giugno 2012
 

ALTO ADIGE
1 GIUGNO 2012
 
Appello della Lav: «Fermate la lotteria dell’orrore»
 
DOBBIACO (BZ) -  Duro comunicato della Lav contro la gara di tiro organizzata a Dobbiaco e che ha in palio per i vincitori camosci e caprioli. «Anche la provincia di Bolzano, come già da tempo si registra a Trento, sembra - scrive Massimo Vitturi - essere stata contagiata dall’assurda abitudine di offrire in premio l’uccisione di animali selvatici in lotterie e gare. Da oggi fino al 3 giugno si svolgerà a Dobbiaco una gara che vede tra i vari premi in palio, oltre a binocoli, cannocchiali e carabine pericolose come armi da guerra, anche la possibilità di uccidere 5 camosci (di cui 3 “Jahrling”, animali di un anno di vita appena) e 4 femmine di capriolo. «Non più coppe e medaglie quindi – commenta il responsabile Lav settore caccia e fauna selvatica – ma l’uccisione di un essere vivente, ridotto al ruolo di premio per saziare il sanguinario appetito dei cacciatori». La sfrontatezza dei cacciatori raggiunge il culmine nel volantino che promuove la cruenta iniziativa, dove campeggia, in primo piano, un meraviglioso camoscio che corre libero nella neve, «quale essere umano dotato di sensibilità sarebbe in grado di uccidere uno spettacolo della natura come quello rappresentato nel volantino dei cacciatori?».
 
IL REPORTER
1 GIUGNO 2012
 
Cane abbandonato in casa fa scoprire una ''centrale della droga'' / FOTO
 
Ivo Gagliardi
 
Le guardie zoofile dell'Enpa salvano un cane abbandonato da giorni e scoprono il covo di uno spacciatore di droga.
LAMENTI. E' successo a Firenze. Dopo ben due giorni di abbai e lamenti continui che provenivano dal piano terra di un miniappartamento di via del Pignoncino, nel pomeriggio di giovedì alcuni cittadini hanno chiamato le guardie zoofile della protezione animali. Giunte sul posto, nessuno sapeva chi abitasse nell’appartamento affittato, ma tutti confermavano che vi era un via vai continuo di persone, soprattutto extracomunitari.
A SOQQUADRO. Rintracciato il proprietario dell’appartamento che ne possedeva le chiavi, le guardie dell’Enpa hanno trovato un cane meticcio tipo pitbull dell’età di circa due anni, visibilmente impaurito e affamato. L’appartamento era stato totalmente messo a soqquadro e sul pavimento vi erano diversi cellulari e decine di schede sim di vari gestori e rubriche con una miriade di numeri di telefono.
CENTRALE DELLO SPACCIO. Il proprietario dell'abitazione, un italiano cinquantenne, interrogato su chi fosse l’inquilino a cui aveva affittato l’appartamento dichiarava di non conoscerne l’identità e di non possedere il contratto di affitto perché era, a suo dire, in corso di rinnovo presso un’agenzia immobiliare. A questo punto le guardie dell'Enpa hanno chiamato la Questura che ha inviato alcuni agenti della Squadra Mobile e una volante. Durante la perquisizione dell’appartamento sono stati trovati numerosi oggetti riconducibili a una "centrale di spaccio" da parte di cittadini nordafricani, ma il tutto era stato ripulito, messo a soqquadro e abbandonato in fretta e furia.
PIZZA E ACQUA. Al cane era stata lasciata in terra solo una forma di pizza e una ciotola d’acqua. Subito rifocillato dai volontari, l'animale è stato recuperato dai servizi veterinari dekla Asl per poi essere ospitato al Parco degli animali di Ugnano. Sono ancora in corso accertamenti per risalire all’identità del proprietario del cane, che verrà denunciato per maltrattamento e abbandono di animali. Al nucleo edilizio della Polizia Municipale verrà inviata una richiesta di accertamento sulla regolarità del rapporto di locazione tra il proprietario dell’appartamento e chi l’occupava.
FOTO
 
ANCONA TODAY
1 GIUGNO 2012
 
Animali: Guido, prigioniero per 6 anni prima di poter riabbracciare il padrone

NELLA FOTO - Guido
 

„Oggi vogliamo raccontarvi la storia di Guido, "detenuto" ingiustamente per sei anni in un canile prima di poter riabbracciare il suo amato padrone, con la salute ormai minata. Sentiamo i fatti dalle parole di Roberta, una delle volontarie dell'associazione "Amici Animali" di Osimo:
"Per tre anni sono stata volontaria presso un canile della provincia di Ancona. E lì ho conosciuto Guido, questo cane di taglia grande.
Guido è un cane che è stato accalappiato nel comune di Senigallia nel 2006: l'Asl competente per territorio non gli ha trovato il microchip che lo stesso proprietario, residente ad Ancona, gli aveva fatto regolarmente applicare e così gliene ha inserito un secondo che lo qualificava come "randagio", intestato al Comune di Senigallia.Così Guido "sconta" 6 anni di canile, a spese del comune di Senigallia (circa 5.000 euro in 6 anni), in una struttura che recentemente è stata posta sotto sequestro per due volte dalla Magistratura, in un box troppo piccolo per un cagnone così. Solo le Guardie Zoofile del locale nucleo di vigilanza zoofila, al momento del sequestro della struttura, si accorgono che Guido ha due chip.
Quando quei cani sono stati trasferiti altrove Guido ha cambiato struttura e questa volta l'Asl competente per territorio, che nel frattempo è cambiata, rintraccia il proprietario che, sorpresissimo, lo viene a riprendere.
Ora Guido è da circa un mese a casa sua e il padrone lo sta curando per la leishmaniosi, contratta nel periodo di prigionia.
Il proprietario ci ha detto che aveva segnalato alla Polizia Municipale del Comune di residenza (Ancona) la perdita del cane, che - ripetiamolo ancora una volta - aveva il microchip. Ma in anagrafe canina non era stato registrato l'evento."Tante le domande che una storia del genere solleva: come può il chip essere sfuggito al servizio veterinario dell'Asl di Ancona, competente per territorio sul canile dove è stato 6 anni?

 

LA ZAMPA.IT
1 GIUGNO 2012
 
Mary G, il delfino morto di dolore per la sua istruttrice
La donna nel 2007 è stata assassinata da un vicino di casa per futili motivi
 
FRANCO GIUBILEI

NELLA FOTO - Il delfino Mary G con la sua istruttrice Tamara Monti

 
Riccione Mary G è morta ieri, come reso noto sulla pagina Facebook di Oltremare, il delfinario di Riccione che la ospitava. La direzione della struttura ha condensato in poche righe una storia cominciata nel 2005, quando il raro esemplare di Grampus griseus si arenò nel porto di Ancona, aggiungendo che «l’evento è stato già segnalato alle autorità competenti, le cause saranno accertate mediante una necroscopia che verrà effettuata presso la facoltà di Medicina veterinaria dell’Università degli studi di Padova».
È morto un delfino, e allora? In tempi di terremoti perché interessarsi alla sorte di un cetaceO? Perché Mary G non era un delfino qualunque, e soprattutto per il suo rapporto con Tamara Monti, l’istruttrice che si era presa cura di lei. Mary G era approdata al delfinario di Riccione che era ancora un piccolo, dopo che aveva perso la madre nella traversata. Le attenzioni di istruttori ed esperti, ma soprattutto l’amore di Tamara e l’esperienza del fidanzato Robert, anch’egli istruttore, l’hanno cullata come si farebbe come un bambino: frullati di aringhe, integratori, vitamine e sali minerali, e poi addestramento, fino a trasformarla in attrazione del delfinario romagnolo. Poi la fine assurda della donna che si occupava dell’animale, un vicino di casa che nel 2007 la accoltella a morte perché i cani di Tamara abbaiano troppo e a lui «scoppia la testa». I cani sono capaci di lasciarsi morire se il padrone viene a mancare, e i delfini? Loro, mammiferi intelligenti e sensibili, forse possono fare altrettanto, se è vero che da quando Tamara smette di accudirla Mary G comincia a stare sempre peggio e a perdere peso, da 210 chili a 160.Disturbi nervosi, diagnosticano gli esperti, mentre fra visitatori, animalisti e quanti si sono appassionati alle sue vicende cresce la preoccupazione per la sua sorte. Ufficialmente nessuno mette in relazione il malessere dell’animale con la scomparsa della sua istruttrice, anzi Oltremare precisa di non voler strumentalizzare in alcun modo le due vicende, ma nell’immaginario del pubblico si fa strada l’immagine suggestiva della bestia che muore di crepacuore perché amava troppo la sua «padrona». Gli scienziati della fondazione cetacei di Riccione, da parte loro, mettono le mani avanti, dicendo di non poter assolutamente confermare una relazione fra i due eventi. «Parassitosi intestinale», recita la diagnosi, una malattia incubata probabilmente da molto tempo. Di fatto Mary G rifiuta il cibo, come se volesse lasciarsi morire.In queste ore sulla pagina Facebook del delfinario si sfogano quelli che hanno sempre criticato la sistemazione di Mary G al delfinario. Si riflette su un mammifero fatto per vagare liberamente per il Mediterraneo, costretto nelle angustie di una vasca, per quanto grande sempre troppo piccola, ma questa non regge proprio: alla fondazione cetacei di Riccione hanno chiarito da subito che l’intenzione era di rimetterla al più presto in mare aperto, ridandole la libertà, soluzione altamente sconsigliata da esperti internazionali, secondo cui l’animale in libertà sarebbe morto subito. È morto ieri, sette anni dopo il suo salvataggio, fra sospetti probabilmente infondati e il suo pubblico sinceramente addolorato.
 
TG COM 24
1 GIUGNO 2012
 
Riccione, è morto il delfino Mary G
Il grampo che nel 2005 era stato preso in "affidamento" dal delfinario "Oltremare". E tra i fan del cetaceo c'è chi è convinto che si sia lasciato morire dal dolore dopo la morte dell'istruttrice
 
Apparteneva a una specie di delfini rarissima nel Mediterraneo, Mary G, il grampo deceduto ieri a Oltremare di Riccione. Il mammifero si era spiaggiato nel 2005 al porto di Ancona con la madre, che non era riuscita a sopravvivere, ed era stato preso in affidamento dal delfinario romagnolo. Da lì a poco sarebbe nata una bellissima "amicizia" con la sua istruttrice, Tamara Monti, uccisa nel 2007 da un uomo perché la notte i cani della donna abbaiavano troppo e questo non lo lasciava dormire.
Per questo motivo i fan del grampo umano pensano che il suo decesso sia riconducibile a questo lutto terribile, "lo fanno i cani, perché non potrebbero farlo anche i delfini, animali sensibili e intelligenti", scrivono su Facebook. Ma dal delfinario non vogliono strumentalizzare la morte di Mary così hanno pubblicato la diagnosi del decesso: "Parassitosi intestinale", una malattia incubata probabilmente da molto tempo. Di fatto Mary G, da quando era scomparsa Tamara, aveva iniziato a rifiutare il cibo, come se volesse lasciarsi morire ed era passata da 210 chilogrammi a 160. Tra la freddezza della scienza e l'emotività dell'uomo, rimane la storia dolcissima di un delfino e la sua "padrona".
 
CORRIERE ROMAGNA
1 GIUGNO 2012
 
Il delfino grampo che era stato salvato nel 2005 è deceduto ieri. Nei giorni scorsi era stato lanciato l’allarme ma dal parco avevano negato tutto
Stava così tanto bene che è morta
 
E’ deceduta Mary G. Bufera su Oltremare. La Fondazione: ci hanno derisi, ora la verità
 
di Emer Sani
 
RICCIONE (RN). Mary G è morta. Il decesso è avvenuto ieri attorno alle 10 nelle vasche del parco Oltremare. «Ero in acqua con lei, l’avevo tra le mie mani», racconta Alessandro Bortolotto, dottore di ricerca in Medicina degli animali che ha seguito l’animale negli ultimi mesi. «E’ stata una morte improvvisa e inattesa, fino a qualche giorno fa Mary G partecipava alle attività secondo le regole stabilite in accordo con il Ministero dell’ambiente».
Un campanello di allarme era però stato lanciato dalla Fondazione Cetacea, che nel 2005 insieme a 124 volontari partecipò al recupero del cucciolo di grampo nelle acque del porto di Ancona, dove si era spiaggiato insieme alla mamma malata, che morì poco dopo. «E’ visibilmente dimagrita e ha delle evidenti pustole sul corpo», ha detto sabato scorso il presidente di Cetacea, Sauro Pari. «Sta bene», hanno replicato dal parco, «è stata vista da circa 3.000 visitatori giocare e nuotare. Il suo stato di salute è da sempre monitorato con estrema attenzione e sotto controllo delle autorità competenti, a cui l’esemplare appartiene, e che periodicamente vengono a visitarlo, come avvenuto pochi giorni fa». Ieri purtroppo la triste notizia. «Ha iniziato a manifestare improvvisamente delle difficoltà di galleggiamento - prosegue Bortolotto - insieme allo staff sono sceso in vasca per seguire da vicino Mary G, che ha avuto un tracollo improvviso e in poche ore è deceduta. Fino a qualche giorno fa non ha manifestato alcun segno: non credo che il caso sia collegato con l’allarme lanciato da Cetacea. Le cause saranno accertate mediante una necroscopia che verrà effettuata alla facoltà di Medicina veterinaria dell’Università degli Studi di Padova. Fino al referto con i risultati ufficiali non è possibile avanzare ipotesi certe». Le accuse al parco. «Ora Oltremare deve fare solo due cose: vergognarsi e spiegare», dice Marco Affronte, ex direttore scientifico della Fondazione Cetacea, «la vicenda di Mary è un pugno nello stomaco per tutti noi di Cetacea», commenta il presidente Sauro Pari, che aggiunge: «Ne abbiamo denunciato il precario stato di saluto e siamo stati derisi, Oltremare sul sito ha pubblicato una foto di Mary di cinque anni fa, quando ancora giocava col frisbee e aveva pochi denti. “Ecco a voi Mary oggi, 26 maggio 2012, nel parco” , scrivevano, “vogliamo rassicurare tutti a seguito di una serie di informazioni non corrette, che stanno circolando, venite a trovare Mary, vi aspettiamo”. Alla luce di quanto accaduto ieri ci sembra davvero una macabra ironia». «Evidentemente non stava neanche così bene - prosegue Affronte -, spero che dopo la mancanza di comunicazione sul suo stato di salute, almeno ci sia più trasparenza sulle cause di morte».
Proteste e dolore su facebook. Sul profilo Facebook del parco a decine lasciano il proprio commento. «Sono scioccata: non si possono dare giudizi quando la realtà dei fatti non ci è del tutto chiara, ma le polemiche dei giorni scorsi, le accuse, i dubbi sollevati sembrano oggi il preludio di una morte annunciata». E ancora «ci avete fatto vedere la foto di Mary con il frisbee dicendoci è tutto a posto, ci avete detto che erano tutte chiacchiere, ci avete ingannato, cosa è successo a Mary?».
Molti si sono limitati al ricordo e a esprimere il proprio dispiacere. «Siamo stati a Oltremare qualche martedì fa, alla mia bimba di 2 anni e mezzo Mary G è stato il delfino che è piaciuto di più»; «mi dispiace tantissimo: eri stupenda piccola Mary G, buon viaggio»; «sarà triste questa estate venire e non vederla più nuotare»; «ciao Mary G, per otto anni ti abbiamo applaudita! Sei sempre rimasta nei pensieri delle mie figlie, abbiamo avuto la fortuna di rivederti non più tardi di due settimane fa, rimarrai per sempre nei nostri cuori».
 
IL RESTO DEL CARLINO
3 GIUGNO 2012
 
"Mary G ha smesso di mangiare con il grande terremoto di martedì"
Il delfino più amato di Riccione
L'intervista ad Alessandro Bortolotto, biologo e ricercatore di Oltremare
 
di Monica Raschi
 
Riccione (Rimini), 3 giugno - Mary G ha smesso di mangiare martedì scorso, quando si sono verificate le grosse scosse di terremoto. Alle 10 di giovedì il delfino moriva.
Una coincidenza molto strana. Pensa ci sia qualche correlazione?
«Non credo. Sicuramente lei ha avvertito il terremoto come tutti gli altri delfini, ma c’era qualcosa d’altro che non andava. Anche se in letteratura abbiamo esempi di spiaggiamenti dopo eventi sismici. Una cosa è certa: anche questi animali hanno molta paura. Comunque questa coincidenza io l’ho segnalata al ministero dell’Ambiente che sta svolgendo le sue indagini, visto che è il proprietario dell’animale», risponde Alessandro Bortolotto, biologo marino e dottore di ricerca Medicina degli animali.
Mary G era molto dimagrita. Da quanto tempo lo avevate notato?
«E’ vero, ma aveva continuato a mangiare i suoi 18 chili di calamari fino a quel momento».
L’ipotesi che sia deceduta per un forte stress da solitudine è plausibile? Uno studio del 2009 evidenziava problemi comportamentali già da allora.
«Io sono arrivato a Oltremare nel 2011 proprio per verificare il comportamento di Mary G dopo quello studio che era stato fatto mentre il parco era aperto. Io l’ho osservata dalla fine di maggio fino alla fine di ottobre 2011, tutti i giorni dalle 6 alle 8, mentre la struttura era chiusa al pubblico. Quindi ho potuto osservarla senza che ci fosse nessuno che potesse influenzarne il comportamento».
E cosa ha notato?
«Che aveva una ricchezza di comportamenti enorme. Giocava molto con il piccolo Zeus e Ulisse, mentre con Pelè, la femmina anziana, nuotava solo, non c’era altra interazione».
La Fondazione Cetacea afferma di avere ipotizzato un programma di rimessa in libertà del delfino, ma di essere stata estromessa da Oltremare subito dopo queste affermazioni.
«Ci sono stati convegni con esperti internazionali i quali hanno sottolineato che l’unica possibilità di sopravvivenza era in un ambiente protetto».
Ieri è stata eseguita l’autopsia ma per i risultati occorrerà attendere. Dottore, che ipotesi si possono azzardare sulla sua morte?
«E’ molto difficile dirlo, anche perché Mary è sempre stata un soggetto complicato da capire. E’ l’unico esemplare di grampo presente in una struttura in tutta Europa e ce ne sono pochissimi anche nel resto del mondo. Non resta che attendere gli esiti dell’esame autoptico».
Resta in attesa di capire meglio che cosa possa essere accaduto anche Sergio Lunardi, presidente gruppo Valdadige (proprietario di Oltremare) il quale sottolinea: «Abbiamo fatto di tutto e di più, studi e convegni con i più grandi esperti mondiali. Purtroppo non si comanda sulla vita. C’è molta emozione intorno a questo fatto, ma noi pensiamo di avere fatto veramente di tutto per Mary G».
FOTO
 
CORRIERE ROMAGNA
3 GIUGNO 2012
 
STAVA COSI’ TANTO BENE CHE E’ MORTA...
«Mary G, servivano controlli del ministero»
Uno dei salvatori del grampo: «Non sia morta invano: ora un ente super partes» Il biologo Affronte: «Giusto portarla al parco ma Oltremare non ha scuse sulle bugie»
 
di Simone Mascia
 
RICCIONE. «Una task force dal ministero dell’Ambiente per i controlli, continui e super partes». Ecco come si può evitare un altro caso come quello di Mary G, la cui morte improvvisa è ancora avvolta da un fitto mistero. L’indicazione arriva dal biologo Marco Affronte, ex direttore scientifico della Fondazione Cetacea.
Affronte, ha saputo qualcosa sulle cause di morte di Mary G?«La necroscopia è stata effettuata dall’Università di Padova, tra l’altro da persone che conosco, ma i risultati arriveranno entro il prossimo mese. Prima si possono fare delle supposizioni sulle quali credo sia inutile anche dilungarsi: l’aspetto importante, quello che conta, è un altro».Quale?«Mary G non può essere morta per niente. Il suo “sacrificio” non può farci trovare impreparati per una prossima volta. Bisogna capire come intervenire per evitare che riaccada. Perché i metodi ci sarebbero: ci sono stati troppi errori che si possono evitare in futuro».Cosa si può fare?«Quando si tratta di cetacei trovati in mare, che restano di proprietà dello Stato, occorrono dei controlli da parte di organi esterni, in grado di monitorare la situazione e capire, nel corso del tempo, quali sono le reali condizioni dell’animale. Interventi mirati, che non dipendano da una Fondazione o da un parco».Chi li può istituire?«Il ministero dell’Ambiente, ad esempio. A Padova, all’Università, c’è una task force di cui faccio parte, composta anche da veterinari, che si occupa dei cetacei spiaggiati, con relative banche dati e la raccolta sistematica d’informazioni. Fare qualcosa di analogo sarebbe molto utile e decisivo, perché non si lascerebbe nulla al caso, come in parte è stato fatto sin dall’inizio con Mary G».Cosa intende?«Semplice: quando nell’estate del 2005 abbiamo recuperato Mary G nel porto di Ancona non eravamo preparati al 100 per cento come Fondazione cetacea. Si trattava di un caso su cui abbiamo accumulato una certa esperienza con il passare del tempo. E’ stato un recupero “pionieristico”: dopo sono arrivati i monitoraggi e ci siamo affinati nel tempo».Ad esempio?«Abbiamo portato avanti degli studi scientifici. Una volta portata ad Oltremare, Mary G stava praticamente tutto il tempo da sola, si avvicinava solo a Pelè, la più anziana del gruppo che l’aveva “adottata”. Ma per il resto restava in solitudine e questo può avere creato dello stress con il passare del tempo, o altre conseguenze patologiche che andavano seguite».Le indicazioni a Oltremare arrivavano da parte della Fondazione?«Non lavoro più per la Fondazione, questo deve essere chiaro, ma è certo che con Oltremare c’era stato uno scollamento nella comunicazione, che non ha giovato a nessuno, soprattutto a a Mary G. Ecco perché è fondamentale che, a prescindere da rapporti interni, ci siano elementi esterni in grado di potere controllare e intervenire in ogni momento».I controlli da parte di Oltremare non sono avvenuti?«Credo che dare Mary G a Oltremare, quando l’abbiamo trovata anni fa, sia stata la scelta giusta. Una scelta che rifarei, non ho dubbi. Quello che contesto è il modo in cui il parco acquatico ha trattato l’intera vicenda, senza dare spiegazioni e fingendo che tutto andasse bene. Lì non ci sono scuse che tengano».
 
ROMAGNA NOI
26 GIUGNO 2012
 
IPOTESI DI REATO: UCCISIONE DI ANIMALI
Mary G avrebbe potuto essere salvata
Il pm Luca Bertuzzi acquisisce l’autopsia sul grampo e il rapporto del Cites della Forestale E’ morta di setticemia dopo mancata diagnosi e interruzione terapie: arto di crostaceo nei bronchi
 
RICCIONE. La setticemia, complicazione di un’infezione curata male per una mancata diagnosi, è la causa della morte di Mary G. Una broncoscopia, richiesta dalla veterinaria della struttura ma negata dalla direzione di Oltremare, avrebbe infatti evidenziato il problema del grampo: un corpo estraneo, una chela, nei bronchi.
Sono, in sintesi, le conclusioni dell’autopsia amministrativa sull’animale effettuata all’Università di Padova sotto la guida del professor Sandro Mazzariol. Il pm Luca Bertuzzi, disposta l’acquisizione dell’esame necroscopico e del rapporto sulla vicenda del Cites, il servizio specializzato sugli animali selvatici del corpo forestale dello Stato, ha aperto un fascicolo sulla vicenda. L’ipotesi di reato è “uccisione di animali” (articolo 544 bis del codice penale). Per chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagioni la morte di un animale è prevista la reclusione da tre a diciotto mesi. Per adesso non ci sono indagati, ma dai primi accertamenti emergono delle ombre sulle terapie adottate e sul trattamento riservato dal parco al cetaceo. Le conclusioni dell’autopsia parlano appunto di “mancata diagnosi” ed evidenziano una negligenza nel non avere effettuato la broncoscopia sul grampo, nonostante la richiesta della veterinaria. L’esame ha rilevato la presenza del corpo estraneo, un arto di crostaceo spezzato in tre frammenti nel ramo bronchiale (reperto anomalo per un cetaceo), all’origine di una broncopolmonite monolaterale mai riconosciuta. Inoltre non trova giustificazione “l’interruzione del trattamento antibiotico” due settimane prima del decesso “che ha comportato una diffusione incontrollabile dell’infezione”. Altro che solitudine, quindi. La povera Mary G. fors e poteva essere salvata. E’ quello che ha cercato di fare la veterinaria Barbara Biancani, dapprima però costretta a smaltire le ferie arretrate da Oltremare e poi licenziata per “cause economiche” all’indomani della richiesta di una broncoscopia (il 9 maggio, la morte risale al 31 maggio). Dalle carte emerge, in ogni caso, come i veterinari dipendenti della struttura “non sembrino avere la piena libertà decisionale”. Lo stato di salute di Mary G, che continuava a esibirsi, era compromesso almeno dalla fine dell’anno scorso. Negli ultimi sei mesi di vita ha perso 30 chili: continuava a vomitare e ad assumere antibiotici e antinfiammatori senza però riuscire a risalire alla causa dell’infezione.
 
LA ZAMPA.IT
1 GIUGNO 2012
 
Giù dal camion, sull'autostrada strage di pecore
 
Incidente choc a Melbourne, in Australia. Un camion che trasportava 400 pecore si è ribaltato su un cavalcavia. L'incidente ha provocato l'apertura del vano che conteneva il carico, facendo precipitare gli animali urlanti sulla strada sottostante. Nonostante il grande numero di autovetture coinvolte nell’incidente, non sembra ci siano vittime tra gli automobilisti. Le pecore, invece, sono quasi tutte morte o gravemente ferite.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
1 GIUGNO 2012
 
Video denuncia l'umiliazione di orsi e babbuini
 
Un video clandestino realizzato da un visitatore occidentale mostra le crudeltà perpetuate ai danni di babbuini e orsi in un circo di Pyongyang. Gli animali, vestiti con umilianti abiti umani e forzati a camminare su due zampe, vengono costretti a comportarsi "come uomini" in uno show che costa ai visitatori la metà dello stipendio medio di un nordcoreano. E' un'attrazione per ricchi, quindi, che a quanto appare dal video ridono e apprezzano le tremende crudeltà a cui sono sottoposti i poveri animali. Strette museruole bloccano le bocche degli orsi, mentre i babbuini pattinano sul palco.
Il video, pubblicato su numerosi media inglesi, tra cui il Daily Mail, ha subito scatenato le proteste degli attivisti. Un portavoce della Peta ha raccontato che normalmente gli animali che lavorano in questi circhi vengono strappati alla libertà con metod i così terribili che molti esemplari muoiono per il trauma solo nel tragitto fino ai luoghi di addestramento. Qui, poi, quelli sopravvissuti vengono sottoposti ad addestramenti incivili: agli orsi vengono praticati fori sui musi a cui applicare le museruole, vengono forzati con allenamenti estenuanti a imparare a camminare su due zampe e picchiati se non eseguono gli esercizi.
VIDEO
 
ANSA
1 GIUGNO 2012
 
Corsa clandestina cavalli, 44 denunciati nel Ragusano
Arrestato fantino che ha investito con calesse carabiniere
 
ROMA - I carabinieri hanno interrotto una corsa clandestina di cavalli lungo la provinciale Pozzallo-Pachino, tra le province di Ragusa e Siracusa: 44 le persone, molte delle quali con precedenti penali gravi, tra cui quattro minorenni, denunciate alla Procura di Modica (Ragusa) e proposte per l'allontanamento con foglio di via obbligatorio dalla provincia iblea. Arrestato uno dei fantini, per aver tentato di travolgere con il calesse un carabiniere, che ha riportato la frattura di un piede.
 
GEA PRESS
1 GIUGNO 2012
 
Ragusa – corsa clandestina di cavalli: per i partecipi il foglio di via previsto dal codice antimafia
Intervento del Comando Compagnia dei Carabinieri di Modica – 44 denunciati, un Carabiniere ferito.
 
Le scommesse erano state raccolte nella giornata di mercoledì a Pachino, in provincia di Siracusa. Questo per evitare il ritrovamento delle somme di denaro, nel caso le cose fossero andate male. Poi, a corsa conclusa, si sarebbero onorati, sempre nel paese, gli obblighi assunti.Una lunga attività di indagine e poi l’altro ieri sera la dritta giusta. In tal maniera ieri alle sei del mattino, in località Marina Marza nel litorale di Ispica (RG), si erano appostati i Carabinieri del Comando Compagnia di Modica (RG), guidati dal Cap. Alessandro Loddo. Un intervento massicci con ben trenta militari che hanno fatto irruzione in strada riuscendo a bloccare ben 44 partecipi. Si tratta, in buona parte, di pregiudicati originari di Pachino.La particolarità della corsa fa presupporre l’esistenza di una vera e propria organizzaz ione criminale. Una parte degli scommettitori, affermano gli inquirenti, erano piazzati a bloccare il traffico veicolare proveniente in senso opposto al percorso stabilito per la gara. Un altro gruppo, invece, proteggeva alle spalle i due calessi lanciati, con un l’ausilio di un cospicuo numero di scooter e macchine di grossa cilindrata.Due chilometri, come usualmente avviene in altre corse clandestine. Alla fine del percorso pure uno sbadieratore.Il massiccio intervento dei Carabinieri ha purtroppo avuto un esito imprevisto. Uno dei due guidatori, nel tentativo di fuga, avrebbe infatti lanciato il calesse contro un’automobile dell’Arma, travolgendo un Carabiniere. Trasportato d’urgenza al pronto Soccorso dell’Ospedale “Maggiore” di Modica, al militare sono state riscontrate fratture multiple ad un piede e numerose ferite agli arti. Il Carabiniere è stato giudicato guaribile in 30 giorni. Se la caverà invece con sette giorni di prognosi il guidatore del calesse, sbalzato in terra a seguito del violento impatto che ha danneggiato, tra l’altro, la macchina dei Carabinieri. Miracolosamente illeso il cavallo. Il guidatore, un trentottenne pregiudicato di Pachino è stato tratto in arresto. Il secondo calesse è riuscito invece a prendere la via di fuga della spiaggia.Tutti gli altri fermati son stati, invece, denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Modica per partecipazione a scommesse clandestine su competizioni di animali e per blocco stradale. Tutti e 44 sono stati proposti per l’emissione della misura preventiva dell’allontanamento dalla provincia di Ragusa, con foglio di via obbligatorio così come previsto dal Codice antimafia introdotto nel sistema giudiziario italiano con Decreto legislativo n. 159 del 6 settembre 2011.Gli inquirenti sono convinti che il cavallo, posto sotto sequestro come il materiale di scuderia rintracciato, possa essere stato drogato.
 
IL GIORNALE DI RAGUSA
1 GIUGNO 2012
 
Operazione dei carabinieri del Comando di Ragusa
Pozzallo, corsa clandestina di cavalli Un fantino arrestato e 44 denunciati
 
Pozzallo (Ragusa) - Una corsa clandestina di cavalli è stata interrotta dai carabinieri del Comando provinciale di  Ragusa sulla strada provinciale tra Pozzallo e Pachino. Quarantaquattro persone sono state denunciate alla Procura della Repubblica di Modica, tra le quali 4 minorenni e molti pregiudicati, proposti per l'allontanamento con foglio di via obbligatorio dalla provincia ragusana.Sono chiamati a rispondere di partecipazione a scommesse clandestine su competizioni di animali, blocco stradale e maltrattamenti di animali. I cavalli sono stati sottoposti a test dai veterinari dell'Asp per verificare l'uso di sostanze dopanti. Arrestato per lesioni personali gravi e resistenza a pubblico ufficiale uno dei fantini, che ha tentato di travolgere con il calesse un carabiniere. Il militare ha subito la frattura di un piede.La strada provinciale non è nuova a corse clandestine di cavalli alle quali sono legate scommesse illegali, che si intensificano in primavera ed estate.
 
GEA PRESS
1 GIUGNO 2012
 
Grosseto – la strage dei piccioni e delle tortore (foto)
Si è sparato pure in direzione dell'eternit danneggiato.
 
Centinaia di volatili, tra piccioni e tortore dal collare orientale, sono stati abbattuti ieri e l’altro ieri in località Bottegone, nel Comune di Grosseto.Animali che cadevano ovunque, denuncia la LAC, sia morti che feriti. Sui tetti, nei giardini, in strada e poi finiti calpestati dalle automobili in transito. Numerosi animali sono stati indirizzati dai colpi di fucile, finanche in direzione di ampie superfici in cemento amianto, dove sono poi caduti. L’eternit, denuncia sempre la LAC, era probabilmente danneggiato. Gli animali, sia morti che feriti, sono ora sopra le superfici del pericoloso cemento-amianto. Chi andrà mai a recuperarli essendo il materiale non solo all’interno di un terreno privato, ma anche sopra la fragile superficie potenzialmente pericolosa per la salute umana?  Giova appena ricordar e come nei protocolli approvati da alcune Regioni per la valutazione del grado di deterioramento dell’eternit, vi è proprio l’antichità del materiale. Quello dove sono piovuti i piccioni apparirebbe vecchio, aggredito dagli agenti atmosferici e probabilmente non trattato da resine con funzione di criptaggio. Chi andrà ora a togliere i piccioni morti e moribondi senza rischiare di danneggiare il materiale in eternit?La LAC denuncia anche i pallini di piombo che, stante le segnalazioni pervenute, sarebbe caduti tra i passanti. Un crudele spettacolo con risvolti inquietanti come nel caso dei pulcini sicuramente presenti ai nidi e che probabilmente in queste ore, non più accuditi, stanno morendo. Avvisata la Polizia Provinciale si è potuto però constatare la fuga dei cacciatori. Alcuni animali, trovati ancora in vita, sono stati trasportati al Centro di Semproniano. La LAC denuncerà quanto accaduto alla Procura della Repubblica di Grosseto. Il sospetto è che si possa trattare di persone autorizzate all’abbattimento.
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IL TIRRENO
3 GIUGNO 2012
 
No abbattimenti, l’unico rimedio è quello incruento
 
GROSSETO - Sulla vicenda piccioni e tortore uccisi al Bottegone nei pressi di Braccagni, Mauro Leuci (responsabile del settore natura e ambiente del Circolo Arcobaleno di Preselle), prende posizione in difesa degli animali e contro l'ingiustificato accanimento da parte degli organismi politici che parlano della necessità di abbattimenti per scongiurare rischi per la salute pubblica. «Gli unici metodi validi sono quelli incruenti», sostiene, dopo aver citato uno studio specifico condotto da biologi e veterinari di fama internazionale, secondo il quale questi animali «non sono portatori di malattie contagiose per l'uomo o per gli animali domestici». Per risolvere il problema, dice Leuci, «basterebbe la chiusura e la bonifica dei sottotetti invece della criminalizzazione dei piccioni. Per quanto riguarda il caso specifico degli abbattimenti del Bottegone è importante chiedersi se i rischi per la salute sono dovuti ai piccioni, o alla presenza dell'eternit nei capannoni dove si allevano bovini. Inoltre è importante chiedersi perché i piccioni morti da giorni sono ancora sopra i tetti in eternit senza che nessuno abbia ancora provveduto a toglierli. I tre piccioni feriti durante il massacro e curati al Centro di Recupero della Fauna Selvatica di Semproniano stanno migliorando le loro condizioni di salute e molte persone hanno chiesto, alle associazioni intervenute per soccorrerli, di adottarli».
 
ECOO
1 GIUGNO 201
 
Commercio clandestino di animali, tartarughe vive spedite per posta in Italia
 
E’ un vero e proprio allarme quello che coinvolge il commercio clandestino di animali in Italia. Contrariamente a quanto si possa pensare, si tratta di una pratica molto diffusa, che riguarda principalmente le tartarughe. Il commercio illegale di tartarughe coinvolge tutta la Penisola e viene effettuato semplicemente attraverso internet. Proprio sulla rete è relativamente semplice acquistare tartarughe, ma anche altre specie animali protette. Secondo Ciro Lungo, direttore del servizio Cites del Corpo forestale dello Stato, le tartarughe possono essere trovate sui più popolari siti di acquisti online, come eBay, Subito o Italypet. Lungo spiega che in alcuni casi si tratta anche di commercio legale, ma non sempre questo purtroppo avviene.Infatti in moltissimi casi le tartarughe vendute sono prive della certificazione necessaria e la loro vendita non rispetta per niente le norme vigenti nel nostro Paese in materia. La parte principale della vendita illegale di tartarughe proviene dalla Sicilia e dalla Sardegna.In molti casi, secondo quanto spiega Lungo, “gli esemplari vengono catturati in natura, poi fatti accoppiare in piccoli allevamenti clandestini e malsani, approntati dentro le cantine o nei garage. Le uova vengono fatte schiudere con l’ausilio di un’incubatrice, poi le tartarughe sono pronte per essere commercializzate in barba a tutte le norme in materia“.Una tartaruga si può acquistare ad un costo di circa 200 euro. E non solo. I poveri animali vengono spediti vivi via posta, all’interno di scatole di cartone e piccole buste. Una pratica crudele, che non può continuare e che deve per questo essere combattuta in tutti i modi possibili.Non sono solo le tartarughe a subire questi trattamenti. Il commercio clandestino su internet (e non solo online) viene effettuato anche per la vendita di avorio, che purtroppo significa l’uccisione di tanti elefanti, e di corna di rinoceronte.Gli agenti del Corpo forestale hanno sequestrato spesso nel corso del 2011 anche molti rapaci, con esemplari in via d’estinzione come l’Aquila del Bonelli o il Falco Lanare. Spiega Lungo: “Questi uccelli sono molto ricercati sia per la caccia che per gli spettacoli. Nel 2010 ne abbiamo sequestrati 45 in Sicilia, nel 2011 altri 15, sempre in Sicilia e 20 in Abruzzo. Quest’anno siamo già arrivati a quota 20 sequestri“.
 
ALTO ADIGE
1 GIUGNO 2012
 
Mai più circhi con gli animali Il Comune: «Stop sofferenze»
 
di Alan Conti
 
BOLZANO - Niente più circhi con gli animali a Bolzano o almeno questa la speranza dell’amministrazione cittadina. Nessuno vuol fare dispetto ai bambini ma non è educativo, nemeno per loro, mostrare bestie umanizzate e sofferenti. Nei giorni scorsi, infatti, il consiglio comunale ha discusso e accettato una mozione presentata da Unitalia e appoggiata da buona parte dell’aula. Con il sostegno del Movimento Cinque Stelle, dei Verdi, Psi, Idv, Sel, Prc e parte di Pdl e Svp si è deciso di impegnare il Comune a stilare un apposito regolamento che vieti permessi ai tendoni che sfruttano gli animali. Il tutto mentre il circo Orfei richiamava il pubblico per andare a vedere l’unica tigre albina. Per l’occasione Andreas Perigini (grillino) ha fotografato cammelli rinchiusi in francobolli di cemento, cuccioli di ippopotami costretti a camminare sull’asfalto e condizioni al limite all’Asl. «Basta con le inutili sofferenze – spiegale Marco Caruso, consigliere di Circoscrizione a Don Bosco in quota Unitalia – è arrivato il momento che anche la politica dia dei segnali forti e inequivocabili". Tra i più scettici il consigliere comunale Pd, Andrea Felis, che al voto si è astenuto: "Ci possono anche essere circhi seri che non costringono gli animali all’interno di prigioni infernali. Se, per esempio, si ospitano con rispetto specie che non possono essere reintrodotte in natura allora non sono contrario". Controcorrente, al solito, la posizione del noto musicista e contadino Oscar Ferrari: "Se proprio vogliamo combattere la crudeltà contro gli animali cominciamo con l’abolire il pollo arrosto da batteria e l’impepata di cozze". Sarà sicuramente apprezzato dai lettori l’intervento di Giulia Frasca (animalista): "Nel circo gli animali vengono umiliati nella loro natura per fare goffi esercizi e nel resto del tempo chiusi in misere gabbie o sballottati in viaggio qua e là". Chiusura con l’animalista Maria Caruso. "Insegnare ai bambini che gli animali possono essere addestrati e quindi sottomessi al proprio volere è sbagliato ed è esattamente il messaggio che il circo invia costantemente al suo pubblico. Con questo documento è stato reso possibile il cambiamento dell’articolo 29 del regolamento comunale e possiamo, finalmente, seguire la strada che hanno già intrapreso altre diciassette città italiane, tra cui Torino". Ora non resta che passare dalla mozione alle modifiche, dal vorrei al posso.
 
ANMVI OGGI
1 GIUGNO 2012
 
Benessere animale nei circhi: stretta dell’Asl sui controlli
 
Il Distretto veterinario Asl di Viadana (Mantova) ha invitato i Comuni del territorio ad adottare le linee guida elaborate dalla commissione scientifica internazionale Cites.
Il responsabile del Distretto, Giorgio Zambelli, ha inviato una comunicazione in merito a tutte le amministrazioni, dopo avere già preventivamente affrontato l’argomento anche nell’assemblea dei sindaci.Il suggerimento è che i Comuni adottino le linee guida a livello di regolamento, così da garantire la possibilità di controlli più efficaci. «La cittadinanza – dichiara Zambelli alla Gazzetta di Mantova– è sempre più sensibile alle questioni inerenti il benessere animale. I circ hi di piccole-medie dimensioni che solitamente si insediano nella nostra zona sono difficilmente controllabili: capita spesso che il sopralluogo del veterinario avvenga a spettacoli già iniziati, senza che l’operatore sappia preventivamente cosa troverà». Adottando il protocollo, i Comuni si impegneranno a consegnare un modulo specifico alle compagnie circensi che chiederanno di potersi accampare; la scheda una volta compilata sarà trasmessa all’Asl, che dovrà dare il suo nulla-osta vincolate. In seguito, in occasione degli spettacoli, il veterinario verificherà la veridicità delle informazioni fornite e le condizioni di benessere e salute degli animali esotici. Il consiglio comunale di Viadana ha già aderito al protocollo. Recentemente, la Cassazione è intervenuta sulla materia con una sentenza che ha messo in luce il ruolo dei Servizi Veterinari, tenuti per legge a denunciare eventuali fatti costituenti re ato, secondo un obbligo imposto dall'articolo 331 del Codice di Procedura Penale.
 
VILLAGGIO GLOBALE
1 GIUGNO 2012
 
Fauna in ripresa? Allora abbattiamola!
Qualcuno dovrebbe far capire che nessuna forza meglio dei predatori selvatici può contenere l'espansione delle prede, tenerle in continua salute e movimento, assicurarne la selezione naturale
 
Franco Tassi
 
Ci vorrà ancora molto tempo per far capire agli italiani che la ricchezza e il benessere di una nazione non si misurano con artifici finanziari come Pil, spread, indici vari e altre sigle diaboliche, utili soprattutto a confondere le menti allontanandoci dalla realtà concreta della vita. Ma dipende piuttosto dalle realtà naturali, dalle risorse della terra e dal nostro rispetto per questo vero capitale che abbiamo avuto in eredità e custodia; e anche da storia e monumenti, arte e tradizioni, cultura e identità, dagli stessi ideali che il Paese è capace di perseguire: insomma, dalla sua vera civiltà.Tra le ricchezze ambientali che fanno la fortuna e l'eccellenza di un territorio, oltre al paesaggio e agli ecosistemi naturali nel loro complesso, c'è anche la fauna. E soprattutto quei grandi animali pacifici, come cervo e capriolo, camoscio e stambecco, daino e muflone, che oggi tornano a ripopolare monti e boschi ormai spopolati e abbandonati dall'agricoltura di sussistenza: offrendo incontri, emozioni, occasioni di osservazione e fotografia, stimolando amore e rispetto per la vita selvatica, e attirando giovani e meno giovani provenienti anche da luoghi lontani. Ma affascinano ancor più, oggi, i grandi inafferrabili predatori: non solo l'immagine lontana di leoni e leopardi, tigri e giaguari, ma anche la sorpresa di scoprire che nei nostri boschi vivono, silenziosi e discreti, orsi, lupi e linci, animali mitici che conoscevamo solo dalle fiabe narrate dalla nonna. Che forse non vedremo mai, ma di cui comunque percepiamo nell'aria la suggestiva presenza, profondamente colpiti dal solo fatto di sapere che esistono ancora.Così è capitato a due escursionisti, in gita nel Parco dei Lessini, di imbattersi in una coppia di lupi che, dopo averli osservati per un attimo, si &egra ve; discretamente e furtivamente dileguata. Un incontro come questo non si dimentica, e più tardi, di fronte all'incredulità delle persone alle quali si racconterà, potrà anche sembrare di aver sognato. E invece era tutto vero, quei lupi arrivati dalla Slovenia sono le avanguardie di nuovi immigrati dall'est, che presto si incontreranno (se non è già avvenuto) con i lupi appenninici irradiatisi nell'ultimo trentennio dal Parco Nazionale d'Abruzzo lungo tutte le catene montuose dell'Appennino e delle Alpi.Mentre la Lessinia festeggia giustamente questa nuova presenza, vero e proprio «marchio di qualità» che premia un ambiente ancora sano e vivo, in altre parti d'Italia si registra un incremento faunistico che fino a qualche anno fa pochi potevano sperare, temere e neppure immaginare. Un fatto non trascurabile, e per molti versi positivo... Ma quali sono le reazioni dei «soliti noti»? Sparatori, pseudoambienta listi e sapientoni di turno hanno già decretato: troppi ungulati e troppi carnivori, urgono bei «piani di abbattimento». Sacrificandosi a oltranza per il bene della comunità, bramerebbero allora poter sparare anche nel cuore dei Parchi (ultimi rifugi degli animali selvatici).Questo singolare esercito della salvezza è già all'opera per sterminare cervi e caprioli, e sta ora preparandosi a braccare anche i lupi, mentre i produttori di cartucce gongolano. «Sparare è bellissimo, soprattutto a un animale tremante e indifeso che ti guarda a occhioni sgranati, poco importa se è una femmina gravida o un cucciolo nato da poco - diceva una volta uno di questi eroi, non immaginando di essere ascoltato - e ti fa sentire il vero re dell'universo». Al di là del compatimento o dello sdegno che parole del genere possono suscitare, questo belluino «ritorno alle armi» distrugge l'armonia d'un mondo libero e selvatico che stava faticosamente risorgendo, porta trambusto artificiale anche in luoghi che avrebbero dovuto restare naturali, e rompe quel fondamentale dinamismo ecologico che assicura l'equilibrio dell'ambiente.Qualcuno dovrebbe forse spiegare agli indomiti fucilieri che è assai più bello e sportivo osservare gli animali, fotografarli e dipingerli, mostrarli ai propri figli e nipoti senza esplosioni né violenze. Lasciando che il branco dei lupi insegua il cervo e la lince attenda all'agguato il capriolo, mentre un orso vagabondo s'aggira nei paraggi. È pur vero che una fauna troppo accresciuta potrebbe creare problemi alle attività umane, dall'agricoltura al traffico stradale, ma certamente per prevenirli o contrastarli esistono metodi assai migliori delle miopi carneficine. Anzitutto evitando immissioni scriteriate, come quelle dei prolifici cinghiali europei dispensate dalle organizzazioni venatorie. Cessando poi di perseguitare accanitamente i pred atori al vertice della piramide ecologica, componenti essenziali della catena alimentare. Infine osservando e studiando i meccanismi spontanei della vita e della natura, da cui abbiamo sempre molto da imparare. Troppi erbivori possono portare all'eccessivo sfruttamento delle foreste, è vero, ma è proprio allora che i carnivori intervengono a regolare l'ecosistema, come è sempre avvenuto anche prima che l'uomo invadesse a sconvolgere le leggi di natura.Qualcuno dovrebbe far capire che nessuna forza meglio dei predatori selvatici può contenere l'espansione delle prede, tenerle in continua salute e movimento, assicurarne la selezione naturale. Così insegna la vecchia, cara ecologia, e tutti dovrebbero saperlo. Ma noi, popoli mediterranei tanto benedetti dalla natura, troppo spesso lo dimentichiamo. Rinnegando i ritmi e le regole della natura, in questo come in mille altri casi, ripiombiamo in uno dei veri mali oscuri che ci stanno portando a devastar e la nostra terra, ad accrescere le avversità e a precipitare in una condizione di fatiscente declino, sempre più lontani da un passato che tendiamo a cancellare e a dimenticare. Perché in fondo in fondo rischiamo di rivelarci, pur tra proclami roboanti e solenni declamazioni, semplici e poveri «analfabeti ecologici».
 
LA REPUBBLICA
1 GIUGNO 2012
 
lo studio
I topi paralizzati riprendono a correre I ricercatori: "Test sull'uomo fra pochi anni"
Su New Scientist i risultati insperati ottenuti al Politecnico di Losanna. I ricercatori hanno applicato un metodo che combina un intervento di "risveglio" dei neuroni "dormienti" del midollo spinale e una riabilitazione sostenuta da un sistema robotizzato
 
ROMA - Topi paralizzati in seguito a gravi lesioni spinali hanno ripreso a camminare e correre grazie a una innovativa tecnica di riabilitazione combinata messa a punto da un team di ricercatori svizzeri del Politecnico federale di Losanna. Lo studio e i risultati della sperimentazione sono stati pubblicati sulla sito New Scientist e sulla rivista Science.
Il metodo, che apre nuove prospettive della ricerca sulle possibile terapie per affrontare la paralisi anche negli uomini, è stato realizzato attraverso due fasi. La prima è consistita nel "risveglio" dei neuroni dormienti, ottenuto con una stimolazione di tipo elettro-chimico; la seconda è stata una riabilitazione vera e propria, condotta con l'ausilio di un'imbragatura guidata da un sistema robotizzato.
Come illustrato dallo studio su Science, per dare la sveglia ai neuroni "dormienti" del midollo spinale, si è cominciato iniettando una soluzione ricca di molecole attivatrici (chiamate "agonisti delle monoamine") che si legano ai recettori di dopamina, adrenalina e serotonina, preparando le cellule nervose ad agire per coordinare i movimenti degli arti inferiori al momento giusto. Dieci minuti più tardi, si è proceduto con una stimolazione elettrica del midollo spinale, impiantando gli elettrodi nella parte più esterna del canale vertebrale, il cosiddetto spazio epidurale.
I topi così trattati sono stati quindi messi alla prova posandoli sulle zampe posteriori sopra una superficie piana e inducendoli al moto attravero un'esca a vista, un pezzo di cioccolato posto poco distante. In questa fase gli animali sono stati sostenuti da una piccola imbragatura collegata a un sistema robotizzato che interviene nel caso che il topo perda l'equilibrio. Il test è stato ripetuto fino a quando ha ottenuto un risultato insperato.
"Dopo un paio di settimane di neuroriabilitazione - spiega nello studio il coordinatore del  team di Losanna, Gregoire Courtine - i nostri topi non solo cominciano a camminare volontariamente, ma riescono anche a sprintare, salire le scale ed evitare gli ostacoli". Courtine si dice ottimista riguardo alle future possibili applicazioni per la salute umana, e pensa che nel giro di un paio di anni possa cominciare la sperimentazione presso il centro specializzato per le lesioni del midollo spinale del Balgrist University Hospital di Zurigo.
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TRENTINO
1 GIUGNO 2012
 
Vivisezione, presto il sì contro gli allevamenti
 
di Ivana Sandri
 
TRENTO - È arrivata alle battute finali in Parlamento la trattazione sull'utilizzo degli animali nella sperimentazione, mentre fuori dai palazzi la mobilitazione anti vivisezione sta raccogliendo un numero sempre maggiore di sostenitori: secondo Eurispes l'86,3% degli italiani, più di 4 cittadini su 5, è contrario, solo il 12,1% la considera ammissibile per fini di ricerca. Ora tutto ruota sull'art. 14 della legge Comunitaria licenziato dalla Camera, che vieta fra l'altro di eseguire esperimenti su animali senza anestesia, di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati destinati alla vivisezione e che ha già incassato il parere favorevole dei ministri delle Politiche comunitarie e della Salute. A riprova di quanto sia aspra la contesa, pure la categoria dei veterinari si presenta schierata su differenti posizioni: da una parte Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani) e Sival (Società italiana veterinari animali da laboratorio) che sostengono la necessità della sperimentazione animale, dall'altra quanti hanno manifestato posizioni diametralmente opposte. Fra questi i rappresentanti di altre associazioni veterinarie, come Massimo Raviola del comitato bioetico di Assovet (Associazione italiana medici veterinari titolari di struttura privata): «Finché non capiremo in coscienza che solo con il rispetto e la tutela degli altri esseri viventi, potremo finalmente pensare di marciare verso un mondo migliore e più sano, il nostro destino sarà, come possiamo già ben vedere oggi, di vivere in una società in cui, nonostante tutta questa grandiosa ricerca a scapito degli animali, la malattia è sempre più presente, la cronicizzazione delle patologie che ci interessano è sempre più diffusa e di fatto il benessere umano è sempre più deficitario» ed Enrico Moriconi presidente Avda (Associazione veterinari per i diritti animali): «Stupiscono le dichiarazioni a favore della sperimentazione animale, dal momento che voci autorevoli esprimono motivate critiche sull'efficacia di tale pratica. Sperimentare sugli animali non significa accrescere la sicurezza delle persone perché spesso induce false certezze. Dovremmo impegnarci piuttosto per trovare metodi sostitutivi che diano maggiori sicurezze senza comportare indicibili sofferenze per gli animali». Una delle più autorevoli voci contro la sperimentazione con animali è di Claude Reiss per 35 anni direttore di ricerca in biologia molecolare al Crns (Centro nazionale per la ricerca scientifica francese): «i test sugli animali sono un metodo inutile e dannoso Ma è ovvio: ogni specie animale ha un proprio genoma unico e irripetibile».
 
YAHOO NOTIZIE
1 GIUGNO 2012
 
Australia: piovono pecore, camion con bestiame si ribalta su cavalcavia
 
Melbourne - Piovono pecore in Australia: ieri sera a Melbourne un camion che trasportava bestiame si e' ribaltato in un cavalcavia lasciando cadere nella carreggiata sottostante 400 ovini che hanno colpito diverse auto in transito. Lo ha riferito la polizia locale, precisando che durante l'incidente sono rimaste ferite in modo lieve due persone. In molti, fra gli automobilisti, hanno descritto scene orribili e caotiche, con le pecore che colpivano i veicoli o vagavano per l'autostrada. Un portavoce dei servizi di emergenza ha fatto sapere che un'auto ''si e' ribaltata quattro volte, altre tre sono state gravemente danneggiate dagli animali che hanno sfondato i parabrezza e il camion e' rimasto sospeso'' sul margine della sopraelevata.
 
IL TIRRENO
1 GIUGNO 2012
 
Cane sbranato da un pit-bull
 
LUCCA - La lotta è aspra e Charlie, un cane robusto, incrocio fra un pastore maremmano e un Golden retriever, di dieci anni di età e cinquanta chilogrammi di peso, ne esce con ferite profonde. Sanguina. Scappa nel bosco vicino la casa dove vive con la padrona. Che, avvisata da vicini che hanno assistito alla scena, lo va a cercare, ma lo ritrova morto. Charlie, o Carlo, dato che veniva chiamato con il doppio nome, in inglese e in italiano, dalla sua padrona di origini scozzesi, si era scontrato, nel recinto dell’abitazione in cui viveva con la sua padrona di origini gallesi, con i due pit-bull della famiglia che abita nella casa vicina. Questo ha raccontato la donna alla polizia provinciale, in una testimonianza raccolta in un esposto. Sempre nella testimonianza, la donna riporta che non era la prima volta che Charlie era vittima della furia dei due cani. Così come lo era stato, anni fa, il suo gatto, anche lui morto per le ferite riportate. La donna, che possiede anche un cane di taglia più piccola di Charlie, alla polizia provinciale racconta tutto il suo dispiacere e il suo rammarico, per la perdita così cruenta del suo cane da guardia. Dice, inoltre, di essere molto preoccupata non solo per se stessa e i suoi animali, ma anche per le famiglie che abitano nelle vicinanze: anche queste hanno animali, ma non solo. Hanno figli piccoli e due cani così aggressivi, dice, potrebbero assalire anche loro. Il proprietario dei pit-bull, raggiunto, non si esime dal riportare la sua versione dei fatti. Dice che lo scontro è avvenuto tra Charlie e uno dei suoi cani, non due. E racconta anche che i due animali «non si sono acciuffati nella proprietà della mia vicina, ma fuori da quella e dalla mia proprietà. Per puro caso il mio cane era uscito dal nostro cancello. Non succede mai, ma quella volta e successo. Mi dispiace moltissimo di quanto è avvenuto - aggiunge il proprietario dei pit-bull. Conoscevo Charlie da tanti anni, e gli ero molto affezionato. Per tutta la mia famiglia la sua morte ha rappresentato un dolore». La moglie del proprietario è stata chiamata dalla polizia provinciale dopo l’esposto. E ha raccontato, continua il marito, «tutto ciò che io sto riportando. Siamo molto addolorati, davvero profondamente».
 
TM NEWS
1 GIUGNO 2012
 
Euro 2012/ Bardot e Delon chiedono stop strage cani in Ucraina
Massacro "immondo", "vergogna"; sono migliaia gli animali uccisi
 
Parigi - Brigitte Bardot e Alain Delon insieme contro la strage di cani in Ucraina. Le due star del cinema francese hanno chiesto al sindaco di Kharkiv, nell'est del paese ex-sovietico, di fermare immediatamente il massacro di randagi in visto degli Europei di calcio 2012.I due attori hanno inviato una lettera a Genadiy Kernes, resa pubblica dalla Fondazione Brigitte Bardot, chiedendogli di "cessare immediatamente questa strage immonda affinchè l'Ucraina mantenga la sua immagine di paese civile e umano, cosa che sta perdendo per vostra colpa e responsabilità". "Non ha vergogna? Una vergogna che fa il giro del mondo. La vergogna - hanno attaccato Bi.Bi. e Delon - di sterminare e avvelenare illegalmente i randagi con dolori atroci per una causa ridicola come la Uefa".
Negli ultimi anni le autorità ucraine hanno ucciso migliaia di animali, alcuni dei quali avvelenati o bruciati vivi, secondo la stampa locale. Già nel novembre 2011, Bardot aveva chiesto al capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovitch, di "fermare le uccisioni dei cani e gli inceneritori ambulanti, dove alcuni vengono gettati vivi".
 
IL PIACENZA
1 GIUGNO 2012
 
Travo (PC), sorpresi a cacciare con fucile e senza licenze: due denunciati
I responsabili ora rischiano pene molto severe per le violazioni alle norme di tutela della fauna selvatica, del codice penale e delle leggi che disciplinano la detenzione e l'utilizzo delle armi e delle munizioni
 

Nei giorni scorsi il nucleo Tutela faunistica della polizia provinciale, nel corso di servizi specifici di contrasto dell'attività di bracconaggio, ha sorpreso due persone a bordo di una vettura, armati di fucile da caccia, mentre perlustravano il territorio incluso in una zona di ripopolamento e cattura, nel comune di Travo. I due uomini - non cacciatori e quindi privi entrambi della licenza di caccia o di altro titolo di polizia che consenta la detenzione o il porto d'armi da sparo - vagavano a bordo di una vettura in atteggiamento venatorio nelle campagne, armati di un fucile non legalmente detenuto.
In questo periodo la legge vieta infatti la caccia su tutto il territorio nazionale perché la fauna selvatica è particolarmente vulnerabile e impegnata nella riproduzione. I responsabili, denunciati a piede libero dalla polizia provinciale, ora rischiano pene molto severe per le violazioni alle norme di tutela della fauna selvatica, del codice penale e delle leggi che disciplinano la detenzione e l'utilizzo delle armi e delle munizioni. Fucile e proiettili sono stati sequestrati dalla polizia provinciale.
A mettere a segno l'operazione l'ispettore capo Roberto Cravedi e l'assistente scelto Pietro Masini, entrambi in forze al comando di via Garibaldi. Il fenomeno del bracconaggio rappresenta ancora oggi una piaga da debellare, alcuni mesi fa i carabinieri avevano effettuato un'analoga operazione proprio in comune di Travo sorprendendo tre persone a bordo di un'autovettura armati e in possesso di un capriolo appena ucciso. La presenza di fauna è in aumento su tutto il territorio provinciale e non è escluso che altre persone siano tentate dall'effettuare pericolose incursioni a bordo di veicoli con armi da fuoco, la polizia provinciale sollecita i cittadini a segnalare alle Forze dell'ordine questi fenomeni di cui sia venuta a conoscenza.

 
MESSAGGERO VENETO
1 GIUGNO 2012
 
Ceneri di legna nell’urna del cane Accusato di truffa
 
Udine - Sperava di arricchirsi, approfittando del dolore della gente. Di chi, di fronte alla perdita dell’amato Fido, si rivolgeva a lui, per garantirsi almeno la consolazione di conservarne per sempre le ceneri. E invece, nelle urne consegnate ai clienti, Francesco Leonarduzzi, 33 anni, di Udine, infilava non i resti del cane cremato, bensì le ceneri della legna di casa. Riuscendo in tal modo a intascare per intero, o quasi, i 500 euro versati dai padroni dell’animale per il servizio “cimiteriale”. Una truffa bell’e buona quella scoperta e denunciata da una coppia di udinesi lo scorso settembre e finita in breve sui tavoli della Procura. Interrogato dai carabinieri, il giovane aveva subito ammesso le proprie responsabilità, giustificandosi con il bisogno di denaro. Ora, di quell’accusa, formalizzata nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato a lui e al suo difensore, avvocato Luca Umana, qualche settimana fa, dovrà difendersi davanti al pm Viviana Del Tedesco, titolare del fascicolo. Nel capo d’imputazione si fa riferimento a un solo episodio - quello segnalato appunto dalla coppia udinese e che ha dato il via agli accertamenti -, ma sono almeno altri due i casi analoghi rilevati dai militari del Nucleo investigativo nel corso delle indagini. Entrambi confermati, così come il primo, dai riscontri della perizia eseguita sulle ceneri, risultate a loro volta frutto della triturazione di legname e non della cremazione dei cani passati a miglior vita. Quello finito al centro del procedimento giudiziario era una femmina di dalmata di 15 anni. Visto l’amore provato verso l’animale e su consiglio del veterinario, i suoi padroni decisero di rivolgersi al “Giardino dei ricordi” di Cassacco. Invece di trattare direttamente con il titolare, Simone Paulin, che in quel periodo si trovava all’estero, la coppia prese contatti con il collaboratore della ditta, Leonarduzzi. Era il 16 agosto scorso. Fu a lui che affidarono la salma del cane e consegnarono il saldo dei 500 euro. Due giorni dopo, l’operazione - a sentire il giovane - era stata completata. Ma ad accompagnare l’urna non c’erano i documenti attestanti la cremazione di cui la coppia aveva chiesto copia. Da qui, i primi sospetti e l’avvio delle ricerche che li avrebbero portati a scoprire l’inganno. Una truffa della quale, in un primo momento, era stato ritenuto in qualche modo responsabile lo stesso Paulin, ma che il pm alla fine ha attribuito interamente soltanto al suo collaboratore. In pratica, secondo la ricostruzione degli investigatori, anzichè portare il dalmata al canile di San Daniele per la cremazione, come aveva fatto credere ai due, Leonarduzzi lo aveva trasferito al centro di trasformazione “Salgaim Ecologic spa” di Morsano al Tagliamento, azienda specializzata nella distruzione di sottoprodotti della macellazione e di carcasse, come attestato anche dalla bolla di accompagnamento datata però quasi tre settimane dopo e riferita alla salma di un cane che, per taglia e peso, era risultata compatibile con quella destinata alla cremazione. Intanto, però, per accondiscendere ai desideri - peraltro già saldati - dei proprietari dell’animale e sperare così di farla franca, aveva provveduto a recuperare a casa propria, tra i resti del legname, il quantitativo di cenere sufficiente a riempire l’urna e a spacciarla per quella del loro amato cane.
 
TRENTINO
1 GIUGNO 2012
 
L’orso potrebbe uccidere come fa in Romania
 
di Walter Facchinelli
 
TRENTO Il ritorno dei grandi carnivori sulle Alpi, in particolare l’orso è oggetto di valutazioni contrastanti, tra la gente delle valli, i convinti reintroduzionisti e i cittadini-ambientalisti. La realtà è che in Trentino è sempre più frequentemente incontrare l’orso che uccide e preda. Ne parliamo con Michele Corti, docente al Dipartimento Protezione dei Sistemi Urbano e Agroalimentare e Valorizzazione della Biodiversità, all’Università di Milano. Una persona che può spiegare le contraddizioni tra uomo, animali domestici e dimensione selvatica dell’orso. «I fautori delle reintroduzioni dell’orso - spiega - tendono a presentarle come una necessità biologica. Ma la legittimazione scientifica si mescola a richiami emotivi e utilitaristici che caricano di contraddizioni la presenza del grande carnivoro. Assistiamo ad atteggiamenti di protezione dell’orso, senza riconoscere la sofferenza dell’asina o della pecora sbranate dall’orso, sbudellate ma ancora vive. Questi sono «sacrifici» giustificati per il mantenimento di una specie di valore «superiore». Un’altra riflessione d’obbligo è sulla pericolosità o meno dell’orso. «Il Trentino è la «Terra dell’orso», questo è un nuovo biglietto da visita della Provincia. L’orso è logo, sponsor, testimonial di eventi e prodotti. Senza dimenticare - ricorda il professore - le spettacolarizzazioni mediatiche di Jurka e prole a spasso sulle nevi di Campiglio riprese dalle tv, il bagno nel Lago di Tovel su You Tube. Un animale che era scomparso da oltre un secolo e che oggi scatena curiosità, ma anche paure. All’avvio del progetto «Life Ursus» in Trentino, si è ripetuto innumerevoli volte che «l’orso bruno europeo non è pericoloso per l’uomo. Per natura è un animale schivo, dal temperamento solitario, che rifugge la presenza umana». Ma, alcuni casi verificatisi in Romania, hanno dimostrato che per l’orso l’uomo può essere una preda come le altre. L’aspetto preoccupante è che la gran parte della popolazione ursina slovena frequenta i ‘carnai’ e pertanto associa l’odore dell’uomo alla carne utilizzata per riunirli allo scopo di censirli, catturarli,. Da qui la presenza vicino ai paesi, da qui il rovistare nei cassonetti. La situazione slovena ci spiega le «anomalie» di comportamento di almeno una parte degli orsi rilasciati in Trentino e della loro discendenza, caratterizzata da sempre più frequenti contatti con l’uomo (compreso il condizionamento alimentare) e una maggiore facilità di predazione. In altri Paesi gli orsi problematici vengono abbattuti, da noi anche in caso di massima pericolosità (l’orso che aggredisce umani senza essere stato provocato o l’orso che cerca di penetrare in locali), se la cava con lo spostamento da un'altra parte. Ma è prudente traslocarlo? Credo che messa sul piatto la probabilità non elevata di un incidente mortale e le rabbiose reazioni animaliste ad ogni "giro di vite" a danno degli orsi, sia meglio lasciare le cose come stanno. Loro ragionano così: in Romania ci scappano diversi morti ogni decennio ma hanno 5000 orsi, noi ne abbiamo 50. E il morto potrebbe scappare ogni 300 anni.
 
LA ZAMPA.IT
1 GIUGNO 2012
 
La California mette al bando il fois gras
La legge per vietarlo era stata approvata più di sette anni fa, ma l’unico risultato ottenuto finora era stato quello di consentire ai produttori di adottare un sistema più rispettoso degli animali
 
new york
 
La California mette al bando il "fois gras". A partire dal prossimo primo luglio, gli amanti del fegato d’oca dovranno dire addio al loro piatto preferito.
«È crudele e disumano», ha commentato Paul Shapiro, della "Humane Society of the United States", un’organizzazione che si occupa della tutela degli animali, riferendosi al modo in cui vengono ingozzate le oche per far moltiplicare anche di dieci volte le dimensioni del loro fegato.
La legge per mettere al bando uno dei prodotti più tipici della cucina francese era stata approvata più di sette anni fa, ma l’unico risultato-compromesso ottenuto finora era stato quello di consentire ai produttori di ’Fois gras’ di adottare un sistema più rispettoso degli animali per realizzare questo prodotto. Lo sforzo tuttavia non è servito.
«Ho avuto il ’fois gras’ da quando ero piccolo - ha detto Gerald Hirigoyen, proprietario di un ristorante a San Francisco - e ora dovrò abbandonare l’idea. È triste tutto questo per noi chef».
In attesa che entri in vigore il bando, il risultato finora ottenuto è un aumento del prezzo, quasi raddoppiato a causa dell’incremento della domanda per assaggiare l’ultimo boccone di fegato d’oca prima che scompaia dalle tavole californiane.
 
LA ZAMPA.IT
1 GIUGNO 2012
 
"È in Asia l’ultimo unicorno"
Sulle tracce dei rarissimi esemplari del mitico saola
 
FRANCESCO RIGATELLI
 
Milano È stato ribattezzato l’unicorno dell’Asia. Perché, quando si tratta di nuove specie, viene fuori il cavallo bianco simbolo di purezza salvifica, apparso finora, però, solo disegnato nelle grotte paleolitiche di Lascaux o appena evocato da Harry Potter. Invece il saola, per quanto misterioso, esiste davvero.
Anche se è uno dei più rari mammiferi del mondo e non se ne sa molto. Primo: perché è di natura riservata. I nativi del Sud-Est asiatico lo chiamano «l’animale discreto» per come si muove nelle foreste. Secondo: perché è l’unico mammifero ad essere stato scoperto negli ultimi 50 anni, appena nel 1992. E gli studiosi ancora devono capire bene se assomigli più a un’antilope, a un bufalo, a una capra o sia un incrocio di tutti e tre.Perché questa specie di ruminante ha i suoi ricercatori. Pronti a seguirne le tracce sulle montagne dell’Annam tra Vietnam e Laos, l’unico posto dove se ne trovano alcuni esemplari rimasti. Se va bene poche centinaia, se va male qualche decina – ha ironizzato uno di loro.Il problema è che sulle sue tracce non ci sono solo professori e ecologisti, ma pure cacciatori di frodo. Saola significa «dalle corna affusolate» e sono proprio queste, di circa mezzo metro, ad attrarre i bracconieri. Oltre alla carne morbida e saporita come quella di vitello e al mantello marrone scuro, con una striscia bianca lungo il dorso. In verità, la sua scoperta si deve proprio a un cacciatore nella cui casa dei ricercatori distinsero il teschio con le corna lunghe e dritte del saola da quello di altre specie. A parte una foto del ‘99, solo nel 2010 alcuni abitanti del Laos ne catturarono un esemplare vivo, ma morì subito.Ora l’attenzione per questa specie sta crescendo, soprattutto per evitarne la fine. Per mano di bracconieri in Vietnam, l’anno scorso, si è già estinto il rinoceronte di Giava. Una delle tre specie di rinoceronte presenti in Asia, ora sopravvissuto in pochi esemplari in Indonesia. Si vuole evitare al saola, ancor più raro, una fine simile. Tanto che il problema della salvaguardia di questa misteriosa specie è all’ordine del giorno del convegno dell’Unione mondiale per la conservazione della natura che si terrà a settembre a Jeju in Corea del Sud.Il saola, oltre che dalla fame dell’uomo, è minacciato dal degrado delle foreste. Si nutre di piante frondose, in particolare di foglie di fico. E, appunto, per natura solitario, si avvicina ai fiumi per cercare una vegetazione sempre più difficile da trovare. E’ in questa sua ricerca di nutrimento che rischia oltretutto di rendersi più visibile ai cacciatori. Insomma, vien quasi da sperare che del saola si sappia poco o nulla ancora. Vorrà dire che è riuscito a non farsi trovare né dagli studiosi né dai bracconieri. Che è tornato invisibile. Che alla fine è rimasto una leggenda. Un po’ come l’unicorno.
 
LA REPUBBLICA BOLOGNA
2 GIUGNO 2012
 
Orrore in strada, cane scuoiato vivo
Ora è in terapia intensiva
 
Bologna . Trovato dal servizio accalappiamento giovedì notte in via Cristoforo Colombo: ha subito un delicato intervento di chirurgia. Il proprietario sembra estraneo al crimine
Un cane meticcio è stato trovato scuoiato vivo la notte di giovedì in via Cristoforo Colombo: è stato intercettato dal servizio di accalappiamento del canile e gattile municipale di Bologna e immediatamente soccorso. Si tratta di una bestiola domestica; il suo padrone è stato identificato mediante microchip ma benché con precedenti penali sembra estraneo al crimine.
Il cane è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico presso la clinica Portoni Rossi di Zola Predosa, e ora si trova in terapia intensiva. "Non ci sono lesioni agli organi vitali, quindi se non intervengono infezioni potrebbe salvarsi", spiega Gabriele Tossani di Enpa (Ente nazionale protezione animali). "Occupandoci di animali vediamo spesso situazioni gravi, ma come questa mai".
E' stata fatta denuncia contro ignoti per maltrattamento animale; si occuperanno del caso le Guardie zoofile, la polizia giudiziaria della Municipale e i carabinieri. Le forze dell'ordine hanno chiesto al pm il sequestro dell'animale e l'affido al canile municipale per un'adozione. Al padrone è stato contestato in via amministrativa il malgoverno della bestiola.
 
MAREMMA NEWS
2 GIUGNO 2012
 
Cane ferito dai vetri a Grosseto: grave emorragia
L’incidente durante una passeggiata sotto le mura medicee
 
 
Grosseto - Un cane ha rischiato di morire dissanguato questa mattina dopo essersi ferito con dei vetri lasciati a terra alla base delle mura medicee di Grosseto, nei pressi di una delle uscite pedonali del parcheggio di via Amiata. Stiamo parlando di Cleopatra, una golden retriever di sette mesi che con il suo amico umano, Giuseppe Biagioli, stava facendo la sua consueta passeggiata mattutina.“E’ stato un attimo – ha raccontato il sig. Biagioli alla LAV – e ho visto Cleopatra sanguinare copiosamente da una zampa. Solo allora mi sono reso conto che si era ferita profondamente la zampa con i vetri di uno dei lampioni della zona, evidentemente spaccato da vandali”.Subito la corsa dal veterinario, che fortunatamente ha potuto arrestare l’emorragia in tempo; ma se Cleopatra fosse arrivata in ritardo le conseguenze potevano essere ben peggiori. I vetri hanno infatti intaccato un’arteria causando una enorme fuoriuscita di sangue.“Ho già contattato il mio legale per capire come muovermi – ha dichiarato Biagioli alla LAV – ma soprattutto rimango esterrefatto che quei vetri fossero ancora lì, quando da molto tempo avevo notato il lampione rotto”.Il sig. Biagioli, dopo aver portato il cane dal veterinario, ha provveduto personalmente a tornare sul luogo e a rimuovere i pericolosi frammenti.“Si tratta di casi che devono far scattare un segnale d’allarme – commenta Giacomo Bottinelli, responsabile LAV Grosseto – e stimolare a un esame della funzionalità del servizio pubblico. La LAV chiede alle istituzioni di prendere atto dell’accaduto e di impegnarsi a prevenire simili situazioni a rischio che potrebbero coinvolgere non solo gli animali, ma anche bambini ed esseri umani in genere. In quella zona, poi, sono moltissime le persone che portano a passeggio i propri cani. Ci complimentiamo per la prontezza del sig. Biagioli e per il suo senso civico nel rimuovere i vetri, ma è fondamentale che chi di dovere faccia autocritica”.
 
IL TIRRENO
3 GIUGNO 2012
 
Cane rischia di morire dissanguato
 
GROSSETO - Ha rischiato di morire dissanguato perché si è ferito con vetri rotti abbandonati ai piedi delle mura: probabilmente tracce di un gesto vandalico. La brutta avventura è capitata a un cane di razza golden retriever, Cleopatra, sette mesi, che ieri mattina passeggiava nei pressi di una delle uscite pedonali del parcheggio di via Amiata. E a denunciare il fatto è la Lav, che ha raccolto la testimonianza del proprietario, Giuseppe Biagioli: «E’ stato un attimo – ha raccontato – e ho visto Cleopatra sanguinare copiosamente da una zampa. Solo allora mi sono reso conto che si era ferita profondamente la zampa con i vetri di uno dei lampioni della zona, evidentemente spaccato da vandali». Subito la corsa dal veterinario, che fortunatamente ha potuto arrestare l’emorragia in tempo; ma se Cleopatra fosse arriva ta in ritardo le conseguenze potevano essere ben peggiori. I vetri hanno infatti intaccato un’arteria causando una enorme fuoriuscita di sangue. «Ho già contattato il mio legale per capire come muovermi – ha dichiarato Biagioli alla Lav – ma soprattutto rimango esterrefatto che quei vetri fossero ancora lì, quando da molto tempo avevo notato il lampione rotto». Dopo aver portato il cane dal veterinario, Biagioli ha provveduto personalmente a tornare sul luogo e a rimuovere i pericolosi frammenti. «Si tratta di casi che devono far scattare un segnale d’allarme – commenta Giacomo Bottinelli, responsabile Lav Grosseto – e stimolare a un esame della funzionalità del servizio pubblico. La Lav chiede alle istituzioni di prendere atto dell’accaduto e di impegnarsi a prevenire simili situazioni a rischio che potrebbero coinvolgere non solo gli animali, ma anche bambini ed esseri umani in genere. In quella zona , poi, sono moltissime le persone che portano a passeggio i propri cani. Ci complimentiamo per la prontezza del signor Biagioli e per il suo senso civico nel rimuovere i vetri, ma è fondamentale che chi di dovere faccia autocritica».
 
LA NUOVA FERRARA
2 GIUGNO 2012
 
«Maltrattava gli animali del suo canile»
Jolanda di Savoia: patteggia la donna che gestiva la struttura e che venne sequestrata. Confiscati 44 cani e il magazzino
 
JOLANDA SAVOIA (FE). Alla fine ha patteggiato la pena, una multa di 5000 euro, il pagamento delle spese alle parti civili, due associazioni di animalisti, l’Anedev e l’Anapa. Ma il giudice, il gup Silvia Marini ha fatto di più: ha confiscato i cani e il «canile», un magazzino-fienile a Jolanda di Savoia,in cui 44 animali venivano tenuti in condizioni pietose, rinchiusi in box in cui non si potevano muovere, rimanevo tutto il giorno in mezzo alle proprie deiezioni, disidratati e affamati, tanto che quando uno di questi scappava, correva nelle case vicine (a poche decine di metri) graffiando le porte di casa, cercando cibo, e non solo. La protagonista del processo per maltrattamenti ad animali era Claudia Papi, che gestiva una sorta di ricovero di animali privato, a Jolanda, in cui il 18 novembre 2011, scattò il sequestro, ennesimo provvedimento che portò il sindaco di Jolanda ad interessarsi del caso. La donna assistito dall’avvocato Fabio Monaldi ha patteggiato la pena davanti al pm Filippo di Benedetto, al gup Silvia Marini e ai legali che rappresentavano le due parti civili, Barbara Grandi e Laura Lemmi. I cani confiscati sono stati assegnati ai canili che li avevano già in cura: il canile di Ferrara, di Portoverrara, quello privato di Migliaro, e il canile Giovannetto di San Giovanni in Persiceto. Soprattutto è stato confiscato il magazzino in cui venivano tenuti gli animali, e in questo modo, la donna imputata non potrà più svolgere, almeno qui, attività di ricovero animali. Anche perchè questa struttura era vicinissima alle case mentre avrebbe dovuto mantenere distanze di diverse centinaia di metri.Paola Cardinali di Avedev spiega che «ci siamo costituiti parte civile per gli animali, sono soddisfatta per loro, perchè siamo riusciti a dargli dignità. Ci siamo costituiti parte civile come Avedev e Anapa per questo, e ringraziamo le autorità di polizia e magistratura che hanno riconosciuto quanto sostenevamo per gli animali».
 
IL TIRRENO
2 GIUGNO 2012
 
Trovati due galli uccisi: tracce di riti magici all’ex base Nato
 
COLTANO (PI) -  Nei giorni scorsi il distaccamento di sud est della polizia municipale ha ricevuto una insolita segnalazione: erano stati rinvenuti alcuni galli morti nei pressi della ex base Nato, a Coltano. Gli agenti, prontamente intervenuti sul posto, si sono trovati di fronte ad uno spettacolo tutt’altro che gradevole: su due vassoi di forma rotonda, uno in acciaio e l’altro in coccio, erano in effetti adagiati due galli, di cui uno addirittura privo della testa. Poco distante sono stati trovati i resti di candele bianche disposte a triangolo ed una bottiglia vuota di Gin, sul ciglio della strada frammenti di carta con scritte impresse col sangue di animali. Gli agenti della polizia municipale hanno provveduto a repertare tutto il materiale rinvenuto ed a avviare le indagini del caso. Non si esclude - anzi è molto probabile - che si tratti di resti di riti magici a opera di immigrati extracomunitari. Il gallo ha un significato importante in molte tradizioni iniziatico-esoteriche: è strettamente legato al sole, di cui annuncia il sorgere, è il simbolo della rinascita ed è un alleato delle forze benefiche e protettrici; svolge la funzione di sorveglianza scacciando gli spiriti del male. Sacro al dio solare Apollo, nella mitologia greca è associato anche a Persefone, e a Ermes, il messaggero degli dei. Inoltre il gallo incarna il principio maschile.
 
IL TIRRENO
2 GIUGNO 2012
 
I metodi cruenti sono l’ultima risorsa
 
GROSSETO - L’assessore provinciale Patrizia Siveri interviene sull’uccisione di alcuni piccioni, denunciata dagli animalisti. Mentre l’associazione “Libera caccia protesta”. Giovedì 31 maggio la polizia Provinciale ha fatto un sopralluogo a Bottegone, nel comune di Grosseto, per un intervento previsto sulle tortore dal collare orientale. «Per garantire la tutela del patrimonio zootecnico, del suolo e della selezione biologica, oltre che per la sicurezza sanitaria, è importante tenere controllate le popolazioni delle tortore e dei piccioni con degli interventi mirati - spiega Patrizia Siveri, assessore all’Ambiente -. La polizia Provinciale è attiva nel verificare la conformità delle procedure di abbattimento controllato e siamo pronti a sanzionare chi trasgredisce il regolamento». Sul caso del 31 maggio se emergessero irregolarità saranno applicate le sanzioni previste dalla normativa vigente. Le modalità degli abbattimenti per il contenimento delle popolazioni di cinghiale, volpe, corvidi, nutria, tortora dal collare orientale, silvilago, storno e colombo di città sono definite dal protocollo tecnico sottoscritto dalla Provinciae dall’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale. «Tale protocollo prevede prima di verificare l’effettiva necessità di contenimento della specie in relazione ai danni rilevati, poi indica una serie di azioni di controllo con metodi ecologici. Solo nel caso in cui venga poi verificato che tali azioni non sono sufficienti a proteggere gli allevamenti e le colture, si passa all’abbattimento controllato. Il soggetto attuatore di tutto l’iter è l’Atc, mentre il controllo spetta alla Polizia Provinciale». Più dura Libera Caccia: «È troppo facile parlare senza poi fare niente di concreto. Chiediamo a Lav e Lac di passare ai fatti e farsi loro carico della gestione di tutta quella fauna che è causa di centinaia e centinaia di migliaia d'euro di danni che gravano sulle spalle d'agricoltori e cacciatori. Chiediamo che la Provincia prima di contattare i cacciatori segnali a queste associazioni ambientaliste i luoghi dove cinghiali e piccioni causano danni, dopo ci penseranno loro ad accordarsi con gli agricoltori o facendo prevenzione scacciando gli animali, o pagando loro ciò che viene mangiato dalla selvaggina. Troppo facile dire prima di sparare bisognerebbe fare questo o quello: impegnatevi a farlo, fate dei progetti concreti con coperture economiche e di manodopera. I cacciatori fino ad oggi si sono impegnati gratuitamente ad aiutare il mondo agricolo, sia con metodi ecologici, sia con metodi cruenti, ora fateci vedere voi di cosa siete capaci».
 
