fino al giorno di Natale, quando, nei pressi di Menconico, vengono trovare altre 82 trappole. Presentavano tutte un’esca, mentre in una di essa veniva rinvenuto il corpicino di una Cesena. La Polizia Provinciale di Pavia si attiva immediatamente ed iniziano così gli appostamenti.A dimostrazione di come al bracconiere poco importa della sofferenza dell’animale trappolato, nessuno, nel corso di due successivi appostamenti, appare sulla scena. Un fatto pericoloso, come più volte sottolineato dalla Forze dell’Ordine, non solo per gli animali ma anche per la salubrità della carne, di fatto lasciata per giorni in attesa che i resti dell’animale vengano raccolti dal bracconiere. Poi il 17 gennaio, appare il pensionato di Bagnaria. Viene colto in flagranza di reato. Nel corso della perquisizione domiciliare, eseguita dalla Polizia Provinciale di Pavia, vengono rinvenuti i 100 uccellini spennati, tra cui tordi e pettirossi. Poi anche i più potenti lacci in acciaio per ungulati e i resti di cinghiale macellato.L’uomo è stato denunciato a piede libero presso la Procura della Repubblica di Voghera e dovrà rispondere di diversi reati tra cui l’uso di trappole, la caccia senza licenza, la detenzione di specie protette, il maltrattamento, nonché di furto aggravato ai danni dello Stato. Tale ultimo reato, spiega la Polizia Provinciale, è configurabile per chi esercita la caccia senza licenza. In altri termini è una fortuna se il bracconiere non era in possesso della licenza di caccia. In questo caso il reato di furto (reato-delitto, secondo il nostro ordinamento giuridico), non si sarebbe potuto applicare, avendo la norma venatoria incredibilmente escluso i cacciatori dall’applicabilità.

VEDI FOTO:

http://www.geapress.org/caccia/pavia-il-bracconiere-con-la-pietra-100-uccellini-schiacciati-con-un-masso-di-dieci-chili-foto/23448

 

GREEN ME

24 GENNAIO 2012

 

Blocco dei Tir: il dramma degli animali vivi trasportati

 

Simona Falasca

 

Il blocco dei Tir sta paralizzando l’Italia con conseguenze in tutti i comparti dell’economia. Ma gli effetti collaterali della protesta coinvolgono anche esseri viventi innocenti. Perché in quei camion fermi da giorni ci sono anche animali.Decine di migliaia di maiali, agnelli, polli, bovini ed equini costretti ad aumentare la sofferenza di quei viaggi in condizioni troppo spesso critiche, che vengono ulteriormente prorogate a causa dei posti di blocco degli autotrasportatori su tutti i principali snodi che si stanno verificando in questi giorni in tutta Italia.Per questo la LAV rivolge un appello ai Ministri della Salute e dei Trasporti affinché vengano bloccati i trasporti di animali vivi fino alla fine delle proteste degli autotrasportatori e del Movimento dei Forconi.Anche l’Enpa ha messo in stato di preallerta le Guardi Zoofile dell’associazione per monitorare la situazione: «Le Guardie Zoofile sono pronte a intervenire ove vi fossero situazioni di emergenza. Mi auguro, tuttavia, che ciò non accada. Per questo mi appello alla ragionevolezza degli scioperanti, affinché tengano nella dovuta considerazione le particolari esigenze dei trasporti con animali e non ne ostacolino il transito», dichiara Marco Bravi, responsabile nazionale del Servizio Guardie Zoofile dell’Enpa. «Infatti, se non vengono nutriti e dissetati, e se non scendono dal traporto all’interno del quale sono ammassati a decine con poco spazio a disposizione, gli animali da reddito rischiano di avere serissimi problemi di salute che potrebbero causarne anche la morte – prosegue Bravi -. Ricordo inoltre che in questo periodo dell’anno una sosta prolungata con temperature rigide può causare negli animali stati di ipotermie tali da aggravare ulteriormente il loro disagio e la loro sofferenza.» «A nome di tutta l’associazione – aggiunge il presidente nazionale della Protezione Animali, Carla Rocchi – chiedo al Ministero della Salute di tutelare l’incolumità degli animali sospendendo il loro trasporto fino alla revoca dello sciopero.»La LAV e Animals’ Angels, inoltre, insieme all’europarlamentare Dan Jorgensen stanno portando avanti la campagna 8hours-8ore con l’obiettivo di ottenere una restrizione dei tempi di trasporto degli animali vivi ad un massimo di 8 ore. La petizione, firmata da da oltre 1 milione di cittadini europei, tra i quali più di 115.000 italiani, è giunta anche al Parlmento europeo attraverso la Dichiarazione Scritta 49/2011.

Nel frattempo, in questa situazione di emergenza si amplificano le condizioni già precarie di queste povere bestie. Pertanto si invitano tutti gli automobilisti a segnalare eventuali situazioni limite alla Polizia stradale.

 

GEA PRESS
24 GENNAIO 2012

Forconi – non bloccate i camion con gli animali
L'On.le Zanoni si appella ai camionisti.



L’Italia è ferma per la protesta dei forconi. Circolazione bloccata, carburante mancante nei distributori, scaffali dei supermercati vuoti. Proprio sui prodotti alimentari c’è preoccupazione, specialmente per i freschi che vanno, proteste o no, in scadenza. Frutta, verdura, latticini etc… Ma cosa succede se il “prodotto” è talmente fresco da essere vivo?  Numerosi camion sono impiegati nel trasporto di animali vivi verso gli allevamenti e le zone di macellazione. Trasporti su lunghi percorsi, che impongono agli animali viaggi di decine di ore, spesso accompagnati da stress e sofferenza.Proprio ieri  GeaPress aveva dato la notizia di un carico di maiali provenienti dalla Spagna bloccato dal Movimento dei Forconi in Sicilia, nei pressi di Caltanissetta,. Il grosso automezzo, con il suo carico vivente, è stato costretto a cambiare direzione. Nulla si sa sulla fine degli animali (vedi articolo GeaPress).Oggi sull’argomento interviene l’On.le Andrea Zanoni, Vicepresidente dell’Intergruppo Benessere degli Animali al Parlamento europeo.L’Eurodeputato a fronte degli oltre 60 posti di blocco che stanno paralizzando le principali arterie stradali del Paese, invita gli addetti al settore a lasciar passare i Tir per il trasporto nazionale ed internazionale di animali destinati al macello o ai vari allevamenti d’Europa.“Lasciate passare i Tir che trasportano animali vivi – dichiara l’On.le Zanoni – Che a pagare il prezzo della protesta dei camionisti non siano le migliaia di animali che ogni giorno vengono trasportati sulle strade italiane spesso già in condizioni pietose. Tra le migliaia di mezzi interessati potrebbero esserci anche veicoli carichi di poveri animali ammassati gli uni sugli altri – attacca Zanoni – Chiedo che a questi Tir venga assicurata libertà di circolazione, per non sottoporre gli animali a un’inutile sofferenza, e mi auguro che i loro conducenti si comportino in modo responsabile”.Zanoni, è tra gli europarlamentari che ha sostenuto la campagna 8hours, per limitare ad un massimo di 8 ore il trasporto sulle strade europee degli animali vivi. Un campagna che ha già raccolto un milione di firme. La dimostrazione, secondo Zanoni, di una sempre crescente sensibilità dei cittadini europei nei confronti degli animali.“Mi auguro che lo sciopero di oggi – ha concluso Zanoni – prenda in considerazione questa domanda di civiltà che un milione di persone hanno voluto porgere alle istituzioni europee. Con queste giornate di sciopero gli animali potrebbero rimanere anche senza acqua e cibo, rischiando di morire”.L’On.le Zanoni invita la Polizia Stradale, il Ministero dei Trasporti e quello della Sanità a vigilare, sullo stato di detenzione e sui trasporti di questi animali.

 

ASCA

24 GENNAIO 2012

 

Sciopero Tir: LAV, stop a trasporto animali vivi

 

Roma - La LAV ha rivolto un appello ai Ministri della Salute e dei Trasporti, oltre che agli Assessori regionali alla Sanita', affinche' blocchino i trasporti di animali vivi almeno fino alla fine delle proteste degli autotrasportatori, in atto in questi giorni in tutto il Paese.
''La durata del viaggio - spiega l'associazione - aumenta considerevolmente la sofferenza degli animali trasportati, e decine di migliaia di agnelli, maiali, conigli, polli e bovini, gia' provati da viaggi di ore in condizioni troppo spesso critiche, rischiano ulteriormente a causa dei posti di blocco predisposti dagli autotrasportatori sulle principali strade italiane''.La LAV chiede, inoltre, agli automobilisti ''di segnalare eventuali situazioni limite alla Polizia stradale''. LAV e Animals' Angels sostengono, insieme all'europarlamentare Dan Jorgensen, la campagna 8hours-8ore (www.8ore.it) finalizzata a ottenere una restrizione dei tempi di trasporto ad un massimo di 8 ore. La petizione e' stata firmata da oltre 1 milione di cittadini europei, tra i quali piu' di 115.000 italiani. Nell'ambito della campagna e' stata inserita la Dichiarazione Scritta 49/2011 al Parlamento Europeo che, per essere approvata, deve essere firmata dalla meta' dei Parlamentari. 176 parlamentari hanno gia' firmato, tra cui 21 italiani.

 

VIRGILIO NOTIZIE

24 GENNAIO 2012

 

Usa/ Politico minacciato: gatto morto davanti la porta di casa

Sul fianco dell'animale, la scritta 'liberal'

 

New York - Sembra la rivisitazione di una scena del film "Il Padrino", solo che di mezzo c'è la politica. E al posto della testa di un cavallo appoggiata sul letto, c'è un gatto torturato davanti alla porta di casa. Jacob Burris, che dirige in Arkansas la campagna elettorale di Ken Aden, democratico che corre per un seggio alla Camera dei Rappresentanti, ha trovato davanti alla sua abitazione il cadavere del suo gatto, sul cui fianco era stato scritto a grandi caratteri "Liberal" (liberale). Secondo quanto dichiarato da Burris, a trovare per primo l'animale è stato il più giovane dei suoi quattro figli, un bambino di cinque anni. Il gatto, un incrocio della razza siamese, è stato ucciso con una botta alla testa ed è stato lasciato accasciato su un fianco, con gli occhi fuori dalle orbite. "Uccidere il gatto di un bambino è semplicemente spregiudicato", ha commentato Aden in un comunicato ufficiale. "Come ex soldato, ho visto il meglio e il peggio dell'umanità. Chiunque abbia fatto questo è decisamente della parte peggiore". Da parte sua Burris, più che indignazione ha mostrato timore per la sua famiglia e volontà di reagire alla minaccia. "Ho una pistola e so come usarla. Se devo proteggere i miei figli, lo farò senza esitare", ha detto il politico al Blue Arkansans, un blog democratico che riporta la notizia senza dubitare che "si tratta di un gesto politico, un altro orrendo esempio del terrorismo di destra".

 
GIORNALETTISMO
24 GENNAIO 2012
 
Muore l’elefantina con problemi di cuore
 
 
Il Daily Mail ci racconta la fine della triste storia dell’elefantina Lola, morta a tre mesi all’Hellabrunn Zoo di Monaco di Baviera per una malformazione congenita al cuore. L’animale, controllato per tre giorni dai responsabili dello zoo, è morto durante le visite necessarie all’intervento che avrebbe potuto salvargli la vita. A quel punto si è deciso di portare il corpo dell’elefantina alla madre, Panang, così che potesse salutarla per l’ultimo viaggio. “Considerando la patologia che l’affliggeva, è già un miracolo che abbia vissuto tre mesi”, ha detto il dottor Knieriem, responsabile dello Zoo, il quale ha poi aggiunto: “le sue arterie erano così ostruite che il sangue non poteva più scorrere”. La consegna del corpo alla madre e al branco è stata decisa visto il modo che hanno gli elefanti di onorare i propri morti. Uno studio del 2005 svolto in Regno Unito ha dimostrato che queste creature si comportano come gli umani nei confronti della morte. Arrivano addirittura ad accarezzare con la proboscide e le zampe le ossa dei propri compagni caduti. Alcuni elefanti sono stati visti piangere, emettere suoni particolari e coprire il corpo del loro morto con rami e foglie, a cui è seguita una silente veglia funebre
ALTRE FOTO
 

CORRIERE DELLA SERA

25 GENNAIO 2012

 

Quasi una veglia funebre allo zoo di Monaco

In lutto per Lola, il dolore che unisce gli elefanti

A turno la famiglia dei pachidermi tocca il corpo della cucciola morta a tre mesi

 

Danilo Mainardi

 

Questa è una storia antica ma è pure una storia moderna. È antica come il mondo (si fa per dire) perché racconta d'un naturale amore materno, ma è moderna perché ogni evento ha avuto luogo entro la civiltà più avanzata. Protagoniste l'elefantessa indiana Panang, una mamma di 22 anni, e sua figlia Lola, nata tre mesi fa nello zoo di Monaco di Baviera. E fin qui, volendo, tra loro tutto naturale: lo svilupparsi cioè di quell'amore che sempre lega una madre a sua figlia. Ma poi, drammaticamente, subentra prepotente la modernità. Perché i guardiani, che adorano Lola, si accorgono che l'elefantina deperisce, non cresce bene, e difatti le viene diagnosticata una grave patologia cardiaca. Lola viene dunque, necessariamente, operata - è la prima della sua specie - ma l'intervento purtroppo finisce male e l'elefantina muore.
 

Per mamma Panang però Lola è solo come se fosse scomparsa, se si fosse persa. Non riesce a trovarla e così non si dà pace, soffre le pene dell'inferno. La direzione dello zoo decide pertanto di restituire alla madre il corpicino di Lola, sperando così che con ciò si renda conto dell'accaduto e almeno possa soffrire in pace, consapevolmente. Il che in effetti avviene, perché gli elefanti sono assai intelligenti e sanno sviluppare la consapevolezza della morte. Ma sono anche assai sociali ed empatici, e Lola era adorata, oltre che dai guardiani e dai visitatori, anche da tutto il gruppo di elefanti dello zoo. Ed è così che s'è potuto assistere all'avverarsi d'una sorta di rito funebre animale, dove ogni elefante, a turno, toccava Lola con la proboscide.
Poi tutti insieme gli elefanti si sono stretti intorno a Panang. Anche gli elefanti di uno zoo, così, per una volta hanno potuto mettere in atto il loro funebre rituale naturale.
Occorre dire che molto si sa sulla consapevolezza della morte negli elefanti, ma soprattutto di quelli africani, che appartengono a un'altra specie rispetto agli asiatici. Trattandosi però di specie evolutivamente assai vicine, è verosimile ritenere che non cambi molto per quanto concerne questi comportamenti legati alla morte di uno di loro. Ricordo, a titolo informativo, che i cugini africani manifestano sempre uno strano interesse per i resti, in particolare per le ossa, dei loro morti, mettendo in atto comportamenti esplorativi e rituali di vario tipo. Quanto alle madri, mostrano chiari segni di sofferenza dinanzi alla morte del loro piccolo.
Riporto, a titolo esemplificativo, il breve rendiconto offerto da Joyce Poole, una specialista dell'etologia degli elefanti dell'Amboseli Elephant Project: «Il mattino dopo Cyntia Moss e io andammo a piedi dall'accampamento fino al limitare del palmeto, da dove potevamo osservare Tonie che ancora vegliava il cadavere del suo piccolo. Intorno a lei si aggiravano quindici avvoltoi e uno sciacallo; lei caricava ed essi si disperdevano per qualche secondo, ma solo per ritornare. Essa si mise fra loro e il corpicino e, fronteggiandoli, toccava dolcemente con la zampa posteriore il corpo senza vita. Osservando la sua veglia funebre, per la prima volta ebbi l'impressione fortissima che gli elefanti conoscevano il lutto. Non potrò mai dimenticare l'espressione del viso, degli occhi, della bocca, il portamento delle orecchie, della testa, del corpo. Ogni parte esprimeva dolore». Tratto da Ritorno in Africa , Mondadori 1997.

FOTO

http://www.corriere.it/animali/12_gennaio_25/in-lutto-per-lola-quel-dolore-che-unisce-gli-elefanti-danilo-mainardi_676005b4-4740-11e1-8fa7-b2a5b83c8dfe.shtml

 

GEA PRESS

25 GENNAIO 2012 

 

Vercelli – le foto del canile lager

Intervento della Polizia Municipale.

 

La Polizia Municipale di Vercelli ha lavorato ininterrottamente dalle 16.00 di sabato scorso, fino alla mezzanotte dello stesso giorno. Un cascinale nella campagna vercellese immersa nelle risaie verso Olcenengo. Una segnalazione di un cittadino della zona, pienamente riscontrata. Trentuno cani, in spazi improvvisati. Gabbie costruite con reti di materasso, assi di legno e materiale vario di risulta. A complicare la già precaria situazione igienica, la pavimentazione costituita da terreno assorbente.In buona parte erano così detenuti cani meticci, tranne un Pit bull ed un Rottweiler. Poi cinque femmine gravide. Da giorni nessuno di loro veniva nutrito ed abbeverato. Chiaro lo stato di denutrizione, oltre al fatto che alcuni degli animali apparivano affetti da patologie e comunque tenuti senza alcun trattamento sanitario. Evidente, inoltre, la presenza di parassiti.Ignota la causa per la quale la persona ora denunciata per violazione dell’art. 727 C.P. (inidonee condizioni di detenzione), deteneva tutti questi cani. La prevalente presenza di incroci, fa comunque pensare che trattasi di una situazione di degrado ed isolamento. Nessun altro fine, dunque, se non forse una sorta di passione per gli animali, giudicata inopportuna dalla stessa Polizia Municipale. Di sicuro non vi era alcun fine commerciale.Tutti i cani sono stati trasferiti in un canile consortile della zona.
La Polizia Municipale comunica altresì di essere attivamente impegnata nell’attività di tutela degli animali.   

VEDI FOTOGALLERY:

http://www.geapress.org/m/vercelli-le-foto-del-canile-lager/23498

 

LA REPUBBLICA

25 GENNAIO 2012

 

FRASCATI, ANIMALI MALTRATTATI: SIGILLI GDF A CANILE ABUSIVO

 

Un allevamento abusivo di cani è stato sequestrato dai finanzieri del comando provinciale di Roma alla periferia di Frascati, ai confini con Roma. La struttura, gestita da M.F. residente a Roma, è stata scoperta dalle Fiamme Gialle del Gruppo di Frascati nel corso di un'attività congiunta con la Polizia Locale del Comune di Frascati e con il prezioso supporto dei medici del Servizio Veterinario della ASL RM/H. Al suo interno erano ospitati cinquantanove animali prevalentemente di razza "english bullbog", "american bulldog", "french bulldog" e "pitbull", tenuti in condizioni igieniche precarie e sottoposti a pesanti maltrattamenti. Alcuni erano malati ed altri in gabbie completamente al buio, senza spazio utile per i movimenti.

