gennaio 2013
 

GEA PRESS
1 GENNAIO 2013
 
San Vito dei Normanni (BR) – cuccioli sgozzati – la testimonianza di chi ha trovato i corpi
Le Guardie del WWF: tutte le ipotesi sono aperte ma occorrono altre indagini.
 
Sono stati rimossi nella giornata di ieri i corpi dei tre cuccioli trovati uccisi l’altro ieri nei pressi di San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi (vedi articolo GeaPress ). Su quanto può essere successo rimane confermata solo la modalità di uccisione. Sgozzamento nel caso di due animali e lacerazione, sempre con probabile utilizzo di un coltello, del ventre del terzo cagnolino. Metodi che sarebbero stati confermati  anche dai Veterinari dell’ASL intervenuti nei luoghi. Ieri la Polizia Municipale di San Vito dei Normanni si è nuovamente recata nel casolare della morte. Nessun indizio sarebbe stato rilevato, anzi ad essere stata verbal izzata è solo la presenza di eternit in cattivo stato di conservazione.
Secondo le Guardie WWF di Brindisi, dirette da Cosimo Quaranta, è probabile che l’uccisione degli animali non sia avvenuta nel punto ove sono stati trovati. Si tratta, come ormai noto, dell’uscio del casolare di campagna. Difficile capire come l’autore dell’efferato gesto si sia potuto avvicinare ai tre cani. Si trattava, infatti, di animali molto diffidenti e di fatto inavvicinabili. La tesi di una sedazione, magari con l’utilizzo di appositi bocconi, appare improbabile. I tre cuccioli, però, potrebbero essere stati bloccati da chi poi li ha uccisi, all’interno di una delle stanza del casolare. Solo dopo la morte, come una minaccia, sono stati riposti all’entrata dell’edificio.
Una ipotesi che sembra plausibile anche a  Marzia Zito, la volontaria che domenica pomeriggio ha fatto la tremenda scoperta. “Sono rimasta impietrita – riferisce la volontaria a GeaPress – non sapevo neanche che fare. Ho poi chiamato le Guardie del WWF ed un’amica“. La notizia arriva così a Torino, dove opera una volontaria che si occupa delle adozioni in loco. Anche Antonella Solomita, questo il nome della seconda volontaria, non sa fornire alcuna spiegazione logica per quanto successo. Non c’è molto tempo per riflettere e l’attenzione, domenica pomeriggio, era già rivolta ad una quarto cucciolo. E’ stato rintracciato solo ieri. E’ nei pressi, ma anche lui è inavvicinabile.
Sia i volontari che le Guardie WWF confermano come nelle prossime ore si tenterà il trasferimento sia del cucciolo che delle due femmine adulte che vivono nei luoghi. Anche i tre uccisi, però, avevano trovato una sistemazione. Dovevano andare a Pisa, ma in loco non erano arrivati aiuti per uno stallo. Nel frattempo ha provveduto il loro assassino.
Ma chi può essere costui? In realtà sembra che nessuno abbia un’idea precisa. Mai un minaccia, anzi lo stesso luogo era frequentato da altri volontari. “Avevo trovato i piatti con il cibo – precisa Marzia Zito – ed avevo pure lasciato un cartello. Ancora, però, non vi era stato un contatto“. Di certo nessuna minaccia era stata avanzata. Nessun malumore con le persone del posto. Del resto il casolare abbandonato è proprio vicino la strada provinciale e solo l’asfalto era sembrato essere l’unico problema da affrontare con urgenza. Il rischio, cioè, che i cagnolini potessero finire sotto le ruote di un’automobile. Una cagna del gruppo aveva già fatto quella fine.
Le case più vicine, tutte restrosanti al casolare, non sono comunque molto vicine e nessuno aveva mai protestato per la presenza di quei cani. Chi ha allora ucciso in maniera così tremenda i poveri cani?
Secondo Cosimo Quaranta, il metodo utilizzato è decisamente insolito. “Cani avvelenati, bastonati, oppure centrati da colpi di arma da fuoco sono già capitati – riferisce il Responsabile delle Guardie del WWF – ma quella maniera è inedita“. Nessun precedente, dunque. “Di fatto ogni ipotesi è prematura – riferisce Cosimo Quaranta - Occorreranno approfondimenti e perlustrazione dei luoghi“. La ricerca di un segnale, un possibile indizio di una tensione esistente e magari mai manifestata. Un minimo di traccia che possa giustificare la minaccia per i volontari o l’azione di un sadico.
 
LA STAMPA
1 GENNAIO 2013
 
Nuovi casi di avvelenamento di cani e gatti al Prolungamento e alle Fornaci
Denuncia dell'Enpa: "Ogni anno nel Savonese si registrano 150 episodi del genere"
 
claudio vimercati
 
Ancora casi di avvelenamento di animali a Savona. Gli episodi, come segnala l'Enpa, sono avvenuti lungo le spiagge del Prolungamento e di corso Vittorio Veneto alle Fornaci. "Ogni anno in provincia di Savona  - si legge in una nota degli zoofili - si verificano oltre 150 episodi di avvelenamenti di animali, o presunti tali, sia deliberatamente mirati alla loro uccisione che conseguenze di errato o illecito uso di sostanze chimiche"
 
GEA PRESS
1 GENNAIO 2013
 
San Vito di Cadore (BL) – orso spaventato dai botti vaga nella pista da sci (fotogallery)
Le tracce individuate dal Corpo Forestale dello Stato in servizio sulla pista Antelao.
 
A spaventarlo potrebbero essere stati i “botti” di fine anno esplosi la scorsa notte a San Vito di Cadore (BL) e nei Comuni limitrofi. Il Corpo Forestale dello Stato, Comando Provinciale di Belluno, ha infatti rinvenuto stamattina le tracce del continuo andirivieni dell’orso. Avrebbe percorso  più volte il tratto compreso tra il bosco e la pista da sci “Antelao”. Disorientato, molto probabilmente, dai botti.
Ad accorgersi del passaggio del plantigrado è stata una pattuglia della Forestale in servizio presso la stessa pista da sci. Come è noto, prima dell’apertura del tracciato, il monitoraggio del percorso è affidato ad un Corpo di polizia. Qui le tracce dell’orso riconosciute dagli esperti della Forestale. Non solo orme, ma anche feci e peli. L’ipotesi più accreditata dai Forestali, è proprio quella dei botti. Un turbamento che avrebbe spinto l’orso a lasciare momentaneamente il bosco e vagare senza meta proprio nella pista da sci. Feci, peli e rilievi delle impronte, saranno ora consegnati alla Polizia Provinciale di Belluno al fine di individuare più elementi utili a fornire indicazioni sull’animale.
Nei giorni scorsi il WWF aveva sottolineato la dannosità dei botti, proprio per la fauna selvatica ed in alcuni contesti in modo particolare. Tra questi le valli ed altri luoghi con effetto “amplificazione” (vedi articolo GeaPress ).
VEDI FOTOGALLERY:
 
GEA PRESS
1 GENNAIO 2013
 
Cagliari – buon anno uccellagione – in poche ore rimosse 600 trappole
L'appello del CABS: l'uccellagione deve diventare un reato-delitto.
 
Dai sentieri del Sulcis i volontari del CABS (Committe Against Bird Slaughter), già stamni in perlustrazione, augurano il buon anno agli amanti della natura. L’augurio è però rivolto anche ai futuri governati. Quelli che arriveranno in Parlamento con le elezioni politiche di febbraio. Subito una nuova legge, dicono dal CABS, che riformuli il reato di uccellagione, non più come blanda previsione contravvenzionale, bensì come “delitto”. Un atto doveroso, visto che proprio a causa dei reati venatori da barzelletta si mantiene e rinvigorisce il bracconaggio italiano. L’uccellagione, ad esempio, è vietata, ma ad oggi è di fatto presente in tutto il territorio nazionale con luoghi, poi, da vera e propria emergenza. E’ i l caso del sulcis cagliaritano.
Nelle ultime ore del 2012, i volontari del CABS hanno distrutto interi sentieri trappolati. Fanno seguito a quelli comunicati appena pochi giorni addietro (vedi articolo GeaPress ).
Nel territorio di Capoterra (CA), sul monte Capeddu, è stato bonificato un sentiero con oltre 200 lacci-cappio. Erano costruiti in crine di cavallo o filo di nylon. Nelle trappole un pettirosso (specie particolarmente protetta) ormai morto ed i resti di un Tordo bottaccio e di una Tordela, presente in Sardegna con una sottospecie endemica. Tutti i lacci-cappio erano disposti tra i rami della vegetazione. In terra, però, ne erano stati sistemati altri pronti per essere armati. Appena poche ore addietro, nell’ultimo giorno del 2012, altri 400 lacci-cappio distrutti. Erano sistemati in località S’Arcu is Antiogus. Anche in questo caso, buona parte delle insidiose trappole erano disposte nella parte aerea della vegetazione. Recuperati i resti di un Tordo bottaccio ed una Cinciarella ( nella foto di Matteo Bartolini).
Dunque un nuovo anno che, per quanto riguarda il reato di uccellagione, inizia alla vecchia maniera. Centinaia di trappole e fauna solo teoricamente protetta.Quanto basta per mantenere floride vere e proprie pratiche di tortura. Lacci, trappole metalliche e tagliole, di fatto quasi tollerate già dal nostro ordinamento giuridico. Il tutto per la gioia di bracconieri, guadagni illeciti e pericoli sanitari. I terminali dell’uccellagione, aveva già denunciato il CABS, sono infatti i mercati locali e la ristorazione. Nessuno può garantire sulla salubrità di quelle carni.
 
ARTICOLO TRE
1 GENNAIO 2013
 
Svizzera: gli agricoltori che mangiano abitualmente carne di cane e gatto.
 
Andrea Cosco

Sembra incredibile ma come ha rivelato un rapporto del giornale svizzero Tages Anzaiger, e riportato poi dal Daily Mail, la carne di cani e gatti è ancora oggi parte dei pasti che si consumano nella nazione alpina. Solitamente questa "pratica" è più comune nei paesi dell'estremo oriente come la Cina, il Vietnam o la Corea del Sud (dove esiste addirittura una speciale razza di "cani da carne" chiamati Nureongi, allevati per il consumo umano piuttosto che come animali da compagnia) , eppure il giornale in questione ha scritto che gli agricoltori delle zone di Appenzel e San Gallo, macellano gli animali per mangiarli loro stessi o per darli agli amici.

"Non c'è nulla di strano" ha riferito uno dei contadini intervistati. "La carne è carne. Ai lavoratori edili, in particolare, piace mangiarla". Si sono susseguite poi diverse testimonianze surreali; ad esempio un agricoltore ha raccontato di come allevava gli animali e poi li faceva uccidere da un amico macellaio, quando erano pronti per la macellazione ed un altro ancora ha descritto di come colpiva le bestie, solitamente amate come animali da compagnia in tutta Europa, o le bastonava fino alla morte.
Secondo il rapporto stilato, la gente mangia la carne nello stesso modo del "mostbröckli" (carne o prosciutto marinati) ma fatto di gatto o di cane. "Nessuna sa di che cosa si tratta quando lo si cucina in questo modo". Ha aggiunto un terzo agricoltore.
Sebbene non avvenga su larga scala, la pratica è ovviamente qualcosa che inorridisce gli animalisti e non solo, in Svizzera, dove comunque il consumo di questi animali non è vietato dalla legge. Nello Stato Elvetico infatti chi vuole uccidere un animale può essere perseguitato solo se l'atto risulta cruento. E' pur vero che la carne di questo tipo non può essere presente in commercio, ma alcune comunità, in passato, nonostante il divieto avevano chiesto che nei giorni di mercato essa venisse venduta accanto ai soliti tagli di manzo, maiale o agnello. Lo stesso Tages Anzaiger ha aggiunto che tutti gli agricoltori intervistati, hanno parlato della loro preferenza per la carne di cani e gatti solo dopo aver avuto la garanzia dell'anonimato, temendo ritorsioni da parte di anima listi e amanti degli animali.
Uno dei contadini ha smesso di mangiare carne di cane solo perchè la società "disapprova", ma vede questo disappunto come un segno di ipocrisia dettato proprio da quella stessa società "che non riesce a mangiare altro che carne".
Non ci sono dati ufficiali su quanti di questi animali finiscano sulle tavole degli svizzeri, inoltre Il parlamento elvetico, ha già respinto nel 1993 il cambio della legge per proteggere cani e gatti destinati al consumo alimentare. (Il paese ha anche un piccolo commercio, fiorente in pelli di gatto destinate a cappotti e copriletti.)
Edith Zellweger del gruppo Salez di benessere degli animali disse: "Come può essere così senza scrupoli una società dove un uomo mangia i suoi migliori amici?". La Zellweger era in prima fila 20 anni fa, per far si che la legge venisse cambiata, e premerà ancora affinchè ne venga fatta una nuova.
La questione quindi rimane aperta e sicuramente fa e farà discutere, intanto l'Ufficio Federale di Veterinaria ha affermato che si tratta di una "questione culturale", ed ha sottolineato di come in alcuni paesi i cani siano allevati appositamente per essere macellati e poi mangiati.
 
YAHOO NOTIZIE
1 GENNAIO 2013
 
File di visitatori a zoo di Praga per vedere gorilla neonato
 
Praga (Rep. Ceca) - E' già l'attrazione del 2013 il gorilla nato allo zoo di Praga il 22 dicembre scorso. A darlo alla luce è stata un esemplare di 19 anni, Kijivu, al suo terzo figlio, dopo averne perso uno morto strangolato in uno strano incidente all'età di 5 anni. Dallo zoo di Praga fanno sapere che il baby gorilla è già molto noto e amato dai visitatori. Nella Repubblica Ceca i gorilla sono animali molto popolari. Sul piccolo animale nato il 22 dicembre sono puntate le telecamere 24 ore su 24. E sono tanti gli appassionati che attraverso queste immagini seguono i primi giorni di vita del gorilla e che scrivono anche mail allo zoo per avere informazioni sull'animale che gode di ottima salute.
 
LINKIESTA
1 GENNAIO 2013
 
E col 2013 avremo il primo animale Ogm da tavola
 
Davide Mancino
 
Il primo animale geneticamente modificato sembra ormai destinato a sbarcare sulle tavole dei consumatori americani. Si tratta di un salmone ingegnerizzato per crescere al doppio della velocità. L'authority ha già dato il primo via libera. E potrebbe aprire la strada a nuovi alimenti biotech.
Dopo anni di discussioni, polemiche, critiche, accuse e contro-accuse si è finalmente arrivati al dunque: il primo animale geneticamente modificato sembra ormai destinato a sbarcare sulle tavole dei consumatori americani. Verrà poi il turno anche della vecchia Europa, nonostante le sue leggi più restrittive?
Soltanto pochi giorni fa, infatti, la Food and Drug Administration ha rilasciato due documenti relativi a una controversa specie di salmone chiamata AquAdvantage, ingegnerizzata dall'AquaBounty Technology del Massachusetts per crescere al doppio della velocità. Scopo del progetto: venire incontro alla crescente domanda di pesce da parte dei mercati mondiali.
Nei rapporti si afferma che l'animale non ha nessun impatto ambientale significativo e che è allo stesso tempo sicuro per il consumo umano. Si tratta, in sostanza, del preludio all'approvazione definitiva per il mercato. «L'Fda – si legge in un documento – ha concluso che il cibo derivante dal salmone AquAdvantage è sicuro quanto quello del comune salmone dell'Atlantico. Esiste la ragionevole certezza che consumarlo non possa causare alcun danno». L'agenzia, inoltre, ritiene adeguate le misure di sicurezza concepite per affrontare eventuali rischi – sia per l'uomo che per l'ambiente. I salmoni biotech saranno solo femmine sterili, e verranno allevati in apposite strutture per evitare che interagiscano in modi inaspettati con l'ambiente circostante.
Ma come è stata ingegnerizzato questo animale? Esso contiene un gene che deriva da una specie “cugina” – il salmone reale – ed è in grado di produrre una maggiore quantità di ormoni della crescita. Ciascun salmone è così in grado di diventare adulto più in fretta: l'ovvio vantaggio è che diminuiscono i costi di produzione e l'allevamento diventa più economico. Questo potrebbe dunque portare a un prezzo inferiore per il consumatore finale, con una specie in teoria quasi indistinguibile dall'originale.
Com'era prevedibile, tuttavia, l'annuncio è stato subito bersagliato da un fuoco di critiche ad alzo zero. C'è chi si dice preoccupato che l'Fda non abbia indagato a sufficienza la possibilità di reazioni allergiche al salmone, chi teme che nonostante le misure di sicurezza ci sia ancora il rischio che gli animali possano provocare danni all'ambiente.
Non mancano neppure pesanti accuse all'amministrazione Obama. Genetic Literacy Project, un'organizzazione non governativa, è riuscita a scovare un documento confidenziale da cui risulta che l'Fda era pronta a dare il via libera al salmone transgenico già dall'aprile scorso. Il sospetto, dunque, è che la Casa Bianca abbia fatto pressione per rimandare l'uscita dei documenti, così da non incendiare ulteriormente la campagna per le presidenziali americane – soprattutto su un tema così sensibile e controverso. Pur non avendo in sé nessuna rilevanza sulla sicurezza del salmone, questa scoperta ha seminato dubbi sull'effettiva indipendenza dell'agenzia americana.
La casa produttrice di AquAdvantage, dal canto suo, aveva richiesto l'approvazione del proprio prodotto già dal 1995. Il cammino burocratico è stato lungo e difficile, ma sembra essere arrivato alle fasi finali. Il pubblico avrà ora 60 giorni per discutere e commentare i documenti rilasciati dall'Fda. Se verranno trovate criticità o inaccuratezze nell'analisi, l'agenzia americana potrebbe rivedere la propria decisione; nel caso arrivasse il via libera, invece, il salmone AquAdvantage potrebbe diventare il primo di una lunga lista, sdoganando un'intera classe di nuovi alimenti biotech.
 
CASERTA NEWS
2 GENNAIO 2013
 
Capodanno infernale, animalisti: "860 animali morti e centinaia di cassonetti date alla fiamme"
 
Napoli - "Due morti e centinaia di feriti - denuncia il commissario regionale dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli assieme a Napolivillage che hanno documentato la notte infernale appena trascorsa - in Campania. Anche quest'anno ,come diceva Riccardo Pazzaglia in Così Parlò Bellavista, siamo costretti a vergognarci di essere napoletani per colpa di questi fessi e incivili. Durante la nottata abbiamo ricevuto decine di segnalazioni di cumuli dati in fiamme tra Napoli e provincia, animali uccisi o terrorizzati, appartamenti andati a fuoco e stamattina le strade erano luride e piene di fuochi gettati a terra qualche volta anche inesplosi. A Napoli sono stati bruciati decine di cassonetti e cestini pieni di rifiuti ma è andata anche peggio ad Afragola, Giugliano, Casoria, Castellammare e Quarto devastate da roghi e atti incivili. Un disastro anche peggiore dell' anno scorso". "Il bilancio dei danni dei 'botti' di Capodanno negli ultimi quattro anni - continuano Borrelli e Piero Cipollaro dell' associazione Italia Animalista in Movimento che ha monitorato ed è intervenuta tutta la notte in soccorso di animali feriti o uccisi dai botti- è drammatico. Secondo un'elaborazione dell'Aidaa (Associazione Italiana Difesa Animali Ambiente), su dati dei ministeri degli Interni e Salute, nel periodo 2008-2011 per colpa dei 'botti' sono morte sette persone, 1.653 sono rimaste ferite (tra questi 333 bambini) e sono stati 580 le persone che hanno subito amputazioni permanenti. Inoltre sono stati circa 8.000 gli animali uccisi direttamente o indirettamente dai botti di capodanno, mentre gli animali vaganti scappati proprio a causa dei fuochi di fine anno hanno causato oltre 75 incidenti stradali con feriti. Quest' anno risultano fino ad ora ben 860 animali rima sti vittime dei fuochi in Campania ma il dato è destinato a crescere nelle prossime ore giorni anche a causa dei botti inesplosi".
"Infine - concludono Borrelli e Cipollaro - facciamo un appello a tutti i comuni affinchè facciano rimuovere quanto prima le migliaia di botti sparsi per le strade e qualche volta anche inesplosi perchè di pessima fatturazione. Nelle ultime ore del 2012 infatti centinaia di "bambini della camorra" hanno venduto indisturbati lungo le strade di Napoli e provincia decine di migliaia di fuochi illegali pericolosissimi venduti a prezzi stracciati". Una notizia positiva arriva dalla Provincia di Napoli. Il record positivo per la battaglia contro i botti va quest' anno a San Giorgio a Cremano. Dopo la dura campagna portata avanti dal Sindaco Mimmo Giorgiano e dalla Polizia Municipale durante la notte di Capodanno si sono registrati zero feriti e zero incidenti."Siamo molto soddisfatti e grati ai nostri concittadini - ha spiegato i l Primo cittadino - che hanno dato un esempio di grande civiltà e rispetto delle regole. Le strade sono pulite da stamattina nonostante il rallentamento degli Stir che ci crea notevoli problemi".
 
GEA PRESS
2 GENNAO 2013
 
Trausella (TO) – i cani pezzi di ghiaccio
 
A quanto pare i primi ad arrivare sul posto, lo scorso 30 dicembre, sono stati i Medici Veterinari dell’ASL TO4 – Cirè, Chivasso e Ivrea. Forse una segnalazione dei vicini. Due cani, tenuti a corta catena, trovati congelati. Talmente di ghiaccio erano ridotti che è stata difficoltosa la stessa visione dei denti (le bocche erano ormai serrate) utile a determinarne l’età. Due maschi adulti, meticci, di taglia medio grande. Uno dei due è stato trovato all’interno di una cuccia, ma la temperatura era quella sottozero della notte di Trausella, in provincia di Torino.Ad intervenire i Carabinieri del Comando Stazione di Vico Canavese. Uno dei due cani era legato al portico di ingresso della cascina. Entrambi, stante le rilevazioni effettuate, si presentavano smagriti. Il padrone non è un residente dei luoghi. A quanto pare si tratterebbe di un giovane  residente a Torino. I cani, invece, erano tenuti a Trausella. Secondo indiscrezioni raccolte in loco, i vicini già da qualche tempo non vedevano persone nei pressi del cascinale. Secondo le prime informazioni circolate in ambiente Medico Veterinario, il colpo di grazia ai due cani, sarebbe arrivato proprio dal freddo, in aggiunta alla mancanza di cibo e acqua. Nei pressi dei cani sono state trovate delle ciotole vuote. La stessa cuccia ove è stato trovato uno dei due corpi, a quanto pare non era coinbentata. Ad ogni modo, anch’essa era sistemata nell’area esterna al cascinale.
I resti dei due poveri cani sono stati sequestrati e trasferiti al canile di Caluso (TO) per le verifiche sulla causa della morte. L’uomo è stato denunciato per maltrattamento di animali.
 
LOCALPORT
2 GENNAIO 2013
 
Maltrattamenti di animali: denunciato giovane di Torino

 
di Marco Campagnolo
 
Maltrattamenti di animali: con questa accusa è stato denunciato, la scorsa domenica, un ventottenne dai Carabinieri della Stazione di Vico Canavese.
Su segnalazione degli addetti dell’Azienda sanitaria, i militari sono intervenuti in un cascinale abbandonato a Trausella. Durante il sopralluogo hanno trovato i cadaveri di due cani di media taglia, ancora legati con delle catene.
E’ quindi scattata la denuncia in stato di libertà per V.T., di Torino, proprietario del terreno, che è stato accusato di maltrattamento di animali.
 
TORINO TODAY
2 GENNAIO 2013
 
Cani trovati morti a Trausella, in una cascina abbandonata

 
Prov. Di Torino - I medici del servizio veterinario dell'Asl To/4 nella giornata di domenica hanno fatto una macabra scoperta. A Trausella, comune di 135 abitanti, una chiamata anonima segnalava la presenza di due cani morti e legati in una cascina abbandonata. Telefonata confermata con quanto trovato dai medici.“
Nella cascina abbandonata c'era un terzo animale che si è salvato perché non era legato come gli altri due. I medici lo hanno trovato che vagava in cerca di cibo. Sul posto si sono recati anche i Carabinieri di Vico Canavese e il responsabile del canile comunale. Il proprietario legale della cascina è stato denunciato per maltrattamento e abbandono di animali
 
IL PICCOLO ISTRIA
2 GENNAIO 2013
 
Petardo in bocca, cane straziato da teppisti
 
[…]A Gallesano sconosciuti hanno avuto la terribile idea di mettere un petardo nella bocca di un cane. L’esplosione lo ha straziato, al punto che sono dovuti intervenire i medici del Centro veterinario per sopprimere lo sventurato animale, ponendo fine alle sue sofferenze. La polizia sta cercando i colpevoli.[…]
 
IL RESTO DEL CARLINO
2 GENNAIO 2013
 
Mangiano bocconi avvelenati a Bagno di Romagna: morti due cani
Il primo giorno del 2013
Hanno ingerito alimenti contenenti sostanze tossiche, lasciati sul posto volutamente per colpire gli animali
 
Cesena - Nella mattinata del primo gennaio, in una zona boscata nella località Batocco – Campodonicato – La Croce  del comune di Bagno di Romagna si sono verificati due decessi di cani – appartenenti a due distinti proprietari – che hanno ingerito involontariamente alimenti contenenti sostanze tossiche lasciati sul posto volutamente per colpire gli animali; un primo esame delle carcasse effettuato dal personale del Servizio Veterinario dell’AUSL di Cesena ha confermato la sintomatologia da avvelenamento. Dell’accaduto, il Corpo Forestale dello Stato – Comando Stazione Forestale di Bagno di Romagna ha informato l’Autorità Giudiziaria attraverso l’inoltro d i una denuncia, al momento contro ignoti; le carcasse dei due animali deceduti sono state post e sotto sequestro penale per essere inviate presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna – Sezione di Forlì, presso i cui laboratori verranno effettuate le ricerche tossicologiche per determinare la natura della/e sostanza/e utilizzata/e per l’avvelenamento.
Sono prontamente iniziate da parte del personale del Comando Stazione Forestale di Bagno di Romagna, in stretto raccordo con l’Autorità Giudiziaria, le attività info-investigative per risalire all’identificazione dei responsabili dell’accaduto; inoltre prosegue l’attività di controllo preventivo dei siti sensibili per verificare un puntuale rispetto delle norme vigenti in materia e per reprimere ulteriori eventuali episodi di illegalità.
Il Corpo Forestale dello Stato ricorda che per eventuali segnalazioni su emergenze ambientali è sempre attivo il numero verde “1515” cui il cittadino può rivolgersi gratuitamente per comunicare attività illecite condotte in danno dell’ambiente.
 
GAZZETTA DI MODENA
2 GENNAIO 2013
 
In fuga 5 cani terrorizzati Incendiati 15 cassonetti
 
Prov. Di Modena - L’effetto più vistoso causato dai botti è stata la fuga di cinque cani in centro storico, terrorizzati dai boati e dal volume del concerto in piazza. Il canile intercomunale ha mandato personale per recuperarli. Due sono stati trovati subito e per tre sono continuate le ricerche anche ieri mattina. Da notare che la fuga dei cani era prevedibile: l’ordinanza comunale che vietava i botti era stata resa esecutiva proprio per proteggere gli animali dallo spavento che provocano le esplosioni. Anche i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare per fermare i soliti incendi vandalici di cassonetti. Ben 15 gli interventi a Modena e provincia: il primo alle 21.30 in via Bonasia a Modena, poi dopo la mezzanotte in città in via Nicoli, a Carpi in via Gilioli e in via Lago Santo, ancora a Modena in via Ribera, a Campogalliano in via Rossini, a Nonantola in via Sacco e Vanzetti, a Castelfranco in via Carso, a Modena in via Gambigliani, a Formigine in via Frosinone, a Bastiglia in via Garibaldi, a Modena in via dei Giacinti e a San Cesario in via San Gaetano.
 
GAZZETTA DI REGGIO
2 GENNAIO 2013
 
Tanti cani in fuga per colpa dei botti
 
Reggio - Il giorno dopo la notte di San Silvestro, sono state numerose le chiamate arrivate alla centrale della Polizia municipale di Reggio e non solo di cittadini che si sono accorti, tornando a casa, che i loro cani erano fuggiti dai giardini. Colpa dei botti, che l’udito delicato degli animali non riesce a tollerare, e per la paura che quel frastuono provoca in loro. Specie se sono da soli quando scatta la mezzanotte e inizia quella che per gli “umani” è la festa. Cosa si deve fare se il cane è fuggito? «Come prima cosa – spiega la veterinaria dell’Ausl, Olga Pattacini – è bene allertare le forze dell’ordine dello smarrimento. Quindi, bisogna mettersi alla ricerca di loro rivolgendosi ai canili, anche delle città vicine, e appiccicando annunci magari vicino ai centri commerciali o nei negozi della zona in cui abitiamo. Magari qualcuno ha trovato il cane e lo ha accolto». Se il cane è dotato di microchip, come prevede la legge, sarà più facile trovarlo.
 
MESSAGGERO VENETO
2 GENNAIO 2013
 
Animali in fuga per i botti Galline all’uscita dell’A28
 
Prov. Di Treviso - Alla vigilia di Capodanno gli animalisti si erano appellati al buon senso della popolazione e alla professionalità delle forze dell’ordine nel far rispettare la legge. Ma pur senza eccessi, anche quest’anno i botti ci sono stati e diversi animali, soprattutto cani, sono scappati per la paura dalle loro abitazioni. Sempre di animali si parla, ma sotto tutt’altro profilo, sull’A28, dove ieri, al posto delle macchine, all’uscita di Conegliano c’erano... le galline. Loro non hanno dormito fino a tardi.
 
LA NUOVA FERRARA
2 GENNAIO 2013
 
Automobilista investe 2 cani a Gaibanella (FE), uno è morto
 
Sono dovuti intervenire i carabinieri del radiomobile ieri mattina sulla statale 16 richiamati da una automobilista che ha urtato e investito due cani che in quel momento si trovavano sulla sede stradale. L’incidente ha causato gravissime ferite a uno degli animali, mentre l’altro è stato colpito di striscio e si è salvato. Il cane ferito gravemente è stato poi portato dai vigili urbani alla clinica veterinaria di Francolino dove è morto dopo pochi minuti. L’episodio si è verificato in prossimità del distributore di benzina Ies nelle vicinanze dello svincolo con Gaibanella. Tanto spavento per l’automobilista che stava guidando in quel momento. Grazie alla medaglietta è stato rintracciato anche il proprietario dei cani, è il noto musicista Tony Labriola.
 
CORRIERE DELLE ALPI
2 GENNAIO 2013
 
Rogo distrugge un camper cane muore tra le fiamme
 
SAPPADA (BL) Il camper di una famiglia veneziana è stato completamente distrutto dalle fiamme ed un altro, che era posteggiato a fianco, è stato danneggiato a causa di un incendio, ieri mattina, nell’area attrezzata per il parcheggio delle roulotte a Palù di Sappada. Un cane che si trovava all’interno del mezzo da cui sono partite le fiamme è purtroppo morto. L’allarme è scattato alle 10.15 di ieri mattina. Stando a quanto s’è appreso, il conducente di un camper, C.G., 41 anni di Mirano, stava cercando di mettere in moto il proprio automezzo quando all’improvviso, probabilmente a causa di un guasto elettrico o un corto circuito, il motore ha preso fuoco. Immediatamente il conducente ha messo in salvo la propria famiglia, la moglie ed i due bambini, ma il fuoco, propagatosi rapidamente nel resto dell’automezzo, ha ucciso il cane che si trovava all’interno. Immediato l’allarme lanciato ai vigili del fuoco di Santo Stefano. Due squadre, una degli effettivi e l’altra dei volontari, sono intervenute per spegnere le fiamme. Purtroppo, però, la tempestività dell’intervento non è servita per salvare l’animale. Un camper vicino di una famiglia di Treviso, posteggiato a tre metri da quello in fiamme, è stato parzialmente danneggiato. L’intervento dei vigili del fuoco è durato un’ora, anche perché è stato necessario effettuare l’opera di smassamento del materiale distrutto dal fuoco. Il fumo che si sprigionava dalle fiamme del camper non è passato inosservato agli automobilisti in transito ed ai numerosi turisti impegnati nelle piste del comprensorio di Sappada.
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2013
 
Reggio Calabria – cane nel catrame: probabile archiviazione del caso
Nessuna omissione in merito alle richieste di soccorso - le indagini affidate alla Polizia Provinciale.
 
Sarà destinata molto probabilmente ad essere archiviata l’indagine scaturita a seguito dei fatti di contrada Sambatello, a Reggio Calabria. Lo scorso giugno, un cane venne ritrovato ancora in vita all’interno di un bidone colmo di catrame (vedi articolo GeaPress ). Le indagini, scaturite a seguito di denunce piovute da tutta Italia, vennero affidate alla Polizia Provinciale di Reggio Calabria che ha poi consegnato le risultanze agli uffici della Procura della Repubblica. Il PM incaricato è la dott.ssa Sara Amerio.
La Polizia Provinciale avrebbe sentito numerose persone  e prodotto decine di pagine sul lavoro svolto. Nessun riscontro, a quanto pare anche alla luce del controllo dei tabulati telefonici, sulle chiamate agli organi di soccorso. Stante indiscrezioni pervenute a GeaPress, parrebbe che non vi sia conferma neanche della chiamata che, a detta dell’ASL Veterinaria, sarebbe stata inoltrata ai Vigili del Fuoco (vedi articolo GeaPress). Lo scorso giugno venne anche riferito di una voce femminile che avrebbe malamente risposto a chi sollecitava un urgente intervento.
Mistero fitto, dunque, sul presunto omesso soccorso. Anche la visita del Medico Veterinario (da alcune parti accusato di essersi preoccupato solo della verifica di un eventuale  microchip) sarebbe risultata inutile. Di fatto il cane cementato nel denso bitume (del tipo utilizzato per l’impermeabilizzazione dei tetti), era ormai in punto di morte.
L’unica cosa che appare certa è la caduta accidentale del povero animale all’interno del bidone. Va comunque detto che qualora venisse scoperto il responsabile di tale pericolosa sistemazione, probabilmente nulla si potrebbe imputare. La legge contro i maltrattamenti punisce infatti solo le condotte dolose. Occorre, cioè, la volontà di uccidere. Non solo negligenza, come nel caso di aver lasciato incustodito quel bidone. Secondo indiscrezioni a noi pervenute sarebbe peraltro ancora nei luoghi.
 
AOSTA OGGI
2 GENNAIO 2013
 
Troppi cani abbandonati: "una patente per poterli adottare"
La proposta è del direttore del canile regionale che "ospita" sette animali nel suo ufficio ora che la struttura ha raggiunto il limite massimo di capienza

Sandra Lucchini

 
AOSTA. Duecento cani accolti nel canile regionale valdostano. Il massimo stabilito dalla legge. Normativa che non può, in ogni caso, considerare le dimensioni delle singole strutture. Nell'ufficio del direttore pertanto sono stati sistemati sette cani di natura docile visto il notevole e continuo afflusso di gente. La capienza nei box è al completo. La stessa situazione caratterizza gli altri spazi creati dagli operatori nell'area esterna.
«Il numero al limite dell'emergenza è il risultato di una scelta sbagliata di molti cittadini che pensano al cane come ad un giocattolo da accantonare quando non serve più». Parole dure del direttore Danilo Maccarrone, sostenitore di una linea ancora più drastica: «E' diventato indispensabile l'istituzione di un corso di formazione prima di adottare un cane. Lezioni-teorico-pratiche conclamate nella consegna di una patente». Il corso dovrebbe articolarsi con lo studio sulle modalità di trattamento dell'animale, del suo linguaggio, della specie di appartenenza. Molto importante inoltre avere padronanza della comunicazione e dell'interazione con l'amico a quattro zampe.
«Il cane è, per natura, aggressivo. E' un carnivoro - chiarisce Maccarrone -. Non a caso è necessario conoscere la sua indole per non trovarsi all'improvviso in difficoltà dovuta ad una errata gestione».
Il direttore del canile porta un esempio per rafforzare i concetti espressi: «Per guidare un'auto occorre essere muniti di patente. Il cane è molto più complicato di una macchina. E' bene ricordare che discende dal lupo. La genetica ha poi fatto la differenza, pur conservando un'aggressività latente».
Se l'ente pubblico accoglierà la richiesta del direttore del canile l'adozione dei cani sarà ad una svolta. Una autentica innovazione a cui Danilo Maccarrone è arrivato dopo l'oggettiva constatazione di atteggiamenti irresponsabili da parte di alcuni residenti. «Il cane è un animale senziente - sottolinea -. Prerogativa che lo include nella sfera umana, e in quanto tale deve essere trattato. Chi pensa di portarsi a casa un cane deve essere consapevole di affrontare un percorso affascinante e nel contempo spinoso se l'approccio è sbagliato. In questa ottica - insiste il direttore del canile regionale - siamo costretti a modificare in maniera radicale l'affidamento di un cane», conclude.
 
VARESE NEWS
2 GENNAIO 2013
 
Lonate Pozzolo (VA)
Allevamento abusivo sequestrato, animali affidati al sindaco
Una trentina di galline, 6 conigli e un maiale detenuti senza alcun rispetto della normativa sono stati sequestrati dal servizio tutela animali e dai Carabinieri. Secondo la legge è il sindaco (con l'Asl) che dovrà provvedere
 
E' stato sequestrato, nei giorni precedenti al Natale, un allevamento abusivo per animali destinati alla macellazione a Lonate Pozzolo. A salvare le vite di diversi animali pronti ad essere macellati e messi in tavola per le feste natalizie, ci hanno pensato gli uomini del Servizio Interprovinciale Tutela Animali, in collaborazione coi Carabinieri della locale Stazione. Il servizio di tutela animali aveva individuato un fatiscente ricovero realizzato in legno e rete metallica nel terreno agricolo di un privato in via Arno e ha proceduto al sequestro preventivo, a carico di ignoti, di 28 polli, 6 conigli e un maiale. Le bestie da cortile erano detenute all’interno del ricovero, in condizioni fisiche e igienico-sanitarie alquant o precarie del tutto incompatibili con la loro natura e causa di gravi sofferenze come attestato dal medico veterinario della Polizia Giudiziaria presente durante il sopralluogo. Entrambi i ricoveri in cui era tenuto il pollame erano realizzati con rete metallica e alcune assi di legno che non offrivano agli animali alcuna protezione dal gelo, cosa a cui il proprietario degli animali aveva cercato di porre rimedio con dei teli di plastica malamente apposti intorno alla struttura;  nemmeno la pavimentazione è risultata idonea, costringendo gli animali a stabulare su un terreno reso fangoso e limaccioso dalla condensazione dell’ingente quantità di vapore acqueo (umidità) presente nell’aria;  stessa situazione di inadeguatezza è stata verificata per la conigliaia che non offriva agli animali alcuna protezione dal gelo. All’interno della conigliaia, inoltre, tutti gli esemplari sia quelli di sesso maschile sia quel li di sesso femminile, erano alloggiati in gabbie metalliche semiarrugginite prive di idonea lettiera in paglia per consentire loro di sostare su una superficie calda , sicché i medesimi risultavano esposti al freddo e al gelo stabulando direttamente sul nudo metallo, con poco cibo a disposizione, infreddoliti, impossibilitati a muoversi e senza possibilità di dissetarsi giacché l'acqua a loro disposizione era completamente ghiacciata per la mancata protezione dal gelo.La situazione più grave era quella del suino che non aveva nè il tatuaggio, nè una merchetta auricolare per l'identificazione.  L'animale è stato trovato stremato dal freddo e dalla stanchezza in quanto era costretto in un recinto colmo di fango freddo, senza possibilità di coricarsi su un giaciglio caldo (paglia) e asciutto essendovi nella sua disponibilità solo una tettoia che, in quanto tale, non offriva all’animale alcuna protezione da l gelo, dal freddo e dalle intemperie; nella disponibilità dell’animale non vi era né acqua né cibo al punto da portare i segni del denutrimento e della disidratazione. Pollaio, conigliaia e porcilaia sono stati sottoposti a sequestro e gli animali affidati alle cure del Comune e in particolare del sindaco come previsto dalla legge. Dovrà essere lui, infatti, a disporre l'assistenza medica e sanitaria, un luogo adatto per la loro sopravvivenza e il cibo necessario unitamente al personale del Dipartimento di Prevenzione Veterinario dell’ASL competente per territorio.
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2013
 
Lonate Pozzolo (VA) – gli animali a fango ed ananas (fotogallery)
Allevamento abusivo posto sotto sequestro dal Servizio Interprovinciale Tutela Animali e dai Carabinieri.
 
I fatti sono avvenuti l’otto dicembre scorso. Un allevamento abusivo a Lonate Pozzolo, in provincia di Varese, oggetto di ispezione del Servizio Interprovinciale Tutela Animali diretto dall’Ing. Francesco Faragò, unitamente ai Carabinieri del locale Comando Stazione.  Stante le risultanze del sopralluogo, i locali, malamente approntati,  sono risultati in condizioni igienico sanitarie precarie.  In tutto 28 galline, sei conigli ed un suino privo di marca auricolare. Nei luoghi anche un Medico Veterinario quale Ausiliario di PG. Nessuna traccia, invece, del gestore. Di fatto le denunce scaturite sono contro ignoti.
Gli animali, specie i volatili, erano in massima parte detenuti all’interno di gabbie in rete metallica e telai in legno, prive di protezione dal gelo. Qualcuno, infatti, aveva cercato di ovviare al problema con  teli di cellofan del tutto inidonei allo scopo. Il freddo degli ambienti era talmente pungente da avere fatto gelare la poca acqua resa disponibile. Di fatto gli animali non avrebbero mai potuto bere.  Per cibo, inoltre, bucce d’arancia, di ananas e resti di pane ammuffito. Nella recinzione apparivano  chiodi fuoriusciti, spuntoni metallici e sporgenze varie con grave rischio per l’incolumità degli animali.  Nessuna traccia, inoltre,  di pavimentazione. Il terreno era infatti in piena assorbenza. Una situazione vietata dal Regolamento locale di Igiene.
Non meno diversa la realtà nella quale versavano i conigli, con l’aggravio della stabulazione diretta sul nudo metallo. Niente paglia o altro materiale idoneo ad isolare dal freddo.
A dir poco disastroso lo stato nel quale era tenuto il maiale. L’animale, di circa nove mesi di vita, è risultato stremato dal freddo e dalla stanchezza. Era infatti detenuto in un recinto colmo di fango freddo, senza possibilità alcuna di potersi  coricare su un giaciglio di paglia. Nessun luogo asciutto, dunque, dal momento in cui la tettoia approntata  non offriva alcuna protezione dal gelo e dalle intemperie.
Un po’ ovunque gli escrementi mentre nel fango erano addirittura  immersi numerosi rottami. Tra questi pure  un pezzo di lavabo in ceramica, ferri e contenitori in plastica che non consentivano al povero animale neppure un minimo movimento. Totale assenza, inoltre, di cibo ed acqua. Di fatto si trovava in una situazione di denutrizione, disidratazione e shock termico.
Tutto sotto sequestro, dunque e denuncia per le inidonee condizioni di detenzione ex art. 727 Codice Penale e maltrattamento di animali (544 ter Legge 189/04). Tutti gli animali sono stati trasferiti in luoghi idonei ed affidati in custodia giudiziaria al Sindaco di Lonate Pozzolo. L’indagine è diretta dal PM dott.ssa Raffaella Zappatini della Procura della Repubblica di Busto Arsizio. Dopo la ricezione degli  atti del sequestro, si è così inoltrato al GIP  dott. Luca Labianca, la richiesta di convalida del sequestro preventivo. La convalida è pervenuta il 19 dello scorso mese.
Ai Carabinieri di Lonate Pozzolo, i ringraziamenti del Servizio Interprovinciale Tutela Animali.
 
NELCUORE.ORG
2 GENNAIO 2013
 
VARESE, SEQUESTRATO ALLEVAMENTO ABUSIVO A LONATE POZZOLO
Salvati 28 polli, 6 conigli e un maiale
 
Circa una trentina di polli, 6 conigli e un maiale sono stati affidati al sindaco di Lonate Pozzolo (Varese), dopo che il Servizio interprovinciale Tutela Animali li ha sequestrati in un allevamento abusivo. Gli uomini del Servizio Interprovinciale Tutela Animali, in collaborazione coi Carabinieri della locale Stazione. avevano individuato un fatiscente ricovero realizzato in legno e rete metallica nel terreno agricolo di un privato in via Arno e hanno proceduto al sequestro preventivo di 28 polli, 6 conigli e un maiale. Le bestie da cortile erano detenute all'interno del ricovero, in condizioni fisiche e igienico-sanitarie alquanto precarie del tutto incompatibili con la loro natura e causa di gravi sofferenze come attestato dal medico veterinario della Polizia Giudiziaria presente durante il sopralluogo.
La situazione più grave era quella del suino che non aveva alcun segno di identificazione. L'animale è stato trovato stremato dal freddo e dalla stanchezza, costretto in un recinto colmo di fango freddo, senz'altro riparo dalle intemperie che una tettoia. Non aveva né acqua né cibo.
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2013
 
Cagliari – Capo-Danno di uccellagione: altre 730 trappole rimosse
Il CABS: animali lasciati a decomporre nelle trappole - a rischio anche il gatto selvatico ed i ... piatti degli acquirenti.
 
Altre 730, le trappole distrutte nella sola giornata di ieri dai volontari del CABS (Committe Against Bird Slaughter) nel Basso Sulcis. Un numero molto elevato che si va così ad aggiungere alle 600 già raccolte delle scorse ore (vedi articolo GeaPress ).
Due sentieri infestati dalle trappole e non solo per  volatili. I volontari del CABS, infatti, hanno provveduto alla rimozione di tre lacci-cappio in acciaio per cinghiale e due per Gatto selvatico. Poi quelli per gli uccelli. Ben 480 nel primo sentiero in località Gutturu Mannu, tutti sistemati nella parte aerea della vegetazione. Erano fatti in crine di cavallo ed in nylon. Ad essere rinvenuti anche i resti di cinque tordi. Un sesto, catturato più di recente, non era ancora stato raccolto. Poi ancora un altro sentiero. In questo caso 250 lacci-cappio ed altri uccellini morti.
Gli uccellini già decomposti, qualora non prelevati e confusi con gli altri da vendere, possono essere utilizzati come esca per quello che il bracconiere individua come un suo concorrente. Si tratta del Gatto selvatico, un predatore. Gli uccellini, cioè, devono essere tutti di “proprietà” della caccia illegale.
L’uccellatore può controllare a distanza di ore il sentiero trappolato. Quanto basta, in una giornata di sole, per avviare la decomposizione. Oppure, qualora non servono, dicono sempre al CABS, condannano gli animali ad una morte inutile. Non si preoccupano, cioè, di rimuovere i lacci, determinando lunghe sofferenze per i malcapitati volatili.
In tutto, in poche ore a cavallo tra il 2012 ed il 2013, le trappole rimosse in soli  quattro sentieri sono state ben 1330, di cui 730 nella giornata di ieri. Per il CABS si tratta del risultato non solo dei blandi reati contravvenzionali che dovrebbero reprimere il fenomeno, ma anche della mancanza di controlli nei terminali del bracconaggio. Gli uccellatori, infatti, servono sia i mercati rionali di Cagliari ma anche la ristorazione. Il periodo migliore è quello natalizio. Di interventi in tal senso, dicono al CABS, quest’anno ancora nessuno.  
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2013
 
Crispiano (TA) – da Torino per cacciare in area protetta
Intervento del Corpo Forestale dello Stato - dallo scorso settembre 15 i denunciati.
 
Hanno subito il sequestro del fucile da caccia, delle munizioni in loro possesso e dei tordi abbattuti. Il Corpo forestale dello Stato, Comando di Martina Franca (TA), li ha individuati in area del Comune di Crispiano,  all’interno del Parco Regionale Terra delle Gravine e nell’Oasi di protezione Bosco di Pianelle. Luoghi notoriamente interdetti all’esercizio venatorio.
I tre cacciatori sono in due casi di Villa Castelli mentre il terzo seguace di Diana, amico dei primi due, proviene da Torino. Era venuto a caccia in Puglia per il fine anno, riferiscono dalla Forestale. Di loro si occuperarà la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto che dovrà vagliare le ipotesi di reato relative all’introduzione di armi e munizioni in area protetta. I Forestali li avevano scoperti nel corso dei servizi antibracconaggio predisposti per fine anno,  soprattutto nelle località di Masseria Pace e Pianelle nei comuni di Martina Franca e Crispiano. Dopo lunghi appostamenti i Forestali  avevano notato i loro spari provenire  dall’interno dell’area protetta.  Entrati nel folto del bosco e percorso a piedi per oltre un chilometro e mezzo, hanno così individuato i tre bracconieri. In quel momento stavano raccogliendo i tordi abbattuti.
I servizi antibracconaggio della Forestale si intensificheranno nel periodo festivo. Un’attività più intensa a protezione delle aree tutelate ma che è già stata avviata, riferiscono dal Comando Provinciale di Taranto, già dallo scorso mese di settembre. Da allora i cacciatori denunciati sono 15.  A loro sono state sequestrate le armi, oltre che i richiami acustici (mezzi di caccia vietati dalla legge) e svariate munizioni. Sotto sequestro anche la fauna abbattuta illegalmente.
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2013
 
Bressanone (BZ) – cigni spaventati dai giochi d’artificio
L'associazione Iniziativa per una Bressanone Vivibile: scenario molto triste.
 
E’ ancora polemica a Bressanone (BZ) sull’uso di espodere i giochi d’artificio di fine anno in prossimità del Giardino Vescovile. Il tutto con due cigni che, ad avviso di Franz Pattis, dell’associazione Iniziativa per una Bressanone vivibile, avrebbero subito ben dieci minuti di botti.
Secondo Franz Pattis i fuochi sarebbero stati fatti esplodere in corrispondenza del fossato d’acqua. A dimostrazione di quanto asserito, Pattis mostra due foto. La prima ritrae i  cigni la mattina del primo gennaio. “Si erano ritirati sotto il ponte – riferisce Pattis – ed erano evidentemente sotto shock“. Il secondo scatto evidenzia invece quelli che Pattis asserisce essere i resti dei fuochi direttamente sulla superficie ghiacciata del fossato. Le strie marroncine, ad avviso di Pattis, sarebbero i resti della polvere da sparo. Le strie luminose potrebbero così essere arrivate fin sulla superficie dell’acqua. Rischi che erano stati denunciati appena pochi giorni addietro (vedi articolo GeaPress).
I fuochi, voluti da una locale associazione turistica, avevano già sollevato polemiche. L’invito era di predisporre un’Ordinanza sindacale anti botti, da esportare anche  nei Comuni del comprensorio. Niente da fare. Tutto come prima. Anzi, a sentire l’esponente di Bressanone, sembra quasi che le cose siano andate ancor peggio. Pattis punta ora il dito, oltre che ne confronti degli organizzatori, anche contro la stessa amministrazione cittadina che non avrebbe tenuto conto dei diritti degli animali. Un fatto che striderebbe, sempre ad avviso di Pattis, con il terzo posto guadagnato dallo stesso Comune nel corso del premio Ambiente Eurogeo. Il Comune di Bressanone, infatti, si è posizionato con il concetto “Green Events” quale organizzatore di eventi compatibili con l’ambiente.
“E dire – conclude polemicamente Pattis – che con la brutta nuvola formata dai giochi d’artificio, non si sono potute vedere neanche le stelle”.
VEDI FOTO:
 
NEL CUORE.ORG
2 GENNAIO 2012
 
CADORE, I BOTTI SVEGLIANO L'ORSO: SULLA PISTA DA SCI A CAPODANNO
Tracce del plantigrado notate nel Bellunese
 
Quasi sicuramente svegliato dal letargo dai botti di Capodanno, ieri un orso è arrivato sulla pista da sci a San Vito di Cadore, in provincia di Belluno.Tracce fresche del passaggio di un plantigrado sono state scoperte ieri mattina sul tracciato della pista da sci "Antelao".
Nel corso della perlustrazione mattutina, prima dell'apertura degli impianti ai turisti, una squadra del Corpo forestale dello Stato ha avvistato sulla pista impronte dell'orso, ma anche resti di feci e peli dell'animale. I forestali di Belluno consegneranno già oggi i reperti biologici alla polizia provinciale per fare i test del Dna, che serviranno a capire se si possa trattare di un orso già conosciuto e presente nei database del progetto "Life Ursus" gestito dalla Provincia di Trento.
Negli anni scorsi, c i sono state diverse scorribando di un orso anche nella zona intorno a San Vito. L'animale, confermano gli esperti della Forestale, è stato molto probabilmente svegliato dal sonno (che non è totale nemmeno durante il letargo) dal rumore dei fuochi artificiali esplosi nella notte di San Silvestro. Le orme individuate sulla pista, che scende dai fianchi dell'imponente Monte Antelao (3.264 metri), hanno subito attirato l'attenzione delle guardie forestali.
L'orso ha girato a lungo sul tracciato innevato e, durante questa sua uscita notturna, ha lasciato grosse feci e ciuffi di peli sulla neve.
I plantigradi, fanno sapere gli esperti della Forestale, hanno olfatto e udito finissimi, ma in situazioni di questo genere hanno bisogno di uscire dal bosco e di cercare un'area possibilmente illuminata per ritrovare il proprio orientamento. La pista da sci era illuminata da una luna quasi piena la notte di Capodanno. Evidentemente, l'animale l'ha usata per cercare la strada della tana. Secondo il Cfs, l'orso non può assolutamente essere considerato un pericolo. E nelle prossime ore tornerà in letargo.
 
IL GAZZETTINO
2 GENNAIO 2013
 
Orso svegliato dai botti di Capodanno passeggia infuriato vicino a San Vito
Le tracce del passaggio sulla pista da sci Antelao. Secondo i forestali l'animale ha vagato alla ricerca di un riparo sicuro
 
BELLUNO - Spaventato dai botti di San Silvestro è uscito dal bosco risalendo e discendendo più volte la pista da sci Antelao a San Vito. Potrebbero essere stati i colpi di petardi e fuochi d’artificio a risvegliare l’orso dal leggero letargo facendolo camminare avanti e indietro, più volte, sulla neve battuta.
Le tracce evidenti del passaggio del plantigrado sono state scoperte ieri mattina all’alba dagli agenti del Corpo Forestale in servizio sulla pista della Valboite. Si tratta di impronte, feci e peli di quello che si presenta come un orso bruno adulto. I Forestali, raccolte tutte le testimonianze lasciate nella zona dall’animale, le consegneranno in giornata alla Polizia provinciale per poter effettuare l’analisi del Dna e individuare di quale orso si tratti.Il percorso del plantigrado, che ha camminato più volte avanti e indietro lungo la pista da sci, indica chiaramente che l’animale era disorientato e spaventato. La ragione più probabile di questo comportamento, secondo i Forestali, sta proprio nei botti di Capodanno. L’orso, svegliato dal suo leggero letargo a causa degli spari dei petardi e dei fuochi artificiali, avrebbe cercato di capire da dove proveniva il pericolo per trovare un riparo sicuro. Ma una volta individuata la fonte dei botti subito un altro scoppio, magari dalla parte opposta, gli faceva cambiare direzione. Complice anche la luna piena dell’altra notte che, con il biancore della neve, creava un effetto quasi fosse giorno.
I Forestali in servizio nella zona, durante il controllo prima dell’apertura delle piste, hanno notato le tracce e le altre testimonianze del passaggio dell’orso, riconoscendole immediatamente. Nei giorni scorsi gli animalisti avevano lanciato più appelli contro gli scoppi di fine anno, responsabili di creare fin troppi choc sia negli animali domestici sia nella fauna selvatica.
 
GREEN ME
2 GENNAIO 2013  
 
Cane cieco trova "gatto-guida" che gli rida' la vista
 
Occhi di gatto. Per un cane. Normalmente, tra loro sarebbe dovuto scoppiare un odio a prima vista. Ma non è il caso di Pwditat e Terfel, diventati inseparabili amici dopo che il primo, sensibilissimo gattino randagio, ha iniziato a essere la guida del secondo, cieco per colpa della cataratta e confinato fino a questo incredibile incontro nella sua cesta, per evitare di sbattere contro le cose. A raccontare la loro storia è la "mamma" umana Judy Godfrey-Brown, 57 anni, impiegata statale in pensione di Holyhead, nel Galles del Nord, e testimone dello straordinario legame tra i due animali. Tutto ebbe inizio quando una notte il micio trovatello fu accolto in casa. Appena entrato guardò Terfel, che era nella sua cuccia come al solito, si avvicinò e lo condusse subito fuori nel giardino. "Non ho mai visto niente di simile, la maggior parte dei cani e dei gatti si odiano", ha raccontato Judy. Probabilmente il felino percepì la condizione di Terfel, colpito dall'opacità che offusca la visione del cristallino nell'occhio. La cataratta nel cane può essere ereditaria o causata da diabete, carenze nutrizionali, traumi o vecchiaia. Pwditat, il gatto, sembra aver capito fin da subito questa difficoltà, dimostrando come gli animali spesso sanno essere più "umani" delle persone. "Da allora usa le zampe per guidarlo: sono incollati l'uno all'altro e dormono anche insieme ora", spiega ancora la proprietaria dei due animali speciali. Ora Terfel ha gli occhi di Pwditat per trovare la sua strada. Quando si dice che l'unione fa la forza...
FOTO E VIDEO
 
L’ECO DI BERGAMO
2 GENNAIO 2013
 
«Jacky bloccato su un dirupo»
Il padrone lo veglia per due notti
 
Prov. Di Bergamo - «Il mio Jacky guai: non sarei mai riuscito ad abbandonarlo! È vecchio e ormai quasi totalmente cieco, è il mio cane di compagnia da 10 anni per questo ho deciso di non abbandonarlo a sé in quel posto in cui era andato a cacciarsi». A parlare è Sergio Gervasoni, 51 anni, originario della Valle Brembana ma da sempre residente a Monte di Nese con la moglie Ombretta e le figlie Dalila e Lidia: ha trascorso due notti nel sacco a pelo per essere vicino al proprio cagnolino Jacky, che, seguendo probabilmente alcuni animali selvatici, era andato a finire su una cengietta d'erba, una sporgenza pianeggiante su una parete rocciosa praticamente irraggiungibile, e da lì non riusciva a venirne via. Il padrone e sua figlia si sono muniti di sacco a pelo e hanno trascorso due notti su un dosso per essere visibili al cane.
«È cominciato tutto venerdì mattina - racconta Sergio Gervasoni, sono uscito per un giro con i miei cani, come faccio spesso. Sono tre femmine e un maschio, tutti meticci. Il più giovane è proprio il maschio, che quest'anno compie 10 anni e senza il quale le altre non vogliono nemmeno allontanarsi da casa. Ho fatto un giro per la Valle del bel bere, sotto la Filaressa, che da Monte di Nese porta a Selvino, e quando sono tornato indietro, verso le 12, mi sono accorto che Jacky, il maschietto, non c'era più. Così ho fatto un salto a casa e ho atteso che rientrasse per conto suo. Non sarebbe stata la prima volta, infatti, che si distraeva e si fermava in giro, ma poi ha sempre fatto ritorno. Alle 14 però non era ancora arrivato e così io e mia figlia Dalila di 15 anni siamo tornati su con l'auto e abbiamo deciso di fare un giro al contrario. Fortunata mente abbiamo incontrato un signore del posto che ci ha detto di aver sentito abbaiare e ci ha indicato il sentiero da prendere».
«Ci dispiaceva andare via - racconta Dalila - quando il cane, da lontano, vedeva che ci allontanavamo cominciava a ululare, piangendo. Così ci siamo allontanati solo poche volte e sempre per esigenze che ci portavano a tornare a casa per poco tempo appena. Abbiamo recuperato i sacchi a pelo che proteggono fino a meno dieci gradi e siamo rimasti su». «Abbiamo dormito su un dosso - continua ancora il padrone di Jacky - da lì potevamo vederlo, seppure in lontananza, e soprattutto lui poteva vedere noi e restare un poco tranquillo. Due le notti che ci siamo fermati su, sabato e domenica. Quando abbiamo visto che i tentativi per portarlo in salvo andavano a vuoto abbiamo deciso di rivolgerci al 118, che abbiamo chiamato domenica alle 14. Ci hanno raggiunto i volontari del soccorso alpino che hanno verificato la situazione». Dopo oltre un'ora di tentativi il cane è stato recuperato. Il cane, una volta di nuovo nelle braccia del padrone, gli ha fatto grandi feste.
 
AVVENIRE
2 GENNAIO 2013
 
Ma gli animali hanno «diritti» come gli uomini?
 
Da anni l'ex ministro del turismo Maria Vittoria Brambilla conduce una simpatica e benemerita battaglia a favore degli animali che non vanno vivisezionati, né abbandonati, né allevati in condizioni degradanti, né fatti sadicamente soffrire. È una buona battaglia singolarmente priva di riflessione teorica, come si evince dal Manifesto animalista che la volonterosa Brambilla ha pubblicato da poche settimane (Mondadori, pp. 200, euro 17). L'equivoco è ben sintetizzato nel sottotitolo: "Difendiamo i loro diritti", dove "i loro" sta per "degli animali".
Ebbene, gli animali non hanno "diritti", perché da Aristotele a Kant e oltre, passando per san Tommaso, sono titolari di diritti soltanto gli animali razionali, cioè gli uomini, che hanno coscienza di sé al punto da poter rinunciare anche ai propri diritti. Gli animali hanno l'anima sensitiva con la quale possono comunicare con l'uomo la cui anima razionale assorbe sia l'anima sensitiva, sia l'anima vegetativa. E poi si può parlare di diritti solo se c'è un corrispettivo di doveri, e gli animali doveri non ne hanno. Né si dica che un neonato non ha doveri: non ne ha nel periodo in cui ha solo il diritto di vivere, ma a suo tempo assumerà i suoi doveri, a cominciare da quelli previsti dal IV Comandamento. Un gatto, invece, per quanto a lungo campi, continuerà a non avere doveri.
Gli animali vanno rispettati e trattati bene, pur essendo subordinati all'uomo, perché, in caso contrario, l'uomo, oltre a farli soffrire, degrada sé stesso, si abbrutisce, con conseguenze dannose per l'umanità stessa. La fragilità di una tesi, inoltre, si dimostra portandola all'estremo: Brambilla è contraria alle pellicce, e può ; anche andar bene. Ma le scarpe, probabilmente anche le sue, che sono generalmente fatte di cuoio e di pelli animali, aboliremo anche quelle? Via, tutti a piedi nudi o con calze vegetali.
Teoricamente ben provvisto, invece, il volume provocatoriamente intitolato Contro i diritti degli animali? (Medusa, pp. 120, euro 13), che racchiude tre saggi firmati da John Baird Callicott, Christine M. Korsgaard e Cora Diamond, con prefazione di Roberto Peverelli. La tesi di fondo è che si può essere ambientalisti e anche vegetariani senza essere animalisti, in polemica con Tom Regan e Peter Singer che sono i profeti della "liberazione" e dei diritti degli animali.
Particolarmente interessante il saggio di Korsgaard, harwardiana studiosa di Kant, che cerca di far dire a Kant quello che Kant non ha detto. Il filosofo tedesco, infatti, escludeva "diritti" per gli animali, ma sosteneva che se è lecito ucciderli e utilizzarli per i nostri scopi, non si devono infligg ere loro sofferenze crudeli e gratuite per il dovere che abbiamo verso noi stessi "di coltivare sentimenti favorevoli allo sviluppo della vita morale" (Peverelli). Korsgaard sostiene, kantianamente, che la nostra umanità consiste nella razionalità che ci consente di considerare ogni uomo come un fine in sé; ma anche la nostra natura animale è un fine in sé, argomenta l'harwardiana, e se la rivendichiamo sarà possibile farlo anche per le altre vite animali. Il limite dell'argomentazione sta nel separare, nell'uomo, vita animale e vita razionale che invece, come sopra è stato tommasianamente accennato, fanno un tutt'uno: è la stessa anima razionale a svolgere le funzioni sensitive e vegetative.
Comunque il libro di Medusa è di utile lettura (o rilettura), consigliabile anche all'intrepida Brambilla il cui Manifesto, fra l'altro, è grammaticalmente troppo incentrato sulla prima persona singolare: "io", "io", il pronome che Carlo Emilio Gadda ha insegnato a odiare.
 
IL TIRRENO
2 GENNAIO 2013
 
Attentato incendiario contro il caseificio
 
MONTELUPO (FI) - Otto furgoni incendiati e la scritta “Alf” che fa riferimento al fronte per la liberazione degli animali scritta con la vernice rossa di fronte ai mezzi distrutti. Così è iniziato l’anno in via del Lavoro al Centro Latticini di Montelupo, un’azienda che commercializza latte e formaggi. Un danno enorme per i titolari dei mezzi, tutti “padroncini” che lavorano per l’azienda e che è stato stimato quasi un milione. L’attentato incendiario probabilmente è avvenuto tra mezzanotte e le due della notte dell’ultimo dell’anno. Sono intervenuti i vigili del fuoco di Empoli e stanno indagando i carabinieri di Signa e la Digos di Firenze. Da quanto risulta dalle immagini del sistema di videosorveglianza esterna, gli attentatori sarebbero tre e le telecamere li avrebbero ripresi mentre operano in più fasi accanto ai furgoni frigoriferi prima di riuscire a dargli fuoco con una tanica di carburante. I furgoni, posteggiati tutti in fila lungo la parete del capannone, sono stati poi incendiati dopo essere stati tutti cosparsi di liquido infiammabile. Le fiamme hanno anche danneggiato gli edifici adiacenti ai mezzi e gravi danni sono stati subiti anche da un calzaturificio che è confinante al Centro Latticini. I titolari della ditta, sempre a quanto si apprende dagli investigatori, non hanno mai avuto minacce in passato. Ora gli investigatori stanno lavorando sulla scritta comparsa su una parete dell’azienda per capire se davvero l’attentato incendiario di via del Lavoro è da riferirsi all’Alf che è l’acronimo di Animal liberation front. Oppure è solo un tentativo di depistaggio. Infatti l’Animal Liberation Front, fino ad ora, si è distinto per colpire le aziende di macelleria e di trasporto carne, mentre, almeno fino ad adesso, non erano mai stati presi di mira coloro che lavora con il latte e i latticini. I sabotaggi sono avvenuti in tutta Italia, e sono stati colpiti anche un Mc Donald’s a Torino e un dipartimento universitario a Roma accusato di praticare la vivisezione A quanto si legge sul sito del fronte animalista, per ora sarebbero quattro gli attentati messi a segno negli ultimi mesi in Toscana. Prima dell’altra notte- come si ricava appunto dal sito dell'Alf - gli attivisti del movimento hanno agito contro il macello di Colle Val d' Elsa (Siena) dove la notte del 17 ottobre scorso si sono introdotti distruggendo i macchinari, l'impianto elettrico e quello di aerazione: l'atto è stato rivendicato sul sito dell'Alf «in memoria degli animali macellati». Il 27 ottobre altro attentato ad una ditta di trasporto carni a Troghi (Firenze): sono stati incendiati tutti i camion frigo e lo stabilimento. Il 24 novembre nuova azione ai macelli di San Giovanni Valdarno (Arezzo): tagliata la recinzione, gli attivisti di Alf hanno avuto difficoltà ad entrare dentro all'edificio; in compenso hanno bruciato un camion frigorifero per il trasporto delle carni e fatto altri danni all'esterno. Montelupo sarebbe infine la quarta azione.
 