LA ZAMPA.IT
1 GIUGNO 2012
 
Veterinari e comportamentisti in aiuto degli animali dell'EmiliaGli specialisti dell'Enpa si occuperanno delle emergenze causate dal terremoto
 
«Per persone scioccate da questa terribile calamità e private dagli affetti, avere con sè il proprio animale d'affezione, parte integrante del nucleo familiare, può aiutare a lenire un pò il lacerante dolore». Lo spiega la nota presentata dall'Ente Nazionale Protezione animali, con sui si annuncia l'invio in Emilia di Isotta, il mezzo di soccorso dell'ente per le gravi emergenze veterinarie.
Le squadre di volontari e professionisti affiliati all'associazione, unitamente ad altri nuclei italiani, allestiranno alcuni presidi coordinati direttamente dal nucleo delle guardie zoofile di Bologna. Le popolazioni terremotate verranno appoggiate da veterinari e comportamentisti, che aiuteranno i proprietari nella gestione di animali.
Quella progettata dall'Enpa è una «missione a 360°per supportare con cibo, medicinali e sostegno psicologico gli animali coinvolti nel sisma» dichiara Marco Brevi, responsabile del servizio nazionale guardie zoofile, che spiega che i medici veterinari saranno affiancati da comportamentisiti, «fondamentali per aiutare gli animali a superare il trauma causato sa questo terribile terremoto».
Isotta sarà vicina alle popolazioni sfollate o in difficoltà in seguito alle scossa, oltre che con le cure di primo soccorso,  con la distribuzione gratutia di cibo per animali domestici, messo a disposizione da una nota azienda produttrice.«Questo intervento» conclude la nota «ci è stato fortemente richiesto da molte amministrazioni comunali, consce di quanto possa essere prezioso. L'esperienza in Abruzzo, in cui l'Enpa aveva coordinato tutta l'attività a sostegno degli animali, ha fatto sì che oggi possa partire tempestivamente con una task force in grado di portare un aiuto concreto.»
 
LA STAMPA
2 GIUGNO 2012
 
"Le mucche non danno più latte"
Gli animali, sotto choc, non dormono e scappano. Gli allevatori: "Si feriscono
e li dobbiamo macellare"
 
GRAZIA LONGO inviata a a san felice sul panaro (mo)
 
«Il danno economico, certo, è forte: le vacche fanno poco latte per lo stress. E quel poco non può essere lavorato perché i caseifici sono inagibili. Ma c'è anche il dispiacere per la loro sofferenza. Hanno la loro sensibilità: io le capisco perché per me è come parlare a un cane fedele».
Spiazza la poesia delle parole di Omero Stefanini, 65 anni, una vita trascorsa alzandosi alle 3 del mattino, «alle 6 passa già il camion per la raccolta del latte», che oggi si trova a fare i conti con 120 vacche razza frisona italiana ancora scioccate dal terremoto.
«Avevano già manifestato segnali di disagio dopo la scossa del 20 maggio prosegue quest'omone in canottiera, con gli occhi celesti e la pelle bruciata dal sole -, ma la vera botta l'hanno presa martedì. Scappavano tutte come matte, hanno sfondato il cancello, una l'abbiamo dovuta macellare e altre quattro sono ancora ferite. Del resto stavolta è venuta giù pure la mia casa, vecchia di 100 anni, mentre il 20 maggio aveva subìto solo pochi danni».La stalla invece è rimasta in piedi. «E dire che risale al '75, non c'era l'obbligo delle misure antisismiche ma era stata costruita come Dio comanda. Io però non mollo: ho affittato un generatore per alimentare la macchina della mungitura e porto il latte prodotto a un caseificio privato, visto che quello solito è inagibile».
L'allevamento Stefanini a San Felice sul Panaro - che va avanti con altre due persone, il figlio Stefano e l'indiano Jarnail - è una delle tante fotografie della crisi dell'agroalimentare post terremoto.
Ottimismo e buona volontà non mancano. Ma con danni per 500 milioni di euro il settore è in ginocchio. Dai caseifici agli stabilimenti di lavorazione della frutta, dalle cantine alle acetaie di invecchiamento dell'aceto balsamico fino ai magazzini di stagionatura dei formaggi Parmigiano Reggiano e Grana ma anche case rurali, stalle, fienili, macchinari distrutti e animali morti.La Coldiretti è in allarme per la food valley italianadalla quale partono verso l'Italia ed il resto del mondo le più prestigiose produzioni agroalimentari nazionali, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano ma anche latte ad uso alimentare per i cittadini. La maggioranza dei danni è a carico della filiera del latte, dalle stalle agli stabilimenti di trasformazione fino ai magazzini.Basta farsi un giro nelle zone terremotate per toccare con mano questa realtà. Si cambia paese, fino a Mortizzuolo, frazione di Mirandola, ma la fotografia è la stessa. L'allevatore Andrea Barbieri, 44 anni, figlio d'arte, ha cinque dipendenti e 850 capi: 650 tra vacche e bufale da latte e 200 tra pecore e capre. Duecento mucche sono salve per un caso: «Le avevo spostate lunedì pomeriggio dalla stalla che aveva due piloni piegati dopo la scossa del 20 maggio. Come vede quella stalla non c'è più: rasa al suolo. Come lo sarebbero state le vacche, ma anche io e i mie quattro dipendenti che per fortuna stavamo lavorando nell'altra proprio a titolo cautelativo».Per le pecore e per le capre, invece, ha rimediato un recinto di fortuna nel giardino di fronte alla casa. «Non posso fare altrimenti, ma il vero problema è lo stress delle vacche: producono l'80% in meno di latte al giorno. Martedì poi, a causa della corrente saltata, non abbiamo potuto abbeverarle perché non funzionava la pompa del pozzo. Uno strazio, d'estate ogni mucca beve 100 litri al giorno. Ora mi sono arrangiato con un generatore di elettricità».Nell'allevamento di Alessandro Truzzi a Novi di Modena sono andati giù capannoni di una corte di 550 anni, crollati fienile e magazzini con sotto fieno e mangimi e non si sa cosa dare da mangiare agli animali. «Che peraltro hanno pure perso il sonno dalla paura» spiega Truzzi.Non solo gli animali. A patire ci sono anche i campi coltivati. Il terremoto - precisa la Coldiretti - ha provocato anche un pericoloso rischio idrogeologico: danni agli impianti idraulici e frane in alcuni alvei pregiudicano il regolare deflusso delle acque. Una prima conseguenza è la sospensione del servizio irriguo per i 26 mila ettari della provincia modenese, per lo più destinati a frutticoltura e numerose risaie.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
2 GIUGNO 2012
 
Canili e gattili aprono vicino alle tendopoli
 
Prov. di Modena - Per permettere alle persone sfollate per il sisma ospitate nei campi di Finale Emilia e Mirandola, il servizio veterinario dell’Ausl di Modena sta collaborando alla realizzazione di punti per accogliere cani e gatti vicino alle tendopoli. «È una richiesta che è arrivata dalle persone che vivono nei campi, che vogliono continuare ad accudire i loro animali senza separarsene - ha spiegato Giorgio Nanetti, direttore del servizio veterinario - il lavoro lo stanno organizzando associazioni come la Protezione animali, ma con il nostro controllo sotto il profilo igienico sanitario. Il volontariato poi sta dando un grosso aiuto, nell’allestire ma anche nell’accudire gli animali». E c’è un altro problema: sono tanti gli animali ritrovati dai volontari impegnati nell’assistenza sui territori colpiti dal sisma. E rintracciare i padroni - magari sfollati - non è facile.
 
LIBERO
2 GIUGNO 2012
 
Terremoto: Enpa, al via censimento animali nelle tendopoli
 
Tra le situazioni piu' critiche di cui hanno notizia i volontari della Protezione Animali, c'e' quella dei felini rimasti negli appartamenti e nelle case che si trovano nella "zona rossa" e che in alcuni casi vengono accuditi direttamente dai loro proprietari. L'Enpa sta intervenendo anche su questo fronte, in sinergia con i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e le autorita' presenti sul territorio, per assistere e recuperare i "gatti della zona rossa" ed evitare che sia messa in pericolo l'incolumita' di uomini e animali. In queste ore l'unita' dell'Enpa per il soccorso degli animali nelle gravi emergenze sta svolgendo una doppia funzione. "Isotta e' impegnata da un lato negli interventi di soccorso, di recupero e di messa in sicurezza degli animali feriti - in sostanza un vero e proprio pronto soccorso veterinario itinerante - dall'altro e' attiva come supporto logistico per lo smistamento di materiali e di generi di prima necessita' tra le varie zone interessate dal sisma", aggiunge il responsabile del Servizio Nazionale Guardie Zoofile, Marco Bravi, che sta coordinando l'intervento dell'Enpa nell'intera regione. E' stato individuato nella zona di San Felice sul Panaro l'headquarter dell'Enpa in Emilia; una vera e propria "unita' di crisi" dalla quale i volontari della Protezione Animali coordinano le operazioni nelle zone terremotate e gestiscono le emergenze piu' impellenti per la salute degli animali.
 
LA NAZIONE
2 GIUGNO 2012
 
Matrimonio, ora anche il cane può fare da "testimone" nuziale
La grande novità del Comune di Montecarlo di Lucca
l Comune non è nuovo a questo genere di idee: da tempo gli sposi che scelgono il rito civile possono optare tra diverse location, tra cui il teatro cittadino
 
Lucca - Il proprio cane o il proprio animale domestico potrà da oggi partecipare ufficialmente a un matrimonio. E' innovativa la decisione del comune di Montecarlo (Lucca), con il sindaco Vittorio Fantozzi che vara un provvedimento che sarà sicuramente ben accolto da tutti coloro che hanno un animale domestico. A spiegare bene lo stesso provvedimento è il Comune tramite il suo sito internet."C'è la possibilità - si legge - di far partecipare al matrimonio il proprio animale domestico, per moltissimi italiani più che un semplice componente della famiglia. La sua presenza alla cerimonia sarà simbolicamente attestata da un'apposita pergamena rilasciata dal Comune che automaticamente iscriverà il proprio amico a quattro zampe nell'albo comunale - primo in Italia - degli Animali di famiglia". Va da sé che l'innovazione, oltre a raccogliere molti consensi, ha già visto aumentare il numero delle coppie che vogliono sposarsi a Montecarlo di Lucca. Anche perché il Comune prevede da tempo un vero e proprio "pacchetto" per gli sposi che decidono di coronare il loro sogno d'amore a Montecarlo.E' possibile infatti ad esempio scegliere la location tra diverse possibilità per il sì: il Teatro Comunale dei Rassicurati, la Sala Polifunzionale dell'ex Chiesa della Misericordia, la Fortezza del Cerruglio e diverse Cantine nel Comune di Montecarlo."Non solo, gli sposi possono scegliere l'amministratore, uomo o donna, cui far officiare la cerimonia, dal quale riceveranno una bottiglia di vino Doc di Montecarlo personalizzata con il nome della coppia", dicono dal Comune.Dunque location esclusive e soprattutto la possibilità di avere Fido al proprio fianco al momento del sì.
 
LA REPUBBLICA FIRENZE
2 GIUGNO 2012
 
Il cane partecipa al matrimonio
Milo fa festa con i padroni
A Montecarlo (Lucca) new deal per i sì: il comune vara un albo online per ufficializzare la coabitazione con un animale e ammettere la sua presenza alla cerimonia nunziale. Da un anno lì ci si sposa anche nelle cantine vinicole. Raddoppiate le richieste
 
 
di LAURA MONTANARI
 
Pelo beige corto e spazzolato, elegante fiocco scuro di seta al collo: Milo, un mix di mille razze e un po' in là con gli anni (ne ha messi in fila quindici), è stato il primo cane ufficialmente ammesso al matrimonio dei padroni. Non proprio un testimone, ma uno degli invitati. Il comune di Montecarlo (centro di 7.500 abitanti in provincia di Lucca) si è inventato questa novità. In tempo di crisi tutto aiuta e uno degli indici con il segno più da quelle parti è proprio il matrimonio. "Da un anno abbiamo permesso di celebrare le nozze civili in diversi luoghi dal Comune, per esempio nelle cantine doc del Montecarlo, il vino prodotto in questa zona, abbiamo anche esteso l'ora possibile per pronunciare il sì fino a mezzanotte". L'ultima novità riguarda il cane, ma anche il gatto, il canarino o altri animali domestici degli sposi. "Ci sembrava un assurdo  -  prosegue il sindaco  -  l'ostinata esclusione degli animali dalla cerimonia civile così ci siamo informati e abbiamo aperto questa possibilità". Milo è stato il primo cane a partecipare alle nozze di padroni, Luisa Riccomi e Graziano Toschi uniti in matrimonio dal sindaco Fantozzi nell'ex chiesa della Misericordia. "Mi risolve sia un problema pratico, perché non volevo lasciarlo a casa da solo  -  spiega Luisa  -  , sia un problema affettivo, perché fa parte della nostra famiglia e siamo felicissimi che sia stato con noi in questo giorno". Vi accompagnerà
anche nel viaggio di nozze? "No, quello no  -  risponde la sposa  -  è troppo vecchio, sarebbe troppo faticoso per lui". Il Comune di Montecarlo con la concessione di differenti luoghi per il matrimonio e con l'estensione degli orari ha raddoppiato il numero delle celebrazioni: "Chiediamo un contributo di spese per il servizio anagrafe di 500 euro" prosegue il sindaco. "Apriremo anche un albo online in cui chi vuole si può segnare e dichiarare ufficialmente che coabita con un animale". Milo riceverà un attestato simbolico della sua presenza alla cerimonia con l'iscrizione nell'apposito albo comunale: "Se l'iniziativa piacerà  -  spiega il sindaco  -  anche i single potranno iscrivere i propri animali. Il registro non ha valore legale, ma sarà curato con la massima serietà dall'amministrazione".
 
IL TIRRENO
2 GIUGNO 2012
 
A passeggio con il cane rischia di essere assalito dai cinghiali
 
LUCCA - Ha rischiato di venir travolto da un cinghiale inferocito incontrato, mentre passeggiava con il suo Labrador a un chilometro da via delle Gavine a S. Macario in Monte. È ancora sconvolto Daniele Iacopetti, 57 anni, animalista convinto, ma decisamente preoccupato per l’invasione degli ungulati nella zona. «Da cittadino mi chiedo se debba scapparci il morto prima che qualcuno intervenga» si domanda Iacopetti che giovedì pomeriggio alle 16,30 ha rischiato di essere «infilato» da un cinghiale di notevole dimensioni. «Erano a 2-300 metri. - racconta - Otto esemplari, quattro adulti e quattro più piccoli. Il mio Labrador si è avvicinato e la reazione dell’esemplare maschio è stata immediata. Ha inseguito il cane e me lo visto a pochi metri. Avevo un bastone e l’ho scagliato contro l’animale che è subito fuggito rintanandosi nel bosco. Mi è andata bene. Da quando è stata vietata la caccia c’è stato un ripopolamento incredibile degli ungulati. Occorre ridurre il numero dei cinghiali per evitare il peggio».
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
3 GIUGNO 2012
 
Animali maltrattati Sequestrato canile nel Foggiano
 
SANT'AGATA DI PUGLIA (FOGGIA) – In esecuzione di un decreto del gip del Tribunale di Foggia i carabinieri hanno sottoposto a sequestro il canile-rifugio comunale di Sant'Agata di Puglia in contrada Serra del vento. Un uomo è indagato per il reato di maltrattamento di animali. I militari hanno accertato che i 17 cani ospiti della struttura versavano in condizioni igienico-sanitarie non adeguate, costretti a vivere in gabbie anguste e prive di riparo, senza avere la possibilità di muoversi nè di trovare protezione in caso di avversità atmosferiche. Inoltre la pavimentazione della struttura è tale da non consentire lo scolo delle acque piovane che ristagnano nelle gabbie costringendo gli animali a vivere in un ambiente costantemente umido e malsano, in considerazione anche del fatto che gli escrementi non venivano puliti con periodicità. Dopo l’apposizione dei sigilli la struttura è stata affidata in custodia giudiziale al sindaco del paese. I cani saranno trasferiti in altra struttura idonea in modo da consentire l'esecuzione dei lavori di adeguamento.
 
ANSA
3 GIUGNO 2012
 
Animali: sequestrato canile comunale a Sant'Agata di Puglia
Una denuncia. Condizioni igienico-sanitarie non adeguate
 
SANT'AGATA DI PUGLIA (FOGGIA) - In esecuzione di un decreto del gip del Tribunale di Foggia i carabinieri hanno sottoposto a sequestro il canile-rifugio comunale di Sant'Agata di Puglia in contrada Serra del vento. Un uomo e' indagato per il reato di maltrattamento di animali. I militari hanno accertato che i 17 cani ospiti della struttura versavano in condizioni igienico-sanitarie non adeguate, costretti a vivere in gabbie anguste e prive di riparo, senza avere la possibilità di muoversi ne' di trovare protezione in caso di avversita' atmosferiche.
 
MODENA ONLINE
3 GIUGNO 2012
 
Storie di animali nel sisma: i cuccioli si chiamano Terre e Moto
Nella tendopoli di Mirandola sei meticci sono un punto di riferimento per i bambini. A Finale messa in salvo una volpe imprigionata nel crolla di un fienile
 
MIRANDOLA (Modena) Quella del terremoto è una storia che segna la vita delle persone e degli animali delle terre emiliane. Tra i morti ci sono anche loro, gli animali degli allevamenti e i fedeli amici di casa. Mentre gli allevatori lanciano l’sos per 300 mucche che rischiano di morire abbandonate e non munte in una stalla di Cavezzo, i padroni di gatti e cani che hanno perso le tracce del loro amico a quattro zampe non si arrendono e continuano a cercare nei paesi delle "zone rosse", dove tutto è crollato. Ma nel dramma del terremoto ci sono anche storie fortunate come quella di sei cuccioli nati il giorno prima del terremoto del 20 maggio. Sono meticci, un po’ volpino e un po’ Yorkshire, e sono arrivati alla tendopoli di Mirandola con i padroni, la famiglia Semioli. Tra le brandine è stato disteso un telo bianco e qui i sei cucciolo dormono e giocano. I cuccioli non avevano ancora un nome, ma poi i proprietari hanno pensato che la loro nascita non poteva certo passare inosservata. Così i sei sono stati chiamati: Terre, Moto, Venti, Maggio, Sisma e Paura. Nonostante i nomi, in questo momento non particolarmente rassicuranti, i cuccioli sono diventati le star della tendopoli di Mirandola e la tenda dove è accolta la famiglia Semioli tappa fissa dei bambini. A Finale, nei pressi della frazione di Canaletto, c’è poi la storia di un cucciolo di volpe imprigionato nel crollo di un fienile. La bestiola è stata salvata stamattina dalla Forestale e dai volontari del centro d recupero della fauna selvatica il Pettirosso a Finale Emilia. I suoi soccorritori, impegnati come ogni giorno nelle operazioni di recupero di animali selvatici feriti dal terremoto, l'hanno sentita latrare e l'hanno individuata. Il cucciolo di volpe, nonostante alcune ferite, sta bene e ora è in cura al Centro fauna selvatica di via Nonantolana a Modena. Il Centro fauna opera sulla base di una convezione con la Provincia di Modena per il recupero e il salvataggio della fauna selvatica in difficoltà.Per le segnalazioni e richieste di intervento sono attivi 24 ore su 24 alcuni numeri telefonici: 339 8183676-339 3535192 oppure è possibile chiamare anche il servizio 118. Ieri l'sos per 300 mucche in una stalla pericolante
Un appello degli allevatori di Cavezzo affinché i loro animali vengano ospitati nei vicini territori. In pericolo ci sarebbero almeno 300 mucche da Parmigiano Reggiano che si trovano in una stalla pericolante di Cavezzo. Le mucche, come spiegano gli allevatori, rischiano di essere travolte dai crolli e non posso essere neppure munte perché un’ordinanza vieta di avvicinarsi alla struttura, l’azienda Gino Dolini. A lanciare l’sos è il consigliere comunale di Cavezzo Stefano Venturini. "Basterebbero – ha detto – capannoni sfitti o una recinzione". Il numero da contattare è 338 6896017.
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LA ZAMPA.IT
2 GIUGNO 2012
 
Sisma, il fienile crolla: salvato cucciolo di volpe
 
Un cucciolo di volpe è stato salvato dalla Guardia Forestale, con l’aiuto di alcuni volontari del centro di recupero della fauna selvatica “Il Pettirosso”. E’ successo a Finale Emilia, nel Modenese, dove il piccolo animale era rimasto intrappolato tra le macerie di un fienile, crollato a seguito del sisma. I suoi soccorritori, impegnati nelle operazioni di recupero degli animali selvatici feriti dal terremoto, l’hanno trovato grazie ai latrati. Il volpacchiotto sta bene e si trova ora al sicuro nel centro modenese.
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TRENTINO
3 GIUGNO 2012
 
Cane sequestrato a Dro: «Era maltrattato»
 
DRO (TN) -  L’azienda agricola Giuliani con le organizzazioni animaliste ha un conto aperto da tempo. Più volte oggetto di interventi da parte dei volontari e più volte segnalata, con esiti diversi, alle autorità. Ieri l’ennesimo episodio. I volontari arcensi hanno ricevuto tre segnalazioni da persone diverse: nell’azienda dei Giuliani c’era un cane agonizzante, chiuso all’interno di un camion da bestiame dismesso e palesemente denurito. E tutto questo in un contesto discutibile (almeno agli occhi di un protezionista) di altri animali da allevamento custoditi in modo precario sotto una tettoia e nel cantiere di una stalla in costruzione. Ieri mattina il sopralluogo, in compagnia della polizia locale e di un veterinario dell’Azienda servizi sanitari, la dottoressa Robol. Che hanno almeno in parte con diviso e avvalorato le preoccupazioni degli animalisti, arrivati in massa e con rappresentanze di molte delle associazioni attive nel Basso Sarca: Oipa ed Ada. Il cane, dall’apparente età di due o tre anni, è stato trovato in pessime condizioni all’interno di un furgone. Spazio che condivideva con evidenti resti di altri cani: pelo, ma soprattutto due mandibole, ad occhio appartenute a due cani di taglia molto diversa. Sono state raccolte dal veterinario che cercherà di capire cosa significhi la loro presenza lì. Comunque sia, il cane vivo, è stato posto sotto sequestro ed avviato al canile di Rovereto, dove la stessa veterinaria provinciale intervenuta a Dro ne seguirà le cure. Saranno soprattutto il verbale steso dalla dottoressa e quello della polizia locale a costituire base della denuncia per maltrattamento di animale che gli animalisti danno per scontata. Approfondimenti sono stati compiuti anche sulle condizioni degli altr i animali dell’azienda agricola: 3 vitelli, 3 manze, una pecora con un agnello e due pony.
 
VARESE NEWS
3 GIUGNO 2012
 
Lettera al Direttore
"Ho ritrovato la fiducia del mio cane!"
La storia di Pinocchia e del suo cucciolo malato, un'esperienza che ha messo a dura prova il rapporto con la sua padrona
 
Caro direttore,
ogni tanto racconto piccole storie, poca di tutti i giorni, senza pretese e magari noiose per chi legge.
Io penso che ogni tanto faccia bene staccare la spina dai grandi temi ( si fa per dire) e concentrarsi sui piccoli, occuparci della nostra vita è un antidoto formidabile per mantenere l'equilibrio, per sottrarsi al vociare incessante di chi ci propina quotidianamente un'informazione deforme e fuorviante privandoci del piacere di indagare le faccende di casa nostra, del nostro vivere e
sentire.
Intanto, anche se il colore del cielo lo smentirebbe, fra poco sarà estate, tempo di vacanze e viaggi e come un rito barbaro tornerà il conteggio dei cani abbandonati e poichè sono convinta che nessun deterrente può funzionare se non la conversione delle coscienze,  scrivo qualcosa che magari, chissà, potrebbe far riflettere su un atto brutale e vergognoso.
Perdere la fiducia del proprio cane è la peggior sofferenza, il rapporto uomo cane è un formidabile legame che non si corrompe, non si deteriora, con si logora spesso nemmeno dopo la morte.
Quando sono nati i cuccioli di Pinocchia si è consumato un altro dramma nella sua vita già provata di mamma che aveva perduto una bimba a quattro mesi.
Il cucciolo più piccolo è nato con la stessa malformazione al nasino e in più aveva gravi problemi respiratori, si è tentato di tutto di salvarlo, ma verso sera il lamento del piccolo era straziante e non si poteva intervenire in alcun modo. Non restava che la soppressione per porre fine a quello strazio e toccava a me toglierle il piccolo e consegnarlo al veterinario, levarglielo da sotto il capo che teneva piegato in disperata difesa del suo bimbo.
Non sapevo che i cani piangessero lacrime, Pinocchia aveva gli occhi pieni di lacrime e disperazione e per quanto cercassi di tranquillizzarla, farle capire che non c'era scelta era stravolta dal dolore.
Lo avvolsi in una copertina cercando di riportare la sua attenzione sull'altro sano e forte che aspettava di essere nutrito e l'accarezzavo parlandole dolcemente, ma lei non mi perdonava.
Pinocchia ringhiava, per la prima volta quella sera quando mi avvicinavo minacciava di di mordere e così per parecchi giorni; non si fidava più, aveva sentito il pianto del suo piccolo che era nelle mie mani e doveva difendere il cucciolo rimasto anche da me: un dolore nel dolore.
Le settimane sono passate e poco per volta mamma e cucciolo si legavano fra loro e incominciavano a farlo con il resto del branco, ma ancora verso di me c'era diffidenza e io l'accettavo e la rispettavo rispettavo , non la forzavo in alcun modo.
Alla fine del primo mese per tutta una giornata Pinocchia prese a girarmi attorno, mi guardava e poi spostava lo sguardo sul cucciolo; voleva dirmi qualcosa e tentò di farlo per tutto il giorno.
Solo verso sera compresi il suo messaggio mentre osservavo le sue mammelle cascanti, ormai quasi prive di latte: Pinocchia voleva affidarmi il suo piccolo affinchè lo nutrissi visto che lei non poteva più.Presi il bimbo e gli diedi la prima pappa con il latte, Pinocchia assentì con il capo e si sistemò nella sua cuccia tranquilla in attesa che glielo riconsegnassi sfamato.
Era ritornata la fiducia, aveva vinto il nostro legame; adesso tutto il branco gioca e protegge il piccolo e io me lo coccolo sotto il suo sguardo di nuovo sereno. Roberta
 
MESSAGGERO VENETO
3 GIUGNO 2012
 
Gara degli asini, la protesta
della Lav: «Animali a rischio»
Pasiano, oggi la corsa nell’ambito della festa del Maggio. I volontari sul posto per controllare le condizioni
 
PASIANO (PN). Percorso troppo duro, mobilitazione della Lav in vista della “Sfida interregionale degli asini”, manifestazione inserita nel programma del Maggio Pasianese e in programma oggi pomeriggio alle 17.30«Dalle segnalazioni pervenuteci – ha osservato il responsabile territoriale provinciale della Lav onlus di Pordenone, Guido Iemmi – il percorso di gara si annuncia difficoltoso, costituito da pista sterrata, con tratti dritti e diverse curve e che considerata la velocità che raggiungono gli animali possono diventare pericolose con grave rischio di ferimento per gli animali partecipanti”. I volontari pordenonesi della Lav saranno due. Chiederanno di poter controllare le condizioni fisiche degli asini che prenderanno parte alla competizione. La Lav intanto ha mandato una diffida agli organizzatori dell’evento, per poter sospendere la corsa, richiamando l’ordinanza ministeriale che impone norme da rispettare nelle manifestazioni pubbliche o private organizzate in un ambito diverso rispetto agli impianti autorizzati per questo genere di gare.«La Lav vuole evitare che si verifichi quanto riscontrato in edizioni precedenti della corsa degli asini di Porcia – ricorda Iemmi – in un caso a gareggiare c’era anche un’asina gravida. I nostri volontari verificheranno le criticità potenziali della corsa». Ecco quello che i volontari della Lav faranno (o cercheranno di fare) prima dell’inizio della competizione vera e propria. Verificheranno il materiale di cui è composto il campo di gara (che secondo la Lav «deve essere idoneo ad attutire l’impatto degli zoccoli sui terreni duri, cementati, asfaltati e non penetrabili). Inoltre metterà sotto la lente d’ingrandimento le barriere laterali a protezione degli equidi e degli spettatori; la presenza di un’ambulanza veterinaria; la presenza di veterinari Asl e in particolare di un veterinario ippiatra libero professionista; individuare il punto di sosta degli animali, il numero e il loro sesso. Verificare infine che gli animali concorrenti non siano disturbati e abbiano a disposizione l’acqua per abbeverarsi.Al di là delle verifiche la Lav annuncia, la Lav resta «contraria a qualsiasi manifestazione con animali».
 
MESSAGGERO VENETO
4 GIUGNO 2012
 
La pioggia e non la Lav ferma gli asini

Rosario Padovano

 
PASIANO (PN) -  Dove non hanno potuto gli animalisti ha potuto il maltempo. Un violento temporale, abbattutosi su Pasiano attorno alle 17.15, ha costretto all’annullamento della sedicesima edizione della “Sfida asinina interregionale”, uno degli appuntamenti più importanti nell’ambito del Maggio pasianese. La gara o, meglio, la giornata di gara era stata preceduta dalla polemica della Lav di Pordenone, da sempre contraria alla sua disputa. Tuttavia i volontari della Lav hanno avuto accesso ai box dove si trovavano i 16 concorrenti che avrebbero dovuto prendere parte alla sfida. Fantini e asini provenivano in particolare da Fagagna e da Pasiano. Le aderenti della Lav (due donne) hanno visitato gli animali, hanno valutato il percorso e si sono intrattenute con gli organizzatori per adempiere il loro compito, quello cioè di valutare dal proprio punto di vista la legittimità della competizione. Già la commissione vigilanza dei pubblici spettacoli aveva dato il suo benestare al percorso. E anche la Lav ha manifestato compiacimento per le condizioni degli animali, per il percorso ricavato nel parco della Marinaressa e per l’organizzazione messa a punto dal comitato festeggiamenti del Maggio pasianese. Un fuggi fuggi generale si è creato quando è cominciato a piovere. Il direttore di corsa Luigino Cevolotto mastica amaro per quanto accaduto, dopo per giunta avere incassato i complimenti della Lav. «Era tutto pronto per una grande festa. Non abbiamo avuto alcuna remora ad aprire i box ai volontari dell’associazione che hanno potuto verificare di persona come siamo gente seria – ha raccontato Cevolotto –. C’erano tra le nostre file anche quattro veterinari. Noi organizziamo tutto rispettando le leggi e gli animali». Non è st ato possibile in alcun modo dare lo start. «Non si poteva più gareggiare. Il terreno, dopo il temporale, è diventato troppo molle. Dando inizio alla gara avremmo messo in pericolo l’incolumità degli asini e delle persone». Soltanto una volta in passato la competizione era stata annullata per la pioggia, alla fine degli anni 90. L’appuntamento, vista l’impossibilità di recuperare l’evento in un’altra data, è per il Maggio pasianese del 2013.
 
ALTO ADIGE
3 GIUGNO 2012
 
Selvaggina in palio A Dobbiaco non cambiano idea
 
di Ezio Danieli
 
DOBBIACO (BZ) -  I cacciatori di Dobbiaco confermano i premi in palio, per la gara in corso al poligono di tiro. Fra i quali anche la possibilità di uccidere 5 camosci (di cui tre Jahrling, animali che hanno appena un anno di vita) e quattro femmine di capriolo. In barba alle proteste di questi ultimi giorni, i cacciatori di Dobbiaco vanno avanti per la loro strada. Ma fanno un promessa: «Per l'edizione del prossimo anno, vedremo di trovare una formula diversa». Dello stesso tenore anche le dichiarazioni del sindaco Guido Bocher. Nella gara, che si conclude oggi, i migliori cacciatori della zona si sfideranno per verificare chi ha la mira migliore, sparando alle sagome. Nel montepremi, oltre a binocoli, cannocchiali e carabine di precisione, l’organizzazione - la riserva di caccia di Dobbiaco - ha inserito anche nove animali da abbattere. Immediate le reazioni: prima la Lav regionale e quindi anche Massimo Vitturi, sempre della Lav, che s'è schierato contro la manifestazione: «Anche la provincia di Bolzano, come da tempo si registra a Trento, sembra sia stata contagiata dall'assurda abitudine di offrire in premio l'uccisione di animali selvatici nelle lotterie». Caso di coscienza. Anche il presidente del centro avifauna di Bolzano era intervenuto sollecitando i cacciatori ad un esame di coscienza. Questo esame c'è stato. Almeno secondo Josef Trenker, presidente della riser va di caccia di Dobbiaco: «Visto il clamore suscitato dalla nostra manifestazione, siamo pronti ad un riflessione per quanto riguarda la gara del prossimo anno. Per questa volta, però, tutto confermato». Poi Trenker precisa come stanno le cose: «Intanto sono vent'anni che organizziamo questa gara per i cacciatori e mai c'erano state proteste come quelle registrate da alcuni giorni . Da parte mia dico che come riserva di caccia, ogni anno noi otteniamo dalla Provincia il benestare per abbattere un certo numero di animali selvatici. I nove inseriti nel montepremi della lotteria fanno parte di questo numero annuale. I nostri cacciatori hanno deciso di rinunciare ad abbatterli loro preferendo metterli a disposizione di chi si classificherà meglio nella gara. Non c'è nulla di strano. È una tradizione che si ripete da sempre e come tale è stata riproposta. Mi dispiace che ci siano state tante proteste». Nessun ripensamento dunque, per questa volta. «Per l'anno prossimo – aggiunge Trenker – penseremo se proporre l'identico montepremi. Ho promesso che ne parlerò, in maniera approfondita, con tutto il direttivo». Il sindaco. La posizione di Josef Trenker è stata - indirettamente - suggerita dal sindaco di Dobbiaco. A Guido Bocher sono pervenute, nei giorni scorsi, le varie prese di posizione con trarie a quella che è stata definita "la lotteria dell'orrore". «Mi sono limitato - dice lo stesso Bocher - a girare le proteste agli organizzatori, auspicando una riflessione interna sull'opportunità di togliere dal montepremi gli animali da abbattere. Mi rendo conto che una decisione in tal senso sarebbe stata difficile per l'edizione di quest'anno. Spero che per la gara del 2013 si possa prendere una decisione diversa. Le proteste sono legittime. Ma voglio soltanto ricordare che la gara di Dobbiaco è una tradizione consolidata e che i capi da abbattere sono quelli che la Riserva ottiene ogni anno dalla Provincia e che poi destina al montepremi».
 
LA ZAMPA.IT
3 GIUGNO 2012
 
Piccioni vivi all'amo per pescare il pesce siluro
Tre uomini sono stati colti in flagrante dagli agenti della polizia e denunciati per maltrattamento e uccisione di animale
 
Usavano piccioni vivi come esche per pesci siluro. Tre uomini tra i 33 e i 35 anni sono stati colti sul fatto dalla polizia di Firenze mentre, nel pieno centro della capitale toscana, tentavano di catturare il famoso pesce originario dell'Est europa con una "tecnica" a dir poco disumana.Avvistati da un passante, inizialmente convinto che i tre stessero tentando di salvare i piccioni dall'annegamento, i pescatori sono stati raggiunti dagli agenti alla Pescaia di Santa Rosa, lungo le rive dell'Arno. La spiegazione riferita dai tre alla volante giunta sul posto ha del ridicolo: gli uomini, infatti, hanno raccontato di aver appreso sul web che quello era il modo giusto per pescare il pesce siluro.I piccioni venivano attaccati vivi a grossi ami, che gli provocavano profonde ferite che ne hanno causato il decesso. I tre pescatori, muniti di regolare licenza, sono stati inoltre trovati in possesso di una scatola contenente altre carcasse di volatili, che è probabile siano stati uccisi nello stesso modo.
Gli agenti hanno denunciato i tre uomini per uccisione e maltrattamento di animale.
 
IL TIRRENO
4 GIUGNO 2012
 
Firenze, piccioni vivi sugli ami per catturare i pesci siluro
 
FIRENZE - Sono stati sorpresi dalla polizia mentre usavano piccioni vivi attaccati all’amo come esche per pescare «pesci siluro». Così tre pescatori tra i 33 ed i 35 anni, muniti di regolare licenza di pesca, sono stati denunciati per uccisione di animale: i piccioni, infatti, in seguito alle ferite inferte dai grossi ami, sono morti . È accaduto lungo l’Arno, nel pieno centro di Firenze, alla Pescaia di Santa Rosa. I tre sono stati scorti da un passante che ha avvisato la polizia. Agli agenti, i tre hanno candidamente spiegato di aver visto su un sito web che quello era il modo giusto per pescare i pesci siluro, i pesci di enormi dimensioni originari dell’Europa dell’eEst.
 
ADN KRONOS
3 GIUGNO 2012
 
Animali: carcassa orso trovata nel parco d'Abruzzo
 
Roma - La carcassa di un orso e' stata trovata nel Parco nazionale d'Abruzzo-Lazio-Molise a Valle Carbonara, nel comune di Campoli Appennino, versante laziale del Parco. "Si tratta solo di ossa e pelle mummificata da cui non si puo' determinare niente: ne' eta', ne' sesso, tantomeno le cause di morte", spiega il direttore del Parco Dario Febbo dopo il ritrovamento da parte delle guardie del Parco. Dalle prime analisi dei resti compiute dal laboratorio veterinario dell'Ente, visto anche l'alto stato di decomposizione dell'animale, non e' emerso nulla che faccia pensare ad un atto di bracconaggio.
 
GEA PRESS
3 GIUGNO 2012
 
Parco Nazionale d’Abruzzo – trovati i resti di un orso
 
Forse una slavina che fece seguito alle forti nevicate dello scorso inverno. Ancora però è troppo presto per azzardare le causa della morte di un orso i cui poveri resti sono stati ritrovati a Valle Carbonara, dalle Guardie del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.“Si tratta solo di ossa e pelle mummificata – ha dichiarato il direttore del Parco Dario Febbo – da cui non si può determinare niente: ne età, ne sesso, tantomeno le cause di morte. Valle Carbonara si trova nel Comune di Campoli, nel versante laziale del Parco. Da quanto è stato possibile verificare in un primo momento, nulla fa pensare ad un atto di bracconaggio, anche se l’animale è stato trovato in avanzato stato di decomposizione. Al più – ha aggiunto il direttore - l’orso potrebbe essere stato vit tima delle forti nevicate del febbraio scorso visto che l’area in cui sono stati ritrovati i resti, è stata interessata da una slavina“.I pochi resti dell’animale, su richiesta del Parco, sono stati posti sotto sequestro giudiziario e nei prossimi giorni saranno spediti all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per le analisi più specifiche, da cui, verosimilmente, si potranno avere risposte circa età, sesso e probabilmente, anche le cause della morte.“Bisogna ricordare – conclude il direttore Febbo – che tra le cause di morte degli orsi si annoverano anche quelle naturali, come sottolineano gli zoologi che hanno condotto la ricerca sull’orso. Mortalità questa, affatto secondaria nelle popolazioni degli orsi, quindi anche in quella del nostro Orso Marsicano“.
 
LA ZAMPA.IT
3 GIUGNO 2012
 
Lo strano caso del delfinario di Lipperswill
Il Connyland si avvia alla chiusura dopo la morte sospetta di due delfini e l'approvazione in Svizzera di una legge che ne vieta l'importazione
 
Il delfinario del canton Turgovia conosciuto come Connyland non ha i soldi per indire un referendum in risposta alla legge che vieta l'importazione di delfini e balene. Lo annuncia Erich Brandenberger, direttore amministrativo del parco, che dichiara che una tale operazione sarebbe troppo costosa, nonostante sia sicuro che «Connyland sarebbe in grado di raccogliere abbastanza firme per la riuscita del referendum».Da mesi, ormai, i giornali svizzeri si occupano del destino del delfinario di Lipperswill, saltato agli onori delle cronache per la morte sospetta di due suoi ospiti nello scorso novembre. I due animali erano stati trovati agonizzanti dal custode del parco la mattina successiva a uno dei party per i quali era possibile affittare i locali del delfinario. Prime indiscrezioni avevano indicato un uso eccessivo di antibiotici come causa del decesso, ma qual che settimana fa è arrivato il referto medico: nel sangue dei cetacei è stato rinvenuto un oppiaceo.Si tratta della buprenorfina, derivato dell'oppio molto simile a metadone ed eroina, che ha probabilmente indotto sonnolenza negli animali, che si sono così dimenticati di salire in superficie per respirare. I proprietari del delfinario sono stati denunciati per negligenza, ma secondo il direttore si tratta di avvelenamento.In seguito all'accaduto, che ha scosso le coscienze degli svizzeri, è stata presentata al Consiglio Nazionale una prima bozza di legge, che ha approvato il divieto di importare e tenere in cattività delfini e altri cetacei. Successivamente, la legge è stata smorzata, con l'approvazione da parte del Consiglio di Stato del solo divieto solamente all'importazione di questi animali, lasciando la possibilità a Connyland di continuare a lavorare con i tre delfini rimasti.
Si tratta della madre Chicky (26 anni) e d ei due figli Angel (7) e Secret(1), entrambi maschi. Fino a mercoledì scorso l'amministrazione del delfinario riteneva di poter lavorare ancora due anni con i tre delfini, ma si è da poco scoperto che Angel è giunto prematuramente alla maturità sessuale. Questo significa che è assolutamente necessario impedire che abbia rapporti incestuosi con la madre, e l'unico modo sarebbe sistemarlo altrove.Secondo quanto dichiarato anche sul sito web del delfinario, però, «i delfini stanno bene in un gruppo sociale strutturato», motivo per cui «tenere solo due animali non sarebbe conforme ai bisogni della specie». Incerto, quindi, il futuro dei tre. Secondo il domenicale elvetico "Sonntag", non sarebbe possibile piazzarli in Germania, poichè entrambe le strutture attrezzate presenti sul territorio, a Norimberga e a Duisburg, sono al completo. Impossibile, inoltre, liberare in mare aperto animali nati in cattività co me i tre delfini, che andrebbero incontro a morte certa.I visitatori del parco nel 2011 sono stati oltre 300.000, molti dei quali attratti nello specifico dagli spettacoli dei delfini. Degli 80 dipendenti, tra i 10 e i 15 lavorano con i delfini, e la chiusura del delfinario metterebbe a rischio in particolare il lavoro di sette addestratori, secondo quanto indicato dal "Sonntag".«Il giorno dell'addio arriverà purtroppo presto. Probabilmente il nostro delfinario sarà chiuso già dall'inizio dell'anno prossimo» si legge sul sito del parco, che però manca di dare informazioni sul, più importante, destino dei tr animali.
 
IL TIRRENO
3 GIUGNO 2012
 
Nasce a Maresca il più grande allevamento di conigli

Alessandro Sisi

 
MARESCA (PT) -  Il più grande allevamento di conigli della montagna pistoiese, si trova a Maresca, località Case Alte. Più precisamente a Pian Del Rosso, un'amena vallata a quota 900 metri, luogo adatto per un'attività di questo genere. A gestirlo, a partire dalla fine del 2010, sono Sauro Sbaragli e, al momento per hobby, suo figlio Gianni, che si sono dedicati anima e corpo per cercare di far nascere dal nulla due capannoni, un luogo di macellazione, l'allevamento e le numerose gabbie in cui stanno i circa 1.600 conigli destinati principalmente alle nostre tavole, ma anche in vendita per quanti volessero avere questo tipo di animale domestico nella proprio casa. Un allevamento di questo tipo e di queste dimensioni è una primizia unica, nessuno ha mai avuto un'idea del genere a fini imprenditoriali, ma è la passi one che ha mosso padre e figlio a creare dal nulla l’ allevamento, che ha bisogno di cure giornaliere in quanto i piccoli ospiti devono essere alimentati. Il cibo che viene loro proposto è di tipo bilanciato, compreso il fieno, in grado di fornire un'alimentazione omogenea per impedire che l'animale possa scegliere l'alimento più appetibile a discapito della corretta assunzione dei vari elementi nutritivi necessari per un corretto accrescimento e mantenimento. I due capannoni sono soggetti a severe norme Asl, i controlli sanitari sull'attività gestita da Sauro e Gianni Sbaragli vengono regolarmente eseguiti e non potrebbe essere altrimenti, visto la stringente legislazione in materia. Al momento i conigli bianchi, provenienti dalla vicina Ferrara, destinati loro malgrado alle nostre tavole, vengono macellati nel numero di 50-60 esemplari a settimana e tutto in un giorno prestabilito, il mercoledì. Le coniglie fattrici ( circa 200) vengono ingravidate mediante fecondazione artificiale ogni 21 giorni, e da ciascuna nascono circa 8 coniglietti. La scommessa di Gianni Sbaragli è quella di ingrandire l'allevamento, che già rifornisce quasi tutti i macelli della montagna pistoiese e uno di Pistoia, e, per la realizzazione di questo progetto, ha in mente di cedere l'attività di edicola che attualmente gestisce con la madre in piazza Matteotti a San Marcello per adiutare a tempo pieno il padre nella cunicultura.
 
GEA PRESS
3 GIUGNO 2012
 
Marche – i richiami vietati patrocinati da Regione e Provincia
Arca 2000: quella mostra distrugge l'immagine della Regione Marche
 
 
Non nasce sotto una buona stella la prima edizione di Wild Nature Expo, salone della caccia pesca e ambiente con tanto di patrocinio della Regione Marche, del Comune di Macerata e delle Province di Macerata e Ascoli Piceno.Sull’iniziativa, che si svolgerà presso il Centro fieristico di Villa Potenza a Macerata il 16 e 17 giugno (dopo un primo improvviso rinvio dello scorso marzo) stanno ora piovendo le mail di protesta promosse dell’Associazione animalista Arca 2000.Se per gli organizzatori, infatti, la manifestazione rappresenta una imperdibile occasione del vivere all’aria aperta, per gli animalisti si tratta di una iniziativa spacciata per amore della natura ma che in realtà promuove la caccia. Poi ci sarebbe anche l’immagine della Regione Marche, alla quale tale iniziativa non giova.A dire il vero, la non proprio grandissima manifestazione di cacciatori e pescatori, ospita iniziative al centro di note polemiche, quale la falconeria. Poi ci sono le ditte di caccia (quasi tutte locali) dai cui cataloghi saltano fuori strumenti quanto meno opinabili. Tra questi pure collari elettrici per cani (fino a sessanta stimolazioni) oltre che un’incredibile varietà di richiami elettroacustici, trombe, altoparlanti, batterie, canti registrati e quant’altro la legge ne vieta l’uso per la caccia sebbene non ne impedisca, per incomprensibile provvedimento, la vendita.Cosa se ne fa un cacciatore di moderni richiami per uccelli il cui uso è vietato per fini venatori?Per Arca 2000, quella manifestazione, sponsorizzata da così tanti enti pubblici, non è esattamente desiderabile per l’immagine della Regione Marche e per questo, dicono gli animalisti, vengono meno quei valori incrollabili che sono fondati sul rispetto per la vita e per la natura, già abbastanza maltrattata sull’intero territorio. Valori al contrario, insomma, che a Wild Nature Expo vengono addirittura proposti, con il patrocinio degli Enti Pubblici, anche ai bambini.Per questo la manifestazione cancellerebbe tutti gli sforzi messi in campo, con tanto di soldi pubblici, per promuovere una idilliaca immagine delle Marche. Un esempio per tutti? Lo ricordano sempre da Arca 2000 rimembrando i soldi elargiti a Dustin Hoffmann per fargli malamente recitare l’Infinito di Leopardi …Meglio il suo infinito, tutto sommato, che i canti di uccelli che chissà perché (non potendosi utilizzare per fini venatori) alcune ditte che espongono a Wild Nature Expo, propongono nei loro cataloghi.
 
LA ZAMPA.IT
3 GIUGNO 2012
 
"Quello che i cacciatori non vogliono farci sapere"
La recensione
 
fulvio cerutti
 
Torino La caccia è davvero necessaria così come proclama chi la pratica? Le doppiette servono veramente per controllare la sovrappopolazione degli animali selvatici? L'uccisione di ungulati, di uccelli e di predatori serve veramente per proteggere l'agricoltura e gli allevamenti di bestiame?
Sono tanti i miti, i luoghi comuni, le giustificazioni, tutte volte a garantire la continuazione della caccia venatoria che, con il passare del tempo, ha però perso molto del consenso pubblico. Ora un libro li ha raccolti e, uno dopo l'altro, li ha analizzati, spiegati e "smascherati". E' «Divieto di caccia. Tutto quello che i cacciatori non vogliono farci sapere» (ed. Sonda, 10 euro).«La caccia - spiega l'autore - è una pratica che si perde nella notte dei tempi, le cui origini risalgono addirittura tra i 2 e i 3 milioni di anni fa. Con il passare dei secoli, però, la sua funzione è cambiata: da mezzo di sostentamento necessario a "disciplina sportiva" o passatempo.  Si è creata così una netta divisione: ferventi sostenitori da una parte, accaniti avversari dall'altra».Lui, l'autore, è Carlo Consiglio, 83 anni,  già professore ordinario di Zoologia all'università di Roma La Sapienza fino al 1997. Ha compiuto ricerche originali su sistematica, faunistica, ecologia ed etologia di uccelli, cetacei e altre specie animali. È presidente nazionale della Lega per l'abolizione della caccia.
 
SAVONA NEWS
3 GIUGNO 2012
 
Spiagge per cani: comune di Savona e autorità portuale maglia nera. La bandiera blu utile per raccogliere
Finalmente anche Albenga avrà una spiaggia aperta agli animali domestici. La Protezione Animali savonese ringrazia il sindaco di Albenga per averla realizzata, accogliendo la sua proposta, formulata due anni fa assieme ad un folto gruppo di animalisti e cinofili locali (L'elenco delle spiagge attrezzate)
 
L’abbandono di cani e gatti, prima delle vacanze estive, è certamente segno di inciviltà ma è favorito dall’assenza di servizi ed ospitalità nei luoghi di villeggiatura, malgrado le bandiere blu che sventolano nei comuni rivieraschi. La realtà è infatti pesante per cane e padrone, con una selva di divieti di accesso in molte zone cittadine ed esercizi commerciali mantenuti da quasi tutte le Amministrazioni e malgrado non esistano nella vicina e simile Costa Azzurra.
Anche quest’anno l’ ENPA ha riproposto a tutti i comuni di riservare almeno 10-15 metri di litorale, con distributore di palette e contenitore per la raccolta delle deiezioni, espositore per l’affissione del regolamento e rubinetto per l’acqua. In provincia ve ne sono per ora 8 (14 in tutto in Liguria), aperte con la consulenza e grazie all’attività svolta dall’ENPA di Savona, che è riuscita negli anni 90 ad ottenere l’autorizzazione ministeriale ad attrezzare – sulla base di propri progetti -  400 spiagge per cani in tutta Italia;  5 sono quelle comunali, a Ceriale, Finale Ligure, Pietra Ligure (due) e Noli; e delle tre private soltanto due, i Capo Mele di Laigueglia ed i Baubeach La Scogliera di Alassio, hanno prezzi moderati.
La maglia nera, malgrado la bandiera blu, spetta invece al Comune di Savona, ed all’Autorità Portuale proprietaria delle spiagge, a cui da anni l’ENPA chiede inutilmente di destinare un piccolo tratto di arenile. L'elenco delle spiagge attrezzate per gli amici a quattrozampe è disponibile QUI
 
IL TIRRENO
3 GIUGNO 2012
 
Anche i cani potranno essere portati al mare
 
VECCHIANO (PI) - L’anno scorso non era consentito, ma quest’anno sì. Anche i cani, tenuti al guinzaglio e sempre sotto l’occhio del padrone, potranno essere portati al mare. La novità si trova nella recente ordinanza che il Comune di Vecchiano ha disciplinato, anche per quest’anno, per le attività balneari e l’utilizzo del patrimonio comunale a Marina di Vecchiano. Le finalità del provvedimento sono quelle di garantire all’utenza (che nel corso dell’estate raggiunge picchi elevati) sicurezza, tranquillità e godimento del patrimonio naturale e paesaggistico dell’arenile vecchianese. A questo scopo l’ordinanza, ferme rimanendo le norme dettate dalla Capitaneria di porto di Livorno per i servizi di salvataggio, primo soccorso e sicurezza della balneazione, stabilisce che l’attivit&a grave; delle strutture balneari deve iniziare - senza alcuna deroga - entro il 15 giugno e terminare non prima del 15 settembre. Sono vietate qualsiasi forma di gioco o sport se da cui può derivare danno o molestie alle persone, nonché disturbo alla quiete pubblica e all’igiene dei luoghi. Gli ombrelloni, le sdraio, le sedie, nonché i mezzi nautici, ad eccezione di quelli di soccorso, devono lasciare libera la fascia di 5 metri dalla battigia, destinata esclusivamente al libero transito con divieto di permanenza. È vietato accendere fuochi, campeggiare e bivaccare. Non è consentito condurre cavalli sulle rive di Marina di Vecchiano. Un capitolo innovativo è dedicato dall’ordinanza ai cani accompagnati dal proprietario. Dal 2012 il Comune di Vecchiano recepisce la legge regionale per la tutela degli animali. Chi possiede un cane potrà portarlo con il guinzaglio sulla spiaggia in prossimità della Foce del Serchio e a nord dell’Oasi 2, quindi la spiaggia utilizzabile dai proprietari dei cani è circa il 75% dell’arenile di Marina di Vecchiano. Per quanto riguarda gli esercizi pubblici e la spiaggia attrezzata sono aperti ai proprietari ed al loro cane ma, come dice la legge regionale, i responsabili degli esercizi e delle spiagge possono adottare misure limitative all’accesso, previa comunicazione al sindaco. Per quanto riguarda la possibilità di destinare un tratto di spiaggia ai cittadini possessori dei cani, per il momento essa è stata esclusa per evitare di realizzare un ghetto, oltretutto difficilmente realizzabile, poiché nelle riserve del Parco, sia della Foce del Serchio che della Bufalina, non può essere realizzata nessuna barriera. A fine stagione balneare, in ogni caso, sarà fatto un bilancio sulla questione dei cani in spiaggia per valutare la qualità dell’esperienza sul territorio vecchianese.
 
IL TIRRENO
3 GIUGNO 2012
 
Non siamo predatori spietati
 
GROSSETO - Federcaccia non ci sta. Luciano Monaci “spara” contro chi «spara sempre e incontrollatamente sui cacciatori, in questo caso volontari richiesti dall'Atc Gr 7 per intervenire a salvaguardia di impianti e colture agricole». Monaci ce l’ha con la Lac e ricorda che «nessuno ha mai protestato quando la Regione Toscana dichiarava fauna selvatica il piccione, imponendo al mondo venatorio di risarcire i danni provocati all'agricoltura da questa specie». Provocatoriamente, Monaci spiega che si potrebbe «raccogliere le uova nei nidi per poi fare frittate, fare musiche o schiamazzi nei centri storici per allontanare i volatili e trasferirli in campagna, sterilizzare o fornire una pillola contraccettiva da prendere tutte le sere, fare un corso di non procreazione ai capofamiglia». Ma servono «risposte serie: non &egr ave; più possibile ascoltare chi ancora vive nel mondo dei sogni e paragona un animale ad un essere umano, guardate che non ci stanno gli animali.La selvaggina sta aumentando in maniera vertiginosa, la caccia non riesce più a mantenere il numero sostenibile per alcune specie, in particolare piccioni, cinghiali, volpi, nutrie, corvidi, ecc, dobbiamo intervenire durante tutto l'arco dell'anno, il cacciatore diverrà una professione con un ulteriore costo per la società e per il cittadino». «Anche il mondo agricolo - secondo Federcaccia - si deve svegliare, i cacciatori sono stufi di figurare sempre come predatori senza scrupoli, vogliamo renderci conto che insieme siamo gli unici gestori e protettori del nostro ambiente, non lasciamo la Maremma in mano a chi non la conosce».
 
LA ZAMPA.IT
3 GIUGNO 2012
 
McDonald's per i diritti degli animali
"Stop alle gabbie di gestazione"
La catena di fast-food si inserisce nella battaglia delle associazioni animaliste contro l'industria agroalimentare
 
McDonald’s dice stop alle gabbie negli allevamenti dei suini. Entro il 2022 la celebre catena di fast-food smetterà di acquistare carne di maiale da allevatori che utilizzano le gabbie di gestazione.
Si tratta di strettissimi loculi d'acciaio, in cui le scrofe vengono rinchiuse e costrette per l'intero arco della loro esistenza, senza neppure il minino spazio per muoversi.Secondo il Wall Street Journal, McDonald’s acquista circa l’1% di tutta la carne suina prodotta negli Stati Uniti. A partire dal 2017, sostituirà gli attuali fornitori con altri, che hanno programmi di allevamento più umani, iniziando un'operazione che avrà una durata di 5 anni.Già a febbraio la catena di fast-food aveva annunciato uno sforzo congiunto con i propri fornitori al fine di eliminare gradualmente l’uso delle gabbie di gestazione, il cui diretto effetto è la decisione di questi giorni. L'azienda si inserisce così nello scontro sempre più aspro in atto tra industria agro-alimentare  e animalisti.Si tratta, secondo l'associazione per i diritti degli animali Humane Society,  di una vittoria contro un trattamento considerato «disumano».
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2012
 
Palermo – cane ucciso dal veleno in strada per 72 ore
Denuncia ai Carabinieri.

 
Poveri randagi di Palermo, da vivi ed anche da morti. In quest’ultimo caso dovrebbe provvedere alla rimozione l’AMIA, l’azienda municipalizzata per l’igiene ambientale. Se tutto va bene e se di mezzo non c’è il fine settimana.Ad incappare nel disservizio è stata una cittadina che, il 19 maggio scorso, ha prima assistito alla morte per avvelenamento di un cane di strada e poi, per oltre tre giorni, allo scempio di quel corpo rimasto sotto il sole cocente del capoluogo siciliano. Quanto è bastato per esasperare il tutto e convincere a denunciare l’accaduto alla locale Stazione dei Carabinieri.Il fatto è avvenuto in via Imera, poco distante dal centro città. Per il cane niente da fare. Uno dei tanti avvelenamenti. Gli spasmi del potente veleno, verosimilmente un diserbante, uccidono quasi subito l’animale. Se invece resisteva alla tortura del veleno, si sarebbe dovuto sperare nella coincidenza degli orari di servizio per i prelievi di animali in strada. La reperibilità, infatti, è alquanto incerta. Il cane, però, è morto. La signora inizia così a comporre il numero di telefono indicato dall’AMIA per questo servizio. Il numero verde, in automatico, continua a scodellare le snervanti indicazioni, ma di riuscire ad avere una risposta, fino alle 18.45, neanche a parlarne. Si passa così al centralino della Polizia Municipale, dove si viene a sapere che già altri cittadini hanno telefonato, tanto che l’operatore ha già inviato un fax alla municipalizzata. Attenzione, avverte l’operatore: oggi è sabato e per togliere il cane dalla strada, si dovrà probabilmente attendere fino al lunedì successivo.Nella giornata di domenica, segnala nell’esposto la signora, sopraggiunge una pattuglia dei Carabinieri. Anche loro inviano un fax all’AMIA. Passa la notte e si arriva, finalmente, al lunedì. Quella che tecnicamente si chiama carcassa è ancora in strada. Anzi, sempre più in precario stato, rimarrà fino al giorno dopo quando, finalmente, verrà rimossa dall’AMIA.Quel povero cane, denuncia ora la signora, è rimasto in strada per 72 ore quando già degli elementari motivi di ordine igienico ne avrebbero dovuto imporre l’immediata rimozione.Forse, però, la signora è stata fortunata. Se quel povero animale fosse stato un cavallo e non cane, bisognava attendere l’appalto per la rimozione. L’AMIA non ha nel suo contratto questo servizio e così è potuto accadere che, per rimuovere i poveri resti di un cavallino macellato e gettato nel contenitore dell’immondizia, gli abitanti esasperati hanno inscenato una pubblica manifestazione. I pochi resti del cavallino, riempivano a malapena un sacchetto. Molto meno di un cane.
 
ROMA TODAY
4 GIUGNO 2012
 
Canile dell'orrore: animali senza cure lasciati tra gli escrementi
Operatori del canile Parrelli denunciano al sito NoiRoma.it: "Gli animali vivono in gabbie fatiscenti, abbandonati tra i loro escrementi e lasciati in pozze di sangue quando si feriscono". Le foto di NoiRoma.it
 
Cani tenuti in condizioni impensabili che solo a vederli si sta male. Immagini forti, crude e violente sono quelle relative al rifugio Parrelli pubblicate in esclusiva dal sito NoiRoma che ha anche intervistato in forma anonima alcuni operatori del canile.
Le foto sono state scattate dai volontari del canile, segnalato più volte dalle associazioni ambientaliste, come la Lav. Come racconta NoiRoma "Il canile nacque dall'iniziativa di Giuseppe Parrelli, fratello di Ennio, avvocato e onorevole, eletto nel partito comunista nel 1978 e fino al 2008. È tutt'ora gestito dalla novantenne vedova di Giuseppe, la signora Lacerenza, presidente nazionale della LAI (Lega Antivivisezionistica Italiana) con sede presso lo stesso in dirizzo del rifugio. La LAI a livello locale è invece rappresentata da Antonella Corona, veterinario in passato operativo presso la ASL romana competente per il territorio in cui è ubicato il canile.La LAI definisce "leggenda" la montagna di denunce ricevute dal Parrelli, liquidandole come mosse dall'invidia e dalle rivalità politiche. Ed esattamente un anno fa, in una riunione tenutasi presso il Ministero della Salute, la situazione di benessere degli animali ospitati dal rifugio è stata definita addirittura "ottimale"".Oggi però arrivano delle foto che mostrano tutt'altro: cani con deformazioni, che vivono in gabbie fatiscenti con ferite non curate e in drammatiche condizini igieniche. Raccontano alcuni volontari del canile: "Saranno almeno 400 tra maschi e femmine, in maggioranza non castrati i primi e non sterilizzate le seconde. Il gattile ospita circa 150 gatti, in promoscuità
Riguardo alle gabbie spiegano: "Solo i cani particolarmente aggressivi vivono in solitudine: gli altri sono stipati insieme anche fino a 5 esemplari per gabbia. Ma solo una parte del rifugio è accessibile ai volontari, mentre un'altra area è interdetta sia a noi che ai visitatori. Non hanno neppure le ciotole per il cibo. L'unico pasto quotidiano viene loro somministrato gettandolo a terra fra sporcizia ed escrementi. Oltre a cacca e pipì, le gabbie col pavimento in maiolica sono rese scivolose anche dall'acqua che viene pompata al massimo della potenza del getto da chi è incaricato della pulizia, che usa lo stesso sistema per inibirli. L'attività fisica dei cani è talmente ridotta che le loro unghie non si consumano e sono tanto lunghe da torcersi verso i cuscinetti delle zampe, contribuendo a renderne difficoltoso il movimento al punto tale da provocare, con lo scivolamento, persino lesioni agli arti."Infine dichiarano i volontari: "A qualcuno di noi è capitato di intravedere dei cuccioli, e abbiamo chiuso occhi e cuore. Gira una voce da brivido: quei cuccioli potrebbero essere destinati ad alimentare traffici oscuri. Basta fare una ricerca su internet per capire di cosa stiamo parlando.
FOTO
 
AGEN PARL
4 GIUGNO 2012
 
ROMA: SANTORI (PDL), INDIGNAZIONE E RABBIA PER CRUDELTA' CANILE PRENESTINA
 
Roma - "Quanto denunciato dal sito noiroma.it, se fosse confermato, sarebbe grave e inaudito per la crudeltà con la quale vengono segregati i cani e i gatti nella struttura denominata Parrelli, sulla via prenestina. Le foto pubblicate sono inequivocabili e non lasciano spazio ad altri commenti se non quelli di indignazione e di rabbia per come sono costretti a vivere gli animali ospitati, in assenza delle minime condizioni igienico-sanitarie. Anche se la struttura è privata, dunque non direttamente di competenza degli uffici capitolini, ritengo doveroso che l’amministrazione solleciti gli uffici regionali competenti al fine di evitare ulteriori malvagità. La Commissione Sicurezza si è già attivata inviando una nota all’Asl Roma B chiedendo di fare chiarezza e intervenire immediatamente a tutela degli animali ospitati all’interno del rifugio. Tra l’altro già nel corso degli anni c’erano state delle vivaci proteste da parte delle associazioni animaliste relativamente alle condizioni di vita degli animali all'interno del canile Parrelli. La prossima settimana effettueremo un sopralluogo per verificare le condizioni di vita e se ci sono stati dei cambiamenti tangibili, in caso contrario presenteremo un esposto alla Procura della Repubblica affinché siano individuati i responsabili di questo scempio facendo piena luce sullo stato in cui versa la struttura”. Lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale
 
CORRIERE DELLE ALPI
4 GIUGNO 2012
 
Ieri a Cavarzano
Bocconi avvelenati ai cani
 
BELLUNO. Si è salvata solo per l'intervento tempestivo della sua padrona, la cagnolina che ieri mattina ha ingoiato un boccone avvelenato nel giardino in cui stava liberamente scorrazzando. Brutto episodio in via Giovanni Paolo I, a Cavarzano, dove una nostra lettrice, ieri mattina, ha dovuto soccorrere il proprio cane e portarlo con urgenza dal veterinario. «L'ho vista barcollare e vomitare», racconta la signora. «L'avevo lasciata da sola cinque o dieci minuti, non di più». A rendere ancora più brutto l'episodio, è che l'animale si trovava nel giardino della casa in cui vive. «Credo abbia ingoiato un boccone avvelenato», continua la signora. «Non è la prima volta che succede, a Cavarzano. A me è capitato anche nel 2007, quando ci furono diversi casi di avvelenamento». Cani e gatti, allora.Per questo la signora vuole avvertire tutti i residenti in zona: «Visto che non siamo nuovi a queste cose, chiedo a tutti di stare attenti, di controllare nei giardini e per strada che non ci sia qualcosa che possa fare del male ai nostri animali».L'avvelenamento di animali è un reato penale, punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con una multa da 3 a 15 mila euro. La pena aumenta della metà se il danno subito dall'animale porta alla sua morte.
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2012
 
Bolzano – denunciati tre veronesi: rifornivano i cacciatori con i richiami vivi
Intervento dell'Arma dei Carabinieri.

 
A voler guardare le province di provenienza, si ha il quadro di riferimento delle regioni italiane dove viene praticata la caccia con i richiami vivi. Pratica incredibilmente consentita e che continua ad alimentare un fiorente commercio di implumi illegalmente prelevati dal nido.L’ultimo intervento è avvenuto a Solorno, in provincia di Bolzano. I Carabinieri della locale Stazione, unitamente ai militari della Stazione di Cortaccia, hanno provveduto a denunciare tre bracconieri provenienti dalla provincia di Verona. Si tratta di U.V. di anni 44 e di S.M. di anni 45, entrambi di Sona. Un terzo, G.G. di anni 50, è invece residente a Bussolengo. I Carabinieri li avevano notati mentre erano fermi in una piazzola di sosta, nei pressi della campagna di Solorno.Alla vista dei militari si sono subito innervositi, attirando in tal maniera ancor di più l’attenzione delle Forze dell’Ordine. Ed infatti, nel sedile posteriore, detenevano in una scatola occultata da una giacca, due nidi con all’interno sei pulcini di Tordo (nella foto). Al momento del ritrovamento, gli animali sembravano morti. I Carabinieri hanno avvisato subito il Corpo Forestale della Provincia di Bolzano ed il successivo trasferimento nel Centro di Tirolo, ha consentito che potessero essere subito rifocillati ed avere salva la vita.I tre uomini avrebbero dichiarato ai Carabinieri di rifornire chi poi avrebbe utilizzati gli uccellini come richiami vivi. Gli animali sarebbero stati venduti ad un prezzo variabile tra 70 e 120 euro. Sequestrati, oltre ai due nidi con gli implumi, anche una tenaglia, un bastone per la raccolta dei nidi e del mangime.I pulcini sarebbero serviti solo se maschi, ovvero gli unici in grado di cantare e per questo portare a tiro di fucile i selvatici. Per riconoscere il sesso, gli animali vengono sottoposti alla pratica del sessaggio. Aperto il ventre con l’ausilio di una lametta da barba, ed allargando la ferita con degli stecchini, si arriva così a vedere gli organi sessuali ed accertare il sesso. I maschi vengono incollati con l’ausilio di un preparato ad uso chirurgico, mentre le femmine vengono subito eliminate. Un anellino attestante falsamente la nascita in cattività servirà a riciclare il tutto.Appena pochi giorni addietro il Corpo Forestale della Provincia di Trento, aveva denunciato altri bracconieri di piccoli di tordi a Tremalzo. Si trattava, in questo caso, di cacciatori di frodo provenienti dal bresciano. Provenivano invece da Pescia (PT), i bracconieri di implumi fermati dai Carabinieri di Egna (BZ) proprio pochi giorni addietro, mentre di Gallio (VI) era il cacciatore fermato, nello stesso centro del vicentino, dalla Polizia Provinciale. Deteneva sia implumi che adulti di tordo, privi del necessario anello. Due dei quattro fucili in suo possesso, erano inoltre detenuti in maniera irregolare.
 
GREEN STYLE
4 GIUGNO 2012
 
Cibi tossici per cani e gatti
 
Quante volte ci si ritrova a gettare un boccone del proprio snack al cane o al gatto, impietositi dal loro sguardo famelico e implorante? Niente di più sbagliato. Vi sono alimenti che sono praticamente tossici per cani e gatti e che andrebbero evitati come la peste, anche qualora l’insistenza dell’animale domestico per ottenerne un assaggio fosse ingestibile.
Ovviamente Fido e Micio hanno caratteristiche digestive diverse, quindi a ogni specie animale corrisponde una lista di divieti. È per questo motivo che si consiglia sempre di non mescolare mai alimenti per cani a quelli per gatti: ciò che è nutriente per il primo, è tossico per l’altro.
Per quanto riguarda i cani, i cibi da evitare secondo Pet Health sono:
Cioccolato: il cacao contiene la teobromina, una sostanza dannosa per reni, polmoni e sistema nervoso canino. Il livello di tossicità è alte dosi, ma alcune razze reagiscono negativamente anche con assunzioni minime;
Xilitolo: contenuto in caramelle, gomme e altri ritrovati per la salute dei denti, lo xilitolo aumenta la produzione dell’insulina canina, creando una reazione di ubriacatura al cane;
Alcol: sembra un fatto ovvio, ma sono molti gli alimenti che potrebbero includere alcol senza che gli umani se ne accorgano. Per questo motivo, mai gettare brioches o pezzi di torta al cane, perché l’alcol crea immediata letargia, diminuisce la temperatura corporea e può portare a morte;
Uva e uvetta: anche se le motivazioni non sono note, l’uva e l’uvetta sono estremamente dannose per i reni del cane, anche assunte in piccole quantità.
Noci di Macadamia: provocano vomito, diarrea, sonnolenza, letargia. Fortunatamente non sono letali.
Per il gatto, invece, si consiglia di vietare:
Cipolla e aglio: abbattono il numero di globuli bianchi nel sangue felino, causando seria anemia;
Caffeina: letale ad alte dosi, in assunzioni minime causa problemi respiratori, tachicardia e tremori muscolari;
Lardo e ossa: nonostante il detto “Tanto va la gatta al lardo”, l’eccesso di grassi può causare vomito e diarrea nei gatti. Le ossa, anche quelle minuscole come nel caso del pollo, possono incastrarsi nell’esofago o causare ferite profonde in bocca e sulla lingua;
Uova crude: il gatto è molto sensibile all’Escherichia Coli, il batterio responsabile della salmonella. Inoltre l’avidina delle uova interferisce con il metabolismo della vitamina B;
Latte di mucca: il gatto è molto goloso di latte, soprattutto nei primi anni di vita. Ma vi sono alcune specie che sono intolleranti al lattosio di produzione bovina, quindi è meglio consultare sempre il proprio veterinario.
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2012
 
I picchi decapitati di Fauglia (foto)
Tanto impegno per il ritorno in natura - l'ospedale della LIPU ha bisogno di noi.
 
Un colpo di motosega ed il nido del povero Picchio Verde di Fauglia, in provincia di Pisa, è distrutto per sempre. Con lui si spezza la vita di uno dei cinque pulcini. La testa, infatti, viene amputata di netto, mentre altri due moriranno, a seguito delle gravi ferite riportate, nel giro di poche ore. Nel bordo del legno tagliato, rimane il color rosso del sangue. I fatti sono avvenuti lo scorso 18 maggio.Per i due scampati iniziano subito le cure dei volontari del CRUMA, lo speciale ospedale della LIPU che a Livorno si occupa di uccelli, e non solo, svantaggiati. Un intervento difficile, per via della estrema delicatezza di questi animali, fortemente soggetti allo stress che mal digerisce la vicinanza dell’uomo. I volontari della LIPU, sotto la guida del Direttore sanitario del CRUMA, dott. Renato Ceccherelli, non si perdono d’animo. Pe r i due pulcini di picchio arriva pure un peluche con il verso degli adulti. I due “giovanotti”, come ora con giusta soddisfazione li chiamano al Centro della LIPU, mangiano con avidità. Appena possibile torneranno in natura, in un luogo libero da motoseghe ed altre insidie dell’uomo.“Purtroppo non sempre si utilizzano le dovute precauzioni – riferisce a GeaPress Gianluca Bedini, Responsabile del CRUMA – Anche nel caso di boschi ove è consentito il taglio, bisognerebbe stare attenti. A volte basta poco, ad esempio avendo cura di guardare se nel tronco vi sono fori. Potrebbero essere – continua il responsabile del CRUMA – la porta d’ingresso al nido del Picchio“.Quando i due pulcini sono arrivati al Centro, avevano al massimo una settimana di vita. Ora sono decisamente cresciuti e con imperio guardano il mondo che li circonda, decisi a riprendere al più presto la via della libertà. Picchi, ma anche tantissimi altri animali (non solo avifauna) recuperati ogni anno dal Centro della LIPU. Una esperienza ormai pluridecennale che si basa sull’apporto dei volontari e che GeaPress ti invita a sostenere (VEDI PAGINA DEDICATA). Basta poco, anche un piccolo contributo. Servirà tantissimo ad agevolare il ritorno in natura di animali come i Picchi di Fauglia.
VEDI FOTO:
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2012
 
Il cucciolo terremotato – emergenza continua (foto)
L'appello del Centro il Pettirosso: non lasciateci soli.
 
Appena il tempo di provare a fare un primo sommario consuntivo dei soccorsi dell’emergenza sisma ed arriva un’altra forte scossa. E’ andata così, ieri sera, con il Centro Fauna Selvatica Il Pettirosso di Modena, in prima linea (anche geografica) nei soccorsi sia agli animali che necessitano di cure immediate, ma anche in favore degli stessi sfollati. Ricordiamoci, infatti, che molti di loro sono proprietari di animali domestici e nelle tendopoli, così come in altre sistemazioni d’emergenza, non c’è spazio per loro. Tartarughe, porcellini d’india, cocorite ed altri uccellini, finanche cincillà, hanno trovato pronta ospitalità presso il Centro. Persone che in molti casi, nonostante il dramma che stanno vivendo, avvisano subito della presenza di animali, anche selvatici, che hanno bisogno d’aiuto.Da via Nonantolana, dove ha sede il Centro, partono subito i soccorsi che, in funzione della zona di riferimento, devono avvenire congiuntamente alla Protezione Civile o al Corpo Forestale dello Stato.E’ andata così per il volpacchiotto di Canaletto, vicino Finale Emilia. Tre giorni addietro è stato trovato sotto un cumulo di macerie. Di lui ne hanno parlato parecchi giornali. Ma cosa ci faceva un cucciolo di volpe sotto quello che una volta era un porticato? Secondo Piero Milani, Responsabile del Centro il Pettirosso, il piccolo animale stava rovistando tra le macerie della prima scossa, quella del 20 maggio. Probabilmente era alla ricerca di un animale selvatico, come rondini o rondoni, morto nel nido disastrato. Poi un’altra scossa ed il porticato è andato giù.“Stavamo perlustrando la zona assieme alla Forestale – riferisce Piero Milani a GeaPress – quando ci siamo accorti di quella testolina“.I soccorsi sono iniziati subito, con tutta la prudenza che il caso richiedeva.“A parte il pericolo per i soccorritori – riferisce nel suo racconto Milani – c’era il rischio che la volpe fosse ferita. Una frattura, ad esempio, che poteva peggiorare con un intervento poco accorto“.Per fortuna è andato tutto per il meglio, e il volpacchiotto, di circa quattro mesi di vita, era illeso. Unico problema, la disidratazione. E’ rimasto bloccato tra i mattoni per un paio di giorni. Per lui la sistemazione nel Centro nel Pettirosso, ed appena possibile, la liberazione.Un terremoto in pieno periodo di emergenza. I cuccioli di capriolo, ad esempio. In questo periodo al Centro ne sono arrivati in parecchi. In tutto, dall’inizio dell’anno, sono stati recuperati 400 ungulati, su un totale di 1600 animali. Il 2011, invece, si è chiuso con 4000 animali ricoverati ed un’alta percentuale di recupero. Dal Centro Il Pettirosso lanci ano ora un aiuto. La pressione di questi giorni è forte e non si può derogare a nessuna richiesta, sia ordinaria che a seguito del terremoto. Speriamo, per tutti, che al più presto si possa rientrare nelle emergenze quotidiane, quelle solite, già molto impegnative. Senza scosse, sobbalzi e crolli. Che si possa cioè tornare a vivere senza pensieri aggiunti che non siano il fermo proposito di ricostruire magari, specie per le aree industriali, con memoria di quanto successo.
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ROMAGNA GAZZETTE
4 GIUGNO 2012
 
Ravenna. Cuccioli di cane abbandonati e sospetto avvelenamento di gatti.
 
RAVENNA. Intensa l’attività della Polizia Municipale, guidata dal Comandante Stefano Rossi, nel corso degli ultimi giorni.
Sei cuccioli di cane abbandonati, presunto avvelenamento in una colonia felina e sei velocipedi recuperati. Questi i principali interventi nelle degli scorsi giorni da parte di personale dell’ Ufficio Antidegrado e dell’ Ufficio Mare.
CUCCIOLI. Nella mattinata di giovedì, su segnalazione di un cittadino, una pattuglia dell’ Ufficio Antidegrado della PM rinveniva nella via Lunga, zona Standiana, 6 cuccioli di razza breton abbandonati all’interno di una cassetta di legno tipo frutta.
I cuccioli, in buone condizioni di salute, venivano consegnati al canile per essere visitati dal veterinario. Denuncia contro ignoti per abbandono di animali veniva trasmessa alla locale procura.
GATTI. Un pattuglia dell’ Ufficio Mare nella serata di giovedì è intervenuta in Santo Stefano, nella via Beveta, presso una colonia censita dal Comune di Ravenna, in quanto la responsabile aveva segnalato che uno dei gatti era morto, otto scomparsi e quattro, spaventati, non si facevano avvicinare. Gli agenti, oltre a constatare quanto segnalato, accertavano che nelle ciotole vi erano avanzi di cibo ed attorno un odore acre tale da presumere un potenziale avvelenamento.
Si poneva quindi sotto sequestro penale sia il gatto morto che il cibo, con relativo affidamento in custodia ad un responsabile dell’ AUSL di Ravenna in attesa degli accertamenti di rito.[…]
 
LA PROVINCIA DI VARESE
4 GIUGNO 2012
 
Allarme mici randagi a Varese
Tanti abbandoni, problema serio
 
VARESE - Il primato di gattini abbandonati lo ha Cantello, dove proprio l'altro giorno sono state trovate due gatte con i piccoli, per un totale di dieci animali da sistemare.
Poi vengono Arcisate e Induno Olona. «È un continuo trovare micetti - dice Enrica Miraglia, presidente dell'associazione A Mici Randagi - Il problema è che nella nostra provincia i proprietari dei gatti non se ne sentono responsabili. I gatti che troviamo, infatti, non sono abbandonati nel senso più tradizionale del termine, ma sono i figli di animali non sterilizzati, che hanno in molti casi un padrone che non si cura di loro».
Il fenomeno del randagismo è cambiato. Non più l'animale legato al palo dell'autostrada, ma comportamenti irresponsabili che in gran parte vengono portati avanti senza che i proprietari se ne rendano conto.I dati illu strano bene la situazione. Nella provincia di Varese A-Mici Randagi è titolare di 150 colonie feline (di cui 85 in città), nelle quali sono nati solo due gattini dall'inizio dell'anno a oggi. Ai canili Gallarate e Cittiglio, invece, ne sono stati portati oltre 95.
«Animali che in grande parte sono destinati a morire perché l'emergenza è troppo grande per poter essere gestita. In molti casi si tratta di mici che devono essere allevati con biberon ogni due o tre ore, cosa impossibile da gestire in una struttura (e anche in una casa, dal momento che si richiede ai volontari un impegno 24 ore al giorno)».
«Il terrore è che, con l'estate, la situazione sfugga dal controllo - continua Miraglia - Le persone devono imparare che avere un animale richiede prendersene cura in tutto e per tutto. Non si può adottare un micino e poi darlo via, per esempio con la gravidanza per il pericolo di toxoplasmosi. O quando si teme c he il bambino abbia un'allergia che, nella maggior parte dei casi, non è mai riconducibile al pelo degli animali. Un padrone responsabile dovrebbe pensare a cosa fare dei propri animali anche nel caso venga lui stesso a mancare, trovando qualcuno disposto a prendersene cura».
Chi trova un animale abbandonato o smarrito deve chiamare la polizia locale. Saranno gli agenti a mettersi in contatto con le strutture che si occupano di animali per trovare una soluzione. «I consigli per il resto sono sempre gli stessi, ovvero non regalare mai un animale. Adottare un micetto deve essere una scelta consapevole che parte dall'individuo - continua Miraglia - Ricordo anche che l'abbandono di animali è un reato penale e che, prima di prenotare le ferie, bisogna trovare loro una sistemazione. Anche chi vuole far fare i piccoli al proprio gatto dovrebbe pensarci bene: cucciolate volute incappano spesso nel problema della cattiva gestione».
Per concluder e: «Chiediamo alle amministrazioni di collaborare con noi sensibilizzando i cittadini, perché i continui ritrovamenti di micini sono diventati un problema».
 
VALLE DEI LAGHI
4 GIUGNO 2012
 
Cane salva cane - Molveno
MOLVENO - Cane sta per annegare nel Lago di Molveno ma viene soccorso da un cane del Nucleo Cinofilo Salvataggio in Acqua del Trentino: un cane (femmina) salva un cane (maschio).
 
