gennaio 2014
 

QUOTIDIANO.NET
1 GENNAIO 2014
 
"Il 92% dei farmaci che superano i test sugli animali vengono scartati per l'uomo"
Associazioni ambientaliste non speciste dell'area bolognese intervengono sulla polemica sulla sperimentazione innescata dal caso di Caterina
 
Bologna  - Nel giorno in cui il profilo FB di Caterina torna nuovamente visibile, una decina di 'associazioni ambientaliste e non-speciste' dell'area di Bologna (tra cui Animal Liberation, Lac e Lav) esprimono, con una nota, "rammarico per le offese rivolte a Caterina, la studentessa affetta da malattie genetiche rare, colpevole di aver difeso i test sperimentali sugli animali".
Tuttavia - aggiungono - "è un grave errore pensare che il progredire della scienza e i diritti degli animali confliggano. L'unico conflitto è quello tra una ricerca basata su presupposti errati, che cerca indicazioni utili per una specie effettuando test su altre specie, e una ricerca scientifica avanzata, basata su metodi di indagine di gran lunga più affidabili e predittivi, oggi disponibili. Il rispetto dei diritti degli animali e il progresso scientifico, necessario a vincere le gravi patologie come quelle di Caterina, vanno nella stessa direzione: il superamento dei test sugli animali".
"Il 92% dei farmaci che superano le prove sugli animali - affermano - viene scartato a seguito delle prove cliniche sull'uomo. Succede anche che numerose sostanze classificate come innocue a seguito di test di tossicità su animali, risultano gravemente nocive per l'uomo: l'amianto, la stricnina, la tossina botulinica, l'arsenico, il benzolo, tra le più conosciute. E' difficile che i risultati forniti da questo tipo di sperimentazione possano essere utilmente trasferiti agli umani. Se non fossero stati effettuati tanti test su animali, oggi probabilmente disporremmo di metodi più efficaci per curare le malattie, incluse quelle rare".
 
TRENTINO
6 GENNAIO 2014
 
Il «caso Caterina» e i sospetti di una campagna pilotata
 
di Ivana Sandri
 
TRENTO - Negli ultimi giorni alla ribalta della cronaca è stata la storia di una ragazza, Caterina, che con il volto coperto da un respiratore afferma di essere viva grazie alla sperimentazione con gli animali, e gli attacchi verbali ricevuti su facebook da presunti animalisti. La condanna degli insulti è stata unanime da parte delle associazioni protezioniste, anche se alcuni di questi "profili" si sono rivelati fasulli, facendo parlare a Walter Caporale, presidente di Animalisti italiani, di "strategia della tensione”. Lo stesso interesse non è stato riservato ad altre persone che si sono messe in gioco contro la vivisezione, mettendoci la faccia e le proprie gravi patologie, come la biologa Susanna Penco, ricercatrice al dipartimento di medicina sperimentale dell'università di Genova, malata di sclerosi multipla, che così le risponde: «Grazie alle mie conoscenze scientifiche sono persuasa che sia proprio la sperimentazione sugli animali ad allontanare le soluzioni e la guarigione per gli ammalati». Le fa eco Candida Nastrucci, biochimico clinico (Università di Oxford, Grant Holder Fondazione Veronesi) secondo cui l'uso di animali potrebbe anche aver rallentato il progresso della ricerca per trovare cure per le malattie umane. Se per il "caso Caterina” si è trattato di informazione pilotata, chapeau agli ideatori, perché sta spostando l'attenzione da quelli che dovrebbero essere i punti centrali: non solo la crudeltà della sperimentazione animale, ma anche la sua inutilità - se non addirittura la nocività - per l'uomo, sostenute da un numero sempre maggiore di cittadini e di scienziati. L'emanazione fra pochi giorni - il 14 gennaio - del nuovo decreto sulla vivisezione vede stravolti dieci dei tredici punti stabiliti nell'articolo 13, Legge 96 del 2013, eliminando le pur parziali misure per porre qualche limite alla sofferenza degli animali usati nella sperimentazione: non rispetta il divieto di esperimenti senza anestesia o analgesia, aggira lo stop a esercitazioni didattiche con animali, straccia le limitazioni su animali modificati geneticamente e il riutilizzo in più test, vara un fondo per i metodi alternativi destinato per l’84% a chi effettua vivisezione e fa slittare di quattro anni il divieto di prove con animali per xenotrapianti, alcool e droghe. Il tutto con sanzioni non dissuasive. Perciò Enpa, Lav e Federazione diritti animali e ambiente lanciano la campagna "Le carte in tavola non si cambiano". Per aderire:
http://www.lav.it/cosa-puoi-fare-tu/aderisci-alla-protesta. Su facebook si può partecipare alla mailbombing: https://www.facebook.com/events/472158256235250/permalink/478166418967767/.
 
SALERNO NOTIZIE
2 GENNAIO 2014
 
Eboli (SA): uccide cane a fucilate, è caccia al killer di Clide
 
Clide, il cane di una fotografa ebolitana, è stato colpito da un colpo di arma da fuoco ed è morto. La notizia ha fatto il giro dei social network e si è diffusa tra i cittadini come scrive Il Mattino. Rabbia, indignazione, sete di vendetta, sono molti i sentimenti che si sono susseguiti a difesa del cagnolone dagli occhi dolcissimi e dal carattere mansueto.
 
LA REPUBBLICA
2 GENNAIO 2014
 
Como, cane ferito gravemente: caccia all'uomo che ha sparato
Il meticcio è stato colpito mentre correva vicino al lago del Segrino da una fucilata. Ha subito due interventi chirurgici e non dovrebbe essere in pericolo di vita. In tutta la zona cresce la preoccupazione per l'episodio
 
di DAVIDE CANTONI
 
L'intestino perforato da un proiettile, un femore spezzato. Un secondo intervento chirurgico per Hunter, un cane meticcio di 4 anni, vivo per miracolo. Il bastardino è stato trovato domenica mattina, 29 dicembre, al Parco del lago del Segrino, provincia di Como, da una donna che stava raggiungendo la passeggiata che costeggia lo specchio d'acqua. Era feriito, perdeva molto sangue, così lo ha soccorso immediatamente e lo ha portato da un veterinario di Cantù. L'animale a un primo esame visivo sembrava dilaniato dal morso di un'altra bestia. Al momento della radiografia, però, è stato subito chiaro come Hunter fosse stato colpito da un proiettile.
Nel frattempo i proprietari non si davano pace. Hanno cercato il loro cane fin dalla sera di sabato. Il meticcio aveva l'abitudine di lasciare casa, nel paese di Eupilio, per raggiungere le coste del lago, fare una corsa e tornare sempre indietro. "Abbiamo battuto ogni angolo del parco - racconta Nilla Tosetti - senza trovarlo. Poi il telefono è squillato, era il veterinario che ci raccontava quanto accaduto".Durante la prima operazione gli era stata asportata una parte dell'intestino, poi un secondo passaggio sotto i ferri. "Sta meglio, è sofferente ma vivo - aggiunge la padrona – restiamo in attesa perché nei prossimi giorni dovrà essere operato ancora, questa volta al femore". Intanto Nilla Tosetti ha appeso numerosi cartelli nei pressi del lago in cerca di testimoni. L'episodio ha contorni inquietanti e molti proprietari di cani della zona si dicono preoccupati. I carabinieri di Erba sono pronti alle indagini ma prima di tutto devono ricevere il referto del veterinario e solo dopo aprire l'inchiesta. Chiunque abbia sparato potrebbe avere le ore contate.
 
NEL CUORE.ORG
3 GENNAIO 2014
 
COMO, SPARANO A UN METICCIO E LO RIDUCONO IN FIN DI VITA
Hunter, quattro anni, ha subito due operazioni
 
Sparano a un cane e lo riducono in fin di vita. Sono ancora ignoti i responsabili dell'assurdo gesto, che per poco non è costato la vita ad Hunter, un meticcio di 4 anni abituato a scorrazzare nei pressi del lago del Segrino, in provincia di Como. Lo racconta l'edizione milanese di "Libero". Scomparso il giorno di Natale dalla casa dei proprietari, il cane è stato ritrovato il giorno dopo agonizzante vicino alla passeggiata che costeggia lo specchio d'acqua e portato immediatamente da un veterinario a Cantù, che ha avvisato la famiglia di Hunter. Il meticcio era stata colpito da una pallottola, probabilmente sparata da un fucile. Dopo due operazioni – una delle quali per l'asportazione di un pezzo di intestino – le sue condizioni restano molto gravi. Un'altra operazione al femore è prevista per i prossimi giorni. I carabinieri attendono il referto per far scattare le indagini.
 
NEL CUORE.ORG
2 GENNAIO 2014
 
BARLETTA (BT), "5 CANI MALTRATTATI": CARABINIERI DENUNCIANO 53ENNE
Tenuti legati, senza cibo e acqua. Uno era ferito
 
I carabinieri di Barletta hanno denunciato un 53enne del posto per maltrattamento di animali. Un pastore del Caucaso, un pitbull, due rottweiler e un San Bernardo sono stati trovati legati a catene non scorrevoli, senza cibo e acqua. Uno dei cani aveva anche una profonda ed ampia lesione al collo. I militari dell'Arma hanno trovato gli animali durante un controllo in una cava di gesso in località "Procopio", nel territorio di Barletta. I carabinieri hanno chiamato gli operatori del servizio veterinario, che hanno prestato le prime cure agli animali, successivamente affidati in custodia ad un canile di Andria.
 
LA REPUBBLICA
2 GENNAIO 2014
 
Cani legati, senza cibo e senza acqua: denunciato
 
I carabinieri della Stazione di Barletta (BT) hanno denunciato un 53enne del luogo per maltrattamento di animali. Un pastore del Caucaso, un Pitbull, due Rottweiler ed un San Bernardo, sono stati trovati legati a catene non scorrevoli, privi di cibo e di acqua. Uno dei cani aveva anche una profonda ed estesa lesione al collo. I carabinieri hanno trovato i cani, nel corso di un controllo, in una cava di gesso in località "Procopio" nel territorio di Barletta. I militari hanno provveduto a chiamare gli operatori del servizio veterinario che hanno provveduto a prestare le prime cure agli animali che, successivamente, sono stati affidati in custodia ad un canile di Andria
VIDEO
 
ANSA
2 GENNAIO 2014
 
Cani senza cibo e acqua, una denuncia
Erano legati in una cava, a Barletta (BT). Salvati dai carabinieri
 
I carabinieri di Barletta hanno denunciato un 53enne per maltrattamento di animali. Un pastore del Caucaso, un Pitbull, due Rottweiler ed un San Bernardo, sono stati trovati legati a catene non scorrevoli, privi di cibo e di acqua. Uno dei cani aveva anche una profonda lesione al collo. I Cc hanno trovato i cani in una cava, in località "Procopio", a Barletta. I cani hanno ricevuto le prime cure dagli operatori del servizio veterinario e sono stati poi affidati ad un canile.
 
MESSAGGERO VENETO
2 GENNAIO 2014
 
Picchia il suo pitbull, denunciato
L’episodio è accaduto davanti a un bar di Città Giardino a Grado. Intervenuti i carabinieri
 
GRADO (GO). Si legge talvolta che qualche cane di grossa taglia, pitbull in particolare, aggredisca qualcuno, quasi sicuramente perché istigato o comunque disturbato.
È difficile che possa accadere quanto avvenuto a Grado: è capitato infatti che un uomo sulla quarantina è stato addirittura denunciato dai carabinieri per maltrattamenti del suo pitbull.
È accaduto alla vigilia di Capodanno in Città Giardino davanti a un bar che, tra l’altro, si trova – sfortuna per l’uomo che è stato denunciato – a pochi passi dalla caserma dei carabinieri della stazione di Grado.
Proprio dal bar ma anche da alcune persone che abitano in case adiacenti è stato richiesto l’intervento dei militari dell’Arma in quanto l’uomo stava picchiando il grosso animale, tra l’altro di sua proprietà.
L’uomo che risiede a Pineta e che sembra sia anche già noto alle forze dell’ordine per altri motivi, pare avesse alzato un tantino il gomito e forse per questo ha iniziato a dare in escandescenze prendendosela con il pitbull.
L’uomo è stato così denunciato per maltrattamenti ad animali ma anche per abbandono dello stesso in quanto è emerso che l’animale è di sua proprietà.
Fra l’altro non risulterebbe che il cane sia fornito del microchip, come previsto, necessario per l’identificazione dell’animale.
Tuttavia, considerati gli addebiti che gli sono stati fatti, è apparso evidente che si tratta del suo pitbull che anziché reagire quando è stato picchiato, è fuggito prima di ritornare, dopo un po’, dal suo padrone.[…]
 
IL TIRRENO
2 GENNAIO 2013
 
Daino senza vita trovato in piazza a Quiesa
 
MASSAROSA (LU) - Ieri mattina nella piazza della chiesa di Quiesa alcuni passanti hanno trovato il corpo senza vita di un esemplare di daino femmina che riportava alcune ferite. E' stata allertata la polizia municipale ed una pattuglia è andata a rendersi conto di quanto accaduto e purtroppo ha dovuto fare la scoperta dell'animale privo di vita. Non è da escludere che siano stati altri animali, che magari alla ricerca di cibo l'abbiano azzannata procurandole le ferite che purtroppo l'hanno portata al decesso. Dopo le constatazioni di rito è stato rimosso l'animale senza vita.
 
RIVIERA 24
2 GENNAIO 2014
 
Petardi la notte di Capodanno: è scomparso a Taggia il cane di nome Paco. Appello dei proprietari
 
Taggia (IM) - "Per qualsiasi comunicazione o informazione cell. 328 5304656 / 340 2672819 Tel. 0184.475171. Chiunque sarà in grado di aiutarci a ritrovarlo sarà ricompensato"
Gentile redazione, avremmo bisogno del vostro aiuto per ritrovare il nostro amato cane scappato nella notte del 31 dicembre nella zona di Taggia Arma nei pressi del parco commerciale Carrefour in seguito all'esplosione di alcuni petardi. Il cane è un collie nero, bianco e marrone di nome Paco, è dotato di microchip per il riconoscimento.Allego una foto del cane ringraziando chiunque possa aiutarci a ritrovarlo.
Per qualsiasi  comunicazione o informazione cell. 328 5304656 / 340 2672819 Tel. 0184.475171. Chiunque sarà in grado di aiutarci a ritrovarlo sarà ricompensato.
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2014
 
Reggio Calabria – “Lupi” con trauma da botto di Capodanno
Erano cani lupo cecoslovacco in preda al terrore. Intervento del Corpo forestale dello Stato
 
Erano scappati in preda al panico, avviliti dai botti di fine anno. I due cani lupo cecoslovacco, finiti in prossimità della Strada Statale 18 a Reggio calabria avevano però generato altri all’armi che, al di là del reale pericolo, segnalavano la presenza di due lupi.
Della vicenda veniva così interessato il Corpo forestale dello Stato il quale inave diverse pattuglie automontate per verificare la notizia. Il tutto sotto il coordinamento del Comando Provinciale dello stesso Corpo Forestale.
Avvistati i due presunti lupi, gli Agenti della Forestale hanno così potuto accertare che in realtà trattavasi di due cani domestici appartenenti alla razza del “cane lupo cecoslovacco”. I due animali, in ottimo stato di salute, si erano allontanati da una abitazione nella notte tra il trentuno dicembre ed il primo gennaio in  preda al terrore. La causa, riferisce la Forestale, era di ricercarsi nei botti di capodanno esplosi diffusamente nel comprensorio. Così, infatti, si è potuto appurare una volta rintracciato il proprietario
Il Corpo Forestale dello Stato evidenzia a tal proposito l’impegno di questi giorni nella repressione del fenomeno dei fuochi d’artificio illegali. Numerosi i controlli nel territorio che hanno portato al sequestro di ingenti quantità di materiale esplodente. La notizia sui presunti lupi, riferisce sempre la Forestale, era comunque apparsa fin dall’inizio inverosimile tenuto conto delle circostanze di luogo e tempo ma anche sulla base di alcune foto circolate. Ad ogni modo del fatto era stato interessato lo stesso Ente Parco.
 
NEL CUORE.ORG
2 GENNAIO 2014
 
CAPODANNO "NERO" ALLA MURATELLA: ARRIVI RECORD DI CANI SPAVENTATI
Dal 20/12, 48 ingressi a Roma: più dell'anno scorso
 
"Nonostante i tanti appelli fatti, i servizi televisivi, gli articoli sui giornali, quello appena passato è stato un Capodanno 'nero' per gli animali di Roma". È quanto si legge in una nota del canile comunale di ingresso di Roma Muratella che "registra tra il 20 dicembre 2013 e il 2 gennaio 2014 (dati alle ore 13) un ingresso record di cani spaventati: 48 cani di cui solo 23 microchippati". Lo scorso anno, prosegue la nota, "sono stati 38 i cani entrati tra il 20 dicembre 2012 e il 2 gennaio 2013, di cui solo 27 chippati (dieci cani in meno). I cani trovati microchippati o tatuati, interrogando l'anagrafe canina (se i chip sono stati effettivamente intestati ai legittimi proprietari), nei prossimi giorni sarà possibile ricongiungerli alle famiglie, ma molti cani sono arrivati solo con il collare, senza medaglietta o microchip. Alcuni addirittura senza neanche il collare, pur essendo chiaramente cani di famiglia in quanto ben tenuti e, anche se spaventati, equilibrati nei comportamenti".
Nel periodo in questione, l'Ufficio ritrovamenti e smarrimenti (Urs) di Avcpp, l'Associazione volontari canile di Porta Portese, la onlus che gestisce dal 1997 i canili comunali di Roma, ha ricevuto a Muratella (dati alle ore 13), per quanto riguarda la segnalazione di quattrozampe ritrovati, 20 cani con microchip e 18 privi di microchip, mentre le segnalazioni di quelli smarriti riguardavano 19 cani provvisti di microchip e cinque sprovvisti. Sempre dal 20 dicembre al 2 gennaio, ma un anno fa, l'Urs di Muratella aveva ricevuto, in termini di segnalazioni di cani ritrovati, 28 animali con microchip e 24 senza. Quanto ai cagnolini smarriti, invece, 28 erano quelli con il microchip e 25 quelli che non ce l'avevano.
 
NEL CUORE.ORG
2 GENNAIO 2014
 
ANIMALI AL MACELLO, LAV: LEGGE DI BILANCIO PUGLIESE VIOLA NORME UE
Scarsa protezione delle bestiole condannate a morte
 
I responsabili dell'associazione animalista Lav hanno inviato una lettera al presidente della Puglia, Nichi Vendola, e all'assessore regionale alla Sanità, Elena Gentile, per denunciare la presenza, nella legge di Bilancio pugliese, di un emendamento ''che viola la normativa comunitaria in merito alla protezione degli animali durante l'abbattimento per la macellazione''. "La legge di Bilancio, approvata dal Consiglio regionale pugliese - si legge - contiene una chiara violazione del Regolamento europeo 1099/2009 (norma di rango superiore e prescrittiva) relativo alla protezione degli animali durante l'abbattimento per la macellazione a causa dell'approvazione, per altro, con soli sei voti di differenza e nonostante il parere contrario della giunta, di un emendamento presentato dal consigliere Pentassuglia (Pd) che consente la macellazione aziendale di pecore, capre, maiali e bovini giovani, per la commercializzazione in ambito locale". "Il relativo decreto legislativo 131 del 2013, per il sanzionamento delle violazioni al Regolamento, ammette questo tipo di macellazione solo ed esclusivamente - sottolinea la Lav - per 'piccoli quantitativi' di carni di volatili, conigli e lepri (articolo 11) mentre per le altre specie - sempre con l'obbligo dello stordimento preventivo - permette la macellazione fuori dai mattatoi autorizzati solamente se per 'consumo domestico privato'''. La Lega anti vivisezione diffida la Regione a emanare questo nuovo articolo che esporrebbe la Puglia a una certa bocciatura a Roma da parte del Consiglio dei ministri.
 
NEL CUORE.ORG
2 GENNAIO 2014
 
FRIULI, 202 UCCELLI VIVI SEQUESTRATI E SETTE DENUNCE IN UN MESE E MEZZO
L'ultimo caso: 85 volatili uccisi sotto sequestro
 
Sette persone denunciate in flagranza e 202 uccelli vivi sequestrati. Sono solo alcuni numeri del bilancio del lavoro del Corpo forestale regionale del Friuli Venezia Giulia, con sede a Pagnacco (Udine), impegnato nel contrasto ai reati legati alla tutela della fauna. I reati ipotizzati sono svariati: furto ai danni del patrimonio indisponibile dello Stato, maltrattamento di animali, uccisione illecita di animali, porto abusivo di armi da sparo, omessa custodia di armi comuni da sparo, illecita detenzione di munizioni, uccellagione, detenzione illegale di fauna particolarmente protetta, utilizzo di richiami acustici per attirare e catturare uccelli, utilizzo di trappole e tagliole per cattura di fauna selvatica.
In totale, sono stati sequestrati 202 uccelli vivi, sia protetti che cacciabili, dei quali 61 sono stati liberati, e circa 800 metri quadrati di reti per la cattura, oltre a 220 panie invischiate, 184 trappole Sep (piccole tagliole), 19 trappole con telaio metallico e rete di nylon per la cattura di uccelli vivi, tre gabbie trappola, 79 uccelli impagliati, due fucili e una carabina ad aria compressa con munizioni, quattro richiami acustici, 97 uccelli morti oggetto di cattura e caccia illecita.
Il caso più recente, con la collaborazione della Forestale di Gemona del Friuli, ha portato alla segnalazione alla magistratura di un cacciatore che catturava uccelli con trappole, al quale sono stati sequestrati 85 uccelli morti, anche di specie protette, stipati in un congelatore, e 70 uccelli vivi in condizioni di maltrattamento, che sono stati affidati alle cure del Centro di recupero fauna selvatica di San Canzian d'Isonzo (Gorizia). Nel corso del 2013, il Corpo forestale regioanale del Friuli ha redatto 24 processi verbali di accertamento amministrativo e segnalato all'autorità giudiziaria 18 persone per reati vari in materia ambientale.
 
GO NEWS
2 GENNAIO 2014
 
Animali al Circo: la loro libertà vale il costo del tuo biglietto.
<< La Natura crea infinite forme di assoluta bellezza. Gli umani fabbricano gabbie in cui rinchiuderle. >>

Carmen Luciano
 
Ci sono animali che hanno la fortuna di poter vivere in libertà nel loro habitat naturale la propria esistenza, ed altri invece che non sapranno mai cosa significa tutto questo per colpa dell’uomo.
Oggi voglio parlare degli animali usati nei Circhi di tutto il mondo.
Vittime dell’egoismo più sfrontato erroneamente fatto passare come “amore”, vengono fatti nascere in cattività dentro delle gabbie piccole rispetto al vasto territorio a loro disposizione in natura.
Utilizzati per creare degli spettacoli da proporre a famiglie con bambini al seguito per fungere da intrattenimento qualche ora , sono a tutti gli effetti oggetto di lauto introito economico.
In Italia sono numerose le famiglie circensi che da generazioni vivono sulla detenzione di questi animali grazie a spettacoli che vengono indotti a fare nei tendoni.
Leoni, leonesse, tigri, pony, cammelli, lama, zebre, struzzi..
Le specie utilizzate sono vaste.
Per quanto possano i circensi affermare di tener bene gli animali garantendo loro benessere fisico previa adeguata alimentazione, cure e quant’altro ( tutto confermabile da controlli a cui vengono sottoposti da ASL, CITES ed altri corpi di polizia giudiziaria), non tengono però di conto dell’etica del detenere questi animali.
Imporgli una vita nomade trainati a destra e a manca lontano dal loro ambiente di origine non è assolutamente giusto.
Legale in Italia, per carità, ma totalmente immorale.
Spesso ci si para dietro a banali scuse come la classica frase “anche i cani e i gatti vengono tenuti in casa e non lasciati liberi di vivere all’esterno in totale autonomia”.
In parte può essere condivisibile questo discorso, ma non dimentichiamoci che sono due cose distinte.
Se da una parte abbiamo alcuni canidi e felidi abituati da millenni alla presenza dell’uomo e quindi diventati nostri compagni, dall’altra troviamo animali che vivono benissimo lontano dall’uomo e non desiderano altro.
E se per i circensi non è giusto tenere in casa un gatto privandolo dell’istinto di cacciare,ci dicano allora se è corretto tenere in gabbia dei leoni o delle tigri abituate in natura a cacciare enormi erbivori alimentandoli con mezzi busti di pollo, animale che proprio non trovano nella foresta!
Per non parlare del clima.
E’ straziante vedere questi animali che per esigenze fisiche hanno bisogno di stare in ambienti caldissimi, esser scaldati da lampade rosse quando il circo è chiuso.
La loro vita è assolutamente innaturale, e soprattutto tristissima.
Chiunque abbia mai avuto modo di guardare negli occhi un animale usato nei circhi avrà sicuramente notato uno sguardo rassegnato di questi animali.
Se per alcuni passa meglio il tempo, circondati da altri simili, per altri sembra invece infinito ritrovandosi ad essere l’unico esemplare di una specie diversa.
Le persone che lavorano al circo hanno modo di fare altro al di la degli spettacoli.
Agli animali invece non rimane altro che la noia più totale.
Noia che porta a stress che gli animali esternano con apatia o andando avanti e dietro sfiorando la parete della gabbia che li detiene.
Portare i bambini al circo è a mio avviso diseducativo.
Soprattutto nell’infanzia dove ogni scoperta diventa conoscenza, far capire ai bimbi che è normale che una tigre salti su uno sgabello invece di stare nella foresta crea uno stereotipo sbagliato che rimarrà anche nella loro memoria una volta cresciuti.
Gli animali è giusto osservarli, ma non dallo spalto di un circo.
Se proprio si vuole far vedere ai propri figli quanto sono belli, la cosa migliore da fare è proporgli documentari dove possono appassionarsi di animali che non vivono in Italia.
Passione che magari un giorno potranno ampliare facendo un safari in Africa.
Dovremmo smettere di vedere negli animali esseri viventi nati per stare alle nostre dipendenze, per soddisfarci in ogni cosa, anche la più banale e insignificante.
A noi farebbe piacere se forme aliene ci rapissero per costringerci a vivere reclusi per intrattenere i loro simili?
Ci piacerebbe vivere in ambienti non consoni alle nostre caratteristiche fisiche?
Sarebbe bello vivere in gabbia senza poter apprezzare la felicità di essere liberi per il resto degli anni che ci rimangono?
Siamo l’unica specie al mondo che si permette così tanto nei confronti delle altre.
Intelligenti di cosa allora?
Superiori a chi?
A nessuno.
Siamo tutti uguali, tutti ospiti di questo Pianeta.
La libertà non ha prezzo.
Quella degli animali del circo invece costa il biglietto d’ingresso.
Gli animali non vogliono far divertire nessuno.
Vogliono soltanto vivere in pace.
Abbiamo tanti modi di poterci svagare senza coinvolgere l’esistenza di chi non ci ha assolutamente dato il consenso di finire dentro una gabbia.
 
IL TIRRENO
2 GENNAIO 2013
 
Cane e gatto posso andare d’accordo la storia di Nocciola e Margot lo dimostra

Donatella Lascar

 
NAVACCHIO (PI) - Quante volte si è sentito dire: “litigate come cani e gatti”. Ebbene, questa affermazione viene smentita nei fatti da Nocciola e Margot, due bastadine una di 9 e l’altra di 2 anni e mezzo, e da altri due gattini che tutti insieme dividono felicemente e in perfetta armonia la stessa casa, quella di Giovanna Del Gamba e del suo compagno che si trova a San Sisto, un quartiere di Riglione ma sotto il comune di Cascina. Raccontiamo questa storia che appassionerà gli amanti degli animali. I gattini dormono in camera con Giovanna mentre le due canine in un’altra stanza e passano le loro giornate a giocare e a scambiarsi coccole. Ma questi non sono gli unici ospiti di casa Del Gamba. Infatti, sotto il gazebo del giardino altri cinque micetti vivono e dormono comodamente in altrettante cinque casette costruite appositamente per loro. «Quello che succede nella mia casa dimostra che i cani e i gatti possono andare d’accordo senza problemi – spiega Giovanna – e volevo raccontare questa storia per sfatare tutti quei luoghi comuni che li vogliono acerrimi nemici. Gli animali mi sono sempre piaciuti fin da quando ero piccola – racconta Giovanna –, ma ai miei genitori un po’ meno. Così, quando mi sono sposata, ho preso subito un canino che è vissuto con me fino all’età di 13 anni e quando è morto ho sofferto tantissimo. Nocciola è arrivata dopo e da Collodi, da una famiglia che non poteva più tenerla. Margot, invece, l’ho presa dalla presidente della Lega Nazionale per il cane a Tirrenia ed è quella che detta legge con tutti gli altri anche se è ‘ultima arrivata. I gattini, che invece vivono sotto il gazebo – continua Giovanna –, sono arrivati per conto loro pian piano. Una l’ho trovata tutta pelle e ossa sullo zerbino di casa e deve essere medicata agli occhi due volte al giorno e un’altra mi ha portato i suoi due micini appena nati. Insomma, siamo una grande famiglia e quando mi assento per qualche giorno, una vicina viene a dormire a casa mia».
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2014
 
Botti di fine anno – L’Europarlamentare Zanoni: occorre una legge che li vieti ed un forte cambiamento culturale
 
“Guerriglia urbana”. E’ questa la sensazione che sembra potersi registrare in più città italiane dopo le esplosioni di petardi e giochi d’artificio di fine anno. Al di là della conta delle vittime umane , l’impressione che si è avuta è che  nei giorni scorsi si sia sparato di più rispetto allo stesso periodo degli altri anni. Anzi, volendo dar fede alle voce che il minore uso negli anni scorsi era dovuto alla crisi, si potrebbe dire che ora (solo per i botti) la crisi economica ha avuto termine.
Un uso sconsiderato che era stato rilevato, già alcuni giorni prima del 31 dicembre, da un comunicato del WWF Piemonte che riferiva di alcune vittime tra gli animali.
Sulla vicenda interviene ora l’On.le Andrea Zanoni. Per l’Europarlamentare PD non c’è dubbio che si tratta di un fenomeno grave e per certi versi sottovalutato.
“Credo che una buona responsabilità  – ha riferito l’On.le Zanoni a GeaPress – sia dovuta alla mancanza di una disposizione di legge specifica che vieti con una sanzione di rilievo l’uso di tali strumenti”
Un problema legislativo ma anche culturale, dal momento in cui le continuate esplosioni sono frutto di chi non comprende la pericolosità del mezzo. Se a ciò si aggiunge il mancato divieto, c’è poco da stare allegri.
“La legge – ha aggiunto l’On.le Zanoni – consentirebbe anche di portare avanti un vero e proprio passo culturale. L’uso dei cosiddetti “botti”  richiama una discutibile “tradizione” che si mantiene grazie anche alla mancata informazione sulla pericolosità di petardi e giochi d’artificio. Se da un lato, pur con scarsi risultati, è noto il rischio per le persone, poco o nulla si conosce sugli effetti che causano sugli animali e non solo. Un aspetto, ad esempio, pressocchè sconosciuto è quello di  alcune centraline di rilevamento della qualità dell’aria, sulla presenza delle polveri sottili. Un impalpabile nemico che si sparge nell’aria proprio a seguito del “botti“.
A mancare è pertanto la consapevolezza di tutti i potenziali danni. Agli animali d’affezione, ad esempio, con fughe ed incidenti per non parlare dei Vigili del Fuoco che in alcuni casi sono dovuti intervenire per recuperare gli animali rifugiati in posti impensabili. Ci sono poi i danni alla fauna selvatica. Basti pensare agli uccelli che, nel cuore della notte, prendono il volo terrorizzati andando a battere contro il primo ostacolo che si presenti.
“Proprio nelle scorse ore – spiega l’On.le Zanoni – mi hanno chiamato dalla provincia di Treviso. Nel Comune di Preganziol, un’anatra verosimilmente proveniente dal Parco Natuale del Fiume del Sile, alzatasi improvvisamente nel cuore della notte a seguito dei botti ed andata a scontrarsi con un cavo dell’alta tensione. E’ caduta nel giardino di un mio conoscente. Vorrei però soffermarmi sul pericolo dei forti rumori anche per gli animali allevati. In episodi passati ha saputo di aborti in allevamenti di conigli. Credo – ha riferito a GeaPress l’On.le Zanoni – che occorre urgentemente una legge che vieti la vendita  e l’uso di tali strumenti. Sanzioni certe  e pesanti ma  è altresì indispensabile una forte sensibilizzazione, incidendo così anche sugli aspetti culturali”.
 
GIORNALETTISMO
2 GENNAIO 2014
 
La petizione a favore della sperimentazione animale che spacca il partito di Vendola
Da qualche settimana è online un documento partito dagli iscritti a Sel. Il quale si è sempre schierato contro la vivisezione. E dai vertici arriva una risposta spiazzante
 
«Porteremo il bisogno di cambiamento anche nel riconoscimento dei diritti degli animali, e in un nuovo rapporto tra viventi». Così diceva Nichi Vendola ai tempi della sua candidatura alle primarie del centrosinistra a proposito del tema della vivisezione, rispetto al quale si era posto come uno tra i più fermi oppositori. Poi, meno di un mese fa, il suo partito lancia una petizione a favore della sperimentazione animale, considerata «necessaria» e «insostituibile» nel campo della medicina e della cronologia. VENDOLA CONTRO LA «MORTIFICAZIONE DI MIGLIAIA DI ANIMALI» - Ma andiamo con ordine: durante la campagna elettorale per le primarie del centrosinistra, nell’autunno 2012, il leader di Sel annuncia nel proprio programma di voler sostenere chi difende i diritti degli animali, contro una «concezione antropocentrica troppo distante dal senso del limite e incapace di custodire il pianeta e il vivente» che «mortifica le vite di migliaia di animali» considerandoli « alla stregua di oggetti inanimati da manipolare e spezzare a piacimento». La presa di posizione di Vendola era stata espressa in un manifesto ancora online, veicolato da uno slogan netto: «L’uomo padrone di tutto oppure un creato a misura di tutti».
TESTO COMPLETO
 
GIORNALETTISMO
2 GENNAIO 2014
 
Umberto Veronesi e la sperimentazione animale
 
Umberto Veronesi scrive al Corriere della Sera per prendere posizione nel dibattito sulla sperimentazione animale. Lo scienziato prima spiega che la sua scelta di non mangiare carne contribuisce a risparmiare la vita a migliaia di esseri viventi, e poi dice:
Ho scelto di non mangiare gli animali perché li amo e non capisco come si possa ingoiare qualcuno che si ama. Capisco quindi le ragioni degli animalisti. Tuttavia il mio amore per la scienza e la mia fiducia nella sua capacità di migliorare il benessere del mondo sono nel tempo diventati molto profondi e dunque capisco anche le ragioni degli scienziati. Penso quindi che, come già insegnava sant’Agostino quasi 2000 anni fa, dobbiamo scegliere il male minore. Accettando la sperimentazione sugli animali nei casi in cui è ancora indispensabile, accettiamo ciò che non è un bene in sé, ma è un tributo che paghiamo all’etica, in vista di un vantaggio per un maggior numero di esseri viventi.
 
LA NUOVA FERRARA
2 GENNAIO 2013
 
Vivere insieme ai cani contrasta allergie e raffreddori da fieno
 
Curiosità e news a quattrozampe. Vivere con Fido fa bene alla salute, per contrastare allergie e raffreddore da fieno. Da tempo, gli epidemiologi hanno osservato che i bambini cresciuti a contatto con animali domestici sono meno sensibili a reazioni allergiche di tipo respiratorio. Il tutto grazie a un batterio "buono" che vive nell'intestino umano e che crescerebbe più velocemente vivendo in compagnia di un cane. I cani, infatti, che vivono sia in casa sia all'aria aperta veicolano microbi nell'ambiente domestico, parte dei quali sono presenti anche nell'uomo. La risposta immunitaria alle reazioni allergiche sarebbe, perciò, legata a questi batteri che in concentrazioni elevate proteggono dai virus causa di reazioni asmatiche e allergiche. Un cane salva la vita a un gatto. In Nuova Zelanda a Tauranga, il gatto Rory è stato salvato con una procedura veterinaria fuori dal comune. Portato in fin di vita dalla veterinaria Kate Keller dopo aver ingerito veleno per topi, è riuscito a riprendersi grazie a una trasfusione di sangue di cane. Il caso urgentissimo non permetteva di trovare un donatore felino, così la dottoressa ha tentato una trasfusione usando il sangue del labrador Macy. Secondo gli esperti i gatti non hanno anticorpi preformati verso il sangue dei cani perciò le probabilità di una reazione fatale sono minori.
 
QUOTIDIANO.NET
2 GENNAIO 2014
 
C'era scritto carne di asino. Dentro, Dna di diversi animali compresa la volpe
Nuovo scandalo in Cina: vede protagonista il colosso della grande distribuzione americano Wal-Mart 
 
New York  - Il colosso americano della grande distribuzione Wal-Mart sta ritirando dal commercio una partita di carne di asino venduta nei suoi negozi in Cina. Un test fatto dal governo di Pechino ha infatti rivelato la presenza del Dna di altri animali, tra cui quello di volpe.
Oggi un portavoce del gruppo ha dichiarato che Wal-Mart darà 50 yuan (circa 8,25 dollari) come risarcimento a chi ha acquistato la carne di asino "Five Spice". Non solo. Il colosso si è detto pronto a intensificare i controlli per garantire la qualità dai prodotti venduti in Cina, il terzo mercato più importante per Wal-Mart.
Non è la prima volta che il gruppo americano finisce sotto i riflettori per problemi di sicurezza alimentare nel Paese orientale. Lo scorso anno era stato accusato di usare uova scadute per preparare prodotti da forno. E ancora nel 2011 aveva venduto carne di maiale senza alcune etichetta come se fosse biologica.
Lo scandalo portò alla chiusura di 13 negozi e all'arresto di due impiegati e a una multa da 575.000 dollari. Sempre oggi Wal-Mart ha annunciato di continuare a lavorare con il governo cinese e di aver aumentato i controlli sulla qualità dei prodotti venduti sul mercato del Paese orientale. Nel 2013 il gruppo ha dichiarato di aver investito 15 milioni di dollari in tre anni per aumentare la sicurezza dei suoi cibi in Cina.
 
NEL CUORE.ORG
2 GENNAIO 2014
 
WAL-MART NEL MIRINO: IN CINA RITIRA CARNE DI ASINO CON DNA DI VOLPE
Il colosso americano risarcirà i consumatori
 
C'era Dna di altri animali, tra cui quello di volpe, in una partitita di carne di asino. Per questo motivo il colosso americano della grande distribuzione Wal-Mart sta ritirando dal commercioil prodotto nei suoi negozi in Cina, dopo i risultati scioccanti di un test fatto dal governo di Pechino. Oggi un portavoce del gruppo ha dichiarato che Wal-Mart darà 50 yuan (circa 6 euro) come risarcimento a chi ha acquistato la carne di asino "Five Spice".
Per cercare di rimediare allo scandalo, il colosso si è detto pronto a intensificare i controlli per garantire la qualità dai prodotti venduti in Cina, il terzo mercato più importante per Wal-Mart. Non è la prima volta, tra l'altro, che il gruppo americano finisce sotto i riflettori per problemi di sicurezza alimentare dalle parti di Pechino. Lo scorso anno era stato accusato di usare uova scadute per preparare prodotti da forno. E ancora nel 2011 aveva venduto carne di maiale senza alcune etichetta come se fosse biologica. Lo scandalo portò alla chiusura di 13 negozi e all'arresto di due impiegati e a una multa da 575.000 dollari.
Sempre oggi Wal-Mart, intanto, ha annunciato di continuare a lavorare con il governo cinese e di aver aumentato i controlli sulla qualità dei prodotti venduti sul mercato del Paese asiatico. Nel 2013 il gruppo ha dichiarato di aver investito 15 milioni di dollari in tre anni per aumentare la sicurezza dei suoi cibi in Cina.
 
NEL CUORE.ORG
2 GENNAIO 2014
 
NEW YORK, CARROZZE CON CAVALLI A CENTRAL PARK: LO STOP E' PIU' VICINO
La proposta del neo sindaco Bill De Blasio
 
A partire da quest'anno i turisti a New York potrebbero iniziare a rinunciare alle corse sulle carrozze trainate dai cavalli nell'area di Central Park. Il sindaco neo-eletto, Bill De Blasio, ha intenzione di vietarne il passaggio, perché pensa di rimpiazzarle con veicoli elettrici ispirati ai modelli delle prime carrozze a motore.
Il "New York Daily News" fa sapere che il nuovo primo cittadino di origini italiane giudica "disumano" far lavorare gli animali tra le trafficate e pericolose strade di Manhattan. La sua proposta, che incontra il sostegno degli attivisti, non è piaciuta ai lavoratori del settore, sostenuti dai sindacati, che parlano anche di una perdita economica non di poco conto. I profitti dei tour ammontano a circa 19 milioni di dollari all'anno, secondo uno studio commissionato da Nyclass, organizzazione animalista no-profit.
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2013
 
Dopo l’Albania ci prova anche Israele: stop alla caccia
La proposta voluta dal Ministro dell'Ambiente. Il 72% dell'opinione pubblica favorevole alla chiusura dell'attività venatoria
 
E’ attualmente in discussione presso il Parlamento israeliano, la proposta di legge voluta dal Ministro della Protezione Ambientale Amir Perets, che propone l’abolizione della caccia. Un  provvedimento che  riguarderebbe l’attività cosiddetta “ricreativa” dei circa  2400 cacciatori israeliani.
Attualmente la proposta è in discussione presso la Commissione per gli Affari Interni e per l’Ambiente del Parlamento.
La proposta del Ministro ha gia superato, sebbene nel 2011, la votazione in prima lettura e ora lo stesso Dicastero ha chiesto alla Commissione competente di continuare i lavori propedeutici alla seconda e terza lettura. Si tratterebbe in quest’ultimo caso della votazione finale.
Secondo il quotidiano The Jerusalem Post, presso la stessa Commissione sono stati presentati i risultati di una pubblico sondaggio che attesta al 72% dell’opinione pubblica contraria alla caccia. Il sondaggio, commissionato dalla Società di protezione della natura, riporta un potenziale errore statistico pari al 4,4%. Un dato, pertanto, che difficilmente potrebbe compromettere l’alto gradimento registrato in favore della chiusura dell’attività venatoria. Del resto, la società che ha eseguito il sondaggio ha dichiarato una affidabilità statistica pari al 95%.
Dunque un nuovo paese, oltre all’Albania (vedi articolo GeaPress) si appresta su iniziativa governativa a ridurre o chiudere del tutto l’attività venatoria. Così come nel caso dell’Albania, dove il Ministro dell’Ambiente proponente ha mostrato interesse per altre questioni ambientali (taglio dei boschi e maggiore tutela dei Parchi) anche in Israele i promotori del sondaggio si sono augurati che il Governo fornisca al più presto agli enti gestori delle aree protette, maggiori strumenti per la difesa della natura.
 
GEA PRESS
3 GENNAIO 2014
 
Il veleno alle porte di Palermo – Cane veglia il cucciolone morto
I volontari: i cani di Poggio San Francesco sono in pericolo

 
Non molto distante dal grande Presepio dove la notte  si rifugiano i randagi (vedi articolo GeaPress). L’avvelenatore, ultimamente, ha colpito a Poggio San Francesco, sempre nel vasto territorio comunale di Monreale, in provincia di Palermo. Dito puntato sul mondo della pastorizia, ma ancora, tengono a precisare i volontari, nessuna certezza di prova. Anzi, per tutti i casi precedenti tenuti a mente, nessuno sembra  arrivato a soluzione.
“Negli ultimi dieci giorni – riferisce a GeaPress Alessio Di Dino  volontario dell’OIPA di Palermo – si sono registrati sei casi di morte per presunto avvelenamento. Il condizionale è d’obbligo perchè in genere non si interviene“.
A morire anche un cucciolone, vegliato per tutto il tempo che il corpo è rimasto in quel posto, da uno dei cani dello stesso gruppo. Mamma e giovani di circa sei mesi. A loro, spiegano i volontari, si erano aggiunti altri cinque cani compreso il bastardino  che ha vegliato il cucciolone morto. “La cagna – aggiunge Alessio Di Dino – era stata sterilizzata a proprie spese dai volontari“.
Amaro il commento di chi, disinteressatamente, si occupa dei randagi. “Non abbiamo alcun aiuto e ci sentiamo veramente soli“.
Alcuni dei cani del branco erano rimasti coinvolti in un precedente avvelenamento. In questo primo caso ad essere utilizzato per avvelenare l’esca era stato un topicida. Forse, riferiscono sempre i volontari, uno dei cani aveva mangiato esche precedentemente sparse.
Cani che arrivano e cani muoiono. In un mese nuovi animali si sono aggiunti al branco rimpiazzando di fatto quelli già morti a causa del veleno. Finchè non vi sarà una risposta forte da parte delle Istituzioni, repressione del reato ma anche prevenzione con le sterilizzazioni, sarà sempre così.
 
IL TIRRENO
3 GENNAIO 2014
 
Sei gatti avvelenati in 4 giorni: è allarme
 
provincia di Grosseto - Non solo avvelenatori. Sempre nel comune di Roccastrada, a Laschi, vicino Ribolla, a Natale, ignoti hanno investito una gatta, Mimma, 12 anni, e invece di soccorrerla l’hanno presa e gettata nel cassonetto della spazzatura più vicino. Poi sono spariti. La micia ha passato una notte intera ferita e prigioniera tra i rifiuti, finché la mattina successiva una donna s’è avvicinata per gettare l’immondizia, ha sentito il suo lamento straziante e l’ha tirata fuori. Mimma è stata affidata a un veterinario: è in gravissime condizioni, ma qualche speranza di salvarla c’è. di Francesca Ferri
ROCCASTRADA (GR) C’è un killer di gatti a Sassofortino, nel comune di Roccastrada, uno sterminatore di felini armato di veleno che da marzo sta facendo strage dei mici della locale colonia felina, regolarmente riconosciuta dal Comune e che si trova vicino al ristorante Il Fornaccio. L’ultimo raid lo ha compiuto gli ultimi giorni del 2013, lasciandone in fin di vita sei. Ed è un’emergenza nell’emergenza. Dei poveri gatti, infatti, si sta occupando il veterinario locale, Diego Antonio Pieri, che ha dovuto allestire una sorta di sanatorio di fortuna in un proprio recinto vicino casa sua per tenerne cinque in riabilitazione, mentre un altro è ancora in ambulatorio. Una soluzione che non può che essere temporanea ma che si sta trascinando perché, come spiega Pieri, non esiste un piano di intervento per far fronte a emergenze sanitarie come questa. «Tra sabato 28 e martedì 31 dicembre abbiamo ritrovato sei gatti con chiari sintomi di avvelenamento – spiega Pieri – ed è stato il terzo caso del 2013 dopo cinque gatti avvelenati tra marzo e aprile e altrettanti a maggio. Nelle due occasioni sono morti due gatti, ma non si sa se altri siano andati a nascondersi prima di morire». La morte per avvelenamento è dolorosissima. I gatti finiscono in coma profondo con convulsioni e, se non si interviene, muoiono tra dolori lancinanti.Tutte e tre le volte la malasorte è toccata ai gatti della colonia gestita dalla titolare del Fornaccio, Anna Bianchini. «Il 28 dicembre la signora Bianchini mi ha chiamato per dirmi che c’era un gatto che stava male e sono corso. Poi un’altra segnalazione, e un’altra ancora, fino al 31 dicembre quando abbiamo ricoverato ben due gatti, l’ultimo alle 22.30. È chiaro che la distanza così ravvicinata significa che ci sono esche in giro». Per il veterinario è iniziato il tour de force per assistere e monitorare le bestiole, anche sacrificando altri “pazienti”. «Sono nauseato a pensare che queste persone erano a tavola a festeggiare con il panettone dopo aver avvelenato i gatti – è il suo sfogo – e mi sento arrabbiato e impotente. Non solo non esiste un servizio di pronto soccorso per questi animali, ma non si può contare nemmeno sulle informazioni che ci arrivano dalle analisi dopo le necroscopie fatte dall’Istituto zooprofilattico, perché i risultati ci arrivano dopo mesi. Per non parlare delle spese per le cure, che sono minimo 100 euro a gatto in questi casi, tra flebo, medicine, asciugamani e lettiere». Benzina e parcella il veterinario, naturalmente, neanche le mette in conto. «Chiunque fa il mio mestiere crede in questo lavoro – spiega Pieri – ma certo c’è una lacuna nella legislazione: perché l’Asl può accollarsi la spesa delle sterilizzazioni ma non quella per curare i gatti avvelenati?». Pieri e Bianchini hanno trovato una porta aperta dal sindaco di Roccastrada Giancarlo Innocenti che, contattato in qualità di autorità sanitaria locale, ha preso a cuore la questione. «Nel sindaco abbiamo trovato una persona veramente sensibile», spiega la signora Anna Bianchini. Che, d’altro canto, ancora non si capacita di tanta crudeltà da parte del – o degli – avvelenatori. «Questa volta siamo riusciti a salvare tutti i gatti – spiega – ma purtroppo devo riconoscere che queste persone hanno vinto, perché io i gatti non li libero più: hanno provato a ucciderli tre volte, potrebbero farlo una quarta. Sto anzi cercando di sistemarli in un posto lontano da qui, di darli in adozione. Per cui chi ne volesse uno, si faccia avanti». Bianchini e Pieri hanno informato dell’accaduto i carabinieri e a breve formalizzeranno la denuncia, al momento contro ignoti. «Intanto, però – conclude Bianchini – vorrei mandare un messaggio agli autori di questi avvelenamenti: nella vita si paga tutto, nel bene o nel male. C’è una legge che va oltre. E prima o poi tutto ritorna indietro».
 
NEL CUORE.ORG
3 GENNAIO 2014
 
MAREMMA, MATTANZA DI LUPI: TRE PRESI A BASTONATE E "GIUSTIZIATI" IN SETTE GIORNI
 
Uccisi a fucilate e a bastonate. Tre lupi ammazzati in sette giorni: la mattanza continua. In Maremma è caccia al lupo. Dopo la carcassa trovata nel Mancianese un paio di giorni fa, altri due animali senza vita sono stati abbandonati vicino alla strada nella zona di Scansano, sulle colline a ovest di Grosseto. Si tratta probabilmente di due ibridi, che fanno salire a otto il numero dei ritrovamenti dall'inizio di novembre, tre solo nell'ultima settimana.
La procedura seguita - scrive "La Nazione" - è identica: una fucilata per uccidere l'animale e un posto frequentato dove possa essere visto. Sospettati ancora una volta gli allevatori che pare abbiano iniziato una personale battaglia contro i predatori, accusati di aver decimato le greggi, dopo aver cercato in tutti i modi un dialogo con le istituzioni. Ma soprattutto dopo aver visto calare il loro fatturato, in questi ultimi due anni, in maniera vertiginosa.
Gli ultimi due casi fanno intendere chiaramente che, se all'inizio i ritrovamenti nelle piazze dei paesi (a Roccalbegna e Scansano) sembravano più che altro degli atti dimostrativi, adesso, chi ha deciso di ridurre drasticamente il numero dei lupi, si è anche organizzato. I due ibridi, secondo una prima ricostruzione fatta dalla polizia provinciale che ha recuperato le carcasse, erano stati infatti catturati nel bosco tramite i lacci (che sono vietati) e poi uccisi a bastonate e fucilate.
La Maremma, intanto, si divide. Da una parte gli allevatori, dall'altra gli animalisti. Proprio stamani a Grosseto è stato organizzato un presidio degli animalisti di fronte al palazzo della Provincia per protestare contro l'uccisione di questi predatori. Che adesso sta diventando una vera e propria strage.
Sulla piattaforma change.org si può firmare la petizione per chiedere l'intervento del presidente della Regione Toscana.
 
TG COM 24
5 GENNAIO 2014
 
Maremma e Umbria, strage di lupi
Sono otto esemplari uccisi in pochi mesi a fucilate o bastonate
 
Il lupo viene considerato il peggior nemico, quello che uccide il bestiame e attacca l'uomo. Così da qualche tempo su colline e pianure della Maremma, gli allevatori hanno impiantato dei dissuasori acustici per difendersi. In pochi mesi ben otto esemplari sono stati fucilati e esposti sul ciglio della strada con un messaggio di avvertimento: "i lupi ammazzano le nostre pecore, noi ammazziamo i lupi". In cinque anni se ne contano una quarantina tra Abruzzo, Lazio e Molise. A scendere in piazza per difendere i lupi ci pensano gli animalisti: "trattandosi di esemplare protetto la sua caccia è vietata. Si dovrebbe optare per difese meno cruente: cani pastori o recinzioni più moderne".
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
3 GENNAIO 2014
 
TERNI, FORESTALE: LUPA AMMAZZATA CON UN FUCILE A PALLETTONI
Secondo gli agenti, l'animale ucciso da un cacciatore
 
Una lupa, uccisa a colpi di arma da fuoco, è stata trovata morta stamani dalla Forestale nei pressi della strada della Forca, che collega Piediluco con la Forca di Arrone, in provincia di Terni. Secondo gli agenti, l'animale è stato raggiunto al collo da un colpo a pallettoni e da uno a palla. Gli spari, riconducibili ad un fucile, sarebbero partiti dalla strada e avrebbero provocato la morte immediata dell'animale. Dall'esame della dentatura e delle condizioni generali, si è potuto desumere che si tratta di una lupa di circa 3 o 4 anni, che era in buone condizioni di salute e che aveva già partorito. L'animale, secondo la Forestale, faceva parte di un nucleo abbastanza numeroso (si stima formato da circa dieci esemplari) che da diverso tempo vive abitualmente nella zona compresa tra le località di Santa Cristina, del Comune di Arrone, e le località di Villalago, Monte Mardello e Penna dei Cocchi, nel Comune di Terni.
Secondo il CfS, a sparare potrebbe essere stato qualche cacciatore, che vede nel lupo un antagonista in quanto predatore di cinghiali. Le spoglie del lupo abbattuto sono state inviate, tramite il servizio veterinario dell'Asl di Terni, all'Istituto zooprofilattico per l'esame necroscopico.
 
GEA PRESS
3 GENNAIO 2014
 
Torino, Val Chisone – Quel che resta di un lupo. La denuncia dell’EITAL e l’ipotesi del bracconaggio
I protezionisti: non aspettiamo che il lupo diventi un ricordo

 
I resti di un lupo sono stati trovati in Val Chisone lo scorso 29 dicembre. A darne comunicazione  è Ethel Onnis, responsabile progetto lupo dell’EITAL (Ente Italiano Tutela Animali e Lupo), da tempo impegnata nel contrasto diretto ad ogni fenomeno in danno agli animali e all’ambiente.
Il lupo sarebbe stato nascosto alla base di un albero e sepolto sotto una coltre di neve. A trovare i resti, è stato il marito della presidente dell’EITAL, noto video-documentarista.
Un atto grave, sottolineano i protezionisti, poiché è un danno arrecato non solo nei confronti dello stesso lupo ma soprattutto per l’equilibrio sul quale si fondano gli ecosistemi e dal quale deriva la nostra stessa  sopravvivenza.
Il lupo della Val Chisone, che appariva parzialmente predato, è stato consegnato alle Autorità di legge ed attualmente si trova presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino. Gli esami ai quali saranno sottoposti i resti dovranno individuare le reali cause della morte, tra cui il possibile abbattimento da armi da fuoco.
L’EITAL depositerà presso la Procura della Repubblica di Torino una dettagliata relazione riportante altresì talune informazioni  circa la possibilità di individuare i responsabili degli atti di uccisione. “Quest’ultimo ritrovamento – riporta il comunicato dell’EITAL – è avvenuto sotto un’altana, ovvero area circoscritta  dove i cacciatori sparano“. Il luogo si troverebbe  all’interno dell’Azienda Faunistica Venatoria di zona, sulla quale l’EITAL si riserva di chiedere approfondimenti. Il riferimento è alla caccia agli ungulati. Si tratta di animali, come ad esempio il cinghiale, prede dei lupi e per questo si potrebbe innescare una deplorevole competizione
“Troppi sono ormai i rinvenimenti di lupi morti per mano dell’uomo ed è il momento di agire e denunciare con ogni dettaglio questi atroci delitti“. Così riporta l’EITAL che vuole cogliere l’occasione per sottolineare come non esistono lupi reintrodotti ne tantomeno lupi ibridi immessi in natura o comunque frutto di simili episodi. In altri termini, si prendono le distanze  dalla possibilità di reintrodurre lupi in natura o farli riprodurre in cattività, condannando chiunque voglia contaminare la specie selvatica autoctona con azioni illegali e lesive per la conservazione della stessa specie indigena di Canis lupus italicus. Critiche anche nei confronti di chi   tenti di confondere l’opinione pubblica con false e tendenziose notizie aventi lo scopo di eliminare questo predatore, ossia si schiera, in ultimo, a favore di chiunque voglia detenere un cane lupo cecoslovacco.
L’EITAL organizzerà a breve una sorta di “sentinelle del lupo” sul territorio aventi lo scopo di impedire che la strage continui e creerà progetti di informazione mirati a diffondere la conoscenza di uno degli ultimi carnivori rimasti: il lupo.
“Invitiamo la popolazione – conclude il comunicato -  a prendere coscienza del problema della ormai infondata e stupida persecuzione contro il lupo ed a mobilitarsi a suo favore, affinchè le generazioni future possano conoscere questo straordinario predatore non solo sui libri ma sentendone la presenza fisica e la magia che lo contraddistingue. Non aspettiamo che il lupo diventi un ricordo, per questo dobbiamo agire subito!!!  “.
 
NEL CUORE.ORG
3 GENNAIO 2013
 
PALERMO: IL PROPRIETARIO CLOCHARD MUORE, IL CANE DIFENDE IL SUO CORPO
 
Ha provato a difendere il suo proprietario con tutta l'energia, cercando di allontanare in ogni modo chi si avvicinava, finché non è arrivata Giusy, la volontaria che conosceva bene e da cui si è lasciato convincere a lasciare che un'ambulanza portasse via il corpo senza vita del suo amico. E' successo a Palermo: un clochard di origini iraniane, che si faceva chiamare Fia, è morto di colpo per un malore mentre era con Mosca, il suo cane meticcio con cui aveva stretto un rapporto molto stretto
Fia - scrive "Leggo" - era molto conosciuto in città perché mite, vegano e colto. Parlava correttamente nove lingue, aveva vissuto e lavorato in mezzo mondo. Poi, evidentemente, qualcosa sarà andato per il verso storto ed ecco la decisione misteriosa di iniziare la vita di strada con Mosca. Ora il cane è finito in canile ed è disperato per la mancanza dell'uomo.[…]
 
NEL CUORE.ORG
3 GENNAIO 2014
 
MILANO: 5 GATTI E UNA TARTARUGA SENZA CIBO, AL BUIO E TRA I RIFIUTI
Il blitz dell'Oipa in un appartamento abbandonato
 
Dentro un appartamento, completamente invaso da cumuli di rifiuti, con spazzatura e sporcizia accumulata per anni, le condizioni igienico-sanitarie erano disastrose e lì vivevano cinque gatti e una tartaruga. Abbandonati al loro destino, al buio, senza cibo né acqua. Se ne sono rese conto le guardie zoofile dell'Oipa in un sopralluogo, dopo una segnalazione, in una casa sigillata per sfratto nella periferia sud di Milano. Chi abitava quei locali non ci viveva più da mesi, compariva solo di tanto intanto per gettare del cibo ai felini e non si è curato di informare l'ufficiale giudiziario, che pochi giorni fa ha apposto i sigilli, della presenza dei poveri animali, compresa una testuggine.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
3 GENNAIO 2014
 
Albanella, ladri uccidono suini e rubano carne
 
ALBANELLA (SA) - Uccidono due maiali e lasciano le teste al proprietario portandosi via il resto della carcassa. Il singolare furto è accaduto in una contrada rurale, ai confini tra i comuni di Albanella e Altavilla Silentina, la notte di Capodanno. I ladri sono entrati in azione di notte, approfittando dell’assenza dell’allevatore fuori con la sua famiglia per festeggiare. I due suini, prima di essere decapitati, sono stati sparati in fronte con una pistola utilizzata solitamente dai macellai. I ladri hanno raggiunto l’azienda agricola, presumibilmente, con un furgone utilizzato per caricare e trasportare i capi. Una volta giunti sul posto hanno forzato la porta di ingresso della stalla dove erano custoditi i suini e, dopo essersi avvicinati, hanno puntato la pistola in fronte agli animali sparando il colpo. Uccisi i maiali hanno tagliato la testa recuperando il resto della carcassa, che hanno caricato sul mezzo utilizzato per il trasporto. Quando il proprietario, la mattina di Capodanno, si è recato nella stalla si è trovato davanti la terribile scena. Si è trattato di due esemplari adulti che erano pronti per la macellazione. Non è la prima volta che sul territorio si verificano dei furti di animali. Nel mirino, in più occasioni, sono finite anche galline, capre, pecore ed altre tipologie di animali. Quel che meraviglia è la dinamica del furto. Tra le ipotesi anche che se si sia trattato di uno sfregio nei confronti dell’allevatore.
 
MESSAGGERO VENETO
3 GENNAIO 2014
 
Denunciati 7 cacciatori per bracconaggio
 
PAGNACCO (UD) - Sette persone denunciate e 202 uccelli vivi sequestrati. Questi alcuni numeri degli interventi, svolti nell’ultimo mese e mezzo, dal Corpo forestale regionale che ha sede a Pagnacco, per contrastare reati che vanno dal furto ai danni del patrimonio indisponibile dello Stato, fino al maltrattamento di animali e alla detenzione illecita di munizioni. Contestati alle persone coinvolte anche i reati di porto abusivo di armi da sparo e utilizzo di richiami acustici per attirare e catturare uccelli. In totale, quindi, sono stati sottoposti a sequestro 202 uccelli vivi di varie specie (dei quali 61 liberati immediatamente in quanto idonei alla vita in libertà), 800 metri quadrati di reti, 220 panie invischiate, 184 piccole tagliole per l’uccisione degli animali, 19 trappole, 3 gabbie, 79 uccelli impagliati detenuti illecitamente, 2 fucili e una carabina ad aria compressa e svariate munizioni per le stesse armi, 4 richiami acustici funzionanti a batteria, 97 uccelli morti di specie anche particolarmente protette (pettirossi, cinciallegre, codirossi, passere scopaiole, fringuelli, passeri, storni, tortore dal collare). Tra i casi individuati dalla Forestale quello di un bracconiere sorpreso mentre uccideva con le mani una cinciallegra appena catturata. Un’altra persona, a cui era stata revocata la licenza di caccia, è stata sorpresa mentre abbatteva 3 fagiani. Individuato pure un cacciatore che deteneva in pessime condizioni una settantina di uccelli di recente cattura, presumibilmente destinati al mercato clandestino. Il caso più recente, individuato su delega della Procura di Udine e portato a termine con la collaborazione del personale della stazione forestale di Gemona, ha visto segnalato alla magistratura un titolare di licenza di caccia che catturava uccelli con trappole a cui sono stati sequestrati 85 volativi morti, anche protetti, stipati in un congelatore, e 70 vivi in condizioni di maltrattamento, affidati alle cure del Centro di recupero di San Canzian d’Isonzo. Emessi, in tutto l’anno, 24 processi verbali ai danni di 18 persone con l’irrogazione di sanzioni per 59 mila 126 euro. Gli interventi sono stati portati a termine a Codroipo, Romans d’Isonzo, Attimis, Colloredo di Monte Albano, Remanzacco, Marano Lagunare, Gorizia, San Lorenzo Isontino, Tarcento e Pradamano.
 
LA PROVINCIA DI COMO
3 GENNAIO 2014
 
Cagnolino nel burrone
Salvato dai vigili del fuoco
 
Laino (CO) - Un barboncino sfuggito al controllo del padrone è caduto in un burrone ed è stato tratto in salvo dai Vigili del Fuoco e da una squadra di volontari del Soccorso Alpino Lario Occidentale Ceresio , intervenuti poco prima delle 19 in località Castello, la zona che porta all’area archeologica del paese.
A lanciare l’allarme un uomo che ha sentito abbaiare la cagnetta, temendo che nel dirupo, insieme al cane ci fosse anche il proprietario. La telefonata è stata girata ai carabinieri della stazione di Lanzo che insieme ai soccorritori sono riusciti a portare a valle il cane, impaurito e infreddolito, ma sano e salvo .
Allertata anche l’autolettiga del presidio della Croce Rossa di San Fedele che ha poi girato l’intervento al veterinario del presidio sanitario intelvese che dopo aver visitato la cagnetta l’ha presa in custodia in attesa di rintracciare il legittimo proprietario.
 
NEL CUORE.ORG
3 GENNAIO 2014
 
ROCCA DI CAVE (ROMA), BLOCCATA L'ORDINANZA "AFFAMA RANDAGI"
Gatti salvi dopo la diffida Lav: dietrofront del sindaco
 
Le colonie feline di Rocca di Cave, in provincia di Roma, potranno ricevere cibo da coloro che se prendono cura. Dopo la diffida presentata dalla Lav, il sindaco ha revocato l'ordinanza emanata nel mese di settembre 2013 che vietava di somministrare alimenti ai gatti a meno che non venisse costituita una colonia felina ai sensi di legge, al di fuori del centro storico.
"Una scelta di civiltà e di rispetto nei confronti degli animali e della legislazione a loro tutela, ma anche per l'attenzione alla comunità amministrata, quella del sindaco che tra le motivazioni del provvedimento di revoca - commenta Ilaria Innocenti, responsabile Cani e gatti dell'associazione - ha addotto anche quella di evitare eventuali contenziosi con relativi esborsi di risorse pubbliche per le spese che il Comune avrebbe dovuto sostenere in caso di ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale, ndr)".
"La giurisprudenza amministrativa, in particolar modo, si è più volte espressa - continua Innocenti - sulle cosiddette 'ordinanze affama randagi' sospendendole prima e annullandole poi, in seguito a ricorsi. A tal fine giova ricordare la pronuncia del Tar Puglia che ha annullato un'ordinanza del sindaco di Brindisi relativa al divieto di somministrare cibo ad animali randagi stabilendo anche l'importante principio che 'il divieto può incidere sulle condizioni di sopravvivenza degli animali'".
 