GREEN STYLE
2 GENNAIO 2013
 
Cani: buoni propositi per il 2013
 
Anno nuovo, tempo di bilanci e buoni propositi: il 2013 è iniziato da poco, ma si può già pensare in grande anche dal punto di vista animale. Ad esempio, quali sono le cattive abitudini e quali i comportamenti corretti che si possono apprendere nei prossimi mesi nella cura del cane?
Anche il proprietario più attento deve tenersi sempre aggiornato, perché accudire un cane è una responsabilità continua, priva di tregua. Pensando al proprio amico Fido, allora, si può stilare una lista di propositi per l’anno nuovo che tenga conto delle sue esigenze, impegnandosi al massimo affinché queste non vengano disattese. Di seguito, la lista delle 5 necessità canine che non possono assolutamente mancare nel 2013 del nostro amico a quattro zampe:
Tre passeggiate al giorno: il cane è un animale domestico che ha costante bisogno di movimento. Qualora non si disponesse di un ampio giardino e Fido fosse costretto a vivere in appartamento, almeno tre lunghe passeggiate al giorno sono d’obbligo. In particolare quella serale, affinché il cane adempia alle sue funzioni fisiologiche per prepararsi, poi, alla lunga notte;
Dieta: l’anno nuovo può essere anche un’occasione per regolare la dieta di Fido. Facendosi guidare dal veterinario, si deve dire addio alle cattive abitudini, come dei pasti a orari non stabili oppure a un’alimentazione poco varia. Nutrire il proprio cane solo di croccantini o di cibo in scatola non è sufficiente, ogni giorno ci deve essere il giusto apporto di fibre, proteine e carboidrati;
Training: nei prossimi 12 mesi, si può agire anche sul versante comportamentale dell’accudimento di un cane. Non è mai troppo tardi per insegnare a Fido delle regole basiche di convivenza con l’uomo e con gli altri cani, anche qualora fosse di carattere particolarmente chiassoso. Lo si può fare partendo dal gioco, insegnandogli ad esempio a riportare una pallina;
Amicizie: il cane ha sempre bisogno di confrontarsi e socializzare con i propri simili, ma spesso i proprietari evitano le situazioni di contatto per paura di conflitti con gli altri esemplari. Nel 2013 si può progressivamente risolvere questa situazione con un po’ di coraggio: nelle zone adibite, ad esempio, non si abbia paura a sganciare il guinzaglio e lasciare Fido libero di correre con gli altri cani;
Affetto: la vita di un cane è purtroppo breve, più di quanto ogni proprietario possa sperare. Un buon proposito, allora, è di sfruttare ogni momento libero per passarlo con il cane, per ricoprirlo d’affetto, per rendere ancora il legame più saldo. Bastano anche solo cinque minuti di carezze o un gioco improvvisato a casa per rendere l’unione indissolubile. E, perché no, dimostrare affetto anche ai cani in difficoltà: recarsi di tanto in tanto in canile o al rifugio per intrattenersi con i cani presenti o per donare cibo e coperte è davvero un’ottima azione.
 
NEL CUORE.ORG
2 GENNAIO 2013
 
ISRAELE, VIETATI PRODOTTI COSMETICI E PER LA PULIZIA TESTATI SU ANIMALI
La legge in vigore dalla mezzanotte del 31 dicembre
 
Dalla mezzanotte del 31 dicembre sono illegali in Israele la vendita e l'importazione di prodotti di cosmetici e per la pulizia realizzati con test su animali. Lo ha stabilito una legge approvata nel 2010 su iniziativa del deputato laburista Eitan Cabel.
Secondo la stampa locale, i test per questo tipo di prodotti costano la vita a circa 2000-3000 animali all'anno, che muoiono dopo atroci sofferenze.
"Si tratta - ha affermato Cabel -di una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda la difesa degli animali in Israele. È un mutamento di prospettiva rivoluzionario, che spero metterà fine alla pratica degli esperimenti".
 
GIORNALETTISMO
2 GENNAIO 2013
 
Gli animali che fumano
 
Da tutto il mondo che testimoniano una sola cosa. La vera bestia è l’uomo che ha fornito le sigarette a questi poveri animali, sia che fumino davvero sia che siano stati preparati per uno “spettacolo” tutto rivolto agli umani.
FOTO
 
IL PICCOLO
2 GENNAIO 2013
 
In Dalmazia parte la caccia ai lupi
 
di Andrea Marsanich
 
SPALATO - È un branco piuttosto numeroso, che ha deciso di vivere nel Parco nazionale del fiume Cherca (Krka), nella regione di Sebenico, in Dalmazia. Purtroppo i lupi stanno creando problemi nella ricerca di cibo e lo scorso mercoledì, intorno alle 22.30, hanno sbranato una cane da guardia nel cortile di un’ abitazione nel villaggio di Kijevo. Il padrone del cane, Ivan Brajkovic, ha raccontato ai giornalisti di essere stato svegliato dai latrati e dai lamenti del suo animale che veniva fatto a pezzi: «Avevo una femmina di segugio istriano, di 4 anni, ed ho fatto solo in tempo a vestirmi per vedere i lupi che si dileguavano nell’oscurità, mentre del mio cane restavano pochi brandelli. Il mio non è purtroppo il primo caso in cui i cani vengono presi di mira dai lupi e mangiati. È accaduto in diversi villaggi della regione». Secondo gli esperti, il gruppo si è probabilmente calato nel parco nazionale dalla catena montuosa della Dinara, dove probabilmente la selvaggina scarseggia. «Il branco ha trovato condizioni ideali in quest’area, giungendovi due anni fa – è quanto affermato da Nediljko Dujic, presidente della società venatoria della Contea di sebenico e Tenin (Knin) – rappresentano un pericolo non solo per gli animali domestici ma anche e soprattutto per l’uomo. In primavera avranno la nuova cucciolata e risultano molto aggressivi quando avvertono o credono di avvertire il pericolo. Da parte nostra, due mesi fa ci siamo rivolti tramite lettera al ministro dell’ Ambiente, Mihael Zmajlovic, facendogli presente la situazione e chiedendogli il trasferimento dei lupi in un altro sito. Non abbiamo ancora ottenuto risposta». Secondo Dujic, il problema può essere risolto in due modi: abbattere la femmina Alfa del gruppo, la qual cosa vedrà i lupi abbandonare il territorio, oppure anestetizzare tutti i componenti del branco e quindi sistemarli in luoghi dove la presenza umana è rara. «Non esagero nel dire – ha concluso Dujic – che in futuro, se non si intraprenderà nulla, ci saranno grossi problemi nel parco tra lupi e uomini». Nei giorni scorsi le doppiette della società Kuna di Cista Velika hanno abbattuto un lupo siberiano (colore grigio–bianco) ai piedi del monte Visocica, nella contea di Spalato. L’uccisione rientra nella quota di abbattimento prescritta dalla legge. Particolarmente soddisfatto Zlatko Carevic di Cista Velika, che era il titolare di un gregge di ovini, sterminato dai lupi. Il ministero dell’Ambiente ha quantificato in 18 gli esemplari di lupo che possono essere abbattuti in tutta la Croazia dal primo ottobre 2012 al 28 febbraio 2013.
 
GREEN STYLE
2 GENNAIO 2013
 
Zuzu, il cane anti-convulsioni
 
Una nuova storia di efficace pet-therapy arriva dagli Stati Uniti e dimostra come i cani siano animali davvero indispensabili per la vita dell’uomo. Si è già detto in più occasioni come esistano animali in grado di predire infarti o scovare tumori agli stati iniziali, ma quella che proviene da Bethlehem, in Pennsylvania, è soprattutto un racconto d’amore. Protagonista è Alex Smith, un ragazzo di venticinquenne autistico, da tempo vittima di forti attacchi epilettici. In preda a improvvise convulsioni, il giovane si è più volte ferito rantolando a terra, tanto che si è reso necessario il ricovero in ospedale e diversi trattamenti traumatologici. Ma nulla di tutto ciò è più accaduto quando nella sua vita è entrato Zuzu, un cane dalle speciali doti divinatorie.
Così come racconta la mamma Kristine, Zuzu è in grado di anticipare l’arrivo di un attacco, prevenendone gli effetti più devastanti e avvisando i genitori del giovane. I meccanismi che spiegano perché questa avvenga questa predizione non sono noti, ma funzionano alla perfezione. Così facendo, i genitori possono intervenire in tempo, accompagnando il figlio in un luogo sicuro affinché non si ferisca durante la crisi. Zuzu è un cagnolone proveniente dall’organizzazione no-profit 4 Paws for Ability, un centro specializzato in pet-therapy. Per poter addestrare il cane, però, si è reso necessario un e sborso economico di 13.000 dollari, cifra da raccogliersi durante un evento pubblico. Così lo scorso anno è stato organizzato un concerto benefico e la fatidica cifra è stata raggiunta. L’organizzazione ha quindi deciso di abbinare Alex al Golden Retriver Zuzu, allenato per mesi tramite stimolazione olfattiva di magliette e altri oggetti personali del giovane. Dopodiché è stato il turno dei genitori a sottoporsi al training, con un percorso chiamato “seizure game”, affinché il cane si abituasse alla simulazione di un attacco convulsivo. E infine, agli inizi di dicembre, l’effettivo trasferimento di Zuzu in casa Smith, con risultati del tutto strabilianti. Sebbene Alex non abbia più avuto attacchi, Zuzu è diventato un ponte comunicativo tra lui e la società: in compagnia del suo cagnolino Alex si sente protetto e si espone, perciò, con più facilità all’interazione sociale .
 
ANSA
2 GENNAIO 2013
 
'Oroscopo' animali: al via soccorso stradale,no test conigli
A febbraio pronuncia cassazione su sequestro beagle-vivisezione
 
ROMA - Anche gli animali guardano al nuovo anno con speranze e timori per le scadenze legate a scelte politiche, nazionali e in sede comunitaria, che li attendono. A stilare una sorta di 'oroscopo degli animali' e' la Lav - Lega Antivivisezione che augura ''un anno migliore, con l'impegno di tutti, per un 2013 con meno violenza e piu' rispetto'' alle migliaia, milioni, in alcuni casi anche decine di milioni di esemplari interessati, non tanto dall'influsso delle stelle, ma da decisioni delle istituzioni e ancora di piu' di Parlamento e Governo ''dopo le prossime elezioni di febbraio", afferma Gianluca Felicetti, presidente della Lav.
Ecco, specie per specie, l'agenda animalista 2013: - Leone: questo sarà l'anno della nuova Conferenza Cites sulle specie in pericolo d'estinzione, si svolgerà a marzo a Bangkok. - Beagle: da febbraio inizieranno i pronunciamenti della Corte di Cassazione sul sequestro effettuato lo scorso luglio dei 2.639 quattro zampe nell'allevamento Green Hill per la vivisezione. E il nuovo Parlamento sarà chiamato a decidere sulla sua chiusura.
- Cavallo: la crisi dell'ippica, vista la diminuzione del contributo statale alle corse, deve portare alla chiusura dello sfruttamento dei cavalli e a dichiararne la definizione di animale d'affezione.
- Scorpione: l'Unione Europea vuole dare una stretta alle cosiddette "specie invasive" e dovrebbe emanare una proposta di direttiva. ''Il primo atto serio - dice la Lav - è vietarne importazione e riproduzione in cattività. Tuttavia, e' atteso da dieci anni dai ministeri dell'Ambiente e della Salute l'elenco di ragni e scorpioni considerati pericolosi per l'uomo''.
- Coniglio: entro marzo la Commissione Europea dovrà decidere se chiudere definitivamente la possibilità di effettuare gli ultimi tre tipi di test degli ingredienti dei cosmetici e vietare l'importazione di profumi e creme prodotti negli altri Paesi senza rispettare le regole comunitarie di tutela degli animali e della salute. L'Italia deve portare a Bruxelles il positivo impegno votato lo scorso dicembre dalla Commissione Sanità del Senato.
- Gallina: come per gli altri volatili usati nella macellazione, il 2013 è la scadenza prevista da Bruxelles per valutare le alternative di uccisione ai bagni elettrificati con relativo sgozzamento. - Visone: per gli ultimi dieci allevamenti per pellicce in Italia, il Parlamento da marzo vedrà fra le prime proposte di legge nuovamente depositate, quella della LAV che farebbe seguire l'esempio degli altri Paesi, ultima e recente l'Olanda, che ne hanno decretato la chiusura.
- Mucca: il 2013 sarà l'anno di discussione della nuova proposta della Commissione Europea su lla Politica Agricola Comune (Pac) con ripercussioni sulle condizioni degli animali negli allevamenti. - Allodola: continuerà ad essere un anno di tentativi di deroghe alla caccia, da parte di Province e Regioni. - Agnello: dal primo gennaio si deve applicare il Regolamento europeo 1099/2009 sulle modalità di utilizzo degli animali nella macellazione. - Gatto: è in vigore, da pochi giorni, l'obbligo al soccorso stradale degli animali vittime di incidenti. Con il Decreto del Ministero dei Trasporti le ambulanze veterinarie e il soccorso con mezzi privati in "stato di necessità" sono equiparati al soccorso umano per il Codice della Strada. - Pesci: sarà l'anno nel quale la Commissione Europea dovra' presentare una Relazione tecnico-scientifica sulla loro sofferenza negli allevamenti, nel trasporto e nella loro macellazione.
 
IL TIRRENO
2 GENNAIO 2013
 
No alla caccia alle nutrie «Si pensi a soluzioni diverse»
 
PRATO - No alla caccia selettiva alla nutria. E’ decisamente contraria al progetto della Provincia di Prato Simonetta Berruti, segretaria di Artigli & Fusa. «Vi scrivo perché sono venuta a conoscenza della decisione della provincia di Prato di aprire la caccia alle nutrie che stanziano sugli argini del Bisenzio. "Caccia selettiva", la chiamano, in pratica questi animaletti nati con la sfortuna di essere simili a topi e non più somiglianti a teneri coniglietti o paffuti cuccioli di beagle, saranno sterminati in quanto le loro tane "metterebbero a rischio la stabilità degli argini " e la cosa più economica per risparmiare le tasche dei cittadini senza pensare ad altre soluzioni più costose, sareb be appunto quella di sterminarli». «Faccio notare - prosegue l’intervento - che la cura degli argini è già per legge demandata a l consorzio di bonifica della val di Bisenzio e dell'Ombrone che, data la tassa annuale non propriamente leggera che tutti paghiamo, dovrebbe già occuparsi della bonifica e sicurezza dei fiumi (tronchi ammassati e argini incolti ,ben più pericolosi delle tane delle nutrie).Vedo anche, con piacere, che la Provincia ha molto a cuore la spesa pubblica se si tratta di risparmiare denaro pubblico, preferendo uccidere innocui animali piuttosto che pensare a soluzioni alternative. Ogni giorno molti cittadini pratesi portano cibo agli animali del Bisenzio in prossimità della scesa del Ponte Datini. Intere famiglie si fermano con i bambini a gettare il pane alle nutrie, alle anatre e agli uccelli che vivono sull'argine.Vorrei anche ricordare - conclude Berruti - che le alluvioni non sono mai il prodotto di "stupidaggini " come le tane delle nutrie ma sono sempre causate dallo scempio del territorio dovuto alla cementificazione e alla cattiva cura degli argini fluvia li da parte dell'uomo».
 
CORRIERE FIORENTINO
2 GENNAIO 2012
 
Lucca
Mangiano salsicce crude di cinghiale
Ventisei casi di trichinellosi
In Toscana non erano segnalati pazienti colpiti da circa 20 anni. L'epidemia è circoscritta a cacciatori e familiari
 
FIRENZE - Sono 26 i casi di trichinellosi riscontrati nelle ultime settimane in provincia di Lucca, patologia rara ma presente in Italia: in Toscana da circa 20 anni non erano stati segnalati pazienti colpiti. È quanto rende noto la Asl di Lucca spiegando che il focolaio epidemico è stato circoscritto rapidamente e che ha riguardato cacciatori e loro familiari, residenti nella zona della Valle del Serchio, colpiti dopo aver mangiato salsicce crude di cinghiale (regolarmente cacciato).
Ora stanno tutti bene, «grazie alle cure immediate a cui sono stati sottoposti». Gli accertamenti dell'Asl erano scattati dopo la segnalazione di disturbi quale febbre, dolori muscolari, manifestazioni cutanee. Gli esami hanno poi accertato che si trattava appunto di trichinellosi, o trichinosi, «malattia causata da un parassita, la Trichinella, che è un verme che può contaminare con le sue larve le carni di diversi animali. L'uomo - spiega appunto l'Asl - contrae l'infezione attraverso il consumo di carni animali contagiate e non cotte.
Si tratta di una patologia rara ma presente in tutto il mondo e anche in Italia. Proprio per la sua rarità e per sintomi che possono risultare simili a quelli di altre patologie non è di facile riconoscimento. Gli ultimi casi in Italia risalgono al 2011 in Sardegna». «La macchina che si è messa in moto dopo la comparsa dei primi casi, subito riconosciuti dall'unità operativa di malattie infettive di Lucca - prosegue l'Asl -, ha permesso di circoscrivere il fenomeno e di effettuare tutte le necessarie operazioni legate alla prevenzione, grazie all'impegno degli operatori della veterinaria e dell'igiene degli alimenti. È bene ricordare - conclude l'Asl - che è possibile evitare questa malattia tramite la cottura delle carni o con il congelamento a - 15 per 20 gi orni o a - 30 per 6 giorni. In questa maniera vengono distrutte le larve e si impedisce l'insorgere della malattia».
 
AFFARI ITALIANI
2 GENNAIO 2013
 
Mangiano salsicce crude di cinghiale ventisei casi di trichinellosi
 
Credevano di mangiare delle normali salsicce di cinghiale, e invece non sapevano che stavano rischiano la vita, contraendo la trichinellosi.
Febbre, dolori muscolare provocati da un da un parassita della carne. Una vera e propria epidemia che conta 26 casi nelle ultime settimane in provincia di Lucca. La trichinellosi è una patologia rara che non si presentava in Toscana da circa 2’ anni. La Asl di Lucca ha reso noto che il focolare è stato circoscritto rapidamente.
I più colpiti sono stati cacciatori e loro familiari, residenti nella zona della Valle del Serchio, colpiti dopo aver mangiato salsicce crude di cinghiale (regolarmente cacciato).
Gli accertamenti dell'Asl erano scattati dopo la segnalazione di disturbi quale febbre, dolori muscolari, manifestazioni cutanee. Gli esami hanno poi accertato che si trattava appunto di trichinellosi, “una malattia causata da un verme che può contaminare con le sue larve le carni di diversi animali”.
“Si tratta di una patologia rara ma presente in tutto il mondo e anche in Italia. Proprio per la sua rarità e per sintomi che possono risultare simili a quelli di altre patologie non è di facile riconoscimento. Gli ultimi casi in Italia risalgono al 2011 in Sardegna”. Per non correre rischi ed evitare la formazione di larve la Asl consiglia di cuocere la carne o congelarla a -15 gradi per due settimane.
 
IL TIRRENO
3 GENNAIO 2013
 
Salsicce di cinghiale infette 26 colpiti da raro parassita
 
LUCCA - I cacciatori uccidono un cinghiale e se lo mangiano insieme ad amici e parenti, e l’animale “si vendica” infettando tutti quanti con la trichinella, un parassita che dalle carni del cinghiale si è trasferito in quelle degli uomini. E’ successo nella Valle del Serchio, dove è scattato l’allarme e dove in tutto si sono registrati 26 casi, tutti individuati e trattati con i farmaci specifici. Le persone contagiate dal parassita avevano mangiato delle salsicce crude di un cinghiale ucciso da un gruppo di cacciatori durante una battuta. Qualche giorno dopo, passato il periodo di incubazione del verme, hanno accusato alcuni disturbi (febbre, dolori muscolari, manifestazioni cutanee) ma grazie alle cure immediate ora stanno meglio. La macchina sanitaria si è messa in moto dopo la comparsa dei primi casi, subito riconosciuti dall’unità operativa di malattie infettive di Lucca. L’Asl 2 ha intercettato i casi sospetti, formulato la diagnosi e trattato farmacologicamente i pazienti. Per fortuna i casi sono stati individuati e trattati tempestivamente: in questo modo il focolaio epidemico è stato subito circoscritto. La trichinellosi o trichinosi è una malattia causata da un parassita, la trichinella, verme che può contaminare con le sue larve le carni di diversi animali tra i quali, appunto, i cinghiali. L’uomo contrae l’infezione consumando carni animali contagiate e non cotte: le larve della trichinella finiscono poi per incistarsi nei muscoli dell’ospite. Una patologia rara ma presente in tutto il mondo e anche in Italia. Proprio per la sua rarità e per sintomi che possono risultare simili a quelli di altre patologie non è di facile riconoscimento. Gli ultimi casi riscontrati in Italia risalgono al 2011 in Sardegna. In Toscana da circa 20 anni non venivano segnalati casi di trichinellosi. Questa malattia si può evitare senza problemi sia cuocendo le carni prima del consumo che congelandole a – 15° per 20 giorni o a – 30° per 6. In questo modo si distruggono le larve impedendo l’insorgere della malattia.
 
LA NUOVA FERRARA
2 GENNAIO 2013
 
Yorkshire terrier, piccolo ma tenace
 
Al primo sguardo possono sembrare piccoli e indifesi. E invece no, gli Yorkshire terrier sono cani minuti ma dal cuore grande. In poche parole un concentrato di tenacia, brio e allegria. Energia allo stato puro, allevati nelle zone rurali della Gran Bretagna per le loro qualità di predatori e per la caccia di animali nocivi, sono da sempre animali coraggiosi, forti e abbastanza facili da addestrare. Il loro nome è un omaggio all'origine geografica della razza, cioè ai verdi villaggi della contea inglese dello Yorkshire. Diventati popolarissimi in tutto il mondo, già alla fine dell'Ottocento, gli Yorkshire Terrier sono cani adorabili, dalla personalità intensa e vivace, pieni di contagioso entusiasmo. Desider osi di interagire con i membri della famiglia, gli Yorkie amano la compagnia e si pongono positivamente rispetto agli altri animali (cani e gatti), ma sono un p o' diffidenti con gli estranei umani. Impavidi nonostante la piccola taglia, amano far sentire la loro voce abbaiando spesso. Coccoloni, dolci, amano le comodità e dormire sul divano.
 
LA ZAMPA.IT
2 GENNAIO 2013
 
Le pinne di squalo finiscono sui tetti
 
Hong Kong - Migliaia di pinne di squalo sono state viste essiccare al sole sul tetto di un edificio industriale nel quartiere Kennedy Town, il 1 gennaio 2013. I commercianti di pinne di squalo hanno dunque deciso di cambiare strategia per l’essiccazione, allontanandosi dai marciapiedi della città, dopo la vigorosa protesta degli animalisti nel 2010. Si stima che nel mondo vengano scambiate annualmente fra i 26 e i 73 milioni di pinne di squalo, di cui il 50% solo ad Hong Kong. L’opinione pubblica e il mondo scientifico si sono schierati contro questo commercio che, tra l’altro, mette seriamente a rischio la sopravvivenza della specie. Nonostante la diffusa legislazione globale che vieta l’eliminazione delle pinne da un pesce, il governo di Hong Kong non ha ancora legiferato in materia.
FOTO
 
VIRGILIO NOTIZIE
2 GENNAIO 2013
 
Biodiversità marina a rischio: in Cina sparito 80% della barriera corallina
In 30 anni è scomparso l'80% della barriera corallina cinese. Un danno inestimabile per l'ecosistema marino.
 
E poi dicono di avere l'ambiente come priorità. In Cina è appena scattato l'allarme per la biodiversità marina
Secondo un nuovo studio riportato dalla France Presse, le barriere coralline al largo della costa cinese si sarebbero in gran parte giù estinte.
Per la precisione, negli ultimi 30 anni si sono ridotte dell'80%. Inquinamento, pesca eccessiva e sviluppo costiero sono le cause di questa grave situazione che è andata aggravandosi soprattutto negli ultimi 10-15 anni.
Una perdita inestimabile per l'ambiente. Solo qualche anno fa, riportano gli scienziati, immense barriere si estendevano per 31mila chilometri quadrati svolgendo un ruolo importante per l'ecosistema marino e terrestre.
Ora, il loro stato è “cupo”, scrivono gli scienziati, “degradato” e in progressiva distruzione. «La continua espansione economica della Cina ha esacerbato molti spietati problemi ambientali – affermano gli autori dello studio – Oltre alle cause ambientali, la politica regionale ha assunto un ruolo importante nella distruzione delle barriere coralline».
Secondo l’analisi infatti diversi Paesi della zona, tra cui Malesia, Filippine e Vietnam, si contendono le acque territoriali in Asia meridionale, rendendo ancora più difficile la gestione delle risorse del territorio.
 
GEA PRESS
3 GENNAIO 2013
 
San Vito dei Normanni (BR) e i cani sgozzati – trovato il quarto cucciolo: ha un taglio alla gola
Il luogo rischia di finire sotto sequestro. Apprensione per il mancato prelievo degli animali superstiti.
 
Anche il cucciolo scampato alla strage dei cani sgozzati di San Vito dei Normanni (vedi articolo GeaPress ) ha un taglio alla gola. Se ne sono accorti nei giorni scorsi i volontari che hanno tentato di allontanarlo dal luogo del misfatto, assieme a due cagne adulte.
Una macchia rosso sangue ed un taglio che però, finchè non sarà visitato  da un Medico Veterinario, nulla può dirsi. In linea teorica, sperano quasi i volontari,  potrebbe essere stato un oggetto appuntito che di certo, in un luogo caratterizzato dalla presenza di materiale vario, non può escludersi.
Pochi dubbi, invece, per i tre cuccioli trovati morti. In questo caso un primo esame è stato compiuto da un Medico Veterinario dell’ASL. Sgozzati, in due casi, ed una lacerazione al ventre per il terzo cagnetto. Certo che pensare ad un incidente per tutti i cuccioli è cosa difficile.
Quello che invece sta risultando impossibile è il recupero del quarto cucciolo e delle due cagne adulte. Di fatto sono inavvicinabili. Anzi, in questi giorni, hanno riservato note di apprensione. Da domenica e fino a questo pomeriggio, infatti, dei cani scampati alla strage non c’era più traccia. A nulla sono valsi i sopralluoghi dei volontari. Una “scomparsa” che ha impedito agli accalappiatori di trasferire i poveri animali in un luogo più sicuro. Anzi, secondo indiscrezioni pervenute a GeaPress, parrebbe che il vecchio casolare di campagna dove sono stati rinvenuti i corpi, a breve potrebbe essere sequestrato. Questo a causa dei cospicui quantitativi di eternit rinvenuti nel luogo. Di sicuro un elemento di difficoltà in più, visto che per accedere ad un luogo posto sequestro, occorre sempre l’autorizzazione dell’Uffico preposto. Di verso, se trattasi di sequestro amministrativo (potrebbe essere il Comune) o penale. In quest’ultimo caso occorre l’autorizzazione del Magistrato.
“Non era mai successo che i cani si fossero allontanati per tutti questi giorni – riferisce a GeaPress Marzia Zito, la volontaria che ha trovato i cuccioli morti – Non so cosa pensare ma sul quarto cucciolo sarebbe opportuno poter visionare la ferita, sia per curarlo ma anche per capire cosa esattamente è successo“.  Sulla stessa linea d’onda è Cosimo Quaranta, Capo Nucleo delle Guardie del WWF di Brindisi. “Occorre essere cauti e cercare qualche elemento di riscontro per avvalorare una tesi piuttosto che un’altra – riferisce a GeaPress Cosimo Quaranta – Di certo non è  ancora possibile capire cosa esattamente sia successo in quel luogo“.
Da quando sono stati trovati i cani morti, ovvero il 30 dicembre scorso, una misteriosa sorte sembra però essersi accanita sulla possibilità di un  prelievo di quelli superstiti. Fino a stamani, infatti, c’erano gli accalappiacani. Il cucciolo con la ferita alla gola e le due cagne adulte, sono ricomparsi solo questo pomeriggio.
 
LA SICILIA SIRACUSA
3 GENNAIO 2013
 
botti «fatali» per un cane
 
Lentini (SR). Potrebbe essere morto di crepacuore, provocato dai botti di Capodanno, un meticcio nero di circa sette anni, amico fedele dei tanti residenti del quartiere Porrazzito.
L'animale è stato ritrovato riverso a terra senza vita nei pressi del cimitero lentinese, da alcuni residenti che, dalla sera del 31 dicembre, lo avrebbero cercato invano per tenerlo al riparo dai botti. Secondo quanto ci ha detto Enzo Caruso, presidente dell'associazione lentinese «Pace» per la tutela degli animali, il cane, che abitualmente sostava nel quartiere, in coppia con la sua compagna, la sera si sarebbe allontanato dal luogo abitualmente frequentato, senza fare ritorno. Inutili le ricerche di chi, avendo a cuore la loro sorte, quella sera è riuscito soltanto a ospitare la femmina all'interno della propria casa, proprio per evitare una triste fine.
«I forti rumori degli spari - spiega Enzo Caruso - sono fonte di pericolo per gli animali, poiché li gettano nel terrore. Spesso possono anche causare una sorta di infarto. Il cane era stato curato da una dermatite e godeva di ottima salute. Era un randagio ma ben voluto da tutto il quartiere. All'inizio, si era pensato a una morte causata da ferite inferte, ma dopo averlo accuratamente controllato, si è capito che si potrebbe trattare di crepacuore, causato dal rumore fatale.
 
MATTINO DI PADOVA
3 GENNAIO 2013
 
Decine di cani scappati per i botti di Capodanno: 17 recuperati
L’allarme dell’Usl 16: situazione a rischio fino all’Epifania. Molti di loro non hanno il microchip per identificarli

Simonetta Zanetti

 
PADOVA. Un boato improvviso, che riempie il cervello di terrore: l’unico desiderio possibile diventa fuggire, lontano dalla paura e dal pericolo. I giorni a cavallo di San Silvestro, per molti animali non sono altro che questo. Una festa di panico che culmina nella notte di Capodanno e in cui si perdono decine di cani, in una corsa disperata che non sempre ha come epilogo il ritorno alla propria cuccia.
In due giorni, dal 31 dicembre alle prime ore di ieri mattina - quando le operazioni erano in pieno svolgimento - sono stati una ventina i cani “vaganti” recuperati dal Servizio veterinario dell’Usl 16: undici quelli raccolti nel territorio dell’azienda sociosanitaria padovana. Sette con microchip - condizione per cui il ritorno a casa si preannuncia agevole - e quattro senza. Tra questi, due cuccioli in un cartone abbandonato davanti al canile proprio la notte di Capodanno. «Tranquilli, loro troveranno facilmente una casa» assicura Aldo Costa responsabile dei Servizi veterinari dell’Usl 16 che ammonisce «in questi casi la gente ci sommerge con le richieste di adozione, senza tenere conto che l’educazione, a quell’età, richiede una pazienza infinita e non sempre è facile. Un cucciolo è come un uovo di Pasqua: irresistibile ma, soprattutto nel caso dei meticci, non sai mai com’è “dentro”. Invece, se si adotta un cane con qualche mese in più i nostri veterinari comportamentisti sono in grado di suggerire l’animale più indicato a seconda delle esigenze. A dieci mesi e oltre ha un carattere sufficientemente definito per trovare la famiglia più adatta; al tempo stesso chi lo adotta ha ancora un margine di manovra per educarlo come ritiene più opportuno».
Agli 11 cani recuperati sul territorio dell’Usl 16 si aggiungono i sei (tre con chip e tre senza) raccolti nell’Alta, da due mesi convenzionata con il servizio veterinario del capoluogo. Ma a fine feste il bilancio si preannuncia ancora più pesante. Il peggio, infatti, non è ancora passato: le fughe, innescate dai botti, continueranno fino al giorno della Befana e con esse segnalazioni - di smarrimento e avvistamento - e “battute di caccia” per ricondurre i cani in un luogo sicuro. L’80% di loro ritroverà la via di casa, un po’ per la “carta d’identità sottocutanea”, un po’ grazie alle foto che i veterinari dell’Usl affiggono nella zona del ritrovo. «In questo periodo i recuperi raddoppiano rispetto al resto dell’anno» sostiene Costa «e ci ritroviamo a fare i conti con cani senza microchip, una piaga che si fatica a guarire, sia per colpa dei proprietari che credono così di evitare eventuali responsabilità in caso di fuga, di alcuni veterinari che non lo impongono e dei Comuni che non multano chi non rispetta le regole».
Il servizio di recupero costa 70 euro; a 25 euro ammonta la multa se il cane non ha il microchip. Non solo: in caso di smarrimento, il Comune ha facoltà - per lo più inapplicata - di comminare una sanzione di 150 euro al padrone negligente.
Ancora per qualche giorno, quindi, il consiglio degli esperti è di prestare particolare attenzione quando si lascia il cane in casa solo: evitare i terrazzini, assicurare che le recinzioni dei giardini non abbiano buchi e prediligere per lui luoghi chiusi, tranquilli e sicuri, ovvero privi di oggetti su cui, in caso di spavento, potrebbe ferirsi.
 
REGGIO ONLINE
3 GENNAIO 2013
 
Arceto, cane scomparso da casa: aiutateci a ritrovarlo
Bobbi è un meticcio di due anni. Spaventato dai botti di Capodanno, è sparito la sera del 31 dicembre
 
SCANDIANO (Reggio Emilia) - I botti e i petardi di Capodanno fanno da sempre delle vittime tra gli animali, spaventati a volte anche a morte dalle esplosioni. Ogni anno le associazioni di animalisti e le persone che hanno a cuore la salute dei nostri piccoli amici moltiplicano appelli e campagne di sensibilizzazione, ma l'usanza di accogliere il nuovo anno esplodendo petardi non passa mai di moda. Proprio a causa dei botti di fine, la sera del 31 dicembre è scomparso da Arceto un cane meticcio di nome Bobbi. Spaventato e disorientato, non è ancora tornato a casa e la sua famiglia è preoccupata. Bobbi ha due anni ed è un piccolo segugio con il manto un po' tigrato, il muso lu ngo e le orecchie grandi. Ha le zampe corte come quelle di un jack russel. E' regolarmente registrato e ha il microchip.
In questi giorni potrebbe aver fatto anche parecchia strada. Le ricerche interessano anche Bosco, La Noce, Albinea, Borzano, Bellarosa, Rubiera, Scandiano, Casalgrande, Sabbione, fino alla periferia di Reggio.
Per segnalazioni e informazioni non esitate a telefonare al numero 348/5801156 o scrivete una email a paolaprati@hotmail.com
 
 
NEL CUORE.ORG
3 GENNAIO 2013
 
CONCOREZZO (MONZA), VANDALI DEVASTANO IL GATTILE DI VIA SAURO
Contro il raid la protesta di bambini e adulti
 
Probabilmente nella notte di Capodanno, vandali hanno devastato il gattile di via Sauro a Concorezzo (MB). I volontari se ne sono accorti solo la mattina del 2 gennaio quando hanno trovato a pezzi le casette rifugio, pestati gli avanzi di cibo e le bacinelle del latte gettate di qua e di là.
Da più di un anno – scrive l'edizione milanese del "Corriere della sera" – i residenti del quartiere accudivano una colonia felina con la partecipazione attiva dei bambini, che dopo il raid vandalico hanno dato vita ad una civile protesta. "E' così divertente – chiedono – distruggere le case dei gatti? I crimini contro i gatti sono puniti dalla legge" . I concorezzesi adulti si sono fatti sentire soprattutto su internet.
 
TRENTINO
3 GENNAIO 2013
 
«Basta lotterie con in palio animali da abbattere»
Disegno di legge del consigliere provinciale Idv Firmani: «Una barbara consuetudine»
 
TRENTO. «Basta con le lotterie che mettono in palio abbattimenti di fauna selvatica». A dirlo è l’Idv del Trentino, con un ddl del consigliere provinciale Bruno Firmani. «È successo a Caldonazzo - riporta il consigliere in una nota - con l’uccisione di un capriolo femmina, a Ronzo Chienis con l’uccisione di quattro lepri, poi a Stenico con l’abbattimento di un camoscio. Ancora a Rumo con un camoscio adulto e un capriolo femmina».
«La barbara consuetudine di organizzare lotterie a pagamento, aperte ai cittadini - spiega - aventi come premio la possibilità di uccidere animali della fauna locale selvatica, si sta diffondendo a macchia d’olio nella totale indifferenza di ambientalisti e istituzioni. Contrastano con gli indirizzi politici dell’Unione europea, la quale considera la salvaguardia, la protezione e il miglioramento della qualità dell’ambiente, compresa la conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche, un obiettivo essenziale di interesse generale perseguito con alcune direttive europee. Non sono inoltre in linea con la giurisprudenza amministrativa del Consiglio di Stato».
In condivisione con l’europarlamentare Idv Zanoni il consigliere provinciale Bruno Firmani ha presentato dunque un disegno di legge che vieti questa pratica arcaica e diseducativa nei confronti della tutela faunistica.
 
IL TIRRENO
3 GENNAIO 2013
 
Un cinghiale di oltre 150 kg per la squadra di Santa Caterina
 
GROSSETO Una preda eccezionale quella catturata dalla squadra numero 3 “I Forti” di Santa Caterina, una delle più vecchie della provincia, squadra numerosa e piena di appassionati. A catturare un cinghiale di circa 155 kg di peso, uno dei più grossi mai visti, è stato Renato Mariotti, che si vede nella foto a destra. L’animale è stato abbattuto nella zona chiamata “Melello” al termine di una battuta di caccia molto proficua, nei giorni scorsi.
 
GAZZETTA DEL SUD
3 GENNAIO 2013
 
S. Lucia del Mela (ME)
Muore per salvare un vitellino
Tragice fine di un pastore ottuagenario in contrada Palitti, a pochi chilometri dal paese. Salvatore Liarosa raggiunge l’animale in una buca ma viene colto da malore.
 
Salvatore Liarosa, 81 anni portati bene, titolare dell’omonima azione agricola, ha perso la vita all’interno della stessa buca nella quale era finito l’animale. È stato ritrovato dai carabinieri nel pomeriggio di ieri dopo la segnalazione dei parenti che non vedendolo rientrare al solito orario, avevano fatto scattare l’allarme. Gli accertamenti delle forze dell’ordine sono comunque ancora in corso per ricostruire sia l’esatta dinamica dell’incidente, sia le cause che hanno spinto l’anziano a recarsi nella zona, abbastanza isolata, per recuperare quel vitellino del suo allevamento. La disgrazia è maturata in contrada Palitti, una delle aree che si trovano nella parte bassa del paes e, a qualche chilometro di distanza dai ristoranti della zona solitamente frequentati dai forestieri. In quelle campagne, molte delle quali di pertinenza comunale, viene esercitato il pascolo degli armenti. Una attività che si ripete da secoli. Salvatore Liarosa, nella sua azienda si dedicava proprio alla produzione di formaggi e altri prodotti caseari nonché all’allevamento di pecore e agnelli e solitamente portava gli ovini in quelle valli per il pascolo per farli poi rientrare nei loro ricoveri. Ieri invece qualcosa non è andato per il verso giusto e un vitellino nato da pochi giorni, sfuggito al controllo, è finito all’interno di una buca profonda qualche metro. Liarosa non si è rassegnato all’idea di perdere l’animale e ha iniziato a cercarlo. Ha raggiunto contrada Palitti a bordo della propria Jeep e una volta parcheggiato il mezzo sul ciglio della strada, ha cercato di recuperarlo, calandosi nell’impervio dirupo per recuperare l’animale ancora vivo.
 
NEL CUORE.ORG
3 GENNAIO 2013
 
MESSINA, MUORE PER SALVARE IL SUO VITELLINO CADUTO IN UN DIRUPO
L'allevatore 81enne colto da un malore a Santa Lucia
 
Lascia il gregge per salvare il vitellino perduto, ma muore. Sforzo fatale per un a  allevatore 81enne, deceduto dopo avere tentato di recuperare un vitellino finito in un dirupo, a Santa Lucia del Mela, in provincia di Messina. Il "buon pastore" si chiamava Salvatore Liarosa, titolare di un'azienda agricola. Aveva portato i suoi animali nelle valli per il pascolo, quando si è accorto di avere perso un vitellino nato da pochi giorni. Ha così deciso di ripercorrere la strada a bordo della sua jeep fino a contrada Palitti. Poi si è calato nel dirupo, ma è stato colto da un malore, si è accasciato e, dopo che è scattato l'allarme, è stato trovato senza vita dai soccorritori accanto al suo vitello.
 
CORRIERE DELLE ALPI
3 GENNAIO 2013
 
I forestali: «L’orso è tornato a dormire nella sua tana»
 
SAN VITO (BL) - L'orso probabilmente è tornato a dormire, al caldo nella sua tana. Martedì mattina gli agenti del Corpo Forestale dello Stato hanno rivenuto a San Vito, sulla pista Antelao, impronte, peli ed escrementi di un plantigrado. Ieri i reperti biologici raccolti dagli agenti sono stati consegnati all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale di Ozzano. Ora verranno analizzati e si potrà capire di che soggetto si tratta, se è uno degli orsi monitorati o se dovesse trattarsi di un altro soggetto. Lo spiccato spirito di osservazione e le conoscenze tecnico-scientifiche dei Forestali del servizio piste che stavano verificando l’eventuale presenza di pericoli lungo il percorso, hanno permesso di individuare le numerosissime orme lasciate a zig zag sulla neve dall’orso, passato dopo il transito del gatto delle nevi, e di ricondurle all’animale. L’orso, molto probabilmente svegliato nel suo leggero letargo dai botti di Capodanno, è uscito dalla tana ma, privo di riferimenti precisi in quanto gli spari per i festeggiamenti della notte di San Silvestro provenivano da più punti e non potendo contare su udito e olfatto seppur finissimi, avrebbe fatto affidamento sulla vista per orientarsi una volta uscito dal bosco. Avrebbe così percorso più volte la pista da sci, resa più chiara dalla luce lunare, salendo e riscendendo il pendio del monte Antelao nel tentativo di recuperare la propria tana. La Forestale ha ricostruito il percorso dell’orso e raccolto i resti e i peli lasciati sulla neve dall’animale. Consegnati ieri mattina all’Ispra di Ozzano Emilia per gli esami del Dna, i reperti biologici permetteranno di verificare se si tratta del soggetto MJ4, esemplare già monitorato nell’ambito del progetto europeo Life Ursus, diretto e coordinato dalla Provincia autonoma di Trento e dal Corpo forestale dello Stato. «L'animale probabilmente è tornato nella sua tana», dichiara il vice comandante del Corpo Forestale, dottor Furlan, «e ora dormirà tranquillo. L'ipotesi è che sia stato disturbato dai botti di Capodanno, sebbene su San Vito vigesse l'ordinanza che proibiva gli spari, ma non è detto che il motivo della sua uscita dalla tana sia quello. Gli orsi che vivono i nostri boschi non hanno un letargo che dura tre mesi come gli orsi bruni del polo Artico. I nostri orsi dormono, di un sonno leggero, circa 8, 10 o 15 giorni e poi si svegliano, escono dalle tane per bere e defecare e poi ritornano al caldo nelle loro tane. Ora, quindi, presumo che l'orso sia tornato a dormire»
 
GEA PRESS
3 GENNAIO 2013
 
Benessere animale – la partita delle direttive dimenticate
Galline ovaiole oltre i tempi supplementari, test cosmetici al novantesimo minuto e le gabbie delle scrofe con vittoria a tavolino (per gli allevatori).
 
Quasi una illusione ottica. Da tre giorni anche per l’Italia dovrebbe essere in vigore la Direttiva europea che prevede il divieto (peraltro parziale) di utilizzo delle gabbie di gestazione per l’allevamento delle scrofe.   Più che gabbia, una sorta di bara in   barre in metallo. Nessuno se ne è accorto, tranne un comunicato della sede italiana  di Compassion in World Farming (CIWF):  “l’Italia fa parte dei 14 Stati Membri dell’UE – riferisce CIWF – che si prevede non applicheranno tale normativa“. Un fatto già noto almeno dallo scorso maggio (vedi articolo GeaPress ). Fu allora che le associazioni di categoria manifestarono pubblicamente le loro preoccupazioni per le spese di adeguamento, chiedendo una proroga di 36 mesi. L’allora Commissario europeo alla Salute dichiarò, però, che i paesi inadempienti avevano già goduto di dodici anni per adeguarsi. Un po’ come la Direttiva sulle galline ovaiole della quale ormai nessuno parla. Questo nonostante la posizione italiana sia totalmente irregolare. Le micro-gabbie non dovrebbero più esserci dal primo gennaio. Non del 2013 ma del 2012. 
Buone notizie invece per il bando sui test cosmetici, ma in Israele. Dal primo gennaio (2013)  non possono  essere più venduti prodotti cosmetici o per l’igiene della casa testati sugli animali. Tuttavia, informano i comunicati della  BUAV (British Union for the Aboliction of Vivisection) e dell’ECEAE (European Coalition to End Animal Experiments), la nuova legge sarà veramente efficace quando il divieto di commercializzazione sarà valido in Europa.
Che succede allora in Europa? La previsione di vietare gli ingredienti su animali e di importare le materie base (se sperimentate su animali) dai pesi extracomunitari, dovrebbe concretizzarsi nei primi mesi dell’anno. Di fatto, però, tale speranza ha avuto un sussulto solo dopo la nomina del nuovo Commissario alla Salute Tonio Borg il quale, già da Commissario “designato” (novembre 2012) si era pronunciato in tal senso (vedi articolo GeaPress ). Peccato che non tutti in Italia, abbiano accolto con calore la risoluzione della Commissione Sanità che obbliga il Governo italiano ad appoggiare la posizione di Tonio Borg (vedi articolo GeaPress ). Un “contentino”, è stata definita.
Galline ovaiole (già inadempienti), scrofe e test cosmetici. Si vedrà, dopo la sconfitta dell’art. 14 (cosiddetto emendamento Brambilla), cosa si riuscirà a portare a casa nel 2013.
 
GEA PRESS
3 GENNAIO 2013
 
I collari di Casar Millan, il video di Striscia la Notizia ed il passo successivo.
Per i Veterinari americani se i collari non servono si passa al taglio delle corde vocali.
 
Tempi duri per Cesar Millan, il noto conduttore di una lunga programmazione televisiva dedicata alla rieducazione dei cani. Ieri Striscia la Notizia ha dato voce ad una protesta che da tempo serpeggia in ambienti animalisti (vedi puntata Striscia la Notizia). Collari a strangolo, collari elettrici e punizioni corporali nei punti sensibili del cane. Rinforzo negativo, spiegava Edoardo Stoppa che, congiuntamente all’apposto positivo (croccantino o carezza), costituisce il nocciolo mai risolto del presunto “addestramento dolce” tanto caro, ad esempio, ai circensi.
Certo manca la replica di Cesar Millan che però Stoppa conferma di aver cercato. Una polemica vecchia, anche in Italia, quella sull’uso di collari a strangolo e qualche ginocchiata che tempo addietro fece capolino in un filmato sulla rieducazione dei cani da lotta. Della cosa, però, non se ne fece niente ed oggi, per la gioia di chi critica questi metodi, Millan sale su una sorta di banco degli imputati.
In america però la legislazione non è affatto chiara. Anzi, sembrerebbe quasi che una volta fallito il collare,  si giustifichi qualcosa di ancora più tremendo: la devocalizzazione.
Solo 22 Stati della confederazione disciplinano in qualche maniera la tecnica di detenzione del cane, ad esempio con l’uso di guinzagli o catene. Del resto, anche in Italia, collari elettrici come a strangolo non sono vietati. La vendita continua ad essere libera. In america, però, sono gli stessi Veterinari a dire qualcosa sulla devocalizzazione. L’AVMA (American Veterinary Medical Association) riporta come fino al 7% dei distrurbi comportamentali si manifestano con l’abbaire eccessivo. La pratica della devocalizzazione, riferiscono i Veterinari, potrebbe essere in questi casi motivata per evitare eutanasia oppure abbandono. I vantaggi sarebbero altresì riconducibili al minore inquinamento acustico e alla riduzione dei reclami. L’AVMA non invita a devocalizzare, anzi illustra pure gli effetti negativi post operatori. Purtroppo non invita ad estenersi dal farlo, anzi.
Cosa allora può  indurre il taglio? Incredibilmente per i Veterinari americani l’intervento chirurgico potrebbe  avvenire quando il collare, come quelli denunciati da Striscia la Notizia, fanno cilecca. L’AVMA li elenca un po’ tutti, ivi compresi quelli elettrici giudicati  meno efficaci dello sray alla citronella.
A supporto della devocalizzazione, i Veterinari citano la posizione dell’American Kennel Club, ovvero i detentori/sostenitori del cane con pedigree. Poi, tra i 22 Stati della confederazione che in qualche maniera disciplinano la detenzione del cane, solo in quattro viene regolamentata la devocalizzazione. Di questi  solo uno sembra porre un divieto perentorio.
In altri termini, l’intervento per quanto criticabile di Cesar Millan con i collari, non è illegale. Come in Europa, del resto. Quello che preoccupa è il consenso. Ancor di più se tale consenso sembra provenire  dagli stessi Veterinari  (per non parlare della devocalizzaizone). Attenzione, però. Anche l’Europa oltre a non vietare  collari a strangolo o elettrici, non vieta del tutto la devocalizzazione. Lo ricordano gli stessi Veterinari americani.  La Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia considera vietata la devocalizzazione eccetto che per scopi curativi. Come la circolare dell’ex Ministro della Salute del Governo Berlusconi che gettò scompiglio tra le speranze di vedere vietato in Italia il tagli o di coda e orecchi. La famosa polemica sui cani da lavoro ed il loro benessere. In sostanza facciamo bene ad indignarci per Millan, ma negli USA, come in Europa, è una questione di legge (che manca).
 
ARTICOLO TRE
3 GENNAIO 2013
 
L’addestratore di cani César Millan, “santo” o “demonio”?
 
Andrea Cosco

Probabilmente molti conosceranno questo personaggio come uno tra i più famosi, se non addirittura il più famoso addestratore di cani al mondo. La sua trasmissione "Dog Whisperer" è molto seguita negli Stati Uniti, ed è arrivata anche da noi trasmessa da Cielo, e numerosissime persone si sono rivolte a lui per educare il proprio amico animale. La sua percentuale di riuscita nel recuperare cani con forti problematiche comportamentali è pari al 100% , cosa che lo ha reso estremamente popolare e ricercato. Ma a questo punto è bene porsi una domanda: Come fa ad ottenere questi risultati?

Al pari di molti addestratori utilizza metodi definiti "gentili", ad esempio il contro condizionamento o il reindirizzamento, ma accanto a questi utilizza anche e soprattutto metodiche molto più invasive e dolorose; una tra tutte il collare elettrificato, che è un vecchio strumento usato dagli addestratori per impartire al cane determinati modi di comportarsi nel caso in cui non rispetti gli ordini, o ancora un particolare e sottilissimo collare che ogni volta che il cane tira troppo, lo strozza in maniera decisamente dolorosa, per non parlare dei calci in un particolare punto molto delicato del corpo dell'animale. Detto questo lo stesso César Millan non fa mistero delle sue pratiche, esse sono ben visibili nelle varie puntate e lui le sostiene affermando che sono strumenti che già alcuni padroni utilizzano sul loro cane, però in modo sbagliato. Lui semplicemente s frutta quegli stessi strumenti e insegna come usarli in maniera corretta in modo da migliorare il comportamento dell'animale e indurlo a fare ciò che gli è stato impartito.
Certamente non si vuole sparare a zero o formulare accuse, senza ulteriori approfondimenti, su qualcuno che tenta nel bene o nel male di aiutare cani che probabilmente senza aiuto finirebbero per essere soppressi (cosa che è documentata in 8 stagioni del programma), tuttavia è necessario riflettere e far riflettere, sul come raggiunge il proprio obiettivo, poichè molte scene televisive sono solo uno specchietto per le allodole ed opportuni tagli, al momento giusto, non permettono di mostrare tutta la procedura o le scene più dure. E' davvero questa l'unica via? Un servizio, andato in onda ieri sera, di Striscia la Notizia fatto dall'ormai conosciuto, amico deg li animali, Edoardo Stoppa, mostra diverse dichiarazione di esperti che condannano nella maniera più assoluta queste pratiche, definite barbariche e che probabilmente un domani porteranno i cani a rivoltarsi contro i propri padroni piuttosto che realmente ubbidire come avevano fatto con César, che stimola l'aggressività dell'animale, anzi ha bisogno di stimolarla per dimostrare la sua bravura nel risolvere la situazione, come dichiarato dalla Dottoressa Barbara Gallicchio, Medico Veterinario Comportamentalista. La dottoressa insieme ad altri specialisti del settore ha partecipato ad una conferenza, documentata nel servizio, ed intitolata "Chi ha paura di César Millan?", indetta proprio per arginare e divulgare ulteriori notizie su questo fenomeno, che molto spaventa.
Nel video che segue è possibile vedere l'uso ed il funzionamento del collare elettrico. 
 
LA PROVINCIA DI LECCO
3 GENNAIO 2013
 
Oggiono, brucia la cucina
I pompieri salvano il gatto
 
OGGIONO (LC) - In casa, un'abitazione in via don Gottifredi, non c'era nessuno ma in cucina è divampato un incendio e sul posto sono intervenuti tre mezzi dei vigili del fuoco del comando provinciale di Lecco.I pompieri hanno lavorato per domare le fiamme ma soprattutto per salvare il gatto che si trovava in casa e che aveva respirato molto fumo: i vigili del fuoco, per rianimarlo e fargli respirare ossigeno, hanno usato anche l'autoprotettore che hanno in dotazione. L'animale è stato preso in carico da un veterinario intervenuto sul posto e la speranza, soprattutto da parte dei suoi proprietari, è che si riprenda.
I danni sono ingenti anche all'interno dell'abitazione, provocati non tanto dalle fiamme quanto dal fumo che ha annerito le pareti della cucina e di altri locali dell'abitaizone.
 
NEL CUORE.ORG
3 GENNAIO 2013
 
SCONFITTO IL CIRCO ORFEI: IL TAR DEL LAZIO DA' RAGIONE A CIAMPINO (ROMA)
Respinto il ricorso contro il regolamento "pro animali"
 
Sconfitto il circo "Amedeo Orfei di Lino Orfei". Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dalla compagnia circense, che chiedeva l'annullamento del regolamento a tutela e rispetto degli animali del Comune di Ciampino, alle porte di Roma. L'azienda sosteneva che il regolamento fosse in contrasto con le normative in vigore in tema di spettacoli, adducendo diversi vizi specifici nel testo approvato dal Consiglio comunale, in particolare nella parte in cui vieta l'utilizzo degli animali negli spettacoli circensi, nonché il loro utilizzo per la pubblicizzazione di eventi di intrattenimento.
E non solo. Il circo "Amedeo Orfei di Lino Orfei" aveva richiesto anche un risarcimento di danni per non aver potuto utilizzare gli animali in suo possesso nel corso degli spettacoli tenuti a Ciampino tra novembre e dicembre. Nei confronti del circo la polizia locale ha firmato un verbale di 2.365 euro in totale, sia per l'utilizzo non consentito degli animali, sia per diverse affissioni abusive.
"La sentenza del Tar - commenta il sindaco di Ciampino, Simone Lupi - conferma la bontà del nostro regolamento, tra i pochi del genere nell'intera Regione Lazio, che recependo le linee guide della Provincia di Roma ha come obiettivo quello di promuovere il benessere degli animali che vivono in città, favorendo allo stesso tempo la corretta convivenza tra uomo e animale, anche in funzione del rispetto dell'ambiente, dell'igiene e della sanità pubblica. Ringrazio l'ufficio legale e la polizia locale per il loro puntale ed efficace lavoro comune".
 
IL GIUNCO
3 GENNAIO 2013
 
Se Grosseto dice no, Scarlino apre ai circhi. Bizzarri: «È educativo e senza animali sarebbe senza anima»

Daniele Reali

 
SCARLINO (GR) – Scarlino apre al circo perché è «educativo» e rappresenta un divertimento per i bambini e per gli adulti. Suona come una provocazione, ma quando lo ha scritto il sindaco Maurizio Bizzarri voleva veramente offrire un’opportunità per gli artisti e le compagnie circensi che, come nel caso di Grosseto, incontreranno alcune limitazioni nel prossimo futuro.
Il primo cittadino di Scarlino, commentando su Facebook un articolo pubblicato proprio da IlGiunco.net, ha voluto precisare la posizione della sua amministrazione nei confronti della possibilità di ospitare il circo sul territorio del comune di Scarlino.
A Grosseto è stata approvata in consiglio comunale una mozione che introduce alcune regole e alcuni limiti all’attività circense legati sopratutto alla presenza e all’utilizzo di animali esotici nel circo. Partendo da questa situazione, che riguarda il comune capoluogo, Bizzarri ha scritto: «Se a Grosseto è vietato, invito i circhi a venire a Scarlino».
Un vero e proprio invito nel quale il sindaco ha anche specificato l’area che potrebbe ospitare i vari spettacoli: questa si trova al Puntone nella zona adiacente «all’ampio parcheggio della Corte dei Tusci, nei campi delle Bandite di Scarlino a un passo dal centro abitato di Follonica».
«Era una provocazione – dice Bizzarri –, ma non mi dispiace l’idea» che è stata lanciata sul social network. «Da noi – continua il sindaco – il problema non si è mai posto, il circo di solito va a Follonica senza problemi e proteste alcune. Se però ci fosse necessità la location che ho proposto potrebbe essere presa in considerazione».
«Il circo – ha scritto Bizzarri – c’è sempre stato, è educativo ed è un divertimento per i bambini e gli adulti e anche un’occasione di turismo».  Per quanto riguarda l’utilizzo di animali e le rivendicazioni avanzate dagli animalisti Bizzarri ha le idee chiare. «Sugli animali penso tutto il bene possibile, ho avuto ed ho cani e gatti», mentre il giudizio sugli animalisti è diverso perchè, dice il sindaco, «come tutti gli eccessi, non mi piacciono».
«Credo che il circo vada controllato – aggiunge – e seguito dagli organi preposti, ma un circo senza animali è senza anima, vuoto. Da bambino non sarei mai andato a vedere un circo senza animali e credo che per molti bambini sia educativo se spiegato nella giusta maniera».
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
3 GENNAIO 2013
 
Austria: cane innesca incendio e muore
Animale ha acceso involontariamente piano cottura elettrico
 
VIENNA - Lasciato da solo in casa a guardia dell'abitazione un cane ha involontariamente innescato un incendio, accendendo un piano di cottura elettrico, ed e' morto tra le fiamme.
L'episodio, stando a quanto riferisce la polizia tirolese, e' avvenuto il giorno di Capodanno nell'ovest dell'Austria.
L'animale era affamato e ha cercato di afferrare del cibo racchiuso in un involucro di carta, ma ha acceso involontariamente la piastra che a sua volta ha infiammato l'imballaggio innescando un incendio.
 
IL CENTRO
3 GENNAIO 2013
 
Vicoli, morto un cacciatore colpito da un proiettile
Tragedia in contrada Le Pietre, il colpo di fucile potrebbe essere partito accidentalmente durante una caduta senza lasciare scampo a un cacciatore di 67 anni di Civitanova Marche
 
Prov. Di Pescara - Un uomo di 67 anni di Civitanova Marche, Giuliano Morbiducci, e' morto questa mattina a Vicoli, nel pescarese, a seguito di un incidente di caccia. Stando alla ricostruzione dei carabinieri, l'uomo, mentre era a caccia con altre persone in contrada Le Pietre, stava attraversando un guado quando ha perso l'equilibrio ed e' partito accidentalmente un colpo dal suo fucile che lo ha raggiunto al cuore, uccidendolo.  L'episodio si e' verificato verso le 8. Sul posto il personale del 118, che ha trovato l'uomo morto, e i carabinieri della compagnia di Penne, coordinati dal capitano Massimiliano Di Pietro, che si stanno occupando degli accertamenti.
 
L’ECO DI BERGAMO
4 GENNAIO 2013
 
Cane legato e ucciso a martellate
Denunciato un 45enne di Parre


NELLA FOTO - Il cane legato e ucciso a martellate

 
Prov. Di Bergamo - Nel corso delle attività di controllo del territorio, gli Agenti del Corpo Forestale dello Stato del Comando Stazione di Clusone hanno scoperto l'uccisione di un cane avvenuta in modo cruento nel territorio comunale di Parre. L'animale morto, di razza meticcia, femmina e di media taglia, era stato trovato lungo una scarpata sul versante della Valle Nossana al confine tra i territori comunali di Ponte Nossa e Parre, con una grossa corda al collo e con segni di colpi sul cranio.
A insospettire gli uomini della Forestale, diretti dal viceispettore Domenico Pasini, referente del Nirda (Nucleo investigativo per i reati in danno agli Animali) a livello provinciale, sono state le tracce di sangue trovate sulla neve che hanno condotto gli investigatori nelle vicinanze di un traliccio ove, probabilmente, è avvenuta l'uccisione del cane prima di scaricarlo nella scarpata e a una stalla all'interno della quale è stato trovato un martello da carpentiere.
La carcassa dell'animale ed il martello sono stati posti sotto sequestro e portati all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia-Sezione di Bergamo che, in questi giorni, ha fornito gli esiti degli esami anatomopatologici i quali hanno confermato che la morte dell'animale è stata causata dallo sfondamento del cranio sul quale i segni evidenti dei colpi erano compatibili con il martello.
La Forestale ha denunciato a piede libero all'Autorità giudiziaria il presunto autore, un 45enne del posto, per violazione dell'art. 544-bis del Codice penale per il quale rischia la reclusione da 3 a 18 mesi. Sono in corso ulteriori indagini per risalire ai moventi del cruento ed odioso gesto di violenza sull'animale.
 
GEA PRESS
4 GENNAIO 2013
 
Pisa – Il gatto esploso a Capodanno (fotogallery)
Le indagini della Polizia Municipale - la testimonianza di chi ha scoperto.
 
Una scena dell’orrore  quella che si è prospettata lo scorso Capodanno a Pisa in via Sant’Antonio. Tutto lascia pensare all’utilizzo di petardi ma su questa ipotesi sta indagando la Polizia Municipale alla quale, la stessa mattina del primo gennaio, si è rivolto chi ha scoperto il tutto.
Un gatto, sporco di sangue ed “esploso”. La forte pressione interna, infatti, è scontata. Il primo pensiero va ad un investimento, ma quel gatto non è morto in strada. Sicuramente sul marciapiede. Gli schizzi di sangue e di materia cerebrale, sono infatti perfettamente visibili nella traccia a ventaglio che si apre sul muro. Proprio a ridosso del tratto di marciapiede ove era riposto il povero micio con gli occhi fuori dalle orbite. Dall’altra parte della carreggiata, invece, le tracce riprendono direttamente su un’automobile parcheggiata in corrispondenza del marciapiede dirimpetto. Se fosse stato investito in strada vi sarebbero sicuramente delle tracce. Segni nel caso consistenti, visto che sul muro gli schizzi arrivano fin quasi i due metri di altezza.
Sul posto, inorridita, una giovane coppia. Due persone molto discrete. Chiedono di non apparire con i loro nomi ed il primo pensiero, quella mattina, è di rivolgersi alla Polizia Municipale. Torneranno dopo, per deporre dei fiori.
“La Polizia Municipale ha preso la cosa molto sul serio – riferisce la ragazza a GeaPress – hanno raccolto con attenzione la nostra testimonianza annotando ogni particolare“. Nessun problema se trattasi del primo gennaio. I Vigili danno subito corso alla denuncia. Il pensiero della coppia è ora quello di deporre dei fiori ma, tornati nel luogo, ad una sessantina di metri dal gatto, si accorgono di un altro animale morto. Un ratto o topolino come riferisce delicatamente la ragazza. Anch’esso esploso e, come il micio, solo in testa. Possibile che entrambi gli animali siano finiti investiti? Il tutto, poi, in una strada stretta e pure a traffico limitato. L’ansia cresce ed intanto su facebook viene creata la pagina. Un fiore o un pensiero per le piccole vittime di Capodanno . Così chiedono i due giovani ai loro amici.
“Bisogna trovare dei testimoni, capire chi ha commesso quella cosa tremenda“, riferiscono ora i due. Nel frattempo il gatto viene rimosso. Sul marciapiede rimane la sagoma disegnata dal sangue. In loco nessuno sembra poter aiutare ed anche le telecamere della vigilanza, si scoprirà, non avrebbero potuto riprendere nulla.
“Possiamo solo sperare che qualcuno abbia visto” continua a ripetere la ragazza. Sul luogo, intanto, i fiori e poi una rosa singola. “Sono convinta che in quel posto la notte del 31 dicembre è successo qualcosa di tremendo, speriamo si possa far luce” conclude la ragazza. I ringraziamenti, intanto, sono tutti rivolti alla Polizia Municipale di Pisa.
VEDI FOTOGALLERY:
 
LA ZAMPA.IT
4 GENNAIO 2013
 
Derek, il camoscio salvato da un cacciatore  è morto di paura per i botti
Ha superato il coma e un’operazione alla testa per un ascesso enorme,
ma è morto di spavento nella notte
di Capodanno


NELLA FOTO - Il camoscio dopo l’intervento

 
FABRIZIO ASSANDRI
 
Torino Ha superato il coma, ma non i botti di Capodanno. Derek, dal nome del neurologo di Grey’s Anatomy, era un camoscio operato alla testa per un ascesso grosso quanto il suo cervello. S’era ripreso ed era pronto a tornare nei suoi boschi, ma il mattino del primo gennaio è stato trovato esanime nella sua gabbia dal professor Giuseppe Quaranta, della clinica per gli animali selvatici del campus di Veterinaria di Grugliasco. Non ha retto allo spavento.  
La morte accomuna Derek a migliaia di animali vittime dei botti della notte di San Silvestro, che ogni anno si ripetono nonostante le denunce delle associazioni animaliste, regolamenti e ordinanze adottati da diversi Comuni. La sua vicenda, però, è senz’altro singolare. «Derek conosceva la doppietta – spiega il professore – e quel rumore deve avergli ricordato gli spari». La mano del cacciatore, per lui, era stata paradossalmente una salvezza. A trovarlo, il 3 dicembre scorso, sui prati di Beaume, una frazione di Oulx (To), era stato proprio un cacciatore che, vedendolo agonizzante, aveva chiamato le guardie faunistiche della Provincia di Torino. La diagnosi era incerta. Dall’Università, la decisione di portarlo alla clinica veterinaria San Michele di Lodi, specializzata in neurologia, che ha offerto risonanza e operazione gratis. «Gli avevamo trovato un ascesso per un’infezione da trauma, in seguito a una caduta o a una lotta con un altro camoscio», spiega Quaranta.  
L’ascesso comprimeva il cervelletto e per lui restava solo una speranza, il bisturi. «Mai nessuno finora aveva operato al cervello un camoscio – aggiunge il professore – Da una ricerca sulle riviste di settore, come il Journal of Wild Animal, non abbiamo trovato nulla del genere». L’operazione aveva avuto successo e Derek si era svegliato dal coma ed era tornato ad alimentarsi da solo nell’arco di poche ore. Da allora, era diventato la mascotte della clinica dell’università, che è una sorta di Arca di Noè per animali selvatici, convenzionata con la Provincia di Torino per il progetto «Salviamoli insieme».  
L’anno scorso, semplici cittadini o forze dell’ordine hanno portato qui per essere curati quasi 2.400 animali selvatici, tra cui centinaia di piccioni ma anche animali rari come certe specie di rapaci. Derek era tra i più seguiti sul profilo Facebook della clinica: ogni giorno venivano aggiornati gli status con le sue condizioni di salute e i suoi progressi. Per lui era già stata ipotizzata la data della liberazione in natura, a metà gennaio, dopo un periodo «in prova» nel recinto del campus. 
«La sua morte, dovuta allo stress e al trauma dei botti, non è stata immediata – spiega Quaranta – Da quanto ho potuto rilevare, dev’essersi dimenato in modo sfrenato, fino a morire per sfinimento». Nella morte non era solo: in una gabbietta vicino a lui, il professore ha trovato anche una poiana che non ha resistito agli scoppi della mezzanotte. Impossibile dire quanti animali selvatici, in natura, siano morti per lo stesso motivo. Anche io ero appassionato di fuochi pirotecnici – confida il professore – fino a quando non ho fatto questo lavoro». 
 
NEL CUORE.ORG
4 GENNAIO 2013
 
MORTO IL CAMOSCIO DEREK: SUPERA IL TUMORE, NON CE LA FA CON I "BOTTI"
Era ricoverato nella clinica veterinaria di Grugliasco
 
Aveva superato una difficile operazione chirurgica per la rimozione di un tumore al cervello, ma non ha retto alla notte dei "botti". Il camoscio Derek, di cui "Nel cuore" aveva raccontato la storia (http://nelcuore.org/blog-associazioni/item/derek-il-giovane-camoscio-salvato-grazie-ad-un-intervento-al-cervello.html), è stato trovato morto il 1 gennaio nella clinica per animali selvatici del campus di veterinaria di Grugliasco (Torino), dov'era ricoverato. La stessa fine ha fatto una poiana. Lo scrive la "Stampa" di oggi. I due animali sono letteralmente morti di paura. Ma questa è solo una delle facce della medaglia. Cui sono anche gli ingressi nella clinica di animali traumatizzati dai "botti": un'altra poiana, un astore, uno zigolo, alcuni pettirossi, piccioni con le ali fracassate.
"I botti causano quella che si definisce miopatia, ovvero una degenerazione del sistema muscolare che può portare alla morte per stress", spiega al quotidiano torinese il professor Giuseppe Quaranta, che gestisce insieme a colleghi e studenti volontari il Centro animali non convenzionali dell'Università. "Quando sentono i botti – continua l'esperto – gli animali cominciano a correre o a muoversi in maniera incontrollata e spesso vanno a sbattere e perdono l'orientamento". Per questo, "cerchiamo di trattenere in ospedale il minor numero possibile di pazienti nelle notti che precedono il Capodanno". Un gufo è stato liberato il 31 dicembre. Gli effetti sono ovviamente più gravi sugli animali selvatici, non abituati a forti rumori.
 