MOLVENO (TN). Se un cane soccorre una persona già di per sé questa è una notizia. Se poi un cane soccorre un cane è più di una notizia. Ma veniamo al fatto di cronaca. Nella giornata festiva di oggi (domenica 03 giugno 2012), pochi minuti dopo le 14.30, alla caserma e centrale operativa provinciale 115 dei vigili del fuoco di Trento, arriva una concitata richiesta di aiuto per un cane che annaspava nelle fredde acque del lago di Molveno. Molto probabilmente attirato dall'odore di una cagnetta, che si trovava sul lato opposto del lago, uno splendido esemplare di cane maschio di razza Labrador di nome Nichy, 7 anni d'età, si gettava nelle acque per raggiungere la sua “bella amata”, non facendo però i conti con la temperatura dell'acqua e la lunga distanza tra le sponde. Sospinto, inoltre, al largo dal forte vento c he per tutta la giornata a reso particolarmente fredda questa prima domenica di giugno in tutto il Trentino. In suo soccorso un gommone dei vigili del fuoco volontari di Molveno e del Nucleo Cinofilo Salvataggio in Acqua-Sics sezione del Trentino (in servizio attivo ogni domenica sulle sponde dello specchio lacuale), i quali con il cane in servizio di prevenzione e sorveglianza bagnanti (una femmina di Labrador, Zoe di 3 anni con il conduttore Cristian Ruaben di Vezzano), riuscivano a recuperare l'inesperto cane, oltretutto della stessa razza. Immediatamente coperta con un telo termico perchè in stato di ipotermia.Cane salva cane (e la femmina salva pure l'ardimentoso cane maschio), con grande soddisfazione di tutti e della proprietaria del Labrador Katia Cassaro da Correggio (RE), in campeggio nel centro turistico dell'altipiano della Paganella, ma sopratutto “profuga” dalla zone terremotate dell'Emilia-Romagna.
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CINEMA ITALIANO
4 GIUGNO 2012
 
ALESSIA SCARSO - Il racconto del cane Italo
Il cane randagio che andava a messa: una storia vera accaduta a Scicli, piccola città barocca in provincia di Ragusa, che merita di essere raccontata.
 
Chissà se dopo il piccolo terrier di "The Artist", che si è aggiudicato il Collare d'oro ai Golden Collar, anche il cane meticcio protagonista di "Italo", il primo lungometraggio di Alessia Scarso, sfilerà in papillon sul red carpet rubando la scena ai suoi partner bipedi.
“Per l'esordio aspettavo una storia che fosse contemporaneamente forte e delicata - ha detto la regista - che mi permettesse di raccontare la Sicilia e che contenesse un forte messaggio d'amore. Ho conosciuto Italo e non ho avuto dubbi. Italo è stato molto più di un randagio: è arrivato nel paesino di Scicli poco tempo dopo un tragico episodio di randagismo che costò la vita a un bambino di nove anni. Potete immaginare quanta diffidenza destasse. Eppure nei due anni che ha vissuto in paese si è conquistato la simpatia e l’amicizia di tutti. E’ arrivato perfino a guadagnarsi l’onorificenza del sindaco”, racconta Alessia.Un soggetto particolarmente originale, finora trattato solo da pellicole d’oltre oceano, per l’esordio alla regia della giovane regista di Modica, appena reduce dal premio come miglior cortometraggio allo Zonta Short Festival 2012, con Disinstallare un amore, storia surreale di un ragazzo che si rivolge a una società specializzata per cancellare dal web ogni traccia di una passione che non c'è più. E viene naturale pensare ad Hachiko, che per anni attese invano il ritorno del padrone alla stazione. ”Ma Italo a differenza del protagonista del film di Lasse Hallström, non è stato il cane di un singolo ma di tutto un paese, per questo le avventure che lo hanno visto protagonista sono davvero tante. Dalla più eroica, come salvare una ragazza dall’aggressione di alcuni ubriachi – per poi accompagnarla ogni se ra dal lavoro fino a casa – a tutta una serie di abitudini che l’hanno visto prendere parte alla vita cittadina: la domenica andava a messa, nonostante il divieto del parroco, accompagnava i turisti per le bellezze del posto, vigilava sulla ztl del centro, frequentava il cinema all’aperto ed era sempre in prima fila a matrimoni e funerali. Insomma se c’era una festa o un evento sociale non mancava mai. La sua popolarità, prima e soprattutto dopo la morte, ha avuto una sua eco sul web. La pagina www.facebook.it/italoilfilm è diventata la piazza virtuale in cui molte delle persone che lo hanno conosciuto hanno postato video e foto con lui e raccontato alcuni degli aneddoti che abbiamo inserito all’interno del film”.Le riprese inizieranno a settembre, tra Scicli e Modica, nello splendido scenario del barocco Ibleo, noto al grande pubblico come la Vigata del commissario Montalbano, e sarà prodotto dalla società di produzion e Arà, di Roberta Trovato. E per raccontare al meglio quei luoghi, la regista è in contatto con Piero Guccione e con il gruppo di Scicli, pittori di fama internazionale, maestri nella rappresentazione del paesaggio ibleo. “Il mio obbiettivo è quello di cercare un punto d'incontro tra il loro sguardo, il mio, e quello di Ferran Paredes Rubio, direttore della fotografia”. I protagonisti del film saranno un bambino, e poi ovviamente un meticcio interpretato da un cane-attore addestrato per il cinema.“Come tutti i grandi attori, anche il nostro protagonista avrà due controfigure, uno per i primi piani e l’altro per tutto il resto. E non sarà facile gestirli. Se poi si aggiungono tre bambini di dieci anni, selezionati su oltre 3000 in tutta la provincia di Ragusa, mi sembra chiaro che siamo animati da un pizzico di follia. Per i tre protagonisti adulti, invece, abbiamo già le idee chiare e speriamo che la forza della storia e il nostro entusiasmo riescano a contagiarli”. Grazie Alessia, grazie Italo.
 
ANMVO OGGI
4 GIUGNO 2012
 
Le sanzioni penalizzerebbero il possesso responsabile
 
Anche la X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo) è pronta a dare il suo parere sulla riforma della 281.
Esaminato il testo unificato sulle «Nuove norme in materia di animali d'affezione, di prevenzione e controllo del randagismo e di tutela dell'incolumità pubblica", la X Commissione ha espresso alcune perplessità sul sistema sanzionatorio previsto dall'articolo 35. In particolare, l'On Alberto Torazzi "giudica eccessivamente severe le sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione degli obblighi e dei divieti regolamentati dall'articolato che per determinate fattispecie possono arrivare anche alla cifra di 5.000 e che potrebbero riguardare anche le attività svolte da chi detiene animali da aff ezione in situazioni particolari, ad esempio in fattorie o masserizie".Condividendo la finalità generale del provvedimento, la Commissione si appresta ad approvare un parere che suggerisce alla Commissione referente, la XII Commissione Affari Sociali, di "ridimensionare le sanzioni a carico dei detentori di animali di affezione in modo tale che esse non costituiscano – diversamente da quanto la legge si prefigge – uno strumento di dissuasione dalle responsabilità relative alla cura e al possesso di essi, in particolare in situazioni ambientali che non consentono il controllo immediato degli animali stessi (quali ad esempio casali o fattorie di campagna e similari)".
Alcune sanzioni previste dal Testo Unificato per violazione dei Doveri e compiti del responsabile di anim ali d'affezione, dispongono- ad esempio- fino a 600 euro di multa se il proprietario di un cane o di un gatto non provvede a far identificare l'animale e a farlo registrare nell'anagrafe degli animali d'affezione entro il secondo mese di vita; 500 euro di sanzione, invece, per il proprietario che si rifiutasse di far inoculare il microchip; la sanzione può arrivare fino a 5000 euro se il proprietario viene meno all'obbligo di controllare l'attività riproduttiva dell'animale d'affezione, preferibilmente attraverso la sterilizzazione chirurgica e se- qualora non si proceda alla sterilizzazione chirurgica – non garantisca il benessere dei riproduttori e delle cucciolate, nonché farsi carico della loro adozione consapevole.Nella proposta di parere si suggerisce anche di definire strumenti ulteriori a tutela degli animali oggetto di scambi e/o cessioni ad uso gratuito effettuate tramite Internet.
 
NET1 NEWS
4 GIUGNO 2012
 
Olanda: trasforma il gatto morto in elicottero giocattolo (VIDEO)
Gli artisti, si sa, sono tutti un po strani, ma a volte ce ne sono alcuni che superano tutti i limiti. E' il caso dell'olandese Bart Jansen...
 
AMSETRDAM - Gli artisti, si sa, sono per definizione un pò strani, ma a volte ce ne sono alcuni che superano davvero tutti i limiti. E' il caso, ad esempio, dell'olandese Bart Jansen, che dopo aver perso il proprio gatto, non si è rassegnato all'idea di doverne fare completamente a meno. Nell'impossibilità, ovviamente, di resuscitarlo, ha pensato bene di impagliarlo, prima, e trasformalo, poi, in un vero e proprio elicottero giocattolo, con tanto di nome: "Cat Orville", in onore dell'aviatore Orville Wright. 
ELICOTTERO GIOCATTOLO - Le immagini (il video lo potete vedere più in basso) del "velivolo" sono chiarissime. Il gatto (falciato purtroppo da un'automobile) è diventato una specie di elicottero grazie all'aiuto dell'esperto Arjen Beltman, che ha aiutato Jansen ad attaccare quattro propulsori alle zampe del povero felino. "A lui piacevano molto gli uccelli", ha detto Jansen a chi gli ha chiesto cosa lo avesse spinto a trasformare il proprio gatto in un "oggetto non identificato". Una spiegazione, quella di Jansen, che però ha fatto andare su tutte le furie gli animalisti, contrari a questo tipo di iniziative. Del resto, pur volendo comprendere il dolore di Jansen per la perdita del caro gatto, non si può certo non dire che l'idea, al di là dell'essere assolutamente strampalata, è soprattutto davvero di cattivo gusto.
VIDEO
 
DIRETTA NEWS
5 GIUGNO 2012
 
Gatto morto trasformato in elicottero radiocomandato: Orvillecopter in mostra ad Amsterdam
 
OLANDA – Un olandese di nome Bart Jansen ha visto morire il suo gattino, ma non per questo si è sprecato in dolore e pianti, come giusto che sia per qualsiasi persona umana. Ma Bart ha avuto tutt’altra idea: ha preso la bestiola, si è rivolto ad un esperto di elicotteri radiocomandati, di nome Arjen Beltman, e insieme hanno pensato di attaccargli quattro propulsori alle zampe e trasformarlo così in un giocattolo-elicottero, ribattezzato Orvillecopter ed esposto in una mostra ad Amsterdam.Orvillecopter ha però un difetto: non riesce a stare sospeso per molto tempo. Ma il suo padroncino ha confessato: “Avrà dei motori più potenti e dei propulsori più forti il giorno del suo compleanno. Sono sicuro che con questi miglioramenti il mio gatto sarà in grado di volare per più tempo”. L o sdegno degli animalisti non si è fatto giustamente attendere…
FOTO
 
IL TIRRENO
4 GIUGNO 2012
 
Cucciolo di volpe al ristorante
Si perde a Scarlino e entra in una pizzeria tra la curiosità dei clienti: sarà consegnato all’Enpa
 
di Alfredo Faetti
 
SCARLINO (GR). Le pizze stavano fumando sui tavoli quando un batuffolo di peli arancioni, bianchi e grigi è entrato nel locale come una scheggia impazzita. Troppo piccolo per metterlo subito a fuoco, troppo rapido per riuscire a prenderlo. Era spaventato quel batuffolo di peli, chissà arrivato nella pizzeria di Scarlino Scalo.In compenso il suo giovanissimo cuore si è dimostrato fiducioso nei confronti di quegli strani animali, senza pelliccia e in piedi sulle zampe posteriori, visti probabilmente per la prima volta. Soltanto a quel punto la gente si è resa conto che si trattava di un cucciolo di volpe. «Peserà circa settecento grammi» spiega Anna Maria Mancuso, proprietaria del ristorante.È stata lei a doversi prendere cura del giovane animale, una volta catturato, tenendolo al sicuro in casa sua per tutta la notte, in attesa che qualcuno di esperto venisse a prenderlo. Il bar-pizzeria “Lo Scalo” è uno dei fondi storici della frazione scarlinese, tanto da prenderne il nome. E data le fresca serata di sabato è facile immaginarsi i tavoli gremiti di clienti.
 
LA ZAMPA.IT
4 GIUGNO 2012
 
Brigitte Bardot contro l'Ucraina"Basta uccidere i cani"
L'attrice invia una lettera, firmata anche da Alain Delon, per fermare il massacro
 
Anche il cinema si muove contro la strage di randagi in Ucraina. In una lettera inviata a Genadiy Kernes (sindaco di Kharkiv),  Brigitte Bardot e Alain Delon hanno chiesto di fermare il massacro di randagi, iniziato in vista degli Europei di calcio 2012.Il documento è stato reso pubblico dalla Fondazione Brigitte Bardot. Al suo interno, i due attori esprimono la speranza che «cessi questa strage immonda, affinché l'Ucraina mantenga la sua immagine di paese civile e umano, che sta perdendo per vostra colpa e responsabilità».La lettera prosegue con tono carico di sdegno. «Non ha vergogna? Una vergogna che fa il giro del mondo. La vergogna - attaccano la Bardot e Delon - di sterminare e avvelenare illegalmente i randagi condannandoli ad atroci sofferenze, unicamente per la Coppa Uefa».Nel corso degli ultimi anni, le autorità ucraine hanno ucciso migliaia di animali. La stampa locale denuncia come molti di questi siano stati avvelenati o bruciati vivi.Già nel novembre 2011, Brigit Bardot aveva chiesto al capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovitch, di «fermare le uccisioni dei cani e gli inceneritori ambulanti, dove alcuni animali vengono gettati da vivi».
 
IL GIORNO
4 GIUGNO 2012
 
Merate (LC), il sottopasso non è servito: sterminata la specie di rospi già in via d’estinzione
L’opera, un vero e proprio tunnel in miniatura, è costato circa 20mila euro, grazie ad un finanziamento regionale. Ma rospi e rane di infilarsi in quella stretta galleria proprio non ne hanno voluto sapere
 
Daniele De Salvo
 
Merate (LC) - C’erano una volta i rospi. E le rane. Solo nel 2004, tra bufo bufo spinosus, rana dalmatina e rana di Lataste, se ne contavano quasi un migliaio di esemplari nella riserva regionale del lago di Sartirana di Merate, nella Brianza lecchese, più una settantina di tritoni punteggiati. Ogni anno le Gev, le guardie ecologiche volontarie di Montevecchia e della Valle del Curone insieme ad altri animalisti, durante la stagione della migrazione predisponevano delle lunghe reti a ridosso dei campi che si affacciano sulla vie a monte dell’oasi naturale per bloccarli tutti e censirli, ma soprattutto per raccoglierli in secchi e trasportarli al sicuro sulle sponde dello specchio d’acqua, impedendo che venissero schiacciati dalle automobili in corsa e garantendo che potessero depositare le uova incolumi e riprodursi.Poi l’urbanizzazione crescente e l’inquinamento ne hanno determinato quasi l’estinzione. Il loro numero è sceso rapidamente a 700 nel 2005 e 300 nel 2006. Qualche anfibio più resistente per fortuna è riuscito a scampare alle conseguenze dell’antropizzazione e l’amministrazione comunale dell’epoca ha pensato di realizzare un sottopasso proprio per agevolare l’attraversamento dei batraci e salvare gli ultimi rimasti.
L’opera, un vero e proprio tunnel in miniatura, è costato circa 20mila euro, grazie ad un finanziamento regionale. Ma rospi e rane di infilarsi in quella stretta galleria proprio non ne hanno voluto sapere, anche perché la struttura non sarebbe stata costruita a regola d’arte, poiché priva di protezioni che in qualche modo li costringesse a sfruttare il percorso protetto.I pochi scampati all’estinzione hanno continuato imperterriti a utilizzare la strada, finend o sterminati sotto le ruote dei veicoli in transito. Così i bufo bufo oggi sono completamente scomparsi, mentre le diamantine e le latastei sono divenute estremamente rare e la loro sopravvivenza è testimoniata unicamente da qualche ovatura.
«Soldi buttati - sentenzia Paolo Vitali, ex direttore del parco protetto che a suo tempo aveva avvisato dell’inutilità e della pericolosità dello stratagemma - Era evidente che così come fatto il buco non sarebbe servito a niente».Ma non è finita qui, perché dopo il primo dispendio di denaro adesso in Comune vogliono investire circa 25mila euro per scavare pozze dove gli anfibi possano deporre le uova: «Ma tanto oramai non ce ne sono più, meglio usare i fondi per ripopolare la zona». 
 
LINKIESTA
4 GIUGNO 2012
 
I dottori (dell') anima(li)
 
Gessica Di Giovanni
 
Ѐ ormai opinione comune che gli animali ci donano benessere: non è un caso che, quando vediamo un cane un gatto o un cavallo, avvertiamo subito il desiderio di toccarli, di accarezzarli, di avvicinarli.
Il rapporto uomo-animale ha subìto cambiamenti notevoli nel corso del tempo: da quello magico-totemico, tipico, ad esempio, della civiltà egizia che adorava i gatti e considerava gli animali divinità o loro messaggeri, a quello economico-funzionalista, in cui gli animali erano semplicemente fornitori di cibo (carne, uova, miele). Oggi, invece, siamo in una relazione di parità, sebbene non pienamente compiuta, in cui gli animali sono ritenuti depositari di diritti e oggetto di attenzione da parte della legislazione nazionale ed internazionale, che modifica e propone legg i dietro la pressione dei movimenti animalisti, sempre attenti alla tutela di tutti gli animali, non sono di quelli d’affezione.
L’ingresso di un animale in famiglia è il prodotto di un superamento del confine che, ad oggi, non esiste più tra uomini ed animali, i quali convivono in vista di una reciproca felicità. La progressiva urbanizzazione ha determinato, infatti, una parcellizzazione delle relazioni umane e la scomparsa di una rete familiare solidale: nella nostra società ci sono molte persone anziane sole, molti giovani senza figli e coppie con un solo figlio. In questo nuovo contesto sociale, il pet può diventare un interlocutore privilegiato, “scatenando” sentimenti positivi, contro l’angoscia e la solitudine.
Nel 1975 Mugford e M’Comisky, due studiosi della relazione uomo-animale, riferendosi alla capacità degli animali di favorire l’interazione umana, li hanno definiti lubrificatori sociali, altri facilitatori o catalizzatori sociali. Dunque, gli animali da compagnia possono essere involontariamente complici della cosiddetta facilizzazione sociale: ad esempio, passeggiare in un parco con un cane, può incrementare le probabilità di avere uno scambio verbale con qualcuno (azione rompighiaccio) e fa bene alla salute.
Dalla famiglia allargata alla Pet Therapy, ossia l’uso terapeutico degli animali che non può prescindere dal loro benessere e che richiede personale altamente specializzato, il passo è breve. La Pet Therapy nacque casualmente nel 1953 negli Stati Uniti, quando lo psichiatra Boris Levinson scoprì la possibilità di ricorrere agli animali domestici per rendere più efficaci le sue terapie destinate ai bambini autistici. Un giorno, infatti, portò nel suo studio Jingles, un randagio da lui adottato, che iniziò subito a giocare con il piccolo paziente, abbattendo il muro di silenzio che lo circondava e stabilendo immediatamente un feeling gioioso. Si afferma, non con difficoltà e reticenze, la figura dell’animale dottore, come cani gatti cavalli delfini uccelli da voliera pesci e alcuni animali da cortile.
Ѐ idea consolidata che il cane sia l’animale leader nell’applicazione delle Attività e delle Terapie Assistite da Animali (AAA/T), per la sua spiccata abilità ad entrare in sintonia, in funzione di mediatore emozionale, con l’uomo: la sua domesticazione, secondo gli studi più recenti, risale ad un periodo compreso tra i 12.000 e i 14.000 anni fa, a conferma di un sodalizio forte nel tempo e nello spazio.
Gli animali, altrimenti detti co-terapeuti, svolgono un ruolo fondamentale per portatori di disabilità psico-fisiche, soprattutto attraverso il ca nale del gioco nel caso di pazienti piccoli, ma anche per detenuti di carceri e carceri minorili, favorendo la riduzione dell’aggressività, dei suicidi e colmando il vuoto affettivo e l’isolamento psicologico: affidare un animale ad un detenuto, significa considerarlo ancora capace di prendersi delle responsabilità nei confronti di un essere vivente e accrescerne il basso livello di autostima.
Gli animali dottori sono entrati nelle case di riposo e in ospedale, luogo di dolore e angoscia, sentimenti negativi che non aiutano nel processo di guarigione e che gli animali, con la loro istintività, riescono a spazzare via. Non si può non essere riconoscenti verso i nostri amici a quattro zampe e verso l’aiuto che, gratuitamente, mettono a nostra disposizione: con la loro intelligenza e il loro infinito affetto curano la salute del nostro corpo ma, soprattutto, le ferite dell’anima.
Ma si sa che l’uomo è un ani male ingrato e troppo spesso si rende protagonista di brutture indicibili verso gli animali: non esiste un censimento ufficiale, ma è possibile stimare 200.000 cani detenuti nei rifugi in Italia, cui si aggiungono i circa 590.000 che vivono in strada e i 2.600.000 gatti senza famiglia. Se le leggi per la prevenzione del randagismo fossero applicate alla lettera e con maggiore severità, il fenomeno, quasi del tutto assente in molte zone del nord e del centro Italia, ma quasi endemico al sud e sulle isole, sarebbe sconfitto: l’ostacolo principale sta nella capacità delle istituzioni di assolvere ai compiti previsti dalla legge. Dai dati riferiti al territorio nazionale, risulta che in molte regioni, specie al sud, il fenomeno del randagismo ha raggiunto livelli drammatici ed è spesso fuori controllo. Abbandono, randagismo e combattimenti tra animali sono fenomeni che vanno perseguiti penalmente, anche perché dietro di essi si nasconde la criminalità organizzata (zoomafia), che ha messo in piedi un vero e proprio business. I cani da combattimento subiscono violenze inaudite: corse estenuanti legati ai motori, digiuno prolungato per renderli più cattivi e collari elettrici, queste sono alcune delle atrocità di cui sono vittime. Come si può arrecare così tanta sofferenza a degli esseri viventi? Come si può accettare di vederli esibire nei circhi? Lo spettacolo si regge su una continua e reiterata crudeltà psichica e fisica che mortifica la natura degli animali, costringendoli ad una vita incompatibile con le loro caratteristiche eziologiche tra spazi angusti, gabbie e catene. Secondo i dati Eurispes 2011, l’87,2% degli italiani nutre un sentimento positivo verso gli animali e il 41,7% convive con un animale domestico che diventa, nel corso del tempo, un vero e proprio membro della famiglia. Gli italiani pretendono dalle istituzioni che la legge a tutela degl i animali venga applicata in toto e sono molti i giovani in prima fila a battersi perché ciò accada.
E poi vediamo i cani accompagnare ipovedenti audiolesi diversamente abili, pronti ad aiutare i loro amici umani nella vita di tutti i giorni, una vita resa faticosa dalle barriere architettoniche e mentali: svolgono tutti quei compiti che i loro proprietari non sono in grado di svolgere. Sono definiti animali da supporto e vengono scelti in base a socialità e docilità: rappresentano un valido supporto psico-fisico, garantendo autonomia negli spostamenti, amicizia sincera e facilitando le interazioni sociali contro possibili forme di auto-isolamento. Le straordinarie potenzialità del cane, e del suo fiuto in particolare, si estendono a regni fino a poco tempo fa impensabili: è stato osservato che sono in grado di presagire attacchi epilettici, percependo l’odore di alcune sostanze emesse in queste situazioni, e di assumere un atteggiamento protettivo nei confronti del padrone durante la crisi. La potenza diagnostica delle cellule canine è stata confermata anche da alcune ricerche californiane: il cane sarebbe in grado di svelare la presenza di un cancro nell’essere umano.
Oppure sono lì, tra le macerie, ad annusare respiri di una vita che rischia la morte, o pronti a gettarsi in mare per strappare chiunque all’annegamento o ancora ad accoglierci sulla porta di casa, dopo un’intera giornata di lavoro, e a farci moine di ogni genere, strappandoci un sorriso. Favorire la cultura del rispetto verso ogni essere vivente è una forma di civiltà che deve essere promossa sia in famiglia sia a scuola, un obbligo morale che abbiamo verso i nostri dolcissimi amici pelosetti.
“La grandezza di una Nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui essa tratta gli animali” Mahatma Gandhi
 
CRONACA QUI
4 GIUGNO 2012
 
Aiuto, c'è un orso che sguazza nella piscina di casa
 
Un tuffo e una bella nuotata in piscina per rinfrescarsi durante una calda giornata. Nulla di strano se non fosse che a cercare refrigerio è un orso bruno. E' successo a Monrovia in California dove una famiglia guardando il giardino ha scoperto l'animale che indisturbato si concedeva un bel bagno.
VIDEO
 
LA SENTINELLA
4 GIUGNO 2012
 
Stare in spiaggia con il cane è un diritto
 
Con l'arrivo della stagione estiva sono migliaia ogni anno le persone che si vedono cacciare dalle spiagge solo perchè le stanno attraversando insieme al proprio cane e questo spesso avviene anche in assenza di divieti espliciti. Altro fattore assolutamente inaccettabile è che spesso a cacciare le persone che viaggiano o sostano in spiagga libera con il cane sono bagnini o persone che non ne hanno alcun potere a riguardo. Da qui la decisione di Aidaa (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) di fornire una serie di regole per difendere il proprio diritto di stare in spiaggia con il proprio cane e su come difendersi da abusi e prepotenti. Ecco le regole. 1- Nessuno ha il diritto di cacciarvi da una spiaggia pubblica, o dalla battigia se siete con il vostro cane in assenza di divieti chiaramente esposto e pubblicizzati regolarmente. 2 - Solo le forze dell'ordine ed in particolare la Capitaneria di Porto e i Vigili urbani possono rivolgersi a voi invitandovi ad allontanarvi non prima di avervi informato della presenza della relativa ordinanza di divieto di cui avete diritto non solo di conoscere il numero e la scadenza, ma anche di vederne e leggere il contenuto, in quanto molte ordinanze hanno dei divieti solo parziali o alcune limitazioni orarie o di giorni della settimana. 3 - Nessuno mai in nessun caso può allontanarvi dalla battigia. L'importante è che voi abbiate sempre con voi il sacchettino e la palettina (o il guanto) per la raccolta degli escrementi di fido ed una bottiglietta di acqua da versare sulla pipì di fido. 4 - Qualora il vigile o l'esponente della forza pubblica si rifiutasse di farvi leggere l'ordinanza o l'articolo di regolamento o legge regionale che vi impone di allontanarvi dalle spiagge con il vostro cane, chiedere immediatamente il numero di matricola e inviare protesta scrit ta all'ente di riferimento (Comune, capitaneria di porto o comando di carabinieri o altre forze dell'ordine) inviando copia alla procura della repubblica competente per territorio indicando il numero di matricola di chi si è rifiutato di mostrarvi le ordinanze: lo stesso è passibile del reato di omissione di atti di ufficio. 5 - In caso di multa scrivere sempre sul verbale le motivazioni che vi hanno indotto a rimanere in spiaggia (mancanza di cartelli di divieto o di indicazione del numero di ordinanza e data di divieto dietro i cartelli, interventi poco corretti di chi è preposto al controllo della spiaggia o altro). In questi casi la multa può essere impugnata davanti ad un giudice di pace e basta una sola infrazione della sua stesura a renderla nulla. 6 - Dal primo luglio fino al 30 settembre in caso di necessità urgente sarà inoltre possibile chiamare il numero 3926552051 tra le 10 e le 20 per avere informazioni dirette su come dife ndere il proprio diritto di stare con il cane in spiaggia. Aidaa Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente
 
IL CENTRO
4 GIUGNO 2012
 
Padrone in viaggio e cane in “hotel” l’Abruzzo è pronto

Marinica Rivolta

 
Si avvicina l’estate, tempo di spostamenti, viaggi e vacanze, e, tra chi ha animali domestici si diffonde la moda dei “pet residence” e del “pet sitting”. C’è un numero crescente di “pet sitter” in Italia e in Abruzzo: si tratta di professionisti del settore, studenti o semplicemente appassionati, che si dedicano al benessere degli animali altrui per lavoro. In questo modo cani e gatti, durante i periodi d’assenza del padrone, vengono curati da operatori competenti, che si occupano della loro alimentazione e li fanno stare all’aria aperta anche quando il legittimo proprietario non potrebbe. Strutture che fungono da vere e proprie “pensioni” per amici a quattro zampe sono diffuse in tutta la penisola, anche nella nostra regione. «Il benessere dei cani e dei gatti è importante sopratt utto quando non si può stare con loro», spiega Elena Romano, proprietaria del pet residence “Dog farm” di Montesilvano, «gli animali devono essere lasciati in luoghi puliti, in ambienti loro congeniali, dove possano sentirsi sereni e stare a proprio agio. Devono avere uno spazio personale e un posto in cui correre liberamente più volte al giorno. Di solito chi si rivolge a strutture come la nostra ha la necessità di partire per lunghi viaggi e vuole che il proprio animale non venga penalizzato. La maggior parte delle volte si tratta di occasioni di vacanza, ma può capitare che ci siano altre motivazioni. In ogni caso, però, il bene dell’animale è messo al primo posto. A volte i padroni vengono a visitare periodicamente il proprio cucciolo», aggiunge, «altre telefonano, per accertarsi delle sue condizioni. Lavoriamo con animali che arrivano anche dalle Marche, dalla Lombardia, dall’Emilia Roma gna: i proprietari vengono in vacanza qui in Abruzzo, e, come sempre, cerchiamo di monitorare i loro cuccioli costantemente, accostandoci alle differenti esigenze e abitudini, per farli sentire “a casa”».
Nelle pensioni per animali ad essere accolti non sono solo i cani, ma c’è spazio per gatti, conigli, porcellini d’india e tanto altro. Gli ospiti vivono in box coperti e hanno la possibilità di accedere ad ampie zone verdi. Non esiste un cliente tipo, quelli che si rivolgono a un residence di questo genere sono persone di età e condizione sociale differenti, in ogni caso, però, si tratta di una clientela ben informata sulle necessità degli animali. Di solito ci si rivolge alle pensioni per periodi di permanenza che vanno dai dieci giorni in su. I cani affidati sono soprattutto di taglia media e grande, ma non mancano quelli di taglia piccola, spesso tenuti al chiuso, come chihuahua o pincher. Sembra che l’interesse per i benessere degli animali sia aumentato sempre più negli ultimi anni. Nonostante la crisi, infatti, riferiscono gli operatori del settore, sono in moltissimi a spendere denaro per soddisfare le esigenze delle proprie bestiole, considerate membri della famiglia. La figura del “pet sitter”, o “pet walker”, inoltre, è molto richiesta. Chi svolge questo lavoro si dedica agli animali per periodi di tempo più brevi rispetto alle pensioni, li fa soprattutto passeggiare e socializzare, spesso ospitandoli anche nella propria abitazione. Monica, studentessa/pet sitter, racconta: «Ho scelto questo lavoro per mantenermi agli studi. Adoro gli animali e nel tempo la mia attività è diventata un vero piacere. Se vogliamo bene ai nostri cuccioli, il modo per dimostrarlo può essere proprio non costringerli a seguirci in luoghi non attrezzati, dove sarebbero a disagio. Bisogna ricordare che ogni essere vivente, prima di tutto, merita rispetto»
 
TG COM 24
4 GIUGNO 2012
 
Cani e padroni si somigliano?
Le persone "spinose" hanno cani aggressivi
 
Tale padrone tale cane? L’amico fedele dell’uomo pare rispecchi la personalità del proprietario più di quanto si creda; per cui a cane aggressivo o indisponente pare si affianchi un padrone altrettanto sgradevole. 
Questo è quanto suggerito da uno studio condotto dai ricercatori della Scuola di Psicologia dell’Università di Leicester (Uk), i quali hanno arruolato un gruppo eterogeneo di partecipanti, invitati ad eseguire dei test per rilevare la personalità. Nel questionario erano inserite anche domande sul tipo di cane preferito o che si vorrebbe possedere. Dalle risposte raccolte dal dottor Vincent Egan e colleghi si è scoperto che sia i più giovani e le persone che risultavano poco socievoli o piacevoli tendevano a scegliere cani tra le razze classificate come più aggressive.
Insomma, le persone risultate nei test della personalità come meno preoccupate per il prossimo o per il benessere degli altri, più sospettose, ostili e competitive tendevano ad “accoppiarsi” a cani ritenuti altrettanto ostili, poco piacevoli. Un altro aspetto inatteso, è stato che le persone con una preferenza per i cani più aggressivi in alcuni casi sono risultate più riflessive e attente nelle loro azioni. Altro dato interessante è che non è emerso alcun legame tra le razze canine aggressive e comportamenti delinquenziali dei soggetti. Non è stato notato neppure che avere un cane di razza aggressiva sia un “indicatore di stato” che implica il mettersi in mostra, o un modo per attirare partner di sesso opposto."Questo tipo di studio è importante poiché dimostra che le ipotesi non sono l’intero quadro – spiega Egan su "Anthrozoos", la rivista su cui è stato pubblicato lo studio – Si presume che i proprietari di cani aggressivi o percepiti come tali siano antisociali esibizionisti. Ma non abbiamo trovato, tra le persone che hanno espresso una preferenza per i cani aggressivi, soggetti che avessero commesso atti da delinquenti, o che si siano messi in mostra più del normale. Tuttavia – aggiunge Egan –  abbiamo visto che la preferenza per un cane con una reputazione aggressiva è legata all’essere più giovani o meno gradevoli". Un po’ come dire che chi predilige i cani “pericolosi” non è un delinquente, ma non è nemmeno questo gran simpaticone.  
Luigi Mondo & Stefania Del Principe
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2012
 
Per giorni con la testa dentro il barattolo
Salvato grazie all'appello su Facebook.

 
Ha scatenato una vera e propria gara di solidarietà la storia di Miracle, il cagnetto di Memphis, nel Tennessee, fotografato a margine di un bosco venerdì scorso, con la testa incastrata in un contenitore di plastica. Il cane, alla vista del suo soccorritore, ha però fatto perdere le tracce nel fitto della vegetazione. Impossibile riuscire a trovarlo. L’autore della foto non si è perso d’animo e quello scatto, sebbene eseguito a distanza, è finito in un appello pubblicato su Facebook. Già il giorno dopo una dozzina di soccorritori avevano risposto e subito sono iniziate le ricerche di Miracle che è stato catturato, pur non senza difficoltà, nella notte tra sabato e domenica.Si tratta di un cucciolone il cui stato generale di salute è stato giudicato soddisfacente sebbene il povero animale si presentasse fortemente smagrito. Non è chiaro se l’incidente sia stato veramente accidentale, ovvero che possa essere rimasto incastrato mentre rovistava nella ricerca di cibo, oppure sia stato procurato da un malintenzionato. Di sicuro a salvarlo è stato l’appello lanciato su Facebook. Per lui, ora, si prospetta una nuova casa.Anche nel nostro paese non sono mancati episodi di questo genere. Recentemente, in Puglia, i volontari dell’Associazione Adan, hanno salvato Oliva femmina di pastore tedesco, rimasta con la testa incastrata in un bidone di plastica, tipo quelli utilizzati in agricoltura. Poi c’è stato il caso del gattino di Montabone (AT) salvato dalle Guardie dell’ANPANA. Purtroppo, appena alcuni giorni prima, un’altro gattino era stato rinvenuto già morto con la testa infilata in una scatoletta di cibo. In questo caso il sospetto è che si sia trattato di una sbadataggine di una persona che dava da mangiare ai micetti.
 
LA NAZIONE
5 GIUGNO 2012
 
Animali uccisi nel parco dello Stibbert: ipotesi messe nere

Patrizia Lucignani

 
Firenze, 5 giugno 2012 - MESSE NERE nel parco dello Stibbert. L’inquietante ipotesi è venuta fuori dopo la barbara uccisione di alcuni animali che vivevano nel giardino: venerdì scorso è stata uccisa un’anatra, mentre qualche settimana fa sono stati trovati i resti di un gatto nero squartato e le teste mozzate di due paperini.
Sono indizi che fanno pensare a sette sataniche, a riti nei quali vengono utilizzate parti di animali.
Michela, una volontaria che si occupa di portare da mangiare ai gatti dello Stibbert e che ha documentato il tutto con varie foto, ci racconta quello che è successo: «Venerdì sera verso le 18, andando al solito a dare da mangiare ai gatti dello Stibbert, mi sono trovata di fronte ad una scena raccapricciante: un’anatra di circa 4 anni che ormai chiamavamo Pio Pio, era stata orrendamente uccisa dentro il laghetto dove riposava. Chi l’ha uccisa ha tagliato la catena di un cancelletto di ferro e le ha piantato qualcosa che non so definire nel cuore, procurandole una sofferenza atroce».
«Mi chiedo - continua Michela - chi può avere avuto l’interesse di uccidere una povera creatura che non dava fastidio a nessuno e che i bambini guardavano con amore, perché l’anatra si faceva avvicinare da chiunque le desse qualcosa da mangiare. Il foro nel cuore e lo squartamento anche di un povero gatto nelle settimane precedenti ci fanno purtroppo pensare anche a delle sette che frequentano il parco. Ma la cosa che ci inquieta di più è che in pieno giorno hanno agito indisturbati». «E un essere che riesce a fare questo ad un povero animale - si chiede amaramente Michela, che ha denunciato i gravi episodi accaduti allo Stibbert ai carabinieri - cosa potrebbe fare a una persona? Dentro il parco non c’è mai nessuno che controlla e negli anni si sono avvicendate cose molto spiacevoli».
La povera anatra amica dei bambini è stata uccisa in pieno giorno: intorno alle 4 del pomeriggio è stata vista da una signora che passeggiava con il cane, poi quando è arrivata la volontaria, intorno alle 18, era morta.
Possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Sembra che per ucciderla sia stata usata una pistola oppure una carabina, ma nessuno ha visto o sentito niente.
Fa rabbrividire l’idea che qualcuno si aggiri armato in un parco frequantato da bambini, mamme, pensionati. Qualcuno che uccide animali indifesi e che potenzialmente può fare del male anche alle persone.
E SE L’IPOTESI di una setta satanica non verrà confermata fa comunque paura pensare che nei nostri giardini possano accadere simili atti di crudeltà senza senso.
Sono episodi che riportano alla mente le violenze subite qualche anno fa dai cigni del laghetto della Fortezza da Basso, le frequenti sparizioni di gatti - soprattutto neri - dai giardini pubblici e privati e altre cattiverie nei confronti degli animali che condividono con noi gli spazi cittadini.
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2012
 
Parco Nazionale d’Abruzzo – mamma lupo finita con la testa fracassata e a colpi d’arma da fuoco
Il Parco: bracconaggio in forte ascesa dopo le proposte di riaprire la caccia al lupi.
 
Una femmina di cinque anni in lattazione, ovvero, in queste ore, i suoi cuccioli sarebbero già morti di fame. Il ritrovamento, infatti, è avvenuto domenica scorsa. Il luogo è quello di Val Canneto, nel Comune di Settefrati, nel versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo. Stante quanto è stato possibile rilevare dal primo esame medico veterinario, i cuccioli potrebbero essere nati intorno al venti maggio. Mamma lupo è stata probabilmente centrata con due colpi di arma da fuoco sulla spalla sinistra (nel corpo sono stati rilevati i fori) e poi finita a colpi di pietra in testa.Un atto di brutale bracconaggio in forte ripresa, riferiscono dagli Uffici del Parco Nazionale, dopo le assurde discussioni in ambito nazionale, circa la riapertura della caccia al lupo. A trovare la povera lupa sono state le Guardie del Par co durante il quotidiano giro di pattugliamento del territorio. L’animale è stato inizialmente portato presso l’ambulatorio veterinario del Parco, nel Comune di Pescasseroli, dove sono stati effettuati i primi accertamenti. Stamani è stato trasferito all’Istituto Zooprofilattico di Teramo, per l’esame necroscopico.La ferita traumatica che presenta alla testa è profonda tre centimetri. Tanto ampia da mettersi in evidenza la parte ossea con la formazione di un vasto ematoma. Un oggetto molto pesante, forse una grossa pietra. Una ferocia inaudita, commentano al Parco.Appena pochi giorni addietro, sempre nel versante laziale del Parco, erano stati rinvenuti i resti di orso.
 
IL CENTRO
6 GIUGNO 2012
 
Lupa trovata morta nel Parco
 
PESCASSEROLI (AQ). Uno splendido esemplare di lupo è stato trovato morto nell’area della Val Canneto, nel territorio del comune di Settefrati, nel versante laziale del Parco. Si tratta di una femmina di 5 anni in lattazione: ciò vuol dire che aveva appena partorito quindi, ora ci sono cuccioli di lupo senza la protezione della madre. A trovare la carcassa sono state le guardie del Parco durante il quotidiano giro di pattugliamento del territorio, che hanno provveduto a portare l’animale all’ambulatorio veterinario del Parco a Pescasseroli dove, come da prassi, sono stati effettuati i primi accertamenti. I veterinari hanno rilevato due fori penetranti dietro la spalla sinistra compatibili con proiettili di arma da fuoco. Si ipotizza quindi, come causa probabile di morte, un atto di brutale bracconaggio, in forte ripresa dopo le assurde discus sioni in ambito nazionale, circa la riapertura della caccia al lupo. L’animale presenta anche una profonda ferita da trauma sulla testa di circa 3 centimetri. Che ha messo in evidenza la parte ossea con la formazione di un vasto ematoma. Ciò fa supporre che possa essere stato colpito e finito con un oggetto molto pesante, con una ferocia inaudita. La carcassa della lupa è stata trasportata a Teramo, all’Istituto Zooprofillattico per accertare in maniera sicura la causa di morte.
 
LA ZAMPA.IT
7 GIUGNO 2012
 
Val Canneto choc, lupa pestata e uccisa da ignoti bracconieri
L'animale è stato trovato dalle guardie del Parco, con il cranio sfondato e due colpi in corpo
 
Una femmina di lupo è stata brutalmente uccisa da sconosciuti bracconieri.La lupa, ritrovata nel versante laziale del parco di Val Canneto (provincia di Frosinone) era una femmina di circa cinque anni. L'animale era in stato di lattazione e doveva aver partorito da poco. Attualmente non sono stati trovati i cuccioli.Le guardie del Parco hanno trovato la carcassa durante il quotidiano giro di pattugliamento. Hanno dunque portato l’animale all’ambulatorio veterinario di Pescasseroli, dove sono stati effettuati i primi accertamenti. I veterinari hanno rilevato la presenza di due fori di proiettile dietro la spalla sinistra: la lupa è perciò morta in seguito a colpi di arma da fuoco.
Si rafforza così la pista del bracconaggio, in netta ripresa dopo assurde rivendicazioni a livello nazionale, di persone che vorrebbero riaprire la ca ccia al lupo. L’animale presenta anche una ferita al cranio, profonda 3 cm, che rende visibile la parte ossea della testa. In quella zona, i veterinari hanno riscontrato la formazione di un vasto ematoma. Secondo le prime ipotesi, l'animale potrebbe  essere stato finito con un corpo contundente La carcassa della lupa è si trova ora all’Istituto Zooprofillattico di Teremo per l’esecuzione di un esame necroscopico che consenta di accertare, le cause della morte.
 
IL TIRRENO
5 GIUGNO 2012
 
Collare elettrico al cane, la padrona finisce nei guai
 
LUCCA - Il cucciolo di meticcio abbaia un po’ troppo. Di giorno e anche di notte. E così la padrona - un’impiegata di 49 anni residente a Carignano - decide di calmarlo con un collare elettronico. Se non fosse per quel «particolare» il cagnolino è trattato bene: lavato, curato e con cibo a sufficienza. Ma quel collare - che provoca alla bestiola scosse elettriche in grado d’influire sul suo comportamento - viene notato da alcune persone della zona che segnalano il caso alla polizia municipale. Una pattuglia di agenti nel giorno della festa della Repubblica citofona a casa della donna e scopre che la denuncia corrisponde al vero. Il cucciolo di un anno porta il collare. Per evitare il continuo latrare della bestiola. Che si mette ad abbaiare prende la scossa. I vigili stanno acquisendo dal veterinario i necessari certificati che att estino che l’animale ha effettivamente bisogno, per necessità, del Teletac. Nel frattempo la procura della Repubblica ha iscritto nel registro degli indagati padrona del cucciolo. È accusata di maltrattamento di animali in quanto per crudeltà avrebbe cagionato lesioni al cagnolino. Nel caso in cui le indagini confermassero l’assenza di necessità del collare elettronico la proprietaria del meticcio rischia una condanna da tre mesi a un anno e una multa da tremila a 15mila euro. Al momento il collare è stato posto sotto sequestro. Cane abbandonato. Ma il caso del cucciolo sottoposto a sevizie è soltanto l’ultimo di una lunga serie. Perché troppo spesso chi acquista un animale - cane o altra specie - lo fa per correre dietro alla moda. E dopo un po’ di tempo si stanca e finisce per abbandonarlo, per non curarlo come merita ogni essere umano. Censire i proprietari di animali e impedirne l’acquisto a persone inaffidabili e che non possono poi mantenerlo sarebbe un dovere etico. E le condanne per chi si macchia di certi reati dovrebbero essere esemplari. Proprio per evitare il proliferare di situazioni border line che ingenerano poi altri problemi di sicurezza e ordine pubblico. Sempre sabato scorso e sempre un comando di polizia municipale della Lucchesia ha denunciato il proprietario di un incrocio tra un bastardino e un pastore tedesco rinchiuso all’interno di un recinto e che da oltre un mese non riceveva la visita del padrone. Il cane era in condizioni pietose: dimagrito e aggressivo. Tanto che ha morso anche un agente. Ad accudirlo di tanto in tanto alcuni vicini che, impietositi, gli davano da mangiare e da bere. La situazione igienico-ambientale all’interno del recinto era disastrosa con escrementi che ricoprivano il terreno. Anche per il proprietario del cane è scattata la denuncia penale.
 
GREEN STYLE
5 GIUGNO 2012
 
Tanner cane cieco e Blair cagnolina paurosa: un’amicizia magica
 
È innegabile la capacita degli animali di svolgere compiti importanti come l’assistenza e la guida per i malati, oppure come protagonisti della pet therapy. Molto spesso l’innato altruismo che li contraddistingue diventa una medicina preziosa anche per il loro stesso benessere. Ne sono un tenero esempio i due cani Tanner e Blair, che tanto hanno commosso l’opinione pubblica americana. Tanner un bellissimo esemplare di Golden Retriver color miele e Blair una deliziosa meticcia nera con sangue da cane pastore, sono diventati un’anima sola. Lui di soli due anni, cieco ed epilettico, è un ospite fisso del centro medico Woodland West Animal Hospital di Tulsa negli USA, al quale è approdato dopo due adozioni non andate a buon fine. Lei è una piccola e timorosa cagnolina, terrorizzata dall’esperienza della vita randagia e finita nello stesso ospedale veterinario dopo un incidente stradale. Lui destinato alla soppressione e lei ad una gabbia intrisa di sfiducia.
Il destino ha voluto che due anime così fragili e delicate si trovassero a condividere lo stesso recinto, in attesa di un’improbabile adozione per entrambi. La convivenza ha fatto scattare un’amicizia magica e Blair, dopo un primo momento di diffidenza, è diventata la guida del dolce Tanner. Inseparabili, i due camminano fianco a fianco: lei lo guida e lo orienta all’interno del prato del centro medico tenendo tra i denti il suo guinzaglio. In un mondo fatto di stimoli e sensazioni, l’affetto tra i due si è rivelato il medicinale migliore. Ora Tanner non ha più avuto crisi epilettiche e al fianco della sua amica si muove in modo più sicuro e sereno, al contempo Blair ha riconquistato più sicurezza e serenità forte anche della presenza del suo cavaliere biondo. Per loro si cerca un’adozione di coppia, perchè è impossibile ed importante non separare ciò che il destino e la vita ha unito. Nonostante l’improbabilità dell’esito il Direttore del centro è fiducioso e speranzoso, sicuro che un’anima capace e sincera si innamorerà di questa dolce coppia.
FOTO
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2012
 
Una rondine nel camino – rompono il muro e la liberano
 
Dal camino provenivano strani rumori. Poi, si è capito cosa era. un rondinella finita nella canna fumaria di una casa di Varazze, in provincia di Savona. L’intervento della coppia proprietaria della casa è stato risoluto quanto determinante per la salvezza della rondine. I due non hanno esitato, infatti, a praticare un foro nel muro, raggiungere la canna fumaria e recuperare il piccolo animale completamente annerito dalla fuliggine. La rondine è stata poi consegnata ai volontari della Protezione Animali di Savona che stanno ora provvedendo alla pulizia e, successivamente, alla rimessa in libertà.L’ENPA ricorda a questo proposito come rondini, balestrucci e rondoni sono animali protetti dalla legge ed è vietato pertanto distruggerne o asportarne i nidi, soprattutto nella stagione attuale di cura e crescita dei piccoli.
L’associazione si raccomanda in particolar modo agli amministratori condominiali ed alle imprese edili affinché pongano attenzione nell’esecuzione di lavori di manutenzione dei tetti e degli ultimi piani degli edifici. Semplici accorgimenti quali la stesura di ripari attorno ai nidi (ciò vale anche per gli altri volatili, quali colombi e gabbiani) ed una corretta programmazione dei tempi d’intervento evitano danni agli animali senza intralciare i lavori.Proprio per tutelare questi utilissimi animali molti Comuni hanno elaborato ordinanze che disciplinano i lavori sui tetti e sulle grondaie.
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2012
 
Firenze e il piccione attira siluro – il referto veterinario
Adesso è in cura dalla LIPU.
 
Resiste grazie ai volontari della LIPU il piccione salvato nei giorni scorsi dalla Polizia di Stato nella pescaia di Santa Rosa, lungo l’Arno, in piano centro di Firenze. Come ormai noto, il malcapitato piccione, assieme ai suoi compagni di sventura rinvenuti già morti, era utilizzato da tre pescatori per catturare il pesce siluro. Ad accorgersi dei piccioni-esca è stato un uomo che inizialmente ha creduto che i pescatori stessere salvando il piccione dalle acque dell’Arno ma poi l’amara scoperta: i piccioni venivano utilizzati come esche per la pesca del siluro. A quel punto l’uomo ha chiamato la Polizia, prontamente intervenuta. Quindi l’arrivo della Polizia Provinciale di Firenze che ha allertato la LIPU per il recupero del piccione moribondo.Il povero animale è ricoverato nel centro LIPU del Mugello. P resenta numerose ferite agli arti inferiori con lacerazioni profonde nella massa muscolare. Lacerazioni multiple sono risultate alla visita veterinaria anche lungo i fianchi mentre un occhio, proprio a causa dell’ennesima lesione, è purtroppo andato perso. Solo in quest’ultimo caso, dicono alla LIPU, non è possibile stabilire con certezza se la ferita è ricollegabile al trattamento riservato dai pescatori.Sicuramente perché utile allo scopo, era invece il taglio delle penne remiganti, ovvero quelle delle ali. Purtroppo il povero animale è ancora in pericolo di vita e non è stato ancora possibile stabilire alcuna prognosi. Quello che si può invece evidenziare è come sia stato sistemato, ovvero legato per le zampe e forse anche lungo il torace. Il tutto, ovviamente, con la lenza da pesca.“Non abbiamo parole per descrivere la crudeltà con la quale l’uomo insiste sugli altri esseri viventi – dico no dal Centro della LIPU - Speriamo di cuore che il povero sopravvissuto si possa rimettere completamente”.Secondo quanto si è avuto modo di apprendere, tutti e tre i pescatori erano forniti di regolare licenza. Due di loro sarebbero originari di Prato. I piccioni (ben 4 sono stati trovati morti nella scatola) venivano gettati in acqua appesi alla lenza, con lo scopo di attirare il luccio. Gli animali erano stati acquistati in un negozio.
 
IVG
5 GIUGNO 2012
 
Savona, sosta dei circhi con animali in cattività: linea dura del Comune
 
Savona. Circhi e spettacoli circensi al vaglio dell’amministrazione comunale savonese dopo le proteste dei cittadini e le interpellanze presentate da alcuni consiglieri comunali avvenute in occasione di precedenti soste ed esibizioni con animali. Il Comune si è fatto carico di verificare la possibilità di non autorizzare la sosta a tale tipologia di circo con lo svolgimento di spettacoli circensi che prevedessero l’esibizione di animali tenuti in cattività.“Dall’esame della normativa vigente svolta dagli uffici comunali è emersa l’impossibilità ad oggi di vietare tali tipi di spettacoli sul territorio comunale, tuttavia il Comune di Savona ribadisce di non concedere alcun patrocinio agli spettacoli circensi che prevedono al loro interno l’esibizione di animali e gli uffici comunali rilasciano solo autorizzazioni di tipo tecnico e di sicurezza” sottolinea l’assessore Jorg Costantino.“Inoltre il Comune di Savona, attraverso i propri uffici, esercita, in collaborazione con gli altri enti competenti e in particolare con il servizio veterinario dell’Asl 2 Savonese, i necessari controlli volti da un lato a determinare il rispetto delle autorizzazioni rilasciate e dall’altro le condizioni di salute e benessere di tutti gli animali al seguito dei circhi che stazionano e svolgono spettacoli sul territorio comunale” aggiunge Costantino. “L’amministrazione comunale di Savona auspicando che le attività circensi si svolgano in futuro senza l’utilizzo di alcuna specie animale ed in particolar modo di esemplari di animali esotici di grande dimensione (tigri, leoni, elefanti, ecc) continuerà nell’impegnarsi a vigilare su tali attività e a promuovere modifiche normative a livello nazionale che introducano il divieto di utilizzo degli animali nelle attività circensi” conclude l’assessore savonese.
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2012
 
Guardie zoofile vincolate alle ASL e all’Autorità di Pubblica Sicurezza – interviene l’eurodeputato Zanoni
 
“Le Guardie zoofile devono restare indipendenti per continuare a fare l’ottimo lavoro che fanno quotidianamente da anni a questa parte”. E’ il commento di Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV e vice Presidente dell’Intergruppo Benessere degli animali al Parlamento europeo, alla proposta della Commissione Agricoltura della Camera secondo la quale le Guardie Zoofile dovrebbero agire solo su disposizione e coordinamento delle ASL o dell’Autorità di Pubblica Sicurezza. “L’indipendenza delle Guardie – ha dichiarato Andrea Zanoni – è indispensabile a garantire la loro efficacia ed autonomia contro tutti gli interessi e con il solo scopo di lottare contro tutti i maltrattamenti ai danni degli animali”.Proprio in questi giorni in Italia sono in discussione nelle Commissioni parlamentari competenti alcuni emendamenti che propongono un cambiamento dello statuto delle Guardie zoofile previste dalla Legge 189/04, ovvero quella contro i maltrattamenti. La proposta è di vincolare il loro operato alle ASL o alle autorità di pubblica sicurezza con la scusa di evitare “situazioni conflittuali con i soggetti interessati”.“Il vero conflitto d’interesse è quello di chi sta cercando di far passare questa assurda modifica solo per fare un regalo alla lobby dei cacciatori e di quanti uccidono e maltrattano gli animali”, attacca Zanoni. “In questo modo non si farebbe altro che minare la loro autonomia investigativa, tornando così a quando le segnalazioni di maltrattamento giungevano a chi di dovere e venivano ignorate per noncuranza o mancanza di tempo”.“Cambiare il modu s operandi delle Guardie zoofile vuol dire affermare che fino ad oggi non hanno lavorato bene. Una vera e propria offesa alle migliaia di interventi fatti sul territorio e spesso in situazioni pericolose e precarie per salvare e soccorrere altrettante migliaia di animali – conclude l’Eurodeputato – Mi auguro che i deputati delle Commissioni parlamentari che stanno lavorando su questa modifica agiscano nell’esclusivo interesse degli animali e non di terzi ignoti”.
 
MARKET PRESS
5 GIUGNO 2012
 
MORIA DELLE API: VIETATO L’USO DEL PESTICIDA “CRUISER” DELLA SYNGENTA VENDUTO ANCHE IN ITALIA. UNO STUDIO DIMOSTRA L´IMPATTO DI QUESTO PRODOTTO SULLA MORTALITÀ DELLE API. USATO PER IL TRATTAMENTO DI VASTE COLTIVAZIONI TRA CUI LA COLZA È STATO INTERDETTO DAL MINISTERO DELL´AGRICOLTURA FRANCESE
 
Il Ministero dell´Agricoltura Francese si è espresso il 1° giugno in favore di un divieto della commercializzazione ed uso del pesticida Cruiser prodotto dal gruppo agroalimentare svizzero Syngenta. Uno studio recente ha dimostrato il devastante impatto del pesticida sulle api, che Giovanni D’agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” rende noto. Tuttavia, i risultati delle ricerche non sarebbero ancora stati resi noti ai cittadini. Utilizzato per la colza, sul Cruiser aleggia il sospetto che possa essere una causa della mortalità delle api. Syngenta dispone ora di 15 giorni per prendere posizione sulla decisione. Il "Cruiser" è un potente insetticida utilizzato per il trattamento di vaste coltivazioni che combatte la presenz a di insetti dannosi per le colture che possono ridurre significativamente la produttività e la qualità di piante e raccolti. Dal 2008 la sua commercializzazione era ammessa in Francia attraverso autorizzazioni valide 12 mesi che venivano rinnovate. Se l´ape scomparisse dalla terra, all´umanità resterebbero quattro anni di vita; niente più api, niente più impollinazione, niente più piante, niente più animali, niente più esseri umani. A lungo considerata solo un´ipotesi, la frase attribuita ad Albert Einstein, da qualche anno, si sta rivelando molto vicina alla realtà. La morìa delle api che si è verificata in questi ultimi anni in tutto il mondo, ha raggiunto infatti la dimensione di una vera ecatombe, tanto da mettere a repentaglio l´intera agricoltura mondiale. E’ sopratutto per questo motivo che lo Sportello dei diritti chiede un intervento urgente al Ministro dell’Agricoltura affinchè anche in Italia ne sia vietata la commercializzazione e l’uso come nella maggioranza degli altri paesi europei dove il prodotto è invece vietato. E’ infatti considerato una possibile causa della diminuzione del numero delle api.
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2012
 
Australia – l’investitore di canguri
Andava dicendo che doveva portarlo al ristorante.
 
I fatti sono avvenuti lo scorso gennaio a Wodonga, nello Stato Victoria a sud dell’Australia. Ora la condanna.Sebbene le accuse di avere intenzionalmente causato l’incidente siano state poi ritirate, è fuor di dubbio che il ragazzo alla guida di una macchina di grossa cilindrata non dovesse avere molta intenzione di soccorrere il canguro. Questo alla luce di quanto poi combinato con il corpo del povero animale. Fatta retromarcia, è ripetutamente passato sulla testa. Lo ha infine legato con una corda attorno al collo e lo ha così trascinato per quasi dodici chilometri.Ora il ventenne, tremendo guidatore di Wodonga, è stato condannato a sei mesi di prigione (pena sospesa) oltre che al pagamento di una multa, al ritiro della patente ed all’obbligo di una visita psichiatrica.A parte la gravità di quanto comm esso, parrebbe che lo stesso avesse già tentato di uccidere quel canguro il quale, una volta straziato e legato alla macchina, doveva essere portato, a suo dire, in una nota catena di fast food.Strano paese, l’Australia. Ogni anno, infatti, centinaia di migliaia di canguri vengono deliberatamente uccisi da cacciatori locali che centrano i poveri animali di notte e con l’ausilio di potenti fari. Non sempre, quando feriti, vengono subito finiti ed i filmati animalisti hanno documentato scene agghiaccianti come quelle relative ad animali ancora sanguinanti, appesi a testa in giù una volta agganciati nelle automobili. Recentemente un’Associazione australiana, ha pure rintracciato le fosse comuni dove sono stati seppelliti alcuni di questi animali.
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2012
 
Elefante africano – nel 2011 sequestrate zanne di 2629 animali
 
2629 elefanti. A tanto ammonta, per il solo 2011, il numero di pachidermi sicuramente uccisi in Africa, così come è possibile desumere dai sequestri di zanne operati l’anno scorso. A diffondere il dato è IFAW (International Fund for Animal Welfare) la quale, in un recente report, ha messo in evidenza le gravi lacune esistenti in Cina, ovvero il principale mercato di avorio esistente al mondo. Questo sia sotto il profilo del controllo doganale che nella vendita, specie quelle on line.Se poi si considera come gli interventi di polizia riescono ad incidere per non più del 10% (bene che vada) del totale contrabbandato è facile immaginare come i 500.000 elefanti ancora viventi (stime, peraltro, non esenti da critiche) hanno ben poco da stare allegri.Solo pochi giorni addietro, una tonnellata e mezzo di avorio è stata posta sotto sequestro nello Sri Lanka. Proveniva dall’Uganda. Le zanne, quindi, erano state imbarcate in un porto kenyota e poi avevano fatto scalo nel Dubai. Verosimile come, anche in questo caso, la destinazione finale fosse la Cina.Il 24 maggio scorso il problema del contrabbando di avorio ha fatto capolino pure nel Senato americano. Forse in maniera un po’ assurda, visto che per porre al centro della questione il problema della sicurezza nazionale derivante da tale contrabbando si è richiamato l’elefante simbolo del capitalismo. Ad ogni modo, all’incontro, era presente un rappresentante della Convenzione di Washington. Aspetto, forse, ancora più incomprensibile, visto che sono proprio questi uffici a rilasciare i permessi di caccia legale che consentono, tramite l’emissione di apposita certificazione di viaggio purtroppo facilmente falsificabile, l’escamotage ideale per i contrabbandieri.Già gli stessi permessi di c accia, ebbe a dichiarare tempo addietro l’Autorità competente della Convenzione di Washington, sono facilmente falsificabili.
 
QUI BRESCIA
5 GIUGNO 2012
 
Maxi macello, “no” anche degli industriali carne
 
Il no al maxi macello che la Hamburger Pini vorrebbe realizzare a Manerbio, nel Bresciano, si è ora triplicato.
A contrastare il progetto, non solo il Coordinamento movimenti beni comuni Bassa Bresciana, ma anche l’Associazione industriali delle carni (Assica), che ha stilato un dossier in cui si esprime la netta contrarietà all’impianto.
“La struttura”, scrive l´Assica, “rischia di avere un impatto devastante su una filiera che faticosamente ha trovato un suo equilibrio”.
Quindi su un unico fronte, seppure con motivazioni diverse, si schierano contro il macello ambientalisti, animalisti ed industriali.
La struttura, nelle previsioni di operatività, dovrebbe macellare circa 2mila capi all’anno e dovrebbe sorgere in un´area dove si trova anche la Finchimica, una “coabitazione” che preoccupa e non piace a chi si oppone al progetto.
Per Assica “un impianto di macellazione con una capacità potenziale di 50 mila suini alla settimana modifica in maniera significativa il quadro produttivo su cui si basano sia le proposte per il tavolo di filiera delle Regioni Lombardia ed Emilia Romagna sia la proposta di piano di settore del ministro delle Politiche agricole”.
L’associazione industriale sottolinea poi come in Lombardia “la densità produttiva è cresciuta del 25 % negli ultimi 10 anni e siamo ormai prossimi alla saturazione”. Oltre a ciò anche sui mille posti di lavoro che l’impianto genererebbe vengono espresse alcune perplessità: “cifre sovrastimate” perchè “non si tratterebbe di nuovi posti di lavoro ma occupazione migratoria proveniente da strutture in fase di dismissione”. Domenica 10 giugno intanto è stato indetto un nuovo corteo di protesta, con partenza dalle 15,30 da piazza Italia. La prima tappa è fissata alla cascina Annunciata sulla strada per Milzanello dove dovrebbe sorgere il macello.
La sfilata proseguirà fino alla cascina Chizzolettà dove è previsto una merenda vegeteriana, momenti informativi e intrattenimento musicale e la raccolta firme contro il progetto.
 
CADO IN PIEDI
5 GIUGNO 2012
 
I würstel di pollo? Una spremuta di carcasse di volatili
Carne separata meccanicamente (CSM). E' l'ingrediente misterioso che costituisce quasi il 90% del wurstel di pollo
 
Compri confenzioni di wurstel di pollo Aia, Wuber, Principe, Fiorucci, Maso Antico vai a leggere l'elenco degli ingredienti e noti in una percentuale oscillante tra gli 85 e 90% la scritta carne separata meccanicamente (CSM). Ma di cosa si tratta? Le carcasse di pollo, tolti petto, cosce e pelle, sono trasferiti in speciali presse per essere macinate e fatte passare attraverso setacci per eliminare i residui delle ossa: il risultato è l'ottenimento di una poltiglia rosa. Aggiungendo addensanti e conservanti e, a volte, polifosfati per aumentare la quantità di acqua trattenuta, il lavoro è fatto. Il sapore è ottenuto immergendo i wurstel in bagni di acqua aromatizzata e attraverso spezie ed esaltatori dell'aroma. La spremitura delle carcasse è un sistema efficace, che permette di non buttare via niente, ma la qualità del risultato & egrave; mediocre. La poltiglia rosa ha una composizione simile alla carne, ma il contenuto osseo è maggiore e l'aspetto fibroso è scomparso. Quelli di suino sono ancora fatti con vera carne di maiale, costano infatti il 50% in più.
VIDEO
Ieri avevamo parlato della Carne Separata Meccanicamente, ingrediente principale dei wurstel di pollo. Oggi, le telecamere ci portano all'interno di uno stabilimento dove vengono prodotti i celebri salsicciotti. Un video che mette in luce "il dietro alle quinte" della produzione industriale.
Le telecamere ci portano all'interno di uno stabilimento dove vengono prodotti i celebri salsicciotti
 
ANMVI OGGI
5 GIUGNO 2012
 
Benessere e identificazione degli equidi, carenze alla macellazione
 
Il benessere degli equidi alla macellazione sarà oggetto di valutazione nel corso dei prossimi audit programmati dal Ministero della Salute.
Lo si legge nella nota trasmessa ai Servizi Veterinari dalle Direzioni Generali della Sanità Animale e della Sicurezza Alimentare, in seguito ai riscontri delle attività ispettive effettuate nel corso nel 2011 e nel 2012 nelle strutture di macellazione. Durante tali visite, la nota ministeriale informa che sono state riscontrate "importanti carenze" riguardanti il benessere animale nella catena di macellazione e che in alcuni impianti "si è riscontrata l'assenza di un sistema di impedimento visivo atto ad evitare che gli animali in attesa di essere macellati potessero vedere le operazioni di stordimento e dissanguamento dei capi che li precedono.La stessa nota, indirizzata anche alla FNOVI e per cono scenza all'AIA e al Ministero delle Politiche Agricole, ricorda che "qualora non sia ragionevolmente possibile stabilire l'identità degli animali", il Regolamento 854/2004 prevede "che essi siano abbattuti separatamente e dichiarati non idonei al consumo umano". La vista ante mortem è un "aspetto fondamentale sia a i fini della rintracciabilità delle carni che ai fini della comunicazione delle irregolarità agli allevamenti di provenienza". Per una corretta e "scrupolosa" identificazione degli equidi, la Direzione ministeriale richiama le Linee guida e il Manuale operativo per la gestione dell'anagrafe degli equidi adottati per decreto, rispettivamente, nel 2009 e nel 2011.Dalle verifiche effettuate, invece, il Ministero evidenzia che presso gli stabilimenti di macellazione sono stati riscontrati passaporti non conformi al modello di legge, incompleti, contenenti informazioni non corrispondenti all'equide di riferimento, assenza di microchip, compilazioni indaguate del Modello IV e del documento informazioni sulla catena alimentare, carenze strutturali e igienico-sanitarie delle strutture di macellazione e carenze nel benessere animale.Le Autorità Sanitarie sono quindi sollecitate a verificare e implementare i piani regionali di controllo ufficiali per la filiera degli equidi, incrementando l'attività di supervisione regionale sull'efficacia e l'appropriatezza dei controlli ufficiali e valutando la possibilità che le competenti Autorità locali emanino adeguate procedure operative per l'esecuzione dei controlli ufficiali nei vari settori della filiera.
 
ANMVI OGGI
5 GIUGNO 2012
 
SENTENZA
Dar da mangiare ai piccioni non è sempre sanzionabile
 
L'ordinanza dell'amministrazione locale è limitata al «perimetro urbano» senza specificarne i confini, dunque non si applica al confine con la campagna.
È quanto emerge dalla sentenza 433/12, pubblicata il 24 maggio dalla sezione civile del giudice di pace di Savona. Annullata, dunque, la sanzione amministrava emessa a carico del trasgressore, intimato al pagamento di 77,40 euro, di cui 27,40 per aver fornito mangime ai colombi.Il provvedimento era rivolto a tutelare il centro storico, mentre il cittadino sanzionato alimentava i piccioni al confine con l'area extraurbana. E inoltre il verbale della polizia municipale risultava immotivato facendo riferimento alla generica categoria del «piccione urbanizzato», in contrasto con l'obbligo di motivazione dei provvedimenti amministrativi.
La massima - Deve essere annullata la sanzione amministrativa, con la relativa ordinanza ingiunzione, inflitta al cittadino sorpreso dalla polizia municipale a dar da mangiare ai piccioni, dovendosi osservare che l'ordinanza sindacale che ha introdotto il divieto faccia riferimento al «perimetro urbano», senza tuttavia delimitarlo, con evidenti esigenze di tutela del centro cittadino notorio essendo che i colombi proliferano ove trovano cibo e rifugio, mentre il fatto sanzionato risulta non punibile perché accertato sul confine fra gli insediamenti urbani e le campagne, risultando inoltre il richiamo al «piccione urbanizzato» contenuto nel verbale generico e in contrasto con l'obbligo di motivazione dei provvedimenti amministrativi di cui all'articolo 3 della legge 241/90.
 
ABRUZZO 24 ORE
5 GIUGNO 2012
 
Ivana Spagna: da cantante a stilista per cani e gatti
 
Una storia a lieto fine per Ivana Spagna. Diverso tempo fa la cantante ha vissuto un esperienza di profonda depressione che l'aveva portata sull'orlo del suicidio. Ma, proprio il giorno in cui aveva preparato tutto per farla finita, è stata salvata dalla sua gatta, come ha rivelato al settimanale Vero."Avevo preparato tutto per andare via, per sempre. Poi, però, è stata la mia gattina a farmi capire che stavo sbagliando. Mi si è avvicinata, miagolando, e improvvisamente è come se un nuovo raggio di sole fosse entrato nella mia vita".Da qui comincia la nouva vita di Ivana Spagna. Torna il sereno ed arriva la decisione di dedicarsi alla realizzazione di piccoli abiti per quadrupedi, come riportato da DiPiù."Un paio di anni fa ho incontrato un rappresentante di cibo per animali, mi ha riconosciuto e mi ha detto: “Ivana, ma lei c he sul palcoscenico si veste sempre in maniera così creativa, perché non disegna una linea di abiti per cagnolini?”. All’inizio mi sono quasi sentita offesa e ho risposto: “Mi sembra un’idea bellissima, ma non ho tempo”. Poi ci ho pensato, ci ho provato ed è diventata la mia passione”. “Ma io, ben inteso, non ho smesso di cantare: realizzo i vestitini per cani tra una tournée e l’altra, spesso di notte, facendo anche le cinque di mattina a lavorare senza sosta”.
 
ROMA CAPITALE
6 GIUGNO 2012
 
Animali, scoperta valle orrori a Torraccia, denunciato pastore
 
Roma - Dopo circa un mese di indagini e accertamenti di Polizia Giudiziaria, le guardie zoofile dell'Enpa di Roma hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Roma un allevatore per maltrattamento di animali. Gli agenti dell'Ente Nazionale Protezione Animali allertati da alcuni cittadini del quartiere Torraccia a Nord- Est della capitale, hanno accertato le condizioni disumane di trenta cani utilizzati da un pastore.I cani venivano tenuti in parte rinchiusi in recinti privi di qualsiasi riparo tra fango ed escrementi, ma la maggior parte erano legati a delle catene cortissime, senza acqua, esposti alle intemperie e come riferito da molte persone del quartiere, i cani sarebbero stati in queste condizioni anche durante le abbondanti nevicate dello scorso inverno. Le guardie zoofile Enpa hanno fotografato e filmato da lontano le condizioni dei cani anche durante i temporali in più occasioni.Durante l'intervento condotto dall'Enpa capitolina, i veterinari hanno constatato che molti dei cani avevano le orecchie tagliate, pratica vietata e considerata un vero e proprio maltrattamento. Alcuni cuccioli erano affetti da rogna, le catene dei cani erano talmente corte che i poveri animali erano costretti in una piccola area a loro disposizione dove l'erba si era consumata per la lunga detenzione in quelle condizioni, tutti i contenitori dell'acqua erano vuoti. Uno dei cani a causa della stretta catena metallica utilizzata anche come collare, aveva una ferita dovuta allo sfregamento sulla pelle nella regione giugulare.L'allevatore A.G. di 63 anni è stato denunciato per maltrattamento di animali e rischia una condanna a 18 mesi di reclusione e una multa che potrebbe arrivare a 30000 euro, oltre alla possibile sospensione fino a 3 anni dell' attività di allevamento.
I cani sono stati liberati e posti sotto il controllo sanitario de lla locale ASL anche per le cure necessarie. Ad A.G. sono state elevate inoltre contravvenzioni per circa 5000 euro per le violazioni di numerose Leggi e regolamenti a tutela degli animali".
 
OGGI TREVISO
6 GIUGNO 2012
 
SPARISCONO CANI, ALLARME A CONEGLIANO
 
CONEGLIANO (TV) - Spariti dai loro recinti, le cucce lasciate vuote: sono diverse le segnalazioni di furti di cani registrati nel coneglianese.Come riporta La Tribuna di oggi gli episodi, sparizione di cani di razza ma anche meticci, ci sono stati. Sono spariti per lo più cani di media e grossa taglia, come un pastore tedesco. L'Enpa lancia l'allarme confermando le segnalazioni arrivate da alcuni coneglianesi rimasti, in modo inspiegabile, senza il loro amato fido. Tra le ipotesi è che gli animali possano essere rivenduti, utilizzati per combattimenti illegali o per esperimenti. Oppure che sia stati fatti sparire da ladri per poter poi entrare nelle abitazioni. Il consiglio delle forze dell'ordine e dei veterinari è di dotare sempre i propri animali di microchip e di formalizzare la denuncia di smarrimento.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 GIUGNO 2012
 
Spariscono i cani È allarme in città

Diego Bortolotto

 
CONEGLIANO (TV) -  C'è allarme in città per la sparizione di alcuni cani. Ignoti avrebbero messo in atto dei veri e propri rapimenti nei giorni scorsi all'interno di abitazioni, anche se al momento non vi sono richieste di riscatto. I proprietari hanno ritrovato vuote cucce e recinti e non sanno che fine hanno fatto i loro animali. C'è mistero attorno alla vicenda. Certamente sono stati esclusi «allontanamenti volontari» o che i cani possano essere scappati momentaneamente. Le sparizioni riguardano soprattutto cani di media e grossa taglia, tra questi un pastore tedesco e un meticcio misto tra un terranova e un maremmano. Diverse segnalazioni in questo senso sono state raccolte dai volontari dell'Enpa, Ente protezione animali. «Ci è stato comunicato il furto di alcuni cani a Conegliano», spiega Adriano D e Stefano, presidente dell'Enpa di Treviso «stiamo facendo delle verifiche». Tra le ipotesi è che gli animali possano essere rivenduti, utilizzati per combattimenti illegali, o peggio per esperimenti o vivisezioni». Un salto di qualità», lo definisce lo stesso presidente dell'Enpa. C'è una forte preoccupazione perché il fenomeno è inquietante e va a colpire delle bestie indifese e a cui ci si affeziona. Ma non è escluso che possano essere eliminati per poi nelle stesse abitazioni mettere a segno dei furti. I cani non vengono più stanati con dei bocconi avvelenati, ma fatti scomparire. Più facile così entrare e rubare senza che gli animali con il loro abbaiare facciano da sentinelle e allertino il proprio padrone. Il consiglio delle forze dell'ordine e di veterinari è innanzitutto di provvedere a dotare di microchip i cani, perchè è obbligatorio per legge e poichè i n caso di ritrovamento il proprietario è facilmente individuabile. Inoltre in casi di sparizioni va formalizzata una denuncia di smarrimento anche al servizio veterinario.
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2012
 
Cavalli macellati, nell’attesa vedono la morte in faccia
A confermarlo è il Ministero della Salute.
 
Passaporti non conformi, compilati in maniera incompleta fino alla non corrispondenza con il cavallo indicato. Poi l’assenza di microchip, carenze strutturali e di natura igienico sanitaria, oltre che sul benessere degli animali. Queste le principali rilevanze registrate dal Ministero della Salute nel corso degli atti ispettivi compiuti nel 2011 e 2012 nelle strutture autorizzate del nostro paese, alla macellazione degli equini.Lo ha precisato in una nota del 28 maggio scorso lo stesso Ministero tramite il Dipartimento della Sanità Pubblica Veterinaria, Direzione Generale della Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione. La nota, riportante ad oggetto “problematiche inerenti la macellazione degli equidi” è indirizzata alle autorità sanitarie locali di Regioni e province autonome. Sebbene non sia espressamente indicato, è possibile intuire come nei macelli italiani possono essere stati macellati cavalli non destinati all’alimentazione umana. L’esecuzione dei compiti ispettivi al macello, è infatti attribuita al veterinario ufficiale il quale, sottolinea il Ministero, “qualora non sia ragionevolmente possibile stabilire l’identità degli animali” deve provvedere al rispetto dell’obbligo di abbattimento “separatamente e dichiarati non idonei al consumo umano“.A dire il vero negli ultimi mesi preoccupanti notizie sono in tal senso già pervenute. A Luino (VA), ad esempio, si è riscontrata la presenza della grossolana alterazione della documentazione per non parlare della maxi inchiesta della Forestale che parrebbe avere individuato in un macello di Reggio Emilia un importante terminale di cavalli che potrebbero non essere destinati all’alimentazione umana. Poi la denuncia dell’Associazione Horse Angels sull’impennata del consumo di carne di cavallo in Italia e la possibilità che dietro tale fenomeno, si siano innescati processi di macellazione di animali non destinabili al consumo.Ritornando alla nota del Ministero è interessante notare come tra le carenza sul benessere degli animali, in alcuni casi sono state riscontrate evidenze particolarmente gravi. Tra queste l’assenza di impedimento visivo, ovvero i cavalli in attesa della morte, assistevano a stordimento e dissanguamento.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 GIUGNO 2012
 
Scappa dal tir, mucca abbattuta
 
GODEGO (TV) -  Un altro... rodeo ha impegnato carabinieri e veterinari nella Castellana. Dopo il toro che ha tentato la fuga da un allevamento di Vallà di Riese, abbattuto mentre stava sconfinando nella strada provinciale, questa volta il protagonista è un vitellone destinato al macello, animale di natura più calma di un toro ma non meno pericoloso quando si imbizzarisce. E che ha seguito lo stesso destino. I fatti si sono svolti ieri mattina presso un allevamento di via Casoname a Castello di Godego. Come era avvenuto a Vallà, durante la fase di caricamento da un camion, il vitellone improvvisamente sembrava essere impazzito e in brevissimo tempo ha avuto modo di liberarsi da ogni costrizione. Il timore di possibili danni agli operatori che gli stavano attorno ha fatto sembrare opportuno lasciargli libero sfogo. Cosa che ha pe rmesso al bovino di prendere la via dei campi. Di fargli ripercorrere la strada del ritorno, almeno in un'area che offrisse più garanzia di sicurezza neppure a pensarci. La situazione è stata subito giudicata pericolosa: un animale in queste condizioni è imprevedibile. Sul posto sono giunti i carabinieri del Nucleo radiomobile di Castelfranco che hanno dato il loro supporto ai veterinari lì presenti. Il primo problema è stato quello di rintracciare l'animale che si era dato alla fuga. Alla fine la decisione di abbatterlo.
 
IL TIRRENO
6 GIUGNO 2012
 
Il killer dei gatti torna a colpire
 
di Alfredo Faetti
 
GIUNCARICO (GR) -  Il “killer dei gatti” di Giuncarico è tornato a colpire. Lunedì un felino è stato trovato senza vita nel centro storico del borgo, presentando gli stessi segni d’intossicazione che hanno caratterizzato la morte dei suoi simili l’anno scorso. Per fortuna, però, questa volta l’intento non è stato raggiunto a pieno: due gattini, con gli stessi segni di avvelenamento, sono stati portati dai volontari animalisti ai veterinari che gli hanno salvato la vita. Ma questo non può far tirare un sospiro di sollievo agli amanti dei mici, perché in paese sono tornate le polpette avvelenate che hanno decimato nel 2011 le colonie feline. «Già in passato la magistratura aveva aperto un’inchiesta sugli avvelenamenti a Giuncarico, purtroppo conclusasi senza individuare i colpevoli», tuona Giacomo Bottinelli, responsabile della Lav (Lega anti vivisezione) di Grosseto. È stata proprio questa associazione, insieme alla Lac (Lega anti caccia), a portare in salvo i due cuccioli di gatto. «Oggi chiediamo alle forze dell’ordine e ai cittadini di vigilare con ancora più attenzione sugli avvelenamenti, che mettono a rischio non solo gli animali ma l’intera popolazione». Già, perché il veleno utilizzato è nocivo anche per l’uomo. E quel gatto ritrovato ieri è morto per aver ingerito del veleno, come hanno riscontrato i veterinari a un primo esame. Accanto al suo corpo, in più, è stato ritrovato quello di un piccione, morto per la stessa causa. Le due carcasse sono state inviate all’istituto zooprofilattico per gli esami necroscopici. Pericoli per la popolazione e violenza gratuita a parte, occorre tenere presente che preparare e spargere esch e avvelenate è contro la legge. «L’uccisione di animali è punita dal codice penale e prevede il carcere da quattro mesi a due anni – commenta Bottinelli – per cui gli eventuali colpevoli degli avvelenamenti devono stare particolarmente in guardia». Intanto, sia la Lav che la Lac hanno deciso di farsi carico personalmente della situazione a Giuncarico. «Ci attiveremo per promuovere le sterilizzazioni dei gatti randagi nel paese, auspicando in questo senso la collaborazione dell’Asl, mentre i Comuni sono tenuti ad effettuare il censimento delle colonie feline». Ma tutto questo potrebbe non bastare. «Chiediamo la collaborazione della popolazione per individuare i responsabili. Non dimentichiamoci che bloccare chi sparge esche avvelenate significa proteggere tutti».
 