 

AGEN PARL

25 GENNAIO 2012

 

FRASCATI: SEQUESTRATO CANILE ABUSIVO DI CANI DI RAZZA

 

 

Frascati (Roma) - Nell’ambito di una operazione congiunta tra la Guardia di Finanza di Frascati e personale della Polizia Locale, con il supporto dei medici del Servizio Veterinario della Asl RMH, è stato scoperto un canile abusivo che ospitava al suo interno 49 cani di razza, prevalentemente english bulldog, american bulldog, french bulldog e pitbull, allevati e addestrati per poi essere posti in vendita a privati. Gli animali erano tenuti in condizioni igieniche precarie, maltrattati e collocati in gabbie anche completamente al buio ed in spazi angusti, alcuni dei quali in stato di indicibile condizione. Il canile abusivo era privo di pavimentazione e mancante di un sistema di canalizzazione idoneo allo smaltimento dei rifiuti provenienti dalle deiezioni (solidi e liquidi) degli animali presenti. L’area adibita a ricoveri per gli animali era composta prevalentemente da piccole celle di meno di 2 mq cadauno, gli stessi animali erano inseriti in un complesso di gabbie parallele edificate in muratura. La struttura comprendeva anche una zona allestita per il parto e la medicheria, all’interno della quale sono stati rinvenuti diversi medicinali, ritenuti pericolosi e nocivi dai medici dell’Asl, alcuni dei quali, del tipo TANAX (normalmente utilizzato per la soppressione degli animali), soggetti a prescrizione. Sono state sequestrate inoltre attrezzature per l’addestramento degli animali, tra cui collari elettrici. In un’area attigua è stata rinvenuta una ulteriore struttura molto articolata, edificata con materiali diversi e disomogenei, comprendente due distinti piccoli agglomerati, costituiti: il primo da un corpo adibito a stalla per un cavallo e due pony; il secondo da un corpo adibito ad area ristoro, con stufe a gas tavoli, sedie ed altre suppellettili, la cui cucina era realizzata all’interno di un autobus dismesso e privo di ruote. Nell’area sottostante un’ampia zona verde era dedicata all’esercitazione ed all’addestramento dei cani, a lato due strutture sempre in mattoni e legno fungevano per il ricovero degli attrezzi.Tutte le strutture sono state sottoposte a sequestro per violazione al testo unico ambientale. I 49 cani sono stati controllati dai medici veterinari e previo inserimento di microchip affidati, in custodia giudiziale, in parte a strutture autorizzate […]

 

GEA PRESS

25 GENNAIO 2012

 

Frascati (Roma) : nell’allevamento abusivo, tra Tanax e collari elettrici

 

Frascati (Roma) - Non è nuovo ad interventi relativi ad allevamenti di animali, anche se un precedente sequestro non portò alla confisca. Di sicuro il cinquantottenne con il vizio dell’allevamento a Frascati era molto noto nella zona dei Castelli Romani. L’allevamento ora oggetto di intervento della Guardia di Finanza e della Polizia Locale di Frascati è attiguo a quello già conosciuto una quindicina di anni addietro. La nuova struttura, però, è del tutto abusiva.La scoperta parrebbe essere avvenuta in maniera casuale ed ha portato al sequestro di 49 cani, in buona parte molossoidi. Per lo più english bulldog, american bulldog, french bulldog e pitbull. Tra loro anche tre femmine gravide ed undici (tutti di grossa taglia) al chiuso di sei gabbie. Parrebbe escluso l’uso in combattimenti. Più probabile, secondo gli inquirenti, la vendita di cani già addestrati. Fatto che potrebbe essere giustificato dal ritrovamento di un’area specializzata allo scopo. Solo alcuni dei cani erano microchippati. Si tratta probabilmente di quelli accolti a pensione, altra attività sviluppata dall’allevatore. Alcuni dei padroni sarebbero già stati rintracciati.I locali erano caratterizzati da stanze buie ed anguste. Il tutto privo di pavimentazione e mancante di un sistema di canalizzazione idoneo allo smaltimento dei rifiuti provenienti dalle deiezioni (solidi e liquidi) degli animali presenti. Uno dei cani, poi, aveva la presenza di un vistoso tumore. Una gestione quantomeno superficile, sia sotto il profilo della salubrità dei luoghi che per gli aspetti documentali. L’area adibita a ricoveri per gli animali era composta prevalentemente da piccole celle di meno di 2 mq cadauno, gli stessi animali erano inseriti in un complesso di gabbie parallele edificate in muratura. La struttura comprendeva anche una zona allestita per il parto e la medicheria, all’interno della quale sono stati rinvenuti diversi medicinali, ritenuti pericolosi e nocivi dai medici dell’Asl, alcuni dei quali, del tipo TANAX (normalmente utilizzato per la soppressione degli animali), soggetti a prescrizione. Sono state sequestrate inoltre attrezzature per l’addestramento degli animali, tra cui collari elettrici.In un’area attigua è stata rinvenuta una ulteriore struttura molto articolata, edificata con materiali diversi e disomogenei, comprendente due distinti piccoli agglomerati, costituiti: il primo da un corpo adibito a stalla per un cavallo e due pony; il secondo da un corpo adibito ad area ristoro, con stufe a gas tavoli, sedie ed altre suppellettili, la cui cucina era realizzata all’interno di un autobus dismesso e privo di ruote.Nell’area sottostante un’ampia zona verde era dedicata all’esercitazione ed all’addestramento dei cani, a lato due strutture sempre in mattoni e legno fungevano per il ricovero degli attrezzi. Tutte le strutture sono state sottoposte a sequestro per violazione al testo unico ambientale.I 49 cani sono stati controllati dai medici veterinari e previo inserimento di microchip affidati, in custodia giudiziale, in parte a strutture autorizzate e in parte all’associazione Tendi La Zampa ONLUS, che collabora con il Comune di Frascati per la tutela e la lotta contro il maltrattamento degli animali. Attualmente si sta lavorando per trovare una adeguata sistemazione agli animali presso famiglie che ne faranno richiesta.

 

TORINO TODAY

25 GENNAIO 2012

 

Nelle aree cani della città scoppia l’allarme bocconi avvelenati

Dal Lingotto a San Paolo passando per il parco Pellerina. I killer dei cani hanno colpito ovunque. Spesso si tratta di polpette a base di bromuro e stricnina. Tanti i cartelli affissi dai residenti sulle porte delle aree cani

 

Torino - Polpette avvelenate lasciate nei parchi per Torino, morti diversi cani
„Bocconi avvelenati, pronti ad uccidere cani di piccole e grandi dimensioni. A Torino c'è qualcuno che si diverte a buttare le polpette killer nei parchi o nelle aree riservate agli amici a quattro zampe. Una moda di cattivo gusto che ha contagiato numerosi quartieri della città. Il più delle volte si tratta di polpette a base di bromuro e stricnina, un cocktail letale usato solitamente dai bracconieri per uccidere le volpi e i lupi. animali che in città non si vedono così sovente.In corso Taranto, per esempio, sono quattro i cani che hanno perso la vita negli ultimi mesi. Ma trovare i colpevoli di questi assurdi gesti sembra un'impresa davvero ardua. "Molto probabilmente si tratta di persone che vivono a ridosso delle aree cani - spiega Antonino, un residente di corso Taranto -. Gente che non ama sentire abbaiare. I decessi, avvenuto uno di fila all'altro, non sono sicuramente un caso".
Numerose segnalazioni sono arrivate dal parco Pellerina di corso Appio Claudio dove alcuni cani sono deceduti dopo aver ingoiato dei bocconi. Un problema anche per i bambini abituati a mettere le mani ovunque. "Da genitore devo prestare molta attenzione a quello che fa mio figlio - denuncia Bartolomeo, un frequentatore del parco -. I bambini piccoli toccano qualunque cosa, non sentono il pericolo. E io non voglio certo che gli accada qualcosa".
Le ultime segnalazioni sono arrivate dai quartieri San Paolo e Lingotto, tra le circoscrizioni Tre e Nove. Nel mirino dei killer degli animali è finita un'area cani situata in via Isonzo a due passi da corso Rosselli e al cui interno alcune persone avrebbero trovato dei bocconi alquanto sospetti. Sulla porta dell'area cani campeggia da giorni anche un volantino che avverte i cittadini di prestare molta attenzione ad eventuali pezzi di carne lasciati in giro. Analogo modus operandi al parco di Italia '61 dove i residenti hanno affisso alla cancellata dei cartelli per avvertire i padroni dei cani del pericolo. "Attenzione. Bocconi avvelenati al parco" si legge su una delle tante insegne

 

IL CENTRO

25 GENNAIO 2012

 

Truffa dei cani, la procura chiede il giudizio

 

TERAMO. La procura chiude l’inchiesta sulla truffa dei cani e chiede il processo per cinque, tra cui tre veterinari della Asl. Le accuse ipotizzate dal pm Davide Rosati vanno dalla truffa ai maltrattamenti agli animali, dall’omissione d’atti d’ufficio alla falsità ideologica. Sotto accusa ci sono sono Gabriella Villanova, 67 anni e Antonella Picca, 39 anni, esponenti dell’associazione che gestiva la struttura di ricovero finita nelle indagini; Lino Antonini, 57 anni, responsabile dell’unità di randagismo dell’Asl; Vincenzo De Sanctis, 62 anni, direttore del dipartimento di prevenzione e responsabile del servizio sanità animale dell’Asl; Pasquale Striglioni, 63 anni, responsabile del servizio igiene degli allevamenti e produzioni zootecniche. Secondo l’accusa 64 cani senza padrone raccolti in strada e portati in una struttura di Colleparco (successivamente smantellata) vi sarebbero stati trattenuti mesi e mesi indebitamente, oltre il periodo necessario a compiere le operazioni di microchippatura e sterilizzazione previste dalla legge prima della reimmissione sul territorio. Questo, sempre secondo la procura, perchè tenere gli animali “parcheggiati“ imponeva ai Comuni “proprietari“ degli stessi un esborso per garantire loro vitto e alloggio (due euro e 50 centesimi al giorno per ciascun cane). Somme che, a quanto ritengono gli inquirenti, venivano incassate dai gestori della struttura attraverso i contributi che di volta in volta arrivavano dai Comuni per il mantenimento degli animali. Per far sì che i cani venissero trattenuti occorreva però una certificazione che attestasse il loro cattivo stato di salute e la loro potenziale pericolosità a livello igienico-sanitario. Per questo tra gli indagati ci sono anche i veterinari. Il Comune più danneggiato è quello di Teramo, che avrebbe speso oltre 250mila euro per mantenere decine e decine di cani. La Villanova è indagata anche per esercizio abusivo della professione. Secondo il magistrato si sarebbe sostituito al medico nella gestione sanitaria degli animali, facendo esami diagnostici e somministrando trattamenti terapeutici di competenza del medico. Un’accusa comune a tutti è quella dei maltrattamenti ad animali: secondo il magistrato avrebbero sottoposto 64 cani e 70 gatti a sevizie e fatiche costringendoli a vivere ammassati in ambienti angusti. Si tratta di accuse che dovranno essere provate in un eventuale dibattimento. Udienza preliminail 1º giugno: il gip deciderà se mandare i cinque a processo.

 

GAZZETTA DI MANTOVA

25 GENNAIO 2012

 

I ladri stavolta picchiano i gatti

 

LEVATA (MN) -  Si sono arrampicati sul balcone ma, una volta dentro la casa, hanno trovato due gatti ad intralciare i loro rapidi movimenti da ladri. E non hanno esitato a prenderne a calci uno e a lanciarlo dal terrazzo. Poi hanno portato a termine il furto: computer, macchina fotografica, cellulare.

 

VITERBO NEWS 24

26 GENNAIO 2012-01-26

 

Uccise due cani:  condannato a tre mesi

Pensionato sconterà pena per maltrattamenti e uccisione di animali

 

VITERBO - Tre mesi di reclusione per maltrattamenti e uccisione di animali. E' quanto è stato deciso ieri dal giudice Salvatore Fanti durante il processo, celebrato con rito abbreviato, che ha visto alla sbarra un pensionato di 67 anni che a colpi di fucile uccise due cani.Il fatto è accaduto il 9 maggio 2008, in località Le Cime a Canepina, quando Paolo Bono ha imbracciato la sua carabina e ha sparato ai due animali, che stavano camminando con il loro padrone, perché ''colpevoli'', secondo il pensionato, di avergli ucciso poco prima le galline del suo pollaio. Dall'autopsia effettuata da un veterinario, però, non risultò alcuna traccia di galline nello stomaco dei due animali.L'uomo, perciò, è stato condannato a tre mesi di reclusione e al risarcimento  del danno, che dovrà essere definito in separata sede, a una provvisionale di 3500 nei confronti del proprietario dei cani e pagare le spese processuali.

 
LA ZAMPA.IT
26 GENNAIO 2012

Zara è tornata a casa dopo più di quattro anni
La cagnolina persa nel 2007 ritrovata grazie al microchip

 
FABRIZIO ASSANDRI

Torino - Si è chiamata Zara nei suoi primi due anni e mezzo di vita, Diana negli altri quattro e mezzo, di nuovo Zara da due settimane. S’è conclusa nel migliore dei modi l’odissea di un cane smarrito e ritrovato grazie al microchip, quando ormai i padroni avevano perso ogni speranza. Un cane molto amato, regalato a una ragazza dai suoi genitori per il suo compleanno, e sparito nel nulla quattro anni e mezzo fa. Tutte le ricerche con il passaparola e battendo ogni strada erano state inutili, fino alla telefonata da parte del canile di Trofarello, pochi giorni fa.«Mi è stato chiesto se avevo un cane molto peloso, un po’ buffo - racconta ancora emozionata Giovanna Tosco -: appena ho capito che la mia Zara era tornata mi sono precipitata con mia figlia in canile. Piangeva lei, perché ci ha subito riconosciuti, piangevamo noi. Il nostro peggiore incubo era che qualcuno, in tutto questo tempo, potesse farle del male».Il paradosso è che Zara, un incrocio tra un husky e un meticcio, è sempre stato nei paraggi di casa a Santena. È stata infatti una famiglia del paese a portarlo al canile di Trofarello, perché non se ne poteva più occupare. È stato durante la visita di routine dal veterinario, prima di affidarlo a nuovi padroni (c’era già la fila), che ci si è accorti che il cane era registrato. Chi ha tenuto Zara non ne ha fatto cenno: nella migliore delle ipotesi ha agito in buona fede, prendendo con sé il cane pensando che fosse stato abbandonato. In realtà, Zara si era allontanata dal giardino di casa per il suo breve tour quotidiano dell’isolato. Uno scatto di libertà che le è costato caro: «La coppia che ce l’ha portata la teneva legata in un orto, poco curata.In tutto questo tempo non è mai stata da un veterinario», spiega Paolo Pallesio, responsabile del rifugio di Trofarello. Ora Zara gioca con una numerosa famiglia, con altre tre cagnoline e da una colonia di gatti. «Se tutti i cani avessero il microchip - aggiunge Pallesio - i canili non avrebbero quasi ragion d’essere, sarebbe più difficile perdere o abbandonare un cane. In molti però non conoscono la legge». La registrazione, oltre ad essere obbligatoria, come stabilito nel 2008, potrebbe portare al lieto fine tante storie simili a quella di Zara.(Articolo tratto da "Animalia", le pagine sugli animali della cronaca di Torino)
NELLA FOTO - Zara è di nuovo sul suo divano. Qualcuno l'aveva presa per metterla a guardia di un orto, poco distante dai padroni che la cercavano
 

ATTUALISSIMO

25 GENNAIO 2012

 

Pugnala la sua cagnolina e la getta morente nel cassonetto: arrestato

Pugnala ripetutamente la sua cagnolina, gettandola in un bidone della spazzatura: una vicina chiama la Polizia e salva la cucciola dalla furia aggressiva del padrone. L'uomo è stato arrestato.

 

Daniela Caruso

 

Un uomo residente in Texas ha confessato di aver pugnalato la sua cagnolina di 14 settimane di nome Taz e di averla fatta morire, gettandola esanime in un cassonetto della spazzatura. Fortunatamente per il cucciolo, la vicina dell’uomo, amante degli animali, ha chiamato la polizia dopo aver visto che Larry Dollins Jr, di 42 anni, ha accoltellato con cattiveria la cagnolina. Ora, lei si sta riprendendo dopo esser stata sottoposta ad un intervento chirurgico, in attesa di essere adottata da una famiglia amorevole. La donna ha dichiarato di aver detto a Dollins di fermarsi e mettere fine all’inutile e insensato massacro: “Gli ho urlato di smettere di pugnalare il cane, ma lui continuava“, ha detto Cheryl Ascol ai giornalisti che l’hanno intervistato.