LA STAMPA
4 GENNAIO 2013 
 
I botti di Capodanno fanno strage
di animali alla clinica veterinaria
Grugliasco (TO), troppo spavento: una poiana e un camoscio sono stati trovati morti nelle loro gabbie


NELLA FOTO - Fra gli animali ospitati ci sono anche alcuni iguana, illegalmente importati in Italia e poi abbandonati

 
Fabrizio Assandri
 
«Purtroppo anche quest’anno i botti di San Silvestro hanno fatto vittime tra i nostri ricoverati». Alla clinica per animali selvatici del campus di veterinaria si fanno i conti dopo il Capodanno. Una poiana e un camoscio sono stati trovati morti nelle loro gabbie. Il camoscio, Derek, che aveva superato con successo una delicata operazione al cervello, era diventato la mascotte della clinica. I due animali non hanno resistito alla paura.  
L’altra faccia della medaglia sono i nuovi ingressi: animali traumatizzati dai botti e portati alla clinica in condizioni critiche. Ieri sono arrivati un’altra poiana, un astore, uno zigolo, alcuni pettirossi ma anche semplici piccioni con le ali fracassate. A nulla sono valsi gli appelli degli animalisti e le regolamentazioni introdotte da diversi Comuni, tra cui quello di Torino, sul cui mancato rispetto protestano Wwf, Lac e ProNatura.  
«I botti causano quella che si definisce miopatia, ovvero una degenerazione del sistema muscolare che può portare alla morte per stress». È quanto spiega il professor Giuseppe Quaranta, che gestisce insieme a colleghi e studenti volontari il Centro animali non convenzionali dell’Università. Il Centro è responsabile, per conto della Provincia, del progetto «Salviamoli insieme», per la cura degli animali selvatici trovati in difficoltà da cittadini o forze dell’ordine. «Quando sentono i botti – continua il professore – gli animali cominciano a correre o a muoversi in maniera incontrollata e spesso vanno a sbattere e perdono l’orientamento». Per questo, «cerchiamo di trattenere in ospedale il minor numero possibile di pazienti nelle notti che precedono il Capodanno».  
Proprio il 31, ad esempio, è stato liberato un gufo dopo le cure a cui era stato sottoposto. I botti possono essere letali per animali domestici ma soprattutto per quelli selvatici, meno abituati a rumori inconsueti. Un brutto inizio d’anno per la clinica dell’università, che nel 2012 ha raggiunto risultati importanti. Quasi 2.400 gli animali ricoverati, un record nella sua storia lunga quindici anni, il 40% dei quali è riuscito a guarire ed è stato rimesso in libertà. Tra le specie più comuni ci sono i colombi, i rondoni, i merli, ma anche 116 pipistrelli, 80 ricci, 60 caprioli, 4 faine. Nell’arca di Noè di Grugliasco non sono mancati civette, un’aquila reale e nove serpenti, oltre a specie esotiche spesso detenute o abbandonate illegalmente, tra cui un’iguana.  
NELLA FOTO - Fra gli animali ospitati ci sono anche alcuni iguana, illegalmente importati in Italia e poi abbandonati
 
IL RESTO DEL CARLINO
4 GENNAIO 2013
 
Capannone distrutto dal fuoco nella notte Animali arsi vivi: spunta una pista dolosa
 
Morrovalle (Macerata) - NON HANNO avuto scampo, arsi vivi nelle gabbiette. E insieme ai polli, le galline e i conigli anche diversi macchinari e attrezzi agricoli sono andati in fumo. Per un danno complessivo di diverse migliaia di euro. Si segue la pista del dolo per l’incendio che nella notte tra mercoledì e giovedì ha quasi distrutto un capannone a Morrovalle, in via Michelangelo, a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla superstrada. Una struttura di proprietà dei fratelli Paolo ed Emilio Paolucci, adibita a rimessa agricola e ricovero per gli animali. Duecento metri quadri in tutto, più altri 140 metri di corte. Il fuoco, anche per via della presenza di una gran quantità di paglia, ha divorato gran parte del casolare.
A dare l’allarme un automobilista di passaggio sulla statale 77, che poco prima delle 3 ha visto le fiamme venir su dal capannone. Avevano già raggiunto un’altezza considerevole. Così sul posto sono arrivati nel giro di qualche minuto 3 mezzi dei vigili del fuoco (due autobotti e un’autopompa serbatoio), due dei quali provenienti da Civitanova e l’altro, in supporto, da Macerata. Sono rimasti a lavoro fino alle 7 di mattina, prima di avere ragione dell’incendio. Alla fine è andata completamente distrutta la copertura in travi di legno, un trattore, un grande rotore per l’irrigazione, svariati attrezzi agricoli e tutta la paglia ammassata. Anche diversi polli, conigli e galline sono stati raggiunti dalle fiamme. Per loro, intrappolati nelle gabbie, non c’è stato niente da fare.
Si sono salvati solo gli animali in libertà e quelli che, sebbene in gabbia, si trovavano in una parte del capannone che è stata risparmiata. A quanto pare sembra che l’origine del rogo sia dolosa, anche perché sul cancello d’ingresso sono stati rinvenuti segni di effrazione. Insomma con molta probabilità qualcuno, approfittando del fatto che di notte il capanno resta ovviamente incustodito, si è intrufolato dentro e ha appiccato il fuoco. Su questo aspetto però resta ancora da far chiarezza, l’autorità giudiziaria è stata messa al corrente e continuano le indagini dei carabinieri di Morrovalle. Nessuno comunque sembra aver visto o sentito niente. Così come resta ancora da individuare l’innesco che ha dato vita all’incendio. 
FOTO
 
GAZZETTA DI MANTOVA
4 GENNAIO 2013
 
Goito, si ribalta un camion carico di tori
 
GOITO (MN)  - Un camion carico di 19 tori Limousine diretti al macello si è ribaltato mercoledì mattina. Uno degli animali in fuga, che minacciava di caricare i soccorritori, è stato abbattuto. L’incidente è avvenuto a Goito sulla Sp17 Croce del Gallo. Il camion, condotto da un romeno, è finito nel fosso dopo una sbandata. Sono intervenuti i carabinieri di Castiglione e Gazoldo e un veterinario Asl. Dal macello di Nogarole Rocca è giunto un camion vuoto per il recupero dei tori.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
4 GENNAIO 2013
 
Cinque carcasse di vitellini sul litorale

Angela Sabetta

 
CAPACCIO (SA) - In meno di una settimana sono state rinvenute cinque carcasse di vitelli bufalini (l’ultima ieri) presso la foce del fiume Capodifiume e nelle immediate vicinanze, in un raggio di circa 500 metri, lungo la battigia del litorale in località Licinella. L’amministrazione, diretta dal sindaco Italo Voza, ha proceduto con una denuncia alla guardia costiera. «Il Comune laddove fossero individuati i responsabili, presenterà una richiesta di risarcimento per i danni all’immagine del territorio patrimonio Unesco – assicura il consigliere Maurizio Paolillo, delegato allo sviluppo della fascia costiera – simili atteggiamenti non saranno tollerati. Ci siamo candidati ad ottenere la bandiera blu e ci attiveremo con tutti i mezzi e modi possibili per arginare qual siasi fenomeno di inquinamento». Paolillo, ieri unitamente alla guardia ecozoofila di Fareambiente, sezione di Capaccio, Giousè Cerrato, ha presentato una denuncia alla capitaneria di porto di Agropoli, diretta dal tenente di vascello Rosario Florio, dando notizia del rinvenimento agli uffici competenti comunali e all’Asl. La guardia costiera ha avviato un’inchiesta per individuare i responsabili che rispondono di violazione alla normativa ambientale. Capodifiume è un corso d’acqua che ha caratterizzato tutte le vicende storiche dell’antica città di Poseidonia divenuto ed utilizzato da alcuni titolari di aziende agricole e zootecniche come una pattumiera, dove riversare qualsiasi cosa, dai liquami fino ad arrivare ai vitellini morti. Quando il letto del fiume viene ripulito, a causa delle piogge le acque trascinano tutto sulla spiaggia. Capi di bestiame in alcuni casi buttati ancora vivi, e spesso con le zampe legate, all’int erno del fiume. Il macabro primato delle morti per annegamento è detenuto dai vitellini bufalini. Una triste sorte, inflitta ai maschi non produttori di latte e quindi non utili ai fini commerciali. Stessa sorte anche per le bufale adulte abbattute a seguito di qualche malattia e magari con l’ausilio di un trattore scaricate nel fiume. Ci penserà la pioggia e la piena a trasportarle lontano. Una consuetudine che l’amministrazione Voza non intende tollerare. Le indagini riguarderanno tutte le aziende zootecniche (almeno una decina) che insistono lungo il fiume e i corsi d’acqua, che confluiscono nel fiume Capodifiume. I capi bufalini rinvenuti non hanno il microchip, però è possibile risalire alle bufale che hanno partorito, che sono censite, i cui proprietari devono dimostrare, nel caso in cui non ne siano in possesso, che fine hanno fatto i vitellini nati. Un’ulteriore problematica è lo sversamento dei liquami riconducibi li ad aziende bufaline riscontrati negli ultimi giorni nella zona Chiorbo-Ponte Marmoreo, dove in più occasioni il fenomeno si ripete. Molte infatti, sono state le segnalazioni di cittadini anche durante l’estate che denunciavano la presenza di liquami sversati quasi quotidianamente negli stessi orari, soprattutto di sera. Il seppellimento delle carcasse di animali, soprattutto bufale, in realtà deve avvenire in un terreno adeguato per evitare contaminazioni delle falde freatiche o danni all’ambiente, e ad una profondità sufficiente, di oltre tre metri, per impedire ai carnivori di accedervi.
 
IL MATTINO DI PADOVA
4 GENNAIO 2013
 
Anziano perde a fine anno l’unico amico, il suo gatto
 
di Silvia Bergamin
 
CITTADELLA (PD) - Un anziano solo, in difficoltà, bisognoso di cure, a cui muore l'unica compagnia: il suo amato gatto, quel gatto che rappresentava il suo antidoto alla solitudine. In un gesto insieme di umanità e misericordia, le operatrici della casa di riposo si sono fatte carico del “funerale”, per garantire all'uomo un po' di serenità. È successo tra San Pietro in Gu e Cittadella: una storia semplice, in cui hanno prevalso sentimenti di cura e attenzione. È la storia di un uomo di 67 anni, residente a San Pietro in Gu. Da tempo gode dei servizi del Centro residenziale per anziani di Cittadella. Tre volte a settimana, le operatrici vanno a casa sua a prenderlo, lo accompagnano alla casa di Borgo Bassano, si prendono cura di lui a colazione, pranzo e cena, e poi viene riportato nella sua abitazione, per la notte. A fargli compagnia, nelle lunghe ore di solitudine, quando non andava a Cittadella, c'era un affettuoso gattino. Un paio di notti fa, però, il felino è venuto a mancare e, al mattino, quando nell'abitazione sono arrivate le professioniste del Cra cittadellese, si sono trovate l'assistito in una situazione difficile, un misto di tristezza e sgomento: «Che cosa posso fare, adesso, di questo gatto?». «Era in difficoltà e le operatrici si sono subito premurate di tranquillizzarlo», spiega il direttore della Casa di riposo, Giorgio Prevedello, «garantendogli che avrebbero provveduto ad accompagnare l'animale da un veterinario, per capire quale fosse la procedura più corretta per prenderne commiato». L'anziano è stato quindi rassicurato: il “funerale” ci sarebbe stato, il suo amico non sarebbe stato abbandonato lungo una strada, come capita a molti gattini travolti dalle auto e gettati nei fossi. «Anche in questa occasione», tiene a sottolineare Prevedello, «ci rendiamo conto di come i bisogni delle persone non passino necessariamente attraverso cose concrete, tangibili. Le nostre operatrici sono altamente professionali e sanno essere vicine alle urgenze degli anziani, con la semplice presenza, o con qualche parola. In questo caso hanno compreso il legame affettivo che univa l'anziano con il gatto, trovando le espressioni giuste per rassicurarlo». «Attraverso gesti semplici», il commento di un amico dell'anziano, «è possibile evitare di far star male le persone. È una cosa molto bella».
 
ANSA
4 GENNAIO 2013
 
Paura botti, cane salvato dopo 4 giorni
Era in condotta idrica abbandonata, non sapeva piu' come uscire
 
MACERATA - Ha trascorso 4 giorni in una condotta idrica abbandonata, sepolta a 4 metri sotto terra, dopo che - impaurito dai 'botti' della notte di Capodanno - vi si era infilato inoltrandosi per una ventina di metri, non sapendo poi piu' come uscirne. Protagonista Zico, un segugio istriano, che oggi pomeriggio e' stato salvato a Treia dai vigili del fuoco di Macerata con l'aiuto di un agricoltore, proprietario di un escavatore. Il cane, che ha fatto le feste al proprietario e ai suoi salvatori,sta bene.
 
IL TIRRENO
4 GENNAIO 2013
 
Cane cade in un dirupo, catena di soccorsi
 
PORTOFERRAIO (LI) - Era caduto in un dirupo, su una scogliera nel versante occidentale dell’Isola. Per una notte intera era rimasto all’agghiaccio. C’è voluto l’intervento di una squadra attrezzata dei vigili del fuoco di Portoferraio per portarlo in salvo. Igor è un cane meticcio di otto anni, un incrocio tra un pastore tedesco e cane lupo. Si era allontanato da casa, nella zona di Valcarene, al seguito della padrona che era andata nel bosco a cercare funghi. Poi la donna lo aveva perso. Con tutta probabilità il cane aveva fiutato una pista e la stava seguendo. Forse aveva scoperto la traccia di cinghiali, oppure qualche lepre e il suo istinto naturale lo aveva spinto a inseguire la preda. Fatto è che la donna aveva perso i contatti. Non si era preoccupata più di tanto perché era abbastanza solito nel cane un simile comportamento ogni volta che andavano insieme nella macchia. Gli odori, la presenza di altri animali selvatici lo esaltavano sempre. La donna però era sicura che, alla fine, sarebbe ritornato indietro. Non però l’ultimo dell’anno. Infatti non era sua abitudine trascorrere l’intera nottata fuori di casa. «Avevamo pensato – dice la famiglia Vannucci, proprietaria del cane – che si fosse impaurito dai molti scoppi di petardi che provenivano dalle case e dalle abitazioni vicine. E’ infatti tradizione farli esplodere all’aperto per salutare la fine dell’anno. Pensavamo che il cane impaurito si fosse nascosto da qualche parte. Ma più tempo passava e più aumentava la nostra preoccupazione». Alla fine ci si decide di dare l’allarme, per vedere di recuperare l’animale con l’aiuto di altre persone. «Abbiamo allertato – dicono i familiari - il nostro veterinario di fiducia che ha provveduto a interessare i vigili del fuoco». Così la battuta è cominciata. Si è rifatto il cammino del pomeriggio precedente, ma per l’intera mattina le ricerche non hanno sortito nessun effetto; fino a quando, attorno alle 14, non arriva la prima segnalazione. Un vigile del fuoco aveva avvistato il cane sul dirupo. «Tutti sono stati davvero encomiabili – dice sempre la proprietaria – . Si sono prodigati nelle operazioni di recupero. Lo hanno portato in salvo, nonostante i pericoli, con un cestello, dopo essersi calati a trenta metri sulla scogliera con il mare sotto. Per questo – conclude – intendo ringraziare il dottor Barsotti e tutti i vigili che ci hanno riportato il nostro cane. Il veterinario ci aveva detto che un’altra notte in quelle condizioni sarebbe risultata fatale per Igor».
 
NEL CUORE.ORG
4 GENNAIO 2013
 
PER PAURA DEI "BOTTI", CAVALLO CADE NELL'ANIENE: SALVATO DAI POMPIERI
Cicerone era immobilizzato nel fiume gelido
 
Roma - Il cavallo Cicerone è scappato da un maneggio, è caduto nel fiume Aniene, dove è rimasto intrappolato per un paio di giorni, e ieri è stato salvato dai vigili del fuoco. Ai soccorsi hanno assistito i genitori con i bambini e i passanti in un parco giochi al Nomentano, a Roma.
Con il volto coperto da un sacco per non soffrire di vertigini, l'animale scalcia anche per la tensione mentre viene riportato in superficie e fatto salire fino a dieci metri d'altezza grazie ad una gru dei pompieri. Almeno una decina impegnati nell'operazione.
Cicerone è uno splendido cavallo baio fuggito la notte di Capodanno, forse per paura dei "botti", dal maneggio "Il Ranch" di viale Tirreno per poi finire imprigionato all'alba – come scrive il Messaggero – nelle acque gelide dell'Aniene. Il cavallo, immobilizzato dal freddo, è stato notato da un passante che ha subito chiamato i pompieri.
Dopo aver divelto alcune inferriate che separano il parco dalla strada per far passare la gru, i sommozzatori dei vigili del fuoco e un veterinario si sono immersi nel fiume per attaccare intorno al collo di Cicerone una fune che gli avrebbe permesso di salvarsi. L'animale, che non riusciva più a muoversi, è stato riportato a riva. La sua proprietaria, Carolina, 20 anni, l'ha convinto a raggiungere il greto e l'erba nonostante avesse ormai gli zoccoli sanguinanti. Poi l'imbracatura e il trasporto sulla gru: le ultime fasi del salvataggio tra gli applausi di decine di presenti.
 
GAZZETTA DEL SUD
4 GENNAIO 2013
 
Spettacolare salvataggio di un puledro. Guarda il video
I vigili del fuoco hanno salvato un puledro di pochi mesi che era finito in un dirupo mentre percorreva la strada che conduce a S.Filippo Superiore. E' stata necessaria una grande scala e l'intervento di sei vigili del fuoco per salvare l'animale
 
Prov. Di Messina - I vigili del fuoco hanno salvato un puledro di pochi mesi che era finito in un dirupo mentre percorreva la strada che conduce a S.Filippo Superiore. E' stata necessaria una grande scala e l'intervento di sei vigili del fuoco per salvare l'animale. 
Sul posto sono intervenuti il capo squadra Antonino Giacoppo, Alberto Interdonato, Tommaso Sambataro, Rosario Viola, Alessandro Arena, Domenico Todaro.
Il puledro di tre mesi stava trainando un calesse lungo la strada del villaggio della zona sud quando si è imbizzarrito ed ha rotto le aste.
A quel punto è finito nella scarpata ed è stato necessario l'intervento dei pompieri per salvare la vita al cavallo che è stato imbragato e poi sollevato con la scala. Per lui solo qualche escoriazione edi certo un bello spavento.
VIDEO
 
GEA PRESS
4 GENNAIO 2013
 
Torre Annunziata (NA) – 52 cuccioli dall’Ungheria – Intervento del Corpo Forestale dello Stato
A finire nei guai la proprietaria di un negozio di animali ed i conducenti del mezzo.
 
Appostamenti e accertamenti intensificati. Sono quelli del Corpo Forestale dello Stato, Comando Provinciale di Napoli, diretti a reprimere il traffico internazionale di cuccioli. Il sequestro oggi comunicato è avvenuto a Torre Annunziata e riguarda 52 cagnolini appartenenti a diverse tipologie. Tutti non ancora svezzati e scaricati poco tempo prima da un furgone proveniente dall’Ungheria. Intervento operato, a quanto pare,  dalla stessa proprietaria di un negozio di animali e dal conducente del mezzo, già noto all’Autorità Giudiziaria per analoghi reati.
Dopo il controllo medico veterinario dell’ASL territorialmente competente e verificate le condizioni generali dei cagnolini, si è così potuto riscontrare come alcuni animali fossero in realtà sprovvisti di microchip. Mancante anche la documentazione relativa alla provenienza e l’avvenuta esecuzione di un piano di profilassi sanitaria. La Forestale ha così provveduto a porre  sotto sequestro cuccioli e furgone denunciando alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata i due trasportatori e la proprietaria del negozio.
I tre presunti responsabili sono accusati di maltrattamento di animali (cuccioli strappati anzitempo alle madri), trasporto e detenzione non compatibili con la loro natura, frode in commercio, utilizzo di falsa documentazione nonché probabile traffico illecito di animali da compagnia. Sono ancora in corso indagini sul caso mentre verranno attivate presto le procedure per l’affido dei cani.
 
IL TIRRENO
4 GENNAIO 2013
 
Lieto fine per due cani smarriti sulla 436
 
FUCECCHIO (FI) - Si è conclusa nel migliore dei modi la disavventura di due cani di grossa taglia, un pastore tedesco nero e marrone e un labrador dal mantello color miele, che si erano allontanati dai proprietari e recuperati ieri mattina, lungo la strada regionale 436 via Sanminiatese, dalla polizia municipale di Fucecchio. I proprietari, infatti, già nel primo pomeriggio si sono messi in contatto con il comando di polizia di via Battisti. I due animali possono così lasciare i due box del cantiere comunale dove si trovavano momentaneamente in attesa dell'affidamento al canile rifugio di Pistoia, con cui il Comune di Fucecchio è convenzionato. Un affidamento che, per fortuna, non ci sarà.
 
IL TIRRENO
4 GENNAIO 2012
 
Rottweiler scappa dal cortile e aggredisce un cagnolino
 
ORBETELLO (GR) - Un rottweiler di quasi ottanta chili, scappato dal giardino della sua abitazione e piombato addosso a un setter che passava al guinzaglio del suo padrone, per la strada. Un parapiglia che si è fermato solo con l’intervento del proprietario del molosso e di un vicino di casa, che non ha avuto paura a mettersi in mezzo per togliere dalla bocca del cane il cucciolo che era già stato morso. È successo vicino a Orbetello, due pomeriggi fa. Il rottweiler era nel suo giardino quando il proprietario, uscendo, non si è accorto di non aver chiuso di nuovo con il gancio di sicurezza. Quando il grande molosso ha visto passare il setter lungo la strada ha tirato una spinta al cancello ed è piombato addosso al cane. Sulla strada, con il setter, c’era il suo proprietario, la figlia e il fidanzato. È stata la ragazza a cominciare a urlare e attirare l’attenzione delle persone che erano per strada. Un uomo ha sentito quelle grida ed è uscito per strada. «Ho visto quel cane che si era avventato sul setter - racconta - ma ho avuto paura per le persone che erano lì. Il proprietario del setter si è fatto male a una mano, ma non perché è stato morso, solo perché ha cercato di separare i due animali». C’è voluto coraggio e anche una bella dose di sangue freddo per togliere dalla bocca del rottweiler il piccolo setter. Il molosso, che pesa quasi cento chili, è stato imbracato con due corde per riportarlo nel suo giardino. «È stato impressionante - racconta l’uomo che è intervenuto per aiutare il proprietario - ma per fortuna nessuno si è fatto male. Vedersi arrivare addosso un cane così grosso non è certo uno spettacolo piacevole». Ad avere la peggio è stato il setter, che è stato portato di corsa dal veterinario. L’attenzione del rottweiler infatti, era tutta concentrata sul suo simile a quattro zampe. Simile, solo un bel po’ più piccino.
 
GEA PRESS
4 GENNAIO 2013
 
Ciampino (RM) – il circo con l’elefante barbiere perde, ma i circensi non la pensano così
Quando la pubblica amministrazione funziona – i passi salienti dell'Ordinanza anti circo (con animali).
 
Un provvedimento che fa sperare, quello realtivo alla decisione del TAR Lazio, sezione seconda bis, che ha rigettato l’istanza circense di sospensione del Regolamento a tutela e rispetto degli animali del Comune di Ciampino.  A differenza di molte altre città, dove gli Uffici legali dei Comuni non hanno granchè seguito i ricorsi, a Ciampino le cose sembrerebbero essere andate in maniera diversa.  Un Regolamento del quale per un po’ ne sentiremo parlare anche se neppure il comunicato ieri diffuso dall’ENPA ha fatto cenno ad un importante elemento. Il Regolamento del Comune di Ciampino, approvato in Consiglio comunale nel settembre 2009, è stato infatti “redatto  dagli Uffici Ambiente e Organi Istituzionali con la supervisione dell’Ente Nazionale Protezione Animali”. Il tutto con tanto di simbolo in grande evidenza e caratteri in grassetto sul nome della prima associazione zoofila italiana diffusa sull’interno territorio nazionale.
Regolamento che all’art.9 comma 8 così recita “E’ vietato utilizzare animali per il pubblico divertimento o per la pubblicizzazione di eventi di qualsiasi genere, compresi gli spettacoli circensi o assimilabili”. Niente specificazioni su animali Cites, lunghezza e altezza di gabbie, uso di catene etc. Gli animali per il pubblico divertimento a Ciampino non li vogliono. Figuriamoci quando si sono trovati innanzi la pubblicità di un “elefante barbiere” e dopo che i circensi erano stati  diffidati a farlo.
Andiamo per ordine.
Il circo Amerdeo Orfei arriva a Ciampino a metà Novembre. Già il 16 novembre avviene il primo sopralluogo. Comune e Servizio Veterinario dell’ASL territoriamente competente non riscontrano patologie sullo stato di salute degli animali. In tutto due lama, quattro dromedari, una zebra, tre pony e quattordici rettili. Poi un elefante che, si scoprirà dalla successiva pubblicità circense, essere un “barbiere”. Niente patologie e niente irregolarità amministrative ma il Comune pretende il rispetto del Regolamento. Il circo viene così diffidato  a non utilizzare animali e per esserne certi la Polizia Locale viene inviata all’interno dell’arena.  Non solo. Il Comune di Ciampino, con proprio comunicato, diffonde un numero telefonico ed una mail dove è possiible segnalare l’eventuale mancato rispetto, da parte del circo, del Regolamento in difesa degli animali. In aggiunta a ciò vengono sanzionati alcuni dipendenti del circo in merito alle affisioni dei manifesti.
La cosa sembra finire così, anche perchè i circensi, pur annunciando il ricorso, avrebbero confermato alla stessa Amministrazione comunale il rispetto del Regolamento. La Polizia Locale, nei primi tre giorni di spettacoli, si reca in ispezione al circo. Tutto ok, il Regolamento è rispettato. Passa qualche giorno e nei volantini del circo, distribuiti in città, appare un “elefante barbiere”.  La Polizia Locale si reca pertanto al circo, ma non più in divisa. Un servizio regolare ma in abiti borghesi. Gli animali sono in pista. Altra sanzione ed infine la decisione del TAR.  
Sulla vicenda però, aleggia un mistero. L’ispezione infatti è avvenuta il sei dicembre. Ormai parecchi giorni dopo le prime verifiche. Motivo per cui i circensi danno una versione diversa della decisione del TAR. Secondo l’Ente Nazione Circhi, infatti, il TAR avrebbe affermato l’improcedibilità di quanto in oggetto per sopravvenuta carenza di interesse. Il circo, cioè, avrebbe potuto svolgere la propria attività nel periodo di tempo ormai trascorso. Non si capisce, dice l’Ente Nazionali Circhi, perchè gli animalisti festeggiano.  A dire il vero, si vocifera in casa animalista,  non si capisce un’altra cosa. Anche alla luce dell’elefante barbiere e del lasso di tempo intercorso tre le prime e l’ultima ispezione, come è stato rispettato il Regolamento del Comune di Ciampino? Sembra quasi di capire (l’Ente Nazionale Circhi diffonde solo il frontespizio del ricorso) che il circo non ha subito danni economici, ovvero un aspetto fondante il ricorso. Nel caso: non ha subito danni perchè ha utilzzato animali (violando il Regolamento) oppure il pubblico ha affollato lo stesso il circo  senza animali?
 
NEL CUORE.ORG
4 GENNAIO 2013
 
CADORE, HOTEL DISCRIMINA CIECA: "SOVRATTASSA PER IL CANE GUIDA"
La donna ha presentato denuncia ai carabinieri
 
Una sovrattassa per il suo cane guida e una stanzetta per la colazione separata. Ecco il trattamento riservato a Nicoletta Ditadi, cieca di Mirano, in provincia di Venezia, che fa la centralinista in ospedale.
Una storia di inciviltà. Su "Groupon", il sito di offerte, decide di prenotare con il marito una vacanza in un hotel di S. Stefano di Cadore, nel Bellunese. Tre giorni in una delle vallate più affascinanti delle Dolomiti ad un prezzo stracciato: un'offerta imperdibile. Prima di partire, la donna chiama l'albergo per spiegare: "Volevo spiegare che, in quanto non vedente, sono accompagnata da un cane guida".
Dall'altra parte del telefono, però, la risposta è tutt'altro che rassicurante. E Nicoletta racconta alla Nuova Venezia: "Mi hanno comunicato che a causa della presenza del cane avrei dovuto pagare una sovrattassa di 9 euro al giorno. Sono rimasta stupita. Mio marito ha voluto capire, ha richiamato l'albergo – prosegue amareggiata – e ha chiesto di parlare col direttore. Siamo riusciti a sentirlo solo dopo molto insistenze". Ma il direttore non molla: la maggiorazione del prezzo sarebbe servita per le spese straordinarie di pulizia in camera.
E non finisce qui. Nicoletta continua: "Ci è stato anche confermato che se avessimo voluto usufruire del servizio di ristorazione, essendo compresa nell'offerta anche la prima colazione, saremmo stati collocati in una saletta a parte, perché la presenza di Lara poteva non essere gradita ad altri ospiti. A questo punto mio marito ha ricordato al direttore che la presenza del cane avrebbe dovuto essere accettata senza riserve, garantita dalla legge, pena il pagamento di una penale. Ci è stato risposto che l'albergo avrebbe pagato senza problemi e ha riattaccato".
La donna, a questo punto, commenta: "Mi sono sentito un'appestata, ho disdetto la prenotazione e in quell'albergo non ci andrò più. Ma non è giusto sempre lasciare perdere, è una questione di cultura". E il giorno di San Silvestro Nicoletta ha presentato una denuncia ai carabinieri: "Non si può sempre sorvolare".
 
CORRIERE DELLE ALPI
4 GENNAIO 2013
 
L’albergatore: «Mi scuso Abbiamo sbagliato noi»

Stefano Vietina

 
SANTO STEFANO (BL) - «Nessuna discriminazione, ma si figuri. Il nostro albergo – spiega Sergio De Candido, direttore del Monaco Sport Hotel di Santo Stefano di Cadore - ha più di 40 anni di attività; le sembra che saremmo ancora sulla piazza se non avessimo sempre tenuto un comportamento non solo rispettoso di tutti gli ospiti, ma anche improntato alla massima accoglienza? Purtroppo, sul fatto in questione siamo incorsi in un errore, causato dal fatto che si è trattato del primo caso per noi: insomma, non sapevamo che esiste una normativa che prevede l'accesso gratuito in albergo per un cane guida. Quindi chiediamo scusa. Ma le dirò di più: ho telefonato alla signora Nicoletta Ditadi, mi sono scusato, ci siamo chiariti e sono convinto che tutto sia rientrato. Li aspettiamo ospiti qui da noi presto, lei, il marito ed il loro cane Lara». Sergio De Candido, 49 anni (titolare con il padre Bruno del Monaco Sport Hotel) qualche ora prima era parso incredulo quando gli avevamo chiesto lumi sulla denuncia sporta da Nicoletta Ditadi. Non aveva negato che il marito della signora, Loris Zambonin, gliela avesse preannunciata, nel corso di una concitata telefonata avvenuta attorno all'ora di pranzo dell'ultimo dell'anno, ma ci aveva detto che ancora non gli era stata notificata. Piuttosto era certo di aver chiesto il giusto, ovvero 9 euro per ospitare anche il cane della signora Ditadi, cifra che a suo avviso era giustificata dalle maggiori pulizie necessarie per la camera. Poi la verifica e l'ammissione dell'errore, a cui ha prontamente voluto mettere riparo, telefonando al cellulare della signora Ditadi alle 19 di ieri. E per quanto riguarda la saletta appartata per il servizio di ristorazione? «Mi sembra naturale che possa esserci clientela che non ha piacere di mangiare insieme ad animali, si tratta solo di rispetto nei confronti degli altri clienti. E sottolineo che si parla di salette in tutto e per tutto simili alla sala principale, con tutti i confort necessari. La saletta Yquem, ad esempio, è da noi dedicata proprio agli ospiti che hanno piccoli animali. Nessuna discriminazione nemmeno in questo caso, diciamo che si può paragonare piuttosto ad una sala riservata ai fumatori; questa è dedicata agli animali». Ultima notazione di De Candido. «La giornata era concitata, si trattava di stare dietro al cenone di fine anno in un momento in cui l'albergo era pieno. Forse la mia risposta è stata perentoria e me ne scuso. Ma assicuro che abbiamo risposto con la massima educazione, come sempre. Comunque sono contento che l'incidente sia chiuso».
 
CORRIERE DELLA SERA
4 GENNAIO 2013
 
Cani guida: cambiare cultura per cambiare la legge
 
Claudio Arrigoni
 
Ora sappiamo quanto costa avere un cane che ti guidi e ti aiuti: 9 euro, colazione non compresa, perché quella la fai a parte, nascosto dagli altri. L’intolleranza sempre figlia della stupidità colpisce ancora. Questa volta a Santo Stefano di Cadore, Hotel Monaco Sport. La vicenda si trova ben spiegata su Corriere.it dal Veneto: Nicoletta Ditadi, non vedente, centralinista a Mirano, approfitta di un’offerta e prenota con il marito sulle Dolomiti, ma all’hotel gli fanno presente che il suo cane guida, Lara, labrador e lavoratore, costerà 9 euro in più di pulizia della camera (chissà quindi come fanno le pulizie altrimenti in quell’hotel) e che la colazione sarebbe stata fatta in una stanza a parte rispetto agli altri clienti.
E’ incredibile come ancora esista questa mentalità, malgrado la legge sia chiara: il cane guida deve essere accettato senza discriminazioni. Purtroppo siamo ancora lontani dall’avere una legge perfetta visto che una maggiorazione non è vietata, come ha spiegato a La Nuova Venezia Graziella Zuccarato, presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Venezia: “Nella maggior parte dei casi l’entrata dell’animale è gratuita, anche se esistono delle strutture che fanno pagare una maggiorazione per le spese aggiuntive di pulizia. Nel caso di un hotel, come capitato alla signora di Mirano e al di là che 9 euro al giorno mi sembrano francamente eccessivi, non si capisce perché si debba partire dal presupposto che una camera d’albergo debba essere pulita più a fondo, e quindi con maggiori spese, se dentro è passato un cane. Significa che in tutti gli altri casi danno solo una spolverata alla buona?” Il confinamento in una sala separata per colazione e pranzi è “la vera discriminazione”.
Su quello che rappresentano gli animali, non solo i cani, per le persone con disabilità abbiamo già scritto su InVisibili, l’ultimo un post su Lulù, splendida, che aiuta Alessandra, paraplegica grave, anche a mettere i panni in lavatrice. Ecco, altra pecca della legge: i diritti dei cani da assistenza vanno estesi anche ad altri tipi di disabilità, non solo per la cecità. Qualche tempo fa fece notizia la storia, bellissima, di Zuzu, un cagnolone proveniente dall’organizzazione no-profit 4 Paws for Ability, centro specializzato in pet therapy: attraverso un addestramento e sue sconosciute doti, probabilmente olfattive, era in grado di anticipare le crisi epilettiche di Alex, un ragazzo di Bethlehem, in Pennsylvania. Così i genitori potevano metterlo al sicuro da traumi per le cadute. Gli salvava letteralmente la vita. Storia che ricorda quella di Leo e del suo amico a quattro zampe Harry, in California.
Non solo: i diritti devono riguardare anche altri tipi di animali, se hanno funzioni di assistenza. Alla faccia di pessimi albergatori come quelli incontrati da Nicoletta e dalla sua Lara. Eppure dovrebbero essere professionisti nell’ospitalità.
Viene da chiedersi, però, se si tratti solo di persone che non lavorano come dovrebbero oppure se questo loro atteggiamento non segue lamentele e proteste di altri ospiti. Purtroppo l’insensibilità non è prerogativa di una categoria: quante volte capita di notare il fastidio di clienti in ristoranti e alberghi perché un cane guida è vicino a loro mentre mangiano o nella stanza di fianco o ancora nello stesso luogo? Ancora occorre spiegare che è sostegno, occhi oppure mani o piedi per la persona che ha una disabilità? Forse è proprio questo il problema: l’insensibilità, l’intolleranza, l’ignoranza che non è solo di chi ospita, ma anche di chi viene ospitato e non riesce ad avere simpatia e, rafforzo, empatia con gli altri , quelli che magari, rispetto a lui, hanno un “altro da loro”, in questo caso un animale, che li aiuta.
Sembra incredibile dirlo nel 2013: questione di civiltà, il cui livello si nota anche attraverso situazioni come queste. Quanti passi avanti ancora da fare.
 
ALTO ADIGE
4 GENNAIO 2013
 
Avvistata una lince al limitare del bosco sopra San Pancrazio
 
di Bruno Pileggi
 
SAN PANCRAZIO (BZ) - Insolito e raro avvistamento mercoledì pomeriggio in Val d´Ultimo. Erano le 14 quando Heinrich Pfoestl, la moglie Gertrud e il figlioletto Jonas hanno notato una insolita presenza a circa duecento metri dalla loro abitazione che si trova a San Pancrazio, in località Bad Lad, a 750 metri d’altezza. Si trattava di un animale dalle sembianze di un enorme gatto che vagava lungo il confine tra prato e bosco. Quando questi si è accovacciato col muso rivolto verso valle, è stato possibile osservarlo meglio con l’uso di un potente binocolo. Solo allora si è capito che non di un gatto si trattava, bensì di un bellissimo esemplare di lince, lungo circa un metro e per nulla disturbato dalla presenza umana a breve distanza. I Pfoestl hanno avuto l a fortuna di poter osservare il felino per un periodo di tempo relativamente lungo, fino a che si è alzato per scomparire nella fitta boscaglia. Incredula di fronte al raro avvistamento, la famiglia si è rivolta anche ad un esperto per avere la conferma che si trattasse proprio di una lince. Conferma arrivata dopo aver esaminato alcune fotografie. L’avvistamento conferma dunque la presenza della lince sulle montagne del Burgraviato, presenza nota a seguito di rari avvistamenti. Il felino, totalmente assente in zona fino ad un paio di decenni fa, ha fatto la sua ricomparsa probabilmente grazie ai flussi migratori dall’est europeo o dalla vicina Austria. In passato, almeno due lustri fa, erano giunte parecchie segnalazioni di avvistamenti nella zona a cavallo tra la val d’Ultimo e l’alta Val di Non. ma da allora della lince nei boschi del Burgraviato non si era più sentito parlare. Trent’anni fa un esemplare è stato abbattuto nella zona di Aldino da un cacciatore che lo aveva scambiato per un gatto: gli venne ritirata la licenza di caccia e fu condannato a pagare una multa salatissima. L’avvistamento di mercoledì ha del sensazionale soprattutto perchè è raro avvistare un animale prevalentemente notturno, come la lince, che vive cacciando i caprioli.
 
GEA PRESS
4 GENNAIO 2013 
 
Giugliano (NA) – Rifocillato dai Bersaglieri e consegnato dalla Polizia di Stato
Michele, il bullmastiff, evaso ma per amore.
 
Poco dopo le 21.00 di ieri sera i poliziotti del Commissariato di PS Giugliano sono intervenuti in via Signorelli a Patria in località Lago Patria, dove dei cittadini avevano notato un cane di grossa taglia legato ad un palo. All’arrivo dei poliziotti vi era già un’ unità del VII reggimento Bersaglieri di Altamura, preposti alla vigilanza della nuova base NATO. I militari  avevano già provveduto a  dare da mangiare e da bere al grosso animale, provvedendo pure a fargli  sgranchire le zampe.
Si trattava di un grosso bullmastiff, docile e socievole. A riferirlo è la stessa Polizia di Stato che ha poi notato un passante chiamare per nome il grosso cane. “Michele”, ed a questo punto gli Agenti hanno accertato che l’animale era di un contadino che abitava poco distante.
I poliziotti sono riusciti a contattare il proprietario che non si era accorto “dell’ evasione” del cane. A quanto pare, il passaggio di una cagna, potrebbe averlo già nel passato emozionato. In questi casi, ha spiegato il proprietario,  riesce a rompere la rete di recinzione … .
 
LEGGO
4 GENNAIO 2013
 
LOUIS, MANGIA ANIMALI VIVI E PUTREFATTI. SU YOUTUBE È BOOM DI VISUALIZZAZIONI
 
Debora Attanasio
 
LONDRA - Un modo bizzarro, quanto disgustoso e discutibile per sbarcare il lunario: mangiare animali improbabili.
Il 28enne londinese Louis Cole lo ha sperimentato e si sta mantenendo grazie ai proventi del suo frequentatissimo canale YouTube "Food For Louis", dove si cimenta nella masticazione e ingestione di rane putrefatte, ma soprattutto di animali vivi come locuste, tarantole, limacce, scorpioni, e persino un pesce rosso. Per bere invece un sanguinolento beverone ottenuto frullando 10 topolini, ha usato almeno la delicatezza di sopprimere i roditori, prima dell'orribile trattamento. «C'è un limite oltre il quale non mi spingo», dice l'onnivoro giovanotto. «Ad esempio, non potrei mai divorare un mammifero vivo. E anche agli altri cerco di non infliggere sofferenza, uccidendoli al primo morso». Una puntualizzazione che non ha convinto gli animalisti inglesi, che hanno chiesto la chiusura del canale per crudeltà e per timore di emulazioni.
Prima di intraprendere questa carriera, Cole lavorava per un'associazione di recupero di membri delle baby gang e il primo ragno l'ha mangiato per sfida e per conquistare il rispetto dei ragazzi. Una volta scoperto che la cosa non gli creava problemi, ci ha preso - letteralmente - gusto.
VIDEO
 
LA NUOVA VENEZIA
4 GENNAIO 2013
 
Partorite 17 uova di coccodrillo
 
JESOLO (VE) - Era incinta, proprio come il personaggio cui si ispira. Il coccodrillo Ruby, ospite del Tropicarium Park di Jesolo, ha partorito. Un evento eccezionale: il primo parto di animali del nuovo anno 2013 in Italia. Ruby, questo il nome del coccodrillo del Tropicarium Park di Jesolo Lido, ha deposto le prime uova. Sono ben 17 quelle che ha deposto l'affascinante rettile, lunga 3,5 metri, 250 Kg, di peso, contro i 5 metri e mezzo per 800 chili del compagno Godzilla. I cuccioli appena nati misurano circa 20 cm. Un coccodrillo del Nilo, questa la specie cui appartiene, può arrivare a deporre fino a 80 uova, ed il suo sesso si modifica secondo la temperatura dell'incubazione, che dura circa 60 giorni. Godzilla, il coccodrillo del Nilo di quasi 6 metri, è il papà. Lui e la compagna Ruby sono arrivati al Tropicarium Park nel Marzo del 2011. «Le uova dei coccodrilli», spiegano i gestori del Tropicarium, Mauro e Monica, «adesso si trovano in una incubatrice e possono essere viste dai visitatori, grazie alla nuova “sala terapie” dedicata alla riproduzione aperte al pubblico, come tutta la struttura, fino a domenica».
 
TUSCIA WEB
5 GENNAIO 2013
 
Avvelenati due cani tranquilli
Massimo Fornicoli denuncia l'uccisione di due meticci che curava dalla scorsa estate

 
Prov. Di Viterbo - Erano approdati a fine estate, così è emerso da una prima ricostruzione sommaria, dopo essere stati per molto tempo tra Vallerano e Canepina nella strada che si interna attraverso la variante, nella zona nord dietro il paese, scendendo per un sentiero impervio tra grotte che forse erano il loro rifugio.
Si tratta di meticci di border-collie, due bianchi e neri e uno bianco e rosso. Erano tranquilli, un po’ spaventati e non si avvicinavano volentieri mostrando una certa diffidenza degli estranei.
Il bianco rosso senz’altro più vecchio, aveva una cataratta in un occhio, si muoveva molto lentamente, non erano per nulla denutriti come se qualcuno continuasse a nutrirli. Per mesi ho cercato di debellare le pulci che raccoglievano giornalmente in una grotta in cui si rifugiavano, essendo fresca per la calura estiva, e ora finalmente erano puliti.
Ero riuscito a stabilire un certo rapporto, al suono del mio clacson al mattino accorrevano e si lasciavano accarezzare un poco, mettergli un collare era tuttavia impossibile, per poi scomparire per tutto il giorno. Non avevano nessun microchip e forse il più giovane aveva cinque anni, l’altro sette e il più vecchio dieci.
Facevano parte oramai di quel luogo, tuttavia appena un po’ rassicurati pensavo di trovare loro un adozione cosa che qualche volta mi riesce con cani adulti tranquilli anche se non facile. Vivevano poco lontano dal ponte lungo il fosso salendo lungo una scarpata dove esistono degli insediamenti rupestri, grotte che possono fungere da riparo sia per la pioggia che per il caldo freddo.
Non mi stancherò mai di dire che erano dei cani tranquilli, abituati a convivere con il più feroce tra gli animali, l’uomo. Per questa ragione non so cosa abbia spinto qualcuno ad avvelenarli, si è salvato il cane più anziano che per giorni ha dormito accanto al compagno morto dopo tre giorni per secondo.
Il primo l’ho trovato gelido già rigido, sabato 29 al mattino e ho pensato a un infarto per il freddo. Quando il lunedì mi sono imbattuto nel secondo nella stessa condizione, poco lontano non ho pensato più a un malessere, ma che ci fosse la mano dell’uomo. Nonostante che avvelenare un animale è un reato ai sensi dell’art. 544-bis del codice penale, cioè uccisione di animali.
Inoltre l’art. 146 T.U. leggi sanitarie proibisce e punisce la distribuzione di sostanze velenose e prevede la reclusione da sei mesi a tre anni con tanto di e ammenda, sempre che se si riescano a individuare queste persone, disturbate psichicamente, poiché la crudeltà è annoverata tra i sintomi di un disturbo psichiatrico, che per omertà di molti continuano a spargere bocconi avvelenati indisturbati.
 
NEL CUORE.ORG
5 GENAIO 2013
 
BERGAMO, UCCIDE CANE CON IL MARTELLO: SCOPERTO E DENUNCIATO
La vicenda chiarita dalle indagini del Corpo forestale
 
E' davvero "allucinante" la storia portata alla luce da un normale controllo degli agenti della Forestale nel territorio di Parre (Bergamo). Gli operatori, scrive "Il Giorno", hanno scoperto lungo una scarpata la carcassa di un cane barbaramente ucciso: l'animale, una meticcia di mezza taglia, aveva una grossa corda rossa e segni di colpi sul cranio. Tracce di sangue sulla neve conducevano ad un vicino traliccio e ad una stalla dove è stato trovato un martello da carpentiere. La carcassa dell'animale il martello sono stati posti sotto sequestro e affidati all'Istituto zooprofilattico per gli opportuni esami anatomopatologici, che in questi giorni hanno confermato lo sfondamento del cranio come causa della morte. In breve tempo i forestali sono arrivati a un contadino del posto, G.A., 45 anni, denunciato per uccisione di animale, che ora rischia una condanna da3 a 18 mesi di reclusione. Non è ancora chiaro il movente dell'orribile gesto.
 
GEA PRESS
5 GENNAIO 2013
 
Bergamo – il rebus dell’orrore: il cane finito a martellate, il mulo e l’agnello con le budella di fuori
Intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
Presenta ulteriori inediti risvolti la vicenda relativa al povero cane finito a colpi di martello in un luogo di campagna al confine tra Ponte Nossa e Parre, in provincia di Bergamo. Tutto inizia quando i Forestali del Comando Stazione di Clusone si sono accorti, nel corso di un normale servizio sul territorio, della presenza di un cane morto in una scarpata. I fatti sono avvenuti lo scorso 18 dicembre ma solo ora sono arrivati i risultati delle analisi compiute dall’Istituto Zooprofilattico della Lombardia, sezione di Bergamo. Ad intervenire, oltre al personale del Comando Stazione, anche il NIPAF (Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale) con il Responsabile dott. Mangili ed il NIRDA (Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli animali) con il Vice Ispettore Pasini.
La Forestale, proprio a partire dal ciglio della scarpata, nota una vistosa  traccia di sangue che conduce ad un traliccio Enel non più utilizzato. Da qui altre tracce nel terreno innevato. Sangue e calpestio. Le orme  sembrano condurre ad un vicino casolare distante non più di novanta  metri dal traliccio. Nella stalla i Forestali trovano un mulo, due cani e delle pecore. Tra queste il corpo di un agnello morto con  le interiora fuoriuscite. Poco distante un grosso martello con i resti di materia cerebrale. Un rebus inestricabile che si inizia però a spiegare quando sulla scena appare una donna, seguita in un secondo momento dal marito. 
La signora spiega così che il cane è morto a seguito di un calcio del mulo. Questo fatto sarebbe avvenuto il giorno prima. La tesi però non convince i Forestali anche perchè le caratteristiche del cane non corrispondono ad una morte di molte ore. Vi sono poi le abbondanti tracce di sangue, sicuramente recenti. E poi quel martello, con pezzettini di cervello. Vi è allora una seconda ipotesi alla quale i Forestali iniziano a lavorare. Il cane potrebbe avere ucciso l’agnello e qualcuno, legandolo al traliccio con la corda rossa in effetti trovata al collo, lo ha poi finito a colpi di martello. Il mulo, ovviamente, non aveva lanciato alcun calcio.
Il cane, regolarmente microchippato, non appartenenva però alla coppia. I due lo avevano avuto in custodia da una pastore, andato a lavorare all’estero.  Una costodia che evidentemente non ha molto funzionato.
Ora il responso dell’Istituto Zooprofilattico. Il martello ed i resti ritrovati, sono compatibili con  lo sfondamento cranico del povero cane. Anzi, una cagna meticcia di circa tre anni di vita. A quanto pare l’uomo non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Dovrebbe però essere proprio lui il denunciato. Il reato ipotizzato è il 544/bis del Codice Penale. Uccisione di animali.
 
GEA PRESS
5 GENNAIO 2013
 
Cagliari – il sentiero dell’orrore – tra pezzi anatomici, sangue e fosse della disperazione
Il CABS: in un solo sentiero 141 cappi metallici - A Trieste però sembrerebbe che i bracconieri vadano assolti.
 
Continua l’attività antibracconaggio dei volontari del CABS (Committe Against Bird Slaughter) nelle province di Cagliari e  Carbonia Inglesias. Questa volta, oltre allo smantellamento dei sentieri armati di trappole c’è pure il ritrovamento di resti anatomici. Inseguimenti, quelli messi in atto dai volontari, nella vallata di Gutturu Mannu. Due bracconieri osservati per giorni mentre si aggiravano in aree sensibili. Infine l’individuazione del sentiero trappolato.
Un grosso sentiero, riferiscono i volontari, armato di trappole per cinghiale. In tutto 141 lacci-cappio in spesso filo metallico. Alcuni nuovissimi, altri arrugginiti ma perfettamente funzionanti. Gli animali rimasti trappolati avevano continuato a girare attorno all’arbusto da cui pendeva il laccio. Per tale motivo erano rimaste le profonde buche nel terreno, scavate nel tentativo di liberarsi. Cappi in grado di uccidere dopo atroci sofferenze. Cinghiali ma anche cervi ed animali domestici. Uccidere ed amputare. Questo perché  il povero animale, nel tentativo di liberarsi dal morso del cappio, tira sempre più fino a far penetrare nelle carni il filo metallico. Peli e poi i resti forse di una probabile fuga.  Sulla trappola anche un  pezzo di zampa di cinghi ale (vedi foto).
E’ questa la realtà del bracconaggio con le trappole. Una realtà che a leggere la sintesi giornalistica apparsa di recente in provincia di Trieste, sembrerebbe potere essere messa in discussione da una Sentenza. Una richiesta del PM, accolta dal GIP,  che avrebbe  assolto un bracconiere accusato di utilizzare trappole. E’ opportuno attendere le motivazioni, ma in base a quanto riportato dai cronisti di giudiziaria locale, sembrerebbe che il Giudice potesse aver giustificato il provvedimento con il fatto che i cinghiali arrecano danni. Se tale motivazione, per ora solo supposta, fosse realmente confermata, forse un intervento superiore, almeno per fare chiarezza, andrebbe fatto.
“E’ opportuno ricordare – ha dichiarato Giovani Malara, Responsabile del campo antibracconaggio del CABS in Sardegna – che la cattura con mezzi non consentiti è un reato. Nell’attesa di conoscere le motivazioni della Sentenza di Trieste – ha aggiunto Malara – è fuori di dubbio che il bracconaggio non è strumento di gestione faunistica“. Per il Responsabile del CABS, non ci sarebbero estremi per  disapplicare la legge né tanto meno sostituirsi all’autorità amministrativa nell’individuazione degli strumenti di controllo delle popolazioni faunistiche.
Intanto, nei sentieri trappolati della Sardegna, continua l’attività dei volontari del CABS coadiuvati da attivisti della LAV e del Gruppo Antispecismo di Cagliari. Ogni trappola è sostenuta da due bastoncini di erica o fillirea. Sono tutte piazzate nei passaggi obbligati utilizzati dai cinghiali. Ovunque le tracce di barbare uccisioni.
 
NEL CUORE.ORG
5 GENNAIO 2013
 
CAGLIARI, SALVO IL GATTO USATO COME BERSAGLIO A CAPODANNO
La freccia nell'addome non ha prodotto lesioni mortali
 
Usato come bersaglio la notte di Capodanno, un gatto e' riuscito a salvarsi trascinandosi fino a casa nonostante una freccia conficcata nell'addome. E' la disavventura di Micio, gattino di tre anni di Dolianova (Cagliari), ritrovato infilzato da un dardo da balestra e salvato per miracolo. Micio era sparito proprio il giorno di Capodanno. Si era allontanato ma, al contrario di quanto faceva abitualmente, non era tornato dai suoi padroni che avevano subito iniziato le ricerche. Dell'animale pero' nessuna traccia fino allo scorso 3 gennaio quando e' riapparso davanti alla porta di casa in cerca d'aiuto.
Il gatto aveva una freccia conficcata nell'addome che fortunatamente non ha leso alcun organo vitale. E' stato subito soccorso, operato e salvato.  Secondo i veterinarti, Micio è stato colpito durante la notte di Capodanno. Impaurito e senza forze, è rimasto nascosto per gfiorni prima di ritrobvare la strada di casa.
 
ALTO ADIGE
5 GENNAIO 2013
 
Bocconi avvelenati lungo l’Isarco
 
BRESSANONE (BZ) - Ancora allarme bocconi avvelenati a Bressanone. Dopo la terribile morte di sei cani stroncati da un potente veleno nel giro di pochi giorni nel periodo di Natale, un nuovo caso sarebbe stato registrato in questo inizio dell'anno, questa volta lungo le passeggiate del lungo Isarco. L'allarme riguarda soprattutto bocconi avvelenati lasciati vicino ad alberi, cespugli e addirittura locali del centro. Un atto crudele quanto barbarico e del tutto incurante delle conseguenze per gli animali e, ipotizzabili, per gli esseri umani. Una situazione questa, sollevata da alcuni cittadini che proprio nel periodo festoso di Natale hanno dovuto assistere alla lenta agonia del proprio animale. Tra questi vi era anche un noto imprenditore locale che dopo aver portato a passeggio il proprio animale, si era fermato per un caffè in un locale di Piazza Duomo dove il suo animale ha trovato e ingoiato il boccone avvelenato, morendo dopo tre giorni agonia. E' stato proprio l'imprenditore a lanciare l'allarme ma, fino ad oggi, nessun caso è stato denunciato alle forze dell'ordine. Situazione che viene tristemente confermata anche dalla ditta Dabringer, specializzata nello smaltimento delle carcasse di animali della zona e che nelle ultime settimane ha preso in consegna i sei cadaveri vittime di avvelenamenti. A questo punto c’è veramente da augurarsi che le forze dell’ordine intervengano effettuando accurate indagini al fine di individuare chi sparge con tanta irresponsabilità i micidiali bocconi.
 
LA PROVINCIA PAVESE
5 GENNAIO 2013
 
Parona (PV), è un giallo sui novanta cani in arrivo da Palermo
 
PARONA (PV) -  Il mistero dei cani di Palermo. Arrivano o no a Parona direttamente dal canile del capoluogo siciliano? Non si sa ancora, ma appena la semplici ipotesi si è diffusa, in particolare in rete, la polemica è divampata. Questi i fatti. L'altro ieri l'Enpa, associazione animalista nota a livello nazionale, della sezione di Palermo, dirama un comunicato in cui invita il sindaco palermitano Leoluca Orlando a fare in modo che 90 cani del canile municipale (in cui sono previsti lavori di sistemazione) non vengano trasferiti a Parona, nella struttura "La casa del cane" (che non è un canile Asl) di via Case Sparse. «Il Comune di Palermo ha emanato un bando per individuare strutture private presso cui ricoverare in modo transitorio alcuni cani, ma tale bando non è ancora concluso e, pe r altro, è emanato esattamente per garantire i diritti e la salute degli animali - sottolinea l'assessore comunale di Palermo Giuseppe Barbera - procedere nei prossimi mesi alla realizzazione di lavori di ristrutturazione e messa a norma del canile ed ha quindi con largo anticipo proceduto all'emanazione di un bando con cui individuare strutture che garantiscano qualità dell'accoglienza. Si tratta ovviamente di un bando nazionale, perché così prevede la normativa, ma la minore distanza da Palermo è uno dei criteri che saranno adottati per la scelta finale». Insomma dalla Sicilia negano l'accordo con la struttura di Parona. Però le associazioni animaliste rilanciano con forza questa indiscrezione. Anzi, secondo gli animalisti, l'arrivo dei cani sarebbe imminente: già domani. Anche il titolare della struttura paronese però nega che i 90 cani palermitani facciano un viaggio di 1.100 chilometri per raggiungere la Lomellina: «E'una bufala - dice Girardi - Palermo la conosco solo perché ho degli amici che mi ospitano ogni tanto per le vacanze». L'Asl di Pavia, su questa vicenda, non ha riscontri al momento. Però, visto che la casa del cane di Parona non è una struttura legata all'azienda sanitaria, i cani potrebbero arrivare anche in forza di una semplice convenzione.
 
LA PROVINCIA PAVESE
6 GENNAIO 2013
 
Cani da Palermo a Parona? Non è vero
 
PARONA (PV) - Da Palermo arriva la smentita alla notizia secondo cui 90 cani del capoluogo siciliano dovrebbero arrivare alla struttura “La casa del cane” di Parona. È l’assessore Giuseppe Barbera a definire i termini della vicenda. «Abbiamo appreso in queste ore – dichiara l’assessore – che da parte di una nota associazione animalista è stata diffusa la notizia che il Comune di Palermo avrebbe intenzione di trasferire in provincia di Pavia 90 cani, attualmente ricoverati presso il canile municipale. Ci spiace che quell'associazione, di solito attenta a verificare le notizie che diffonde, in questo caso abbia scelto di non effettuare alcuna verifica , creando un caso del tutto inesistente e accusando il Comune di voler inviare i cani in strutture non idonee per la distanza che separa Palermo dalla provincia di Pavia». L’assessore spiega che, in effetti, si dovranno effettuare lavori nella struttura comunale palermitana. «L'Amministrazione deve procedere nei prossimi mesi alla realizzazione di lavori di ristrutturazione e messa a norma del canile ed ha quindi con largo anticipo proceduto all'emanazione di un bando con cui individuare strutture che garantiscano qualità dell'accoglienza. Si tratta ovviamente di un bando nazionale, perché così prevede la normativa, ma la minore distanza da Palermo è uno dei criteri che saranno adottati per la scelta finale». «La politica del Comune – conclude Barbera – si muove esattamente in direzione della tutela degli animali, nell'ottica di trovare loro, ove possibile, una sistemazione ed accoglienza definitive in grado di offrire loro le cure ed il rispetto di cui hanno bisogno». La notizia del trasferimento dei 90 cani a Parona era stata diffusa con una nota da parte dell’Enpa, l’Ente nazionale per la protezione degli animali. Ma è stata smentita.
 
IVG.IT
5 GENNAIO 2013
 
Cairo (SV), cane investito da auto in transito: soccorso dalla polizia municipale
 
Cairo Montenotte (SV). La polizia municipale di Cairo nel pomeriggio di oggi, allertata da privata cittadina, è intervenuta in via Cortemilia per portare soccorso ad un cane.
Si trattava di un segugio di colore marrone dell’età di circa 3 o 4 mesi, rimasto presumibilmente investito da un’auto in transito non identificata. E’ intervenuto il servizio veterinario dell’Asl di Savona per il recupero dell’animale ferito. Sono in corso accertamenti per risalire al proprietario del cane.
 
LA GAZZETTA DI MODENA
5 GENNAIO 2013
 
Maialini in strada di notte, arriva la Stradale
 
Modena - Un inusuale servizio di viabilità per regolamentare il normale deflusso del traffico quello a cui sono stati costretti gli agenti della polizia stradale di Modena. I poliziotti infatti hanno dovuto “liberare” un tratto di via Gherbella, uno fra l’altro tra i più pericolosi, da una piccola invasione di maiali spaventati e fuggitivi da una azienda agricola. Il fatto nel cuore della notte tra giovedì e venerdì, il tratto di via Gherbella è quello in cui c’è la strettoia, il ponte e il semaforo che regola il transito a senso unico alternato. Una residente, che abita proprio lungo quel tratto, afferma di aver sentito verso le due dei rumori e che i suoi cani hanno abbaiato a lungo segnalando movimenti e presenze. Stesso abbaiare qualche ora dopo, quando poi è dovuta intervenire la Polstrada. Probabilmente dei ladri si erano introdotto tramite la cancellata nell’allevamento-porcilaia e stavano cercando di rubare animali o cose quando qualcosa deve essere andato storto e alcuni maiali di piccola taglia, una decina, sono scappati finendo in strada. La Polstrada ha riordinato la situazione, con l’aiuto di un proprietario.
 
BRESCIA OGGI
5 GENNAIO 2013
 
Sfugge alle fiamme grazie all'abbaiare del cane

Massimo Pasinetti 

 
VOBARNO (BS). L'incendio scoppiato nel cuore della notte devasta un'abitazione. È l'animale ad avvertire il pericolo e a svegliare il padrone
Il proprietario avverte l'odore di bruciato e si precipita fuori: il tetto è avvolto dalle fiamme
Incendio nella notte in un'abitazione di Degagna di Vobarno e solo l'abbaiare del cane del padrone di casa evita conseguenze tragiche per il giovane proprietario. È notte piena in Degagna, in località Rango proprio sopra le vasche della piscicoltura, nella vecchia casetta dell'Enel (in quel luogo sbuca la condotta della galleria che porta l'acqua del lago d'Idro fino al fiume Chiese, da dove è poi diretta verso i campi della pianura per l'irrigazione), da un po' di tempo ceduta dall'aziena ad un privato. E in quella vecchia abitazione vive il figlio del proprietario. È l'insistente abbaiare dell'animale, un meticcio, a svegliare il padrone che avverte subito l'acre odore di bruciato nell'abitazione; il tempo di vestirsi rapidamente e il giovane si precipita all'esterno, sopra di s&egra ve; vede il tetto avvolto dalle fiamme. Vengono avvertiti i Vigili del Fuoco di Salò che arrivano velocemente sul posto, ma domare il fuoco non è un'impresa facile, per alcune ore i militi sparano acqua sulle fiamme che ormai stanno consumando l'abitazione. Alla fine l'incendio viene domato, ma l'abitazione è gravemente danneggiata, di certo inabitabile. Il giovane è cosè a cercare un nuovo alloggio a Vobarno, in un appartamento del capoluogo che appartiene ad una sua zia. Nel frattempo i Vigili del fuoco ricostruiscono lwe cause dell'incendio che ancora una volta sono riconducibili al cattivo funzionamento di una canna fumaria. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di Vobarno che, guidati dal maresciallo Alberto Riccioni, hanno effettuato i rilievi. Alla fine per il vobarnese, pur nella sfortuna di ritrovatosi improvvisamente senza più un'abitazione, la consapevolezza che senza il furioso abbaiare del suo cane meticcio che lo ha avvertito di quel che stava accadendo, avrebbe potuto rischiare la vita. Rilevanti invece i danni subito dall'abitazione.
 
NEL CUORE.ORG
5 GENNAIO 2013
 
RICCIONE, RECUPERATA E RICOVERATA LA TARTARUGA MARINA "BAGUA"
Con lei sono 14 le testuggini di "Cetacea"
 
Era nel porto canale di Rimini, vicino al ponte della Resistenza, l'esemplare di tartaruga marina Caretta caretta salvato oggi dalla Guardia costiera. L'animale, 56 centimetri di lunghezza, in precarie condizioni di salute, ma ancora vivo, è stato raccolto prima da una barca a vela e poi "preso in carico" dalla Capitaneria di porto che l'ha consegnata alla fondazione "Cetacea" di Riccione.
La tartaruga, battezzata "Bagua", mostra escoriazioni sulla testa e sul carapace che si riscontrano spesso nelle tartarughe imprigionate dalle reti. Con gli esemplari recuperati ieri a Cesenatico, sono 14 le caretta caretta "ospedalizzate" a Riccione.
 
IL MATTINO
5 GENNAIO 2013
 
Napoli, il comune sfratta l'ippodromo e 600 cavalli da Agnano: stop alla licenza

Gaetano Borrelli

 
NAPOLI - Alla drammatica telenovela dell’ippodromo di Agnano si è aggiunta ieri una nuova puntata: un avviso di sfratto. Lo hanno notificato negli uffici della direzione dell’ippodromo due messi comunali. Un avviso, partito dall’ufficio Patrimonio del Comune di Napoli, che intima alla Ippodromi Agnano spa di lasciare l’impianto entro quattro giorni, in mancanza di risposte adeguate alle motivazioni che hanno determinato lo sfratto. Nel testo dell’avviso si fa riferimento tra l’altro alla rescissione della convenzione da parte dell’Assi per l’organizzazione delle corse.
L’ufficio Patrimonio in pratica sostiene la decadenza del contratto di fitto in mancanza della licenza per effettuare le corse. «La revoca della concessione – puntualizza Francesco Ruffo della Scaletta, dirigente per l’ippica del ministero delle Politiche Agricole – è stato un atto dovuto della pubblica amministrazione che può essere ritirato in presenza di idonee garanzie e che non preclude la presentazione di un’istanza di concordato». Il provvedimento di sfratto, apparentemente ineccepibile dal punto di vista burocratico, sembra difficilmente attuabile in tempi brevi. L’impianto ospita seicento cavalli che non sono di proprietà dell’Ippodromo Agnano spa. Sloggiarli da un giorno all’altro è impresa impossibile. Inoltre la residenza di tanti cavalli impone la prestazione di alcuni servizi essenziali: sorveglianza ai cancelli d’ingresso, rimozione del letame, controllo e manutenzione delle cabine elettriche.
Servizi che i dipendenti di Agnano, in scio pero o in cassa integrazione, hanno sempre assicurato. Sulla vicenda stretto riserbo dei dirigenti, trapela soltanto che le modalità della notifica andrebbero contro ogni principio che regola i rap porti contrattuali e che i legali della società sono già a lavoro.
Il provvedimento sorprende anche le organizzazioni sindacali territoriali di Slc-Cgil, Fisascat-Cisl e Uilcom-Uil che non più tardi di giovedì sera avevano partecipato ad un incontro in Comune con l’assessore al Lavoro Panini e con i dirigenti aziendali. «In quella sede – spiega Osvaldo Barba, segretario della Slc-Cigl - non era stata fatto nessun accenno al provvedimento che è stato poi notificato dopo poche ore. Alla luce degli ultimi avvenimenti chiediamo al Comune di uscire in tempi brevi dal limbo».
Nell’incontro in Comune, Papalia aveva annunciato che la Ippodromi Agnano spa stava per presentare in Tribunale un’istanza di concordato preventivo in continuità gestionale che, se accettata, avrebbe consentito di sbloccare i corrispettivi maturati presso l’Assi con i quali pagare i dipendenti e riprendere l’attività. In caso di inattuabilità del nuovo piano di Papalia, il Comune avrebbe sciolto ogni vincolo ed elaborato un bando di gara per affidare l’ippodromo ad una nuova società.
Il bando richiede tempi tecnici non brevi e la chiusura dell’ippodromo dovrebbe essere forzatamente prolungata di almeno altri quattro-cinque mesi. Ecco perché molti lavoratori di Agnano, nonostante le tantissime promesse cadute nel vuoto, erano propensi a concedere a Papalia ancora qualche giorno di tregua. Ora l’intimazione di sfratto rimette tutto in discussione. I dipendenti (settantasette in pianta stabile, e quarantanove part-time) che non ricevono lo stipendio da luglio sono disperati, ma sono in difficoltà anche i driver, gli allenatori e i proprietari di scuderie che hanno venduto i cavalli e tagliato il personale.
In ginocchio le attività di tutta l’area, la cui economia ruotava alle corse. Agnano, spazi verdi e cavalli, con tanta gente nel parterre e sulle tribune fino a qualche anno sembrava un’isola felice. Ora versa nel degrado, il rilancio non sarà comunque facile.
 