IL CENTRO
6 GIUGNO 2012
 
Pianella, tir si ribalta e fa strage di polli

Claudia Ficcaglia

 
PIANELLA (PE) - . Strage di polli sulla statale 81 nel territorio di Pianella. Nella notte tra lunedì e martedì, intorno alle 2.30, un autoarticolato della ditta Pollo Gallo che trasportava oltre 300 polli si è ribaltato con tutto il suo carico in contrada Collecincero, a confine tra i comuni di Loreto Aprutino e Pianella. Il tir aveva appena caricato gli animali nell’allevamento Amadori di Catignano e viaggiava verso Pianella. Lungo un rettilineo, prima di affrontare la curva, il conducente ha perso il controllo del mezzo ed è finito nel terreno incolto ai margini della strada. L’autista del camion, l’unico a bordo al momento dell’incidente, è rimasto ferito ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Pescara, riportando lesioni multiple giudicate guaribili in 15 giorni. Per buona part e dei volatili, invece, non c’è stato nulla da fare: sono rimasti schiacciati sotto il peso del rimorchio che li conteneva, stipati nelle gabbie di plastica utilizzate per il trasporto.Un’altra parte però è scappata dalle stie che a causa dell’impatto si sono aperte, sparpagliandosi nei campi con un grande fragore di ali.Per tutta la notte, fino alla mattina seguente, quando sono arrivate le squadre di operai insieme all’Anas e ai carabinieri della Compagnia di Pescara e Montesilvano intervenuti per ripristinare il regolare transito dei veicoli e fare i rilievi, i pennuti, tutti di colore bianco, hanno letteralmente invaso orti e giardini delle case circostanti creando per i residenti ed i passanti uno spettacolo fuori dal comune.I dipendenti delle aziende di allevamento della zona, inviati sul posto per tamponare la situazione di emergenza, hanno costruito in fretta e furia un recinto per contenere gli uccelli ancora vivi usando le gabb ie rimaste vuote e cercando di recuperare quanti più esemplari possibili. Per sgomberare il terreno dalla carcassa del mezzo è stato necessario l’intervento di una gru dell’Aci che ha dovuto sollevare la motrice e poi il rimorchio per caricarli sugli autocarri del soccorso stradale. Le operazioni, andate avanti dalle prime ore del mattino fino all’una circa, hanno determinato la chiusura del tratto di strada compreso tra il bivio Tarallo e Pianella. Per orientare il traffico è intervenuta anche la polizia municipale di Pianella e Loreto.
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2012
 
Roma e i cerchi nel grano – erano gli spazi dove venivano legati i cani (fotogallery)
Intervento delle Guardie Zoofile dell'ENPA.
 
Come i cerchi nel grano lasciati da improbabili UFO. Alle porte di Roma, già nella parte cittadina a ridosso del raccordo anulare, a due passi dalla via Nomentana, i cerchi erano però tracciati dai cani legati alle corte catene. Terreno più volte calpestato, almeno da questo inverno, e pertanto senza un filo d’erba. Totale assenza di riparo, contenitori di plastica forse per l’acqua che si presentavano ribaltati, poi ancora cani con le orecchie tagliate e cuccioli con la rogna.In tutto trenta cani utilizzati al controllo di un gregge di alcune centinaia di pecore. Le segnalazioni alla sede romana dell’ENPA, sono inizialmente pervenute dagli abitanti della zona. Le Guardie Zoofile guidate da Claudio Locuratolo, hanno avuto così avuto modo di documentare il tutto. Durante un sopralluogo, era pure in atto un viole nto temporale, ma stante quanto riferito dai segnalanti, i poveri animali avrebbero patito anche la neve di quest’inverno.Solo alcuni di loro erano all’interno di un improprio recinto, anch’esso privo di riparo.Cani pastori, addetti alla guida e guardia del gregge e “toccatori”, ovvero adibiti a compattare le pecore toccandole appena con il muso. A tutti, però, era riservato lo stesso trattamento. Per molti di loro, poi, la corta catena che in alcuni casi ha lasciato evidenti tracce nel collo. Poi quegli incredibili cerchi con gli escrementi accumulati. Una buona parte dei cani sono inoltre risultati privi di microchip.L’allevamento di pecore non era abusivo. Una volta arrivate le Guardie Zoofile ed avvisati i Servizi Veterinari dell’ASP, è stato così molto semplice rintracciare il proprietario. Quest’ultimo ha cercato di difendersi sostenendo che i cani, dai box, scappano di frequente. Aveva per questo pensato ai paletti nell’erba. Circa le orecchie tagliate, pur non fornendo alcuna indicazione sulla provenienza dei cani, ha sostenuto di averli introdotti in tal maniera nell’allevamento.Per l’allevatore la denuncia per maltrattamento di animali, più le sanzioni amministrative relative alle altre irregolarità tra le quali la mancata microchippatura di alcuni cani. Poi l’obbligo, già eseguito, di liberare gli animali e spostarli in un’area idonea sempre nei pressi. I cani sono ora sottoposti al controllo dell’ASL.
VEDI FOTOGALLERY:
 
LA NAZIONE
6 GIUGNO 2012
 
Anche gli animali vittime della crisi
E' boom di 'abbandoni forzati'
Padroni che alle prese con la perdita del posto di lavoro o con ridotta disponibilità economica si trovano davanti alla scelta 'forzata' di dover rinunciare al proprio cane, gatto, pesci. L'allarme della Protezione animali di Firenze
 
Firenze - Padroni che alle prese con la perdita del posto di lavoro o con ridotta disponibilità economica si trovano davanti alla scelta 'forzata' di dover rinunciare al proprio cane, gatto, pesci o piccoli roditori perché non sono più in grado di mantenerli, curarli o tenerli in casa. E' il fenomeno inedito e preoccupante che la Protezione Animali di Firenze ha denunciato oggi nell'ambito dell'iniziativa di presentazione del resoconto annuale tenutasi in mattinata nella sede della Provincia di Firenze a Palazzo Medici Riccardi.Nel corso della mattinata è stato inoltre confermato come indicativamente rimane invariato il numero di casi di abbandono criminale che nell'anno appena trascorsoha coinvolto circa 45 tra cani e gatti recuperati dalle Guardie zoofile, ma anche altr i animali, tipo volatili da gabbia, roditori e rettili. L'anno scorso lo stesso dato ammontava a 48 quattrozampe salvati da situazioni di abbandono. Un altro fenomeno che non conosce tregua è quello dell'avvelenamento, che resta costante in città e campagna nell'arco dell'intero anno. In città diminuisce lo spargimento di esche avvelenate nelle aree verdi pubbliche e sono i gatti le principali vittime. In campagna, invece, l'avvelenamento colpisce soprattutto i cani, ma anche animali selvatici.L'ENPA sottolinea anche le condizioni problematiche di quegli animali che hanno padroni che fanno uso di alcol o sostanze stupefacenti, spesso traumatizzati e portati a sviluppare o marcata aggressività o terrorizzata sottomissione.Infine, è presentato come allarmante il dato che riguarda il traffico di cuccioli dai paesi dell'Est: oltre il 70% di cuccioli che arrivano facendo il tratto di autostrada del sole tra Firenz e e Arezzo muore entro i due mesi di vita.Le attività dell'ENPA di contrasto a questi fenomeni hanno visto, nella provincia di Firenze, 37 Guardie zoofile che, a titolo gratuito e volontario, hanno costituito un gruppo di investigazione di polizia giudiziaria in collaborazione con le forze dell'ordine e l'autorità giudiziaria. Il gruppo ha aperto 738 fascicoli per oltre 2500 servizi investigativi, che hanno portato a perquisizioni, sequestri e custodie giudiziarie.Sempre in ambito giudiziario l'ENPA ha ricordato come da diversi anni si occupi, anche a livello economico, di ben 32 animali di varie specie sotto custodia giudiziaria e si sia anche costituita parte civile in diversi processi che coinvolgono animali.Un'iniziativa di cui la Protezione Animali locale va particolarmente fiera è quella che riguarda un gruppo di volontari che da febbraio si occupa del Parco degli Animali di Ugnano, canile modello del Comune di Firenze. Dal prossimo autunno l'ENPA si propone di attivare anche un servizio di pronto soccorso per animali con il coordinamento della ASL 10 veterinaria.Al termine della presentazione a Palazzo Medici Riccardi l'ENPA ha consegnato in presenza della sua Presidente nazionale, la Senatrice Carla Rocchi, e del Commissario straordinario  della sezione provinciale Simone Porzio, gli attestati di benemerenza zoofila. Sono stati così premiati: l'ufficio diritti animali del Comune di Firenze per il canile di Ugnano; la Polizia Provinciale; il Corpo Forestale dello Stato; e una signora che ha venduto tutte le sue numerose pellicce per donare il ricavato all'ENPA per l'acquisto di macchinari da destinare all'ambulatorio veterinario.
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2012
 
Rapporto uomo animali – la Guida sulla sicurezza della Questura di Aosta
La Polizia di Stato: chi abbandona un animale commette un gesto criminale.
 
Un guida completa, quella realizzata dalla Questura della Valle D’Aosta ed avente come oggetto la sicurezza del cittadino. Tanti temi affrontati con l’ausilio e l’esperienza dei diversi rami della Polizia di Stato oltre che di quella francese ed elvetica. Ottanta pagine piene di consigli (SCARICA LA GUIDA “TUTTI AL SICURO”), progettate e redatte dal dott. Francesco Menchiari Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato, con la presentazione del Questore di Aosta dott. Maurizio Celia.Per la Polizia di Stato, dare delle risposte adeguate, ovvero informare, è utile per sanare il divario esistente tra la sicurezza così come viene percepita da ognuno di noi e quella reale. Un comportamento adeguato per evitare che il cittadino, come riferisce il Questore di Aosta, si possa sentire disorientato. Ci siamo mai chiesti, ad esempio, perché è utile mantenere la calma nel caso si rimane vittima di una rapina? Serve solo ai nostri nervi e ad evitare una risposta pericolosa del rapinatore? Non solo. Inutile reagire, dicono dalla Polizia di Stato, anzi bisogna sfruttare quei momenti cercando di memorizzare quanto di più importante per rintracciare il rapinatore. Tratti somatici, abbigliamento ed eventuale numero di targa. Di certo tutto è più possibile se riusciamo a mantenere la calma.Quello che pertanto la Guida si propone, è fornire risposte adeguate alle tante sollecitazioni in tema di sicurezza che in alcuni casi possono già provenire dalla semplice apertura di un giornale. Stupefacenti, rapine, furti nelle abitazioni. Tanti consigli che servono anche ad elevare il modello di convivenza sociale. In questa chiave, già nella presentazione del Questore, fa capolino una domanda. Come vivere un buon rapporto con la natura e gli animali?Il capitolo “Legge di Natura” è dedicato a questo tema. Quasi il 30% della natura valdostana, ricorda il Vice Questore Menchiari, è protetta. Tante ricchezze di Madre Natura, che richiamano ogni anno numerosi turisti. Un approccio già regolamentato ma del quale non sempre ne siamo a conoscenza. Per questo, oltre a conoscere i numeri della Protezione Civile e del Corpo Forestale della Regione Valle D’Aosta, è anche utile evitare impatti negativi, spesso frutto di pericolose quanto banali disattenzioni. La legge c’è, ed è bene conoscerla non solo per evitare danni alle persone o alle cose. Può essere ad esempio utile all’incauto sciatore fuori pista sapere come l’art. 426 del Codice Penale, punisce severamente chi cagiona la caduta di una valanga, oltre che di una frana o addirittura una inondazione.Poi gli animali e d i cani in particolare. Secondo la Questura su 125.000 abitanti della Valle d’Aosta, vi sono ben 20.000 cani. Un fenomeno sociale straordinario, sottolinea la Polizia, che impone l’osservanza di regole comportamentali volte ad interpretare correttamente il rapporto con il miglior amico dell’uomo. Tra queste anche gli obblighi che sono imposti, a chi possessore di un cane, nel visitare un luogo ove la natura è protetta. Obblighi che in altri casi hanno al centro la stessa scelta di adottare un cane. Spazi adeguati, tempo da dedicare al nostro amico a quattro zampe e le stesse caratteristiche psico fisiche. Come comportarsi in strada, le norme su guinzaglio e museruola, anagrafe carina.E poi, dice sempre la Polizia, anche un meticcio può essere un grande amico. Per questo, volendo adottare un cane, può essere utile rivolgersi ad un canile dove sono presenti animali di tutte le età e fattezze. Anche questo è un gesto di alto val ore sociale. Regaleremo una nuova vita ad un animale che è stato abbandonato e che ha sempre dato senza chiedere nulla in cambio. Anzi, a proposito di abbandoni, il monito della Questura della Valle d’Aosta è severo: “abbandonare un animale d’affezione come un cane significa aver abbandonato ancor prima la propria umanità ed il proprio senso civico, oltre che aver compiuto un gesto davvero criminale!”.
 
MESSAGGERO VENETO
6 GIUGNO 2012
 
Tutti in fila per vedere i trofei di caccia
 
FORNI DI SOTTO (UD) -  Successo della mostra venatoria, diretta da Ennio Ghidina, la rassegna itinerante dei trofei di caccia della Carnia giunta alla 11ª edizione, che si è tenuto lo scorso fine settimana a Forni di Sotto. A organizzarla il distretto 2 della Carnia in collaborazione con il Comune e le associazioni del volontariato del paese. Oltre un migliaio di persone si sono accalcate nei padiglioni dove i cacciatori hanno esposto 89 trofei di camoscio, 653 di capriolo, 291 di cervo, 101 di cinghiali e 4 mufloni, presenti questi ultimi nella riserva di Resia. «Questi numeri – ha osservato il presidente del distretto numero 2 della Carnia Luigi De Colle – dimostrano l’aumento considerevole che la popolazione, specie di caprioli, cervi e camosci, ha avuto negli ultimi anni in montagna». Il piano di abbattimento delle varie specie infatti dipende dal censimento che viene effettuato annualmente dai cacciatori nelle varie riserve cui si associano spesso guardie venatorie e uomini del corpo forestale. «Maggiore è l’aumento degli animali censiti, maggiore sarà il piano di abbattimento per salvaguardare le varie specie presenti in zona». L’abbattimento dei cinghiali invece è sceso rispetto agli scorsi anni. Questo è dovuto allo stabilizzarsi della popolazione di questi animali dopo una più incisiva campagna di abbattimento negli anni scorsi, per limitare i danni che i cinghiali provocano alle colture. Le iniziative del distretto venatorio hanno già contemplato una gara di tiro con carabina frequentata da oltre 100 appassionati, mentre a breve si disputerà una lezione di manutenzione, custodia e trasporto delle armi, cui seguirà una gara in tiro al piattello, nel poligono di Tolmezzo.
 
IL CENTRO
6 GIUGNO 2012
 
Celano, un toro infuriato spaventa i cittadini

Dante Cardamone

 
CELANO (AQ). Un toro infuriato semina il panico lungo via la Torre. I carabinieri, con l’aiuto di alcuni allevatori, sono riusciti a stento far calmare il grosso animale facendo arrivare sul posto persino una mucca.Il toro è stato poi chiuso dentro una stalla in borgo Monterone. Il fatto è accaduto verso le 23 di lunedì, il toro fuggito da un recinto nei pressi della località Paduli ha iniziato a girovagare prima nelle strade adiacenti borgo strada 14 fino a quando ha iniziato a risalire via la Torre.Molti automobilisti che transitavano lungo quella strada sono riusciti solo a fatica ad evitarlo. Sul posto sono arrivati i carabinieri, al comando del maresciallo Pietro Finanza, i militari hanno scortato il toro per diversi chilometri fino a borgo Monterone.Gli uomini dell’arma hanno effettuato una vera e propria staffetta per evitare che l’animale, visibilmente agitato, potesse arrecare danni a qualcosa o qualcuno. A dare una mano alcuni allevatori che hanno portato una mucca sul posto. Solo a quel punto il toro ha iniziato a calmarsi.
 
LA NUOVA SARDEGNA
6 GIUGNO 2012
 
“Riscatto” per il segugio sparito
 
di Elena Laudante
 
SASSARI «Dammi 2mila euro, o non rivedrai il cane». Suonava più o meno così la richiesta di “riscatto” arrivata via posta a casa di un cacciatore di Ploaghe, nel gennaio 2008. Qualche giorno prima, Costantino Vacca aveva perso il suo segugio durante una battuta nelle campagne tra il paese d’origine e Siligo. Dopo ore d’ansia, poi si era tranquillizzato: uno sconosciuto lo aveva chiamato al cellulare (indicato sul collare) e gli aveva chiesto se ci tenesse davvero a ritrovare l’animale, se fosse «un bravo cane». E aveva promesso: mi dia l’indirizzo che glielo porto a casa domani, in cambio di una piccola ricompensa. Il giorno seguente, però, fido non era tornato al cospetto del padrone e nemmeno il “telefonista” - che lo aveva chiamato da un’utenza con numero nascosto - si era fatto vivo. Dopo poco più di una settimana, però, a casa di Vacca era arrivata una lettera. Nella missiva un anonimo comunicava di avere “trovato” il cane proprio nelle campagne vicino al luogo della battuta. E proponeva uno scambio: il cacciatore avrebbe rivisto la bestiola per 2mila euro. Allora il cacciatore Vacca si era deciso a rivolgersi ai carabinieri, che avevano riavvolto il nastro degli eventi. Avevano cioè iniziato l’indagine a partire dalla chiamata anonima: grazie ai tabulati telefonici, i militari erano arrivati alla Sim. E visto che proprio in quella telefonata l’anonimo aveva carpito l’indirizzo del cacciatore, hanno individuato nel titolare della scheda anche il mittente della lettera. Sotto processo è finito un imprenditore originario di Orune ma residente a Chilivani, Antonello Sanna, 34 anni, titolare di un’azienda di formaggi, che ieri è stato condannato a un anno di reclusione, pena sospesa . Per lui il pubblico ministero Roberta Pischedda aveva sollecitato al giudice dell’udienza preliminare Carla Altieri (il processo era in abbreviato) una condanna a due anni per tentata estorsione e furto (del cane, mai consegnato al proprietario). Il difensore Angelo Merlini ha sostenuto la tesi dell’insussistenza di prove, soprattutto in relazione al furto. Il cacciatore invece non si è presentato: non ha preteso alcun risarcimento per il “sequestro del cane”.
 
LA REPUBBLICA
6 GIUGNO 2012
 
Oliver Stone:''10mila animali uccisi dall'esercito''
 
Il cineasta scende in campo insieme alla Peta contro l'addestramento dell'US Army che prevede simulazioni di combattimento con animali, che spesso finiscono per essere torturati. Ogni anno sarebbero 10mila gli animali uccisi
VIDEO
 
CORRIERE DELLA SERA
6 GIUGNO 2012
 
A MISTERBIANCO, nel catanese
Gufo reale, nati tre pulcini: è il primo nido dal 1920
Questi animali sono quasi spariti dalla Sicilia: venivano uccisi perché si pensava portassero sfortuna
 
CATANIA - Sono nati i gufi antijella: tre pulcini del rarissimo
"Gufo reale", quasi sparito dalla Sicilia a colpi di doppiette perché accusato di portare sfortuna. E invece a Misterbianco, nel catanese, c'è stato il primo nido siciliano dal 1920. Con un obiettivo preciso: dopo quasi un secolo, combattere i pregiudizi e non "gufare" più sulla sorte di questi animali.
EVENTO RARO - I gufetti, due femmine e un maschio, sono nati al Centro Rapaci Asiff (Accademia Siciliana Falconieri Federico II) dentro una voliera studiata apposta per loro: 37 i giorni di cova, tutti sotto l'occhio vigile di una telecamera allestita dal maestro falconiere Agatino Grillo. "Sono animali protetti dalla Convenzione di Washington - spiega all'Italpress - perché in
passato sono stati sterminati a causa di antiche credenze: su queste cose i siciliani hanno il grilletto facile! Oggi, invece, il gufo rappresenta la Sapienza, e secondo me il Gufo Reale è il più bello: è alto 70 centimetri e può pesare anche 4 chili, caccia al crepuscolo e di giorno conigli, lepri e volpi.
GUFO REALE - Per adesso i tre pulcini resteranno qui da noi, in cattività, ma le cose potrebbero cambiare se, in futuro, la Regione decidesse di ripopolare il territorio con i gufi, così come ha già fatto con i grifoni (di ceppo spagnolo perché quelli siculi si erano già estinti)". Oltre al gufo "Bubo Bubo" (questo il nome scientifico del Gufo Reale), nelle voliere del Centro Rapaci sono nati anche due falchi Gherrug. E per questi giorni, tra oggi e domani, c'è attesa per la nascita di una Poiana Reale Farrugginosa.
CICOGNE - Tra gli animali insoliti che scelgono la Sicilia per nidificare, ci sono anche le celebri "Cicogne della Zona Industriale": si tratta di due famiglie di cicogna che ogni estate scelgono di trascorrere alcuni mesi nel catanese, tornando ogni stagione ai loro nidi ”di villeggiatura” costruiti su due pali della luce, l'uno davanti all'altro.
 
TUTTO GRATIS
6 GIUGNO 2012
 
Cagna partorisce sei cuccioli durante il terremoto. È la mascotte della tendopoli
 
Sebbene anche gli animali stiano soffrendo per il forte sisma che continua a far tremare la terra in tutta l‘Emilia Romagna dal 20 maggio, c’è qualcuno che cerca di lottare. È il caso della la coraggiosa Maya, una cagna di yorkshire riuscita a mettere alla luce i suoi sei cuccioli, subito dopo il terremoto avvenuto il 20 maggio. Tra una scossa e l’altra, la cagnetta, che insieme ai suoi padroni si trovava nel palazzetto dello sport di Mirandola, in provincia di Modena, ha partorito, uno per uno,la cucciolata di un incrocio tra uno yorkshire, la mamma, e un volpino. I padroni, con i quali la famiglia allargata vive nelle tendopoli al numero 63, hanno ben pensato di dar loro dei nomi davvero particolari e che ricorderanno questo avvenimento. I sei nuovi cuccioli, sono, infatti: Terre, Moto, Venti, Maggio, Sisma e Scossa e in tutta la tendopoli sono diventati delle vere attrattive tra i bambini e anche tra i più grandi, che si mettono in fila per coccolarli. E pensare che la notte del sisma i suoi padroni, con la preoccupazione di portare in salvo i quattro bambini, avevano dimenticato la povera Maya in casa, subito dopo la prima forte scossa. Con un pò di coraggio l’uomo, stando al racconto di Alessandra la moglie, sarebbe rientrato in casa per portare in salvo Maya.Una volta raccolti tutti nel palazzetto dello sport, quando solo quella notte le scosse sono continuate incessantemente, la coraggiosa Maya ha messo alla luce i suoi sei cuccioli, proprio nel palazzetto dello Sport. Uno strano evento che, almeno per un breve periodo di tempo, ha fatto passare a molti presenti la preoccupazione e la paura del terremoto. Dopo qualche giorno i cuccioli sono ritornati a casa insieme alla loro famiglia, ma in seguito alla violente scossa del 29 maggio scorso, la casa è diventata inagibile. Ora i cuccioli dividono la tenda insieme alla famiglia, riposando e giocando con i bambini, tra una brandina e l’altra. Sono sempre loro che riescono a regalare sorrisi ai bambini che corrono tra una tenda e l’altra. Nei dintorni delle tendopoli sono già operativi i membri dell’Ente Nazionale protezioni animali (ENP) che ha allestito, proprio nei pressi della tendopoli, una serie di piccoli rifugi per ospitare i cani e i gatti trovati a vagare senza una meta dopo il terremoto. Molti volontari, inoltre, continuano il loro lavoro di recupero degli animali abbandonati o dispersi nelle zone rosse o inaccessibili dopo il sisma. Una volta raccolti gli animali si passerà a rintracciare i proprietari. Mentre per i nuovi nati, ovvero Terre, Moto e i fratelli, gli stessi volontari dell’associazione animalista si sono offerti per adottarli, rimane solo da dirlo ai bambini.
 
LA ZAMPA.IT
6 GIUGNO 2012
 
Olanda, nelle macellazioni rituali fino a quaranta secondi di agonia
Una legge stabilisce il tempo massimo prima che l'animale venga stordito nel rispetto della tradizione kosher e halal
 
Il Ministro all'Agricultura olandese Henk Bleker ha firmato un accordo con i leader musulmani ed ebraici che renderà meno cruenta la macellazione degli animali secondo i dettami di queste due religioni. «L'accordo prevede che gli animali devono essere incoscenti entro 40 secondi dal primo taglio al collo - si legge in una nota del Ministero - altrimenti, l'animale va stordito con interventi supplementari».L'accordo, inoltre, insiste sulla natura del taglio praticato al collo secondo le tecniche halal e kosher, che deve essere praticato "con un movimento fluido e deciso".L'anno scorso, una prima bozza di legge approvata dalla Camera Bassa olandese che prevedeva che gli animali venissero storditi prima della macellazione. Di fronte alle rimostranze delle comunità musulmante ed ebraiche, la normativa era stata bloccata alla Camera Alta, che ne aveva richiesto una soluzione di compromesso.Bleker ha così incontrato i rappresentanti delle due comunità religiose per lavorare su una nuova legge che garantisse il rispetto delle pratiche ebraiche e musulmane. Secondo lo stesso ministro, l'accordo raggiunto è «un buon punto di equilibrio tra la libertà di culto e il miglioramento delle condizioni di vita degli animali».In Olanda, oltre 2 milioni di animali vengono macellati secondo i rituali halal o kosher ogni anno.
 
IL PICCOLO
6 GIUGNO 2012
 
Abbattuto un orso È l’undicesimo ucciso sull’isola di Veglia
 
di Andrea Marsanich
 
FIUME Prosegue l’opera di eliminazione degli orsi sull’isola di Veglia, dove i plantigradi sono ritenuti per legge specie alloctona e dunque dannosa per l’economia locale. Nella zona venatoria Dolovo, tra gli abitati di Kras e Dobrinj, nell’area settentrionale di Veglia (l’unica isola adriatica abitata da questi animali), il cacciatore vegliota Ivan Plisic è riuscito ad abbattere un esemplare di circa 3 anni di età, pesante 78 chilogrammi. «Prima di questo abbattimento – è quanto dichiarato da Ivan Bolonic, presidente della società venatoria vegliota Orebica – ne avevamo avuto uno nel maggio di due anni fa. Devo dire che rispetto agli anni 90 e al primo scorcio di questo decennio i problemi causati dagli orsi non sono più così gravi. Ci tormentano invece i cinghiali, altra specie allo ctona, che pure si ciba di agnelli, distrugge colture, fa venire giù i secolari muretti a secco. I nostri sforzi sono concentrati soprattutto nell’eliminazione dei cinghiali, anche se qualche orso qua e là si trova ancora sulla nostra isola». La statistica non lascia dubbi: dal 1998 ad oggi, a Veglia sono stati uccisi a fucilate 11 orsi e probabilmente ne saranno rimasti ancora un paio. I bestioni erano giunti su quest’isola quarnerina circa a metà degli anni 90, attratti dal cibo (leggi ovini) e sospinti alla ricerca di nuovi territori dall’improvviso accrescimento della popolazione orsina, dovuto alle guerre balcaniche. Molti esemplari, così gli esperti, si erano portati in Croazia dalla Bosnia-Erzegovina, Paese reso quasi invivibile dal conflitto, con tanto di spari, colpi d’artiglieria, esplosioni, incendi di aree boschive, combattimento in zone dove un tempo i plantigradi potevano vivere tranquillamente. Facilitati dallo stretto canale tra la terraferma e l’isola, gli animali avevano raggiunto Veglia a nuoto, banchettando per anni a carne di ovini, specie di agnello. Si calcola che gli allevatori isolani si siano visti portare via più di 1000–1500 agnelli, per danni solo parzialmente risarciti dallo Stato croato. Fortuna ha voluto (ma qualche spavento tra i veglioti c’è stato) che mai si sono verificati attacchi di orso all’uomo, come invece avvenuto nei dintorni di Fiume. Città dove nei giorni scorsi un esemplare adulto è stato visto in diversi sobborghi (dovrebbe trattarsi dello stesso orso, sostengono gli esperti), facendovi tappa per un solo motivo: il cibo. Lunedì sera, nel sobborgo orientale di San Cosimo, un bestione è apparso alla stazione dei bus della linea comunale numero 9 e – noncurante del pullman e del suo conducente – si è messo a rovistare nel cassonetto delle immondizie, estraendo da esso un sacchetto di plastica contenente pane raffermo. Come se nulla fosse, il nostro Yoghi ha cominciato a mangiare tranquillamente, spaventandosi solo quando l’autista Branko Stegnaic ha acceso il motore, per poi sparire nel folto del vicino bosco. Il weekend prima altra “performance”, con l’orso portatosi nell’orto della casa della famiglia di Marija Dubrovin a Draga, negli immediati dintorni di Fiume. Il plantigrado è giunto alle 18, praticamente in pieno giorno e si è arrampicato su uno dei ciliegi per cibarsi di questo frutto di stagione. In quel momento sul cortile di casa si trovavano (per una grigliata all’aperto) adulti e bambini che non potevano credere ai propri occhi. L’orso ha pasteggiato a ciliegie, osservando gli esseri umani senza alcun turbamento, quindi ha deciso di recarsi in un altro orto, dopo di che è tornato sullo stesso ciliegio. La Dubrovin ha chiamato la polizia, ma gli agenti sono giunti una d ecina di minuti dopo che l’animale se ne era andato. Quasi superfluo rilevare che le scorribande di un animale mai apparso così vicino al centro città di Fiume stanno preoccupando, e anche spaventando, la popolazione locale.
 
LA STAMPA
6 GIUGNO 2012
 
Il souvenir portato dall'Africa era un coccodrillo imbalsamato
 
Torino - Il coccodrillo era imbalsamato, ma comunque importato illegalmente. I finanzieri della Tenenza aeroportuale di Caselle Torinese e i funzionari doganali, hanno bloccato un passeggero, un cittadino italiano di mezza età, in arrivo allo scalo Pertini, di ritorno dall’Africa, con l’insolito souvenir.
Il rettile, accuratamente imballato, era all’interno di una valigia ed è stato individuato durante i controlli dei finanzieri che lo hanno consegnato alla dogana per le procedure di sequestro in attuazione della Convenzione di Washington. L’accordo internazionale, chiamato in sigla CITES, è nato dall'esigenza di verificare e limitare il commercio degli animali e delle piante, vivi o morti, in parti e prodotti derivati, in quanto lo sfruttamento commerciale è, insieme alla distruzione degli ambienti naturali nei quali vivono, una delle principali cause dell'estinzione e rarefazione in natura di numerose specie.La normativa è entrata in vigore in Italia nel 1980 ed è attualmente applicata da oltre 130 Stati. Non è un episodio isolato: accade frequentemente che durante viaggiatori acquistino oggetti o souvenir realizzati con animali, conchiglie, sabbia o piante. Nei mercatini di molti Paesi esotici e di Paesi dell'Europa dell'est, si possono trovare vivi scimmiette, pappagalli e rettili, per pochi soldi da improvvisati commercianti. Fondamentale è accertarsi, prima dell'eventuale acquisto, se gli esemplari appartengano ad una specie protetta dalla Convenzione. Nella maggior parte dei casi si può richiedere l'assistenza delle autorità locali: Ministeri dell'Ambiente oppure dell'Agricoltura e delle Foreste. Le sanzioni previste per l’importazione, a scopo commerciale, di esemplari protetti sono di tipo penale e prevedono l’arresto o l’ammenda. Se l’importazione avviene per uso personale la sanzione è amministrativa fino a 6.000 euro: la multa che rischia il viaggiatore torinese fermato dalle Fiamme Gialle.
 
IL TIRRENO
6 GIUGNO 2012
 
Il dolce cucciolo di volpe ha trovato casa

Alfredo Faetti

 
SCARLINO (GR) -  Dopo la sua notte brava in una pizzeria di Scarlino Scalo, il cucciolo di volpe ha trovato una nuova casa. Il batuffolo di peli arancioni è stato portato nel centro faunistico di Semproniano: i volontari dell’Enpa si sono presentati domenica sera a casa della proprietaria del locale, che aveva preso in cura il piccolo. «Una notte da matti», racconta la donna. Il cucciolo infatti, dopo la sua irruzione tra i tavoli della pizzeria, sabato sera è stato catturato e portato in casa della proprietaria. Erano le 22,30 e nessuno, tra forestale ed Enpa, è potuto andare a prendere il giovane volpacchiotto. «Mi hanno consigliato di metterlo in una gabbia per gatti – racconta la donna – Ma non c’è stato modo di costringerlo. Così lo abbiamo chiuso in cucina dove ha pianto pe r tutto il tempo, se non quando sono andata a tenergli compagnia». Ma il giorno dopo, nonostante le dolci richieste da parte delle figlie per tenere con loro il cucciolo, la titolare ha consegnato il cucciolo ai volontari dell’Enpa, che lo hanno trasferito nel centro faunistico di Semproniano. Infatti l’animale, che non pesa neanche un chilo, si è sicuramente perso: è troppo giovane per aver abbandonato da solo la madre. Adesso si prenderanno cura di lui gli esperti del centro, in attesa del momento di liberarlo nei boschi. 
 
AT NEWS
6 GIUGNO 2012
 
Cane pauroso, cosa fare per aiutarlo?
Segnaliamo ai lettori di ATnews, vicini al più fedele amico dell'uomo.
 
La paura è una componente essenziale per qualunque specie vivente, e i cani non fanno di certo eccezione. La paura, infatti, è una delle emozioni primarie e deriva dalla percezione di un pericolo reale o supposto. Provate ad immaginare una gazzella che non teme il sopraggiungere di un leone… Questo, per dire che la paura è assolutamente naturale e si manifesta in vari modi, e con gradi diversi.
Perché il cane ha paura?
Per capire il motivo o i motivi per cui un cane ha paura, è importante tenere presente una serie di fattori. Prima di tutto è il caso di chiedersi se ha paura di tutto o degli altri cani, di alcuni rumori, delle persone, ecc. Ad esempio, il mio cane si spaventa quando sente l’aspirapolvere, presumibilmente per via del fracasso che fa, ma ha paura anche dei temporali, terribilmente, tanto da rannicchiarsi in un angolo nello stanzino. Chiaramente, è importante capire anche il grado di questa paura, vale a dire se si tratta di terrore vero e proprio o invece è diffidenza, o ancora circospezione. Inoltre, è fondamentale osservare come reagisce, se fugge, o inizia a guaire, o si “pietrifica”.
Per avere un quadro completo è necessario prendere in considerazioni anche altre variabili, quali l’età, il sesso, lo stato fisico e la razza.
Ci sono, infatti, alcune razze che per natura sono tendenzialmente paurose. Tuttavia, la componente più importante, al di là di questi fattori, è il suo vissuto. Faccio ancora una volta l’esempio del mio cane. Quand’era solo un cucciolo i precedenti proprietari decisero di “scaricarla” e mio padre non seppe dire di no, sapendo che mia madre non avrebbe mai voluto un cane in casa. Allora, decise di portare Asia (si chiama così il mio cane) in campagna temporaneamente, e la sistemò nel cortile recintato della casa.
Arrivò però un fortissimo temporale, vento, lampi, tuoni… insomma, potete immaginare questo piccolo cucciolo, strappato dal suo ambiente, in un posto nuovo, da solo, e con un fortissimo temporale. E così da allora ha paura delle giornate particolarmente ventose e dei temporali molto forti.
Cosa fare se il cane è pauroso?
In primis, è importante fare tutto il necessario (quando possibile) per evitare che il cane si spaventi per qualcosa che in passato ha innescato la reazione di paura. Può essere utile associare alla presenza di qualcuno/qualcosa che lo spaventa dei bocconcini prelibati. Questo è il condizionamento classico, il cane impara ad associare lo stimolo della paura a qualcosa di positivo.
E’ un errore, infatti, confortare il nostro amico a 4 zampe quando si spaventa per qualcosa/qualcuno. Se ha paura dei suoi simili, può essere utile anche frequentare altri cani dal temperamento equilibrato. Fate in modo che la passeggiata insieme sia quanto più naturale possibile, non bisogna spingerli a fare amicizia subito, lasciate che le cose seguano il loro corso. Se tutto questo non dovesse bastare, è il caso di rivolgersi a degli esperti, anche perché quando il cane è oramai adulto, il cambiamento è un processo lungo e faticoso.
 
ROMAGNA NOI
7 GIUGNO 2012
 
CUCCIOLI SOFFERENTI: DENUNCIATO IL PROPRIETARIO
 
RAVENNA - Una persona è stata denunciata per maltrattamento degli animali dalla polizia municipale di Ravenna. I vigili urbani, intervenuti a San Zaccaria mercoledì mattina, hanno trovato tre cani in pessime condizioni. Si trovavano in un'area incolta in via Pavullese: c'era un boxer che, riferisce una nota del Comando, era un cucciolo femmina pieno di zecche e un box in legno nel quale c'erano due akita inu di circa due mesi.
La baracca di legno era completamente chiusa e non c'erano ciotole d'acqua. L'area era “irrespirabile" anche a causa delle alte temperature. I cuccioli erano assetati ed accaldati. La Municipale ha quindi contattato l'Ausl che ha accertato lo stato di sofferenza dei tre cani e il magistrato, in accordo con il servizio veterinario dell'azienda sanitaria, ha sequestrato i cuccioli (portati al canile) e denunciato il proprietario, non nuovo a fatti analoghi, per maltrattamento.
 
IL RESTO DEL CARLINO
8 GIUGNO 2012
 
Cuccioli nei box senza acqua, allevatore indagato
Blitz della Municipale
 
Ravenna - - NUOVO intervento della Polizia municipale di Ravenna, Ufficio antidegrado, all’allevamento di cani in via Palavese a San Zaccaria.Su segnalazione di un cittadino, gli agenti hanno trovato all’aperto una femmina di boxer di 6-10 mesi piena di zecche e, all’interno di un box in legno, due cuccioli di akita-inu di circa 2 mesi: la baracca era completamente chiusa e, data la temperatura, l’aria era irrespirabile. Inoltre gli agenti non hanno trovato ciotole con acqua.Sulla base del protocollo siglato all’inizio del 2011, la Municipale ha informato il veterinario di turno dell’Ausl che, intervenuto a San Zaccaria, ha accertato lo stato di sofferenza degli animali, consigliandone il recupero. E’ stato subito contattato il magistrato di turno che, concordando con le conclusioni del veterinario, ha disposto il sequestro dei cani, poi affidati al canile municipale. Il proprietario dell’allevamento è stato indagato a piede libero per maltrattamento di animali. 
FOTO
 
LUCIDAMENTE
7 GIUGNO 2012
 
I cani e i gatti ucraini e gli Europei di calcio
La mattanza dei randagi. Chi ha assegnato al paese ex Urss l’organizzazione della prossima manifestazione continentale non ha tenuto conto del suo scarso livello civile e democratico

 
In vista dei prossimi campionati europei di calcio, per rendere “igienica” la scena, il fondale, l’Ucraina ha deciso – purtroppo da tempo – di fare piazza pulita dei randagi (cani e gatti). Mentre mia moglie tutte le mattine dà da mangiare a gatti impauriti e diffidenti, alzandosi alle sei del mattino, così come fanno molte “gattare” (tanto di cappello!), l’Ucraina organizza cacce primordiali al randagio per eliminarlo con una brutalità altrettanto primordiale. È come pulire un pavimento sporco di sangue dopo averlo versato. La “pulizia” è necessaria ai fini di uno spettacolo superfluo, ma grandemente vantaggioso in senso materiale. Si tratta di una macchina che produce soldi intorno a un pallone e a ventidue ragazzi in mutande, celebrati da giornalisti esagitati, finti cantori di un evento fintamente epico. Non parliamo, poi, degli spettatori frustrati, alla ricerca di una gratificazione artificiale, effimera, fuorviante. Nulla di male se la cosa rimanesse nell’ambito di una vacanza della ragione e del buonsenso. Semel in anno licet insanire. Fa anche bene (magari alle coronarie non tanto). Tuttavia, in Ucraina non siamo in presenza di una vacanza, bensì di una mattanza. L’Europa cosiddetta seria ha sborsato quattrini per fermare le uccisioni, ma nulla è cambiato dall’inizio funesto che vide l’attribuzione di un evento comunque esaltante, il calcio ad alti livelli insomma, a uno stato poco democratico (vedi la messa in prigionia della leader dell’opposizione, Julija Tymošenko, e il suo trattamento), eppure vogliosi di ben figurare. La storia è brutta e vecchia e sa di nazismo: le vite inutili vanno eliminate! Cominciare dagli animali è cosa facilissima. Pensate: un cane o un gatto vi si avvicinano fiduciosi e non si aspettano certamente una bastonata. Sono esseri, esseri viventi e sensibili, del tutto indifesi. E sono esseri storicamente legati all’uomo. Oggi la loro utilità è di tipo sentimentale, ma senza sentimento non si è niente. Ucciderli, per giunta crudelmente, è offendere a morte il concetto ampio di civiltà, un concetto conquistato a fatica. Chi non tiene conto dei più deboli, per quanto animali (anzi, essi sono proprio lo specchio di certa debolezza umana), è destinato ad agire con brutalità anche sugli esseri umani (vecchi, malati, diversamente abili, ecc.). La mancanza di carità è un assurdo culturale ed è una limitazione esistenziale ormai del tutto improponibile. Si rifletta: per gioco si va a condannare a morte degli esseri indifesi. Per divertimento si uccide e l’uccisione è una volgarissima forzatura, un’azione inutile, frutto di insensibilità. Non è solo colpa dell’Ucraina, è pure colpa di chi l’ha scelta come terreno ideale per cerimonie ludiche, come se fosse un Paese emancipato. Non lo è ancora. Ammenda giusta sarebbe revocare la scelta e non disputarela manifestazione. Una protesta civile, insomma. Purtroppo – e spiace per gli animalisti e per le persone sensate – ciò non accadrà: troppi interessi in gioco e, dunque, che si chiudano gli occhi o ne rimanga semichiuso solo uno! C’è di che vergognarsi infinitamente. Chi scrive ha deciso di non guardare degli scalmanati spensierati su campi rosso sangue.
 
GEA PRESS
12 GIUGNO 2012
 
I cani dell’Ucraina – Andrea Cisternino: il calcio italiano si è scordato di quanto successo
In Ucraina, però, qualcosa sta cambiando.
 
Gli europei di calcio sono ormai da qualche giorno iniziati ed in molti si sono scordati dai cani uccisi in Ucraina. E’ questo l’amaro commento di Andrea Cisternino, il nostro connazionale che vive e lavora come fotoreporter a Kiev e senza il quale poco o nulla sapremmo della strage dei randagi.“La mia sensazione – ha riferito Cisternino a GeaPress – è che in Italia in molti sono interessati alle partite ed in pochi si ricordano della strage. Un disinteresse molto forte in un momento dove invece sarebbe stato più opportuno ricordare quanto successo.”.Andrea punta altresì il dito contro la nostra nazionale di calcio e lo stesso Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Luca Abete. In effetti, nelle ultime settimane, cenni di non recarsi agli europei di calcio, si sono avvertiti proprio all’interno del mondo calcistico italiano. Erano però riferiti, quasi con segnale di ripicca, alla nota vicenda del calcio scommesse.A non scordarsi dei cani, sono invece molti gruppi animalisti, grandi e piccoli, che in queste ore stanno sommergendo facebook ed altri social network di messaggi che invitano a non seguire le partite. L’attrazione del pallone, ovvero il business che giustifica tutto questo, ha travalicato però ogni cosa.Notizie in controtendenza, invece, arrivano proprio dall’Ucraina. L’ultima è relativa alla condanna di un noto cacciatore di cani. Alexey Vedula, questo il suo nome. Quattro anni di reclusione per avere ucciso 100 cuccioli. Sulla vicenda, però, avverte Cisternino, c’è ora l’incognita dell’impugnativa della sentenza. Dovrà essere depositata entro 10 giorni.Per i cacciatori di cani, addirittura un biglietto per la finale degli europei e la promessa di altri premi i n moneta sonante per chi porterà più zampe, ovvero la prova delle uccisioni dei randagi. Questo e tanto altro è finito sotto gli occhi del Vice Ministro dell’Ecologia ucraino Igor Vildman. A raccontare il tutto è stato Andrea Cisternino nel corso dell’incontro tenutosi presso il Palazzo del Governo ucraino, grazie al diretto interessamento dell’Ambasciatore Fabrizio Romano. Presente, oltre al Vice Ministro dell’Ecologia, anche il dott. Andrea Domeniconi, in rappresentanza del nostro Governo, e lo stesso Cisternino. Al Vice Ministro Vildman, che si è detto ignaro della sorte toccata ai randagi, il nostro Andrea Cisternino ha sottolineato come addirittura, in un telegiornale un noto cacciatore di cani ha mostrato una presunta lettera del Ministero dell’Interno dell’Ucraina che, incredibilmente, avrebbe autorizzato l’attività dello squallido personaggio.“L’esito di questo incontro &ndas h; sottolinea Cisternino – spero sia positivo. Il Vice Ministro mi ha proposto di entrare a far parte della Commissione che dovrà rivedere la legge contro i maltrattamenti del 2006. Ma, altresì, io ho chiesto ed ottenuto un incontro tra i volontari che operano in strada e le autorità ucraine. Il tutto si svolgerà presso la nostra Ambasciata a Kiev e vedrà partecipi sia il Capo della Polizia che due Ministri del Governo”.Per Cisternino è questo il risultato più significativo dell’incontro con il Vice Ministro. Finalmente e per la prima volta i volontari ucraini potranno avere un faccia a faccia con le autorità del loro stesso paese. “Senza di loro, l’incontro non si fa. Attendo ora che venga comunicata la data.” ha dichiarato Cisternino.Intanto, ogni volta che Andrea rientra in Ucraina, è pronta la “sorpresa”. Così con una smorfia amara Andrea Cisternino commenta le ultime morti avvenute dei giorni scorsi per le strade di Kiev. Lucy, cagnolona già scampata all’avvelenamento lo scorso marzo, ed altri otto cani. Lucy ha nuovamente ingerito il veleno ed ha iniziato a correre. In tal maniera lo ha assimilato ancor più velocemente, con i volontari che disperatamente cercavano di prenderla. Quando Andrea è giunto sul posto Lucy era morta da dieci minuti. Questa volta, però, potrebbe esserci una novità. I volontari, a quanto pare, potrebbero avere individuato il colpevole. Una buona occasione, per le Autorità ucraine, di far vedere che le cose stanno cambiando.
 
LA ZAMPA.IT
7 GIUGNO 2012
 
Polemica a Marsala, dardi all'anestetico per fermare i randagi
Nonostante lo sdegno degli animalisti, l'amministrazione decide per una soluzione limite:
"Troppi i passanti morsi dai cani"
 
Cani storditi con dardi all'anestetico. Questo sarebbe il sistema con cui il Comune di Marsala intende limitare la presenza di randagi sul suo territorio.Una decisione, secondo il sindaco Giulia Adamo, dettata dall'emergenza. Diverse persone negli ultimi anni sono state attaccate e ferite da branchi di cani randagi. A una anziana donna della borgata di Strasatti i medici del Pronto soccorso dell’ospedale «Borsellino» hanno dovuto applicare settanta punti di sutura.La cattura degli animali che vagano per le strade senza padrone, affidata dall'ente al Nucleo Operativo di Palermo delle Guardie Forestali Siciliane, incontra così lo sdegno degli animalisti.Enzo Rizzi, coordinatore del Partito Animalista Europeo, si rivolge al sindaco Adamo, cercando di dissuaderla dal procedere con questi sistemi.«Bisogna ricordare - afferma Rizzi - che dei tre bl itz compiuti a Trapani con sistemi simili, il primo si è concluso con la morte del un cane e il secondo con il salvataggio dell'animale da parte Guardia Costiera: si era gettato in mare per fuggire. Il terzo cane, dopo aver tentato la stessa via di fuga, è salvo solo grazie alla casuale presenza di un sub. A differenza di quanto racconta il sindaco Adamo, questo metodo non ha garanzie di successo».L’iniziativa comunale ha scatenato un dibattito sui siti internet di Marsala. Tra le opinioni favorevoli, c’è chi afferma: «Meglio un cane catturato con dell’anestetico che un bambino azzannato».
 
IL CITTADINO
7 GIUGNO 2012
 
Misteriosa scomparsa di felini al villaggio La Costa: «Faremo denuncia»  Fombio, due gatti uccisi dal veleno All’appello ne mancano altri quattro 

Laura Gozzini

 
Fombio (LO) -  Sei gatti trovati morti nel giro di pochi giorni al villaggio La Costa di Fombio. L’ultimo raccapricciante ritrovamento risale a lunedì pomeriggio e a farlo sono stati tre bambini che stavano giocando vicino al Madonnino di via Papa Giovanni XXIII: i piccoli hanno sentito un odoraccio provenire da dietro il santuario e curiosando lì attorno hanno scoperto le carcasse di due gatti gettati lungo la riva di un fosso. «Qualcuno gli ha dato del veleno e li ha uccisi» hanno lamentato i residenti, preoccupati che lo stillicidio possa proseguire. In una settimana già sei gatti sono spariti e chi si prende cura dei randagi del quartiere o ha un animale in casa racconta di temere per gli animali. Perché se all’inizio la morte dei quattrozampe sembrava frutto di una coincidenza, ora che il numero co ntinua a salire vi è il sospetto che vi sia un responsabile di quel che sta accadendo. «Il mio gatto stava bene, in due giorni ha cominciato a non muoversi più e subito dopo l’ho trovato morto sul balcone - ha raccontato un giovane - il veterinario mi ha detto che quasi certamente è stato avvelenato». Visto l’andazzo, i residenti hanno lanciato l’allarme interpellando il Comune e la polizia locale. E intendono presentare denuncia ai carabinieri, elencando una ad una le morti inspiegabili registrate negli ultimi tempi. Al quartiere La Costa erano almeno una decina i gatti randagi che ogni giorno facevano tappa al civico 15 di via Papa Giovanni XXII dove una “gattara” si preoccupa di dare loro da mangiare. Ma adesso sono ridotti alla metà e a parte i due ritrovati lunedì nella scarpata, degli altri non si sa che fine abbiano fatto. «Quest’inverno era già successo un caso simile - racconta una residente -. Abbiamo trovato un gatto in mezzo alla strada in condizioni terribili, e lo si capiva che qualcuno gli aveva buttato dell’acqua bollente addosso uccidendolo». Quella volta nessuno aveva trovato il coraggio di denunciare pubblicamente il fatto, ma è arrivato il tempo di fare chiarezza. E di scoprire il responsabile della barbarie.
 
GEA PRESS
7 GIUGNO 2012
 
Caltagirone (CT) – il pit bull randagio
Avvistato grazie al parapendio – intervento dell'ANPANA.
 
Quando si dice mancata prevenzione del randagismo e pericolosità dei cani. Può capitare che un Pit bull abbia così fatto una vita randagia, rischiando addirittura di morire di fame oltre che per le ferite ed i parassiti.Ad avvistare, dopo un anno di vagabondare, il Pit bull randagio sono stati dei ragazzi che praticavano il parapendio nei pressi di Caltagirone (CT). Qui, in corrispondenza della strada statale 417 Catania-Gela, hanno avvistato il povero animale che arrancava miseramente. La segnalazione è così giunta, intorno alle 18.00 di domenica scorsa alla sede LAV di Enna che si è subito attivata nell’avvisare quella dell’ANPANA di Caltagirone. Nel giro di mezz’ora Fabrizio Pantano, Presidente della sede territoriale dell’ANPANA ha così raggiunto il povero animale avendo per&ograv e; prima provveduto ad avvisare gli Uffici Veterinari dell’ASL, l’ambulanza veterinaria della Croce Gialla ed i Vigili del Fuoco. Si sono così trovati innanzi un cane ormai avviato a sicura morte. Smagrito, pieno di parassiti e di ferite, tanto da aver fatto pensare, in un primo momento, che potesse essere stato utilizzato per i combattimenti. Sottoposto ai primi interventi veterinari, il cane è risultato microchippato. In tal maniera è stato possibile rintracciare il proprietario che si è subito precipitato in lacrime per recuperare Zeus, questo il nome del cane. Ne aveva regolarmente denunciato la scomparsa nel luglio 2010 e camminava ancora con il filmato di Zeus nel cellulare che faceva vedere a tutti nella speranza che qualcuno potesse averlo visto.Grazie ai ragazzi in parapendio, oltre che alle sedi di LAV e ANPANA, Zeus si è ora ricondotto al suo padrone. Rimane grave il fatto che, anche ipotizzando un periodo di clausura pre sso qualche aguzzino dei combattimenti, Zeus abbia comunque vissuto da randagio ma con microchip.Già nei giorni scorsi, sempre grazie all’ANPANA, un altro Pit Bull era stato rinvenuto gravemente ferito ai bordi della strada. In questo caso purtroppo, il cane era morto.
 
MESSAGGERO VENETO
7 GIUGNO 2012
 
Anche angeli custodi a 4 zampe per i soccorsi ai terremotati
 
Si chiamano Kim e Cloe e sono due angeli custodi a quattro zampe al servizio dei cittadini. Le due coraggiose bestiole, una femmina di pastore tedesco di 8 anni e una femmina di border collie di 7 anni (saranno impegnate nei prossimi campionati mondiali a squadre per cani da soccorso e agility) recentemente hanno prestato soccorso, assieme ai loro conduttori, alle persone rimaste colpite dal sisma in Emilia Romagna. Kim e Cloe fanno parte del Coordinamento Regionale Unità Cinofile del Friuli Venezia Giulia. «Allertate e partite da Palmanova il giorno 29 maggio – racconta Matteo Graffig - due ore dopo la scossa che ha devastato i comuni di Medolla e Mirandola, le due unità cinofile si sono messe a disposizione dell’Ucl 9 dei Vigili del Fuoco per operare nel sito della ditta Haemotronic di Medolla». Matteo Graffig spiega ancora: «S ono animali molto sensibili, capaci di compiere alla perfezione il servizio a loro richiesto, senza paura e senza alcuna esitazione. Si immedesimano nella loro parte di soccorritori con caratteristiche uniche e speciali. L’uomo, con tutta la tecnologia che possiede, non è ancora riuscito ad eguagliare queste bestiole. Oggi questi instancabili soccorritori sono indispensabili in situazioni tragiche come quelle appena accaduta in Emilia Romagna. E pensare che chiedono solo ed esclusivamente considerazione ed affetto».
 
LA PROVINCIA PAVESE
7 GIUGNO 2012
 
Anatre morte al parco Parri Oggi i risultati delle analisi
 
VIGEVANO (PV) -  Che cosa ha causato la morte delle anatre al parco Parri? Soltanto le analisi dell’Asl, i cui risultati sono attesi per oggi, faranno luce sulla vicenda. Ma intanto tra le ipotesi spunta anche quella dell’avvelenamento: gli animali potrebbero essere morti in seguito a una derattizzazione “finita male”. Il Comune però aspetta a pronunciarsi. «Attendiamo il risultato delle analisi», dice Mauro Facchini, veterinario e assessore all’ambiente del Comune di Vigevano. Nelle acque del laghetto infatti era stata accertata la presenza di alcuni batteri fecali. «Per questo stiamo pensando di trattare gli animali che ancora si trovano nel parco con uno mangime speciale, che contiene degli antibiotici». Per ora intanto il parco rimane chiuso al pubblico. «Stiamo valutando l’ipote si di riaprirlo parzialmente – spiega Facchini – forse con delle transenne intorno al laghetto».
 
GOSSIP
7 GIUGNO 2012
 
Hamlet, il mini maialino coraggioso, scende le scale pur di mangiare! (VIDEO)
 
Da vera amante degli animali rimango spesso colpita negativamente dai video di “imprese” dei propri amici a 4 zampe pubblicati su YouTube, un po’ come se fossero dei fenomeni da baraccone. La mia rabbia viene leggermente velata dalla dolcezza e dalla tenerezza che ho provato scoprendo il piccolo Hamlet, un 4 zampe un po’ particolare: non e’ un cane, non e’ un gatto, ma un minuscolo maialino dalle gambine corte, cosi’ corte da impedirgli di salire le scale. Ma nulla e’ impossibile quando l’obiettivo finale e’ quello di potersi mangiare un bel piatto di pappa: con grande coraggio e fame Hamlet ha deciso di avventurarsi nella discesa di questa scalinata davanti alle risate della coppia che lo ha adottato. Tie’, lui ce l’ha fatta alla facciaccia vostra!
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
7 GIUGNO 2012
 
Ottocento stelle marine morte di fame
Gli animali si sono spiaggiati su un'isola in Giappone mentre viaggiavano alla ricerca di corallo
 
Oltre 800 esemplari di una particolare razza denominata "corona di spine" hanno trovato la morte mentre, stremate, cercavano corallo nelle acqua dell'isola di Ishigaki, sulle coste meridionali del Giappone.Già tempo fa, una ricerca della Fisheries Research Agency pubblicata sulla rivista specializzata Coral Reefs aveva fatto il punto sulla particolare situazione della barriera corallina dell'isola. Nel 2009, infatti, era stato identificato un focolaio di stelle marine che si nutrivano nelle acque della zona, allora coperte al 60% di corallo. Secondo quanto segnalato sulla rivista, però, l'enorme numero di animali ne aveva ridotto la presenza all'1%.Il fenomeno dello spiaggiamento verificatosi negli scorsi giorni ha dimostrato agli scienziati ciò che può accedere quando creature come le stelle marine, che si muovono molto lentamente e hanno lungh i tempi di adattamento, esauriscono la loro fonte di nutrimento.Go Suzuki, ricercatore dell'Agenzia che ha assistito al fenomeno, conferma che «la carenza di coralli è probabilmente la causa dello spiaggiamento». Come lui, altri scienziati hanno osservato l'enorme onda di stelle marine avvicinarsi progressivamente alla spiaggia, quasi sicuramente alla ricerca di cibo, e farsi trascinare dalla corrente alla riva.Secondo quanto rileato da scienziati e veterinari, il decesso degli animali è avvenuto proprio sulla sabbia, e non più in acqua, dove gli animali troppo deboli non erno più in grado di tornare.
 
MARKET PRESS
7 GIUGNO 2012
 
“EMERGENZA NUTRIE” IN VENETO: INCONTRO IN PREFETTURA A VERONA. SONO SEMPRE DI PIU’, ERODONO LE SPONDE E AGGRAVANO IL RISCHIO IDROGEOLOGICO. SERVE UN PIANO PER RIDURNE IL NUMERO
 
Venezia - Il problema delle nutrie, grossi roditori presenti in numero sempre maggiore lungo i corsi d’acqua del Veneto, costituisce un rischio sempre maggiore per la compattezza e la stabilità degli argini, e va affrontato con un’azione coordinata di tutti i soggetti istituzionali interessati che porti ad una strategia concordata per la riduzione del loro numero. Il tema è stato al centro di un incontro, tenutosi ieri in Prefettura a Verona, presenti il Prefetto Perla Stancari, anche nella sua veste di Commissario per l’alluvione, l’assessore regionale alla protezione civile Daniele Stival, rappresentanti della Provincia, dei Comuni, dei Consorzi di Bonifica, del Genio Civile e delle Ulss per la loro competenza in materia veterinaria. “Si tratta – ha sottolineato Stival - di un problema che sta diventando emergenza, soprat tutto sul piano della difesa idraulica. I profondi scavi che questi animali fanno lungo le sponde dei corsi d’acqua ne causano un forte indebolimento, un’erosione costante che diviene fattore di grande rischio. Non a caso – ha aggiunto Stival – questo primo incontro si è tenuto nella sede del Commissario per l’Alluvione Stancari, che ringrazio per la disponibilità e per l’attenzione che ha posto a questo rilevante problema”. Incontri come quello di oggi verranno a breve organizzati in tutte le province del Veneto per creare un ampio coordinamento istituzionale e tecnico che coinvolga tutto il territorio regionale e che porti alla definizione concertata delle azioni da intraprendere. “L’obiettivo – precisa Stival – è quello di arrivare ad un piano di controllo e di riduzione del numero di tali animali estremamente coordinato e operativo, perché la compattezza e la stabilità delle spo nde dei corsi d’acqua è un aspetto di certo non secondario per evitare possibili nuove catastrofi”. “Non dimentichiamo inoltre – conclude Stival – che le nutrie arrecano grave danno anche alle attività agricole, essendo erbivori voracissimi di produzioni orticole, di frumento, mais e coltivazioni varie”.
 
LA NUOVA VENEZIA
7 GIUGNO 2012
 
Sull’altare della cosmesi la sofferenza delle cavie
 
di Barbara Codogno
 
PADOVA - I conigli purtroppo non votano. Gli animali non hanno voce e nemmeno rappresentanti politici. Molti pensano che i test e la vivisezione sugli animali siano condotti per conto della sperimentazione clinica che rappresenta invece solo il 3%. La grossa fetta riguarda invece la cosmetica. La direttiva 2003/15 della Comunità Europea fissa un quadro normativo volto alla graduale soppressione della sperimentazione sugli animali. Per gli esperimenti concernenti la tossicità da uso ripetuto, la tossicità riproduttiva e la tossicocinetica il limite per l’attuazione è stabilito nell'11 marzo 2013. Con possibilità di slittamento qualora non venissero nel frattempo messi in essere test alternativi. E date le forti pressioni delle grandi aziende cosmetiche e farmaceutiche si corre il rischio che milioni di animali in tutto il mondo rischino di essere accecati, spellati, ustionati per la produzione di creme, profumi e saponette. “Cuori sulla terra, belli senza crudeltà” mostra fortemente voluta da Andrea Colasio, assessore alla Cultura del Comune di Padova e da Mirella Cisotto Nalon, Capo Settore alle attività culturali, in questa seconda edizione vuole essere un piccolo contributo perché, spiega Cisotto, «l'opinione pubblica sia informata e il consumatore prenda coscienza». »L'86% dei cittadini europei sono contro i test sugli animali per la cosmetica - spiega Andrea Colasio - L'industria cosmetica ogni anno sforna 20.000 nuovi prodotti. Queste cifre traducono il paradigma della realtà occidentale antropocentrica in cui l'animale è visto solo come oggetto». Perché allora si continua a testare sugli animali? E' un cortocircuito. Lo si fa per obbligo di legge. La legge impone che i nuovi prodotti vengano testati. Ecco perché si impon e urgente una legge che vieti i test sugli animali e promuova test sostitutivi. Il paradosso è sotto gli occhi di tutti. Anche se i test si fanno sugli animali è l'uomo il consumatore finale. E tra un topolino e un uomo le differenze sono enormi: il topo produce da solo la vitamina C e D mentre noi dobbiamo assumerla, tanto per fare un piccolo esempio che ci dà il senso e la portata della differenza di reazione a un test. La mostra di quest'anno, ospitata all’ex macello di Padova, ricchissima di convegni e conferenze organizzati a latere, presenta una serie di manifesti di grafica pubblicitaria realizzati dagli studenti dello IED ( Istituto Europeo di Design) di Milano e le opere di tre giovani artisti: Luca Bidoli, Tiziana Pers e Michela Pittarello. Bidoli compone una mistica riflessione inserendo elementi animali in corpi umani. Pers propone un’installazione, video, pittura e fotografia. Dal particolare - la sua storia con un coniglio domestico - arriva a universalizzare il rapporto con l’animale. Pittarello sceglie il grottesco invertendo tragicamente i ruoli tra uomo e animale. I ragazzi dello IED hanno lavorato su invito di Vanna Brocca, responsabile delle comunicazione della Leal (Lega antivivisezione) e sotto la guida del professor Gianni Emilio Simonetti. “Cuori sulla terra, Belli senza crudeltà” si è aperta ieri e continuerà fino al dal 6 giugno al 15 luglio, all’ex macello via Cornaro 1/b Padova. Il programma degli incontri e degli eventi su: http://padova.cultura.padovanet.it
 
GEA PRESS
7 GIUGNO 2012
 
Vivisezione e articolo 14 – tutte le novità
Il relatore Di Giovan Paolo: polemiche alimentate all'interno del Senato.
 
Bisognerà attendere la presentazione dei subemendamenti, fissata in XIV Commissione del Senato per le ore 12.00 di martedì 12 giugno. Poi inizierà l’illustrazione e discussione degli emendamenti al ddl sulla legge comunitaria 2011. Il suo articolo 14, come è noto, prevede misure restrittive alla Direttiva Comunitaria 2010/63/UE, ovvero la cosiddetta “direttiva vivisezione”.Rimane quasi del tutto intatto l’impianto degli emendamenti presentati lo scorso maggio. Sono infatti stati dichiarati tutti ammissibili tranne uno, il 14.3 presentato dai Senatori Chiaromonte, Amato, Colli e Poretti che prevedeva l’estensione de l grado di protezione non solo alle scimmie antropomorfe ma a tutti i primati.Sia il Presidente della Commissione, Senatrice Rossana Boldi (LNP) che il Relatore, Senatore Roberto Di Giovan Paolo, non hanno presentato alcun emendamento soppressivo, così come anticipato a GeaPress dallo stesso Di Giovan Paolo che aveva tra l’altro smentito le voci fatte circolare a tal proposito.Voci prive di ogni fondamento, come sostenuto dal Relatore, oppure un ripensamento a seguito delle polemiche? E’ probabile che proprio sull’ipotesi di presentazione a loro firma di un emendamento soppressivo, debba ricercarsi la motivazione di una grave dichiarazione riferita ieri in Commissione Politiche Europee, dalla stesso Senatore. Secondo il Relatore del ddl 3129, infatti, l’origine del clima di polemiche relativo proprio all’approvazione dell’art. 14, sarebbe infatti in parte da ricercare tra le stanze del Senato. Chi avrebbe sobillato gettando fango e compromettendo il clima di serenità? Il Senatore Di Giovan Paolo non aggiunge altro ma secondo indiscrezioni circolate proprio al Senato e captate da GeaPress, un riferimento ci sarebbe. Riguarderebbe una misteriosa Senatrice o Senatore, che avrebbe prima riferito sull’intenzione di Relatore e Presidente nel voler presentare il famoso emendamento soppressivo all’art. 14 e nel frattempo aveva già depositato un suo disegno di legge di tre articoli che aboliva in toto la vivisezione. Non è chiaro chi possa essere tale Senatore o Senatrice.Al Senato, però, vi è un solo ddl abolizionista, sebbene di quattro articoli. Riporta la firma del Senatore Alberto Filippi ex leghista ed ora nel gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI. Prevede, entro un anno dall’approvazione, la fine totale di ogni sperimenta zione e la punizione di chi viola il divieto tramite applicazione dell’art. 727 del Codice Penale. Questo, però, punisce solo l’abbandono di animali e le inidonee condizioni di detenzione. Una punizione peraltro effimera, trattandosi di un semplice reato di natura contravvenzionale che di fatto non fa granché paura neanche a chi abbandona gli animali, figuriamoci ad un colosso della sperimentazione animale. Una piccola ammenda, dovendosi peraltro scartare ogni ipotesi di arresto essendo la pena prevista di gran lunga inferiore alla soglia di punibilità. Noccioline, insomma, rispetto alla fame delle mastodontiche multinazionali della farmaceutica mondiale. In altri termini sarebbe un po’ come vietare improvvisamente alla FIAT di costruire automobili, prevedendo la sanzione di due centesimi per Marchionne. Una proposta, quella di Filippi, sicuramente destinata a rimanere dove è stata presentata e che probabilmente dovrebbe far riflettere ch i si mette a correre alla prima apparizione di chimere animaliste. Ad ogni modo nulla può essere addebitato al Senatore Filippi, in merito ad ogni ipotesi di avere alimentato presunti venti di polemiche.Di polemiche strumentali ha riferito pure la Presidente Boldi, ma neanche lei ha specificato più di tanto.Dunque, si inizia il prossimo 12 giugno. E’ probabile, per non dire certo, che il tutto slitterà al prossimo luglio se non addirittura dopo l’estate. La legge comunitaria porta articoli impegnativi, come quello sulla giustizia. Ad ogni modo, prima di iniziare, bisognerà attendere le valutazioni sugli emendamenti delle Commissioni Bilancio ed Affari Costituzionali.
 
GEA PRESS
7 GIUGNO 2012
 
Trasporto animali vivi – consegnate 1milione e 100mila firme alla Commissione europea
Il Commissario Ue John Dalli: “Il messaggio è chiaro”. Zanoni: “Adesso una normativa europea”.
 
“Il Commissario Ue John Dalli ha aperto ad una normativa che imponga il limite delle 8 ore per il trasporto degli animali vivi in tutta Europa”. Lo fa sapere Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV e vice Presidente dell’intergruppo Benessere degli Animali, che insieme a Christa Blanke (fondatrice dell’associazione Animals’ Angels), Dan Jørgensen (eurodeputato danese e socialista), altri colleghi deputati e i rappresentanti delle associazioni della campagna 8hours, ha consegnato stamattina al Commissario più di 1 milione e 100mila firme che chiedono il limite delle 8 ore.“Dalli ha fatto dichiarazioni importanti – ha dichiarato Zanoni – Adesso però bisogna passare ai fatti. La Commissione deve dire quando e come intende iniziare a lavorare ad una normativa concreta sul trasporto animali come chies to prima dal Parlamento europeo e adesso da più di un milione di cittadini europei”.Zanoni e gli altri sostenitori della campagna 8hours hanno consegnato ben 42 scatoloni con le firme dei cittadini direttamente al Berlaymont, sede della Commissione europea. A porte chiuse, il Commissario Dalli ha confermato di prendere sul serio la volontà popolare visto che il regolamento 1/2005 non garantisce un accettabile livello di protezione per gli animali durante i trasporti. Per questo, ha aggiunto Dalli, la Commissione proporrà una revisione dell’attuale legislazione. Il Commissario ha poi affermato pubblicamente che “anche se le firme non rientrano nella nuova legge d’iniziativa popolare”, in quanto la raccolta firme è iniziata prima del 1 aprile 2012, “il messaggio è chiaro”.“Dopo il flop della nuova Strategia Ue per il benessere degli animali, che non prevede il limite delle otto ore nei trasporti, la Commissione adesso non ha più scuse per prendere sottogamba la questione – attacca Zanoni – Queste 1.103.428 firme testimoniano che per i cittadini europei il trasporto degli animali è una priorità. Le istituzioni comunitarie devono agire di conseguenza”.Si tratta della campagna internazionale 8hours che chiede proprio le 8 ore come limite massimo che la legge dovrebbe consentire per il trasporto di animali sulle strade europee. L’iniziativa, lanciata da Animals’ Angels e dall’eurodeputato Dan Jørgensen, è stata appoggiata da Andrea Zanoni, Esther de Lange (olandese popolare), Pavel Poc (ceco socialista) e Carl Schlyter (svedese verde), che hanno anche promosso una dichiarazione scritta (49/2011) approvata dal Parlamento europeo il 15 marzo scorso. La campagna è stata appoggiata da 130 eurodeputati ed da più di 100 associazioni in tutta Europa.“L’attuale normativa non basta ad ass icurare agli animali condizioni degne di trasporto. Trasporti che oggi durano anche giorni interi per migliaia e migliaia di chilometri – conclude Zanoni – Adesso aspettiamo la mossa della Commissione”.
 
GEA PRESS
7 GIUGNO 2012
 
Zoo – per il Ministero della Salute è obbligatoria l’assistenza veterinaria
 
I giardini zoologici che saranno autorizzati con apposita licenza, dovranno essere in possesso di un contratto scritto di assistenza medico veterinaria. Questo a garanzia di quanto prescritto dal dlgs n. 73 che, nel 2005, ha recepito la Direttiva europea sugli zoo.A ribadirlo è il Ministero della Salute in una nota di risposta inviata all’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani), ove viene sottolineata “l’enorme importanza dell’attività del Medico Veterinario” nelle strutture zoologiche che saranno autorizzate.In effetti gli Allegati del dlgs n. 73/05 prevedono l’assistenza veterinaria continuata. Giorno e notte. Un fatto che inquieterà non poco gli zoo medio piccoli che, inizialmente lieti di poter essere autorizzati con generiche affermazioni sulla difesa della biodiversità, si vedono ora arrivare un potenziale aggravio di costi, salvo raggiri della normativa.Qualche dubbio, infatti, potrebbe sorgere sulla eventuale presenza fisica del veterinario. Cosa deve intendersi conseguente ad un contratto scritto di assistenza medico veterinaria? La preoccupazione, cioè, è che il tutto vada a significare la certezza di un veterinario di riferimento, come già è con i circhi equestri ma che non obbliga alla sua presenza, ancorché continuata, nella struttura. In linea teorica uno stesso Veterinario potrebbe divenire di riferimento per più zoo. Se così già può essere per le strutture itineranti, quale impedimento sorgerebbe con quelle fisse? Secondo il Ministero Ia figura del Medico Veterinario ricoprirebbe nello zoo quella di responsabile sanitario, ovvero per la cura degli animali e la pianificazione della loro gestione. In tal senso lo stesso Ministero ha giudicato utile l’attivazione di for me di consultazione, sollecitate dall’ANMVI, che operano nell’ambito di strutture zoologiche, anche come forma di interscambio tra i professionisti.
 
LIBERO
7 GIUGNO 2012
 
Animali: Lipu, e' allarme per 6 specie di uccelli a rischio estinzione
 
Roma - Non sono buone le notizie per le specie di volatili in Italia e nel resto del mondo. Quasi un terzo degli uccelli selvatici nidificanti nel nostro Paese, infatti, e' minacciato in modo grave di estinzione o si trova in situazione di vulnerabilita'. Sono sei le specie in pericolo imminente, tra cui il capovaccaio, il grifone e l'aquila di Bonelli. E' quanto risulta dalla nuova Lista Rossa italiana, messa a punto dalla Lipu-BirdLife Italia con l'Universita' La Sapienza di Roma, Dipartimento Biologia e Biotecnologie Charles Darwin, a 13 anni dalla precedente, che risale al 1999. Oggi e' stata pubblicata anche la Lista rossa mondiale, redatta da BirdLife International, rete mondiale di associazioni in difesa di uccelli e natura nonche' riferimento ufficiale per la Lista rossa dell'International Unione Conservation Nature (Iucn). Il 13 per cento delle circa 10mila specie considerate e' minacciata di estinzione: per 100 specie dell'Amazzonia i rischi sono cresciuti in modo consistente a causa della deforestazione. In Italia esiste una situazione che viene definita "molto delicata" per gipeto, capovaccaio, grifone e aquila di bonelli, oltre che forapaglie comune e bigia padovana, che compaiono nella categoria "Cr" (critically endangered, ossia in pericolo critico). Rapaci e avvoltoi risultano tra le specie a maggior rischio di estinzione perche' si tratta di specie predatrici o 'spazzine', considerate nocive e percio' perseguitate. Ancor oggi le uccisioni illegali rappresentano la piu' importante minaccia per la maggioranza di questi esemplari. Tra i fattori di pericolo per l'avifauna, ci sono la frammentazione e la distruzione degli habitat naturali.
 
GEA PRESS
7 GIUGNO 2012
 
LIPU – Lista rossa uccelli: in Italia sei specie a rischio imminente di estinzione
Nel mondo rischia il 13%: la deforestazione dell’amazzonia, fa crescere i rischi per 100 specie di uccelli.
 
Quasi un terzo degli uccelli selvatici nidificanti in Italia è minacciato in modo grave di estinzione o si trova in una situazione di vulnerabilità. Ben sei le specie (tra cui Capovaccaio, Grifone e Aquila del Bonelli) che si trovano in pericolo imminente di estinzione.E’ quanto emerge, in estrema sintesi, dalla nuova Lista Rossa italiana degli uccelli nidificanti in Italia messa a punto dalla LIPU-BirdLife Italia con l’Università La Sapienza di Roma, Dipartimento Biologia e Biotecnologie Charles Darwin, dopo 13 anni dalla precedente versione realizzata nel 1999.Pubblicata oggi anche la Lista rossa mondiale redatta da BirdLife International (LIPU in Italia), rete mondiale di associazioni che difendono gli uccelli e la natura, e riferimento ufficiale per la Lista rossa dell’IUCN (International Unione Conservation Nat ure). Dalla Lista si evidenzia come il 13% delle circa 10mila specie è minacciata di estinzione: per circa 100 specie di uccelli dell’Amazzonia i rischi sono cresciuti in modo consistente a causa della deforestazione.
LA LISTA ROSSA ITALIANA
La nuova Lista Rossa italiana, la prima di una serie che il Comitato Italiano Iucn (del quale la LIPU fa parte) ha in previsione di mettere a punto anche per altri gruppi animali, evidenzia la situazione molto delicata in cui versano sei specie:gipeto, capovaccaio, grifone e aquila del bonelli, oltre che forapaglie comune e bigia padovana, compaiono nella categoria “CR” (critically endangered, in pericolo critico).Rapaci e avvoltoi risultano tra le specie a maggior rischio di estinzione perché si tratta di specie predatrici o “spazzine”, considerate per molto tempo nocive in Italia e per questo costantemente perseguitate dall’uomo. Ancora oggi le uccisioni illegali rappresentano la più importante minaccia per la maggioranza di queste specie. Frammentazione e distruzione degli habitat naturali sono comunque i fattori più importanti che minacciano gli uccelli.Nel complesso sono state 270 le specie prese in considerazione: il 27,3% è invece “in pericolo” o “vulnerabile” (il 2,2% è minacciato “in modo critico”, l’8,1% è “in pericolo”, il 17% è “Vulnerabile”). Il 51% delle specie, pur sotto osservazione, desta minore preoccupazione, il 9,6% delle specie è “Quasi minacciato”.Tra gli ordini più minacciati quello degli Accipitriformi (come nibbi, aquile, avvoltoi), con il 56,5% delle specie a rischio di estinzione o quasi minacciato, e degli Anseriformi (oche, cigni e anatre) con il 55,6% delle specie a rischio.Mentre capovaccaio, aquila di bonelli e forapaglie comune erano già inseriti nella vecchia Lista Rossa in tale categoria, le altre 3 non vi comparivano: il grifone era infatti class ificato “In Pericolo” (uno stadio di minaccia ma inferiore all’attuale) mentre il gipeto, allora estinto, ora è presente grazie ad alcuni progetti di reintroduzione. La bigia padovana infine era classificata nella precedente Lista rossa come “Quasi minacciata”.Buone notizie invece per alcune specie classificate nella Lista rossa che comparivano nella temuta categoria “CR” (minacciate in modo critico), ora tutte promosse a categorie di minor minaccia: per la moretta tabaccata è stato decisivo il miglioramento dell’habitat (zone umide), mentre per mignattino comune e rondine rossiccia, pur essendo specie che hanno un numero ridotto di coppie nel nostro paese, la dinamica delle popolazioni è stato giudicato positivo e ciò ha portato a un grado minore di minaccia in Lista Rossa.“Dalla Lista rossa italiana emergono dati preoccupanti – dichiara Fulvio Mamone Capria, Presidente LIPU – In questo qua dro, è necessario che i piani per la salvaguardia delle specie, da tempo predisposti dall’Ispra, trovino una piena e completa applicazione”.
LA LISTA ROSSA MONDIALE
BirdLife International ha preso in considerazione per la Lista rossa mondiale circa 10mila specie di uccelli (10.064 per l’esattezza): 197 sono “In pericolo critico”, 389 sono “Minacciate”, 727 sono “Vulnerabili”. In pratica il 13% delle specie a livello mondiale è minacciata di estinzione. Inoltre altre 880 sono “Quasi minacciate”.“Abbiamo sottostimato in passato il rischio di estinzione che molte specie di uccelli dell’Amazzonia stanno fronteggiando – afferma Leon Bennun, Direttore Scienza, Politica e Informazione di BirdLife International – Tuttavia, dato il recente indebolimento delle leggi sulle foreste del Brasile, la situazione potrebbe essere persino peggiore di quanto previsto da studi recenti”.Sono circa 100 le specie dell’Amazzonia a grave rischio estinzione, tra cui il mangiaformiche di Rio branco, sensibile anche a tassi moderati di deforestazione. Inoltre il codaspinosa di Kollar (che vedrà sparire l’80% del proprio habitat nel prossimo decennio), collocato nella categoria “In pericolo critico” (Critically endangered). In Europa problemi per la moretta codona, scomparsa dal mar Baltico negli ultimi 20 anni e salita nella categoria dei “Vulnerabili”, e per l’orco marino, che sale nella categoria dei “Minacciati”.Inoltre c’è molta preoccupazione anche per alcune specie africane come il grifone africano e il grifone di Rueppell, che subiscono un grave declino a causa dell’avvelenamento, della perdita di habitat e della persecuzione da parte dell’uomo e per questo sono entrate nella categoria delle “Minacciate”.Non mancano i casi positivi: lo scricciolo formichiero della Restinga, piccolo uccello che vive nella costa del Sud-est del brasile, è stato tolto dalla categoria “In pericolo critico” perché più diffuso di quanto si pensasse finora. La specie inoltre potrà contare su una nuova area protetta istituita per proteggere una porzione di territorio fondamentale per la distribuzione della specie.Un altro esempio è la pomarea di rarotonga, specie delle Cook Islands (Oceano Pacifico), uno degli uccelli più rari al mondo, ora “Vulnerabile”. Intense azioni di conservazione, in particolare attraverso il controllo di predatori invasivi come il ratto nero, hanno salvato la specie dall’estinzione.
 
GEA PRESS
7 GIUGNO 2012
 
In Italia non può esservi benessere animale – abbassiamo la sanzioni
Così vuole la Commissione Commercio e Turismo
 
Per la Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati, le sanzioni a carico dei responsabili di animali d’affezione, sono troppo alte e vanno ridimensionate. Questo quanto emerso nel corso dell’esame della cosiddetta nuova legge sul randagismo in corso presso la X Commissione. C’è chi, tra i Deputati componenti ha addirittura sottolineato come la riduzione del sistema sanzionatorio deve riguardare in particolare modo i casali, le fattorie di campagna o situazioni similari, ovvero tutti quei casi (dice sempre la Commissione) che non consentono un controllo immediato degli stessi animali.In pratica dove è più probabile che manchi il benessere, proprio per l’impossibilità di un efficiente controllo, c’è chi pensa di abbassare le sanzioni, ma non solo in qu elle situazioni (fatto di per sé già grave) bensì ovunque. Pensiamo, ad esempio, ai cani nelle palafitte dei pescatori della laguna veneziana oppure, volendo ricordare fatti delle ultime ore, quelli dei cerchi nel grano di Roma. La Commissione, però, si propone tutto ciò per evitare che le sanzioni possano divenire uno strumento di dissuasione dalle responsabilità relative alla cura e al possesso.Tale pensiero è stato avanzato lo scorso 17 maggio l’On.le Alberto Torazzi (LNP) e subito condiviso dall’On.le Elisa Marchioni (PD). Una veduta di idee ancor più condivisa, forse, dal momento in cui nella successiva seduta del 29 maggio la proposta di parere che dove ancora essere votata, prevedeva proprio tale disimpegno. La Commissione, però, si è posta il problema di definire strumenti ulteriori a tutela degli animali oggetto di scambi e/o cessioni ad uso gratuito, effettuate tramite internet. Mai vietare, comunque, sarebbe contrario alle imperanti leggi del commercio così come già trapelato nel corso dei precedenti passaggi parlamentari della stessa legge.In effetti il pensiero dell’On.le Torazzi era un pizzico più articolato. La sua era una iniziale perplessità sull’intero impianto sanzionatorio (ricordiamo che questo comprende anche le sanzione da infliggere in tema di avvelenamenti) e tra queste quelle superiori ai 5000 euro. Tale categoria comprende poi, dice sempre  Torazzi, anche le attività svolte da chi detiene animali da affezione in situazioni particolari, ad esempio in fattorie o masserie. Un problema nel problema, dunque.La relazione della Commissione ha poi ristretto il campo d’azione ai responsabili d’animali d’affezione. Si tratta in verità di piccole sanzioni che riguardano condizioni essenziali di benessere, come ad esempio garantire un riparo dalle intemperie. Due di queste sanzioni hanno però valori intorno ai 5000 euro, ovvero le sanzioni dello scandalo.La prima punisce chi non controlla l’attività riproduttiva dell’animale ovvero, in alternativa alla sterilizzazione, l’obbligo di garantire il benessere sia dei riproduttori che delle cucciolate e farsi carico della loro adozione consapevole. La seconda, invece, riguarda la vendita o la cessione a qualsiasi titolo di cani e gatti di età inferiore ai 60 giorni, nonché di cani e gatti non identificati e registrati.Il tutto, secondo la X Commissione, deve essere punito con sanzioni più basse. Questo perché bisogna capire chi non può badare con continuità ad un cane quasi perduto in un casolare dell’entroterra di Caltanissetta come in una palafitta della laguna veneta.
 
