gennaio 2015
 

GEA PRESS
1 GENNAIO 2015
 
Vicenza – Sei grammi di uccellino protetto, impallinato da un appostamento di caccia
Intervento della Polizia Provinciale e denuncia di un cacciatore

 
Nuovo intervento della Polizia Provinciale di Vicenza in tema di protezione ambientale e rispetto della normativa venatoria.
Questa volta a finire nella rete dei controlli è stato un cacciatore sorpreso  nell’Alta Valle del Chiampo.
La Polizia Provinciale è intervenuta nei pressi di un appostamento temporaneo dove un cacciatore, grazie all’ausilio di un richiamo acustico il cui uso è vietato dalla legge, sarebbe stato intento ad abbattere fringillidi.
Ritrovati, a quanto proposito, un Fringuello ed addirittura un piccolo Codibugnolo entrambi già abbattuti. Il Codibugnolo in particolare è uno dei più piccoli uccelli presenti nei boschi del vicentino. Un animale dal peso di appena sei grammi e grande ancor meno di una cartuccia di caccia (nella foto).
Colpito dalla rosa dei pallini, il Codibugnolo appariva come un ciuffo di piume e nulla più. Un piccolo corpicino dilaniato, ridotto ad un ammasso irriconoscibile.
I controlli messi in atto dalla Polizia Provinciale, si rivelano ancora una volta molto utili per la protezione del patrimonio boschivo della provincia di Vicenza.
 
GEA PRESS
1 GENNAIO 2015
 
Varallo Pombia (NO) – Tasso in difficoltà liberato dalle Guardie Anpana e Polizia Locale

 
Intervento di fine anno per le Guardie Ecozoofile dell’ANPANA. Un giorno come tutti gli altri, spiegano i volontari, che ha portato lo scorso 31 dicembre alla liberazione di un giovane Tasso grazie alla segnalazione pervenuta alla Polizia Locale di Varallo Pombia, in provincia di Novara.
Una telefonata arrivata intorno alle 10.30 e subito comunicata al Responsabile delle Guardie Ecozoofile Francesco Ragusa. Si sono così avviate le operazioni di cattura che hanno richiesto l’uso di alcune spesse coperte per evitare i morsi e i graffi dell’ animale. Indispensabili, inoltre, alcuni guanti di protezione per una maggiore presa ed evitare i potenziali danni causati da una animale selvatico spaventato.
La Polizia Locale al telefono aveva altresì informato l’Anpana che il giovane Tasso si era rifugiato in centro del paese all’interno di un ampio giardino di una autofficina. L’animale aveva probabilmente colto al balzo l’ apertura del cancello da parte dei meccanici per l’inizio della giornata lavorativa. Attraversato l’ampio cortile, si era poi diretto in fondo al giardino recintato.
Era subito apparsa ai presenti una ferita sul fianco sinistro del povero animale.
L’ANPANA sottolinea le perplessità su come un animale selvatico abbia comunque potuto raggiungere i luoghi, percorrendo una strada molto trafficata. I tassi, infatti, sono animali selvatici notturni che vivono nei boschi. Difficile quindi che si sia spostato in paese avendo i boschi a disposizione ove trovare cibo e ripari in abbondanza.
Il responsabile delle Guardie Francesco Ragusa, nel frattempo arrivato nei luoghi, provvedeva ad individuare l’animale facendosi strada tra gli arbusti ove si era rifugiato. Sono occorsi circa venti minuti per riuscire a chiuderlo in un angolo senza via di uscita ed appurare così che la ferita era ormai rappresentata da una vecchia cicatrice.
Accerchiato dai meccanici e dai Vigili presenti, il Tasso è stato infine catturato. Inserito nell’apposita gabbia portata dalle Guardie Ecozoofile, è stato subito portato nel bosco e liberato.
“In questi casi – riferisce il Responsabile delle Guardie Francesco Ragusa – il metodo migliore per catturare un mustelide è quello di gettare una coperta e afferarlo con astuzia e arrotolarlo per impedirgli di dimenarsi e anche per preservarlo dai danni che le reti o i lacci per la cattura farebbero mentre il selvatico si dimena nel tentativo di liberarsi“.
I Vigili nonostante fossero al temine del loro orario di servizio non hanno esitato a trattenersi e a dare un supporto nella liberazione manifestando così il loro amore verso gli animali.
Solo un piccolo intoppo finale risolto con la richiesta di intervento di un trattore per liberare l’automobile delle Guardie Ecozoofil da un tratto di strada sterrata infangato. Il mezzo, infatti, si era impantanato a causa del ghiaccio che si era rotto.Anche in questo caso, sottoliena l’ANPANA, i Vigili sono stati subito disponibili.
Secondo Emanuela Zonca Presidente Anpana Novara “l’ amore per gli animali e il piacere di poterli aiutare fa dimenticare anche il freddo e i preparativi per festeggiare l’ultimo giorno dell’anno. Colgo l’ occasione per ringraziare tutti coloro che nei giorni di festa sono in servizio sul territorio a disposizione dei cittadini con l’ augurio di un sereno anno 2015“.
 
GEA PRESS
1 GENNAIO 2015
 
Palermo – Nella spiaggia di Mondello, tartaruga morta con amo e lenza in bocca

 
Due estati addietro l’avvenuta nidificazione di una tartaruga Caretta caretta nella spiaggia di Mondello, aveva fatto sognare in molti su un  possibile ritorno della natura  nel lido simbolo delle vacanze palermitane.
Il primo gennaio 2015 si presenta invece con l’amaro volto dello sfruttamento del mare.
Il corpo di una Caretta caretta (nella foto di Mario Cucina), portato a riva dalla violenta mareggiata di questa notte, è infatti apparso  con amo e lenza che fuoriuscivano dalla bocca. Il tutto tra le persone che festeggiavano l’alba del primo giorno dell’anno.
Il probabile effetto, si vociferava in loco, di un palangaro, attrezzo da pesca armato con centinaia di ami con esca infilzata. A rimetterci la vita non sono però solo i pesci ma anche altri abitanti del mare come le tartarughe.
 
NEL CUORE.ORG
1 GENNAIO 2015
 
FIRENZE, SOCCORSI SETTE CANI IN FUGA PER I BOTTI DI CAPODANNO
Uno era stato ferito da un petardo
 
Sette cani in fuga perche' spaventati dai 'botti' della notte di San Silvestro sono stati recuperati dal servizio veterinario della Asl di Firenze: uno degli animali e' rimasto anche ferito dallo scoppio di un petardo ed e' stato soccorso e curato. Gli animali, tutti iscritti all'anagrafe canina e riconoscibili dal microchip, sono stati restituiti ai rispettivi proprietari. Gli interventi sono stati effettuati dalle 23 di ieri sera a stamani alle 5 a Firenze, Figline Valdarno e Scarperia. Gli interventi sono stati tuttavia in numero inferiore rispetto agli scorsi anni, ma tra essi anche quello in soccorso di un colombaccio ferito da un petardo. Il volatile e' stato recuperato e affidato ad una clinica veterinaria dove e' stato curato.
 
GEA PRESS
1 GENNAIO 2015
 
Savona – Al via la caccia ai cuccioli di capriolo
L'ENPA: la Provincia è decaduta, ma rimane la sua "scia" ...
 
Comincia davvero male questo 2015 per la fauna selvatica. Così l’ENPA di Savona commenta in merito alla caccia di selezione (“cosiddetta”, secondo gli animalisti), anche se il continuo diminuire dei cacciatori parrebbe far sperare per una nota positiva per il futuro. Il via alla caccia di selzione arriva dalla Provincia. Sebbene recentemente decaduta, commenta la Protezione Animali savonese, rimane una lunga scia (“di sangue animale“) nei suoi atti.
Secondo i dati forniti dall’ENPA, fino al 14 marzo avverrà la caccia di selezione grazie alla quale potranno essere uccisi in 13 zone della provincia, 870 femmine e cuccioli di capriolo, di cui 103 nelle due aziende faunistiche  a pagamento, mentre in altre 6 zone si potrà sparare a 153 femmine e cuccioli di daino, di cui 19 a pagamento nell’azienda faunistica di Piana Crixia. L’ENPA sottolinea inoltre come sia stata prorogata a fine mese la caccia al cinghiale, con le femmine già gravide, “per poter raggiungere gli irraggiungibili piani di abbattimento” basati su censimenti che gli animalisti definiscono anacronistici. Si continuerà, poi, fino al 20 gennaio con la caccia ad alzavole, codoni, fischioni, moriglioni, mestoloni, marzaiole, cesene e beccacce, mentre per tutto gennaio si potrà sparare a fagiani, colombacci, tordi, germani, gallinelle d’acqua, pavoncelle, beccaccini, cornacchie, gazze, ghiandaie e volpi.
Mentre nell’abbattimento di soggetti migratori e semistanziali “si perpetueranno le stragi degli anni passati (circa 50.000 vittime animali ogni anno in provincia), la caccia di selezione a cinghiali, daini e caprioli non avrà ripercussioni sulla popolazione complessiva delle specie, con buona pace degli agricoltori“.
 
LA ZAMPA.IT
1 GENNAIO 2015
 
“Hanno rapito la mia Hope portandola via dall’auto”
Una ragazza disperata: “È stata rubata la vigilia di Natale”
 
Paolo Coccorese
 
L’hanno portata via il giorno della vigilia di Natale. Prima dell’alba, verso le tre di mattina, nel primo tratto di via Vanchiglia. «Ho lasciato il cane in macchina per andare a comprare le sigarette - dice la proprietaria Rachele Ceddia -. Quando sono tornata, dopo aver salutato degli amici, di Hope non c’era più traccia». Sparito il cucciolo di bull terrier. Piegata la porta della vettura, fatto scattare la serratura, hanno rubato anche un borsellino con dei trucchi. 
Anche sui social
«Ho fatto denuncia e scritto un post su Facebook». La richiesta d’aiuto si è diffusa come un lampo in tutta Italia, centinaia i messaggi di solidarietà e qualche segnalazione. «Non mi hanno rubato un oggetto che si può ricomprare – aggiunge la ragazza -. Quel cucciolo è come una figlia: bisogna essere proprio senza cuore per averla portata via così». Non esiste incubo peggior per il padrone di un animale d’affezione. Quello di Rachele è iniziato nel cuore della notte dopo una serata trascorsa a casa di amici. «Stavo tornando verso casa, e mi sono fermata per comprare le sigarette. Ho tenuto sempre sotto controllo l’auto - racconta -, ma ai ladri è bastato un attimo per portarmi via Hope. Ho gridato e chiesto aiuto. Sono andata in Questura a fare la denuncia e anche all’anagrafe canina. Hope è “microchippata”».  
Gli amici
Aiutata dagli amici, la padrona del bull terrier di due mesi, con una macchia marron intorno all’occhio destro, ha tappezzato di volantini le strade intorno a piazza Vittorio e alcuni centri commerciali. «Ieri, sono andata a Settimo - dice Ceddia -. Mi avevano segnalato un cucciolo simile, ma non era la mia Hope». Per chi volesse aiutare a ritrovare la piccola Hope può telefonare al numero 389/023.67.39. Alcune persone, giurano di averla intravista, in compagnia di una coppia d’italiani, in corso Regina e all’Otto Gallery. Non sarà una missione facile. Il Bull terrier è una razza molto richiesta e può essere facilmente rivenduta. Per riportare a casa il cane, è necessaria la collaborazione di tutti, compresa quella dei veterinari. Veterinari che, secondo l’Enpa, quando visitano un cucciolo, dovrebbero porre maggior attenzione nel controllo dei dati del chip. E verificare che, chi porta da loro gli animali, siano gli effettivi proprietari.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
1 GENNAIO 2015
 
REGGIO EMILIA, RECUPERATI CAVALLI VAGANTI SULLA PROVINCIALE
Singolare intervento dei carabinieri a Capodanno
 
Singolare intervento nella notte di Capodanno per i carabinieri, impegnati a Pianzo di Casina, nel Reggiano, a recuperare cinque cavalli che erano stati segnalati mentre vagavano lungo la strada provinciale 79. La segnalazione e' arrivata poco prima dell'una. Dopo il recupero gli animali sono stati affidati a un maneggio del paese in attesa degli accertamenti finalizzati a risalire ai proprietari, ai quali verranno restituiti.
 
LA ZAMPA.IT
1 GENNAIO 2015
 
Era stato venduto per sbaglio con il letto, il gatto Camo è tornato a casa
Ritrovato e catturato il micio che era stato “smarrito” in una situazione bizzarra
 
Fulvio Cerutti
 
«Abbiamo trovato Camo!!!». Inizia così il messaggio con cui Roy Dufek annuncia, sul suo profilo Facebook, di aver ritrovato il suo gatto. La storia di questo micio era rimbalzata su tv e siti internet per il modo con cui era stato smarrito: l’uomo, in fase di trasloco con la fidanzata, aveva venduto i letti della donna. Solo dopo, non trovando il felino, si era reso conto che probabilmente l’animale si era nascosto dentro uno dei due letti.  
Per giorni l’aveva cercato nel garage dell’acquirente, nei dintorni di casa sua, arrivando anche ad affittare un rilevatore di fonti di calore. Dufek aveva anche pubblicato un annuncio su Craiglist e Reddit, dicendosi disposto a pagare una ricompensa di 200 dollari. Ma nulla, di Camo non c’era alcuna traccia. Poi, improvvisamente, quando la disperazione stava lasciando spazio alla rassegnazione, ecco una segnalazione decisiva: il gatto era stato notato nei pressi dell’aeroporto di Portland, non lontano dalla casa dell’acquirente. Così i due, conoscendo Camo, hanno giocato una carta vincente per catturarlo: il peloso è stato bloccato, a poca distanza dall’aeroporto Hillsboro, usando una trappola con sardine in olio e un indumento familiare al felino. Camo, sta bene, ma porta sul suo corpo i segni di questi 10 giorni di avventura: molto dimagrito, il micio aveva un labbro rotto, una zampa sanguinante e alcune unghie spezzate. 
«Non possiamo nemmeno immaginare quello che deve aver passato in questi giorni, soprattutto in questo periodo - scrive Dufek su Facebook -. Vogliamo ringraziare tutte le persone che hanno speso il loro tempo per darci una mano a riportare a casa il nostro Camo. Grazie!» 
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
1 GENNAIO 2015
 
INDIA, PERDUTI PER VARIE RAGIONI QUATTORDICI ESEMPLARI DI TIGRI
Tra breve sarà disponibile il nuovo censimento
 
L'India ha perso nel 2014, per varie ragioni, 14 esemplari di tigre ed il primato in questo ambito va alle riserve dello Stato sud-orientale del Tamil Nadu. Lo scrive oggi l'agenzia di stampa Pti. Citando dati dell'Authority nazionale per la conservazione delle tigri, l'agenzia precisa che i felini deceduti in Tamil Nadu sono 15, mentre in Madhya Pradesh le morti sono state 14. In base all'ultimo censimento del 2010 la popolazione indiana di tigri era di 1.706 esemplari, mentre fra alcune settimane sara' disponibile il risultato del nuovo conteggio realizzato lo scorso anno.
 
GEA PRESS
1 GENNAIO 2015
 
India – Un rinoceronte e una Guardia Forestale uccisi dai bracconieri
 
Fine anno tragico nel Rajiv Gandhi National Park, nello stato indiano dell’Assam. Un rinoceronte  è stato infatti ucciso dai bracconieri ma nello scontro a fuoco aperto da quest’ultimi è morta anche una Guardia Forestale.
Il gruppo di bracconieri costituito da almeno quattro uomini armati, era riuscito  a segare il corno del povero animale.
Lo scontro armato è stato pressocchè immediato ed è avvenuto intorno alla tre del mattino della giornata di ieri. I bracconieri,  non hanno esitato a sparare contro il rinoceronte a meno di cento metri dalla torretta di guardia dei Rangers.
La Guardia Forestale rimasta sul campo, aveva ventotto anni.
Lo scorso anno sono stati uccisi nell’Assam venti rinoceronti indiani. I corni, grazie ad una collaudata rete di trafficanti, vengono in genere esportati in Cina attraverso il confine nepalese.
 
LA REPUBBLICA
1 GENNAIO 2015
 
Usa: giubbotti anti-proiettile per cani-poliziotto grazie al "web"
 
Grazie ad una campagna di raccolta fondi "on line", ben 350 cani poliziotto negli Stati Uniti potranno lavorare in sicurezza indossando giubbotti anti-proiettile. L’iniziativa è stata dedicata a Rocco, un pastore tedesco di 8 anni caduto in servizio mentre difendeva tre colleghi umani nella contea di Pitt, in North Carolina. A cura di Marta Brambilla Pisoni
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
1 GENNAIO 2014
 
In Russia la prima “arca Noè” genetica: conterrà il Dna di tutti animali
 
Il progetto ha ricevuto un finanziamento di un miliardo di rubli, circa 140 milioni di euro.
Sorgerà in Russia, nella sede dell’università statale di Mosca, la prima “arca di Noè” genetica, che conterrà il Dna di tutte le creature viventi ed estinte. Lo ha annunciato il rettore Viktor Sadivnichy in una conferenza stampa, precisando che la costruzione dell’edificio che ospiterà la banca, con 430 chilometri quadrati di superficie, terminerà entro il 2018. Il progetto ha ricevuto un finanziamento di un miliardo di rubli, circa 140 milioni di euro. 
«Questo ci permetterà di stoccare vari tipi di materiale cellulare, che potremo poi riprodurre - ha spiegato - e ci sarà anche un sistema informatico per condividere le informazioni». Della ricerca del materiale per l’«arca» si occuperanno tutti i dipartimenti scientifici dell’università. 
 
WIRED
1 GENNAIO 2015
 
Un nuovo dispositivo fa “parlare” il tuo cane
E’ una sorta di google glass per cani, un wearable computer che aumenta le sue capacità di comunicare con noi e viceversa. Soprattutto, è un modo per educarlo a riconoscere i pericoli da cui è importante metterci in guardia. Ma questo è parlare? E lo vorremmo?
 
Cosa potrei sognare di meglio di una pettorina hi-tech che consenta al mio cane di parlare? Di farmi capire esattamente cosa pensa in quel momento? E’ vero, chi vive con un cane sa più o meno sempre interpretare il suo pensiero – secondo un sondaggio Ap ne è convinto il 70% dei proprietari – e io sono tra loro. Tuttavia qualche volta capita che il mio cane inizi ad abbaiare e a guardarmi fisso, lasciandomi senza la pur vaga idea di cosa gli stia passando per il cervello. Con questa imbragatura invece, sul display del mio smartphone, o sul televisore, potrebbero comparire i suoi pensieri: “campanello”, “fame”, “palla”. Uhmmm, non proprio quel che avevo in mente dopo aver visto “Up” e la squadra di cani parlanti dello scienziato-pazzo.
Il dispositivo messo a punto dall’Università del North Carolina però prevede anche un training grazie al quale il mio migliore amico potrebbe imparare a “dire” cose che finora non sapeva neppure pensare: come, ad esempio, “c’è una perdita di gas”, “hai dei problemi di salute” (da tempo i cani vengono usati ad esempio per diagnosticare i tumori, attraverso il loro incredibile olfatto). Pensate alle infinite applicazioni che potrebbero potenziare le performance già mirabolanti dei cani-guida per i ciechi, o dei rescue-dog o dei cani anti-esplosivo, che potrebbero far sapere a distanza che tipo di esplosivo hanno trovato.
La cosa è possibile grazie a un’attrezzatura fornita di sensori, che monitora tutte le reazioni dei cani – si sa che il loro è un linguaggio prettamente corporeo – e prende nota anche dello stato fisico dell’animale, come per esempio la temperatura e il battito cardiaco, informazioni anch’esse utili per capire meglio il suo stato emotivo. Questo video chiarisce meglio il concetto. Il dispositivo indossabile permette poi di sapere dov’è il cane e cosa sta facendo anche quando non lo vediamo. Alcuni speaker e vibrazioni riescono a far capire a lui le nostre intenzioni anche senza vederci o sentirci direttamente. Ma soprattutto 4 sensori ai lati del collo gli consentono, mordendoli o strattonandoli, di segnalare informazioni abbastanza precise, che ognuno potrà personalizzare a seconda dell’utilizzo dell’animale. Ecco, questo è il massimo che la tecnologia può fare, al momento, ed è straordinario sì, ma no, non si avvicina molto a un vero e proprio dialogo.
VIDEO
 
TG COM 24
2 GENNAIO 2015
 
Belluno shock, gatto rapito: ritrovato ferito e con un orecchio mozzato
Brutta disavventura per il felino Mango. Il veterinario ha confermato che le lesioni sono opera di uno uomo. Ancora senza nome il torturatore
 
Il 2015 è iniziato in modo terribile per il gattino Mango. Il 30 dicembre, riporta Il Gazzettino, è stato rapito in via Montegrappa, a Belluno, e torturato da un uomo ancora senza nome. Il felino due giorni dopo si è trascinato fino a casa e i suoi padroni l'hanno ritrovato con un orecchio tagliato a metà e una brutta ferita alla zampa. La corsa dal veterinario ha confermato che simili ferite non possono essere state provocate da una zuffa con altri animali. Secondo il veterinario, sarebbe stato un uomo armato di forbici e di un ferro ardente a provocare le lesioni all'animale. Mango ora è traumatizzato: passa le sue giornate nell'armadio sotto antibiotici e guarda tutti con sospetto. I padroni hanno presentato denuncia contro ignoti.
 
IL FRIULI
2 GENNAIO 2015
 
23 cani e un gatto sequestrati a Remanzacco (UD)
Il personale del Corpo Forestale, assieme a quello dell'Azienda sanitaria n. 4 "Medio Friuli", si è presentato il 31 dicembre scorso in un allevamento, trovando gli animali all'aperto in una giornata particolarmente fredda, con parecchi gradi sotto zero
 
23 cani di piccola taglia e un gatto, tenuti in gravi condizioni di maltrattamento, sono stati sequestrati dal Corpo Forestale Regionale in un allevamento di Remanzacco (Udine) e quindi ricoverati in strutture adeguate. Nell'occasione sono stati indirizzati verso nuove strutture anche altri cani, già sequestrati in precedenza e ancora presenti a Remanzacco: in totale la Forestale ha provveduto a trasferire 42 cani di cui 6 cuccioli. Il personale del Corpo Forestale, assieme a quello dell'Azienda sanitaria n. 4 "Medio Friuli", si è presentato il 31 dicembre scorso nell'allevamento di Remanzacco, trovando gli animali all'aperto in una giornata particolarmente fredda, con parecchi gradi sotto zero. I cani e il gatto, ormai con problemi di congelamento, erano senza cibo e senza acqua (che era ghiacciata), in un ambiente caratterizzato da degrado, sporcizia e mancanza di igiene. Il personale del Corpo Forestale Regionale, con la collaborazione delle guardie eco zoofile dell'associazione per la protezione degli animali OIPA di Udine, ha provveduto quindi a ricoverare gli animali in strutture adeguate, parte nel Centro di recupero di San Canzian d'Isonzo e parte nell'allevamento "Delle Vallate" di Cormons, entrambi in provincia di Gorizia.
 
LA PROVINCIA DI LECCO
2 GENNAIO 2015
 
Allarme killer dei cani
nel Parco della Valletta
 
Prov. di Lecco - Almeno tre animali uccisi negli ultimi giorni. E non è la prima volta. Usato un veleno potentissimo, forse stricnina: agisce in pochi minuti
C’è qualcuno che sta uccidendo con il veleno i cani che vengono portati a passeggio nel Parco della Valletta, in questi giorni in modo particolare nella zona dei Cariggi, tra Renate e Briosco, ma lo stesso problema si è verificato nelle passate settimane anche dall’altra parte del Plis, Parco locale di interesse sovraccomunale, nella zona tra Monticello e Barzanò.
Le ultime vittime dell’avvelenatore - o degli avvelenatori, un particolare certamente non di poco conto ma ancora tutto da chiarire - sono due meticci di taglia media e un Dobermann di tre anni. In tutti e tre i casi, stando alle informazioni disponibili, la morte sarebbe stata pressoché istantanea, nel giro di un quarto d’ora dall’assunzione del boccone avvelenato, ragion per cui si pensa che il veleno utilizzato sia potentissimo, probabilmente stricnina. Che è ovviamente pericolosissimo anche per i bambini, e non sono pochi quelli che abitualmente frequentano il parco in compagnia dei genitori.
Il Dobermann è stato sottoposto ad autopsia, per volere del suo addolorato padrone: ora non resta che attendere il responso degli esami a cui è stato sottoposto per avere dati più certi sull’origine della sostanza letale.
Questi ultimi tre casi rinfocolano le paure di quanti sono abituati a portare a passeggio i loro cani nell’ampia zona a verde che si apre tra le province di Lecco e Monza, trasformata da alcuni anni, dai Comuni interessati, in Plis per una maggiore tutela dal punto di vista ambientale.
 
NEL CUORE.ORG
3 GENNAIO 2015
 
PARCO DELLA VALLETTA, ALLARME PER I BOCCONI AVVELENATI: 3 CANI MORTI
Paura nell'area che copre le province di Monza e Como
 
Allarme bocconi al veleno per i proprietari che portano i cani a spasso nel Parco della Valletta, in questi giorni in modo particolare nella zona dei Cariggi, tra Renate e Briosco. Ma anche, nelle passate settimane, dall'altra parte del Plis, Parco locale di interesse sovraccomunale, nella zona tra Monticello e Barzanò. Siamo tra Como e Monza. Lo scrive "La Provincia". Le ultime vittime dell'avvelenatore - o degli avvelenatori - sono due meticci di taglia media e un dobermann di tre anni. In tutti e tre i casi, secondo le informazioni in mano agli inquirenti, la morte sarebbe stata pressoché istantanea, nel giro di un quarto d'ora dall'assunzione del boccone avvelenato, tanto che si pensa che il veleno utilizzato sia potentissimo, forse stricnina. Pericolosissimo anche per i bambini, che si vedono molto spesso nel parco in compagnia dei genitori.
Il dobermann è stato sottoposto ad autopsia per volere del suo proprietario. E ora non resta che attendere il responso degli esami a cui è stato sottoposto per avere dati più certi sull'origine della sostanza letale.
Questi ultimi tre casi, quindi, fanno tornare la paura nell'ampia zona a verde che tra le province di Lecco e Monza, trasformata da alcuni anni in Plis dai Comuni interessati per una maggiore tutela dal punto di vista ambientale.
Non si tratta, purtroppo, di casi isolati: già la scorsa estate c'erano stati diversi episodi di avvelenamento, sia nella zona dei Cariggi sia in quella della Valletta. A farne le spese cani di razza, come un giovane esemplare di pastore bernese, e meticci.
Le ipotesi più attendibili finora sembrano due. Il colpevole potrebbe essere o qualcuno infastidito dal passaggio di persone e cani, in una zona peraltro lontana da abitazioni, oppure una persona interessata ad allontanare dalla Valletta-Cariggi gli abituali frequentatori del parco, sempre di più nel corso degli anni.
 
LA PROVINCIA DI COMO
5 GENNAIO 2015
 
«I cani uccisi al Parco dal veleno per lumache»
L’ipotesi della veterinaria che ne ha curato uno. Il suo appello: «Non portateli al Parco della Valletta»
Intanto il caso rimbalza su Facebook: c’è chi ipotizza che il bersaglio del killer siano in realtà le volpi
 
Ma quanti sono i cani rimasti uccisi dal veleno disseminato, abilmente nascosto in bocconcini di carne, per i sentieri del Parco della Valletta?
Un conteggio impossibile, se si tiene in considerazione il fatto che l’avvelenamento è avvenuto su un’area molto vasta, tra le provincie di Lecco e Monza, e a più riprese, almeno dall’autunno del 2013, come ha raccontato ieri dalle colonne del nostro giornale la padrona di Sem, il Bovaro del Bernese probabilmente prima vittima del killer, a pochi giorni fa.
Non c’è antidoto
Uno degli ultimi cani a ingerire il veleno è stato portato dalla sua padrona, in un estremo tentativo di salvargli la vita, all’ambulatorio veterinario di Veduggio, dove la dottoressa Donatella De Tullio, che lo gestisce insieme alla collega Claudia Montagnini, conferma l’avvenuto decesso.
«Il cane, un esemplare sano e giovane, era stato portato come d’abitudine a passeggio nel Parco della Valletta- spiega la veterinaria -. È morto nello spazio di pochi minuti, il che significa, a mio giudizio, che il veleno ingerito è molto potente. Agisce a livello di sistema neurovegetativo ed è rapidissimo. Per questa ragione penso di tratti di un lumachicida come la metaldeide, che purtroppo non ha antidoto».
 
GAZZETTA DI MANTOVA
2 GENNAIO 2015
 
I ladri picchiano il cagnolino
Razzia di ori in due abitazioni. A San Giorgio (MN) rubati anche denaro e profumi
 
SAN GIORGIO (MN). Non si placa l’ondata di furti che da settimane continua ad abbattersi sulla nostra provincia. Tre giorni fa i ladri sono penetrati in due abitazioni a Rivalta sul Mincio e a San Giorgio, dove hanno fatto piazza pulita di tutti gli ori.
Entrambi i colpi sono stati messi a segno all’imbrunire, quando la maggior parte delle famiglie si chiude tra le mura domestiche. Non è il caso di L.N., cinquant’anni che abita con la moglie in via Verdi. Quando i ladri sono entrati in azione lui era assente. Gli sconosciuti, probabilmente lo sapevano. Sono penetrati all’interno della sua abitazione dopo aver forzato una finestra. Una volta dentro si sono imbattuti in un cagnolino che ha cominciato ad abbaiare. «L’hanno sicuramente picchiato - commenta la moglie del padrone di casa -. Quando sono rientrata non la smetteva di tremare. Sono andati in camera da letto e mi hanno portato via tutto l’oro accumulato in vent’anni».
Colpo fotocopia in via Castiona a San Giorgio. I ladri, non riuscendo a forzare la porta principale, hanno raggiunto quella della terrazza al primo piano, arrampicandosi sui canali di gronda. «Una vera devastazione - racconta Marco S. -. Sono tornato dal lavoro e ho trovato tutte le luci accese. Mi hanno rubato i gioielli, 400 euro in contanti, un paio di occhiali e dal bagno un profumo».
 
PICENZA SERA
2 GENNAIO 2015
 
Cagnolino terrorizzato dai botti, scatta il diverbio alla Besurica (PC)
 
Attimi concitati la notte di San Silvestro nel quartiere Besurica ( Piacenza), durante i festeggiamenti per inaugurare il 2015. Un gruppo di ragazzi ha fatto scoppiare dei botti sotto la finestra di un'abitazione, scatenando la protesta del residente.
Motivo del suo disappunto, la reazione del cagnolino, terrorizzato dagli improvvisi scoppi. Il proprietario ha chiesto ai giovani di smettere e ne é nato un diverbio, fortunatamente privo di conseguenze.
Il proprietario del quattro zampe ha comunque segnalato l'episodio ai carabinieri di Piacenza.
 
IL VELINO
2 GENNAIO 2015
 
Animali: la Forestale blocca traffico illecito di cuccioli in Puglia
 
Dopo circa tre anni si sono concluse le indagini per bloccare e identificare i responsabili di un traffico internazione, nonché del maltrattamento di animali detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura. L’indagine del Corpo forestale dello Stato (Comando Stazione di Ostuni) è scaturita a seguito di numerose denunce da parte di cittadini che, dopo aver acquistato la maggior parte dei cuccioli da annunci su siti internet, vedevano morire il proprio animale per gravi patologie. Una masseria a Ceglie Messapica (BR) era la base logistica di un traffico di cuccioli che provenivano direttamente dall’Europa dell’Est o da alcuni centri di smistamento del napoletano, dal quale si importavano razze pregiate tra le quali Cavalier King, West Highland, Spitz Pomer, Akita, Maltese, Samoiedo, Bolognese, Chihuaha, Chow-Chow. Dalle indagini della Forestale è emerso che il commercio illecito interessava principalmente le Province di Brindisi, Lecce, Bari e Taranto, ma anche altre località nazionali.
"Da una serie di appostamenti e pedinamenti - spiega il Corpo forestale in una nota - sarebbe emerso che l’organizzazione era solita vendere i cuccioli attraverso le inserzioni su internet, il passaparola o con l’aiuto di negozianti compiacenti. Per nascondere il commercio illegale, la proprietaria della masseria, era ricorsa anche alla gestione di fittizie Associazioni Sportive con lo scopo di propagandare, promuovere e sviluppare iniziative culturali e ricreative. La stessa, avrebbe utilizzato passaporti e documentazioni veterinarie false, e inoltre avrebbe intestato ad ignari cittadini extracomunitari, utenze telefoniche, indicate sui vari annunci di vendita. Nel corso delle indagini e dalle varie verifiche eseguite nella masseria, è emerso che i cani, prematuramente separati dalle mamme, per poter affrontare i lunghi viaggi dai paesi di provenienza sarebbero stati narcotizzati ai limiti della sopravvivenza, ciò anche al fine di occultarli ai controlli lungo il percorso (elemento anche questo causa di un alto tasso di mortalità). Alla sessantenne di Ceglie Messapica, sono stati contestati i reati di introduzione di cani privi di identificazione, traffico illecito di cuccioli provenienti dall’estero e maltrattamento di animali".
 
QUOTIDIANO.NET
2 GENNAIO 2015
 
Scoperta in Puglia una "centrale" per il traffico dei cuccioli dall'Est
Tre anni di indagini della Forestale per arrivare alle menti del commercio criminale. Sequestrati 15 piccoli e scoperte le tecniche di importazione con la narcotizzazione degli animali che spesso non riuscivano a sopravvivere
 
Bari, 2 gennaio 2015 - Dopo circa tre anni si sono concluse le indagini per  bloccare e identificare i responsabili di un traffico internazionale, nonché del maltrattamento di animali detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura. L’indagine del Corpo forestale dello Stato (Comando Stazione di Ostuni) è scaturita a seguito di numerose denunce da parte di cittadini che, dopo aver acquistato la maggior parte dei cuccioli da annunci su siti internet, vedevano morire il proprio animale per gravi patologie.
Una masseria a Ceglie Messapica (BR) era la base logistica di un traffico di cuccioli che provenivano direttamente dall’Europa dell’Est o da alcuni centri di smistamento del napoletano, dal quale si importavano  razze pregiate tra le quali Cavalier King, West Highland, Spitz Pomer, Akita, Maltese, Samoiedo, Bolognese, Chihuaha, Chow-Chow. Dalle indagini della Forestale è emerso che il commercio illecito interessava principalmente le Province di Brindisi, Lecce, Bari e Taranto, ma anche altre località nazionali.
Da una serie di appostamenti e pedinamenti sarebbe emerso che l’organizzazione era solita vendere  i cuccioli attraverso le inserzioni su internet,  il passaparola o con l’aiuto di negozianti compiacenti. Per nascondere il commercio illegale, la proprietaria della masseria, era ricorsa anche alla gestione di fittizie Associazioni Sportive con lo scopo di propagandare, promuovere e sviluppare iniziative culturali e ricreative.  La stessa, avrebbe utilizzato  passaporti e documentazioni veterinarie false,  e inoltre avrebbe intestato ad ignari cittadini extracomunitari, utenze telefoniche, indicate sui vari annunci di vendita. Nel corso delle indagini e dalle varie verifiche eseguite nella masseria,  è emerso che i cani, prematuramente separati dalle mamme, per poter affrontare i lunghi viaggi dai paesi di provenienza sarebbero stati  narcotizzati ai limiti della sopravvivenza, ciò anche al fine di occultarli ai controlli lungo il percorso (elemento anche questo causa di un alto tasso di mortalità). Alla sessantenne di Ceglie Messapica, sono stati contestati i reati di introduzione di cani privi di identificazione, traffico illecito di cuccioli provenienti dall’estero e maltrattamento di animali. Sequestrati 15 piccoletti.
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2015
 
Traffico di cuccioli- La “filiera” del cane nelle indagini del Corpo Forestale dello Stato
Secondo gli inquirenti vi sarebbero stati anche cuccioli narcotizzati
 
Brindisi, Lecce, Bari e Taranto, più altre località del territorio nazionale coinvolte in tre anni di indagini del Corpo Forestale dello Stato in quella che viene ricostruita come una sorta di “filiera” del cane. Tra i vari passaggi, ve ne sarebbero stati alcuni che prevedevano pure la narcosi dei piccoli animali.
L’indagine è scaturita grazie alle numerose denunce presentate da cittadini che lamentavano la morte del proprio cane. L’animale, in genere, era  stato acquistato dopo avere letto annunci su internet. La patologia evidenziata dal Corpo Forestale dello Stato come causa di morte, era la gastroenterite.
A conclusione delle indagini si è così avuto l’intervento del Comando Stazione di Ostuni (BR) presso una località della provincia. Secondo la Forestale i cani sarebbero stati detenuti in condizioni incompatibili con la propria natura. Ancor prima, però, vi sarebbero stati alcuni centri di smistamento nel napoletano ove affluivano i cuccioli dall’est Europa. Le razze interessate erano Cavalier King, West Highland, Spitz Pomer, Akita, Maltese, Samoiedo, Bolognese, Chihuaha, Chow-Chow ed altre ancora. L’ultima tappa, era rappresentata dagli acquirenti, presso i quali venivano infine recapitati.
Secondo le prime risultanze investigative, derivate da una serie di appostamenti e pedinamenti, è emerso che la presunta organizzazione, partendo dalle  richieste di  cuccioli convogliate dai canali ora ricostruiti, provvedeva attraverso un responsabile a reperire quasi tutte le razze richieste. Il soggetto sarebbe stato in grado di esaurire quasi tutte le richieste fatte dai privati attraverso le inserzioni su svariati siti internet, al passaparola ed ai negozianti di animali compiacenti.
Gli inquirenti presumono, inoltre, che il commercio illegale abbia fatto uso di associazioni di altro genere, tra cui alcune di natura culturale o ricreativa. In realtà, riporta sempre il Corpo Forestale dello Stato, il tutto sarebbe stato finalizzato alla gestione di un luogo con parvenza lecita. Il soggetto ora individuato si sarebbe fornito di nomi e località diverse da utilizzare nelle inserzioni, oltre che a passaporti e documentazioni veterinarie che, sempre secondo la Forestale, sarebbero stati falsi.
All’attenzione degli inquirenti anche alcune utenze telefoniche a quanto pare intestate a cittadini extracomunitari.
Nel corso delle indagini e dalle varie verifiche eseguite nel luogo ritenuto base del  presunto traffico, sarebbe inoltre emerso come i cani, prematuramente separati dalle madri, per poter affrontare i lunghi viaggi dai paesi di provenienza sarebbero stati  narcotizzati ai limiti della sopravvivenza anche al fine, riporta sempre la Forestale, di occultarli ai controlli lungo il percorso.
Alla persona individuata sono stati contestati i reati di introduzione di cani privi di identificazione, traffico illecito di cuccioli provenienti dall’estero e maltrattamento di animali.
Sui possibili guadagni, la Forestale ha riferito di alte cifre, sono in corso le indagini la Guardia di Finanza di Ostuni su disposizione della Procura della Repubblica di Brindisi.
 
LECCE PRIMA
2 GENNAIO 2015
 
I cani si ammalavano nei viaggi nascosti: stroncato turpe traffico illecito
Indagata una 60enne di Ceglie Messapica. Il commercio illecito era esteso non solo la provincia di Brindisi, ma anche in quelle di Lecce, Bari e Taranto. I proprietari spesso vedevano i cuccioli morire. Scoperta la base logistica, ramificata verso Napoli e Paesi dell'Est
 
CEGLIE MESSAPICA (Brindisi) - C.S., una donna di 60 anni di Ceglie Messapica, è indagata per introduzione di cani privi di identificazione, traffico illecito di cuccioli provenienti dall'estero e maltrattamento di animali. L’affare alla base sarebbe davvero ingente e l’organizzazione ben più estesa. Per quanto riguarda il giro economico derivante da questo traffico, è aperta un’altra indagine, delegata dalla Procura della Repubblica di Brindisi alla guardia di finanza. Dunque, non si escludono altri sviluppi.
L’inchiesta della forestale ostunese è stata piuttosto lunga. E’ durata tre anni ed ha riguardato animali da compagnia, in particolare cani. Povere bestie che, secondo gli investigatori, sarebbero state detenute in condizioni incompatibili con la loro natura.
Questo commercio illecito era esteso in buona parte della Puglia. Ha interessato, infatti, non solo la provincia di Brindisi, ma anche quelle di Lecce, Bari e Taranto, più altre località italiane. Ceglie era dunque una sorta di base logistica.
Tutto è nato dopo numerose denunce da parte di cittadini, quindi anche del Leccese. Molti di questi hanno lamentato problemi di salute tali da portare spesso gli animali alla morte. Dopo l’acquisto di cuccioli, infatti, nella maggior parte dei casi avvenuto tramite annunci su Internet, si sono manifestate problematiche di salute molto gravi, in particolare gastroenteriti acute non più risolvibili nonostante gli interventi dei veterinari.
In breve si è scoperto che il punto di approdo era una masseria a Ceglie Messapica, dove i cani sarebbero stati detenuti in condizioni incompatibili. Gli animali sarebbero lì arrivati o in maniera diretta dall'Europa dell'Est o tramite alcuni centri di smistamento in provincia di Napoli. Da qui poi, i cani, soprattutto di razze pregiate e rare quali Cavalier King, West Highland, Spitz Pomer, Akita, Maltese, Samoiedo, Bolognese, Chihuaha, Chow-Chow,  venivano poi fatti recapitare agli acquirenti.
I forestali hanno svolto appostamenti e pedinamenti, scoprendo che l'organizzazione, partendo dalle richieste di cuccioli via Web, provvedeva attraverso una responsabile a reperire quasi tutte le razze richieste, alcune anche molto rare. Sarebbe stata in grado di esaudire quasi tutte le richieste fatte dai privati attraverso le inserzioni su svariati siti, al passaparola e anche ai negozianti di animali compiacenti.
Per il commercio illegale la responsabile si sarebbe servita anche di attività organizzate sotto la veste di associazioni sportive con il falso scopo di propagandare, promuovere e sviluppare iniziative culturali e ricreative, in genere senza scopo di lucro.
Tutto questo sarebbe tornato utile a gestire in un luogo con parvenza lecita animali da compagnia. La stessa, oltre a falsi nomi e fittizie località nelle inserzioni, avrebbe usato anche passaporti e documentazioni veterinarie falsi. Avrebbe fatto intestare anche ad alcuni cittadini extracomunitari varie utenze telefoniche mobili, indicate sui vari annunci, utilizzate per entrare in contatto con i potenziali acquirenti.
Nel corso delle indagini e dalle varie verifiche eseguite nella masseria utilizzata come base, sarebbe emerso che i cani, prematuramente separati dalle mamme, per affrontare i lunghi viaggi dai paesi di provenienza venivano  narcotizzati ai limiti della sopravvivenza, anche per occultarli ai controlli lungo il percorso. Elemento, anche questo, causa di un alto tasso di mortalità.
 
MESSAGGERO VENETO
2 GENNAIO 2015
 
Sequestrati 23 cagnolini e un gatto dalla Forestale
Secondo il personale che ha eseguito il controllo le bestiole, ormai con problemi di congelamento, erano al freddo senza cibo nè acqua in un ambiente caratterizzato da degrado e mancanza di igiene. I titolari dell'allevamento smentiscono: gli animali erano custoditi e alimentati in modo adeguato

di Elisa Michellut

 
REMANZACCO (UD). Il Corpo forestale regionale ha sequestrato ventitré cani di piccola taglia e un gatto nell’allevamento “Dei Longobardi” di Remanzacco durante una richiesta di sopralluogo destinata ad altro scopo (per rilievi su cani già precedentemente sequestrati, sempre dal Corpo forestale regionale, nell’ottobre 2013).
Il personale della Forestale, con il maresciallo Claudia Comelli, assieme agli incaricati dell’Azienda sanitaria Friuli centrale, fanno sapere di essersi presentati, il 31 dicembre, nell’allevamento. Gli animali, riferisce la Forestale, sono stati trovati all’aperto, in una giornata particolarmente fredda, caratterizzata da temperature sotto lo zero. Secondo gli agenti i cani e il gatto, ormai con problemi di congelamento, erano senza cibo e senza acqua (era ghiacciata), in un ambiente di degrado, sporcizia e mancanza di igiene. Il personale del Corpo forestale, con la collaborazione delle guardie zoofile dell’Oipa di Udine, ha provveduto a ricoverare le bestiole in alcune strutture adeguate: una parte è stata portata nel centro di recupero di San Canzian d’Isonzo, località Terranova, gestito da Damiano Baradel, e una parte nell’allevamento “Delle Vallate” di Cormons.
Gli agenti della Forestale, riferendosi all’allevamento in questione, in una nota, precisano che «in totale sono stati portati via quarantadue cani, di cui sei cuccioli oltre a quelli sequestrati al momento». Damiano Bardel, dalla sera del 31 dicembre, si sta prendendo cura di sedici cuccioli: chihuahua, cavalier king, pincher, un volpino e un segugio, tutti di età compresa tra un anno e sei mesi e quattro anni. I cagnolini e il micio sono stati visitati più volte da un veterinario.
«Alcuni, quando sono arrivati, erano molto magri – spiega Baradel –. Altri avevano problemi agli occhi e anche alle zampe, causati dal freddo. Adesso stanno bene ma se fossero rimasti ancora esposti a quelle temperature, secondo me, le loro condizioni si sarebbero potute aggravare ulteriormente. C’è anche una femmina di chihuahua gravida, è piena di tosse. Abbiamo dovuto curarla. Sono cani che, nonostante quello che hanno passato, sono affettuosi e bisognosi di cure».
Interpellato, il titolare dell’allevamento, Bruno Tosolini, smentisce e non nasconde l’amarezza. «Gli animali erano custoditi e alimentati in modo adeguato – assicura Tosolini – rivogliamo indietro le nostre bestiole. Per quanto riguarda l’acqua, si era congelata da poco a causa delle basse temperature delle ultime ore. Non è vero che i cani e il gatto, in pensione da noi perché il suo proprietario si trova in Cina, erano tenuti male. Tutti i nostri animali hanno una cuccia, alcuni anche riscaldata. Faceva molto freddo, il 31 dicembre. L’acqua, nonostante fosse stata cambiata da poco, si è gelata subito. Quello che è accaduto perché ci sono persone che tentano di danneggiarci. Tanti nostri clienti si sono meravigliati. Ci conoscono e sanno che teniamo bene i cani. Sono disposti a testimoniare a nostro favore. Qui tutto è pulito, tanto che potrei dormirci io nelle cucce dei cani. Le ciotole sono pulitissime e i nostri pets mangiano tre volte in un giorno».
Bruno Tosolini fa sapere che si farà rappresentare da un legale. «Stiamo aspettando che torni il nostro avvocato – avverte –. Questa vicenda ha dell’incredibile e dovrà essere chiarita al più presto nelle sedi opportune. Già il periodo non è dei migliori. Questa storia ci ha danneggiati, ora rischiamo di chiudere. Il 31 dicembre, a causa della pressione psicologica, ho dovuto perfino andare in pronto soccorso. Non mangio da tre giorni e continuerà a non mangiare finché non riavrò i miei cani. Li ho pregati in lacrime di non portarmeli via ma non mi hanno voluto ascoltare».
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
3 GENNAIO 2015
 
UDINE, 23 CAGNOLINI E UN GATTINO RISCHIAVANO DI MORIRE CONGELATI
Recuperati all'aperto dalle guardie forestali
 
Il Corpo forestale regionale del Friuli Venezia Giulia ha sequestrato 23 cagnolini di piccola taglia e un gatto in un allevamento di Remanzacco, in provincia di Udine. Durante un controllo, sono stati trovati all'aperto, in una giornata dal clima molto rigido, con temperature sotto le zero. Secondo gli agenti, le bestiole, ormai con problemi di congelamento, erano senza cibo e, praticamente, senz'acqua, perché completamente ghiacciata. Oltretutto, in un ambiente di degrado, sporcizia e mancanza di igiene.
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2015
 
Brescia – Cucciolo di capriolo salvato dalla Polizia Provinciale

 
E’ stato già ricoverato il giovanissimo capriolo recuperato dalla Polizia Provinciale di Brescia poche ore prima lo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre scorso.
Poco più di un cucciolo, trovato con le zampe anteriori spezzate. Ignote le cause dell’incidente, ma il piccolo animale raccolto dalla Polizia Provinciale, ha subito trovato un luogo sicuro e caldo in attesa del ricovero. Il ritrovamento, avvenuto nell’alta Val Sabbia ha così consentito il salvataggio del capriolo destinato a morte certa.
L’intervento della Polizia Provinciale di Brescia è solo l’ultimo eseguito in soccorso della fauna selvatica. Significativi, inoltre, le operazioni portate a compimento in tema di antibracconaggio con il sequestro di un cospicuo numero di trappole ed altri arnesi per il bracconaggio.
 
LA ZAMPA.IT
2 GENNAIO 2015
 
Pelosone, il gatto venuto dal bosco
Il miagolio sembrava più un lamento, una richiesta di aiuto senza il quale non avrebbe superato l’inverno.

 
A quel tempo Pelosone non era proprio così come lo vedete oggi. Tutto ebbe inizio in una giornata d’autunno quando da un angolo della nostra casa in campagna spuntò una testa di gatto e poi il resto di un corpo magro e malandato. Era venuto dal bosco e si reggeva in piedi a stento. Il miagolio sembrava più un lamento, una richiesta di aiuto senza il quale non avrebbe superato l’inverno. 
Ci avvicinammo per accarezzarlo, ma scappò via impaurito. Ponemmo nelle vicinanze del cibo e realizzammo un piccolo giaciglio: di li a poco ritornò. Aveva bisogno di cure. Continuò così per circa sei mesi, la primavera era ormai alle porte e il gatto si faceva finalmente accarezzare, socializzava con tutti noi. La nostra gatta, intanto, che dormiva sorniona sul divano, già presagiva la difficoltà della convivenza.  
Oggi Pelosone è un grande gatto, peloso, robusto e affettuoso, padrone assoluto del territorio circostante. I suoi occhi sono buoni , grandi, rotondi e luminosi. Dal suo sguardo, però, trapelano ancora gli stenti del passato, anche se ormai sono soltanto un brutto ricordo.  
ALICE, MATTEO, PAOLA E SILVIO
 
CANICATTI’ WEB
2 GENNAIO 2015
 
Sicilia, la storia di Italo, il cane buono adottato da Scicli (RG), diventa un film
 
Non è una favola per bambini, anche se ne ha tutte le apparenze, è una storia vera: il protagonista della storia è un cane, un meticcio che fra i suoi genitori deve avere avuto un Labrador. È arrivato, non si sa da dove, a Scicli nel 2006, e da allora è diventato la mascotte della città. È stato adottato, infatti, dall’intera comunità per la quale si è adoperato senza fare distinzione per alcuno. Ognuno ha un episodio da raccontare su Italo Barocco – il cane s’era guadagnato sul campo anche il cognome – e a tutti è rimasto nella memoria il suo coraggio, le sue gesta d’amicizia, l’aiuto che riusciva a dare a chi ne aveva bisogno. Per due anni Italo è stato il “secondo” cittadino di Scicli, dopo il sindaco, di sicuro l’essere più amato per la sua mitezza e l’innato “altruismo”.
Ora la storia di Italo sarà raccontata in un film grazie a Alessia Scarso, siciliana, che passa dal montaggio alla regia. “L’idea mi è venuta seguendo un blog sulla mia zona d’origine, il Ragusano — spiega Alessia Scarso a Giuseppina Manin sul Corriere della Sera, – si parlava di un randagio diventato l’eroe di Scicli. Incuriosita, sono andata a verificare: lui mi è venuto incontro, si è fatto accarezzare, non mi ha mollata per tutto il tempo. Cercavo un soggetto per il mio primo film. Quel bastardino misterioso poteva essere il tramite per raccontare una comunità di persone. Un pezzetto di Sicilia e d’Italia visti attraverso uno sguardo canino”.
È però passato del tempo, fare un film è una impresa dura. “Nel 2011, mentre scrivevamo la sceneggiatura, Italo, ormai vecchio e malandato, ci ha lasciati – racconta Alessia Scarso sul Corriere – per Scicli un lutto collettivo, tanto che il sindaco ha deciso di seppellirlo nella Villa Comunale, dove ora riposa sotto una lapide”.
Nel film, distribuito dalla Notorious Pictures, sarà un altro meticcio, di nome Tomak, che assomiglia molto a Italo, a raccontare la storia del cane più amato di Sicilia.
Hollywood ha raccontato tante storie di cani speciali, ci sono addirittura dei sequel dedicati alle loro gesta, ma in Italia il film di Alessia Scarso è una rarità. Ed è sorprendente che Italo abbia scelto la città in cui si gira Montalbano per sentirsi a casa propria. Fosse andato altrove, forse, a nessuno sarebbe venuto in mente di farne il soggetto di un film.
 
TODAY
2 GENNAIO 2015
 
È vero che il cioccolato è tossico per i cani? Ecco la verità
 
Si dice che non bisogna dare da mangiare il cioccolato ai cani. Ecco cosa dice la scienza
L'avrete sentito dire spesso: ai cani il cioccolato fa male. Un effetto che ci dovrebbe far capire quanto possiamo essere diversi da animali che reputiamo abbastanza "simili". Cosa c'è di vero?
Diciamo subito che a essere tossico per il cane non è la cioccolata in sé, ma solo una serie di composti in esso contenuti, chiamati metilxantine (in particolare la teobromina). Le metilxantine in realtà sono tossiche anche per l'uomo, in grandi quantità. E sono letali anche per i gatti, i quali però, in quanto carnivori, hanno difficoltà a recepire il gusto dolce (e quindi tendenzialmente no la mangiano). Quindi è vero che la cioccolata fa male ai cani, anche se non solo a loro.
E perché fa male? Come mai la teobromina è tossica molto più nei cani che nell'essere umano? Come spiegato su alcuni blog scientifici dipende da quanto rimane in circolo nel sangue. Se nell'uomo dopo circa 7 ore la concentrazione della sostanza nel sangue è dimezzata, la stessa quantità nel cane impiega più di 17 ore (si parla di emivita, ovvero il tempo che è necessario per dimezzare la concentrazione di una data sostanza). In altre parole la teobromina nel sangue di un cane si accumula molto facilmente, diventando tossica. E questo dipende innanzitutto dal peso corporeo dell'individuo: i cani generalmente pesano molto meno di un uomo adulto e un accumulo è molto più vistoso.
Ma il motivo centrale per cui cani e gatti non riescono a smaltire la teobromina come noi, dipende da un enzima, chiamato citocromo P450, che serve a degradare le sostanze. Questo particolare "macchinario" funziona con efficienza diversa già negli esseri umani (è generalmente più attiva nelle donne e nei neri) e nei cani è meno attiva.
Dunque, ora sapete i motivi per cui è il caso di non dare da mangiare a cani (e gatti) il cioccolato e, nel caso succedesse dategli un cucchiaio di sale e chiamate un veterinario.
In ogni caso, comunque, è il caso che anche gli esseri umani non eccedano, come per tutte le cose, nel consumo. Perché come diceva Paracelso "è la dose che fa il veleno".
 
LA ZAMPA.IT
2 GENNAIO 2015
 
Usa, cacciatore uccide “per sbaglio” una lupa grigia rara e in via di estinzione
Echo era il primo esemplare avvistato nel Grand Canyon negli ultimi 70 anni
 
Una lupa grigia in via di estinzione è stata uccisa «per sbaglio» da un cacciatore che afferma di averla scambiata per un coyote. Era il primo esemplare avvistato nel Grand Canyon negli ultimi 70 anni. 
È successo nello Utah, riferiscono i media americani: “Echo”, così si chiamava la lupa, era stata avvistata lo scorso ottobre allo Grand Canyon National Park da un turista che ha scattato una foto. I lupi grigi non si vedevano da quella zona dal 1940. Pare che l’animale abbia viaggiato per 500 miglia, attraversando 5 Stati, dalle Montagne rocciose fino al nord del Grand Canyon.  
Ma il 28 dicembre scorso un cacciatore nello Utah, quasi al confine con l’Arizona, ha telefonato alle autorità raccontando di avere abbattuto l’animale dopo averla scambiata per un coyote: la lupa aveva un collare. La polizia ha avviato un’indagine per stabilire se il cacciatore abbia violato la legge federale o statale sulla fauna selvatica. 
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2015
 
Tailandia, traffico di cani – La soddisfazione della Fondazione Brigitte Bardot per la risposta delle Autorità

 
Soddisfazione della Fondazione Brigitte Bardot che nei mesi scorsi aveva sollecitato le Autorità della Tailandia, ad intervenire contro il traffico di cani. L’appello, rivolto al Primo Ministro, ha ora ricevuto risposta.
Stante quanto riportato dalla Fondazione, nel 2014 sono stati salvati ed accolti da rifugi tailandesi, circa 4000 cani. Si tratta di stutture in parte finanziate dalla stessa Fondazione. La Tailandia, inoltre, si è fornita di una nuova legislazione contro i maltrattamenti che vale sia nei casi di violenza diretta che derivante da omissioni. I maltrattamenti vengono intesi sia  di natura fisica che psichica.
Tra le operazioni di polizia evidenziate dalle autorità tailandesi compare una irruzione, avvenuta lo scorso ottobre, in una conceria ove sono stati trovati  un centinaio di cani. L’intervento ha portato all’arresto di quattro persone ritenute componenti di una organizzazione specializzata nel traffico di cani.
La Fondazione Brigitte Bardot, rendendo nota la risposta delle autorità della Tailandia, ha confermato anche per il 2015 i finanziamenti in favore di strutture di ricovero e cliniche veterinarie. L’appello della Fondazione era particolarmente centrato sul traffico di cani per il mercato della carne e della pelletteria.
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2015
 
Traffico mondiale di orsi – Il Report dell’INTERPOL
 
Un nuovo rapporto redatto dall’INTERPOL ha evidenziato in tutta la sua drammaticità gli effetti a livello mondiale del commercio di orsi e di loro parti. Sebbene l’Interpol non citi nel suo comunicato la tristemente famosa bile di orso, il riferimento ad essa appare comunque chiaro.
Per l’Interpol bisogna intensificare i contrasti al commercio illegale che rischia di generare un impatto negativo duraturo sulle specie di orsi coinvolte. Per questo vanno identificati e perseguiti i responsabili.
Secondo David Higgins, capo dell’Unità di sicurezza ambientale dell’INTERPOL, occorre coordinare al meglio ed a livello globale le indagini al fine di reprimere con ancora maggior vigore le organizzazioni criminali coinvolte nel commercio. In sintesi, un maggiore coordinamento delle forze di polizia, doganali ed altre forze dell’ordine coinvolte nella protezione della fauna.
Sul lavoro dell’Interpol, sono ora giunti i complimenti della Humane Society International (HSI – Australia), specie per l’impegno assunto ad offrire la propria esperienza.
La documento è stato redatto nell’ambito del progetto Predator dell’INTERPOL e si è avvalso del sostegno finanziario della stessa HSI Australia.
 
NEL CUORE.ORG
2 GENNAIO 2015
 
NEW YORK, IN CITTA' PRESTO I FURETTI POTREBBERO ESSERE "RIAMMESSI"
Li aveva banditi il sindaco Rudolph Giuliani
 
Dopo anni di illegalità adesso i furetti potrebbero venir rimossi dalla lista degli animali vietati nella città di New York. Proprio questo mese (il prossimo 21 gennaio) il dipartimento della Salute della metropoli analizzerà una proposta di legge avanzata dall'amministrazione guidata da Bill de Blasio.
Per ora questi mammiferi carnivori sono illegali su tutto il territorio della città. Le precedenti amministrazioni hanno stabilito che sono pericolosi sia perché possono trasmettere malattie (la rabbia, ad esempio) sia perché possono attaccare e mordere bambini e infine per il rischio che si creino colonie urbane e vadano ad infestare i parchi.
Nella lista degli animali da compagnia banditi sono inseriti anche i rinoceronti, i pipistrelli e i centopiedi velenosi. Il divieto di possedere furetti era stato imposto nella città dal sindaco Rudolph Giuliani.
 
LA REPUBBLICA
2 GENNAIO 2015
 
Amicizia a quattro zampe: ecco Morris, il gatto che ama andare a cavallo
 
Sono passati due anni da quando Morris e Champy si sono conosciuti in una fattoria dell'Australia del Nord e da allora sono inseparabili. Un'amicizia strana quella tra un cavallo e un gatto nero, che ogni giorno sale in groppa al suo amico e assieme a lui gironzola per i campi. Un legame che ha conquistato Jennifer, la loro proprietaria, e i media australiani e ha avuto un successo tale da dare vita anche a un variegato merchandising (a cura di Chiara Nardinocchi) 
FOTO
 
GREEN ME
2 GENNAIO 2015
 
Ted, il cane che annusa un tumore aggressivo e salva la vita della proprietaria

 
Josie Conlon deve la vita al suo cane 'annusa tumori'. Questa 46enne di Stockton-on-Tees, nel Nord Est dell'Inghilterra, non sapeva di avere un aggressivo cancro al seno fino a quando il suo collie Ted ha cominciato a piangere e ad annusare il suo petto. ed è un cane adottato con una difficile storia alla spalle. È stato maltrattato dai suoi ex proprietari, che lo picchiavano e lo tenevano sempre chiuso in una piccola gabbia. Così, non era mai stato molto affettuoso con la sua nuova mamma umana. Aveva bisogno di tempo per guarire e rimarginare le ferite dell'anima.
Per questo il suo insolito comportamento ha messo in allarme la signora Conlon, che ha subito capito che qualcosa non andava. Ha scoperto, quindi, grazie a Ted, di avere un cancro al seno molto grave. Il tumore è stato successivamente rimosso a metà del mese di dicembre e fino a oggi sembra che non si sia diffuso altrovo.
Ora dovrà affrontare 18 settimane di chemioterapia e 4 di radioterapia al fine di garantire che il cancro non ritorni, ma la sua prognosi è buona. Questa mamma di tre bambini ora consiglia a tutti di fare bene attenzione ai comportamenti dei loro cani, soprattutto se cercano di attirare la loro attenzione su una certa area del corpo.
"Penso che le persone probabilmente allontanerebbero il loro cane lontano se iniziasse ad affondare le zampe, ad esempio, sul petto. Ma i proprietari di cani dovrebbero prenderne atto, perché Ted ha davvero salvato la mia vita così", spiega la donna.
 
GEA PRESS
2 GENNAIO 2015
 
India – Due bracconieri uccisi. Due giorni prima aveva perso la vita una Guardia Forestale
 
Si fa molto aspra, in India, la guerra ai bracconieri di rinoceronte. A fare da scenario ai nuovi scontri a fuoco, sono i Parchi Nazionali dell’Assam, nell’India nord orientale.
Il 31 dicembre aveva perso la vita nel corso di uno scontro armato con i cacciatori di frodo, una Guardia Forestale di 28 anni. Alcuni colpi di arma da fuoco avevano infatti attirato l’attenzione delle Guardie. I bracconieri erano riusciti ad uccidere una femmina di rinoceronte risultata poi gravida (vedi articolo GeaPress). Nella sparatoria che ne era conseguita aveva perso la vita la Guardia Forestale.
I nuovi fatti sono avvenuti ieri nel Parco Nazionale Kaziranga. Due bracconieri sono rimasti uccisi nella sparatoria  con i Rangers. Il gruppo di malviventi, non meno di cinque-sei persone, aveva aperto il fuoco alla vista delle Guardie. In terra, però, sono rimasti due di loro mentre gli altri sono riusciti a scappare.
Nel solo 2014 ben venti rinoceronti sono stati uccisi nello Stato dell’Assam. Secondo fonti di stampa, almeno 22 bracconieri hanno invece perduto la vita in scontri a fuoco con la polizia. I corni di rinoceronte, servono a rifornire il mercato cinese per il noto uso nella medicina tradizionale.
 
LA STAMPA
3 GENNAIO 2015
 
Strage di animali, sequestrato l’oleodotto tra Fiumicino e Civitavecchia
La decisione dopo lo sversamento di 30 mila litri di kerosene lo scorso novembre. «Servono sistemi di sicurezza». Nella zona moria di pesci e mammiferi
 
L’oleodotto va fermato. C’è ancora il rischio che altri furti possano far riversare ulteriore carburante sui terreni e le acque di Fiumicino, già devastate dallo sversamento di 30 mila litri dello scorso novembre. Queste, in sintesi, le ragioni che hanno portato il gip del Tribunale di Civitavecchia, Massimo Marasca, ad emettere il decreto di sequestro dell’oleodotto che collega Civitavecchia con l’aeroporto di Fiumicino. L’impianto è già stato chiuso dall’Eni, proprietaria della struttura, in attesa dell’ installazione di «adeguati sistemi di controllo atti ad impedire ulteriori reati», come scrive il giudice. Un’operazione che potrebbe richiedere tempo, forse anche qualche settimana, durante le quali potrebbero essere utilizzate autobotti o anche un altro oleodotto, già in uso per un anno durante alcune operazioni di manutenzione nel 2010. All’aeroporto di Fiumicino al momento è tutto tranquillo, grazie alle scorte di cherosene che consentono di rifornire senza problemi gli aerei . 
L’Eni, in serata, ha fatto sapere che «la condotta in questione è conforme alla normativa vigente ed è in sicurezza». Dopo lo sversamento agli inizi di novembre, «provocato da un duplice tentativo di furto, Eni è intervenuta prontamente per mettere in sicurezza l’oleodotto, contenere lo sversamento ed evitare che questo giungesse in mare. La società provvederà a ripristinare le matrici ambientali impattate e a ripopolare l’area». Eni in quanto parte lesa, si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario. La società, inoltre, sta valutando tutte le possibili opzioni per garantire l’approvvigionamento dell’Aeroporto di Fiumicino in sicurezza. 
 Questioni di sicurezza, dunque, non solo per la flora e la fauna locale ma anche per la «salute umana», come scrive il gip. La notte tra il 5 ed il 6 novembre, infatti, l’ennesimo furto sulle condotte dell’oleodotto causò la perdita di cherosene che procuro’ ingenti danni, causando la morte di pesci, molluschi, crostacei, uccelli, anfibi e nutrie. Il tribunale di Civitavecchia, su denuncia proprio dell’Eni, aprì un’inchiesta coordinata dallo stesso procuratore Gianfranco Amendola. I risultati delle indagini affidate ai carabinieri del Noe hanno fatto il resto portando al sequestro dell’impianto che attraversa per 70 chilometri la dorsale nord tirrenica, interessando i comuni di Civitavecchia, Santa Marinella, Cerveteri, Ladispoli, Fiumicino ed anche la zona sud-ovest di Roma.  
Plaudono alla decisione del tribunale le associazioni ambientaliste, Lipu e Wwf in testa, mentre il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, annuncia che il suo comune si costituirà parte civile nel processo giudiziario. Fu proprio il primo cittadino a novembre ad emettere alcune ordinanze, una per il divieto di caccia e pesca ed una per evitare l’uso dell’acqua inquinata per irrigare. «Un disastro senza precedenti», lo aveva definito Montino, dopo aver visto le immagini di pesci e nutrie riversi esanimi sulle sponde dei canali. Tra qualche giorno partirà la Conferenza dei servizi che, sulla base del piano presentato dall’Eni, darà il via alla bonifica vera e propria delle aree interessate, mentre l’ente si appresta ad installare innovativi sistemi di monitoraggio a prova di ladro.
FOTO
 
GEA PRESS
3 GENNAIO 2014
 
Brescia , spesa pubblica – La caccia senza tagli e la licenza gratis per gli esordienti della doppietta
 
Sarebbe proprio la tanta criticata caccia a non subire, nella regione Lombardia, la falcidia dei tagli alla spesa pubblica. Ne è convinto il Coordinamento Associazioni Ambientaliste e Animaliste di Brescia che addita un emendamento leghista seguito da uno schieramento bipartisan in Consiglio Regionale.
Con eslcusione del Movimento Cinque Stelle, i Consiglieri Lombardi avrebbero destinato “preziose risorse pubbliche  non alla sanità o all’assistenza dei sempre più numerosi lombardi indigenti, ma a una minoranza che può permettersi non solo l’acquisto dei beni di prima necessità, ma anche quello di un fucile“.
Una sorta di regalo di Natale ai cacciatori che, a sentire il Coordinamento, sarebbe arrivato da parte di chi già a favore dello “spiedo” bresciano (uccellini arrostiti). Un emendamento al bilancio della Regione ha infatti permesso lo stanziamento di 65 mila euro per consentire agli esordienti della doppietta di sottoscrivere gratis la prima licenza di caccia.
“Sorvolando sulla tristezza di queste campagne di retroguardia – commentano le associazioni – offensive per l’intelligenza e la sensibilità di un enorme numero di cittadini lombardi, le associazioni si rivolgono agli elettori di ogni schieramento chiedendo loro di riflettere sull’eticità dell’utilizzo che a Milano fanno delle loro tasse, e poi chiedono direttamente a tutti gli esponenti del consiglio regionale che hanno votato sì all’emendamento un atto di coraggio: se proprio vi piace la caccia pagatela voi con le vostre ricche indennità, non fatela finanziare a chi di doppiette adolescenti non ne vuole proprio sapere perchè per la sua Regione preferisce una sanità e un’assistenza sociale efficienti“.
L’appello del Coordinamento è sottoscritto da ENPA, Legambiente, S.V.A., LAC, LIPU, OIPA, ANPANA e Comitato Contro Green Hill.
 
TODAY
3 GENNAIO 2015
 
Maltrattare gli animali non sarà più reato, ma la verità è ben diversa
 
Un decreto depenalizzerebbe i reati di lieve entità, compresi quelli di maltrattamento degli animali. Ma le cose sono molto diverse
Secondo un decreto sulla depenalizzazione di alcuni reati considerati di lieve entità sarebbero compresi anche quelli contro gli animali. In altre parole maltrattare un animale, o addirittura ucciderlo, non sarebbe da sanzionare (o quasi). Questo il parere di numerose associazioni animaliste che si sono espresse fortemente contrarie.
Ma le cose stanno realmente così? Come spiegato dall'associazione Pro-Test Italia, secondo la legge delega 67/2014, i reati non verrebbero cancellati. Il cambiamento riguarderebbero invece uno snellimento delle procedure per tutti quei reati che prevedono condanne pecuniarie o che arrivano a massimo 5 anni (lettera m articolo 1 legge 67/2014).
Il motivo sarebbe quello di cercare di evitare l'intasamento dei Tribunali e procedure che costano un sacco di soldi. alleggerendo il carico di lavoro dei Giudici e consentendo una Giustizia più veloce (specie per i processi per reati più gravi come omicidio, strage dolosa e associazione mafiosa). non certo di cancellare i reati, ma rendere i procedimenti relativi più veloci. 
Secondo la legge attuale 189/2004, le associazioni animaliste possono denunciare i reati che riguardano gli animali, essere affidatarie degli animali oggetti di sequestro e confisca, oltre a costituirsi come parte civile ai processi. Questo avviene, in genere, a partire da esposti, cioé segnalazioni all'Autorità Giudiziaria, che dovrà poi decidere se aprire un'ipotesi di reato. Si apre così un circolo vizioso per cui da un lato gli animali possono essere subito affidati alle associazioni animaliste (con relative donazioni di supporto alle stesse e gravi conseguenze per i detentori degli animali) e dall'altro si aprono procedimento e processi lunghissimi e costosissimi, che possono portare anche alla totale assoluzione degli "accusati". In ogni caso le associazioni che hanno effettuato gli esposti non possono essere ritenute responsabili, nemmeno di processi che non si dovevano fare. Il tutto andrà a gravare sui cittadini e su chi ha subito l'esposto.
Ecco quindi l'utilità della nuova norma, che ridurrebbe molto i tempi dei procedimenti, consentendo una Giustizia più veloce, la possibilità di recuperare animali eventualmente affidati in caso di assoluzione e minore clamore mediatico e pubblicità per eventuali malintenzionati (singoli o associazioni) che vogliono lucrare sul fattore emotivo e sulla lentezza della giustizia italiana. Essere contrari non è quindi stare dalla parte degli animali, ma di un sistema deficitario che premia i furbi.
 
LETTERA 43
3 GENNAIO 2015
 
Usa, il figlio di Sarah Palin sale sul dorso del cane: è bufera
L'ex candidata alla presidenza Usa pubblica una foto in cui il piccolo lo calpesta: animalisti infuriati.
 
Animalisti infuriati dopo che Sarah Palin, l'ex candidata alla vice presidenza americana, ha pubblicato su Facebook una foto in cui suo figlio Trig usava il cane di famiglia come gradino per cercare di raggiungere il lavandino. Il bimbo sale sulla schiena del Labrador nero sdraiato sul pavimento della cucina.
12 MILA COMMENTI. In poco tempo, la foto ha ricevuto ben 12 mila commenti, fra i quali moltissime critiche per «crudeltà» contro gli animali.
«Vuoi guidare il tuo Stato e il tuo paese ma non hai il senno di dire a tuo figlio di non camminare sul cane», si legge in uno dei messaggi.
Le critiche scatenate ricordano quelle all'ex candidato alla Casa Bianca, Mitt Romney, per il cane in gabbia sul tetto dell'auto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
3 GENNAIO 2015
 
Un uomo ha un infarto, il suo cane abbaia e attira i soccorritori
È successo nel Regno Unito, dove un Labrador-Collie ha salvato la vita del suo proprietario, sentitosi male durante una passeggiata

 
Ha visto il suo ”papà” accasciarsi a terra e ha iniziato ad abbaiare disperatamente, tanto da richiamare l’attenzione di alcuni passanti, che hanno dato i primi soccorsi e chiamato l’ambulanza: è così, con il suo incredibile istinto, che Darky, un Labrador Collie, ha salvato la vita del suo proprietario, Arthur McGarvey, un ex poliziotto in pensione di 74 anni, colpito da un infarto durante una passeggiata.  
È l’ultimo esempio di un cane che riesce a salvare la vita al proprio padrone. Questa volta è successo nel Torbay, un’area sulla costa meridionale del Regno Unito. Cleaner Kelly Weeks, stava guidando la sua macchina quando ha visto il cane abbaiare in maniera forsennata e così ha accostato per vedere cosa stesse succedendo: «Abbiamo trovato il signor McGarvey immobile e incapace di esprimersi. Lo abbiamo coperto con i nostri cappotti e abbiamo chiamato un’ambulanza.» 
Per i dottori fondamentale per salvare la vita dell’uomo è stata la prima assistenza fornita dai passanti e il pronto intervento dei soccorsi. In questi casi la velocità delle cure può rivelarsi un fattore determinante. Una settimana dopo essersi sentito male, il signor McGarvey ha fatto già straordinari progressi, e riesce ora a camminare autonomamente con un bastone. Ha inoltre recuperato la vista da un occhio.  
La famiglia dell’uomo è ovviamente molto grata a tutte le persone che hanno prestato i primi soccorsi. Soccorsi però che senza l’aiuto del piccolo Darky non sarebbero mai potuti arrivare.  
 
IL MATTINO
4 GENNAIO 2015
 
Salerno. Paura sull'A3: cane ferito resta al centro della carreggiata

 
Momenti di tensione ieri mattina sull'autostrada A3 Napoli-Salerno, tra lo svincolo di Nocera Inferiore e quello di Angri. Un cane, di razza rottweiler è stato investito da un'auto ed è rimasto immobile al centro della carreggiata, perché non riusciva a rialzarsi, correndo il rischio di essere travolto per la seconda volta ed essere ucciso.
 
SALERNO NOTIZIE
4 GENNAIO 2015
Cane investito sulla A3 resta bloccato sulla carreggiata, salvato
Tanto spavento ma conclusione a lieto fine per un cane investito mentre tentava di attraversare l’autostrada A3 nel tratto tra Nocera e Angri. Il cane, leggermente ferito dall’impatto con un’auto che non è riuscita ad evitarlo, è rimasto bloccato al centro della carreggiata.
A quel punto è scattata la mobilitazione con l’intervento della Polizia Stradale e dei volontari del canile di Cava de’ Tirreni che hanno recuperato l’animale per prestargli le cure del caso evitando ulteriori incidenti sull’autostrada. Il cane sta bene e le sue ferite non destano preoccupazione.
 
NEL CUORE.ORG
4 GENNAIO 2014
 
CUSANO (MI), SOS AVVELENAMENTI: DUE PITBULL MORTI IN UNA VILLETTA
Gli animali accuditi da un collaboratore domestico
 
Due pitbull morti nel giardino di una villetta di via Tagliabue. Il dubbio è che siano stati uccisi da bocconi avvelenati. C'è il sospetto che a Cusano, alle porte di Milano, sia in azione un nemico dei cani. L'episodio più preoccupante - rivela "Il Giorno" - è stato scoperto l'altro pomeriggio nel giardino della villa di una coppia di cusanesi che ospitava i due animali adulti. Da giorni i pitbull erano soli, perché i proprietari si trovano in vacanza all'estero. Trascorrevano le ore di luce in giardino e le notti in un garage lasciato aperto. Un collaboratore domestico aveva il compito di portar loro da mangiare. E l'altro pomeriggio qualcuno si è accorto che i due cani erano morti. In un primo momento si era pensato che fossero morti di stenti per il freddo e per la mancanza di cibo. Ma poi gli agenti della polizia locale, i tecnici Asl e i vigili del fuoco, che hanno eseguito un sopralluogo nella villa, hanno raccolto più di un elemento sospetto. Tra l'altro, di notte, i cani si riparavano nel garage, dove c'erano delle cucce. E non solo: le bacinelle del cibo erano piene. Sebbene sia stato segnalato qualche problema con la persona incaricata di sfamarli, il cibo ai pitbull era garantito. A questo punto, ha iniziato a prendere piede l'ipotesi di un avvelenamento.
L'indagine è affidata agli agenti della polizia locale di Cusano. I due animali sono stati posti sotto sequestro e affidati all'Asl per accertare le cause di morte. Da un primo esame risulterebbe che siano morti per il veleno. Non aggiunto alle pappe o alla classica polpetta, ma così potente da riuscire a uccidere per inalazione. Solo un'autopsia dettagliata potrà far luce meglio su questo caso.
Ma chi può avere ucciso? Qualcuno ha fatto sapere che i cani potrebbero essere finiti sotto accusa nel quartiere e tra i passanti, perché abbaiavano spesso. Ma si guarda anche oltre: da almeno due mesi, a Cusano si verificano morti sospette di animali. Un cane ha perso la vita intossicato dopo aver passeggiato nel parco Chico Mendez. Altri due, forse tre, sono morti per cause rimaste ignote. Già nei mesi scorsi su Facebook si era sparso l'allarme e qualcuno aveva affisso dei cartelli nella zona del parco, richiamando l'attenzione dei proprietari su possibili forme di avvelenamento. Non è mai stata trovata una traccia certa di polpette avvelenate, ma ora è giallo.
 
IL PAESE NUOVO
4 GENNAIO 2015
 
Emergenza maltrattamenti e sparizioni di cani randagi. LNDC sporge denuncia contro ignoti
 
BARI – I volontari della LNDC di Conversano (BA) sono in stato di allarme da un paio di mesi. Da tempo accudiscono i cani stanziali nelle zone Castiglione e Montecarretto non lontane dal centro abitato e un giorno si sono accorti che due degli esemplari del gruppo di Castiglione, composto da tre femmine sterilizzate e da sette maschi loro figli, avevano stretto attorno al collo un laccio di nylon. Pochissimo tempo dopo anche uno dei randagi del piccolo branco di Montecarretto è stato ritrovato con lo stesso tipo di laccio. Ma non è finita.
Qualche giorno fa, un cucciolone, appartenente a un nuovo gruppo di cinque cani tutti molto fra i cinque e sei mesi di età che hanno eletto a “dimora” la zona di Castiglione, presentava anche lui un laccio stretto al collo. In contemporanea alcuni degli animali del branco di Castiglione hanno iniziato a sparire misteriosamente e di loro di non si è più trovata più traccia. C’è da notare che verso la fine del mese di ottobre su un popolare social network alcuni cittadini di Conversano avevano manifestato fastidio per la presenza di questi cani, lasciando intendere che avrebbero provveduto a risolvere in prima persona il problema se non ci avesse pensato il Comune a farlo.
Ma c’è un altro enigma. I cani in questione non sono avvicinabili perché sono molto timidi, ragion per cui sembra improbabile che qualcuno gli abbia potuto infilare un laccio al collo. Informandosi i volontari hanno scoperto che è una pratica eseguita dai contadini preparare le trappole costituite da un cappio ad altezza cane e un’esca succulenta che lo induca a infilarci la testa. Il cane che, rimasto intrappolato riesce a mordicchiare il laccio, si libera, altrimenti tirando rimane impiccato.
Marchingegni o no una cosa è certa: molti cani non si vedono più e di quelli ancora presenti ogni tanto ne compare uno con la corda stretta al collo e un pezzo della stessa penzoloni, evidentemente mordicchiata per romperla.
A fronte di questa grave situazione Lega del Cane di Conversano ha scritto un lettera al Dipartimento prevenzione dell’Asl di Bari, ai Comandi della Polizia Municipale e dei Carabinieri e al direttore del servizio ambiente del Comune per mettere a conoscenza dei fatti le autorità. E ha dato incarico all’ufficio legale di LNDC di sporgere denuncia contro ignoti.
 
IL TIRRENO
4 GENNAIO 2015
 
Poliziotto soccorre cane caduto sulle Mura
L'agente fuori dall'orario di servizio vede l'animale precipitare nel fossato e si precipita per metterlo in salvo allertando il canile municipale e la clinica veterinaria. 
 