MATTINO DI PADOVA
3 GENNAIO 2014
 
La protesta dei vigili cinofili: "Non separateci dai nostri cani"
Clamorosa decisione del comandante della Polizia Municipale. Due pastori tedeschi saranno allontanati da chi ha sempre vissuto con loro. Ma gli agenti non ci stanno
 
PADOVA. Thor & Stefano: un agente inseparabile dal cane. Nike & Nadia: la cinofila della prima ora e la sua terza “compare”. Tutti insieme rappresentano il 40% dell’unità cinofila della Polizia municipale. Azzerato per ordine del comandante Lorenzo Panizzolo, che giusto il 30 dicembre ha decretato la riconsegna dei due pastori e la consegna degli agenti ad altro servizio. Un provvedimento tutt’altro che ineccepibile, non solo dal punto di vista procedurale. Ma soprattutto una decisione che definire miope suona eufemismo: separare Stefano da Thor o Nadia da Nike equivale a togliere il cane guida ad un cieco, la pet therapy ad un bambino, il San Bernardo alla squadra d’emergenza anti-valanghe.
Eppure, è bastata una “relazione” di poche righe a rompere la simbiosi fra i due cinofili e i loro agenti a quattro zampe. Dal 2011 vivono letteralmente insieme, in servizio e sotto lo stesso tetto. Non sarebbe un “divorzio”, ma peggio di un lutto. E l’altra faccia della medaglia è pure più brutta. L’ordine di servizio del comandante risuona come museruola per l’intero corpo, perfino sulla testa dell’assessore e del sindaco reggente.
A testa alta. I due agenti dell’unità cinofila, comunque, non si arrendono. «Per noi, vivere senza il nostro cane è impossibile» affermano, «Abbiamo chiesto di poterli, almeno, acquistare dal Comune e ci hanno detto di no. A questo punto, non ci resta che impugnare nei modi e nelle forme possibili un provvedimento che ci rende intollerabile la vita e il lavoro, senza più essere agenti cinofili».
Il provvedimento. Antonello Bellò, l’addestratore di Tremignon che lavora per il Comune, ha messo nero su bianco che Stefano e Nadia sono «inadatti» e anche che Thor e Nike sono «pericolosi per se e per gli altri». Così il comandante ha potuto trasferire i due agenti ad un altro servizio e sollecitare la riconsegna dei cani all’addestratore, per altro lo stesso che ha la responsabilità dell’intera unità cinofila della Polizia municipale. È del tutto evidente il conflitto d’interesse del «fornitore» di palazzo Moroni, mentre sembra più che ragionevole sottoporre Thor e Nike ad una «prova d’appello» con qualsiasi altro «esaminatore» qualificato.
La prima coppia. Stefano Pinton si porta a casa il pastore olandese di tre mesi, donato dall’Università. «Dal 7 luglio 2011 vive con me» racconta, sfogliando l’album fotografico dei ricordi, «Abbiamo fatto insieme il primo addestramento a Legnaro, nella sede dell’Ateneo. Quindi le sessioni previste da Bellò: dall’attacco alla manica al resto del programma. Con Thor abbiamo svolto regolarmente i servizi assegnati: anche 5 ore di fila in via Aspetti o in piazzale della stazione. Di sabato, quello al mercato di Prato della Valle. Certo, lui è un cane giovane. E io sono diventato cinofilo con lui. Ma fino al 30 dicembre non c’è stato nessun “segnale” che lasciasse presagire una simile e drastica soluzione. Thor è ancora con me, ma soltanto perché in questi giorni sono in ferie...».
L’altra coppia. Nadia Bettio e Nike della Galassia, pastore tedesco grigione, sono insieme dal febbraio 2011. «Il Comune l’ha acquistata dopo il decesso per malattia del precedente cane con cui svolgevo il servizio» puntualizza l’agente che nel 2005 aveva partecipato alla prima selezione interna, indispensabile a formare l’unità cinofila. «Ho fatto tutta la trafila fino all’esame finale. E sono nel corpo perché vivo e lavoro con il cane. Con Nike l’addestramento è partito da zero: abbiamo, insieme, curato gli aspetti fondamentali del servizio. Due anni dopo l’assegnazione, arriva questo fulmine a ciel sereno. E per me è davvero impossibile immaginare la mia vita senza Nike...».
A senso unico? Un colloquio e l’ordine a voce. Il comandante ha poi delegato la lettera che fa scattare il trasferimento dei due agenti e quella che, soprattutto, dispone la riconsegna dei cani direttamente all’addestratore. Per via gerarchica, forse, può anche funzionare così. Ma questa storia non passa sotto silenzio. E in via Gozzi si sente l’eco di un ringhio...
FOTO
 
MATTINO DI PADOVA
4 GENNAIO 2014
 
Cani e vigili separati Mozione in consiglio e “guerra” sindacale
L’assessore Carrai ribadisce la totale fiducia al comandante «Uno dei due animali era scappato in piazzale stazione»
 
Padova, Thor & Stefano Pinton. Nike & Nadia Bettio. I cani della Polizia municipale separati dagli agenti hanno innescato reazioni e commenti a catena.
L’assessore Marco Carrai mette le mani avanti: «Massima e totale fiducia al comandante Lorenzo Panizzolo» dichiara, «Mi aveva informato che due istruttori avevano problemi di gestione del cane». E argomenta: «Uno dei due cani è addirittura scappato durante un servizio in piazzale stazione. Ricordo che sono “strumenti” della Polizia municipale: se mancano i presupposti, non resta che intervenire».
Di altra opinione i sindacati, però. Francesco Scarpelli, della Uil, si augura che il contenzioso rientri e che il Comune possa trovare una mediazione con i due agenti: «C’è un conflitto», spiega il leader sindacalista di Palazzo Moroni, «intorno alla figura dell’addestratore: come è possibile che un agente considerato idoneo due anni fa oggi non lo è più? A questo punto è meglio istituire dei corsi che individuino gli agenti cinofili prima dell’addestramento. Non è possibile infatti trattare un animale come se fosse un lavoratore. Deve esserci una sensibilità diversa. Chiediamo al sindaco di ripensarci». E Stefano Pieretti, delegato Adl Cobas della Rsu del Comune, evidenzia: «È necessario cercare fare chiarezza: non si può certo dire che per la Polizia municipale il 2014 sia iniziato bene. Prima le decine di multe in Prato della Valle poi la questione dei cani della squadra cinofila. Vicende che hanno un comune filo conduttore: la carenza organizzativa della struttura». E osserva: «Per ottenere il massimo possibile dal corpo ha pensato bene di mettere a capo una figura anomala come Panizzolo ex capo settore alle risorse umane, ex capo settore ai servizi sociali, completamente a digiuno di codici stradali e sicurezza».
Intanto, il consigliere comunale leghista Mario Venuleo è pronto a presentare un ordine del giorno sul “caso” dell’unità cinofila. «Attualmente i cani in servizio sono cinque: tre pastori olandesi ricevuti in dono dal Comune e due pastori tedeschi» spiega Venuleo, «Ma sembra che da circa 12 anni l’addestramento sia affidato in assegnazione diretta, a trattativa privata, sempre e solo ad un addestratore per un importo che si aggira intorno ai 16 mila euro all’anno».
Dalla Provincia, interviene anche l’assessore Enrico Pavanetto: «Siamo sbalorditi e inorriditi dall’ordine del comandante Panizzolo, di separare due pastori tedeschi dagli agenti con cui hanno vissuto insieme, professionalmente e in casa, le loro esperienze come ”figli” con i “propri genitori”. Sono agenti che li hanno cresciuti e addestrati, coccolati, nutriti con le loro mani. E tutto per un unico consulto di un unico addestratore senza richiedere il parere di più esperti, prima di separarli».
E Michele Ponchia, segretario regionale aggiunto Diccap-Sulpm, chiosa: «Non comprendiamo questa drastica decisione del Comune che non tiene assolutamente conto del benessere lavorativo dei due operatori cinofili. Ne condividiamo lo sfogo, anche se fuori delle forme e ci sentiamo solidali garantendo loro tutto il nostro appoggio e aiuto. Ricordiamo all'Amministrazione che i buoni risultati si ottengono dopo anni di sacrificio ed impegno».
 
GEA PRESS
3 GENNAIO 2014
 
Salerno – Cacciatore rifugiato. Dentro casa per sfuggire al controllo
Gli ultimi interventi delle Guardie del WWF
 
Agro-nocerino-sarnese ed in particolare il territorio di San Valentino Torio nel tratto che costeggia il fiume Sarno. Questi i luoghi, già noti in tema di bracconaggio, al centro dei nuovi interventi del Nucleo provinciale Guardie Giurate WWF di Salerno.
Tra terreni coltivati ed impianti serricoli, dopo una lunga attività investigativa, le Guardie volontarie  riuscivano ad individuare una persona intenta in attività di caccia ma con l’ausilio di un richiamo acustico. Mezzo di caccia, quest’ultimo, vietato dalla normativa di settore. L’uomo, appostato nei pressi di una abitazione, si dava alla fuga una volta notate le Guardie. Dall’esterno le Guardie del WWF, che nel frattempo avevano allertato i Carabinieri, lo invitavano ad uscire esibendo il fucile da caccia e di documenti.
A seguito di una accurata attività ispettiva dell’area circostante, le Guardie accertavano inoltre la presenza di numerose gabbie contenenti avifauna protetta ma anche richiami autorizzati che si presume essere utilizzati assieme al richiamo acustico per attrarre illecitamente l’avifauna di transito. Numerosi gli esemplari di avifauna rinvenuta tra i quali frosoni, specie particolarmente protetta, varie specie di tordi (tordi bottaccio e tordi sassello), allodole e storni.
Nel frattempo Carabinieri e lo stesso  personale del WWF invitavano il cacciatore a seguirli in caserma per gli atti di rito ed il successivo sequestro di quanto  detenuto. In tutto, ad essere messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sono un fucile da caccia, il munizionamento, un richiamo acustico e   9 esemplari di avifauna che venivano successivamente trasportati al CRAS di Napoli.
Oltre alle sanzioni amministrative ed alla denuncia a piede libero, veniva anche ritirato il tesserino regionale per caccia in terreno in attualità di coltivazione.
Da segnalare come, nel corso di altre operazioni, le Guardie del WWF hanno rinvenuto un esemplare di Barbagianni investito da un auto nella zona di Persano (SA) ed una poiana adulta ferita a colpi di arma da fuoco. Il povero animale è stato salvato  grazie alla sensibilità del sig. Domenico Cavallo il quale, segnalando l’accaduto al personale WWF, ha consentito  il recupero e la successiva consegna all’ ASL veterinaria di Colliano per le prime cure ed il successivo trasporto al Cras di Napoli. A tal proposito il WWF riserva un particolare ringraziamento a tutti coloro che quotidianamente segnalano animali selvatici in difficoltà.
 
GEA PRESS
3 GENNAIO 2014
 
Caccia in Libano – Un dramma senza limiti nei 20.000 scatti pubblicati dal CABS
Cicogne, Aquile, Falchi e molto altro ancora all'interno dei carnieri. I protezionisti: 600.000 fucili sparatutto dove la caccia è vietata

 
Monte Libano e Anti Libano, le due catene montuose che nel paese dei cedri costituiscono una sorta di doppia spina dorsale con in mezzo la Valle della Beqā. Per due volte all’anno, il passaggio dei migratori. Ad attenderli, 600.000 fucili che uccidono senza controllo.
La costa orientale del Mediterraneo si trova infatti lungo una delle principali correnti migratorie al mondo. Su di essa confluisce il flusso di decine di milioni di uccelli che ogni anno, nel corso della migrazione primaverile, inondano sia l’Europa che l’Asia. In autunno, invece, il percorso si inverte. Tutti verso l’Africa ed in minor misura la penisola arabica, fucili permettendo.
Una situazione venatoria disastrosa che il CABS (Committee Against Bird Slaughter) l’associazione internazionale specializzata nei campi antibracconaggio ove operano anche molti italiani, ha  deciso di denunciare in un account facebook che mostra in tutta la sua drammaticità  quanto ovviene  in quel paese. STOP Hunting Crimes in Lebanon; nudo e crudo quanto mostrato dagli stessi cacciatori.
In Libano, a sentire i loro racconti, si spara veramente ovunque. Dalla periferia delle città, agli ultimi boschi di Cedro, alle colline di Beirut. Una situazione che ha sollevato qualche critica anche tra gli stessi cacciatori libanesi ma che in linea teorica è tutta illegale, visto che in Libano, sottolinea il CABS, la caccia non dovrebbe più esercitarsi a partire dal 1994.  A controbattere sono ora le coraggiose denunce delle associazioni libanesi che si impegno concretamente per sconfiggere una realtà purtroppo soverchiante.
Un account facebook dell’orrore che il CABS ed i protezionisti libanesi invitano a diffondere.
“Le foto pubblicate dai cacciatori libanesi – ha riferito a GeaPress  Axel Hirschfeld, CABS Press Officer - e raccolte dal CABS e da “Stop hunting crimes in Lebanon” dimostrano chiaramente quanto la caccia possa e stia di fatto avendo un impatto enorme nella scomparsa delle specie migratrici europee. Bastano poche centinaia di migliaia di doppiette appostate lungo uno dei corridoi migratori – ha aggiunto il responsabile del CABS – per annullare lo sforzo di sopravvivenza di popolazioni intere. Abbiamo sempre gridato all’allarme per i micidiali cambiamenti nelle politiche agricole, per la distruzione degli habitat e la cementificazione, senza realmente valutare – visto che i numeri non vengono mai dati né raccolti – l’impatto immediato che ha la caccia sugli uccelli“.
Un gruppo di protezionisti europei e libanesi, così si presentano i redattori dell’account. Più di 20.000 le immagini che ritraggono una situazione che difficilmente può avere eguali nel mondo. In Libano, alla luce del sole, si impagliano anche tigri ed iene arrivate da chissà dove.
“Negli ultimi decenni la caccia si é modificata – spiega Axel Hirschfeld – la mobilitá é aumentata, i cacciatori dispongono di jeep per raggiungere rapidamente i siti dove meglio cacciare, il turismo venatorio é esploso, le cartucce sono diventate economiche e abbondanti, i richiami elettromagnetici, in uso ormai dappertutto, permettono di attrarre a portata di fucile centinaia di uccelli in poche ore di caccia. Le foto libanesi mostrano carnieri spaventosi e se moltiplichiamo il numero di uccelli per i circa 600.000 cacciatori libanesi possiamo immaginare l’impatto sulle popolazioni che migrano lungo la Rift Valley/Red Sea flyway“.
Scioccante quanto gli stessi cacciatori riescono ad esibire. Fino a quindici Re di Quaglie in una sola battuta di caccia. Si tratta di un rallide il cui storico areale di distribuzione che congiungeva un tempo i Pirenei fino alle aree russe a nord della Mongolia, si è drammaticamente ridotto. Di fatto, spiegano gli ornitologi, se il Re di Quaglie non è ancora in forte pericolo di estinzione si deve solo ad alcune zone del suo areale, specie quelle orientali. E che dire delle Aquile anatraie minori? Un cacciatore, in un solo giorno di attività, si vanta di averne uccise ben sette. Un problema non solo libanese. Basti pensare a quanto avviene in Egitto, ma anche in Italia, Romania, Malta o il caucaso georgiano.
Il Libano, forse, è la cima di un iceberg. La vetta più grave e pericolosa per la conservazione mondiale di decine di specie di uccelli migratori. Passano tutti lì, concentrati in stormi di centinaia di cicogne, come di falchi, che vengono buttati giù a fucilate. Il Libano, affermano i protezionisti, è un buco nero per gli uccelli migratori che mette a repentaglio tutte le iniziative di conservazione intraprese dalla comunità internazionale.
 
LA ZAMPA.IT
3 GENNAIO 2014
 
La volpe golosa fa amicizia con i pescatori
 
Una volpe selvatica si avvicina a due ragazzi russi mentre sono a pesca su un lago ghiacciato nella regione di Saratov. Scatta così l’amicizia. La volpe torna a casa anche con qualche pezzo di salame e salsiccia.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
3 GENNAIO 2014
 
USA, IL MASCARA NON SI TESTERA' PIU' SUI CONIGLI: SCELTE LE "PANTOFOLE"
Sono organismi unicellulari con Dna simile all'uomo
 
Si chiama Paramecium caudatum, ha la forma di una pantofola (da cui deriva il suo soprannome), e potrebbe evitare diversi fastidi ai conigli, utilizzati per testare un cosmetico molto amato dalle donne, il mascara. Questo microrganismo unicellulare, infatti, potrebbe carattiare una svolta. La nuova via è stata sperimentata negli Stati Uniti, da un gruppo di scienziati della University of Liverpool.
Ma oltre al ciliato "pantofola", c'è anche un altro candidato: è sempre un protozoo ciliato e si chiama Blepharisma japonicum. Testare i mascara su questi organismi, assicurano i ricercatori, è meno costoso e dà risultati più affidabili, oltre ad eliminare qualunque crudeltà verso gli animali. Gli scienziati dell'Institute of Integrative Biology dell'ateneo americano sono riusciti a esaminare la potenziale tossicità causata dal prodotto, basandosi sulla crescita dei protozoi quando vengono introdotti in "camere sperimentali"contenenti il cosmetico. Sono state testate in questo modo sei diverse marche di mascara. Il prodotto è stato strofinato su piattini di vetro che sono stati posizionati nelle camere, dove poi sono stati aggiunti i protozoi e il loro cibo.
I ciliati a "pantofola" e a "ciglia" sono stati scelti con cura per via della "taglia forte" (per la loro specie), ma anche perché hanno una carriera consolidata di organismi modello e per le loro somiglianze genetiche con l'uomo. Le grandi dimensioni hanno permesso agli studiosi di misurare visivamente con un microscopio la crescita della popolazione di protozoi, osservando che varia a seconda del mascara testato. Gli esperti hanno osservato, ancora, che c'è una sostanziale differenza fra le marche: alcune uccidono i protozoi, altre non fanno loro del male. La ricerca è stata pubblicato sull'International Journal of Cosmetic Sciences.
 
LA NUOVA VENEZIA
3 GENNAIO 2014
 
Ricerca compatibile senza vivisezione
 
Miriam C., amica vegana di Venezia, è affetta fin dalla nascita - come Caterina (a cui va il nostro rincrescimento per la sua sofferenza e per le offese subite) - da una grave malattia genetica degenerativa, la fibrosi cistica o mucoviscidosi. La sua vita è pesantemente condizionata da tale invalidante patologia (per la quale spesso l’unica salvezza è rappresentata dal trapianto dei polmoni), che la costringe a cicli continui di terapie, anche ospedaliere, e alla massiccia assunzione di pesanti farmaci. Pure quelli sperimentati sugli animali, perché non ha scelta, visto che le ingenti raccolte di fondi e gli stanziamenti pubblici vengono indirizzati pressoché esclusivamente in questo settore e non in una ricerca alternativa. Miriam non può che accettare la somministrazione di questi prodotti già testati ma non ringrazia la vivisezione, non la vuole per i farmaci futuri che spera risolutivi, certo più di questi, la combatte con tutte le sue forze, così come quotidianamente combatte - con un attivismo che la affatica ma anche la nutre - contro la piaga del randagismo e le altre violenze inflitte agli animali. Gandhi definiva la vivisezione il più nero dei crimini: ogni anno vengono torturati e uccisi solo in Italia quasi 900 mila animali e sempre più numerosi esperti la ritengono una falsa scienza. Tra i primi e più autorevoli, il professor Pietro Croce, medico primario vissuto qui a Venezia, autore nel 1982 del saggio “Vivisezione o scienza, una scelta”, che ha speso la sua vita per dimostrare come gli esperimenti sugli animali, oltre che eticamente inaccettabili, risultino fuorvianti sul piano dei risultati (faceva l’esempio del talidomide, farmaco divenuto famoso negli anni Sessanta per aver fatto nascere bambini orrendamente mutilati, benché testato positivamente sugli animali). Miriam racconta che è sugli umani, sui malati, che poi avviene la reale sperimentazione di nuovi prodotti (e lei stessa ha accettato di farlo, sotto la direzione dell’apposito Centro di Verona), proprio perché non può essere esatta una pratica che compara due realtà fisiche e non solo, due specie molto diverse e distanti. Spesso anche tra gli umani si riscontrano differenti reazioni (qualche tempo fa è stata molto male per i devastanti effetti collaterali di un farmaco). E proprio queste differenze genetiche tra gli individui umani possono essere una strada per far capire il funzionamento delle malattie e per cercare di sconfiggerle. Racconta anche che un farmaco, usato da anni per curare la sua patologia, è stato poi ritirato dal mercato, per gli effetti troppo pericolosi sulla tiroide, pur se sperimentato con successo sugli animali. Se le stanze chiuse e tetre della vivisezione (al pari dei macelli, altro luogo di indicibile sofferenza) avessero le pareti di vetro e si vedessero così le enormi torture inflitte a cani, gatti, scimmie, topi ecc., a volte senza anestesia e magari per ricerche inutili e futili finalizzate più alle carriere o a ricevere contributi, nascerebbe un’avversione ancora più forte di quella rappresentata dal milione di firme recentemente raccolte contro la vivisezione nei Paesi dell’Unione europea (che peraltro ha assegnato più di 70 miliardi di euro per la ricerca, dando priorità assoluta ai test senza utilizzo di animali). E si incanalerebbero energie e finanziamenti sulla strada più innovativa - sotto tutti i punti di vista - della ricerca sostitutiva ed eticamente compatibile. Con la certa contrarietà delle potentissime lobby farmaceutiche con i loro grandi profitti (a volte anche cinici: vedi quei farmaci che non vengono prodotti perché indispensabili soltanto a pochi o a certe criminali politiche nel Sud del mondo). Lo speriamo, in vista della prossima scadenza di gennaio in cui il nostro governo dovrà emanare un nuovo decreto legge in materia, guarda caso. * Associazione Vegan - Lido di Venezia
 
STATO QUOTIDIANO
3 GENNAIO 2014
 
G. Fatone: ecco perchè la sperimentazione animale pregiudica salute umana
 
Manfredonia – “Quanti esseri umani sarebbero guariti e sarebbero vivi, oggi, se al posto degli animali avessimo utilizzato metodi di sperimentazione attendibili? Metodi effettivamente in grado di predire gli eventuali effetti avversi e l’efficacia dei rimedi? E’ impossibile non chiederselo…“. Laureata alla Eastern Virginia Medical School, specializzata in Neurologia e in Medicina Preventiva, Aysha Akhtar lavora per l’Ufficio Contro Terrorismo e Minacce Emergenti della FDA americana e per il Public Health Service degli Usa (http://www.ayshaakhtar.com/about). Blogger del settore Scienze dell’Huffington Post, in questo articolo Akhtar spiega in quanti modi (tre quelli più importanti) la sperimentazione sugli animali non solo non aiuta gli esseri umani ma ne pregiudica il benessere e la salute. Ecco l’articolo:
“Vostra figlia dodicenne è in partenza per un campeggio estivo e per la prima volta viaggia in aereo da sola. Ma la lascereste salire su quell’aereo sapendo che le probabilità che arrivi senza incidenti a destinazione sono inferiori al 10%?”
Se la risposta è no, allora dovete chiedervi per quale motivo accettiamo percentuali di rischio analoghe quando invece si tratta di sperimentazioneanimale.
Dopo avere superato i test sugli animali, tutti i nuovi farmaci devono obbligatoriamente entrare nella fase dei trial clinici sull’uomo. Ebbene, chiunque partecipi come volontario a uno di questi trial clinici deve sapere che nel 90% dei casi e oltre il rimedio dimostratosi efficace e sicuro sugli animali si rivelerà invece inefficace o addirittura pericoloso su di lui.
In una precedente serie di articoli ho cercato di spiegare perché la sperimentazione animale non funziona. Un fallimento in questo campo ci costa molto più caro che in ogni altro settore scientifico, e reca danno a noi esseri umani in tre modi diversi ma egualmente importanti.
………
PRIMO - I test di sicurezza condotti sugli animali ci possono danneggiare in modo diretto
Nel marzo 2006, a sei volontari umani fu somministrata una dose di TGN 1412, una terapia sperimentale creata dalla società TeGenero. Come racconta il giornale online Slate: “Nel giro di pochi minuti, i sei volontari giacevano a terra in preda a collasso. Il composto era stato concepito per attenuare la risposta immunologica, mentre in realtà l’aveva magnificata, scatenando una serie di reazioni chimiche a catena che mandarono tutti e sei i volontari dritti all’ospedale. Per diversi di loro il danno agli organi interni è risultato irreversibile, e la testa di uno di loro s’è gonfiata in modo talmente orrendo che i tabloid inglesi hanno ribattezzato il caso “the Elephant Man trial”".
Il TGN 1412 era stato testato sui topi, sui conigli, sui ratti e sulle scimmie senza che venisse riscontrato alcun effetto avverso. Come se non bastasse, le scimmie cynomolgus usate negli esperimenti erano state scelte proprio perché si riteneva che replicassero le reazioni umane che costituivano l’obiettivo del nuovo rimedio TGN 1412 (1). Insomma, non solo nei test erano state usate diverse specie animali ma tra queste erano state scelte le specie che si pensava fossero più idonee allo scopo. Non soltanto le scimmie erano state sottoposte a diversi test di tossicità a dose ripetuta ma per quattro settimane consecutive gli erano state somministrate dosi 500 volte più grandi di quelle in seguito somministrate ai volontari umani. E malgrado ciò, nessuna di loro aveva accusato nessuna delle reazioni avverse che colpirono gli uomini pochi minuti dopo aver ricevuto una minuscola dose del rimedio in regime di trial.
Il caso del TGN 1412 esemplifica fino a che punto siano inaffidabili gli esperimenti animali destinati a verificare se un composto o un nuovo rimedio saranno sicuri per l’uomo. Ecco alcuni altri esempi di test animali che hanno causato gravi danni all’uomo:
> Nel 2004, Elan Pharmaceuticals fu costretta a interrompere i trial per un vaccino per l’Alzheimer che aveva ottimamente curato i modelli di “topo Alzheimer”, perché la sostanza aveva determinato l’infiammazione del cervello negli umani (2).
> Una terapia genica fortemente reclamizzata perché aveva curato cani affetti da emofilia fu abbandonata perché aveva danneggiato il fegato e indotto altri problemi negli umani, problemi mai emersi negli esperimenti animali.
> Un trial clinico sulla fialuridina, giudicata un promettente rimedio per l’epatite B, eseguito dal National Institutes of Health (NIH) fu bruscamente interrotto quando si scoprì che aveva provocato gravissimi problemi al fegato di sette persone, cinque delle quali morirono e per due delle quali si rese necessario un trapianto di fegato. (3)
Insomma, lungi dal proteggerci, la sperimentazione animale ci espone a forti rischi. Oltre ai rischi diretti, come quelli appena descritti, ci sono anche rilevantii effetti indiretti.
……………
SECONDO – Test animali fuorvianti possono indurci a scartare rimedi che sarebbero risultati benefici per l’uomo.
Non è possibile quantificare quante opportunità siano andate perdute per colpa di inattendibili esperimenti sugli animali. Ma innumerevoli esempi ci dicono che per fortuna sono gli stessi ricercatori a giudicare inaffidabili i test animali. Per esempio:
> Un editoriale di Nature Reviews Drug Discovery (http://www.nature.com/nrd/journal/v2/n3/full/nrd1057.html) rivela che il tamoxifene, uno dei più efficaci rimedi contro alcune forme di tumori al seno è stato sul punto di essere scartato perché provocava tumori al fegato nei ratti, cosa che non succede negli esseri umani.
> Il trattamento contro la leucemia a base di Gleevec andò quasi perduto perché determina una gravissima forma di tossicità nei cani ma non nell’uomo (4). Fortunatamente, il produttore decise di svilupparlo sulla base dei promettenti risultati ottenuti su colture cellulari umane.
Come argomenta John Pippin, direttore del Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM):
“Il Gleevec è la storia di un successo costruito sulla base di una progettazione razionale e di test realizzati con metodologie specie-specifiche, un rimedio che prolunga la vita che non sarebbe mai stato sviluppato se i risultati dei test sugli animali fossero stati presi seriamente in considerazione dai ricercatori.
> Gli esperimenti realizzati sugli animali ritardarono l’approvazione della ciclosporina, rimedio utilizzato con successo per i disordini autoimmuni e per combattere il rigetto post trapianti d’organo (5).
> Esperimenti realizzati sugli animali suggerivano che una perdita precoce della vista è causa di irreversibile cecità, finché un individuo cieco dalla nascita non riacquistò la vista in seguito a un’operazione per rimuovere una cataratta eseguita quand’era già in là con gli anni (6). In virtù di questa scoperta “umana”, molti individui ciechi ora possono riacquistare la vista grazie a operazioni che sulla base dei precedenti esperimenti animali erano state giudicate inutili.
Solo cinque dei 10.000 potenziali rimedi testati in laboratorio raggiungono lo stadio dei trial clinici sull’uomo. Molti non vanno oltre i test animali a causa di reazioni specie-specifiche. Ma è possibile, anzi probabile che molte di queste sostanze si sarebbero rivelate straordinariamente sicure ed efficaci per l’uomo.
Domanda: Quanti esseri umani sarebbero vivi, oggi, se al posto degli animali avessimo utilizzato metodi di ricerca e sperimentazione davvero attendibili? Metodi effettivamente capaci di predire gli eventuali effetti avversi e l’efficacia dei rimedi? E’ impossibile non chiederselo.
E adesso veniamo al terzo danno che ci procurano gli esperimenti sugli animali.
………..
TERZO – Il tempo e il denaro sprecati negli esperimenti animali avrebbero potuto essere convogliati a sostegno di test specie-specifici di ben altra attendibilità.
Un inattendibile modello animale di malattia può spingere i produttori di cure e trattamenti nella direzione sbagliata, con spreco di tempo e di considerevoli investimenti. In media, una società farmaceutica spende più di 1 miliardo di dollari per portare un nuovo rimedio sul mercato. Il National Institutes of Health (NIH) americano convoglia quasi metà dei suoi finanziamenti – fino a 14,5 miliardi all’anno di tasse dei contribuenti – verso gli esperimenti animali.
I ricercatori vengono ripetutamente tratti in inganno e sospinti in vicoli ciechi da informazioni estrapolate da esperimenti animali che si rivelano, più tardi, inaccurati, insignificanti o addirittura in contrasto con la biologia umana. Ci sono voluti più di 25 anni di fallimenti sul terreno dei vaccini contro l’AIDS perché i ricercatori cominciassero finalmente a interrogarsi sull’utilità dei primati non umani per gli esperimenti sull’HIV, e più di 30 anni perché si rendessero conto che il modello roditore del diabete è sbagliato.
Possiamo essere sicuri che le vittime della tragedia del TGN 1412 non rischieranno mai più la vita sulla base di esperimenti animali. La verità è che un test in vitro basato su colture umane avrebbe previsto gli effetti dannosi del medicamento e protetto quegli uomini (7).
Quanti altri esseri umani devono ancora soffrire e morire prima che ci rendiamo conto che se vogliamo davvero aiutare noi stessi dobbiamo eliminare alla radice la sperimentazione animale e concentrarci sullo sviluppo di metodi più efficaci basati sull’uomo?”.
Bibliografia
1- Akhtar (2012) Animals and public health. Why treating animals better is critical to human welfare. Hampshire, UK: Palgrave Macmillan, p. 147-148.
2 – Allen. Of mice and men. The problems with animal testing. Slate. June 1, 2006.
3- Mckenzie, et al. Hepatic Failure and Lactic Acidosis Due to Fialuridine (FIAU), an Investigational Nucleoside Analogue for Chronic Hepatitis B. N Engl J Med 1995; 333:1099-1105.
4 – Pippin. South Texas Law Review 2013; 54: 469-511.
5 – Greek, Greek. Animal research and human disease. JAMA 2000; 283: 743-744.
6 – Ostrovsky, et al. Vision following extended congenital blindness.Psychological Science 2006; 17: 1009-1014
7 – Dhir et al. A predictive biomimetic model of cytokine release induced by TGN1412 and other therapeutic monoclonal antibodies. J. Immunotoxicol. 2012;9:34-42.
Leggi qui il testo originale: http://www.huffingtonpost.com/aysha-akhtar/animal-experiments_b_4209541.html
(Testo inviato a Stato da Giuseppe Fatone, dog trainer di Manfredonia)
 
TIO.CH
3 GENNAIO 2014
 
Le regole per correre con il cane
Una corsetta è salutare per fido, ma non sempre: ecco a cosa badare prima di uscire
 
Correre insieme a fido può essere un’ottima idea non solo per divertirsi e trascorrere del tempo insieme, ma anche per migliorare il suo stato di salute e contribuire a combattere lo stress, specie se l’animale vive in casa e non ha a disposizione un giardino.
Anche quando si corre, però, è bene seguire qualche utile consiglio per evitare problemi e godersi al massimo la sgambata. Prima di tutto bisogna ricordare che non tutti i cani sono fatti per correre: alcune razze, come il carlino, ad esempio, non sono predisposte per lunghe passeggiate di corsa. Scegliete, dunque, percorsi molto brevi per loro. Niente corse, invece, se fido è troppo giovane o troppo anziano: nel primo caso lo sforzo potrebbe ledere le articolazioni, ancora delicate, nel secondo la sua salute. Con loro è meglio passeggiare che correre.
Se il vostro cane, invece, ha l’età giusta, sta bene e appartiene ad una razza fatta per correre, non dimenticate tutta l’attrezzatura prima di uscire di casa: acqua, sacchetti per raccogliere gli escrementi e guinzaglio per stare tranquilli se si corre in zone trafficate e, allo stesso tempo, per educarlo a seguirvi e ad eseguire i vostri ordini. 
 
GAZZETTA DI MANTOVA
4 GENNAIO 2014
 
Animali maltrattati
Denunciato novantenne
Moglia. Controlli delle guardie eco-zoofile, dell’Asl e dei carabinieri in una cascina. L’anziano aveva un cane alla catena malnutrito e il cavallo in stato di abbandono

Giancarlo Oliani

 
MOGLIA (MN). Un cavallo abbandonato e una cane legato alla catena. La segnalazione, con tanto di indirizzo, arriva alla guardie ecozoofile di Mantova che si mettono al lavoro. Accertata la veridicità dell’informazione, trasmettono gli atti sia all’Asl che ai carabinieri.
Nella giornata di ieri, in un’azione congiunta, tutti quanti irrompono in una cascina di campagna di Moglia. La scena è quella già descritta. Il cane, un bordier collie, è visibilmente malato, il pelo opaco e lo sguardo stanco.
Sono i primi segni di una situazione di incuria dell’animale, legato a una catena che non gli permetteva di ripararsi in modo adeguato. Poteva accedere a solo mezzo metro di copertura e come cuccia aveva un telo di plastica buttato per terra, in mezzo a rottami e sporcizie. Inoltre le improvvisate ciotole (ricavate da un vecchio fondo di barile in plastica) contenevano mezzo bicchiere d’acqua marrone.
E il cane beveva in alcuni vasi e rottami arrugginiti, con residui di acqua piovana ingiallita.
Il cavallo anziano era lasciato libero di girovagare per l’argine, con il rischio di finire in strada o di inciampare sui rottami presenti nell’area. Era senza idonea copertura per il rientro notturno. È stato inoltre rinvenuto anche un serraglio per otto galline, privo di qualsiasi norma igienica. Una di queste era morta e in avanzato di decomposizione.
A sostegno delle guardia ecozoofile sono intervenuti i carabinieri di San Giacomo delle Segnate e Angelo Gaidella, medico veterinario dell’Asl di Mantova che ha certificato l’evidente situazione di malgoverno degli animali.
Per il cane è scattato subito il sequestro preventivo. Per gli altri animali sono ancora in corso indagini e accertamenti.
Con l’accusa di maltrattamento è stato denunciato F.A., novant’anni che ospitava gli animali su un terreno attiguo alla sua abitazione.
«Solitamente non pubblicizziamo le nostre attività - commenta Riccardo Artuso presidente di Anima Animale - ma questo è un caso particolare che ha visto la collaborazione vincente di Asl, carabinieri e guardie ecozoofile. Insieme hanno contribuito al miglioramento della condizione di vita di questi animali».
 
IL TIRRENO
4 GENNAIO 2014
 
Maltrattava compagna e animali: allontanato da casa
 
LIVORNO - Non maltrattava solo la compagna, ma anche il cane e i due gatti che vivevano con loro nella casa nel centro di Livorno. L’uomo, un livornese di 58 anni, è stato raggiunto nei giorni scorsi da un’ordinanza del gip nella quale in giudice gli impone il divieto di avvicinamento alla casa familiare. Le indagini della polizia sono iniziate lo scorso 18 dicembre quando la donna, 33 anni, si è presentata in questura raccontando sette anni di prevaricazioni. «Dal 2007 ad oggi - ha spiegato agli agenti - sono stata sottoposta a violenza fisica e morale da parte del mio compagno, con continui insulti, minacce, percosse ed, in ultimo, continue telefonate ed offese sui social network». Da quel giorno sono scattati gli accertamenti degli investigatori che hanno confermato in buona parte quando la donna aveva raccontato.
 
ANSA
4 GENNAIO 2014
 
Immigrazione: soccorso anche gatto 'migrante' su barcone
Comandante nave san Marco, è a bordo con 45 bambini e 23 donne
 
Non se la sono sentita, i suoi 'proprietari' di abbandonarlo. Ma hanno deciso di portarlo con loro nella traversata del canale di Sicilia. Anche lui un gatto "migrante" è stato così soccorso dagli uomini della capitaneria di porto. "Abbiamo a bordo 45 bambini, 23 donne e per la prima volta anche un gatto - dice il capitano di vascello Eugenio Zumpano, comandante della nave San Marco alla Tgr della Rai - sono persone che abbiamo raccolto e strappato dal mare da cinque imbarcazioni diverse". Fanno parte degli 823 migranti salvati ieri. Arriveranno nel porto di Augusta nelle prossime ore.
 
NEL CUORE.ORG
4 GENNAIO 2014
 
ENPA MILANO, ECCO IL BILANCIO 2013: "SOCCORSI 2.164 ANIMALI DI 79 SPECIE"
I gatti terzi: 283 interventi. Ridotti i casi di cani: 16
 
Sono stati 2.164 gli animali di 79 specie diverse soccorsi l'anno scorso dall'Enpa di Milano: per lo più piccioni (495) e rondoni (327), ma anche animali esotici (in tutto 46) come pitoni, camaleonti o selvatici (1.767). E poi volpi, galline e persino un tacchino. Al terzo posto nella classifica delle specie più soccorse dall'Enpa si piazzano i gatti (283) mentre sono solo 16 i cani, così pochi che li superano anche i conigli (18). Gli interventi dell'associazione hanno riguardato pure tre procioni, un cucciolo di volpe, una gru coronata, una capra e una donnola. Sono state 1606, ancora, le persone che hanno consegnato un animale ferito o in difficoltà all'associazione che non si e' limitata solo all'attività di soccorso. Nel corso di un anno di lavoro, il nucleo provinciale delle guardie zoofile Enpa ha sequestrato 340 animali fra cui tre coccodrilli, una tigre e un leone. E, infine, l'Enpa ha permesso l'adozione di 72 gatti, sei colombe, due gerbilli, due conigli e due cani.
 
LA NUOVA VENEZIA
4 GENNAIO 2014
 
«Io, malata di fibrosi cistica dico no alla sperimentazione sugli animali»
 
di Nadia De Lazzari
 
La veneziana Miriam Cavalieri, 44 anni, abita a Castello. La passione della sua vita sono gli animali, in particolare i cani. Nella città lagunare li adotta, li cura, li difende. Attualmente ne ha tre. Cris e Nada provengono dai canili di San Giuliano e Rovigo. Laibe arriva da Brescia. Miriam è andata a prendersela in un “allevamento lager”. La donna, vegana, fin in dalla nascita convive con una malattia genetica degenerativa ed è in cura al Centro Fibrosi Cistica di Verona. Non si scoraggia Miriam, anzi, ha grinta e coraggio da vendere. Sulla malattia è sempre alla ricerca di informazioni, acquista libri, naviga in rete. In questi giorni sta seguendo con attenzione la storia della padovana Caterina Simonsen, 25 anni, studentessa di veterinaria a Bologna, portatrice di quattro malattie rare. La ragazza difende i test sugli animali: «Sono viva grazie a loro». Ha ricevuto insulti, anche parole di sostegno. Miriam perché segui questo caso? «Vorrei conoscerla. Mi rincrescono la sofferenza e le offese subite ma non condivido la sperimentazione sugli animali. Motivi etici, poi non ci credo». Combatti la sperimentazione sugli animali? «La combatto con tutte le mie forze. Sensibilizzo, partecipo agli incontri in Italia e all’estero. Per creare la malattia non possono iniettare cellule ammalate negli animali. Noi uomini siamo diversi dagli animali, siamo diversi anche tra di noi». Ma per curare la tua malattia assumi pesanti farmaci sperimentati sugli animali? «Non ho scelta. Mio malgrado devo accettare la sperimentazione dei prodotti». Cosa fai personalmente per la sperimentazione? «Ho donato parte del mio tessuto epidermico. Mi è stato prelevato dall’avambraccio. Ho imparato che là abbiamo migliaia di cellule. Poi da volontaria ho accettato la sperimentazione, in tempi successivi, di nuovi prodotti per due diverse malattie. Infine mi sono messa in contatto con un gruppo americano per far parte della sperimentazione di un nuovo farmaco. Purtroppo la risposta è stata negativa. Sono italiana e la sperimentazione era già in corso». Com’è la tua vita? In vacanza ci vai? «La considero normale anche se ogni giorno per quattro ore devo sottopormi a cure fisioterapiche. Amo gli animali, per loro organizzo mercatini. Con il ricavato compero medicine, cibo, coperte, cucce che invio nei canili della Sicilia e della Sardegna. Nei viaggi sono limitata. Cerco luoghi con ospedali. La mia valigia non ha vestiti ma medicine». Cosa proponi per il futuro? «Aiutare gli altri è una cosa importante. Sogno una rivoluzione culturale che aiutasse ad incanalare energie e finanziamenti sulla strada innovativa. Propongo la ricerca alternativa, quella in vitro, con le cellule umane, le staminali, la placenta, anche la donazione degli organi. Questo tipo di ricerca è più vicina all’uomo. Dà speranza».
 
L’ECO DI BERGAMO
4 GENNAIO 2014
 
Il cane-spazzino
Ecco come rimediare

Paolo Bosatra

 
Il cane-spazzino
Uno dei difetti che più mi capita di riscontrare nei cani che ho il piacere di educare è quello di comportarsi come autentici spazzini a quattro zampe, raccattando da terra ogni genere di oggetti, dai mozziconi di sigaretta ai fazzoletti (usati ovviamente), dagli avanzi di cibo alle cartacce.
Perché fa così?
Innanzitutto questo comportamento lo si riscontra spessissimo nei cuccioli che, spinti dalla loro curiosità e dalla voglia di “assaggiare” tutto ciò che gli capita a tiro, non esitano a raccogliere ciò che gli balena davanti agli occhi. Aggiungiamo inoltre il nostro immediato affannarci per togliergli l’oggetto di bocca, ed ecco che abbiamo innescato un piacevole e divertente gioco di tira e molla o di inseguimento, una vera e propria pacchia per il nostro amico, che ovviamente tenderà a riproporcelo ogni qualvolta ne avrà la possibilità.
Ci sono poi alcune razze, come ad esempio i retriever, particolarmente portate all’utilizzo della bocca, essendo essi stati selezionati in origine per ricuperare la selvaggina e riportarla al cacciatore. Inoltre non dobbiamo dimenticarci che i cani, non disponendo di mani e di tasche, possono contare solo sulla loro bocca per trasportare qualsiasi cosa.
Altre razze, come i bull terrier, gli american staffordshire terrier e tutti i “mascelluti” in genere, adorano avere qualcosa da stringere nelle loro portentose bocche, e ancor di più amano misurare la propria forza con qualcuno che gli contende l’oggetto dall’altro capo.
I rimedi
innanzitutto attenzione a ciò che raccoglie, soprattutto se tende ad ingoiarlo. I sassi ad esempio possono essere pericolosissimi, quindi cercate di allungare sempre lo sguardo e di evitare che il cane si avvicini più di tanto all’ambito “boccone”.
Ma come sempre “prevenire è meglio che curare”, quindi ecco alcuni suggerimenti che possono aiutarvi a tenere la situazione sotto controllo.
Il “no”
Cercate di insegnare al vostro cane il valore di questo comando: proprio come per altre situazioni che già abbiamo avuto modo di trattare in questa rubrica, un “no” dato nel momento giusto può essere sufficiente per evitare ogni complicazione. Vi ricordo che, perché funzioni, dovete imparare a osservare molto bene il vostro quattrozzampe, cercando di anticipare di una frazione di secondo le sue intenzioni. Questo comando dato quando ormai il misfatto è compiuto non serve a nulla. Per fare pratica vi consiglio un semplicissimo esercizio che potete impostare anche in giardino o addirittura in casa: create un piccolo percorsino mettendo a terra ogni genere di cose che il vostro amico adora raccogliere come fazzoletti e bottigliette, mettetegli pettorina e guinzaglio e avvicinatevi lentamente. Quando inizierà ad essere fortemente interessato a ciò che si trova a terra, cercate di richiamare la sua attenzione (il comando “guarda” vi aiuterebbe molto) e premiatelo con un buon bocconcino. Nel caso non riusciste, passate ad un “no” deciso aiutandovi magari anche con un rumore per interrompere l’azione, come battere con la scarpa sul pavimento, dopo di che chinatevi, richiamatelo a voi e premiatelo se arriva prontamente.
Il “lascia”
Come può prendere le cose con facilità, così può imparare a lasciarli; per insegnare questo comando si inizia giocando e proponendogli qualcosa in cambio sul quale deve concentrare la sua attenzione. Una buona “tattica” è quella di utilizzare due oggetti (ad esempio palline o legnetti) molto simili tra loro: lanciate il primo e aspettate che il cane lo raccolga e si avvicini a voi. Attirate la sua attenzione agitando nella vostra mano il secondo oggetto, non appena si concentrerà su di voi probabilmente lascerà cadere il primo. Proprio in quel momento pronunciate il comando “lascia” e lanciate ciò che avete in mano. Con l’esercizio riuscirete poi a farvi lasciare qualsiasi cosa nelle vostre mani. Evitate però il cibo come “merce di scambio”, altrimenti può finire con il ricattarvi raccogliendo (e rubando) qualsiasi cosa pur di avere un boccone in cambio.
Come sempre, prima di intraprendere questi esercizi, ricordatevi di munirvi di pazienza e buona volontà: chi la dura, la vince!
 
IL TIRRENO
4 GENNAIO 2014
 
Il lupo vive qui da secoli, assurdo volerlo limitare
 
GROSSETO - Anche il “Gruppo antispecisti” interviene nel dibattito sui lupi e i canidi. «Siamo stanchi – scrive Mauro Leuci – dell'ignoranza dei politici, della violenza di chi usa i fucili e delle pretese assurde degli allevatori. Il lupo è sempre stato presente nel nostro ambiente. Numerosi documenti storici parlano della presenza del lupo da secoli in tutto il territorio italiano e in particolare nella Provincia di Grosseto. Nessun lupo è mai stato introdotto dall'uomo. Il lupo non si può allevare in gabbia e successivamente liberare in natura perché non sarebbe in grado di procurarsi il cibo e morirebbe di stenti in poco tempo. Il lupo non si può spostare come un sacco di patate in altre aree perché è un animale selvatico che ha diritto di muoversi liberamente nell'ambiente. Il lupo non ha mai attaccato l'uomo ed è veramente strano sentir parlare di pericolosità del lupo da gente armata fino ai denti che costituisce un reale pericolo per tutti». «Basta leggere i dati dell'Associazione vittime della caccia – scrive ancora Leuci – per rimanere senza parole. Ogni anno centinaia di vittime umane della caccia e nessuna causata dal lupo. Il lupo merita protezione perché gli ecosistemi hanno bisogno di predatori che favoriscono una selezione naturale tra gli ungulati. Il lupo si è visto sottrarre il suo ambiente naturale dall'uomo che sta invadendo e distruggendo l'habitat di molte specie animali. Il nostro Gruppo Antispecista ha scelto di vivere senza violenza verso gli esseri viventi con una alimentazione priva di carne e derivati. Non vogliamo essere complici dell'inquinamento causato dagli allevamenti e neppure della violenza che si nasconde dietro questi luoghi di morte e sfruttamento».
 
TRENTINO
4 GENNAIO 2014
 
Gli orsi sono caduti tutti in letargo nel mese di dicembre
 
TRENTO - Gli orsi trentini sono caduti in letargo. Come di consueto il mese di dicembre ha segnato il definitivo ritiro dei plantigradi nei siti di svernamento. Le segnalazioni di animali sul territorio sono diventate quindi rare e nella seconda metà del mese pochissime, relative solo a tracce sulla neve rilevate nella bassa val di Tovel. Nei primi giorni del mese si è fermato anche il maschio radiocollarato (M6), in letargo ora sul massiccio Paganella-Gazza. Da poco prima di Natale è stata intanto segnalata ripetutamente sul versante trentino dei monti Lessini la presenza dei lupi appartenenti al piccolo branco recentemente formatosi sull'altipiano. Tracce su neve rilevate in giorni diversi hanno evidenziato la presenza nell'area di due-quattro animali. La presenza dell’orso divide l’opinione pubblica trentina. Soprattutto nelle valli più frequentate dai plantigradi, in molti temono l’orso. Ma non ci sono mai stati episodi di pericolo. La Provincia ha raccolto in un video le più belle immagini raccolte dell’orso e dell’altro grande animale che è tornato in Trentino, il lupo. Si tratta di immagini raccolte nel corso del 2013 dalle fototrappole piazzate dal servizio Foreste e Fauna della Provincia nelle zone frequentate da orsi e lupi. Si tratta di un video di quasi 7 minuti che raccoglie le più belle immagini, quasi tutte provenienti dal monitoraggio attraverso le fototrappole, di orsi e lupi in Trentino nel corso del 2013. E' stato realizzato dal Servizio foreste e fauna ed è visibile sul sito: www.orso.provincia.tn.it. Il video mostra gli orsi che sfruttanmo i vari grattatoi piazzati nei boschi del Trentino e la diffidenza dei lupi che avanzano con prudenza nelle zone più impervie.
 
GEA PRESS
4 GENNAIO 2014
 
Avorio – Il Sequestro di Capodanno
Centinaia di zanne in un container a Dar es Salaam
 
Maxi sequestro di avorio avvenuto nel porto di Dar es Salaam, in Tanzania. I doganieri hanno individuato un container stracolmo di zanne di elefante. Per sapere l’effettivo numero bisognerà attendere il conteggio.
A quanto pare il carico era diretto in Cina ma sulla vicenda vige ancora un forte riserbo. Forse, le centinaia di zanne che si presume costituire il carico, erano arrivate nell’area portuale nel giorno di Capodanno ed una soffiata ha poi indirizzato la polizia.
Proprio nei giorni scorsi era stato portato a termine in Tanzania un grande intervento antibracconaggio. Solo in tale contesto si era scoperta l’uccisione di ben 60 pachidermi.
 
GEA PRESS
4 GENNAIO 2014
 
Spagna – Narcotrafficanti si convertono al contrabbando di animali esotici
Secondo la Guardia Civil, guadagni notevoli e rischi più bassi
 
Le lievi penalità previste per il traffico illecito di animali esotici, sarebbero la principale causa della decisione di alcuni narcotrafficanti latino americani di abbandonare il traffico di droga per quello della fauna selvatica esotica.
Lo ha dichiarato la Guardia Civil alla stampa spagnola che ha dato molto risalto alla notizia. Proprio la penisola iberica costituirebbe la principale porta per l’Europa di questi traffici. I canali sarebbero gli stessi di quelli ben collaudati della droga.
Particolarmente significative sono state le dichiarazioni di Salvador Ortega, Comandante del Servizio per la protezione della Natura della Guardia Civil (SEPRONA) che ha espressamente riferito del cambio di rotta di alcuni narcotrafficanti. Alla base di ciò ci sarebbe proprio il rischio minimo accompagnato ad alti guadagni. Il Comandante dello speciale Corpo di polizia, ha portato l’esempio di un piccolo uovo di pappagallo. Opportunamente occultato è facile da contrabbandare  sfuggendo ai controlli doganali. Alla sua schiusa, però, l’uovo si “converte” in 15.000 euro di valore stimato per il pappagallino. Nel paese d’origine era stato acquistato a non più di trenta-quaranta euro equivalenti.
Il Comandate della Guardia Civil, si è poi soffermato su un altro lucroso contrabbando, ovvero quello che si rifornisce presso le cosiddette “fabbriche di cuccioli” ungheresi, slovacche e ceche. Cagnolini che muoiono spesso per la scarsa igiene durante il trasporto e ad una età inferiore a quella prevista dalle leggi europee.
 
MUSIC FANPAGE
4 GENNAIO 2014
 
Morrissey choc: “Non vedo differenza tra il mangiare carne e la pedofilia”
Da sempre convinto difensore della causa animalista, l'ex leader dei The Smiths ha rilasciato una dichiarazione che farà discutere concludendo: "Se si crede al mattatoio, allora si dovrebbe credere ad Auschwitz".
 
Meat is murder (la carne significa uccidere), recita un celebre motto sponsorizzato fortemente dall’ex leader degli Smiths, Morrissey, che oggi ha messo in scena tutta la sua irriverenza rilasciando, durante un’intervista ad un settimanale inglese, un’affermazione che farà certamente discutere in molti, nella quale ha di fatto comparato una delle pratiche più comuni, quella di mangiare carne, alla pedofilia. Ecco quanto ha detto, confermando la sua posizione strettamente contraria rispetto alle comuni abitudini alimentari: Se si ha accesso a You Tube, si dovrebbe fare clic su quello che viene chiamato Il video che l’industria della carne non vuole tu veda. Se questo non influisce in senso morale, allora probabilmente sei di granito. Non vedo alcuna differenza tra l’alimentarsi con carne animale la pedofilia. Sono entrambi lo stupro, la violenza, l’omicidio. Se mi presenti a chi mangia esseri, mi allontano. Immaginate, per esempio, se foste in una discoteca e qualcuno vi dicesse “Ciao, mi piace lo spargimento di sangue, il taglio della gola e la distruzione della vita,” beh, dubito che ci si voglia scambiare i numeri di telefono.
Una posizione forte quella di Morrissey, con la quale probabilmente rischieranno di non concordare nemmeno le più integraliste delle associazioni in difesa degli animali. Un’affermazione che però, per alcuni, può non fare una grinza dal punto di vista della logica. Morrissey continua: “Vorrei chiedere alla Regina d’Inghilterra perché lei indossa un orsacchiotto fulminato sulla sua testa. Vorrei chiedere a tutti i cosiddetti chef famosi perché credono che gli animali non dovrebbero avere alcun diritto di vivere. Se Jamie ‘Orrible è così certo che la carne è un alimento sano, allora perché non si attacca uno dei suoi figli in un forno a microonde? Se si crede nel mattatoio, allora si dovrebbe sostenere Auschwitz. Non c’è alcuna differenza. Le persone che non sarebbero d’accordo con questa affermazione non sono probabilmente mai state dentro un mattatoio“.
 
NEL CUORE.ORG
4 GENNAIO 2014
 
AUSTRALIA, SPERANZA PER I KOALA: AVVISTATI IN "NUOVE" ZONE DEL PAESE
Trovati nel Nuovo Galles del Sud per la prima volta
 
Il koala è stato avvistato in zone dell'Australia dove non era mai stato visto prima. L'annuncio arriva da un censimento a livello nazionale condotto dalla Npa - National parks association - che ha scovato i tipici animali australiani sulle Blue Mountains del Nuovo Galles del Sud per la prima volta. I koala sono stati rilevati anche nelle Highlands, a Port Stephens e a Maitland.
"La popolazione di koala ha una densità così bassa in queste aree che se non si è direttamente alla ricerca degli esemplari è difficile vederli", ha spiegato Grainne Cleary della Npa alla Abc. I risultati sono stati ottenuti grazie al Great Koala Count, progetto che ha invitato esperti e comuni cittadini a comunicare gli avvistamenti dei koala sul territorio australiano. Un'iniziativa che nei suoi primi dieci giorni ha reclutato quasi mille persone con oltre novecento avvistamenti. "I dati che abbiamo raccolto ci aiuteranno a rafforzare gli sforzi futuri di conservazione", ha concluso la studiosa.
 
ROMA TODAY
5 GENNAIO 2014
 
Orrore a Rocca Cencia: cane stordito e impiccato a un albero
Alcuni passanti hanno segnalato il cucciolo ai volontari di ALFA Associazione love for Animals i cui attivisti hanno denunciato il macabro ritrovamento. E' il secondo caso in dopo il Jack Russel ucciso a Villa Ada

 
Roma - Ancora un cane barbaramente ucciso nella Capitale. Dopo il caso del Jack Russel seviziato e dato alle fiamme a Villa Ada all'inizio di dicembre, stavolta l'orrore si è materializzato a Rocca Cencia, in località Graniti, nei terreni al momento recitanti per i lavori della Metro C. Qui, appeso ad un albero, gli attivisti dell'associazione ALFA (Associazione love for Animal) hanno ricevuto la segnalazione del ritrovamento di una cagnetta di non più di 20 mesi. "La cagnolina, da noi chiamata Puppy per la sua giovane età, è stata dapprima stordita, poi appesa all’albero con un collare in ferro e un guinzaglio ben stretto ad un ramo", racconta con le lacrime agli occhi Emanuela Caponi, attivista di ALFA. "Puppy era solo una cucciola, al massimo di 20 mesi, una simil lupetta, che prima di salire sul ponte dell'arcobaleno ha sofferto molto e a lungo".
"Puppy" era sprovvista di microchip. Sono stati alcuni passanti ad avvertire i volontari di "Alfa", piuttosto noti nella zona. Successivamente è scattata la denuncia alla polizia municipale. Ad occuparsi delle indagini il VI gruppo.
"Stanno indagando per risalire al responsabile. Una persona capace di far del male gratuito agli animali è spesso aggressiva e violenta anche verso gli esseri umani e ci auguriamo di avere presto il nome del responsabile di un gesto così crudele", conclude Franco Clementoni di ALFa.
 
LEGGO
24 GENNAIO 2014
 
Cagnolino torturato e bruciato a Villa Ada.
Il padrone: "Era posseduto dal diavolo"

 
ROMA - «Ho dovuto uccidere il mio cane perchè era indemoniato», sono queste le parole del padrone di Fritz, il meticcio trovato bruciato a Villa Ada, a Roma, lo scorso dicembre. L'umo di 47 anni aggiunge: «Era il mio migliore amico, non me ne separavo mai, ma quando ho capito che era in balìa di Satana non ho potuto fare altro».
Inizialmente l'uomo aveva denunciato la scomparsa sostenendo che il cane si era perso. L'assenza dell'animale era stata notata da tutto il quartiere, di cui era la mascotte.
Il volpino è stato legato e strozzato da una catena in ferro stretta dieci volte intorno al corpo, sfiancato con un’asta conficcata in una spalla e alla fine bruciato, forse ancora vivo, con qualcosa che tra l’altro gli tappava la bocca per impedirgli di abbaiare.
 
GIORNALETTISMO
24 GENNAIO 2014
 
Quello che brucia il cane per liberarlo dal diavolo
 
Il Messaggero riporta oggi la storia di un cane ucciso in modo orribile a Villa Ada dal suo padrone, persona evidentemente non in perfette condizioni psicofisiche:
«Era ilmio migliore amico, nonmene separavo mai – ha ammesso alla fine il quarantenne -ma quando ho capito che era in balìa di Satana non ho potuto fare altro». Il pm Maria Bice Barborini così ha dato incarico ad un perito di stabilire le condizioni mentali dell’indagato, che potrebbe essere considerato socialmente pericoloso. Fritz, questo il nome del volpino, era diventata un po’ la mascotte del quartiere e quando il proprietario ha cominciato a passeggiare nel quartiere senza di lui sono cominciati a circolare i primi sospetti.
Poi, la scoperta:
«Ilmio Fritz si è perso», si giustificava il suo padrone, senza però mostrare nè disperazione, nè voglia di cercarlo. Agghiacciante la ricostruzione della tortura che ha portato alla morte dell’animale. Il volpino è stato legato e strozzato da una catena in ferro stretta dieci volte intorno al corpo, sfiancato con un’asta conficcata in una spalla e alla fine bruciato, forse ancora vivo, con qualcosa che tra l’altro gli tappava la bocca per impedirgli di abbaiare.
 
IL TIRRENO
5 GENNAIO 2014
 
Strage di cani, 6 muoiono avvelenati
Maremma: cinque pastori abruzzesi e un border collie uccisi il 2 gennaio a Roccalbegna (GR). Facevano la guardia a un gregge
 
Fiora Bonelli
 
Sei cani da guardia del gregge di un allevatore amiatino sono morti per avvelenamento il 2 gennaio. Si tratta di cinque pastori abruzzesi e di un border collie di proprietà di Giacomo Franceschelli, residente a Le Vene di Monte Labro ma che ha il podere a Roccalbegna con 200 pecore.
«Vado ad aprire il recinto – racconta – nel pascolo di Roccalbegna e mi trovo davanti un mio cane. Fermo, mi guarda fisso. Mi avvicino e stramazza a terra. Fulminato. Il capobranco dei miei otto cani da guardiania. Morti anche i due cuccioli a 20 metri di distanza dalle pecore. La loro mamma e altri due cani non sono riuscito a trovarli. Saranno andati a morire in qualche cespuglio o fosso. Ho ispezionato, ho guardato, niente. Mi hanno ucciso sei cani. Bravissimi, intelligenti, sicurezza del mio gregge».
Già nel 2010 a Franceschelli furono uccisi quattro cani. Ma stavolta l’allevatore ha precisi sospetti; i responsabili, secondo lui, sono da ricercarsi nel mondo dell’allevamento e della caccia. E ha sporto denuncia alla polizia provinciale. «Mi appello anche al sindaco di Roccalbegna affinché – spiega l’allevatore – per quanto gli è possibile, vigili su una situazione che mi ha duramente colpito per due volte e rischia di mandare in rovina la mia azienda».
 
LA PROVINCIA DI COMO
5 GENNAIO 2014
 
Mariano, cane da pastore ucciso a fucilate vicino casa
 
Mariano (CO) -  Ucciso a fucilate a pochi metri da casa. E’ stato trovato così dai suoi padroni il corpo di Artù.
Era un pastore svizzero di tre anni, ucciso da sconosciuti che poi ne hanno gettato il corpo in un fosso, dove è stato trovato da un altro dei cani di famiglia, Leone, suo affezionato compagno di giochi.
E anche se non hanno indizi sugli autori di un gesto tanto barbaro, i sospetti dei proprietari del povero animale guardano ai cacciatori, che da sempre si spingono fin troppo vicini alla loro proprietà, il Ranch Due Olmi.
Tanto che, raccontano, si sono ritrovati i pallini sparati da fucili e carabine persino sul tetto.
Ma la sua fine desta rabbia e indignazione. Il cane, pastore svizzero dal manto bianco, era scomparso da casa sabato scorso.
Altri dettagli sul numero in edicola lunedì.
 
LA ZAMPA.IT
5 GENNAIO 2014
 
“Al lupo, al lupo”, e ricomincia la strage
Negli ultimi cinque mesi tra Maremma e Umbria otto esemplari ammazzati ed “esposti” in piazza
 
Carlo Grande
 
L’inverno il lupo non l’ha mai mangiato, dice il proverbio e davvero in queste gelide giornate i problemi si ripresentano sempre gli stessi, anche per i predatori: a Terni nei giorni scorsi una lupa di quattro anni è stata uccisa a fucilate e in Maremma da novembre sono stati uccisi otto animali, tre solo nell’ultima settimana; sono stati presi coi lacci (due erano ibridi, incroci fra lupi e cani), poi sono stati uccisi a bastonate e fucilate e abbandonati per strada, come segno di ammonimento. Atti dimostrativi. 
Senza contare che anche in Piemonte, nella val Chisone prima di Natale, sono stati trovati i resti di un lupo e di alcuni esemplari, che erano stati avvistati le settimane scorse, non ci sono più tracce, cosa che lascia interdetti coloro che sanno quanto la convivenza con questo animale sia possibile e necessaria, per salvare la biodiversità e l’equilibrio ecologico, per incrementare il fascino dei luoghi e conseguentemente il turismo. 
Brutte storie di odio nei confronti degli animali, di una guerra ancestrale tra predatori e pastori che non vuole finire anche se oggi ce ne sarebbe la possibilità. Si potrebbero usare proiettili di gomma, reti con luci lampeggianti, cani da pastore maremmani (l’«arma bianca»). Son cose che funzionano. È vero, le predazioni crescono, serve un dibattito aperto, il pascolo brado non funziona più e i pastori vanno aiutati. Ma scarseggiano i fondi. Basta però con «al lupo, al lupo», con la folla che aggredisce i «civili» e ti aspetta dietro l’albero.  
A Grosseto una manifestazione della Lav ha puntato l’indice contro gli allevatori di pecore. «C’è una vera connivenza implicita - dichiara Giacomo Bottinelli, responsabile della Lav di Grosseto - con la quale si garantisce l’impunità di pericolosi criminali. Ogni anno in Maremma si distribuiscono novemila licenze di caccia senza accurati controlli psicologici. Per non parlare dei quasi 90mila cacciatori in Toscana. Stiamo dando armi letali in mano a evidenti squilibrati senza preoccuparci delle conseguenze». 
«La Provincia di Grosseto ha ben presente il problema delle predazioni delle greggi - ha scritto il vicepresidente Marco Sabatini -. Da tempo abbiamo avviato programmi per la tutela del lupo e la salvaguardia degli allevamenti». Come il progetto Ibriwolf e Medwolf che hanno previsto, tra l’altro, l’acquisto di reti elettriche e recinzioni. «Condanno con fermezza chi, violando la legge, si fa giustizia uccidendo i lupi - continua Sabatini -. Ma anche chi, per prendere le difese del lupo, distribuisce pubblicamente e superficialmente offese pesanti nei confronti del territorio, delle persone che vi risiedono e lavorano, delle istituzioni che lo amministrano. In entrambi i casi è violenza gratuita». 
Giusto, vanno assistiti pienamente gli allevatori, ma loro devono attrezzarsi tenendo le bestie nei recinti la notte, dotandosi di cani con collare chiodato, per sostenere una lotta altrimenti impari. Il progetto «arma bianca», ad esempio, del Wwf, propone da anni gli ottimi pastori maremmani. Certo, le cose per i margari sono cambiate e dobbiamo difendere gli ultimi lavoratori della montagna: meriterebbe uno stipendio elevato chi vuole salire d’estate a guardare le bestie, forse tanti giovani lo farebbero, imparerebbero volentieri. Sarebbe meno umiliante o faticoso che starsene in qualche call center a rodersi il fegato, o dietro al bancone di un bar.  
Ma che sciocchezza è prendersela col lupo. Lui deve rimanere nelle nostre valli, il suo ritorno è simbolo di natura rigenerata: non credete al populismo di chi lo descrive come un malvagio assetato di sangue, non torniamo ai soliti cliché, diffusi dall’alto medioevo o anche solo una manciata di decenni orsono. Ma è un transfert, siamo noi i peggiori nemici della natura.  
 
NEL CUORE.ORG
5 GENNAIO 2014
 
COLDIRETTI ALL'ATTACCO: "I LUPI SI MANGIANO 3 MILA PECORE OGNI ANNO"
Chiesto maggior impegno nella lotta al randagismo
 
In Italia i lupi hanno ucciso almeno 3mila pecore nel 2013, ma anche capre, puledri, vitelli e mucche al pascolo. E' la pesante accusa della Coldiretti, secondo cui la presenza di animali selvatici, dai lupi ai cinghiali, sta mettendo a rischio la presenza e il lavoro dell'uomo in molte aree interne del paese. Dal Piemonte all'Emilia Romagna, dall' Abruzzo alle Marche, dal Lazio al Molise fino alla Toscana e in molte altre regioni, sottolinea Coldiretti, si moltiplicano le segnalazioni di attacchi a greggi e mandrie al pascolo. Agli animali uccisi, rileva Coldiretti, si aggiungono i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, con ridotta produzione di latte e aborti negli animali sopravvissuti. Dopo un periodo nel quale la specie era scomparsa in molte aree del paese, a seguito degli interventi di ripopolamento attualmente la presenza del lupo è stimata in ben oltre il migliaio di animali, ricomparsi anche in molte zone in cui non era più presente da circa un secolo. La presenza di branchi di lupi sta scoraggiando in molte aree l'attività di allevamento mettendo a rischio anche il tradizionale trasferimento degli animali in alpeggio che, oltre ad essere una risorsa fondamentale per l'economia montana, rappresenta anche un modo per valorizzare il territorio e le tradizioni culturali che lo caratterizzano. Per Coldiretti, occorre lavorare sulla prevenzione concedendo aiuti per la realizzazione di opere di protezione, quali ad esempio la costruzione-ristrutturazione delle stalle, i sistemi fotografici di allarme e la costruzione di recinti per la permanenza notturna degli animali.
Ma e' anche necessario, continua la Coldiretti, rivedere il sistema di accertamento e risarcimento dei danni affinché oltre a garantire un completo reintegro della perdita di reddito per l'agricoltore siano coperti non solo i danni da lupo, ma anche quelli causati da cani inselvatichiti nonché quelli indiretti per aborti e cali di produzione; prevedere un sistema di misure di prevenzione dei danni incentivando le imprese agricole con un adeguato regime di sostegno; costituire delle ronde con volontari che collaborino con i pastori e gli allevatori nella sorveglianza; un maggior impegno nella lotta al randagismo. Essendo il lupo una specie protetta dalla normativa europea, sottolinea Coldiretti, si rende indispensabile trovare un giusto equilibrio perche' questa convivenza forzata tra l'animale e l'uomo non porti all'abbandono dell'attivita' di allevamento. Non sarebbero solo gli allevatori a perderci, ma l'intera comunità poiché i pastori attraverso la loro opera conservano e valorizzano la montagna e le sue tradizioni.
 
LA REPUBBLICA
5 GENNAIO 2014
 
La vittoria del lupo
 
E’ l’altra faccia del successo: la polemica. Il lupo torna nelle cronache con le proteste degli allevatori in Toscana perché esiste, perchè sta vincendo la sua battaglia per la riabilitazione, una campagna iniziata dagli ambientalisti nel 1973, quando la specie era a un passo dall’estinzione. E l’Italia ha svolto in questo senso un ruolo di leadership che è stato riconosciuto anche nel congresso mondiale del novembre scorso a Caramanico Terme: siamo i più bravi nell’escogitare sistemi di convivenza per ridurre al minimo i danni inevitabili. Ad esempio tra le tecniche sperimentate sul Pollino e sulla Majella c’è il “gregge del parco”: un centinaio di pecore affidate a un gruppo di pastori per creare un capitale naturale che serve a compensare in natura i danni prodotti dai lupi. Il 75 per cento dei nuovi nati va ad alimentare il gregge, il 25% costituisce la riserva per reintegrare le pecore uccise dai lupi.
Aggiungendo stazzi protetti e cani addestrati, le perdite di pecore possono essere sensibilmente ridotte: secondo i calcoli di Federparchi i  danni prodotti dai lupi non arrivano a un centesimo di quelli causati dai cinghiali ai raccolti. E una buona parte dei danni che vengono rimborsati agli allevatori, catalogando le pecore uccise come vittime dell’aggressione da parte dei lupi, sono in realtà prodotti dai branchi di cani abbandonati e inselvatichiti, che ormai hanno raggiunto numeri decisamente superiori a quelli degli antichi predatori naturali delle greggi.
E’ un rovesciamento della scala delle preoccupazioni che fa riflettere. I secoli della caccia sistematica ai lupi erano i secoli in cui esisteva ancora una wilderness dominante e minacciosa. «Bisogna entrare nel bosco, facendo gran rumore di trombe, corni, tamburi, gridando, sempre andando dove sono le reti e i lacci, non temendo di passare spini e macchie, perché quelli sono i luoghi dove i lupi si cacciano», scrive Carlo Stefano nel 1606, nel trattato “Agricoltura nuova”. Oggi, al contrario, la natura è in ginocchio e le migliaia di persone che abbandonano il cane sulla strada per andare in vacanza fanno più danni dei lupi.
Danni a cui, oltretutto, non corrispondono benefici. Mentre la presenza del lupo è un bonus di promozione anche turistica del territorio perché rivela vitalità e ricchezza biologica.
 
BRESCIA TODAY
5 GENNAIO 2014
 
Madre e figlia fanno sesso con un pastore tedesco: denunciate
La denuncia da parte dell'Aidaa, l'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente. Le due donne, di 66 anni e 45 anni, facevano sesso nel recinto dove tengono il cane
 
Prov. di Brescia, Due donne residenti nel Casalasco sono state denunciate per il reato di maltrattamento di animali ai sensi dell'articolo 544 del codice penale.
Stando a quanto ricostruito dell'AIDAA, l'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente, madre di 66 anni e figlia di 45 erano dedite al sesso a tre: "Il problema è che maschio in questione non è un umano ma il loro cane pastore tedesco".
I controlli sono scattati dopo una denuncia al telefono amico dell'associazione, che ha poi raccolto due testimonianze scritte dei vicini: "Hanno confermato di aver assistito a ripetuti rapporti sessuali delle due donne che pare soffrano di turbe psichiche con il loro cane, rapporti che avvenivano nel recinto dove viene tenuto l'animale".
 