IL SOLE 24 ORE
5 GENNAIO 2013
 
La Bardot rilancia la fuga in Russia, ma per salvare due elefanti
 
«Sono molto seria. Mi sono rotta le p... Ora basta!»: così Brigitte Bardot in un'intervista pubblicata oggi sui quotidiani del gruppo Nice-Matin, rilancia la possibilità di chiedere la cittadinanza russa come il suo collega Gerard Depardieu, ma non per motivi fiscali, bensì se Lione decide di praticare l'eutanasia su due elefanti malati.
«Non sostengo più questo Paese - è sbottata la 78enne attrice divenuta animalista convinta - dopo Sarkozy e le sue promesse non mantenute, nessuno risponde alle mie richieste. Mi salgono un dolore e una rabbia folli a vedere questa impotenza. Non chiedo niente di straordinario: una risposta per salvare questi animali!».
«Ho inviato una lettera a Hollande l'altro ieri (mercoledì, ndr), con tutta la documentazione per spiegare come la fondazione si occuperebbe della loro messa in quarantena, delle cure e del loro salvataggio. Nessuna risposta», ha denunciato BB, spiegando di avere scelto la russia «proprio per Putin». «Lo trovo molto umano. Ogni volta che gli ho chiesto qualcosa, di principio, me l'ha concessa. Ha fatto più lui per la tutela degli animali, che tutti i nostri presidenti che sono seguiti. E poi là, non hanno l'Aid-el-Kebir (la festa del sacrificio, ndr)...», ha sottolineato l'ex sex symbol degli anni Sessanta, che risiede a Saint Tropez e che ha in programma un viaggio in Russia per incontrare Putin. La sorte di Baby e Nepal sta suscitando da metà dicem bre una levata di scudi delle associazioni animaliste, fra cui in prima linea la fondazione Brigitte Bardot, una Ong creata dall'ex attrice per soccorrere gli animali maltrattati o minacciati di estinzione.
Un ricorso è stato depositato presso il Consiglio di Stato, la più alta giurisdizione amministrativa francese, dagli avvocati del circo Pinder, proprietario degli elefanti, per chiedere la sospensione della eutanasia disposta dalla prefettura di Lione. Quest'ultima aveva preso questa decisione sostenendo che i due pachidermi, ospitati dallo zoo di Lione, sono affetti da tubercolosi, una affermazione contestata dalle associazioni.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
5 GENNAIO 2013
 
Brigitte Bardot «Russa per salvare due elefanti»
 
PARIGI. Dopo Gerard Depardieu, anche Brigitte Bardot vuole diventare cittadina russa. Ma a spingerla sulla strada di Mosca non è la tassa ai super ricchi voluta da Francois Hollande, bensì la sorte di due elefanti malati di tubercolosi. Baby e Nepal sono entrati nel cuore dell’attrice francese, celebre per le sue battaglie animaliste, da quando lo zoo Tete d’or di Lione ha annunciato l’intenzione di sopprimere i due pachidermi per paura di un contagio. «Se compiranno un gesto così codardo e vergognoso, prenderò la nazionalità russa lasciando un Paese che è non è altro che un cimitero degli animali», ha detto BB, ferma nel pretendere non una sospensione temporanea dell’esecuzione, come quella concessa ai due animali nei giorni di Natale, ma una grazia definitiva. La Bardot era stata al fianco di Depardieu, appena diventato cittadino russo, nel braccio di ferro dell’attore francese con il fisco di Parigi.
 
GEA PRESS
5 GENNAIO 2012
 
India – divieto di test cosmetici sugli animali
Anche in quel paese si attende però il divieto europeo.
 
Il Bureau of Indian Standards, lo speciale organismo dipendente dal Ministero degli Affari dei Consumatori e dell’Alimentazione, potrebbe essere intenzionato a prevedere il divieto totale sull’uso degli animali nei test cosmetici. L’Ufficio sta infatti riconsiderando i protocolli che finora hanno caratterizzato il settore. La notizia sarebbe stata rilevata durante il recente incontro avvenuto tra i funzionari ministeriali ed i responsabili dell’associazione People for Animals.
Il tutto deriverebbe dal probabile divieto europeo di importare materie testate dai  paesi extracomunitari. Su tale questione si era avuta la disponibilità del neo Commissario alla Salute Tonio Borg. In Italia, poi, c’era stata la recente risoluzione della Commissione Igiene e Sanità del Senato che ha impegnato il Governo italiano ad appoggiare la decisione del Commissario. Ricordiamo, infatti, che sul bando del prossimo marzo sono stati per contro proposti rinvii decennali. Incredibilmente, però, tale risoluzione è stata accolta quasi con disinteresse dalle associazioni italiane che sono arrivate e definirla come un “contentino” rispetto al più famoso art. 14 (cosiddetto articolo Brambilla) rimasto per sempre bloccato nella proposta di legge comunitaria 2011.
Recentemente anche Israele ha annunciato il bando della vendita di tali prodotti. Divieto formalmente entrato in vigore lo scorso primo gennaio (vedi articolo GeaPress). La BUAV (British Union Against Vivisection) aveva però ricordato che tale divieto non sarà mai effettivo se prima non scatterà quello europeo.  
 
MESSAGGERO VENETO GORIZIA
5 GENNAIO 2013
 
CREDERE IN CIÒ CHE SI DESIDERA È PERICOLOSO
 
In questi tempi strani, accade di assistere a fatti interessanti. Uno è la conferma di una tendenza ben conosciuta in periodi di crisi, quella di cercare sicurezza nelle fedi religiose. E nella perdita di consenso delle fedi tradizionali, ecco apparire nuove forme di fede nel dogma, nella veste di teorie di complotto più o meno schizofreniche, o nuove ideologie pseudofilosofiche. Una che sembra riscuotere un notevole successo ultimamente è quella animalista integralista-vegana, che ipotizza la necessità di equiparare gli animali al’uomo, in quanto forme di vita equivalenti, che dovrebbero godere di eguali diritti e tutele. Per chi non si ritrova d’accordo con questa visione, si riserva l’aggettivo apposito: “specista”, che sarebbe una forma di razzismo verso chi è di specie differente dalla nostra. L’uomo si è avviato verso un percorso che sta portando a riconoscere al mondo animale il rispetto e le tutele che meritano, e questo è un percorso importante, nel raggiungimento di quell’obbiettivo necessario di un miglior equilibrio con il mondo di cui facciamo parte. Come sempre, il problema nasce quando entra in campo il dogma di fede, accompagnato dal suo inevitabile corollario, l’integralismo. Ecco che allora si modifica la realtà, per renderla più vicina al proprio modello ideale di mondo. In quest’ottica diventa normale leggere lettere in cui si afferma che la terapia genica non sarebbe efficace, che i test sugli animali sono scarsamente affidabili, che le alternative artificiali sono già disponibili, ma che non le si vuole utilizzare per mancanza di volontà economica. Come tutte le verità scaturite dal dogma di fede, contengono sempre elementi di fondatezza, che però si tende ad amplificare artificiosamente, allo scopo di supportare la propria visione del mondo. La terapia genica è tuttora tecnica sperimentale, ma con potenzialità enormi, i test sugli animali sono solo parzialmente predittivi, ma lo sono, e possono evitare drammi come quello della Talidomide, e che esistano modelli artificiali sostitutivi è al momento solo una bella favola, ci stanno lavorando e le prospettive sono molto promettenti, ma i ricercatori che lavorano in questo campo sono concordi nel dire che ci vorrà tempo, e fino ad allora l’uso degli animali sarà insostituibile. Credere in quello che si desidera è molto umano, ma può diventare molto pericoloso. quando diventa fede da imporre. Michele Gardini Tavagnacco E il sesto giorno Dio creò l’uomo. Quando toccò all’animale non mi ricordo, essendo rimasto con la fantasia ad Adamo ed Eva, alla mela e al serpente: magnifica storia, che ogni tanto offre novità legate all’evoluzione che i bipedi impongono alla sfera su cui vivono con una prospettiva di durata all’incirca di un secolo. Secondo il nostro lettore, in questa frangia iniziale del 2000 siamo in cammino su un sentiero che vedrà la vita del pianeta in equilibrio tra uomini e animali, entrambi con gli stessi diritti e le medesime tutele. A ciò - dice il signor Michele Gardini - potrebbero condurci gli animalisti a oltranza, che esaltano il loro buon senso fino a tradurlo in dogma. Questo atteggiamento portato agli eccessi potrebbe determinare effetti contrari a quelli giustamente auspicati. Il nostro lettore denuncia questo rischio e invita ad amare gli animali, ma - mi par di capire - non più dell’uomo. D’accordo.
 
NEL CUORE.ORG
6 GENNAIO 2013
 
ROMA, LITIGA CON IL FIGLIO E UCCIDE IL CANE: LANCIATO DALLA FINESTRA
Donna denunciata. La carcassa trovata in cantina
 
Dopo aver avuto una violenta lite con il figlio minore, ha lanciato dalla finestra di casa sua il cane di famiglia, un jack-russel di circa due anni e mezzo. E' successo a Roma. Una tunisina di 35 anni è stata denunciata dalla polizia. Nell'abitazione in cui la donna viveva con i figli, inoltre, è stata trovata una situazione di degrado tanto che l'autorità giudiziaria ha disposto l'affidamento dei figli minori ad una struttura d'accoglienza.
Gli agenti di Torpignattara sono andati nell'abitazione della donna, venerdì scorso in via Enrico Mazzoccolo, dopo che il figlio minorenne si era presentato al commissariato per denunciare quanto accaduto poco prima. Il giovane ha raccontato ai poliziotti che al culmine dell'ennesimo litigio con la madre, quest'ultima aveva lanciato dalla finestra del loro appartamento al secondo piano, il loro cane, uccidendolo. Immediatamente, gli agenti sono andati nell'appartamento e lì hanno trovato due bambine di 2 ed 8 anni che attendevano la madre.
Pochi minuti più tardi la donna, in compagnia di un uomo, è uscita dalla cantina. E, dopo qualche iniziale esitazione, incalzata dagli agenti, li ha accompagnati proprio in cantina. Qui la macabra scoperta: dentro un sacco di plastica, i poliziotti hanno trovato il corpo dell'animale. La donna è stata quindi denunciata in stato di libertà, salvo l'uomo perché risultato estraneo alla vicenda.
Ma altre spiacevoli immagini hanno colpito gli agenti, che hanno trovato anche indumenti sporchi e maleodoranti, giacigli ricavati da materassi sporchi gettati a terra, escrementi e immondizia abbandonati nei vari ambienti. E non solo: bagni in pessime condizioni igieniche, oltre ad alimenti avariati trovati in cucina. Ecco che l'autorita' giudiziaria ha poi disposto l'allontanamento dei figli dalla madre. Gli agenti li hanno accompagnati in una struttura d'accoglienza.
 
GIORNALETTISMO
6 GENNAIO 2013
 
Quella che lancia il cane dalla finestra
L'animale è morto, il corpo era nascosto in un sacco di plastica
 
Roma - Una cittadina tunisina 35enne, che, nella tarda serata dello scorso 4 gennaio, al culmine di una violenta lite con il figlio minore ha lanciato dalla finestra di casa, al secondo piano, il cane di famiglia, un Jack-Russel di circa due anni e mezzo. La storia è riportata dall’Agi.
LA CASA – Il tempo di arrivare all’abitazione della donna, in via Enrico Mazzoccolo, dopo che il figlio minorenne si era presentato negli uffici del Commissariato Tuscolano per denunciare l’accaduto e, una volta all’interno dell’appartamento della famiglia, i poliziotti del commissariato Romanina hanno accertato una situazione di notevole degrado: cumuli di indumenti sporchi e maleodoranti, giacigli ricavati da materassi sporchi gettati a terra, escrementi e immondizia nei vari ambienti, servizi in pessime condizioni igieniche, oltre ad alimenti avariati trovati all’interno della cucina. In base a quanto accertato dalla Polizia, l’autorita’ giudiziaria con un provvedimento ha disposto l’allontanamento dei figli, c’erano infatti anche due bimbe di 2 e 8 anni, dalla madre mentre gli agenti hanno provveduto ad accompagnarli presso delle strutture idonee per l’accoglienza dei minori.
IL CORPO DEL CANE – La donna, in compagnia di un uomo, al sopraggingere delle forze dell’ordine era uscita dal locale cantine e, dopo qualche iniziale esitazione, fornite le sue generalita’ e incalzata dagli agenti, li aveva accompagnati all’interno del locale cantina, di sua proprieta’, dove, nascosto in un sacco di plastica, i poliziotti hanno trovato il corpo del cane scagliato dalla finestra. La donna e’ stata quindi denunciata in stato di liberta’, mentre nei confronti dell’uomo non e’ stato adottato alcun provvedimento, in quanto risultato estraneo alla vicenda.
 
IL TEMPO
7 GENNAIO 2013

Romanina
Litiga col figlio e lancia il cane dalla finestra
Lui, il cane, non c'entrava niente.
 
Roma, Ma dopo una lite con il figlio più grande, la padrona di casa non ha esitato un attimo: ha afferrato il povero jack-russel e l'ha scaraventato dalla finestra. Poi è scesa, ha raccolto il cadavere, l'ha chiuso dentro un sacco di plastica e l'ha nascosto in cantina. L'episodio, denunciato dal padroncino del quadrupede, ha portato gli agenti in via Enrico Mazzoccolo, nella zona della Romanina. Qui hanno trovato una situazione al limite della sopravvivenza: sporcizia ovunque, escrementi, immondizia e cibi avariati. La squallida scoperta è avvenuta venerdì nell'abitazione di una tunisina di 35 anni, che la donna condivideva con tre figli, un maschio, ancora minorenne, e due femmine, di due e otto anni. Dopo una violenta lite con il figlio, la tunisina ha lanciato dal secondo piano il cane di famiglia, un jack-russel di circa due anni e mezzo. Gli agenti del Reparto Volanti e del commissariato Torpignattara hanno raggiunto l'abitazione della donna in seguito alla denuncia presentata dal ragazzo negli uffici del commissariato Tuscolano. Il giovane ha riferito ai poliziotti che al culmine dell'ennesimo litigio con la madre, quest'ultima aveva lanciato dalla finestra del loro appartamento il loro cane, uccidendolo. Immediatamente gli agenti hanno raggiunto il posto. E, una volta all'interno dello stabile, hanno trovato le due bambine sole, che attendevano la mamma. Pochi minuti più tardi la donna è uscita dal locale in compagnia di un uomo e, dopo qualche iniziale esitazione, ha fornito le sue generalità e, incalzata, ha accompagnato gli agenti in cantina. Qui la macabra scoperta. In un sacco di plastica, i poliziotti hanno trovato il corpo dell'animale. La donna è stata denunciata alla magistratura anche se è rimasta a piede libero, mentre nei confronti dell'uomo non è stato adottato alcun provvedimento perché, in seguito agli accertamenti di rito, è risultato del tutto estraneo alla vicenda. Altre spiacevoli immagini si sono «materializzate» davanti agli occhi degli agenti intervenuti e a quelli del commissariato Romanina, competente territorialmente, che li hanno coadiuvati. Nell'appartamento, infatti, c'era una situazione di estremo degrado. Indumenti sporchi e maleodoranti, giacigli ricavati da luridi materassi sistemati sul pavimento, escrementi e immondizia abbandonati nei vari ambienti, bagni in pessime condizioni igieniche e alimenti avariati in cucina. Incredibile, ma vero. Una condizione che probabilmente perdura da tempo, ma che nessuno mai aveva, direttamente o indirettamente, segnalato alle autorità. La situazione in questa occasione &egra ve; stata segnalata anche all'autorità giudiziaria, che ha tempestivamente disposto l'allontanamento dei tre figli dalla madre; gli agenti hanno poi provveduto ad accompagnare i bambini presso delle strutture idonee per l'accoglienza dei minori. Mau. Gal.
 
PORTA DI MARE
6 GENNAIO 2013
 
Un cane impiccato ritrovato da quattro cacciatori. Mistero e orrore a Nardò
 
NARDO' (LE) - Macabro ritrovamento all'alba: quattro cacciatori scoprono un cane impiccato nelle campagne di Nardò. La scena è da film dell'orrore con un capanno posticcio seminascosto in un oliveto, altri due cani da guardia legati al tronco degli olivi e inequivocabili tracce della presenza dell'uomo. Teatro della follia umana è contrada Serrazze, una stradina che dalla bretella Nardò-Lecce conduce verso Santa Barbara.
Sul posto, dopo la chiamata dei quattro giovani, arriva Flavio Maglio, assessore all'Ambiente del comune neritino. L'amministratore comunale sollecita un immediato intervento della polizia municipale e dell'Asl. Arrivano nel giro di pochi minuti gli agenti e due ispettori sanitari, il dirigente Salvatore D'Argento e l'ispettore Mino Natalizio, per i rilievi del caso.
Il cane, un meticcio di taglia media, non aveva il microchip e individuare il proprietario sarà un'impresa ardua. Le indagini, comunque, sono tutt'ora in corso e l'obiettivo è individuare il responsabile dell'inspiegabile gesto. L'animale, al momento del ritrovamento, penzolava dal ramo di un ulivo, a poche centinaia di metri dalla strada principale.
Raggiunto telefonicamente, l'assessore Flavio Maglio non nasconde l'amarezza per aver assistito ad uno spettacolo vergognoso: "Un gesto assurdo e raccapricciante. Non ci sono parole per descrivere quel che abbiamo ritrovato nelle campagne tra Nardò e Galatina. Faremo il possibile per individuare il responsabile di tanta barbarie verso un povero animale anche se non sarà facile".
La notizia di violenze contro gli animali non è nuova nel territorio neritino. Nei giorni scorsi, infatti, un altro cane è stato ritrovato in contrada Castellino con ancora le catene alle zampe. Una morte particolarmente cruenta poiché causata da centinaia di metri di trascinamento dietro una macchina in corsa. Sempre nella zona tra Galatina e Nardò, inoltre, è stato ritrovata la testa di un cavallo parzialmente scarnificata. Episodi di violenza gratuita e avvolti nel mistero. Non si è mai riusciti, infatti, ad individuare i responsabili di gesti così feroci ed efferati.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 GENNAIO 2013
 
Gattini bruciati e fatti a pezzi Giallo sul Montello

Alessia De Marchi @alessia2013

 
MONTEBELLUNA (TV) Terribile: una shopper piena all’inverosimile di resti di animali fatti a pezzi, a fianco un micetto dal pelo rosso morto e, poco più in là, le ceneri del falò di un altro gatto. La macabra scoperta è stata fatta nella tarda mattinata di ieri in via Bongiovanni da una giovane volontaria di “Gino Meraviglia”, l’associazione cittadina che si occupa di animali abbandonati e maltrattati. «Stavo passeggiando per raggiungere la casa di mia suocera», racconta Silvia Oricoli con nel cuore ancora l’orrore di quello spettacolo, «A bordo strada ho notato il gattino rosso esanime. Mi sono avvicinata e mi è parso di vivere un incubo. Il micetto era appoggiato su una borsetta di nylon di un discount piena zeppa di resti di animali. Tra il pelo e il sangue c’erano pezzi di gatti e forse anche di conigli. Tutti massacrati e tagliati con una brutale violenza». La giovane animalista esclude che siano le frattaglie di animali macellati per uso alimentare. «Non può essere», ha riferito anche ai carabinieri che non ha esitato a chiamare, «Nel sacchetto c’era di tutto». Poco più in là Silvia Oricoli ha trovato anche i resti di un rogo. «Mi sono avvicinata per controllare meglio», continua il suo racconto, «Tra la cenere s’intravvedeva del pelo, probabilmente anche questo di gatto. Il focolare era spento, la cenere fredda. Il massacro dei gatti era stato compiuto qualche ora prima, forse venerdì». Il ritrovamento è avvenuto in un tratto della presa 20 del Montello libero dalle case. «Le abita zioni si trovano prima e dopo», osserva Silvia Oricoli, «Non lì. Nessuno ha visto nulla. Eppure è una strada di passaggio e sicuramente prima di me in tanti vi sono transitati». Forse hanno tirato dritto o forse non si sono lasciati impietosire dal micetto rosso. La volontaria di “Gino Meraviglia” ha atteso l’arrivo dei carabinieri, che aveva contattato tramite il suo telefonino. «Ho riferito tutto quello che ho visto». I carabinieri hanno raccolto la denuncia e chiamato Corpo Forestale e Comune per recuperare i resti degli animali. «Conosco molto bene questo angolo di Montello», continua Silvia Oricoli, «Un episodio del genere è assolutamente inedito. Si trovano sacchetti di nylon con cuccioli abbandonati, ma mai nulla di simile». Gli animalisti si interrogano sul ritrovamento. Per ora è un angoscioso mistero.
 
LA NUOVA SARDEGNA
6 GENNAIO 2013
 
Gatto ferito da freccia di balestra riesce a tornare a casa
 
DOLIANOVA (CA) - Usato come bersaglio la notte di Capodanno, un gatto domestico è riuscito a salvarsi trascinandosi fino a casa nonostante una freccia conficcata nell’addome. È la disavventura a lieto fine di Micio, gattino di tre anni di Dolianova, ritrovato infilzato da un dardo di balestra e strappato alla morte per miracolo. Micio era sparito proprio il giorno di Capodanno. Si era allontanato ma, al contrario di quanto faceva abitualmente, non era tornato dai suoi padroni, che avevano subito iniziato le ricerche. Dell’animale però nessuna traccia fino allo scorso 3 gennaio, quando è riapparso davanti alla porta di casa in cerca d’aiuto. Micio aveva una freccia conficcata nell’addome, ma non si è arreso ed è riuscito a trascinarsi fino al suo giardino scavalcando anche un muretto di cinta. Il gatto è stato subito portato alla clinica Karel di Monserrato, dove è stato operato. La sua fortuna è che il dardo non ha colpito organi vitali. Micio è stato colpito quasi certamente la notte di Capodanno, ne sono convinti i veterinari, tra i quali le dottoresse Adriana Ziccheddu e Maria Antonietta Marras, che lo hanno medicato e salvato poichè le sue ferite si stavano già cicatrizzando. È verosimile che l’animale, impaurito e senza forze, sia rimasto nascosto per giorni prima di ritrovare la strada di casa. Ora le sue condizioni sono in netto miglioramento: domani potrà tornare dai padroni.
 
IL PICCOLO
6 GENNAIO 2013
 
Picchia il cane al “Famila” Denunciato dall’Arma
 
Prov.di Trieste - Un uomo di 44 anni, P.F., è stato denunciato per maltrattamento di animali dai carabinieri: aveva picchiato un cane. L’episodio si è verificato l’altra sera, verso le 20.30: poco prima era giunta una richiesta d’intervento alla Centrale operativa sull’utenza “112”, quella di pronto intervento, che segnalava un uomo, davanti al Supermercato Famila in via Valmaura, intento a picchiare l’animale. Una pattuglia del Comando Carabinieri di Muggia, competente per territorio, prontamente intervenuta, ha rintracciato e denunciato a piede libero l’autore del maltrattamento, P.F., che era in evidente stato di ebbrezza. I militari dell’Arma hanno trovato il povero animale impaurito e bagnato di birra. Il cane veniva così affidato al personale dell’Enpa (Ente protezione animali) per l’assistenza veterinaria. Proprio in queste ore la Sezione di Trieste della Lav (Lega anti vivisezione) nel formulare gli auguri di Buon anno nuovo a esseri umani e animali, ha ribadito un appello a tutti gli eventuali testimoni di ogni tipo di maltrattamento agli animali a denunciare i fatti (cellulare 320-6378852; lav.trieste@lav.it).
 
GEA PRESS
6 GENNAIO 2013
 
Cagliari – uccellatore in fuga – aveva schiacciato la testa al pettirosso
Il CABS: trovate altre 600 trappole - subito l'uccellagione come reato delitto.
 
Aveva armato un intero sentiero nelle alture di Capoterra (CA). Trecento lacci-cappio in nylon nella parte aerea della vegetazione ed altre 300 trappole ancora non armate e rinvenute in terra dai volontari del CABS (Committe Against Bird Slaughter). L’uccellatore, verosimilmente, si è visto scoperto dai volontari del CABS che in questi giorni, coadiuvati dai volontari della LAV di Cagliari e dal Gruppo Antispecismo Cagliari, stanno pattugliano ampie zone delle province di Cagliari e di Carbonia Iglesias.
Oltre al pettirosso morto, rinvenuto dai volontari ancora appeso alla trappola, è stato trovato abbandonato nei pressi anche un cestino con le attrezzature per la cattura degli uccelli ed un sacchetto con le bacche di ginepro. Queste ultime, sistemate nella trappola, costituiscono l’esca che provocherà l’impiccagione del povero uccellino. La morte, però, non sopraggiunge subito ma dopo ore di sofferenza. In alcuni casi, l’uccellatore trova gli uccellini ancora in vita. Tale evenienza è sicuramente capitata ad un secondo pettirosso, trovato dai volontari in un sacchetto anch’esso abbandonato nei luoghi. Il povero animale è morto per schiacc iamento della testa (vedi foto). Un morso, oppure la pressione sulla testa esercitata con le dita della mano. 
“I pettirossi – riferiscono i volontari – sono la preda prediletta da questi delinquenti. Nel sud della Sardegna, poi, i più danneggiati dopo i Tordi“.
I volontari del CABS, in questi giorni , tornano a ribadire l’esigenza affinchè il nostro paese si impegni a trasformare il lieve reato di contravvenzione che dovrebbe punire gli uccellatori, in una vera e propria previsione di furto aggravato. Questo, riferiscono dal CABS, per tutte le catture realizzate con tecniche di caccia non consentite dalla legge.
 
SIENA FREE
6 GENNAIO 2013
 
Bracconiere filmato dalle telecamere nascoste
Installate dalle guardie forestali per scoprire cacciatore di frodo
 
Prov. Di Siena - Dopo essersi imbattute in un 'laccio', un cavo metallico a forma di cappio in grado di strangolare gli animali che vi passino in mezzo, le guardie forestali hanno installato nella zona delle telecamere nascoste, riuscendo così a filmare e a denunciare il bracconiere che lo aveva posizionato.
E' successo a Cetona (Siena). La pattuglia del Corpo forestale ha installato un sistema video che ha consentito di filmare il bracconiere mentre attivava il laccio.
 
LA SICILIA
6 GENNAIO 2013
 
fiamme gialle denunciano tunisino Sbarca al porto con testuggini in valigia
 
I finanzieri del Gruppo Palermo, in servizio all'interno dell'area portuale, assieme al personale della Dogana e del Corpo Forestale dello Stato, hanno fermato un cittadino tunisino, con regolare permesso di soggiorno in procinto di sbarcare dalla nave proveniente da Tunisi. Nel corso dei controlli dei bagagli i finanzieri hanno rinvenuto due esemplari di vivi di testuggini appartenenti alla specie protetta "Testudo graeca", non dichiarate. Le testuggini sono state sequestrate per violazione della legge che disciplina i reati relativi all'applicazione in Italia della convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione. In un altro servizio i baschi verdi hanno sorpreso un 36enne di origini cingalesi mentre vendeva oggetti contraffati in via Bandiera. Sono stati sequestrati 63 accessori di moda di note griffes.
 
NEL CUORE.ORG
6 GENNAIO 2013
 
"ABBATTIMENTO SELETTIVO DI DAINI", L'OIPA CONTRO LA PROVINCIA DI BAT
"Tocca di nuovo a noi difendere la loro vita"
 
"Nell'azienda agricola Papparicotta di Andria, parco che si estende su una superficie di 33 ettari, al cui interno opera un centro di allevamento della selvaggina nonché l'osservatorio tecnico faunistico provinciale di recente istituzione, la presenza di daini sarebbe in contrasto con le attività dell'osservatorio". Ecco uno dei motivi per cui la provincia di BAT (Barletta-Andria-Trani) ormai un anno e mezzo fa ha deciso di sopprimere cento esemplari di sesso diverso. Il contenimento dei capi - si difende l'istituzione locale - sarebbe necessario perché il numero esorbitante di daini di specie "alloctona" sarebbe nocivo per un'eventuale immissione sul territorio.
La decisione è stata presa dopo aver organizzato una serie di iniziative che potessero salvaguardare gli animali, compresa la cessione alle aziende agricole interessate e la tentata vendita andata deserta. La mobilitazione e le dure reazioni contro il piano di abbattimento dei daini con tecnica di caccia hanno poi convinto il presidente della Provincia, Francesco Ventola, a sospendere gli effetti del famigerato provvedimento e a lanciare la campagna di sensibilizzazione "Adotta un daino". L'invito era rivolto a tutte le associazioni di volontariato, ai parchi nazionali e ai singoli cittadini, a prendersi cura di tali esemplari, ponendo la parola fine a quella che è stata definita una inutile strage.
Ma adesso la provincia di BAT è tornata alla carica e ha deciso di abbatterli in questi giorni. "Ci siamo riusciti la prima volta, adesso tocca di nuovo a noi difendere la vita dei daini", fanno sapere i giovani volontari della sezione Oipa di Andria.
 
GEA PRESS
6 GENNAIO 2013
 
Treviso – martedì il processo per i presunti “vivisettori” di avifauna
Ad essere imputati pure due dipendenti della Provincia – L'On.le Zanoni: servono pene esemplari. I roccoli per la caccia sono un obbrobrio per una società civile”.

  
Riprende martedì prossimo  il processo che vede imputati a Treviso nove persone tra i quali due dipendenti della Provincia. Sono tutti  accusati di diversi reati connessi alla cattura, detenzione e commercio di uccelli migratori e fauna selvatica. I fatti sono accaduti tra il 2007 ed il 2009 e la genesi del reato sembra potersi intrecciare nel contesto delle autorizzazioni della Provincia di Treviso (giunta Muraro) rilasciate ai famigerati roccoli. Si tratta, cioè, degli impianti di cattura sostenuti dalla Provincia.
Tra i capi di imputazione a carico dei nove vi è il furto aggravato (la fauna selvatica è patrimonio dello Stato), maltrattamento di animali, detenzione illegale di armi, abuso d’ufficio, esercizio abusivo della professione di veterinario, rivelazione ed utilizzazione del segreto d’ufficio, detenzione di fauna protetta, commercio di fauna selvatica protetta e detenzione di fauna particolarmente protetta.
Un vero e proprio corollario di reati che ad avviso dell’eurodeputato veneto Andrea Zanoni (IdV)  devono essere puniti con pene esemplari. L’On.le Zanoni ricorda come  sarebbero state commesse attività orribili. E’ il caso del laboratorio clandestino di vivisezione artigianale dei tordi da richiamo. Condotta di fatto ora imputata agli accusati.
Il riferimento è alla terribile pratica del sessaggio,  un vero e proprio metodo di vivisezione artigianale, utile a definire il sesso degli uccelli migratori. Per riconoscere i maschi, gli unici a cantare e perciò utili per il cacciatore, gli uccellini vengono sottoposti ad una operazione chirurgica dolorosissima, in condizioni igieniche raccapriccianti e senza anestesia.  Con un taglio nel basso ventre si provvede a spostare le interiora ed ispezionare la parte sottostante la spina dorsale. Lo scopo è rintracciare i piccolissimi testicoli. Solo i maschi, infatti,  vengono ricuciti alla buona. Le femmine di norma vengono uccise con lo schiacciamento della testa. La mortalità dei maschi oscilla tra il 50 ed il 70%.
“Mi auguro  – ha dichiarato l’On.le Zanoni – che nel caso gli imputati venissero giudicati colpevoli, siano condannati a pene esemplari. E’ però ancora più grave – ha aggiunto l’Eurodeputato – se venisse accertata la colpevolezza  dei due dipendenti pubblici pagati con i soldi dei contribuenti per fare rispettare le leggi”.
Tra i tanti animali vivi, morti, maltrattati o vivisezionati rinvenuti dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato di Treviso, tra il roccolo Cordaz di Pianai di Cordignano (TV), le residenze di Vittorio Veneto (TV) e un ristorante di Caneva (PN), c’erano fringuelli, verdoni, crocieri, frosoni, peppole, rarissimi beccofrosoni, poiane, picchi rossi maggiori, il rarissimo picchio nero, tordi bottacci, tordi sasselli, cesene, faine, scoiattoli, prispoloni, allodole, colombacci.
Zanoni punta il dito, altresì, contro i roccoli, ovvero gli impianti di cattura che secondo l’Eurodeputato sarebbero severamente proibiti dalla direttiva “Uccelli”, 147/2009/CE.
“I roccoli sono un obbrobrio che nessuna società civile dovrebbe accettare – spiega Zanoni – Si tratta di impianti dove con l’inganno delle reti da uccellagione,  vengono catturati i piccoli uccelli migratori canori utilizzati poi come richiami vivi nella caccia da appostamento, ovvero detenuti per sempre in gabbie talmente piccole da non poter mai più aprire nemmeno le ali”.
 
ANCONA TODAY
6 GENNAIO 2013
 
Senigallia (AN): boa abbandonato tra i rifiuti in via Verdi
I residenti di via Verdi a Senigallia che sono andati a buttare via l'immondizia giovedì mattina, all'altezza del civico 66, di certo non si saranno aspettati di trovare vicino ai cassonetti... un boa conscrictor
 
I residenti di via Verdi a Senigallia che sono andati a buttare via l'immondizia (o meglio a "conferire la differenziata", come si dice oggi) giovedì mattina, all'altezza del civico 66, di certo non si saranno aspettati di trovare vicino ai cassonetti... un boa conscrictor.
L'inedito caso di abbandono animale, raccontato dal Resto del Carlino, è stato scoperto giovedì mattina dal Nucleo Operativo Cites di Ancona del Corpo Forestale dello Stato, intervenuto su segnalazione dell'Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) di Ancona.
Il serpente era chiuso all'interno di una teca di vetro coperta da un lenzuolo, e con ogni probabilità l'intervento della Forestale gli ha salvato la vita, essendo una specie tropicale del tutto inadatta a sopravvivere alle rigide temperature invernali italiane.
Il ritrovamento, riporta il quotidiano, è stato segnalato al pubblico ministero Mariangela Farneti: l'ipotesi di reato è quella di abbandono di animale, cui potrebbe aggiungersi il maltrattamento a causa delle condizioni climatiche potenzialmente fatali cui è stato sottoposto il rettile.
Pur trattandosi di specie protette, in Italia la vendita dei serpenti boa constrictor è liberamente consentita, ad eccezione della sottospecie Boa Constrictor Occidentalis, a rischio di estinzione. Sono comunque animali che necessitano di attenzioni molto particolari: proprio la mancanza di volontà di prendersi cura del serpente potrebbe essere la molla che ha fatto scattare l'incosciente abbandono.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 GENNAIO 2013
 
Pene dure per i roccoli
 
Prov. Di Treviso - Commercio illegale di uccelli protetti e maltrattamento di animale: martedì ripartirà il processo ai nove accusati di cattura, detenzione e commercio di uccelli migratori e fauna selvatica. Tra gli imputati due dipendenti della Provincia di Treviso. Andrea Zanoni, eurodeputato dell’Idv, attacca: «Servono pene esemplari. I roccoli per la caccia sono un obbrobrio per una società civile. Servono pene dure per punire attività orribili come il laboratorio clandestino di vivisezione artigianale dei tordi da richiamo, imputate agli accusati». Zanoni è anche presidente della Lac Veneto, e attende con ansia il processo che vede imputate a Treviso nove persone tra i quali due dipendenti della Provincia accusati di diversi reati connessi alla cattura, detenzione e commercio di uccelli migratori e fauna selvatica, nel contesto delle autorizzazioni della provincia di Treviso, giunta Muraro, dei «famigerati roccoli», per fatti accaduti tra il 2007 e il 2009.
 
LA NUOVA VENEZIA
6 GENNAIO 2013
 
“Caccia” senza doppiette per mettere in salvo le lepri
 
MIRANO (VE) - Mega battuta di caccia, ma senza doppiette ieri mattina nei campi di via Porara a Mirano. Circa 150 i cacciatori coinvolti, che con la collaborazione della polizia provinciale hanno concluso la stagione con la cattura di centinaia di esemplari di lepri nella zona di ripopolamento del canale Taglio. Un appuntamento che si ripete anche per le caratteristiche di caccia particolari, che vedono i cacciatori tenere le doppiette in spalla e spingere le lepri contro le reti di cattura. Per farlo è necessario battere a pettine, a un metro di distanza uno dall’altro, il terreno, in modo da confinare tutti gli animali in un angolo. Le lepri sono state così catturate vive e ora verranno liberate in altre zone. Il prelievo degli esemplari da queste zone, che sono aree di ripopolamento, si rende necessario per evitare la moria degli animali, a rischio malattia. Ieri mattina il gran de assembramento di cacciatori ha creato curiosità tra i molti passanti di via Porara e creato qualche problema di parcheggio nella zona del cavalcavia del Passante.
 
TG1 RAI.IT
6 GENNAIO 2013
 
Divieto di allevare scoiattoli
Il provvedimento vuole preservare le razze autoctone, messe a dura prova dallo scoiattolo grigio, originario dell’America.
 
ROMA - E' vietato, su tutto il territorio nazionale, il commercio, l'allevamento e la detenzione di esemplari di scoiattoli alloctoni, cioè che sono nati e cresciuti in un luogo diverso da quello in cui si trovano. Lo prevede un decreto a tutela dello scoiattolo comune firmato dai ministri Corrado Clini (Ambiente), Mario Catania (Agricoltura) e Corrado Passera (Sviluppo economico), in attesa di essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
LEGAMBIENTE. Lo ricorda Legambiente spiegando che la specie e' fortemente minacciata dalla competitività territoriale dello scoiattolo grigio, dello scoiattolo di Pallas e dello scoiattolo volpe. Per questo il ministero ha vietato la commercializzazione in Italia di queste tre specie, tenuto conto ''del ruolo prioritario che il commercio può assumere nella loro diffusione nell'ambiente naturale''. ''E' un'importante e positiva novità ; - commenta il responsabile fauna e benessere animale di Legambiente Antonino Morabito - Per la prima volta ecco un testo che affronta la questione del commercio degli animali e non soltanto il contenimento sul territorio degli scoiattoli alloctoni. Le misure di controllo, infatti, hanno ben poco senso finché e' consentito allevare e commercializzare le specie incriminate''. Di fatto, secondo Morabito, ''questo testo tutela sia lo scoiattolo rosso che le altre specie, di cui impedisce anche l'allevamento in cattività''.
 
LA PROVINCIA PAVESE
6 GENNAIO 2013
 
Varzi, un tasso si aggira in cantina

Mattia Tanzi

 
VARZI (PV) - Strani rumori provenienti dalla cantina potevano far pensare alla presenza di ladri o di malintenzionati. E un’intrusione indesiderata effettivamente è avvenuta nell’abitazione di Giovanni Fassio in via Oramala a Varzi. Non si trattava, però, di ladri, ma di un’esemplare di tasso che è riuscito a introdursi alcuni giorni fa nell’alloggio attraverso una finestrella che dà sul giardino. Il padrone di casa, che ha sentito i rumori provenire della cantina, una volta aperta la porta ha notato la bestiola. Non sapendo esattamente come comportarsi di fronte a un animale che normalmente vive allo stato brado, ha subito avvisato i carabinieri della stazione cittadina che sono giunti sul posto. Insieme ai militari c’erano Francesco Gatti, conservatore del Museo di Scienze Naturali di Voghera e Giovanna Grassi, veterinaria di Torrazza Coste che ha addormentato il tasso per poi trasportarlo nel suo ambulatorio e curarlo in modo adeguato. Una volta che si sarà ripreso completamente, toccherà alle guardie provinciali decidere se rimetterlo in libertà. Secondo alcune testimonianze, la bestiola si aggirava da settimane, se non mesi tra le vie del borgo antico di Varzi, facendosi anche avvicinare e accarezzare dalle persone. Un comportamento anomalo per un animale selvatico non abituato alla convivenza con gli esseri umani.
 
NAPOLI TODAY
6 GENNAIO 2013
 
Ma quanti sono gli animali uccisi dai botti di fine anno?

 
Un fenomeno che tocca le coscienze civili, da debellare definitivamente! Insomma ci troviamo di fronte ad una vera e propria strage di animali, con 932 animali uccisi nella sola Campania, o ad un dato confortante, come afferma il presidente dell'Aidaa, Lorenzo Croce che parla di un bilancio sicuramente positivo con 176 animali complessivamente deceduti in tutta Italia rispetto ai 337 dello scorso anno affermando che "anche per gli animali le cose sono andate meglio, un po' grazie al divieto di botti in molte località, ma anche per la maggiore sensibilizzazione verso i quattro zampe " ? Un fenomeno comunque deprecabile e da condannare, va precisato, indipendentemente dai numeri e per far cessare il quale è stata annunciata da parte del presidente dell'Aidaa la proposta di abolizione dei botti nelle proprietà private e nelle piazze pubbliche esclusi i giochi pirotecnici autorizzati, proposta sostenuta da 15mila firme.
Quest'anno è iniziato proprio male. A parte altre considerazioni ben note, mi riferisco al tributo di sangue versato per i botti che hanno salutato l'ingresso del 2013. In particolare mi ha colpito al riguardo il dato, pubblicato il 4 gennaio scorso nella cronaca de Il Mattino, in un articolo a firma della giornalista Melina Chiapparino, in base al quale gli animali uccisi dai botti sarebbero stati, solo in Campania, 932, "una cifra che cresce di ora in ora". Eppure in altri articoli pubblicati su internet, come si può leggere anche al seguente link http://aidaa-animaliambiente.blogspot.it/2013/01/meno-animali-morti-e-feriti-per-i-botti.html è riportata addirittura la buona notizia, in base alle segnalazioni raccolte dal telefono amico e dagli sportelli online dell'Aidaa, Associazione italiana in difesa degli animali e ambiente, di 176 animali complessivamente morti per i botti di Capodanno in tutto il Paese, a fronte dei 337 dell'anno precedente, con una diminuzione dunque di circa il 50%. Dove sta la verità? In altre parole ci troviamo di fronte ad una vera e propria strage di animali nella sola Campania o ad un dato confortante, come afferma il presidente dell'Aidaa, Lorenzo Croce che parla di un bilancio sicuramente positivo rispetto allo scorso anno affermando che "anche per gli animali le cose sono andate meglio, un po' grazie al divieto di botti in molte località, ma anche per la maggiore sensibilizzazione verso i quattro zampe "?Gennaro Capodanno – Napoli
 
GEA PRESS
6 GENNAIO 2013
 
Israele – vivisezione – duro colpo per l’allevamento di scimmie Mazor Farm
Stop, tra due anni, al commercio - soddisfazione "parziale" degli animalisti.
 
In Israele non sarà più possibile importare scimmie per l’allevamento Mazor Farm. L’Ufficio legale del Governo ha infatti fornito il parere favorevole alla proposta caldeggiata dal Ministro delle Politiche Ambientali Gilad Erdan. Il politico israeliano, noto esponente del Likud, esulta ed in effetti a lui va dato il merito della decisione che ora sarebbe diventata esecutiva. Gli animalisti ringraziano ma sono “parzialmente” felici. In particolare “Let the Animals Live”, che ha seguito passo passo l’intera vicenda, rileva come l’embargo entrerà in vigore tra due anni. Nel frattempo le scimmie potranno continuare, ad esempio, ad essere esportate verso paesi esteri.
Giova ricordare come il tutto sia nato dalla polemica relativa alle 90 scimmie individuate in fase di partenza verso gli Stati Uniti (vedi articolo GeaPress). Secondo il Ministro, che ha definito una “sfortuna” tale slittamento, la responsabilità sarebbe del Procuratore Generale che però avrebbe limitato le esportazioni ai soli viaggi per esperimenti “salva vita”. In Israele, comunque, si potrà continuare a fornire di scimmie allevate i laboratori locali. Secondo Gilad Erdan, sarebbero però molto pochi.
“La nostra lotta continuerà – hanno riferito gli animalisti di Let the Animals LIve – finchè le scimmie non saranno completamente al sicuro”.
Ad ogni modo è chiaro come il provvedimento rappresenti un duro colpo per l’industria dedita all’allevamento delle scimmie. Si trattava, infatti, di animali in buona parte importati dai paesi di origine. Giusto il commento del Ministro secondo il quale tale decisione è in linea con la politica di Israele. Proprio lo scorso primo gennaio, infatti, è entrato in vigore il bando israeliano sulla vendita di prodotti cosmetici testati sugli animali. Bando, però, che sarà veramente totale quando anche la UE provvederà al divieto (vedi articolo GeaPress).
Per la decisione che coinvolge l’allevamento Mazor Farm, bisognerà ora aspettare la pubblicazione del provvedimento da parte del Ministero della Salute. Per questo tipo di decisioni, infatti, non è necessario il passaggio dal Knesset, ovvero il Parlamento israeliano.
 
LA ZAMPA.IT
6 GENNAIO 2013
 
Brasile, il gatto aiuta la fuga dei carcerati
 
Un gatto per complice: un gruppo di prigionieri brasiliani lo utilizzava per far entrare in galera telefoni cellulari e strumenti per organizzare una fuga. L’originale idea è stata resa nota dai media della città di Arapiraca.
Nella notte dell’ultimo dell’anno gli agenti della prigione di “Luiz de Oliveira Souza” hanno «catturato» un gatto che ormai da qualche tempo entrava e usciva dal carcere, senza che nessuno facesse troppo caso al via vai del felino.
Il viaggio risultato che ha insospettito le forze dell’ordine è avvenuto proprio l’ultimo dell’anno, quando una delle guardie lo ha visto un po’ appesantito: gli avevano legato con nastro adesivo al corpo telefonini e chip, un caricatore da cellulare e alcuni strumenti da utilizzare per un’eventuale fuga, come ha riferito il responsabile del sindacato delle guardie penitenziarie della città, Marcelo Avelino.
Il «materiale» trasportato serviva per scavare tunnel e per pianificare, via cellulare con i complici fuori dal carcere, i colpi da fare in città.
FOTO
 
PANORAMA
6 GENNAIO 2013
 
India: treno travolge branco elefanti
In riserva in West Bengala, tre pachidermi uccisi e due feriti
 
NEW DELHI - Tre elefanti, una femmina adulta e due giovani maschi, sono morti ed altri due pachidermi sono rimasti feriti nello Stato indiano di West Bengala quando un treno in corsa li ha investiti nella Riserva Buxa Tiger. In particolare The Times of India riferisce che l'impatto della motrice del Jhajia Express e' stato cosi' forte che i corpi degli elefanti sono stati trovati a 200 metri dalle rotaie. Vi sono poche possibilita' che i due animali feriti possano sopravvivere.
 
LA ZAMPA.IT
6 GENNAIO 2013
 
Gb, a Norfolk migliaia di turisti per i cuccioli di foca
Oltre 30 mila visitatori hanno affollato il sito e le zone limitrofe creando disagi per la circolazione
 
Centinaia di cuccioli di foca affollano la spiaggia di Horsey, nella contea inglese di Norfolk. E il boom di turisti non si è fatto attendere: è stata calcolata un’affluenza di oltre trentamila visitatori in soli tre mesi. Una moltitudine che ha causato non pochi problemi di caos nella zona, secondo quanto dichiarato da Peter Anstell della Friends of Horsey Seals (Fhs) alla Bbc. “Il numero fenomenale di cuccioli ha trasformato Horsey in un’attrazione turistica”. Purtroppo però, questo evento straordinario e il conseguente interesse che ha suscitato, hanno provocato una vera e propria emergenza traffico nell’area. Inoltre i volontari della Fhs si stanno adoperando affinché i tanti turisti non disturbino la vita delle foche. Sulla spiaggia di Horsey il numero di cuccioli di foca è arrivato a seicento esemplari. Uno spettacolo interessante che ha attirato così tanti turisti nella zona da indurre la polizia di Norfolk a diffondere numerosi messaggi in merito all’elevato traffico e ai conseguenti problemi sulla viabilità locale per inibire le persone a recarsi nell’area. Le foche grigie arrivano sulla spiaggia di Horsey intorno al mese di novembre e in pochi mesi partoriscono e allattano i figli lì prima di ripartire tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. Negli ultimi dieci anni, il numero stagionale di cuccioli nati sulla spiaggia è salito da circa sei a seicento, creando di anno in anno il boom inaspettato di visitatori e turisti.  
 
LA ZAMPA.IT
6 GENNAIO 2013
 
Canada, le volpi artiche a rischio estinzione
Un censimento rivela la sofferenza di questi esemplari mentre prosperano le volpi rosse
 
La regione artica continua a cambiare in seguito alle grandi mutazioni climatiche. È un inverno meno accogliente per le volpi artiche (Alopex lagopus) nel Canada Settentrionale. Questi mammiferi dal pelo bianco splendente si sono presentati in numero minore rispetto agli anni inverni passati. Al contrario, la volpe dal pelo rosso (Vulpes vulpes) è in netto aumento. La sopravvivenza della volpe artica potrebbe essere messa a rischio proprio dall’aggressività della volpe rossa. Una constatazione effettuata da Tera Ryan della società Churhill Wild che si occupa di spedizioni polari e ha rivelato alla Bbc i dati raccolti attraverso un censimento di volpi effettuato dalle guide turistiche che lavorano nel Canada del Nord.  
Famosa per il suo manto lucido e bianco, la delicata volpe artica non è molto più grande di un comune gatto domestico. Eppure grazie alla sua pelliccia isolante e a una maggiore circolazione sanguigna riesce ad adattarsi e a crescere anche in ambienti caratterizzati da condizioni tra le più estreme al mondo. I dati raccolti hanno dimostrato che le volpi rosse si stanno nel tempo spostando sempre più verso Nord. Una migrazione invernale che porta le volpi rosse a competere con le «cugine» artiche per il cibo e il controllo del territorio. Una lotta che spesso termina a sfavore delle volpi artiche che di conseguenza rifuggono gli scontri con le volpi rosse, riducendo la loro visibilità temporaneamente e cioè durante l’inverno. 
 
IL RESTO DEL CARLINO
7 GENNAIO 2013
 
Uccide il cane del vicino di casa Strage di gatti con il veleno
Episodi sconcertanti
Inizio d’anno all’insegna della crudeltà nei confronti degli animali
 
di Franco Vanini
 
Ferrara, 7 gennaio 2013 - DURANTE le festività dovremmo essere tutti più buoni, invece a Portomaggiore si sono scatenati gli istinti peggiori verso i ‘fratelli minori’ degli umani, gli animali di compagnia, i piccoli amici che rallegrano con slanci di amore disinteressato i loro padroni in cambio solo di un po’ di attenzione.
Nella cittadina si sono infatti registrati negli ultimi giorni diversi avvelenamenti di gatti e di cani.
TRA I CASI più eclatanti e da condannare c’è l’avvelenamento di cinque mici che erano soliti stazionare in in via Giordano Bruno, una zona protetta dal servizio veterinario distrettuale per i micetti. Una vicenda di una crudeltà inaudita che ha scosso i residenti del quartiere e sulla quale sono in corso indagini da parte della polizia municipale.
SI stanno invece occupando i carabinieri della stazione di Portomaggiore dell’avvelenamento di un cane. L’episodio è a dir poco sconcertante in quanto scaturito in una lite di vicinato trascesa in odio puro. Per vendicarsi di un presunto torto o risentimento per vicende precedenti, un portuense ha provocato il decesso del cane del vicino, servendogli delle polpette avvelenate. Il povero animale è morto tra atroci tormenti. Il responsabile di tanta crudeltà è un sessantenne del posto, che ora dovrà rispondere del reato di maltrattamento di animali.
 
GEA PRESS
7 GENNAIO 2013
 
Ragusa – il cane di fango (fotogallery)
Forse una tortura o uno smaltimento in discarica (abusiva).
 
Una scena dell’orrore, quella prospettatasi due giorni addietro ad Assunta Lucenti, un’animalista della provincia di Ragusa. Assunta si stava recando presso un vicino rifugio di cani, tra Vittoria e Comiso. Lungo la strada quella che di fatto è una discarica, abusiva. Tra cumuli di immondizia, materassi ed elettrodomestici, una sagoma strana. Sembra quasi una scultura ricreata su una calco. Come le statue di gesso di uomini e cani realmente esistiti, che sono esposte a Pompei. In questo caso, però, il colore è quello della terra.
Assunta si avvicina, non riesce a credere a quello che vede. Un cane, uniformemente coperto di fango secco, eccetto che nella parte posteriore sinistra dove però risulta scarnificato. Poi due corde ripetutamente avvolte nel bacino che, all’apparenza, sembra distrutto. Ossa rotte, addirittura spezzate o mancanti. Ad un moncherino, ad esempio, è ormai ridotta la zampa posteriore sinistra.
“Mi chiedo cosa possa essere succeso a quel cane – riferisce Assunta Lucenti a GeaPress – ma penso che la cosa più probabile sia una orrenda tortura. Forse – aggiunge l’animalista – è stato poi trascinato fino a quel luogo, spiegando così la scarnificazione”. Le fratture appaiono però un po’ ovunque, forse anche nelle zampe anteriori. Di certo, qualsiasi cosa era capitato, quel cane aveva fatto una brutta fine.
La storia del cane di fango ha avuto localmente un ampio eco. Una seconda persona, che aveva anch’essa notato la scena, ha provveduto a chiamare i giornalisti. Quel luogo, però, è di fatto una discarica, sebbene abusiva. Non è da escludere, pertanto, che quel cane, a prescindere dalla possibile fine orrenda, sia stato trasportato nel luogo tramite una corda che lo avvolgeva per le zampe. Una automobile, cioè, lo potrebbe avere trascinato fino allo “smaltimento”. Mistero sul fango, in effetti insolito. In quelle zone, recentemente, ha piovuto parecchio ma di certo non fino a provocare allagamenti e morie di animali nel fango. Forse un diseppellimento, chissà dove e chissà perchè. Magari dopo una tortura, smaltita poi in discarica abusiva.
Il corpo, ieri mattina, è stato rimosso dagli addetti.
VEDI FOTOGALLERY:
 

GEA PRESS
7 GENNAIO 2013

Leonessa (RI) – Lupo morto a causa investimento
Intervento Corpo Forestale dello Stato.

Sono sempre più frequenti i decessi di animali selvatici che avvengono lungo le strade  in tutto il territorio nazionale e la provincia di Rieti non fa eccezione. Del resto questo fenomeno è noto a livello mondiale con l’appellativo di “Mortality Road”. Nel caso in esame il lupo (una femmina del peso di circa 20-25 chilogrammi) rinvenuto dagli Agenti del Corpo Forestale dello Stato di Leonessa  va ad allungare la lista dei decessi associati appunto alla mortality road.
Gli Agenti in un primo memento, considerato che la località “I Cordoni” si trova praticamente a ridosso del centro abitato di Leonessa, avevano pensato che si trattasse di un cane, ma  esaminando la carcassa  si rendevano conto che quello davanti ai loro occhi era proprio un esemplare di Lupo (Canis lupus). Sul posto veniva richiesto l’intervento del veterinario della Azienda Sanitaria Locale, che confermava il fatto che il selvatico rinvenuto apparteneva alla specie Lupo e che il decesso era avvenuto a seguito di un violento trauma occorso sicuramente con un autoveicolo, come testimoniano le ferite alla testa e la frattura delle zampe.
La carcassa del lupo è stata consegnata all’Istituto Zooprofilattico di Rieti, che provvederà ad eseguire gli esami di rito, dai quali potranno emergere ulteriori informazioni sia sulle cause della morte che sullo stato fisico del selvatico.
La presenza del lupo nel territorio del Comune di Leonessa  è ormai consolidata, spesso vengono riferite agli Agenti del Corpo Forestale dello Stato, notizie circa avvistamenti di questo particolare animale appartenente alla nostra fauna selvatica, sia ad opera dei residenti ma anche di escursionisti e amanti della montagna.
Il Comando Provinciale del C.F.S. di Rieti, ricorda  che è possibile segnalare la presenza di animali in difficoltà o sottoposti a maltrattamento, siano essi selvatici che domestici  al numero vede di emergenze ambientali 1515 attivo 24 ore su 24.

 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2012
 
UE: "BARE" PER LE SCROFE GESTANTI, ITALIA ANCORA INADEMPIENTE
Probabile una procedura d'infrazione
 
Salvo sorprese, si saprà il 24 gennaio prossimo se la Commissione europea deciderà di aprire nuove procedure d'infrazione contro l'Italia e un'altra decina di Stati membri per il mancato adeguamento (dopo 12 anni!) alle norme europee sulla protezione dei maiali (2011/88) che prevede tra l'altro il bando della gabbia gestazionale per le scrofe (una specie di bara di metallo dove sono confinate le femmine partorienti) dal 1 gennaio 2013.
Poiché gli adeguamenti sono costosi, si è sostanzialmente verificato un bis della vicenda delle galline ovaiole, con parecchi Stati non ancora in grado di garantire i minimi requisiti legali. Il 28 gennaio è già stata convocata la conferenza dei portatori di interesse, degli Stati membri e della Commissione per decidere nel dettaglio le modalità delle ispezioni.
 

GEA PRESS
7 GENNAIO 2013

Firenze – individuati i tre dell’attentato ALF – il video con i tre al Centro Latticini
Tra di loro forse un ex attivista della LIDA - un fermo e due ricercati.

Firenze – Individuati nel giro di pochi giorni. Probabilmente già conosciuti nell’ambiente. La Polizia di Stato, Sezione Antiterrorismo della Digos di Firenze, è arrivata a loro a seguito di serrate indagini. Si tratta dei tre componenti del commando che la notte del 31 dicembre ha danneggiato, incendiandoli, otto automezzi del “Centro Latticini” di Montelupo Fiorentino. Poi i gravi danni al capannone stoccaggio merci dell’azienda.
L’azione era stata firmata con la sigla ALF (Animal Liberation Front). Si tratta di due fiorentini di 23 e 29 anni (il primo ora in stato di fermo) ed un quarantunenne di Reggio Emilia. Gli ultimi due sono attualmente irreperibili e secondo la Polizia di Stato sono fuggiti all’estero. Secondo le voci girate nelle ultime ore, l’attivista di Reggio Emilia, sarebbe stato un militante della LIDA (Lega Italiana Diritti Animali) di Firenze. L’associazione ha però riferito al quotidiano La Nazione di non avere più tra i suoi tesserati l’attivista ora ricercato. Questo fin dal 2011. Da allora non aveva più notizie di lui.
I tre militanti sono accusati anche degli attentanti commessi negli ultimi mesi in Toscana. L’otto ottobre scorso in un salumificio di Monteriggioni (Siena). Il 28 ottobre per un attentato incendiario ai danni della ditta Rignano (FI) specializzata nella lavorazione degli scarti di macellazione ed il 25 novembre per l’incendio del furgone dei macelli comunali avvenuto a Valdarno, in provincia di Arezzo.
Nelle indagini della Polizia di Stato è stato a quanto pare determinante il video diffuso in rete sull’attentato al “Centro Latticini”. Il video, infatti, ha contribuito in maniera determinante all’identificazione dei tre.
VEDI VIDEO:
http://www.geapress.org/allevamenti-2/firenze-individuati-i-tre-dellattentato-di-alf-il-video-con-i-tre-al-centro-latticini/38286

 
ASCA
7 GENNAIO 2013
 
Firenze: attentato incendiario 'animalista', fermato un giovane
 
Firenze - La Digos di Firenze ha fermato un giovane fiorentino di 22 anni, ritenuto componente del gruppo di tre persone che la notte di Capodanno avrebbe messo in atto un attentato incendiario, a firma Alf (Animal liberation front), contro 8 automezzi della ditta 'Centro Latticini' di Montelupo Fiorentino. L'atto ha causato la completa distruzione dei furgoni e gravi danni anche al capannone di stoccaggio merci dell'azienda. Il giovane e' accusato di concorso in incendio, aggravato dalla finalita' di terrorismo.
Gli altri due componenti, anch'essi identificati, spiega la Digos, si sono resi irreperibili all'estero gia' dai giorni successivi al fatto e sono attivamente ricercati.L'attivita' investigativa (a cui hanno collaborato anche i Carabinieri) ha consentito, afferma una nota, di attribuire allo stesso gruppo dell'Animal Liberation Front anche analoghi attentati incendiari ripetutisi a partire dal mese di ottobre a Firenze e in altre province toscane.
 
GREEN STYLE
7 GENNAIO 2013
 
Perché proteggere le zampe dei cani da sale e antighiaccio?
 
Nonostante l’inverno inoltrato, i primi giorni dell’anno nuovo sono stati sereni e decisamente tiepidi. Ma con l’arrivo del freddo vero, annunciato per la prossima settimana, come comportarsi con gli amici cani? E, soprattutto, il sale e le altre soluzioni antighiaccio sparse su strade e marciapiedi possono essere dannose alle sue zampe? Si è già detto in passato quali siano i rischi dei prodotti per lo sbrinamento sia per i cani che per i gatti, soprattutto se ingeriti. Si tratta di sostanze tossiche potenzialmente letali, che per nessun motivo devono entrare in contatto con le fauci dell’animale. Il problema, tuttavia, non si risolve semplicemente evitando che il cane mangi questi prodotti, perché vi potrebbero essere comunque delle conseguenze poco piacevoli.
La prima sostanza che si può trovare sparsa sulle strade in inverno è il classico sale. Sebbene innocuo all’ingestione, i granelli del minerale possono creare piccole ferite alle zampe del cane o, fatto più probabile, procurare irritazioni locali, soprattutto sui cuscinetti adiposi d’appoggio al suolo. Per ovviare a questo problema, ci si ricordi di tenere sempre le zampe dell’animale ben pulite, passando un panno morbido prima e dopo la consueta passeggiata.  Ben più fastidiosi, invece, sono i prodotti chimici antighiaccio. Sebbene visivamente riconoscibili date le accese colorazioni verde e blu fosforescenti, questi composti non solo possono irritare le zampe, ma causare anche ulcere o reazioni allergiche gravi. È meglio evitare, quindi, che il cane le calpesti o, in alternativa, ricorrere a qualche f orma di protezione. In commercio esistono pellicole e babbucce pensate proprio per i nostri amici a quattro zampe, ma raramente il cucciolo di casa gradirà indossarle. Questo perché generalmente ne limitano il movimento, privando l’animale della precisa sensazione tattile al suolo.
In ogni caso, è consigliabile sempre usare il guinzaglio, ad eccezione delle zone appositamente adibite. In questo modo, si potrà controllare con una buona sicurezza il percorso di passeggiata del cane ed evitare, inoltre, che l’animale si abbeveri da pozze contaminate al suolo o lecchi granelli di composti chimici rimasti intrappolati tra zampe e pelo.
 
ARTS BLOG
7 GENNAIO 2013
 
L'artista Adel Abdessemed vuole torturare animali in una performance "artistica"
 
Adel Abdessemed, l’artista concettuale algerino presente con una vasta mostra personale al Centre Pompidou di Parigi ha annunciato di volere terminare la sua speciale esposizione presso il famoso museo parigino con una performance artistica live, performance che prevede una crudele e spietata tortura di poveri animali inermi (ancora una volta). E come potete ben immaginare il web e l’Europa si infuriano, ma non è la prima volta per quest’artista, che anche in passato ha spesso suscitato pesanti polemiche.
Una vacca, un vitello, un cavallo, un maiale, una capra e una pecora. Queste bestie verranno colpite con un martello a ritmo di musica heavy dall’artista contemporaneo noto e riconosciuto a livello mondiale. Per intenderci Adel è anche l’autore della statua di Zidane-Materazzi che tanto ha fatto discutere. Certe notizie però lasciano sempre a bocca aperta, soprattutto quando di mezzo ci sono -ancora una volta- degli esseri viventi che con l’arte poco vogliono avere in comune.
Nonostante è d’obbligo lasciare ampio respiro alla creazione e all’espressione artistica contemporanea, e l’abbiamo ripetuto più volte, questa dovrebbe manifestarsi senza fare alcun male a nessuna creatura innocente e nel possibile senza diffondere un esempio educativo e comportamentale decisamente negativo.
Ma i fatti sono chiari e non sempre è così. Nel frattempo si sta diffondendo una petizione massiva iniziata dal ministro della cultura Aurélie Filippetti, che vuole mettere al bando e archiviare per sempre queste pratiche incivili sugli animali, che sono tutto meno che artistiche (e poco ci importa di carpirne i significati intrinsechi, profondi, o qualsiasi altra cosa siano). La performance è programmata per oggi 7 gennaio, giorno in cui la mostra retrospettiva di Adel dal titolo Je suis innocent dovrebbe al Centre Pompidou chiuderà i battenti.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2013
 
PARIGI, ANIMALI COLPITI A RITMO DI MUSICA: "STOP ALLA BARBARIE"
La performance oggi al museo Pompidou
 
Una vacca, un vitello, un cavallo, un maiale, una capra e una pecora verranno colpiti con un martello a ritmo di musica heavy. Ma gli animalisti chiedono alle autorità francesi di non permettere le punizioni sugli animali previste come performance dall'"artista" concettualista Adel Abdessemed, francese di origine algerina. Che prevede di portare in uno dei musei più famosi di Parigi, il Pompidou, gli animali inermi per poi picchiarli dal vivo davanti al pubblico. L'attacco d'arte dovrebbe svolgersi proprio oggi, giorno di chiusura della sua mostra dal titolo "Io sono innocente".
Certo, le opere del franco-algerino sono da molti considerate di dubbio valore artistico. Gli attivisti l o criticano per la sua atrocità. Qualche anno fa, tra l'altro, la sua esposizione a San Francisco aveva dovuto chiudere per via delle troppe proteste e minacce.
Intanto, si sta diffondendo una petizione di massa realizzata dal ministro della cultura francese Aurélie Filippetti, che vuole mettere al bando e archiviare per sempre queste pratiche incivili sugli animali, che sono tutto meno che artistiche. E Abdessemed, autore anche dell'opera che riproduce la testata di Zidane a Materazzi nella finale dei Mondiali del 2010, dovrà farsene una ragione.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2013
 
TAMPA BAY, "300 ANIMALI TENUTI NELLA SPORCIZIA": COPPIA IN CELLA
Molte specie esotiche, ma anche cani e scoiattoli
 
Una coppia di Oldsmar, vicino a Tampa Bay, negli Usa, si trova ad affrontare accuse di crudeltà sugli animali dopo il loro arresto domenica deciso dagli agenti della contea di Pinellas.
Jeffrey O'Neil, 28 anni, e Kovacs Jennifer, 26, sono stati portati in carcere e rimarranno in galera senza cauzione in attesa della loro prima apparizione davanti a un giudice.
Le autorità hanno sequestrata quasi 300 animali di tutte le forme, dimensioni e tipi nella residenza degli imputati al 206 di Lee Street.
Stando al verbale compilato, le forze dell'ordine sono state mandate a casa della coppia poco dopo le 6 in risposta ad una chiamata per denunciare la scomparsa di un bambino. O'N eil e Kovacs hanno chiamato il 911 dopo che non erano riusciti a trovare la piccola di 16 mesi lasciata nelle loro mani.
La coppia pensava che la neonata fosse riuscita a scappare dal suo lettino per poi uscire dalla porta principale. Mentre le autorità hanno trovato in casa una nota lasciata da un parente con i sospetti che la coppia avesse preso la bimba. Per gli investigatori, comunque, la bimba sta bene.
E gli animali? "Ce n'erano numerosi costretti a vivere nella casa nella sporcizia", ha spiegato Jill Purl, un ufficiale della Spca (Society for the prevention of cruelty to animals) di Tampa Bay. "Abbiamo trovato serpenti, conigli, ricci, topi... numerosi animali, anche cani".
Quando le forze dell'ordine sono arrivate nell'abitazione dei due, O'Neil e Kovacs erano sotto l'effetto dell'alcol.
Intanto, Purl ha descritto la scena come un caso di accaparramento degli animali. Gli investigatori, poi, hanno fatto sapere che gli animali sono stati alleva ti e venduti senza la licenza appropriata richiesta per questo tipo di attività. E i funzionari della Florida Fish and Wildlife Conservation Commission sono stati inviati sul posto per raccogli ere alcune delle creature esotiche.
Tra gli animali sequestrati, anche sette pitoni birmani, sette varani, oltre 100 iguana, due tarantole morte, scoiattoli, criceti, porcellini d'India e gerbilli.
Alcuni degli animali venivano tenuti all'aperto e altri sono stati trovati in gabbie all'interno della casa. Proprio circa 90 gabbie sono state portate via dagli agenti della Spca.
Altre accuse nei confronti della coppia potranno essere aggiunte nel prosieguo dell'indagine.
 

NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2013

CAVALLI E ASINI MALTRATTATI: L'ENPA SCRIVE ALL'AMBASCIATA MESSICANA
"Equidi sottoposti a torture prima di essere ammazzati"

E' allarme maltrattamenti in Messico dove migliaia di cavalli, asini e muli prima di essere macellati sono sottoposti a vere e proprie torture. Gli animali, infatti, vengono caricati brutalmente sui mezzi di traporto e quindi trasferiti verso la loro destinazione finale senza il minimo rispetto delle più elementari regole di benessere. Tanto che moltissimi di loro, lasciati morire di fame e di stenti, perdono la vita durante il "viaggio". I sopravvissuti, in attesa di essere macellati, sono comunque destinati a morire, non solo per la privazione di cibo ma per le gravi fratture e lesioni riportate durante il loro trasferimento.
Come se ciò non bastasse, nonostante le palesi violazioni delle norme, continua a svolgersi il "Mercato di San Bernabè", una fiera "tradizionale" che altro non è che un mercato palesemente illegale dove gli animali vengono sottoposti a veri abusi: senza acqua e cibo, spesso feriti anche gravemente, costretti ad essere legati a delle strutture per mantenersi in piedi. Sembrerebbe addirittura che gli esemplari che muoiono durante la fiera siano macellati direttamente sul posto.
Per questo il presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi, ha scritto una lettera all'ambasciatore del Messico in Italia, con la quale chiede di porre fine ai gravissimi maltrattamenti di cui sono vittime gli equidi. "Tale situazione - scrive Rocchi - sta suscitando sempre più clamore: se il Messico non mostrerà un serio impegno volto ad arginare definitivamente questa piaga, saremmo costretti a invitare chiunque abbia a cuore gli animali a non visitare il Vostro Paese".

 

AGI
7 GENNAIO 2013

Animali: Ecuador, arrestato turista per furto iguane a rischio

Quito, 7 gen. - Un tribunale in Ecuador sta analizzando il caso di un turista tedesco per contrabbando di specie a rischio dopo aver trovato nel suo bagaglio quattro iguane delle isole Galapagos a rischio estinzione. Dirk Bender e' stato fermato con l'accusa "di aver alterato l'ecosistema locale dell'arcipelago" secondo quanto riportato dal sito Phys.org. Il Parco Nazionale delle Galapagos ha chiesto la pena massima per il bracconiere tedesco: quattro anni di carcere. Bender dovrebbe essere condannato nei prossimi giorni ed e' stato arrestato all'aeroporto di Baltra lo scorso 8 luglio. L'arresto e' avvenuto dopo che i funzionari del parco avevano notato che Bender nascondeva un pacco sospetto. La valigia conteneva quattro iguane avvolte nella tela. Si trattava di quattro iguane di terra (Conolophus subcristatus) che l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha codificato come "vulnerabili" nella Lista rossa delle specie minacciate. Nel 1976, i cani selvatici spazzarono via una colonia di circa cinquecento iguane sull'isola di Santa Cruz. Il parco nazionale custodisce circa 60 iguane di terra sopravvissute e ha lanciato un programma di riproduzione in cattivita' per cercare di salvare la specie. Questi rettili giallastri possono crescere piu' di un metro di lunghezza e i maschi arrivano a pesare fino a tredici chilogrammi.

 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2013
 
USA, VIETATO L'UTILIZZO DI ANIMALI PER SIMULARE LE FERITE DI GUERRA
La proposta è diventata legge con la firma di Obama
 
Il 2013 comincia con una bella vittoria per gli animalisti americani. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha firmato nei giorni scorsi la proposta di legge approvata dal Congresso che impone al Dipartimento della difesa di elaborare un piano per rimpiazzare le esercitazioni di medicina militare svolte finora uccidendo e smembrando animali con metodi che non li utilizzino. Sulla base del nuovo National Defense Authorization Act, il segretario alla Difesa ha meno di due mesi per presentare al congresso un piano per il superamento delle esercitazioni con animali.
L'anno scorso c'era stata un'ondata di indignazione quando Peta aveva diffuso un filmato che mostrava alcune capre praticamente sezionate vive dai medici militari delka Guardia costiera americana per addestrare i loro colleghi al trattamento delle grandi ferite: http://nelcuore.org/blog-associazioni/item/usa-animali-vivi-utilizzati-per-simulare-ferite-di-guerra.html. Migliaia di lettere di protesta sono arrivate ai deputati, che hanno votato la legge. E non è tutto: le persone sorprese dalla telecamera a commettere abusi contro gli animali, riferisce Peta, sono state tutte denunciate per violazione dell'Animal Welfare Act.
 

LEGGO
7 GENNAIO 2013

COYOTE MANGIA LE SUE INTERIORA DOPO ESSERE STATO FERITO

LONDRA - Un coyote ferito a morte mangia le sue stesse interiora in una cruenta scena di caccia. Un filmato postato (senza commenti) da un utente sul sito inglese Live Leak mostra tutta la crudeltà dell'arte venatoria nell'orribile fine di un coyote a cui un cacciatore, in una zona del mondo non bene definita, ma probabilmente negli Stati Uniti, spara un proiettile di grosso calibro che fa esplodere il ventre dell'animale.
La povera bestia, che non stava attaccando i cacciatori, e si muoveva indifferente nel suo territorio naturale, si attorciglia su se stessa e morde gli intestini fuoriusciti, impazzita per il dolore. Il video, che sta provocando lo sdegno degli animalisti di tutto il mondo, è stato classificato dal sito come "vietato a minori di 18 anni".
VIDEO E PER COMMENTARE
http://www.leggo.it/zoom/coyote_mangia_le_sue_interiora_dopo_essere_stato_ferito_video_choc_/notizie/208919.shtml

 
TG COM
7 GENNAIO 2013
 
Giappone, filmato il mitico calamaro gigante
Per la prima volta una telecamera è riuscita a filmare un calamaro gigante fino a 900 metri di profondità nelle acque del Pacifico
 
 
Per la prima volta una telecamera è riuscita a filmare un calamaro gigante fino a 900 metri di profondità nelle acque del Pacifico. L'impresa, che risale al 10 luglio, si deve a un'equipe del Museo scientifico nazionale giapponese che ha lavorato in collaborazione con la rete televisiva pubblica giapponese Nhk e quella americana Discovery Channel.
La mitica creatura, di color argenteo (il cui nome scientifico è Architeuthis) era stato individuata a 630 metri di profondità dagli scienziati che si trovavano all'interno di un sottomarino, circa 15 chilometri a est dell'isola di Chichi, nel Pacifico del nord. Il sommergibile, con tre persone a bordo, ha seguito il calamaro gigante fino a 900 metri prima che l'animale scomparisse negli abissi. La Nhk ha ora diffuso le immagini del calamaro gigante, il cui solo corpo, senza braccia e tentacoli, risulta lungo 3 metri. La lunghezza totale dell'esemplare "è stata stimata in otto metri", ha spiegato Tsunemi Kubodera, del Museo scientifico giapponese, spiegando che, per ragioni ignote, al calamaro gigante mancano i due principali tentacoli.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2013
 
CANADA DEL NORD, ALLARME VOLPI ARTICHE: RISCHIANO DI ESTINGUERSI
Quelle rosse prosperano, secondo l'ultimo censimento
 
La regione artica continua a cambiare in virtù dei grandi cambiamenti climatici. È questo un inverno meno accogliente per le volpi artiche (Alopex lagopus) nel Canada settentrionale. Questi mammiferi dal pelo bianco splendente si sono presentati in numero minore rispetto agli anni passati. Al contrario, la volpe dal pelo rosso (Vulpes vulpes) è in netto aumento. La sopravvivenza della volpe artica, invece, potrebbe essere messa a rischio anche dalla forza dell'altra specie. Una constatazione fatta da Tera Ryan della società Churhill Wild che si occupa di spedizioni polari e ha rivelato alla Bbc i dati raccolti mediante un censimento di volpi realizzato dalle guide turistiche che lavorano nel Canada del Nord.
Famosa per il suo manto lucido e bianco, la delicata volpe artica non è molto più grande di un gatto domestico. Eppure, grazie alla sua pelliccia isolante e a una maggiore circolazione del sangue, riesce ad adattarsi e a crescere anche in ambienti caratterizzati da condizioni climatiche tra le più estreme al mondo. I dati a disposizione degli esperti hanno dimostrato che le volpi rosse si stanno spostando man mano sempre più verso Nord. Una migrazione invernale che porta le volpi rosse a competere con le "cugine" artiche per il cibo e il controllo del territorio. Una lotta che spesso termina a sfavore delle volpi artiche, che rifuggono gli scontri con le volpi rosse, riducendo la loro visibilità durante l'inverno.
 
LA ZAMPA.IT
7 GENNAIO 2012
 
Metti un fiocco giallo sul tuo cane per dire agli altri di tenersi lontano
Un movimento internazionale  di padroni lancia l’idea: segnale  di riconoscimento colorato per chi non vuole essere avvicinato
 
Marina Palumbo
 
Cani che hanno bisogno di spazio. Malati e in convalescenza, bisognosi di evitare movimenti bruschi o semplicemente piccoli attaccabrighe che finiscono regolarmente per trovarsi addosso i segni della dentatura di qualche mastodonte. Ecco, se avete un cane così da oggi potete unirvi al movimento internazionale che va sotto il nome di «The Yellow Dog Project» e contribuire a diffondere un’idea semplice quanto geniale: un segnale riconosciuto e riconoscibile da tutti che dica agli altri che il vostro amico a quattro zampe ha bisogno di spazio e preferite che nessuno si avvicini. Il segnale è un fiocco giallo, eventualmente sostituibile con una bandana dello stesso colore. L’intero progetto si basa sul passaparola, perché ovviamente più persone sono a conoscenza del segnale, più la cosa funziona. Dunque lo strumento principe per la diffusione è la condivisione sui social network e infatti è in Rete che troverete informazioni – e la possibilità di collaborare alla diffusione della conoscenza - in ben 65 lingue: basta collegarsi a www.theyellowdogproject.com e cliccare sulla bandierina del proprio paese o cercare “The Yellow Dog Project” su Facebook.  
 

SASSARI NOTIZIE
7 GENNAIO 2013

Ricerca: topi ciechi riacquistano vista grazie a trapianto cellule 'ad hoc' in retina

Roma - Topi completamente ciechi hanno riacquistato la vista grazie all'iniezione nell'occhio di cellule sensibili alla luce. A rivelarlo è una ricerca dell'Università di Oxford (Uk) che spera con questo primo passo di mettere a segno una terapia per le persone colpite da una malattia degenerativa degli occhi. Ad esempio per chi è affetto da retinite pigmentosa. Una patologia che causa una graduale perdita delle funzionalità delle cellule della retina sensibili alla luce e può portare alla cecità.I ricercatori hanno iniettato nell'occhio dei topi delle cellule precursori che una volta stabilizzatesi, sono bastate due settimane, si sono trasformate in elementi costitutivi di una nuova retina. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista 'Proceedings of the National Academy of Sciences'. "Abbiamo ricreato l'intera struttura della retina - afferma Robert MacLaren, autore della ricerca - ed è la prima prova che prendendo un topo completamente cieco si è riusciti a ricostruire l'intero strato della retina sensibile alla luce".

 

NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2013

STUDIO USA, SALUTE A RISCHIO CON IL CONSUMO DI CARNI LAVORATE
Aumenta il pericolo di morte prematura

L'allarme arriva direttamente dagli Stati Uniti: il consumo di hot dog e, più in generale, di carni rosse lavorate aumenta le probabilità di contrarre il cancro al colon. A lanciarlo è stata l'associazione no profit "Physicians Committee for Responsible Medicine" (PCRM), cui ha fatto eco la Harvard School of Public Health con il dottor Frank Hu, professore di nutrizione ed epidemiologia, e coautore di una ricerca pubblicata sulla rivista "Archivi di Medicina Interna".
Secondo il professor Hu, è sufficiente consumare una porzione al giorno di carni rosse per vedere aumentare del 13% il pericolo di una morte prematura. Ma, avverte Hu, con il consumo giornaliero di carni lavorate – un hot dog o due fettine di pancetta– il fattore di rischio "schizza" fino al 20%. Questo perché tali alimenti, come le carni rosse in genere, contengono composti estremamente dannosi per la nostra salute, tra cui grassi saturi, nitriti di sodio ed altre sostanze chimiche prodotte durante il processo di lavorazione e di cottura, responsabili per l'insorgere di malattie cardiovascolari e tumori. Da qui l'esigenza ormai indifferibile di sostituire le proteine animali con quelle vegetali.
"Il consumo di carne fa male agli animali, uccisi a milioni in nome di uno stile di vita insostenibile, e al pianeta, inquinato e depauperato dagli allevamenti. Ma, come riconosce la letteratura scientifica, fa male anche alla nostra salute – commenta il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri. "La scelta vegana o vegetariana dunque non rappresenta più una opzione ma una necessità improrogabile, poiché il rispetto per la vita tutta e l'obiettivo di realizzare un mondo più equo passano per una scelta che ci rende cittadini più consapevoli, più capaci di valutare l'impatto e le ripercussioni globali dei nostri comportamenti".

 

CINQUE GIORNI.IT
8 GENNAIO 2013

Cane ucciso con un petardo in bocca: è caccia ai torturatori (FOTO)
In 49mila cercano su Facebook i killer del bastardino ucciso la notte di Capodanno

Ennesimo episodio di crudeltà verso gli animali, questa volta a Galesano, in Istria, dove la notte di Capodanno, qualcuno si è divertito a far scoppiare un petardo nella bocca di Miško, un bastardino considerato la mascotte della località.
Il cagnolino, a quanto si è appreso, era l’unica compagnia per la proprietaria di 89 anni e passava gran parte delle sue giornate sul muro del cortile alto tre metri, senza abbaiare né disturbare nessuno.
Il crudele scherzo di Capodanno ha ridotto Miško in fin di vita, con la bocca squartata e un occhio maciullato. Data la gravità delle condizioni, il veterinario purtroppo non ha potuto far altro che porre fine alle sue sofferenze praticandogli l’eutanasia.
La successiva radiografia ha accertato anche la presenza di due pallini di fucile ad aria compressa nella testa e nel collo dell’animale forse sparati all’inizio di quel gioco brutale.
In Croazia la pena per gli autori di violenze su cani e gatti, per chi li abbandona o per chi omette di soccorrerli, può arrivare anche alla reclusione. Ed è proprio ciò che chiedono i cittadini croati. La vicenda ha fatto il giro della rete ed è approdata anche su Facebook dove si è costituito un gruppo che chiede giustizia Misko e che in soli due giorni ha ricevuto un boom di adesioni con oltre 49.000 iscritti.

 

GEA PRESS
8 GENNAIO 2013

Tricarico (MT) – cani impiccati, scomparsi o stritolati nei lacci
Il trattamento riservato agli animali e il calvario di chi li ama.

E’ un vero e proprio calvario quello subito dalla Sig.ra Elvira. Una donna che oltre ad accudire i propri cani non riusciva a voltare le spalle ai tanti randagi della zona. Siamo a Tricarico, in provincia di Matera. La Sig.ra Elvira nella casa di campagna ha quattro cani, tre femmine labrador e un pit bull, maschio (vedi foto). Intorno alla campagna tanti randagi. Tutto ha inizio sul finire della scorsa estate. Zeus, il pit bull, viene trovato impiccato al cancello della casa. Poi a seguire cominciano a sparire le tre femmine. Sparite nel nulla, racconta la signora. E poi tocca ai randagi della zona.
Poco prima erano girate alcune voci che riferivano di galline trovate sgozzate in una campagna vicina. La colpa viene attribuita ai cani. Una ritorsione, pensa la Signora Elvira, quella contro i suoi cani. Forse è lo sfamare i randagi della zona che non viene perdonato. “Secondo alcuni – riferisce Elvira a GeaPress – i randagi si devono impiccare, è così che si devono trattare i cani”.
Dall’impiccagione di Zeus, è uno stillicidio continuo. Una sera la signora Elvira  sente dei guaiti, spera sia uno dei suoi cani scomparsi, corre, cerca, finché lo trova. E’ uno dei sei randagi a cui dava da mangiare. E’ stretto in un laccio-cappio di metallo. Il cane è agitato e sofferente. Il cappio lo stringe all’altezza dell’addome. La signora con l’aiuto del figlio cerca di liberarlo, procurandosi un morso sulla mano. Infine, ci riesce. Il cane appena libero scappa terrorizzato. Non si farà più avvicinare.
La Forestale, nel frattempo, viene a fare un sopralluogo. Altri due lacci cappio perfettamente funzionanti. Filo metallico, di quello utilizzato per i freni delle biciclette. Ai bracconieri servono per catturare la fauna selvatica. In questo caso, però, servivano ad uccidere i cani.  “Ho pianto  i miei cani – riferisce Elvira – ma di alcuni non so neanche che fine hanno fatto. Chi può capire il dolore che si prova? – aggiunge disperata – Sembra che amare un animale sia un peccato.”
Passano i giorni, le settimane ma lo sterminio non si ferma. Un altro randagio viene trovato morto, incastrato sotto la rete di recinzione di un terreno.
“Avevo chiesto un aiuto morale in quei terribili giorni – ricorda nel suo racconto Elvira – avevo chiesto di aiutarmi a vivere perché in quei giorni il dolore della perdita dei miei cani era troppo, immenso, pensavo che il mio cuore non ce l’avrebbe fatto a reggere. Non ho avuto risposta da nessuno. Una sola persona mi è stata molto vicina,  una volontaria, Marinella, che ringrazio infinitamente. Ma poi niente.”
Elvira ha denunciato i fatti sia ai Carabinieri che alla Forestale. Ma chi si è macchiato di tanti crimini è ancora impunito.
“Oggi non ho più molte lacrime, vivo nel ricordo di quei cani, mi mancano tanto erano la mia vita, in un momento difficile della mia vita ho continuato a vivere per loro…. adesso – conclude Elvira – sto morendo per loro”.
VEDI FOTOGALLERY:
http://www.geapress.org/m/tricarico-mt-cani-impiccati-scomparsi-o-stritolati-nei-lacci/38376

 

NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2013

PERUGIA: CUCCIOLO INGOIA DROGA E MUORE, ALTRI QUATTRO CANI SPARITI
Forse rapiti anche due segugi campioni italiani

Un cucciolo morto d'overdose e altri quattro cani, fra cui due segugi campioni italiani, forse rapiti. Storie di animali in pericolo in arrivo da Perugia. La peggiore arriva da via dei Filosofi e la racconta su Facebook Antonio Lemmi, il titolare della farmacia rapinata su corso Vannucci. Lemmi parla di Lapo, "cucciolo di cane fortunato", che ha trovato una proprietaria che tutte le mattine lo porta a passeggio. Lo scrive Il Messaggero.
"Il loro giro mattutino - spiega Lemmi - finisce al bar proprio di fronte a una scuola, dove tanti bambini lo attendono, perché ormai lo conoscono bene. Anche lui sembra attendere quei pochi minuti per dimostrare a tutti quanto sia affettuoso e divertente. È affetto sincero quello dei bambini verso un cucciolo".
Ma ieri, primo giorno di scuola del nuovo anno, la notizia che nessun bambino si aspettava di sentire. "La ragazza arriva sola, e qualche bambino le si avvicina perché, è ovvio, può finalmente salutare il loro amico. Che non c'è. È morto. Ai bambini non racconterà come. È difficile da spiegare ad un bambino. Difficile spiegare come il cucciolo poche sere fa, sotto casa, andando a cercare vicino ad una siepe, abbia ingoiato qualcosa, abbia cominciato a stare male, ad 'andare fuori di testa'. E sia stato eliminato dopo tre giorni di agonia perché aveva ingerito sostanze stupefacenti senza riuscire a smaltirle. È difficile spiegarlo ad un bambino, è difficile sopportarlo per un adulto. Questa è la storia di un cucciolo morto di overdose. Oggi a Perugia, via dei Filosofi".
Intanto, a Centova, attendono notizie confortanti i proprietari di quattro cani che si danno per smarriti. Scappati da una rete tagliata con le forbici. E, anche se due di loro sono segugi che hanno vinto diversi campionati italiani, è impossibile credere che l'abbiano recisa loro. E' chiaro: qualcuno li ha portati via dal ricovero per quattrozampe dove la loro proprietaria, Maria Pastorelli, li andava a trovare quattro volte al giorno. Ma ieri mattina la pessima sorpresa: rete tagliata, due cani trovati nascosti e altri quattro spariti nel nulla. Una cucciola, una femmina di otto anni e i due campioni, un maschio e una femmina di 4 anni. Difficile non pensare a un rapimento, considerato anche il valore economico dei due esemplari. L'episodio denunciato ai carabinieri. E ora i proprietari sperano in una segnalazione che li possa aiutare a ritrovarli.

 

NAPOLI OGGI NOTIZIE
8 GENNAIO 2013

Nas sequestrano 208 animali in due allevamenti del Casertano

Caserta - Blitz dei Nas di Caserta in due aziende zootecniche di Cancello Arnone e Santa Maria la Fossa. Due allevamenti, per un totale di 208 animali, sono stati sequestrato. L'operazione è stata svolta col supporto del personale veterinario dell'azienda sanitaria provinciale. Il bestiame è risultato sprovvisto di marche auricolari e dei prescritti boli endoruminali utili alla identificazione. Le forze dell'ordine hanno inoltre accertato che a Castello Arnone, gli animali venivano abbeverati utilizzando acqua di un pozzo artesiano non sottoposta a controlli; mentre a Santa maria la Fossa, i Nas hanno individuato carenze igienico-sanitarie.

 

PERUGIA TODAY
8 GENNAIO 2013

Centova, rubano cani di razza per il mercato nero degli allevatori
Sono entrati nei recinti di un allevamento privato a Centova portando via 4 segugi da riproduzione tra cui due campioni italiani e regionali. Il mercato nero frutta migliaia di euro

Perugia - Il mercato internazionale dei cani di razza da utilizzare a fini riproduttivi starebbe alla base del furto avvenuto la sera del sei gennaio scorso in un canile privato a Centova a pochi metri di distanza dalla multisala cinematografica. I proprietari hanno sporto denuncia ai Carabinieri per il futuro di 4 esemplari (uno è stato ritrovato dopo essere riuscito a sfuggire ai o al ladro) che fanno parte della famiglia canina dei segugi. Non si tratta di cani qualsiasi ma di un campione italiano e di un campione regionale, gli altri cani dell'allevamento di Centova hanno sulle spalle vari premi conquistati ai concorsi nazionali.
Il furto dei segugi può valere dai 2mila ai 4 mila euro a cane piazzato; questo avviene quasi esclusivamente sul mercato dell'Est Europa. Un giro di affari che parte da un basista locale per poi estendersi anche a balordi locali a cui spetta il compito di assaltare i canili armati degli stessi strumenti degli accalappiacani per bloccare e trasportare gli esemplari da rivendere.
Molte le denunce negli ultimi due anni ricevute dalle forze dell'ordine sul mercato clandestino; spesso provenienti anche da padroni non allevatori che hanno visto portarsi via il proprio cane all'interno al perimetro di ville di proprietà. Non è un caso che l'Umbria è al terzo posto nazionale di un fenomeno criminale che ogni anno conta su qualcosa come 11 mila furti in tutto il Paese stando alle denunce presentate alle procure, ai comandi delle forze dell'ordine ed alla polizia locale, oltre alle segnalazioni giunte all'Associazione italiana difesa animali ed ambiente

 

NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2013

BERGAMO: CADONO NEL DIRUPO, CAVALLO SALVA 16ENNE E MUORE
"Russell era coraggioso. Grazie a lui sono ancora qui"

Una sedicenne bergamasca è caduta in un dirupo con il suo cavallo e si è salvata grazie all'animale che, invece, purtroppo, è morto per le ferite che ha riportato.
"Russell - racconta la ragazza - era un cavallo coraggioso, si è sacrificato per me ed è morto da eroe". L'incidente è avvenuto sabato pomeriggio a Valbrembo (Bergamo). Marta Pezzotta, che cavalca da quando era bambina, era partita con un'amica dal maneggio "Rio Brembo". Poi la disavventura.
"Su quel sentiero ce l'ho portato io e lui si è fidato di me - continua la giovane - mi ha seguita e ha ubbidito. Ma la terra ha ceduto e siamo caduti insieme, io e lui, in un unico volo. E Russell, che era un cavallo coraggioso e dal grandissimo cuore, si è sacrificato per me parandosi davanti ai rovi in modo che non potessero colpirmi. Non mi ha disarcionata e mi ha protetta fino all'ultimo: è grazie a lui se sono ancora qui".

 

LA REPUBBLICA
8 GENNAIO 2013

Animali: Modena, polizia provinciale salva capriolo caduto in dirupo

Modena - Un capriolo, caduto in un dirupo vicino ad un torrente della zona di Pian del Falco a Sestola, e' stato salvato nei giorni scorsi dai volontari del centro fauna selvatica 'Il Pettirosso' di Modena e da due agenti della Polizia provinciale, intervenuti su segnalazione di un cittadino che aveva avvistato l'esemplare in difficolta'. Agenti e volontari hanno recuperato l'animale, una femmina di circa 2 anni, ormai allo stremo delle forze per le gravi fratture. Ora il capriolo e' curato dai veterinari nella sede del Centro di via Nonantolana. Si tratta solo di uno dei numerosi interventi di questi ultimi giorni effettuati dai volontari per salvare animali selvatici in difficolta' in diverse zone della provincia. Il centro opera sulla base di una convezione con la Provincia di Modena. Per le segnalazioni e richieste di intervento sono attivi, 24 ore su 24, i numeri telefonici 3398183676 e 3393535192, oppure e' possibile chiamare anche il 118.

 

GEA PRESS
8 GENNAIO 2013

Foie gras: ancora rinvii dall’Europa
Botta e risposta tra l'On.le Zanoni ed il Commissario Tonio Borg. Zanoni: basta deroghe, subito il divieto totale.

Quasi una lavata di mani. La Commissione europea, rispondendo all’interrogazione di Andrea Zanoni sulla produzione di fegato d’oca, rimanda al rispetto delle norme nazionali. Quali regole, però? Quelle che consentono ad esempio a Francia e Spagna di continuare a produrre il fegato grasso, frutto di una vera e propria tortura alle povere oche. Per l’On.le Zanoni la risposta della Commissione, fornita dal Commissario Tonio Borg, è del tutto insufficiente.
“La produzione del fegato d’oca non va disciplinata ma vietata del tutto – ha riferito l’On.le Zanoni – perché si tratta di una pratica barbara e immonda indegna di un continente civile come l’Europa”. L’eurodeputato IdV e vice presidente dell’Intergruppo Benessere degli Animali al Parlamento europeo,  ha aggiunto come “la tradizione culturale non può andare a detrimento del benessere degli animali“.
Nella risposta fornita a Zanoni, il Commissario Tonio Borg sostiene però come “la produzione di fegato d’oca è disciplinata da specifiche norme dell’Unione sul benessere degli animali in base alle quali essa può essere effettuata soltanto quando sia prassi corrente e unicamente nel rispetto delle norme di diritto nazionale”. Un assunto che ovviamente non trova d’accordo l’On.le Zanoni e la collega tedesca liberal democratica Nadja Hirsch coofirmataria dell’atto. “Ma quale benessere? – irrompono i due Europarlamentari – l’intero procedimento di allevamento delle anatre è basato sulla nutrizione forzata quindi contraria ad ogni logica di benessere”, incalza Zanoni.
Francia ed Ungheria, con la scusa della tradizione culinaria, sono i principali consumatori di fegato d’oca.  “Il problema – ha concluso Zanoni -  è che, come ammette la stessa Commissione, il trattato sul funzionamento dell’Unione europea non dà una definizione di tradizioni culturali, patrimonio regionale e riti religiosi. In questo modo continuano ad essere ammesse pratiche barbare come il foie gras, la caccia in deroga e le macellazioni per riti religiosi. L’Europa si deve liberare di questo giogo medievale e proibire esplicitamente tutte le forme di allevamento e le attività che nuocciono palesemente agli animali”.
Zanoni, la Hirsch e altri sei eurodeputati di altri Paesi hanno organizzato recentemente una conferenza al Parlamento europeo per aiutare il consumatore ad aprire gli occhi e chiedere alla Commissione una legge di civismo che bandisca quest’assurdità (vedi video)
VEDI VIDEO:
http://www.geapress.org/allevamenti-2/foie-gras-ancora-rinvii-dalleuropa/38390

 

GEA PRESS
8 GENNAIO 2013 

Pistoia – il circo con gli animali va via senza spettacoli
Il Presidente dei Verdi della Toscana: subito una legge che vieti gli animali nei circhi - modello "Pistoia" da esportare.

Si è conclusa la vicenda del circo di Vienna attendato a Pistoia. Niente autorizzazione agli spettacoli nonostante  più volte la Commissione Pubblici Spettacoli del Comune si è riunita per vagliare le rimostranze dei circensi. Anzi, secondo Lorenzo Lombardi presidente dei Verdi Toscana, chi ha fatto lavorare per più volte quella Commissione, dovrebbe ora pagare le spese. Detta così sembrerebbe che il riferimento sia diretto proprio ai circensi. Il circo, intanto, non ha svolto neanche uno spettacolo ed in questi giorni è in corso il trasferimento in altra città.
“Ringrazio il Sindaco con il quale più volte mi sono sentito in questi giorni – ha riferito Lombardi a GeaPress – Abbiamo offerto ai circensi ogni soluzione possibile ai problemi sollevati, dal mangiare che dicevano di non avere più disponibile fino agli animali che sarebbero stati così penalizzati. Il motivo di fondo – aggiunge Lombardi - rimaneva sempre quello: non  ottemperavano all’Ordinanza del Comune che vieta gli spettacoli con gli animali“.
Ordinanza che, sebbene interessi anche altri settori, è stata voluta dallo stesso Lombardi proprio per il problema legato alla detenzione degli animali nei circhi. Lombardi, intanto, prende atto della vittoria e ringrazia anche la Commissione e la Polizia Municipale. Ricordiamo, infatti, che per fare rispettare il divieto, la Polizia Municipale è dovuta recarsi proprio innanzi al circo.
“La nostra è una regola di civiltà – aggiunge Lombardi – condivisa da tutti ed anche per questo da rispettare. A Pistoia come in altre realtà“. Il progetto di Lombardi, infatti, è di esportare il  “modello” Pistoia anche in altre città. In questi giorni altre amministrazioni si sono interessate al problema e grazie alle associazioni animaliste che coadiuvano l’attività di Lombardi, sono sorti nuovi contatti. “I circhi senza animali devono essere sostenuti – ha aggiunto Lombardi – E’ inconcepibile che lo Stato destini ancora una quota del Fondo Unico dello Spettacolo per una attività tanto contestata. Mi auguro – ha concluso Lombardi – che la prossima legislatura arrivi finalmente all’approvazione di una legge che vieti l’uso degli animali nei circhi. Il fiorire di tante Ordinanze non può che testimoniare un desiderio di cambiare e di questo il legislatore dove tenerne conto“.
Intanto, per la prima volta, il circo a Pistoia non ha potuto svolgere gli spettacoli. Trattandosi di Commissione tecnica è verosimile, però, che potessero essere sorti altri impedimenti ma la regola della città, niente animali nei circhi, è stata fatta rispettare.

 
IL TIRRENO
8 GENNAIO 2013
 
Attentati a circhi, università e anche locali
 
A metà dicembre, a Moncalieri, 7 camion del circo di Moira Orfei sono stati attaccati: 35 pneumatici sono stati perforati. Una decina di mesi prima, la notte fra l’8 e il 9 febbraio, il circo Orfei-Errani era stato vandalizzato a Latina «con la speranza di aver creato più danni possibile agli organizzatori». Ad assalire le carovane circensi, anonimi difensori degli animali. Vandali che, in Italia e nel mondo, compiono azioni più o meno violente contro circhi, macellerie, caseifici a nome di un non meglio precisato “Fronte di liberazione degli animali”. In realtà, Alf - Animal liberation front - non è un’organizzazione vera è propria. Più che altro, è un “cartello” con una rivista e un sito di riferimento, “Back bite magazine” (localizzato in Florida, a Palm Beach), dove i seguaci (qualcuno li definirebbe criminali) possono postare foto e video, con le descrizioni delle loro azioni di liberazione. Fra le ultime ci sono anche quelle del commando che da ottobre a dicembre ha agito in Toscana e che è stato appena sgominato dalla polizia. Ma in Italia gli attivisti che si identificano con Alf sono assai di più: ci sono, ad esempio, gli “Imbrattatori della notte” che, a metà dicembre, dopo essersi finti studenti, si sono intrufolati in una facoltà di Roma dove si pratica la vivisezione su topi e roditori. Non potendo liberare pesci e roditori, nottetempo hanno imbrattato la facoltà di con scritte di vernice rossa, Sempre a Roma il 24 novembre sono state sabotate centinaia di trappole per topi, mentre a Cesena, il 31 dicembre sono state riempite di colla le toppe delle porte di tre macellerie, mentre gli attentatori hanno lasciato volantini contro i boia degli animali. Sul sito americano ci sono anche azioni meno cruente,come quelle degli attivisti di “Essere animali” che liberano le galline dagli allevamenti intensivi. In compenso, c’è pure una sezione sui “prigionieri politici”, fra i quali al momento non figurano ancora martiri italiani. Ci sono, però, molti stranieri condannati (anche a molti anni di prigione) o accusati di aver bruciato locali o di aver organizzato attentati nel nome della liberazione di animali. Tuttavia - evidenzia Bach bite magazine - il sito non pubblica «notizie di azioni il cui intento sia quello di ferire persone».
 
IL TIRRENO
8 GENNAIO 2013
 
Animali investiti: la norma
 
GROSSETO - «La norma che introduce l'obbligo di soccorrere gli animali investiti è una norma di civiltà, ma era già stata introdotta dal codice della strada del 13 agosto 2010». Così il presidente della Lav di Grosseto, Giacomo Bottinelli, commenta l'entrata in vigore da giovedì del decreto attuativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che equipara lo stato di necessità di trasporto di un animale ferito a quello delle persone. «I casi più frequenti di cui ci occupiamo - dice Bottinelli - riguardano animali selvatici che vengono investiti dagli automobilisti. La norma non riguarda solo cani e gatti». La Lav mette a disposizione degli utenti il numero 328-563 9980 da contattare per sapere cosa fare e a chi rivolgersi in caso di necessità.
 
LA NUOVA SARDEGNA
8 GENNAIO 2013 
 
 
Cani da caccia salvati dai vigili del fuoco
 
SASSARI - Tre cani da caccia sono stati salvati dopo quattro ore di intervento da parte di una squadra dei vigili del fuoco del comando provinciale. I tre segugi - Nichita, Anacleto e Jagor - erano finiti in un dirupo, domenica mattina, mentre inseguivano un cinghiale nella Valle dei ciclamini, in territorio di Muros. I cacciatori avevano tentato di recuperare i cani ma ogni iniziativa si era rivelata vana, tanto che a tarda sera le ricerche erano state sospese perchè gli animali non rispondevano più ai richiami dei proprietari. Ieri mattina le ricerche sono riprese nello stesso punto dove erano state sospese domenica e - grazie anche alla collaborazione di due cacciatori della compagnia di Ossi - è stato possibile localizzare il luogo esatto dove i segugi erano precipitati. I vigili del fuoco si sono calati in condizioni particolarmente difficoltose e utilizzando corde e scale hanno raggiunto i cani che sono stati portati in salvo. Commovente la scena dell’incontro dei tre segugi con i loro padroni, ma anche la riconoscenza degli animali nei confronti dei vigili del fuoco, attorno ai quali Nichita, Anacleto e Jagor hanno gironzolato a lungo. L’operazione di soccorso si è conclusa dopo circa quattro ore di lavoro in un territorio particolarmente impervio e complesso e dove sono necessarie misure di sicurezza importanti per evitare conseguenze anche per le persone. La vicenda è terminata nel migliore dei modi e i cani sono tornati a casa sani e salvi.
 
IL TIRRENO
8 GENNAIO 2013  
 
Alice, donna con il fucile «La caccia è adrenalina»
 
di Gabriele Baldanzi
 
GROSSETO - In Maremma sono circa duecento le donne cacciatrici. E rivendicano il diritto alla loro passione portandola in mezzo agli altri, facendola conoscere e pretendendo rispetto. Dall'avvocato Paola Diani alla casalinga Elisa Cioni (al debutto quest'anno, già presente nelle classifiche del referendum “Vota il migliore”). Di recente la rivista on line Big Hunter ha dedicato ampio spazio ad Alice Bianchini, 20 anni, grossetana, che ricopre il ruolo di responsabile del settore donne per la Federcaccia di Grosseto. È - in pratica - la leader delle doppiette rosa. «Sono cacciatrice da due anni - racconta - e il porto d'armi è stata la prima cosa che ho preso appena raggiunta la maggiore età, prima a ncora della patente». Alice, diplomata al liceo scientifico di Castel del Piano, lavora per la Fidc e contemporaneamente porta avanti, insieme alla famiglia, un'azienda agricola vicino a Porrona, il podere di famiglia. Da 3 anni si dedica a ogni tipo di attività venatoria, dalla caccia al fagiano con il suo setter inglese Mosè, alla migratoria, ma soprattutto al cinghiale con la squadra di Montenero d'Orcia. «La mia è una famiglia di appassionati. È stato mio padre a trasmettermi la febbre. Fin da ragazzina mi portava con sé alle battute di caccia al cinghiale. Da allora ho adorato ogni cosa della caccia e il sabato e la domenica non vedo l'ora di svegliarmi e andare nei boschi. Noi siamo una piccola squadra. Si uccidono una sessantina di animali all'anno. Il capocaccia è Alvaro Bartalucci. Non si va per la ciccia ma per divertirsi». E quest'anno Alice Bianchini ha già abbattuto tre animali, una decina da quando ha imbracciato il fucile per la prima volta. Alice non è un'integralista. «Sono consapevole che tra di noi ci sono anche cacciatori tutt'altro che impeccabili; la stragrande maggioranza, però, ha a cuore la natura, il territorio, il paesaggio. E lo rispetta. Quella dentro Federcaccia è un'esperienza interessante. Ho iniziato nel giugno scorso e posso dire di conoscere molte delle donne che vanno a caccia in Maremma. Siamo sempre di più e questo mi fa molto piacere». Alice può vantare una ventina di cani tra segugi addestrati per il cinghiale e quelli che prediligono penna e lepre, tra cui spicca Mosè. «Sì, ho una muta discreta, con cuccioli promettenti. Io, in battuta, seguo i cani e per me non c'è nulla di meglio che sentire l'abbaio dei miei ausiliari». Ma essere donna, a caccia, è uno svantaggio? «Per me non è stato così. Ho amato la caccia fin da piccola e nel tempo credo di aver dimostrato di meritare fiducia e rispetto». Infine confessa che un giorno le piacerebbe tramandare questa tradizione ai figli, «Come h a fatto mio nonno con mio padre e poi lui con me». La caccia per Alice non è solo sparare, ma un insieme di elementi importanti: sacrificio, amore per il cane, cultura, gastronomia, cose che non attecchiscono più. «Chi non pratica la caccia non sa cosa si prova a svegliarsi presto la mattina, sentire le canizze durante una battuta di caccia, vedere il cane da penna impegnato in un riporto. Ogni volta è un'emozione. Batte forte il cuore, l'adrenalina sale e alla fine è gioia, poterlo raccontare e condividere».
 

NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2013

KENYA, MASSACRATA NEL PARCO DI TSAVO UNA FAMIGLIA DI 11 ELEFANTI
Il KWS all'inseguimento dei bracconieri

Un'intera famiglia di elefanti, composta da 11 individui, è stata distrutta lunedì nel Tsavo National Park da una banda di bracconieri alla ricerca di avorio. Lo riferisce il Kenya Wildlife Service, i cui uomini stanno inseguendo i predoni.
Dopo averli ammazzati a colpi di fucile, i bracconieri si sono precipitati sugli elefanti, ne hanno staccato le zanne e si sono rapidamente allontanati.
Il parco di Tsavo, teatro della strage, è il più grande ecosistema ininterrotto del Paese ed ospita 13 mila elefanti. Una "tentazione" per gli abitanti dei poveri villaggi circostanti, che possono guadagnare somme enormi rispetto al loro normale reddito vendendo zanne di elefante ai trafficanti che riforniscono il mercato cinese e del sud-est asiatico.

 

MASTER VIAGGI
8 GENNAIO 2013

Bracconaggio: Uccisi 11 elefanti in Kenya
Si tratta del più grave attacco mai registrato, feriti anche alcuni guardiani del parco nazionale

Un gruppo di circa 10 bracconieri è riuscito ad intrufolarsi nel parco nazionale Tsavo Est, in Kenya, uccidendo un'intera famiglia composta da 11 elefanti e ferendo dei guardiani con colpi di arma da fuoco.
Secondo le autorità del paese, si tratterebbe del più grave attacco mai condotto dal 1989, anno in cui fu bandito il commercio d'avorio: in nessun'altra occasione negli ultimi 23 anni infatti si era mai registrato un numero così alto di uccisioni di animali.
Purtroppo, nel corso degli ultimi anni le attività di bracconaggio sono sempre più frequenti: stando ad alcuni portavoce del parco, la caccia è dovuta all'aumento della domanda d'avorio da parte del mercato dei gioielli dei paesi asiatici. 
Lo scorso Maggio, circa 360 zanne di elefante dal peso complessivo di 1.6 tonnellate sono state ritrovate nello Sri Lanka dopo essere partite dal porto di Mombasa. Ad Ottobre, invece, la polizia ha sequestrato in Tanzania un carico di 214 zanne dal valore complessivo di circa 1.32 milioni di dollari nascoste all'interno di bare riempite di fertilizzante. 

 

NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2013

MIAMI, "CAPRA E POLLO DECAPITATI IN SPIAGGIA PER UN RITO AFRICANO"
Le carcasse sono state ritrovate a South Beach

Due animali decapitati e gettati nella Biscayne Bay, poi portati via dall'acqua dietro un condominio di South Beach, domenica mattina, a Miami. Lo riferisce la CBS. La capra decapitata e il pollo sono stati ripescati dall'acqua da Richard Couto, del gruppo animalista Animal recovery mission. Il quale ha ipotizzato che gli animali sono stati uccisi come parte di un rituale di Santeria o Palo Mayombe.
Se la prima è una miscela di cattolicesimo e credenze religiose africane occidentale e ruota intorno al culto dei santi, i seguaci del secondo credo invocano gli spiriti dei morti.
Cuoto ha fatto sapere che Palo Mayombe sta diventando sempre più popolare nel sud della Florida. E ha poi spiegato che gli animali utilizzati in molti rituali sono vittime di trattamenti inumani e di morti crudeli: "Stiamo parlando di bestiole private di cibo e di acqua. Poi decapitate e infilate in sacchetti di plastica".
Nelson Reyes, agente di polizia di Miami, che tiene un corso per il dipartimento di pratiche religiose afro-caraibiche, ha detto al Miami Herald che il sacrificio potrebbe essere correlato al Voodoo haitiano, ma ha poi ammesso che è difficile capire perché gli altri elementi connessi con il rito sono stati lavati via.
In generale, ha detto Reyes, i polli decapitati sono associati ad un rituale di "pulizia", mentre capre, montoni o altri animali a quattro zampe lasciati senza testa sono il segno di un incantesimo lanciato da un effetto benefico.
Il sacrificio degli animali è legale ed è protetto dal primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Ma è illegale trattare gli animali in maniera disumana e disporre di loro in maniera inappropriata.

 

NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2013

EGITTO: 8 MILIONI DI ANIMALI SEPOLTI NELLA NECROPOLI DI SAQQARA
Soprattutto cani, per lo più appena nati

Otto milioni di mummie di animali. Soprattutto cani, ma anche alcuni gatti e manguste. A fare la scoperta un team internazionale di ricercatori nella necropoli di Saqqara, in Egitto. I cani, secondo i primi approfondimenti realizzati sulle ossa, sarebbero di diverse razze, anche se i resti non sono ancora stati accuratamente identificati.
"Gli studi rivelano che alcuni animali erano anziani, ma la maggioranza sono stati sepolti poche ore dopo la nascita", ha reso noto la squadra di scavo capitanata da Salima Ikram, professore di egittologia all'Università americana del Cairo.
Così come alcune persone accendono oggi candele nelle chiese e credono che la loro preghiera venga portata direttamente a Dio attraverso il fumo, anche gli antichi egizi erano convinti del fatto che lo spirito di un cane mummificato avrebbe portato la loro preghiera nell'aldilà, ha spiegato Ikram.
Il primo a scoprire le catacombe di Saqqara è stato l'egittologo francese Jacques De Morgan. Secondo i rapporti e le mappe da lui lasciati, nell'area ci sarebbero templi e cimiteri dedicati anche a babbuini, tori, mucche, falchi e gatti che si pensava avrebbero agito da intermediari tra gli uomini e i loro dei.

 

ANSA
8 GENNAIO 2013

Incidente di caccia, ucciso dal proprio fucile nel forlivese
Maneggiava l'arma in auto dopo una battuta al cinghiale

FORLI' - Un forlivese di 64 anni, Evandro Guardigli, e' stato ucciso da un colpo di fucile alla testa, partito dall'arma che maneggiava in auto dopo aver cacciato il cinghiale con 2 amici a Montalto di Premilcuore, sull'Appennino.
Saliti in auto per rientrare, Guardigli si e' seduto a fianco del guidatore tenendo il fucile fra le gambe, dopo aver estratto il caricatore, ma non si e' accorto di aver lasciato un colpo in canna. La caccia al cinghiale prevede cartucce a pallettoni e il colpo, centrandolo al capo, lo ha devastato. L'elicottero del 118 e' arrivato da Ravenna ma lui era gia' morto. (ANSA).

 
PISA TODAY
9 GENNAIO 2013
 
Gatto esploso: è ancora caccia ai responsabili del gesto
I vigili urbani stanno cercando qualche testimone del terribile atto. Balordi hanno messo in bocca al micio dei petardi e li hanno fatti esplodere: sul luogo della morte dell'animale schizzi di sangue
 
Ancora nessuna traccia dei balordi che la notte di Capodanno hanno fatto esplodere petardi in bocca ad un gatto in via Sant'Antonio a Pisa. L'amara scoperta era stata fatta da due fidanzati che hanno subito avvisato i vigili urbani. Probabilmente alcuni giovanissimi gli autori del terribile atto, ma le immagini delle telecamere non aiutano a rintracciarli. Naturalmente l'appello va a chi in quella notte di festa può aver visto qualcosa, anche un frammento del tragico gesto costato la vita in modo orribile ad un povero micio indifeso ed anche ad un topolino, investito con molta probabilità dall'esplosione. Intanto su Facebook è stato aperto un gruppo 'Un fiore o un pensiero per le vittime di Capodanno' per riunire il popolo del social network intorno a questa vicenda che speriamo non resterà impunita.
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2013
 
Cane violentemente bastonato – in carcere, ma per resistenza a pubblico ufficiale
Quando la previsione di pena, diventa uno spot di legge.
 
Condannato alla reclusione di due, tre, forse quattro mesi. Quante volte si è letto in un comunicato di tali “condanne” per maltrattamento o uccisione di animali? Per non parlare di chi riporta la previsione di pena senza null’altro specificare. “Rischia fino a 18 mesi” (maltrattamento), “rischia fino a 24 mesi di reclusione” (uccisione di animali). Vero, perché questo è scritto nella legge. In pochi però specificano che la “reclusione” non equivale a “prigione”, come da spot imperante specie dopo l’approvazione della legge 189/04. La colpa non è del Giudice e men che meno delle Forze dell’Ordine (entrambi i reati non con sentono l’arresto in flagranza), ma della legge e delle sue previsioni troppo basse.
L’ultimo caso arriva da Bologna e precisamente da Castel di Rio. Fatti avvenuti il primo gennaio ma resi noti solo ieri dai Carabinieri. Una persona già conosciuta, tanto che alla chiamata pervenuta al 112, gli stessi  Carabinieri, considerata la pericolosità dell’uomo, sono intervenuti in forze con due pattuglie. “L’ennesima denuncia“, così viene riportato nel comunicato dell’Arma. L’ennesima denuncia ai danni di un soggetto al quale si è dovuto pure minacciare l’abbattimento della porta di casa per poterlo raggiungere.
La vittima è un uomo, trovato steso in terra e brutalmente pestato. A quanto pare l’aggressore è noto in paese, tanto che vi sarebbero persone che ne temono le ritorsioni. C’è inoltre una seconda vittima. Un cane meticcio, magro e malnutrito, che risulterebbe maltrattato più volte. In ultimo una violenta bastonatura tanto da far dire ai Carabinieri di avere così aggiunto il reato di maltrattamento di animali ad una sorta di ”collezione“.
I reati ora contestati riguardano le lesioni personali, violenza privata, omissione di soccorso aggravato e ubriachezza abituale. Volendo fare un raffronto con chi annuncia quasi equivalenze di “prigione” per il maltrattamento di animali, basti dire che trattasi in alcuni casi di reati pesanti. Il soggetto è stato tradotto in carcere ma non per i reati contestati il primo gennaio e men che meno per l’effimero maltrattamento. Un ordine di custodia cautelare arrivato il giorno dopo. Resistenza a Pubblico Ufficiale, fatto commesso nel 2011. Forse qualcosina, il maltrattamento di animali, potrà incidere sul cumulo totale della pena, visto che dal comunicato dei Carabinieri sembrerebbe potersi dire che trattasi di un pregiudicato. Se queste, però, sono le condizioni per realizzare lo spot di legge, andiamo bene.
Dunque diffidate dalle imitazioni del termine “prigione”. Quando questa parola vi sembra apparire tra le righe di un comunicato che annuncia  “arresto” (come negli ancora più deboli reati venatori) o “prigione”, chiedete che venga anche specificata qual è la potenziale pena detentiva (…e che non sia, peraltro, alternativa). Viceversa è un po’ come parlare di un milione di posti di lavoro.
 
IL GIORNALE DI VICENZA
9 GENNAIO 2013
 
Bocconi mortali, caccia al killer
MALO (VI). Ennesimo episodio denunciato alla polizia locale. Si teme che l'autore abbia già colpito in precedenza nella zona
Wurstel usato come esca, ma il labrador ci ha solo giocato. La carne al topicida è stata fatta esaminare da un veterinario

Claudia Ruggiero

 
Veleno per il cane che abbaia. C'è una recente denuncia presentata al Comando di polizia locale. Prima i wurstel con dentro polpette di veleno, poi solamente wurstel. Probabilmente con l'obiettivo di abituarlo ad ingoiare il pericoloso preparato ed ammazzarlo. Una tecnica studiata che presuppone premeditazione e accanimento. Si tratta di un altro vile episodio di avvelenamento nei confronti degli animali. Questa volta, fortunatamente, solo tentato. È successo in via Nievo dove da tempo diversi cittadini lamentano il disturbo arrecato da un labrador adulto: il problema sarebbe il continuo abbaiare dell'animale. Precedentemente alla tentata intossicazione, denunciata ai carabinieri della stazione di Malo, alla polizia locale era giunta la segnalazione della seccatura che provocherebbe questo cagnolino. Fatto in seguito al quale i vigili urbani erano usciti per verificare la situazione. I vicini di casa erano tutti concordi nel dire che il cane abbaiasse ad ogni ora del giorno - spiega la comandante della polizia locale Nadia Fochesato - ma d'altro canto tutti si sono definiti amanti degli animali e condannano quello che è successo». Abituato a mangiare croccantini per cani, il cucciolotto non era riuscito ad ingerire le esche di veleno contenute nella carne: si era limitato ad annusarle e a giocarci insieme. Fatte esaminare dal veterinario le esche sono risultate essere veleno per topi. Lo spavento per i proprietari del cane pareva essere passato quando, appena qualche settimana dopo, di nuovo pezzi di wurstel in giardino. Stavolta senza veleno. «Elemento che fa pensare che vogliano abituare il cane a mangiare la carne - continua Fochesato - dentro cui potranno mettere quello che vogliono e porre fine ai loro problemi. Ovviamente non è questo il modo di risolvere un disturbo, per non parlare del vergognoso gesto che credo si commenti da solo». Nei mesi scorsi, a Malo, altri casi di avvelenamento ai danni di cani e gatti si sono verificati in via Capovilla e Muzzana. Il metodo utilizzato è sempre quello delle polpette avvelenate, tanto dal poter ipotizzare che dietro ci possa essere la stessa mano assassina o comunque un gruppo di persone collegate fra loro e poco disposte a sopportare chi abbaia. . La legge è severa con chi maltratta gli animali: prevede una sanzione da 3 a 15 mila euro e la reclusione da 3 mesi a 1 anno, pene che vengono raddoppiate se l'animale muore.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
9 GENNAIO 2013
 
Un altro cane ucciso con il veleno

Antonella Goldoni

 
CASALMORO (TV) - Un altro cane avvelenato a Casalmoro. L’ultimo meticcio trovato ucciso sotto un porticato, è Nerina. Il proprietario l’altra sera ha lasciato come d’abitudine che raggiungesse, durante la sua assenza serale di un paio d’ore, i cani del vicino in una corte da cui lo divide un campo. Il vicino verso le 23 ha sentito abbaiare tutti e tre i cani nel cortile: è uscito a calmarli ma questi hanno continuato. Nerina non è più tornata a casa, e il padrone si è preoccupato moltissimo. È stato il cane del vicino, l’indomani, a trovarla senza vita e a richiamare l’attenzione del suo padrone, continuando a girarle intorno e ad abbaiare. Era morta avvelenata. Il vicino, una volta capito quello che era successo, in lacrime ha dovuto telefonare al padrone di Nerina per dargli la notizia. Ma non è tutto: è sparito anche uno dei suoi cani e si teme che possa aver avuto la stessa sorte di Nerina. All’uomo, solo e vedovo, in poco più di un anno sono stati avvelenati ben quattro cani e la stessa Nerina, la primavera scorsa, era stata avvelenata un’altra volta, ma fortunatamente era stata salvata dal pronto intervento del veterinario asolano Parisio che allora aveva sottolineato il tentato avvelenamento del meticcio con il lumachicida. A quell’episodio di primavera, la stessa sera, ne erano seguiti diversi, vittime sempre meticci nella stessa zona, e lo stesso vicino di casa di Fusi aveva perso due cani, anche loro avvelenati. Il padrone di Nerina vuole denunciare pubblicamente questi episodi sottolineando che «sicuramente non verrò mai a sapere chi sia stato a fare un gesto tanto incivile, ma voglio ricordare che ogni cattiveria fatta ad ogni singolo animale verrà un giorno giudicata da qualcuno che sta al di sop ra di noi». La sorella Katia Fusi fa notare che ormai questi gesti non sono più casi sporadici. «Questi veleni possono diventare un pericolo ancor più grande anche per i bambini che sono soliti giocare in queste corti».
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2013 
 
Udine – deteneva 70 gatti in casa – la Cassazione conferma la condanna
Incuria come forma di abbandono - grazie a questa interpretazione è arrivata la condanna.
 
Nuova Sentenza della Corte di Cassazione che ha ritenuto doversi includere nel reato di abbandono (art. 727 Codice Penale) anche il concetto di incuria. La Corte già nel maggio dello scorso anno si era espressa in tal senso (vedi articolo GeaPress ). Ora una nuova conferma.
I Giudici della Terza Sezione Penale, Presieduta dal dott. Mario Gentile, hanno così confermato, con Sentenza 2803/2012 la condanna di primo grado, per violazione dell’art. 727 C.P. e 674 C.P. (getto pericoloso) nei confronti di una donna di Udine. L’imputata, all’epoca condannata dal Tribunale al pagamento di una ammenda di 4000 euro (pena sospesa), deteneva in condizioni igieniche quantomeno precarie, ben settanta gatti all’interno della sua casa. Considerato lo stato di diffusa sporcizia, ai patimenti dei poveri mici si aggiungevano quelli dei vicini. Questo nel momento in cui la donna apriva la finestra.
Fatti che farebbero pensare più ad un maltrattamento che non all’abbandono. Il primo più potente reato, punito dall’art. 544/ter del Codice Penale, vale però solo per le condotte dolose (occorre cioè la volontà di maltrattare). La Corte di Cassazione ha per fortuna confermato la tesi del Tribunale di Udine che, nel condannare la signora, ha tenuto in considerazione un concetto “ampio” di maltrattamento. Non solo, cioè, sevizie, torture e crudeltà (ex art. 544/ter) ma anche comportamenti dolosi di abbandono ed incuria. Grazie a questa interpretazione la donna è stata condannata, sebbene con un reato di semplice contravvenzione.
 
RADIO ROMBO
9 GENNAIO 2013
 
Trani (BT), animali sfortunati: muoiono otto pappagalli nella voliera della villa comunale
 
Dopo i cani, i pappagalli. Non è un momento fortunato per gli animali a Trani, ma, in questo caso, le circostanze della morte dei volatili sono completamente diverse da quelle descritte ieri per il raccapricciante caso di via Duchessa d’Andria. Il problema, invece, è avvenuto in cattività, all’interno della voliera della villa comunale, al cui suolo sono caduti, a quanto s'è appreso, otto esemplari delle specie in essa custodite.
Da verificare, a questo punto, sia le cause dello spiacevole episodio, sia le modalità con cui il gestore sta rendendo alla collettività il servizio di custodia e manutenzione della voliera pubblica, che aveva ripreso ad animarsi soltanto lo scorso anno dopo un lunghissimo periodo di tempo in cui era rimasta desolatamente vuota.
 
TIO.CH
9 GENNAIO 2013 
 
CANTONE
Animali maltrattati: ecco il "cane della vergogna"
Sconcertante ritrovamento in una casa del luganese. Il Cantone: "Non è un caso isolato, segnalazioni di maltrattamenti in aumento". In un video le tristi immagini di un animale ridotto in fin di vita
 
Articolo di Patrick Mancini
 
LUGANO (Svizzera) – Un cane quasi completamente privo di pelo, con la rogna, con piaghe e ferite sparse un po’ in ogni angolo del corpo. Era costretto a dormire in uno spazio ridotto, al freddo, tra i suoi escrementi. Il suo padrone, residente in una località del luganese, spesso lo lasciava senza cibo e lo trascurava. A salvarlo sono stati i volontari dell’associazione ‘Angels 4 animals’. Che oggi denunciano: “Il caso era già stato segnalato diverse settimane fa dai vicini sia al veterinario cantonale, sia alla protezione animali. Ma nessuno è intervenuto. A quel punto hanno chiamato noi. Siamo riusciti a salvare il cane in tempo, non avrebbe resistito ancora a lungo in quelle condizioni”.  
Immagini forti - Parole durissime, documentate da un video sconcertante. Immagini forti, che non lasciano spazio all’interpretazione, in cui si vede l’animale barcollante che a malapena riesce a reggersi in piedi. Lo hanno già ribattezzato il ‘cane della vergogna’. E il caso non è isolato. “Le segnalazioni riguardanti gli animali domestici maltrattati sono in aumento – spiega Luca Bacciarini, dell’Ufficio del veterinario cantonale –, ne riceviamo almeno 1-2 a settimana. Forse anche perché è aumentata la sensibilità nei confronti degli animali”.
Un caso noto - Per quanto riguarda il caso specifico sollevato da ‘Angels 4 animals’, all’Ufficio del veterinario cantonale non si nascondono. “Era una situazione nota da tempo. Siamo già intervenuti più volte presso il proprietario, la stessa cosa ha fatto l’autorità comunale. Proprio in queste settimane era stato programmato l’ennesimo controllo”. Bacciarini spiega come sia difficile intervenire e risolvere in tempi brevi questi casi. “Se la situazione è oggettivamente grave, si interviene subito, anche con il sequestro dell’animale. Di solito però si ordina al proprietario di ripristinare una tenuta corretta degli animali e solo se questo non viene fatto si prendono ulteriori misure. Noi dobbiamo in ogni caso muoverci all’interno della legalità. Anche in questi casi il proprietario di animali ha il diritto di contestare le misure e di ricorrere contro di esse”.
Una legge che limita l’azione - In poche parole, di regola non si può andare a casa di una persona e portargli via subito l’animale. “C’è un iter da seguire. Per le nostre attività di controllo possiamo collaborare con l’autorità comunale, affidando l’azione alle società di protezione degli animali, tramite ispettori o nostri collaboratori. Anche le società per la protezione degli animali devono operare rispettando la legge, inoltre non possono intervenire direttamente sequestrando un animale, perché non hanno funzione di ‘organo di polizia’ come i nostri collaboratori”.
Cane in cerca di un padrone – Secco il commento dei volontari di ‘Angels 4 animals’: “C’è troppa burocrazia. La nostra è un’associazione privata, noi il cane lo abbiamo portato via in mezzora e con il consenso del padrone”. Per la cronaca, il cane salvato nel luganese attualmente si trova presso una famiglia affidataria ed è in cerca di un nuovo padrone.  
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2013
 
Avellino – un Pitone per San Silvestro
L'esperto: quell'animale ha rischiato di morire.
 
GEAPRESS – Al freddo, abbandonato su un marciapiede di Avellino nella serata del 31 dicembre scorso. Il pitone, con una temperatura esterna di circa tre gradi, attendeva così la morte. Era stato abbandonato all’interno della sua teca.
Ad accorgersi di lui alcuni passanti che hanno provveduto ad avvisare la Polizia Municipale. Da qui l’emergenza è stata smistata agli esperti del Corpo forestale dello Stato che hanno provveduto al recupero del  Pitone che è stato poi consegnato a Giuseppe Fanelli (nella foto) volontario di Avellino ed esperto di recupero di animali. Per un decina di giorni, il serpente, lungo circa 50 centimetri, è stato accudito dallo stesso Fanelli prima della consegna ad un Centro specializzato.
“Un pitone – ha dichiarato Giuseppe Fanelli a GeaPress – ha bisogno di temperature ben più alte rispetto a quelle della notte di Avellino, per non parlare di una adeguata umidità“. Un abbandono che al di là dello sepcifico reato, rasenta dunque anche il maltrattamento. E’ chiaro, infatti, che se senza un solerte recupero, l’animale sarebbe morto di li a poco. Del resto, riferisce Fanelli, il seprente si presentava già  completamente intorpidito.
Purtroppo abbandoni di questo genere avvengono sempre più di frequente in tutta Italia. Animali venduti per fini commerciali ed in mani spesso inesperte. Quando la gestione inizia così a diventare problematica, c’è chi provvede, sbarazzandosene. In alcuni casi, in genere  durante la bella stagione (quando cioè vengono esposti al sole) si può invece trattare di fughe. Fatto quest’ultimo, evidentemente impossibile per Avellino, visto che il Pitone è stato trovato all’interno della sua teca.
 
LA PROVINCIA DI COMO
9 GENNAIO 2013  
 
Salvato un capriolo bloccato dalla funicolare
 
BRUNATE (CO) - Un capriolo è rimasto imprigionato ieri mattina in un buco, una sorta di pozzo, di fianco alla linea della funicolare, ed è stato posto in salvo
dalla polizia provinciale.L'allarme è stato lanciato verso le 5,45 dagli addetti della funicolare, che durante la corsa di prova, a metà del percorso hanno avvistato quattro o cinque caprioli sulla massicciata. All'avvicinarsi della vettura gli animali si sono dati alla fuga, ma uno, un giovane maschio, è caduto in un buco poco visibile e non è più riuscito a uscirne.
L'animale è stato imbragato ed estratto dal pozzo, quindi subito lasciato libero.
 
IL SECOLO XIX
9 GENNAIO 2013
 
Capriolo in mare, salvato
 
Savona - Un capriolo, finito in mare a Bergeggi (Savona) è stato salvato dai vigili del fuoco. L’animale è stato visto nuotare a Torre del Mare, vicino all’isola di Bergeggi ( foto ). Subito i vigili del fuoco sono intervenuti e l’hanno “ripescato”.
Una volta assicurati che il capriolo stesse bene, i pompieri l’hanno riportato nel bosco dove è stato liberato. Non è la prima volta che animali selvatici si rendono protagonisti di episodi del genere e in tutti i casi sono sempre stati soccorsi dai vigili del fuoco.
 
ECO NOTE
9 GENNAIO 2013
 
Gara di crudeltà a MasterChef
 
“Basta, avete stufato“, “Bla bla bla“, “Non avete niente di meglio da fare?“, “Siete ridicoli voi animalisti“, “Voi mangiatori di radicchio“, ecco come da copione scade una discussione in difesa degli animali, in questo caso nata per contestare un pessimo show andato in onda di recente nella 3a puntata di MasterChef Italia.
Astici, questo l’ingrediente speciale della prova in cucina. Peccato che questi animali fossero vivi e nessuno dei concorrenti e dei conduttori si sia posto il minimo problema per evitare loro inutili sofferenze. Semplici oggetti da cuocere (vivi) lentamente, ecco cos’erano per tutti i presenti, molti dei quali impreparati su come utilizzarli e cucinarli. Prelevati dalla vasca come giocattoli; Cracco, in aiuto ad una concorrente che non riesce a far stare l’astice nella pentola piena d’acqua bollente, la invita a spezzare le chele così come si spezzerebbe un ortaggio; un concorrente, veterinario di professione, s’improvvisa creativo e lega un astice ad un mattarello per non scadere nella banalità; una ragazza lo mette in padella con un filo d’olio bollente; un’altra lo taglia a metà staccandogli la coda.
Tra smorfie, battute e risate è andato in onda uno spettacolo fatto di indifferenza, sadismo, sofferenza e morte.
Non si sono fatte attendere, grazie a Dio, le critiche sulla pagina di Facebook di MasterChef, da parte di chi ancora una morale ce l’ha. Tra questi molti animalisti e vegetariani, ma anche onnivori dispiaciuti di tanta inutile crudeltà. I messaggi non sono però piaciuti agli spettatori “dell’altra sponda” che hanno risposto seccatamente e volgarmente, offendendo, invitando a cambiar canale, e via così. La questione degli astici è andata velocemente in secondo piano, e si è passati agli attacchi personali, con offese mirate ad incendiare gli animalisti. Si è dato così il via ad un triste teatrino, fatto di qualunquismo e provocazioni, indice di ignoranza ed inciviltà, dimostrando quanto ancora siamo incapaci di confrontarci e di rispettarci.
Ma al di là delle volgarità e della stupidità di alcune persone, quanto più preoccupa e infastidisce è l’indifferenza nei confronti della sofferenza e la mancanza di rispetto per la vita. Perché per quanto gli animali possano apparire ai più inferiori all’uomo, sono pur sempre esseri viventi, capaci di provare emozioni, paura e dolore.
Poco c’entrano quindi l’animalismo ed il vegetarianesimo: uccidere per nutrirsi può anche essere accettabile, ma provocare sofferenza e morte per fare spettacolo è da bestie.
Ci piace definirci esseri superiori, intelligenti, culturalmente avanzati, e allora dimostriamolo.
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2013
 
SICILIA, LAV DENUNCIA ALLEVAMENTO ABUSIVO RIPRESO DA "STRISCIA"
Da valutare anche le omissioni delle autorità
 
Ieri sera, in un servizio su "Striscia la notizia" di Canale 5 (http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?16603), Edoardo Stoppa (Striscia la Notizia) ha rivelato l'esistenza di un allevamento abusivo di pecore nell'abitato di Partanna (Trapani). Palesi le condizioni di abbandono e maltrattamento degli animali, una pecora era morente, due agnellini erano in una piccolissima gabbia, così come era palese la loro mancata identificazione secondo legge. Una situazione incredibile sulla quale Sindaco e Servizio Veterinario pubblico non possono aver chiuso gli occhi per anni permettendo peraltro la vendita di carni non controllate.
La Lav ha deciso quindi di presentare una denuncia alla Procura della Repubblica di Trapani per reprimere il reato di maltrattamento di animali previsto dal Codice penale e ha chiesto l'immediato sequestro della struttura ai Carabinieri NAS.
Altrettanto grave, e quindi oggetto della stessa denuncia della Lav, la risposta che Edoardo Stoppa ha ricevuto al telefono dalla Polizia locale e ha mandato in onda: "Noi non possiamo intervenire perché abbiamo avuto direttive di non intervenire per ora. Non è che siamo autonomi e possiamo fare quello che vogliamo". Eppure vi è l'obbligo, per ogni operatore di Polizia, sulla base del Codice di procedura penale, di intervenire e reprimere i reati a danno degli animali al pari di ogni altro reato e dunque premesso che non era certamente libera scelta opzionale per l'interlocutore della Polizia locale decidere se intervenire o no a fronte di una denuncia non anonima e chiara e palese (come non è scelta opzionale tutti i giorni per qualsiasi altro organo di Polizia decidere e scegliere se intervenire o meno in questi casi) la Lav denuncia l'interlocutore della Polizia locale per il dichiarato omesso intervento dopo la denuncia segnalata da Stoppa.
In questa denuncia si chiede di far accertare alla Procura se il mancato intervento è iniziativa personale dell'interlocutore al telefono registrato da "Striscia la notizia" e - dunque - se l'omissione debba essere soltanto a lui addebitata o se invece, cosa ancora più grave, corrisponde al vero che - come ha inoppugnabilmente dichiarato - il Comandante abbia dato espressa disposizione per non intervenire (nel qual caso naturalmente la denuncia si estenderebbe automaticamente e a maggior ragione anche a carico del Comandante). La Lav chiede alla Procura della Repubblica di Trapani di valutare oltre al reato di omissione di atti d'ufficio, anche l'ipotesi di reato prevista dall'articolo 40 secondo comma del Codice penale chiamando a rispondere l'interlocutore e/o altri in concorso con il soggetto autore del reato di maltrattamento stesso in quanto tale articolo del codice penale prevede espressamente che un pubblico ufficiale che non interviene per reprimere un fatto, un reato che ha il dovere di reprimere, entra in concorso con il fatto illecito stesso insieme agli autori del reato che non ha represso.
La Lav sistematicamente procede a denunciare alle competenti Procure della Repubblica tutti quegli organi di polizia giudiziaria ai quali i cittadini si rivolgono per denunciare reati a danno di animali in flagranza ed essi organi rifiutano in modo omissivo il proprio intervento per reprimere gli stessi reati a danno degli animali. Esistono leggi da applicare e non ci sono reati di serie A e di serie B.
 