 

CORRIERE DELLA SERA
26 GENNAIO 2012

IL CASO A MONTICELLI BRUSATI
Artù torna a casa impallinato: si salverà
Artù dopo 4 giorni ritorna in fin di vita dal suo padroncino Giovanni. Il veterinario gli ha estratto 23 pallini

Costanzo Gatta

Provincia di Brescia - È il ragazzo più felice del mondo, Giovanni Tosoni di Monticelli  Brusati, di 11 anni. Ha potuto riabbracciare il suo Artù, setter di un anno che, scappato di casa per amore d’avventura, è stato impallinato da un cacciatore poco amico degli animali. È il più felice del mondo perché, dopo quattro giorni di assenza, ha sentito abbaiare flebilmente al cancello il cane che credeva perduto. Era ferito, zoppicava vomitava sangue, ma aveva ritrovato la via di casa. Un guaito, un colpo di coda e poi Artù si è accasciato fra le braccia dell’amico padrone. Luigi oggi è raggiante perché dopo che il veterinario Giovanni Giugni gli ha levato un pallino dal polmone, uno dalla bocca, un paio dalla zampa anteriore sinistra e ben 22 dal corpo, ha detto che si salverà. Gli resteranno sotto pelle una miriade di pallini che si sentono ad ogni carezza fatta all’animale. Dovrà portare il collare elisabettiano un po’ di tempo, per non togliersi la fasciatura, ma ce la farà.
Monticelli Brusati indignata vorrebbe conoscere chi ha avuto il cuore di sparare all’animale docilissimo che ogni tanto riprende la libertà di fare un giretto per la campagna, fra i filari di chardonnay. E non certo per complimentarsi. Anzi. Artù, dal poggio della casa dei padroni, quando tira il vento da sud, sente odore di selvaggina. Viene dal castello diroccato dei nobili Brusati, regno delle lepri e dei fagiani. Allora l’istinto lo porta ad una piccola evasione. Parte a caccia della selvaggina che vive fra i filari dello chardonnay. La settimana scorsa quando la signora Cristina Alberti Tosini, figlia della poetessa Elena Alberti Nulli si è accorta che Artù era in fuga non s’è certo preoccupata. Anzi, ha tranquillizzato il piccolo Giovanni e gli altri tre figli (Paolo, Andrea e Nicolò) tutti legatissimi al setter. Sarà come le altre volte - si è detta. Ha cominciato a dubitare vedendo che dopo quattro giorni non tornava. Una ragione c’era: l’incontro con il perfido cacciatore che l’ha usato come bersaglio. Poi la sorpresa. Il cane ha abbaiato al cancello. E quando ha visto Luigi andare incontro si è lasciato andare. Si è risvegliato poche ore dopo sul tavolo del veterinario. Oggi sta bene. Ha ripreso forze. E lecca la mano del cronista che lo accarezza. Potrebbe, per assurdo, essere la mano dell’imbecille sparatore. Ma Artù non conosce né rancore né odio. Costanzo Gatta
NELLA FOTO - Artù col padrone (Cavicchi)

 

LA ZAMPA.IT

26 GENNAIO 2012

 

L'amore di un cane in affitto

 

Cesare Pierbattisti *

 

Avete sentito l’ultima trovata d’Oltreoceano? Una società propone cani in affitto. Sì, avete capito bene; se decidete di passare qualche ora con il migliore amico dell’uomo potete farlo, senza impegno, con l’acquisto di una tessera associativa ed il pagamento di una quota oraria.
C’era da aspettarselo, viviamo in una società nella quale ormai le cose definitive sembrano diventate intollerabili: il lavoro, quando c’è, è sempre più precario, i matrimoni sono a tempo determinato, le auto si affittano, gli oggetti si acquistano in leasing e quindi nessuno stupore se qualcuno pensa di poter mercanteggiare con i sentimenti come se fossero patatine fritte.
Forse qualcuno ha capito che ci sono signore desiderose di esibirsi con un delizioso barboncino nano sul seno, nobili decaduti affascinati dall’eleganza dei levrieri, giovanotti conquistati da un pit bull, il tutto però senza la necessità di doversi impegnare troppo nel fornire cure e affetto necessario. Purtroppo ci siamo convinti che ogni cosa si possa comprare, anche l’amore con la «A» maiuscola di un cane, ma non è ancora così.
Ci sono ancora legami e valori che non hanno nulla a che vedere con il benessere o il denaro, che trovano la loro ragione di esistere nel più profondo dell’anima e non importa se si tratti dell’anima di un cane o di chi, spesso con troppa presunzione, definiamo un essere umano.
* CONSIGLIERE DELL’ORDINE DEI VETERINARI DI TORINO

 

EQUITANDO
27 GENNAIO 2012

Blocco dei Trasportatori e il dramma di cavalli e animali

L’Italia è in queste ore paralizzata dal blocco dei tir causato dallo sciopero degli autotrasportatori: i disagi ci sono e si sentono, ma ci sono anche vittime senza voce che non possono neppure chiedere pietà



Gli animali trasportati nei tir – maiali, agnelli, polli, equini e bovini – generalmente verso i macelli, non solo devono sopportare ore, se non addirittura giorni, di trasporto in condizioni disumane per finire sgozzati. Ora, a causa dello sciopero, la loro sofferenza si allunga a dismisura, diventando infinita. E loro restano lì, in attesa di morire. La LAV ha pertanto rivolto un appello ai Ministri della Salute e dei Trasporti affinché vengano bloccati i trasporti degli animali vivi fino a che lo sciopero non sarà terminato.Dello stesso avviso l’ENPA, che vede le proprie Guardie Zoofile preallertate al fine di monitorare al meglio la situazione.Marco Bravi, responsabile nazionale del Servizio Guardie Zoofile dell’ENPA, dichiara: “Siamo pronti ad intervenire dove vi fossero situazioni di emergenza. Mi auguro tuttavia che ciò non accada. Mi appello alla ragionevolezza degli scioperanti, affinché tengano nella dovuta considerazione le particolari esigenze dei trasporti con animali e non ne ostacolino il transito”.I viaggi verso la morte in condizioni pietose devono continuare o essere momentaneamente interrotti, dunque. La sostanza non cambia, chiaramente: gli animali finiranno macellati comunque. Continua Bravi: “Se non vengono nutriti e dissetati, e se non scendono dal trasporto all’interno del quale sono ammassati a decine e con poco spazio a disposizione, gli animali da reddito rischiano di avere serissimi problemi di salute che potrebbero anche causarne la morte, o stati di ipotermia tali da aggravare ulteriormente il loro disagio e la loro sofferenza”.
In attesa di un mondo diverso in cui gli animali, creature viventi e senzienti, non debbano più essere definiti “da reddito” e massacrati in un’orrida catena di montaggio, si invitano gli automobilisti a segnalare alla Polizia Stradale situazioni limite che coinvolgano questi derelitti, condannati a morte.

 
ABRUZZO 24 ORE
27 GENNAIO 2012
 
Vivisezione: protesta nelle università
 
Riceviamo e pubblichiamo.
La conoscenza del problema vivisezione in Italia è aumentata notevolmente negli ultimi anni, grazie soprattutto alla campagna contro l’allevamento Green Hill di Montichiari, dal quale partono 250 cani al mese diretti verso diversi centri di tortura di tutta Europa.Tra questi centri di tortura ce ne sono alcuni anche a Milano e ci sono anche i laboratori universitari. Clienti di Green Hill non sono infatti solo i grossi nomi dell’industria farmaceutica o laboratori sconosciuti, nascosti nelle zone industriali di piccoli paesini, ma anche stimati professori che tengono lezioni e parlano agli studenti dalle loro cattedre.Eppure nessuno conosce questa realtà: fatta eccezione dei vivisettori, i loro assistenti e pochissimi studenti, nessuno sa veramente cosa accade nei laboratori universitari. Si tratta di luoghi attorno ai quali in un modo o nell’altro ruotano migliaia di persone, davanti alle cui porte passano tantissimi studenti, ma dietro quelle porte c’è un mondo sconosciuto, si consumano vite in gabbia per migliaia di vittime della scienza.Stiamo compilando un dossier informativo sulla vivisezione nella città di Milano e quanto emerge è inquietante. Pur non avendo in mano informazioni su tutte le sperimentazioni fatte nei quasi 40 laboratori presenti a Milano e provincia, siamo a conoscenza di decine e decine di esperimenti condotti recentemente su macachi, cani, conigli, ratti, topi, pesci, rane.Nel 2010 presso il Dipartimento di Patologia Animale, Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria sono stati acquistati 18 beagle con lo scopo di iniettare loro la filariosi, vederne gli effetti, ucciderli e fare autopsia, . Tra il 2007 e il 2008 altri 5 cani beagle sono stati utilizzati presso il Dipartimento di Implantologia della scuola dentistica dell’Università di Milano e sono stati strappati loro i denti per testare degli impianti.Gli stessi professori nel 2011 hanno testato ben 216 impianti dentari sulle ossa delle zampe di 36 conigli. Decine sono inoltre gli esperimenti di tutti i tipi condotti ogni anno sui roditori, principali vittime dei vivisettori, a cui vengono iniettati farmaci, modificate cellule, modificato il DNA. La galleria degli orrori perpetrati nelle università milanesi è purtroppo molto lunga.La protesta di giovedì 2 febbraio nasce dunque dalla volontà di iniziare un progetto di informazione e pressione contro la sperimentazione animale nelle università italiane, che si compone di più tipi di intervento, con tre obiettivi: SVELARE VOLTI, NOMI E PRATICHE DELLA SPERIMENTAZIONE: Vogliamo che chi si prodiga a torturare animali non lo possa fare nel silenzio e indisturbato.Per questo pubblicheremo e presenteremo un dossier informativo, con gli indirizzi di tutti i laboratori, dettagli di decine di esperimenti condotti negli ultimi anni e i contatti dei professori che li hanno compiuti. Oltre a fare informazione, la speranza è di poter bloccare in futuro alcuni esperimenti.INFORMARE GLI STUDENTI: È all’interno delle università che vengono formati i vivisettori del domani. Tra gli studenti che oggi popolano le aule universitarie ci sono anche quelli che in futuro sostituiranno i loro professori o li affiancheranno nelle loro ricerche. A questi studenti vengono presentati animali già morti, insegnando loro a considerarli come semplice “materiale” da esperimento. Si tratta invece di esseri viventi che sono stati uccisi per una pratica contraria a ogni etica oltre che assolutamente inutile.Risulta quindi molto importante cominciare ad agire fin da questo primo approccio, lavorando affinché la sperimentazione didattica venga abolita. Siamo inoltre interessati ad aprire brecce di comunicazione con gli studenti. Può non essere facile comunicare con molti di loro, già indottrinati dai professori, ma crediamo di poter trovare comunque un buon numero di studenti interessati e aperti mentalmente, con cui aprire spazi di discussione.
PROMUOVERE L’OBIEZIONE DI COSCIENZA: Gli studenti italiani hanno la possibilità di fare obiezione di coscienza alla sperimentazione animale, eppure troppo spesso non ne sono nemmeno a conoscenza. Chi invece ne è a conoscenza e vuole far valere questa scelta può trovarsi davanti professori con atteggiamenti intimidatori. Risulta per questo importante informare tutti gli studenti e creare una rete di sostegno e aiuto reciproco tra chi ha deciso di non partecipare alla sperimentazione con animali.
 
LA VOCE DI MANDURIA
28 GENNAIO 2012
 
Cani uccisi, la rabbia di Ferdinando Arnò: “nessuno sarà punito”
 
MANDURIA (TA) – Un altro intollerabile atto di violenza sui cani è stato consumato nei giorni scorsi a Manduria. Degli sconosciuti hanno sparato e ucciso una cucciola di proprietà del noto compositore e produttore musicale manduriano, Ferdinando Arnò. La stessa mano ha inoltre ferito un altro cane, sempre dello stesso artista, che è rimasto ferito alla coda. L’insopportabile gesto è stato compiuto nel giardino della villa di campagna di Arnò in contrada Cardinale dove l’artista che vive e lavora a Milano trascorre brevi periodi di vacanza. A marzo dello scorso anno un altro meticcio della famiglia Arnò fece la stessa fine con una fucilata che non gli diede scampo. Fu quello il primo di una serie di oscuri attentati che hanno funestato le proprietà manduriane del musicista. Due mesi fa, infatti, dei piromani hanno appiccato il fuoco distruggendo la pineta della villa al mare di Monte di Rena, sul litorale salentino ionico. Quattro episodi che fanno esprimere un amaro commento all’artista: «Oggi è morta Bliss, cagnolina triste, uccisa con una fucilata da persone cattive che mai nessuno punirà… Questa è la mia terra», scrive Arnò sulla sua pagina di facebook. [...]
 
GEA PRESS
28 GENNAIO 2012
 
Genova: stiamo pagando la difesa del luparo di Borzonasca
Ritirato il porto d'armi già da alcuni anni.
 
 
La sua difesa è pagata dallo Stato. Il pastore boscaiolo di Borzonasca (GE), la cui condanna per avere ucciso alcuni lupi è stata confermata questa settimana dalla Corte d’Appello di Genova, nulla pagherà per il (doppio) processo nel quale è risultato colpevole. Anzi, è girata pure la voce che voglia ricorrere in Cassazione. Gratuito patrocinio, ovvero assistenza legale fornita dallo Stato per chi non è in grado di sostenere spese. Paghiamo noi, insomma, anche in favore di chi è poi risultato colpevole di avere ucciso due dei sei lupi i cui denti vennero trovati nella collana che si portava appesa al collo.Denti di ben sei lupi. Per due di loro si riscontrarono le responsabilità dell’imputato. Uno dei due animali, inoltre, venne trovato con il cranio privato del volto. Il lupo così amputato venne sistemato innanzi alla casa cantoniera della Provincia, non molto distante da dove abitava l’imputato. Una sfida, che probabilmente contribuì ad aumentare i sospetti che già si nutrivano sul personaggio.Nell’agosto del 2008 arrivò la svolta, dettata dalle scrupolose indagini della Polizia Provinciale di Genova. Lui, il pastore boscaiolo già noto per altri “epici” racconti, era stato anche vice-caposquadra dei cacciatori cinghialisti di Borzonasca. Il luparo finì denunciato per numerosi reati tranne che per il furto al patrimonio indisponibile dello Stato. L’appartenenza alla categoria dei cacciatori gli valse l’impunibilità. Una incredibile concessione al mondo della caccia, che esclude i suoi aderenti dal giudizio per i reati di furto, anche nelle ipotesi di aggravante, e ricettazione. Anzi la legge sulla caccia non prevede neanche l’immediato ritiro della licenza del porto di fucile uso caccia. Questo provvedimento, nel caso in questione, venne comunque adottato grazie agli altri reati contestati, ovvero quelli relativi al possesso irregolare delle armi. Le aveva occultate in campagna, pronto ad utilizzarle in periodo di caccia chiusa. Armi e munizioni non denunciate furono inoltre scoperte nel corso della perquisizione domiciliare. L’Autorità di Pubblica Sicurezza, tramite la locale Stazione dei Carabinieri, provvide a ritirare la licenza, così come già al momento dell’operazione tutte le armi e munizioni vennero poste sotto sequestro dalla Polizia Provinciale. Non corrisponderebbe pertanto al vero che il pastore boscaiolo sia ancora in possesso della licenza, fatto divenuto pure oggetto di appello al Questore di Genova.Martedì scorso la Corte d’Appello di Genova ha confermato la condanna in primo grado emessa nel gennaio 2011 dal Tribunale di Chiavari (GE). Condanna a 7 mesi di arresto (con la condizionale) per i reati connessi alla detenzione abusiva di polvere da sparo e 62 munizioni, all’omessa custodia di un fucile e cartucce a pallettoni, e all’uccisione di alcuni lupi appenninici avvenuti in aree limitrofe al Parco Regionale dell’Aveto. Venne altresì condannato a pagare 6.000 euro alle tre parti civili oltre a 1500 euro per spese processuali. L’ex cacciatore, con patrocinio gratuito, però ricorse. Ora la successiva condanna ed il probabile nuovo ricorso in Cassazione che, salvo dichiarate vincite al Superenalotto, avverrà a spese dello Stato.L’indagine della Polizia Provinciale di Genova, che valse il premio nazionale “Pettirosso” del WWF per la migliore indagine antibracconaggio dell’anno, si avvalse di tecniche innovative quali, ad esempio, l’esame di DNA sui resti organici trovati nei denti dei lupi che costituivano la collana del bracconiere. Due animali vennero così esattamente individuati. Uno era quello della testa orrendamente sfigurata.Nulla da dire su un principio nobile, quale quello previsto dalla nostra Costituzione, di garantire il patrocinio gratuito ad un imputato con scarse disponibilità economiche. Ha diritto alla difesa e se non ha soldi, provvediamo tutti noi. Qualche perplessità ad ogni modo rimane.Ad esempio, ci si potrebbe chiedere come tale disponibilità verrà interpretata da un soggetto sul quale fioccano non solo formidabili racconti (forse da lui stesso diffusi), ma anche l’altro “epico” episodio del lupo sfigurato sistemato innanzi ad una proprietà dello Stato. L’ormai ex cacciatore ha non solo ucciso dei lupi (specie particolarmente protetta dalla legge) ma ha voluto mostrare il risultato della sua operazione. Un atteggiamento, tutto sommato, tipico del bracconiere. Un povero animale ucciso a pallettoni, al quale sono state spaccate le ossa del cranio, separate dal resto della testa e soggette all’estrazione dei canini. Poi la sfida.Sempre in questi giorni ha suscitato perplessità apprendere come il mafioso di Trapani Vincenzo Virga, imputato per il delitto del giornalista Mauro Rostagno e con pesanti condanne alle spalle, si sia dichiarato nullatenente ed abbia chiesto il patrocinio gratuito. “La beffa”, hanno titolato i giornali. Come vivrà il patrocinio gratuito dello Stato lo sfidante uccisore di lupi (dello Stato)?
 
POLIZIA DI STATO
28 GENNAIO 2012
 
Napoli: scoperto un traffico illecito di animali
 
 
Gestivano un traffico di animali di specie protetta, soprattutto uccelli, che catturavano illegalmente su ordinazione. Gli agenti del commissariato di polizia di Afragola (Napoli) hanno fermato due persone e due sono state denunciate. I poliziotti hanno inoltre sequestrato 900 esemplari di uccelli, 9 cuccioli di cane di varie razze e 15 tartarughe testudo hermanni. Uno dei fermati è considerato la "primula rossa" del bracconaggio in Campania, anche se agli arresti domiciliari da tempo, continuava a gestire un traffico illecito di esemplari di avifauna protetta ricevendo ordini e clienti direttamente all'interno della sua abitazione. Le indagini sono partite da alcune segnalazioni giunte alla Le.I.D.A.A. (Lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente), le quali riferivano che dietro all'apparente normalità di un'uccelleria di corso Meridionale ad Afragola, si nascondeva in realtà un traffico di uccelli di specie protetta, tutti catturati illegalmente in natura. Dopo mesi di sopralluoghi e pedinamenti gli agenti hanno perquisito il luogo trovando all'interno moltissimi altri esemplari di uccelli di specie protetta, in gran parte cardellini. Inoltre, il negozio è risultato essere completamente abusivo. Il venditore è stato denunciato, quindi, per violazione alla normativa sul commercio degli animali vivi, il negozio, la merce e gli animali sequestrati. All'interno c'erano anche tre cuccioli di cane detenuti in condizioni non idonee e di età troppo piccola per essere commercializzati. In casa del detenuto domiciliare sono stati trovati 15 esemplari di tartaruga testudo hermanni, una specie di tartarughe di terra particolarmente protetta dalla convenzione di Washington, e poi, in un magazzino seminterrato nascosto, numerosi cuccioli di cane di varie razze: sottoposti a un controllo da parte di un veterinario, molti di essi sono risultati di età inferiore rispetto a quella dichiarata nei relativi passaporti e quindi sono stati sequestrati.
 
MODENA QUI
29 GENNAIO 2012
 
Napoli: due persone in manette per un maxi-traffico di animali
 
Due persone fermate e altrettante denunciate a piede libero.
Novecento esemplari di uccelli sequestrati, oltre a 9 cuccioli di cane di varie razze e 15 tartarughe testudo hermanni.
È il bilancio di una operazione degli agenti del commissariato di polizia di Afragola che venerdì hanno fermato due persone, Salvatore Guasco, 55 anni e Ciro De Rosa, 24 anni e denunciato altre due a piede libero tra cui Giovanni Alleluia, considerata la «primula rossa» del bracconaggio in Campania e già agli arresti domiciliari per reati associativi.
L’uomo infatti era ai domiciliari da tempo, ma continuava a gestire un traffico illecito di esemplari di avifauna protetta ricevendo ordini e clienti direttamente all’interno della sua abitazione. Sulle tracce di Alleluia c’erano da parecchio tempo gli operatori del nucleo maltrattamenti e bracconaggio della Le.i.d.a.a. (Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente), l’onlus per la salvaguardia degli animali e della natura fondata e presieduta dall’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla.
Tutto era partito da diverse segnalazioni giunte alla associazione che riferivano che dietro all’apparente normalità di un’uccelleria situata in corso Meridionale ad Afragola, si celava in realtà un ingente traffico di uccelli di specie protetta, tutti catturati illegalmente in natura in spregio delle normative vigenti.
Dopo mesi di lavoro fatto di incrocio di dati, analisi di documenti e un’infinita serie di sopralluoghi, gli uomini della Le.i.d.a.a.
hanno deciso di intervenire rivolgendosi agli agenti di Afragola.
Dopo una giornata intera di appostamenti e pedinamenti la task-force ha individuato il luogo di scambio della merce (centinaia di uccellini di specie protetta) in via della Madonnina, a Casavatore.
 