NEL CUORE.ORG
5 GENNAIO 2014
 
L'ARCIVESCOVO TUTU: "SUGLI ANIMALI INGIUSTIZIE DA NON TRASCURARE"
La posizione del premio Nobel per la Pace
 
L'arcivescovo Desmond Tutu, notissimo difensore dei diritti umani e premio Nobel per la pace, ha recentemente preso una posizione forte sulla protezione degli animali, dicendo: " La questione degli abusi e crudeltà che infliggiamo su altri animali deve combattere per la nostra attenzione in quello che a volte sembra un'agenda morale già strapiena. E' fondamentale , tuttavia, che questi casi di ingiustizia non siano trascurati. "
"Ho potuto constatare in prima persona – continua – che l'ingiustizia viene trascurata quando le vittime sono impotenti o vulnerabili , quando non hanno nessuno che parli a loro nome e nessun mezzo di rappresentare se stessi a un'autorità superiore .Gli animali sono precisamente in quella posizione. Se non prestiamo attenzione ai loro interessi e non parliamo ad alta voce per conto loro, abuso e crudeltà proseguiranno incontrastati. E' una sorta di follia teologica supporre che Dio abbia fatto il mondo intero solo per gli esseri umani, o supporre che Dio sia interessato solo ad una dei milioni di specie che popolano la buona terra di Dio".
Il reverendo Tutu si unisce ad altre voci autorevoli, tra cui Nelson Mandela e Papa Francesco, che chiedevano e chiedono gentilezza e compassione per gli animali.
 
ECO SEVEN
5 GENNAIO 2014
 
Un cane come amico per combattere allergie
Il cane e’ il miglior amico dell’uomo anche per combattere le malattie legate a reazioni allergiche, come asma e raffreddore da fieno
 
Un antistaminico naturale per combattere le allergie? Un cane. Abituare un bambino alla presenza di un cane, infatti, sembra far bene all’umore e alle malattie legate a reazioni allergiche, come asma e raffreddore da fieno. Il cane favorisce la crescita, nell’intestino umano, di un batterio che tiene lontano queste malattie. I bambini che entrano in contatto con animali domestici o bestiame da allevamento sono meno sensibili a reazioni allergiche di tipo respiratorio. Nel 2010 Susan Lynch, microbiologa dell'Università della California di San Francisco, ha dimostrato che i cani che vivono in parte anche all'aria aperta veicolano microbi nell'ambiente domestico, parte dei quali si trova anche nel nostro intestino.
Ma non era stata ancora provata la relazione tra la risposta immunitaria alle reazioni allergiche e la diffusione degli stessi batteri. Per dimostrare questo la ricercatrice ha somministrato a dei topolini acqua e polvere domestica da una casa con cani e ad altri acqua e polvere da una casa senza cani, scoprendo che i primi hanno mostrato una reazione allergica minima o nulla, mentre gli altri hanno rimediato un bel raffreddore. Le ricerche per dimostrare come la presenza di un cane sia utile a combattere le allergie continuano ancora.
 
LA PROVINCIA PAVESE
5 GENNAIO 2014
 
Forestale, controlli sui fitofarmaci
 
ZAVATTARELLO (PV) Un anno ricco di lavoro e di impegno per gli uomini del comando Stazione di Zavattarello della Guardia Forestale, guidati dal comandante Arturo Gigliotti. Ed il 2014 si apre con un programma ben preciso: «Controllare le aziende che impiegano fitofarmaci – dice Gigliotti – Le verifiche ne riguarderanno almeno un centinaio, dopo tutte quelle già controllate nei mesi scorsi». Il lavoro di verifica aveva riguardato anche i privati: complessivamente era stato di 140mila euro l’importo elevato a livello di sanzioni e contravvenzioni per irregolarità riscontrate dagli uomini della Forestale. Per quanto concerne i controlli relativamente allo smaltimento di rifiuti speciali e pericolosi nell’anno appena trascorso sono state definite multe per 90mila euro: per reati correlati, dieci le persone segnalate alla Procura della Repubblica per i provvedimenti del caso. Le multe per i controlli veterinari e e maltrattamento di animali assommano a circa 22 mila euro. L’attività della Forestale di Zavattarello ha riguardato anche i controlli agroalimentari nei supermercati e nei negozi rionali: complessivamente sono state irrogate multe per circa 20mila euro. Nel mirino della Forestale di Zavattarello (il cui personale è stato insignito di encomi e lodi da parte dei vertici del corpo forestale dello Stato, per le operazioni di polizia e per gli interventi nel campo della Protezione civile) in modo particolare i falsi prodotti Dop o alimenti di provenienza non meglio certificata. Gli uomini della Forestale si sono occupati anche di controlli in materia di caccia, taglio illecito di alberi, inquinamento e codice della strada: la Forestale ha accertato irregolarità definendo sanzioni per un importo di 20mila euro. Non sono mancate anche parecchie denunce alla Procura per furto, minacce e inquinamento. Tornando al controllo sui fitofarmaci, il comandante Gigliotti pone l’accento sul fatto che «i controlli proseguiranno a tamburo battente, considerando che si tratta di prodotti tossici, utilizzati anche nei vigneti, in grado potenzialmente di produrre inquinamento nei terreni e nelle falde acquifere».
 
GEA PRESS
5 GENNAIO 2014
 
L’aviaria che viaggia – “Distrutti” in 4000, tra polli da carne ed anatre
I casi nel trevigiano e mantovano, dove sono stati uccise 35 galline e 4 capponi
 
Ancora virus aviario H5N2 a bassa patogenicità rinvenuto in allevamento agricolo. Questa volta a finire uccisi sono stati 2000 polli da carne ed altrettante  anatre. L’allevamento è ubicato nel trevigiano. Tutti i corpi degli animali, comunica il Ministero della Salute, sono stati “distrutti”. La rilevata presenza in tre animali del virus a bassa patogenicità era stato confermato dal Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza Aviaria il giorno della Vigilia di Natale.
Il 27 dicembre lo stesso Centro confermava inoltre la presenza del virus H5 LPAI (bassa patogenicità) in provincia di Mantova.  In  questo caso si tratta di un piccolo allevamento rurale con 35 galline e 4 capponi  che sono stati già abbattuti ed i loro corpi distrutti. Il tutto è avvenuto nella stessa giornata.
Dalle analisi eseguite sui campioni, riferisce sempre il Ministero della Salute – Dipartimento della Sanità Pubblica Veterinaria, potrebbe esistere una “forte correlazione” con i ceppi precedentemente isolati in Sud Italia. Questo, aggiunge il Ministero, in considerazione dei flussi commerciali della filiera rurale. Il Ministero non riporta la data antecedente alla quale fare riferimento, ma lo scorso dicembre (vedi articolo GeaPress) alcuni casi relativi al virus H5 (in un caso specificato come H5N2) vennero rintracciati in nord Italia. Di poco antecedente la scoperta di altri due focolai H5N2 nelle province di Avellino e Napoli. In questo caso, sulla base delle indagini epidemiologiche, il Ministero della Salute aveva evidenziato “correlazioni significative” tra i ceppi delle diverse regioni coinvolte.
 
GEA PRESS
5 GENNAIO 2013
 
Sudafrica – I primi rinoceronti abbattuti del 2014
 
E’ iniziato molto male il 2014 per i rinoceronti sudafricani. L’Autorità nazionale per i Parchi Nazionali ha infatti confermato come negli ultimi giorni sono state trovate ben sei carcasse di rinoceronte.
Non sono ancora noti i luoghi dei ritrovamenti così come lo stato dei corpi, ovvero se presentati il taglio del corno. Secondo indiscrezioni ancora in attesa di conferma sembra che alcuni ritrovamenti siano avvenuti in prossimità del confine con il Mozambico. Non è pertanto da escludere che una delle aree interessate dai recenti casi di bracconaggio, sia il Kruger Park.
Come è noto il mercato dei corni di rinoceronte è quasi esclusivamente estero. In modo particolare la principale destinazione è la Cina. La polvere del corno, infatti, è ambita dalla medicina tradizionale anche se l’effetto terapeutico è nullo. Eppure la preziosa polverina ha raggiunto prezzi equiparabili a quelli della cocaina.
 
QUOTIDIANO.NET
6 GENNAIO 2014
 
Sequestrati 15 pitbull in un canile abusivo: erano destinati ai combattimenti
 
Erice (Trapani). Il giro era nelle mani di un noto pregiudicato che controllava le scommesse. Blitz della polizia e si attendono sviluppi
Roma, 6 gennaio 2014 -  Aveva messo su un canile abusivo in un edificio sotto sequestro da parte dell'autorità giudiziaria e, grazie ai suoi legami con la criminalità organizzata, contava sul silenzio di tutti i vicini. Ma le cose sono andate diversamente, come raccontano il Giornale di Sicilia e la Gazzetta Trapanese.
Sabato sera, nel popolare rione di San Giuliano, nel territorio di Erice Casa Santa, è scattato il blitz della polizia. Gli agenti della squadra volante, diretti da Biagio De Lio, hanno sequestrato quindici pit-bull custoditi in un immobile che era stato trasformato in un canile abusivo. A realizzare questa struttura del tutto «fuorilegge» era stato un noto pregiudicato, N. C. di 53 anni, che è stato denunciato alla magistratura.
I cani venivano tenuti separati in alcuni box e, secondo gli investigatori, erano destinati ai combattimenti clandestini e al conseguente giro di scommesse. A far saltare in aria il traffico l'intervento delle forze dell'ordine che hanno agito a seguito di alcune segnalazioni. 
I cani venivano ospitati in un immobile che era di proprietà di una società dichiarata fallita. Non si esclude che la vicenda possa portare a nuovi sviluppi. I cani, nel frattempo, sono stati lasciati nel canile abusivo e già da questa mattina sono iniziati i trasferimenti in strutture adeguate. Anche loro, come tutti i cani rinchiusi nei canili, meritano una seconda occasione e una famiglia che li adotti. Sono ex combattenti e andranno monitorati dagli esperti ma sono creature sfruttate dall'uomo che hanno diritto ad una vita serena.
 
IL TIRRENO
6 GENNAIO 2014
 
Spari contro i lupi la polizia provinciale indaga sulle colline
 
ROSIGNANO (LI) Spari sulle colline. Non ai cinghiali o ai fagiani. Ma ai lupi. Così la polizia provinciale ha avviato una serie di accertamenti per trovare chi, negli ultimi giorni, ha alzato il fucile contro questi animali che sono protetti dalla legge. La conferma arriva dal comandante Maurizio Trusendi, che ha in messo in moto i suoi «dopo le segnalazioni che abbiamo ricevuto la settimana di Natale al Gabbro, Colle e Rosignano». «Ci stiamo occupando di tutelare questi animali protetti da possibile attività di bracconaggio», sottolinea. Per ora il caso non ha raggiunto la Procura, ma alcune segnalazioni sembrano essere dettagliate. Per la legge sulla caccia chi abbatte un animale protetto rischia la denuncia penale, con l’arresto da due a otto mesi e l’ammenda da 750 a 2mila euro. Somma che raggiunge migliaia di euro (anche più di 20mila) con la disciplina Cites. Che le colline tra Rosignano e Livorno siano storicamente zona di lupi è risaputo. La differenza rispetto al passato, spiega Trusendi, è che «ora questi animali vivono e cacciano stabilmente sulle nostre colline, mentre fino a quattro-cinque anni fa arrivavano a fine estate e se ne andavano in primavera». Come si spiega? «Il lupo, che negli anni Settanta sembrava sparito – riprende il comandante – è in una fase di ripresa demografica. Si sono incrementate le specie che preda: daini, mufloni, caprioli, anche i cinghiali, ma più raramente. Molti cacciatori pensano che ci siano meno cinghiali per colpa dei lupi, in realtà gli esemplari sono in calo da quando è stata vietata la pasturazione». Lo conferma anche Viviana Viviani, ex agente della polizia provinciale di Piombino e adesso in quella di Pisa ma soprattutto naturalista esperta di lupi: «Sulle colline tra Livorno e Rosignano - dice - c’è un branco che non supera i sei esemplari, che viene monitorato, come del resto ce n’è uno in Val di Cecina, dietro la macchia della Magona. Essendoci un branco stabile è chiaro che attaccano, soprattutto gli allevamenti che non sono protetti. Infatti le lamentele arrivano dagli allevatori». «A sentire in giro – chiosa Trusendi – sembra quasi che ce ne siano a centinaia: prima c'era la psicosi delle pantere, ora dei lupi. Noi li seguiamo da anni, abbiamo piazzato foto trappole dappertutto nei boschi: nelle colline livornesi, in 100 chilometri quadrati, c'è un branco con sei esemplari».
 
CORRIERE FIORENTINO
6 GENNAIO 2014
 
Uomini e lupi (e cani)
È guerra in Maremma
Gli attacchi al bestiame sono spesso condotti da ibridi, animali con un comportamento meno prevedibile
 
In un bosco toscano, un cane mangia una pecora. La notte dopo un uomo cattura un lupo, lo massacra a bastonate e lo lascia in strada come sfida all’ordine costituito e trofeo della sua guerra personale. Sembra una storia d’altri tempi, di prima della civiltà, eppure succede in Maremma in queste notti d’inverno: otto tra lupi e ibridi lupo/cane - in due mesi - cacciati di frodo, puniti con un’agonia gratuita e esposti in piazza al ludibrio del popolo. Senza neanche una certezza su chi, davvero, abbia attaccato il bestiame. Perché quella pecora, molto probabilmente, non era stato un lupo a mangiarla: uno studio condotto nei boschi toscani dalle università di Sassari e Durham (Uk), durato 9 anni e riportato su «Science daily», indica che «caprioli e cinghiali compongono il 95% della dieta» di un lupo che vive in regione, mentre «per la predazione del bestiame le prove sono molto limitate».
Oltre a cinghiali e altri ungulati sono attaccati anche piccoli roditori, lepri e animali d’allevamento ma, spiegano gli esperti, il prelievo di questi ultimi «è solo una parte molto ridotta della dieta». Lo studio è stato condotto analizzando resti alimentari e digestivi lasciati dai predatori: secondo il biologo Stephen Willis, co-autore della ricerca, è stato dimostrato che se il lupo si diffonde «in un territorio con sana popolazione di ungulati, l’impatto sul bestiame può essere minimo». Ma in questi anni, nei boschi e negli allevamenti a cielo aperto della Maremma toscana, a molti l’impatto dei predatori non è parso trascurabile: gli attacchi al bestiame, segnalati per la prima volta nel 1994, si contano oggi a decine, e molti allevatori hanno subito danni sia diretti (capi uccisi) sia legati al successivo stato di terrore degli animali con conseguenze come aborti, malattie, ridotta quantità di latte.
Un problema che sta minando sia l’economia di un territorio a forte vocazione agro-pastorale, sia l’efficacia delle politiche di compromesso tra tutela delle aziende e protezione dei lupi. Politiche che, basate sempre più sulla prevenzione (finanziamenti per recinzioni elettriche, cani da guardia, corsi di formazione) e sempre meno sui risarcimenti alle aziende, non sembrano però offrire soluzioni all’incremento di una specie che non ha predatori naturali. E che solo in questi ultimi anni - e ancora troppo poco - hanno aperto ambiti di partecipazione attiva per popolazioni locali e operatori economici. E, di recente, è sorto un nuovo problema: sempre più spesso gli attacchi al bestiame sono condotti da cani (d’affezione, da pascolo o randagi) o da ibridi lupo-cane. Animali con comportamento meno prevedibile, rispetto alla specie madre, in termini di aggressività, timore dell’uomo, tendenza all’aggregazione in branchi. Il fenomeno, studiato dal progetto di ispirazione europea Ibriwolf, è peggiorato da una carenza giuridica: gli ibridi, è spiegato, sono tuttora «in un terreno normativo sconosciuto e per questo le amministrazioni sono prive di sostegno per attuare una politica di gestione».
 
IL CENTRO
6 GENNAIO 2013
 
Cagnolino cade nel fiume a Castel di Sangro (AQ) ma viene salvato dai vigili del fuoco
 
Un cagnolino di razza meticcia miracolosamente salvato dall'annegamento dai vigili del fuoco di Castel di Sangro. Ieri mattina l'animale, per cause accidentali, era precipitato nelle acque del fiume Zittola, nel centro urbano di Castel di Sangro, rischiando di annegare. Quando i vigili del fuoco sono arrivati sul posto, allertati dai carabinieri, il cane si manteneva a stento a galla soltanto con la testa, aggrappato ad alcuni arbusti. E avrebbe resistito ancora per poco se i vigili non fossero intervenuti a salvarlo. Con l'ausilio di una scala, l'animale è stato raggiunto dai soccorritori e tratto in salvo. L'operazione è stata resa particolarmente difficoltosa anche dalle condizioni climatiche impervie. Infreddolito, ma in buone condizioni, dopo il salvataggio ha subito recuperato la strada di casa.
 
MESSAGGERO VENETO
6 GENNAIO 2014
 
I bracconieri agiscono per fame, Pezzin: più controlli nel Parco
Il presidente: ci sono state segnalazioni di prede cacciate per il sostentamento della famiglia. «Non vogliamo che il fenomeno aumenti, non possiamo ridurre ancora vigilanza e manutenzioni»
 
CIMOLAIS (Pordenone). Torna il bracconaggio per fame. In altre parole la crisi economica, che sta attanagliando il Paese e si fa sentire soprattutto nelle zone più periferiche, sta spingendo sempre più persone a pescare e cacciare di frodo. Se c’è stato un tempo in cui i bracconieri si limitavano ad abbattere i capi e ad abbandonarli sul territorio per puro divertimento o dopo averne asportato solo la pelle e i trofei, ora fa la propria ricomparsa la caccia per alimentarsi.
È un fenomeno serpeggiante che però preoccupa non poco il Parco naturale delle Dolomiti friulane e i volontari che da anni si occupano della gestione della fauna selvatica. L’area protetta ha fatto registrare numerosi casi di attività venatoria non autorizzata ma per il momento non vengono diffuse statistiche precise.
Negli ultimi mesi sono stati individuati dalle forze dell’ordine due soggetti, “beccati” mentre recuperavano alcuni cervi appena abbattuti (i due sono stati denunciati alla Procura di Belluno, competente sulla Val Vajont). Ci sono stati poi i rinvenimenti di carcasse a testimonianza dell’effettiva portata del fenomeno.
Di certo c’è la volontà del presidente e sindaco di Erto e Casso, Luciano Pezzin, di insistere per la costituzione delle guardie Parco, previste dalla legge del 1994 ma mai assunte.
«Il territorio tutelato è vastissimo e popolato da migliaia di esemplari che fanno gola – ha spiegato Pezzin –. La caccia di selezione ha evitato che un eccessivo numero di capi creasse disguidi nella catena alimentare e gettasse le basi per la diffusione di malattie come la rogna sarcoptica. Ora però è tutto fermo e abbiamo paura che il bracconaggio e la pesca abusiva aumentino a dismisura. Altri Parchi nazionali sono in preallarme perché la crisi fa incrementare anche i casi di cacciatori autorizzati che però non hanno rinnovato la copertura assicurativa».
Sulle guardie Parco Pezzin insiste. «Dobbiamo capire che l’ente sarebbe un ottimo strumento di crescita delle nostre vallate, da sempre deboli da un punto di vista economico – ha continuato il primo cittadino di Erto e Casso –. Ma se i tagli al bilancio continueranno, la vigilanza diventerà un problema. Abbiamo già ridotto le manutenzioni alla sentieristica e al marketing internazionale. Non vorremo ridurre ancora le attività, mettendo a rischio i posti di lavoro già creati negli anni. L’effettiva concretizzazione del corpo di controllo potrebbe aiutare non poco i nostri paesi e agevolare il processo di crescita dell’ente».
Nel frattempo proseguono i monitoraggi anche di cacciatori, pescatori e cercatori di funghi autorizzati. In Trentino Alto Adige sono state aumentate le tasse a carico di chi richieda la licenza ma risieda fuori Regione, per impedire un eccessivo impoverimento delle risorse naturali della zona.
 
IL SITO DI PALERMO
6 GENNAIO 2014
 
La fisioterapia anche per i cani malati che desiderano tornare a correre
Patologie di tipo ortopedico e neurologico possono immobilizzare il più fedele amico dell'uomo ma la riabilitazione manuale e strumentale può essere un valido supporto per superare diversi problemi. Ne parla Maurizia Zaccolo, veterinario specialista
 
(di massimo brizzi) Fisioterapia, un valido ausilio anche nei cani quando la speranza di tornare a correre sembra perduta. Patologie di tipo ortopedico e neurologico possono immobilizzare il più fedele amico dell'uomo ma la fisioterapia riabilitativa può essere un valido supporto per superare diversi problemi.
Naturalmente con la supervisione di un medico veterinario che impegnerà cane e padrone in un percorso a volte lungo ma efficace e che farà tornare il cane ad una vita fatta di passeggiate e momenti di gioco insieme con il suo amico umano, scongiurando l'ipotesi dell'iniezione letale come estremo ed ultimo rimedio per cani immobilizzati.
"La fisioterapia veterinaria persegue gli stessi obiettivi applicati nella medicina umana – spiega Maurizia Zaccolo, medico veterinario (nella foto)-. Alleviare il dolore, assorbire eventuali edemi, stimolare la circolazione sanguigna rilassare e migliorare il tono muscolare, riuscendo a volte nei cani adulti anche a evitare un intervento chirurgico. Un'immobilizzazione prolungata di un animale può avere effetti negativi a livello osseo e a livello di legamenti, pertanto bisogna intervenire tempestivamente con esercizi giornalieri che riducano l'atrofia", prosegue Maurizia Zaccolo.
"Ci sono tecniche manuali e strumentali, con una tabella che regola il carico di lavoro per non sovraccaricare il cane ritardandone la guarigione. Le tecniche manuali si avvalgono della termoterapia che utilizza il caldo e il freddo, di massaggi e di esercizi attivi e passivi. Le strumentali utilizzano ultrasuoni, elettrostimolazione, laser terapia, agopuntura e onde d'urto. Importantissima l'età del cane poiché il cucciolo avrà bisogno di un trattamento più frequente con sedute ridotte e il cane adulto di sedute di più lunga durata a maggior intervallo".
"Gli animali che non sono in condizioni di sorreggersi autonomamente - aggiunge la Zaccolo - sono aiutati da particolari sostegni ad esempio grandi palle collocate nella zona ventrale dell'animale. La palla si dimostra utilissima nel favorire un equilibrio statico ma anche un equilibrio dinamico nel momento in cui è spostata avanti e indietro. I sostegni vanno diminuiti gradualmente così che l'animale possa imparare a sorreggere il peso del proprio corpo stimolando il sistema nervoso e rinforzando sempre più i muscoli", afferma il veterinario.
Fondamentale è riuscire a seguire con costanza la tabella di lavoro che vedrà impegnati cane e padrone anche in esercizi a casa per diminuire le sedute in ambulatorio e i costi di una terapia che può protrarsi nel tempo. "A questo scopo indico e spiego gli esercizi da eseguire a casa con il proprio amico a quattro zampe che con incontri successivi in ambulatorio saranno modificati in base ai progressi conseguiti", conclude Maurizia Zaccolo.
Una terapia che affianca il proprio amico in un momento difficile della sua vita, con l'indispensabile supporto di un veterinario-professionista che può far tornare il sorriso e stringere ancora di più un connubio indissolubile tra cane e umano. Come in una squadra vincente, bisogna crederci: l'unione permette di superare sfide a volte difficili. Anche nelle patologie dei cani.
 
POLITICAMENTE CORRETTO
6 GENNAIO 2013
 
Barbarie sugli animali. Scontri in Egitto. Cuccioli di cane usati come 'palle di fuoco'
Più di 20 cuccioli sono stati usati come bombe viventi negli scontri in Egitto. Solo tre di loro sono stati salvati
 
L'orrore non ha limite. Negli scontri in Egitto nella Piazza Tahrir, giovedì, dieci uomini avrebbero raccattato più di 20 cuccioli di cane e iniziato a versare benzina su di loro per buttarli sull'esercito.
Un'associazione americana dei diritti degli animali ha riferito che queste palle di fuoco volanti erano cuccioli utilizzati come armi. Sono riusciti a salvarne solo tre, tutti di 12 settimane.
Secondo l'Huffington Post, un attivista animalista in Egitto ha contattato un membro dell'associazione «Pet ResQ Inc.», per inviare i cuccioli nel New Jersey per farli adottare. 
Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione da anni impegnata anche nella difesa dei diritti degli animali, c’è poco da commentare. Nel momento in cui un Paese vive il dramma della guerra civile episodi di violenza del genere sono all’ordine del giorno perché la bestialità dell’uomo nei confronti dell’uomo può arrivare a fatti anche peggiori, figurarsi nei confronti degli animali che arrivano ad essere trattati come oggetti.
Non resta che sperare che la comunità internazionale contribuisca ad un processo che riporti la pace nel paese delle piramidi e che le autorità locali impediscano e censurino il ripetersi di fatti analoghi.
 
LA ZAMPA.IT
6 GENNAIO 2014
 
Caccia alle balene, un video inchioda il Giappone
Le immagini della Sea Shepherd mostrano tre esemplari
uccisi sulla nave Nisshin Maru nel Mare Antartico
 
Caccia indiscriminata alle balene, un video dell’organizzazione Sea Shepherd inchioda il Giappone continua a pescare le balene in un’area protetta, in acque internazionali. Le riprese aeree effettuate dagli ambientalisti mostrano tre esemplari uccisi sulla nave Nisshin Maru nel Mare Antartico. 
Ufficialmente le attività delle flotte giapponesi nell’Antartico sono destinate alla “ricerca scientifica” una pratica tollerata dalla Commissione internazionale che invece vieta la caccia a fini commerciali dal 1986.Bob Brown di Sea Shepherd Australia accusa senza mezzi termini: «Guardate le immagini del massacro delle ultime 24 ore. Non c è niente di scientifico in questo. È solo macelleria di queste balene, la cui carne sarà portata in Giappone per essere venduta a caro prezzo». L’organizzazione critica anche il governo australiano per l’inefficienza dei controlli promessi l’anno scorso in campagna elettorale. 
VIDEO
 
GEA PRESS
6 GENNAIO 2014
 
Balene Antartide – Sono arrivate le navi giapponesi ma le critiche sono per l’Australia (VIDEO balene uccise)
 
La comunicazione rilasciata ieri sera da Sea Shepherd riferisce dell’intera flotta baleniera giapponese avvistata in prossimità del Santuario dei cetacei. Il video diffuso dagli ambientalisti, mostra in effetti  quelle che sembrano i corpi di tre balenottere minori caricati nella nave destinata alla macellazione. La seconda parte del breve filmato evidenzia tra l’altro  grandi striscie di sangue ed alcuni operatori che indossano un casco giallo.
Il governo giapponese non ha ancora rilasciato  dichiarazioni in merito a quanto successo.
La questione imporrebbe, ad avviso di Sea Shepherd, un intervento deciso da parte dell’Australia che però, secondo le denunce degli ambientalisti, ancora non avviene.
Ieri sarebbero state individuate tutte le cinque  navi componenti la flotta ivi compresa quella destinata alla lavorazione delle balene, ovvero la Nisshin Maru.  Lo scorso dicembre Sea Shepherd aveva comunicano la partenza dal porto di Innoshima proprio di quest’ultima nave (vedi articolo GeaPress).
Sempre secondo quanto riferito dagli ambientalisti la quota di balene che potrebbe essere prelevata dai giapponesi è pari a 1035 animali. In tutto 935 Balenottere minori, 50 Balenottere comuni e 50 Megattere. Il Giappone non è comunque l’unico paese al mondo che caccia le balene. Finora la giustificazione  è stata quella della ricerca scientifica.
Dure critiche al Governo australiano sono arrivate anche dagli esponenti dei Verdi di quel paese. Il Governo, hanno riferito, deve decidere da che parte stare.
In prossimità delle aree di caccia vi sono attualmente tre navi di Sea Shepherd. Si tratta della Bob Barker, della Sam Simon e della Steve Irwin. Nel corso della passata campagna, le due flotte si incontrarono mettendo in atto una serie di contatti diretti. Secondo Sea Shepherd, in quella occasione, il Giappone abbandonò la sua campagna di caccia. Non è chiaro, invece, dove ora si sono dirette    le navi baleniere. Secondo gli ambientalisti potrebbero avere abbandono il luogo.
VEDI VIDEO SEA SHEPHERD
 
GEA PRESS
7 GENNAIO 2014
 
Sea Shepherd raggiunge la baleniera in fuga
Fotografata fuori del Santuario delle balene.
 
Le navi di Sea Shepherd hanno raggiunto, in un’area esterna al Santuario delle balene, la nave-fabbrica giapponese Nisshin Maru ed altri due scafi che costituiscono parte della flotta baleniera. Sea Shepherd ha così intercettato le navi dopo averle individuate una prima volta l’altro ieri. Gli ambientalisti, in questo primo caso, avevano denunciato la loro presenza all’interno dell’area di tutela dell’oceano meridonale.  In quella occasione Sea Shepherd aveva diffuso il video di alcune balene uccise (vedi articolo e VIDEO ).
Secondo gli ambientalisti il nuovo avvistamento conferma come la flotta giapponese si sia dispersa in un’area esterna al Santuario delle balene, ma sono tutt’ora nell’oceano meridionale. La “fuga” farebbe  seguito del primo incontro avvenuto l’altro ieri. In particolare le navi nipponiche avrebbero passato il limite settentrionale della zona di Tutela sulla quale è in atto da anni una vera e propria diatriba internazionale sul suo riconoscimento. Sulla rotta della Nisshin Maru vi sono due navi di Sea Shepherd. Si tratta della Sam Simon e della Steve Irwin. Da quest’ultima si è levato un elicottero.
Fermo il commento degli ambientalisti: se la Nisshin Maru torna nella zona di caccia, interverremo.
Secondo Siddarth Chakravarty, capitano della apitano della Steve Irwin, “questo è un ottimo inizio dell’operazione Retenless. Nel giro di un giorno e mezzo abbiamo creato il caos all’intera flotta giapponese“.
Una battaglia vinta, secondo Adam Meyersonsaid capitano della Sam Simon, “ma la guerra per il Santuario delle Balene dell’oceano meridionale si scatenerà nei prossimi mesi“.
 
ANSA
7 GENNAIO 2014
 
Arpioni Giappone a caccia balene in santuario antartico
Attivisti Sea spheperd postano video carcasse cetacei su nave
 
(di Fabio Govoni) Gli arpioni giapponesi colpiscono ancora, facendo illegalmente strage di balene all'interno del santuario protetto attorno all'Antartide: la denuncia è degli ambientalisti di Sea Shepherd, che hanno messo in rete per i media di tutto il mondo un truculento filmato ripreso da un loro elicottero su una baleniera nel Mare di Ross. Si vedono tre carcasse di balenottere ancora allineate sul ponte, una con l'arpione ancora conficcato su un fianco, e una quarta già scuoiata, smembrata e dissezionata, i cui blocchi di carne vengono trascinati in giro sul ponte della nave dagli operai in un lago di sangue, mentre le interiora vengono gettate nelle acque dell'Oceano. "E' uno spettacolo cruento, sanguinoso e medievale che non può avere posto nel mondo moderno", ha commentato davanti ai media Bob Brown, presidente di Sea Shepherd, la cui flotta ambientalista ogni anno, con l'arrivo dell'estate antartica, inizia a "dare la caccia" alle baleniere giapponesi, arrivando spesso alla 'battaglia navale'. Gli attivisti dicono che il filmato riprende la nave baleniera e fabbrica galleggiante giapponese Nisshin Maru, e che nella zona del Mare di Ross ve ne sono altre cinque, che si starebbero ora allontanando dalla zona senza fare storie, seguite a distanza dalle navi della flottiglia di Sea Shepherd. L'Ong internazionale ha quindi chiesto all'Australia di far sentire con forza la sua protesta a Tokyo, come ha fatto in passato, dopo che la Nuova Zelanda, nella cui proiezione territoriale antartica è avvenuto l'incidente, lo ha già fatto, con una protesta del ministro degli Esteri, Murray McCully. La caccia alle balene, su cui tutti i Paesi hanno raggiunto da anni una moratoria, è proibita nel santuario antartico, un'area di 31 milioni di miglia quadrate attorno alle coste dell'Antartide in base alla International Whaling Convention (Convenzione internazionale sulla caccia alle balene, Iwc) del 1994, alla quale il Giappone aderisce. La convenzione consente però ai Paesi membri di praticare la caccia ai cetacei in piccole quantità per "ragioni scientifiche", che sono quelle addotte da Tokyo per giustificare un'attività che i giapponesi asseriscono essere perfettamente legale e in linea con le convenzioni. Il ministero degli Esteri giapponese - citato dal sito dell'indonesiana Channel NewsAsia - sostiene che la caccia per scopi scientifici "non viola la convenzione internazionale né usa sotterfugi", che anzi, "si tratta di un diritto legittimo garantito dall'art.8 dell'Iwc" e afferma di ignorare l'esistenza di "aree protette". Un mese fa Tokyo ha dichiarato di aver concesso alle baleniere nipponiche il permesso, su questa base, di cacciare nell'Oceano antartico, dove i cetacei emigrano d'estate in cerca di cibo, fino a un massimo di 935 balenottere antartiche, 50 megattere e 50 capodogli, arrivando però ad ucciderne solo 103. Il tutto a beneficio della sola scienza. Ma i detrattori della baleniere nipponiche sostengono che l'olio di balena, ottenuto dal grasso, venga in realtà usato largamente nell'industria cosmetica e che la carne sia considerata così pregiata sulle tavole in Giappone da essere venduta a 4.000 yen (quasi 30 euro) l'etto.
 
NEL CUORE.ORG
6 GENNAIO 2014
 
TOKYO, ASTA RECORD PER IL TONNO ROSSO: "LA SPECIE E' STATA DECIMATA"
Un noto ristoratore ha pagato 70mila dollari
 
Il proprietario di un ristorante Sushi, Kiyoshi Kimura, ha pagato 7.360.000 di yen (circa 70mila dollari ) per 230 chili di tonno rosso in occasione della prima asta dell'anno al mercato ittico di Tsukiji a Tokyo, in Giappone, ieri. Solo il 5 percento di quello che ha pagato l'anno precedente, nonostante i segnali sul fatto che la specie è in grave declino. Lo scrive "HuffPost".
L'offerta vincente da record di Kimura dello scorso anno, che ammontava a 154.400.000 ¥ per 222 chilogrammi di pesce, ha ricevuto lamentele per il fatto che i prezzi erano schizzati più del dovuto, anche per un'asta caratterizzata da sempre da offerte elevate. Kimura aveva anche stabilito il record precedente, sborsando 56.400.000 di yen all'asta 2012.
Resta il fatto, tra l'altro, che i prezzi così elevati non riflettono necessariamente l'elevata qualità del pesce.
"Sono contento perché il prezzo di quest'anno è tornato ad essere ragionevole ", ha detto Kimura, la cui Co. Kiyomura controlla la popolare catena di ristoranti Sushi-Zanmai.
Gli ambientalisti sostengono che l'aumento del consumo mondiale di tonno rosso sta portando al suo esaurimento, ma anche che i responsabili della gestione della pesca di questa specie non riescono ad agire responsabile per proteggerlo .
I giapponesi mangiano circa l'80 percento di tutto il tonno rosso catturato nel mondo. Tutte e tre le specie di tonno rosso - del Pacifico, del Sud e dell'Atlantico - hanno subito negli ultimi 15 anni il sovrasfruttamento. E, anche se c'è stato qualche miglioramento negli ultimi anni, secondo gli esperti, le prospettive per la specie sono ancora deboli.
"La popolazione è stata praticamente decimata", ha dichiarato Amanda Nickson, direttore per la conservazione del tonno globale per The Pew Environment Group. "Oltre il 90 percento del tonno rosso viene catturato prima di raggiungere l'età riproduttiva. Bisogna chiedersi se ciò sia sostenibile". Finora - ha spiegato Nickson - le autorità non sono riuscite a prendere misure per proteggere le specie.
 
TG COM 24
6 GENNAIO 2014
 
Usa, nati 3 cuccioli di liliger
Sono per tre parti leone e per una tigre
 
Per la prima volta sono nati 3 cuccioli liliger, (padre leone, madre liger) in America. Gracili, piccoli e impacciati e per questo tremendamente teneri. Non riescono ancora a stare sulle quattro zampe, hanno il manto maculato e assomigliano molto ai cuccioli di gatto.
Sono un incrocio tra un leone e una liger. Quest'ultima nata a sua volta dall'incontro tra un leone e una tigre. Il trio è nato poco dopo Natale nello zoo di Oklahoma City, negli Stati Uniti, sotto gli occhi estasiati dello staff, di mamma Akara e papà Simba.
I gestori dello zoo sostengono che i tre siano i primi liliger nati negli States. Una nascita che ha stupito non solo i tanti amanti degli animali, ma anche gli studiosi. Per 30 anni infatti si è pensato che questi animali fossero sterili. Notizia smentita nel 2012 quando in Russia è nato il primo esemplare al mondo.
VIDEO
 
TODAY
7 GENNAIO 2014
Cane bruciato in spiaggia, orrore in Sardegna: la foto shock

Ad Alghero si segnala una nuova inaudita violenza contro gli animali: un cane è stato ritrovato bruciato sulla spiaggia di Maria Pia, poco distante da Fertilia
Un'immagine agghiacciante, che ha colpito e sta facendo discutere una città nel nord della Sardegna.
Ad Alghero si segnala una nuova inaudita violenza contro gli animali: un cane è stato  ritrovato bruciato sulla spiaggia di Maria Pia, poco distante dalla borgata di Fertilia.
Non è purtroppo il primo episodio del genere, scrive il quotidiano locale online Alguer.it: si tratta solo dell'ultimo grave atto di violenza di una lunga serie.
Sul posto nel tardo pomeriggio di lunedì sono intervenuti gli agenti della Polizia Locale nel tentativo di risalire agli individui che possono aver commesso il grave atto. Sarà in ogni caso molto complicato risalire ai crudeli responsabili.
 
GEA PRESS
7 GENNAIO 2014
 
Roccastrada (GR) – Sequestro di Pit bull e cucciolini (alla catena)
Intervento della LAC e dei Carabinieri

 
Un fatto insolito per la provincia di Grosseto. Cani di razza Pit bull in un allevamento non autorizzato e proprietà ancora da focalizzare al meglio.
Una segnalazione giunta alle Guardie della LAC (Lega Abolizione Caccia) le quali, giunte sul posto, hanno subito chiesto l’intervento dei Carabinieri del Comando Stazione di Braccagni (GR). Cani in condizioni quantomeno precarie e legati, in alcuni casi, a grosse catene. In particolare le Guardie hanno segnalato la condizione di un cucciolo di circa sei mesi, legato ad una catena verosimilmente spropositata per le sue dimensioni.
I fatti sono avvenuti a Sticciano Scalo.
Un controllo lungo e meticoloso, durato tutto il giorno. Stante i primi rilievi investigativi i cani sarebbero stati trovati in contatto con del fango e con ripari precari. Uno, riportano gli inquirenti, addirittura con un semplice bidone di plastica. Sui luoghi sono intervenuti anche i Veterinari dell’ASL 9 di Grosseto. Alcuni dei cani sarebbero stati talmente aggressivi da rendersi di fatto inavvicinabili.
Attualmente sono in corso le verifiche per individuare altri presunti proprietari. Parrebbe, infatti, che solo uno dei cani fosse in possesso di microchip. A doversi difendere dall’accusa di maltrattamento di animali, oltre che ad avere contestato ben 2000 euro di sanzione, il presunto proprietario del canile. I cani, invece, sono stati posti sotto sequestro dal  Magistrato di Turno della Procura della Repubblica di Grosseto.
Una delle ipotesi investigative è che gli animali potessero arrivare dall’estero. In corso gli accertamenti per verificare sia l’eventuale destinazione dei Pit bull presenti che di altri animali che potrebbero già essere  stati detenuti presenti nella struttura
 
IL TIRRENO
7 GENNAIO 2014
 
Tredici cani incatenati, scatta il sequestro
Maremma: Lac e carabinieri sono intervenuti in un allevamento nei pressi di Sticciano, dove hanno verificato le condizioni in cui erano tenuti gli animali
 
Tredici cani pitbull sono stati sequestrati dai carabinieri martedì mattina in un allevamento nei pressi di Sticciano scalo. Ciò a seguito di un controllo delle Guardie Zoofile della Lac Toscana, intervenute a una segnalazione.Queste ultime, giunte sul posto, viste le condizioni in cui erano tenuti i cani hanno contattato i carabinieri che poco dopo sono giunti sul luogo indicato.
Ben 13 cani di razza Pitbull (tenuti legati con catene cortissime, immersi nel fango e con ripari precari come addirittura un semplice bidone di plastica) sono risultati (tranne uno) sprovvisti di regolari documenti, quindi non iscritti all'anagrafe canina regionale, per questo le Guardie oltre che inviare comunicazione di notizia di reato alla Procura della Repubblica di Grosseto per i reati previsti dalla Legge 189/2004 (tutela e benessere degli animali), hanno redatto oltre duemila euro di sanzioni amministrative al proprietario.
I carabinieri della stazione di Braccagni hanno provveduto a contattare il servizio veterinario della Asl 9 di Grosseto, il magistrato di turno, quindi hanno proceduto al sequestro dei cani (tra l'altro alcuni molto aggressivi e inavvicinabili). Da chiarire molti aspetti, per questo le Guardie Zoofile hanno già iniziato le indagini per verificare la provenienza dei cani (anche se pare scontato provenienti nella maggior parte dall'Estero), ma soprattutto per chiarire dove sono finiti altri cani e dove erano diretti i pitbull più giovani presenti nel canile.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2014
 
GROSSETO, INFERNO DEI CANIDI? 13 PITBULL IN UN CANILE-LAGER
La scoperta della Lac: animali immersi nel fango
 
Grosseto, inferno dei canidi? Dopo il responsabile dell'Asl che sostiene l'eutanasia dei randagi e la strage di lupi in Maremma, ecco un'altra storia preoccupante. Tredici pitbull, tenuti legati con catene cortissime, immersi nel fango e con ripari precari come un semplice bidone di plastica: il "canile-lager" è stato scoperto dalle guardie zoofile della Lac (la Lega anticaccia) nel Comune di Roccastrada, in provincia di Grosseto, dopo una segnalazione. Arrivate sul posto e constatate le condizioni in cui erano tenuti i quattrozampe, le guardie hanno immediatamente contattato i carabinieri. Gli animali sono risultati tra l'altro (tranne uno) sprovvisti di regolari documenti, quindi non iscritti all'anagrafe canina regionale, per questo, oltre che inviare comunicazione di notizia di reato alla Procura di Grosseto, le guardie hanno sanzionato il proprietario con una multa di oltre duemila euro. I carabinieri hanno invece provveduto a contattare il servizio veterinario dell'Asl 9 di Grosseto e hanno sequestrato i cani, alcuni dei quali inavvicinabili. Sono in corso indagini per verificare la provenienza degli animali e per capire dove fossero diretti i pitbull più giovani presenti nel canile.
 
LA STAMPA
7 GENNAIO 2014
 
Nove cuccioli di cane soppressi: necessità? No, crudeltà!
Confermata la condanna nei confronti del dirigente che ha dato l’ordine e del veterinario che lo ha eseguito, provvedendo materialmente all’uccisione degli animali. Non regge assolutamente la tesi della necessità di sopprimere i cuccioli, che, pur se abbandonati dal proprietario, non rappresentavano in alcun modo un pericolo.

Il caso
Pura, semplice, orripilante crudeltà. E questo, sia chiaro, non è mero giudizio di valore, ma ‘fotografia’ nitidissima scattata dalla giustizia italiana. A ‘sigillare’ l’ultimo ‘click’ i giudici del ‘Palazzaccio’, confermando la condanna nei confronti di due veterinari, autori – mandante ed esecutore, sarebbe più corretto dire... – dell’uccisione, assolutamente senza senso e senza motivazione, di nove cuccioli di cane. (Cassazione, sentenza 39053/13). Nessun dubbio, per la verità, sulla responsabilità dei due uomini – il primo dirigente del ‘Servizio Veterinario’ di un’Azienda sanitaria locale, e il secondo semplice veterinario – era stato espresso neanche nei precedenti gradi di giudizio: punto fermo, difatti, era l’addebito del reato di «uccisione di animali», con relativa condanna a «2 mesi e 10 giorni di reclusione». Agghiacciante il quadro tracciato in Corte d’Appello: i due uomini hanno «cagionato la morte di nove cuccioli di cane» per «crudeltà» e «senza necessità». Ebbene, anche in Cassazione questo quadro viene ritenuto assolutamente aderente alla realtà. Assolutamente puerili, secondo i giudici, le opposizioni mosse dai due uomini alla condanna. Più precisamente, il dirigente si appella a «ragioni di ordine sanitario e sociale, posto che la persona che aveva lasciato intendere di essere proprietario, aveva contattato l’Azienda sanitaria per liberarsi» degli animali, e «non c’era la possibilità di collocare i cuccioli nel canile, e comunque avrebbero potuto creare problemi, in quanto veicolo di malattie tipiche dei randagi», mentre il veterinario, «materiale esecutore del procedimento di soppressione dei cuccioli», invece, spiega di aver eseguito «l’ordine del dirigente», e quindi di aver agito «nell’adempimento del dovere» e «convinto di effettuare una soppressione in caso di necessità». Giustificazioni risibili, evidenziano i giudici, ricordando che «la soppressione dei cuccioli era tutt’altro che inevitabile», anche perché gli animali «erano in buona salute, accuditi da volontari, collocati all’interno di un terreno recintato»: non vi era, quindi, alcun «pericolo», e, per questo, non vi era alcuna «necessità» di ricorrere alla soppressione, anche alla luce della normativa regionale. Per questo motivo, è logico dedurre la mera «crudeltà» alla base delle decisioni e delle azioni dei due uomini: assolutamente legittima, quindi, la conferma della condanna per il reato di «uccisione di animali».
Fonte: www.dirittoegiustizia.it 
 
GEA PRESS
7 GENNAIO 2014
 
Ravenna – Mezzi illegali di caccia in recrudescenza tra i cacciatori
Intervento del Corpo Forestale dello Stato - Il richiamo a tenuta stagna, per sfuggire ai controlli
 
Una netta recrudescenza dell’ultizzo illecito di riproduttori di canto da parte dei cacciatori che frequentano le Valli di Comacchio. Questo secondo il Corpo forestale dello Stato, che ha svolto una serie di controlli in aree peraltro classificate di interesse internazionale. Si tratta in particolare di aree SIC (Sito di Interesse Comunitario) così classificate dall’Unione Europea e per questo inserite nella Rete Natura 2000.
Nel corso dei precedenti servizi svolti per debellare il fenomeno, era stata riscontrata l’abitudine da parte degli occupanti gli appostamenti, di gettare in acqua, all’approssimarsi della pattuglia nautica del CFS, i riproduttori sonori posti all’interno di contenitori stagni. In tal maniera vengivano elusi i controlli  evitando di essere colti in flagranza di reato. E’ questa la strategia messa in atto che di fatto, sempre secondo la Forestale, ha consentito la diffusione di tali apparecchiature elettroniche.
L’ultimo intervento è di questi giorni. Un natante a motore ed i suoi occupanti che avevano appena lasciato l’appostamento di caccia in prossimità del confine lagunare della provincia di Ravenna.
All’atto del controllo, veniva rinvenuta a bordo dell’imbarcazione una cassetta in metallo a tenuta stagna all’interno della quale era custodito un riproduttore del canto di avifauna elettronico,completo di cassa acustica . All’interno della cassetta stagna in metallo era stata posta, sul fondo, una piastra in piombo del peso pari a circa due chilogrammi. In tal maniera, una volta gettata in acqua, la cassetta si sarebbe depositata velocemente sul fondo dello specchio d’acqua. Un cordino galleggiante legato al manico della cassetta stagna consentiva, passato il controllo, di potere recuperarte in tutta tranquillità l’attrezzatura.
Ai cacciatori è stata così contestata la detenzione illegale dell’apparecchiatura elettronica che è stata sequestrata in via amministrativa. Altra contestazione ha riguardato la navigazione a motore all’interno dello specchio vallivo, in quanto attività espressamente vietata dal Piano Particolareggiato di Stazione emanato dell’Ente di gestione Parco delta del Po.
“Il Corpo Forestale dello Stato – ha dichiarato Giovanni Naccarato, Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato – effettua costantemente servizi al fine di reprimere comportamenti scorretti nell’ambito dell’attività venatoria, e prevenire danni all’avifauna migratoria e stanziale, oggetto di tutela dalle norme nazionali e internazionali ”
 
ANSA
7 GENNAIO 2014
Trovate esche per uccidere cani a Rimini
Spugna fritta con cibo, ingerita provoca ostruzione intestino
 
RIMINI - Numerose esche per uccidere i cani che frequentano l'area verde sono state trovate in mezzo ai prati di Parco "Briolini" - dopo segnalazioni di cittadini - da personale del Corpo Forestale di Rimini. L'esca è costituita da frammenti di spugna intrisi di sostanze alimentari, poi fritti per renderla appetibile. La spugna, ingerita, aumenta di volume e può portare alla morte per ostruzione gastro-intestinale.
Raccolte testimonianze per individuare il responsabile: rischia fino a due anni.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2013
 
RIMINI, ESCHE AVVELENATE AL PARCO: PARTITA LA CACCIA AL KILLER DI CANI
Il responsabile rischia fino a due anni di carcere
 
Numerose esche per uccidere i cani che frequentano l'area verde sono state trovate in mezzo ai prati di Parco "Briolini" - dopo segnalazioni di cittadini - da personale del Corpo forestale di Rimini. L'esca è formata da frammenti di spugna intrisi di sostanze alimentari, poi fritti per renderla appetibile. La spugna, se viene ingerita, aumenta di volume e può causare la morte per ostruzione gastro-intestinale. Sono state, intanto, raccolte testimonianze per individuare il responsabile, che rischia fino a due anni di carcere.
 
QUI BRESCIA
7 GENNAIO 2014
Rovato (BS), a Natale rapiscono un asino

Va bene che gli asinelli a Natale sono ricercati, ma da qui a rapirli ce ne passa.
Ileana Bersini è una giovane ragazza di Rovato con una passione per i ciuchi. Tanto che ne aveva acquistato uno (di nome ”Ciuchino”) che teneva nel recinto della sua cascina di famiglia, in località Grumetto di Duomo. La mattina del 28 dicembre, come ogni giorno, Ileana è andata a trovare la bestiola nella sua stalla e a portarle un po’ di cibo, ma subito si è accorta della triste sparizione.
Da allora la ragazza si è attivata per ritrovare l’amico a quattro zampe, ma senza successo. Per farlo ha addirittura compilato un accorato appello sull’apposita pagina Facebook. «Chi li ha visti? Animali persi a Brescia…aiutatemi per piacere». Ileana  lo descrive così: «Pelo corto, nero, un metro e trenta al garrese». Finora però nessuna traccia dei suoi zoccoli.  Un appello che ha commosso la rete: circa due mila condivisioni in una settimana. La “pista” della fuga è stata subito scartata dalla giovane proprietaria: «Il cancello del recinto è stato visibilmente  forzato, – spiega Ileana – e tutto è accaduto giorni prima dei botti di fine anno».
«Scusate se posto nuovamente -ha scritto lunedì pomeriggio sulla stessa pagina di Facebook -, purtroppo non ci sono novità. “Ciuchy” non è ancora stato ritrovato… speriamo ». Del resto la Befana si porta via le feste, non i ciuchi…
 
QUI BRESCIA
31 GENNAIO 2014
 
Rovato (BS), ritrovato il ciuchino scomparso
 
Ormai la sua proprietaria Ileana Bersini, aveva quasi perso le speranze di ritrovarlo. Nella notte tra il 27 e il 28 dicembre era sparito l’asinello della giovane rovatese e subito tramite Facebook erano partite le ricerche della povera bestiola.
La buona notizia è arrivata proprio sulla pagina del social network “Chi li ha visti? Animali persi a Brescia” su cui era stata denunciata la scomparsa. Martedì un utente ha comunicato di aver avvistato a Provaglio d’Iseo un ciuco che corrispondeva alle descrizioni. Subito è partita la segnalazione all’Asl e ai carabinieri che giovedì 30 gennaio sono intervenuti per verificarne la provenienza e l’identità. La povera bestiola, forse non era stata rubata come si supponeva, ma era scappata dal recinto. Infatti è stata ritrovata emaciata e infreddolita per i campi del paese bresciano.
Una volta stabilito con certezza che si trattava proprio dell’asinello scomparso. il ciuco è stato ricondotto nel suo recinto rovatese dove ha potuto riabbracciare la giovane padrona.
 
LA PROVINCIA PAVESE
7 GENNAIO 2014
 
Travacò (PV), non riesce a salvare il falco «Nessun soccorso»

Gabriele Conta

 
«Se avete trovato un animale selvatico in difficoltà contattate il centro di recupero “La fagiana” di Magenta, oppure l’ufficio della Provincia di Pavia competente». Questo dicono dall'oasi Lipu Bosco Negri, unico centro della Lega italiana protezione uccelli che si trova nel territorio pavese. Il più vicino punto di recupero della fauna selvatica ferita, infatti, è a Magenta, all’interno della riserva naturale “La fagiana”. «Questo centro – spiegano dalla Lipu – è nato anche con la finalità di recuperare e restituire alla libertà gli animali selvatici trovati in difficoltà». Lì si trova anche un ambulatorio veterinario per il ricovero, la cura e il reinserimento in natura della fauna selvatica ferita, dove, nel periodo natalizio, sono stati ricoverati tre rapaci investiti da auto o finiti contro le vetrate.
TRAVACO’ Prima ha chiamato la forestale, poi la polizia provinciale. Quindi ha telefonato al Parco del Ticino e anche alla Lipu. Ma dopo un’intera mattinata passata al telefono, rimbalzando da un numero all’altro, nessuno è intervenuto. «E il piccolo di rapace che avevo trovato – dice – è morto». A raccontare quello che è successo qualche giorno fa a Travacò è Melissa, che lavora per un’azienda della zona. «In mezzo al cortile dell’azienda con cui collaboro ho trovato un rapace ferito», racconta la ragazza. L’uccello, forse una giovane poiana, sembrava messo male, e non si alzava da terra. «Prima ho chiamato la Forestale al 1515 – prosegue Melissa – e mi è stato detto che loro non se ne sarebbero occupati, che avrei dovuto telefonare alla polizia provinciale». Così la ragazza ha chiamato l'ufficio della Provincia competente in questi casi. «Però mi è stato detto che avrei dovuto chiamare il Parco del Ticino – prosegue la giovane –. Da quel numero mi hanno a loro volta girato alla Lipu: la responsabile mi ha detto che avremmo dovuto portare noi l’animale… a Magenta». Là infatti si trova il centro di recupero “La fagiana”, gestito dai volontari della Lipu. «Ho spiegato alla responsabile del centro la situazione - racconta ancor Melissa - e lei mi ha detto di richiamare la polizia provinciale o la forestale, perchè qualcuno avrebbe dovuto intervenire per forza». Anche la seconda telefonata, però, non è andata a buon fine. «Ho richiamato la polizia provinciale - racconta ancora la ragazza -. Questa volta mi hanno lasciato il cellulare di un agente di pattuglia. Ma non sono riuscita a contattarlo perché il telefono era spento». Ma di chi è la competenza in casi come questo? «La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato italiano - spiegano dalla Lega anti vivisezione - e questa funzione è esercitata anche tramite le Regioni e le Province. Sono queste ultime che devono avere in proprio un centro o avvalersi dell'attività di terzi per il recupero di questi animali». E dunque come ci si deve comportare se si trova un animale selvatico ferito o in difficoltà? «Bisogna contattare la polizia provinciale competente per territorio, oppure il Corpo forestale dello Stato che vi metterà in contatto con la stazione più vicina al luogo di ritrovamento - spiegano ancora dalla Lav -. Per soccorsi in situazioni particolari (tetti, alberi, cunicoli), invece, bisogna chiamare i vigili del fuoco». Un procedura dovuta anche al fatto che gli animali selvatici possono essere pericolosi. Qualcosa però non ha funzionato nel caso di Melissa. «Alla fine non c’è stato nulla da fare – conclude la ragazza –. Quel povero animaletto è morto, e io ho perso un'intera mattinata di lavoro venendo rimbalzata da un numero di telefono all'altro». Ieri gli uffici della Provincia erano chiusi per la festività dell’Epifania, e non è stato dunque possibile contattare il comandante della polizia provinciale Mauro Maccarini. «Non siamo a conoscenza di questo episodio - hanno spiegato dall’assessorato competente –. Ci informeremo e vedremo di capire cosa sia successo esattamente».
 
GEA PRESS
7 GENNAIO 2014
L’Aquila – Dodici cani ed i due conduttori precipitano sotto la superficie del lago ghiacciato
Intervento del Corpo forestale dello Stato
                      
I fatti sono accaduti nella tarda mattinata di oggi. Due fratelli di l’Aquila, impegnati nello sleddog nella piana di Campo Felice (AQ),  sono caduti all’interno di un lago ghiacciato. Secondo la Forestale, lo spessore del ghiaccio, assottigliatosi a seguito del  repentino rialzo termico, non ha retto al passaggio dello slitta trainata da 12 husky e dei due conduttori.
I due uomini rimanevano sommersi fino al bacino mentre i 12 husky non riuscivano a guadagnare la riva essendo legati tra loro.
Immediato l’intervento dei Forestali della pattuglia del soccorso e vigilanza delle piste da sci presente nel bacino sciistico di Campo Felice e del Comando Stazione di Lucoli. Tutti gli animali sono stati salvati dall’assideramento mentre i due aquilani venivano riportati a riva.
Per questi ultimi non vi è stato bisogno delle cure mediche. Solo tanto spavento ma anche la felicità per aver salvato i 12 cani che hanno però accusato un lieve principio di assideramento.
I Forestali intervenuti hanno consigliato la visita veterinaria per accertare lo stato di salute dei dodici cani.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2014
 
FINISCONO NEL LAGO GHIACCIATO CON LA SLITTA TRAINATA DA 12 CANI: ILLESI
L'episodio sulla piana di Campofelice (Abruzzo)
 
Solo grazie al tempestivo intervento della Forestale sono rimasti illesi due fratelli cinquantenni aquilani, precipitati in un lago nella piana di Campo Felice, mentre ne percorrevano la superficie ghiacciata con la slitta trainata da 12 husky. Lo spessore del ghiaccio, assottigliatosi per il repentino rialzo termico, ha ceduto al passaggio dei due conduttori e della slitta. I due uomini sono rimasti sommersi fino al bacino, mentre i cani, legati tra loro, non riuscivano a guadagnare la riva. Partita la richiesta d'aiuto sono intervenuti sul posto i Forestali del soccorso e vigilanza sulle piste da sci che operano a Campo Felice e quelli del Comando Stazione Forestale di Lucoli. L'intervento ha permesso di salvare gli animali dall'assideramento e di riportare a riva i due fratelli, che forse avevano letto troppi libri di Jack London. Completamente illesi i due appassionati, mentre i 12 husky hanno riportato solo un lieve principio di assideramento, in attesa di essere visitati da un veterinario che ne accerti definitivamente lo stato di salute.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2014
 
MAREMMA, APPELLO DEI SINDACI PER UNA COESISTENZA CON IL LUPO
Coldiretti: "700 le pecore uccise in Toscana"
 
Appello dei sindaci dopo i danni provocati dai predatori agli allevamenti ovini in provincia di Grosseto e l'uccisione di otto lupi o ibridi in meno di due mesi. Al governo e al parlamento i sindaci chiedono di adoperarsi "per ricreare le condizioni di una pacifica coesistenza nel territorio grossetano tra il lupo e l'attivita' degli allevatori". "Assistiamo all'uccisione di lupi, ibridi o canidi, azioni che sono frutto dell'esasperazione che condanniamo fermamente come illegali e controproducenti per il territorio", sostengono i sindaci che chiedono anche di "intensificare, anche nelle ore notturne, l'azione della polizia provinciale per il contrasto al bracconaggio, incrementare le catture dei cani vaganti nei territori rurali mediante l'uso di gabbie, di adottare concretamente le misure previste nel piano strategico per la riduzione del randagismo". Sulla questione e' intervenuta anche la Coldiretti ricordando che i lupi nel 2013 hanno ucciso almeno 700 pecore e che quindi rischia di essere compromesso il lavoro degli allevatori, per questo si avanza la proposta di "confinare il lupo all'interno di parchi e aree protette"
 
TUONO NEWS
7 GENNAIO 2014
 
I Vigili del Fuoco di Acqui Terme salvano un cane nell'Erro
 
ACQUI TERME (AL) - La scorsa domenica 5 gennaio, i Vigili del Fuoco del Distaccamento di Acqui Terme (Comando di Alessandria) sono stati impegnati per un particolare intervento di recupero di un cane nel torrente Erro in località Fogli del Comune di Ponzone. L'animale probabilmente scivolato in acqua durante la piena della notte precedente, aveva trovato rifugio sopra un grosso masso al centro del torrente. Notato da alcuni passanti dalla strada che costeggia il corso dell'acqua , l'animale veniva soccorso dalla squadra del Distaccamento di Acqui Terme dopo le richieste di soccorso giunte alla sala operativa 115. Con tecniche S.A.F. (Speleo Alpino Fluviale) i Vigili del Fuoco raggiungevano la bestiola nonostante l'impetuosa corrente del torrente. Tratto in salvo tra la gioia dei presenti veniva affidato ai Carabinieri di Ponzone.
FOTO
 
RIVIERA OGGI
7 GENNAIO 2014
 
Martinsicuro (TE), investito da un’auto mentre porta a spasso il cane
 
Matteo Bianchini
 
MARTINSICURO (TE) – Un uomo è stato investito in via Roma mentre portava a spasso il suo cagnolino. E’ successo intorno alle 19 di martedi 7 gennaio quando un’ auto, che viaggiava in direzione nord, ha travolto l’animale che era tenuto al guinzaglio da un signore del posto.
Nell’impatto la povera bestiolina è morta, mentre l’uomo è stato trascinato per diversi metri sull’asfalto. Sul posto sono giunti i sanitari del 118 che hanno trasportato l’uomo, rimasto fortunatamente sempre cosciente, all‘ospedale di Giulianova.
Sono arrivati anche i carabinieri che stanno ora ricostruendo la dinamica dell’incidente e, secondo alcuni testimoni, sembrerebbe che la donna alla guida dell’auto se ne sia andata prima dell’arrivo dei soccorsi.
 
PRIMO NUMERO
7 GENNAIO 2014
 
Desperate Housewives alla molisana
Sequestra il cane dell’amica e chiede il riscatto: arrestata signora “terribile”
L’ennesimo litigio tra le due inseparabili cinquantenni, una di Bojano l’altra di Campobasso, è sfociato in un singolare rapimento. “Se vuoi rivederlo vivo consegnami 50 euro e ritira la denuncia” avrebbe detto la sequestratrice alla sua amica. L’animale è stato nascosto per quasi due giorni in un locale condominiale, poi le due si sono accordate sul riscatto ma alla consegna del denaro sono spuntati i carabinieri. Ora dovrà affrontare un processo per estorsione.
 
Assunta Domeneghetti
 
Bojano (Campobasso). Due amiche, un cane e un riscatto: potrebbero essere gli elementi perfetti per costruire una puntata della celebre serie televisiva americana Desperate Housewives. In realtà i fatti narrati si sono verificati davvero pochi giorni fa nella ridente pianura di Bojano.Le protagoniste, una residente nel comune matesino l’altra di Campobasso, sono legate da una profonda amicizia che dura da anni. Un po’ per solitudine un po’ per carattere, queste due signore sulla cinquantina si sono “trovate”. E nonostante le liti frequenti, le querele e qualche confidenza di troppo, pare non riescano a stare l’una senza l’altra.
Fino a qualche giorno fa.
Quando, durante le festività natalizie, l’ennesimo bisticcio è sfociato in un rapimento.
Il cane della campobassana è stato prelevato dall’abitazione di quest’ultima e “segregato” per quasi due giorni in un locale condominiale dell’appartamento in cui vive la donna bojanese.
La signora a cui l’amica aveva sottratto l’animale è andata subito ai carabinieri di Bojano per segnalare l’episodio. In un paese poi le voci corrono, e dopo qualche ora è arrivata la telefonata: «Se vuoi rivedere vivo il cane portami 50 euro e ritira immediatamente la denuncia».
Insomma, una richiesta di riscatto vera e propria, che ha gettato nella disperazione l’affezionata padrona la quale, pur di rivedere il suo quattrozampe, è stata al gioco.
Solo che al momento di pagare nel posto precedentemente stabilito a telefono sono spuntati i carabinieri pronti ad ammanettare la sequestratrice che ora dovrà affrontare un processo per estorsione.
Il giudice, considerata un po’ tutta la situazione, ha optato per un obbligo di firma e nulla più. Si tratta di una donna sola che se avesse avuto i domiciliari non avrebbe avuto neanche modo di fare la spesa.
Il cane è tornato a casa sano e salvo.
Le due signore pochi giorni dopo sono tornate a frequentarsi. E sono amiche più di prima.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2013
 
ANMVI, SULLE SPESE VETERINARIE TORNA LA SCURE FISCALE
"Sono a rischio le già misere detrazioni"
 
Dopo l'aumento dell'Iva al 22%, la scure del Governo potrebbe abbattersi sulla detraibilità fiscale delle spese veterinarie. Con effetti disastrosi, già sul prossimo Modello 730 di milioni di cittadini-proprietari di animali da compagnia, se non ci sara' un'inversione di rotta nella strategia del Governo per aumentare le entrate". E' quanto denuncia in una nota l'Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi). "L'aut aut posto a 13 milioni di famiglie dalla legge di Stabilita' 2014 - prosegue l'Anmvi – è dei più minacciosi: o il riordino delle detrazioni (da decidere per decreto entro il 31 gennaio) o la riduzione percentuale, automatica, del recupero fiscale delle spese veterinarie. Se nel primo caso, il rischio e' di vedere azzerati gli esigui benefici fiscali introdotti nel 2000 in favore della salute di tutti gli animali da compagnia legalmente detenuti, nel secondo si prospetta la riduzione progressiva dall'attuale 19% di detrazione d'imposta al 18% (per le spese veterinarie sostenute 2013) fino al 17% (per quelle del 2014). Il vantaggio fiscale effettivo scenderebbe dagli attuali 49 euro annuali a 43 euro".
"La già scarsa considerazione del nostro Stato per la sanita' veterinaria scenderebbe a 0,12 centesimi di agevolazione fiscale al giorno", commenta Marco Melosi, presidente Anmvi, che sottolinea come la salute di milioni di animali che vivono a stretto contatto con le famiglie sia anche una questione di sanita' pubblica. "E' sconcertante - prosegue - l'ipocrisia di un Paese e di una classe politica che professa sentimenti per gli animali, li tutela penalmente, ma poi non esita a tassare l'affettività familiare". L'Anmvi chiede che le detrazioni fiscali riconosciute sulle spese e sui medicinali veterinari non vengano penalizzate e sottolinea come il 'contrasto di interesse' (detrazione su fatturazione) rappresenti anche una forma di lotta all'evasione e di trasparenza economica. "Hanno ragione gli analisti tributari - conclude Melosi - quando dicono che l'effetto retroattivo delle riduzioni fiscali va contro i principi dello Statuto del contribuente, ma hanno ancora piu' ragione i proprietari che sopportano i costi di obblighi amministrativi come il microchip e adempiono al dovere del possesso responsabile con interventi di prevenzione del randagismo e di profilassi veterinaria, senza ottenere alcun sostegno economico dallo Stato, anzi venendo ricambiati con la più alta pressione fiscale di tutti i tempi".
 