TRENTINO
7 GIUGNO 2012
 
Apre a Torbole la prima «Bau Beach» dell’Alto Garda
 
TORBOLE (TN) -  Il sistema del «bastone e della carota» è sempre il più efficacie quando si punta a raggiungere degli obiettivi che coinvolgono più persone. La mozione approvata all'unanimità dal consiglio comunale di Nago Torbole, su proposta della lista civica «Insieme», prevede da una parte l'inasprimento delle contravvenzioni per chi si dimentica di ripulire vie, strade e parchi dalle deiezioni canine, ma al contempo introduce una serie di «benefit» per i padroni e i loro cani, compresa la creazione della prima «Bau Beach» dell'alto Garda. L'iniziativa, firmata da Valentina Civettini e dal resto della civica che sostiene la maggioranza di governo, parte da un dato di fatto: la scarsa simpatia che i cani riscuotono nelle località turistiche italiane, compresa Nago- Torbo le. «Basta fare una veloce ricerca in Internet - scrivono i consiglieri di maggioranza - per rendersi conto che Nago Torbole e il lago di Garda in generale, tranne alcune eccezioni, sono vivamente sconsigliati a chi possiede animali». Da qui l'idea di dare voce alle istanze dei vari Fido e Rex e dei loro padroni, vacanzieri e non. La mozione, però, ha come obiettivo finale di favorire la civile convivenza fra cittadini e amanti degli animali. E per ottenere tale scopo servono regole chiare e pene severe per chi le infrange. Ovvero il famigerato «bastone». Il documento approvato dall'aula consiliare prevede, infatti, un duro inasprimento delle sanzioni contro chi non provvede alla pulizia del suolo incolpevolmente lordato dal proprio cane; l'avvio di una massiccia campagna di sensibilizzazione nella quale saranno coinvolte anche alberghi e altre strutture ricettive; la collocazione di punti di distribuzione dei sacchetti per la raccolta dei «bisognini». Una volta messo a regime tutto questo e garantiti gli effetti positivi, l'amministrazione comunale dovrebbe consentire ai padroni di passeggiare, in orario serale, con i cani al guinzaglio lungo la passeggiata che costeggia la spiaggia. Non solo. «L'amministrazione comunale, in via sperimentale, destinerà una parte della spiaggia di Torbole - è la proposta dei consiglieri della lista civica «Insieme per Nago Torbole» divenuta esecutiva - in cui saranno ammessi i cani durante tutta la giornata. Tale spazio potrebbe essere individuato nella porzione di spiaggia antistante il campeggio Al Cor, in quanto «un luogo facilmente delimitabile, raggiungibile comodamente a piedi e senza dover attraversare l'intera spiaggia. E se il bilancio comunale lo permettesse la si potrebbe anche attrezzare sulla scorta delle «bau beach» già presenti in Italia e all'estero».
 
GEA PRESS
8 GIUGNO 2012
 
Monreale (PA) – ennesima carcassa di cane carbonizzata
 
 
Monreale (PA) ed il suo vasto territorio si trovano, ancora una volta, al centro dell’attenzione, a causa degli ormai consueti, penosi rinvenimenti. Si tratta, neanche a dirlo, dell’ennesimo cane morto, prima ucciso, poi bruciato.L’altro ieri, un passante, Salvatore Bisanti, percorrendo la Statale Provinciale, all’altezza del civico 139 ed in direzione di Giacalone, notava il corpo senza vita di un cane, meticcio di grossa taglia. Il povero animale, disteso sul ciglio della strada, è morto, con tutta probabilità, a seguito di un incidente o per avvelenamento (“è la zona”, sostengono gli abitanti del luogo).“Non potevo fermarmi per via del mio lavoro – dichiara il Sig. Bisanti – e inoltre, per la presenza della mia bambina, volevo allontanarmi il più possibile dalla vista di quelle immagini cruente, ripromettendomi di segnalare il fatto non appena avessi messo piede in casa”.Nella giornata di ieri, i ragazzi della LIDA Palermo, avvertiti dallo stesso Sig. Bisanti, si sono recati sul luogo dell’accaduto. La carcassa dell’animale, però, sostengono i volontari, è stata dapprima bruciata e poi spostata, ormai carbonizzata, all’interno del condotto che fiancheggia la carreggiata.“La dinamica di quest’ultimo episodio – dichiara Marilena Oddo, volontaria della LIDA Palermo – palesa ed evidenzia l’intolleranza e la ferocia umana, che talvolta si addizionano prepotentemente. Le strade, i viottoli ed i sentieri della provincia di Monreale – continua la Oddo – sono colmi di spazzatura, di cuccioli che rovistano nella stessa alla ricerca di un boccone, di pezzi di animali morti e spesso carbonizzati. Tale degrado, peraltro immediatamente percepibile – conclude la Oddo – mette a dura prova la nostra sensibilità e la nostra capacità di sopportazione, determinando un angosciante senso di impotenza al cospetto di una realtà desolante, su cui le Istituzioni hanno dichiaratamente rinunciato ad intervenire”.I volontari della LIDA da Palermo, preso atto dell’accaduto, si sono recati presso la Caserma dei Carabinieri di Monreale, per sporgere regolare denuncia.
 
GEA PRESS
8 GIUGNO 2012
 
Molfetta (BA): gattino chiuso nel sacco, finito nel riciclo della plastica
Stavolta, però, c'è il lieto fine – intervento delle Guardie LAC.
 
 
Due storie di solidarietà che si incrociano grazie alle Guardie Zoofile della LAC Puglia. Una di esse in particolare, inizia male. Anzi malissimo. Un micetto di 40 giorni, ben chiuso in una busta di plastica ed eliminato gettandolo all’interno della campana adibita alla raccolta (della plastica).Siamo a Molfetta, in provincia di Bari, ed esattamente in via Leonardo Mezzina. I lamenti del piccolo gatto vengono per fortuna notati da un cittadino il quale si rivolge alla Polizia Municipale che interviene congiuntamente alle Guardie Zoofile della LAC coordinate da Pasquale Salvemini. Dopo non poche difficoltà, Miau viene estratto da quell’inferno ed affidato alle Guardie della LAC che però, nel frattempo, devono rispondere ad un’altra richiesta di aiuto. Nel giardino di un centro commerciale viene trovato uno storno in difficoltà.Un incontro fortunato, anche perché la coppia di Molfetta che ha segnalato lo storno, nota proprio Miau. Potrebbe essere da loro adottato ma c’è un problema. Sancho, il bulldog francese che già da parecchi anni vive con Meo e Betta, i salvatori dello storno. Una preoccupazione che dura poco. Infatti, Sancho prende subito in simpatia il gattino. Ora sono due amici inseparabili e Sancho, di buon grado, ha deciso di dividere con Miau la sua cesta (nella foto).“Questa volta – dichiara Pasquale Salvemini, coordinatore delle Guardie LAC Puglia – possiamo gioire per l’esito della vicenda e ringraziare Meo, Betta e, soprattutto, Sancho per la loro generosità. Purtroppo non sempre le cose vanno a lieto fine – aggiunge Salvemini – Il gesto della persona che ha gettato il gattino nel cassonetto è grave, incivile e crudele. L’abbandono degli animali e la loro conseguente morte configura il reato di maltrattamento”.Miau, intanto, è felice. Sancho è diventato il suo compagno di giochi.
 
QUOTIDIANO DEL NORD
8 GIUGNO 2012
 
Bologna, cane salvato in extremis : era stato scuoiato
 
Bologna - Nei giorni scorsi il servizio di accalappiamento cani del Canile/Gattile Municipale di Bologna ha soccorso un cane, in via Cristoforo Colombo a Bologna, letteralmente scuoiato, ma ancora vivo. Sul posto sono intervenute immediatamente le Guardie Zoofile del Nucleo di Bologna, il reparto Polizia di Giudiziaria della Polizia Municipale, i Carabinieri e la Asl che hanno compiuto tutti i rilievi del caso. Il cane, per il quale è stato richiesto il sequestro giudiziario, è stato sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico ed è, al momento, in terapia intensiva, le sue condizioni sono critiche, ma tutti i veterinari sono all’opera per compiere il miracolo di salvarlo. E’ stata fatta denuncia contro ignoti per maltrattamento di animali: sul caso indagheranno le Guardie Zoofile, la Polizia Giudiziaria della Municipale e i Carabinieri. Il proprietario del cane, pur avendo diversi precedenti penali, risulterebbe essere estraneo al fatto, anche se in via amministrativa gli è stato contestato il mal governo dell’animale.
 
ANSA
8 GIUGNO 2012
 
Trasporta cuccioli di cane stipati in gabbie, denunciato
Autotrasportato ungherese accusato di maltrattamento animali
 
BOLOGNA - Cinquantadue cuccioli di varie razze di cani, stipati in gabbiette in ferro. Li trasportava un autotrasportatore ungherese denunciato dalla polizia stradale di Bologna per maltrattamento di animali, falso materiale e uso di atto falso.L'uomo e' stato fermato alla guida di un furgone sull'A1, tra Pian del Voglio e Sasso Marconi. I cuccioli, tra le sei e le dieci settimane di vita, sono stati sequestrati e affidati a un allevamento.
 
CORRIERE DI BOLOGNA
8 GIUGNO 2012
 
bloccato tra pian del voglio e sasso marconi
Trasportava 52 cagnolini in gabbie
Denunciato un camionista
I cuccioli avevano tra le 6 e le 10 settimane di vita
 
BOLOGNA – Cinquantadue cuccioli di varie razze di cane, costretti in piccole gabbie di ferro. Li trasportava un camionista ungherese, denunciato dalla polizia stradale di Bologna per maltrattamento di animali, falso materiale e uso di atto falso.
IL FERMO – L’uomo è stato fermato mercoledì pomeriggio alla guida di una fiat Ducato sull’A1, tra Pian di Voglio e Sasso Marconi, in provincia di Bologna. All’interno del furgone la polizia ha trovato i cinquantadue cagnolini, tra le sei e le dieci settimane di vita, rinchiusi nelle gabbie. Gli agenti hanno subito chiesto l’intervento dell’Ausl per accertare l’età e lo stato di salute dei cuccioli e se avessero il microchip.
I CUCCIOLI – L’Ausl ha così constatato che l’età dei cagnolini era inferiore a quella minima consentita per gli scambi intercomunitari (3 mesi e 21 giorni) e inferiore anche a quella stabilita per separarli dalla madre (60 giorni). I cinquantadue cani sono stati sequestrati e affidati in custodia giudiziale all’allevamento Zagni di Calderara di Reno e all’Enpa di Bologna, che gestisce il canile municipale di Castelmaggiore.
 
ANSA
8 GIUGNO 2012
 
Animali: maltratta asino, denunciato da turisti e condannato
Due mesi ad abitante di Filicudi che dovra' anche pagare spese
 
LIPARI (MESSINA) - Sottoponeva il suo asinello a fatiche estenuanti e per questo un abitante di Alicudi, nelle Eolie, Salvatore Taranto, 39 anni, e' stato condannato a due mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali. L'isolano era stato denunciato da due turisti, i quali avevano riferito alle autorita' ''l'uomo, con crudelta', sottoponeva l'asino a fatiche insopportabili facendo, trasportare materiale edilizio di notevole peso''. I fatti risalgono all'11 settembre 2008.
 
GEA PRESS
8 GIUGNO 2012
 
Bolzano – forse era M1 l’orso investito a Terlano
 
Potrebbe essere l’orso M1, quello che stamani alle 00.10 circa, sulla strada statale 38 nei pressi di Terlano (direzione Merano) è stato investito da una autovettura Alfa Romeo “Giulietta”, condotta da un 63enne del luogo rimasto illeso.L’animale, un maschio di circa 110 kg e dell’età presumibile di 3-4 anni, è deceduto sul colpo ed è stato, poi, trasportato presso il canile municipale “Sill” di Bolzano. Sul corpo dell’animale erano presenti anche ferite precedenti verosimilmente attribuibili allo scontro con altro orso.L’autovettura, coinvolta nell’incidente, ha avuto un principio di incendio nel vano motore, tanto da doversi rendere necessaria la chiusura della strada. Ad intervenire i Carabinieri del Comando Compagnia di Bolzano ed i Vigili del Fuoco volontari di Terlano.Secondo informazioni assunte in loco l’animale voleva probabilmente attraversare il fiume Adige e raggiungere le zone di Verano e San Genesio. Nella zona di Appiano, nelle ultime settimane, si era notata la presenza discreta di un orso. Solo sporadiche visite ad impianti di apicoltura, senza però arrecare particolari danni.Già lo scorso aprile un altro orso era morto proprio nel corso di un investimento.
 
LA ZAMPA.IT
9 GIUGNO 2012
 
Un altro incidente stradale in Trentino polemica per il ripopolamento degli orsi
Illesi gli automobilisti La provincia ha chiesto a Roma e Bruxelles di rivedere Life Ursus
 
L'orso di quattro anni e mezzo travolto e ucciso la scorsa notte sulla superstrada Merano-Bolzano
 
MAURIZIO DI GIANGIACOMO
 
Trento La rivendicazione è giunta martedì al giornale «Trentino»: «Questo è solo il primo. Ne seguiranno altri. Siamo stufi di orsi. È ora di dare una dimostrazione». Nella busta, inviata da Tione, assieme alle poche righe scritte al computer c’erano tre foto che ritraevano la testa, una zampa e il ventre di un orso orribilmente squarciato.
Il timore di trovarsi di fronte a un barbaro atto di bracconaggio per fortuna è svanito presto, perché già mercoledì è emerso che le foto del plantigrado scannato erano state «rubate» da Internet («Bear Head on the Ground» è un’immagine di Zoe Leonard battuta nel 2006 da Phillips de Pury & Company).
Resta invece la consapevolezza che l’insofferenza di parte della popolazione nei confronti della presenza degli orsi ha raggiunto i livelli di guardia, soprattutto dopo gli ultimi episodi: razzie in Trentino e un investimento mortale nel vicino Alto Adige. A farne le spese è stato un orso di 4 anni, travolto la scorsa notte sulla superstrada Merano-Bolzano, all’altezza di Terlano: i due automobilisti sono rimasti illesi, ma l’auto è andata completamente distrutta. E la tensione sale.A Strembo, Val Rendena, Wanda Moser si è vista sbranare due asini e una capra. La Provincia autonoma di Trento, che ha reintrodotto gli orsi nel 1998, rifonde i danni, ma i soldi non bastano. Per protestare, la signora Moser ha prima portato la carcassa straziata del povero asino «Beppo» davanti alla sede del Parco naturale Adamello Brenta e quindi ha costituito un Comitato anti-orso che ha raccolto centinaia di adesioni. Un comitato analogo è sorto anche nella vicina Val di Non: gruppi che con ogni probabilità nulla hanno a che fare con l’avvertimento di stampo mafioso giunto al giornale trentino, ma che rappresentano l’esasperazione di migliaia di cittadini e, convinti che il progetto «Life Ursus» sia sfuggito di mano alla Provincia autonoma di Trento, pretendono risposte concrete dagli amministratori locali.
«Il nostro comitato non ha intenzione di farsi giustizia da solo - chiarisce Wanda Moser Gli orsi sono vittime di questo progetto di ripopolamento. In Trentino sono a disagio tanto quanto la popolazione terrorizzata dalle loro incursioni. I tentativi di aggressione nei confronti dell’uomo ci sono stati, ma vengono tenuti nascosti. Noi non scriviamo lettere minatorie, ma pretendiamo che il presidente Dellai liberi il territorio dalla presenza di questi orsi “artificiali”».Provvedimento che il governatore trentino avrebbe preso da un pezzo (il progetto è della precedente giunta), ma la caccia all’orso è vietata e, per mettere mano al progetto, la Provincia necessita del beneplacito del Ministero dell’Ambiente e dell’Ue, ai quali Dellai ha già inviato un appello. «La Provincia non sta sottovalutando le problematiche generate dal progetto di reintroduzione dell’orso spiega Dellai -. Invito tutti al buonsenso, rinnovando ancora una volta a Roma e Bruxelles la richiesta urgente di un aggiornamento del progetto Life Ursus».
 
ALTO ADIGE
9 GIUGNO 2012
 
Investe orso sulla Mebo «L’ho ucciso, ho pianto»
 
di Susanna Petrone
 
BOLZANO «Sono sceso dall’auto. Mi sono avvicinato all’orso e ho iniziato ad accarezzarlo. Mi scendevano le lacrime. Purtroppo, era morto. Non c’è stato nulla da fare. È terribile. Sono molto dispiaciuto». A parlare è Bruno Svaldi, 63 anni di Naturno. Era alla guida dell’Alfa Romeo che ha travolto ed ucciso un orso nella notte tra giovedì e venerdì, sulla Mebo. Insieme a lui c’era il collega Thomas Kapaurer. Un’esperienza choccante. «È come andare addosso ad un muro - dice Svaldi -. È la stessa cosa. Parliamo di 120 chili, travolti a circa 90 km/h. Avevamo superato Terlano da poco e stavamo per raggiungere Vilpiano. Poi, boom: è successo tutto in una frazione di secondo. Ha fatto un botto. Credevo che la macchina andasse in frantumi». Ed è lì che Svaldi è riuscito a mantenere il sangue freddo necessario per non sbandare in modo violento: «È servita l’esperienza di tanti anni di macchina. Sono rimasto lucido. L’orso è finito sul motore che si è aperto. Non vedevo più la strada. Poi ho capito che ci si stava spostando verso sinistra. Ho corretto verso destra ed infine mi sono fermato, facendo attenzione che non arrivasse nessuno da dietro». Era passata da poco mezzanotte, quando l’Alfa Romeo di Bruno Svaldi ha investito e ucciso l’orso, un esemplare tra i tre ed i quattro anni. L’animale ha attraversato la superstrada, proprio mentre l’altoatesino stava tornando a casa: «Una volta fermata l’auto, ci siamo guardati. Eravamo allacciati. la cintura ci ha salvato la vita. Abbiamo capito che avevamo avuto tanta fortuna. Poi siamo scesi per vedere cosa avevamo investito. Io, infatti, non ho visto arrivare l’orso. Ho visto qualcosa e poi ho sentito il botto. E mentre stavamo seduti lì, la macchina ha iniziato a prendere fuoco. Ho fatto in tempo a tirare via documenti e cellulare e una volta capito che stavamo bene, siamo andati verso la carcassa dell’animale». A questo punto, Bruno Svaldi si commuove e cerca le parole per esprimere la sua tristezza per l’accaduto: «Mi è dispiaciuto veramente tantissimo. Era un bellissimo esemplare. Un orso giovane. Non presentava nessuna ferita. Sembrava che stesse dormendo. Ma lo scontro con l’auto gli avrà procurato ferite interne devastanti, uccidendolo sul colpo. Guardi, mi faceva veramente pena». Il giovane plantigrado è ormai il terzo esemplare ad essere travolto in regione. A fine aprile, infatti, un altro orso di piccola taglia era stato investito da un Suv sulla statale del Brennero. Il secondo è morto in Trentino. «Ogni animale deve poter avere uno spazio per vivere bene, in modo libero e dignitoso, come è giusto che sia - prosegue Svaldi -. Purtroppo, qui da noi è difficile per questi animali. Se qualcuno mette in piedi un progetto per reintrodurli, sarebbe opportuno monitorarli meglio per evitare che muoiano per strada. Le giuro, sono dispiaciuto. Amo gli animali, sono un animalista. È un peccato, veramente un peccato. Io me la sono cavata. Sono stato fortunato. Però quella povera bestiola è morta. Non è stata un’esperienza piacevole. Non mi sarei mai aspettato una cosa simile». Svaldi stava rientrando da un viaggio di lavoro. «Ho avuto un attimo di cedimento. Però bisogna reagire, altrimenti in macchina non si sale più», conclude. Ieri notte, i veterinari dell’azienda sanitaria di Bolzano, hanno trasferito il corpo dell’orso presso la Sill. L’animale verrà sottoposto ad un’accurata ispezione. I tecnici, oltre ad accertare con precisione la causa della sua morte, intendono anche approfondire le condizioni generali di salute dell’orso al termine del suo lungo girovagare attorno ai centri abitati della vallata dell’Adige. Alla fine, l’orso verrà imbalsamato e donato al museo “Ladin Ursus” in val Badia. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco volontari della zona, che hanno spento le fiamme. Il comandante dei pompieri di Terlano, Erwin Runer, afferma che è stata sfiorata la tragedia: «L’automobilista non ha potuto fare nulla per evitare l’animale. Praticamente è stato uno scontro frontale. All’inizio non avevamo nemmeno notato la carcassa dell’orso. Poi abbiamo capito cosa era accaduto». Per i rilievi di legge sono giunti sul posto i carabinieri di Terlano e i colleghi di Bolzano. Con ogni probabilità si tratta dello stesso orso che nei giorni scorsi era stato avvisato nell’Oltradige fra Appiano e Perdonigo, mentre faceva razzia di un alveare. L’animale si era lasciato osservare e fotografare a distanza ravvicinata per poi sparire nel bosco.
 
LA ZAMPA.IT
9 GIUGNO 2012
 
L'etologo: "Con gli orsi va creata una cultura di reciproco rispetto"
«Molti animali che oggi convivono con l’uomo un tempo non frequentavano gli ambienti urbani»
 
carlo grande
 
Torino L’etologo Enrico Alleva, presidente della Società italiana di etologia, è un sostenitore della tutela degli animali, pur nel rispetto delle esigenze degli umani e della collettività.
In Trentino c’è insofferenza nei confronti degli orsi...
«Sono animali dotati di notevole capacità cognitiva e dalla socialità molto particolare. Bisognerebbe creare una cultura di reciproco rispetto, sfruttando il fatto che i bambini giocano con orsacchiotti di peluche e quindi fin dall’infanzia i plantigradi godono di una simbologia positiva».
Ma la capacità del territorio non è infinita.
«Bisogna contemperare i danni che fanno sul territorio, ma vanno protetti anche agricoltori e allevatori. Molti animali che oggi convivono con l’uomo un tempo non frequentavano gli ambienti urbani. Con il tempo si sono adattati a cibi nuovi, rumori e presenze non naturali, rifugi e nidificazione parzialmente trasformata in base agli elementi fabbricati dall’uomo per altri scopi».
Anche per i gipeti c’è stato ripopolamento, ma non con gli stessi problemi.
«I gipeti sono molto più schivi e vivono in ambienti diversi. Gli orsi hanno bisogno di molta tranquillità; le popolazioni devono rendersi conto di quale risorsa importantissima rappresentano. E il discorso cambia se un orso è “strano”, se è stato bracconato chissà dove, se è diventato un soggetto “difficile”».
 
IL SECOLO XIX
8 GIUGNO 2012
 
Aprire la caccia ai gabbiani
 
Savona - Ha iniziato Verdino (Pd), hanno proseguito De Franceschi e Parodi (Pdl), ha concluso Ripamonti (Lega). Tutti uniti per lanciare una nuova guerra: ai volatili “nocivi”, una serie di “uccelli urbanizzati” la cui presenza massiccia è ormai motivo di preoccupazione per campi, raccolti, altre specie animali ma persino per l’uomo. In cima a questa “black list” ci sono i gabbiani, ormai sempre più numerosi e aggressivi, ma a seguire ci sono volatili all’apparenza meno feroci ma anche più dannosi per la natura, a partire da cornacchie, corvi e gazze. Specie tutelate e non abbattibili che però ieri sono state oggetto di un confronto in consiglio provinciale in cui maggioranza e minoranza erano d’accordo nel chiedere provvedimenti mirati e nel caso l’intervento delle doppiette come per cinghiali e caprioli. Il caso è stato sollevato dal consigliere del Pd Fabio Verdino che parlando in generale di caccia (chiedeva iniziative per tutelare la caccia alla fauna migratoria e non solo quella al cinghiale) ha fatto presente che le troppe restrizioni sulle specie cacciabili stanno portando ad una pericolosa proliferazione di specie «dannose». Un riferimento subito raccolto da Teresiano De Franceschi, medico e rappresentante del Pdl di Albenga, che pur non essendo cacciatore ha rincarato la dose e messo nel mirino i gabbiani che (a suo dire) nell’albenganese, ma un po’ dovunque, hanno raggiunto un numero e un’aggressività allarmante. «Bisogna prendere atto che ormai si tratta di gabbiani urbanizzati con comportamenti preoccupanti persino per l’uomo - ha detto il medico - bisogna prendere in considerazione degli interventi efficaci perché la situazione è al limite». A quel punto è intervenuto l’assessore competente, Paolo Ripamonti, leghista e cacciatore, che a sua volta ha raccolto l’assist. «Sfondate una porta aperta - ha detto Ripamonti - condivido completamente i vostri allarmi e condivido sul fatto che bisognerebbe intervenire con piani di abbattimento specifici. Purtroppo il problema è che per ottenerli su specie tutelate c’è bisogno del via libera dell’Ispra, l’istituto nazionale per la ricerca ambientale, che ha un atteggiamento molto restrittivo e aggiungo spesso poco obiettivo rispetto ai problemi “reali” di un territorio. Faccio due esempi molto concreti e attuali. Abbiamo in corso una richiesta proprio all’Ispra per piani di abbattimento contro corvi e cornacchie che nel savonese stanno creando grossi problemi alle coltivazioni ma anche al golf di Garlenda e all’attività dell’aeroporto di Villanova. In quest’ultimi due casi la colonia di volatili è la stessa eppure l’Ispra ci sta dando il via libera per intervenire con abbattimenti all’aeroporto ma non nel golf, dove ogni settimana ci sono grosse buche fatte da questi uccelli che cercano piccole prede e rovinano l’attività. Ha senso? E figuriamoci cosa succederà per i gabbiani: già me le sento le richieste di “chiarimenti” e “prove” che ci chiederanno per dimostrare la pericolosità di questi animali. Eppure imprese edili, vigili e l’Ata quasi tutti i giorni ci chiedono aiuto da tutti i Comuni per gabbiani aggressivi verso l’uomo intorno ai loro nidi. Nidi che, essendo tutelati, non possiamo spostare. Così siamo impotenti. Per questo dico che la Liguria, con le sue peculiarità, dovrebbe dotarsi di un suo osservatorio sulla fauna selvatica e non dipendere da uno centrale come l’Ispra».
 
LA SENTINELLA
8 GIUGNO 2012
 
Due vitelli salvati dai pompieri
 
VALPRATO (TO) -  Spettacolare salvataggio, ieri mattina, in Valle Soana. Ma questa volta ad essere recuperati non sono stati degli escursionisti (è successo solo qualche giorno fa, in Valchiusella, con protagonisti quattro torinesi persi tra le nebbie del sentiero dei Mufloni), ma due vitelli. Mica roba da poco, visto che il peso degli animali è intorno ai 250 chili e metterli in sicurezza non si può dire che sia del tutto agevole. È accaduto ieri, come detto, a Piamprato, la località turistica del Comune di Valprato, nota per i suoi impianti sciistici. Siamo in alta montagna e la giornata è coperta, ma a una certa ora i bovini devono abbeverarsi. Due vitelli si allontanano dal resto della mandria al pascolo. Cercano l’acqua, quella che scorre limpidissima nel vicino torrente Soana. Un gesto abituale, fatto sempre in grande tranquillità, ma questa volta qualcosa va storto. Gli animali, imprudentemente, si avvicinano in un tratto del corso d’acqua dove la corrente è più forte. È un attimo, e le bestie vengono travolte e trascinate verso valle. L’istinto di sopravvivenza, in situazioni come queste, fa la differenza. I due vitelli annaspano ma riescono a recuperare la riva, costeggiando un muraglione alto cinque metri. Sono fermi, in attesa che qualcuno li aiuti. E qualcuno arriva, e anche velocemente, visto che l’evoluzione della loro complicata giornata non è passata, fortunatamente, inosservata. Vengono allertati i Vigili del fuoco e sul posto, a bordo dell’elicottero, arrivano gli uomini della squadra B di Ivrea. Gli animali sono tranquilli, e paiono addirittura rassicurati quando vengono imbragati e recuperati. Un aiuto ai pompieri lo forniscono tre appartenenti al gruppo del Soccorso alpino residenti nella zona. È fatta. Un’avventura a lieto fine. Una volta tanto.
 
GEA PRESS
8 GIUGNO 2012
 
Tom Cruise sul set con una scimmia
Gli animalisti: boicottiamo il film.
 
Polemiche per Rock of Age, il film di Adam Shankman prodotto dalla Warner Bros, presentato appena sabato scorso. Tom Cruise, che nel set interpreta la rock star Stacee Jaxx, avrebbe chiesto ed ottenuto l’uso di un babbuino che, a quanto pare, non poteva che non adattarsi alla situazione di certo per lui singolare. Mikey, questo il nome dato alla scimmia, stante quanto riferito dallo stesso regista, si sarebbe addirittura perso nel bel mezzo di una scena con più di mille comparse. Per ritrovarlo sono stati impiegati oltre venti minuti.L’uso degli animali, ed in particolare dei primati, durante le produzioni cinematografiche è notoriamente molto criticato sia negli ambienti animalisti che scientifici. Secondo Liz Tyson, Direttore dell’Associazione inglese CAPS (Captive Animals’ Protection Society) “gli es perti concordano come l’uso di primati-attori presenta problemi di grave e permanente compromissione del benessere degli animali“.Tyson si è altresì soffermata sulle considerazioni morali relative a tali usi. In particolare il significato che se ne ricava contrasta fortemente anche con le esigenze di conservazione di tali animali. Una pratica immorale e che, secondo CAPS, non dovrebbe essere supportata. Da qui al boicottaggio del film, il passo è breve.
 
ADN KRONOS
8 GIUGNO 2012
 
Tra musate e 'baci'... Il cane è sempre pronto a offrire conforto a chi piange
Roma -  Secondo uno studio dell'università Goldsmith di Londra, è nell''indole del nostro amico a quattro zampe rassicurare gli esseri umani in difficoltà, anche se non si tratta del padrone
 
Roma - Chiunque abbia un cane può confermarlo: nei momenti di tristezza, il nostro amico a quattro zampe è in grado di regalare conforto. Un'empatia naturale che, secondo gli scienziati, si estende anche agli estranei. E' nell'indole del cane insomma rassicurare gli esseri umani in difficoltà, anche se non si tratta del padrone. Durante i test, effettuati su 18 razze diverse da ricercatori dell'università Goldsmith di Londra, - secondo quanto si legge sul 'Mail online' - tutti tranne tre dei cani 'messi alla prova', sentendo il padrone o un estraneo piangere, hanno smesso di fare ciò che stavano facendo e si sono avvicinati prima sommessamente, poi li hanno toccati in modo rassicurante. Un po' come fanno i bambini che abbracciano una persona triste o le donano un giocattolo. E non di rado capita che questi ultimi si mettano a piangere quando vedono qualcun altro piangere.
 
BS NEWS.IT
8 GIUGNO 2012
 
Sperimentazione sugli animali, la Lega Nord chiede alla Regione di fermarla
 
Un forte impegno per limitare la sperimentazione di animali e vietarne l’allevamento a tale scopo è stato espresso oggi dai consiglieri regionali della Lega Nord, Davide Boni e Massimiliano Romeo, attraverso la presentazione di una risoluzione in III Commissione. “Il documento – spiegano Boni e Romeo - chiede a Regione Lombardia di sostenere i lavori parlamentari concernenti l’approvazione dell’art. 14 della legge comunitaria, per introdurre prescrizioni più rigide nell’utilizzo di animali nella sperimentazione scientifica, nonché il divieto di allevare animali a tale fine su tutto il territorio nazionale. “L’evoluzione culturale – continuano i consiglieri regionali - ha portato a una maggiore sensibilità verso il benessere degli animali, in particolare nei confronti dei cuccioli. Una percezione che diventa naturalmente più avvertita riguardo agli animali da affezione, divenuti veri e propri compagni di vita per una larga fascia di popolazione. Attraverso questa risoluzione, Regione Lombardia, oltre a sostenere l’attività del Parlamento, si deve impegnare a predisporre adeguate misure per favorire il progressivo abbandono dell’utilizzo di animali nella sperimentazione e ricerca, sostituendolo con metodi alternativi dove vi sia la possibilità.”
 
TIO.CH
8 GIUGNO 2012
 
TICINO
Sperimentazione animale, Savoia interroga il Governo
 
BELLINZONA - Sergio Savoia interviene con una interrogazione sulla pratica della sperimentazione animale. Il 31 maggio scorso ticinonline.ch aveva pubblicato un articolo concernente la pratica della sperimentazione animale che in Ticino implica l'utilizzo di oltre 40'000 animali all'anno (+90% in sei anni).A rilasciare le autorizzazioni per le sperimentazioni è la Commissione cantonale sugli esperimenti animali composta da veterinario, medico e farmacista cantonali, nonché un rappresentante dell'industria farmaceutica e un 'rappresentante degli animalisti'.  
Riprendendo il dubbio che in questa commissione qualcosa non funzioni, in particolar modo per quel che riguarda la nomina del rappresentante degli animalisti, Savoia ha interrogato il Consiglio di Stato, chiedendo intanto se è vero che l'ufficio federale di veterinaria abbia chiesto spiegazioni al cantone e se sì, che tipo di spiegazioni abbia richiesto l'ufficio federale di veterinaria al veterinario cantonale.
Il leader dei Verdi inoltre chiede se è vero che la rappresentante degli animali non si consulti con le associazioni animaliste presenti sul territorio, come e da chi è scelto il rappresentante dei diritti degli animali e per quale motivo quest'ultimo è scelto con l'avallo della federazione della protezione degli animali, senza l’avallo delle specifiche associazioni che propongono metodi di sperimentazione alternativi alla vivisezione.Infine Savoia chiede il motivo per il quale si utilizzano così tanti animali e la causa dell’aumento del trend.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
8 GIUGNO 2012
 
Staminali per curare la distrofia muscolare
 
SANTA LUCIA Il ricercatore santalucese Paolo De Coppi presenterà oggi i risultati della sperimentazione del suo team sulle cellule staminali per curare la distrofia muscolare. La nuova scoperta potrebbe rivoluzionare il mondo della medicina. Oggi il dottor De Coppi interverrà a Padova all'inaugurazione della Torre della ricerca all'interno della Città della Speranza, che diventerà un polo d'eccellenza per gli studi scientifici. Nel corso dell'evento illustrerà i risultati dello studio di cui è stato capofila insieme a Michela Pozzobon, in collaborazione con la professoressa Marina Cavazzana-Calvo e durato quattro anni. Semplificando la ricerca, le staminali sane del liquido amniotico sono state trasferite su dei topi affetti da distrofia. Nel corso dei mesi le cellule si sono riprodotte, la malattia si è bloccata e l'animale ha ripreso a muoversi. La ricerca e' stata pubblicata sulla rivista scientifica «Stem Cells» e apre a nuova speranza per i malati di distrofia. Le sperimentazioni dovranno proseguire su altri animali e poi potrebbe essere attuata sull'uomo.
 
GIORNALETTISMO
8 GIUGNO 2012
 
I cuccioli di ghepardo più forti del destino
 
La mamma di questi due piccoli cuccioli di ghepardo ha avuto seri problemi a partorirli: così lo staff dello zoo dell’Istituto Smithsonian ha dovuto innanzitutto effettuare un cesareo d’emergenza che, oltre a salvare il piccolo che era già nato, è riuscito ad assicurare la sopravvivenza anche di un secondo piccolo. Altri due feti della cucciolata, però, non ce l’hanno fatta. Il ghepardo è in via d’estinzione, anche se non come altri animali: i due cuccioli sono così particolarmente preziosi. E, fa sapere lo Smithsonian che su Huffington Post pubblica queste foto, i due piccoli stanno venendo accuditi e con ogni probabilità ce la faranno.
FOTO
 
TUTTO GRATIS
8 GIUGNO 2012
 
Animale mostruoso terrorizza la città, ma è solo un cane
 
 
Uno strano animale sta diffondendo il terrore tra gli abitanti di Xinxiang, nella provincia cinese di Hennan. Un animale di piccole dimensioni, senza peli, eccetto i ciuffi di pelo bianco che ricoprono la testa e parte della coda. La sua pelle è rosa e presenta chiazze scure. Ritrovarselo davanti incuriosirebbe chiunque. Si tratta sicuramente di un esperimento genetico andato male” secondo i cittadini del centro abitato, nei pressi del quale è ubicato un complesso di centri un cui vengono effettuate ricerche su diverse specie di animali, tra cui molti cani.Secondo alcuni, infatti si tratterebbe di un maialino, per via del colorito della pelle rosa, sottoposto a dei test scientifici. Secondo gli agenti di polizia ai quali è stato lanciato l’allarme del piccolo mostro in città, si tratterebbe di un cane con tanto di pedigree, un crested dog, animale domestico e costoso scappato da un centro di ricerca della zona. È proprio da uno dei laboratori in questione, arriva il messaggio secondo cui l’animale sarebbe appunto un cane appartenente a una razza molto rara e costosissima. Un cane appartenente a questa razza, infatti, ha partecipato in passato al concorso dei cani più brutti del mondo. È proprio il caso di Yoda, di cui vi avevamo già parlato, che aveva vinto il concorso del cane più brutto del mondo, nell’edizione del 2011. Il cane era stato premiato per la sua bruttezza, caratterizzata dai ciuffi di pelo corto, la lingua sporgente e le zampe lunghe e senza peli ma rispetto al cane avvistato era sicuramente meno brutto e terrificante. Il cane Yoda aveva fatto fortuna con la sua bruttezza, dopo essere stato trovato e adottato dal suo padrone Terry Schumacher, che notandolo tra l’immondizia di un condominio lo aveva scambiato, inizialmente, per un ratto. Fu un gesto di umanità che venne ricompensato a dovere, visto che il proprietario vinse un assegno di 1000 dollari grazie al cane brutto, al concorso in California.
Pertanto lo strano cane avvistato nel centro di Xinxiang, non sarebbe tanto strano come tutti vogliono far credere, associandolo a un cane mutante o frutto di strani esperimenti scientifici.È ben appurato che il crested, nelle sue caratteristiche fisiche “esterne” non mostra segni di malformazioni o conseguenze di esperimenti chimici. Certamente questo non vuol dire che il cane non sia stato mai sottoposto a dei test, anzi il fatto che sia scappato da un centro di ricerca in cui i cani vengono sottoposti a esperimenti, non potrebbe smentire ciò. Fortunatamente gli abitanti del piccolo centro potranno star tranquilli sapendo di non avere la città invasa dai mostri.
 
TG COM 24
8 GIUGNO 2012
 
Un misterioso animale sta terrorizzando i cinesi
Vaga per le strade di XinXiang, nella Cina centro-orientale, forse è il frutto di un esperimento mal riuscito di modifica genetica di uno dei centri scientifici della zona
 
Basso, rosa come un maialino con chiazze "a macchia di leopardo" scure, muso allungato da tapiro e cresta punk di ciuffi bianchi mezza spelacchiata. Questo è il mostro che sta terrorizzando i cittadini di Xinxiang, nella Cina orientale.Sembra un insieme di vari animali o una creazione fumettistica della Walt Disney. Nessuno sa cosa sia di preciso e per questo i residenti ne hanno paura. Sul "Daily Mail" si legge che probabilmente la strana creatura è un esperimento venuto male di uno dei vari centri di ricerca scientifica della città. L'animale, frutto di una modifica genetica, sarebbe quindi fuggito da uno di questi istituti.La polizia cinese però sostiene che la buffa bestiola appartenga a una razza canina con "pedigree" tipica del paese e anche abbastanza costosa. Sembra addirittura che il presunto cucciolo abbia partecipato più  volte come concorrente alla competizione  "Il cane più brutto del mondo".
 
NET1 NEWS
9 GIUGNO 2012
 
Torturava animali e molestava dipendenti: veterinario arrestato
 
 
Prov. di Pavia - Giuseppe Genta, medico veterinario, è agli arresti domiciliari in attesa della conclusione del processo in cui è accusato di molestie sessuali per le sue dipendenti e torture inflitte agli animali nella sua clinica.
 Un veterinario di Santa Maria della Versa, Giuseppe Genta di 52 anni, è stato arrestato dai carabinieri con le accuse di violenza sessuale sulle dipendenti e maltrattamenti sugli animali condotti nelle sue cliniche in provincia di Piacenza. Le denunce, presentate ai carabinieri nell’ottobre 2011, hanno dato il via alle indagini degli inquirenti: le testimonianze delle donne che lavoravano alle dipendenze dell’uomo hanno permesso di ricostruire le torture che Genta infliggeva agli animali. I cuccioli venivano lasciati morire di stenti, le operazioni chirurgiche avvenivano senza anestesia e gli animali venivano chiusi nei congelatori prima di essere soppressi. Secondo le testimonianze il veterinario manifestava continui sbalzi d’umore e sfogava di frequente la sua rabbia sugli animali: alcuni gatti sarebbero stati presi a calci o lanciati contro i muri. Il veterinario è anche accusato di molestie sessuali: le dipendenti, secondo l’ordinanza di custodia cautelare, venivano sottoposti a umiliazioni sessuali, palpeggiamenti. L’uomo mostrava loro materiale fotografico e riprese compromettenti in cui era nudo o in atteggiamenti intimi con alcune donne. Abusava inoltre del suo potere obbligando chi si opponeva ad assistere alle torture su cani e gatti: a causa della situazione numerosi dipendenti si sono licenziati, altri hanno sporto denuncia contro di lui.Giuseppe Genta risponde alle accuse dichiarandosi estraneo ai fatti: “Un complotto contro di me, messo in piedi da persone invidiose del fatto che sono un bravo professionista. Gli animali? Mai maltrattati. E le presunte molestie sulle mie ragazze erano solo carinerie”. Mercoledì mattina il Gip di Voghera Donatella Oneto ha ascoltato la sua versione dei fatti in un interrogatorio di oltre due ore, dove pare che l’uomo abbia fatto qualche parziale ammissione. Nonostante i terribili crimini di cui è stato accusato l’uomo non mancano i suoi sostenitori. Su Facebook diversi utenti hanno creato un gruppo per sostenerlo e sono state organizzate manifestazioni e cortei nelle città dove aveva le cliniche incriminate con una raccolta firme che ha superato quota 1000 in poche settimane. E c'è anche chi parla di anni di cure amorevoli e di animali salvati solo grazie all’intervento del veterinario.L’Ordine dei medici veterinari, in seguito alla scandalosa vicenda, ha preventivamente sospeso ad iter il veterinario e sta valutando di radiarlo dall’ordine in modo definitivo. In ogni caso bisognerà attendere la conclusione dell’iter giudiziario per ricostruire correttamente la vicenda.  
 
MESSAGGERO VENETO
9 GIUGNO 2012
 
Sull’A4 altro sequestro di cuccioli dall’Est
 
Elisa Michellut
 
LATISANA (UD) - Ennesimo sequestro di cuccioli provenienti dall’Est Europa. La scorsa notte, lungo l’autostrada A4, tra Gonars e Latisana, la Guardia di finanza e gli agenti della Forestale ha fermato un furgone che trasportava 36 cani. Le povere bestiole, di varie razze (maltesi, barboncini, bulldog francesi e inglesi, un labrador, due chiwawa, due rottweiler, un pastore del Caucaso e altri due cani da pastore), viaggiavano in pessime condizioni igienico sanitarie. Ieri mattina sul posto sono intervenuti anche i veterinari dell’Ass 5 Bassa friulana. I cagnolini sono stati portati al centro di recupero per la fauna selvatica di Terranova, poco distante da Grado, gestito da Damiano Baradel. “Gli animali non stanno bene – spiegano i volontari – sono disidratati e alcuni di loro mostravano segni di ipotermia. Sono cani piccolissimi, molti non hanno neppure i denti. Rischiano carenze alimentari”. Al conducente del mezzo sono state contestate numerose violazioni ma le indagini, fa sapere il comando provinciale della Guardia di Finanza, sono ancora in corso e pertanto viene mantenuto il massimo riserbo. Nei prossimi giorni saranno resi noti i dettagli dell’operazione. Intanto anche gli agenti del corpo forestale regionale (che lo scorso mese di maggio avevano sequestrato altri 399 cani trasportati in due furgoni provenienti dall’Ungheria) hanno intensificato i controlli finalizzati a contrastare il traffico illecito di cuccioli. Qualche giorno fa i responsabili della struttura stabile centrale per la materia venatoria di Pagnacco hanno fermato un furgone che trasportava 46 cani e un gatto. Al conducente sono state contestate violazioni amministrative in merito al trasporto di animali per un totale di circa 7 mila euro. I piccoli (che, stando a quanto riferito, non erano in cattive condizioni di salute) hanno invece proseguito il loro triste viaggio, diretti in sud Italia.
 
LA NUOVA VENEZIA
9 GIUGNO 2012
 
Scoperti animali detenuti in maniera abusiva
 
PESEGGIA (VE) - I monti veronesi della Lessinia sono pronti ad accogliere nuovi ospiti. Si tratta di due cinghiali, un daino e due cigni dopo che una persona li deteneva in modo abusivo in un ex agriturismo di Peseggia. L’uomo è stato denunciato dalla polizia provinciale. La vicenda è nata qualche mese fa e ha avuto non poche problemi, perché il tribunale aveva disposto, in un primo momento, l’abbattimento dei cinghiali e del daino perché non si potevano liberare in natura. Così è scattata una gara di solidarietà per salvare i poveri animali. La polizia provinciale, insieme al servizio veterinario dell’Asl 13 e all’Ente nazionale protezione animali (Enpa), ha svolto a tempi di record tutti gli adempimenti necessari per trasformare l’uccisione in un trasferimento in una struttura adatta ad accoglierli. E la struttura è la fattoria didattica “Parco faunistico al bosco” di Grezzana (Verona), un’azienda agricola autorizzata che, oltre alle normali attività, fa anche educazione scolastica. «Un grazie» spiega l’assessore alla polizia provinciale Giuseppe Canali «va a tutti i soggetti coinvolti e gli enti locali, che hanno saputo risolvere questo problema e trasferire gli animali in un luogo a loro adatto».
 
IL TIRRENO LIVORNO
9 GIUGNO 2012
 
Cane cade da sei piani e si schianta su un’auto
 
Dina era stata appena salvata da una morte certa in Ungheria. La coppia di austriaci proprietari della canina aveva fatto chilometri per andare a prenderla in un lager dove presto sarebbe stata soppressa. Dall’Austria all’Ungheria, per amore degli animali. Poi la decisione di venire in Italia a trovare la nipote, e Dina non poteva non unirsi a loro durante la vacanza. «La compagna di mio zio - racconta la ragazza, che vive in Maremma da qualche anno - aveva preso Dina solo due mesi fa dall’Ungheria perché aveva saputo che volevano sopprimerla. La adoravano, era come una figlia per loro. In Austria non abbiamo palazzi così alti, quindi la canina non era abituata e per di più è da solo due mesi che abita in una vera casa. Per loro è stata una tragedia veramente». La coppia non può avere figli quindi l’affetto per quella trovatella era ancora più forte. «La portavano sempre con loro, ma ieri mattina avevano paura che la confusione del mercato la spaventasse così hanno deciso di lasciarla a casa. Mai avrebbero potuto pensare che accadesse quello che è successo, erano sconvolti», continua la giovane. I due appena hanno saputo cosa era capitato si sono precipitati alla clinica veterinaria dove Dina era stata portata da un passante: poi la triste notizia. La meticcia non ce l’ha fatta, l’operazione purtroppo non l’ha salvata. «Non vorrei che le persone pensassero che non avevano cura di quel cane, perché veramente era parte della famiglia», spiega ancora la nipote. Un triste epilogo di una storia commovente.
 
IL TIRRENO
9 GIUGNO 2012
 
Badante romena chiude il cane in auto Denunciata
 
PRATO Ha lasciato il cane chiuso nel bagagliaio della propria auto in via Montegrappa ed è andata a lavorare come badante. Ma erano passate da poco le 4 di ieri mattina quando alcuni residenti hanno sentito i guaiti del cane e dato l’allarme alla polizia. Gli agenti hanno rintracciato la donna e l’hanno denunciata per maltrattamenti di animali non accettando la giustificazione della rumena che ha dato la colpa alla famiglia che non le ha permesso di portare in casa l’animale.
 
NET1 NEWS
9 GIUGNO 2012
 
Uk, massacra il suo cane a martellate, 19enne rischia 6 mesi
Un 19enne inglese di Manchester ha ucciso il suo cane con efferata violenza: l'ha colpito 20 volte sulla testa con un martello e infine l'ha pugnalato lasciandolo morire in agonia per diverse ore. Rischia fino a 6 mesi di carcere.
 
 
MANCHESTER - Un ragazzo inglese di 19 anni, Sean Deaking ha ucciso con crudeltà il suo cane, uno Staffordshire Bull Terrier, poco prima di uscire di casa per presentarsi ad un centro di occupazione per cercare lavoro. Il ragazzo ora il carcere per aver colpito 20 volte con un martello e pugnalato il suo cane lasciandolo morire in agonia in un cassonetto dei rifiuti. Non è chiaro tuttavia il motivo di questo atroce gesto. La vicenda è stata ricostruita dagli interrogatori del ragazzo e della sua fidanzata coetanea Sarah Tame: i due diciannovenni avevano preso in custodia il cane, Tyson, il giorno prima del feroce gesto rispondendo ad un annuncio online. Senza che sia stata data una spiegazione, circa alle 3 del mattino Sean ha preso un martello e l’ha colpito 20 volte sulla testa il cane. Poche ore più tardi il cane ha urinato sul letto del giovane: Sean, in preda al delirio, ha rincorso il cane in cucina e, dopo averlo intrappolato tra le gambe l’ha pugnalato a morte con un coltello da cucina. Come se nulla fosse il ragazzo è andato al centro di occupazione a cercare lavoro, tornando poco dopo a casa, gettando il cane in un cassonetto. Il cane in agonia è morto solo alle 2 del pomeriggio. L’ispettore Danielle Jennings del RSPCA ha dichiarato di non aveva mai visto un caso simile: “appena Tyson è arrivato nell’appartamento è iniziato lo schema di abuso tendente alla tortura” dice l’ispettore  “è un problema che gli animali siano dati via così facilmente online, senza fare nessun controllo”. Tanti casi di adozione purtroppo finiscono male, con l’abbandono del cane, la restituzione in canile o ancor peggio l’uccisione del povero animale che non corrisponde alle idee dei padroni.Il processo è previsto a Manchester per il 28 giugno: Sean Deakin sarà giudicato per tre capi d’accusa relativi all’aver causato sofferenza non necessaria ad un animale e rischia fino a 6 mesi di carcere.
 
LA REPUBBLICA
9 GIUGNO 2012
 
LA CAMPAGNA 8HOURS
"Mai più di otto ore di viaggio per gli animali da macello"
Raccolte oltre un milione di firme presentate al commissario Ue per cambiare la normativa in modo da ridurre le sofferenze negli spostamenti verso i mattatoi. L'iniziativa promossa dall'associazione Animals' Angels, di cui è testimonial l'etologa inglese Jane Goodall
 
di MARGHERITA D'AMICO
 
Mai più di otto ore di viaggio per qualsiasi specie animale destinata al macello. 1.103.428 firme consegnate giovedì al commissario UE John Dalli, il quale ha annunciato apertura all'ipotesi di una nuova normativa, a coronamento di una straordinaria campagna internazionale lanciata l'anno scorso dagli Animals' Angels, associazione fondata in Germania dalla teologa Christa Blanke e ramificata in tutto il mondo, assieme all'europarlamentare danese Dan Jørgensen. Sostengono la proposta 130 eurodeputati (alcuni di loro, Andrea Zanoni, Idv, Esther de Lange, olandese popolare e Pavel Poc, ceco socialista e il verde svedese Carl Schylter sono stati promotori della dichiarazione scritta 49/2011 approvata il 15 marzo dal Parlamento Europeo) e 100 associazioni.
Oltre a ridurre le terribili, inutili sofferenze inflitte agli animali dagli attuali viaggi verso i mattatoi, lunghi anche settimane, questa rivoluzionaria proposta garantirebbe anche sicurezza, salute e interessi umani: "Tratte ragionevolmente contenute, al massimo 500-700 km, faciliterebbero i controlli, eviterebbero violazioni commesse di continuo perché di fatto le regole sono inapplicabili, oltre a snellire le notifiche d'infrazione che coinvolgono gli stati membri" spiega Andrea Zanoni. Oggi infatti la normativa comunitaria prevede che cavalli, mucche, buoi, pecore, maiali, pecore, polli, agnellini, possano per esempio nascere in Polonia e venire uccisi nella più profonda Sicilia. Stipati uno sull'altro, assetati, spaventati, spesso morti prima dell'arrivo, a bordo di camion quasi mai ventilati, dovrebbero soggiacere a cicli di 24 ore in movimento e altrettanti di pausa, con discese a terra in aree di ristoro che, com'è ovvio, non si verificano mai.
Specializzati nel seguire e assistere gli animali lungo le strade di tutto il mondo nel tratto che separa l'orribile vita di allevamento dal macello, gli Animals' Angels abbeverano chi è allo stremo, pretendono gli stop, non di rado intercettano carichi illegali. Ragazzi coraggiosi, si conquistano persino il rispetto di alcuni trasportatori, costretti loro malgrado ad accettare trasporti fuorilegge. Testimonial d'eccezione di 8hours è la grande etologa inglese Jane Goodall, il coordinatore generale Adolfo Sansolini è italiano, il voto in plenaria è previsto a settembre. Per ora, il commissario Dalli si è detto d'accordo che l'attuale Regolamento 1/2005 non è sufficiente a garantire un livello di benessere accettabile degli animali durante i trasporti, perciò la Commissione proporrà una revisione della normativa europea che includerà, fra l'altro, la riduzione dei tempi di viaggio.
 
MATTINO DI PADOVA
9 GIUGNO 2012
 
Nessuna retata dei coniglietti dell’ospedale
 
MONSELICE (PD) -  «Qualcuno arriva con dei furgoni a caricare e portare via i coniglietti dell’ospedale di Monselice». Preoccupazione, nei giorni scorsi, per le baby mascotte dell’ospedale, i tenerissimi coniglietti che pascolano liberi nel giardino all’esterno del nosocomio. Strappando inevitabilmente un sorriso, anche a chi sta male. A preoccupare alcuni amanti degli animali, però, è una certa diminuzione di numero notata nel numero dei coniglietti. E soprattutto, l’aver notato alcuni giorni, verso sera, delle persone che li caricavano su un furgoncino, per poi portarli via. Inevitabili i timori. Fugati, però, fortunatamente, dalla direzione dell’Uls 17, che ha per i piccoli coniglietti un occhio di riguardo. «Se c’è stata una diminuzione della popolazione negli ultimi mesi» spiega il direttore generale, Giovanni Pavesi «è dovuto al fatto che, periodicamente, procediamo a far sterilizzare i coniglietti, per evitare una propagazione incontrollata». Quanto al furgone avvistato mentre si “portava via” i coniglietti, nessun pericolo: si trattava della raccolta di alcuni soggetti per sterilizzarli o per sottoporli a controlli sanitari e vaccinazioni.
 
LA ZAMPA.IT
9 GIUGNO 2012
 
L'allarme della Lipu: "Rapaci, un terzo è a rischio estinzione"
Bracconaggio e deforestazione i grandi nemici dei volatili
 
Il capovaccaio (foto di Maurizio Bonora)
 
ANTONELLA MARIOTTI
 
Torino L’ aquila di Bonelli è bellissima. Ha gran parte del piumaggio bianco, alcuni esemplari sono invece molto scuri, altri quasi del tutto di colore chiaro. Al passaggio sulle nostre isole al Sud capita che le sparino. L’ultima volta che le hanno contate erano rimaste poche decine di coppie in Italia, e qualche centinaio in Europa.Quasi un terzo degli uccelli selvatici nidificanti nel nostro Paese sta per estinguersi, o meglio: si trova in una situazione di «vulnerabilità», come dicono gli esperti della Lipu. Sei le specie che forse i nostri nipoti, e magari già i nostri figli potranno vedere solo nelle foto dei musei. Tra queste: capovaccaio, grifone e l’aquila di Bonelli, che sono gli esemplari che rischiano più di altri.La nuova «Lista Rossa italiana» degli uccelli nidificanti in Italia è stata messa a punto dalla Lega italiana per la protezione degli uccelli, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, Dipartimento Biologia e Biotecnologie Charles Darwin. La versione precedente è di 13 anni fa.
Dalla «lista» i conti sono presto fatti: il 13% delle circa diecimila specie di volatili è minacciata di estinzione: per circa 100 specie di uccelli dell’Amazzonia i rischi sono cresciuti a causa della deforestazione. In Italia la «Lista rossa» è la prima di una serie che il Comitato Italiano Iucn (L’Unione internazionale per la conservazione della natura), del quale la Lipu fa parte, ha in previsione di mettere a punto anche per altri gruppi animali, ed evidenzia la situazione delicata di sei specie: gipeto, capovaccaio (avvoltoi egiziani), grifone e aquila di Bonelli, oltre che forapaglie comune e bigia padovana, compaiono nella categoria «Cr» (Critically endangered, in pericolo critico).Rapaci e avvoltoi risultano tra le specie a maggior rischio di estinzione perché si tratta di specie predatrici o «spazzine», considerate per molto tempo nocive in Italia e per questo perseguitate dall’uomo. Ancora oggi il bracconaggio rappresenta la minaccia numero uno per queste specie, assieme alla frammentazione e alla distruzione degli habitat naturali. «Dalla Lista rossa italiana emergono dati preoccupanti spiega Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu -. In questo quadro, è necessario che i piani per la salvaguardia delle specie, da tempo predisposti dall’Ispra, trovino una piena e completa applicazione».I rapaci spesso entrano anche in un traffico clandestino di animali selvatici, con un giro d’affari stellare: una coppia illegale di aquile vale dai 6-8mila euro, fino al triplo se con certificati Cites riciclati. Un esemplare di Gipeto arriva a costare fino a 20 mila euro.
 
GEA PRESS
10 GIUGNO 2012
 
Nuovo incidente in uno zoo italiano – questa volta, però, è nel discusso zoo safari di Ravenna
Il 21 giugno, intanto, il TAR discuterà sull'Ordinanza di Sospensiva.
 
Nuovo incidente allo zoo. Dopo quello occorso ad una bambina fatta salire su un elefante di uno zoo abruzzese è ora la volta dello zoo di Ravenna, già noto alle cronache per le ormai decennali critiche sulla sua costruzione. Un inserviente di 37 anni, è ora ricoverato con trauma toracico dopo che una giraffa lo ha schiacciato con uno zoccolo. L’uomo era inciampato a causa dell’indietreggiamento dell’animale. Questo secondo la versione riferita a nome dello zoo. Chi vuole ora vederci chiaro è Ravenna Punto a Capo che svela come a seguito di una circostanziata segnalazione anonima, aveva chiesto già dallo scorso maggio una verifica sulla effettiva preparazione del personale.Un brutto colpo per l’inserviente, ma anche per lo zoo, aperto da poche settimane e pure accusato di non essere completamente in regola con l’apposita licenza del Ministero dell’Ambiente. Ovvero, la stessa, potrebbe ancora non essere stata rilasciata. Sulla base di tale presunte violazioni relative proprio alla regolarità dell’apertura, il TAR Ravenna ha ora deciso di discutere l’Ordinanza di Sospensiva per il prossimo 21 giugno.“Vedremo cosa deciderà il TAR – riferisce Samantha Comizzoli Presidente di Ravenna Punto a Capo – Intanto non possiamo che accogliere positivamente la decisione del TAR che aveva fissato la prima udienza al 5 luglio“.Un’altra novità, arriva inoltre dal Tribunale di Ravenna innanzi al quale Ravenna Punto a Capo, aveva presentato ricorso con procedura d’urgenza a seguito sia delle presunte irregolarità relative all’apertura ma anche per le ipotesi di maltrattamento. Il Giudice ha deciso di trasferire il tutto alla sezione penale, che dovrà ora decidere se aprire un procedimento per le eventuali violazioni di legge.
 
IL SECOLO XIX
9 GIUGNO 2012
 
Travolto da una giraffa: grave
 
Ravenna - Travolto da una giraffa in corsa mentre assieme a un collega stava per chiudere i recinti degli animali. Singolare incidente sul lavoro a un inserviente all’interno del parco faunistico Le dune del delta aperto l’11 maggio scorso alle porte di Ravenna. L’uomo - un trentasettenne ravennate - centrato alla schiena da un zoccolo dell’animale, è stato portato all’ospedale dal 118 in codice 3 (massima gravità) con un trauma toracico da schiacciamento. Non sarebbe però in pericolo di vita, tanto che è rimasto cosciente per tutto il tempo. L’incidente - secondo quanto riferito dai dirigenti del parco - è avvenuto quando il 37enne e il collega stavano tentando di riportare nel loro recinto cinque esemplari adulti di giraffa e un piccolo, così come ogni giorno accade dopo la chiusura. Ma quando gli animali erano ormai dentro, un adulto è improvvisamente tornato indietro.A quel punto il trentasettenne, nel tentativo di indietreggiare per scansarlo, è inciampato perdendo l’equilibrio e finendo con l’essere travolto dalla giraffa in corsa. Il parco, gestito dalla romana Alfa 3000 così come l’analogo spazio faunitico di Fasano (Brindisi), è stato al centro di varie polemiche sollevate da ambienti animalisti e antagonisti proprio per la presenza di animali esotici.
 
GEA PRESS
9 GIUGNO 2012
 
Paraguay – stop agli animali nei circhi
 
Anche il Paraguay si aggiunge alla lista dei paesi che hanno vietato gli animali nei circhi. Nel caso del provvedimento appena approvato si tratta di animali appartenenti a specie selvatiche, ovvero tutti i grandi felini, orsi, scimmie, elefanti, rettili, giraffe, etc. Il divieto è arrivato grazie ad un provvedimento del Ministero dell’Ambiente e fa seguito ad analoghe leggi che sono già state approvate nello stesso continente. In particolare si tratta di Ecuador, Bolivia e Perù, mentre è attesa l’approvazione della proposta di legge brasiliana. In Colombia, invece, rimane solo l’approvazione in seconda lettura presso il locale Parlamento.La decisione del Paraguay è stata ripresa ora dagli animalisti europei, per ricordare lo stallo nel quale, in Inghilterra, è precipitato il divieto di detenzione degli animali nei circhi. Voluto dalla stragrande maggioranza dei cittadini inglesi (stante un sondaggio governativo) oltre che dalla volontà dei parlamentari inglesi (mozione, vincolante, approvata a larga maggioranza) ma il governo di David Cameron rimane di fatto indeciso. Prigioniero, dicono gli animalisti, dei pochi circhi che ancora si ostinano a detenere gli animali in cattività.In Italia non vi è in itinere alcuna proposta di legge anti circo. L’atto presentato alla Camera è stato definitivamente annullato in Commissione spettacolo, all’interno della proposta di legge sullo spettacolo dal vivo voluta dall’On.le Gabriella Carlucci che è anche componente dell’Intergruppo parlamentare amici del tiro della caccia e della pesca.
 
CORRIERE DI COMO
9 GIUGNO 2012
 
Accusato per la morte del gatto del vicino. L’Enpa si costituisce parte civile
A processo un 64enne di Turate
 
Mauro Peverelli
 
Prov. di Como - A sua discolpa ha presentato alcune foto in cui veniva ritratto intento ad accarezzare gatti e cani.
Ma l’imputazione che pende sul capo rimane quella che l’ha portato in aula: uccisione di animali. Per la precisione, sostiene la Procura di Como (pubblico ministero in dibattimento Vanessa Ragazzi), per la fucilata che costò la vita al gatto dei vicini di casa in quel di Turate.
Si è aperto ieri mattina in tribunale il processo a carico di un 64enne della Bassa, ritenuto dalla pubblica accusa essere il responsabile del colpo di fucile a pallini che uccise la bestiola. L’Ente nazionale protezione animali (Enpa) si è costituito parte civile e l’udienza è poi stata aggiornata a ottobre. Particolari le modalità che hanno portato all’inscrizione dell’uomo sul registro degli indagati. Il padrone del gatto, quando si vide arrivare in casa l’animale sanguinante, lo portò dal veterinario a Saronno. L’intervento d’urgenza non riuscì ad evitare la morte dell’animale, ma il veterinario estrasse comunque il pallino da caccia che poi finì (allegato alla denuncia) sul tavolo della Procura di Como.
Le indagini avviate dal sostituto procuratore Massimo Astori hanno poi permesso di constatare come l’arma in possesso del vicino di casa fosse in tutto e per tutto compatibile con il pallino estratto dal corpicino del gatto. Da qui il sequestro del fucile, le ulteriori indagini e l’iscrizione del 64enne sul registro degli indagati. Il resto è storia recente con il processo che si è aperto ieri mattina nel palazzo di giustizia di Como.
 
CORRIERE DELLE ALPI
9 GIUGNO 2012
 
Gatto conteso, imputato assolto
 
FELTRE (BL) - Un gatto conteso tra ex soci. Lui, un feltrino di 49 anni, Franco Cuman (difeso dall'avvocato Giorgio Gasperin ), lei, una bellunese di 46 anni, parte civile nel processo con l'avvocato Raffaele Addamiano). Cuman è finito a processo con la singolare accusa di appropriazione indebita di un gatto, di razza "Maine Coon". Dopo la rottura del rapporto lavorativo, nell'agosto del 2008, i due litigarono per il gatto. Inizialmente se lo tenne Cuman, ma, dopo la querela per appropriazione indebita, l'animale tornò alla donna. In passato il difensore di Cuman presentò istanza al giudice delle indagini preliminari di restituire all'uomo il felino. Ma l'istanza fu rigettata. Nel frattempo il felino, tornato in possesso della donna, è morto. Oltre all'appropriazione indebita del gatto, l'imputato era anche accusato di essersi indebitamente portato via un quadro ed una ciotola d'argento, oltre ad altri beni condivisi con la parte civile in qualità di socio di una ditta. I fatti risalgono all'agosto del 2010. Ieri mattina il processo, davanti al giudice Antonella Coniglio, che ha accolto la richiesta del legale Giorgio Gasperin e prosciolto l’imputato per tardività della querela della parte offesa.
 
LA SICILIA SIRACUSA
9 GIUGNO 2012
 
Con l'avvicinarsi delle vacanze sorge il problema dell'amico a 4 zampe
Il cagnetto dove lo metto? Tormentone dell'estate
 
Alessia Valenti
 
Canili privi di risorse economiche e centinaia di cani per strada a schivare le auto. Una situazione drammatica che, con l'arrivo della stagione estiva, rischia un ulteriore e quasi inevitabile peggioramento.
Le casse dei Comuni aretusei languono e così il compenso dovuto ai canili per ogni ospite presente nella struttura non viene corrisposto da mesi, lasciando tali rifugi ad affrontare seri problemi di gestione. L'arrivo dell'estate, con l'annoso ed eticamente inaccettabile problema degli abbandoni, creerà ulteriori difficoltà rendendo problematico il ricovero di tanti cani i cui padroni, saranno troppo impegnati ad andare in vacanza per poter trovare loro una sistemazione valida. Se non si vorrà, quindi, condannare il proprio amico a quattro zampe a un destino crudele e spesso fatale bisognerà organizzarsi per tempo trovandogli una sistemazione adeguata.
Nulla impedisce di portarlo in vacanza con sè considerandolo, così, un componente della famiglia a tutti gli effetti. Oggi, infatti, è molto più semplice che in passato. Esistono strutture ricettive e spiagge attrezzate che accoglieranno con grande piacere e con tutti i confort anche gli ospiti a quattro zampe. Un esempio di bau bau beach che ha riscosso grande successo le scorse estati e che verrà riproposto anche quest'anno è quello allestito dal Comune di Priolo. Un tratto di spiaggia riservato a Fido e ai suoi padroncini con ingresso gratuito e dotato di ombrelloni, sedie, docce e ciotole per i propri cani; la struttura prevede anche un percorso di «agility» per far divertire e mantenere in forma l'amico a quattro zampe
Spiagge attrezzate come queste sono ormai divenute realtà consolidate e diffuse in tutte le principali località balneari. Ma se proprio non si desidera portare in vacanza il proprio animale, è giunto il momento di cercare valide alternative. L'ideale sarebbe lasciarlo alle cure di amici e parenti, ma se questo non fosse possibile esistono strutture ricettive private appositamente attrezzate, pronte ad offrire ospitalità, ma che vanno prenotate con un buon margine di anticipo. Un'alternativa questa che ha, ovviamente, un suo costo che varia a seconda della struttura e del periodo del soggiorno, ma che rappresenta spesso una valida sistemazione per chi ha una coscienza e non considera il proprio animale un soprammobile di cui disfarsi quando diventa troppo ingombrante.
 
ALTO ADIGE
9 GIUGNO 2012
 
Mille incidenti l’anno con animali
 
Sommando i dati a disposizione dell’Associazione cacciatori e stimando il sommerso in base all'esperienza passata, si può tranquillamente affermare che ogni anno in Alto Adige gli incidenti stradali causati da selvaggina ammontano almeno a un migliaio. Ovviamente, si parla di selvaggina di grossa taglia, non di scoiattoli o faine. Veri pericoli. Secondo i cacciatori investire un orso può destare decisamente molta impressione, ma non è così pericoloso come potrebbe sembrare. Alcune assicurazioni, intanto, si preparano a creare nuove formule assicurative.
 
LA NUOVA SARDEGNA
10 GIUGNO 2012
 
Genneruxi, esche al veleno per cani e gatti
 
CAGLIARI Esche avvelenate per cani e gatti, piccoli animali che muoiono soffrendo: la denuncia arriva dal Gruppo di Intervento giuridico e dagli Amici della Terra, che hanno segnalato quanto avviene tra via Palestrina e il quartiere di Genneruxi ai carabinieri del Noe, al Corpo Forestale e alla polizia municipale. Stefano Deliperi parla di polpette avvelenate o ripiene di frammenti di vetro, che qualcuno lascerebbe su aiuole e marciapiedi per colpire cani e gatti. Deliperi ricorda che infliggere sofferenze e morte gratuita «agli altri animali» è un reato: «I veri bastardi - scrive - non sono quelli a quattro zampe».
 
IL TIRRENO
10 GIUGNO 2012
 
Viene multato chi non soccorre un gatto
 
CASTELFIORENTINO (FI) -  Agenti della polizia municipale hanno recuperato un gattino investito. L'animale trovato sulla via Battisti, è stato segnalato da un passante, Franco Lucii di Certaldo, che ha contattato il comando. La Municipale nel ringraziare il cittadino che ha segnalato il caso, pone l'attenzione sul fatto che fermarsi e prestare soccorso ad animali investiti non è solo un obbligo morale o etico, ma legislativo come introdotto da recenti modifiche del codice della strada, la cui omissione è sanzionata.
 
FAN PAGE
10 GIUGNO 2012
 
In Sicilia allarme cani randagi: “Un collare rosso per salvarli”
Almeno 100mila animali vagano sul territorio. L'sos dell'Ufficio diritti malati: C'è un alto rischio speculazione, bisogna tutelarli.
 
Li hanno contati e sarebbero tanti, troppo. Almeno centomila, i cani che vagano per le strade siciliane. Un vero e proprio allarme sociale, secondo il responsabile dell'Ufficio diritti animali siciliano, Maurizio Catania, una vicenda dietro la quale potrebbero celarsi anche interessi più o meno oscuri. “Dietro il randagismo esiste un'infinità di interessi – spiega Catania – c'è l'interesse della speculazione degli animali e quello sulla vivisezione, una piaga, anche se la legge la vieta”.
La proposta con la forte carenza di risorse economiche è dotare di collarino rosso o fosforescente il randagio: “Così i cittadini sanno che quel cane è sterilizzato e seguito”.
VIDEO
 
BRESCIA OGGI
10 GIUGNO 2012
 
«Macello di Manerbio, ok ma con un'intesa precisa»
PRANDINI: SERVE ANCHE UN ACCORDO CON COLDIRETTI
 
«La realizzazione del nuovo macello di Manerbio da parte della società gestita dal valtellinese Pietro Pini dovrà passare necessariamente anche attraverso un accordo con Coldiretti Brescia: un'intesa aperta alla sottoscrizione da parte di tutti i soggetti economici coinvolti nella valorizzazione economica della carne suina italiana». È il commento di Ettore Prandini, presidente della Federazione provinciale bresciana, riguardo alla possibile edificazione della struttura di lavorazione delle carni suine, con una capacità di 40 mila capi la settimana. «Se l'intenzione è quella di valorizzare la suinicoltura di qualità, anche attraverso un'etichetta di origine, allora non ostacoleremo di certo un intervento che potrà portare benefici molto ampi all'economia del territorio - afferma Prandini -. Di certo dovranno esserci tutte le garanzie, economiche e organizzative, affinché venga premiato il lavoro delle nostre imprese. Non possiamo chiudere la porta, senza rifletterci, a qualcuno che è intenzionato a investire 50 milioni di euro in un progetto che può generare reddito e indotto in un momento di precarietà». In questo senso il presidente di Coldiretti si dice convinto che le strumentalizzazioni pseudo-ecologiste e animaliste lascino il tempo che trovano. «Mi chiedo perché non ci sia stata la medesima mobilitazione quando sono stati realizzati enormi poli logistici che hanno sottratto migliaia di ettari all'attività agricola - afferma Prandini -. Crediamo al confronto e alla difesa del territorio e restiamo in prima linea, lasciamo ad altri la demagogia. Tant'è vero che continuiamo a considerare imprescindibile, nell'ambito del progetto, la necessità di valorizzare la carne suina italiana attraverso un accordo economico pluriennale». Con una doverosa precisazione: per carne suina italiana Coldiretti intende quella ottenuta esclusivamente da capi nati e allevati nel Paese, rientranti nel circuito delle Dop. «Sappiamo delle critiche avanzate dalle strutture di macellazione esistenti al progetto di Manerbio, ma ognuno fa il proprio mestiere - conclude il presidente della Coldiretti -. Di certo chi pensava di continuare a lavorare senza preoccuparsi dello sviluppo della filiera, ora si potrebbe trovare di fronte un concorrente dal quale trarre nuovi stimoli interrompendo subito la produzione all'estero di prosciutti con maiali non italiani. Solo così, del resto, potremo dare un futuro all'economia di un settore che a Brescia resta fondamentale».
 
GEA PRESS
10 GIUGNO 2012
 
Modena e il terremoto – tra le macerie c’è uno con le tasche piene (di piccioni)
Salvi, grazie ai volontari de Il Pettirosso, piccoli di gheppio e di piccione (FOTO).
 
Con le tasche piene di pulcini. Non si tratta di un ladro di galline, ma di uno dei protagonisti dei tanti soccorsi che in questi giorni sono stati messi in campo dai volontari del Centro Fauna Selvatica Il Pettirosso.Nel casolare del 1800, ormai gravemente compromesso dalle scosse di terremoto, vi erano, infatti, i pulcini di piccione. I volontari, guidati da Piero Milani, erano però impossibilitati ad entrare. Tutte le scale di accesso ai piani superiori erano già crollate. Ogni accesso diretto all’antico edificio era inoltre precluso dal pericolo imminente di crollo.Si è reso così necessaria la presenza di un mezzo di soccorso che ha consentito di elevare (… letteralmente) i volontari fino alle finestre.Gli operatori, però, erano arrivati in quel luogo per un altro soccorso che dimostra, ancora una volta, come i modenesi, nonostante la sciagura che ha colpito beni ed affetti, non hanno voltano le spalle alla solidarietà. Sia che riguardi esseri con gambe, zampe o ali. E’ il caso dei quattro pulcini di gheppio, notati in quello che resta del casolare, dal proprietario di quest’ultimo.L’uomo vedondoli in pericolo, ha chiamato subito il Centro Il Pettirosso. Grazie al carrello elevatore Piero Milani è così riuscito a raggiungere la finestra dalla quale, ignari del pericolo incombente, i quattro giovani di Gheppio, continuavano ad affacciarsi. Poi la scoperta, all’interno delle stanze, c’erano anche numerosi pulcini di piccione. Subito è scattata l’emergenza. Su di loro rischiava di crollare il tetto pericolante. In tal maniera, pur di toglierli da quell’inghippo mortale, alcuni implumi sono finiti nelle tasche dei soccorritori. Non c’era, infatti, tempo da perdere.Sono ora tutti al sicuro presso il Centro che in questi giorni sta conoscendo una vera e propria emergenza terremotati.
VEDI FOTO:
 
IL GAZZETTINO
10 GIUGNO 2012
 
Cinque cani sempre in missione, decisivi per scoprire mine e pacchi esplosivi
Onda, Ombra, Vlasco, Rock e Uxo hanno girato il mondo
salvando vite umane. L'importanza dei loro conducenti
 
 
SHAMA (LIBANO) - Identità: cane. Qualità: fedele, giocoso, obediente ed intelligente. Mestiere: salvare vite umane. Sono i profili di Onda, Ombra, Vlasco, Rock ed Uxo, cinque bravissimi cani addestrati dai nuclei cinofili dell’Esercito Italiano, tutti attualmente in missione in Libano. Dai più veterani alle new entry, rivestono tutti una notevole importanza in questo tipo di missione,poiché il loro sviluppatissimo olfatto riconosce ed individua esplosivi e mine. In aree di crisi, come il Libano, l’Afghanistan e l’Iraq hanno potuto più volte scovare mine antiuomo, ordigni interrati e pacchi esplosivi, proteggendo così il personale militare e la popolazione da eventuali pericoli, contribuendo alle attività di sminamento e riducendo rischi di incidenti.
I nostri eroi a quattro zampe sono stati tutti allievi del Gruppo cinofilo dell’Esercito di Grosseto, che dal 2002 alleva ed addestra essenzialmente pastori tedeschi e pastori belgi malinois. Il loro addestramento dura un anno, al termine del quale assimilano tecniche di combattimento, di sicurezza e di trasporto su ogni tipo di mezzo militare. Tra le diverse carriere che possono intraprendere, lo “Scout Dog” per l’individuazione di mine ed ordigni esplosivi, e la “Sicurezza e la Vigilanza” per prevenzioni di atti criminali. Prima di lanciarsi in missioni però, hanno la possibilità di applicare tutto ciò che hanno imparato con un mese di “tirocinio” in Kosovo, considerato come idoneo per questo tipo di esercitazioni. Questa perfetta preparazione, di cui efficacia è confermata con il passar delle missioni, ha spinto anche altri Stati a prendere la strada della cinofilia nel quadro di missioni militari.
Ma anche una brillante carriera arriva al suo termine. Infatti, le sorelle Onda ed Ombra, dopo ben quattro missioni, dovranno andare in pensione. Ed è un riposo meritato, perché questi due pastori tedeschi hanno lavorato duro, con missioni in Aghanistan, Iraq, Kosovo e Libano, in cui sono riuscite ad impedire tante brutte situazioni, scoprendo ordigni interrati. Dopo una vita movimentata, potranno godersi un po' di serenità e tranquillità, al fianco dei loro rispettivi conducenti – il sergente Marco D’Ambrosio per Onda, e il caporal maggiore Capo Francesco Conti per Ombra – con il quale si è creato un forte legame di affetto e di fiducia. Ed è qui che appare il merito dei conducenti e il loro contributo al successo dell’addestramento: sono la loro calma, il loro entusiasmo, il loro senso di responsabilità, la loro esperienza e il loro amore per i cani che fanno di questi animali a quattro zampe delle figure indispensabili del nostro esercito.
 
LA PROVINCIA PAVESE
10 GIUGNO 2012
 
Mede, rettilario per i pitoni nel salotto di casa
 
MEDE (PV) -  Sono dovuti intervenire i vigili del fuoco e la guardia forestale per recuperare quattro esemplari di pitone e tre tartarughe. E’successo ieri mattina a Mede, intorno alle 10, in centro. Al loro arrivo nell’appartamento, i vigili del fuoco di Mede hanno trovato un rettilario con al suo interno tre pitoni di circa un metro, mentre in un’altra stanza della casa, interamente adibita all’accoglienza degli animali, riposava un altro pitone più grande di circa quattro metri. «Li abbiamo presi con le mani – racconta uno dei volontari del distaccamento dei vigili del fuoco di Mede– ma non è stato semplice. In questo periodo gli esemplari stanno facendo la muta, sono ciechi e quindi più vulnerabili». Oltre ai pitoni, sono state recuperate tre tartarughe. Un volta caricati sui mezzi, gli animali sono portati a Vigevano, alla cascina Guardia. Il proprietario dell’abitazione non era in casa, a quanto pare perché arrestato in precedenza. Era necessario trasferire anche gli animali che sarebbero rimasti nell’appartamento senza nessuno che li accudisse. Per questo è intervenuta la guardia forestale di Mortara che ha chiesto il supporto dei vigili del fuoco, per prendere e trasportare in un luogo adatto i serpenti e le tartarughe, che sono stati recuperati ieri mattina nell’alloggio in centro a Mede da pompieri e guardia forestale.
 
TRENTINO
10 GIUGNO 2012
 
Orsi, crescono i dubbi tra gli operatori turistici
 
di Walter Facchinelli
 
VAL RENDENA. «Il Progetto Life Ursus va rivisto, ridimensionato o chiuso» queste le prese di posizione dopo gli episodi che hanno avuto come protagonista l’orso. Le affermazioni di Giacomino Maffei, che ieri al Trentino denunciava il “cattivo effetto orso” sul turismo e chiedeva una riflessione sul Progetto, sono appoggiate da altri operatori turistici. Il primo a sottolineare che «l’orso ha cambiato le abitudini di chi frequenta la montagna» è Bruno Dalla Giacoma, dell’hotel Touring a Madonna di Campiglio. «Una certa clientela è preoccupata per l’orso - dice ancora Dalla Giacoma - Sono famiglie che frequentano Campiglio per andare nei boschi con i bambini, sono i turisti che cercano funghi. Noi operatori diciamo che l’orso non si vede e che gli esemplari sono pochissimi, ma i turisti res tano perplessi. Fino a qualche anno fa, il turista trovava simpatico il fatto che ci fosse l’orso, oggi si rende conto che è anche un potenziale pericolo». Per Dalla Giacoma, in 4-5 anni il sentimento verso l’orso è passato «dalla curiosità alla preoccupazione». Sentimento registrato anche in Val Rendena. Giambattista Beltrami del ristorante tipico Magnabò a Carisolo conferma quanto i suoi colleghi dicono sommessamente: «Ieri l’orso era visto con curiosità, adesso crea paura. È un problema per quanti, turisti e paesani, frequentano la montagna. La verità è che il territorio è cambiato, l’orso non trova da mangiare in quota e così scende nei paesi. Il numero di 4-5 orsi era accettabile, 40-50 no». Anche per Cesare Maestri, il Ragno delle Dolomiti «gli orsi forse sono troppi». Sul fronte “turismo”, il Comitato antiorso è attento a non creare allarmismo tra i turisti. «È vero - afferma Wanda Moser - partiremo con una raccolta di firme per chiedere a Lorenzo Dellai di “Liberare il Trentino e i trentini dall’orso”, ma ci siamo proposti di non tenere manifestazioni eclatanti durante la stagione estiva. Ribadisco: l’orso è una vittima del Progetto che lo vuole a ogni costo. E, sul fronte dei costi, sarebbe interessante sapere quanto ci sono costati fino a oggi gli orsi». La soluzione avanzata a più voci, che punta alla salvaguardia del Trentino e degli orsi è «riportiamoli tutti in Slovenia». Bruno Dalla Giacoma sottolinea: «Lì hanno a disposizione grandi aree non popolate. Lì in 40 km non trovi una casa, qui ci sono 70 Comuni». IL DIBATTITO NEI CONSIGLI. Nel consiglio comunale di domani a Strembo si parlerà dell’orso. E lo si farà in consiglio a Caderzone Terme, dove Gianni Mosca Piazzi ha verbalizzato: «Vi è la necessità di porre dei correttivi al Progetto, tenendo conto dei problemi di sicurezza che sta causando per i ripetuti episodi di aggressione sugli animali».
 