LUCCA. Un agente della squadra volanti della polizia salva un cane precipitato dalle Mura dopo essere fuggito dal controllo dei proprietari, una coppia di turisti tedeschi. Accade alle 11.15 del 3 gennaio e il meticcio, che nella caduta da almeno 8 metri, ha riportato alcune fratture è attualmente ospite di una clinica veterinaria dopo l'intervento del responsabile del canile municipale di Pontetetto.
Il poliziotto autore del bel gesto era libero dal servizio e stava facendo rifornimento di carburante in una stazione di servizio sulla circonvallazione. A un tratto mentre sistemava la pompa nel serbatoio ha notato cadere giù dall'alto delle Mura un cane che stava scorazzando sul parapetto libero dal guinzaglio. Con grande trasporto l'agente ha attraversato la strada e si è precipato verso il fossato dove era caduto l'animale nella zona di porta S. Anna.  Non senza difficoltà riesce a mettere in salvo il cane e contestualmente con il cellulare avverte il responsabile del canile. Nel giro di un quarto d'ora il meticcio viene trasferito per le cure del caso nella clinica veterinaria convenzionata. Nel frattempo i padroni della bestiola scendono dalle Mura ed escono da porta S. Anna per ringraziare l'agente.
 
NEL CUORE.ORG
5 GENNAIO 2015
 
CANE CADE DALLE MURA DI LUCCA: E' STATO SALVATO DA UN POLIZIOTTO
In una clinica veterinaria per sospette fratture
 
Un cane è precipitato sabato mattina dalle mura di Lucca ed è stato poi soccorso da un poliziotto delle volanti, libero dal servizio. L'animale, di proprietà di una coppia di turisti tedeschi, è stato quindi trasferito in una clinica veterinaria per sospette fratture. Secondo quanto spiegato, l'agente, intorno alle 11.15, mentre stava facendo benzina sulla circonvallazione fuori porta S. Anna ha notato la bestiola. Dopo essere caduta dalle mura, era finita nel fossato adiacente. Si è così avvicinato di corsa e lo ha messo in salvo con non poche difficoltà. Lo rivela "Quotidiano.net".
Il poliziotto ha poi allertato il responsabile del canile di Pontetetto, che lo ha preso in carico e portato alla clinica veterinaria. Sono poi arrivati anche i proprietari che hanno raccontato che il cane si era messo a scorazzare sui baluardi delle mura ed inavvertitamente era caduto.
 
IL TIRRENO
4 GENNAIO 2015
 
Soppresso il cane salvato dal poliziotto
Lesioni spinali per l'animale che aveva sette anni. La proprietaria tedesca di concerto con il veterinario ha deciso per l'iniezione che ha posto fine alla vita del bracco.
 
LUCCA. Finale amaro per il bracco di 7 anni salvato da un agente della squadra volanti della polizia dopo essere precipitato dalle Mura. L'animale, che aveva riportato una frattura spinale e altre contusioni, è stato soppresso dal veterinario con il consenso della proprietaria, una turista tedesca che aveva lasciato libero di scorazzare il cane.    L'episodio era accaduto alle 11.15 del 3 gennaio e il bracco, che nella caduta da almeno 8 metri, aveva riportatato alcune fratture era stato ospitato in una clinica veterinaria dopo l'intervento del responsabile del canile municipale di Pontetetto.
Il poliziotto autore del bel gesto era libero dal servizio e stava facendo rifornimento di carburante in una stazione di servizio sulla circonvallazione. A un tratto mentre sistemava la pompa nel serbatoio ha notato cadere giù dall'alto delle Mura un cane che stava scorazzando sul parapetto libero dal guinzaglio. Con grande trasporto l'agente ha attraversato la strada e si è precipato verso il fossato dove era caduto l'animale nella zona di porta S. Anna.  Non senza difficoltà riesce a mettere in salvo il cane e contestualmente con il cellulare avverte il responsabile del canile. Nel giro di un quarto d'ora il cane viene trasferito per le cure del caso nella clinica veterinaria convenzionata. Ma le ferite riportate dalla bestiola sono troppo gravi e la padrona decide di metter fine alle sue sofferenze.
 
LA ZAMPA.IT
4 GENNAIO 2015
 
Puglia, foraggio dal cielo per salvare 400 pecore
È intervenuto un elicottero della Forestale per portare alimenti agli ovini erano rimasti senza scorte a causa delle pesanti nevicate
 
In località Iazzo del Finocchio e Iazzo del Purgatorio, nel territorio di Gravina (Bari), all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, è stato necessario richiedere l’intervento di un elicottero del Corpo Forestale dello Stato per salvare oltre 400 ovini, rimasti senza scorte alimentari a causa delle abbondanti nevicate che hanno interessate la zona. 
La richiesta di intervento è giunta alla Centrale Operativa Regionale del Cfs, da parte della Regione Puglia, Servizio di Protezione Civile. L’intervento dell’elicottero è indispensabile al fine di fornire il foraggio ai capi di bestiame che ormai versano in situazioni gravissime per l’esaurimento di foraggio. Le nevicate dei giorni scorsi hanno reso impraticabili le strade di collegamento con le località interessate. 
L’equipaggio dell’elicottero, proveniente da Pescara, ha raggiunto prima questa area, in Località Muntursi, in agro di Gioia del Colle (Bari), dove si è approvvigionato di foraggio e successivamente, con l’ausilio di particolari reti, trasporterà il fieno per circa 35 km, sino a giungere in località Iazzo del Finocchio e località Purgatorio. L’elicottero intervenuto è il modello AB 412, velivolo molto versatile, utilizzabile anche per operazioni di intervento sanitario e di antincendio. 
Saranno necessari numerosi viaggi da parte del mezzo per garantire l’adeguato quantitativo di foraggio agli animali. Nelle zone d’intervento sono presenti gli uomini del Cfs di Gioia del Colle, di Martina Franca e Castellaneta, oltre ad una pattuglia del Comando Stazione di Gravina in Puglia che costantemente presiede la zona colpita dalla criticità. 
 
QUI NEWS VOLTERRA
4 GENNAIO 2015
 
La città dice no al circo con gli animali
Una delibera della giunta che invita il sindaco ad emettere un'ordinanza per vietare, nel territorio comunale, gli spettacoli e le esposizioni con animali
 
VOLTERRA (PI) — La delibera della giunta volterrana richiama la Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali proclamata a Bruxelles il 27 gennaio 1978, su iniziativa dell’UNESCO, la quale all’art.10  recita: "nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo; le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la dignità dell’animale”.
Per questo si chiede al sindaco di Volterra di emanare un'ordinanza per "vietare, nel territorio comunale, gli spettacoli e/o le esposizioni con animali di specie selvatica per le quali la direttiva CITES giudica incompatibile la gestione con la detenzione in strutture mobili o fisse".
Un provvedimento che arriva dopo quello di altre amministrazione, tra cui il Comune di Ponsacco, che hanno recentemente approvato delle deliberazioni per limitare la presenza di spettacoli o esposizioni con animali di specie selvatica o esotica.
Il provvedimento della giunta, riconosce anche "il cambiamento culturale e tecnologico che ha profondamente mutato il modo di osservare gli animali nel loro habitat naturale, venendo meno la necessità di mostrare dal vivo animali selvatici in cattività rinchiusi in gabbie che sono di per se stesso strumenti di tortura e vessazione quotidiana".
Infine, ritiene "incivile e diseducativa l’importazione, la detenzione, e lo sfruttamento per qualsiasi scopo di animali selvatici".
 
IL SOLE 24 ORE
4 GENNAIO 2015
 
Animali fuori dalla Costituzione
 
Si rimane sospesi tra lo stupore e l'incredulità di fronte alla recente proposta di inserire nell'articolo 9 della Costituzione «la tutela di tutte le specie animali». Che succederà se le folate del vento animalista avranno la meglio sul buon senso, purtroppo taciturno, della maggioranza della popolazione e dei vasti comparti aziendali che degli animali si occupano a vario titolo? La carta costituzionale verrà brandita nei ristoranti vegani al posto del menu à la carte? I pescherecci, già costretti alla fame da anni di crisi, rimarranno attraccati in porto per «tutelare gli ecosistemi» marini? Anche gli insetti rientreranno negli esseri senzienti, e quindi da tutelare, oppure saranno esclusi (con sollievo morale e legale di camionisti e viaggiatori autostradali) assieme ai pesci e i rettili? Che dire poi dei vegetali, gli unici esseri viventi commestibili, coltivati grazie al concime animale? Articoli del codice alla mano, i giuristi dovranno dirimere queste complesse questioni con etologi, bioeticisti e psicologi cognitivi in aule di tribunali ricolme di animalisti vocianti. Ma al di là dei paradossi, una simile proposta è da avversare perché inutile e dannosa per l'economia.
In primo luogo, occorre ricordare che gli animali sono già ampiamente tutelati da un'articolata legislazione. Oltre alla recentissima attuazione della direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici – frutto di un lungo e pacato dialogo con le associazioni animaliste che ha portato la comunità europea ad accettare molte loro istanze –, esiste la legge n.189 del 20 luglio 2004 recante «Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate». Ancora, il maltrattamento di animali, la loro uccisione, l'abbandono e la detenzione incompatibile con le loro caratteristiche etologiche sono vietati e puniti dal nostro stesso Codice penale (titolo IX bis «Dei delitti contro il sentimento degli animali», dall'articolo 544 bis al 544 sexies, articoli 727 e 727 bis). Infine, disposizioni per la «tutela degli animali» rientrano nella riforma del Codice penale con due decreti: quello del ministero della Salute che si occupa dell'individuazione delle associazioni e degli enti affidatari di animali oggetto di provvedimento di sequestro o di confisca (GU n. 19 del 24-1-2007); e quello del ministero dell'Interno che individua le modalità di coordinamento delle attività delle Forze di polizia e dei Corpi di polizia municipale e provinciale, allo scopo di prevenire e contrastare gli illeciti penali commessi nei confronti di animali (GU n. 104 del 7-5-2007).
In secondo luogo, le preoccupazioni principali vengono dalle possibili conseguenze economiche di una simile proposta. Tra le tante, ne propongo due. La ricerca biomedica è in tutti i Paesi avanzati un importante motore per l'innovazione e sviluppo nazionale. La quasi totalità delle tecnologie, dei farmaci e delle terapie utili per la salute dell'uomo non si sarebbero potuti ottenere senza l'utilizzo di animali da laboratorio (per lo più ratti). Le battaglie legali degli animalisti supportate da un fondamento costituzionale causerebbero un blocco totale della ricerca biomedica italiana, che verrebbe presa in ostaggio da annosi ricorsi alle diverse corti nazionali (C. Costituzionale) o internazionali (C. di Giustizia Europea, C. Europea dei Diritti dell'Uomo). Un comparto quello dell'industria della salute, è bene ricordarlo, che vede il settore farmaceutico al secondo posto in Europa dopo quello tedesco – dunque di importanza strategica a dispetto della difficile situazione in cui versa il sistema industriale italiano. Nell'ultimo anno esso vanta un export del 61% del prodotto pari a 25 miliardi di euro, generando più di 2 miliardi di euro l'anno in investimenti in produzione e ricerca, e dando lavoro a più di 60.000 addetti (Aspen Institute 2014).
L'altra preoccupazione riguarda una severa contrazione dell'industria alimentare italiana (la seconda del Paese dopo quella metalmeccanica) che conta 400.000 addetti e un export che nel 2013 è stato di quasi 25 miliardi di euro (infoaffari esteri, Min. Farnesina). Come nel settore biomedico, anche in quello alimentare eventuali interventi normativi tesi ad aumentare le già vigenti norme per il benessere animale causerebbero inevitabilmente un indebolimento del mercato e un aumento dei costi che avrebbero il doppio effetto di ricadere economicamente sui consumatori e di diminuire la competitività con il mercato globale.
Si potrebbe obiettare che queste sono paure infondate perché nei Paesi come la Germania e la Svizzera in cui la tutela degli animali è stata inserita nella carta costituzionale, rispettivamente nel 2002 e nel 2000, nulla di tutto ciò è avvenuto. Di fatto, però, è altrettanto vero che il nostro è un Paese diverso da Germania e Svizzera e le derive estreme e irrazionali (anche a costo di danni all'uomo) non sono difficili da immaginare. Ne è prova che l'Italia è il solo membro della Comunità europea che nell'ultimo anno ha proposto l'applicazione restrittiva della legislazione europea sulla sperimentazione animale, che vieta la sperimentazione in campo aperto degli Ogm e che ha tentato di promuovere leggi che punivano con il carcere la coltura di piante geneticamente modificate (fortunatamente, in quest'ultimo caso, stralciata in extremis dal governo). È dunque più che ragionevole immaginare una recrudescenza di sentimenti illiberali verso l'industria biomedica e alimentare, una volta che ai movimenti animalisti sia dato un avallo costituzionale.
 
IL PICCOLO
4 GENNAIO 2015
 
Cane lasciato solo all’aperto muore di freddo
Il golden retriever senza cuccia nel cortile a Rovigno. Conseguenze penali per i padroni andati in vacanza
 
Istria Dopo il povero Miško ucciso a Gallesano nella notte di San Silvestro del 2013 da un imbecille non ancora individuato che gli aveva lanciato un petardo in bocca, un altro cane è stato sacrificato sull’altare di certi comportamenti irresponsabili, cretini, crudeli e incoscienti dell’uomo. Questa volta la vittima è un golden retriever di 4 anni, morto per le conseguenze dell’assideramento in una gelida notte sotto capodanno perché i proprietari partiti per le vacanze lo avevano abbandonato nel cortile di casa senza cibo e senza una cuccia dove ripararsi.
Il triste episodio avvenuto a Rovigno, è stato segnalato da un portale di Pola e molti lettori hanno reagito a questo atto di crudeltà chiedendo che venga rivelata l’identità dei proprietari e soprattutto che siano denunciati. I proprietari come scrive il portale, sono partiti da casa il 29 dicembre scorso lasciando il cane da solo. Alcuni vicini vista la situazione gli portavano ogni tanto qualcosa da mangiare.
La notte tra il 30 e il 31 dicembre, continua il portale, a Rovigno la temperatura era scesa 6 gradi sottozero e un vicino è andato a trovare il cane poichè preoccupato del suo destino. Lo ha trovato in stato di semiassideramento e subito ha chiamato il veterinario che ha offerto il suo aiuto e la cura dell’animale senza alcun compenso. Il cane grazie alle cure si è ripreso e mentre era ancora all’ambulatorio, i vicini di casa si sono rivolti all’Associazione per la tutela degli animali nel tentativo di trovare una famiglia che lo adottasse. Quella che sembrava la classica brutta storia di Capodanno a lieto fine, purtroppo è finita in tragedia.
Il cane si è nuovamente sentito male e il veterinario non ha potuto far altro che constatare il decesso, causato dall’arresto cardiaco quale conseguenza degli stenti dei giorni precedenti. Il veterinario comunque smentisce almeno in parte la storia raccontata dal portale. Prima di partire spiega, i proprietari avevano incaricato alcuni parenti di prendersi cura del cane, che evidentemente non si sono fatti vedere nei momenti più difficili per l’animale. L’associazione “La mano alla zampa” di Pola reagisce affermando che in ogni caso l’animale è stato lasciato da solo, senza cuccia, a una temperatura molto bassa per cui della morte sono assolutamente responsabili i proprietari.
Dopo che sarà fatta piena luce sull’episodio, afferma la presidente dell’associazione Sanja Cubrilo, decideremo se spiccare o meno denuncia penale contro i proprietari. Tornando al povero bastardino Miško di Gallesano, i torturatori e assassini sono ancora impuniti. La povera bestiola che trascorreva le sue giornate sul muro del corti di casa senza abbaiare e maltrattare alcuno, era l’unica compagnia dell’anziana proprietaria che nel frattempo è morta. Nella notte di Capodanno del 2013 qualcuno gli aveva lanciato un petardo che gli aveva dilaniato la bocca e messo fuori uso un occhio. Considerate le sue condizioni a dir poco pietose, il veterinario decise di porre fine alle sue sofferenze con l’eutanasia. La vicenda aveva sensibilizzato il popolo di Facebook anche dell’Italia settentrionale. 
 
QUOTIDIANO.NET
4 GENNAIO 2015
 
Umbria. Il cane muore e il suo proprietario non regge al dolore
L'uomo, di 75 anni, è stato stroncato da un infarto mentre seppelliva l'amico fedele
 
Stroncone (Terni), 4 gennaio 2015 - Sono, praticamente, morti insieme. Il cane e il suo anziano proprietario che non ha retto al dolore della perdita. La commovente storia arriva dall'Umbria dove un uomo è stato stroncato da un infarto mentre seppelliva il fedele amico. Tutto è accaduto il primo dell'anno, in località Scentelle.
La vittima è un pensionato di 75 anni, del posto. A dare l'allarme è stato un passante che ha notato il cadavere dell'uomo sul ciglio della strada. I primi accertamenti svolti, secondo quanto riferito dai carabinieri, portano a ritenere che la morte dell'anziano sia dovuta a cause naturali. L'uomo sarebbe infatti stato colto da un arresto cardiocircolatorio proprio mentre, quella stessa mattina, era intento a seppellire il proprio cane spirato poco prima. 
 
IL MATTINO
4 GENNAIO 2015
 
Macerata, va a spasso con i cani, ucciso da una fucilata durante la battuta al cinghiale
 
CESSAPALOBO (Macerata) - Va a spasso con i cani, colpito da una fucilata. Un uomo è morto, raggiunto alla schiena dalla fucilata di alcuni cacciatori impegnati nella battuta al cinghiale. E' successo questo pomeriggio alle ore 18 in contrada Valle di Cessapalombo.
Secondo quel poco che si potuto apprendere si è tratta di un incidente. Giampiero Annavini, 60 anni, ex fornaio, sposato, padre di due figli e cugino del sindaco di Cessapalombo, è morto colpito da una fucilata, pare partita dall'arma di un cacciatiore che, poco distante, era impegnato in una battuta al cinghiale, il cacciatore sarebbe inciampato e nel cadere sarebbe partito un colpo fatale che ha raggiunto l'uomo alla schiena. Si tratterebe di un unico colpo, risultato fatale. Sul posto, una zona abbastanza impervia, ci sono carabinieri, sanitari del 118 e il sindaco di Cessapalombo Giammario Ottavi.
 
METEO WEB
4 GENNAIO 2015
 
E’ morto Gastone, il gatto più vecchio d’Italia: aveva compiuto 25 anni, adesso sarà cremato
 
“E’ morto Gastone, il gatto più vecchio d’Italia, deceduto ieri mattina all’età di 25 anni compiuti“. Ne danno il triste annuncio l’agenzia funebre e la sua padrona…Una notizia decisamente originale, quella comunicata oggi, con tanto di nota stampa, dalla Funeral Planner Animali, la prima agenzia di servizi in Italia ad occuparsi dell’organizzazione dei funerali per animali, dalla cremazione e tumulazione fino alle pratiche burocratiche da sbrigare. L’agenzia funebre, “previa autorizzazione espressa della diretta interessata” annuncia “il trapasso” di Gastone e ne ripercorre “le gesta“, dopo che la proprietaria, una signora di Mantova, si è rivolta per ottenere assistenza nella cremazione del suo gatto. Gastone era stato trovato, all’età di due mesi vicino ad un cassonetto dell’immondizia il 25 ottobre 1991, quando la signora, all’epoca giovanissima, viveva ancora con la sua famiglia, che decide dunque di adottarlo. Il gattino cresce sano e forte ‘accompagnando’ la signora nelle grandi e piccole occasioni della sua vita: prima va a vivere da sola, poi convive e si sposa, e nel 2005 ha il suo primo bimbo. “Purtroppo sabato mattina – si legge nella nota – l’anziano gatto, che comunque nonostante l”età felina’ stava ancora abbastanza bene è deceduto per vecchiaia. Per volere della sua padrona Gastone verrà cremato e le sue ceneri, custodite in una piccola urna, verranno restituite alla proprietaria dell’animale. La foto del felino verrà poi pubblicata nel cimitero virtuale degli animali“. “Purtroppo il nostro Legislatore, anche se negli ultimi anni ha emanato molte disposizioni normative in favore degli animali – spiega uno dei soci della Funeral Planner Animali, sentito dall’Adnkronos – non ha ancora dettato una disciplina ad hoc sulla sepoltura degli animali domestici o di altri animali non comuni o, comunque, non ‘domestici'”. “Accade, quindi, purtroppo anche frequentemente, che quando si perde un animale al quale si è molto affezionati non si sa cosa fare e ci si rivolge ad agenzie funebri ‘tradizionali’ che, nella migliore delle ipotesi, non sanno offrire indicazioni al riguardo o, nella peggiore delle ipotesi, si approfittano della situazione facendo spendere grandi quantità di denaro”. Da qui l’idea di aprire un’agenzia dedicata, “sempre disponibile anche a fornire informazioni gratuite sulle modalità, i tempi e i costi per dare degna sepoltura ai propri amici a quattro zampe”.
 
GEA PRESS
4 GENNAIO 2015
 
Inghilterra – Caccia al trappolatore urbano

 
E’ caccia al trappolatore di Guildford, nell’Inghilterra sud orientale. Ormai da alcuni giorni, infatti, vengono rinvenute trappole del tipo tagliola con volpi orrendemente ferite.
Il primo animale (nella foto) è stato addormentato poco prima di Natale. Secondo la Wildlife Aid Foundation, che ha diffusa la fotografia, non vi erano più speranze e le sofferenze patite  dalla volpe erano diventate insopportabili. La particolarità di questi ritrovamenti è quella di avvenire in area urbana.
Lo scorso due gennaio un’altre segnalazione. Una seconda volpe orrendamente ferita da una tagliola.
Gli animalisti, preoccupati dal ripetersi dei ritrovamenti, hanno ora diffuso un appello: bisogna stare attenti ai propri animali e nel caso di fauna selvatica avvisare subito le autorità.  Ad essere presi di mira sarebbero volpi e conigli. La Fondazione ha però evidenziato il pericolo che tali trappole potrebbero costituire per la popolazione ed i bambini in particolare.
Questi strumenti di caccia sono banditi dalla legge inglese fin dal 1958.
Purtroppo anche in Italia sono ancora utilizzati diversi tipi di trappole, nonostante il divieto di legge. Tagliole, archetti, sep, reti per uccellagione,  tanto per citarni alcuni, fino ad arrivare alle esche esplodenti ed ai fucili-tubo artigianali piazzati nei camminamenti soliti della fauna.
 
LA ZAMPA.IT
4 GENNAIO 2015
 
Cane trova diamante “spaziale” da 15mila euro
Il prezioso era stato lanciato nello spazio da un’azienda di preziosi che ne aveva perso il contatto Gps

 
Chi trova un amico trova un tesoro. Ma chi ha adottato Rosie ha trovato un diamante spaziale da 15mila euro. È quanto successo al signor Allan Bell, 75 anni, mentre portava a passeggio i suoi cani Rosie e Dylan nelle campagne attorno al villaggio di Brattleby, nella contea del Lincolnshire (Regno Unito).  
A un certo punto Rosie ha trascinato il suo proprietario verso qualcosa che l’attirava sotto una siepe: un pacchetto attaccato ad un piccolo paracadute color arancione. In quel momento Bell, camionista in pensione, aveva appena trovato un diamante da 15mila euro lanciato, con un palloncino di elio, lo scorso 7 agosto nello spazio dall’azienda “77 Diamonds” per una campagna pubblicitaria. 
L’idea era di far arrivare la confezione il più in alto possibile, ma qualcosa era andato storto: mentre tornava verso il suolo, il segnale GPS del pacchetto si era interrotto e dell’anello si era persa ogni traccia.  
Ricordatosi della trovata, Bell è tornato a casa dalla moglie Pat e ha aperto la confezione: dentro c’era il prezioso diamante “spaziale” e un numero telefonico della 77 Diamonds. Poi la piacevole sorpresa: l’azienda ha deciso di regalare alla coppia l’anello del valore di 15.300 euro. I due devono ancora decidere se tenerlo o se venderlo per fare una crociera nel Mediterraneo e festeggiare i loro 25 anni di matrimonio. Rosie, e anche Dylan, non rimarranno a bocca asciutta: «Entrambi i cani riceveranno qualcosa di speciale, forse bistecche» ha detto il compiaciuto e fortunato Bell. 
 
BENESSERE GUIDONE.IT
4 GENNAIO 2015
 
Carne rossa: ecco perchè favorisce il cancro
 
Abbiamo appena saputo che il cancro ha una forte componente di “sfortuna” che si lega in qualche modo più alla genetica che all’alimentazione. Quindi potremmo star sicuri che un cibo o un altro non fa venire i tumori. Però potrebbe favorirne la comparsa in chi è così sfortunato da essere predisposto geneticamente. In questo, pare che la carne rossa abbia un ruolo.
Lo avrebbe dimostrato, in modo preciso una volta per tutte, lo studio della University of California. Il corpo umano intercetta la carne rossa come una specie di “invasore”. Esso si rifiuta di accogliere dentro fibre e cellule di altri animali come noi per cui le combatte. In particolare, le carni di bovini o di maiale contengono lo zucchero Neu5Gc, che a noi umani manca del tutto. Questo viene visto come elemento aggressivo dal corpo che si difende scatenando una reazione.
Sarebbe questa reazione, più che la carne in sé, a scatenare il tumore o ad aumentare il rischio di tumore. La reazione causa infiammazioni che in alcuni soggetti possono causare la comparsa di tumori. I roditori, che possiedono il Neu5Gc, se vengono modificati geneticamente in modo da non produrlo più, cominciano a soffrire se vengono nutriti con alimenti che invece lo possiedono. E anche in loro scattano reazioni infiammatorie che stanno alla base di diversi tipi di cancro. Si dovrebbe dunque cercare un modo di rendere inoffensivo questo zucchero, o altrimenti moderare davvero (o eliminare) il consumo eccessivo di carne rossa.
 
GREEN STYLE
4 GENNAIO 2015
 
Cani: esercizi da fare in casa durante l’inverno
 
Il cane è un animale per sua natura energico, indipendentemente dalla razza e dall’età. Per questo motivo il gioco e l’attività fisica sono fondamentali per il suo benessere, sia fisico che psicologico. Che fare, però, quando le temperature e il maltempo invernale impediscono lunghe scampagnate all’aperto? Il freddo, le strade ghiacciate, i pericoli insiti nell’inverno come la possibilità che il quadrupede ingerisca per sbaglio dell’antigelo: con le temperature proibitive, spesso la quotidiana passeggiata si riduce alla semplice espletazione dei bisogni fisiologici. Eppure anche la casa può diventare un ambiente perfetto per l’esercizio fisico, così come per il gioco. Di seguito, alcune idee e altrettanti consigli.
Nascondino: un modo facile per far divertire il cane, soprattutto se di una razza giocosa come il Labrador o il Golden Retriever, è quello di improvvisare un nascondino. Praticarlo è facilissimo: si lancia un giocattolo all’animale, oppure una manciata di croccantini, e mentre il quadrupede sarà distratto ci si nasconde. Fido non rinuncerà di certo alla ricerca del proprietario e naturalmente farà dell’ottima ginnastica, soprattutto se si dispone di una casa a più piani;
Profumi: la stimolazione olfattiva è uno dei metodi più rapidi per ottenere l’attenzione del cane, nonché per costringerlo a un po’ di moto. Sarà sufficiente nascondere la pappa quotidiana in qualche angolo della casa o, in alternativa, alimentare la curiosità e l’inventiva dell’animale chiudendola in una scatola o creando dei percorsi a ostacoli con cuscini e sedie, affinché Fido possa raggiungerla;
Abilità: in casa è sempre molto difficile lanciare la pallina o attendere che il cane riporti un legnetto gettato lontano, per l’ovvio spazio limitato. Per questo, bisogna puntare su altri giochi che ne sviluppino l’abilità e l’intuito. Un sistema semplice è quello di legare un biscotto a uno spago, da lasciare a penzoloni a un’altezza che l’animale non potrà raggiungere con un salto. L’altra estremità della corda andrà legata a una porta, così che l’apertura o la chiusura della stessa faccia salire o scendere il biscotto. Il quadrupede dovrà capire questo meccanismo e, dopo qualche prova fallita, riuscirà di certo a ottenere il suo premio;
Corsi indoor: se la permanenza al parco non è possibile per temperature troppo proibitive o, in alternativa, poiché l’area risulta inagibile, si può pensare a un corso in una struttura indoor. Facili da raggiungere sia con i mezzi che con l’auto, solitamente queste strutture organizzano corsi di agility, nuoto, socializzazione e molto altro ancora in un ambiente sicuro e protetto.
Infine, una precisazione: l’inverno non può essere una scusa per giustificare la pigrizia del proprietario. Non appena le condizioni meteo lo permettono, uscire con il cane diventa un obbligo.
 
GEA PRESS
5 GENNAIO 2015
Vicenza – Uccellini spiumati, abbattuti e da richiamo. Intervento della Polizia Provinciale
  
Settanta uccelli spiumati all’interno della cella frigorifera. Questo quanto all’oggetto di un intervento operato dalla Polizia Provinciale di Vicenza nei confronti di un cacciatore della provincia. Era stato proprio quest’ultimo ad attirare l’attenzione, sparando un colpo con un’arma di piccolo calibro.
Gli Agenti della Polizia Provinciale, udito lo sparo sono subito intervenuti ed in tale contesto hanno individuato il cacciatore a quanto sembra in flagranza di reato.
A finire impallinata era stata un cinciallegra, piccolo passeriforme protetto dalla legge.  Nel terreno, però, gli Agenti avrebbero rinvenuto bossoli e resti di diversi uccelli già abbattuti. A quanto sembra l’uomo utilizzava come appostamento una pertinenza dell’abitazione.
Nei luoghi un fringuello vivo utilizzato come richiamo. Dunque quasi un “corredo”: uccello da richiamo, altri già spiumati e la povera cinciallegra appena abbattuta. E’ stata proprio quest’ultima uccisione a porre fine all’attività del cacciatore. La pattuglia della Polizia Provinciale lo avrebbero sorpreso proprio in flagranza di reato disponendo la perquisizione.
L’uomo è stato già segnalato alla Procura della Repubblica di Vicenza e dovrà rispondere degli specifici reati in materia di caccia. Tutto il materiale rinvenuto è stato sottoposto a sequestro e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Con tale intervento la Polizia Provinciale di Vicenza pone un nuovo importante tassello per il rispetto della legalità ed in difesa della natura.
 
QUOTIDIANO.NET
5 GENNAIO 2015
Pescara. Agnellino con le zampe fratturate lasciato a morire nel prato
Intervento delle Guardie zoofile della Lega nazionale per la difesa del cane. Palla di neve, questo il nome che gli è stato dato, è stato salvato. Resterà disabile ma avrà delle protesi per camminare. E, soprattutto, ha un rifugio dove vivere


NELLA FOTO
– Palla di Neve l’agnellino salvato a Pescara  
Roma, 5 gennaio 2015 - Quest'anno il “regalo” natalizio ricevuto dal Nucleo Guardie Zoofile LNDC di Pescara è stato molto, molto speciale. Il nome scelto per lui è Palla di Neve e si tratta di un tenerissimo agnellino disabile di nemmeno un mese e mezzo età. “Eravamo usciti per fare un sopralluogo in un zona agricola quando in mezzo a un piccolo gregge di pecore abbiamo notato un cucciolo che giaceva a terra senza muoversi”, racconta Paola Canonico, Guardia Zoofila pescarese e Referente nazionale Equidi della LNDC.  
A quel punto, lei e la Guardia zoofila che l'accompagnava sono andati a vedere se l’animale avesse qualche problema, e si sono trovati di fronte a una situazione drammatica. L’agnellino aveva ben due zampe fratturate. Una l’anteriore sinistra, già rinsaldata naturalmente e rimasta quindi più corta del normale. L'altra, la posteriore sinistra malamente steccata con due pezzi di legno, presumibilmente dal pastore, e quindi ormai in cancrena. Il piccolo che era soltanto pelo, ossa e dolore è stato immediatamente prelevato dal pascolo e portato dal veterinario che, constatata la condizione gravissima in cui versava Palla di Neve, ha deciso di procedere d’urgenza amputando la zampa in necrosi per salvargli la vita. L’agnellino ha superato bene l’operazione, sembra si stia riprendendo e ha riacquistato un po’ di peso, anche se è ancora sotto osservazione. Ora il cucciolo è accudito e curato con amore e dedizione ed è stato ospitato nell’Oasi Mearas , una fattoria creata dalla stessa Paola Canonico dove sono accolti cavalli, pony e capretti, provenienti da situazioni complicate o veri e propri maltrattamenti.
Purtroppo adesso Palla di Neve non può camminare visto lo stato delle sue povere zampette ma quando sarà guarito gli verranno applicate due protesi agli arti in modo che possa muoversi autonomamente e avere la vita dignitosa che  merita.  Il Nucleo Guardie Zoofile LNDC di Pescara sta indagando per identificare il proprietario del gregge perché nei suoi confronti è configurabile il maltrattamento di animali; infatti all'art. 544-ter della Legge 189/04 espressamente si riporta: ''chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi ad un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro''.
In questo caso, considerando la gravità delle due fratture riportate, l'agnellino era sottoposto quotidianamente a sofferenze continue delle quali il presunto proprietario era ben edotto in quanto lo stesso aveva steccato alla meglio una delle zampe, ma si era ben guardato dal fornire al povero agnello le doverose cure di un veterinario. "Purtroppo nel mondo della pastorizia e degli allevamenti in genere gli animali sono reputati esclusivamente una fonte di reddito, eventuali cure veterinarie sono considerate superflue e non produttive e per questo motivo spesso si scelgono soluzioni drastiche ma poco dispendiose. Soluzioni drastiche che sovente includono anche il migliore amico dell'uomo, il cane, da sempre indispensabile nel gestire il gregge, il bestiame e le pecore", riferisce la Lega nazionale per la difesa del cane. "Disgraziatamente questi animali quando non servono più o sono invecchiati vengono uccisi o abbandonati, e non sempre è compito facile reperire i responsabili di questi spregevoli comportamenti, dettati non soltanto dall'ignoranza e dall'opportunismo ma soprattutto dalla crudeltà", conclude la nota della Lega nazionale per la difesa del cane. 
 
TODAY
5 GENNAIO 2015
Capriolo investito e “rubato”, monito del Centro Fauna
Prov. Di Modena. Un episodio accaduto sulle colline di Vignola segnalato dal Centro Fauna Il Pettirosso, per scongiurare comportamenti scorretti da parte dei cittadini. Gli animali feriti vanno monitorati fino all'arrivo dei volontari“Ricordatevi, e ricordate ai vostri amici, che quando chiamate per segnalare un animale ferito di aspettare accanto alla bestiola il nostro arrivo (cerchiamo sempre di fare presto), perchè se vi allontanate anche solo per poco qualcuno potrebbe decidere di portarlo via, e non con buone intenzioni”. Questo è quanto scrive il Centro Fauna Selvatica “Il Pettirosso”, che cura gli animali nel territorio provinciale.
Un monito che viene inoltrato sul web a seguito di un fatto specifico, ma certo non unico e non nuovo. Ieri infatti, tra Guiglia e Vignola, un capriolo è stato investito da un'auto e una persona ha telefonato al Centro Fauna per segnalare la cosa, mentre si allontanava. Nonostante la raccomandazione di tornare sul posto, il cittadino ha perso di vista l'animale e quando ha fatto ritorno ha visto appena in tempo una persona scendere dal proprio furgone, caricare l'animale ferito e allontanarsi in fretta.I volontari temono, come abbastanza palese, che le intenzioni di quella persona non fossero particolarmente positive. Il Pettirosso ricorda anche che prendere un animale selvatico - ferito e non - è un
di fatto un furto allo Stato. “Se vi imbattete in fatti di questo tipo prendete la targa e chiamate le forze dell'ordine. Sono obbligate a intervenire”.
 
IL TIRRENO
5 GENNAIO 2015
Salvato dalle auto in corsa cane fuggito per i botti
Castagneto Carducci, a prendersi cura dell’animale smarrito Alessio Cordì «Ho accostato il furgone e sono sceso. So che cosa vuol dire perderne uno»

di Divina Vitale

CASTAGNETO (LI). Ultimo per diversi motivi, perché l’ha scampata bella proprio la sera di Capodanno, è stato infatti l’ultimo cane salvato del 2014 e per fortuna, la brutta avventura che l’ha visto protagonista, ha avuto un lieto fine. Ultimo è il nome fittizio dato a un meticcione bianco da chi, la sera del 31 dicembre scorso, l’ha messo in salvo, mentre percorreva spaurito un tratto di strada della Fi-Pi-Li, all’altezza di Empoli.
Alessio Cordì, giovane castagnetano, molto conosciuto in paese, la famiglia possiede il vivaio Ballandi a Donoratico, stava recandosi a una festa a Firenze, attorno alle 18 quando un brusco rallentamento ha interessato il suo percorso. «All’altezza di Empoli – racconta – dopo una serie di rallentamenti che hanno portato anche qualche piccolo tamponamento, il traffico è ripartito lentamente. A quel punto però mi sono accorto della presenza del cane e non ho esitato, ho accostato e sono sceso. Non sono stato molto prudente, questo lo ammetto, in una strada come quella poi, sempre molto trafficata. Ma ho pensato solo al cane, so cosa vuol dire perderne uno».
E aggiunge: «Ho cercato di prenderlo per metterlo in salvo, visto che le auto avevano ripreso il movimento. Sono stato agevolato dal fatto che il cane era buonissimo. Così l’ho caricato sul mio furgone e sono uscito ad Empoli ovest dove ho contattato la polizia stradale che, a sua volta, ha chiamato la protezione animali, che è arrivata dopo circa 20 minuti conducendo il cane al sicuro».
Forse a mettere in fuga il cane sono stati i botti di Capodanno, che sono un vero grattacapo per gli animalisti e i proprietari di animali che, da sempre, promuovono campagne per vietarne l’uso. Per fortuna Ultimo ce l’ha fatta, nonostante abbia sfidato il destino percorrendo la trafficata strada di grande comunicazione. «Molto probabilmente – conclude Alessio Cordì – il cane è scappato perché impaurito dai primi botti, ma aveva il microchip e quindi è stato riconsegnato alla sua famiglia. È stata una buona azione per l’ultimo giorno dell’anno. Il cane era così dolce che mi ci sono affezionato subito tanto da ribattezzarlo Ultimo». E poco importa se il piccolo “contrattempo” gli ha giocato un paio d’ore di ritardo.
 
IL TIRRENO
5 GENNAIO 2015
 
Dopo i botti mancano all'appello almeno cinque cani
I proprietari disperati lanciano appelli anche attraverso i giornali e i siti web. Solo nella provincia apuana ne sono stati ritrovati una decina
 
MASSA CARRARA. Tanti i cani scappati da casa la notte di San Silvestro nella provincia apuana perché terrorizzati dai botti. Sono almeno cinque gli animali che non si trovano mentre una decina quelli che sono stati restituiti ai loro legittimi proprietari. Temendo per la loro incolumità pur di fuggire hanno strappato guinzagli all’apparenza resistentissimi. Uno si è perfino lacerato la pelle nel tentativo di divincolarsi. Li hanno trovati quelli del canile oppure le forze dell’ordine, come nel caso di quei due cani che girovagavano nei pressi del casello autostradale di Massa e soccorsi dalla polizia stradale.
Non si trova ancora, invece, Athena,  una femmina di yorkshire bianca e champagne con una v scura sulla schiena: ha 10anni  e ha il microchip.E’ scappata per la paura dei colpi intorno  alle 00:50 da via Galissano 15 f il primo gennaio, località Sant'Antonio, a Carrara. Qualche giorno fa hanno contattato la proprietaria dicendo che l’avevano incrociata alla Gildona, nei pressi della ferramenta.  Ma nessuno ha la  certezza che fosse lei, anche perché da allora nessuno l’ha più vista. Ecco i numeri da contattare in caso di avvistamento:   058574000 oppure  338 8254311
 
GEA PRESS
5 GENNAIO 2015
Foggia – La fuga dei bracconieri, finita in ospedale. Intervento del NOA del Corpo Forestale dello Stato
E’ finita in ospedale, seguendo però una trama quasi rocambolesca. Il tutto nasce da un intervento del Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato il quale, unitamente ai Forestali in servizio nella regione Puglia, ha provveduto all’arresto di tre persone dopo che erano state soprese in attività venatoria in una località della provincia di Foggia.
Stante quanto diffuso dalla stessa Forestale i tre avrebbero tentato di eludere i controlli dandosi alla fuga con il proprio mezzo senza fermarsi a vari e successivi segnali di alt. L’inseguimento, avvenuto a grande velocità, si è concluso anche grazie all’ausilio di personale della Compagnia Carabinieri di Cerignola. Ai tre arrestati sono state contestate la resistenza a pubblico ufficiale e la simulazione di reato poiché l’inseguimento ha avuto termine presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Cerignola. Proprio i questo posto si sarebbero recati i cacciatori di frodo dichiarando un malore per aver subìto un inseguimento ad opera di malviventi  per un tentativo di rapina.
L’intervento dei Forestali specializzati in antibracconaggio si è però svolto anche in altre località della provincia, ove sono state denunciate  dieci persone due delle quali sorprese a cacciare all’interno del Parco Nazionale del Gargano. I rimanenti otto, invece, sono stati denunciati per l’uso di mezzi di caccia non consentiti ed abbattimento di specie protette.
In tutto sono stati posti sotto sequestro 50 volatili già abbattuti tra cui quattro rare Volpoche, la cui specie è protetta dalla legge. A disposizione dell’Autorità Giudiziaria sono anche dieci fucili da caccia con relative munizioni e sette richiami acustici.
 
AGORA VOX
5 GENNAIO 2015
 
Sia lode al gufo
 
di Giacomo Belvedere
 
"Non fate i gufi", si ripete spesso oggi, dopo l’anatema lanciato dal premier Renzi . Eppure un tempo il gufo rappresentava la saggezza, nel Medioevo addirittura era una figura di Cristo. Se oggi si cambia, sarà perché i gufi hanno una vista e un udito straordinari ed eliminano i ratti, bonificando naturalmente l’ambiente? Chi li demonizza, vuole forse una stampa che non veda, non senta e non cacci via i ratti che ammorbano la nostra società? E, dunque, sia lode al gufo!
È di moda in questi giorni prendersela con i gufi. Dopo l’anatema lanciato da Matteo Renzi contro questi amabili rapaci, identificati come uccelli del malaugurio, è diventato un ritornello assai ricorrente negli emuli corrivi del premier, l’invito, rivolto per lo più alla stampa, a “non fare i gufi”.
Eppure nell’immaginario fiabesco del passato il gufo non aveva affatto questo alone iettatorio, ma semmai rappresentava la saggezza. Una leggenda spagnola racconta che il gufo divenne un animale notturno, dal giorno che vegliò sul Cristo crocifisso la notte del Venerdì Santo. Da allora ripete nel suo verso la parola croce (cruz in spagnolo).
Nel Fisiologo, un antico manuale cristiano redatto tra il II e il IV d.C., il libro più diffuso dopo la Bibbia nel Medioevo, in cui si trattano i simbolismi degli animali, delle pietre e delle piante, si va addirittura oltre. Partendo dal versetto 7 del Salmo 101, che recita: «Sono come un gufo tra le rovine», si paragona allegoricamente il gufo a Gesù Cristo, perché «ama più la notte che il giorno. Così anche il Signore nostro Gesù Cristo ha amato noi che stavamo nelle tenebre e nell’ombra della morte». L’antico scrittore si pone il problema di avere forse esagerato nel paragone: evidentemente anche allora c’era una tradizione negativa sui gufi: «Ma tu – spiega - mi dirai il gufo è impuro secondo la legge come lo si può paragonare al Salvatore? Va bene ma come mai l’ Apostolo dice “Colui che non ha conosciuto peccato, si è fatto peccato per noi?”»
Eppure, nonostante il gufo abbia riscattato nel corso della storia la sua immagine lugubre, oggi l’antica leggenda nera sembra rinnovarsi e avere crescente fortuna, collocando nuovamente nell’immaginario collettivo del terzo millennio la simpatica bestiola nel novero degli animali negativi. Mi chiedo perché. Non sarà forse perché i gufi, come i rapaci notturni loro simili, hanno una vista straordinaria e riescono a vedere a colori e nell’ultravioletto, con un potere di risoluzione dei dettagli otto volte superiore rispetto a quello dell’uomo? Perché il loro udito è più fine del nostro e percepisce frequenze di suoni più alte di quelle umane, toccando persino alcune gamme di ultrasuoni? Perché è un animale assolutamente innocuo per l’agricoltura e si ciba soprattutto di ratti, risultando, quindi particolarmente utile all’uomo?
Insomma i gufi ci vedono, ci sentono ed eliminano i ratti, bonificando naturalmente l’ambiente. Chi li demonizza, vuole forse una stampa che non veda, non senta e non cacci via i ratti che ammorbano la nostra società? Vorrebbe al suo posto le note scimmiette che non si accorgono né parlano di nulla?
Mi sembra proprio il caso di riabilitare buon vecchio gufo, dallo sguardo fiero e selvaggio, restituendogli la sua dignità. E, dunque, sia lode al gufo!
 
NEL CUORE.ORG
5 GENNAIO 2015
OCEANO PACIFICO, MORIA DI UCCELLI MARINI: "SENZA PRECEDENTI"
Succede dalla California alla British Columbia
Gli scienziati stanno cercando di capire cosa c'è dietro le morti di uccelli marini che sono stati trovati a centinaia lungo la costa del Pacifico da ottobre. La moria di massa dei piccoli uccelli grigi dal ventre bianco, conosciuti come aucklets di Cassin, dalla British Columbia a San Luis Obispo, California.
E' normale che alcuni uccelli marini muoiano a fronti di dure condizioni invernali, soprattutto durante le grandi tempeste, ma questa moria è insolita.
"Per essere così lunga e geograficamente diffusa, penso si tratti di un caso senza precedenti. E' un evento interessante e senza precedenti", ha detto Phillip Johnson, direttore esecutivo della Oregon Shores Conservation Coalition, al "Salem Statesman Journal".
 
ABRUZZO 24 ORE
5 GENNAIO 2015
 
Penny, "Rapita", Percorre 9650 Km per Tornara a Casa
 
La cagnolina Penny è volata a casa ieri dopo un viaggio di 9650 chilometri complessivi.
La povera bestiola era stata "presa" da un camionista a Quincy, Washington, il quale aveva "pensato" che fosse una piccola randagia.
Ma Penny, 7 mesi, non lo era affatto.
Il camionista si è prima recato in California, poi in Nebraska, poi ancora a Pittsburgh dove, forse sopraffatto dai sensi di colpa, ha lasciato la cagnolina da un veterinario.
Quest'ultimo, grazie al microchip, in poco tempo è stato in grado di allertare la padrona di Penny, Kendra Brown.
La signora Krista Novak, di Pittsburgh, si è offerta di tenere in casa Penny, un bracco ungherese, fino a quando non si fosse trovato il modo per rispedire la "rapita" dalla padrona.
Si è fatta avanti la Alaska Airlines che ha offerto a Penny un passaggio gratis fino a casa, dove dopo due settimane Kendra ha potuto riabbracciarla.
 
NEL CUORE.ORG
5 GENNAIO 2015
 
GERMANIA, ANCORA LIBERO IL CANGURO "EVASO" SEI SETTIMANE FA
Fallito ieri un tentativo di catturarlo
 
Da sei settimane un canguro vaga liberamente in Prussia, dove gli inverni sono piuttosto rigidi. L'animale, "evaso" da un recinto privato a Weder, è stato avvistato ieri a Grosskreutz. La polizia è riuscita a rinchiuderlo sul terreno di un'impresa della zona industriale e stava per catturarlo, quando il canguro, con un salto, è riuscito a liberarsi e a far perdere nuovamente le sue tracce. Lo riferisce la stampa locale.
Secondo Michael Breuer, esperto della "Protezione animali" di Potsdam, il canguro, nonostante il freddo e lo spaesamento, ha buone possibilità di sopravvivere. Il pericolo principale per la sua vita non sono le ricerche della polizia, ma il traffico stradale.
 
NEL CUORE.ORG
5 GENNAIO 2015
SUDAFRICA, DUE BRACCONIERI UCCISI DURANTE UNO SCONTRO A FUOCO
Cercavano rinoceronti nel parco Kruger
Il bracconaggio, talvolta, puo' costare caro in Sudafrica. Lo hanno scoperto, al prezzo della vita, due cacciatori di rinoceronti che sono stati uccisi durante uno scontro a fuoco con i ranger del Kruger National Park. "I ranger erano di pattuglia quando hanno visto spuntare dalla macchia tre uomini armati che hanno per primi aperto il fuoco", ha dichiarato il portavoce del Kruger, William Mabasa. Il terzo uomo, sopravvissuto allo scontro, è riuscito a dileguarsi. A bordo del veicolo sono stati trovati gli attrezzi del triste mestiere tra cui le mannaie usate per staccare il corno del rinoceronte, molto apprezzato dalla medicina tradizionale cinese che ha un prezzo di mercato di oltre 54.000 euro al kg. Nel solo 2014 sono stati massacrati 1.020 rinoceronti, l'anno peggiore: è stato superatio il precdente record di 1.004 pachidermi sterminati nel 2013.
 
LA VOCE
6 GENNAIO 2015
CHIVASSO (TO). I ladri le uccidono il cagnolino nel forno a microonde
Chivasso (TO) -  E’ di un’atrocità che non s’è mai sentita il furto commesso tra Natale e Capodanno ai danni di una pensionata chivassese che vive sola in un condominio di via Brozola, nel quartiere “La Quiete”. Domenica 28 dicembre, come tutte le domeniche, la pensionata era uscita di casa per andare a Messa. Come purtroppo spesso succede di questi tempi, e come spesso accade durante i periodi delle feste, nella sua assenza il suo appartamento è stato visitato dai ladri. I malviventi hanno trovato in casa, rovistando tra i cassetti, qualche centinaia di euro nascosti e alcuni oggetti preziosi, per un valore tutto sommato modesto. Sarà perché non sono rimasti soddisfatti dal colpo che, prima di aver messo a soqquadro l’appartamento e di andarsene, hanno messo in atto un piano orrendo. Nell’abitazione i ladri hanno infatti trovato ad accoglierli anche un cane di taglia piccola, un meticcio, di proprietà della signora: prima di lasciar l’alloggio, pensando di lasciare un segno indelebile nel cuore dell’anziana proprietaria di casa, hanno chiuso l’animale nel forno a microonde acceso, e se ne sono andati. Al suo ritorno a casa, la donna ha trovato l’appartamento sottosopra e, sentendo odore di bruciato, è entrata subito in cucina: lì, si è aperta davanti ai suoi occhi una scena terribile che non è difficile da immaginare. La donna si è sentita male ed è stata soccorsa da una vicina di casa. Sotto shock per l’accaduto, è stata spronata a presentare una denuncia ai carabinieri di Chivasso per cercare di individuare ed assicurare alla giustizia gli autori di questo terribile e disumano sfregio, di cui si sentirà parlare ancora a lungo in tutta la città.
 
GEAPRESS
6 GENNAIO 2015
Lecce – Gli scheletri dei cani, … legati a catena
Una segnalazione pervenuta alle Guardie Zoofile dell’OIPA di Lecce. Le stesse comunicano ora gli esiti dell’ispezione in quello che viene definito un “inquietante scenario nella riserva naturale del Parco Regionale Punta Pizzo”.
A quanto sembra, un volontario della zona, nel tentativo di recuperare una cagnolina randagia nei pressi della superstrada Lecce-Gallipoli, si sarebbe imbattuto in quelle che sembravano le carcasse di tre cani. Di loro, riporta l’OIPA, restavano solo ossa e pelo. A quei miseri resti, però, erano ancora legati i collari  a sua volta attaccati alle catene.
Informate del fatto, le Guardie Zoofile OIPA si sono subito recate sul posto rinvenendo, accanto ai resti, anche un cane pastore tedesco. Era anch’esso legato ad un albero con un catena di circa 50 centimetri. Secondo le prime risultanze sembrerebbe che il povero animale non avesse accanto a se, né acqua né cibo. Il cane, è stato sequestrato e trasferito nel canile competente.
Secondo le prime analisi sulle carcasse, la morte degli animali potrebbe risalire ai primi mesi del 2014. Tra i resti, riporta sempre la nota dell’OIPA, sarebbe inoltre stato trovato un microchip.
L’OIPA, con il suo coordinatore delle Guardie di Lecce, Danilo Patti, denunciando quanto avvenuto chiede  la collaborazione della cittadinanza affinché vengano segnalate prontamente situazioni di cani in stato di abbandono legati in campi o simili, per evitare di assistere nuovamente a scenari drammatici come questo.
 
LECCESETTE
6 GENNAIO 2015
Cani in catene, abbandonati e lasciati morire: scoperta shock delle guardie zoofile
Nel parco di Punta Pizzo trovate tre carcasse di cani ancora legati alla catena. Salvato invece un pastore tedesco destinato a morte certa.
Prov. di Lecce Una scoperta tanto casuale quanto shoccante. Nel parco di Punta Pizzo un volontario delle guardie zoofile dell’Oipa, nel tentativo di recuperare una cagnolina abbandonata, si è imbattuto in uno scenario inquietante: legate ad un albero vi erano tre carcasse di cani, morti oramai da mesi. I cani sfortunati, di cui ormai restavano solo ossa e pelo, erano evidentemente stati abbandonati in quelle condizioni, avevano difatti i collari ancora attaccati alle catene che li tenevano legati agli alberi. Accanto, ancora in vita ma malconcia, una femmina di pastore tedesco sembrava destinata alla stessa fine. Il volontario ha quindi informato i colleghi che si sono recati sul posto. La giovane esemplare femmina di pastore tedesco si trovava in condizioni scandalose, legata ad un albero con un catena di circa 50 cm, senza acqua né cibo a disposizione. L’animale, denutrito e traumatizzato, è quindi stato sequestrato e trasferito nel canile competente.
Le prime analisi sulle carcasse hanno permesso di appurare che la morte degli animali risaliva ai primi mesi del 2014 ed era probabilmente giunta per stenti. Tra i resti è stato possibile risalire ad un microchip e sporgere quindi denuncia nei confronti di C.M., di Alezio, per maltrattamento e uccisione di animali. “Siamo sconcertati dal livello di crudeltà raggiunto da chi ha legato dei cani abbandonandoli completamente a se stessi fino a indurli ad una atroce morte per stenti” ha commentato Danilo Pati, coordinatore nucleo guardie zoofile OIPA Lecce “Stiamo purtroppo riscontrando quanto questa pratica si stia diffondendo, figlia di una odiosa mentalità che vede i cani come oggetti di cui disporre e disfarsi quando non sono più utili. Chiediamo quindi la collaborazione della cittadinanza affinché vengano segnalate prontamente situazioni di cani in stato di abbandono legati in campi o simili, per evitare di assistere nuovamente a scenari drammatici come questo”.
Per segnalare altre emergenze o casi di maltrattamento: scrivere sulla pagina delle guardie zoofile Oipa di Lecce e provincia. 
Attenzione: in gallery foto che potrebbero urtare la vostra sensibilità! 
http://www.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=24248&id_rub=216
 
IL TIRRENO
6 GENNAIO 2015
Cane avvelenato da polpetta-esca
Livorno. Meticcio ucciso da veleno per topi dopo aver ingerito qualcosa al parco di via Guadalajara
LIVORNO. Cani avvelenati da polpette e uno ci ha rimesso la pelle. Si chiama Ettore e per lui non c’è stato niente da fare, nonostante le cure tempestive dei veterinari della clinica di via Mondolfi. L’animale, un meticcio nero di un anno e mezzo tipo Labrador, ha ingerito una polpetta che ha trovato nel parco di via Guadalajara alla Leccia. Il cucciolo era a passeggio con il suo padrone quando ha mangiato qualcosa.
Subito dopo, ha iniziato a sentirsi male tanto che il proprietario, preoccupatissimo, lo ha portato d’urgenza alla clinica veterinaria. I medici lì hanno constatato che il cane era morto per avvelenamento, che sarebbe causato da veleno per topi. “purtroppo – spiegano dalla clinica – di cani avvelenati ne vediamo tanti” Secondo i padroni della vittima, il veleno era contenuto in quella polpetta, che sarebbe stata un’esca. 
 
GEA PRESS
6 GENNAIO 2015
San Giuseppe Jato (PA) – Quattro cavalli uccisi a colpi di lupara
Quattro cavalli uccisi a colpi di lupara nei pressi dell’area archeologica di Monte Jato, in provincia di Palermo.
Si tratterebbe di tre femmine gravide ed un giovane maschio. Del caso si stanno ora occupando i Carabinieri.
Nulla ancora è stato diffuso sulla proprietà degli animali e le motivazioni del probabile attentato. L’area in oggetto è nota, oltre che per i resti archeologici, anche per il particolare contesto mafioso nel quale è inserita.
Nelle  recenti indagini dei Carabinieri sugli assetti criminali locali, si è evinta la presenza di congreghe ancora potenti e legate ai più arcaici rituali della mafia agricola.
 
GEA PRESS
6 GENNAIO 2015
Palermo – Lo scandalo del mercato degli uccellatori
La LIPU invia un esposto al Prefetto di Palermo
Si è nuovamente costituito, nonostante l’intervento delle Forze dell’Ordine dello scorso novembre (vedi articolo GeaPress ) l’incredibile mercato degli uccellatori di Palermo. Già la domenica successiva all’operazione condotta dalla Polizia Municipale e dai Forestali dello Stato, la LIPU aveva lanciato l’allarme sulle prime avvisaglie di bracconieri riapparsi nel mercato (vedi articolo GeaPress).
La Protezione Uccelli torna ora a denunciare quella che definisce la “domenica dell’illegalità”, ovvero la piena ripresa dell’attività di vendita illecita di cardellini ed altri fringillidi selvatici nel mercato che ogni domenica mattina si svolge nel quartiere palermitano di Ballarò.
Una ripresa, sottolinea la LIPU, che sarebbe avvenuta “senza alcun timore”.
Nelle ultime domeniche, infatti, i volontari della Lipu hanno monitorato la piazza, notando un incremento degli uccellatori.
Per questo la sezione palermitana della Protezione Uccelli, ritorna a chiedere, con una lettera inviata al Prefetto e alle massime Forze di Polizia, interventi più frequenti e metodici, completati con le perquisizioni domiciliari ed il sequestro dei mezzi utilizzati per commettere tali reati.
Solo in tale maniere sarà possibile sperare nel  blocco di quei canali che vengono utilizzati per commercializzare illegalmente i fringillidi.
Secondo Giovanni Cumbo, Delegato LIPU di Palermo, “bisogna interrompere una volta per tutte un fenomeno che non è più accettato dalla comunità”.
 
IL GAZZETTINO
6 GENNAIO 2015
Gettano il gatto dal finestrino
dell'auto: salvato dal sindaco
Mario Battiston 
TRICHIANA (BL) - Tocca al sindaco di Trichiana dare una lezione di grande civiltà, raccogliendo e curando una gattina lanciata fuori dal finestrino di un’auto.
Fiorenza Da Canal sindaco di Trichiana,
È accaduto domenica sera lungo provinciale delle Sinistra Piave in prossimità della frazione di Pialdier. La prima cittadina l'ha raccolta e se l'e portata a casa. Aveva escoriazioni al naso e alla bocca, adesso la sta curando.
«Ero andata in palestra - racconta la Da Canal - mi avevano invitata ad assistere la finale del Memorial di calcio "Simone De Pizzol". Tornando a casa lungo via Stiane mi accorgo che c'erano dei gatti nel prato. Così decido di fermare l'auto e scendere, uno era il mio ed è subito scappato verso casa, l'altro era piccolo, avrà circa un paio di mesi. Era infreddolito e sul musetto aveva del sangue. L’ho raccolto e me lo sono porto a casa per curarlo. Si tratta di una gattina, e secondo me, nel posto dove l'ho trovata, non poteva che esserci finita dopo essere stata lanciata fuori da un’auto in corsa».
La Da Canal è molto arrabbiata, per questo ennesimo episodio di crudeltà verso gli animali.
«Mi chiedo come si fa ad abbandonare un animale di notte, con queste temperature - afferma -. Ricordo a queste persone che nel territorio operano associazioni che ospitano questi animali, mi viene in mente l'associazione San Francesco di Feltre, ma anche altre. La persona che ha fatto questo atto, se per caso dovesse essere preso da un qualche rimorso, sappia con molta chiarezza che non la restituirò, per nessun motivo al mondo. Se le persone si comportano in questa maniera con gli animali lo fanno anche con le persone».
 
IL TIRRENO
6 GENNAIO 2015
Cane attacca e uccide due gatti
La rabbia della proprietaria. Della vicenda si occupano anche le guardie ecozoofile

di Pierluigi Ara

CALCI (PI). Al vaglio delle guardie ecozoofile il caso di un cane di grossa taglia che accompagna nelle battute i cacciatori di cinghiali sul monte, ma si accanisce contro i gatti uccidendoli. Segnalazioni stanno giungendo da più parti. Due in ordine di tempo i gatti uccisi. «Domenica scorsa, verso mezzogiorno, è stata ammazzata la mia gattina. Il cane indossa un collare al collo con appesa una campana che si sente da lontano».
Mary Bolognesi, una giovane che abita a Cappetta, piange la bestiola alla quale era molto affezionata. Racconta: «Il cane è entrato nel giardino di casa mia e si è avventato sulla gatta rincorrendola fino al fiumiciattolo sottostante. L’ha morsa addirittura in acqua fino a farla affogare. Tutto sotto gli occhi di mia nonna che si è precipitata sul posto, però non è riuscita a fare niente dato che il cane non mollava la gatta che è morta straziata».
Mary Bolognesi così continua: «Quando ho saputo quanto era accaduto sono andata in cerca del cane e, avendo sentito il rumore della campana che porta al collo, sono riuscita a rintracciarlo in via Venezia a Rezzano. E’ fuggito ed è riapparso più volte».
Riprende Mary: «Mia cugina ha perso il suo gatto sempre per colpa di questo cane. Ha incontrato il cacciatore al quale ha chiesto perché fosse libero. L’uomo ha risposto che il suo cane era innocuo. Quando gli è stato fatto presente che aveva ucciso il suo micio, il cacciatore ha risposto a lui questo non interessava».
 
AVVENIRE
6 GENNAIO 2015
Sparare ai lupi si deve. C'è bisogno di (in)segnare
Ai lupi si deve sparare. Ai cinghiali, i miei amici cacciatori già sparano, per condividere una carne universalmente apprezzata. Vicino a me c'è una mandria, costituita da una quindicina di capi, che di giorno sta in allerta nelle forre. Di notte la mandria esce ad arare i prati in cerca di anellidi e radici, ma non si permette di oltrepassare la barriera, quasi simbolica, di rovi e pruni che circonda il mio orto. Due anni fa, in assenza di castagne e mele, i cinghiali hanno frantumato il mio unico pesco, carico di frutti tardivi, al margine del bosco. Giustificati. Non si devono uccidere i tassi, tornati dopo una lunga assenza con le loro abitudini igieniste e le esigenze (per ora) limitate. Disapproverei il giovanotto che volesse regalare alla sua ragazza delle «scarpe di pelle di tasso» (Ez 16,10). Ma ai lupi sì, a quelli bisogna sparare.
Anche nella mia provincia hanno dato il permesso, con regole precise, di uccidere i caprioli; sono ormai troppi; non risparmiano i germogli di mais e riducono le file delle rosette di insalata peggio di una testa di skin-head. Dalla Toscana è arrivato l'istrice. Qualche volta lascia sulla strada manciate di aculei; non ha ancora capito che non basta gonfiarsi a portaspilli per difendersi dai fari di un'auto incombente. Che senso avrebbe sparare all'istrice, tanto più di notte? E invece bisogna sparare ai lupi. Non dico di estirparli a tradimento con polpette avvelenate, dico di affrontarli con un fucile che spari pallottole di gomma o cariche di sale, capaci di lasciare il segno sulla pelle. Vi spiego. Da quando gode di una superprotezione, il lupo si è fatto l'idea che l'uomo è quell'animale sciocco (o inesistente) che lascia un gregge incustodito dentro un recinto basso e fragile. Così invece di assalire la pecora isolata o l'agnello debole che si può spolpare con calma per più giorni, il lupo istupidito di oggi uccide in una notte dieci o venti pecore che non potrà mangiare. Bisogna rieducare il lupo, che, ricordiamolo, è da millenni – almeno in Europa – animale antropizzato.
A chi non piace la ricchezza del percorso evolutivo che è conservato in ogni specie selvatica? Ma bisogna trovare il modo di insegnare nuovamente a questi rustici amici a temere l'uomo e a stare alla larga dalle sue bestie domestiche. Quando un uomo e un orso si incontrano, anche l'orso deve fuggire; se non sa più farlo da solo, bisogna insegnarglielo nuovamente. Quello in cui viviamo non è un mondo pacificato, ma un insieme di cicli vitali – anche cruenti – che si intersecano, non necessariamente in modo armonioso. Tenere le giuste distanze e conservare le giuste diffidenze fa ancora parte del rispetto reciproco. Dai lupi, poi, si deve pretendere un po' di fatica per procurarsi da mangiare, inseguendo magari caprioli e piccoli di cinghiale.
Per proteggere la ricchezza e la varietà della fauna, le guardie ecologiche non bastano (forse neppure servono). Promuoviamo piuttosto qualche cacciatore alla funzione che in Francia, ancora per tutto l'Ottocento, svolgeva il louvetier, allora per ridurre il numero eccessivo dei lupi, oggi per insegnare ai loro discendenti a non uscire dalla loro “nicchia” ecologica. Pensate forse che questo sia, come disse il generale De Gaulle in una occasione simile, un programma «troppo ambizioso»? Lo temo anch'io, non per l'irrecuperabilità dei lupi alla saggezza, ma per l'indisponibilità di un certo ambientalismo a rivedere i propri luoghi comuni.
 
NEL CUORE.ORG
11 GENNAIO 2015
ATTENTI AL LUPO: DA SAN FRANCESCO ALL'EDITORIALISTA DI "AVVENIRE"
Il sacerdote: fucilate "didattiche" ai predatori
San Francesco ammansiva il lupo, don Sandro Lagomarsini, editorialista di "Avvenire", propone, in un articolo uscito il 6 gennaio, di "sparargli", per "riportarlo alla saggezza", insegnargli a temere l'uomo e a non sbranare le greggi. Ovviamente non ci sta la Lega nazionale per la Difesa del Cane, che risponde con un'ampia nota di Michele Di Leva, responsabile Caccia e Fauna selvatica.
"Il titolo dell'articolo, ''Sparare ai lupi si deve, c'è bisogno di (in)segnare'' (http://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/Coltivare%20e%20custodire/Sparare%20ai%20lupi%20si%20deve.%20C%20e%20bisogno%20di%20(in)segnare_20150106.aspx?rubrica=Coltivare+e+custodire&utm_content=buffer3938b&utm_medium=social&utm_source=facebook.) è già di per sé – osserva Di Leva - una sintesi dello sproloquio a seguire, reso ancor più inquietante dal fatto che a scriverlo è stato un uomo di chiesa. Dichiarando fra l'altro apertamente la sua simpatia per le attività venatorie, il prete-giornalista espone gratuitamente una teoria, secondo la quale il lupo deve essere ''riportato alla saggezza'' in quanto uccide con modalità indiscriminate le greggi e l'unica soluzione per farlo sarebbe quella di sparargli, come se il bracconaggio non causasse già troppe uccisioni indiscriminate (circa 200 animali mediamente massacrati ogni anno)"."La Lega Nazionale per la Difesa del Cane – continua la nota - è ferma nella sua posizione di condanna nei confronti di quella che si può equiparare a un'istigazione a delinquere, in quanto fraseggi quali ''affrontarli con un fucile che spari pallottole di gomma o cariche di sale'' sono da considerarsi inaccettabili, essendo il lupo (che a padre Lagomarsini piaccia o meno) tutelato da leggi nazionali e internazionali.
Stupisce non poco il modus operandi del quotidiano di ispirazione cattolica "Avvenire" che pubblicando simili esternazioni, fra l'altro di matrice notevolmente violenta oltre che illegale, non fa altro che legittimare il pensiero del sacerdote allineandosi con lui"."Benché le lobby venatorie e della pastorizia cerchino affiliati per la loro biasimevole causa, il ripristino della caccia al lupo, cercando di riportare in auge ataviche superstizioni – prosegue il testo - per sfatarle riportiamo le dichiarazioni della zoologa Francesca Marrucco, responsabile scientifica del progetto europeo LifeWolfAlps esperta di lupi (a differenza di tanti altri) che afferma, con cognizione di causa: ''Non bisogna avere paura, perché il lupo non aggredisce l'uomo, neanche in branco". In merito ai danni causati dagli attacchi alle greggi gli allevatori sono sempre stati lautamente risarciti dagli enti preposti"."La Lega Nazionale per la Difesa del Cane invita pertanto "Avvenire" – conclude Di Leva - a una maggior attenzione nella pubblicazione di articoli decisamente scadenti sotto il profilo morale oltre che giuridico, rammentando che San Francesco chiamava il lupo ''fratello'', andandogli incontro in pace, non certo con l'intenzione di prenderlo a fucilate. Ma si sa, quella era un'altra storia che molti, religiosi e non, tendono a dimenticare".
 
IL GIORNALE DI VICENZA
6 GENNAIO 2015
Artigiano per Natale si regala un cammello
L'originale scelta dell'artigiano Davide Ciscato: «È un animale che mi rilassa e può resistere a temperature da -20 a 40 gradi»
  
Prov. di Vicenza. In tanti per Natale si regalano un cucciolo, ma uno scledense ha battuto tutti: per lui sotto l'albero, un bel cammello. E non è l'unica insolta bestiola domestica entrata nella famiglia di Davide Ciscato, artigiano di 33 anni residente a Magrè, visto che possiede anche due grandi acquari in cui vivono piranha e tartarughe marine.
Perchè proprio un cammello?
«È un animale che mi piace da sempre, sia per la sua stazza, sia per il suo carattere flemmatico, rilassato e rilassante. Inoltre è molto forte e resistente, ma anche docile e amichevole. Devo dire che abbiamo molti aspetti in comune».
Un interesse davvero insolito...
«Ho una predilezione per gli animali un po' particolari. Infatti possiedo anche piranha e tartarughe marine, ma in passato ho avuto anche tarantole e iguane».
Come ha scovato il cammello?
«Mi tenevo costantemente informato su internet e alla fine l'ho comprato da un negoziante di Cuneo, ma prima ha avuto altri tre proprietari tutti italiani: un circo dove è nato, un privato e un parco. Là gli hanno dato il nome: Peluche. (...)
 
NEL CUORE.ORG
6 GENNAIO 2015
COLOMBIA CHOC: TORO ACCOLTELLATO E POI FINITO A CALCI E PUGNI (VIDEO)
"Punizione esemplare". Attenzione: immagini forti
Una scena di sconvolgente crudeltà arriva da Turbaco, in Colombia, dove un toro è stato ucciso in maniera brutale da decine di persone inferocite: accoltellato e poi finito a colpi di pietre, bottiglie, bastoni, calci e pugni. L'episodio orripilante, avvenuto durante una "festa" locale, ha sconvolto l'opinione pubblica e il governatore del dipartimento di Bolivar ha chiesto spiegazioni al sindaco della città, rivela "La Stampa". I responsabili rischiano conseguenze penali per "crudeltà contro gli animali". Punizioni esemplari chieste dagli animalisti di tutto il mondo. Qui sotto il video con immagini molto crude e non adatte ad un pubblico sensibile: è stato postato su LiveLeak e su YouTube
VIDEO
http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/colombia-horror-toro-accoltellato-e-finito-a-calci-e-pugni-video.html
 
GEA PRESS
7 GENNAIO 2015
Colombia – Il toro della corrida ucciso con centinaia di calci e colpi di machete (VIDEO)
Violenza, sopra violenza. E’ quella denunciata dalle associazioni animaliste della Colombia dopo quello che è avvenuto nel corso della corrida di Turbaco, nel nord del paese. Decine di persone, hanno infatti assalito il povero toro, colpendolo ripetutamente a calci ed infierendo con macheti, coltelli e tiri di pietre.
L’uccisione è avvenuta nel corso della “Corraleja” una sorta di corrida dei dilettenti, ove il pubblico entra direttamente nell’arena.
Nel paese infuocano ora le polemiche e sembra che lo stesso Ministro della Cultura abbia chiesto pene esemplari. Diverso parere nel tam tam animalista che, nel web, sta sottolineando come già la stessa manifestazione non è certo esempio di pace. Sul caso, però, si sono espressi anche il Sindaco della cittadina ed il Ministero della Giustizia che ha annunciato una indagine volta alla individuazione dei responsabili.
Gli animalisti, però, hanno ribattuto come spesso, nel corso di queste corride, si registrano incidenti anche gravi che coinvolgono animali e persone. Poco importa la “fisiologicità” di tali incidenti (così sarebbero  giustificati dagli affezionati alla manifestazione) rispetto a quanto avvenuto nelle scorse ore nell’arena. Il toro, ormai in terra, continuava ad essere oggetto di violenti attacchi che ne hanno infine causato la morte.
In molti ricordano ora come nella città di Bogotà, capitale del paese, le corride sono ormai da tempo vietate. Perchè, allora, non estendere il bando a tutto il paese?

VIDEO
http://www.geapress.org/corse-palii-giostre/colombia-il-toro-della-corrida-ucciso-con-centinaia-di-calci-e-colpi-di-machete-video/58385
 
NEL CUORE.ORG
6 GENNAIO 2015
SCOZIA, IL METICCIO KAI LASCIATO IN STAZIONE CON IL SUO "CORREDO"
La protezione animali sta cercando il proprietario
Un cane è stato trovato abbandonato in una stazione ferroviaria con una valigia piena delle sue cose. La reale società scozzese (RSPCA) per la protezione degli animali sta tentando di rintracciare il proprietario del meticcio shar-pei Kai, che è stato scoperto venerdì legato a una ringhiera fuori dalla stazione di Ayr. Con lui c'era una custodia contenente oggetti tra cui un cuscino, un giocattolo, il cibo e la ciotola. Il cane è stato venduto sul sito Kijiji nel 2013 e l'associazione sta cercando informazioni per rintracciare chi lo ha comprato. Spiega Stewart Taylor, della RSPCA: "Il cane è microchippato e siamo stati in grado di scoprire il suo nome è Kai. Abbiamo contattato il proprietario registrato al microchip, che ha dichiarato di aver venduto Kai su Kijiji nel 2013. Purtroppo non erano in grado di dirci l'indirizzo della persona che lo ha comprato". La vicenda mette in luce le potenziali conseguenze della vendita su internet di animali.
"Kai – prosegue Taylor – ha circa due o tre anni, ed è un bel cane con un buon carattere. Ci prenderemo cura di lui fino a quando lo si può trovare una stabile e amorevole a casa." Ora è in cura presso il centro di accoglienza dell'associazione a Glasgow. La società ricorda che l'abbandono di un animale è un reato ai sensi della legge del 2006 sulla salute e benessere degli animali e tutti coloro che ne sono riconosciuto colpevoli può vedersi vietare la detenzione di animali per un periodo determinato o a vita.
 
CORRIERE.IT
7 GENNAIO 2015
Kai, il cane abbandonato alla stazione con una valigia piena della sue cose
Trovato legato in una piccola stazione ferroviaria della Scozia. E subito si è scatenata la corsa all’adozione del bel meticcio Shar Pei
di Elmar Burchia
Lo hanno trovato venerdì scorso, legato a una ringhiera nella stazione dei treni di Ayr, nella Scozia meridionale. Accanto a lui c’era una valigia piena di cose che gli appartengono, oggetti utili, tra cui un giocattolo, una ciotola, del cibo e persino un cuscino. La vicenda del cane Kai ha commosso il Regno Unito. E molti utenti del Web. Ora è corsa all’adozione.
Un reato
Sembrava fosse in procinto di partire, Kai, un adorabile meticcio Shar Pei. Invece è stato abbandonato in stazione. La foto del giovane animale col muso triste ha iniziato a diffondersi su Internet nelle ultime ore. Al momento è stato affidato in custodia alla Scottish Spca, un ente benefico per la protezione degli animali. Da qualche giorno, i loro telefoni non smettono più di squillare: centinaia di persone si sono già fatte avanti per adottare l’animale.
MICROCHIP
L’ispettore della Spca, Stewart Taylor, ha spiegato ai media inglesi che è stato possibile risalire al nome dell’animale grazie al microchip. E anche a quello dei precedenti proprietari, che hanno confessato di aver venduto Kai nel 2013 attraverso il portale di annunci Gumtree, una sorta di Craigslist, ma di non sapere l’indirizzo della persona che lo ha comprato.
La vicenda mette in luce ancora una volta le potenziali (e spesso tristi) conseguenze della vendita di animali su Internet. Se rintracciata, la persona che ha abbandonato Kai può essere ritenuta colpevole di un reato secondo il Codice per la salute ed il benessere animale in Scozia, e può vedersi vietare a vita di tenere animali. «Kai ha circa due o tre anni, è un maschio, ed è un bel cane con un buon carattere. Ci prenderemo cura di lui fino a quando troveremo una casa stabile e amorevole», ha sottolineato l’associazione a Glasgow.
 
LA ZAMPA.IT
8 GENNAIO 2015
Scozia, cane abbandonato in stazione con il “suo” trolley
La valigia di Kai conteneva un giocattolo, una ciotola, dei croccantini e un cuscino
Fulvio Cerutti
Kai è stato abbandonato. La sua potrebbe essere la storia simile a quella di tanti altri cani. Qualcuno ha voluto disfarsi di lui e lo ha lasciato legato a una ringhiera. Ma il suo caso ha destato particolare attenzione perché il suo proprietario l’ha lasciato con un trolley pieno di sue cose: un giocattolo, una ciotola, dei croccantini e un cuscino.
Tutto è avvenuto nella stazione dei treni di Ayr, nella Scozia meridionale, dove Kai è stato lasciato legato a una ringhiera. Chi ha abbandonato questo esemplare di Shar-Pei di circa 2-3 anni, ora rischia di essere condannato a non poter tenere un cane per tutta la sua vita. 
«Indipendentemente dal fatto che Kai sia stato lasciato con le sue cose, è comunque un gesto crudele e vogliamo comunque identificare la persona responsabile» dicono dalla polizia locale.
Per ora gli ufficiali sono riusciti a risalire al nome dell’animale grazie al microchip “installato” dal precedente proprietario che però ha confessato di aver venduto Kai nel 2013 utilizzando un sito per piccoli annunci ma di non sapere l’indirizzo della persona che lo ha comprato. 
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/01/08/multimedia/societa/lazampa/kai-il-cane-abbandonato-in-stazione-con-il-suo-trolley-1gq4A6ZShM50dMfC6KAGDK/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
10 GENNAIO 2015
“Ho abbandonato il cane alla stazione perché non era come nella foto dell’annuncio”
Svelato il retroscena del quattrozampe scozzese Kai lasciato legato alla ringhiera con il trolley pieno di “cose sue”.
Fulvio Cerutti
In molti si sono arrabbiati e indignati di fronte all’immagine di Kai l’esemplare di Shar-Pei abbandonato e legato alla ringhiera di una stazione scozzese legato con, vicino a lui, un trolley pieno di “cose sue”. Ora è uscita la verità e di certo non calmerà gli animi: Kai è stato abbandonato per una vendita non andata a buon fine. 
A raccontarlo al Daily Record è la 39enne Fin Rayner, acquirente mancata del quattrozampe : «Sono andata per comprare un cane, ma quel cane non era uguale alla foto della pubblicità». La signora Rayner, infatti, aveva risposto a un annuncio online e si era recata, accompagnata dalla figlia di 9 anni, alla stazione di Ayr disposta a sborsare 400 sterline (circa 512 euro). Ma al suo arrivo sul posto il cane, il cui vero nome è Pluto, non era come quello della foto sul web. La Rayner ha comunque chiesto al ragazzo di poter portare a passeggio Pluto, per “provarne” il comportamento. «Gli ho detto che volevo prendere il cane per fargli fare una passeggiata - racconta la donna -. E lui mi ha chiesto una cauzione di 150 sterline (circa 192 euro) nel caso non fossi tornata indietro. Poi l’ho visto che scappava in auto. L’ho chiamato e gli ho detto: “E’ meglio che torni per il tuo cane”. Ma non è mai tornato». Presa dal panico, un problema caratteriale di cui soffre, e con la figlia soggetta ad attacchi di asma, la donna ha chiamato il figlio e ha scoperto la verità: «Pensavo di portare a casa il cane, ma mio figlio mi ha detto che la foto del cane nell’annuncio era di un film statunitense del 2005. Così ho parlato con un addetto della stazione dicendogli che quel cane era di qualcun altro e ce l’avrei lasciato lì. E così ho fatto. Mi sono accertata che il cane fosse al sicuro. Quel ragazzo mi ha mentito sul cane. Che cosa devo dire di quello che abbiamo passato io e mia figlia? Sono rimasta scossa per diversi giorni». Una storia che è al limite dell’incredibile, ma che probabilmente si concluderà in maniera positiva: per Pluto sono stati già raccolti online oltre 2500 sterline (circa 3200 euro) per curarlo perché ha un problema agli occhi e c’è un lungo elenco di persone disponibili ad adottarlo, con la speranza che siano in grado di fargli dimenticare quella giornata da incubo. 
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/01/08/multimedia/societa/lazampa/kai-il-cane-abbandonato-in-stazione-con-il-suo-trolley-1gq4A6ZShM50dMfC6KAGDK/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
15 GENNAIO 2015
Kai è stato operato agli occhi e sta bene
Il cane era stato abbandonato due volte nello stesso giorno in una stazione ferroviaria scozzese
Fulvio Cerutti
Abbandonato due volte in un solo giorno. La storia di Kai ha intenerito tutti gli amanti degli animali. Persone che ora saranno felici di sapere che l’operazione agli occhi di questo esemplare di Shar-Pei è andata bene. Il cane Kai, o forse Pluto, era stato abbandonato legato a una ringhiera di una stazione scozzese e, al suo fianco, c’era un trolley pieno di “cose sue”, fra giocattoli, croccantini e cuscini. Una donna ha confessato di averlo lasciato così dopo che il ragazzo che doveva venderglielo era scappato con una prima somma di denaro. La scorsa settimana la Spca scozzese, un’associazione per la tutela degli animali, dato un aggiornamento sulle condizioni fisiche dell’animale: «Kai è stato sottoposto a un’operazione agli occhi venerdì scorso e ora siamo felici di poter che sta molto bene! Ecco una foto di questo coraggioso cucciolo, che si sta riprendendo». Un’operazione che è stata fatta grazie alle donazioni online fatte da centinaia di persone da tutto il mondo.  
Ora l’ente selezionerà la giusta famiglia per Kai, con la speranza che sia per sempre.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/01/08/multimedia/societa/lazampa/kai-il-cane-abbandonato-in-stazione-con-il-suo-trolley-1gq4A6ZShM50dMfC6KAGDK/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
6 GENNAIO 2015
COPENAGHEN, LA PELLICCIA COME "QUESTIONE DI VITA E DI MORTE"
Una mostra-forum al museo nazionale danese
  
Pelliccia: una questione di vita e di morte" è un'ambiziosa mostra sulla pelliccia nell'abbigliamento in programma fino al 22 febbraio al Museo nazionale della Danimarca a Copenaghen. Ambiziosa non solo perché comprende molti capi storici e contemporanei provenienti dell'emisfero nord, ma soprattutto perché, almeno nelle intenzioni degli organizzatori,  si presenta come un "forum" per dibattere sulle questioni etiche poste dall'utilizzazione delle pelli di animali per vestirsi, sulla storicità e sull'anacronismo delle pellicce.
La mostra presenta punti di vista opposti. "Con una visione caleidoscopica di culture indigene del Nord in Groenlandia, Nord America, Siberia e Scandinavia, la collezione del museo offre l'opportunità di discutere su questioni come il benessere degli animali, i diritti dei popoli indigeni, l'economia dei beni di lusso, esplorando le differenze tra l'uso di pellicce in passato e di oggi. Quali competenze vengono utilizzate nella produzione e progettazione di capi in pelliccia? E che cosa indossare una pelliccia significa veramente? Qual è l'atteggiamento dei designer contemporanei della pelliccia?".
La pelliccia più antica risale al 3.200 avanti Cristo. Ma non ha nulla a che fare con i capi di lusso prodotti oggi, sacrificando gli animali per dare soddisfazione alla vanità di donne e di uomini sotto la dittatura della moda. Come ricorda la stilista Stella McCartney, che si è sempre distinta proprio per il rifiuto di utilizzare pelle e pelliccia nelle sue collezioni, "non c'è nulla di moda in una pelliccia". Solo sofferenza. Come darle torto?
Mentre taluni (sempre meno, per fortuna) continuano ad esaltare la bellezza e il calore della pelliccia, la mostra ha il merito di dare adeguata rilevanza all'altro lato della medaglia: la realtà della macellazione degli animali. Il sangue e la sofferenza in particolare di alcune specie, l'assurdità della pelliccia nelle società avanzate. 
Ulla Mannering, l'antropologa che ha curato l'iniziativa, dice: "Il nostro obiettivo non è dire alle persone quello che è giusto o non è giusto fare. Vogliamo mostrare quello che la pelliccia ha significato nello sviluppo della cultura umana e dare spazio a tutte le posizonii". Sono una quarantina le voci a favore e contro la pelliccia che si alternano negli spazi della mostra. "Amiamo gli animali, ma li usiamo - ammette poi Mannering -. Dobbiamo accettare che tutto questo sia parte della nostra vita quotidiana". Una condiscendenza che non stupisce: la Danimarca controlla il 30 per cento del commercio di visoni nel mondo e ne alleva 17 milioni l'anno.
Sull'altro lato della barricata animalisti, intellettuali e perfino modelle. Come la danese Anne Lindfjeld che ha partecipato ad una campagna di Peta contro le pellicce con uno slogan chiaro: "Sentiti a tuo agio nella tua pelle, lascia agli animali la loro". Fra le voci presenti alla mostra anche Anima, gruppo danese radicale a difesa dei diritti degli animali, che ha ricordato gli abusi di questo lusso da "moderni primitivi".
 