GREEN ME
7 GENNAIO 2014
 
I cani si sono evoluti per farci "gli occhioni dolci"

Germana Carillo

 
Occhioni da cucciolo, perché ci sciogliamo di fronte ad essi? Secondo gli scienziati dell'Università di Portsmouth, in Inghilterra, i volti dei cani si sarebbero evoluti in risposta alle preferenze umane e il perché è presto detto: facile per i cuccioli che sfoggiano un gran bel paio di occhi dolci sventolando nell'aria le loro sopracciglia avere più possibilità di essere accolti in una nuova famiglia... Che gli uomini siano attratti da animali che ricordano i bambini è cosa nota, ma questa ricerca evidenzia come i cani si siano evoluti proprio in risposta a questa preferenza umana per le caratteristiche infantili.
Per farlo, in collaborazione con il Waltham Centre for Pet Nutrition, i ricercatori inglesi hanno utilizzato uno strumento di nuova concezione chiamato DogFACS, volto ad analizzare proprio le espressioni facciali dei cani e concentrandosi su 27 cani di razza Staffordshore Bull Terrier e razza Mastiff di età compresa tra i sette mesi e gli otto anni di età.
In pratica, la tecnologia DogFACS conta il numero di volte in cui i cani alzano le sopracciglia ed "ingrandiscono" così i loro occhi – riproducendo un'espressione infantile – quando si avvicina un eventuale padroncino. Negli esperimenti, i cani che hanno prodotto questi movimenti hanno attirato un proprietario più rapidamente di quelli che non li hanno fatti, a sostegno di tesi precedenti secondo cui gli esseri umani trovano gli occhi grandi più attraenti, non solo nei neonati umani, ma anche negli animali.
 Secondo il dottor Bridget Waller, un esperto di evoluzione della comunicazione sociale presso l'Università di Portsmouth e tra gli autori dello studio, i cani che hanno ereditato dai lupi questa capacità sono "più tollerati dagli umani". Il co-autore, il dottor Kaminski, afferma che: "Poco si sa circa l'addomesticamento dei lupi ed è probabile che sia stato un processo evolutivo complesso, ma è chiaro che specifiche caratteristiche fisiche siano state attivamente selezionate a partire lupi addomesticati per diventare cani, ma potrebbero essere state inoltre selezionate altre funzioni inconsciamente".Insomma, secondo la ricerca – pubblicata su PlosOne – i cani si sono evoluti sviluppando tratti del viso infantile che li rendono più attraenti per gli esseri umani. Ma ciò non vuol dire che queste espressioni facciali facciano di un particolare cane un animale domestico migliore di uno che non è in grado di sfoderare due occhioni zuccherosi...
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2014
 
LA CINA HA DISTRUTTO PIU' DI SEI TONNELLATE DI AVORIO ILLEGALE
L'"oro bianco" costa 2.000 $ al chilo al mercato nero
 
La Cina ha distrutto poco più di sei tonnellate di avorio illegale della sua riserva ieri. Una mossa che, secondo i gruppi di tutela della fauna selvatica, dimostra una crescente preoccupazione per il mercato nero da parte delle autorità nel più grande mercato del mondo di zanne di elefante .
Le autorità - rivela HuffPost - hanno un mucchio di ornamenti, sculture e zanne ai giornalisti, ai diplomatici e ambientalisti prima di infilarli in due macchine di frantumazione. E le zanne considerate troppo lunghe sono state tagliate in blocchi più piccoli da alcuni addetti con seghe circolari prima che potessero essere polverizzate.
I funzionari forestali e doganali hanno organizzato quello che hanno definito la prima distruzione su larga scala di avorio a livello nazionale a Dongguan, nella provincia di Guangdong meridionale, dove si focalizza gran parte del commercio di avorio cinese. Le associazioni ambientaliste, tra l'altro, sostengono che Pechino rappresenta il più grande mercato dell'"oro bianco" a livello mondiale.
La domanda è alimentata da una rapida crescita per la seconda più grande economia del mondo, che ha creato una vasta classe media in grado di affrontare la spesa per acquistare sculture in avorio di pregio come status symbol. Lo stesso avorio arriva a costare 2.000 dollari (quasi 1.500 euro) al chilo al mercato nero, tanto che viene definito proprio "oro bianco".
I funzionari hanno poi fatto sapere che le 6.1 tonnellate di avorio distrutte rappresentano solo una parte di tutto l'avorio illegale presente in Cina, anche se non hanno specificato a quanto ammonta la riserva totale del Paese. Il materiale pregiato distrutto proveniva da spedizioni provenienti dall'Africa intercettate dai funzionari doganali nonché da alcune fabbriche di incisioni e negozi cinesi.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2014
 
KENYA, ALLARME RINOCERONTI: "NON POSSONO SOPPRAVVIVERE IN NATURA"
Rhino Ark: la specie si può salvare solo in "santuari"
 
Gli animalisti lanciano l'allarme: i rinoceronti in Kenya non possono sopravvivere in natura. Secondo l'associazione Rhino Ark, questi animali sono sempre più vulnerabili alle bande di bracconieri e devono essere protetti all'interno dei "santuari". Nel Paese africano esistono attualmente circa 850 rinoceronti bianchi e neri, ma per i loro corni sono stati uccisi più di 50 esemplari nel 2013 ed oltre 30 nel 2012.
I ricercatori dell'associazione animalista africana, creata nel 1988 per rispondere alla grave crisi della popolazione di rinoceronte nero nell'ecosistema di Aberdare, sottolineano che la specie può essere in grado di sopravvivere in Kenya solo se protetta "dietro le recinzioni dei santuari". "La situazione nell'ultimo anno è peggiorata. Le bande sono estremamente bene organizzate e sono stati scoperti collegamenti con i funzionari all'interno del Kenya Wildlife Service - ha detto a "The Guardian" Christian Lambrechts, direttore del gruppo di conservazione con base a Nairobi - C'è una crescente consapevolezza del fatto che i titolari dei terreni privati non hanno la capacità di salvaguardare tutti i rinoceronti e per questo non possono rimanere allo stato selvatico, ma devono essere portati all'interno dei santuari".
 
VIRGILIO NOTIZIE
7 GENNAIO 2014
 
Costa Rica, toro incorna spettatrice. Terrore alla corrida. Video
La donna è stata lanciata dall'animale in mezzo al pubblico
 
Allo Zapote Bull Festival in Costa Rica il divertimento consiste nel dividere l'arena con un toro, per poi darsi alla fuga una volta che si viene puntati dall'animale. L'impresa non è propriamente riuscita a una donna che è stata letteralmente caricata e lanciata dal toro in mezzo al pubblico. Nonostante le immagini possano far pensare al peggio, la donna è rimasta miracolosamente illesa.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2014
 
CAMPAGNA ANTI-SQUALI IN AUSTRALIA, LA PROTESTA SI ALLARGA AGLI USA
Gli ambientalisti: stop a metodi cruenti per la cattura
 
Si intensificano le contestazioni degli ambientalisti, in Australia e ora anche negli Stati Uniti, contro l'aggressiva campagna del governo dell'Australia Occidentale per catturare e uccidere i grandi squali al largo di popolari spiagge, con linee di grandi ami ed esche sospese a barili galleggianti. Oltre 4.000 persone si sono raccolte ieri per protestare sulla popolare spiaggia di Cottesloe a Perth, nel Paese dei canguri, mentre in Texas un gruppo guidato dall'ecologa Carey Barlow-Heyden sta raccogliendo migliaia di firme in una petizione pro-squali al governo australiano. L'esecutivo statale ha emesso un bando rivolto ai pescatori commerciali, con scadenza proprio oggi, per la sistemazione e il monitoraggio delle linee di ami ed esche, da posizionare a circa un chilometro dalla riva. Il loro compito sarà di uccidere ogni squalo catturato che superi i tre metri.
L'annunciata "strategia di mitigazione" ha suscitato le ire di gruppi ecologisti, alcuni dei quali minacciano di rimuovere le esche dagli ami. Secondo gli ambientalisti vi sono prove schiaccianti secondo cui uccidere gli squali non previene gli attacchi e mette a rischio l'ecosistema marino. "Vi saranno altri animali marini catturati dagli ami, e anche squali di meno di tre metri", ha detto l'organizzatrice della protesta di ieri a Perth, Natalie Banks. Vi sono diverse altre soluzioni per prevenire gli attacchi, come i pattugliamenti in elicottero, la deterrenza con suoni sottomarini, l'etichettatura e il tracking di animali catturati e rilasciati, oltre all'uso di Twitter e di messaggi sms per notificare avvistamenti, ha aggiunto.
C'è bisogno di proteggere gli squali, non di distruggerli, ha detto, dal canto suo, Jeff Hansen dell'organizzazione Sea Shepherd, la cui flotta è impegnata ora in acque antartiche per ostacolare la caccia "scientifica" delle baleniere giapponese ai grandi cetacei. "Quando uccidono uno squalo, ne scaricano il corpo in mare, attirando altri squali. Serve solo a peggiorare la cose. Centinaia di esperti e di scienziati hanno scritto al governo per condannare le sue misure". Il premier Colin Barnett dell'Australia Occidentale ha riconosciuto che vi è una forte opposizione anche da parte di scienziati all'uccisione di squali, ma ha osservato che "come governo dobbiamo trovare un equilibrio e sette attacchi mortali in tre anni ci dicono che dobbiamo agire".
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2014
 
DOPO 147 ANNI CHIUDE A NEW YORK LA "POLIZIA" DEGLI ANIMALI: POLEMICHE
I compiti dell'Aspca passano alle forze dell'ordine
 
Per 147 anni, l'"American society for the prevention of cruelty to animals" è stata più di un'associazione a difesa degli animali, perché ha agito come forza dell'ordine primaria per i casi di maltrattamento e abbandono di animali a New York. Questo ruolo, il primo del suo genere negli Stati Uniti, ha portato ad una squadra di agenti in divisa che mostravano distintivi, usavano le pistole, facevano arresti e viaggiavano a bordo di volanti blu e bianche. Ma adesso qualcosa è cambiato. Nel mese di dicembre, l'Aspca ha licenziato la maggior parte dei suoi 17 rimanenti agenti di polizia. Le loro responsabilità, infatti, saranno lasciate al Dipartimento di polizia di New York. Lo segnala "abc News".
Questo cambiamento è stato richiesto per anni anche da alcuni attivisti, convinti del fatto che un piccolo staff come quello dell'Aspca non poteva gestire il volume di segnalazioni di abuso e impiegava settimane o mesi per rispondere alle chiamate, mentre la polizia regolare sarebbe potuta arrivare in poche ore.
Mentre altri sono preoccupati per il fatto che vista l'assenza di una squadra incentrata sul maltrattamento di animali, adesso potrebbe essere data una priorità più bassa da parte dei funzionari che si occupano già di parecchi crimini commessi dagli umani su altri umani.
"Se pensano semplicemente di poter girare questi compiti agli ufficiali di polizia regolari, sono pazzi", ha detto David Favre, un esperto di diritto degli animali della Michigan State University . "E' un lavoro duro. È un lavoro diverso. È un lavoro importante. Ed è triste che l'Aspca non stia facendo più".
Basti pensare che, negli ultimi anni,  l'Aspca ha gestito circa 4.000 indagini all'anno e fatto circa un arresto a settimana. Secondo il gruppo no-profit, ancora, decine di migliaia di segnalazioni di abuso supplementari sono arrivate al numero verde - con punte di aumento tra il 2001 e il 2008.
 
AVANTI
7 GENNAIO 2014
 
‘Testato sugli animali’, scriviamolo sul farmaco.
Manifesti con minacce contro ricercatori

Cecilia Sanmarco

 
L’unica soluzione è scriverlo chiaramente sulla confezione: testato sugli animali. Solo così i cittadini verrebbero informati del fatto che la maggior parte dei farmaci oggi in commercio, dal più banale antidolorifico al quale tutti prima o poi ricorrono per un mal di testa o un mal di denti, ai sofisticati antitumorali, è il frutto di quella sperimentazione animale che i fondamentalisti animalisti vogliono bloccare a ogni costo. Da qui il progetto di legge presentato il 23 dicembre scorso dalla deputata socialista Pia Locatelli che prevede appunto l’apposizione, sulla confezione del farmaco, di una scritta informativa sulla sperimentazione sugli animali. Una proposta presentata subito prima della vicenda di Caterina, la ragazza affetta da rare malattie genetiche, insultata e minacciata sul web per aver detto che sarebbe morta senza i farmaci ottenuti attraverso la sperimentazione animale.
Una proposta che assume maggiore urgenza oggi dopo minacce di morte denunciate nelle settimane scorse dal direttore dell’Istituto Mario Negri, Silvio Garattini, e i manifesti affissi per le vie di Milano contro alcuni ricercatori universitari e scienziati, vere e proprie liste di proscrizione con tanto di nome, cognome, indirizzo e numero di telefono, bollati come «vivisettori assassini di animali».
“Come sappiamo – afferma Pia Locatelli nell’illustrare la sua proposta di legge – l’orientamento della Comunità scientifica internazionale è sostanzialmente univoco: il ricorso agli animali nella sperimentazione scientifica rimane a tutt’oggi una necessità. Nessuno può smentire la realtà: è proprio grazie alla sperimentazione animale che si sono ottenute importanti scoperte che hanno permesso di avere a disposizione farmaci efficaci che hanno contribuito ad allungare la durata della vita”.
L’Unione Europea, accogliendo questo spirito, aveva emanato una Direttiva che rappresenta il giusto compromesso tra le necessità della ricerca e il benessere animale. Ma il Parlamento italiano sulla spinta degli animalisti, Brambilla in testa, nel recepire la direttiva ha imposto regole ben più restrittive che se applicate porterebbero non solo a un processo di infrazione da parte della Unione Europea, ma anche all’emarginazione del nostro Paese sul terreno della ricerca.
Sulla vicenda come è noto c’è molta ipocrisia. Si mostrano filmati con i cuccioli di animali rinchiusi in gabbia senza dire però che in Italia l’uso di animali randagi per sperimentazione è vietato fin dal 1991 e questo divieto assoluto rimane anche con la nuova direttiva europea. Siamo quasi certi che coloro che oggi condannano senza possibilità di appello l’uso della sperimentazione su dei ratti, perché diciamolo una volta per tutte che di ratti si tratta, non si sono mai trovati a dover scegliere tra la loro vita o quella di un loro caro e l’assumere o meno un farmaco testato sugli animali.
Così come siamo certi che gran parte di quell’opinione pubblica che aderisce per ragioni puramente emotive agli appelli degli animalisti non si farebbe alcuno scrupolo a disinfestare la propria abitazione se fosse invasa dai topi. “E’ giusto – ha concluso Locatelli – che i cittadini abbiano la consapevolezza dell’importanza della ricerca e dei risultati che si ottengono attraverso la sperimentazione animale, così come è giusto che ciascuno di noi abbia le proprie idee in materia e comprendo quindi il fatto che persone particolarmente sensibili potrebbero non accettare di usare tali medicinali. Scriviamolo dunque chiaramente, ma non fermiamo la ricerca, perché senza ricerca non c’è speranza, non c’è crescita, non c’è futuro”.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2014
 
VIVISEZIONE, SUI MURI DI MILANO NOMI E NUMERI DEGLI AUTORI DEI TEST
"Sull'episodio sta indagando la Digos"
 
Nomi, cognomi e in alcuni casi foto, numeri di telefono e indirizzi delle abitazioni private di docenti autori di test su animali sono stati scritti o sui muri o su volantini affissi in diverse strade di Milano e in particolare nel quartiere di Citta' Studi dove si trovano le facoltà scientifiche e i laboratori. La protesta, scrive l'agenzia Ansa, sarebbe opera di animalisti, per ora non identificati, contrari alla sperimentazione su cavie. Al momento sono quattro i professori universitari accusati di essere "assassini" e "vivisettori" - oggi hanno trovato le scritte sotto casa - e sugli episodi stanno indagando gli agenti della Digos. Altre scritte sono apparse nella zona della stazione centrale. Oltre a frasi ingiuriose, i volantini riportano foto dei ricercatori con accanto numeri di telefono "per dire al boia ciò che pensi di lui" e denunciare crudeltà come quella "di aver torturato e ucciso animali da più di 30 anni".
 
ANSA
7 GENNAIO 2014
 
Animali: insulti foto e dati ricercatori
Nomi e numeri telefoni anche sotto casa docenti a Milano
 
MILANO - Nomi, cognomi e in alcuni casi foto, numeri di telefono e indirizzi delle abitazioni private di docenti impegnati nella ricerca e autori di test su animali sono stati scritti o sui muri o sui volantini affissi in diverse strade di Milano. La protesta sarebbe di animalisti contrari alla sperimentazione su cavie. Al momento sono quattro i professori universitari accusati di essere "assassini" e "vivisettori" (oggi sotto le loro casa si sono trovati le scritte).
 
LA REPUBBLICA
7 GENNAIO 2014
 
Milano, manifesti di minaccia ai ricercatori che usano cavie
 
Manifesti e scritte sui muri delle strade di Città Studi con tutti i dati personali di alcuni ricercatori della Statale accusati di condurre esperimenti su animali. La condanna dell'ateneo dopo le segnalazioni su Twitter
L'Università degli Studi di Milano esprime "piena solidarietà ai suoi ricercatori, fatti vittime di gravi intimidazioni e minacce da parte di sedicenti militanti che si richiamano ai movimenti animalisti. Questi ultimi, vergognosi episodi sono già stati denunciati dall'Ateneo alle autorità giudiziarie". L'ateneo ribadisce in una nota l'impegno "in difesa della ricerca come strumento di miglioramento delle conoscenze e di cura per le persone malate". Le minacce sono comparse a Milano in manifesti appesi sui muri della vie limitrofe della zona Città Studi con la foto, il nome e il cognome di alcuni ricecatori dell'ateneo che - secondo gli ignoti autori dei manifesti - sono additati come 'vivisettori' e responsabili dell'uccisione di cavie.
Nei manifesti compare anche la scritta 'assassini di animali'. Vere e proprie 'taglie' messe sulla testa degli scienziati rei di usare gli animali nelle sperimentazioni in laboratorio. "Ribadiamo - conclude il comunicato dell'Università di Milano - il nostro sostegno a chi lavora con passione per il raggiungimento di questi obiettivi".
A denunciare l'accaduto su Twitter con l'hashtag 'nazimalisti' sono stati alcuni utenti del social network, che hanno anche pubblicato le foto dei volantini. Veri e propri 'identikit' per rintracciare gli scienziati che lavorano nei dipartimenti e nei laboratori dell'Università di Milano in cui si effettua la sperimentazione sugli animali.
 
CORRIERE DELLA SERA
8 GENNAIO 2014
 
LA VIOLENTA CAMPAGNA ANIMALISTA
Test su animali, manifesti contro i ricercatori
Divulgati nomi e numeri di telefono
Nel mirino degli estremisti docenti e scienziati dell’Università degli Studi di Milano. Sulla vicenda indaga la Digos
 
La «lista nera» è apparsa nella notte dell’Epifania. Sotto accusa, scienziati che eseguono test su animali. Esposti al pubblico ludibrio. Bollatati come «assassini» e «vivisettori». Sui manifesti — affissi in zona Stazione Centrale — oltre alla foto campeggiavano nome, cognome, indirizzo e numero di telefono di docenti e ricercatori. Con l’invito a telefonare per «dire al boia ciò che pensi di lui». Sottoposto alla gogna degli animalisti fanatici, tra gli altri, Alberto Corsini, che insegna Farmacologia all’Università degli Studi di Milano. Additato in pubblico per «aver torturato e ucciso animali da più di 30 anni». «Reo», tra l’altro, «in uno degli ultimi esperimenti di aver intossicato con farmaci e vivisezionato 63 conigli».
SCRITTE E VOLANTINI OFFENSIVI - A finire nella macchina del fango anche Edgardo D’Angelo, docente e ricercatore in pensione da diversi anni. Sui volantini attaccati nel quartiere Piola, accanto alle immagini di animali morti, il violento j’accuse: «Da più di 50 anni uccide cani e conigli per esperimenti sulla fisiopatologia respiratoria». Non solo. D’Angelo è stato insultato anche con scritte di vernice spray che lo additavano come «assassino di animali». Altro docente bersagliato dalla «guerriglia animalista», Claudio Genchi, professore di Veterinaria all’Università di Milano. E ancora: Maura Francolini, ricercatrice nel dipartimento di Biotecnologie, definita «vivisettrice assassina di animali». Scritte e volantini saranno esaminati dagli agenti della Digos, che indagano sulla vicenda.
LE DENUNCE - È stata lei a sporgere querela ai carabinieri, dopo aver scoperto i volantini offensivi accanto all’ingresso del suo condominio. Accompagnati da scritte di vernice dello stesso tenore e da un cerchio nero attorno al suo cognome sul citofono. Sul caso è intervenuto anche il rettore dell’Università degli Studi di Milano, Gianluca Vago: «L’Ateneo esprime piena solidarietà ai suoi ricercatori, fatti vittime di gravi intimidazioni e minacce da parte di sedicenti militanti che si richiamano ai movimenti animalisti — ha dichiarato Vago — questi ultimi, vergognosi episodi sono già stati denunciati all’autorità giudiziaria. Ribadiamo il nostro impegno in difesa della ricerca come strumento di miglioramento delle conoscenze e di cura per le persone malate. Ribadiamo il nostro sostegno a chi lavora con passione per il raggiungimento di questi obiettivi». Il rettore ha ricordato anche il recente episodio di via Vantitelli, dove «alcuni animalisti hanno fatto irruzione per liberare degli animali da esperimento, e a seguito del quale ho ricevuto diverse email con toni minacciosi, che ci bollavano come assassini».
LO SDEGNO IN PARLAMENTO - A stigmatizzare l’episodio è stato anche il senatore di Ncd Carlo Giovanardi: «Ho denunciato in aula al presidente Piero Grasso lo scandaloso ultimo episodio di fanatismo ideologico del fondamentalismo animalista con l’affissione di manifesti a Milano dove vengono bollati come vivisettori e assassini due docenti di Farmacologia presso l’università degli studi». «Ho chiesto alla presidenza del Senato - ha aggiunto Giovanardi - di attivarsi per sollecitare le autorità competenti ad identificare i mandanti di questa semina d’odio, che si sviluppa in un quadro di decine di attentati, danneggiamenti, e intimazioni, che hanno colpito negli ultimi mesi aziende, allevamenti e centri di ricerca scientifica rivendicati dall’ ala più radicale del movimento animalista».
Il blitz è avvenuto a distanza di pochi giorni dagli attacchi contro Caterina Simonsen, la 25enne studentessa di Veterinaria all’Università di Bologna affetta da quattro malattie genetiche: insultata e minacciata di morte in Rete, dopo essersi espressa a favore della sperimentazione animale.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2014
MILANO, SUI MURI NOMI E NUMERI DEI "VIVISETTORI": ARRIVA LA DENUNCIA
Presentata dalla Statale e da quattro ricercatori
La Statale di Milano e i quattro ricercatori dell'ateneo, Alberto Corsini, Edgardo D'Angelo, Maura Francolini e Claudio Genchi, hanno presentato denuncia all'autorità giudiziaria dopo gli insulti e i volantini distribuiti ieri, in cui sono stati indicati i loro nomi, cognomi, numeri di telefono e indirizzi privati, perché coinvolti nella ricerca e autori di test su animali. Lo rende noto lo stesso ateneo. ''Non è la prima volta che subiamo atti di questo tipo - fanno sapere dall'ufficio stampa - ma la nostra posizione non cambia. L'11 febbraio verrà conferita, come deciso, la laurea honoris causa in Chimica e tecnologie farmaceutiche a Silvio Garattini, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico. Tra i ricercatori ora c'è desiderio di normalità e di andare avanti con il loro lavoro''. L'Università degli studi di Milano ''esprime piena solidarietà ai suoi ricercatori - aggiunge una nota -. Ribadiamo il nostro impegno in difesa della ricerca come strumento di miglioramento delle conoscenze e di cura per le persone malate, e il nostro sostegno a chi lavora con passione per il raggiungimento di questi obiettivi''.
 
YOURSELF
7 GENNAIO 2014
 
Stop a test cosmetici su animali, si useranno i protozoi?

In questi giorni si è parlato molto di sperimentazione animale, dell’utilità e dell’eticità di testare medicinali e terapie su altri esseri viventi.
Anche l’industria cosmetica si serve degli animali per testare alcuni propri prodotti, per esempio utilizza i conigli per provare nuovi tipi di mascara.
Il Draize test è la procedura apposita che da quarant’anni viene impiegata dall’industria cosmetica per testare la tossicità dei mascara sui conigli, con tutte le implicazioni etiche che ciò comporta.
Dall’Università di Liverpool, arriva uno studio che promette di sostituire le povere cavie con degli organismi unicellulari, i protozoi, per testare con successo quale effetto le molecole del mascara possono avere sull’uomo.
Utilizzando alcune tipologie di protozoi con patrimonio genetico simile al nostro sarebbe infatti possibile stabilire eventuali danni o reazioni allergiche a questi prodotti.
Questo il parere di David Montagnes, coordinatore della ricerca pubblicata sulla rivista International Journal of Cosmetic Science, che speriamo possa presto avere un riscontro reale.
 
TG COM 24
7 GENNAIO 2014
 
Niente cavie animali, efficaci i test di cosmetici su protozoi
La sicurezza del mascara si può verificare su organismi unicellulari
 
In Unione Europea i cosmetici testati su animali sono fuorilegge da marzo 2013 e gli scienziati hanno trovato una nuova tecnica per verificare le reazioni a questi prodotti. Per verificare eventuali tossicità del mascara, infatti, gli esperti dell'Università di Liverpool hanno utilizzato i protozoi, organismi unicellulari. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su International Journal of Cosmetic Science. Protozoi sotto la lente - Gli esperti, in particolare, hanno osservato se alcuni tipi protozoi, con un profilo genetico simile a quello umano, si moltiplicano, muoiono, o se, a contatto con il mascara, non hanno alcuna reazione. Da questi test hanno compreso se i prodotti fossero sicuri per essere messi in commercio per l'uso umano.
Conigli salvi anche fuori dall'Ue - David Montagnes, che ha condotto la ricerca, spiega: "Si tratta di un sistema economico ed efficace. Il test sui conigli, chiamato Draize test, risale a circa quarant'anni fa e presenta problemi di natura etica".
Per il risparmio che ne deriva in termini monetari, questa nuova tecnica potrebbe rappresentare, dunque, una valida alternativa all'impiego degli animali anche al di fuori dell'Ue, dove l'utilizzo delle cavie animali non è ancora stato bandito.
 
FAN PAGE
7 GENNAIO 2014
 
Viva la sperimentazione animale 
Torna la follia degli animalisti estremisti. Ma perché, invece di gridare all' "Assassino vivisettore", non fanno una bella petizione per cancellare la derattizzazione, che uccide più topi della sperimentazione animale?
 
di Arnaldo Iodice
 
Potrei definirli animali ma gli farei un complimento. Prima di tutto perché ho una concezione degli animali troppo elevata per sprecare un simile paragone con loro. In secondo luogo, perché è evidente che nella loro delirante follia queste persone considerano la vita di un topolino molto più importante di quella di un essere umano.
A proposito di questo fatto, non ho vergogna a dire che la vita di cento topolini secondo me non vale quella di una ragazza che riesce a condurre una vita tutto sommato normale anche se difficile. Molti di voi non saranno d’accordo con me, ed è giusto così. Ognuno la pensa come vuole. Ma nessuno mi venga a dire che se il proprio figlio, la propria sorella, la propria madre, parenti e amici vari sono vivi grazie alla morte di un pugno di topolini, si mette a piangere per i topolini e maledice il giorno in cui alla persona cara gli è stata salvata la vita.
Chiusa parentesi, alla fine è difficile definire in qualche modo gli estremisti che hanno affitto a Milano dei manifesti con nome e indirizzo di ricercatori che, nei loro studi, usano anche cavie da laboratorio. E’ difficile spendere parole per chi definisce assassino uno scienziato e vorrebbe darlo in mano al boia.
E’ difficile ma non inutile, per un motivo molto semplice. Non sono loro a farmi paura, che di matti il mondo è pieno e sempre gravido. Mi fanno paura le persone comuni (un’amica, una zia, un cugino) che pensano che questi qui possano avere anche un briciolo di ragione.
Vi garantisco che in queste settimane di discussione sull’argomento ho parlato con tante persone, una migliore dell’altra (per intelligenza, sensibilità e tanto ancora) che sono convinte che la sperimentazione animale sia qualcosa del tipo: i ricercatori prendono animali (non solo ratti, ma cani, gatti, ciò che capita insomma) dalla strada, da canili, non so, da qualche parte, perché costa di meno, è più comodo, ricevono finanziamenti, e li torturano, li aprono e li farciscono come panini, gli fanno soffrire le pene dell’inferno e poi li gettano nel cestino della spazzatura, anche se tutti sanno che la ricerca si può fare anche senza gli animali… poveri animali indifesi, l’uomo è cattivo, non merita di stare su questa terra, eccetera…
Ho provato a spiegare a queste persone (di cui ho comunque grande stima) che i ratti – non i cani o i conigli, i ratti – vengono allevati per fare da cavie perché simili geneticamente agli uomini, e non soffrono perché esistono procedure che vietano trattamenti di questo tipo, che se stanno lì a protestare contro la sperimentazione sugli animali e io a sentirli è anche grazie alla sperimentazione sugli animali, e tante altre cose.
Ho provato a spiegare a queste persone che certe cose sono necessarie, così come è necessario procedere alla derattizzazione. Qui, però, nessuno dice niente. Nessuno piange per i poveri topi (del tutto simili alle cavie) che vengono sterminati. Nessuno piange le blatte che infestano le nostre cucine e che avveleniamo o le zanzare che friggiamo in estate con le racchette elettriche.
Insomma, non sempre il mondo va come vogliamo che vada, ma certe cose sono ineludibili. Certo, un domani la sperimentazione animale non esisterà più, e sarò contento di questo. Nel frattempo, però, lasciate stare chi lavora per salvare voi e i vostri cari.
PER COMMENTARE
 
CORRIERE DELLA SERA
9 GENNAIO 2014
DOPO IL BLITZ
«Nessuna chirurgia su animali
Cerchiamo di salvare vite umane»
La ricercatrice attaccata dai gruppi «antivivisezione».«Utilizziamo gli animali per la ricerca soltanto quando è indispensabile»
Federica Cavadini  
Milano - La scritta «assassina» ieri era ancora sul muro sotto casa sua. Almeno sono stati tolti i volantini con nome, foto, indirizzo e numero di telefono sotto il titolo «Vivisettrice». Maura Francolini è una dei quattro ricercatori dell’università Statale finiti nel mirino degli animalisti, chiamati «Boia» e «Torturatori di animali» nei manifesti affissi sotto le loro abitazioni la notte fra il sei e il sette gennaio. Ieri, dopo aver sporto denuncia, come hanno fatto i colleghi Edgardo D’Angelo, Alberto Corsini e Claudio Genchi e come ha fatto il rettore Gianluca Vago, Francolini è arrivata puntuale nel suo studio. Via Vanvitelli 32, dipartimento di Farmacologia. Duecento ricercatori al lavoro nel vecchio edificio di Città Studi, nelle aule tanti giovani, dottorandi e studenti. E su al quarto piano lo stabulario con topi e conigli, già mèta di un altro blitz degli animalisti la scorsa primavera: «Gabbie aperte e cartellini stracciati quella volta, anni di ricerca in fumo», ricordano con amarezza i suoi collaboratori.
Lavora qui dal ‘96 Maura Francolini, genovese chiamata a Milano dalla Statale. Con i colleghi studia i meccanismi molecolari e cellulari che determinano malattie come Sla, Alzheimer, Parkinson e ritardo mentale. «La sperimentazione sugli animali? Fa parte del nostro lavoro, non ti ci abitui mai ma serve e lo fai se credi che salvare vite umane sia la priorità». In che cosa consiste la sperimentazione? «Nessuna chirurgia sugli animali - precisa la studiosa - solo somministrazione di farmaci. Certo, al termine della ricerca questi animali vengono soppressi, previa anestesia. Mai a cuor leggero comunque. E solo perché è utile». Gli animalisti vi accusano di crudeltà inutile, sostengono che ci sono metodi alternativi. «Infatti li usiamo, utilizziamo gli animali soltanto quando è indispensabile, nel rispetto delle regole che non sono certo quelle di vent’anni fa. La vivisezione non esiste più. E siamo tutti d’accordo con gli animalisti sulla riduzione della sofferenza e del numero di esemplari da utilizzare».
Il gruppo di Maura Francoloni in particolare lavora soprattutto su piccoli pesciolini chiamati zebrafish. Mentre altri colleghi del dipartimento fanno sperimentazione su topi e conigli. E i cani beagle nelle foto sui volantini? «Qui non ce ne sono da anni. E comunque cani e primati oggi vengono utilizzati in pochi casi, per ragioni di sensibilità e anche per i costi che sarebbero enormi. La maggior parte del lavoro viene svolto su topi, zebrafish e sulla drosofila, il moscerino della frutta». Altra accusa respinta da Francolini: «Dicono che favoriamo le lobby farmaceutiche, in realtà non riceviamo fondi per la ricerca né da loro né dallo Stato, i finanziamenti ci arrivano da associazioni di pazienti, da Telethon, da Airc e quando va bene riusciamo ad avere i fondi europei. Basta visitare i nostri laboratori per capire che di soldi qui non ne girano e che nessuno di noi diventerà mai ricco. Il mio stipendio a venticinque anni dalla laurea è di 1360 euro al mese e quello dei nostri dottorandi è di 900 euro».
FOTO
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/14_gennaio_09/nessuna-chirurgia-animali-cerchiamo-salvare-vite-umane-840bbb0a-7910-11e3-a2d4-bf73e88c1718.shtml
 
IL TIRRENO
8 GENNAIO 2014
uomini e animali
di Elisabetta Giorgi
STICCIANO (FI) - Un cucciolo di 6 mesi, nero e docile, era imprigionato da una grossa catena che gli consentiva solo pochi passi. Altri 12 cani erano chiusi in gabbie anguste e lasciati nel fango. Qualcuno messo a cuccia in un bidone di plastica che lo manteneva ben saldo e rannicchiato nel suo triste recinto. Due giorni fa le guardie della Lac (la Lega abolizione caccia) hanno trovato in queste condizioni ben 13 pitbull - tra cui alcuni splendidi cuccioli - provvedendo a segnalare il tutto ai carabinieri. Sono scattati il sequestro, le sanzioni e la denuncia in Procura. È successo a Sticciano scalo, nel comune di Roccastrada, in una proprietà privata che di fatto avrebbe assunto, secondo i rilievi delle forze dell’ordine che hanno proceduto a un circostanziato esposto in Procura, i contorni di un “allevamento non autorizzato”. Un testimone, negli ultimi giorni, si era accorto delle condizioni non proprio esemplari di questi cani, provvedendo a segnalare il tutto alle guardie della Lac le quali, giunte sul posto, hanno chiesto l’immediato intervento dei carabinieri del comando stazione di Braccagni, ritenendo di ravvisare gli estremi di “maltrattamento di animali”. «Abbiamo controllato cane per cane - spiega Raimondo Silveri, grossetano, che da pochi giorni è diventato direttore nazionale della Lac - scoprendo che i cani erano incatenati. Le catene sono assolutamente vietate. E la legge regionale Toscana 59 del 20/10/2009 fissa precise regole e dimensioni minime per i recinti...». I controlli sul posto sono stati immediati, lunghi e certosini: guardie e militari hanno setacciato e verificato, una per una, le gabbie in cui gli animali erano rinchiusi, rilevando come i 13 pitbull fossero tenuti in condizioni precarie e in alcuni casi legati a catene. Le guardie hanno segnalato in particolare la condizione di un cucciolo di appena sei mesi, “allacciato” a una catena a maglie larghe, robusta e decisamente spropositata per le sue misere dimensioni: vediamo il cagnolino in foto, con lo sguardo timido e spaurito, in cerca di fuga e libertà. E come lui, le immagini choc ne mostrano altri - di pochi mesi - in condizioni simili. Altri cani sono adulti, ma pure loro sarebbero stati detenuti in una situazione difficile, al punto da rendersi minacciosi e aggressivi nei confronti di chi ha proceduto al sequestro. L’operazione di lunedì è stata lunga e delicata, durata alcune ore e che si sarebbe concentrata nell’appurare da subito le condizioni di questi animali, sotto il profilo igienico, di un presunto maltrattamento e del rispetto o meno della normativa. I rilievi investigativi avrebbero trovato tutti gli animali a stretto contatto con il fango, la melma, in ripari di fortuna e in un caso (appunto) con un semplice bidone di plastica come cuccia. Pure sul rispetto delle normative, sulla regolarità o meno dei documenti in mano al proprietario dell’allevamento il bilancio non sarebbe dei migliori. I cani sono risultati tutti (tranne uno) sprovvisti di regolari documenti (iscrizione anagrafe canina, microchip per identificarli). E nell’unico caso risultato regolare, il proprietario non avrebbe saputo dare dettagli sull’animale né spiegarne la provenienza. Per questo le guardie della Lac (come polizia giudiziaria) oltre che inviare comunicazione di notizia di reato alla Procura della Repubblica di Grosseto per i reati previsti dalla legge 189/2004 (tutela e benessere degli animali) hanno elevato oltre duemila euro di sanzioni amministrative al proprietario. I carabinieri della stazione di Braccagni hanno contattato subito il servizio veterinario dell’Asl 9 di Grosseto e il magistrato di turno, per poi procedere al sequestro dei cani. Sono in corso gli accertamenti per verificare sia la provenienza che l’eventuale destinazione dei pibull presenti nella struttura; chissà se di “passaggio” per un mercato (estero) tutto da verificare.
 
PRIMO NUMERO
8 GENNAIO 2014
La denuncia
“Mattanza” di cani da tartufo, animalisti all’attacco: sospendiamo la stagione
Diverse morti sospette registrate in queste ultime settimane. L’Organizzazione internazionale protezione animali di Campobasso ha chiesto di bloccare la ricerca dei tartufi per capire come mai tanti animali stanno perdendo la vita e anche l’intervento del prefetto: “Ci sono tanti cavatori onesti ma ci sono anche quelli senza regole, senza etica e senza pietà. La situazione è diventata drammatica perché l’unica cosa importante per alcuni è fare soldi e farli prima degli altri”.
di Maurizio Cavaliere
Campobasso - Avvelenamenti di massa di cani da tartufo. Non esita a definirla «mattanza» l’Organizzazione internazionale protezione animali che oggi, 8 gennaio, ha ufficialmente denunciato i ripetuti episodi di morti sospette di cani nel Campobassano. La sezione provinciale dell’Oipa chiede l’intervento del Prefetto, auspicando l’istituzione di un «tavolo di coordinamento per la gestione degli interventi da fare per il monitoraggio del fenomeno, al fine di garantire una uniforme applicazione delle attività”.
Nel comunicato si parla di guerra per la caccia al tartufo in corso da diversi mesi. In effetti negli ultimi tempi la situazione è peggiorata, ma la realtà parla di spiacevoli episodi che si ripetono da anni. Ruote bucate, macchine rigate e cacciatori senza scrupoli che maltrattano i cani prima di portarli in giro per i boschi molisani. Ora imperversa la macabra moda del ‘boccone avvelenato’, una pratica vergognosa che si abbatte come una scure sui poveri animali e anche sui cercatori che invece sono rispettosi delle regole e dei loro fedeli amici a quattro zampe. Per fortuna di persone oneste ce ne sono ancora tante, tuttavia le cronache continuano a raccontare le brutte vicende di quelle che altro non sono che ‘squadre della morte’.
Lo fanno per soldi, ovviamente. Perché il valore di mercato del tubero, il bianco in primo luogo, è in continuo rialzo. La ricerca del tartufo si è trasformata in una disperata corsa all’oro, accentuata dagli effetti della crisi economica. «Senza regole, senza etica e senza pietà – spiegano dall’Oipa – la situazione è diventata drammatica perché l’unica cosa importante per alcuni è fare soldi e farli prima degli altri». E’ presto detto come: «Letteralmente, bruciando il terreno cioè avvelenando i cani altrui o zappando indiscriminatamente il terreno delle tartufaie così da compromettere le produzioni successive». E di tartufaie in Molise ce ne sono diverse, basti pensare a quelle di San Pietro Avellana, luogo simbolo del tubero ‘made in Molise’.
Poi, l’Oipa attacca senza mezze misure l’amministrazione provinciale, che gestisce il comparto. « Pur di incamerare soldi – spiegano - continua incessantemente a distribuire autorizzazioni per la raccolta del tartufo, incrementando la presenza dei cercatori sui nostri territori oramai saturi». Ma è possibile e giusto bloccare l’accesso alla caccia per sovrannumero? Altro elemento su cui bisognerebbe discutere.
Resta il fatto che «L’avvelenamento è reato – continuano dall’Organizzazione - e, su segnalazione, il sindaco del territorio interessato è tenuto ad intervenire aprendo immediatamente un’indagine in collaborazione con le altre autorità competenti e provvedendo a individuare le modalità di bonifica del luogo dell’avvelenamento, nonché segnalando con apposita cartellonistica i siti e intensificando i controlli».
L’Oipa Italia chiede che venga rispettata la legge e, nello specifico, applicata
l’Ordinanza ministeriale del10 febbraio 2012 recante “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati”.
Chiede inoltre che il Prefetto, in quanto tale e in quanto competente, predisponga al più presto il tavolo coinvolgendo la Protezione Animali stessa nella pianificazione delle azioni.
La chiusura del comunicato è ancora più allarmante: «Vi è inoltre un reale rischio per l’incolumità dei cercatori stessi che spesso si imbattono, come avvenuto, in cacciatori senza scrupoli che sparano all’impazzata contro qualsiasi bersaglio mobile». Alla luce di tutto ciò, l’Oipa Molise, per conto dell’onlus italiana, chiede che sia sospesa temporaneamente la ricerca al tartufo soprattutto per dare un segnale forte «a quei ricercatori inesperti e senza regole che stanno letteralmente distruggendo il nostro territorio a discapito dei tanti professionisti rispettosi invece delle regole e del prezioso prodotto molisano».
 
MESSAGGERO VENETO
8 GENNAIO 2014
INTERVENTO DELL’EURODEPUTATO
Gatti avvelenati, Zanoni chiede «indagini serrate»
Prov. di Pordenone, Gattini spariti o trovati agonizzanti nelle colonie di Porcia e Pasiano e atti intimidatori diretti a chi se ne prende cura: l’eurodeputato del Pd Andrea Zanoni esprime la sua solidarietà «a chi è vittima di atti vili e inqualificabili. Invito gli inquirenti a effettuare indagini serrate per individuare i responsabili». A Porcia, nella colonia felina presente nella zona industriale di Talponedo, l’associazione Dingo di Pordenone ha scoperto due gattini agonizzanti e la sparizione di altri esemplari dei venti censiti. Il sospetto è che qualcuno abbia disseminato veleno per topi provocando la morte dei felini. Già nel marzo scorso erano scomparsi nel nulla cinque gattini della stessa colonia. A Pasiano tre sorelle sono state prese di mira da ignoti con minacce e atti di vandalismo. Sono stati rinvenuti biglietti minatori e alcuni dei dodici gatti accuditi dalle sorelle sono stati trovati morti. A maggio scorso, inoltre, mani ignote avevano distrutto la porta d’ingresso e quella laterale della loro abitazione.
Zanoni, vicepresidente dell’intergruppo per il benessere e la conservazione degli animali al Parlamento europeo, si è detto «vicino alle tre sorelle di Pasiano e ai volontari della Dingo. Chi ha preso di mira questi poveri gatti sta compiendo una vera e propria strage. Siamo di fronte a delinquenti senza scrupoli che mettono a rischio anche i bambini che, inconsapevoli, possono entrare in contatto con i veleni disseminati sul terreno. L’avvelenamento costituisce un doppio reato: configura sia il maltrattamento di animali sia l’uso di esche e bocconi avvelenati e sono previste sanzioni penali. Invito gli inquirenti a compiere indagini serrate per fermare queste persone pericolose».
 
IL CENTRO
8 GENNAIO 2014
Cane ferito dall’amo abbandonato
PESCARA - «Stavo passeggiando sulla spiaggia di Pescara, tra viale Pepe e il porto turistico, quando mi sono accorto che il mio cane aveva appena mangiato qualcosa dalla sabbia. Me ne sono accorto perché dalla bocca gli pendeva ancora un filo». Mariano Fioravanti quel filo non l’ha tirato ed è stata la salvezza della sua Aisha, cucciolo di golden retriever di 4 mesi: attaccato al filo un amo da pesca con un pezzo di pesce di un paio di centimetri. Quella di Aisha è una storia a lieto fine di amore per gli animali. «Anche se il lieto fine è costato quasi 600 euro, tra operazione e medicine, e tanta ma proprio tanta preoccupazione», racconta Fioravanti, 30 anni di Ascoli Piceno, uno che viene spesso a Pescara per trovare gli amici. L’ha fatto anche il primo gennaio scorso e, con la città battuta dal sole, è andato a passeggiare sulla spiaggia con il cane. Una spiaggia però invasa dai rifiuti. «Quando ho visto il filo uscire dalla bocca di Aisha», dice, «ho chiesto subito aiuto e l’unico che mi ha risposto è stato il veterinario Luca Piscione di Montesilvano che ha aperto lo studio apposta per me: in poco tempo ha fatto le lastre al cane e si è visto che nello stomaco c’era proprio un amo da pesca». Per evitare che l’amo arrivasse all’intestino bisognava fare presto: una corsa contro il tempo e contro la giornata di festa. Il cane ha ingoiato l’amo verso le 12: «Alle 12,40 ero nello studio di Piscione e intorno alle 14 ero già in una clinica di Vasto per l’operazione d’urgenza», dice Fioravanti, «un intervento delicato visto che il cane è ancora un cucciolo. Per fortuna, è andato tutto bene e Aisha non ha riportato danni: il pezzo di pesce che era attaccato all’amo ha fatto da schermo e ha evitato rotture fino allo stomaco ma, se fosse passato ancora del tempo, il pesce sarebbe stato digerito e ci sarebbe stata di sicuro un’emorragia». Un primo dell’anno da cancellare e 600 euro in fumo: «Tutto grazie a qualcuno che ha lasciato in spiaggia un rifiuto pericoloso che può creare danni non soltanto agli animali ma anche alle persone. È evidente che un pescatore ha abbandonato l’amo senza neanche pensarci», dice Fioravanti, «ma non è soltanto questo: dopo l’alluvione alcuni balneatori hanno ripulito i loro tratti di spiaggia ma tanti altri no». Fioravanti si è rivolto alla Capitaneria di porto di Pescara: «Ho chiesto informazioni e sono intenzionato a presentare una denuncia. È finita bene perché me ne sono accorto in tempo altrimenti il mio cane sarebbe morto. Se tornerò a Pescara? Certo ma non andrò più in spiaggia: a chi va a pesca vorrei chiedere soltanto un po’ di civiltà».
 
GAZZETTA DI MANTOVA
8 GENNAIO 2014
Cocker scappato dopo i botti Ricompensa per chi lo trova

Luca Cremonesi

SOLFERINO (MN) Nonostante i tanti appelli sul moderare l’uso dei botti, la prassi è radicata e non si riesce a debellare l’usanza. Le vittime sono gli animali, ignari di quanto accade, spaventati e frastornati, perché non capiscono di cosa si tratti. Sono tanti i cani e i gatti, ma non solo, che fuggono nei giorni delle feste, anche perché la tradizione dei botti ormai esonda e dalla notte di Capodanno si arriva fino all’Epifania. Gli animali sono così frastornati, e non c’è verso di calmarli. Giove, cocker inglese, è solo l’ultima vittima di queste feste. Si è perso a Solferino, nella zona di Piazza Castello. Il cane è dotato di microchip, elemento importante per identificare il cane in caso di ritrovamento. Il proprietario è il signor Maurizio Leorati. Sono stati distribuiti i volantini in tutta Solferino, ma anche nei comuni limitrofi. I numeri a cui chiamare sono 0376806146 e 3383611773, 3383433261 per chi avesse informazioni. I proprietari, inoltre, sono disponibili a elargire una piccola ricompensa in caso di ritrovamento. La zona dello smarrimento è Solferino, vicino a Piazza Castello, nella zona alta della collina.
http://persietrovati.blogspot.it/2014/01/solferino-prov-di-mantova-smarrito-cane.html
 
LA ZAMPA.IT
8 GENNAIO 2014
 
“Ci hanno sparato
perché vogliamo proteggere i lupi”
Misteriosa aggressione vicino alle case a Fenestrelle
 
Antonella Mariotti
 
Fenestrelle (TO) - Sono le sette e un quarto di ieri mattina quando sparano tre colpi di fucile. «Eravamo lungo il torrente e stavamo raccogliendo le foto-trappole». Stefano Polliotto e Marco Costantin nella vita sono un carrozziere e un giardiniere a Fenestrelle, con la passione di proteggere il lupo. Fanno parte dell’associazione Eital, con la moglie di Stefano, Ethel Onnis: «Oggi (ieri per chi legge; ndr) è un giorno di silenzio venatorio. Non possono sparare. Non sappiamo se volevano minacciare noi, o se vista la carcassa di quell’animale pensavano fossero i lupi».  
Il racconto  
Quella carcassa di cervo sta proprio sotto piazza Vittorio a Fenestrelle, nel territorio di un’azienda faunistico-venatoria che di lupi proprio non vuol sentire parlare. «Non sappiamo chi fossero quelli che hanno sparato - racconta Marco Costantin - ma venivano da lì» e indica un muretto che costeggia il torrente Chisone, sotto la piazza, e finisce nel territorio dell’azienda. «L’anno scorso avevamo censito quattordici lupi - dice Ethel - era un gruppo con molti cuccioli. Ne saranno rimasti due. È una strage, li stanno ammazzando tutti». Ieri mattina dopo gli spari è stata presentata una denuncia ai carabinieri: «Vogliamo procedere per vie legali, perché potevano ferire qualcuno - spiega Antonio Colonna dell’Eital - e comunque anche l’uccisione del lupo è fuorilegge». Il lupo è specie protetta e si rischia l’arresto da due a 8 mesi o una ammenda da 1,5 a 4 milioni». Purtroppo però nonostante le ripetute uccisioni, a fucilate o avvelenati, nessuno è stato condannato per la morte di un lupo. Una delle carcasse ritrovate in Val Chisone, l’ultima a fine dicembre, ora è all’esame dell’università di Grugliasco. «E’ il fratello di Hope - spiega Ethel -, la lupa investita e operata alla zampa qualche giorno fa».  
La battaglia  
La battaglia in Val Chisone per proteggere i lupi è durissima raccontano i volontari: «Ci minacciano e le amministrazioni non ci aiutano. Vorremmo creare un centro del Lupo come a Entraque, ma i politici qui ci fanno capire che “non è il caso”. Il problema parte anche dalla Regione, abbiamo un assessore all’agricoltura e alla caccia che certo non vuole proteggere il lupo ma i cacciatori». Che «l’ambiente» non sia accogliente si capisce dall’attenzione di ieri di un distinto signore («è il padre di uno dei cinque dipendenti dell’azienda faunistica» spiega Costantin), che ha seguito da lontano tutto il racconto dei volontari. «Noi comunque abbiamo presentato regolare denuncia - sottolinea Colonna - anche ai carabinieri di Pinerolo. Non possono sparare alle persone così, e non possono farlo neanche ai lupi».  
 
NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2013
 
STRAGE DI LUPI IN MAREMMA, WWF: VIOLENTO SALTO NEL PASSATO
Ieri nell'aquilano ammazzato un altro esemplare
 
E' allarme per la continua scoperta di carcasse di lupo, l'ultima ieri nell'aquilano. A denunciare questi ripetuti atti di bracconaggio contro una specie tutelata da norme comunitarie e nazionali è il Wwf. Le "uccisioni di lupi o ibridi, la scoperta di nuove carcasse e la loro ostentazione in pubblico come si sono registrate nel mese scorso, almeno una decina localizzate in particolare solo nell'area della Maremma toscana, ma altri casi verificatisi in altre parti d'Italia, devono seriamente allarmare e soprattutto scuotere le coscienze di quanti sono chiamati a gestire e a tutelate il patrimonio di fauna selvatica del nostro Paese". Lo afferma Dante Caserta, presidente di Wwf Italia, dopo i ritrovamenti di lupi uccisi a fucilate. "In Maremma si è arrivati addirittura alla ostentazione pubblica dei corpi dei lupi uccisi - aggiunge Caserta - così come avveniva nel passato, mostrando uno sprezzo per le istituzioni e tralasciando che si trattasse di una manifesta evidente illegalità: parliamo infatti di una specie particolarmente protetta tutelata da norme comunitarie e nazionali. La vera sfida si gioca sulle scelte e se l'obiettivo è quello di salvaguardare sia gli allevatori sia i lupi, le parole chiave sono prevenzione e corretta gestione dell'allevamento". Il Wwf evidenzia la necessità di avviare l'adozione di strumenti anti-predazione, di indennizzi per gli allevatori colpiti, di fare un monitoraggio e una registrazione dei danni, così come una "corretta" gestione del randagismo e allontanare gli ibridi selvatici che minacciano il lupo.
 
NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2014
"LUPI" IN MAREMMA, L'ENPA: "BASTA CON LA CACCIA ALLE STREGHE"
"Si rispetti la legge e si tutelino gli animali"
L'Enpa condanna duramente la vera e propria "caccia alle streghe" che si è aperta nel Grossetano contro i "lupi" - in realtà meticci - e che nei giorni scorsi ha causato numerose vittime, barbaramente uccise - probabilmente da allevatori senza scrupoli - non solo senza alcun rispetto delle norme nazionali a tutela degli animali, ma anche con una violenza senza limiti nei confronti di animali che, appunto, si comportano come tali.
Sebbene l'Enpa sia lontana dal mondo dell'allevamento, ha sempre sostenuto, anche in sedi istituzionali, la necessità un risarcimento dei danni all'agricoltore e all'allevatore che rispettano tutte le regole sulla detenzione responsabile dei propri animali, a partire dalla microchippatura del cane, obbligatoria per legge, fino alla corretta vigilanza sugli animali da allevamento e dei cani lasciati spesso e volentieri liberi di vagare nel territorio, non sterilizzati e quindi con la possibilità di riprodursi, aggravando enormemente la piaga del randagismo. Si tratta, quindi, di un fenomeno la cui responsabilità è riconducibile a tutti coloro - come cacciatori, allevatori e proprietari non responsabili - che abbandonano i cani a loro stessi, liberi di riprodursi e dare vita a cucciolate semi-selvatiche, ma anche a chi dovrebbe vigilare e in oltre vent'anni non lo ha mai fatto o lo ha fatto solo in parte, contribuendo quindi ad un aggravarsi della situazione. A pagarne il prezzo sono proprio gli animali, che, in difficoltà, cercano di sopravvivere come possono.
E' necessario invece porre delle domande a chi la legge la dovrebbe applicare, come ad esempio i comuni, i vigili, le ASL: cosa hanno fatto in tutto questo tempo? quali controlli sono stati effettuati nel territorio e quante infrazioni sono state rilevate ad esempio per omessa custodia dei cani o per assenza di microchip? Hanno supportato e incentivato le sterilizzazioni?
Agli allevatori l'Enpa lancia un messaggio: anziché prendersela con i presunti "lupi" compiendo gravi atti illeciti e oltretutto attirandosi le antipatie della maggioranza degli italiani che boicotteranno i prodotti tipici dell'Amiata, manifestate contro gli amministratori che propongono impraticabili modifiche alle norme nazionali sul randagismo come risoluzione dei problemi. Ognuno si assuma le proprie responsabilità.
 
GEA PRESS
8 GENNAIO 2013
 
Fauna selvatica – Bracconaggio incontrollato ai danni del lupo
La convivenza possibile nelle 5 mosse individuate dal WWF
 
La continua registrazione di uccisioni di lupi o ibridi, la scoperta di nuove carcasse e la loro ostentazione in pubblico come si sono registrate nel mese scorso, almeno una decina localizzate in particolare solo nell’area della Maremma toscana, ma altri casi verificatisi in altre parti d’Italia, devono seriamente allarmare e soprattutto scuotere le coscienze di quanti sono chiamati a gestire e a tutelate il patrimonio di fauna selvatica del nostro paese e i suoi delicati equilibri ambientale e che non possono rimanere inermi avanti ad un simile attacco alla legalità.
A riferirlo è un comunicato del WWF il quale, a proposito dei recenti casi avvenuti in Maremma, sottoliena come si sia addirittura arrivati ad ostentare pubblicamente dei corpi dei lupi uccisi. In tal maniera, aggiungono gli ambientalisti, avveniva nel passato, mostrando uno sprezzo per le istituzioni e tralasciando che si trattasse di una manifesta evidente illegalità: parliamo infatti di una specie particolarmente protetta tutelata da norme comunitarie e nazionali.
“E’ dagli anni ’70 che non assistevamo ad un accanimento tanto grave su una specie simbolo – ha dichiarato Dante Caserta, Presidente del WWF Italia – Questi ripetuti atti di bracconaggio sono  da condannare sotto qualsiasi aspetto e nessuna situazione, per quanto difficile, può motivarli né tantomeno giustificarli. Dopo aver vissuto per decenni sull’orlo dell’estinzione, il lupo  è tornato a popolare montagne e vallate grazie agli sforzi di associazioni, istituzioni e mondo della ricerca. Sebbene questo possa comportare talvolta un’interazione problematica con alcune attività umane quali l’allevamento zootecnico, non vuol dire che la convivenza tra uomo-lupo non sia possibile, come dimostrano i dati e i tanti progetti già realizzati. E’ solo questione di volontà, politica e amministrativa: la vera sfida si gioca sulle scelte e se l’obiettivo è quello di salvaguardare sia gli allevatori sia i lupi, le parole chiave sono “prevenzione e corretta gestione dell’allevamento”. Ogni altra proposta non può che essere letta come pretesto per avallare ben altri scopi che non coincidono con la conservazione del patrimonio collettivo. Dobbiamo intervenire seriamente per minimizzare i danni prodotti dai predatori coscienti anche del fatto che un’attività economica a rischio “zero” non esisterà mai. Al contrario, adottare misure antiquate quali l’abbattimento o peggio ancora, la ritorsione contro la fauna selvatica con atti di bracconaggio, è un salto nel passato buio dell’Italia “anti- nocivi”, quello in cui la legge lasciava sparare a volpi, cornacchie, falchi e grifoni, pratiche che oggi sono contrarie alla legge e ad ogni principio di gestione sostenibile delle risorse. Il WWF non può che condannare senza ma e senza se simili pratiche, fornendo al tempo stesso soluzioni praticabili e sperimentate”.
Alla luce dell’esperienza raccolta in anni di gestione di progetti di tutela dei grandi carnivori e gestione diretta di aree protette il WWF elenca 5 MOSSE STRATEGICHE che valorizzino la prevenzione, la gestione adeguata della zootecnia, il monitoraggio dei danni e la gestione dei cani randagi e cani vaganti per intervenire sui danni al patrimonio zootecnico e risolvere alla fonte il problema delle ibridazioni lupo-cane, 5 misure che, se adottate complessivamente, intervengono puntualmente per minimizzare i danni prodotti dai grandi predatori. E’ indispensabile in questo momento programmare un utilizzo mirato delle risorse che l’Unione Europea mette a disposizione delle Regioni attraverso la definizione dei programmi di sviluppo rurale della nuova PAC 2014 – 2020 ed inserire il problema dei danni da fauna selvatica nel programma di gestione dei rischi in agricoltura. Per ottenere questo risultato ognuno però deve fare la propria parte, a partire ovviamente dalla Istituzioni nazionali e regionali ma ancora di più a livello territoriale favorendo dialogo e supporto all’allevamento serio e legale. Queste mosse se promosse seriamente e contemporaneamente offrono risposte e soluzioni e dimostrano che la convivenza del lupo con la zootecnia è possibile, ma solo con la collaborazione di tutti e in primis degli stessi agricoltori-allevatori, che devono adoperarsi per la comune richiesta e la realizzazione degli adeguati sistemi di prevenzione, evitando invece di invocare e di stimolare iniziative che rischiano di complicare ulteriormente la situazione.  Il WWF invita pertanto le istituzioni e tutti gli operatori a mettere in atto seriamente e in maniera coordinata e razionale le seguenti azioni così da potere facilitare e ricercare quella convivenza e quella calma sociale che è necessaria.
1)      ALLEVAMENTI: ADOZIONE CAPILLARE DI STRUMENTI “ANTI-PREDAZIONE
Incentivare le attività per la prevenzione del danno, con la promozione e l’adozione da parte degli allevamenti di quegli strumenti anti predazione sperimentati e più efficienti per quegli ambiti territoriali;
2)      POLITICA UNITARIA PER INDENNIZI – Promuovere una politica degli indennizzi unitaria, che faciliti le procedure amministrative e dia certezza del diritto con la velocizzazione delle risposte ed indennizzi sicuri e tempestivi;
3)      MONITORAGGIO E REGISTRAZIONE DEI DANNI – Sviluppo coordinato del monitoraggio e registrazione puntuale dei danni al patrimonio zootecnico così da consentire in tempo reale di promuovere interventi concreti e che consentano di dare risposte agli allevatori per mitigare il danno;
4)      GESTIONE DEL RANDAGISMO- Dare piena applicazione alle norme sul randagismo e la gestione dei propri animali domestici, favorendo il monitoraggio del rispetto delle norme di registrazione e dichiarazione dei propri animali e riducano drasticamente il fenomeno dei cani vaganti e randagi;
5)      ALLONTANARE GLI INTRUSI – Dove accertato intervenire per cercare di rimuovere gli ibridi selvatici lupo cane che possono costituire una minaccia per il patrimonio zootecnico e prima di tutto minacciano la stessa conservazione della specie lupo.
Una politica nazionale che tuteli il lupo e favorisca allo stesso tempo il corretto e adeguato allevamento zootecnico è possibile e si deve ricercare, ma per lavorare lungo questa strada devono essere promossi interventi seri e ognuno di questi punti non può essere sufficiente da solo, l’intero percorso deve essere messo in atto. Qualsiasi altro tentativo di scorciatoia (legale o illegale che sia) non può che essere perdente, per tutti e per il paese.
Il WWF, infine, smentisce, che sia mai stata intrapresa alcuna attività di reintroduzione di lupi nel territorio, come erroneamente (e strumentalmente) è stato riportato su alcuni blog e articoli di stampa senza considerare che una cattiva informazione può creare seri danni al nostro patrimonio faunistico.
 
GEA PRESS
8 GENNAIO 2014
Il caso del lupo-cane. Per il TAR deve lasciare l’affidatario ed andare in un Centro di recupero
Ibridi di lupo. Animali domestici o specie selvatiche?
Incroci di cani domestici con il lupo. Ibridi, un po’ lupo e un po’ cane. Quanto prevale, uno dei due genitori, sullo status giuridico dell’incrocio? Un fatto non da poco, visto che un cane può essere detenuto in casa, mentre un lupo deve essere consegnato ad un Centro di Recupero.
Sulla vicenda si era già espresso nell’ottobre 2012 il Ministero dell’Ambiente il quale, con una sua nota, aveva chiarito che l’ibrido di cane con il lupo, nato e vivente in stato di libertà,  deve essere considerato nella disciplina relativa alle specie selvatiche. Un ulteriore risvolto era poi arrivato con la legge relativa all’applicazione in Italia della Convenzione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione. Il Servizio Cites del Corpo forestale dello Stato aveva a tal proposito ribadito che fino alla quarta generazione, l’incrocio di cane e lupo può essere detenuto solo presso un Centro di recupero. In altri termini, legalmente parlando, non può considerarsi varietà domestica ma specie tutelata dalla CITES.
Sulla vicenda è ora arrivata una Sentenza  del Tribunale Amministrativo regionale dell’Emilia Romagna che ha disposto la restituzione di un ibrido di cane e lupo al Corpo forestale. Era semplicemente successo che nel settembre 2012, a Benevento, gli inquirenti avevano consegnato ad un privato un cucciolo di lupo basandosi sul fatto che il piccolo animale potesse essere in realtà  incrocio con il cane. Per il lupo forse un po’ cane, si concordava inoltre la microchippature quale animale d’affezione.
Nel frattempo, però, l’ISPRA (organo tecnico dello Stato deputato anche alla gestione della fauna selvatica) comunicava i dati dell’analisi genetica. Quell’animale era indubbiamente un ibrido di cane con in lupo. Anzi di una lupa con un cane, visto che il DNA mitocondriale, tipicamente di provenienza materna, appartenenva alla specie Canis lupus italicus.  Dunque, il cane incrocio con il lupo doveva andar via dal suo affidatario ed essere consegnato  ad un Centro di recupero. Un affidamento, peraltro, che si presuppone a vita considerando che un ibrido mai può essere liberato in natura.
Il primo pronunciamento del TAR, dietro ricorso del possessore del cane, tranquillizzava in qualche maniera la questione. In sede di Sospensiva veniva infatti deciso di mantenere il cane presso l’affidatario ma solo per non sottoporlo a stress in attesa del giudizio. A nulla, però, sono valse le obiezioni del ricorrente, poste sia sul piano procedurale ma anche nel merito delle risultanze dell’ISPRA. La natura temporanea dell’affidamento, in attesa cioè delle risultanze dell’ISPRA, sembra avere costituito l’elemento più forte per il rigetto del ricorso. Di nessun rilievo l’avvenuta inoculazione del microchip, in realtà funzionale, ad avviso dei Giudici Amministrativi, solo alla gestione dell’anagrafe canina. Il cane in oggetto, però, non era … cane,  e pertanto dovrà essere ora consegnato ad un centro di Recupero.
Il ricorso era stato intentato contro il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Il TAR si è pronunciato lo scorso dicembre. Tranne eventuale appello innanzi al Consiglio di Stato e ribaltamento della Sentenza del TAR, l’incrocio di lupo andrà perciò via dall’attuale dimora.
 
GEA PRESS
8 GENNAIO 2013
 
Caserta – 50 vasche del bracconaggio sotto “assedio” della Forestale. Denunciate 21 persone
Controllo logistico garantito dall'esercito. La collaborazione del WWF ed EMPA
 
Grossa operazione antibracconaggio nel cuore di uno dei punti più caldi della caccia illegale italiana. Il Corpo Forestale dello Stato con il supporto logistico  del Comando Militare Esercito Campania della Caserma “Calò” ed alla collaborazione delle associazioni ambientaliste EMPA e WWF Italia è intervenuto nei cosiddetti luoghi delle “vasche” dal casertano. Tanti piccoli e medi specchi d’acqua notoriamente afflitti dal problema del bracconaggio in una delle zone tra le più alte densità criminali del nostro paese.
Il personale del Corpo forestale dello Stato  del Comando Regionale diretto dal dott. Vincenzo Stabile, unitamente al personale del Nucleo Operativo Antibracconaggio (NOA) di Roma e del Comando Provinciale di Caserta, è entrato in azione  alle prime luce dell’alba  del 2 gennaio scorso fino al giorno dell’ epifania compreso. Numerosi sono stati gli ambiti comunali interessati.   In particolare il comunicato del Corpo forestale riporta di Comuni di Grazzanise, Castelvolturno, Villaliterno e  Mondragone nei quali maggiormente si è fatta sentire l’attività di caccia alla fauna migratoria ed in particolare di uccelli acquatici. Trampolieri ed anatre uccisi  attraverso postazioni fisse poste al margine di terreni appositamente allagati. Sono proprio questa le “vasche”. Il tutto con l’ausilio di richiami acustici.
L’avifauna acquatica  migratoria che percorre la direttrice migratoria tirrenica per fare ritorno nei luoghi di riproduzione, viene così attratta nelle vasche attraverso l’utilizzo dei richiami vietati che riproducono i versi di corteggiamento dei propri simili. Anche per la presenza dei suddetti richiami è stato possibile individuare i bracconieri. Grazie alla professionalità ed esperienza del personale del Corpo forestale dello Stato coordinati nelle operazioni dal Commissario  Capo Giovanni Cenere,  sono stati  scovati  e sanzionati.
Diverse sono state le condotte illecite riscontrate  dalla Polizia Giudiziaria operante: illecita attività venatoria con uso di strumenti vietati, quali appunto richiami acustici elettromagnetici, all’ utilizzo di fucili con alternazioni tecniche tali da determinare  una maggiore potenza di fuoco, ipotesi quest’ultima sanzionata penalmente  anche dalla normativa in materia di armi.
Il controllo ha riguardato circa 50 vasche e l’attività ha condotto complessivamente  al deferimento al’Autorità Giudiziaria di 21 persone  ed al sequestro dei fucili da caccia e diverse centinaia di cartucce. Sequestrati anche  uccelli imbalsamati utilizzati come richiami senza l’osservanza delle norme che regolano la tassidermia. Eragate in ultimo sanzioni amministrative per oltre 20.000 euro.
Tale operazione testimonia come il Corpo Forestale continui a svolgere  una attività di tutela ambientale di ampio raggio soprattutto nel territorio ricadente nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”,  non  solo   per fronteggiare il fenomeno dei roghi e dell’illegale smaltimento dei rifiuti, ma per assicurare un controllo che va dal  settore agroalimentare alla protezione dell’avifauna, concependo in tal senso il valore ambientale nella sua integralità.
 
NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2014  
CACCIA ILLEGALE, IL CFS DENUNCIA 21 BRACCONIERI NELLA TERRA DEI FUOCHI
Lipu: "Bene, ma occorre aumentare le pene"
"L'operazione condotta brillantemente dagli uomini del Corpo forestale dello Stato nel casertano dimostra che se non si modifica il sistema sanzionatorio dei reati in materia di caccia, continueremo ad assistere a stragi di uccelli protetti lungo le rotte migratorie tirreniche".
E' quanto denuncia Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu-Birdlife Italia, esprimendo vivo apprezzamento per l'azione del Nucleo operativo antibracconaggio e del Comando provinciale di Caserta del Corpo forestale dello Stato che ha portato alla denuncia di 21 cacciatori accusati di bracconaggio.
"In un'area, quella della Terra dei Fuochi, già sottoposta a sfruttamento e a sversamenti illegali di rifiuti tossici e pericolosi – continua Mamone Capria - l'intervento della Forestale anche in materia di protezione della fauna selvatica consente una ripresa ampia del controllo del territorio da parte dello Stato contro gli abusi ambientali che quelle preziose zone agroalimentari hanno subìto selvaggiamente in questi decenni".
"La Lipu che negli anni Novanta con l'operazione Volo Libero – conclude il presidente Lipu – denunciò la presenza della malavita organizzata nella gestione della vasche usate come bacini per la caccia agli uccelli acquatici, chiederà al Parlamento di inasprire le pene contro la caccia di frodo e per abolire definitivamente l'uso dei richiami vivi nell'attività venatoria. Mi congratulo con il Capo del Corpo forestale dello Stato, Cesare Patrone, per non aver abbassato l'attenzione sulla lotta al bracconaggio, garantendo quei controlli mirati che il personale speciale del Noa sta conducendo con preziosi e lungimiranti risultati negli hot spots della caccia illegale in Italia."
 