CORRIERE DELLA SERA
28 GENNAIO 2012
 
In via Virgilio Ferrari, periferia sud di Milano, tra Ripamonti e via dei Missaglia
Scoperta una «prigione» per cani Erano malnutriti, feriti e spaventati
Il proprietario si difende: «Solo uno era mio. Gli altri li tenevo qui per i cacciatori»
 
MILANO - Un cane viene lanciato da un'auto in corsa in via Virgilio Ferrari, periferia sud di Milano, tra Ripamonti e via dei Missaglia. È l'alba del 7 gennaio, la foschia densa avvolge questa periferia dove la città diventa campagna. Un testimone s'avvicina a quel fagotto, lo raccoglie e lo porta al canile sanitario. È un grosso cane, labrador incrocio corso. Ha ferite profonde e purulente sul volto, una zampa anteriore fratturata, sull'altra un taglio che scopre l'osso, è deperito. I veterinari della Asl lo curano. Nero, questo il suo nome, viene anche adottato. Ma l'esame del suo microchip, quello messo dalla Asl un anno prima, durante un controllo tra campi rom, demolitori, raccoglitori, che sorgono in via Selvanesco, indecorosa porta d'ingresso nel Parco Agricolo Sud, fa scattare un'indagine.
Nei giorni scorsi la polizia locale - unità cinofile, nucleo investigativo scientifico e nucleo specialistico emergenze - di supporto ai veterinari solleva così il coperchio su una situazione ai limiti della legalità. Nessuna traccia del romeno, proprietario di Nero. Nello spazio - stretto tra un campo rom e una discarica abusiva di rifiuti - dove un privato raccoglie, smantella e riassembla bancali di legno, vivevano altri due cani, i fratelli di Nero. Di uno s'è persa ogni traccia. Il terzo viene preso in consegna e portato al canile.
Non è finita, perché duecento metri più in là, dietro un'altra palizzata di lamiere e ferro, di cani ce ne sono altri. Sette bracchi, alcuni anziani, altri più giovani ma in condizioni molto precarie. Una pensione lager. L'uomo che apre il cancello agli uomini in divisa si giustifica: «Solo uno è mio, li tengo qui per dei cacciatori». La gabbie hanno fili di ferro che sporgono, il terreno attorno è un tappeto di escrementi. Le cucce sono fatiscenti. Non c'è protezione sufficiente da intemperie d'inverno, dal caldo dell'estate. Il privato può tenersi i suoi cani, ma gli altri andranno restituiti ai proprietari. La Asl dà indicazioni sugli interventi da fare per garantire la salute e il benessere degli animali. E tornerà a distanza per controllare che siano state eseguite.
«Quelle lesioni possono essere molte cose - dice Rosario Fico, direttore del Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria, in prima linea nei delitti contro gli animali - . Non curarlo se ha una patologia come queste, evidente a occhio nudo, è maltrattamento». Concorda sul fatto che la definizione del benessere animale debba essere aggiornata l'istruttore cinofilo Daniele Mazzini: «Attualmente è una definizione che si presta ad interpretazioni eccessivamente distanti le une dalle altre. E l'omissione di una dovuta visita presso il veterinario per la cura di una ferita non può considerarsi lontana da un maltrattamento diretto e volontario».
FOTO
 
IL CITTADINO
28 GENNAIO 2012
 
Polpette avvelenate a sei cani
Un killer a Parco Vita di Solaro?
 
Solaro  (MI) - E' ancora mistero sui sei cani avvelenati nell'area riservata all'interno del Parco Vita di Solaro. Nonostante al momento si tratti pressoché solo di voci, con sei casi di possibile intossicazione, di cui uno particolarmente grave in cui l'animale ha rischiato la vita, ma nemmeno una denuncia alla Polizia locale, in paese si trema per la possibilità che esista un killer seriale di cani. L'area è stata creata appositamente per garantire sicurezza e riservatezza ai padroni ed ai loro amici a quattrozampe, ma ultimamente si sta trasformando in un luogo tutt'altro che appetibile. Il primo sentore che ci fosse qualcuno contrario allo spazio dedicato ai quadrupedi fu quando, qualche mese fa, il cancello e la recinzione furono vandalizzati nottetempo; numerosi e costosi i danni a carico del comune. I fatti risalgono a qualche giorno fa: pare che nell'area cani fossero state deliberatamente abbandonate delle polpette di carne intrise di veleno. Gli animali che hanno frequentato il parco in quei giorni sono stati tutti male, uno ha anche rischiato di non sopravvivere all'avvelenamento, ma fortunatamente il fisico giovane e forte ha reagito alla terapia decisa dal veterinario ed è potuto tornare a casa dai padroni sano e salvo.
«Siamo a conoscenza del fatto - spiega il vicecomandante della Polizia locale di Solaro Maurizio Uva - ma non abbiamo ricevuto nessuna denuncia, né ci risulta ne siano state portate ai carabinieri. Naturalmente sorvegliamo l'area, così come tutto il territorio, ma al momento abbiamo pochi elementi su cui costruire un indagine. Invitiamo chiunque avesse notizie in merito a venire in comando a sporgere regolare denuncia».
 
GEA PRESS
28 GENNAIO 2012
 
Caserta: impiccato e seppellito
 
 
I fatti sono accaduti a metà settimana. Un grosso cane, tipo rottweiler, trovato impiccato in un frutteto del casertano, tra Vitulazio e Bellona. Attorno al collo, ancora la grossa corda. Al cane, infatti, ha dato pietosa sepoltura un contadino della zona. Il tutto è stato poi riferito a Vincenzo Caporale, volontario animalista del casertano al quale non pochi cani randagi ed altri animali devono la vita. Una di quelle storie passate in strada ad accudire le distrazioni di chi, per legge, dovrebbe occuparsi degli animali. A far fronte, spesso, a scene di inaudita crudeltà, come il cane ucciso tempo addietro con un colpo di arma da fuoco e rinvenuto questa volta direttamente da Vincenzo.Alcuni giorni fa Vincenzo era in cerca di una delle due cagnoline senza padrone alle quali aveva trovato sistemazione.“Erano state adottate da una ragazza – dice Vincenzo Caporale a GeaPress – ma la mattina solo una delle due si è presentata nel posto dove ero solito accudirle. Ho iniziato a cercare, chiedendo a tutte le persone che incontravo, ma di lei nulla più“.Poi, lungo la strada, l’incontro con il contadino. Della randagina nessuna notizia, ma Vincenzo viene così a sapere dell’altro cane, quello nero, tipo rottweiler, impiccato ad un albero. Il contadino fornisce le spiegazioni sul posto, ivi compreso dove ha dato sepoltura al cane. Vincenzo Caporale trova la terra smossa ed appena pochi centimetri sotto, appare la testa del povero cane e la grossa corda ancora attorno al collo. Sul posto si è recata la Polizia Municipale, ma difficilmente si verrà a capo di qualcosa.Questa settimana, in Italia, è il quarto cane morto impiccato del quale si ha notizia. Si era iniziato domenica scorsa con i due di Olbia . Poi, sempre domenica, ma la notizia è stata diffusa qualche giorno dopo, il cane impiccato ad Aragona, in provincia di Agrigento. Nel primo caso una probabile vendetta di un pastore. Ad Aragona, forse, un atto intimidatorio. Per il cane del casertano, invece, non si riesce ad individuare alcun possibile movente.“Non riesco a trovare alcuna spiegazione – dice amareggiato Vincenzo Caporale – non per quel posto, almeno. Un atto di crudeltà, fine a se stesso“.Un’altra storia senza soluzione come tante, troppe, avvengono ormai con cadenza sempre più incalzante. Forse, però, potrebbe essere vero il contrario. Più persone sensibili, come Vincenzo. Una storia, cioè, che in altri tempi sarebbe passata del tutto inosservata. Ora, almeno, c’è una denuncia, rimane la traccia. Il cane nero, tipo rottweiler, è esistito. A differenza di altri, dove ancora non è arrivata la stessa sensibilità di Vincenzo. 
 
IL TIRRENO
28 GENNAIO 2012
 
Per far volare i fenicotteri spara petardi: rischio multa
 
PIOMBINO (LI) Soppiare petardi per far alzare in volo uno stormo di fenicotteri, e realizzare uno scatto d'emozione. Paolo Maria Politi, direttore della riserva Wwf Orti Bottagone è esterrefatto: «La situazione? Denunciata da un attivista Wwf che ne è stato testimone – spiega – Sulla strada che costeggia il fosso Cosimo, un improbabile "fotografo naturalista", mette in atto un’idea geniale: lanciare dei petardi verso gli stagni per "stimolare" i fenicotteri all'involo e poterli immortalare. L’uomo duramente redarguito e si è allontanato subito. Da dire che tali comportamenti sono sanzionabili in base al regolamento della riserva provinciale che vieta il disturbo agli animali».
 
GAZZETTA DI MODENA
28 GENNAIO 2012
 
Sgozzava le pecore: rinviato a giudizio
 
NOVI (MO) - Macellava pecore infrangendo la normativa vigente contro la tortura sugli animali. È tanto singolare quanto raccapricciante il caso di un marocchino di Novi rinviato a giudizio. In tribunale a Carpi hanno testimoniato contro di lui le guardie dell'Enpa, mostrando una copiosa documentazione fotografica. Il marocchino, seguendo un rito islamico, aveva sgozzato quattro pecore, dissanguandole, e poi le ha scuoiate. Nelle prossime settimane la sentenza.
 
AGRIGENTO NOTIZIE
28 GENNAIO 2012
Scompare il suo cane, ma lo ritrova grazie a Facebook
 
Scompare il suo cane, ma lo ritrova grazie a Facebook
La storia a lieto fine vede protagonisti una coppia di agrigentini, Enzo e Rita Abate, che oggi pomeriggio hanno potuto riabbracciare il loro cane dopo una settimana di apprensione
 

Agrigento - Non aveva più notizie del suo cane da circa una settimana. Aveva chiamato amici e diffuso foto, senza però nessun risultato. Poi l'idea di pubblicare l'annuncio sul social network più cliccato di internet, Facebook, appellandosi agli utenti della piazza virtuale per ritrovare il suo Pepi. Ed è stato proprio un utente di facebook a riconoscere il meticcio e a chiamare i proprietari. La storia a lieto fine vede protagonisti una coppia di agrigentini, Enzo e Rita Abate, che oggi pomeriggio hanno potuto riabbracciare il loro cane dopo una settimana di apprensione. Pepi, un meticcio di media taglia, si trovava in via Cavaleri Magazzeni, tra Villaggio Mosè e San Leone. Ad "insospettirsi" dopo averlo visto è stato Dario Mantese, un giovane agrigentino iscritto a facebook, che ha "incontrato" Pepi per strada, ricollegandolo subito all'annuncio apparso sul social network. Adesso il cane, dimagrito e malconcio, è tornato nella sua casa, tra l'affetto e la cura dei suoi padroni.

 
LA VOCE
28 GENNAIO 2012
 
In Piemonte aperta una sala in cui si potranno vedere i film in compagnia del proprio cane
Anche i cani vanno al Cinema
Strategia per aumentare gli incassi?
 
Alvise Wollner
 
Alessandria- Li avevamo visti innumerevoli volte sul grande schermo, ma i migliori amici dell'uomo, in Italia, non avevano ancora il permesso di entrare a vedere i film in sala.
Da oggi questo divieto non è più un problema per loro. Almeno per quelli che vivono a Ovada, cittadina del Piemonte, promotrice di quest'iniziativa.
I proprietari di cani possono infatti entrare accompagnati dai loro quadrupedi e godersi il film con il loro amico a quattro zampe accoccolato sulle gambe.Ovviamente le bestie dovranno essere tenute pulite e non dovranno abbaiare durante la proiezione ma per il resto possono entrare addirittura senza pagare il biglietto. Una tradizione che a Ovada và avanti ormai da sessant'anni e che la gente ha accolto con grandissimo entusiasmo.Insomma dobbiamo prepararci a una generazione di cani cinefili?
 
CORRIERE DELLA SERA
28 GENNAIO 2012
 
All'interno del raggio di evacuazione di 20 km dalla centrale
Fukushima, sfida le radiazioni e si prende cura degli animali abbandonati
Naoto Matsumura, risultato «completamente contaminato», ha trasformato la sua casa in un centro di accoglienza
 
Emanuela Di Pasqua
 
«Gli animali di Fukushima abbandonati e lasciati morire»: questo è il titolo di un reportage della Cnnche parla di una categoria trascurata dagli organi d'informazione nel parlare del disastro nucleare giapponese: gli animali. Ma qualcuno ha pensato a queste povere vite. E per amor loro ha deciso di rimanere a Tomioka. E di non abbandonarli al loro destino. Il piano di evacuazione ordinato dal governo giapponese parla chiaro: tutti coloro che abitano nel raggio di venti chilometri dai reattori della centrale danneggiata dall'accoppiata killer terremoto/tsunami dell'11 marzo scorso vanno immediatamente allontanati. Ma c’è un uomo di nome Naoto Matsumura, agricoltore da cinque generazioni, che decide di non stare alle regole.
RIBELLE - Naoto inizia la sua disobbedienza proprio il giorno dopo il terremoto. Mentre i 78 mila residenti nell'area a maggiore rischio di contaminazione radioattiva lasciano le loro case, il cinquantaduenne ribelle di Fukushima organizza la sua resistenza nel nome dei suoi amati animali, poiché il piano approntato dalle autorità non prevede alcuna misura per evacuarli, ma Naoto non se la sente di ignorarli. Oggi l’unico residente della zona è dunque anche l’unica fonte di nutrimento per un gran numero di animali randagi.
CARCASSE OVUNQUE - A quasi un anno di distanza dal disastro nucleare, l’area di venti chilometri di raggio che si estende attorno a Fukushima è un cimitero a cielo aperto. Le carcasse di cani, gatti ma anche di mucche e maiali sono sparse un po’ ovunque. Numerose associazioni animaliste hanno fatto pressione sul governo giapponese per tentare di salvare anche i gli animali, ma le autorità si sono rifiutate, ritenendo l’operazione di salvataggio troppo rischiosa per la salute degli incaricati. Ciononostante nel dicembre scorso un gruppo di animalisti è entrato nell’area evacuata e ha portato via circa 250 cani e un centinaio di gatti, riuscendo in seguito a rintracciare l’80 per cento dei proprietari.
«IO RESTO QUI» - «Sono pieno di rabbia», sbotta Matsumura, intervistato dalla Cnn. «Ed è questa la ragione per la quale sono ancora qui. Mi rifiuto di andarmene portando con me questa rabbia e questo dolore. Piango ogni volta che guardo la città nella quale sono nato. Il governo e la gente di Tokyo non sanno quello che sta succedendo qui». Da quando ha deciso di rimanere per dar da mangiare ai randagi, Naoto esce dall’area solo per procurarsi cibo per i suoi amici a quattro zampe. Già dopo poco tempo dall’evacuazione la maggior parte delle mucche era morta. Vermi e mosche ricoprivano le carcasse e l’odore era insopportabile.
UNA STORIA TRISTE - Ma la scena peggiore ricordata da Matsumura riguarda una mucca con il suo vitellino che l’agricoltore ritrovò in pessime condizioni nella fattoria di un vicino: «La mucca era pelle e ossa e il suo piccolo piangeva e cercava ostinatamente di attaccarsi alle mammelle della madre. Ma lei, forse temendo che se avesse nutrito il cucciolo sarebbe morta, lo allontanava scalciando. Dopo molti rifiuti il vitellino si rintanò in un angolo della stalla e prese a succhiare della paglia, come se fossero le mammelle di sua madre». Il giorno dopo Naoto tornò alla fattoria e trovò entrambi gli animali morti. È stato dopo avere assistito a decine di scene come questa che il signor Matsumura ha iniziato a concedere interviste ai corrispondenti esteri di varie testate sottolineando come i media giapponesi stiano ignorando un aspetto drammatico delle conseguenze dell’incidente di Fukushima.
CONTAMINATO - Naoto Matsumura vive in una città fantasma, senza elettricità e beve l’acqua estratta da un pozzo vicino alla sua casa. Dopo gli esami clinici per misurare i livelli di contaminazione il suo organismo è risultato «completamente contaminato». Ma nonostante la diagnosi l’unico cittadino di Tomioka non si scoraggia e dichiara di volere seguire da vicino le opere di bonifica commissionate dal governo. «Dobbiamo decontaminare quest’area o questa città morirà. Io rimarrò qui per essere sicuro che questo venga fatto e perché voglio morire dove sono nato».
 

IL CAMBIAMENTO

Dal virtuale al reale

30 GENNAIO 2012

 

Gli animali di Fukushima, le 'altre' vittime del disastro

 

Quando l'11 marzo scorso è avvenuto il peggior disastro nucleare dai tempi di Chernobyl, le autorità giapponesi hanno disposto l'evacuazione dei residenti nel raggio di 20 chilometri dalla disastrata centrale di Fukushima, colpita dal devastante terremoto/tsunami che ha messo in ginocchio il Giappone.78.000 Persone il 12 marzo lasciarono quella zona, credendo che vi sarebbero tornate pochi giorni dopo. Abbandonando le loro abitazioni, migliaia di persone hanno però lasciato in quell'area contaminata i cani nei cortili, i gatti nelle case e il bestiame rinchiuso nelle stalle. Quel che resta di loro, a distanza di quasi un anno, sono le carcasse sparse sul territorio.A ricordare le 'altre' vittime del disastro è un reportage della CNN dal titolo Gli animali di Fukushima abbandonati e lasciati morire. “È vergognoso” - riferisce all'emittente statunitense Yasunori Hoso di United Kennel Club in Giappone. “A partire dall'inizio del disastro abbiamo continuato a chiedere al governo di salvare questi animali. Ci deve essere stato un modo per salvare le persone e gli animali, allo stesso tempo dopo il disastro nucleare a Fukushima”.Lo scorso dicembre, il governo giapponese ha permesso al alcuni gruppi per i diritti degli animali, come UKC Giappone, di entrare nella zona di esclusione in soccorso agli animali sopravvissuti. Questi ultimi - 250 cani e 100 gatti – risiedono ora presso il rifugio UKC Giappone, nei pressi di Tokyo.Eppure, non tutti gli animali abbandonati nei dintorni di Fukushima sono andati incontro alla morte. A prendersi cura degli animali rimasti nell'area contaminata è stato Naoto Matsumura, che ha deciso di non rispettare l'ordine di evacuazione e, malgrado quanto stabilito dal governo, non si è allontanato da Tomioka, distante 16 chilometri dalla disastrata centrale. Proprio dal desiderio di continuare a nutrire gli animali della sua fattoria è scaturita la ribellione dell'agricoltore di 52 anni al piano di evacuazione predisposto dalle autorità. Matsumura vive senza elettricità e prende l'acqua da un pozzo nelle vicinanze. Scivola fuori dalla zona di esclusione soltanto per procurare il cibo e poi vi ritorna per alimentare il maggior numero di animali che può. Secondo Matsumura il governo e la Tepco non stanno facendo abbastanza per le vittime dell'incidente nucleare. In particolare, l'agricoltore chiede che vengano accelerati i lavori di bonifica dell'area contaminata: Matsumura ritiene che, se i lavori continueranno con questi ritmi, non potrà mai vedere ritornare la gente di Tomioka.“Vedete che cosa può succedere negli Stati Uniti, in Russia e in Giappone. Questo è il terzo incidente nucleare, la terza volta che qualcosa creata da noi finisce per farci male. È la terza volta, ma non abbiamo ancora imparato la lezione”.Come rivelato dai test eseguiti, il corpo di Matsumura è completamente contaminato eppure, come unico cittadino di Tomioka, intende restare per tener d'occhio l'operato del Governo.“Dobbiamo bonificare questa zona, altrimenti questa città morirà. Resterò per assicurarmi che venga fatto. Voglio morire nella mia città”.