LA ZAMPA.IT
6 GENNAIO 2015
Allevatore inglese costretto ad abbattere le mucche “naziste”
Gow deve macellare sette dei suoi 13 esemplari perché “troppo aggressivi”
Avevano tentato più volte di uccidere i loro allevatori: così le super mucche “naziste” del Devon, Inghilterra occidentale, sono state macellate. Tramonta il discutibile sogno dell’allevatore britannico Derek Gow di cercare di riportare a pascolare la razza cosiddetta “Heck” creata da due zoologi della Germania hitleriana che sognavano di far rivivere gli animali selvatici protagonisti della mitologia ariana. Gow è stato costretto ad abbattere sette dei 13 dei suoi esemplari per la loro intrattabilità. «Sono di sicuro gli animali più aggressivi con cui abbia mai avuto a che fare», ha detto l’allevatore.  Le imponenti mucche dalle lunghe corna arcuate e dall’ispido manto color ruggine, devono la loro `resurrezione´ a due fratelli, Lutz e Heinz Heck, che all’epoca del Terzo Reich setacciarono l’Europa alle ricerca delle razze bovine più primitive e le incrociarono tra loro nella speranza di ottenere il loro comune antenato: l’uro, il cui ultimo esemplare - si narra - morì in una foresta polacca nel 1627.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/01/06/multimedia/societa/lazampa/le-mucche-heck-create-dai-zoologi-ariani-per-hitler-35AfduBrfw48VnwFOkSj0J/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
6 GENNAIO 2015
CISGIORDANIA, LIBERATI DAGLI ANIMALISTI DUE RARI GUFI REALI
La cerimonia in occasione del National bird day
Due rari gufi reali sono stati liberati dalla Palestine Wildlife Society in Cisgiordania. I pennuti sono stati fatti volare nella natura proprio nel National Bird Day, dopo essere stati dotati di un anello di identificazione in metallo posto su una zampa. Hanno preso il volo dal monastero Saint Saba vicino a Betlemme. "Il numero di gufi reali è in forte calo ed è probabile che si estingueranno sul nostro territorio. Quindi il nostro messaggio ai palestinesi è che dobbiamo salvare gli uccelli e gli animali che sono un tesoro per tutti noi in Palestina", ha spiegato il direttore esecutivo di Palestine Wildlife Society, Imad Al-Atrash. Uno dei gufi proveniva da da Ramallah mentre l'altro da Halhoul, vicino a Hebron. La coppia è arrivata nel parco tre mesi fa per ricevere le cure di cui aveva bisogno prima di tornare alla libertà.
 
NEL CUORE.ORG
6 GENNAIO 2015
CISGIORDANIA, LIBERATI DAGLI ANIMALISTI DUE RARI GUFI REALI
La cerimonia in occasione del National bird day
Due rari gufi reali sono stati liberati dalla Palestine Wildlife Society in Cisgiordania. I pennuti sono stati fatti volare nella natura proprio nel National Bird Day, dopo essere stati dotati di un anello di identificazione in metallo posto su una zampa. Hanno preso il volo dal monastero Saint Saba vicino a Betlemme. "Il numero di gufi reali è in forte calo ed è probabile che si estingueranno sul nostro territorio. Quindi il nostro messaggio ai palestinesi è che dobbiamo salvare gli uccelli e gli animali che sono un tesoro per tutti noi in Palestina", ha spiegato il direttore esecutivo di Palestine Wildlife Society, Imad Al-Atrash. Uno dei gufi proveniva da da Ramallah mentre l'altro da Halhoul, vicino a Hebron. La coppia è arrivata nel parco tre mesi fa per ricevere le cure di cui aveva bisogno prima di tornare alla libertà.
 
HUFFINGTON POT
6 GENNAIO 2015
Lo zucchero non è vegano. Il carbone, ottenuto dalle ossa degli animali, viene utilizzato per raffinare quello di canna
Marshmallow, birra e alcuni succhi di frutta non vengono considerati cibi vegani. E, in base alla definizione che si dà di cibo vegano, anche alcuni tipi di zucchero non lo sono.
Lo zucchero raffinato, quello che viene aggiunto al caffè e che si utilizza per preparare torte e biscotti, è fatto con canna da zucchero o barbabietola da zucchero. Le due hanno gusti e contenuti nutrizionali quasi identici e sono utilizzate quasi in egual maniera. Ma il processo di raffinazione è differente. Per la produzione di zucchero dalla canna da zucchero, i gambi vengono schiacciati per separare il succo dalla polpa.
Il succo viene elaborato e riscaldato per cristallizzare e viene quindi filtrato e sbiancato con carbone animale, ottenuto da ossa di animali, che dona l'incontaminato colore bianco allo zucchero.
I filtri del carbone animale non vengono utilizzati per la barbabietola, perché questo tipo di zucchero non richiede la stessa decolorazione. Il succo di barbabietole viene rimosso attraverso l’uso di un diffusore e miscelato con additivi per cristallizzarlo. Negli Stati Uniti le aziende utilizzano lo zucchero trattato col carbone delle ossa dei bovini per attuare il processo di filtrazione e sbiancamento. Per rendere le ossa carbone, queste vengono riscaldate a temperature estremamente elevate.
Lo zucchero in realtà non contiene delle particelle di carbone animale, ma potrebbe entrare in contatto con esso. “Lo zucchero raffinato non contiene particelle di ossa. Il carbone animale rimuove le impurità dallo zucchero, ma non diventa parte di esso”, ha riferito Caroline Pyevich nel The Vegetarian Journal.
Non tutto lo zucchero di canna inoltre è raffinato con carbone animale. Alcune aziende infatti forniscono delle alternative, come il carbone granulare che non utilizza prodotti animali durante il processo di filtrazione. Non si è tuttavia in grado di riconoscere la differenza attraverso la degustazione dello zucchero.
Gli amanti degli animali possono adottare una semplice soluzione utilizzando lo zucchero di barbabietola anziché di canna, ma i due assolvono ruoli diversi in cucina, rendendo necessari adattamenti delle varie ricette.
Esistono poi alcuni zuccheri di canna certificati che non utilizzano il carbone animale (presenti in questa lista Peta e in questo elenco realizzato dal Vegetarian Resource Group). Assicuratevi di controllare le etichette (ricordate che lo zucchero di barbabietola non contiene carbone animale) e contattate i produttori per porre loro tutte le vostre domande.
http://www.huffingtonpost.it/2015/01/06/non-tutto-lo-zucchero-e-vegano_n_6422948.html
 
GAZZETTA DI MANTOVA
7 GENNAIO 2015
Cane maltrattato, denunciata una trentenne
QUINGENTOLE (MN).  È stata denunciata dai carabinieri per aver maltrattato il suo cagnolino. L’aveva legato così stretto che la catena è penetrata nelle carni in profondità. Una sofferenza inaudita a cui si aggiungono le precarie condizioni igienico sanitarie a cui l’animale è stato costretto.
Ha solo trent’anni e abita a Quingentole la ragazza che, con tutta probabilità, finirà a processo. A segnalare il caso all’Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) sezione di Mantova, è stato un vicino di casa che alle ventitrè di sabato scorso, sentendo guaire il cane, si è avvicinato e ha visto che, oltre a non avere una goccia d’acqua, era anche senza cibo.
L’indomani i volontari dell’Oipa si sono recati sul posto con i funzionari del servizio veterinario dell’Asl, e hanno verificato la situazione. In effetti la catena era conficcata nel collo. Il cagnolino è stato liberato e dato in affido al canile di Pegognaga. Sono state poi accertate le generalità della proprietaria, una trentenne che risiede a Quingentole, e denunciata ai carabinieri di Revere per violazione dell’articolo del codice penale 544 ter che così recita: chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.
La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale.
 
IL SECOLO XIX
7 GENNAIO 2015
Cane ferito sulla A12 salvato dal sindaco

Silvia Pedemonte
RAPALLO (Ge). «Mi ha urlato: “Passa alla guida!”. In un attimo lui è sceso, io mi sono messo al volante, dietro le macchine inchiodavano. Un stridore di freni, una paura…. Ma è andato tutto al meglio, per fortuna. Il cane è sano e salvo».
Tempesta è un cane spinone malconcio. Tremante. Sanguinante. Ma è assai fortunato. Ieri a mezzogiorno è sbucato fuori sulla A12, nel tratto fra Recco e Rapallo, nella curva dopo la galleria Maggio, a poca distanza dal casello di Rapallo. In mezzo alle macchine, con una zampa posteriore ridotta malissimo, sembrava destinato alla morte. E invece.
Il destino ha voluto che davanti a Tempesta arrivasse, proveniente da Genova, la Hyundai su cui viaggiavano il sindaco di Rapallo Carlo Bagnasco (sul sedile del passeggero, accanto al conducente) e l’agente di polizia municipale Claudio Tassara, da sempre l’autista dei sindaci di Rapallo, al volante; sul sedile posteriore, l’assessore Umberto Amoretti.
I tre stavano facendo ritorno a Rapallo da Genova, dove il primo cittadino rapallese ha preso parte al battesimo della Città Metropolitana, di cui è consigliere, nell’incontro augurale che ha visto la partecipazione del cardinale Angelo Bagnasco. A una manciata di metri dall’uscita di Rapallo, dopo un viaggio senza particolare traffico e senza intoppi, ecco il musetto di Tempesta. Che sta lì, spaventato, in piena autostrada. L’agente di polizia municipale Claudio Tassara non ha esitazioni.
Non sceglie di scansarlo, condannando così il cane a una morte praticamente certa con i veicoli che sarebbero arrivati dopo. No. Mette le quattro frecce e ferma la macchina, senza accostare, in piena corsia, facendo scudo con la Hyundai al malconcio Tempesta. Scende praticamente al volo, “ordinando” al sindaco Carlo Bagnasco di mettersi alla guida. Nel mentre, acciuffa il cane e riesce a risalire a bordo, sulla macchina che è stata, intanto, accostata dal sindaco Bagnasco e messa in una posizione più sicura.
 
L’UNIONE SARDA
7 GENNAIO 2015
Quartu (CA), polpette avvelenate per i cani
Allarme nei parchi di Pitz'e Serra
Formaggio e cocci di vetro. Polpette destinate ai cani che qualcuno ha sparso nei giorni scorsi nei parchi pubblici di Pitz'e Serra.
Un piccolo jack russel dè stato salvato in extremis. Ora è allarme. Dopo l'incidente al jack russel, i frequentatori dell'area verde hanno allertato i custodi del parco, che hanno trovato e raccolto quattro polpette assassine.
Tra qualche giorno i cani potranno tornare nel parco destinato esclusivamente agli animali: è imminente la riapertura dell'area "Mondo cane" in via Monsignor Angioni, rimessa a nuovo dopo la realizzazione del manto erboso.
 
GEA PRESS
7 GENNAIO 2015
Castelnuovo Berardenga (SI) – Poiana uccisa dai bocconi trovata dal cane antiveleno
Intervento della Polizia Provinciale
 
Con le zampe contratte nell’erba e la bava che era fuoriuscita dal becco. In questo stato  si è trovata stamani la Poiana di Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena. Ad intervenire nei luoghi la Polizia Provinciale che si è avvalsa di un collaboratore speciale. Si tratta, infatti, di Inca, femmina di pastore tedesco già utilizzata in altre campagne in difesa della natura come quella antibracconaggio condotta dal WWF ad Ischia (NA) (vedi articolo GeaPress).
Il cane, appena individuato il rapace ormai morto, si è accuciato accanto attendendo l’arrivo degli Agenti. L’ipotesi più probabile è che il povero animale sia stato ucciso da un boccone avvelenato, ma per averne conferma bisognerà attendere l’esito dell’esame tossicologico disposto dall’Istituto Zooprofilattico al quale è stata consegnato.
La Polizia Provinciale era intervenuta per uno scrupoloso controllo del territorio, a seguito delle segnalazioni di una possibile distribuzione del veleno. Proprio nei pressi del fiume Arbia, il ritrovamento del bel rapace. Purtroppo, per lui, non vi era più nulla da fare.
 
GEA PRESS
7 GENNAIO 2015
Finale Emilia (MO) – Cicogna ritardataria “abbattuta” dal freddo
Intervento del Centro di Recupero Il Pettirosso

Una cicogna stremata dal freddo e dalla mancanza di cibo è stata salvata a Finale Emilia (MO), grazie all’intervento dei volontari del Centro di Recupero Il Pettirosso.
Il povero animale, riporta una nota del Centro, si è posata in un’area verde di Finale Emilia. Ormai debilitata non riusciva più ad alzarsi in volo ma, per sua fortuna, è stata notata da un passante che ha provveduto a chiamare i volontari del “Il Pettirosso”.
Gli esperti del Centro sottolineano come le cicogne migrano verso sud nel mese di ottobre. Probabilmente il tepore che ha coratterizzato questo autunno, ha influito sulla permanenza nelle aree di nidificazioni europee di diversi uccelli migratori. In tal maniera, però, si sono poi trovati in difficoltà con l’arrivo delle prime improvvise gelate.
Il Centro di Recupero “Il Pettirosso” è comunque ottimista sulle possibilità di ripresa della cicogna ed al momento opportuno, con l’arrivo della bella stagione, si provvederà alla sua liberazione.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2015
Cisano sul Neva (SV) – Civette vittime dei botti
Intervento della Protezione Animali
Quasi sicuramente vittime dei botti di fine d’anno. Così l’ENPA di Savona spiega la presenza di tre piccole civette rimaste bloccate per giorni in una sottile rete di protezione di un albero d’ulivo nelle campagne di Cisano sul Neva (SV). Secondo la Protezione Animali  gli uccelli potrebbero essere stati spaventati ed in fuga dal loro nido posto in un’apertura di un vecchio edificio nelle vicinanze.
Soltanto alcuni giorni dopo, recandosi nel terreno per lavorarlo, un contadino si è accorto dei volatili ed ha subito chiesto aiuto ai volontari della Protezione Animali.
Purtroppo due animali erano già morti di fame ed i volontari sono riusciti a salvare solo il terzo, con cure e alimentazione immediate; l’unico superstite, ancora leggerissimo e sofferente, si sta faticosamente riprendendo ed al termine della convalescenza verrà liberato nella zona di provenienza. Malgrado  petardi ed artifici vari siano stati esplosi con minor frequenza rispetto agli anni passati (forse più per la crisi economica che per il rispetto verso le persone e gli animali), anche quest’anno i volontari ENPA hanno rinvenuto animali selvatici morti (soprattutto storni e tortore lungo la Riviera) per l’impatto contro ostacoli durante la fuga improvvisa dal nido o dal posatoio notturno.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2014
MANTOVA, ALLEVAMENTO DISTRUTTO DALLE FIAMME: MORTE DUEMILA ANATRE
Un corto circuito alla base dell'incendio a Ceresara
Un incendio ha distrutto questa mattina un capannone di un allevamento avicolo provocando la morte di duemila anatre. E' accaduto a Ceresara, in provincia di Mantova. A provocare le fiamme e il fumo denso che ha soffocato la maggior parte degli animali, un corto circuito all'impianto che regola le lampade riscaldanti utilizzate per l'allevamento delle anatre. I vigili del fuoco hanno lavorato tre ore per circoscrivere l'incendio, mentre poco dopo hanno cominciato ad intervenire i tecnici dell'Asl (Azienda sanitaria locale) per il recupero delle carcasse degli animali e il loro smaltimento.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2015
MODENA, CICOGNA DISORIENTATA SALVATA DAI VOLONTARI
L'animale, avvistato da un cittadino, era allo stremo
Una cicogna è stata salvata dai volontari del Centro fauna selvatica "Il Pettirosso" di Modena in un'area verde vicino a Finale Emilia, grazie a una segnalazione di un cittadino che aveva notato l'animale allo stremo, incapace di alzarsi in volo, probabilmente per la difficoltà a procurarsi il cibo in questo periodo di gelo. Le cicogne, infatti, ogni anno migrano in ottobre verso zone più calde del Sud dove trovano le loro prede con maggiore facilità, ma quest'anno, anche nel modenese, a causa del clima mite dell'autunno, diversi uccelli migratori non sono partiti, finendo poi per trovarsi in difficoltà con le prime improvvise gelate, come è successo alla cicogna. L'animale ora è accudito dai volontari nel centro di via Nonantolana 1217. Il Centro opera sulla base di una convenzione con la Provincia di Modena per il recupero e il salvataggio della fauna selvatica in difficoltà.
 
IL GIORNO
7 GENNAIO 2015
Polpetta chiodata al suo vecchio cane Jack: assessore di Varedo nel mirino?
Chissà se si è trattato di atti intimidatori o di semplici coincidenze. Sta di fatto che, nonostante non siano mai arrivate minacce vere e proprie, sembra che qualcuno stia prendendo di mira Fabrizio Figini, assessore alla Pianificazione territoriale e al commercio. Prima l’auto danneggiata, poi il tentativo di fare del male a Jack, il suo labrador. "Non so darmi una spiegazione – racconta l’assessore -. La mia famiglia però si è spaventata parecchio"

Veronica Todaro

Varedo (Monza e Brianza), 7 gennaio 2015 - Chissà se si è trattato di atti intimidatori o di semplici coincidenze. Sta di fatto che, nonostante non siano mai arrivate minacce vere e proprie, sembra che qualcuno stia prendendo di mira Fabrizio Figini, assessore alla Pianificazione territoriale e al commercio. Prima l’auto danneggiata, ieri un tentativo di fare del male a Jack, il suo labrador. All’interno del giardino di casa l’animale ha trovato una polpetta rivestita di prosciutto cotto. Il cane l’ha annusata ma per fortuna non l’ha addentata, altrimenti per lui sarebbe stata la fine. All’interno infatti erano nascoste una serie di puntine da disegno ben mimetizzate.
Ma se all’inizio Fabrizio e la sua famiglia hanno pensato al tentativo di qualche ladro di sedare il cane per poi avere campo libero, quando hanno visto le puntine hanno ipotizzato il peggio. Anche perché il cane è anziano, fatica quasi a camminare e ad abbaiare e non ha mai dato fastidio ai vicini. La polpetta era stata nascosta in un angolo poco visibile del giardino e per metterla in quel punto probabilmente il malintenzionato deve aver scavalcato la recinzione. Lanciandola avrebbe rischiato di vanificare ogni sforzo, perché il pezzo di carne si sarebbe disfatto. Si è trattato di un avvertimento? E per quale motivo?
«Non so darmi una spiegazione – racconta l’assessore -. La mia famiglia però si è spaventata parecchio. Ho avvisato i carabinieri di Varedo e la polizia locale. Da questo punto di vista sono tranquillo, li ringrazio perché so che effettueranno tutti i controlli del caso. Voglio solo dire una cosa alla persona che ha compiuto questo gesto: non è giusto prendersela con il mio cane o accanirsi sulla mia macchina. Se hai qualcosa da ridire su un permesso negato, una multa non tolta, un favore non fatto, beh, vieni a parlarne in Comune».
E ancora: «Non mi sento minacciato o perseguitato, ma d’ora in poi starò più attento». Intanto la voce si è sparsa in città. «Voglio che i varedesi sappiamo quanto accade sul territorio – prosegue Figini -. Queste cose non vanno tenute nascoste, perché potrebbe capitare a chiunque di sentirsi perseguitato. Allertare le Forze dell’ordine è la prima cosa da fare». La volta precedente uscendo da casa, l’assessore aveva trovato la carrozzeria dell’auto rigata, forse con un chiodo. “Il danno è stato notevole – conclude Fabrizio – ma finché si tratta della carrozzeria, tutto sommato, posso dirmi ancora fortunato. Questa volta è stato passato il limite, non ci si rivale sugli animali».
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2015
CAMPOBASSO, CACCIA AL CINGHIALE CON I LACCI IN UN'OASI: DENUNCIATI
Due bracconieri sorpresi dagli uomini del CfS
Due bracconieri sono stati denunciati dal Corpo forestale dello Stato dopo essere stati sorpresi all'interno dell'oasi di protezione "Invaso del Liscione" nel territorio di Casacalenda (Campobasso) mentre cacciavano cinghiali in zona vietata e con mezzi non consentiti. I due stavano utilizzando dei lacci in acciaio collocati sopra dei supporti in legno in uno dei passaggi preferiti dagli animali. Tutto il materiale è stato posto sotto sequestro ed è a disposizione dell'autorità giudiziaria.
 
NEL CUORE.ORG
7 GENNAIO 2015
PAPA FRANCESCO LODA IL CIRCO: "FA BELLEZZA E FA BENE ALL'ANIMA"
I circensi ricevuti nell'aula Paolo VI
"Prima di tutto - ha detto il Papa aprendo i saluti in italiano in udienza generale - vorrei ringraziare le persone del circo che sono venute qui. Se andiamo al circo - ha detto - ci divertiamo un po', si' il circo e' uno spettacolo, e siamo contenti perche' vediamo uomini e donne che fanno cose strane, che sono bravi nell'equilibrio, quello e' vero, lo abbiamo visto, eccoli li', salutiamo tutti".
"Ma il circo - ha aggiunto il Papa dopo aver ricevuto un grande applauso dai circa 3.500 presenti in aula - ci insegna una cosa di piu', la gente che fa lo spettacolo nel circo crea bellezza, sono creatori di bellezza, e questo fa bene all'anima; quanto bisogno abbiamo noi di bellezza, e' vero, la vita nostra e' molto pratica, fare le cose, il lavoro, il pane: e' il linguaggio delle mani; la vita nostra e' anche il pensare la ragione, e' importane, perche' siamo animali che pensano, no chi pensa come animali, eh? - ha scherzato - Il pensare e' importante, il linguaggio della mente; anche siamo persone che amiamo, abbiamo questa capacita' di amare, il linguaggio del cuore; il linguaggio della mente, pensare; il linguaggio del cuore, amare; il linguaggio delle mani, fare; e tutti questi tre linguaggi - ha proseguito il Papa - si uniscono per fare l'armonia della persona, quella e' la bellezza, e questa gente che oggi ha fatto questo spettacolo qui, sono creatori di armonia, creatori di bellezza, e insegnano quella strada superiore della bellezza. Dio certamente e' buono, - ha osservato sempre a braccio papa Francesco - sa fare le cose, ha creato il mondo, ma soprattutto e' bello, la bellezza di Dio, e tante volte noi ci dimentichiamo della bellezza" "L'umanita' - ha proseguito il Papa - pensa sempre, fa, ma oggi ha tanto bisogno di bellezza, non dimentichiamo questo, e ringraziamo questa gente brava nel fare, brava nell'equilibrio e nello spettacolo, ma soprattutto nel fare bellezza, grazie". A questo punto il Papa e' stato applauditissimo, insieme ai circensi che hanno brevemente sfilato lungo le transenne. Questa mattina, recandosi da Santa Marta all'aula Paolo VI per l'udienza generale, papa Bergoglio aveva avuto un piccolo anticipo del saggio di giocolieri e circensi e scambiato qualche parola e stretto la mano alla signora Liana Orfei, che ha poi ancora salutato al termine dell'udienza. Hanno poi preso parte all'udienza generale i partecipanti al Festival Internazionale di Roma Capitale-Golden Circus. 
Durante l'udienza si sono esibiti un cavallo, con tanto di inchino finale, e un cagnolino.
 
LA ZAMPA.IT
7 GENNAIO 2015
Baleniere senza più arpioni: il Giappone si arrende all’Onu
Parte la spedizione invernale, ma per la prima volta non ci saranno uccisioni
Carlo Grande
«Caccia scientifica», la chiamano: tre baleniere giapponesi stanno per far rotta verso l’Antartide e non hanno arpioni a bordo; pare che fino al 28 marzo il loro intento sia compiere ricerche «non letali» sui grandi mammiferi marini per conto dell’Istituto nazionale di ricerche sui cetacei. Si limiteranno a «osservazioni e prelievi di campioni di pelle». La scusa della ricerca scientifica, però - dopo che la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite ha sancito nel marzo scorso che tali ricerche erano spesso un alibi per la caccia illegale - solleva molti dubbi: è già successo che gli esemplari catturati da simili navi, pagate dai contribuenti, siano finiti sulle tavole del Sol Levante.  
I dubbi degli ambientalisti  
Secondo gli ambientalisti anche l’olio di balena, ottenuto dal grasso, viene in realtà usato largamente nell’industria cosmetica, per non parlare della carne: è così pregiata sulle tavole in Giappone da essere venduta a 4.000 yen, circa 30 euro l’etto. Dopo la sentenza Tokyo aveva detto che avrebbe annullato la spedizione invernale in Antartide, poi ha cambiato idea e ha deciso di attuarla nel 2015-2016.  
La querelle, naturalmente continuerà; grazie al cielo, si potrebbe dire parafrasando Greenpeace e Sea Shepherd, in molti continuano a opporsi e a muovere le acque intorno alle baleniere giapponesi, che nella stagione 2013-14 hanno ucciso 251 balenottere e 103 ne hanno macellate l’anno precedente.  
Una caccia assai meno «ricca» del solito, però, grazie alle proteste degli ambientalisti e in particolare di Sea Shepherd, che compie azioni di disturbo nei confronti delle navi e mette in rete filmati impressionanti come quello che riprende da un elicottero una baleniera nel Mare di Ross, nel santuario dei cetacei, nel quale si vedono tre carcasse di balenottera ancora allineate sul ponte, una con l’arpione conficcato su un fianco, un’altra già scuoiata. 
Il santuario antartico  
La caccia alle balene, su cui tutti i Paesi hanno raggiunto da anni una moratoria, è proibita nel santuario antartico, un’area di 31 milioni di miglia quadrate attorno alle coste dell’Antartide, in base alla International Whaling Convention (Convenzione internazionale sulla caccia alle balene, Iwc) del 1994, alla quale il Giappone aderisce. La convenzione consente però ai Paesi membri di praticare la caccia ai cetacei in piccole quantità per «ragioni scientifiche», proprio quelle addotte da Tokyo per giustificarsi.  
Mari sempre più inquinati  
Con o senza arpioni a bordo, dunque, il timore è che il risultato sia lo stesso: i giganti del mare - che già affrontano degrado degli oceani, eliche delle imbarcazioni e inquinamento acustico di navi e sottomarini - finiranno sul mercato o nel piatto.
 
GEA PRESS
7 GENNAIO 2015
Sea Shepherd, Operazione ICEFISH – In Antartide contro il bracconaggio di merluzzo
Prosegue con successo la campagna antartica di Sea Shepherd, Operazione ICEFISH, contro il bracconaggio di merluzzo dell’Antartico e della Patagonia. Si tratta di grandi predatori pelagici appartenenti alla famiglia dei Pesci Ghiaccio che popolano i mari compresi tra l’Antartico e la Patagonia sono. Il bracconaggio di queste specie, spiega la nota di Sea Shepherd, è talmente redditizio che i pescatori illegali definiscono il pescato ‘oro bianco’. Un pescato di 1.500 tonnellate, quantità quasi normali per un peschereccio, può valere fino a 83 milioni di dollari americani.
Già lo scorso 16 dicembre era stata individuata una prima nave bracconiera inclusa nella Lista Nera della CCAMLR e già oggetto di una Purple Notice dell’Interpol. Subito è intervenuta la Bob Barker, nave di Sea Shepherd, che tutt’ota sta inseguendo la nave bracconiera, impedendole di cacciare.
La seconda nave di Sea Shepherd, la Sam Simon, sta invece svolgendo il durissimo lavoro di recupero delle reti illegali abbandonate dalla nave bracconiera in fuga: una rete di 25 chilometri e una seconda rete molto probabilmente più lunga ancora in fase di recupero.
La fauna marina rimasta vittima delle due reti è purtroppo numerosa e varia.
I tramagli, spiegano gli ambientalisti, sono reti illegali assolutamente vietate dalla CCAMLR. Nelle loro maglie restano impigliati non solo merluzzi ma anche moltissime altre specie.
Tutti gli animali rinvenuti ancora in vita nei 25 chilometri di rete (si tratta prevalentemente di granchi) sono stati liberati in mare.
Sea Shepherd ha però denunciato l’individuazione della prima e della seconda rete illegale alle autorità preposte all’applicazione della legge, tra cui l’Interpol, la CCAMLR, l’Autorità Australiana di Gestione della Pesca e la Polizia Federale Australiana. L’attrezzatura confiscata da Sea Shepherd servirà come prova fisica delle attività illegali  e verrà consegnata alle autorità al fine di perseguire legalmente la nave bracconiera.
I pescatori illegali di austromerluzzi utilizzano una serie di metodi di pesca vietati, tra cui le reti da imbrocco. L’utilizzo delle reti da imbrocco è vietato a causa dell’alto rischio di catture accidentali di uccelli marini e mammiferi marini e perché, una volta perse o abbandonate, si trasformano in reti “reti fantasma” che continuano a uccidere i pesci a tempo indeterminato.
 
LA ZAMPA.IT
7 GENNAIO 2015
 “Da dieci anni sono sposata con i miei gatti”
Una 48enne inglese festeggia l’anniversario del suo amore per i suoi micetti: «E’ molto più profondo di qualsiasi cosa abbia mai provato per un essere umano»

Claudia Audi Grivetta 
Lo stereotipo della donna gattofila viene spesso usato per descrivere quelle donne che si rivolgono all’amore dei felini dopo aver sofferto per una o più relazioni sentimentali finite male. Tuttavia la 48enne Barbarella Buchner non avrebbe sperato di meglio. 
Negli ultimi dieci anni infatti la web designer londinese trasferitasi nell’isola spagnola di Lanzarote è stata “sposata” con i suoi due gatti, i fratellini Spider e Lugosi. Ha ottenuto il certificato di matrimonio attraverso il sito www.marryyourpet.com, che permette appunto di sposare i propri amici animali. 
E ora, a coronamento di questi dieci anni insieme, Barbarella giura di non essere mai stata così felice. «I miei due gatti sono le mie anime gemelle - dichiara convinta al Daily Mail e non esita nemmeno a definirli - gli amori della mia vita». 
Tutti la prendono per pazza, compresa la sua famiglia che la considera “fuori di testa”, eppure la Buchner sostiene di aver trovato la sua felicità. «Dopo che il mio ragazzo umano mi aveva lasciata (poco prima del matrimonio, ndr) Spider e Lugosi erano lì e mi hanno aiutata davvero a superare l’angoscia e la tristezza per la separazione. Ho amato e vissuto con un paio di partner prima, ma mi sono resa conto che l’amore che provo per i miei gatti è molto più profondo di qualsiasi cosa abbia mai provato per un essere umano». 
Barbarella ha anche un sito dedicato a lei e ai suoi felini, che con molta ironia ha chiamato “The Mad Cat Lady”. La Buchner, che soffre da anni di diverse malattie come l’artrite reumatoide, ha raccontato di aver sempre avuto gatti nella sua vita e di aver deciso di celebrare questo amore anche con un tatuaggio sulla sua caviglia che esprime l’unicità di questo rapporto. La donna ha infatti dichiarato con fermezza di non avere più intenzione di sposarsi, né con uomini né con altri animali. Nel frattempo però la particolare famiglia di Barbarella Buchner è cresciuta con l’arrivo di due gattine bionde, Ruby e Janelle. 
«Non mi sono mai curata di quello che la gente dice o pensa – ha spiegato la donna – soprattutto quando si tratta del rapporto speciale che ho con i miei gatti». «Ovviamente non ho rapporti sessuali con loro – continua, a beneficio di chi si è posto la morbosa domanda – è solo puro amore, spirituale e incondizionato. E’ proprio così semplice. E’ come un rapporto omosessuale, finché una persona è felice, perché dovrebbe essere criticata per quello che fa?».
 
GEA PRESS
7 GENNAIO 2015
Sud Corea – Nel piano del Governo lo stop alla sperimentazione cosmetica
Farà parte del un piano quinquennale sul benessere animale predisposto dal Governo. Il prossimo divieto di eseguire test su animali nella sperimentazione cosmetica è stato  annunciato, secondo l’ONG Cruelty Free International, dal Ministro dell’ Agricoltura, Alimentazione e Affari Rurali della Corea del Sud.
Il piano prevederà l’aliminazione graduale dei test sui cosmetici. La scelta sarebbe il frutto di intensi negoziati ai quali ha partecipato l’ONG. Secondo quanto riportato dal Ministero dell’ Agricoltura, i prodotti cosmetici finiti potranno essere essere commerciati senza che sia stata eseguita la sperimentazione su animali. Un approfondimento sarà invece necessario prima di decidere sul divieto da applicare anche agli ingredienti.
Dunque, dopo l’India, la Cora del Sud potrebbe diventare il secondo paese asiatico ad avere posto il bando, mentre una discussione avanzata è ormai in corso in Cina.
Sull’importante risultato si registra ora la soddisfazione di Cruelty Free International. Secondo Hyung Ju Lee, direttore dell’ONG per il sud est asiatico, “dopo due anni di intenso lavoro di Cruelty Free International, si è potuta realizzare questa svolta. Non vediamo l’ora di porre fine alla sofferenza degli animali sottoposti ai test cosmetici in Corea. ”
 
MILANO POST
7 GENNAIO 2015
Sempre di più i ” cani medical detector ” addestrati a captare malattie come il cancro e il diabete
Milano 7 Gennaio - Sempre più studi confermano le capacità dei cani “medical detector”, animali che, con un addestramento adeguato, riescono a captare tumori, diabete e altre malattie. Ci sono razze più adatte come Labrador, Spaniel, Barboncini e Yorkshire Terrier ma in realtà quel che serve davvero è un eccellente senso dell’olfatto e un buon rapporto con l’uomo, caratteristiche comuni a tutti i “migliori amici dell’uomo”.
Gli studi
L’ultimo lavoro in ordine di tempo su queste capacità è apparso su Plos One lo scorso anno e ha evidenziato che i primi 17 pazienti diabetici a cui era stato affidato un cane “medical detector” godevano di un miglior controllo glicemico, con un numero minore di ricoveri in ospedale. Il primo studio era stato fatto 10 anni fa e pubblicato sul British Medical Journal: aveva mostrato come fosse possibile addestrare i cani a captare il tumore dalle urine e dal fiato. Gli animali avevano avuto successo in 22 dei 54 casi presi a campione, anche se l’accuratezza è da allora aumentata sensibilmente, grazie a nuove tecniche di addestramento.
L’utilità dei cani soprattutto legata ad alcune patologie
Ad esempio Polo, un labrador nero di 4 anni, ogni notte veglia sulla sua piccola padroncina, Gemma, affetta da diabete di tipo 1 e dunque soggetta a improvvise e pericolose fluttuazioni della glicemia. Ed è proprio questo che rende un cane per diabetici così prezioso: grazie al suo intervento evita che si debba correre in ospedale. Il suo lavoro è segnalare al paziente l’arrivo della fluttuazione dei valori, prima che abbia delle conseguenze. Polo sta accanto a Gemma tutta la notte e se il suo fiuto capta qualche cambiamento, corre ad avvertire i genitori della piccola, svegliandoli e invitandoli a intervenire con i farmaci. Nano, è un barboncino che annusa ogni cibo prima che la proprietaria Yasmine possa mangiarlo, per avvertirla dell’eventuale presenza di noci, alle quali è fortemente allergica.
Il segreto sta nell’olfatto
Le storie di alcuni di questi animali sono apparse sul “Daily Mail” online. E’ proprio l’olfatto quindi il segreto dei “Medical Detection Dogs”: questi animali hanno 300 milioni di sensori olfattivi, contro i soli 5 dell’uomo. E sanno come usarli a fin di bene e di utilità sociale, se ben preparati. Con costi compresi fra 14.000 euro per addestrare un cane per diabetici e 7.000 per un cane “cacciatore di tumori”.   (Corriere Salute)
 
GREEN STYLE
7 GENNAIO 2015
Cane anziano: come nutrirlo correttamente
La presenza di un cane anziano in famiglia potrebbe garantire una combinazione di dinamiche emotive e interattive molto positiva. Infatti, a dispetto delle voci di corridoio e delle scorrette recensioni, un animale appartenete alla terza età può regalare ancora moltissimi momenti di gioia e amore. In particolare se proveniente da un rifugio o da un canile, quindi bisognoso di calore e di un giaciglio morbido. Solitamente un cane anziano non richiede molto impegno, per questo è il compagno ideale per chi non ama le lunghe passeggiate, ma solo le uscite necessarie per poi sonnecchiare insieme sul divano. Del resto, questo tipo di dinamica è ben nota a chi ha convissuto con cani di ogni età, magari percorrendo passo passo il tragitto della vita comune.
L’ingresso verso la terza età rende i cani più delicati e mansueti, solitamente smaniosi di passare intere giornate tra la comodità di una cesta e il calore di una coperta di lana. Nonostante la presenza tranquilla, sono esseri bisognosi di attenzione, sia che possiedano una salute di ferro che siano vittime di qualche malanno o patologia. Il primo step da affrontare è il confronto con il veterinario, che potrà fornire il quadro generale dello stato di salute di Fido, quindi le tecniche da mettere in atto per prolungare la sua vita in modo positivo. La soluzione primaria riguarda proprio l’alimentazione, che dovrà incontrare le necessità del quadrupede.
Alimentazione come cura
Alimentare correttamente il cane di casa è la prima regola per favorire una vita lunga e sana, una necessità che diventa impellente durante la terza età. L’animale potrebbe sviluppare problematiche legate al cuore, ai reni, al fegato, alle ossa, quindi purtroppo anche diabete, carcinoma e patologie molto gravi. Il cibo diventa quindi una chiave di lettura importante, da acquistare seguendo le indicazioni del veterinario, favorendo al contempo il giusto apporto nutritivo per stabilizzare la salute. I negozi specializzati e i rivenditori di cibo per cani possono garantire una vasta scelta di alimenti umidi e crocchette per ogni esigenza, ma anche prodotti specifici per ogni tipologia di cane, razza, età e malattia. Anche un cane anziano sano necessita di attenzione per quanto riguarda la tipologia di cibo e i suoi quantitativi. Un cane vecchio sarà un animale più sedentario che richiederà un minor apporto calorico, minor carico di grassi quindi di un giusto equilibrio proteico e vitaminico. Una combinazione adeguata di elementi per impedire che ossa e articolazioni risultino troppo fragili, oppure che vi sia un aumento di peso che inciderebbe sull’equilibrio e sulla salute. Il cibo deve risultare adatto alla fascia d’età del cane per essere altamente digeribile, così da andare incontro alle difficoltà gastriche di Fido favorendo l’assimilazione dei principi nutritivi. Importante che gli alimenti siano di qualità e che la sua dieta contenga il giusto apporto di alimenti antiossidanti per contrastare le infezioni e favorire un sistema immunitario più stabile. Inoltre non dovranno mancare gli acidi grassi omega3 e omega6 utili per mantenere giovani e attive le articolazioni, la pelle ma principalmente le attività cerebrali. Come sempre, il veterinario potrà fornire la giusta dieta e le corrette indicazioni per il cane di casa.
 
GEA PRESS
8 GENNAIO 2015
Guglionesi (CB) – L’orrore del gatto senza testa. Intervento dei volontari dell’OIPA
 
Una scena tremenda quella nella quale è incorsa Luigina Campanaro, volontaria dell’OIPA, sezione di Campobasso. Nella giornata di ieri, infatti, è stata lei a trovare in un vialetto nei pressi di Guglionesi (CB) i resti di un povero gatto, privato di testa e di coda.
Il povero animale era stato lasciato orrendamente esposto nella pubblica via.
“Non riesco a capire il perchè di tanta crudeltà – riferisce a GeaPress la volontaria OIPA – Quel taglio era troppo preciso per  fare pensare ad un incidente. Mi sono fatta coraggio ed ho fotografato il povero gattino lasciato chissà perchè nella stradella. Penso proprio si tratti di  una decapitazione. Non vi era traccia di quanto mancante“.
Sul caso dovrebbero ora fare luce le autorità anche se, dalla voce della volontaria, traspare un senso di sfiducia.
“Non è la prima volta che accadono episodi di inaudita crudeltà – riferisce a GeaPress Anna Annecchione, Delegata OIPA di Campobasso - Tempo addietro è arrivata notizia di alcuni cani che sarebbero stati bruciati, ma i corpi non vennero mai trovati. Anche in quel caso abbiamo fatto denuncia, ovviamente contro ignoti. Nel caso di Guglionesi, però, il gatto era ben visibile, fotografato dalla nostra volontaria“.
Purtroppo episodi di maltrattamento ed uccisione di animali sono ancora molto diffusi in diverse parti d’Italia. La legge non prevede sanzioni particolarmente pesanti e l’ipotesi della reclusione, rimane solo teorica visto che le pene in tal senso previste, sono ben al di sotto della soglia di punibilità. Una multa, ovviamente a condanna avvenuta. Non a caso i reati di maltrattamento ed uccisione di animali si sono ritrovati al centro di una recente polemica in merito  al progetto governativo di non punibilità di alcuni reati considerati meno significativi proprio sotto il profilo della pena.
Sul caso di Guglionesi, si solleva ora l’indignazione dell’OIPA di Campobasso. Secondo Anna Annecchione, “deve iniziare a muoversi qualcosa. Gli animali sono essere indifesi, che vanno protetti. Chi non ha rispetto per loro – ha concluso la responsabile animalista – non avrà rispetto neanche per l’uomo“.
 
LA STAMPA
8 GENNAIO 2015
Comignago (NO), trovati animali morti in sacchi di plastica
Il rinvenimento nella zona intorno alla stazione, concessa da Rfi in comodato gratuito al Comune
Chiara Fabrizi
Sono state rinvenute carcasse di animali in sacchi neri nella zona intorno alla stazione di Comignago. L’area, concessa da Rfi in comodato gratuito al Comune, è stata sottoposta nei giorni scorsi alla pulizia e proprio durante l’intervento sono stati trovati i resti di animali. Il sindaco Piero David ha chiamato sul posto il veterinario per un primo sopralluogo, mentre una ditta specializzata si è occupata della rimozione e dello smaltimento della carcasse. 
L’area intorno al deposito nei pressi della stazione sarà ora recintata. Il comodato gratuito si estende anche al parcheggio antistante l’edificio. L’amministrazione comunale ha in progetto di utilizzarlo per realizzare un parcheggio e un controviale che consentirà di avere un doppio accesso al plesso scolastico, a pochi metri dalla stazione.
 
IL TIRRENO
8 GENNAIO 2015
Salvato un cane caduto in una grotta
Laborioso intervento dei vigili del fuoco di Sarzana e della Spezia. La bastiola è stata riconsegnata al proprietario che aveva dato l'allarme

LERICI (LA SPEZIA). Complicato salvataggio di un cane da parte dei vigili del fuoco. Due  squadre della caserma dellaSpezia, una partita dalla sede centrale e l'atra dalla sede distaccata di Sarzana, hanno effettuato un delicato salvataggio di un cane,  rimasto intrappolato in una cavità naturale del terreno nelle alture sopra la frazione di Fiascherino.
L'animale era caduto nella cavità stretta e profonda circa 6 metri mentre, nel precedente pomeriggio, era in giro con il suo pproprietario. I pompieri intervenuti hanno effettuato il recupero dopo tre ore d'intervento, calandosi nel pozzo naturale.
Per il soccorso è stata utilizzata anche una telecamera messa a disposizione da una ditta privata che ha supportato gratuitamente l'opera dei soccorritori. Il cane è stato tratto in salvo in buone condizioni di salute con grande gioia del suo proprietario che dopo aver dato l'allarme era rimasto tutto il tempo vicino al luogo dove il cane era precipitato.
Il cane di nome Billy è stato riconsegnato al suo legittimo proprietario contentissimo di riaverlo.
Per i vigili del fuoco la soddisfazione di aver salvato una bestiola che, senza il loro spettacolare intervento, di certo avrebbe fatto una brutta fine.
 
GEA PRESS
8 GENNAIO 2015
Riposto (CT) – Mette su Facebook la bravata della pesca illegale del pesce spada
Denunciato dall'Ufficio Circondariale Marittimo
E’ finito denunciato con l’accusa di istigazione a delinquere ed apologia del reato di uccisione di animali, un giovane di Riposto (CT) che, stante quanto comunicato dall’Ufficio Circondariale Marittimo, avrebbe  pubblicato sul proprio profilo Facebook un video celebrativo di un’attività di pesca illecita di pesce spada.
I particolari dell’operazione verranno resi noti domani nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 10.00 presso la sala riunioni di questa Capitaneria di Porto ed  alla quale parteciperà il Direttore Marittimo della Sicilia Orientale, Ammiraglio Ispettore (CP) Domenico DE MICHELE.
L’intervento dell’Ufficio Marittimo rileva altresì l’attenzione posta al  contrasto della pesca di frodo e delle pratiche vietate di maltrattamento di animali.
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2015
Riposto (CT) – La legge contro i maltrattamenti applicata alla pesca. E’ la prima volta
Intervento della Guardia Costiera in difesa delle specie marine
Istigazione a delinquere ed apologia di reato di uccisione di animali. Queste le accuse rivolte ad un giovane di Riposto (CT) che avrebbe inserito su facebook un suo video relativo alla pesca illegale di pesce spada.
Ad intervenire l’Ufficio Circondariale Marittimo di Riposto, in coordinamento con la Direzione Marittima di Catania.
Le indagini si erano avviate nel mese di novembre, proprio a causa della pubblicazione del filmato. Le scene erano relative ad una pesca notturna effettuata verosimilmente in estate. Documentavano l’utilizzo di un palangaro, ovvero una lunga lenza armata con molti ami. Il risultato non era mancato: una decina di Pesce spada, molti dei quali, riferisce sempre la Capitaneria di Porto, verosimilmente al di sotto della taglia minima prevista dalla legge.
La norma, inoltre, consente ai pescatori non professionisti il prelievo di un solo esemplare. Il mancato rispetto di tale disposizione trasforma un’attività di “hobby” in quella illecita; quindi, riportano gli inquirenti, l’uccisione del pesce può definirsi “non necessaria”. Secondo il Codice Penale cagionare la morte di un animale per crudeltà o senza necessità, rappresenta un reato punito ai sensi della legge 189/04. Per gli inquirenti, però sarebbe molto più grave l’apologia  e l’istigazione a commettere il medesimo supposto reato. La pena reclusiva, infatti, è fino a 5 anni.
E’  proprio questa l’ipotesi al vaglio degli inquirenti ed alla quale potrebbe essere chiamato a rispondere il giovane pescatore. Il video, inserito su internet, ha avuto un eco importante prima di essere rimosso.
L’indagato, convocato presso l’Ufficio Circondariale Marittimo di Riposto, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il reato ipotizzato rientra tra quelli dei “delitti contro il sentimento per gli animali” istituito con legge del 2004. La stessa applicazione alla materia della pesca, costituisce una interpretazione inedita. Si tratta di una  nuova forma di tutela verso le specie ittiche ed un nuovo strumento alla lotta contro la pesca di frodo.
Alle usuali tipologie investigative della Guardia Costiera contro la pesca illegale, si affianca ora un costante monitoraggio del web e dei social network in particolare.
 
GEA PRESS
8 GENNAIO 2015
Rionero Sannitico (IS) – Cacciatore in fuga
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
Un cacciatore che portava due cani setter al seguito. Apparentemente nessun fatto particolare, ma l’uomo, poi risultato della provincia di Napoli, alla vista degli Agenti del Comando stazione di Forli del Sannio (IS) del Corpo Forestale dello Stato, ha tentato di dileguarsi al fine di evitare i controlli di polizia venatoria. Una fuga inutile, visto che il cacciatore è stato prontamente raggiunto.
I fatti, occorsi nell’ambito comunale di  Rionero Sannitico, località “Colle della Guardia”, hanno portato ad appurare che l’uomo, essendo residente nella regione Campania, non poteva esercitare l’attività venatoria in territorio molisano, essendo la stessa consentita ai soli residenti.
Gli agenti della Forestale lo hanno così deferito alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Isernia ed hanno provveduto a sequestrare il fucile automatico che portava al seguito.
Quest’ultimo episodio, commenta il Corpo Forestale dello Stato, contribuisce ad innalzare ancor più l’attenzione sul bracconaggio, praticato in modi diversi in molte zone del territorio provinciale, nel pieno della stagione venatoria. Un momento, perlatro, estremamente delicato e talvolta conflittuale del rapporto uomo-fauna selvatica.
“Al fine di assicurare – ha commentato il Corpo Forestale – la tutela di tutta la fauna selvatica e scongiurare il ripetersi di episodi in danno a questa importante risorsa ambientale, dal Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato si raccomanda la massima attenzione nello svolgimento dell’attività venatoria, confidando nella correttezza che connota l’attività della stragrande maggioranza degli appassionati locali, dai quali oltre al rispetto delle leggi ci si aspetta anche una giusta collaborazione per isolare i pochi delinquenti che in maniera scellerata e disonesta, talvolta anche a fini di lucro, mettono a repentaglio non solo il prezioso patrimonio faunistico ma anche l’onorabilità di un’intera categoria“.
 
VERONA SERA
8 GENNAIO 2015
Verona, lupi in Lessinia, accusa alla Regione: "Montagne di soldi per animali che fanno solo danni"
Il consigliere regionale Valdegamberi cita il budget di 560mila euro: "Al posto di destinare risorse al sostegno dell'economia e delle aziende, si spendono fior di quattrini per iniziative a favore del branco"
“Al posto di destinare risorse al sostegno dell'economia e delle aziende, in Veneto si spendono fior di quattrini per iniziative come quella a favore dei lupi, animali che da centinaia d'anni mancavano dal nostro territorio, o per contare le anguille. Adesso, partendo dai lupi, la Regione deve spiegare come utilizza i soldi pubblici che sta gestendo”. Così Stefano Valdegamberi, consigliere regionale presidente di Futuro Popolare, spiega il senso dell'interrogazione alla Giunta regionale che ha depositato questa settimana, “per sapere nel dettaglio la descrizione delle attività, degli importi e dei beneficiari di tutte le spese sostenute nell’ambito del progetto Life WolfAlps”, chiedendo “copia di tutte le ricevute giustificative che sono state liquidate per tale progetto sia dalla Regione che dagli altri enti coinvolti”.
Nella sua interrogazione Valdegamberi ripercorre le tappe della recente storia dell'arrivo in Veneto, ed in particolare nella montagna veronese della Lessinia, dei lupi e spiega come, in seguito al loro apparire nel nostro territorio, sia stato messo in piedi un progetto co- finanziato dall'Unione europea del valore di più di 6 milioni di euro. “Pur a fronte di una congiuntura economica negativa senza precedenti, si spende una montagna di soldi per animali che arrecano danni e da lungo tempo non fanno più parte del nostro ecosistema. Chiaramente io ritengo che quei soldi, la Regione Veneto gestisce un budget di ben 560mila euro, potrebbero essere meglio impiegati in azioni a sostegno delle aziende. In ogni caso ora ho chiesto che mi venga spiegato per filo e per segno dove finisce ogni centesimo di quei soldi, con l'impegno a rendere pubblico il contenuto delle risposte che riceverò”.
 
GEA PRESS
8 GENNAIO 2015
Veneto – Da domani, per legge, cani senza più catene
Entrerà in vigore domani la nuova norma regionale che vieta la detenzione dei cani alla catena. Lo ricorda in una sua nota Andrea Zanoni, Europarlamente PD nella scorsa legislatura che in più occasioni aveva preso posizione per l’abolizione di tale costrizione definita dallo stesso esponente politico come “un anacronistico modo di tenere i cani”.
In realtà, come sottolineato dallo stesso Zanoni, la legge ha subito alcuni tentativi di manomissione; tra questi quello di dare il via libera a recinzioni e strutture anche in aree vincolate e tutelate. Il Governo nazionale, però, era intervenuto impugnando il provvedimento alla Corte Costituzionale.
Il nuovo dispositivo è ora parte integrante della Legge Regionale di recepimento della Legge quadro di “Tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo”.
Per fortuna, la parte relativa proprio al divieto di tenere cani alla catena, non è stata impugnata. “Da domani sarà legge. Speriamo – ha riferito a conclusione della sua nota Andrea Zanoni – che questa legge venga fatta applicare e non resti solo sulla carta come per troppe altre leggi di civilta“.
 
QUOTIDIANO.NET
8 GENNAIO 2015
"Tutto si testa sugli animali, persino i cereali"
La Lav annuncia una denuncia contro gli esperimenti in corso a Bologna e dei quali contesta la stessa ragion d'essere
Roma, 8 gennaio 2015 - "Gli animali sono utilizzati per numerose, anzi purtroppo infinite, applicazioni in procedure pseudo-scientifiche. L'assurdità della vivisezione si palesa particolarmente nelle indagini su ricerche legate all'alimentazione umana, come dimostra l'incredibile studio effettuato su ratti presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Università di Bologna. Lo scopo, ipotetico, dell'esperimento, come riporta un articolo pubblicato sul sito 'Più sani più belli', era capire la diversa reazione negli animali rispetto all'ingestione di grano duro o di grano khorasan, meglio noto come kamut, un cereale a marchio registrato di cui la società Kamut International ltd ha il totale monopolio e che ha anche finanziato la suddetta ricerca". Così la Lav in una nota che annuncia una denuncia nei confronti di chi ha eseguito e di chi ha autorizzato gli esperimenti.
"A pagare il conto sono stati gli animali usati nei laboratori del Dipartimento: tenuti a digiuno, stabulati e uccisi per inutili dati che non sono applicabili all'uomo: il sistema digestivo di un ratto, chiaramente- spiega la Lav - è differente da quello dell'uomo, basterebbe considerare, tra i mille parametri analizzabili, che il ratto vive nelle fogne e ha una flora batterica molto complessa e diversa dalla nostra. I ratti, peraltro, non soffrono certo di celiachia", aggiunge la Lav. "Anziché sperperare fondi e lavoro per studi su modelli animali, le ricerche dovrebbero concentrarsi su concrete e attendibili investigazioni epidemiologiche, e fornire informazioni sulla prevenzione nello sviluppo di forme di intolleranze al glutine: il khorasan è un frumento noto e diffuso tra la nostra specie almeno dal 300 A.C., per cui qualche dato sulla sua tollerabilità dovremmo averlo", prosegue la Lav.
Inoltre, "già da decenni numerose persone l'hanno inserito nella loro dieta: non era forse più semplice, pratico e utile studiare reazione immunitaria e capacità antiossidante nelle popolazioni che naturalmente lo consumano da anni, invece di trattare ratti e oltretutto con tempi di esposizione ridicoli?" La celiachia "è un male in crescita nei Paesi occidentali e la cura non è alimentarsi col Kamut, ma guarire lo stato di infiammazione diffusa dovuta a un'alimentazione scorretta, industriale e monotona già dal periodo gestazionale", conclude la Lav.
 
NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2015
ESPERIMENTI SUI RATTI: C'E' BISOGNO DI "PROVARE" ANCHE IL GRANO KAMUT
Protesta della LAV per lo studio realizzato a Bologna
Gli animali sono utilizzati per numerose, anzi purtroppo infinite, applicazioni in procedure pseudo-scientifiche. L'assurdità della vivisezione – sottolinea la LAV in una nota – si palesa particolarmente nelle indagini su ricerche legate all'alimentazione umana, come dimostra l'incredibile studio effettuato su ratti presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Università di Bologna.
Lo scopo, ipotetico, dell'esperimento, come riporta un articolo pubblicato sul sito "Più sani più belli" (http://www.piusanipiubelli.it/farine-grano-antico-ha-proprieta-antinfiammatorie-antiossidanti.htm), era capire la diversa reazione negli animali rispetto all'ingestione di grano duro o di grano khorasan, meglio noto come KAMUT, un cereale a marchio registrato di cui la società Kamut International ltd ha il totale monopolio, famoso in tutto il mondo a seguito di un'operazione di marketing senza precedenti.
Strano, ma vero, lo studio è stato promosso proprio dalla Kamut Enterprises of Europe e, ancora più "incredibile", il risultato dell'esperimento mostra come il cereale da loro commercializzato abbia valori nutrizionali migliori del grano e capacità antiossidanti, ma guarda che caso!
A pagare il conto, come al solito, sono stati gli animali usati nei laboratori del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Università di Bologna: tenuti a digiuno, stabulati e uccisi per inutili dati che non sono applicabili all'uomo.
Il sistema digestivo di un ratto, chiaramente, è differente da quello dell'uomo, basterebbe considerare, tra i mille parametri analizzabili, che il ratto vive nelle fogne e ha una flora batterica molto complessa e diversa dalla nostra (proprio sull'importanza della composizione specifica della flora batterica intestinale umana si stanno facendo numerose scoperte ed è altresì noto come forme streptobacillari siano innocue per questi roditori e scatenino infezione nell'uomo). I ratti, peraltro, non soffrono di celiachia!
Anziché sperperare fondi e lavoro per studi su modelli animali, le ricerche dovrebbero concentrarsi su concrete e attendibili investigazioni epidemiologiche, e fornire informazioni sulla prevenzione nello sviluppo di forme di intolleranze al glutine: il khorasan è un frumento noto e diffuso tra la nostra specie almeno dal 300 A.C., per cui qualche dato sulla sua tollerabilità dovremmo averlo!
Inoltre, già da decenni numerose persone l'hanno inserito nella loro dieta: non era forse più semplice, pratico e utile studiare reazione immunitaria e capacità antiossidante nelle popolazioni che naturalmente lo consumano da anni, invece di trattare ratti e oltretutto con tempi di esposizione ridicoli?
La celiachia è un male in crescita nei Paesi occidentali e la cura, afferma LAV, non è alimentarsi col Kamut, ma guarire lo stato di infiammazione diffusa dovuta a un'alimentazione scorretta, industriale e monotona già dal periodo gestazionale.
Su questa incredibile vicenda la LAV annuncia una denuncia nei confronti di chi ha eseguito e di chi ha autorizzato gli esperimenti.
 
NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2015
SCOZIA, FONDI ALLA RICERCA SENZA ANIMALI SULLE MALATTIE DEL FEGATO
Una borsa di studio di 163 mila sterline al prof. Ross
Un progetto di ricerca destinato a sostituire l'uso di animali nella ricerca per la salute del fegato ha ricevuto 163 mila sterline (oltre 208.500 euro) di finanziamento. La borsa di studio dalla Dr Hadwen Trust (DHT), un'associazione benefica per la ricerca medica senza animali, permetterà al professor Jim Ross dell'Università di Edimburgo di sviluppare un modello umano per sostituire il test di tossicità delle sostanze sulla salute del fegato di routine sugli animali. "Le differenze di specie dimostrano che i risultati dei test sulle bestiole non possono prevedere in modo affidabile come gli esseri umani rispondono a un particolare farmaco e rendono i risultati di scarso valore per malattie umane e il trattamento", ha fatto sapere DHT. Il professor Ross e il suo team mirano a sostituire la necessità di sfruttare gli animali negli studi di tossicità epatica.
Il dottore Kay Miller, della Dr Hadwen Trust, ha detto: "La preoccupazione per la salute del fegato ha fatto sì che l'astinenza da alcol nel mese di gennaio sia diventata sempre più popolare". Non tutti sono consapevoli del fatto che, quando si sviluppano nuovi farmaci da prescrizione, una delle principali preoccupazioni è il potenziale effetto sulla salute del fegato. "Vogliamo rendere il pubblico conscio del fatto che l'uso di animali negli studi di tossicità sui farmaci per il fegato può essere sostituito con studi umani più rilevanti, cosa che riteniamo possa essere dimostrata dal progetto del professor Ross", ha concluso.
 
GREEN STYLE
8 GENNAIO 2015
Come rendere il cane felice: trucchi e curiosità
Con la ripresa delle attività quotidiane esiste la spiacevole conseguenza di dover abbandonare ozio e pigrizia assaporate durante le feste, ma anche ridurre il tempo da dedicare ai giochi con il cane di casa. Dalla condivisione quotidiana di spazi, attività e passeggiate lunghe, si potrebbe passare a uscite di qualità e attività mirate. Indispensabile che la riduzione contempli una continuità, ovvero una serie di mansioni da mettere in pratica con il vostro amico. Poco ma buono potrebbe essere il motto per l’anno nuovo, il giusto equilibrio tra impegni e passeggiate così da garantire tutte le uscite necessarie per espletare i bisogni. Ma anche una serie di mini attività casalinghe da svolgere facilmente per rendere il cane più felice.
Ad esempio la strategia dei piccoli premi potrebbe essere trasformata in un gioco di ricerca, come sostiene il comportamentista Wailani Sung, esistono in commercio dei piccoli puzzle dove nascondere mini golosità. L’animale sarà impegnato a trovare la via di fuga e la giusta combinazione allenando al contempo la sua mente, perché costretto a meditare sulla strategia migliore da attuare. Del resto la vita casalinga dimezza la predisposizione del cane alla caccia, perciò garantire un gioco che alleni il cervello, mettendo in campo energie fisiche e intellettive, aiuterà la sua attenzione e la sua curiosità. Impedendogli così di scaricare lo stress graffiando divani, tende o masticando mobili.
Socializzazione e ginnastica casalinga
La socializzazione è importante per Fido che dovrà avere l’occasione di interagire con i suoi simili, ma anche con altre persone al di fuori del branco. Importante organizzare incontri al parco con i compagni di giochi di sempre, anche solo per 15 minuti, così da non interrompere la routine delle attività quotidiane. Se il tempo scarseggia, è possibile chiedere aiuto a un dog sitter di professione che possa sopperire a questa mancanza. Indispensabile coinvolgerlo nelle attività quotidiane, anche nelle semplici uscite al bar per un caffè oppure il rituale dell’aperitivo. L’animale potrà passare del tempo di qualità con i membri della famiglia e al contempo godersi l’uscita all’aria aperta. Per implementare la forma fisica è importante stabilire un momento di sport casalingo ovvero piccoli salti o giochi, oltre alle passeggiate, da svolgere tra le mura domestiche. Importante ripetere il tutto sempre allo stesso orario o nei giorni prestabiliti, così da creare una continuità positiva. A questo è importante associare 10 minuti di tecniche educative, regole e comandi da assimilare attraverso la pratica rinforzo positivo. In questo modo la comunicazione risulterà più fluida e continuativa, favorendo un equilibrio tra gesti, azioni e reazioni. Per concludere la routine quotidiana dedicate 5 minuti di coccole aggiuntive spazzolando il pelo del vostro amico a fine giornata. Se l’animale teme l’oggetto approcciate in modo placido e tranquillo per consentire una conoscenza graduale con la spazzola, quindi sedetevi accanto oppure prendetelo tra le braccia alternando parole dolci a carezze. L’inserimento della spazzola diventerà un gesto familiare e positivo, da favorire con l’aggiunta di qualche crocchetta premio.
 
OPTIMA ITALIA
8 GENNAIO 2015
Al CES 2015 il primo smartphone per animali da Motorola
Sembra una barzeletta, ma non lo è: adesso anche i cani andranno in giro con un device tutto loro
Al CES 2015, Motorola ha presentato il primo smartphone per cani: per meglio dire, trattasi di uno speciale collare smart, a prova di morsi, liquidi ed urti, in grado di una serie di interessanti funzionalità.
Il Motorola Scout 5000, è così che si chiama l’accessorio, dispone di una telecamera capace di riprodurre in streaming i movimenti del nostro amico a quattro zampe (in qualità HD), e permette di localizzarlo ovunque si trovi grazie al sensore GPS integrato. Sono altresì presenti Wi-Fi e 3G, così da tenere sempre sotto traccia il proprio animale. Il piano dati 3G, almeno negli USA, è incluso in bundle al prezzo di 199 dollari annuali.
Due sono i modelli previsti, lo Scout 5000 ed il 2500 (quest’ultimo riservato ai cani di taglia piccola, sprovvisto però di telecamera e venduto al prezzo di 99 dollari). L’accessorio sarà disponibile, almeno negli USA, a partire dal mese di giugno. Non sappiamo quanto d’accordo sarà il nostro cane ad indossare un accessorio di questo tipo, ma potremmo pur sempre convincerlo a fare un tentativo, non credi? Motorola, come spesso accade, riesce ancora a sorprenderci. Questa è la prima volta che assistiamo alla realizzazione di un prodotto tecnologico destinato alla razza canina. Non sappiamo ancora quanto successo riscuoterà, ma l’idea di base resta sicuramente apprezzabile. Un plauso alla casa alata per la fantasia dimostrata. Sei d’accordo con noi, o credi che il Motorola Scout 5000 si rivelerà un fiasco? Siamo curiosi di conoscere la tua opinione.
 
LA ZAMPA.IT
8 GENNAIO 2015 
Viene colpita nella testa, gatta sopravvive alla freccia
Vale almeno tre o quattro delle sue “sette vite” il debito con la fortuna per la gatta Akila. Soprattutto perché, come riporta il NYDaily, l’unica volta in cui è uscito di casa, ne è tornato con una freccia conficcata nella testa. Ora ne porta solo i segni, con una vista cicatrice sopra la fronte, ma è quanto rimasto dopo un complicato e doloroso intervento chirurgico a cui è stato sottoposto nei giorni scorsi.
Ora la polizia sta analizzando il dardo per capire se è possibile trovare impronte che possano identificare il responsabile del crudele gesto.
Akila è uno splendido esemplare di Sphynx, gatti di origine canadese facilmente identificabili per via del loro mantello quasi nudo. «Non riesco a capacitarmi del fatto che qualcuno abbia potuto fare una cattiveria del genere» commenta Tyra Bulluck, la sua proprietaria che, tra le altre cose, ricorda come la sua gatta abbia un carattere docile e tranquillo, a tal punto da essere abituata ad andare a passeggio con il guinzaglio.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/01/08/multimedia/societa/lazampa/viene-colpita-nella-testa-gatta-sopravvive-alla-freccia-B9YQNL1W1n0HXZrqE8Cj9H/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2015
CALIFORNIA, IL FOIE GRAS TORNA NEI MENU' DEI RISTORANTI DOPO 2 ANNI
Un giudice federale ha bocciato il divieto dello Stato
Dopo oltre due anni, il foie gras fa il suo ritorno sui menù della California. Un giudice federale ha infatti bocciato una legge dello Stato che vieta la vendita di uno dei prodotti più famosi della cucina francese, il "fegato grasso" di anatra od oca. Il Golden State, primo negli Stati Uniti, aveva messo al bando nel 2004 il foie gras. Nel 2012 quel divieto entrò in vigore per la gioia dei gruppi animalisti, che giustamente considerano disumana l'alimentazione forzata degli animali da cui deriva la pietanza. E ora avvertono: i ristoranti che serviranno il prodotto rischiano di essere colpiti dalle proteste. Molti ristoratori, invece, festeggiano: fino ad ora si erano lamentati del divieto. Qualche chef californiano negli ultimi due anni ha offerto tasting (assaggi) gratuiti del foie gras nella speranza di dribblare il divieto.
Per il giudice Stephen V. Wilson, il divieto imposto dalla California è anticostituzionale, perché tenta di superare leggi federali che regolano i prodotti derivanti dal pollame. Lo Stato può fare ricorso alla decisione ma non è ancora chiaro se si muoverà o meno in questo senso.
 
NEL CUORE.ORG
8 GENNAIO 2015
CALIFORNIA, ALLARME ROSSO PER LE VAQUITAS: NE RESTANO MENO DI 100
E' il più piccolo cetaceo: appena 1,5 metri
Il vaquita, la focena della California considerata il piu' piccolo cetaceo della Terra, potrebbe estinguersi nei prossimi tre anni. A lanciare l'allarme è un nuovo studio che rivela come ne siano rimasti, in un habitat molto limitato, meno di 100 esemplari. Lo scrive il sito di Mnn citando il Natural Resources Defense Council, uno dei piu' importanti gruppi ambientalisti statunitensi.
A differenza di squali, rinoceronti e molti altri animali decimati volontariamente dall'essere umano, i vaquita, che non superano il metro e mezzo di lunghezza, non hanno alcun particolare valore commerciale, ma muoiono dopo essere rimasti intrappolati nelle reti in quella che si definisce "pesca accidentale". Questi piccoli cetacei popolano un'area molto limitata del Golfo della California (Messico), dove vivono anche i totoaba, dei pesci molto ricercati dai bracconieri per l'alto valore sul mercato nero (la loro vescica natatoria in Cina arriva a costare fino a 10.000 dollari) . Per conseguenza del bracconaggio di cui sono vittima i totoaba – nel quale ha grandi interessi anche il cartello della droga messicano - il declino del numero di vaquitas e' diventato sempre più drammatico negli ultimi decenni e ora sono in vita solamente 97 esemplari. Il governo messicano si e' impegnato a mettere un freno a questo processo, ma secondo i ricercatori qualsiasi soluzione concreta dovra', per funzionare, coinvolgere anche Stati Uniti e Cina.
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2015
GROSSETO, "SEQUESTRATE IL CANE PRESO A CALCI": GIA' 15 MILA FIRME
Per chiedere di togliere la custodia ai suoi aguzzini
Il web si fa sentire. Già quindicimila firme sono state raccolte per una petizione a favore del sequestro del cagnetto maltrattato a Grosseto lo scorso novembre, come testimoniato da un video pubblicato su Facebook, e poi restituito al proprietario. L'animale, un cucciolo incrocio di dogo argentino e pitbull, sarebbe stato preso a calci, fatto piroettare in aria, strattonato per il collo e poi appeso per il collo da un gruppetto di tre giovani, due ragazzi e una ragazza di età compresa fra 26 e 33 anni (come abbiamo scritto qui: http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/grosseto-3.html).
Tre le associazioni animaliste che hanno organizzato la raccolta di sottoscrizioni, come rivela "Il Tirreno": Maremma cane, Maremma randagia ed El alma do dogo argentino. L'appello è rivolto alla Procura di Grosseto. I promotori sperano che il magistrato incaricato, il pm Marco Nassi, disponga il sequestro giudiziario del cane e lo tolga al suo proprietario. Quest'ultimo, secondo un testimone, avrebbe alzato in area il cane per poi farlo roteare in un parco. La scena è stata pubblicata su Facebook e poi girata alla Procura, che ha visto il fimato e ha deciso di aprire il fascicolo. Ma qualcosa è andato storto: il Servizio veterinario dell'Asl 9 grossetana ha posto sotto sequestro amministrativo l'animale. Ma, alla richiesta del proprietario di poterlo riavere, dopo un periodo di osservazione, l'Azienda sanitaria locale non è si è potuta opporre. Perché, nel frattempo, il pubblico ministero non aveva disposto il sequestro giudiziario. Da qui la petizione delle tre associazioni, in attesa che vengano chiarite le responsabilità del proprietario.
 
SAVONA NEWS
9 GENNAIO 2015
Bracconaggio a Spotorno: trovati nei boschi lacci per la cattura di animali
"Il cavo si stringe inesorabilmente attorno alla preda; quando colpisce il collo la morte è sicura e crudele per lenta asfissia"
Cercavano gabbie abusive ed hanno trovato micidiali lacci, anch’essi illegali.
Da quando la Polizia Provinciale aveva ucciso una femmina di cinghiale nel torrente a Spotorno (SV) ed i suoi cinque cuccioli vagavano per i boschi, le guardie zoofile della Protezione Animali savonese avevano iniziato controlli periodici sul territorio, nel timore che le bestiole fossero vittime di bracconaggio.
Sembrava infatti che qualcuno avesse installato abusivamente una gabbia trappola per catturarli ma di essa non ne hanno trovato traccia; invece hanno rinvenuto, in località Coreallo, due lacci in robusto cavo metallico, fissati ad alberi e posizionati lungo i sentieri dove gli animali passano per andare a bere; gli agenti zoofili hanno subito smontato e disarmato gli arnesi di morte, mettendo il sentiero in sicurezza.
"Non è purtroppo escluso, sottolinea l'Enpa, che qualche animale, cinghiale, daino o capriolo, vi sia finito in passato e vi abbia trovato una morte atroce; il cavo infatti si stringe inesorabilmente attorno alla preda; quando colpisce il collo la morte è sicura e crudele per lenta asfissia; quando si avvolge attorno ad un arto è ancora peggiore, perché se non sopraggiunge il bracconiere a finirlo, l’animale va incontro ad una lentissima agonia per fame, sete e cancrena della zampa; in certi casi, quando si tratta di volpi o cinghiali finiti in tagliole, la vittima arriva a tagliarsi la parte imprigionata a morsi, riuscendo a guadagnare una dolorosissima  ed incerta libertà". Il bracconaggio in provincia di Savona non è né superiore né inferiore ad altre zone della Liguria e d’Italia ma è molto più diffuso di quanto non si pensi; secondo calcoli, ovviamente approssimativi, l’ENPA ritiene che siano non meno di 20.000 all’anno gli animali selvatici vittime del bracconaggio, praticato spesso da persone anziane residenti nelle campagne ma non disdegnato da qualche giovane, anche di città, alla ricerca di sensazioni forti e selvagge che, evidentemente, vive un rapporto con la natura crudele e criminale.
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2015
Spotorno (SV) – Per gli orfani della cinghialessa, i lacci della morte
Intervento delle Guardie Zoofile dell'ENPA
Alla ricerca dei cinque cuccioli di Spotorno (SV), rimasti orfani della madre dopo un criticato intervento di abbattimento. Le Guardie Zoofile della  Protezione Animali savonese, infatti, avevano iniziato controlli periodici sul territorio, nel timore che le bestiole fossero vittime di bracconaggio.
All’ENPA era arrivata voce, o almeno così sembrava, che qualcuno avesse installato abusivamente una gabbia trappola per catturarli, ma di essa non veniva ritrovata  traccia. Ed invece, ad essere rinvenuti in località Coreallo, sono stati due lacci in robusto cavo metallico, fissati ad alberi e posizionati lungo i sentieri dove gli animali utilizzano per andare a bere.
Gli agenti zoofili hanno subito provveduto a smontare e disarmare gli arnesi di morte, mettendo il sentiero in sicurezza.
L’ENPA non esclude che qualche animale, cinghiale, daino o capriolo, vi sia finito in passato e vi abbia trovato una morte atroce. Il cavo infatti si stringe inesorabilmente attorno alla preda e quando colpisce il collo la morte è sicura e crudele per lenta asfissia. Quando, invece, si avvolge attorno ad un arto è ancora peggio, perché se non sopraggiunge il bracconiere a finirlo, l’animale va incontro ad una lenta agonia per fame e sete oltre che alla cancrena della zampa. In certi casi, quando si tratta di volpi o cinghiali finiti in tagliole, la vittima arriva ad amputarsi la parte imprigionata a morsi, riuscendo a guadagnare una dolorosissima  ed incerta libertà.
Secondo l’ENPA savonese, il bracconaggio in provincia di Savona non è né superiore né inferiore ad altre zone della Liguria e d’Italia ma è molto più diffuso di quanto non si pensi; secondo calcoli, ovviamente approssimativi, l’ENPA ritiene che siano non meno di 20.000 all’anno gli animali selvatici vittime del bracconaggio, praticato spesso da persone anziane residenti nelle campagne ma non disdegnato da qualche giovane, anche di città, alla ricerca di sensazioni forti e selvagge che, evidentemente, vive un rapporto con la natura crudele e criminale.
 
QUOTIDIANO.NET
9 GENNAIO 2015
Trapani, randagio ferito soccorso dai vigili diventa cane di quartiere
In città il vento è cambiato per gli animali e lo riconosce il segretario del Partito animalista europeo, Enrico Rizzi, che ringrazia il nuovo comandante della municipale, De Lio
Trapani, 9 gennaio 2015 - Alcuni utenti della strada segnalano alla sala operativa del Comando di Polizia Municipale di Trapani un cane randagio ferito lievemente alla zampa posteriore. È accaduto questa mattina a Xitta, nella centralissima via Marsala. Nel giro di pochi minuti una pattuglia dei vigili urbani composta dagli agenti Basciano-Piparo e coordinata dal Comm. D'Aguanno si è recata sul posto. Constatata la veridicità di quanto segnalato, gli agenti hanno fatto intervenire in breve tempo gli operatori del canile municipale ed il medico veterinario,  Paola Augugliaro.
Il cane viene quindi trasferito in ambulatorio, medicato e microcippato. Gli agenti lo seguono in tutto il suo percorso ed una volta terminata la visita veterinaria, riaccompagnano l'animale sul posto con l'obiettivo di trovare qualcuno che si possa occupare di lui. Obiettivo raggiunto dagli angeli in divisa che sensibilizzano alcune famiglie ad accudirlo e sfamarlo, facendo così diventare il meticcio " cane di quartiere " , figura prevista dall'attuale normativa.
Del caso è stato informato il capo della Segreteria nazionale del Partito animalista europeo, Enrico Rizzi. E proprio Rizzi ha deciso di intervenire con una dichiarazione: " A pochi giorni dalla nomina del neo comandante dei vigili, Biagio De Lio, assistiamo a diversi interventi dei vigili mirati a tutelare i nostri amici a quattro zampe. Una svolta è stata finalmente data. Desidero veramente complimentarmi con gli agenti intervenuti per la loro professionalità, la grande sensibilità mostrata non solo nell'aiutare l'animale, ma anche nel riuscire a trovare anche qualcuno che da oggi si prenderà cura di lui. A loro va massima stima e grande rispetto: sono persone che svolgono il proprio lavoro con elevato senso civico ".
 