LA STAMPA
8 GENNAIO 2014
I cani, eroi insostituibili nei soccorsi su valanga
Convegno tra esperti: “La tecnologia non basta a salvare le vite”. La formazione di animale e conduttore è lunga e impegnativa ma garantisce risultati unici.
Cristian Pellissier
Courmayeur - Scienza e tecnologia hanno fatto passi da gigante, ora sciatori e alpinisti hanno a disposizione l’Arva, che in caso di valanga permette ai soccorritori di individuare il punto in cui la persona è stata seppellita. Un piccolo aggeggio elettronico che può salvare una vita. 
Migliorie che però non hanno sostituito l’uso di cani da valanga, gli «eroi a quattro zampe delle Alpi», che sono stati i protagonisti di un dibattito a Courmayeur. Con un esempio Lucio Trucco, guida alpina di Cervinia e uomo del Soccorso alpino, ha reso bene l’idea: «Anni fa, su una valanga piuttosto stretta, ma lunga almeno 200 metri, siamo arrivati con l’elicottero io e un collega. Eravamo appena scesi e stavamo dando disposizioni per chiedere rinforzi, quando abbiamo visto “Zeus” 70 metri più in su che stava già scavando. Noi ci stavamo ancora organizzando e lui aveva già trovato la persona seppellita sotto dalla neve. L’abbiamo tirata fuori, si è salvata. Non sempre va così bene, ma l’aiuto dei cani è ancora fondamentale». «Zeus» è un border collie oggi a riposo dopo aver lavorato con Trucco 13 anni. «Quando dico “cerca” il cane parte in meno di un secondo, inizia ad annusare l’aria e appena percepisce l'odore umano sotto la neve scava e non si ferma più. Non c’è macchina che sappia fare altrettanto». 
A condurre la serata Raffaella Nobbio, con Trucco anche Daniele Ollier, guida alpina e agente della guardia di finanza di Courmayeur, entrambi conduttori di cani. Con loro c’era anche «Malice», il cane che oggi accompagna Trucco nelle ricerche: è un pastore belga malinois, ha due anni e non lo molla di un passo. «Malice» è femmina e vispa. E Ollier spiega: «Devi essere il sole per il tuo cane». E questo vale anche per i cani da compagnia, ma a maggior ragione per i cani usati nelle ricerche, quelli da valanga, quelli antidroga, quelli che cercano valuta o quelli da lavoro. 
«L’addestramento - ancora Ollier - dura almeno due anni, con un cucciolo è più semplice, è come una lavagna pulita, ci scrivi quello che vuoi tu». A sentire Trucco e Ollier sembra facile: «Per loro il lavoro, i soccorsi, devono essere un gioco». E quindi l’addestramento è giocoso, si basa sul meccanismo «stimolo-risposta-rinforzo». «Il rinforzo è un premio, un gioco, una pallina o qualcos’altro», un oggetto che l’animale desidera, che lo gratifichi. «I cani - aggiungono - vanno premiati quando fanno le cose giuste, non puniti quando sbagliano, così imparano, è garantito». 
Il primo passo è scegliere il cane giusto, deve essere predisposto. Alcune razze sono più portate, il collie e il pastore belga in primis, ma anche il pastore tedesco. Poi, però, bisogna trasformarli in cani da valanga. «E non è facile», ammette Trucco. I primi mesi sono dedicati alla creazione del rapporto, il cane deve capire chi è il suo padrone, vederlo come «un sole». «Poi iniziamo a nasconderci sotto la neve sotto ai suoi occhi, lui scava e lo premiamo». Il secondo passo è seppellire il padrone senza fare vedere all’animale il punto, al «cerca» lui parte, riconosce l’odore del suo conduttore, della persona a cui vuole bene, sente la traccia e scava. «E arriva il premio. Alla fine assocerà l’odore delle persone sotto alla neve al suo premio». E il gioco è fatto. «O quasi - precisano - perché poi bisogna formare i conduttori, e la formazione, in quel caso, è più lunga». 
 
CORRIERE DELLA SERA
8 GENNAIO 2014
la PROPOSTA
«Diamo il nostro cognome agli animali domestici Servirà a proteggerli meglio»
L’idea dell’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente
«Se vivono con noi, allora aggiungiamoli allo stato di famiglia»
«Dare il nostro cognome ai nostri animali domestici, aggiungendo in sede di registrazione del microchip ai dati relativi al nostro cane, gatto, furetto o cavallo anche il nostro cognome, in modo che il nostro animale di casa sia facilmente identificabile con noi e con la nostra famiglia».
Lo propone l’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente che da anni «si batte per inserire gli animali domestici che vivono con noi nel nostro stato di famiglia in modo da renderli dei veri e propri componenti della nostra famiglia».«L’obbiettivo principale - spiega l’associazione - rimane quello di far riconoscere gli animali come esseri senzienti dalla legge, e per cominciare diamo ai nostri amici a quattro zampe la possibilità di entrare in maniera concreta nella nostra famiglia e facciamolo nel modo previsto dalla legge: dando a loro il nostro cognome».
«Chiediamo quando registriamo il nostro amico a quattro zampe all’anagrafe di aggiungere anche il nostro cognome. Ad esempio io - dice Lorenzo Croce, presidente di Aidaa- ho deciso di aggiungere il mio cognome al mio gatto che sul suo libretto veterinario si chiama Gatto Michele Croce. Quello che vogliamo far capire- conclude Croce- è che il mio gatto porta il mio cognome perché per me lui è parte della mia famiglia in maniera totale»
 
IL GIORNALE
8 GENNAIO 2013
 
Investe il proprio cane: arrestato
 
Michael David Parker, 45 anni, è stato incastrato dalle autorità di Hawthorne (California) da un video che mostra come l'uomo ha ucciso il proprio chihuahua, forse scappato (o tirato fuori) dal bagagliaio. Secondo gli inquirenti si è trattato di un atto volontario, ma Parker - che ha pagato 20mila dollari di cauzione per uscire di galera - si è trattato di un incidente. Video da YouTube
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2014
USA, INVESTE IL SUO CHIHUAHUA CON L'AUTO: ECCO LA PROVA (VIDEO)
Un 45enne arrestato: crudeltà verso gli animali
Ha ucciso il suo chihuahua investendolo con l'auto. Michael David Parker, 45 anni, è stato arrestato con l'accusa di crudeltà verso gli animali dopo che le autorità di Hawthorne (California) hanno provato l'uccisione dell'animale. Il video, ripreso dalle telecamere della zona, mostra Parker che apre il bagagliaio della macchina dal quale viene fatto uscire il suo chihuahua. Poi l'uomo si mette alla guida e, quando l'animale gli si piazza davanti, accelera e lo investe. Parker, che è stato arrestato, ha pagato 20mila dollari di cauzione per uscire di galera. Si è difeso dicendo che si sia trattato di un incidente.
VIDEO
http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/usa-investe-il-suo-chihuahua-con-l-auto-incastrato-dalle-telecamere.html
 
LEGGO
8 GENNAIO 2014
Due medaglie per Athos, il cane-soldato
ferito da un'esplosione in Afghanistan
WASHINGTON - Si chiama Athos, come uno dei tre moschettieri del celebre romanzo francese di Dumas padre. Pastore tedesco di quattro anni, è rimasto gravemente ferito dall'esplosione di un missile durante una missione di pace in Afghanistan e ha subito un complesso intervento chirurgico. Per questo, il ministero della Difesa della Repubblica Ceca lo ha insignito di un prestigioso riconoscimento militare. Anche l'esercito statunitense ha premiato Athos, regalandogli una coperta a stella e strisce.
FOTO
http://foto.leggo.it/CRONACA/foto/0-60614.shtml?idArticolo=432393
 
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8 GENNAIO 2014
Due medaglie per Athos, coraggioso cane soldato ferito in Afghanistan
All'eroe a quattro zampe ferito da un’esplosione va un riconoscimento del ministro della Difesa della Repubblica Ceca e anche un premio dell'esercito statunitense.
Athos è un pastore tedesco di quattro anni, cane-soldato in terra di guerra, che è rimasto gravemente ferito dall’esplosione di un missile mentre si trovava in Afghanistan. Un’esplosione, quella che l’ha costretto a subire un complesso intervento chirurgico, che ha spinto il ministero della Difesa della Repubblica Ceca a premiare il coraggioso cane. Il governo ha così insignito l’eroe a quattro zampe, che porta il nome di uno dei tre celebri moschettieri, di un prestigioso riconoscimento militare, ma non solo. Anche l’esercito statunitense ha voluto premiare e ringraziare il cane ferito durante la missione di pace in Afghanistan. Ad Athos è stata, infatti, donata anche una seconda “medaglia”: una coperta a stelle e strisce.
FOTO
http://www.fanpage.it/due-medaglie-per-athos-coraggioso-cane-soldato-ferito-in-afghanistan/ 
 
NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2013
 
USA, FREDDO POLARE: -53°C, ALMENO 15 MORTI E UN'ORSA RESTA AL CHIUSO
Zoo di Chicago, Anana non sopporta più il freddo
 
Un vortice polare sta inghiottendo gli Stati Uniti e anche gli animali negli zoo stanno soffrendo. Dal Montana al Wisconsin, fino al Minnesota e poi al Dakota e al Michigan, sono stati colpiti da un'ondata di gelo che ha portato temperature fino a -53 gradi e ha fatto finora 15 morti. E allo zoo di Chicago un'orsa polare è rimasta al chiuso, perché - vivendo in cattività - non è più abituata a sopportare un freddo così pungente.
Le temperature polari, ai minimi da vent'anni, sono il frutto di un allineamento, assolutamente anomalo, di una serie di condizioni meteo, che permetteranno al cosiddetto "vortice polare Artico" di portare venti forti e freddi in zone molto più meridionali del consueto. Il risultato è che, in alcune aree, le temperature scendono addirittura di -51 gradi, un freddo in grado di far congelare la pelle esposta in meno di cinque minuti. Il servizio meteo nazionale ha registrato domenica -22 gradi centigradi in una località nel Nord Dakota, 30 gradi sotto zero in un'altra in Minnesota. Le autorità di diversi Stati hanno chiesto alla gente di rimanere a casa, fare scorte di cibo, uscire solo in caso di stretta necessità mentre le scuole -per esempio a Chicago, ma anche in numerose altre città e contee - rimarranno oggi chiuse. Non apriranno i battenti in molti Stati neanche uffici pubblici e tribunali, mentre saranno potenziati i servizi di ricovero per "senzatetto". La popolazione di New Orleans, intanto, è stata incoraggiata a controllare la situazione di vicini e anziani. Ad Indianapolis, ancora, le autorità hanno elevato il livello di allerta sulle strada a "rosso", il che rende vietato guidare ad eccezione che per il personale di soccorso e per chi cerca rifugio. Comertown, in Montana, ha registrato finora la temperatura più bassa: -53 gradi Celsius. Ma il Nord e il Sud Dakota, assieme al Minnesota non sono stati molto più caldi.
Nel frattempo, a Chicago fa troppo freddo persino per gli orsi polari. Il Lincoln Park Zoo ha fatto sapere infatti che ieri l'orsa Anana è rimasta al chiuso a causa delle temperature rigide, che nella città sono scese a -27 gradi. Gli animali che vivono in libertà sono abituati a simili condizioni meteorologiche, ha ammesso la portavoce dello zoo, Sharon Dewar, ma Anana non ha lo spesso strato di grasso che si crea grazie al consumo di alimenti come foche e carcasse di balene. Se possedesse questo strato in più, ha spiegato la portavoce, Anana farebbe fatica a sopportare le temperature tipiche delle altre stagioni a Chicago, perciò la sua dieta è diversa. Di solito Anana ha accesso sia allo spazio interno che a quello esterno e oggi potrà probabilmente uscire di nuovo fuori. Nello spazio interno riservato all'orsa la temperatura è compresa fra 4 e 10 gradi.
 
QUOTIDIANO SANITA’
8 GENNAIO 2014
 
Sperimentazione animale. E' tempo di voltare pagina e innovare la ricerca
 
Gentile direttore,
vorrei rispondere al collega Dott. Delli Zotti. Intanto mi fa molto piacere che concordi con me sull’approccio preventivo e non su quello farmacologico come intervento più efficace, razionale ed economico per affrontare le più comuni e gravi patologie degenerative che ci affliggono, come pure mi fa molto piacere che concordi con me nell’invito a finanziare anche i metodi alternativi alla Sperimentazione sugli Animali. Infine ho anche molto apprezzato i suoi toni di discussione tecnica e non irrazionale, con cui è stato affrontato un tema così delicato, che necessita, soprattutto oggi, di un dibattito onesto ed aperto in seno alla nostra comunità scientifica, tuttavia ribadisco di essere in disaccordo con lui sul tema di fondo. Attualmente ci sono le possibilità e le competenze per superare il cosiddetto “Modello Animale”.
Cresce infatti ogni giorno il numero di scienziati, ricercatori, professori ed altre figure eminenti nell'ambito che si oppongono a livello scientifico ai test su animali, ricordiamo tra tutti Claude Reiss, per 35 anni direttore di ricerca in biologia molecolare al Cnrs, e Thomas Hartung, a capo dell'ECVAM dal 2002 al 2008.
Innumerevoli studi hanno mostrato come i metodi alternativi alla S.A. siano maggiormente predittivi e come essa sia fallace, ad esempio:
a) Lo studio MEIC (Multi Evaluation of in vitro Cytotoxicity), condotto a cavallo tra gli anni 80 e 90, che venne eseguito per verificare la capacità predittiva delle colture cellulari umane rispetto agli animali nei test di citotossicità, sulla base di alcuni dati noti di tossicità di alcune sostanze sull’uomo, dimostrò che una batteria di tre saggi su colture di cellule umane era maggiormente predittiva, economica e pratica degli studi condotti su animali. Molte pubblicazioni parlano della maggiore predittività dei tessuti umani in vitro rispetto ai modelli animali sia in vitro che in vivo [Bunton 2011, Bunton 2010, Hillier & Bunton 2007, Hillier & Bunton 2009]
b) Secondo l'FDA il 92% delle sostanze che passano i test su animali non passano quelli su umani già nelle fasi cliniche I e II [Harding 2004];
c) Anche tra topi e ratti, molto più simili tra loro di quanto lo siano all'uomo, vi sono forti diversità: il 46% dei prodotti chimici cancerogeni per i ratti non lo sono per i topi [DiCarlo, FJ Drug Met Rev 1984;15:409-13];
d) Oltre il 90% dei farmaci testati con successo sugli animali si dimostrano tossici o inefficaci nelle successive fasi cliniche (sull'uomo) [Usha 2005].
e) Su 25.000 studi di "ricerca di base" (campo in cui viene impiegato il 33% degli animali da laboratorio in Italia e che fa massivo uso della s.a.), solo 1 (ossia lo 0,004 per cento) è risultato utile sull'uomo [Crowley 2003, Contopoulos-Ioannidis et al. 2003].
Non esistono degli studi (soddisfacenti) sulla predittività del modello animale. Il modello animale è semplicemente assunto come Gold Standard sulla base di un’ipotesi di predittività mai verificata e di una tradizione storica che risale ai tempi in cui ci si muoveva in carrozza e il mezzo di comunicazione più avanzato era il telegrafo!. Per contro esistono diverse evidenze e dati in letteratura che possono far supporre, semmai, la non validità di tale ipotesi e l’infondatezza dell’assunzione sopracitata[Kight et al. 2005 ,2006, 2007, Usha 2005, Stingl et al. 2009, Holmes et al. 2011, Bailey 2008, Pound et al. 2004, Matthews 2008, Balls 2004, Sena et al. 2010, van der Worp et al. 2010, Lindl et al. 2006, Grass e Sinko 2002, Arun et al. 2003, FDA, sono soltanto alcuni].
L’effetto del talidomide sullo sviluppo degli arti degli embrioni umani (mancato sviluppo – neonati focomelici) fu disastroso e successivamente non si riuscì a riprodurre tale effetto sugli animali. Ovvero, si riuscì ma dopo lunghi e ripetuti tentativi, a riprodurre la focomelia in alcuni animali utilizzando dosi di farmaco talmente elevate da alterare la fisiologia degli animali da esperimento.
Il modello murino di distrofia muscolare umana si è rivelato un fallimento: due differenze precedentemente non notate (un interruttore genico, o promotore, e un nuovo sito di legame per la sintrofina) sono codificate dal gene per la α-distrobrevina di quasi tutti i tetrapodi, eccetto che nel topo e nel ratto (Bohn et al 2009).
Gli scimpanzé , citati dal Dott. Delli Zotti, (specie più affine all’uomo filogeneticamente) sono stati impiegati fin dai primi anni ‘80 come modello di studio per l’infezione da HIV (virus responsabile dell’immunodeficienza umana – AIDS), epatite c ed altre patologie ma nessuno di questi studi ha avuto una significativa rilevanza per la specie umana (Knight 2008; Bailey 2005; Bailey 2008; Shanks & Greek, 2009a).
Soprattutto, nei vaccini contro l’AIDS, il risultato è stato devastante: infatti su 85 vaccini che si sono rivelati efficaci su scimpanzè ed altri primati, nessuno di essi ha dato buoni esiti nei 197 studi clinici sull’uomo.
[The ban on the use of chimpanzees in biomedical research and testing in the UK should be made permanent and binding. BUAV/FRAME. ATLA 40, 3-8, 2012]
E questi sono solo alcuni esempi. Segnalo, infine, che è vero che il sistema attuale di produzione dei farmaci, basato anche sulla sperimentazione preclinica sugli Animali, mi fornisce molecole attive come cita il Dott. Delli Zotti ( fa l’esempio dell’Indometacina ), ma purtroppo lo stesso sistema ci fornisce anche il Rofecoxib ( Viox ) ed il LipoBay ritirati dal commercio dopo aver provocato migliaia di decessi prematuri, oppure , sempre lo stesso sistema solo per caso ci ha fornito la Penicillina, capostipite, della classe farmacologica degli antibiotici perché testata sui Porcellini d’India su cui era efficace e non sulle Cavie, su cui era tossica!Infatti i livelli di osservazione così profondi come i meccanismi biologici di risposta ai farmaci ed i meccanismi molecolari fisiopatologici sono assolutamente specie-specifici e le convergenze tra le specie puramente casuali, e questo viene attestato non dal mio intervento personale ma anche serissime Istituzioni :” l’uso dei modelli animali non ha contribuito allo studio dell’Ictus = Use of Animal Models has not contributed to development of Acute Stroke. Stroke 2005, 36:2323 (American Heart Association ), oppure nel 2012 quindici università statunitensi e due canadesi arrivano a concludere che, rispetto alle risposte genetche che avvengono nell’Uomo, gli studi sui Topi forniscono informazioni fuorviati e casuali (www.pnas.org/cgi/doi/10.1073/pnas.1222878110).
Alla luce di tutto ciò, pertanto, è importante per la salute animale, ma anche per quella umana, oltre che per il progresso medico/scientifico prendere atto che è tempo di voltare pagina e di innovare la Ricerca biomedica superando la Sperimentazione animale. Questo dato è confermato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche degli USA (NRC, National Reasearch Council), organo dell’Accademia delle Scienze USA organo dell’Accademia delle Scienze USA (National Academy of Sciences), ovvero l’istituzione che può essere considerata la più prestigiosa del Mondo. Il NRC, nel documento “Toxicity testing in the XXI century” ha paragonato la rivoluzione avvenuta nel campo dei test di tossicologia (con il passaggio dal modello animale ai nuovi test in vitro, in silico etc.) alla rivoluzione che nella storia della scienza è stata determinata dalla scoperta della penicillina, della doppia elica del DNA, o alla nascita dei computer (Toxicity Testing In The 21st Century: A Vision and a Stategy. National Research Council, 2007). 
Dott.ssa Gabriella Errico
 
NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2014
VIVISEZIONE, IL MINISTRO LORENZIN: "IL TESTO DEL DECRETO NON E' CHIUSO"
Lo ha detto ai manifestanti Lav sotto il ministero
Il testo dello Schema di Decreto Legislativo sulla sperimentazione animale "non è chiuso" ma sono possibili modifiche, mentre il termine per l'emanazione della nuova normativa è slittato al prossimo 4 marzo: è quanto emerso dall'incontro che la LAV ha ottenuto oggi con i dirigenti del Ministero della Salute, dopo uno scambio di battute con lo stesso Ministro Lorenzin, scesa a parlare con i manifestanti al secondo giorno di presidio realizzato a Roma dalle associazioni animaliste.
"La LAV come programmato continuerà il presidio fino a martedì 14 gennaio, per ottenere il rispetto dell'articolo 13 della Legge di delegazione europea n.96 del 2013 - Legge che fissa lo stop ad alcuni tipi di esperimenti su animali, l'obbligo di utilizzo dell'anestesia, il concreto sostegno ai metodi sostitutivi di ricerca - poiché, aldilà della forma, dovremo valutare la sostanza di questo impegno", afferma il Presidente della LAV Gianluca Felicetti.
L'Associazione non esclude ricorsi fino alla Corte Costituzionale se l'articolo 13 della Legge-delega non sarà integralmente rispettato, come richiesto anche dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato.
Sono 900mila gli animali uccisi ogni anno a scopo sperimentale, mentre una ricerca davvero efficace a tutela della salute umana fa fatica ad affermarsi. La sfida dell'innovazione contro un metodo oscurantista come quello della vivisezione e l'effettiva tutela della salute dei cittadini, attendono.
 
LA STAMPA
8 GENNAIO 2014
Primo passo: sfatiamo le tre menzogne contro i test sugli animali
L’appello di Obama: “E’ compito dei ricercatori spiegare tutti i vantaggi sociali di ciò che fanno”
Giacomo Rizzolatti
UNIVERSITà DI PARMA
L’aprile scorso ero a Washington per la riunione della National Academy of Science. All’inaugurazione è intervenuto, inaspettatamente, il presidente Obama. Il suo discorso è stato molto sincero. Per quanto riguarda i fondi per la ricerca ha detto (cito a memoria): «Mi è spesso difficile convincere i senatori ed i membri della Camera dei Rappresentanti, specie quelli eletti da poco, a stanziare fondi per la ricerca. Conoscono molti argomenti, ma, in genere, sanno poco o nulla della scienza. E’ compito vostro avvicinarli e spiegare loro i vantaggi della ricerca scientifica».  Il pressante invito di Obama agli scienziati americani è stato fatto suo in Italia da Elena Cattaneo. Compito gravoso, perché all’ignoranza in molti parlamentari italiani si unisce un forte pregiudizio antiscientifico. Comunque, con entusiasmo e coraggio, insieme con la Commissione Igiene e Sanità del Senato e alla lungimirante presidente Emilia De Biasi, che ha sostenuto l’iniziativa, la neo-senatrice ha organizzato, presso il Senato, una giornata (il 14 gennaio) dedicata al tema «Sperimentazione animale e diritto alla conoscenza e alla salute». Non si poteva trovare titolo migliore. 
I cittadini italiani, e ancora più i loro rappresentanti, devono essere informati su quanto sia non solo necessaria, ma indispensabile, la sperimentazione animale per la loro salute e per il loro benessere. Per anni le organizzazioni animaliste hanno bombardato l’opinione pubblica con messaggi basati su Tre Menzogne: a) la sperimentazione animale non serve e non è servita a niente, b) gli animali con cui i ricercatori lavorano sono «vivisezionati» e quindi soffrono terribilmente, c) nella ricerca biomedica si può sostituire la sperimentazione animale con metodi alternativi. 
Una risposta oggettiva alla prima menzogna si trova nella tabella pubblicata qui accanto. Devo aggiungere che la tabella contiene solo la punta dell’iceberg delle conquiste delle ricerche utilizzanti la sperimentazione animale. Non vi sono elencati altri dati estremamente importanti: quelli delle scoperte della ricerca di base, quelle che permettono di conoscere i meccanismi che regolano la nostra vita e che rappresentano l’humus da cui derivano, poi, le scoperte che hanno rilevanza clinica.  
La risposta alla seconda menzogna è data da questo testo di Rita Levi Montalcini. Nella sua prefazione alla traduzione italiana del Libro Bianco «Uso degli animali nella ricerca scientifica» dell’American Medical Association scriveva: «Il 94% degli animali sottoposti a sperimentazione non sono esposti a sofferenza o questa è ridotta al minimo in termini di durata in base a farmaci che leniscono il dolore. Rimane circa il 6% sottoposto a trattamenti che provocano dolore perché lo scopo degli esperimenti è di produrre farmaci che leniscono la sofferenza. Ogni procedimento che la mitigasse ne vanificherebbe lo scopo». Questi dati sono dati statistici ufficiali. La terza menzogna è così stupida che è quasi divertente. E’ noto a tutti i ricercatori che l’uso di metodi statistici e di modelli arricchisce la ricerca sugli animali. Non c’è niente di alternativo. Personalmente ho collaborato per anni con Michael Arbib, matematico allievo di Norbert Wiener e tra i maggiori «modellisti» del sistema nervoso. Michael non ha mai inventato dati, ma ansiosamente chiedeva i nostri, tratti da veri esperimenti, per aiutarci a capire il sistema motorio. 
La terza menzogna è però così divertente che vale la pena di riportare integralmente il testo pubblicato recentemente dalla senatrice Silvana Amati sull’«Unità»: «Quando parliamo di metodi alternativi, parliamo di metodi estremamente avanzati: microcircuiti cellulari, organi bioartificiali, studi epidemiologici». Sarebbe bello che la senatrice venisse il 14 gennaio in Senato e spiegasse che cosa intende con queste sue parole misteriche. E soprattutto che ci spiegasse perché l’epidemiologia è un metodo nuovo (!) e alternativo (?) alla sperimentazione animale. 
A parte queste amenità, purtroppo tanto nocive, è importante che l’iniziativa della senatrice Cattaneo e della Commissione Igiene e Sanità del Senato non resti isolata. Ci sono per fortuna movimenti ed associazioni in Italia che crescono e tendono a fare fronte all’oscurantismo animalista. Una citazione particolare meritano l’Associazione Coscioni ed i coraggiosi membri della Pro-Test Italia. Mi piace concludere ricordando che recentemente Sel (Sinistra Ecologia e Libertà) ha pubblicato un documento in cui dichiara che occorre sfatare due miti: a) che esistano ricerche di tipo alternativo alla ricerca animale e b) che buona parte degli esperimenti portati avanti oggi sono inutilmente crudeli, i loro risultati poco significativi o addirittura pericolosi per l’uomo. Speriamo che altri partiti seguano questo esempio: sfatare le Tre Menzogne. 
 
IL GIORNALE
9 GENNAIO 2014
Topicida nel cibo: già tre animali hanno perso la vita
Daniela Uva
Milano - Oki è solo l'ultimo. Un golden retriver chiaro che è stato salvato dalla sua padrona dopo aver ingerito un pezzo di pancetta avvelenata. La cagnolina è stata molto fortunata, altri come lei invece hanno perso la vita. Perché da qualche mese l'area cani di piazzale Libia-viale Cirene, zona Porta Romana, è diventata una minaccia per gli amici a quattro zampe del quartiere. A qualcuno, evidentemente, il via vai di cagnolini e padroni che frequentano il piccolo parco non sta bene. E allora lascia cibo contaminato con il veleno per i topi, nella speranza di eliminarne qualcuno. Finora sono tre i cani uccisi con questa tecnica. I rispettivi proprietari hanno sporto denuncia, ma finora non è ancora stato possibile capire chi stia cercando di eliminare i cani di Porta Romana. «Da quando il mio cane ha rischiato di morire ho abbandonato questo parco, preferisco frequentarne uno poco più distante racconta la padrona di Oki - È stato un miracolo che non sia morta. Mi sono accorta che stava mangiando qualcosa di sospetto fra i cespugli, così ho chiamato il veterinario che mi ha spiegato come farla vomitare. Per fortuna ci sono riuscita e Oki si è salvata». «So che ormai questo parco non è più sicuro, per questo quando porto qui il mio cane sto sempre attento che non mangi nulla. Non lo perdo di vista neanche per un secondo», prosegue un altro residente della zona.
Ma per un caso finito bene ce ne sono altri che hanno lasciato un vuoto incolmabile nelle famiglie di piazzale Libia e dintorni. Come il bellissimo esemplare di labrador color cioccolato che, dopo aver mangiato un pezzo di carne, ha perso la vita. E di altri due cagnolini, che nei mesi scorsi non si sono più ripresi dopo aver ingerito la pancetta contaminata. «Conosco personalmente la proprietaria del labrador perché risiedo in zona e so che si sono verificati diversi casi come questo
racconta Anita Agrati, avvocato che collabora con il tribunale degli animali dell'Aidaa - Proprio in questi giorni noi, come tribunale, stiamo valutando come muoverci per risolvere la situazione». L'identità del responsabile è ancora sconosciuta, ma una teoria esiste già. «Secondo me si tratta di una persona singola, uno squilibrato che abita nel quartiere e che per qualche ragione è disturbato dalla presenza degli animali prosegue il legale -. Quello che mi sembra strano, però, è che nessuno abbia mai visto niente. Da queste parti le persone che hanno un cane si conoscono tutte». È anche vero, però, che abbandonare un boccone avvelenato nelle aree cani di Milano non è poi così complicato. Con la recinzione bassa e un cancelletto a dividere il parco dalla strada chiunque è in grado di abbandonare cibo contaminato fra i cespugli. «È un problema molto grave che cercheremo di risolvere al più presto conclude l'avvocato -. Se, però, il responsabile dovesse essere scoperto il magistrato potrà procedere d'ufficio comminando la reclusione da tre a 18 mesi».
 
NEL CUORE
9 GENNAIO 2014
MILANO, TOPICIDA NEL CIBO A PORTA ROMANA: CHI AMMAZZA I CANI?
Già tre quattrozampe morti avvelenati nel parco
Milano - Oki è solo l'ultima. Una femmina di golden retriver chiara salvata dalla sua proprietaria dopo aver ingoiato un pezzo di pancetta avvelenata. La cagnolina è stata molto fortunata, altri come lei invece sono morti. Perché da qualche mese l'area cani di piazzale Libia-viale Cirene, zona Porta Romana, è diventata una minaccia per i quattrozampe del quartiere. A qualcuno, evidentemente, il via vai di cagnolini e proprietari che frequentano il piccolo parco non sta bene. E allora lascia cibo intriso di veleno per topi - scrive "il Giornale"  - nella speranza di eliminarne qualcuno. Finora sono tre i cani uccisi così. I loro proprietari hanno sporto denuncia, ma per il momento non è ancora stato possibile capire chi stia cercando di eliminare i cani di Porta Romana. "Da quando il mio cane ha rischiato di morire ho abbandonato questo parco, preferisco frequentarne uno poco più distante - racconta la proprietaria di Oki -. È stato un miracolo che non sia morta. Mi sono accorta che stava mangiando qualcosa di sospetto fra i cespugli, così ho chiamato il veterinario che mi ha spiegato come farla vomitare. Per fortuna ci sono riuscita e Oki si è salvata". "So che ormai questo parco non è più sicuro, per questo quando porto qui il mio cane sto sempre attento che non mangi nulla. Non lo perdo di vista neanche per un secondo", aggiunge un altro residente della zona.
Ma per un caso finito bene ce ne sono altri dall'esito negativo in piazzale Libia e dintorni. Come il bellissimo esemplare di labrador color cioccolato che, dopo aver mangiato un pezzo di carne, è deceduto. Così come altri due cagnolini, che nei mesi scorsi non si sono più ripresi dopo aver ingoiato la pancetta contaminata. E la caccia al responsabile continua.
 
BLITZ QUOTIDIANO
9 GENNAIO 2014
Allarme a Milano: cani uccisi da polpette al veleno.
MILANO – Tre cani morti negli ultimi mesi, uno salvato. E’ allarme a Milano: qualcuno sta avvelenando i cani.

L’articolo di Serena Coppetti per il Giornale
Oki si è salvato per un pelo. Scorrazzava nell’area adibita ai cani in zona Porta Romana, una bel quartiere di Milano, sotto gli occhi vigili della padrona. È stata lei a insospettirsi quando lo ha visto tornare con un boccone sospetto in bocca: pancetta in mezzo ai cespugli? Il dubbio ha salvato la vita al suo golden retriever. Ma quella pancetta aveva già fatto tre vittime in quello stesso giardino. Tre cani uccisi negli ultimi mesi. E altre «esche» simili cariche di odio scoperte in altri giardini della città. Sempre negli ultimi tempi. Succede nella ricca Milano. Nella metropoli più metro­politana dello Stivale dove i cani sono quasi tutti al guinzaglio e con i cappottini. Dove vengono portati nelle aree a loro dedicate e dove, secondo i dati, il fenomeno dei bocconi avvelenati è ridotto rispetto ad altre zone dell’Italia. Eppure anche qui c’è chi esce da casa con le tasche piene di polpette imbottite di topicida per disseminare i giardinetti e colpire il migliore amico dell’uomo. Le esche sono infatti state trovate anche in altre zone della città. Lontane tra loro: da piazzale Libia a viale San Gimignano, a via Savona fino invia Bisceglie per spingersi fuori fino a Corsico. Alcuni giardinetti sono stati chiusi dai vigili per paura che il fenomeno si ripeta. Intanto restano sempre senza una risposta due domande. La prima: com’è possibile che oggi ci sia ancora qualcuno che nasconde fra i cespugli polpette avvelenate con l’intenzione precisa di volere uccidere delle povere bestiole indifese? La seconda: possibile che nessuno veda mai niente?
Lo conferma anche Lorenzo Croce,presidente dell’associazione Aidaa. «Nonostante la legge dica chiaro che buttare boc­coni avvelenati è un reato restano pochissime le persone che vengono individuate». L’ultimo caso è emblematico. Il mese scorso in Valtrompia in provincia di Brescia sono stati avvelenati oltre cento cagnolini in due Comuni, alcuni randagi altri invece con tanto di collare e padrone al seguito. L’Aidaa ha messo una «taglia» di 5000 euro a chi avesse indicato il responsabile. Niente. Nessuno ha par­lato. Per fortuna la taglia ha invece funzionato da deterrente e gli avvelenamenti sono cessa­ti, ma denunce non ce ne sono state. Eppure i dati, gli ultimi, parlano di un fenomeno di proporzioni massicce. I cani avvelenati soltanto nell’anno appena finito (il 2013) sono stati 14mila. E di questi, purtroppo il 10 per cento è morto. Un numero enorme che diventa ancora più impressionante se si pensa che riguarda solo i casi segnalati all’Aidaa. Circa 7mila bestiole sono state avvelenate da qualcuno. Hanno mangiato l’esca piena di veleno che qualcuno aveva preparato appositamente per loro con crudeltà scientifica. Mentre un terzo ha ingoiato qualche veleno legato alla derattizzazione dei giardini e dei parchi o sostanze analoghe. La concentrazione maggiore degli avvelenamenti per mano dell’uomo è in Toscana,Lazio e Veneto dove la polpetta al topicida è utilizzata «per sterminare i branchi dei randagi», spiega ancora Croce. Ben sapendo che con quel gesto si rischiano fino a due anni di galera. 
 
TG COM 24
9 GENNAIO 2014
 
Milano, è allarme avvelenamento cani
Sono già tre gli animali morti per aver mangiato bocconcini con topicida
 
L'odio per i cani mischiato a crocchette e veleno sta mettendo in allarme Milano. Qualcuno si aggira per giardinetti e strade lasciando a terra snack invitati per i nostri amici a quattro zampe. Peccato che siano pieni di topicida. L'associazione che si batte per la salvaguardia degli animali ha istituito una taglia di 500 euro per chiunque avesse notizie sul responsabile di quest'inutile follia. Sono già tre i cani morti e qualcuno salvato in extremis. Un fenomeno che nel 2013 ha contato ben 14mila esemplari avvelenati solo nel nostro Paese. Gesti intollerabili punibili fino a due anni di carcere...
VIDEO
 
LA STAMPA
9 GENNAIO 2014


Una taglia sull’avvelenatore della colonia di gatti randagi
A Beinasco ne restano soltanto 4 su 70


Prima dei misteriosi avvelenamenti la colonia di Beinasco era un luogo sicuro per decine di animali

 

Massimo Massenzio

Beinasco (TO) - «Offro una ricompensa di 5 mila euro a chi mi porterà il nome dell’avvelenatore». Eraldo Bellini, responsabile del Parco Animalista di Torino, è furibondo ed è pronto a mettere una taglia «sulla testa» dei responsabili della morte di due gatti della colonia di via Monginevro, a Beinasco. Ieri mattina, a scoprire le due carcasse, sono stati i volontari che si occupano di sfamare gli oltre 70 felini che vivono nel cortile di una fabbrica all’angolo con via Avigliana. Altri due esemplari, trovati agonizzanti, sono stati immediatamente soccorsi, mentre gli altri sono spariti. Secondo i veterinari, i sintomi riscontrati sarebbero compatibili con l’ingestione di bocconi avvelenati.  
Sopravvissuti

A Beinasco è già partita la caccia al killer dei gatti, ma nel frattempo la colonia felina si è ridotta ai minimi termini: «L’ultima ispezione dell’Asl ha certificato che tutti gli animali erano in perfetta salute. Martedì stavano bene, ma ieri sera ne erano rimasti solo quattro», confermano sconsolati i volontari che ogni giorno portano cibo e acqua ai loro adorati amici a quattro zampe. «Io in quella fabbrica ho lavorato per 30 anni e quei gatti sono sempre stati lì. All’inizio erano in 4, tutti sterilizzati. Poi sono cresciuti a dismisura». Finora però non si erano mai verificati episodi di intolleranza: «Gli operai vogliono bene a quelle bestiole e anche il responsabile dello stabilimento si è sempre mostrato comprensivo. Quello che è successo è semplicemente inspiegabile». La speranza è che gli «abitanti» della colonia siano stati solo spaventati: «Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi giorni. Quelli che sono rimasti mangiano solo dalle mie mani». 
Poche sterilizzazioni

Ieri pomeriggio i volontari del Parco Animalista sono andati a sincerarsi delle condizioni dei due gattini ritrovati in fin di vita e sperano di poterli portare «a casa» molto presto: «Non sappiamo ancora se riusciranno a farcela – sospira Bellini – Purtroppo ci sono in giro persone mentalmente disturbate che compiono gesti orribili come questi. Non sempre le colonie sono ben viste e quando sono così popolose possono creare qualche fastidio, lo comprendo. Ma non c’è niente che possa giustificare un avvelenamento di massa». Secondo Bellini si praticano poche sterilizzazioni sui randagi: «Rappresentano un rimedio efficace e obbligatorio per legge, ma comportano costi e spesso vengono dimenticate». 
La taglia
Per riuscire a scovare chi ha lanciato i bocconi avvelenati Eraldo è pronto a pagare una cifra considerevole: «Se davvero fosse possibile consegnarlo alla giustizia sarei contento di mantenere fede al mio impegno. Mi auguro che episodi così non si ripetano». 

 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2014
 
TORINO, TAGLIA DI CINQUEMILA EURO SULL'AVVELENATORE DI MICI RANDAGI
Due morti, altrettanti soccorsi. Gli altri spariti
 
"Offro una ricompensa di 5 mila euro a chi mi porterà il nome dell'avvelenatore". Eraldo Bellini, responsabile del Parco animalista di Torino, è furibondo e ha messo una taglia sul responsabile della morte di due gatti della colonia di via Monginevro, a Beinasco. Ieri mattina, i volontari - che si occupano di sfamare gli oltre 70 felini che vivono nel cortile di una fabbrica all'angolo con via Avigliana - hanno scoperto due mici morti. Altri due esemplari, trovati agonizzanti, sono stati subito soccorsi, gli altri sono spariti. Per i veterinari - scrive "La Stampa" - i sintomi sarebbero compatibili con l'ingestione di bocconi avvelenati.
A Beinasco,è partita la caccia al killer dei gatti, ma nel frattempo la colonia felina si è ridotta e non di poco. "L'ultima ispezione dell'Asl ha certificato che tutti gli animali erano in perfetta salute. Martedì stavano bene, ma ieri sera ne erano rimasti solo quattro", dicono preoccupati i volontari che ogni giorno sfamano e dissetano i gattini. "Io in quella fabbrica ho lavorato per 30 anni e quei gatti sono sempre stati lì. All'inizio erano in 4, tutti sterilizzati. Poi sono cresciuti a dismisura". E ancora: "Gli operai vogliono bene a quelle bestiole e anche il responsabile dello stabilimento si è sempre mostrato comprensivo. Quello che è successo è semplicemente inspiegabile". La speranza è che i felini siano stati solo spaventati: "Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi giorni. Quelli che sono rimasti mangiano solo dalle mie mani".
Per riuscire a stanare, intanto, chi ha lanciato i bocconi avvelenati Eraldo è pronto a pagare una cifra a tre zeri: "Se davvero fosse possibile consegnarlo alla giustizia, sarei contento di mantenere fede al mio impegno. Mi auguro che episodi così non si ripetano".
 
ULTIME NOTIZIE FALSH
9 GENNAIO 2014
 
Beinasco (TO): l’avvelenatore di gatti randagi ha una taglia di 5 mila euro
A Beinasco è stata lanciata una taglia per un avvelenatore di gatti randagi. Il primo è di 5 mila euro
 
I gatti sono delle creature straordinarie, eppure non a tutte le persone piacciono. A Beinasco, nel Torinese, infatti, esiste un avvelenatore di gatti randagi che starebbe lasciando dei bocconi avvelenati vicino ad una colonia di felini della zona. Sulla sua testa ora c’è una taglia di cinque mila euro. Nel corso della mattinata di ieri alcuni volontari del Parco Animalista di Torino hanno trovato nei pressi della colonia di via Monginevro di Beinasco il corpo di due gatti deceduti in seguito all’ingestione di bocconi avvelenati.
I ragazzi si occupano di recarsi ogni giorno nel cortile di una fabbrica situata nell’angolo con via Avigliana: qui vive una colonia che era formata da ben 70 felini (era, perché ora il numero si è ridotto drasticamente). Ma in questo paese del torinese si sta aggirando un avvelenatore di gatti che sembra divertirsi a sterminare i pelosi quadrupedi con del cibo avvelenato.
Ad esserne convinto è soprattutto Eraldo Bellini, responsabile del Parco Animalista di Torino, che ha dichiarato: “L’ultima ispezione dell’Asl ha certificato che tutti gli animali erano in perfetta salute. Martedì stavano bene, ma ieri sera ne erano rimasti solo quattro. Io in quella fabbrica ho lavorato per 30 anni e quei gatti sono sempre stati lì. All’inizio erano in 4, tutti sterilizzati. Poi sono cresciuti a dismisura.”
Sebbene il numero della colonia fosse aumentato con gran velocità, agli operai della fabbrica non dava assolutamente fastidio la presenza delle bestiole, anzi. Bellini ha dichiarato, infatti, che “Gli operai vogliono bene a quelle bestiole e anche il responsabile dello stabilimento si è sempre mostrato comprensivo. Quello che è successo è semplicemente inspiegabile. Non sempre le colonie sono ben viste e quando sono così popolose possono creare qualche fastidio, lo comprendo. Ma non c’è niente che possa giustificare un avvelenamento di massa”.
Bellini ha lanciato così una taglia di 5 mila euro per chi porterà il nome di chi si diverte a compiere tale crimine.
 
LA NAZIONE
9 GENNAIO 2014
 
Maltrattava quattro cani, denunciato dai carabinieri
L'intervento all'isola d'Elba su segnalazione dell'Enpa
 
Capoliveri (Isola d'Elba, livorno) - Quattro cani sono stati sequestrati nei giorni scorsi dai carabinieri di Capoliveri (Livorno) all'isola d'Elba perche' detenuti dal loro proprietario in condizioni non adeguate. Gli animali, su disposizione del pm sono stati trasferiti presso un canile in Toscana, mentre il proprietario e' stato denunciato per maltrattamento di animali.
Il sequestro e' avvenuto a seguito di una segnalazione dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali) e dal successivo accertamento dei militari elbani. 
Una vicenda di maltrattamento che per l'Enpa si protraeva da tempo e che ha ''richiesto tutta la determinazione dell'associazione perche' si giungesse a soluzione''.
''Le condizioni di detenzione dei cani e il reiterato richiamo a una gestione consona degli animali, mai messo in atto dal proprietario - spiega l'Enpa in una nota - ha portato a procedere con il sequestro di una rottweiler, di un piccolo meticcio, di un incrocio setter e un dobermann prelevati in condizioni inaccettabili e di grave sofferenza. E' la prima volta che all'Isola d'Elba viene svolta un'azione di questo tipo e che le forze dell'ordine finalmente sono intervenute cosi' come previsto dalle leggi in materia".
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2014  
Il porto d’arma uso caccia e il gatto (impallinato) – Il TAR: fatto grave, niente porto d’armi

Al detentore di porto d’armi uso caccia  il Questore aveva respinto la domanda di rinnovo. Alla base del provvedimento vi era il presupposto che il cacciatore avesse sparato ad un gatto in prossimità dell’abitazione della proprietaria. L’uomo era peraltro abilitato al contenimento delle cosiddette specie in esubero voluto dalle province.
La dinamica del fatto, in parte rilevata dalla Sentenza dello scorso novembre del TAR dell’Emilia Romagna, non è riportata in tutti i suoi passaggi. Il Decreto Penale di Condanna, scaturito a seguito della denuncia della proprietaria del gatto, è stato peraltro impugnato dallo stesso ricorrente e pertanto, in sede processuale, la vicenda che per ora l’accusa potrebbe ribaltarsi.  Ai fini del rinnovo del porto d’armi, però, questo sembra  irrilevante.
A nulla sono infatti valse  le motivazioni portate dalla difesa. Per il TAR, anche in assenza di una condanna, il porto d’armi può non essere  rinnovato. Questo perchè, sempre ad avviso dei Giudici Amministrativi, basta il venir meno della certezza sull’affidabilità del soggetto. Il TAR ha in sostanza confermato ampia giurisprudenza sulla discrezionalità dell’Autorità di Pubblica Sicurezza. Vi sono numerosi precedenti anche non direttamente  pertinenti all’uso dell’arma. Tra questi il diniego che il TAR della Lombardia ebbe a confermare in sede di ricorso ad un cacciatore che aveva fatto uso di cocaina.
In particolare, nel corso della disamina delle norma stabilite dal TULPS, il TAR ha posto in evidenza un passaggio che di certo farà piacere a molti. Per i Giudici Amministrativi, “l’esplosione di colpi di fucile all’indirizzo di un animale domestico, avvenuta nella vicinanza di edifici adibiti a civile abitazione, a tacere del fatto che indica di per sè un abuso nell’utilizzo dell’arma, è fatto di gravità tale da rendere il provvedimento adottato immune da vizi sotto il profilo della congruità, proporzionalità e ragionevolezza“.
Dunque il Questore non ha sbagliato, almeno per il TAR. Salvo vincente successivo ricorso in Consiglio di Stato, l’ex cacciatore rimarrà tale.
 
gattina uccisa in prov. di Rimini nell'agosto 2013
 
IL MATTINO
9 GENNAIO 2014
La denuncia
Il cane soldato sopravvissuto alle bombe muore in Campania. l'Enpa accusa: malasanità
 
ARIANO IRPINO (AV) - Per nove anni il cane Barol ha servito il Paese nelle unità cinofile antisabotaggio dell'Esercito Italiano. Nelle scorse settimane è deceduto tra l'Irpinia e il Sannio, in circostanze per cui l'Enpa sospetta un caso di malasanità. Barol aveva risolto spesso situazioni di grave pericolo i nostri militari e per i civili. Durante la sua “carriera” Barol ha prestato servizio come “artificiere” in Iraq, a Nassiriya, dove ha scoperto tra gli altri un ingente quantitativo di mine anti-carro. Pochi giorni fa Barol, ormai in pensione, è morto. Ad ucciderlo non sono stati né un campo minato né una bomba artigianale ma quello che i suoi proprietari – due militari che avevano adottato il cane al termine della sua carriera – sospettano essere un presunto caso di malasanità veterinaria, verificatosi ad Ariano Irpino (Avellino).
«A fine dicembre – spiega l'Enpa ricostruendo la vicenda – i proprietari del cane notano che Barol si trova in uno stato di grave sofferenza e si accorgono di un gonfiore anomalo sull'addome dell'animale. I due contattano immediatamente un centro veterinario di Ariano Irpino, che ipotizza una possibile torsione dello stomaco.» Barol viene immediatamente portato presso l'ambulatorio del veterinario ma, come riferito dai suoi proprietari, nonostante la gravità della patologia, viene “visitato” solo molto tempo dopo il suo arrivo. Un'attesa che, tra l'altro, si sarebbe dimostrata del tutto improduttiva perché lo stesso veterinario, eseguito un sommario controllo sull'animale, avrebbe ammesso di non avere le apparecchiature necessarie per soccorrerlo, suggerendo piuttosto di portare il cane presso una struttura di Benevento a ben 40 chilometri di distanza dalla città dell'Avellinese.
Alle 19,30, dopo numerose ore di straziante agonia, Barol riceve finalmente - a Benevento - le cure di cui ha assoluto e urgente bisogno. Tuttavia è troppo tardi. I medici riescono ad intervenire con successo sullo stomaco, ma non a risolvere le complicazioni cardiache causate dalla torsione che causano il decesso del cane. «E' un episodio davvero incredibile, ai limiti dell'assurdo. E' inconcepibile che una città di circa 25mila abitanti, con un bacino d'utenza che arriva addirittura a 100mila abitanti – commenta l'Enpa -, possa non avere una struttura attrezzata per il primo soccorso degli animali.»
«Ma vogliamo capire – prosegue l'Enpa – se il primo medico veterinario abbia fatto tutto il possibile per assistere Barol; vogliamo cioè accertare, anche attraverso i nostri volontari di Avellino, che non vi siano stati possibili comportamenti omissivi. In tal caso chiediamo che i responsabili siano chiamati a risponderne anche dal punto di vista deontologico. E' inaccettabile che un animale possa morire in questo modo».
 
24 LIVE
9 GENNAIO 2014
Milazzo (Messina) , Carne avvelenata uccide animali. Sulla vicenda indagano i carabinieri

Elena Grasso

E’ avvenuto ieri mattina a Milazzo, in zona S. Papino, nei pressi del campo sportivo e del Litorale Tono. Due cani sono morti e altri due si trovano in gravissime condizioni. Carne avvelenata racchiusa, addirittura, in buste di plastica la causa del decesso. L’esca era stata disseminata lungo il tratto stradale allo scopo di colpire le bestie e “fare pulizia”. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri di Milazzo insieme all’Assessore all’Ambiente del Comune di Milazzo, Salvatore Gitto, il Presidente di Legambiente del Tirreno, Pippo Ruggeri, l’Enpa e un veterinario dell’ASP di Milazzo. I presenti hanno constatato la morte dei due cani e fatto recintare l’area per impedire l’accesso ai passanti.
E contro tale gesto inveiscono i volontari e gli amanti degli animali: “E’ stato un gesto meschino – afferma Pippo Ruggeri -  un grave reato che va punito”. E ancora: “Si tratta di una civiltà assurda – sostiene Gaetano Pellegrino, volontario – peraltro in pieno centro”.
Sulla vicenda i carabinieri di Milazzo hanno aperto un fascicolo. Al momento la denuncia è contro ignoti, ma sono stati intensificati i controlli sul territorio per identificare gli autori di tale gesto.
 
QUOTIDIANO.NET
9 GENNAIO 2014
 
Animali dopati e macellati, il caso arriva alla Commissione europea
L'eurodeputato Andrea Zanoni ha presentato un'interrogazione chiedendo l'adozione di misure adeguate a contrastare il fenomeno dei farmaci clandestini
 
Roma - “L'UE adotti misure efficaci per contrastare il preoccupante fenomeno dei farmaci clandestini destinati a dopare animali d'allevamento”. Lo chiede con un'interrogazione alla Commissione europea Andrea Zanoni, eurodeputato PD e vice presidente dell'Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo, in seguito allo scandalo degli animali “dopati” scoppiato all’inizio di novembre scorso nel Nord Italia.
“Si tratta di una faccenda pericolosissima sia per la salute degli animali da allevamento che per quella dei consumatori che si ritrovano sulla tavola prodotti inquinati da sostanze non controllate e perciò potenzialmente nocive”. Zanoni chiede a Bruxelles di prendere provvedimenti alla luce di quanto scoperto in Lombardia e dell'Emilia Romagna, un’associazione a delinquere dedita alla distribuzione e alla vendita di farmaci provenienti dal mercato clandestino e destinati a “gonfiare” vitelli e maiali degli allevamenti del Nord-Italia. “I farmaci in questione venivano somministrati sia agli animali ammalati che venivano poi macellati, che a quelli sani per accrescerne la massa muscolare. Il tutto avveniva nella più totale assenza di controlli medico-veterinari”, spiega l'eurodeputato.
“Dal momento che l'organizzazione in questione sembrerebbe avere ramificazioni anche all'estero (Principato di Monaco, Romania, San Marino), ho chiesto alla Commissione europea informazioni circa eventuali altri scandali simili all'interno del mercato unico europeo, per capire se ci troviamo di fronte ad un episodio isolato o ad una minaccia globale per il consumatore europeo. Ribadisco la mia contrarietà al consumo di carne, tuttavia anche a chi non ha fatto come me la scelta di una dieta vegetariana, va garantita la genuinità dei prodotti alimentari che consuma”, conclude Zanoni.
All’inizio di novembre del 2013 è scoppiato in Italia lo scandalo degli animali “dopati”: l’operazione denominata “Muttley” del Corpo Forestale dello Stato italiano delle Regioni della Lombardia e dell'Emilia Romagna ha portato alla scoperta di un’associazione a delinquere dedita alla distribuzione e alla vendita di farmaci provenienti dal mercato clandestino e destinati a “gonfiare” vitelli e maiali del Nord-Italia.
Nel contesto dell’indagine sono state eseguite perquisizioni in vari comuni delle province di Mantova, Padova, Brescia, Parma, Sondrio, Torino e  Cuneo; le operazioni hanno portato al sequestro di 17.100 confezioni di farmaci veterinari per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. Attualmente risultano indagate 160 persone, in larga parte residenti a Mantova, tra le quali vi sono grossisti di farmaci, allevatori, responsabili di attività commerciali zootecniche, farmacisti, veterinari e altri.
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2014
Caserta – Indagavano sui depositi di rifiuti ma scovano due cacciatori di Brescia
Intervento delle Guardie volontarie ENPA - Ad essere abbattute specie particolarmente protette
 
Le Guardie dell’ENPA erano in perlustrazione lungo la zona costiera per verificare la presenza di alcuni depositi incontrollati di rifiuti. Ed invece nell’entroterra di Carinola, le Guardie volontarie intervenute nel pieno delle festività natalizie, hanno udito in veloce sequenza vari colpi di arma da fuoco.
Venivano così rintracciati  nei pressi di un uliveto due individui in attività di caccia.
Si trattava di cacciatori provenienti dalla provincia di Brescia i quali, alla prima domanda delle Guardie, avrebbero risposto di non avere abbattuto ancora niente. Ai piedi di uno di loro, però, vi era un alto numero di bossoli. Un fatto che non ha convinto le Guardie neanche quando il cacciatore ha estratto dal carniere due fringuelli, ovvero una specie particolarmente protetta. Il cacciatore svuotava a questo punto il carniere mostrando in tal maniera altra fauna particolarmente protetta e tra questa un cardellino.
Al cacciatore sono state sequestrate armi, munizioni, oltre che ovviamente la fauna abbattuta. Non è mancata neanche  l’irregolarità amministrativa ovvero la mancanza di autorizzazione alla caccia nel territorio casertano.
Nel corso dei controlli dell’ENPA, altri cacciatori, ma sul versante opposto del casertano, risultavano non avere pagato la tassa governativa ne microchippato i cani.
L’ultimo intervento nel periodo festivo delle Guardie volontarie dell’ENPA di Caserta, è avvenuto il sei gennaio. In questo caso due verbali per mancata annotazione della giornata di caccia ed in orario non consentito
 
LA NUOVA SARDEGNA
9 GENNAIO 2014
 
Sette cani confiscati alla padrona
 
SASSARI - Per lei quei cani rappresentavano tutto, erano la sua compagnia quotidiana, con loro parlava e di loro – forse a modo suo – si prendeva cura. Ma l’anziana proprietaria, una sassarese di 77 anni, si è ritrovata sul banco degli imputati in seguito alla denuncia di una vicina di casa. E due giorni fa il giudice ha disposto la confisca degli animali. La donna è finita in tribunale con le accuse di maltrattamento di animali, getto pericoloso di cose e «disturbo delle occupazioni e del riposo» dei condomini, come recita l’articolo 659 del codice penale. In sostanza la signora, che vive in un appartamento di 40 metri quadri (fino a due giorni fa insieme ai suoi sette cani), stando alla denuncia della vicina avrebbe maltrattato le bestiole proprio perché le avrebbe costrette a stare chiuse in un piccolo appartamento in condizioni igienico-sanitarie precarie «permettendo loro – come si legge nel capo di imputazione – di uscire solo sul terrazzino dell’abitazione». Avrebbe, inoltre, «lanciato dalla finestra di casa escrementi e rifiuti vari dei cani imbrattando la facciata dello stabile e il marciapiede» e avrebbe infine disturbato il riposo dei condomini della palazzina «consentendo che i propri cani abbaiassero in continuazione». Il giudice ha assolto l’anziana proprietaria (difesa dall’avvocato Giuseppe Lepori) dall’accusa di maltrattamento ma l’ha condannata al pagamento di un’ammenda di 350 euro (il pm aveva chiesto il pagamento di 5000 euro) e ha pure disposto (pur non riconoscendo il maltrattamento) la confisca dei cani.
 
CORRIERE DEL VENETO
9 GENNAIO 2014
 
VICENZA
Il capriolo lascia la fattoria e gli animali si commuovono
Adottato la scorsa estate, il doloroso addio degli amici
 
VICENZA - Nonno Mario Pegoraro, i “cuccioli” Ilaria e Alessio, Scilla (ma per tutti Sila), splendido esemplare di pastore tedesco e poi lei, Camilla, capriolo salvata da morte sicura dopo pochi giorni di vita. Tutti assieme appassionatamente, ma con il sorriso velato di tristezza, nella foto di addio scattata prima del distacco. Immagine di una storia vera ed emozionante, di quelle che riempiono la Tv a Natale ma che per una volta supera la fantasia dei registi. Una storia di bei sentimenti, che seguirà ora il corso della natura ma che pure, nonostante il distacco, lascia in chi l'ha vissuta, e nelle persone che la leggeranno, un sorriso dolce e gli occhi un po' umidi.
Tutto inizia sette mesi fa, in piena estate, ma come in un film che si rispetti il primo fotogramma mostra un gruppo di agenti del distaccamento di Vicenza della Polizia Provinciale che liberano l'ungulato nell'oasi protetta di Novoledo, a poca distanza da una famiglia di caprioli. Camilla lascia la sua gabbia un po' confusa, non è la “sua” fattoria. E dove sono il cane, i gatti, le mani delicate di quell'uomo forte che ogni sera la imboccava? Lo spazio è enorme, invitante, e lei se ne va. Non si sa ancora il finale, ovvero se Camilla supererà la diffidenza e l'esperienza trascorsa avvicinandosi al branco e se questo adotterà il nuovo arrivato, ma la trama è fantastica e mette in secondo piano pure un fatto gioioso come quello della restituzione di un animale alla sua vita ed ai suoi istinti. Tutto ha inizio, si diceva, nel giugno scorso in via Palù a Mossano quando la signora Miriam vede, sdraiata sull'asfalto, in mezzo alla strada, un cucciolo femmina di capriolo.
Perso dalla madre e appena schivato da un trattore. “Ho chiamato subito gli agenti provinciali e poi l'ho raccolta. Era spaventata, denutrita, spossata. Quasi pronta a morire. Gli agenti, che conoscevano papà, in via del tutto eccezionale ci hanno permesso di accudirla”. La casa di via Ca' Dolfina, a Ponte di Barbarano, diventa da quel momento un piccolo Eden di armonia e la nuova inquilina viene ribattezzata Camilla. Mario, 72 anni a breve, e Sila si alternano nel ruolo di mamme. “Grazie a una pompa morbida, le ho dato il latte delle capre che ho in stalla. Poi ho cominciato con il biberon”. Cinque, sei volte al giorno, mentre la femmina di pastore tedesco le lecca il muso teneramente proteggendola come se fosse sua, se l'avesse partorita lei. Anche la gatta Minia non è da meno. Insomma, per sette mesi riempie la casa e le giornate dei Pegoraro, con tutti i bimbi della zona (e non solo loro) che estasiati si fermano ad ammirarla. “Una volta è scappata nel vicino Consorzio – sottolinea Mario – ma quando è arrivata la cagna si è tranquillizzata e l'ha seguito a casa. Una di famiglia, ma ormai era chiaro che era cresciuta e aveva bisogno di ritrovare i suoi spazi. Così abbiamo richiamato la Polizia Provinciale per chiedere di intervenire e far sì che le cose seguissero naturalmente il proprio corso”. Una decisione opportuna e necessaria anche se l'interessato confessa: “Non ho mai dormito questa notte, anzi mi sono pure dovuto misurare la pressione”.
Qualcosa di analogo deve aver passato Camilla, svegliatasi nervosa e divenuta improvvisamente così diffidente di fronte a quegli estranei in divisa da rendersi necessario per qualche minuto un guinzaglio. A calmarla, alla fine, ancora le mani callose e amorevoli di Mario ed una ciopa de pan divisa con Sila. Poi l'ultima foto e la gabbia, accolta senza fare storie. Con il furgone seguito dallo sguardo commosso di tutti (“Ma andremo a trovarla, vero papà?”) dalla ricerca affannosa, senza soste di Sila, ritrovatasi improvvisamente sola. “Spesso e volentieri – sottolineano il dirigente Adriano Arzenton ed il vice-ispettore Alberto Nuciari intervenuti assieme ad altri 4 agenti del distaccamento berico – dobbiamo intervenire per casi di bracconaggio, nei quali le mani di figuri che non hanno alcun rispetto della vita e delle regole diventano strumenti di morte. Qui, invece, mani amorevoli hanno saputo ridare la vita. Sottolineiamo due cose: era una situazione eccezionale, l'animale era condannato a morte certa in quelle condizioni. Pertanto, invitiamo i Vicentini di buona volontà ad avvertirci sempre quando trovano un cucciolo abbandonato o disperso e soprattutto a non cedere alla tentazione di prenderlo subito fra le braccia”. Per non trasformare un possibile lieto fine in un probabile e silenzioso dramma. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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ALTO ADIGE
9 GENNAIO 2014
 
Dissertori:«Via gli orsi dai nostri boschi»
 
di Luca Pianesi
 
TERMENO (BZ) - «Se l’assessorato di Florian Muesner non toglie di mezzo gli orsi dai nostri boschi entro una, massimo due, settimane darò il via libera ai nostri cacciatori e lascerò che ci pensino loro a risolvere il problema, con fucili e doppiette». L’ultimatum all’amministrazione provinciale arriva direttamente dal sindaco di Termeno, Werner Dissertori, dopo che un suo concittadino, Robert Denzini, nella notte tra venerdì e sabato ha prima avvistato due plantigradi a Sella, vicino al centro abitato, ritrovando, poi, una delle sue pecore sbranate ed altre due ferite. E ciò nonostante l’inverno. In questo periodo, infatti, gli orsi dovrebbero essere in letargo, ma probabilmente a causa delle alte temperature, ancora solo in poche occasioni scese sotto gli zero gradi, alcuni esemplari stanno rimanendo svegli e, spinti dalla fame, si avventurano anche in zone più vicine ai centri abitati in cerca di cibo. E così è capitato ai due giovani esemplari, uno leggermente più grande dell'altro di color marrone scuro e l'altro di pelo un po' più chiaro, avvistati l’altra notte a Sella. «Sono quasi sicuramente gli orsi che qualche mese fa erano stati avvistati a Favogna – spiega Dissertori – e che si spostano da lì fino a Corona, Sella, Castelvecchio e Caldaro. Ebbene c’è molta paura tra gli abitanti del mio comune perché l’avvistamento dell’altra notte certifica che questi animali arrivano tranquillamente a ridosso delle case mettendo in pericolo anche i residenti e non solo i loro animali. Sella, infatti, è a 400 metri di altezza, a pochi chilometri da Termeno, non parliamo quindi di alta montagna. Io stesso abito a poche case da Robert Denzini che tiene le sue pecore appena fuori dalla sua abitazione. Quel che è successo l’altra notte non deve più ripetersi. E siccome per la legge Maroni-Monti il primo responsabile della sicurezza dei suoi concittadini è il sindaco, se la Provincia non farà niente in tempi molto brevi per eliminare il problema, autorizzerò i cacciatori di Termeno a sparare all’orso, qualora questo venga ancora trovato sul nostro territorio comunale». Intanto il sindaco assicura che ha già parlato con il maresciallo dei carabinieri della locale stazione e chiedendogli la sua collaborazione con pattugliamenti non solo anti furto e violenza ma anche di controllo delle strade più vicine ai boschi e dei centri abitati attigui alle aree verdi. Mentre all’amministrazione centrale Dissertori non proporrà semplici controlli o monitoraggi della situazione. «Mi hanno detto che gli operatori provinciali sono stati martedì nei boschi di Sella – prosegue il primo cittadino – e che hanno piazzato una trappola a fossa così da catturare l’animale. Poi vorrebbero applicargli il microchip così da poterne seguire gli spostamenti. Ma noi non ce ne facciamo niente di un orso che eventualmente, dopo, a cose fatte, sappiamo che è passato davvero di lì. Non vogliamo più che giri indisturbato nei nostri boschi, vicino alle case dei nostri cittadini. Alla Provincia chiediamo che lo narcotizzino e lo portino via su altre montagne e in altri boschi senza fargli del male. E questo non perché siamo contro gli animali. Anzi, è lo stesso orso che, com’è successo l’altra notte, li ammazza i nostri animali. Chiediamo venga allontanato prima che succeda qualcosa di ancora più grave». Tra poco arriverà la primavera, prosegue il primo cittaidno, «da Sella partono lunghe passeggiate e tra quegli alberi e su quei sentieri ci torneranno a camminare migliaia di turisti. Ci sono gli appassionati di mountain bike, i visitatori e i residenti amanti della natura e della montagna. Io, come sindaco, mi sento responsabile della loro incolumità e pertanto chiedo che questi orsi non vengano più lasciati liberi di giare nei nostri boschi».
 
IL TIRRENO
9 GENNAIO 2014
 
Wwf: «La convivenza è possibile, ecco come in 5 mosse»
 
Il disastro causato dalle predazioni negli allevamenti dei pastori dall’Amiata alla Maremma sta diventando un tema di dibattito e informazione delle televisioni, delle testate e delle radio non solo locali. Martedì anche RaI 3 si è mossa con una troupe per intervistare Massimiliano Ottaviani di Baccinello, uno degli allevatori più noti del comprensorio maremmano, vittima di numerose predazioni. Rai 3 arriva dopo i servizi di Tg1, Canale 5, Repubblica e Corriere della Sera. Spezzoni di servizio che già sono andati in onda su Rai 3 Toscana verranno riproposti giovedì. L’intero servizio sarà su Rai 3 sabato con orario da stabilire.

GROSSETO «Lupi e allevamento possono convivere, è solo una questione di volontà, politica e amministrativa. In questo caso le parole d’ordine sono “prevenzione” e “corretta gestione dell’allevamento”». Ne è convinto il Wwf che, alla luce della sua esperienza ultradecennale nella gestione di progetti di tutela dei grandi carnivori, propone cinque «mosse strategiche» per realizzare quel che, ad oggi, è stato impossibile: conciliare la presenza di greggi al pascolo e la sopravvivenza dei lupi. La prima mossa riguarda l’adozione capillare di strumenti anti-predazione negli allevamenti. La seconda, promuovere una politica degli indennizzi unitaria, che faciliti le procedure amministrative e dia certezza del diritto con la velocizzazione delle risposte ed indennizzi sicuri e tempestivi. Terzo, monitoraggio e registrazione dei danni. Quarto, gestione del randagismo, dando piena applicazione alle norme sul randagismo e la gestione dei propri animali domestici, favorendo il monitoraggio del rispetto delle norme di registrazione e dichiarazione dei propri animali e riducano drasticamente il fenomeno dei cani vaganti e randagi. E infine, allontanare gli intrusi, cioè gli ibridi selvatici lupo-cane che possono costituire una minaccia per il patrimonio zootecnico e prima di tutto minacciano la stessa conservazione della specie lupo. L’intervento del Wwf arriva dopo che, negli ultimi due mesi, c’è stata una forte escalation di predatori presi a fucilate e ostentati nelle piazze o sulle strade. «È dagli anni ’70 che non assistevamo ad un accanimento tanto grave su una specie simbolo – spiega Dante Caserta, presidente del Wwf Italia –. Questi ripetuti atti di bracconaggio sono da condannare sotto qualsiasi aspetto e nessuna situazione, per quanto difficile, può motivarli né tantomeno giustificarli. Dopo aver vissuto per decenni sull’orlo dell’estinzione, il lupo è tornato a popolare montagne e vallate grazie agli sforzi di associazioni, istituzioni e mondo della ricerca. Sebbene questo possa comportare talvolta un’interazione problematica con alcune attività umane quali l’allevamento zootecnico, non vuol dire che la convivenza tra uomo-lupo non sia possibile, come dimostrano i dati e i tanti progetti già realizzati». La risposta, secondo il Wwf, deve essere «una politica nazionale che tuteli il lupo e favorisca allo stesso tempo il corretto e adeguato allevamento zootecnico è possibile e si deve ricercare, ma per lavorare lungo questa strada devono essere promossi interventi seri e ognuno di questi punti non può essere sufficiente da solo, l'intero percorso deve essere messo in atto. Qualsiasi altro tentativo di scorciatoia (legale o illegale che sia) non può che essere perdente, per tutti e per il paese».