 

CORRIERE DELLA SERA

29 GENNAIO 2012

 

I due cani fratelli anti-droga
si ritrovano in servizio a Malpensa

Terry e Lucas «in forza» alla Guardia di Finanza

 

Paola D'Amico

 

MILANO - Ad osservarli in azione, mentre fanno lo slalom scodinzolando tra le gambe dei viaggiatori in attesa al check-in o al nastro bagagli dell’aeroporto di Malpensa, è difficile immaginare che Terry e Lucas siano due trovatelli. La loro, invece, è proprio una storia da libro Cuore. I due meticci - incrocio tra uno Springer Spaniel e un Breton -, sono fratelli, hanno dieci anni, e furono individuati in un canile del Piemonte dalla Guardia di Finanza quando avevano pochi mesi di vita. Arruolati e addestrati insieme come cani antidroga, si sono divisi per seguire i rispettivi compagni di squadra, ovviamente bipedi. Finché un paio d’anni fa, seguendo i trasferimenti degli uomini in divisa, si sono ritrovati nell’hub della Brughiera.

TROVATELLI - La loro storia comincia in un bosco, nei dintorni di Ivrea. Una mattina d’autunno, una donna trova i due cuccioli, identici nelle fattezze, diversi solo per il colore (Terry ha il manto nero, Lucas fulvo), legati ad un albero e destinati ad una morte certa. Li porta al canile più vicino e fortuna vuole che le Fiamme Gialle, in quel periodo, siano alla ricerca di cani da arruolare anche in quei ricoveri per animali. Certo Terry e Lucas escono dai consueti schemi dei cani antidroga. Forse, però, riflettono gli istruttori, possono mimetizzarsi più facilmente di un pastore tedesco tra la folla di passeggeri e vacanzieri che abita un hub internazionale come Malpensa. Daniele Gottardello, il conduttore di Lucas, racconta: “Il mio cane era stato riformato, perché anziano. Mi assegnano Lucas. Confesso, è stato difficile all’inizio. Lucas e il fratello Terry erano velocissimi, due terremoti, vivaci, un altro passo rispetto al pastore tedesco. Rapidissimi anche nell’apprendimento. In pochi mesi avevano già capito tutto”. Finito il corso, superati gli esami, i due fratelli e i loro partner vengono destinati a diversi Reparti.

UNITI DI NUOVO - Fino a tre anni fa. Al primo impatto i due fratelli non si riconoscono e quasi quasi s’azzuffano. “Pochi secondi, poi si sono pacificati e ora lavorano assieme benissimo”, racconta Salvatore Carta, che fa coppia con Terry. “Me l’hanno assegnato quando è morto il mio pastore tedesco. Ero abituato ad un soldato paracadutista, un cyborg, una macchina da lavoro. Mi sono ritrovato con un cecchino solitario. Terry è più eccentrico, permaloso e un po’ testardo. Bisogna dargli i suoi tempi. Ma come naso è spettacolare”. Immaginate i due fratelli che, improvvisamente, si bloccano e fanno la punta, cani da caccia immobili come pietre davanti a un nastro che gira lento e carico di bagagli. “Certo in un aeroporto come questo, possono andare in allarme per pochi grammi di hashish. Segnalano, per loro la ricerca di stupefacenti è un gioco. Ma quando la partita è grossa, non puoi non notare la differenza. Lucas – conclude Gottardello – fa il brillante, velocizza la ricerca. I sequestri fatti parlano da soli”.

 

ATTUALISSIMO

29 GENNAIO 2012

 

L’attore Nick Santino si suicida dopo aver fatto sopprimere il suo cane

Il condominio in cui viveva aveva bandito agli inquilini il possesso di cani pit-bull: per questo l'attore si era visto costretto a far sopprimere il suo adorato Rocco. Santino si è suicidato per i sensi di colpa.

 

 

di Daniela Caruso

 

Nick Santino si é tolto la vita, dopo essere stato costretto a sopprimere il suo amato cane, sotto pressione del suo condominio di Upper West Side. Gli amici hanno detto che era straziato dal dolore per quanto aveva fatto. L’attore ha acconsentito alla soppressione del suo pit bull Rocco mediante eutanasia, proprio il giorno del compleanno, in cui ha compiuto 47 anni. Quella notte, il suo senso di colpa era troppo grande da tenere a bada. In una nota che faceva pensare al suicidio, Santino ha scritto quanto segue: “Oggi ho tradito il mio migliore amico, sopprimendolo. Rocco si fidava di me e io l’ho deluso. Non meritava questo”. Santino ha recitato in soap opera di successo trasmesse in Tv, come “All my children” e “Sentieri”, quest’ultima molto apprezzata nel nostro Paese. Nick aveva adottato Rocco in un canile diversi anni fa. L’uomo, cresciuto in un orfanotrofio e in casa-famiglia, ben presto cominciò a scrivere del suo animale domestico anche su Facebook, sottolineando l’importanza del cane nella sua vita: “Non ho soccorso Rocco, Rocco mi ha salvato“. Ma nel 2010, il suo edificio ha comunicato nuove e severe normative per i cani, tra cui il divieto di possedere un pit bull. ”La gente si lamentava del suo cane“, ha detto Kevan Cleary, un vicino di 63 anni, professore a contratto presso la Brooklyn Law School. Rocco non poteva entrare negli ascensori principali e non gli era permesso di essere lasciato in appartamento da solo per più di nove ore. Santino è stato poi minacciato con una multa di $ 250 perché Rocco abbaiava, come ha riferito Cleary. Un’altra vicina, Lia Pettigrew, che gestisce una pet-care company, ha dichiarato: “Tutti sanno che era stato messo sotto pressione dall’amministrazione condominiale“, la quale, in merito alla vicenda, ha rifiutato di esprimersi.

I vicini hanno detto che Santino, in lacrime, si era diretto dal portiere del palazzo per consegnargli delle ossa e gli avrebbe detto di portarle ad altri cani, visto che Rocco, ormai, non c’era più. “Rocco era il cane più dolce del mondo. Rocco non avrebbe fatto mai male a una mosca“, così si è espresso un altro conoscente di Santino. L’ultima telefonata che ha fatto è stata quella a una sua ex fidanzata alle 2 del mattino di mercoledì. La mattina dello stesso giorno, la polizia ha trovato il suo corpo nella sua stanza da letto ormai senza vita: il decesso è avvenuto per un’overdose di pillole. Rocco è stato cremato e lo stesso avverrà per Santino: le loro ceneri saranno unite, affinché i due possano restare per sempre insieme.

http://attualissimo.it/lattore-nick-santino-si-suicida-dopo-aver-fatto-sopprimere-il-suo-cane/

 

LA NAZIONE

30 GENNAIO 2012

 

Bloccato dalla folla un clochard che bastonava il suo mulo

In via Regia

Il personaggio eccentrico e rude notato da una donna che chiama carabinieri e sindaco

 

 

 

Viareggio (LU) - LUI, il mulo e una bici stracarica di sacchi: pellegrino o clochard? Indubbiamente un personaggio alquanto eccentrico e dai modi a dir poco rudi. Sicuramente figura d’altri tempi che si è materializzato sotto lo sguardo basito di Angelita Ceragioli che lungo via Regia l’ha visto bastonare la bestia.

Non credendo ai propri occhi la donna lo ha seguito e, sincerandosi che davvero l’eccentrico personaggio stava camminando portando la bici stracarica con una mano e con l’altra dando le botte all’animale. Angelita non ci ha visto più e ha chiamato sia i carabinieri che il sindaco. E alla fine anche spalleggiata da una discreta folla che nel frattempo stava seguendo la strana coppia, il clochard, risultato poi essere un francese che stava arrivando da Pistoia, è stato bloccato dopo un parapiglia calmato solo dai carabinieri in via Garibaldi davanti all’ottica Bartolini. E mentre i militari prendevano le generalità dell’uomo (inizialmente sembrava che l’animale fosse stato rubato e invece appartiene al francese che ha potuto dimostrarne la proprietà) il sindaco (si è precipitato pure lui a salvare la bestia maltrattata) e un po’ di persone hanno cercato di confortare il mulo, consegnato poi alla protezione animali, con acqua e cibo. Oggi ne sapremo qualcosa di più sulle sorti dell’animale e del padrone.

 
LIBERTA' SR

30 GENNAIO 2012

 

Avvelenati dieci cani in meno di sette giorni

 

Siracusa - È raddoppiato il numero delle vittime innocenti della crudeltà e dell’insensibilità umana: ieri da cinque sono, infatti, diventati dieci i cani morti per avvelenamento e trovati al pontile Isab di Targia dove vivevano abitualmente. La constatazione del decesso delle povere bestiole è avvenuta ieri mattina da parte del veterinario del Comune di Siracusa allertato dalla Polizia municipale giunta sul posto a seguito della segnalazione partita da un gruppo di volontarie che da tempo accudiva gli animali. Già lunedì scorso c’era stato un macabro ritrovamento: cinque cani del branco che solitamente staziona nella zona del pontile Isab di Targia erano stati trovati senza vita.

 

GEA PRESS

30 GENNAIO 2012

 

Gatti e altri animali impallinati (tra i palazzi): da Firenze a Torino, poi il canneto della Casilina, a Roma

 

Non è neanche una zona di aperta campagna, lontano cioè dal rischio di arrecare danno anche alle persone. Questo ad aggravare l’inqualificabile gesto messo in atto a Matassino, frazione di Reggello (FI), venerdì scorso. Un gatto centrato da una rosa di pallini di piombo. A recuperarlo il Servizio Veterinario dell’ASL il quale ha riscontrato, a causa dei pallini da caccia, lesioni a cervello e timpano. Poi altre ferite un po’ in tutto il corpo.Ad occuparsi del povero micio sono ora i volontari dell’ENPA i quali denunciano come il gatto sia stato trovato proprio nel centro della città. Un grave rischio, dunque, per l’incolumità degli abitanti.Un po’ più distante dalle abitazioni, ma comunque sempre nei pressi del centro abitato, quanto avvenuto nei giorni scorsi a None in provincia di Torino. Dopo una minaccia proferita da alcuni cacciatori, così come riportato nelle denuncia presentata al Comando della Polizia Municipale, la sparizione di un gatto ed il ritrovamento di un altro centrato al cuore da un pallino di piombo. Stante quanto riferito alla stessa Associazione Wancisi, che nei pressi si occupa della protezione delle colonie feline, il gatto sarebbe stato centrato da un colpo di arma ad aria compressa. Calibro 22, per l’esattezza. Lo scorso fine settimana, un altro gattino, sconosciuto ai volontari, è stato fatto trovare nello stesso posto già morto. Il gatto si presentava molto magro e non riportava, all’apparenza, ferite da arma da fuoco.Forse, però, l’uso di armi ad aria compressa potrebbe essere un’abitudine tra i proprietari degli orti.Armi pericolose, la cui capacità di offendere non è sempre riconosciuta dalla legge. Eppure sono in grado, come più volte denunciato dalle stesse Forze dell’Ordine, di arrecare molto danno, specie se colpiscono parti molli e da distanza ravvicinata. Le ditte che li commerciano, hanno sperimentato pallini dalla forma modificata, in grado, cioè, di aumentare gittata e potere penetrante. Incredibilmente non infrangono alcuna legge e se l’arma ad aria compressa è di energia inferiore a 7,5 Joule, non occorre alcuna autorizzazione. Quindi libera vendita.Eppure sono sufficienti a ferire un uomo o ad ammazzare un piccolo animale, ma nulla può essere imputato a chi li detiene se non le modalità eventuali del loro uso. Come quello in atteggiamento di caccia, ad esempio, che ha comportato la denuncia di due uomini sorpresi, nei giorni scorsi, dagli Agenti del Commissario di Pubblica Sicurezza Casilino, a Roma. Un venticinquenne di Frascati (RM) ed un trentatreenne originario della provincia di Sassari, accovacciati in atteggiamento di caccia all’interno di un piccolo canneto. Incredibile il luogo che avevano scelto. Appena un ritaglio di terreno tra gli edifici del quartiere Casilina. Con il fucile ad aria compressa e pallini calibro 4,5, tra la biancheria stesa ed i passanti di via Aquila Reale. Sono stati denunciati per violazione delle norme sulla protezione della fauna selvatica.

 

IL GAZZETTINO

30 GENNAIO 2012

 

Volpe intrappolata dai bracconieri: guardie provinciali l'hanno uccisa invece di salvarla

 

Provincia di Venezia - Scrivo per raccontare un fatto occorso venerdì nelle vicinanze di Eraclea (Venezia) e precisamente nella boscaglia alle spalle della Laguna del Mort. Il 27 gennaio 2012 (tra le ore 11 e le 13) passeggiavo (con la mia compagna ed il nostro cane) lungo la strada sterrata che costeggia internamente la laguna, zona in cui vige il divieto di caccia (regolarmente evidenziato da cartelli appesi agli alberi). Abbiamo sentito delle ramaglie muoversi all'interno della boscaglia e abbiamo visto una volpe che si dimenava, tentando di liberarsi da un laccio di ferro che le imprigionava la bocca.Abbiamo immediatamente capito che non avremmo potuto fare nulla per liberarla in quanto l'animale era spaventato e non avvicinabile. Abbiamo chiamato i vigili del fuoco (115) che ci hanno garantito l'arrivo di una squadra con un mezzo molto velocemente. Oltre ad avvisare i Vigili del Fuoco abbiamo chiamato le guardie forestali al numero 041-2586111 sperando che potessero arrivare assieme ai Vigili del Fuoco per liberare la volpe. Siamo stati invitati dai Vigili del Fuoco ad attenderli poco prima del parcheggio che si trova prima di entrare all'interno della laguna per poterli scortare nel luogo in cui la volpe era imprigionata.Dopo mezz'ora i vigili si sono presentati e, assieme a loro abbiamo aperto i cancelli che consentivano di entrare all'interno dell'area agricola alle spalle della Laguna del Mort. A meta' del tragitto siamo stati avvisati dal comandante della squadra che non avrebbero potuto accompagnarci dalla volpe perche' era sopraggiunta un'altra chiamata urgente (relativa ad una fuga di gas a San Donà). Io e la mia compagna ci siamo recati a bordo della nostra macchina nel luogo in cui la volpe era imprigionata. Abbiamo trovato l'animale ferito e allo stremo delle forze. Mi sono avvicinato all'animale ed ho provato a rompere il tronco attorno al quale era avvolto il cavo di ferro... senza successo! Di li a poco siamo stati contattati da una pattuglia delle guardie provinciali che ci riferivano che stavano arrivando sul posto per abbattere l'animale adducendo le seguenti motivazioni:
- la volpe e' un animale pericoloso e quindi v abbattuto;
- se l'animale è intrappolato va abbattuto;
- la legge lo prevede e, se non lo facessimo, saremmo perseguibili dai nostri superiori;
- se non la abbattiamo adesso saremmo costretti ad "uscire" domani per ucciderla.
Ci siamo sentiti orribilmente impotenti di fronte alla stupidità delle persone con cui stavamo parlando! Siamo stati informati che nella zona è pratica comune dei cacciatori (illegali) disseminare trappole per la caccia di selvaggina e per contrastare le volpi. I guardia caccia ci hanno detto che non riescono a fare fronte a questa barbarie.
Chiedo a voi, dopo avere letto un vostro articolo, di indicarci una strada concreta da percorrere per porre fine al massacro delle volpi nella zona di Venezia (...e non solo). Da essere umano, mi sento in dovere di fare qualcosa per aiutare gli animali sempre e comunque.
Giovanni Marangon
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A questa lettera né è seguita una della Lipu del Veneto:
 

Buonasera Sig. Giovanni,
la ringraziamo di questa orripilante segnalazione che ci permetterà di fare delle verifiche anche a mezzo delle nostre guardie venatorie. Il ricorso da parte delle province ai piani di abbattimento delle volpi è quasi sempre, come lei sa, un meccanismo poco razionale e fondato (e a volte spudoratamente illegittimo) per agevolare soprattutto la caccia a selvaggina di pregio come lepri e fagiani, spesso reintrodotta appositamente con costi estremamente elevati.
Nel suo caso specifico il comportamento degli agenti di polizia provinciale intervenuti non sembra plausibile di una legittimazione. Anche se la volpe fosse stata in mezzo a un allevamento di fagiani, crediamo che compito prioritario degli agenti fosse quello di liberarla dal laccio e non di abbatterla, trattandosi di un caso conclamato di maltrattamento animale in cui qualsiasi forza di polizia, per legge, è tenuta a intervenire a favore dell'animale oggetto di maltrattamento!
Non è vero che un animale perché intrappolato va abbattuto altrimenti andrebbero abbattuti anche orsi, lupi, linci e altri animali selvatici protetti, qualora finiti nelle tagliole o nei lacci dei bracconieri. La volpe è un animale pericoloso solo nel momento in cui viene messa alle strette e potrebbe mordere qualcuno, ma data la sua dimensione (paragonabile a quella di un cane medio-piccolo), il contesto (impossibilità di scappare) e visto che gli agenti sapevano già al telefono che tipo di intervento li aspettava, riteniamo che questi avrebbero potuto uscire assieme a un veterinario e sedare l'animale liberandolo in sicurezza o ricoverandolo presso un centro di recupero per le eventuali cure.
Che un agente possa essere perseguito dai suoi superiori perché secondo coscienza aiuta un animale intrappolato in lacci illegali, ci sembra davvero un'idiozia e se corrispondesse al vero sarebbe comunque passibile di denuncia. Gli agenti di polizia provinciale non sono cacciatori, almeno nel momento in cui indossano la divisa, e non possono permettersi di condannare a priori un animale in difficoltà, facendo torto anche alle persone che hanno dimostrato tanto interesse alla sua sorte.
Crediamo quindi che gli agenti siano venuti meno al dovere nei confronti di cittadini che chiedevano il loro aiuto e che abbiano fatto torto al loro senso di pietà per un animale sofferente. Non è infine la rassegnazione (e saremmo tentati di dire la complice cecità) verso forme di bracconaggio vero e proprio come appunto i lacci, che deve guidare la polizia provinciale nel contrasto al bracconaggio, bensì l'assiduità nei controlli, la formazione e il comportamento corretto.
Crediamo, signor Giovanni, che debba veicolare questo suo sdegno attraverso i giornali e il web (se vuole possiamo darle spazio nei nostri siti). Noi ci attiveremo dal canto nostro e concordemente con le altre associazioni da lei coinvolte per fare il possibile perché queste cose non si ripetano. Le volpi sono animali indispensabili al mantenimento dei fragili equilibri ambientali, ucciderle senza sapere nemmeno quante esse siano veramente (non c'è una stima ufficiale della loro popolazione in Veneto) conferma solo che la politica è succube di interessi particolari non condivisi e non condivisibili.Carlotta Fassina Coordinamento Lipu Veneto

 

IL RESTO DEL CARLINO

30 GENNAIO 2012

 

Le fiamme distruggono un magazzino, nel rogo muoiono quattro cani

A Castagnola

I vigili del fuoco impegnati per tutta la notte a spegnere l'incendio

 

Reggio Emilia - I vigili del fuoco sono stati impegnati per tutta la notte per spegnere l'incendio divampato in un fienile a Castagnola, nei pressi di Toano, sull'Appennino reggiano e proseguito anche in mattinata. L'incendio e' scoppiato poco dopo la mezzanotte nell'edificio e le cause sono da ricondurre a una stufa a legna accesa per riscaldare l’ambiente dove si trovavano due cani adulti e due cuccioli, che sono morti nell'incendio.Il proprietario dello stabile, che si trova accanto alla sua abitazione privata, si è accorto del rogo soltanto a seguito del blackout elettrico e quindi ha chiamato i vigili del fuoco che hanno lavorato tutta la notte per spegnere il rogo. La stufa era stata accesa ieri sera intorno alle 19 proprio per riscaldare l'ambiente per gli animali.