ASAPS
11 GIUGNO 2012
 
Trasporto illecito di cuccioli, la Polstrada di Bologna ne salva 52
 
BOLOGNA – Cinquantadue cuccioli di varie razze di cane, costretti in piccole gabbie di ferro. Li trasportava un camionista ungherese, denunciato dalla polizia stradale di Bologna per maltrattamento di animali, falso materiale e uso di atto falso.
IL FERMO – L’uomo è stato fermato mercoledì pomeriggio alla guida di una fiat Ducato sull’A1, tra Pian di Voglio e Sasso Marconi, in provincia di Bologna. All’interno del furgone la polizia ha trovato i cinquantadue cagnolini, tra le sei e le dieci settimane di vita, rinchiusi nelle gabbie. Gli agenti hanno subito chiesto l’intervento dell’Ausl per accertare l’età e lo stato di salute dei cuccioli e se avessero il microchip.
I CUCCIOLI – L’Ausl ha così constatato che l’età dei cagnolini era inferiore a quella minima con sentita per gli scambi intercomunitari (3 mesi e 21 giorni) e inferiore anche a quella stabilita per separarli dalla madre (60 giorni). I cinquantadue cani sono stati sequestrati e affidati in custodia giudiziale all’allevamento Zagni di Calderara di Reno e all’Enpa di Bologna, che gestisce il canile municipale di Castelmaggiore.
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2012
 
Dall’Ungheria a Fiumicino – diretti ad un grossista, i cuccioli sequestrati a Pian del Voglio (BO). Foto
Intervento della Polizia Stradale.
 
Erano stati ordinati da un commerciante di animali di Fiumicino (RM), con probabile vendita all’ingrosso, i 52 cani da compagnia sequestrati lo scorso sette giugno a Pian del Voglio, lungo l’A-1 nei pressi di Sasso Marconi (BO).Un normale controllo della Polizia Stradale di Pian del Voglio ed il fermo del furgone Ducati con targa ungherese, regolarmente abilitato al trasporto degli animali. Al suo interno c’erano un italiano, due ungheresi ed i 52 cuccioli. Gli animali, provvisti di documentazione e microchip, avevano però un’età nettamente inferiore a quella dichiarata nei passaporti.In pratica l’importazione dei cuccioli con età al di sotto da quella prevista dalla legge, avveniva tramite un canale perfettamente legale, essendo risultate regolamentari (ovvero appositamente autorizzate) le gabbie dove era no rinchiusi i cani. Pincher, cocker, labrador, boxer, maltesi. Tutti strappati in tenera età dalla loro madre per finire ad essere venduti in Italia. Il responsabile del trasporto è stato denunciato in stato di libertà per il reato di maltrattamento di animali, falso materiale ed uso di atto falso.Tutti gli animali sono stati ricoverati in strutture idonee. L’età degli animali è stata determinata grazie all’intervento dei Medici Veterinari dell’ASL di Bologna competente territorialmente.
VEDI FOTO:
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2012
 
Padova – continuano a morire i cuccioli dell’Est Europa sequestrati
Zanoni (IDV) sollecita nuovamente l’intervento del Sindaco di Monselice (PD).
 
Sale a 26 il numero dei cuccioli morti dei 72 sequestrati lo scorso 15 maggio dal Nucleo delle Guardie LAC di Padova (Lega per l’Abolizione della Caccia) e i NAS (Nucleo Anti-Sofisticazione) i quali, a seguito di un banale controllo al Codice della Strada, avevano rinvenuto i cuccioli stipati all’interno di un camion proveniente dal Sud dell’Ungheria, trasportati anche privi d’ acqua e cibo. A seguito del sequestro, la magistratura aveva affidato i cuccioli al canile sanitario “Chiara Locrati” di Monselice (PD) per le cure necessarie in vista di una sistemazione definitiva, ma pare che tutt’ora gli stessi cuccioli siano detenuti all’interno di quella strutt ura in attesa che il P.M. decida se permettere, oppure no, l’affido a privati che salverebbe loro la vita.Diverse associazioni animaliste, che si occupano della tutela degli animali, continuano a fare la conta dei cuccioli sottratti al commercio proveniente dall’Est Europa, ma lasciati al loro triste destino nell’indifferenza delle Autorità locali e decimati a causa di un’epidemia di gastroenterite. Infatti, se si aggiungono ai piccoli deceduti i quattro cuccioli oggetto del furto con scasso (2 bulldog, 1 shar pei e 1 rottweiler) occorso lo scorso mese all’interno della stessa struttura di ricovero, la cifra dei cuccioli scomparsi sale a trenta.“La situazione è drammatica e va fermata la più presto – dice Andrea Zanoni, europarlamentare IDV e presidente LAC Veneto – Non è possibile che il salvataggio dei cuccioli dal commercio clandestino dell’Est Europa li conduca a morire nelle nostre strutture, evidentemente impreparate all’emergenza. Oggi – prosegue Zanoni – ho scritto nuovamente al Sindaco di Monselice (PD), dato che non ho ottenuto risposta alcuna alla mia del 29 maggio scorso e ciò testimonia la non curanza del problema e l’indifferenza da parte delle Autorità locali.”In questi giorni, inoltre, si apprende dalla stampa locale dell’ennesimo sequestro di 36 cuccioli lungo l’Autostrada A4, tra Gonars e Latisana (UD), che segue al maxi sequestro del 26 maggio scorso, tra Gonars e Palmanova (UD), di ben 399 cuccioli provenienti dall’Est Europa.“Sto valutando seriamente – aggiunge Zanoni – di intervenire in Parlamento Europeo, chiedendo un repentino intervento alla Commissione Europea, per fermare il traffico dei cuccioli dall’Est Europa condotto in spregio delle più elementari norme igienico sanitarie e del loro benessere”.
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2012
 
Cani Arcugnano (VI) – il canile potrebbe essere abbattuto
 
Potrebbero essere smantellate le strutture di Arcugnano (VI) che lo scorso febbraio tornarono agli onori della cronaca dopo che la Magistratura decise di restituire i cani al cacciatore-allevatore. Nel caso dovesse essere confermata la notizia, circolata in ambienti inquirenti, si porrebbe definitivamente fine ad una vicenda che aveva lasciato dietro di sé uno strascico di polemiche. La derubricazione del reato da maltrattamento (544/ter) a quello di inidonee condizioni di detenzione (727 C.P.) non consentiva la confisca obbligatoria. Il Giudice aveva inoltre accolto la tesi difensiva dell’imputato, ovvero che si trattava di un disinteresse momentaneo nella gestione dei cani dovuto ad un grave problema familiare.Gli animali, però, nel frattempo erano stati affidati all’ENPA la quale aveva provveduto alla loro riabilitazione e destinarli a felice adozione. Un accordo privato tra gli affidatari e il gestore di quel vecchio canile aveva comunque consentito che i cani rimanessero in famiglia.Ora l’indiscrezione la quale andrebbe ad aggiungersi non solo al Decreto penale di Condanna ex art. 727 ma anche ad un secondo provvedimento relativo alla irregolare detenzione delle armi che furono rinvenute durante la prima ispezione della struttura. L’Autorità di pubblica sicurezza provvide, inoltre, al ritiro dello stesso porto d’armi.
 
LA STAMPA
11 GIUGNO 2012
 
Cane "dimenticato" nella pensione privata e pagamento della retta interrotto, nessuna ipotesi di abbandono
 
Animale "dimenticato" nell’albergo per cani, e pagamento della retta interrotto a metà: situazione borderline, senza dubbio, ma nessuna possibilità di contestare il reato di abbandono. Soprattutto se la struttura di riferimento è «affidabile e professionale» (Cassazione, sentenza 13338/12).
Il caso
Due animali affidati alla ‘pensione’ per cani, con tanto di retta da mensile, ma la proprietaria li ‘dimentica’ lì per tanto, troppo tempo... e ciò nonostante le sollecitazioni ricevute dal responsabile della struttura. Ecco perché la donna viene condannata – dal giudice dell’udienza preliminare – per il reato di abbandono di animali, e obbligata a pagare 2mila euro di ammenda. Secondo il giudice, difatti, i cani «erano stati affidati ad un canile privato e non ad un canile municipale» e, quindi, «avrebbero potuto essere privati delle necessarie cura e custodia». Ma la sanzione pecuniaria viene contestata dalla proprietaria dei due animali, che, tramite il proprio avvocato, presenta ricorso per cassazione, affermando che non si è verificato «un abbandono». Difatti, sec ondo la tesi difensiva, gli animali sono stati affidati «ad un canile», e anche la struttura privata è obbligata a garantire «la cura e la custodia, per contratto». Secondo la ricorrente, quindi, nessun addebito è possibile, in ambito penale, perché agli animali, comunque, la ‘pensione’ ha da assicurare, per forza di cose, assistenza adeguata.
Ebbene, la prospettiva tracciata dalla proprietaria sotto accusa finisce per essere condivisa dai giudici della Cassazione, i quali, alla luce della vicenda, riportano che la donna «aveva affidato due cani a una struttura privata, aveva pagato le prime mensilità contrattualmente previste e aveva sottoscritto apposita clausola con la quale autorizzava il canile, in caso di bisogno, ad intervenire e ad anticipare le spese per le prestazioni e i mezzi terapeutici», ma, poi, «aveva sospeso i pagamenti e non aveva risposto alle sollecitazioni» per il ritiro degli animali, e, allo stesso tempo, ricordano che, da giurisprudenza, l’ipotesi dell’abbandono si concretizza solo se non viene assicurato «il rispetto delle esigenze psico-fisiche dell’animale» e se quest’ultimo si trova «sprovvisto di custodia e cura» ed è «esposto a pericolo per la sua incolumità».
Per la legge, però, il mancato pagamento della ‘retta’ da parte del proprietario dell’animale non autorizza la struttura – sia pubblica che privata – ad «abbandonare il cane», ad «interromperne la cura e la custodia» o a sopprimere l’animale. Ciò comporta che il proprietario dell’animale, in caso di «sospensione dei pagamenti» o di «mancato ritiro», può rispondere di inadempimento contrattuale, non di abbandono... a patto che non sia «prevedibile, per l’inaffidabilità o la manc anza di professionalità del canile, l’abbandono del cane» da parte della struttura. Ma tale ipotesi non emerge in questa vicenda, ecco perché i giudici – accogliendo il ricorso presentato dalla donna – azzerano la pronuncia di condanna emessa dal Gup e chiudono la questione ritenendo non ravvisabile il reato di «abbandono di animali».
 
BOLOGNA TODAY
11 GIUGNO 2012
 
Terremoto, al via la prima ‘tendopoli’ per animali del Centro Monte Adone
Da oggi gli sfollati del centro d'accoglienza di San Prospero potranno riabbracciare i propri cani e gatti, grazie ai volontari del centro: 'Abbiamo laciato appelli, in tanti disposti a prendere in affido gli animali terremotati'
 
Al via la prima 'tendopoli' per animali del Centro di tutela fauna Monte Adone (Bologna). Oggi alcuni volontari si sono recati presso il campo di accoglienza post terremoto di San Prospero (MO), che ospita circa 250 sfollati, per allestire un'area dedicata all'ospitalità di cani e gatti. "I proprietari - sottolineano i volontari - ci tengono ad avere con sé i propri animali domestici, soprattutto in un momento duro come questi, ma non in tutti i centri di accoglienza approntati in Regione è permesso il loro ingresso. Spesso, viste le circostanze e il caldo che avanza nelle 'tendopoli', la convivenza è proibitiva. Non ci sono proprio le condizioni adatte. Dunque si rende necessaria una struttura adatta alle esigenze degli animali".Così dopo il controllo e la verifica dello stato di vaccinazione, in accordo con i dettami dell'Ausl, gli amic i a quattro zampe di San Prospero troveranno ospitalità in un ambiente organizzato ad hoc per loro, dove poter trovare le migliori condizioni per alloggiare temporaneamente, pur rimanendo vicino ai loro padroncini."Il problema grande di queste settimane per i proprietari di animali domestici - racconta una volontaria del Centro Monte Adone - è stato quello di non sapere dove ricoverare i loro cani o gatti. Si sono affidati a gattili e canili delle zone, che però ora sono al collasso: già partivano da situazione satura, poi molti sono stati gli animali da accogliere perchè dispersi durante il sisma, uniti a quelli che venivano lasciati in custodia dai proprietari, che rimasti privi di una casa e non potendo portarli con loro, ne chiedevano il ricovero".
 
MINITURE
11 GIUGNO 2012
 
Macellazione rituale
 
In Gran Bre­ta­gna si di­scu­te se ban­di­re la ma­cel­la­zio­ne ri­tua­le pra­ti­ca­ta da isla­mi­ci ed ebrei. L’argomento è stato riportato in di­scus­sio­ne alla House of Commons da un deputato conservatore che ha definito “inac­cet­ta­bi­li” le deroghe previste a questo scopo a leggi altrimenti va­li­de per tut­ti. La religione ebraica e quella musulmana prevedono infatti che la carne, per potere essere consumata, provenga da un animale macellato secondo alcune regole. Queste ultime, anticamente, garantivano il rispetto di fondamentali precauzioni igieniche e sono per questo caratteristiche nei paesi caldi mentre oggi hanno perso la loro funzione cristallizzandosi in forme rituali.Se­con­do la nor­ma­ti­va europea gli ani­ma­li da ma­cel­lo van­no stor­di­ti pri­ma di es­se­re ab­bat­tu­ti, ma in molti paesi sono am­mes­se ec­ce­zio­ni per la ma­cel­la­zio­ne in li­nea con i det­ta­mi ha­lal e ko­sher.  Il rispetto delle regole religiose implica però un incremento della sofferenza dell’animale che viene immobilizzato e ucciso senza essere preventivamente stordito.Il cuore del problema risiede nella compatibilità tra il diritto di libertà religiosa e il rispetto degli animali che distingue (o dovrebbe distinguere) le società occidentali. Nella nostra cultura tale sensibilità è alla base delle norme sulla macellazione e chiaramente orienta la legge nel risparmiare agli animali inutil i sofferenze. Nonostante la pressione delle associazioni animaliste però, la proposta di regolamento del Consiglio dell’Unione europea, attualmente in fase di approvazione, ribadisce l’importanza di tenere in considerazione le esigenze particolari di certi riti religiosi già contenuta nella Direttiva vigente e secondo la quale gli stati membri possono concedere una deroga per consentire la macellazione rituale.Qualunque deroga alla legge che abbia una motivazione religiosa si trova però, istantaneamente, al centro di un dibattito complesso.Da un lato esiste, oltre alla crudeltà per sé, il rischio concreto che tale deroga venga distorta a fini commerciali come, ad esempio, nel caso olandese ove molti mattatoi starebbero approfittando delle esenzioni religiose per risparmiare.
D’altro canto anche il concetto di laicità viene messo alla prova se lo intendiamo in un’accezione ampia ovvero strettamente legato a quello della pari dignità delle diverse posizioni culturali e religiose. Nel nostro Paese, per fornire un elemento di riflessione, l’unico partito ad aver mai contrastato la regolamentazione che consente la macellazione rituale è la Lega Nord.In questo caso, la libertà di culto sconfina e si accavalla sulle leggi dello Stato e un orientamento laico sembrerebbe esprimersi meglio nell’autorizzare comportamenti – che quello stesso Stato –  impedisce perché crudeli.Se inv ece pretendiamo che non siano scavalcati i valori della cultura occidentale, decidiamo di etichettare come “crudele” un elemento di una cultura che ci è estranea, senza concepire quella “crudeltà” all’interno del nostro sistema di valori.La tensione tra libertà di culto e laicità è sensibile. Eppure crediamo che debba arrivare un momento in cui uno Stato che si professi laico – uno Stato ideale – decida anche di imporre ai suoi cittadini  il rispetto dei suoi valori. Che questo sia un gesto laico o meno è opinabile, ma forse non è più questo il quesito centrale da porsi.
 
LA ZAMPA.IT
11 GIUGNO 2012
 
Israele, cani schedati come veri malviventi
A Gerusalemme si lavora su un nuovo metodo per multare i padroni irrispettosi
 
Un database del Dna dei cani per evitare gli escrementi non raccolti. E' l'idea lanciata a Petah Tikva, piccola cittadina a pochi chilometri da Tel Aviv, che nel 2008 regalò alla sua creatrice il premio del New York Times per la migliore invenzione dell'anno.Allora l'iniziativa si arenò nelle trafile burocratiche e l'amministrazione cittadina non trovò il modo di aggirare le difficoltà legali a obbligare il proprietario di cani a fornire un campione di saliva per costituire il database.Oggi ci riprova un'altra amministrazione, che ha ideato una via secondaria per appropriarsi del campione. Gerusalemme ha infatti approvato una norma che impone ai veterinari locali di farsi consegnare la saliva del cane dai proprietari, che altrimenti verrebbero multati.Lo scopo dell'operazione, secondo il veterinario capo della città Zohar Dvorkin, non &eg rave; tanto economico quanto di salute pubblica. I cani presenti in città, infatti, sono circa 11.000 e «dal momento in cui avremo nel database il 70-80% degli animali schedati potremo cominciare a collezionare le loro feci» da qui, il campione verrà inviato in laboratorio e le analisi dovrebbero permettere di recapitare una multa salata al proprietario. Il Dna, infatti, dovrebbe incastrare i colpevoli e imporgli una sanzione di quasi 150 euro, contro i 30 della spesa affrontata dal comune per le analisi.Comunque, a Petah Tikva, bastò lanciare l'idea della campagna per far diminuire notevolmente il numero di feci lasciate in strada.
 
SENTIO
10 GIUGNO 2012
 
Terribile e spietata strage di canguri in Australia

 
Per chi fosse rimasto alla mattanza di cani in Ucraina, vogliamo purtroppo ricordare che la strage di animali colpisce ben altre parti del globo, e purtroppo anche alquanto insospettabili. In Australia avviene costantemente una mattanza di canguri, ossia dell’icona del Nuovissimo Continente. Finora il numero di canguri uccisi ammonta a 2000. Le motivazioni addotte (c’è sempre una motivazione addotta, chissà perché puntualmente risolvibile in mille altri modi) sarebbero le competizioni che si verrebbero a creare con i pascoli bovini. In realtà i danni ambientali sono stati creati dai colonizzatori che hanno portato animali che con l’Australia non c’entrano nulla (basti pensare ai dromedari!).Gli animalisti hanno purtroppo scoperto delle fosse dove vengono seppellite le carcasse dei canguri, e ad ogni controllo animalista (anche a distanza di pochissimi giorni l’uno dall’altro) sono sempre più piene di canguri senza vita.
E’ terribile anche il modo in cui i canguri vengono ammazzati: radunati tutti insieme in un posto recintato, vicino la Riserva di Kama, si spara loro, creando il panico in quelli ancora non ammazzati. Sono state trovati infatti dei varchi nelle reti, che starebbero a testimoniare i tentativi disperati di fuga dei canguri. Inoltre i colpi spesso non sono precisi, così come dimostrano ferite alla mascella e sul collo.Per fermare questo orrore si stanno firmando parecchie petizioni, tra cui quella del sito change.org. Invitiamo i lettori a firmare per far sentire la propria voce contro questa strage che di umano ha ben poco. Anzi, forse di umano ha troppo, considerando gli aspetti peggiori che solo gli “umani” sono riusciti a mettere in atto nella storia.Fonte: Villaggio Globale
 
LA STAMPA
10 GIUGNO 2012
 
Australia choc, apre la caccia al canguro
 
Uccisi con un colpo alla testa. Ogni anno migliaia di canguri vengono sterminati da cacciatori australiani con il benestare del Governo. Nel mese di giugno le autorità del territorio della capitale Canberra danno il via libera per far abbattere 2.000 canguri. La motivazione ufficiale è di proteggere la natura di alcune Riserve della zona, perchè questi animali, che non hanno predatori capaci di cacciarli, si stanno riproducendo a dismisura e minacciano la sopravvivenza di altre specie.Secondo gli animalisti invece, la mattanza che sta colpendo uno degli animali simbolo dell Australia, sarebbe motivata dalla volontà di estendere i pascoli bovini.I cacciatori secondo alcune fonti poi, non si limiterebbero alle quote di abbattimenti di capi stabilite dalle autorità ma farebbero una vera a propria strage. Per questo gli ambientalisti organizzano delle ronde nelle zone di caccia per disturbare la crudele opera dei cacciatori.
VIDEO
 
GREEN ME
11 GIUGNO 2012
 
Mattanza di canguri: scoperta una fossa comune
 
Radunati in luoghi recitanti, uccisi con un colpo d'arma da fuoco e gettati in fosse comuni. Sono questi i tre orribili passaggi della carneficina di canguri in corso in Australia, dove gli animali simbolo del Paese vengono sterminati senza pietà e a migliaia dai cacciatori, con il benestare del Governo.Nel mese di giugno, infatti, le autorità del territorio della capitale australiana (ATC), Canberra, hanno dato il via libera all'abbattimento controllato di oltre 2000 canguri grigi orientali, che vivono proprio lungo la costa orientale dell'Australia e in Tasmania. La motivazione ufficiale sarebbe quella di proteggere la natura di alcune Riserve della zona dalla problematica della sovrappopolazione dei simpatici, forti e veloci marsupiali. Per questo, come ri vela il Cramberra Times, sono stati chiusi al pubblico ben 9 parchi, tra cui la Callum Brae Nature Reserve, la Crace Nature Reserve, la Goorooyaroo Nature Reserve, o ancora la Kama Nature Reserve. Questi parchi, nati per difendere la fauna locale, si stanno così rivelando un vero e proprio campo di sterminio per gli animali. Secondo gli animalisti, però, la mattanza sarebbe in realtà motivata dalla volontà di estendere i pascoli bovini ed eliminare la competizione che si verrebbe a creare con i marsupiali. Allora, ancora di più promettono battaglia e annunciano che daranno vita a delle ronde, offrendosi persino come scudi umani, per disturbare la crudele e spietata caccia. "Saremo là fuori non appena fa buio - minaccia convinta l'attivista Carolyn Drew- i manifestanti saranno dietr o i cancelli, il che è certo, ma non possiamo divulgare i particolari di ciò che abbiamo pianificato. Questo è da scoprire".Nel frattempo, anche la più scettica parte della popolazione del nuovissimo continente inizia a indignarsi, dopo aver scoperto che i metodi praticati per le uccisioni non sono certo compassionevoli come il Governo vuole far credere. "Nelle prime ore del mattino di domenica 03 Giugno –scrive la Kangaroo Coalition- gli attivisti hanno scoperto una grande fossa comune presso la riserva naturale di Kama, al cui interno c'erano circa più di 300 corpi di canguri  uccisi. Questa prova, che è stata scoperta in mezzo a un amalgama di fango e sangue, mostra le pratiche immorali e illegali dei cacciatori, dai colpi sparati alla gola, ai cuccioli di canguro mutilati o gli esemplari più adulti con teste fracassate". Qu esto è il modo in cui viene ucciso, tra atroci sofferenze, l'emblema nazionale, l'icona australiana per eccellenza.Per firmare la petizione che chiede la fine di questa strage clicca qui
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GEA PRESS
11 GIUGNO 2012
 
Israele – sentenza a metà per le scimmie da vivisezionare
 
Confermato il risultato solo in parte positivo relativo al destino delle scimmiette dell’azienda agricola Mazor, in Israele. Anzi, quest’ultima ha comunicato nello scorse ore di accettare di buon grado il giudizio dell’Alta Corte israeliana in realtà già noto, con il suo probabile esito, fin dagli inizi dello scorso maggio. In pratica non verranno esportate verso i laboratori esteri, ovvero rimarranno in Israele, solo le scimmiette catturate in natura. Per quelle nate in cattività (ivi compresi i discendenti di quelle selvatiche recentemente acquisite) si potrà disporre per l’invio verso i clienti esteri della sperimentazione animale, It alia compresa. Anche il nostro paese, infatti, risulterebbe tra i clienti della Mazor la quale annovera, tra i suoi fondatori, anche uno dei più grossi esportatori mondiali di macachi catturati in natura.In pratica le scimmiette, una volta catturate, vengono inviate in Israele e da qui verso i laboratori di mezzo mondo. Un carico venne nei mesi scorsi intercettato, e da qui nacque la protesta degli animalisti israeliani che sostennero l’illegittimità di ogni possibile esportazione. Ora invece la sentenza che rappresenta comunque un primo freno evidentemente non messo in conto, fino ad ora, dalla Mazor.D’altro canto è pur vero che in tal maniera non è stata totalmente accolta la petizione presentata dagli animalisti israeliani. Questi chiedevano il blocco totale delle esportazioni. In pratica, stante la sentenza dell’Alta Corte, la Mazor si è così fornita di nuovi riproduttori, ma almeno questi non dovranno subire i supplizi ai quali erano destinati.
 
ARTICOLO TRE
11 GIUGNO 2012

 

Sperimentazione animale: dalle cime degli alberi al laboratorio
Un video shock pubblicato dall'Associazione israeliana “Ten Lehayot Lihiyot” mostra il crudele destino di alcuni macachi catturati per essere vivisezionati. Gli animali, maltrattati, vengono successivamente spediti nei laboratori di mezzo mondo.
 
“Mazor Farm” è un nome che ai più non dirà molto, ma questa azienda israeliana, fondata nel 1991 da tre uomini d'affari del posto e da un australiano, ha il medesimo ed infausto compito della Harlan di Correzzana o della famigerata Green Hill di Montichiari: l'allevamento di animali destinati alla sperimentazione scientifica. Da diversi anni la suddetta società si trova al centro di asprissime polemiche, acutizzatesi nell'ultimo periodo anche a causa di un terribile filmato che solo di recente ha ricevuto la meritata visibilità. Potete visionarlo qui di seguito: 
Dalle immagini appaiono evidenti i maltrattamenti inferti dai faccendieri ai macachi coda lunga (Macaca fascicularis – Raffles 1821), rinchiusi in veri e propri campi di concentramento solitamente situati sulle Isole Mauritius. Non è un caso che il fondatore australiano della Mazor Farm sia anche il co-fondatore della “Bioculture Mauritius”, società dedita alla cattura e all'esportazione di macachi dal paradiso naturalistico. Dopo un lungo viaggio le scimmie arrivano nella “Farm” israeliana dove vengono allevate e smistate ai vari laboratori di mezzo mondo: principali clienti sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Secondo la PETA, la più grande organizzazione animalista americana, solitamente via AirFrance arrivano nei laboratori della “Shin Nippon Biomedical Laboratories” (SNBL) di Chicago non meno di 3 mila esemplari all'anno. Anche la Harlan con sede a Minneapolis, finita nel mirino degli ambientalisti per il tristemente famoso carico dei “900 macachi rhesus” (ne parlammo in questo articolo: http://www.articolotre.com/2012/02/vivisezione-900-scimmie-arrivano-in-italia-per-esperimenti/65021), è uno dei principali importatori di questi primati, provenienti da Cina, Cambogia, Vietnam e da qualche atollo corallino come appunto le splendide Isole Mauritius.
In questi giorni l'Associazione “Let the Animals Live, the Israeli Society for the Abolition of Vivisection and Behind Closed Doors”  è riuscita ad ottenere un successo (a metà) contro la Mazor Farm, grazie ad una pronunciazione dell'Alta Corte d'Israele: i macachi catturati in natura, infatti, non potranno più essere esportati verso i laboratori esteri. Sorte diversa per quelli nati ed allevati in cattività e per gli sfortunati figli concepiti in natura ma dati alla luce in quarantena: potranno tutti finire nella gelida morsa dei laboratori specializzati nella sperimentazione animale (italiani compresi).Secondo una recente normativa introdotta a gennaio 2012 dal Ministro dell'Ambiente israeliano, Gilad Erdan, l'autorizzazione all'esportazione estera di animali per la sperimentazione viene rilasciata solo se vi è garanzi a che essi verranno utilizzati per la realizzazione di farmaci “salva-vita”. Non potendo provare questo elemento molti macachi sono rimasti di fatto bloccati nella Mazor Farm.L'Alta Corte d'Israele, tuttavia, ha specificato che la pronunciazione attuale vale per un unico caso sotto esame e si riserva in futuro di approfondire il tema. La strada verso la libertà, per i macachi, è ancora molto lunga.
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2012
 
Vivisezione e articolo 14 – la Senatrice Marinaro: i giochini della politica li mette in atto la Brambilla
Il Presidente del Senato, però, potrebbe non concedere lo stralcio dell'articolo "Brambilla".
 
Se c’è qualcuno che sta tentando i giochini della politica è chi nulla ha fatto quando avrebbe potuto fare. Questo in sintesi il pensiero della Senatrice Marinaro (PD), chiamata in ballo dall’On.le Michela Brambilla che ieri l’aveva accusata di tramare in favore dello stralcio dell’ormai famoso articolo 14 (quello anti Green Hill). In sostanza, stante così le cose, l’articolo verrebbe separato dal disegno di legge comunitaria 2011, ed entrerebbe in una corsia ordinaria (anche sotto il profilo della tempistica, che inevitabilmente si allungherebbe) presso la Commissione Igiene e Sanità.Per la Senatrice Francesca Maria Marinaro, però, è solo una questione tecnica. Il Ministro Moavero come il Sottosegretario alla Salute Cardinale, avrebbero poi sbagliato dichiarandosi possibilisti sul pa ssaggio in Commissione Politiche dell’Unione Europea, dove attualmente è all’esame il ddl comunitaria con il suo articolo 14, senza innescare procedure di infrazione.Va comunque ricordato che le posizioni del Ministro agli Affari Europei e del Sottosegretario alla Salute, si presentano in maniera diversa. Se per Cardinale, infatti, non vi sono problemi con le procedure di infrazione, per il Ministro Moavero, le cose non stanno alla stessa maniera. Il Governo, nel caso di approvazione, aveva riferito il Ministro, non si opporrebbe all’indicazione del Parlamento anche se la procedura d’infrazione veniva ritenuta probabile.Per la Senatrice Marinaro, però, si tratta solo di trovare una soluzione per la quale non c’è motivo di entrare in argomentazioni di merito. L’approvazione dell’art. 14, cioè, sicuramente esporrà l’Italia ad una procedura di infrazione. Sempre secondo la Senatrice Marinaro, il Governo che era in carica quando la Direttiva andò in approvazione, ovvero quello Berlusconi, non solo avrebbe potuto opporre il veto alla Direttiva (quella che ora si vorrebbe attutire con l’art. 14), ma poteva farsi carico di misure restrittive da presentare entro il 9 novembre 2010. Questo non è avvenuto e da qui parte la restituzione al mittente dell’accusa dei giochini della politica.I giochini, cioè, che la Brambilla, a nome di LAV, ENPA, Leidaa, Lega nazionale difesa del Cane, OIPA e Chiliamacisegua, aveva additato ieri alla Marinaro. Queste Associazioni, avevano altresì sottolineato come la Camera dei Deputati e le Commissioni di merito avevano già votato a larghissima maggioranza l’approvazione di quanto previsto dall’articolo 14, così come si era impegnat o a fare il Ministero della Salute e quello delle Politiche Comunitarie che avevano già espresso il parere positivo a tale testo. Sempre secondo le Associazioni che aderiscono alla Federazione presieduta dalla Brambilla, c’è però ancora chi immagina di potere agire sottobanco, addirittura per presunti fini personali.Per la Senatrice Marinaro, invece, quell’articolo 14 da approvare all’interno del ddl comunitaria 2011, rappresenta solo una forzatura che ci regalerà l’infrazione dell’Europa senza neanche riuscire a chiudere Green Hill.“Consiglio all’On.le Brambilla di ricordarsi di quello che non è stato fatto – ha riferito la Senatrice Marinaro a GeaPress – e che ora si vorrebbe imporre in una legge che è di recepimento del diritto europeo e non un contenitore di questi ed altri giochini”
Cosa rappresenta allora l’articolo 14?
“Un sotterfugio – aggiunge la Senatrice Marinaro – che nulla risolve, mentre la sede deputata ad esaminarlo, è quella della Commissione Igiene e Sanità“.
Secondo indiscrezioni pervenute a GeaPress, la questione dello stralcio dell’art. 14 della legge Comunitaria sarebbe stata già riferita al Presidente del Senato Renato Schifani il quale, però, non si è ancora pronunciato. Fatto, questo, che potrebbe già apparire come un diniego. L’ipotesi di stralcio, infatti, dovrebbe pervenire dal Presidente del Senato o dal Governo.Cosa succede allora se non avviene lo stralcio? L’art. 14 dovrà essere votato a giorni in Commissione Politiche Europee e seguire così l’iter del ddl comunitaria. Tra gli emendamenti presentati anche quello soppressivo dell’intero articolo a firma del Se natore Ignazio Marino (PD) e quelli anti chiusura Green Hill, a firma dei Senatori Giovanardi e Castro, entrambi PdL.Se, invece, viene stralciato e consegnato ai lavori della Commissione Igiene e Sanità (dove è membro il Senatore Marino), l’articolo 14 verrebbe esaminato assieme agli altri ddl esistenti sull’argomento, ma in sede referente, ovvero con i lunghi passaggi parlamentari. Per accelerare la procedura, ci sarebbe bisogno della sede deliberante, ovvero un iter molto più veloce per il quale è richiesta una condivisione politica più ampia che allo stato, però, sembra proprio non esserci. Anzi, la questione politica, sembra ancora sovrastare ogni scelta in capo alla vita degli animali. Possibile, infatti, che sulla procedura di infrazione da parte dell’Europa, ci siano pareri diametralmente opposti? Non dovrebbe essere solo un aspetto tecnico alla luce del quale confrontarsi serenamente sul da farsi?
 
BLITZ QUOTIDIANO
11 GIUGNO 2012
 
Argentina: mucca clonata che produce latte "umano"
 
BUENOS AIRES – Da quasi due mesi, e dopo un gran numero di prove, 'Rosita', una mucca clonata poco piu' di un anno fa da scienziati argentini, ha cominciato a produrre latte simile a quello materno. Lo hanno reso noto in un comunicato i ricercatori dell'Universita' Nazionale di San Martin (Unsam) e dell'Istituto Nazionale di Tecnologia Agrozootecnica (Inta), ricordando che sono riusciti ad inserire nel Dna della mucca ''i due geni umani che producono la lattoferrina e la lisozima in un solo sito del genoma bovino, affinche' si esprimessero solo nella glandola mammaria''. I media locali specificano che 'Rosita' e' il primo bovino ''doppiamente transgenico'' del mondo. Il ricercatore German Kaiser, del gruppo di biotecnologia della riproduzione dell'Inta, ha precisato in merito che ''non si punta a sostituire il legame madre-figlio durante l'allattamento, ma che tale l atte e' destinato ai neonati che, per i piu' diversi motivi, non hanno accesso a quello delle madri''.
 
TG COM 24
11 GIUGNO 2012
 
Alla ricerca di Ginger,husky fuggito in Lapponia
La sua padrona, rientrata in Italia, tramite Facebook e Skype sta cercando di ritrovare il suo cane. Diversi gli avvistamenti

FILIPPO TRAMELLI

 
Sembra un romanzo di Jack London la storia di Ginger, un husky che si è perso in Lapponia, forse per aver sentito il "richiamo della foresta". La sua padrona, che da tempo vive nel Grande Nord ma che è rientrata in Italia, nel Senese, per un periodo con la famiglia, a 4mila chilometri di distanza cerca di ritrovare il suo cane tramite Facebook. Lo aveva affidato ad un amico, ma Ginger, forse per inseguire una preda, non ha più fatto ritorno a casa.
La "mamma" di questo moderno "Zanna Bianca", Luisa Trojanis, ha mobilitato il web con un gruppo su Facebook in tre lingue "Ginger missing siberian husky" dove diverse persone hanno già scritto dicendo di aver avvistato l'animale che a prima vista e da lontano può essere confuso con un lupo. "L' area in cui ci troviamo e dove Ginger è fuggito ricopre una superficie di 1000 km quadrati frutto dell' incontro di due riserve naturali : il Rogen in Svezia, e il Femundmarka in Norvegia", scrive Luisa sul suo profilo Facebook."Distese infinite di foreste e laghi abitate per lo più in questo periodo da renne che scendono giù a valle per partorire. Con buone probabilità Ginger può essersi diretto verso il confine norvegese per questo sto cercando di contatta re la polizia doganale", aggiunge in un post sopra a una bella foto che ritrae lei e l'husky.Ora con Facebook e Skype, Luisa, che è stata intervistata anche dal quotidiano La Stampa e che per prima ha dato visibilità alla sua vicenda, sta mobilitando mezza Lapponia. I siberian husky sono cani indipendenti e possono cavarsela nella tundra, in un’area di oltre 1.000 chilometri quadrati di natura incontaminata, con orsi, linci e alci. Per questo le speranze di trovarlo sono buone, sempre che non venga scambiato per un lupo o che qualcuno lo prenda per tenerlo con sé.Fondamentale è l'aiuto della popolazione Sami che nel loro monitoraggio delle renne. "La buona notizia", scrive ancora Luisa, "è che durante la raccolta delle renne i Sami non sono autorizzanti a portare con se armi. Questo ci consola non poco anche se le comunità della mia zona ci stanno aiutando".
 
LA ZAMPA.IT
14 GIUGNO 2012
 
Dopo sette giorni torna a casa Ginger
L'husky era scomparso in Lapponia
 
FEDERICO TADDIA

NELLA FOTO - L'husky siberiano Ginger. Era fuggito come in trance forse per inseguire una preda ai confini con l'area artica

 
E' durata sette giorni la fuga di Ginger, l’husky siberiano che ha commosso e tenuto con il fiato sospeso mezza Lapponia.«Sì, all’alba di ieri è arrivata la telefonata che stavamo aspettando: qualcuno aveva visto un cane camminare assieme a un branco di renne. E quel cane era proprio Ginger». Ha la voce straripante di felicità Luisa Trojanis, la giovane tour operator toscana che vive con l’husky a Tanndalen, un villaggio di 22 abitanti nella tundra artica.Da Chiusi (Siena), dove si trova in questo periodo, ha coordinato via Facebook le ricerche di Ginger mobilitando le comunità Sami della zona. «L’immagine di lui che quasi passeggia insieme con le renne è la fotografia più bella di questa favola a lieto fine», aggiunge.«Sembra un po’  dimagrito e alquanto spaesato: da un primo controllo, fisicamente pare a posto. Non credo siano stati giorni facili neppure per lui, ma presto saremo di nuovo insieme: non vedo l’ora di rivederlo per goderci i nostri spazi infiniti».
 
 
LA SENTINELLA
11 GIUGNO 2012
 
Se i cani disturbano il sonno del panettiere
 
IVREA (TO) -  A molti sarà successo di avere dei vicini di casa con cani rumorosi, che abbaiano proprio mentre uno cerca di riposare. E sicuramente, nei confronti di quei poveri cani che proprio non la vogliono smettere di abbiaiare, si sono pensate le cose più tremende, senza mai, fortunatamente realizzarle. Diversa è la storia di Silvio Bertorello, di Rivara, che, invece, scocciato dall’insistente abbaiare dei cani della vicina avrebbe deciso di uscire e sparare in direzione di questi per farli tacere per sempre. Quella sentita, venerdì, in tribunale ad Ivrea è una storia di esasperazione, di estreme conseguenze non arrivate (per fortuna) e, sicuramente, di pessimi rapporti di vicinato. Relazioni che trascendono dal civile coabitare per degenerare spesso sconsiderati, dettati solo dalla volontà di porre fi ne ad una sequela interminabile di liti e scontri. Bertorello, l’imputato, di mestiere fa il panettiere, di notte lavora e quando rientra alle prime luci dell’alba si mette a letto per godersi il meritato riposo. E vuole dormire in pace. Peccato che spesso accada che appena sotto le coperte, i cani delle vicina di casa, comincino ad abbaiare, disturbando il suo sonno e rendendogli difficile, poi, tornare lucido al lavoro. I cani non ne possono nulla: in fondo, fanno solo ciò che è nella loro natura, anzi magari svolgono il loro giusto lavoro di guardiani. Un bel giorno, però, Bertorello non ne può proprio più di quel continuo e fastidioso rumore. In passato, forse ha già più volte cercato di farli smettere, magari con le buone, magari no. Così, secondo l’accusa, sarebbe uscito ed avrebbe sparato per spaventarli e farli smettere. Fortunatamente, in questo incredibile episodio di esasperazione, nessuno si &egra ve; fatto male, neppure i cani. In compenso per nulla pentito, quando la padrona dei cani e vicina si è fatta avanti spaventata per lamentarsi di quanto era successo, l’imputato l’avrebbe apostrofata dicendo che se continuava così le avrebbe fatto fare la stessa fine dei suoi animali. Troppo per la donna, che come spesso accade nelle liti di vicinato, ha scelto di ricorrere alle vie legali. Così venerdì Bertorello si è presentato davanti al giudice. Difeso dall’avvocato Pierfranco Bertolino, del foro di Torino, deve rispondere dei reati di minaccia e sparo in luogo pubblico. In qualità di testimone, invece, ha raccontato la vicenda la vicina, che aveva presentato querela nei confronti del panettiere.
 
LA NUOVA SARDEGNA
11 GIUGNO 2012
 
Aggredito dallo squalo spiaggiato
 
di Jacopo Bulla
 
MURAVERA (CA) - Giorgio Zara, 55 anni, operatore dell’area marina protetta di Capo Carbonara e collaboratore della rete regionale di recupero e di soccorso della fauna selvatica, è stato morso a una gamba da una verdesca che stava cercando di soccorrere a Cula Zighedda, nel litorale di Muravera. Zara, libero dal servizio, è intervenuto insieme ad alcuni bagnanti per cercare di riportare al largo lo squalo blu, un maschio della lunghezza di oltre 2 metri ferito al capo e spinto dalle onde sulla spiaggia. Ma l’animale ha avuto una reazione improvvisa affondando i denti in una gamba dell’uomo che è stato visitato all’ospedale di Muravera: guarirà in venti giorni. Insieme ai volontari sono intervenuti per aiutare lo squalo a raggiungere il largo anche gli agenti del corpo forestale e di vigilanza ambientale della stazione di Muravera, i carabinieri, la guardia costiera e le biologhe Francesca Frau e Francesca Cinti. Ma l’animale dopo aver ripreso il largo è morto ed è stato sospinto dal vento di scirocco nella Spiaggia di Torre Salinas.
 
ANSA
12 MAGGIO 2012
 
Animali: Trentino; orso catturato, muore durante anestesia
Nei boschi Terlago; accade con animali selvatici in 0,5-10% casi
 
TRENTO - Un orso e' stato catturato oggi in Trentino, per munirlo di radiocollare, ma e' morto per cause legate all'anestesia. Lo rende noto la Provincia autonoma di Trento, impegnata nel progetto 'Life Ursus' di reintroduzione dei plantigradi. E' avvenuto nei boschi di Terlago, a circa 10 chilometri a nord-ovest di Trento, con una trappola a tubo.
L'amministrazione provinciale informa di come l'eventualita' del decesso con l'anestesia non sia rara. Su animali selvatici viene riferita infatti tra lo 0,5% e il 10% dei casi. Del fatto sono stati informati il ministero dell'Ambiente e l'Istituto nazionale per la Fauna selvatica.
 
TRENTINO
13 GIUGNO 2012
 
Orso morto per l’anestesia
 
di Ubaldo Cordellini
 
Trento - Non è proprio il periodo migliore per gli orsi trentini. Prima gli attacchi dei comitati delle Giudicarie e della val di Sole che non sopportano la loro presenza. Poi l’investimento di uno di loro sulla Mebo che ci ha anche rimesso la pelliccia. Adesso arriva la morte di un esemplare abbastanza giovane, dai tre ai sei anni secondo le prime stime del Servizio Foreste e Fauna della Provincia, a causa di un’anestesia. L’orso rubacchiava galline nei pollai intorno a Terlago e Monte Terlago. Così facendo si avvicinava alle case. Per questo il team che gestisce il progetto Life Ursus aveva deciso di catturarlo per mettergli un radiocollare al fine di controllare meglio i suoi movimenti. Era stata piazzata una trappola a tubo nei boschi intorno a Monte Terlago e ieri mattina presto la squadra della Provincia, composta da forestali e veterina ri, era salita fino alla trappola in attesa dell’orso. L’animale non ha tardato e si è infilato in quel tubo metallico. I veterinari, a quel punto, lo hanno anestetizzato. Poi hanno cercato di trasportarlo per poterlo misurare e poi per metterli il radiocollare, come prevede il protocollo del progetto. L’animale, però, non si è più svegliato dall’anestesia. I veterinari ne hanno constatato la morte. Sono in corso gli esami genetici per identificarlo e stabilire di quale orso si tratti. Claudio Groff, del Servizio Foreste e Fauna, spiega che si trattava di un orso della colonia che gravita sulla Paganella: «Dalla primavera erano state segnalate varie incursioni di un orso nei pollai vicino alle case, nella zona di Monte Terlago e Terlago. E’ molto difficile che si tratti di un orso proveniente dalla Rendena. Molto più facile che si tratti di no di quelli che vivono vicino alla Paganella. Si è deciso di procedere alla cattura perché si avvicinava ai centri abitati. La cattura serviva solo per mettergli il radiocollare. In questo modo avremmo potuto controllare meglio i suoi movimenti ed entrare in azione dissuadendolo dall’avvicinarsi troppo alle case. Purtroppo, però, non ha resistito all’anestesia. Non è un fenomeno raro, purtroppo». In effetti secondo i dati diffusi dalla Provincia, c’è una percentuale abbastanza elevata di decessi in questi casi. Si va dallo 0,5 al 10 per cento. Groff spiega che ancora non si hanno dati certi sull’esemplare morto: «Sono in corso gli esami genetici e con quelli potremo identificarlo con certezza. Dall’esame esterno, si può vedere che si tratta di un sub adulto. Aveva dai 3 ai 6 anni. Visto che è stato catturato nella stessa zona delle razzie, possiamo dire che si tratta dell’esemplare che aveva predato le galline». Come spiega lo stesso Groff , le razzie di cui si era reso protagonista l’animale morto, non avevano prodotto grandi danni. Più che altro la Provincia aveva deciso di entrare in azione perché si era avvicinato molto alle case per procurarsi cibo. I pollai presi di mira erano nei pressi delle case, quindi si doveva entrare in azione, come prevedono i rigidi protocolli del progetto Life Ursus. Del resto, il periodo non è di quelli favorevoli al plantigrado. Ci sono comitati che sorgono un po’ ovunque per protestare contro la presenza dell’orso. A Strembo, il plantigrado è accusato di aver ucciso tre asini e la gente ha dato vita a una vera e propria sollevazione. Anche in val di Sole e in val di Non stanno nascendo comitati di protesta. Il presidente della Provincia Lorenzo Dellai sta prendendo in maniera sempre più netta le distanze dal progetto. Attualmente la popolazione degli orsi è di circa 50 esemplari e lo stesso presidente ha spiegato che l’ideale sar ebbe dimezzare la colonia attraverso accordi con altri territori. In questo clima pesante, poi, si sono inserite anche le lettere anonime con minacce contro gli orsi e condite con fotografie di plantigradi scuoiati e decapitati. Insomma davvero un brutto periodo.
 
TRENTINO
14 GIUGNO 2012
 
Anestesia all’orso: vi spiego perché è stata una fatalità
 
L’Ente nazionale protezione animali (Enpa) esprime «vivo disappunto» per il decesso, a seguito dell’anestesia, di un orso catturato l’altroieri in Trentino. Sul fatto, definito «gravissimo», l’Enpa ha sollecitato la presentazione di una interrogazione parlamentare e ha inviato una richiesta di immediati chiarimenti al ministero dell’Ambiente. Inoltre «si riserva di adire le vie legali». «È evidente come sia necessario rivedere nelle sedi opportune tutto il progetto “Life Ursus” e le iniziative previste da esso, nonchè la professionalità degli operatori coinvolti», afferma il direttore scientifico dell’Enpa Ilaria Ferri, secondo cui «non sono più accettabili giustificazioni che possono essere date a persone che ignorano completamente l’argomento». «Ben conosciamo tutti i rischi dell’anestesia su animali selvatici - prosegue Ferri - per questo ci auguriamo che l’operazione sia stata condotta da veterinari competenti e non da personale non veterinario». di Luca Marognoli wTRENTO L’orso va solo ringraziato perché «dà molto più di quanto prenda». Se si è adattato a vivere nel nostro territorio e si è riprodotto fino a superare i quaranta esemplari significa che il Trentino, oltre che un ambiente naturale di grande pregio, è anche un territorio sano e integro. Roberto Guadagnini, veterinario e titolare della clinica Zoolife di Mezzolombardo, sostiene che per il turismo il plantigrado rappresenta un’eccezionale risorsa. La morte di un orso per anestesia è davvero così comune o può esserci una responsabilità di chi è intervenuto? Le anestesie sono sempre delicate, anche per le persone c'è una soglia di rischio. In clinica riusciamo a fare esami del sangue ed elettrocardiogrammi e tutto questo permette di capire se c'è una situazione di rischio. Tante volte decidiamo di non operare: anche 5 giorni fa abbiamo rinunciato all'intervento su un cane posticipandolo a un secondo momento. Su un animale selvatico questo non si può fare: la possibilità che quell'orso avesse qualche problema per conto suo c'è. Non conosco il motivo della morte, però è la cosa più probabile. Quindi non si può assolutamente parlare di cattiva gestione, perché non ci sono strumenti di valutazione preventiva. Gli orsi sono nel mirino degli allevatori e degli agricoltori per i danni causati. Come spiega, da esperto in comportamenti animali, la disinvoltura con cui un animale selvatico si avvicina all'uomo? Alcuni albergatori hanno sfruttato la situazione, mettendo dei carnai per attirarlo: si è quindi creata un'abitudine dell'orso alla gente. E' una pratica vietata ma in passato è stata fatta. Ma che l'orso uccida una pecora o una capra è un danno minimo: parliamo di poche decine di capi. Il problema è che quando l'orso uccide, l'uomo porta via l'animale morto e lui non può finire il suo pasto. E' il comportamento umano che altera il problema. Ci sono rischi per gli escursionisti o gli allevatori? L'uomo non rappresenta una preda per l'orso. Dalla quarantina di esemplari che abbiamo non è stato causato nessun incidente con le persone e, in un posto densamente popolato come il nostro, questo è prova che quando ci vede se ne scappa via. Mi fa sorridere chi dice che l'orso sia una limitazione al turismo perché in realtà è un gran volano. La gente viene in Trentino perché trova un paesaggio naturale integro e se c'è l'orso vuol dire che è vivo e vero. Il fatto che la popolazione stia aumentando, inoltre, attesta c he l'ambiente è sano. Dobbiamo quindi ringraziare l'orso perché dà questo segnale. Anche al parco di Spormaggiore, dove sono veterinario, ci sono quarantamila ingressi l'anno e stanno aumentando. Una cosa sono le galline, un'altra gli asini, che vengono percepiti spesso come animali da affezione. Come difenderli dalla predazione? Gli allevatori sostengono che le protezioni suggerite dalla Provincia all'orso fanno un baffo... E' vero che ci sono poche protezioni che funzionano. L'asino è un animale di grande taglia e rientra nelle specie cacciabili dall'orso: purtroppo può succedere. In ogni caso l'orso tende a cacciare animali più deboli e vecchi: l'asino, quando è giovane, può anche scalciare per difendersi. Fa pena sapere che un asino venga sbranato, ma fa parte di un discorso naturale. Ogni giorno nei macelli vengono uccisi tanti cavalli e asini e la gente non si indigna tanto. Fa parte del gioco. Giusto dimezzare la popolazione di orsi come propone Dellai? Non è una misura eccessiva e dove andrebbero a finire quelli prelevati? Non ha senso: la popolazione si adatta. Quando gli orsi sono troppi ci sono meccanismi naturali di limitazione: alcuni esemplari se ne vanno via. La quantità attuale il nostro ambiente la può tranquillamente gestire. Pensiamo a quanti incidenti con il motorino ci sono, ma nessuno vuole abolire il motorino per questo.
 
IL RESTO DEL CARLINO
12 GIUGNO 2012
 
Cane impiccato: è giallo Indagano le guardie zoofile Porto Sant’Elpidio Inquietante episodio a Cretarola. Si procederà all'autopsia sulcorpo
 
di Lorenzo Girelli
 
Fermo - LE GUARDIE ZOOFILE della Lega italiana dei diritti dell’animale, da circa un mese entrate in servizio in città per vigilare sul rispetto degli animali e soprattutto sul corretto comportamento dei padroni di cani, stanno indagando su un inquietante episodio che potrebbe configurarsi come una inqualificabile violenza gratuita nei confronti di un cane, che sarebbe stato brutalmente ucciso. Tutto è partito dalla segnalazione di un residente del quartiere Cretarola ,che nella tarda mattinata di domenica si trovava a passeggiare con il proprio cane nei pressi di via Monti della Laga, in una zona dove attualmente è in corso d’opera un cantiere per la realizzazione di nuovi nuclei abitativi. «Il testimone —dichiara il referente della Lida per Porto Sant’Elpidio Giuliano Cutrina —ci ha contattato raccontandoci di aver visto un cane impiccato. Nello specifico c’è stato riferito che il cane, di razza bracco, aveva le zampe posteriori sollevate, quelle anteriori che penzolavano e il collo stretto attorno ad un collare a strozzo legato con una catena di ferro attaccata con un moschettone alla rete del box,dove il cane abitualmente era ospitato».
UNA VOLTA ARRIVATI sul posto però le guardie zoofile della Lida non hanno trovato quella scena descritta dalla segnalazione del residente. Qualcuno evidentemente aveva sciolto la catena e il corpo esanime del cane giaceva a terra poco distante. Il povero animale era regolarmente dotato di microchip ed è stato quindi possibile risalire in tempi rapidi al proprietario. «Una volta giunti sul posto —continua Cutrina —abbiamo dato il via a tutti i rilievi del caso e abbiamo interrogato il testimone e il proprietario».
GLI STESSI volontari della Lida, in quanto agenti di polizia giudiziaria, stanno infatti indagando sul grave episodio. Bisogna ricordare che il Codice penale per il reato di ‘uccisione di animali’prevede una reclusione da 4 mesi a 2 anni. «Tra qualche giorno —conclude il referente Lida Giuliano Cutrina —sarà disponibile il responso dell’autopsia sul corpo del cane che ci sarà d’aiuto, oltre che per capire le cause della morte, anche per lo sviluppo delle indagini. Fino a quel momento ogni ipotesi è da prendere in considerazione anche se la pista del dolo sarebbe quella più attendibile». Un episodio sul quale le guardie zoofile stanno cercando di fare luce e che si inserisce in un contesto di altri gravissimi episodi dello stesso tipo.
 
GEA PRESS
12 GIUGNO 2012
 
Caltagirone (CT) – cuccioli nell’immondizia, tra le batterie d’auto ed il Comando dei Vigili Urbani (foto)
Intervento dell'ANPANA.
 
Si spera ora nelle telecamere che potrebbero avere filmato l’abbandono di quattro cuccioli di cane, di appena pochi giorni di vita, nei pressi di un contenitore di immondizia di Caltagirone (CT). I piccoli, ormai ipotermici, erano sistemati all’interno di un grosso sacco di carta proprio accanto a delle batterie d’auto riposte a loro volta a pochi centimetri dal cassonetto. Vale la pena ricordare, a questo proposito, che per i gravi problemi ambientali che possono recare, è vietato disfarsi delle batterie d’auto se non consegnandole ai centri appositamente autorizzati.Per i cuccioli, invece, si è quasi al paradosso. A Caltagirone, dicono dalla sede cittadina dell’ANPANA, operano tre Associazioni animaliste, un Ufficio Diritti Animali del Comune ritenuto funzionante ed efficiente, oltre che ad un Servizio Veterina rio dell’ASL molto attivo che esegue gratuitamente le sterilizzazioni dei cani di strada.Eppure c’è chi non ha esitato ad abbandonare i quattro animali proprio nei pressi del Comando dei Vigili Urbani. I quattro cuccioli si sono salvati grazie ad un giovane che in pullman si stava recando fuori sede per studiare. Notati i cuccioli ha provveduto ad avvisare il Medico Veterinario e la stessa ANPANA che ha ricoverato subito i piccoli animali. Per loro l’apposito latte, la lampada termica oltre che ad un’opportuna pulizia. Da sottolineare poi, come la segnalazione ai volontari dell’ANPANA è arrivata alle cinque del mattino!
VEDI FOTO:
 
IL TIRRENO
12 GIUGNO 2012
 
Cani avvelenati nello sgambatoio
 
Prov. Di Massa Carrara - «Noi come Amia non adoperiamo nessuna sostanza , neppure un diserbante, in questa zona di Avenza. Ci limitano a tagliare l’erba e a fare lo sfalcio del verde: ma, lo ripeto, senza l’ausilio di sostanze chimiche». La precisazione arriva dal presidente di Amia , Gianenrico Spediacci.«Se ci fosse qualcosa in terra, legata al verde pubblico - continua Spediacci - ci sarebbe stata una vera e propria morìa di animali, visto che è uno spazio molto frequentato. L’ipotesi più probabile, ma si tratta solo di un mio parere, è che gli animali abbiano ingerito delle esche avvelenate, del comune veleno per topi che, purtroppo, spesso qualcuno continua a buttare in giro sul nostro territorio». E Spediacci conclude con una presa di posizione precisa: «Noi, ad Amia, siamo animalisti . Non metteremo mai dei disserbanti nelle aree verid che sappiamo, come in questo caso, frequentate dai cani». CARRARA Lo spazio destinato al loro svago è diventato un trappola mortale. Allarme per due cani morti e altri due in gravissime condizioni, dopo aver frequentato - tutti e quattro - lo sgambatoio di Avenza. E ora scatta l’ipotesi di avvelenamento in quell’area attrezzata, con il consenso del Comune, nella pinetina di via Campo d’Appio, davanti alle scuole medie Da Vinci e dietro la Cassa di risparmio di Carrara. Lo spazio in cui far scorazzare i cani è divenuto un pericolo per gli animali stessi. E adesso i proprietari degli animali chiedono un intervento di messa in sicurezza, in grado di evitare altri decessi e lo strazio dei cani colpiti da quello che sembra un avvelenamento di massa. «Il primo decesso risale a una quindicina di giorni fa - segnalano alcuni degli assidui frequentatori dello sgambatoio di Avenza - poi, a distan za dio poco tempo c’è stato un altor animale morto. E due sono tuttora in gravi condizioni. Non si può parlare di coincidenze, visto che tutti questi cani si sono sentiti male dopo aver passato del tempo nell’area attrezzata di via Campo d’Appio». L’allarme è scattato anche a seguito delle proteste che, nelal zona, si erano levate anche in passato, per quattro pitt bull, all’interno di una proprietà privata che confina proprio con lo sgambatoio. L’abbaiare degli animali, e gli odori, erano finiti più volte nel mirino, ed era anche stato chiesto un intervento da parte dell’autorità comunale e dei vigili. Ma tutto era rimasto come prima. Adesso arrivano i casi di presunto avvelenamento per i cani che frequentano al pinetina. «Sicuramente c’è qualcosa di strano - affermano i padroni dei cani che hanno segnalato la vicenda - L’ipotesi più plausibile è che sia stato sparso in terra del veleno, con grossi rischi non solo per gli animali ma anche per i tanti bambini che frequentano questo spazio verde al centro di Avenza». E intanto la vicenda assume anche un connotato legale: la proprietaria di uno dei cani morti dopo aver frequentato lo sgambatoio di Avenza, è pronta a denunciare l’episodio alle autorità competenti. Sulla vicenda, intanto, interviene Gaia Venturotti, di Enpa (Ente nazionale per la protezione degli animali). Da sempre attenta alle problematiche che riguardano i cani, e non solo, la Venturotti chiede un intervento immediato sullo spazio di Avenza dove si sono verificate le morti sospette degli animali. «Bisogna capire questa situazione - dice - e se veramente ci sono dei rischi sarebbe il caso di chiudere immediatamente lo sgambatoio per evitare ulteriori decessi o avvelenamenti degli animali». Gaia Venturotti inoltre prosegue: «Invito i proprietari degli animali che hanno avuto problemi di avvelenamento o morte nello sgambatoio di Avenza a mettersi in contatto con al nostra associazione per valutare insieme quali azioni intraprendere a tutela degli animali».
 
COMUNICATI.NET
12 GIUGNO 2012
 
ANIMALI, SANTOR "PLASTICA NEL BIDONE DOVE SI CUOCE IL CIBO PER I CANI"
COMUNICATO STAMPA
ANIMALI, SANTORI: “PLASTICA NEL BIDONE DOVE SI CUOCE IL CIBO PER I CANI”
Il Presidente della Commissione sicurezza: a rischio benessere quattro zampe
 
“Sono numerosi i problemi riscontrati questo fine settimana durante un sopralluogo al canile Parrelli di Via Prenestina 1085, carenze che vanno dalla non idonea dimensione delle gabbie, alla non adeguata divisione dei cani per temperamento e aggressività, aspetto che inficia sul benessere dei quattro zampe, alcuni dei quali reclusi in celle pavimentate le cui mattonelle lisce o scheggiate aumentano i casi di infortunio. Alcune cucce non sono regolamentari, farmaci ed estintore scaduti, il registro d’ingresso e di uscita dal canile degli animali non è definito in modo puntuale. A mancare è la figura dell’ esperto comportamentale la cui funzione garantisce una adeguata e trasparente adozione dei cani a seconda delle esigenze della razza e delle reali possibilità di accoglienza della famiglia interessata all’affido. Anche le cucine vanno necessariamente sottoposte a controllo igienico. Si è rinvenuta altresì  della plastica nel bidone ove si cuoce la carne” - lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale, che ha effettuato un sopralluogo al canile Parrelli a seguito di alcune denunce sullo stato e la gestione della struttura presentate dai cittadini al quotidiano online www.noiroma.it . “Continueremo a monitorare i canili, ancor più quelli che ricevono finanziamenti pubblici,  documentando la nostra azione di verifica. E’ necessario però  che le istituzioni competenti intraprendano questa battaglia di diritto per la tutela degli animali avviando controlli a tappeto in tutte le strutture, in modo tale da garantire la salute e la dignità a chi è in attesa di ricevere l’ospitalità, la cura e l’amore da parte di qualcuno” – conclude Santori.
 
ALTRA CITTA’
12 GIUGNO 2012
 
Fortezza da Basso, vasca svuotata senza pensare agli animali
Riceviamo e pubblichiamo
Lettera aperta all’Amministrazione fiorentina
 
Firenze - Cittadini e associazioni, nei giorni scorsi, hanno inviato al Comune una lettera di protesta per lo svuotamento della vasca della Fortezza da Basso che ha compromesso il benessere degli animali acquatici che vi vivevano e vi vivono (pesci, tartarughe, gallinelle, germani e altre anatre).Gli animali superstiti (che fine hanno fatto gli altri? e i pesci?) lasciati sotto il sole cocente di questi giorni sono stati ignorati senza alcun rispetto per la loro sopravvivenza e il loro benessere in una situazione totalmente innaturale per le loro specifiche funzioni vitali. Per vari giorni sono rimasti In mezzo alla fanghiglia, senza possibilità di alimentarsi e muoversi nell’elemento per loro vitale.Allora viene spontanea una domanda: perchè il Comune (il sindaco) al quale il D.P.R. 31 marzo 1979 e il D.P.R. 8 febbraio 1954 n. 320 assegnano la responsabilità del controllo e della vigilanza sul benessere e la tutela di tutti gli animali presenti sul suo territorio (siano essi d’affezione, da reddito, da cortile, selvatici o esotici) consente servizi che comportano sofferenza agli animali contravvenendo inoltre alla norma di legge che punisce il maltrattamento (L. 189/2001 “Art. 727. – Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze” ?La civiltà di un paese si giudica da come tratta gli animali (Gandhi) e la civiltà di Firenze risulta molto scadente se in questa città, oltre a mettere fiori in qualche fazzoletto di prato, aver inaugurato con tanto clamore un canile che altri hanno provveduto a progettare finanziare e costruire, dopo aver aver creato con tanto sussiego gli “Ageli del bello”, si lasciano soffrire esseri viventi molto più sensibili dei fiori, delle pareti scarabocchiate, delle panchine distrutte e delle strade da ripulire.Forse a Firenze oltre che la bellezza si dovrebbe perseguire la giustizia. Perchè non creare gli “Angeli del giusto”?Sarebbe la risposta francescana, leonardiana, gandhiana, einsteiniana, ecc.ecc. a tutte quelle crudeltà che vengono perpetrate nel silenzio e nell’indifferenza, nella mancanza di conoscenza e nell’artificiosità di comportamenti che escludono la Natura dagli interessi umani.Chiediamo quindi che gli animali della Fortezza ottengano giustizia e con loro tutti quei cittadini che restano francescani, leonardiani, gandhiani ed einsteiniani.
Mariangela Corrieri
Responsabile LAV Sede di Firenze
 
LA NUOVA SARDEGNA
12 GIUGNO 2012
 
Liberate dai rangers 19 tartarughe
 
SANTA TERESA (OT) - Il blitz dei forestali per liberare 19 tartarughe è scattato domenica, quando i rangers della stazione di Palau si sono presentati nella hall dell’hotel "Cala Blu" di Santa Reparata, tra Santa Teresa di Gallura e Capo Testa. In un cortiletto della struttura alberghiera, delimitato da muretti a secco, gli agenti della vigilanza ambientale hanno trovato 19 “testudo marginata”, una delle specie autoctone di tartaruga sarda, esemplari tutelati e protetti da leggi nazionali e internazionali. Gli animali erano privi della certificazione Cites L’unica che autorizza, con rigidi protocolli, la detenzione dei carapaci, quindi illegalmente stipate in un cortiletto di una trentina di metri quadrati. Per mantenere in vita gli animali il personale dell’albergo provvedeva a fornire loro erba fresca e cespi di lattuga. Gli agenti de lla forestale hanno denunciato il rappresentante della società alberghiera – M. A., un imprenditore siciliano – per la detenzione illegale di “testudo marginata”, un reato penale che prevede l’arresto e una salatissima multa, che può raggiungere l’importo di centomila euro. Giancarlo Muntoni, direttore dell'Ispettorato Forestale di Tempio, ha spiegato che «l'estate vede in Sardegna una impennata del traffico illegale di tartarughe terrestri, facilmente occultabili e trasportabili dai trafficanti. In Germania un esemplare di tartaruga marginata sarda può essere pagato da 500 a 1000 euro, mentre in Giappone raggiunge quotazioni di 5 mila euro». Le 19 tartarughe sono state affidate temporaneamente alla direttrice dell’albergo, in attesa che vengano prese in consegna dagli esperti e liberate nel loro habitat naturale, i boschi della Gallura, da dove i cacciatori di testuggini” le hanno sicuramente prelev ate. Dopo il letargo invernale, infatti, non è difficile incappare nelle tartarughe che attraversano le strade sterrate e le provinciali.
 
LA ZAMPA.IT
12 GIUGNO 2012
 
L'odissea a lieto fine di Maloos il gatto iraniano guarito in California
Due mesi fa una ragazza lo trovò in fin di vita a Teheran

 

 
MAURIZIO MOLINARI
corrispondente da new york
 
Il gattino persiano di nome Maloos è protagonista di un’odissea a lieto fine che avvalora l’importanza della collaborazione fra volontari animalisti di nazioni avversarie. Inzuppato di benzina, in una pozzanghera di fango, immobilizzato e conferite da arma da fuoco vicino ad un occhio, il piccolo felino persiano si è presentato quasi in fin di vita allo sguardo di Sarah in una strada di Teheran, circa due mesi fa. La ragazza iraniana fa parte del gruppo «Sayeh», i «Guardiani degli animali», e ha deciso seduta stante di salvarlo. Per prima cosa gli ha dato nome Maloos, che in persiano significa «molto carino», poi lo ha raccolto e consegnato a un amico che pochi giorni più tardi sarebbe partito per gli Stati Uniti.Il gattino bianco-arancione, con una zampa posteriore immobilizzataacausadiundifettodinascita, ha così viaggiato per venti ore verso Occidente, fino a sbarcare a San Francisco, dove l’anonimo viaggiatore iraniano lo ha consegnato all’«Animal Care & Control», una sorta di clinica per animali dove la missione dei veterinari è affrontare casi di riabilitazione molto difficili come quelli di Maloos.
Gli esami sono stati molti, lunghi, ripetuti e l’equipe che si è occupata di lui è arrivata alla decisione di dover amputare una delle zampe posteriori a causa di un’infezione che non poteva essere curata.
Ma adesso il gattino di Teheran si sta riprendendo, la convalescenza procede dando soddisfazione ai suoi dottori ed è stata quasi ultimata la realizzazione di una micro-sedia a rotelle che gli consentirà di muoversi a dispetto della menomazione congenita. Come compagno di riabilitazione ha un gatto trovato nella Hayes Valley e considerato anch’egli «straniero» perché aveva sotto pelle un microchip made in Romania.
All’«Animal Care & Control» sono convinti che il peggio per Maloos sia passato ed ora lo sforzo è tesoatrovare-conannuncisuimedia e email - qualcuno disposto ad adottarlo, dandogli una residenza stabile. Il fatto di essere rinato in California, dopo essere stato agonizzante in una pozzanghera di Teheran, basta a trasformarlo nel simbolo dell’efficienza del network globale degli animalisti, come pure di una generazione di giovani iraniani che si sente paralizzata dalla teocrazia degli ayatollah e sogna di poter godere un giorno della stessa libertà che si respira sulle strade della California.
 
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E' giusto curare un gatto randagio nelle condizioni di Maalos oppure sarebbe più corretto pensare prima agli uomini, assicurando una vita dignitosa e un futuro a chi è stato tormentato dalle guerre?
Di seguito due opinioni contrapposte. Voi che cosa ne pensate? Clicca qui per votare

Contrari
MA LA VITA NON E' UN FILM DI DISNEY
MARCO CASTELNUOVO
Quella del gatto Maloos è una bella storia, Walt Disney ci farebbe un film. Ma ne vale la pena? È vero, una vita, uomo o animale che sia, va difesa. Ma non ce lo possiamo permettere. Non siamo in un film di Walt Disney. Teheran non è il paradiso terrestre, e non risultano ponti tra associazioni locali e Usa per mettere al riparo persone ferite. L’Iran sta tra Iraq e Afghanistan, due Paesi sventrati dalle guerre di questi anni. Dove la gente muore, perché mobilitarsi per un gatto? Lo stesso slancio per salvare il micio lasciandolo per sempre attaccato a un accrocchio dovrebbe essere messo per assicurare un futuro ai bambini, a ridare dignità alle donne maltrattate, a salvare uomini feriti. Oggi invece non è così.
Forse a commuoversi per la storia del gattino è la stessa persona che tira su il finestrino se al semaforo si avvicina un uomo senza gamba per chiedere l’elemosina. Sarebbe più giusto un mondo dove si pensi innanzitutto all’uomo, ad assicurare una vita dignitosa e un futuro prima a chi è stato tormentato dalle guerre per anni, e poi ai gatti randagi. E visto che bisogna fare delle scelte, gli uomini vengono prima delle bestie. Penso valga la pena andare in capo al mondo per salvare una vita umana; lasciare un gatto in carrozzina invece, mi sembra una forzatura. Chissà se Maloos è davvero un micio fortunato.

 
Favorevoli
I FELINI HANNO OCCHI APERTI SULL'INFINITO
ALBERTO MATTIOLI, corrispondente da Parigi
Sì, perfino noi gattolici credenti e praticanti possiamo ammettere che forse i soldi, il tempo e l’attenzione dedicati a Maloos sarebbero stati meglio spesi per un bambino umano. E tuttavia bisogna ammetterlo: per le mie ragatte, le mie figlie baffute, quelle che ogni sera trasformano il ritorno in una casa vuota nel ritorno a casa, io farei lo stesso (e poi, «mie» per modo di dire. I gatti non hanno padroni. Al massimo, hanno degli amici. Quasi sempre, dei servitori. Diceva Montaigne: quando gioco con il mio gatto, chi può dire se egli non si diverta con me più di quanto io non mi diverta con lui?). Insomma, sarò esagerato, eccessivo, estremista, ma sono felice che Maloos sia sopravvissuto, sia arrivato in California e adesso viva il suo sogno americano coccolato e accudito come merita. In fin dei conti, il gatto è quanto di più vicino alla perfezione esista al mondo. La sua esistenza è la prova decisiva di quella di Dio. I suoi occhi sono finestre spalancate sull’infinito: «Prunelles pâles / clairs fanaux, vivantes opales» scrive Baudelaire nei «Fleurs du mal», con la capacità che hanno i poeti (e i gatti) di esprimere quello che gli altri non sanno dire. Guardate gli occhi di Maloos. Non vi viene il sospetto che, lì in fondo, ci sia un’anima?
 
NELLA FOTO - veterinari di San Francisco hanno rimediato alla amputazione della zampetta posteriore di Maloos con una sorta di sedia a rotella su misura. Ora il gatto può di nuovo camminare (foto di Laila Aghale)
 
L’ARENA
12 GIUGNO 2012
 
Sudafrica/ Prosegue la grande strage dei rinoceronti Nei primi 6 mesi dell'anno 245 animali uccisi
 
Johannesburg - Prosegue a livelli record il massacro di rinoceronti in Sud Africa. Secondo le stime del ministero dell'ambiente, 245 animali sono stati abbattuti dall'inizio del 2012. 147 rinoceronti, il 60% del totale, sono stati uccisi dai bracconieri nel parco Kruger, nel nord est del paese. Con circa 20.000 esemplari, il Sudafrica ospita dal 70 all'80% della popolazione mondiale dei rinoceronti. Il massacro degli animali continua a salire a ritmo sempre più sostenuto da diversi anni. 448 animali sono stati uccisi nel 2001, 333 nel 2010, 122 nel 2009, 83 nel 2008 e soltanto 13 nel 2007. All'origine del fenomeno, il successo commerciale dei corni di rinoceronti sul mercato asiatico (e vietnamita in particolare) dove vengono utilizzati dalla medicina traidzionale. Il prezzo sul mercato del corno di rinoceronte è ormai quasi equivalente a qu ello dell'oro e ha raggiunto i circa 5000 euro al chilogrammo.
 
OGGI NOTIZIE
12 GIUGNO 2012
 
Animali abbandonati: 40.000 cani e 60.000 gatti a rischio nell'estate 2012
 
Se estate fa rima con vacanze, fa purtroppo anche rima, però, anche con abbandono per oltre 100.000 animali che, divenuti improvvisamente un ostacolo per tanti padroni ottusi ed insensibili che non sanno dove lasciarli durante le ferie, se ne liberano sbattendoli in mezzo alla strada.
Un'usanza barbara e incivile che vede i gatti vittime assai più numerose dei cani. Se negli ultimi anni si è infatti registrata una sensibile diminuzione dell'abbandono dei cani nei mesi estivi, con un -30% sulle segnalazioni negli ultimi 5 anni, anche grazie alle campagne di sensibilizzazione, cosi non è stato per i gatti che secondo le stime delle maggiori associazioni animaliste hanno visto invece aumentare seppure di poco il fenomeno dell'abbandono.Nei primi cinque mesi del 2012 al telefono amico di Aidaa le segnalazioni di avvistamenti di cani abba ndonati sono aumentate del 7% rispetto allo stesso periodo del 2011.Tenendo conto di questi dati, e dell'aumento di circa 8 punti percentuali dei cani entrati nei canili monitorati da Aidaa nel corso dei primi mesi del 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011, e tenendo altresì conto delle stime degli abbandoni estivi degli scorsi non solo di Aidaa ma anche delle maggiori associazioni animaliste, si stima che siano circa 40.000 i cani a rischio abbandono nel periodo compreso tra giugno e settembre, e almeno 60.000 i gatti a cui toccherebbe la stessa sorte.Attualmente in Italia vi sono circa 750.000 cani che vivono allo stato brado ed un milione di gatti randagi.
 
MOLECULAR LAB
12 GIUGNO 2012
 
Nuovi progetti per Telethon
Avviati nuovi progetti esplorativi per malattie genetiche fin'ora ancora poco considerate
 
Da Telethon nuovi fondi per la ricerca sulle malattie più trascurate anche tra quelle rare: dopo un rigoroso processo di valutazione da parte della Commissione medico scientifica sono stati infatti finanziati undici progetti incentrati su malattie genetiche così neglette da essere di fatto poco o per nulla studiate finora, per un totale di 513mila euro.
Se le malattie genetiche rare note sono oltre 7000, quelle su cui esiste una conoscenza scientifica minima sono meno di mille: in altre parole, anche nell'ambito di queste patologie ne esistono alcune più trascurate di altre. "È per questo che, anche su sollecitazioni delle associazioni di pazienti, abbiamo deciso di dedicare per la prima volta un bando a progetti incentrati su malattie che potremmo definire "orfane di ricerca"" spiega Lucia Monaco, direttore scientifico di Telethon. "Abbiamo quindi aperto un bando apposito per progetti esplorativi della durata di un anno: l'idea è che nonostante siano finanziamenti contenuti e di breve durata i ricercatori siano in grado di raccogliere dati preliminari sufficienti per concorrere successivamente al nostro bando principale e avviare studi più ampi e completi anche su queste malattie particolarmente neglette".
In questa prima edizione del bando per progetti esplorativi l'attenzione si è concentrata su rare forme di malattie muscolari, diverse dalle più "celebri" come la distrofia di Duchenne o quella facio-scapolo-omerale.Rivolgendosi ai ricercatori, Alberto Fontana, presidente dell'Unione lotta alla distrofia muscolare (Uildm) e membro del Cda di Telethon, ha ricordato che "le malattie muscolari sono numerose e per molte di esse non si è ancora arrivati alla diagnosi genetica. Per alcune, nonostante l'identificazione del gene, non sono in corso ricerche mirate che facciano intravedere un progresso verso la cura. Uildm è costituita anche dalle persone affette da queste patologie ad oggi meno studiate e il bisogno di vedere l'eccellenza della ricerca Telethon dedicata anche allo studio di queste malattie è la base sulla quale si fonda la nostra speranza di avere un giorno una cura".
I ricercatori hanno risposto a questa chiamata con entusiasmo, proponendo studi davvero mirati a patologie muscolari neglette. In particolare, metà dei progetti approvati riguarda varie forme di distrofie dei cingoli: le alfa- e beta-sarcoglicanopatie, le calpainopatie, o altre al momento definite secondo la classificazione numerica che riguarda il gene mutato (1H o 2H). Gli altri progetti riguardano le distroglicanopatie, la distrofia oculofaringea e altre forme di miopatie o miotonie.
Degli undici scienziati, ben otto sono al loro primo finanziamento Telethon. "Questo ci rende molto soddisfatti - commenta ancora Monaco -. Abbiamo proposto questo bando con la speranza che ricercatori affermati nel proprio campo, non necessariamente muscolare, raccogliessero la sfida e si mettessero in gioco in un campo nuovo". È questo il caso, per esempio, di Gian Maria Fimia dell'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, che ha ricevuto fondi per studiare il ruolo dell'autofagia, il meccanismo con cui le cellule si ripuliscono normalmente dalle sostanze tossiche, nell'ambito di rare forme di distrofia muscolare dei cingoli."Inoltre - conclude il direttore scientifico - un bando come questo è l'ideale per offrire a giovani ricercatori che si stanno affermando di sperimentare il proprio talento e la propria motivazione in una direzione non ancora esplorata". È interessante notare, infatti, che l'età media dei ricercatori è circa 40 anni (e nessuno supera i 50).
MALATTIE STUDIATE NEL PROGETTO
Distrofia muscolare dei cingoli, tipo 2D (alfa-sarcoglicanopatie)
Miopatie congenite
Ipertermia maligna
Distrofia dei cingoli, tipo 2H e 2E
Distrofia muscolare dei cingoli, tipo 2A (calpainopatie)
Distrofia muscolare oculofaringea
Distroglicanopatie
Distrofia dei cingoli, tipo 1H
Distrofia dei cingoli, tipo 2D e 2E (alfa e beta-sarcoglicanopatie )
Malattia di Brody
Tachicardia ventricolare polimorfica catecolaminergica
Miopatie congenite "central core"
Miopatie distali
 
LA REPUBBLICA
12 GIUGNO 2012
 
Legge antivivisezione, voto decisivo al Senato
E sabato manifestazione contro Green Hill
Oggi arriva in commissione politiche Ue la norma che recepisce la direttiva contro l'utilizzo di animali nelle sperimentazioni. La Lav: "Un passo verso il futuro". Il 16 nuova mobilitazione per la chiusura dell'allevamento bresciano
 
di PAOLA ROSA ADRAGNA
 
ROMA - Settimana decisiva per gli animalisti italiani. Oggi approda in commissione politiche dell'Unione Europea del Senato l'articolo 14 della legge comunitaria sui criteri e i vincoli di recepimento della direttiva Ue sulla vivisezione. Mentre per sabato è prevista a Roma, dalle ore 15 in piazza della Repubblica, una manifestazione nazionale per la chiusura di Green Hill, il contestato allevamento di beagles di Montichiari, in provincia di Brescia.
L'articolo 14 prevede il divieto di allevamento a scopo di vivisezione, l'anestesia e analgesia degli animali durante la sperimentazione, il divieto di test ai fini di didattica universitaria e l'incentivazione di metodi di ricerca che non prevedano l'utilizzo di cavie. "Visto che per ora è impossibile eliminare la vivisezione in toto, noi ci battiamo perchè almeno venga garantito un trattamento dign itoso agli animali", afferma Gianluca Felicetti, presidente della Lega anti vivisezione. E in riferimento all'ultimo punto dell'articolo aggiunge: "È una scommessa sul futuro su cui il Paese deve puntare. La sperimentazione sugli animali è un metodo di ricerca anacronistico e sorpassato. Anche Paesi che la ammettono, come la Gran Bretagna, la Francia o gli Stati Uniti, danno lo stesso valore scientifico alle ricerche alternative".
Oltre 104mila cittadini, 4mila solo nell'ultima settimana, hanno aderito alla petizione presentata pochi giorni fa al presidente del Senato Renato Schifani, per sollecitare i senatori della commissione ad approvare l'articolo, che ha già ottenuto il via libera della Camera 1 e il parere favorevole dei ministri della Salute, degli Affari europei e della commissione Sanità di Pala zzo Madama. "Questa massiccia adesione dei cittadini - dice Michela Kuan, reponsabile Lav vivisezione - conferma la volontà già espressa in recenti sondaggi dalla maggioranza degli italiani, l'86% dei quali è contrario alla vivisezione. I limiti scientifici ed etici della sperimentazione animale sono noti da tempo: la politica ha il dovere di porvi rimedio al più presto e di incentivare i metodi alternativi, con reali vincoli nelle sperimentazioni su animali".
A Palazzo Madama alcuni senatori - tra cui Rossana Boldi della Lega Nord, Francesca Maria Marinaro del Pd, Carlo Giovanardi e Maurizio Castro del Pdl - sostengono che l'approvazione dell'articolo porterà una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, perché molto più restrittivo della direttiva europea. "È impossibile", commenta Felicetti. "Se l'Unione Europea avesse voluto una legge uguale in tutti e 27 i Paesi avrebbe fatto ricorso a un regolamento. Nel 1992, poi, l'Italia ha già approvato una norma che si allineava alla vecchia direttiva comunitaria in maniera molto più limitante - facendo divieto di sperimentazione su cani e gatti randagi - senza incorrere in sanzioni". E aggiunge: "Il Parlamento italiano in passato ha approvato leggi, come quella sulla caccia di piccoli uccelli, che hanno effettivamente causato procedimenti al nostro Paese. Non accettiamo nessuna lezione di europeismo". 
Il voto finale, secondo Felicetti, potrebbe slittare alla settimana prossima a causa dell'elevato numero di articoli che la commissione deve esaminare. Intanto sabato la Lav prenderà parte anche alla mobilitazione per i cuccioli di Green Hill, indetta dal Coordinamento antispecista del Lazio e da Occupy Green Hill e a cui parteciperanno numerosi gruppi animalisti. Lo scorso 29 aprile, alcuni attivi sti avevano liberato 20 beagle con un blitz all'allevamento 2, ma l'obiettivo resta la chiusura. "Uno dei primi risultati dell'approvazione della normativa - conclude Felicetti - sarà propio la chiusura di Green Hill".
 