LA ZAMPA.IT
9 GENNAIO 2015
Firenze, cane è grave dopo aver mangiato droga trovata in un parco giochi
Il quattrozampe era a passeggio con la sua padrona ed è stato portato in una clinica veterinaria dove è stato ricoverato.
Un cane rischia di morire dopo aver ingerito droga trovata a terra in un parco giochi molto frequentato dai bambini. È successo a Fucecchio (Firenze), nel complesso di Parco Corsini. L’animale, un maschio di nove mesi, di piccola taglia, che era a passeggio con la sua padrona, è stato portato in una clinica veterinaria dove è stato ricoverato. Le sue condizioni vengono descritte gravi ma stabili. Il cane, secondo gli accertamenti della clinica veterinaria, avrebbe subito un’intossicazione da oppioidi e cannabinoidi, dopo aver ingoiato della droga probabilmente caduta a terra. Il parco nelle ore notturne viene frequentato da giovani e lo stupefacente deve essere stato lasciato lì in una di queste ultime sere. La padrona del cane, per ora, non ha presentato denuncia. 
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2015
FUCECCHIO (FI), CANE A SPASSO INGOIA DROGA AL PARCO GIOCHI PER BAMBINI
"L'animale ricoverato in condizioni gravi ma stabili"
provincia di Firenze - Un cane rischia di morire dopo aver ingoiato droga trovata a terra in un parco giochi molto frequentato dai bambini. E' accaduto ieri a Fucecchio (Firenze), nel complesso di Parco Corsini. L'animale, un maschio di nove mesi, di piccola taglia, che era a spasso con la sua proprietaria, è stato portato in un clinica veterinaria dove è stato ricoverato. Lo riferisce "Quotidiano.net".
Le sue condizioni vengono descritte gravi ma stabili. L'animale, stando agli accertamenti degli specialisti, avrebbe subito un'intossicazione da oppioidi e cannabinoidi, dopo aver ingerito della droga probabilmente caduta a terra. Il parco nelle ore notturne viene frequentato da giovani e lo stupefacente deve essere stato lasciato là in una delle scorse sere. La proprietaria del cane, per ora, non ha presentato denuncia.
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2015
DANIZA, "L'UCCISIONE E' STATA DOLOSA": LA FEDERAZIONE SI OPPONE ALL'ARCHIVIAZIONE
La scelta di catturare l'orsa Daniza non era adeguatamente motivata e la sua successiva morte è stata provocata "senza necessità", in quanto tale evento è stato accettato come possibile "conseguenza delle azioni e/o delle omissioni" dalle persone responsabili, che hanno considerato l'animale quale "pericoloso". Pertanto, quanto accaduto dovrà essere letto alla luce del dolo eventuale o indiretto (qualificazione tipica nei reati commessi a danno di animali). Per questa ragione la Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, - assistita dall'avv. Claudia Ricci - ha depositato nei giorni scorsi, presso l'ufficio del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Trento, un formale atto di opposizione all'archiviazione chiesta sull'uccisione dell'orsa - ritenuta dal pm competente "colposa" e quindi "non penalmente rilevante" - con la richiesta di ulteriori approfondimenti investigativi.La Federazione chiede, in particolare, un supplemento d'inchiesta sull'"attività istruttoria e gli altri accorgimenti e scelte" dell'amministrazione provinciale e dell'Asl di Trento "per salvaguardare l'incolumità della popolazione dagli "attacchi" degli orsi (e di Daniza in particolare), sull'iter seguito per dichiarare la "pericolosità" dell'animale (se adeguatamente motivata ed accertata "da soggetto professionalmente dotato di competenze medico-veterinarie-etologiche specifiche"), sui "criteri di scelta del medico veterinario e dello staff incaricato della cattura dell'orsa e della telenarcosi" (anni di esperienza professionale, conoscenza approfondita dei plantigradi, possesso della relativa licenza prevista dal testo unico sulla sicurezza, rimedi a disposizione per gestire le eventuali emergenze). La Federazione, infine, ritiene necessaria "una perizia" per accertare se l'orsa potesse esser definita o meno "pericolosa".
"Alla luce di ulteriori indagini - conclude l'atto di opposizione - emergerebbe un quadro probatorio inequivocabile dell'accaduto, che già al momento, comunque, è sufficientemente indicativo della responsabilità penale".
 
QUOTIDIANO.NET
9 GENNAIO 2015
"La decisione di catturare Daniza non era adeguatamente motivata"
La Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente ha depositato al Tribunale di Trento il formale atto di opposizione all'archiviazione dell'inchiesta
Roma  - "La scelta di catturare Daniza non era adeguatamente motivata e la sua successiva morte è stata provocata 'senza necessità'', in quanto tale evento è stato accettato come possibile 'conseguenza delle azioni e/o delle omissioni' dalle persone responsabili, che hanno considerato l'animale quale 'pericoloso'. Pertanto, quanto accaduto dovrà essere letto alla luce del dolo eventuale o indiretto (qualificazione tipica nei reati commessi a danno di animali)". Per questa ragione la Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente, assistita dall'avvocato Claudia Ricci, ha depositato, presso l'ufficio del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Trento, un formale atto di opposizione all'archiviazione chiesta sull'uccisione dell'orsa, ritenuta dal pm competente 'colposa' e quindi 'non penalmente rilevante', con la richiesta di ulteriori approfondimenti investigativi.
La Federazione chiede, in particolare, "un supplemento d'inchiesta sull'attività istruttoria e gli altri accorgimenti e scelte dell'amministrazione provinciale e dell'Asl di Trento per salvaguardare l'incolumità della popolazione dagli attacchi degli orsi (e di Daniza in particolare), sull'iter seguito per dichiarare la pericolosità dell'animale (se adeguatamente motivata ed accertata da soggetto professionalmente dotato di competenze medico-veterinarie-etologiche specifiche), sui criteri di scelta del medico veterinario e dello staff incaricato della cattura dell'orsa e della telenarcosi (anni di esperienza professionale, conoscenza approfondita dei plantigradi, possesso della relativa licenza prevista dal testo unico sulla sicurezza, rimedi a disposizione per gestire le eventuali emergenze)". La Federazione, infine, ritiene necessaria "una perizia per accertare se l'orsa potesse esser definita o meno pericolosa". 
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2015
COLLEPASSO (LE) – Cacciatore con richiami illegali denunciato dal Corpo Forestale dello Stato
Intervento degli Agenti del Comando Stazione del Corpo Forestale di Gallipoli (LE),, in località “Cafuro” nel territorio di Collepasso (LE). L’operaizone è scaturita  a seguito di un’articolata attività volta al rispetto della normativa sul corretto esercizio venatorio.
L’uomo, trovato in attività di caccia sull’avifauna migratoria, stava utilizzando due richiami acustici elettronici.  Per lui la denuncia alla Procura della Repubblica del Tribunale di Lecce.
A finire sotto sequestro sono stati il fucile da caccia, le cartucce e i due richiami illegali utilizzati.
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2015
TOSCANA, SOS RICERCATORI: LA CACCIA ILLEGALE MINACCIA L'IBIS EREMITA
L'appello: "Rispettate le regole, non sparate"

 
È una specie in pericolo critico di estinzione ed è in Italia una delle minacce alla sua sopravvivenza. Alcuni ibis eremita sono ora in viaggio dall'Europa centrale alla volta dell'oasi Wwf di Orbetello, meta italiana di svernamento, solcando i cieli della Toscana, ma ''la provincia di Livorno rappresenta la zona di massimo pericolo", denuncia Johannes Fritz, capo progetto del Life+ ''Reason for hope'', cofinanziato dall'Unione europea.
"L'esame a raggi X che è stato fatto a Hella, l'ibis trovato morto nel livornese lo scorso ottobre, ha infatti evidenziato la presenza di pallini da caccia, una chiara prova del fatto che l'animale sia stato vittima di bracconaggio - continua Fritz -. Purtroppo la caccia illegale in Italia ha già causato circa i due terzi delle perdite nell'ambito della popolazione che stiamo cercando di allevare, di rendere autonoma nella migrazione e quindi di reintrodurre in natura''. Il ricercatore lancia, allora, un appello: ''Sta ora alle associazioni venatorie prendersi la responsabilità di rispettare l'accordo che hanno stretto con noi pochi mesi fa, cercando di fare il possibile per evitare ulteriori perdite, in particolare in questa zona della Toscana''.
Proprio nell'ottobre 2014 infatti, poco prima che Hella perdesse la vita impallinato, i rappresentanti della Federazione italiana della caccia e della Confederazione cacciatori toscani furono nominati - pensate - genitori adottivi onorari di due ibis eremita. Firmarono un accordo che prevede il continuo e costante supporto per ridurre la minaccia della caccia illegale a carico sia dell'bis eremita che di altre specie a rischio di estinzione, in particolare lungo la rotta di migrazione. Ad oggi, il bilancio delle perdite è pesante: dal 2002 al 2012 sono stati persi 60 esemplari, il 70% dei quali è stato trovato morto per colpa del bracconaggio o è scomparso durante il periodo venatorio in Italia. Per ricordarne solo alcuni prima di Hella, vennero uccisi nel 2012 Goja e Jedi a soli 6 chilometri dal luogo dove è stato ucciso Hella, trovati in fin di vita grazie ai trasmettitori Gps che ogni ibis ha sul dorso. E poi c' è Domino che, sopravvissuto nel 2012 ad un attacco dei bracconieri a Cecina, ora non può più volare.
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2015
Palermo – Raro Falco atterrato dai “compagni di merenda”
La storia dell'agricoltore ambientalista e gli insegnamenti della LIPU
E’ stato centrato da una fucilata il raro Falco Lanario, ricoverato nella giornata di ieri nel Centro Regionale Recupero Fauna Selvatica di Ficuzza, coogestito dalla LIPU e dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione siciliana.
Il Falco è stato trovato in contrada Nicolosi, proprio ai bordi della Riserva Naturale di Ficuzza ed all’interno di un’area ZPS (Zona di Protezione Speciale). La fucilata, stante il primo referto, ha compromesso l’alula e l’ulna dell’ala sinistra ma solo domani si saprà con certezza se vi sono altre aree compromesse dai pallini di piombo.
A sottolineare la gravità di quanto successo è Giovanni Giardina, responsabile del Centro di Recupero. “Si tratta – ha riferito Giovanni Giardina a GeaPress – di un Falco molto sensibile alle mutazioni ambientali e per questo ogni animale in meno in natura rappresenta un fattore di rischio per l’intera popolazione selvatica“.
Nello scorso mese di ottobre a sottolineare la gravità del fenomeno del bracconaggio nelle aree di Riserva, era stata l’Arma dei Carabinieri. I militari, intervenuti per denunciare alcuni bracconieri di Daini verosimilmente operanti nella Riserva Bosco di Ficuzza, avevano appellato come “compagni di merenda” i responsabili di tali atti (vedi articolo GeaPress). Eventi, a quanto sembra, niente affatto rari, soprattutto nelle ore serali quando i controlli diminuiscono ancor di più. In dialetto siciliano tali bracconieri vengono definiti come “sacchittari”. Il riferimento è al “bottino” con il quale riempiono il carniere.
I Falchi Lanari, soffrono inoltre di un particolare tipo di bracconaggio, ovvero il prelievo dei pulcini dai siti riproduttivi. In più occasioni,  sono stati segnalati in Sicilia bracconieri di nidi; rivendono poi i Falchi ad allevatori disonesti.
La vicenda del Falco Lanario, ora ricoverato nel Centro LIPU di Ficuzza, è comunque contraddistinta da una storia positiva. A ritrovare il rapace, è stato infatti un giovane agricoltore. E’ stato proprio il ragazzo a raccontare a Giovanni Giardina come nel tempo aveva maturato la sua sensibilità verso i problemi ambientali. Nella scuola media di Villafrati (PA), aveva avuto come insegnante la referente di Educazione Ambientale della LIPU. Era stata lei ad insegnare l’amore per la natura indirizzando gli allievi alla giusta osservazione dei fenomeni naturali. Per Agostino, questo il nome del giovane agricoltore, quell’insegnamento ha rappresentato una svolta che ha contribuito ad esaltare l’amore per la sua terra. Quando ha notato il Falco ferito, Agostino stava infatti arando un campo per la futura semina. Ha incontrato il povero animale  e si è subito recato al Centro di Recupero della LIPU.
Tutte le attenzioni sono ora rivolte al povero Falco per il quale si spera in una futura riabilitazione.
 
GEA PRESS
9 GENNAIO 2015
Crotone – Sedici Merli per sei cacciatori, denunciati dal Corpo Forestale dello Stato
E’ finita male a sei cacciatori del cosentino, denunciati in provincia di Crotone dal Corpo Forestale dello Stato.
L’intervento è avvenuto nel territorio comunale di Caccuri, dove la Forestale ha rinvenuto all’interno del bagagliaio dell’autovettura utilizzata dai cacciatori, i sedici Merli privi di vita. In questo periodo tale specia di avifauna non poteva più essere abbattuta.
Ai cacciatori sono stati sequestrati i fucili e gli animali uccisi.
Secondo il Corpo Forestale dello Stato, la presenza di cacciatori di fuori provincia non rappresenta un fatto isolato.
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2015
BRESCIA, LUNEDI' CI SARA' L'ULTIMA UDIENZA DEL PROCESSO GREEN HILL
Lav: speriamo in un altro importante traguardo
E' in programma per lunedì 12 gennaio al Tribunale di Brescia quella che dovrebbe essere l'ultima udienza del processo a Green Hill, l'allevamento di cani beagle finito sotto accusa con le imputazioni di maltrattamenti e uccisioni di animali. Lo comunica la Lav, Lega antivivisezione, in una nota. Nel corso dell'udienza, che si terrà dalle 9 alle 18, il giudice ascolterà la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe degli avvocati di Green Hill e delle parti civili, tra cui la stessa Lav, rappresentata dalla legale Carla Campanaro. In aula ci saranno anche il presidente Gianluca Felicetti, parte del Consiglio direttivo e dello staff dell'Associazione. "Due importanti risultati sono stati già raggiunti: quasi 3000 beagle salvati da Green Hill rimarranno con le famiglie che li hanno accolti garantendogli una vita serena, e l'allevamento Green Hill non riaprirà, grazie al decreto legislativo 26/2014 - ha detto Felicetti -. Siamo convinti che gli elementi emersi dal processo non potranno non assicurare anche un terzo importante traguardo".
 
NEL CUORE-ORG
12 GENNAIO 2015
GREEN HILL, IL PM CASSIANI: "CONDANNATE GLI IMPUTATI, PIU' DI 6 MILA CANI MORTI"
Condanne per i quattro imputati. Le ha chieste il sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani al processo Green Hill i vertici di Green Hill, l'allevamento di cani beagle destinati alla sperimentazione scientifica, chiuso a Montichiari nell'estate 2012. Gli imputati sono accusati di maltrattamento e uccisione di animale. Si è aperta in mattinata in tribunale l'ultima udienza. E, al termine della requisitoria, sono stati chiesti tre anni per Ghislane Rondot e due per Bernard Gotti, co-gestori di Green Hill 2001 della Marshall Bioresources e della Marshall Farms Group. Il pm ha poi chiesto una condanna di due anni per Roberto Bravi e di tre anni e sei mesi per Renzo Graziosi, rispettivamente direttore e veterinario dell'allevamento. "All'interno di Green Hill c'era una strategia precisa - ha detto il pm Cassiani nel corso della sua requisitoria - non c'era alcun interesse a curare i cani malati. Le cure avrebbero potuto alterare i parametri per la sperimentazione. I cani andavano quindi sacrificati". Secondo l'accusa, sarebbero stati 6.023 i cani beagle morti all'interno di Green Hill dal 2008 al 2012 contro i 98 morti successivamente al sequestro dell' allevamento.
Secondo l'avvocato Luigi Frattini, legale dei vertici di Green Hill, "non ci sono state violazioni e qualora non fossero state rispettate alcune norme scatterebbe solo una sanzione amministrativa. Inoltre - ha aggiunto - non c'e' stata condotta dolosa".
La sentenza è attesa per il 23 gennaio. l giudice del Tribunale di Brescia hanno fissato per le 9 la sentenza del processo a Green Hill. "Venerdì 23 gennaio, sarà il giorno della sentenza. Siamo ottimisti", ha dichiarato Gianluca Felicetti, presidente Lav. La decisione del giudice è arrivata alla fine dell'udienza che si è tenuta oggi, durante la quale ci sono state anche le arringhe di difesa e parti civili, con il nostro avvocato Carla Campanaro.
Il pm Ambrogio Cassiani - si legge in una nota della Lega antivivisezione - ha precisato come la legge 116/92, che disciplina la sperimentazione animale, prevede che sia assicurato loro benessere e assistenza. "L'etologia riguarda l'imprinting della specie e l'imprinting non può essere modificato, ribaltato o soppresso, come sostiene la difesa di Green Hill. La norma penale interviene a sanzionare se l'uomo cerca di sopprimerla", ha sostenuto il sostituto procuratore. Che ha poi contestato la completezza di verbali e registri di Green Hill, "per esempio, il registro carico/scarico cani non era conforme, dunque impossibile sapere quanti ne erano presenti. Il comportamento dei veterinari Asl che andavano a controllare la struttura era evidentemente doloso. Le visite Asl erano preannunciate e accondiscendenti. La prassi di preavvisare le ispezioni della Asl a Green Hill era sedimentata. Rispetto alla tracciabilità cani a causa dei registri non conformi non sapremo mai il numero esatto dei cani nella struttura e né quanti ne sono stati soppressi".
Il pm ha anche contestato a cinque dipendenti di Green Hill la falsa testimonianza.
L'avvocato Carla Campanaro, per la Lav parte civile nel processo, ha definito quello a Green Hill un processo innovativo, perché è per la legalità nella vivisezione, "non è vero che in vivisezione si può fare tutto. Va rispettata l'etologia animale indipendentemente dalla destinazione finale".
"A Green Hill essere uccisi era un lusso perché i cani venivano semplicemente lasciati morire", ha concluso il legale dell'associazione sostenendo le richieste di pena del pm, la confisca dei beagle salvati e per gli imputati la sospensione delle attività di allevamento". 
Questo, invece, il commento dell'Enpa: "Il quadro accusatorio emerso dalla requisitoria del pm, prefigurando gravissime responsabilità a carico degli imputati e restituendo un quadro estremamente agghiacciante di ciò che sarebbe accaduto all'interno della struttura, dove gli animali sarebbero stati trattati alla stregua non di esseri senzienti ma di prodotti, rispecchia quanto da sempre denunciato dall'Enpa. Auspichiamo pertanto che il prossimo 23 gennaio il processo si concluda con l'accoglimento delle richieste del pubblico ministero".
 
GAZZETTA DI MANTOVA
13 GENNAIO 2015
Il 23 sentenza Green Hill «Morti oltre seimila cani»
MONTICHIARI (Brescia) - Slitta al prossimo 23 gennaio la sentenza del processo Green Hill. Lo ha stabilito la prima sezione penale del Tribunale di Brescia al termine dell'udienza di oggi durante la quale il pubblico ministero Ambrogio Cassiani ha chiesto le condanne per i quattro imputati, i vertici dell'allevamento di cani beagle chiuso a Montichiari, nel Bresciano nel 2012. Chiesti tre anni per Ghislane Rondot e due per Bernard Gotti, co-gestori di Green Hill 2001, della Marshall Bioresources e della Marshall Farms Group e una condanna di due anni per Roberto Bravi e di tre anni e sei mesi per Renzo Graziosi, rispettivamente direttore e veterinario dell'allevamento. La difesa ha invece chiesto l'assoluzione dei quattro imputati «perché il fatto non sussiste». Secondo l'avvocato Luigi Frattini, legale dei vertici di Green Hill, «non ci sono state violazioni e qualora non fossero state rispettate alcune norme scatterebbe solo una sanzione amministrativa. Inoltre - ha aggiunto - non c'è stata condotta dolosa». Di parere opposto il pubblico ministero Ambrogio Cassiani che nella sua requisitoria aveva parlato di una precisa strategia di Green Hill: «Non curare i cani malati, perché non conveniva e andava contro l'obiettivo finale dell'azienda. Era meglio sacrificare gli animali». Un orrore, insomma. Secondo l'accusa sarebbero stati 6.023 i cani beagle morti all'interno di Green Hill nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012 contro i 98 morti successivamente al sequestro dell'allevamento. Il 23 sarà il giorno della verità per una vicenda che tiene con il fiato sospeso migliaia di animalisti che da anni si battono per avere giustizia. Secondo loro quello di Montichiari era un vero e proprio canile-lager.
 
GAZZETTINO.IT
9 GENNAIO 2015
Miagolio dal cofano del motore:
dopo 10 km trovano un gatto
Alessia Trentin 
BELLUNO - Da Limana a Belluno nel motore dell'auto. Tanto spavento ma un lieto fine per Selvatica, gattina di cinque anni che ieri sera attorno alle 20 ha percorso il tragitto da Limana al centro città incastrata dentro il cofano di un auto. Quella dei suoi proprietari, per la precisione, che usciti di casa e acceso il motore certo non potevano pensare chi si fosse nascosto lì dentro nel tentativo, forse, di scaldarsi.
«Non ci siamo accorti di nulla - racconta Cristina, la padrona, tenendo in braccio e accarezzando la bestiola impaurita -, solo all'altezza della Panoramica io ho sentito un miagolio provenire da davanti e abbiamo iniziato a domandarci di cosa si potesse trattare. Era la prima volta che succedeva, lei di solito non si rifugia dentro le auto, ma che spavento».
Il dubbio sulla provenienza del miagolio ha spinto Cristina e Nicola a fermare il mezzo all'angolo tra via Loreto e via Caffi per scendere a controllare. L'uomo chino sul cofano ha attirato l'attenzione di una pattuglia della polizia stradale che, fermatasi per capire il problema ha poi avvertito i vigili del fuoco. Così sono stati i pompieri intervenuti sul posto, dove nel frattempo si era formato un capannello di curiosi che con il fiato sospeso ha seguito la vicenda, a estrarre il gatto incastrato e a consegnarlo, spaventato e tremante ma sano e salvo, alle braccia della sua padrona. L'avventura si è insomma conclusa nel migliore dei modi per Selvatica, riportata a casa dai suoi proprietari tra tante coccole e attenzioni.
 
GREEN STYLE
9 GENNAIO 2015  
Cane scomparso ritrovato morto e con le zampe legate
È un triste epilogo quello che coinvolge un cane scomparso nel Regno Unito poco prima delle feste natalizie, un atto di crudeltà che ha lasciato i proprietari sgomenti e scioccati. Vittima è un esemplare anziano di razza Jack Russell, rinvenuto senza vita in un pozzo e con le zampe legate. Il responsabile è al momento ignoto, sebbene le autorità pare stiano indagando sul caso. Stando a quanto riportato da BBC News, il cane si chiamava Sam e aveva da poco compiuto la veneranda età di 16 anni. Scomparso poco prima di Natale dalla sua abitazione, nel Monmouthshire, la famiglia si è attivata per il suo pronto ritrovamento. Ma il destino, per il povero quadrupede, è stato dei più malvagi.
Il cane è stato scoperto per caso a Magor, lo scorso lunedì, all’interno di un fossato ricolmo d’acqua. Le zampe anteriori e posteriori legate insieme, mentre un panno ne ricopriva il volto. I proprietari sono stati identificati grazie al microchip di cui l’animale era dotato, quindi contattati dalle autorità che ne hanno rinvenuto il cadavere. Così ha spiegato l’addolorata famiglia:
Sam è con noi da 14 anni, aveva solo due anni quando l’abbiamo preso. Abbiamo appeso volantini e pubblicato annunci su siti e Facebook. Questo non è quello che ci saremmo aspettati. È ancora presto per capire cosa sia davvero successo al cane e, fatto non da poco, perché qualcuno abbia deciso di commettere questo atto di violenza. Tutte le ipotesi e le piste rimangono aperte, ma è difficile che una soluzione del caso possa giungere a breve. Non è la prima volta, così come dimostra sia la cronaca italiana che quella internazionale, che cani improvvisamente fuggiti da casa vengano ritrovati senza vita, vittime sacrificali dell’abuso di sconosciuti. Rimane comunque sempre importante e fondamentale il microchip, l’unica arma per ricollegare un esemplare smarrito alla sua famiglia d’origine.
 
GREEN STYLE
9 GENNAIO 2015
Carne di cane: 23 esemplari salvati dal traffico illegale
Sono 23 i cani salvati dal commercio illegale di carne destinata al consumo e alle tavole della Corea del Sud, ma l’usanza è piuttosto diffusa in molti paesi asiatici quali Thailandia, Cina e Vietnam. L’associazione Humane Society International ha curato il salvataggio nei minimi dettagli, sponsorizzando il trasferimento presso una struttura americana. Ad accogliere i primi animali spaventati è stato l’Animal Welfare League di Alexandria, in Virginia, che settimana prossima completerà il gruppo con l’arrivo degli ultimi 12 esemplari. L’associazione Humane Society International, molto attiva nella difesa e nella protezione degli animali in tutto il mondo, ha collaborato per lungo tempo con un agricoltore coreano, convincendolo ad abbandonare la commercializzazione di questo tipo di carne. La HSI non si focalizza sul consumo di carne di cane, usanza e tradizione antica in molti contesi, ma sul traffico illegale e sulla sofferenza che si cela dietro queste pietanze. Per questo cerca di collaborare con contadini e agricoltori locali che, mossi dai guadagni veloci in una situazione economicamente complessa, si affidano al mercato della carne di cane. Come sostiene Kelly O’Meara, direttore dell’associazione: Si stima che circa 2 milioni di cani vengano consumati in Corea ogni anno [...] l’associazione contesta la crudeltà che si annida dietro il commercio illegale, cani spesso stipati in gabbie sovraffollate, esposti alle intemperie senza un riparo quindi nutriti con pochissimo cibo e acqua. Il contadino ha quindi deciso di concentrare tutti i suoi sforzi sull’agricoltura e le coltivazioni permettendo il salvataggio di 23 cani, questi verranno monitorati e curati per una settimana circa, quindi verrà concesso loro il tempo di adattarsi. Il percorso verso il recupero sarà lungo, gli animali dovranno esorcizzare il terrore vissuto e il dolore sofferto, percorrendo la strada verso la serenità. Quando il gruppo avrà completato il cammino rieducativo, i cani potranno raggiungere 5 rifugi specializzati, così da poter rientrare nel programma dedicato alle adozioni.
VIDEO
http://www.greenstyle.it/carne-cane-23-esemplari-salvati-traffico-illegale-130368.html
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2015
"I GRUPPI TERRORISTICI SI FINANZIANO SACCHEGGIANDO FLORA E FAUNA"
Unep: SOS per il commercio di specie selvatiche
C'è un filo rosso che collega il terrorismo e i gruppi armati ai crimini di natura, primo fra tutti il commercio di specie selvatiche, il cosiddetto ''wildlife trade'', che diventa per queste formazioni una fonte di finanziamento. Dai separatisti del Bangladesh affiliati ad Al Qaeda al Lord Resistence Army, gruppo ribelle di guerriglia di matrice cristiana che opera principalmente nel nord dell'Uganda, nel Sudan del Sud, nella Repubblica democratica del Congo e nella Repubblica Centrafricana; da Al Shabaab alla stessa Al Qaeda. Una mappa che non conosce confini e alimenta il terrore attraverso deforestazione e bracconaggio, dal mercato nero del legno a quello di specie protette e parti di animali, dall'avorio al corno di rinoceronte: un saccheggio di natura che secondo l'Unep (United nations environment programme) vale tra i 70 e i 213 miliardi di dollari l'anno. Grandi profitti, poco rischiosi e facilmente accessibili, che consentono ai terroristi di migliorare i propri armamenti, impegnarsi in costosi addestramenti, controllare con mezzi e risorse intere regioni, arruolare nuovi militanti e finanziare costose operazioni oltre i propri confini. Tanto che nel 2013 il governo inglese ha inviato un rinforzo militare in Kenya per aiutare il Paese a difendersi dai bracconieri collegati ad Al Qaeda. A tracciare la geografia dei gruppi armati che attingono a piene mani i propri fondi da questo traffico, il rapporto ''Natura Connection'' del Wwf.
Sfruttamento della natura dall'Asia all'Africa
I separatisti del Bangladesh si finanziano con il commercio dell'avorio, corni di rinoceronte, parti di tigre così come in India le milizie tribali, mentre nella Repubblica Centrafricana il Lord Resistence Army e gruppi di ribelli di diversa origine accumulano risorse economiche sempre con il commercio dell'avorio, come i gruppi ribelli dell'alleanza Seleka. Un caso documentato nel 2013 dall'organizzazione Enough! è quello del parco di Garamba, nella Repubblica democratica del Congo, di fatto controllato dall'esercito Lord Resistence Army che supera per numero, attrezzature e tecnologia i rangers deputati al controllo. All'interno del parco la formazione ha avviato un commercio di avorio che si alimenta con la popolazione di elefanti. Al Shabaab e altre milizie somale, ancora, si finanziano con il commercio dell'avorio di elefanti uccisi in Kenya e con il commercio del carbone prodotto illegalmente: diverse Ong (Organizzazioni non governative) impegnate nella lotta al bracconaggio e nella difesa dei diritti umani hanno rilevato che anche il tristemente famoso attacco al centro commerciale di Westgate a Nairobi nel settembre 2013, ad opera di Al Shabaab, è stato in gran parte finanziato con il commercio illegale dell'avorio. Secondo l'Eal (Elephant action league) e l'Aaccord (African centre for the resolution of disputes) il 40% dei finanziamenti del gruppo terroristico è legato al commercio illegale di avorio.
Gli altri terroristi
In Nigeria Boko Haram si finanzia vendendo l'avorio di elefanti bracconati in Camerun; i miliziani Janjaweed recuperano soldi con il commercio dell'avorio e del corno di rinoceronte di animali bracconati in Paesi limitrofi (come la Repubblica democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana). Gruppi armati filo governativi, complici del genocidio in Darfur, si finanziano bracconando elefanti in Ciad, Camerun, Repubblica democratica del Congo e Repubblica Centroafricana. E non è finita: i Mai Mai con il commercio dell'avorio, mentre in Mozambico il Gruppo di resistenza nazionale (Renamo) sfrutta il commercio dell'avorio e corni di rinoceronte. Poi ci sono i narcotrafficanti che stanno contribuendo alla deforestazione illegale di importanti zone e corridoi biologici dell'America centrale e il network di Al Qaeda guadagna tanto vendendo illegalmente alcune risorse naturali fra cui l'avorio e diverse risorse forestali. Poi ci sono tanti gruppi armati che utilizzano illegalmente risorse minerali come gli idrocarburi e i giacimenti di minerali preziosi (diamanti, coltan, onice etc.), come fanno ad esempio i talebani, che traggono interessanti profitti dall'estrazione e il commercio illegale di onice. Per non parlare dell'attualissimo gruppo terroristico dell'Isis che utilizza i pozzi di petrolio a proprio beneficio e dei profitti di Al Qaeda derivanti anche dal traffico di diamanti.
Il traffico delle risorse dell'ambiente
I Kmer rossi utilizzarono il legno delle foreste per finanziarsi e la stessa cosa è avvenuta in Birmania, in Costa d'Avorio e nelle recenti e drammatiche guerre del Congo. Ancora oggi è oggetto di denuncia il traffico di legna e carbone illegale che collega i territori controllati da Al Qaeda e i Paesi oltreoceano. Oltre a sterminare elefanti e rinoceronti, ma anche ippopotami e gorilla, i gruppi armati commettono omicidi e violenze e ogni altra sorta di abuso sulle comunità civili. Un gruppo di ricercatori di Berkeley ha da poco approfondito la relazione tra i crimini ambientali e la schiavitù infantile pubblicando i risultati su Science, a luglio del 2014: la manodopera infantile a basso costo diventa un importante strumento per contribuire al saccheggio di risorse sempre più scarse. Nel medio e lungo termine l'uso ed il commercio illegale di natura, ben sostenuto da gruppi armati e criminali locali e internazionali, destabilizza i paesi, annichilisce i sistemi legali, rafforza la corruzione, impedisce l'accesso democratico alle risorse, producendo in definitiva una vera e propria minaccia al benessere e allo sviluppo sostenibile dei paesi terzi. Negli ultimi dieci anni, più di mille rangers sono stati uccisi nel loro servizio in 35 paesi diversi. I gruppi armati perpetuano una strategia del terrore minacciando, torturando e seviziando le guardie impegnate nella lotta antibracconaggio. Una vera sfida per il mondo intero.
 
NEL CUORE.ORG
9 GENNAIO 2015
AUSTRALIA, IFAW: GUANTI PER I KOALA DOPO GLI ULTIMI INCENDI DEVASTANTI
"Hanno bisogno di cure anche per un anno"
Un'agenzia internazionale che lotta per il benessere degli animali ha chiesto aiuto per i koala feriti negli incendi boschivi in due stati australiani, Victoria e South Australia, mediante la donazione di guanti per le loro zampe bruciate. Il Fondo internazionale per il benessere degli animali (Ifaw) ha lanciato l'iniziativa oggi dicendo che una serie di marsupiali dai lenti movimenti sono stati ferito durante i roghi che hanno devastato grandi appezzamenti di terreno nell'Australia meridionale. L'associazione ha chiesto ai volontari di creare degli oggetti che possano proteggere le zampe, da utilizzare sopra le bende. "Il trattamento per le ustioni in un koala è molto simile a quello in un essere umano - ha fatto sapere Jilea Carney dell'Ifaw -. Per evitare le infezioni, sulle bruciatore si applicano creme e bende". E ancora: "Già alcuni koala sono stati curati dai vigili del fuoco del Victoria e nel South Australia vigili del fuoco e altri addetti statali hanno aiutato koala sfollati e sfiniti, fornendo acqua e una tregua dal caldo". Carney ha aggiunto: "Molti esemplari periscono in incendi, mentre i più fortunati che sopravvivono sono spesso gravemente feriti e hanno bisogno di un trattamento intensivo da veterinari e specialisti della fauna selvatica dedicati. I koala feriti, in genere, entrano in cura con gravi ustioni, in particolare sulle loro zampe, causate dal contatto con alberi in fiamme o con il terreno infuocato da cui tentano di fuggire". "Queste lesioni hanno bisogno di un trattamento con crema per le ustioni e le zampe devono essere protette con dei guanti di cotone speciale". Josey Sharrad, attivista per la fauna selvatica sempre dell'Ifaw, ha spiegato che molti di questi guanti sono necessari per tutta la stagione degli incendi. E ha aggiunto: "Proprio come qualsiasi vittima di ustioni, è necessario cambiare ogni giorno al koale le medicazioni, il che significa che serve una costante fornitura di guanti per i soccorritori. Alcuni esemplari con delle bruciature hanno bisogno anche di un anno per riprendersi completamente", Sharrad ha fatto appello alle persone di utilizzare cotone al 100 per cento ma pulito per creare i guanti. "Forse avete alcuni fogli di carta di cotone o degli strofinacci: basta controllare che il materiale sia al 100 per cento cotone", ha spiegato.
 
LA ZAMPA.IT
9 GENNAIO 2015
Salva gatto con la testa incastrata in un barattolo
Non è stata un’impresa facile, ma alla fine c’è riuscito: cercare di liberare un gattino con la testa incastrata in un barattolo è un’operazione complicata, ma con un po’ di pazienza quest’uomo alla fine è riuscito nel suo intento e il micino ha potuto riavere la sua libertà.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/01/09/multimedia/societa/lazampa/salva-gatto-con-la-testa-incastrata-in-un-barattolo-JYbsjcsxgEY71tOo4PDl1J/pagina.html
 
GREEN ME
9 GENNAIO 2015
Cani e bambini: le meravigliose foto di Jessica Shyba e dei suoi 3 "cuccioli" mentre dormono
Spopolarono un po' di mesi fa sul web: Theo e Beau un cane e un bambino, immortalati per lo più mentre dormono e in tutte le posizioni immaginabili. Ora è arrivata la sorellina di Beau ed è un tripudio di meravigliose coccole. Theo è un incrocio tra un boxer, un pastore e un labrador, adottato dalla famiglia di Jessica Shyba, una blogger americana famosa per il suo mommasgonecity.com. Il piccolo cucciolo ha legato da subito con tutti membri della famiglia mostrando però un affetto particolare per Beau, il più piccolo dei suoi nuovi fratellini.
E, da subito, su Instagram Jessica ha pubblicato le foto dei due cuccioli che riposano. Ai due, adesso, si è aggiunta la piccola Evangelina, anche detta Evvie. Per il momento pare che Beau non soffra di gelosie e che Theo sia affettuoso e coccolone allo stesso identico modo. "Ogni volta sono sorpresa – confessa Shyba – da come i tre si appisolino insieme nello stesso istante. Ma sembra che una volta che si addormentano tutti, ognuno di loro dorma meglio con qualcuno vicino è più serenamente".Immagini, quelle dei tre cucciolotti pelosi e non, che ancora una volta ci danno conferma del fatto di quanto sia importante un animale domestico in una famiglia, soprattutto in presenza di bambini. Il loro affetto incondizionato li fa sentire più forti e più protetti. In più, dona loro una diversa visione del mondo, li aiuta a crescere e pure, contrariamente a quanto ancora in molti pensano, in tutta salute! Jessica Shyba continua a pubblicare quotidianamente le sue foto su Instangram con l'hashtag
#theoandbeau
FOTO
http://www.greenme.it/vivere/speciale-bambini/15360-cani-bambini-theo-beau
 
MODENA TODAY
9 GENNAIO 2015
Messa in un sacco e gettata nel cassonetto, gattina recuperata dalla Municipale
Operatrici del Nucleo di Prossimità l'hanno recuperata dentro un sacco gettato nel contenitore di rifiuti indifferenziati. Sta bene e probabilmente era stata smarrita
Modena Le due operatrici della Polizia municipale che l’hanno recuperata dentro un cassonetto dei rifiuti l’hanno chiamata Nerina. La gattina nera, di circa tre mesi, miagolando disperatamente aveva richiamato l’attenzione di un cittadino che ha avvertito il Comando di via Galilei, da cui è stata inviata una pattuglia del Nucleo di Prossimità. È successo alle 14 circa di ieri, giovedì 8 gennaio, in via Emilia Ovest all’altezza del civico 336, nel parcheggio del parco Ferrari.
Giunte sul posto, le agenti sono state accompagnate dal cittadino autore della segnalazione al cassonetto della raccolta indifferenziata da cui continuava a provenire il miagolio e, utilizzando un bastone, sono riuscite a recuperare un sacco nero di plastica con la bestiola tremante e molto spaventata, e a liberarla.
La gattina è stata quindi accompagnata all’ambulatorio veterinario della dottoressa Pagliani, responsabile del gattile comunale, che ha trovato Nerina in buono stato di salute, ben nutrita, socievole e abituata all'uomo, il che può far ritenere che, prima di finire nel cassonetto, più che abbandonata possa essere stata smarrita. Nerina è stata affidata alle cure della dottoressa che, come responsabile del gattile, si occuperà di ricercare l'eventuale proprietario o una nuova famiglia per la micina.
 
GREEN ME
9 GENNAIO 2015
Più cibi vegetali, meno carne: le nuove linee guida presto in vigore negli USA

Marta Albè

L'Usda sta per rendere note delle nuove linee guida che prenderanno in considerazione il cibo non solo dal punto di vista della salute, ma anche per quanto riguarda l'impatto ambientale.
Ciò significa che, con l'arrivo di nuove linee guida ufficiali, il Governo potrebbe intervenire in maniera più forte rispetto agli ultimi anni per convincere i cittadini a scegliere più frutta fresca, verdura, frutta a guscio e altri alimenti vegetali da portare con regolarità in tavola.
Tutto ciò a spese della carne, che andrebbe decisamente ridotta dal punto di vista alimentare, sia per quanto riguarda la salute che per le conseguenze ambientali della sua produzione. L'industria della carne è già pronta ad opporsi a linee guida di questo genere, sostenendo che le politiche ambientali del Governo non dovrebbero riguardare l'alimentazione.
Un team di consulenti dell'Usda ha già discusso a lungo, in riunioni pubbliche, l'idea di introdurre nuove raccomandazioni alimentari incentrate sul rispetto dell'ambiente. Le novità dovrebbero arrivare già nella prima parte di quest'anno.
Il Boston Globe parla di una bozza in cui si sottolinea che un programma alimentare basato soprattutto su cibi vegetali anziché di origine animale è più salutare ed è associato ad un minor impatto ambientale rispetto alla dieta media statunitense attuale.
Sotto accusa per quanto riguarda i danni ambientali della produzione di carne troviamo soprattutto gli allevamenti di bovini, colpevoli di inquinare le acque, di prosciugare le risorse idriche e di occupare terreni coltivabili esclusivamente per la produzione di mangimi destinati agli animali (mentre i suoli potrebbero essere utilizzati per produrre cibo da offrire direttamente alla popolazione).
Gli esperti si stanno interrogando su quali siano i cibi più salutari e nello stesso tempo amici dell'ambiente, dal punto di vista della sostenibilità. In questo modo stanno riscontrando compatibilità su ciò che fa bene alla salute e nello stesso tempo all'ambiente.
Una volta che le raccomandazioni alimentari saranno pronte, i dipartimenti dell'Agricoltura e della Salute potranno dare forma alle linee guida finali, che dovrebbero arrivare tra circa un anno. Le linee guida alimentari dell'USDA vengono rinnovate ogni cinque anni e hanno lo scopo di aiutare gli americani a seguire un'alimentazione più salutare.
Le nuove raccomandazioni entreranno a fare parte dei programmi alimentari federali e delle linee guida per le mense scolastiche. Non mancano le obiezioni riguardo all'idea di consigliare una riduzione del consumo di carne. La National Cattlemen's Beef Association si è affrettata a diramare una dichiarazione per affermare che la carne di manzo magra è importante per una dieta sana.
''Dobbiamo assicurarci che le nostre diete siano in linea con le nostre risorse naturali e la necessità di ridurre i cambiamenti climatici'' - ha detto Kari Hamerschlag di Friends of the Earth. Non si può continuare a raccomandare una dieta che sta avvelenando l'uomo e il Pianeta, insomma. Le nuove linee guida basteranno per cambiare le abitudini alimentari negli USA?
 
GEA PRESS
10 GENNAIO 2015
Cava De’ Tirreni (SA) – E’ morta Peppa, la cinghialessa che era stata bastonata e chiusa nel sacco
Il dolore dei volontari della Lega Nazionale per la Difesa del Cane
 
Se ne è andata senza farsi notare. Peppa, la femmina di cinghiale recuperata lo scorso marzo dai volontari della Lega Nazionale per la Difesa del di Cava de’ Tirreni (SA) (vedi articolo GeaPress ) è stata trovata morta stamani.
La vicenda della piccola cinghialetta, aveva commosso in molti. Un bruto l’aveva picchiata e poi chiusa in un sacco. Una provvidenziale passeggiata con i cani, aveva consentito di scorgere quel sacco semovente. All’interno c’era Peppa, sporca e paralizzata. I volontari della Lega Difesa del Cane, guidati da Teresa Salsano, non si erano persi d’animo ed alla piccola Peppa non è stato fatto mancare niente. Nonostante la prima diagnosi faceva temere il peggio, Peppa  era riuscita ad alzarsi sulle sue zampe. Per lei era stata fatta la TAC ed una lunga fisioterapia.
“Non mi scorderò mai di Peppa – riferisce a GeaPress Teresa Salsano – Il suo sguardo dolcissimo ci aveva accompagnato fin dall’inizio, quando era ancora paralizzata. Poi la fisioterapia, i massaggi, infine la ripresa. E dire che la davano per spacciata“.
Peppa è probabilmente morta per una emorragia interna. E’ stata trovata stamani intorno alle 7.30 con il sangue al naso e una grande macchia rossa. Non respirava più.
“Mai avrei pensato di trovarla così – aggiunge Teresa Salsano -  nulla faceva pensare a questo. Forse si dovrebbe fare l’autopsia ma Peppa non la toccherà nessuno. Mia dolce Peppa, qualcuno l’aveva infilata in quel sacco, forse non era buona da macellare. Non la toccherà nessuno”.
Peppa ha vissuto felice e serena poco meno di un anno della sua vita. Un cinghiale molto giovane. Uno dei tanti “destinati” ad una brutta fine. Il destino gli ha invece assegnato lunghi mesi di pace. Un vero miracolo d’amore.
 
IL TIRRENO
10 GENNAIO 2015
Cane rischia di rimanere strozzato alla catena Nei guai il padrone
Sequestrati ad un giovane due meticci lasciati legati ad un albero senza cibo né acqua. L'intervento grazie ad una segnalazione alla Lega del Cane. Il proprietario si difende: «Li lego perché mi scappano» di Giovanna Mezzana
 
MASSA. Adesso sono al sicuro Lucky e Chicco, ma hanno rischiato – uno di loro c’è andato a distanza di un pelo – di rimanere strozzati dalla catena alla quale erano stati legati. Agenti di polizia municipale insieme ai volontari della Lega del Cane sono intervenuti sabato 10 gennaio per salvare due cani maschi: Lucky e Chicco, appunto;  uno è un pastore tedesco meticcio di tredici anni, l’altro un meticcio nero di circa cinque anni. A legarli, ad un albero – con collarino e catena – è stato il loro padrone, un giovane. L'espisodio è accaduto in via Mura dei Frati, a Marina.  
Quanto accaduto ce lo racconta Roberto Guelfi, presidente Lega del Cane. Tra il 27 e il 28 dicembre arriva alla Lega del Cane una segnalazione: via telefono. Qualcuno avverte che ci sono due cani che vivono legati alla catena, senza acqua né cibo. Scattano così i controlli dei volontari della Lega.
«Abbiamo verificato che la segnalazione corrispondesse effettivamente a verità – dice – E abbiamo potuto vedere che i cani erano entrambi legati ad un albero con una catena. Uno rischiava di rimanere impiccato da un momento all'altro: la catena era tutta attorcigliata alla pianta». Guelfi fa dunque i passi necessari e arriviamo al 10 gennaio quando scatta il sequestro dei cani. 
Adesso i quattrozampe sono ricoverati alla "Casa di Febo” a Montepepe di Massa. Guelfi è il loro custode giudiziario. Nel giro di ventiquattro ore saranno sottoposti ad un visita veterinaria per verificare se sono in buona salute, se hanno malattie, se hanno subito maltrattamenti. Il proprietario dovrà rispondere di quanto è successo. 
Intanto si è giustificato così di fronte agli agenti di polizia municipale: «I cani sono legati perché altrimenti mi scappano». Se non è un cucciolo e non è sulle tracce di una femmina c'è sempre una ragione per cui un cane scappa dal proprio padrone.
 
IL MESSAGGERO
10 GENNAIO 2015
Doppio dolore: multato perché il suo cane è finito sotto un'auto
l cane gli è sfuggito finendo sotto un'auto. La polizia municipale ha multato il padrone per 115 euro.

È successo ieri mattina a Camaiore (LU): il cane, un meticcio, ha riportato la frattura delle quattro zampe e per questo è stato portato per le cure da un veterinario. Sul posto per i rilievi dell'incidente è intervenuta una pattuglia della polizia municipale che ha sanzionato il proprietario del cane per incauto abbandono, in quanto il cane lasciato libero pericolosamente lungo una strada può causare incidenti, come in questo caso in cui ad avere la peggio è stato proprio l'animale. Non è la prima volta che vengono sanzionati proprietari di animali che li hanno lasciati liberi per la strada.
 
NEL CUORE.ORG
10 GENNAIO 2015
LUCCA, CANE SFUGGE AL PROPRIETARIO E FINISCE SOTTO UN'AUTO: FERITO
L'uomo dovrà pagare 115 euro di multa
provincia di Lucca - Il cane gli è sfuggito finendo sotto un'auto. La polizia municipale ha multato il proprietario per 115 euro. E' successo ieri mattina a Camaiore, in provincia di Lucca. L'animale, un meticcio, ha riportato la frattura delle quattro zampe e per questo è stato trasferito per le cure da un veterinario. Per i rilievi dell'incidente è intervenuta una pattuglia della polizia municipale, che ha sanzionato il proprietario per incauto abbandono, in quanto il cane, lasciato libero pericolosamente lungo una strada, può causare incidenti, come in questo caso in cui ad avere la peggio è stato proprio l'animale. Non è la prima volta che vengono sanzionati proprietari di animali lasciati liberi per strada.
 
SAVONA NEWS
10 GENNAIO 2015
Allarme dell'Enpa: in Provincia di Savona piovono tartarughe
"Basta fare cadere tartarughe dal terrazzo" una campagna lanciata dai volontari della Protezione Animali savonese, che hanno affisso manifestini nel quartiere di Santa Rita per raccogliere informazioni sui responsabili
Basta fare o lasciare cadere tartarughe dalla terrazza!
Lo dicono spazientiti i volontari della Protezione Animali savonese, che hanno affisso manifestini nel quartiere di Santa Rita per raccogliere informazioni sui responsabili.
Avevano soccorso una grossa tartaruga d’acqua il 15 dicembre scorso in corso Viglienzoni, con il carapace rotto da un lungo volo; la bestiola era stata sottoposta a cure specialistiche da una veterinaria di fiducia dell’ENPA ma era morta dopo alcuni giorni di cure intense; nel 2011 era accaduto un episodio identico, con un grosso soggetto raccolto nella vicina corso Tardy e Benech; il carapace, spezzato a metà, era stato saldato con un non facile intervento chirurgico dai veterinari dell’ENPA e la bestiola era guarita ed era stata poi affidata ad una famiglia adottiva. Nei giorni scorsi una terza tartaruga è stata trovata da un passante in via De Amicis e consegnata alle cure dell’ENPA; identica la diagnosi: carapace rotto in più parti a causa di una caduta dall’alto; ora è anch’essa in cura e probabilmente guarirà. L’ENPA ha affidato gli accertamenti alle proprie guardie zoofile e fa appello agli abitanti del quartiere affinché diano le informazioni che sanno per individuare l’autore del maltrattamento, forse la stessa persona per tutti e tre i casi. Le tartarughe d’acqua sono rettili originari del sud degli Stati Uniti; della sottospecie con le orecchie rosse ne è stata vietata la vendita ed il possesso alcuni anni fa, mentre quelle con le orecchie gialle sono purtroppo ancora di libera vendita e vengono spesso comprate quando sono piccole e graziose da genitori travolti dall’entusiasmo dei figli; ma poi l’animale cresce e diventa ingombrante e finisce spesso abbandonato. E così l’ENPA continua a raccoglierne decine ogni anno, cercando faticosamente di trovare loro una nuova casa, o mettendo in contatto chi non le vuole più con chi intende adottarne una. Il fenomeno è particolarmente diffuso a Savona comune, dove l’ENPA sta inutilmente proponendo da anni alla giunta (Ruggeri prima e Berruti poi) di approvare la sua bozza di regolamento di tutela degli animali, che prevede il divieto di vendita ed acquisto di animali esotici.
 
GEA PRESS
10 GENNAIO 2015
Potenza – Da nord a sud le buche-trappole dei bracconieri
Tre metri di baratro a portata di zampa e di piede. Allarme della Polizia Provinciale
Nuova buca scavata nel terreno ed utilizzata dai bracconieri come trappola per ungulati. Dopo il ritrovamento avvenuto nei giorni scorsi nella provincia di Bergamo (vedi articolo GeaPress ) è ora la volta di quella di Potenza, dove la Polizia Provinciale, nel corso di attività di controllo venatorio, ha scoperto alcune trappole per cinghiali create da bracconieri nella Diga del Rendina.
Le trappole erano costituite da buche profonde circa tre metri ricoperte di canne le quali, secondo la Polizia Provinciale, erano state certamente realizzate con mezzi meccanici. Questo in considerazione della dimensione e posizionamento dei percorsi che compiono i cinghiali per uscire dall’area protetta ed andare alla ricerca del cibo nei campi circostanti.
A darne notizia è stato il Comandante della Polizia Provinciale, Emilia Piemontese.
La diga del Rendina, spiega sempre la Polizia Provinciale, interessa i territori dei Comuni di Melfi, Rapolla, Venosa e Lavello per un’estensione di 438 ettari. Si tratta di Sito di Importanza Comunitaria (SIC) istituito ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” al fine di garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati. La zona è inoltre compresa nell’Oasi di Protezione della fauna selvatica istituita dalla Provincia di Potenza per tutelare le specie animali.
Secondo la Polizia Provinciale a causa dell’assenza dell’acqua nella diga, si è creata una foltissima vegetazione, habitat ideale per il rifugio della specie di ungulati che abbonda in quella zona. Gli agenti della PoliziaProvinciale dopo aver provveduto, con l’ausilio di un mezzo meccanico, a ricoprire le buche, sono intervenuti nella rilevazione di un incidente stradale incorso tra un’autovettura ed un cinghiale. L’incidente fortunatamente non ha creato lesioni al conducente, ma ha provocato la morte dell’animale che è stato recuperato e trasportato presso il distretto della Polizia Provinciale di Rionero in Vulture per il successivo smaltimento a norma di legge.
I controlli dell’area protetta proseguiranno per individuare eventuali altre buche, che a causa della profondità potrebbero creare un pericolo per i fruitori dell’area protetta.
La Polizia Provinciale fa appello a tutti coloro i quali frequentano quella zona, affinché evitino di inoltrarsi nella vegetazione rischiando di incappare nelle trappole e precipitare in esse.
 
IL TIRRENO
10 GENNAIO 2015
Lucca, i Vigili del fuoco salvano un cagnolino
Il video dell'operazione con la quale i Vigili del Fuoco hanno salvato un piccolo cane finito in un tubo di scolo a Sant'Andrea di Compito
VIDEO
http://video.gelocal.it/iltirreno/locale/lucca-i-vigili-del-fuoco-salvano-un-cagnolino/41962/43007
 
IL TIRRENO
10 GENNAIO 2015
I pompieri salvano un cane finito in un tubo
Lucca, Odi era rimasto incastrato nel giardino di una villa
S. ANDREA DI COMPITO (LU). Sono stati lunghi minuti di paura, ma poi tutto si è risolto. E' finita bene l’avventura di un cane jack russel di nome Odi che si era infilato in un tubo di scolo delle acque piovane di una villa. Il cane aveva percorso circa 10 metri all’interno del tubo, incastrandosi in prossimità di una curva.
Ad accorgersi dell’accaduto e’ stata la “mamma” del jack russel che ha attirato l’attenzione della proprietaria della villa scavando e abbaiando vicino ad un tombino. A quel punto sentendo un guaito provenire dall’interno del tubo la signora ha capito cosa era avvenuto ed ha immediatamente chiamato una squadra dei vigili del fuoco, che prontamente intervenuta e’ riuscita a raggiungere il cane e liberarlo.
 
LA NAZIONE
10 GENNAIO 2015
Nestor riabbraccia il suo padrone
Ritrovato a Ceparana grazie al tam tam sul web il cane del turista francese in vacanza a Pontremoli
Pontremoli (Massa Carrara), 10 gennaio 2015 - E’ stato ritrovato Nestor, il cagnolino in fuga dai botti la sera di Capodanno. La povera bestiola terrorizzata era sparita ed è stata cercata inutilmente per dieci giorni, poi finalmente ieri è stata rintracciata a Ceparana, dove era stata portata da alcuni giovani che quella notte percorrendo la strada provinciale per Zeri l’avevano raccolto disperso e senza meta. Ma il lieto fine è arrivato grazie al web: Nestor è tornato a casa per il tam tam di solidarietà che si è scatenato su Facebook, dove molti utenti hanno postato l’appello del disperato proprietario, di nazionalità francese, che aveva rinunciato a tornare oltr’alpe per continuare a cercare l’amico del cuore. Anche La Nazione aveva pubblicato la notizia con la foto del cane, che poi si è moltiplicata nella rete. Così i giovani che avevano accudito il cagnolino sono riusciti a trovare il telefono del proprietario e a dargli la bella notizia. L’incontro con Nestor è stato davvero emozionante: di nuovo tra le braccia del padrone, ha cominciato ad abbaiare e saltare, pazzo di gioia dopo la brutta avventura.
FOTO
http://www.lanazione.it/massa-carrara/nestor-riabbraccia-il-suo-padrone-1.562800
 
LA ZAMPA.IT
10 GENNAIO 2015
Il koala con le zampe bruciate commuove il web
Stanno facendo il giro del mondo le immagini di Jeremy, coricato su un lettino che le quattro zampe immerse nell’acqua. Lui è un koala, uno dei tanti animali rimasto vittima delle fiamme che nei scorsi giorni hanno colpito il sud dell’Australia. Per sua fortuna, però, Jeremy è stato raccolto dai vigili del fuoco che lo hanno affidato alle cure dei veterinari dell’ Per fortuna Jeremy è stato soccorso e assistito dai veterinari dell’Australian Marine Wildlife Research & Rescue Organisation Inc. (AMWRRO), un centro di ricerca e aiuto per gli animali, dove è riuscito a riprendersi dal terribile trauma. Jeremy è diventato il simbolo di tanti animali che hanno sofferto o che sono, purtroppo, morti fra le fiamme.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/01/10/multimedia/societa/lazampa/il-koala-con-le-zampe-bruciate-commuove-il-web-jzhf0TcRYjKKtUuOOGglnI/pagina.html
 
GEA PRESS
10 GENNAIO 2015
Charlie Hebdo – L’unico giornale francese con una rubrica animalista
Il cordoglio del mondo protezionista internazionale
 
Quanto accaduto a Charlie Hebdo rappresenta anche un duro colpo per i diritti degli animali. Lo ha riferito Paul Watson, leader e fondatore di Sea Shepherd, ricordando la lunga serie di vignette satiriche di stampo animalista che avevano contraddistinto le pubblicazioni di Charlie Hebdo. Dalla corrida, al circo, passando per la sperimentazione animale, le pellicce e tanti altri temi caldi al centro delle battaglie animaliste.
Più autori, avevo firmato quelle vignette satiriche. Vite che si sono tragicamente spente lo scorso 7 gennaio.
“Il movimento animalista – ha aggiunto Paul Watson – ha perso quattro grandi e talentuosi attivisti: Jean Cabut (Cabu, vignettista), Stéphane Charbonnier (Charb, Direttore e disegnatore) , Bernard Verlhac (Tignous, vignettista)  e Georges Wolinski (vignettista)“. Charlie Hebdo, ha sottolineato Paul Watson, è stato l’unico giornale francese a condannare apertamente le corride, la caccia grossa e la detenzione dei mammiferi marini in cattività.
Analoghi messaggi di cordoglio sono pervenuti da associazioni animaliste francesi, mentre PETA, in un suo comunicato, ha voluto altresì sottolineare come Jean Cabut (Cabu) fosse vegetariano.
“Charlie Hebdo – ha ricordato PETA - è l’unico giornale francese che dedica una rubrica settimanale in favore dei diritti degli animali, affrontando questioni come la corrida e il foie gras”.
A causa dell’attentato sono morte dodici persone. Undici, sono invece i feriti. I vignettisti di Charlie Hebdo stanno continuando a lavorare presso la sede di Liberation. Mercoledì sarà in edicola con una tiratura di un milione di copie.
In copertina una vignetta del Direttore Stéphane Charbonnier, ucciso nell’attentato, dedicata alle pellicce.
 
GEA PRESS
10 GENNAIO 2015
Malta – Il referendum sulla caccia si farà. Lo ha deciso la Corte Costituzionale
Si farà il Referendum sulla caccia per il quale tanto hanno lavorato le associazioni maltesi. Un tema specifico, ovvero quello della caccia primaverile, bandita pressocchè ovunque ma non ancora in quella che è una delle prime roccaforti al mondo dei cacciatori.
La Corte Costituzionale maltese ha infatti deciso per il Referendum, grazie anche alla pressione del pubblico e dei media. Tutti i principali giornali maltesi avevano infatti espresso posizioni molto forti anche a seguito delle continuate stragi di uccelli migratori (il Governo è arrivato a sospendere per alcuni giorni la stagione venatoria) e le censure provenienti dall’Europa. Molti disappunti si erano sollevati dopo l’ennesimo abbattimento di cicogne avvenuto questo autunno. Un animale era stato inanellato in Italia, nei pressi di Udine.
Oltre 40.000 maltesi avevano inoltre firmato in sostegno della richiesta referendaria.
Secondo BirdLife Malta il processo che ha portato alla decisione di questa mattina,  è stato particolarmente lungo.  Il riferimento è alla  lobby venatoria accusata di avere cercato di ritardare l’iter.
Spetterà ora al Governo decidere la  data della consultazione.
 
LA ZAMPA.IT
10 GENNAIO 2015
A 23 anni vive circondato dai Pastori Tedeschi
La storia di un educatore cinofilo brasiliano fa il giro del mondo grazie a un video
Fulvio Cerutti
Cammina per strada. Impossibile non notarlo: con lui ci sono cinque Pastori Tedeschi. Lo seguono in maniera ordinata e armoniosa, senza nessun tipo di guinzaglio. Sembrano letteralmente la sua ombra. Così, in un video che filmava tutto, Augusto De Oliveira è diventato famoso sul web. Ma per lui è qualcosa più che normale. 
Il ragazzo di soli 23 anni è un addestratore di cani e vive a Hyannis, in Massachusetts. A casa sua condivide la sua quotidianità con almeno una decina di Pastori Tedeschi, la sua grande passione. I cani hanno imparato a capire le sue parole, il tono della sua voce, i suoi gesti. «I miei cani lo fanno perché mi riconoscono come parte del branco - racconta al Daily Mail -. Trascorro molto tempo con loro, li nutro, possono dormire nella mia stanza, li tengo in forma. Faccio qualunque cosa con loro». Ora De Oliveira ha deciso di mettere alla prova il suo ruolo di leader portando i suoi cani a passeggio a Boston, in un contesto urbano più complesso e trafficato, che gli animali non conoscono. «Inizio portando i cani al guinzaglio in modo tale che possano abituarsi alle strade e poi, poco per volta, andranno senza guinzaglio. I cani sanno che devono rimanere nella stessa posizione e non cambiare formazione. Molte persone rimangono sconvolte. Molte persone sono spaventate dai Pastori Tedeschi, ma poi la loro paura passa quando vedono quanto sono educati». 
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/01/10/multimedia/societa/lazampa/passeggia-con-cinque-pastori-tedeschi-senza-guinzaglio-Veu5CqDPqa6Mj5919q573L/pagina.html
 
IL FATTO QUOTIDIANO
10 GENNAIO 2015
Farmaci per animali, “prezzo medio 3-4 volte superiore a quelli per l’uomo”
“Fino a qualche anno fa la forbice era addirittura più ampia. È ovvio che costringendo il veterinario a prescrivere un farmaco registrato per uso animale piuttosto della specialità umana, identica, si fa l'interesse delle aziende farmaceutiche veterinarie" dice Giorgio Neri, veterinario e consulente del farmaco per Anmvi
Curare Fido costa caro. Lo sa bene la metà delle famiglie italiane proprietarie di un animale domestico. Il prezzo dei farmaci per gli amici a quattro zampe è in media tre/quattro volte superiore di quelli per l’uomo. Anzi, può arrivare a moltiplicarsi per dieci o venti. Sebbene il principio attivo sia identico. Facciamo qualche esempio. Il furosemide, un diuretico, nome commerciale “Diuren”, nella confezione da 30 compresse da 20 milligrammi costa 7,50 euro; appena 1,72 l’analogo per uso umano, il Lasix. Per sei fiale di fitomenadione, nome commerciale “Vitamin K1 Laboratoire TVM”, indicato in caso di avvelenamento da rodenticidi (veleno per topi), si spendono 82 euro, cioè quattro volte in più del trattamento per uso umano con il “Konakion”. Una fiala da dieci millilitri di tramadolo cloridrato, il principio attivo dell’Altadol, un antidolorifico iniettabile, chi ha un pet (così chiamano gli inglesi gli animali da compagnia) la paga 9,20 euro; il farmaco per noi si chiama “Contramal”, ha metà del dosaggio, ed è in vendita a 3,30 euro. Lo stesso discorso vale per gli antibiotici. La spesa per 16 pastiglie di clindamicina cloridrato, sotto l’etichetta “Antirobe”, da somministrare al cane, è di 27, 82 euro; stessa molecola per noi, con un nome diverso, Dalacin C, a metà prezzo: 5,07 euro. Il ragionamento non cambia se il pet soffre di depressione. Una scatola da 30 pastiglie da 5 milligrammi di clomipramina, un antidepressivo con il nome  “Clomicalm”, costa 32,10 euro. Il prezzo al milligrammo dell’ “Anafranil”, l’equivalente per l’uomo, è di otto volte inferiore. “È assurdo, si tratta della stessa molecola, ma quella per uso veterinario ha cifre da capogiro” è il commento di Giorgio Neri, veterinario e consulente del farmaco per Anmvi (associazione nazionale medici veterinari italiani). “Fino a qualche anno fa la forbice era addirittura più ampia – continua -. È ovvio che costringendo il veterinario a prescrivere un farmaco registrato per uso animale piuttosto della specialità umana, identica, si fa l’interesse delle aziende farmaceutiche veterinarie“. Un piccolo impero che ogni anno in Italia muove un fatturato di circa 600 milioni di euro. Briciole a confronto dei 26,1 miliardi spesi nel 2013 per la salute umana. Il 50 per cento del giro d’affari si concentra in quattro aziende: Merial, Zoetis Italia, Bayer (divisione veterinaria) e MSD Animal Health. In apparenza nulla di strano. È la legge infatti che impone di usare il farmaco veterinario per gli animali e solo in via eccezionale la versione umana. Attraverso le regole a cascata sull’uso in deroga, introdotto con il dlgs 119 del 1992: “Se non esiste nessuna specialità veterinaria autorizzata per una determinata specie e patologia – spiega Neri -, allora il veterinario può somministrare un farmaco off label, cioè registrato per la cura di un’altra malattia ma altrettanto efficace, o indicato per una famiglia di animali diversa. Solo in un’ultima istanza può prescrivere quelli autorizzati per l’uomo, anche se contengono lo stesso principio attivo e sono molto più economici”. La stessa cosa ripete il dlgs 193 del 2006. Negli articoli 10 e 11 si precisa che l’uso in deroga è consentito, rispettivamente, negli animali da compagnia e in quelli destinati alla produzione di alimenti, ma sempre per il solo fine di evitare “stati evidenti di sofferenza”. Una condizione molto limitante (considerato anche che l’animale non parla e la nostra percezione del loro dolore è molto debole). Il motivo? Di nuovo, favorire il business del settore farmaceutico veterinario. Il consulente dell’Anmvi sottolinea un’altra contraddizione: “Per esempio, il  furetto, come i cani, può essere colpito da cimurro, ma nel suo caso non esiste un vaccino specifico. Se dovessi attenermi alle regole a cascata non potrei usare il medicinale autorizzato per il cane anche per il furetto, perché lo scopo è preventivo, non curativo”. Altro caso: “La filaria, di cui soffrono i canidi e il gatto, è documentata pure nel furetto. Ma la terapia preventiva, da fare nel periodo delle zanzare, è esclusiva per i primi”. I farmaci generici per gli animali sono ancora un tabù. Il veterinario sulla ricetta deve per forza indicare il nome commerciale del medicinale (non il principio attivo come è d’obbligo per i nostri medici). Un ex rappresentante veterinario del ministero della Salute ci rivela: “Noi abbiamo le mani legate, al ministero c’è un muro. Le industrie chiedono di proteggere i loro prodotti e trovano terreno fertile. Esistono dei farmaci, già registrati in veterinaria e nello specifico per il cane/gatto, che sono disponibili anche come generici, con un divario di costo significativo. Basterebbe che il ministero emanasse una disposizione secondo cui i generici già registrati per gli umani, a parità di composizione, siano di fatto considerati anche a uso veterinario. Ciò permetterebbe un risparmio di migliaia di euro. I vincoli attuali sono una follia e servono a garantire più la sopravvivenza dell’industria farmaceutica veterinaria che la tutela sanitaria degli animali”.
Tanto per renderci conto. È disponibile il generico dell’amoxicillina, tra gli antibiotici più usati per la cura antibatterica, a soli quattro euro. La versione branded veterinaria, il “Synulox”, costa dai 16,80 euro ai 19.90 (dipende dal dosaggio). L’equivalente del Fortekor (benazepril è il principio attivo), un antipertensivo, prezzo 19,90 euro, vale 4,47. Siccome lo Stato è il più grande proprietario di cani (ce ne sono 600mila rinchiusi nei canili sparsi per la penisola), converrebbe anche alle casse pubbliche dare l’ok ai generici per uso animale.
Conti salatissimi troppo spesso spingono a operare illegalmente. Va a finire che i padroni danno di nascosto i farmaci per uso umano al proprio cane o gatto (spesso sbagliando i dosaggi). Che i veterinari, rischiando multe da 1500 a nove mila euro, li prescrivano sottobanco al cliente in difficoltà economica. Oppure, e questo è all’ordine del giorno nelle farmacie di paese, dove l’offerta veterinaria è ridotta, il farmacista consegna la versione umana del medicinale in mancanza di quello specifico. Ordinarlo significherebbe aspettare anche una settimana mettendo in pericolo la salute dell’animale.
A essere sul piede di guerra è il sindacato italiano veterinari liberi professionisti, Sivelp, che chiede da tempo la liberalizzazione del farmaco veterinario a parità di molecola. E che per denunciare tutte le aporie del sistema, lo scorso settembre, ha lanciato un sito web, www.farmacoveterinario.it , insieme a Livia Di Pasquale, da anni volontaria nei canali, che ha sposato la causa. Intanto il mercato si ingrossa. Nell’ultimo mese sono usciti dei nuovi stupefacenti, 4/5 volte più costosi dei nostri. Come il “Fentadon”: 16,08 euro contro i 3,10 del “Fentanest” (il principio attivo è il fentanil, lo stesso per entrambi). E il Buprenodale (buprenorfina è il principio attivo): 25 euro, mentre il “Temgesic”, per noi, ne vale 7,21.
La Fnovi (Federazione nazionale ordini veterinari italiani) non ignora il problema. Tanto che a metà del mese ha fissato un incontro a porte chiuse con i rappresentanti della filiera, (l’Aisa, l’organizzazione delle aziende del farmaco animale, l’Ascofarve, quella dei distributori, e Federfarma, quella dei farmacisti) per capire il perché dei prezzi così elevati.
 
FOCUS
10 GENNAIO 2015
Cancro e carne rossa, il legame che mancava
Uno studio statunitense rivela perché gli esseri umani che consumano molta carne rossa sono più a rischio tumori: colpa di uno zucchero presente nei tessuti degli altri mammiferi, che il nostro organismo identifica come estraneo.
Gli esseri umani che consumano carne rossa in grandi quantità sono più a rischio di sviluppare tumori, un effetto collaterale da cui altri animali carnivori sembrano immuni. Quale fattore presente nel nostro organismo "traduce" bistecche, salami e salsicce in potenziali agenti cancerogeni? Probabilmente uno zucchero chiamato Neu5Gc, assente nell'uomo, ma naturalmente presente nella maggior parte dei mammiferi (e quindi anche nella carne che mangiamo). Lo sostiene uno studio dell'Università della California e della San Diego School of Medicine pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.
Il nemico nel piatto. I ricercatori hanno condotto una ricerca sugli alimenti a base di carne rossa più comunemente consumati, scoprendo che manzo, maiale e agnello sono le principali fonti di Neu5Gc nella dieta umana. Questo zucchero è biodisponibile: viene cioè facilmente distribuito ai tessuti attraverso la circolazione sanguigna, e da essi assorbito.
Il vero responsabile. Il team ha generato una popolazione di topi privi di Neu5Gc, proprio come l'uomo. Alcune cavie hanno poi seguito una dieta ricca di questo zucchero, sviluppando una condizione di infiammazione cronica e andando incontro a tumori 5 volte più spesso rispetto al gruppo di controllo. Altre condizioni potenzialmente cancerogene sono state accuratamente escluse dell'esperimento.
Difesa pericolosa. L'ipotesi è che la molecola di Neu5Gc, riconosciuta dal nostro organismo come estranea, attivi una costante reazione del sistema immunitario e la reazione degli anticorpi, originando un'infiammazione cronica e sistemica dell'organismo. Studi precedenti hanno dimostrato il ruolo dell'infiammazione cronica nel favorire la formazione di tumori.
 
IL TIRRENO
11 GENNAIO 2015
Dimentica le candele accese ed esce, incendio uccide il pappagallo
Le fiamme hanno distrutto un appartamento a Carrara. L'animale ha provato a scappare, ma il fumo lo ha soffocato
CARRARA. Aveva lasciato le candele accese ed era uscito di casa, forse pensando che sarebbe rientrato presto. Invece l'uomo, un cinquantenne residente in via Brigate Partigiane a Carrara, è rimasto fuori più del previsto. Dimenticandosi del pericolo. E così quando la cera si è consumata le fiamme si sono sviluppate da una vecchia libreria e via via hanno preso tutto quello che potevano bruciare. Nell'abitazione era rimasto il pappagallo del cinquantenne. Il pennuto ha provato a scappare come testimonia ilfatto che i pompiero lo hanno trovato lontano dalsuo trespolo, ma non c'è riuscito perché la coltre di fumo nera lo ha raggiunto e lo ha soffocato. Quando l'uomo è tornato a casa, avvisato da alcuni vicini, ha visto il disastro che era successo. Si è ricordato delle candele e ha chiesto che fine avesse fatto il suo pappagallo. Sono stati i vigili del fuoco a dirgli che non c'era nulla da fare. E qualcuno lo ha visto piangere.
 
NEL CUORE.ORG
11 GENNAIO 2015
ITALIA, CAMBIA LO STILE ALIMENTARE: AUMENTANO VEGETARIANI E VEGANI
Il rapporto Coop "Consumi e distribuzione"
Gli stili alimentari degli italiani sono in rapida evoluzione, guidata dalla crisi, dalle intolleranze emergenti, da scelte di consumo più consapevoli. E' boom di vegetariani e vegani: gli italiani che non mangiano carne e pesce sono il 6,5%, secondo dati Eurispes, mentre coloro che escludono del tutto dalla dieta l'uso di prodotti animali e derivati solo 0,6%. Nel complesso, oltre il 7% della popolazione nazionale. Lo mette in luce il Rapporto Coop "Consumi e distribuzione" che evidenzia nuovi stili di consumo con piu' cibo biologico e integratori alimentari nel carrello della spesa.
Contemporaneamente sono in forte aumento gli italiani affetti da disturbi dell'alimentazione: secondo dati dell'Istituto Superiore di Sanità circa l'8% dei bambini e il 2% della popolazione soffre di reazioni avverse ad uno o più cibi. E circa 7 italiani su 10 non digeriscono il lattosio, mentre 1 italiano su 100 soffre di celiachia. E i dati sulle vendite presso i punti vendita della Gdo (Grande distribuzione organizzata) confermano la tendenza: il giro d'affari annuo dei prodotti senza glutine - si legge nel Rapporto Coop - e di quelli a base di cereali alternativi al frumento vale poco meno di 250 milioni di euro l'anno, con incremento dei volumi negli ultimi 12 mesi pari al 18%.
Biologico ma non solo, gli italiani si scoprono fruitori dei consumi alimentari etici. Tre le linee-guida nelle scelte di consumo: la ricerca del benessere e della salute, l'attenzione all'ambiente e alla sostenibilità, l'affermarsi di criteri etici nella scelta dei prodotti. ''Il rapporto degli italiani col cibo - osserva Albino Russo, responsabile dell'Ufficio Studi Economici di Ancc-Coop (l'Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumatori) che cura il Rapporto annuale - è spesso difficile e controverso: pur vantando i principi della dieta mediterranea, un italiano su due si dichiara a dieta.
Il giro d'affari 2014, secondo ricerche Ref su dati Nielsen, dell'alimentazione bio potrebbe superare i 700 milioni di euro nei soli punti vendita della Gdo. Ammonta poi a 140 milioni di euro, con un incremento di oltre il 6% rispetto al 2013 il fatturato del comparto degli integratori alimentari, ovvero di quei prodotti destinati a favorire l'assunzione di vitamine, sali minerali, e proteine non presenti in una dieta sbilanciata''.
 
TODAY
11 GENNAIO 2015
Gli italiani accettano la sperimentazione animale?
Guardando i sondaggi sembra che gli italiani siano disposti ad accettare la sperimentazione animale per la ricerca scientifica, se vengono sufficientemente informati
La sperimentazione animale (erroneamente chiamata "vivisezione") è un tema che divide gli italiani. A livello scientifico non ci sono dubbi che sia ancora (almeno in parte) necessaria. Ma quanto gli italiani sono disposti ad accettare questi esperimenti?
Il fattore chiave sembrano essere le informazioni che vengono date, al momento di fare le domande. Come spiegato dall'associazione Pro-Test Italia, gran parte della popolazione (intorno al 65%) si ritiene contraria totalmente o parzialmente a tale pratiche per fini scientifici (fonte IPSOS 2011). Al tempo stesso, però, solo il 32% degli intervistati ritiene di essere informato sull'argomento.
Un problema non da poco, perché il tema è molto caldo, ma si basa anche su evidenze scientifiche che vanno dalla sua utilità e da cosa realmente avvenga nei laboratori.
È bastato quindi fornire informazioni base agli intervistati per far cambiare loro decisamente opinione. In particolare è stato detto loro che più del 94% degli animali utilizzati in ricerca biomedica sono topi e ratti e che esiste una normativa molto stringente.
I risultati sono stati che, contro il 33% di prima, ora ben il 56% del campione riteneva accettabile la sperimentazione animale.
Un risultato interessante perché mostra quanto siano poco indicativi i sondaggi su temi scientifici e quanto sia importante una corretta informazione per farsi un'idea adeguata su argomenti così delicati.
 
CAFFEINA
11 GENNAIO 2015
"I cani sono bestie sataniche, uccidiamoli tutti così": la pagina Facebook della vergogna
 
Davvero impossibile comprendere la logica di questa pagina Facebook e il senso del messaggi oche intende lanciare: "Il cane è una bestia satanica che va uccisa". I creatori della pagina cerca di dare anche delle spiegazioni valide: "Ogni persona di buon senso capirà che un lupo non potrà mai diventare domestico e vi spieghiamo come siamo arrivati a questo animale". E di qui la spiegazione "storica e scientifica" che sarebbe questa: "Circa 12mila anni fa i lupi cominciarono ad avvicinarsi alle popolazioni nomadi dell'Eurasia per avere più probabilità di avere cibo ed in seguito l'uomo comincio ad allevare questi animali, ovviamente tutti gli esemplari feroci (la maggior parte) venivano massacrati in modo da selezionare un tipo di animale più adatto alla vita con l'uomo". E ancora: "Detto questo capirete facilmente che il cane come lo conosciamo oggi è solo un prodotto dell'uomo che per secoli ha sterminato i lupi feroci in favore di quelli handicappati portandoci oggi a questa nuova specie chiamata cane".A peggiorare il quadro, già inquietante, è l'insieme di suggerimenti per uccidere gli animali. Ovviamente, soprattutto dato l'alto numero di like ottenuti in poco tempo (la pagina ha già supertao i tremila), non è passata inosservata e sul web sono scoppiate le polemiche e numerose richieste di chiusura.
 
LEGGO
11 GENNAIO 2015
"Il cane è una bestia satanica, ecco come uccidelo", la pagina choc su Facebook
 
Il cane è una bestia satanica che va uccisa. Questo è il messaggio che vuole trasmettere una pagina choc su Facebook. La pagina cerca di dare anche delle spiegazioni valide: «Ogni persona di buon senso capira' che un lupo non potra' mai diventare domestico e vi spieghiamo come siamo arrivati a questo animale.
Circa 12 mila anni fa i lupi cominciarono ad avvicinarsi alle popolazioni nomadi dell' eurasia per avere piu' probabilita' di avere cibo ed in seguito l' uomo comincio ad allevare questi animali,
ovviamente tutti gli esemplari feroci (la maggior parte) venivano massacrati in modo da selezionare un tipo di animale piu' adatto alla vita con l' uomo.
Detto questo capirete facilmente che il cane come lo conosciamo oggi e' solo un prodotto dell' uomo che per secoli ha sterminato i lupi feroci in favore di quelli handicappati portandoci oggi a questa nuova specie chiamata cane».  La pagina propone, poi, anche diversi modalità per uccidere gli animali. Ovviamente, soprattutto dato l'alto numero di like ottenuti in poco tempo (la pagina ha già supertao i 3000), non è passata inosservata e sul web sono scoppiate le polemiche e numerose richieste di chiusura.
 
LA ZAMPA.IT
11 GENNAIO 2015
Prese a calci un gatto, il giudice è clemente
Un video aveva incastrato Andre Robinson, ma per un giudice decade l’accusa di lesioni perché il pubblico ministero non ha portato sufficienti prove sulle ferite del micio
Rischiava un anno di carcere. Forse se la caverà con una multa o con tre mesi di prigione. Un giudice di Brooklyn ha di fatto cancellato l’accusa di lesione nei confronti di Andre Robinson, un ragazzo che aveva dato un calcio a un gatto così forte da farlo volare per 20 metri. A nulla è servito un video, realizzato da un amico e poi postato sul web, che mostrava il gesto di crudeltà nei confronti dell’animale. Per il giudice il pubblico ministero non avrebbe portato le prove dell’effettivo ferimento del gatto. «Può darsi che fosse ferito, può darsi che stesse bene. Non lo sappiamo - ha commentato il giudice -. Non ci sono documenti che evidenziano ferite riportate dal gatto e neanche danni significativi a sua carico».  Sul sito della Aspca viene invece riportato che il gatto è stato curato in ospedale per “lesioni ai tessuti e contusioni”. Ma questo per il giudice non è abbastanza. Sul caso si era aperto un ampio dibattito negli Stati Uniti perché la difesa del ragazzo definiva sproporzionato un anno di cella per il fatto compiuto. Con questa decisione, il 22enne rischierà ben di meno: nel processo che si aprirà il 20 gennaio prossimo, la massima condanna prevista arriva a 90 giorni di carcere.  
L’unica notizia positiva è legata al gatto a cui hanno dato il nome King ed è stato adottato. Ma per molti animalisti non ha ricevuto giustizia.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2014/10/01/multimedia/societa/lazampa/video-choc-enne-prende-a-calci-un-gatto-UoceeHjOoBZXJ0l33my33O/pagina.html
 
CORRIERE DELLASERA
11 GENNAIO 2015
Il potere dell’adozione: come rinascono cani e gatti (in un solo giorno)
Tristi e macilenti, chiusi in un gabbia del canile. Poi la rinascita, grazie a nuovi padroni, a una ciotola calda e a tanto amore. Ecco come, in un solo giorno, si trasformano cani e gatti che trovano una famiglia dopo aver tanto sofferto. Il sito Bored Panda ha chiesto ai lettori di inviare le foto del “prima e dopo” dei cuccioli. Una selezione delle toccanti immagini.
FOTO
http://www.corriere.it/foto-gallery/animali/15_gennaio_11/potere-dell-adozione-come-rinascono-cani-gatti-in-solo-giorno-45883dba-9974-11e4-a615-cfddfb410c4c.shtml
 
GEA PRESS
11 GENNAIO 2015
Zimbabwe – Gli elefantini per gli Emirati. Le prime foto

 
Le fotografia,  diffusa dall’ONG Zimbabwe Conservation Task Force, è riferita  agli elefantini che lo Zimbabwe si appresterebbe ad esportare all’estero. Della vicenda si è appreso sul finire dello scorso novembre (vedi articolo GeaPress) quando Zimbabwe Conservation Task Force, riferì di una cattura di animali da inviare alla Cina.
Un successivo articolo del giornale The Telegraph, oltre che un intervento degli Uffici della Convenzione di Washington, confermarono parzialmente la notizia, affermando però gli animali sarebbero stati diretti negli Emirati Arabi (vedi articolo GeaPress ). Assieme ai piccoli elefanti, anche leoni ed antilopi nere. La spedizione, poi, sarebbe stata del tutto regolare.
Fino ad ora nessuno era però riuscito a documentare la presenza dei piccoli animali. Le foto diffuse da ZCTF, sono i primi scatti che documentano la presenza.
Contrariamente a quanto è dato pensare, la Convenzione di Washington non protegge gli animali esotici in quanto tali, ma intervniene solo se gli stessi sono appartenenti a specie le cui popolazioni selvatiche sono considerate più o meno pericolo. In funzione di tale principio, gli animali possono essere commerciati all’interno di quote se la specie è inserita nell’Appendice II, oppure,  nel caso incorrono  esigenze di massima protezione (Appendice I),  il commercio è bandito.
Per l’Elefante africano, nonostante il crollo numerico degli ultimi venti anni, è in atto una vera e propria “guerra” tra paesi che vorrebbero la massima protezione, come nel caso del Kenya, ed altri più indulgenti. Tra questi ultimi vi è proprio lo Zimbabwe che giudica le popolazioni locali di elefante ancora floride e pertanto suscettibili di prelievo.
Con analogo meccanismo in non pochi paesi africani è ancora possibile cacciare animali simbolo della conservazione mondiale  (Ghepardo e Rinoceronte, oltre che lo stesso Elefante) ed altri che stanno subendo drammatiche riduzioni numeriche, come nel caso dei leoni.
 