 

LA CITTA’ DI SALERNO

31 GENNAIO 2012

 

Cuccioli usati dai questuanti e poi abbandonati o uccisi

 

Napoli - Li accalappiano nell’hinterland napoletano, li portano in piazza Vittorio Veneto e li vendono a decine di questuanti, per lo più stranieri, al costo di dieci euro. La nuova tratta dell’illegalitá è quella dei cuccioli di cane, ceduti da tossicodipendenti o comunque da persone di malaffare agli accattoni per incentivare la questua.
La denuncia arriva dalla Lega del Cane che, da questa estate a Natale ha giá salvato ventitrè cuccioli finiti nelle mani di senza tetto che, con in braccio il cagnolino, contano di fare maggiormente breccia nel cuore di chi sta per entrare in una farmacia o in un supermercato. «Il problema è che quando il cucciolo cresce e dunque fa meno tenerezza, viene, nella migliore delle ipotesi, abbandonato per strada - ha spiegato Antonella Centanni, presidente dell’associazione che tra mille sacrifici è riuscita ad ospitare nel canile di Monti di Eboli ben cinquecento randagi - Spesso però, questi animali vengono uccisi barbaramente. Ci è capitato di trovarli morti, avvolti nelle buste di plastica e gettati a mare». La Lega del Cane - che ha subìto infinite minacce da parte di chi "gestisce" un traffico immorale, speculando anche sulla povertá degli accattoni, si è da tempo rivolta ai tecnici dell’Asl ed ai vigili urbani. «La polizia municipale ci sta aiutando moltissimo - ha continuato la presidente - L’ultimo recupero è di poche settimane fa, quando a Pastena furono trovati tre cagnolini ridotti quasi in fin di vita». Durante l’estate, poi, la Lega è riuscita ad intercettare una "partita" di diciotto cuccioli e a recuperarli tra piazzetta del Crocifisso, Torrione, Pastena e la stazione. «Con orgoglio possiamo dire che ogni animale è stato sverminato, vaccinato e microchippato a spese nostre e poi affidato ad una famiglia salernitana affinchè se ne prendesse cura». L’appello ai cittadini è quello di segnalare la presenza dei cuccioli "usati" dai questuanti per intenerire i passanti ed i commercianti. La Lega del Cane, di concerto con i vigili, provvederá a trovare una sistemazione dignitosa agli animali e ad evitare che finiscano per strada o peggio ancora, uccisi.

 

GAZZETTA DI REGGIO

31 GENNAIO 2012

 

A fuoco l’ex fienile nel rogo muoiono quattro chihuahua

 

TOANO (RE) -  La stufa a legna avrebbe dovuto servire per riscaldarli in queste notti di gelo, invece li ha uccisi. Rudi, Sissi e i loro due cucciolini, quattro cani di razza chihuahua, sono morti nel rogo dell’ex fienile, dove i padroni li avevano chiusi come tutte le sere. Siamo a Castagnola, frazione di Toano. Domenica sera, Athos Rondini e i famigliari prendono i due cani adulti, che avevano circa cinque anni, e insieme ai loro piccoli li portano nella stanza ricavata nell’ex fienile di fronte alla loro abitazione. «Di giorno stavano in casa, ma di notte li mettevamo sempre lì – spiega il proprietario – Verso le 19 abbiamo acceso la stufa a legna, per farli stare caldi. L’abbiamo sempre accesa e non ci sono mai stati problemi. Ma stavolta, purtroppo, qualcosa è andato storto…». E’ ormai mezzanotte, infatti, quando la famiglia si accorge dell’incendio. «E’ saltata la luce – spiega Rondini – perché il contatore si trova proprio in quella stanza. Ma quando siamo andati a vedere le porte erano già incandescenti e non si poteva più entrare». Dall’abitazione è subito partita la chiamata al 115. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Castelnovo Monti e sono iniziate le operazioni di spegnimento. «Per i cani purtroppo era già tardi – si dispiace l’uomo – erano parte della nostra famiglia. E i piccoli, che avevano appena 50 giorni, tra qualche settimana avrebbero dovuto andare nelle loro nuove rispettive famiglie, a Castellarano. Alla notizia di quello che è successo, anche loro si sono dispiaciute molto».[…]

 

TRENTINO

30 GENNAIO 2012

 

I miei gatti e cani, non solo bestie

 

SAN LUGANO (TN). Riceviamo questa lettera, non firmata per paura di ritorsioni, che volentieri pubblichiamo: «In riferimento all’articolo pubblicato sul “Trentino” riguardo ai due gatti di Tenno Biri e Nina. Comprendo e condivido pienamente il dolore e l’angoscia che sta provando la famiglia alla quale sono scomparsi nel nulla i due micioni Nina e Biri. Poi voglio precisare (dal mio punto di vista)».
 Continua la lettera: «Non sono solo gatti... non sono solo bestie... Come dicono alcune persone, anzitutto sono creature di Dio ed esseri viventi con un cuore che batte (come noi) e anche loro provano emozioni: conme la gioia quando si sentono amati e coccolati e il dolore quando vengono abbandonati o maltrattati. Forse pochi sanno quanto sia importante la presenza di un animale nei momenti difficili, quanto amore e quanta gioia ci sanno dare. Loro ci accettano per come siamo, con i nostri pregi e difetti e non ci tradiscono mai. Anch’io ho alcuni gatti e una cagnetta a cui sono affezionatissima. Purtroppo lo scorso agosto il cane del vicino lasciato incustodito apposta ha ucciso Gaia, una gattina di casa di 11 anni (e il cane è 40 kg. e aggressivo). Nesuno può immaginare il dolore che ho provato e che sto provando. La mia gatta mi manca tantissimo, con lei ho condiviso tanti anni e tanti momenti felici. Non meritava una fine così. Anche lei aveva diritto di uscire qualche ora. Il cane aveva già aggredito e morsicato la nostra “borderina” sui 18 kg. Abbiamo (siamo due persone) pregato e supplicato il padrone di tenere al suo posto il cane, ma lui vuole fare lo sbruffone, nonostante sia un cinquantenne, padre di famiglia. Siamo fuori paese, con tanto spazio, sia di nostra proprietà, che di proprietà comune, ma la presenza del cane è invasiva. Colgo l’occasione per chiedere un consiglio su come possiamo risolvere questo problema che ci sta rendendo la vita di tutti i giorni un incubo».

 

Articolo di riferimento

TRENTINO

 

22 dicembre 2011

 

Solo gatti che ci facevano star bene

 

TENNO (TN). Di Biri e Nina, i gatti scomparsi il 9 dicembre scorso dalla casa in cui vivevano a Tenno, in località Cesure, non c'è più notizia, malgrado le ricerche e gli appelli della famiglia che incredibilmente li ha persi tutte e due in un colpo solo. Sono spariti nel nulla, ma i loro proprietari ancora non voglio abbandonare la speranza di ritrovarli, anche se si stanno convincendo che siano stati presi volontariamente da qualcuno o uccisi senza motivo.  La loro apprensione per questi due piccoli animali domestici cui erano molto affezionati però non è compresa da tutti. «Non sappiamo più dove cercare, saremmo disposti ad offrire una ricompensa - scrivono - se qualcuno li trovasse anche molto distanti. Ma sembra tutto inutile. Molte persone ti guardano con un sorriso come a dire: "Ma sono solo gatti". Effettivamente in questi sette anni che hanno vissuto con noi nessuno ha chiesto loro di essere qualcos'altro, nessuno ha insegnato loro ad accovacciarsi sulle nostre gambe se stavamo male o a farci le fusa quando ci sentivamo soli; non gli abbiamo insegnato noi a svegliarsi ed alzarsi con noi nel cuore della notte per seguirci fino in bagno o in cucina solo per prendere una carezza...non li abbiamo addestrati a farci stare bene, a farci sorridere, a consolarci quando piangevamo... lo facevano da soli perchè sono "solo" così!  Allora siamo sempre più convinti che chi non ha cuore per amare un animale che si fida così gratuitamente di noi, non avrà altrettanto cuore per amare gli esseri umani ed è quindi una persona inutile su questa terra!  Scusate lo sfogo e grazie ancora per averci dato un po' di speranza... Buon Natale»

 

IL GIORNO

30 GENNAIO 2012

 

Cervo investito e abbandonato E' omissione di soccorso

Previste ammende salate

Gli esperti: "Non è certo un comportamento virtuoso andarsene dopo qualsivoglia impatto. Nel caso degli ungulati vi sono anche conseguenze legate alla sicurezza: un animale ferito a bordo strada rappresenta un pericolo"

 

 

Grandola ed Uniti (CO) - Omissione di soccorso anche per chi investe un cervo e un capriolo e non si ferma a prestare soccorso all’animale. Troppi gli schianti sulle strade del Comasco che hanno riguardato cervi, caprioli, cinghiali sino ai mufloni, e troppo pericoloso - oltre che incivile - lasciare animali feriti a bordo strada. Così la polizia locale della Provincia, semplicemente applicando il codice della strada, ha deciso di ampliare il concetto di omissione di soccorso estendendolo agli impatti con gli ungulati, 45 nel 2011 solo sul Lario.Non si tratta di reato penale, ma comunque chi dovesse allontanarsi senza prestare soccorso rischia d’ora in avanti un’ammenda salata, da 78 a 311 euro, con possibili ripercussioni anche sulla richiesta di rimborso per eventuali danni alla vettura o quant’altro. Il motivo del giro di vite lo spiega la sezione venatoria della polizia locale di Villa Saporiti: «Non è certo un comportamento virtuoso andarsene dopo qualsivoglia impatto. Nel caso degli ungulati vi sono anche conseguenze legate alla sicurezza: un animale ferito a bordo strada rappresenta un pericolo è infatti accaduto più volte che, zigzagando, questi animali storditi e feriti dopo gli schianti siano rientrati sulla sede stradale mettendo in serio pericolo anche la sicurezza di automobilisti e mezzi in transito. La prima cosa da fare, dunque, è allertare i soccorsi: attraverso il centralino della Provincia assicuriamo la reperibilità ventiquattro ore su ventiquattro. Gli agenti coprono l’intero territorio provinciale giorno e notte».

 

IL PICCOLO

31 GENNAIO 2012

 

Carcasse davanti a tre studi veterinari

 

di Stefano Bizzi

 

PALMANOVA (UD) - Una testa di capra mozzata abbandonata sul marciapiede. È quello che ha trovato un veterinario della Bassa friulana fuori dalla porta del proprio studio. E non è stato il solo professionista a dover fare i conti con macabri trofei di animali abbandonati per la strada. Nell’area tra Palmanova e Torviscosa sono stati almeno altri due gli episodi simili su cui stanno indagando i carabinieri del Comando provinciale di Udine che hanno raccolto la denuncia presentata dall’Azienda sanitaria. In un caso, fuori dal proprio cortile, il veterinario ha trovato addirittura due ovini e un gatto morti. L’attività investigativa dovrà chiarire se si tratta di gesti intimidatori di stampo mafioso oppure di semplici bravate di persone mosse dal cattivo gusto o da vecchi rancori per “favori negati”. Comunque sia, gli episodi, che non possono certo passare inosservati, rimangono inquietanti. Richiamano alla memoria la celebre scena del Padrino in cui il produttore cinematografico Woltz si sveglia in un lago di sangue e ai piedi del letto trova la testa mozzata del suo amato cavallo Khartoum. Nel caso del romanzo di Mario Puzo, poi ripreso da Francis Ford Coppola, si trattava di un avvertimento con connotati mafiosi ben precisi. Al momento tutte le ipotesi rimangono aperte. Nessuno formula tesi. Ai microfoni del telegiornale di Free tv Paolo Bordon, direttore dell’Ass numero 5, ha stigmatizzato quanto accaduto. «Dispiace che ci siano atti di questo genere nei confronti di persone che lavorano», ha detto, senza però entrare nel merito della questione. Il direttore ha quindi preferito lasciare ai carabinieri il compito di appurare quanto accaduto. Gli episodi risalirebbero tutti al periodo compreso tra il 20 e il 29 gennaio, ma sono emersi soltanto ieri.

 

TRENTINO

31 GENNAIO 2012

 

Cani nel letame, droati condannati

 

DRO (TN). Ci sono voluti mesi di attesa e innumerevoli segnalazioni da parte di cittadini indignati e dell’Ente per la protezione animali, ma alla fine i proprietari di tre cani tenuti in condizioni terribili a Dro sono stati condannati per maltrattamento di animali a un’ammenda di 600 euro ciascuno. Il giudice che ha emesso il decreto penale di condanna ha ritenuto che la responsabilità degli imputati «emergesse agevolmente dallo stato degli atti».
 Agli atti, oltre alla relazione di un’etologa e al verbale dei carabinieri della stazione di Dro, intervenuti nel luglio scorso in seguito alla denuncia dell’Enpa di Rovereto, c’erano delle foto che non lasciavano margini di interpretazione sullo stato in cui vivevano i tre cani (due adulti, maschio e femmina, e un cucciolo). I recinti in cui erano rinchiusi, posti vicino alla centrale di Fies, erano piccoli e luridi. Basti un particolare a descrivere la situazione: le zampe di uno degli animali affondavano in uno spesso strato di letame che era rimasto dal periodo in cui, in quello stesso recinto, era detenuta un povera mucca. Come non bastasse ai cani mancavano cibo e acqua. Antonio Russi, presidente dell’Enpa di Rovereto, afferma di essere soddisfatto della sentenza contro i droati (un uomo, G.L. classe 1981, e una donna, F.L. del 1982), ma non può comunque dirsi contento. «Questo - spiega - è uno dei tanti, troppi casi di maltrattamento di animali che avvengono in Trentino». Il fatto di Dro, fra l’altro, non si è risolto del tutto, perché il giorno in cui i carabinieri si sono recati a Fies per sequestrarli e affidarli a cure più adeguate, i cani erano spariti. «Non voglio neanche pensare dove e come si trovano adesso, sempre che siano sopravvissuti», commenta Russi. «In luglio - aggiunge - durante i vari sopralluoghi che ho effettuato a Fies insieme ad un’esperta in etologia e benessere animale dell’associazione Flama d’Anaunia, erano tenuti in condizioni insopportabili. Speriamo che la condanna serva da monito per chi crede di poter maltrattare impunemente degli esseri indifesi, perché noi, con l’aiuto delle forze dell’ordine, non lo accetteremo mai e agiremo sempre in loro difesa».

 

L’ECO DI BERGAMO

30 GENNAIO 2012

 

Soccorsa un'aquila avvelenata
In aumento i recuperi di fauna

 

 

Provincia di Bergamo - Il lieto fine si può già annunciare: è un po' debilitata, ma si riprenderà, l'aquila reale recuperata sabato dalla polizia provinciale e affidata alle cure del Cras Wwf di Valpredina. L'esemplare, un adulto, è stato avvistato da due escursionisti dalle parti di Adrara San Martino, sul sentiero che conduce al rifugio Gemba: aveva difficoltà ad alzarsi in volo.
Sul posto sono arrivate due guardie ecologiche volontarie e la pattuglia del nucleo ittico-venatorio, che hanno recuperato l'animale (impresa non facile per il tipo di terreno) e l'hanno condotto al Cras. L'aquila non è in pericolo di vita, ma per gli esperti del centro di Valpredina l'ipotesi è che soffra gli effetti di un avvelenamento indiretto. «I sintomi fanno pensare che abbia mangiato un ratto o qualche altro animale morto dopo aver ingerito topicida o forse un boccone avvelenato», spiega Enzo Mauri, direttore dell'oasi. Ora sono in corso le cure, e l'aquila viene tenuta al caldo con un'apposita lampada, per evitare che, già indebolita, sprechi energie per scaldarsi. «L'obiettivo è liberarla il prima possibile», dice Mauri. A novembre un'altra aquila reale era arrivata al Cras: trovata vicino a Capizzone, era stata colpita da pallini da caccia. Un mese dopo è stata liberata nei cieli di Fuipiano. In entrambi i casi, a prelevare e portare al centro specializzato le aquile ferite sono stati gli agenti del corpo di polizia provinciale, i cui interventi di recupero della fauna selvatica – che in base alle condizioni può andare al Cras, venire liberata sul posto o, in caso di carcasse, finire allo smaltimento o all'asta – sono in aumento: nel 2011 sono stati ben 783, contro i 726 del 2010 (cifra già molto alta se confrontata con quelle di qualche anno fa). Una media di più di due casi al giorno, anche se in realtà gli interventi hanno un picco nel periodo tardo-primaverile ed estivo. La casistica include un po' di tutto: dagli incidenti stradali, agli atti di bracconaggio, ad animali debilitati per ragioni naturali o ignote.

 
BORA.LA

30 GENNAIO 2012

 

Stabulario per la sperimentazione su animali a Trieste. “459mila euro per un vergognoso lager”

 

Anna Stancanelli

 

Scriveva il quotidiano di carta qualche giorno fa: L’Università di Trieste avrà nuovo “stabulario” in via Valerio 28, nell’edificio R e Ra, situato nella parte alta del comprensorio. Il progetto è inserito al punto 3 nel programma triennale delle opere. Nel 2012 ci sarà un primo intervento da 459mila euro (72mila euro di fondi ministeriale e 386mila di fondi regionali) per la riqualificazione dell’edificio per la realizzazione della nuova sede.