LA NUOVA VENEZIA
12 GIUGNO 2012
 
La volpe fa strage di notte Via agli abbattimenti
 
di Roberto Massaro
 
TRIVIGNANO (VE) -  Gli attacchi notturni di una volpe a oche, galline e persino pavoni, tolgono il sonno ad una famiglia di via Gatta. «Da marzo a oggi», racconta Mirko Breda, «ho visto ammazzare due oche, due galline e tre pavoni. Non so più come difendermi». L’ultimo “attacco” è stato portato a segno ieri mattina, poco prima dell’alba, ai danni di uno splendido pavone bianco di cinque anni, vittima della volpe che da qualche tempo ha preso di mira il piccolo zoo di animali domestici di casa Breda. «Qualche anno fa è successo anche ad un mio vicino», dice ancora Mirko Breda, «che si è visto uccidere parecchie anatre. Ma da qualche mese pare che la volpe abbia preso di mira i miei volatili». Gli agguati vanno a segno nonostante la presenza di un cane da gua rdia, un boxer, che non riesce a spaventare la volpe nel momento in cui decide di sfamarsi. Il giardino della casa è infatti diviso dal cortile dove razzolano galline e pavoni, e la volpe pare aver capito di non poter essere disturbata quando decide di attaccare. Un fenomeno non raro, quello delle razzie in pollai e cortili delle campagne di tutta la provincia di Venezia, ma che non rappresenta sicuramente un’emergenza per le autorità competenti, data la natura “autoctona” della volpe nella nostra provincia. L’assessorato alla Caccia della Provincia è consapevole del rischio che la presenza massiccia di volpi nel territorio può rappresentare soprattutto per agricoltori e avicoltori, tanto che già da qualche anno ha predisposto un programma di abbattimenti controllati, in accordo con le locali associazioni di cacciatori, per limitarne la proliferazione incontrollata. I tecnici provinciali rassicurano inoltre sulla totale ass enza di casi di rabbia trasmessa dalle volpi, risultato ottenuto anche grazie alle campagne di prevenzione che hanno interessato, nel 2010 la Riviera del Brenta e il Miranese (comuni dell’Asl 13) e nel 2011 le zone della Venezia Orientale (con i comuni dell’Asl 10). Contro gli attacchi, invece, poco si può fare. Dall’assessorato provinciale alla Caccia, infatti, arriva solo la raccomandazione di mettere al sicuro gli animali per la notte, in ricoveri chiusi, recintati e coperti. Solo così, assicurano, si può prevenire la razzia di pennuti. Gli imprenditori agricoli, tra l’altro, possono chiedere alla Provincia anche un contributo economico per i danni causati dalle volpi e per la costruzione di recinti o pollai che ne evitino le scorribande notturne.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
12 GIUGNO 2012
 
Morgano, invasione di nutrie Scatta il piano per la cattura
 
MORGANO (TV) - Nutrie all'attacco delle coltivazioni di mais e soia provocano danni ingenti agli agricoltori. Già la prossima settimana potrebbe scattare il piano di cattura e contenimento dei roditori. I terreni su cui le nutrie hanno fatto piazza pulita si trovano tra la chiesa e il campo sportivo di Morgano, in un'area di colture intensive. I roditori, che possono arrivare a pesare anche quindici chili, sono particolarmente ghiotti di mais. Attaccano la canna della pianta quando questa è alta una sessantina di centimetri. Tranciando il gambo, il roditore è in grado di assumere sia le fibre che le sostanze zuccherine contenute nella pianta. Elementi nutritivi, questi, particolarmente importanti per gli animali specie in questo periodo dell'anno. Le nutrie dovranno essere catturate una alla volta grazie a speciali gabbie con esche. Non mancano per&ogr ave; gli scettici riguardo questo tipo di catture. Le nutrie, infatti, hanno ormai invaso i nostri fiumi e le nostre campagne. Il fatto che si riproducano velocemente fa sì che il loro numero aumenti esponenzialmente, rendendo più che difficile il contenimento della loro presenza.
 
IL SECOLO XIX
12 GIUGNO 2012
 
Spara al fagiano, colpisce l’amico
 
Marco Fagandini
 
Leivi (GE) - Un cane che punta e un cespuglio che sembra la casa naturale per un fagiano grasso. Il cacciatore si avvicina neanche troppo perché non vuole farlo scappare. Boom, ahi. In un fumetto queste sarebbero le nuvolette, perché oltre la pianta c’era il compagno di battuta di chi ha sparato, che si è beccato una serie di pallini alle gambe. Vai a dare la colpa al levriero, macché, si tratta però una svista, accaduta ieri, che poteva avere conseguenze drammatiche ma che si è risolta con un viaggio in elicottero fino all’ospedale per un uomo di Leivi, Bruno Devoto, 62 anni, in pensione, e con un bel senso di colpa per l’amico, un fabbro di Conscienti di Ne, Luciano Semenza che ha 55 anni e ha portato sino ai soccorsi il socio di caccia.Alle 11 Devoto e Semenza sono in una riserva privata che ospita fagiani a Pratogrande, nel comune di Ferriere, nel piacentino dove sono arrivati in mattinata. Hanno i cani e sono in cerca di qualche preda da portare a casa una volta conclusa la battuta.A un tratto si separano e Devoto scompare dalla vista di Semenza, e viceversa. Uno dei cani che è in compagnia del fabbro parte e comincia ad abbaiare. Va verso un arbusto di grandi dimensioni, l’uomo gli va appresso e quando è a tiro spara.L’urlo che si alza non è uscito dal becco di un fagiano ma dall’ugola di un uomo, che sbraita dal dolore. Devoto si trascina fuori dal cespuglio mentre Semenza già gli corre accanto e quest’ultimo si persuade di aver sbagliato. Ha davanti le gambe insanguinate dell’amico, gli ha sparato involontariamente dei pallini credendo di avere adocchiato un volatile.
 
TRENTINO
12 GIUGNO 2012
 
Ladri di pecore sul Rio Stava
 
di Luciano Chinetti
 
TESERO (TN) -  Dopo il vile gesto di macellazione di una mucca e asportazione della carne nei pascoli del Doss dei Laresi avvenuto qualche tempo fa a Cavalese, ora la cronaca deve registrare purtroppo un altro inquietante episodio, quello del furto di alcune pecore. A farne le spese è stato questa volta il giovane, allevatore per diletto Lino Piazzi di Tesero che domenica mattina si è accorto che dal recinto realizzato nei pressi della foce del rio Stava, vicino alla centrale idroelettrica erano sparite le sue pecore. Si tratta di due esemplari di pecora nostrana da latte insieme ad un agnellino: «Quando sono arrivato sul posto, avvertito da mio cugino Michele - racconta Lino Piazzi - mi sono accorto che i fili della batteria che collegavano la recinzione protetta erano staccati e dall’ampio spiazzo le pecore erano sparite. In un primo momento ho pensato ad uno scherzo di qualche burlone - ha detto l’allevatore - ma poi, visto che le pecore non sono riuscito a rintracciarle nonostante le lunghe ricerche mi sono reso conto erano state rubate». Grande amarezza, ma anche vivo dispiacere per il giovane poiché a quegli animali si era davvero affezionato. Erano tra l’altro, come egli stesso ha assicurato, un acquisto che aveva fatto con i suoi risparmi. Le pecore le aveva acquistate tra l’altro solo da un paio di mesi: «Le ho tenute per diverse settimane nel prato sotto il negozio - ha assicurato il giovane - poi l’erba è finita e ho deciso di trasferirle giù in fondo alla valle del rio Stava. Infine domenica mattina la triste sorpresa che mi ha davvero mortificato. Ieri pomeriggio il giovane si è recato pertanto alla caserma dei carabinieri di Cavalese per presentare denuncia contro ignoti.
 
LA ZAMPA.IT
12 GIUGNO 2012
 
Spot choc: stupro associato al mangiare pesce
 
«Some scream's can't be heard». Alcune urla non possono essere sentite. E' lo slogan dello spot dell'associazione australiana Peta -movimento per il trattamento etico degli animali- che sta facendo molto discutere.  Le urla che si sentono  durante la prima parte del video, che mostra scene di abusi sessuali, bullismo o violenza su anziani, contrastano con il grido silenzioso che esala il pesce steso sul tagliere di una cucina. La pubblicità, diffuso dalla Peta per promuovere empatia verso le condizioni di subordinazione e passività dei pesci aggrediti dall'industria ittica, ha provocato numerose critiche tra l'opinione pubblica. Intanto,  in pochi giorni, il video ha totalizzato visualizzazioni da hit pop.
VIDEO
 
VICENZA PIU’
14 GIUGNO 2012
 
Peta, Berlato: campagna volgare, da ritirare
 
Sergio Berlato, Pdl-Ppe  -  "Sono rimasto basito e sconcertato quando ho visto quel video" è il commento a caldo dell'on. Sergio Berlato, Deputato al Parlamento europeo e Coordinatore del Popolo della Libertà della Provincia di Vicenza, in merito alla nuova campagna choc contro il consumo di pesce dell'organizzazione animalista PETA "conosco bene - prosegue Berlato - il modo di ragionare di questi animalisti estremisti, che pongono sullo stesso piano la vita di un pesce e quella di un essere umano, ma questa volta hanno davvero esagerato." "La violenza sulle donne è un dramma che ogni persona di buon senso si guarderebbe bene da utilizzare in maniera strumentale - continua Berlato - e tantomeno lo utilizzerebbe come argomento per una campagna contro il consumo di pesce. Evidentemente il buon senso gli animalisti s embrano averlo smarrito". "Chiedo che questa campagna volgare ed indecente - conclude Berlato - venga immediatamente ritirata perché risulta gravemente offensiva nei confronti di tutti gli esseri umani che quotidianamente nel mondo subiscono violenze. Se ci mettessimo nei panni di chi subisce o ha subito delle gravi violenze ci renderemmo conto che non è crudele il consumo di pesce bensì è crudele chi, utilizzando questo spot, paragona le sofferenze di donne, bambini ed anziani a quelle di un pesce in una cucina".
 
DONNA MODERNA
12 GIUGNO 2012
 
Una vacanza su misura anche per il cucciolo
Nei ristoranti l’accesso ai cani è quasi sempre vietato. E gli hotel dog-friendly sono pochi. Quest’anno, però, c’è una novità: i pacchetti turistici ad hoc. Vediamo di cosa si tratta
 
Anna Pugliese
 
Per chi ama gli animali, l’arrivo delle vacanze è un momento delicato. C’è chi risolve lasciando il proprio amico a quattro zampe da un parente disponibile o in una pensione (e parte con qualche senso di colpa). E chi cerca di organizzare tutto in modo da portare il cane con sé. Ma trovare le strutture disponibili ad accogliere anche gli animali, specie se di taglia media o grande, non è facile. «Per rispondere alle tantissime richieste, abbiamo così messo a punto veri e propri pacchetti turistici su misura» spiega Elisabetta Corsini, educatrice della Siua, la Scuola di interazione uomo-animale, il centro di formazione sulle relazioni tra gli umani e le altre specie nato in provincia di Bologna nel 1997. Vediamo nel dettaglio questa novità.
Cacce al tesoro ed esercizi
«I pacchetti che proponiamo offrono relax, divertimento e, soprattutto, tante attività da condividere con il proprio animale» spiega Elisabetta Corsini. «Ogni struttura, infatti, ha personale qualificato ed è attrezzata con percorsi di mobility dog, cioè circuiti non agonistici dove superare, insieme al cane, ostacoli come lo slalom, l’altalena o i salti». Ma ci sono anche il dog orienteering, una sorta di caccia al tesoro su misura per i cani, e la ricerca olfattiva, per mettere alla prova, in modo divertente, il fiuto del proprio quattro zampe. O, per chi ne sente la necessità, i mini corsi di socializzazione, che insegnano come avvicinarsi a cani sconosciuti in modo corretto, senza il rischio di litigi. «Durante la vacanza, infine, gli ospiti possono imparare le tecniche per far giocare in modo sano e creativo i propri pet. O per risolvere eventuali problemi comportamentali» conclude l’esperta.
Full immersion nel verde
Tutte le mete sono immerse nella natura, in località che offrono tranquillità, tanti spazi per correre e agriturismi dove cani e proprietari possono alloggiare godendo di tutti i comfort. Tra queste ci sono Taipana, sulle colline friulane, Montefelcino, nelle Marche, e Salerno, nel mare del Cilento. «Ma stiamo aggiungendo nuove proposte per tutta l’estate». conclude Elisabetta Corsini. E i costi? La vacanza costa 800 euro a persona per una settimana (a mezza pensione o a pensione completa, a seconda delle località). Attenzione, però: per prenotare è necessario che il cane non sia ammalato, abbia fatto tutte le vaccinazioni e sia coperto da un’assicurazione (per saperne di più, tel. 051810387; www.siua.it).
 
GEA PRESS
13 GIUGNO 2012
 
Lascia morire il cane di stenti – 1500 euro di contravvenzione
L'On.le Andrea Zanoni: occorrono subito pene più severe.
 

Il cane, un cucciolo di appena sei mesi, veniva tenuto alla corda da un cittadino di origine cinese. L’area dove era ricavato il piccolo riparo di fortuna, era talmente piena di oggetti accatastati, che la corda, più volte impigliata, lasciava al povero cagnolino solo mezzo metro di spazio. Inevitabile la morte. L’animale, infatti, veniva trovato disidratato sotto il sole cocente del luglio 2010 (nella foto).Il tutto veniva denunciato dai passanti allarmati da quanto era possibile vedere nel locale di fabbrica di Fontaviva, in provincia di Padova, dove era detenuto il cagnolino. Ad intervenire furono le Guardie della LAC.Ora la sentenza di condanna che lascia purtroppo non poche perplessità. Il proprietario del povero cucciolo è stato riconosciuto colpevole non del reato di maltrattamento (544/ter C.P.) con l’aggravante della morte, né tanto meno di quello di uccisione (544/bis C.P.). Si tratta, infatti, di reati che prevedono la condotta dolosa, ovvero occorre la volontà di maltrattare o uccidere. Per il proprietario del cucciolo, solo la violazione dell’articolo – contravvenzione 727 del Codice Penale (abbandono di animale). Un reato che punisce, blandamente, anche le condotte colpose, come la negligenza. Per chi ha di fatto provocato la morte del cucciolo, solo un’ ammenda di 1.500 euro. In altri termini, qualcuno può aver procurato la morte del cucciolo, ma senza volerlo. Per questo non può essere accusato dell’uccisione.“La sanzione è troppo bassa – commenta ora Andrea Zanoni, europarlamentare IDV e Presidente LAC Veneto – Le pene per simili comportamenti andrebbero inasprite, soprattutto per quanto riguarda il minimo edittale”.Zanoni, che ha altresì ricalcato la necessità dell’applicazione del più potente reato di cui al 544/te, è intervenuto più volte sulla necessità di appesantire le pene relative che di fatto, in tal maniera, forniscono uno scarso potere deterrente.A complicare le cose, forse, anche la similarità di alcune fattispecie tra 727 e 544/ter. In genere si applica il reato che fornisce più garanzie per l’indagato, ovvero quello con pene minori. La grave amputazione delle condotte dolose dai reati di maltrattamento ed uccisione, avvenne durate l’approvazione della legge 189/04, nel corso del successivo passaggio al Senato.

 
IL TIRRENO
13 GIUGNO 2012
 
Cani avvelenati, sopralluogo ad Avenza
 
di Alessandra Vivoli
 
CARRARA Cani avvelenati allo sgambatoio di Avenza: ora il Comune vuole chiarezza. Dopo la morte di due animali (altrettanti versano in gravi condizioni) l’ufficio per i diritti degli animali (Uda) che fa capo all’assessorato al sociale e all’ambiente, ha dato disposizione di effettuare un sopralluogo, nelle prossime ore, con i tecnici dell’Asl. Per valutare le condizioni dell’area all’interno del parco “Ragazzi del 1944” di via Campo D’Appio ad Avenza, davanti al Distretto sanitario e alle scuole medie Da Vinci. E ieri mattina alcuni proprietari di cani che frequentano lo sgambatoio, hanno segnalato formalmente i casi alla Polizia municipale. Anche il decesso di due animali. Intanto, nell’area riservata ai cani all’interno del parco di Avenza, ieri pomeriggio c’era davvero poca gente: nel primo pomerig gio solo due persone. I timori, per quelli che in molti hanno già bollato come il caso “dei bocconi avvelenati” si fanno sentire. E la vicenda della difficile convivenza fra lo sgambatoio e il cortile privato dove vengono tenuti quattro pitt bull torna di grande attualità: in passato c’era stato addirittura un esposto al Comune da parte dei fruitori del parco. E le lamentele di alcuni condomini della zona per il fastidio legato al continuo abbaiare degli animali. Cani avvelenati: il Comune ordina un sopralluogo L’assessore Massiliano Bernardi (con delega all’ambiente e ai diritti degli animali) come prima cosa invita alla cautela. «Dobbiamo valutare se i casi di avvelenamento dei cani siano relativi all’area, o se gli animali possano aver ingerito qualche sostanza nociva in un altro posto. Per questo è importante raccogliere le testimonianze di quei proprietari che hanno avuto a che fare con queste problematiche. L’invito è di rivolgersi all’ufficio Uda, o conttatarci direttametne per darci la possibilità di avere così un quadro completo della situazione». Ma intanto anche l’Ufficio per i diritti degli animali farà i suoi passi. «Già nelle prossime ore effettueremo un sopralluogo nello sgambatoio di Avenza, con i vigili urbani e i tecnici dell’Asl - continua Bernardi - Questo per verificare come stanno realmente le cose in quest’area e se ci sono ancora rischi per gli animali». Paura allo sgambatoio E adesso, dopo l’allarme per gli avvelenamenti allo sgambatoio di Avenza c’è un clima di preoccupazione. Ieri nel primo pomeriggio c’erano solo due cani, con le relative proprietarie. «Il mio ha la museruola - dice una di loro - quindi non c’è pericolo che mangi qualcosa. E poi lo devo tenere legato, altrimenti va alla rete dei pitbull». E i sospetti, di chi frequenta la zona, è che il problema dei decessi per avvelenamento sia nato proprio attorno alla rete dei pitbull dove, anche ieri: «Sono stati trovati dei pallini color verderame» dicono alcune proprietarie dei cani che frequentano il parco. In sostanza l’ipotesi che si fa strada, qui ad Avenza, è che il veleno, destinato ai pitbull sarebbe stato ingerito dagli altri cani che frequentavano lo sgambatoio.
 
LA SICILIA SIRACUSA
13 GIUGNO 2012
 
Uccisa una randagia
I sadici tornano in azione

Emanuela Tralongo

 
Siracusa - Incaprettata e torturata. E' così che alcuni sadici hanno deciso di mettere fine alla vita di una randagia in attesa dei cuccioli, che veniva sfamata e accudita da alcuni volontari in contrada Sanchitello. A ritrovarla morta, lunedì sera, è stata proprio una giovane animalista, E. A. le sue iniziali. La stessa che ha sporto denuncia contro ignoti ai carabinieri.
E' stato alle 22 circa che la volontaria, com'è solita fare, si è recata nella stradina di campagna in cui vivono un gruppo di randagi, per portar loro da mangiare. A mancare all'appello solo la randagia. «L'ho chiamata, l'ho cercata e alla fine l'ho trovata riversa sull'asfalto - racconta l'animalista -. Ed ho subito pensato che l'avessero investita». Ma la ragazza si sbagliava. «Quando mi sono avvicinata ho visto che la sua testolina e le sue z ampette erano state legate con una fune - prosegue la volontaria -. Probabilmente, qualcuno, l'ha poi trascinata con forza da una parte all'altra della strada, tanto da arrivare a strozzarla». Immediata la richiesta d'aiuto da parte della ragazza ai carabinieri. Ai militari dell'Arma la giovane volontaria rivolge un ringraziamento: «Per essere accorsi, con celerità, nella zona in cui è stata ritrovata la meticcia uccisa - precisa -. E per aver fatto continue ispezioni anche il giorno seguente».
Sarà grazie all'intensificazione dei controlli nelle contrade periferiche che i carabinieri cercheranno di identificare gli autori di quella che non viene più considerata una bravata di ragazzi in cerca di divertimento ma un vero e proprio reato. Per farlo, però, i carabinieri avranno bisogno anche della collaborazione dei cittadini. E l'invito rivolto a questi ultimi è proprio quello di denunciare simili episodi e di riferire q uelli che possono essere degli elementi utili alle indagini.
Una vicenda, quella della notte scorsa, che assume contorni inquietanti. Non è la prima volta infatti che i randagi sono stati seviziati e poi uccisi.
I volontari, che insieme ad un folto gruppo di giovani operano nel territorio per dar da mangiare ai tanti randagi della città, da ormai parecchi anni non escludono che ad agire sia una vera e propria «banda di torturatori di animali». E se lo sostengono c'è anche un perché. L'episodio di violenza in contrada Sanchitello è solo l'ultimo di una lunga serie. Tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre, infatti, sono stati diversi i casi di maltrattamento, con conseguente decesso, di cani e gatti. Nel retro del cimitero comunale, nei giorni seguenti la notte di Halloween, furono ritrovati un barboncino impiccato e un randagio accecato.
 
LIBERO
13 GIUGNO 2012
 
Matera: spara e colpisce un cane per divertimento, denunciato
 
Matera - Un 30enne di Pisticci, nel Materano, e' stato denunciato dalla Polizia per maltrattamenti di animali e spari in luogo pubblico dopo aver ferito un cane, per proprio divertimento. Gli agenti sono intervenuti dopo una chiamata al 113 che segnalava il ferimento dell'animale, avvenuto in una via centrale della frazione Tinchi di Pisticci, perche' colpito da un colpo esploso da una carabina ad aria compressa. Gli agenti hanno sentito dei testimoni ed hanno accertato che il 30enne e' uscito da un circolo ricreativo, ha imbracciato la carabina, preso la mira e poi ha colpito da una distanza di pochi metri un cane di piccola taglia, azzoppandolo. Tutto sotto gli occhi del giovane padrone del cagnolino. L'animale e' stato soccorso e curato da un veterinario del luogo che ha riscontrato effettivamente la ferita di forma circolare ad una zampa causata da un pallino.Un altro intervento per salvare un cane, randagio in tal caso, e' stato effettuato dalla Squadra Volante della Questura di Matera sulla strada statale 7, nei pressi dello svincolo per Metaponto. Giunti sul posto, gli agenti hanno trovato un cane che era stato investito e giaceva morto sul ciglio della carreggiata mentre un altro cane gli girava intorno, evidentemente impazzito dal dolore. Il cane superstite nei suoi movimenti imprevedibili costituiva un serio pericolo per la sicurezza della circolazione stradale. Cosi' e' stato soccorso e allontanato per essere affidato alle cure di un veterinario di Matera.
 
AGORA VOX
21 GIUGNO 2012
 
Sparare a un cane... per noia
A Tinchi di Pisticci, in provincia di Matera, un uomo imbraccia un’arma e fa fuoco contro un cane, in pieno centro cittadino. Si annoiava!

Jessica Ingrami

  
Tinchi di Pisticci (MT), nel Materano. Pochi giorni fa, il 13 giugno, un trentenne, appena uscito da un circolo ricreativo, in pieno centro abitato, imbraccia una carabina ad aria compressa, prende la mira e spara a un cagnolino a pochi metri di distanza, sotto gli occhi allibiti del padrone.Il veterinario, che ha successivamente medicato l’animale, ha riscontrato, effettivamente, la presenza di una ferita di forma circolare a una zampa causata da un pallino: il risultato è che il cane è rimasto zoppo. L’uomo, invece, grazie anche alla presenza di alcuni testimoni, è stato denunciato per maltrattamento di animali e spari in luogo pubblico. A questo punto, però, la notizia perde di scalpore: l’uomo è stato “ripreso” dalle autorità, quindi già punito a sufficienza, e il cane… beh, il cane si riprenderà e poi, in fondo, è solo un animale.Ma se fosse stato un bambino? Se quest’uomo avesse mirato, anziché alle zampe di un quadrupede, alla testa di un bimbo? La prima sensazione è che siamo abituati a misurare la gravità di un atto a seconda del soggetto a cui è rivolto. In questo caso, al di là della vittima, non c’è forse un atto di pura violenza? Non si è giustamente portati a pensare che quest’uomo sia in ogni caso un potenziale pericolo per tutti?Uscire in strada e sparare, seppur con un’arma ad aria compressa, non è forse sintomo di un disagio più profondo? Non lede, forse, la sicurezza di ognuno di noi, indipendentemente da dove si va a conficcare il pallino?Crediamo che si sia persa un po’ la sensibilità e la lucidità nel giudicare tali azioni, forse perché ne siamo talmente circondati che arriviamo a banalizzarle. Se anche l’essere umano è un animale, con lo stesso diritto alla vita e con la stessa capacità di provare gioia e dolore, come tutto il resto del creato, qual è la motivazione che spinge le persone a ritenere un atto del genere meno grave se fatto contro una creatura priva di parola?Il cane ha sofferto: stava passeggiando tranquillo, immerso negli odori della strada, quando un dolore lancinante lo ha colpito alla zampa. E l’autore del gesto si è giustificato così: «Mi annoiavo, l’ho fatto per divertimento». C’è da chiedersi, seriamente, cosa farà la prossima volta che proverà noia.
 
LA ZAMPA.IT
14 GIUGNO 2012
 
Spara a un cane per puro divertimento
Un 30enne della provincia di Matera ha ferito un cane sotto
gli occhi attoniti del proprietario
 
Tinchi di Pisticci (MT) - Uscito da un circolo ricreativo, ha preso la mira e sparato a un cane di piccola taglia, azzoppandolo tra atroci dolori sotto gli occhi impotenti e increduli del padrone.
E' successo a Tinchi di Pisticci, frazione della provincia di Matera.Un giovane 30enne del luogo ha deciso di passare così dieci minuti del suo tempo, con un divertimento tanto immaturo da non poter essere perdonato nemmeno a un bambino. Gli agenti, intervenuti sul posto per una telefonata che segnalava il ferimento dell'animale, hanno raccolto le dichiarazioni dei testimoni, in quel momento numerosi poichè il tutto è avvenuto in una via centrale del paesino.Secondo quanto riscontrato dagli agenti, l'uomo avrebbe ferito il cane con una carabina ad aria compressa, lasciando sulla sua zampa una ferita di forma circolare poi curata dai veterinari.Il giovane è stato denunciato per maltrattamenti di animali  e spari in luogo pubblico.Poche ore dopo, gli agenti della Squadra Volante della Questura di Matera sono incappati in un altro cane ferito, questa volta randagio. L'animale, evidentemente impazzito dal dolore, girava intorno al corpo morto di un suo compagno. Secondo quanto ricostruito dalla volante i due sarebbero stati investiti da un'auto sulla statale 7, nei pressi dello svincolo per Metaponto, senza che l'automobilista si fermasse a controllare le condizioni dei cani.Il superstite è stato portato da un veterinario di Matera, dove potrà essere curato e successivamente affidato a una struttura di accoglienza.
 
CORRIERE FIORENTINO
13 GIUGNO 2012
 
Veleno ai giardinetti, ancora cane ucciso
Ventidue animali avvelenati in città dall’inizio dell’anno, ben 77 in tutta la Provincia di Firenze. Sono numeri che fanno rabbrividire. L’ultima vittima è un breton, avvelenato sabato scorso

Claudio Bozza

 
Ventidue animali avvelenati in città dall’inizio dell’anno, ben 77 in tutta la Provincia di Firenze. Sono numeri che fanno rabbrividire. L’ultima vittima è un breton, avvelenato sabato scorso nella zona di piazza Savonarola. Il cane da caccia, sette anni d’età, stava facendo la sua giratina quotidiana, quando, forse lontano dagli occhi del padrone, avrebbe ingerito un boccone avvelenato. Poco dopo il rientro a casa sono arrivati i primi dolori, lancinanti. Spasmi ed emorragia, poi la corsa dal veterinario, che le ha provate tutte per salvare il cane (7 anni d’età), ma purtroppo non c’è stato niente da fare. Adesso, per avere la certezza sulla sostanza utilizzata per confezionare il boccone letale, si dovranno attendere i risultati delle analisi dell’Istituto zooprofilattico di Scandicci. </ div>
Un dolore enorme per i padroni, purtroppo solo l’ultimo caso di una lunga serie. Cani e gatti sono le vittime più frequenti da avvelenamento. Appena due settimane fa, prima del breton di piazza Savonarola, rimasero uccisi alcuni gattini di una colonia felina nella zona di Porta Romana, per la precisione nella zona di San Gaggio. Subito dopo quell’episodio, come per lo stesso caso del breton, sono subito entrati in azione gli agenti della polizia provinciale, che hanno effettuato accurati sopralluoghi assieme ai volontari dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa). «È un lavoro delicato e molto complesso — spiega Lorenzo Di Vecchio, commissario della polizia provinciale — non appena ci vengono segnalati casi di sospetto avvelenamento ci rechiamo sul posto con una squadra, per verificare la situazione. Se viene rilevata la presenza di polpette velenose, è necessario procedere con la bonifica dell’area». Un’attività fondamentale: l’unico modo per evitare la morte, straziante, di altri animali. La mappatura del territorio, anche grazie agli uomini dell’Enpa, consente di aggiornare costantemente le zone più a rischio. L’ultimo allarme, secondo le segnalazioni, riguarda appunto piazza Savonarola e piazza D’Azeglio. Due giardini, in zone residenziali, che finora non erano state prese di mira dagli «avvelenatori».
E poi c’è l’Isolotto, che secondo le statistiche è l’area più a rischio di Firenze. «Dobbiamo tenere costantemente sotto controllo il fenomeno, che purtroppo sta assumendo contorni sociali preoccupanti», spiegano ancora dalla polizia provinciale. L’aumento degli avvelenamenti viene inquadrato come una sorta di degenerazione delle liti condominiali. C’è chi non sopporta il cane che abbaia, il gatto che miagola troppo. Oppure, come forse nel caso di piazza Savonarola, l’amico a quattro zampe indesiderato ai giardini. Si colpisce, cioè, l’animale del vicino, piuttosto che danneggiare l’auto o provocare altri danni all’odiato vicino. Ma gli occhi di polizia provinciale ed Enpa sono sempre più aperti: gli avvelenatori, alcuni dei quali sono stati scoperti e finiti a processo negli ultimi tempi, sono avvertiti.
 
GEA PRESS
13 GIUGNO 2012
 
Milano – il lager dei gatti che si mangiano tra loro (fotogallery)
Intervento delle Guardie Zoofile OIPA.
 
Feci e urina ovunque. Sui pavimenti, pareti e ante dei mobili dove risultavano visibili pure tracce di sangue. Tutto, insomma, ricoperto di escrementi ed infestato di scarafaggi. Venti gatti abbandonati in un appartamento alla periferia ovest di Milano. Una gatta aveva pure partorito, ma della cucciolata iniziale, solo uno dei neonati, di circa 15 giorni, è stato rinvenuto. L’ipotesi delle Guardie Zoofile dell’OIPA di Milano, subito sopraggiunte dopo la segnalazione dell’Ufficio Tutela Animali del Comune, è che la restante parte dei gatti sia stata divorata dagli adulti. Tutti, infatti, erano privi di cibo e di acqua.Il proprietario è tutt’ora irrintracciabile. Vittima forse di un forte disagio sociale e mentale, aveva riferito ai vicini del suo allontanamento chiedendo loro di prendersi cura degli animali. Fors e in base ad una prima visione dell’appartamento, che non rendeva però possibile la vita né di uomini come degli animali, si era rilevato che la cucciolata di micetti era inizialmente costituita da sei animali. L’unico ritrovato è ora affidato ai volontari dell’OIPA che lo stanno accudendo e nutrendo per sopperire alla mancanza delle cure materne.Un primo gruppo di 15 gatti, invece, è stato catturato dalle stesse Guardie Zoofile e ricoverato presso il gattile del parco canile del Comune di Milano. Qui verranno effettuati i controlli veterinari per stabilirne lo stato di salute. In corso di intervento, ad opera dell’ASL territorialmente competente, la cattura degli altri gatti. Facile immaginare le difficoltà riscontrate. I gatti, infatti, sono fortemente compromessi sotto il profilo psico fisico. Erano peraltro nascosti dietro mobili ed armadi, in un locale buio e divenuto ormai fetido.La Polizia Locale sta procedendo nel frattempo alle necessarie indagini per rintracciare l’uomo, mentre le Guardie Zoofile OIPA si riservano di procedere alla denuncia per detenzione inadeguata e abbandono di animali.
VEDO FOTOGALLERY:
 
GEA PRESS
13 GIUGNO 2012
 
Savona, impacchetta un piccione e scappa – l’ENPA: forse voleva mangiarselo

 
L’incredibile episodio è occorso a Savona, in Corso Tardy e Benech, nei pressi dell’ufficio postale. Un colombo in difficoltà si trascina sul marciapiede. Un anziano si avvicina e lo raccoglie. Le numerose persone che assistono alla scena credono che l’uomo voglia soccorrere il volatile. E invece l’anziano avvolge l’animale in fogli di carta di giornale sempre più stretti, lo infila in una borsa e si allontana, non curante delle proteste dei presenti per il maltrattamento arrecato all’animale.Una signora, a quel punto avverte l’ENPA. La volontaria che si occupa del recupero della fauna selvatica si precipita sul posto e chiede l’intervento della Polizia Municipale. Gli agenti seguono l’anziano che tenta di dileguarsi. Dopo circa mezz’ora l’uomo viene fermato e identificato. La volontaria riesce a recuperare il volatile e a sfasciarlo, ma l’animale è ormai morto soffocato.L’uomo verrà denunciato alla Procura della Repubblica per maltrattamento ed uccisione di animali e l’ENPA si costituirà parte civile. Resta da capire la ragione del gesto, dice l’ENPA. Il sospetto, però, che il volatile potesse finire mangiato serpeggia fra gli animalisti.“I colombi – sottolinea l’ENPA savonese – non sono ben visti da molte persone per la loro presenza spesso numerosa nelle città. Ma da qui a maltrattarli ed ucciderli c’è di mezzo la sensibilità, la civiltà ed il rispetto delle leggi.”.L’ENPA Savona ha più volte elaborato e proposto progetti e metodi incruenti per ridurne il numero dei piccioni a valori accettabili per tutti ma i Comuni, sottolinea l’Associazione, sono e rimangono impreparati ed incapaci di affrontare i problemi, optando per interventi inutili e controproducenti, come il divieto di somministrare cibo agli animali liberi.Intanto ieri i volontari dell’ENPA sono intervenuti in via Spinola, nel centro storico savonese, per soccorrere una decina di colombi, quasi tutti morti poco dopo, per l’ennesimo grave caso di avvelenamento.
 
LA REPUBBLICA
13 GIUGNO 2012
 
L'animale in gabbia non aiuta a guarire
 
BAMBINI contro animali: chi vince? Certo, così la questione è mal posta. Avviati i progetti di terapie assistite con delfini e elefanti, rispettivamente presso Zoomarine e Bioparco, nei giorni scorsi Enpa e Lav hanno annunciato una diffida. In particolare, le associazioni indicano violazione alla legge 73/05 sulle strutture di cattività e menzionano lo specifico decreto n. 496/2002 relativo alle modalità di detenzione dei delfini, ricordando quanti gravi incidenti siano occorsi, in altri paesi, in occasione di riabilitazioni. Aurelio Latella, direttore generale di Zoomarine, replica: "Siamo in regola, accogliamo no profit bambini secondo protocolli internazionali. Scendono in acqua con équipe specializzate e non c'è contatto fisico con gli animali, che nuotano in vasca separata". Al Bioparco, invece, i piccoli sono condotti ad accarezzare le proboscidi degli elefanti, due femmine cui la prigionia ha regalato alcuni tic, come il continuo dondolare della più mite. "Non vedo perché i pachidermi dovrebbero infastidirsi", dice Paolo Giuntarelli, presidente della Fondazione Bioparco.
Ma non è solo sulla legittimità, quanto sul senso di simili iniziative che sarebbe bene ragionare. Il contatto con gli animali è prezioso per ogni persona, non ultimi i bambini portatori di handicap, per ragioni legate allo scambio empatico, emotivo, nonché allo sviluppo dell'immaginazione. La cattività è tuttavia una condizione orribile, in cui nessuna creatura selvatica può trasmettere altro se non disagio, frustrazione, paura: checché ne dicano i protocolli. Se il compito di una struttura zoologica è di pensare in primo luogo a un qualche benessere dei suoi ospiti, un parco acquatico commerciale dovrebbe pur concedere tregua ai suoi forzati lavoratori.
 
GREEN STYLE
13 GIUGNO 2012
 
Lennox, il cane condannato a morte perché Pitbull
 
Una tristissima storia arriva da Belfast, nell’Irlanda del Nord, dove un cane è stato condannato da un giudice alla morte immediata. Lennox, questo il nome dell’animale in questione, non ha commesso alcun reato, non ha aggredito nessun passante e nemmeno ha dimostrato comportamenti pericolosi, eppure la legge non vuole sentire ragioni. Il cane rientra nelle disposizioni della BSL, la Breed Specific Legislation, che vieta il possedimento di alcune razze canine – o di esemplari di una certa taglia – per ragioni di sicurezza. Lennox ha la sfortuna di essere un incrocio tra un Pitbull e un Labrador e, così, i giudici han deciso di ordinarne l’eutanasia. Ma se dai Pitbull Lennox ha preso la stazza, dai Labra dor ha ereditato un carattere buono e gentile, tale da non essere una minaccia per nessuno, nemmeno per i bambini.Sull’opinabilità della legislazione si sono mossi in tanti, con una petizione con oltre 128.000 sottoscrittori, e la mobilitazione di alcune celebrity locali. L’esperienza insegna come i Pitbull non siano cani pericolosi se allevati correttamente, è solo la loro fama legata a combattimenti e altre manie disgustose umane ad aver creato questa falsa credenza. Ma per i giudici contano solo i numeri: Lennox rientra nelle categorie vietate di legge e verrà ucciso, negando ai padroni anche l’ultima possibilità d’appello. A peggiorare la situazion e del cane anche la falsa testimonianza della custode presso il canile giudiziario, che ha affermato come Lennox sia un “disastro in attesa di compiersi”, per poi essere sbugiardata dal Daily Mail da alcune immagini che la ritraggono mentre gioca e il cane le lecca affettuosamente il viso.Sono stati chiamati esperti di terze parti – ignorati dai giudici – che hanno stabilito la non pericolosità del cane, si è offerta una sistemazione adottiva all’estero, si è fatto di tutto per salvare questo amico a quattro zampe di 7 anni d’età. Ma niente da fare: la sentenza definitiva è stata emessa, Lennox verrà ucciso nei prossimi giorni. Ci si chiede, però, quando si inizierà a legiferare sulla stupidità umana anziché su docilissimi compagni di vita.
 
GEA PRESS
13 GIUGNO 2012
 
Falconara (AN): sequestro cerotti antinfiammatori contenenti parti di cervo muschiato (foto)
Intervento dell’Unità cinofila della Forestale e dell’Ufficio Dogane.
 
E’ stata Luna, Labrador retriever di cinque anni, dell’unità cinofila del Corpo Forestale dello Stato che opera nelle Marche, ha rilevare la presenza dei cerotti antinfiammatori made in Cina con all’interno parti di Cervo Muschiato (Moscus spt), specie minacciata di estinzione e protetta dalla Convenzione di Washington. La scoperta è avvenuta presso l’Aeroporto di Falconara Marittima, durante controlli eseguiti su passeggeri e bagagli.L’operazione è stata condotta in maniera congiunta dal personale del Nucleo Operativo CITES del CFS di Ancona e dell’Agenzia delle Dogane e ha portato al sequestro dei prodotti trasportati e all’emissione di una sanzione nei confronti del cittadino cinese ritenuto presunto responsabile.La medicina tradizionale cinese fa ampio us o di piante ed animali in via di estinzione; orchidee rarissime, rinoceronti, cavallucci marini, tanto per citarne alcuni, fino al cervo muschiato, noto per le sue ghiandole odorose da cui si estrae appunto il muschio, molto usato nell’industria profumiera, ma soprattutto nella medicina orientale. Inoltre, il forte incremento dei cittadini cinesi presenti in Italia rende sempre più diffuso il fenomeno dell’importazione illegale di medicinali orientali non riconosciuti nella Comunità Europea, fenomeno che il Corpo forestale dello Stato contrasta attraverso l’applicazione della normativa CITES.Questo di Falconara è solo l’ultimo di una serie di “successi” dell’infallibile Luna, sottolinea la Forestale, nell’ambito di controlli in zona doganale presso aeroporti, porti e uffici postali, in ausilio ai Nuclei Operativi CITES del Corpo forestale dello Stato che collaborano, quale organo specialistico, nelle attività svolte dall’Agenzia delle Dogane.Grazie a Luna il Corpo Forestale ha conseguito ottimi risultati, sia sul traffico di animali e vegetali appartenenti a specie protette (tartarughe e serpenti, uova di storione, ecc.), sia nel settore agroalimentare (da ricordare il sequestro proprio presso l’aeroporto di Falconara di 100 chilogrammi di tartufo nero importato illegalmente dalla Romania).
VEDI FOTO:
 
LE SCIENZE
13 GIUGNO 2012
 
Sequenziato il genoma del bonobo
Un'ampia collaborazione internazionale ha sequenziato il genoma di un raro esemplare in cattività di questo primate. Dal confronto con i genomi dell'uomo e dello scimpanzé è stato possibile dimostrare un fenomeno già ipotizzato in vari studi: una piccola percentuale del genoma umano è più vicino a quello del bonobo o a quello dello scimpanzé più di quanto non lo siano tra loro le due scimmie (red)
 
Era l’ultimo tassello mancante per completare il quadro dell’album di famiglia filogenetico dell’essere umano: come si legge sull'ultimo numero di "Science", il genoma del bonobo è stato sequenziato nel’ambito di un’ampia collaborazione internazionale guidata da Svante Pääbo, del Max-Planck-Institut per l’antropologia evoluzionistica a Lipsia, in Germania, di cui ha fatto parte, come unico ricercatore italiano, Claudia Rita Catacchio della Sezione di genetica-Dipartimento di anatomia patologica e genetica, dell'Università di Bari.
Scimpanzé (Pan troglodytes) e bonobo (Pan paniscus) sono i primati più simili all'uomo. Ma mentre gli scimpanzé sono assai diffusi e studiati, i bonobo vivono in un habitat molto ristretto, solo a sud del fiume Congo nella Repubblica democratica del Congo e le conoscenze su di loro sono ancora molto limitate.
Dal punto di vista filogenetico, si sa che l'essere umano si separò dagli antenati di bonobo e scimpanzé tra 5 e 6 milioni di anni fa, mentre i bonobo si separarono dagli scimpanzé circa due milioni di anni fa.
I due primati sono molto simili per molti aspetti, ma differiscono per alcuni tratti fondamentali. Per esempio, gli scimpanzé maschi utilizzano l'aggressione per competere per la gerarchia di dominanza e per ottenere sesso, oltre a cooperare per difendere il loro territorio, e attaccare altri gruppi.
Viceversa, i maschi di bonobo sono comunemente subordinati alle femmine e non competono per avere una posizione di dominanza all'interno del gruppo. Inoltre, non stringono alleanze con gli uni con gli altri e non esistono prove di aggressioni letali tra diversi gruppi. Rispetto agli scimpanzé, i bonobo appaiono giocosi per tutto il ciclo di vita, mostrano un'intensa attività sessuale per scopi diversi dal concepimento (per esempio per cementare rapporti sociali con altri membri del gruppo) e coinvolgendo a volte anche partner dello stesso sesso.
Questa mescolanza di somiglianze e differenze tra uomo, scimpanzé e bonobo rende praticamente impossibile ricostruire un plausibile insieme di caratteristiche dei nostri comuni antenati. Per comprendere le relazioni evolutive delle tre specie è stato sequenziato il genoma di un unico individuo di bonobo, di nome Ulindi, che vive in cattività a Lipsia.
Dal confronto con quello dello scimpanzé, il genoma di bonobo appare qualitativamente molto simile in termini di duplicazioni e di altri errori a carico del DNA. Ma in quest'ultima analisi, descritta sulle pagine della rivista "Nature", trova conferma un fenomeno evidenziato in altri studi che avevano considerato regioni genomiche molto più limitate.
Poiché infatti i rami filogenetici di bonobo e scimpanzé si sono allonanati poco dopo che il loro comune antenato si era separato dal ramo che ha poi dato origine all'uomo, è plausibile, secondo le attuali conoscenze genetiche, che per alcune particolari regioni genomiche si possano evidenziare maggiori somiglianze tra esseri umani e bonobo o tra esseri umani e scimpanzé che non tra bonobo e scimpanzé.
Dall'analisi statistica della posizione e dell'estensione delle sequenze non ripetitive dei genomi di esseri umani, bonobo, scimpanzé e orangutan è risultato che più del 3 per cento del genoma umano è vicino a quello del bonobo o a quello dello scimpanzé più di quanto non lo siano tra loro i genomi delle due scimmie.
 
LA SICILIA
13 GIUGNO 2012
 
Portiamo in vacanza anche loro
Ogni estate vengono abbandonati cani, gatti e anche animali esotici; i consigli per rispettare le loro esigenze
 
Si avvicina l'estate e le vacanze possono essere ancora più divertenti se con noi portiamo anche il nostro animale domestico. L'importante è rispettare tutte le normative in materia per non incorrere in fastidiosi problemi, e soprattutto non dimenticarsi tutto ciò che può servire per i nostri amici a quattro zampe.
Non dimenticate di portarvi dietro il libretto sanitario dove sono registrate tutte le vaccinazioni del nostro piccolo amico.
Quando si va all'estero è obbligatorio il passaporto internazionale, rilasciato dai veterinari delle aziende Usl di ogni città, che, oltre alle vaccinazioni, riporta i dati del proprietario dell'animale, i dati identificativi dell'animale ed eventuali indagini diagnostiche e trattamenti terapeutici. E' bene inoltre nutrire l'amico a quattro zampe, quattro o cinque ore prima del viaggio .
In auto: l'animale deve essere collocato sul sedile posteriore separato da una rete divisoria o custodito in apposita gabbia; ricordiamoci di far circolare l'aria in macchina e di non far sporgere l'animale dal finestrino. Le soste frequenti poi agevolano il suo viaggio. In treno: su intercity, intercity plus ed espressi è a loro disposizione l'ultimo scompartimento; sui treni regionali invece è riservata l'ultima carrozza per i cani con i loro padroni. In aereo: gli animali sotto i 10 kg di peso viaggiano in gabbia e sopra i 10 in una gabbia nella stiva dell'aereo; ma è bene informarsi prima della disponibilità posti perché ogni compagnia adotta una normativa propria. In traghetto: viaggiano in gabbie sul ponte della nave o, se di piccola taglia, nelle cabine con i proprietari. Cani per non vedenti: i cani guida per non vedenti viaggiano in qualunque treno/aereo e classe gratuitamente e sono soggetti, al massimo, all'obbligo di indossare la museruola. Esistono spiagge appositamente attrezzate per godersi una giornata di mare con il proprio cane. Molti alberghi accettano gli animali domestici, ma è consigliabile contattarli per tempo, almeno telefonicamente.
Negli anni, purtroppo, è aumentato anche il numero degli abbandoni degli animali domestici malgrado le numerose campagne di contrasto del fenomeno. L'abbandono, quando non fonte di incidenti stradali, può portare al randagismo e alla conversione dell'animale alla vita selvatica. La pratica è ritenuta riprovevole e pericolosa, negli ultimi anni si sono allestite strutture pubbliche (in genere locali) con compiti di sensibilizzazione e prevenzione del fenomeno, le proporzioni del quale sono stimate di stringente rilievo.
L'abbandono non riguarda solo i cani e i gatti, ma di recente ha colpito sensibilmente anche specie cosiddette esotiche (specie alloctone naturalizzate), la cui detenzione era stata sottoposta a regolamen tazione severa comprendente il divieto di detenzione di talune specie e l'obbligo di denuncia di altre invece consentite. Anche al di là dei picchi di abbandono registrati subito dopo la regolamentazione, però, le specie esotiche sono anch'esse interessate dal fenomeno. Molti rettili sono abbandonati in giardini e parchi pubblici, o nei corsi d'acqua, e ciò può causare conseguenze negative alla fauna selvatica locale.
In Italia l'abbandono è vietato ai sensi dell'art. 727 del codice penale, che al primo comma recita: "Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro".
La ratio legis per questa norma è stata rinvenuta da parte della dottrina nella tutela del sentimento umano, che è offeso dal maltrattamento o abbandono degli animali, e dal Consiglio di Stato nella diretta tutela, «adeguata all'evoluzione dei costumi e delle istanze sociali», degli animali «da forme di maltrattamento, abbandono ed uccisioni gratuite in quanto esseri viventi capaci di reagire agli stimoli del dolore».
La Dichiarazione universale dei diritti dell'animale sancisce all'art. 6 che «L'abbandono di un animale è un atto crudele e degradante».
Inoltre, secondo il ministero della Salute italiano, «chi abbandona un cane, dunque, non solo commette un illecito penale (legge 189/2004), ma potrebbe rendersi responsabile di omicidio colposo», quando gli animali abbandonati provocassero incidenti stradali mortali.
Lo stesso dicastero, a proposito delle ragioni dell'abbandono, esorta ad una più accorta gestione della fertilità dei propri animali d'affezione, cioè ad «operare un'attenta gestione della vita riproduttiva del proprio animale, per non incrementare il numero degli abbandoni determinati da cucciolate indesiderate e di difficile collocazione».
 
IL CENTRO
13 GIUGNO 2012
 
Il Comune crea la spiaggia libera per i cani
 
GIULIANOVA (TE) -  Il consiglio comunale approva l'istituzione di una spiaggia libera riservata ai cani ed ai loro possessori: lo spazio sarà situato nella parte sud del litorale giuliese, in prossimità dell'area dei campeggi, ed avrà una lunghezza di 80 metri. Ci saranno alcune regole da osservare per portare i propri amici a 4 zampe in spiaggia, inoltre dovranno essere realizzati degli interventi per fare in modo che la permanenza degli animali sull'arenile non arrechi disturbo a cittadini e turisti. Quella riservata ai cani è una delle 21 porzioni di spiaggia libera presenti in città: lo spazio in questione, però, non sarà riservato solo ai cani, infatti se il settore riservato agli amici a 4 zampe misurerà 80 metri, il tratto di spiaggia libera sarà lungo poco più di 160 metri. In p ratica ci saranno, ai lati della spiaggia per i cani, due strisce di 40 metri riservate agli altri bagnanti. Fino al 28 ottobre, l'ingresso di animali sarà consentito solo se al guinzaglio, previa registrazione all'ingresso dell'area, dove sarà allestito una sorta di check-in. I cani potranno essere lasciati liberi, ma non più di 5 alla volta potranno entrare in acqua, inoltre i padroni dovranno evitare la presenza nell'area di cagne in calore. L'assessore al turismo e demanio Archimede Forcellese, nel corso della seduta di lunedì, ha illustrato le peculiarità dell'iniziativa, descrivendola come una significativa innovazione nella costa teramana. «Molti turisti in passato ci hanno chiesto se ci fosse la disponibilità di una spiaggia riservata ai possessori di cani, alcuni si sono già complimentati per aver attuato questo progetto», ha spiegato Forcellese. L'architetto Emilio De Flavis, che ha contribuito a realizzare il pi ano, ha sottolineato come negli stabilimenti balneari l'ingresso dei cani sia consentito solo se tenuti in braccio dai rispettivi proprietari e lasciati sotto l'ombrellone, mentre è vietato l'accesso dei cani negli altri tratti di spiaggia libera. L'opposizione ha criticato tale provvedimento e c'è stato chi, come Gianfranco Francioni di Progresso Giuliese, ha annunciato di voler fare luce sulla vicenda interpellando la polizia municipale e la guardia costiera.
 
LA SICILIA
13 GIUGNO 2012
 
Il cucciolo in borsetta, una moda non solo per le star
 
Vi ricordate quando per portare a spasso il cane dovevate prendere collare e guinzaglio? Be' oggi potete mettere entrambi nel baule dei ricordi e portare con voi solo la vostra borsetta. Potreste chiedervi: e con il cane come faccio? Scusate, secondo voi a cosa serve la borsetta? Oggi è il cane a essere ospitato dalla borsa e se non entra non sarà certo questa a essere troppo piccola, ma il vostro amico a quattro zampe a essere troppo grande!
Infatti se pensavate che Paris Hilton fosse un po' eccentrica, è arrivato il giorno di ricredervi: oramai i cani più acquistati sono infatti quelli di taglia non piccola ma «piccolissima»… appunto «da borsetta»!
Britney Spears, Orlando Bloom, Giorgio Armani e tanti altri vip hanno consacrato la nuova moda che, a dispetto delle lamentele degli amanti degli animali ( i quali ci tengono a ricordare che non parliamo di giochi ma di esseri viventi), va sempre più contagiando anche i «comuni mortali».
Una giacchina rosa col cappuccio, un paio di occhiali di tendenza o, per i più eccentrici, una mantellina da principessa con tanto di strass. Bastano pochi accessori, e il fashion dog è servito. E se fino a qualche tempo fa la decorazione del cucciolo era appannaggio dei vip e seguaci dotate di chihuahua d'ordinanza, oggi non c'è razza che si salvi dalla divisa di cane sciantoso. Tanto che alcuni di loro rubano perfino la scena ai padroni. Intorno al curioso vezzo di abbellire le proprie bestioline da passeggio è nato un business non indifferente. I negozi per cuccioli trendy si moltiplicano, e mentre prima era possibile acquistare collari preziosi e foulard stampati solo online, oggi ogni città ha la sua pet boutique di riferimento.
E mentre l'adorata Tinkerbell, la cucciolina dell'eredi tiera Hilton, non fa che sfoggiare completini Chanel, guinzagli di Swarovski e perfino un mini set di valigie identico a quello della padroncina, i cagnolini meno vip potranno cercare di imitarla con accessori molto esclusivi.
Certo, erano altri tempi quelli in cui era facile incontrare, per le strade delle Londra e New York anni 50, eleganti signore con lunghi guanti e un raffinato cucciolo (non solo di cane) al guinzaglio. Ma, allora, le borse si abbinavano alle scarpe e anche gli animali facevano pendant con il soprabito. La moda, si sa, è molto cambiata.
 
CORRIERE DELLE ALPI
13 GIUGNO 2012
 
Il cane è malato no al risarcimento

Paola Dall’Anese

 
BELLUNO Compra da un allevatore un cucciolo di Golden retriver per 1000 euro e poi scopre che è affetto da un problema cardiaco molto grave. Chiede il risarcimento del danno subito, ma scopre che niente gli è dovuto. Avventura amara per una bellunese che aveva acquistato da un grosso allevatore del trevigiano un cagnolino di razza Golden retriver con tanto di pedigree e del valore di 1000 euro. Dopo poco tempo, però, la signora si accorge che l’animale dopo qualche piccola corsetta si stende a terra sfiancato. A quel punto decide di portarlo dal veterinario e, dopo alcune visite e alcuni accertamenti specifici, scopre che il cane è affetto da una patologia cardiaca importante che lo pone a rischio di infarto. La signora, che ama gli animali, si prende cura del suo piccolo Golden retriver portandolo nei centri veterinari a Padova, poi a Mil ano dove viene sottoposto a diversi interventi chirurgici che riescono a migliorare un po’ il suo quadro clinico, ma che contribuiscono ad alleggerire anche le tasche della sua proprietaria. La signora, quindi, decide di rivolgersi alla Federconsumatori di Belluno per chiedere il risarcimento almeno dei soldi pagati per acquistare l’animale dall’allevatore visto che non era stata informata della malformazione del cane. «Abbiamo sentito i nostri avvocati», precisa Guido Mattera dell’associazione dei consumatori, «ma ci hanno ribadito che non è possibile rivalersi in alcun modo sull’allevatore. Infatti, ci sono due tipi di allevatori: quelli iscritti all’elenco nazionale di questa categoria chiamato Enci che, agisce come un ordine professionale con un suo codice etico, e gli allevatori non iscritti, come quello a cui si è rivolta la signora. Ugualmente, però, la consumatrice non può essere risarcita perché gli accertamenti clinici e le indicazioni che devono essere riportate sul pedigree del cane non comprendono questo tipo di esami con cui si sarebbe evidenziato il problema del Golden retriver. Nel pedigree, oltre a riportare l’anamnesi degli avi dell’animale fino al trisnonno, vengono riportate le vaccinazioni eseguite, che sono quelle canoniche e le malattie tipiche della razza».
 
TISCALI
13 GIUGNO 2012
 
Giappone, Il 75% della carne di balena invenduta nel 2011
 
Tokyo - I tre quarti della carne di balena giapponese l'anno scorso non hanno trovato compratori, nonostante i ripetuti tentativi di venderli all'asta. L'Istituto nipponico di ricerca sui cetacei, struttura semi-pubblica che organizza le battute di caccia alla balena, ha ammesso che circa il 75% delle quasi 1.200 tonnellate di carne messe sul mercato è rimasto invenduto.
L'organismo ha per contro aperto regolarmente alle aste fra novembre e marzo per smaltire il prodotto congelato proveniente dalla caccia nelle acque del nord ovest del Pacifico con l'obiettivo di promuovere il consumo della carne di balena e di aumentare gli introiti. Ma il metodo si è rivelato un fallimento: i grossisti e i commercianti hanno ignorato la carne in questione per evitare guai con gli attivisti che militano contro la caccia al cetaceo, sostenendo che sia a rischio di estinzione.
"Dobbiamo pensare a nuovi metodi per commercializzare la carne di balena", ha commentato un responsabile dell'istituto.
In un recente rapporto, gli attivisti anti-caccia sostengono che il risultato di queste aste è la prova che i consumatori giapponesi non sono più allettati dalla carne di balena. Ufficialmente, la pesca alla balena in Giappone è destinata alla "ricerca scientifica" e per questo è tollerata dalla Commissione baleniera internazionale che vieta la caccia commerciale ai cetacei dal 1986.
Le autorità giapponesi affermano che questa pesca è parte integrante della cultura nipponica, senza nascondere che la carne di balena finisce sugli scaffali degli alimentari.
Le baleniere nipponiche, che ogni anno cacciano nell'Antartico, vengono regolarmente attaccate dai militanti dell'associazione di difesa dell'ambiente Sea Shepherd, che ha sede negli Stati Uniti: gli attivisti del gruppo le inseguono a bordo di navi proprie per impedire la cattura dei cetacei e talvolta le hanno costrette ad interrompere la caccia e a rientrare in porto con un povero bottino.
 
GEA PRESS
15 GIUGNO 2012
 
Giappone – la carne di balena rimane invenduta
 
Ammonterebbe a ben 75% il totale della carne di balena invenduta e relativa alla stagione di caccia 2011. Nonostante le recenti aste organizzate dalla autorità giapponesi, la carne dei cetacei rimane bloccata da quello che parrebbe definirsi come uno degli effetti del boicottaggio internazionale esistente su tale prodotto. Le ditte produttrici, infatti, avrebbero paura di finire nel mirino delle proteste di chi, le balene, le vuole libere nei mari del mondo.Si tratta in totale di quasi 900 tonnellate di carne ottenuta con l’escamotage della ricerca scientifica ma di fatto facenti parte della cultura culinaria nipponica. La carne è quella delle balene cacciate nel pacifico nord occidentale dove, forse, potrebbe avere influito la paura radioattività a seguito del disastro nucleare di Fukushima. Un crollo così, ad ogni modo, non era mai avvenuto.Nonostante le aste andate a vuoto si ripetono ormai da novembre, lo scorso maggio, sempre per la campagna di pesca nel pacifico nord occidentale, le navi baleniere sono salpate dai porti giapponesi. Intanto da pochi giorni, a Panama City, sono iniziate le riunioni del sessantaquattresimo meeting della Commissione baleniera internazionale. Le polemiche sulla campagna acquisti dei delegati giapponesi, ovvero l’accaparramento dei voti dei rappresentanti di Stati non interessati al fenomeno, non si sono mai sopite fin dalla fine della riunione dello scorso anno.
 
ARTICOLO TRE
16 GIUGNO 2012
 
Carne di balena: i giapponesi non la mangiano più
Il 75% della carne di balena proveniente dalle “spedizioni scientifiche” nipponiche del 2011 è rimasto invenduto. Molteplici le cause dell'inaspettato -e benvenuto- flop.
 
 
- Andrea Centini – 16 Giugno 2012 – Il 2011 sarà indubbiamente ricordato come l'annus horribilis per la baleneria giapponese. Non solo gli attivisti di Sea Shepherd sono riusciti ad impedire il massacro di centinaia e centinaia di cetacei grazie al loro intervento, ma il magro bottino “scientifico” ottenuto dalla flotta nipponica -guidata dalla famigerata Nishin Maru- nel Santuario Antartico del Sud è rimasto confinato nei surgelatori.Ben il 75% del totale di carne, ovvero 900 tonnellate su 1.200, è infatti risultato sistematicamente invenduto nelle varie aste indette dall'ICR (Institute of Cetacean Research), organizzazione direttamente supportata dal governo giapponese che stabilisce non solo il numero di cetacei da catturare (le quote di caccia), ma si occupa anche della distribuzione di carne per fini alimentari. Del resto alla scusa della caccia per scopi scientifici non ha mai creduto nessuno. Basta guardare le cifre stabilite dall'ICR per il trimestre Dicembre 2011 – Marzo 2012 per rendersi conto della ridicola e farsesca affermazione: 935 balenottere minori (Balaenoptera acutorostrata – Lacépède 1804), 50 balenottere boreali (Balaenoptera borealis – Lesson 1828) e 50 megattere (Megaptera novaeangliae – Borowski 1781), per un totale di 1.035 misticeti.Per quale misterioso e subdolo progetto di ricerca scientifica potrebbero servire le spoglie di quasi mille balenottere minori? Nemmeno nelle analisi statistiche di laboratorio sui poveri topi si usano così tanti esemplari tutti assieme. Per non parlare poi della totale noncuranza dello status di conservazione di queste specie. E' incredibile solo pensare che la Commisione baleniera internazionale (ICW), attualmente riunita a Panama City per il 64° meeting, dia ancora credito alla caccia per scopi di ricerca, sottolineiamo inutile e soprattutto falsa. L'unico modo per studiare questi animali è ammirarli e rispettarli nel proprio ambiente naturale, non certo ammazzandoli con gli arpioni tra atroci sofferenze.Fortunatamente, grazie all'intervento di Sea Shepherd, dei 1.035 misticeti richiesti dall'ICR ne sono stati uccisi “soltanto” 267: 266 balenottere minori ed una sfortunatissima balenottera boreale, un cetaceo che ricordiamo essere inserito con codice EN (in pericolo di estinzione) nella Lista Rossa IUCN.All'insuccesso delle spedizioni in mare è seguito anche quello alla cassa, con tonnellate e tonnellate di carne anno 2011 non piazzata. Cosa è accaduto? Come mai i giapponesi hanno di colpo deciso di abbandonare nei surgelatori la tradizionale e discussa pietanza? Le ragioni, a quanto pare, sono molteplici.In primis è stata considerata la paura per le radiazioni dopo il disastro di Fukushima, suffragata da un incessante martellamento mediatico. Ciononostante, quando si parla di avvelenamento da carne di cetaceo, la prima cosa cui si dovrebbe volgere lo sguardo è la magnificazione biologica del mercurio, che in questi animali, essendo in cima alla catena alimentare, raggiunge livelli incredibilmente alti e pericolosi.Al rischio di contaminazione si è poi aggiunto il prezzo elevatissimo che ha sfiorato la “pregiata” carne di balena. La crisi economica mondiale morde infatti anche la ricca terra del Sol Levante e non tutti sono disposti a sborsare migliaia di yen per un esotico sushi.Altri credono che il crollo del mercato sia in buona parte dovuto alle pressioni ed alla sensibilizzazione da parte delle associazioni ambientaliste, che sarebbero riuscite a dissuadere i distributori dal commercio per non avere l'immagine irrimediabilmente danneggiata presso l'opinione pubblica.A noi piace pensare ad un rinnovato slancio per la cultura ambientalista, al fatto che le terribili immagini del film-documentario “The Cove” con Ric'O Barry, seppur incentrato sugli altrettanto sfortunati odontoceti, siano riuscite a far breccia nei cuori dei giapponesi e ad aprire gli occhi su questo magnifico ordine di mammiferi marini. Un mondo senza caccia a delfini e balene sarebbe indubbiamente un mondo migliore.
 
TRENTINO
13 GIUGNO 2012
 
QUANDO L’ORSO FA L’ORSO CE NE STUPIAMO?
 
di Maria Teresa Fossati
 
Ogni tanto l’orso trentino (Intendendo il plantigrado e non il concittadino poco socievole) salta fuori dal bosco e si comporta come ha stabilito la sua natura. Cioè da orso. Va a cercare arnie, fa razzie, sbrana l’animale che trova sulla sua strada. Ma questo a tanti non piace per niente. Finché l’orso si fa vedere a far capriole sulle nevi di Campiglio, non proprio sulle piste, ma in modo che gli sciatori possano godere delle sue evoluzioni, ok. Finché resta un piccolo, divertente batuffolo di pelo, passi, ma quando cresce, non va più bene. Finché mamma orsa con i piccoli attraversa la strada mentre gli automobilisti si fermano per fotografarli, può andare. Ma poi basta: si devono comportare da esseri civili. Altrimenti se ne vadano, tornino da dove sono venuti. O meglio, da dove sono arrivati i loro genitori, v isto che la maggior parte è nata in Trentino. Sono diventati troppi, dice Carlo Andreotti che quando era presidente della Provincia, ha dato il via alla loro immigrazione. Lo conferma l’attuale presidente Lorenzo Dellai. Bisogna ridurli della metà. Come? Forse favorendone l’espatrio. E pazienza se, come è già successo, nella nuova patria gli sparano. Oppure si chiudono nella gabbia, ma grande e confortevole. Infatti non si parla di rinchiuderli, ma di “rimuoverli” e di “ricollocarli”. È evidente che si sono riprodotti troppo, e parecchi sono indocili. Quindi non resta che fornire la pillola anticoncezionale alle femmine, e magari selezionarli con i test comportamentali. Così si fanno nascere solo gli orsetti perbene, quelli che fanno comodo al turismo e alla reputazione ecologica del Trentino.
 
GEA PRESS
14 GIUGNO 2012
 
Castelvetrano (TP) – grosso cane trovato impiccato
La Polizia Municipale: un atto grave compiuto da una persona senza cuore.

 
E dire che sulla fine del povero cane impiccato in contrada Canalotto, a Castelvetrano (TP), c’è chi ipotizza come su quell’albero si sia arrampicato da solo. A pensarla, per fortuna, in maniera diversa, sono i volontari dell’Associazione LAICA e la Polizia Municipale di Castelvetrano (TP) la quale ha raccolto la segnalazione degli animalisti, pervenuta ieri pomeriggio intorno alle 17.30. Il cane, che a quanto pare presentava anche alcune ferite da taglio, era letteralmente appeso ad un albero di olive. Una robusta corda appariva, inoltre, saldamente legata al tronco (vedi foto 550firme.blogspot.it). L’animale, inoltre, appariva tosato tramite forbici, il che fa presupporre potesse appartenere a qualche pastore del luogo.Per il Responsabile della Polizia Municipale di Castelvetrano, dott. Catalano, si tratta di un grave atto compiuto da una persona priva di ogni sensibilità che in tal maniera ha inteso sbarazzarsi di chissà quale presunto problema. Il cane, non aveva alcun microchip, così come hanno appurato i Servizi Veterinari nel frattempo sopraggiunti sul posto.Stamani il corpo del povero animale è stato rimosso, ma appena poche ore prima era arrivata un’altra notizia. Un altro cane, nei pressi di via Pignatelli Aragona, morto avvelenato. E’ il secondo in pochi giorni. Pochi giorni addietro, infatti, ve ne era stato un’altro, sempre per avvelenamento. E’ stato rinvenuto nella strada che da Castelvetrano conduce alla località costiera di Marinella di Selinunte.Circa il cane impiccato risultano allo stato ignote le motivazioni. Lo stesso terreno ove è stato rinvenuto, è del resto molto poco frequentato, anche se ancora non è chiaro a chi appartenga. Forse, però, potrebbe non trattarsi di un atto di natura necessariamente intimidatoria. La fine per impiccagione accomuna purtroppo non solo cani randagi, ma anche quelli che per tanti anni hanno servito, in zone di campagna, il compito di cane pastore o da guardia. Può bastare una malattia, ed il cane viene in tal maniera eliminato.
 
LA SICILIA
14 GIUGNO 2012
 
Morti 8 cani: «Giallo» Menfi.
Si teme che possano essere stati avvelenati, indagini in corso, sdegno in paese
 
Giuseppe Recca 

 

Menfi (AG). Drammatica e misteriosa denuncia degli animalisti circa una vera e propria strage di cani che sarebbe avvenuta nel centro urbano di Menfi.
Otto cani randagi sarebbero stati avvelenati, ma non ci sono riscontri e nessuna comunicazione è pervenuta al locale comando dei Vigili urbani. La notizia si è diffusa improvvisamente ed ha determinato l'atteggiamento allarmato di tanti animalisti presenti nella cittadina belicina, impegnati ormai da tempo nella definizione di una vera e propria battaglia legale contro il randagismo. Mentre i Comuni, Menfi compreso, cercano di programmare un progetto serio per la lotta contro il randagismo, c'è chi incurante delle conseguenze risolve il problema in modo drastico, avvelenando gli animali senza padrone.Le voci di una pratica ormai diffusa si inseguono da tempo, a Menfi, ma non ci sono conferme e la s tessa Polizia municipale ci riferisce di non avere avuto segnalazioni e nemmeno concrete notizie circa la presenza di cani morti in pieno centro abitato. Secondo quanto siamo riusciti ad apprendere, i cani circolavano da tempo in alcune strade pubbliche e tale situazione spaccava in due i residenti: c'era chi di nascosto gli dava da mangiare e chi cercava di allontanarli, creando uno stato di evidente paura agli animali senza padrone, che solo in rai casi si mostravano aggressivi. Da due giorni i cani sembrano scomparsi e c'è chi giura che sono stati certamente avvelenati, uccisi da chi crede che solo questa sia la soluzione al problema randagismo.
Non è stata certo l'efficienza degli accalappiacani (a Menfi non ci sarebbe un servizio comunale di cattura di cani randagi) e nemmeno la mano di un amante degli animali che ha deciso di portarseli tutti a casa: se nei prossimi giorni ci sarà il crollo delle segnalazioni presso il Comune, non sarà diffic ile collegare la sparizione dei cani alla crudeltà di chi pensa di risolvere il problema con l'uso del veleno. Ma nessuno sa nulla, ci si affida alle voci di chi ama i cani e gli animali in genere e che accorgendosi dell'assenza dei randagi in giro per le strade sente che è successo qualcosa di grave. Ma anche questa storia di insensibilità umana rischia di finire nel dimenticatoio, come altre che si sono verificate in questa fetta di territorio.
 
MESSAGGERO VENETO
14 GIUGNO 2012
 
Bocconi avvelenati, strage di cani
 
TRAVESIO (PN) -  Continuano a susseguirsi in provincia i casi di cani intossicati con tutta probabilità da bocconi o esche avvelenati. Una ventina quelli denunciati all’Azienda sanitaria in meno di un anno e mezzo. L’ultimo episodio è avvenuto a Travesio. A segnalarlo è un lettore residente nella località della Val Cosa. «Purtroppo – spiega amareggiato – nei giorni scorsi ho perso il mio cane, morto avvelenato fra atroci sofferenze nella mia proprietà. Per fortuna sono riuscito a salvare i miei gatti. E’ un fatto increscioso e devo rilevare che non si tratta di un episodio isolato nella nostra zona». Un fatto che, al di là della questione personale, spinge il lettore a lanciare un allarme e a tirare in ballo una situazione quanto meno paradossale. «Quel che più ; deve fare riflettere – puntualizza – è il forte aumento dei casi di avvelenamento di animali dovuti alla ingestione di bocconcini intrisi di sostanze lumachicide, vendute senza alcun controllo. Non capisco perché per acquistare anche il più banale dei farmaci sia richiesta la ricetta medica, mentre si possono acquistare nei negozi di agraria e anche nelle fiorerie prodotti lumachicidi in granuli contenenti metaldeide. Questo composto chimico provoca negli animali una sintomatologia gravissima simile a quella della stricnina e la morte sopraggiunge dopo terribile agonia. La metaldeide rappresenta un potenziale grave pericolo anche per la salute pubblica visto che può contaminare con estrema facilità l’acqua che beviamo e i nostri cibi». Una pratica, quella dell’uso dei lumachicidi, che negli ultimi tempi sembra essersi diffusa anche fra chi non ha il pollice troppo verde. «Vorrei ricordare – conclude il le ttore – che questi comportamenti costituiscono una grave violazione penale. Nella maggior parte dei casi si tratta proprio di atti dolosi». L’episodio di Travesio è stato immediatamente denunciato ai militari dell’Arma.
 
GAZZETTA DI REGGIO
14 GIUGNO 2012
 
Maialino crocifisso e squartato
 
REGGIOLO (RE) -  Hanno preso un maialino di pochi mesi. Lo hanno crocifisso, letteralmente, inchiodandogli zampe e orecchie a due assi conficcate nel terreno. E poi lo hanno squartato. E’ l’ignobile gesto registrato a Fabbrico, nella notte tra martedì e ieri, nel campo di via don Sturzo, accanto al cimitero, dove da circa un anno l’amministrazione comunale ha concesso alla comunità pakistana residente in paese di giocare a cricket. E’ contro di loro che è stato compiuta questa efferata violenza nei confronti del povero animale? Volevano forse “macchiare” la zona in cui si riuniscono gli stranieri di fede islamica di Fabbrico? Sono interrogativi che al momento restano senza risposta. E’ forte, invece, lo sdegno per il gesto compiuto. «E’ un episodio che definire vergognoso è dire poco – è il commento del sindaco di Fabbrico, Luca Parmiggiani – Questa cosa è da delinquenti e non rappresenta Fabbrico, nel modo più assoluto. Prendiamo tutti le distanze, siamo inorriditi. Abbiamo avvertito i carabinieri e il comandante della polizia municipale ha sporto denuncia contro ignoti: vogliamo che chi ha commesso tutto ciò venga trovato». Anche il primo cittadino si interroga sulla valenza del gesto (per il quale non sono stati trovati messaggi). E’ normale chiedersi se abbia a che fare con l’uso di quell’area da parte dei pakistani. «Tempo fa, si era aperta l’esigenza di trovare una zona dove farli giocare a cricket. E questo lotto vuoto è sembrato l’ideale, nonostante la vicinanza al cimitero – spiega – Non ci sono mai stati problemi e a loro è stato chiesto rispetto durante i funerali, cosa che hanno sempre fatto. In questo momento, in cui il terremoto c i ha fatto riscoprire come comunità e ha dato impulso a solidarietà alta, questo è un pugno nello stomaco. Che offende non solo i mulsulmani, ma anche i cristiani, gli animali e gli animalisti e tutti i cittadini».
 
IL TIRRENO
14 GIUGNO 2012
 
Rocky, il meticcio di Legnaro investito da un automobilista…

(Elvira Scigliano)

 
LEGNARO (PD). Rocky, il meticcio di Legnaro investito da un automobilista, ha aperto il dibattito sugli animali «esseri senzienti», come prevede ora il Codice della strada. Il tema del diritto-dovere di soccorrere un animale ferito per strada impazza sul blog del mattino, www.mattinopadova.it. Da una parte gli animalisti, molto soddisfatti della nuova normativa. Anzi, per qualcuno 389 euro non sono nemmeno abbastanza. Dall’altra parte gli automobilisti che si pongono una serie di domande: di fronte a un incidente chi chiamare? E ancora: se sono in autostrada non è responsabile la società che gestisce la strada? Di più: c’è differenza tra animale selvatico e domestico? Per finire non mancano le provocazioni di chi si dimostra preoccupato sì, ma soprattutto della sua vettura: i danni chi li paga? La Lega antivivisez ione sul proprio sito spiega la legge 29 luglio 2010, nº 120 che ha riformato il Codice della strada. Soccorrere gli animali feriti diventa un diritto-dovere, con l’obbligo di fermarsi e assicurare un pronto intervento in caso di incidente. Altrimenti si rischia una sanzione da 389 a 1559 euro. In Veneto (a livello comunale) il 118 fornisce assistenza indiretta per cani o gatti feriti attraverso la figura del «cinovigile». In ogni caso il medico veterinario, anche libero professionista, ha il dovere di assistenza. I numeri di pronto intervento sono reperibile nei canili, in ogni caso è necessario rivolgersi al servizio veterinario della Asl di competenza territoriale. LE Associazioni che si occupano di animali non sostituiscono i servizi pubblici né le forze di polizia, ma possono solo affiancare il cittadino. Se l’animale in difficoltà è selvatico bisogna allertare la polizia provinciale o il corpo forestale (1515); se l’animale è in situazione di pericolo (sopra un tetto, un albero...) i vigili del fuoco (115); se è in mare la guardia costiera (1530). Per i servizi veterinari delle Usl, gli uffici veterinari, l’anagrafe canina nazionale e i centri di recupero della fauna selvatica è possibile consultare il sito del ministero della salute (www.ministerodellasalute.it) alle voci «cani-gatti» e «selvatici».-
 
GEA PRESS
14 GIUGNO 2012
 
Padova – condannato l’allevatore che maltrattava i suoi cavalli: 22.500 euro di sanzione ma la pena è sospesa
L'On.le Zanoni: “Servono norme con pene certe e controlli efficaci."

 
Condanna esemplare per l’allevatore di Brugine (PD), al quale nel luglio del 2010 erano stati sequestrati tre cavalli e due puledri.L’intervento era stato condotto a termine dalle Guardie della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) di Padova, intervenute su segnalazione dei maltrattamenti che erano costretti a subire i cinque poveri animali.Il proprietario è stato condannato per il reato di cui all’articolo 544 ter del codice penale, ovvero reato di maltrattamento di animali, poiché per crudeltà e senza necessità sottoponeva i cavalli a sevizie e comportamenti incompatibili per le loro caratteristiche, cagionando loro lesioni.Dal decreto penale di condanna si apprende, infatti, che i poveri animali venivano detenuti in uno stato di insufficiente nutrizione, in mancanza di adeguate cure veterinarie tanto che gli stessi presentavano alopecia e lesioni alle giunture. Gli animali erano costretti a vivere in mezzo ai loro stessi escrementi, senza adeguata pulizia e con oggetti contundenti abbandonati proprio vicino a loro.L’allevatore di Brugine (PD) è stato condannato ad una pena di tre mesi di reclusione, convertita in pena pecuniaria di ben 22.500 euro di multa. Tuttavia, la pena è stata sospesa.Questa condanna precede di pochi giorni il processo relativo ad un caso ben più eclatante che riguarda sempre un maltrattamento di cavalli e che si terrà a Padova il prossimo 25 giugno. In quell’occasione le Guardie LAC scoprirono a Pionca (PD) cinque cavalle abbandonate, una delle quali morta di sete e fame e le restanti imprigionate nel fango e nello sterco. La notizia fece così tanto scalpore che intervenne anche Striscia la Notizia dando ampio spazio alla vicenda.“Il Giudice ha lanciato un forte segnale – dichiara Andrea Zanoni, europarlamentare IDV e Presidente LAC Veneto – La pena inflitta sembrerebbe essere commisurata al grave danno e patimento causato ai cinque cavalli. Tuttavia, rimango amareggiato dalla sospensione di pena accordatagli che chiude ancora una volta la vicenda di questi poveri animali in modo inconcludente, quasi a voler rimarcare una volta di più che l’animale viene considerato dalla legge italiana un oggetto e non un essere senziente, come invece dispone l’art. 13 del TFUE – Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, meglio conosciuto come Trattato di Lisbona.”“Sono convinto – conclude l’eurodeputato – che con norme più severe, ma soprattutto con sanzioni certe accompagnate da controlli più capillari, diminuirebbero di gran lunga il verificarsi di casi come questi”.
 
LA NUOVA SARDEGNA
14 GIUGNO 2012
 
Rubato Ugo, il cavallo amico dei bambini
 
di Antonello Palmas
 
OLBIA Hanno rubato la mascotte dei bambini. Qualcuno ha avuto il coraggio di portarsi via Ugo, il cavallo divenuto simbolo della stazione di servizio Beyfin, alla fine di via Vittorio Veneto, un animale dolcissimo che aveva un debole per gli umani senza sapere che non sono tutti uguali. Pochi dubbi sul fatto che si tratti di un furto, purtroppo. Il quadrupede veniva tenuto in un terreno attiguo al distributore e la rete di recinzione è stata evidentemente rotta di proposito tre notti fa per far uscire Ugo, caricarlo su un mezzo e portarlo chissà dove. Chi può avere interesse a impadronirsi di un animale del genere? Purtroppo la peggiore delle ipotesi è anche quella più probabile: qualcuno l’ha adocchiato, vedendo in lui non certo uno splendido compagno di giochi quale era divenuto per parecchi bimbi (e non solo), ma soltanto carne d a macello. Ugo, nato nel 1992 e quindi non più giovane, mantello baio, come segni particolari ha una stella sulla fronte e una cicatrice sotto il collo. È un cavallo docile che ama in particolare i bambini. Chiunque ha avuto a che fare con lui è rimasto conquistato dalla sua dolcezza. E dalla sua ubbidienza: a chi lo chiamava dal bordo del recinto rispondeva con un nitrito, come a dire «ciao, vengo subito»: la ricompensa era la solita, un tozzo di pane del giorno prima, poca cosa che però Ugo gradiva tantissimo. Era stato portato lì da un amico di famiglia dei gestori della stazione di servizio cinque anni fa e da allora non aveva fatto altro che l’attrazione, un lavoro non certo usurante, come dimostra la “pancetta” che l’animale aveva messo sù. Bastava una caramella, una carota o qualunque cosa commestibile e lui arrivava per farsi accarezzare. I titolari del distributore hanno fatto la brutta scope rta due mattine fa, all’ora di apertura. Hanno subito notato l’assenza di Ugo, che al loro arrivo era solito avvicinarsi alla rete, quindi hanno visto il buco nella recinzione. Inutili le ricerche nelle vicinanze, chiaro che il cavallo era stato rubato (guarda caso chi ha agito ha scelto un’area che non viene ripresa dagli obiettivi delle telecamere della videosorveglianza). Si sono così rivolti ai carabinieri. Anche l’idea che Ugo abbia rotto con un calcio la rete, come ipotizzava speranzoso qualcuno, è risultata solo una speranza utile solo per nascondere un dubbio atroce. Ma tutti sperano che Ugo sia restituito al suo dolce far niente, ai suoi amici bambini. Chiunque abbia notizie può rivolgersi ai titolari. «Se proprio non deve tornare – dicono – almeno che sia trattato con lo stesso amore che gli abbiamo sempre riservato noi».
 