 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2014
 
VIVISEZIONE, SULL'ART.13 IL "FUOCO AMICO" DELLA SENATRICE GRILLINA
"Incredibile" il parere approvato in Senato

Nel lungo e complesso iter di quella che sarà la nuova legge sulla vivisezione, c'è da registrare l'incredibile parere approvato ieri dalla XIV Commissione politiche europee del Senato. Sostanzialmente (clicca qui per andare al resoconto sul sito di Palazzo Madama) si dice che lo Schema di Decreto Legislativo nelle pur minime parti di restrizione dei test su animali è "anti Unione Europea", anche per il comma di chiusura definitiva di Green Hill non toccato, almeno quello, dalla scure utilizzata dal Governo per calpestare l'articolo 13 della Legge 96 di delegazione europea. Chi se ne importa della posizione contraria di diversi luminari del diritto comunitario, inutile il pronunciamento del Ministro degli Affari Europei Moavero.
Ma la cosa davvero strana è che proponente, relatrice di questo parere, è stata la senatrice Elena Fattori del Movimento 5 Stelle (http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede_v3/Attsen/00029093.htm)
"Nell'incontro avuto con lei prima di Natale e ancora ieri mattina via telefono con il suo assistente – ricorda il presidente della Lav, Gianluca Felicetti - avevamo avuto assicurazione che diversi nostri richiami erano stati fatti propri dalla senatrice. D'altronde, abbiamo pensato, con gli ancora recenti pronunciamenti di Beppe Grillo contrari alla vivisezione, era un bene che fosse stata nominata relatrice del provvedimento, in quella Commissione, una grillina. Che ieri ha riscosso il Si della Commissione ma il voto contrario fra gli altri, di suoi due compagni di gruppo..."
"La senatrice Fattori – prosegue Felicetti - si ė affrettata a scrivere ieri (http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2014/01/lotta-vivisezione-per-vincere-battaglia-necessario-cambiare-direttive-ue.html) che la questione era tecnica (allora la prossima volta eleggiamo un Parlamento di tecnici, non di cittadini e di politici) e che la vera battaglia deve essere l'abolizione della direttiva europea. Certo, infatti le firme sono state raccolte anche per quell'obiettivo, ma lei da parlamentare nazionale ha servito su un piatto d'argento alla lobby baronale e oscurantista della vivisezione una bandiera bianca, peraltro fatta non di streaming e contatto con le persone ma di chiusura nella sua stanza del Palazzo. E, incredibile ma vero, lei era, con tutto il suo gruppo, appena sette mesi fa, proponente di emendamenti, all'allora articolo 12 (http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00705499.pdf) che avrebbero rafforzato, se approvati, quell'essere "anti Unione Europea" del provvedimento. La senatrice Taverna allora, a verbale, criticò anche noi associazioni animaliste perchè ci "accontentavamo" di quell'articolo (che guarda caso, tanto è concreto, che ha scatenato una campagna contraria senza precedenti). Allora eravate al Senato, a differenza della Camera, per il +1. Ieri lei è stata per il tutto assieme a Giovanardi e Chiti. Dov'è' un minimo di coerenza senatrice Fattori? Ah, giá, lo stavamo dimenticando, lei fino a poco tempo fa ha fatto sperimentazione sugli animali".

 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2014
 
USA, SCANDALO NOVARTIS: "TANGENTI PER AUMENTARE ORDINI DI FARMACI"
L'azione del procuratore di Manhattan. La società nega
 
Il gigante farmaceutico svizzero Novartis è accusato dalle autorità statunitensi di aver versato tangenti per aumentare gli ordini del suo farmaco Exjade, destinato a far abbassare il ferro nel sangue, usato soprattutto nelle trasfusioni. In due distinti comunicati, il procuratore federale di Manhattan, Preet Bharara, e il ministro della Giustizia dello Stato di New York, Eric Schneiderman, hanno annunciato di aver denunciato Novartis (gigante anche nel campo della sperimentazione animale) per aver messo in piedi "un sistema di scambio di favori" con la società farmaceutica BioScrip. Il sistema avrebbe preso piede nel 2007, "in un momento - ha spiegato Schneiderman - in cui alcuni dirigenti di Novartis avevano espresso preoccupazione per il fatto che alcuni pazienti avevano smesso di prendere l'Exhjade a causa dei suoi effetti secondari pericolosi". Per questo, secondo l'accusa, il gruppo avrebbe stretto un accordo con la Bioscrip, per stimolare le vendite del farmaco. Alcuni dipendenti avrebbero effettuato migliaia di telefonate a pazienti incoraggiandoli a riprendere l' Exjade, minimizzandone gli effetti secondari. In cambio, Novartis raccomandava i suoi pazienti a Bioscrip, e vendeva alla società il farmaco a prezzo ridotto. Novartis "contesta le accuse e intende difendersi vigorosamente", ha indicato un portavoce del gruppo all'Afp.
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2014
 
MC DONALD'S: ALLA RICERCA DELLA CARNE DI MANZO SOSTENIBILE
La svolta (dal 2016) annunciata sul sito
 
McDonald's Corp. ha annunciato di voler iniziare ad acquistare "carne di manzo sostenibile verificata" a partire dal 2016, dopo due anni durante i quali "ascolterà, imparerà e collaborerà insieme con i portatori d'interesse, dalla fattoria al bancone, per sviluppare soluzioni sostenibili per l'approvigionamento di carne di manzo".
Il cambiamento non può avvenire più rapidamente perché - sostiene McDonald's - l'azienda vende circa 450 milioni di chili di manzo ogni anno solo  negli Stati Uniti e non è semplice cambiare. C'è anche la questione semantica "perché non è stata coniata ancora una definizione universale di manzo sostenibile", McDonald's spiega in una nuova pagina sul suo sito web aziendale,  Inoltre, la filiera delle carni bovine è frammentata con allevatori, fornitori, macelli e altri produttori.
I re degli hamburger comunicano di aver lavorato con il Wwf, con i fornitori di manzo Cargill e JBS e con altri dal 2011 per creare una" tavola rotonda globale" per le carni sostenibile. Tale consorzio ora "ha elaborato principi guida e best practices per le carni bovine sostenibili - una svolta per l'industria della carne e per la stessa McDonald's", secondo la società.
McDonald's aggiunge che il suo calendario è quello di sostenere lo sviluppo di principi e criteri globali nel 2014. Quindi, promuovere obiettivi per l'acquisto di carni bovine sostenibili verificate e, infine, iniziare l'acquisto di carne bovina sostenibile nel 2016 .
Perché farlo? Perché "gli hamburger rimangono alcune delle nostre voci di menu più simboliche" si legge ancora sul sito. Inoltre, "vogliamo fare la nostra parte per migliorare le pratiche ambientali con cui il manzo viene prodotto, sostenere posti di lavoro positivi nel settore delle carni bovine e guidare il miglioramento continuo della salute e del benessere degli animali".
Mentre la ricerca del "manzo sostenibile" rischia di somigliare a quella dell'araba fenice, è evidente il tentativo della multinazionale di venire incontro alle preoccupazioni di un'opinione pubblica sempre più impensierita  dai cambiamenti climatici e sollecita per il benessere animale.
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2014
 
Facebook e le foto delle stragi di animali protetti in Libano
Il Presidente della LIPU: il messaggio di chi uccide non deve essere veicolato
 
Le regole di facebook e la veicolazione di foto  non sempre accettate dagli utenti. Foto oscene, ad esempio, per le quali il social network ha previsto un servizio di segnalazione provvedendo nel caso alla rimozione. Niente pornografia, per intenderci, ma anche altri argomenti che si presume urtare la suscettibilità del pubblico. Pensiamo, per maggiore notorietà del personaggio, all’impiccagione di Saddam Hussein, sbandierata e rimossa in generale dal web, in un continuo andirivieni dell’orrendo “spettacolo”.
E’ indubbio, però, che il problema rimane. Inevitabilmente, grazie all’enorme diffusione di talune sensibilità, quali quelle animaliste e ambientaliste, il caso  periodicamente si ripropone con reazioni a dir poco impossibili da conciliare. Ne sanno qualcosa molti post in casa animalista che denunciano in tal maniera  animali maltrattati e le polemiche dovute agli interventi dei vari social network che a volte rimuovono.
L’ultima questione è relativa alle immagini diffuse dai cacciatori libanesi. Stragi di fauna protetta di rilevanza internazionale, come nel caso di rarissime specie di aquile ed altri migratori, congiunte a sorridenti espressioni. Le ha sapientemente raccolte il CABS, l’organizzazione internazionale specializzata nei campi antibracconaggio (vedi articolo GeaPress ) per denunciare quanto avviene impunemente in  quel paese. Per alcuni un carrellario dell’orrore che ha suscitato indignazione anche in Libano e, proprio in quel paese, anche in alcuni settori degli stessi cacciatori. Va però detto che in Libano la caccia dovrebbe essere interdetta fin dal 1994. Dunque caccia finanche illegale.
Proprio la veicolazione di quella  immagini probabilmente  correlate anche ai luoghi e periodi dove sparare,  è stata sollevata a Facebook dal presidente nazionale della LIPU, Fulvio Mamone Capria (nella foto nel corso di una liberazione di uccelli rapaci salvati dalla LIPU). La risposta che lo stesso Presidente denuncia essere arrivata, parrebbe non lasciare  spazio a molte interpretazioni.
“Ho scritto a Facebook – riferisce Fulvio Mamone Capria a GeaPress – proprio in merito alle stragi in Libano di uccelli particolarmente protetti. Purtroppo alla mia segnalazione di foto oscene mi è stato risposto che non si tratta di immagini che incitano all’odio e alla violenza“.
Rimane però il fatto che in Libano, non si potrebbe sparare. C’è poi la questione sull’opportunità di mostrare bravate in danno ad animali che sono protetti in moltissimi paesi ed infine la Convenzione di Washington. Molte delle specie coinvolte nelle stragi, sono inseriti nelle liste della Cites. Il Libano, sebbene in tempi recentissimi, ha ratificato la Convenzione ed a partire dal primo gennaio 2014 lo stesso Ufficio internazionale pone lo status libanese pienamente operativo al rispetto dell’importante disposizione internazionale.
Dunque, caro Facebook, scordiamoci il passato, scordiamoci anche le diverse sensibilità e finanche il presunto divieto di caccia, ma almeno da quest’anno vuoi dire ai cacciatori libanesi di darsi una calmatina?
Dal canto suo, il Presidente della LIPU, quantomeno perplesso per la risposta ricevuta, continuerà ad utilizzare il proprio account per l’importanza di diffondere l’esigenza di rispetto  verso gli animali e l’ambiente. Per il resto, pochi dubbi: “Quegli uccelli morti a fucilate e le facce ridenti – ha riferito Fulvio Mamone Capria – mostrano gentaglia senz’anima“.
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2014
INDONESIA, MORTI SOSPETTE ALLO ZOO: LA POLIZIA AVVIA LE INDAGINI
Un leone impiccato e uno gnu deceduto per il caldo
La polizia indonesiana sta investigando sulle ultime morti di animali nel più grande giardino zoologico dell'Indonesia, afflitto da problemi. Il portavoce dello zoo, Agus Supangkat, ha detto oggi che un maschio di leone africano di un anno e mezzo è stato trovato impiccato su un cavo d'acciaio all'interno della sua gabbia. Solo qualche giorno fa, domenica scorsa, uno gnu di cinque anni è morto per un problema di stomaco sospetto a causa del clima caldo e dell'umidità. La polizia sta indagando per capire come il leone sia stato intrappolato dal cavo, che viene utilizzato dagli addetti per aprire la gabbia. Lo zoo di Surabaya, a Est della capitale Java, è stato criticato per la morte di decine di animali, tra cui un leone africano e una tigre di Sumatra, in questi ultimi anni. Costruito più di un secolo fa, sotto il dominio coloniale olandese, ospita circa 3.500 animali, tra i quali cinque leoni africani e una sola femmina di gnu.
 
CORRIERE DEL TICINO
9 GENNAIO 2014
Anche Tutu dalla parte degli animali
Pubblicata in questi giorni una guida comprensiva sulla loro protezione
Quando si muove l’arcivescovo Desmond Tutu, l’eco è grande. Ha dunque generato curiosità ed interesse il fatto che abbia scritto l’introduzione alla "Global Guide to Animal Protection" (Guida globale sulla protezione degli animali) pubblicata di recente. Edita da Andrew Linzey, membro della facoltà di teologia dell’Università di Oxford e fondatore del Centro di etica animale Ferrater Mora, la guida raccoglie gli scritti di più di 150 esperti sul nostro comportamento nei confronti degli animali. Tra gli autori più conosciuti al grande pubblico  si possono citare Sidney Holt, biologo marino battutosi a lungo per le balene, o Jane Goodall e Biruté Galdikas, la prima famosa per i suoi studi riguardanti gli scimpanzé, la seconda per quelli sugli oranghi. Un libro non è facile da leggere, ma vale però la pena di compiere lo sforzo. Per concludere con le parole di Desmond Tutu: "Anche se siamo confrontati con urgenti problemi umani, non dobbiamo chiudere gli occhi sulla questione della giustizia nei confronti degli animali". B.J.
 
CORRIERE DEL TICINO
9 GENNAIO 2014
Fate pista agli animali!
Alcuni consigli agli amanti degli sport invernali per una convivenza pacifica
Svizzera - L’inverno è arrivato, portando la neve tanto attesa in montagna. Scarponi, sci e racchette per la neve escono dagli armadi e dagli sgabuzzini, e il bel tempo invita a esplorare le montagne innevate. Che però la montagna d’inverno non sia solo un “passatempo sportivo” ci è stato ricordato in modo drammatico dai numerosi incidenti delle scorse settimane. Per gli animali selvatici questi pericoli, il freddo e la scarsità di cibo sono la dura realtà quotidiana del periodo invernale. Più che in altri momenti dell’anno essi hanno bisogno del nostro rispetto. Per capire cosa possiamo fare per aiutarli, abbiamo parlato con Reto Solèr, direttore della campagna “Chi rispetta protegge”, Thomas Gerner, dell’Ufficio federale dell’ambiente e Roger Welti, autore della guida “Escursioni con racchette da neve” del Club alpino svizzero e accompagnatore diplomato di escursionismo, che ci ha illustrato il “galateo” dell’escursionista:
 - restate tranquilli, godetevi la pace e il silenzio e fate in modo che anche gli altri possano fare lo stesso;
- rimanete sulle strade o i sentieri segnalati, e se vedete delle tracce di animali  non seguitele;
- quando entrate in una nuova area, cercate di capire se sono presenti degli animali;
- se vedete degli animali, osservateli a distanza, restate tranquilli e lasciate loro il tempo di evitarvi;
- evitate il margine del bosco;
- al crepuscolo siate attenti a non disturbare gli animali che prediligono questo momento per alimentarsi;
- rispettate le zone protette;
- i bivacchi vanno posizionati lontano dagli animali;
- rispettate le zone tra erba e neve;
- il cane va portato solo in zone non problematiche, al guinzaglio, altrimenti è meglio lasciarlo a casa.
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2014
 
AUSTRALIA, 100MILA PIPISTRELLI PIOVONO DAL CIELO PER IL CALDO
Superati i 43 gradi centigradi nel Queensland
 
Durante lo scorso fine settimana, gli abitanti del Queensland, in Australia, hanno visto piovere qualcosa di insolito dal cielo. In un bizzarro incidente, migliaia di pipistrelli sono caduti dal cielo, nello Stato nord-orientale. Le morti di massa possono sembrare sconcertanti, ma il motivo pare sia addebitabile ad un'ondata di caldo che sta colpendo l'Australia.
La Rspca (Royal society for the prevention of cruaelty to animals) ha confermato che circa 100.000 pipistrelli recentemente sono morti per via delle temperature roventi nella regione, secondo l' Australian Broadcasting Corporation. "L' ondata di caldo ha rappresentato fondamentalmente una catastrofe per tutte le colonie di pipistrelli nel sud-est del Queensland", ha detto il portavoce della Rspca, Michael Beatty, all'Abc. "Ovviamente, questo sta per avere un impatto abbastanza inquietante per i pipistrelli e quelle colonie sono vitali per il nostro ecosistema".
Mentre gli Stati Uniti stanno soffrendo in questi giorni per un "vortice polare", gli australiani stanno sperimentando temperature vicine ai 43 gradi e superiori. "E' un modo crudele, orribile di morire", il presidente dell'ente che nel Queensland si occupa del salvataggio e della tutela dei pipistrelli, Louise Saunders, a "The Courier Mail".
 
PANORAMA
9 GENNAIO 2014
Carne e cancro: nuovo studio conferma il legame
Il consumo di alimenti di origine animale aumenta l'incidenza di alcuni tipi di tumore 
Marta Buonadonna
Al di là di ogni possibile predisposizione genetica, sappiamo che vi sono comportamenti e stili di vita che possono aumentare il rischio di sviluppare tumori. Uno studio condotto da un centro di ricerca sulla salute americano e pubblicato sulla rivista Nutrients ha valutato l'impatto del consumo di carne e altri prodotti di origine animale, insieme al fumo, all'alcol, agli zuccheri aggiunti e all'esposizione ai raggi UV sui tassi di tumore in 157 paesi. Carne, pesce, uova e latticini risultano avere un peso notevole sull'incidenza del cancro, specialmente di alcuni tipi.
Lo studio include dati a partire dagli anni '80 in considerazione del fatto che occorrono circa 20 anni per vedere gli effetti di un cambiamento della dieta sui tassi di incidenza dei tumori. Per 87 dei paesi considerati, quelli per i quali gli studiosi avevano accesso a dati di alta qualità sull'incidenza del cancro, gli indici di fumo e di consumo di alimenti di origine animale spiegano oltre la metà dei tassi di incidenza del cancro, mentre al consumo di alcolici è attribuibile una quota minore di casi.
I tipi di cancro con i quali il consumo di prodotti di origine animale presenta una correlazione più marcata sono il cancro al seno, all'utero, ai reni, alle ovaie, al pancreas, alla prostata, ai testicoli, alla tiroide e il mieloma multiplo. Il meccanismo d'azione alla base del rapporto causa-effetto è probabilmente legato al fatto che i prodotti di derivazione animale promuovono la crescita del corpo e anche dei tumori attraverso la produzione del fattore di crescita insulino-simile IGF-1.
Il legame tra maggiore consumo di prodotti animali, aumento della crescita e maggiore incidenza dei tumori tipici dei paesi occidentali è dimostrato dal fatto che i giapponesi più giovani sono più alti rispetto ai più anziani. Nel paese il consumo di alimenti di origine animale, prevalentemente pesce, costituiva un tempo appena il 10% della dieta, ma negli ultimi 20-30 anni l'adozione di uno stile alimentare più simile a quello dei paesi occidentali ha fatto aumentare la quota al 20%. La statura dei giapponesi è cresciuta e con essa, purtroppo, anche l'incidenza di alcuni tipi di tumore comuni nelle popolazioni occidentali.
Il consumo di alcolici risulta maggiormente correlato soltanto a un tipo di cancro, quello del colon-retto, gli zuccheri aggiunti sono associati al tumore al cervello (nelle donne), all'utero, al pancreas e alla prostata, mentre per quel che riguarda i polmoni ovviamente la parte del leone la fa il fumo. E' molto interessante notare però che il consumo di carne rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo per i fumatori. Ancora una volta occorre chiamare in causa i giapponesi per dimostrarlo. Già studi di 20 o 30 anni fa, citati dagli autori, rilevavano che mentre Giappone e Stati Uniti avevano percentuali di fumatori simili, il tasso di incidenza del tumore al polmone era molto più alto negli Usa, dove notoriamente il consumo di carne è assai maggiore.
 
IL TIRRENO
9 GENNAIO 2014
 
Il gatto vede soltanto tre colori ma nella penombra non ha rivali

Marco Melosi

 
Come vedono i nostri amici felini? I gatti hanno un campo visivo di 200 gradi rispetto ai nostri 180. La visione periferica del'essere umano è di 20 gradi su ogni lato, quella dei gatti è di 30 gradi per ogni lato; quindi i gatti hanno un campo visivo più ampio che gli permette di vedere di più a destra e sinistra I gatti possono vedere da sei a otto volte meglio in penombra degli esseri umani anche grazie alla forma ellittica della loro pupilla e alla grandezza della cornea. In passato si pensava che i gatti avessero una visone dicromatica e che vedessero essenzialmente la gamma dei blu-viola e giallo-verde, mentre oggi nuove ricerche stanno dimostrando la loro possibilità di vedere una terza gamma di colori, quella dei verdi. La retina del nostro occhio ha molti più coni di quella dei gatti , questo ci permette di vedere un sacco di colori vivaci e di avere risoluzione dettagliata. Cani e gatti hanno molti più bastoncelli, che aumentano la loro capacità di vedere in penombra e durante la notte. Questo permette loro di registrare movimenti molto veloci (ed è molto utile quando si tratta di piccoli animali che cambiano direzione molto velocemente durante un inseguimento). Queste differenze permettono ai felini anche di avere un'ottima visione notturna, a scapito di una visione a colori meno vivaci, e ad una risoluzione di meno dettagliata. Noi abbiamo la capacità di vedere gli oggetti in movimento a velocità 10 volte più lente dei gatti (vale a dire che siamo in grado di vedere le cose che si muovono lentamente e che per un gatto invece sono statiche).
 
METO WEB
10 GENNAIO 2014
 
Animali, gatti murati vivi ed avvelenati in un condominio a Rho (MI)
 
“Non ci sono scusanti per quanto da mesi accade in quel condominio: gatti murati vivi, altri uccisi con il veleno, cibo ed acqua più volte gettati via. Ora andiamo fino in fondo, se l’amministratore conosce i nomi di chi ha messo il veleno lo dica e denunci lui stesso gli autori, i gatti sono animali tutelati dalla legge e qui siamo in presenza di una colonia censita. Quindi noi andremo fino in fondo e ci aspettiamo che le autorità preposte a loro volta facciano quanto in loro potere per evitare che si ripetano simili stragi”. Così Lorenzo Croce, presidente di Aidaa, annuncia di aver presentato una denuncia contro un amministratore di condominio di Rho per la sua decisione di murare e chiudere tutti gli ingressi delle intercapedini di un complesso residenziale dove trovavano rifugio circa 30 gatti di una colonia felina “regolarmente registrata” e gestita da gattari. L’associazione animalista denuncia che per questa decisione 12 animali sono morti ed altri due “si sono salvati per miracolo (il più piccolo dopo quattro giorni ha fatto sentire la sua voce e vedere la zampina risalendo uno scarico delle tubature)”. E si aggiunge: “Nello stesso condominio inoltre alcuni mesi prima altri gatti erano morti avvelenati dalle polpette contente veleno, lo stesso veleno che gettato in un vicino parco pubblico è stata la causa quasi sicuramente dell’avvelenamento di alcuni cani avvenuta nello stesso periodo che va dalla scorsa estate fino al mese di settembre del 2013″.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
10 GENNAIO 2014
Il cane Teo trovato morto
La padrona: forse avvelenato
In una corte di Mirasole di San Benedetto Po il cane Teo, un meticcio di 13 anni, è stato trovato morto. La padrona: "Sospetto che sia stato ucciso con il veleno. Dopo l'autopsia presenterò una denuncia ai carabinieri e all'Asl"

MANTOVA. Alcuni gattini spariti improvvisamente e in pochi minuti. Ma soprattutto il suo adorato Teo, un meticcio di tredici anni, componente della famiglia a tutti gli effetti, che muore senza una spiegazione, tra atroci sofferenze. Sospetto (che ormai è quasi una certezza) è che abbia inghiottito alcuni bocconi avvelenati. A raccontare la storia, distrutta dal dolore per la perdita del suo fedelissimo amico, è Fiorenza Barbieri, che abita in una corte a Mirasole di San Benedetto. Ieri mattina verso le nove, Fiorenza ha portato fuori il suo cagnolino (che aveva adottato sottraendolo al canile) per fare un giro come ogni giorno.
Dopo un po’ i due rientrano in casa e la padrona vede il cane che, insolitamente, si corica a terra come se non si sentisse bene. Sembrava nulla, invece nel giro di due ore è morto. La famiglia Barbieri-Rossichiama subito il veterinario, il quale, sorpreso lui stesso, spiega che per morire in questo modo con la bava alla bocca, Teo poteva solo essere stato avvelenato.
Nel pomeriggio è stata compiuta l’autopsia; tra alcuni giorni dovrebbero arrivare i risultati dell’esame sugli organi del povero Teo e anche su un pezzo di pane che Fiorenza ha trovato davanti al garage, dove tiene tutti i suoi gatti. Al momento quindi non ci sono certezze. Ma ci sono forti sospetti. «Sospetti che quando verranno confermati - ci annuncia - sfoceranno in una denuncia a carabinieri e Asl».
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2014
 
MANTOVA: UN CANE, OTTO GALLINE E UN CAVALLO TRA FANGO E DETRITI
L'Oipa: scatta la denuncia, animali messi al sicuro

 
Abbandonati a loro stessi in una cascina inagibile, tra rifiuti, detriti e fango. Sono queste le condizioni in cui le guardie zoofile Oipa di Mantova hanno trovato un cane, un cavallo e alcune galline, durante un sopralluogo a Moglia, nel mantovane. Il cane, un simil border collie di nove anni, era in grave stato di incuria: visibilmente sofferente e pieno di parassiti, legato ad una catena in mezzo a rottami e sporcizia, senza possibilità di ripararsi dalla pioggia, tra l'altro, l'unica acqua che aveva a disposizione. Il quadro desolante era completato, ancora, da otto galline, rinchiuse in un serraglio tra le feci con un cadavere in decomposizione, e un cavallo zoppicante e terrorizzato.
Per il cane è stato subito attivato il sequestro preventivo e ora è in custodia da una volontaria, mentre per il cavallo e le galline sono ancora in corso indagini ed accertamenti. Il proprietario, invece, è stato immediatamente denunciato per abbandono e maltrattamento.
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
10 GENNAIO 2014
 
Frustate all'asinello nel presepe vivente di Polignano a Mare
 
POLIGNANO A MARE (BA) - «Gli abbiamo detto di smetterla, ma lui ha continuato. È stato uno spettacolo orrendo». Vito Cafagna, un nostro lettore, ci consegna l’indignazione per lo spettacolo a cui ha assistito, con decine e decine di altre persone, domenica sera al presepe vivente della Madonna di Grottole, a Polignano. Nella fedele rievocazione della Natività, il traino di una macina viene tirato da un asinello costretto a girare per esigenze di rappresentazione scenica. Ma siccome la bestiola, domenica sera, di tirare il traino pare non ne avesse nessuna voglia, ha rimediato un bel po’ di frustate da un giovane figurante. «È indecoroso, non si possono trattare gli animali così - dice Vito - noi spettatori abbiamo protestato, ma non è servito. E anche le altre povere bestie sembravano sofferenti. Che vergogna».
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2014
 
CATANIA, SEQUESTRATO NEGOZIO CON CUCCIOLI IN PESSIME CONDIZIONI
Per il veterinario era tutto a posto
 
Oltre venti cuccioli di cane abbandonati a se stessi e in condizioni inaccettabili sono stati scoperti in un negozio di animali del quartiere di Picanello a Catania. Oggi in tarda mattinata il blitz delle volanti della questura. Gli agenti hanno sequestrato il negozio che era stato gia' sottoposto ad diversi controlli e piu' volte il veterinario aveva certificato la sicurezza e la pulizia dei luoghi.
 
MESSAGGERO VENETO
10 GENNAIO 2014
 
Caccia alla volpe alla Rocca Bernarda
Premariacco, due giorni con battute in cui saranno impegnati venti cacciatori. Lo scopo è di verificare l’esito della campagna antirabbica
 
PREMARIACCO (UD). Due battute di caccia alla volpe in stile British sabato e domenica nella zona della Rocca Bernarda. L'iniziativa parte da una proposta arrivata dall'associazione Pro Segugio alla Riserva di Caccia di Premariacco con la finalità principale di prelevare alcuni esemplari per il contenimento della specie, azione autorizzata dagli uffici della Provincia.
Inoltre l'iniziativa ha una valenza sanitaria atta a verificare l'attecchimento della campagna di vaccinazione antirabbica ad opera degli uomini della Forestale terminata lo scorso novembre su tutto il territorio regionale.
Infatti dopo il rilevamento di alcuni casi di rabbia tre anni fa, con la segnalazione di diversi animali anche vicino ai centri abitati, è stata messa in campo la distribuzione delle esche su tutto il territorio interessato, prima con il deposito delle stesse direttamente dai cacciatori nelle zone frequentate dalle volpi, nel 2013, invece, paracadutate dagli elicotteri. I capi abbattuti, nel rispetto delle percentuali per il riequilibrio del numero degli animali così da evitare il sovraffollamento e con la conseguente carenza di cibo l'avvicinarsi alle case, saranno poi portati all'istituto di profilassi per verificare la riuscita della campagna di vaccinazione.
Una ventina i cacciatori che da domani mattina alle 8, fino a ora di pranzo, batteranno la zona della Rocca Bernarda vestiti con le classiche giubbe rosse come i colleghi britannici. Ad accompagnarli una muta di oltre una ventina di cani di pura razza foxhound, riconduttori specializzati, che una volta lasciati liberi avranno il compito di cercare e stanare le volpi. Una volta individuate dovranno poi spingere le prede verso le postazione in cui si trovano i cacciatori.
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2014
GATTO DI MARIANO COMENSE RITROVATO A 80 KM DI DISTANZA
"Chi l'ha visto?" su Facebook: Spiro a casa
 
E' sparito all'inizio di ottobre ed è stato ritrovato a 80 chilometri di distanza tre mesi dopo. Spiro, un gattone di sette anni dal pelo folto, il 2 ottobre scorso se n'è andato dalla sua casa di via Matteotti, a Mariano Comense, dove in realtà si faceva vedere solo all'ora dei pasti. "Spiro è un gatto molto diffidente – racconta a 'Il Giorno' la sua proprietaria, Nicla Gottardo, che in questi tre mesi non ha mai smesso di cercarlo lanciando appelli sul suo profilo Facebook – ma noi eravamo riusciti a vincere la sua ritrosia. Prima veniva solo a mangiare poi ha iniziato a fermarsi anche la sera, specie nei periodi più freddi, alla fine era diventato un gatto di casa e tante volte si accucciava sul nostro letto". Poi, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre scorso, il micio è sparito nel nulla.
"All'inizio non ci siamo preoccupati, ma poi man mano che i giorni passavano abbiamo pensato che gli potesse essere accaduto qualcosa di brutto. La nostra strada è vicina alla Novedratese, abbiamo pensato che l'avesse investito un auto. Siamo andati anche a cercarlo a piedi, ma di lui non c'era traccia". A questo punto Nicla ha cominciato a cercare il suo gattone anche su Facebook, spedendo le sue foto a chi pensava potesse aiutarla. Una specie di "Chi l'ha visto?" felino che ha funzionato davvero, perché nel giro di poche settimane centinaia di persone hanno iniziato ad occuparsi della vicenda di Spiro.
"Tante persone mi sono state vicine in queste settimane e io tutte le sere uscivo nel giardino di casa e chiamavo a gran voce Spiro". Come nelle favole, ecco il lieto fine. L'8 gennaio scorso il telefono è squillato e dall'altro capo c'era una famiglia di Lonate Pozzolo, in provincia di Varese: aveva trovato il gattone, che aveva preso l'abitudine di mangiare polpette e bocconcini a casa loro. Ma era molto schivo e non si lasciava avvicinare. Quando ha visto Nicla, che in macchina si è fatta ottanta chilometri per riabbracciarlo, però, Spiro l'ha riconosciuta subito e si è fatto riabbracciare.
 
GEA PRESS
10 GENNAIO 2014
 
Commercio di specie protette. L’appello del WWF: il Parlamento UE agisca subito votando la Risoluzione

 
Il Parlamento UE deve agire subito per fermare il commercio illegale di animali e piante selvatiche. E’ questo l’appello lanciato dal WWF in occasione della votazione in seduta plenaria che avverrà il 15 gennaio prossimo a Strasburgo.
Gli Europarlamentari dovranno infatti pronunciarsi sulla risoluzione UE in materia di fauna selvatica. Si tratta, spiega il comunicato del WWF, di una richiesta di maggiore impegno e leadership. Questo sia a Bruxelles che a livello dei singoli paesi per fermare con decisione il commercio illegale di specie selvatiche all’interno dell’UE e nel mondo.
WWF e TRAFFIC  (l’ONG specializzata nel contrasto di questi commerci) hanno sostenuto con forza lo spirito di questa iniziativa, guidata dal deputato Gerben -Jan Gerbrandy e poer questo  invitano ora  tutti i membri del Parlamento europeo a garantire che l’UE adotti una risoluzione forte e decisa contro il traffico illegale di fauna selvatica.
La risoluzione chiederà l’intervento della Commissione europea e degli Stati membri per rafforzare e attuare pienamente la normativa vigente a livello comunitario e nazionale, migliorare i controlli alle frontiere, aumentare le sanzioni e le condanne per i trafficanti e rafforzare la cooperazione tra paesi europei e lo scambio di informazioni tra le agenzie competenti, come la polizia e la dogana per assicurare che nessun prodotto illecito di fauna selvatica entri e venga commercializzato nel mercato dell’UE .
L’UE dovrebbe inoltre partecipare con i leader mondiali in uno sforzo comune a livello globale per aiutare i maggiori paesi esportatori a proteggere la loro fauna selvatica in via di estinzione, promuovendo campagne nei paesi consumatori come Cina , Thailandia e Vietnam per fermare la domanda di prodotti animali selvatici illegali come corni di rinoceronte, ossa di tigre e avorio.
Secondo Tony Long, direttore WWF EPO Ufficio politico europeo “il traffico illegale di specie selvatiche minaccia la sopravvivenza di animali unici come i rinoceronti e gli elefanti africani, e molte specie sono oggi a serio rischio di estinzione. Come regione di transito per prodotti o parti illegali di fauna selvatica anche in rotta dall’Africa verso l’Asia – ha aggiunto il responsabile del WWF -  l’UE ha l’ obbligo internazionale di garantire controlli adeguati per interdire il traffico e garantire che le organizzazioni criminali siano messe fuori gioco. Il Parlamento europeo deve dare un segnale forte e agire fin da ora contro il traffico illegale di fauna selvatica.”
Una migliore collaborazione con i paesi africani, ad esempio, per fermare le ben ramificate centrali criminali. Fa per questo ben sperare il recente stanziamento della Commissione Europea che si è impegnata con 12.800.000 euro per sostenere meglio il monitoraggio sul campo.
“E’ questo un esempio – ha aggiunto Tony Long – di come l’UE può essere d’aiuto, mentre il prossimo vertice UE- Africa offre l’opportunità di costruire una effettiva collaborazione tra le nazioni, necessaria per affrontare la crisi del bracconaggio globale“.
Un messaggio forte da fornire ai 28 Stati membri e alla Commissione europea. “Abbiamo bisogno di una polizia di frontiera più e meglio attrezzata -  ha dichiarato Stephanie von Meibom direttore del TRAFFIC Europa – sanzioni per i trafficanti ben superiori a quelle attuali e coerenti in tutta l’UE  e una migliore collaborazione e comunicazione tra gli Stati membri per proteggere la fauna selvatica e fermare il commercio criminale“.
Impossibile, almeno per alcuni commerci, non tenere in considerazione l’Italia. Per Dante Caserta, Presidente del WWF Italia – “il nostro paese rappresenta un mercato tra i piu’ importanti al mondo per animali e legname, il primo importatore e trasformatore di pelli di rettile,  un grande consumatore di lane pregiate, un sempre fiorente mercato di polpa e carta e tanto altro a conferma che la nostra stessa industria necessita di questi prodotti per i suoi cicli di produzione, ci aspettiamo che i nostri europarlamentari facciano responsabilmente la loro parte”.
Un controllo serio del mercato e una ferma condanna dell’illegalita’ che mette peraltro in gioco la sostenibilita’ dei processi produttivi. Un pericolo, conclude il WWF, che compromette gli equilibri naturali di paesi ai quali, invece, dovremmo garantire sostegno e supporto per una corretta gestione delle loro risorse.
 
LA ZAMPA.IT
10 GENNAIO 2014
 
Una mostra sul “Cane Santo”
Berna ricorda il mito di Barry
A giugno il Museo di Storia naturale dedicherà uno spazio al più celebre dei San Bernardo, che salvò 40 persone dalla morte bianca.


NELLA FOTO - Il corpo impagliato di Barry I

 
Il suo nome è leggenda. «Barry» è il cane San Bernardo per antonomasia, il più celebre tra i Giganti delle Alpi che per secoli hanno vigilato sulla sicurezza dei canonici e dei viandanti che sfidavano la Morte Bianca per salire al Passo del Gran San Bernardo. La storia, che sfuma nel mito, dice che salvò 40 persone dall’abbraccio senza risveglio del gelo. Ora, 200 anni dopo la sua morte, le sue imprese torneranno a vivere. 
Il Museo di Storia naturale di Berna - che già custodisce in una vetrina le spoglie impagliate del cane eroe - ha annunciato che a metà giugno aprirà una mostra dedicata proprio a «Barry». Uno spazio più grande che nelle intenzioni dei curatori servirà anche a fare chiarezza separando fatti reali e leggende (a cominciare dalle botticelle al collo con cui vengono raffigurati oggi i San Bernardo). E di cose da raccontare nella storia di Barry ce ne sono parecchie. Nacque nel 1800 - ma la presenza di Molossi al Passo risale ai tempi dei Romani - nell’anno in cui le truppe di Napoleone attraversarono il Colle per dare inizio alla Campagna d’Italia. E furono proprio i racconti dei soldati francesi a far circolare in Europa la storia dei cani-salvatori. Come gli altri esemplari, Barry era utilizzato dai Canonici per tracciare il cammino nella neve fresca e prestare soccorso alle vittime di valanghe. 
Barry, dicono le cronache, salvò 40 persone. Di queste, due erano appena bambini. Aveva un istinto unico e uno zelo mai visto in nessuno degli esemplari precedenti. Dopo la morte del suo primo conduttore, Padre Luigi, non volle più lavorare assieme agli altri cani e agli altri canonici. Ma non smise. Vagava da solo nella bufera, continuando a prestare soccorso. Intorno al 1810 i canonici lo trovarono steso accanto a un soldato francese e coperto di ferite. L’uomo, semiassiderato, lo aveva scambiato per un lupo e colpito ma il cane si stese comunque accanto a lui per scaldarlo. Il soldato e il cane si salvarono ma da allora Barry non fu più in grado di lavorare in montagna. Nel 1812, ormai anziano, venne accompagnato a piedi da un religioso fino a Berna, alla sede della congregazione. Lì morì di vecchiaia nel 1814. Il suo corpo fu impagliato ed esposto. Lo scrittore e scienziato Peter Scheitlin nel suo Studio sull’istinto degli animali ne scrisse un elogio che chiudeva così: «Chi vede il tuo corpo imbalsamato si tolga il cappello, acquisti il tuo ritratto e lo metta in cornice per mostrarlo ai suoi figli e dica loro: andate e fate come questo buon samaritano». La sua fama è stata tale che da allora il più bel maschio di ogni cucciolata nata dall’allevamento dell’Ospizio viene battezzato «Barry». E perpetua il mito del Cane Santo. 
VIDEO San Bernardo i Giganti delle Alpi
 
VANITY FAIR
10 GENNAIO 2014
 
«Così Rufus mi ha scelto», dedicato a chi “no, io animali mai”
 
Francesca non voleva un animale. Vive sola in appartamento, lavora tanto, viaggia spesso. Un gatto o un cane tra i piedi non era nei suoi programmi. Anzi ha sempre guardato con stupore, misto a sospetto, chi aveva fatto questa scelta pur vivendo in città. È cresciuta in una casa con un grande giardino dove aveva dei gatti, ma si tratta della sua infanzia. Nessuna nostalgia di quei giorni. Almeno fino a quella sera, quando Rufus l’ha scelta.
«Sto tornando a casa in bicicletta, è già tardi, ho fretta. A qualche centinaio di metri da casa mia, mentre sto pedalando, sento un miagolio forte e continuo. Il miagolio di un gattino. Mi guardo intorno: del micino non c’è traccia, ma il rumore non cessa. Dopo molto cercare individuo un’auto dalla quale mi sembra arrivi il lamento. Cerco intorno, sotto, sopra, ma non lo trovo. Nella via ci sono delle palazzine con giardino, immagino che forse sia scappato da lì». Francesca aspetta, ma il gattino resta nascosto. «L’unica cosa che posso fare è lasciare un messaggio ai proprietari dell’auto per avvisarli di fare attenzione prima di partire: forse un gattino è nascosto nel motore. Cerco in borsa ma, caso eccezionale, non ho nemmeno un foglio. Decido di andare fino a casa per prenderne uno. Il tempo di scrivere il messaggio e ritornare e trovo sull’auto un altro cartello dello stesso tenore del mio. Il miagolio, però, nel frattempo è cessato. Mi guardo intorno per capire dove possa essere andato a finire il gattino e comincio ad avvertire un po’ di preoccupazione». Sta ancora cercando di orientarsi, quando vede due uomini poco lontano: uno tiene in mano il terzo cartello da posizionare sull’auto, l’altro è al telefono e ha il gattino in braccio. «Mi avvicino e faccio giusto in tempo a esclamare: “Ecco dove eri finito”, che sento il ragazzo al telefono dire: “Forse ve lo porta questa ragazza”. Attacca e mi mette questo micino tra le braccia. Poi mi spiega rapidamente di aver contatto l’Enpa, di cui è volontario, di averli informati del ritrovamento e mi chiede di portargli il gatto. Lui non ha l’auto e la loro sede è lontana. Non può nemmeno tenere il gatto perché ne ha già altri tre. Nella confusione del momento, con la bestiola che miagola disperatamente, accetto. Mi faccio spiegare tutto e mi incammino verso casa per recuperare una scatola dove metterlo. Lui è un batuffolo di pelo biaco e nero e non smette di frignare. Lo guardo e gli dico: “Zitto Rufus!”». In quel momento, senza saperlo, Francesca sceglie il suo nome e il loro destino.
Razionalmente è ancora convinta di voler fare soltanto il proprio “dovere”: portare il gattino all’Ente protezione Animali e poi tornarsene a casa. Il viaggio in macchina è lungo, ma Rufus dentro la sua cassettina si calma e smette di piangere. Arrivati là, deve aspettare che il gatto sia controllato e intano compilare un modulo con tutti i suoi dati. Le spiegano che Rufus sta bene, che ha circa un mese ed è stato fortunato. «E’ tutto fatto. Quando improvvisamente l’impiegata di turno mi fa la domanda di rito: “Stai pensando di tenerlo o lo mandiamo al gattile?”. Alla parola gattile, sento una specie di scossa. Qualcosa dentro di me si ribella: “Al gattile no!”. Quasi in automatico dico: “No, lo tengo”. Non so perché l’ho detto, ma intanto penso: “Lo porterò in campagna dai miei genitori o forse dai miei nonni. Una soluzione la troveremo, ma al gattile no”. Poi guardo la ragazza e le dico: “C’è un problema: vivo in un appartamento, lavoro…”. Lei mi osserva come se fossi pazza e replica: “Scusi ma gli altri che hanno animali dove pensa che stiano?”. Chiedo anche rassicurazioni sul fatto che non sia il gatto di qualcuno, ma mi spiegano che così piccolo in strada può essere solo stato abbandonato o nato da qualche animale randagio».
Nel momento in cui Francesca decide gli operatori dell’Enpa le danno una serie di suggerimenti, un libretto, del cibo e anche una grande conigliera che serve come cuccia. «Mi spiegano che devo lasciargli i suoi tempi e che c’è il rischio di spaventarlo. Non devo avvicinarmi ma aspettare che lo faccia lui, devo lasciargli esplorare la casa una stanza alla volta. Lui intanto ricomincia a miagolare. Io sono troppo stanca per pensare al futuro, mi addormento». Il giorno dopo Francesca è al lavoro e continua a pensare a Rufus. Piena di dubbi decide di chiamare un suo amico super esperto di gatti. «Quandogi dico che forse era stato nel motore dell’auto, mi consiglia di lavarlo subito con un prodotto sgrassante perché c’é il rischio che leccandosi ingerisca qualcosa di tossico e che muoia. Panico. Scappo dal lavoro, corro a casa e comincio a pulirlo con un panno umido e tiepido e così per la prima volta, dopo il ritrovamento, mi avvicino a lui. Appena l’accarezzo, fa le fusa fortissimo e non smette più. È fatta: mi ha conquistato. In quel momento capisco che voglio che resti con me». Francesca e Rufus stanno insieme da tre mesi. «Tre mesi felici». Lei dice che lui è un gattino bravissimo, l’aspetta quando torna a casa, si accuccia con lei sul divano, è affettuoso e tenero e non ha mai più miagolato forte come quel giorno. Con Rufus è stata in campagna dai suoi genitori (che si sono offerti, senza fortuna, di adottarlo), sul lago, dal suo fidanzato. «Non mi sono mai pentita di averlo adottato, anzi di essermi fatta adottare. Rufus ha aggiunto alla mia vita affetto, calore, divertimento, perché è proprio divertente. Forse mi ha tolto un filo di libertà perché se vado in giro o me lo porto o lo affido ai nonni, ma ne è assolutamente valsa la pena».
FOTO
 
TRENTINO
10 GENNAIO 2014
 
IL TESTAMENTO A FAVORE DEL CANE
 
Gentile notaio, vorrei avere delle informazioni sulla possibilità di far testamento a favore del mio cagnolino: sono una signora molto anziana ed essendogli molto affezionata vorrei assicurargli serenità per quando avrò cessato di vivere. *** Gentile lettrice, in primo luogo le sottolineo che la nostra legge non riconosce capacità giuridica agli animali, pertanto non è possibile nominarli eredi o disporre legati (lasciti testamentari) a loro favore. Tuttavia la prassi ha già evidenziato alcune modalità operative per venire incontro ad esigenze quali quella da lei rappresentata: * in alcuni casi si è ritenuto sufficiente disporre a favore di una persona di fiducia, con la raccomandazione di provvedere alle cure necessarie per l'animale domestico; * in altri casi (avendo motivo di essere più diffidenti che fiduciosi) si è ritenuto necessario perfezionare una disposizione - tendenzialmente a titolo di legato - a favore di persona di fiducia con l'onere del mantenimento, cura ed assistenza dell'animale domestico (onere da descrivere adeguatamente), sua vita natural durante; nominando altresì un esecutore testamentario - ovvero un soggetto che deve curare che siano esattamente eseguite le disposizioni di ultima volontà del defunto - col compito di verificare che il mantenimento, la cura e l'assistenza siano effettivamente prestate all'animale; questa disposizione viene normalmente munita anche di condizione risolutiva per il caso di inadempimento da parte dell'obbligato, con la conseguenza che lo stesso verrebbe a perdere il suo vantaggio patrimoniale ove non avesse ad adempiere (il beneficio verrebbe quindi a spettare all'erede, o ad un altro terzo eventuale o ad una associazione di amici e/o tutela degli animali, cui si può comunque collegare lo stesso onere, con lo stesso controllo). Ovviamente, per quanto forte sia il legame affettivo verso l'animale domestico, bisogna tuttavia considerare che il nostro ordinamento prevede una tutela inderogabile, ai sensi dell'art. 536 del cod.civ. a favore del c.d. legittimari ovvero il coniuge ed i figli (ed in caso di assenza di figli i genitori) di chi fa testamento. Pertanto in caso di presenza di legittimari il lascito a favore dell'animale domestico non potrà eccedere la quota disponibile, essendo opportuno considerare e rispettare le quote di legittima spettanti per legge a favore dei legittimari al fine di evitare possibili contenziosi. Concludo pertanto confermandole che gli animali non possono esser nominati direttamente eredi o legatari, ma possono diventare beneficiari di un lascito testamentario in modo indiretto, ovvero attraverso la nomina di un erede o legatario (persona fisica o ente) che di fatto amministri il lascito per conto suo, col risultato che l'animale domestico considerato dovrà ricevere assistenza, vitto e alloggio fino a quando sarà in vita, come previsto dal testatore. IL NOTAIO INFORMA - Rubrica a cura del Consiglio Notarile di Trento e Rovereto,Piazza Duomo n.30, Trento, per informazioni e/o quesiti tel 0461 983701 fax 0461 983651 e-mail:consigliotrentorovereto@notariato.it
 
GREEN REPORT
10 GENNAIO 2014
 
Wwf e Traffic: il Parlamento europeo agisca
 
Si avvicina il voto Ue per fermare il commercio illegale di animali e piante selvatiche (VIDEO)
Il  15 gennaio il Parlamento europeo voterà una risoluzione presentata dall’olandese Gerben -Jan Gerbrandy, (Fryske Nasjonale Partij, la sinistra autonomista frisona), in materia di fauna selvatica che richiede un maggiore impegno e leadership sia all’Unione europea che agli Stati membri per fermare il commercio illegale di specie selvatiche, nell’Ue e nel resto del mondo . Wwf e Trade Records Analysis of Flora and Fauna in Commerce (Traffic) sostengono l’iniziativa di Gerbrandy e «Invitano tutti i membri del Parlamento europeo a garantire che l’Ue adotti una risoluzione forte e decisa contro il traffico illegale di fauna selvatica».
Le due organizzazioni spiegano che la risoluzione chiede che la Commissione europea e gli Stati membri si diano davvero da fare «Per  rafforzare e attuare pienamente la normativa vigente a livello comunitario e nazionale, migliorare i controlli alle frontiere, aumentare le sanzioni e le condanne per i trafficanti e rafforzare la cooperazione tra paesi europei e lo scambio di informazioni tra le agenzie competenti, come la polizia e la dogana,  per assicurare che nessun prodotto illecito di fauna selvatica entri e venga commercializzato nel mercato dell’Ue . L’Ue dovrebbe inoltre partecipare con i leader mondiali in uno sforzo comune a livello globale per aiutare i maggiori Paesi esportatori a proteggere la loro fauna selvatica in via di estinzione, promuovendo campagne nei paesi consumatori come Cina, Thailandia e Vietnam per fermare la domanda di prodotti animali selvatici illegali come corni di rinoceronte, ossa di tigre e avorio».
Tony Long , direttore dell’ufficio politico europeo del Wwf, sottolinea che «Il traffico illegale di specie selvatiche minaccia la sopravvivenza di animali unici come i rinoceronti e gli elefanti africani, e molte specie sono oggi a serio rischio di estinzione. Come regione di transito per prodotti o parti illegali di fauna selvatica anche in rotta dall’Africa verso l’Asia, l’Ue ha l’ obbligo internazionale di garantire controlli adeguati per interdire il traffico e garantire che le organizzazioni criminali siano messe fuori gioco. Il Parlamento europeo deve dare un segnale forte e agire fin da ora contro il traffico illegale di fauna selvatica. Una migliore collaborazione con i paesi africani è quindi fondamentale per fermare le attività criminali alla fonte, soprattutto data la crescente evidenza dei loro collegamenti con i conflitti civili e con le attività terroristiche che minano la sicurezza nazionale e globale. Il recente impegno della Commissione europea di 12.800.000 euro per sostenere meglio il monitoraggio sul campo è un esempio di come l’Ue può essere d’aiuto, mentre il prossimo vertice Ue-Africa offre l’opportunità di costruire una effettiva collaborazione tra le nazioni, necessaria per affrontare la crisi del bracconaggio globale».
Traffic è un network internazionale Wwf/Iucn che, effettua il monitoraggio del commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatica e di studia le forme di utilizzazione sostenibile per garantirne un corretto utilizzo e la direttrice di Traffic Europa, Stephanie von Meibom, sollecita l’Europarlamento a mandare un  messaggio forte ai 28 Paesi dell’Ue ed alla Commissione europea, «Perché prendano sul serio i crimini contro la fauna selvatica e li trattino come farebbero con qualsiasi reato grave. Abbiamo bisogno di una polizia di frontiera più e meglio attrezzata, sanzioni per i trafficanti ben superiori a quelle attuali e coerenti in tutta l’Ue  e una migliore collaborazione e comunicazione tra gli Stati membri per proteggere la fauna selvatica e fermare il commercio criminale. E’ indispensabile che tutti gli Stati membri siano all’altezza delle loro responsabilità di monitorare e controllare il commercio di fauna selvatica: ogni punto di debolezza nella rete dei controlli rischia altrimenti di essere preso di mira da chi è determinato ad aggirare la legge».
Il presidente del Wwf Italia, Dante Caserta, conclude: «Poiché l’’Italia rappresenta un mercato tra i più importanti al mondo per animali e legname, il primo importatore e trasformatore di pelli di rettile,  un grande consumatore di lane pregiate, un sempre fiorente mercato di polpa e carta e tanto altro a conferma che la nostra stessa industria necessita di questi prodotti per i suoi cicli di produzione, ci aspettiamo che i nostri europarlamentari facciano responsabilmente la loro parte. Senza un controllo serio del mercato e una ferma condanna dell’illegalità si mette in gioco la sostenibilità dei processi produttivi compromettendo gli equilibri naturali di paesi ai quali, invece, dovremmo garantire sostegno e supporto per una corretta gestione delle loro risorse».
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
11 GENNAIO 2014
 
WWF: COMMERCIO ILLEGALE DI SPECIE SELVATICHE, L'UE VOTI PER LO STOP
Mercoledì la risoluzione al voto all'Europarlamento
 
"Il Parlamento Ue deve agire ora per fermare il commercio illegale di animali e piante selvatiche". Lo dice il Wwf segnalando che mercoledì prossimo, 15 gennaio, l'Europarlamento lancerà una votazione in seduta plenaria su una risoluzione Ue in materia di fauna selvatica che richiede un maggiore impegno e leadership a Bruxelles e a livello dei singoli Paesi per fermare con decisione il commercio illegale di specie selvatiche all'interno dell'Unione europea e nel mondo.
Wwf e Traffic sostengono "con forza lo spirito di questa iniziativa, guidata dal deputato Gerben-Jan Gerbrandy e invitano tutti i membri del Parlamento europeo a garantire che l'Ue adotti una risoluzione forte e decisa contro il traffico illegale di fauna selvatica". La risoluzione chiederà l'intervento della Commissione europea e degli Stati membri per rafforzare e attuare pienamente la normativa vigente a livello comunitario e nazionale, migliorare i controlli alle frontiere, aumentare le sanzioni e le condanne per i trafficanti e incrementare la cooperazione tra Paesi europei e lo scambio di informazioni tra le agenzie competenti, come la polizia e la dogana. L'obiettivo? Assicurare che nessun prodotto illecito di fauna selvatica entri e venga commercializzato nel mercato dell'Ue. Bruxelles dovrebbe, ancora, con i leader mondiali far fronte comune per aiutare i maggiori Paesi esportatori a proteggere la loro fauna selvatica in via di estinzione, promuovendo campagne negli Stati consumatori come Cina, Thailandia e Vietnam per fermare la domanda di prodotti animali selvatici illegali come corni di rinoceronte, ossa di tigre e avorio.
 
GREEN STYLE
10 GENNAIO 2014
 
Un cane salvato dalle acque dell’oceano
 
Chi ha preso in cura il cane protagonista di questa storia non è sicuro se sia stato perso o tristemente abbandonato, ma ora il cucciolo è certamente al sicuro. Due pescatori in ricognizione, così come riporta la stampa a stelle e strisce, durante una battuta di pesca si sono imbattuti in uno strano bottino. Mentre giravano con la barca nelle acque di Tampa Bay hanno tratto in salvo un cane in evidente stato di difficoltà. Issato sulla barca, e tranquillizzato, l’animale è stato poi condotto presso il porto turistico di Demens Landing Park. Consegnato alla terra ferma, il cane è stato preso in cura da Antony Basile, che aveva individuato i due pescatori durante l’attracco. Anche lui, semplice proprietario di una barca dove vive, era di passaggio mentre il cucciolo trovava riparo. L’uomo si è subito occupato dell’animale controllando il collare, al quale era appesa una targhetta. Il cane, una femmina di nome Baby, recava un numero di telefono sul retro della medaglietta. Vani i tentativi, perché il contatto è risultato subito inattivo, staccato, probabilmente non aggiornato correttamente. Condotta Baby sulla sua barca, l’uomo si è preso cura della sua salute, rassicurandola e tranquillizzandola. Baby, del tutto incapace a cavarsela da sola, sembra il classico cane di casa spaventato dalla situazione e stremata da tante ore in acqua. Antony ha faticato non poco a convincere l’animale a fidarsi di lui, fino a fargli accettare cibo e acqua che rifiutava categoricamente. Dopo un periodo di assestamento, ha portato Baby dal veterinario, che ha individuato un chip appartenente al distretto di Miami.
Nonostante la zona sia stata localizzata non è stato rintracciato il proprietario. Sebbene la storia somigli molto a un abbandono, Antony spera che la famiglia d’origine si faccia avanti dopo averlo riconosciuto grazie alle news trasmesse dai mass media. Nel frattempo, dopo questa rapida notorietà, Baby è entrato nel cuore di Kathy Klein, che è corsa a conoscerlo. I due sembrano aver legato e la donna ha pronto il nuovo nome, Gracie, e un nuovo collare con i colori nautici. Antony assicura che garantirà una nuova vita per Baby, per il momento si attende un riscontro dall’eventuale proprietario prima di attivare le pratiche per la nuova adozione.
VIDEO
 
CORRIERE TV
10 GENNAIO 2014
 
L’amicizia tra il cane abbandonato e la gatta paralizzata
La storia che arriva dalla Florida commuove la rete - rcd
 
Altro che nemici. È la storia di un legame speciale quella che arriva dalla Florida. Protagonisti un cane, un trovatello, e una gatta, paralizzata in parte del corpo. I due sono stati trovati abbandonati vicino a una strada lo scorso mese di ottobre. Portati in un negozio per animali, hanno conquistato il cuore di tutti. Per come il cane Idgie si prende cura della gattina Ruth. E la loro storia commuove la Rete.
VIDEO
 
ECO SEVEN
10 GENNAIO 2014
 
In Belgio e' vietato l’uso di animali selvatici nei circhi
In Belgio non ci saranno piu’ elefanti, tigri o leoni marini negli spettacoli circensi
 
Il Parlamento belga ha votato definitivamente il disegno di legge che vieta l’uso di animali selvatici nei circhi. Niente più elefanti, tigri o leoni marini negli spettacoli circensi, ma solo animali considerati domestici: cani, cavalli, pony, cammelli.  Secondo l’organismo che si occupa del benessere degli animali, che dipende dal ministero della Sanità pubblica belga, i circhi non rispettano le norme in materia di trasporto e alloggio degli animali. Spazi troppo piccoli, spostamenti troppo frequenti e traumatici, realizzati in gabbie anguste e buie, incompatibili con il benessere degli animali.
La decisione fa discutere. C’è chi ritiene che un circo senza animali selvatici non è più un circo. Ma anche altri paesi europei hanno adottato norme simili. Austria e Grecia hanno già un divieto analogo, mentre altri paesi, come Ungheria, Germania, Danimarca e Svezia hanno in vigore delle limitazioni parziali. In Inghilterra il divieto dovrebbe entrare in vigore nel 2015 e la Francia sta pensando di introdurlo.
E l’Italia? I circhi godono di sovvenzioni pubbliche e sono esenti dalla legge che dal 1996 vieta in Italia la detenzione di animali come le tigri, che rientrano nella lista della fauna pericolosa. Secondo Lega Antivivisezione, degli oltre 3, 4 milioni di euro destinati dallo Stato ai circhi con l’attribuzione dell’ultimo Fondo Unico dello Spettacolo, una cifra fra i 250mila e i 336 mila euro è stata assegnata a circhi condannati per reati contro gli animali o che comunque hanno violato disposizione normative statali ed europee di protezione degli animali. L’associazione ambientalista ha chiesto perciò la revoca dei finanziamenti assegnati e la destinazione delle risorse ai soli circhi che non usano animali.
Nel Belpaese si sono mosse alcune Regioni. Il Veneto ha per esempio istituito una commissione con il compito di stendere un progetto di legge sul: “divieto di impiego di animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti e per la promozione dello spettacolo circense”. In Toscana il Consiglio regionale ha approvato nello scorso ottobre una mozione per proibire l'attendamento in Toscana di tutti quei circhi che usano ancora animali selvatici ed esotici. Così in Emilia Romagna è stata approvata dal parlamentino regionale una risoluzione per limitare l’attività dei circhi che usano animali selvatici, rettili o mammiferi che siano.
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2014
 
AFRICA OCCIDENTALE, SFORZI PER SALVARE IL LEONE "INDIGENO"
Cacciatori senza pietà: rimasti solo 400 esemplari
 
Secondo uno studio condotto da Philipp Henschel, coordinatore del "Lion survey program" per Panthera, un'organizzazione che si occupa della tutela dei grandi felini, e da altri ricercatori, che hanno trascorso sei anni nelle terre selvagge di 17 nazioni alla ricerca del leone dell'Africa occidentale, sfuggente e poco studiato, i risultati sono stati sconfortanti, per non dire altro. Nel 2005, prima dell'inizio dell'indagine, si pensava che questi esemplari vivessero in 21 diverse aree protette. Ma la ricerca, pubblicata oggi su PLoS One, conferma che i leoni in realtà trovano spazio solo in quattro di questi siti. Peggio ancora: i ricercatori stimano che la popolazione totale dei leoni dell'Africa occidentale ammonta a circa 400 animali, tra cui meno di 250 individui maturi di età riproduttiva.
Anche se scioccante, la notizia dei leoni vicino all'estinzione non dovrebbe probabilmente essere una sorpresa, considerato il contesto della regione. Le popolazioni di altre specie di grandi mammiferi sono diminuite in media dell'85 per cento in Africa occidentale tra il 1970 e il 2005, principalmente per alimentare la domanda vorace del commercio di carne selvatica. Le 11 nazioni dell'Africa occidentale sono tra le più povere della Terra e comprendono sei dei Paesi meno sviluppati del mondo. Che - come ricorda l'HuffPost - non hanno soldi per la conservazione. Tanto che lo studio ha portato alla luce il fatto che la maggior parte delle aree protette che avrebbero dovuto contenere i leoni erano sostanzialmente disordinate, con poche o nessuna pattuglie che si occupasse della gestione della sicurezza.
"Ora che questo enorme sforzo di indagine è stato concluso - sottolinea Henschel - abbiamo finalmente appurato dove rimangono i leoni e dove c'è bisogno di investire i nostri sforzi per salvarli. Questo è stato un primo passo fondamentale, ma il vero lavoro per salvarli è solo agli inizi. Anche le aree protette che mantengono leoni sono carenti e con pochi mezzi. Abbiamo intenzione di aiutare i Paesi che ospitano i leoni per migliorare l'efficacia della gestione delle aree protette, aiutandoli ad aumentare i numeri, le competenze e l'efficacia dell'attività del personale di polizia".
 
IL GIORNO
10 GENNAIO 2014
 
Giuseppe Remuzzi, dell'Istituto Negri: "Senza test sugli animali si paralizza la medicina"
Senza la sperimentazione sugli animali si ferma la medicina». Giuseppe Remuzzi è uno dei più illustri nefrologi al mondo e coordina dal 1984 le attività di ricerca dell’Istituto Mario Negri, del quale dirige il dipartimento di Immunologia e Clinica dei Trapianti
 
Bergamo - «Senza la sperimentazione sugli animali si ferma la medicina». Giuseppe Remuzzi è uno dei più illustri nefrologi al mondo e coordina dal 1984 le attività di ricerca dell’Istituto Mario Negri, del quale dirige il dipartimento di Immunologia e Clinica dei Trapianti. Il caso di Caterina Simonsen, 25enne padovana in vita grazie alla sperimentazione sugli animali, ha scatenato una nuova ondata di indignazione animalista. «All’Istituto Mario Negri — spiega il professor Remuzzi — utilizziamo esclusivamente topi e ratti per le nostre ricerche. A Bergamo abbiamo iniziato nel 1984 con 15mila topi circa e ne abbiamo ridotto il numero drasticamente: oggi sperimentiamo su circa 1000-1200 fra topi e ratti».
Quali sono le attività per le quali è necessaria la sperimentazione sugli animali?
«Ci occupiamo principalmente di trapianti, malattie rare e progressione delle nefropatie: tutte queste linee di ricerca hanno bisogno di sperimentazione animale. Da una decina di ratti siamo stati in grado di apprendere più di quanto mai si sia appreso da studi sull’uomo: ora possiamo, e siamo stati i primi al mondo a farlo, prevenire la progressione delle nefropatie e, infatti, nei giovani si può prevenire la necessità di dialisi per il 60% delle malattie renali. Per molte malattie rare si è trovata la cura, come nel caso della sindrome emolitico-uremica atipica: ne morivano 8 bambini su 10 entro sei anni della diagnosi, oggi grazie anche a un farmaco che inibisce la funzione del complemento studiato nei roditori nessun bambino muore più».
Gli animalisti chiedono metodi alternativi, che non implichino sofferenze per gli animali.
«Non esistono metodi alternativi, ce ne sono solo che precedono la sperimentazione animale: simulazione al computer o cellule in coltura. Ma se parliamo di trapianti, per esempio, simulazioni e cellule servono fino ad un certo punto. E un animale che soffre non può essere utilizzato. I filmati che circolano sul web e che ritraggono cani squartati sono dei falsi: le polemiche sulla ricerca sono strumentali e prive di solide basi».
Ci sono anche critiche circa l’eticità della sperimentazione.
«Ammettiamo che si dica che c’è un problema etico, ma io non credo che la gente pensi davvero che un bambino sia equiparabile a un topo. Se un topo è uguale a un bambino, il discorso vale per tutti i tipi di animali e dovremmo anche smettere di contrastare il proliferare della zanzara (e la malaria trasmessa dalle zanzare è la prima causa di morte dei bambini africani). Non sento gli animalisti difendere con ugual violenza i milioni di animali che mangiamo: i veri animalisti, che mettono in guardia ad esempio dai rischi derivanti dal mangiare troppe carni rosse, sono i ricercatori».
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2014
 
RICERCA SENZA ANIMALI, LUNEDI' ALLA CAMERA GIORNATA DI RIFLESSIONE
L'iniziativa promossa dalla Federazione (programma)
 
"La ricerca scientifica senza animali per il nostro diritto alla salute" è il titolo della giornata di studio e di dibattito organizzata dalla Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente – che si terrà lunedì prossimo a Roma, nella Sala delle Colonne della Camera dei Deputati in via Poli 19, a partire dalle 10.
I lavori, introdotti dall'on. Michela Vittoria Brambilla, saranno divisi in tre sezioni: gli interventi di scienziati e ricercatori, le testimonianze di persone affette da gravi patologie che hanno sperimentato direttamente l'inutilità dei test sugli animali, gli interventi delle associazioni ambientaliste e animaliste.
Tra i numerosi relatori di rilievo internazionale, il professor Claude Reiss, per 35 anni direttore di ricerca in biologia al CNR francese, e il professor Marcel Leist, docente all'Università di Costanza (Germania), specialista in biomedicina e tossicologia in vitro, direttore del Centro per le alternative ai test su animali in partnership con la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health (Baltimora, USA).
"Proprio mentre il Parlamento sta esaminando il decreto legislativo che darà le indicazioni concrete sul recepimento della direttiva europea "sulla protezione degli animali utilizzati a scopi scientifici" - ricorda la Federazione – assistiamo a polemiche interessate e tentativi di strumentalizzazione. E' dunque il momento di promuovere, sul tema, una riflessione più ampia e libera da pregiudizi".
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2014
 
KUAN (LAV): "SUI TEST CON ANIMALI CONVEGNO A SENSO UNICO IN SENATO"
Un finto dialogo diventa vero monologo
 
"Grazie, no". In una lettera aperta al presidente del Senato Pietro Grasso e ai senatori della commissione Sanità di palazzo Madama, la biologa Michela Kuan, responsabile nazionale del settore vivisezione della Lav, spiega perché non parteciperà al Convegno sulla sperimentazione animale che si terrà in Senato martedì prossimo: "Non è un campo neutro di confronto, non è un confronto alla pari"
"Per questo – annuncia la studiosa - non parteciperò martedì 14 gennaio al convegno sulla sperimentazione animale formalmente promosso dalla Commissione Sanità del Senato ma, di fatto, gestito solo dalla Presidente De Biasi e dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, uniche due parlamentari previste nel programma. Ed è proprio strano che la richiesta di partecipazione sia giunta, come minimo irritualmente, proprio dal segretario di una senatrice a vita - indicando per l'accredito al convegno un indirizzo email di altra persona all'Università di Milano - e non dall'Ufficio di Presidenza della Commissione"
"Dei diciassette nomi citati nell'invito fra relatori e coordinatori delle sessioni – sottolinea Michela Kuan - ben quattordici sono chiaramente a favore della sperimentazione sugli animali. Mai ci è stato chiesto di fornire altri nominativi di scienziati e ricercatori contro l'uso del modello animale, nonostante vi sia un'ampia scelta. Il mio intervento, peraltro, è stato inserito nella parte intitolata "Questioni morali, politiche ed economiche" a ribadire che la parte scientifica contro la vivisezione, che sosteniamo anche grazie ai nostri titoli, non è abilitata a parlare".
Di qui la decisione di rinunciare. "Questa iniziativa così concepita – scrive ancora la biologa - getta discredito sull'Istituzione del Senato e viene chiaramente realizzata per tentare di accreditare la sostanziale violazione dell'articolo 13 della Legge 96-2013 di delegazione europea che, approvata anche dalla Commissione Sanità del Senato appena sette mesi fa, è stata calpestata nel relativo Schema di Decreto Legislativo del Governo già autorevolmente censurato dal pronunciamento della I Commissione Affari Costituzionali del Senato il 18 dicembre scorso. Noi- insiste - crediamo nel confronto, nella messa in discussione delle posizioni. Ma l'iniziativa del convegno del 14 gennaio è un'altra, grave, cosa. Spero vogliate prendere i provvedimenti necessari a tutelare l'Istituzione del Senato".
Al convegno dal titolo ''Sperimentazione animale, diritto alla conoscenza e alla salute'' parteciperanno la presidente della Commissione Igiene e Sanita' del Senato Emilia Grazia De Biasi e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.L'incontro e' suddiviso in 3 sessioni: si inizia con ''La sperimentazione animale tra passato e futuro'', si prosegue con ''Scoperte, conoscenze e speranze'' e con la sessione dedicata a ''Questioni morali, politiche ed economiche''.
 