Riceviamo e pubblichiamo una email in merito:

I fondi che arriveranno per la costruzione dello stabulario sono 459mila euro, soldi pubblici che invece di sovvenzionare un vergognoso lager, potrebbero piuttosto essere investiti per l’istruzione come per lo sviluppo di metodi di ricerca SENZA l’inutile utilizzo e sfruttamento degli animali oppure quei fondi potrebbero aiutare finanziariamente coloro che non hanno la possibilità economica di studiare ma vorrebbero farlo, etc.La sperimentazione animale, o vivisezione, non è un metodo di ricerca tollerabile nel 2012!
Oltre ad essere un metodo mai validato scientificamente è anche chiaramente inaccettabile se si vuole rispettare la vita tutta, e non può servire a proteggere la nostra specie.
Infatti tutte le evidenze e le nostre attuali conoscenze scientifiche dimostrano che la vivisezione è inutile e fuorviante, così come documentato da importanti ricercatori, medici, scienziati, e veterinari, e come testimoniano purtroppo i gravi danni e a volte le catastrofi farmaceutiche che si sono verificate per aver estrapolato all’uomo i dati osservati su di una specie animale diversa.
Tale errore metodologico, tale pratica basata su presupposti anti-scientifici e su modelli fuorvianti, è di fatto un ostacolo all’avanzamento della ricerca bio-medica e alla scienza, e costituisce un pericolo per la nostra salute lasciando l’essere umano come la vera inconsapevole cavia.Venite a manifestare con noi, sabato 11 febbraio , alle 16.00-18.30, condividete con tutti i vostri amici e parenti, facciamo sentire il nostro sdegno!
Se il numero di partecipanti sarà alto, creeremo un corteo per le vie del centro di Trieste, partendo da Piazza della Borsa che è il ritrovo per la manifestazione.Potete confermare la vostra partecipazione nell’evento creato su Facebook intitolato: “No al nuovo stabulario a Trieste!” oppure – per chi non ha un profilo su Facebook – scrivendo una mail vuota con oggetto “Subscribe” alla mailing list: noallostabulariots@gmail.com All’Università di Trieste si allevano per la vivisezione: Opossum, Conigli, Ratti, Topi, Uccelli (Pulcini), Rospi africani.
Per chi non ne fosse a conoscenza, deve sapere che la sperimentazione animale, oltre ad essere fatta sui topolini, viene praticata in maniera cruenta anche su un numero enorme di altre specie viventi compresi gli animali definiti “d’affezione” come conigli, cani e gatti esattamente come i vostri, quelli che avete a casa e dei quali vi prendete cura, gli stessi che chiamate per nome e coccolate, ed in altri luoghi vengono seviziati per inutili scopi di ricerca pseudoscientifica come per la produzione di nuovi cosmetici (prodotti per la “bellezza” che in realtà nasconde mostruose atrocità).
Il tutto senza nessuna reale utilità scientifica in quanto l’uomo e l’animale hanno reazioni diverse alle varie sostanze !! In Unione Europea, solamente nell’anno 2008, vi sono stati 197.000 decessi per reazioni avverse al farmaco, tragedia cui ha contribuito certamente un metodo di ricerca ingannevole come la sperimentazione animale.Amando gli animali non si può che essere solidali con battaglie come questa in loro difesa.
Concludendo con una frase di M. Gandhi : “La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”, dimostriamo tutti assieme che ci crediamo veramente!”

 

RIVIERA 24

30 GENNAIO 2012

 

Minaccia di uccidere i cani del vicino che abbaiano troppo: sequestrati 4 fucili a pensionato

 

Fabrizio Tenerelli

 

Bordighera  (IM) - Gli stessi militari, nell'ambito di un altro controllo sulle armi, hanno sequestrato a scopo cautelativo quattro fucili da caccia a un pensionato di 63 anni, F.B., di Ospedaletti, che li aveva trasferiti di abitazione senza autorizzazione Quattro fucili da caccia, di cui uno a canne mozze, sono stati sequestrati dai carabinieri a un pensionato, di 64 anni, A.D., abitante in via Salerno, a Bordighera, querelato dal vicino di casa, dopo che aveva minacciato di uccidergli i cani perchè abbaiavano troppo. La vicenda ha avuto inizio, circa una settimana fa, quando il vicino si è recato in caserma per denunciare il fatto. Ai militari ha raccontato che il pensionato aveva più volte minacciato di uccidere a fucilate i suoi animali, che abbaiavano troppo. E' così scattato un controllo amministrativo sulle armi e i carabinieri hanno scoperto che uno dei quattro fucili (tutti calibro 12) regolarmente detenuti a uso caccia, era stato modificato. Gli avevano, infatti, tagliato la canna per una decina di centimetri. E' stato così denunciato per alterazione di fucile e per minacce. Gli stessi militari, nell'ambito di un altro controllo sulle armi, hanno sequestrato a scopo cautelativo quattro fucili da caccia (in gran parte calibro 12), a un pensionato di 63 anni, F.B., di Ospedaletti, che li aveva trasferiti di abitazione, senza chiedere l'autorizzazione. In pratica, avendo la licenza soltanto alla detenzione, avrebbe potuto detenerli in casa, ma non trasferirli altrove.

 

CASERTA NEWS

31 GENNAIO 2012

 

Bruciato vivo un cane, intervento delle Guardie Zoofile dell’EMPA

 

Caserta - Alla crudeltà dell'uomo nei confronti degli esseri animali non c'è mai fine. Dopo il ritrovamento, alcune settimane orsono di decine e decine di cani morti, molti dei quali sono stati trovati imbustati, al solo scopo di evitarne il ritrovamento, a Lettere è stato bruciato vivo un cane e lasciato morire fra atroci ed inenarrabili sofferenza. In seguito ad una segnalazione anonima pervenuta alle Guardie Zoofile E.M.P.A. (Ente Mediterraneo Protezione Animali), a Lettere, in via Varo Chirico è stata ritrovata la carcassa bruciata di un cane. Il Capo Nucleo delle guardie zoofile Salzano Giuseppe affiancato dalla guardia zoofila Castiello Antonio si portavano immediatamente in loco dove rinvenivano sul ciglio della strada un cane di razza meticcio di media taglia totalmente bruciato e male odorante. Pur nel raccapriccio della atroce scoperta, le due Guardie Zoofile contattavano il Comando della locale Polizia Municipale che, tempestivamente, si portava sul posto con l'Agente Giordano S.. Veniva contattato l'Ufficio Veterinario dell'ASL di competenza che inviava sul posto il dottor Cascone, per rintracciare il proprietario dell'animale. Il dottor Cascone effettuava i dovuti rilievi con l'apposito lettore informatico per accertarsi dell'eventuale presenza di microchip. Purtroppo la ricerca ha dato esito negativo ed ancora una volta le "bestie" (il riferimento va all'uomo o agli uomini che hanno bruciato un animale indifeso) non saranno punite come sarebbe opportuno fare. A questo punto, il dottor Cascone disponeva l'immediata rimozione della carcassa per motivi igienicosanitari ed ambientali come previsto dalla Legge Regionale N°16 del 24/11/2001. "A volte" – hanno affermato le due Guardie Giurate dell'E.M.P.A. – "si sentono notizie che fanno rabbrividire ed inorridire che ci fanno chiedere quanto sia realmente "umano" l'essere umano. Sono notizie che riguardano non solo il rapporto tra gli uomini, ma anche quello con gli animali, frequentemente vittime senza voce destinate a subire l'incredibile efferatezza di certi esseri immeritevoli di essere considerate persone".

 

IL CITTADINO

31 GENNAIO 2012

 

In tre a processo per il “canile lager”: «Cucciolo morente in cella frigorifera» 

 

San Giuliano (MI) -  In tre sono finiti sotto processo a seguito del blitz del 4 febbraio di tre anni fa da parte del comando milanese e bresciano del corpo forestale dello Stato in un canile di San Giuliano Milanese, dove secondo gli inquirenti arrivavano cuccioli allevati nell'Est Europa, destinati a venire poi rivenduti: le ipotesi di reato, a vario titolo, sono di maltrattamento di animali, falso in documenti e frode in commercio.A giudizio a Lodi sono B.G., 52 anni,il figlio B.M., 34, e G.D., anche lui di 34 anni. Tutti, assistiti di fiducia da uno studio legale di Milano, hanno deciso di affrontare il processo con rito ordinario per difendersi puntualmente da tutte le accuse; ciò sostenendo di aver sempre seguito tutte le procedure richieste per la loro attività, comprese quelle per la sorveglianza sanitaria. Ma ieri mattina in aula uno dei testimoni del pm ha confermato un particolare che appare agghiacciante: «Abbiamo trovato un cucciolo agonizzante in una cella frigorifera». La Forestale aveva posto sotto sequestro 110 animali, quasi tutti cuccioli nati fra i 40 e i 50 giorni prima. Erano stati affidati in custodia a uno degli indagati, e per alcuni erano state ritenute opportune cure presso un veterinario di Sordio.La Lega antivivisezione si è costituita parte civile, affidandosi all’avvocato Roberto Rota di Lodi. Si preannuncia una lunga sfilata di testimoni. Tra i particolari ricordati ieri in udienza, anche l’ipotesi di irregolarità nell'applicazione dei microchip che, obbligatoriamente, devono identificare ciascun animale. L’accusa di frode in commercio nasce dalla possibile mancata rispondenza degli animali destinati alla vendita con i requisiti previsti soprattutto per quanto riguarda le vaccinazioni obbligatorie. Alcune immagini del blitz della Forestale erano state anche trasmesse da “Striscia la notizia”.

 

TIO.CH

31 GENNAIO 2012

 

Cani morti dopo venti giorni senza acqua e cibo

 

CASTIGLIONE D'INTELVI (CO) - Sono rimasti per oltre venti giorni senza acqua né cibo i due cani ritrovati il 27 dicembre in un'abitazione di Castiglione d'Intelvi, in provincia di Como, di proprietà di due luganesi. E' questo, riferisce laRegioneTicino, il risultato dell'autopsia sui corpi dei due cani, letteralmente morti di stenti.Uno dei due animali, un rottweiler, era già morto all'arrivo dei Carabinieri, mentre l'altro, un cane corso, morì subito dopo. Nella casa di vacanza dei due luganesi, che continuano ad essere irrintracciabili, la situazione era agghiacciante: i cani erano riversi tra ciotole vuote ed escrementi.L'esito dell'esame autopstico compromette ulteriormente la posizione degli imputati, che rischiano fino a 18 mesi di carcere e una salatissima multa, anche perché si delinea, per i due, la colpa più che il dolo.

 

IL RESTO DEL CARLINO

31 GENNAIO 2012

 

Cani avvelenati, bocconi fatali nei giardini: morto un meticcio

L'allarme, mix di sostanze letali

 

 

Ascoli - «LA CRUDELTA’ verso gli animali è il tirocinio della crudeltà contro gli uomini». Il motivo della citazione del celebre poeta Publio Ovidio Nasone risiede prevalentemente nel fatto che non si trovano le parole per commentare quanto avvenuto nei giorni scorsi nel quartiere di Monticelli. Diversi cani, infatti, sono stati avvelenati da un mix di sostanze, studiate appositamente ad hoc da qualche cittadino che non ha rispetto nè per gli animali nè per i loro padroni, divertendosi a far del male agli amici a quattro zampe. Purtroppo, però, uno di questi non ce l’ha fatta. «Effettivamente abbiamo riscontrato che il cane aveva ingerito qualche sostanza velenosa — spiega il veterinario dell’animale, del quale non possiamo rivelare il nome per questioni di privacy —. Negli ultimi tempi si sono verificati molti casi di avvelenamento e questo non è stato che l’ultimo in ordine di tempo. Comunque, abbiamo dei seri motivi per ritenere che qualcuno che non ha molto a cuore i cani possa aver preparato una trappola volta a far loro del male».DOPO LE RECENTI segnalazioni, fra l’altro, hanno anche preso avvio le apposite indagini da parte dell’istituto zooprofilattico, un organo gestito direttamente dal Ministero della Salute, che si preoccuperà di effettuare dei test per scoprire le cause dell’avvelenamento. «Di norma — prosegue il veterinario — non appena ci sia un seppur minimo sospetto che un cane sia stato avvelenato si provvede ad avvisare tale istituto attraverso una denuncia. Non è la prima volta che una cosa del genere accade e ci auguriamo che non succeda mai più». Effettivamente, negli anni scorsi un episodio del genere si verificò anche in altre zone del territorio. Su tutti spicca il caso di Colle San Marco, risalente ad almeno un anno fa. Più recente, invece, il fatto che si è verificato a Castel di Lama, quando un cane mangiò un boccone avvelenato in pieno centro. Del resto, la crudeltà umana non ha limiti ed il tragico fatto accaduto nei giorni scorsi a Monticelli ne è la dimostrazione. Come ci si più divertire nel veder morire degli amici a quattro zampe? Purtroppo, a volte l’uomo agisce senza ragionare e senza pensare al fatto che, spesso e volentieri, per molte persone i cani sono importanti quanto come dei figli. La scomparsa di un cane, all’interno di una famiglia, può essere molto dolorosa. Specialmente se la morte avviene senza un motivo. Come è accaduto per il meticcio ucciso a Monticelli per colpa di un mix di sostanze velenose studiato ad hoc.Matteo Porfiri

http://sondaggi.quotidiano.net/?sondaggio=8538

 

GIORNAL

31 GENNAIO 2012

 

Salvati i tre cani dispersi a Montemagno (AT)

 

Sono usciti intorno alle 14.45 dai cunicoli d’argilla dove si erano cacciati per stanare tassi e volpi i tre cani dispersi da sabato pomeriggio a Montemagno, nell’astigiano. Un primo intervento dei Vigili del Fuoco, allertati sabato scorso, non ha portato risultati. Il sindaco di Montemagno Paolo Porta si è allora rivolto al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico che nel pomeriggio di oggi (30 gennaio 2012), con l’impiego di una squadra della delegazione di Alessandria e di cinque tecnici disostruttori del soccorso speleologico, è riuscito a mettere in salvo gli animali. Dopo un’attenta valutazione dei cunicoli in cui erano entrati i cani, i soccorritori hanno utilizzato dei fumogeni da cava per capire quale fosse la circolazione d’aria all’interno della massa rocciosa. Hanno poi ampliato gli stretti passaggi sotterranei sino a raggiungere “a voce” i cani intrappolati che, seguendo i richiami, sono usciti indenni dalle tane. Ad attenderli il padrone Paolo Guaschino e i tecnici del CNSAS. I volontari, oltre alla normale dotazione per l’allargamento di passaggi stretti in grotta, erano pronti a intervenire anche con un piccolo escavatore messo a disposizione dal sindaco e guidato dal volontario Valerio Pizzoglio. Per far giungere il mezzo all’imbocco dei cunicoli, questa mattina i tecnici del soccorso alpino hanno aperto un varco nel bosco con la motosega. Hanno partecipato alle operazioni il delegato del CNSAS di Alessandria Maurizio Depetris, con i volontari Roberto Dolfini Roberto Brizio e Giorgio Mazzuccato e i tecnici della I Zona speleologica del CNSAS Franco Cuccu, Flavio Dessi, Riccardo Dondana, Luca Ghiglia e Valerio Pizzoglio, appartenenti alla commissione disostruzione del Soccorso Speleologico.

 

LA ZAMPA.IT

31 GENNAIO 2012

 

Asti, speleologi salvano tre cani

I quattrozampe si erano infilati in una tana di un tasso dove sono rimasti intrappolati

 

Asti Ettore, Aurora e Boosta hanno vissuto la nevicata sotto terra, ma dopo quasi trenta ore i tre cani sono salvi. Il loro abbaiare si era perso sotto mezzo metro di neve ed oltre uno di terra. Il maltempo ha complicato le operazioni di soccorso avviate sabato, dopo l'allarme lanciato dal padrone dei tre Jack Russel Terrier, e felicemente concluse ieri pomeriggio. Mobilitati Vigili del fuoco e il Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico.«Abbiamo fatto l'impossibile e ci siamo riusciti» spiega Paolo Guaschino, proprietario di Vercelli, sul confine della tenuta Maranzana. I tre animali erano rimasti intrappolati in una tana nella riserva di caccia Maranzana, alle porte del paese. «Stavamo accompagnando una battuta quando seguendo le tracce di una volpe i tre cani si sono infilati nella tana di un tasso» ricorda Guaschino, titolare dell'allevamento Mascalzone Canino. «Tana dall'imbocco di una trentina di centimetri e presumibilmente profonda un metro e mezzo per uno sviluppo di una decina di metri. Nonostante i tentativi non è stato possibile farli tornare indietro» prosegue nel racconto. Da qui la richiesta di soccorso. Grazie ad uno strumento di rilevazione sonora domenica pomeriggio i pompieri hanno udito un primo abbaiare.
«Alle cuffie ho riconosciuto Ettore» ammette l'allevatore, ricordando il nome di uno dei tre esemplari di 3 anni. Si tratta di Boosta, Aurora di San Martino delle Scale e Krisbos Dundee «Ettore» in particolare quest'ultimo è campione italiano riproduttore. Mentre Aurora è stata la prima campionessa nazionale di lavoro. Sempre al suo fianco il sindaco Paolo Porta che si è poi rivolto al Corpo Alpino che, con l’impiego di una squadra di Alessandria e di cinque tecnici speleologi, è riuscito a mettere in salvo gli animali. «Sono stati utilizzati fumogeni da cava per capire quale fosse la circolazione d’aria all’interno della massa rocciosa. Ampliati gli stretti passaggi sotterranei sino a raggiungere a voce i cani intrappolati che, seguendo i richiami, sono usciti indenni» concludono i soccorritori, pronti a intervenire anche con un piccolo escavatore.

 

GEA PRESS

31 GENNAIO 2012

 

Milano: centinaia di piccioni presi a fucilate (fotogallery)

Scoperto forse il mandante.