TRENTINO
14 GIUGNO 2012
 
Torna la «Festa al toro»: una sfida alle polemiche
 
VERVO' (TN) - Nessun ravvedimento, dopo le polemiche della corsa estate con gli animalisti, la Pro Loco ha confermato anche quest'anno la «Festa al toro» in calendario il 23/24 giungo. Unica concessione alle proteste (peraltro arrivate per via e mail e tutte da fuori paese …) il trasloco della festa (che prevede la cottura allo spiedo di un toro di quasi quattro quintali, a mezzene) dal centro abitato alla più defilata località Larsetti dove verrà allestito un apposito tendone per le feste. Confermato anche, per la «notte del toro» di sabato 23 giugno, che ci sarà musica di vario genere per la cottura dell'animale che durerà almeno 22 ore. L'accensione del mega spiedo infatti è previsto alle ore 14 del sabato ai Larsetti e così la carne sarà pronta in tempo per il pranzo del giorno dopo che sarà ovviamente a base di carne di toro, con vari contorni. «Per noi una tradizione. Non dobbiamo rimangiarci nulla, chi deve farlo sono semmai coloro che, equivocando non si sa fino a che punto in buona fede, lo scorso anno hanno voluto caricare con aggettivi assolutamente sproporzionati una normalissima festa paesana». Questa la posizione del presidente della Pro Loco, Massimiliano Strozzega, che nell'organizzazione dell'evento può contare sull'appoggio dei volontari del paese ma anche del sindaco Walter Tedeschi Betta che non vede nulla di anomalo in questa iniziativa. Festa confermata dunque nel tendone con ingresso libero con un programma rivisto. Stavolta, oltre all'abbuffata di carne si propongono anche varie attrattive con prove di abilità con i cavalli del gruppo Coredo Stomp Country (domenica pomeriggio) e alla sera gran finale con la musica di Bruno Antoniazzi. «L'organizzazione va avanti, se verranno le polemiche risponderemo , la lingua non ci manca”», conclude Strozzega che ha anche confermato, per reclamizzare l'evento, la contestata immagine delle altre due edizioni.
 
ASCA
14 GIUGNO 2012
 
Animali: Lav, abolire la Giostra della Quintana di Foligno
 
Perugia - ''La Giostra della Quintana di Foligno, in programma sabato 16 giugno, e' una manifestazione da abolire, ovvero da riconvertire in un torneo senza animali, in quanto basata su un anacronistico rapporto con i cavalli, sulla quale pesa la macchia di una grave condanna a diverse persone e la morte della cavalla Estrada, l'anno scorso, durante le prove in notturna''. E' quanto afferma Nadia Zurlo, responsabile nazionale del settore Equidi LAV, secondo la quale e' ''inaccettabile che possa entrare a far parte del Patrimonio immateriale dell'Unesco''.
La Giostra si lancia in iniziative di solidarieta', secondo la Lav, forse in un tentativo di restyling della sua immagine, compromessa dallo scandalo doping. ''Dopo una pesante condanna in primo grado per maltrattamento di animali e frode sportiva a carico di numerosi soggetti - aggiunge Graziella G ori, responsabile della LAV Perugia - invece della chiusura della Quintana, della sospensione dei fantini e dei veterinari condannati, invece di una presa di posizione necessariamente cauta ed etica delle Istituzioni, siamo costretti ad assistere all'intento di fuorviare l'opinione pubblica verso presunte iniziative benefiche, mentre i cittadini sono preoccupati per l'incolumita' dei cavalli. Un meccanismo perverso e discutibile, che ci vede profondamente contrari L'unica autentica solidarieta' che la Quintana e' chiamata a dimostrare e' verso i cavalli''.La Giostra fini' nel mirino degli inquirenti in quella conosciuta come l'operazione ''Zodiaco'', condotta dai Carabinieri Nas di Perugia, che vide 11 persone, tra fantini, veterinari e quintanari, rinviati a giudizio per maltrattamento di animali e frode sportiva ed il processo, conclusosi con la condanna di 10 imputati (uno ha patteggiato la pena).''Fermo restando le responsabilita' personali per tale condanna - prosegue Nadia Z urlo, responsabile nazionale del settore Equidi LAV - l'estrema gravita' dei fatti e' indubbia, ma l'Ente Giostra dimostrava solidarieta' ai condannati, e anzi, e' notizia di 2 mesi fa che la Commissione di Giustizia e Disciplina dell'Ente Giostra ha dichiarato la non procedibilita' perche' l'azione disciplinare e' estinta per prescrizione. Il regolamento della Quintana prevede, infatti, il termine di un anno a decorrere dall'ultimo comportamento posto in essere dall'incolpato e non da quando si viene a conoscenza dell'infrazione o, come in questo caso, del reato''. Si tratta, per Zurlo di ''un bel colpo di spugna servito sul piatto d'argento dal regolamento della Giostra, tanto da permettere a uno dei fantini condannati di correre questa edizione''.
 
NET1 NEWS
14 GIUGNO 2012
 
Taglia la coda a un gatto, filmata l’intera scena
Un uomo ha preso di forza un gatto nero per l’estremità, e dopo averlo appoggiato con violenza al muro gli ha tagliato di netto la coda.
 
Arabia Saudita – Ha suscitato molto clamore la notizia dell’uomo che, dopo aver preso per la coda un piccolissimo gatto di strada, gliel’ha tagliata di netto. E non solo. L’intera scena è stata filmata da un giornalista locale, che l’ha diffusa per l’intera Rete. Il motivo? Il gatto si era semplicemente intrufolato nel vano motore dell’auto dell’uomo e – a suo dire – gliela aveva terribilmente danneggiata. Poi, preso da un forte e oscuro risentimento, l’uomo ha  preso in mano una potente e pesante ascia e ha cercato prima di decapitare il gatto, poi di tranciargli in un sol colpo la coda. Anzi, secondo chi ha filmato l’intera scena, l’uomo, non riuscendo da subito nel suo macabro intento, ha da prima colpito il gatto con forza, poi ha pensato bene di tranciargli a mani nude l’arto. Fino al tragico epilogo, con la coda brandita a mezz’aria, come se fosse uno scudo o un vero e proprio scettro conquistato in battaglia.  Mentre il gatto, poverino, miagolava a più non posso per via del dolore, con tutto il fiato che aveva ancora in gola. L’unica fortuna – se è possibile chiamarla così - è che poi l’individuo non si è accanito ulteriormente sull’animale. Che alla fine è riuscito persino a fuggire tra la folla. Il video, di appena 25 secondi, è comparso inizialmente tra i server di Youtube, scatenando un vero e proprio putiferio mediatico. Fino a che, dopo pochissimo tempo, è stato giustamente rimosso. Secondo alcuni, inoltre, l’uomo avrebbe così risposto: “Quel gatto mi ha procurato un danno, e per punizione io gli ho tagliato semplicemente la coda”. Come a volersi giustificare dell’accaduto. Numerosi i commenti lasciati da chi è ri uscito a vederlo, e tutti rigorosamente in lingua araba. Moltissimi, inoltre, sperano che la persona venga da prima identificata e infine arrestata al più presto.
Attenzione! Il video contiene immagini molto ma molto crude.
 
GEA PRESS
14 GIUGNO 2012
 
Israele – le scimmiette da sperimentare si preparano a partire
 
Si preparano a partire le scimmiette dell’allevamento israeliano Mazor al centro, nelle ultime settimane, di una vera e propria battaglia legale che ha ora deciso sul loro destino. Come ormai noto la Corte Suprema israeliana ha deciso, a seguito del ricorso degli animalisti, che il gruppo di scimmiette importate nei mesi scorsi dal sud est asiatico, potranno rimanere in Israele, ma solo se di provenienza selvatica. In pratica le femmine con tali caratteristiche faranno da fattrici ed i piccoli potranno essere immediatamente utilizzati. Chi invece, tra i detenuti, non è di provenienza selvatica, può partire subito. Ed è purtroppo questo che sta avvenendo dopo la senten za della Suprema Corte.Le preoccupazioni si sono così subito dirette sul fatto che gli animali potessero essere subito inviati allo Shin Nippon Biomedical Laboratories, il terzo più grande importatore di scimmie degli Stati Uniti, che le utilizza in svariati esperimenti. Scimmiette in buona parte isolate all’interno di gabbie singole, ed una lunga polemica in merito alle accuse di violazione della legislazione americana.Le prime quaranta sono ora pronte per la spedizione ed i timori degli animalisti israeliani hanno trovato conferma in un comunicato diffuso da PETA, secondo la quale la compagnia aerea El Al Airlines, ha accettato la spedizione. Eppure, stante le precedenti dichiarazioni della compagnia aerea israeliana, sembrava che proprio tali spedizioni fossero avviate sul viale del tramonto. Sembrava cioè allinearsi con le scelte di numerosi altri vettori di volo, tra i quali la stessa Air China, che già da tempo hanno espresso il loro dinie go nell’accettare tali carichi. L’invito rivolto da PETA nella mail da inviare ad El Al Airlines, è ora quello di impedire ogni spedizione di animali da destinare alla sperimentazione.
 
FUNWEEK
14 GIUGNO 2012
 
Cavia umana contro la vivisezione e gli esperimenti sugli animali
 
ROMA -  Da Lush, performance shock contro Green Hill e i test sugli animali

Eleonora D'Urbano

 
E' stata effettuata ieri e aveva tutta l'aria di essere la scena di un film, ma era tutto vero e tutto sotto gli occhi attoniti di passanti sbalorditi. Per dire basta alla vivisezione e alle sperimentazioni sugli animali condotte da Green Hill, il negozio Lush - conosciuto per vendere cosmetici non testati su esseri viventi - ha ospitato una performance shock contro la vivisezione che fa parte della nostra campagna Lotta Dura ai Test sugli Animali.
Si chiama Occupy Green Hill il movimento che in vista della grande manifestazione prevista a Piazza della Repubblica per il 16 Giugno, ha mostrato come avviene la sperimentazione per i test su cani, conigli o scimmie, ma a sottoporsi al trattamento c'era Noemi Capponi, una 30enne romana che crede molto in questo movimento animalista.Tra i test somministrati alla ragazza, vestita di una tuta aderente color pelle, tre esperimenti crudeli per testare il grado di irritazione della pelle e degli occhi: solo i nomi danno i brividi, ma c'è di più: l' eye test, di solito effettuato sui conigli serve a verificare il livello di irritazione generato dal contatto con l'occhio di una sostanza. E ancora lo skin draize-test, un test per misurare il livello di irritazione della pelle al contatto con una determinata sostanza chimica. E infine quello più pericoloso, ovvero l'LD50, un test di tossicità per via orale, che per il 50 % degli animali si rivela letale."Abbiamo organizzato questa simulazione - afferma Piercarlo Paderno, portavoce di Occupy Green Hill - per sensibilizzare le persone sul tema della vivisezione, affinchè possano immedesimarsi e abbattere quel muro di indifferenza. Vogliamo sopratutto che la politica si renda conto della gravità di quanto sta accadendo a Montichiari e venga chiuso immediatamente".
Concorda in pieno anche Denise Cumella, manager di Lush Italia: "Fare test sugli animali per uso cosmetico è inutile e superfluo, vogliamo che l'inconsapevolezza delle persone si trasformi in coscienza e conoscienza perchè per generare bellezza ricorerrere alla sofferenza è veramente grave e inutile" .
 
NET1 NEWS
14 GIUGNO 2012
 
Cane in fin di vita telefona alla polizia
George, un cane di due anni, è riuscito a salvarsi la vita grazie a un telefono
 
Un cane di piccola taglia è riuscito a salvarsi dal soffocamento, perché è stato bravo – ma soprattutto veloce - a telefonare al numero del Pronto Intervento. E per la precisione, quello di West Yorkshire Inghilterra). Dove vive George, un Basset Hound di poco più di due anni. Ed è mattina, quando inizia a giocare con tutti i suoi giochini sparsi in giro per la casa. Ma purtroppo per lui, questa mattina il gioco finisce assai male. Perché dopo aver rosicchiato per un’ora intera il cavo che sorregge la cornetta del telefono, questo stranamente incomincia ad avvolgersi con forza lungo il piccolo collo del cane. Impedendogli così di respirare, ma non solo. I successivi tentativi di liberarsi non producono alcuna soluzione, mentre il cavo gli si avvinghia sempre più. Però, per uno strano “colpo di fortuna”, il cagnolino inizia a “comporre” numeri a caso, e solo con l’ausilio della piccola zampetta. E sempre il caso vuole che George riesca a indovinare perfettamente il numero del Pronto Intervento. Che in Inghilterra è un semplice quanto più banale “999”. Mentre dall’altra parte dell’apparecchio, l’operatore incaricato di rispondere alle chiamate, sentendo tutto quel “rantolio”, decide di mandare una pattuglia all’indirizzo indicato. Credendo lì per lì che fosse una persona, quella che stava soffocando. Arrivati sul posto i poliziotti, non trovando alcun proprietario nei pressi dell’abitazione – sempre per una somma di coincidenze fortuite – decidono di suonare il campanello del vicino di casa che, stranamente, possedeva un duplicato delle chiavi di casa del padrone di George. Un’ultima nota. I poliziotti sono arrivati appena in tempo, anche perch& eacute; il cane era quasi del tutto soffocato. E hanno dovuto persino tagliare il cavo, tanto gli si era avvinghiato. Comunque ora George sta bene, ma i padroncini hanno deciso di acquistare un telefono senza fili. Non si sa mai.
 
IL TEMPO
14 GIUGNO 2012
 
Animali: vademecum Enpa per affrontare il caldo dell'estate
 
Roma - "A patire la canicola non sono soltanto gli uomini, ma anche gli animali. Cani e gatti non 'sudano' come noi e, per abbassare la loro temperatura corporea (già normalmente intorno ai 38,5°), aumentano i ritmi respiratori. Pertanto gli si deve sempre garantire un luogo ombreggiato e ventilato, acqua fresca, cibo leggero e facile da digerire". Lo sottolinea l'Enpa, Ente nazionale protezione animali.L'Enpa ha preparato un vademecum "con alcune semplici regole per garantire un'estate serena anche agli animani domestici come cani e gatti: non 'dimenticare' mai un animale incustodito dentro l'auto. Non costringere i cani a sforzi eccessivi. Sono assolutamente da evitare le passeggiate nelle ore più calde della giornata. Da evitare anche le gare o le attività sportive. Inoltre - prosegue la nota - l'Enpa raccomanda di pr estare particolare attenzione ai parassiti applicando preventivamente sull'animale un antiparassitario adatto alla specie e alla taglia".Per i pesci, ricorda l'Enpa, "obbligare questi animali a vivere in un acquario significa infliggere loro inutili sofferenze. Tuttavia, chi dovesse possedere un acquario non dovrebbe esporlo al sole diretto. E' inoltre importante cambiare l'acqua regolarmente avendo cura di togliere le alghe che si formano. Chi avesse un laghetto in giardino deve riempirlo regolarmente per compensare l'acqua che evapora e sostituire così l'ossigeno perso. Lo stesso vale per canarini e criceti che non dovrebbero essere costretti alla cattività e che, comunque, non dovrebbero mai essere lasciati sul balcone al sole diretto; le gabbiette vanno posizionate in un luogo fresco, arieggiato e ombreggiato".
 
LA SICILIA
16 GIUGNO 2012
 
Tutelare i nostri amici dai rischi di calura
Con l'estate aumentano le esigenze di cani e gatti; i consigli anche per un'alimentazione adeguata e salutare
 
L'estate arriva per tutti, le giornate si fanno più intense, le temperature più roventi e anche i nostri amici a quattro zampe ne risentono. Ecco un vero e proprio decalogo, con le attenzioni da riservare ai nostri animali domestici in questo periodo dell'anno, per evitare rischi. In fondo loro non ci chiedono mai nulla semplicemente meritano qualche attenzione in più, per essere curati e tutelati, specialmente in estate.
1) Evitate passeggiate nelle ore più calde della giornata, ovvero dalle 11 alle 17. Monitorare sempre lo stato di salute dell'animale domestico, specie se obeso e/o anziano, ed in particolar modo nelle giornate di caldo più opprimente. 2) Può accadere che l'animale sia soggetto ad un colpo di sole o di calore: in tal caso, è opportuno chiamare il veterinario e portare l'animale domestico in un posto fresco e ventilato provvedendo ad alleviarne la sofferenza con degli impacchi di acqua fresca, tamponando soprattutto collo, ascelle e cuscinetti plantari.
3) Non lasciare residui di cibo nella ciotola, perché con le alte temperature i batteri si sviluppano velocemente e il rischio infezioni è alto. 4) Dopo una passeggiata all'aria aperta, meglio ispezionare accuratamente il suo pelo, le orecchie e gli spazi interdigitali, per scongiurare la presenza dei cosidetti "forasacchi'" o "ariste", semi di graminacea, che possono mettere in pericolo la sua salute. 5) Attenzione a tutto quello che Fido o Fuffi ingeriscono, soprattutto fuori dalle mura domestiche. 6) La temperatura alle stelle favorisce lo sviluppo di piccoli nemici degli animali, i parassiti come le pulci o le zecche, che possono veicolare patologie rischiose per la sua salute: la prevenzione, attraverso i trattamenti antiparassitari periodici è la strategia migliore. 7) Non esagerare con l'aria condizionata o con gli sbalzi di temperatura. 8) I viaggi con gli amici a quattro zampe meritano qualche attenzione: evitare le ore più calde, le manovre brusche, o l'aria condizionata troppo alta e fare soste regolari per consentirgli di bere. 9) Se soffre l'auto, meglio rivolgersi al veterinario per somministrare i farmaci più efficaci ed evitare rischi prima di un viaggio. 10) Prima di partire per le vacanze, meglio fare una visita di controllo dal veterinario e se decidete di portarlo con voi, informarvi sulle località dove i nostri amici sono i benvenuti.
Un discorso più approfondito, invece, merita l'alimentazione dei nostri fidati amici. Cibi secchi, come i croccantini, o umidi, come le scatolette, si sono evoluti e diversificati grazie alla maggiore richiesta, adattandosi, non solo nel contenuto, ma anche nella quantità e nelle confezioni. Ogni esigenza ed ogni necessità del padrone viene così soddisfatta dall'offerta dei prodotti. Se un tempo, quando il mercato del cibo per animali si trovava ancora agli albori, le soluzioni erano principalmente due, ossia la scatoletta o la scatola di croccantini, oggi possiamo trovare una miriade di possibilità come, ad esempio: bustine monodose, sacchi di mangime, sacchi di pasta o di riso, scatolette monodose, confezioni sottovuoto e tante altre.
La vera rivoluzione deriva però dalla diversificazione dei prodotti e dalla cura che gli viene dedicata: i prodotti vengono selezionati per rispondere alle esigenze e per aiutare la salute dell'animale, pensiamo per esempio agli alimenti senza grassi, oppure a quelli ricchi di proteine. Ogni padrone però ha il pieno diritto di scegliere e di guidare l'alimentazione del suo amico animale secondo i propri criteri; ecco allora preparati a base di pollo e verdure, oppure a base di manzo, o di pesce. Tutta questa varietà, in oltre, permette al nostro animale di poter avere una dieta molto varia, che sia sana ed equilibrata senza l'aggiunta di altri ingredienti che ne integrino le proprietà nutritive.
Per chi volesse indirizzare l'alimentazione del proprio animale verso una dieta rigorosamente vegetariana, accanto ai prodotti di origini biologica, esistono poi gli alimenti vegetariani appositi per i nostri amici a quattro zampe. Questi prodotti garantiscono in ogni caso il giusto apporto di tutte le proprietà nutritive necessarie per la salute dell'animale, senza creare quindi alcuno scompenso alla sua dieta.
A ogni modo, qualsiasi sia la scelta che desideriamo fare, sarà buona norma leggere attentamente l'etichetta dei prodotti ed informarsi bene, magari chiedendo al proprio veterinario, su quale alimento sia più adatto al nostro caso specifico.
 
DONNA MODERNA
14 GIUGNO 2012
 
Proteggi il tuo cane dalle zanzare
Colpisce soprattutto lui ma può interessare anche il gatto. È la filariosi, una malattia sempre più diffusa nel nostro Paese anche a causa dei cambiamenti climatici. Al veterinario abbiamo chiesto come prevenirla
 
È sempre stata una patologia antipatica perché si presenta con sintomi generici, dalla stanchezza alla tosse fino al dimagrimento, che è facile scambiare per altro. Negli ultimi anni, però, è diventata più insidiosa. È la filariosi cardiopolmonare, una patologia che può colpire il cane (ma sta diventando un problema crescente anche nei gatti) e che, fino a pochi anni fa, era circoscritta alla pianura Padana e alle regioni vicine. Oggi, invece, sono stati registrati nuovi focolai in Liguria, Toscana, Lazio, Sardegna, Umbria e Marche. I ricercatori della multinazionale Elanco (che, con Amici Onlus, ogni anno organizza una massiccia campagna di prevenzione, www.filariosi.com) hanno calcolato che 4 dei 6 milioni di cani che vivono in Italia sono a rischio di contagio.< /div>
A farne le spese è il cuore
Il clima mediamente più caldo umido del nostro Paese rende difficile individuare con precisione il periodo a rischio. Le zanzare ormai compaiono sempre prima e rimangono anche fino a novembre. «Sono loro le responsabili della filariosi» spiega Chiara Bruschi, veterinaria. «Se il cane viene punto da una zanzara infetta sarà contagiato dalle microscopiche larve di un parassita, la Dirofilaria immitis». Queste, attraverso i vasi sanguigni, arrivano al cuore dell’animale e lì si stabiliscono. «In un anno e mezzo crescono e diventano vermi adulti, lunghi fino a 30 centimetri, pronti a riprodursi. A questo punto il ciclo ricomincia da capo: le piccole lar ve entrano in circolo e, attraverso la puntura di una zanzara, attaccano un altro animale».
Basta una puntura all’anno
Il cane ammalato con il tempo sta sempre peggio. I primi segnali sono la stanchezza (l’animale si affatica facilmente) e il deperimento. Poi compaiono problemi cardiocircolatori, gastrointestinali e respiratori che possono divenire mortali. «Diagnosticare la filariosi cardiopolmonare è semplice: basta un prelievo del sangue. Ma bisogna farlo subito, ai primi sintomi, perché curarla è difficile e non sempre l’animale guarisce del tutto» aggiunge l’esperta. Ecco perché la prevenzione è la cosa più importante. «Basta andare dal veterinario entro la fine di giugno. Con un’iniezione sottocute il cane sarà protetto per un anno. In alternativa, ci sono prodotti che possono essere somministrati per bocca o sulla cute (in genere, tra le scapole), una volta al mese da maggio-giugno all’autunno - conclude Chiara Bruschi.
 
L’ARENA
15 GIUGNO 2012
 
Sona (VR), cecchino spara a due gatti e li uccide
SONA. Mercoledì sera un vero agguato ad animali domestici in via Bellini. Gli abitanti hanno sentito i botti dell'arma. Uno centrato dal pallino alla testa, l'altro colpito al fianco è morto dopo lunga agonia Il padrone sconcertato: «Li aveva presi di mira da tempo». Indagano i carabinieri

NELLA FOTO – DUE GATTI TROVATI MORTI A VERONA. Sono ancora molti gli animali avvelenati o colpiti

Federica Valbusa

 
Sona (VR). Sgomento in via Bellini: mercoledì scorso, nel giro di mezz'ora, sono stati ammazzati due gatti. Un cecchino ha preso la mira e ha sparato. Macchia, un micio di appena un anno, è stato trovato nel vialetto condominale in un bagno di sangue, con un pallino d'aria compressa conficcato nella testa; la gattina Minù, invece, è morta dopo un giorno e mezzo d'agonia per le ferite riportate sul fianco. Nicola Chiesa, proprietario di entrambi gli animali, è profondamente scosso per l'accaduto: «È successo fra le 21.30 e le 22», afferma, «e i vicini hanno perfino sentito il rumore degli spari». «La cosa più sconcertante», aggiunge, «è che non era la prima volta che accadeva. A febbraio Macchia era stato colpito con due pallini alla schiena e Minù, che era pure incinta, era stata colpita alla zampina. Due settimane fa, poi, Macchia è stato colpito ancora, anche lui alla zampa. I miei gatti si sono sempre rimessi in piedi, ma questa volta non ce l'hanno fatta. Sono andato dai carabinieri con il documento del veterinario che attesta la causa della morte, e ho sporto denuncia contro ignoti». Chiesa non sa spiegarsi il motivo di un gesto tanto crudele: «Forse», afferma, «a qualche vicino dava fastidio che i miei gatti facessero i loro bisogni nel suo giardino, anche se a dire il vero non ho mai ricevuto lamentele da nessuno. Non voglio pensare che il colpevole abbia premuto il grilletto per puro divertimento, perché in tal caso si tratterebbe di una persona ancora più pericolosa». L'accaduto è grave: l'articolo 544 bis del codice penale, infatti, prevede che «chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi». Del caso si stanno occupando i carabinieri di Sommacampagna, che stanno facendo i dovuti accertamenti. Si tratterebbe di un episodio isolato, limitato al territorio di Sona. Si esclude quindi la pista del killer seriale di animali, e si pensa piuttosto alla bravata crudele di qualche adolescente o allo sfregio fra vicini. Intanto, nel quartiere, insieme all'indignazione si diffonde la paura: chi ha sparato ai gatti avrebbe potuto, per sbaglio, colpire qualche bambino.
 
GEA PRESS
15 GIUGNO 2012
 
I cani delle lotte, sequestrati al porto di Bari (fotogallery)
Denunciati due montenegrini.
 
E’ una delle razze più tipicamente utilizzate nei combattimenti tra cani, anche se in Italia riscontra un discreto successo tra allevatori ed appassionati non afferenti all’ambiente. Mistero, dunque, sulla reale destinazione dei sei Stafford Shire bull Terrier sequestrati, come da comunicazione pervenuta nella giornata di ieri, a seguito dell’intervento dell’Ufficio delle Dogane di Bari, con la collaborazione dei militari della Guardia di Finanza e dei funzionari del Nucleo Operativo CITES del Corpo Forestale dello Stato.Ad essere denunciati due montenegrini sbarcati al porto del capoluogo pugliese. In alcuni trasportini i due uomini stavano illecitamente importando in Italia i sei cani.Gli animali, dai controlli effettuati risultavano privi di microchip e per tale motivo i libretti sanitari che li accompagnavano non era poss ibile riferirli con certezza agli stessi. Inoltre, i medesimi libretti non hanno valenza legale in Italia.Gli animali, controllati dai veterinari intervenuti sul posto, sono stati ritenuti in buone condizioni di salute anche se alcuni di loro presentavano sul manto piccole crosticine. I cani posti sotto sequestro, sono stati affidati in custodia giudiziale all’Associazione L.A.D.A. di Bari.Si tratta di tre maschi e tre femmine, di varie età tra cui due cuccioli. L’ipotesi investigativa si basa comunque sul fatto che fossero destinati al mercato nero.Il reato contestato è la violazione della legge 201 del 2010 sulla ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia.
VEDI FOTOGALLERY:
 
METRO
15 GIUGNO 2012
 
Cani per combattimenti sequestrati al porto di Bari
Scoperti dall'Ufficio Dogane sei esemplari di Stafford Shire bull Terrier
 
Bari. È mistero sulla reale destinazione dei sei Stafford Shire bull Terrier sequestrati a seguito dell’intervento dell’Ufficio delle Dogane di Bari, con la collaborazione dei militari della Guardia di Finanza e dei funzionari del Nucleo Operativo CITES del Corpo Forestale dello Stato. Si tratta di una delle razze più tipicamente utilizzate nei combattimenti tra cani - fa sapere l'agenzia Geapress che ha diffuso la notizia - anche se in Italia riscontra un discreto successo anche tra allevatori e appassionati non afferenti all’ambiente. Due montenegrini sbarcati al porto del capoluogo pugliese sono stati denunciati. In alcuni trasportini stavano illecitamente importando in Italia i sei cani. Gli animali, dai controlli effettuati risultavano privi di microchip e per tale motivo i libretti sanitari che li accompagnavano non potevano avere risc ontro né valenza legale in Italia.
Sono in buone condizioni
Gli animali, controllati dai veterinari intervenuti sul posto, sono stati ritenuti in buone condizioni di salute anche se alcuni di loro presentavano sul manto piccole crosticine. I cani posti sotto sequestro, sono stati affidati in custodia giudiziale all’Associazione L.A.D.A. di Bari. Si tratta di tre maschi e tre femmine, di varie età tra cui due cuccioli. L’ipotesi investigativa si basa comunque sul fatto che fossero destinati al mercato nero. Il reato contestato è la violazione della legge 201 del 2010 sulla ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia.
 
LA STAMPA
15 GIUGNO 2012
 
Strage di cani randagi in Ucraina
"Niente Europei nel mio bar"
La protesta del titolare del locale "ExRoma" che non farà vedere le partite di calcio
 
"Non faccio vedere alla tv gli Europei di calcio perchè in un Paese che li ospita, l’Ucraina, negli ultimi tempi sono state uccise migliaia di cani di randagi senza che l’informazione ne desse conto".
Roberto Manduca, titolare del bar «ExRoma» a Diano Marina, a differenza dei tanti esercenti di locali pubblici che attirano clienti proponendo sui maxischermi le immagini della competizione calcistica internazionale, ha scelto di oscurare le sfide che hanno in lizza anche gli azzurri allenati da Prandelli.
Il motivo? Il "caso" venuto a galla alla vigilia della competizione calcistica: "In Ucraina, Paese che ospita gli Europei di calcio, nei mesi scorsi oltre sessantamila cani randagi sono stati uccisi a bastonate, bruciati vivi. Gli organi di informazione a lungo hanno taciuto questa terribile carneficina - dice Manduca - e io non ci sto: in segno di protesta ho quindi deciso di boicottare gli Europei di calcio".
TISCALI
15 GIUGNO 2012
 
Gli Europei 2012 e la vergognosa strage di cani in Ucraina
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Avevo in animo di scrivere di quest’argomento, qualunque fosse stato il risultato. Vista la figuraccia rimediata contro la Croazia, dalla nostra nazionale di calcio, ne scrivo con maggior vigore, dal momento che si prospetta un ignominioso ritorno a casa. Si è scritto più sull’insinuazione di Cecchi Paone, circa la presenza di due omosessuali tra i nostri calciatori, che sul massacro dei cani randagi in uno dei due paesi che ospitano questi europei.
Cassano poi, lasciato colpevolmente solo davanti a una tribuna stampa, ha evocato titoli cubitali anche nei quotidiani locali del Laos, a seguito dello scivolone col quale ha inteso commentarela notizia. I cani dell’Ucraina sono stati dimenticati, sepolti sotto terra, dopo essere stati barbaramente trucidati e sepolti sotto le gesta di Balotelli e Cristiano Ronaldo, per citare due fallimentari interpreti delle virtù pedatorie. Eppure la strage dei cani ucraini non ha paragoni in Europa. Le cifre non sono documentabili, ma si parla insistentemente di 30.000 cani massacrati in ogni modo, per le strade, in un’epurazione di massa tale da rendere più “godibile” la vista di Kiev e delle altre città che ospitano le partite, da parte di sportivi e turisti.
Andrea Cisternino è un giornalista della Geapress, inviato a Kiev appositamente per informarci di quanto accade ai cani d’Ucraina. Cisternino ci riferisce che ai “migliori” cacciatori di cani, il governo ha addirittura promesso un biglietto per la finale degli europei ed altri premi in moneta sonante attendono chi porterà più zampe, ovvero la prova delle uccisioni dei randagi. Qualcuno potrebbe obiettare che anche negli Stati Uniti e in numerose nazioni ritenute ad alto grado di civiltà, i cani randagi catturati, sostano per un tempo variabile presso i canili per poi essere soppressi. Ma naturalmente si tratta di tutt’altro paio di maniche. Si può essere in totale disaccordo con questa pratica, ma essa non ha nulla a che vedere con cani accalappiati e strangolati in mezzo alla strada e con gli avvelenamenti di massa tramite polpette imbottite di stricnina.
Per fortuna, se i vari dirigenti della kermesse si sono completamente dimenticati dei cani ucraini, non è così per i gruppi animalisti di tutto il mondo che, in questi giorni, sommergono i social network con messaggi che riportano il problema alla ribalta. Cisternino stesso ha ottenuto un incontro, grazie anche al nostro ambasciatore Fabrizio Romano, con il viceministro Igor Vildman che si è detto ignaro della sorte toccata ai cani della sua nazione (sic). La nota positiva ci viene riportata direttamente da Cisternino. “Il Vice Ministro mi ha proposto di entrare a far parte della Commissione che dovrà rivedere la legge contro i maltrattamenti del 2006. Ma, altresì, io ho chiesto ed ottenuto un incontro tra i volontari che operano in strada e le autorità ucraine. Il tutto si svolgerà presso la nostra Ambasciata a Kiev e vedrà partecipi sia il Capo della Polizia che due Ministri del Governo”.
Nel frattempo, guardando una partita (mi pare Germania Portogallo) mi è venuta un’idea, magari balzana. Le telecamere hanno inquadrato un tifoso che aveva sotto braccio un grosso cane di peluche. E se, prima della scelta del campo, il nostro capitano consegnasse, alla squadra avversaria, un grosso cane di peluche (magari il caro e vecchio Snoopy), quale simbolo del rispetto dovuto agli animali nei paesi civili?
 
GEA PRESS
15 GIUGNO 2012
 
Capo Verde – 10.000 cani ammazzati con la stricnina (foto)
Intervento dell’OIPA e degli Europarlamentari Zanoni e Jørgensen.
 
L’arcipelago di Capo Verde è distante ma con l’Europa ha molti caratteri in comune. 1000 chilometri di media al largo del Senegal, ma a Capo Verde la lingua ufficiale è il portoghese, mentre l’etnia che caratterizza l’arcipelago è quella creola, ovvero la fusione di gruppi di provenienza africana ed europea.Poi i Veterinari italiani, quelli che, in collaborazione con l’OIPA, hanno portato a compimento le sterilizzazioni di numerosi cani randagi. Poi i 10.000. Sono quelli soppressi ogni anno dalle autorità municipali. Randagi o padronali, poco importa. Basta che siano accalappiati in strada e non godano di una persona disposta a pagare le esose tasse richieste dalle autorità. Dopo tre giorni dalla cattura, se nessuno li richiede, arriva la mannaia, ovvero la stricnica la quale porterà la morte tra atroci sofferenze.L’Associazione SIMABO, che opera in collaborazione con l’OIPA, aveva ottenuto dall’Unione Europea una sovvenzione sia per la sterilizzazioni dei randagi ma anche per le campagne di sensibilizzazione. Purtroppo le Autorità capoverdiane, denuncia l’OIPA, continuano a rifiutare ogni accordo ed il rischio è ora che la UE annulli il finanziamento.Da Strasburgo, intanto, arriva il segnale deciso degli eurodeputati Andrea Zanoni (IdV) e Dan Jørgensen (danese, socialista) i quali hanno scritto a nome dell’Intergruppo Benessere degli Animali, presieduto dallo stesso Zanoni, alle autorità di Capo Verde per fermare le uccisioni di randagi.“I membri dell’Intergruppo trovano inaccettabili le misure di gestione attualmente in uso per i cani e gatti randagi – si legge nella lettera – Chiediamo quindi un intervento al fine di cessare immediatamente tutte le campagne di uccisione e di affrontare la questione in modo alternativo, seguendo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”.Nel corso dell’ultima riunione dell’intergruppo, tenutasi ieri, i deputati hanno fatto il punto sulle barbare uccisioni che da anni avvengono nell’isola dell’Atlantico. Edoardo Gandini dell’Oipa ha per questo portato la sua testimonianza all’attenzione degli eurodeputati che hanno quindi deciso di agire concretamente.“Le uccisioni di randagi devono finire oggi stesso – hanno dichiarato i due Europarlmentari – Capo Verde usi i fondi messi a disposizione dall’Ue senza sporcare ulteriormente le strade di sangue”.Zanoni e Jørgensen esortano ora le autorità a sbloccare il progetto, a promuovere campagne educative e a favorire il raggiungimento di una legge sulla protezione degli animali in grado di tutelare anche gli animali randagi e di sanzionare ogni forma di crudeltà contro di loro.“E ora che anche fuori dall’Europa, a Capo Verde come in Ucraina, il randagismo si gestisca con metodi civili e senza bastoni e fucili – aggiunge Zanoni – E soprattutto l’Europa non può e non deve essere complice di queste barbarie”.
VEDI FOTO:
 
GEA PRESS
15 GIUGNO 2012
 
Matera – cagnolina salvata dalla Polizia di Stato
 
 
C’è più di una polemica nella nota diffusa alla stampa dalla Sezione di Miglionico dell’Associazione ANTEA Onlus. Quella cagnolina lungo la Statale Matera – Ferrandina, senza nè acqua e nè cibo e sotto il sole cocente, è rimasta vagante per interi giorni. Non solo. La cagnolina con una zampetta zoppa ha vegliato giorno e notte il fratellino che era rimasto ucciso nel corso di un investimento.Eppure dicono dall’Associazione ANTEA, numerose chiamate sono state effettuate sia al numero delle emergenza dei Carabinieri che alla Polizia Municipale di Matera. Niente da fare, dicono gli animalisti, nessuno di loro ha dato importanza alle segnalazioni né, evidentemente, al potenziale pericolo che poteva derivare dagli incidenti dovuti alla presenza della stessa cagnolina al centro della strada.Veronica, questo il nome dato alla sfortunata cagnetta, è stata infine salvata grazie all’intervento della Sezione Volanti di Matera della Polizia di Stato (nella foto), allertata a sua volta dall’Associazione ANTEA. Gli animalisti ora ringraziano di cuore la Polizia di Stato che ha mostrato grande sensibilità oltre ad avere pure rischiato nel salvare la cagnolina, la quale si era intestardita a rimanere al centro della carreggiata.Veronica è ora presso il canile di Matera, dove è stata già visitata dai veterinari. [...].
 
IL GIORNALE
15 GIUGNO 2012
 
Prese a calci un cagnolino costretto a chiudere l’edicola
 
La vicenda ha come antefatto un servizio di Edo Stoppa su «Striscia la notizia», andato in onda ai primi di novembre in cui una trepida signora milanese raccontava la sua disavventura. «Stavo passeggiando con il mio cane lungo via Solari quando la mia bestiola, un cane di piccola taglia, ha fatto la pipì sui giornali dell'edicola di fronte al civico 19. E l'uomo è uscito come una furia sferrando un calcio facendolo volare in aria». Subito dopo l'inviato di «Striscia» si reca dall'edicolante, R. C., 45 anni, che, a onor del vero, non si dà una mano. Prima prende a male parole Stoppa poi, tra un serie di «vaffa» e altri insulti, lo minaccia più volte «Se esco ti lascio sul marciapiede» è l'unica frase ripetibile.
Il video viene mandato in onda e non tardano le reazioni degli animalisti. Il primo a suonare la carica è il sito antagonista Indymedia che definisce «fascista», e ti pareva, l'edicolante e gli lancia contro una sorta di «fatwa» invitando i «compagni» a colpire l'edicolante. Qualcuno invita alla moderazione, altri giurano vendetta con frasi tipo «il tipo è decisamente da spranga sui denti» oppure «spaccare quell'uomo di m... e incendiare l'edicola è un dovere per ogni persona equilibrata e responsabile, non solo dei compagni». Non meno accesi gli interventi su Facebook: si va da «Vorrei andare con i miei due pitbull, vediamo che fa quel pezzo di m... bastardo» fino a «incendiatela, devi chiudere sporco figlio di p...» oppure «ma dategli una scarica di botte e fategli passare la fantasia, sto demente malato».
E dalle parole presto si passa ai fatti. La prima incursione notturna è a firma di «100% animalisti» che incolla lo striscione «Prova a picchiare anche noi, vergognati» e «Liberazione animale, noi ci crediamo». La seconda, più pesante, qualche sera dopo, quando ignoti imbrattano l'edicola, danneggiano la saracinesca e lasciano un biglietto «Non aiutare gli animali è una cosa bestiale, bastardo, figlio di p..., la bestia che deve morire sei tu». L'edicolante inizialmente chiede aiuto alla polizia poi, spaventato, prende una decisione drastica: tenere giù la saracinesca.
«Lo conosco bene, effettivamente ha un bel caratterino» dice ora Alessandro Rosa presidente dello Snag, sindacato giornalai a cui era iscritto R. C. «Era, perchè dall'anno scorso che non lo sentiamo e per il 2012 non ha rinnovato la tessera» aggiunge Rosa. «Certo non è bel periodo per un edicolante, la crisi della carta stampata si riflette anche sui nostri incassi. Penso che già gli affari non gli andassero bene e lui a quel punto non abbia più voluto rischiare per i magri introiti di un chiosco e abbia deciso di rimanere a casa».
Per il momento l'edicola, troneggia sul marciapiede di via Solari con le saracinesche mezze scassate tirate giù e ancora ricoperte di scritte. Il titolare per legge può tenerla chiusa un anno senza perdere la licenza, dopo di che questa ritorna al Comune che può decire se darla a un altro giornalaio. L'esercizio è chiuso da almeno 8/9 mesi e in autunno pertanto R. C. dovrà decidere cosa fare. Di riaprire però non sembra abbia tanta voglia. Così a un gesto sbagliato ha fatto seguito una serie di comportamenti altrettanto sbagliato con il risultato di cambiare la vita di un uomo già in difficoltà.
 
GEA PRESS
15 GIUGNO 2012
 
Palermo – corsa clandestina di cavalli
Intervento della Polizia di Stato.
 
Intervento della Polizia di Stato in via Ernesto Basile, a Palermo. Ad essere fermato, mercoledì sera intorno alle 22.30, un calesse uso corsa. Alla guida due ragazzi che sono stati identificati. Non è chiara la dinamica dell’accaduto, ma sul posto, poche decine di metri prima della circonvallazione cittadina, sono intervenute due volanti della Polizia di Stato che hanno provveduto a bloccare il calesse. Dal vicino quartiere di Medaglie d’Oro sono a questo punto sopraggiunte più persone che hanno subito familiarizzato con i due guidatori del calesse. La Polizia di Stato ha così richiesto l’intervento di una terza volante, sopraggiunta poco dopo, mentre il cavallo, un pony di media taglia, è stato liberato dal calesse.Tutte le persone nel frattempo radunatesi erano in qualche maniera partecipi della presunta corsa. Sul posto, infatti, si è vista fermare una macchina dalla quale è scesa una ragazza che è andata a ringraziare i poliziotti. In quella zona, avrebbe riferito, le corse sono molto comuni. In effetti, in via Ernesto Basile, in più occasioni si sono rinvenuti cavalli morti a seguito degli incidenti che spesso caratterizzano le corse clandestine. La Polizia di Stato, inoltre, è già intervenuta. In un caso vi fu un incredibile inseguimento degli scooter che usualmente servono a sbarrare il traffico veicolare rendendo possibile la corsa. La presenza di cavalli di media taglia, è ormai una caratteristica sempre più diffusa nel mondo delle corse clandestine. Più facilmente gestibili ma dalle prestazioni considerevoli in strada, rappresentano un mondo più scollegato da quello delle stalle dell’ippodromo da dove spesso provengono i purosangue riciclati tra corse clandestine e carrozze per turisti.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
15 GIUGNO 2012
 
Cuccioli sequestrati, che strane coincidenze
 
INTERVENTO Ogni tanto vengono sequestrati cuccioli, generalmente pochi e totalmente privi di documenti, a qualche bandito che viene intercettato mentre li trasporta nel bagagliaio della macchina, in totale clandestinità.Piu' spesso pero', si legge che vengano sequestrati interi carichi, anche di diverse decine di cuccioli, intercettati mentre viaggiano su furgoni attrezzati e autorizzati, corredati dalla prescritta documentazione, che risulterebbe però falsa o falsificata in quanto gli animali avrebbero età diversa (più giovane) rispetto a quella riportata sui documenti. Documenti ufficiali, che come legge impone, vengono redatti da Veterinari ufficiali dei Paesi speditori. E' possibile che tutti i Veterinari ungheresi, slovacchi, cechi, polacchi, rumeni, che redigono i documenti ufficiali per l'esportazione dei cuccioli, siano tutti corrotti o tutti così incompetenti? E quei commercianti che spendono svariate decine di migliaia di euro per acquistare, allestire e farsi autorizzare un mezzo per il trasporto degli animali e che poi spendono svariate decine di migliaia di euro per acquistare i cani e dotarli di tutto cio' che necessitano (vaccini, documenti, ecc.), e' possibile che poi rischino tutti quei soldi per non aspettare qualche giorno? Inoltre, non dimentichiamo che stiamo parlando di aziende commerciali che subiscono il sequestro: è possibile che vengano fermate sempre "casualmente", "durante un normale controllo"? Se quei cuccioli vengono fermati nei pressi della dogana e giudicati irregolari, soprattutto se di proprietà di una ditta straniera, perche' non vengono respinti e rimandati al mittente, ma sequestrati e poi comunque distribuiti in Italia? Quei cuccioli sequestrati perche' troppo giovani per essere ceduti alle persone dal commerciante, non sono troppo giovani per essere dati in affidamento alle persone dall'associazione animalista di turno? Federfauna
 
TRENTINO
15 GIUGNO 2012
 
Falciatrice ferisce capriolo lo salvano i fratelli Leotti
 
CONDINO (TN) -  Danilo Butterini, Angelo Zulberti, Ennio Andreolli e Giovanni Butterini, stavano tagliando foraggio a ridosso della stazione Agip dei Leotti tra Condino e Storo quando la falciatrice ha infilzato un capriolo di soli 20 giorni nascosto dal fine. L’animale, con una vasta ferita ad una zampa, è stato recuperato dai fratelli Paolo e Giuseppe Leotti che lo hanno affidato al capo stazione forestale di Condino Gianfranco Salvaterra e al dottor Cagol della Federcaccia che lo hanno portato al Casteller per le cure.
 
ACICLICO
15 GIUGNO 2012
 
Thomas, il gatto aggrappato ad un treno in corsa per 125 chilometri
Un gattino di nome Thomas ha viaggiato aggrappato ad un treno ad alta velocità per ben 125 km. Il micio sta bene e non ha neanche un graffio, ora sta solo aspettando che il suo padrone si faccia vivo.
 
I gatti sono i protagonisti indiscussi di tante leggende, storie misteriose e miti. Attorno alla figura di questo animale sono nate le poesie e i racconti di più belli di grandi autori della letteratura mondiale e non è un caso. si racconta, infatti, che i gatti abbiano nove vite e ciò viene considerato, chiaramente, parte del mito, ma ciò che è accaduto ad un gatto inglese lascia aperta la questione e insinua, il dubbio sulla faccenda.  Un dolcissimo felino ha viaggiato aggrappato al alto di un treno per ben 125 chilometri. Per qualche inspiegabile motivo il micio si è trovato sul treno diretto Inghilterra del sud – Galles ed è arrivato sano e salvo al capolinea pur avendo viaggiato ad altissime velocità aggrappato a chissà quale elemento esterno del treno.
Il piccolo Thomas, questo è il nome del coraggioso gatto, una volta giunto a destinazione è stato notato e soccorso e i medici della clinica veterinaria in cui è stato trasportato, sbalorditi per il suo perfetto stato di salute nonostante l’avventuroso viaggio,  hanno lanciato con la speranza di ritrovare il suo legittimo padrone. Chissà se il piccolo Thomas ha utilizzato una delle sue nove vita in questa esperienza.
 
CORRIERE DELLA SERA
15 GIUGNO 2012
 
E il 25% ammette di parlare più con l'amico a quattro zampe che con il proprio partner
Problemi e segreti? Li confido al cane
La ricerca: un proprietario su sei si sfoga con il proprio pet come si farebbe con un amico. «Non ti tradisce mai»
 
Simona Marchetti
 
Il cane non è solo il miglior amico dell’uomo, ma sempre più spesso ne diventa anche il fedele confidente. Ovviamente, silente e forse per questo preferito ad un contraltare umano, perché almeno ascolta senza interrompere e, soprattutto, non dà giudizi. Al massimo, scodinzola o drizza le orecchie. A ratificare una consuetudine che può apparire curiosa solo a chi non possiede un cane o un gatto è stata una ricerca inglese, condotta dalla compagnia di assicurazioni More Than per presentare alla clientela la polizza dedicata agli animali da compagnia. Al di là delle motivazioni commerciali alla base dello studio, resta comunque il dato piuttosto impressionante di quei cinque milioni di britannici (praticamente, uno su sei) che ammette di considerare il proprio pet il confidente migliore quando si tratta di dividere con qualcuno le proprie pene, che siano d’amore (nel 33% dei casi) o finanziarie (22%); di raccontare qualche gustoso pettegolezzo di famiglia (32%) o di provare il discorso da fare durante un colloquio di lavoro (20%), un’occasione importante (14%) o persino la proposta di matrimonio (12%).
I SEGRETI PIE' INTIMI - Non solo. Un terzo del campione ha anche rivelato di aver sempre confessato al cane o al gatto di casa i segreti più intimi, proprio perché sicuro di non venire tradito, mentre il 20% ha confidato di parlare con gli animali per oltre un’ora al giorno, tutti i giorni, e il 25% si è spinto addirittura più in là, riconoscendo di dialogare molto di più con il pet che con il partner. Un trend che per la verità era già stato sdoganato da una ricerca, svolta nell’agosto dell’anno scorso su 2mila donne inglesi da un’azienda specializzata in cibo per animali, che aveva accertato come il 18% delle intervistate parlasse più con l’amico peloso che con il marito (qui l’articolo del Daily Mail) aveva evidenziato come quasi il 60% delle 1.424 persone testate per il sondaggio avesse ammesso di privilegiare il cane o il gatto quale argomento di una conversazione anziché il partner o i figli.
LA PSICOLOGA - «Sarebbe davvero un grave errore sottovalutare il ruolo che oggi rivestono gli animali domestici nella vita delle persone – ha spiegato la psicologa Corinne Sweet – perché parlare con il proprio pet aiuta ad alleviare lo stress, ad eliminare l’ansia e a combattere non solo la solitudine, ma anche tutta una vasta gamma di sensazioni sgradevoli». E il giudizio dell’esperto viene confermato da quel 41% di partecipanti al sondaggio che ha infatti spiegato come dialogare con il proprio animale sia giudicato il modo migliore per rilassarsi e per sgomberare la mente dai pensieri negativi, sebbene l’87% abbia riconosciuto di aver scelto un interlocutore canino o felino perché non ce n’era uno umano nei paraggi. «Gli animali potranno anche non essere in grado di parlare o di capire quello che viene detto loro – ha spiegato al Telegraph Janet Connor di More Than – ma sono indubbiamente dei compagni fedeli, con una lealtà e un affetto nei confronti dei padroni davvero incrollabili. Certo, parlare con il proprio pet può sembrare un tantino bizzarro ma, come ha dimostrato la nostra ricerca, farlo può decisamente giovare alla vostra salute e anche il vostro amico a quattro zampe apprezzerà le attenzioni che gli rivolgete».
 
MATTINO DI PADOVA
16 GIUGNO 2012
 
Baby teppisti torturano i gatti
 
di Francesca Segato
 
MONSELICE (PD) - Una banda di baby teppisti, che si diverte a torturare i gatti con crudeli dispetti. Lanciano l'allarme i residenti del quartiere intorno a piazza Venezia: l'oasi verde, un giardino pubblico dove spesso i residenti portano i propri gatti e cani per una corsa all'aria aperta, e dove vivono anche alcuni gatti di una colonia, è diventata teatro dei maltrattamenti messi in atto, contro gli animali, da un gruppo di ragazzini. «Alcuni giorni fa, una residente ha visto questi ragazzini mentre stavano molestando i gatti» raccontano alcuni residenti del quartiere. «Tiravano loro il pelo, la coda, li strattonavano tenendoli per le quattro zampe. La signora ha provato a intervenire, ma i ragazzini l'hanno minacciata, agitando verso di lei una mazza da baseball. Poi l'hanno anche inseguita fino alla porta di casa sua». Intanto, le conseguenze dei maltrattamenti subiti si fanno sentire anche sugli animali. «Il gatto che i ragazzi stavano molestando ora è talmente terrorizzato che non si fa più prendere nemmeno dai proprietari» continuano i residenti. «Graffia chiunque lo avvicini». Purtroppo pare difficile riuscire a sorprendere questi teppistelli: si ritrovano nel parco di piazza Venezia circa una volta a settimana, e sempre di sera. Oltre a seviziare i gatti, si divertono anche a bestemmiare dietro la Madonnina che è collocata nel parco. Non sono i soli a causare disagi ai residenti: nell'area verde continua a esserci un problema di degrado, anche se qualcosa è migliorato rispetto alla precedente denuncia dei residenti, che risale a un anno fa. «A parte tagliare l'erba, il Comune non fa altro per la pulizia e il decoro dell'area» spiegano ancora i residenti. «C'è solo un anziano del posto che si incarica di pulirla, settimanalmente, dai rifiuti. Ma nel giro di pochi giorni compaiono di nuovo rifiuti sparpagliati sopra i tavoli: nel fine settimana ci saranno almeno duecento persone che vengono a utilizzare questo parco per i pic-nic, lasciando poi tutto sporco. C'è persino chi va a orinare dietro la statua della Madonnina. «Le forze dell'ordine passano, ma ci vorrebbero più controlli» auspicano i residenti. «E anche una maggiore illuminazione sarebbe d'aiuto». Forse anche quest'area potrebbe essere scelta per collocare le "telecamere mobili", che dovrebbero arrivare a breve.
 
LA NAZIONE
16 GIUGNO 2012
 
Gatto usato come bersaglio: salvato in extremis dal bagnino
 

San Vincenzo (Livorno), 16 giugno 2012 - Un episodio da condannare e che induce alla riflessione sia per l'atto in se', sia per l'indifferenza mostrata al rimprovero dal protagonista di tutto questo, un ragazzino di 13 anni.
Erano circa le 16 e il sole picchiava forte sulla sabbia di San Vincenzo quando Massimiliano Roventini, il bagnino della spiaggia dell’Hotel "Ciritorno", è stato avvicinato sotto l'ombrellone da due giovani che hanno chiesto il suo intervento in soccorso di un gatto imprigionato fra gli scogli all'ingresso al porto turistico.
Il bagnino è andato subito a vedere e ha trovato il micio con la testa imprigionata fra due sassi. Si è poi scoperto che poco prima il gattino era stato bersagliato da una fitta sassaiola che lo aveva ridotto davvero molto male: ferite un po' dappertutto, pieno di sangue, respito affannoso. Roventini lo ha liberato ha chiamato l’associazione Amici degli animali. I volontari in quel momento erano impegnati nell’allestire una festa proprio a beneficio dei cani e gatti, così il bagnino ha messo il micio in una scatola e, con la sua Vespa, lo ha portato proprio alla festa, dove i componenti dell’associazione si sono alacremente attivati. Il gattino, ferito e disidratato, è stato trasportato all'ambulatorio di un veterinario, dove è stato medicato. A quanto è dato di sapere, sarebbe fuori pericolo.

 
GEA PRESS
16 GIUGNO 2012
 
Reggio Calabria – Milano: viaggio di solo andata per centinaia di uccelli protetti (fotogallery)
Le indagini di Antonio Colonna e la condanna del Tribunale meneghino.
 
In parecchi interventi delle Forze dell’Ordine, compiuti in sud Italia, si è sentito più volte parlare di ricettatori che distribuiscono poi il mal tolto, ovvero la fauna selvatica rubata alla vita libera, in regioni del nord Italia.Convergenze criminali, tutte giocate sulla fauna selvatica, purtroppo non ancora adeguatamente protetta. Basti pensare ai reati venatori che, in buona parte dei casi, interessano questo settore. Previsioni di reato di sola natura contravvenzionale.Ma chi sono i terminali del nord Italia? Una sentenza dell’aprile scorso, apre uno spiraglio su un settore, quale quello delle connivenze criminali basate sullo sfruttamento della fauna selvatica, ancora in buona parte inesplorato.Le indagini sono state condotte da Antonio Colonna, attuale Responsabile del Nucleo Bracconaggio e Maltrattamenti Le.I.D.A.A., la Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente. Quello che è stato così messo in evidenza, non è solo l’enormità del traffico di fauna protetta, ma anche le convivenze con il mondo dei trafficanti del sud Italia. Il tutto afferente ad un soggetto gestore di un negozio di animali nel milanese. I due rifornitori sono stati successivamente denunciati, sempre da Antonio Colonna. Vennero intercettati lungo la Torino-Savona. Il bagagliaio aveva un baule che deteneva centinai di fringillidi. Il processo inizierà il prossimo autunno presso il Tribunale di Reggio Calabria.Il tutto, però è partito dalle indagini avviate in Lombardia. Un negozio di animali, in provincia di Milano. L’intervento di Antonio Colonna portò alla scoperta di un garage attiguo al negozio. Il soggetto era già noto per reati specifici. Nel negozio, poi, gli altri animali. Erano posti in vendita una volta applicati anellini e documenti falsificati. Le perquisizioni durarono tutta la notte e, grazie alla collaborazione della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, si estesero fino al vicino Piemonte, nel Verbano.Agli atti del Tribunale di Milano, presso la cui Procura il soggetto ha patteggiato lo scorso aprile la pena, vi è un vero e proprio carrellario degli orrori. Numerosi fringillidi morti, all’interno di piccole gabbie risultate del tutto inidonee alla detenzione. Poi, vivi, 503 cardellini, 118 verdoni, 14 fringuelli, 16 fanelli, 6 peppole, 10 lucherini, un frosone, 14 tordi, due codibugnoli ed un picchio muratore, tutti di evidente recentissima cattura. Poi 98 uccelli rinvenuti già morti. Questi ultimi, trovati all’interno di un freezer nella dimora del Verbano. Si tratta di 25 merli, 20 fringuelli, 14 pettirossi, 8 cinciallegre, 6 cardellini, 6 fanelli, 5 passere scopaiole, 3 usignoli, 1 scricciolo, 3 sparvieri, 1 gufo comune, 3 ghiandai, due toridi. Non solo. Vi erano pure otto fucili detenuti in un armadio privo di custodia oltre che una pistola detenuta in un comodino vicino al letto. Caricatore carico e colpo in canna. La pistola così tenuta nella dimora di rado da lui frequentata, era di fatto nella disponibilità di persone non esperte. In particolare della convivente e della figlia.Venivano inoltre rinvenuti, all’interno di gabbie sporche ed anguste, sei cuccioli di cani del tutto privi di acqua e cibo. Pincher, volpino ed incroci. Il numero totale di uccelli ammontava a 1500.L’enormità di quanto commesso viene però risolto dal nostro ordinamento giuridico con una condanna ad 8 mesi e 20 giorni di reclusione (il soggetto è in stato di libertà) e 3500 euro di multa. Poi, probabilmente per la prima volta nel diritto, sottolinea Antonio Colonna, la condanna per i reati di incauto acquisto (712 c.p.) e truffa (640 del c.p.). Come sottolineato dal PM, sia l’incauto acquisto che la truffa, sono riferiti agli uccelli posti in commercio nel negozio di animali, muniti di anelli e documenti falsi. In pratica si traevano in inganno gli acquirenti. Non essendo in possesso di licenza di caccia, è stato possibile condannarlo anche per il reato di furto, uccisione e maltrattamento di animali, inidonee condizioni di detenzione, oltre che per la violazione di numerose norme in materia venatoria e la violazioni alla legge sulle armi. Condannato pure al pagamento delle spese legali oltre che risarcire la parte civile OIPA.
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CORRIERE DELLA SERA
16 GIUGNO 2012
 
Battaglia legale
«Confiscate 70 animali  al parco delle Cornelle»
L'ordine del giudice. I gestori ricorrono La difesa «Il nuovo atto non si spiega. Gli esemplari erano stati restituiti»
 
Armando Di Landro
 
Bergamo - Dal parco delle Cornelle bisogna portar via una settantina di animali: a dirlo è il giudice del tribunale di Bergamo Donatella Nava, che poco più di una settimana fa ha firmato un'ordinanza di confisca, già trasmessa alla procura della Repubblica. L'atto deriva però da un procedimento penale a carico di Angelo Benedetti, il fondatore, scomparso lo scorso novembre. Ma la famiglia Benedetti, che gestisce le Cornelle, non ci sta assolutamente. Il legale Emilio Gueli ha già impugnato l'ordinanza, con un ricorso immediato in Cassazione.
Gli esemplari in questione, secondo il giudice e secondo le precedenti indagini del Corpo Forestale dello Stato, sono stati importati illegalmente in Italia, senza una provenienza certificata e quindi senza rispettare la convenzione internazionale sul commercio di animali selvatici e di specie protette. Un rinoceronte, i lemuri, una tigre, i coccodrilli: sono solo alcuni degli animali da confiscare. Il provvedimento si riferisce a non molte specie, ma a più esemplari per ognuna. E non c'entra nulla con le condizioni degli animali che vivono nel parco, notoriamente ben trattati.
L'inchiesta inizia nel 2009, quando finisce nel registro degli indagati Angelo Ferruccio Benedetti, fondatore delle Cornelle, deceduto lo scorso 11 novembre. Tutto parte da Roma, dove lavora il servizio nazionale del Corpo Forestale che si dedica esclusivamente al rispetto della cosiddetta Cites, vale a dire la convenzione di Washington sull'esportazione e l'importazione commerciale di animali, recepita in Italia dalla legge 150 del 1992.
Sia l'accordo internazionale (al quale aderiscono più di 170 paesi nel mondo) sia la normativa nazionale, hanno un solo scopo: evitare un traffico illecito di animali. Secondo la Forestale Benedetti non era in grado di dimostrare la provenienza di quasi novanta esemplari e quindi non otteneva, nonostante le richieste, le autorizzazioni previste dalla legge. Gli specialisti, da Roma, arrivano a Bergamo. Comunicano i propri dubbi in procura e vanno alle Cornelle dove, più di tre anni fa, scatta il sequestro preventivo degli animali, che vengono lasciati in custodia al parco.
È il pubblico ministero Maria Esposito a ritenere valido il quadro di accertamenti e a portarlo avanti. Fino a quando (per motivi personali) lo passa alla collega Maria Mocciaro. È lei a citare direttamente in giudizio Angelo Benedetti, di fronte al giudice monocratico Donatella Nava. Nel frattempo il numero di animali sequestrati si abbassa, fino a 70, perché alle Cornelle arrivano una serie di autorizzazioni. E la sua difesa continua a respingere ogni contestazione, sostenendo che si tratta di una questione amministrativa più che penale.
Il procedimento non arriva comunque a conclusione. Angelo Benedetti muore l'11 novembre scorso. Morte del presunto reo, estinzione del reato, così è. Una famiglia in lutto attende i tempi, lunghi, della giustizia. E la sentenza arriva solo una decina di giorni fa. Il giudice dichiara estinto il reato e, contestualmente, ordina il dissequestro di tutti gli animali. La sorpresa, però, è dietro l'angolo. A due giorni dalla sentenza lo stesso giudice firma un'ordinanza di confisca degli esemplari che erano stati sequestrati. L'atto finisce sulla scrivania del pubblico ministero Maria Mocciaro, che deve muoversi per eseguirlo, dando istruzioni al Corpo Forestale.
«Il provvedimento ci risulta assurdo. Mio padre è morto», commenta Nadia Benedetti, che gestisce le Cornelle con il fratello Emanuele. «Prima c'è stata la sentenza di restituzione su nostra specifica istanza, poi è arrivata la confisca, nel giro di due giorni - sostiene l'avvocato Gueli -. Non è dato sapere perché. Occorrerebbe quantomeno un ulteriore accertamento dei fatti. L'atto non è giustificato in alcun modo. L'abbiamo impugnato in Cassazione». Il ricorso, che deve ancora essere notificato alla procura, potrebbe congelare ogni procedura.
La decisione del giudice resta da interpretare. La confisca può essere scattata perché gli animali vengono comunque considerati corpo di reato, non essendoci tuttora le autorizzazioni corrispondenti a quanto previsto dagli accordi internazionali e dalla relativa legge italiana. È ora la procura a dover decidere il da farsi: organizzare la confisca o attendere la decisione della Corte in merito al ricorso della difesa.
Nel caso si decidesse di intervenire subito, sarà una commissione ad hoc insediata al ministero dell'Ambiente a indicare, al magistrato e al Corpo Forestale, in quali strutture pubbliche gli animali devono essere portati.
Cosa può rischiare, il parco, di fronte al provvedimento del giudice? Nadia Benedetti evita qualsiasi risposta, su questo punto. Non vuole assolutamente pensarci. L'avvocato Gueli ha poche parole: «Il parco Cornelle è sempre stato lì e resterà lì».
 
L'ECO DI BERGAMO
16 GIUGNO 2012
 
«Tigre e coccodrilli da confiscare»
Ma le Cornelle presentano ricorso
 
Bergamo - Il giudice Donatella Nava ha chiesto la confisca di una settantina di animali del Parco delle Cornelle di Valbrembo. Il legale della famiglia Benedetti che gestisce il Parco – tuttora aperto al pubblico –, ovvero l'avv. Emilio Gueli ha già fatto ricorso in Cassazione. La richiesta del magistrato è collegata a un processo a carico del fondatore Angelo Ferruccio Benedetti, morto lo scorso novembre, riguardante l'importazione di animali che sarebbe avvenuta in modo illegale, priva di certificazioni e senza rispettare le convenzioni internazionali. Gli animali soggetti a confisca sono diversi e fra gli altri una tigre, coccodrilli, lemuri, un rinoceronte. Dopo il decesso di Angelo Benedetti il giudice aveva dichiarato estinto il reato ordinando il dissequestro degli animali, per alcuni dei quali si erano avute le necessarie autorizzazioni. Ma ora è giunta la nuova richiesta di confisca. Con il ricorso in Cassazione la vicenda appare congelata e gli animali rimarranno ancora nel Parco.
L'avv. Gueli non si spiega la decisione del giudice e i motivi della confisca. Non è escluso che gli animali siano considerati corpi di reato. Solo nei prossimi giorni si potrà vedere se il magistrato riterrà immediatamente esecutivo il provvedimento di confisca richiedendo l'intervento del ministero dell'Ambiente e del Corpo Forestale oppure se occorrerà attendere la pronuncia della Cassazione. Gli animali per ora rimangono alle Cornelle. Che non hanno mai chiuso i battenti.
 
GEA PRESS
21 GIUGNO 2012
 
Bergamo – Le Cornelle e gli animali confiscati
Tanto polverone per nulla, Roma non li vuole.
 
Un vicenda che va avanti ormai da anni. Un procedimento penale intentato dalla Procura di Bergamo contro il titolare dello zoo, recentemente deceduto, e che riguarderebbe le irregolarità della documentazione Cites. Si tratta cioè di quella documentazione che attesta la regolare provenienza e detenzione degli animali inseriti negli elenchi della Convenzione di Washington, sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione.Recentemente la polemica sullo zoo della bergamasca è tornata a galla. Tutto prende spunto dal provvedimento di dissequestro degli animali disposto dalla Procura, seguito pochi giorni dopo da quello di confisca. L’Avvocato che tutela gli interessi dei titolari della struttura, ha fatto ricorso sostenendo le ragioni di chi detiene gli animali. Una vicenda che deve ancora conoscere, pertanto, l’epilogo definitivo. Giova però riflettere come per molti animali attenzionati dal Giudice vale, per legge, la confisca obbligatoria. Dunque, parrebbe che venuto meno l’indagato rimangano i però i presupposti sulla regolarità degli animali, tra i quali alcuni molto rari. Stante così le cose, si tratterebbe di un atto oltremodo dovuto che ben difficilmente avrà un risvolto pratico.I Ministeri romani, infatti, non sono molto intenzionati a dar corso all’accoglimento degli animali che, in generale, vengono confiscati o sequestrati ogni anno in Italia. In particolare si tratta di difficoltà economiche ma anche di una vera e proprio mancanza di volontà politica. Non sanno, cioè, che pesce prendere, figuriamoci l’intero elenco da confiscare a Le Cornelle che riguarderebbe una settantina di animali, alcuni dei quali di grossa taglia e difficili da gestire. Ovviamente il principio, in questo caso, se ne andrebbe a farsi benedire.Difficoltà economiche e forse chissà cos’altro, ma del fatto che lo Stato si assuma gli oneri della gestione di animali confiscati in giro per l’Italia, sembra proprio che non vi sia grande voglia. Dunque, se dovesse essere confermata tale impasse decisionale, difficilmente Le Cornelle (ricorsi della difesa a parte) avrà da temere l’allontanamento degli animali.
 
MATTINO DI PADOVA
16 GIUGNO 2012
 
Per qualche cucciolo spesi 320 euro
 
MONSELICE (PD) - Tutto il possibile è stato fatto per salvare i 72 cagnolini. A metterlo in chiaro è il sindaco Francesco Lunghi, che risponde piccato alle critiche dell’europarlamentare Andrea Zanoni, sulla moria dei cuccioli ospitati al canile di Monselice, dopo il sequestro sul camion proveniente dall’Ungheria. «I cuccioli erano in condizioni di salute molto precarie» sottolinea Lunghi «dovute sia alla condizione di trasporto, sia alla grave prematurità: alcuni hanno solo poche settimane di vita. Immediatamente abbiamo attivato una task force di quattro veterinari, due della Clinica Veterinaria di Padova e due dell’Uls 17. I dipendenti del canile sono stati autorizzati ad effettuare orario straordinario fino alle 2 di notte ed è stato attivato il volontariato tramite associazioni animaliste». Ma soprattutto, Lunghi ci tiene a precisare che non si è certo lesinato sulle spese, nel tentativo di salvare i cagnolini: «Sono state adottate tutte le tecniche e utilizzati i farmaci migliori, ad esempio “Interferone”, del costo di 80 euro a fiala, per un totale di 320 euro a trattamento per animale». Sono state anche eseguite autopsie all'Università di Padova. Ma il Comune ha le mani legate: solo il magistrato può decidere l'eventuale affido dei cuccioli. Lunghi chiude così la lettera a Zanoni: «Sono un animalista convinto e tengo al benessere degli animali molto più di quanto lei possa immaginare».
 
GAZZETTA DI PARMA
16 GIUGNO 2012
 
Veterinaria: operata una tigre
 
 
Michele Ceparano
 
A tu per tu con la tigre.E' quello che è successo a Filippo Maria Martini, professore di Clinica chirurgica veterinaria all'Università di Parma. Ma l'incontro non è avvenuto in una foresta bensì nelle strutture di via del Taglio, sul tavolo operatorio della Facoltà di Veterinaria. Un luogo in cui il docente parmigiano era nelle vesti di medico e l'animale, un maschio di tigre siberiana nato in cattività, quattordici anni per 260 chili di peso, in quelle di «paziente».Ma un paziente di tutto rispetto. Un animale stupendo con un nome da brividi: Vulcano. Proveniente da uno zoo-safari del Nord-Italia con una frattura alla tibia, «la tigre è arrivata sedata qui all'Università di Parma. - racconta il professor Martini che, assieme alla sua equipe, ha operato Vulcano - (...)  Si tratta di specie estremamente aggressive con cui bisogna usare ogni tipo di precauzione».
 
LATINA 24 ORE
16 GIUGNO 2012
 
Il delfino “Tiberio” liberato dalle reti a Ponza
 
Prov. di Latina - Il delfino “Tiberio”, diventato famoso nelle acque di Capri, è arrivato a Ponza. Durante alcune ricerche di materiale archeologico in località Secca dei Mattoni, tra Ponza e Palmarola, il personale del Nucleo Subacqueo dei Carabinieri, supportato dalla motovedetta d’altura cc 701, ha individuavano un delfino di circa due metri , bloccato con la pinna caudale avviluppata in una rete da pesca a strascico. I militari hanno liberato l’animale che si è dileguato in mare aperto.Il delfino era già stato avvistato giorni prima a Zannone.
 
LA NUOVA VENEZIA
16 GIUGNO 2012
 
Pulcino di gabbiano salvato dall’arrivo di un vigile urbano
 
Venezia - Era caduto sulla tenda del ristorante al Theatro in campo San Fantin, vicino alla Fenice, e rotolava da una parte all’altra senza riuscire a trovare pace. E soprattutto una via d’uscita. Ci sono volute due ore per prendere un pulcino di gabbiano (già bello paffuto) e quando è finito nelle mani del suo salvatore è scoppiato spontaneo l’applauso di chi aveva preso a cuore le sue sorti. Giornata di risate e preoccupazione ieri in campo San Fantin per il piccolo gabbiano, precipitato sulla tenda del noto ristorante. Nessuno riusciva ad acciuffarlo, scivolava da una parte e dell’altra e niente, era spaventato e non ne voleva sapere. Sembrava destinato a restare lì. Fino a che è arrivato in soccorso Maurizio Francesconi, ispettore della polizia locale e guardia zoofila, grande amante degli animali, che con pazienza è riuscito a conquistare la “fiducia” del piccolo e a raccoglierlo tra le sue mani, facendo scattare l’applauso di chi si era fermato ad assistere alla scena del recupero. Il pulcino è stato dato in affidamento alla Polizia provinciale, che ha prima provveduto a dargli da bere (era disidratato) e poi lo ha liberato in oasi, lontano dai pericoli della città. Sperando però che non gli torni la voglia di passare di nuovo su campo San Fantin, almeno fino a che non sarà un po’ più grande e autonomo.
 
IL PICCOLO
16 GIUGNO 2012
 
Auto investe un orso L’animale ferito fugge nei boschi di Buccari
 
FIUME Con il loro habitat sempre più ristretto per la cementificazione, anche nel Quarnero gli orsi sono sempre più spesso vittime degli “incontri” con gli esseri umani. Un giovane esemplare è stato investito da un’auto sul tratto di Litoranea adriatica sovrastante la città di Buccari, un paio di chilometri a Est di Fiume. L’incidente è avvenuto un tardo pomeriggio, dunque di giorno, con il plantigrado che è stato colpito da una macchina con targhe fiumane, guidata da un trentenne residente a Crikvenica. Questi ha raccontato agli agenti di non avere potuto fare nulla per evitare l’urto, con l’orso che, finito a terra, si è ripreso in un attimo, fuggendo in direzione di Buccari, sicuramente ferito. Scioccato l’automobilista per un evento davvero straordinario, mentre la sua vettura, una Volkswagen Polo, ha avuto danni per circa 140 euro. Dell’incidente si è parlato a lungo nell’area quarnerina, dove gli incontri anche ravvicinati tra uomo e plantigrado avvengono ormai con puntualità. Qualcuno ha osservato che probabilmente l’orso buccarano è lo stesso che da settimane viene avvistato a Kostrena, la località che confina con Fiume, tesi smentita dai responsabili della Società venatoria Jelen di Cavle, nel Grobniciano. Il segretario della “Jelen” Giuliano Spincic ha precisato che l’animale investito è un esemplare giovane, mentre quello protagonista di numerose scorribande a Kostrena (fino al mare), a Buccari e Hrastenica è invece in età adulta. La società ha inviato al competente ministero la richiesta per l’abbattimento dell’orso in quanto sostiene che possa creare problemi o anche peggio, magari perché spaventato dalla presenza di essseri umani in un’area densamente popolata. Le doppiette grobniciane credono che da Zagabria arriverà un “no” alla proposta di eliminare il bestione. «Probabilmente – ha concluso Spincic – arriverà l’ordine di addormentare l’animale, di trasportarlo a molti chilometri di distanza e quindi di rimetterlo in libertà in un’area boschiva». Orsi vengono segnalati un pò dovunque nella regione quarnerina, dall’Isola di Veglia fino al versante Est del Monte Maggiore. L’anno scorso un’orsa aveva ferito gravemente nella regione di Fiume un anziano cacciatore: difendeva i suoi piccoli, poi uccisi con lei.
 
LA ZAMPA.IT
16 GIUGNO 2012
 
L'amicizia speciale di Billy e Fraser
Ecco il gatto randagio che salva un bambino autistico dalla solitudine
 
Si chiama Billy il gatto randagio che ha trovato il senso dell'amicizia in un bambino autistico di quattro anni.Secondo il Daily Mail, il felino era stato abbandonato dal suo precedente proprietario e viveva in un ricovero nell'Aberdeen (in Scozia), quando la famiglia del piccolo Fraser Booth ha deciso di adottarlo.Fraser, cui era stato diagnosticato l’autismo a 18 mesi, era sempre stato chiuso in se stesso e non dava segni di miglioramento. Da quando, però, i suoi genitori hanno portato a casa il micio, il piccolo è notevolmente migliorato.Anche Billy comincia a sentirsi amato e passa tutto il giorno con il suo nuovo amico. Dalla colazione alla favola della buona notte, si accoccola vicino a Fraser e non lo lascia mai solo.La signora Booth, 38 anni e mamma a tempo pieno, è felice di questa nuova situazione. «La loro relazione è spec iale – racconta – è come se fosse Billy a prendersi cura di Fraser. Si accorge quando diventa triste, lo segue quando gioca in giardino: è come se cercasse di calmare il suo comportamento».Quando ripensa al passato, non ha rimpianti per aver portato in casa il felino. «Quando abbiamo presentato Billy a Fraser, il micio gli è corso incontro. Gli ha messo le zampette sulle ginocchia e ha cominciato a fare le fusa. A quel punto, Fraser ha parlato. “Questo è il nostro gatto – ha detto – può restare con noi”. Billy ha aiutato la nostra famiglia, ha cancellato le preoccupazioni e ha portato la gioia in questa casa. Mi dispiace aver donato solo 30 dollari al rifugio: quello che ha fatto per noi quest’animale non ha prezzo».
 
NET1 NEWS
16 GIUGNO 2012
 
Neonato abbandonato da madre sotto un ponte: salvato da un cane
 
Un neonato di sole due settimane è stato ritrovato da un cane dopo essere stato abbandonato sotto un ponte dalla madre. Il padrone del cane, preoccupato per la sua scomparsa, ha organizzato le ricerche e ha ritrovato cane e bambino che è stato immediatamente soccorso.Un neonato di sole due settimane è stato trovato sotto un ponte a Winkongo nei pressi di Bolgatanga, nell’entroterra dello stato africano del Ghana, accanto a un cane che aveva passato tutta la notte ad accudirlo e a tenerlo al caldo. Il ritrovamento è avvenuto grazie al proprietario dell'animale che, preoccupato dell’assenza del cane, aveva organizzato una ricerca nei campi e nelle foreste limitrofe. Quando finalmente l’uomo ha ritrovato il cane sotto un ponte nei pressi della fattoria, si è accorto della presenza del neonato accanto il quale il cane si era sdraiato per tenerlo al caldo durante la notte. Il direttore distrettuale per la Salute Pubblica, Rosemary Azure, ha dichiarato al Ghana New Agency che il bambino abbandonato era nato da circa due settimane, il cordone ombelicale era stato tagliato in maniera imprecisa e si era infettato. Il neonato è stato soccorso, medicato e gli sono state fatte le necessarie vaccinazioni. La polizia è alla ricerca della madre: una delle ipotesi è che il bambino possa essere stato abbandonato da una mamma teenager: sono numerosi in fatti nella zona i casi di gravidanze di ragazzine. Il cane invece si è guadagnato lo status di eroe per aver badato al bambino fino all’arrivo dei soccorsi: il neonato sarebbe molto probabilmente morto se non fosse stato trovato e tenuto al sicuro per tutta la notte dal cane.
 
ANSA
16 GIUGNO 2012
 
Animali: Pd, Chieti dica no a circhi che non li rispettano
Vicepresidente Consiglio comunale sollecita apposita ordinanza
 
CHIETI - Emanare un'ordinanza che impedisca in citta' l'accesso ai circhi non rispettosi dei diritti degli animali: e' la proposta di alcune associazioni animaliste fatta propria dal vicepresidente del Consiglio comunale di Chieti, Alessandro Marzoli (Pd). Il Comune di Alessandria, 'rende obbligatoria l'applicazione delle norme Cites (Convention on International Trade in Endangered Species), che definiscono modalita' e spazi in cui gli animali devono essere tenuti'.Marzoli ricorda poi Modena, che non vieta l'attendamento dei circhi, ma solo l'utilizzo di animali esotici e selvatici.
 
GEA PRESS
16 GIUGNO 2012
 
Ravenna e il suo zoo – assolti dal reato di diffamazione i manifestanti anti zoo
 
Sono stati assolti i tre attivisti animalisti che, a seguito di una manifestazione anti zoo tenutasi nel 2006, vennero denunciati con l’accusa di avere diffamato. Nello specifico si trattava dello stesso Avvocato che cura gli interessi del criticato zoo di Ravenna.I tre, tra le varie manifestazioni organizzate contro lo zoodella Standania, allora non ancora costruito, pensarono di manifestare il proprio dissenso contro lo studio legale che tutelava gli interesse della società costruttrice. L’invito era anche di inviare mail di protesta. Il processo per diffamazione iniziò lo scorso febbraio. Quindicimila euro di richiesta di risarcimento danni, per ognuno dei tre animalisti appartenenti al gruppo “Gli Zoo Bastardi”. Infine, tutti assolti.A darne comunicazione è Ravenna Punto a Capo che non perde tempo nel sottolineare come tale insuccesso sia da ricollegare ad una “pesca piena di buchi” dello zoosafari. Ad ogni modo, non c’è diffamazione. Anzi, sempre Ravenna Punto a Capo, ricorda come lo stesso comunicato incriminato, era stato diffuso da chi aveva manifestato in solidarietà dei tre imputati ora assolti. Questi ultimi sono stati difesi dagli Avvocati Antonio Romeo e Paola Brighi.
 
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16 GIUGNO 2012
 
Invasione di scoiattoli in Liguria: si propone la sterilizzazione
 
Secondo i dati dell’ultimo censimento, sarebbero circa 300 gli esemplari di scoiattolo grigio, presenti all’interno del parco naturale di Genova, mentre sempre minore è il numero di scoiattoli rossi, sempre più vicini all’estinzione. La sempre più vicina estinzione dello scoiattolo rosso pare dipenda dallo scoiattolo grigio, un animale aggressivo che entra spesso in competizione con l’antagonista rosso provocandone la scomparsa dell’intera specie. A tal proposito, per correre ai ripari prima che sia troppo tardi, si è deciso di ricorrere alla sterilizzazione degli scoiattoli grigi presenti all’interno del parco. Una soluzione drastica forse ma necessaria e sempre migliore di quella avanzata in seguito a un consiglio comunale in cui si richiedeva la soppressione degli animali con il gas. Un caso analogo si era verificato in Inghilterra, dove il principe Carlo aveva deciso di