ATTUALISSIMO
9 GENNAIO 2013
 
Bracconaggio fa tre vittime fra i cani vicino Cagliari
A Poggio dei Pini, in Sardegna, tre poveri cani sono caduti vittime di trappole innescate dai bracconieri in zona. Immediato l'intervento della Forestale.
 
Giorgia Martino
 
L’allarme bracconaggio in Sardegna non si riversa esclusivamente come tragico impatto sull’ecosistema e sulle specie protette, ma anche sui cani che in zona si aggirano ritrovandosi nelle trappole appostate dagli illeciti cacciatori (sempre che la caccia permessa voglia essere considerata un’attività eticamente lecita). Il caso più recente ed eclatante si è verificato a Poggio dei Pini, vicino Cagliari, dove ben tre cani, un beagle, un meticcio e un segugio, sono stati vittime delle trappole poste dai bracconieri proprio vicinissimo al centro abitato. I latrati disperati dei cani hanno richiamato l’attenzione di alcune persone che abitavano lì vicino, e che dunque hanno avvisato la Forestale, che si è ritrovata davanti la scena dei tre poveri cani con la testa infilata nei nodi scorsoi delle trappole seminate. Oltre a quelle trappole, ne sono state trovate altre 18 in zona, che potevano risolversi in tragedia per altri malcapitati. Purtroppo, però, sembra che questa tendenza a innescare trappole d’acciaio non sia assolutamente una novità nella zona di Poggio dei Pini.
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2013
 
Cagliari – operazione antibracconaggio della Forestale – individuato chi ha minacciato i volontari
Migliaia di trappole ad infestare i sentieri
 
Operazione  antibracconaggio del Corpo Forestale della Regione Sardegna, portata a termine nelle oasi di protezione faunistica del cagliaritano. Le attività di polizia hanno condotto all’individuazione e denuncia di alcuni soggetti, tra i quali pure il presunto responsabile di aggressioni e minacce ad alcuni attivisti di LAV e LIPU impegnati, lo scorso dicembre,  nei campi antibracconaggio.
Gli interventi della Forestale si sono concentrati  nelle zone montane del  basso Sulcis ed hanno visto l’impiego del personale della stazione Forestale di Capoterra coordinato dal Servizio Ispettorato Territoriale  di Cagliari  del Corpo Forestale.
Complessivamente ad essere denunciate sono state cinque persone alle quali è stato contestato il reato di  uccellagione, detenzione  e uso di strumenti illeciti. In particolare, a seguito di indagini, è stata elevata una denuncia per minacce e aggressione ai campisti. Il presunto aggressore  è un disoccupato trentaquattrenne di Capoterra. Una persona già conosciuta per analoghi reati. Stessi precedenti di altri due bracconieri individuati in località Chiccu Locci, nel comune di Capoterra. Due fratelli di 42 e 40 anni entrambi disoccupati e colti in flagranza di reato mentre posizionavano lacci-cappio per uccellagione.
Cavetti d’acciaio per la cattura di cervi e cinghiali, oltre che lacci per uccellagione, anche per altri due bracconieri. Sono stati individuati nell’area di monte Arcosu, in località Paddera. Si tratta di un allevatore trentaquattrenne di Paddera ed un lavoratore precario di 52 anni di Villasor. Anch’essi sono stati scoperti in flagranza di reato.
L’attività della Forestale ha inoltre comportato l’esecuzione delle perquisizione domiciliari  ed il sequestro complessivamente  di 69 uccelli morti, tra cui tordi , merli, pettirossi e colombacci. Rinvenuti, sempre nelle abitazioni, 150 lacci in acciaio per ungulati e  1500 lacci per uccellagione. La Forestale ha inoltre provveduto alla bonifica di ampie zone del territorio. Erano infestate da ben 4500 lacci-cappio. Dei fatti è stato trasmesso un dettagliato rapporto alla Procura delle Repubblica di Cagliari.
 
IL GAZZETTINO
9 GENNAIO 2013
 
Vitella fugge dall'allevamento e semina
il panico: abbattuta dopo l'inseguimento
Un tiratore scelto della polizia provinciale è riuscito a fermare
l'animale di oltre sei quintali e destinato alla macellazione
 
VENEZIA - Una vitella di circa due anni, fuggita da un allevamento nei pressi di Pianiga (Venezia) è stata abbattuta oggi dagli agenti della Polizia provinciale dopo un lungo inseguimento. L'animale, del peso di circa 6 quintali e destinato al macello, oggi alle 13 stava per essere caricato su un camion per il mattatoio, ma è riuscito a liberarsi e a seminare terrore lungo le strade della zona.
Ha percorso alcuni chilometri in fuga, costringendo carabinieri e polizia locale a un ingente dispiegamento di forze e alla chiusura di strade, con deviazione del traffico. È bastato poi un solo colpo preciso di un tiratore scelto della polizia provinciale per abbatterla.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
9 GENNAIO 2013
 
Corrida in Feltrina, toro abbattuto

Enzo Favero

 
VOLPAGO (TV) È stato abbattuto a colpi di fucile il toro da sei quintali che ieri mattina è scappato da un'azienda agricola di Volpago. Il toro, un esemplare adulto e imponente, era riuscito a scappare dall'azienda agricola Visentin. Inutili i tentativi da parte dei proprietari di riprenderlo per riportarlo nella stalla. La bestia, spaventata e inferocita, rischiava di provocare un disastro e così i carabinieri sono stati costretti ad abbatterlo. Una volta scappato dall'allevamento Visentin, nella zona di Venegazzù, il toro era riuscito a raggiungere anche la Feltrina. Era mattina presto e il traffico era molto intenso, ma non appena gli automobilisti hanno visto il grosso bovino correre lungo la strada, si sono subito bloccati per evitare incidenti. Il toro, spaventato più degli automobilisti, dopo l'incursione in Feltrina era tornato i n mezzo ai campi, vagando senza meta. Nel frattempo dall'allevamento Visentin era partito l'allarme e dal comando carabinieri di via Sansovino erano state mandate due pattuglie per partecipare alla caccia. Il toro è stato rintracciato, ma sulla Feltrina non era possibile abbatterlo, troppo pericoloso sparare lungo la strada. Ma poi il toro si è inoltrato nella campagna, inseguito dai carabinieri e dai volontari che si erano messi all’inseguimento del bestione. La titolare dell'allevamento intanto aveva chiesto che fosse l’animale, di indole pericolosa, fosse abbattuto. A forza di tentativi il toro è stato spinto in uno spiazzo chiuso dal quale non poteva scappare. A quel punto una scarica di mitraglietta, alle 7.20, ha posto fine alla fuga del toro tra strade e campi nella zona sud di Volpago del Montello.
 
LA NAZIONE
9 GENNAIO 2013
 
TOSCANA Non sottovalutate la crudeltà verso cani e gatti: ricadrà anche sull'uomo
I nostri amici animali
Su tema della violenza sugli animali abbiamo sentito il parere di un medico specialista in Psicologia Clinica, Psicoterapeuta
 
di Patrizia Lucignani
 
Toscana, 9 gennaio 2013 - Un gatto ucciso in modo atroce: riempito di petardi e fatto esplodere. Lo avrete letto, è successo a Pisa la notte dell'Ultimo dell'anno. Purtroppo è solo uno dei tanti casi di violenza che ancora oggi – come se fossimo nel Medioevo – vengono computi ai danni di animali totalmente indifesi. Abbiamo chiesto il parere di una persona che conosce bene la mente umana, la dottoressa Lia Simonetti, medico specialista in Psicologia Clinica, Psicoterapeuta, che lavora a Firenze.
 "Non è purtroppo infrequente leggere nella cronaca di episodi di violenza e crudeltà fisica compiuti su animali, spesso a opera di bambini e adolescenti. Al di là dello sdegno che queste notizie suscitano, è importante sottolineare - dice la dotteressa Simonetti - come questi comportamenti vadano considerati preciso indicatore di una situazione di disagio emotivo, affettivo e relazionale. Tali manifestazioni possono inquadrarsi in un vero e proprio disturbo della condotta in età infantile o adolescenziale e preludere a un disturbo antisociale di personalità negli stessi soggetti divenuti adulti, in accordo con i criteri diagnostici precisati nel DSM IV, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali utilizzato da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo. Spesso questi soggetti presentano situazioni familiari e sociali in cui la violenza, intesa nella sua accezione più ampia, pervade l’ambiente relazionale e caratterizza un modello di vita che, anziché favorire le abitudini collaborative, promuove quelle competitive, per cui si legittima un esercizio di potere fino alla sopraffazione nei confronti di individui e specie considerati deboli  (animali, ma anche bambini, donne, anziani, omosessuali,  soggetti marginalizzati, immigrati) da parte di altri che si sentono gerarchicamente superiori".
 "La reazione di fronte al soggetto debole - aggiunge la dottoressa Simonetti -  è spesso caratterizzata da una forte ambivalenza. Da un lato l’empatia e la compassione (che ci permettono di percepire gli stati mentali dell’altro e sentirne la sofferenza), dall’altro la proiezione negativa, l’avversione più o meno consapevole verso le nostre stesse aree perdenti, mai guarite da fallimenti e frustrazioni relazionali e sociali subiti nel passato. Se i nostri sentimenti d’inadeguatezza  non sono stati elaborati può accadere che trasformiamo il debole nella nostra occasione di rivalsa, facendone quindi una vittima incolpevole. Non esiste uomo solo buono, siamo tutti portatori di sentimenti negativi quali aggressività, violenza, desiderio di sopraffazione; sta a ciascuno di noi, facendo riferimento alla propria griglia morale, decidere come indirizzare queste pulsioni. La capacità di attribuire dignità all’altro si sviluppa grazie a un’educazione familiare e sociale che prima di tutto ci veda destinatari di riconoscimento personale e di cura intesa come responsabilità. Che dire del fatto che sono ancora considerate legali pratiche come la  caccia, la tauromachia, i combattimenti tra cani o tra galli,  solo per citare i più  noti?"
"Altro aspetto da considerare - nota ancora -a dottoressa -  è quello del gruppo:  è osservazione comune di genitori e insegnanti che spesso il comportamento di un ragazzo nel gruppo è diverso da quello che ha quando si trova da solo. Il gruppo infatti non è soltanto l’insieme di più individui, ma un potente motore di pulsioni altrimenti quiescenti, in cui l’identità personale si rafforza tanto più quanto più è fragile. Difficile per un bambino o un adolescente tirarsi indietro di fronte alle iniziative del branco o alla “forza” del leader, anche quando le azioni proposte sarebbero inaccettabili per la coscienza individuale e sociale. C’è bisogno di “sentirsi parte” del gruppo, di essere accettati, di affermarsi anche attraverso azioni fortemente trasgressive e per questo memorabili. Ecco allora che, in un gruppo nel quale il concetto della dignità dell’altro non sia fortemente  consolidato, torturare e uccidere un animale indifeso costituisce per il ragazzo fragile una dimostrazione di virile brutalità che gli conferisce da parte del gruppo stesso una autorevolezza altrimenti irraggiungibile.
 "Per contro - sottolinea - molti bambini e ragazzi amano profondamente gli animali ed è largamente dimostrato come un rapporto positivo con l'animale aiuta a sviluppare più facilmente un atteggiamento di empatia nei confronti dell'altro, sia esso un animale, un altro bambino, un adulto, una persona di un altro sesso, di un'altra classe sociale o di un'altra cultura. Già il grande poeta romano Ovidio affermava che “La crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà contro gli uomini”. Sarebbe quindi un errore considerare la violenza verso gli animali come un fenomeno isolato e da sottovalutare. Essa è piuttosto un aspetto di un fenomeno più ampio che impone a ogni società civile un risanamento, a partire dai genitori che possono e devono esercitare il loro ruolo in modo positivo, rispettando la soggettività di ogni membro della famiglia, anche del più debole".
"A livello istituzionale - conclude la dottoressa Simonetti -  sarebbe necessario diffondere una cultura di rispetto verso ogni essere vivente, umano e non, promuovendo l’idea che lo sviluppo dell’empatia è, come abbiamo detto, l’unico elemento efficace nella prevenzione della violenza".
 
LA SENTINELLA
9 GENNAIO 2013
 
Proliferano i piccioni e il Comune corre ai ripari: «Niente cibo»
 
SALASSA (TO) - Quello del proliferare dei piccioni è un problema vecchio. I pennuti, in alcuni casi, sono un’autentica iattura. Andando indietro nel tempo, chiedere per conferma alle insegnanti della scuola materna di Argentera, nel Rivarolese, sotto assedio per anni, o agli amministratori comunali di Feletto, che videro la torre del vecchio municipio “espugnata” dai volatili, o, più recentemente, a quelli di Castellamonte, “ostaggio” dei simpatici ma terribilmente ostinati animaletti. Anche Salassa ne ha a sufficienza, tant’è vero che l’esecutivo guidato dal sindaco Beppe Ansinello ha chiesto in modo ufficiale ai suoi cittadini di smettere di nutrire i colombidi. Stop, dunque, all’abbandono di pane per le vie e le piazze del paese destinato ad alimentare i piccioni. «Gli animali non ne hanno bisogno perché sanno nutrirsi da soli, ma soprattutto è severamente vietato dalla legge - osserva il consigliere Sergio Gelmini -. Ai proprietari di vecchi immobili nel centro storico, inoltre, consigliamo di chiudere le soffitte, le finestre e tutte le fessure che possono servire da nido per i volatili con reti, teloni o con gli appositi dissuasori. I piccioni sono portatori di moltissime malattie: rispettiamoli, ma allontaniamoli».
 
IL PICCOLO
9 GENNAIO 2013 
 
Si tuffa in mare per salvare il cane

Tiziana Carpinelli

 
Prov. Di Gorizia - Non lo ha dissuaso la temperatura rigida di questi giorni, né il denudarsi davanti a centinaia di sconosciuti. Anzi, senza pensarci due volte, ha mollato a terra calzoni, maglione e giubbotto per tuffarsi in mare e salvare il proprio cane, che rischiava di finire annegato. L’intervento, che si è guadagnata l'applauso di centinaia di passanti, è accaduto a Grado il giorno della Befana, pressapoco nelle stesse ore in cui il mondo di Internet, disgustato dall’atto di crudeltà di cui è rimasto vittima Miško, il meticcio ucciso la notte di Capodanno a Gallesano con un petardo in bocca, si mobilitava in massa per chiedere giustizia contro l’aguzzino. Osvaldo, questo il nome del protagonista a quattro zampe della storia a lieto fine, proprio non voleva saperne di tornare a riva. Ingaggiata una personalissima lotta con i gabbiani dell'Isola, che al primo spicchio di sole sorvolano le teste dei passanti sulla diga, il cane da caccia si era allontanato di centinaia di metri dalla battigia, spingendosi al largo, fino quasi a scomparire alla vista, al punto da far temere il peggio al suo padrone, un uomo sotto i cinquant’anni, e alla folla di passanti che, dediti a una tranquilla passeggiata pomeridiana, si trovavano domenica sul lungomare. Il proprietario le ha provate davvero tutte. E con lui anche diversi passanti (sbagliando perché il richiamo deve arrivare da una sola persona, altrimenti ingenera confusione). Prima l’uomo ha gridato: “Osvaldo! Vieni qui, Valdo! Su, bello!”. Poi ha emesso un fischio, quindi battuto ripetutamente le mani, per richiamare l'attenzione dell'animale. Ma niente da fare. Troppo preso dai gabbiani che lo sbertucciavano volandogli rasenti sulla testa, il cane, vittima del suo stesso istinto, non capiva più nulla e frattanto si allontanava tra le onde, nuotando anche in acqua alta, fino a diventare un puntino all’orizzonte. Intuendo che il cane non sarebbe facilmente tornato indietro, il suo proprietario si è spogliato, è rimasto in mutande e maglietta e si è buttato in mare. Così, davanti allo sguardo incredulo di ormai un centinaio di persone, radunatesi alla diga per l'inconsueta scena, lo ha infine recuperato, salvandolo da un triste destino. Non è dato sapere se Osvaldo ha capito il rischio corso, ma certo il suo padrone si è guadagnato il meritato plauso dei presenti. Del resto, davanti a tanti brutti esempi, non è cosa di tutti i giorni vedere un uomo rischiare un accidente per il proprio amico a quattro zampe.
 
CORRIERE DI SIENA
9 GENNAIO 2013
 
A.L.F.: arrestato in Francia un membro del gruppo di animalisti colpevoli dell'incendio alla Salcis
 
Preso dalla polizia un componente dei presunti terroristi internazionali accusati di aver incendiato la centralina dell'azienda di salumi e formaggi di Monteriggioni
E’ stato arrestato ieri dalla polizia anche il secondo componente del gruppo A.L.F., Animal Liberation Front, un'organizzazione internazionale di presunta matrice terroristica, che era stato autore, tra gli altri episodi incendiari commessi insieme a due amici, dei danneggiamenti causati, lo scorso 08 ottobre, alla società Salcis di Monteriggioni.
A seguito di quell’attentato nel corso del quale era stata incendiata la centralina del quadro elettrico e quella dell’impianto di areazione, ed erano state vergate con bombolette spray sui muri dell’azienda numerose scritte animaliste di colore nero, erano scattate le indagini della Digos della questura di Siena, successivamente intrecciatesi con quelle dei colleghi fiorentini per gli ulteriori fatti di matrice terroristica accaduti nel capoluogo toscano e ad Arezzo.
Dalle indagini della polizia senese era emerso che i danneggiamenti commessi nella notte fra il 7 e l’8 ottobre del 2012 alla ditta produttrice di salumi e insaccati, erano stati filmati e pubblicizzati in rete e, in particolare, sul sito americano animalista “Bite Back Magazine”, dove gli attentatori avevano rivendicato l’incursione avvenuta “in memoria di tutti gli animali massacrati nei macelli”.
Dagli elementi raccolti e in seguito agli ulteriori accertamenti, coordinati dalle procure di Firenze e Siena, svolti dalla Digos della locale questura e dai colleghi della polizia postale senese, gli investigatori sono risaliti a uno dei componenti del gruppo, Lorenzo Oggioni, 30enne fiorentino, che ieri è stato arrestato in collaborazione con i colleghi della Digos della questura fiorentina.
Dopo gli altri 3 attentati del 28 ottobre, a Rignano sull’Arno, nel Fiorentino, del 25 novembre a San Giovanni Val D’Arno, nell’Aretino, e l’ultimo in ordine cronologico e il anche il più grave, avvenuto lo scorso 1 gennaio a Montelupo Fiorentino, la polizia ha fatto quadrare il cerchio sulle indagini individuando 3 componenti della banda, verosimilmente responsabili anche del danneggiamento e conseguente liberazione degli animali dal  macello pubblico di Colle Val D’Elsa.
Dopo il fermo di lunedì scorso eseguito nei confronti di Filippo Serlupi D’Ongran, 22enne fiorentino, ieri è stato rintracciato anche Lorenzo Oggioni che nei primi giorni del nuovo anno si era reso irreperibile fuggendo in Francia, insieme al terzo compare ancora da rintracciare. Gli uomini della Digos di Siena e di Firenze lo hanno catturato al casello autostradale di Firenze Impruneta.
FOTO
 
MESSAGGERO VENETO
9 GENNAIO
 
Bambolotto in vaschetta, mamme contro animalisti
 
Pordenone - Ricordate la pubblicità dai contenuti forti che segnalammo in apertura di cronaca qualche settimana fa? In queste ore è al centro di un’accesa polemica tra mamme e animalisti sui social network. Sono stati proprio gli Animalisti Fvg a rispondere nel proprio blog e a postare su twitter le considerazioni circa le critiche mosse dalle genitrici di alcuni bambini a proposito del cartellone pubblicitario di via Oberdan, dove si vede un bambolotto che richiama l’immagine di un bambino sezionato e venduto a tranci in una vaschetta per la carne. «Questo però non scandalizza nessuno» hanno postato gli animalisti rispondendo ad aggettivi come «osceno», «vergognososo», «eccessivo» e «di cattivo gusto». «Il bambolotto è un umano, è ciascuno di noi – hanno replicato gli animalisti – rappresenta il nostro immedesimarsi nella condizione animale, in quei pezzi di animali inscatolati, incellophanati ed esposti che con così tanta prepotenza ci circondano ovunque. Il messaggio è “Gli animali non sono cose. Quando li mangi o li sfrutti, mangi qualcuno, non qualcosa». E alle mamme che si sono chieste, passando sotto il catellone di via Oberdan, «Come spiego questa cosa a un bimbo?», gli Animalisti Fvg hanno risposto: «Dinanzi al bambolotto sotto cellophane, che colpisce come un pugno allo stomaco, si può (a differenza degli animali, il cui destino è segnato) scegliere di andare avanti, difendendo colomode abitudini e allontanando scomode verità. Basterà anteporre il disgusto alla riflessione».
 
LA NUOVA FERRARA
9 GENNAIO 2013
 
Animali curiosi e voraci: cosa fare in caso di intossicazione
 
I quattrozampe sono animali molto curiosi e voraci. Non è raro, perciò, scoprirli a ingerire un po' di tutto, sia in casa sia quando si trovano all'aperto. Medicinali, detersivi, anticongelante per l'auto (ha un gusto dolciastro, appetibile per i cani), foglie di filodendro, oleandro, sigarette e così via, consumati lontano dagli occhi del padrone rischiano purtroppo di intossicarli gravemente. I sintomi di un'intossicazione sono ben distinguibili e comprendono diarrea, vomito, incapacità di rimanere in equilibrio, difficoltà respiratorie, abbondante salivazione, crisi convulsive, tremori e barcollamenti. I medici veterinari consigliano di non sottovalutarli mai e suggeriscono alcuni interventi di primo soccorso per far fronte all'emergenza. Se il cane ha da poco ingerito qualcosa di sospetto o una sostanza tossica, se si notano strani odori o colori sul suo muso, è necessario ispezionare immediatamente la bocca ed eliminare qualsiasi residuo con l'aiuto di carta assorbente; se poi si è certi di cosa l'animale ha effettivamente ingerito (questo vale per le sostanze vegetali e non per le sostanze chimiche) si può farlo vomitare immediatamente, in assenza di appositi farmaci, somministrando acqua abbondantemente salata oppure qualche manciata di sale grosso. Nel frattempo è sempre opportuno allertare il veterinario di fiducia.
 
MARSICA LIVE
9 GENNAIO 2013
 
Gli tolgono la scimmietta Luisa e piange in aula, sotto processo chiede di poterla riabbracciare

  
Celano (AQ). Gli aveva dato nome e cognome, chiamandola Luisa Palumbo, la vestiva con la gonnellina e la portava a spasso per la cittadina mettendole in auto la cintura di sicurezza. Dopo quattro anni di convivenza ora glie l’hanno portata via rinchiudendola in un centro specializzato. Si tratta della sua scimmietta a cui teneva “come una figlia”. Il proprietario, che preferisce definirsi papà, Cesare Palumbo, di Celano, è addirittura finito sotto processo per aver violato le leggi sulla detenzione di animali esotici in casa e maltrattamento di animale. Oltre ad aver perso la sua scimmietta di razza Macaca Sylvanus è stato anche accusato di un reato penale e di maltrattamento. La scimmietta a sei mesi viene portata dopo un lungo viaggio dal Marocco fino a Celano. Un giorno però, dopo una spiata, arrivano in casa Palumbo gli uomini del Corpo forestale dello Stato e gli esperti del Cites (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) che trovano Luisa legata a una lunghissima catena. La scimmietta, secondo Palumbo, in quel modo poteva arrampicarsi su un albero di noci. Ma non ci sono giustificazioni per poter continuare a tenere con sé la piccola scimmia. Inoltre secondo la legge non può essere importato in Italia alcun animale esotico al di sotto dei quattro anni di età. Così la scimmietta è stata prelevata e strappata al suo padrone-papà dopo 4 anni di convivenza e affidata provvisoriamente a un bioparco. Inoltre l’uomo è finito sotto processo per aver violato le leggi legate alla presenza di animali esotici in Italia che vanno contro la convenzione internazionale sulla detenzione di alcune specie. Davanti al giudice Stefano Venturini e al pm Alessia Marchione, Palumbo è scoppiato a piangere e l’udienza è stata aggiornata al 30 aprile quando sarà ascoltato l’amico che ha portato dall’Africa la scimmietta. Palumbo lancia un appello e chiede che Luisa gli venga restituita perché tutti a Celano sanno come la trattava e sanno quanto le voleva bene.
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2013
 
United Airlines – stop ai trasporti di scimmie per la vivisezione
Soddisfazione degli animalisti - in pochi i vettori ad insistere con le spedizioni del non ritorno.
 
La United Airlines, la compagnia aerea americana  seconda al mondo per trasporto passeggeri, ha annunciato lo stop delle spedizioni dei primati destinati alla sperimentazione animale. La compagnia ha dichiarato poche ore addietro di non accettare più prenotazioni relative a tali trasporti. Nell’apposita sezione del sito web, United Airlines ha inserito la seguente frase: “We do not book, accept or transport primates to or from medical research facilities“.
Per molti anni la compagnia americana è stata oggetto di una campagna mediatica messa in campo dalla BUAV (British Union for the Aboliction of Vivisection). Ora la svolta. Soddisfazione è stata ovviamente espressa dagli animalisti che hanno altresì ricordato come ormai sono in molti i vettori che non accettano più tali prenotazioni. Tra questi, la svolta positiva è arrivata per British Airways, Air Canada, Virgin Atlantic, Air China, Northwest Airlines, Qantas, South African Airways, American Airlines, Delta Airlines, Eva Air e China Airlines.
Purtroppo ancora alcune compagnie aeree, riferiscono sempre gli animalisti, continuano ad accettare tali “ingombranti” carichi. Questo nonostante le mail di protesta che ogni giorno arrivano da tutto il mondo nelle caselle di posta elettronica di Air France, China Southern Airlines e China Eastern Airlines, indicate dalla BUAV come le ultime disponibili.
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2013
 
STRAGE DI ELEFANTI IN KENYA, ENPA CONTRO L'USO DELL'AVORIO IN CHIESA
In 16 mila si rivolgono a Benedetto XVI
 
"Quello che è avvenuto in Kenya è, purtroppo, solo l'ultimo di una serie di episodi che hanno visto l'uccisione di molti animali rarissimi, come gli elefanti e i rinoceronti", così l'Enpa commenta la vera e propria strage compiuta in Kenya all'interno del parco nazionale dello Tsavo: undici esemplari di elefante, tra cui due cuccioli, sono stati barbaramente uccisi (http://nelcuore.org/blog-associazioni/item/kenya-massacrata-nel-parco-di-tsavo-un-intera-famiglia-di-elefanti.htmll) per alimentare il mercato nero dell'avorio che, trasportato nei paesi asiatici, viene lavorato e rivenduto a facoltosi acquirenti. Oggetti d'avorio che, purtroppo, sono usati anche per finalità religiose
La Protezione Animali chiede a tutti gli Stati che non lo hanno fatto di mettere per sempre al bando qualsiasi commercializzazione, rivolgendosi però anche a chi impiega tali oggetti. Per questo, l'Enpa ha promosso una petizione, che naviga a gonfie vele sulla piattaforma avaaz.org con la quale chiede a Sua Santità, Papa Benedetto XVI, di porre fine all'uso dell'avorio e delle pellicce di ermellino per finalità religiose.
"Gli insegnamenti di San Francesco parlano di amore per gli animali e di un rapporto rispettoso della loro vita e dei loro diritti - prosegue l'Ente Nazionale Protezione Animali -, pertanto l'uso delle pellicce o l'acquisto di oggetti d'avorio è del tutto estraneo alla sensibilità religiosa. Auspichiamo che Sua Santità, Papa Benedetto XVI, così come tutto il mondo religioso possano accogliere con favore la nostra richiesta".

La Petizione è in dirittura d'arrivo e la consegna è imminente: "abbiamo raccolto oltre 16.000 firme a chi vuole può ancora sottoscriverla a questo indirizzo: www.avaaz.org/it/petition/VATICANOSTOP_ALLUSO_DI_AVORIO_E_PELLICCE_PER_FINALITA_RELIGIOSE/

 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2013
 
Kenya – uccisi due bracconieri di elefanti
Ignoti ancora gli autori della strage di pachidermi nel Tsavo National Park.
 
Due bracconieri di elefanti uccisi, un fucile mitragliatore G23 posto sotto sequestro assieme a 12 cartuccere e otto pezzi di avorio. Illesi, invece, i rangers coinvolti nel conflitto.
E’ questo l’esito dello scontro a  fuoco occorso ieri nella zona di Mlango, nei pressi di Isiolo in Kenya. Secondo le prime notizie circolate, non sembrano però esserci  collegamenti con la recente strage di elefanti nel Tsavo East National Park, (vedi articolo GeaPress ). Undici elefanti, tra cui un piccolo di due mesi, trovati uccisi e con le zanne tagliate. Domenica scorsa, inoltre, due presunti bracconieri erano stati arrestati negli stessi luoghi. Con loro armi e munizioni, oltre 19 chilogrammi di avorio.
Il Kenya, nonostante il massimo grado di protezione riservato all’elefante, continua ad essere afflitto dal problema del bracconaggio. L’avorio, imbarcato in maniera occulta tra altri carichi, raggiunge i porti del lontano oriente, per essere poi smistato verso la Cina.  L’ultimo grosso carico, proveniente proprio dal Kenya, è stato sequestrato nel porto di Hong Kong (vedi articolo GeaPress ).
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2013
 
GALLES, GATTO-GUIDA PER IL CANE ACCECATO DALLE CATARATTE (VIDEO)
La "strana coppia" raccontata dalla proprietaria
 
Normalmente sono i cani che fanno da guida ai ciechi, ma nel nord del Galles (Regno Unito) un cane cieco si fa guidare da un amico gatto. La storia di cui si sono interessati non solo i giornali locali è raccontata dalla proprietaria dei due animali, la signora Judy Godfrey-Brown, di Holyhead.
Terfel, un cane di otto anni, aveva già perduto buona parte della sua capacità visiva a causa delle cataratte quando il primo proprietario ha accolto a casa un gattino randagio. Il felino, chiamato in gallese Pwditat, ha subito iniziato ad aiutare il cane, che se ne stava per lo più disteso nella sua cuccia, e lo ha fatto camminare. A questo punto, poiché il precedente proprietario non era più in grado di tenerla con sé, la strana coppia è entrata nella casa della signora Godfrey-Brown, che ora la descrive così: "Pwditat mi muove intorno a Te rfel e lo guida, usando zampe e testa per spingerlo nella giusta direzione. Gli vuole davvero bene".
VIDEO
 
ONDA IBLEA
10 GENNAIO 2013
 
Cane seviziato a Vittoria. Indagano i Carabinieri
 
Vittoria (RG) – La Stazione Carabinieri di Vittoria ha avviato delle indagini per vederci chiaro sulla morte del meticcio che era stato legato e seviziato abbandonato in Contrada Salmè nei primi giorni dell’anno in corso. Il tutto era partito dalla denuncia della Federazione Italiana Benessere Animali che aveva pubblicato le foto su Facebook, le quali avevano poi fatto il giro del web per finire sui giornali della Provincia.
Una volontaria della federazione, è stata ascoltata dai militari della Stazione di Vittoria al fine di ottenere elementi utili per una migliore ricostruzione dei fatti che hanno portato l’animale a ridursi in quelle condizioni.
Nel frattempo del maltrattamento e dell’uccisione dell’animale, reati previsti dagli articoli 544-bis e 544-ter del codice penale, è stata a informata la Procura della Repubblica di Ragusa, mentre le indagini per risalire all’autore del reato proseguono nonostante non si sia ancora presentato ai Carabinieri il proprietario del quadrupede.
Allo stato attuale però non sono state individuate telecamere o ulteriori testimonianze che siano in grado di aiutare gli investigatori, motivo per il quale qualsiasi filmato, foto o dettaglio utile potrà essere fatto pervenire presso la Stazione di Via Garibaldi.
 
GEA PRESS
10 GENNAIO 2013
 
Caltagirone (CT) – scoperta shock: cani morti. Adulto appeso ad una recinzione e cuccioli dentro una scatola
Intervento dell’ANPANA - in aumento gli abbandoni per crisi economica.
 
Sconcertante scoperta quella fatta dai volontari dell’ANPANA di Catania, guidati dal Commissario Straordinario Provinciale Fabrizio Pantano. I fatti sono occorsi nel territorio comunale di Caltagirone, in prossimità della Casa circondariale di Contrada Noce. I volontari dell’ANPANA durante un controllo del territorio notavano, infatti, una grossa scatola in cartone. Considerati i numerosi precedenti, si è subito temuto sul contenuto. Cuccioli abbandonati,  ma la realtà sarà ancora più dura. La scatola contiene quattro cuccioli di poche settimane ormai privi di vita.
Il controllo, però, riserverà ancora un’altra macabra sorpresa. Ad appena 300 metri di distanza, i volontari trovano un cane, o quel che ne resta, appeso alla recinzione di una azienda vinicola. Lo sconcerto è tanto. Subito avvisate  le Autorità locali per la denuncia di rito. La speranza è ora di potere  risalire agli autori, dal momento che nella zona sono presenti diverse telecamere.
I macabri ritrovamenti del nuovo anno vanno ad aggiungersi, come sottolinea il Commissario Straordinario dalla Sezione ANPANA di Catania, a circa una trentina di altri casi simili avvenuti nel 2012. La preoccupazione generale è che si stia verificando una recrudescenza degli abbandoni causa anche le aumentate difficoltà economiche della popolazione; a questo però va aggiunta la gratuita cattiveria nei confronti dei più deboli, cani e gatti in primis.
“I nostri operatori si sono resi totalmente disponibili a portare avanti le indagini su questi raccapriccianti ritrovamenti, che condanniamo sia come Associazione Protezionistica per gli Animali che come civili cittadini” commenta Vincenzo D’Adamo, Vice Comandante Nazionale del Corpo Guardie Ecozoofile dell’ANPANA “Le nostre guardie ecozoofile hanno una preparazione specifica che può essere di valido supporto alle Autorità Locali, già molto impegnate sul fronte di reati ai danni di cose e persone. La sinergia e la collaborazione sono elementi fondamentali per poter identificare i responsabili di quanto accaduto”.
Nei prossimi giorni i dirigenti locali dell’ANPANA. incontreranno le amministrazioni di zona per concordare un’azione capillare, in collaborazione con Enti pubblici e privati nonché di concerto con altre associazioni presenti sul territorio calatino, al fine di monitorare la situazione e prevenire, ove possibile, ulteriori abbandoni e crudeltà. Una delle proposte avanzate è quella di intensificare i controlli sul territorio, con l’ausilio di telecamere posizionate in punti strategici della città di Caltagirone.
VEDI FOTO:
 
L’ARENA
10 GENNAIO 2012 
 
Spara e uccide un bastardino Pagherà multa di 22mila euro
SANTO STEFANO. Un operaio di 29anni aveva esploso un colpo di fucile contro un cane meticcio
Sconosciute le ragioni del gesto La povera bestiola in seguito morì

Diego Neri

 
Prov. Di Verona - Avrebbe esploso un colpo di arma da fuoco contro un cane. Quindi aveva cercato di soccorrerlo ed aveva anche pagato le spese del veterinario, prima che la bestiola morisse. Infine, aveva negato di essere stato lui a esplodere la fucilata. La procura di Vicenza, nelle scorse settimane, ha chiuso le indagini a carico di Alex Croughton, 29 anni, cittadino italiano a dispetto del cognome, che è residente a Santo Stefano di Zimella. Il giovane è accusato di maltrattamenti di animali, nell'ipotesi aggravata dalla morte, e il pubblico ministero Salvadori ha firmato a suo carico un decreto penale di condanna da 22.500 euro. L'indagato, che si è detto innocente, potrà opporsi al decreto e farsi processare per far valere le sue ragioni e la sua innocenza davanti ad un giudice. I fatti, contestati, avvennero nelle campagne di Monticello di Fara, frazione di Sarego (Vicenza), nell'ottobre del 2010. Quel giorno, Anna Feltre, di Bolzano Vicentino, si era recata in zona a trovare dei parenti e stava facendo una passeggiata con il suo cane fra i campi. La bestiola incontrò un altro cane, un meticcio, e si mise a giocare. Poco dopo, raccontò Feltre agli inquirenti, il bastardino si allontanò e subito dopo sentì il rumore di una fucilata. In quel mentre vide arrivare un giovane con un fucile in mano che si scusava e diceva di non averlo fatto appositamente. Appoggiò a terra l'arma e cercò di soccorrere il cane; diede il suo nome e il suo numero di telefono a Feltre, salvo allontanarsi quando giunse una terza persona, molto agitata. Si trattava di Alessandro M., un ragazzo di 16 anni che abita poco lontano, proprietario del bastardino di nome Jack. Disperato, prese in braccio la bestiola e la portò da un veterinario. Nei giorni successivi il minorenne, grazie al numero d i telefono consegnato da Feltre, contattò Croughton. Quest'ultimo si rese disponibile a pagare le spese veterinarie e sborsò quasi 800 euro per Jack. Il cane, però, morì qualche settimana dopo per le lesioni riportate dalla fucilata. A quel punto, su indicazione del veterinario, la famiglia del giovane proprietario di Jack sporse denuncia per l'uccisione dell'animale. Fu segnalata la posizione del veronese, che venne identificato dalla polizia provinciale. Quando ricevette l'avviso di garanzia, Croughton depositò una memoria nella quale sottolineava di non avere avuto nulla a che fare con la morte del bastardino. Spiegava anche che, per amore degli animali, aveva deciso di donare dei soldi perchè guarisse. «Quel giorno ero lì per caso». Ma la testimonianza di Feltre va in un'altra direzione. Il veronese ha una licenza regolare, e detiene un fucile. Per la procura gli elementi raccolti sono stati ritenuti sufficienti p er l'emissione del decreto penale, ma se ne discuterà probabilmente in aula.
 
LA SICILIA
10 GENNAIO 2013 
 
denuncia della lida «Altre polpette avvelenate per eliminare i randagi»
 
A Gela (CL) - C'è l'insana abitudine di aiutare a debellare il randagismo, distribuendo sul territorio delle polpette avvelenate che in breve tempo e tra atroci dolori, riescono ad eliminare l'animale che si ciba di queste; nessuno, però, tiene in considerazione che questo cibo avvelenato potrebbe essere ingerito anche da qualche bambino affamato. Nel centro abitato e nelle località balneari di Manfria e Roccazzelle sempre più cani muoiono dopo aver ingerito polpette avvelenate.
La sezione gelese della Lida lancia l'allarme contro quella che viene definita una mattanza e ricorda che per combattere il randagismo l'unico modo è la sterilizzazione degli animali. Ma da un anno si attende che diventi operativo il centro di sterilizzazione realizzato all'ex mattatoio.
"Ci dicano allora chi non fa partire le sterilizzazioni -scrivono i volontari della Lida in una lettera al sindaco Angelo Fasulo - chi frena il progetto del parco canile, perche' da inizio estate ad oggi i tecnici del comune non hanno fatto quello che dovevano. Ci è stato detto che manca il documento i Viavas, per colpa di un tecnico. Chi è? Vogliamo la verità. Fuori i nomi di chi frena e ostacola lo sviluppo di una città. Con le sterilizzazioni il Comune risparmia 1000 euro l' anno di mantenimento per ogni cane. C'è chi non vuol capirlo e non ha il suo dovere. Questo qualcuno lo si mandi a raccogliere erbacce".
 
IL MESSAGGERO
10 GENNAIO 2013
 
Polpette avvelenate ai cani allarme a Pescara Colli
 
PESCARA - Qualcuno ha tentato di avvelenare i cani di via Colli Innamorati. Un beagle e un meticcio, cani di proprietà, sono stati ricoverati in una clinica veterinaria.
PESCARA Ma c’è il dubbio che a mangiare le polpette avvelenate siano stati anche altri animali. I vigili urbani hanno trovato ben tredici bocconi che avrebbero potuto uccidere. La carne è stata sequestrata e portata all’esame dei tecnici dell’istituto zooprofilattico di via Raiale.
A dare l’allarme è stata la proprietaria di un beagle. Al ritorno dalla passeggiata il cane ha dato segni di malessere. Una pattuglia della Polizia Municipale ha cominciato a indagare. E restringendo le indagini su via Colli Innamorati sono stati scoperti in un tratto lungo non più di trecento metri tredici bocconi avvelenati. Secondo una prima analisi quei granuli azzurri mischiati con la carne sarebbero elementi di metaldeide, un prodotto chimico comunemente utilizzato come componente principale nei lumachicidi. Un’esca nociva sia nel caso venga ingerita, sia tramite contatto con la pelle, quindi pericolosa sia per i cani che per i padroni. E per di più non c’è un antidoto. I cani dei Colli sono stati fortunati, pur nella disgrazia, perchè soccorsi subito. In casi come questi la tempestività è fondamentale.
 
LA SICILIA CATANIA
10 GENNAIO 2013 
 
via Acquedotto Greco
Vigili urbani salvano cucciolo dall'abbandono
 
Carmen Greco

 

Catania - Non capita tutti i giorni di cogliere in flagranza di reato qualcuno che si sta liberando di un cane.
É accaduto, invece, ieri in via Acquedotto Greco (angolo via S. Maria delle Catene) dove una pattuglia di vigili urbani dell'ufficio Vigilanza ambientale ha notato due persone che stavano strattonando un cucciolo con l'intento di tirarlo fuori dal cassone di un'Ape per abbandonarlo in strada assieme a delle cianfrusaglie appena scaricate.
Il cane, un meticcio di cinque mesi (nella foto) non ne voleva sapere e, spaventato, restava con le zampe posteriori piantate sul mezzo di trasporto. A questo punto sono intervenuti i vigili urbani che hanno fermato il conducente della motoape (un catanese di 61 anni) e l'uomo che cercava di liberarsi del cane (un cittadino del Bangladesh di 27 anni).
L'animale alla vista dei vigili si è rifugiato tra le loro braccia, ed è stato preso in consegna dagli agenti che hanno fatto intervenire sul posto altri colleghi e il veterinario dell'Asp. Il conducente della motoape e il bengalese che hanno tentato di defilarsi, sono stati denunciati per maltrattamenti agli animali, un reato penale. Inoltre, il mezzo è stato sequestrato perché senza copertura assicurativa nè revisione.
Il cucciolo è stato affidato ai veterinari dell'Asp che lo hanno visitato senza riscontrare tracce di percosse.
Con ogni probabilità i due denunciati avevano svuotato un garage e il cane faceva parte dei «materiali» indesiderati. Sarebbe finito anche lui nel cassonetto, o per strada nella migliore delle ipotesi. Fortuna, per lui, l'«incontro» con i vigili urbani.
 
LA STAMPA
10 GENNAIO 2013
 
Spazi ristretti, poca luce, animali in sofferenza: legittimo il sequestro della mostra faunistica
 
Il sequestro di una mostra faunistica itinerante è confermato alla luce del quadro desolante relativo alle condizioni in cui gli animali erano costretti a sopravvivere. All’uomo che ha la responsabilità della mostra è stato contestato il reato di abbandono di animali (Cassazione, sentenza 43504/12). Gli animali erano collocati in spazi ristretti, poca luce, né cibo né acqua, e in gabbie, ma hanno una dignità, che va tutelata pienamente. Assolutamente legittimo, quindi, ‘bloccare’ l’abominio di un circo che è una tortura per gli animali che ne dovrebbero essere i protagonisti. Il sequestro degli animali e delle strutture, impiegati da un uomo per una (presunta) mostra faunistica itinerante, è il provvedimento adottato dal Giudice per le indagini preliminari e confermato dal Tribunale. Gli anim ali avevano ormai «movimenti stereotipati e atteggiamenti ansiosi», erano tenuti in situazioni assolutamente «inadeguate rispetto alle loro caratteristiche ecologiche ed etologiche». All'uomo è stato contestato il reato di abbandono di animali per averli tenuti in «condizioni incompatibili con la loro natura e produttive  di gravi sofferenze». Nonostante il ricorso dell'interessato in Cassazione per farsi restituire animali e attrezzature e affermando che la maggior parte degli animali «risultava in buono stato, ben nutrita, adeguatamente mantenuta» e che la «mancanza di cibo e acqua» riscontrata era dovuta al fatto che «nel momento in cui era eseguita l’ispezione, gli addetti alla cura degli animali stavano provvedendo alla pulizia quotidiana dei contenitori del cibo e dell’acqua», i giudici della Suprema Corte hanno confermato la solidità del quadro probatorio – alla luce dell’ispezione compiuta dagli uomini del Corpo forestale dello Stato e dell’accertamento veterinario compiuto da tre esperti – su cui si è fondato il provvedimento di sequestro, ossia l’evidenza degli «stati patologici degli animali, produttivi di gravi sofferenze» e soprattutto «determinati dalle cattive condizioni di detenzione e mantenimento». A mo’ di esempio viene ricordato: «lo spazio di affaccio delle gabbie si presentava totalmente chiuso, con la conseguenza che gli animali si trovavano al buio»; «le luci al neon illuminavano in modo inidoneo la struttura»; «la temperatura interna era destramente bassa, nonostante la presenza di specie tropicali»; gli spazi «erano ristretti e insufficienti per esercitare i movimenti più semplici». In molte gabbie c'erano persino «deiezioni o residui alimentari».
Fonte: www.dirittoegiustizia.it 
 
GEA PRESS
10 GENNAIO 2013
 
Cagliari – conclusi i campi antibracconaggio del CABS: bracconaggio dilagante e controlli insufficienti.
In pochi giorni 3850 trappole disarmate - ringraziamento per l'attività della Legione Carabinieri Sardegna.
 
Si è conclusa la seconda fase del campo del CABS (Committe Against Bird Slaughter) contro l’uccellagione nelle province di Cagliari e Carbonia Iglesias. Vi  hanno preso parte venti volontari provenienti da ogni parte d’Italia.
Nel corso del campo sono stati individuati e distrutti otto sentieri attrezzati per la cattura di uccelli con lacci di terra e nella parte aerea della vegetazione.  Ben  3580 lacci-cappio in crine di cavallo o nylon. Diciannove, invece, gli uccelli trovati morti. Significativo il caso del sentiero lungo mezzo chilometro ed interamente armato con tremende trappole per cinghiali. I volontari del CABS lo hanno distrutto eliminando i 191 lacci-cappio metallici. Altri trentuno, sono stati invece rimossi in altri sentieri dove sono state anche trovate due trappole per gatto selvatico.
Numerosi  le richieste di intervento avanzate ai Carabinieri. Al Comando di Capoterra è stata ad esempio presentata una denuncia per attività di uccellagione nei confronti di un uccellatore ripreso con telecamera nascosta. L’uomo è stato colto in flagranza mentre svolgeva l’attività illegale. Sempre ai Carabinieri è stata inoltrata una integrazione ad una precedente denuncia relativa all’identificazione di un secondo uccellatore. Anch’esso era stato filmato nel mese di novembre, ma la sua identità  era allora ignota. Contro di lui sono stati contestati i reati di uccellagione, caccia in area protetta e maltrattamento di animali.
Nel complesso, affermano dal CABS, dal mese di novembre ad oggi, sono sei gli uccellatori cagliaritani filmati con telecamere e tre le richieste di “foglio di via” avanzate al Questore. Riguardano in tutti i casi bracconieri residenti nel Comune di Capoterra ed operanti in quello di Assemini.
“Anche se le particolari condizioni meteo hanno sfavorito la presenza dell’avifauna e di conseguenza di chi la cattura – hanno riferito i responsabili del CABS - i nostri dati confermano come la Sardegna meridionale rappresenti ancora una delle zone italiane a maggior rischio per gli uccelli migratori“. Secondo il CABS l’azione repressiva messa in campo dalla Regione Sardegna contro l’uccellagione ed il bracconaggio, sarebbe insufficiente. Valga per esempio, dicono sempre i protezionisti, l’assenza dei provvedimenti nei confronti di chi vende e/o somministra uccelli illegalmente catturati.
Il CABS ringrazia la Legione Carabinieri Sardegna per il sostegno fornito alla propria attività anti bracconaggio. Tra poco meno di un mese, avrà inizio una terza fase dei campi sempre dedicata alla repressione dell’uccellagione nel Sud Sardegna.
 
IL TIRRENO
10 GENNAIO 2013
 
E’ boom per il bracconaggio
 
di Alessandro Pattume
 
MONTEMURLO (PO) - Bracconaggio in aumento, a Montemurlo e in tutta la Provincia, ma soprattutto bracconaggio di un nuovo tipo. «Negli ultimi tempi abbiamo sorpreso bracconieri del tutto incompetenti – spiega Michele Pellegrini, capo della polizia provinciale – il che ci fa pensare che questa attività possa essere diventata un modo per arrotondare lo stipendio in periodo di crisi. Mettono lacci e trappole senza alcuna competenza, nella speranza di rivendere in qualche modo l'animale ucciso». Comunque vada, le vittime sono sempre le stesse: cervi, caprioli e cinghiali, ma anche istrici, la cui carne sembra molto apprezzata a Prato e provincia, e poi tassi e uccelli di specie diverse. Nel 2012 sono state 26 le denunce e 56 i reati legati alla caccia contestati dalla Polizia Provinciale. Di questi, 12 sono state emesse verso ignoti, in seguito al rinvenimento di trappole o animali uccisi, e 17 verso persone colte sul fatto, come successo nei giorni scorsi nell'area di ripopolamento di Valiano. «Il fenomeno sembra in aumento oppure sono le segnalazioni, grazie ad una maggiore sensibilità delle persone, che ci fanno percepire questo aumento – continua Pellegrini - Comunque, ci ritroviamo a che fare con persone che non hanno nemmeno il porto d'armi e s'improvvisano bracconieri». La fortuna, se così si può dire, è che si tratta di persone così incompetenti che è più facile coglierle sul fatto. «Fare un laccio è semplice purtroppo, e ne abbiamo trovati alcuni fatti con i cavi per i freni delle biciclette – racconta il comandante della Polizia Provinciale – Per&o grave; poi queste persone mettono in atto un serie di comportamenti che sono abbastanza prevedibili e che quindi ci permettono di intervenire. Altra cosa sono le trappole e le tagliole che vengono sistemate lungo i percorsi abituali degli animali – aggiunge Pellegrini - per farle occorre essere più preparati e quelle rappresentano un vero pericolo anche per le persone, oltre che per l'animale». Anche se il territorio più colpito dal fenomeno del bracconaggio è quello pratese, anche solo per dimensione, il territorio montemurlese presenta alcune caratteristiche che lo rende particolarmente gradito ai cacciatori di frodo. «Il bracconiere va dove è sicuro di trovare gli animali e quindi le zone vietate alla caccia sono la prima scelta – prosegue Pellegrini – Montemurlo è piena di zone vietate alla caccia, che però in questo caso sono anche facilmente raggiungibili. Per raggiungere dalle strade principali Albiano, Valiano, Iavello, La Rocca e i boschi di Bagnolo non ci vuole che qualche minuto di macchina». Alla Polizia Provinciale lavorano dodici persone, che si occupano del contrasto alla caccia di frodo e di molte altre cose come, per esempio, reati contro l'ambiente su tutto il territorio provinciale.
 
LA NUOVA VENEZIA
10 GENNAIO 2013
 
Toro scappa e semina il panico
 
di Filippo De Gaspari
 
PIANIGA (VE) Voleva solo riprendersi la libertà negata, ma la sua indole mescolata a tanta paura ha trasformato la sua fuga romantica in emergenza per ben due paesi: alla fine un toro scappato da un allevamento al confine tra Caltana e Pianiga è stato abbattuto dalla polizia provinciale. Oltre tre le ore di terrore ieri mattina sulle strade del graticolato romano, dopo la fuga di un bovino della stazza di sette quintali destinato al macello. L’allarme è scattato alle 9.30, quando l’animale stava per essere caricato su un carro bestiame diretto al mattatoio. Quasi consapevole della sorte che gli sarebbe toccata, il toro ha prima opposto resistenza, poi è riuscito a divincolarsi ed è scappato attraverso i campi. È accaduto in via Cognaro, in piena campagna. La voglia di libertà è stata più forte di qualsiasi altro istinto: l’animale ha percorso chilometri, seminando terrore tra gli abitanti e costringendo carabinieri e polizia locale a un dispiegamento di forze mai visto prima, tanto che quella che all’inizio sembrava una normale operazione di recupero è diventato ben presto un piano di sicurezza. La polizia locale ha dovuto chiudere alcune strade, deviando il traffico per il rischio che il toro venisse a contatto con i passanti e potesse caricare le vetture in transito. I residenti della zona sono stati invitati a non uscire di casa o tenersi a distanza di sicurezza dall’animale imbizzarrito. Impiegati anche i carabinieri della Tenenza di Dolo, il servizio veterinario dell’Asl 13, la polizia provinciale e i proprietari dell’animale. Difficile però venirne a c apo: il toro ha proseguito la sua folle corsa, attraversando campi, saltando fossi e percorrendo strade, rese inaccessibili dai vigili che hanno seguito l’animale nei suoi spostamenti, modi ficando di volta in volta l’area di sicurezza interdetta al traffico. Da via Cognaro la fuga dell’animale è proseguita verso via Caltana, quindi in via Accopè verso Pianiga, fino a entrare nelle proprietà tra via Volpin e via Baluello. A un certo punto le forze dell’ordine hanno organizzato un summit per decidere il da farsi, quando verso l’ora di pranzo il toro, esausto, ha fermato la sua corsa in mezzo a un terreno agricolo in territorio di Pianiga. Inutili i tentativi di prenderlo con le buone e così alla fine la polizia provinciale ha considerato prioritaria la sicurezza dei residenti, decidendo di abbattere il toro che con la sua fuga voleva solo scampare al macello. L’operazione è terminata dopo oltre tre ore e la situazione è tornata alla normalità solamente dopo le 13. Un’avventura che poteva trasformarsi in tragedia e che colpisce. Il toro è scappato, come se fosse consapevole di qual e destino lo attendeva. Vinto dal terrore, l’animale di sette quintali ha cominciato a correre, senza una direzione, alla cieca. Il rischio che travolgesse automobili e altri mezzi era molto alto, carabinieri, polizia locale e provinciale hanno attuato tutte le misure per limitare i rischi. Ma il destino dell’animale era segnato.
 
GAZZETTA DI PARMA
10 GENNAIO 2013
 
Smarrito Achille, gatto europeo

Giulia  Giampellegrini

  
Achille è un gatto europeo tigrato (grigio e bianco) castrato, ha 2 anni di età, non torna a casa, in Via Galimberti (tra via Montebello-Via Duca Alessandro) dall'8 Gennaio.
E' abituato a uscire di casa durante il giorno, ma non ha mai dormito fuori e non si è mai allontanato per più di qualche ora.
Temiamo che possa essere rimasto chiuso in qualche garage o che forse si sia allontanato troppo e si sia smarrito.
Se qualcuno avesse delle informazioni o lo avesse trovato è pregato di chiamarmi a qualsiasi ora al 3480943593.
http://persietrovati.blogspot.it/2013/01/parma-smarrito-gatto-maschio.html
 
CORRIERE DI SIENA
10 GENNAIO 2013
 
Abbadia San Salvatore (SI), mattanza di cinghiali
L’Atc Siena abbatte 77 capi nella giornata dell’Epifania
 
Circa ottanta cinghiali uccisi in poche ore domenica 6 gennaio nel territorio comunale di Abbadia San Salvatore, durante l'intervento di contenimento previsto dall' Atc  Siena 19.Unaveraepropria strage che gli stessi partecipanti all'abbattimento hanno deplorato, “perché è sì necessario eliminare alcuni capi - sostengono - per contenere questa popolazione in continua crescita, ma anche rispettare le regole e i numeri della natura”. La sola vista dei 77 animali uccisi e sanguinanti è apparsa agli occhi dei cacciatori medesimi insopportabile. Domenica scorsa l'intervento è stato effettuato nella zona della Cipriana, dell'Ermeta, e dell' Acqua Passante. Strade di accesso all'area completamente vietate sia al transito pedonale, sia a quello veicolare. Maper domenica prossima, 13 gennaio, ci sono già tutte le autorizzazioni per ripetere l'evento in una altra parte del bosco, esattamente in quella compresa tra la Villa, Casa Fanano, la Crocetta, il Cerrentasca. Alcuni cacciatori presenti all'intervento di contenimento dell' Epifania hanno parlato di manomissioni e furti di cartuccere, come se qualcuno avesse voluto derubarli o fare azioni di disturbo nei loro confronti. I cacciatori sostengono inoltre che il gran numero di prede uccise è in linea con l'obiettivo della provincia di Siena, che con la delibera di giunta di martedì 11 settembre 2012 apriva la possibilità di cacciare il cinghiale anche alle zone non vocate, "al fine di ridurre la presenza degli ungulati, per tutelare le colture agricole e limitare gli incidenti stradali". Nella prossima stagione venatoria - riferiva una nota stampa della provincia di Siena - dal 1 ottobre 2012 al 31dicembre 2012, sarà aperta la caccia al cinghiale alla cerca, anche con l'uso del cane, sia in forma singola che in gruppi costituiti da un minimo di 6 a un massimo di 9 cacciatori iscritti all' Atc. Nello stesso periodo la caccia al cinghiale nelle aree non vocate sarà consentita anche in braccata, ma soltanto per le squadre già iscritte ai distretti di gestione, con un minimo di 18 cacciatori iscritti con preventiva autorizzazione del comitato di gestione dell' Atc. Sarebbero rimaste invariate rispetto agli anni passati, invece, le norme per la zona vocata, dove la caccia sarebbe stata consentita alle squadre assegnate ai distretti di gestione dal 1 novembre 2012 al 31 gennaio 2013, esclusivamente nella forma della braccata. Ben 300cacciatorihannofatto ricorso al Tar della Toscana per richiedere la sospensiva della delibera di cui sopra. Ma proprio in questi giorni il Tar ha respinto la loro istanza. E allora, avanti tutta!
 
IL PICCOLO
10 GENNAIO 2013
 
MAMMA CINGHIALE È AGGRESSIVA SE HA I PICCOLI
 
di FULVIA ADA ROSSI
 
Uno è rosa e con peluria bianca e corta, l’atro ha zanne e denti aguzzi: maiale e cinghiale sono molto diversi all’apparenza, ma in realtà la loro parentela è molto stretta. Il maiale domestico (Sus domesticus), detto anche suino o porco, è un animale le cui origini sono ritenute antichissime; è presente in vari continenti da tempo immemorabile, ritrovabile in dipinti e bassorilievi. Si ipotizza che la domesticazione del suino sia avvenuta in Cina, circa 7.000 anni fa. Dal punto di vista alimentare, il ruolo del maiale è sempre stato ritenuto importantissimo da tutte le popolazioni; è possibile infatti trovare numerosi riferimenti letterari a l suino e al suo allevamento presso gli antichi egizi, greci e romani. Il cinghiale, come il maiale, è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Suidi, e appartenente alla specie Sus scrofa. Ciò vuol dire che se un cinghiale maschio si accoppia con un maiale femmina nascono piccoli che a loro volta si potranno accoppiare e far nascere altri figli. E lo stesso vale se un cinghiale femmina si accoppia con un maiale maschio. L'aspetto fisico di un cinghiale è molto simile a quello di un maiale: hanno entrambi un corpo tozzo, una testa piuttosto grande, un collo corto e le orecchie dritte. Alto alla spalla un po’ meno di un metro, lungo 1,50 metri, il cinghiale può raggiungere il peso di 180 kg. Le zampe sono corte e sottili, la testa è allungata con occhi piccoli e orecchie grandi; la vista è poco acuta, ma l'olfatto e l'udito sono molto sviluppati. I maschi usano i canini, sporgenti su entrambe le mascelle, per la difesa e l'offesa. La pelle è rivestita di setole sparse di colore marrone e solo di inverno da peli corti e setole lunghe e fitte. Sulla nuca si trova una criniera e la coda è stretta e pendula. Il maiale viene immaginato rosa biancastro, ma essendo una specie allevata ne esistono molte varianti che si esprimono in stazze e colori diversi. I cinghiali hanno i denti canini che, nei maschi, formano robuste e lunghe zanne incurvate lunghe fino a dieci centimetri, (nelle femmine sono ridotti ma comunque presenti): le utilizzano come arma per lottare contro altri maschi durante la stagione degli accoppiamenti e come elemento di attrazione. Se state passeggiando nella macchia all'imbrunire durante l'estate, potreste fare un incontro con una femmina che si porta dietro la cucciolata: attenzione, la madre è molto protettiva con i suoi piccoli e potrebbe aggredire voi o il vostro cane.
 
L’ECO DI BERGAMO
10 GENNAIO 2013
 
Morto da mesi nella sua casa
Orribile: i resti mangiati dal cane
I resti di un 48enne A. M. residente in via Sant'Alessandro 32 - morto, sembra da mesi, nella propria abitazione, dove viveva da solo - sono stati ritrovati nella tarda mattinata di giovedì 10 gennaio.

Parti del cadavere sono state mangiate dal cane dell'uomo - un beagle - per cibarsi durante le ultime settimane. L'uomo sarebbe morto per cause naturali.
La macabra scoperta è stata fatta su segnalazione di alcuni parenti che ormai da tempo non avevano più alcune traccia dell'uomo e che hanno allertato i Carabinieri.
Richiesto l'intervento dei vigili del fuoco e sfondata la finestra dell'abitazione - al 2° piano di una casa di ringhiera -, militari e pompieri si sono trovati di fronte alla drammatica scena: i resti dell'uomo steso a terra nel soggiorno e, a poca distanza, il piccolo cane che vegliava il padrone.
L'uomo viveva da solo dopo essersi separato dalla moglie, finendo però con l'isolarsi. Un dramma della solitudine consumatosi in pieno centro città, in uno dei quartieri più vitali di Bergamo.
 
GREEN STYLE
10 GENNAIO 2013
 
5 modi per mantenere attivo il cane in casa
 
Molti proprietari di cani durante l’inverno si trovano a fare i conti con giornate fredde, impraticabili e non adatte per giri e scampagnate. Un supplizio per chi possiede un cane energico e attivo, magari amante dell’agility e quindi impossibilitato a praticarla. Ma l’inverno non sempre coincide con la pigrizia, anzi spesso c’è chi si affida a centri e palestre coperte. È comunque vero che mantenere attivo il proprio cane è importante, così da preservare la salute, la forma fisica e la predisposizione all’esercizio. Evitando anche problemi legati alla troppa sedentarietà, come lo stress, l’ansia e l’iperattività, quindi l’aggressività data dal mancato sfogo fisico. Per ovviare al tutto esistono cinque modi facili e veloci per mantenere costantemente attivo il vostro Fido. La prima regola è quella di variare i giocattoli a disposizione del cane, così da mantenere forte l’attenzione. Quindi consentire al vostro amico la possibilità della regola del riporto, legando magari a un corda un peluche o un giocattolo quindi lanciandolo e muovendolo per simulare l’inseguimento di una preda. L’ideale sarebbe quello di far correre il cane sopra un tappeto o la moquette, per evitare problemi alle zampe.
Un altro metodo potrebbe essere quello della pratica della ricerca, così da controllare l’indole innata allo scavo. Anzichè servire il cibo nella ciotola potrebbe risultare interessante creare una mini caccia al tesoro. Crocchette nascoste in posti accessibili, e non pericolosi, per stimolare l’interesse e la curiosità. Una pratica da attivare saltuariamente, giusto per stuzzicare il vostro amico.
Un terza soluzione potrebbe essere quella delle uscite extra passeggiata, una sorta di appuntamento di qualità con il vostro Fido. Portatelo con voi al negozio animali, così da consentirgli la scelta diretta di un gioco o di un cibo. Oppure coinvolgerlo in impegni dove è permessa la sua presenza, o ancora passeggiate in macchina per consentire un ricambio di aria e spazi. Inoltre non negategli la socializzazione, non solo con i suoi simili, ma anche con i vostri simili. Amici e conoscenti dovranno risultare complici involontari di un processo di conoscenza e interazione.
Immancabile quindi l’appuntamento con le passeggiate di rito, così da consentire al vostro amico di rispettare la sua personale tabella di marcia. Variate il percorso dei vostri giri, ma consentite a Fido di rispettare la ritualità di alcuni gesti. Ad esempio lo spazio dove permettergli di sgambare, l’incontro con i suoi amici e l’interazione canina.
Infine, ultimo consiglio, se il vostro è un cane amante dell’agility cercate di ricreare un percorso anche in casa. Utilizzando oggetti, mobili, sedie, scope e pouf per organizzare piccoli ostacoli da superare con facilità, e da premiare con carezze, coccole e crocchette golose. Per il vostro amico è importante svagare il corpo e la mente, seguitelo in questa avventura quotidiana così da mantenere attiva anche la vostra salute.
 
ADN KRONOS
10 GENNAIO 2013
 
Dagli Usa il gatto-elfo, costa 1500 euro e sembra Dobby di Harry Potter
Roma - Frutto del lavoro di un team di allevatori Usa che hanno datto realtà al simpatico elfo di Harry Potter
 
Roma - Ci sono voluti più di cinque anni, ma alla fine è arrivato il gatto-elfo. Frutto del lavoro di un team di allevatori Usa che ora vende la simpatica creatura a circa 1500 euro. Un gatto speciale che ai più piccoli non potrà che far venire voglia di averlo in casa, per sentirsi un po' come Harry Potter. Le misure? Niente paura: né più ne meno un gatto 'tradizionale', taglia media e peso che può variare dai 3,5 ai quasi 7 kg. Sul carattere invece sappaimo già che è socievole, affettuoso e tanto attivo.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2013
 
VIVISEZIONE, ANCHE LA UNITED AIRLINES FERMA I VOLI DELLA MORTE
Solo 4 i vettori internazionali ancora disponibili
 
In Nord America non ci sono più compagnie aeree commerciali disposte a trasportare primati destinati alla sperimentazione. L'ultima a cedere, dopo una lunghissima campagna degli animalisti americani, è stata la United airlines, che nei giorni scorsi ha reso pubblica sul proprio sito la nuova "Primate acceptance policy". La compagnia esclude esplicitamente la possibilità di trasportare primati provenienti da o diretti a istituti di ricerca. Inoltre, non sono accettati primati per la "pet industry", cioè il mercato degli animali da compagnia. Questa decisione renderà più e difficile e costoso l'approvvigionamento di primati da laboratorio negli Stati Uniti. In sostanza, secondo le valutazioni di Peta, rimangono solo quattro grandi vettori internazionali ancora disposte ad accettare "carichi" di questo tipo: Air France, China Easter n Airlines, Philippine Airlines e Vietnam Airlines. Air France si difende sostenendo che gli animali sono sempre stati trasportati in centri di ricerca che "rispettano la legislazione vigente e tutte le regole fissate dalle organizzazioni scientifiche specializzate nel benessere animale".
Nel 2010, secondo l'International Primate protection league, gli Stati Uniti hanno importato 21 mila primati, provenienti soprattutto dalla Cina.
 