CORRIERE ADRIATICO
11 GENNAIO 2014
 
Ciao Spillo, senza di te
Chiesanuova è più triste
Il cane trovatello di 16 anni è stato trovato morto sul ciglio della strada

 
TREIA (Macerata) - Era la mascotte della frazione di Chiesanuova, amato da commercianti, residenti e dai calciatori che si allenano al campo sportivo. Il 6 gennaio scorso Spillo, un cane trovatello di 16 anni è stato trovato morto sul ciglio della strada. Una scoperta che ha rattristato tanti nella frazione, dai bambini che giocavano con lui la mattina lungo il tragitto per andare a scuola, ai più grandi che spesso gli davano qualcosa da mangiare.
Spillo era stato trovato da Marcello Temperi (allenatore delle giovanili del Chiesanuova e segretario della società). Era stato sistemato nel campo sportivo in una cuccetta in legno costruita dall’allora custode Umberto Rubini, che l’aveva preso in cura. Quando il custode morì, Spillo era rimasto accanto alla bara per tutta la cerimonia funebre. Ma Spillo era amato da tutti e ogni giorno passava per diversi negozi e tutti avevano sempre qualcosa per lui.
 
BLOG SICILIA
11 GENNAIO 2014
 
denunciato il proprietario struttura e fratello
Animali senza luce, acqua e cibo: canile abusivo al centro di Catania
 
Cani di piccola e grossa taglia rinchiusi in piccoli box, sporchi e maleodoranti. Quattordici animali, cinque alani e nove carlini costretti a vivere al buio, senza acqua né cibo e in pessime condizioni igienico-sanitarie.
Gli agenti delle Volanti di Catania, durante un servizio coordinato dal commissario capo Fabrizio Busacca, nell’ambito dei servizi di controllo straordinario del territorio predisposti dal Questore Salvatore Longo, hanno scoperto a Picanello, un canile totalmente abusivo, dove gli animali vivevano.
L’operazione ha preso spunto da un controllo fatto dalla polizia all’interno del cortile di un’abitazione privata, in via Cavallaro, nel rione Picanello, dalla quale provenivano dei latrati e delle forti e nauseabonde esalazioni.
Le condizioni degli animali, come confermato anche dai veterinari dell’Asp, erano a dir poco drammatiche: i cani erano, infatti, rinchiusi nei box di piccole dimensioni e sporchi.
Il proprietario dei cani, rintracciato presso un negozio di mangimi per animali, di cui è il titolare, in via Timoleone, dove hanno trovato due pappagalli di specie pregiata e un cane di razza “bulldog inglese”. In un cortile interno sono stati trovati alcuni box con un cavallo di razza “pony” e altri 8 cani (3 di razza “alano”, 2 di razza “dogo argentino”, 3 di razza “boxer”).
Gli animali sono stati sequestrati , il valore complessivo, trattandosi di specie di razza, è stato stimato intorno ai 50.000 euro. Il titolare del negozio di animali veniva invece denunciato in stato di libertà per i reati di maltrattamento di animali e di abusivismo edilizio insieme con il fratello.
GUARDA LE FOTO
 
STATO QUOTIDIANO
11 GENNAIO 2014
 
Scoperto a Bari un “lager” per animali
 
Bari – UNO degli animali trovati nel ricovero abusivo. Alcuni cittadini di Bari hanno segnalato al 113 che dal cortile di un’abitazione del rione Picanello provenivano dei latrati e nauseabonde esalazioni.
Dopo un breve sopralluogo gli agenti della questura hanno individuato l’appartamento da cui uscivano gli effluvi e hanno effettuato un controllo, scoprendo un vero e proprio lager per cani.
Il proprietario dell’immobile e suo fratello sono stati denunciati in stato di libertà per i reati di maltrattamento di animali e abusivismo edilizio.
Uno degli animali trovati nel ricovero abusivo. Nel ricovero, totalmente abusivo, i poliziotti hanno trovato 9 cani di razza carlino e 5 alani, chiusi in piccoli box di alluminio, angusti e pieni di escrementi accumulati da giorni, senza cibo né acqua.
Uno degli animali trovati nel ricovero abusivo. Il proprietario dell’immobile è stato rintracciato all’interno del suo negozio, una rivendita di mangimi per animali, nel quale si trovavano anche due pappagalli di specie pregiata e un cane.
Nel cortile adiacente al negozio, rinchiusi in box simili a quelli trovati nell’abitazione, gli agenti hanno trovato altri otto cani e un pony, nelle stesse pessime condizioni igienico-sanitarie.
Durante l’intervento dei poliziotti si è presentato anche il fratello del titolare, il quale ha rivendicato la proprietà di alcuni animali presenti nell’attività commerciale, totalmente priva delle autorizzazioni richieste per il suo esercizio.
Le bestie, per un valore complessivo stimato intorno ai 50 mila euro, sono state sequestrate e affidate temporaneamente a enti e associazioni per la tutela degli animali.
 
GO NEWS
11 GENNAIO 2014
 
Guardie zoofile denunciano il proprietario di un cane facendo sequestrare l’animale


NELLA FOTO - L'animale sequestrato dall'Enpa

 
Le guardie zoofile dell’ ENPA di Firenze dopo aver elevato ben 4 sanzioni amministrative ad un proprietario di un cane meticcio tenuto a catena in un deposito di masserizie per non aver provveduto, nonostante gli inviti, a tenerlo in condizioni idonee, hanno inviato una notizia di reato per maltrattamento all’autorità giudiziaria con richiesta di convalida di sequestro preventivo.
Ottenuta l’autorizzazione dal Tribunale, le guardie zoofile dell’ENPA unitamente ai Carabinieri del comando stazione di Peretola-Rifredi, si sono recati in via della Sala, zona Piagge, Firenze, per eseguire il provvedimento. Anche in quell’occasione il cane risultava agganciato con una corda corta ad una ringhiera nascosto da un camion e cosparso di rifiuti e deiezioni. Il proprietario un rumeno di 36 anni si è giustificato dicendo che nel loro paese i cani vengono tenuti in questo modo.
Il cane e’ stato prelevato dal gruppo volontari ENPA per gli animali e attualmente affidato alle loro cura in una struttura dell’Ente in custodia giudiziaria. Il proprietario dovrà del rispondere del reato di maltrattamento animali. Fonte Enpa
 
GEA PRESS
11 GENNAIO 2014
 
Firenze – Cane alla catena, sporcizia e per “chiave” passepartout un miagolio
Intervento delle Guardie Zoofile dell'ENPA e dei Carabinieri

 
Doppio intervento delle Guardie ENPA che hann operato a Firenze e Certaldo (FI).
In  quest’ultimo caso, per potere entrare in un appartamento divenuto oggetto di segnalazione, le Guardie dell’ENPA, accompagnate dai Carabinieri del Comando stazione di Certaldo, hanno dovuto utilizzare una “chiave” molto particolare. Solo dopo aver simulato un miagolio, riferisce lo stesso comunicato dell’ENPA, sono riuscite a farsi aprire la porta. Una signora anziana per al quale veniva  richiesto l’intervento dei sanitari ed una situazione igienico sanitaria definita dagli inquirenti come “disastrosa”. Senza luce, finestre serrate, sporcizia e feci di animali ed un forte cattivo adore tanto da rendersi necessario l’impiego di tute protettive e  maschere per la respirazione.
Intervenuti i Veterinari dell’ASL è stato così possibile prelevare quattro gatti descritti come visibilmente smagriti e cosparsi di parassiti. Dalle risultanze delle Guardie dell’ENPA i gatti avrebbero dovuto essere di più. Non è escluso che nei prossimi giorni, a seguito degli interventi che si renderanno necessati per la pulizia, si potranno trovare i resti.
Più complesso, ma per altri motivi, l’intervento occorso a Firenze ed eseguito congiuntamente ai Carabinieri del Comando Stazione di Peretola-Rifredi. Un cittadino rumeno che si sarebbe giustificato asserendo delle abitudini in uso nel suo paese. Ed invece il cane ora posto sotto sequestro, appariva con una corta corda agganciato alla ringhiera , nascosto da un camion e cosparso di rifiuti e deiezioni. Il caso, però, aveva  dei trascorsi. Le Guardie Zoofile dell’ENPA comunicano infatti di avere già elevato ben quattro sanzioni amministrative proprio per il cane tenuto alla catena nel deposito. Il detentore avrebbe dovuto provvedere a garantire condizioni di detenzioni idonee. Infine la notizia di reato con  l’accusa di maltrattamento di animali   e richiesta di convalida del sequestro preventivo. Ottenuta l’autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria è avvenuta l’ispezione congiunta ai Carabinieri.
Il cane è stato prelevato dai volontari dell’ENPA ed affidato alla loro cura in custodia giudiziaria presso una struttura dell’Ente
 
NEL CUORE.ORG
11 GENNAIO 2014
 
FIRENZE, CANE LEGATO AD UNA CORDA CORTA TRA I RIFIUTI: SEQUESTRATO
Denunciato il proprietario dopo l'intervento dell'Enpa
 
E' stato sequestrato e affidato ad una struttura dell'Enpa un cane meticcio trovato alle Piagge, a Firenze, legato con una corda corta ad una ringhiera, nascosto da un camion e in condizioni igieniche precarie. Le guardie zoofile della Protezione animali fiorentina avevano già disposto quattro sanzioni amministrative al proprietario del cane, un romeno di 36 anni, che teneva l'animale in un deposito di masserizie. Non avendo ottenuto un miglioramento, l'associazione ha inviato una notizia di reato per maltrattamento all'autorità giudiziaria con richiesta di convalida di sequestro preventivo. Ottenuta l'autorizzazione dal Tribunale, le guardie zoofile, insieme ai carabinieri del comando stazione di Peretola-Rifredi, sono andate in via della Sala per eseguire il provvedimento. Anche in quell'occasione il cane era agganciato con una corda corta ad una ringhiera, nascosto da un camion e cosparso di rifiuti e deiezioni. Il proprietario - secondo le informazioni raccolte - si è giustificato dicendo che nel loro paese i cani vengono tenuti in questo modo. L'animale è stato preso dal gruppo volontari Enpa ed è stato affidato alle loro cura in una struttura convenzionata in custodia giudiziaria. Il proprietario dovrà rispondere del reato di maltrattamento animali.
 
LA NAZIONE
11 GENNAIO 2014
 
Maltrattamento di animali: simulano miagolio e le guardie zoofile salvano gattini denutriti
Ricoverata in ospedale l'anziana proprietaria

 
Certaldo (FI), 11 gennaio 2014 - Il distaccamento Empolese-Valdelsa dell’ENPA a seguito di numerose segnalazioni pervenute, unitamente ai Carabinieri del Comando stazione di Certaldo, hanno eseguito un ordine di sequestro preventivo del Tribunale di Firenze per cinque gatti rinchiusi in un appartamento di via Mazzini a Certaldo in condizioni igieniche precarie e di maltrattamento. Nel pomeriggio di ieri le guardie ENPA e i Carabinieri si sono presentati per l’esecuzione del provvedimento dinnanzi alla proprietaria dei gatti, un’anziana signora di 78 anni senza parenti, la quale, una volta aperta la porta solo grazie ad uno stratagemma delle guardie ENPA (hanno simulato il miagolio di un gatto) ha iniziato subito a manifestare segni di squilibrio tanto che si sono resi necessari l’intervento di un'ambulanza del 118, dei servizi sociali del Comune e di un’ordinanza urgente del Sindaco per il ricovero della signora in trattamento sanitario obbligatorio.
Entrati nell’appartamento, privo di energia elettrica, con le persiane sigillate, le guardie zoofile dell’ENPA si sono trovate davanti ad una situazione spaventosa sotto il profilo igienico sanitario. L’appartamento risultava sommerso di rifiuti, deiezioni di animali e di parassiti, tanto da rendersi necessario l’impiego di tute protettive e di maschere per la respirazione. Grazie anche all’intervento della ASL veterinaria sono stati rinvenuti 4 gatti visibilmente smagriti e cosparsi di parassiti. Dalle risultanze delle guardie zoofile i gatti avrebbero dovuto essere di piu’. Non si esclude che durante le operazioni di bonifica e pulizia dell’appartamento, che proseguiranno nei prossimi giorni, possano essere rinvenuti dei resti degli animali mancanti.
 
IL TIRRENO
11 GENNAIO 2014
 
Aveva 40 gatti in casa interviene l’Enpa con tute e maschere
 
CERTALDO (FI) Intervento delle guardie zoofile dell'Enpa di Firenze a Certaldo in un appartamento di via Mazzini a seguito delle segnalazioni delle persone che abitano nella zona per la presenza di numerosi gatti che erano tenuti in condizioni igieniche precarie. Probabilmente, dai primi accertamenti, sarebbero stati una quarantina i felini tenuti in un appartamento. L'intervento è avvenuto ieri venerdì 10 gennaio tra le 15.30 e le 17.30, ed ha portato alla luce una grossa quantità di escrementi degli animali e non si esclude, da parte di chi ha portato avanti l’intervento, la presenza di animali morti. La bonifica dell’appartamento si concluderà oggi, probabilmente nella mattinata. Alcuni animali sono stati portati via perché è stato ritenuto troppo alto il numero di quelli presenti nelle stanze. E probabilmente altri saranno portati via oggi. Le guardie zoofile dell'Enpa di Firenze, all’inizio del pomeriggio, sono entrate con tute e maschere all'interno dell'appartamento. Questo perché, come avevano segnalato i vicini, l'aria all'interno delle stanze era irrespirabile e le condizioni igieniche precarie. E le guardie hanno operato alcune ore per verificare lo stato in cui erano tenute decine di gatti. Nei mesi scorsi numerose segnalazioni erano giunte sul tavolo dell'Enpa e di altre associazioni. Da qui siamo arrivati a questo intervento che ha richiesto, tra l’altro, la presenza della Croce Rossa di Certaldo,dell'automedica e dei carabinieri della stazione locale per calmare la reazione della padrona dell'appartamento dove sono stati trovati i gatti. La donna è stata portata per precauzione al San Giuseppe di Empoli perché in un primo momento ha fatto resistenza per consentire l'ingresso degli operatori e gli accertamenti da parte delle guardie zoofile che avevano fra le mani un decreto di sequestro preventivo dal gip di Firenze.
 
NEL CUORE.ORG
11 GENNAIO 2014
 
CERTALDO (FI), 5 GATTI DENUTRITI NELLA CASA LURIDA DI UN'ANZIANA
"Si cercano resti di mici morti nell'appartamento"
 
Simulando il miagolio di un gatto, sono riusciti a farsi aprire da un'anziana di 78 anni che nella sua casa di Certaldo, in provincia di Firenze, teneva, in stato di abbandono e malnutrizione, cinque gatti. Una volta entrate nell'appartamento, ''privo di energia elettrica, con le persiane sigillate, le guardie zoofile dell'Enpa si sono trovate davanti ad una situazione spaventosa sotto il profilo igienico sanitario'', spiega una nota della Protezione animali. ''L'appartamento - riferisce il comunicato - risultava sommerso di rifiuti, deiezioni di animali e di parassiti, tanto da rendersi necessario l'impiego di tute protettive e di maschere per la respirazione. Grazie anche all'intervento della Asl veterinaria sono stati rinvenuti cinque gatti visibilmente smagriti e cosparsi di parassiti''.
Le guardie zoofile del distaccamento Empolese-Valdelsa sono intervenute dopo numerose segnalazioni, insieme ai carabinieri di Certaldo, eseguendo un ordine di sequestro preventivo del tribunale di Firenze per i cinque gatti rinchiusi nell'appartamento di via Mazzini. Ieri pomeriggio, al loro arrivo, l'anziana signora di 78 anni, senza parenti, ''ha iniziato subito - prosegue la nota - a manifestare segni di squilibrio tanto che si sono resi necessari l'intervento di un ambulanza del 118, dei servizi sociali del Comune e di un'ordinanza urgente del sindaco per il ricovero della signora in trattamento sanitario obbligatorio''. Secondo gli accertamenti delle guardie zoofile, i mici avrebbero dovuto essere di più. Non si esclude che durante le operazioni di bonifica e pulizia dell'appartamento che proseguiranno nei prossimi giorni possano essere rinvenuti dei resti degli animali mancanti.
 
NEL CUORE.ORG
11 GENNAIO 2014
 
BERGAMO: DUE CANI MUOIONO QUASI INSIEME 11 MESI DOPO LA TRASFUSIONE
La pitbull Sally aveva salvato la vita alla meticcia Sissy
 
Non ha avuto un lieto fine la vicenda del cane che con una trasfusione aveva salvato la vita a una cagnolina malata di tumore. Quasi un anno dopo quell'intervento, entrambi sono morti e a poche ore di distanza uno dall'altro.
La vicenda - qui il nostro articolo del 4 febbraio scorso - che era sbarcata persino sui giornali inglesi, aveva visto Sissy, una meticcia di 18 anni di proprietà di un abitante di Pagazzano, in provincia di Bergamo, ammalarsi alla fine del 2012. Il veterinario Flavio Colombo Giardinelli aveva però deciso di provare la strada della trasfusione. Con molta fatica, grazie al passaparola, era stata trovata Sally, un pitbull compatibile e all'inizio del 2013 la trasfusione di sangue era stata effettuata.
La cagnolina malata aveva ripreso vigore e sembrava fuori pericolo. E i proprietari dei due cani avevano lanciato l'idea di creare una sorta di Avis per cani. Ma qualche giorno fa Sissy ha ricominciato a stare male ed è morta. Poche ore dopo, quasi a conferma del legame speciale che si era creato tra di loro, anche Sally ha perso la vita.
 
URBAN POST
11 GENNAIO 2014
 
Bocconi avvelenati, a rischio i nostri animali: presto sanzioni più severe
Presto la Federazione Italiana Diritti Animali intraprenderà una campagna di sensibilizzazione in difesa dei cani, sempre più vittime di morte per avvelenamento nelle strade e parchi delle nostre città
 
Stiamo attenti ai nostri amici a quattro zampe: ormai dilagano, in tutte le città italiane, gli attentatori alla loro vita. I numeri delle morti per avvelenamento dei cani, in giro per strada e nei parchi, sono allarmanti. Il caso più recente risale a qualche giorno fa, quando sono stati ritrovati tre cani avvelenati nel parco vicino a Porta Romana, nel centro di Milano. In un giardinetto a Corsico, alle porte del capoluogo lombardo, trovati ben 20 chili di croccantini avvelenati e destinati ai quattrozampe. E ancora, il triste elenco vede, solo nel mese di novembre, 100 casi di avvelenamento in Val Trompia, in provincia di Brescia. Sono centinaia i cani innocenti che ogni anno perdono la vita a causa di killer difficili da identificare. E’ un fenomeno, questo, che sta avendo un’escalation ogni giorno sempre più evidente e difficile da arginare.  L’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana difesa animali e ambiente che si sta impegnando per tentare di combattere questa realtà, ha dichiarato: “Ci sono stati casi nel Sud, tanti in Sicilia, ma sempre nelle periferie, non arrivavano nelle grandi città. Ora, invece, il fenomeno è arrivato a interessare addirittura Milano“. La Federazione sta monitorando questa preoccupante situazione e medita quanto prima di intraprendere una campagna dalle misure molto severe, “Di informazione e prevenzione prima di tutto, ma anche di repressione e legislativa - sottolinea Brambilla – Innanzitutto sarà richiesto il sostegno dei Comuni per mettere specifici cartelli fuori dalle aree cani. Servirà per rendere i proprietari consapevoli dei rischi, ma funzionerà anche da deterrente per i malintenzionati e per richiamare tutti i cittadini ad essere sentinelle”.
La campagna mirerà inoltre a sensibilizzare i cittadini circa questo problema serio che non lede solamente gli animali, ma anche i bambini. Trovandosi in un parco a giocare, ad esempio, potrebbero imbattersi accidentalmente in certi bocconi di cibo avvelenati ed ingerirli. Si chiede la collaborazione di tutti, affinché siano fatte le dovute segnalazioni, e ci si augura che l’inasprimento delle sanzioni possa fungere da deterrente per i killer, in virtù anche di una maggiore vigilanza e controllo esercitati dalle forze dell’ordine.
 
ANSA
11 GENNAIO 2014
 
Cane in scarpata,salvato da vigili fuoco
Animale recuperato da rocciatori del nucleo Saf di Reggio
 
REGGIO CALABRIA - Un cane pastore tedesco di un anno e mezzo è stato salvato dai vigili del fuoco dopo che era scivolato in fondo ad una scarpata vicino all'abitato di Vito superiore, a Reggio Calabria. I suoi lamenti sono stati sentiti dal proprietario di un terreno che ha avvertito i vigili del fuoco. Una volta individuato, sono intervenuti i rocciatori del nucleo Saf (speleo alpino fluviale) che si sono calati in fondo alla scarpata ed hanno recuperato il cane per consegnarlo ai proprietari.
 
LA REPUBBLICA FIRENZE
11 GENNAIO 2014
 
I cani entrano in corsia all'ospedale dei bambini
Al Meyer l'animale di famiglia potrà far visita al piccolo paziente, ma dovrà rispettare qualche norma igienica in più...
 
di MICHELE BOCCI
 
Firenze, Il cane di famiglia potrà fare visita ai bambini ricoverati al Meyer. Il pediatrico fiorentino ha scritto le regole da rispettare per portare nei reparti gli animali da compagnia. Dopo anni di pet therapy, le porte dell’ospedale si aprono anche agli esemplari non addestrati.
L’azienda ospedaliera è partita da una delibera regionale dell’ottobre 2009 che suscitò tante reazioni positive ma non è stata applicata da gran parte delle aziende (una eccezione è quella di Prato). Prevedeva appunto che i familiari dei pazienti ricoverati in Toscana potessero chiedere di fare entrare il cane del malato in corsia e che le strutture sanitarie si organizzassero per poterlo ospitare, ovviamente nel rispetto di una serie di regole e tenendo conto delle condizioni del malato e più in generale del reparto.
Al pediatrico è tutto pronto, si inizia la prossima primavera. Si è fatto un lavoro piuttosto minuzioso per permettere le visite in sicurezza. Ad elaborare le regole da rispettare per far entrare i cani sono stati il Comitato di controllo delle infezioni ospedaliere dall’azienda e l’associazione Antropozoa, che gestisce il servizio di pet therapy del Meyer da 12 anni. Per far entrare il cane di famiglia bisogna chiedere prima di tutto il permesso ad un medico individuato dall’azienda, un tutor, il quale deve valutare caso per caso se la visita può essere d’aiuto al paziente. Tutte le camere di degenza del Meyer possono ospitare al massimo due persone e la prima cosa da chiarire è che la presenza dell’animale non infastidisca, o più in generale non rechi alcun danno, all’altro paziente ricoverato nella stessa stanza.
L’orario e il giorno della visita vengono concordati con il reparto, anche per evitare che il cane entri quando è in corso la pet therapy o ci sono comunque attività durante le quali non si possono fare visite. Se arriva il via libera all’ingresso in ospedale, bisogna utilizzare un guinzaglio corto e il proprietario deve avere a disposizione una museruola, il cui uso potrebbe essere richiesto dal personale sanitario. Si è pensato a dei percorsi speciali per far passare l’animale il più possibile da corridoi all’esterno della struttura, evitando aree rumorose o che in qualche modo lo possano innervosire.
C’è poi la lista di requisiti che deve avere il cane per poter entrare. Intanto non deve essere di indole nervosa o aggressiva e non deve essere facile alle abbaiate. Inoltre deve avere più di 8 mesi, perché i cuccioli molto giovani spesso sono troppo agitati. Prima di portarlo al Meyer va fatto visitare da un veterinario che deve scrivere un certificato per attestare le buone condizioni di salute dell’animale e deve indicare il numero di microchip e le varie vaccinazioni fatte. Almeno 24 ore prima della visita deve essere lavato con uno shampoo anti micotico e subito prima di entrare è necessario spazzolarlo per eliminare i peli caduti e ridurre al minimo quelli che possono cascare sul pavimento del reparto.
Ma l’ospedale pediatrico non si ferma al regolamento che riguarda gli animali. «La lunga esperienza nel campo dell’attività ospedaliera assistita da animali  si spiega dall’azienda  ha fatto sì che si potesse redigere un protocollo con “cognizione di causa”, che non perdesse di vista l’importanza degli aspetti comportamentali dell’animale». E così si è anche deciso di organizzare corsi di formazione per i dipendenti che sono interessati a svolgere il lavoro con gli animali. Per accogliere al meglio i cani e per dare all’incontro con il piccolo padrone un valore curativo.
 
NEL CUORE
11 GENNAIO 2014
 
FIRENZE, AL MEYER IL CANE DI CASA PUO' VISITARE IL PICCOLO PAZIENTE
Le regole per gli animali: vaccini, museruola e pulizia
 
All'ospedale pediatrico Meyer di Firenze arriva il cane di casa. Dopo la pet therapy, l'istituto di cura vara il regolamento per Fido. Vaccini, pulizia e museruola: pronte le regole da rispettare perché il quattrozampe possa visitare il bambino ricoverato. Approfittando di una delibera regionale dell'ottobre 2009 che consentiva di aprire le corsie ai cani degli ammalati, l'azienda ospedaliera ha deciso di mettere a punto l'iniziativa che partirà la prossima primavera.
Il Comitato di controllo delle infezioni ospedaliere del Meyer e l'associazione Antropozoa, che gestisce il servizio di "terapia con gli animali domestici" da 12 anni al Meyer, hanno stabilito l'iter da seguire. Prima di tutto, va avvisato un medico, una sorta di tutor, che deciderà in che misura la visita può essere d'aiuto al paziente. Se arriva l'ok, compatibilmente con gli orari e le esigenze del compagno di camera del paziente, bisogna utilizzare un guinzaglio corto e il proprietario deve avere una museruola. Si è pensato anche - scrive "la Repubblica Firenze" - ad un percorso speciale per il cane in modo tale da non farlo innervosire nel caso in cui ci fossero dei rumori fastidiosi in corsia.
Ecco, allora, la lista dei requisiti per il quattrozampe. Oltre a non essere di indole nervosa e molto propenso ad abbaiare, deve avere più di otto mesi, visto che i cuccioli si agitano facilmente. E ancora: il cane, prima di entrare al Meyer, deve passare da un veterinario. Il medico deve preparare un certificato che attesti il buono stato di salute dell'animale, il numero di microchip e le vaccinazioni fatte. Almeno 24 ore prima della visita, la bestiola deve essere lavata con shampoo antimicotico e, subito prima di entrare in ospedale, deve essere spazzolato per evitare che perda peli nel reparto.
Quindi, sono stati anche organizzati corsi per i dipendenti che intendono lavorare con gli animali. Per accogliere al meglio i cani e per far sì che la visita posso giovare alla salute del piccolo paziente.
 
NEL CUORE.ORG
11 GENNAIO 2014
 
STRAGE DI LUPI IN MAREMMA, GIA' 12MILA FIRME CONTRO I BRACCONIERI
La petizione animalista lanciata su change.org
 
Dodicimila firme contro i bracconieri. Le hanno raccolte finora gli animali con una petizione su change.org lanciata dopo l'uccisione di sette lupi "ibridi" in Maremma, con i corpi poi esposti per strada e nelle piazze. Le sottoscrizioni riguardano la richiesta al presidente della Toscana, Enrico Rossi, di far sì - riferisce "Il Tirreno" - che gli organi preposti al controllo del territorio, le forze dell'ordine, la polizia provinciale e le polizie comunali intensifichino gli sforzi per scoraggiare e identificare gli autori della strage in provincia di Grosseto. Si parla di misure di prevenzione da attuare per tentare di risolvere la questione. Intanto, gli organizzatori dell'iniziativa sul web fanno sapere: "Speriamo che i politici, che hanno chiesto misure straordinarie per proteggere le greggi contro gli attacchi dei predatori, cambino idea. Il lupo può essere un controllore naturale del sovrannumero di ungulati che danneggiano le colture del territorio".
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
11 GENNAIO 2014
 
Dopo l’aquila e l’orso anche il lupo torna in Cansiglio
 
FREGONA (TV) - Il lupo torna in Cansiglio. L’ultimo esemplare sul versante veneto della foresta era stato avvistato addirittura nel 1854 in Alpago. Ai primi di gennaio sono stati uditi gli ululati della bestia provenire dalla zona boschiva in Comune di Polcenigo. Ma il lupo, grande “camminatore”, potrebbe già essere sconfinato in terra veneta. «La presenza del lupo nella foresta del Cansiglio è una gran bella notizia», commenta soddisfatto il fregonese Toio De Savorgnani, segretario nazionale del Mountain Wilderness e ambientalista di lungo corso. «È il terzo gran ritorno dopo l’aquila e l’orso». Il ripopolamento della foresta con animali “storici” ma fortemente soggetti alla qualità dell’ambiente è la conferma che il territorio del Cansiglio è intatto dal punto di vista naturalistico. La notizia dell’attivo del predatore ha messo sul chi vive i pastori e chi alleva animali da cortile. Il lupo, infatti, ha bisogno di circe due o tre chilogrammi di carne al giorno. Oltre agli animali selvatici, infatti, non disdegna anche pecore e agnelli. Tra le sue prede preferite i cervi, la cui esplosione demografica ha acceso tante dispute proprio in altipiano e sulla pedemontana. Si calcola che in Friuli i lupi siano oltre una ventina. Si tratta di animali che hanno un territorio di caccia di centro chilometri quadrati e anche oltre. Si spostano continuamente inseguendo le prede. Il lupo è una specie protetta. In Italia ce ne sono tra ottocento e mille. Nonostante il divieto di caccia, ogni anno ne vengono uccisi tra i 50 e i 70.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
11 GENNAIO 2014
 
Invasione di volpi? Sono troppo poche
 
BASSO MANTOVANO - «Troppa proliferazione? Non è vero, di volpi invece ce ne sono poche». All’allarme lanciato un paio di settimane fa da cacciatori e agricoltori del Basso Mantovano sulla invasione di volpi nella nostra provincia (in cui è autorizzata la caccia mirata proprio al contenimento), rilancia il responsabile della Lav nazionale settore Caccia e fauna selvatica, Massimo Vitturi, il quale sgombra il campo da pregiudizi e «allarmismi pilotati». «I cacciatori vogliono far fuori le volpi solo perché sono animali predatori che mangiano lepri e fagiani. È l’unico motivo per cui non le vogliono di mezzo». Vitturi quindi - smentendo l’allarme - elenca tutte le ragioni per cui questo carnivoro non è da ritenere un animale pericoloso per agricoltura e ambiente. «Come dicevo, di volpi ce ne sono fin troppo poche, perché sono predatori che tengono pulito il territorio da altri animali infestanti come topi di campagna o cuccioli di nutria. Inoltre, è chiaro che all’agricoltura non nuociono affatto, essendo completamente carnivore. Per quanto riguarda il danno ai pollai, la volpe attacca solo quelli piccoli e incustoditi, quelli senza recinzione. Basterebbe un minimo di cautela e di buon senso da parte dei proprietari e la volpe non arriva ovunque». «I cacciatori - va avanti Vitturi - hanno parlato anche di danni agli argini. Vorrei precisare che, diversamente dalla nutria, la volpe non ha una particolare attrattiva per gli argini e i corsi d’acqua. Sceglie di fare la tana in un argine per un’unica ragione: perché è una zona tranquilla, non coltivata e molto spesso nemmeno sfalciata. Anche qui l’intervento dell’uomo è determinante. Basterebbe, così come succedeva un tempo, compiere una regolare manutenzione degli argini per allontanare le volpi e spingerle a fare le tane altrove». Ultimo aspetto, lo spettro delle malattie. «A questo proposito - aggiunge il responsabile nazionale della Lega antivivisezione, settore caccia - si fa spesso del terrorismo. La volpe è portatrice solo della rabbia. Ma quando si è sentito di un’epidemia di rabbia? Nel Mantovano che io sappia, mai. So di una diffusione di rabbia sulle montagne del Bellunese, due anni fa, che era stata contenuta però con la diffusione di vaccino tramite elicottero e pure con l’uccisione di volpi. Ma niente altro. La malattia di cui hanno parlato i cacciatori, è portatrice la lepre. Poi, a causa della catena alimentare, chiaramente ne viene a contatto anche la volpe. Ma non per questo ne diventa la portatrice». « Per cui - taglia corto e conclude l’esponente dell’associazione animalista - non dobbiamo avere paura della volpe. Al contrario, è un animale utile e importante per l’ecosistema e per limitare la diffusione di animali ben più infestanti».
 
GAZZETTA DI REGGIO
11 GENNAIO 2014
 
RICERCA, ETICA E DIRITTI DEGLI ANIMALI
 
C'è davvero da augurarsi che si sia esaurito il clamore mediatico sulla vicenda di Caterina, la ragazza padovana sofferente di gravi malattie genetiche che ha avuto il coraggio di esprimere il suo pensiero "vissuto", per dir così, nella sua carne oltre che nel suo spirito, sulla questione della sperimentazione sugli animali. Ma la questione resta. Essendo una di quelle che percorrono i nostri anni quasi come un fiume carsico, riemergendo di tanto in tanto, ma rimanendo vive in tutta la loro problematicità. E che non può non interrogare seriamente la coscienza morale dell'uomo di oggi. Difficile sostenere (e comunque resta da dimostrare da parte di chi lo afferma) che sia inutile, sempre e comunque, ogni e qualsivoglia sperimentazione su animali. Sostenerlo baldanzosamente è pura e semplice deformazione ideologica dei fatti. L'abuso è invece un'altra cosa. Ma il problema etico non sta lì. Sta nel fatto che abbiamo ormai, fortunatamente, maturato una convinzione, peraltro forse non ancora sufficientemente diffusa, che infliggere dolore ad animali considerati, come sono, esseri senzienti, sia un male. E che vi siano diritti anche degli animali, intesi come esseri senzienti, che devono essere rispettati. È entrato in crisi il paradigma concettuale risalente nientemeno che a Cartesio, uno dei padri della modernità in filosofia, che teorizzava la riducibilità del corpo, non solo di quello degli animali, ma anche di quello dell'uomo, a una macchina, assai più perfetta di quelle che gli uomini costruiscono, perché fatta "dalle mani di Dio". L'uomo si distingue però dagli animali perché è una sorta di "automa spirituale", nel senso che dentro il suo corpo-macchina c'è "lo spirito", l'anima, un'anima immortale messa da Dio dentro il corpo, che a questo eternamente sopravvive dopo la sua materiale dissoluzione. Questa distinzione fonda dunque anche una esplicita concezione della superiorità dell'uomo sugli animali, uomo in cui alberga una piena coscienza di sé come creatura di Dio e una razionalità che lo rende non assimilabile ai "bruti" animali il cui comportamento è guidato del solo istinto. Torniamo ora alla questione della sperimentazione animale. Rimane al fondo della concezione oggi tuttora prevalente la convinzione che un dolore inflitto ad animali, pur riconosciuti come esseri senzienti portatori di diritti, se serve a far diminuire sofferenze di esseri umani, è moralmente accettabile. Fermo restando quanto i (giustamente) rigorosi protocolli sulla sperimentazione animale impongono oggi, soprattutto in Italia, per ridurre al minimo il ricorso a una tale sperimentazione, e per ridurre comunque al minimo il dolore inflitto agli animali durante la sperimentazione. Al fondo, dunque, rimane la condivisione dell'antropocentrismo di Cartesio, che perdura nella (dichiarata e proclamata) postmodernità di gran parte del pensiero contemporaneo. L'alternativa, consistente nel superamento di tale visione antropocentrica, è quella di mettere senza indugio sullo stesso piano ogni forma di sofferenza di esseri senzienti, animali o uomini che siano. Il ragionamento sin qui condotto, per quanto brutalmente schematico, pone in tutta la sua drammaticità il dilemma. Che è bene aver presente quando si parla di questa serissima questione. E ciascuno deve avere il coraggio delle conseguenze della posizione che sostiene. Stupisce piuttosto che non faccia scandalo la mattanza di animali senzienti che si consuma ogni giorno per consentirci di nutrirci di tali animali medesimi, come costantemente non esita a ricordarci Umberto Veronesi. E ben poco concretamente ci dimostriamo disposti a fare qualcosa, rinunciando a stili di vita ormai radicati, per non distruggere allegramente l'ecosistema in cui viviamo. Soluzioni manichee e fondamentaliste forse non sono né opportune né proponibili. Ma assai meglio sarebbe se, invece di sussulti di interesse mediatico che scompaiono in pochi giorni, ci ponessimo più seriamente la questione dei limiti che dovrebbe consapevolmente essere imposto da noi stessi a ogni nostro comportamento, per raggiungere prassi di bilanciamento di costi e benefici che non dimentichi il valore etico di fondo, il rispetto responsabile di ogni forma di vita sul pianeta che ci è stato dato in dono di abitare.
 
GEA PRESS
11 GENNAIO 2014
 
I combattimenti tra maiali nella comunità cinese dei Miao (VIDEO)
 
Un fenomeno non molto conosciuto quello che riguarda i combattimenti tra maiali che avvengono nel Leishan, la contea cinese della provincia sud orientale del Guizhou.
Gli animali sono incitati dai loro padroni a  mordersi mortalmente al collo. Non si conosce molto di questa usanza. I due animali vengono prima fatti fronteggiare e poi lasciati scontrare. Bava alla bocca, occhi sgranati e denti infilzati nella carne dell’avversario.
Non sono gli unici animali conosciuti per questa usanza. Anche cavalli e bufali d’acqua vengono utilizzati in vere e proprie competizioni. Lo “spettacolo” si conclude con lo sfinimento del perdente e nel caso dei maiali, ma anche dei cavalli, con la morte di uno dei due contendenti.
Il combattimento dei maiali è diffuso tra la minoranza etnica dei Miao. All’incirca nove milioni di persone sparse in più province ma che nel Guizhou rappresentano quasi il 50% della popolazione. Nel Leishan, poi, sfiorano l’83%. Questo spiega perchè le proteste degli animalisti cinesi sono cadute nel vuoto e le autorità locali hanno difeso quella che definiscono una “tradizione”. In effetti il momento culminante di questi combattimenti è in corrispondenza del capodanno Miao che a differenza di quello cinense che si svolge nel mese di gennaio o febbraio, avviene nel X mese lunare.
Vale la pena ricordare come i combattimenti tra animali siano diffusi anche in Europa. Non solo illegali, come quelli noti dei cani, ma anche autorizzati. Basti pensare ai combattimenti tra galli in uso in alcune regioni della Spagna e della Francia, per non parlare degli scontri tra vacche ma anche capre, che avvengono in alcune aeree dell’arco alpino occidentale italiano. Anzi in questo caso sono talmente tanto tutelati, che la legge contro i maltrattamenti di animali si autoesclude dalla sua applicazione.
VEDI VIDEO COMBATTIMENTI MAIALI
 
TG COM
11 GENNAIO 2014
 
Toronto, i primi commoventi passi di un cucciolo di orso polare
Il piccolo, di appena due mesi, è l'unico sopravvissuto di una cucciolata di tre. Eccolo alle prese con la sua prima sfida: imparare a camminare
 
I primi passi di questo cucciolo di orso polare sono una vera e propria conquista e non lo nascondono i suoi "genitori putativi", gli addetti dello Zoo di Toronto che ne pubblicano infatti il video. Il piccolo, di appena due mese, è l'unico sopravvissuto di una cucciolata di tre orsi e, solo dopo diverse settimane di terapia intensiva, è stato dichiarato fuori pericolo. Ed eccolo alle prese con la sua prima sfida: imparare a camminare.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
11 GENNAIO 2014
 
Sondaggio nel Regno Unito: nei divorzi il vero problema è l’affido del cane
C’è chi è disposto anche a spendere soldi in costosi accordi prematrimoniali
 
Quando la coppia divorzia spesso l’affidamento del cane è più traumatico di quello dei figli. È quanto emerge da un sondaggio condotto dall’associazione britannica Dogs Trust, secondo cui c’è chi arriva perfino in tribunale per rivendicare la proprietà sul suo “fido”. Per un quarto degli intervistati sarebbe proprio il loro animale domestico il vero dilemma in caso di separazione. 
C’è chi è disposto anche a spendere soldi in costosi accordi prematrimoniali dove, a scanso di equivoci, si decide chi sarà il padrone anche se l’amore dovesse svanire. Come si legge sul Daily Telegraph, non mancano gli esempi fra i vip. Liam Gallagher degli Oasis e la ex moglie Nicole Appleton sono andati di fronte a un giudice per decidere l’affidamento del loro quattro zampe. Mentre la cuoca star Nigella Lawson si è molto rammaricata per aver dovuto concedere all’ex marito Charles Saatchi il loro cane impagliato di nome Narles. 
 
L’ECO DI BERGAMO
12 GENNAIO 2014
Gatto colpito da proiettile
Caso d’inciviltà a Villa d’Adda (BG)

 
NELLE FOTO
- La gatta ferita a Villa d'Adda  - Le radiografie alla gatta ferita

provincia di Bergamo - Ecco un altro caso d’inciviltà nei confronti di un gatto indifeso. Il 31 dicembre 2013, alle ore 12 circa, il figlio della signora M.R., tornato nella sua casa di Villa d’Adda, si è accorta che la loro gatta stava sanguinando, dopo essere rientrata dal suo breve giretto. Toccandola, la gatta si lamentava tantissimo e barcollava. Spaventato. Il ragazzo si è recato immediatamente alla Clinica Fiume Adda di Verderio (LC) per vedere cosa fosse successo alla micia.
Subito è stato accertato che l’insolita ferita era dovuta a un proiettile conficcato nel fianco della gatta, i veterinari l’hanno subito medicata e le sono stati messi i punti, subito dopo sono state fatte le radiografie per vedere dove fosse posizionato il proiettile, che era conficcato sottopelle e non nel muscolo.
Così la gatta non è stata operata, si è preferito lasciare il proiettile lì visto che c’è l’osso vicino, e l’intervento è abbastanza rischioso. La povera gatta è stata ricoverata in ossigeno terapia in difficoltà respiratorie. Fortunatamente si è ripresa in serata, è rimasta in clinica, seguita dai veterinari fino al giorno in cui è stata dimessa, il 4 gennaio 2014.
Possibile che nel 2014 possano succedere ancora cose così assurde. Che male può fare un povero gatto? Preghiamo chiunque veda atti di maltrattamento, di segnalarcelo al più presto, contattandoci all’indirizzo sotto specificato, grazie:
mail:  bergamo@guardieambientali.org       www.guardieambientali.org  
 
IL CITTADINO
12 GENNAIO 2014
 
Cane ucciso, maxi risarcimento
 
Prov. di Lodi - Cane ucciso a bastonate in seguito a un’aggressione. Chiesto un risarcimento di 10mila euro per il padrone.Il processo a carico di O.D., residente a Merlino, è ormai alle battute finali e la sentenza è attesa per la fine del mese.Ieri, in aula, accusa e difesa hanno presentato le loro richieste al giudice e non sono mancate le “sorprese”.Il fatto risale al giugno del 2008. Questo quello che è accaduto. Di prima mattina la moglie di O.D. è uscita con il cane per una passeggiata, prima di andare al lavoro. Il cane di un vicino, di grossa taglia, era a sua volta in strada e le è corso incontro. Lei si è messa a correre verso il proprio cancello, visto che già in passato c’erano state aggressioni, ma prima che potesse chiudersi nel cortile l’animale ha raggiunto il suo cagnolino e lo ha azzannato. «Lo tiravo con forza e intanto urlavo come una pazza» ha riferito la signora in aula. Nel frattempo il padrone del cane li ha raggiunti e ha cercato di riprendere l’animale, senza riuscirci. Un attimo dopo è uscito di casa anche il marito della donna, ancora in pigiama. Ha preso un bastone che aveva vicino all’ingresso e ha colpito l’animale con una o due bastonate (non è stato chiarito) alla schiena.L’animale ha fatto un balzo e si è allontanato di corsa. Dopo circa due ore è morto.Il pubblico ministero ha chiesto tre mesi di reclusione. L’avvocato del padrone del cane, che si è costituito parte civile, un risarcimento d 10mila euro per il suo assistito visto che a suo avviso O.D. «ha voluto infierire sull’animale quando ormai non ce n’era più bisogno». Il difensore dell’imputato, invece, ha chiesto l’assoluzione piena. «C’era un’aggressione in atto, l’uomo aveva paura per la moglie e per il cane, visto che c’erano già state altre aggressioni. Non ha agito con crudeltà. C’è una sentenza della Cassazione di assoluzione per una persona che ha ucciso con una pistola un cane prima ancora che iniziasse l’aggressione». Ora la parola passa al giudice.
 
LA ZAMPA.IT
12 GENNAIO 2014
Le donò il sangue, un anno dopo due cani muoiono quasi insieme


NELL FOTO
- La foto di Sissy con il suo proprietario Omar sul sito del Daily Mail 
La cagnolina malata aveva ripreso vigore e sembrava fuori pericolo, ma pochi giorni fa si è spenta e il suo salvatore si è spento qualche ora dopo.
Non ha avuto un lieto fine la vicenda del cane che con una trasfusione aveva salvato la vita a una cagnolina malata di tumore. Un anno dopo quell’intervento entrambi sono morti e a poche ore di distanza uno dall’altro. 
La vicenda, che era arrivata perfino sui giornali inglesi, aveva visto Sissy, una meticcia di 18 anni di proprietà di un abitante di Pagazzano, ammalarsi alla fine del 2012. Il veterinario Flavio Colombo Giardinelli aveva però deciso di provare la strada della trasfusione. Con molta fatica, grazie al passaparola, era stata trovata Sally, un pitbull compatibile e all’inizio del 2013 la trasfusione di sangue era stata effettuata. La cagnolina malata aveva ripreso vigore e sembrava fuori pericolo. E i proprietari dei due cani avevano lanciato l’idea di creare una sorta di Avis per cani. Ma qualche giorno fa Sissy ha ricominciato a stare male ed è morta. Poche ore dopo, quasi a conferma del legame che si era creato tra di loro anche Saly è morta. 
 
IL CENTRO
12 GENNAIO 2014
 
Chi fa ricerca non può rinunciare agli animali

Daria De Laurentiis

 
PESCARA - «Sto con i malati». Lo dice chiaro e tondo Maria Amato, medico, parlamentare del Partito Democratico e membro della Commissione affari sociali della Camera dei deputati, dopo la polemica che ha coinvolto Caterina Simonsen, una ragazza che soffre di quattro gravi patologie e che ha subito violentissime offese su Facebook da alcuni animalisti per aver difeso la ricerca. «Io sto con la ricerca, che per ora non può, ancora, rinunciare all'utilizzo degli animali da laboratorio ai quali si deve il risultato di passaggi determinanti per la medicina», dice la Amato. In queste ore è in discussione il decreto attuativo sull'utilizzo di animali da laboratorio nella scienza. «Le regole» insiste l'onorevole Amato «devono essere stringenti senza strozzare la ricerca, l'integrazione tra metodi classici e metodi alternativi senza animali deve avvenire con equilibrio. L'Europa per questo processo di cambiamento non traumatico ha stanziato, con Horizon 2020, 70 miliardi di euro per progetti di ricerca innovativi con metodi alternativi: la vera sfida è partecipare al cambiamento del pensiero scientifico». «Quando si parla di salute» prosegue la Amato «non possiamo essere ipocriti, così come quando si dice che la sperimentazione deve essere fatta direttamente sull'uomo: piuttosto che scrivere messaggi di minaccia, sarebbe più coerente fare richiesta per fare la cavia». In Abruzzo la sperimentazione sui modelli animali si effettua in diversi centri come le università di Chieti e L'Aquila e l'istituto di ricerca farmacologica Mario Negri Sud a Santa Maria Imbaro (Chieti), da poco trasformato in Fondazione. Proprio grazie all'utilizzo di cavie da laboratorio, rappresentate essenzialmente da topi e ratti di allevamento, il Negri Sud ha portato avanti negli anni importanti pubblicazioni sulle trombosi (tra cui infarti), malattie genetiche con studi finanziati da Telethon, malattie rare come la colestasi familiare intraepatica (malattia dell'età infantile che compromette la formazione della bile e sviluppa nei pazienti fibrosi e insufficienza epatica prima dell'età adulta), fibrosi cistica, diversi tipi di tumore tra cui quello al colon retto e l'epatocarcinoma (neoplasia del fegato). «Lo stabulario del Negri è in fase di riduzione» spiega la dottoressa Andreina Poggi, tra i dirigenti della Fondazione Negri Sud «perché come avviene in tutti i centri scientifici del mondo si cerca di sviluppare tecnologie in grado di utilizzare metodi alternativi, ma non sempre si può prescindere dalla sperimentazione animale che non serve solo per sperimentare i farmaci, ma soprattutto per patologie rare e tumori». Il protocollo è molto rigido. I ricercatori vengono appositamente e costantemente formati e devono possedere una sorta di patentino. La legge di riferimento (la 116 del '92) pone numerosi paletti. Bisogna avere strutture autorizzate, è necessaria la formazione, obbligo dell'uso di anestesia per evitare le sofferenze e, in caso di attività più aggressive, bisogna avere un'autorizzazione precisa. La prima sperimentazione avviene innanzitutto in vitro. Se si notato dei progressi solo allora si può passare alla sperimentazione animale. Nel caso dei tumori bisogna poter stabilire, prima di fare ricorso alla sperimentazione volontaria umana, che il farmaco non sia tossico, oltre che per il tumore, anche per altri tipi di cellule. Lo xenotrapianto (trapianto di cellule umane su topi) in questo senso ha fatto fare grossi passi in avanti in fatto di farmaci antitumorali. «L’impiego degli animali» spiega Silvio Garattini, direttore dell'istituto Mario Negri in un'intervista riportata sul sito dell'istituto «si è ridotto in questi ultimi decenni per merito degli sviluppi tecnologici, che consentono di seguire con metodi non invasivi l’andamento di una malattia e l'efficacia delle terapie. Oggi grazie alle tecniche d’ingegneria genetica possiamo ottenere nel topo modelli di malattie umane su cui studiare l’effetto dei farmaci, una tappa necessaria prima della sperimentazione clinica nell’uomo». Martedì, in diretta streaming sul link www.youtube.com/senatoitaliano dalle 10 si potrà assistere all'incontro “Sperimentazione animale e diritto alla conoscenza e alla salute”.
 
QUOTIDIANO.NET
12 GENNAIO 2014
 
Settimana cruciale per la legge sulla sperimentazione animale e l'art.13
Continua il presidio Lav davanti al Ministero della Salute. Domani giornata di studio e riflessione organizzata dalla Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente
 
Roma -  Comincerà martedì prossimo, in Commissione Affari sociali della Camera, la discussione sullo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 2010/63 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici.
Fino a quel giorno, continuerà il presidio, davanti al ministero della Salute, dei sostenitori della Lav (Lega Antivivsezione) per chiedere al Governo di non affossare l'art.13 della legge delega che impone paletti alla sperimentazione sugli animali e di rimanere, invece, fedele al testo licenziato dal Parlamento lo scorso 3 agosto.
Lo schema di decreto legislativo scritto dal Governo, infatti, modifica parzialmente quanto deciso dai parlamentari precedentemente perché apre la possibilità, spiegano gli animalisti, "a tante, troppe deroghe". In particolare, aggiungono, due i punti su cui non si può transigere: la possibilità di sperimentare senza anestesia e la decisione di destinare l'84% del fondo per i metodi alternativi a chi invece si serve della vivisezione.
Dopo aver ricevuto il parere della Commissione Affari sociali, il testo andrà in Commissione Bilancio e in quella per le Politiche Europee. Quindi arriverà in aula e il Governo dovrà tener conto delle indicazioni ricevute.
La prossima settimana la vivisezione sarà anche al centro di una giornata di studio e di dibattito organizzata dalla Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, che si terrà lunedi' prossimo presso la Camera dei Deputati.
"La ricerca scientifica senza animali per il nostro diritto alla salute" è il titolo dell'incontro che verrà introdotto dal deputato Michela Vittoria Brambilla e a cui interverranno relatori di rilievo internazionale, come Claude Reiss, per 35 anni direttore di ricerca in biologia al Cnr francese, e il professor Marcel Leist, docente all'Università di Costanza (Germania) e direttore del Centro Europeo per le alternative ai test su animali.
 
GEA PRESS
12 GENNAIO 2014
UDINE – Caccia alla volpe in stile British. Il no dell’OIPA
 
NO secco dell’OIPA di Udine  nei confronti delle battute di caccia alla volpe effettuate a Rocca Bernarda il 10 e 11 Gennaio. Il tutto, sottolinea sempre l’OIPA con il benestare della Provincia ed in stile cosiddetto British.
“Si resta sconcertati e amaramente sorpresi – ha commentato l’OIPA di Udine – dall’annuncio trionfale delle due battute di caccia alla volpe con cavalli e segugi e abbigliamento dei cacciatori in giubba  rossa“. Caccia che  nel paese d’origine, fin dal 2005, sarebbe invece stata proibita.
Per gli animalisti si tratta di un metodo di uccisione feroce. I cani, entrano nelle tane delle volpi, uccidendo i piccoli e spingendo gli animali impauriti e stremati verso le postazioni dei cacciatori.
“Nel nostro territorio  questo divertimento crudele, che è stato ripudiato dagli stessi inventori, viene recuperato e persino giustificato per cause “nobili”, ovvero la verifica dell’attecchimento della campagna di vaccinazione antirabbica e il contenimento della specie e, incredibilmente, questa azione riceve l’autorizzazione della Provincia“. A tal proposito l’OIPA richiama un recente articolo apparso nel Il Messaggero Veneto.
Per l’OIPA andrebbero invece utilizzati  piani alternativi e non cruenti di contenimento di animali in eccesso, metodi previsti dalla Legge nazionale 157/92 e lo stesso dicasi per il presunto controllo dell’efficacia della campagna di vaccinazione antirabbica.
”La civiltà di una nazione si giudica sulla base del rispetto che dimostra verso gli animali”; questa affermazione di Gandhi, conclude il comunicato degli animalisti, ci illumina e  accompagna quando passeggiamo in mezzo a un bosco , “armati” solo dall’interesse, dalla curiosità e dal rispetto per ogni essere vivente senziente.
 
LA ZAMPA.IT
12 GENNAIO 2014
 
Cacciatore texano vince all’asta il diritto di abbattere un rinoceronte nero
L’iniziativa di un Safari Club statunitense. Ambientalisti infuriati
 
PAOLO MASTROLILLI
INVIATO A NEW YORK
 
Un membro anonimo del Dallas Safari Club ha speso 350.000 dollari per acquistare all’asta il diritto di abbattere un rinoceronte nero in Namibia. Il colpo però si è sentito in tutto il mondo, con polemiche violente contro l’iniziativa.  
I rinoceronti sono considerati una specie a rischio di estinzione. Il World Wildlife Fund calcola che in Africa ne sono rimasti meno di 5.000, di cui circa 1.800 vivono in Namibia. Nel 2012 il governo di questo paese ha approvato un provvedimento che consente di uccidere 5 rinoceronti all’anno, con lo scopo di conservarli. Gli animali presi di mira, secondo la versione delle autorità locali, sono anziani, non servono più alla riproduzione, e in molti casi minacciano la sopravvivenza dei più giovani. 
Uno di questi cinque permessi è stato messo all’asta dal Dallas Safari Club, nella speranza di raccogliere fondi che poi saranno girati alla Namibia proprio per finanziare «pattugliamenti anti bracconaggio, protezione dell’habitat, ricerca e altre misure cruciali per proteggere la popolazione a rischio dei rinoceronti neri». Un membro del club ha offerto 350.000 dollari, e così si è guadagnato il diritto di partire per un’avventura che farebbe invidia anche ad Hemingway. Le guardie del Mangetti National Park lo accompagneranno, per essere sicure di individuare l’animale giusto da abbattere. Una volta ucciso - se la battuta avrà successo - la carne verrà usata per sfamare una comunità locale.  
Il club ha giustificato la sua iniziativa con questo comunicato: «La scienza dimostra che la caccia selettiva aiuta la popolazione dei rinoceronti a crescere». La Peta però ha protestato, e la Humane Society ha promesso di impegnarsi per evitare che il trofeo di caccia possa essere portato negli Stati Uniti: «Il mondo - ha detto il presidente della Hsus Wayne Pacelle - sta testimoniando uno sforzo concertato per preservare i pochi rinoceronti neri rimasti, e gli altri che sfuggono ai proiettili dei bracconieri o alla distruzione dell’habitat. Qui invece si pianifica la loro eliminazione». 
Non tutti hanno usato questo argomenti civili, per protestare: «Abbiamo ricevuto - denuncia il presidente del club Ben Carter - minacce pazzesche. Una diceva: per ogni rinoceronte ucciso, ammazzeremo uno di voi». L’Fbi è stata chiamata a indagare su queste minacce, che ha preso «con serietà». 
La Namibia ha una politica relativamente più efficace di altri paesi nel settore. Secondo Traffic, network di monitoraggio del commercio internazionale di animali selvaggi, dal 2006 a oggi 10 rinoceronti sono stati uccisi sul suo territorio, contro i quasi mille abbattuti in Sudafrica nel solo 2012. Come nel caso degli elefanti, povertà e ignoranza alimentano la strage, ma di questo passo tra breve non ci saranno più prede da uccidere. 
 
NEL CUORE.ORG
12 GENNAIO 2014
 
TEXAS, AGGIUDICATA LA LICENZA DI UCCIDERE UN RINOCERONTE NERO
Il ricavato, 350 mila dollari, destinato alla conservazione
 
Il dado è tratto: la licenza di uccidere un rinoceronte nero della Namibia è stata messa all'asta e battuta, ieri a Dallas, per 350 mila dollari. Lo rende noto Steve Wagner, portavoce del Dallas Safari Club, che ha sponsorizzato l'evento. Il presidente del Club, Ben Carter, è tornato a dire che il ricavato andrà tutto al "Conservation Trust Fund for Namibia's Black Rhino", responsabile della conservazione della specie e che, in ogni caso, il vincitore dell'asta potrà cacciare solo un esemplare maschio, vecchio e malandato, un non riproduttore che, negli ultimi tempi, è per di più diventato aggressivo e pericoloso per gli altri animali selvatici. Della vicenda avevamo già parlato in ottobre: http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/rinoceronte-nero-all-asta-in-texas-la-licenza-di-ucciderne-uno.html.
Le associazioni animaliste insorgono compatte. Ritengono un abominio comunicare al mondo che un signore qualsiasi può, pagando una montagna di soldi, prendere un fucile e sparare a un animale in via d'estinzione. Per non parlare poi dell'abbattimento selettivo che, secondo la Humane Society e l'International Fund for Animal Welfare, è accettabile solo quando gli animali sovrabbondano e non quando la specie stessa è a rischio, come nel caso dei rinoceronti neri. Ne sono rimasti, infatti, appena 4 mila in tutto il mondo, contro i 70 mila degli anni Sessanta; in Namibia ne vivono appena 1.800. Il corno del rinoceronte nero, ricco di cheratina, è pregiatissimo in Asia per le sue proprietà curative ed è anche usato nell'arte dell'intaglio.
Una quarantina di contestatori, dispersi poi dalla polizia, si sono radunati davanti alla sede dell'asta per protestare contro l'infamia perpetrata ai danni del rinoceronte nero. Tra gli altri, una coppia con figli proveniente da Atlanta, che da tempo, con una organizzazione no profit (One More Generation) si batte per difendere gli animali che rischiano di scomparire dalla faccia della terra.
 
IMPRONTA UNIKA
12 GENNAIO 2014
 
Condanna a morte per un rinoceronte nero,venduto all’asta per 350.000 euro
 
Quando il denaro “cambia la vita”350.000 mila euro per uccidere il rarissimo rinoceronte nero. Un Safari Club di Dallas, in Texas, ha venduto all’asta la vita di questo bellissimo e raro animale,il ricavato servira’ a finanziare la protezione delle specie minacciate.L’iniziativa ha scatenato la protesta delle associazioni animaliste.
I biologi del Namibia speravano che l’asta organizzata in Usa assicurasse profitto da destinare alla conservazione dei rinoceronte e questo e’ esattamente quello che e’ successo”, ha commentato Ben Carter, direttore generale del Club.Questi animali non contribuiscono piu’ alla crescita della popolazione e anzi possono comprometterla perche’ il rinoceronte nero e’ molto aggressivo e geloso del proprio territorio e spesso uccide i riproduttori piu’ giovani.Bella scusa…
In natura ci sono solo 5.000 esemplari di questa specie,e per questo motivo oltre 75mila persone hanno gia’ firmato una petizione on-line posta su www.causes.com per fermare la vendita, sostenendo che non e’ possibile proteggere il rinoceronte nero se si da’ il permesso di ucciderli. da Alessandro Nunziati
 
GAZZETTA DI MANTOVA
13 GENNAIO 2014
 
Cagnetta incaprettata e gettata in riva al Po
Un volpino è stato trovato morto a Sabbioncello di Quingentole, in riva al Po. Aveva le zampette posteriori legate con una corda e poi fatta girare intorno al collo. Forse la cagnetta è stata gettata giù dall’argine ancora viva
 

 

Roberto Bo
 
MANTOVA. Le zampette posteriori legate con una corda, poi girata attorno al collo. Incaprettato.. La carcassa di un cagnolino meticcio di almeno una decina d’anni, simile a un volpino, è stata rinvenuta sabato mattina lungo le rive del Po in località Sabbioncello a Quingentole. L’animale, una femmina, non ha microchip né tatuaggio, ma l’età non giovanissima potrebbe aver cancellato le tracce.
Le guardie ecozoofile dell’Anpana hanno avviato un’indagine per identificare il proprietario, anche se la ricerca non sarà facile. Le cause della morte, secondo un veterinario che ha eseguito una prima ispezione, sarebbero naturali, ma l’autopsia non è ancora stata eseguita. L’animale, al di là dei segni dei legacci, non presenta evidenti traumi. Diverse le ipotesi. La più abietta è quella della morte per soffocamento: qualcuno potrebbe essersi disfatto del cagnolino quando era ancora in vita oppure ammalato.
Più probabile che chi si è voluto sbarazzare del volpino abbia atteso la sua morte, forse avvenuta altrove, e poi lo abbia incaprettato per lanciarlo dall’argine. L’animale è finito seminascosto sotto una catasta di rami trasportati dalle acque del Po in riva al fiume. Il perché di tutto questo resta un mistero. Un giallo che potrebbe trovare una spiegazione nel tentativo di occultare la carcassa del cane senza doverla smaltire, operazione che sarebbe costata dai 15 ai 20 euro, vista la stazza dell’animale. Lo smaltimento di un cane deve infatti avvenire tramite l’Asl o un canile. Chi si è sbarazzato del volpino probabilmente non voleva spendere quella cifra. Ad avvistare la povera bestiola, sabato mattina, è stato un uomo che stava portando a spasso il cane in località Sabbioncello. Dall’argine ha scorto quel batuffolo di pelo bianco sotto rami e rovi e ha dato l’allarme.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
14 GENNAIO 2014
Cieco e sordo il cane incaprettato
Riconosciuto: «Era di mia madre»
Quingentole (MN). La telefonata ieri mattina alle guardie dell’Anpana: «Scomparso ai primi di dicembre». Il meticcio, simile a un volpino, era stato rinvenuto in riva al Po con zampe e collo legati con una corda
 
QUINGENTOLE (MN) - Riconosciuta dalla fotografia pubblicata dalla Gazzetta di Mantova. «È la cagnetta di mia madre, era scomparsa all’inizio di dicembre da Villa Poma e non sapevamo più che fine avesse fatto. Sono sicuro, è lei, ma non ce la faccio ad andare al canile di Pegognaga, ho paura di dare un grosso dispiacere a mia mamma, che è molto anziana. Come faccio a sapere che è la nostra cagnolina? Beh, è facile, aveva 17 anni ed era sorda e mezza cieca».
E la conferma che il meticcio simile a un volpino trovato morto in riva al Po a Sabbioncello di Quingentole incaprettato con zampe e collo legati con una corda aveva problemi di vista arriva anche dal veterinario che sabato pomeriggio era stato chiamato dopo il rinvenimento della carcassa dell’animale.
La telefonata alle guardie ecozoofile dell’Anpana, che stanno indagando sull’episodio, è arrivata ieri mattina poco dopo le 10. Al telefono un uomo che ha subito detto di aver riconosciuto la sua cagnetta dalla fotografia pubblicata dalla Gazzetta .
«Il tatuaggio ce l’aveva – ha raccontato – ma forse con il tempo è andato via». Poco prima il figlio della padrona del volpino aveva inviato un messaggio sul sito del nostro giornale per avere maggiori informazioni sul ritrovamento avvenuto sabato pomeriggio.
Ora le guardie dell’Anpana dovranno sentire l’uomo per ricostruire esattamente da quanto tempo l’animale era scomparso e in quali circostanze. Si dovrà anche appurare se il proprietario del meticcio aveva sporto denuncia di smarrimento. «Era sparita ai primi di dicembre – racconta ancora il figlio della padrona del volpino – e abbiamo fatto di tutto per cercarla, anche facendo appelli, ma non abbiamo più saputo nulla».
Il ritrovamento della carcassa è avvenuto sabato pomeriggio in riva al Po, giù dall’argine di Sabbioncello. Ad avvistare la cagnetta sotto una catasta di rami trasportati dal fiume sono stati un uomo e una ragazza che stavano portando a spasso i loro cani. Quest’ultima ha subito chiamato un amico che è in contatto con l’Anpana. La cagnetta era incaprettata, con zampe e collo legati con una corda bianca. Morta da alcuni giorni, «non da tanto – aveva precisato il veterinario dell’Asl – perché ancora in discreto stato di conservazione». Intanto per tutta la giornata di ieri il popolo dei social network si è sfogato su internet puntando il dito contro chi potrebbe aver commesso una barbarie simile.
L’ipotesi è infatti quella che chi si è voluto sbarazzare del cane lo abbia prima legato e poi lanciato dall’argine di Sabbioncello. Non c’è alcuna certezza che l’animale fosse ancora vivo.
 
MATTINO DI PADOVA
13 GENNAIO 2014
 
Spara ai cani del vicino: denunciato un operaio a Codevigo
L’uomo di 47 anni ha sparato con un fucile di caccia ai due cani del vicino di casa: uno è morto, l’altro è ferito. I carabinieri lo hanno denunciato per uccisione di animali
 
CODEVIGO (PD). I carabinieri di Codevigo hanno denunciato un operaio di 47 anni che a inizio gennaio ha sparato con un fucile da caccia contro i due cani di un vicino di casa di 64 anni. Un gesto probabilmente determinato da liti di vicinato. Dei due animali uno è morto, l’altro è rimasto ferito.
Gli uomini dell’Arma lo hanno denunciato per uccisione di animali ed esplosioni.
 
MATTINO DI PADOVA
14 GENNAIO 2014
 
Spara ai cani del vicino e ne uccide uno
L’altro è rimasto ferito: denunciato muratore di Codevigo «che voleva difendere le sue anatre»

Elena Livieri

 
CODEVIGO (PD). Vede i cani del vicino che rincorrono alcune anatre lungo il fosso e pensa bene di fermarli sparando loro con il suo fucile da caccia: Nerone, un meticcio di appena sei mesi, è morto sul colpo. Berni, suo nonno undicenne, è rimasto gravemente ferito. A imbracciare il fucile contro le due povere bestiole è stato S.A., 47 anni, muratore. È stato denunciato dai carabinieri per uccisione di animale ed esplosione di colpi di arma da fuoco. L’arma è stata sequestrata.
Il tragico fatto è avvenuto il 3 gennaio a Rosara di Codevigo. Ora Berni, dopo tre giorni di ricovero nella clinica veterinaria universitaria di Legnaro, è accudito a casa dalla sua padroncina Giorgia Visentin, che vive con i genitori e un fratello al civico 2 di via Argine Sinistro. È stato suo padre Gianni a venire a conoscenza per primo dell’atroce destino toccato al piccolo Nerone e a Berni.
«Quella mattina ero a casa da solo, mia moglie era da poco partita per andare al lavoro» racconta Visentin mentre accarezza con dolcezza Berni accoccolato ai suoi piedi, «probabilmente i cani erano usciti quando lei aveva aperto il cancello. A un certo punto ho sentito uno sparo: il rumore proveniva da dietro la nostra abitazione. Ho preso il binocolo che tengo sempre a portata di mano nel portico e in lontananza, a circa duecento metri di distanza, fuori dalla proprietà del nostro vicino, ho visto Berni. L’ho chiamato ma non è venuto da me. Allora sono entrato in casa per telefonare al vicino e chiedergli cosa fosse accaduto, ma non ho ricevuto risposta».
Pochi minuti dopo alla porta di casa della famiglia Visentin si è presentato S.A. in persona: «Ha iniziato a scusarsi e a dire che non voleva e infine ha ammesso di aver sparato ai miei cani, uccidendone uno. Non sapevo neanche come reagire» confessa Gianni Visentin, «l’ho cacciato via dicendogli di non farsi più vedere. La rabbia mi è andata alle stelle quando per discolparsi ha detto che non pensava fossero i miei cani, come se fosse accettabile sparare ai cani di qualcun altro oppure ai randagi».
Giorgia, che nel frattempo era rientrata a casa, ha portato Berni alla clinica veterinaria dell’Università di Padova, a Legnaro: il cagnolino, come si legge nel referto, è arrivato in grave stato di shock, con depressione del sensorio, ipotermia e ipotensione, ferite sanguinanti a livello dell’interno coscia, dell’addome e del torace provocate da proiettili da caccia. «Ha ancora sedici pallini in corpo» fa notare la moglie di Visentin, «il veterinario ha suggerito di non toglierli per risparmiargli ulteriori sofferenze. Un po’ alla volta si sta riprendendo ma fa fatica, anche perché ormai ha la sua età». «Abbiamo sporto denuncia perché si tratta di un fatto gravissimo» sottolinea Gianni Visentin, «non si può sparare a due bestiole indifese perché inseguono delle anitre selvatiche in piena campagna, è una cosa inaccettabile. Si è presentato qui altre volte per chiedere scusa, ma non ne vogliamo sapere, né di lui né delle sue scuse: un gesto così barbaro» conclude il pensionato, «non si perdona».
 