NEL CUORE.ORG
12 GENNAIO 2015
TORINO, UN CAPRIOLO SCUOIATO E IMPICCATO AD UN ALBERO IN CENTRO
Davanti ad un liceo scientifico. Indaga la polizia
Torino - La carcassa di un capriolo è stata trovata scuoiata e impiccata a un albero nel centro di Torino. L'animale senza vita era appeso al ramo di un albero a circa tre metri e mezzo da terra, davanti al liceo scientifico "Galileo Ferraris", in corso Montevecchio, nel centro del capoluogo piemontese. E' stato notato dal vicepreside del liceo scientifico, Piero Burzio, docente di Storia e Filosofia, che ha chiamato la polizia. Sono intervenuti i vigili del fuoco e gli agenti della municpale. "Non ho elementi per dire che si tratti di un atto contro la nostra scuola - ha detto il professore -. Di certo, quando abbiamo visto il corpo dell'animale, tutti ci siamo chiesti il perché". La carcassa del capriolo è stata rimossa dai vigili del fuoco e trasportata all'Istituto zooprofilattico di Torino per essere esaminata. La polizia, che sta indagando, propende per un gesto goliardico. O, per meglio dire, insensato.
 
TG COM24
12 GENNAIO 2015
Torino, capriolo scuoiato e impiccato davanti a un liceo del centro
La carcassa dell'animale è stata trovata in corso Montevecchio
La carcassa di un capriolo è stata trovata scuoiata e impiccata a un albero nel centro di Torino, di fronte al liceo scientifico Galileo Ferraris di corso Montevecchio. Ad accorgersi dell'accaduto e a lanciare l'allarme alle forze dell'ordine è stato il vicepreside dell'istituto, Piero Burzio. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia municipale. "Non ho elementi per dire che si tratti di un atto contro la nostra scuola - ha detto Burzio, docente di storia e filosofia -. Di certo, quando abbiamo visto il corpo dell'animale, tutti ci siamo chiesti il perché". La carcassa del capriolo è stata rimossa dai vigili del fuoco e trasportata all'Istituto zooprofilattico di Torino per essere esaminata. La polizia, che sta indagando, propende per un gesto goliardico.
FOTO
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/piemonte/torino-capriolo-scuoiato-e-impiccato-davanti-a-un-liceo-del-centro_2089066-201502a.shtml
 
TVIWEB
12 GENNAIO 2015
PIOVENE (VI) – Killer di cani in azione
E’ psicosi per i proprietari di cani a Piovene. Da alcuni giorni, infatti, un killer di cani sta spargendo nelle strade cittadine dei bocconi avvelenati. I sospetti si starebbero concentrando su una persona, della quale, fra l’altro è stato fornito un identikit, nota per il suo astio verso i cani ed i loro possessori. E’ probabile che nelle prossime ore le forze dell’ordine escano allo scoperto e lo denuncino. Il killer sarebbe particolarmente arrabbiato verso le persone che portano il cane a fare i propri bisogni, senza poi provvedere alla raccolta, come prescrive la legge. Un astio condivisibile, senza dubbio, ma che non giustifica atti criminali nei confronti di persone o animali. Finora a Piovene sarebbero due i cani morti avvelenati. Gli episodi si sono verificati in un’area abbastanza circoscritta, tra le vie Lunari, Stadio e del Bo e i carabinieri del paese stanno conducendo indagini in proposito. Anche il sindaco Erminio Masero è sceso in campo facendo posizionare dei cartelli di allarme sulla possibile presenza di bocconi avvelenati.
Alcune polpette sarebbero state raccolte e sequestrate per un’analisi di laboratorio da parte di agenti della polizia locale Alto Vicentino. Come detto, il cerchio si starebbe stringendo attorno all’anonimo killer, per l’accurata indagine in atto da parte di polizia e carabinieri.
 
IL GAZZETTINO
12 GENNAIO 2015
Caccia al killer di cani con polpette avvelenate: ecco come salvarli
PIOVENE ROCCHETTE (VICENZA) - È caccia al killer di cani, all’anonimo che da alcuni giorni sparge sulle strade del paese bocconi di carne addizionati a veleno. L’individuo dovrebbe avere le ore contate per ricevere una denuncia da parte delle forze dell’ordine, su un identikit lo indica come un individuo arrabbiato verso le persone che lasciano i propri cani fare i “bisogni fisiologici” senza raccoglierli come prescrive la Legge. Nel paese all’imbocco dalla Valle dell’Astico c’è un latente panico tra quanti portano a passeggio il proprio cane, dopo alcuni casi di avvelenamento degli amici a quattro zampe (due i decessi).
Sugli episodi che si sono verificati nella zona tra le vie Lunari, Stadio e del Bo si stanno muovendo i carabinieri della locale stazione per individuare questo nemico dei cani e pure il sindaco Erminio Masero è sceso in campo facendo posizionare dei cartelli di allarme sulla possibile presenza di bocconi avvelenati.
Alcune polpette sono state raccolte e sequestrate per un’analisi di laboratorio da parte di agenti della polizia locale Alto Vicentino. Il cerchio si sta stringendo attorno all’anonimo killer, per l’accurata indagine in atto da parte di polizia e carabinieri. Il consiglio del servizio veterinario in caso di ingoio di un boccone sospetto: entro un’ora fare bere al cane 20 cc di acqua miscelata a 5 cc di acqua ossigenata per provocare il necessario vomito.
 
IL TIRRENO
12 GENNAIO 2015 
Trasporta 14 cani in un furgone non attrezzato, multato il conducente
Maxi sanzione da 5.000 euro per l'uomo, di origine calabrese, fermato dalla polizia stradale in autostrada poco dopo il casello Viareggio
VIAREGGIO (LU). Cinquemila euro di molta perché trasportava in maniera non idonea 14 cani all'interno di un furgone. A tanto ammonta la sanzione che la polizia stradale di Viareggio ha elevato nei confronti di un automobilista calabrese fermato, come riporta anche il quotidiano La Nazione, mentre transitava in autostrada poco dopo il casello di Viareggio.
In tutto 14 i cani che l'uomo, che procedeva sulla A12 in direzione Nord, trasportava sul furgone: animali di razza e tutti regolarmente registrati che, con il consenso dei propri prorietari, erano in "trasferta" per accoppiamento. Per gli accertamenti del caso la stradale ha fatto intervenire anche il servizio veterinario dell'Asl. Sono state accertate violazioni rispetto alle modalità di trasporto degli animali affidati a canili privati in attesa di verifiche su ciascuno di loro.
 
CORRIERE DELLE ALPI 
12 GENNAIO 2015


Spari contro un gatto a Visome
Un lettore denuncia: «Pensavo fosse un incidente, la scoperta dal veterinario»

BELLUNO. Non esita a definirlo un atto di «crudeltà verso gli animali». Era infatti convinto che il suo gatto fosse rimasto vittima di un incidente, è rimasto sorpreso quando ha scoperto che era stato raggiunto da un proiettile.
Protagonista della vicenda un lettore del Corriere delle Alpi che abita a Visome. Sabato sera, segnala il lettore, «come al solito il mio micio è uscito dopo cena per il suo giretto. Stiamo parlando di un gatto che vive in casa in una zona tranquilla, all’apparenza».
Dopo un paio d’ore l’animale è rientrato sotto choc e con una ferita sanguinante. Convinto che fosse rimasto vittima di un incidente e preoccupato per la salute del gatto, il proprietario lo ha portato dal veterinario nella mattina di ieri. «Amara sorpresa» spiega il lettore, «gli hanno sparato, tanto che sono visibili i fori provocati dal proiettile». Il proprietario sospetta che il fatto sia avvenuto a pochi passi da casa, dato che solitamente il micio non si allontanava molto dall’abitazione.
 
IL RESTO DEL CARLINO
12 GENNAIO 2015
Nonno offre mille euro a chi ritrova il gatto prediletto dalla nipotina
 
Forlì, 12 gennaio 2015 - «Mille euro di ricompensa a chi trova il mio gatto». Questo è un volantino che gira ultimamente per Forlì, dopo che un micio dal pelo nero lucido, di circa 5 anni, è fuggito dalla sua portantina, erroneamente aperta dalla padrona e da sua figlia, prima di portarlo dal veterinario. La famiglia adottiva, residente a Vecchiazzano, lo vedeva zoppicare da tempo e da lì la decisione di portarlo sotto gli occhi di un esperto, in zona pattinodromo di viale Spazzoli.
Mille euro però, di questi tempi e con la crisi che incombe da tutte le parti, sembrano veramente tanti per un gatto. «Per il valore affettivo che rappresenta, sono anche pochi», commenta un familiare. Anche perché il felino, che dal colore la superstizione dice porti sfortuna, è l’animaletto preferito della nipotina di casa, di appena 5 anni. Le ricerche, ormai da una settimana, vanno avanti a tappeto e chiunque avesse informazioni utili o avesse addirittura ritrovato il gatto stesso, può contattare i padroni al 335.6115170 oppure al 348.2259133. 
 
LA ZAMPA.IT
12 GENNAIO 2015
Cane veglia il cucciolo morto in un cimitero
Il Golden Retriever ha deciso di allontanarsi solo dopo averlo sepolto
 
Fulvio Cerutti
Seduta sul prato all’interno di un cimitero. Si guarda intorno, ma non si muove di un centimetro dal suo piccolo che giace morto da chissà quante ore. L’immagine di un Golden Retriever sta facendo il giro del mondo, come simbolo di un amore e capacità di provare sentimenti che ancora troppo spesso vengono messi in discussione. A scattare la foto è stato Hunter Cone, un 15enne che stava visitando il cimitero storico di Savannah (Georgia, Usa). Preoccupato dalla temperature fredde di questo periodo, il ragazzo ha tentato di convincere il cane a spostarsi. Ma niente, il Golden voleva rimanere lì, a vegliare il suo piccolo morto per chissà quale motivo. Così Cone e sua madre hanno deciso di portargli un po’ di cibo e dell’acqua. Anche se visibilmente debole e timida, il suo istinto materno era rimasto intatto. 
«Se questo non prova che i cani hanno sentimenti, così come le persone umane, allora non credo che ci sia altro in grado di farlo» ha detto Cono alle tv locali che si sono occupate della storia. 
Cono ha così deciso di chiamare gli operatori dell’Animal Control e un gruppo di animalisti del posto. Nel frattempo, alcune persone hanno visto il Golden Retriever tentare di seppellire il suo cucciolo per poi scappare via prima di qualsiasi tentativo di portarlo via. A quanto pare quel cane viveva in quel cimitero da un po’ di tempo, così come alcuni altri cani randagi, ma ha sempre evitato contatti con le persone. Ora gli addetti del cimitero sperano di riuscire a rivederla, guadagnarne la fiducia, per poi affidarla a un rifugio locale che possa trovarle una famiglia.
 
NEL CUORE.ORG
12 GENNAIO 2015
RUSSIA CHOC: BABY ORANGO VENDUTI AI RICCONI COME GIOCATTOLI SUL WEB
Per 30.000 €. In spregio alle norme sulle specie a rischio
I piccoli di orangotango vengono allevati in Russia come animali esotici da compagnia. Messi in vendita come giocattoli per i super ricchi su internet, dove si trovano annunci pubblicitari. Al prezzo di 24.000 sterline, oltre 30.600 euro. Lo rivela un'indagine dìel "MailOnline". Le creature in pericolo non solo vengono allevate in Russia, ma anche importate in spregio alle norme internazionali.
Con poche regole e una miriade di cavilli legali, si è sviluppato - secondo il giornale inglese - un commercio fiorente di animali, cresciuto con una selezione impressionante di animali - dai macachi ai falchi - offerti su internet a prezzi da capogiro. 
In un "vivaio" chiamato Exotic Zoo, nel villaggio di Desna, fuori Mosca, al "MailOnline" è stato offerto un orango per due milioni di rubli, quasi trentamila euro. Le grandi scimmie - va ricordato - sono nella "Red List", un elenco riconosciuto a livello internazionale delle specie in via di estinzione stilato dall'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn).
I rivenditori affermano di avere "tutta la documentazione" e vantano le bestiole considerandole animali domestici ideali, perché imitano i loro proprietari, "non mordono", possono indossare pannolini e abiti. L'orangutan maschio offerto al "MailOnline" era di circa un anno e sembrava in buone condizioni, stando a quanto riferito.
Il venditore, che non ha dato il suo nome, ma era sulla quarantina, ha detto al giornalista inglese, che fingeva di essere rappresentante di un ricco, potenziale acquirente: "Eccolo qui, si prega di tenerlo. Non abbiate paura, è come un bambino". E ancora: "Non morde, è curioso di voi. Lasciategli tenere i vestiti con le mani e le gambe. E' di circa un anno, l'età ideale per trovargli una nuova casa. Si tratta di un bell'animale domestico. E' possibile comunicare con lui, spesso come un membro della famiglia. Questi animali non sono mai aggressivi se sono nati e allevati da persone".
Un commerciante spiega poi ai potenziali clienti che i baby orango "sono nati nel vivaio sotto la supervisione di esperti professionisti" e che tutti gli animali vengono regolarmente controllati dai veterinari.
 
NEL CUORE.ORG
12 GENNAIO 2015
INDIA, UCCISI TRE RINOCERONTI IN TRE GIORNI IN UNA RISERVA NATURALE
I bracconieri attaccano per strappare il corno
Ad appena due giorni dal rinvenimento di un rinoceronte morto e amputato del suo corno nel Parco nazionale Kaziranga dello Stato settentrionale indiano di Assam, la guardia forestale ha annunciato oggi di aver trovato le carcasse di altri due esemplari di rinoceronte uccisi dai bracconieri. Lo scrive l'agenzia di stampa Ians. Un portavoce del parco ha indicato che almeno in un caso le guardie hanno localizzato i bracconieri che le hanno impegnate in uno scontro a fuoco senza vittime. "Si è trattato di una vera e propria battaglia - ha spiegato l'ufficiale Seal Sarma - cominciata ieri (sabato, ndr) sera e durata fino all'alba. Al termine sono stati rinvenuti i resti di un rinoceronte femmina a cui era stato asportato il corno". L'uccisione dei tre animali nella riserva ha suscitato le proteste di numerosi gruppi, fra cui l'Unione degli studenti dell'intero Assam (Aasu), che hanno organizzato una manifestazione e chiesto il dispiegamento dell'esercito a difesa degli animali protetti.
 
NEL CUORE.ORG
12 GENNAIO 2015
CINA, SCANDALO CARNE DI MAIALE CONTAMINATA: OLTRE 110 ARRESTI
"Allevatori compiacenti". Sequestrate mille tonnellate
E' di oltre 110 arresti il bilancio di un'operazione di polizia che ha colpito undici gruppi ritenuti responsabili della vendita di carne di maiale contaminata proveniente da animali morti per malattia. Nell'operazione, le forze dell'ordine hanno anche confiscato oltre mille tonnellate di carne e 48 tonnellate di olio da cucina di origine animale. Lo riferisce un rapporto del ministero della Pubblica sicurezza cinese. I gruppi all'origine dello scandalo alimentare sono accusati di avere acquistato a basso prezzo i maiali malati da allevatori compiacenti a partire dal 2008 e di avere pagato tangenti alle autorità sanitarie per ottenere in cambio certificati di (presunta) qualità del prodotto, poi rivenduto in undici province dell'area centro-meridionale del Paese.
Le indagini sullo scandalo alimentare erano cominciate nel 2013. Settantacinque persone responsabili della frode sono già state perseguite penalmente, scrive l'agenzia Xinhua, e la carne prodotta è all'attenzione degli inquirenti. La carne di maiale è, purtroppo, uno dei più importanti cibi nella dieta cinese ed è stata nel recente passato al centro di altri scandali: nel 2013, i resti di oltre diecimila maiali sono stati ritrovati nel fiume Huangpu, dopo che un'operazione di polizia aveva sgominato una banda che rivendeva le carcasse sul mercato nero. Ma uno degli scandali più noti di carne avariata è avvenuto la scorsa estate e ha coinvolto il gruppo di Shanghai Husi, controllata della statunitense Osi che, secondo un reportage mandato in onda sull'emittente cinese "Dragon Tv", utilizzava carne avariata o di cattiva qualità per rifornire le grandi catene di fast food, come Mc Donald's, presenti in Cina. A seguito della scandalo, i fast food che si rifornivano dall'azienda di Shanghai hanno per alcuni giorni ritirato i prodotti a base di carne dai propri punti vendita.
"In Italia non è arrivata" 
L'Italia non ha importato carni di maiale fresche, refrigerate, congelate e neanche salami o frattaglie dalla Cina che si conferma essere il Paese con maggiori rischi per la sicurezza alimentare. E' quanto emerge da un'analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi all'ultimo anno, in riferimento a questo ultimo scandalo. La spinta verso la crescita dell'economia cinese ha determinato conseguenze sul piano della sicurezza alimentare ed ambientale i cui effetti - sostiene la Coldiretti - si fanno sentire. Lo scandalo della carne di maiale, che segue di qualche anno quello della presenza di melamina nel latte che ha portato morti per avvelenamento e paura nei diversi continenti, è la conseguenza di una politica di contenimento esasperato dei costi, legittimati sull'altare di un libero mercato senza regole. Le importazioni di prodotti agricoli ed alimentari cinesi in Italia sono stimate in oltre mezzo miliardo di euro nel 2014 e riguardano tra l'altro - precisa la Coldiretti - concentrato di pomodoro, miele, riso ed aglio. Secondo i dati del sistema di allerta comunitario, il gigante asiatico - conclude la Coldiretti - si classifica al primo posto nella commercializzazione di cibi a rischio per la salute con ben 446 allerte pari al 14 per cento del totale.
 
ANSA
12 GENNAIO 2015
Cina: carne di maiale avariata, oltre 110 arresti
La polizia cinese ha arrestato piu' di 110 persone sospettate di aver venduto carne proveniente da maiali ammalati, in quello che si configura come un nuovo grave scandalo alimentare. I media locali riferiscono che sono state sequestrate piu' di mille tonnellate di carne avariata, oltre a 48 tonnellate di olio prodotto con la stessa carne. In un comunicato diffuso oggi, il ministero della Pubblica sicurezza di Pechino precisa che l'operazione ha coinvolto 11 province.I responsabili avrebbero agito con la complicita' di alcuni assicuratori, che li avvertivano quando i maiali ammalati morivano, permettendo loro di offrire prezzi concorrenziali agli agricoltori. Ottenuta la carne avariata, i criminali avrebbero poi prodotto della pancetta e da questa avrebbero ricavato l'olio. Degli arrestati, 75 sono gia' stati incriminati, aggiunge il ministero.In Cina gli scandali alimentari sono frequenti. Il piu' grave rimane quello che si e' verificato nel 2008, quando fu scoperto che uno dei piu' diffusi latte in polvere per neonati era contraffatto e pericoloso per la salute dei piccoli. 
 
HUFFINGTON POST
12 GENNAIO 2015
Il cane obeso pesa quasi 40 kg. La storia di Kale Chips, il beagle costretto a muoversi su un carrellino (FOTO)
Anche i cani hanno bisogno di mettersi a dieta. Lo sa bene Kale Chips, un beagle obeso, di quasi 40 kg di peso. "Siamo rimasti a bocca aperta quando lo abbiamo saputo. È il cane più grasso che abbiamo mai visto", hanno detto gli operatori del centro di recupero One Tail At A Time, che gli hanno subito prescritto una dieta ferrea. Se a vedere la sua forma fisica può scappare un sorriso, l'obesità è un vero problema per il povero Kale, costretto a muoversi su un carrellino perché impossibilitato a camminare.
Per tornare alla normalità, il beagle dovrebbe perdere più di dieci kg. Nonostante i veterinari lo abbiano subito sottoposto ad alcuni esami per scongiurare il pericolo di ipotiroidismo, che potrebbe contribuire all'aumento del peso, quasi certamente i padroni di Kale lo hanno nutrito troppo. Erano anziani e non uscivano spesso per fare delle passeggiate con lui. Preferivano coccolarlo con il cibo.
Il suo esempio dovrebbe fare da monito e ricordare che una passeggiata in più al giorno potrebbe salvare la vita al nostro animale. "Molti non si rendono conto di cosa significhi aggiungere qualcosa alla dieta di un cane", spiega il dottor Louise Murray, vice presidente della clinica dell'American Society for the Prevention of Cruelty to Animals. "Un biscotto per animale sembra niente, invece è pieno di calorie. È come se mangiassimo continuamente patatine fritte e non ci rendessimo conto di cosa stiamo consumando", ha aggiunto.
Per evitare che altri cani facciano la fine di Kale, il dottor Murray, intervistato dall'Huffington Post, ha detto che un buon modo per tenere il peso sotto controllo potrebbe essere quello di misurare quanti pasti veri facciamo fare al nostro cane e quanti snack diamo. "Non conta molto il numero dei biscotti, ma cosa questi contengano - spiega - puoi dare al tuo amico a quattro zampe merende a base di verdure e di alimenti salutari ugualmente appetibili".
FOTO
http://www.huffingtonpost.it/2015/01/10/cane-obeso-pesa-40-kg-storia-kale-chips_n_6447742.html
 
LA ZAMPA.IT
12 GENNAIO 2015
Svezia, un tribunale vieta la caccia al lupo
I giudici hanno stabilito che le regioni Örebro e Värmland non dovevano rilasciare permessi per cacciare una specie protetta dall’Ue
Fulvio Cerutti
Un tribunale svedese ha bloccato la caccia ai lupi nelle regioni Örebro e Värmland. Nel 2010 e nel 2011 il Paese nordico aveva aperto la caccia ai predatori per contenerne il numero, decisione poi revocata in seguito alla procedura di infrazione aperta dall’Ue. Nonostante il divieto, però, le due regioni svedesi avevano recentemente rilasciato dei permessi di caccia che autorizzano l’abbattimento di lupi. Di qui l’intervento di un tribunale che ne ha bloccato la decisione 12 ore prima che si aprisse l’effettiva caccia. «Siamo soddisfatti ma è comunque triste che siamo dovuti andare in tribunale per chiedere l’applicazione della legge», ha dichiarato Tom Arnbom, esperto di fauna selvatica del Wwf Svezia. La caccia al lupo rimane una questione controversa: secondo il precedente governo di centro-destra i predatori erano diventati troppo numerosi e invadenti e sosteneva che la popolazione dovesse essere ridotta dai 400 ai 270 esemplari. L’attuale governo, guidato da una coalizione di socialdemocratici e verdi, è invece diviso, il ministro dell’Agricoltura spinge per la riapertura della caccia mentre il ministro dell’Ambiente si oppone.
 
GEA PRESS
12 GENNAIO 2015
Germania – L’influenza aviaria “entra” allo zoo e si uccidono gli animali
Ad essere stato rilevato è proprio il virus aviario H5N8 ad alta patogenicità. Si tratta dello stesso tipo che lo scorso dicembre è stato scoperto in un allevamento di tacchini di Rovigo e già da tempo segnalato in Europa ed ancor prima nell’estremo oriente. Questa volta, però, il virus ha colpito gli animali dello zoo di Rostock, in Germania.
A confermare la notizia, oltre allo stesso zoo, è il Ministero della Salute del  Länder Meclemburgo-Pomerania Anteriore e l’Organizzazione Mondiale per la Sanità Animale.
Il virus parrebbe avere  inizialmente colpito tre Cicogne bianche, tutte morte, ed un Ibis rosso. Queste due specie sono in effetti citate nello stesso comunicato dello zoo, ma nei dispacci rilasciati dal Ministero del Länder tedesco, si fa riferimento anche ad oche ed anatre, per un totale prossimo a sessanta animali, tutti abbattuti.
Lo zoo nel frattempo rimane chiuso fino a nuova disposizione, ma non poca preoccupazione è stata posta sul futuro degli uccelli tenuti in cattività. Si ricorda che in caso di influenza aviaria accertata in allevamento, le misure sanitarie prevedono l’abbattimento di tutti i volatili, al fine della difesa delle “produzioni”. Nello zoo di Rostock, sono detenuti 496 uccelli.
Le autorità sanitarie hanno tenuto a sottolineare come non vi siano rischi per l’uomo, ma le rigide disposizioni sanitarie imposte alle zoo, prevedono fino a tempo indeterminato la sua chiusura. Non sono ancora note le cause che hanno consentito al virus di diffondersi nella struttura. Potrebbe trattarsi di una contaminazione indiretta, tramite, ad esempio, veicoli che trasportavano materiale infetto, oppure un contatto casuale con avifauna selvatica.
 
LA ZAMPA.IT
12 GENNAIO 2015
Cervi dal lago ghiacciato: l’incredibile salvataggio
Due cervi sono rimasti intrappolati sul ghiaccio sul lago Albert Lea in Minnesota, Stati Uniti. Ben lontani dalla terra ferma, i due animali sarebbero certamente morti se non fossero intervenuti alcuni uomini del MedCity Hovercraft, un gruppo che si occupa di organizzare escursioni per famiglie e aziende. Legati con una corda, uno per volta, i due cervi sono stati trainati a riva dove hanno ripreso le forze e poi sono tornati nella foresta... con la speranza che abbiano imparato la lezione.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/01/12/multimedia/societa/lazampa/lincredibile-salvataggio-di-cervi-dal-lago-ghiacciato-32tyE9F86mCadq5SsmdnpL/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
12 GENNAIO 2015
NON SOLO VEGETARIANI E VEGANI: LA NUOVA FRONTIERA E' I "RIDUCI-CARNE"
Una tendenza in discreto aumento nel Regno Unito
Non solo vegetariani, vegani o fruttariani: la nuova frontiera è quella dei "reducetariani", cioè coloro che riducono il quantitativo di carne, scegliendola di qualità quando la mangiano. A descrivere questo fenomeno che sembra essere in aumento nel Regno Unito è, in un articolo online sul "Daily Mail", Brian Kateman, fondatore del Reducetarian blog, che ha coniato il termine. Secondo lui, oltre al valore etico della scelta va considerato anche quello di protezione e difesa dell'ambiente, perché si riducono le emissioni di gas serra su cui la produzione di carne incide per il 20 per cento del totale e anche la quantità di una preziosa risorsa come l'acqua. Poi Kateman spiega che il modo migliore per iniziare è mangiare per almeno un mese meno carne. L'importante è sceglierla di qualità superiore, oltre a ridurre anche il consumo di prodotti lattiero-caseari e pesce. Passato il mese, l'auspicio è che questo diventi uno stile di vita da cui non si sceglie di tornare indietro, complice il fatto che la carne, a differenza di quanto accade ad esempio nell'alimentazione vegetariana (che secondo un sondaggio dello Humane Research Council viene poi "abbandonata" dall'84% di chi l'abbraccia), non viene del tutto eliminata dalla dieta ma ne viene ridotto notevolmente il contenuto. Quindi, la scelta appare meno drastica. Tra i consigli di Kateman per ridurre il contenuto di carne nella dieta, quello di evitarla a cena se la si è mangiata per pranzo, di scegliere un giorno della settimana in cui non la si inserisce nell'alimentazione, di ridurre le porzioni e di mangiare carne che proviene da animali nutriti al pascolo anziché quella prodotta in modo convenzionale negli allevamenti di bestiame.
 
ALTO ADIGE
12 GENNAIO 2015
Il cane che si morde la coda: gioco, stress oppure malattia
È un comportamento piuttosto diffuso e in gergo si chiama «tournis» I cuccioli si divertono ma potrebbe essere un sintomo da non sottovalutare di Alan Conti
BOLZANO. «E' un cane che si morde la coda». Il che può significare tutto o niente. Già perchè questa azione che Fido ogni tanto si concede e che strappa qualche sorriso va guardata comunque con attenzione.
Tecnicamente si tratta di un movimento comune chiamato tournis che può avere cause positive o negative. Nel primo caso è sostanzialmente un gioco dettato dall'entusiasmo del momento: potrebbe essere conseguente alla gioia per la pappa o il giro fuori per intenderci. Nessun allarme, dunque, per una semplice spruzzata di divertimento.
Assai più preoccupante è quando la caccia alla coda deriva da una situazione di stress fortissimo o di malattia.
Come fare ad accorgersi della differenza? Nel caso ci sia una latente problematica neurologica il gesto viene ripetuto con una frequenza preoccupante. Rotazioni frenetiche e continue. Se accade più volte al giorno qualcosa non funziona. Potrebbe, infatti, trattarsi di un sintomo da stress per un luogo chiuso e necessità di sfogarsi. Si può ovviare dedicando un po' di tempo in più al vostro amico a quattro zampe portandolo fuori a liberare un po' di energie. Il gioco, qualche corsa e la frequentazione di altri cani potrebbe fare al caso suo.
Altre volte, invece, il motivo potrebbe essere molto più concreto e rivelare un problema alla cute che richiede un rapido intervento. Può capitare, infatti, che il cane non stia affatto giocando ma che stia semplicemente cercando di grattarsi. Un po’ come fanno gli uomini quando tentano di grattarsi alcuni punti della schiena. In quel caso la causa scatenante è quasi certamente una dermatite che si scova scostando il pelo di Fido per vedere se la cute appare arrossata o desquamata. Non sfuggono nemmeno le zecche o le pulci, talvolta, al capitolo “responsabili del tournis”.
Tornando alla migliore delle ipotesi, però, viene comunque da chiedersi perchè il cane si diverta e giocare con la propria coda. La spiegazione è la più semplice e intuitiva, per quanto sembri paradossale. Quando è in movimento, infatti, il nostro amico a quattro zampe non la riconosce per nulla come una parte di sé: per lui appare un interessantissimo oggetto in movimento da provare ad acchiappare. Non a caso il fenomeno è molto più diffuso tra i cuccioli di tutte le razze. Crescendo, infatti, i cani tendono a capire come la coda faccia parte del loro corpo e smettono di guardarla con una certa curiosità. Forse.
 
GEA PRESS
13 GENNAIO 2015
Isola d’Elba – I gatti finiti a colpi di ago
 
Un povero gatto ferito da un ago sparato da una cerbottana. Questo quanto constatato dai volontari della sezione ENPA  dell’Isola d’Elba. L’ago era conficcato appena sotto l’occhio sinistro.
Il ritrovamento è avvenuta a Marina di Campo e secondo l’ENPA chi ha colpito il micio aveva intenzione di ucciderlo. Nei luoghi sono stati ritrovati altri aghi, cosa che fa presupporre che  l’ignoto personaggio poteva avere intenzione di colpire in maniera più vasta. Nei luoghi, infatti,  vive una colonia felina.
Il gatto è stata subito trasportato dal veterinario che dovrà ora intervenire per estrarre il dardo dall’osso orbitale. L’ago, però, avrebbe potuto colpire importanti organi vitali, causandone la morte. Secondo quanto reso noto dall’ENPA un abitante del posto avrebbe informato i volontari di come,  una decina di giorni addietro,  un altro gatto era stato rinvenuto con un ago conficcato nella coscia.
La Protezione Animali a seguito del ritrovamento,  ha informato  le autorità competenti mentre una  denuncia per maltrattamento animale sarà presentata  agli organi di Polizia. Alle Forze dell’Ordine verrà chiesto di verificarne la provenienza, anche commerciale e la proprietà dei dardi.
“Ci si chiede cosa poteva accadere se, oltre a colpire animali indifesi, venivano colpiti accidentalmente adulti o bambini che si aggiravano nei paraggi durante le passeggiate. Un motivo in più – ha concluso la nota dell’ENPA – affinché le autorità e chi di competenza decida di vigilare seriamente sui reati a danno degli animali, prologo a quelli compiuti sui nostri simili“.
Sulla vicenda è intervenuto il Sindaco di Campo nell’Elba che, a proposito dell’ignoto attentatore di gatti,  ha dichiarato: “faremo di tutto per scoprirlo e denunciarlo alle Autorità. Campo nell’Elba – ha concluso il Sindaco – non è un posto per chi si “diverte” in modo così stupido e scellerato“.
 
IL TIRRENO
13 GENNAIO 2015
Gatti feriti con una cerbottana ad aghi
L'episodio dei violenza gratuita contro gli animali nella colonia felina di via della Segagnana. Enpa presenterà denuncia contro ignoti
CAMPO NELL'ELBA (LI).Gatti feriti con cerbottane ad aghi. E' quanto accaduto  nella colonia felina di via della Segagnana in località  La Foce a Marina di Campo, secondo quanto racconta  Enpa Isola d'Elba.
La  sezione locale dell'associazione elbana è stata chiamata in soccorso di un gatto ferito da un ago da cerbottana conficcato appena sotto l'occhio sinistro. "Nella zona - raccontano da Enpa - sono stati rinvenuti altri aghi, segno che il responsabile è frequentatore assiduo di tali luoghi, con il preciso scopo di uccidere animali indifesi con crudeltà e sadismo".
FOTO
http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cronaca/2015/01/13/news/gatti-feriti-con-una-cerbottana-ad-aghi-1.10659826?ref=search
 
MATTINO DI PADOVA
13 GENNAIO 2015
Avvelenati cinque cani con bocconi per topi a Ospedaletto
Morti due pastori tedeschi, altre tre bestiole sono state salvate in extremis. I proprietari: «Eravamo via, forse i ladri volevano aprirsi la strada» di Francesca Segato
OSPEDALETTO EUGANEO (PD). Cinque cani avvelenati con il veleno per topi. Due sono morti, altri tre si sono salvati grazie all’intervento dei proprietari, che li hanno portati d'urgenza dal veterinario. È successo lo scorso weekend in via Palugana Lunga 35: a far le spese della crudeltà umana le cinque bestiole di Maurizio Ruggin. Il primo a morire è stato Lucky, un pastore tedesco di dodici anni: mercoledì scorso a trovarlo ormai morto è stato Nicola, figlio di Maurizio. Sulle prime la famiglia ha pensato che il cane fosse morto per un malanno improvviso dovuto alla vecchiaia, essendo 12 anni un’età abbastanza avanzata per un pastore tedesco. Anche se fino al giorno prima l’esemplare stava benissimo.
A gettare una luce più sinistra sull’accaduto è stato però, la sera di venerdì scorso, il ritrovamento di un altro cane morto, una giovane femmina sempre di pastore tedesco, di appena tre anni, Coca. A quel punto la famiglia ha iniziato a temere il peggio: sabato mattina Maurizio Ruggin, rientrato in anticipo rispetto al previsto, ha subito portato dal veterinario le tre bestiole ancora in vita. Si tratta di un pastore belga, Bobò, un meticcio di taglia piccola, Bud, e un dalmata, Lemon. Soprattutto i primi due presentavano già i tipici segni dell’avvelenamento e la visita veterinaria ha confermato che se la sono cavata per un soffio. «I nostri cani vivono e dormono in giardino, che è recintato, non hanno la possibilità di uscire in giro» spiega il padrone di casa «non vanno in strada e nemmeno nei nostri campi». Eppure di sicuro qualcuno li ha avvelenati, anche se i residenti non hanno trovato tracce. «Il veterinario ci ha confermato che avevano ingerito del veleno per topi» continua il racconto «e anche in dosi massicce. Il fatto che siano morti i due pastori tedeschi si spiega perché erano i due capobranco, che di sicuro avevano mangiato per primi e quindi di più. Il dalmata, che è con noi da poco, di sicuro ha mangiato per ultimo e infatti era quello con meno sintomi. Gli altri due, se fossimo tornati un giorno più tardi, erano spacciati». Nei dintorni non ci sarebbero casi recenti di altri avvelenamenti. La famiglia pensa a un tentativo di furto. «Abbiamo anticipato di un giorno il rientro» spiega Maurizio «forse il piano era che per domenica tutti i cani fossero morti». I tre superstiti, grazie alle terapie, sono invece salvi.
 
NEL CUORE.ORG
13 GENNAIO 2015
BOCCONI AL VELENO, STRAGE DI 15 MICI A CHIETI: DENUNCIA ALLA FORESTALE
Presentata dalla donna che si occupa delle colonie feline
Una denuncia è stata presentata questa mattina alla Forestale di Chieti per quello che viene ritenuto l'ennesimo caso di strage di animali compiuto questa volta in via De Novellis, a Chieti. La denuncia è stata da una donna, Licia Peluso, accompagnata dal consigliere comunale delegato al randagismo del Comune di Chieti, Franco Di Pasquale. Le vittime sono circa 15 gatti di varie età, anche cuccioli, che presentano, secondo Di Pasquale, evidenti sintomi di avvelenamento. La scomparsa dei felini era stata denunciata dalla Peluso, incaricata di occuparsi della colonia felina. "Forse non tutti sanno - dice Di Pasquale - che il Comune di Chieti ha istituito da diversi anni numerose colonie feline gestite da altrettante gattare, figura prevista dall'apposito regolamento comunale, che si occupano della cura delle medesime colonie occupandosi anche di tenere puliti i luoghi. In attesa che sia appurata la verità dei fatti e che eventuali responsabili vengano perseguiti a norma di legge, spiace dover constatare come ci sia, in generale, ancora molta ingiustificata intolleranza avverso gli animali. E credo che coloro i quali siano capaci di fare stragi come quella in oggetto non dimostrerebbero umanità neppure nei confronti degli esseri umani. Spero vivamente - conclude Di Pasquale - che cresca anche nella nostra città una nuova cultura della tolleranza e del rispetto nei confronti di qualunque essere vivente".
 
LA PROVINCIA DI LECCO
13 GENNAIO 2015
Una volpe uccisa al Parco della Valletta
E se i cani fossero un danno collaterale?
Il ritrovamento ieri mattina ai Prati Magri a opera delle guardie venatorie volontarie
Spesso per eliminarle si usano bocconi avvelenati, necessario un intervento di bonifica
Prov. Di Lecco. E se il killer dei cani avesse un altro obiettivo? O meglio: se l’uccisione dei cani non fosse altro che un “danno collaterale” e le vittime predestinate fossero in realtà le volpi?
Lo lascerebbe intendere quanto accaduto ieri mattina, sempre nel Parco della Valletta-Cariggi, a breve distanza dal luogo in cui è rimasto avvelenato, lo scorso 30 dicembre, un Dobermann di cinque anni. Ossia il ritrovamento di una bellissima volpe uccisa crudelmente con un laccio in località Prati Magri, territorio comunale di Renate.
Il bellissimo esemplare è stato rinvenuto dalle guardie venatorie volontarie dell’Arcicaccia Mario Riva e Giuseppe Farina e della Lega Abolizione Caccia Luigi Parea che stavano svolgendo servizio di vigilanza sulla caccia in zona. «Purtroppo non è raro incappare in questi vili episodi - spiega Parea -. Le indagini per individuare il colpevole sono in corso e ci sono concreti elementi che fanno sperare di riuscirci. Si ricorda che chi viene colto sul fatto a usare questi mezzi compie un reato per il quale dovrà rispondere a un giudice. Si invita inoltre, a chi rinviene lacci o tagliole nel bosco, di segnalarli immediatamente alla polizia municipale della zona che ha l’obbligo di intervenire in quanto reato in corso».
Spiega ancora la guardia venatoria della Lac: «In Brianza le volpi sono perseguitate. Non solo vengono uccise a fucilate solo perché a volte predano i fagiani buttati nei campi per il divertimento dei cacciatori ma vengono anche uccise con mezzi assolutamente vietati come bocconi avvelenati, tagliole e lacci».
Bocconi avvelenati. Proprio come quelli che stanno facendo strage di cani nel Parco della Valletta, a più riprese, ormai da oltre un anno. Le ultime vittime i tre cani portati a passeggio, nei giorni a cavallo tra Natale e Capodanno, al Parco della Valletta: per sapere di preciso cosa li abbia uccisi sarà necessario attendere qualche settimana.
 
NEL CUORE.ORG
17 GENNAIO 2015
RENATE (MB), UNA VOLPE STROZZATA DA UN LACCIO ILLEGALE NEI BOSCHI
Nella stessa zona, la scorsa settimana, cane avvelenato
Torna la paura nei boschi tra Renate e Briosco, tra la provincia di Monza e Brianza e quella di Lecco. Una giovane volpe è finita intrappolata in un laccio illegale. L'esemplare è stato raccolto senza vita nei giorni scorsi da alcune guardie volontarie in località Prati Magri, a poche centinaia di metri dalla zona dei Cariggi, dove la settimana scorsa era stato trovato un dobermann avvelenato. Lo fa sapere "Il Giorno". I due eventi, apparentemente senza un legame, potrebberò in realtà essere opera di un'unica mano. Senza dubbio, crudele.
 
GEA PRESS
13 GENNAIO 2015
Albenga (SV) – Il cormorano morto con quattro ami in corpo 
Un giovane cormorano gravemente ferito è stato soccorso dai volontari della Protezione Animali ad Albenga (SV). Subito consegnato ad un veterinario di fiducia dell’ENPA, le radiografie hanno rivelato un grosso amo da pesca, evidentemente contenuto in un pesce; altri tre erano già arrivati nello stomaco.
Purtroppo l’ultimo gli è stato fatale, perché aveva creato una lesione grave ed una conseguente emorragia che, malgrado le cure, lo ha portato rapidamente alla morte.
L’ENPA di Savona sottoliena a questo proposito come siano stati almeno una cinquantina gli uccelli selvatici soccorsi dai volontari dell’ENPA sulle spiagge della riviera ed ormai incapaci di volare, perché avevano mangiato pesci con l’amo ancora attaccato. Particolarmente pericolose sono poi le esche abbandonate, a forma di pesce ed irte di ami, identiche ad un vero pesce e che per tale vengono scambiate da gabbiani, aironi e cormorani, che finiscono irrimediabilmente agganciati agli ami.
La Protezione Animali teme a questo proposito che molti abbandoni di pesci con ancora l’amo, soprattutto nell’entroterra, siano opera di irresponsabili con lo scopo di eliminare in modo particolarmente crudele aironi e cormorani, colpevoli di cacciare i giovani pesci d’allevamento, liberati nei torrenti per il ripopolamento a beneficio della pesca sportiva o ricreativa.
 
LA REPUBBLICA
13 GENNAIO 2015
Poliziotti "badanti" dei cani alluvionati"Costretti  stare a casa per assisterli". Spending review e rigidità burocratiche alla base della paradossale situazione. Il sindacato insorge: "Impossibile fare controlli in porto e nelle scuole"
di MARCO PREVE
Da due mesi, cinque agenti di polizia sono pagati per stare a casa a fare i badanti dei cani loro affidati. Da due mesi, e in questi giorni di psicosi terroristica il retroscena assume evidentemente un'importanza ancora maggiore, la polizia genovese non può disporre di tre cani addestrati a fiutare esplosivi.
La vicenda, conseguenza vuoi della spending review vuoi delle rigidità burocratiche, è il classico esempio di spreco, in questo caso di uomini e anche di animali. Il caso prende il via a novembre, quando, come raccontato da Repubblica, il sindacato di polizia Silp Cgil denuncia la situazione venutasi a creare all'interno della caserma del Reparto Mobile di Bolzaneto, dove si trova anche l'unità cinofila. Il canile viene chiuso perché, a seguito degli eventi alluvionali, un muro pericolante e la rottura di una condotta fognaria rendono impossibile la permanenza degli animali e dei loro "conduttori". La decisione del Viminale per i cinque cani (tre labrador, un pastore tedesco e un pastore australiano, tre anti sabotaggio, uno anti droga e uno destinato alla ricerca persone) in un primo tempo è quella di trasferirli al centro cinofili di Nettuno, nel Lazio.Ma il sindacato insorge per due ragioni: "Assurdo pensare di perderli già sono pochissimi: c'è un solo cane antidroga in tutta la Liguria, in una città come Genova con il Porto più grande d'Italia e con tutte le richieste che arrivano dalle scuole per fare controlli". Ma anche aspetti economici, visto che i conduttori dovrebbero seguirli con un trattamento di trasferta molto oneroso per l'amministrazione.Così il buon senso permette di scegliere una soluzione più vantaggiosa. Gli agenti conduttori si terranno a casa loro gli animali per il periodo necessario a risistemare l'area di Bolzaneto. Dovrebbe essere un rimedio temporaneo e rapido come auspicava a novembre Roberto Traverso segretario genovese del Silp Cgil. Ma non è così. L'intervento non parte (forse per questioni di spesa forse per motivi tecnici) e gli agenti si trasformano in veri e propri badanti.
Ma non è tutto. L'impiego dei cani in attività delicate come il reperimento di esplosivi o droga prevede, secondo precisi parametri, un addestramento quotidiano continuo da svolgersi in aree di sicurezza nelle quali possano essere impiegati quantitativi di droga o di esplosivo necessari per allenare il fiuto dei cani.
E da novembre, vista l'im- praticabilità del terreno di Bolzaneto, il fiuto degli animali si sta "addormentando" causa inattività.
Paradossale anche la situazione degli agenti che, loro malgrado, sono costretti ad un lavoro a domicilio da badanti, e per un orario anche più lungo di quello d'ufficio, visto che la passeggiata notturna o all'alba non la si può negare al Labrador o pastore di turno.
Imbarazzante la situazione venutasi a creare anche in considerazione dell'allarme terrorismo generato da quanto accaduto a Parigi nei giorni scorsi. E' lecito aspettarsi in queste ore un aumento dei falsi allarmi, ad esempio borse o valigie abbandonate in zone affollate, tutti scenari in cui l'intervento di un cane anti bomba può essere decisivo per abbreviare i tempi d'intervento.
Il mancato addestramento dei cani genovesi comporta oggi, in caso di necessità, l'eventuale invio delle unità cinofile dalle città più vicine come Torino o Milano.
 
GEA PRESS
13 GENNAIO 2015
Il maltrattamento di animali e la inesistente proposta di depenalizzazione

 
Una notizia vera tanto quanto quella che Papa Francesco ha parlato degli animali dopo la morte. Il Santo Padre, in realtà, non ha mia detto nulla del genere ma un errore (ammesso che questo sia stato) di qualcuno, è bastato a riempire di copia incolla le cronache animaliste e non solo.
Più o meno la stessa cosa si potrebbe dire sulla proposta di “depenalizzazione” dei reati previsti dalla legge contro i maltrattamenti di animali. In realtà quest’ultimo Governo (qualcuno ci aveva già pensato nel passato) non ha ancora  proposto di depenalizzare i reati in questione ed una delle poche cose certe di questa polemica è il fatto che i reati di cui alla legge 189/04, prevedono già pene incredibilmente deboli.
In realtà il Governo ha avallato il progetto di non punibilità (cosa diversa dalla depenalizzazione) di quei reati  che sono già deboli. Tra questi, inevitabilmente, sono rientrati quelli di maltrattamento, uccisione e combattimenti tra cani. A chi, nel passato come ora, ha sostenuto che per chi maltratta o uccide un animale si aprono le porte del carcere, andrebbe infatti ricordato che questo è praticamente impossibile. La soglia di cosiddetta punibilità prevista dal nostro Codice è già di gran lunga superiore alla bassa pena reclusiva prevista dai reati in questione. E’ vero, invece, che ai colpevoli è già possibile applicare una multa, dopo che sono andati sotto processo o avere accettato il Decreto Penale di Condanna.
Ciò non toglie che i reati in questione devono rimanere tali; ovvero reati, senza progetti di depenalizzazioni o impunibilità. Le pene dovrebbero anzi essere aumentate ed è questo il vero nocciolo della questione che non si vuole riconoscere: questi reati sono già oggi deboli, tanto da essere stati inglobati nella bozza di Decreto Legislativo che li vorrebbe impunibili ed a certe condizioni.
Preoccupa, però, che il tono della polemica si sia abbassato sulle dichiarazioni che sarebbero state rilasciate dal Ministero della Giustizia (ovvero che i reati di maltrattamento non verranno coinvolti nel provvedimento, secondo una discutibile interpretazione giurdica) e preoccupa ancor di più che non si riconosca il vero male della legge 189/04: avere cioè previsto reati troppo deboli e che già, per molti versi, sono impunibili.
Il tiro, cioè, andrebbe raddrizzato uscendo dalla polemica dell’inesistente proposta di depenalizzazione che, nel caso, porta solo a pensare all’ignoranza.  Bisogna invece credere nella volontà di riuscire ad ottenere una legge più potente, smettendo di spacciarla per quella che manda in carcere chi maltratta o uccide un animale. Si è trattato, in questo caso, di semplice ignoranza?
 
GEA PRESS
13 GENNAIO 2015
Semestre Europeo. Il bluff delle promesse animaliste
In assoluta sordina, almeno per quanto riguarda i diritti degli animali, si è consluso il semestre europeo di Presidenza del nostro paese. Eppure, a leggere le cronache di fine estate, sembrava che il destino degli animali in ambito Europeo, dovesse radicalmente cambiare grazie alla Presidenza italiana.
Una valanga di buoni propositi approvati dalla Camera dei Deputati e che l’Italia doveva assumersi innanzi all’UE.  Si andava dall’obbligo imposto a proprietari inottemperanti, di assumersi l’onere della sistemazione dei cuccioli, fino a cose un po’ più complesse quali allevamenti, sperimentazione animale, caccia e molto altro ancora. Tutto o quasi, dal momento in cui questi propositi (che tali rimanevano perchè non vincolanti) non accolsero la proposta di bandire gli animali dai circhi.
Finito il semestre è finito anche il bluff, qualora qualcuno lo avesse ricordato. Dopo roboanti annunci,  nessuna speranza ancora concretizzata in campo animalista, con buona pace dei cuccioli dei padroni poco responsabili. In effetti un richiamo all’Europa ieri c’è stato; uno solo. Lo comunica il Ministero delle Politiche Agricole: le quote di prelievo del tonno, grazie all’Italia, sono aumentate …
Tra le associazioni finora  intervenute sul semestre vi è solo il WWF secondo il quale, in tema di impegni in campo ambientale, si sarebbe fatto fronte solo a quelli già previsti nell’agenda internazionale su Clima/Energia, Biodiversità e Obiettivi di Sviluppo, dimenticando lo sclancio mostrato per un “nuovo inzio”. Niente di rilievo, poi, sull’impegno per la crescita sostenibile.
 
QUOTIDIANO.NET
13 GENNAIO 2015
La Toscana dice sì ai cimiteri per gli animali di affezione
Approvata la normativa regionale composta di quattro articoli che stabiliscono le modalità di realizzazione e di gestione
Firenze, 13 gennaio 2015  - Una legge regionale per realizzare cimiteri dedicati agli animali di affezione è stata approvata oggi all'unanimità dal Consiglio regionale toscano. La legge è stata presentata dal consigliere Pd Lucia De Robertis. Il provvedimento è composto da quattro articoli, che disciplinano le modalità per la realizzazione e il funzionamento dei cimiteri per  animali di affezione, ne definiscono la localizzazione e realizzazione, previa autorizzazione comunale e parere della competente azienda di unità sanitaria locale.
Il provvedimento infine indica le norme di attuazione, con regolamento regionale approvato dalla Giunta entro centottanta giorni dall'entrata in vigore. <Sappiamo bene quanto sia importante, quanto sia coinvolgente, avere un animale che magari ci accompagna per diversi anni della nostra vita. Un rapporto, un legame, al quale - ha detto De Robertis - è giusto dare una continuità, anche quando questi animali vengono a mancare. Per questo, come istituzione regionale, abbiamo deciso di agevolare la costruzione di tali strutture>.
 
TG COM24
13 GENNAIO 2015
Perù, poliziotto ferma il traffico per salvare un cane impaurito
L'animale era finito vicino allo spartitraffico in mezzo alla carreggiata e non riusciva più a muoversi. L'agente lo ha visto e ha chiesto alle auto di fermarsi
Questo agente peruviano non ha esitato a fermare il traffico e ad attraversare la strada per salvare un cane impaurito che non riusciva a muoversi. Su una strada ad alto scorrimento della capitale Lima, l'animale era riuscito a raggiungere lo spartitraffico, rimanendo bloccato per le auto e i camion che transitavano. Il poliziotto ha visto il cagnolino e per portarlo in salvo ha alzato il braccio chiedendo alle vetture di fermarsi.
VIDEO
http://www.tgcom24.mediaset.it/animali/peru-poliziotto-ferma-il-traffico-per-salvare-un-cane-impaurito_2089213-201502a.shtml
 
LA ZAMPA.IT
13 GENNAIO 2015
Orango cieco torna nella foresta con la vista recuperata e con un nuovo piccolo
L’incredibile storia di Gober tornata da madre nella natura indonesiana
Fulvio Cerutti
Libera, non più cieca e con un piccolo da crescere. Quella di Gober è davvero una storia a lieto fine, il risultato di un’attività umana che mette al centro di tutto il benessere dell’ambiente e degli animali. Tutto ha avuto inizio nel 2008 quando alcuni contadini di una zona a nord dell’Indonesia avevano notato alcuni furti nei loro raccolti. Il tutto era opera di un orango femmina cieca, spinta fuori dal suo habitat per cercare cibo “facile”. Temendo potesse fare una brutta fine, i volontari del Sumatran Orangutan Conservation Programme (SOCP) decisero di catturarla, rendendosi conto del suo problema alla vista. Sembrava davvero impossibile immaginare di rivederla un giorno libera nella foresta. Invece il destino aveva ancora molte cose in serbo per questo stupendo esemplare. Nel 2010 Gober incontrò Leuser, un esemplare maschio anch’esso cieco e sopravvissuto a 62 colpi sparati da un fucile ad aria compressa da alcuni bracconieri. I due si sono conosciuti attraverso le sbarre delle relative gabbie, un divisore che non ha impedito loro di accoppiarsi. Un amore da cui sono nati due gemelli: Ginting, una femmina, e Ganteng, un maschio. «Lavoro da 25 anni con gli orango e credevo di aver visto tutto, ma due gemelli nati da due genitori ciechi sono davvero un fatto eccezionale. Purtroppo il reinserimento dei cuccioli in natura ha funzionato solo in parte, ma è un risultato davvero importante» spiega Ian Singleton, direttore del programma per la conservazione degli orangotango di Sumatra. L’unico aspetto negativo di questa storia è dato dal fatto che Gober, una volta operata di cataratta e rimessa in libertà, ha abbandonato Ganteng, uno dei suoi figli. Il cucciolo è però stato recuperato e riportato nel centro di soccorso dove crescerà insieme ad altri suoi simili in attesa che sia pronto a tornare in natura.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/01/13/multimedia/societa/lazampa/gober-e-la-piccola-ginting-N3XT0oOVWGNdcBZ3biQ7eP/pagina.html
 
GEA PRESS
13 GENNAIO 2015
Combattimenti tra galli. Diffusi in tutto il mondo, Unione Europea compresa
Intervento della Corte Suprema indiana in merito alla legittimità dei combattimenti tra galli. Tali manifestazioni, sono infatti ancora popolari nelle zone costiere rurali dello stato di Andhra Pradesh.
Già in un precedente pronunciamento, la stessa Corte si era espressa in maniera negativa sull’usanza esistente anche nello Stato del Tamil Nadu. Proprio alla luce di questa sentenza si dovrà ora decidere sul primo stato indiano.
Ad ogni modo, l’India sembra ormai avviata verso il bando definitivo dei combattimenti tra galli, ma così non è per molti altri paesi asiatici e del centro e sud America. Bisogna però ricordare che i combattimenti erano diffusi nell’antica grecia e nel mondo romano. Da qui vennero esportati in Europa ove si svilupparono fino a diventare un passatempo per l’aristocrazia inglese. In questo paese, però, furono vietati già nella prima metà del 1800. Così non è stato per Francia e Spagna dove tali manifestazioni sono ancora diffuse in alcune aree con tanto di federazioni di “appassionati” e luoghi pubblici ove i galli vengono fatti combattere, sebbene nell’ambito di regolamenti  e senza fine cruenta. Così parrebbe non essere avvenuto in Spagna, dove una recente indagine della Guardia Civil ipotizzò tutt’altro scenario (vedi articolo GeaPress).
I combattimenti tra galli hanno fatto il loro capolino anche in Italia con una operazione di polizia che, alcuni anni addietro, venne portata a compimento a Roma nell’ambito della comunità filippina. Segnali si sono inoltre avuti anche in Sicilia.
Come è noto il combattimento tra maschi di galli si conclude spesso con la morte di uno dei due contendenti. Alla zampa, infatti, viene legato uno sperone metallico.
 
NEL CUORE.ORG
13 GENNAIO 2015
IL RISCALDAMENTO GLOBALE SPINGE GLI ORSI POLARI SEMPRE PIU' A NORD
Studio dell'U.S. Geological Survey su "Plos One"
Gli orsi polari si stanno spingendo sempre più a nord per cercare di contrastare la scarsità di ghiacci e di prede causate dal riscaldamento globale. Lo sostiene una ricerca condotta da ricercatori del U.S. Geological Survey e pubblicata su "Plos One". La migrazione è stata confermata anche dai test del Dna: il flusso genico, scrivono gli scienziati, dimostra che questi animali si sono diretti verso aree dove i ghiacci resistono tutto l'anno. Secondo gli scienziati potrebbero esserci 19 diverse sottopopolazioni di orsi polari che si muovono verso le regioni più fredde. "La ricerca - ha spiegato Elizabeth Peacock, tra gli autori dello studio - ha scoperto che il flusso genico principale veniva dal Canada meridionale e dal Bacino polare orientale verso l'Arcipelago canadese, dove i ghiacci resistono maggiormente allo scioglimento estivo". La migrazione sarebbe avvenuta negli ultimi 15-45 anni, coinvolgendo le ultime tre generazioni. Già il mese scorso uno studio condotto dalla National oceanic and atmospheric administration (Noaa) aveva sottolineato come il riscaldamento dell'Artico stia influenzando la migrazione degli orsi polari.
 
GREEN STYLE
13 GENNAIO 2015
Arriva lo smartphone per cani
Una novità davvero importante per i proprietari di cani quella che Motorola ha deciso di mettere in vendita: uno smartphone interamente dedicato ai quadrupedi di casa. Si chiama Scout5000 e verrà immesso sul mercato americano nel mese di giugno: un articolo di sofisticata tecnologia che permetterà la comunicazione e il controllo a distanza. Ovviamente il cane non potrà cliccare tasti o scherm touch, ma sarà lo stesso proprietario ad avviare e concludere la conversazione. Il singolare smartphone canino si può fissare al collo dell’animale come un comunissimo collare, ma a differenza della prassi consueta, l’articolo presenta una serie di specifiche tecniche davvero importanti. Lo smartphone sfrutta una rete 3G e il collare, allacciato al collo del cane, comprende un microfono attraverso il quale il proprietario può comunicare con l’animale. Non solo, perché è inserita una una fotocamera integrata da 720p attraverso la quale sarà possibile monitorare la quotidianità di Fido, quindi un GPS per osservare i movimenti dell’animale. Molto utile quindi in caso di smarrimento, un aiuto ulteriore alla presenza obbligata del microchip. Nelle 131 sterline del prezzo per il collare è compreso un anno di contratto per la rete 3G. L’articolo è piuttosto resistente, è stato progettato per non soccombere a spruzzi d’acqua e morsi.L’azienda non è nuova a progetti simili dedicati al mondo canino, infatti ha già creato una webcam sensibile ai movimenti che si aziona appena l’animale abbandona la posizione di relax. Un’idea in più per consentire al proprietario di controllare il suo amico anche dall’ufficio. Ma Motorola ha anche realizzato una cintura con fotocamera GoPro, a cui è possibile collegare la videocamera in HD. Una serie di prodotti che gli amanti degli animali richiedono e utilizzano per monitorare il benessere e la salute dei loro amici. Con l’aggiunta dello smartphone, potranno dialogare con loro anche a distanza, dimezzando l’ansia da separazione e rendendo meno solitarie le loro giornate casalinghe. Il collare sarà disponibile anche nella versione Scout2500 per i cani di taglia più piccola, ma senza la presenza di webcam.
 
IL MATTINO
13 GENNAIO 2015
Dieci cibi che fanno male ai vostri cani: ecco tutti gli alimenti da evitare
ROMA - Ci sono alimenti perfettamente digeribili e assimilabili per noi uomini ma, spesso, non sono accettati dall'organismo dei nostri amati cani.
Quali sono questi alimenti? Eccone 10 che non dovete assolutamente dare al vostro amico a 4 zampe.
Cioccolato: contiene la teobromina, una sostanza che provoca battito cardiaco irregolare, tremore e addirittura la morte.
Gelato: i cani possono soffrire di intolleranza al lattosio.
Aglio e cipolle: danneggiano i globuli rossi. Controllate che nei cibi non siano presenti quantità eccessive di questi cibi.
Zucchero e dolciumi: possono provocare problemi ai denti, diabete e aumentare il peso dei vostri cani.
Noci: è presente una tossina che può provocare tremore, debolezza, aumento della temperatura e, in casi estremi, paralisi.
Sale e snack salati: una quantità eccessiva di sale può provocare attacchi epilettici e conseguente come e, addirittura, la morte.
Avocado: contiene una tossina che può provocare problemi digestivi ai cani.
Uova: contengono la biotina, una una vitamina del gruppo B responsabile della crescita del pelo. Ma se consumate crude possono causare salmonella e, inoltre, contrastare l'azione della biotina.
Ossicini: possono provocare problemi digestivi e respiratori.
 
GEA PRESS
14 GENNAIO 2015
Palermo -I combattimenti tra cani sono tornati di moda

L’ultimo intervento delle Forze dell’Ordine risale al novembre del 2013 (vedi articolo GeaPress). Una approfondita indagine dei Carabinieri, scaturita da un evento casuale. Nel corso di un posto di blocco un occupante del veicolo fermato, mostrava tracce di sangue.
Quante di queste “casualità” si verificano ogni giorno in città? A sentire i volontari della sezione cittadina della LIDA, sarebbero fin troppe. Il termometro della situazione è la moda dilagante del Pit bull in certi quartieri ed in mano a certe persone. Non sono tutti delinquenti e tra di loro c’è pure chi adora il proprio cane, ma basta guardarsi attorno per capire come la realtà che traspare è ben diversa.
“E’ una realtà che viviamo ogni giorno – riferisce a GeaPress Alessandra Musso, responsabile della LIDA di Palermo – Ad essere coinvolta è un po’ tutta la cerchia periferica di Palermo con località già nel passato note per i combattimenti“.
Gli animalisti, però, sottolineano un’altro particolare. Si tratta di cani sospetti, legati al cancello del canile municipale o segnalati in strada. “E’ capitato più volte di trovare abbandonati Pit bull con cicatrici o comportamenti tali da fare supporre un addestramento brutale, finalizzato ad aggredire altri cani. A volte – aggiunge Alessandra Musso – basterebbe un po’ di attenzione, identificando, ad esempio, chi a bordo di scooter costringe il cane al guinzaglio. Potrebbe non trattarsi di una  passeggiata, già non condivisibile, ma di un allenamento“.
Animali che spesso presentano code e orecchie tagliate. “Tagli perfetti – specifica la responsabile della LIDA – Difficile pensare che non siano stati eseguiti da professionisti“.
Ma dove avvengono in combattimenti?
Le voci che girano in città sono relative agli allevamenti. I ring, invece, verrebbero montati in ville private, spesso nell’hinterland palermitano. Abitudini che sembrano percorrere schemi già vissuti dalla città sul finire degli anni novanta. Un giro sicuro di spettatori non necessariamente scommettitori. Luoghi ben appartati dove il combattimento viene documentato con un video da una persona al di sopra di ogni dubbio, in grado di garantire gli scommettitori.
Negli anni novanta si vociferava di un campione di nome Max. Si diceva pure la provenienza, ovvero la Croazia, e la famiglia mafiosa di appartenenza. Il combattimento si chiudeva solo quanto il “mitico” Max, attaccava per le viscere il cane perdente.
Purtroppo l’attuale legislazione è gravemente carente. La stessa legge 189/04, presentata come quella che mandava in carcere i responsabili dei maltrattamenti, quasi nulla può, specie nei confronti di un mondo criminale che continua a lucrare anche sugli animali. Basti considerare che l’arresto in flagranza di reato è previsto (peraltro in forma facoltativa) solo per le forme aggravanti che riguardano poche categorie di persone coinvolte nei combattimenti; ruoli, comunque, molto difficili da individuare. Sulla condanna, basti considerare come le pene reclusive previste sono ben al di sotto della soglia di punibilità.
Chi è oggi il nuovo Max di Palermo?
 
ROMA TODAY
14 GENNAIO 2015
Pigneto, bocconcini avvelenati nei parchi: è strage di cani
Almeno sette i cani avvelenati. Cinque di loro sono morti, altri due sono stati salvati in extremis. Colpa di bocconcini al veleno disseminati nelle aree verdi del quartiere
Roma. Sette cani avvelenati dopo aver ingerito bocconcini velenosi. Cinque di loro sono morti, altri due sono stati salvati in extremis grazie all’intervento del veterinario. Una vera e propria strage di cani quella avvenuta al Pigneto tra le vacanze di Natale e il primo scorcio del nuovo anno. La notizia circola da qualche ora sui social media e purtroppo ci è stata confermata da più fonti.
VELENO PER TOPI. Gli avvelenamenti sarebbero stati causati dall’ingestione di veleno per topi, ritrovato in grande quantità nelle aree verdi di Piazza Nuccitelli Persiani e Piazza Condottieri. Altri bocconcini tossici sono stati rinvenuti davanti alle scuole di via da Giussano, su via Conte di Carmagnola e via Gentile da Mogliano. 
LA DENUNCIA ALLA ASL. La notizia ha iniziato a diffondersi con il passaparola. "All’inizio ci sono arrivate alcune segnalazioni da parte di proprietari di animali, poi quando abbiamo trovate le bustine di veleno abbiamo presentato denuncia alla Asl", ci spiega Emanuela, volontaria dell’associazione Cani Sciolti. "A quanto risulta dalla nostra associazione finora ci sono cinque animali morti, mentre due sono stati presi in tempo. Abbiamo presentato alla Asl i referti dei veterinari e un campione di veleno. Finora però non è intervenuto nessuno". 
BAMBINI IN PERICOLO. L’allerta dunque non è ancora rientrata. "Eppure si tratta di un fatto gravissimo che mette in serio pericolo anche i bambini", racconta Emanuela. Il perché è presto detto. "I bocconcini sono stato ritrovati anche all’esterno delle aree cani, in due giardini dove giocano spesso bambini piccoli che potrebbero mettere in bocca il veleno". 
LA STORIA DI GRETA. La proprietaria di uno degli animali salvati in extremis ci ha raccontato com'è andata. "Sono stata al Pigneto dai miei genitori la sera di Natale e la notte stessa è avvenuto il fatto. Purtroppo non so cosa abbia ingerito. Ma leggendo dei bocconi avvelenati al Pigneto ho ricondotto il fatto e ho pensato che potesse essere accaduto lì". 
LIETO FINE. Questa volta, per fortuna, c'è stato il lieto fine e Greta - questo il nome della cagnolina - è in via di guarigione."Il veterinario mi ha detto che era una sostanza simile a varecchina, soda caustica o acido. L'esofago di Greta era sano e non presentava alcuna ustione in bocca. Questo significa, quindi, che ha ingerito qualcosa di appetibile che ha 'lavorato' direttamente nello stomaco. Greta sta bene ora. Ha ancora la pancreatite, ma è fuori pericolo". 
LE REAZIONI. Loredana Pronio, presidente Federfida Onlus, nel commentare l'accaduto ha espresso perplessità sull'operato della Asl: "L'associazione si è mossa bene ed è giusto mettere in evidenza il pericolo anche per i bambini. La domanda è perché la Asl non è intervenuta subito dopo il primo allarme? Bisogna sempre aspettare che si compia la strage? Seconda domanda: si è verificato che non vi siano state disinfestazioni da parte del comune in quella zona?".
 
ECO SEVEN
14 GENNAIO 2015
5 cani morti a Roma per colpa di polpette avvelenate
Allarme a Roma: polpette avvelenate nei parchi. Già 5 cani morti
Allarme a Roma. Nel quartiere Pigneto sono morti già 5 cani a causa di polpette avvelenate e altri 2 sono stati salvati in extremis. Si tratta di una vera e propria strage di cani negli ultimi giorni: la notizia, letta su Romatoday, sembra essere confermata da più fonti.
I cani sarebbero avvelenati a causa dell’ingestione di veleno per topi, ritrovato in grande quantità nelle aree verdi di Piazza Nuccitelli Persiani e Piazza Condottieri. Altri bocconcini tossici sono stati rinvenuti davanti alle scuole di via da Giussano, su via Conte di Carmagnola e via Gentile da Mogliano. 
‘All’inizio ci sono arrivate alcune segnalazioni da parte di proprietari di animali, poi quando abbiamo trovate le bustine di veleno abbiamo presentato denuncia alla Asl’, ha spiegato Emanuela, volontaria dell’associazione Cani Sciolti ‘A quanto risulta dalla nostra associazione finora ci sono cinque animali morti, mentre due sono stati presi in tempo. Abbiamo presentato alla Asl i referti dei veterinari e un campione di veleno. Finora però non è intervenuto nessuno’.
‘Si tratta di un fatto gravissimo che mette in serio pericolo anche i bambini’, continua Emanuela, ‘I bocconcini sono stato ritrovati anche all’esterno delle aree cani, in due giardini dove giocano spesso bambini piccoli che potrebbero mettere in bocca il veleno’. 
 
IL RESTO DEL CARLINO
14 GENNAIOO 2015
Massacro in famiglia, a uccidere Sophie potrebbe essere stata la madre
Spunta una seconda pista sull’omicidio-suicidio di Misano Adriatico

Rimini, 14 gennaio 2015 - Sono due le ipotesi investigative prese in considerazione dagli inquirenti sulla strage in famiglia di Misano Adriatico venuta alla luce ieri pomeriggio. Non è escluso che ad uccidere la ragazzina sia stata la madre, e che il compagno della donna si sia tolto la vita dopo aver scoperto quando era accaduto.
I corpi di Adriana Stadie, 44 anni, della figlia Sophie Annette di 16, originarie dell’Argentina, del compagno della donna Alvaro Cerda, 36, nato a San Agustin in Ecuador, erano in avanzato stato di decomposizione: la morte risalirebbe a circa 50 giorni fa. Le autopsie sui tre cadaveri saranno eseguite domani.
Secondo la tesi delle prime ore, a uccidere le due donne sarebbe stato l’uomo, cuoco disoccupato dalla fine della stagione estiva e afflitto da problemi economici, e che poi si sia suicidato tagliando i polsi. L’altra ipotesi, delle ultime ore, è invece quella che a pensare e premeditare il suicidio sia stata la donna, già in cura al servizio di igiene mentale, non nuova ad atti di autolesionismo. In un momento di sconforto la donna potrebbe aver somministrato farmaci alla figlia, averli presi anche lei il cane e dopo aver ucciso e averlo sistemato in fondo al letto si sarebbe distesa ad abbracciare la figlia. Quando Alvaro Cerda ha visto le due donne morte avrebbe preferito farla finita.
 
IL TIRRENO
14 GENNAIO 2015
Fuori dal bar il cane senza museruola
Pisa, lite fra il padrone dell’animale e il proprietario del bar: «Ho fatto rispettare la legge»

di Giovanni Parlato

PISA. Domenica mattina è entrato in un bar per prendere un caffè. Aveva al guinzaglio Brigitte, una meticcia di piccola taglia. Il bar pasticceria Buselli era pieno di clienti. Brigitte è una canina buona e inoffensiva e quando ha alzato gli occhi ha visto il suo padrone Federico Giannini che discuteva animatamente con Roberto Buselli, figlio del proprietario del locale. Al centro della discussione c'era proprio lei: Brigitte poteva rimanere dentro la pasticceria?
«Se vuole stare qui dentro, non basta tenere il cane al guinzaglio, serve anche la museruola. Lo dice la legge» ha detto il barista. Il proprietario ha chiesto che gli fosse mostrata la legge, nero su bianco. Così la discussione è salita di tono fra la gente che si avvicinava al banco, che sceglieva le paste o era in coda alla cassa. «Non mi è stata mostrata alcuna legge o regolamento» racconta Federico Giannini che aggiunge: «Ho chiesto anche per quale motivo, se così fosse, non c'era un avviso all'ingresso che informava i proprietari di cani. È giusto che la legge sia rispettata e quanto accaduto non mi era mai successo in alcun altro bar della città dove sono andato tenendo Brigitte al guinzaglio».
Abbiamo chiamato il bar Buselli parlando proprio con Roberto. «Sì, ho detto al cliente che il suo cane non poteva stare all'interno del locale senza la museruola. La discussione si è animata, ma c'era tanta di quella gente e non avevo il tempo di andare a cercare l'articolo di legge».
La presenza sull'accesso negli esercizi pubblici, commerciali e nei locali ed uffici aperti al pubblico è regolamentata dalla legge regionale 2009 n.59 articolo 21. È lo stesso Roberto Buselli a ricordarla precisando «che non sono assolutamente contrario all'ingresso di animali all'interno del bar, ma la legge va rispettata. E la legge dice che la museruola la devono avere tutti i cani senza eccezione di taglia. Una volta capitò che proprio un piccolo cane morse un bambino».
Ecco cosa dice l'articolo 21 della legge regionale: "I proprietari o detentori che conducono i cani negli esercizi pubblici o commerciali sono tenuti a usare sia guinzaglio che museruola qualora previsti dalle norme statali, avendo cura che i cani non sporchino o non creino disturbo o danno alcuno».
Sia il guinzaglio che la museruola sono previsti dalle norme statali. E c'è anche un regolamento comunale sulla tutela degli animali che, come spiega la polizia municipale, prevede «l'obbligo del guinzaglio e della museruola per i cani di grossa e media taglia. Il proprietario di un cane di piccola taglia ha l'obbligo di portare la museruola con sé e di applicarla al cane nel caso la situazione lo renda necessario».
 
LA ZAMPA.IT
14 GENNAIO 2015
Al cinema esce “Italo”, storia di un cane adottato da un paese
Il 15 gennaio arriva nella sale la pellicola del quattrozampe simbolo di Scicli
Esce il 15 gennaio nelle sale cinematografiche italiane il film “Italo”, prodotto dalla società Ara’ e distribuito dalla Notorius Pictures, che racconta le avventure del cane ribattezzato “Italo Barocco” comparso nel 2008 a Scicli, in provincia di Ragusa, e per tre anni presente a tutti gli eventi della città. Dall’uscita di scuola, alla messa domenicale, ai funerali e alle feste di paese. Una vicenda raccontata dal giornalista Peppe Savà che ha ispirato la regista Alessia Scarso, alla sua opera prima come lungometraggio. Nel cast Marco Bocci, Elena Radonicich, Barbara Tabita, mentre la voce narrante è di Leo Gullotta. È un film corale in cui tutti i personaggi e tutta la storia ruotano intorno a Italo, un cane randagio adottato dall’intera comunità di Scicli per la sua umanità. «Nel film - dice la regista Alessia Scarso - ho avuto modo di raccontare le sue abitudini, ma anche di esternare un mio punto di vista su alcuni personaggi estrapolati dalla società, e la società stessa nel suo insieme diventa personaggio, subendo l’incontro con questo randagio in un primo momento e facendolo assurgere a proprio simbolo in un secondo tempo». 
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/01/14/societa/lazampa/cane-cani/al-cinema-esce-italo-storia-di-un-cane-adottato-da-un-paese-l3NdC4o1tetHQVbNSDAnbM/pagina.html
 
IL TIRRENO
14 GENNAIO 2015
«Per chi maltratta gli animali serve l’interdizione perenne»
GROSSETO. Parte dalla sezione provinciale dell’Enpa una proposta di legge nazionale per impedire che persone condannate o anche solo sospettate di maltrattamenti sugli animali possano rientrare in...

di Francesca Ferri

GROSSETO. Parte dalla sezione provinciale dell’Enpa una proposta di legge nazionale per impedire che persone condannate o anche solo sospettate di maltrattamenti sugli animali possano rientrare in possesso di animali prima che i procedimenti penali a loro carico non siano conclusi con la loro totale discolpa.
La presidente dell’Enpa grossetano, Marlena Giacolini, il 9 gennaio ha preso carta e penna e ha scritto alla segreteria del presidente della commissione Ambiente alla Camera, Ermete Realacci, ambientalista storico, esponente del partito di governo. Con una richiesta semplice: istituire uno strumento legale che porti alla perenne interdizione di chi maltratta gli animali.
Una legge, insomma, che impedisca a chi maltratta gli animali di poter di nuovo avere degli animali, che siano gli stessi – come incredibilmente permette la legge – o altri.
«Ad oggi – spiega Giacolini – in caso di maltrattamento di animali, oltre alla condanna, la legge prevede una pena accessoria per i trasportatori, gli allevatori e i commercianti: a costoro viene cioè sospesa l’attività da tre mesi a tre anni. Passato questo periodo, però, possono tornare a fare come prima».
Se invece a maltrattare un animale è un semplice cittadino – cioè non un commerciante, allevatore o trasportatore – nel corso del procedimento (dalle indagini all’eventuale sentenza) sono previsti il sequestro amministrativo dell’animale, il sequestro giudiziario e la confisca. «Ma in qualsiasi momento – spiega Giacolini – il cittadino può presentarsi in un negozio di animali o al canile, o al gattile, o in un allevamento e prendersi un cane, un gatto o un altro animale. È questo è scandaloso, perché il lupo perde il pelo ma non il vizio».
Giacolini parla di una vera lacuna legislativa. «Chiedo venia a chi possa giudicare irriverente un simile paragone – spiega la presidente dell’Enpa – ma in questi casi si dovrebbe procedere esattamente come per quei genitori che non sono in grado di gestire un figlio: qui è indispensabile e vitale istituire uno strumento legale che porti alla perenne interdizione di queste persone, che impedisca loro di poter avere un animale».
Giacolini spiega di aver avuto molti riscontri dalle istituzioni anche ai più alti livelli, dove sarebbe particolarmente sentita la mancanza di questo strumento. E fornisce alcuni esempi tratti dalla cronaca grossetana, passata e recente, come il caso di Lauro Rossi, allevatore di cavalli attualmente sotto processo per maltrattamenti sulle bestie (furono trovati pelle e ossa e molti morti), o il recente caso del dogo argentino restituito al padrone che è stato filmato mentre lo teneva sollevato da terra per il guinzaglio e lo faceva roteare.
«Oltre al rischio per gli animali, la mancanza di una legge che impedisca ai maltrattatori di animali di tenere altri animali provoca una perdita di tempo per i tribunali e di denaro pubblico – spiega Giacolini – perché non è affatto scontato che uno si ravveda. E invece, una volta che a costoro sia stato confiscato l’animale, la pena aggiuntiva deve essere quella dell’interdizione». L’Enpa ha avanzato la proposta alla Task force per la Tutela degli animali d’affezione del ministero della Sanità. E ora aspetta una risposta da Realacci.
 
GEA PRESS
14 GENNAIO 2015
Ferrara – Cacciatori con richiami acustici. Intervento della Polizia Provinciale
Due cacciatori sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria dalla Polizia Provinciale di Ferrara. I due, stante quanto reso noto dalla Provincia di Ferrara, sarebbero stati sorpresi in zona pre-Parco con un richiamo acustico e un fucile con cinque colpi. La legge, invece, ne consente solo tre.
Il reato contestato, in concorso fra loro, è quello di caccia con l’uso di richiamo. Ad uno dei due cacciatori è stato anche contestato l’illecito di caccia con mezzi vietati, che prevede una multa aggiuntiva fino a 1.500 euro.
La pattuglia degli agenti provinciali era intervenuta alle prime luci dell’alba e, dopo essersi inoltrata nel cuore delle valli lagunari a bordo di un’imbarcazione e agevolata dalla fitta nebbia, ha raggiunto la tina nella quale erano appostati i due. In quel momento, stavano usando il richiamo acustico.
A questo punto un Agente è saltato velocemente dalla prua della barca dentro l’appostamento di caccia, ponendo fine all’uso del richiamo vietato dalla legge. La Polizia Provinciale sottolinea come tale strumento attira in maniera ingannevole i volatili e penalizza quei cacciatori che invece usano mezzi leciti.
Sia le armi che lo strumento sono stati sequestrati e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria. Del secondo, in particolare, è prevista la confisca e la distruzione.
“Ringrazio i colleghi – ha riportato al termine dell’operazione il comandante della Polizia Provinciale, Claudio Castagnoli – per un servizio durato molte ore in un ambiente non facile e nello stesso tempo da preservare nei propri fragili equilibri, con lo scopo di affermare legalità e rispetto delle regole da parte di tutti, cacciatori compresi”.
 