AGI
10 GENNAIO 2013
 
Animali: i fagiani dai cornetti a rischio emigrano da Uk in India
 
Londra - Rari e minacciati esemplari di Tragopan - altrimenti detti fagiani dai cornetti - appartenenti alle specie tragopano satiro (Tragopan satyra) e tragopano di Temminck (Tragopan temminckii) sono stati trasferiti dallo scozzese Highland Wildlife Park di Kingussie in India nel tentativo di mettere in moto un programma di recupero di questi animali a rischio estinzione in natura. I nove tragopani appartengono ad una famiglia di fagiani che normalmente risiede sulle colline ai piedi dell'Himalaya e sono stati allevati in cattivita' da un team di esperti britannici prima di essere donati al progetto di conservazione indiano.
Gli animali sono stati allevati a Kingussie in Scozia in particolari aree di quarantena costruite all'interno dell'Highland Wildlife Park. Il progetto, secondo quanto riporta la Bbc, e' parte di uno sforzo del governo indiano e delle autorita' nazionali preposte alla difesa della fauna selvatica in collaborazione con la World Pheasant Association per garantire la sopravvivenza di alcune delle specie piu' minacciate del paese ed impedire che scivolino nel baratro dell'estinzione definitiva. Il piano prevede il recupero di settanta specie diverse, tra cui il tragopano Satiro e il tragopano di Temminck che in natura non si riproducono fino a quando non hanno compiuto i tre anni di eta'.
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2013
 
CINA, ANIMALS ASIA SALVA SEI ORSI DA UN "ALLEVAMENTO DELLA BILE"
Il succo gastrico usato nella medicina tradizionale
 
L'associazione per il benessere degli animali Animals Asia ha ricevuto sei orsi in Cina ieri, dopo il Sichuan Forestry Department ha preso gli animali da un allevamento illegale in cui si estrae la bile. Le due organizzazioni hanno lavorato insieme per salvare gli orsi in un progetto interessato trattamento dei poveri ungulati che vengono tenuti in gabbie, al fine di raccogliere la loro bile che viene usata nella medicina tradizionale cinese.
Secondo Animals Asia, gli orsi in salvo erano in pessime condizioni. Le foto mostrano che avevano riportato ferite per le gabbie in cui erano tenuti e uno aveva anche gravi escoriazioni agli artigli.
"Se vai a vedere le zampe degli orsi, è ovvio che non sono stati in un posto sicuro per anni", ha detto Jill Robinson, fondatore e amministratore delegato del gruppo.
Molti degli orsi che vengono tenuti in isola mento per la loro bile sono orsi neri asiatici, spesso chiamati "orsi della luna", i quali sono classificati come specie "vulnerabile" da parte dell'Unione internazionale per la conservazione della natura.
Animals Asia, ancora, stima che più di 10.000 orsi vengono custoditi in Cina e circa 2.400 in più in Vietnam sono prigionieri delle "fattorie della bile".
Come ha scritto John Platt su Scientific American l'anno scorso, la pratica pare in contrazione in Corea del Sud, dove "il 90 per cento dei sudcoreani sostiene che l'allevamento degli orsi è inumano e chiede la fine della pratica nel Paese". Ma, nel contempo, ha osservato che la domanda di bile dell'orso è rimasta forte.
Non solo. Il produttore Andrea Hsu ha fatto sapere ad Animals Asia che la bile, estratta dalla cistifellea, non è difficile da trovare. "Sono entrato in una farmacia mentre andavo a cena e ho trovato un piccolo pacchetto di bile d'orso in polvere venduto per circa 1,20 dollari", ha scritto. "Viene usata per far abbassare la febbre e per trattare i problemi con gli occhi, tra le altre cose".
L'allevamento di orsi rimane legale in Cina, ma "il governo ha smesso di rilasciare nuove licenze nel 1994", ha concluso Hsu.
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2013
 
LO ZAMBIA ALZA LA VOCE: "STOP ALLA CACCIA AI LEONI E AI LEOPARDI"
"Dobbiamo fare i conti con il declino delle specie"
 
Ecco una batosta per gli amanti della caccia grossa. Per proteggere le specie in declino sul suo territorio, lo Zambia ha annunciato il divieto di caccia ai leoni e ai leopardi.
"Non abbiamo abbastanza felini per poterli cacciare, soprattutto se vogliamo mantenere le nostre risorse nazionali", ha detto il ministro del Turismo Sylvia Masebo commentando il provvedimento. "Anche se i safari portano degli introiti consistenti al Paese, dobbiamo fare i conti anche con il rapido declino di alcune specie animali', ha aggiunto il ministro.
Stime recenti indicano che gli esemplari di leoni rimasti in Zambia (Africa del Sud) sono tra 2500 e 4650.
 
IMPRONTA UNIKA
10 GENNAIO 2013
 
Gli animali insanguinati dell’Africa
 
Il WWF Svizzera non esita a definire un fallimento la lotta a bracconieri e commercio illegale di specie selvatiche e la denuncia arriva attraverso il rapporto Braconnage: un commerce sanglant - Bracconaggio: un commercio sanguinoso in cui si stima il giro d’affari della vendita illegale sopratutto di avorio e corno di rinoceronte è pari a 19 miliardi di dollari Usa all’anno. Non sembri una sovrastima: ai bracconieri un corno di rinoceronte è pagato 60 mila dollari al chilo; questo poi passa di mano in mano fino a triplicare il suo valore; l’avorio è considerato al pari dei diamanti, come bene rifugio e il suo valore cresce del 30% di anno in anno. Peraltro il rapporto del WWF pone l’accento sul fatto che il bracconaggio sia usato come sistema di finanziamento di gruppi terroristici.
Spiega Pierrette Rey la portavoce del WWF Svizzera:
Se si continua con questo ritmo, l’estinzione di alcuni grandi mammiferi sarà inevitabile.
Già sono stati uccisi 10 mila elefanti mentre in Sudafrica i bracconieri ammazzano 2 rinoceronti al giorno.
Per il WWF nell’ultimo decennio la situazione è decisamente precipitata e sopratutto manca un approccio globale al problema.
A mancare è la certezza della pena: i bracconieri nel nord ovest del Sudafrica al massimo pagano una penale da 14 mila dollari contro ad esempio, i cinque anni di prigione per chi traffica con 5 grammi di cocaina. Molta responsabilità è da attribuire anche ai paesi che accettano, chiudendo un occhio, di ricevere la merce illegale, come Vietnam, Cina e Thailandia che hanno incrementato la richiesta di avorio e corno di rinoceronte. La Cina ha recentemente legalizzato la vendita di avorio che però proviene da commercio illegale mentre la falsa credenza sopratutto in Vietnam, che la polvere di corno rinoceronte possa curare il cancro alimenta l’assurda caccia a questi animali.
questi i dati come forniti dal ministero per l’Ambiente del Sudafrica:
Nel 2012, in Sudafrica sono stati uccisi illegalmente 618 rinoceronti (stato al 10 dicembre) su una popolazione totale di circa 25′000 individui. Gli animali abbattuti nel 2011 sono stati 448 (13 nel 2007).
Nel 2011 sono state sequestrate oltre 5′250 zanne di elefante (23 tonnellate). Il numero di elefanti africani è passato da 5 milioni nel 1940 a circa 600′000.
Ogni anno 100 milioni di tonnellate di pesci sono vittime del commercio illegale. A questa cifra si aggiungono 1,5 milioni di uccelli vivi e 440′000 tonnellate di piante medicinali.
Il commercio illegale di specie selvatiche genera un fatturato stimato a 19 miliardi di dollari all’anno.
La Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES o Convenzione di Washington), adottata nel 1973, è il principale accordo mondiale per regolamentare il traffico di piante e animali, così come dei loro derivati. Vi aderiscono 176 paesi, tra cui la Svizzera.
Secondo il rapporto del WWF più aumenta il potere d’acquisto dei consumatori e più aumenta il commercio illegale dovuto al bracconaggio.
Spiega Tom Milliken, responsabile del programma Elefanti e Rinoceronti di TRAFFIC rete per il monitoraggio del commercio illegale:
Per la prima volta, in Sudafrica abbiamo visto bracconieri utilizzare elicotteri, apparecchi di visualizzazione notturna e armi pesanti. A un corriere reclutato in Asia bastano 24 ore per recuperare la merce in Sudafrica e rientrare in Vietnam con le corna di rinoceronte nel bagaglio a mano.
Il WWF individua in leggi più stringenti la soluzione al bracconaggio e al commercio illegale:
Il problema deve essere affrontato in modo più sistematico e deciso, prendendo di mira tutti gli anelli della catena commerciale. Vanno adottate strategie transnazionali e i paesi più disarmati devono poter accedere a strumenti investigativi moderni (come la cartografia genetica per rintracciare l’origine dei prodotti).
 
GREEN STYLE
10 GENNAIO 2013
 
Cani vietati nella caccia all’orso in California
 
La California si conferma di nuovo come uno degli stati più impegnati nella salvaguardia degli animali. Non solo lo scorso autunno si è vietata la vendita al pubblico di cuccioli provenienti da allevamenti intensivi, ma da oggi la caccia sarà priva di Fido al fianco del cacciatore. Un’iniziativa nata principalmente per limitare i danni della caccia all’orso e alla lince, che tuttavia stringe l’occhio anche alla salvezza di centinaia di cani.  La legge, approvata lo scorso settembre ed entrata in vigore dal primo gennaio, è stata promossa dalla compagine democratica ed è volta a limitare i danni della caccia per animali così preziosi quali l’orso e la lince. Secondo pratica comune, i cacciatori rilasci ano nei boschi un gran numero di cani affinché blocchino in gruppo l’orso che, reso inerme dall’affronto, può essere facilmente ucciso a colpi di fucile.
Questo sistema, oltre agli eterni dubbi sull’opportunità odierna di ricorrere alla caccia come sport, non solo limita la normale crescita dei gruppi di orsi e linci sparsi sul territorio, ma spesso è dannoso per gli stessi cani. Pensando alla caccia nostrana, si è soliti associare al cane l’immagine della cattura di un volatile – un fagiano, ad esempio – o altri animali di media e piccola taglia. Un orso, così come avviene in California, aumenta esponenzialmente il rischio corso da Fido, che potrebbe essere aggredito dall’animale o ferito a morte dai suoi artigli.
Al momento, negli Stati Uniti la caccia all’orso con l’ausilio di cani è permessa in 17 stati, mentre altri 15 ne vietano il ricorso. Nei rimanenti Stati, invece, questa pratica è del tutto vietata. In California solitamente la caccia al grande animale dei boschi rimane aperta fino al raggiungimento del numero legale di capi abbattuti, 1.700 per la corrente stagione venatoria.
 
GEA PRESS
10 GENNAIO 2013
 
Canada – famiglia di orche bloccata tra i ghiacci (video)
Appello della comunità locale: subito una nave rimpighiaccio o moriranno annegate - Le navi, però, sono altrove.
 
Intrappolate tra i ghiacci e prese dal panico. E’ questa la situazione di una decina di orche (il numero è ancora incerto) intrappolate nella parte nord orientale della baia di Hudson, in Canada. Il sindaco di  Inukjuak, nel Quebec, ha chiesto alle autorità centrali di inviare con la massima urgenza una nave rompighiaccio. Le orche, per potere respirare, sono costrette ormai ad utilizzare uno spazio sempre più piccolo nella morsa dei ghiacci. Di fatto devono respirare a turno.
Il dramma è probabilmente sorto a seguito della stagione insolitamente calda. Le orche, infatti, non hanno grande familiarità con i ghiacci ed è probabile che si siano spinte più a nord, attardandosi oltremisura, a seguito della stagione insolitamente mite. Quando il freddo è arrivato era ormai tardi per raggiungere le acqua libere.
Incerto il numero degli animali anche perchè di tanto in tanto sembrano abbandonare la ristretta apertura, forse alla ricerca di un altro varco. Respirano a turno e roteando sulla superficie tentano disperatamente di evitare il formarsi del ghiaccio. Dovrebbe trattarsi di una intera famiglia. Di sicuro con loro vi sono  numerosi giovani.
Secondo il Sindaco, la lastra di ghiaccio non sarebbe ancora così spessa e l’arrivo di una nave rompighiaccio non presenterebbe particolari difficoltà. Sull’arrivo dello speciale mezzo, però, è sorto un problema. Le navi sono impegnate nel fiume San Lorenzo, dove sono rimasti bloccati dai ghiacci  tre mercantili. Quello che occorre, cioè, è una decisione politica. Ad ogni modo, già da oggi dovrebbero arrivare sul posto alcuni esperti del Governo centrale. Il rischio, però, è che il foro si chiuda, destinando le povere orche alla morte per annegamento.
Gli animali sarebbero stati avvistati martedi scorso da un cacciatore Inuit.
A quanto pare non è la prima volta che gruppi di cetacei rimangono bloccati tra i ghiacci. Nel 2006 e 2007 morirono ad esempio decine di beluga.
VEDI VIDEO:
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2013
 
CANADA, IL VENTO SALVA LE ORCHE INTRAPPOLATE SOTTO IL GHIACCIO
Aperto un varco verso il largo per i 12 esemplari
 
Le orche intrappolate nei ghiacci canadesi sono salve. Circa una dozzina di cetacei rimasti bloccati nelle acque del mare davanti al Quebec sono state liberate dal vento. Inutile, quindi, l'intervento del governo di Ottawa, impegnato a cercare una soluzione per salvare la vita di 12 esemplari di Orcinus orca rimaste sotto una spessa coltre di ghiaccio nella baia di Hudson, a Nord del Quebec. Questi animali marini che respirano mediante uno sfiatatoio piazzato sull'estremità della testa, hanno la necessità di solcare periodicamente la superficie o di nuotare per poter sopravvivere. Per colpa della distesa di ghiaccio, la loro vita è stata seriamente in pericolo. Ma il vento ha aperto loro un varco verso il largo.
Prima dell'intervento decisivo delle raffiche, le orche erano riuscite a creare un buco nel ghiaccio largo circa quanto un furgone, da cui a turno si affacciavano per respirare. Ovviamente, si trattava di un escamotage temporaneo, perché solo un ristretto numero di orche alla volta (massimo tre) poteva sfruttare il varco. Non solo: le basse temperature e la formazione di nuovo ghiaccio avrebbe potuto occludere lo spiraglio vitale. Inutile, a questo punto, l'intervento dell'uomo per salvare le orche da una certa. La popolazione Inuit, preoccupata per le sorti degli animali, aveva richiesto al governo canadese di inviare dei rompighiaccio al più presto, perché la comunità locale composta da 1.800 persone non possiede i mezzi affrontare questa situazione. "Sono intrappolate", ha detto mercoledì il sindaco della comunità Peter Inukpuk alla radio CBC. Per poi spiegare: "Sembrano, di volta in volta, farsi prendere dal panico. Ogni tanto vanno via per un po' di tempo, probabilmente alla ricerca di un altro spazio aperto, che però al momento non sono in grado di trovare". Ma il vento ha risolto il problema: le orche adesso sono libere.
 
GEA PRESS
11 GENNAIO 2013
 
Canada – le orche liberate dai ghiacci
Occorerebbe un aereo per individuarle, ma in Canada c'è chi vuole consegnare il conto spese a chi ha dato l'allarme.
 
La buona notizia è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri (ora italiana). Il cambio della direzione del vento, congiunto all’azione della marea, ha spaccato il ghiaccio, aprendo così numerosi varchi. In tal maniera le orche hanno potuto prendere il largo. Lo ha riferito lo stesso abitante di Inukjuak che, martedì scorso, avava dato per primo l’allarme.
Come ormai noto, un gruppo di una decina, forse dodici orche era rimasto bloccato al largo del piccolo centro lungo la costa nord ordinetale della baia di Hudson. Per potere sopravvivere era rimasto a loro disposizione solo un piccolo foro tra i ghiacci. Qui si alternavano a respirare.  In loro favore era stato lanciato un appello internazionale, ma la situazione sembrava abbastanza complicata a causa dell’ondata improvvisa di gelo che di fatto aveva impegnato le navi rompighiaccio da tutt’altra parte.
Ieri la bella notizia. Il ghiaccio si è spezzato in vari punti e le orche non si vedono più. Il luogo, contrariamente ad alcune notizie diffuse, non è vicino alla costa e l’osservazione dei poveri animali non era affatto agevole. Ad ogni modo la loro sorte non è ancora scontata. Per potere lasciare del tutto la baia di Hudson, gli animali dovrebbero percorrere non meno di 400 chilometri in direzione nord, ed almeno il doppio per raggiungere le coste meridionali del Labrador. Di fatto per essere certi della loro salvezza occorerebbe un ricognitore aereo, che però non c’è.
Secondo alcune tesi avanzate in queste ore le orche si sarebbero tardate così a nord a causa del riscaldamento climatico. Molto meno adattate a muoversi tra i ghiacci, l’improvvisa ondata di maltempo (questa volta tipicamente invernale) le ha colte impreparate in un’area insolita in questo periodo.
Una curiosa questione si sta inoltre ponendo in queste ore in Canada. Chi pagherà le spese dei soccorsi finora sostenuti? C’è chi ha indicato la comunità Inuit. E’ stato infatti un loro abitante ad accorgersi delle orche ed il Sindaco del piccolo centro del Quebec aveva invitato le autorità centrali ad intervenire urgentemente con il rompighiaccio. Alcuni esperti del Dipartimento della pesca erano pertanto già stati inviati nel luogo.
Stante l’attuale evolversi delle condizioni climatiche, c’è chi ha ipotizzato il probabile futuro ripetersi di questi fenomeni.
 
IL PICCOLO
11 GENNAIO 2013
 
La favola a lieto fine delle orche intrappolate
 
di Furio Baldassi
 
TRIESTE - Bloccate. Impossibilitate a muoversi e con grosse difficoltà respiratorie. È stata corsa contro il tempo nella baia di Hudson, in Canada, al largo delle coste del Quebec, per salvare 12 orche marine rimaste intrappolate tra i ghiacci ma, come nelle fiabe, è arrivato il lieto fine. Dopo essere state impossibilitate a muoversi sotto spessi strati di ghiaccio marino per più di tre giorni, nella baia di Inukjuak, sono riuscite ieri pomeriggio a ritrovare la via del mare aperto. «Merito di un forte vento che arriva da nordest e che nella notte passata ha incrinato una parte enorme del ghiaccio», ha detto Johnny Williams, il city manager di Inukjuak. «Le balene adesso non sono più visibili e siamo molto felici di questo». La vicenda ha avuto un enorme impatto sui media del Nord America, tradizionalmente molto attenti alla natura e agli animali, e scatenato una vera tempesta di messaggi su Twitter e Facebook. A dare la stura alle reazioni era stato un video pubblicato sul sito dell’emittente Cbc che mostrava i giganteschi cetacei che si affacciavano di tanto in tanto a respirare da un piccolo varco di acqua, nell’immensa distesa ghiacciata. Subito il governo federale canadese aveva inviato un team di esperti del dipartimento della Pesca e degli Oceani per cercare di capire come poter salvare le orche. Il sindaco di Inukjuak, Peter Inukpuk, aveva chiesto da subito al governo di mandare un rompighiaccio per fare uno squarcio che schiudesse alle balene il passaggio verso il mare aperto distante circa 25 chilometri. Compito non impossibile perchè la baia di Hudson ha ghiacciato quest’anno solo da un paio di giorni e dunque lo strato di gelo non è spesso come negli anni passati. Secondo il sindaco, le balene sembravano consapevoli della loro situazione e di tanto in tanto sembravano mostrare panico. «Altre volte - aveva commentato ancora il sindaco - se n’erano andate per un lungo periodo, probabilmente alla ricerca di un altro spazio aperto». L’esponente della comunità aveva anche detto che un primo cacciatore aveva avvistato le balene già martedì. Inukpuk aveva aggiunto ancora che è insolito vedere le orche della zona a gennaio, ma che la glaciazione delle acque quest’anno era in ritardo. I balenotteri sono comunque una vista rara nella baia di Hudson durante l’inverno e gli animali in trappola - tra i 12 balenotteri c’erano molti piccoli, il che potrebbe significare che erano tutti della stessa famiglia - hanno attirato decine di curiosi locali da Inukjuak, il paese più vicino, situato a circa un’ora di corsa in motoslitta. Impropriamente chiamate orche assassine (in realtà hanno un temperamento giocoso e sono facilmente addomesticabili, come dimostrano i loro show in tanti acquari del mondo), si trovano in tutti gli oceani, dalle fredde regioni artiche e antartiche, fino ai mari tropicali. Possiedono una dieta molto ampia, anche se singole popolazioni sono specializzate in particolari tipi di prede. Alcune si alimentano esclusivamente di pesce, mentre altri cacciano mammiferi marini come leoni marini, foche, trichechi e balene, anche di grosse dimensioni.
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2013
 
GERMANIA, OGNI TEDESCO DIVORA NELLA SUA VITA BEN 1.094 ANIMALI
Pubblicato il provocatorio "Atlante della carne"
 
L'uomo, scrisse Leonardo da Vinci, è "sepoltura d'animali". Ebbene, in Germania l'Associazione per la protezione dell'ambiente e della natura (Bund), la Fondazione Heinrich Boell, vicina ai Verdi, la rivista Le Monde Diplomatique hanno deciso di calcolare – in un "Fleischatlas" (Atlante della carne) appena pubblicato - di quanti animali è "tomba" un tedesco medio. Il risultato fa impressione: 4 manzi, 4 pecore, 12 oche, 37 anatre, 46 maiali, 46 tacchini e 945 polli, in totale 1094 animali divorati nel corso di una vita, al ritmo di circa 60 chilogrammi l'anno. Nei paesi più poveri si arriva a malapena a 10 chilogrammi, in quelli a rapida crescita circa 30.
Con la raccolta di "dati e di fatti sugli animali come genere alimentare", gli autori vogliono fornire un'analisi delle conseguenze - sulla salute e sull'ambiente - del consumo di carne, ancora oggi considerato un "simbolo di ascesa sociale e lusso". Attualmente nel mondo il 70% circa delle superfici agricole viene utilizzata direttamente o indirettamente per la filiera della carne. L'ingrasso di manzi, maiali e pollame costituisce una delle attività più redditizie dell'agricoltura e contribuisce per il 40% al valore complessivo del settore primario mondiale.
Di tutte le bestie da allevamento consumate, il maiale si piazza con agio al primo posto, con 111 milioni di tonnellate di carne.
La produzione di pollame nell'ultimo mezzo secolo si è più che decuplicata e ora è al secondo posto con 104 milioni di tonnellate, seguite dalla carne di manzo con 67 milioni e quella ovina con 14 milioni.
Un numero crescente di animali oggigiorno viene cresciuto nella stalle e nutrito con mangime da ingrasso, sottolinea il Fleischatlas. Per questo l'Unione europea importa 35 milioni di tonnellate di soja per mangime, soprattutto dal Sudamerica. Solo l'Argentina ha destinato 20 milioni di ettari di terreno alla coltivazione della soja e per far questo ha distrutto milioni di ettari di foresta tropicale. Il presidente del Bund auspica una netta svolta nella politica agricola, per fermare tanto l'agricoltura che l'allevamento intensivo ed alleggerire il carico sull'ambiente e in particolare sulle falde acquifere.
 
AGI
10 GENNAIO 2013 
 
Animali: scoperta inedita colonia pinguini in Antartide
 
Utsteinen - I ricercatori della stazione di ricerca polare Princess Elisabeth Antartictica sono i primi esseri umani ad aver incontrato e fotografato una estesa colonia di oltre novemila pinguini imperatori (Aptenodytes forsteri) appena scoperta sulla Princess Ragnhild Coast dell'Antartide. Il team proviene dalla British Antartic Survey e dallo US National Environment Research Council ed e' stato il primo a scoprire la colonia di pinguini alti un metro utilizzando una serie di immagini satellitari del 2009.L'esistenza della colonia e' stata confermata da questa escursione effettuata a dicembre 2012 da Alain Hubert, Kristof Soete e Raphael Richard. La spedizione e' parte del progetto IceCon finalizzato a valutare le condizioni e i tassi di perdita dei ghiacci in Antartide nella zona della Dronning Maud Land, la Terra della Regina Maud. Hubert ha descritto , secondo quanto riportato dal sito Phys.org, l'avventura come "un'esperienza indimenticabile.Da quando abbiamo iniziato a lavorare lungo la Princess Ragnhild Coast ci siamo immediatamente resi conto che l'esistenza di una grande colonia di pinguini imperatori ad est fosse altamente probabile, dati i numerosi incontri con piccoli gruppi di animali. Per cui abbiamo deciso di tentare di accedere all'area remota e sconosciuta rilevata anni fa dal satellite. La sorpresa e' stata ancora piu' grande quando ci siamo trovati di fronte in piena notte ad una immensa colonia di pinguini e piccoli pulcini. Un momento straordinario".
 
TRENTINO
10 GENNAIO 2013
 
Dopo sessant’anni ritorna la lontra
Nell’eccezionale sequenza di Davide Righetti, il primo animale ad oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa
 
BOLZANO. Qualche passo, palmato e caracollante. Poi una rapida occhiata nel buio, quasi a trattenere il respiro prima di scivolare nell'acqua e scomparire. È così che Nostra Signora dei Fiumi è tornata ad affacciarsi in territorio altoatesino a quasi sessant'anni dalla scomparsa. L'ultima presenza documentata infatti è un abbattimento avvenuto nel 1958 a Longega, in Val Badia.
La lontra catturata dalla fototrappola di Davide Righetti in una sequenza di pochi secondi - emozionante e di straordinario valore scientifico – è invece in ottima salute e racconta una storia nuova, quella del ritorno nei fiumi del Trentino-Alto Adige di uno degli animali più affascinanti e minacciati della fauna europea.
Dopo quel fatidico 1958, quanti nel corso degli anni si erano messi a più riprese sulle tracce di questo grande mustelide (parente stretto di faine, donnole ed ermellini, tanto per capirci), alla fine avevano dovuto sempre alzare bandiera bianca. La lontra di carne e di pelo era diventata un fantasma inafferrabile.
Chi la cercava restava sospeso in un limbo di incertezza: poche segnalazioni, sempre più nebulose, rarefatte e inattendibili per lo più dal versante occidentale della provincia, nessun riscontro davvero certo in termini di impronte, resti di pasto, marcature olfattive. Probabilmente l'avevamo già persa eppure erano in molti a restare aggrappati alla sostanza sottile e sfuggente di questa “lontra delle tracce”, sempre più simile alle chimere o agli angeli.
A porre fine a tutte le illusioni è stata nel biennio 1984-85 una ricerca del Gruppo Lontra del Wwf Italia in collaborazione con l'Otter Specialist Group dell'Iucn, l'Unione internazionale per la Conservazione della Natura. Dopo aver battuto palmo a palmo decine di chilometri di fiume in tutta la provincia, il verdetto: estinta. Esattamente come in Trentino.
Quella storica ricerca, condotta con la stessa metodologia a livello nazionale, fu uno shock. La lontra era scomparsa da tutto l'arco alpino e sopravviveva nel Sud Italia con meno di cento esemplari. Amen. Da allora silenzio. Eppure. Eppure - come sta accadendo con lupo, lince e orso - da qualche parte, sull'arco alpino, la lontra ricominciava a nuotare, nell'ombra. E a riguadagnare chilometri. In silenzio.
A fare il punto della situazione è Davide Righetti, il tecnico faunistico bolzanino autore di quella straordinaria sequenza video “rubata” con la fototrappola, il ricercatore a cui la Ripartizione Tutela Ambiente e Paesaggio della Provincia e il Wwf Alto Adige hanno affidato nel maggio del 2010 un piano di monitoraggio pluriennale.
«Tutto è iniziato nel 2008 – spiega Righetti, che collabora anche con l'Ufficio Caccia e Pesca e il Museo di Scienze Naturali di Bolzano – con una segnalazione che ci è arrivata da Andreas Gasser, il ricercatore che studia la specie in territorio austriaco. La lontra era ormai a ridosso dei confini altoatesini, e dunque la situazione era in piena evoluzione e occorreva darsi da fare». Da allora sono passati quattro anni, e il quadro oggi è abbastanza chiaro.
La sintesi è ancora di Righetti: «La lontra è stabilmente presente nel settore nordorientale della provincia con almeno un esemplare, verosimilmente un maschio adulto, ma gli animali potrebbero essere anche di più. Quello che vorremmo fare adesso è estendere il raggio della ricerca, per capire se la specie è in espansione». E che la situazione sia in evoluzione anche altrove sull’arco alpino per quanto molto lentamente, in modo irregolare e con segnalazioni puntiformi – talvolta di difficile interpretazione, quanto alla provenienza - lo dimostrano anche il ritrovamento di una lontra morta nell'agosto scorso in Valtellina e le segnalazioni che s ono arrivate negli ultimi anni dalla Valle dell'Inn, dalla Zillertal e dalla Svizzera. Va chiarito però che si parla sempre di numeri piccolissimi e che quindi il trend positivo, se di trend positivo si può parlare, va inserito in un quadro generale di estrema fragilità.
«Su una popolazione austriaca stimata in 7-800 esemplari – spiega Righetti che, per competenza e passione, in Alto Adige è diventato ormai l'Uomo delle lontre- – quella che gravita sull'arco alpino è appena di una cinquantina di animali. In Italia invece si parla di una popolazione di poco superiore ai 200 esemplari, concentrati con poche eccezioni nelle regioni centro-meridionali. Una situazione certamente migliore di quella del 1985, ma ancora ad altissimo rischio».
Sperando che l'Alto Adige faccia la sua parte e che Nostra Signora dei Fiumi trovi un'accoglienza migliore rispetto a quella che è stata riservata all'orso, evidenziando troppo spesso i limiti di una gestione faunistica piegata agli interessi degli agricoltori e di una cultura venatoria che fatica a modernizzarsi. Mauro Fattor
VIDEO
 
GEA PRESS
11 GENNAIO 2013
 
Matera – Beethoven sporco di rossetto: adottato, minacciato ed avvelenato. Per le “esequie” un bidone, tipo spazzatura
Gli animalisti: andiamo in quel posto con i cani, qualcheduno deve vergognarsi per quello che ha fatto.

 
Beethoven  era di nessuno. Stava nelle Murge di Matera, ormai otto anni addietro. Un giorno, forse, ebbe da ridire con un cinghiale e nel corso di una riunione animalista, il suo tutore chiese aiuto. Beethoven, ancora in effetti senza nome, è ferito. Una complicata operazione chirurgica ma il bel cagnolone che tanto assomiglia al famoso protagonista canino di omonimo film,  trova in quella occasione  una casa. Non fu, comunque, un’adozione immediata. Margherita e la sua famiglia non volevano all’inizio tenerlo. Era morto Jack, il precedente cagnolino, ed avevano sofferto. Cambiarono però idea quanto furono stufi di sentirsi sollevare “difetti” da ogni possibile adottante. Beethoven era bello così. Senza standard, senza razza. Marrò, bianco, un po troppo basso per essere un San Bernardo, un po troppo alto per essere un Breton. Ma cosa importa, pensò Margherita e la sua famiglia. Per Beethoven arrivò la tranquillità e 120 metri quadrati di terrazzo dove passare le belle giornate di sole.
Tranquillo ed a volte turbato. A quanto pare qualcuno lo aizzava, ed a nulla erano valsi i richiami di Margherita. Beethoven, dal canto suo, continuava a dare tanta felicità. La sera, accucciato proprio innanzi al televisore ed il giorno, al rientro di Margherita, sporco di rossetto. All’uscita della scuola, quando gruppi di studenti passavano da quella strada, Beethoven era irresistibile. Lo sguardo da cucciolo, nonostante i suoi 48 chili, e le guanciotte piene. Baci di ragazzine, nonostante la recinzione. Beethoven, era proprio uno che si faceva amare. Praticamente irresistibile.
Nel frattempo entra in vigore la famosa riforma del condominio. Margherita e l’intera famiglia si sentono più al sicuro. Beethoven si era attirato le antipatie di intolleranti. Minacce, forse velate dall’appartenenza in famiglia di chi dovrebbe impedire. Fanno capolino parole tremende. “Polpette” e sussurri alle orecchie durante le riunioni di condominio. Minacce a quanto pare poi urlate innanzi a testimoni. Minacce che avrebbero coinvolto anche chi forse era meglio non apparisse.
Infine, Beethoven sta male. Una prima ed una seconda volta. Il sedici dicembre, perde qualche goccia di sangue. Inizia il calvario. Il cane è grosso, forse hanno impastato male quella polpetta. Alle 10.30 della Vigilia di Natale, Beethoven va via.
Chissà dove è volato il povero Beethoven. Forse è di nuovo nelle Murge. Di nuovo randagio, oppure non si è mai allontanato da Margherita e dalla sua famiglia.
Ai Carabinieri il compito di vagliare la denuncia. Al Comune di Matera una petizione. A fronte di 230 euro, Margherita, per portar via  a norma di legge il povero Beethoven, si è vista apparire gli addetti con un bidone tipo spazzatura. “Rimozione carcassa”. Forse tecnicamente si chiama così, oppure no. Di certo per chi lo ha amato, vederlo “carcassa” e nel bidone è come vederlo ucciso di nuovo.
Per il “ritiro carcassa” c’è l’obbligo dell’inceneritore. A Matera, nessuna alternativa sepoltura. Che brutte cose. Veleno, carcassa, smaltimento. Beethoven non  lo meritava proprio. Né lui, né come Margherita e la sua famiglia. A noi Beethoven piace ricordarlo sporco di rossetto. Ce lo immaginiamo festoso con tutti quei ragazzini di chiassosa allegria. Per altri, chissà. Mani pericolose, sicuramente. Sarebbe bello andare tutti quanti con i cani, dice una animalista di Matera, e stare in quel posto. Senza minacciare, senza intimorire. Bassezze dell’animo umano. Beethoven era veramente superiore a tutto ciò.
 
NEL CUORE.ORG
11 GENNAIO 2013
 
PESARO, CANE LEGATO SU UN TETTO TROVATO MORTO IMPICCATO
Il proprietario denunciato dai volontari dell'Oipa
 
Il corpo di un cane impiccato ad una catena che pendeva dal tetto dell'edificio a cui era stata fissata. Lo hanno scoperto i volontari dell'Oipa di Pesaro-Urbino, che erano andati in quella zona un sopralluogo per un controllo pre-affido. E' successo a Montecopiolo (PU). L'animale era morto da alcune ore: immediatamente allertate le guardie zoofile OIPA e i carabinieri.
Il sopralluogo delle guardie ha permesso di verificare che il cane era stato legato sul tetto di una costruzione adibita a rimessa, senza un adeguato riparo, con una catena che superava ampiamente per lunghezza l'estensione dello stesso tetto. L'animale, abbandonato a se stesso, è quindi andato incontro ad una morte per impiccagione in seguito, verosimilmente, ad un tentativo di salto o ad una caduta accidentale.
Il proprietario , sentito dalle guardie zoofile, ha dimostrato completo disinteresse e menefreghismo per la sorte dell'animale, tanto da averne gettato le spoglie in un magazzino e da minimizzare l'accaduto sottolineando l'anzianità del cane. Di fatto, secondo l'anagrafe canina, è emerso che il cane aveva solo sei anni e non l'età dichiarata dal proprietario.
Viste anche le condizioni in cui l'animale era detenuto, le guardie zoofile dell'Oipa hanno denunciato il proprietario per uccisione di animale (art. 544 ter. C.P.).
"Tutto in questa vicenda testimonia disinteresse e incuria nei confronti di un essere vivente, oltre alla totale irresponsabilità nella gestione del cane – sottolinea Simona Congiu, coordinatrice del nucleo di guardie zoofile Oipa della provincia di Pesaro-Urbino –. Confidiamo nel lavoro della Procura della Repubblica di Urbino affinché il colpevole venga punito secondo la legge, che per reati come questo prevede la reclusione da tre a diciotto mesi o la multa da 5.000 a 30.000 euro, affinchè venga dato un importante segnale a tutti coloro che continuano a detenere gli animali come oggetti inanimati privi di diritti di cui disporre a proprio piacimento". Intanto, l'Oipa ha deciso che si costituirà parte civile nell'eventuale procedimento penale a carico del proprietario del cane.
 
QUOTIDIANO.NET
11 GENNAIO 2013
 
Cacciatore uccise cagnolino deve pagare 22.500 euro
Decreto penale emesso dal Tribunale di Vicenza
La bestiola fu ferita gravemente e morì dopo alcune settimane di agonia
 
Roma - Con un decreto penale il Tribunale di Vicenza ha condannato un cacciatore al pagamento di 22.500 euro per avere causato, nel 2010, la morte un cagnolino che stava giocando con un altro cane e che è stato colpito durante la battuta di caccia. Gravemente ferito, l`animale è deceduto alcune settimane dopo. Lo rende noto l'Enpa, che esprime soddisfazione per la sentenza. <Qualora nei termini di legge il condannato dovesse presentare un`opposizione al decreto penale di condanna, ci uniamo all`auspicio dell`eurodeputato Idv Andrea Zanoni, che, in tal caso, i provvedimenti giudiziali conseguenti possano seguire la stessa linea del decreto>, commenta l`Ente Nazionale Protezione Animali che prosegue: <Purtroppo, come abbiamo più volte denunciato, non è infrequente che, oltre alle persone, anche gli animali d`affezione finiscano sotto il fuoco delle "doppiette>.
<Sappiamo che nulla potrà restituire al proprietario l`amore del suo quattrozampe, tuttavia è importante che fatti del genere vengano puniti con pene esemplari. Non è più tollerabile che la sicurezza di uomini e animali venga messa in pericolo in nome di quello che alcuni continuano a definire uno sport>.
 
IL CENTRO
11 GENNAIO 2013
 
Polpette avvelenate ai Colli
 
PESCARA - Quasi quaranta polpette avvelenate sono state gettate in via Colli Innamorati. Secondo i cittadini due cani, che hanno mangiato le polpette che possono uccidere in brevissimo tempo, sono stati salvati per miracolo perché trasportati subito nella clinica dei Colli. A farne le spese sono stati un altro paio di animali che invece sono stati portati in un’altra clinica. I residenti raccontano che quelle esche sono state preparate con cura e che si tratta di carne mista a pesticidi per lumache. Complessivamente sono state 37 le polpette avvelenate sconsideratamente sparse nella via dei Colli e che hanno costretto i residenti a non portare più a spasso gli animali e ad avvertire i vigili urbani che, a fatica, sono riusciti a portare via le esche. Sconcerto è stato espresso dai cittadini, infuriati con i responsabili anche perché, come raccontano, quelle polpette possono uccidere in una trentina di minuti.
 
L’ECO DI BERGAMO
11 GENNAIO 2013
 
Storie di vita, morte, uomini e cani
Storie che devono far riflettere
 
E' davvero incredibile il susseguirsi di notizie che stiamo registrando nella nostra provincia legate ai nostri amici a 4 zampe, e ancora più incredibile è la diversità di situazioni in cui questi fortunati o sventurati animali si sono venuti a trovare: abbiamo aperto il nuovo anno con la splendida favola del meticcetto Jacky, caduto in un dirupo e vegliato per due giorni e due notti dai suoi padroncini fino a che non è stato tratto in salvo dai suoi soccorritori.
Non abbiamo avuto neppure il tempo di gioire per questo splendido lieto fine che le cronache ci hanno portato alla luce due storie di abbandono e crudeltà: un piccolo amico abbandonato a se stesso da giorni in un appartamento perché i suoi proprietari sono andati in vacanza (convinti che lasciargli a disposizione diverse ciotole di cibo e acqua fosse sufficiente per fargli trascorrere serenamente un lungo periodo di tempo), e una piccola meticcia legata ad un tronco d'albero e brutalmente massacrata a martellate dal suo aguzzino.
Quella di ieri però è la notizia più sconcertante e che davvero mette i brividi, non solo per la fredda cronaca, ma per la triste condizione di solitudine ed indifferenza in cui riversava un giovane uomo, tanto da venire trovato senza vita parecchi mesi dopo la sua morte. A vegliarlo per tutto questo tempo il suo fedele beagle, che per sopravvivere e non lasciare solo il suo compagno umano ha dovuto cibarsi dei suoi poveri resti.
Quante storie, dolci e amare, di vita, morte, uomini e cani hanno segnato questo inizio di anno, storie che ci fanno capire quanto sia profondo il legame che questi fantastici animali riescono a creare con noi e quanto reciprocamente ci sentiamo contemporaneamente forti e fragili gli uni nei confronti degli altri. Pensate alla fragilità di jacky che si sentiva perduto se dal dirupo non riusciva a scorgere i suoi padrocini, ma anche alla fragilità di quel povero signore che nient'altro probabilmente aveva se non l'amicizia fedele del suo cane. E pensate invece alla forza dei compagni di jacky che lo hanno vegliato all'addiaccio esposti al freddo delle notti invernali, e alla forza disperata di quel beagle capace di resistere tre lunghi mesi per vegliare il suo padrone, arrivando al gesto disperato di cui tutti sappiamo pur di sopravvivere.
Attenzione, non crediate ad una sorta di macabro "cannibalismo", non crediate che il cane, una volta esaurite le sue scorte di cibo si sia avventato sul corpo del suo padrone, semplicemente lo ha fatto solamente per rimanere al suo fianco fino a che avesse potuto, perché ormai non gli restava altro che quello. Che senso avrebbe avuto la sua vita senza di lui?  Se il suo umano se ne fosse andato i n vacanza lasciandogli chili e chili di cibo, lui probabilmente avrebbe fatto  esattamente come il meticcio di cui ho accennato nelle prime righe di questo articolo, avrebbe iniziato ad abbaiare, a farsi sentire e dopo pochi giorni (se non dopo poche ore), qualcuno sarebbe intervenuto.
Ma non era quello che il suo cuore gli ha detto di fare, il suo grande cuore di cane gli ha detto di restare con lui, e solo per amore è arrivato a tanto. E noi tante volte non riusciamo a capire quanto sia speciale questo grande ed incondizionato amore di cui queste creature sono capaci, a volte addirittura arriviamo a gesti di una crudeltà assoluta nei loro confronti, sfoghiamo su di loro le nostre frustrazioni e i nostri fallimenti, quasi fossero colpevoli delle nostre piccole e grandi sventure. Addirittura arriviamo a pretendere che possano sopportare ogni tipo di angheria, dall'abbandono alle bastonate (o peggio) senza che abbiano nessuna possibilità di difendersi, perché ci arroghiamo ancora troppo spesso di avere addirittura su di loro il potere di vita o di morte.
Già, vita e morte, torniamo al filo conduttore di questo articolo. Che queste piccole e grandi storie di vita, morte, uomini e cani ci facciano riflettere. I cani non mentono mai sull'amore, e gli uomini che imparano questa lezione sono persone migliori.
Paolo Bosatra educatore cinofilo
paolo@lallegracagnara.it
 
MESSAGGERO VENETO
11 GENNAIO 2013
 
Trovate carcasse d’animali E’ allarme bracconaggio
 
ERTO E CASSO (PN) - Casi di bracconaggio in aumento in Alta Valcellina? I cacciatori dicono di sì e segnalano un incremento di ritrovamenti di carcasse abbandonate nei boschi. Dall’altra parte c’è il Parco naturale delle Dolomiti friulane che garantisce un ulteriore monitoraggio del territorio, ma lamenta carenze di fondi e l’assenza di personale. Da qualche mese gli iscritti alle riserve di Erto e Casso, Claut e Cimolais denunciano un incremento di concorrenza sleale da parte dei bracconieri, soprattutto in certe zone limitrofe al confine del Parco. C’è chi si spinge oltre e parla di un gruppo di giovani che abbatterebbe capi al solo scopo di divertimento, lasciando sul posto le carcasse. Salvo vantarsi delle “bravate” al bar esibendo fotografie scattate con cellulari e iPad. «Al momento non ho conferme ufficiali della vicenda, ma posso assicurare che potenzieremo ulteriormente i controlli – ha spiegato in proposito il presidente dell’ente protetto e sindaco di Erto e Casso –. So della pelle e di interiora di un cervo rinvenute qualche giorno fa a Casso. Ma so anche che la riserva della Val Vajont ha ancora 16 capi da abbattere di quelli assegnati a inizio anno, segno che andare a caccia di frodo sarebbe un controsenso per gli iscritti. Diverso il discorso se si tratta di persone prive della licenza o, addirittura, della possibilità di detenere armi. Chiederò lumi al Parco, ma anche ai carabinieri, alla forestale e ai guardiacaccia». La nota dolente è proprio questa. «In effetti il personale scarseggia e la ristrutturazione interna applicata al comando di vigilanza ittico-venatoria della Provincia di Pordenone non agevola», ha continuato Pezzin, che come consigliere provinciale del Pd ha seguito il piano di ridimensionamento degli ex guardiacaccia, in parte destinati a mansioni ambientali e di fatto allontanati dal presidio dei territori montani. «Il Parco non ha mai avuto propri agenti pur essendo previsti dalla legge istitutiva – si è sfogato con amarezza l’amministratore –. Stiamo combattendo con tagli drastici che mettono in discussione l’esistenza stessa dell’ente. Ci sono sempre meno risorse. Anche la guardia forestale ha i suoi grattacapi. Non possiamo quindi dire che la situazione sia rosea, ma nel complesso cerchiamo di resistere». La recente vertenza che ha comportato l’accorpamento della forestale a Barcis dovrebbe invece dirsi conclusa dopo che il consiglio regionale ha imposto la riapertura della stazione di Claut.
 
GAZZETTA DI MODENA
11 GENNAIO 2013
 
Finisce contro 5 cinghiali: auto in pezzi, animali morti
Incredibile incidente a Sant’Antonino di Reggio per un sassolese. «Spenderò 10mila euro di danni per una vettura con un mese di vita»
 
Elisa Pederzoli
 
SASSUOLO (MO). Si è trovato davanti cinque cinghiali. Fermi, in mezzo alla strada. Probabilmente abbagliati dalle luci dei suoi fari. Impossibile frenare, impossibile evitare l’impatto violentissimo e devastante contro gli animali. È successo mercoledì intorno alle 20 su via Statutaria, a Sant’Antonino di Casalgrande.
Bilancio tragico per gli ungulati: tutti morti. Pesante anche per l’automobilista, Daniele Marras di Sassuolo: l’airbag della sua auto, una Hyundai Ix 35 di appena un mese, è scoppiato e la parte anteriore della vettura è andata completamente distrutta: un danno da circa 10mila euro.
Marras ha subito ha lanciato l’allarme. E come prevede la procedura, sul posto sono arrivati gli incaricati della Provincia per raccogliere le carcasse degli animali. È stato possibile stabilire che si trattava di tre maschi e due femmine. Tutti animali giovani, ma comunque adulti, del peso di almeno 50-60 chili per esemplare. «All’improvviso, me li sono trovati davanti. Sono sbucati così, dal buio. Stavano fermi immobili, non si spostavano. E io non ho potuto fare niente, purtroppo, per evitare di investirli».
Daniele Marras racconta così gli istanti prima dell’incidente di Sant’Antonino. «È stata questione di pochi attimi - spiega l’automobilista - stavo percorrendo via Statutaria, che in quella zona è molto buia. E di colpo li ho visti».
Marras, che abita a Sassuolo, è praticamente di casa anche in terra reggiana: è il titolare del negozio Target di via della Repubblica, a Scandiano.
«È stata una botta tremenda. Mi è scoppiato in faccia l’airbag, non capivo più niente» confida. Fino a che non è riuscito ad arrestare la sua corsa, è sceso dalla vettura ed è andato a vedere cosa fosse successo.
«Non credevo ai miei occhi - racconta l’uomo - Avevo capito che c’era un cinghiale. Ma non immaginavo che si trattasse di ben cinque animali. Le ho investite tutte quelle povere bestie, non sono riuscito a fare niente per evitare lo scontro. Secondo me, una cosa del genere non è mai successa prima». È dispiaciuto per la fine che hanno fatto i cinque ungulati. Ma fa i conti anche con i danni causati dall’impatto alla sua auto.
«Sono almeno 10mila euro, abbiamo calcolato - conferma il sassolese - E bisogna tenere conto che la mia auto è una sorta di jeep. Chissà cosa sarebbe potuto accadere se a investire gli animali, invece, fosse stato un giovane in sella a una motocicletta».
Già, probabilmente l’esito sarebbe stato ben peggiore, anche per l’incolumità dell’investitore. Che, invece, in questo caso per fortuna non ha riportato gravi conseguenze, almeno fisiche.
 
GEA PRESS
11 GENNAIO 2013
 
Gli animali incidentati – un airone e cinque cinghiali
In provincia di Savona un Airone cenerino, in quella di Reggio Emilia, cinque cinghiali sotto un SUV.
 
A Lavagnola (SV), in molti si erano affezionati a lui. L’airone cenerino era diventato uno di casa. Quella figura elegante, zampettava tra le poche acque del torrente Letimbro. Ed invece un automobile gli è finita di sopra. L’incidente stradale, infatti, è quello che più probabilmente è occorso al povero airone. Così pensano i volontari dell’ENPA di Savona che lo hanno soccorso. Una ferita all’ala, ma soprattutto diverse lesioni interne, sembrano lasciare poche speranze di vita al povero animale.
L’airone dall’apertura alare di 1,7 metri, nella sua vita deve affrontare numerosi pericoli. Innanzi tutto l’alta mortalità infantile. Fino al 70% ricorda la Protezione Animale savonese. C’è poi l’inquinamento dei fiumi, il bracconaggio ed ora pure gli incidenti stradali.
Chissà cosa è successo, invece, mercoledì sera a Sant’Antonio di Casalgrande in provincia di Reggio Emilia. Cinque cinghiali uccisi da un SUV che a quanto pare ha riportato 10.000 euro di danni (da reclamare alla Provincia). Gli animali, quasi sicuramente, sono rimasti abbagliati dai fari del grosso mezzo.
 
MESSAGGERO VENETO
11 GENNAIO 2013
 
E se sono coinvolti in incidenti chi non li soccorre è multato
 
Non si occupa solo di far riconoscere il diritto di accesso a locali ed esercizi pubblici, la recente legge regionale sugli animali da affezione. Introduce infatti una nutrita serie di norme che spaziano dall’obbligo di microcippatura dei cani, il cucciolo deve essere iscritto all’anagrafe canina e dotato di microchip entro i primi due mesi di vita e prima di essere venduto o regalato, il nuovo proprietario è tenuto ad iscrivere l’animale alla Banca dati regionale dell’anagrafe canina, istituisce il divieto di cedere cuccioli prima che siano trascorsi tre mesi dalla nascita. Tra i vari obblighi, all’articolo 18 la legge impone di prestare soccorso ad animali feriti, sia nel caso in cui vengano semplicemente trovati, sia nel caso in cui involontariamente li si sia feriti. «Chiunque - recita la norma - è tenuto a prestare soccorso all’animale o a provvedere affinché gli venga prestato soccorso». Dell’esistenza di questa norma si è occupata ieri anche la Base Usaf di Aviano che nell’ultima newsletter ha infatti dedicato un articolo all’argomento informando il personale americano dell’obbligo di allertare i soccorsi, chiamando il 112 o il 113, i quali si faranno carico di allertare il servizio veterinario competente, nel caso in cui ci si trovi in una di queste situazioni, ovvero si sia rinvenuto un animale ferito o lo si abbia involontariamente ferito, garantendo anche l’assistenza dell’ufficio legale della Base. La legge regionale conferma, poi, il divieto di abbandonare gli animali, cani, gatti o altri animali di affezione, e vieta di lasciarli incustoditi per un tempo incompatibile con le loro necessità; vieta di utilizzare animali con ruoli attivi nella pratica dell'accattonaggio; di vendere animali a minorenni; di organizzare, promuovere o assistere a combattimenti fra animali; di cedere animali di affezione a chiunque possa farne uso o commercio per sperimentazioni o spettacoli.
 
GEA PRESS
11 GENNAIO 2013
 
Dalle Marche alla Puglia, per cacciare fringuelli nel Parco Nazionale
Intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
E’ stato sorpreso nella zona di massima tutela del Parco Nazionale del Gargano. Il marchigiano, munito di regolare porto d’armi, stava esercitando l’attività venatoria in località “Varisce”, nel territorio del comune di Carpino (FG). Ad individuarlo gli uomini del Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Cagnano Varano (FG).
Dai controlli è risultato che il bracconiere era munito di fucile semiautomatico calibro 12 ad anima liscia caricato con munizionamento a piombo spezzato. Un fatto, questo, che fa sospettare ai Forestali che l’uomo fosse interessato alla caccia dei fringillidi. Si tratta di animali che la legge tutela. L’arma e le munizioni utilizzate dal bracconiere sono state poste sotto sequestro penale probatorio. Il marchigiano dovrà rispondere di introduzione di armi e materiale esplodente in area protetta, esercizio venatorio illecito, cattura, uccisione e disturbo della fauna selvatica.
I controlli antibracconaggio del Corpo Forestale sono proseguiti per tutto il fine settimana. Ad essere contestate anche sanzioni amministrative per omessa esibizione dei documenti venatori, mancato recupero dei bossoli delle cartucce, omessa annotazione sul tesserino venatorio della giornata di caccia, mancato pagamento delle tasse di concessione governative e per assenza di autorizzazione per l’ambito territoriale di caccia, utile, quest’ultima, per esercitare attività venatoria nella provincia di Foggia.
La Forestale, al fine di potere segnalare l’attività di bracconaggio o comportamenti irregolari durante l’attività venatoria invita a comporre il numero verde 1515.
 
LA NUOVA SARDEGNA
11 GENNAIO 2013
 
Siniscola, testa di bue davanti alla casa di una pensionata
 
di Sergio Secci
 
SINISCOLA (NU) Un macabro avvertimento o uno scherzo di cattivo gusto? Se lo chiedono i carabinieri di Siniscola che ieri mattina, sono intervenuti in una via del centro storico dopo che alcuni passanti avevano notato una testa di vitello scarnificata davanti all’uscio dell’abitazione di una pensionata di 73 anni. L’episodio si è verificato nella centralissima via Regina Margherita e obbiettivo dell’oscuro messaggio, la casa dove vive una anziana donna di Siniscola che, sentita in seguito dai militari, non ha saputo fornire spiegazioni in merito all’accaduto. Nessun rancore con i vicini di casa né con altre persone, avrebbe detto l’anziana ai militari sottolineando inoltre di non aver mai ricevuto minacce. Perciò tutto fa pensare che la macabra e inquietante missiva (se di questo si tratta) possa quindi essere stata indirizzata a qualche a un altro componente della famiglia o a un parente della donna. La pensionata e i suoi familiari, sono stati sentiti ieri sera dagli investigatori, i carabinieri della Compagnia del paese. Gli investigatori non tralasciano alcuna pista che possa portare agli autori di un gesto vile e indegno della società civile. Ad accorgersi della presenza della testa di vitello in mezzo alla strada, alcuni passanti che hanno poi dato l’allarme. Potrebbe trattarsi anche di una inspiegabile bravata senza alcun senso, soprattutto perché coinvolge un’anziana donna. Anche in passato, per scherzo, alcuni giovani di Siniscola avevano buttato lungo una strada del centro abitato sangue di un animale facendo ipotizzare messaggi di morte a qualche abitante della via. Messaggio macabro che lascia il tempo che trova, ma che crea comunque preoccupazione e persino danno all’immagine dell’intera cittadina della Baronia.
 
GEA PRESS
11 GENNAIO 2013
 
Martina Franca (TA) – la Forestale al circo Orfei: 9 grandi felini sotto sequestro
Sette leoni e due tigri sarebbero detenuti in assenza dell’autorizzazione prefettizia.
 
L’insegna  è quella Orfei ma il circo potrebbe appartenere ad altra famiglia. Di certo quando sono stati attendati a Brindisi avevano preso male la decisione del Comune di non concedere più autorizzazioni per spettacoli con animali.
Oggi la comunicazione del blitz della Forestale avvenuto a Martina Franca (TA). Stante quanto riferito dalla Forestale sarebbero stati detenuti senza autorizzazioni tigri e leoni. Sette leonesse, due adulte e 5 di appena 5 mesi. Poi due tigri, anch’esse femmine, di 7 mesi.
Ad intervenire sono stati gli uomini del Servizio CITES Territoriale del Comando Regionale di Bari in collaborazione con il personale dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Martina Franca (TA).
I grandi felini come tigri e leoni sono tutelati dalla Convenzione di Washington sulle specie animali e vegetali minacciate d’estinzione (CITES) e sono considerati pericolosi per l’incolumità pubblica. La loro detenzione, sempre vietata per i privati, per eventuali attività circensi è subordinata al possesso di una specifica autorizzazione del Prefetto, rilasciata sulla base delle linee guida approvate dalla Commissione Scientifica CITES anche al fine di garantire il benessere degli animali.
I felini, tuttora sul posto, dopo il sequestro sono stati temporaneamente affidati in custodia giudiziaria al domatore del circo che ne è anche proprietario.
L’uomo è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria competente con l’accusa di avere violato le normative sulla detenzione di animali pericolosi.
I Forestali, contestualmente al sequestro, hanno impartito ai titolari dell’attività circense le prescrizioni per scongiurare eventuali pericoli per bambini, spettatori o in generale persone curiose che tentino di avvicinarsi ai felini. Ora spetta alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto pronunciarsi sulla collocazione degli animali.
 
ASCA
11 GENNAIO 2013
 
Animali: sette leoni e due tigri sequestrati in un circo del tarantino
 
Taranto - Blitz della Forestale a Martina Franca in un circo dove erano detenuti senza autorizzazioni tigri e leoni. Tutti di sesso femminile gli esemplari sequestrati, 5 giovani leonesse di 5 mesi e 2 tigri di 7 mesi, nonche' 2 leonesse adulte.
Ad intervenire sono stati gli uomini del Servizio CITES Territoriale del Comando Regionale di Bari in collaborazione con il personale dell'Ufficio Territoriale per la Biodiversita' di Martina Franca (TA).
I grandi felini come tigri e leoni sono tutelati dalla Convenzione di Washington sulle specie animali e vegetali minacciate d'estinzione (CITES) e sono considerati pericolosi per l'incolumita' pubblica. La loro detenzione, sempre vietata per i privati, per eventuali attivita' circensi e' subordinata al possesso di una specifica autorizzazione del Prefetto, rilasciata sulla base delle linee guida approvate dalla Commissione Scientifica CITES anche al fine di garantire il benessere degli animali.
Gli animali, tuttora sul posto, dopo il sequestro sono stati temporaneamente affidati in custodia giudiziaria al domatore del circo che ne e' anche proprietario.
L'uomo e' stato denunciato all'Autorita' Giudiziaria competente per aver violato le normative sulla detenzione di animali pericolosi.
I Forestali, contestualmente al sequestro, hanno impartito ai titolari dell'attivita' circense le prescrizioni per scongiurare eventuali pericoli per bambini, spettatori o in generale persone curiose che tentino di avvicinarsi ai felini.
Ora spetta alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto pronunciarsi sulla collocazione degli animali.
 
IL TIRRENO
11 GENNAIO 2013
 
Struzzo in fuga lungo la strada sulla collina di Pescia
 
PESCIA (PT) I vigili del fuoco che intervengono per salvare il gattino che non riesce a scendere dall’albero rappresentano un classico dell’immaginario collettivo. E anche ieri i vigili si son dovuti mobilitare per salvare un animale, ma non si trattava di un micino indifeso, bensì di un più grande, e pericoloso (per se stesso e per gli altri), struzzo. È successo ieri attorno a mezzogiorno in via di Collecchio, la strada che sale verso la frazione di Monte a Pescia. Un tipico paesaggio toscano, con colline dominate da oliveti e casolari caratteristici, ma che ieri ha avuto, per alcune ore, un visitatore inatteso per queste latitudini. Lo struzzo, animale caratteristico dell’Africa (anche se spesso collegato all’Australia, dove è stato introdotto dall’uomo ), da qualche anno ha conosciuto una certa diffusione anche dalle nostre parti. Non allo stato brado ovviamente, ma all’interno di aziende agricole, dove l’animale viene allevato per le sue carni, che conoscono un numero sempre crescente di estimatori. E proprio da un allevamento della zona lo struzzo, un animale di dimensioni non trascurabili, era riuscito in qualche modo a fuggire, sino ad arrivare in via Collecchio, sollevando la curiosità (e anche la preoccupazione) tra gli automobilisti che si trovavano a passare dalla strada. Una preoccupazione ricambiata dallo struzzo, con alcuni residenti che hanno cercato di spaventarlo per impedire che finisse in mezzo alla via (dove nel frattempo, nonostante si trattasse di una strada collinare, si era formata una discreta fila di auto). Alla fine l’intervento di vigili del fuoco, che sono riusciti a catturare lo struzzo e a riportarlo all’allevamento.
 
GEA PRESS
11 GENNAIO 2013
 
Termini Imerese (PA) – le tremende bustine, per topi e non solo
Polemica tra animalisti e ditta incaricata - Il Sindaco Burrafato: darò immediato seguito alla segnalazione.
 
Veleno per topi. In effetti ratti, da cui “ratticida”. Il principio attivo, più o meno lo stesso utilizzato in tutto il mondo, provoca emorragia interna e morte per dissanguamento. Non subito, però. Il ratto è un animale intelligente ed associa la morte di un consimile al cibo mangiato. Più lontano muore, e meglio è (per la derattizzazione).
Piccoli accorgimenti, cercano di compensare gli errori commessi ai danni dell’ambiente. Il ratto, in fin dei conti, vive dove l’uomo crea le condizioni ambientali per la sua proliferazione. Le ditte produttrici cambiano spesso i gusti dell’esca. Il ratto, infatti, la riconosce e prima di abboccare manda in avan scoperta, individui vecchi e malati. La popolazione così rimane forte. Un modello spartano ma di sucesso che richiede continue variazioni sul tema. Di certo la distribuzione delle bustine di veleno alla luce del sole, oltre ad assumere i toni della banalità, di certo contempla quelli del pericolo. Lo sanno bene gli animalisti di Termini Imerese (PA) che da due giorni raccolgono bustine sparse nei giardinetti, tra le case dei pescatori e l’area portuale. L’altro i eri l’incontro con l’addetto incaricato. Niente da fare. Ai volontari avrebbe riferito che lui le distribuisce così. Ieri sera, nuove bustine, distribuite questa volta vicino al porto.
A protestare è Giuseppe Purpi, volontario della LIDA, il quale ricorda come in quella zona, nel recente passato, sono già morti dei cani. Animali che, a quanto pare, presentavano i chiari segni di una violenta emorragia interna. “Qualora dovessero verificarsi nuovi avvelenamenti qualcuno dovrà risponderne – dichiara Giuseppe Purpi a GeaPress – anzi già questa è una fase di urgente intervento. Intanto - aggiunge il volontario – le bustine incoscientemente distribuite ieri sera, sono state da noi rimosse e dire che avevo avvisato il Comune“. Un pericolo e non solo per i cani. Le esce, comunque, andrebbero sistemate in luoghi inaccessibili agli animali domestici. Di certo non sul piano stradale.
Il Sindaco di Termini Imerese Salvatore Burrafato, contattato da GeaPress, si è però attivato subito. “Impartirò urgentemente delle precise direttive – riferisce il Sindaco Burrafato a Geapress -  e ci tengo a ringraziare i volontari per la segnalazione. La distribuzione deve avvenire in maniera sicura, anzi chiederò alla ditta incaricata il programma della derattizzazione affinché si possa concordare con i volontari un tranquillo svolgimento delle operazioni“.
Intanto, dichiarano i volontari, chi dovesse imbattersi nelle bustine come quella mostrata nella foto, avvisi subito il Comune.
 
AGEN PARL
11 GENNAIO 2013
 
ANIMALI: LAV-ENPA, STOP ALLA DETENZIONE E AL COMMERCIO DEGLI SCOIATTOLI GRIGI
 
Roma - Le associazioni Enpa e Lav esprimono soddisfazione per l’emanazione del decreto con cui i ministri dell’Ambiente, delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico vietano il commercio, l’allevamento e la detenzione di alcune specie alloctone di scoiattoli (Sciurus carolinensis, Callosciurus erythraeus e Sciurus niger), tra cui quello grigio, purtroppo oggetto di una assurda campagna mirata alla sua eradicazione.
"Si tratta di un primo passo in avanti, un provvedimento che ENPA e LAV hanno più volte richiesto al Ministro Clini perché gli scoiattoli sono interessati da assurdi e insensati piani di eradicazione in quanto accusati di "danneggiare" le popolazioni di scoiattolo rosso, autoctono", commentano le due associazioni.
"Ovviamente , auspichiamo, come richiesto da tempo, che in un imminente futuro tale divieto riguardi tutti gli animali, in particolare proprio quelle specie alloctone che sono considerate un pericolo per la biodiversità, ma che continuano ad essere vendute comunemente nei negozi – proseguono Enpa e Lav -. A seconda della moda del momento, vengono comprati dai privati e purtroppo abbandonati nell' ambiente in violazione delle normative vigenti".
"Ovviamente – aggiungono Enpa e Lav - , ribadiamo la nostra assoluta contrarietà a qualsiasi piano di eradicazione, inutile e concretamente irrealizzabile: vi sono altre modalità di intervento che non contemplano la morte degli animali che non possono pagare il prezzo dell' irresponsabilità e delle scelte sbagliate dell'uomo. ENPA e LAV sono da sempre a disposizione delle amministrazioni per valutare assieme percorsi alternativi e non cruenti".
Tuttavia, la scelta dei ministri è sicuramente dettata dal buonsenso, e le due associazioni auspicano che il decreto sia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il prima possibile e che esso rappresenti il primo passo per una nuova politica in materia di gestione delle specie alloctone che, al pari delle altre, non devono essere oggetto di mercificazione.
"Gli animali non sono oggetti da vendere e comprare a proprio piacimento – concludono ENPA e LAV – l’averli considerati alla stregua di merci delle quali ci si può disfare in ogni momento, ha già causato gravissimi danni alla biodiversità, ai quali le istituzioni hanno sempre risposto con inutili quanto cruenti stermini di massa".
Lo si legge in un comunicato congiunto Lav-Enpa.
 
NEL CUORE.ORG
11 GENNAIO 2013
 
VIETNAM, IL MAIALE "DIMEZZATO" PER SERVIRE DA PORTAFORTUNA
Petizione contro il rito per Doan Thuong

 
Ogni anno, il 28 gennaio, nel villaggio Vietnamita di Nem Thuong ha luogo una cerimonia tradizionale durante la quale un maiale viene brutalmente tagliato in due mentre è del tutto cosciente.
Decine di persone accorrono per partecipare alla cerimonia in onore del guardiano Doan Thuong, la loro divinità. Durante il rituale, il suino è trasportato in processione attorno al villaggio, per essere poi collocato a terra a pancia in su. Gli assistenti gli legano gli arti e scoprono il ventre, finché un uomo colpisce l'animale e lo taglia a metà con una grossa lama. A questo punto, la folla si precipita attorno alla pozza di sangue, immergendovi le proprie banconote, nella credenza che questo sarà di buon auspicio per l'anno nuovo.
"Ancora una volta – osserva l'Oipa - sono gli animali a essere uccisi nel nome di assurdi e anacronistici festival tradizionali sporchi di sangue". L'organizzazione condanna questa insensata e disumana cerimonia e ne chiede l'immediata abolizione, invitando il governo vietnamita a promuovere occasioni celebrative non violente. Per sottoscrivere la petizione: http://www.oipa.org/italia/2013/appelli/vietnam_petizione.html
 
GEA PRESS
11 GENNAIO 2013
 
Taiwan – stop all’importazione di prodotti di foca
Ad essere vietati saranno comunque i derivati di tutti i mammiferi marini.
 
La nuova norma è stata approvata l’altro ieri. Un emendamento al Wildlife Protection Act. Taiwan è così il primo paese asiatico ad avere vietato l’importazione dei prodotti derivati da mammiferi marini. Tra questi, carne, olio e pelle di foca canadese. Non passa, però, il divieto di commerciare i prodotti lavorati dalle popolazioni aborigene, ovvero gli Inuit. Stop, comunque, a tutto il resto.
Un divieto non da poco visto che Taiwan è stato il quarto più grande importatore di olio di foca, oltre che il terzo per quanto riguarda la  carne. Consumi che negli ultimi anni, erano crollati a seguito delle campagne protezioniste.
Rimane ancora da definire la vendita via internet e come il divieto di Taiwan potrà incidere sui commerci del Canada.  Possibilità di aperture di nuovi mercati, si erano infatti registrati grazie alla disponibilità  della Cina. Ad ogni modo, per quanto riguarda Taiwan, la strada sembra ormai preclusa. Ai trasgressori una multa di 1.700 dollari.
 
LA NUOVA SARDEGNA
12 GENNAIO 2013
 
Cane investito e trascinato per chilometri: salvato dai vigili
Il piccolo è stato travolto mentre attraversava la strada tra San Sperate e Decimomannu e una delle sue zampe si è incastrata sotto il paraurti. La signora che era alla guida dell’auto è stata fermata da un altro automobilista

 
SAN SPERATE (CA). Terribile avventura, venerdì sera, per un cagnolino nel Cagliaritano. Al semaforo, sulla strada che collega San Sperate a Decimomannu, una signora non si è accorta che il cagnetto stava attraversando e alla partenza lo ha investito. L'animale è rimasto incastrato con la zampa tra il parascocca e la carrozzeria ed è stato trascinato sull’asfalto. La donna è stata fermata dopo tre chilometri da un altro automobilista che l’ha avvisata di quello che stava succedendo.
Immediato l’intervento dei vigili del fuoco che hanno liberato il cane. Il piccolo, ferito e sanguinante, è stato poi riconsegnato al legittimo proprietario per le cure.
 