 

Tra San Bovio e Peschiera Borromeo, ovvero luoghi che sanno ancora di campagna, sebbene la città di Milano sia ormai molto vicina. Fossi colmi d’acqua, campi ancora vasti e le antiche cascine. Un luogo ideale per le passeggiate che però, sabato scorso, si sono trasformate in un incubo con centinaia di piccioni presi a fucilate.Attirati da una sorta di macchina che agitava due stampi a forma di piccione e centrati dai fucili tenuti da alcuni omini in tuta mimetica. Un abbigliamento anche un po’ ridicolo, visto che non c’era poi molto bisogno di nascondersi. Gli “incaricati della Provincia di Milano” (così si sono presentati agli scioccati cittadini) uccidevano i piccioni. La mattina presso la Cascina Deserta, nel pomeriggio nella stradella di Cascina Pestazza.“E’ stata una scena incredibile – dice a GeaPress Paolo Penna, autore assieme a Salvatore Cavallaro delle foto che vi mostriamo – Non vi era alcuna transenna, nessun segnale di quanto stava avvenendo alla Cascina Pestazza. E difficile non entrare nel merito – aggiunge Paolo Penna – ma almeno fare in modo di segnalare il pericolo“.I presunti “incaricanti della Provincia di Milano“, stante quanto riferito dai cittadini che si sono poi messi in contatto con la nostra Redazione, di tanto in tanto guardavano verso la stradella e riprendevano a sparare.“Potevano esserci bambini – aggiunge Paolo Penna – un pericolo ma anche uno strazio, da vero e proprio trauma. Avrebbero potuto vedere – spiega il sig. Paolo – la scena tristissima alla quale ho assistito, ovvero un piccione morto con la testa giù nell’acqua ed un’altro che girava attorno senza volersi allontanare da lui. E’ stato un incubo, non finivano di sparare, la campagna era disseminata di piccioni morti ed altri feriti, una cosa indegna, da farci vergognare tutti se è vero che tutto ciò è stato voluto dalla Provincia di Milano“.Appena notato il gruppetto di cittadini, i due, forse tre, personaggi in mimetica, hanno spiegato cosa stavano facendo. Spiega il sig. Paolo: “hanno detto che erano della Provincia, dicevano che i piccioni portavano le malattie. A noi sembrava una cosa primitiva, veramente indegna. Non riesco a capire come si possa solo pensare di mettere in atto una cosa di questo genere“.Quanto avvenuto sabato scorso ha trovato un’eco presso lo stesso Consiglio Provinciale di Milano, dove il Consigliere dell’IdV Luca Gandolfi, ha presentato un’interrogazione urgente indirizzata la Presidente della Provincia, all’Assessore al ramo e al Presidente del Consiglio provinciale.La strage alla quale fa riferimento il Consigliere Gandolfi, è avvenuta nei pressi della Cascina Deserta, circa 200 metri ad ovest della Cascina Pestazza. In mezzo le palazzine di via Abruzzi, i cui abitanti, allarmati, hanno iniziato a rivolgersi a chi credevano potesse loro dare una risposta. Secondo l’interrogazione di Gandolfi, si sono sentiti rispondere dalla Polizia Locale che trattavasi di addetti della Polizia Provinciale.Una tranquilla giornata di sabato. Quanto basta per riposarsi dopo una settimana di lavoro tra omini in mimetica, fucili e piccioni che cadevano impallinati.Il Consigliere Gandolfi, nelle premesse dell’interrogazione, conferma come i personaggi in mimetica possono essere stati incaricati della Provincia di Milano e cita a tale proposito i cittadini che anche a lui si sono rivolti sconcertati ed indignati per quanto stava avvenendo.Adesso la Provincia di Milano dovrà riferire quanti piccioni sono stati abbattuti e perché non si è ricorso a metodi alternativi. Dove sono poi finite le centinaia di “carcasse”. Per legge sono rifiuti speciali e il loro trattamento costa parecchio.In effetti la legge affida alle Province alcuni aspetti relativa alla gestione della fauna selvatica. Aspetto, questo, più volte polemicamente richiamato dall’ENPA di Milano che ha sottolineato come i propri volontari debbano sobbarcarsi quasi sempre non solo il recupero ma anche i costi di degenza degli animali. I compiti di contenere le specie definite “invasive”, sono in genere affidati alle Polizie Provinciali le quali spesso si dotano di squadre faunistiche che possono avvalersi anche dei proprietari e conduttori dei fondi sui quali si attua il controllo, ma anche di altri soggetti muniti di licenza per l’esercizio venatorio. In alcuni casi viene appositamente specificato che non si tratta di attività di caccia, ma di interventi di pubblica utilità. Sebbene non si tratta di attività di caccia gli animali possono però fare la stessa fine.Un esempio per tutti è a Varese, dove, nel 2010, la Polizia Provinciale ha dichiarato come il 98% delle uccisioni riguardava piccioni e cornacchie. In tutto 10871 animali stecchiti. Non trattasi di attività di caccia, ma la stessa Polizia Provinciale comunica che le persone autorizzate possono comunicare anche solo via fax l’abbattimento e portare (nel caso dei cinghiali) le carcasse al macello di Luino. Eseguito il controllo veterinario, il cinghiale viene consegnato al caposquadra. Secondo voi, come verrà smaltito?Questa è la tracciatura prevista, in un macello che ha pure distribuito ai supermercati, stante una recente indagine della Procura della Repubblica di Varese, cavalli che non potevano essere toccati. Non lo sapevano, avrebbero dichiarato chi al controllo veterinario, ma provenivano dal mondo delle corse. I documenti venivano manomessi e in particolare, ad essere asportato, sarebbe stato il foglietto che ne dimostrava la provenienza. (vedi articolo GeaPress).Insomma, storie di fucili, permessi di caccia, piombo, sangue, macelli e smaltimento di carcasse. Meno male, a questo punto, che sabato pomeriggio la strage dei piccioni di Milano sia stata documentata. Chissà cosa ne penserà la già alta percentuale di italiani (ben il 76,4%) che nell’ultimo Rapporto Italia 2012 dell’Eurispes si sono dichiarati contrari all’attività venatoria

VEDI FOTOGALLERY:

http://www.geapress.org/caccia/milano-centinaia-di-piccioni-presi-a-fucilate-fotogallery/23647

 

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31 GENNAIO 2012

 

Traffico di animali protetti: donna fermata all’aeroporto con 2578 cavallucci marini

 

Tempi difficili per i trafficanti di animali. Sono sempre più numerosi, per fortuna, i casi di sequestro di traffico illecito di animali, alle dogane degli aeroporti internazionali. L’ultimo caso riguarda una donna di 49 anni, fermata all’aeroporto di Amsterdam, mentre cercava di imbarcarsi sul volo per Hong Kong, trasportando nella sua valigia ben 2578 esemplari di cavallucci marini morti. Pare che la donna, proveniente da Lima, si stesse dirigendo ad Hong Kong dove questi animali costituiscono un ingrediente importante nella medicina tradizionale cinese. Infatti, la polpa del cavalluccio marino viene utilizzata per ricavare un potente afrodisiaco. La donna si sarebbe giustificata dichiarando di aver acquistato i cavallucci già morti in un mercato di Lima. Tuttavia esistono delle leggi ben precise che tutelano questi animali ad alto rischio estinzione. Stando alla normativa, la vendita di questi animali può essere ottenuta solo attraverso un regolare permesso, di cui la donna non era in possesso. Per questo motivo le spiegazioni della donna, che credeva di non aver fatto nulla di male, non sono state accettate dagli impiegati della dogana.

 

TUTTO GRATIS

31 GENNAIO 2012

 

Padrone distratto lascia il cane fuori dall’ascensore rischiando di ucciderlo

 

Avere un cane richiede una gran responsabilità. A volte basta un attimo di distrazione e rischiare una tragedia, ma il protagonista di questa storia sicuramente non dimenticherà mai più il suo cane. È stato pubblicato nei giorni scorsi, su youtube, un video registrato in un palazzo di Chicago in cui si vede un uomo che insieme al suo cane, legato al guinzaglio, cammina in un corridoio dirigendosi verso l’ascensore. Una volta nell’ascensore, perso nei pensieri, l’uomo non si accorge che il suo cane, non è entrato con lui. Solo quando le porte si sono chiuse, l’uomo si è reso conto che il suo cane, legato al guinzaglio, era rimasto nel corridoio. A nulla sarebbero serviti i tentativi dell’uomo disperato di aprire le porte dell’ascensore che appena partito si è trascinato via il cane. Per fortuna però, il cane non è morto e l’urto violento contro il soffitto, ha staccato il guinzaglio dal collare facendo cadere il povero animale a terra. Da una seconda telecamera, mentre l’uomo era in ascensore, passava dal corridoio una donna che aveva distratto il cane invitandolo verso di sè. L’uomo è poi tornato al piano inferiore, temendo di trovarsi uno spettacolo terrificante. Per sua fortuna non è stato cosi, il suo cane terribilmente spaventato, era nel corridoio in compagnia della donna che cercava di tranquillizzarlo.

VIDEO

http://attualita.tuttogratis.it/animali/padrone-distratto-lascia-il-cane-fuori-dallascensore-rischiando-di-ucciderlo/P140503/ 

 

LIBERO

31 GENNAIO 2012

 

Il cane è "una spesa inutile": spot della 3 nella bufera

La compagnia di telefonia sotto accusa per una pubblicità, poi ritirata. L'associazione pro animali: "Incita all'abbandono"

 

Uno spot radio della compagnia telefonica 3, fa arrabbiare gli animalisti. Il motivo? Nella pubblicità si paragona il cane ad una spesa inutile che si può tranquillamente tagliare in tempo di crisi, mentre una chiavetta Usb viene ritenuto un acquisto oculato e giusto. La protesta dell'Aidaa, Associazione italiana diritti anima e ambiente, non si è fatta attendere. "Incitare ad abbandonare il cane è davvero troppo - dice il responsabile dell'associazione Lorenzo Croce - Faremo verificare ai nostri legali se ci sono gli estremi per citare la 3 per istigazione e boicotteremo in ogni modo la compagnia di telefoni". L'azienda dal canto suo si scusa per aver urtato la sensibilità degli ascoltatori. "Ci rendiamo conto che lo spot così formulato, potrebbe essere frainteso - si legge in una nota della 3 - la pubblicità verrà modificata già nei prossimi giorni".

 

BLITZ QUOTIDIANO

31 GENNAIO 2012

 

Il canile è sotto la neve: detenuti mobilitati per liberare gli animali

 

GLINA (ROMANIA) – In Romania, un gruppo di detenuti del carcere di Jilava, sono stati mobilitati per dare una mano a liberare dalla neve le gabbie del canile di Glina. rimasto completamente sommerso dalla neve caduta abbondante in queste ore.  La Romania e i Balcani sono infatti alle prese con un’ondata di gelo eccezionale. Le condizioni si erano fatte drammatiche per gli animali, con i cumuli alti fino a un metro attorno e dentro alle gabbie. Le temperature hanno raggiunto negli ultimi giorni medie di quindici gradi sottozero con picchi anche di -27: nel fine settimana alcune tempeste di neve a ripetizione avevano sommerso il rifugio e per questo si è deciso di evacuare il canile con l’aiuto dei detenuti del carcere.

FOTO

http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/canile-neve-detenuti-mobilitati-animali-1101070/ 

 

LA ZAMPA.IT

31 GENNAIO 2012

 

L'ippica in crisi perde i suoi eroi Giallo sulla sorte di 3 mila cavalli

Venduti all'estero,regalati o messi a riposo: ma di molti si sono perse le tracce

 

GIORGIO VIBERTI

 

Torino - Non si uccidono così anche i cavalli? Il titolo del film che Sydney Pollack realizzò negli Anni Sessanta sembra una cinica sintesi della grave crisi dell’ippica italiana, bloccata dall’inizio del 2012 e a rischio di non riprendere più l’attività. Dopo le tre grandi manifestazioni di protesta delle ultime settimane davanti a Montecitorio, oggi il Senato esaminerà finalmente il cosiddetto «decreto salvaippica», quindi domani i rappresentanti delle diverse categorie - fantini, guidatori, allevatori, allenatori, proprietari, artieri, addetti agli ippodromi - incontreranno il presidente dell’Unire (l’ente che gestisce le corse in Italia) e il ministro dell’Agricoltura, Mario Catania.E’ l’ultima disperata chance per cercare quantomeno di arginare una crisi diventata gravissima, che rischia di gettare sul lastrico almeno trentamila persone. Ma parte del dramma sembra ormai essersi compiuto. Nell’ultimo mese centinaia di addetti ai lavori hanno già cambiato mestiere (meglio, sono alla ricerca di un’altra occupazione) e migliaia di cavalli - sarebbero circa tremila - sono usciti per sempre dai centri di allenamento e dal mondo delle corse. In questi giorni il Governo sta soltanto cercando di chiudere le stalle quando però sono già scappati i cavalli, molti dei quali tra l’altro rischiano di fare davvero una brutta fine.Per motivi diversi, causati soprattutto dall’insipienza politica di chi per troppo tempo ha gestito in modo criminale l’ippica nazionale, il mondo dei cavalli in Italia - fra i più qualitativi al mondo - ha subìto negli ultimi 10 anni una progressiva involuzione che ha contribuito a dimezzare il montepremi totale delle corse - l’unica risorsa del settore - nei 45 ippodromi della Penisola.Sembrano passati secoli ormai dai trionfi del grande Varenne, secondo molti il più forte trottatore di tutti i tempi, che anche da stallone, nel ruolo di papà, sta confermando il blasone di star delle piste di tutto il mondo (62 vittorie su 73 corse dal 1998 al 2002). E pare quasi incredibile che il più forte fantino in campo internazionale sia ancora, malgrado i suoi 41 anni suonati, l’italiano Lanfranco «Frankie» Dettori, figlio d’arte e milanese di nascita anche se costretto poi a emigrare in Inghilterra per diventare famoso.«Se non si interviene subito, l’ippica italiana morirà». La drastica sentenza è di Roberto Brischetto, 57 anni, titolare dell’Allevamento Il Grifone di Vigone, vicino a Torino, dove «funziona» (nell’ippica si dice così) come stallone Varenne. Brischetto è un numero uno dell’ippica italiana. Nel 2011, come allevatore e proprietario di cavalli, ha vinto la classifica nazionale per somme vinte e numero di successi nelle corse al trotto. Eppure anche lui, come migliaia e migliaia di operatori ippici, rischia la bancarotta: nel suo bilancio di imprenditore un mese di stop delle corse ha significato un disavanzo di circa un milione di euro, tra spese e mancati guadagni. «Ma non siamo solo noi addetti ai lavori a rischiare il tracollo, è in grave pericolo anche la vita dei cavalli».In Italia sono circa 15 mila i trottatori o purosangue in attività e ogni anno ne nascono altri 5 mila. Un numero enorme che testimonia della cultura e della tradizione ippica in Italia, ma che potrebbe portare - se non si troverà rapidamente una soluzione alla crisi - a una raccapricciante carneficina. «Anche se il Governo deciderà di intervenire per salvare il mondo delle corse, molti cavalli, almeno 6-7 mila, non potranno mai più scendere in pista». Anche un’eventuale e auspicata ristrutturazione dell’ippica italiana porterebbe infatti a un drastico taglio nel numero degli ippodromi (45 sono troppi anche per un Paese «ippofilo» come il nostro), degli operatori del settore e quindi anche dei cavalli.Ma che fine faranno gli animali in esubero? «Una parte potrebbe essere destinata, a titolo pressoché gratuito, all’ippoterapia», attività che da qualche anno contribuisce al recupero di alcune forme di disabilità. Altri cavalli sarebbero forse assorbiti dal cinema, dai circhi o da altre forme di spettacolo. «C’è poi il cosiddetto “cavallo da compagnia” per chi ama il trekking in sella, un hobby tuttavia ridottosi sensibilmente dopo che il redditometro ha considerato un lusso possedere un cavallo». Purtroppo però il rischio maggiore è che molti animali allo sbando finiscano per favorire il business di attività illecite. «Non si può negare che, soprattutto nel Sud dell’Italia, le corse ippiche clandestine sono ancora una triste realtà» sottolinea Brischetto. Che invece, da appassionato allevatore e proprietario di trottatori, non vuole nemmeno considerare l’esito più triste e inquietante: la macellazione.Inutile nascondersi dietro a uno zoccolo. Persino in Irlanda, patria e tempio del galoppo mondiale, la grave crisi ippica di qualche anno fa portò a un sensibile incremento nel consumo della carne equina. In Italia i cavalli da corsa, conclusa la carriera agonistica (a 10 anni i maschi, a 7 le femmine), non possono essere destinati alla macellazione perché solitamente non vengono sottoposti negli anni ai controlli veterinari previsti dalla legge. Ma la realtà, soprattutto in questo periodo di crisi economica, è ben diversa. Ed è logico pensare che proprietari e macellai spregiudicati abbiano buon gioco anche per la mancanza di una rigorosa anagrafe equina.«Preferisco pensare ai nostri cavalli che stanno trovando spazio e vittorie negli ippodromi stranieri» aggiunge Brischetto. E’ soprattutto la Francia, per vicinanza geografica e allettante offerta economica in termini di montepremi, a offrire le chances migliori ai nostri destrieri. Ma si tratta di corse per una ristretta élite, della punta dell’iceberg, così come rappresentano un’esigua minoranza i fantini, driver o allenatori italiani che riescono a distinguersi anche fuori dall’Italia. «Tutti gli altri, se non si interviene in fretta, scompariranno dalla scena». E’ l’ultimo grido d’allarme di Brischetto. Non si uccidono così anche i cavalli?

 
ASCA
31 GENNAIO 2012
 
Animali: Aidaa, stop a torture per esperimenti bellici
 
Roma - Secondo stime forse poco prudenziali sono circa 30.000 gli animali (compresi i topi) che ogni anno vengono utilizzati per gli esperimenti bellici o militari in Italia, secondo altri dati ovviamente ufficiosi sono molto meno. E' quanto denuncia l'associazione per i diritti degli Animali, Aidaa che spiega: ''Il dato reale non e' dato sapersi in quanto gli esperimenti bellici e militari per i quali si utilizzano direttamente gli animali sono coperti in buona parte dal segreto militare e quindi non rilevabili.Non e' dato sapere nemmeno a livello ufficiale dove sono ubicati gli eventuali stabulari dove vengono testati sugli animali gli effetti dei gas e delle altre sostanze chimiche usate nella produzione degli ordigni bellici, oppure utilizzati per sperimentare a livello bellico i nuovi sistemi di mine antiuomo o altre ordigni che producono effetti letali sugli animali prima che po ssano essere usate per ammazzare o mutilare altri uomini.
Si vocifera di cani utilizzati per i test dei proiettili dirompenti o per altri ordigni bellici che producono in questi animali orrende mutilazioni e morti atroci.
Si parla di iniezioni di sostanze tossiche e potenti veleni in topi, ed altri animali, di gatti e cani costretti ad annusare i gas bellici ai vari livelli.
Ma anche di animali usati nei simulatori degli aerei da guerra in fase di sperimentazione o lanciati con nello spazio con vettori sperimentali per testarne la resistenza.
Vero? Falso? Non e' dato saperlo in quanto si tratta di esperimenti, di torture legalizzate coperte dal segreto di stato o dal segreto militare.
Torture che sono ancora consentite e previste anche dalla nuova normativa europea sulla vivisezione in fase di recepimento anche da parte del Parlamento Italiano''. Per questo Aidaa ''sta predisponendo un esposto da presentare alla procura militare centrale di Roma, con i l quale si chiede di verificare se negli esperimenti bellici e militari, siano rispettate quelli che sono gli standard di benessere minimo previsto dalla legge''.
Inoltre nell'esposto firmato dal presidente dell'associazione, Lorenzo Croce inviato in copia anche al ministero della Difesa si chiede di ''conoscere il numero ed il tipo di animali che ogni anno vengono torturati e sui quali si fanno esperimenti di natura bellica e militare e di conoscere quali sono i tipi di esperimenti a cui vengono sottoposti questi animali''.