NEL CUORE.ORG
14 GENNAIO 2015
LOMBARDIA, TRA LE PIEGHE DEL BILANCIO UN REGALO AI CACCIATORI
Le giovani doppiette "esenti" dalla tassa
Tra le pieghe del bilancio lombardo ecco spuntare l'ultimo regalo per i cacciatori. A due giorni da Natale, tra l'altro, è stato approvato un emendamento della Lega Nord al Bilancio 2015 di Regione Lombardia sulla tassa di concessione regionale della licenza di caccia, con il pensiero rivolto alle giovani "doppiette". Il vicecapogruppo della Lega Nord e proponente, Fabio Rolfi, aveva spiegato: "Esprimo soddisfazioneper l'approvazione di questo emendamento che va a esentare, per il primo anno, dalla tassa di concessione regionale, attualmente di circa 64 euro, coloro che nel corso del 2015 otterranno la licenza di caccia. Complessivamente, per questa misura sono stati messi a bilancio 65 mila euro, calcolati in base ai numeri delle nuove licenze ottenute nel 2013. Non nascondiamo come si tratti di una misura per incentivare i nuovi cacciatori, in particolare i giovani intenzionati ad avvicinarsi alla pratica venatoria". Soldi buttati.
 
NEL CUORE.ORG
14 GENNAIO 2015
PISTOIA, VA CON AGLI AMICI A CACCIA E MUORE PER UN COLPO ACCIDENTALE
Aveva 60 anni e non era cacciatore. Una denuncia
Un colpo partito accidentalmente durante una battuta di caccia ha ucciso oggi pomeriggio verso le 16.30 un sessantenne a Buggiano, in provincia di Pistoia. L'uomo aveva accompagnato due amici nei boschi, ma non stava partecipando alla caccia. Secondo il racconto fatto da chi ha sparato il colpo mortale, un settantenne di Massa e Cozzile, ai carabinieri, si sarebbe trattato di un incidente dovuto all'esplosione di un unico colpo partito dal suo fucile dopo una caduta a terra. Il proiettile avrebbe centrato in pieno volto la vittima, residente a Ponte Buggianese, che si trovava ad almeno 20-30 metri dal cacciatore, uccidendola sul colpo. Sono stati i due amici a chiamare i soccorsi, ma per il terzo componente del gruppo non c'è stato più niente da fare. Il cacciatore settantenne è stato denunciato per omicidio colposo.
 
IL MESSAGGERO
14 GENNAIO 2015
Incredibile: su Facebook si spiega come cucinare cani e gatti, ma in Italia è reato

di Alessandro Di Liegro
Per aver spiegato come cucinare un gatto, l'esperto gastronomo Giuseppe Bigazzi venne allontanato dalla trasmissione televisiva “La prova del Cuoco”. Ma ha lasciato degli eredi, i quali su Facebook continuano a distribuire perle culinarie su base di felini e canidi, anzi, miagoli e loppidi, come usano chiamarli.La pagina si chiama Cuccioli in pentola, attiva dal luglio del 2014, con un indirizzo url ancora più esplicito: mangiarecaniegatti. Chi gestisce la pagine è una tale Agata, che si pone come difensore della tradizione culinaria italiana e ricercatrice di questo tipo di peculiarità gastronomica in tutto il mondo, ricordando che non troppi anni fa mangiare cani e gatti era consuetudine comune.“In Australia, Sudamerica, Asia ed Africa è uso comune, se non quotidiano, consumare la carne di miagoli e loppidi? E che la carne di loppide è l'unica a contenere vitamina C?
Lo sapevate che la carne di miagolo è più digeribile del coniglio ed ha un maggior contenuto di proteine”? Scrive Agata nelle informazioni della pagina. Scorrendo invece la bacheca ci si ritrova in decine di ricette di varia provenienza (alcune messicane, altre svizzere, coreane, addirittura risalenti alla tradizione navajo) in cui da un lato vi è la foto del piatto, almeno sembra, dall'altra quella di un cane o di un gatto, alcune volte vivi e in salute, altre volte investiti o morti.Alla base della pagina, a detta dell'autrice, c'è il recupero della tradizione culinaria di varie nazionalità e paesi. In Svizzera è possibile comprare carne di cane, ad esempio, in Svezia e Australia è abitudine mangiare la carne dei più comuni animali domestici e come non ricordare il modo in cui vengono ancora chiamati gli abitanti di Vicenza: mangiagatti.Su internet si può anche trovare una petizione per far chiudere la pagina, arrivata a oltre 300 iscritti, ben oltre i circa 490 like che la pagina ha al momento. Nei commenti Agata e i suoi sodali, molti dei quali hanno foto di cani e gatti su profili facebook e copertina, si mostrano abbastanza sicuri e tranquilli che la pagina non verrà chiusa. Il disclaimer posto come nota in bella mostra sulla bacheca avverte: “La macellazione, il commercio e la somministrazione di carne di miagolo e di loppide in Italia è reato punito penalmente. Se proprio volete assaggiare queste carni particolari, fatelo nei Paesi in cui è consentito dalla legge, come la Svizzera”.
 
LA PROVINCIA DI COMO
14 GENNAIO 2015
Fido non è un costo, è una risorsa
Inutile negarlo, un animale in casa e nella fattispecie un cane, ha un costo.Una voce importante soprattutto in tempo di crisi.
Ma per amore della bestiola che ci fa compagnia, si può anche risparmiare senza per questo”tagliare” su amore e cure. Ecco alcuni consigli del sito www.tuttozampe.com :
“L’alimentazione e le cure veterinarie - spiega il sito - sono tra le voci di spesa più rilevanti. Ma si possono prevenire alcuni disturbi proprio con una buona alimentazione: scegliete prodotti genuini, consigliati e di buona qualità. E puntate sulla quantità per avere il risparmio. Certo magari le crocchette costeranno un pochino di più rispetto ad altre, che magari non contengono vitamine o carni fresche, ma sarete sicuri di avere un prodotto di qualità che manterrà Fido in forma ed in salute nel tempo, evitandovi di fare visita troppo spesso al veterinario”.
Ma tuttozampe.com spiega che per far divertire il cane di casa e per farlo crescere e svagare felice bisogna farlo giocare, ma non con giocattoli costosi.
“A Fido basta correre insieme a voi, giocare con una pallina, mordicchiare un pupazzo che potete fare anche voi con dei vecchi calzini bucati. Lo stesso dicasi anche per cucce e cuscini: un vecchio cuscino rivestito sarà perfetto per lui. Insomma, aguzzate la fantasia per creare qualcosa di innovativo per il vostro pet”.
Non vanno poi trascurati i denti dei cani che si possono deteriorare con il tempo: la soluzione è la detartasi, che però è costosa. E’ opportuna quindi una pulizia costante e accurata, meglio il cibo secco a quello umido.
 
GEA PRESS
14 GENNAIO 2015
Indonesia – 300 rettili stipati fino alla morte
Centinaia di rettili sono stati sequestrati ad un contrabbandiere dalla polizia di Manado, in Indonesia. Gechi, serpenti, varani stipati fino a procurarne la morte. Così come sottolineato dall’Ufficio Traffic del WWF, nel corso di questi trasporti molti animali sono destinati  a non sopravviere. Un motivo in più per pensare prima di acquistare il “prodotto” esposto come “pets” nei negozi.
La fauna sequestrata a Manado è stata ora consegnata al Centro Recupero  Fauna selvatica Tasikoki. Nella foto, diffusa dalla stesso Centro, si vede un piccolo Varano chiuso in un improprio contenitore di plastica. In tutto, i rettili finora consegnati, sono quasi 300. Tra gli animali, ve ne sono molti debilitati o trovati ormai cadaveri.
Purtroppo, come più volte denunciato dall’Ufficio Traffic, il commercio, illegale e non, di pets è ancora molto florido. I poveri animali, spesso di cattura o provenienti da “allevamenti” che probabilmente tali non sono (il sospetto è che si tratti di fauna selvatica riciclata) vengono poi destinati ai negozi di mezzo mondo.
 
NEL CUORE.ORG
14 GENNAIO 2015
ECCO LILA, LA CAGNETTA DI "CHARLIE HEBDO", TESTIMONE DEL MASSACRO
Si è salvata. "Era legatissima a Cabu, una delle vittime"
  
Sconcertata, disorientata e impaurita, mercoledì scorso, una piccola femmina di cocker spaniel girava attorno ai corpi dei suoi amici, i giornalisti e vignettisti di "Charlie Hebdo", il settimanale satirico parigino colpito dall'attacco terroristico sferrato dai fratelli Said e Cherif Kouachi, in cui sono morte 12 persone. Lila è stata testimone silenziosa dell'orrore, da una stanza all'altra della redazione. Lo scrive il "Mail Online", che cita un'intervista fatta da "Le Monde" ad una dei superstiti, Sigolene Vinson, cronista di nera della rivista.
Considerata un animale di "casa" dalla squadra di "Charlie Hebdo", la cagnetta è sempre stata una figura familiare e molto amata dal personale e dai visitatori. Ha salutato tutti con un gesto amichevole della sua coda anche la mattina della riunione di redazione in cui è andata in scena la follia dei terroristi, secondo la giornalista sopravvissuta. Come al solito, se ne stava acquattata accanto al suo amico preferito, il fumettista Jean Cabut, noto come "Cabu", una delle vittime. L'uomo era arrivato in ufficio con un regalo avvolto in un sacchetto, un dono per la prima riunione di redazione della rivista dell'anno nuovo. Lila sapeva che il sempre generoso "Cabu" avrebbe pensato anche a lei, così gli si è messa vicina e ha preso il suo posto al tavolo della stanza in cui tutti erano riuniti. In precedenza, aveva salutato tutta la redazione, uno ad uno, man mano che i vignettisti e i giornalisti arrivavano. Come al solito, correva tra le loro gambe, felice di vederli tutti insieme di nuovo.
Vinson racconta poi al giornale "Le Monde" che i suoi colleghi sono stati uccisi, uno dopo l'altro, senza il tempo di reagire. Lei si è salvata, perché aveva lasciato la sala riunioni per andare in cucina. Dopo aver sentito gli spari, la donna ha cominciato a strisciare sulle mani e sulle ginocchia. Da dietro l'angolo, spunta un uomo mascherato con la pistola puntata su di lei. Lei ricorda i suoi occhi grandi e scuri. E subito dopo riavvolge il nastro: "Lui mi guarda negli occhi e dice: 'Non avere paura. Mantieni la calma: non ti ucciderò. Noi non ammazziamo le donne. Ma pensa a quello che stai facendo. Quello che state facendo è sbagliato. Ti sto risparmiando ma proprio per questo è necessario che tu legga il Corano'". Atterrita, la Vinson annuì in quel momento. Ancora il suo ricordo: "Mentre ero lì, sentivo gli spari in lontananza, in strada. E poi ho sentito Lila con i suoi piccoli passi". Si ferma per imitare il rumore delle zampe della cagnetta, che andava da un ufficio all'altro in cerca del suo amato Cabu, morto sotto i colpi degli attentatori. Ora Lila è diventata la mascotte ufficiale di "Charlie Hebdo". (Foto da Twitter)
 
NEL CUORE.ORG
14 GENNAIO 2015
INDIA, INDIGENI "SFRATTATI" DALLA RISERVA DELLE TIGRI DI MOWGLI
Survival: "Sfrattare le tribù non salverà le tigri"
Alcuni popoli indigeni sono stati sfrattati dalla riserva indiana di Kanha, dov'è ambientato il ''Libro della giungla'' di Rudyard Kipling, per portare avanti gli sforzi di conservazione della tigre. Lo segnala Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, sottolineando che l'area è il territorio ancestrale delle tribù Baiga e Gond. Senza le loro foreste - secondo l'associazione - sono condannate a un futuro senza speranza. Dopo essere state sfrattate, continua Survival, le famiglie non hanno ricevuto né terra né aiuti per ricostruire le loro vite all'esterno dell'area a distanza di mesi e solo alcune di loro hanno ricevuto soltanto una parte del risarcimento che aspettavano.
Da un lato gli sforzi per conservare le tigri sempre più rare e, dall'altro, la presenza dei popoli indigeni considerata una garanzia per la tutela della riserva. La campagna di Survival, "Parks Need People" (I parchi hanno bisogno dei popoli) chiede alle organizzazioni che si occupano di tutela ambientale di tutelare i diritti territoriali dei popoli indigeni, chiedere loro di cosa hanno bisogno per proteggere le loro terre, ascoltarli ed essere poi pronti a sostenerli il più possibile.
''Quanto sta accadendo a Kanha esemplifica bene il lato più preoccupante dell'industria della conservazione: migliaia di turisti scorrazzano per il parco su jeep rumorose per fotografare le tigri assediate, mentre le comunità Baiga, che per generazioni si sono prese cura dell'habitat degli animali, vengono distrutte dagli sfratti forzati'', commenta Stephen Corry, direttore generale di Survival. ''Purtroppo - aggiunge Corry - se l'India non permetterà ai Baiga e ai Gond di tornare ai loro villaggi e non impedirà che altri abitanti siano cacciati via, le comunità verranno completamente distrutte. Sfrattare le tribù non salverà le tigri".
 
GEA PRESS
14 GENNAIO 2015
Germania – L’aviaria nello zoo. Apertura parziale e precauzioni
E’ stato parzialmente riaperto lo zoo di Rostock, in Germania, dopo che alcuni animali erano risultati positivi ai controlli sul virus aviario ad alta patogenicità H5N8.
Una sessantina, sono però gli uccelli abbattuti, mentre nuovi controlli stanno avvenendo in altre due strutture della cattività animale tedesca. A Rostock, però, i risultati di 562 campioni si sono risolti in maniera positiva, ovvero niente virus, e per questo le autorità sanitarie del Länder Meclemburgo-Pomerania Anteriore, hanno deciso per una apertura parziale, disponendo alcune musure precauzionali. Tra queste, il divieto di accesso ai cani e limitazione dei punti di contatto tra uccelli selvatici e quelli in cattività.
Il virus, era stato inizialmente rintracciato in tre Cicogne bianche ed un Ibis rosso, tutti deceduti. Poi altri animali, per un totale di una sessantina di individui, erano stati abbattutti su disposizione dell’autorità sanitaria (vedi articolo GeaPress).
Soddisfazione per la riapertura, è stata espressa dalla direzione dello zoo che aveva, già nel momento di crisi, diffuso i comunicati del Ministero della Salute.
 
IL MATTINO
15 GENNAIO 2015
Caserta. Cagnolino di quartiere seviziato e ucciso con l'auto a tutta velocità
«Balordi e crudeli», così i cittadini indignati di Calvi Risorta hanno definito gli esseri che, due sere fa, hanno catturato e seviziato fino a provocarne la morte un innocuo cane di quartiere. Sarà stato fin troppo facile catturare la povera bestiola che, con fiducia, si soffermava spesso presso una pizzeria del posto dove mani pietose lo sfamarlo con i resti delle consumazioni. Il cane, un meticcio di taglia media, è stato poi legato al paraurti posteriore di un’automobile e trascinato per le strade della città a tutta velocità, fino a provocarne la morte dopo atroci sofferenze.La firma della vile azione è la lunga scia di sangue lasciata lungo il percorso della tortura. Ieri la carcassa del meticcio è stata ritrovata in condizioni indescrivibili e prelevata dai sanitari del Centro veterinario dell’Asl. Ma i sanguinari balordi potrebbero non farla franca. Infatti, sulle loro tracce si sono già messi i carabinieri della locale stazione agli ordini del comandante, Massimo Petrosino.
 
NEL CUORE.ORG
15 GENNAIO 2015  
CASERTA, CATTURANO E TRASCINANO UN CANE IN AUTO FINO ALLA MORTE
Il povero randagio viveva a Calvi Risorta. Indagini al via
"Balordi e crudeli". Così i cittadini indignati di Calvi Risorta, in provincia di Caserta, hanno definito le persone che, due sere fa, hanno catturato e seviziato un indifeso cane di quartiere fino a provocarne la morte. Sarà stato fin troppo agevole - scrive "Il Mattino" - catturare il povero animale che, con fiducia, si soffermava spesso in una pizzeria del posto dove mani pietose lo sfamavano con i resti delle consumazioni. Il cagnetto, un meticcio di taglia media, è stato anche legato al paraurti posteriore di una macchina e trascinato per le strade della città a tutta velocità, fino a causarne il decesso dopo atroci sofferenze.
Una lunga scia di sangue è stata lasciata lungo il percorso della tortura. Ieri la carcassa del meticcio è stata ritrovata in condizioni indescrivibili e prelevata dai veterinari dell'Asl (Azienda sanitaria locale). Sulle tracce dei killer si sono già messi i carabinieri del paese in provincia di Caserta.
 
IL MATTINO
15 GENNAIO 2015
Caserta. Ladri senza scrupoli decapitano il cane per rubare in una casa
TEANO - Ladri senza scrupoli in azione alla periferia di Teano: hanno decapitato il cane da guardia per rubare in una casa colonica. E per portare via, poi, quale bottino dall'umile masseria del signor N.T. pensionato?Alcuni attrezzi agricoli e qualche suppellettile. Un danno inconsistente se paragonato a quello che hanno portato via al vicino di casa, T.F. sottufficiale dell'Esercito: l'affetto del suo fido amico a quattro zampe. Il fatto è accaduto non più di due giorni fa nel quartiere detto della Consolata, un'area periferica a ridosso di Riardo, a vista con il centro di Teano ma letteralmente tagliata in due dalla via Casilina; la via Consolare. L'ipotesi del gesto, degno di una persona che ha un nido di vespe al posto del cervello, è quella che la spietata gang aveva paura che il cane, un vispo meticcio di taglia media (in realtà appartenente al proprietario del fondo confinante), continuasse ad abbaiare per troppo tempo, segnalando la loro presenza.L'altro giorno la macabra scoperta: il corpo del cane riverso in un lago di sangue sul viale d'ingresso, la testa gettata per terra molto più in là, accanto all'edificio; dietro una staccionata. Il padrone del cane e il proprietario della casa colonica, avrebbero già deciso di presentare denuncia ai carabinieri di Calvi Risorta.«Quello che è accaduto è semplicemente assurdo, le nostre famiglie sono sotto choc - ha affermato, ieri al telefono, uno dei familiari del pensionato derubato - ci auguriamo che i colpevoli di una simile infamia siano individuati e paghino per quello che hanno fatto».Non è la prima volta che lo stesso casolare subisce l'incursione dei ladri, ma non era mai capitato prima d'ora che i malviventi infierissero in un simile barbaro modo sugli animali da cortile e da compagnia che caratterizzano il luogo dei fatti.E non si contano le volte, poi - come si apprende dagli stessi residenti - che proprio grazie ai cani ci si è potuti accorgere della presenza d'intrusi nel quartiere. Insomma, il cane vigilantes, ha sempre fatto il suo dovere e sarà stato proprio per questo che la gang di balordi ha deciso di eliminare l'ostacolo.
 
GO NEWS
15 GENNAIO 2015
Si introduce in un’abitazione e strangola il cane: la proprietaria lancia un appello su facebook

Prov. di Pisa. Qualcuno si è introdotto nella sua abitazione a Parlascio, sulle colline di Casciana Terme Lari e senza un apparente motivo ha barbaramente ucciso il suo cane, un bulldog rescue. Il fatto sarebbe avvenuto il giorno dell’Epifania. La proprietaria, oggi, rivolge un appello per cercare l’assassino del suo cane e pubblica la foto dell’animale su facebook. A fare orrore sono le modalità coi cui ha agito il responsabile: l’animale è morto strangolato da una sbarra di ferro inserita nel collare. La proprietaria del bulldog ha sporto denuncia alle forze dell’ordine, ma al momento non ci sarebbero elementi per rintracciare il responsabile.
 
IL TIRRENO
15 GENNAIO 2015
Strangolano un cane nel giardino di una villetta
Orrore nella zona di Parlascio nel comune di Casciana Terme Lari. La proprietaria dell’animale lancia un appello per cercare chi lo ha ucciso


NELLA FOTO -  Il cane ucciso nel comune di Casciana Terme

 
CASCIANA TERME LARI (PI). Caterina, una dolce bulldog rescue, è stata barbaramente uccisa da qualcuno che si é introdotto nel giardino di un’abitazione a Parlascio, sulle colline del comune di Casciana Terme Lari. Nessuno sa spiegarsi le ragioni di tanta violenza contro il povero animale.
La proprietaria, quando si è resa conto di quello che era successo, ha chiamato i carabinieri di Casciana Terme. Ora, a distanza di alcuni giorni dall’uccisione del cane, la donna rivolge un appello nella speranza di trovare l’autore del terribile atto. La foto del cane è stata pubblicata anche su Facebook, nella speranza che possa chiarire il mistero e trovare il responsabile.
«È importante avvertire gli altri proprietari della zona – dice Manuela Mangani – ed é giusto che questo assassinio crudele non resti sotto silenzio e impunito. Caterina era stata adottata dopo essere stata salvata da una situazione di maltrattamento. Era quindi stata portata nella casa di campagna, fra prati e ulivi, proprio per darle una vita felice. Qui Caterina aveva trovato un alano di nome Dora e tanto affetto».
Inutile dire il senso di dolore, orrore e rabbia che la proprietaria, la famiglia e gli amici hanno provato di fronte a questo atto atroce e immotivato. Per prima cosa è stata presentata una denuncia e sono in atto indagini delle forze dell’ordine e delle guardie zoofile. «Chiediamo a chi ha qualche info utile di contattare noi o le forze dell"ordine. Garantiamo l’anonimato ma vogliamo risalire al colpevole di questo atto barbaro; affinché possa essere punito secondo la legge», afferma la madre della proprietaria del cane strangolato. Chi avesse informazioni utili può chiamare il 340. 5939523.
Al momento è difficile capire a chi desse fastidio Caterina. Il cane è stato ucciso il pomeriggio del giorno dell’Epifania. Quando la proprietaria della villetta si è allontanata da casa, anche se per poco tempo, qualcuno si è introdotto nel giardino e ha ucciso il cane, dopo averlo “catturato”. Con un ferro gli ha agganciato il collare e poi lo ha soffocato.
Un atto che, anche per il fatto che non è facile da spiegare, ha messo in allarme la proprietaria. Ovviamente la donna ha chiesto informazioni ai vicini di casa, ha domandato a quanti abitano nella stessa campagna se avevano visto qualcosa di sospetto. Un’auto, una persona. Al momento pochi sarebbero gli elementi utili per dare un nome all’autore di questo crudele atto. L’appello servirà anche a smuovere le coscienze e magari chi ha visto potrà aiutare le indagini.
 
LA PROVINCIA DI COMO
15 GENNAIO 2015
Killer dei cani, i proprietari detective
«Quel veleno rischioso pure per i bimbi»
Prov. di Como. Muffin avvelenati in strada: gli abitanti di Carate Urio indagano su quanto accaduto
«Deve essere un residente del centro. Non ci fermeremo fino a quando sarà scoperto»
Serial killer di cani, responsabile degli undici casi di avvelenamento di cui quattro purtroppo mortali, avvenuti tra giugno del 2103 e ottobre del 2014, in giardini e cortili privati e sulla pubblica via , abita a Carate Urio, nel centro storico medievale.
Escono allo scoperto alcuni dei proprietari dei cani avvelenati con una sostanza eccitante
(non riveliamo il suo nome per evitare casi di emulazione) riferendo ai carabinieri che conducono le indagini che l’avvelenatore bisogna cercarlo tra i residenti del centro storico. Muffin avvelenati, l’esca utilizzata dal killer seriale. Un veleno che potrebbe rivelarsi letale se qualche bambino dovesse essere tentato di ingerire i veleni preparati dai killer.
Sono decisi a non fermarsi fino a quando l’avvelenatore non sarà identificato, Elena Cicioni, Francesca Versalotto, Ilaria Tettamanti, Alberto Pozzi, Claudio Toschi, Viviana Cantaluppi, Luciana Cornelli, Giovanni Vitta e gli altri proprietari dei cani.
 
IL TIRRENO
15 GENNAIO 2015
Il cane lo attende due giorni davanti all'ospedale
Grazie al tam tam su Facebook e al gruppo "Sei di Prato se", Bramino, il cane disperato, si è ricongiunto al suo padrone. Aveva solo sbagliato ingresso dell'ospedale


NELLA FOTO - Bramino, il cane disperso che si è ricongiunto al padrone 

PRATO. Bramino ha aspettato due giorni, buono buono, davanti all’ingresso dell’ospedale nuovo che il suo padrone tornasse a prenderlo. Storia a lieto fine quella del cane che ha perso il padrone ma solo perché ha sbagliato ingresso dell'ospedale. 
Bramino è stato ritrovato oggi, giovedì 15 gennaio, grazie al tam tam su Facebook e al gruppo “Sei di Prato se”. A dare la notizia del ritrovamento uno degli amministratori del gruppo, Alessandro Bonacchi : “Oggi – scrive nel post – Sei di Prato se ha aiutato a ricongiungersi un cane e il suo padrone”.
Infatti è stata Alessandra Simoncini, una dei 9.700 aderenti al gruppo, a pubblicare la foto del cane con queste parole: “Questo canone buono staziona da due giorni davanti alla porta dell ospedale nuovo e piange vorrebbe entrare forse ha il suo padrone ricoverato ...qualcuno lo riconosce???".
Immediato il tam tam sul gruppo fino a che Bramino è stato riconosciuto da un amica del proprietario, Carlotta Davi che ha anche spiegato cosa era accaduto: “Il padrone – ha scritto sul post – è un ragazzo eccezionale , lo aveva con sé è sceso un secondo e gli è andato dietro, solo che Bramino ha sbagliato l’entrata dell’ospedale”
 
GEA PRESS
15 GENNAIO 2015
Caserta – La Poiana con ventidue pallini di piombo in corpo
Intervento delle Guardie ENPA
Intervento delle Guardie ENPA di Caserta che, lo scorso nove gennaio, hanno provveduto al recupero nell’ambito comunale Ruviano (CE), di un esemplare di Poiana. Il rapace presentava già alla vista, un edema e la frattura della zampa sinistra.
Le Guardie, alle dipendenze del Responsabile Nazionale Antonio Fascì, hanno  così disposto il trasferimento presso il CRAS dell’Asl Na1 “il Frullone”. La diagnosi non si è fatta attendere ne tantomeno ha sorpreso il personale dell’Enpa: la Poiana risultava impallinata e a tale atto di bracconaggio venivano ricollegate le diverse fratture più o meno gravi. Nel suo corpo è stata inoltre riscontrata la presenza di 22 pallini.
“Purtroppo – hanno commentato le Guardie dell’ENPA – non è la prima volta che esemplari di rapaci vengono presi di mira da cacciatori che non si accontentano di sparare alla fauna consentita“.
Il ringraziamento della Protezione Animali è ora rivolto ai cittadini che collaborano fattivamente segnalando gli animali feriti o in difficoltà. Un ringraziamento altresì sentito viene inoltre rivolto per il costante impegno e la professionalità dei medici del CRAS di Napoli che si prodigano per il recupero e le cure. Si spera ora in una totale guarigione della Poiana e alla successiva  reintroduzione nel  territorio.
 
GEA PRESS
15 GENNAIO 2015
Sicilia – Il mese di Gennaio e la caccia collettiva alla volpe. Il no del WWF
Protesta, del WWF di Caltanissetta, per le battute di caccia alla volpe in svolgimento nelle province siciliane. Il piccolo canide, infatti,  gode (si fa per dire) di un lungo periodo di prelievo venatorio. Nel mese di gennaio, poi, a potergli sparare non sono più i singoli cacciatori, ma addirittura gruppi di armati con l’ausilio dei cani.
Eppure, riporta la nota del WWF, questo tipo di caccia non è neanche tra quelle particolarmente sentite dai cacciatori isolani. Mentre per alcune specie l’attività dei cacciatori è interdetta ancor prima del canonico 31 gennaio, per la volpe  si fa eccezione, consentendo l’abbarttimento  addirittura in battuta.
La volpe, sempre secondo il WWF, è ingiustamente accusata di essere  “nociva” in quanto predatrice di conigli. Quest’ultimo, però, è a sua volta accusato di provocare, in alcune aree, danni all’agricoltura. Come stanno le cose?
Di certo il coniglio è una preda ambita dei cacciatori e forse la volpe potrebbe essere intesa come una sorta di concorrente. Anche questo ragionamento presenta però degli aspetti che gli ambientalisti giudicano assurdi. La dieta della volpe in aree mediterranee, prevede soprattutto insetti e vegetali (frutti, bacche ecc.) e piccoli animali terricoli (topi, lucertole ecc.). Perchè perseguitarla finanche in battuta?
 
NEL CUORE.ORG
15 GENNAIO 2015
CAPANNE (PG), DUE FUTURI CANI GUIDA PER CIECHI CRESCONO CON I DETENUTI
L'iniziativa in carcere finanziata dal "Lions Club"
Mirto e Margot sono i due cuccioli di labrador che da sabato entreranno nel carcere di Capanne, in provincia di Perugia, per un progetto sociale. Ad occuparsi di loro saranno quattro detenuti, nel rispetto del protocollo della Scuola per cani guida Lions di Limbiate (Monza Brianza). Il programma, che si chiama "Prison puppy raiser" (Far crescere un cucciolo in prigione) è di supporto al programma Lions "Cani guida per non vedenti". Lo fa sapere "Quotidiano.net".
Badando i cuccioli nei loro primi mesi di vita, i detenuti - hanno spiegato i responsabili dell'iniziativa - si sentiranno utili per i ciechi, di cui gli animali, una volta adulti e addestrati, diventeranno guida. Il progetto è totalmente finanziato dal "Lions Club Perugia Concordia".
Il carcere, da parte sua, fornirà lo spazio ed affiderà alle persone dietro le sbarre la cura e l'accompagnamento interno dei cuccioli, che potranno muoversi in ogni spazio dell'istituto penitenziario, escluse le zone di sicurezza. Gli istruttori cinofili della Scuola per cani guida Lions di Limbiate formeranno i detenuti affinché siano in grado di insegnare ai cuccioli alcune istruzioni utili all'interazione con gli umani, oltre ad alcune nozioni sulla cura dei loro piccoli nuovi amici.
Negli Stati Uniti il programma "Leader dogs for the blind", lanciato nel 2002, interessa oggi sei case circondariali.
 
LA ZAMPA.IT
15 GENNAIO 2015
“Fermate lo scoiattolo grigio”, Francia e Svizzera contro l’Italia
Dopo l’Ue, anche i singoli Paesi in campo per tutelare gli esemplari rossi
Giulio Geluardi
Non solo l’Unione Europea ha inviato tre «raccomandazioni» ufficiali aprendo anche un «case file» contro l’Italia, cioè un severissimo avvertimento. Ma Francia e Svizzera - sebbene per il momento in modo informale - hanno già messo il Bel Paese sull’avviso: «Se troviamo anche un solo esemplare nei nostri boschi, sarà guerra». Diplomatica, s’intende. I cugini d’Oltralpe e gli austeri elvetici si riferiscono al solo apparentemente innocuo ma in realtà molto temibile scoiattolo grigio nordamericano (Sciurus carolinensis) introdotto in Italia negli Anni ’60, che sta invadendo i nostri boschi. Il rischio è che entro qualche anno la sua diffusione porti alla probabile estinzione dello scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris), quello che, con la sua enorme coda e le simpatiche zampette usate come mani per mangiare le noci, vive da milioni di anni nelle foreste europee. L’allarme è stato lanciato a livello nazionale sebbene le regioni più colpite siano al momento Piemonte e Lombardia, proprio quelle che hanno in comune le montagne che fanno da confine con Francia e Svizzera. Ma problemi cominciano a presentarsi in qualche area del Centro Italia. Ora anche la Liguria di Ponente teme che l’avanzata da Nord del simpatico ma invadente mammifero «made in Usa», possa trasformarsi in una mortale invasione dei boschi. Nei giorni scorsi a Imperia è arrivato lo zoologo Andrea Marsan, dell’Università di Genova, per illustrare agli agenti della Polizia provinciale e al Corpo Forestale non solo gli areali di diffusione del mammifero americano, ma anche i metodi (pochi e poco efficaci) per combattere la dannosa proliferazione. I dati sono sconsolanti: l’Italia, grazie allo scarso senso ambientalista, eccessivo animalismo e a leggi inefficaci, è l’unico Paese europeo (insieme all’Inghilterra che però è un’isola) ad ospitare da oltre 20 anni il pericoloso scoiattolo. E non ha fatto nulla per liberarsene. «Il rischio è che i nostri figli e nipoti non possano più vedere lo scoiattolo europeo ma solo quello americano», dice preoccupato il professor Marsan.Gli scoiattoli grigi sono, fra le altre cose, portatori sani di un virus che uccide la specie europea. In Italia, a creare il danno è stata negli anni 70 una signora genovese che, al ritorno da un viaggio in America, decise di portare nel giardino di casa sei esemplari di scoiattolo grigio. Non immaginava ciò cui avrebbe dato inizio. Lo stesso errore, il secolo prima, lo fece un lord inglese, che, poveretto, nulla sapeva di biodiversità: a bordo di un veliero salpato da Boston, approdò a Londra e fu un disastro. Nella brumosa Albione pare resista una sola colonia di scoiattoli rossi relegata sulla montagne scozzesi guardata a vista dagli agenti del Corpo Forestale di Sua Maestà. Solo che gli scoiattoli non possono attraversare la Manica. Dall’Italia, invece, possono invadere tutta Europa. Ora è scattata la corsa contro il tempo. Ma è una corsa che, difficilmente, si potrà vincere.  
 
NEL CUORE.ORG
15 GENNAIO 2015
TRAFFICO DI SPECIE PROTETTE DA 23 MILIARDI ALL'ANNO: IN ITALIA 1 REATO OGNI 43 MINUTI
E' il quarto mercato illegale dopo quelli di droga, armi ed esseri umani, con un giro d'affari di 23 miliardi di dollari l'anno, gestito spesso dalla criminalità internazionale a danno dell'ambiente, e non di rado per finanziare movimenti terroristici. Stiamo parlando del traffico illegale di specie protette. Un'emergenza in Italia, dove si consuma una violazione in materia ambientale ogni 43 minuti e i reati contro gli animali e la fauna selvatica rappresentano il 22% del totale dei reati ambientali. In occasione dell'inaugurazione dei rinnovati locali che ospitano, presso l'Ispettorato generale, il personale del Servizio Cites centrale del Corpo forestale dello Stato, sono stati presentati oggi gli ultimi risultati dell'attività operativa e il calendario edizione 2015 sul tema "La Convenzione di Washington e le specie italiane". Gli esperti della Forestale, nel corso del 2014, hanno realizzato 68.290 controlli in tutto il territorio nazionale, in linea con i dati dell'anno precedente. Circa 1.500 accertamenti sono stati effettuati in Italia e più di 66 mila in ambito doganale. Le regioni italiane in cui è stato eseguito il maggior numero di controlli sono la Lombardia con 23.774 e la Toscana con 23.529, entrambe con una significativa presenza di aziende manifatturiere del settore e al maggior transito di specie protette negli scali doganali, dove sono dislocati i Nuclei operativi Cites del CfS.
Se, da un lato, i dati più recenti sul rilascio di certificati Cites dimostrano come l'andamento delle esportazioni dei prodotti di eccellenza del "Made in Italy" sia in controtendenza rispetto alla crisi economica di altri settori produttivi, dall'altro, i dati sui controlli svolti negli ultimi anni segnalano che il contrasto ai traffici illegali di specie selvatiche e il controllo di legalità sulle filiere produttive e sulle attività commerciali che impiegano tali specie restano gli obiettivi principali che il Corpo forestale dello Stato si pone, come autorità preposta all'applicazione della Cites e dei regolamenti europei di attuazione.
Alcuni numeri. Nel 2014, sono stati complessivamente accertati 174 reati, contro i 269 del 2013, riguardanti il commercio illegale delle piante e degli animali tutelati dalla Convenzione di Washington. Contestati, inoltre, 140 illeciti amministrativi per un totale di oltre 400 mila euro, rispetto ai 265 illeciti per un totale di circa 500 mila euro notificati nell'anno precedente. Il valore complessivo delle specie sequestrate nel corso del 2014 si aggira intorno ai 500 mila euro, in aumento rispetto a quello rilevato nel 2013, pari a circa 450 mila euro.
L'Italia, ancora, continua ad essere ai primi posti per numero di sequestri effettuati in ambito Cites tra i Paesi membri dell'Unione europea: l'anno scorso è stata seconda solo alla Francia. Grazie all'attività di contrasto del fenomeno svolta dal Corpo forestale dello Stato negli anni precedenti, in realtà, il commercio legato ai prodotti della medicina tradizionale cinese ha subito una netta diminuzione e sono in calo anche i reati relativi al commercio illegale di caviale. Stazionano, invece, su livelli elevati il traffico di tartarughe soprattutto provenienti dall'Est Europa e dal Nord Africa e quello di rapaci, anche autoctoni, prelevati negli habitat del nostro Paese e venduti nei mercati esteri. Tra le oltre 35 mile specie di flora e fauna tutelate dalla Convenzione internazionale di Washington, sono annoverati importanti rappresentanti della biodiversità europea ed italiana, minacciati di estinzione. Il calendario 2015 del Servizio Cites intende presentare queste specie, spesso poco conosciute, considerate un patrimonio di biodiversità.
 
METEO WEB
15 GENNAIO 2015
Animali: in aumento le morie di massa di uccelli, pesci e invertebrati
Le morie di mammiferi sono rimaste più meno invariate negli anni, mentre sono diminuite per anfibi e rane

Negli ultimi 70 anni le morie di massa sono in aumento tra gli animali, sia per frequenza sia per gravita’, e colpiscono soprattutto uccelli, pesci ed invertebrati marini. Lo rivela un nuovo studio compiuta da ricercatori di Yale e di Berkley, che individua le cause del fenomeno in una crescita delle epidemie, nella biotossicita’ e in molteplici fattori di stress. L’analisi riportata su Proceedings of National Academy of Sciences, nota che dal 1940 ad oggi sono stati classificati 727 eventi di decessi in massa tra gli animali. Differenti pero’ le risposte delle specie: sono stati colpiti soprattutto uccelli, pesci ed invertebrati marini; le morie di mammiferi sono rimaste piu’ meno invariate negli anni, mentre sono diminuite per anfibi e rane. Nel complesso le malattie sono state le principali colpevoli degli eventi (26% dei casi) seguite immediatamente dopo dai processi direttamente influenzati dal clima. Il 25% degli eventi di mortalita’ di massa delle specie risulta strettamente collegato con condizioni atmosferiche estreme, che provocano stress termico o mancanza di cibo. L’effetto serra ha avuto effetti devastanti soprattutto in relazione al mare. Il piu’ evidente fattore di biotossicita’ e’ infatti rappresentato dalla riduzione dell’ossigeno presente nell’acqua provocato dall’eccessivo proliferare di alghe, determinato a sua volta dall’aumento della temperatura. Gli eventi peggiori – notano infine i ricercatori – sono stati quelli scaturiti da piu’ cause concatenate.
 
NEL CUORE.ORG
15 GENNAIO 2015
LA RICERCA DELLA SAPIENZA: "SOS TIGRI, SPARIRANNO ENTRO IL 2050"
Il lavoro pubblicato su "Conservation Letters"
Le tigri sono senza futuro: entro il 2050 potrebbero estinguersi. A minacciare seriamente una delle specie più affascinanti della Terra è l'attuale modello di sviluppo socio-economico che, se perseguito nella direzione di oggi, porta ad un aumento drastico dei tassi di deforestazione e di emissioni di CO2 e, conseguentemente, ad un aumento del rischio di estinzione per una specie su quattro di carnivori e ungulati. L'allarme arriva da una recente ricerca che ha stimato i futuri scenari legati all'impatto dell'azione umana sulla conservazione delle specie di ungulati e carnivori del mondo. Lo studio, pubblicato sulla rivista "Conservation Letters" e coordinato da ricercatori della Sapienza di Roma, parla chiaro: senza un'inversione di tendenza, entro 35 anni appena, oltre alle tigri anche i panda, i rinoceronti e altre 440 specie potrebbero scomparire dal nostro Pianeta. E a queste specie si aggiungerebbero quelle già minacciate oggi, nessuna delle quali migliorerebbe il proprio status di conservazione secondo l'attuale modello di sviluppo socio-economico.
Dalla ricerca sugli indicatori di biodiversità emerge, però, una soluzione per evitare questo disastro ambientale: il "consumption change", cambiamento del consumo. "Abbiamo scoperto che uno scenario alternativo esiste ed è in grado di eradicare fame e povertà e di migliorare il benessere umano in generale, raggiungendo al contempo un miglioramento dello stato di conservazione della biodiversità", spiega Piero Visconti, ricercatore affiliato al laboratorio Global mammal assessment del dipartimento di Biologia e biotecnologie "C. Darwin" della Sapienza e al centro di Microsoft Research, a Cambridge.
In questo scenario di "consumption change", l'accesso alle risorse alimentari, energetiche e idriche da parte delle fasce più povere della popolazione umana aumenterà fino a raggiungere i "millennium development goals" (obiettivi di sviluppo del millennio) delle Nazioni Unite. Allo stesso tempo, i consumi e le emissioni per abitante da parte dei Paesi sviluppati saranno più contenuti grazie ad una ridotta produzione di scarti agricoli post-produttivi e con l' adozione di una dieta più salutare e associata ad un minor consumo di carne, come raccomandato dalla Harvard medical school of public health. "Questa è la prima volta in cui si dimostra che le azioni individuali per il raggiungimento di uno stile di vita più sostenibile, come ad esempio il ridotto consumo di carne, possono avere nel loro insieme un enorme impatto per la biodiversità del mondo", sottolinea Carlo Rondinini, coordinatore del laboratorio Global mammal assessment.
Lo studio evidenzia come l'aumentata domanda di prodotti agricoli potrà essere soddisfatta senza espandere le coltivazioni, grazie all'uso più efficiente dell'attuale capacità produttiva. Il percorso di cambiamento socio-politico di questo scenario è stato progettato in maniera ricorsiva, partendo da un set di obiettivi da raggiungere entro il 2050 e il 2020 e proiettando all'indietro, fino ai nostri giorni, i livelli di consumo di risorse necessari a raggiungere gli obiettivi finali, con l'uso di modelli socio-economici, biofisici ed ecologici. Questa tecnica, denominata "back-casting", è nuova nei settori dell'ecologia e della conservazione e in questo studio è stata testata per la prima volta per predire il rischio di estinzione futuro di un intero gruppo di specie animali. "Questo studio offre preziose informazioni per il lavoro di Ipbes, la Piattaforma intergovernativa per la biodiversità ed i servizi ecosistemici dell'Onu, il cui compito è di indicare alle Nazioni Unite le politiche ambientali e socio-economiche necessarie a limitare la grave perdita di biodiversità in atto", conclude Rob Alkemade dell'Agenzia per l'ambiente alandese e capo dell'Unità di supporto tecnico su modelli e scenari di Ipbes.
 
LA ZAMPA.IT
15 GENNAIO 2015
Regno Unito, una famiglia di Rottweiler salva una donna anziana
I cani l’hanno trovata di notte intrappolata in un cespuglio di un campo sportivo scolastico
Fulvio Cerutti
Un’anziana signora è stata trovata e salvata da una famiglia di cani Rottweiler a Cheltenham (Regno Unito). La donna, di circa 80 anni, era rimasta incastrata in un campo sportivo scolastico per circa 15 ore. 
Tillie, Billy, Gerrard e May stavano facendo una passeggiata notturna insieme al loro proprietario David Malt e al nipote. Una passeggiata fatta fatta quando il campo è deserto, anche per evitare le preoccupazioni che l’opinione pubblica spesso lega a quella razza. 
Verso l’una di notte i cani hanno individuato la donna, visibilmente in difficoltà. Uno di loro l’ha anche affettuosamente leccata, in attesa che i due uomini li raggiungessero. 
«E’ stato il cane di sesso femminile a leccare la signora e si è rifiutata di lasciarla sin quando mio figlio e suo zio non si sono avvicinato - ha raccontato Svetlana Martenovic, la mamma del ragazzo che ha assistito alla scena -. La donna era rimasta bloccata fra i cespugli per tutto il giorno, sin dalle 10 della mattina quando, ha poi detto, era scesa alla fermata sbagliata del bus». Quando i cani l’hanno raggiunta, la donna non si è messa ad urlare e non si è dimostrata spaventata. Anzi si è lasciata coccolare dai quattrozampe. «Se mio figlio e mio cognato non avessero portato i loro cani quella notte, credo che la donna non sarebbe sopravvissuta. I Rottweiler non hanno una grande reputazione perché sono percepiti come aggressivi, ma sono davvero protettivi. E’ bello poter raccontare storie positive su di loro» 
 
LA ZAMPA.IT
15 GENNAIO 2015
Mango, il gatto che vive in un supermercato
Il micione a Tiverton è diventato una star, con quasi 9mila fan su Facebook
Claudia Audi Grivetta
Ben quattro anni fa ha deciso di prendere dimora in un supermercato inglese. E’ Mango, un gattone tigrato grigio e la sua fama si è già diffusa sul web. 
Il supermercato in questione, come riporta The Telegraph, appartiene alla catena Tesco e si trova nella cittadina inglese di Tiverton, nel Devon. Qui Mango ha una nutrita cerchia di ammiratori. Bambini soprattutto, ma non solo. Uno di loro, una cliente le cui due figlie stravedono per il gatto, ha deciso di dedicargli anche una pagina Facebook, per dare la possibilità, a tutti coloro che lo amano, di essere sempre aggiornati sul micio e di postare le foto che lo ritraggono. Quasi novemila like, non male come risultato per Mango, che sembra trovarsi piuttosto bene nei panni del divo. Come è immaginabile ogni cliente che lo intercetta nel negozio desidera farsi una foto, o un selfie, con lui. Mango passa la maggior parte del suo tempo a sonnecchiare all’ingresso del supermercato o, al massimo, rannicchiato su di una stuoia. Ogni tanto, quando l’aria è un po’ più fresca, lo si può trovare a vagare fra il reparto abbigliamento e quello del giardinaggio, magari vicino a qualche pianta su cui farsi le unghie. 
In realtà il gatto ha un proprietario, e naturalmente anche una casa, proprio ad un tiro di schioppo dal negozio ma preferisce passare le sue giornate ad essere coccolato ed ammirato dal suo pubblico. Poi verso sera, quando le serrande iniziano ad abbassarsi, torna zampettando a casa, dove lo attende una ciotola di cibo, altre coccole e una cuccia calda. Mica stupido il gatto Mango, verrebbe da dire. 
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/01/15/multimedia/societa/lazampa/mango-il-gatto-diventato-una-star-di-un-supermercato-m6goB8Qj1QudTucCYgPlDL/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
15 GENNAIO 2015
"SI CONFONDONO SCELTA VEG E FOLLIA NEL FILM DI SAVERIO COSTANZO"
Enpa e Lav contro "Hungry Hearts", da oggi al cinema
L'ultimo film di Saverio Costanzo, "Hungry Hearts", in uscita oggi (15 gennaio) nelle sale italiane, rappresenta la degenerazione del rapporto di una coppia di genitori. Una degenerazione che, iniziata con una gravidanza e con la successiva nascita del figlio, farà implodere il legame tra i due durante i primi mesi di vita del piccolo. Purtroppo, il film affronta il tema dell'alimentazione vegana in modo poco chiaro. Il motivo? Associandola alla follia di Mina, la protagonista femminile interpretata da Alba Rohrwacher, finisce per creare un nesso tra questo stile alimentare e la patologia mentale. Il messaggio, peraltro, viene rafforzato dai suggerimenti "autorevoli" di un medico che, di fronte ai problemi di malnutrizione del piccolo, indica nel consumo di carne l'unico rimedio per non danneggiarne la salute.
L'approccio alla tematica vegana seguito dal regista crea confusione: la scelta vegana, infatti, oltre ad avere un grande valore etico, è un'alimentazione equilibrata e completa, come confermano del resto molti medici nutrizionisti e numerosi studi scientifici, spesso taciuti.
"La scelta vegana – commentano Enpa e Lav – fa bene alla nostra salute e al mondo in cui noi tutti viviamo. La produzione e il consumo di carne, infatti, impattano negativamente sulle risorse del pianeta e sono ormai insostenibili dal punto di vista ambientale, perché contribuiscono al consumo di acqua, terra, all'erosione dei suoli e all'inquinamento atmosferico".
D'altro canto, se gli uomini smettessero di mangiare carne non si ammalerebbero, anzi riscoprirebbero alimenti quasi perduti, eliminati dalla massificazione degli stili di consumo alimentare, e ne scoprirebbero di nuovi, ricchi di nutrimento. In conclusione, servirsi superficialmente di un argomento complesso, qual è il veganesimo, per affrontarne un altro, il problema della follia, come fa il regista di "Hungry Hearts", crea confusione e disinformazione su una tematica purtroppo già piena di pregiudizi.
"Auspichiamo che sempre più film possano affrontare questi temi in modo chiaro e senza fraintendimenti, diventando così strumento di crescita e di progresso, con la speranza che gli spettatori – concludono Protezione animali e Lega antivivisezione – possano valutare la pellicola senza confondere la scelta vegana, sana e salutare, con una vera e propria ossessione alimentare".
 
GEA PRESS
16 GENNAIO 2015
Lupa uccisa a colpi di fucile nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini
 
Un ritrovamento avvenuto pochi giorni addietro grazie all’intervento del Corpo Forestale dello Stato. Una femmina di lupo, uccisa a colpi di arma da fuoco, nell’area settentrionale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, posto tra le Marche e l’Umbria. Ne da comunicazione lo stesso Parco Nazionale
Ad intervenire il persone della Forestale di Pievetorina, allertato da una segnalazione anonima; gli inquirenti sono già al lavoro per delineare un quadro della situazione che, al momento, presenta molti elementi da approfondire.
I risultati preliminari della necroscopia effettuata dal personale del Parco, congiuntamente all’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, hanno confermato la causa della morte dovuta a colpi di arma da fuoco. L’esemplare ucciso è una femmina di meno due anni che godeva di ottima salute. Nei monti Sibillini negli ultimi sei anni sono stati ritrovati ben 18 lupi morti per cause imputabili all’uomo. Per la precisione, nove esemplari sono stati investiti da mezzi a motore ma gli altri nove sono morti a causa della persecuzione diretta.
I lupi morti per bracconaggio sono quindi quasi due l’anno. Per il Parco Nazionale, si tratta di un dato preoccupante, che evidenzia come il bracconaggio sia un fenomeno ben presente anche all’interno del Parco e che deve richiamare l’attenzione delle istituzioni ivi compresi i Ministeri dell’Ambiente e delle Politiche agricole. La necessità impellente, è quella di rafforzare le misure di sorveglianza nel territorio per non rischiare di vanificare gli sforzi compiuti per la salvaguardia della biodiversità.
Il lupo, è un animale fondamentale per gli equilibri ecologici di un’area ma è, ancora oggi, vittima della grande ignoranza e del pregiudizio che regna in materia. A lui vengono imputati tutti gli atti di predazione sugli animali domestici che si registrano in Italia, senza mai porsi dubbi sulla consistenza numerica e sul reale impatto del randagismo canino sul bestiame. Spesso ancora si parla di possibili attacchi all’uomo da parte di questa specie, circostanza che in Europa non si verifica da oltre due secoli. Mentre è ben chiaro agli addetti ai lavori che questa specie non sia mai stata oggetto di reintroduzioni, non solo nel territorio italiano ma europeo, l’opinione pubblica, spesso anche la stampa ed i mezzi di informazione, danno per acquisito questo fatto assolutamente falso.
“Siamo convinti – conclude la nota del Parco Nazionale dei monti Sibillini - che una corretta informazione su questi temi sia un elemento fondamentale per la salvaguardia di specie importanti quali il lupo e gli altri grandi predatori. Per questo il nostro appello è rivolto anche alla sensibilità dei cittadini, agli organi di stampa e alle istituzioni affinché contribuiscano a diffondere una cultura positiva della fauna e della natura in generale, dimenticando per sempre vecchi stereotipi e leggende radicate che è ormai ora di relegare al dimenticatoio delle favole dello scorso secolo“.
 
NEL CUORE.ORG
16 GENNAIO 2015
MACERATA, LUPO UCCISO A COLPI DI ARMA DA FUOCO IN UNA RISERVA
Si tratta di una femmina di meno di due anni
Il Corpo forestale dello Stato ha scoperto nel Parco dei Sibillini, in provincia di Macerata, dopo una segnalazione anonima, la carcassa di un lupo ucciso a colpi di arma da fuoco. Lo hanno confermato i risultati preliminari della necroscopia fatta dal personale del Parco e dall'Istituto zooprofilattico dell'Umbria e delle Marche. L'esemplare ucciso è una femmina di meno di due anni che godeva di ottima salute.
Nei monti Sibillini, negli ultimi sei anni, sono stati ritrovati ben 18 lupi morti per cause imputabili all'uomo, di cui nove investiti da automezzi, gli altri per bracconaggio. Un "dato preoccupante", rilevano i forestali in una nota, che deve "richiamare l'attenzione delle istituzioni, compresi i ministeri dell'Ambiente e delle Politiche agricole, sulla necessità impellente di rafforzare le misure di sorveglianza nel territorio per non rischiare di vanificare gli sforzi compiuti per la salvaguardia della biodiversità". Il lupo è un animale "fondamentale per gli equilibri ecologici di un'area ma è, ancora oggi, vittima della grande ignoranza e del pregiudizio che regna in materia - ricorda il CfS-. Spesso ancora si parla di possibili attacchi all'uomo da parte di questa specie, circostanza che in Europa non si verifica da oltre due secoli. Mentre è ben chiaro agli addetti ai lavori - conclude la nota - che questa specie non è mai stata oggetto di reintroduzioni, non solo nel territorio italiano ma neppure in quello europeo".
 
GAZZETTA DI REGGIO
16 GENNAIO 2015
Maltrattamento animali, confiscati 17 capi di bestiame
Nei guai un 52enne reggiano: trasportava abusivamente mucche destinate alla macellazione
 
REGGIO EMILIA. Capi di bestiame stipati, in stato di grande sofferenza, trasportati abusivamente e in grave violazione delle norme sul benessere degli animali. E' con queste motivazioni che la polizia stradale ha confiscato 17 capi di bestiame destinati ad un macello della provincia lombarda. L'operazione è avvenuta mercoledì, durante una consistente serie di controlli messa a punto dalle stradali di Reggio e Guastalla, su tutto il territorio reggiano, nei pressi dei caselli autostradali di Reggio e Campegine.
Oltre 21 i veicoli commerciali posti sotto controllo: per tutti sono state effettuate verifiche sulla documentazione di viaggio, sul rispetto degli orari di guida e di pausa e sull'omologazione dei mezzi di trasporto. Al termine dei controlli sono stati sanzionati 7 autotrasportatori, per un totale di circa 22 mila euro.
A finire nei guai anche un 52enne autotrasportatore reggiano, residente in provincia, fermato per lo stato di grave sofferenza in cui, durante il controllo di bovini trasportati, sono state rinvenute due mucche, completamente “a terra”; una di queste, che non riusciva ad alzarsi, è stata censita tra gli altri esemplari stivati e non separata come prevede la normativa. Durante l’analisi della documentazione di trasporto, inoltre, sono emersi ulteriori irregolarità sulla provenienza e la proprietà dell’intero bestiame trasportato: il proprietario del veicolo, con sede nella provincia di Reggio Emilia, non risultava titolare di autorizzazione, nè di iscrizione all’albo degli autotrasportatori.
Tutti i 17 capi di bestiame trasportati, appartenenti a diversi allevatori con aziende presenti nella provincia reggiana ed originariamente destinati ad un noto macello nella provincia lombarda, sono stati confiscati; dopo aver proceduto al sigillo del mezzo, si è provveduto alla successiva macellazione di tutti gli animali.
Tutta la carne macellata sequestrata è stata messa a disposizione dell’autorità competente, mentre quella di uno dei due animali sofferenti è stata destinata alla distruzione proprio per il grave stato di malessere in cui è stato trovato l’animale. All’autotrasportatore reggiano, sono state contestate sette violazioni per un importo complessivo di 9.600 euro, con il fermo amministrativo del veicolo per 3 mesi.
Ai proprietari degli animali, intervenuti sul posto della macellazione, sono state contestate rispettivamente 5 violazioni per un importo complessivo di 13.300 euro, tra le quali anche l’aver affidato un animale ad un autotrasportatore non idoneo.
Fra le altre sanzioni emesse nei confronti degli altri autotrasportatori, un conducente di origini pugliesi alla guida di un autoarticolato è stato oggetto del fermo amministrativo del mezzo per 3 mesi, dal momento che circolava con la targa ripetitrice diversa dal trattore stradale, espediente usato per eludere i sistemi di controlli.
Altri 5 conducenti sono stati sanzionati, a diverso titolo per violazioni minori di carattere amministrativo.
 
GEA PRESS
16 GENNAIO 2015
Trasporto animali – Mucche a terra. Intervento della Polizia Stradale di Reggio Emilia
Un articolato sistema di controllo messo in campo dalla Polizia Stradale di Reggio Emilia  e Guastalla nella giornata di mercoledì. Posti di controllo sul territorio reggiano, nei pressi dei caselli autostradali di Reggio Emilia e Campegine, hanno consentito di effettuare consistenti accertamenti finalizzati a monitorare l’autotrasporto nazionale ed internazionale. Particolare attenzione è stata prestata al trasporto di animali vivi e al rispetto delle normative previste, tra cui il Regolamento CE 1/2005 del 22.12.04 che pone precisi obblighi per i conducenti, vettori e custodi di animali.
I mezzi sono stati intercettati lungo le principali tratte provinciali ed in particolare lungo snodi di collegamento strategici tra allevamenti locali ed impianti di macellazione e trasformazione  nel Comune di Reggio Emilia.
Ad essere controllari sono stati oltre 21 veicoli commerciali sottoposti a verifiche sulla documentazione di viaggio, sul rispetto degli orari di guida e di pausa. La Polstrada ha utilizzato per questi scopi il sistema  informatico, denominato  “Police Control”, sulla omologazione dei particolari mezzi di trasporto obbligati ad avere speciali allestimenti finalizzati alla tipologia. Si tratta di un sistema di controllo di esclusivo uso della Polizia Stradale.
I controlli hanno portato al sanzionamento di ben 7 autotrasportatori; uno in particolare per diverse migliaia di euro. La Polizia Stradale di Reggio Emilia riferisce a questo proposito della grave sofferenza nella quale, durante il controllo, sarebbero stati rinvenuti i bovini trasportati. Tra di essi anche due mucche  completamente “a terra”; una di questa è stata censita tra gli altri esemplari stivati e non separata come prevede la normativa.
Gli animali  non sarebbero stati in grado di alzarsi autonomamente. Al trasportatore è stata contestata la violazioni ai sensi art.7 L.151/2007 della regolamentazione sanitaria per il trasporto di animali.   Inoltre nel corso dell’analisi della documentazione di trasporto, sarebbero emerse ulteriori violazioni dovute all’ irregolarità in ordine alla provenienza e proprietà dell’intero bestiame. Il proprietario del veicolo, con sede nella provincia di Reggio Emilia, non sarebbe risultato né titolare di autorizzazione e nemmeno dell’iscrizione all’albo degli autotrasportatori, evidenza per la  quale si configura il trasporto abusivo degli animali. Tutti i 17 animali trasportati sono stati posti sotto sequestro. A quanto pare appartenenvano a diversi allevatori della provincia e destinati a dun macello lombardo.
Dopo aver proceduto al sigillo del mezzo, è stato disposto l’abbattimento di tutti gli animali.
Per il trasportatore, sette violazioni per un importo complessivo di 9600 euro, con il fermo amministrativo del veicolo per mesi 3. Ai proprietari degli animali, intervenuti sul posto della macellazione, sono state contestate rispettivamente 5 violazioni per un importo complessivo di 13300 euro, tra cui anche  l’ obiezione sanzionatoria  di aver affidato un animale all’autotrasportatore, benché lo stesso non fosse idoneo ad essere trasportato.
Un altro conducente di origini pugliesi alla guida di un autoarticolato è stato oggetto del fermo amministrativo del mezzo un totale di tre mesi. Lo stesso, infatti,  circolava con la targa ripetitrice diversa dal trattore stradale. La Polizia Stradale spiega come questo può rappresentare uno degli espedienti ai quali si ricorre  per eludere i sistemi di controlli in remoto delle violazioni al codice della strada (Tutor).
Altri 5 conducenti sono stati inoltre sanzionati, a diverso titolo, per violazioni  minori di carattere amministrativo.
“Il monitoraggio della corretta osservanza della disciplina sanitaria e delle norme sull’autotrasporto speciale inerente il settore – spiega la Polizia Stradale di reggio Emilia – consentono un controllo coerente della filiera complessa che normalmente ha come fase terminale la macellazione degli animali trasportati ai fini del commercio alimentare. La finalità di tali controlli è quella evidente di garantire oltre che la sicurezza ed un trattamento sensibile degli esemplari  trasportati, anche quella delle persone -  normalmente destinatari finali  di prodotti trasformati. In tal senso il controllo dell’origine, provenienza e salubrità viene circostanziata al momento del trasporto,  attraverso una verifica professionale di determinati requisiti emergenti”.
La Polizia Stradale continuerà anche nei prossimi giorni ad effettuare controlli coordinati e congiunti, al fine di  contrastare con concretezza ogni eventuale ipotesi trasgressoria , su territori interessati dalle tipologie di trasporti in argomento.
 
LECCE PRIMA
16 GENNAIO 2015
Il cane del vicino lo infastidisce e lo ferisce col fucile. Denunciato 53enne
Un uomo di Lecce è stato deferito con l'accusa di maltrattamenti ad animali con arma da fuoco. L'episodio nel pomeriggio di ieri, sebbene in passato ne sia accaduto un altro simile. Il cane è stato sottoposto a un intervento e non è in pericolo
LECCE – Ha trovato il proprio amico a quattro zampe ferito da un colpo di arma da fuoco e si è rivolto immediatamente alla polizia. Poco prima delle 17 di ieri, il personale della questura è intervenuto alla periferia di Lecce dove ha ascoltato il padrone del cane colpito.
L’uomo ha raccontato di aver udito, da una abitazione di fronte, un colpo simile a quello di un petardo. Quando però si è reso conto che l’animale, un meticcio di taglia media, aveva una ferita sanguinante al fianco destro, ha capito che il boato di prima era stato uno sparo. Episodio, da parte del vicino, già accaduto in passato, sempre indirizzato ai suoi cani, che avevano fatto scattare una denuncia.
Gli agenti hanno, quindi, contattato il 53enne residente nella villa che, incalzato dalle domande dei poliziotti, ha ammesso di aver sparato contro il cane con un fucile calibro 12, di sua proprietà, regolarmente detenuto. Si è mostrato addolorato per il ferimento dell’animale e si è giustificato dichiarandosi esasperato dal fatto che il vicino custodiva in modo precario i suoi cani, lasciati liberi di scorrazzare per strada, non curandosi del disagio arrecato ai residenti. „Accompagnato in questura, il 53enne è stato deferito in stato di libertà per il reato di maltrattamenti su animale con l’aggravante dell’utilizzo di arma da fuoco. Il fucile utilizzato per il ferimento del cane è stato sequestrato e l’animale, trasportato presso una clinica veterinaria, è stato sottoposto ad intervento.
 
QUOTIDIANO DI PUGLIA
16 GENNAIO 2015
Spara ad un cane con un fucile: denunciato un leccese. A Taurisano arresato un rapinatore
LECCE - A Lecce, ieri pomeriggio, poco prima delle 17, personale della Sezione Volanti è intervenuto, in una località della periferia cittadina, su richiesta di un uomo che aveva comunicato aver rinvenuto uno dei suoi cani ferito, probabilmente, da un’arma da fuoco. Sul posto l’uomo ha raccontato che poco prima aveva udito un’esplosione proveniente dalla villa di fronte al suo appezzamento di terreno e che, in un primo momento, aveva creduto fosse l’esplosione di un petardo. Successivamente, però, si è accorto che uno dei suoi cani, di taglia media, razza meticcia, di colore marrone chiaro, femmina, presentava una ferita sanguinante al fianco destro, attribuendo così l’esplosione udita poco prima al ferimento dell’animale, atteso, peraltro, che già in passato, dall’abitazione indicata, erano stati esplosi colpi d’arma contro i suoi cani, fatti per i quali aveva sporto denuncia.Gli agenti hanno, quindi, contattato l’uomo residente nella villa che, incalzato dalle domande dei poliziotti, ha ammesso di aver sparato contro il cane con un fucile (doppietta) cal. 12 marca Franchi, di sua proprietà, regolarmente detenuto. L’uomo si mostrava al quanto addolorato per il ferimento dell’animale e si giustificava dichiarando che era esasperato dal fatto che il vicino custodiva in modo precario i suoi cani che, ogni giorno, lasciava liberi di scorazzare per la pubblica via, non curandosi minimamente del disagio che creavano ai residenti. L’uomo veniva condotto in Questura per gli atti di rito al termine dei quali veniva denunciato in stato di libertà per il reato di maltrattamenti su animale con l’aggravante dell’utilizzo di arma da fuoco. L’arma utilizzata per il ferimento del cane è stata sequestrata e l’animale, trasportato presso una clinica veterinaria, è stato sottoposto ad intervento.
TAURISANO - A Taurisano poco dopo le 10 personale del locale Commissariato ha notificato nei confronti di M.P.L., del 1992, di Taurisano, un provvedimento restrittivo emesso dalla Procura della Repubblica di Lecce, con il quale viene disposta la revoca degli arresti domiciliari e sostituzione con la custodia cautelare in carcere. L’uomo, con sentenza del GIP presso il Tribunale ordinario di Lecce, riformata dalla sentenza emessa dalla Corte D’appello di Lecce, divenuta definitiva, è stato riconosciuto colpevole dei reati di rapina e lesioni aggravate, in concorso con altri e condannato alla pena di anni 5 e mesi 2 di reclusione con inflitta la pene accessoria di interdizione dai pubblici Uffici per anni 5. Al termine delle formalità di rito, l’arrestato è stato associato presso la casa circondariale di Lecce “Borgo San Nicola” a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente.
 
GEA PRESS
16 GENNAIO 2015
Loano (SV) – Avvelenamento di volatili. Preoccupazione dell’ENPA
Viva preoccupazione è stata espressa dalla Protezione Animali savonese, per un avvelenamento di animali selvatici che si sta verificando in questi giorni a Loano (SV) nei pressi del torrente Nimbalto in zona Marinella. I volontari dell’ENPA comunicano di avere rinvenuto sul greto del corso d’acqua numerose corpi di colombi e tortore ormai morti. La preoccupazione è che altri volatili, quali passeri, merli ed aironi, siano andati a morire nel circondario.
L’ENPA fa appello anche ai proprietari di cani ed ai volontari che si occupano delle colonie feline affinchè controllino gli animali ed evitino che mangino eventuali sostanze sospette. Le Guardie Zoofile dell’associazione hanno in corso i controlli per accertare cause e responsabilità.
Chi possa dare informazioni utili è pregato di telefonare allo 019/824735 o inviare una mail a savona@enpa.org, o rivolgersi direttamente alle polizie Municipale e Provinciale, Carabinieri, Guardia Forestale e di Finanza.
Ogni anno in provincia di Savona si verificano oltre 150 episodi di avvelenamenti di animali, o sospetti tali, sia deliberatamente mirati alla loro uccisione che conseguenze di errato o illecito uso di sostanze chimiche, con la morte di decine di cani e gatti di proprietà, di gatti liberi ed un numero molto grande di volatili e mammiferi selvatici.
 
IL SECOLO XIX
17 GENNAIO 2015
Loano, allarme per l’avvelenamento di animali
Loano (SV) - Sos dell’Enpa per un avvelenamento di animali selvatici che si sta verificando in questi giorni a Loano, nel torrente Nimbalto, in zona Marinella. I volontari hanno rinvenuto sul greto del corso d’acqua numerosi corpi di colombi e tortore ormai morti: si teme che altri volatili, quali passeri, merli ed aironi, siano andati a morire nel circondario.
“Lanciamo un appello anche ai proprietari di cani e ai volontari che si occupano delle colonie feline affinché controllino gli animali ed evitino che mangino eventuali sostanze sospette. Le guardie zoofile dell’associazione stanno effettuando controlli per accertare cause e responsabilità”.
Ogni anno in provincia di Savona si verificano oltre 150 episodi di avvelenamenti di animali, o presunti tali, sia deliberatamente mirati alla loro uccisione che conseguenze di errato o illecito uso di sostanze chimiche, con la morte di decine di cani e gatti di proprietà, di gatti liberi e un numero molto grande di volatili e mammiferi selvatici.
 
LA ZAMPA.IT
16 GENNAIO 2015
Forestale: il traffico illegale di animali e vegetali al quarto posto dopo droga, armi e esseri umani
Nel 2014 effettuati 70mila controlli Cities, uccelli e rettili in testa ai sequestri

Il traffico illegale di specie animali e vegetali protette o in via di estinzione è, con i suoi 53 miliardi di dollari stimati, al quarto posto dopo quelli di droga, armi ed esseri umani. In Italia, inoltre, si consuma una violazione ambientale ogni 43 minuti: è quanto emerso nel corso della presentazione delle attività svolte dal servizio Cites del Corpo forestale dello Stato nel 2014. In particolare modo i reati contro animali e fauna selvatica rappresentano il 22% del totale. 
Il servizio Cites (Convention on international trade in endangered species of wild fauna and flora) ha, nel 2014, effettuato più di 68 mila controlli, di cui la maggior parte, circa 66 mila, in ambito doganale e più di 1.500 sul territorio nazionale. Lombardia e Toscana le regioni più controllate con più di 23 mila interventi ciascuna.  Sono complessivamente 174 i reati accertati nel 2014, in calo rispetto ai 269 del 2013. In particolare sono stati posti sotto sequestro 389 animali vivi, 963 animali morti o parti di animali (come trofei di caccia o animali imbalsamati), circa 500 kg di anguille vive e 10 kg di coralli. I sequestri hanno riguardato uccelli nel 46% dei casi, rettili nel 45%, invertebrati nel 6%, mammiferi nel 2%, pesci nel rimanente 1% per un valore complessivo di circa 500mila euro.
 
GEA PRESS
16 GENNAIO 2015
Pistoia – Dalla macchina a caccia di fringuelli. Intervento della Polizia Provinciale
Intervento, nella giornata di domenica, della Polizia Provinciale di Pistoia nel Padule di Fucecchio. L’operazione, scaturita nell’ambito dei controlli in materia di caccia, ha portato alla denuncia di due persone.
In particolare, nel primo pomeriggio, è stato identificato un cacciatore che esercitava l’attività venatoria con il porto d’armi scaduto. In un’altra località, sempre all’interno del Padule di Fucecchio, un bracconiere è stato sorpreso a sparare a un fringuello dall’interno della propria autovettura, parcheggiata su un argine – strada.
Le persone sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria, uno per porto abusivo d’arma e l’altro per spari a specie protetta da bordo di un autoveicolo. Lo Polizia Provinciale ha inoltre posto sotto sequestro i mezzi di caccia utilizzati, fucile e cartucce, e la fauna abbattuta.
Il comando di Polizia Provinciale ricorda che è possibile segnalare eventuali episodi sia al seguente numero telefonico 0573/372028, che attraverso l’indirizzo e-mail provpol.pt@provincia.pistoia.it.
La Polizia Provinciale di Pistoia ricorda, altresì che, con disposizione ministeriale, è di nuovo in vigore il divieto di utilizzo, durante l’attività venatoria, di uccelli da richiamo vivi appartenenti agli ordini dei caradriformi e degli anseriformi. Non sono quindi utilizzabili, come richiami vivi, né pavoncelle né anatre di qualsiasi specie.
 
GEA PRESS
16 GENNAIO 2015
Torino – Ritrovamento e sequestro di due tartarughe serpentine
Intervento del Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato.
 
Sono state ritrovate a Torino lo scorso 12 gennaio. Si tratta di due tartarughe serpentine (Chelydra serpentina) rinvenute da un residente nelle vicinanze della propria abitazione. Gli animali erano stati abbandonate per strada, all’interno di una scatola di cartone.
A seguito della segnalazione, il Nucleo Operativo CITES del Corpo Forestale dello Stato, con sede presso l’aeroporto Sandro Pertini di Caselle Torinese,  si è attivato ponendo gli animali sotto sequestro penale e provvedendo a metterle in sicurezza. Al momento la Forestale ha provveduto al sequestro penale ed alla denuncia all’Autorità Giudiziaria contro ignoti. Le indagini proseguono per cercare di individuare il proprietario degli animali che rischia una denuncia per i reati di abbandono e maltrattamento di animale e per illecita detenzione di animali pericolosi.
Le due tartarughe verranno affidate in custodia ad un centro specializzato della provincia di Perugia, autorizzato alla detenzione di questo genere di animali
La Forestale, però, porta all’attenzione dell’opinione pubblica l’importanza di evitare l’acquisto di animali esotici ove non se ne conoscano debitamente le caratteristiche etologiche. Di molti animali è vietata la detenzione e, comunque, anche ove essa sia consentita, il mantenimento e la gestione di un animale esotico impone una specifica conoscenza delle loro abitudini e caratteristiche etologiche. In ogni caso, prima di procedere all’acquisito di animali esotici è sempre opportuno informarsi sulla loro detenibilità a norma di legge. Si rammenta, infine, che, la detenzione di animale pericoloso è punita dalla legge con la pena dell’arresto sino a tre mesi od il pagamento di un’ammenda che va da un minimo di € 7.746,00 ad un massimo di € 103.291,00.
Le tartarughe serpentine sono classificate, dal nostro ordinamento giuridico, quali animali pericolosi dei quali è vietato non solo il commercio, ma anche la detenzione da parte di privati. È verosimile che siano state abbandonate da qualcuno che le aveva indebitamente acquistate  e che non è più stato in grado di gestirle. Spesso, questi animali vengono acquistati alla stregua di animali domestici. Quando crescono, tuttavia, divengono ingestibili e, sempre più di frequente, vengono abbandonati in maniera inconsulta.
La stessa specie è inoltre inserita  nell’elenco degli animali pericolosi in quanto, il suo morso, seppur non velenoso, può essere molto doloroso a causa delle sue forti mandibole. In natura può raggiungere un peso anche superiore ai 15 chilogrammi ed il suo carapace una lunghezza pari a 50 centimetri. I due esemplari ritrovati avevano già una lunghezza complessiva di 30 centimetri, in grado, pertanto, di produrre effetti dolorosi ad un eventuale malcapitato che le avesse manipolate in maniera inadeguata.
 
GEA PRESS
16 GENNAIO 2015
Barcellona Pozzo di Gotto (ME) – Sequestro di caprini non identificati
Gli uomini del Corpo Forestale Regione Siciliana di stanza al Distaccamento Forestale di Barcellona Pozzo di Gotto e del N.O.P. con il coordinamento dell’ Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Messina, sono intervenuti in contrada Sant’Anna nel comune di Novara di Sicilia, dove hanno rinvenuto al pascolo brado incustodito 35 caprini. Trentadue di questi sono risultati privi di contrassegno.
Preso atto della circostanza, la Forestale siciliana ha chiesto l’intervento del personale a tempo indeterminato dell’ex Azienda Foreste Demaniali per la collaborazione manuale e dei Medici Veterinari dell’ASP Messina 5/Distretto di Barcellona Pozzo di Gotto.  Gli animali non identificati sono pertanto stati sottoposti a sequestro amministrativo/sanitario. Agli stessi sono state applicate le marche sanitarie.
Tutti gli animali sono stati riconosciuti come propri dai proprietari nel frattempo convocati. A questo punto la Forestale ha provveduto al sequestro penale di tutti i caprini, affidandoli in custodia giudiziaria agli stessi proprietari. Del caso se ne occuperà ora la Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto.
 
RAVENNA NOTIZIE
16 GENNAIO 2015
Essere animali e Clama Ravenna: "No all'abbattimento delle nutrie"
Le associazioni animaliste Essere Animali e CLAMA Ravenna intervengono con una interrrogazione comunale sul piano di contenimento delle nutrie e sulla possibilità che il Comune di Ravenna emetta un'ordinanza che ne autorizzi l'abbattimento.“Chiediamo - scrivono le associazioni - vengano presi in considerazione metodi sostitutivi come già accaduto in altre città, una fra tutte l'esempio di Buccinasco (MI), dove le sterilizzazioni hanno dato risultati efficaci confermati dall'Ispra e dalla Regione Lombardia". "Le nutrie sono accusate di danneggiare con le loro tane gli argini di fiumi e canali, ma ad oggi non si hanno dati certi e i pochi articoli scientifici mostrano pareri e dati discordanti” - affermano le associazioni.
La legge 11 agosto 2014, n° 116 ha inserito le nutrie nell'elenco delle specie nocive ed affidato ai Comuni la gestione della popolazione. Questi animali, ora considerati 'infestanti e dannosi', potranno essere uccisi o addirittura catturati e abbattuti in seguito, provocando loro stress e sofferenza.“Questa Ordinanza - concludono Essere Animali e Clama - autorizza pratiche di una violenza inaudita, perpetrate su animali docili come le nutrie che in alcuni paesi sono considerati alla stregua di animali da compagnia. Anche volpi e altri roditori scavano tane in prossimità di corsi d'acqua, è inutile quindi accanirsi contro una singola specie, ma occorre invece investire nel rafforzamento e nella difesa degli argini”.
 
NEL CUORE.ORG
16 GENNAIO 2015
APPELLO LIPU: LE REGIONI RIDUCANO OGGI STESSO I TEMPI DI CACCIA
"Alcune specie già in fase di migrazione preriproduttiva"
"E' necessario che le Regioni interrompano immediatamente la caccia ad almeno tre specie, quali la beccaccia, la cesena e il tordo bottaccio (foto, ndr), che sono già in fase di migrazione preriproduttiva e dunque in periodo ultraprotetto dalla direttiva Uccelli". Lo afferma la Lipu-BirdLife Italia dopo il Question Time alla Camera nel quale, in risposta a un'interrogazione, il ministero dell'Ambiente ha evidenziato la situazione di infrazione di molte Regioni italiane in merito ai tempi di caccia eccessivamente lunghi per varie specie, dopo la procedura avviata contro l'Italia dalla Commissione europea. "Bene ha fatto il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti - dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu-BirdLife Italia - a chiedere alle Regioni la riduzione dei tempi di caccia e al Consiglio dei ministri di esercitare i poteri sostitutivi, in caso di inadempienza di queste. Ora, però, serve un intervento immediato di Palazzo Chigi, perché il 19 gennaio è l'ultimo giorno utile per chiudere la caccia a specie come la cesena, i tordi, la beccaccia. Ogni giorno che passa sarebbe un'infrazione comunitaria e un danno alla conservazione delle specie.
Tuttavia, continua il numero uno della Lega italiana protezione uccelli, "la procedura aperta contro l'Italia dalla Commissione europea riguarda non solo i tempi di caccia bensì il quadro complessivo della caccia italiana. Che oggi è priva di effettiva programmazione, assolutamente carente di piani di gestione e raccolta di dati, legata a tradizioni arcaiche e insostenibili come quella dei richiami vivi e che si esercita su specie in stato di conservazione sofferente, che dovrebbero essere escluse dalle liste delle specie cacciabili. Per non parlare dell'enorme zona grigia di piccole e grandi illegalità che in molti casi avvicinano pericolosamente la caccia italiana al bracconaggio conclamato". La procedura europea contro l'Italia, conclude Mamone Capria, "sia dunque l'occasione per una seria messa in regola del nostro Paese in termini di corretta applicazione di uno strumento preziosissimo e ancora oggi pienamente valido come la direttiva Uccelli".
 
MESSAGGERO VENETO
16 GENNAIO 2015
Il ministero boccia la Regione: stop alla caccia anche in Fvg
Con il suo voto Panontin aveva negato la chiusura anticipata per tre specie. Gottardo: è uno schiaffo alla giunta. L’assessore non presenterà ricorso

di Michela Zanutto
UDINE. Dietrofront sulla caccia: il ministero dell’Ambiente chiude in anticipo la stagione venatoria del Fvg per tre specie di volativi. Dieci giorni di differenza e pochi capi salvati, ma a finire nell’occhio del ciclone è l’assessore regionale Paolo Panontin, il quale con il suo voto, in comitato faunistico, in difformità rispetto al suo stesso dirigente, aveva consentito di stoppare la chiusura anticipata suggerita dal ministero.
A portare la questione in parlamento è stata Serena Pellegrino, capogruppo di Sel in commissione Ambiente: «Senza il nostro intervento probabilmente la questione dei calendari venatori sarebbe passata inosservata – dice –. La maggior parte delle Regioni si è già conformata, ma il Fvg è tra gli inadempienti in aperta violazione delle norme nazionali e delle direttive europee. Questo dopo che gli uffici regionali competenti avevano correttamente predisposto la chiusura della caccia il 20 gennaio, ma è stata imposta la scelta politica di ripristinare il limite del 31 gennaio».
Il contenzioso è tra la legge regionale del 1992 e la direttiva europea. La prima pone un calendario fisso di chiusura dell’attività venatoria al 31 gennaio, la seconda modula il limite in base a riproduzione e migrazione degli animali. E su questo aspetto la Commissione europea ha avviato una procedura di pre infrazione perché in Italia quello del Fvg non è un caso isolato.
«La Regione avrebbe dovuto evitare uno schiaffo del genere», dice Isidoro Gottardo, ex parlamentare Pdl e relatore della legge comunitaria del 2009. «Non sono né un cacciatore né un animalista – aggiunge –, ma ragiono con il buon senso. A ognuno di noi spetta il dovere di tutelare il creato. E una specie nel periodo di nidificazione non può essere cacciata».
Minimizza l’assessore Panontin. «Si tratta di numeri minimali – spiega –. Tre le specie: beccaia, tordo bottaccio e cesena. Nel 2014 il numero più rilevante di animali catturati è quello delle beccacce: circa 8 mila unità nell’anno, un centinaio negli ultimi dieci giorni di caccia. Una quindicina le cesene e pochi di più i tordi». Per di più gli studiosi non sono concordi sull’opportunità o meno di cacciare in quel periodo.
«Il ministero ha deciso di esercitare il potere sostitutivo - chiosa Panontin -: ubi maior, minor cessat». E ad abbassare la testa insieme alla nostra Regione sono anche Liguria, Toscana e Umbria. Intanto a prendere le parti di Panontin è Mara Piccin del Misto: «L’improvvisione è caldamente sconsigliata così come le sirene che provengono da Bruxelles e che si spacciano per esperte».
 