NEL CUORE.ORG
13 GENNAIO 2014
 
PADOVA, SPARA AI DUE CANI DEL VICINO DOPO LE LITI: UNO E' MORTO
L'altro ferito. Denunciato un operaio di 47 anni
 
I carabinieri di Codevigo, in provincia di Padova, hanno denunciato un operaio di 47 anni che a inizio gennaio ha sparato con un fucile da caccia contro i due cani di un vicino di casa di 64 anni. Un gesto probabilmente determinato da liti di vicinato. Quando i due animali sono entrati nel suo possedimento, ha aperto il fuoco: uno dei quattrozampe è morto, l'altro è rimasto ferito.
Gli uomini dell'Arma - riferisce "il mattino di Padova" - lo hanno denunciato per uccisione di animali ed esplosioni.
 
GEA PRESS
14 GENNAIO 2014
 
Codevigo (PD) – I cani del vicino ed il fucile da caccia.
L'On.le Zanoni al Questore di Padova: revocare la licenza di caccia
 
Una vicenda che ha fatto molto scalpore. A Codevigo (PD) un cacciatore denunciato per uccisione di animali e esplosioni. L’uomo dovrà infatti difendersi dall’accusa di avere sparato contro i cani del vicino, provocando la morte di uno ed il grave ferimento dell’altro.
Sulla vicenda è ora intervenuto l’eurodeputato PD Andrea Zanoni il quale ha invitato il Questore di Padova a revocare la licenza di caccia. Zanoni ha inoltre invitato LAV, LAC, ENPA, OIPA e ANPANA a costituirsi parte civile nell’eventuale processo a carico del presunto responsabile di un gesto.
Secondo quanto diffuso sulla stampa il cacciatore si sarebbe giustificato asserendo di avere scambiato i cani come animali randagi. A quanto pare i due animali avevano preceduto di pochi minuti il padrone. Un fatto che comunque, qualora venisse confermato, non può rappresentare una giustificazione
Secondo Zanoni, Eurodeputato PD e membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare e vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo al cacciatore bisognerebbe ” togliere la licenza di caccia, sequestrargli il fucile e sottoporlo ad un controllo psicoattitudinale” Il riferimento è proprio all’opportunità di mantenere una licenza così delicata.
Al di là del caso specifico, secondo Zanoni negli anni sarebbero state rilasciate troppe licenze di caccia che potrebbero coinvolgere anche persone non fornite  di quell’affidabilità necessaria per maneggiare un’arma. “Ricordo – ha aggiunto Zanoni – che recentemente il Tribunale Amministrativo Regionale di Parma con sentenza 352 del 2 dicembre 2013 ha affermato che, anche in assenza di una condanna, il porto d’armi può non essere rinnovato se viene meno l’affidabilità della persona“.
Con riferimento al Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), secondo la prima sezione staccata del TAR dell’Emilia Romagna, “l’esplosione di colpi di fucile all’indirizzo di un animale domestico, avvenuta nella vicinanza di edifici adibiti a civile abitazione, a tacere del fatto che indica di per sé un abuso nell’utilizzo dell’arma, è fatto di gravità tale da rendere il provvedimento adottato immune da vizi sotto il profilo della congruità, proporzionalità e ragionevolezza”.
 
ROMA TODAY
13 GENNAIO 2014
Gatto seviziato in modo atroce ed ucciso
  
Roma - Penso si debba sapere la ferocia fino a che punto arriva. Oggi (domenica 12 gennaio, ndr) a Monteverde, Circonvallazione Gianicolense di fronte al civico 135 intorno alle 14.30, questo è lo spettacolo che si è presentato dinnanzi ai nostri occhi: un povero gatto bianco orrendamente seviziato e ucciso. Gli erano state fatte delle bruciature con dei ferri roventi, e gli erano stati addirittura cavati gli occhi; inoltre, a completamento dell'opera, una scritta con della vernice verde sul pelo. Abbiamo chiamato più volte carabinieri e vigili urbani, ma almeno fino alle 17 non si è visto nessuno. Qualcuno pietosamente ha messo sul corpo del povero animale dei cartoni. Che tristezza immensa.
 
LEGGO
13 GENNAIO 2014
Roma, gatto seviziato e lasciato in strada
a Monteverde. "Gli hanno cavato gli occhi"
  
ROMA - Uno spettacolo raccapricciante quello al quale hanno assistito numerosi passanti, nei pressi di Circonvallazione Gianicolense, a Roma.
Come si legge su Roma Today, tutto è avvenuto a Monteverde, di fronte al civico 135: un gatto bianco è stato ucciso e seviziato in maniera davvero crudele.
Il povero animale presentava delle vistose bruciature e gli mancavano entrambi gli occhi dalle orbite.  Inoltre, gli è stata fatta una scritta con la bomboletta spry verde, sul pelo. Molti cittadini hanno deciso di chiamare i carabinieri e i vigili, per rimuovere lo spettacolo brutale, ma, non arrivando nessuno, hanno provveduto i cittadini a coprire tutto con alcuni cartoni.
 
ULTIME NOTIZIE FALSH
13 GENNAIO 2014
 
Roma: gatto seviziato e ucciso, gli hanno strappato gli occhi
A Roma, nel Gianicolese, è stato rinvenuto un gatto seviziato e ucciso a cui sono stati strappati gli occhi
 
I gatti sono animali meravigliosi ma abbiamo visto spesso come siano considerati spesso delle vittime della cattiveria umana. Ne è un esempio quello che è successo nelle ultime ore a Roma: un felino è stato seviziato ed ucciso. Il ritrovamento del felino è stato effettuato nel corso della giornata di ieri, domenica 12 gennaio, presso Monteverde, circonvallazione Gianicolense: davanti al civico numero 135 è stato rinvenuto il corpo di un gatto bianco a macchie grigie che era stato seviziato in modo orrendo e poi ucciso. A riferire la notizia Roma Today.
Il povero gatto si è trovato ad essere vittima di un criminale che lo ha sottoposto a delle gravissime e profonde bruciature attraverso l’utilizzo di ferri roventi. Come se non bastasse, poi, il malvivente ha peggiorato le già gravi condizioni di salute dell’animale strappandogli gli occhi. Per ultimare tale opera di cattiveria, il gatto è stato ricoperto con delle macchie di vernice spray verde sopra le ustioni ed in concomitanza dei bulbi oculari.
Il felino è stato trovato morto intorno alle 14.30 dai proprietari di una delle abitazioni situate vicino al luogo del ritrovamento ma, sebbene siano stati chiamati più volte i carabinieri e i vigili urbani, purtroppo le forze dell’ordine hanno deciso di presentarsi solamente alle 17.00. Nel frattempo, un passante, mosso da un senza di pietà e tristezza, ha deciso di ricoprire il corpo dell’animale con dei cartoni.
I vigili hanno fatto partire le prime indagini volte a capire chi possa essere stato l’autore di cotanta malvagità, se sia stata una persona che odia gli animali o se si tratta di una bruttissima bravata compiuta da ragazzini. In entrambi i casi, tuttavia, si tratta di un atto davvero molto grave, su cui non si può assolutamente transigere.
Nelle ultime settimane, purtroppo, sono sempre più le notizie che riguardano la violenza nei confronti degli animali: una delle ultime ha riguardato l’avvelenamento di massa dei gatti di Beinasco
 
NEL CUORE.ORG
13 GENNAIO 2014
 
ROMA, GATTO SEVIZIATO: GLI OCCHI CAVATI, SCRITTA CON SPRAY SUL CORPO
Il ritrovamento-choc nel quartiere Monteverde
 
Circonvallazione Gianicolense, Roma. Nel quartiere Monteverde, di fronte al civico 135, intorno alle 14.30 di domenica, un gatto bianco è stato ucciso e seviziato in maniera orrenda. Il povero animale è stato trovato con delle vistose bruciature. Oltretutto, gli mancavano entrambi gli occhi. Come se non bastasse - secondo la segnalazione arrivata a "Roma Today" - sul corpo del povero micio è stata una scritta con la bomboletta spray verde. Molti cittadini hanno deciso di chiamare i carabinieri e i vigili. Ma, visto il ritardo clamoroso, le persone hanno usato alcuni cartoni per coprire il gatto martoriato.
 
NEL CUORE.ORG
16 GENNAIO 2014
GATTO SEVIZIATO A ROMA, LA LAV CHIEDE IL SEQUESTRO E L'AUTOPSIA
"Sia fatta giustizia, chi sa qualcosa ci contatti"
"E' stato rimosso solo ieri il corpicino del gatto bianco, terribilmente seviziato e ucciso, rinvenuto domenica scorsa nei pressi della Circonvallazione Gianicolense della Capitale. L'animale è stato trovato senza occhi, con vistose bruciature e una scritta verde sul corpo. La Lav, immediatamente attivatasi dopo aver appreso l'agghiacciante notizia, ne ha chiesto il sequestro probatorio e l'esame autoptico: le cause della morte e le modalità utilizzate per causarla possono essere infatti di aiuto per le indagini". E' quanto si legge in un comunicato della Lega anti vivisezione. "Faremo tutto ciò che è in nostro potere perché sia fatta giustizia e invitiamo chiunque abbia visto qualcosa a mettersi in contatto con l'associazione - prosegue la nota -. Ogni elemento può essere utile per fare luce su questa sconcertante e terrificante vicenda. Occorre lavorare molto sulla prevenzione, attraverso campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini, a partire dai più piccoli, e attraverso l'istituzione della figura del Garante per i diritti degli animali peraltro previsto nel programma elettorale del sindaco". "Dopo il cagnolino bruciato nel parco comunale di Villa Ada e gli avvelenamenti di cani a Casalotti, l'episodio del gatto evidenzia come sia tristemente in aumento a Roma la violenza e l'intolleranza verso i soggetti più deboli - conclude il comunicato della Lav -. Esiste peraltro un legame tra la violenza su animali e quella su esseri umani. Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsa) dell'Associazione di psichiatria americana, gli atti di cattiveria verso gli animali costituiscono uno dei possibili segnali indicatori di alcune sindromi come, ad esempio, il disturbo della condotta nell'infanzia e nell'adolescenza, che può portare a comportamenti sociali anche gravi".
 
GEA PRESS
13 GENNAIO 2014
Caserta – Un cardellino al “guinzaglio” tra gli interventi delle Guardie ENPA
Dai pesci gatto al cacciatore con richiamo acustico vietato
  
Fine settimana con più interventi quello delle guardie ENPA di Caserta. Acquario in  negozio con luci  spente e  pareti sporche. Questo sarebbe stato evidenziato dalle Guardie volontarie dell’ENPA di Caserta, per la vasca che doveva servire a contenere i pesce gatto. A quanto pare dovevano essere in cinque ma all’ispezione sono risultati essere in due.
Le Guardie sono intervenute dietro  segnalazione. Riscontrata la situazione assai precaria, si provvedeva così al prelievo dei due pesci gatto i quali, dopo averne accertato la stato di salute, venivano liberati in luogo idoneo alle loro caratteristiche.
Interventi condotti invece in campagna, con il freddo pungente della mattina, nei pressi di Pratella. Le Guardie  addentrandosi in stradine poco conosciute tra boschi, uliveti ed ampi prati, hanno notato la presenza dei richiami elettroacustici il cui uso per i fini venatori è vietato dalla legge. “Il suono – riferiscono le Guardie dell’ENPA - si ripeteva di continuo“.
Negli stessi luoghi veniva così individuato un uomo nell’atto di imbracciare il fucile. A pochi metri, il richiamo elettroacustico. Le Guardie, avvicinandosi senza farsi vedere, giungevano così alle spalle del cacciatore. Spento il richiamo si è così potuto appurare che l’uomo era in compagnia dei fratelli.La giustificazione del cacciatore è stata quella di non sapere  dell’uso vietato dei richiami. Dunque il sequestro della fauna abbattuta. Si trattava di cinque tordi oltre che dello stesso richiamo.
Uccellatore in azione, invece, a Capodrise. La specie da catturare è risultata essere il cardellino. Reti e zimbelli ovvero animali legati con speciali imbragature e costretti in terra, così da attirare col frullare delle loro ali, altri animali. Il soggetto tentava invano la fuga cercando di recuperare almeno le 3 gabbie con i richiami vivi.
Il sequestro degli uccellini proseguiva presso la stessa abitazione del presunto uccellatore. In tutto 15 cardellini, due ibridi e l’attrezzatura utilizzata per la cattura.  Il reato contestato è quello di uccellagione, maltrattamento e furto venatorio. I cardellini sono stati consegnati al CRAS di Napoli insieme ad un fringuello recuperato durante le perlustrazioni, molto probabilmente ferito da un’arma da fuoco.
 
IL GIUNCO
13 GENNAIO 2014
Colpo da 30 mila euro, nella notte rubati 5 cani da lepre e cinghiale

Barbara Farnetani

ROCCASTRADA (GR) – 5 cani per un valore che oscilla tra i 30 e i 35 mila euro. Il furto è avvenuto nella zona di Roccastrada, nella notte della Befana. I ladri hanno preso di mira due canili in località La Pieve: tre da lepre e due da cinghiale. «Quando mio cognato mi ha chiamato la mattina del 6 mi ha chiesto se ero a caccia, perché i cancelli del canile erano aperti e al nostro vicino avevano rubato due cani – ha detto Erio Valentini (nella foto assieme ai suoi cani) – ho capito subito che avevano rubato anche i nostri, io non lascio mai i cancelli aperti». Tre segugi italiani da lepre per un valore che potrebbe oscillare tra i 5 e i 6 mila euro. I ladri, come sempre, hanno scelto i cani migliori. Ad essere rubati anche due segugi maremmani da cinghiale (che potrebbero valere anche di più, quelli da cinghiale arrivano anche a 10 mila euro).
Un furto quasi sicuramente su commissione, o comunque dietro indicazione di qualcuno della zona che conosce bene i cani di Roccastrada e quali sono quelli migliori. nella zona ci sono tre canili, con circa 25 cani. «Nel mio stesso canile – precisa Valentini – c’è anche un cane da penna di mio nipote ma quello non è stato toccato. Si sono concentrati sui cani da seguito. hanno portato via anche i guinzagli che tenevo lì appesi. I cani hanno tutti microchip nel collo come prevede la normativa». oltre al valore economico degli animali sottolinea il proprietario che ancora spera di poterli ritrovare e che qualcuno magari li riconosca, «c’è anche il legame affettivo che si instaura tra cacciatore e animali». I cani potrebbero essere già stati trasferiti in qualche altra regione italiana. I proprietari hanno già denunciato il furti ai Carabinieri e alla Asl.
 
GEA PRESS
13 GENNAIO 2014
 
Pordenone – Il lupo torna nella Foresta del Cansiglio
La soddisfazione dell'On.le Zanoni: spero che nessuno chieda più l'intervento dei cacciatori per contenere le popolazioni di cervo
 
Soddisfazione ed un pizzico di stupore per l’annuncio dell’avvistamento di due lupi all’interno della Foresta del Cansiglio. Gli animali sono stati scoperti da due esperti appartenenti alla Polizia Provinciale di Pordenone. La scoperta, avvenuta in Val Tramontina, mostrerebbe uno dei due lupi, ripreso con una fototrappola, vicino alla carcassa di un ungulato, forse una femmina di cervo.
Sulla vicenda è ora intervenuto l’Europarlamentare PD Andrea Zanoni il quale nel recente passato aveva preso posizione contro il proposto abbattimento dei cervi. Proprio in quella occasione Zanoni aveva auspicato il ritorno del lupo al fine di riequilibrare la popolazione degli ungulati.
“Accolgo la notizia con entusiasmo  – ha dichiarato l’On.le Zanoni a GeaPress – Il ritorno di un carnivoro così importante per il ruolo ecologico ad esso collegato, non potrà che giovare alla Foresta del Cansiglio. Spero che il lupo – ha aggiunto l’Eurodeputato PD – potrà al più presto costituire una popolazione stabile arricchendo un ecosistema  già molto importante quale è quello della Foresta. Nessuno, adesso, potrà più proporre l’intervento dei cacciatori quali improbabili equilibratori della popolazione dei cervi. C’è il lupo e gli ungulati sono le sue prede naturali”
 
IL CENTRO
13 GENNAIO 2014
 
Dal Papa contro gli animali nei circhi
 
Città del Vaticano Ieri mattina in Piazza San Pietro, durante la recitazione dell’Angelus da parte del Pontefice, alcune decine di volontari dell’Associazione Animalisti Italiani Onlus guidati dal presidente Walter Caporale, consigliere regionale dei Verdi, hanno manifestato contro lo sfruttamento degli animali all’interno dei circhi. La decisione di manifestare è stata presa dopo la benedizione del Pontefice ai circensi, lo scorso mercoledì in occasione di una performance degli artisti del circo di Liana Orfei, al termine della quale questi avevano ricevuto i complimenti di Sua Santità. «Dietro l’apparenza dei mille colori, delle musiche travolgenti e degli ambienti festosi si nasconde la realtà della sofferenza di una quantità incredibile di “creature di Dio”», spiega Caporale, «animali costretti a tutto e tenuti in condizioni disumane pur di far divertire e di portare guadagno. È per questo motivo che due giorni fa ho inviato a Sua Santità una lettera nella quale chiedo di rimanere vicino ai più deboli: bambini, poveri, immigrati, vecchi, disabili, e nondimeno animali».
 
AGI
13 GENNAIO 2014
 
Farmaci per animali troppo costosi. Enpa, "mancano i generici"
 
Roma - Farmaci generici per animali, l'Italia e' ancora indietro e le famiglie che accolgono in casa un cucciolo sono costrette a pagare cifre esorbitanti per visite veterinarie e cure terapeutiche di lusso. "Una situazione insostenibile che lede gravemente il diritto alla salute degli animali e riduce le possibilita' di accesso ai trattamenti delle famiglie meno abbienti", spiega all'AGI Ilaria Ferri, direttore scientifico dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali). "Ad esempio, per patologie comuni come insufficienza renale del gatto o del cane in Italia il generico costa cinque euro mentre il farmaco arriva a costare anche cinque volte tanto, a parita' di principio attivo. Parliamo di medicinali che esistono come generici sia per l'uomo sia per gli animali.
E non c'e' spiegazione ragionevole che giustifichi l'assenza dell'alternativa generica. L'unica palese motivazione e' il vantaggio economico delle multinazionali farmaceutiche veterinarie". Un quadro poco rassicurante che include un ulteriore limite: "Non solo i prezzi dei farmaci sono ingiustificatamente altissimi ma oggi nel nostro paese i veterinari hanno l'obbligo di prescrivere il farmaco non generico - ha continuato Ferri - un paradosso, se pensiamo che in Italia il medico di base ha l'obbligo di prescrivere il generico. Una opzione che i veterinari non hanno in virtu' non di esigenze sanitarie ma di motivazioni prettamente economiche". Un esempio concreto? "Per l'insufficienza renale non si comprende perche' se il Cibacen costa 5 euro, il Fortekor che contiene lo stesso principio attivo debba costare fino a tre, quattro, cinque volte in piu', spesso anche in relazione alle dimensioni dell'animale. Una situazione che svilisce il diritto alla salute e alla cura degli animali domestici. E non solo, danneggia anche i diritti dei proprietari. Chi accoglie un animale in casa non deve essere messo nelle condizioni di maltrattarlo per interessi economici 'superiori'". Una spesa in piu' che va a colpire anche associazioni ed enti finalizzati alla tutela dei cuccioli meno fortunati. "Le strutture che aiutano e ospitano gli animali in difficolta' affrontano spese enormi", continua Ferri, "cio' non vuol dire sminuire o non comprendere l'importanza del farmaco specifico ma considerare che quando e' disponibile da anni un principio attivo e' necessario poterne usufruire a prezzi accessibili. E' inaccettabile che esista una legge che obblighi a fare un favore alle aziende produttrici, a scapito del benessere degli animali. C'e' da dire, inoltre, che l'obbligo dei veterinari a prescrivere i farmaci specifici e' regolato da una legge europea che si riferisce agli animali da allevamento finalizzati ad uso e consumo umano. Quindi ci si e' rifatti a una norma che tutela un altro ambito". Le spese in eccesso per avere un cane o un gatto in casa passano anche per l'Iva. "Il veterinario paga l'Iva al 22 per cento, motivo per cui siamo vicini ai medici che lottano contro le prestazioni che diventano sempre piu' di lusso - spiega ancora Ferri - anche il pet food e i prodotti per animali subiscono la stessa imposta.
Non trattandosi di caviale e champagne non ci spieghiamo questo sovraccarico". L'Enpa ha presentato una petizione nel 2012 per l'introduzione della possibilita' di acquistare i generici veterinari ottenendo finora poco a livello normativo. "Abbiamo chiesto che l'argomento fosse affrontato seriamente. Ci siamo rivolti al ministero che ha preso in considerazione le nostre istanze ma senza passare ai fatti per ora. Addirittura le nuove proposte parlano di aumentare l'Iva per il 'pet food' e i veterinari al 23 per cento. Una direzione che non ci piace affatto e contro cui stiamo tuttora combattendo".
 
LA ZAMPA.IT
13 GENNAIO 2014  
Bolivia, Hachi da cinque anni aspetta il suo proprietario morto
Un cane ogni giorno si reca dove morì lo studente che lo aveva adottato
 
NELLA FOTO - Il cane “Hachi” attraversa la strada dove venne investito il suo proprietario
FULVIO CERUTTI
Da cinque anni, con la coda bassa e con il cuore colmo di dolore, un cane si reca quotidianamente all’angolo di una strada della città boliviana Cochabamba dove morì il ragazzo che lo aveva adottato.  
Lo studente era su un motorino e finì investito da un taxi. Lì si è interrotta la sua vita, ma non il rapporto con quel quattrozampe che era sempre con lui. Per molti era solo un cane randagio che vagava per la strada, ma poi la sua storia si è diffusa e gli abitanti del quartiere hanno voluto dargli anche un nome: Hachi, simile ad Hachiko, famoso cane giapponese la cui storia è diventata famosa in tutto il mondo. 
«Il cane e lo studente erano sempre insieme - racconta il proprietario di un negozio lì vicino al “Diario de Yucatan” -. Poi c’è stato l’incidente e il ragazzo è morto durante il trasporto in ospedale. Hachi cammina da un angolo all’altro della strada. All’inizio, quando sentiva un motorino avvicinarsi, abbaiava sperando fosse il suo proprietario. Ora se ne sta spesso in un angolo a singhiozzare». 
La storia di questo cane triste ha però commosso molte persone e così in tanti si prendono cura di lui. Al mattino Hachi sa che ha la colazione assicurata dal macellaio, mentre il pranzo gli viene “offerto” da un ristorante o dagli ambulanti del mercato di zona. Molte persone hanno cercato di adottarlo per dargli una casa, ma lui ha sempre rifiutato: una famiglia l’aveva portato nella propria abitazione dall’altra parte della città, ma Hachi poco dopo è riuscito a scappare tornando nel suo solito angolo. La sua fedeltà e nostalgia per quella persona che non c’è più è troppo forte per ricominciare in una nuova famiglia. 
 
NEL CUORE.ORG
13 GENNAIO 2014
 
BOLIVIA, DA CINQUE ANNI HACHI ASPETTA IL RAGAZZO CHE LO ACCUDIVA
Il cane sta nell'angolo in cui il giovane è morto in moto
 
Da cinque anni, un cane va quotidianamente nell'angolo di una strada della città boliviana Cochabamba dove ha perso la vita il ragazzo che lo aveva adottato. Lo studente era su un motorino ed è stato investito da un taxi. Il giovane ha perso la vita e il quattrozampe non riesce a darsi pace. Gli abitanti del quartiere hanno voluto dare anche un nome al cane randagio: Hachi, simile ad Hachiko, famoso cane giapponese la cui storia è diventata anche un film.
"Il cane e lo studente erano sempre insieme - racconta il proprietario di un negozio lì vicino al "Diario de Yucatan" -. Poi c'è stato l'incidente e il ragazzo è morto durante il trasporto in ospedale. Hachi cammina da un angolo all'altro della strada. All'inizio, quando sentiva un motorino avvicinarsi, abbaiava sperando fosse il suo proprietario. Ora se ne sta spesso in un angolo a singhiozzare".
La storia di questo cane - scrive "La Stampa" - ha però commosso molte persone e sono in tanti a prendersi cura di lui e a dargli da mangiare. Molte persone, tra l'altro, hanno tentato di adottarlo, ma lui ha sempre rifiutato: una famiglia l'aveva portato a casa dall'altra parte della città, ma Hachi poco dopo è riuscito a scappare tornando nel suo solito angolo.
 
GREEN ME
16 GENNAIO 2014
L'Hachiko boliviano: il cane che da cinque anni piange il suo padrone

Roberta Ragni

Alcuni lo chiamano Hachi, altri Huachi o Huachito. Il riferimento è ovviamente al famoso cane giapponese Hachiko, perché questo fedele amico dell'uomo che si trova a Cochabamba, in Bolivia, da cinque anni attende il suo umano proprio nell'angolo in cui quest'ultimo è morto in un incidente stradale.
"Sono circa cinque anni che è morto in un incidente motociclistico. Il cane veniva sempre sul retro e ha soggiornato qui da allora", racconta all'agenzia Efe Román Bilbao Luján, il proprietario di un negozio situato a qualche metro di distanza dal triste luogo in cui "Hachi" ha perso il padrone, un giovane studente.
Ogni giorno il ragazzo percorreva il viale con la sua moto, mentre il cane lo seguiva, finché un giorno è stato colpito da un taxi ed è morto durante il trasferimento in ospedale. Da allora "Hachi" abita qui. Ogni giorno cammina da un angolo all'altro della strada. Ogni volta che passa una moto abbaia furiosamente. E poi torna sempre sul punto in cui il proprietario è deceduto.
Il suo comportamento ha ovviamente colpito dritto dritto al cuore le persone del quartiere. Sono in molti ad accudirlo, sfamandolo e coccolandolo. Qualcuno ha cercato anche di prenderlo, come la famiglia del defunto, che lo ha portato a casa, dall'altra parte della città.
Ma, a quanto pare, la nostalgia di "Hachi" è talmente grande che ogni volta è sempre riuscito a fuggire. Sente il bisogno di tornare in quell'angolo, dove forse spera di vedere di nuovo passare il suo amico umano in moto, proprio come ai vecchi tempi. Ricordatevi di lui la prossima volta che esclamerete "è solo un cane". Come sarebbe il mondo se tutte le persone avessero il cuore di questo "semplice" cane?
FOTO
http://www.greenme.it/informarsi/animali/12284-hachiko-boliviano-cane
 
NEL CUORE.ORG
13 GENNAIO 2014
 
EUTANASIA DEI RANDAGI, L'UE PENSA AL TAGLIO DEI FONDI PER LA BOSNIA
Un quotidiano locale: nuova revisione al ribasso
 
L'Unione europea potrebbe operare una nuova revisione al ribasso dei fondi destinati alla Bosnia-Erzegovina: lo riferisce oggi il quotidiano "Press Republika Srpska". L'Ue ha già tagliato i fondi Ipa (strumenti di pre-adesione) destinati alla Bosnia, a causa della mancata attuazione della sentenza del Tribunale per i diritti umani nel caso Sejdic-Finci. I nuovi tagli, si legge nel quotidiano, sono legati all'annuncio dell'eutanasia per i cani randagi. L'articolo sostiene che l'eurodeputata italiana Cristiana Muscardini ha chiesto la sospensione dei fondi europei in reazione alla bozza della Legge sulla tutela di animali. La legge in questione prevede l'eutanasia per i cani randagi non reclamati dai proprietari nell'arco di due settimane.
 
GREEN STYLE
13 GENNAIO 2014
 
Pompiere salva cane caduto in acque ghiacciate
 
A causa del freddo che sta imperversando negli Stati Uniti, molte città hanno raggiunto temperature proibitive e quasi tutte sotto lo zero. Non fa eccezione Boston, presa d’assalto dalla morsa del gelo, che ha trasformato in lastre di ghiaccio le acque del porto. Ma una tranquilla passeggiata presso Pleasure Bay si sarebbe potuta trasformare in tragedia per un povero cane anziano, caduto accidentalmente in acqua a causa di un cedimento del ghiaccio. Il vecchio esemplare di razza Husky di 13 anni era a passeggio con il suo proprietario, quando il ghiaccio sul quale correva ha ceduto improvvisamente. Il cane, di nome Sylvie, è scivolato in acqua a una temperatura di 20 gradi sotto zero rimanendo in ammollo per circa 30 minuti. Lanciato immediatamente l’allarme dal proprietario, è stato tempestivamente raggiunto dal pompiere Sean P. Coyle esperto in veterinaria. L’uomo si è protetto con una apposita tuta prima di raggiungere l’animale, grazie anche all’aiuto di un particolare slittino da soccorso. Imbracato e supportato dai colleghi a terra, ai quali era legato tramite una lunga corda, il pompiere è riuscito a sollevare il cane dall’acqua gelida. Il ghiaccio stava intrappolando il cane anziano, ormai in ipotermia. Ma lo sforzo dell’azione ha capovolto l’uomo, che a sua volta è finito in acqua.
Senza lasciare la presa, Sean è stato recuperato dai colleghi, che hanno tirato a riva la fune a cui era agganciato. Sylvie si è quindi ricongiunta con il suo proprietario, ed è stata subito soccorsa e curata. Una temperatura così bassa avrebbe ucciso un uomo, ma il cane è riuscito a sopravvivere nonostante l’età avanzata e l’ammollo prolungato. Coyle non è nuovo a questo genere di salvataggi: l’estate scorsa aveva recuperato un cane imprigionato tra le rocce di Pleasure Bay.
 
IL SECOLO XIX
13 GENNAIO 2014
 
Irlanda, il cane che nuota con i delfini
 
Alberto Maria Vedova
 
Genova - Una passione per il mare e un amico tutto speciale. In un paesino dell'Irlanda,
quasi ogni giorno, avviene una specie di magia: un cane Labrador scende le scale del porticciolo, si tuffa in mare e nuota con un delfino.
Uno straordinario esempio di amicizia e amore fra animali che lascia stupiti gli abitanti del paese, incantati nel vedere nuotare insieme le due specie. Inseguimenti e giravolte, e una volta stanco, il cane "saluta" il mammifero marino e torna a riva ad asciugarsi e a prendersi i meritati complimenti dal padrone.
VIDEO
 
GEA PRESS
13 GENNAIO 2014
 
Myanmar (ex Birmania) – Scoperta la città della vendita di avorio
Indagine dell'Ufficio Traffic e dell'Oxford Brookes University
 
Circa 3300 pezzi di avorio lavorato e cinquanta zanne di elefante sono state trovate nei negozi della citta di Mong La, al confine tra il Myanmar e la Cina.
A scoprire quella che potrebbe apparire come una vendita tollerata è stato un team composto dall’Ufficio Traffic e dalla Oxford Brookes University.
Secondo gli investigatori il materiale posto in vendita dovrebbe provenire, già lavorato, dalla Cina. La città del Myanmar è molto frequentata dai turisti cinesi. Nei ventisette negozi investigati sarebbero stati scoperti anche denti di ippopotamo intagliati.
Secondo Vincet Nijman, professore della Oxford Brookes University, la città di Mong La rappresenterebbe uno dei maggiori centri asiatici di vendita illegale di avorio. Probabilmente arriva a catalizzare anche i traffici illeciti provenienti  dalla Tailandia. Un segnale, ad avviso dell’Ufficio Traffic, che gli accordi internazionali non sarebbero rispettati.
Sempre secondo l’Ufficio Traffic, il Myanmar, assieme alla Cambogia ed al Laos, non avrebbe mai presentato le informazioni relative ai sequestri di avorio che dovrebbero invece essere inseriti in un sistema internazionale di monitoraggio.
 
GEA PRESS
13 GENNAIO 2014
 
India – Arresto di bracconieri e sequestro di un corno di rinoceronte
 
Due bracconieri arrestati ed un corno di rinoceronte sequestrato. E’ questo l’esito dell’ intervento della polizia indiana avvenuto oggi nel Distretto di Sonitpur, nello stato dell’Assam, India nord orientale.
La polizia, che è intervenuta dietro segnalazione, ha fermato i due presunti trafficanti mentre erano a bordo di un pullman. Il corno, del peso di cerca 800 grammi, è stato messo a disposizione della Dipartimento Forestale.
L’arresto è avvenuto nella località di Sootea. Secondo fonti della polizia, proprio questi posti, adiacenti all’Orang National Park, sarebbero divenuti sempre più covi di bracconieri.
 
CENTRO METO ITALIANO
13 GENNAIO 2014
 
Il rarissimo caso del gatto a due teste, il filmato
Frank e Louie, un solo gatto ma con due teste
 
E’ un solo gatto ma ha due nomi: Frank e Louie. Provvisto di un’unica funzione cerebrale ed ha  solo due dei suoi 3 occhi funzionanti. Il gatto in questione,  Frank e Louie ha due bocche e due nasi. La signora Marty, che è la padrona del gatto vive a Worcester, nel Massachusetts.
Di solito questi sono casi rarissimi, con prospettive di vita limitate, il gatto nel video che vi mostriamo aveva l’età di 13 anni. video youtube, utente Andreas DJ
VIDEO
 
INFO OGGI
13 GENNAIO 2014
 
Lanciato in Gran Bretagna il primo database del DNA animale domestico
 
ISERNIA - Ancora una volta la Gran Bretagna si dimostra antesignana nell’utilizzo del DNA per creare banche dati utili ai cittadini.
È stato, infatti, lanciato il primo database del DNA per gli animali domestici, nel tentativo di rendere più facile per i proprietari rintracciare i loro amici a quattro zampe smarriti.
Sono già 85.000 gli utenti registrati sul portale www.lostalert.co.uk che riceve fino a 3.000 rapporti di animali persi ogni mese.
Un ex ufficiale di polizia, Tom Watkins, ha sognato il backup del database e crede che potrebbe anche diventare più grande di quello utilizzato dalle autorità per il profilo genetico delle persone. Ha detto: "il profilo del DNA può essere catturato per qualsiasi animale domestico attraverso un semplice procedimento che i proprietari per animali possono svolgere nel comfort della propria casa. Il campione sarà quindi inviato ad un laboratorio all'avanguardia e analizzato.
"Le impronte digitali genetiche degli animali da compagnia saranno poi conservate nel database speciale cui sarà dato accesso a tutte le forze di polizia del Regno Unito e Interpol – e sarà particolarmente utile per i cavalli smarriti o rubati -.
"Ha detto che le informazioni potrebbero essere usate per fornire la "prova indiscutibile dell'identità per animali domestici" dopo che sono stati recuperati dopo un furto o in un contenzioso di proprietà. Mentre ci sono stati precedenti database separati per cani e gatti, il sistema di Watkins sembra essere il primo sistema integrato per tutti i proprietari di animali domestici. Lo scorso agosto, un gatto dell'Università di Leicester cui era stato registrato il DNA ha contribuito a condannare per omicidio colposo il proprietario di un gatto dopo che i peli dell'animale erano stati trovati vicino al corpo della sua vittima. Le stime indicano che oltre il 40 % delle famiglie britanniche hanno almeno un amico peloso in casa, con questa cifra in aumento. Tra più di 20 milioni tra cani e gatti nel Regno Unito, circa 6.000 canini e felini spariscono ogni settimana. Le associazioni animaliste stimano che uno su tre animali spariscano durante la loro vita.
Sino ad oggi, i proprietari hanno contato esclusivamente sui chip elettronici e sul UK National Missing Pet Register (un apposito registro degli animali smarriti) per sperare di recuperare un animale perso o rubato, ma il signor Watkins, un ex ufficiale di polizia di West Midlands, ritiene che il suo servizio di DNA profiling potrebbe rivoluzionare il rilevamento di animali erranti.
Il sito, www.lostalert.co.uk, permetterà ai proprietari di memorizzare 10 fotografie della loro amate bestiuole nel database, che può essere utilizzato per l'identificazione.
Watkins ha aggiunto che: "avendo queste informazioni già memorizzate sarà consentito anche per chi cerca un animale in UK di agire più rapidamente se il proprio animale domestico sarà stato smarrito o rubato”.
Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un’iniziativa utilissima per chi ama e difende i diritti degli animali, che potrebbe essere utile replicare anche nel Nostro Paese.
 
L’UNITA’
13 GENNAIO 2014
 
Noi, la ricerca e gli animali
 
Pietro Greco
 
Organizzato dalla senatrice Elena Cattaneo, domani, si terrà a Palazzo Giustiniani il secondo incontro che il Senato della Repubblica dedica a «Scienza, Innovazione e Salute». Il tema sarà: «Sperimentazione animale e diritto alla conoscenza e alla salute». Se ne discute in tutto il mondo, anche se in Italia la discussione è venata da forme inaccettabili e inquietanti di violenza verbale e non solo. Di recente ne è stata vittima, tra gli altri, Caterina Simonsen, la giovane studentessa di veterinaria portatrice di alcune malattie di origine genetica.
E come lei Silvio Garattini, il direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, più volte minacciato di morte; e, ultimo ma non ultimo un gruppo di ricercatori milanesi di cui sono stati pubblicati gli indirizzi con un’indicazione, appunto, inquietante: «Il boia abita qui».
Il Senato dovrà approvare o emendare una proposta di legge sulla sperimentazione animale, già passata alla Camera, che è considerata più restrittiva di quella vigente in Europa. Si tratta di un argomento molto delicato e non semplice da risolvere, perché entrano in conflitto due dimensioni nobili: il rispetto degli animali non umani e la salute, sia dell’uomo che degli animali non umani.
In nessun laboratorio scientifico al mondo degno di rispetto si pratica la «vivisezione», ovvero il dissezionamento di animali vivi, come avveniva nell’Ottocento. Anzi, provocare dolore gratuito agli animali è considerato in ogni laboratorio una pratica da denunciare e sanzionare. Dunque parlare di «vivisezione» nel caso della ricerca scientifica è del tutto improprio. I ricercatori preferiscono parlare di «sperimentazione animale», ovvero di esperimenti condotti su o con animali non umani nel rispetto delle leggi esistenti sul trattamento degli animali. I ricercatori fanno anche notare che esiste anche una «sperimentazione umana», che prevede per l’appunto la possibilità di condurre esperimenti su e con uomini nel rispetto delle leggi esistenti. In entrambi i casi il fine è migliorare la condizione umana. Ma fine della «sperimentazione animale» è, talvolta, anche quella di migliorare la condizione degli animali non umani.
Potremmo dire che la «vivisezione» è una pratica analoga a quella usata dai medici nazisti sugli uomini. Ed è condannata da tutti. Mentre la «sperimentazione animale» è una pratica analoga a quella realizzata su e con gli uomini in laboratori che rispettano la legge. Una delle differenze – e non è certo una differenza da poco – è che gli uomini che si sottopongono a test danno il loro consenso informato. Gli animali non umani no.
Il secondo aspetto preliminare che ci aiuta a comprendere il fenomeno della sperimentazione animale è quantitativo. Secondo la British Union for the Abolition of Vivisection, un’organizzazione britannica che si batte contro la sperimentazione animale, gli animali non umani impegnati ogni anno in ricerche di laboratorio sono, all’incirca, 100 milioni (di cui 900mila in Italia). Sono utilizzati soprattutto per ricerche sul comportamento, in studi di genetica, in studi sull’efficacia e la tossicità dei farmaci, in studi che comportano xenotrapianti. Secondo la Royal Society, l’antica accademica scientifica inglese che è invece schierata a favore della sperimentazione animale regolamentata, l’85% degli animali non umani impegnati nella ricerca è costituito da roditori: topi e ratti, per lo più. Mentre meno dell’1% sono primati non umani.
Le bestie che finiscono a tavola
Cento milioni è certamente un numero molto alto. Ma non è certo paragonabile al numero di animali allevati (e uccisi) che ogni anno vengono uccisi nel mondo per motivi alimentari. Questi i numeri: 18 miliardi i polli (500 milioni in Italia); 2 miliardi gli ovini e i caprini; 1,6 miliardi i bovini; 1 miliardo i suini. Il calcolo a questo punto è facile: gli animali destinati a un laboratorio di ricerca sono in numero almeno 230 volte inferiore agli animali che finiscono a tavola. Sta di fatto che molti vorrebbero che negli stabulari dei ricercatori non ci fosse alcun animale. E che gli animalisti propongono due ordini di giustificazioni per questa loro idea: uno di tipo etico, l’altro di tipo scientifico. L’ordine delle motivazione etiche è a sua volta articolato, dunque faremo riferimento alle due che, non senza un certo arbitrio, consideriamo principali.
Il primo argomento etico è molto semplice e radicale: gli umani non hanno alcun diritto di utilizzare gli animali non umani per i loro fini. Né per cibarsi, né per lavoro e neppure per ricerca. Il secondo argomento etico è più articolato. Si fonda sull’assunto che gli animali, proprio come gli uomini, sono portatori di diritti. Secondo alcuni tutti gli esseri senzienti sono portatori dei medesimi diritti, assoluti e indipendenti dalla specie. Secondo altri, invece, i diritti degli animali non umani non sono uguali per tutti ma sono diversificati. I fattori di diversificazione possono essere diversi. Alcuni chiamano in causa diritti che potremmo definire filogenetici: chi ha una storia evolutiva più condivisa con gli umani è portatore di diritti più simili a quelli degli umani. Altri chiamano in causa i fattori cognitivi: chi ha capacità cognitive superiori ha diritti maggiori. In questa prospettiva i mammiferi hanno più diritti degli insetti: un topo ha più diritti di un moscerino della frutta.
Le tipologie di diritti riconosciti agli animali sono, in sostanza, due: il diritto di vivere libero nel proprio ambiente e il diritto di non subire dolore fisico o psichico a causa dell’uomo. Il dolore è ritenuto un argomento etico decisivo. Gli uomini non hanno il diritto di infliggere sofferenze di alcun tipo agli altri esseri viventi che avvertono il dolore. La dimensione etica sulla sperimentazione animale si esaurirebbe qui se non incrociasse un’altra dimensione etica, quella relativa alla salute degli uomini e anche degli animali non umani. Per cui diventa importante anche la questione strettamente scientifica.
Pro e contro
La ricerca sugli animali è inutile, sostiene per esempio la British Union for the Abolition of Vivisection. Tanto più quando si tratta di sperimentare l’efficacia o la tossicità di un farmaco. Per il semplice motivo che gli animali non sono modelli omologhi dell’uomo. Per cui studiare un topo o anche uno scimpanzé ci dà informazioni incomplete e, talvolta, fuorvianti sulla specie sapiens. Inoltre a tutte le ricerche in vivo ci sono delle alternative già praticabili, che non richiedo l’impiego di animali non umani. Le principali sono la ricerca in vitro, sulle cellule umane; la ricerca in silica, con le simulazioni al computer. La gran parte dei ricercatori sostiene una posizione affatto diversa. La Royal Society, per esempio, sostiene che l’umanità ha tratto immensi benefici dalla ricerca scientifica che ha coinvolto animali non umani: «virtualmente tutti i risultati medici raggiunti il secolo scorso – trattamento del diabete, della leucemia e dei trapianti di cuore, scrive in un suo documento – sono stati ottenuti con ricerche che hanno coinvolto in un qualche modo gli animali». Inoltre la gran parte dei ricercatori sostiene che gli studi in vivo con le cellule e gli studi in silica vengono già effettuati. Sono gli stadi preliminari delle ricerche biomediche. Ma non sono affatto sufficienti. È proprio perché non sono sufficienti che sono ancora necessari i modelli animali. Certo, deve essere condotta nel pieno rispetto delle leggi. La legge europea, sostengono i ricercatori italiani, è una buona legge. Perché dunque la legge italiana che dovrà essere discussa in Senato deve essere così restrittiva da riconoscere agli animali diritti superiori a quello che l’uomo riconosce a se stesso? Perché pretendere, per esempio, che persino per un prelievo un animale sia sottoposto ad anestesia se lo stesso trattamento non è previsto neppure per i cuccioli d’uomo, i bambini? Certo, sostengono ancora i ricercatori in gran maggioranza, occorre cercare metodi alternativi alla sperimentazione animale altrettanto efficace. Per cui fa bene l’Unione Europea a finanziare questo tipo di ricerca. Ma allo stato la ricerca che coinvolge animali è sia utile (contribuisce a salvare milioni di vite), sia scientificamente necessaria. Persino e forse soprattutto nella ricerca di base. Non avremmo mai scoperto i neuroni specchio – sostiene per esempio il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti che parlerà presente martedì in Senato– se non avessimo visto una scimmia nel nostro laboratorio a Parma prendere una nocciolina imitando un uomo.
Il problema della sperimentazione animale da un punto di vista scientifico è chiaro: non se ne può fare a meno, se si intende perseguire al meglio la ricerca del benessere fisico e psichico degli uomini (e degli stessi animali). Il problema della sperimentazione animale si può risolvere sul piano etico – anche se ancora utile, resta inaccettabile – ma occorre assumersi la non lieve responsabilità di rinunciare a migliorare in parte significativa la vita sia degli uomini sia degli stessi animali.
 
ANSA
13 GENNAIO 2014
 
Dodici mln animali ogni anno animali utilizzati per ricerca
Secondo Eurispes l'86% degli italiani è contrario a vivisezione
 
ROMA - Oltre dodici milioni di animali ogni anno vengono 'sacrificati' nei laboratori europei, novecentomila solo in Italia. Eppure il 92% dei farmaci che ha avuto risultati sugli animali non è efficace sull'uomo. Che la sperimentazione in vivo sia una necessità sono in molti a non crederlo e, tra questi, anche grandi scienziati e ricercatori, intervenuti oggi al convegno "La ricerca scientifica senza animali e il nostro diritto alla salute" organizzato presso la Camera dei deputati dalla Federazione Italiana Diritti Animali e Ambiente. "Si tratta di una violenza legalizzata, ritualizzata nelle procedure, nascosta dalla cosmetica del linguaggio," ha detto introducendo i lavori il deputato Michela Vittoria Brambilla.
"Meglio dire 'sperimentazione animale' piuttosto che 'vivisezione' - ha spiegato Brambilla - così sangue e carne aperta non si immaginano. Ma basta leggere l'elenco dei test autorizzati e praticati, spesso senza anestesia, per capirne l'invasività: termo ablazione, fratture, xenotrapianti, danni cerebrali acuti, degenerazione del midollo spinale".
 
NEL CUORE.ORG
13 GENNAIO 2014
 
VIVISEZIONE, BRAMBILLA: "SOLO UN BUSINESS, IL DECRETO NON STRAVOLGA LA LEGGE"
 
"La sperimentazione sugli animali è solo un enorme business, mentre è dannosa e fuorviante per la nostra salute. Ma non possiamo più permettere che i grandi interessi economici di queste multinazionali e delle lobby che le tutelano prevalgano sul nostro diritto di avere una ricerca scientifica affidabile e davvero predittiva per l'uomo, relegando l'Italia, e l'Europa stessa, nelle retrovie del progresso scientifico per quanto riguarda la ricerca biomedica e tossicologica". Lo ha detto l'on. Michela Vittoria Brambilla, aprendo questa mattina i lavori del convegno "La ricerca scientifica senza animali per il nostro diritto alla salute" organizzato dalla Federazione alla Sala delle colonne della Camera dei deputati. Tra gli interventi, spiccano quelli di Claude Reiss, fisico e biologo cellulare dell'Università di Lille, e di Marcel Leist, professore alla School of medical biology in Germania, promotori dello sviluppo di metodi alternativi.
"A queste lobby che oggi più che mai fanno pressioni in Parlamento, perché sono da sempre abituate a scriversi le leggi da sole, a Bruxelles come a Roma - prosegue l'ex ministro - dico che non possono più imporre all'Europa un metodo di ricerca biomedica, la sperimentazione sugli animali, che non è mai stato realmente validato ed è ritenuto anti-scientifico e dunque fuorviante, da un numero di scienziati sempre più esteso e nei centri della scienza più accreditati, in quanto le risposte ottenute su un animale non sono trasferibili alla specie umana. Sempre a questi signori che lucrano sulla sofferenza di milioni di animali dico che non possono più mettere a repentaglio la salute dei cittadini, ostacolando l'accesso a metodi di ricerca ben più esaurienti, affidabili, veloci ed economici, realizzati con nuove e straordinarie tecnologie, già di uso comune in molti paesi, come ad esempio gli Stati Uniti. Questo chiede la stragrande maggioranza degli italiani, questa è la vera sfida per la ricerca nel terzo millennio".
Il convegno si tiene proprio mentre il Parlamento sta esaminando il decreto applicativo dell'art.13 della legge di delegazione europea, con la quale, lo scorso 3 agosto, il parlamento ha introdotto principi e criteri innovativi e restrittivi (norme scritte proprio dall'ex ministro Brambilla) tra cui, per esempio, la promozione dei metodi alternativi, il divieto di eseguire esperimenti senza anestesia o analgesia, il divieto di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati destinati ai laboratori, o ancora il divieto di fare sperimentazione sugli animali per test di tipo bellico, xenotrapianti e ricerche su sostanze d'abuso "Ora – denuncia la parlamentare di Fi – il governo sta cercando di stravolgere i contenuto di questa legge votata dal Parlamento italiano, con un decreto legislativo di attuazione che annulla gli effetti positivi di ben dieci dei nuovi principi introdotti, violando, quindi, l'art.76 della Costituzione. Confidiamo che il governo ritorni sui propri passi e rispetti il lavoro già svolto dalle camere e ancora di più rispetto il sentire della maggioranza degli italiani che sono fortemente contrari alla sperimentazione sugli animali".
 
NEL CUORE.ORG
14 GENNAIO 2014
 
CAMPOBASSO: DUE PONY, UN ASINO E UN BARDOTTO SOTTO SEQUESTRO
Maltrattati dal loro proprietario e liberati dal CfS
 
Maltrattati dal loro proprietario, sono stati posti sotto sequestro dal Corpo Forestale e ora affidati in custodia a un'azienda di Morcone (Benevento). Vicenda a lieto fine per due pony, un asino e un bardotto, "liberati" nel corso di un'operazione condotta dagli agenti della Forestale a Campobasso. Il provvedimento di sequestro a carico del proprietario dei quattro animali è stato eseguito su disposizione del gip del capoluogo molisano.
 
MESSAGGERO VENETO
14 GENNAIO 2014
 
Claut (Pordenone), sparsi bocconi avvelenati: moria di animali domestici
In un mese sono stati uccisi 6 gatti e un cane. Un meticcio è in fin di vita e un felino salvato in extremis. Gli episodi accaduti tra il centro e la parte settentrionale del paese. Indagano i carabinieri di Cimolais
 
CLAUT (Pordenone). Sei gatti e un cane morto. Un altro felino che si è salvato per miracolo. Infine un meticcio che attualmente è tra la vita e la morte dopo vari tentativi da parte del veterinario di Longarone di strapparlo a un destino ormai segnato. È quello che da un mese a questa parte sta capitando a Claut a causa di un ignoto che sparge bocconcini avvelenati.
Gli episodi sono avvenuti nel giro di poche settimane tra il pieno centro urbano e la parte più settentrionale del paese. Il mix di sostanze utilizzate per colpire gli animali da compagnia potrebbe però portare presto gli inquirenti a dare un volto e un nome all’autore di questi gesti. Dalle analisi effettuate sulle carcasse e nello stomaco dei due esemplari sopravvissuti sono state infatti rinvenute tracce di veleno per topi, lumachicida e antigelo.
I carabinieri di Cimolais e la guardia forestale stanno indagando per chiudere il cerchio. Il sindaco Gionata Sturam si dice addolorato e invita i cittadini a segnalare movimenti o situazioni sospette. «Abbiamo adottato provvedimenti verbali e applicato sanzioni per ridurre la litigiosità tra confinanti a causa di condotte scorrette nella gestione degli animali da compagnia ma si vede che non basta», ha detto il primo cittadino.
Visti i luoghi affollati in cui sono state disseminate le esche le conseguenze penali e civili rischiano di essere pesantissime. Le ultime novità in materia di reati contro gli animali prevedono infatti anche il carcere, oltre alla possibilità per enti e associazioni di costituirsi parte civile.
Ma in Italia ci sono Procure della Repubblica che si sono spinte oltre, contestando anche il pericolo per la pubblica incolumità (in altre parole si sostiene che l’imputato accetti il rischio che un bambino mangi il boccone avvelenato destinato a cani e gatti e debba per ciò rispondere di fatti ben più gravi).
Per il momento la speranza degli abitanti è che cessino simili episodi, resi ancor più detestabili da alcune circostanze. Il liquido antigelo delle auto sembra esser stato incluso nel mix proprio per attrarre il malcapitato, trattandosi di una sostanza molto dolciastra. Di qui il timore che chi agisce nell’ombra si intenda molto bene della materia e non sia uno sprovveduto, magari infastidito dai danni che orti e giardini subiscono per le incursioni notturne dei gatti.
L’ultimo caso segnalato alle forze dell’ordine riguarda Lucky, un bastardino di una giovane del paese che si è sentito male nel weekend. Il veterinario è riuscito a ridurre l’effetto letale delle sostanze ingerite ma il meticcio continua a restare in coma farmacologico e in prognosi riservata.
«Quello che fa più male è dover spiegare a mia figlia di pochi anni perché Lucky soffra così tanto, senza un motivo», ha raccontato su Facebook la ragazza.
 
MESSAGGERO VENETO
16 GENNAIO 2014
Morto avvelenato un altro cane
Claut, salgono a otto gli animali deceduti dopo aver mangiato polpette tossiche

Fabiano Filippin

CLAUT (Pordenone). Alla fine il meticcio Lucky non ce l’ha fatta: il cagnolino di Claut che sabato scorso ha ingerito una polpetta avvelenata è morto lunedì sera dopo vari interventi per salvarlo eseguiti dai veterinari di Montereale Valcellina e Longarone. Ma nella brutta storia c’è anche un aspetto felice. Ieri mattina infatti a Cellino di Claut è stato rinvenuto un cagnolino affamato che girovagava per le strade della frazione sotto una fitta nevicata.
L’animale è stato raccolto da un passante prima di essere investito dai mezzi in transito sulla regionale 251 e affidato alla proprietaria di Lucky. Quasi sicuramente si tratta di un cucciolo abbandonato e non fuggito dal legittimo titolare.
«Se così fosse, Nepal resterà con noi e ridurrà il dolore di nostra figlia che da giorni piange per il suo Lucky», ha raccontato la ragazza di Claut che ha voluto ringraziare i dottori Anita De Valerio e Andrea Tovoli per aver rinunciato al fine settimana pur di salvare l’animale.
Tornando alle indagini in corso, sul continuo avvelenamento di cani e gatti a Claut stanno svolgendo approfonditi accertamenti la guardia forestale del paese e i carabinieri di Cimolais. Va chiarito se questi fatti siano collegati a eventuali episodi di bracconaggio con uso di esche intrise in sostanze letali. Per ora si contano 6 felini morti e uno salvato in extremis.
I cani uccisi dal mix di topicida e veleno per lumache sono invece 2, contando anche Lucky. Dalle analisi effettuate sulle carcasse e nello stomaco degli esemplari sopravvissuti sono state rinvenute anche tracce di antigelo per automobili. Il che lascia presupporre che l’autore di questi gesti sia una persona che si intende bene della materia.
Il liquido di refrigeramento dei motori è infatti molto appetibile perché dolciastro. In altre parole le polpette avvelenate sono state confezionate in modo che nessun animale di passaggio non le notasse. Ma si è corso anche il concreto rischio che a cadere in trappola fosse un bambino, attirato dall’esca lasciata nel pieno centro urbano del paese.
Tutti i casi sono avvenuti in zone abitate e ciò farà sicuramente scattare una pesante aggravante al capo di imputazione a carico dell’ignoto responsabile.
Intanto su Facebook e social network si susseguono messaggi di rabbia e segnalazioni insieme ad appelli per dare un volto all’avvelenatore e ad appelli ai proprietari di quattrozampe. Lo stesso sindaco Gionata Sturam si è detto addolorato per situazioni di gratuita crudeltà.
 
PARMA ONLINE
14 GENNAIO 2014
 
Spara a un gatto, il questore gli toglie la licenza di caccia
 
PARMA – Un cacciatore si è visto negare dal questore il rinnovo del porto d’armi per aver sparato al gatto della vicina. L’uomo ha fatto ricorso al Tar di Parma, che però ha dato torto al cacciatore. Una sentenza accolta con soddisfazione dall’eurodeputato Pd Andrea Zanoni ha affermato: “Chi fa il furbo in campagna sparando agli animali domestici e comunque non cacciabili d’ora in poi rischia la licenza”.
Il decreto penale di condanna era stato emesso dopo la denuncia della proprietaria del gatto ed era stato impugnato dal cacciatore. Per il Tar, anche in assenza di una condanna, il porto d’armi può non essere rinnovato se viene meno l’affidabilità della persona. Con riferimento al Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (Tulps), secondo il Tar di Parma “l’esplosione di colpi di fucile all’indirizzo di un animale domestico, avvenuta nella vicinanza di edifici adibiti a civile abitazione, a tacere del fatto che indica di per sé un abuso nell’utilizzo dell’arma, è fatto di gravità tale da rendere il provvedimento adottato immune da vizi sotto il profilo della congruità, proporzionalità e ragionevolezza”.
 
MATTINO DI PADOVA
14 GENNAIO 2013
 
Un’altra strage di gatti in zona Bassanello
 
Padova - Ancora lì. In quel maledetto campetto non recintato, un po' spelacchiato, lungo via Chiesa Vecchia in zona Bassanello. Dove scorrazzano i gatti delle famiglie della zona e dove stazione anche una piccola colonia di gattelli ai quali ogni giorno una volontaria dell’Enpa porta le ciotole piene. In agosto erano morti avvelenati i due gatti di Edy Cavestro, 44 anni, che abita a pochi metri: lei aveva denunciato la faccenda ai vigili e aveva fatto fare l’autopsia alle carcasse dei suoi adorati mici. Risultato: i gatti sono morti per avvelenamento da pesticidi. Qualcuno si era liberato di quelle sostanze velenose versandole nel campetto. E i due gatti con una simpatica famiglia di ricci che lì si era insediata, sono morti. Giorni fa, sempre lì, sono morti sei gatti. Tre appartenevano ad una famiglia che abita poco lontano e tre erano della colonia che quotidianamente vengono assistiti dalla volontaria dell’Ente nazionale per la protezione degli animali. Un micio si è trascinato fino al cancello di casa, ed è crollato. Un altro gattino è arrivato fino al giardino di una vicina abitazione, non ha più avuto la forza di trascinarsi oltre ed è stramazzato. Gli altri quattro gatti sono stati trovati morti nel campo. Ora le carcasse sono state portate alla Usl veterinaria per le autopsie.
 
PREALPINA
14 GENNAIO 2014
 
Salvati trenta cuccioli "clandestini"
Erano stipati nel bagagliaio di un'auto fermata dalla Polstrada: denunciato il conbducente, che ha precedenti ed era anche stato "pizzicato" da Striscia
 
Gallarate (VA) - Tredici cuccioli da salvare. Non è il titolo di un film ma potrebbe esserlo, data la scoperta fortuita di domenica 12 gennaio che ha già in qualche modo scritto il lieto fine per l’esistenza di questi piccoli esemplari.
A loro, che venivano trasportati illegalmente, la buona sorte ha voluto infatti regalare una chance. La scoperta è avvenuta durante un controllo della polizia stradale, sull’autostrada A8 all’uscita del casello di Gallarate nord, in direzione Varese. Gli agenti della pattuglia, «insospettiti dalla visibile insofferenza e anche da un certo tremolio del soggetto fermato - spiega Alfredo Magliozzi, comandante provinciale della polizia stradale - hanno chiesto al conducente di aprire il baule dell’auto, con la scusa di un controllo sul regolare possesso di triangolo e dotazione di catene da neve».
E qui la sorpresa: sette cagnolini di taglia piccola, i restanti più grandi, stipati in meno di un metro quadrato di bagagliaio di una Renault Megane di colore scuro, tutti in condizioni igieniche a dir poco precarie.
Immediato quindi il trasporto nella sede operativa di via Giambellino, dove i cuccioli sono stati sottoposti a scrupoloso controllo da parte della responsabile sanitaria del Distretto veterinario dell’Asl di Varese, con un equipaggio della guardia forestale in ausilio. Disidratati e disorientati, così sono apparsi da subito i cuccioli: nessuno dotato di microchip e libretto sanitario ma tutti visibilmente di razza. Il conducente, un sessantenne di Torino con residenza a Loano, è già stato denunciato due volte per maltrattamenti e importazione clandestina di animali, rispettivamente dalla guardia di finanza di Pinerolo e del Brennero, oltre ad aver fatto una “comparsata” poco piacevole a Striscia la notizia, il tg satirico che recentemente lo ha segnalato proprio per le stesse illecite motivazioni. Ora l’uomo, spiega il comandante della Polstrada, «è stato denunciato per trasporto e maltrattamento di animali, anche se ancora non è dato sapere se viaggiasse in direzione Varese per consegnare i cuccioli o se invece li avesse appena ritirati». E adesso i cagnolini che fine faranno?
Provvisoriamente sono stati affidati ad un canile convenzionato della provincia, dove saranno tenuti sotto osservazione per una decina di giorni, al fine di escludere eventuali problematiche sanitarie. Sulla tempistica del dissequestro i tempi potrebbero dilatarsi e non sono ancora prevedibili. Bisognerà infatti attendere la conclusione del procedimento giudiziario, affidato alla Procura di Busto Arsizio, perché possa essere consentita l’adozione dei tredici cuccioli senza padrone di razza dogue de bordeaux, bulldog inglese e francese, bassotto, akita inu e chihuahua.
 
NEL CUORE.ORG
15 GENNAIO 2014
 
VARESE, 13 CUCCIOLI STIPATI NEL BAGAGLIAIO DI UN'AUTO: SEQUESTRATI
L'uomo fermato per la terza volta per questo motivo
 
Stipati nel bagagliaio di un'auto, in condizioni igieniche precarie e senza lo spazio per muoversi. Tredici cuccioli di cani di razza sono stati salvati dalla Polstrada, che ha denunciato l'uomo alla guida per maltrattamento di animali. Originario di Torino e residente a Loano, in provincia di Savona, è stato fermato sull'A8, all'altezza del casello di Gallarate (Varese). Insospettiti dal nervosismo dell'automobilista al segnale di fermarsi - scrive "Il Giorno" - gli agenti gli hanno chiesto di aprire il bagagliaio e all'interno hanno trovato i 13 cagnolini, alcuni grandi poco più di un pacchetto di sigarette.
I cani erano privi di microchip ma, ad un primo esame, sono stati riconosciute diverse razze: volpino, bassotto, dogue de Bordeaux, bulldog, hakita inu e chihuahua. I quattrozampe sono stati sequestrati e portati nella sede della Polstrada di Varese per essere accuditi da un veterinario. Dopodiché sono stati affidati ad un canile in attesa di adozione.
Al via le indagini per capire da dove provenissero e dove fossero diretti gli animali. L'uomo è recidivo: già denunciato due volte per maltrattamento e importazione clandestina a Pinerolo e al Brennero, si è difeso dicendo di aver trovato i cagnolini per strada.
 
NEL CUORE.ORG
14 GENNAIO 2014
 
UDINE, SETTE PERSONE A PROCESSO PER IL TRAFFICO DI 800 CUCCIOLI
Alla sbarra commercianti e trasportatori. Lav parte civile
 
Sette persone, tra commercianti e trasportatori, sono finite a processo davanti al Tribunale di Udine per i reati di traffico illecito di animali da compagnia, uccisione di animali e falso, implicati nell'importazione illegale di oltre 800 cuccioli di cane, in arrivo dall'Ungheria. La Lav si è costituta parte civile alla prima udienza. I fatti risalgono al 2012 quando, nell'ambito di tre controlli effettuati tra gennaio e maggio nei confronti di alcuni automezzi, ad opera della polizia tributaria e del Corpo forestale dello Stato, furono trovati centinaia di cuccioli di cane trasportati in condizioni drammatiche all'interno di furgoni. I cuccioli, 876 in totale, di cui 39 morti subito dopo il sequestro, erano diretti in Campania, ammassati uno sull'altro in gabbie fatiscenti, senza cibo, nell'impossibilità di compiere anche il più piccolo movimento e spesso coperti dei loro stessi escrementi. "Si tratta di uno dei più importanti processi che riguardano un fenomeno ancora molto radicato nel nostro Paese, diventato reato solo grazie alla Legge 201 del 2010", ha dichiarato Ilaria Innocenti, responsabile Lav cani e gatti.
 
UDINE TODY
15 GENNAIO 2015
 
Sequestrati oltre 800 cuccioli di cane: sette persone a giudizio
Iniziato il processo con gli imputati davanti al tribunale di Udine per tre sequestri di cuccioli effettuati nei primi mesi del 2012 sulle autostrade friulane. La Lega Anti Vivisezione si è costituita parte civile
 
Sette persone, tra commercianti e trasportatori, sono finite a processo davanti al Tribunale di Udine per i reati di traffico illecito di animali da compagnia, uccisione di animali e falso. Gli imputati sono tutti implicati nell'importazione illegale di oltre 800 cuccioli di cane verso l'Italia, in arrivo dall'Ungheria. La Lega anti vivisezione si è costituta nel processo come parte civile alla prima udienza.
I fatti in questione risalgono al 2012 quando, nell'ambito di tre controlli effettuati tra gennaio e maggio nei confronti di alcuni automezzi, ad opera del Nucleo di Polizia Tributaria e del Corpo Forestale dello Stato, furono trovati centinaia di cuccioli di cane stipati in condizioni drammatiche all'interno di furgoni.
I cuccioli erano 876 in totale, di cui 39 morti subito dopo il sequestro effettuato dalle forze dell'ordine, erano diretti in Campania, ammassati uno sull'altro in gabbie fatiscenti, senza cibo, nell'impossibilità di compiere anche il più piccolo movimento e spesso coperti dei loro stessi escrementi.
"Si tratta di uno dei più importanti processi che riguardano un fenomeno ancora molto radicato in Italia, diventato reato solo grazie alla Legge 201 del 2010", ha dichiarato all'agenzia ANSA Ilaria Innocenti, responsabile LAV Cani e Gatti.
 
GAZZETTA DI REGGIO
14 GENNAIO 2014
 
Morti quattro bovini in una stalla
 
NOVELLARA (RE) - «Stiamo aspettando l’esito delle analisi necroscopiche che abbiamo fatto effettuare all’Istituto zooprofilattico – spiega il direttore del servizio veterinario provinciale, Antonio Cuccurese – ma non c’è nessun allarme sanitario, anche perchè dopo quell’episodio (risalente all’8 gennaio scorso ndr.) non se ne sono registrati altri». La morte improvvisa di una mucca e di tre vitelli, avvenuta all’interno dell’allevamento dell’azienda Gianni Magnanini di via Reatino 67, a Novellara, aveva suscitato qualche preoccupazione in zona, in particolare tra gli allevatori ma, dopo che i veterinari del servizio hanno effettuato i necessari controlli presso la stalla interessata dal fenomeno. Gli stessi veterinari hanno subito escluso che si tratti di patologie contagiose o gravi non avendo riscontrato presenze di virus o spore di malattie patogene. L’ipotesi che è stata fatta, quindi, per questo singolare caso di morte improvvisa, è quella della presenza casuale di erbe velenose in mezzo al fieno mangiato dai tre animali morti, per altro, nel giro di pochissime ore. «Una foglia di oleandro, per esempio – spiega un veterinario – che finisca nel fieno, può essere fatale per una mucca che può morire anche in meno di un’ora». Un’erba estremamente velenosa per i bovini, quindi, anche se la presenza di sostanze tossiche o altro negli animali morti potrà essere confermata solo dall’esito delle analisi in corso all’Istituto Zooprofilattico che, tuttavia, richiedono molto tempo. Solo quando arriveranno gli esiti della analisi si potrà confermare se l’ipotesi di un’erba velenosa come causa della morte dei tre animali sia giusta. Nel frattempo, però, i veterinari stanno continuando a monitorare la situazione per escludere che la cosa possa ripetersi altrove o nella stessa azienda. «Non c’è comunque da preoccuparsi – conclude il dottor Cuccurese – non trattandosi di patologie trasmissibili o pericolose sia per gli animali che per gli uomini».
 
GEA PRESS
14 GENNAIO 2014
 
Emilia Romagna – Tutti i soldi dei richiami vivi della caccia in deroga
Per la Consigliera dei Verdi si tratta comunque di una pratica barbara
 
Durante la seduta odierna dell’Assemblea legislativa la Consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo ha rivolto un’interrogazione a risposta immediata all’Assessore all’Agricoltura Tiberio Rabboni sul tema dell’uccellagione e dell’utilizzo dei richiami vivi nell’attività venatoria nella nostra regione. Quello che si chiede è anche l’ammontare dei finanziamenti pubblici che le Province erogano ai soggetti gestori gli impianti di cattura.
Per la  consigliera Meo quello dei richiami rappresenta  un tipo di caccia anacronistico, di gravissimo impatto sull’avifauna migratoria, eticamente ormai inaccettabile e secondo milioni di cittadini da proibire. Purtroppo, ha aggiunto la consigliera ecologista, il tutto è ammesso dalla legge nazionale e viene praticato anche in Emilia-Romagna, soprattutto nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Bologna.
“Nella mia replica all’Assessore Rabboni – ha dichiarato Gabriella Meo – ho voluto ricordare l’inumanità di questa pratica“. Cattura con reti e detenzione in buie cantine al fine di alterare il fotoperiodismo del canto.
Nella stagione venatoria in corso la Regione ha autorizzato le tre Province a mettere in funzione 30 impianti fra roccoli, prodine e copertoni (1 per Bologna, 13 per Forlì-Cesena e 16 per Ravenna). Sono impianti muniti di reti da uccellagione che possono catturare legalmente fino a 5.614 esemplari di Allodola, Colombaccio, Cesena, Merlo, Pavoncella, Tordo bottaccio e Tordo