RAGUSA NEWS
12 GENNAIO 2013
 
Investe un cane e scappa, denunciato
Il cagnolino è sopravvissuto
 
Comiso (RG) - Investe un barboncino e scappa. Pensava di farla franca l'automobilista che, lo scorso mese di dicembre, mentre percorreva il centralissimo corso Ho Chi Min al volante di una Nissan Micra, ha travolto in pieno un cagnolino al guinzaglio che stava attraversando la strada. L'uomo non aveva fatto i conti, però, con le nuove norme del codice della Strada, diventate più pesanti nei casi di mancato soccorso agli animali proprio dal 13 dicembre scorso. Adesso l'automobilista è stato rintracciato e denunciato alla locale caserma dei Carabinieri.
Per lui si profila inoltre una sanzione amministrativa che può variare dai 389 ai 1559 euro. Si tratta della prima denuncia che avviene in provincia di Ragusa dall'entrata in vigore del nuovo decreto del Codice della Strada. La bestiolina ha riportato delle lesioni gravissime ma adesso, fortunatamente, sta meglio. Tremenda la scena a cui hanno assistito numerosi passanti. Il cagnolino, un barboncino di colore nero, stava attraversando la trafficata arteria al guinzaglio del padrone quando è sopraggiunta la Nissan. Nonostante la bestiolina procedesse in maniera molto lenta e assai visibile, l'impatto col veicolo è stato inevitabile. A nulla sono valse le urla e i richiami della gente che stavano assistendo, loro malgrado, alla scena. Anzi, le donne hanno riferito che l'automobilista avrebbe continuato la sua corsa procurando danni ben peggiori al malcapitato animale e fuggendo via una volta resosi conto dell'accaduto, fra la rabbia e l'incredulità dei testimoni.
La vicenda è stata segnalata alla Lav provinciale che, immediatamente intervenuta, è riuscita a far prestare i primi soccorsi all'animale gravemente ferito e ad assicurare supporto legale, tramite lo Studio Citre lla, alle cittadine che hanno prontamente denunciato quanto accaduto ai Carabinieri di Comiso. Fondamentali i resoconti delle testimoni, che hanno fornito ai militari dell'arma la targa del veicolo e la propria disponibilità a testimoniare. "Prossimamente - annuncia la Lav - il nostro legale presenterà ulteriori dati in merito alla gravità delle ferite riportate dall'animale e alla corretta dinamica dell'incidente". Una brutta avventura per cane e padrone, risoltasi fortunatamente nel migliore dei modi: con la perfetta guarigione del cagnolino. Un episodio che servirà da monito ad automobilisti e utenti della strada. Di "passo concreto, in avanti, del riconoscimento dei diritti degli animali" parla la Lav, per la quale la norma introdotta nel codice della strada "ha preso atto del cambiamento del sentire comune sul dovere di prestare soccorso anche agli animali e le sanzioni irrogate per le eventuali violazioni sono diventate conseguenzialmente un valido deterrente". Le sanzioni, oltre che nei confronti di chi non si ferma in caso di incidente con un animale, sono estese anche agli altri automobilisti coinvolti e persino ai semplici cittadini che vi assistono. "Già parecchie - chiarisce la Lav - sono le sanzioni elevate da parte delle Polizie Municipali di tutta Italia e numerosi anche gli accertamenti ad opera delle altre forze dell'ordine".
 
ALTO ADIGE
12 GENNAIO 2013
 
Bolzano - Via Genova, spara a un cane nel parco
 
BOLZANO - Come ogni mattina, ha messo il guinzaglio al suo cagnolino, è uscito di casa e ha raggiunto le passeggiate del Talvera. Come ogni mattina, si è diretto verso ponte Roma, per poi proseguire verso ponte Resia. Ma una volta arrivato all’altezza di via Genova, il suo amico peloso ha iniziato a zoppicare. Era evidente che facesse fatica a tenere il passo. Ha rallentato. Ma la situazione è peggiorata sempre di più. Eppure, una volta raggiunto quel tratto, il suo cane di solito si gode la libertà, visto che c’è un’area cani in cui può girare tranquillamente senza guinzaglio. Vedendolo così in difficoltà, il suo padrone ha pensato: «Forse ha una scheggia di vetro conficcata nella zampa. Avranno spaccato qualche bottiglia e non me ne sono accorto». Decide di portare il cane dal veterinario per una visita. Spiega al medico l’accaduto, dicendo che l’animale non solo zoppica, ma fatica anche a respirare. Lo specialista, dunque, inizia a controllare la zampa. C’è qualcosa. Trova una scheggia: ma non si tratta di vetro. È evidente che si tratta di un pezzo di metallo. Il veterinario trova la scoperta insolita e preferisce vederci chiaro. Il cane, infatti, sembra effettivamente ancora dolorante. La scheggia non spiega l’affanno. E alla fine capisce per quale motivo il cane fa fatica a respirare: all’altezza della spalla destra, il cane sanguina. C’è un piccolo foro. L’animale viene sottoposto immediatamente a una radiografia. E lì viene fatta la terribile scoperta: il cagnolino ha conficcato nella spalla quello che rimaneva di un pallino di fucile in piombo. L’animale viene curato. Il pezzo di proiettile viene estratto. Presto potrà tornare a correre sui prati. Il suo proprietario, invece, si reca subito in questura per denunciare il fatto. Il bolzanino porta ai poliziotti le lastre fatte dal veterinario e spiega che il cane ha iniziato a zoppicare una volta arrivati all’altezza di via Genova. Racconta come sono andate le cose e dice di non aver notato nessuno. Non vi sono dubbi sul fatto che qualcuno abbia preso la mira per sparare all’animale. Sul gravissimo episodio stanno indagando gli agenti della Squadra Volante, coordinati da Sarah Gambardella. Al momento, nessuno è indagato. Ma in Procura è stata aperta un’inchiesta contro ignoti. Il fatto risale a qualche giorno fa. Non è la prima volta che sconosciuti usano le armi per uccidere o colpire animali. Qualche mese fa alcuni cittadini avevano notato alcuni colombi morti in via Cesare Battisti. Una volta controllati, le autorità avevano capito che gli avevano sparato. Ma è la prima volt a che a Bolzano, qualcuno spara a dei cani in piena città. La storia del cane colpito sta facendo il giro dei proprietari di quattro zampe della zone, che ora sono spaventati. Lo sconosciuto avrebbe potuto colpire anche qualche bambino. Si cerca di capire che arma è stata usata.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
12 GENNAIO 2013
 
Strage di gatti con bocconi avvelenati
 
VITTORIO VENETO (TV) Strage di mici a San Giacomo: nei pressi di borgo San Fermo, a pochi passi dalla piazza centrale della frazione, una decina di gattini è morta nel giro di pochi giorni. Antonietta, proprietaria di alcuni di loro e che accudiva gli altri per conto di un’amica, è sconvolta dalla violenza con cui i micini sono stati uccisi. Rantoli, bave e occhi sbarrati, il sospetto è che i gatti siano stati avvelenati. Otto di loro sono morti poco prima della fine dell’anno. Poi, l’altro giorno, ne sono morti altri due, con gli stessi sintomi. Gli unici a salvarsi sono stati due gatti, che non lasciano mai la corte interna del borgo. «Sospettiamo che qualcuno abbia preso di mira i gatti del nostro borgo, forse spargendo bocconi nel circondario. Ci rivolgeremo alle associazioni ambientaliste, Lega antivivisezione e Ente nazionale protezione animali. Vogliamo sia fatta chiarezza e stiamo muovendoci per capire se sarà possibile coinvolgere anche le forze dell’ordine», fa sapere Daniel Vanzella, uno dei residenti di San Giacomo.
 
LA PROVINCIA DI VARESE
12 GENNAIO 2013
 
Canile «lager» a Inarzo scoperto dai carabinieri
 
INARZO (VA) - Cani malnutriti e costretti a vivere in pessime condizioni igieniche e sanitarie, i carabinieri sequestrano un canile abusivo a Inarzo. Il blitz è avvenuto nel tardo pomeriggio di venerdì, in seguito alla segnalazione di un cittadino che si era imbattuto nel canile e nella situazione di degrado in cui vivevano i suoi occupanti. Si tratta di cinque cani. I carabinieri hanno posto sotto sequestro l'area, denunciando un uomo di 30 anni del posto, che aveva preso in affitto il fondo. Denunciato anche il proprietario del fondo per abusivismo edilizio. Gli animali sono stati affidati a un canile, dove potranno riprendersi e ritrovare un po' di serenità. Vicino alla struttura erano stati depositati rifiuti, lastre di amianto e altri materiali tossici. I cani, che probabilmente erano pr onti per essere venduti, sono stati visitati da un veterinario e affidati a un canile in provincia di Varese.
 
UMBRIA 24
12 GENNAIO 2013
 
Perugia, incendio in appartamento: muore donna 48enne insieme ai suoi cani
E' accaduto la mattina di sabato intorno alle 4. Divampa l'incendio e per loro nonc'è nulla da fare. Probabile causa, un cortocircuito
 
Maurizio Troccoli
 
E’ accaduto in via XIV Settembre, a Perugia, sabato mattina intorno alle 4.
Dove Da un appartamento delle palazzine dove vivono le famiglie Becchetti, a pochi passi più a valle del nuovo tribunale, si sprigionano delle fiamme.
L’allarme A dare l’allarme ai carabinieri sono stati i cugini della vittima, svegliati nel cuore della notte dall’incendio che divampava poco distante dalla loro abitazione.
Chi è la vittima In quell’appartamento vive una 48 enne con i suoi tre cani. Non c’è stato nulla da fare per salvare la vita a lei e alle sue bestiole.
Lo scenario Rimangono delle lenzuola bruciate, l’appartamento completamente annerito e stracci che sono caduti fin giù. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Perugia. L’appartamento si trova al terzo piano di questa palazzina.
Le cause E’ probabile che all’origine dell’incendio ci sia un corto circuito, ma le dinamiche dei fatti e le cause sono tutte da accertare. Sono in corso in queste ore le indagini da parte della Polizia.
 
NEL CUORE.ORG
12 GENNAIO 2013
 
RAVENNA, IN SCIOPERO DELLA FAME DA CAPODANNO: "NO AI CANI INCATENATI"
Davide Battistini: "Ecco la mia proposta di civiltà"
 
In sciopero della fame da Capodanno per i cani. Il ravennate Davide Battistini ad acqua per quella che definisce "una proposta di civilità". E' lui stesso a spiegare le motivazioni di questa battaglia: "Sono in sciopero della fame dal 1° gennaio 2013 per una proposta di civiltà. Voglio ottenere dal governo regionale dell'Emilia Romagna il divieto di detenere i cani alla catena nelle abitazioni. Il mio intento con questo digiuno ad oltranza è anche quello di inserire la questione animale nella campagna elettorale in Emilia Romagna". E ancora: "Come per le adozioni in cui viene valutata la capacità di assicurare condizioni di benessere al bambino, lo stesso criterio deve essere applicato a chi decide, non obbligato, di vivere con un cane. Se non si è disposti a tenere l'animal e in casa, o non si ha un giardino recintato, la legge non dovrebbe permettere di poter legare il cane con una catena ad un muro o ad un albero.
Da questa catena non verrà liberato mai più fino alla sua morte. È un metodo incivile che degrada un essere vivente a strumento di allarme. Privandolo dei diritti di cui eticamente è legittimo titolare".
Battistini rivela ancora a Ravennanotizie.it: "Ho aperto un blog scatenarediritti.blogspot.com e una pagina Facebook 'Scatenare Diritti'. La mia proposta non violenta ha l'intenzione di innescare un movimento fra i cittadini che riconoscono ad ogni minoranza il diritto di entrare nella sfera dei diritti. Sto raccogliendo firme che consegnerò al governo della Regione per mezzo del sito http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2013N34201
Mi nutro da Capodanno solo di acqua, tisane non zuccherate e sale. Il peso del mio corpo viene certificato periodicamente dal cardiologo Roberto Parollo dell'ospedale civile di Ravenna. A giorni i suoi referti medici saranno pubblicati sul blog per attestare la veridicità del digiuno".
 
NEL CUORE.ORG
12 GENNAIO 2013
 
CIVENNA (CO), UCCIDE 2 CINGHIALI: "UN ANNO E MEZZO DI CARCERE"
Fermo Colombo, 48 anni, ritenuto un bracconiere
 
Due cinghiali ammazzati gli sono costati una condanna a un anno e sei mesi di carcere, perché ritenuto un bracconiere. Pena pesante per Fermo Colombo, 48 anni, di Civenna, nel Comasco, giudicato dal Tribunale di Erba. Lo scrive La Provincia di Lecco.
L'episodio incriminato risale all'inizio di novembre del 2009, quando l'uomo era stato fermato dalla polizia locale durante un controllo mirato proprio a prevenire gli episodi di bracconaggio. Quel giorno gli agenti, allertati da alcuni colpi di fucile sentiti nel bosco, erano andati a controllare ed avevano trovato Colombo con in mano le pelli di due cinghiali che, pare, stava tentando di sotterrare. Subito dopo avevano cercato anche le carcasse degli animali, senza però trovarle. L'uomo non aveva porto d'armi e non aveva alcuna autorizzazione pe r cacciare: ecco perché era scattata la denuncia.
Colombo, che era difeso dall'avvocato Ivana Anomali, è stato condannato a 18 m
 
TIO.CH
12 GENNAIO 2013
 
Investe un gatto e lo lascia morente sulla strada

 
GANDRIA (Svizzera) - Un uomo, a bordo della sua auto, ha investito un gatto lasciandolo morente sulla strada, a Gandria. Si tratta di un maschietto grigio e bianco che ha tentato di attraversare la via, molto trafficata. Sul posto è intervenuto l'ispettore della Spa di Bellinzona Gianpio Aiani che ha portato la povera bestiola dal veterinario. Purtroppo aveva la colonna vertebrale fratturata e non è stato possibile salvarlo.
Il proprietario può contattare la Protezione animali di Bellinzona tel. 091 829 33 66. la SPAB ci tiene a segnalare come in Italia sia in vigore da alcune settimane la nuova legge che punisce severamente coloro che non porgono soccorso agli animali investiti sulle strade. "In Svizzera, al momento - scrivono -, non vi sono articoli così precisi riguardanti gli animali".
 
GEA PRESS
12 GENNAIO 2013
 
Dallo Zimbabwe agli zoo della Cina – la triste storia di quattro elefantini africani
Uno è già morto a venti gradi sotto zero. In Cina, però, ne attendono altri 14.

 
La decisione è dello scorso novembre. Il presidente della Zimbabwe annuncia l’invio alla Cina di un certo numero di elefantini. Un dono, riferiscono i media. Di fatto in questa maniera viene anche “risolto” l’impedimento commerciale, che forse qualche problema avrebbe potuto sollevare per le autorizzazioni Cites. Ad ogni modo le popolazioni di elefante dello Zimbabwe sono inserite nell’Appendice II della Convenzione di Washington (Cites è il suo acronimo) sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione. Si possono esportare ma all’interno di quote.
Comunque sia andata, il Presidente ha deciso ed in quel paese, tutto, ma proprio tutto, è deciso dal Presidente. A protestare è solo lo Zimbabwe Conservation Task Force, ma nessuno sta a sentire. Gli elefantini partono. Un primo scalo a Dubai e poi in Cina. Al loro seguito  ne dovrebbero arrivare altri 14.
Zimbabwe Conservation Task Force, la non-profit fondata nel 2001 con lo scopo di preservare la natura di quel paese, insiste nella protesta e da Animal Asia Fundation viene a sapere, proprio pochi giorni addietro, la sorte dei quattro poveri cuccioli. Sarebbero stati divisi tra il Taiyuan Zoo e lo Xinjiang Tianshan Safari Park. Qui, uno dei due, è morto. La temperatura, in quel posto, sarebbe in questi giorni di venti gradi sotto zero. Un bel balzo, per il povero elefantino nato nella calda savana africana e finito in un orrido stanzone gelato.
La protesta monta e delle cosa viene coinvolto il Segretario generale della Convenzione di Washington che proprio ieri ha fornito il suo responso. In sintesi: abbiamo contattato le autorità della Cina e dello Zimbabwe per sapere se hanno eseguito correttamente la procedura. Di fatto, non ci sono motivi ostativi.
La preoccupazione è ora per gli altri 14 elefantini che da qui a breve lo Zimbabwe dovrebbe inviare agli zoo cinesi. Giova però ricordare che i traffici di elefanti non avvengono solo tra paesi più volte criticati, ad esempio per il mancato riconoscimento dei diritti (umani). Tutti i giovani elefanti africani presenti nei circhi italiani, provengono dai paesi dell’area del sud Africa. Il loro commercio iniziò proprio quando l’elefante africano venne declassato dall’Appendice I (quella cioè di massima protezione ) alla II della Convenzione di Washington. Siamo nella seconda metà degli anni novanta. Come nello Zimbabwe, tanto per intenderci. Più paesi  e più personaggi vennero coinvolti nelle spedizioni di elefantini africani. Tra i commercianti c’era un italiano, finito allora sotto processo in un Tribunale di Pretoria,  originario della provincia di Alessandria.
 
GIORNALETTISMO
12 GENNAIO 2013
 
La storia di Francis, il cane che si risveglia dal coma
 
In una fredda notte di febbraio Francis fu trovato in una scatola in mezzo alla strada: pensavano fosse morto, finché non si accorsero che respirava appena. Inizialmente lo portarono a casa per poi recarsi il giorno dopo al CARA, un centro di cura per animali in Mississippi. Lì scoprirono che il cane era in un profondo coma. Al CARA fecero di  tutto per aiutarla;  Francis riceveva molte visite e bigliettini.
Un giorno, come in un miracolo, Francis aprì gli occhi e iniziò ad abbaiare, era finalmente sveglia. Il cane ha avuto bisogno di molta terapia per riprendere a usare correttamente i suoi muscoli e la vista, ma è riuscita a ricominciare a camminare normalmente. Una festa di “bentornato” non poteva certo mancare. Oggi Francis vive normalmente, ama giocare e fare rilassanti pisolini. Oltretutto è diventata la mascotte della CARA.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
12 GENNAIO 2013
 
SERBIA, CANE DIPINTO DI BLU DAI TEPPISTI VOLA IN UN SANTUARIO IN GB
Il randagio, salvato a Belgrado, diretto nel Kent
 
Ricoperto da una mano di vernice. E' la triste avventura capitata a Belgrado, capitale della Serbia, ad un randagio di sei mesi, torturato da una banda di teppisti che lo hanno dipinto dalla testa ai piedi con una sostanza chimica blu, prima di abbandonarlo nuovamente in strada.
Dopo essere stato ridotto in quelle condizioni, il cane è stato notato dagli accalappiacani e catturato al volo, ma il suo caso - scrive Leggo.it - è stato preso a cuore dalla gente del quartiere che lo ha riscattato dal canile e rasato per rimuovere la tinta e lasciarlo nuovamente libero. Però, poco dopo si è scoperto che il colore era arrivato fino alla pelle tingendola e provocando irritazioni, oltre ad aver esposto ulteriormente l'animale alle temperature rigide dell'inverno. E' stato, a questo punto , richiesto l'intervento di un'associazione di volontari, Balkan Underdogs, i cui uomini hanno lanciato un appello online per cercargli subito una sistemazione. Il "sì" è arrivato da parte di un santuario canino nel Kent, in Inghilterra, dove Babe verrà spedito in aereo nei prossimi giorni per renderlo disponibile all'adozione. La somma raccolta per il viaggio, grazie soprattutto a una donazione degli animalisti di Harmony Fund, è sufficiente per spedire insieme a lui anche un altro trovatello, già in balia delle nevi.
Intanto, la vicenda di Babe ha talmente incuriosito e commosso l'opinione pubblica che Balkan Underdog ha deciso di usare l'immagine del cane blu come simbolo della lotta alla piaga del randagismo in Serbia.
 
TUTTO SPORT
12 GENNAIO 2013
 
Ippica: Francia, morto Ourasi
33 anni, vinse quattro volte il Prix d'Amerique

 
PARIGI - E' morto oggi a 33 anni nelle scuderie di Gruchy, in Normandia, il leggendario trottatore francese Ourasi, quattro volte vincitore del Prix d'Amerique. 'E' un brutto giorno - ha detto Pierre Lamy, direttore delle scuderie che ospitava il cavallo dall'inizio del suo ritiro, nel 1990 - è morto verso le 11 ed è stato subito sepolto. Non mangiava più da 4 giorni e non si stendeva per timore di non potersi più rialzare". L'animale è stato ucciso con un'iniezione praticata da un veterinario.
 
NEWS FOOD
12 GENNAIO 2013
 
I dati di Fleischatlas 2013, rapporto nato dalla collaborazione tra Bund e la rivista "Le Monde diplomatique"
Consumo di carne, nei paesi industrializzati circa 81 kg pro capite l'anno
Rispetto al 2006, sono aumentati sia gli allevamenti che la quantità di prodotto
 
Negli ultimi anni, concetti come rispetto dell'ambiente, tutela del benessere animale e diete alternative si stanno facendo spazio in tutto l'Occidente.
Tuttavia, il consumo di carne rimane estremamente elevato, specie per i (sempre più rari) benestanti.
Questa la conclusione di Fleischatlas 2013, rapporto nato dalla collaborazione tra Bund ('Associazione per la protezione dell'ambiente e della natura) e la rivista "Le Monde diplomatique".
Gli studiosi hanno preso in esame il periodo 2006-'012.
In generale, emerge subito la crescita degli allevamenti di animali: per i produttori, sono meno onerosi e più redditizi dell'agricoltura, mentre i consumatori hanno sempre più fame. Così, rispetto a sei anni fa, la produzione di carne è aumentata del 7%, arrivando a toccare quota 300 milioni di tonnellate (dato confermato anche dalla FAO).
Allora, se gli allevamenti coprono il 70% delle superfici agricole direttamente o indirettamente per la filiera della carne, gli abitanti degli otto Paesi più ricchi se ne servono in abbondanza: 250 kg al giorno, fino a 81 kg all'anno.
Perciò, concludono gli esperti, qualunque tentativo di cambiamento alimentare deve tenere conto di questi dati e dell'apparato alimentare.
 

GAZZETTA DI PARMA
13 GENNAIO 2013

Getta 2 cagnolini nell'immondizia: preso dai vigili

Chiara Pozzati

Parma - Erano avvolti in un sacchetto di plastica e guaivano disperati. Minuscoli, infreddoliti, i due cuccioli di cane appena nati sono stati scaraventati nel cestino dei rifiuti accanto al portone laterale del Comune, in borgo San Vitale.
Un gesto non solo ingiustificabile, ma anche decisamente sciocco: le telecamere di videosorveglianza piazzate nel borgo hanno inchiodato il responsabile. A individuarlo, neanche 24 ore dopo, sono stati gli agenti della Municipale che ieri hanno fermato e denunciato un 27enne slovacco, senza fissa dimora. L’uomo dovrà rispondere di sevizie sugli animali e abbandono. 
Il colpevole è stato intercettato ieri pomeriggio poco dopo le 17 in piazza Garibaldi. Ora si teme per la sorte dei piccoli che stanno lottando tra la vita e la morte nel canile-gattile comunale Lilli e il Vagabondo. I veterinari si stanno prendendo cura dei due cuccioletti giorno e notte, la madre è stata accolta nella struttura di via Melvin Jones (zona strada dei Mercati) e si spera che i cuccioli riescano a nutrirsi e superare la notte. La vicenda triste è andata in scena venerdì pomeriggio. A dare l’allarme ai vigili urbani sono stati alcuni passanti che si sono accorti dei guaiti provenienti dal cestino. I parmigiani, che forse hanno temuto il peggio, hanno chiamato a tempo di record gli agenti. 
I cuccioli appena nati (avranno sì e no 48 ore) erano avvolti in un sacchetto di plastica e rischiavano di soffocare, morire di stenti o malattia. I due fagottini, piccoli davvero, avevano poche ore di vita. Addirittura, sui corpicini tremanti c’erano ancora tracce di placenta. Rischiavano davvero di fare una brutta fine. Ogni mossa dell’autore del gesto, comunque, è stata catturata da una telecamera di sorveglianza che ha permesso ai vigili di identificarlo. Come? Inviando via sms l’immagine dell’individuo. La foto è comparsa sui cellulari di tutti gli agenti in servizio. Compresi i due che l’hanno individuato ieri pomeriggio, mentre gironzolava come nulla fosse. 
Il 27enne è stato fermato in piazza Garibaldi e condotto al comando di via del Taglio. Successivamente è emerso che l’uomo era anche il proprietario della madre dei cagnolini, immediatamente allontanata dal padrone. Oggi la famigliola è riunita al canile e la speranza è che i due piccoli tornino in salute. E chissà che qualche parmigiano di buon cuore non abbia voglia di portarseli a casa e accudirli con quell’affetto che gli è stato negato fin da quando sono venuti alla luce. 
http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/12/168588/Getta_2_cagnolini_nellimmondizia%3A_preso_dai_vigili.html

 
IL SECOLO XIX
13 GENNAIO 2013
 
Uccidono di frodo 15 caprioli
 
La Spezia - Quindici caprioli, un ungulato della famiglia dei cervidi immesso in Lunigiana ormai da diversi anni, dove s'è perfettamente acclimatato e che rientra nella lista di quegli animali selvatici ai quali non si può assolutamente sparare, sono stati uccisi da bracconieri nel territorio del comune di Bagnone. Ciò che in questa vicenda desta scalpore,non è solo rappresentato dalla cruda ed illegale mattanza di questi eleganti e veloci animali, ma piuttosto dal fatto che la notizia di queste battute di caccia di frodo, sarebbe stata spavaldamente data dagli stessi bracconieri che ne avrebbero pubblicato lo sviluppo e l'esito niente di meno che su Facebook.
Il capriolo, nonostante il severo divieto che lo protegge, ha purtroppo la sfortuna d'avere carni pregiatissime e molto ricercate dai buongustai e in Lunigiana non è difficile trovare locande dove viene servito in salmì accompagnato,al posto del pane, da fette di polenta di granoturco locale abbrustolite sulla brace: una vera squisitezza per intenditori. Stando a indiscrezioni, si pensa infatti che buona parte degli animali abbattuti siano finiti ad incrementare le dispense di qualche ristoratore compiacente che ne acquista in nero la carne per poi trasformarla in pietanze eccellenti da servire ai propri clienti.
Del resto, normalmente chi cucina questo tipo di selvaggina ne acquista ufficialmente anche da allevamenti controllati che emettono fattura,quindi non è facile scoprire questi abusi che, oltre a favorire il bracconaggio, rappresentano violazioni fiscali e sanitarie visto che i selvatici uccisi di frodo sfuggono a qualsiasi controllo veterinario. Le autorità preposte al controllo della caccia si sarebbero attivate anche “sul campo” e pare che purtroppo siano stati trovati i riscontri delle avvenute battute di caccia illegali. I messaggi inviati su Facebook dai bracconieri ,sembra abbiano avuto origine da impeti di spavalderia ,con il compito di prendere in giro e sfidare altri cacciatori di frodo meno capaci nel riuscire a colpire questo genere di preda ,molto elusiva e difficile da catturare. Sarebbero in atto comunque specifiche indagini per risalire ai responsabili di questi insensati abbattimenti, stando ad indiscrezioni si tratterebbe di persone non provenienti da altre zone, ma residenti nel bagnonese.
 

GEA PRESS
13 GENNAIO 2013

Botticelle – in sei al trotto – licenza sospesa
Le indagini delle Guardie Zoofile dell'ENPA: subito verificate le segnalazioni dei cittadini.

Subito verificate, riferiscono dall’ENPA di Roma. E’ bastato documentare in strada le numerose segnalazioni pervenute. Botticelle al trotto, in violazione sia del Regolamento comunale di Tutela Animali oltre che di quello sui Veicoli non di Linea. Le botticelle delle tante polemiche di Roma, dovrebbero andare solo al passo, ed invece correvano. Anzi, sottolineano dall’ENPA romana, i loro cavalli trottavano.
Per i titolari della licenza è così scattata  una sanzione amministrativa per la violazione del primo regolamento e sospensione della licenza per il secondo. In tutto trecento euro e tre mesi di sospensione. Due dei sei vetturini, però, sono recidivi. Per entrambi la sospensione sarà di sei mesi. Se poi uno dei sei verrà “pizzicato” nel periodo di riposo forzato, sarà a tutti gli effetti considerato abusivo.
Le proteste dei cittadini erano pervenute in maniera pressante. Romani ma anche turisti. Già in più occasioni le lagnanze erano state esposte in alcuni video pubblicati su You Tube. Le Guardie Zoofile dell’ENPA di Roma, guidate da Claudio Locuratolo,  hanno  così documentato e verbalizzato le numerose violazioni. Il plico è stato poi consegnato al Dirigente incaricato del Dipartimento Mobilità e Trasporti di Roma Capitale, Ufficio “Veicoli non di Linea”. I controlli sono avvenuti questa estate. Dall’Ufficio di Roma Capitale alla notifica, per la quale  è già stata incaricata   la Polizia Municipale.
Forse però qualcosa sta ora iniziando a cambiare. Secondo il comunicato dell’ENPA, alcuni guidatori di botticelle starebbero richiedendo la licenza di taxi. “Un fatto auspicabile – commentano da ENPA – sia per i cavalli che per il trasporto pubblico, del quale Roma ha grande bisogno“. L’ENPA auspica ad ogni modo una attenta verifica del rispetto della normativa comunale.

 

MATTINO DI PADOVA
13 GENNAIO 2013

Dopava i cavalli, allenatore a giudizio

di Enrico Ferro

ROVOLON (PD) - Cavalli dopati con testosterone serbo per vincere le gare di trotto. Fialette, siringhe, compresse e solventi sono stati trovati all’interno delle scuderie Frassanelle di Rovolon di proprietà dei conti Papafava. Nei guai è finito un nome noto dell’ambiente: Carlo Isella, 48 anni, residente ad Abano, allenatore del team Ca.F.R. Sas di cui risulta proprietaria la moglie Annafranca Cruccas. L’allenatore è stato rinviato a giudizio per il reato di maltrattamento di animali (articolo 544 Ter comma 2 del codice penale). L’indagine, condotta dai carabinieri del Nas di Padova, è stata avviata verso la fine del 2009 dopo la segnalazione dell’Unione nazionale incremento razze equine (ora Agenzia per lo sviluppo del settore ippico) che ha trovato due cavalli positivi al doping in altrettante ga re all’ippodromo di Treviso e a quello d i Trieste. I militari del nucleo anti sofisticazioni hanno organizzato un primo sopralluogo alla sede della scuderia Ca.F.R. Sas che risultava essere proprio alle scuderie di Frassanelle. Nel corso del primo controllo, in un lavandino, sono state trovate 8 fiale di testosterone e una siringa. Qualche mese più tardi i carabinieri, coordinati dal maggiore Pietro Mercurio, hanno ottenuto l’autorizzazione ad una perquisizione sempre all’interno degli spazi delle scuderie Frassanelle. In quell’occasione, in uno sgabuzzino, sono state rinvenute 56 fiale di testosterone serbo, 145 compresse di Eutirox per uso umano e 15 fiale di Bentelan sempre per uso umano oltre ad un flacone con un calmante omeopatico. Isella, allenatore in passato vicino a promesse del calibro di Silvia Talpo, non ha saputo spiegare agli investigatori del Nas il motivo per cui conservava farmaci di quel tipo proprio nelle scuderie. Tutti i medicinali sono stati sequestrati e inviati in laboratorio per le analisi. Il sospetto dei militari è che il quarantottenne residente ad Abano utilizzasse i prodotti per allenare e rendere più competitivi i cavalli da impegnare poi nelle gare. Tuttavia il reato per cui l’allenatore è stato rinviato a giudizio è il “maltrattamento di animali”. Il 7 febbraio prossimo davanti al giudice monocratico del tribunale di Padova sfileranno i primi testi: persone in qualche modo vicine alle scuderie Frassanelle che dovranno raccontare al giudice cosa accadeva nelle stalle utilizzate da Carlo Isella e dal suo team. Tra l’altro non è il primo procedimento che vede l’allenatore nei guai per simili accuse. A marzo 2010 in tribunale a Treviso è finito davanti al giudice il caso riguardante il purosangue “Fezzano”, vincitore di una corsa all’ippodrono trevigiano Sant’Artemio: secondo l’accusa gli sarebbero stati somministrati anabolizzanti proibiti. La vicenda risale al 5 settembre del 2007, giorno in cui all’ippodromo di Treviso veniva disputato il premio Cagnan: “Fezzano”, della scuderia Nardo, aveva vinto la quarta corsa. La procura ha contestato a Carlo Isella il reato di frode in competizione sportiva.

 
NEL CUORE.ORG
15 GENNAIO 2013
 
PADOVA: "DOPAVA I CAVALLI DA TROTTO", ALLEVATORE A PROCESSO
Il 48enne di Abano Terme accusato di maltrattamento
 
Un allevatore di cavalli della scuderia Ca.f.r. Sas di Abano Terme, nel Padovano, è stato rinviato a giudizio per maltrattamento di animali. L'uomo, Carlo Isella, 48 anni, del posto, è coinvolto nell'inchiesta dei carabinieri del Nas di Padova dopo la scoperta di un paio di purosangue dopati che hanno partecipato a due gare di trotto negli ippodromi di Trieste e Treviso. Lo scrive la Tribuna.
In seguito alle perquisizioni del Nucleo anti-sofisticazioni dei militari dell'Arma, sono state sequestrate numerose fiale di testosterone e dimetilsolfossido. I prodotti illeciti sono stati trovati nelle scuderie di via Frassanelle a Rovolon. Il 7 febbraio ci sarà la prima udienza del processo.
 

LA CITTA’ DI SALERNO
13 GENNAIO 2013

In fiamme il camion Salvi 2 cavalli a Sassano

SASSANO (SA) - È molto probabilmente di natura dolosa l'incendio che ha quasi completamente distrutto venerdì sera un camion che trasportava due cavalli. Gli animali sono stati salvati grazie al tempestivo intervento dei carabinieri della compagnia di Sala Consilina. L'automezzo era parcheggiato in un piazzale privato lungo la strada che conduce al cimitero cittadino, quando le fiamme, improvvisamente, hanno dapprima interessato la cabina di guida e, successivamente, si sono estese anche al cassone del camion dove si trovavano i due cavalli. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco del distaccamento di Sala Consilina. Nelle vicinanze del camion è stata rinvenuta una tanica vuota contenente tracce di liquido infiammabile. Particolare, quest'ultimo che fa propendere gli inquirenti per l a natura dolosa del rogo. I Vigili del fuoco h anno impiegato circa due ore per domare completamente le fiamme e mettere in sicurezza l'area in cui era parcheggiato il mezzo. I carabinieri stanno visionando alcuni filmati registrati da impianti di videosorveglianza installati lungo la strada.

 

LA REPUBBLICA
13 GENNAIO 2013 

Il pronto soccorso veterinario che funziona come un ospedale
Terapie a ciclo continuo per gli animali vittime di incidenti stradali. L'obiettivo del centro di Ozzano è realizzare una struttura simile a quella che esiste per gli esseri umani

di MICOL LAVINIA LUNDARI

C’è stato un incidente stradale, a terra vi è un ferito grave. Qualcuno si preoccupa di chiamare il 112, non c’è davvero un minuto da perdere. I carabinieri contattano immediatamente l’Ausl, che invia sul posto il medico di turno. Da lì, una volta stimata la gravità della situazione, viene informato il pronto soccorso, dove i professionisti sono pronti ad accogliere il paziente. Quando il ferito giunge in ambulatorio si fanno subito gli esami del caso, si stabilizza la situazione, se necessario si corre in sala operatoria. Poche ore dopo, il paziente è già in degenza.
Accade così per gli umani, e sarà così anche per i piccoli animali protagonisti di incidenti stradali, grazie a un accordo appena firmato fra Ausl, dipartimento di Scienze veterinarie e Provincia di Bologna. Ancora più prezioso, ora ch e non soccorrere una bestiola è diventato reato.
Il progetto posa le sue fondamenta sull’eccellenza del pronto soccorso animali di Ozzano, da un anno aperto 24 ore su 24 all’ospedale veterinario dell’Alma Mater: si è messo nero su bianco un protocollo di intervento per cani e gatti, a prezzi agevolati e molto contenuti rispetto alle parcelle classiche dei professionisti.
"Un servizio al territorio", lo definisce Pier Paolo Gatta, direttore del dipartimento di Scienze veterinarie.
Intervenire subito e bene, questa la regola che sta alla base di tutto. La convenzione si focalizza sulle prime 24 ore dall’incidente". "Vogliamo creare un percorso identico a quello per le persone  sostiene Roberto Mattioli, referente per l’Ausl. Per esempio, a istruire dei volontari", come accade per la Croce rossa.
I primi costi di gestione dell’intero impianto sono a carico della Provincia, che si impegna a far conoscere il servizio. Ora manca solo il sì dei sindaci: se aderiranno in massa, si costruirà una grande rete di intervento su casi di questo tipo.

 
BRESCIA OGGI
13 GENNAIO 2013
 
Sul bus con un rottweiler: richiamato, picchia autista
PORTA TRENTO. Un 21enne di Caino. Il conducente finisce in ospedale

Franco Mondini

 
BRESCIA - Non ha gradito il rimprovero e l'invito dell'autista a scendere dal bus, visto che non si può viaggiare con un cane di grossa taglia. Un esemplare di una razza considerata peraltro non proprio tranquilla: il rottweiler. Il giovane viaggiatore, infastidito dal richiamo, ha reagito con violenza e ha colpito con il guinzaglio in acciaio il conducente del mezzo pubblico. E' ACCADUTO alle 22.30 di venerdì in città, tra Porta Trento e via Marconi. L'autista, che ha 46 anni, ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso della Città di Brescia e in serata è stato dimesso. I carabinieri sono intervenuti in piazzale Pola fermando il giovane, che è stato condotto in caserma e arrestato per lesioni e interruzione di pubblico servizio. Nei guai per una vicenda che far&agra ve; a lungo discutere — e che dividerà l'opinione pubblica sul fatto se i cani possano o meno salire sui mezzi pubblici — Giuseppe Ivan, 21 anni, di Caino. Il magistrato l'altra sera ha disposto che non finisse in carcere: gli ha concesso gli arresti domiciliari in attesa delle decisioni del gip e dell'eventuale processo. I FATTI sono stati illustrati ieri mattina dal maggiore Alessio Artioli che guida la Compagnia carabinieri di Brescia. L'autista del bus urbano quando ha visto il ragazzo salire sul bus con il cane lo ha fermato richiamandolo: «Mi dispiace, non può salire sull'autobus con questo cane. Ci sono a bordo altri viaggiatori». Quel rottweiler poteva spaventare chi era sul mezzo e in teoria anche morsicarlo, essendo senza museruola come riferito da chi indaga. Ma ad essere aggressivo, in realtà, non è stato il cane, bensì il suo padrone che ha vendicato l'«affronto» colpendo il conducente al viso con l a catena del guinzaglio. A richiedere l'intervento dei carabinieri sono stati i passeggeri del bus. E' intervenuta anche un'ambulanza. L'autista è stato medicato al pronto soccorso; il viaggiatore, di origine brasiliana, è stato arrestato dopo gli accertamenti e nella nottata ha potuto far ritorno a casa. In aula potrà spiegare al giudice la sua verità.
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
13 GENNAIO 2013
 
Un cane da combattimento vale fino a 25mila euro
 
GIOVINAZZO (BA) - Furti di cani «firmati» dalla malavita che investe sul business delle lotte clandestine tra animali. Un giro d’affari che vale centinaia di migliaia di euro. Ad essere scelti per i combattimenti veri e propri, su cui si scommettono grosse somme di denaro, sono soprattutto i molossoidi. Razze preferite per le loro mascelle dalla presa possente e per il loro morso che potrebbe essere anche letale. Tutte le altre razze canine però, e compresi i meticci, sono utilizzati per allenare i «campioni», per renderli più aggressivi e pronti al vero combattimento. Combattimenti che, almeno attualmente, si svolgono di più nel brindisino, secondo gli associati della «Lega del cane» ma che no sarebbe da escludere se il fenomeno dovesse allargar si ad altre province. 
E sempre secondo le associazioni animaliste, un «campione», un cane cioè capace di vincere ripetutamente i combattimenti a cui è costretto, potrebbe avere un valore che si aggira intorno ai 25mila euro. Per questo non è difficile che per abituarli al combattimento i loro proprietari non disdegnino di procurarsi altri animali trafugandoli, se necessario, da ville e abitazioni. «I primi cani ad essere buttati nei recinti per i combattimenti – affermano dalla «Lega del cane» – sono i randagi. La loro scomparsa da un preciso territorio dovrebbe essere un segno inequivocabile secondo cui nella zona si pratichino combattimenti clandestini. Esiste poi il mercato della compravendita dei cani di razza, anche quelle pregiate. Non sempre quel mercato si svolge regolarmente, attraverso allevamenti autorizzati o accompagnati da regolare documentazione. Anche in questo settore esistono allevamenti clandestini, considerando che un cucciolo di razza potrebbe avere un valore di anche mille euro. Per avere la certezza che la compravendita di questi animali sia autorizzata – spiegano gli animalisti – sarebbe bene controllare che i cani siano provvisti di microchip, da cui si può risalire alla razza e non incorrere in acquisti sovradimensionati».
 
NEL CUORE.ORG
13 GENNAIO 2013
 
SVOLTA A GARDALAND, NON PIU' SPETTACOLI CON I DELFINI NEL PARCO
L'ultimo il 6 gennaio, gli animali "in pensione"
 
Stop agli spettacoli con i delfini a Gardaland. Il 6 gennaio scorso, riferisce il "Corriere del Veneto", Robin, Teide, Betty e Nau, i quattro mammiferi cresciuti all'ombra delle montagne russe, hanno fatto la loro ultima esibizione e in questi giorni è iniziato lo smantellamento della struttura che serviva per gli spettacoli.
"Prima ancora delle pressioni esterne - sottolinea il direttore del Parco Danilo Santi, riferendosi alle polemiche suscitate in passato dalla morte di alcuni esemplari - ha pesato il fatto che Merlin Entertainments, la società inglese proprietaria della struttura, ha nel suo Dna una politica di profondo rispetto per gli animali. La scelta di dire addio al delfinario ne è quindi una diretta conseguenza".
Il bene degli animali ha avuto la meglio sulle ragioni economiche. Gli show quotidiani con i delfini registravano infatti una media di 759mila spettatori a stagione, praticamente il tutto esaurito. Ora Robin e i suoi 'colleghi' potranno godersi la meritata pensione: l'ipotesi al vaglio è che siano trasferiti nell'acquario di Genova.
 

TISCALI
14 GENNAIO 2013

Svolta animalista, Gardaland dice stop agli spettacoli con delfini

Dopo vent'anni Gardaland, il mega parco divertimenti di Castelnuovo del Garda, dice addio ai delfini. Il 6 gennaio scorso, come riporta il Corriere del Veneto, Robin, Teide, Betty e Nau, i quattro mammiferi cresciuti all'ombra delle montagne russe, hanno fatto la loro ultima esibizione e in questi giorni è iniziato lo smantellamento della struttura che serviva per gli spettacoli.
Profondo rispetto per gli animali - "Prima ancora delle pressioni esterne - sottolinea il direttore del Parco Danilo Santi, riferendosi alle polemiche suscitate in passato dalla morte di alcuni esemplari - ha pesato il fatto che Merlin Entertainments, la società inglese proprietaria della struttura, ha nel suo Dna una politica di profondo rispetto per gli animali. La scelta di dire addio al delfinario ne è quindi una diretta conseguenza".
Il bene degli animali ha avuto la meglio sulle ragioni economiche - Gli show quotidiani con i delfini registravano infatti una media di 759mila spettatori a stagione, praticamente il tutto esaurito. A pesare sono state anche le polemiche per le morti di alcuni delfini del Palablu: nessuno a Gardaland può dimenticare il 2000, l'annus horribilis in cui la Procura di Verona aprì un'inchiesta per stabilire le cause della morte di quattro esemplari, deceduti misteriosamente nel giro di tre anni.
Merlin impegnata anche contro la caccia delle balene - "Bisogna capire che Merlin è una grande multinazionale che attraverso i suoi acquari si impegna nella tutela delle specie marine - ricorda ancora Santi - a livello internazionale combatte contro la caccia delle balene. C'è chi vede una contraddizione tra questo impegno ambientalista e la presenza dei delfini nei parchi divertimento".
La vera sfida, ammette il direttore, resta quella del rinnovamento - "Gardaland per mantenere il successo raggiunto - afferma - è condannata a cambiare e per questo quando immaginiamo come sarà il Parco tra cinque anni non escludiamo nessuna ipotesi". Ora Robin e i suoi "colleghi" potranno godersi la meritata pensione: l'ipotesi al vaglio è che siano trasferiti nell'acquario di Genova.

 

L’ARENA
14 GENNAIO 2013

Gardaland dice basta  agli spettacoli con delfini
PARCO DIVERTIMENTI. Svolta animalista, i cetacei vanno in «pensione» all'acquario di Genova. Sulla scelta etica pesano anche le morti di alcuni degli animali al Palablu: nel 2000 ci fu anche un'inchiesta della Procura

Verona. Gardaland dice basta ai delfini negli spettacoli acquatici. La svolta animalista del più grande parco di divertimenti italiano manda in pensione Robin, Teide, Betty e Nau, i quattro mammiferi cresciuti nel Palablu, all'ombra di montagne russe e cascate artificiali. Per loro una dorata vecchiaia in un acquario, probabilmente quello di Genova.
La decisione è stata presa da Merlin Entertainments, la società inglese proprietaria della struttura di Castelnuovo del Garda, che con i suoi 750 mila metri quadri e le 32 attrazioni si è conquistata - la classifica è di Forbes - il quinto posto tra i parchi di divertimento al mondo. «Merlin ha nel suo dna una politica di profondo rispetto per gli animali», spiega il direttore del Parco, Danilo Santi. «La scelta di dire addio al delfinario ne è quindi una diretta conseguenza».
Un cambio di passo che va contro gli interessi economici della società, che ha in portafoglio, tra l'altro, le strutture di Madame Tussauds e Legoland, oltre all'acquario Wild Life di Sidney, e alla quale gli spettacoli acquatici del delfinario portavano in dote 759mila spettatori a stagione, praticamente il tutto esaurito. Ogni quattro persone che entrano nel parco, almeno una, infatti, sino ad oggi ha deciso di spendere i soldi per il biglietto supplementare del Palablu, allo scopo di assistere alle evoluzioni dei delfini. Una scelta etica, dunque, che ha fatto prevalere le ragioni di chi non vede di buon occhio l'esibizione di cetacei ammaestrati sulla passione di un gruppo di istruttori altamente specializzati che negli ultimi cinque anni aveva già cambiato la «filosofia» degli spettacoli, puntando più sulla didattica che sull'intrattenimento da circo sull'acqua.
A pesare sono state anche le polemiche per le morti di alcuni delfini del Palablu: nessuno a Gardaland può dimenticare il 2000, l'annus horribilis in cui la Procura di Verona aprì un'inchiesta per stabilire le cause della morte di quattro esemplari, deceduti misteriosamente nel giro di tre anni.
«Bisogna capire che Merlin è una grande multinazionale che attraverso i suoi acquari si impegna nella tutela delle specie marine», ricorda ancora Santi, «a livello internazionale combatte contro la caccia delle balene. C'è chi vede una contraddizione tra questo impegno ambientalista e la presenza dei delfini nei parchi divertimento».
La vera sfida, ammette il direttore, resta quella del rinnovamento: «Gardaland per mantenere il successo raggiunto», afferma, «è "condannata" a cambiare e per questo quando immaginiamo come sarà il Parco tra cinque anni non escludiamo nessuna ipotesi».

 
NEL CUORE.ORG
14 GENNAIO 2013
 
GARDALAND, L'ENPA CHIEDE L'AFFIDAMENTO DEI QUATTRO DELFINI
"Non siano consegnati all'acquario di Genova"
 
L'Ente Nazionale Protezione Animali chiede che i quattro delfini di Gardaland non vengano consegnati all'acquario di Genova ma siano affidati all'associazione. "La scelta di destinare i quattro cetacei ad un'altra struttura di cattività non cambierebbe la loro condizione- spiega il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri – e al momento, per quanto è a nostra conoscenza, anche la struttura di Genova non risponde ai minimi criteri di detenzione previsti dalle normative vigenti".
Se, inoltre, la multinazionale che gestisce il parco tematico avesse realmente a cuore i diritti e la tutela degli animali, dovrebbe porre fine alla cattività di tutti gli esemplari detenuti nelle proprie strutture, in Italia e all'estero: privare della libertà un altro essere senziente è incompatibile con l'animalismo e, più in generale, con l'etica. E invece, come testimoniato dal sito web dell'Acquario di Roma, la stessa società che gestisce il Palablu di Gardaland non solo non sembra intenzionata a dismettere le attività legate alla cattività, ma dovrebbe avere la gestione del futuro acquario di Roma la cui apertura è stata procrastinata ulteriormente e per altro la stessa, al momento, non possiede alcuna autorizzazione come previsto dalle norme.
"Sarei la prima a salutare con favore una svolta in materia di cattività – prosegue Ferri – tuttavia temo che questo non sia proprio il caso. Ritengo infatti che il vero motivo della chiusura della struttura sia determinato non solo dalle nostre numerose denunce, ma anche dal fatto che questa non possiede i minimi requisiti richiesti dalla normativa vigente. Inoltre il trasferimento dei delfini può essere ricondotto non tanto a un nobile fine, quanto alla inadeguatezza delle strutture, per ovviare alla quale sarebbero necessari inge nti investimenti. Investimenti sostenuti, invece, dall'Acquario di Genova grazie ai fondi pubblici, dove sono in via di ampliamento le vasche che ospitano i delfini; perché anch'esse non a norma.
"Tra l'altro – conclude il direttore scientifico dell'Enpa -, giova ricordare che proprio Gardaland, tra il 2000 e il 2001, era finita sotto accusa per la morte di quattro delfini. In quella circostanza i quattro indagati, tra cui figuravano l'allora presidente del parco e uno dei più famosi veterinari di cetacei in cattività d'Europa, preferirono ricorrere al patteggiamento attraverso l'oblazione piuttosto che affrontare il dibattimento. Le accuse formulate dal Pm erano molto circostanziate: "La detenzione dei delfini era in condizioni incompatibili con la loro natura, non c'è stata nessuna attenzione per il numero di esibizioni senza sosta alle quali erano costretti i delfini, Hector, uno dei delfini morti fu costretto ad esibirsi, nonostante fossero mesi che non apriva gli occhi a causa di un'infezione e Violetta venne fatta esibire nonostante la grave lesione alla colonna vertebrale che fu poi la causa del suo decesso 4 giorni dopo"".
 

IL TIRRENO
13 GENNAIO 2013

S.Michele, torna la Sagra dell’arte norcina

AGLIANA (PT) - Si svolgerà oggi dalle 10 alle 19, presso il parcheggio di via Panaro a San Michele di Agliana, la XI edizione della Sagra dell’arte norcina, organizzata nell’ambito degli eventi previsti dal programma di AgliaNatale 2012-2013. La manifestazione culinaria è allestita grazie al notevole impegno profuso da alcuni enti molto attivi e presenti sul territorio, si tratta dell’associazione Feste rurali di Ferruccia, della Vacchereccia di San Michele, del gruppo giovani di San Michele e del Carnevale aglianese, il tutto con la supervisione dell’associazione “L’Agorà”. L’intera manifestazione di AgliaNatale è stata, invece, organizzata con pieno successo dall’amministrazione comunale in collaborazione con la stessa Agorà. La Sagra dell’arte norcina prevede anche la possibilità di assistere a tutta la procedura che parte dalla lavorazione e si conclude con la degustazione dei tipici prodotti suini. I promotori riferiscono che «a partire dalla prima mattina iniziamo a tagliare in varie parti i suini che abbiamo portato in piazza, lo cuciniamo e lo vendiamo ai presenti. Ricaviamo sicuramente qualcosa di buono da tutto ciò che fa parte di questi animali, dalla schiacciata all’arista, dalle salsicce ai migliacci, il vecchio motto popolare “del maiale non si butta via niente” è ancora molto attuale! Durante la giornata ci saranno anche intrattenimenti di vario genere e non mancherà musica allegra e coinvolgente». Dopo il notevole successo riscosso negli anni passati, nonostante le condivisioni atmosferiche talvolta sfavorevoli (l’iniziativa si svolgerà anche in caso di pioggia), gli organizzatori si augurano di ottenere anche quest’anno ampi consensi e invitano tutti a partecipare.

 

OGGI NOTIZIE
14 GENNAIO 2013

Menu con carne di pitone e coccodrillo: l'ira dell'Enpa

Savona - La globalizzazione non ha portato bene agli animali; lo dimostra l’episodio di Andora, dove ad un ristoratore "innovativo" è stata sequestrata dai carabinieri del Nas carne di pitone e coccodrillo. 
La Protezione animali savonese non critica il ristorante in questione ma chi, frequentandolo e consumando la carne che offre "alimenta un traffico di carne esotica che contiene immense sofferenze per gli animali che ne erano legittimi proprietari".
"Si tratta - dicono i volontari dell'Enpa - di animali o allevati in fattorie del terzo mondo dove rispetto e sensibilità sono parole sconosciute, o catturati in natura e quasi sempre uccisi in modo barbaro. Purtroppo una moda stravagante sempre più diffusa attira soprattutto i giovani verso cibi esotici, come ad esempio il sushi originario dal Giappone, paese nella lista nera di ogni animalista per la caccia alle balene e l’importazione di tonno rosso mediterraneo che lo sta conducendo all’estinzione. 
Tornando al ristorante di Andora, chi ha visto gli allevamenti asiatici di coccodrilli ed ha un minimo di rispetto per l’igiene se non per gli animali, difficilmente ne mangerà la carne, anche se importata da un’asettica ditta tedesca. Ma sarebbe bene cogliere l’occasione per riflettere anche sulla carne "comune", per la cui produzione vengono consumati fiumi d’acqua e milioni di tonnellate di cereali, sottratti ad terzo mondo di uomini affamati e di foreste distrutte per crearvi le coltivazioni. Per non parlare infine della carne kasher e alal per ebrei e musulmani, ottenuta scannando gli animali senza preventivo stordimento, una pratica vietata in alcuni Paesi civili del nordeuropea ma ancora consentita in Italia per una malintesa interpretazione dei precetti religiosi. Ma i piatti liguri vegetariani con prodotti dell’agricoltura locale no?"

 
TIO.CH
14 GENNAIO 2013
 
Attenzione alla carne di animali esotici, può essere molto pericolosa
Nel 2012 sono stati sequestrati agli aeroporti di Zurigo e Ginevra 381 chili di carne di selvaggina importata illegalmente, 50 chili in più di un anno prima
 
BERNA (Svizzera) - La carne di selvaggina esotica illegalmente importata in Svizzera può essere molto pericolosa: agenti patogeni ignoti potrebbero eventualmente causare pandemie di nuovo genere dovute a virus o loro mutazioni.
L'Ufficio federale di veterinaria (UFV) ha confermato oggi all'ats informazioni in questo senso pubblicate ieri dai domenicali "SonntagsZeitung" e "Le Matin Dimanche".
Nel 2012 sono stati sequestrati agli aeroporti di Zurigo e Ginevra 381 chili di carne di selvaggina importata illegalmente, 50 chili in più di un anno prima, ma si tratta verosimilmente soltanto della punta dell'iceberg.
Questa carne di antilope, coccodrillo, serpente, armadillo o scimmia viene portata in Svizzera soprattutto da africani che risiedono nel paese o vi giungono per visitare parenti, spiega la portavoce dell'UFV Nathalie Rochat, sottolineando tuttavia che il rischio non riguarda unicamente l'Africa ma tutti i paesi. Per questa ragione, i servizi veterinari di tutto il mondo collaborano per sensibilizzare il pubblico e controllare le importazioni.
La carne contrabbandata in Svizzera, proveniente da foreste e savane e nota dunque anche come "bushmeat", è in genere affumicata sul fuoco. Ancora parzialmente cruda, può contenere parassiti, batteri e virus dei più temibili: i due domenicali menzionano HIV, Sars ed Ebola. Ma non sono questi i soli rischi: "La cosa più pericolosa sarebbe se nella carne si trovasse un agente patogeno ancora ignoto", ha dichiarato alla "SonntagsZeitung" Edoardo Giani, specialista di commercio internazionale all'UFV: "Questi nuovi virus o loro mutazioni potrebbero portare a pandemie di nuovo genere".
L'ufficio federale mette dunque in guardia dal consumare queste carni, anche in ambito privato. Le persone che le portano in Svizzera, rammenta l'UFV, violano non soltanto la legislazione sulle epizoozie ma anche le disposizioni relative alla conservazione delle specie. Se scoperte durante un controllo, sono multate e la carne è immediatamente distrutta.
 
IL RESTO DEL CARLINO
13 GENNAIO 2013
 
La battuta al cinghiale diventa un dramma: cacciatore in fin di vita
Ferito alla testa
L'uomo colpito da un proiettile nei boschi dell'Appennino pesarese
 
Monte Nerone (Pesaro), 13 gennaio 2013 - UN COLPO di fucile, sparato non si sa da chi, e un cacciatore di 56 anni lotta tra la vita e la morte. E’ accaduto ieri a mezzogiorno nei boschi del Monte Nerone, nel comune di Apecchio. Marco Della Costanza, sposato, meccanico, residente a Gabicce mare, è stato centrato alla testa da una pallottola. Partecipava ad una battuta di caccia al cinghiale insieme ad altri venti compagni. Un colpo accidentale che potrebbe esser partito anche dal suo fucile perché la traiettoria è nitidamente dal basso all’alto e non orizzontale. In questa seconda ipotesi, la conseguenze sarebbero state subito tragiche. C’è anche la possibilità che sia stato ferito per fatalità da un compagno di caccia, il quale ha centrato un cinghiale e contemporaneamente l’amico. La squadra n. 35 dei cinghialai di Serravalle di Carda stava cacciando seguendo le regole di sempre, ossia ognuno dei venti cacciatori, si trovava nella zona assegnata. Poi i cani fanno correre quattro cinghiali che vanno verso i cacciatori fermi nella «posta». Uno, due tre colpi, forse quattro, in rapida successione con la carabina Benelli “Argo”, calibro 7.65. E in quel momento succede il dramma: cade il cinghiale e nello stesso momento s’accascia Marco della Costanza, senza un grido o un lamento. I primi che lo soccorrono vedono la sua testa sanguinante, e gli effetti micidiali di una pallottola di cinghiale che ha colpito la fronte. Viene chiamata l’ambulanza, arriva l’elicottero da Ancona che atterra ai margini del bosco, e poi i vigili del fuoco, e i carabinieri che chiamano l’intera squadra di cacciatori in caserma per la ricostruzione dei fatti.
I CARABINIERI hanno sequestrato la carabina (sarà sottoposta a perizia balistica) dell’amico e il fucile M1 di Della Costanza. Oggi si tornerà nel bosco a cercare i bossoli sparati.
I familiari del 56enne si sono precipitati all’ospedale di Ancona. L’uomo è stato sottoposto ad un lungo intervento chirurgico per ricomporre le conseguenze del colpo alla testa. La prognosi è riservata.
 

IL TIRRENO
13 GENNAIO 2013

Muore di infarto mentre caccia ex dipendente dell’Acquedotto

TORNIELLA (GR) - Si è accasciato a terra, quasi certamente vittima di un infarto. Sergio Barberini, 66 anni, geometra in pensione, ex dipendente dell'Acquedotto del Fiora, si trovava a caccia nei boschi del Belagaio, cerniera verde tra le province di Grosseto e Siena. Era conosciutissimo nel comune di Roccastrada. Tecnico preparato, per 25 anni si era occupato, per l'amministrazione comunale, di condotte idriche e interventi connessi. Poi, con il passaggio del personale all'Acquedotto del Fiora, era diventato il volto front-office del consorzio idrico al municipio di Roccastrada. Da qualche anno la meritata pensione; nel tempo libero andava a caccia al cinghiale con la squadra del paese, Torniella. Lascia la moglie Olga Landini e due figli, ormai adulti: Lorenzo, geologo con studio a Roccastrada e Marta, dipendente di banca. È successo tutto intorno alle 9,30 di ieri. Barberini, insieme ad un compagno di caccia, aveva appena sparato ad un cinghiale, colpendolo. Si è allontanato dalla posta per assicurarsi che l'animale fosse morto. Ha compiuto una cinquantina di metri, sempre con il fucile tra le mani, poi - mentre tornava in postazione - i sintomi dell'arresto cardiocircolatorio. Questo, più o meno, hanno raccontato ai carabinieri i cacciatori che erano nelle vicinanze. L'uomo è stato soccorso quasi subito, si è provato un tentativo di rianimazione, ma senza successo. In quel momento la squadra di Torniella (una delle più prolifiche dell'Atc 6) aveva messo caccia nella zona chiamata Usi, non facilmente raggiungibile. È stato avvertito immediatamente il responsabile della cacciata Marcello Corbelli perché interrompesse ogni attività venatoria. Solo diverse ore dopo, con l'arrivo delle forze dell'ordine e dopo un accurato sopralluogo sanitario, è stata disposta la rimozione del corpo. La salma è stata composta a Torniella, un paese in lutto, dove oggi si terranno i funerali. E pensare che proprio questa domenica era in programma "la cacciata dell'anno", insieme ai vicini di Piloni. Ovviamente è stata cancellata. «Siamo senza parole - commentano alcuni amici di Sergio - scossi e addolorati. Al di là che poteva succedere ovunque, ancora una volta ci troviamo a piangere con il fucile in spalla. Per quest'anno conviene chiuderla qui…». Poco più di un mese fa la squadra di Torniella era balzata alla ribalta della cronaca per un grave incidente di caccia in cui era rimasto ferito al volto il responsabile della squadra dei cinghialai.

 
NET1 NEWS
13 GENNAIO 2013
 
Il lavaggio automatico per cani e gatti (VIDEO)
Non ne potete più di lavare il vostro cagnolino o il vostro gattino?
 
Non ne potete più di lavare il vostro cagnolino o il vostro gattino? Da qualche tempo è stata messa in commercio una macchina che fa il lavaggio automatico di cani e gatti. Certo, è completamente innocua, però dobbiamo ammettere che ci fa un po’ impressione l’idea di mettere un animale lì dentro… sarà per questo che non ha ancora avuto tanto successo?
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QUOTIDIANO.NET
13 GENNAIO 2013

Angoscia, depressione: anche Fido va in "analisi"
Conigli, furetti, gatti, cavalli: attenzione ai segnali di stress
In un anno oltre cento casi trattati a Milano, i farmaci aiutano ma non bastano

Milano - C'è il cane che, in preda agli attacchi di panico, morde; quello che soccombe all'ansia di essere abbandonato, il pappagallo che si strappa le penne e il cavallo annoiato che ciondola e passa ore con i denti appoggiati sulla staccionata, lo sguardo perso nel vuoto. E ancora il gatto con atteggiamenti distruttivi o il coniglio nano con le crisi di nervi. Anche gli animali, nel loro piccolo, si deprimono, si stressano, si angosciano. E finiscono in analisi. Più di cento i casi trattati in un anno a Milano dall'ambulatorio attivo nel Dipartimento di scienze veterinarie dell'universita' Statale.
<L'85-90% dei nostri pazienti sono cani con disturbi comportamentali, per il resto bussano alle nostre porte perlopiù gatti>, animali in crisi che richiedono l'intervento di 'veterinari-psicologi', i comportamentalisti. A spiegarlo è la ricercatrice Clara Palestrini, che annuncia anche l'apertura delle iscrizioni a un Master di secondo livello in 'Medicina comportamentale degli animali da affezione', in partenza a marzo. Il corso, biennale, è organizzato dal gruppo di lavoro di etologia e medicina comportamentale della Facoltà di medicina veterinaria, con il gruppo 'Canis sapiens' della sezione di Psicologia comparata della Facoltà di medicina dell'ateneo milanese e della Facoltà di medicina veterinaria di Parma, con il contributo delle principali associazioni di tutela della relazione uomo-animale. 
I disturbi comportamentali, sottolinea l'esperta,  <sono la prima causa di rottura con il nucleo familiare. Disagi che sfociano nell'abbandono dell'animale o addirittura nell'eutanasia>.  L'aggressività nei confronti delle persone è il problema più frequente. Un atteggiamento suscitato nella maggior parte dei casi dalla paura oppure dall'ansia. Va sfatato il mito del cane dominante su cui il padrone non è capace di imporsi. I cani spessissimo mordono per paura>. In molti casi dietro queste reazioni si nasconde l'ansia da separazione. Succede talvolta quando si adotta dal canile un cane che ha già sperimentato l'incubo di essere abbandonato. 
<Quando il proprietario esce di casa, il terrore di essere lasciato ancora da solo lo può spingere a distruggere tutto>. Poi ci sono i cani impauriti dai propri simili perché, adottati troppo presto, sono stati staccati prematuramente dalla mamma e dai fratelli, non hanno avuto modo di imparare a interagire con altri cani, e reagiscono in maniera aggressiva al tentativo di gioco da parte di altri animali.   Il problema è che <molte di queste patologie restano sommerse - osserva Palestrini - perché il proprietario non si accorge del malessere del proprio amico a 4 zampe finché i suoi comportamenti non creano danni o diventano problematici. E interpreta gli atteggiamenti strani dell'animale come un dispetto. Ma non c'è malizia nel loro comportamento. La molla spesso è un disagio profondo che porta il cane a sporcare la casa o ad abbai are tutto il tempo, oppure il gatto a fare la pipì in giro, fuori dalla lettiera>.  A volte, avverte il camice bianco, <siamo proprio noi a commettere errori, quando per esempio lasciamo i nostri animali soli a casa tutto il giorno>.
Il cane esprime il suo disagio con l'iperattività, l'alterazione del comportamento alimentare, l'aggressività. Anche i felini, poi, hanno le loro ansie. Un caso molto frequente <è quello di un gatto anziano al quale i proprietari all'improvviso impongono la convivenza con un altro animale. Il nuovo arrivato rompe gli equilibri e può scatenare disturbi comportamentali>, racconta Palestrini. In tutti i casi, assicura, <la prevenzione è l'azione più importante>.
Spesso è difficile riconoscere il disturbo: ci si convince che se un cane mugola e ansima tutto il giorno, senza riuscire mai a sedersi e a rilassarsi, o ancora è terrorizzato dai temporali, è una cosa normale. Perlopiù si tende ad adattarsi: il cane è aggressivo con gli altri? Allora lo porto a spasso in un parco solitario. Quando la situazione diventa ingestibile, alcuni proprietari si decidono a bussare alle porte dello specialista. Il veterinario comportamentalista fa una visita, studia l'animale nell'ambiente dell'ambulatorio e raccoglie un'anamnesi dal suo proprietario. La famiglia in genere esce dallo 'studio' con 3-4 pagine di indicazioni e suggerimenti dettagliati per correggere alcuni comportamenti e risolvere i problemi che hanno originato il disturbo comportamentale.
<Se non basta si fa ricorso alla terapia farmacologica a base di psicofarmaci formulati direttamente per l'uso veterinario> oppure, in mancanza, si ricorre a prodotti per l'uomo, spiega la dottoressa.  <Il 20-30% dei casi sfociano in un trattamento farmacologico>, stima.  Molte volte, però, basta davvero poco per rasserenare l'animale. <Una delle prime tecniche è quella di chiarire la comunicazione. Le reazioni devono essere univoche. Non posso una volta premiare e una volta punire il mio cane per lo stesso comportamento. Lui si sentirà confuso e tenderà a reagire con ansia>.
Per 'correggere' un disturbo, si può ricorrere a  <tecniche di modificazione comportamentale>.  Un esempio: <Se un cane ha paura delle persone io gli chiedo di mettersi seduto e quando lo fa lo premio, così lui capisce che non c'è alcuna minaccia in quella situazione e la associa a qualcosa di piacevole come il bocconcino ricevuto>.  
I pazienti di un ambulatorio che si occupa di disturbi comportamentali non sono solo quattrozampe: ci sono per esempio i pappagalli che si lasciano andare a gesti di 'autolesionismo' e si strappano tutte le penne di dosso. Ma anche furetti iperaggressivi che mordono o reagiscono come animali in gabbia. Persino i conigli nani si infuriano.
E i tormenti dell'anima non risparmiano nemmeno i cavalli, soggetti a stereotipi comportamentali come il cosiddetto 'ballo dell'orso', che li portano a spostare il peso da una zampa all'altra per tutto il giorno. O ancora il 'tic d'appoggio': quando il cavallo poggia i denti sulla staccionata e inghiotte aria.  <Disturbi osservati negli animali da zoo, suscitati da stress, frustrazione, mancato o non corretto arricchimento ambientale (assenza di stimoli adeguati)>, elenca Palestrini. Si vedono cavalli 'obesi' per la poca interazione, o cani che girano in tondo e si succhiano un a