NEL CUORE.ORG
16 GENNAIO 2015
ZIMBABWE, 60 ELEFANTI IN VENDITA: "CUCCIOLI STRAPPATI ALLE MADRI"
Destinati a Cina, Francia ed Emirati per raccogliere fondi
Il governo dello Zimbabwe ha annunciato di trovarsi costretto a trasferire all'estero decine di elefanti per raccogliere fondi per la gestione della fauna selvatica. Il direttore della conservazione del National parks service, Geoffreys Matipano, ha reso noto che circa 60 elefanti saranno venduti ognuno per una cifra tra i 40 mila e i 60 mila dollari alla Cina, alla Francia e agli Emirati Arabi Uniti. Gli ambientalisti si sono detti preoccupati per la sorte degli animali, con i piccoli separati dalle loro madri. Ma hanno anche messo in dubbio le condizioni in cui gli animali sono tenuti in Zimbabwe e all'estero. Il governo africano ha dato la colpa agli scarsi profitti nel settore del turismo dopo un divieto americano che vieta di esportare i trofei di caccia all'elefante. I rappresentanti francesi della Cites, l'organismo internazionale di monitoraggio delle specie in via di estinzione, e l'ambasciata cinese in Zimbabwe hanno dichiarato di essere a conoscenza della vendita, fa sapere AP. Il Servizio Cites degli Emirati Arabi Uniti, invece, ha fatto sapere che il Paese attende una famiglia di sette elefanti.
Potrebbe essere questa una delle più grandi esportazioni per lo Zimbabwe. Non necessariamente in termini di entrate, ma di numero. Il direttore Matipano ha annunciato che le spedizioni sono in corso. Il Cites ha ricordato che lo Zimbabwe può scambiare animali vivi finché l'esportazione non è "dannosa" per la sopravvivenza della specie e la spedizione degli animali non esponga gli esemplari a lesioni o trattamenti crudeli.
Intanto, è giallo in Francia. Il Servizio Cites transalpino ha comunicato di non aver ricevuto una richiesta di importazione di elefanti dallo Zimbabwe. L'ambasciata cinese in Zimbabwe, invece, ha detto che è a conoscenza della situazione. Non è chiaro ancora quando si svolgeranno i trasferimenti.
Certo è che i gruppi di conservazione, tra cui Zimbabwe Conservation Task Force, in una petizione online al governo dicono di essere preoccupati per come gli animali sono stati "rastrellati" per l'esportazione, per le condizioni in cui sono stati tenuti prima della spedizione e per la qualità dei luoghi dove andranno a vivere. Con il rischio che finiscano, se dovessero resistere al viaggio della speranza, negli zoo o nei circhi. Secondo parecchie associazioni, tre dei quattro elefanti spediti in Cina nel 2012 sono già morti. I cuccioli vengono talvolta separati dalle loro madri. Quando succede una cosa del genere, "è come se qualcuno venisse a casa tua e rapisse tuo figlio", ha detto l'ambientalista Johnny Rodrigues. Il ministro dell'Ambiente e del Turismo in carica nello Zimbabwe, Walter Mzembi, ha spiegato l'esportazione è "non-letale" e ha lo scopo controllare la popolazione di elefanti in espansione. Siamo così sicuri?
 
GEA PRESS
16 GENNAIO 2015
Vietnam – Sequestro di tigre surgelata
Intervento, nella giornata di ieri, della polizia vietnamita che ha posto sotto sequestro una tigre congelata. L’animale è stato trovato in possesso di un presunto trafficante nella provincia di Bac Kan.
Stante quanto riportato dall’ONG ENV, che ha fornito le informazioni necessarie alla polizia, l’uomo avrebbe acquistato la tigre ad Hanoi, essendo esso stesso interessato alla lavorazione delle ossa, per rifornire la medicina tradizionale. A finire sotto sequestro anche un’arma di fuoco illegalmente detenuta.
L’ultimo intervento dell’ONG specializzata nelle protezione della natura del Vietnam, si era concretizzato il mese scorso con il sequestro di 10 tonnellate di tartarughe marine. I loro corpi erano stati ammassati in un magazzino. Si tratta, riporta ENV, del più grande sequestro di tartarughe mai avvenuto (vedi articolo GeaPress).
 
TG COM 24
16 GENNAIO 2015
India, il cane malato resta incastrato: paura contagio, i passanti lo ignorano
E' stato necessario l'intervento dei volontari di Animal Aid
Ha cercato di passare attraverso le sbarre sottili di un cancello di ferro, forse per evitare di bagnarsi con la pioggia ma è rimasto bloccato. Così per questo cagnolino indiano è stato necessario l'intervento dei volontari di Animal Aid visto che da solo, forse complice il panico, non è riuscito a liberarsi. Nessuno dei passanti gli ha dato aiuto perché erano evidenti i segni della rogna e la possibilità di essere morsi erano elevate. Il cane è stato poi portato in rifugio e dopo dodici giorni di cure è stato liberato.
FOTO E VIDEO
http://www.tgcom24.mediaset.it/animali/india-il-cane-malato-resta-incastrato-paura-contagio-i-passanti-lo-ignorano_2089867-201502a.shtml
 
NEL CUORE.ORG
16 GENNAIO 2015
RUSSIA, LA GATTA MASHA SALVA DAL FREDDO UN NEONATO ABBANDONATO
Il piccolo di due mesi e mezzo riscaldato dalla micia
Una bella miciona di Kaluga, in Russia, è diventata un'eroina. Il motivo? Ha salvato un neonato dal gelo proteggendolo con il proprio corpo. Masha, gatta randagia chiamata così dagli inquilini del palazzo in cui si ferma molto spesso, una notte di alcuni giorni fa ha trovato un bambino davanti al portone d'ingresso, dentro una scatola. Forse abbandonato da genitori che non potevano tenerlo, pensando che qualcuno del condominio avrebbe potuto aiutarlo. Fortuna ha voluto che di lì passasse proprio Masha. La micia, non appena ha visto il piccolo, si è intrufolata nella scatola, coprendolo e scaldandolo con il proprio folto pelo, riporta "La Stampa".
Una donna che vive nel palazzo ha poi sentito degli strani rumori ed è scesa a vedere che cosa stesse accadendo. All'inizio Nadezhda Makhovikova ha pensato che si trattasse solo di Masha. "Poi, quando sono scesa, ho visto che si trattava di un bambino che stava piangendo", ha raccontato alla tv russa.
Dal verbale della polizia si è saputo che il bimbo era stato abbandonato con un ciuccio, un biberon e dei vestiti di lana. Indossava un cappellino, anche se difficilmente avrebbe potuto farcela da solo. Basta solo immaginare un'intera notte passata al freddo dell'inverno russo. Subito dopo il ritrovamento, comunque, gli abitanti del condominio hanno chiamato l'ambulanza che ha portato il neonato in un ospedale della zona per le cure. Masha, proprio come una mamma affettuosa e apprensiva, sarebbe voluta pure salire sull'ambulanza per accompagnare il bambino. "Era così preoccupata di dove lo stavamo portando – ha dichiarato il paramedico Vera Ivanina a Ren Tv –. Ha iniziato a correre dietro di noi".
Secondo i dottori che lo hanno visitato, il piccolo ha circa due mesi e mezzo. E' stato ben nutrito, pulito e vestito e non mostra segni di violenza o abuso, se si eccettua l'abbandono.
Quando crescerà, il neonato - siamo certi - avrà un gatto o più di uno a casa. Troppo facile il perché: ricorderà che la bella miciona Masha l'ha salvato da morte certa con vero istinto materno.
 
HUFFINGTON POST
17 GENNAIO 2015
Questo gatto ha salvato un neonato dal congelamento. Ora in Russia è un eroe (VIDEO)
Si chiama Masha, è una gatta dal pelo lungo e nei giorni scorsi è diventata la protagonista di una storia davvero eccezionale.
Mentre vagava lungo le strade ghiacciate di Obninsk (Russia), ha trovato una scatola di cartone che conteneva un bambino di appena 3 mesi, abbandonato. Così ha deciso di accoccolarsi sopra il neonato per scaldarlo e allo stesso tempo ha cominciato a miagolare con insistenza per attirare l'attenzione finché una passante si è avvicinata e ha chiamato i soccorsi.
Ora il bambino è ricoverato nell'ospedale della città ma sta bene. "È rimasto all'apertura con temperature sotto lo zero per qualche ora, fortunatamente è stato salvato", dicono le autorità sanitarie.
Irna Lavora, la donna che occasionalmente dà cibo e ospitalità alla gatta randagia, giura che Masha ha tentato di seguire l'ambulanza. Poi è tornata sul luogo dello scatolone e per qualche tempo non si è allontanata: "Come se stesse aspettando che le riportassero il bambino".
VIDEO
http://www.huffingtonpost.it/2015/01/17/gatto-salvato-neonato_n_6492222.html
 
LA ZAMPA.IT
16 GENNAIO 2015
New York verso il divieto al declawing dei gatti
Una rappresentante democratica ha presentato una proposta per rendere illegale l’estirpazione delle unghie ai felini, salvo in caso di tumore o altri rari casi
Fulvio Cerutti
Lo stato di New York potrebbe dire basta al “declawing”, la pratica che prevede l’estirpazione delle unghie ai gatti. Negli Stati Uniti è, infatti, un’operazione legale, spesso eseguita, insieme alla sterilizzazione, dai veterinari sotto anestesia: le falangi delle zampe anteriori del micio vengono amputate, ma spesso vengono operate anche quelle posteriori. 
A guidare la campagna anti-declawing nello stato della “Grande Mela” è la rappresentante democratica Linda Rosenthal: «È come se ci rimuovessero la prima nocca. I gatti sono nati con gli artigli e sono pensati per utilizzare gli artigli. È una crudeltà rimuoverli solo per comodità umana e per proteggere l’arredamento» 
La donna, supportata dall’associazione animalista Humane Society e Paw Project, è determinata a rendere la pratica illegale, salvo per alcuni casi particolari, come la presenza di un tumore o altre particolari esigenze mediche. Non certo per evitare che rovinino divani, tende o mobilio vario. 
La proposta per ora non è stata presentata al Senato, ma secondo molti potrebbe avere ottime probabilità di essere approvata e tramutata in legge. A favore di Linda Rosenthal giocano anche illustri precedenti, con vittorie importanti nella difesa dei diritti animali, tra cui il divieto di tatuaggi e piercing sui quattrozampe di casa.
 
GEA PRESS
16 GENNAIO 2015
Il Film “Virunga” nelle nomination agli Oscar. La soddisfazione del WWF
La casa di produzione è quella di Leonardo DiCaprio
Per il WWF è un film shock. Si tratta del documentario VIRUNGA,  girato nell’omonimo Parco Nazionale africano considerato Patrimonio dell’UNESCO, che è entrato nella lista delle nomination degli Oscar 2015, categoria documentari.
Un annuncio appena giunto da Hollywood e che viene così commentato da Isabella Pratesi, direttore conservazione Internazionale del WWF Italia:  “Il felice abbinamento tra la distribuzione di Virunga sulla piattaforma streaming Netflix, sostenuta anche dalla casa  di produzione di Leonardo di Caprio, e questa nomination per gli Oscar 2015 darà un impulso formidabile alla diffusione globale del messaggio cuore del documentario, ovvero, l’importanza di difendere un patrimonio unico dove si combatte quotidianamente una lotta per la tutela della biodiversità.  Il racconto epico delle guardie del Parco del Virunga contro chi cerca di distruggere  un habitat delicatissimo per accaparrarsi le tante risorse naturali lì presenti lascerà il segno a chi guarderà il film , contribuendo così ad aumentare la coscienza collettiva verso uno dei patrimoni dell’umanità, coinvolgendoci nella sfida di coloro che lo difendono anche a costo della propria vita. Il film è girato in un territorio dilaniato da violenze e da guerre , pressato da comunità di disperati, trafitto e sfruttato fino all’inverosimile dai signori delle armi, consumato da bisogni del mondo intero che saccheggia oro, coltan, diamanti e, non ultimo, petrolio. Negli ultimi 30 anni il parco ha perso, uccisi dai conflitti o dai bracconieri, ben 150 dipendenti, come abbiamo denunciato nella nostra campagna Crimini di natura .  Oltre al bracconaggio di specie simbolo, come i gorilla, i criminali della natura  disboscano illegalmente le preziose foreste per produrre  carbone di legna da contrabbandare in cambio di armi e munizioni”.
Il WWF a fine maggio 2014 aveva preso parte, insieme al regista Orlando Von Einsiedel, alla presentazione di Virunga nella serata di apertura del Festival CinemAmbiente di Torino, la Rassegna che dal 1998 presenta i migliori film ambientali.   Il film/documentario racconta la storia dei ranger del Parco Virunga e del loro direttore, il belga Emmanuel de Merode, ferito nell’aprile dello scorso anno durante un agguato nel cuore del Parco, tutti  uniti per difendere quell’area dagli interessi degli speculatori in uno scenario di conflitti e di instabilità politica.
Il Parco Virunga, creato nel 1925, è il più antico parco africano ed è anche patrimonio dell’UNESCO. Specie rarissime e preziose, come l’okapi o il gorilla di montagna, ancora vivono in quest’area ancora ricchissima di foreste nonostante siano trascorsi 20 anni di conflitti tra le popolazioni. I 200 esemplari dei circa 800 Gorilla di montagna ancora superstiti in tutta l’Africa vivono nel Virunga.
 
LA ZAMPA.IT
16 GENNAIO 2015
“I maiali provano sentimenti, sono empatici ”
Una ricerca di studiosi olandesi dimostra come i suini “condividono emozioni”, come stress e felicità, con i loro simili
Fulvio Cerutti
Che i maiali siano animali molto intelligenti ormai è un fatto risaputo e dimostrato. Ora una ricerca olandese ne ha “scoperto” la capacità di provare empatia: secondo uno studio condotto dall’università di Wageningen i suini sarebbero infatti capaci di condividere stress e felicità con i loro simili. Risultati particolarmente importanti per chi da anni combatte sia le condizioni in cui vengono allevati, sia la morte a cui vengono sottoposti. Secondo quanto riporta il Scientific American, per raggiungere questi risultati i maiali sono stati divisi in 16 gruppi da sei esemplari ciascuno. Alcuni di questi sono stati “addestrati” ad associare alcune situazioni felici o stressanti con una determinata musica: le note di Bach nel caso venissero “premiati” con giacigli comodi e puliti, con cioccolato e uvetta; una marcia militare se posti in isolamento sociale e in spazi angusti. Test ripetuti più volte fino a determinare comportamenti preventivi alla sola emissione della musica: i suini addestrati a cui veniva proposta la musica di Bach iniziavano a mostrare comportamenti di “felicità” (comportamenti giocosi, dimenando la coda e emettendo suoni con la bocca); se invece veniva suonata la marcia militare, i suini iniziavano a temerne le conseguenze, mostrando chiari segnali di stress (sempre in piedi, con le orecchie all’indietro e perdite di urina e feci). 
A questi suini sono stati poi affiancati altri esemplari “non addestrati” per controllarne il comportamento al suono della musica: mentre prima il maiale “non addestrato” non aveva alcuna emozione ai due diversi suoni musicali, una volta affiancato a un suo simile, ne assumeva e condivideva i comportamenti. Se veniva diffusa la marcia militare e i maiali addestrati iniziavano a essere “timorosi e stressati”, anche i suini “non addestrati” iniziavano a tirare indietro le orecchie e a essere preoccupati per qualcosa a cui non erano preparati e non conoscevano. Al contrario “condividevano emotivamente” la felicità dei “maiali addestrati” al diffondersi delle note di Bach. Un esperimento che a qualcuno potrà sembrare un po’ crudele, perché li ha sottoposti a situazioni di stress. Ma nulla in confronto, secondo quanto emerso da questo studio, possono provare i maiali quando vengono separati fra di loro, costretti a vivere in spazi angusti e vivendo l’attesa delle operazioni di macello. 
 
LA ZAMPA.IT
17 GENNAIO 2015
Ruba maiale, lo uccide e si fa una foto con l’animale. Arrestato un pregiudicato
Grazie allo scatto i carabinieri hanno identificato l’uomo che aveva anche violato gli obblighi di sorveglianza speciale
 
Sardegna - Ha rubato un maiale e, dopo averlo ucciso, si è fatto fotografare vicino all’animale morto, sanguinante. Un gesto che è costato caro a un pregiudicato di Narcao, nel Sulcis, Stefano Tocco, 35 anni, arrestato dai carabinieri per aver violato gli obblighi di sorveglianza speciale e indagato per il furto del maiale e di tre conigli. L’episodio è avvenuto il 6 gennaio scorso a Narcao. L’uomo ha rubato gli animali che si trovavano in località Is Moccis. Il maiale è stato ucciso sul posto e il 35enne si è scattato la foto per immortalare il momento. Una prova schiacciante per i carabinieri che, ricevuta la denuncia di furto, hanno avviato le indagini e subito individuato l’uomo. Tocco è stato condannato a 8 mesi, con la condizionale per la violazione, mentre per il furto ha chiesto di essere giudicato con il rito ordinario, a data da stabilire.
 
LA STAMPA
17 GENNAIO 2015
Cibo avvelenato in strada: “Muoiono cani e uccelli”
Allarme a Vaprio d’Agogna (NO), lanciato l’appello al sindaco

Marcello Giordani
Piatti di polenta avvelenata lungo le strade del paese e i viottoli di campagna: a farne le spese sono cani, fagiani, lepri, uccelli di ogni specie. 
La denuncia è di Tiziano Palmini, tabaccaio-edicolante a Vaprio, che chiede l’intervento di Comune e Provincia.  
«Sta accadendo un fatto increscioso, che potrebbe avere conseguenze drammatiche. In paese, e non parliamo poi delle stradine di campagna, vengono esposti piatti di plastica o contenitori, anche sacchi neri, con sopra delle fette di polenta. Sono particolarmente invitanti per gli animali, peccato che la polenta sia avvelenata, probabilmente con sostanze che vengono usate per la derattizzazione. Muoiono i cani che mangiano questa polenta, e gli uccelli».
Le vittime  
Palmini sgombra il campo da ogni «leggenda metropolitana», e mostra subito i piattini incriminati: «Eccoli qua - dice facendoli vedere - basta fare un giro per il paese e se ne trovano in quantità. E’ morto il cane di un mio vicino di casa e stanno morendo tanti uccelli, ma se per disgrazia un bambino toccasse questa sostanza, cosa capiterebbe?» Tra le vittime ci sono anche i gufi: a Vaprio c’è una colonia particolarmente numerosa e alcuni sono stati trovati morti vicino a residui di cibo. 
Raccolti i campioni  
Il sindaco Guido Botticelli ha già incaricato i vigili urbani per la raccolta dei campioni e l’invio all’Asl. «Ho provveduto anche alla segnalazione all’autorità provinciale - aggiunge il sindaco - perché vengano presi tutti i provvedimenti del caso, per la tutela della salute pubblica».
 
MESSAGGERO VENETO
17 GENNAIO 2015
Mucche lasciate libere, due avvelenate
Mentre è stato rinviato il processo al proprietario per malgoverno degli animali, c’è chi è passato alle vie di fatto
MEDUNO (Prodenone). Ancora un rinvio da parte del tribunale sul caso del medunese Guglielmo Del Din, noto per avere fatto pascolare, in più occasioni, le proprie mucche in fondi agricoli altrui e lungo le strade del paese, e intanto due capi del suo allevamento sono stati avvelenati. Nell’udienza di ieri, si è stabilito uno slittamento al 6 marzo.
Nove le persone interrogate. Prossimamente ne saranno ascoltate altre 21. I numerosi procedimenti a carico del medunese sono legati sempre e soltanto a un unico reato. Sono decine le denunce a piede libero e le conseguenti contravvenzioni per violazione delle norme del Codice della strada (malgoverno di animali).
Ma questo non basta a fare cambiare abitudini all’allevatore. Il paese è esasperato da una situazione che si protrae da anni e non trova soluzione: le persone coinvolte nei processi, in particolare i residenti in borgo Del Bianco (una trentina), rinnovano l’appello ad autorità giudiziaria e Azienda sanitaria affinché sul caso si metta la parola fine.
«Se lasciamo le porte di casa aperte, corriamo il rischio che le mucche entrino – hanno ricordato –, in quanto i bovini si avvicinano alle abitazioni in cerca di cibo. Hanno devastato orti, vigneti e terreni e danneggiato recinzioni». Nonostante gli sforzi profusi dagli amministratori pubblici e dai carabinieri e sebbene ci sia un provvedimento del tribunale, che ha disposto il sequestro della dozzina di capi, i bovini di Del Din continuano a pascolare in libertà. «Speriamo che a marzo il giudice si pronunci – hanno dichiarato i medunesi –. Un altro rinvio non è pensabile: siamo esasperati e la situazione è insostenibile. In ballo c’è anche la sicurezza di residenti e utenti della strada. E’ venuto il momento di chiudere la vertenza».
L’allevamento del medunese era stato sottoposto a sequestro preventivo a marzo 2013, bloccando ogni spostamento dei bovini sino a nuovo ordine del tribunale. L’uomo era stato nominato custode giudiziale della dozzina di capi di proprietà, rispondendo in prima persona in caso di inosservanza del provvedimento.
Da allora, sono fioccate le denunce per violazione della disposizione. Tra le ultime segnalazioni, quelle dello scorso autunno, in borgo Del Bianco, dove le mucche hanno distrutto vasi di fiori e devastato terreni, e una dello scorso aprile, quando un bovino brucava l’erba in aiuola spartitraffico con tanto di carretto legato al collo, nella frazione medunese di Ciago, costringendo gli automobilisti a compiere pericolose manovre per evitarla.
 
IL GAZZETTINO
17 GENNAIO 2015
Cani rapiti dai giardini, già tre casi in pochi giorni: è psicosi
Johnny Lazzarotto 
MOLVENA (VI) - Cani che scompaiono in maniera improvvisa, e a Molvena scatta l’allarme. E’stata la sezione bassanese della Lega in Difesa del Cane a segnalare quanto accaduto nei giorni scorsi nel comune vicentino dove in poche ore tre cani di piccola taglia sono scomparsi nel nulla.
Tutti e tre si trovavano all’interno dei rispettivi giardini in pieno giorno, ma quando i proprietari sono usciti per chiamarli, o sono rientrati dal lavoro aspettandosi di ricevere la classica e scodinzolante accoglienza del loro amico a quattro zampe hanno avuto l’amara e triste sorpresa.
Dei cani non v’era più traccia e immediate, dopo il ripetersi di segnalazioni da parte dei residenti, sono scattate anche le chiamate ai Carabinieri che si sono recati sul posto per un primo sopralluogo e per ascoltare le testimonianze dei residenti. Fondamentale ora potrebbe essere il supporto fornito dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza sparse sul territorio comunale, sia private che pubbliche.
E sono le stesse forze dell’ordine a chiedere ai residenti di tenere gli occhi aperti e di segnalare eventuali auto sospette, annotando i numeri di targa e contattando immediatamente i numeri di riferimento delle forze dell’ordine. L’allarme è stato esteso a tutta l’area del marosticense, molti proprietari di cani nel frattempo hanno deciso di tenere gli animali in casa anziché lasciarli liberi nei giardini. Una prima, ma inevitabile conseguenza per provare ad arginare un fenomeno che inizia a far paura.
 
GREEN ME
17 GENNAIO 2015
Cosa si nasconde dietro il traffico di cani e gatti?Quali conseguenze potrebbe comportare
Da fine dicembre è in vigore un nuovo Regolamento sulla mobilizzazione a fine non commerciale di animali da compagnia, abrogando quello esistente dal 2003; a riguardo sono scaturite una serie di polemiche in quanto tale deroga potrebbe comportare l'insorgenza di rischi sia per la salute degli animali stessi e che per la sanità pubblica. Vediamo come. Molto spesso i cuccioli che vengono adottati arrivano dai paesi dell'Est, nascondendo spesso persino un traffico illegale. In tali paesi è molto diffusa la Rabbia, malattia molto grave e possibile causa di zoonosi (trasmissibile cioè anche all'uomo). Finora gli animali introdotti nel nostro Paese dovevano avere almeno 3 mesi di età ed essere adeguatamente sottoposti ad un protocollo vaccinale completo contro tale patologia. Con tale deroga invece non sarà necessario che abbiano almeno 12 settimane di vita: basterà che il proprietario fornisca una dichiarazione firmata attestante che il cane non sia venuto a contatto con animali selvatici recettivi alla rabbia. Ma l'unica arma efficace per impedire la diffusione di tale malattia con la movimentazione di animali è la vaccinazione, quindi è importante la vaccinazione dei cuccioli con un'età anche inferiore ai tre mesi se questo è ammesso nel paese d'origine, oppure che essi siano accompagnati dalla madre regolarmente vaccinata contro la rabbia. Bisogna tenere in considerazione anche che l'approvazione di tale deroga, oltre a rappresentare un rischio per la salute pubblica, rappresenta anche una fornte di costi legati a controlli e vaccinazioni post-introduzione di animali a persone entrate in contatto con animali dei quali si ignora lo stato sanitario di provenienza; altri costi sarebbere legati anche a eventuale contenimento o eradicazione della malattia.
Ma esiste un altro enorme rischio legato all'introduzioni di cuccioli sotto i tre mesi di età, conseguenze sul benessere stesso dell'animale (tenete presente anche il forte stress e relativo trauma legato al trasporto, soprattutto se esso avviene nelle peggiori condizioni, come troppo spesso avviene), oltre a problemi comportamentali dovuti ad un allontanamento troppo precoce dalla madre e dal resto della cucciolata.
Il cane domestico forma le basi del proprio repertorio comportamentale durante le così dette “fasi sensibili” che vanno dalla nascita alla 12-14esima settimana di età: durante tale periodo  famigliarizzano con la madre e i fratelli, con le persone e l'ambiente circostante, imparano a riconoscere gli altri cani come loro cospecifici e i segnali posturali di comunicazione, e ad inibire/regolare la forza del morso. Durante tale primo periodo della loro vita, i cuccioli conoscono il sentimento della paura; diventa quindi fondamentale che in tale fase entrino in contatto con la maggior parte di stimoli e conosca la realtà nella quale si troverà a vivere da adulto. Se tutto questo non avviene correttamente molto probabilmente si svilupperanno in futuro reazioni di ansia e paura, oltre che aggressività nei confronti di tutto ciò che essi non riconoscono come “normali”. Tali sentimenti potrebbero essere rivolti verso cose/rumori/cospecifici/eterospecifici/persone. Tenete in considerazione che i problemi comportamentali possono essere motivo di allontanamento/abbandono/addattimento degli animali, soprattutto l'aggressività. A tutto questo si può aggiungere anche lo stress legato al trasporto che, come abbiamo già detto, avviene spesso durante queste “fasi sensibili”.
 
LA PROVINCIA DI BIELLA
17 GENNAIO 2015
Salvato un gattino gettato nella spazzatura. Si chiamerà Charlie
Era stato chiuso in una borsa di nylon e buttato nella campana del vetro
Prov. Di Biella. Il lamento che proveniva dall’interno di una campana per la raccolta del vetro era di un gattino, chiuso all’interno di una borsa di nylon e gettato crudelmente all’interno del contenitore.
E' successo nella notte fra sabato e domenica scorsa a Valdengo. Alcuni residenti hanno sentito il miagolio e, nel tentativo di tirarlo fuori, sono riusciti a strappare la busta di nylon, ma non a estrarlo: le bottiglie facevano scivolare la bestiola ogni volta. La mattina seguente un dipendente del Comune, ha aperto la campana e liberato il gattino, dopo oltre 8 ore di agonia. Ora il micio, di soli quattro mesi, sta bene ed è stato adottato da una famiglia che, visti i gravi fatti avvenuti pochi giorni prima, ha deciso di chiamarlo Charlie.
 
CORRIERE ADRIATICO
17 GENNAIO 2015
Ruba e abbandona il cane
azzannato dal suo animale
PORTO RECANATI (Macerata) - Il suo cane aveva azzannato un povero spinone a Porto Recanati. Lui ruba il quattro zampe ferito e lo abbandona nei pressi del fiume Potenza. Ma i carabinieri, proprio nel giorno di Sant'Antonio protettore degli animali, rendono giustizia al meticcio ferito e denunciano l'uomo che si era reso responsabile di furto e maltrattamento. I fatti risalgono allo scorso 5 dicembre, quando una donna si era vista azzannare il meticcio da un altro cane. Questo era a spasso con l'uomo che è stato denunciato, un 52enne del posto. Per non farsi scoprire l'uomo aveva rubato il cane, che in seguito all'aggressione aveva riportato brutte ferite, e lo aveva poi abbandonato su una di quelle isolette che si formano nei pressi della foce del fiume. Era lì che alcuni cittadini lo avevano notato, dopo un giorno di ricerche. Ferito e disidratato. Per fortuna ora sta bene e il suo aguzzino è stato denunciato per furto aggravato e maltrattamento di animali.
 
GEA PRESS
17 GENNAIO 2015
Vicenza – Con il cellulare ad uccidere fringuelli. Intervento della Polizia Provinciale
 
I fatti sono avvenuti nello spartiacque tra le vallate dell’ Agno e del Chiampo, in  provincia di Vicenza. Una zona interessata da un notevole flusso di fauna migratoria oltre che ad un’alta densità venatoria divenuta ancora una volta oggetto di intervento da parte della Polizia Provinciale di Vicenza.
Ad insospettire gli Agenti sono state alcune fucilate di un’arma di piccolo calibro; immediatamente dopo l’insolito richiamo dei lucherini e dei fringuelli, ripetuto e continuo. L’area di provenienza era un crinale, ovvero una trappola perfetta per i piccoli uccelli ancorchè attirati dalle “lusinghe” di un improbabile canto che, con tutta probabilità, avrebbe indirizzato a tiro di fucile.
Questo è quello che di fatto hanno scoperto gli Agenti, sorprendendo un cacciatore che utilizzava come richiamo per i lucherini un fono fill di ultima generazione. Il marchingegno era nascosto a terra, ma il cacciatore, munito di telecomando e con l’ausilio di un cellulare, riproduceva il richiamo dei fringuelli.
I richiami acustici, ricordano gli inquirenti, sono strumenti di caccia vietati dalla legge.
Sotto alle foglie secche, a pochi metri dalla postazione, la Polizia Provinciale ha rinvneuto gli uccelli abbattuti; si trattava di quattro fringuelli e una peppola. Tutti i mezzi utilizzati e la fauna sono stati sottoposti a sequestro penale, spetterà poi all’Autorità Giudiziaria emettere i relativi provvedimenti di confisca di quanto utilizzato per la commissione dei reati previsti dalla Legge 157 /1992.
 
TODAY
17 GENNAIO 2015
Green Hill e sperimentazione sui cani: arriva la sentenza
Il processo sui cani dell'azienda Green Hill utilizzati per le sperimentazioni scientifiche ha scosso gli animi. Ma cosa è emerso dal processo?
Molti avranno sentito parlare del processo a Green Hill, l'azienda che utilizza cani per la sperimentazione animale. Si sono sentite dire tante cose riguardo le condizioni degli animali all'interno, ma erano soprattutto pareri di persone esterne, spesso poco informate. Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.
Cosa dicono, intanto, i capi d'accusa?
Gli imputati sono accusati di alcuni reati, come il fatto che 2639 cani siano stati sottoposti a “comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche” (art. 544 ter codice penale) e che 54 soggetti siano stati soppressi senza giustificazione (art. 544 bis).
Ma sul caso si è sentito di tutto: da corde vocali tagliate ad animali in condizioni pessime, fino all'utilizzo di beagle per testare cosmetici. Tutte notizie false.
Come viene spiegato attentamente dall'associazione Pro-Test Italia, l'impianto accusatorio contro l'azienda era molto debole e gli accertamenti durante il sequestro dei cani, punti cardine dell'accusa, sono stati molto approssimativi.
Ad esempio era stato segnalato il sovraffollamento dei cani, ma senza aver pesato gli animali (per la normativa il peso è determinante) e temperatura e umidità anomali, nonostante vi fosse un sistema di ricambio d'aria apposito opportunamente monitorato dal sistema interno dell'azienda (le anomalie erano solo dei limitati picchi di temperatura). Anche illuminazione e nutrizione, nonostante le accuse, si sono rilevate adeguate e secondo gli standard, mentre i comportamenti timorosi dei cani segnalati riguardavano un unico soggetto su circa 2000 (può capitare e non si può certo considerare maltrattamento). Addirittura l'accusa ha parlato di eccessiva rumorosità dell'ambiente: non per la presenza dei macchinari, ma per il semplice abbaiare dei cani, come se questo non avvenisse in qualsiasi allevamento di cani.
E le soppressioni? 54 su un totale di 66 sono state contestate come non necessarie, purtroppo però senza aver visionato le carcasse: sono state consultate solo alcune schede degli animali, senza prendere in considerazioni le schede "trattamento", molto più specifiche.
In generale l'impianto di accusa si basa su indagine e tesi molto approssimative, che si scontrano con una serie di buone prassi tenute dall'azienda (come la socializzazione dei cuccioli, gli arricchimenti ambientali e la pulizia degli ambienti) e confermate in quasi tutte le ispezioni che sono avvenute negli ultimi anni.
La sentenza sarà il 23 Gennaio e renderà ancora più aspre le polemiche. Speriamo che si sia fatta però un po' di chiarezza su cosa veramente è stato contestato all'azienda e cosa è invece pura fantasia o voce di corridoio.
 
IL TIRRENO
17 GENNAIO 2015
Il parroco invita in chiesa cani, gatti e tartarughe per benedirli
Nel giorno di sant'Antonio patrono degli animali, nella chiesa di Banditella il prete invita i fedeli a portare in chiesa i loro animali domestici per la benedizione davanti all'altare.
LIVORNO. La chiesa di Santa Lucia a Banditella-Antignano è in una realtà pienamente urbana eppure da anni tiene viva una tradizione assai radicata nella cultura rurale com’è la benedizione degli animali nel giorno di sant'Antonio. In questo caso, però, anziché di mucche e cavalli si tratta degli animali domestici presenti in tante famiglie. Stavolta qualche gatto e una tartarughina ma soprattutto cani, che con il loro guaire e il loro abbaiare hanno contrappuntato la preghiera “benedizionale” del parroco don Piotr Kownacki.
Dopo aver pregato Dio perché stenda la sua mano perché “questi animali ci siano di aiuto e sollievo nelle nostre necessità” (e “in un armonioso rapporto con la creazione, impariamo a servire e amare te sopra ogni cosa”),  il prete ha invitato i fedeli e i loro piccoli amici animali a passare davanti all’altare per la benedizione.
Nella tradizione della devozione popolare cristiana sant'Antonio è patrono degli animali al pari di san Francesco d'Assisi. Poi ci sono santi specifici come santa Gertrude di Nivelles nelle vesti di patrona dei gatti, san Rocco come patrono dei cani e san Marcello come patrono dei cavalli E' da segnalare che domenica 18 il Comune di Fauglia patrocina una iniziativa che prevede la benedizione degli animali a Villa Conti (via Pontita 8, sito web www.villaconti.it): alle ore 11,45 per i più piccoli giro su pony all'interno del parco della villa e vin brulé per tutti, alle ore 13,35 il parroco don Roberto benedice gli animali.
VIDEO
http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2015/01/17/news/fido-entra-in-chiesa-e-il-parroco-lo-benedice-1.10686292
 
IL CITTADINO
17 GENNAIO 2015
Mori: “Ma gli animali valgono più degli uomini?”
ASCIANO (SI). Problema lupo, per molti lo è per altri solo un motivo per raggranellare soldi. Veniamo ai fatti; già alla fine degli anni novanta la presenza del lupo si presentava come una situazione da affrontare, ma la cecità degli amministratori, o forse meglio dire l’incapacità dei medesimi, impedì di affrontare quest’argomento con le dovute attenzioni, così arriviamo a oggi quando la situazione è davvero precipitata e ora?
Ora possiamo solo assistere alle continue stragi di ovini, agli attacchi sui suini allo stato brado, addirittura ci sono stati attacchi agli animali vaccini e dulcis in fundo attacchi alle persone fisiche, ma tutti tranquilli, perché la regione Toscana, insieme all’UPI (associazione delle provincie d’Italia), insieme all’ANCI (associazione nazionale dei comuni d’Italia) insieme a quasi tutte le associazioni animaliste e ambientaliste, ha deciso che il lupo deve essere salvaguardato perché lo prevede la comunità europea, che i cani inselvatichiti dovranno essere catturati e sterilizzati, e scusate se a questo punto mi viene da sorridere perché il come non è scritto. Ma ancora di più m’indigno, pensare che mentre gli agricoltori, in assoluta buona fede, con un carico di buon senso che da tempo dovrebbero aver perso, si impegnano in discussioni, anche a mezzo stampa, per far valere le proprie ragioni, le associazioni alle quali appartengono, leggi Coldiretti, Cia e Confagricoltura, sottoscrivono un documento, nel quale si pensa a spendere soldi senza soluzioni in materia ma solo per la ricerca di non sappiamo cosa.
Almeno secondo questi soggetti, il lupo deve essere assolutamente salvaguardato, e se un giorno si avvicineranno troppo a un agriturismo, magari facendo del male a un bambino? E se un giorno attaccheranno un ignaro cercatore di funghi? A un cacciatore, almeno nella nostra provincia, è già accaduto, fortuna che era scaltro, giovane e in buone condizioni fisiche.
Non ci siamo, mi pare proprio che si possa dire di aver perso la logica delle cose, il lupo, negli anni passati era quasi sparito perché l’uomo si era difeso, perché aveva semplicemente curato i propri interessi, perché voleva poter vivere del proprio lavoro, e ora, di sicuro valgono più gli animali degli uomini, i cinghiali e i caprioli creano danni impossibili da sostenere, i lupi insieme agli ibridi e i cani inselvatichiti uccidono il bestiame che secondo questi signori, titolati a curare i nostri interessi, ha meno valore dei predatori.
La regione Toscana ha messo a disposizione, aggiungo io se li avrà, quattromilioni nel triennio duemilaquattordici duemilasedici, per interventi d’informazione sulla biodiversità, per accrescere la conoscenza, per azioni di lotta al randagismo,per misure dedicate alla tutela del canis lupus ( lupo), per gli strumenti di programmazione, e per i pastori? per gli allevatori di suini ? Per gli allevatori di bestiame in genere? A quelli, forse ci penserà la provvidenza.
Una considerazione conclusiva mi pare d’obbligo, l’uomo, con il sudore del suo lavoro, con il suo impegno quotidiano, e soprattutto a tutela della sua incolumità, ha la necessità di arrivare per primo nella considerazione degli altri uomini, soprattutto tra quelli che governano
Drinn è il suono della sveglia, l’agricoltura è rimasta forse l’unica risorsa reale dei nostri territori, ed essa per prima deve essere tutelata, e se non ci riusciamo con le buone, adottiamo misure drastiche, che non si chiamano recinti, dentro a questi mettiamoci pure gli animali da salvaguardare, ma salviamo le nostre tradizioni fatte di buon grano, di buona carne, di buon latte, di buon vino, di buon formaggio e di buoni salumi, se questo non può essere a causa degli animali selvatici essi dovranno per forza essere considerati nocivi, e allora vanno trattati come i malavitosi che vengono arrestati e isolati dal resto della società, accettereste voi che vi rubassero il conto in banca? Perché lo devono accettare gli agricoltori?
Massimo Mori
 
ANSA
17 GENNAIO 2015
Addio alla vecchia fattoria, 2 milioni di animali scomparsi
130 razze di allevamento in estinzione tra mucche, maiali, pecore e capre dall'inizio della crisi
Addio alla 'vecchia fattoria' in Italia dove sono scomparsi oltre 2 milioni di mucche, maiali, pecore e capre dall'inizio della crisi. E' la Coldiretti a lanciare l'allarme in occasione della festa di Sant'Antonio Abate, protettore degli animali e patrono di tutti gli allevatori, con migliaia di allevatori provenienti da tutta Italia che si sono dati appuntamento in San Pietro per partecipare alla Messa celebrata dal Cardinale Angelo Comastri e visitare la fattoria a cielo aperto allestita davanti al colonnato del Bernini dall'Associazione italiana allevatori (AIA).
Stalle, pollai e ovili si sono svuotati dal 2008 - sottolinea Coldiretti - con la Fattoria Italia che ha perso, solo tra gli animali piu' grandi, circa un milione di pecore, agnelli e capre, 800mila maiali e 250mila bovini e bufale. Un crollo che - continua Coldiretti - rischia di compromettere anche la straordinaria biodiversità degli allevamenti italiani dove sono minacciate di estinzione ben 130 razze allevate tra le quali 38 di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini. La scomparsa della Fattoria Italia - conclude Coldiretti - fa "inoltre aumentare la dipendenza dall'estero che ha già raggiunto livelli preoccupanti: l'Italia importa il 42 per cento del latte che consuma, il 40 per cento della carne di maiale e bovina, il 30 per cento di quella ovicaprina e il 10 per cento della carne coniglio".
 
LA ZAMPA.IT
17 GENNAIO 2015
Dromedario veglia la tomba del proprietario defunto, il video diventa virale sul web
Da una settimana l’animale resta accovacciato accanto al luogo di sepoltura in un villaggio yemenita, rifiutandosi di lasciare il luogo.
Da quando è morto il suo proprietario, non ha abbandonato la sua tomba. Si direbbe che il protagonista di questa storia è un cane fedele, ma questa volta si tratta invece di un dromedario. Da una settimana circa, e per l’esattezza dal giorno in cui il suo proprietario è stato inumato, l’animale resta accovacciato accanto alla tomba in un villaggio yemenita, rifiutandosi di lasciare il luogo. E il video che riprende la scena, pubblicato sul web, è diventato virale. Ne parla il sito di notizie yemenita “Moraqboon Press”, il quale spiega che i parenti del defunto, di nome Ali Huseyn al-Nana, riescono solo dopo grande sforzo ad allontanare il fedele dromedario dal cimitero nelle ore notturne, ma appena spunta il giorno l’animale esce dal suo recinto e torna ad appostarsi accanto al cumulo di terra e pietre sotto cui è sepolto il padrone. «È come se il dromedario non volesse credere che il suo amico è morto e non tornerà più», ha dichiarato uno degli abitanti del villaggio di al-Dubays, nella provincia centrale di Ibb. «Da quando è morto Ali Huseyn, il dromedario non mangia e non beve più, tanto che i parenti del defunto sono costretti ad alimentarlo con la forza», ha aggiunto un altro abitante. «Ali era molto legato al dromedario, lo allevava da quando era bambino, tanto che il loro rapporto era diventato una sorta di leggenda in paese», ha concluso.  
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/01/17/multimedia/societa/lazampa/il-dromedario-veglia-la-tomba-del-proprietario-EmaBmqCKnDtymQyXPYGbuO/pagina.html
 
GEA PRESS
17 GENNAIO 2015  
Africa centrale – Sequestri di crani di gorilla e zanne di elefante
Ancora arresti in Camerun, dopo che le autorità di polizia, in collaborazione con l’ONG LAGA (Last Great Ape Organization), hanno individuato due trafficanti di teschi di grandi primati. Ad essere stati rinvenuti sono stati in tutto quattro teschi, tre di gorilla ed uno di scimpanzè.
Purtroppo, in molti paesi dell’Africa centrale ed occidentale, è ancora florido il commercio di parti di animali destinati ai collezionisti di mezzo mondo. Tali uccisioni sono spesso congiunte al prelievo del cosiddetto bushmeat, ovvero la carne di selvaggina che, una volta affumicata, serve ancora le abitudini alimentari dei luoghi.
A poco sono valsi gli appelli per il pericolo derivante dall’Ebola. Uno dei canali di contagio per l’uomo, si pensa sia dovuto proprio all’assunzione di carne contaminata ed i primati sono tra le categorie di animali maggiornemte indicate, oltre a pipistrelli ed alcune antilopi.
Nelle scorse ore un’altro importante sequestro è avvenuto nel vicino Gabon. A cooperare con le autorità di polizia sono stati gli esperti dell’ONG Conservation Giustice. A finire arrestati sono stati cinque trafficanti trovati in possesso di dieci zanne di elefante.
Secondo l’ONG, però, i cinque elefanti dai quali derivavano le zanne sequestrate, rappresentano solo una quota minimale dei pachidermi uccisi per l’avorio.
 
NEL CUORE.ORG
17 GENNAIO 2015
ISRAELE, GUARDIA ALLO ZOO DORME E TRE RINOCERONTI SCAPPANO (VIDEO)
Il direttore riesce a fermare la corsa. L'addetto licenziato
Rinoceronti in fuga da uno zoo safari in Israele. A riguadagnare la momentanea libertà sono state tre femmine, nella città centrale di Ramat Gan, che sono riuscite ad uscire da un cancello laterale del parco mentre una delle guardie si è addormentata. Gli animali - rivela la stampa britannica - sono stati ripresi dalle telecamere a circuito chiuso durante la loro corsa, inseguiti da un altro addetto del parco. I rinoceronti sono riusciti ad arrivare al parcheggio ma, avvistati da dei passanti che hanno avvisato la direzione, sono stati riportati indietro molto agevolmente dal direttore dello zoo, il quale li ha bloccati soltanto battendo le mani. La guardia dormigliona è stata licenziata.
VIDEO
http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/israele-tre-rinoceronti-in-fuga-dallo-zoo.html
 
CENTRO METEO ITALIANO
17 GENNAIO 2015
Animali in via di estinzione, 440 specie potrebbero scomparire entro il 2050
Nella lista degli animali in via di estinzione stilata dall’Università ‘La Sapienza’ di Roma e pubblicata sulla rivista ‘Conservation Letters’ compaiono anche tigri, panda e rinoceronti
Animali in via di estinzione, 440 specie potrebbero scomparire entro il 2050 – Sono 440 le specie di animali in via di estinzione che potrebbero sparire entro il 2050. La lista di questi animali a rischio è stata stilata dall’Università ‘La Sapienza’ di Roma e pubblicata sulla rivista ‘Conservation Letters’. Che ci fossero diverse specie di animali in pericolo era noto da tempo ma a stupire sono i nomi che compaiono in questo elenco. Tra gli animali più conosciuti ci sono tigri, panda e rinoceronti. Si può immaginare un Mondo senza questi animali? Sembrerebbe proprio di si, almeno stando a questa ricerca. Quale sarebbe la causa principale che potrebbe portare alla scomparsa di tali animali? Gli studiosi romani sono certi: le emissioni di CO2 rappresentano il principale fattore di rischio per tali animali. Non solo, in quanto animali come tigri, panda e rinoceronti, corrono dei rischi anche per le pratiche di deforestazione e naturalmente per il bracconaggio, sempre più diffuso. Bisogna, quindi, rassegnarsi alla scomparsa di animali del genere entro i prossimi 35 anni? No, c’è ancora speranza per questi animali, l’importante è imparare a usare modelli socio-economici alternativi, biofisici ed ecologici. Sono gli stessi ricercatori a precisare che un metodo diverso esiste evitare l’estinzione di molti animali e migliorare lo stato di conservazione della biodiversità. Certo, se vogliamo davvero salvare tutti questi animali ognuno deve mettersi del suo.
 
GEA PRESS
18 GENNAIO 2015
Borghetto S. Spirito (SV) – La colla per topi e le altre vittime. Protesta dell’ENPA

Era accaduto l’anno scorso ad una civetta a Cadibona (SV) e ad un Codirosso spazzacamino ad  Albissola Mare (SV). La prima venne liberata dopo mesi di lavaggi, mentre il secondo è ancora in cura presso la Protezione Animali a Savona; bisognerà attendere la ricrescita di piume e penne. Entrambe erano state vittime della colla per topi.
Nei giorni scorsi è stata la volta di un bellissimo pettirosso, trovato da una donna a Borghetto S. Spirito (SV) e consegnato alle cure dei volontari ENPA di Pietra Ligure. Le su condizioni, però, erano talmente gravi che è morto poco dopo.
“La colla per topi ed insetti – riporta l’ENPA di Savona – è un metodo barbaro per eliminare animali non graditi, che vi rimangono intrappolati e sono destinati a morire lentamente ed atrocemente di fame e sete. Ma la trappola, purtroppo di libera vendita, malgrado la Protezione Animali ne chieda da tempo il divieto, non uccide solo l’animale bersaglio ma innocui gechi, pipistrelli, farfalle, uccelli e qualsiasi essere vivente che abbia la sventura di venirne a contatto“.
La Protezione Animali specifica inoltre come occorrano numerosi lavaggi con solventi per liberare gli animali dalla micidiale colla, che rovina irrimediabilmente penne e piume. Occorre attenderne la ricrescita naturale, quindi mesi di calvario per il volatile e tanto tempo dei volontari.
L’ENPA rilancia i suoi appelli, ai Comuni perché vietino la vendita della colla per topi, alle drogherie e supermercati perché non la vendano, ai cittadini perché non la acquistino e non la usino; è infatti una miscela di polibutilene e poliisobutilene, la cui “scheda di sicurezza” non sarebbe tranquillizzante neppure per gli umani; esistono infatti metodi incruenti ed efficaci per tenere lontani i topi dai luoghi abitati, senza dover  condannare loro ed altri animali ad una morte atroce.
L’associazione s i dichiara stufa di dover assistere all’agonia spaventosa procurata ad animali indifesi da persone insensibili che, se verranno individuate, saranno denunciate alla Procura della Repubblica per maltrattamento di animali.
 
GEA PRESS
18 GENNAIO 2015
Malito (CS) – Arriva la cicogna, morta ammazzata da una fucilata
Grave atto di bracconaggio a Malito in provincia di Cosenza. Secondo quanto diffuso dal CIPR (Comitato Italiano per la Protezione degli Uccelli Rapaci) una Cicogna bianca sarebbe stata deliberatamente centrata da una fucilata. Costretta in terra, la Cicogna, agonizzante per le ferite subite,  si è trascinata fino all’arrivo dei soccorsi.
La Cicogna bianca, riferiscono gli esperti del CIPR, è un animale legato alla cultura ed alle tradizioni dell’uomo. Si tratta, inoltre, un selvatico protetto dalla legge, ma i bracconieri non esitano a farne oggetto continuo di caccia, a dispetto della legge, delle aree protette, del rispetto per gli animali sotto tutela.
Purtroppo il destino della Cicogna trovata ferita a Malito è stato infausto. Nonostante l’intervento chirurgico finalizzato alla ricomposizione della frattura all’arto inferiore, il povero animale è morto a causa degli oltre dieci pallini di piombo che avevano fratturato l’ala andandosi a conficcare in varie parti del corpo.
“È di anni fa ormai – ha dichiarato Mauro Tripepi, presidente del CIPR – la scoperta entusiasmante per i naturalisti che le cicogne erano tornate a nidificare in Calabria e non erano stati pochi gli appassionati, i turisti e i curiosi che si erano portati sotto il traliccio dove la cicogna aveva costruito  il nido voluminoso. E tuttavia quel via vai sotto il traliccio era segno, certo irrispettoso per la tranquillità dei volatili, di un’ammirazione per la bellezza  elegante delle cicogne, uccelli dalla grande mole, il cui piumaggio candido pennellato di nero alle estremità delle ali e della coda contrasta con l’arancione vivo del lungo becco e delle zampe“.
In Calabria la prima nidificazione accertata è del 1992, nella Piana di Sibari, seguita da altre nidificazioni negli anni successivi.
“È facile comprendere – ha aggiunto il presidente del CIPR – come l’uccisione anche di un solo esemplare sia un danno grave per la specie.  Oggi, le trasformazioni ambientali sono state spinte a tal punto che le cicogne stentano a trovare  il luogo adatto per costruire il loro nido e per riprodursi”.
Il CIPR, in merito ai fatti di Malito, ringrazia gli uomini della Polizia Provinciale di Cosenza, Ass.te Capo D’Ambrosio e Cucunato, che si sono prodigati per salvare la vita della Cicogna ed il Presidente Occhiuto della Provincia di Cosenza che ha continuano a collaborare con il Cipr nel tentativo di salvare gli animali selvatici feriti.
 
NEL CUORE.ORG
18 GENNAIO 2015
NAPOLI: APPLICATO PACEMAKER A MARIO, IL GATTO CARDIOPATICO
Operazione "senza precedenti in Europa"
Aveva una grave insufficienza cardiaca e solo l'impianto di un pacemaker avrebbe potuto salvarlo. La famiglia dove vive ha insistito e l'intervento è stato eseguito, facendo del gatto Mario - secondo la stampa - il primo felino portatore di pacemaker in Europa.
L'operazione, la prima in Italia e senza riscontri in Europa, è stata eseguita a Napoli nella clinica Salus al Vomero, dal dottor Raffaele Amalfitano, veterinario chirurgo che non ha resistito alle pressioni della famiglia del micione che ha voluto tentate il tutto per tutto pur di salvarlo."E' stato applicato un pace maker epicardico a Mario, che era in grave sofferenza ventricolare destra – spiega al "Mattino" il dottor Amalfitano, 53 anni -. Mario aveva una frequenza cardiaca bassissima, si può paragonare a venti trenta battiti umani, una forte ipertensione. Solo un intervento chirurgico poteva salvarlo. Lo abbiamo fatto perché la famiglia, che vuole restare anonima, ci ha pregato di salvarlo".Amalfitano è stato assistito da una equipe di elettrofisiologi che hanno dovuto programmare il pacemaker, utilizzando un dispositivo progettato per i bambini.
 
IL MESSAGGERO
18 GENNAIO 2015
Usa, il cane poliziotto è promosso detective: Jena è il primo quadrupede a fare carriera
Anche i cani fanno carriera. Come Jena, pastore tedesco di Escondido, California, che è stata appena promossa detective del corpo di polizia locale. Con tanto di distintivo.
Nessun cane aveva mai raggiunto una tale qualifica, ma Jena fa il cane poliziotto dal 2010 e ha anche un certo talento: in più di 90 casi ha aiutato i colleghi umani a localizzare droga e pusher vari. E adesso, potrà uscire in perlustrazione con i veri detective senza andare in pattuglia con gli altri cani.Jena ha già otto anni e la maggior parte dei suoi simili si "ritira" prima: è dura la vita dei cani poliziotto, sottoposti a estenuanti pattuglie quotidiane e pressioni varie. Ma lei era troppo brava per mandarla in pensione. La promozione è quindi stata comunicata in una nota del corpo di polizia locale. «La decisione è stata presa per mettere le capacità del cane al servizio dei detective del reparto narcotici». Forse Jena meriterebbe anche un aumento di stipendio?
 
IL MESSAGGERO
18 GENNAIO 2015
New York, all'aeroporto JFK arriva il terminal per animali: si chiamerà "The Ark"
di Di Anna Guaita
NEW YORK – Cani, gatti, uccelli, cavalli, maiali, mucche, animali esotici e da zoo: almeno due milioni di animali prendono l’aereo ogni anno negli Usa. E dalla prossima estate, quelli che partono o arrivano a New York avranno la fortuna di poter usare un nuovo terminal, comodo ed efficiente, disegnato appositamete per loro. Situato nella zona cargo dell’aeroporto, un po’ in disparte rispetto alle grandi linee aeree, il terminal prenderà il significativo nome di “The Ark”, l’Arca.
Grande oltre 160 mila metri quadrati, l’Arca comprende anche vari ettari di terra con prato e alberi. Ci sono numerosi box per cavalli, una zona svago per cani, un’area asettica per animali da allevamento e una gigantesca uccelliera per pappagalli e altri volatili. C’è anche una clinica veterinaria in servizio 24 ore su 24, e la possibilità di lasciare a pensione l’animale se il proprio volo è stato rimandato. E naturalmente vi si potranno espletare tutte le operazioni di imbarco e sbarco, e gli eventali periodi di quarantena.Il terminal è gestito da una società privata, e darà lavoro a 180 impiegati. Per i proprietari di animali che devono viaggiare in aereo la notizia è giunta molto gradita. Il numero di cani e gatti che accompagnano gli esseri umani in viaggio cresce continuamente, ma le linee aeree e gli aeroporti fanno grande fatica a mettersi al passo con questo trend. Anzi, da quando ci sono stati gli attentati del 2001, semmai il volo per gli animali è diventato anche più rischioso e faticoso, oltre che caro: ritardi e disguidi si sono moltiplicati, e l’assistenza è diminuita, nonostante il costo per il trasporto di un animale sia cresciuto enormemente.
E non ci sono solo i Fido che accompagnano i propri padroni in vacanza o che assistono umani disabili, ci sono i cani e i gatti che viaggiano per partecipare ai concorsi internazionali, i cavalli purosangue da gara e da riproduzione, vari tipi di costosi capi di animali d’allevamento, e spesso anche animali trasportati da uno zoo all’altro per prestiti o per accoppiamenti (pensate ai panda!) E’ un giro che promette di crescere, e che però è rarissimamente affrontato sia dalle linee aeree che dalle società aeroportuali. Lo sostiene anche il presidente della società che gestisce l’Arca, John Cuticelli, che ha detto alle stazioni televisive di New York che allo stato attuale «nessuno si cura dei bisogni che riguardano gli animali da compagnia, gli animali del settore sportivo e d’allevamento». Cuticelli assicura che il terminal diventerà «la pietra di paragone» per i servizi aeroportuali del futuro.
 
NEL CUORE.ORG
18 GENNAIO 2015
EUROPA: DOPO IL DECLINO, LA RISCOSSA DEI GRANDI CARNIVORI
Lupi, orsi e linci ripopolano il continente
Lupi, orsi e linci alla riscossa. I grandi carnivori, temuti e combattuti in un passato nemmeno tanto lontano, stanno riconquistando il loro spazio. A dirlo è Fabrizio Bulgarini, responsabile area biodiversità del Wwf Italia. Il lupo, ad esempio, "da appena 100 esemplari negli anni '70 è tornato oggi in molte parti del nostro Paese con oltre 1.200 esemplari", sottolinea Bulgarini sul sito dell'organizzazione ambientalista. E non solo in Italia. Il lupo torna a popolare le 'sue' aree della Germania, Spagna, Scandinavia, Balcani e Est-Europa. Diversa la storia dell'orso bruno marsicano. Che "continua a sopravvivere tra mille difficoltà, burocrazia e bracconaggio con circa 60 esemplari nell'Appennino centrale", dice Bulgarini. "Sulle Alpi ormai se ne contano altrettanti (erano rimasti in due nel 1988) dopo il successo della reintroduzione con orsi sloveni, al quale collaborò anche il Wwf, a iniziare dal 1999", aggiunge. In Europa se ne possono contare "circa 14.000 esemplari", ma "resta comunque una situazione sempre in bilico". La lince, invece, "è ancora limitata - afferma il responsabile area biodiversità del Wwf Italia - con pochi individui ad alcuni settori alpini in fase di lenta espansione dalle popolazioni trans-alpine (Svizzera, Austria e Slovenia) dove è stata reintrodotta (l'ultima era stata uccisa nel Gran Paradiso nel 1918) con individui dei Carpazi. La presenza sull'Appennino è molto controversa e plausibilmente conseguenza di introduzioni occasionali".
 
LA ZAMPA.IT
18 GENNAIO 2015
Wwf: i grandi carnivori riconquistano territorio in Europa
«Resta comunque una situazione sempre in bilico»
Lupi, orsi e linci alla riscossa. I grandi carnivori, temuti e combattuti in un passato nemmeno tanto lontano, stanno riconquistando il loro spazio. A dirlo è Fabrizio Bulgarini, responsabile area biodiversità del Wwf Italia. Il lupo, ad esempio, «da appena 100 esemplari negli anni ’70 è tornato oggi in molte parti del nostro Paese con oltre 1.200 esemplari», sottolinea Bulgarini sul sito dell’organizzazione ambientalista. E non solo in Italia. Il lupo torna a popolare le `sue´ aree della Germania, Spagna, Scandinavia, Balcani e Est-Europa. Diversa la storia dell’orso bruno marsicano. Che «continua a sopravvivere tra mille difficoltà, burocrazia e bracconaggio con circa 60 esemplari nell’Appennino centrale», dice Bulgarini. «Sulle Alpi ormai se ne contano altrettanti (erano rimasti in due nel 1988) dopo il successo della reintroduzione con orsi sloveni, al quale collaborò anche il Wwf, a iniziare dal 1999», aggiunge. In Europa se ne possono contare «circa 14.000 esemplari», ma «resta comunque una situazione sempre in bilico». La lince, invece, «è ancora limitata - afferma il responsabile area biodiversità del Wwf Italia - con pochi individui ad alcuni settori alpini in fase di lenta espansione dalle popolazioni trans-alpine (Svizzera, Austria e Slovenia) dove è stata reintrodotta (l’ultima era stata uccisa nel Gran Paradiso nel 1918) con individui dei Carpazi. La presenza sull’Appennino è molto controversa e plausibilmente conseguenza di introduzioni occasionali».  Bulgarini sottolinea, inoltre, che non si è arrestato il bracconaggio con lacci, veleno e armi da fuoco: «i predatori continuano a mietere vittime ogni anno». E fa l’esempio degli «orsi sparati e avvelenati anche nel Parco d’Abruzzo e i lupi uccisi e decapitati in Maremma». Tutti atti che definisce «barbarie», non tollerabili da un paese civile. Per questo il Wwf ha lanciato una campagna contro i crimini di natura, proponendo una modifica delle norme con inasprimento delle pene e sanzioni per chi uccide una specie particolarmente protetta della nostra fauna selvatica. 
 
GEAPRESS
19 GENNAIO 2015
Bergamo – Cervo maschio capitozzato. La Forestale: ucciso per farne trofeo
 
Un cervo maschio abbattuto e privato deel collo, per farne trofeo. Lo ha rinvenuto il Corpo Forestale dello Stato, Stazione di Almenno San Salvatore, nel corso di un  controllo del territorio in Valle Imagna. L’età del povero animale è di circa otto anni mentre il peso complessivo si stima su 150 chilogrammi.
Il fatto  è avvenuto in una zona distante dal centro abitato di S. Omobono Terme a circa 800 metri di quota in località Valsecca-Camozzo.
L’animale è stato rinvenuto parzialmente occultato al di sotto di alcune pietre. Verosimilmente, riferisce il Corpo Forestale dello Stato, è stato ucciso qualche giorno prima in modo cruento in quanto, dalla ricognizione della carcassa, è risultato che non aveva ferite di arma da fuoco sul corpo; mancava però del collo e dell’intero palco.
La Forestale ritiene che l’animale sia stato colpito nelle immediate vicinanze del luogo del ritrovamento ed a causa di difficoltà per il recupero, sia stato occultato velocemente al di sotto di alcune pietre.
Per ora è scattata la denuncia contro ignoti per uccisione di ungulato in periodo di divieto e per uccisione di animale con crudeltà in violazione della legge sulla caccia e del Codice Penale.  Secondo la Forestale, sono diversi i casi di bracconaggio scoperti in Valle Imagna nei confronti di ungulati, provenienti con tutta probabilità dalla vicina riserva di caccia Valsecca-Valcava-Pertus, imbattendosi poi in persone senza scrupoli.
 
GEA PRESS
19 GENNAIO 2015
Vicenza – Bracconiere con porto d’armi. Rete e merlo imbrigliati, nascosti nel cartone
Intervento della Polizia Provinciale
 
Ancora una volta bracconieri nella Valle dell’Agno. Un nuovo intervento degli Agenti della Polizia Provinciale di Vicenza hanno sorpreso un bracconieri intento ad esercitare l’uccellagione in una zona boschiva. A quanto sembra il soggetto si dirigeva nei luoghi partendo a piedi dalla propria abitazione.
Il soggetto,  creando un varco tra le piante, aveva teso una rete per la cattura d’uccelli lungo 6 metri e alta 2.
L’uomo, in possesso di regolare licenza di caccia, quel giorno sarebbe stato intento nel disattivare l’impianto e probabilmente per paura di essere scoperto avvolgeva nella rete anche un merlo impigliato e ancora vivo, tornando in fretta verso casa.
L’uomo è stato raggiunto dagli Agenti nei pressi della propria abitazione, con la rete ed il merlo riposti all’interno di una scatola in cartone. Il tutto coperto di erba per non far vedere cosa conteneva.
Dopo la contestazione del reato gli Agenti hanno eseguito anche la perquisizione dei locali, trovando altri uccelli vivi di recente cattura, tra cui un altro merlo e un pettirosso.
Il merlo trovato intrappolato tra le maglie della rete e gli altri uccelli sequestrati sono stati tutti liberati.
L’uomo è stato segnalato alla Procura per il reato d’uccellagione; la pena accessoria prevista inoltre consiste nella sospensione della licenza per un periodo di dieci anni.
 
NEL CUORE.ORG
19 GENNAIO 2015
BOLZANO, 22 CUCCIOLI SEQUESTRATI: "NASCOSTI NELLA RUOTA DI SCORTA"
Denunciato uno slovacco: era alla guida del mezzo
La Guardia di finanza di Brunico, in provincia di Bolzano, ha scoperto un traffico internazionale di cuccioli destinati al commercio illecito in Italia. Durante un controllo, i finanzieri hanno trovato in una macchina con targa slovacca, guidata da uno slovacco, 22 cagnolini di razza maltesi, chihuahua e shiba inui per un valore commerciale complessivo di 22.000 euro. Alcuni cuccioli erano nascosti sotto i sedili, altri addirittura nel vano della ruota di scorta, di solito utilizzato dai trafficanti di droga.
La Guardia di finanza al Prato Drava è stata insospettita da una macchina sospetta che, arrivata alla frontiera, ha fatto retromarcia. Poi, dopo aver notato che la pattuglia si era allontanata, ha ripreso il viaggio in territorio italiano, dove però i militari l'hanno aspettata e fermata, dopo un inseguimento in Val Pusteria. Nel corso dei controlli sono stati scoperti i 22 cuccioli. Nascosti ovunque, anche nel vano della ruota di scorta del bagagliaio, coperti con cartoni e tavole, con pochi mesi di vita.
Il mezzo, con targa della Repubblica Slovacca, e guidato da un cittadino slovacco, al cui carico sono stati rilevati precedenti specifici, proveniva dall'Est Europa, secondo una rotta che appare sempre piu' significativa per traffici illeciti di cuccioli. Il servizio veterinario di Brunico, immediatamente attivato, ha visitato le bestiole, constatando anche che erano senza microchip: i finanzieri le hanno quindi sottoposte a sequestro, dopo aver sentito la competente autorità giudiziaria, e affidate ad una struttura idonea dell'Asl di Bolzano, che saprà dare loro le giuste cure e attenzioni. L'uomo alla guida è stato denunziato per maltrattamento di animali e illecita introduzione in Italia di animali da compagnia privi delle certificazioni sanitarie. Le indagini delle fiamme gialle mirano ora ad accertare la provenienza dei cuccioli, ma soprattutto la loro destinazione, per consentire la repressione di un commercio clandestino sempre più diffuso e pericoloso, come dimostrato anche da un recente altro analogo sequestro operato sempre dai finanzieri in prossimità del Brennero.
 
GEA PRESS
20 GENNAIO 2015
Brennero (BZ) – I cuccioli dall’est nella ruota di scorta (Fotogallery)
La Guardia di Finanza: per i trafficanti grandi guadagni e rischi inferiori ai corrieri della droga
Un’autovettura sospetta individuata dalla Guardia di Finanza della Compagnia di Brunico. Al suo interno vi erano 22 cuccioli di razza destinati al commercio illecito e illegalmente importati in Italia. I Finanzieri, appostati presso il valico di Prato Drava, avrebbero rinvenuto i piccoli cani in condizioni di trasporto definite insane.
I fatti si sono svolti nel corso delle attività volte al controllo economico del territorio e dei movimenti ai confini. Le Fiamme Gialle comandate dal Capitano Alessandra Faietti, avevano notato il movimento sospetto di un’autovettura in prossimità della linea di frontiera. Il mezzo, invertiva il senso di marcia e , verosimilmente a seguito dell’allontanamento della pattiglia, riprendeva il viaggio in territorio italiano. Qui, però, l’aspettavano i militari che, dopo un inseguimento lungo la Val Pusteria, riuscivano ad imporle l’“alt” e a sottoporla ad accurato controllo.
Venivano così scoperti, nascosti sotto i sedili e nel vano della ruota di scorta del bagagliaio, opportunamente celati con cartoni e tavole, ben 22 cagnolini con pochi mesi di vita. Si trattava di razze cosiddette pregiate: maltesi, chihuahua e shiba inui. La stessa Guardie di Finanza sottolinea a questo proposito la grande tenerezza e l’alto valore commerciale dei cagnolini, quantificabile in oltre 22.000 Euro. Le condizioni di trasporto, riferiscono sempre gli inquirenti, erano da lasciare sconcertati.
Il mezzo, con targa della Repubblica Slovacca, era condotto da un cittadino slovacco. A quanto sembra proveniva dall’Est Europa, secondo una rotta che appare sempre più significativa per traffici illeciti della specie.
Il servizio veterinario di Brunico, immediatamente attivato, ha visitato le bestiole, constatando anche che erano prive del previsto microchip; i finanzieri li hanno quindi sottoposti a sequestro. Sentita la competente Autorità Giudiziaria, si è così proceduto al loro affidamento presso una idonea struttura della ASL di Bolzano, che saprà dare loro le giuste cure e attenzioni. Il cittadino slovacco dovrà ora difendersi dall’accusa maltrattamento di animali e illecita introduzione in Italia di animali da compagnia privi delle certificazioni sanitarie.
Le indagini delle Fiamme Gialle mirano ora ad accertare la provenienza dei cuccioli, ma soprattutto la loro destinazione- Questo al fine di consentire la repressione di un commercio clandestino sempre più diffuso e pericoloso, come dimostrato anche da un recente altro analogo sequestro operato dalla stessa Guardia di Finanza in prossimità del Brennero.
Gli inquirenti sottolienano come  trattasi di un’attività illecita che ha suscitato l’interesse dell’Unione europea per la sua capacità di far accumulare ingenti guadagni, con fattori di rischio sono molto più bassi rispetto ai classici traffici di stupefacenti, sigarette, armi o merce contraffatta.
E’ grazie alla recente ratifica (2010) della “Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia” che il settore ha ricevuto la meritata attenzione.
FOTO
http://www.geapress.org/m/brennero-bz-i-cuccioli-dallest-nella-ruota-di-scorta-fotogallery/58647
 
IL QUOTIDIANO
19 GENNAIO 2015
Scoperto traffico clandestino di cuccioli detenuti in gabbie lagher nel fermano
Sequestrati dalla Stazione forestale di San Benedetto del Tronto14 Cuccioli di cane detenuti a Montegiorgio (FM) in anguste gabbie all'interno di una porcilaia, senza acqua da bere e in gravissime condizioni igienico sanitarie.

San Benedetto del Tronto | Sequestrati dalla Stazione forestale di San Benedetto del Tronto14 Cuccioli di cane detenuti a Montegiorgio (FM) in anguste gabbie all'interno di una porcilaia, senza acqua da bere e in gravissime condizioni igienico sanitarie.
Drammatico scenario rinvenuto dagli agenti della Stazione forestale di San Benedetto del Tronto, intervenuti nei giorni scorsi su segnalazione anonima, presso un'abitazione privata sita a Montegiorgio, in Provincia di Fermo. Nelle pertinenze della casa erano detenuti 34 cani, molti dei quali di provenienza sconosciuta ed in precarie condizioni igienico sanitarie. In particolare 11 cuccioli erano stipati in un'unica gabbia, sollevata da terra, delle dimensioni di cm.50 x 80 privi anche di acqua da bere, all'interno di una baracca, in mezzo ad attrezzi vari e nello stesso ambiente ove erano allevati anche dei suini. Altri 3 cuccioli erano rinchiusi in una gabbia per uccelli delle dimensioni di cm. 45 x 75.
Sconosciuta la provenienza degli esemplari, alcuni dei quali, strappati ai genitori già dalla giovane età di due mesi e mezzo, erano detenuti nelle piccole gabbie in attesa che qualcuno rispondesse agli annunci che la trafficante aveva pubblicato in alcuni siti web specializzati. Vista la grave situazione, in grado di compromettere la salute degli animali, il personale della Stazione forestale di San Benedetto del Tronto, coadiuvato dal Medico del Servizio Veterinario intervenuto prontamente su richiesta dei forestali, procedeva immediatamente al sequestro dei 14 cuccioli, trasferendo subito gli animali presso il canile di Montegranaro "Villaggio del cane", dove venivano sottoposti alle necessarie cure veterinarie.
La responsabile, alla quale è stato contestato il reato di maltrattamento e detenzione degli animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze, rischia una pena fino ad un anno di arresto ed ammenda fino a 10.000 euro. Sono stati inoltre contestati illeciti amministrativi per circa 870 euro, per l'illecita detenzione di altri cinque cani, in violazione della normativa regionale in materia di animali d'affezione. Il commercio illegale dei cuccioli sul web, costituisce uno dei principali settori di guadagno della criminalità che opera in violazione delle norme sul benessere animale. Ingenti sono i profitti ricavati da queste attività illegali, se si pensa che ogni cucciolo viene commercializzato a diverse centinaia di euro.
 
NEL CUORE.ORG
19 GENNAIO 2015
FERMO, 14 CUCCIOLI IN GABBIETTE PER UCCELLI: E' SCATTATA UNA DENUNCIA
"Traffico di animali": una donna finita sotto accusa
Quattordici cuccioli di cane tenuti segregati in due gabbiette, una destinata agli uccelli, senza acqua e in condizioni igieniche più che precarie sono stati salvati da agenti del Corpo forestale dello Stato a Montegiorgio (Fermo), in una porcilaia di proprietà privata. I forestali della stazione di San Benedetto del Tronto non sono riusciti a stabilire la provenienza dei cani, alcuni di soli due mesi e mezzo di vita. La titolare della struttura li aveva messi in vendita con annunci sul web. Dopo essere stati visitati da un veterinario, i cagnolini sono stati affidati ad una canile di Montegranaro. La trafficante di animali è stata denunciata per maltrattamenti: rischia fino ad un anno di arresto e 10 mila euro di multa. Le gabbie in cui i cani erano rinchiusi misuravano una 50 centimetri per 80, l'altra 45 per 75. Altri cinque cani adulti erano tenuti in condizioni incompatibili con la loro salute: per questo motivo la donna ha ricevuto una seconda sanzione da 870 euro.
 
IL RESTO DEL CARLINO
19 GENNAIO 2015
Cani dentro a gabbie per uccelli, salvati dalla Forestale
San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), 19 gennaio 2015 - Quattordici cuccioli di cane hanno rischiato di morire: erano tenuti segregati in due gabbiette, una destinata agli uccelli, senza acqua e in condizioni igieniche più che precarie.
Gli animali sono stati salvati da agenti del Corpo forestale dello Stato a Montegiorgio (Fermo), erano in una porcilaia di proprietà privata. I forestali della stazione di San Benedetto del Tronto non sono riusciti a stabilire la provenienza dei cani, alcuni di soli 2 mesi e mezzo di vita. La titolare della porcilaia li aveva messi in vendita con annunci sul web. Dopo essere stati visitati da un veterinario, i cuccioli sono stati affidati a un canile di Montegranaro.
La trafficante di animali è stata denunciata per maltrattamenti: rischia fino a un anno di arresto e 10 mila euro di multa. Le gabbie in cui i cani erano rinchiusi misuravano 50 centimetri per 80, l’altra 45 per 75. Altri cinque cani adulti erano tenuti in condizioni incompatibili con la loro salute, e per questo la donna ha ricevuto una seconda sanzione da 870 euro.
FOTO
http://www.ilrestodelcarlino.it/ascoli/cani-segregati-gabbie-maltrattamenti-animali-1.588569#1
 
CORRIERE DELLA SERA
19 GENNAIO 2015
Cani di razza spariti dai giardini
«Rubati e portati all’estero»
Animalisti (e proprietari) in allarme: «Tre furti in soli dieci giorni»
BASSANO (VI) - Sos furti di cane: non scappati, ma fatti sparire, rubati. E c’è già qualcuno che ha preferito portarsi dentro casa il Fido, per tenerlo sempre a portata di sguardo. L’allarme è stato lanciato in queste ore dalla sezione bassanese della Lega per la difesa del cane attraverso Facebook, chiedendo di fare molta attenzione ai propri amici a quattro zampe lasciati liberi in giardino e sollecitando gli utenti a condividere l’avviso, perché il maggior numero di persone tenga gli occhi bene aperti, annotando numeri di targa e modello di eventuali auto sospette. A rischio sono soprattutto gli animali di razza, di taglia piccola o media. E tra i proprietari è già psicosi.
«Non è la prima volta, nel comprensorio, che sparisce un cane di razza, e dato che negli ultimi dieci giorni i cittadini residenti a Molvena ci hanno segnalato almeno tre casi ci pareva opportuno pubblicare una segnalazione attraverso la nostra pagina Facebook (un avviso condiviso anche da Enpa Bassano)» fa sapere il presidente della Lega del cane di Bassano, Moreno Ferracin, che precisa come gli animali scomparsi siano tutti rigorosamente di razza. «Si può ipotizzare - spiega ancora Ferracin - che siano stati rubati per far fare loro delle cucciolate, che siano stati portarli all’estero, magari nell’Est Europa dove il traffico di cuccioli, anche verso l’Italia, è noto ». Ma perché non pensare invece che abbiano semplicemente scavalcato un muretto, che abbiano inforcato il cancello di casa, anche in virtù del calore? Il ragionamento, da parte di Ferracin, è presto fatto. «Se fossero scappati dai giardini di casa verrebbero visti girovagare per strada o altrove, presi e riportati a casa grazie al microchip, ma sta di fatto che questi cani non vengono più segnalati e ritrovati».
Diversa la lettura che fornisce Anna Zanella, presidente dell’Enpa provinciale. «Questa storia di sparizione dei cani la sto sentendo da tempo. Mi hanno riferito che sarebbe stato visto un furgone bianco che gira. Non so, di solito i cani non vengono rubati, a meno che non si cerchino animali per combattimento o per vivisezione ». Sorpresa Flavia Garimanno, presidente della stessa Enpa Bassano: «Di questo specifico episodio non sono informata, ma alcuni giorni fa mi hanno segnalato due cani in giro a Molvena. Telefonare al servizio veterinario? Quando arriva, i cani sono già spariti. Sarebbe meglio poterli avvicinare e fermarli». Stupito anche il dottor Franco Bizzotto, veterinario dell’ Usl numero 3: «Nella mia lunga esperienza con i cani non esiste la pratica di rubare questi animali, hanno il chip, tornano a casa. No, non credo che si tratti di un furto – fa sapere il medico - Può darsi che siano scappati assieme, o che qualcuno volesse far togliere il disturbo, il fastidio del cane vicino. Non voglio credere alle storie che ritornano sempre sui cinesi, sul mangiare cane». Il mistero si infittisce, dunque. A Molvena non sono state inoltrate denunce ai carabinieri, eppure la voce delle strane sparizioni sta girando e ora scatta la psicosi. Coi proprietari che temono di tornare a casa e non vedere più il proprio animale domestico scodinzolare.
 
IL TIRRENO
19 GENNAIO 2015
Trovati dei gatti morti vicino ai cassonetti della spazzatura
Dopo il caso degli animali feriti dalla cerbottana, nuova segnalazione di Enpa: "Sospettiamo l'utilizzo del veleno"
CAMPO NELL'ELBA (LI). Non fosse bastato il caso della gatta ferita con la cerbottana ad aghi (per il qual caso si è presentata denuncia), sabato 17 una nuova  segnalazione è arrivata a  Enpa Isola d'Elba. In località Filetto/Bonalaccia, all'altezza della piazzola dei bidoni della spazzatura, sono stati rinvenuti i corpi di due gatti dell'età di circa 4-5 mesi. "Poco lontano - spiegano da Enpa - una padella dove, presumibilmente, è stato somministrato del cibo. La stranezza del rinvenimento è confermata anche dalle testimonianze di alcune persone che, pochi giorni prima, avevano visto i due felini giocare con altri gatti di proprietà e godevano di ottima salute".
Sui corpi, fanno notare da Enpa,  non v'è alcun segno traumatico e "tale circostanza conferma il sospetto dell'uso di veleno - spiegano dall'associazione - presumibilmente composto da metaldeide. Ancora una volta - se confermato il sospetto - sull'Isola vince l'ignoranza e la barbarie. Con tutto che da anni Enpa si occupa di sterilizzare e tenere sotto controllo la popolazione felina".
 
NEL CUORE.ORG
19 GENNAIO 2015
PALERMO, 300 UCCELLINI SELVATICI SEQUESTRATI AL MERCATO BALLARO'
Due indagati per commercio illegale di fauna selvatica
Circa 300 esemplari di uccellini selvatici sequestrati e due uomini indagati in stato di libertà per commercio illegale di fauna selvatica. E' il risultato di un'operazione congiunta delle forze dell'ordine messa in atto ieri mattina, nel quartiere Ballarò di Palermo, e finalizzata al contrasto della vendita illegale di specie animali protette. Tanti i venditori ambulanti che alla vista degli agenti si sono dileguando, lasciando gli uccelli abbandonati nelle loro gabbie. Gli agenti sono riusciti a fermare due uomini di 58 e 39 anni ritenuti responsabili del reato di commercio illegale di fauna selvatica. La vendita dei volatili - 205 cardellini, 13 canarini, 43 verzellini, 2 merli, 11 fanelli, 4 bastardoni e 1 cappellaccia - avrebbero potuto fruttare sul mercato nero circa cinquemila euro, in quanto il costo di ogni esemplare si aggira tra i 15 e i 50 euro. Gli uccelli sono stati portati al Centro di recupero fauna selvatica di Ficuzza, nel palermitano, per valutarne le condizioni veterinarie e programmare la reintroduzione in natura.
 
MERATE ON LINE
19 GENNAIO 2015
Calco (LC): cagnolino non vedente scappa, trova i padroni 'online'
 
Lo hanno trovato mentre si aggirava al confine tra Calco e San Zeno, e grazie al bel gesto di una ragazza che lo ha preso con sé e ha condiviso la sua fotografia in Rete ha potuto fare ritorno a casa sano a salvo.
Lieto fine a Calco per Black, cagnolino non vedente che si è allontanato dalla sua casa in località Torricella. Temendo che potesse finire sotto una macchina, una ragazza l’ha accolto a casa sua. In attesa di portarlo dal veterinario il giorno dopo, per verificare la presenza del  microchip di riconoscimento, ha postato la sua fotografia online nel gruppo “pubblico” del paese.
In poco tempo i suoi padroni, preoccupati per la sua scomparsa, lo hanno visto online e hanno potuto recuperarlo, a casa della gentile ragazza.
Tanti i ringraziamenti per lei, contenta di aver restituito Black ai suoi cari.
 
IL TIRRENO
19 GENNAIO 2014
Con la pelliccia alla messa di benedizione degli animali: è polemica
I parrocchiani del santuario dei Quercioli accusano la rappresentante della prefettura: "Ha offeso i nostri amici". Ma alla fine Sant'Antonio Abate è stata la festa di cani, gatti, capre e pesci rossi
MASSA. Al Santuario dei Quercioli la festa degli animali è molto sentita. Da sempre. Una ricorrenza ancora vivissima all’ombra delle Apuane dove i parroci fanno visita alle prime luci della mattina alle stalle per benedire capre, agnelli, mucche, cavalli, asini, galline e anatre ed insieme a loro tutti gli animali che compongono la straordinaria varietà dell’aia contadina. La festa di Sant’Antonio Abate è tornata, come da tempo ormai, domenica 18 gennaio. Stavolta lasciando una scia polemica per l’abbigliamento di una rappresentante della prefettura: “Indossava una pelliccia, davvero di cattivo gusto”, ha twittato un lettore al Tirreno. Lo abbiamo contattato e ci ha spiegato l’accaduto: “Non so se fosse sintetica oppure no quella giacca, però devo dire che ha dato fastidio a molti. Gli animali erano i protagonisti della giornata, invece così sono stati offesi secondo me”, aggiunge il lettore. Siccome in molti hanno assistito a questa scena l’idea è quella – oltre che segnalarlo ai giornali – di scrivere al prefetto per evidenziare la gaffe.
Polemiche a parte comunque ai Quercioli domenica c’è stata una grande festa per gli agricoltori e gli allevatori arricchita, anche in questa edizione, dai sapori e dai prodotti a km zero del mercato di “Campagna Amica”, dalle meraviglie della fattoria didattica dove c’erano esemplari di pecora di Zeri, pecora massese e capra apuana, le tre razze autoctone oltre ad altre animali dell’aia. Organizzata dal consiglio parrocchiale del santuario in collaborazione con Coldiretti e l’Associazione Allevatori ed il patrocinio del Comune di Massa, la festa di Sant’Antonio Abate è ormai un appuntamento fisso. All’altare, durante la santa messa celebrata dal parroco don Amadi, hanno sfilato gatti, cani, tartarughe, pappagallini, pesci rossi, animali esotici, rari e curiosi, criceti e furetti. Poi la messa nella piazzetta. Dove tutti hanno visto quella pelliccia.
 
IL MESSAGGERO
19 GENNAIO 2015
Elena Ceste, ritrovato il suo cane: era in un allevamento dell'astigiano
Ritrovato il cane di Elena Ceste. I carabinieri hanno rintracciato l'animale, del quale era stata denunciata la scomparsa, in un allevamento dell'astigiano.
Gandalf, questo il nome del cane, è in buone condizioni, ma non è ancora chiaro se il ritrovamento sia utile alle indagini. La donna, scomparsa a Costigliole d'Asti (ASTI) nel gennaio del 2014, era stata trovata morta lo scorso ottobre in un fosso a meno di due chilometri dalla sua abitazione. Il marito è indagato per omicidio volontario.
 
IL TIRRENO
19 GENNAIO 2015
Salvo dopo 48 ore pappagallino fuggito da casa
Pietrasanta: volontari "scalano" un albero alto 45 metri per recuperare il volatile rimasto imprigionato tra i rami
PIETRSANTA (LU). Alla fine c'è stato un applauso. Liberatorio, certo, ma anche per ringraziare tutti coloro che, risalendo fino alla sommità di una pianta alta ben 45 metri, sono riusciti a recuperare un pappagallino e restituirlo ai proprietari. Pappagallino che, chissà come, dopo essere volato via dalle mura familiari, è rimasto avvinghiato ad un ramo della magnolia in questione.
Il recupero di Hakuna, questo il nome del volatile, è andato in scena tra sabato 17 e domenica 18 nel centro storico ed ha emozionato un po' tutti coloro che per due giorni - tanto c'è voluto per riportare Hakuna a terra - hanno seguito l'azione di recupero.
«Ci farebbe piacere ringraziare tutte quelle persone che, “imbracandosi” e con il casco di ordinanza, si sono arrampicate lungo il tronco dell'albero che si trova nel giardino di Casa Luisi, per trarre in salvo il pappagallino. Ci riferiamo a Nicola e Francesco Genovesi della ditta " La Semina" e ancora a Maurizio Nardini e Paolo Tartarelli. Un lavoro di equipe per salvare un animale oramai allo stremo delle forze ed impossibilitato, perché imprigionato con una zampetta in un ramo, a muoversi», raccontano Gloria e Giulio, padroncini di Hakuna. Che ora sta bene e ringrazia per bocca degli “umani” che per lui sono stati in pena.
 
LECCE PRIMA
19 GENNAIO 2015
"Io non posso entrare". Ma dove sta scritto? Cani nei negozi, ci pensano le guardie“
L'assessore Andrea Guido ha deciso di far rispettare senza se e senza ma il regolamento comunale per la tutela e il benessere degli animali e in particolare l'articolo 24. Via i cartelli, i cani possono entrare (quasi) ovunque. Per il divieto, occorre una comunicazione preventiva al
sindaco
LECCE – Il cane non può entrare? Tutto da vedere. Se il negoziante non ha inviato preventiva comunicazione al sindaco, non può fermare sulla soglia gli amici a quattro zampe. A patto, ovviamente, che essi stessi siano provvisti di museruola e guinzaglio.  Da oggi, garante dei cani (e dei loro padroni) è il nucleo di guardie ecozoofile comunali “Guardie per l’ambiente”, dipendente dall’assessorato alle Politiche ambientali. L’assessore Andrea Guido ha deciso di far rispettare senza se e senza ma il regolamento comunale per la tutela e il benessere degli animali e in particolare l’articolo 24. Dunque, chiede agli esercenti leccesi di rimuovere dalle vetrine gli ormai obsoleti cartelli “qui non posso entrare” et similia, insomma, quelli che vietano l’ingresso ai cani nei propri esercizi.
Secondo quanto prevede la norma comunale, infatti, i cani, accompagnati dal proprietario o detentore a qualsiasi titolo, se provvisti di guinzaglio e museruola, a patto che non sporchino e che non creino disturbo o danni, hanno libero accesso a tutti gli esercizi pubblici del capoluogo. Come detto, è facoltà del titolare non ammettere gli animali al proprio interno, ma solo previa comunicazione al sindaco. Ed è proprio l’esistenza o meno di questa comunicazione che sarà oggetto dei controlli delle guardie ecozoofile in quegli esercizi che ancora espongono il divieto.
“Appena un anno addietro – commenta Guido - in occasione dell’ultima giornata di Host, la fiera internazionale dell’ospitalità alberghiera, è stato presentato dalla Federazione italiana pubblici esercizi) il ‘Manuale di corretta prassi operativa per ristorazione, gastronomia e pasticceria’ che contiene anche nuove disposizioni legate all’accesso dei cani all’interno di bar, locali e ristoranti”.
“I cani, accompagnati dai loro padroni e provvisti di guinzaglio e museruola - ricorda -, hanno libero accesso nei pubblici esercizi in genere, in linea con le disposizioni europee in materia a cui anche l’Italia pian piano si sta adeguando. Si è stabilito finalmente che non ci sono motivi igienici per impedirne l’accesso, con la sola eccezione, ovviamente, dei locali in cui si cucina o si preparano alimenti e bevande”.
“Ma, a parte questa restrizione, frutto anche di buon senso, dallo scorso ottobre Fido non deve più stare in mezzo a una strada in attesa del suo padrone, così come avviene in tutta Europa già dal 2004. Il manuale - continua Guido - è stato redatto con il ministero della Salute e dunque rispetta tutte le disposizioni di legge. Non solo. Queste nuove direttive hanno il potere di superare gli eventuali divieti stabiliti dalle ordinanze comunali. E per questo dovrebbero anche essere rimossi i cartelli ‘Qui io non posso entrare’”.
Lo stesso Guido precisa però che per quanto riguarda i supermercati alimentari, la questione è un po’ diversa. “Gli animali domestici – dichiara l’assessore – non possono entrare nei luoghi nei dove materialmente si conserva o si confeziona o si produce cibo. La legislazione italiana e quella comunitaria - continua Guido - vietano l’ingresso agli animali domestici esclusivamente nei luoghi in cui si preparano, manipolano o si conservano alimenti ma lasciando facoltà al titolare o gestore di consentirne o meno l’accesso in tutte le altre aree di esposizione di alimenti protetti, comprese quelle destinate alla cessione di prodotti preincartati”.
 
LA ZAMPA.IT
19 GENNAIO 2015
Noè e le sue battaglie contro la cattiva sorte
Mai arrendersi, almeno finchè i loro occhi sono colmi di vita
Noè fece la sua prima apparizione nelle nostre vite un caldo pomeriggio di settembre, una domenica, in modo alquanto originale: uno scatolone. 
Passeggiavamo con Luna, la cagnolina che faceva già parte della famiglia, avvolti da malinconia e ricordi (avevamo pochi giorni prima salutato per sempre il “fratellino” di Luna...) 
Camminando non lontano dalla discarica comunale, ci attirò la presenza di una scatola di cartone, di quelle per i traslochi.  
“I soliti incivili che abbandonano rifiuti!” , fu il primo pensiero. No, non erano rifiuti. E sì, solo un incivile immondo poteva aver fatto quello. Nella scatola bucherellata a mo’ di prese d’aria (gesto magnanimo di un essere ignobile?!) c’era un soggetto peloso, uggiolante e decisamente vivace. 
Non doveva essere rimasto lì a lungo, per fortuna. Tra incredulità e incertezza sul da farsi, io, mia madre, Luna e l’allegro figuro tornammo velocemente a casa. 
Bastò un rapido giro di sguardi tra i componenti della famiglia per decidere senza remore che sarebbe rimasto con noi.  
In poche ore era stato trovato, si era accasato e aveva anche il nome di Battesimo: Noè. 
Noè Vs Cattiva sorte : 1 - 0  
Nei mesi a seguire tutto filò come normalmente accade: il cucciolo imparava le buone maniere, giocava, scopriva come salire più comodamente sul divano col minimo sforzo..  
Una sera qualcosa non andò per il suo verso. Prima un’assenza, poi le convulsioni... Da quell’episodio fummo assorbiti, con lui, da una spirale di angoscia, di attese, di analisi e terapie, di tentativi malriusciti di cura e speranze poi disattese. 
La spiegazione dei veterinari era lapidaria e sembrava celare un senso di impotenza : “Epilessia Idiopatica”. 
Il calvario di Noè sembrava non aver fine: nessuna cura accennava a migliorare le sue condizioni, davvero gravi. 
Noè si stava consumando, usciva ed entrava quasi quotidianamente in quelle maledette crisi che lo lasciavano fisicamente e mentalmente distrutto. E le terapie tradizionali continuavano a rivelare i propri limiti. 
Grazie ad alcuni amici decidemmo di portarlo, dopo aver eseguito una risonanza, da un veterinario omotossicologo... con poche parole ci illuminò su un nuovo sentiero che avremmo potuto percorrere. 
Iniezioni, gocce, mille attenzioni ancora... ma Noè sembra avercela fatta. Ad oggi sono trascorsi già tre anni senza più alcun episodio convulsivo... E lui è tornato alla Luce. 
Noè ha quasi otto anni, ed è tornato il cucciolo di un tempo; da bravo pastore segue tutti i componenti della famiglia e ha sviluppato una particolare passione per le palle da mini volley :-) Noè Vs Cattiva sorte : 2 - 0.  
Come in tantissime altre storie.... il pensiero ricorrente è sempre quello: mai arrendersi, almeno finchè i loro occhi sono colmi di vita. 
DANIELA, NOE’ E TUTTA LA SUA FAMIGLIA (PELOSA E NON)
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/01/19/societa/lazampa/amici-per-la-zampa-le-storie/no-e-le-sue-battaglie-contro-la-cattiva-sorte-KqfPvVCoO6l40pY4atJ2qI/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
19 GENNAIO 2015
Alabama, salvano 60 cani destinati ai combattimenti con i maiali
Gli animali erano tenuti in condizioni e addestrati ad aggredire i suini
Fulvio Cerutti
Un presente duro, un destino ancora peggiore. Erano le condizioni in cui vivevano 60 cani a Cottonwood, in Alabama (Stati Uniti), in un allevamento clandestino che, ritengono gli investigatori, preparasse i quattrozampe ai combattimenti con i maiali. I cani, per lo più Dogo Argentini di un’età compresa fra i pochi mesi e i pochi anni, sono stati trovati in pessime condizioni fisiche. Secondo gli operatori della Humane Society intervenuta sul posto i cani sarebbero stati addestrati a mordere il muso dei maiali in combattimenti alimentati dal gioco d’azzardo degli spettatori presenti pronti a scommettere su quale quattrozampe avrebbe ucciso per primo il povero suino. Nella proprietà in cui gli animali erano detenuti sono state trovate anche droghe illegali e armi, commerci probabilmente alimentati dalle scommesse sui combattimenti. 
I cani, denutriti e molti con i segni dei combattimenti sul corpo, sono stati subito sottoposti alle visite veterinarie e alle cure sanitarie di rifugi temporanei dove esperti comportamentisti cercheranno di recuperarli per darli in adozione. 
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/01/19/multimedia/societa/lazampa/alabama-salvano-cani-destinati-ai-combattimenti-IfM1dv2gHCde8EFS9UEf4H/pagina.html
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/01/19/multimedia/societa/lazampa/alabama-il-salvataggio-di-cani-per-i-combattimenti-O8zU6dhvtyIF7N7HGLFHsL/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
19 GENNAIO 2015
USA, SAFARI CLUB: "NON METTEREMO ALL'ASTA IL TROFEO DI UN ELEFANTE"
Proteste degli animalisti alla convention a Dallas (Texas)
Un club di caccia del Texas, negli Stati Uniti, ha cancellato i piani di mettere all'asta la possibilità di uccidere un elefante africano. Lo ha detto sabato il direttore esecutivo dell'associazione. Ben Carter, del Dallas Safari Club, ha fatto sapere all'Associated Press che è stata ritirata la donazione del trofeo di caccia.
L'elefante africano è il più grande animale terrestre della Terra. Il World wildlife fund, gruppo di conservazione leader a livello mondiale, lo considera "vulnerabile", un gradino sotto a quelli "in pericolo" e lo definisce come "di fronte a un alto rischio di estinzione in natura".
Il Dallas Safari Club ha affrontato le critiche dell'opinione pubblica internazionale lo scorso anno per la vendita all'asta di un permesso di uccidere un rinoceronte nero in via di estinzione. L'attività venatoria in questione è stata rinviata fino a quando il vincitore non riceverà il permesso di importare il corpo senza vita dell'animale dalla Namibia. I premi d'asta per quest'anno comprendono ancora la caccia ad un leopardo maschio adulto di 14 giorni in Mozambico. Per tutta risposta gli attivisti per il benessere degli animali hanno dimostrato di fronte alla strada dall'hotel di Dallas in cui la convention del club era in corso.
Angela Antonisse-Oxley del "Black Rhino Project", con sede a Dallas, ha detto che la caccia ai trofei non fa altro che peggiorare il grave problema del bracconaggio, molto diffuso in Africa. "Un proiettile non li salverà", ha semplificato. In una precedente dichiarazione, Carter aveva spiegato che "elefanti, leoni e leopardi non sono elencati come specie minacciate dall'US Fish and Wildlife Service e, in effetti, c'è una sovrappopolazione in alcune zone dell'Africa". "Queste specie vengono comunemente cacciate dov'è legale, sostenibile e nelle zone in cui le popolazioni devono essere gestite", dice la nota delle polemiche.
 
GREEN STYLE
19 GENNAIO 2015
Cane salva compagno caduto in un lago ghiacciato
L’amore del cane va ben oltre allo stretto rapporto che si viene a creare con il suo proprietario, ma coinvolge anche i simili. Si è letto spesso di quadrupedi eroi, pronti a salvare compagni di gioco dalle più svariate situazioni rischiose. E, allo stesso tempo, ogni giorno si moltiplicano le notizie di cani che non vogliono abbandonare il corpo dell’amico deceduto, in una straziante dimostrazione di dolore. La storia odierna arriva dall’Iowa, negli Stati Uniti, dove un esemplare non ha esitato a dimenarsi pur di salvare un suo simile in difficoltà. Il tutto succede nella cittadina di Andalusia, dove un Labrador nero è caduto in uno specchio d’acqua gelato. Correndo sulla superficie congelata del lago, il ghiaccio ha ceduto e il cane ha rischiato di affogare, date le temperature e l’impossibilità di nuotare fino alla riva. A salvarlo, almeno indirettamente, il suo compagno di giochi.
Notato l’incidente, l’esemplare rimasto a riva ha cominciato a dimenarsi e ad abbaiare freneticamente, così da attirare l’attenzione di eventuali passanti. E, seppur invano, ha cercato un modo di raggiungere il compagno, nell’inutile tentativo di estrarlo dalle acque. Il frastuono generato dal preoccupato cane ha attirato le attenzioni di un uomo, Joe Dungan, il quale ha immediatamente allertato i soccorsi.
Il cane ha cominciato a corrermi attorno per attirare la mia attenzione. Credo stesse cercando di dirmi di aiutarlo a salvare il suo amico. Ho quindi osservato il lago e ho notato un buco, dove un altro cane stava disperatamente cercando di uscire. Giunti prontamente i soccorsi, l’animale è stato estratto dalle acque con l’aiuto di alcune funi, quindi immediatamente riscaldato per trattare una lieve ipotermia. Stando alle prime ricostruzioni, non pare si tratti di esemplari randagi. Entrambi gli animali, infatti, appaiono in buono stato di salute e accudimento, nonché sono dotati di collari. Mancando una targhetta e il microchip, però, il ricongiungimento con i proprietari non è ancora avvenuto.
 
TG COM 24
19 GENNAIO 2015
Australia, individuato farmaco che sconfigge il cancro nei topi
Una ricerca australiana mostra come una terapia con alisertib riesca a curare i tumori causati dal papilloma virus. Esperimenti su pazienti umani entro un anno
Un gruppo di ricercatori della Griffith University, in Australia, ha individuato un farmaco in grado di curare alcune tipologie di cancro nei topi da laboratorio. Si tratta dell'alisertib, un medicinale sperimentale che riesce a sconfiggere i tumori di cervice, collo, pelle e utero causati dall'azione patogena del papilloma virus (HPV). Gli scienziati sperano di verificarne l'efficacia anche su pazienti umani entro un anno. Verso cura del cancro al collo dell'utero - Nonostante la disponibilità di un vaccino, il tumore alla cervice uterina rappresenta ancora la terza causa di morte nelle donne e le speranze di sopravvivenza per chi lo contrae risultano davvero basse. Secondo gli scienziati coordinati dal professor Nigel McMillan, la terapia con il farmaco alisertib ha tutte le potenzialità per costituire una valida alternativa alla chemioterapia e radioterapia. Lo stesso McMillan ha dichiarato che questa scoperta rappresenta un "deciso passo in avanti nella ricerca di una cura definitiva per il cancro al collo dell'utero".Le proprietà dell'alisertib - Noto anche con la sigla MLN8237, alisertib è una piccola molecola, attiva per via orale, che inibisce in modo selettivo la chinasi Aurora A, enzima responsabile della proliferazione incontrollata delle cellule tumorali in generale. La sua applicazione in campo clinico, però, non è ancora stata verificata compiutamente. "Il grande vantaggio di questo farmaco - spiega McMillan - è che è già stato somministrato a pazienti umani ed è risultato compatibile". Le applicazioni nel campo clinico potrebbero diventare "determinanti", come nel caso di donne giovani che vogliono avere figli ma che al momento devono sottoporsi a trattamenti "pesanti" come chemio, radioterapia e isterectomia. "Questo farmaco offre una grandissima speranza a tutte queste persone" conclude McMillan.
 
EMERGE IL FUTURO
19 GENNAIO 0215
Aids, scoperto enzima che rimuove il virus Hiv dall'organismo
Negli ultimi decenni, il mondo dei media ha applicato alle emergenze sanitarie globali quell'antichissimo “ubi maior, minor cessat” che prevede una soglia d'attenzione crescente verso glia allarmi più recenti (ebola, aviaria, mucca pazza) ed un corrispondente calo di interesse nei confronti di piaghe dal richiamo inferiore in termini di psicosi-sociale.
Benché relegata ai margini delle cronache sanitarie, l'emergenza legata alla diffusione del virus Hiv è tuttavia ben lontana dal potersi considerare cessata e (al contrario) sta conoscendo una nuova fase espansiva in aree del Pianeta dove la piaga sta rapidamente diventando endemica, soprattutto in quell'Europa dell'Est dove il contagio appariva quasi debellato fino ad un decennio fa.
Una svolta nella ricerca relativa all'Aids e alle sue possibile cure definitive giunge in questi giorni dalla Temple University di Philadelphia, dove un gruppo di ricercatori ha scoperto le inedite proprietà di un particolare enzima di andare ad interrompere le modalità attraverso le quali il virus Hiv si replica all'interno dell'organismo ospitante, dando vita ad un proliferare continuo che rende la patologia potenzialmente letale e e di difficile soluzione definitiva.
A seguito di un lungo esperimento condotto sulle cavie da laboratorio, il team di ricerca coordinato dal dottor Kamel Khalili ha potuto verificare le proprie ipotesi iniziali, sfruttando l'impiego di un particolare enzima in grado di aggredire la struttura del virus Hiv senza produrre alcun danno alle cellule che compongono l'organismo ed agendo così in modo selettivo nei confronti del bersaglio molecolare selezionato.
In sostanza, la cura dell'Aids compiuta mediante l'impiego dell'enzima pare in grado di consentire la rimozione integrale del virus Hiv del corpo senza che altre cellule siano coinvolte nel processo, in virtù della capacità dell'enzima sperimentato di agire a livello intimo sulla struttura del virus, le cui molecole vengono scomposte fino al punto di renderlo totalmente incapace di riprodursi e di dar vita a nuove proliferazioni.
Qualora la scoperta dovesse trovare ulteriori verifiche positive su ampia scala, l'azione dell'enzima potrebbe portare non solo ad una cura definitiva dall'Aids in un arco temporale relativamente breve, ma anche mettere al riparo i soggetti colpiti dall'insorgenza di quei numerosi effetti collaterali (tumori in primis) che rendono il processo di guarigione doloroso e complicato.
In attesa di ulteriori sviluppi, lo studio americano aggiunge in ogni caso un enorme surplus di contenuto empirico al paradigma medico vigente, dimostrando la possibilità di un intervento localizzato contro il virus Hiv (fin qui solo postulata) e ponendo nuove strade di ricerca alla medicina mondiale, sempre attiva anche dai margini delle cronache mediatiche che relegano i fenomeni ormai “fuori moda” ad una condizione di perenne lontananza dagli echi planetari.
 
PANORAMA
19 GENNAIO 2015
Da protesi a tumori rari, la chirurgia fa miracoli anche su cani e gatti
La veterinaria Mignacca, interventi impossibili fino a 10 anni fa
Roma - Gli avanzamenti della chirurgia a servizio non solo della salute umana, ma anche dei nostri amici animali. "Grazie alle nuove tecniche e strumentazioni oggi possiamo intervenire su patologie che, fino a soli 10 anni fa, avevano nel 100% dei casi esito infausto. Dai tumori cerebrali a quelli polmonari, dalle malformazioni cardiache ai problemi renali acuti che si trattano con la dialisi", cani e gatti hanno oggi la possibilità di vivere molto più a lungo. E meglio. A descrivere all'Adnkronos Salute quanto la chirurgia veterinaria sia sempre più 'hi-tech' è il direttore sanitario della Clinica RomaSud, Daniela Mignacca.
Il caso del gatto operato a Napoli per inserire un pacemaker da neonati nel suo piccolo torace è solo un esempio di quanto i 'pet' possano oggi essere assistiti e trattati efficacemente, anche in presenza di gravissimi problemi di salute: "I pacemaker si usano - assicura Mignacca - ma le condizioni per i quali si rendono necessari sono davvero rarissime, soprattutto nel gatto; più comuni, ma comunque avanzati e sofisticati, sono gli interventi di chirurgia toracica e intracranica, per l'asportazione di rari tumori cerebrali e polmonari; e ancora, interventi per inserire protesi d'anca, per riallineare zampe storte che provocano artrosi, per ricostruire legamenti crociati del ginocchio, o per trattare malformazioni congenite del fegato e del cuore".
Diffusa anche "la gastropessi preventiva", cioè l'intervento che evita la torsione dello stomaco: "L'operazione è semplice e può essere effettuata anche in endoscopia", e consente di evitare lo spiacevole e spesso mortale disturbo cui sono soggetti soprattutto cani di grossa taglia, "alani e pastori tedeschi in particolare".
Come per gli umani, inoltre, spiega l'esperta, "sono disponibili plasmaferesi ed emodialisi, necessaria in caso di insufficienza renale acuta provocata da sostanze tossiche (in caso di avvelenamenti da metaldeide o intossicazioni accidentali da barbiturici, ad esempio), patologie autoimmuni o da altri stati patologici, teoricamente guaribili, ma che se accompagnati da complicanze renale diventano mortali. Quindi, per superare la fase acuta vale la pena effettuare la dialisi".
Per quanto riguarda i costi, "sono certamente molto più bassi rispetto alla chirurgia umana, ma variano molto in base alla singola situazione del paziente e a quanta degenza gli servirà (se per esempio dovrà restare in terapia intensiva per giorni, nel caso in cui sia arrivato in pessime condizioni), per cui non è possibile fare una stima media: per un intervento chirurgico oncologico si può andare dai 1.500 ai 3.000 euro, l'emodialisi può arrivare a 5.000. E' chiaro che, come per l'uomo, non sempre la prognosi è positiva, ma almeno c'è una chance terapeutica che fino a poco tempo fa era inesistente".
Infine, la veterinaria consiglia qualche stratagemma per la prevenzione delle malattie nei nostri amici a quattro zampe: "Purtroppo, quando il proprietario nota dei sintomi, spesso il problema c'è già. Quindi, quando il cane o il gatto superano una certa età (5-6 anni per le grosse taglie, 7-8 anni per quelle piccole e per i mici), è bene fare un'ecografia di controllo generale e un'analisi del sangue ogni 6 mesi-1 anno. In questo modo è possibile fare diagnosi precoce e tentare di limitare i danni", conclude.
 
NEL CUORE.ORG
19 GENNAIO 2015
VENCO: "UN MIGLIAIO I PRIMATI NEGLI STABULARI: STOP AI TEST INUTILI"
Luca Rossi
Intervista alla dottoressa torinese anti-vivisezione
"Un migliaio di primati rinchiusi in stabulari e sottoposti ad esperimenti in Italia". E' l'allarme lanciato dalla dottoressa Elena Venco, laureata in Medicina e chirurgia all'Università di Torino, in prima linea nella protesta contro i macachi rinchiusi all'università di Modena e cofirmataria di un documento contro la vivisezone e la sperimentazione animale sottoscritto da 73 professionisti, tra cui Bruno Fedi, Carla Ramacciotti, Susanna Penco e Oscar Grazioli, inviato anche al ministero della Salute.
A che punto è arrivata la vicenda dei macachi a Modena?
"Dopo che il Consiglio comunale, a ottobre 2014, ha approvato un ordine del giorno volto a sollecitare la direzione dello stabulario a contenere il numero di macachi allo stretto indispensabile, nulla è cambiato, né per la ricerca (oggi più bisognosa che mai di lasciarsi alle spalle il passato medievale della vivisezione) né per i macachi, che continuano a subire esperimenti dolorosi e inutili.
Tutto questo nonostante l'invio, prima a luglio, poi - visto il muro di gomma delle autorità - anche in ottobre, di un documento scientifico firmato da 73 professionisti del settore sanitario (tra cui medici, veterinari, biologi e altri addetti ai lavori) in cui, a nostro avviso, si demolisce il protocollo sperimentale usato a Modena sui macachi. Il documento, indirizzato al ministero della Salute, al Rettore e al Senato accademico dell'Università di Modena, è stato del tutto ignorato, nonostante le osservazioni in merito ai farmaci anestetici utilizzati e ai metodi di uccisione, per citare solo alcuni esempi".
Per questo, in circa trenta tra coloro che hanno firmato il documento abbiamo deciso di presentare un esposto alla Procura di Modena, affinché indaghi su eventuali illeciti amministrativi e penali. Qualora i nostri sospetti si rivelassero fondati,  e noi siamo convinti che lo siano, chiediamo che gli animali siano affidati ad enti protezionistici idonei a riceverli e curarli".
Quali saranno i prossimi passi della vostra protesta?
"Sollecitiamo risposte dalle autorità che finora hanno taciuto e continueremo a seguire da vicino l'evoluzione della vicenda macachi. Le nostre competenze sono al servizio sia dei ricercatori abbastanza onesti da mettere in dubbio l'utilità della sperimentazione animale (supportata ormai da una vasta letteratura), che della cittadinanza, che ha diritto di sapere come vengono utilizzati i soldi pubblici e di beneficiare dei risultati delle ricerche. Pertanto non ci fermeremo agli esperimenti di Modena, ma analizzeremo scientificamente altri protocolli sperimentali, perché purtroppo le procedure e i fini della ricerca su animali sono molto spesso nebulosi e deficitari".
Perché i ricercatori modenesi si ostinano ad utilizzare i primati?
"Esiste una notevole inerzia nell'abbandonare il nuovo per il vecchio, anche quando il vecchio ha dimostrato per decenni di non poter contribuire alla conoscenza e alla cura delle malattie. Spesso si sente affermare da chi fa sperimentazione animale che per decretarne la fine la si deve finanziare maggiormente. Un controsenso che la doce lunga sui reali motivi dell'uso di animali oggi: economici, e di comoditò, per lo più. Poco a che vedere con la scienza".
Quali sono i vantaggi immediati dei metodi sostitutivi per gli animali?
"Il principale motivo delle nostre critiche è proprio la disponibilità di metodi sostitutivi, che possono fornire una ricerca qualitativamente migliore e non costare la vita agli animali. Il caso di Modena è emblematico: secondo i fini dichiarati nel protocollo sperimentale, le prove sui macachi dovrebbero servire a valutare l'associazione tra funzioni cerebrali e relative aree attivate. Ma questi studi oggi non necessitano assolutamente del modello animale, perché possono essere eseguiti senza rischi e in maniera non invasiva con metodi di neuro-imaging quali Tomografia a emissione di positroni (Pet), Risonanza magnetica funzionale (Rmf), Elettroencefalogramma multicanale (Eeg), Tomografia a emissione di fotone singolo (Spect), Magnetoencefalografia (Meg) e spettroscopia ad infrarossi (Nirsi). Questi dispositivi, utilizzati in modo combinato, forniscono dati molto più attendibili rispetto a quelli che ci possono dare i macachi, innanzitutto perché consentono di studiare l'uomo e non un'altra specie, diversa dalla nostra, e poi perché permettono di visualizzare le funzioni cerebrali su un soggetto vivo, mentre gli studi sui macachi sono di tipo anatomopatologico, cellulare. Se ci si attenesse alle evidenze scientifiche, questi esperimenti non avrebbero alcun motivo di continuare e questo farebbe davvero la differenza per gli animali rinchiusi.
Quanti macachi, invece, perdono la vita o subiscono danni psicofisici e sociali ogni anno a Modena?
"Sono 15 gli esemplari attualmente detenuti a Modena (solo uno, Yuri, è stato rilasciato). Ma in Italia si stima che siano circa un migliaio i primati rinchiusi in stabulari e sottoposti ad esperimenti".
 
CORRIERE.IT
20 GENNAIO 2015
Massacrò il cane a bastonate: pastore a giudizio
Citazione diretta a processo da parte della procura per Giacomo Romelli e il figlio 18enne. Fu un escursionista a denunciare l’uccisione del cane in Malga Bazena il 18 luglio
di Mara Rodella
Era pronto a «prendermi le mie responsabilità» e ad accettare di frequentare lezioni con un comportamentalista esperto nella gestione degli animali. Ma per ora, il tanto atteso incontro, è ancora in sospeso. Nel frattempo, però, le indagini a suo carico sono arrivate allo sprint finale. Nessuna udienza preliminare. Il sostituto procuratore Roberta Amadeo, titolare dell’inchiesta, ha emesso un decreto di citazione diretta a giudizio nei confronti di Giacomo Romelli, 50 anni, e del figlio 18enne Domenico, entrambi pastori di Breno. L’accusa: uccisione di animale in concorso. Era il 18 luglio scorso quando Romelli massacrò a sassate e bastonate il meticcio di famiglia Moro, che aveva 18 mesi. Lo fece davanti al figlioletto più piccolo. E a incastrarli furono le immagini di un escursionista di passaggio in Malga Bazena. Padre e figlio rischiano da 4 mesi a 2 anni. Pene che, come previsto dal codice di procedura penale, non prevedono il passaggio davanti al giudice per l’udienza preliminare. «Sono pronto a chiarire i fatti, a e cercare di riparare in qualche modo», aveva detto lui, il signor Giacomo, agli animalisti che hanno organizzato più di una manifestazione per denunciare il massacro di Moro. E che, per primi, gli avevano suggerito come «rimediare al suo gesto», partendo dal presupposto che la barbara uccisione del cane potesse essere pure frutto «di un retaggio culturale» specifico: seguendo le lezioni con un esperto, «affinché capisca che gli animali non sono solo uno strumento di lavoro di cui sbarazzarsi brutalmente se non funzionano più. ma un bene prezioso di cui prendersi cura», avevano spiegato gli esponenti del Ppa. «Ma per ora non abbiamo saputo nulla. Siamo in attesa», conferma il difensore di Romelli, l’avvocato Mario Nobili. Che, in egual modo, aspetta che sia fissata l’udienza. «Poi valuteremo come muoverci», dice, senza escludere la possibilità di «risolvere la questione in un’altra maniera, magari condivisa».
Nessuna novità nemmeno sul fronte della tanto contesa malga in gestione ai Romelli. «Dal Comune non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione», dice il legale. In agosto, era stato il sindaco di Breno, Sandro Farisoglio, ad annunciare la revoca dell’affitto dell’alpeggio all’azienda agricola della famiglia. Così come, nei mesi scorsi, era stato il Partito protezione animali a denunciare: «eppure non è cambiato nulla». La malga ora è chiusa, e il contratto resta in essere. Anche perché la burocrazia no aiuta: tocca agli avvocati valutare i margini di manovra dell’amministrazione per procedere.
Sono passati sei mesi dalla denuncia del massacro di Moro. E gli autori sono chiamati a risponderne: «Moro era diventato ingestibile, non potevo più occuparmene. E quando ha morso mio figlio non c’ho visto più... mi sono fatto prendere dalla rabbia», si sfogò il malghese, «molto scosso», con le persone amiche. Pare lo dovrà spiegare anche in aula.
 
IL MESSAGGERO
20 GENNAIO 2015
Sequestrati due allevamenti di cani e un negozio: vendevano animali provenienti dall’Est
Operazione del Corpo forestale regionale a Remanzacco e a Torsa di Pocenia su mandato del Gip del Tribunale di Udine. Otto indagati. Accertate anche operazioni chirurgiche sugli animali senza autorizzazioni. Aggredita una troupe della Rai regionale
di Mattia Pertoldi
UDINE. Il Corpo forestale regionale è intervenuto, a seguito di un’indagine iniziata nel febbraio 2013 da parte della Procura della Repubblica di Udine, in due allevamenti di cani della provincia di Udine (I Longobardi di Remanzacco e Italcani di Torsa di Pocenia) e in un negozio di Maniago, in Provincia di Pordenone, per effettuare un sequestro preventivo di beni e di immobili dei tre esercizi commerciali e anche degli animali destinati al commercio.
Il provvedimento del Giudice delle indagini preliminari di Udine è arrivato dopo che le indagini effettuate negli scorsi mesi hanno consentito di appurare come i cani, provenienti dai Paesi dell’Europa dell’est, fossero introdotti in Italia senza la prevista documentazione sanitaria e commerciale e venissero venduti, invece, come cuccioli nati negli allevamenti friulani.
Al momento risultano indagate otto persone, non soltanto per i reati sovracitati, ma anche, in alcuni casi, per traffico illecito di animali da compagnia, frode in commercio, truffa, falso documentale, abuso della professione veterinaria e pure per maltrattamento di animali.
In uno degli allevamenti posti sotto sequestro, infatti, gli appostamenti effettuati hanno permesso di accertare come al suo interno venissero effettuate operazioni chirurgiche – dal taglio delle orecchie ai parti cesarei – vietate dalla legge e per di più da parte di persone non abilitate alla professione veterinaria.
A Torsa di Pocenia una troupe della Rai è stata aggredita mentre riprendeva le operazioni di sequestro dell’allevamento. Un operatore è stato medicato al pronto soccorso.
 
ALTO ADIGE
20 GENNAIO 2015
Contrabbando di animali Sequestrati 22 cuccioli
L’operazione della Guardia di Finanza al confine pusterese con l’Austria Cani trasportati nel vano della ruota di scorta. Il veterinario: «Condizioni critiche»

di Riccardo Valletti
BOLZANO. Viaggiavano chiusi e ammassati negli antri nascosti di un’auto da ore, quando gli uomini della Guardia di Finanza li hanno riportati alla luce.
Sono ventidue i cuccioli di tre diverse razze di cani, maltese, chihuahua e shiba, sequestrati ieri a un contrabbandiere slovacco che tentava di passare il valico da Passo alla Drava per venire a piazzarli sul mercato altoatesino e possibilmente italiano. Ventiduemila euro, il valore stimato del carico, nascosto nel vano della ruota di scorta e sotto i sedili, al buio e in stato di denutrizione. Cuccioli di meno di dodici settimane di vita, provenienti, si suppone, da allevamenti clandestini della Slovacchia. Una volta recuperati sono stati affidati alle cure del centro Sill di Bolzano, diretto dal veterinario Giovanni Lorenzi. «Purtroppo per alcuni le condizioni sono molto critiche - spiega Lorenzi - temo che per alcuni di loro ci siano poche speranze di sopravvivere». Due dei cuccioli, intanto, hanno già trovato una nuova casa, e nei prossimi giorni sarà possibile candidarsi per le adozioni.
Il contrabbandiere ha insospettito i militari della Finanza quando ha tentato una manovra evasiva con l’auto nei pressi del posto di controllo al confine con l’Austria. La pattuglia allora ha finto di allontanarsi per vedere quale sarebbe stata la reazione dell’automobilista, e la trappola ha funzionato. È stato fermato pochi metri più avanti, quando ha pensato che la strada fosse sgombra ed ha ripreso la rotta del varco. A quel punto la pattuglia, comandata dal capitano Alessandra Faietti, ha fermato l’auto e l’ha sottoposta a un controllo minuzioso. E il carico è emerso in tutta la sua crudezza: i cuccioli erano in evidente stato di maltrattamento, ammassati al buio e quasi soffocati uno sull’altro. Il nome del contrabbandiere, uno slovacco è inoltre risultato una vecchia conoscenza del casellario giudiziario, con precedenti specifici di polizia. Era in viaggio attraverso l’est europeo, su una rotta che si va delineando, secondo l’analisi degli investigatori, come sempre più significativa per i traffici illeciti di animali. «Purtroppo sono ancora numerosi - spiega il veterinario Lorenzi - i casi di acquisto di animali su siti internet non certificati e a prezzi molto al di sotto degli standard di mercato; per la maggior parte si tratta di persone inconsapevoli di alimentare questi traffici, almeno fino a quando non arrivano nello studio del veterinario, che li avvisa della provenienza sospetta dell’animale». Sono stati registrati casi, prosegue il veterinario, «In cui al cliente è stato assicurato: “se poi muore lo sostituiamo”, come se si trattasse di un peluche».
VIDEO
http://video.gelocal.it/altoadige/locale/i-22-cuccioli-sequestrati-affidati-al-canile-di-bolzano-sono-molto-debilitati/38586/38645
 
IL GIORNO
20 GENNAIO 2015
Cani morti a Cremona, chieste condanne per gestori canile
Cremona, 20 gennaio 2015 - Sono state chieste condanne per tutti gli imputati, dal responsabile ai volontari del canile comunale di Cremona, accusati di maltrattamenti e presunte uccisioni di cani tra il 2005 e il 2009.
Dopo quasi due ore di requisitoria, oggi il pm Fabio Saponara del tribunale di Cremona ha chiesto la condanna a 3 anni e cinque mesi di reclusione per l'ex vice presidente dell'associazione che, in base ad una convenzione con il Comune, gestiva la struttura. La donna era accusata anche di malversazione ai danni dello Stato per non avere destinato al canile i contributi pubblici.
Per la stessa accusa, il pm ha chiesto la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per l'ex presidente dell'associazione. Un anno e nove mesi di reclusione sono stati chiesti, invece, per due volontarie. Chiesta la condanna ad anno e un mese di reclusione anche per la veterinaria dell'Asl di Cremona e referente del canile.
 
NEL CUORE.ORG
21 GENNAIO 2015
CREMONA, "RIFUGIO DEL CANE": IL PM CHIEDE CINQUE CONDANNE
La sentenza è prevista per il 17 febbraio
Mentre si attende la sentenza sul processo Green Hill, è arrivato alle ultime battute anche il dibattimento sul canile di Cremona "Rifugio del cane" dove, secondo l'accusa, dal 2005 al 2009, fino all'intervento dei carabinieri, sarebbero stati maltrattati e uccisi con il Sodium Pentothal centinaia di cani e gatti.
Ieri, riferisce la stampa locale, il pm Fabio Saponara ha chiesto cinque condanne: 3 anni e 5 mesi per l'ex presidente dell'Associazione zoofili cremonesi che gestiva (e gestisce) il canile convenzionato con il Comune; un anno e sei mesi per l'ex presidente; un anno e nove mesi per due volontarie; un anno e un mese per la veterinaria dell'Asl referente del canile.
Le difese hanno puntato il dito contro la presidente della sezione cremonese della Lega nazionale del cane, che con le sue denunce aveva fatto partire l'inchiesta. "Si è voluto buttare fango sui miei clienti – ha detto l'avvocato Ennio Buffoli – perché qualcuno ha deciso di mettere le mani sul canile". La sentenza è prevista per il 17 febbraio,
In realtà - sottolinea in una nota la Lndc, parte civile nel processo – "l'inchiesta ebbe inizio con un nostro esposto del giugno 2007 in seguito alla vicenda di Galeazzo, un cane abbandonato che Lega Nazionale per la Difesa del Cane aveva cercato di riprendere dal canile cremonese, trovando solo un sacco nero con un cadavere e un certificato di morte per torsione dello stomaco (una patologia non molto diffusa che, però, nella struttura lombarda aveva le dimensioni di un'epidemia: un dato che aveva insospettito Rosetta Facciolo, Presidente della sezione di Cremona di LNDC). In un'udienza del processo – quella dell'11 febbraio 2014 – venne ascoltata Rosalba Matassa, responsabile dell'Unità Operativa per la tutela degli animali del Ministero della Salute, la quale denunciò prescrizioni enormi di farmaci destinati all'eutanasia da parte delle maestranze del canile, "Un quantitativo enorme, 239 flaconi di Tanax, pari a 11.950 millilitri di farmaco utilizzati in sette anni, un quantitativo sufficiente a sopprimere più di 1000 cani di grossa taglia" - sostenne la funzionaria. Insieme con la dottoressa Matassa, sempre nel corso della medesima udienza, il Tribunale sentì anche alcuni dipendenti del canile e diversi volontari che vi prestavano la loro opera. Unanime lo sdegno nell'aula per le loro testimonianze: cucciolate intere soppresse, cani "malati" che venivano immediatamente sottoposti a eutanasia senza un reale motivo, celle frigorifere piene di cadaveri di animali ammassati gli uni sugli altri in una sequenza da film dell'orrore. Un dato per tutti. Dal 2001 al 2008 – conclude la nota - sono stati smaltiti dal canile lager di Cremona 80.993 chili di carcasse per un totale di 3.848 cani. Ed è anche alla luce di tutto questo che LNDC auspica che il 17 febbraio si riesca veramente a concludere con una condanna esemplare la lunga vicenda del canile lager di Cremona. Perché orrori come questo non dovranno mai più ripetersi"
 
LA STAMPA
20 GENNAIO 2015
Cane sotto il treno salvato dalla Polfer. I proprietari dovranno risarcire le Ferrovie per il ritardo
L’episodio sulla ferrovia Alessandria-Pavia all’altezza di Valmadonna


NELLA FOTO - Il cane impaurito, sotto una carrozza del treno, è stato salvato dagli agenti

ALESSANDRIA Vagava lungo i binari e ha rischiato di essere travolto da un treno. Il macchinista è riuscito a fermare il convoglio e lui è rimasto accucciato sotto una carrozza, impaurito, finché è stato portato in salvo dalla polizia ferroviaria. È un pastore tedesco di una famiglia abitante a Valmadonna, sobborgo di Alessandria lungo la linea che collega la città a Valenza e Pavia. 
Gli agenti della Polfer hanno raggiunto il treno, che si era fermato poco dopo la galleria sotto la Colla, con un carrello messo a disposizione dalle Ferrovie. Hanno individuato l’animale sotto un vagone e hanno poi fatto intervenire una ditta specializzata, che ha recuperato il cane. Il pastore tedesco è stato restituito ai proprietari, che dovranno ora risarcire le Ferrovie per il ritardo accumulato dal convoglio.  
 
LA NUOVA FERRARA
20 GENNAIO 2015
Psicosi esche avvelenate Ronde a difesa dei cani
Lagosanto, polpette letali nell’area in cui si trova la sede dell’Auser Intanto i proprietari hanno sporto denuncia alla Polizia municipale del Delta

Maria Rosa Bellini 
LAGOSANTO (FE). Un cane morto, uno salvato in extremis, 8 polpette avvelenate e tanta apprensione da parte di molte persone che ora hanno timore a portare a spasso i propri cani nella zona della sede Auser.
Il 2015 a Lagosanto è iniziato così, con la paura per i proprietari di cani, che ora dovranno guardarsi dai cassonetti dei rifiuti, dove sono state trovate le polpette, ma chi ha rinvenuto questi letali bocconi per quello che viene definito per antonomasia il migliore amico dell'uomo, non ha intenzione di certo di fermarsi ad una denuncia dell'accaduto agli agenti della Polizia municipale del Delta. Infatti la notizia del ritrovamento delle polpette al Lumacol (lumachicida), perché di questo si tratta, dai risultati delle analisi effettuate dal veterinario ravennate che ha curato uno dei due cani avvelenati, ha portato molti proprietari di cani a svolgere dei sopralluoghi nelle zone dei cassonetti e vicino alle aree verdi per scoprire la presenza eventuale di altre polpette. Ma la creazione di questi gruppi di vigilanza non è l'unica azione che i residenti vogliono attuare, infatti alcuni stanno già proponendo un progetto, un'idea, che pare abbia trovato riscontro positivo in diverse persone, proprietarie di cani e non solo, quello di dar vita ad un comitato di tutela e sostegno e soprattutto attivo nelle segnalazioni di situazioni di potenziale pericolo.
«Così facendo - commenta una delle persone che ha ritrovato le polpette avvelenate - si mette non solo in pericolo la vita degli animali domestici, ma anche potenzialmente quella delle persone. Quello che sta accadendo riporta alla ribalta un argomento che a Lagosanto è stato accantonato già da un po', quella della creazione di un'area sgambamento cani. Con il sindaco Ricci se ne era parlato, si era anche già individuato un'area idonea allo scopo, nei pressi del parco commerciale Alìper, ma poi è sopraggiunta la disgrazia della sua morte e la questione è stata accantonata. Abbiamo timore di quel che può succedere, non siamo tranquilli, in paese non esiste il randagismo, tutti i cani hanno un padrone e quando esci a fare la passeggiata non puoi essere sempre lì a controllare dove il cane annusa. Questa vicenda rischia di diventare un incubo, per questo abbiamo deciso di attivarci e fare dei sopralluoghi per essere tranquilli e per salvaguardare i nostri amici a quattro zampe».
 
GEA PRESS
20 GENNAIO 2015
RUVO DI PUGLIA (BA) – Cacciatore con i merli in tasca. Denunciato dal Corpo Forestale dello Stato
 
Intervento del Comando Stazione di Ruvo di Puglia e di Corato, del Corpo Forestale dello Stato, in località “Serrapetrullo” in ambito comunale di Ruvo di Puglia (BA).
A finire denunciato è stato un cacciatore al quale è stato sequestrato un fucile, tre merli abbattuti e diverse cartucce.
Il provvedimento si è reso necessario a seguito del controllo dello stesso cacciatore. Gli animali, riferisce il Corpo Forestale dello Stato, sarebbero stati nascosti nelle tasche cosciali dei pantaloni da caccia.
Il merlo è una specie non più cacciabile in questo periodo.
La Forestale ha proceduto al sequestro del fucile tipo sovrapposto calibro 28, del munizionamento utilizzato e degli esemplari di fauna protetta. Il responsabile è stato deferito alla Procura della Repubblica di Trani.
 
GEA PRESS
20 GENNAIO 2015
Pettineo (ME). A caccia di suini neri
Macellazione clandestina e vendita di carne nelle indagini della Polizia di Stato
Nuova operazione della Polizia di Stato di Sant’Agata Militello (ME) che ha aperto uno scenario inedito sul suino nero dei Monti Nebrodi. L’attenzione degli inquirenti è stata posta sugli animali inselvatichiti, il cui abbattimento è proibito per legge.
L’operazione si e svolta nei pressi di un casolare nel comune di Pettineo dove i poliziotti hanno trovato un cospicuo numero di esemplari della razza protetta già macellati e divisi in mezzene. Gli animali, spellati ed eviscerati, stavano appesi a delle sbarre in ferro all’interno del casolare in barba a qualsiasi autorizzazione o controllo sanitario.
Sei le persone denunciate all’ Autorità Giudiziaria per i reati di macellazione di animali in luoghi diversi da stabilimenti o locali riconosciuti, detenzione di animali in cattivo stato di conservazione, uccisione di animali, furto venatorio ed abbattimento di specie non cacciabile.   Durante la perquisizione della zona limitrofa al casolare gli Agenti hanno rinvenuto e sequestrato anche un fucile a canna mozza con matricola abrasa e relativo munizionamento.
Nella giornata di ieri, sempre la Polizia di Stato di Sant’Agata di Militello aveva reso noto un’altro intervento che aveva portato al sequestro di 35 suini neri e alla denuncia in stato di libertà di una  macelleria. Le accuse formulate riguardano la ricettazione, macellazione clandestina e detenzione di alimenti a rischio.
La Polizia di Stato è arrivata all’importante risultato a seguito di una intensa attività di controllo legata ai recenti furti di suini avvenuti nei Monti Nebrodi. Le verifiche avviate erano finalizzate alla tutela della sicurezza alimentare e della salute dei consumatori.
I 35 suini sequestrati sono stati individuati sabato scorso presso l’attività commerciale nebroidea conosciuta per la vendita di carni e prodotti tipici. Gli animali, rinchiusi all’interno di un recinto, non presentavano alcun segno identificativo o di tracciabilità. Assente il regolamentare segno padronale o marchio identificativo.
La successiva campionatura, riporta sempre la Polizia di Stato, ha rilevato la particolare razza. Il controllo è poi proseguito all’interno del locale macelleria, dove i poliziotti hanno trovato forme di formaggio tipico del posto, destinate alle vendita, che sarebbero apparse in cattivo stato di conservazione e con evidenti segni di muffa. Ben 27 ricotte infornate, del peso di 700 grammi circa ognuna, pronte ad essere vendute insieme a capicolli di suino, ricotte salate ed essiccate, provole stagionate, pezzi di guanciale e lardo suino salati, provole fresche, pezzi di salsiccia stagionata del peso di un chilo circa ognuna, provole semi-stagionate, salami stagionati, lardo a pezzi e lardo in sottovuoto.
Il tutto sarebbe apparso privo di etichettatura e di qualsivoglia documentazione di origine e produzione.
Sono dunque scattati il sequestro e la denuncia per ricettazione.
 
LA REPUBBLICA
20 GENNAIO 2015
Cervo "torturato" dai cani sulle montagne della val Susa
I guardiaparco hanno provato per l'intera giornata a salvare l'ungulato che è finito in trappola su una roccia: "Il vero pericolo non sono i lupi, ma gli animali domestici lasciati incustoditi"
di FABIO TANZILLI
Cani "torturano" cervo sulle montagne della Val Susa. Da questa mattina i guardiaparco dell'ente Alpi Cozie e gli agenti del Corpo Forestale sono stati impegnati a Salbertrand, in frazione Rival, dove due cani stanno aggredendo un cervo maschio adulto. I forestali stanno indagando per risalire al proprietario dei due cani, che si stanno divertendo a ferire il cervo con una serie di morsi alle gambe. L'ungulato ha provato a scappare, ma è finito in trappola sopra una roccia, senza via d'uscita: si difende dai due cani usando le corna, ma non può fare miracoli. "Il nostro tentativo di richiamare i cani o di spaventarli non è servito a niente, come non ci fossimo - spiega la guardiaparco Elisa Ramassa - anzi, cervo e cani sono saliti ancora più in alto". Il messaggio lanciato dai forestali è chiaro: "Quando mi chiedono se sono pericolosi i lupi, rispondo sempre che lo sono molto di più i cani, e oggi ne abbiamo avuto l'ennesima conferma - aggiunge Ramassa - sono animali che hanno un padrone che li nutre, per cui il loro istinto di caccia è solo per gioco. Il metodo di caccia dei lupi è diverso: non sprecano energie, puntano l'animale più debole e cercano di ucciderlo subito: prima fanno, prima mangiano".
Quindi l'appello ai proprietari di cani in montagna: "Non lasciateli da soli e incustoditi, possono diventare pericolosi - spiega la guardiaparco - i cani lasciati vagare liberi dai loro padroni provocano lente agonie agli ungulati , alle volte fanno morire cervi e caprioli per sfinimento, li mangiano vivi, mordicchiando la pancia, le zampe. Poi li lasciano lì, agonizzanti".
FOTO
http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/01/20/news/cervo_torturato_da_un_cervo_sulle_montagne_della_val_susa-105383464/
 
COSE DI CASA
20 GENNAIO 2015
Animali selvatici tra noi: come aiutarli
Piccioni, merli, lepri, ricci e perfino volpi o caprioli: non è raro incontrarli anche nei pressi delle abitazioni. L'esperienza è affascinante ma è bene sapere come comportarsi e cosa non fare in particolare se ci si imbatte in esemplari feriti o in pericolo.
Il fenomeno dell‘urbanizzazione della fauna selvatica è sempre più diffuso e accertato per un numero di specie crescente. Non si tratta sempre di animali feriti o in pericolo: molti ambienti, anche fortemente antropizzati, sono diventati i luoghi ideali dove molte specie possono vivere e allevare i loro piccoli. È il caso di molti uccelli che abitano e nidificano nei pressi delle città; o degli aironi che sempre più di frequente si possono avvistare nelle zone ai limiti della campagna. Oltre a questi ci sono gli animali diventati, loro malgrado, forzatamente domestici e che vengono abbandonati in luoghi inadatti: conigli, tartarughe, pesci… Ogni singola specie ha esigenze differenti e particolari. Per poter prestare loro soccorso e accudirli nel migliore dei modi è fondamentale conoscere molto bene i diversi bisogni e necessità. Innanzitutto è importante sapere se è il caso di raccogliere l’animale o è meglio fare una segnalazione: chi ha effettuato il ritrovamento è obbligato a segnalarlo entro 24 ore all’autorità competente per territorio. In questo modo l’animale ritrovato può essere raccolto dal personale provinciale preposto e consegnato a un Centro di Recupero per Animali Selvatici. I CRAS sono strutture che hanno la funzione di detenere, curare e riabilitare soggetti della fauna selvatica, allo scopo di liberarli se le condizioni lo consentono o, viceversa, detenerli in via permanente se dovessero risultare irrecuperabili. Come comportarsi quindi? Ecco cosa fare.
Falsi orfani
Uno degli errori più comuni è quello di raccogliere cuccioli di lepre o di capriolo perché considerati abbandonati dalla madre, orfani o smarriti. In realtà è un comportamento del tutto normale per molte specie di mammiferi: le madri si allontanano dalla prole per buona parte del giorno e della notte ed il cucciolo resta immobile per mimetizzarsi nell’erba o nel fogliame. Quindi bisogna evitare anche di toccarlo: l’odore umano, infatti, può essere causa di stress per i genitori al momento del loro ritorno e può spingerli ad abbandonare veramente la prole. Il riccio, ad esempio, viene lasciato solo nella tana. Anche alcuni pulli (piccoli) di uccelli detti precoci o nidifughi possono trarre in inganno: lasciano il nido dopo poche ore dalla schiusa delle uova ma sono in grado di vedere e si nutrono da soli. Il gufo comune ad esempio abbandona precocemente il nido, ma rimane ad attendere il cibo portato dai genitori su alberi o cespugli nelle vicinanze. Altri casi di animali che potrebbero essere inopportunamente raccolti, sono: oche, anatre, fagiani e gabbiani.
Che cosa fare?
Sarà il caso di intervenire quindi se si tratta di nidiacei feriti o in reale stato di pericolo: ad esempio minacciati da gatti o altri predatori, finiti in mezzo alla strada, ecc. Bisogna evitare l’intervento in caso di nidiacei sani, anche se ancora incapaci di volare e non in pericolo. Se si sospetta che il piccolo sia abbandonato, osservarlo a distanza per almeno due ore prima di raccoglierlo e vedere se nel frattempo si è avvicinato un adulto. Un discorso a parte riguarda invece i rondoni: molto frequenti nei centri urbani sono tra le poche specie assieme a Rondini e Balestrucci ad abbandonare il nido solo quando sono completamente autosufficienti.
Non si toccano
Nidi e uova
È sempre un errore raccogliere nidi e uova di uccelli. Alcune specie infatti depongono le uova a terra, senza costruire un nido: diversamente da quello che si potrebbe pensare non si tratta di uova abbandonate. Inoltre raccogliere uova e nidi è proibito dalla legge. Solo gli esperti sono in grado di gestire un’incubazione artificiale e l’allevamento a mano dei pulcini dopo la schiusa.
Quando è “finta morte”
Attenzione a non farsi trarre in inganno da alcune specie di animali che in situazioni stressanti fingono la morte (tanatosi): ad esempio uccelli che cadono supini e rigidi o rettili che si contorcono come in agonia.
Se sono malati
È importante sapere se la patologia di cui è affetto l’animale trovato pregiudica la sopravvivenza o meno e quindi se intervenire. È il caso di molti piccoli ai quali mancano una o più dita delle zampe in seguito a vecchi traumi o malattie infettive (vaiolo aviare). Questi animali (ad eccezione dei rapaci) possono vivere tranquillamente senza un occhio o senza una zampa e non è quindi il caso di prelevarli.
Il soccorso: come comportarsi
Se l’animale ha davvero bisogno di soccorso è importante mettere in conto una serie di difficoltà da superare e di attenzioni da prestare. Innanzitutto non bisogna mai mettere in pericolo se stessi. Non tentate la cattura di un animale potenzialmente pericoloso, da soli, senza guanti e contenitori o se non ci si sente sicuri. Quindi valutare se cercare di prendere l’animale con:
coperta/asciugamano/giacca: animali di piccole e medie dimensioni possono essere coperti con un panno robusto per immobilizzarli. Nel caso dei rapaci avvolgere bene le zampe;
rete/retino: tenendo la rete a circa mezzo metro da terra, avvicinandosi lentamente senza fissare negli occhi l’animale. Quindi abbassare la rete sull’animale tenendola ben premuta a terra;
mani: per animali di piccole dimensioni (passeriformi, testuggini, ricci, pipistrelli), munendosi di guanti (ad esempio per i pipistrelli che possono mordere o per i ricci ma non per eventuali punture, solo per il rischio di trasmissione di infezioni da fungo); guanti spessi e robusti vanno sempre indossati per maneggiare uccelli rapaci;
trappole a scatola: utilizzate per uccellini in difficoltà che stazionano nel giardino. La scatola vuota va appoggiata rovesciata su una base di cartone, sollevandone un’estremità con uno stecco in verticale cui viene legata una cordicella. Sotto la copertura si posa l’esca (semi o altro mangime per uccellini): quando l’uccellino si sarà infilato sotto la scatola per becchettare il mangime, si tirerà la cordicella per catturarlo.
Solo il personale attrezzato
Animali che possono causare gravi ferite con i loro morsi come i mustelidi (tasso, faina, martora) e i carnivori (come la volpe) vanno maneggiati solo da personale esperto e attrezzato (in genere con un bastone da accalappiacani o simili).
Che cosa fare dopo
Una volta soccorso l’animale, la cosa migliore da fare è portarlo direttamente in un CRAS. Se è a rischio di sopravvivenza (non respira, sanguina, ecc…) e il CRAS è troppo lontano, bisogna rivolgersi al più vicino veterinario. Nel caso in cui non sia possibile contattare immediatamente un CRAS, bisogna fornirgli una sistemazione sicura, abbastanza spaziosa ma dalla quale non possa fuggire, calda, facile da pulire e alla luce naturale del giorno (con buio di sera). In seguito è necessario contattare il CRAS per farsi indicare non solo il cibo ma anche il modo per somministrarlo
Che cosa dice la legge
Prelevare senza autorizzazione e senza una ragione valida un esemplare di fauna selvatica non solo può essere pericoloso ma anche contro la legge. In base alla legge n. 157 dell’11 febbraio 1992, “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” sono vietati in tutto il territorio nazionale la cattura e la detenzione di animali selvatici, il prelievo di nidi e di uova, e l’asportazione di piccoli nati. Unica eccezione: è possibile intervenire in caso di pericolo o morte certa. Tuttavia anche in questa circostanza è obbligatorio informare l’amministrazione provinciale competente per territorio entro le 24 ore successive. La detenzione temporanea di fauna viva è concessa esclusivamente a quelle strutture, autorizzate dalle Regioni, dove si eseguano la cura e la riabilitazione della fauna allo scopo di liberarli, quando possibile: i Centri di Recupero per gli Animali Selvatici (CRAS). Ogni anno nei CRAS sono ricoverati mediamente oltre 500 animali, appartenenti a più di 50 specie differenti. Inoltre in centri molto grandi possono essere accolti oltre 2000 animali all’anno, appartenenti a più di 100 specie diverse.
Info
Per tutte le altre informazioni e conoscere l’indirizzo del CRAS, Centro di Recupero Animali Selvatici più vicino: www.recuperoselvatici.it/elenco.htm oppure si può contattare la LIPU (Lega italiana Protezione Uccelli) che sul sito fornisce gli indirizzi dei Centri di Recupero di Fauna selvatica www.lipu.it/oasi/default.htm
Per piccioni e altri uccelli comuni rivolgersi a: Ente nazionale protezione animali www.enpa.it -  Lega Abolizione Caccia www.abolizionecaccia.it
 
GEA PRESS
20 GENNAIO 2015
Sicilia – Pantano Cuba. Caccia ai bracconieri maltesi. Hanno ucciso una Gru
 
Sarebbero stati comunicati ai Carabinieri, i dati in possesso su tre maltesi che lo scorso dicembre sarebbero stati osservati nel Pantano Cuba, mentre sparavano contro una Gru. Il Pantano Cuba si trova a cavallo tra le provincie di Siracusa e Ragusa.
Il grosso uccello migratore aveva scelto l’area dei Pantani della Sicilia Sud Orientale come luogo di sosta. Stante quanto riportato dal quotidiano Times of Malta, un “guardia caccia” avrebbe osservato i tre maltesi sparare contro la Gru. Lo stesso “guardia caccia” avrebbe cercato di fermare i tre bracconieri, ma questi sarebbero riusciti a fuggire sul loro mezzo prima dell’arrivo dei Carabinieri. Del veicolo sarebbe noto il modello ed il numero di targa.
La vicenda fa riferimento al 17 dicembre, per cui è facile suppore che le ricerche degli inquirenti italiani, riferite dal giornale maltese, siano già concluse.
Del grave episodio, già da tempo circolante in ambienti protezionisti siciliani assieme ad altre bravate dei bracconieri, ne da conferma il CABS (Committee Against Bird Slaughter) lo speciale Nucleo di volontari antibracconaggio con sede in Germania ed attivo in molti paesi dell’area mediterranea.
Il CABS, in una sua nota, ha riportato di avere informato la polizia maltese in merito ai tre presunti bracconieri.
I legami tra gli ambienti venatori di frodo maltesi e siciliani, sono storici. In genere, però, sono i maltesi ad acquistare da bracconieri siciliani, come di altre regioni, fauna viva o già uccisa, da destinare rispettivamente all’uso di richiami per i cacciatori e per la tassidermia.
 
GEA PRESS
20 GENNAIO 2015
Milano – Il Pit bull chiuso in macchina
Intervento delle Guardie per l'Ambiente e dei Carabinieri
Intervento lo scorso 17 gennaio, delle Guardie per l’Ambiente, Nucleo Provinciale di Milano, in collaborazione con l’UGDA. Una segnalazione pervenuta dalla provincia riportava la presenza di un cane Pit bull che sarebbe stato tenuto in condizioni non idonee.
La pattuglia delle Guardie Ecozoofile, infatti, una volta giunta nei luoghi, individuava la presenza di un cane rinchiuso nell’abitacolo di un veicolo. I finestrini, riferiscono sempre le Guardie dell’Ambiente, si sarebbero presentati totalmente chiusi ed in mezzo a rottami vari.
I controlli sono proseguiti fino ad oltre la mezzanotte, quando, grazie all’intervento di una pattuglia della Tenenza dei Carabinieri di Bollate, le Guardie Ecozoofile potevano procedere a rintracciare il proprietario del mezzo il quale avrebbe ammesso  di aver  lasciato il cane sul veicolo in quanto impossibilitato a detenerlo in luogo diverso. L’uomo veniva così invitato ad aprire la portiera al fine di verificare le reali condizioni del cane.
Il cane appariva come un incrocio di Pit bull e, secondo le Guardie per l’Ambiente, si sarebbe presentato infreddolito (temperatura esterna rilevata di 4°C), impaurito, magro e sdraiato in mezzo a delle cianfrusaglie di imprecisata provenienza. A ciò si aggiungevano apparenti segni di debolezza e con evidenti perdite ematiche dalle orecchie probabilmente a causa di una infezione.
Proprio per la supposta incompatibilità delle condizioni di detenzione del cane e per non mettere ulteriormente a rischio la salute dell’animale, si procedeva al sequestro probatorio del cane ai sensi dell’art. 354 C.P.P. affidandolo momentaneamente ad un parente dell’indagato che provvedeva a portare l’animale presso la propria abitazione per prendersene cura. Alla fine le Guardie Ecozoofile invitavano la persona indagata  a seguirle presso gli uffici della locale Tenenza dei Carabinieri per completare tutti gli atti di di rito.
L’uomo è stato denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano e dovrà ora difendersi dall’accusa di cui ai reati di maltrattamento di  e detenzione di animali in condizioni incompatibili.
 
WIRED
20 GENNAIO 2015
La bimba dei 6 pitbull e quel che sbagliamo con i cani
Un video virale ci ha fatto intenerire e sorridere per la fermezza mostrata da una bimba di fronte a sei pitbull affamati. Ma in verità si mostra un comportamento pericoloso e grave, assolutamente da evitare.
Da circa 7 anni vivo con un cane randagio maschio e dominante di 35 chili, che da un anno e mezzo divide i suoi spazi con una bimba. I due se la intendono alla grande, ma non è stato sempre tutto facile, e all’arrivo della piccola le attenzioni alle reazioni del cane sono state molte. Con l’aiuto di un comportamentalista, abbiamo fatto attenzione a minimizzare l’inevitabile sofferenza del cane, che avrebbe perso attenzioni da parte nostra come un fratello maggiore, e poi abbiamo dovuto assicurargli spazi tranquilli solo per lui. Sebbene i nostri sforzi non siano sempre stati costanti e congrui, ci hanno ampiamente ripagato, e oggi sono tranquillissima rispetto al loro rapporto. Tuttavia presto sempre attenzione quando interagiscono, specie al momento dei pasti, un momento delicato per tutti gli animali che, se disturbati, possono diventare aggressivi. Per questo il video virale della bimba americana di 4 anni che getta una montagna di cibo a terra a 6 pitbull affamati fa rabbrividire. Ve lo ricordate? Nel caso ve lo siate perso potete dargli un’occhiata…
http://www.wired.it/attualita/ambiente/2015/01/20/bimba-dei-6-pitbull-quel-sbagliamo-i-cani/
La bambina rimbotta i pitbull per farli sedere educati, e poi ordina loro quando è giunto il momento buono per iniziare a mangiare. A prima vista, il video è adorabile, perché porta con sé un messaggio ben preciso e lodevole: i pittbul non sono aggressivi per natura e persino una bimba di 4 anni può farli rigare dritto. Eppure, negli Stati Uniti, numerosi esperti cinofili hanno chiesto sui social di smettere di condividere un esempio sbagliato di convivenza uomo/cane, specie in presenza di bambini.
Ribadiamo che la razza non c’entra: ciò che si mostra sembra un comportamento sbagliato e rischioso anche se si fosse trattato di barboncini. “Non esistono razze più pericolose o aggressive di altre, ma va detto che esistono razze dal morso più pericoloso di altre, e il pitbull è una di quelle”, mi spiega Jacopo Riva, veterinario esperto di comportamento animale, specialista in etologia e benessere animale.
“I bambini sono i soggetti a maggior rischio di aggressione da parte del cane di casa e la loro educazione è fondamentale. Il cane può sentirsi minacciato da loro, specie mentre mangia o riposa. Il video in questione mostra che il controllo da parte di un adulto non sarebbe essere sufficiente nel caso di una possibile reazione aggressiva in relazione al cibo, di competizione fra i cani o semplicemente di stress da convivenza o irritazione. Situazioni come questa vanno senza dubbio evitate, perché potrebbero velocemente sfuggire di mano”. Tra l’altro, non si è mai visto dar da mangiare a sei animali dalla stessa fonte, anche bimba a parte: ogni cane dovrebbe avere la propria ciotola, e mangiare a distanza, anche magari ravvicinata, ma ben distinta dagli altri.
“I bambini amano i cani e sono naturalmente attratti da loro – continua Riva – ma alcune gestualità spontanee possono creare situazioni pericolose: sono da evitare anche abbracci improvvisi su testa e collo, manipolazioni incontrollate, trattenimenti non desiderati, movimenti inopportuni e non prevedibili, che possono suscitare una reazione improvvisa e violenta”. Ricordiamocelo la prossima volta che sentiremo di un aggressione domestica da parte del cane di casa: “Quasi tutti i cani sono docili e non mostrano nessun tipo di aggressività, neppure nei confronti dei bambini. Quando lo fanno, molto spesso, dipende da un errore di comunicazione all’interno della famiglia, tra bimbo e cane o per confusione di ruoli e responsabilità. Il rapporto tra bambini e animali, per quanto istintivo e innato, deve essere quindi mediato, ed entrambi vanno supervisionati attivamente”. In questo modo, la convivenza sarà sicura, e potrà portare tutti i noti benefici allo sviluppo psicofisico dei bambini “che, rispetto ai loro coetanei, saranno più propensi ad essere socievoli, sensibili, responsabili e sicuri di sé. A patto che siano preparati ad accogliere un animale in casa”.
 
IL TIRRENO
20 GENNAIO 2015
Quaranta articoli per la difesa degli animali: arriva il nuovo regolamento
Sono previste sanzioni fino a 500 euro per i proprietari inadempienti di Melania Carnevali
MASSA. Vietato separare i cuccioli di cani e gatti dalla madre prima dei 60 giorni di vita. Vietato usare museruole stringi-bocca. Vietato tenere animali da compagnia o selvatici permanentemente legati o alla catena. Sono alcuni dei punti contenuti nel tanto atteso regolamento comunale sugli animali, al vaglio adesso della commissione ambiente. Tanto atteso, perché il comune di Massa non aveva ancora un regolamento e, soprattutto, perché la sua stesura era iniziata sotto l’amministrazione Pucci (circa quattro anni fa) e non ancora terminata.
Ultimi ritocchi “politici”, quindi, prima di passare dalla giunta e arrivare in consiglio comunale per la sua approvazione. Quaranta articoli, divisi in cinque titoli, che disciplineranno il rapporto fra i cittadini e gli animali: cani, gatti, ma anche volatili, animali esotici e selvatici. Norme importanti, visto le sempre più frequenti notizie di animali abbandonati in auto o legati a un palo. E poi le tante storie di cani maltrattati, di quelli usati per i combattimenti o ancora “tagliuzzati” per canoni estetici. E allora ecco alcuni dei punti più importanti del regolamento. Il punto 10 dell’articolo 5 vieta le amputazioni «finalizzate unicamente l’aspetto di un animale o ad altri scopi non terapeutici».
Basta quindi orecchie o code mozzate, corde vocali recise o speroni asportati. Il cane (o qualsiasi animale da compagnia) dovrà essere libero di esprimere le proprie emozioni muovendo le orecchie e la coda o abbaiando all’impazzata (nelle ore diurne s’intende). Sarà poi vietato effettuare accoppiamenti o utilizzare metodi di istruzione ed addestramento «tesi ad esaltare la naturale aggressività dei cani e degli animali in genere», allevare, detenere e addestrare animali a scopo di scommessa o combattimento e usare o vendere colle per catturare mammiferi, rettili, anfibi e uccelli. Non si potrà nemmeno allevare animali al fine di ottenerne pellicce o destinati alla sperimentazione; un punto, questo, che di fatto mette il Comune in controtendenza con la normativa nazionale che (purtroppo, ndr) non vieta né la vivisezione né l’allevamento e l’uccisione di animali per pelliccia.
Per quanto riguarda i cani, potranno rimanere legati alla catena per un massimo di sei ore nell’arco della giornata e «a condizione che la catena, di peso non superiore al 10% del cane, sia almeno di sei metri e scorra su un cavo aereo almeno tre metri fissato ad altezza non superiore ai due metri». I “controllori” saranno gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, nonché addetti eventualmente individuati dall’amministrazione comunale. Per le violazioni saranno previste sanzioni dai 25 ai 500 euro.
 
NEL CUORE.ORG
20 GENNAIO 2015
VACCINI AI CUCCIOLI, IL MINISTERO RASSICURA: NESSUNA DEROGA
Lav: "Si rischiava di incentivare i traffici"
 
Il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, sulla deroga concessa agli Stati Ue all'obbligo della vaccinazione contro la rabbia e al limite di età dei cuccioli di cani, gatti e furetti, ha scritto alla Lav in una lettera: "A tale riguardo, in considerazione dello status di indennità nei confronti della malattia recentemente acquisito dal nostro Paese, ritengo di condividere pienamente le preoccupazione espresse". Ma, continua De Filippo, "desidero rassicurare che la possibilità di deroga" nel decreto legislativo che contiene l'attuazione della direttiva 2013/31/Ue "non è stato oggetto di recepimento, di conseguenza, è stata prevista l'abrogazione del comma 3 dell'art. 10 del decreto legislativo 633/1996, che ammette che possano essere oggetto di scambi, a determinate condizioni, cani, gatti e furetti di età inferiore a tre mesi".
"Siamo soddisfatti per questo importante risultato – dichiara Ilaria Innocenti, Responsabile LAV Settore Cani e Gatti – la possibilità di introdurre in Italia i cuccioli di età inferiore alle dodici settimane e non vaccinati nei confronti della rabbia, oltre che un grave rischio per la salute pubblica, sarebbe stata estremamente negativa anche in termini di benessere animale. I cuccioli movimentati a fini commerciali devono affrontare viaggi che durano anche undici ore e il distacco precoce dalla madre, soprattutto il distacco precoce dalla madre, causa al cucciolo traumi affettivi e psicologici e specialmente problemi sanitari – e conclude – non recependo la deroga, il Governo italiano conferma di non abbassare la guardia contro l'odioso fenomeno del traffico di cuccioli e il suo impegno nella prevenzione e nella repressione. Proprio grazie alla norma che vieta l'introduzione di cuccioli di età inferiore a tre mesi e non vaccinati contro la rabbia, già in vigore e confermata nella predisposizione del Decreto Legislativo attuante la Direttiva 2013/31/UE, è stato e sarà possibile individuare e punire le introduzioni illegali".
 
NEL CUORE.ORG
20 GENNAIO 2015
CACCIA, 3 REGIONI CONTRO ROMA: NO ALLA CHIUSURA ANTICIPATA
Lettera di Toscana, Umbria e Friuli Venezia Giulia
Toscana, Umbria e Friuli contro il governo sulla caccia a tordo e cesena. Il ministero dell'Ambiente aveva richiesto di anticipare la chiusura del prelievo venatorio a queste specie al 20 gennaio, anziché al 31 come previsto dai calendari venatori delle tre Regioni. L'assessore all'Agricoltura e alla caccia della Toscana Gianni Salvadori insieme ai colleghi della Regione Umbria Fernanda Cecchini e Friuli Venezia Giulia Paolo Panontin, ha scritto alla Presidenza del Consiglio dei ministri e ai ministeri dell'Ambiente e dell'Agricoltura. I tre assessori fanno presente al governo che i "rispettivi calendari venatori sono stati regolarmente approvati nel rispetto della legge nazionale sulla caccia" (legge 157 del 1992) che indica espressamente il termine del 31 gennaio per queste specie. Dopo aver ribadito la "correttezza dei rispettivi calendari venatori", i tre assessori affermano di ritenere "mancante dei presupposti e sproporzionato un eventuale intervento sostitutivo del governo stesso" e chiedono un confronto, che definiscono "non più procrastinabile", con tutti i ministeri competenti, in vista della predisposizione dei calendari venatori per la prossima stagione.
 
NEL CUORE.ORG
20 GENNAIO 2015
GB: HA TROVATO CASA BISCUIT, IL CAGNETTO RIFIUTATO 5.000 VOLTE
Adottato dalla famiglia Hunt. "Come si fa a non amarlo?"
Un cane rifiutato cinquemila volte ha finalmente trovato casa. Succede ad Aldershot, nell'Hampshire, nel Regno Unito. Biscuit, un meticcio di due anni che ha trascorso 689 giorni al Battersea Dogs and Cats Home, è stato adottato e portato via dal canile da Gemma e Darren Hunt. "Biscuit, chiamato Blake dai proprietari, è stata la soluzione perfetta per loro, con un stile di vita molto attivo", hanno detto dalla struttura. Lo rivela l'Associated Press. La coppia ha preso Biscuit dopo essersi portata a casa un'altra bestiola otto anni fa, morta da qualche tempo. La signora Hunt ha detto: "La perdita è ancora molto dolorosa e abbiamo preso Biscuit", che si è rivelato subito la scelta ideale per i due. "Ora è parte integrante della nostra famiglia - ha aggiunto - e lo amiamo tantissimo. Biscuit fa grandi passi ogni giorno. Lui è così intelligente, amorevole e disposto ad imparare: stare con lui ci rende gioiosi". La donna ha concluso: "Ama le coccole sul divano e ormai ha capito che la sera, quando gli sfiliamo la copertina, è arrivato il momento. Abbiamo un legame indissolubile. Chi non potrebbe adorare un viso come il suo?".
 
LA ZAMPA.IT
20 GENNAIO 2015
Non ha i soldi per comprare le scarpe ai figli, ma aiuta i cani randagi in India: il web lo premia
La storia di una famiglia dello Rajasthan fai il giro del mondo
Fulvio Cerutti
Lokesh è uno dei tanti poveri dell’India. Vive in una baracca ai bordi di una strada. Non ha i soldi per comprare le scarpe o vestiti nuovi ai propri figli, al posto delle coperte ha qualche straccio e quando piove il suo letto diventa freddo e bagnato. Lokesh è povero di beni materiali, ma ha una grande ricchezza morale: nonostante le sue difficoltà, soprattutto durante il freddo inverno dello Rajasthan, quest’uomo si prende cura dei cani randagi, aprendo le porte (che non ha) della sua umile dimora. La sua storia è diventata nota al mondo grazie ai volontari della Animal Aid Unlimited, un’associazione che si occupa del benessere degli animali in India. Lokesh, che non ha un telefono per chiamare il numero verde, ha portato loro un cane colpito dalla rogna e con una brutta ferita al collo che gli sarebbe stata fatale. 
I volontari si sono presi cura del quattrozampe, ma sono rimasti anche colpiti dall’incredibile gesto di altruismo della persona che si erano trovati di fronte. Così hanno deciso di raccontare la storia di Lokesh sul pagina Facebook dell’associazione. Una storia che ha fatto il giro del mondo e che ha spinto molte persone a voler aiutare quell’uomo gentile e la sua famiglia. Così qualche settimana dopo i volontari dell’Animal Aid Unlimited si sono presentati alla baracca della famiglia di Lokesh portando loro in dono scarpe, calze, cibo per loro e per i cani di cui si prendono cura. 
La giusta ricompensa per un uomo che ogni giorno, con la sua generosità, rende questo mondo migliore.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/01/19/multimedia/societa/lazampa/povero-indiano-salva-un-cane-ferito-CjO56LqQOCo3Fv63IGYaUJ/pagina.html